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If you are not located in the United States, you'll -have to check the laws of the country where you are located before using -this ebook. - - - -Title: I tre moschettieri, vol. I - -Author: Alexandre Dumas - -Translator: Angiolo Orvieto - -Release Date: November 6, 2019 [EBook #60641] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I TRE MOSCHETTIERI, VOL. I *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - - I TRE - MOSCHETTIERI - - - DI - - Alessandro Dumas - - - VERSIONE - DI ANGIOLO ORVIETO. - - VOL. I. - - - - Napoli, - GIOSUÈ RONDINELLA EDITORE - Strada Trinità Maggiore nº 27 - 1853 - - - - - TIPOGRAFIA DI G. PALMA - - - - -CAPITOLO I. - -I TRE REGALI DEL SIGNOR D'ARTAGNAN PADRE - - -Il primo lunedì del mese d'aprile 1625 il borgo di Méung ove nacque -l'autore del _Romanzo della Rosa_, sembrava esser in una così completa -rivoluzione, come se gli ugonotti vi fossero venuti a fare una seconda -Rochelle. Molti borghigiani vedendo correre le donne lungo la strada -maestra, sentendo i fanciulli gridare sul limitare delle porte, si -sollecitavano ad indossare la corazza, equilibrando il loro portamento -alquanto incerto col mezzo di un moschetto o di una partigiana, o -dirigendosi verso l'osteria del _Franc-Meunier_, davanti alla quale -si affrettava ed ingrossava di minuto in minuto, un gruppo compatto, -rumoroso e pieno di curiosità. - -In quei tempi i timori panici erano frequenti, e pochi erano quei -giorni che passavansi senza che una città o l'altra non registrasse nei -suoi archivj qualche avvenimento di questo genere. Vi erano i signori -che guerreggiavano fra di loro; v'era il re che faceva la guerra al -suo ministro; vi era la Spagna che faceva la guerra al re. Quindi, -oltre a queste guerre sorde o pubbliche, secrete o patenti vi erano -ancora i ladri, i mendicanti, gli ugonotti, i lupi ed i lacchè che -facevano la guerra a tutti, spesso contro i signori e gli ugonotti, -qualche volta contro il re, ma mai contro il ministro e lo spagnuolo. -Ne resultò dunque da questa presa abitudine, che nel suddetto lunedì -del mese d'aprile 1625, i borghigiani sentendo il rumore, e non vedendo -nè la banderuola gialla e rossa, nè la livrea del duca di Richelieu si -precipitarono dalla parte dell'albergo del Franc-Meunier. - -Là giunto, ciascuno potè vedere e riconoscere la causa di questo rumore. - -Un giovane... tracciamo il suo ritratto con un colpo di penna: -figuratevi Don Chisciotte di diciotto anni, Don Chisciotte senza -giubba, senza usbergo e senza corazza; Don Chisciotte rivestito con un -sajo di lana, il di cui colore blu si era trasformato in un miscuglio -incomprensibile di fondo di vino e di azzurro celeste. Il viso era -lungo e scuro; gli zigomi delle guance sporgenti, segno d'astuzia; i -muscoli mascellari enormemente sviluppati; contrassegno infallibile dal -quale si riconosce il Guascone anche senza il berretto, ed il nostro -giovane portava un berretto ornato con una specie di piuma. L'occhio -aperto e intelligente, il naso rivolto, ma disegnato con precisione; -troppo grande per essere un fanciullo, troppo piccolo per essere un -uomo, e che un occhio un poco esercitato avrebbe preso per il figlio -di un affittajuolo in viaggio se non avesse avuto una lunga spada, -che appesa ad un pendaglio di pelle, batteva nelle polpe del suo -proprietario quando egli era in piedi, e sul pelo arricciato della sua -cavalcatura quando era a cavallo. - -Poichè il nostro giovane aveva una cavalcatura, e questa cavalcatura -era anzi così rimarchevole che venne rimarcata di fatto; era un ronzino -di Béarn, della età di dodici in quattordici anni, colla pelle gialla, -senza crini alla coda, ma non senza vesciconi alle gambe, e che sebbene -camminasse con la testa più bassa dei ginocchi, cosa che rendeva -inutile l'applicazione della martingala, faceva ancora le sue otto -leghe il giorno con tutto il comodo suo. Disgraziatamente le nascoste -qualità di questo cavallo, erano così bene nascoste sotto il suo strano -pelo e sotto la sua incongrua camminata, che in un tempo in cui gli -uomini si distinguevano dai cavalli, l'apparizione del suddetto ronzino -a Méung, ove era entrato da circa un quarto d'ora per la porta del -Beaugency, produsse una sensazione il di cui disfavore giunse fino al -suo cavaliere. - -E questa sensazione era riuscita tanto più penosa al giovane d'Artagnan -(così chiamavasi il don Chisciotte di questo altro Rosinante) che -egli non si nascondeva la parte ridicola che gli procurava una simile -cavalcatura, per quanto fosse buon cavaliere. Fu per questo che egli -aveva sospirato molto quando accettò il dono che a lui ne fece il sig. -d'Artagnan padre; egli non ignorava che questa bestia valeva almeno -venti lire. È vero però che le parole con cui fu accompagnato il dono -non avevano prezzo. - -«Figlio mio, aveva detto il gentiluomo guascone, in quel puro dialetto -di Béarn di cui Enrico IV non potè mai arrivare a disfarsi, figlio mio, -questo cavallo è nato nella casa di vostro padre, sono oramai tredici -anni, esso vi è sempre rimasto per tutto questo tempo, lasciatelo -morire tranquillamente ed onoratamente di vecchiaja, e se voi fate -qualche campagna con lui, abbiategli quei riguardi che avreste per -un vecchio servitore. Alla corte, continuò il sig. d'Artagnan padre, -se pure avreste l'onore di andarvi, onore al quale la vostra vecchia -nobiltà vi dà del resto non pochi diritti, sostenete degnamente il -vostro nome di gentiluomo, che è stato portato degnamente per più -di cinquecento anni dai vostri antenati, tanto per voi, che per la -vostra famiglia e per i vostri amici. Non sopportate mai niente se -non ciò che viene dal ministro, o dal re. È per il solo suo coraggio, -intendetelo bene, per il solo suo coraggio che un gentiluomo in oggi -può fare la sua carriera. Chiunque trema anche per un secondo, lascia -fuggirsi l'occasione, che precisamente durante questo secondo la -fortuna gli presentava. Voi siete giovane e dovete essere coraggioso -per due ragioni: la prima è perchè siete guascone, la seconda è -perchè voi siete mio figlio. Non schivate le occasioni, e cercate le -avventure. Io vi ho fatto imparare a maneggiare la spada; voi avete -un garetto di ferro, un pugno di acciajo, battetevi, a tutti i conti; -battetevi, tanto più che i duelli sono proibiti, e che per conseguenza -è necessario un doppio coraggio per battersi. Figlio mio, io non ho -a darvi che quindici scudi, il mio cavallo ed i consigli che avete -ascoltati. Vostra madre vi aggiungerà la ricetta di un certo balsamo -che ella ha avuto da una zingara, e che ha una virtù miracolosa per -guarire tutte le ferite che non hanno colpito il cuore. Traete profitto -da tutto, e vivete felice e per lungo tempo. - -«Non ho più che una sola parola da aggiungere, ed è un esempio che io -vi propongo; non il mio, poichè io non sono mai comparso alla corte, e -non ho mai fatto che le guerre di religione come volontario: io voglio -parlarvi del signor de Tréville, che era in altri tempi mio vicino, e -che ha avuto l'onore di giuocare col re Luigi XII, che Iddio conservi, -fin da quando era fanciullo. Qualche volta i loro giuochi degeneravano -in battaglie, in queste battaglie il re non era sempre il più forte. I -colpi che egli ne ricevette procacciarono molta stima ed amicizia al -signor de Tréville. In seguito il signor de Tréville si battè ancora -con altri, nel suo primo viaggio a Parigi cinque volte; dopo la morte -del fu re, fino alla maggiorità del giovine, senza contare le guerre -e gli assedi, sette volte; e dopo questa maggiorità fino al giorno -d'oggi, forse cento volte! così ad onta degli editti, delle ordinanze, -dei decreti, eccolo Capitano dei moschettieri, vale a dire capo di -una legione di Cesari di cui il re fa gran conto, e che è temuta dal -ministro che, come ognun sa, non teme molte cose. Di più il signor -de Tréville guadagna dieci mila scudi per anno; egli è dunque un gran -signore. Egli però ha cominciato come voi; andate a fargli visita con -questa lettera, e regolatevi a seconda del suo esempio, per fare come -ha fatto lui.» - -Dopo le quali parole il signor d'Artagnan padre cinse a suo figlio la -sua propria spada, lo baciò teneramente sopra ambedue le guance e gli -dette la sua benedizione. - -Nel sortire dalla camera paterna, il giovane trovò sua madre che lo -aspettava colla famosa ricetta di cui, pe' consigli che abbiamo testè -riportati, doveva necessariamente avere spesso necessità d'impiegarla. -Gli addii furono da questa parte più lunghi e più teneri di quello che -lo erano stati dall'altra parte, non già perchè il signor d'Artagnan -non amasse suo figlio, che era la sola sua progenitura, ma il sig. -d'Artagnan era un uomo, e avrebbe considerato come indegno di un uomo -il lasciarsi trasportare dalla sua emozione, nel mentre che la signora -d'Artagnan era donna, e di più era madre. Ella pianse abbondantemente, -e, diciamolo a lode del signor d'Artagnan figlio, per quanti sforzi -facesse onde restar saldo come doveva esserlo un futuro moschettiere, -la natura la vinse, e fu sforzato a versare lagrime, di cui egli giunse -con grande stento a nasconderne la metà. - -Nello stesso giorno il giovine si mise in viaggio, munito dei tre -regali paterni che si componevano, come dicemmo, di quindici scudi, del -cavallo e della lettera per il sig. de Tréville come si crederà bene, i -consigli erano stati dati per un di più al disopra del mercato. - -Con un simile _vade-mecum_, d'Artagnan si ritrovò, tanto pel morale -che per il fisico, una copia esatta dell'eroe di Cervantes, al quale -noi lo abbiamo così felicemente paragonato, allorchè il nostro dovere -di storico ci ha imposto la necessità di delinearne il ritratto. Don -Chisciotte prendeva i molini a vento per giganti, e le mandrie di -montoni per armate; d'Artagnan prese ciascun sorriso per un insulto, -e ciascuno sguardo per una provoca. Ne resultò che egli ebbe sempre -il pugno stretto da Tarbes fino a Méung, e che uno per l'altro portò -la mano al pomo della spada almeno dieci volte il giorno; tuttavolta, -il pugno non discese sulla mascella di alcuno, e la spada non sortì -dal suo fodero, non già che la vista del mal avventurato ronzino -giallo non facesse comparire il sorriso sulla faccia di coloro che -passavano, ma siccome al disopra del ronzino tentennava una spada di -rispettosa lunghezza, e che al disopra di questa brillava un occhio -feroce, piuttosto che superbo, quelli che passavano reprimevano la loro -ilarità, o se la ilarità aveva il sopravvento sulla prudenza, cercavano -almeno di ridere da una parte soltanto, come le maschere antiche, -D'Artagnan dimorò dunque maestoso e intatto nella sua suscettibilità, -fino a quella malaugurata città di Méung. - -Ma là, mentre discendeva da cavallo alla porta del _Franc-Meunier_ -senza che alcun oste, cameriere o palafreniere venisse a prendere -le redini al montatore, d'Artagnan scôrse da una finestra socchiusa -del pian terreno un gentiluomo di alta statura e di belle sembianze, -quantunque col viso alquanto increspato, il quale parlava con due -persone, che sembravano ascoltarlo con attenzione. D'Artagnan credè -naturalmente, secondo la sua abitudine, di essere l'oggetto della -conversazione, ed ascoltò. Questa volta d'Artagnan non si era sbagliato -che per metà, non si trattava di lui, ma del suo cavallo. Il gentiluomo -sembrava enumerare ai suoi uditori tutte le sue qualità, e poichè, -come si disse, gli uditori sembravano avere una grande attenzione al -narratore, davano in risate ad ogni momento. Ora, siccome bastava un -mezzo sorriso per svegliare l'irascibilità del giovane, si comprenderà -facilmente quale effetto dovesse produrre in lui una ilarità così -rumorosa. - -Ciò non ostante d'Artagnan volle sulle prime rendersi conto della -fisonomia dell'impertinente che si burlava di lui. Fissò il suo -sguardo orgoglioso sullo straniero; e riconobbe un uomo dai quaranta -ai quarantacinque anni, con gli occhi neri e penetranti, un colorito -scurito, un naso fortemente accentato, e un pajo di baffi neri tagliati -a perfezione: egli era vestito di un sajo e di un giacco da caccia -violetto colle rivolte dello stesso colore, senz'altro ornamento che -le aperture ordinarie dalle quali usciva la camicia. Questo giaco e -questo sajo, quantunque nuovi, sembravano spiegazzati come gli abiti -di viaggio tenuti lungamente chiusi nel porta-mantello. D'Artagnan -fece tutte queste osservazioni colla rapidità dell'osservatore il più -scrupoloso, e senza dubbio per un sentimento istintivo che gli diceva, -che questo sconosciuto doveva avere una grande influenza sulla sua vita -avvenire. - -Ora, siccome al momento in cui d'Artagnan fissava lo sguardo sul -gentiluomo dal sajo violetto, il gentiluomo faceva sul ronzino bearnese -una delle sue più sapienti e profonde dimostrazioni, i suoi uditori -scoppiarono in una risata, ed egli stesso, contro la sua abitudine, -lasciò visibilmente errare, se si può dir così, un pallido sorriso -sulle sue labbra. Questa volta non vi era più alcun dubbio: d'Artagnan -era realmente insultato. Così, pieno di questa convinzione, si calcò -il berretto sugli occhi, e, cercando di copiare qualcuna di quelle -posizioni di corte che aveva osservate in Guascogna presso dei signori -viaggiatori, egli si avanzò con una mano sulla guardia della spada, e -coll'altra appoggiata sul fianco. Disgraziatamente, a misura che egli -si avanzava, la collera lo accecava sempre più, e in luogo del discorso -degno e sostenuto che aveva preparato per formulare la sua provoca, -egli non trovò più all'estremità della sua lingua che una grossolana -personalità, che fu da lui accompagnata con un gesto furioso. - -— Che! signore, gridò egli, signore! che vi nascondete dietro lo -sportello? sì, voi, ditemi dunque un poco di che cosa ridete, e noi -rideremo assieme! - -Il gentiluomo ricondusse lentamente gli occhi dal cavallo al cavaliere, -come se fosse abbisognato qualche tempo per capire che così strane -parole erano a lui indirizzate; quindi, allorchè non potè più averne -alcun dubbio, i suoi sopraccigli si aggrottavano leggermente, dopo una -sufficiente pausa, con un accento d'ironia e d'insolenza impossibili a -descrivere, egli rispose a d'Artagnan. - -— Io non parlo con voi, signore. - -— Ma parlo ben io con voi, gridò il giovane esasperato da questo -miscuglio d'insolenza e di buone maniere, di convenienza e di -disprezzo. - -Lo sconosciuto lo guardò ancora un istante col suo leggero sorriso; -e, ritirandosi dalla finestra, sortì lentamente dall'osteria per -venirsi a piantare in faccia al cavallo, alla distanza di due passi da -d'Artagnan. Il suo portamento tranquillo, e la sua fisonomia scherzosa -avevano raddoppiato l'ilarità di coloro coi quali parlava, e che erano -rimasti alla finestra. - -D'Artagnan, vedendolo arrivare cavò più di un piede della sua spada -fuori del fodero. - -— Questo cavallo è decisamente, o piuttosto è stato nella sua gioventù -pomellato in oro, riprese lo sconosciuto, continuando le investigazioni -incominciate e indirizzandosi a' suoi uditori della finestra, senza -sembrare di fare alcuna attenzione alla esasperazione di d'Artagnan, -che pure frapponevasi fra lui ed essi. Questo è un colore conosciuto in -botanica, ma fino adesso molto raro nei cavalli. - -— V'ha tale che ride del cavallo che non oserebbe ridere del padrone! -gridò l'emulo furioso di de Tréville. - -— Io non rido spesso, signore, riprese lo sconosciuto, come voi potete -persuadervene da voi stesso dall'aspetto del mio viso; ma io voglio -conservare il privilegio di poter ridere quando mi piace. - -— Ed io gridò d'Artagnan, io non voglio che si rida quanto mi dispiace. - -— Davvero, signore? continuò lo sconosciuto più calmo che mai. Ebbene! -è perfettamente giusto. - -E girando su' suoi calcagni si disponeva a rientrare nell'osteria per -la gran porta, sotto la quale d'Artagnan nel giungere aveva rimarcato -un cavallo già insellato. - -Ma d'Artagnan non era di tal carattere da lasciare in tal modo un uomo -che aveva avuta l'insolenza di burlarsi di lui. Cavò interamente la sua -spada dal fodero, e si mise a perseguirlo gridando: - -— Voltatevi, voltatevi dunque signor motteggiatore, che io non abbia a -battervi per di dietro! - -— Batter me! disse l'altro girando sui talloni e guardando il giovane -con tanta meraviglia quanto era il disprezzo. Andiamo dunque, mio caro, -voi siete un pazzo! - -Quindi a mezza voce, e come se avesse parlato a se stesso. - -— È cosa dispiacente, continuò egli, bella recluta per Sua Maestà, che -cerca da tutte le parti dei bravi per completare i suoi moschettieri! - -Terminava appena, che d'Artagnan gli stendeva un così furioso colpo di -punta, che, s'egli non avesse fatto prestamente uno sbalzo in addietro, -è probabile che avrebbe scherzato per l'ultima volta. Lo sconosciuto -vide allora che la cosa oltrepassava lo scherzo, cavò la sua spada, -salutò il suo avversario, e si mise gravemente in guardia. Ma nello -stesso tempo i suoi due uditori, accompagnati dall'oste, piombarono -sopra d'Artagnan con gran colpi di bastone, di paletta e di molle. -Ciò fece una diversione così rapida e così completa all'attacco, -che l'avversario di d'Artagnan, nel mentre che questi si voltava per -far fronte a quella grandine di colpi, rimetteva nel fodero la sua -spada colla massima precisione, e, da attore, ritornava spettatore -del combattimento, parte di cui si disimpegnava colla consueta sua -impassibilità, mentre ciò non ostante brontolava: - -— Venga la peste a questi Guasconi! rimettetelo sul suo cavallo color -d'arancio, e ch'egli se ne vada. - -— Non prima di averti ucciso! gridò d'Artagnan, mentre faceva fronte il -meglio che poteva, senza rinculare di un passo, ai suoi tre nemici, che -lo maltrattavano di colpi. - -— Ancora un'altra Guasconata! mormorò il gentiluomo. Sull'onor mio, -questi Guasconi sono incorreggibili. Continuate dunque la danza, poichè -egli vuole assolutamente ballare. Quando sarà stanco, egli dirà che ne -ha abbastanza. - -Ma lo sconosciuto non sapeva ancora con qual genere di testardo aveva -a che fare: d'Artagnan non era l'uomo da domandare mai grazia. Il -combattimento continuò dunque ancora qualche secondo: finalmente, -d'Artagnan spossato lasciò sfuggirsi la spada, che un colpo di bastone -aveva troncata in due pezzi. Un altro gli colpì la fronte, e lo -rovesciò quasi nello stesso tempo tutto insanguinato, e quasi svenuto. - -Fu in questo momento che da tutte le parti si accorse al luogo della -scena. L'oste, temendo uno scandalo, trasportò coll'ajuto del suo -servitore il ferito in cucina, ove gli furono usate alcune cure. - -In quanto al gentiluomo, egli era ritornato a prendere il suo posto -alla finestra, e guardava con una certa impazienza tutta quella folla, -che sembrava destargli una contrarietà nel rimanere in quel luogo. - -— Ebbene come va quell'arrabbiato? riprese egli voltandosi al rumore -che fece la porta nell'aprirsi, indirizzandosi all'oste che veniva ad -informarsi della sua salute. - -— È sana e salva vostra Eccellenza? domandò l'oste. - -— Sì, perfettamente sano e salvo, mio caro oste, e sono io che vi -domando come va quel giovane. - -— Va meglio, disse l'oste, egli è del tutto svenuto. - -— Davvero? fece il gentiluomo. - -— Ma prima di svenirsi, egli ha radunate tutte le sue forze per -chiamarvi, e per sfidarvi chiamandovi. - -— Ma dunque è il diavolo in persona, questo malandrino! gridò lo -sconosciuto. - -— Oh! no, Eccellenza; non è il diavolo, riprese l'oste con una -smorfia di disprezzo, perchè durante il suo svenimento noi lo abbiamo -perquisito, e nel suo fagottino non ha che una camicia, e nella sua -borsa non ha che undici scudi, cosa però che non gli ha impedito dire -mentre cadeva in svenimento, che se una simile cosa fosse accaduta a -Parigi voi ve ne sareste pentito sull'atto, nel mentre che qui voi non -ve ne pentirete che più tardi. - -— Allora, disse freddamente lo sconosciuto, è qualche principe del -sangue travestito. - -— Io vi dico questo, mio gentiluomo, riprese l'oste, affinchè voi -stiate sulle difese. - -— Nella sua collera, ha egli nominato nessuno? - -— Sì, egli batteva sulla saccoccia, e diceva noi vedremo ciò che il -signore de Tréville penserà di questo insulto fatto al suo protetto. - -— Il signor de Tréville? disse lo sconosciuto divenendo attonito; -batteva sulla sua tasca pronunciando il nome del signor de Tréville?... -Vediamo, mio caro oste, mentre che il giovane era svenuto, voi non -sarete stato, ne son ben certo, senza guardare in questa saccoccia. Che -cosa v'era? - -— Una lettera indirizzata al signor de Tréville, capitano dei -moschettieri. - -— Davvero? - -— La cosa è come ho l'onore di dirvela, eccellenza. - -L'oste che non era dotato di una grande perspicacia, non notò -l'espressione che le sue parole avevano impresso nella fisonomia -dello sconosciuto. Questi lasciò il parapetto della finestra sul quale -era sempre rimasto appoggiato colla punta del gomito, e aggrottò il -sopracciglio come un uomo inquieto. - -— Diavolo! mormorò egli fra' i denti; Tréville mi avrebbe egli inviato -questo Guascone? questi è molto giovane! ma un colpo di spada è un -colpo di spada, qualunque sia l'età di quello che lo dà, e si ha minor -diffidenza in un ragazzo che in tutt'altro, basta molte volte un debole -ostacolo per mandare a terra un gran disegno. - -E lo sconosciuto cadde in una riflessione che durò qualche minuto. - -— Vediamo, oste, diss'egli, non mi sbarazzerete voi da questo -frenetico? in coscienza, ora non posso ucciderlo, e ciò non ostante -aggiunse egli con una espressione freddamente minacciosa, ciò -nonostante egli m'incomoda. Ov'è egli? - -— Nella camera di mia moglie al primo piano, ove è medicato. - -— I suoi arredi e il suo sacco sono con lui? ha egli seco il suo sajo? - -— Tutto ciò, al contrario, è disotto in cucina. Ma poichè v'incomoda -questo giovane pazzo... - -— Senza dubbio. Egli cagiona nella vostra osteria uno scandalo al quale -non saprebbero resistere le persone oneste. Salite nella vostra stanza, -fatemi il conto e avvertite il lacchè. - -— Che il signore ci vuole lasciare di già? - -— Voi lo sapete bene, poichè vi aveva dato l'ordine di fare insellare -il mio cavallo. Non sono io forse stato obbedito? - -— Certamente e, come vostra Eccellenza ha potuto vederlo, il suo -cavallo è sotto la porta grande già apparecchiato per partire. - -— Sta bene, allora fate quanto vi ho detto. - -— Che! disse a se stesso l'oste avrebbe egli forse paura di quel -ragazzo? - -Ma un colpo d'occhio imperativo dello sconosciuto venne a tagliar -corto, egli salutò umilmente e sortì. - -— Non bisogna che Milady[1] si accorga di questo furbo, continuò -lo straniero: ella non deve tardare a giungere; ella è già in -ritardo. Decisamente val meglio che io monti a cavallo, e che vada -ad incontrarla... Se potessi soltanto sapere ciò che contiene quella -lettera indirizzata a Tréville! - -E lo sconosciuto, borbottando si diresse verso la cucina. - -In questo mentre l'oste, che non dubitava che fosse la presenza del -giovane che scacciava lo sconosciuto dalla sua osteria, era risalito -da sua moglie, e aveva ritrovato d'Artagnan padrone finalmente dei -suoi sensi. Allora, facendogli comprendere che la polizia potrebbe -fargli un cattivo partito per aver cercato contesa con un gran signore, -poichè, secondo il parere dell'oste, lo sconosciuto non poteva essere -che un gran signore, egli lo determinò, ad onta della sua debolezza, -ad alzarsi e a continuare il suo viaggio. D'Artagnan mezzo sbalordito, -senza sajo, e colla testa tutta ammaliata di fasce, si alzò adunque, e -sollecitato dall'oste, cominciò a discendere; ma giungendo in cucina, -la prima cosa di cui s'accorse fu del suo provocatore, che parlava -tranquillamente appoggiato allo sportello di una pesante carrozza alla -quale erano attaccati due grossi cavalli normanni. - -La sua interlocutrice, la di cui testa compariva incorniciata dalla -portiera, era una donna dai venti ai ventidue anni. Noi abbiamo già -detto con quale rapidità d'investigazione d'Artagnan abbracciava una -intiera fisonomia; egli dunque vide a primo colpo d'occhio che la -donna era giovane e bella. Ora questa bellezza lo colpì tanto più, -inquantochè essa era perfettamente straniera ai paesi meridionali -che fino allora erano stati abitati da d'Artagnan. Era una pallida e -bionda signora, coi capelli arricciati cadenti sulle spalle, con grandi -occhi blu languenti, colle labbra rosee e colle mani d'alabastro; ella -parlava con molta vivacità allo sconosciuto. - -— Per tal modo, il ministro m'ordina... diceva la signora. - -— Di ritornare sull'istante in Inghilterra, e di prevenirlo -direttamente se il duca lasciasse Londra. - -— E in quanto alle mie istruzioni? domandò la bella viaggiatrice. - -— Esse sono racchiuse in questo pacco, che voi non aprirete che giunta -all'altra parte della Manica. - -— Benissimo; e voi cosa fate? - -— Io? io ritorno a Parigi. - -— Senza gastigare questo insolente ragazzo? domandò la dama. - -Lo sconosciuto stava per rispondere, ma al momento in cui apriva la -bocca, d'Artagnan, che aveva tutto inteso, si slanciò sulla soglia -della porta. - -— È questo insolente ragazzo che gastiga gli altri, gridò egli, e spero -bene che questa volta quello che egli deve gastigare non gli scapperà, -come la prima volta. - -— Non gli scapperà? riprese lo sconosciuto aggrottando il sopracciglio. - -— No, davanti una donna, voi non oserete fuggire, lo presumo. - -Pensate, gridò Milady vedendo il gentiluomo portare la mano alla sua -spada, pensate che il più piccolo ritardo può perdere tutto. - -— Voi avete ragione, gridò il gentiluomo; partite dunque dalla vostra -parte, io parto dalla mia. - -E salutando la dama con un segno di testa, si slanciò sul suo cavallo -nel mentre che il cocchiere della carrozza frustava la sua pariglia. I -due interlocutori partirono dunque al galoppo, allontanandosi ciascuno -da una parte opposta della strada. - -— E le vostre spese? vociferò l'oste, in cui l'affezione per il suo -viaggiatore si cambiava in uno sdegno profondo, vedendo ch'egli si -allontanava senza saldare il suo conto. - -— Paga gaglioffo, gridò il viaggiatore, sempre galoppando, al suo -lacchè, il quale gettò ai piedi dell'oste due o tre monete d'argento, e -si mise a galoppare dietro al suo padrone. - -— Ah! vile, ah! miserabile, ah! falso gentiluomo gridò d'Artagnan -slanciandosi dietro il lacchè. - -Ma il ferito era troppo debole ancora per sopportare una simile scossa. -Appena egli ebbe fatto dieci o dodici passi, sentì un tintinnio alle -orecchie, fu preso da un rivolgimento, una nube di sangue passò avanti -i suoi occhi, e andò a cadere nel mezzo della strada gridando sempre: - -— Vile! vile! vile! - -— Egli di fatti è ben vile, mormorò l'oste avvicinandosi a d'Artagnan, -cercando con questa adulazione di raccomodarsi col povero giovane, come -l'airone della favola colla sua lumaca della sera. - -— Sì, ben vile, mormorò d'Artagnan, ma ella, ben bella! - -— Chi ella? domandò l'oste. - -— Milady, balbettò d'Artagnan. - -E si svenne una seconda volta. - -E lo stesso, disse l'oste: io ne perdo due, ma mi resta questo, che -almeno son sicuro, di trattenere qualche giorno. Sono sempre undici -scudi guadagnati. - -Noi sappiamo che undici scudi formavano precisamente la somma che -restava nella borsa di d'Artagnan. - -L'oste aveva contato sopra undici giorni di malattia ad uno scudo il -giorno; ma egli aveva contato senza il viaggiatore; l'indomani, alle -cinque del mattino, d'Artagnan si alzò, discese egli stesso in cucina, -domandò, fra gli altri ingredienti la di cui nota non è giunta fino a -noi, del vino, dell'olio, del ramerino, e, con la ricetta di sua madre -alla mano, si compose un balsamo col quale si unse le sue numerose -ferite rinnovellando le sue compresse da se, e non volendo ammettere -l'intervento di alcun medico. Mercè senza dubbio all'efficacia di -questo balsamo della zingara, e forse anche mercè all'assenza di ogni -medico, d'Artagnan si ritrovò in piedi fin dalla stessa sera, e quasi -guarito l'indomani. - -Ma al momento di pagare questo ramerino, questo olio e questo vino, -sole spese del giovane che aveva osservata la dieta la più assoluta; -nel mentre che al contrario il cavallo giallastro, al dire almeno -dell'oste, aveva mangiato tre volte più che non si sarebbe potuto -supporre ragionevolmente dalla sua struttura, d'Artagnan non ritrovò -più nella sua saccoccia che la piccola borsa di velluto rapato, -unitamente agli undici scudi che conteneva; ma in quanto alla lettera -diretta al sig. de Tréville, ella era sparita. - -Il giovane cominciò dal cercare questa lettera con una gran pazienza, -girò e rigirò venti volte le sue saccocce, e i suoi saccoccini, -frugò e rifrugò nel suo sacco, aprendo e richiudendo la sua borsa; ma -allorquando egli fu convinto che la lettera non potevasi ritrovare -montò in un terzo accesso di rabbia, che poco mancò non gli facesse -aver bisogno di un nuovo consumo di vino e dell'olio aromatizzati, -poichè, vedendo questa giovane testa riscaldarsi e minacciare di romper -tutto nello stabilimento se non si ritrovava quella lettera, l'oste si -era già provveduto di uno spiedo, sua moglie di un manico di scopa, -e il servitore di uno di quei bastoni che avevano servito così bene -l'antivigilia. - -— La mia lettera di raccomandazione, o per bacco, io v'infilo tutti -come tanti ortolani. - -Disgraziatamente una circostanza sola si opponeva a ciò che il giovane -potesse compiere la sua minaccia: ed era, come lo abbiamo detto, che la -sua spada era stata spezzata nella sua prima lotta, cosa che egli aveva -del tutto dimenticato. Ne resultò, che allorquando d'Artagnan volle, -in fatti, sguainarla, egli si trovò puramente e semplicemente armato -di un tronco di spada di circa otto o dieci pollici di lunghezza, che -l'oste aveva con ogni cura rimesso dentro al fodero. Quanto al resto -della lama, l'oste l'aveva destramente riposta colla idea di farne un -coltello da cucina. - -Questo disinganno non avrebbe però trattenuto probabilmente il nostro -giovane focoso, se l'oste non avesse riflettuto che il reclamo che gli -veniva diretto dal viaggiatore, era perfettamente giusto. - -— Ma, al fatto, diss'egli abbassando il suo spiedo, ov'è questa lettera? - -— Sì, dov'è questa lettera? grido d'Artagnan. Primieramente io vi -avverto che questa lettera è per il signor de Tréville, e bisogna -ch'ella si trovi, o se non si trova, egli saprà bene farla ritrovare. - -Questa minaccia compiè d'intimidire l'oste. Dopo il re ed il ministro, -il signor de Tréville era l'uomo il di cui nome fosse il più spesso -ripetuto dai militari ed anche dai borghesi. Vi era pure il padre -Giuseppe, è vero; ma il suo nome non era mai pronunziato che a bassa -voce, tanto era il terrore che inspirava il frate grigio, come veniva -chiamato il confidente del ministro. - -Così, gettando il suo spiedo lungi da se, e ordinando a sua moglie -di fare altrettanto del suo manico di scopa, e ai suoi servitori dei -loro bastoni, egli dette pel primo l'esempio mettendosi egli stesso a -cercare la lettera perduta. - -— Questa lettera racchiude forse qualche oggetto prezioso? domandò -l'oste dopo un momento di ricerche inutili. - -— Senza dirlo, lo credo bene! gridò il Guascone, che calcolava su -questa lettera per fare il suo cammino per la corte; ella conteneva la -mia fortuna. - -— Dei buoni sulla Spagna? domandò l'oste inquieto. - -— Dei buoni sulla tesoreria particolare di Sua Maestà, rispose -d'Artagnan, che, contando di entrare al servizio del re mercè quella -raccomandazione credeva poter fare senza mentire questa risposta -quantunque un poco azzardata. - -— Diavolo! fece l'oste disperato del tutto. - -— Ma non importa, continuò d'Artagnan colla sua indifferenza nazionale, -non importa, il denaro non è niente: questa lettera è il tutto. Avrei -amato meglio perdere mille doppie di quello che perdere la lettera. - -Egli non arrischiava di più se avesse detto venti mila, ma un certo -pudore giovanile lo trattenne. - -A un tratto un lampo di luce colpì in un subito lo spirito dell'oste, -che si dava al diavolo, non trovando niente. - -— Questa lettera non è perduta, gridò egli. - -— Ah! fece d'Artagnan. - -— No, ella vi è stata presa. - -— Presa! e da chi? - -— Dal gentiluomo d'ieri, egli discese in cucina dove stava il vostro -sajo. Egli è rimasto solo. Scommetterei che è stato lui che l'ha -rubata. - -— Voi credete? riprese d'Artagnan poco convinto, poichè sapeva meglio -di qualunque altro l'importanza del tutto personale di quella lettera, -e non vi vedeva niente che potesse tentare la cupidigia. Il fatto è che -nessuno dei viaggiatori presenti avrebbe guadagnato nel possedere quel -foglio. - -— Voi dite dunque, riprese d'Artagnan, che supponete questo -impertinente gentiluomo?... - -— Io vi dico che sono sicuro, continuò l'oste; allora quando gli -ho annunziato che vostra signoria era il protetto del signor de -Tréville, che voi avevate una lettera per questo gentiluomo, egli è -sembrato molto inquieto, mi ha domandato ove era questa, ed è disceso -immediatamente in cucina ove sapeva essere il vostro sajo. - -— Allora egli è il mio ladro, rispose d'Artagnan; io ne farò le mie -lagnanze col sig. de Tréville, ed il sig. de Tréville farà le sue -dimostrazioni al re. Cavò quindi maestosamente due scudi dalla sua -borsa, li dette all'oste, che l'accompagnò coi cappello in mano fino -alla porta, rimontò sulla sua cavalcatura gialla, che lo condusse -senza alcun accidente alla porta sant'Antonio di Parigi, ove il suo -proprietario lo vendè per tre scudi con che era molto bene pagato, -attesocchè d'Artagnan l'aveva molto stancato nell'ultima tappa. Così il -birocciajo al quale d'Artagnan lo cedè, mercè le nove lire suddette, -non nascose al giovane che gli dava questa somma esorbitante soltanto -per la originalità del colore della pelle. - -D'Artagnan entrò dunque in Parigi a piedi, portando il suo piccolo -fagotto sotto il braccio camminando fino a tanto che ebbe ritrovato -una camera ammobiliata che convenisse alla tenuità delle sue risorse. -Questa camera era una specie di mezzanino, ritrovata nella strada -Fossoyeurs, vicino al Luxembourg. - -Subito dopo data la caparra, d'Artagnan prese possesso del suo -alloggio, passò il restante della giornata a cucire al suo sajo e a' -suoi calzoni dei passamani, che sua madre aveva staccati da un sajo -quasi nuovo del signor d'Artagnan padre, e che gli aveva regalati sotto -Sigillo; quindi andò alla riviera della Ferraille a far rimettere -la lama della sua spada, poscia ritornò al Louvre per informarsi, -dal primo moschettiere che ritrovò, dove era situato il palazzo del -signor de Tréville, che era nella strada del Vecchio Colombajo, vale -a dire precisamente nelle vicinanze della camera presa in affitto -da d'Artagnan; circostanza che gli parlava di un felice augurio pel -successo del suo viaggio. Dopo di che, contento del modo con cui si era -condotto a Méung, senza rimorsi del passato, confidando nel presente -e pieno di speranze nell'avvenire, andò a letto e dormì il sonno del -bravo. - -Questo sonno, ancora tutto provinciale, lo portò fino alle nove del -mattino, ora nella quale si alzò per portarsi da questo famoso signore -de Tréville, il terzo personaggio del regno giusta il giudizio paterno. - - - - -CAPITOLO II. - -L'ANTICAMERA DEL SIGNOR DE TRÉVILLE - - -Il signor de Troisville, come si chiamava ancora la sua famiglia -in Guascogna, o il sig. de Tréville, come anch'egli aveva finito -per chiamare se stesso a Parigi, aveva realmente cominciato come -d'Artagnan, vale a dire senza un soldo, ma con quel fondo di audacia, -di spirito e di testardaggine che fa sì, che il più povero gentiluomo -_guascone_ riceve spesso di più nelle sue speranze dall'eredità -paterna, che il più ricco gentiluomo _perigordino_ o _berissone_ non -ne riceve in realtà. Il suo coraggio insolente, la sua fortuna anche -più insolente in tempi in cui i colpi piovevano come la tempesta, lo -avevano tirato alla sommità di quella scala difficile, che si chiama -il favore della corte, e della quale egli aveva montati a quattro a -quattro gli scalini. - -Egli era l'amico del re, il quale onorava molto, come ognun sa, -la memoria di suo padre Enrico IV. Il padre del signor de Tréville -lo aveva così fedelmente servito nelle sue guerre contro la lega, -che in mancanza di denaro contante, cosa che mancò in tutta la sua -vita al Bearnese, il quale pagava costantemente i suoi debiti colla -sola cosa che non aveva mai bisogno di comprare, vale a dire collo -spirito: che in mancanza di denaro contante, dicevamo noi, egli lo -aveva autorizzato, dopo la resa di Parigi, a prendere per stemma un -leone d'oro posante sopra una sbarra, con questa divisa: _Fidelis et -fortis_. Era molto per l'onore, ma era poco per viver bene. Per tal -guisa, quando morì l'illustre compagno del grande Enrico, lasciò per -unica eredità al signor figlio la sua spada e la sua divisa. Mercè -questo doppio dono, ed un nome senza macchia che lo accompagnava, -il signor de Tréville fu ammesso nella casa del giovane principe, in -cui si servì tanto bene della sua spada, e fu tanto fedele alla sua -divisa, che Luigi XIII, che era una delle buone spade del suo regno, -aveva l'abitudine di dire che, s'egli avesse un amico che si dovesse -battere, lo consiglierebbe a scegliersi per padrino prima lui, poscia -de Tréville, e forse anche prima di lui. - -Luigi XIII aveva dunque un vero attaccamento per de Tréville, -attaccamento regio, attaccamento egoista, è vero, ma che ciò non -pertanto era un vero attaccamento. Fu perchè in quei disgraziati -tempi si aveva gran cura di circondarsi d'uomini della tempra dei -de Tréville. Molti potevano prendere per divisa l'epiteto _di forte_ -che formava la seconda parte del motto del suo stemma, ma ben pochi -gentiluomini potevano reclamare l'epiteto di _fedele_ che ne formava la -prima parte. De Tréville era uno di questi ultimi; era una di quelle -rare organizzazioni, colla intelligenza obbediente come quella di un -alunno, con un valore cieco, coll'occhio rapido, la mano pronta, ed a -cui l'occhio non era stato dato che per vedere se il re era malcontento -di qualcuno, e la mano per percuotere questo qualcuno che dispiaceva, -un Besme, un Maurevers, un Poltrot, de Merè, in fine un Vitry. A de -Tréville fino allora non era mancata che un'occasione, ma egli la -appostava, e si riprometteva di afferrarla bene pei suoi tre capelli se -mai fosse passata alla portata della sua mano. Così Luigi XIII fece de -Tréville capitano dei suoi moschettieri, i quali pel loro attaccamento, -o piuttosto per il loro fanatismo, eran a Luigi XIII ciò ch'erano gli -ordinarj ad Enrico III, e ciò che la guardia scozzese era a Luigi XI. - -Dal suo lato, e sotto questo rapporto, il ministro non era rimasto -addietro al re. Quando vide la formidabile _scelta_ di cui si -circondava Luigi XIII, questo secondo, o per meglio dire questo primo -re di Francia, aveva anch'egli voluto avere la sua guardia. Egli -ebbe dunque i suoi moschettieri, come Luigi XIII aveva i propri, e -si vedevano queste due potenze rivali scegliere pel loro servigio, da -tutte le parti della Francia ed anche dagli stati stranieri, gli uomini -i più celebri pei loro gran colpi di spada. Così Luigi XIII e Richelieu -quistionavano spesso la sera mentre giuocavano agli scacchi, in -rapporto al merito dei loro servitori. Ciascuno vantava la proprietà ed -il coraggio dei suoi, e mentre decretavano formalmente contro i duelli -e le risse, li eccitavano in secreto a venire alle mani, e provavano un -vero dispiacere, od una gioja immoderata per la vittoria dei loro. Così -almeno raccomandano le memorie di un uomo che si trovò in qualcuna di -queste disfatte e in molte di queste vittorie. - -De Tréville aveva preso il lato debole del suo padrone, ed era a -questa destrezza ch'egli doveva il lungo e costante favore di un re, -che non ha lasciato la fama di essere stato troppo fedele alle sue -amicizie. Egli faceva mettere in parata i suoi moschettieri davanti ad -Armando Duplessis, con un'aria beffarda che non faceva che arricciare -per la collera i baffi grigi del ministro. De Tréville intendeva -ammirabilmente la guerra di quell'epoca, in cui; quando non si viveva -alle spese del nemico, si viveva alle spese dei propri compatriotti: i -suoi soldati formavano una legione di diavoli a quattro, indisciplinati -per tutti fuorchè per lui. - -Sfrenati, avvinacciati, scorticati, i moschettieri del re, o piuttosto -quelli del signor de Tréville, si spandevano per le osterie, per le -passeggiate, nei giuochi pubblici, gridavano forte, arricciandosi i -baffi, facendo suonare le spade, urtando con voluttà le guardie del -ministro quando le incontravano, e cavando quindi le spade in piena -strada con mille motteggi; uccisi qualche volta, ma sicuri sempre in -questo caso d'essere compianti e vendicati; uccidendo spesso, e sicuri -allora di non ammuffare in prigione, perchè il signor de Tréville -era sempre là per reclamarli. Per tal modo il signor de Tréville era -lodato in tutti i tuoni, cantato per tutte le canzoni da questi uomini -che l'adoravano, e che, per quanto fossero tutti gente da sacco e da -corda, tremavano davanti a lui come altrettanti scolari davanti al loro -maestro, obbedendo alla più piccola parola, e pronti a farsi ammazzare -per lavare il più piccolo rimprovero. - -Il signor de Tréville aveva fatto uso di questa leva potente prima -pel re e per gli amici del re, quindi per se stesso e per i suoi -amici. Del resto in nessuna memoria di quel tempo, che ha lasciate -tante memorie, non si vede che questo degno gentiluomo sia mai stato -accusato neppure dai suoi nemici, ed egli ne aveva tanti, sia fra gli -uomini di penna che fra quelli di spada, in nessun luogo si vede, -diciamo noi che questo degno gentiluomo sia stato notato d'essersi -fatto pagare la cooperazione de' suoi. Con un raro ingegno d'intrigo; -che lo rendeva uguale ai più forti intriganti, egli era rimasto -onest'uomo. Più ancora, a dispetto dei grandi ostacoli che sfiancano, -e degli esercizi penosi che affaticano, egli era divenuto uno dei più -galanti scorridori delle stradelle, uno dei più fini damerini, uno -dei più lampiccati parlatori della sua epoca; si parlava delle buone -avventure di de Tréville, come vent'anni prima si era parlato di quelle -di Bassompierre, e non era dir poco. Il capitano dei moschettieri era -dunque ammirato, temuto ed amato, ciò che costituisce l'apice delle -umane fortune. - -Luigi XIV assorbì tutti i piccoli astri della sua corte nel suo vasto -splendore; ma suo padre, sole _pluribus impar_ (_non uguale per tutti_) -lasciò il suo splendore personale a ciascuno dei suoi favoriti, il suo -valore individuale a ciascuno dei suoi cortigiani. Oltre l'udienza -mattinale _l'alzata_ del re e quella del ministro, si contavano a -Parigi allora più di duecento piccole _alzate_, quella di de Tréville -era una delle più frequentate. - -Il cortile della sua abitazione, posta nella strada del Vecchio -Colombajo, rassomigliava ad un campo, e ciò fin dalle sei ore della -mattina nell'estate, e dalle otto ore nell'inverno. Da cinquanta a -sessanta moschettieri, che sembravano colà radunarsi per offrire un -numero piuttosto imponente, vi passeggiavano sempre, armati come in -istato di guerra, e pronti a tutto. Lungo quelle spaziose scale; sul -solo pianerottolo di una delle quali la nostra moderna civilizzazione -fabbricherebbe una casa intera, ascendevano e discendevano i -sollecitatori di Parigi, che correvano dietro un favore qualunque, -i gentiluomini di provincia, avidi di essere arruolati, ed i lacchè -guerniti di tutti i colori, che venivano a recare al signor de Tréville -i messaggi dei loro padroni. Nell'anticamera sopra lunghi panchetti -circolari riposavano gli eletti, cioè quelli ch'erano stati chiamati. -Il mormorio là era continuo dalla mattina alla sera, nel mentre che il -signor de Tréville, nel suo gabinetto contiguo a questa anticamera, -riceveva le visite, ascoltava le lagnanze, dava i suoi ordini, e, -come il re dalla sua loggia del Louvre, non aveva che a mettersi alla -finestra per passare la rivista degli uomini e delle armi. - -Il giorno in cui si presentò d'Artagnan l'assemblea era imponente, -particolarmente per un provinciale che veniva dalla sua provincia: -è vero che questo provinciale era guascone, e che soprattutto in -quell'epoca i compatrioti di d'Artagnan godevano della riputazione di -non lasciarsi facilmente intimorire. In fatti, una volta che erasi -superata la porta massiccia, incavigliata con lunghi chiodi dalla -testa quadrangolare si cadeva in mezzo ad una folla d'uomini d'arme che -s'incrociavano nel cortile interpellandosi, o querelandosi, o giuocando -fra loro. Per aprirsi liberamente un passaggio in mezzo a tutti questi -flutti tempestosi, bisognava essere ufficiale, gran signore o bella -donna. - -Fu dunque in mezzo a questa mischia, e a questo disordine che il nostro -giovane si avanzò col cuore palpitante, accomodando la sua lunga -spadaccia parallela alle sue magre gambe, tenendo una mano all'orlo -del suo feltro con quel mezzo sorriso da provinciale imbarazzato che -vuol fare il disinvolto. Appena aveva oltrepassato un gruppo, allora -respirava più liberamente; ma capiva che si rivolgevano per guardarlo, -e per la prima volta in vita sua d'Artagnan, che, fino a quel giorno, -aveva avuta molta buona opinione di se stesso, si riconobbe ridicolo. - -Giunto alla scala, fu ancora peggio; sui primi scalini vi erano quattro -moschettieri, che si divertivano al seguente esercizio, nel mentre -che dieci o dodici altri dei loro camerati aspettavano sul piano che -venisse il loro turno per prendere parte attiva alla partita. - -Uno di essi situato sullo scalino superiore, colla spada alla mano, -impediva, o meglio, fingeva d'impedire agli altri tre di salire. - -Gli altri tre giuocavano di scherma contro di lui colle loro spade, -e con grandissima agilità. D'Artagnan sulle prime suppose che quello -spade fossero fioretti: egli credè che fossero bottonati: ma riconobbe -ben tosto da certe graffiature, che ciaschedun'arma, al contrario, -era molto bene affilata ed appuntata, e a ciascheduna di queste -graffiature, non solo gli spettatori, ma ancora gli attori ridevano -come matti. - -Colui che in quel momento occupava lo scalino teneva in rispetto i -suoi assalitori maravigliosamente. Era stato fatto cerchio intorno ad -esso. La condizione portava che a ciascun colpo il toccato lasciasse -la partita, perdendo il suo giro d'udienza a profitto del toccatore. -In cinque minuti tre furono sfiorati, uno alla mano, l'altro al mento, -l'altro all'orecchia, dal difensore dello scalino, che non fu per -niente toccato, sveltezza che secondo le convenzioni gli valse tre -turni in suo vantaggio. - -Per quanto fosse difficile non già ad essere, ma a volersi -maravigliare, questo passatempo però maravigliò il nostro giovane -viaggiatore: egli aveva veduto nella sua provincia, in quella terra ove -si scaldano così prestamente le teste, un poco più di preliminare ai -duelli, e la guasconata di questi quattro giuocatori gli parve la più -forte di tutte quelle che aveva udito fino allora anche in Guascogna. -Egli credette di essere trasportato nei famosi paesi dei giganti, ove -Gulliver andò in seguito, ed ebbe così gran paura; e ciò nonostante non -era ancora al termine, gli rimaneva il pianerottolo e l'anticamera. - -Sul pianerottolo non si batteva più; si raccontavano delle storie -di donne, e nell'anticamera delle storie di corte. Sul pianerottolo -d'Artagnan arrossì; nell'anticamera, egli fremette. La sua -immaginazione svegliata e vagabonda, che, in Guascogna lo rendeva -terribile alle giovani cameriere, qualche volta anche alle giovani -padrone, non aveva mai sognato, neppure nei suoi momenti di delirio -la metà di quelle meraviglie amorose, e il quarto di quelle furberie -galanti, rialzate dai nomi i più conosciuti, ed abbellite dai dettagli -i meno velati. Ma se il suo amore per i buoni costumi ricevette in sul -pianerottolo un cozzo, il suo rispetto pel ministro fu scandalizzato -nell'anticamera. Là a sua gran sorpresa, d'Artagnan intese criticare -ad alta voce la politica che faceva tremare l'Europa, e la vita -privata del ministro, che tanti alti personaggi erano stati puniti -di aver solo tentato di approfondare. Questo grand'uomo, riverito dal -signor d'Artagnan padre, serviva di argomento di risa ai moschettieri -del signore de Tréville, chi rideva sulle sue gambe cagnesche, e sul -suo dorso inarcato; qualcun altro contava le novelle sulla signora -d'Aiguillon, sua amica, e la signora di Combalet sua nipote, nel mentre -che gli altri combinavano delle partite contro i paggi e le guardie del -duca-ministro, tutte cose che sembravano a d'Artagnan tante mostruose -impossibilità. - -Però, quando il nome del re interveniva qualche volta ad un tratto -e all'improvviso in mezzo a tutti questi motteggi ministeriali, una -specie di mordacchia chiudeva per un momento tutte quelle bocche -derisorie, si guardavano con esitazione intorno, e sembrava temessero -l'indiscrezione della porta del gabinetto del signor de Tréville; ma -ben presto una allusione riconduceva il discorso sul ministro, e allora -le risa si rinnovavano sopra ciascuna delle sue azioni. - -— Certamente, ecco qua persone che saranno tutte messe alla Bastiglia, -o impiccate, pensò d'Artagnan con terrore, ed io, senza alcun dubbio, -con loro, poichè dal momento che io gli ho ascoltati ed intesi, sarò -ritenuto per un loro complice. Che direbbe il mio sig. padre, che mi -ha tanto raccomandato il rispetto pel ministro, se egli mi sapesse in -società con simili pagani? - -Così come ognuno non ne dubiterà, anche senza che lo dica, d'Artagnan -non osava abbandonarsi alla conversazione; soltanto egli guardava ad -occhi spalancati; ascoltava ad orecchie tese, tendendo avidamente i -suoi cinque sensi per non perder nulla, e malgrado la sua confidenza -nelle raccomandazioni paterne, egli si sentiva portato dai suoi gusti e -trascinato dai suoi istinti a lodare piuttosto che a biasimare le cose -inaudite che colà accadevano. - -Frattanto, siccome egli era del tutto estraneo alla folla dei -cortigiani del sig. de Tréville, e che questa era la prima volta che -lo si vedeva in quel luogo, vennero a chiedergli ciò che desiderava. -A questa domanda, d'Artagnan si nominò con molta umiltà, si appoggiò -al titolo di compatriota, e pregò il cameriere che era venuto a fargli -questa interrogazione di domandare per lui al signor de Tréville un -momento d'udienza, domanda che questi promise di fare, con tuono da -protettore, a tempo e luogo. - -D'Artagnan, rimessosi alquanto dalla sua prima sorpresa, ebbe dunque il -comodo di studiare un poco i costumi e le fisonomie. - -Il centro del gruppo il più animato era un moschettiere di alta -statura, di figura altera, con un bizzarro costume che attirava su -lui l'attenzione generale. Pel momento egli non portava la casacca -d'uniforme, che, del resto, non era assolutamente obbligatoria in -quest'epoca di meno libertà ma d'indipendenza più grande, ma un -giustacuore blu cielo, alquanto scolorito e rapato, e sopra quest'abito -una magnifica bandoliera, ricamata in oro, e che risplendeva come le -scaglie di cui si ricuopre l'acqua ad un gran sole. Un lungo mantello -di velluto cremisi cadeva con grazia dalle sue spalle, scoprendo -soltanto davanti la splendida bandoliera, alla quale era attaccata una -gigantesca spadaccia. - -Questo moschettiere montava in quel momento la guardia, si lamentava -di essere raffreddato, e di tempo in tempo tossiva con affettazione. -Per questo egli aveva preso il mantello, a quanto diceva, e nel mentre -che parlava colla testa alta, arricciandosi sdegnosamente i baffi, -ammiravano con entusiasmo la bandoliera ricamata, e d'Artagnan lo -faceva più che alcun altro. - -— Che volete! diceva il moschettiere, è di moda; è una pazzia, lo so -bene, ma, è di moda. D'altronde bisogna bene impiegare in qualche cosa -i danari della propria legittima. - -— Ah! Porthos! gridò uno degli astanti, non tentare di farci credere -che questa bandoliera ti venga dalla generosità paterna: essa ti sarà -stata regalata da quella dama velata colla quale io t'incontrai l'altra -domenica, verso la porta Sant-Onorato. - -— No, sul mio onore, parola da gentiluomo, io l'ho comprata da me -stesso, e coi miei propri denari, rispondeva colui che era stato -indicato sotto il nome di Porthos. - -— Sì, come io ho comprato, disse un altro moschettiere, questa borsa -nuova, con ciò che il giorno innanzi vi aveva messo la mia amica. - -— In verità, disse Porthos, e la prova ne è che l'ho pagata dodici -doppie. - -L'ammirazione raddoppiò, quantunque continuasse ad esistere il dubbio. - -— È vero, Aramis? fece Porthos voltandosi verso un altro moschettiere. - -Quest'altro moschettiere formava un perfetto contrasto con quello che -lo interrogava, e che lo aveva chiamato col nome di Aramis: era un -giovine di ventidue o ventitre anni appena, colla fisonomia ingenua e -docile, l'occhio nero e dolce, colle guance rosee e vellutate come una -pesca d'autunno; i suoi baffi sottili, si disegnavano sul suo labbro -superiore in linea perfettamente dritta; le sue mani sembravano temere -lo abbassarsi per timore che le vene s'inturgidissero troppo, e di -tratto in tratto si pizzicava l'estremità delle orecchie per mantenerle -di un incarnato tenero e trasparente. Per abitudine egli parlava poco e -lentamente, salutava molto, rideva senza rumore mostrando i suoi denti -che erano bellissimi, e di cui, come di tutto il resto della persona, -sembrava prendere grandissima cura. Egli rispose con un segno di testa -affermativo alla interpellazione del suo amico. - -Questa affermativa sembrò aver troncati tutti i dubbi sul conto della -bandoliera, si continuò dunque ad ammirarla, ma non se ne parlò più, e -per una di quelle bordeggiate rapide del pensiero, la conversazione ad -un tratto passò sopra un altro argomento. - -— Che pensate voi di ciò che racconta lo scudiero di Chalais? domandò -un altro moschettiere senza interpellare direttamente alcuno, ma -indirizzandosi al contrario a tutti. - -— E che cosa racconta egli? domandò Porthos con tuono altero. - -— Egli racconta di aver trovato a Brusselle Rochefort, l'anima dannata -del ministro, travestito da cappuccino; questo maledetto Rochefort, -mercè questo travestimento ha infinocchiato il signor Laiques come un -vero imbecille. - -— Come un vero imbecille, disse Porthos! Ma la cosa è poi sicura? - -— Mi fu raccontata da Aramis, rispose il moschettiere. - -— Davvero? - -— E voi lo sapete bene, Porthos, disse Aramis, io l'ho raccontato a voi -pure jeri, non ne parliamo dunque più. - -— Non ne parliamo più! ecco la vostra opinione disse Porthos. Non -ne parliamo più! Peste, come concludete presto! Come, il ministro fa -spionare un gentiluomo; fa intercettare la sua corrispondenza da un -traditore, un brigante, fa, coll'ajuto di questo spione e mercè questa -corrispondenza, tagliar la testa a Chalais, sotto lo stupido pretesto -ch'egli ha voluto uccidere il re e maritare la regina con Monsieur; -nessuno sapeva una parola di quest'enimma: voi ce lo significaste jeri -con grande stupore di tutti, e quando noi siamo ancora sbalorditi da -questa notizia, voi oggi venite a dirci: non ne parliamo più! - -— Parliamone dunque, vediamo, poichè voi lo desiderate, riprese Aramis -con pazienza. - -— Questo Rochefort! gridò Porthos, se fosse stato lo scudiero del -povero Chalais, passerebbe con me un brutto momento. - -— E voi, voi passereste un tristo quarto d'ora col duca Rosso, riprese -Aramis. - -— Ah! il duca Rosso, bravo, bravo, il duca Rosso! rispose Porthos -battendo le mani, ed approvando con la testa. Il duca Rosso al nostro -ministro, è un epiteto grazioso. Io diffonderò la parola, mio caro, -siate tranquillo. Ha molto spirito, questo Aramis! che disgrazia che -voi non abbiate potuto seguire la vostra vocazione, mio caro! che -delizioso abbate sareste diventato! - -— Oh non è che un ritardo momentaneo, riprese Aramis, un giorno io lo -sarò; voi sapete bene, Porthos, che io continuo a studiare la teologia -per questo. - -— Egli farà come dice, riprese Porthos, egli lo farà o presto o tardi. - -— Presto, disse Aramis. - -— Egli non aspetta che una cosa per decidersi del tatto, e per -riprendere la sua sottana che è appesa dietro il suo uniforme, riprese -il moschettiere. - -— E che cosa aspetta? domandò un altro. - -— Egli aspetta che la regina abbia dato un erede alla corona di Francia. - -— Non scherziamo su questo argomento, signori, disse Porthos, grazie a -Dio la regina è ancora in età da poterlo dare. - -— Si dice che il signor di Buckingham sia in Francia, riprese Aramis -con un sorriso beffardo che dava a questa frase, così semplice in -apparenza, un significato sufficientemente scandaloso. - -— Aramis, amico mio, per questa volta voi avete torto, interruppe -Porthos, e la vostra smania di dire cose spiritose vi trascina sempre -al di là dei limiti; se il signor de Tréville, vi sentisse, voi vi -trovereste male di aver parlato così. - -— Volete voi darmi una lezione, Porthos? gridò Aramis, nell'occhio -dolce del quale si vide passare un baleno. - -— Mio caro, siate moschettiere o abbate; siate o l'uno o l'altro, -ma non l'uno e l'altro, riprese Porthos. Athos ve lo ha detto -ancora l'altro giorno, voi mangiate a tutte le rastelliere. Ah! non -c'inquietiamo, io ve ne prego; ciò sarebbe inutile: voi sapete bene -che questo è convenuto fra voi, Athos e me. Voi andate dalla signora -d'Aiguillon, e le fate la vostra corte; voi andate in casa della -signora di Bois-Tracy, la cugina della signora de Chevreuse, e passate -per essere grandemente nelle buone grazie della dama. Oh! mio Dio, non -confessate la vostra fortuna, non vi si chiede il vostro secreto. Si -conosce la vostra discrezione. Ma poichè possedete questa virtù, che -diavolo! fatene uso sul conto di Sua Maestà. Si occupi chi vorrà del re -e del ministro; ma la regina è sacra, e se qualcuno ne parla, che ciò -sia in bene. - -— Porthos, voi siete pieno di pretese come Narciso. Io ve ne prevengo, -rispose Aramis, voi sapete che odio la morale, eccetto che quando ella -è fatta da Athos. In quanto a voi, mio caro, voi avete una troppo -magnifica bandoliera per essere molto versato in morale. Io sarò -abbate quando mi converrà, frattanto io sono moschettiere, e in questa -qualità, io dico ciò che mi piace, e in questo momento mi piace di -dirvi che voi m'impazientite. - -— Aramis! - -— Porthos! - -— Eh! signori! signori! si gridò intorno ad essi. - -— Il signor de Tréville aspetta il signor d'Artagnan, interruppe il -lacchè aprendo la porta del gabinetto. - -A questo annunzio durante il quale la porta rimase aperta, ciascuno si -tacque, e in mezzo al silenzio generale, il giovane guascone traversò -l'anticamera in una parte della sua lunghezza, ed entrò dal capitano -dei moschettieri, felicitandosi di tutto cuore di sfuggire così a -proposito alla fine di questa bizzarra contesa. - - - - -CAPITOLO III. - -L'UDIENZA - - -Il signor de Tréville era sul momento di molto cattivo umore; ciò non -ostante, salutò gentilmente il giovane, che s'inchinò fino a terra, ed -egli sorrise nel ricevere il suo complimento, in cui l'accento bearnese -gli ricordava ad un tempo la sua gioventù ed il suo paese, doppia -rimembranza che fa sorridere l'uomo in tutte l'età. Ma avvicinandosi -quasi subito all'anticamera, e facendo a d'Artagnan un segno con la -mano come per chiedergli il permesso di terminare con gli altri prima -d'incominciare con lui, egli chiamò tre volte, alzando di più la voce a -ciascheduna volta, di modochè egli percorse tutti i suoi intermedj fra -l'accento imperativo e l'accento irritato. - -— Athos! Porthos! Aramis! - -I due moschettieri coi quali abbiamo già fatta conoscenza, e che -corrispondevano ai due ultimi di questi tre nomi, lasciarono subito il -gruppo di cui facevano parte, e si avanzarono verso il gabinetto, la di -cui porta si richiuse dietro ad essi tosto che ne ebbero oltrepassato -il limitare. Il loro portamento, benchè non fosse del tutto tranquillo, -nonostante eccitò, per la sua disinvoltura piena ad un tempo di -sommissione, l'ammirazione di d'Artagnan che credeva in questi uomini -tanti semidei, e nel loro capo un Giove Olimpico armato di tutti i suoi -fulmini. - -Quando i due moschettieri furon entrati, quando la porta fu chiusa, -quando il mormorio ronzante della anticamera fu ricominciato, mormorio -al quale senza dubbio aveva dato nuovo alimento la chiamata che era -stata fatta; quando finalmente il signor de Tréville silenzioso, e -col sopracciglio aggrottato, ebbe per tre o quattro volte misurata -la lunghezza del suo gabinetto, passando ciascheduna volta davanti a -Porthos e Aramis instecchiti e muti come alla parata, si fermò ad un -tratto in faccia a loro, e investendogli dalla testa ai piedi con uno -sguardo irritato: - -— Sapete ciò che mi ha detto il re, gridò egli, e ciò niente più tardi -di jeri a sera? lo sapete voi, signori - -— No, risposero dopo un momento di silenzio i due moschettieri, no, -signore, noi lo ignoriamo. - -— Ma io spero che voi ci farete l'onore di dircelo, aggiunse Aramis, -col tuono il più gentile, e colla più graziosa riverenza. - -— Mi ha detto che d'ora in avanti egli recluterà i suoi moschettieri -fra le guardie del ministro. - -— Fra le guardie del ministro! e perchè questo? domandò vivamente -Porthos. - -— Perchè egli vede bene che il suo vinello ha bisogno di essere -ingagliardito dal miscuglio di un vino buono. - -I due moschettieri diventarono rossi fino nel bianco dell'occhio. -D'Artagnan non sapeva più ove si fosse, ed avrebbe voluto essere cento -piedi sotto terra. - -— Sì, sì, continuò il sig. de Tréville animandosi sempre più, sì, e -Sua Maestà aveva ragione, perchè egli è vero che i moschettieri fanno -una trista figura alla corte, il ministro raccontava jeri sera al -giuoco del re, con un'aria di condoglianza che mi dispiacque assai, -che il giorno avanti questi dannati moschettieri, questi diavoli a -quattro, ed egli calcava su queste parole con un accento ironico che mi -dispiacque ancor più; questi scialacquatori, aggiunse egli guardandomi -col suo occhio da gatto tigre, avevano fatto tardi sulla strada Ferou, -in un'osteria, e che una pattuglia delle sue guardie, ho creduto che -egli mi andasse a ridere sul naso, era stata costretta di arrestare -i perturbatori, capperi! Voi dovete saperne qualche cosa! arrestare -dei moschettieri! voi vi eravate, voi altri; non vi difendeste, siete -stati riconosciuti, ed il ministro vi ha nominati. Ciò accade per -colpa mia, sì, per colpa mia, poichè sono io che faccio la scelta dei -moschettieri. Vediamo, voi, Aramis, perchè diavolo mi avete domandata -la casacca quando voi sareste stato così bene sotto la sottana? -Vediamo, voi, Porthos, non avete voi una bella bandoliera d'oro -peraltro che per attaccarci una spada di paglia? Athos! io non vedo -Athos: dove è egli? - -— Signore, rispose tristamente Aramis, egli è malato, gravemente malato. - -— Malato, gravemente malato, voi dite? e di qual malattia? - -— Si teme che possa essere il vajuolo, signore, rispose Porthos, -volendo mischiare a sua volta una parola nella conversazione, cosa che -sarà dispiacente, perchè certissimamente gli guasterà il viso. - -— Malato del vajuolo! ecco ancora un'altra gloriosa storia che -mi raccontate, Porthos! malato del vajuolo alla sua età! non può -essere!... sarà ferito senza dubbio, fors'anche ucciso... Ah! se io lo -sapeva!... Capperi! signori moschettieri io non intendo che si vadano -ad affollare così i luoghi cattivi, che si facciano delle questioni -sulla strada, che si menino sciabolate nei crociali delle vie. Io non -voglio infine che si dia argomento da ridere alle guardie del ministro -che sono composte di brava gente, tranquilla, destra, che non si -mettono mai nel caso di essere arrestate, e che d'altronde, ne sono -sicuro, essi non si lascerebbero arrestare! essi amerebbero meglio di -morire al loro posto di quello che fare un passo in addietro. Salvarsi, -sbaragliarsi, fuggire, questo è buono per i moschettieri del re! - -Porthos e Aramis fremevano di rabbia. Essi avrebbero volentieri -strangolato il sig. de Tréville, se in fondo a tutto ciò non avessero -scorto che era il grande amore che portava loro che lo faceva parlare -in tal guisa. Essi battevano il piede sul tappeto, si mordevano le -labbra fino al sangue, e stringevano con tutta la loro forza la guardia -della loro spada. Al di fuori si era intesa la chiamata, come abbiamo -detto, Athos, Porthos e Aramis, e si era indovinato, dall'accento -della voce del sig. de Tréville, che egli era pienamente in collera. -Dieci teste curiose si erano appoggiate alla porta, e impallidivano -pel furore: perchè le loro orecchie incollate alla porta non perdevano -una sillaba di tutto ciò che si diceva, nel mentre che le loro bocche -ripetevano a peso, ed a misura le parole insultanti del capitano a -tutta la popolazione dell'anticamera. In un istante, dalla porta -del gabinetto fino alla porta di strada, tutto il palazzo fu in -ebollizione. - -— Ah! i moschettieri del re si fanno arrestare dalle guardie del -ministro! continuò il sig. de Tréville furioso internamente quanto -i suoi soldati, ma dicendo a scatti le sue parole, e vibrandole una -ad una per così dire come tanti colpi di stiletto nel petto dei suoi -uditori. Ah! sei guardie del ministro arrestano sei moschettieri di Sua -Maestà! Capperi! io ho fatta la mia risoluzione. Io vado di corsa al -Louvre: io domando la mia dimissione di capitano del re, per chiedere -un posto di sottotenente nelle guardie del ministro. E se egli mi -rifiuta, cappita! io vado a farmi frate. - -A queste parole il mormorio dell'esterno divenne un'esplosione; -dappertutto non si sentiva che giuramenti e bestemmie. I cappita! le -morti di tutti i diavoli! s'incrociavano per l'aria. D'Artagnan cercava -una tenda dietro la quale potersi nascondere, e si sentiva una volontà -smisurata di cacciarsi sotto la tavola. - -— Ebbene! mio capitano, disse Porthos fuori di se, la verità è che -noi eravamo sei contro sei, ma noi siamo stati presi alla traditora, e -primachè noi avessimo avuto il tempo di cavare le nostre spade due dei -nostri erano già morti e Athos gravemente ferito, non valeva niente -di più. Poichè voi lo conoscete, Athos; ebbene! capitano, egli ha -tentato due volte di rialzarsi e due volte è ricaduto. Però noi non -ci siamo arresi, no! ci hanno trascinati a forza. Cammin facendo noi -ci siamo salvati. In quanto ad Athos, fu creduto morto, e fu lasciato -tranquillamente sul campo di battaglia, non credendo che valesse la -pena di trasportarlo. Ecco la storia. Che diavolo! capitano, non si -possono vincere tutte le battaglie. Il gran Pompeo ha perduto quella -di Farsaglia, e il re Francesco I, che, a quanto ho inteso dire, era -coraggioso quanto un altro; però ha perduto quella di Pavia. Ed io -ho l'onore di assicurarvi, che ne ho ammazzato uno colla sua propria -spada, disse Aramis, perchè la mia fu spezzata alla prima parata. -Ucciso o pugnalato, signore, come più vi piace. - -— Io non sapeva questo, riprese il signor de Tréville con un tuono -un poco più raddolcito. Il ministro aveva dunque esagerato, a quanto -sembra. - -— Ma di grazia, signore, continuò Aramis, che vedendo il suo capitano -rappacificarsi, azzardava una preghiera, di grazia, signore, non dite -che Athos pure è ferito; egli sarebbe alla disperazione se questa cosa -giungesse alle orecchie del re, e siccome la sua ferita è delle più -gravi, attesochè dopo avere attraversata la spalla essa penetra nel -petto, sarebbe a temersi... - -Nel medesimo istante la portiera si alzò, e una nobile e bella, ma -spaventosamente pallida testa comparve sotto la frangia. - -— Athos! gridarono i due moschettieri. - -— Athos! ripetè lo stesso de Tréville. - -— Voi mi avete chiamato, signore, disse Athos a de Tréville con una -voce indebolita ma perfettamente calma, voi mi avete chiamato, a quanto -mi hanno detto i nostri camerati, ed io mi affretto di venire a sentire -i vostri ordini: eccomi, signore, che volete da me? - -E a queste parole il moschettiere, in tenuta irreprensibile, cinghiato -come era di costume, entrò con passo fermo nel gabinetto. Il sig. de -Tréville commosso fino al fondo del cuore per questa prova di coraggio, -si precipitò a lui incontro: - -— Io era in vena di dire a questi signori, aggiunse egli, che io -proibisco ai miei moschettieri di esporre la loro vita senza necessità, -perchè la brava gente è cara al re, e il re sa che i suoi moschettieri -sono la più brava gente della terra. La vostra mano, Athos. - -E senza aspettare che il nuovo arrivato rispondesse a questa prova di -affezione, il signor de Tréville afferrò la sua mano destra, e gliela -strinse con tutte le sue forze, senza accorgersi che Athos, per quanto -fosse grande l'impero che aveva su di se stesso, lasciò sfuggirsi un -movimento di dolore, e impallidì ancor più, cosa che si sarebbe potuta -credere impossibile. - -La porta era rimasta socchiusa, tanto avea prodotta sensazione l'arrivo -di Athos, di cui, ad onta del segreto, era da tutti conosciuta la -sua ferita. Un urlo di soddisfazione accolse le ultime parole del -capitano, e due o tre teste, trascinate dall'entusiasmo, apparvero -sotto l'apertura della portiera. Senza dubbio, il sig. de Tréville -stava per reprimere con risentite parole questa infrazione alle leggi -dell'etichetta, allorquando sentì ad un tratto la mano di Athos -incresparsi sotto la sua, e fissando gli occhi sul di lui viso si -accorse che stava per svenire. Nel medesimo istante Athos, che aveva -raccolte tutte le sue forze per resistere al dolore, fu vinto da -questo, e cadde sul pavimento come se fosse morto. - -— Un chirurgo! gridò il sig. de Tréville. Il mio, quello del re, il -migliore! un chirurgo! oh capperi! il mio bravo Athos muore. - -Alle grida del sig. de Tréville tutti si precipitarono nel suo -gabinetto senza che egli pensasse a chiudere la porta ad alcuno, -ciascuno si adoperava intorno al ferito. Ma tutto questo adoprarsi -sarebbe stato inutile se il richiesto dottore non si fosse ritrovato -nello stesso palazzo; egli fendè la folla, si avvicinò ad Athos sempre -svenuto, e siccome questo rumore e questo movimento lo incomodavano -gravemente, egli domandò per prima cosa, e come la più urgente, che -il moschettiere fosse trasportato in una camera vicina. Il sig. de -Tréville aprì tosto una porta mostrando la via a Porthos e ad Aramis, -che trasportarono il loro camerata sulle loro braccia. Dietro a questo -gruppo camminava il chirurgo, e dietro il chirurgo si richiuse la -porta. - -Allora il gabinetto del sig. de Tréville, questo luogo ordinariamente -tanto rispettato, divenne momentaneamente una succursale -dell'anticamera. Ciascuno discorreva, perorava, parlava ad alta voce, -giurava, sacramentava, mandava il ministro e le sue guardie a tutti i -diavoli. - -Un istante dopo, Porthos e Aramis rientrarono; il chirurgo ed il sig. -de Tréville soltanto erano rimasti presso il ferito. Finalmente il -sig. de Tréville rientrò egli pure. Il ferito aveva ripreso l'uso dei -sensi; il chirurgo dichiarava che lo stato del moschettiere non aveva -niente che potesse allarmare i suoi amici, e che la sua debolezza era -puramente e semplicemente cagionata dalla perdita del sangue. - -Quindi il sig. de Tréville fece un segno colla mano, e ciascuno -si ritirò, eccetto d'Artagnan, che non dimenticava di dovere avere -udienza, e che, colla tenacità di Guascogna, era rimasto allo stesso -punto. - -Allorquando tutti furono sortiti, e che la porta fu chiusa, il sig. -de Tréville si ritrovò solo in faccia al giovane. L'avvenimento che -era accaduto gli aveva in qualche modo fatto perdere il filo delle -sue idee. Egli s'informò dunque di ciò che voleva da lui l'ostinato -sollecitatore. D'Artagnan pronunziò allora il suo nome, ed il sig. de -Tréville riordinando ad un tratto la memoria del passato col presente, -si ritrovò al corrente della situazione. - -— Perdono, diss'egli, sorridendo, perdono, mio caro compratriota, io vi -aveva del tutto dimenticato. Che volete! un capitano non è che un padre -di famiglia sopraccaricato di una maggior responsabilità di quella dei -padri di famiglia ordinarj. I soldati sono figli grandi; ma siccome mi -sta a cuore che gli ordini del re siano eseguiti, e soprattutto quelli -del ministro... - -D'Artagnan non potè dissimulare un sorriso. Da questo sorriso il signor -de Tréville giudicò che egli non aveva a che fare con uno stupido, e -venendo direttamente al fatto, cambiando d'improvviso il discorso: - -— Io ho amato molto il vostro signor padre, disse egli. Che posso fare -io per suo figlio? fate presto, il mio tempo non è mio. - -— Signore, disse d'Artagnan, nel lasciare Tarbes e nel venire qui, io -mi proponeva di domandarvi, in rimembranza di quell'amicizia che voi -non avete perduta di mente, una casacca da moschettiere; ma dopo tutto -ciò che vedo da due ore, capisco che un tal favore sarebbe enorme, e -temo di non meritarlo. - -— Questo è un favore di fatto, o giovane, rispose il sig. de Tréville; -ma egli può non essere tanto forte in vostro riguardo quanto voi lo -credete o fate sembianza di crederlo. Tuttavia una decisione di Sua -Maestà ha preveduto questo caso, ed io vi annunzio con dispiacere -che non si riceve più alcuno nei moschettieri senza aver fatto -un'antecedente prova in qualche campagna in certe azioni singolari, o -di due anni di servizio in un reggimento meno favorito del nostro. - -D'Artagnan s'inchinò senza risponder parola. Egli si sentiva ancor più -avido d'indossare l'uniforme di moschettiere dappoichè vi erano tante -difficoltà da sormontare. - -— Ma, continuò de Tréville, fissando nel suo compatriota uno sguardo -penetrante che si sarebbe detto che egli voleva leggere fino al fondo -del suo cuore, ma, in favore di vostro padre, mio antico compagno, come -vi ho già detto, io voglio fare qualche cosa per voi, giovane. I nostri -cadetti di Bearn non sono ordinariamente ricchi, e io dubito che le -cose sieno grandemente cambiate dopo la mia partenza dalla provincia. -Voi dunque non ne dovete aver troppo, per vivere, del danaro che avete -portato con voi. - -D'Artagnan si raddrizzò con aria orgogliosa, che voleva dire che egli -non domandava la elemosina a nessuno. - -— Sta bene, giovane, sta bene, continuò de Tréville, io conosco -quell'aria; io sono venuto a Parigi con quattro scudi in saccoccia, e -mi sarei battuto con chiunque mi avesse detto che io non era abbastanza -ricco per comprare il palazzo del Louvre. - -D'Artagnan si raddrizzò sempre più: con la vendita del suo cavallo, -egli cominciava la sua carriera con quattro scudi di più che il sig. de -Tréville non aveva incominciata la sua. - -— Voi dovete dunque, diceva io, aver bisogno di conservare quello che -avete, per quanto grande ne sia la somma; ma voi dovete aver bisogno -ancora di perfezionarvi negli esercizi che convengono ad un gentiluomo. -Fin d'oggi io scriverò una lettera al direttore dell'Accademia Reale, -e cominciando da domani voi sarete ricevuto senza alcuna retribuzione. -Non rifiutate questo piccolo vantaggio. I nostri gentiluomini i -meglio nati ed i più ricchi qualche volta lo sollecitano senza poterlo -ottenere! Voi imparerete la cavallerizza, la scherma ed il ballo; voi -vi farete delle buone conoscenze, e di tempo in tempo verrete a vedermi -per dirmi a che punto siete, e se io posso fare qualche cosa per voi. - -D'Artagnan per quanto fosse estraneo ai costumi della corte, s'accorse -della freddezza di questo ricevimento. - -— Ahimè! signore, diss'egli, oggi, m'accorgo bene di qual danno mi sia -la mancanza della lettera di raccomandazione che mio padre mi aveva -data per voi. - -— Infatti, rispose il sig. de Tréville, io mi meraviglio che -voi abbiate intrapreso un così lungo viaggio senza questa scorta -necessaria, nostra sola risorsa, a noi altri Bearnesi. - -— Io l'aveva, signore, e, grazie a Dio, in buona regola, ma me l'hanno -perfidamente rubata. - -Egli raccontò tutta la scena di Méung, dipinse il gentiluomo -sconosciuto con tutti i suoi più piccoli dettagli, e il tutto con un -calore e una verità che si riconciliarono il sig. de Tréville. - -— Ecco ciò che è strano, disse quest'ultimo meditando, voi dovete aver -parlato di me ad alta voce? - -— Sì, signore, senza dubbio io ho commesso questa imprudenza; ma che -volete! un nome come il vostro doveva servirmi di scudo sulla strada. -Giudicate se io me ne sono servito per mettermi al coperto! - -L'adulazione allora era molto in moda, ed il sig. de Tréville amava -l'incenso come un re, o come un ministro; egli non potè dunque, -impedirsi dal sorridere con una visibile soddisfazione; ma questo -sorriso scomparve ben presto, e ritornando a se stesso ed all'avventura -di Méung. - -— Ditemi, continuo egli, questo gentiluomo non aveva una leggera -cicatrice sulla tempia? - -— Sì, come la fa la sfioratura di una palla. - -— Non è egli un uomo di bel portamento? - -— Sì. - -— Di alta statura? - -— Sì. - -— Pallido di colorito, e bruno di pelo? - -— Sì, sì: è lui. Come accade, signore, che voi conoscete quest'uomo? -Ah! se io lo ritrovo, e lo ritroverò, io vi giuro, fosse ancora -nell'inferno... - -— Egli aspettava una donna? continuò de Tréville. - -— Egli almeno è partito dopo avere per pochi istanti parlato con la -donna che aspettava. - -— Voi sapete qual era l'argomento della loro conversazione? - -— Egli le consegnò un pacchetto, dicendole che questo pacchetto -conteneva le istruzioni, e le raccomandava di non aprirlo che a Londra. - -— Questa donna era inglese? - -— Egli la chiamava Milady. - -— È lui, mormorò de Tréville, è lui! io lo credeva ancora a Brusselle. - -— Oh! signore: se voi sapete chi è quest'uomo, gridò d'Artagnan, -indicatemelo, ditemi chi è, dove sta, ed allora vi tengo sciolto da -tutto, anche dalla vostra promessa di farmi entrare nei moschettieri, -perchè prima d'ogni altra cosa io voglio vendicarmi. - -— Guardatevi bene, giovane! gridò de Tréville; se voi, al contrario, lo -vedete venire da una parte della strada, passate dall'altra; non andate -ad urtare contro un simile scoglio, egli vi tritolerebbe come un vetro. - -— Ciò non m'impedisce, disse d'Artagnan, che se io mai lo ritrovo... - -— Frattanto, rispose de Tréville, io vi consiglio di non cercarlo: -questo è il consiglio che posso darvi. - -Ad un tratto de Tréville si fermò colpito da un subitaneo sospetto. -Questo grand'odio che sì altamente manifestava il giovane viaggiatore -per quest'uomo, che, cosa poco verosimile, gli aveva rubata la lettera -di suo padre, quest'odio non poteva nascondere qualche perfidia? Questo -giovane non potevagli essere stato inviato dal ministro? Non poteva -egli venire per tendergli un qualche laccio! Questo preteso d'Artagnan -non poteva egli essere un qualche emissario del ministro che si cercava -di introdurre in sua casa, e che si voleva porre al di lui fianco per -sorprendere la sua confidenza, e per perderlo più tardi, come ciò era -stato praticato le mille volte? Egli guardò d'Artagnan più fissamente -ancora questa seconda volta di quello che non avesse fatta la prima. -Egli fu mediocremente rassicurato da quella fisonomia sfavillante di -spirito astuto e di umiltà affettata. - -— Io so bene che egli è Guascone, pensò egli, ma egli può esserlo tanto -per me che pel ministro. Vediamo, mettiamolo alla prova. Amico mio, -gli disse lentamente, io voglio, come al figlio del mio antico amico, -poichè ritengo vera la storia di questa lettera perduta, io voglio, -diceva, riparare alla freddezza che voi avete rimarcata nella mia -accoglienza, e scuoprirvi i segreti della nostra politica. Il re ed -il ministro sono i migliori amici, tutte le apparenti dissensioni non -sono che per ingannare gli stupidi. Io non pretendo che un compatriota, -un bel cavaliere, un bravo giovane, fatto per gli avanzamenti, sia -ingannato da tutte queste simulazioni e cada come uno stupido sul -vischio, a somiglianza di tanti altri che vi si sono perduti. Pensate -bene che io sono affezionato a questi due padroni che tutto possono, -e che giammai le mie serie dimostrazioni non avranno altro scopo che -quello del servizio del re e del ministro, uno dei più illustri genj -che la Francia abbia prodotti. Ora, giovane, regolatevi su ciò, e se -voi avete, sia per famiglia, sia per relazioni, sia per istinto ancora, -qualcuna di queste inimicizie contro il ministro, tali che noi vediamo -scoppiare nei nostri gentiluomini, ditemi addio, e lasciamoci. Io vi -ajuterò in mille circostanze, ma senza attaccarvi alla mia persona. -Io spero che la mia franchezza, in tutti i casi, vi farà diventare mio -amico, perchè voi siete qui il solo giovane a cui io abbia parlato come -faccio. - -De Tréville diceva a se stesso: - -— Se il ministro mi ha mandato questo giovine volpe, egli non avrà -certamente mancato, egli che non sa a qual punto lo esecro, di dire al -suo spione che il miglior mezzo di farmi la corte è quello di dirmi -il peggio di lui; così malgrado le mie proteste il furbo compare mi -risponderà certamente ch'egli ha in orrore il ministro. - -Accadde però altrimenti di ciò che si aspettava de Tréville; d'Artagnan -rispose colla più grande semplicità. - -— Signore, io vengo a Parigi con intenzioni del tutto uguali. Mio padre -mi ha raccomandato di non soffrire niente che dal re, dal ministro e da -voi ch'egli stima i tre primi personaggi della Francia. - -D'Artagnan aggiungeva il signor de Tréville agli altri due, come si può -ben conoscere, ma egli pensava che questa aggiunta non doveva guastar -niente. - -— Io dunque ho la più gran venerazione pel ministro, ed il più profondo -rispetto per li suoi atti. - -— Tanto meglio per me, signore, se voi mi parlate, come voi lo dite, -con franchezza, perchè allora mi farete l'onore di stimare questa -rassomiglianza di gusti; ma se voi avete avuta qualche diffidenza, -altronde ben naturale, io m'accorgo di perdermi nel dire la verità; ma -tanto peggio, voi non per questo lascerete di stimarmi, e questa è la -cosa che più d'ogni altra mi sta a cuore in questo mondo. - -Il signor de Tréville fu sorpreso all'ultimo punto. Tanta penetrazione -e tanta franchezza finalmente gli cagionavano ammirazione, ma non gli -toglievano del tutto i suoi dubbi, più questo giovane era superiore -agli altri giovani, più era da temersi s'egli si sbagliava. Non ostante -egli strinse la mano di d'Artagnan dicendogli: - -— Voi siete un onesto giovane, ma in questo momento io non posso -fare per voi che quello che or ora vi ho detto. La mia abitazione -vi sarà sempre aperta. Potendo voi chiedere di me ad ogni ora, e per -conseguenza afferrare tutte le occasioni, potrete ancora in seguito -ottenere ciò che ora desiderate. - -— Vale a dire, signore, ripreso d'Artagnan, che voi aspetterete ch'io -me ne sia reso degno? Ebbene! siate tranquillo, aggiunse egli colla -familiarità d'un Guascone, voi non aspetterete lunga pezza. - -E salutò per ritirarsi come se oramai il restante non lo riguardasse. - -— Ma aspettate dunque, disse il sig. de Tréville fermandolo: io vi ho -promesso una lettera pel direttore dell'Accademia. Sarete voi tanto -fiero da non accettarla, mio giovane gentiluomo? - -— No, signore, disse d'Artagnan, e vi garantisco che questa non -andrà come l'altra: io la custodirò tanto bene che, ve lo giuro, -essa sarà rimessa al suo indirizzo, e disgraziato colui che tentasse -d'inviolarmela! - -Il signor de Tréville sorrise a questa fanfaronata, e lasciando il -suo giovane compatriota nel vano della finestra ove si trovavano, ed -ove avevano parlato assieme, andò a sedersi ad una tavola, e si pose -a scrivere la promessa lettera di raccomandazione. In questo tempo, -d'Artagnan che non aveva niente di meglio da fare, si mise a battere -una marcia contro i cristalli, osservando i moschettieri che se ne -andavano gli uni dopo gli altri, e seguendoli collo sguardo fino a che -fossero scomparsi dai suoi occhi voltando all'angolo della strada. - -Il signore de Tréville, dopo avere scritta la lettera, la sigillò, e -alzandosi si avvicinò al giovane per consegnargliela: ma nel momento -stesso in cui d'Artagnan stendeva la mano per riceverla, il signor de -Tréville fu meravigliato di vedere il suo protetto fare un sussulto, -arrossire di collera e slanciarsi dal gabinetto gridando: - -— Ah! per tutti i diavoli! egli non mi sfuggirà questa volta. - -— E chi è questo? domandò il sig. de Tréville. - -— Lui il mio ladro! rispose d'Artagnan. Ah! traditore!. - -Ed egli disparve. - -— Che diavolo di pazzo! mormorò il sig. de Tréville. A meno che però, -questo non sia un modo furbo di schivarsi, vedendo che gli è mancato il -colpo! - - - - -CAPITOLO IV. - -LA SPALLA D'ATHOS, LA BANDOLIERA DI PORTHOS, ED IL FAZZOLETTO D'ARAMIS - - -D'Artagnan furioso aveva traversata l'anticamera in tre salti, e -slanciandosi sulla scala contava di scenderne gli scalini a quattro, a -quattro, allorchè trasportato dalla sua corsa, andò colla testa bassa -ad urtare contro un moschettiere che sortiva dal signor de Tréville per -una porta secreta, e urtandolo di faccia contro una spalla, gli fece -mandare un grido, o piuttosto un urlo. - -— Scusatemi, disse d'Artagnan tentando di riprendere la sua corsa, -scusatemi, ma ho fretta. - -Appena aveva egli disceso la prima scala, che una mano di ferro lo -prese per la sua sciarpa e lo fermò. - -— Voi avete fretta! gridò il moschettiere pallido come un lenzuolo, -sotto questo pretesto voi mi urtate, voi mi dite «scusatemi» e voi -credete che ciò basti? niente affatto, giovane mio. Credete voi, -perchè oggi avete inteso il signor de Tréville parlarci un poco -cavallerescamente, che ci si possa trattare com'egli ci parla? -Disingannatevi, compagno: voi non siete il sig. de Tréville. - -— In fede mia replicò d'Artagnan, che riconobbe Athos, che, dopo la -medicatura fatta dal chirurgo, ritornava alla sua stanza: in fede -mia non ho fatto a posta, e non avendolo fatto a posta, ho detto -«scusatemi». Mi sembra dunque che sia abbastanza. Vi ripeto però, -e questa volta forse è troppo, che in parola d'onore: ho fretta, -moltissima fretta. Lasciatemi dunque, io vi prego, e lasciatemi andare -ove ho che fare. - -— Signore, disse Athos lasciandolo, voi non siete educato. Si vede che -voi venite di lontano. - -D'Artagnan aveva già discesi alcuni scalini, ma all'osservazione di -Athos si fermò sull'atto. - -— Per bacco! signore! diss'egli per quanto io venga di lontano, non -sarete certamente voi che mi darete una lezione di educazione ve ne -prevengo. - -— Forse sì, disse Athos. - -— Ah! se io non avessi tanta fretta, gridò d'Artagnan, a se non -corressi dietro a qualcuno.... - -— Signor dalla fretta, voi mi troverete senza correre, intendete voi. - -— E dove, se vi piace? - -— Vicino ai Carmelitani-Scalzi. - -— A qual'ora? - -— Verso il mezzogiorno. - -— Verso il mezzogiorno, sta bene, vi sarò. - -— Procurate di non farmi troppo aspettare, poichè vi prevengo che a -mezzogiorno e un quarto sarò io che correrò dietro a voi, e nella corsa -vi taglierò le orecchie. - -— Buono disse d'Artagnan, vi sarò dieci minuti prima del mezzogiorno. - -— E si rimise a correre come se il diavolo lo trasportasse, sperando -di ritrovare ancora il suo sconosciuto, chè il suo passo tranquillo non -doveva averlo condotto molto lontano. - -Ma alla porta di strada Porthos parlava con un soldato di sentinella. -Fra i due parlatori vi era precisamente lo spazio per un uomo. -D'Artagnan credè che questo spazio gli fosse sufficiente, e si slanciò -per passare come una freccia fra loro due. Ma d'Artagnan aveva fatto il -suo conto senza il vento. Mentre stava per passare, il vento s'ingolfò -nel lungo mantello di Porthos, e d'Artagnan venne a dare diritto nel -mantello. Senza dubbio Porthos aveva delle ragioni per non abbandonare -questa parte essenziale del suo vestito, perchè invece di lasciare -andare il lembo che teneva, lo tirò a se, di modo che d'Artagnan, si -avvolse nel velluto per un movimento di rotazione che si spiega per la -resistenza dell'ostinato Porthos. - -D'Artagnan, sentendo giurare il moschettiere, volle sortire per -disotto al mantello che lo accecava, e cercò l'uscita fra le pieghe. -Egli soprattutto temeva di avere lesa la freschezza della magnifica -bandoliera che noi conosciamo; ma aprendo timidamente gli occhi, -si ritrovò col naso appoggiato fra le due spalle di Porthos, cioè -precisamente sulla bandoliera. Ahimè! come la maggior parte delle cose -di questo mondo, che non hanno per esso che l'apparenza, la bandoliera -era d'oro davanti, e di semplice pelle di bufalo per di dietro. Porthos -da vero gaudente com'era, non potendo avere una intera bandoliera -d'oro, ne aveva almeno la metà: si comprendeva allora la necessità del -raffreddore, e l'urgenza del mantello. - -— Cospetto! gridò Porthos, facendo tutti gli sforzi per sbarazzarsi di -d'Artagnan che gli bulicava nel dorso voi siete dunque arrabbiato per -gettarvi in tal modo sulle persone! - -— Scusatemi, disse d'Artagnan ricomparendo sotto la spalla del gigante, -ma io aveva fretta, io corro dietro un tale... - -— È forse per caso, che voi vi dimenticate degli occhi quando correte? -domandò Porthos. - -— No, rispose d'Artagnan piccato, e mercè i miei occhi, io vedo -eziandio quello che non vedono tutti gli altri. - -Porthos, comprendesse o non comprendesse, fatto sta, che si lasciò -trasportare dalla sua collera. - -— Signore, vi prevengo che voi vi farete staffilare, se strofinate in -tal guisa i moschettieri. - -— Staffilare! signore, disse d'Artagnan, la parola è dura. - -— È quella che conviene ad un uomo abituato a guardare in faccia ai -suoi nemici. - -— Ah! per bacco, lo so bene io che voi non volterete le spalle ai -vostri. - -Ed il giovane incantato della sua malizia, si allontanò ridendo a gola -piena. - -Porthos colla schiuma per la rabbia fece un movimento per precipitarsi -sopra d'Artagnan. - -— Più tardi, più tardi, gridò questi, quando voi non avrete più il -vostro mantello. - -— A un'ora adunque, dietro il Luxembourg. - -Ma nè nella strada che aveva percorsa, nè in quella che poteva -scorgere collo sguardo per intero, egli non vide alcuno. Per quando -lo sconosciuto fosse andato lentamente, aveva però sempre guadagnata -strada, o forse ancora poteva essere entrato in qualche casa. -D'Artagnan s'informò di lui da tutti quelli che incontrava; discese -fino al traghetto, rimontò per la strada della Senna, e la Croce-Rossa; -ma niente, assolutamente niente. Ciò non ostante questa corsa gli fu -profittevole in questo senso, cioè che mentre il sudore inondava la sua -fronte, il suo cuore si raffreddava. Egli si mise allora a riflettere -sugli avvenimenti ch'erano accaduti; essi erano numerosi e nefasti; -erano appena undici ore della mattina, e già la mattinata gli aveva -attirata la disgrazia del sig. Tréville, che poteva benissimo ritrovare -non molto cavalleresca la maniera con la quale lo aveva lasciato. -Inoltre, egli aveva accaparrati due buoni duelli con persone capaci -ciascuno di uccidere tre d'Artagnan; con due moschettieri infine, cioè -con due di quegli esseri ch'egli stimava tanto, e ch'egli metteva col -suo pensiero e col cuore, al di sopra di tutti gli altri uomini. - -La congiuntura era trista. Sicuro di essere ucciso da Athos, si capirà -che il giovane non s'inquietava molto di Porthos. Per tanto, siccome la -speranza è l'ultima cosa che si estingue nell'uomo, giunse a sperare -ch'egli potrebbe sopravvivere, con ferite orribili, bene inteso, a -questi due duelli, e, nel caso di sopravvivenza, egli si fece per -l'avvenire i seguenti rimproveri: - -— Che testa senza cervello, che uomo stupido, ch'io sono! questo bravo -e disgraziato Athos era ferito precisamente nella spalla contro la -quale io ho battuto la testa a guisa di un becco. La sola cosa che -mi sorprende si è che non m'abbia ucciso sull'atto: egli ne aveva il -diritto, ed il dolore che io gli ho procurato deve essere stato atroce. -In quanto a Porthos, oh! in quanto a Porthos, in fede mia, è più -curiosa. - -E suo malgrado il giovane si mise a ridere, guardando ciò nonostante se -questo riso isolato, e senza causa agli occhi di quelli che lo vedevano -ridere, non fosse stato per offendere qualcuno che passava. - -— In quanto a Porthos è più curiosa; ma io però, non per questo, sono -un meno miserabile stordito. E dove mai uno si può gettare in tal -guisa sulla gente senza neppur dirgli guardati? no! e si va a guardare -così sotto il mantello per vedervi ciò che non vi è? egli mi avrebbe -perdonato se io non gli avessi parlato di quella maledetta bandoliera, -con parole coperte, è vero, ma coperte molto bene! Ah! maledetto -Guascone ch'io sono! anderò a fare lo spiritoso nella padella da -friggere. Andiamo, d'Artagnan, amico mio, continuò egli parlando a se -stesso con tutta l'amenità che credeva doversi, se tu la scappi, cosa -che è poco probabile, bisognerà in avvenire essere di una gentilezza -perfetta. D'ora innanzi bisognerà che ti ammirino, che ti citino come -un modello. L'essere previdente e gentile non è viltà. Guarda piuttosto -Aramis: è la dolcezza e la grazia in persona. Ebbene! si è mai pensato -nessuno di dire che Aramis è un vile? no, certamente, e d'ora innanzi -io voglio modellarmi su di lui. Ah! eccolo precisamente. - -D'Artagnan camminando, e parlando da solo, era giunto a pochi passi -del palazzo d'Aiguillon, e davanti a questo palazzo egli aveva veduto -Aramis parlare allegramente con tre gentiluomini della guardia del -re. Dal suo canto, Aramis aveva veduto d'Artagnan, ma siccome egli non -dimenticava che era stato davanti a questo giovane, che il signore de -Tréville si era lasciato trasportare nella mattina, e che un testimonio -dei rimproveri che i moschettieri avevano ricevuto non gli era in -alcun modo aggradevole, fece sembiante di non vederlo. D'Artagnan, -al contrario, tutto intento ai suoi piani di riconciliazione e di -cortesia, si avvicinò ai quattro giovani facendo loro un gran saluto -accompagnato dal più grazioso sorriso. Aramis inchinò leggermente la -testa, ma non sorrise affatto. Tutti e quattro, del resto, interruppero -nel medesimo istante la loro conversazione. - -D'Artagnan non era così stupido da non accorgersi ch'egli v'era di -troppo; ma egli non era ancora assuefatto ai costumi del bel mondo -per sapersi togliere con disinvoltura da una falsa posizione, come -in generale è quella di un uomo che è venuto a mischiarsi con gente -ch'egli conosce appena, e in una conversazione che non gli riguarda. -Egli cercava in se stesso un mezzo di fare la sua ritirata il meno -goffamente che era possibile, allorchè rimarcò che Aramis aveva -lasciato cadere il suo fazzoletto, e per una inavvertenza senza -dubbio, vi aveva messo sopra il piede; il momento gli parve giunto -di riparare alla sua posizione; egli si abbassò, e coll'aria la più -graziosa che potè ritrovare, tirò il fazzoletto dal disotto del piede -del moschettiere, per quanto questi facesse sforzo per ritenerlo, e gli -disse nel consegnarlo: - -— Io credo, signore, che questo sia un fazzoletto che avreste -dispiacere a perderlo. - -Il fazzoletto era in fatti riccamente orlato, e portava una corona -ed uno stemma in un angolo. Aramis arrossì eccessivamente e strappò -piuttosto che prese il fazzoletto dalle mani del Guascone. - -— Ah! ah! gridò una delle guardie; dirai tu ancora, secreto Aramis, -che tu non sei nel favore della signora di Bois-Tracy, quando questa -graziosa dama ha la gentilezza di prestarti i suoi fazzoletti? - -Aramis lanciò a d'Artagnan uno di quegli sguardi che fanno comprendere -ad un uomo che egli si è acquistato un nemico mortale; quindi -riprendendo il suo tuono affabile: - -— Voi vi sbagliate, signori, diss'egli, questo fazzoletto non è mio, -e non so perchè il signore ha avuto a fantasia di rimetterlo a me -piuttosto che a uno di voi, e per prova di ciò che io lo dico, ecco il -mio nella mia saccoccia. - -A queste parole, egli cavò il proprio suo fazzoletto molto elegante -e di fina battista, quantunque fosse molto costosa in quell'epoca, ma -fazzoletto senza ricami, senza arme, e ornato di una sola cifra; quella -del suo proprietario. - -Questa volta d'Artagnan non disse parola, egli aveva riconosciuta la -sua goffaggine. Ma gli amici d'Aramis non si lasciarono convincere dal -suo negare; e uno di essi indirizzandosi al giovane moschettiere con -una serietà affettata: - -— Se la cosa è così, diss'egli, come tu pretendi, io sarò sforzato, mio -caro Aramis, di domandartelo, perchè, come tu sai, Bois-Tracy è uno dei -miei intimi, ed io non voglio che nessuno abbia a farsi un trofeo cogli -effetti di sua moglie. - -— Tu domandi ciò male, rispose Aramis, e mentre riconosco la giustizia -della reclamazione in quanto al fondo, io la rifiuterò in quanto alla -forma. - -— Il fatto è, azzardò timidamente d'Artagnan, che io non ho veduto -sortire il fazzoletto dalla tasca del signor Aramis. Egli vi aveva il -piede sopra, ecco tutto; ed ho pensato che avendovi il piede sopra, il -fazzoletto fosse suo. - -— E voi vi siete sbagliato, mio caro signore, rispose freddamente -Aramis, poco sensibile alla riparazione. - -Poi, volgendosi verso quella guardia che si era dichiarata l'amico di -Bois-Tracy: - -— D'altronde, continuò egli, io rifletto, mio caro intimo di -Bois-Tracy, che io sono suo non meno tenero amico di quello che puoi -esserlo tu stesso, di modo che a tutto rigore questo fazzoletto può -essere egualmente sortito dalla tua saccoccia che dalla mia. - -— No, sul mio onore, gridò la guardia di Sua Maestà. - -— Tu hai giurato sul tuo onore, ed io sulla mia parola, ed allora vi -sarà evidentemente uno di noi due che mentirà. Prendi, facciamo meglio, -Montaran, prendiamone ciascuno una metà. - -— Del fazzoletto? - -— Sì. - -— Perfettamente, gridarono le altre due guardie, il giudizio del re -Salomone. Decisamente, Aramis, tu sei pieno di saggezza. - -I due giovani scoppiarono dalle risa e, come si crederà bene, -l'affare non potè avere nessuna conseguenza. In capo ad un istante -la conversazione cessò, e le tre guardie ed il moschettiere, dopo di -essersi cordialmente stretta la mano, voltarono; le tre guardie da una -parte, e Aramis dall'altra: - -— Ecco il momento di fare la mia pace con questo galantuomo, sì -disse a se stesso d'Artagnan, che si era tenuto in disparte durante -l'ultima parte di questa conversazione; e, con questo buon sentimento -ravvicinandosi ad Aramis che si allontanava senza fare attenzione a -lui: - -— Signore, gli disse, io spero, che voi mi scuserete. - -— Ah! signore, interruppe Aramis, permettetemi di farvi osservare che -in questa circostanza voi non avete mai agito come doveva farlo un uomo -galante. - -— Che! signore, voi supponete... - -— Io suppongo, signore, che voi non siete un imbecille, e che voi -sapete bene, quantunque veniate dalla Guascogna, che non si tiene un -piede sopra un fazzoletto da tasca senza il suo perchè. Che diavolo! -Parigi non è già selciato di battista. - -— Signore, voi avete torto di cercare di umiliarmi, disse d'Artagnan, -in cui il naturale litigioso cominciava a parlare più alto che le -risoluzioni pacifiche. Io sono di Guascogna è vero, e, poichè voi -lo sapete, io non avrò bisogno di dirvi che i Guasconi sono un poco -rozzi, dimodochè quando si sono scusati una volta fosse ancora di una -sciocchezza, essi sono convinti che hanno già fatto la metà di più di -quello che non dovevano. - -— Signore, ciò che vi ho detto, rispose Aramis, non è per muovervi -contesa. Grazie a Dio! io non sono uno spadaccino, e non essendo -moschettiere che provvisoriamente, io non mi batto che allora quando vi -son costretto, e sempre ancora con una gran ripugnanza. Ma questa volta -l'affare è grave, perchè ecco qui una donna compromessa per cagione -vostra. - -— Per causa vostra, dovete dire! gridò d'Artagnan. - -— Perchè avete voi avuto la goffaggine di rendermi questo fazzoletto? - -— Perchè avete avuto voi quella di lasciarlo cadere? - -— Io l'ho detto, e lo ripeto, questo fazzoletto non è sortito dalla mia -tasca. - -— Ebbene! voi avete mentito due volte, signore! perchè io ve l'ho -veduto sortire. - -— Ah! voi la prendete su questo tuono, signor Guascone? ebbene io vi -insegnerò a vivere! - -— Ed io vi rimanderò alla vostra abbazia, signore abate! degnatevi, se -vi piace, e sull'istante. - -— No; se vi piace, mio bello amico, no qui almeno: Non vedete voi -che noi siamo dirimpetto al palazzo d'Aiguillon, il quale è pieno di -creature del ministro? chi mi dice che non sia il ministro che vi ha -incaricato di procurargli la mia testa? ora io ho un ridicolo trasporto -per la mia testa, atteso che mi sembra ch'ella sia adattatissima alle -mie spalle. Io voglio dunque uccidervi, siate tranquillo, ma uccidervi -dolcemente, in un luogo chiuso e coperto, là ove voi non possiate -vantarvi con alcuno della vostra morte. - -— Io mi vi adatto, ma non vi fidate troppo, e portate con voi il -vostro fazzoletto, che vi appartenga o no; forse avrete l'occasione di -servirvene. - -— Il signore è Guascone? domandò Aramis. - -— Sì, ma il signore non mi fissa l'appuntamento per prudenza. - -— La prudenza, signore, è una virtù molto inutile al moschettiere, -ma indispensabile nelle altre condizioni, e siccome io non sono -moschettiere che provvisoriamente, ho cura di rimanere prudente. A due -ore io avrò l'onore di aspettarvi al palazzo del sig. de Tréville. - -— Là io v'indicherò il luogo opportuno. - -I due giovani si salutarono, quindi Aramis si allontanò risalendo la -strada che conduceva al Luxembourg, nel mentre che d'Artagnan, vedendo -che l'ora si avanzava, prendeva la strada dei Carmelitani-Scalzi -dicendo fra se stesso: - -— Decisamente io non ne posso uscire, ma almeno se io sarò ucciso, lo -sarò da un moschettiere. - - - - -CAPITOLO V. - -I MOSCHETTIERI DEL RE, E LE GUARDIE DEL MINISTRO - - -D'Artagnan non conosceva nessuno a Parigi. Egli andò dunque -all'appuntamento d'Athos senza condur seco un padrino, risoluto di -contentarsi di quello che avrebbe scelto il suo avversario. D'altronde -la sua intenzione era formale di fare cioè al bravo moschettiere tutte -le scuse convenienti ma senza debolezza, temendo che resultasse da -questo duello ciò che resulta sempre dispiacente in un affare di questo -genere, quando un uomo giovane, e vigoroso si batte con un avversario -ferito e debole: vinto, egli raddoppia il trionfo del suo antagonista; -vincitore, è accusato di prevaricamento e di facile audacia. - -Del resto, o noi abbiamo male esposto il carattere del nostro cercatore -di avventure o il nostro lettore ha già dovuto rimarcare che d'Artagnan -non era un uomo ordinario. Così, mentre ripeteva a se stesso che -la sua morte era inevitabile, egli non si rassegnava punto a morire -dolcemente, come un altro, meno coraggioso e meno moderato di lui, -avrebbe fatto nel suo posto. Egli rifletteva ai diversi caratteri di -quelli coi quali doveva battersi, e cominciò a veder più chiaro nella -sua situazione. Egli sperava, mercè le scuse leali che si riserbava, -di farsi un amico in Athos, la di cui aria di gran signore, e la -fisonomia austera gli erano molto aggradite. Si lusingava di far paura -a Porthos coll'avventura della bandoliera, che poteva, se non era -ucciso sull'atto raccontare a tutti, racconto che, spinto destramente -all'effetto, doveva coprire Porthos di ridicolo; finalmente in quanto -al circospetto Aramis, non aveva una gran paura, e, supponendo che egli -potesse giungere fino a lui, s'incaricava di spedirlo bene e meglio, o -almeno di ferirlo sul viso, come Cesare aveva raccomandato di fare ai -soldati di Pompeo, di guastare cioè per sempre quella bellezza di cui -andavano superbi. - -In seguito, vi era in d'Artagnan quel fondo irremovibile di risoluzione -che avevan deposto nel suo cuore i consigli di suo padre, consigli, -la di cui sostanza era: non tollerare niente da nessuno fuorchè dal -re, dal ministro e dal sig. de Tréville. Egli volò dunque piuttostochè -camminò verso il convento dei Carmelitani Scalzi o meglio _Deschaux_, -come si dicevano in quell'epoca, specie di fabbricato senza finestre, -circondato da prati aridi, succorsale del Prato dei Chierici, e che -serviva d'ordinario agli incontri delle persone che non avevano tempo -da perdere. - -Allorchè d'Artagnan giunse in vista del piccolo terreno vago, che si -estendeva ai piedi di questo monastero, Athos lo aspettava da cinque -minuti soltanto, e mezzogiorno suonava. Egli dunque era puntuale come -la Samaritana, ed il più rigoroso esigente in rapporto ai duelli non -poteva avere niente da dire. - -Athos, che soffriva sempre crudelmente della sua ferita, quantunque -fosse stata medicata di nuovo dal chirurgo del sig. de Tréville, si -era assiso sopra una riva, e aspettava il suo avversario con quel -contegno pacifico, e quell'aria dignitosa che non l'abbandonavano -mai. All'aspetto di d'Artagnan, egli si alzò, e fece gentilmente -qualche passo incontro a lui. Questi, dal suo canto si presentò al suo -avversario con il cappello in mano e la sua piuma trascinante fino a -terra. - -— Signore, disse Athos, io ho fatto prevenire due dei miei amici che mi -serviranno da testimonj, ma questi due amici non sono ancora giunti. Io -mi meraviglio ch'essi ritardino: questa non è la loro abitudine. - -— Io non ho testimonj, signore, disse d'Artagnan, perchè, giunto da -jeri soltanto a Parigi, non vi conosco altri che il sig. de Tréville, -al quale sono stato raccomandato da mio padre, che ha l'onore di essere -qualche poco fra i suoi amici. - -Athos riflettè un istante. - -— Voi non conoscete che il sig. de Tréville? domandò egli. - -— Sì, signore, non conosco che lui. - -— Ma; continuò Athos, parlando metà a se stesso e metà a d'Artagnan, ma -se io vi uccido avrò l'aria di essere un mangiatore di ragazzi! - -— Non troppo, signore, rispose d'Artagnan con un saluto che non era -privo di dignità; non troppo, poichè mi fate l'onore di cavare la spada -contro di me con una ferita di cui dovete essere molto incomodato. - -— Incomodato moltissimo, sulla mia parola, e voi mi avete fatto un male -del diavolo, io debbo dirlo; ma io adoprerò la mano sinistra, è la mia -abitudine in simili circostanze. Non crediate dunque che io vi faccia -una grazia, io mi batto egualmente con entrambe le mani, anzi voi -avrete lo svantaggio: un mancino è sempre incomodo a quelli che non ne -sono prevenuti. Mi dispiace dunque di non avervi fatto parte prima di -questa circostanza. - -— Voi veramente siete, signore, disse d'Artagnan inchinandosi di nuovo, -di una cortesia di cui io vi sono al più alto grado riconoscente. - -— Voi mi confondete, rispose Athos con la sua aria da gentiluomo; -parliamo dunque di altra cosa, io vi prego a meno che ciò non vi -dispiaccia. Ah! per bacco, quanto mi avete fatto male! la spalla mi -brucia. - -— Se voi vorreste permettermi... disse d'Artagnan con timidezza. - -— Che cosa, signore? - -— Io ho un balsamo miracoloso per le ferite, un balsamo che mi è stato -dato da mia madre, e del quale io stesso ho fatto la prova. - -— Ebbene? - -— Ebbene, io sono sicuro che in meno di tre giorni questo balsamo vi -guarirà; e in capo a tre giorni, quando voi sarete guarito, ebbene! -signore, avrò sempre per un grande onore di essere il vostro uomo. - -D'Artagnan disse queste parole con una semplicità che faceva onore alla -sua cortesia, senza offendere menomamente il suo coraggio. - -— Per bacco! signore, disse Athos, ecco una proposizione che mi piace; -non che io l'accetti, ma essa sa di gentiluomo da una lega. Era in -tal modo che parlavano e facevano i prodi del tempo di Carlomagno, sui -quali ogni cavaliere dovrebbe cercare di modellarsi. Disgraziatamente -non siamo più ai tempi del grande imperatore, noi siamo ai tempi di -un ministro, e di qui a tre giorni si saprebbe, per quanto fosse ben -custodito il segreto, si saprebbe, diceva, che noi dobbiamo batterci, -e si opporrebbero al nostro combattimento. Ma che questi signori non -vengono dunque? - -— Se voi avete fretta, signore, disse d'Artagnan ad Athos colla stesso -semplicità che un momento prima gli aveva proposto di differire il -duello a tre giorni, se voi avete fretta, che vi piaccia di spedirmi -subito, voi non vi prendete pena, io ve ne prego. - -— Ecco un'altra proposizione che mi piace, disse Athos, facendo un -grazioso segno di testa a d'Artagnan, questa non è da uomo senza -cervello, è un colpo sicuro di un uomo di coraggio. Signore, io amo -la gente della vostra tempra, e io credo che se noi non ci ammazziamo -l'uno con l'altro, ritroverò più tardi un vero piacere nella vostra -conversazione. Aspettiamo questi signori, io vi prego, io ho tutto il -tempo, e ciò sarà più in regola. Ah! eccone qui uno, io credo. - -Infatti all'estremità della strada Faugirard cominciava a comparire il -gigantesco Porthos. - -— Che! gridò d'Artagnan, il vostro primo testimonio è il sig. Porthos? - -— Si; vi dispiacerebbe forse? - -— No, menomamente. - -— Ecco il secondo. - -D'Artagnan si voltò dalla parte indicata da Athos, e riconobbe Aramis. - -— Che! gridò egli con un accento ora più maraviglioso della prima -volta, il vostro secondo testimonio è il sig. Aramis? - -— Senza dubbio, non sapete voi che giammai ci si vede l'uno senza -l'altro, e che ci chiamano nei moschettieri, nelle guardie, alla corte -e in città, Athos, e Porthos, e Aramis, o i tre inseparabili? dopo ciò, -siccome voi giungete da Dax o da Pau... - -— Da Tarbes, disse d'Artagnan. - -— Vi è permesso d'ignorare questo dettaglio, disse Athos. - -— In fede mia, riprese d'Artagnan, voi siete ben chiamati, signori, e -la mia avventura, se ella farà qualche rumore, proverà almeno che la -vostra unione non è fondata sui contrasti. - -In questo mentre, Porthos si era avvicinato, aveva salutato con la mano -Athos; quindi, voltandosi verso d'Artagnan, era rimasto meravigliato. - -Diciamolo di passaggio, egli aveva cambiata la bandoliera e lasciato il -suo mantello. - -— Ah! ah! fece egli, che cosa è questo? - -— È con il signore che io mi batto? disse Athos mostrando con la mano -d'Artagnan, e salutandolo con lo stesso gesto. - -— È con lui che io pure mi batto? disse Porthos. - -— Ma a un'ora soltanto, rispose d'Artagnan. - -— Ed io pure mi batto col signore, disse Aramis, avvicinandosi -anch'egli sul terreno. - -— Ma soltanto a due ore, disse d'Artagnan con la medesima calma. - -— Ma a proposito di che ti batti tu Athos? domandò Aramis. - -— In fede mia non lo so molto bene, egli mi ha fatto male alla spalla; -e tu Porthos? - -— In fede mia, io mi batto perchè mi batto, rispose Porthos arrossendo. - -Athos che non perdeva niente, vide passare un fino sorriso sulle labbra -del Guascone. - -— Noi abbiamo avuto una piccola discussione sulla toletta, disse il -giovane. - -— E tu Aramis? domandò Athos. - -— Io mi batto per un punto di filosofia, riprese Aramis, facendo un -segno a d'Artagnan col quale lo pregava di tenere segreta la causa del -suo duello. - -Athos vide passare un secondo sorriso sulle labbra d'Artagnan. - -— Veramente disse Athos. - -— Sì, sopra una sentenza di Platone, sulla spiegazione della quale non -ci siamo d'accordo, disse il Guascone. - -— Decisamente egli è un uomo di spirito, mormorò Athos. - -— Ed ora che voi siete riuniti, signori, disse d'Artagnan, permettetemi -di farvi le mie scuse. - -Alla parola _scuse_, una nube passò sulla fronte d'Athos, un sorriso -altero sfiorò sulla labbra di Porthos, e un segno negativo fu la -risposta d'Aramis. - -— Voi non mi capite, signori, disse d'Artagnan rialzando la sua testa, -sulla quale cadeva in quel momento un raggio di sole che ne indorava -le linee fine ed ardite; io vi domando scusa nel caso che io non -potessi soddisfare il mio debito con tutti e tre; poichè il sig. Athos -ha il diritto di ammazzarmi per il primo, cosa che toglie molto del -suo valore al vostro credito, sig. Porthos e che rende quasi nullo il -vostro, sig. Aramis. Ed ora, signori, io ve lo ripeto, scusatemi, ma -soltanto di questo, e in guardia! - -A queste parole, e col gesto il più cavalleresco che si potesse vedere, -d'Artagnan sfoderò la spada. - -Il sangue era salito alla testa di d'Artagnan, e in quel momento -avrebbe cavata la spada contro tutti i moschettieri del regno, come ora -lo faceva contro Athos, Porthos e Aramis. - -Era mezzogiorno e un quarto. Il sole era al suo zenit, e la posizione -scelta per essere il teatro del duello si ritrovava esposta a tutto il -suo ardore. - -— Fa molto caldo, disse Athos, cavando anch'egli la sua spada, e pure -non mi saprei levare il sajo, perchè, anche poco fa ho sentito che la -mia ferita mandava sangue, e temerei d'incomodare il signore facendogli -vedere del sangue che non fosse cavato da lui. - -— È vero, signore, disse d'Artagnan; è cavato da un altro o è cavato da -me: io vi assicuro che vedrò sempre con gran dispiacere il sangue di un -così bravo gentiluomo; io mi batterò dunque col sajo come voi. - -— Andiamo, andiamo, disse Porthos, non fate tanti complimenti, e -pensate che noi aspettiamo la nostra volta. - -— Parlate per voi solo, Porthos, quando volete dire simili -incongruenze, interruppe Aramis. In quanto a me, io ritengo le cose che -questi signori si dicono per molto ben dette, e affatto degne di due -gentiluomini. - -— Quando volete, signore, disse Athos mettendosi in guardia. - -— Aspettava i vostri ordini, disse d'Artagnan incrociando il ferro. - -Ma le due spadazze erano appena incrociate, che una squadra di guardie -del ministro, comandata dal sig. de Jussac, si mostrò all'angolo del -convento. - -— Le guardie del ministro! gridarono ad un tempo Porthos e Aramis. La -spada nel fodero, signori! la spada nel fodero! - -Ma era troppo tardi; i due combattenti erano stati veduti in una -posizione che non permetteva di dubitare delle loro intenzioni. - -— Olà! gridò Jussac avanzandosi verso di loro e facendo segno ai suoi -uomini di fare altrettanto; olà! moschettieri? e degli editti, che -facciamo? - -— Le signore guardie sono molto generose, disse Athos pieno di rancore, -perchè Jussac era stato uno degli aggressori dell'antivigilia. Se noi -vi vedessimo battere, io vi garantisco che noi ci guarderessimo bene -dall'impedirvelo. Lasciateci dunque fare, e voi ci avrete piacere senza -prendervi incomodo. - -— Signore, disse Jussac, è con gran dispiacere che io vi dichiaro -che la cosa è impossibile. Il nostro dovere prima di tutto: rimettete -dunque le vostre armi, e seguiteci. - -— Signore, disse Aramis, parodiando Jussac, sarebbe con grandissimo -piacere che noi obbediremmo al vostro grazioso invito, se ciò -dipendesse da noi; ma disgraziatamente la cosa è impossibile; il signor -de Tréville lo ha a noi proibito. Continuate dunque la vostra strada, -che è ciò che voi potete fare di meglio. - -Questa celia esasperò Jussac. - -— Noi dunque vi caricheremo, diss'egli; se voi disobbedite. - -— Essi sono cinque, disse Athos a mezza voce, e noi non siamo che tre; -noi saremo anche una volta battuti, e ci abbisognerà morire qui poichè -io dichiaro, che io non tornerò a ricomparire davanti al mio capitano -dopo essere stato vinto. - -Questo solo momento bastò a d'Artagnan per prendere il suo partito: era -questo uno di quegli avvenimenti che decidono della vita di un uomo, -era una scelta da farsi fra il re ed il ministro, e fatta la scelta -bisognava perseverare. Battersi, voleva dire disobbedire alla legge, -voleva dire arrischiare la sua testa, voleva dire diventare ad un sol -tratto il nemico di un ministro più potente del re stesso, ecco ciò -che travide il giovine, e diciamolo a sua gloria, egli non esitò un -secondo. Voltandosi adunque verso Athos ed i suoi amici: - -— Signori diss'egli, io aggiungerò, se il permettete qualche cosa alle -vostre parole. Voi avete detto che non siete che in tre, ma mi sembra -che noi siamo in quattro. - -— Ma voi non siete dei nostri, disse Porthos. - -— È vero rispose d'Artagnan, io non ho l'abito, ma ho l'anima. Il mio -cuore è di moschettiere, lo sento bene, signore, e questo mi guida. - -— Allontanatevi, giovane, gridò Jussac, che senza dubbio dai gesti -e dalla espressione del suo viso aveva indovinato il disegno di -d'Artagnan. Voi potete ritirarvi, noi vi acconsentiamo, salvate la -vostra pelle, e andate presto. - -D'Artagnan non si mosse. - -— Decisamente voi siete un bravo giovane, disse Athos, stringendo la -mano a d'Artagnan. - -— Andiamo, andiamo, prendiamo un partito, riprese Jussac. - -— Vediamo, dissero Porthos e Aramis, facciamo qualche cosa. - -— Il signore è pieno di generosità, disse Athos. - -Ma tutti e tre pensavano alla gioventù di d'Artagnan, e temevano la sua -inesperienza. - -— Noi non saremmo che tre, e fra questi un ferito, più un ragazzo, -riprese Athos, e ciò nonostante si dirà che noi eravamo quattro uomini. - -— Sì, ma rinculare! disse Porthos. - -— È difficile, riprese Athos. - -— È impossibile, disse Aramis. - -D'Artagnan comprese la loro irresoluzione. - -— Signori, provatemi pure, disse egli, ed io vi giuro sul mio onore, -che non voglio muovermi di qui se noi siamo vinti. - -— Come vi chiamano, mio bravo? disse Athos. - -— D'Artagnan, signore. - -Ebbene! Athos, Porthos, Aramis e d'Artagnan, in avanti! gridò Athos. - -— Ebbene! vediamo, signori, vi decidete voi, a battervi? gridò per la -terza volta Jussac. - -— È fatto, signori, disse Athos. - -— E qual partito prendete? domandò Jussac. - -— Noi avremo l'onore di darvi la carica, rispose Aramis alzando con una -mano il suo cappello e cavando con l'altra la spada. - -— E voi volete resistere? gridò Jussac. - -— Per bacco! ciò vi fa meraviglia. - -E i nove combattenti si precipitarono gli uni sugli altri con una -furia, che non escludeva una certa tattica. Athos prese un certo -Cabusac favorito del ministro; Porthos ebbe Biscarrat, e Aramis si vide -in faccia due avversarj. - -In quanto a d'Artagnan, egli si trovò lanciato contro lo stesso Jussac. - -Il cuore del giovane guascone gli batteva in un modo da rompergli -il petto, non già di paura, grazie a Dio, egli non ne aveva neppur -l'ombra, ma di emulazione; egli si batteva come una tigre in furore, -girando dieci volte intorno al suo avversario, e cambiando venti volte -le sue guardie ed il suo terreno. Jussac era, come si diceva allora, -ingordo di lama ed aveva molta pratica; ciò non ostante aveva tutta la -pena del mondo a difendersi contro un avversario agile e svelto, che -si scartava ad ogni momento dalle regole ricevute, attaccando da tutte -le parti ad un tempo, e con tutto ciò difendendosi e riparando i colpi -come un uomo che porta un gran rispetto alla sua epidermide. Finalmente -questa lotta finì col far perdere la pazienza a Jussac. Furioso di -esser tenuto in scacco da colui che aveva guardato come un ragazzo, -egli si riscaldò e cominciò a far degli sbagli. D'Artagnan, che in -mancanza di pratica aveva una profonda teoria, raddoppiò di agilità. -Jussac, volendo finirla portò un colpo terribile al suo avversario -fendendo al fondo; ma questi parò di prima, e mentre che Jussac si -rialzava, e strisciando come un serpente sul suo ferro, gli passò la -sua spada attraverso al corpo. Jussac cadde come un masso. - -D'Artagnan gettò allora un colpo d'occhio inquieto e rapido sul campo -di battaglia. - -Aramis aveva già ucciso uno dei suoi avversari, ma l'altro lo stringava -d'appresso. Però Aramis era in buona situazione e poteva ancora -difendersi. - -Biscarrat e Porthos si erano dati dei colpi forati. Porthos aveva -ricevuto un colpo di spada attraverso il braccio e Biscarrat uno -attraverso la coscia. Ma siccome nè l'una nè l'altra di queste ferite -erano gravi, non facevano che battersi con maggiore accanimento. - -Athos, ferito di nuovo da Cabusac impallidiva a vista d'occhio, ma non -rinculava di un piede; egli aveva soltanto cambiata la mano alla spada -e si batteva con la sinistra. - -D'Artagnan secondo le leggi del duello di quell'epoca, poteva -soccorrere qualcuno; e mentre cercava con lo sguardo quale dei suoi -compagni aveva più bisogno del suo ajuto egli si accorse di un colpo -d'occhio di Athos. Questo colpo d'occhio era di una sublime eloquenza. -Athos sarebbe morto piuttosto che domandar soccorso; ma egli poteva -guardare, e con lo sguardo domandava un appoggio. D'Artagnan lo -indovinò, fece uno sbalzo terribile, e piombò sul fianco di Cabusac, -gridando. - -— A me, signora guardia, io vi uccido! Cabusac si voltò ed era tempo. -Athos, che si sosteneva solo per il suo gran coraggio, cadde sopra un -ginocchio. - -— Per bacco! gridò egli a d'Artagnan, non lo ammazzate, giovane io ve -ne prego: ho un vecchio affare da finire con lui, quando sarò guarito -e starò bene. Disarmatelo soltanto; legategli la spada. Così. Bene! -benissimo! - -Questa esclamazione era strappata ad Athos dalla spada di Cabusac che -saltava venti passi da lui lontana. D'Artagnan e Cabusac si slanciarono -assieme, l'uno per riprenderla, l'altro per impadronirsene; ma -d'Artagnan più svelto arrivò il primo, e vi mise un piede sopra. - -Cabusac corse a quella guardia ch'era stata uccisa da Aramis, -s'impadronì della sua spadaccia, e volle ritornare sopra d'Artagnan; ma -sul suo cammino si incontrò in Athos che durante la pausa d'un istante, -che gli aveva accordata d'Artagnan, aveva ripreso lena e che, per -timore che d'Artagnan gli uccidesse il suo nemico, voleva ricominciare -il combattimento. - -D'Artagnan capì che sarebbe stato un disgustarsi Athos non lo lasciando -fare. In fatti, qualche secondo dopo, Cabusac cadde colla gola -trapassata da un colpo di spada. - -Nel medesimo istante Aramis appoggiava la sua spada contro il petto del -suo avversario rovesciato, per costringerlo a domandare mercede. - -Restavano Porthos e Biscarrat. Porthos battendosi faceva mille -fanfaronate, domandando a Biscarrat che ora poteva essere, e gli faceva -i suoi complimenti sulla compagnia che aveva ottenuta suo fratello -nel reggimento Navarra: ma sempre sforzando non guadagnava niente. -Biscarrat, era uno di quegli uomini di ferro che non cadono se non che -morti. - -Ciò non pertanto bisognava finirla. Poteva sopraggiungere una ronda -e prendere tutti i combattenti feriti e non feriti, realisti e -ministeriali. Athos, Aramis e d'Artagnan, circondarono Biscarrat, e gli -intimarono d'arrendersi. Quantunque solo contro tutti, e con un colpo -di spada che gli traversava una coscia, Biscarrat voleva far fronte: ma -Jussac che si era alzato sul gomito gli gridò d'arrendersi. Biscarrat -era un Guascone come d'Artagnan, egli fece il sordo e si contentò di -ridere, e fra due parate trovare il tempo di fare un segno per terra -colla punta della sua spada: - -— Qui, diss'egli, qui morrà Biscarrat, solo di quelli che sono con lui. - -— Ma essi sono quattro contro di te: finiscila, io te l'ordino. - -— Ah! se tu lo ordini, allora è un'altra cosa, disse Biscarrat, siccome -tu sei il mio brigadiere, io debbo obbedire. - -E facendo un salto in addietro, spezzò la spada contro il suo -ginocchio, e per non renderla, ne gettò i pezzi per disopra al muro -del convento, ed incrocio le sue braccia fischiando una canzone -ministeriale. - -La bravura è sempre rispettata anche fra nemici: i moschettieri -salutarono Biscarrat colle loro spade, e le rimisero nel fodero. -D'Artagnan fece altrettanto, quindi aiutato da Biscarrat, il solo che -fosse rimasto in piedi, portò sotto il portico del convento Jussac, -Cabusac e quello fra gli avversari d'Aramis che non era che ferito. -Il quarto, come lo abbiamo detto, era morto. Quindi suonarono la -campanella, e portando seco quattro spade su cinque, s'incamminarono -ebbri di gioia verso il palazzo del sig. de Tréville. - -Si vedevano intrecciati, occupare tutta la larghezza della strada, -chiamando ciascun moschettiere che incontravano, di modo che alla -fine divenne una marcia trionfale. Il cuore di d'Artagnan nuotava -nell'ebbrezza; egli camminava fra Athos e Porthos stringendoli -teneramente. - -— Se io non sono ancora un moschettiere, diss'egli ai suoi nuovi amici -oltrepassando la porta del palazzo del sig. de Tréville, almeno eccomi -ricevuto come alunno, non è vero? - - - - -CAPITOLO VI. - -SUA MAESTÀ IL RE LUIGI DECIMOTERZO - - -L'affare fece un gran rumore; il sig. de Tréville sgridò molto ad -alta voce i suoi moschettieri, ma si congratulò con loro sotto voce, -e siccome non vi era tempo da perdere per prevenire il re, il sig. de -Tréville si sollecitò di andare al Louvre. Era già troppo tardi, il re -era racchiuso col ministro, e fu detto al sig. de Tréville, che il re -era occupato e non poteva ricevere in quel momento. La sera il signor -de Tréville, venne al giuoco del re. Il re guadagnava, e siccome Sua -Maestà era molto avara, così era di un eccellente umore, e scoperse di -lontano il sig. de Tréville. - -— Venite qui sig. capitano, diss'egli, venite che io vi sgridi; sapete -voi che il ministro è venuto da me a farmi delle lagnanze sui vostri -moschettieri? e ciò con una tale emozione che questa sera il ministro -è malato: e che! ma sono diavoli a quattro, gente da forca i vostri -moschettieri! - -— No, sire, rispose de Tréville, che vide al primo colpo come la cosa -andava a piegare, no, tutto al contrario, essi sono buone creature, -docili come gli agnelli, e che non hanno altro desiderio, io me ne -faccio garante, che quello di non cavare la spada dal fodero, che pel -servizio di Vostra Maestà. Ma che volete? le guardie del ministro sono -senza posa a muover loro lite, e anche per l'onore del corpo, quei -poveri giovani sono costretti a difendersi. - -Ascoltate il sig. de Tréville! disse il re, ascoltatelo! Non si direbbe -che egli parla di una comunità di frati? In verità, mio capitano, ho -volontà di togliervi il vostro brevetto e di darlo a madamigella de -Chemerault, alla quale ho promesso un abbazia. Ma non crediate già -che io voglia credere così alla vostra parola. Mi si chiama Luigi il -Giusto, sig. de Tréville, e or ora noi lo vedremo. - -— Ah! è perchè mi fido a questa giustizia, sire, che io aspetterò -pazientemente e tranquillamente il comodo di Vostra Maestà. - -— Aspettate dunque, signore, aspettate dunque, disse il re, io non mi -farò attendere lungamente. - -Infatti, la sorte si cambiava, e siccome il re cominciava a perdere -quello che aveva vinto, non era dispiacente di ritrovare un pretesto -per fare, che ci si passi l'espressione da giuocatore di cui, noi lo -confessiamo, non conosciamo l'origine, per fare Carlomagno. Il re si -alzò dunque dopo un istante, e mettendosi in saccoccia il denaro che -era avanti a lui, la maggior parte del quale era vinto al giuoco: - -— Vieuville, diss'egli, prendete il mio posto; bisogna che io parli al -sig. de Tréville per un affare di importanza. Ah!... io aveva ottanta -luigi avanti a me. Mettete voi pure la medesima somma, affinchè quelli -che hanno perduto non abbiano a lamentarsi. La giustizia prima di ogni -altra cosa. - -Poi rivolgendosi verso il sig. de Tréville, e conducendolo nel vano di -una finestra. - -— Ebbene! signore, continuò egli, voi dite che sono state le guardie -del ministro che hanno mosso lite ai vostri moschettieri? - -— Sì, come fanno sempre. - -— E come è andata la cosa? vediamo: perchè voi lo sapete, mio caro -capitano, bisogna che un giudice ascolti ambedue le parti. - -— Ah! mio Dio! nel modo il più semplice ed il più naturale. Tre dei -miei migliori soldati, che Vostra Maestà conosce di nome, e di cui -ella più di una volta ha apprezzato i servigi, e che hanno, io posso -affermarlo al re, molto a cuore il loro servigio; tre dei miei migliori -soldati, diceva, i signori Athos, Porthos e Aramis, avevano combinata -una partita di piacere con un cadetto di Guascogna; che io aveva -loro raccomandato la stessa mattina. La partita doveva aver luogo a -San Germano, io credo, e si erano dati l'appuntamento ai Carmelitani -scalzi, allorchè fu guastata dal sig. Jussac, e dai signori Cabusac, -Biscarrat e altre due guardie, che certamente non si trovavano là così -in numerosa compagnia senza cattive intenzioni contro gli editti. - -— Ah! ah! voi mi ci fate pensare, disse il re; senza dubbio essi erano -là per battersi fra di loro stessi. - -— Io non accuso nessuno, sire, ma lascio a Vostra Maestà l'apprezzare -ciò che potevano andare a fare cinque uomini armati in un luogo così -deserto come lo sono le vicinanze dei Carmelitani. - -— Sì, voi avete ragione, de Tréville, voi avete ragione. - -— Allora, quando essi hanno veduto i miei moschettieri, essi hanno -cambiato d'idea, ed hanno dimenticato la loro contesa particolare per -l'odio che portano al mio corpo; perchè Vostra Maestà non ignora che -i moschettieri, che sono tutti pel re, e per nessun altro che pel re, -sono i nemici naturali delle guardie che sono soltanto pel ministro. - -— Sì, de Tréville, sì, disse il re, malinconicamente, ed è cosa ben -trista, credetemi, di vedere, in tal modo due partiti in Francia, due -teste al regno; ma tutto ciò finirà, de Tréville, tutto ciò finirà. Voi -dite dunque che le guardie hanno mossa contesa ai moschettieri? - -— Io dico che è probabile che le cose siano andate così, ma io non ne -giuro, sire. Voi sapete quanto sia difficile a conoscere la verità, -ammeno chè non si sia dotato di quell'ammirabile istinto che fa -chiamare Luigi XIII il Giusto... - -— E avete ragione, de Tréville; ma essi non erano soli i vostri -moschettieri, vi era con loro un ragazzo? - -— Sì, sire, e un uomo ferito, dimodochè tre moschettieri del re, fra -i quali un ferito, e un ragazzo, non solo hanno tenuto testa a cinque -delle più terribili guardie del ministro, ma ancora ne hanno messe -quattro a terra. - -— Ma questa è una vittoria! gridò il re tutto raggiante, una vittoria -completa! - -— Sì, sire, tanto completa quanto quella del ponte di Cè. - -— Quattro uomini, fra i quali un ferito e un fanciullo, dite voi? - -— Un giovinotto appena. Il quale anzi si è condotto così bene in questa -occasione, che io mi prenderei la libertà di raccomandarlo a Vostra -Maestà. - -— Come si chiama? - -— D'Artagnan, sire. Questi è figlio di uno dei miei più antichi amici, -il figlio di un uomo che ha fatto col re vostro padre, di gloriosa -memoria, la guerra dei partigiani. - -— E voi dite che si è condotto bene questo giovane? raccontatemi -de Tréville; voi sapete che io amo i racconti di guerre e di -combattimenti. - -E il re Luigi XIII, rialzò con orgoglio i suoi baffi appoggiandosi -sull'anca. - -— Sire, riprese de Tréville, come ve l'ho detto, il sig. d'Artagnan è -quasi un ragazzo; e siccome egli non ha l'onore di essere moschettiere, -era in abito di borghese: le guardie del ministro, riconoscendo la -sua giovinezza, e di più che non apparteneva al corpo, lo invitarono a -ritirarsi prima di dare l'attacco. - -— Allora, voi vedete bene, de Tréville, interruppe il re, che sono -stati essi che hanno attaccato. - -— È giusto, sire; così non vi è più alcun dubbio; essi a lui intimarono -di ritirarsi, ma egli era moschettiere di cuore, e tutto per Vostra -Maestà: così dunque egli rimase coi sig. moschettieri. - -— Bravo il giovane! mormorò il re. - -— Infatti, egli dimorò con essi, e Vostra Maestà ha in lui un così -forte campione, che fu egli stesso che dette a Jussac quel terribile -colpo di spada che mette tanto in collera il ministro. - -— Fu lui che ferì Jussac? gridò il re; lui, un fanciullo! questo, de -Tréville, è impossibile. - -— Eppure è così, come ho l'onore di dire a Vostra Maestà. - -— Jussac! una delle migliori lame del regno! - -— Ebbene! sire, egli ha ritrovato il suo maestro. - -— Io voglio vedere questo giovane, de Tréville, io voglio vederlo, e se -se ne può far qualche cosa, ebbene! noi ce ne occuperemo. - -— Quando sarà che Vostra Maestà si degnerà di riceverlo? - -— Domani a mezzogiorno, de Tréville. - -— Lo condurrò io solo? - -— No, conducetemeli tutti quattro assieme. Io voglio ringraziarli tutti -in una volta. Gli uomini affezionati sono rari, de Tréville, e bisogna -ricompensare la devozione. - -— A mezzogiorno, sire, noi saremo al Louvre. - -— Ma! per la piccola scala, de Tréville, per la piccola scala. È -inutile che il ministro sappia... - -— Sì, sire. - -— Voi capite, de Tréville, un editto è sempre un editto; in fin dei -conti il battersi è proibito. - -— Ma questo incontro, sire, sorte del tutto dallo condizioni ordinarie -del duello; è una rissa, e la prova si è che essi erano cinque guardie -del ministro contro i miei tre moschettieri ed il sig. d'Artagnan. - -— È giusto, disse il re, ma non importa, de Tréville. Venite pure per -la piccola scala. - -De Tréville sorrise. Ma siccome era già molto l'avere ottenuto che -questo fanciullo si rivoltasse contro il suo maestro, egli salutò -rispettosamente il re, e con pieno contento prese congedo da lui. - -Fin dalla stessa sera, i tre moschettieri furono avvisati dell'onore -che loro accordava il re. Siccome essi conoscevano da lungo tempo -il re, non ne furono molto riscaldati, ma d'Artagnan, colla sua -immaginazione guascona, vi vide venir la sua fortuna, e passò la notte -facendo sogni d'oro. Così dall'ott'ore del mattino egli era presso -Athos. - -D'Artagnan ritrovò il moschettiere già vestito e pronto a sortire. -Siccome non avevano l'appuntamento dal re che a mezzogiorno, egli aveva -fatto il progetto con Porthos e Aramis di andare a fare una partita -alla palla in un recinto situato vicino alle scuderie del Luxembourg. -Athos invitò d'Artagnan a seguirli, e malgrado la sua ignoranza in -questo giuoco a cui non aveva mai giuocato, questi accettò, non sapendo -che fare del tempo dalle nove ore del mattino, che appena erano, fino -al mezzogiorno. - -I due moschettieri erano già arrivati e giuocavano assieme. - -Athos, che era molto forte in tutti gli esercizi del corpo passò con -d'Artagnan dalla parte opposta, e li sfidò. Ma al primo movimento -che provò, quantunque giuocasse con la mano sinistra, capì che la sua -ferita era ancora troppo recente per permettergli un simile esercizio. -D'Artagnan rimase dunque solo, e siccome dichiarò ch'egli era inesperto -per sostenere una partita in regola, si continuò soltanto a inviarsi -delle palle senza tener conto del giuoco! Ma una di queste palle -lanciate dal pugno ercolino di Porthos, passò così da vicino al viso di -d'Artagnan, che egli pensò che se invece di passargli da un lato, lo -avesse colto in faccia, la sua udienza era perduta, attesochè sarebbe -stato probabilmente nell'assoluta impossibilità di presentarsi al re. -Ora, siccome da questa udienza, nella sua immaginazione guascona, -dipendeva tutto il suo avvenire, egli salutò gentilmente Porthos e -Aramis, dichiarando, che egli non riprenderebbe la partita, che allora -quando fosse in istato di tener loro testa, e ritornò a prender posto -nella galleria vicino alla corda. - -Disgraziatamente per d'Artagnan, fra gli spettatori si ritrovava una -guardia del ministro, il quale tutto riscaldato ancora dalla sconfitta -dei suoi compagni accaduta il giorno innanzi soltanto, si era promesso -di afferrare la prima occasione per vendicarla; egli credè dunque che -questa occasione fosse venuta, e indirizzandosi al suo vicino: - -— Non è da maravigliarsi, disse egli, che questo giovinetto abbia paura -di una palla, egli senza dubbio è un alunno dei moschettieri. - -D'Artagnan si voltò come se fosse stato morso da un serpente, e guardò -fissamente la guardia che aveva detto una così insolente proposizione. - -— Per bacco! riprese questi arricciandosi insolentemente i baffi, -guardatemi quanto volete, mio piccolo signore; io ho detto ciò che ho -detto. - -— E siccome quello che voi avete detto è troppo chiaro perchè le vostre -parole abbiano bisogno di una spiegazione, rispose d'Artagnan a bassa -voce, io vi pregherei a seguirmi. - -— E quando? domandò la guardia con la stessa insolenza. - -— Subito, se vi fa piacere. - -— E sapete voi chi sono io? - -— Io? Lo ignoro completamente, e non me ne inquieto punto. - -— Voi avete torto, perchè se sapeste il mio nome, non avreste forse -tanta fretta. - -— Come vi chiamate voi? - -— Bernajoux, per servirvi. - -— Ebbene! sig. Bernajoux, disse tranquillamente d'Artagnan, io vado ad -aspettarvi sulla porta. - -— Andate, signore, io vi seguo. - -— Non abbiate troppa fretta, signore, che non si accorgano che noi -sortiamo assieme, voi capirete che, per quello che andiamo a fare, -molta gente c'incomoderebbe. - -— Sta bene, rispose la guardia maravigliata che il suo nome non avesse -prodotto verun effetto sul giovinetto. - -Infatti, il nome di Bernajoux era conosciuto da tutto il mondo, -eccettuato il solo d'Artagnan, forse perchè era uno di quelli che -figuravano il più spesso nelle risse giornaliere, che tutti gli editti -del re e del ministro non avevano potuto reprimere. - -Porthos e Aramis erano tanto occupati della loro partita, e Athos li -guardava con tanta attenzione che essi non videro neppure sortire -il loro giovane compagno, il quale, come aveva detto alla guardia -del ministro, si fermò sulla porta: un istante dopo questi discese -anch'egli. Siccome d'Artagnan non aveva tempo da perdere per cagione -dell'udienza del re, che era fissata per il mezzogiorno, girò gli occhi -intorno a sè, vedendo che la strada era deserta: - -— In fede mia, signore, disse egli al suo avversario, è una fortuna per -voi, quantunque voi vi chiamate Bernajoux, di non avere a fare che con -un alunno dei moschettieri, però siate tranquillo, io farò il meglio -che potrò. In guardia! - -— Ma, disse colui che d'Artagnan provocava in tal modo, mi sembra -che il luogo sia mal scelto, e che noi staremmo assai meglio dietro -l'Abbazia S. Germano nel Prato dei Chierici. - -— Ciò che voi dite è pieno di buon senso, rispose d'Artagnan; -disgraziatamente io ho poco tempo da perdere, avendo un appuntamento -per il mezzogiorno preciso. In guardia adunque, signore, in guardia! - -Bernajoux non era uomo da farsi ripetere due volte un simile -complimento. Nel medesimo istante la sua spada brillò nella sua mano, -e piombò con un fendente sul suo avversario che, mercè la sua gran -giovinezza, egli sperava intimidire. - -Ma d'Artagnan avea fatto il suo noviziato nel giorno innanzi, e ancora -tutto fresco della sua vittoria, e gonfio del suo futuro favore, era -risoluto di non dare addietro di un passo: per tal modo i due ferri -si ritrovarono impegnati sino alla guardia, e siccome d'Artagnan si -teneva fermo al suo posto, fu il suo avversario che fece un passo di -ritirata. Ma d'Artagnan approfittò del momento, e in questo movimento, -in cui il ferro di Bernajoux deviava dalla linea, egli disimpegnò -il suo, andò a fondo, e toccò l'avversario in una spalla. Subito -d'Artagnan a sua volta fece un passò in addietro e rialzò la sua spada; -ma Bernajoux gli gridò che non era niente, e andando a fondo ciecamente -su lui, s'infilzò da se stesso. Però, siccome non cadeva, siccome non -si dichiarava vinto, ma rompeva soltanto dalla parte del palazzo del -signor della Trémouille, al servizio del quale egli aveva un parente, -d'Artagnan ignorando egli stesso la gravità dell'ultima ferita che -il suo avversario aveva ricevuta, lo stringeva vivamente dappresso, e -senza dubbio lo avrebbe finito con una terza ferita, allorchè il rumore -che si innalzava dalla strada essendosi esteso fino al giuoco della -palla, due degli amici della guardia che lo avevano inteso cambiare -qualche parola con d'Artagnan, e che lo avevano veduto sortire in -seguito di queste parole, si precipitarono con la spada alla mano fuori -del recinto del giuoco e piombarono sul vincitore. Ma tosto Athos, -Porthos e Aramis comparvero alla lor volta, e al momento in cui le due -guardie attaccarono il giovane camerata li costrinsero a voltarsi. -In questo momento, Bernajoux cadde, e siccome le guardie erano due -soltanto contro quattro, essi si misero a gridare: «a noi, palazzo -della Trémouille»; a queste grida tutti quelli ch'erano nel palazzo -sortirono precipitandosi sui quattro compagni, che dalla loro parte si -posero a gridare: «a noi moschettieri!» - -Questo grido era ordinariamente inteso, perchè si sapeva che i -moschettieri erano nemici del ministro, ed erano amati per l'odio -che portavano al ministro. Così le guardie delle altre compagnie -che non appartenevano al Duca Rosso, come lo aveva chiamato Aramis, -prendevano generalmente parte in questa specie di contese per i -moschettieri del re. Di tre guardie della compagnia del signor des -Essarts che passavano, due vennero in aiuto dei quattro compagni, nel -mentre che l'altro corse al palazzo del sig. de Tréville gridando: -«a noi moschettieri! a noi!» Come d'ordinario, il palazzo del signor -de Tréville era pieno di soldati di quest'arma, che accorsero in -soccorso dei loro camerati. La mischia divenne generale, ma la forza -era pei moschettieri. Le guardie del ministro e le genti del sig. -della Trémouille, si ritirarono nel palazzo, di cui chiusero le -porte in tempo appena per impedire che i loro nemici non vi facessero -un'irruzione insieme con loro. In quanto al ferito, fin dal principio -era stato trasportato, e come si disse, in condizioni molto cattive. -L'agitazione era al suo colmo fra i moschettieri ed i loro alleati, -e già si dibatteva se, per punire l'insolenza, che avevano avuta -i domestici dei signor della Trémouille, di fare una sortita sui -moschettieri dei re, si dovesse mettere il fuoco al suo palazzo. -La proposizione sarebbe stata accettata, messa in esecuzione con -entusiasmo se fortunatamente non battevano le undici ore: d'Artagnan -ed i suoi compagni si ricordarono della loro udienza, e siccome loro -avrebbe rincresciuto che si fosse fatto un sì bel colpo senza di loro, -essi giunsero a calmare le teste; si contentarono adunque di gettare -qualche sasso contro le porte, ma le porte resistettero, ed allora -si stancarono. D'altronde, quelli che dovevano essere risguardati -come i capi dell'intrapresa avevano da qualche istante lasciato il -gruppo, e s'incamminavano verso il palazzo del sig. de Tréville, che li -aspettava, ed era già al corrente di questa nuova bravata. - -— Presto, al Louvre, diss'egli, al Louvre senza perdere un momento, e -procuriamo di vedere il re prima che egli sia prevenuto dal ministro; -noi gli racconteremo la cosa come una conseguenza dell'affare di jeri, -e le due passeranno insieme. - -Il signor de Tréville, accompagnato dai quattro giovani si incamminò -verso il Louvre, ma, a gran sorpresa del capitano dei moschettieri, gli -fu annunziato che il re era andato alla caccia del cervo nella foresta -di S. Germano. Il signor de Tréville si fece ripetere due volte questa -notizia, ed a ciascheduna volta i suoi compagni videro il suo volto -imbruttirsi. - -— È forse da jeri, domandò egli, che Sua Maestà aveva il progetto di -fare questa caccia? - -— No, Eccellenza, rispose il cameriere, è stato il gran cacciatore -che questa mattina è venuto ad annunziare, che in questa notte si era -relegato un cervo a sua disposizione. Sulle prime ha risposto che non -vi sarebbe andato, quindi non ha potuto resistere al piacere che gli -prometteva questa caccia, e dopo pranzo è partito. - -— E il re ha egli veduto il ministro? domandò il sig. de Tréville. - -— Sì, secondo tutte le probabilità, rispose il cameriere, perchè questa -mattina ho veduto i cavalli alla carrozza del ministro, ho domandato -dove andava, e mi fu risposto: a S. Germano. - -— Noi siamo stati prevenuti, disse il sig. de Tréville. Signori, -io vedrò il re questa sera, ma in quanto a voi non vi consiglio di -azzardarvici. - -L'avviso era troppo ragionevole, e soprattutto veniva da un uomo -che conosceva troppo bene il re, perchè i quattro giovani tentassero -di contraddire il signor de Tréville. Gli invitò dunque a rientrare -ciascuno alle loro stanze e di aspettare le sue notizie. - -Rientrando nel suo palazzo, il sig. de Tréville pensò che bisognava -prender data portando querela pel primo. Egli inviò uno dei suoi -domestici al signor della Trémouille con una lettera nella quale egli -lo pregava di metter fuori di casa sua le guardie del ministro, e -di rimproverare le sue genti dell'audacia che avevano avuta di fare -una sortita contro i moschettieri. Ma il signor della Trémouille, di -già prevenuto dal suo scudiero, di cui come si sa, Bernajoux era il -parente, gli fece rispondere che non spettava nè al signor de Tréville, -nè ai moschettieri il lamentarsi, ma al contrario a lui, al quale i -moschettieri avevano battuti e feriti i domestici, ed avevano voluto -bruciare il palazzo. Ora siccome la dissensione fra questi due signori -avrebbe potuto durare lungo tempo, dovendo naturalmente sostenere -ciascuno la sua opinione, il signor de Tréville pensò ad un espediente -che aveva per iscopo di finire tutto: ed era di andare egli stesso dal -sig. della Trémouille. - -Egli si portò adunque subito al di lui palazzo, e si fece annunziare. - -I due signori si salutarono gentilmente, perchè se non v'era amicizia -fra di loro, vi era almeno stima. Entrambi erano uomini di coraggio e -di onore, e siccome il signor della Trémouille, protestante, vedeva -raramente il re, non era di alcun partito, egli in generale non -apportava alcuna prevenzione nelle sue relazioni sociali. Questa volta, -ciò non ostante, il suo ricevimento, quantunque gentile; fu più freddo -dell'ordinario. - -— Signore, disse de Tréville, noi crediamo di avere a lamentarci l'uno -dell'altro, e sono venuto io stesso perchè assieme rischiariamo questo -affare. - -— Volentieri, rispose della Trémouille; ma vi prevengo che io sono -bene informato, e che tutto il torto sta dalla parte dei vostri -moschettieri. - -— Voi siete un uomo troppo giusto e troppo ragionevole, signore, disse -de Tréville, per non accettare la proposizione che vengo a farvi. - -— Dite, signore, io ascolto. - -— Come sta il signor Bernajoux, il parente del vostro scudiero? - -— Male, signore, molto male. Oltre il colpo di spada che egli ha -ricevuto nel braccio, e che non è altrimenti pericoloso, egli ne ha -ancora raccolto uno che gli traversa il polmone, di modo che il medico -ha ben poche speranze. - -— Ma il ferito ha conservato l'uso delle sue facoltà? - -— Perfettamente. - -— Parla egli? - -— Con difficoltà, ma parla. - -— Ebbene! signore, portiamoci da lui, scongiuriamolo nel nome di quel -Dio davanti al quale egli andrà forse a comparire, di dire la verità, -io lo prendo per giudice nella sua propria causa, signore, e ciò che -dirà io lo crederò. - -Il signor della Trémouille riflettè un istante, quindi, siccome era -difficile il poter fare una proposizione più ragionevole, egli accettò. - -Entrambi discesero nella camera ove era il ferito. Questi vedendo -entrare i due nobili signori che venivano a fargli visita, tentò di -sollevarsi sul suo letto, ma egli era troppo debole e spossato dallo -sforzo che aveva fatto, ricadde quasi senza conoscenza. - -Il signor della Trémouille si avvicinò a lui, e gli fece aspirare dei -sali che lo richiamarono alla vita. Allora il signor de Tréville, non -volendo che si potesse accusare di avere influito sul malato, invitò il -signor della Trémouille a interrogarlo egli stesso. - -Ciò che aveva preveduto il de Tréville, accadde. Posto fra la vita e -la morte, come lo era Bernajoux, non ebbe neppure l'idea di tacere un -momento la verità, e raccontò ai due signori esattamente le cose tali -quali erano accadute. - -Era tutto ciò che voleva il sig. de Tréville; egli augurò a Bernajoux -una pronta convalescenza: prese congedo dal signore della Trémouille, -rientrò al suo palazzo; e fece tosto avvertire i quattro amici ch'egli -gli aspettava a pranzo. - -Il signor de Tréville riceveva sempre una buonissima compagnia, -s'intende tutta anti-ministeriale. Si capirà dunque che la -conversazione si aggirò tutta, durante il pranzo, sulle due sconfitte -che avevano provate le guardie del ministro. Ora, siccome d'Artagnan -era stato l'eroe di queste due giornate, fu sopra di lui che -caddero tutte le congratulazioni, che Athos, Porthos e Aramis gli -abbandonarono, non solo da buoni camerati, ma da uomini che avevano -avuto abbastanza elogi alla loro volta per lasciargli libera la sua. - -Verso le sei ore, il signor de Tréville annunciò che egli era obbligato -di andare al Louvre; ma siccome l'ora dell'udienza accordata da Sua -Maestà era passata, in luogo di reclamare l'entrata dalla piccola -scala, egli si pose coi quattro giovani nell'anticamera. Il re non -era ancora ritornato dalla caccia. I nostri giovani aspettavano da una -mezz'ora appena, immischiati alla folla dei cortigiani, allorchè tutte -le porte si aprirono, e fu annunziato il re. - -A questo annunzio d'Artagnan si sentì fremere fino alla midolla delle -ossa. L'istante che doveva seguire, secondo tutte le probabilità, -doveva decidere del resto della sua vita. Così i suoi occhi si -fissarono con angoscia sulla porta per la quale doveva entrare Sua -Maestà. - -Luigi XIII comparve, camminando pel primo; era in abito da caccia -ancora tutto polveroso, portava due grandi stivali, ed aveva il -frustino in mano. Al primo colpo d'occhio d'Artagnan giudicò che lo -spirito del re era in tempesta. - -Per quanto fosse visibile questa disposizione in cui trovavasi Sua -Maestà, essa però non impedì ai cortigiani di porsi in linea sul suo -passaggio, nelle anticamere reali. Meglio vale ancora essere veduto -con occhio sdegnato di quello che non essere veduto dei tutto. I tre -moschettieri non esitarono dunque un momento, e fecero un passo in -avanti, nel mentre che d'Artagnan al contrario restò nascosto dietro -di loro; ma quantunque il re conoscesse personalmente Athos, Porthos, -e Aramis, egli passò davanti a loro senza parlargli, e come se non gli -avesse mai veduti. In quanto al sig. de Tréville, allorchè gli occhi -del re si fermarono un istante su di lui, egli sostenne questo sguardo -con tanta fermezza, che fu il re che dovè pel primo divergere la vista; -dopo ciò, Sua Maestà, brontolando, rientrò nel suo appartamento. - -— Gli affari vanno male, disse Athos sorridendo, e noi questa volta non -saremo fatti cavalieri. - -— Aspettate dieci minuti, disse il signor de Tréville, e se in capo -a dieci minuti voi non mi vedrete sortire, ritornate al mio palazzo, -perchè sarà inutile che voi aspettiate più lungamente. - -I quattro giovani attesero dieci minuti, un quarto d'ora, venti minuti, -e vedendo che il signor de Tréville non ricompariva, essi sortirono -molto inquieti per quello che poteva accadere. - -Il signor de Tréville entrato coraggiosamente nel gabinetto del re -aveva ritrovato Sua Maestà di cattivissimo umore, seduto sopra un -sofà, battendosi gli stivali col manico del frustino, cosa che non gli -aveva impedito di domandargli con tutta la più gran flemma del mondo le -notizie della sua salute. - -— Cattive, signore, cattive, rispose il re; io mi annoio. - -Era infatti la peggiore malattia di Luigi XIII, e sovente prendeva -uno dei suoi cortigiani, lo attirava ad una finestra, e gli diceva: il -signor tale, annojamoci insieme. - -— Come! Vostra Maestà si annoja! disse il signor de Tréville. Non si è -preso oggi il divertimento della caccia? - -— Bel divertimento, signore! tutto degenera, sull'anima mia, e io non -so se sia il selvaggiume che non ha più aria, o i cani che non hanno -più naso. Noi lanciammo un cervo di dieci anni, noi lo inseguimmo per -sei ore, e quando fu vicino a tenere, quando San Simone metteva già -il corno alla bocca per suonare la presa, crac! tutta la muta volta -di banda, e si trasporta sopra un cerviatto di due anni. Voi vedrete -che io sarò obbligato di renunciare alla caccia di corsa, come ho -già renunciato alla caccia di volo. Ah! sono un re ben disgraziato, -signor de Tréville: io non aveva più che un girifalco, ed è morto jeri -l'altro. - -— In fatti, sire, io comprendo la vostra disperazione, e la disgrazia è -grande; ma mi sembra che vi resti ancora un buon numero di falconi, di -sparvieri, e di moscardi. - -— E non un uomo per istruirli; i falconieri se ne vanno, non vi son più -che io che conosca l'arte della caccia. Dopo di me tutto sarà finito, e -si anderà a caccia colle trappole, col vischio, coi lacci. Se io avessi -ancora il tempo di fare degli allievi! ma sì, il ministro è là che non -mi lascia un istante di riposo, che mi parla della Spagna, che mi parla -della Germania, che mi parla dell'Inghilterra! ah! a proposito del -ministro, signor de Tréville, io sono malcontento di voi. - -Il signor de Tréville aspettava il re a questa caduta. Egli conosceva -il re da lungo tempo: egli aveva compreso che tutti i suoi lamenti non -erano che una prelazione, una specie di eccitazione per incoraggiare se -stesso, e che egli era finalmente giunto al punto dove voleva arrivare. - -— E in che sono io tanto disgraziato per dispiacere a Vostra Maestà? -domandò il signor de Tréville fingendo la più alta meraviglia. - -— È così che voi disimpegnate la vostra carica, signore? continuò il -re senza rispondere direttamente alla domanda del signor de Tréville: è -forse per questo che io vi ho nominato capitano dei miei moschettieri, -perchè essi assassinassero un uomo, commovessero un quartiere, e -volessero bruciar Parigi senza che voi me ne diceste una parola? ma del -resto, continuò il re, senza dubbio mi affretto troppo ad accusarvi, -senza dubbio, i perturbatori sono in prigione, e voi ora venite ad -annunziarmi che è stata fatta giustizia. - -— Sire, rispose tranquillamente il signor de Tréville, io vengo a -domandarvela. - -— E contro chi? gridò il re. - -— Contro i calunniatori! disse il signor de Tréville. - -— Ah! eccone una nuova, riprese il re. Mi direte voi ora che quei tre -dannati di moschettieri, Athos, Porthos, Aramis, e il vostro cadetto -di Bearn, non si sono gettati come tanti furiosi sul povero Bernajoux, -e non l'hanno maltrattato in modo tale che a quest'ora è più che -probabile che sia per rendere l'anima a Dio? mi direte voi ora ch'essi -non hanno fatto l'assedio al palazzo del duca della Trémouille, e -ch'essi non volevano bruciarlo? cosa che non sarebbe stata una gran -disgrazia in tempo di guerra, atteso che quello è un nido di ugonotti, -ma che in tempo di pace è un tristissimo esempio. Dite, vorrete voi -negarmi tutto ciò? - -— E chi ha fatto a Vostra Maestà un così bel racconto? domandò -tranquillamente il signor de Tréville. - -— Chi mi ha fatto un così bel racconto, signore e chi volete voi che -sia, se non è quello che veglia quando io dormo, che lavora quando io -mi diverto, che guida tutto al di dentro e al di fuori del regno, in -Francia, come in Europa? - -— Sua Maestà vorrà parlare di Dio, senza dubbio, disse il signor de -Tréville, perchè io non conosco che Dio, che sia così possente al -disopra di Vostra Maestà. - -— No, signore, io voglio parlare del sostegno dello Stato, del mio -servitore, del mio solo amico, del ministro. - -— Non vi è che un solo uomo infallibile, a quanto c'impone di credere -la nostra fede, su questa terra, e la sua infallibilità non si può -estendere a nessun altro. - -— Dunque voi volete dire ch'egli m'inganna? volete voi dire ch'egli -mi tradisce? allora voi lo accusate. Vediamo, dite confessatelo -francamente, voi lo accusate? - -— No, sire, ma io dico che egli inganna se stesso; io dico che è -male informato, io dico che egli ha troppa fretta nell'accusare i -moschettieri di Vostra Maestà, pei quali egli è ingiusto, e che non è -stato ad attignere le sue informazioni da buone sorgenti. - -— L'accusa viene dal duca della Trémouille, dal duca stesso: che -risponderete voi a questo? - -— Io potrei rispondere, sire, ch'egli è troppo interessato nella -questione per potere essere un testimone imparziale; ma lungi di là, -sire, io conosco il duca per un leale gentiluomo, io me ne riporterò a -lui, ma a una sola condizione, sire. - -— Quale? - -— Che vostra Maestà lo faccia venire qui, lo interroghi, ma ella stessa -a quattr'occhi, senza testimoni, e che io riveda Vostra Maestà subito -che avrà veduto il duca. - -— Sì! fece il re, e voi vi riportate a ciò che dirà il signore della -Trémouille? - -— Sì, sire. - -— Voi accetterete il suo giudizio? - -— Senza dubbio. - -— E voi vi sottometterete alle riparazioni che egli esigerà? - -— Interamente. - -— La Chesnaye! fece il re, la Chesnaye! - -Il cameriere di confidenza di Luigi XIII che stava sempre alla sua -porta, entrò. - -— La Chesnaye, disse il re, che si mandi sul momento stesso a cercare -il signore della Trémouille; io voglio parlargli questa sera. - -— Vostra Maestà mi dà la sua parola ch'ella non vedrà alcuno oltre il -signore della Trémouille e me? - -— Non vedrò alcuno, fede da gentiluomo. - -— A dimani, sire, adunque. - -— A dimani, signore. - -— A qual ora, se piace a Vostra Maestà? - -— All'ora che voi vorrete. - -— Ma venendo troppo presto io temo di svegliare Vostra Maestà. - -— Di svegliarmi! forse che dormo io? io non dormo più, signore; qualche -volta sogno, ecco tutto. Venite dunque di buon mattino quando volete, a -sette ore; ma guai a voi, se i vostri moschettieri sono colpevoli? - -— Se i miei moschettieri sono colpevoli saranno rimessi nelle mani di -Vostra Maestà che ordinerà di loro, secondo che più le aggrada. Vostra -Maestà esige ella qualche altra cosa di più? comandi, io sono pronto ad -obbedire. - -— No, signore, no: non è senza una ragione che mi chiamano Luigi il -Giusto. A dimani dunque, signore, a dimani. - -— Che Dio guardi Vostra Maestà! - -Per poco che dormisse il re, il signor de Tréville dormì ancor -meno; egli aveva fatto prevenire fin dalla stessa sera i suoi tre -moschettieri ed il loro compagno, di ritrovarsi da lui a sei ore e -mezzo del mattino. Egli li condusse con sè senza affermar loro niente, -senza prometter niente, e non nascondendo che il loro favore, ed anche -il suo dipendeva da un colpo di dadi. - -Giunto ai piedi della scala, egli li fece aspettare. Se il re era -sempre irritato contro di loro, essi si allontanerebbero, senza essere -veduti; se il re acconsentiva a riceverli, non vi avrebbe voluto che -farli chiamare. - -Giungendo nell'anticamera particolare del re, il signor de Tréville -trovò la Chesnaye, che gli disse che la sera non avevano ritrovato il -duca della Trémouille nel suo palazzo, ch'egli era rientrato troppo -tardi per potersi presentare al Louvre, ch'egli era giunto da pochi -momenti e che allora parlava col re. - -Questa circostanza piacque moltissimo al sig. de Tréville, che in -questo modo fu fatto certo che un'intervenzione straniera non si -sarebbe intromessa fra la deposizione del duca della Trémouille e lui. - -Infatti dieci minuti erano appena scorsi, che si aprì la porta del -gabinetto del re, e che il sig. de Tréville ne vide sortire il duca -della Trémouille, il quale venendo direttamente a lui gli disse: - -— Signor de Tréville, Sua Maestà mi ha mandato a chiamare per sapere -come sono accadute le cose di ieri mattina, al mio palazzo. Io gli ho -detto la verità, cioè che la colpa è stata delle mie genti, e che era -pronto a farvene le mie scuse. Poichè vi trovo, accettatele, e vogliate -tenermi sempre per uno dei vostri amici. - -— Signor duca, disse de Tréville, io era così pieno di confidenza sulla -vostra lealtà, che non ho voluto presso Sua Maestà altro difensore che -voi stesso. Io non mi sono ingannato, e vi ringrazio di avermi provato -che esiste ancora un uomo di cui possa dire senza sbagliarmi ciò che ho -detto di voi. - -— Sta bene, sta bene! disse il re che aveva ascoltato tutti questi -complimenti stando fra le due porte; soltanto ditegli, de Tréville, -poichè pretende di essere uno dei vostri amici, che io pure vorrei -essere fra i suoi, ma che egli mi trascura, e che sono oramai tre anni -che non l'ho veduto, e che non lo vedo che quando lo mando a chiamare. -Ditegli ciò per parte mia, poichè queste sono cose che un re non può -dire da se stesso. - -— Grazie, sire, grazie, disse il duca, ma che Vostra Maestà creda bene -che non sono quelli, io non dico ciò per il sig. de Tréville, che non -sono quelli che ella vede a tutte le ore del giorno, quelli che le sono -i più affezionati. - -— Ah! voi avete inteso ciò che ho detto, tanto meglio, duca, meglio! -disse il re avanzandosi sulla porta. Ah! siete voi, de Tréville, dove -sono i vostri moschettieri? io vi ho detto ieri l'altro di condurmeli, -perchè non lo avete fatto? - -— Essi sono da basso, sire, e col vostro permesso la Chesnaye anderà a -dir loro di salire. - -— Sì, sì, ch'essi vengano subito; sono in breve le otto, ed io a nove -ore aspetto una visita. Andate, signor duca, e ricordatevi sopra tutto -di ritornare. Entrate de Tréville. - -Il duca salutò, e sortì. Al momento in cui apriva la porta i tre -moschettieri e d'Artagnan condotti da la Chesnaye, comparvero sull'alto -della scala. - -— Venite, miei bravi, disse il re, venite; io ho da sgridarvi. - -I moschettieri si avanzarono inchinandosi, d'Artagnan gli seguiva. - -— Come diavolo! continuò il re, voi quattro in due giorni avete messo -fuori di combattimento sette guardie del ministro! questo è troppo, -signori, questo è troppo. Con questi conti, il ministro sarà obbligato -di rinnovare la sua compagnia in tre settimane, ed io sarò costretto di -fare applicare gli editti in tutto il loro rigore. Uno per accidente, -pazienza; ma sette in due giorni, io lo ripeto è troppo, grandemente -troppo. - -— Perciò, sire, vostra Maestà vede ch'essi vengono, pentiti e contriti -per fare le loro scuse. - -— Benchè pentiti e contriti, hum! fece il re, io non mi fido delle loro -facce ipocrite, vi è particolarmente laggiù una figura da Guascone... -venite qui, signore. - -D'Artagnan che comprese essere il complimento indirizzato a lui, si -avvicinò prendendo l'aspetto il più disperato. - -— Ebbene, che dite voi dunque che questi è un giovane? un ragazzo, -signor de Tréville, un vero ragazzo. Ed è stato lui che ha dato un così -rozzo colpo di spada a Jussac? - -— E gli altri due colpi di spada a Bernajoux. - -— Davvero? - -— Senza contare, disse Athos, che se non mi avesse liberato dalle mani -di Cabusac, io certamente non avrei l'onore di fare in questo momento -le mie umilissime riverenze a Vostra Maestà. - -— Ma questo Bearnese è dunque un vero demonio, _ventegris_! sig. de -Tréville, come avrebbe detto mio padre. In questo mestiere si devono -per forza consumare molti sai, e per forza spezzare molte spade. Ora i -Guasconi sono sempre poveri, non è vero? - -— Sire, io debbo dire che non sono ancora state ritrovate delle miniere -d'oro nelle loro montagne, quantunque il Signore dovrebbe far questo -miracolo in ricompensa del modo con cui hanno sostenuto le pretese del -re vostro padre. - -— Che è quanto dire che sono stati i Guasconi che hanno fatto re me -pure, non è vero de Tréville, perchè io sono figlio di mio padre. -Ebbene alla buon'ora, io non dico di no. La Chesnaye andate a vedere -se, frugando in tutte le mie saccocce, voi trovate quaranta doppie, -e se le trovate portatemele. E ora vediamo, giovane, una mano sulla -coscienza e raccontatemi lo accaduto. - -D'Artagnan raccontò l'avventura del giorno innanzi con tutti i suoi -particolari; in che modo non avendo potuto dormire per la gioia che -avrebbe provato nel vedere Sua Maestà, egli era arrivato presso i -suoi amici tre ore prima dell'udienza; in che modo essi erano andati -assieme al giuoco della palla, e come nel timore che aveva manifestato -di ricevere una palla sul viso, egli era stato messo in ridicolo da -Bernajoux, il quale per poco non aveva pagato colla perdita della vita -le sue villanie, e che il sig. della Trémouille non aveva alcuna colpa -per la sortita che fu fatta dal suo palazzo. - -— È così mormorò il re; è precisamente così che mi è stata raccontata -la faccenda dallo stesso duca. Povero ministro! sette uomini in due -giorni e dei più cari; ma basta così, signori; voi vi siete presa la -vostra rivincita della strada Ferou, ed anche al di là; voi dovete -esser soddisfatti. - -— Se Vostra Maestà lo è, disse de Tréville, noi lo siamo. - -— Sì io lo sono, aggiunse il re, prendendo un pugno d'oro dalla mano -di Chesnaye e mettendolo in quella di d'Artagnan; eccovi diss'egli, una -pruova della mia soddisfazione. - -A quell'epoca le idee d'orgoglio che sono in uso ai nostri giorni, non -erano ancora alla moda. Un gentiluomo riceveva del denaro dalla mano -del re, e non ne rimaneva menomamente umiliato. D'Artagnan adunque si -mise le quaranta doppie in saccoccia senza fare alcuna osservazione, ed -anzi ringraziò grandemente Sua Maestà. - -— Basta! disse il re guardando l'orologio a pendolo basta! perchè sono -le otto e mezza, ritiratevi; io ve l'ho già detto, aspetto qualcuno a -nove ore. Grazie del vostro attaccamento, signori. Io posso contarvi -non è vero? - -— Oh! sire, gridarono ad una sola voce i quattro compagni, noi ci -faremo tagliare a pezzi per Vostra Maestà. - -— Bene, bene; ma restate intieri, ciò val meglio, e così mi potrete -essere più utili. De Tréville aggiunse il re a mezza voce nel mentre -che gli altri si ritiravano, siccome voi non avete posti vacanti nei -vostri moschettieri, e che d'altronde per entrare in questo corpo noi -abbiamo deciso che sia necessario un noviziato, situate questo giovane -nella compagnia delle guardie del sig. des Essarts, vostro cognato. -Ah per bacco de Tréville, io mi rallegro delle boccacce che farà il -ministro, egli sarà furioso, ma per me è lo stesso; io faccio uso dei -miei diritti. - -E il re salutò con la mano de Tréville che sortì, e andò a raggiungere -i suoi moschettieri, che stavano dividendosi con d'Artagnan le sue -quaranta doppie. - -E il ministro, come lo aveva detto Sua Maestà, fu effettivamente -furioso che per otto giorni non intervenne al giuoco, cosa che non -impediva al re di fargli la più buona cera del mondo e di chiedergli -con la voce la più accarezzante tutte le volte che lo incontrava: - -— Ebbene sig. ministro come va quel povero Bernajoux, e quel povero -Jussac, che sono delle vostre guardie? - - - - -CAPITOLO VII. - -L'INTERNO DEI MOSCHETTIERI - - -Allorquando d'Artagnan fu fuori del Louvre e che consultò i suoi -amici sull'uso che dovea fare della sua parte delle quaranta doppie, -Athos gli consigliò di ordinare un buon pranzo alla Pigna, Porthos di -prendere un lacchè, e Aramis di farsi un'amica conveniente. - -Il pranzo fu eseguito lo stesso giorno, e il lacchè era stato fornito -da Porthos. Era uno di Piccardia che il glorioso moschettiere aveva -accaparrato il giorno stesso nel mentre che sul ponte della Tournelle -faceva dei cerchi sputando nell'acqua. Porthos aveva preteso che -questa occupazione era la pruova di una organizzazione riflessiva -e contemplativa, e lo aveva condotto senz'altra raccomandazione. -L'imponente aspetto di questo gentiluomo, per conto del quale egli -si credeva impegnato, aveva sedotto Planchet, che tale era il nome -del giovane di Piccardia, e fu in sua casa una leggera contesa quando -vide che il posto era già preso da un altro confratello chiamato -Mousqueton, e allorchè Porthos gli significò il suo stato di famiglia, -quantunque grande, non gli permetteva di tenere due domestici, e che -gli abbisognava di entrare al servizio di d'Artagnan. Però allorchè -assistè al pranzo dato dal suo padrone, e che quando pagava lo vide -cavare un pugno d'oro di saccoccia credè assicurata la sua fortuna, e -ringraziò il cielo di esser caduto nelle mani di un simil Creso, egli -perseverò in questa opinione fin dopo il festino, cogli avanzi del -quale egli riparò a molte e lunghe astinenze. Ma le chimere di Planchet -svanirono nella sera facendo il letto al suo padrone. Il letto era solo -nell'appartamento, che si componeva di un'anticamera e di una camera -da dormire. Planchet dormì nell'anticamera sopra una coperta tolta dal -letto di d'Artagnan, e di cui d'Artagnan fece senza per l'avvenire. - -Athos dal canto suo aveva un cameriere che era stato allevato al suo -servizio in un modo tutto particolare, e che si chiamava Grimaud. Egli -era molto silenzioso questo degno signore. Ben inteso, noi parliamo di -Athos. - -Da cinque o sei anni che egli viveva nella più profonda intimità con i -suoi compagni, Porthos e Aramis, questi si ricordavano di averlo veduto -sorridere spesso, ma giammai lo avevano inteso ridere. Le sue parole -erano corte ed espressive, dicendo sempre ciò che voleva dire e niente -più; nessuna galanteria, nessun ricamo arabesco. La sua conversazione -era un fatto senza alcun episodio. Quantunque Athos avesse appena -trent'anni e avesse una gran bellezza di corpo e di spirito, nessuno -sapeva se avesse un'amica. Giammai egli parlava di donne. Soltanto non -impediva che se ne parlasse avanti a lui, quantunque fosse facile il -vedere che questo genere di conversazione, al quale egli non prendeva -parte che per dire parole amare e osservazioni misantropiche molto -disaggradevoli. La sua riserva, la sua selvatichezza, il suo mutismo -ne formavano quasi un vecchio: egli dunque aveva abituato Grimaud, -per non derogare alle sue abitudini, ad obbedirlo sopra un semplice -gesto, o sopra un semplice muover di labbra. Non gli parlava che -nelle circostanze le più interessanti: qualche volta Grimaud, che -temeva il suo padrone come il fuoco, nel mentre che mostrava un grande -attaccamento alla sua persona ed una gran venerazione al suo genio, -credeva di aver capito perfettamente ciò che egli desiderava, si -slanciava per eseguire gli ordini ricevuti e faceva precisamente il -contrario. Allora Athos si stringeva nelle spalle, e senza andare in -collera bastonava Grimaud. In quei giorni parlava alcun poco. - -Porthos, come si è potuto vedere, aveva un carattere tutto opposto a -quello di Athos: non solo egli parlava molto, ma ad alta voce; poco -gl'importava del resto: bisognava rendergli questa giustizia, che -fosse o no ascoltato, egli parlava per il piacere di parlare, e per -il piacere di sentirsi; parlava sopra tutte le materie eccetto che di -scienze, protestando su questo argomento il suo odio inveterato che -portava fin dall'infanzia agli scienziati. Egli aveva minore aria di -gran signore di Athos, e il sentimento della sua inferiorità su questo -soggetto lo aveva, nel principio della loro amicizia, reso spesse -volte ingiusto contro questo gentiluomo, che allora si era sforzato -di superare col lusso del suo abbigliamento. Ma con la sua semplice -casacca da moschettiere, e nient'altro che pel modo col quale portava -la testa in addietro ed il piede in avanti, Athos prendeva nel medesimo -istante il posto che gli era dovuto e relegava il fastoso Porthos nel -secondo rango. Porthos se ne consolava riempiendo l'anticamera del -sig. de Tréville e i corpi di guardia del Louvre col rumore delle sue -buone fortune, fortune di cui Athos non parlava mai, e nel momento, -dopo esser passato dalla nobiltà di toga alla nobiltà di spada, dalla -cittadina alla baronesca, non si trattava niente meno per Porthos, che -di una principessa straniera che gli voleva un bene enorme. - -Un antico proverbio dice: «tale è il padrone tale è il servitore». -Passiamo adunque dal cameriere d'Athos al cameriere di Porthos, da -Grimaud a Mousqueton. - -Mousqueton era un Normanno al quale il suo padrone aveva cambiato -il nome pacifico di Bonifazio in quello infinitamente più sonoro e -più bellicoso di Mousqueton. Egli era entrato al servizio di Porthos -colla condizione di essere vestito ed alloggiato soltanto, ma in un -modo magnifico; egli non reclamava che due ore il giorno per andare -ad un'industria che doveva bastare a provvederlo degli altri suoi -bisogni. Porthos aveva accettato il contratto; e la cosa andava a -meraviglia. Egli faceva tagliare a Mousqueton dei saj dai suoi abiti -vecchi, e dai suoi mantelli di rimonta, e consacrarli, mercè un sartore -molto intelligente che rimetteva a nuovo questi vestiti voltandoli, e -la di cui moglie era in sospetto di far discendere Porthos dalle sue -abitudini aristocratiche. Mousqueton faceva un ottima figura andando -dietro al suo padrone. - -In quanto ad Aramis, di cui noi crediamo avere sufficientemente esposto -il carattere, carattere del resto che, come quello dei suoi compagni, -noi potremo seguire nel suo sviluppo, il suo lacchè, che si chiamava -Bazin, mercè la speranza che aveva il suo padrone di entrare un giorno -negli ordini, era sempre vestito di nero, come lo esigeva il suo futuro -carattere. Costui era di Berry, di trentacinque ai quaranta anni; -docile, pacifico, che si occupava a leggere opere pietose, distrazione -che gli accordava il suo padrone, facendo un pranzo strettamente per -due, di pochi piatti ma eccellenti. Del rimanente egli era muto, cieco -sordo e di una fedeltà a tutta pruova. Ora che noi conosciamo, almeno -superficialmente i padroni e i servitori, passiamo agli alloggi che -ciascheduno di essi occupava. - -Athos abitava Strada Ferou a due passi dal Luxembourg; il suo -appartamento si componeva di due piccole camere ammobiliate con -molta proprietà in una casa guernita, la di cui albergatrice, ancor -giovane e veramente bella, gli faceva inutilmente gli occhi dolci. -Qualche rimasuglio di un grande splendore passato, spiccava qua e -là sui muri di questo modesto alloggio; era per esempio, una spada -riccamente damascata, che rimontava all'epoca di Francesco I, e la -di cui sola impugnatura incrostata di pietre preziose, poteva valere -dugento doppie, e che ciò non ostante nei momenti della più grande -ristrettezza, Athos non aveva mai acconsentito nè ad impegnare, nè a -vendere. Questa spada aveva attirato da lungo tempo la ambizione di -Porthos. Porthos avrebbe dato dieci anni della sua vita per possedere -quella spada. - -Un giorno che egli aveva un appuntamento con una duchessa, tentò -eziandio di chiederla in imprestito ad Athos. Athos senza dir niente, -vuotò le sue saccocce, riunì tutti i suoi gioielli, borse, spinette, -catene d'oro, e offrì il tutto a Porthos: ma in quanto alla spada gli -disse, ella era sigillata al suo posto, e non doveva lasciarlo che -allora quando il suo padrone lascerebbe egli stesso il suo alloggio. -Oltre questa spada, vi era ancora un ritratto rappresentante un signore -del tempo di Enrico III, vestito con la più grande eleganza, e che -portava l'ordine dello Spirito Santo, e questo ritratto aveva con -Athos certe rassomiglianze di linee, certe similitudini di famiglia -che indicavano che questo gran signore, cavaliere degli ordini del -re, era un suo antenato. Finalmente un magnifico bauletto colle stesse -armi in oro che portava la spada ed il ritratto formava il centro del -camminetto che faceva orribilmente scomparire tutto il resto della -mobilia. Athos portava sempre la chiave di questo bauletto con se. Ma -un giorno egli l'aveva aperto davanti a Porthos, il quale aveva potuto -assicurarsi che questo bauletto non conteneva che lettere e carte; -lettere senza dubbio amorose, e carte di famiglia. - -Porthos abitava un appartamento molto vasto e di una apparenza -sontuosissima. Strada del Vecchio Colombajo. Ciascheduna volta che egli -passava con qualche amico davanti alle sue finestre, a una delle quali -Mousqueton stava sempre in gran-livrea, Porthos alzava la testa e la -mano, e diceva _ecco la mia dimora_. Ma mai si faceva trovare in casa, -mai invitava nessuno a salire, e nessuno poteva farsi un'idea delle -ricchezze reali che racchiudeva quella sontuosa apparenza. - -In quanto ad Aramis, egli abitava un piccolo alloggio, composto di -un gabinetto, di un salotto da mangiare e di una camera da dormire, -la qual camera, situata come il resto dell'appartamento al pian -terreno, guardava sopra un piccolo giardino fresco, verde, ombroso e -impenetrabile agli occhi de' vicini. - -In quanto a d'Artagnan, noi sappiamo come era alloggiato, ed abbiamo -già fatta conoscenza col suo lacchè, mastro Planchet. - -D'Artagnan che era molto curioso di sua natura, come del resto sono -tutte le persone che hanno il genio dell'intrigo, fece tutti gli sforzi -per sapere chi erano al vero, Athos, Porthos e Aramis, perchè sotto -questi nomi di guerra, ciascuno dei giovani nascondeva il suo nome di -gentiluomo; Athos particolarmente, che riconosceva per un gran signore -alla distanza di una lega. Si indirizzò adunque a Porthos per essere -informato sopra Athos e Aramis, e s'indirizzò ad Aramis, per conoscere -Porthos. - -Disgraziatamente Porthos stesso nulla sapeva della vita del suo -silenzioso camerata che ciò che ne aveva traspirato. Si diceva che egli -aveva avute gran disgrazie nei suoi affari amorosi, e che un orribile -tradimento aveva avvelenata per sempre la vita di questo galantuomo. In -che consisteva questo tradimento? tutti lo ignoravano. - -In quanto a Porthos, eccettuato il suo vero nome che il sig. de -Tréville soltanto sapeva, come pure quello dei due camerati, la sua -vita era facile a conoscersi. Pieno di vanità e di indiscrezione, si -vedeva attraverso a lui come attraverso ed un cristallo, la sola cosa -che avrebbe potuto far sbagliare l'investigatore sarebbe stata che si -fosse creduto tutto quel bene che egli diceva di se stesso. - -In quanto ad Aramis, mentre aveva l'aspetto di non avere alcun -secreto, era un giovane tutto ripieno di misteri, poco rispondendo -alle interrogazioni che a lui si facevano su gli altri, e deludendo -quelle che gli si facevano su lui stesso. Un giorno d'Artagnan dopo -averlo lungamente interrogato su Porthos, ed avere saputo il rumore che -correva sulla buona fortuna del suo moschettiere con una principessa, -volle saper pure che cosa doveva credere sulle avventure amorose del -suo interlocutore. - -— E voi mio caro compagno, gli disse egli, voi che parlate delle -baronesse, delle contesse e delle principesse degli altri? - -— Perdono, interruppe Aramis, io ho parlato perchè Porthos ne parla -egli stesso, perchè egli ha vociferate avanti a me tutte queste belle -cose. Ma credetemi bene, mio caro d'Artagnan, che se io le avessi -da una altra sorgente o me le avesse confidate egli stesso, egli non -avrebbe potuto avere un amico più secreto di me. - -— Io non ne dubito, riprese d'Artagnan, ma infine mi sembra che voi -pure siate molto familiare con gli stemmi, testimonio ne sia un certo -fazzoletto orlato, al quale io debbo l'onore della vostra conoscenza. - -Aramis questa volta non s'inquietò, ma prese l'aspetto suo più umile, e -rispose affettuosamente. - -— Mio caro, non dimenticate lo stato che un giorno voglio abbracciare, -e che io fuggo tutte le occasioni mondane. Questo fazzoletto che voi -avete veduto non mi era stato confidato, ma era stato dimenticato da -uno dei miei amici. Io ho dovuto raccoglierlo per non compromettere lui -e la dama che egli ama. In quanto a me io non ho, e non voglio avere -amiche, seguendo in ciò l'esempio giudiziosissimo di Athos, che non ne -ha più che me. - -— Ma che diavolo! voi non siete ancora frate, siete un moschettiere. - -— Moschettiere provvisoriamente, come dice il ministro, moschettiere, e -contro mia voglia, ma uomo devoto nel fondo del mio cuore: credetemi. -Athos e Porthos mi hanno incastrato qua dentro per tenermi occupato; -ebbi alcune difficoltà al momento di compiere i miei desiderii, una -piccola difficoltà con... ma ciò non vi può interessare, ed io vi -faccio perdere un tempo prezioso. - -— Niente affatto, ciò anzi m'interessa moltissimo, gridò d'Artagnan, e -pel momento non ho cosa alcuna da fare. - -— Sì, ma io ho le mie preci da dire, rispose Aramis, quindi alcuni -versi da comporre, che mi ha domandato la signora d'Aiguillon; in -seguito devo passare nella strada S. Onorato, per comprare del rossetto -per la sig. de Chevreuse: voi vedete, mio caro amico, che se voi non -avete fretta, io ne ho moltissima. - -E Aramis, stese affettuosamente la mano al suo giovane compagno, e -prese da lui congedo. - -D'Artagnan non potè, per quanta pena si desse, saperne di più su i suoi -amici. Egli prese adunque il partito di credere nel presente tutto ciò -che si diceva del passato, sperando rivelazioni più sicure e più estese -dall'avvenire. Frattanto egli considerò Athos come un Achille, Porthos -come un Aiace, e Aramis come un Giuseppe. - -Del resto la vita dei quattro giovani era gioconda. Athos giuocava -e sempre disgraziatamente. Però egli non domandava mai in prestito -un soldo ai suoi amici, quantunque la sua borsa fosse sempre a loro -disposizione; e quanto egli aveva giuocato sulla parola, faceva sempre -risvegliare il suo creditore a sei ore del mattino per pagargli il -suo credito della sera innanzi. Porthos aveva delle sfuriate, quei -giorni, se egli guadagnava. Lo si vedeva insolente e splendido; se -egli perdeva, scompariva completamente per alcuni giorni, dopo i quali -ricompariva col viso smunto e la fisonomia allungata, ma con dei denari -in saccoccia. In quanto ad Aramis, egli non giocava mai. Era il più -cattivo moschettiere ed il più insulso convitato che si potesse vedere. -Egli aveva sempre bisogno di travagliare; qualche volta in mezzo ad -un pranzo, quando ciascuno nel trasporto del vino e nel calore della -conversazione, credeva che vi fosse ancora qualche ora da restare a -tavola, Aramis guardava il suo orologio, si alzava con un grazioso -sorriso, e prendeva congedo dalla società, adducendo per scusa di -dovere andare da un professore di filosofia per discutere sul valore -di alcune sentenze. Altre volte egli ritornava al suo alloggio per -scrivere una tesi, e pregava i suoi amici di non distrarlo. Frattanto -Athos sorrideva con quel grazioso sorriso melanconico, che tanto -siedeva bene sulla sua nobile figura, e Porthos beveva e giurava che -Aramis non si sarebbe mai fatto frate. - -Planchet, il cameriere di d'Artagnan, sopportò nobilmente la -buona fortuna. Egli riceveva trenta soldi il giorno, e per un mese -egli ritornava all'alloggio gaio come un piccione e affabile col -suo padrone. Quando il vento dell'avversità cominciò a soffiare -nell'economia domestica della strada dei Fossoyeurs, vale a dire -quando le quaranta doppie del re Luigi XIII furono terminate o poco -meno, cominciarono i lamenti che Athos trovava nauseabondi, Porthos -indecenti, e Aramis ridicoli. Athos consigliò dunque a d'Artagnan di -licenziare il mariuolo. Porthos voleva che prima fosse bastonato, -e Aramis pretendeva che un padrone non dovesse ascoltare che i -complimenti a lui diretti. - -— Ciò vi è ben facile a dire, riprese d'Artagnan, a voi, Athos, che gli -proibite di parlare, e che per conseguenza non avete mai degli alterchi -con lui: a voi, Porthos, che menate un treno magnifico e che siete un -idolo per il vostro cameriere, Mousqueton: a voi finalmente, Aramis, -che sempre distratto dai vostri studi filosofici, inspirate un profondo -rispetto al vostro servitore Bazin, uomo dolce e affettuoso; ma io -che sono senza consistenza e senza risorse, io che non sono ancora nè -moschettiere, nè guardia, che dovrò fare per inspirare l'affezione, il -terrore o il rispetto a Planchet? - -— La cosa è grave, risposero i tre amici; è un affare dell'interno; -accade dei servitori ciò che accade delle donne, bisogna metterli -fin dal primo momento sul piede in cui si desidera che restino. -Rifletteteci dunque. - -D'Artagnan riflettè, e risolse di percuotere Planchet in via di -provvisione, cosa che fu eseguita colla coscienza che d'Artagnan -metteva in tutti gli affari, poi dopo averlo ben bastonato, gli proibì -di lasciare il suo servizio senza il suo permesso! - -— Perchè, soggiunse, l'avvenire non può mancarmi, io aspetto -inevitabilmente tempi migliori. La tua fortuna adunque è fatta se tu -resti con me, e io son troppo buon padrone per non lasciarti sfuggire -la fortuna accordandoti il congedo che tu mi domandi. - -Questa maniera d'agire incusse molto rispetto ai moschettieri per la -politica di d'Artagnan. Planchet fu egualmente preso dall'ammirazione -e non parlò più di andarsene. La vita dei quattro giovani era divenuta -comune; d'Artagnan che non aveva alcuna abitudine, che giungeva dalla -sua provincia e cadeva in mezzo ad un mondo tutto nuovo per lui, -prese tosto le abitudini dei suoi amici. Si alzavano verso le sei -ore nell'estate, andavano a prendere la parola d'ordine e l'andamento -degli affari dal signore de Tréville. Quantunque d'Artagnan non fosse -moschettiere, ne faceva il servizio con una puntualità ammirabile; egli -era sempre di guardia, perchè teneva sempre compagnia a quello dei suoi -tre amici che la montava. Era conosciuto alla caserma dei moschettieri; -e tutti lo ritenevano per un buon camerata. Il sig. de Tréville, che -lo aveva apprezzato col primo colpo d'occhio e che gli portava una vera -affezione, non cessava di raccomandarlo al re. - -Dal canto loro i tre moschettieri amavano moltissimo il giovine -camerata. L'amicizia che univa questi quattro uomini, e il bisogno -di vedersi tre o quattro volte il giorno, sia per affari, sia per un -duello, sia per un divertimento li faceva incessantemente correre l'uno -dietro l'altro come ombre, e s'incontravano sempre gli inseparabili che -si cercavano dal Luxembourg alla piazza S. Sulpicio, o dalla strada -del Vecchio-Colombaio al Luxembourg. Frattanto le promesse del sig. -de Tréville tenevano la loro strada. Un bel giorno, il re comandò al -sig. Capitano des Essarts di prendere d'Artagnan come cadetto nella sua -compagnia delle guardie. D'Artagnan indossò sospirando quell'uniforme, -che egli avrebbe voluto, a prezzo di dieci anni della sua esistenza, -cambiare colla saccoccia di moschettiere. Ma il sig. de Tréville -promise questo favore dopo un noviziato di due anni, noviziato che -del resto, poteva essere accorciato se l'occasione si presentava per -d'Artagnan di rendere qualche importante servigio al re, o di fare -qualche azione rumorosa. D'Artagnan si ritirò su questa promessa, e il -giorno dopo cominciò il suo servizio. - -Allora toccò il turno ad Athos, a Porthos ed ad Aramis di montare -la guardia con d'Artagnan ogni qual volta egli era di guardia. La -compagnia del sig. Cav. des Essarts prese così quattro uomini invece di -uno, il giorno che prese d'Artagnan. - - - - -CAPITOLO VIII. - -UN INTRIGO DI CORTE - - -Frattanto le quaranta doppie di Luigi XIII, come tutte le cose di -questo mondo, dopo avere avuto un principio, avevano avuto un fine, e -dopo questo fine i quattro compagni erano caduti in angustie. Sulle -prime Athos aveva sostenuto per qualche tempo l'associazione coi -suoi proprii denari, Porthos gli tenne dietro, e mercè una di quelle -disperazioni alle quali si erano abituati, egli aveva per quasi -quindici giorni ancora sovvenuto ai bisogni di tutti, in fine era -arrivata la volta d'Aramis che si era disimpegnato di buona grazia, e -che era pervenuto, diceva egli, vendendo qualche libro di filosofia a -procurarsi alcune doppie. - -Allora si ebbe ricorso, come d'ordinario, al sig. de Tréville, che fece -qualche anticipazione sul soldo, ma queste anticipazioni non potevano -condurre molto avanti tre moschettieri, che avevano già dei conti -arretrati, e una guardia che non ne aveva ancora. - -Finalmente, quando si vide che si andava a restar senza del tutto, -si riunì con un ultimo sforzo otto o dieci doppie che Porthos giocò. -Disgraziatamente egli era in cattiva vena, egli perdè tutto, e più -venticinque doppie sulla parola. - -Allora l'angustia divenne miseria; si videro gli affamati seguiti dai -loro lacchè correre le strade ed i corpi di guardia, annasando presso i -loro amici del di fuori tutti i pranzi, che potevano ritrovare, poichè, -seguendo il consiglio di Aramis, si doveva nella prosperità seminare -dei pranzi a dritta e a sinistra, per andarne raccogliendo qualcuno -nella disgrazia. - -Athos fu invitato quattro volte, e ciascheduna volta condusse seco i -suoi amici coi lacchè. Porthos ebbe sei occasioni e ne fece egualmente -godere ai suoi camerati: Aramis ne ebbe otto. Era un uomo, come si è -già potuto scorgere, che faceva poco rumore e molte faccende. In quanto -a d'Artagnan, che non conosceva alcuno nella capitale, non trovò che -una colazione di cioccolatte in casa di un prete del suo paese e un -pranzo da un trombetta delle guardie. Egli condusse la sua armata in -casa del prete, al quale venne divorata la sua provvisione di due mesi; -e presso il trombetta, e che fece delle meraviglie; ma come diceva -Planchet, non si mangia sempre che una volta, anche quando si mangia -molto. - -D'Artagnan dunque si ritrovò umiliato di non aver potuto provvedere che -un pasto e mezzo, perchè la colazione del prete non poteva calcolarsi -che un mezzo pasto, da offrirsi ai suoi compagni in cambio dei festini -che si erano procurati Athos, Porthos ed Aramis. Egli si credeva a -carico della società, dimenticando, nella sua buona fede giovanile -che egli aveva nudrito questa società per un mese, e il suo spirito -preoccupato si mise a travagliare attivamente. Egli riflettè che questa -coalizione di quattro uomini, giovani, coraggiosi, intraprendenti e -attivi doveva avere un altro scopo che quello delle passeggiate oziose, -delle lezioni di scherma e dei lazzi più e meno spiritosi. - -Infatti, quattro uomini come loro, quattro uomini affezionati gli -uni agli altri dalla borsa fino alla vita, quattro uomini che si -sostenevano sempre, non rinculando mai, eseguendo isolatamente o -collettivamente le risoluzioni prese in comune; quattro bravi che -minacciavano i quattro punti cardinali, o che, se si voltavano verso -un sol punto, dovevano inevitabilmente, sia sotterraneamente, sia in -pieno giorno, sia colla mina, sia colla breccia, sia colla furberia, -sia colla forza aprirsi un cammino verso lo scopo che si erano prefissi -per quanto ben difeso o per quanto lontano egli si fosse. La sola cosa -che meravigliava d'Artagnan era che i suoi compagni non avessero ancora -pensato a questo. - -Egli vi pensava seriamente, crivellandosi il cervello per trovare una -direzione a questa forza unica moltiplicata quattro volte, colla quale -egli non dubitava che, come la leva che cercava Archimede, non si fosse -giunto a sollevare il mondo, allorchè fu dolcemente battuto alla sua -porta. D'Artagnan risvegliò Planchet, e gli ordinò di andare ad aprire. - -Che da questa frase: d'Artagnan risvegliò Planchet, il lettore non vada -a pensare che fosse notte, o che il giorno non fosse ancora spuntato: -quattro ore dopo il mezzogiorno suonavano in quel momento. Due ore -prima, Planchet era venuto a domandare da pranzo al suo padrone, il -quale gli aveva risposto col proverbio: «chi dorme pranza». E Planchet -pranzava dormendo. - -Fu introdotto un uomo di aspetto molto semplice e che aveva l'aria d'un -borghese. - -Planchet per frutti, avrebbe voluto sentire la conversazione; ma -il borghese dichiarò a d'Artagnan che ciò che aveva a dirgli era -importante e confidenziale, e che desiderava rimanere a quattr'occhi -con lui. - -D'Artagnan congedò Planchet, e fece sedere il suo visitatore. - -Vi fu un momento di silenzio; durante il quale i due uomini si -guardarono come per fare una esordiente conoscenza; dopo di che, -d'Artagnan s'inchinò in segno che egli ascoltava. - -— Io ho inteso parlare del sig. d'Artagnan, giovane molto bravo, disse -il borghese, e questa riputazione di cui gode a giusto titolo mi ha -deciso di confidargli un secreto. - -— Parlate, signore, parlate, disse d'Artagnan che per istinto annasò -qualche cosa di avvantaggioso. - -Il borghese fece una novella pausa quindi continuò: - -— Io ho mia moglie che tiene la biancheria della regina, signore, e che -non è priva nè di bellezza, nè di saggezza. Mi si fece sposarla, sono -ormai dieci anni, quantunque ella non avesse che un piccolo capitale, -poichè il sig. de Laporte, il porta-mantello della regina, è suo -padrino e la protegge. - -— Ebbene, signore? domandò d'Artagnan. - -— Ebbene! riprese il borghese, ebbene! signore, mia moglie mi è stata -rapita ieri mattina quanto sortiva dalla camera di lavoro. - -— E da chi è stata rapita vostra moglie? - -— Io non ne so niente sicuramente, ma ho sospetto su qualcuno. - -— E chi è questa persona di cui sospettate? - -— Un uomo che la perseguitava da lungo tempo. - -— Diavolo! - -— Ma volete voi che io ve la dica, signore? continuò il borghese: io -sono convinto che vi è meno amore che politica in tutto ciò. - -— Meno amore che politica! riprese d'Artagnan con un'aria molto -riflessiva, e che cosa sospettate voi? - -— Io non so se debba dirvi ciò che sospetto... - -— Signore, vi farò osservare che io non vi ho domandato assolutamente -niente. Siete voi che siete venuto, siete voi che avete detto che avete -un secreto da confidarmi. Fate dunque quello che più vi accomoda, siete -ancora in tempo di ritirarvi. - -— No, signore, no, voi avete la ciera di un onesto giovane, e io avrò -confidenza in voi. Io credo adunque che non sia per cagione dei suoi -amori che mia moglie è stata arrestata, ma a cagione di quelli di una -dama più grande di lei. - -— Ah! ah! sarebbe forse a cagione degli amori della signora di -Bois-Tracy? fece d'Artagnan, che volle aver l'aria, rimpetto al suo -borghese, di essere al corrente degli affari della corte. - -— Più alta, signore, più alta. - -— Della signora d'Aiguillon? - -— Più alta ancora. - -— Della signora de Chevreuse? - -— Più alta, molto più alta!... - -— Della? - -D'Artagnan si fermò. - -— Sì, signore, rispose tanto sottovoce, che appena si potè intendere, -il borghese spaventato. - -— E con chi? - -— Con chi può essere, se non è col Duca de?... - -— Il duca de...? - -— Sì, signore, rispose il borghese dando alla sua voce un'intonazione -ancor più sorda. - -— Ma voi come sapete tutto ciò? - -— Ah! come lo so io? - -— Sì, come lo sapete voi? non fate mezze confidenze, o... voi capite. - -— Io lo so da mia moglie, signore, da mia moglie stessa. - -— Che lo sa... da chi? - -— Dal sig. de Laporte. Non vi ho detto che ella era la figlioccia del -sig. de Laporte, l'uomo di confidenza della regina? Ebbene, il sig. -de Laporte l'aveva messa vicino a Sua Maestà, perchè la nostra povera -regina avesse almeno qualcuno con cui confidarsi, abbandonata come -ella è dal re, spiata come ella è dal ministro, tradita come ella è da -tutti. - -— Ah! ah! ecco che si spiega, disse d'Artagnan. - -— Ora, mia moglie è venuta che sono quattro giorni, signore; una -delle condizioni era che ella dovesse venirmi a vedere due volte la -settimana; perchè ho avuto l'onore di dirvi, mia moglie mi ama molto; -mia moglie è dunque venuta, e mi ha confidato che la regina in questo -momento aveva grandi timori. - -— Veramente? - -— Sì; il ministro a quanto pare, la incalza e la perseguita più che -mai, egli non può perdonarle la storia della _sarabanda_. Voi sapete la -storia della sarabanda? - -— Per bacco se la so! rispose d'Artagnan che non ne sapeva niente -affatto, ma che voleva aver l'aria di essere al corrente. - -— Di modo che ora non è più l'odio, è la vendetta. - -— Davvero? - -— E la regina crede? - -— Ebbene! che cosa crede la regina? - -— Ella crede che sia stato scritto al sig. duca de Buckingham in nome -suo. - -— In nome della regina? - -— Sì, per farlo venire a Parigi, e una volta venuto a Parigi, per -attirarlo in qualche laccio. - -— Diavolo! ma vostra moglie, mio caro signore, che cosa ha che fare con -tutto questo. - -— Si conosce la sua affezione per la regina, e si vuole allontanarla -dalla sua padrona, o intimorirla per avere i secreti di Sua Maestà, o -sedurla per servirsi di lei come di una spia. - -— È probabile, disse d'Artagnan; ma l'uomo che l'ha rapita, lo -conoscete voi? - -— Vi ho detto che credo di conoscerlo. - -— Il suo nome? - -— Non lo so; quello che so soltanto si è che egli è una creatura del -ministro, la sua anima dannata. - -— Ma voi lo avete veduto? - -— Sì, un giorno mia moglie me lo ha mostrato. - -— Ha egli nessuna singolarità alla quale si possa riconoscerlo? - -— Oh certamente; è un signore di alta statura, di pelo nero, di -colorito pallido, coll'occhio penetrante, i denti bianchi, ed una -cicatrice alla tempia. - -— Una cicatrice alla tempia! gridò d'Artagnan, e con essa denti -bianchi, occhio penetrante, però nero, questi è il mio uomo di Méung. - -— È il vostro uomo, dite voi? - -— Sì, sì, ma ciò non fa niente alla cosa. No, io mi sbaglio, ciò anzi -semplifica di molto la cosa: se il vostro uomo è pure il mio, farò -due vendette con un colpo solo, ecco tutto; ma dove il raggiungerò -quest'uomo? - -— Non ne so niente. - -— Non avete presa alcuna informazione sulla sua dimora? - -— Nessuna; un giorno che io riconduceva mia moglie al Louvre, egli -sortiva quando essa entrava, e me lo fece vedere. - -— Diavolo! diavolo! mormorò d'Artagnan tuttociò è bene incerto. Da chi -avete saputo il rapimento di vostra moglie? - -— Dal signor de Laporte. - -— Vi ha dato qualche dettaglio? - -— Egli non ne aveva alcuno. - -— E voi non avete saputo niente altro? - -— Sì, ho ricevuto... - -— Che? - -— Ma io non so se commetta una grande imprudenza... - -— Voi ritornate ancora come prima; però io vi farò osservare che ora è -troppo tardi per ritornare indietro. - -— Così io non mi ritiro, per bacco! gridò il borghese giurando per -riscaldarsi la testa. D'altronde, fede di Bonacieux... - -— Voi vi chiamate Bonacieux? interruppe d'Artagnan. - -— Sì, questo è il mio nome. - -— Voi diceste adunque, fede di Bonacieux! perdonate se io vi ho -interrotto, ma mi sembrava che questo nome non mi fosse nuovo. - -— È possibile, signore. Io sono il vostro padrone di casa. - -— Ah! ah! fece d'Artagnan sollevandosi per metà, e inchinandosi. Ah! -voi siete il signor proprietario della casa? - -— Sì, signore, sì. E siccome da tre mesi che voi siete in casa -mia, e che distratto, senza dubbio dalle vostre grandi occupazioni, -avete dimenticato di pagarmi l'affitto, siccome, dico, io non vi ho -tormentato un istante, ho pensato che voi avreste riguardo alla mia -delicatezza. - -— Come è; mio caro signore Bonacieux, riprese d'Artagnan, credete che -io sono pieno di riconoscenza per un simile procedere, e che, come ve -l'ho detto, se posso esservi utile in qualche cosa... - -— Vi credo, signore, vi credo e come stava per dirvi, in fede di -Bonacieux, ho tutta la mia confidenza in voi. - -Il borghese cavò un foglio di saccoccia, e lo presentò a d'Artagnan. - -— Una lettera! fece il giovane. - -— Che ho ricevuta questa mattina. - -D'Artagnan l'aprì, e siccome il giorno cominciava a declinare, egli -s'avvicinò alla finestra. Il borghese lo seguì. - -«Non cercate affatto vostra moglie» lesse d'Artagnan, «ella vi sarà -resa quando non si avrà più bisogno di lei. Se voi fate la più piccola -dimostrazione per ritrovarla, siete perduto.» - -— Ecco ciò che vi è positivo continuò d'Artagnan; ma dopo tutto, questa -non è che una minaccia. - -— Sì, ma questa minaccia mi spaventa, signore; io non sono affatto uomo -di spada, ed ho paura della Bastiglia. - -— Hum! fece d'Artagnan, ma l'affare si è che pure io ho minor desiderio -della Bastiglia di voi. Se non si trattasse che di un colpo di spada, -vada pure. - -— Però, signore, io aveva calcolato su voi in questa occasione. - -— Sì? - -— Vedendovi incessantemente circondato da moschettieri, con un aspetto -molto guerriero, e riconoscendo che questi moschettieri erano quelli -del sig. de Tréville, e per conseguenza nemici del ministro, io aveva -pensato che voi e i vostri amici, nel rendere giustizia alla nostra -povera regina, sarete ben contenti di fare un cattivo giuoco allo -stesso ministro. - -— Senza dubbio. - -— E poi aveva pensato che, dovendomi voi tre mesi di affitto, di cui io -non vi ho mai parlato... - -— Sì, sì, voi mi avete di già addotta questa ragione, e io la trovo -eccellente. - -— Che più, fino a tanto che voi mi farete l'onore di restare in casa -mia, non vi parlerò mai dell'affitto venturo... - -— Benissimo! - -— Aggiungete a ciò, sevi fosse bisogno, contava offrirvi una -cinquantina di doppie, se contro ogni probabilità, voi vi ritrovaste in -questo momento in qualche angustia... - -— A meraviglia; ma voi dunque siete ricco, mio caro signor Bonacieux? - -— Ho tutti i miei comodi, signore, questa è la parola; ho riunito -qualche cosa, come sarebbero due o tre mila scudi di rendita nel -commercio delle mercerie, e soprattutto mettendo qualche fondo -sull'ultimo viaggio del celebre navigatore Giovanni Mocquet, di modo -che voi capirete, signore... ah! ma... gridò il borghese. - -— Che? domandò d'Artagnan. - -— Che vedo io là? - -— Dove? - -— Sulla strada, dirimpetto alle vostre finestre, nel vano di quella -porta: un uomo inviluppato nel suo mantello. - -— È lui gridarono ad un tempo d'Artagnan ed il borghese, avendo -riconosciuto il loro uomo. - -— Ah! questa volta, gridò d'Artagnan saltando alla sua spada, questa -volta egli non mi fuggirà. - -E cavando la sua spada dal fodero si precipitò fuori dell'appartamento. - -Sulla scala egli incontrò Athos e Porthos che venivano a visitarlo. -Essi si scostarono; d'Artagnan passò fra di loro come una freccia. - -— E che! dove corri tu così? gridarono in una volta i due moschettieri. - -— L'uomo di Méung! riprese d'Artagnan, e disparve. - -D'Artagnan aveva più di una volta raccontato ai suoi amici la sua -avventura con lo sconosciuto come pure l'apparizione della bella -viaggiatrice, alla quale questo uomo aveva sembrato confidare una così -importante missione. Il parere di Athos era stato che d'Artagnan avesse -perduto la sua lettera nell'osteria. Un gentiluomo, secondo lui, e al -ritratto che d'Artagnan aveva fatto dello sconosciuto questi non poteva -essere che un gentiluomo; un gentiluomo doveva essere incapace di -commettere la bassezza di rubare una lettera. - -Porthos non aveva veduto in tutto ciò che un appuntamento amoroso dato -da una dama ad un cavaliere, o da un cavaliere ad una dama, che era -stato disturbato dalla presenza di d'Artagnan e del suo cavallo giallo. - -Aramis aveva detto che questa sorta di cose misteriose, valeva meglio -il non approfondirle. - -Essi compresero dunque dalle poche parole sfuggite a d'Artagnan, di -quale affare si trattava, e siccome pensarono che dopo aver raggiunto -il suo uomo, o dopo averlo perduto di vista, d'Artagnan avrebbe finito -col ritornare in casa, continuarono la loro strada. - -Allorchè entrarono nella camera di d'Artagnan, la camera era vuota; -il proprietario, temendo le conseguenze dell'incontro che senza -dubbio avrebbe avuto luogo tra il giovane e lo sconosciuto, aveva, -in conseguenza dell'esposizione ch'egli stesso aveva fatta del suo -carattere, giudicato che era cosa prudente il ritirarsi. - - - - -CAPITOLO IX. - -D'ARTAGNAN SPIEGA CARATTERE - - -Come lo aveva preveduto Athos e Porthos, in capo ad una mezz'ora -d'Artagnan rientrò. Questa volta pure egli non aveva ritrovato il suo -uomo, che come per incanto era scomparso. D'Artagnan aveva corso colla -spada alla mano tutte le strade circonvicine, ma non aveva ritrovato -nessuno che rassomigliasse a quello che egli cercava, quindi n'era -venuto a ciò da cui doveva forse cominciare, e che era di battere alla -porta contro la quale lo sconosciuto stava appoggiato; ma inutilmente -egli per dieci o dodici volte di seguito aveva fatto risonare il -metallo, nessuno gli aveva risposto; ed i vicini, che attirati dal -rumore, erano accorsi sul limitare della loro porta, lo avevano -assicurato che quella casa, di cui del resto tutte le aperture erano -chiuse, era da sei mesi completamente inabitata. - -Nel mentre che d'Artagnan correva le strade e batteva alle porte, -Aramis aveva raggiunto i suoi due compagni, di modo che ritornando in -casa, d'Artagnan aveva ritrovata la riunione al suo completo. - -— Ebbene? dissero assieme i tre moschettieri, vedendo entrare -d'Artagnan col sudore sulla fronte e la figura sconvolta dalla collera. - -— Ebbene! gridò questi gettando la sua spada sul letto, bisogna -che quest'uomo sia il diavolo in persona, egli è scomparso come un -fantasma, come un'ombra, come uno spettro. - -— Credete voi alle apparizioni? domandò Athos a Porthos. - -— Io? non credo che a ciò che ho veduto, e siccome non ho mai veduto -apparizioni, così non vi credo. - -— In ogni caso, uomo o diavolo, corpo od ombra, illusione o realtà, -quest'uomo è nato per la mia dannazione, poichè la sua fuga ci fa -andare a vuoto un affare superbo, signori, un affare nel quale vi erano -cento doppie da guadagnare, e fors'anche più. - -— In qual modo? dissero in una volta Porthos e Aramis. - -In quanto ad Athos, fedele al suo sistema di mutismo, si contentò -d'interrogare d'Artagnan con lo sguardo. - -— Planchet, disse d'Artagnan al suo domestico, che passava in questo -momento la testa per la porta non ben chiusa cercando di sorprendere -qualche brano della conversazione, discendete dal mio proprietario, -sig. Bonacieux, ditegli d'inviarci una mezza dozzina di bottiglie di -vino di Beaugency; è quello che io preferisco. - -— E che! voi avete dunque credito aperto col vostro padrone di casa? -domandò Porthos. - -— Sì rispose d'Artagnan, da oggi in poi, e state tranquilli, se il suo -vino è cattivo noi gli manderemo a cercarne dell'altro. - -— Bisogna usare, e non abusare, disse sentenziosamente Aramis. - -— Io ho sempre detto che d'Artagnan era la testa forte di noi quattro, -fece Athos, che dopo avere emessa questa opinione, alla quale -d'Artagnan rispose con un saluto, ricadde subito nel suo consueto -silenzio. - -— Ma in fine vediamo, che cosa c'è? domandò Porthos. - -— Sì, disse Aramis, confidateci tutto, mio caro amico, a meno che -l'onore di qualche dama non si trovi interessato in questa confidenza, -nel qual caso farete meglio a conservarla per voi. - -— Siate tranquilli, rispose d'Artagnan, l'onore di nessuna persona avrà -a lamentarsi in ciò che io vi dirò. - -E allora egli raccontò parola per parola ai suoi amici tutto ciò che -era accaduto fra il suo padron di casa e lui, ed in qual modo l'uomo -che aveva rapita la moglie del degno proprietario era lo stesso col -quale aveva avuto contesa nell'osteria di Francesco Meunier. - -— Il vostro affare non è cattivo, disse Athos, dopo avere gustato il -vino da conoscitore, e indicato con un segno di testa che lo trovava -buono, e si potrà ricavare da questo bravo uomo una cinquantina o una -sessantina di doppie. Ora, resta a sapersi se cinquanta o sessanta -doppie valgano la pena di arrischiare quattro teste. - -— Ma fate attenzione, gridò d'Artagnan, che vi è una donna in -quest'affare, una donna elevata, una donna che si minaccia senza -dubbio, che forse si mette a tortura e tutto ciò perchè ella è fedele -alla sua padrona. - -— State in guardia, d'Artagnan, state in guardia, disse Aramis, voi -vi riscaldate un poco troppo, a mio avviso, sulla sorte della signora -Bonacieux. La donna è stata sempre la rovina degli uomini, ed è da lei -che ci vengono tutte le miserie. - -Athos, a questa sentenza d'Aramis aggrottò il sopracciglio, e si morse -le labbra. - -— Non è punto della signora Bonacieux che m'inquieto, gridò d'Artagnan, -ma della regina, che il re abbandona, che il ministro perseguita, e che -vede cadere, le une dopo le altre, le teste di tutti i suoi amici. - -— Perchè ama ella tutto ciò che noi detestiamo di più a questo mondo, -gli Spagnuoli e gl'Inglesi? - -— La Spagna è la sua patria, rispose d'Artagnan, ed è cosa -semplicissima che ella ami gli Spagnuoli, che sono figli della stessa -sua terra. In quanto al secondo rimprovero che voi le fate, ho inteso -dire che ella amava, non già gl'inglesi, ma un Inglese. - -— Eh in fede mia, disse Athos, bisogna convenire che questo Inglese è -ben degno di essere amato. Io non ho mai veduto un aspetto più grande -del suo. - -— Senza contare che nessuno si sa abbigliare come lui, disse Porthos. -Io era al Louvre il giorno in cui ha seminate le sue perle, e per -bacco! io ne ho raccolte due che ho vendute dieci doppie l'una. E tu, -Aramis, lo conosci tu? - -— Tanto bene quanto voi, signori, perchè io era uno di quelli che -lo hanno arrestato nel giardino d'Amiens, ove mi aveva introdotto -il sig. de Putange, lo scudiere della regina. Io era al seminario in -quell'epoca, e l'avventura mi parve crudele pel re. - -— Cosa che non m'impedirebbe, disse d'Artagnan, se io sapessi dov'è il -duca di Buckingham, di prenderlo per la mano, e di condurlo vicino alla -regina, e non fosse altro che per fare arrabbiare il ministro, poichè -il nostro vero, il nostro solo, eterno nemico, signori, è il ministro, -e se possiamo ritrovare il modo di giuocargli un qualche giuoco -crudele, vi confesso che vi impegnerei volentieri la mia testa. - -— E, riprese Athos, il merciaio vi ha detto, d'Artagnan, che la regina -temeva che si fosse fatto venire Buckingham sotto un falso avviso? - -— Ella ne ha paura. - -— Aspettate dunque, disse Aramis. - -— Che cosa? domandò Porthos. - -— Continuate pure. Io cerco a richiamarmi alcune circostanze. - -— Ed ora io son convinto, disse d'Artagnan, che il ratto di questa -donna della regina si concatena agli avvenimenti di cui parliamo, e -fors'anche alla presenza del signor de Buckingham in Parigi. - -— Il Guascone è pieno d'idee, disse Porthos con ammirazione. - -— Amo molto sentirlo parlare, disse Athos, il suo dialetto mi diverte. - -— Signori, riprese Aramis, ascoltate questo. - -— Ascoltiamo Aramis, dissero i tre amici. - -— Ieri, io mi trovava presso un dotto filosofo, che ho qualche volta -consultato per i miei studii. - -Athos sorrise. - -— Egli abita un quartiere deserto, continuò Aramis; i suoi gusti, -la sua professione lo esigono. Ora al momento che io sortiva di casa -sua... qui Aramis si fermò. - -— Ebbene! domandarono i suoi uditori al momento che sortivi di casa -sua?... - -Aramis parve fare uno sforzo sopra se stesso, come un uomo che, in -pieno corso di una bugia, si vede fermato da un qualche ostacolo -imprevisto, ma gli occhi dei suoi tre compagni erano fissi su lui, le -loro orecchie erano tese, e non vi era più modo d'indietreggiare. - -— Questo filosofo ha una nipote, continuò Aramis. - -— Ah! egli ha una nipote? interruppe Porthos. - -— Dama molto rispettabile, disse Aramis. - -I tre amici si posero a ridere. - -— Ah! se voi ridete, o se voi dubitate, riprese Aramis, voi non ne -saprete niente. - -— Noi siamo credenti come tanti maomettani, e muti come catafalchi, -disse Athos. - -— Dunque continuo, riprese Aramis. Questa nipote qualche volta viene a -vedere suo zio; ora, ella ieri vi si trovava nel medesimo tempo che me, -per caso, ed io mi offersi per condurla alla sua carrozza. - -— Ah! la nipote del filosofo ha una carrozza? interruppe Porthos, che -aveva per uno dei suoi più gran difetti una grande incontinenza di -lingua; bella conoscenza, amico mio! - -— Porthos, riprese Aramis, vi ho già fatto osservare più d'una volta -che voi siete molto indiscreto, e che ciò vi nuoce con le donne. - -— Signori, signori! gridò d'Artagnan, che intravedeva la fine -dell'avventura, la cosa è seria, cerchiamo dunque di non scherzare, se -lo possiamo. Continuate, Aramis, continuate. - -— Ad un tratto un uomo grande, bruno coi modi di gentiluomo... a voi, -del genere del vostr'uomo, d'Artagnan. - -— Forse sarà lo stesso; disse questi. - -— È possibile.... Aramis continuò, si avvicinò a me, accompagnato da -cinque o sei uomini che lo seguivano a dieci passi di distanza, e col -tuono il più gentile: - -— «Signor duca» mi disse egli «e voi, signora,» continuò indirizzandosi -alla dama che io aveva sotto il braccio. - -— La nipote del dottore? - -— Silenzio dunque Porthos, disse Athos, voi siete insopportabile! - -— Favorite di salire in questa carrozza, e ciò senza tentare la più -piccola resistenza, senza fare il più piccolo rumore. - -— Egli vi aveva preso per Buckingham! gridò d'Artagnan. - -— Credo, rispose Aramis. - -— Ma quella donna? domandò Porthos. - -— Egli l'aveva presa per la regina! disse d'Artagnan. - -— Precisamente, rispose Aramis. - -— Il Guascone è il diavolo! gridò Athos, non gli sfugge niente. - -— Il fatto è, disse Porthos, che Aramis è della statura; ed ha qualche -cosa del portamento del bel duca; ma però mi sembra che l'abito da -moschettiere... - -— Io aveva un enorme mantello, disse Aramis. - -— Nel mese di luglio? diavolo! fece Porthos; forse che il tuo filosofo -teme che tu non sia riconosciuto? - -— Comprendo ancora, disse Athos, che la spia si sia lasciata illudere -dal portamento, ma il viso... - -— Io aveva un gran cappello, disse Aramis. - -— Oh! mio Dio, gridò Porthos, quante precauzioni per studiare filosofia! - -— Signori, signori, disse d'Artagnan, non perdiamo il nostro tempo a -celiarla; dividiamoci, e cerchiamo la moglie del merciaio; questa è la -chiave dell'intrigo. - -— Una donna di così infima condizione! voi credete, d'Artagnan? disse -Porthos, allungando le labbra con disprezzo. - -— È la figlioccia di de Laporte, il cameriere di confidenza della -regina. Non ve l'ho io detto; signori? e d'altronde questo forse -potrebbe essere un calcolo di Sua Maestà di aver cercato i suoi appoggi -così in basso. Le alte teste si vedono di lontano, ed il ministro ha -buona vista. - -— Ebbene! disse Porthos, stabilite prima il premio col merciaio, e che -sia un buon premio. - -— È inutile, disse d'Artagnan, poichè io credo che s'egli non ci paga, -noi saremo ben pagati da un'altra parte. - -In questo momento un rumore precipitato di passi rimbombò nelle scale, -la porta si aprì con fracasso, e il disgraziato merciaio si slanciò -nella camera ove si teneva il consiglio. - -— Ah! signori, gridò egli, salvatemi in nome del cielo, salvatemi! vi -sono là quattro uomini che vengono ad arrestarmi: salvatemi! - -Porthos e Aramis si alzarono. - -— Un momento, gridò d'Artagnan, facendo loro segno di rimettere nel -fodero le spade per metà cavate: un momento, qui non c'è bisogno di -coraggio, ma di prudenza. - -— Però, gridò Porthos, noi non lasceremo... - -— Voi lascerete fare a d'Artagnan, disse Athos; egli è, io lo ripeto, -la testa forte di tutti noi, ed io, per conto mio, io dichiaro che -l'obbedisco. Fa ciò che vuoi d'Artagnan. - -In questo momento apparvero quattro guardie alla porta dell'anticamera, -e vedendo quattro moschettieri in piedi con la spada al fianco, -evitarono ad inoltrarsi maggiormente. - -— Entrate, signori, entrate, gridò d'Artagnan, voi siete qui in casa -mia, e noi qui siamo tutti servitori fedeli del re e del ministro. - -— Allora, signori, voi non vi opporrete alla esecuzione degli ordini -che noi abbiamo ricevuti? domandò quello che sembrava il capo della -squadra. - -— Al contrario, signori, noi anzi vi presteremo mano forte se il -bisogno lo esige. - -— E che cosa è dunque questo? brontolò Porthos. - -— Tu sei uno stupido, disse Athos, silenzio! - -— Ma voi mi avete promesso... disse a bassa voce il povero merciaio. - -— Noi non vi possiamo salvare che restando liberi, rispose rapidamente -e a bassa voce, d'Artagnan, e se noi facciamo atto di difendervi, noi -saremo arrestati con voi. - -— Mi sembra, però... - -— Venite, signori, venite, disse ad alta voce d'Artagnan, io non ho -nessun motivo per difendere il signore. Io l'ho veduto oggi per la -prima volta, e vi dirà ancora egli stesso in quale occasione, per -venire a reclamare il prezzo del mio affitto. È vero, sig. Bonacieux? -rispondete! - -— È la verità, gridò il merciaio, ma il sangue non vi dice... - -— Silenzio su di me e su i miei amici, silenzio sulla regina -soprattutto, oppure voi perderete tutti senza neppur salvar voi. -Andate, andate, signori, conducete quest'uomo. - -E d'Artagnan spinse il merciaio tutto stordito fra le mani delle -guardie, dicendogli: - -— Voi siete un briccone, mio caro: voi venite a domandare del danaro -a me! a un moschettiere! in prigione! signori, anche una volta, -conducetelo in prigione e custoditelo sotto chiave il più lungamente -che sia possibile ciò mi darà il tempo per pagarlo. - -Gli sbirri si confondevano in ringraziamenti e conducevano la loro -preda. - -Al momento che essi discendevano, d'Artagnan battè sulla spalla del -capo. - -— E non berrò alla vostra salute e voi alla mia? disse egli riempiendo -due bicchieri di quel vino di Beaugency, che egli aveva dalla -liberalità del sig. Bonacieux. - -— Sarà un onore per me, disse il capo degli sbirri, e io accetto con -riconoscenza. - -— Dunque alla vostra, signore, come vi chiamate? - -— Bois renard. - -— Sig. Bois renard! - -— Alla vostra, mio gentiluomo... come vi chiamate, se vi piace! - -— D'Artagnan. - -— Alla vostra salute sig. d'Artagnan! - -— E sopra tutto questo, gridò d'Artagnan come trasportato dal suo -entusiasmo, a quella del re e del ministro. - -Il capo degli sbirri avrebbe forse dubitato della sincerità di -d'Artagnan se il vino fosse stato cattivo; ma il vino era buono, e ne -fu convinto. - -— Ma che diavolo di villania avete voi fatta? disse Porthos allora -quando il bargello in capo ebbe raggiunto i suoi compagni, e che i -quattro amici si ritrovarono soli. Per bacco! quattro moschettieri -lasciarsi arrestare un disgraziato che viene a gettarsi in mezzo a loro -gridando aiuto! un gentiluomo bere con uno sbirro! - -— Porthos, disse Aramis, Athos ti ha prevenuto che tu sei uno stupido, -ed io pure sono del suo avviso. D'Artagnan tu sei un grand'uomo, e -quando tu sarai nel posto del sig. de Tréville, io ti domanderò la tua -protezione per farmi avere un'Abbazia. - -— Ah! io mi ci perdo, disse Porthos, voi approvate ciò che ha fatto -d'Artagnan? - -— Lo credo bene, per bacco! disse Athos; non solo io approvo ciò che -egli ha fatto, ma me ne congratulo. - -— E ora, signori, disse d'Artagnan senza darsi la pena di spiegare la -sua condotta a Porthos, tutti per uno, e uno per tutti; questa è la -nostra divisa non è vero? - -— Però!... disse Porthos. - -— Stendi la mano e giura! gridarono ad un tempo Athos e Aramis. - -Vinto dall'esempio e brontolando a bassa voce, Porthos stese la mano, -e i quattro amici ripeterono con una sola voce la formula dettata da -d'Artagnan: - -«Tutti per uno, uno per tutti». - -— Sta bene; che ciascuno ora si ritiri in casa sua, disse d'Artagnan, -come se non avesse fatto in vita sua altra cosa che comandare; e -attenti, poichè da questo momento eccoci alle prese col ministro. - - - - -CAPITOLO X. - -UNA TRAPPOLA DA SORCI DEL SECOLO XVII - - -L'invenzione della trappola non data dai nostri giorni; da che le -società, nel costituirsi, ebbero inventata una polizia qualunque, -questa polizia a sua volta inventò le trappole. - -Siccome forse i nostri lettori non si sono ancora famigliarizzati col -gergo della strada di Gerusalemme, e che questa è la prima volta, dopo -quindici anni, che noi scriviamo, che noi impieghiamo questa parola -applicata a questa cosa, spieghiamo loro cosa è una trappola da sorci. - -Quando, in una casa qualunque, si è arrestato un individuo sospetto di -un delitto qualsiasi, si tiene secreto l'arresto; si pongono quattro o -cinque uomini in imboscata nella prima camera; si apre la porta a tutti -quelli che battono, la si richiude dietro di loro, e si arrestano; in -questo modo, in capo a due o tre giorni, si ha nelle mani quasi tutte -le persone famigliari dello stabile. - -Ecco che cosa è una trappola da sorci. - -Fu dunque fatta una trappola nell'appartamento di mastro Bonacieux, e -chiunque vi comparve fu preso e interrogato dagli agenti dei ministro. -Va senza dire che, siccome una entrata particolare metteva al primo -piano, che abitava d'Artagnan, quelli che venivano da lui erano esenti -da ogni visita. - -D'altronde i tre moschettieri soltanto vi venivano; essi si erano -messi sulle ricerche ciascuno dalla sua parte, e non avevano nè -ritrovato nè scoperto niente; Athos era stato eziandio a muovere delle -interrogazioni al sig. de Tréville, cosa che visto il mutismo abituale -del degno moschettiere, aveva molto meravigliato il suo capitano. Ma -il sig. de Tréville non sapeva niente, se non che l'ultima volta che -aveva veduto il ministro, il re e la regina, il ministro aveva l'aria -molto concentrata, che il re era molto inquieto, e che il rosso degli -occhi della regina indicava che ella aveva vegliato e pianto. Ma questa -ultima circostanza lo aveva ben poco colpito; la regina, dopo il suo -matrimonio, vegliava e piangeva molto. - -Il sig. de Tréville raccomandò in ogni caso ad Athos il servizio del -re, e soprattutto quello della regina, pregando di fare la medesima -raccomandazione ai suoi camerati. In quanto a d'Artagnan egli non -si moveva da casa sua. Egli aveva convertita la sua camera in un -osservatorio. Dalle finestre egli vedeva giungere quelli che venivano -a farsi prendere; poi, siccome aveva levato un quadrello dal pavimento -e forato un buco nel palco, dimodochè una semplice intonacatura lo -separava dalla camera di sotto ove si facevano gli interrogatorii, -ed egli intendeva tutto ciò che si faceva dagli inquisitori e dagli -accusati. - -Gli interrogatorii erano preceduti da una perquisizione minutissima -operata sulla persona arrestata; le domande erano sempre concepite -così: - -«La signora Bonacieux vi ha ella consegnato qualche cosa per suo marito -o per qualche altra persona? - -«Il signor Bonacieux vi ha egli consegnato qualche cosa per sua moglie -o per qualche altra persona? - -«L'uno e l'altro vi hanno essi fatta alcuna confidenza a viva voce?» - -— Se essi sapessero qualche cosa, essi non interrogherebbero così, -disse a se stesso d'Artagnan. Ora che cosa cercano di sapere? se il -duca di Buckingham si ritrova a Parigi, se egli ha avuto o se egli deve -avere qualche abboccamento con la regina. - -D'Artagnan si fermò a questa idea, che, dopo tutto ciò che aveva -inteso, non mancava di probabilità. - -Frattanto la trappola era in permanenza, e la vigilanza di d'Artagnan -egualmente. - -La sera dell'indomani dall'arresto del povero Bonacieux, quando Athos -aveva lasciato d'Artagnan per portarsi presso il sig. de Tréville, -stando per sonare le nove ore, e quando Planchet, che non aveva fatto -ancora il letto, cominciava le sue faccende, s'intese battere alla -porta della strada; subito dopo questa porta si aprì e si richiuse, -qualcuno era venuto a cadere in trappola. - -D'Artagnan si slanciò verso il luogo in cui avea tolto la pietra, si -stese col ventre a terra e ascoltò. - -Ben presto si sentirono delle strida, quindi dei gemiti che si cercava -di soffocare. Non si trattava di interrogatorio. - -— Diavolo! disse a se stesso d'Artagnan, mi sembra che questa sia una -donna; la frugano, ella resiste, le usano violenze. Ah! miserabili! - -E d'Artagnan, ad onta della sua prudenza, si tratteneva a gran stento -per non mischiarsi alla scena che accadeva sotto di lui. - -— Ma io vi dico che sono la padrona della casa, signori, io vi dico -che sono la moglie di Bonacieux, io vi dico che sono al servizio della -regina e che appartengo a lei! gridava la disgraziata donna. - -— La signora Bonacieux! mormorò d'Artagnan, sarei io abbastanza felice -per aver ritrovato tutto ciò che altri cercano? - -— È precisamente voi che noi aspettavamo, ripresero gl'interrogatori. - -La voce divenne più soffocata. Un movimento tumultuoso si ripercosse -sul palco di legno. La vittima resisteva tanto, quanto può resistere -una donna a quattro uomini. - -— Perdono, signore, perdono...! mormorò la voce che non fece più -sentire che suoni inarticolati. - -— Essi la legano, essi forse la trascineranno! gridò d'Artagnan, -raddrizzandosi come una molla. La mia spada! buono, essa è al mio -fianco. Planchet! - -— Signore. - -— Corri a cercare Athos, Porthos e Aramis. L'uno dei tre sarà -certamente in casa, forse saranno rientrati tutti e tre. Che essi -prendano le armi, che vengano, che accorrano. Ah! ora mi ricordo! Athos -è dal signor de Tréville. - -— Ma dove andate voi signore? dove andate? - -— Io discendo dalla finestra, gridò d'Artagnan, per fare più presto! -tu, rimetti la pietra, accomoda il pavimento, sorti dalla porta, e -corri dove io ti ho detto. - -— Oh! signore, signore, voi vi ucciderete, gridò Planchet. - -— Taci imbecille! disse d'Artagnan. - -E, aggrappandosi con la mano allo stipite della finestra, si lasciò -cadere dal primo piano, che fortunatamente non era molto alto, senza -farsi nemmeno una sgraffiatura. Andò subito dopo a battere alla porta -mormorando: - -— Io pure vado a farmi prendere in trappola, ma disgraziati quei gatti -che prenderanno simili sorci. - -Appena il martello ebbe ripercosso sotto la mano del giovane, che il -tumulto cessò, che alcuni passi si avvicinarono, che la porta si aprì, -e che d'Artagnan colla spada sguainata si slanciò nell'appartamento di -mastro Bonacieux, la di cui porta, senza dubbio mossa dalle suste, si -richiuse da se stessa dietro a lui. - -Allora quelli che abitavano ancora la disgraziata casa di Bonacieux, -ed i vicini più prossimi, intesero delle grandi grida, un pestìo, un -percuotersi di spade ed uno strepito prolungato di mobili. Quindi, un -momento dopo, quelli che, sorpresi da questo rumore, si erano messi -dalle finestre per conoscere la causa, poterono vedere la porta aprirsi -e quattro uomini vestiti di nero, non sortire, ma slanciarsi come corvi -infuriati lasciando per terra e agli angoli dei pezzi di penne delle -loro ali, vale a dire dei brani dei loro vestiti, e degli avanzi dei -loro mantelli. - -D'Artagnan era vincitore, bisogna però dirlo, senza molta pena, -perchè un solo di quei birri era armato e si difendeva ancora per -sola formalità. Egli è però vero che gli altri tre avevano cercato -di accoppare il giovane colle sedie, gli scanni e la terraglia; ma -due o tre sgraffiature fatte colla spadaccia del Guascone li avevano -spaventati. Dieci minuti erano stati sufficienti a questa sconfitta, e -d'Artagnan era rimasto padrone del campo di battaglia. - -I vicini che avevano aperte le loro finestre col sangue freddo -particolare agli abitanti di Parigi in quei tempi di sommosse e di -risse perpetue, le richiusero dappoichè ebbero veduto fuggire i quattro -uomini neri; il loro istinto loro indicava che pel momento tutto era -finito. - -D'altronde si faceva tardi, e, allora come adesso, si andava a letto di -buon'ora nel quartiere del Luxembourg. - -D'Artagnan, rimasto solo con la sig. Bonacieux, si voltò verso di -lei. La povera donna era rovesciata sopra un sofà e mezzo svenuta. -D'Artagnan l'esaminò con un rapido colpo d'occhio. - -Era una graziosa donna di venticinque ai ventisei anni, bruna, cogli -occhi blu, col naso un tantino rialzato, i denti ammirabili, un -colorito marmorizzato di color rosa e opale. Là però si fermavano -i segni che potevano farla confondere con una gran dama: le mani -erano bianche, ma senza finezza di forme; i piedi non annunziavano -la donna di qualità. Fortunatamente d'Artagnan non era ancor giunto a -preoccuparsi di questi dettagli. - -Nel mentre che d'Artagnan esaminava la sig. Bonacieux, e, come abbiam -detto non era ancora giunto ai piedi, egli vide in terra un fazzoletto -di fina battista, che egli raccolse, secondo la sua abitudine; e ad -un angolo del quale riconobbe la stessa cifra che aveva veduta nel -fazzoletto che per poco non fu causa che si tagliasse la gola con -Aramis. - -Da quel tempo d'Artagnan non si fidava dei fazzoletti con lo stemma, -egli rimise dunque quello che aveva raccolto nella saccoccia della sig. -Bonacieux. - -In questo momento la sig. Bonacieux riprendeva i suoi sensi. Ella aprì -gli occhi, guardò con terrore intorno a lei, vide che l'appartamento -era vuoto, e che ella era sola col suo liberatore. Ella gli stese -subito le mani sorridendo. La sig. Bonacieux aveva il più grazioso -sorriso del mondo. - -— Ah! signore, disse ella, siete voi che mi avete salvata? permettetemi -che io vi ringrazii. - -— Signora, disse d'Artagnan, io non ho fatto che quello che avrebbe -fatto qualunque altro gentiluomo nel mio posto: voi dunque non mi -dovete alcun ringraziamento. - -— Sia pure, signore, sia pure, io spero potervi provare che voi non -avete reso servigio ad un'ingrata. Ma che cosa dunque volevano da me -quegli uomini, che in sulle prime io presi per ladri? e perchè il sig. -Bonacieux non è egli qui? - -— Signora questi uomini erano molto più pericolosi di quello che -potevano essere dei ladri, poichè erano agenti del ministro; e in -quanto a vostro marito, signora Bonacieux, egli non si ritrova qui, -perchè ieri sono venuti a prenderlo per condurlo alla Bastiglia. - -— Mio marito alla Bastiglia! gridò la signora Bonacieux; oh! mio Dio, e -che cosa ha dunque fatto? povero e caro uomo! egli pure è innocente! - -E qualche cosa come un sorriso comparve sulla figura ancora spaventata -della giovane donna. - -— Che cosa ha fatto signora? disse d'Artagnan, io credo che il solo suo -delitto sia quello di avere la fortuna ad un tempo e la disgrazia di -essere vostro marito. - -— Ma, signore, voi dunque sapete...? - -— Io so che voi siete stata rapita, signora. - -— E da chi? lo sapete voi? oh! se voi lo sapete, ditemelo. - -— Da un uomo dai quaranta ai cinquanta anni, coi capelli neri, colorito -fosco e una cicatrice sulla tempia sinistra. - -— È lui, è lui: ma il suo nome? - -— Ah! il suo nome? è appunto quello che io non so. - -— E mio marito sapeva egli che io era stata rapita? - -— Egli ne era stato avvisato per mezzo di una lettera che gli aveva -scritto il vostro stesso rapitore. - -— Ed egli sospettava, domandò la signora Bonacieux con imbarazzo, la -causa di questo rapimento? - -— Egli l'attribuiva, io credo, ad una causa di politica. - -— Io ne ho dubitato sulle prime, ed ora la penso come lui. Così adunque -questo caro Bonacieux non ha sospettato di me un solo istante? - -— Ah! ben lontano da questo, signora, egli era troppo orgoglioso della -vostra saggezza e soprattutto del vostro amore. - -Un secondo sorriso quasi impercettibile sfiorò le rosee labbra della -bella giovane sposa. - -— Ma, continuò d'Artagnan, e come avete potuto fuggire? - -— Io ho profittato di un momento in cui mi hanno lasciata sola, -e siccome sapeva fino da questa mattina che cosa pensare del mio -rapimento, coll'aiuto dei miei drappi, io sono discesa dalla finestra; -allora credendo che mio marito fosse qui, io sono accorsa. - -— Per mettervi sotto la sua protezione? - -— Oh! no, povero e caro uomo, io sapeva bene che egli era incapace di -difendermi; ma siccome egli poteva servirmi in qualche altra cosa, io -voleva prevenirlo. - -— Di che? - -— Oh! questo non è mio secreto e perciò non posso dirvelo. - -— D'altronde, disse d'Artagnan, (perdono, signora, che quantunque -semplice guardia, io vi richiami alla prudenza) d'altronde credo che -qui non siamo in luogo opportuno per fare delle confidenze. Gli uomini -che io ho messi in fuga ritorneranno ben presto con un rinforzo, e, -se essi ci ritrovano qui, noi siamo perduti. È vero che io ho fatto -avvisare tre dei miei amici, ma chi sa se sono stati ritrovati in casa. - -— Sì, sì, voi avete ragione, gridò la signora Bonacieux spaventata; -fuggiamo, salviamoci! - -A queste parole ella passò il suo braccio sotto quello di d'Artagnan e -lo trascinò vivamente. - -— Ma dove fuggire? disse d'Artagnan, ove salvarci? - -— Prima allontaniamoci da questa casa, quindi poi vedremo. - -E i due giovani, senza darsi la pena di chiudere la porta discesero -rapidamente la strada Fossoyeurs, innoltraronsi nella strada -Fosser-Monsieur-le-Prince e non si fermarono che alla piazza S. -Sulpicio. - -— E ora, che cosa faremo noi? domandò d'Artagnan, ed ove volete voi che -io vi conduca? - -— Sono molto imbarazzata a rispondervi, io ve lo confesso, disse la -signora Bonacieux; la mia intenzione era di far prevenire il sig. -Laporte da mio marito, affinchè il signor Laporte potesse dirci -precisamente ciò che è accaduto al Louvre in questi tre giorni, e se vi -è nessun pericolo per me di presentarmivi? - -— Ma io, disse d'Artagnan, io posso andare a prevenire il sig. Laporte. - -— Senza dubbio, soltanto vi è una disgrazia: ed è, che il sig Bonacieux -è conosciuto al Louvre, e si lascia passare, nel mentre che voi non -siete conosciuto, e vi si chiuderebbe la porta. - -— Ahi bah! disse d'Artagnan; voi avrete bene una qualche porta secreta -del Louvre, un portinaro che vi sia affezionato, e che mercè una parola -d'ordine... - -La sig. Bonacieux guardò fissamente il giovane. - -— E se io vi dicessi questa parola d'ordine, diss'ella, la -dimentichereste voi subito dopo che ve ne siete servito? - -— Parola d'onore, fede di gentiluomo! disse d'Artagnan con un accento, -sulla veracità del quale non v'era da sbagliarsi. - -— Tenete, io vi credo; voi avete l'aspetto di un bravo giovane. -D'altronde la vostra fortuna può forse dipendere dal vostro -affezionamento. - -— Io farò senza promessa e di coscienza tutto ciò che potrò fare per -servire il re e per rendermi gradito alla regina, disse d'Artagnan; -disponete dunque di me come di un amico. - -— Ma dove mi metterete in questo tempo? - -— Non avete voi una persona presso cui il sig. Laporte possa venirvi a -prendere? - -— No, io non voglio fidarmi di nessuno. - -— Aspettate; disse d'Artagnan, noi siamo alla porta di Athos. Sì, è -quella. - -— Chi è questo Athos? - -— È uno dei miei amici. - -— Ma, se egli è in casa sua, e che mi vede?... - -— Egli non v'è, ed io porterò meco la chiave dopo avervi chiusa nel suo -appartamento. - -— Ma se egli ritorna? - -— Egli non ritornerà! d'altronde gli verrà detto che io ho condotto una -donna, e che questa donna è nelle sue stanze. - -— Ma ciò mi comprometterà moltissimo, sapete voi? - -— Che importa! voi non siete conosciuta; d'altronde noi siamo in una -situazione da dover passare sopra queste convenienze. - -— Andiamo adunque da questo vostro amico. Ove sta egli? - -— Strada Ferou, a due passi di qui. - -— Andiamo. - -E tutti e due ripresero la loro corsa. Come lo aveva preveduto -d'Artagnan, Athos non era in casa; egli prese la chiave che si aveva -l'abitudine di consegnarli come ad un amico di famiglia, salì la scala -introdusse la signora Bonacieux nel piccolo appartamento di cui abbiamo -già fatta la descrizione. - -— Voi siete, in casa vostra, diss'egli, aspettate, chiudete la porta -per di dentro e non aprite ad alcuno, ammenochè non sentiate batter tre -colpi così. - -Egli battè tre volte, due colpi vicini l'uno all'altro ed abbastanza -forti, e un colpo distante e più leggero. - -— Sta bene, disse la sig. Bonacieux. Ora sta a me il darvi le mie -istruzioni. - -— Ascolto. - -— Presentatevi alla porta secreta del Louvre dalla parte dalla strada -l'Echelle, e domandate di Germano. - -— Sta bene; e poi? - -— Egli vi domanderà ciò che volete; voi gli risponderete con queste -due parole, _Tours_ e _Brusselle_. Egli, si metterà subito ai vostri -ordini. - -— E cosa dovrò io ordinargli? - -— Di andare a cercare il signor Laporte, il cameriere della regina. - -— E quando sarà stato a cercarlo, e che il sig. Laporte sarà venuto? - -— Voi me lo invierete. - -— Sta bene; ma dove e come vi rivedrò io? - -— Avete molta premura a rivedermi? - -— Certamente. - -— Ebbene riposate su me di questa cura e siate tranquillo. - -— Io conto sulla vostra parola. - -— Contatevi. - -D'Artagnan salutò la sig. Bonacieux, lanciandole lo sguardo più -amoroso che gli fu possibile di concentrare sulla di lei piccola e -graziosa persona, e nel mentre che egli discendeva la scala, intese -la porta chiudersi dietro a lui a doppio giro. In due salti fu al -Louvre, sonavano le dieci ore quando egli giunse alla porta secreta -dell'Echelle. Tutti gli avvenimenti che noi abbiamo raccontati erano -accaduti in una mezz'ora. Tutto passò come lo aveva annunziato la sig. -Bonacieux. Alla parola d'ordine convenuta, Germano s'inchinò; dieci -minuti dopo Laporte era nel corridoio; in due parole d'Artagnan lo mise -al fatto e gl'indicò ove era la sig. Bonacieux. Laporte si assicurò -per due volte dell'esattezza dell'indirizzo e partì correndo. Però, non -appena ebbe fatti dieci passi che ritornò addietro. - -— Giovane, diss'egli a d'Artagnan; un consiglio. - -— Quale? - -— Voi potreste essere molestato per ciò che è accaduto. - -— Voi lo credete? - -— Sì, avete voi qualche amico che abbia il suo orologio a pendolo che -vada tardi? - -— Ebbene! - -— Andatelo a ritrovare affinchè egli possa testimoniare che voi eravate -da lui a nove ore e mezza. Con termine di tribunale questa si chiama -un'_alibi_. - -D'Artagnan trovò il consiglio prudente; egli si mise le sue gambe -in collo, e giunse presso il sig. de Tréville; ma invece di passare -nel salotto con tutta la società, egli chiese di entrare nel suo -gabinetto. Siccome d'Artagnan era uno fra quelli che più frequentavano -il palazzo, non gli si fece alcuna difficoltà di arridere alla sua -domanda, e si andò e prevenire il sig. de Tréville che il suo giovane -compatriota, avendo qualche cosa d'importante da dirgli, chiedeva -un'udienza particolare. Cinque minuti dopo, il sig. de Tréville domandò -a d'Artagnan cosa poteva fare per servirlo, e qual cosa gli procurava -una sua visita in un'ora così tarda. - -— Perdono, signore, disse d'Artagnan che aveva approfittato del momento -in cui era rimasto solo per mandarne indietro l'orologio di tre quarti -d'ora, ma io ho pensato che, non essendo che nove ore e venticinque -minuti, fosse ancor tempo di potermi presentare da voi. - -— Nove ore e venticinque minuti? grido il signor de Tréville guardando -il pendolo; ma questo è impossibile. - -— Guardate, piuttosto, signore, disse d'Artagnan, ecco là chi fa fede. - -— È giusto, disse il sig. de Tréville, io avrei creduto che fosse più -tardi. Ma vediamo cosa volete dirmi? - -Allora d'Artagnan fece al signor de Tréville una lunga storia sulla -regina. Gli espose i timori che egli avea concepiti in riguardo a Sua -Maestà, gli raccontò ciò che egli aveva inteso dire dei progetti del -ministro sul conto di Buckingham, e tutto ciò con una tranquillità ed -una calma di cui il sig. de Tréville ne fu tanto meglio ingannato, in -quanto che egli stesso, come abbiamo detto, aveva rimarcato esservi -qualche disappunto nuovo fra il ministro, il re e la regina. Quando -sonarono le dieci d'Artagnan lasciò il sig. de Tréville, che lo -ringraziò delle sue informazioni, e gli raccomandò di aver sempre -a cuore il servizio del re e della regina, e rientrò nel salone. Ma -quando d'Artagnan si trovò in fondo alle scale si ricordò che aveva -dimenticata la sua mazza; in conseguenza egli rimontò precipitosamente, -rientrò nel gabinetto, con un giro di dito rimise il pendolo alla sua -vera ora, affinchè nell'indomani non avessero ad accorgersi che era -stato spostato, e sicuro oramai di avere un testimonio per provare il -suo _alibi_, ridiscese la scala e si ritrovò ben presto sulla strada. - - - - -CAPITOLO XI. - -L'INTRIGO SI ANNODA - - -Fatta la sua visita al sig. de Tréville, d'Artagnan prese tutto -pensieroso la strada più lunga per ritornarsene a casa. - -A che cosa pensava d'Artagnan, che in tal guisa si allontanava dalla -sua strada guardando le stelle del cielo, ora sospirando ora ridendo? - -Egli pensava alla sig. Bonacieux. Per un alunno moschettiere, la -giovane sposa era quasi un amoroso ideale. Bella, misteriosa, iniziata -in quasi tutti i secreti della corte che riverberavano tanta graziosa -gravità sugli affabili di lei lineamenti, era sospettata di non essere -insensibile, cosa che forma un'attrattiva irresistibile per gli amanti -novizi; di più, d'Artagnan l'aveva liberata dalle mani dei suoi demoni -che volevano frugarla e maltrattarla, e questo importante servizio -aveva stabilito fra lei e lui uno di quei sentimenti di riconoscenza -che tanto più facilmente prendono un carattere più tenero. - -D'Artagnan si vedeva già, tanto i sogni camminano presto sulle ali -della immaginazione! si vedeva già accostato da un messaggere della -giovane sposa che gli rimetteva qualche biglietto di appuntamento, una -catena d'oro, un diamante ec. Noi abbiamo detto che i giovani cavalieri -ricevevano senza vergognarsi dei danari dai re, aggiungiamo che in -quei tempi di corrotta morale, essi non avevano maggior vergogna sul -conto delle loro amiche, e queste lasciavano lor sempre dei preziosi -e durevoli ricordi, come se esse avessero tentato di conquistare la -fragilità dei loro sentimenti colla solidità dei loro regali. - -Allora si faceva la sua carriera per mezzo delle donne senza arrossire. -Quelle che non eran che belle, andavano superbe della loro bellezza, e -di là veniva senza dubbio il proverbio: la più bella giovane riporta la -palma e domina le volontà; quelle che erano ricche profondevano inoltre -una parte del loro danaro, e si potrebbe citare un buon numero di eroi -di quell'epoca galante che non avrebbero guadagnato nè i loro speroni -in sulle prime, nè le loro battaglie in seguito, senza la borsa più o -meno piena che la loro amica attaccava all'arcione della loro sella. - -D'Artagnan non possedeva niente, l'esitazione del provinciale, vernice -leggera, fiore effimero, amo da pesca, si era evaporata al vento dei -consigli poco ortodossi che i tre moschettieri davano al loro amico. -D'Artagnan seguendo lo strano costume del tempo si riguardava a Parigi -come in campagna, e ciò nè più ne meno che nelle Fiandre: lo Spagnuolo -laggiù, la donna qui, dappertutto vi è un nemico da combattere, delle -contribuzioni da cogliere. - -Ma diciamolo, in questo momento d'Artagnan era commosso da un -sentimento più nobile e disinteressato. Il merciaio gli aveva detto -che egli era ricco; il giovane aveva potuto indovinare che con uno -sciocco, come il sig. Bonacieux, doveva essere la donna che doveva -tenere la chiave della borsa. Ma tutto ciò non aveva influito niente -sul sentimento prodotto dalla vista della signora Bonacieux, e -l'interesse era rimasto quasi del tutto estraneo a questo principio -d'amore che ne era stato la conseguenza. Noi diciamo quasi del tutto, -perchè l'idea che una giovane bella, graziosa, spiritosa, e nello -stesso tempo ricca, non toglie niente a questo principio di amore, anzi -al contrario lo corrobora. Vi è nel bene stare una folla di premure -e di capricci aristocratici che vanno d'accordo con la bellezza. Una -calza fina e bianca, una veste di seta, uno sciallo di merletti, una -bella scarpa al piede, un nastro nuovo sulla testa, non fanno bella una -donna brutta, ma fanno più bella una donna bella; senza contare le mani -che guadagnano in tutto questo, le mani, particolarmente nelle donne, -hanno bisogno di restare oziose per restare belle. Quindi d'Artagnan, -come lo sa benissimo il lettore al quale non abbiamo tenuto nascosto lo -stato della sua fortuna, d'Artagnan non era milionario; egli sperava -bene di divenirlo un giorno, ma il tempo che egli si prefiggeva da -se stesso per questo felice cambiamento era molto lontano. Frattanto, -quale disperazione di vedere una donna che si ama desiderare quei mille -niente di cui le femmine compongono la loro felicità e di non poterle -dare questi mille niente! almeno quando la donna è ricca e che l'amante -non lo è, ciò che egli non può offrirle, ella se lo offre da se stessa, -e quantunque ordinariamente sia col denaro del marito che ella si -procura questi godimenti, è difficile che sia a lui che ne venga la -riconoscenza. - -Quindi d'Artagnan, disposto ad essere l'amante più tenero, era -frattanto l'amante più affezionato, in mezzo ai suoi progetti amorosi -sulla moglie del merciaio, egli non dimenticava i suoi. La bella -signora Bonacieux era donna da condurre al passeggio sulla spianata di -S. Dionigi, o alla fiera di S. Germano in compagnia d'Athos, Porthos e -di Aramis ai quali d'Artagnan sarebbe stato superbo di poter mostrare -una tal conquista. Quando uno poi ha camminato lungamente, viene la -fame; d'Artagnan da qualche tempo aveva fatto osservazione a questo. Si -sarebbero fatti di quei piccoli pranzi graziosi in cui da una parte si -tocca la mano all'amico e dall'altra il piede all'amica. Finalmente, -nei momenti pressanti, nelle posizioni estreme, d'Artagnan sarebbe il -salvatore dei suoi amici. - -E il signor Bonacieux, che d'Artagnan aveva spinto nelle mani degli -sbirri rinnegandolo ad alta voce e promettendogli a bassa voce di -salvarlo? noi dobbiamo confessare ai nostri lettori che d'Artagnan non -vi pensava in alcun modo; e che se egli vi pensava era per dire che -egli stava bene dov'era, qualunque fosse il luogo. L'amore è la più -egoista di tutte le passioni. - -Frattanto i nostri lettori si assicurino che, se d'Artagnan dimentica -il suo ospite, o fa sembianza di dimenticarlo sotto il pretesto che non -sa ove lo hanno condotto, noi non lo dimentichiamo e noi sappiamo dove -egli è. Ma pel momento facciamo come l'amoroso Guascone. In quanto al -degno merciaio noi vi ritorneremo più tardi. - -D'Artagnan riflettendo ai suoi futuri amori ora parlando alla luna, -ora sorridendo alle stelle, risaliva la strada di Cerca mezzogiorno -o Caccia-mezzogiorno, come si chiamava allora. Quando egli si ritrovò -nel quartiere di Aramis, gli venne idea di andare a fare una visita al -suo amico per dargli qualche spiegazione sui motivi che gli aveva fatto -inviare Planchet con l'invito di portarsi immediatamente alla trappola. -Ora, se Aramis si era ritrovato in casa quando Planchet vi era venuto, -egli era senza dubbio accorso alla strada Fossoyeurs, non trovandovi -forse alcuno se non che i suoi compagni, non avevano dovuto sapere nè -l'uno nè gli altri ciò che questo voleva dire. Questo incomodo adunque -meritava una spiegazione; ecco ciò che diceva a se stesso d'Artagnan ad -alta voce. - -Poi sotto voce diceva che per lui sarebbe stata una occasione di -parlare della piccola e bella Bonacieux, di cui il suo spirito, se -non il suo cuore ne era già tutto pieno. Non è sul conto di un primo -amore che abbisogni di domandare secretezza. Questo primo amore è -accompagnato da una gioia sì grande che bisogna che questa gioia -straripi, senza di che ella vi soffocherebbe. - -Da più di due ore Parigi era tetro e cominciava ad essere deserto; -cominciavano a suonare le undici ore a tutti gli orologi del sobborgo -S. Germano, faceva un tempo dolce. D'Artagnan seguiva una stradella -situata nel luogo ove in oggi passa la strada d'Assas; respirando le -emanazioni imbalsamate che venivano col vento dalla strada di Vaugirard -e che erano inviate dai giardini rinfrescati dalla rugiada della sera -e dalla brezza della notte. Da lungi si risonavano, assorditi però -da delle buone invetriate, i canti di alcune bettole, sparse nella -pianura. Giunto all'estremità della stradella, d'Artagnan voltò a -sinistra. La casa che abitava Aramis era posta fra la strada Cassette e -la strada Servandoni. - -D'Artagnan aveva appena oltrepassata la strada Cassette e riconosceva -già la porta della casa del suo amico, nascosta dalle foglie e dalle -piante di sicomori e di clematidi che formavano un vasto tendinaggio -dinanzi ad essa, allorquando si accorse che qualche cosa a guisa di -un'ombra sortiva dalla strada Servandoni. Questo qualche cosa era -avviluppata in un mantello, e d'Artagnan credè sulle prime che fosse un -uomo; ma alla piccolezza della statura, all'incertezza del portamento, -all'imbarazzo dei passi, egli riconobbe ben presto una donna, quasi -che non fosse stata ben sicura della casa che cercava, alzava gli occhi -per riconoscerla, si fermava, tornava addietro, poi ritornava ancora, -D'Artagnan fu intrigato. - -— Se io andassi a offrire i miei servigi? pensò egli, dal suo andamento -si vede che è giovane; forse sarà ancor bella. Oh! sì! Ma una donna -che corre le strade a quest'ora, certamente non sorte che per andare -a raggiungere il suo amante. Peste! se io andassi a disturbare un -appuntamento, questo sarebbe un cattivo modo per entrare in relazione. - -Frattanto la donna si avanzava sempre, contando le case e le finestre. -Che del resto non era cosa nè lunga nè difficile. Non v'erano che tre -fabbricati in quella parte di strada e due sole finestre guardavano -sulla strada. Una era gialla, di un padiglione parallelo a quello che -occupava Aramis, l'altra era quella dello stesso Aramis. - -— Per bacco! disse a se stesso d'Artagnan, al quale ritornava al -pensiero la nipote del filosofo; per bacco! sarebbe bella che questa -colomba smarrita cercasse la casa del nostro amico. Ma sull'anima mia -quella vi rassomiglia molto. Ah! mio caro Aramis, per questa volta io -voglio averne il cuore pulito. - -E d'Artagnan si faceva più piccolo che poteva, si celava nella parte -più oscura della strada, vicino ad un sedile di pietra situato nel -fondo di una nicchia. La giovane donna continuò ad avanzarsi, giacchè -oltre la leggerezza del suo camminare che l'aveva tradita, ella aveva -fatto sentire una tosse leggiera che denunziava una delle voci le più -fresche. D'Artagnan pensò che questa tosse fosse un segnale. - -Frattanto, sia che fosse stato risposto alla tosse con un segnale -equivalente che aveva fissato le irresoluzioni della notturna -cercatrice, sia che senza soccorso estraneo ella avesse riconosciuto -che era giunta alla meta della sua corsa, ella si avvicinò -risolutamente alla invetriata d'Aramis, e battè tre volte a intervalli -uguali col dito ricurvato. - -— È precisamente all'alloggio d'Aramis, mormorò d'Artagnan. Ah! sig. -ipocrita vi rivoglio a disputare di filosofia! - -Non appena erano stati dati tre colpi, che gli sportelli interni si -aprirono, e che un lume comparve attraverso l'invetriata. - -— Ah! ah! fece l'osservatore, non per le porte, ma per le finestre, ah! -ah! la visita era aspettata. Andiamo, l'invetriata si apre, e la dama -entrerà con una scalata. Benissimo. - -Ma a gran meraviglia di d'Artagnan l'invetriata rimase schiusa. Di più, -il lume che aveva rischiarato per un istante, disparve, e tutto rientrò -nell'oscurità. - -D'Artagnan pensò che ciò non poteva durare così lungamente, e continuò -a guardare con tutti i suoi occhi e ad ascoltare con tutte le sue -orecchie. - -Egli aveva ragione; in capo a qualche secondo si fecero sentire due -colpi nell'interno. La giovine dalla strada rispose con un sol colpo, e -l'invetriata si apri d'alquanto. - -Si giudichi se d'Artagnan guardava ed ascoltava con avidità. - -Disgraziatamente il lume era stato trasportato in un altro -appartamento. Ma gli occhi del giovane si erano abituati alla notte. -D'altronde gli occhi dei Guasconi hanno, a quanto si assicura, come -quelli dei gatti, la proprietà di vedere durante la notte. - -D'Artagnan vide adunque che la giovane cavava di saccoccia un oggetto -bianco che ella spiegò vivamente e che prese la forma di un fazzoletto -spiegato, e di questo oggetto ella ne fece rimarcare un angolo al suo -interlocutore. - -Ciò richiamò al pensiero di d'Artagnan quel fazzoletto che aveva -ritrovato ai piedi della signora Bonacieux, il quale gli aveva -ricordato quello ai piedi di Aramis. - -Che diavolo poteva dunque significare quel fazzoletto? - -Posto dove era, d'Artagnan non poteva vedere il viso d'Aramis, noi -diciamo Aramis perchè il giovine non metteva alcun dubbio che non -fosse il suo amico che parlava dall'interno colla dama nell'esterno; -la curiosità prevalse dunque sulla prudenza, e approfittando della -preoccupazione nella quale sembrava che la vista del fazzoletto -immergesse i due personaggi che abbiamo messo in scena, egli sortì dal -suo nascondiglio, e lesto come il lampo, ma nascondendo il rumore dei -suoi passi, egli andò a collocarsi a un angolo del muro, di dove il suo -occhio poteva perfettamente penetrare nell'interno dell'appartamento -d'Aramis. - -Giunto là, d'Artagnan per poco non mandò un grido di sorpresa; non -era Aramis che parlava con la notturna visitatrice, ma un'altra donna. -D'Artagnan ci vedeva abbastanza per riconoscere soltanto le forme dei -vestiti, ma non a sufficienza per distinguere i lineamenti. - -Nel medesimo istante, la donna dell'appartamento cavò un secondo -fazzoletto di saccoccia, e lo cambiò con quello che le era stato -mostrato. Furono quindi pronunciate alcune parole fra le due donne, -finalmente l'invetriata si chiuse, la donna che si trovava nell'esterno -della finestra si voltò e venne a quattro passi da d'Artagnan -abbassando il cappuccio del suo mantello, ma la precauzione era stata -presa troppo tardi: d'Artagnan aveva già riconosciuta la signora -Bonacieux. - -La sig. Bonacieux, il sospetto che avesse potuto essere essa gli -era già passato per lo spirito quando si era cavato il fazzoletto -di saccoccia; ma quale probabilità che la sig. Bonacieux, che aveva -mandato a chiamare il signor Laporte per farsi ricondurre da lui al -Louvre, corresse per le strade di Parigi sola a undici ore e mezzo di -sera col pericolo di essere rapita una seconda volta? - -Bisogna adunque che ciò fosse per un affare di molta importanza. E -quale affare importante può mai avere una donna di venticinque anni? -l'amore. - -Ma, era per conto suo o per conto di un'altra persona che ella si -esponeva in simili pericoli? Ecco ciò che il giovane si domandava a se -stesso, chè il demonio della gelosia di già gli mordeva il cuore nè più -nè meno, che ad un amante in titolo. - -Del resto vi era un mezzo ben semplice per assicurarsi ove andava -la signora Bonacieux; questo era di seguirla. Questo mezzo era sì -semplice, che d'Artagnan lo impiegò naturalmente per istinto. - -Ma alla vista del giovane che si staccava dal muro, come una statua dal -suo nicchio, e al rumore dei passi che ella sentiva dietro di se, la -signora Bonacieux gettò un piccolo grido e fuggì. - -D'Artagnan le corse dietro. Non era per lui una cosa difficile il -raggiungere una donna imbarazzata nel suo mantello. Egli la raggiunse -adunque a un terzo della strada in cui si era impegnata. La disgraziata -era spossata, non dalla fatica, ma dal terrore, e quando d'Artagnan le -posò la mano sulla spalla, ella cadde sopra un ginocchio, gridando con -voce soffocata: - -— Uccidetemi se volete, ma voi non saprete niente. - -D'Artagnan la rialzò passandole un braccio intorno alla vita, ma -siccome egli sentiva dal di lei peso che ella era sul punto di -svenirsi, si affrettò a rassicurarla con proteste di attaccamento. -Queste proteste non erano niente per la sig. Bonacieux, perchè simili -proteste potevano ancora esser fatte colle più cattive intenzioni del -mondo, ma la voce era il tutto. La giovane sposa credè riconoscere il -suono di questa voce; ella riaprì gli occhi gettò uno sguardo sull'uomo -che le aveva fatta una sì gran paura, e riconoscendo d'Artagnan, ella -mandò un grido di gioia. - -— Oh! siete voi, siete voi, diss'ella; grazie, mio Dio! - -— Sì, sono io, disse d'Artagnan, io, che Dio ha inviato per vegliare su -voi. - -— Era con questa intenzione che mi seguivate? domandò con un sorriso -pieno di civetteria la giovane il di cui carattere alquanto faceto -riprendeva il disopra, e presso la quale erano scomparsi tutti i timori -dal momento che avea riconosciuto un amico in quello che ella avea -creduto un nemico. - -— No, disse d'Artagnan; no, io lo confesso, non fu che il caso che mi -pose sulla vostra strada; io ho veduto una donna battere alla finestra -di uno dei miei amici.... - -— Di uno dei vostri amici? interruppe la signora Bonacieux. - -— Senza dubbio, Aramis è uno dei miei migliori amici. - -— Aramis? e chi è costui? - -— Andiamo via! ora mi direte che voi non conoscete Aramis? - -— Questa è la prima volta che sento pronunciare il suo nome. - -— È dunque la prima volta che voi venite in questa casa? - -— Senza dubbio. - -— E voi non sapevate che ella fosse abitata da un giovanotto? - -— No. - -— Da un moschettiere? - -— Nemmeno. - -— Non siete dunque venuta per cercar lui? - -— No, menomamente. D'altronde voi lo avete ben veduto: la persona con -la quale io ho parlato era una donna. - -— È vero; ma questa donna è un amica di Aramis? - -— Io non ne so niente. - -— Dal momento che alloggia in casa sua! - -— Ciò non mi riguarda. - -— Ma chi è ella? - -— Oh! questo non è mio segreto. - -— Cara signora Bonacieux, voi siete graziosa, ma nello stesso tempo voi -siete la donna più misteriosa... - -— Forse ci perdo con questo? - -— No, voi anzi siete adorabile. - -— Allora datemi il vostro braccio. - -— Ben volentieri: e ora? - -— Ora conducetemi. - -— E dove? - -— Dove vado. - -— Ma dove andate voi? - -— Voi lo vedrete, poichè mi lascerete alla porta.. - -— Sarà necessario che vi aspetti? - -— No, sarà inutile. - -— Voi ritornate dunque sola? - -— Forse sì forse no. - -— Ma la persona che vi accompagnerà al ritorno sarà ella un uomo, o una -donna? - -— Io non ne so ancora niente. - -— Lo saprò ben io! - -— In che modo? - -— Io vi aspetterò per vedervi sortire. - -— In questo caso addio! - -— Come sarebbe a dire? - -— Io non ho più bisogno di voi. - -— Ma voi avevate reclamato... - -— L'aiuto di un gentiluomo, e non la sorveglianza di una spia. - -— La parola è un poco dura? - -— Come si chiamano quelle persone che tengon dietro alla gente loro -malgrado? - -— Indiscreti. - -— La parola è troppo dolce. - -— Andiamo, signora, io vedo bene che bisogna fare a modo vostro. - -— Perchè vi siete privato del merito di farlo subito? - -— E che! non vi è nessun merito nel pentirsi? - -— Ma vi pentite realmente? - -— Non ne so niente io stesso. Ma ciò che io so, si è che vi prometto di -fare tutto ciò che vorrete, se voi lasciate che vi accompagni fin dove -andate. - -— E voi dopo mi lascerete? - -— Sì. - -— Senza spiare la mia sortita. - -— No. - -— Parola d'onore! - -— Fede da gentiluomo! - -— Prendete il mio braccio allora e andiamo. - -D'Artagnan offrì il suo braccio alla signora Bonacieux, che vi -si sospese per metà ridente, e per metà tremante, e tutti e due -raggiunsero l'estremità della strada Arpa. Giunti là, la giovane parve -esitare, come aveva già fatto nella strada Vaugirard. Però a certi -segni ella sembrò ravvisare una porta, e avvicinandosi a questa porta: - -— Ora, signore, diss'ella, è qui, che ho le mie faccende; mille grazie -della vostra onorevole compagnia, che mi ha salvato da tutti i pericoli -ai quali sarei stata esposta, se fossi stata sola; ora è il momento di -mantenere la vostra parola. Io sono arrivata alla mia destinazione. - -— E voi non avrete più niente a temere al ritorno? - -— Io non avrò a temere che i ladri. - -— Questi sono pure qualche cosa. - -— Che mi potrebbero prendere? non ho meco un soldo. - -— Voi dimenticate questo bel fazzoletto ricamato con lo stemma... - -— Quale? - -— Quello che ho ritrovato ai vostri piedi, e che ho rimesso nella -vostra tasca. - -— Tacete! tacete disgraziato! gridò la giovane; volete voi perdermi? - -— Voi vedete bene che vi è dunque ancora qualche pericolo per voi, -poichè una sola parola vi fa tremare, e che voi confessate che sareste -perduta se si sentisse questa parola. Ah! sentite, signora, continuò -d'Artagnan afferrandole la mano e cuoprendola con un ardente bacio, -sentite, siate più generosa, confidatevi in me; non avete dunque -letto che nei miei occhi non vi è che affezione, e nel mio cuore che -simpatia? - -— Sia pure, rispose la signora Bonacieux, così, domandatemi i miei -secreti, che io ve li dirò; ma quelli degli altri è un'altra cosa. - -— Sta bene, disse d'Artagnan gli scoprirò; poichè questi secreti -possono avere un'influenza sulla vostra vita, bisogna che questi -secreti diventino i miei. - -— Guardatevene bene! gridò la giovane con una serietà, che fece -rabbrividire d'Artagnan suo malgrado. Oh! non vi mischiate in niente -di ciò che mi riguarda, non cercate di aiutarmi in ciò che io compio, -e questo ve lo domando in nome dell'interesse che v'inspiro in nome del -servizio, che mi avete reso, e che io non dimenticherò in tutta la mia -vita. Credete bene piuttosto a ciò che io vi dico. Non vi occupate più -di me, che io non esista più per voi, e questo sia, come se voi non mi -aveste mai veduta. - -— Aramis dovrà egli fare altrettanto che me, signora? disse d'Artagnan. - -— Ecco già due o tre volte, che voi avete pronunciato questo nome, -signore; eppure vi ho detto che io non lo conosco. - -— Voi non conoscete l'uomo alla finestra del quale siete andata a -battere? su via, signora, non mi crediate poi troppo credulo! - -— Confessate che è per farmi parlare, che voi inventate questa storia, -e che voi create questo personaggio? - -— Io non ho inventato niente, signora, io non ho detto che la pura -verità. - -— E voi dite che uno dei vostri amici abita in quella casa? - -— Io lo dico, ed io lo ripeto per la terza volta: quella casa è quella -che abita un mio amico, e questo mio amico si chiama Aramis. - -— Tutto ciò si schiarirà più tardi, mormorò la giovane donna; ora -signore, tacete. - -— Se voi poteste vedere tutto il mio cuore allo scoperto, disse -d'Artagnan, voi vi leggereste tanta curiosità, che avreste pietà di me, -e tanto amore che voi soddisfareste sull'istante alla mia curiosità. -Non vi ha niente da temere da coloro che vi amano. - -— Voi parlate ben presto d'amore, signore, disse la giovane sposa -scuotendo la testa. - -— Egli è che l'amore mi è venuto presto e per la prima volta, e sì che -io non ho ancora vent'anni. - -La giovane sposa lo guardò di sott'occhio. - -— Ascoltate, io sono già sulla traccia, riprese d'Artagnan. Sono tre -mesi da che poco mancò che non avessi un duello con Aramis per un -fazzoletto simile a quello che voi avete mostrato a quella signora che -era nella di lui casa, per un fazzoletto marcato nello stesso modo, io -ne sono sicuro. - -— Signore, disse la giovane, voi mi affaticate molto, io ve lo giuro, -con queste interrogazioni. - -— Ma voi, così prudente, signora, pensateci: se voi foste arrestata con -questo fazzoletto e che questo fazzoletto vi fosse preso, non sareste -voi compromessa? - -— E perchè? le iniziali non sono le mie? C. B. Costanza Bonacieux? - -— Ovvero Camilla Tracy. - -— Silenzio, signore, anche una volta, silenzio! Ah poichè il pericolo -che io corro per me stessa non vi trattiene, pensate a quello che voi -potreste incorrere. - -— Io? - -— Sì voi. Vi è pericolo di prigione, vi è pericolo di vita a conoscermi. - -— Allora io non vi lascio più. - -— Signore, disse la giovane sposa supplicante e giungendo le mani, -signore, in nome del cielo, in nome dell'onore di un militare, in nome -della cortesia di un gentiluomo, allontanatevi; sentite, ecco che suona -mezzanotte, questa è l'ora in cui sono aspettata. - -— Signora, disse il giovane inchinandosi, io non so negar niente quando -mi viene chiesto in tal modo; siate contenta, io mi allontano. - -— Ma voi non mi seguirete, voi non mi spierete? - -— Io rientro in casa mia sull'istante. - -— Ah! io lo sapeva bene che voi eravate un bravo giovane, gridò la -signora Bonacieux, stendendo a lui una mano e posando l'altra sul -martello di una piccola porta nascosta nel muro. - -D'Artagnan afferrò la mano che gli veniva stesa e la baciò ardentemente. - -— Ah! io amerei meglio di non avervi mai veduta! gridò d'Artagnan -con quell'ingenua brutalità che spesso le donne preferiscono alle -affettazioni di galanteria perchè scuoprono il fondo del pensiero, e -perchè esse provano che il sentimento supera la ragione. - -— Ebbene, riprese la signora Bonacieux con una voce quasi accarezzante -e stringendo la mano di d'Artagnan che non aveva abbandonata la sua, -ebbene io non dirò altrettanto che voi: ciò che oggi è perduto, non è -perduto per l'avvenire. Chi sa se quando sarò sciolta un giorno, io non -potrò soddisfare la vostra curiosità? - -— E fate voi la stessa promessa al mio amore? gridò d'Artagnan al colmo -della gioia - -— Oh! per questo lato io non voglio impegnarmi, ciò dipenderà dai -sentimenti che voi saprete inspirarmi. - -— Così ora, signora...? - -— Ora, signore, non sono ancora se non che riconoscente. - -— Ah! voi siete troppo graziosa, disse d'Artagnan con tristezza, e voi -vi abusate del mio amore. - -— No, io uso della vostra generosità e nulla più. Ma, credetemi bene, -con certa gente tutto è trovato. - -— Ah! voi mi rendete il più felice dei mortali, non dimenticate questa -promessa! - -— Siate tranquillo, e a tempo e a luogo io mi risovverrò di tutto. -Ebbene! partite dunque, partite in nome del Cielo! Mi si aspettava a -mezzanotte precisa, ed io sono già in ritardo. - -— Di cinque minuti. - -— Sì, ma in alcune circostanze cinque minuti sono cinque secoli. - -— Quando si ama... - -— Ebbene! chi vi dice che io non ho a che fare con un innamorato? - -— È un uomo che vi aspetta! gridò d'Artagnan, un uomo! - -— Andiamo, ecco la discussione che incomincia, fece la signora -Bonacieux con un mezzo sorriso che non era esente da una certa tinta -d'impazienza. - -— No, no, io me ne vado, io parto; io credo in voi, io voglio avere -tutto il merito del mio attaccamento, dovesse anche essere questo -attaccamento una stupidità. Addio! signora, addio! - -E come se egli non si fosse sentito la forza di staccarsi dalla mano -che sempre riteneva, se non che per mezzo di una scossa, egli si -allontanò correndo, nel mentre che la signora Bonacieux batteva al -martello tre colpi lenti e regolari; quindi giunto all'angolo della -strada si rivoltò, e la porta si era di già aperta e richiusa. La -giovane merciaia era scomparsa. - -D'Artagnan continuò il suo cammino; egli aveva data la sua parola di -non spiare la signora Bonacieux, e la sua vita foss'anche dipesa dal -luogo ove ella si era portata o dalla persona che doveva accompagnarla, -d'Artagnan sarebbe egualmente rientrato in casa sua; e poichè egli -aveva detto di ritornarvi, cinque minuti dopo egli era nella strada -Fossoyeurs. - -— Povero Athos, diceva egli, non saprà quello che vuol dir ciò. Egli -si sarà addormentato aspettandomi, o sarà ritornato in casa sua, e -nel rientrare avrà saputo che vi era stata una donna. Una donna nella -camera di Athos! veramente; continuò d'Artagnan, ve n'è ancora una -in casa d'Aramis; tutto ciò è molto strano, e io sarei ben curioso di -sapere come andrà a finire. - -— Male, signore, male, rispose una voce che il giovane riconobbe per -quella di Planchet, poichè parlando da se solo ad alta voce, e nel modo -delle persone molto preoccupate, era entrato nel corridoio, nel fondo -del quale era la scala che conduceva nella sua camera. - -— Come, male! che vuoi tu dire, imbecille? domandò d'Artagnan, e che -cosa è dunque accaduto? - -— Ogni sorta di disgrazie. - -— Quali? - -— Prima di tutto il signor Athos è stato arrestato. - -— Arrestato! Athos arrestato! perchè? - -— Fu ritrovato qui da voi; e fu preso per voi. - -— E da chi è stato arrestato? - -— Dalle guardie che andarono a chiamare gli uomini neri che avete messi -in fuga. - -— E perchè non ha egli detto il suo nome? perchè non ha egli detto di -essere estraneo a tutto questo affare? eh? - -— Egli se ne è ben guardato, signore; anzi egli si è avvicinato a me e -mi ha detto: - -« — Il tuo padrone ha bisogno della sua libertà in questo momento e non -io, poichè egli sa tutto, ed io non so niente. Lo si crederà arrestato, -e ciò gli darà del tempo; fra tre giorni io dirò chi sono, e bisognerà -bene che mi facciano sortire.» - -— Bravo Athos! cuore nobile, mormorò d'Artagnan, io lo riconosco bene -da ciò! e che cosa hanno fatto gli sbirri? - -— Quattro lo hanno condotto via, non so bene se alla Bastiglia, o -al Forte il Vescovo; due sono rimasti con gli uomini neri che hanno -frugato da per tutto e che hanno preso tutte le carte. Finalmente li -due ultimi, durante questa spedizione, montavano la guardia alla porta, -quindi, quando tutto è stato finito, essi sono partiti, lasciando la -casa vuota, e tutto aperto. - -— E Porthos? e Aramis? - -— Io non li ho trovati, essi non son venuti. - -— Ma essi possono venire da un momento all'altro, perchè tu gli hai -lasciato detto che io li aspettava? - -— Sì, signore. - -— Ebbene! non muoverti di qui; se essi vengono previenli di quanto mi -è accaduto, e che mi aspettino all'osteria della Pigna; qui vi sarebbe -del pericolo a rimanere, la casa può essere spiata. Io corro dal signor -de Tréville per metterlo a parte di tutto, quindi li raggiungerò. - -— Sta bene, signore, disse Planchet. - -— Ma resterai tu? non avrai paura? disse d'Artagnan ritornando indietro -per raccomandare il coraggio al suo lacchè. - -— Siate tranquillo, signore, disse Planchet, voi non mi conoscete -ancora; quando mi ci metto, sono bravo; andate, il tutto sta che io mi -ci metta: d'altronde io son Piccardo. - -— Allora tutto è combinato, disse d'Artagnan; tu ti farai piuttosto -uccidere che lasciare il tuo posto. - -— Sì, signore, non v'è niente che io non sia disposto a fare per -provarvi il mio attaccamento. - -— Buono, disse fra se stesso d'Artagnan; sembra che il metodo che io ho -adoprato con questo giovane sia veramente il migliore: io ne userò ogni -qualvolta se ne presenti l'occasione. - -E con tutta la sveltezza delle sue gambe, di già alcun poco affaticate -per le corse della giornata, d'Artagnan si diresse verso la strada del -Colombaio. - -Il sig. de Tréville non era nel suo palazzo; la sua compagnia era di -guardia al Louvre; egli era al Louvre con la sua compagnia. - -— Gli abbisognava di giungere fino al Sig. de Tréville; era necessario -che fosse prevenuto di tutto ciò che accadeva. D'Artagnan risolvette di -tentare l'entrata al Louvre. Il suo uniforme di guardia nella compagnia -del sig. des Essarts gli doveva essere il suo passaporto. Discese -dunque la strada dei Piccoli-Agostiniani e rimontò la riviera per -passare il Ponte-nuovo. Per un momento aveva avuta l'idea di passare -con la barca; ma giungendo alla riva del fiume, aveva macchinalmente -introdotta la sua mano in saccoccia, e si era accorto di non aver di -che pagare il passatore. - -Mentre giungeva all'altezza della strada Guénégaud, vide sboccare dalla -strada Delfino un gruppo composto di due persone il di cui andamento -lo colpì. Le due persone che componevano il gruppo erano un uomo ed una -donna. - -La donna aveva la statura della sig. Bonacieux e l'uomo rassomigliava -moltissimo al sig. Aramis. - -Inoltre la donna aveva quel mantello nero che d'Artagnan vedeva ancora -disegnarsi davanti alla finestra della strada Vaugirard, e sopra la -porta della strada d'Arpa. - -Di più, l'uomo portava l'uniforme dei moschettieri. - -Il cappuccio della donna era calato avanti agli occhi, l'uomo teneva il -suo fazzoletto avanti il viso; entrambi, questa doppia precauzione lo -indicava, entrambi avevano dunque interesse a non essere conosciuti. - -Essi presero il ponte; questa era la strada di d'Artagnan, e poichè -d'Artagnan si portava al Louvre, li seguì. - -D'Artagnan non aveva fatto venti passi che fu convinto che questa donna -era la sig. Bonacieux e che quest'uomo era Aramis. - -Egli sentì nel medesimo istante tutti i sospetti della gelosia agitarsi -nel suo onore. - -Egli era doppiamente tradito, e dal suo amico, e da quella che egli -di già amava come sua amica. La sig. Bonacieux gli aveva giurato -formalmente che non conosceva Aramis, e un quarto d'ora dopo che gli -avea fatto questo giuramento ella la ritrovava sotto il braccio di -Aramis! - -D'Artagnan non riflettè solamente che egli conosceva la bella da tre -ore appena, che egli non gli doveva che un poco di riconoscenza, per -averla liberata dagli uomini neri che volevano rapirla, e che ella -non aveva promesso niente; Egli si considerò come amante oltraggiato, -tradito, deriso; il sangue e la collera gli salirono al viso; egli -risolse di schiarire tutto. - -La coppia che camminava innanzi erasi accorta di esser seguita, ed essi -avevano raddoppiato il passo. - -D'Artagnan prese la corsa al momento che si ritrovarono avanti la -Samaritana illuminata da un fanale che proiettava la sua luce sopra -tutta questa parte di ponte. - -D'Artagnan si fermò davanti a loro, essi si fermarono davanti a lui. - -— Che volete voi, signore? domandò il moschettiere addietrando di un -passo e con uno accento straniero che provava a d'Artagnan che egli -erasi ingannato in una parte delle sue congetture. - -— Non è Aramis! gridò egli. - -— No, signore, non è Aramis, e alla vostra esclamazione io vedo che voi -mi avete preso per un altro, e vi perdono. - -— Voi mi perdonate! gridò d'Artagnan. - -— Sì, rispose lo sconosciuto. Lasciatemi dunque passare, poichè voi non -l'avete meco. - -— Voi avete ragione, signore, disse d'Artagnan, io non l'ho con voi ma -con la signora. - -— Colla signora! voi non la conoscete, disse lo straniero. - -— Voi vi sbagliate, signore, io la conosco. - -— Ah! fece la signora Bonacieux con un tuono di rimprovero; ah! signore -io aveva la vostra parola da militare e la vostra fede da gentiluomo: -sperava di poterci contar sopra. - -— Ed io signora.... disse d'Artagnan imbarazzato, voi mi avevate -promesso... - -— Prendete il mio braccio signora, disse lo straniero, e continuiamo la -nostra strada. - -Frattanto d'Artagnan stordito, atterrato, annientato per tutto ciò -che gli accadeva, restava ritto colle braccia incrociate davanti al -moschettiere ed alla signora Bonacieux. - -Il moschettiere fece due passi in avanti e allontanò con la mano -d'Artagnan. - -D'Artagnan fece un salto in addietro e cavò fuori la sua spada. - -Nello stesso tempo, e colla rapidità del lampo, lo sconosciuto cavò -fuori la sua. - -— In nome del cielo! milord, gridò la sig. Bonacieux gettandosi in -mezzo ai combattenti e prendendo le spade a piene mani. - -— Milord! gridò d'Artagnan illuminato da una subitanea idea; milord! -perdono, signore, ma sapeva io forse che voi eravate...? milord, -signora, perdono, cento volte perdono; ma io l'amava, milord, io era -geloso; voi sapete che cosa è amare, milord; perdonatemi, e ditemi come -posso farmi ammazzare per la vostra grazia. - -— Voi siete un bravo giovane, disse Buckingham stendendo la mano a -d'Artagnan che questi strinse rispettosamente; voi mi offrile i vostri -servigi, io gli accetto; seguiteci a venti passi di distanza fino al -Louvre e se qualcuno ci spia, uccidetelo! - -D'Artagnan mise la sua spada sotto il braccio, lasciò prendere alla -sig. Bonacieux e al duca il vantaggio di venti passi, e li seguì, -pronto ad eseguire alla lettera le istruzioni del nobile ed elegante -ministro di Carlo I. - -Ma fortunatamente il giovane di scorta non ebbe alcuna occasione di -dare al duca questa pruova della sua devozione, e la giovine sposa e -il moschettiere entrarono al Louvre, per la porta secreta, senza essere -inquietati da alcuno. - -In quanto a d'Artagnan egli si portò subito all'osteria della Pigna, -ove trovò subito Porthos e Aramis che lo aspettavano. - -Ma, senza dar loro spiegazione sull'incomodo che loro aveva cagionato, -disse che aveva terminato il suo affare pel quale egli aveva un istante -creduto di aver bisogno del loro intervento. - -E ora, trasportati come noi siamo dal nostro racconto, lasciamo i -nostri tre amici ritornare ognuno alle proprie abitazioni, e seguiamo -nei laberinti del Louvre il duca di Buckingham e la sua guida. - - - - -CAPITOLO XII. - -GIORGIO WILLIERS DUCA DI BUCKINGHAM - - -La signora Bonacieux e il duca entrarono al Louvre senza difficoltà; -la sig. Bonacieux era conosciuta per essere al servizio della regina: -il duca portava l'uniforme dei moschettieri del sig. de Tréville, che, -come abbiamo detto, erano di guardia in quella sera. D'altronde Germano -era negli interessi della regina, e se accadeva qualche cosa, la sig. -Bonacieux sarebbe stata accusata di avere introdotto il suo amante -al Louvre, ecco tutto; ella prendeva sopra di se la colpa, la sua -riputazione sarebbe stata perduta è vero; ma di una piccola merciaia? - -Una volta entrati nell'interno della corte il duca e la giovane -seguirono il piede del muro per lo spazio di circa venticinque passi; -percorso questo spazio la sig. Bonacieux spinse una piccola porta di -servizio, che il giorno stava aperta, ma che ordinariamente si chiudeva -nella notte; la porta cedè; entrambi si introdussero e si trovarono -nella oscurità, ma la sig. Bonacieux conosceva tutti i giri e rigiri -di questa parte del Louvre, destinata alla bassa corte. Ella chiuse -le porta dietro di se, prese il duca per la mano, fece qualche passo -a tastone afferrò una bronca della scala, toccò con un piede il primo -scalino, e cominciò a salire; il duca contò due piani. Allora ella -prese a destra, seguì un lungo corridoio, tornò a discendere un piano, -fece qualche passo ancora, introdusse una chiave nella serratura, aprì -una porta e spinse il duca in un appartamento illuminato soltanto da -una lampada da notte, dicendogli: - -— Restate qui, milord duca, fra poco verrà. - -Quindi ella sortì per la medesima porta, che chiuse a doppio giro, -dimodochè il duca si trovò prigioniero alla lettera. - -Però, quantunque si trovasse isolato, bisogna dirlo, il duca -di Buckingham non provò un'istante di timore; una delle parti -caratteristiche del suo naturale era la ricerca delle avventure e -l'amore da romanzo. Coraggioso, ardito, intraprendente non era la -prima volta che arrischiava la sua vita in simili tentativi; egli avea -saputo che questo preteso messaggio della regina, sulla fede del quale -egli era venuto a Parigi, era un laccio, e invece di ritornarsene in -Inghilterra, abusando della posizione in cui era stato messo, aveva -dichiarato alla regina che egli non partirebbe senza averla prima -veduta. Sulle prime la regina aveva positivamente ricusato, quindi -finalmente aveva temuto che il duca, esasperato, non facesse qualche -follia. Ella si era già decisa a riceverlo e a supplicarlo di partire -subito, allorchè, la stessa sera della decisione, la signora Bonacieux, -che era stata incaricata di andare a cercare il duca e condurlo al -Louvre, fu rapita. Per due giorni si ignorò affatto ciò che fosse -accaduto di lei, e tutto rimase sospeso. Ma una volta libera, una volta -rimessa in rapporto con la corte, le cose avevano preso un altro corso, -ed ella eseguiva la perigliosa intrapresa che senza il suo arresto, -ella avrebbe compiuta tre giorni prima. - -Buckingham, rimasto solo, si avvicinò ad uno specchio. Quell'abito da -moschettiere gli andava a meraviglia. A trentacinque anni, che egli -aveva allora, egli passava a giusto titolo per il più bel gentiluomo -e per il più elegante cavaliere di Francia e d'Inghilterra. Favorito -da due re, ricco di milioni, che tutto poteva in un regno che -egli sconvolgeva a suo capriccio o calmava a sua fantasia, Giorgio -Williers, duca di Buckingham aveva intrapresa una di quelle esistenze -favolose che rimangono nei corso dei secoli come una meraviglia per -la posterità. Così, sicuro di se stesso, convinto della sua possanza, -certo che non potevano colpirlo le leggi che reggono gli altri uomini, -andava dritto alla meta che si era prefisso, fosse pure stata questa -meta così elevata e così risplendente che sarebbe stato follia per un -altro il sognarlo soltanto. Fu così che egli giunse ad avvicinarsi -diverse volte alla bella ed orgogliosa regina di Francia, a forza -d'abbagliare. - -Giorgio Williers si pose adunque avanti di uno specchio, come lo -abbiamo detto, rese alla sua bella capigliatura bionda le ondulazioni -che il peso del suo cappello le avevano fatto perdere, arricciò i suoi -baffi, e col cuore gonfio di gioia, felice, e sapendo di toccare un -momento che egli aveva desiderato sì lungamente sorrise a se stesso -d'orgoglio e di speranza. - -In questo momento una porta nascosta dalla tappezzeria si aprì, e -comparve una donna. Buckingham vide questa apparizione nello specchio, -gettò un grido; era la regina! - -La regina aveva allora ventisei o ventisette anni, vale a dire che ella -si ritrovava in tutto lo splendore della bellezza. Il suo andamento -era veramente quello di una regina, o meglio ancora di una dea; i suoi -occhi, che gettavano dei riflessi di smeraldo, erano perfettamente -belli e pieni ad un tempo di dolcezza e di maestà; la sua bocca era -piccola e vermiglia, e quantunque il suo labbro inferiore avanzasse -leggermente sull'altro, ella era eminentemente graziosa nel sorriso -ma altrettanto profondamente sdegnosa nel disprezzo. La sua pelle era -citata per la sua bianchezza e pel suo vellutato, la sua mano e le sue -braccia erano di una bellezza sorprendente, e tutti i poeti dell'epoca -le decantavano come incomparabili. Finalmente i suoi capelli, che, -di biondi che erano nella sua gioventù, erano diventati castagni, e -che ella portava arricciati e aspersi di molta polvere, contornavano -ammirabilmente il suo viso, al quale la censura più rigida non avrebbe -potuto augurare che un poco meno di rosso, e i più esigenti desiderare -un poco più di affilatezza nel naso. - -Buckingham rimase per un istante abbagliato; giammai la regina gli -era sembrata più bella in mezzo ai balli, alle feste ed ai tornei, di -quello che gli apparve in quel momento, vestita con una semplice stoffa -bianca; e accompagnata da donna Stefania, la sola delle cameriere -spagnuole che non fosse stata scacciata dalla gelosia del re, o dalle -persecuzioni di Richelieu. - -Anna fece due passi in avanti: Buckingham si precipitò ai suoi -ginocchi, e primachè la regina avesse potuto impedirlo, le baciò -l'estremità della sua veste. - -— Duca, voi sapete di già che non sono stata io che vi ho fatto qui -venire. - -— Oh! sì, signora, sì, Vostra Maestà, gridò il duca; io so che sono -stato un pazzo, un insensato a credere che la neve potesse riscaldarsi, -che il marmo potesse animarsi; ma che volete! quando si ama, si crede -facilmente all'amore, d'altronde io non ho perduto tutto in questo -viaggio poichè vi vedo. - -— Sì, rispose Anna, ma voi sapete perchè e come io vi vedo, milord. Io -vi vedo per pietà di voi stesso, io vi vedo perchè, insensibile voi -a tutte le mie pene, vi siete ostinato a rimanere in una città ove, -rimanendo, correte rischio della vita, e a me fate correr rischio del -mio onore; io vi vedo per dirvi che tutto ci separa, la profondità del -mare, l'inimicizia dei regni, la santità dei giuramenti. Il lottare -contro tante cose è un sacrilegio, milord. Io vi vedo infine per dirvi -che è indispensabile che noi non ci vediamo più. - -— Parlate, signora, parlate regina, disse Buckingham, la dolcezza della -vostra voce cuopre la durezza delle vostre parole. - -— Milord, disse la regina, voi non potete rimproverare il mio modo di -parlarvi; voi dimenticate che io non vi ho mai detto che vi amava. - -— Ma voi non mi avete neppur detto mai che non mi amavate, e veramente -il dirmi simili parole, sarebbe stato per parte di Vostra Maestà, -una troppo grande ingratitudine. Poichè, ditemi, ove troverete un -amore eguale al mio, un amore che nè il tempo nè la lontananza nè la -disperazione possono estinguere, un amore che si contenta di un nastro -perduto, di uno sguardo smarrito, di una parola sfuggita? Sono tre -anni, signora, che vi ho veduta per la prima volta, e dopo tre anni -io vi amo egualmente. Volete voi che io vi dica come eravate vestita -la prima volta che vi vidi? volete voi che io vi dettagli tutti gli -ornamenti della vostra toeletta? Ascoltate; io vi vedo ancora: voi -eravate seduta sopra un dado, alla moda di Spagna, avevate una stoffa -di seta verde broccata d'oro e d'argento, colle maniche pendenti e -riannodate sulle belle vostre braccia, su quelle braccia ammirabili, -con grossi diamanti; voi avevate un collare increspato e chiuso, un -piccolo _bonetto_ sulla vostra testa, del colore della vostra veste, e -sopra questo bonetto una piuma d'airone. Oh sentite, sentite, io chiudo -gli occhi e vi vedo tale quale eravate allora; io li riapro e vi vedo -tale quale siete adesso, vale a dire cento volte più bella ancora! - -— Quali follie! mormorò Anna, che non aveva il coraggio di irritarsi -col duca per avere così bene conservato il suo ritratto nel di -lui cuore; quale follia di nutrire una passione inutile con simili -rimembranze. - -— E con che volete voi dunque che io viva? Io non ho che delle -rimembranze. Queste sono la mia felicità, il mio tesoro, la mia -speranza. Ciascheduna volta che vi vedo, è un diamante di più che -io racchiudo nello scrigno del mio cuore. Questo è il quarto che voi -lasciate cadere e che io raccolgo. Poichè in tre anni, signora, non vi -ho veduta che quattro volte; questa prima che vi diceva, la seconda in -casa della sig. Chevreuse, la terza nei giardini d'Amiens... - -— Duca, disse la regina arrossendo, non parlate di quella serata. - -— Oh! parliamone, al contrario, signora, parliamone: è la serata felice -e raggiante della mia vita. Vi ricordate voi la bella notte che faceva? -come l'aria era dolce e profumata? come il cielo era azzurro e smaltato -di stelle? ah! quella volta, signora, potei rimanere un istante con -voi; quella volta eravate disposta a dirmi tutto, l'isolamento della -vostra vita, le afflizioni del vostro cuore. Voi eravate appoggiata -al mio braccio; guardate, a questo qui. Abbassando la mia testa dalla -vostra parte, io sentiva i vostri bei capelli sfiorare il mio viso, -ed ogni volta che essi lo sfioravano, io rabbrividiva dalla testa ai -piedi. Oh! regina! oh! voi non sapete tutto ciò che vi ha di felicità -e di gioia racchiuso in un simile supremo momento! I miei beni, la mia -fortuna, la mia gloria, tutti i giorni che mi restano a vivere io li -darei per un simile istante, per una simile notte; poichè quella notte, -signora, quella notte voi mi amavate, io ve lo giuro. - -— Milord, è possibile, sì, che l'influenza del luogo, che le attrattive -di quella bella sera, che l'affascinazione del vostro sguardo, che -quelle mille circostanze, in fine, che qualche volta si riuniscono -per perdere una donna, si sieno raggruppate intorno a me in quella -sera fatale; ma voi lo avete veduto, milord, la regina è venuta in -soccorso della donna indebolita; alla prima parola che voi avete osato -di dire, alla prima arditezza alla quale io ho dovuto rispondere, io ho -chiamato. - -— Oh! sì, sì, è vero, e un altro amore fuori del mio si sarebbe -infranto e questa pruova; ma il mio amore ne è sortito più ardente -e più eterno. Voi avete creduto di fuggirmi ritornando a Parigi, voi -avete creduto che io non oserei lasciare il tesoro che dal mio sire -sono stato incaricato di custodire. Ah! che importano a me tutti i -tesori del mondo, e tutti i re della terra! otto giorni dopo io era di -ritorno, o signora. Quella volta voi non avevate niente a dirmi: io -aveva arrischiato il mio favore, la mia vita per vedervi un secondo, -io non ho neppure toccata la vostra mano, e voi mi avete perdonato -vedendomi così sottomesso e così pentito. - -— Sì, ma la calunnia si è impadronita di tutte queste follie, nelle -quali io non aveva parte, voi lo sapete bene, milord. Il re, eccitato -dal ministro, ha fatto un rumore terribile; la signora di Vernet -fu scacciata; Putange fu esiliato; la signora Chevreuse cadde in -disfavore; e allorchè voi avete voluto ritornare come ambasciadore in -Francia, il re stesso, sovvenitevene milord, il re stesso si è opposto. - -— Sì, e la Francia pagherà con una guerra il rifiuto del suo re. Io -non posso più vedervi, signora? ebbene! io voglio che ciascun giorno -voi sentiate a parlare di me. Che scopo credete voi che abbia avuta -questa spedizione e questa lega coi protestanti della Rochelle che io -progetto? il piacere di vedervi. Io non ho la speranza di penetrare a -mano armata fino a Parigi, lo so bene, ma questa guerra potrà fruttare -una pace; a questa pace necessiterà un negoziatore; questo negoziatore -sarò io. Non si oserà più di rifiutarmi allora, e io ritornerò a -Parigi, e vi rivedrò, e sarò felice un istante. Migliaia d'uomini, è -vero, avranno pagato la mia felicità colla loro vita, ma che importa -a me purchè vi riveda? tutto questo è forse da insensato; ma, ditemi -qual donna ha avuto un amante più innamorato? qual regina ha avuto un -servitore più ardente? - -— Milord, milord! voi invocate a vostra difesa cose che ancor più vi -accusano; milord tutte queste prove d'amore, che volete darmi, sono -altrettanti delitti. - -— Perchè voi non mi amate, signora; se voi mi amaste, vedreste tutto -ciò bene altrimenti; sarebbe per me troppo grande felicità, e io ne -diventerei pazzo. Ah! la signora de Chevreuse è stata meno crudele di -voi. Halland l'amò, ed ella corrispose al suo amore. - -— La signora de Chevreuse non era regina, mormorò Anna, vinta a suo -malgrado dall'espressione di un amore così profondo. - -— Voi mi amereste dunque se non la foste, signora? dite, voi mi -amereste dunque? posso dunque credere che è la dignità sola del vostro -rango che vi fa crudele verso di me? posso adunque credere che se voi -foste stata la sig. de Chevreuse, il povero Buckingham avrebbe potuto -sperare? grazie di queste dolci parole, oh! mia bella Maestà, cento -volte grazie! - -— Ah! milord, voi avete inteso male, male interpretato, io non ho -voluto dire... - -— Silenzio! silenzio! disse il duca; se io sono felice di un errore, -non abbiate la crudeltà di togliermelo. Voi lo avete detto, voi stessa, -io sono attirato in un laccio, io vi lascerò forse la vita, poichè, -osservate, è strano, da qualche tempo io ho dei presentimenti di dover -morire. - -E il duca sorrise con un sorriso tristo ad un tempo e grazioso. - -— Oh! mio Dio, gridò Anna con un accento di spavento che provava quale -interesse, maggiore di quello che voleva dire, ella portava al duca. - -— Io non vi dico ciò per spaventarvi, signora, no; ciò che vi dico -è anzi ridicolo, e credete che io non mi preoccupo niente di questi -sogni; ma questa parola che voi mi avete detta, questa speranza che voi -quasi mi avete data, avrà pagato tutto, fosse ancora la mia vita. - -— Ebbene! disse Anna, io pure duca, io ho dei presentimenti; io pure ho -dei sogni. Io ho sognato che vi vedeva steso, insanguinato, atterrato -da una ferita. - -— Alla parte sinistra, non è vero e con un coltello? interruppe -Buckingham. - -— Sì, è così, milord, è così; alla parte sinistra con un coltello. -Chi ha potuto dirvi che io aveva fatto questo sogno? io non l'ho che -confidato a Dio, e anche nelle mie preghiere. - -— Io non voglio saperne di più, voi mi amate, signora, sta bene; - -— Io vi amo? - -— Sì, voi! il cielo vi manderebbe forse gli stessi sogni che a me, se -voi non mi amaste? avremmo noi gli stessi presentimenti, se le nostre -due esistenze non si toccassero col cuore? voi mi amate, o regina, e -voi mi piangerete! - -— Oh! mio Dio, mio Dio! gridò Anna, questo è più di quanto io possa -sopportare. Sentite, duca, in nome del cielo, partite, ritiratevi; io -non so se vi ami o se non vi ami, ma quello che io so si è, che io non -sarò mai spergiura. Abbiate dunque pietà di me; e partite. Obi se voi -foste colpito in Francia, se voi moriste in Francia, se io potessi -supporre che il vostro amore per me fosse causa della vostra morte, -io non mi consolerei mai più; io ne diverrei pazza. Partite dunque, -partite, io ve ne supplico. - -— Oh! quanto siete bella così! oh! quanto io v'amo! disse Buckingham. - -— Partite! partite! io ve ne supplico, e ritornate più tardi; ritornate -come ambasciatore, ritornate come ministro, ritornate circondato da -guardie che vi difendano, da servitori che veglino su voi, e allora, -allora io non temerò più pei vostri giorni, e sarò contenta nel -rivedervi. - -— Oh! ed è vero quanto mi dite? - -— Sì... - -— Ebbene! un pegno della vostra indulgenza, un oggetto che venga -da voi, e che mi ricordi che io non ho fatto un sogno: qualche cosa -che voi abbiate portata, e che possa portare anch'io; un anello, una -collana, una catena! - -— E partirete, partirete, se vi do quanto domandate? - -— Sì. - -— Sull'istante medesimo? - -— Sì. - -— Lascerete voi la Francia? ritornerete voi in Inghilterra? - -— Sì, io ve lo giuro! - -— Aspettate, allora, aspettate. - -E Anna rientrò nel suo appartamento, e ne sortì quasi subito, tenendo -in mano un bauletto di legno di rosa colla sua cifra incrostata d'oro. - -— Prendete, milord duca, prendete, diss'ella, conservatelo per mia -memoria. - -Buckingham prese il bauletto, e cadde una seconda volta il ginocchio. - -— Voi mi avete promesso di partire sull'istante, disse la regina. - -— Ed io vi mantengo la mia parola; la vostra mano, la vostra mano, -signora, e io parto. - -Anna stese la sua mano chiudenda gli occhi, e appoggiandosi con l'altra -sopra Stefania, poichè sentiva che le sue forze venivano meno. - -Buckingham appoggiò con passione le sue labbra su quella bella mano, -quindi rialzandosi: - -— Prima di sei mesi, diss'egli, se io non sono morto, io vi avrò -riveduto, signora, dovessi per questo mettere sottosopra il mondo. - -E, fedele alla promessa che aveva fatta, si slanciò fuori -dell'appartamento. - -Nel corridoio egli incontrò la signora Bonacieux che l'aspettava, e -che, colle medesime precauzioni e la medesima fortuna, lo ricondusse -fuori del Louvre. - - - - -CAPITOLO XIII. - -IL SIGNOR BONACIEUX - - -Vi era in tutto questo come si è potuto rimarcare, un personaggio di -cui ad onta della sua posizione precaria, non era sembrato che alcuno -se ne inquietasse, se non che molto mediocremente. Questo personaggio -era il signor Bonacieux, rispettabile martire degli intrighi politici -ed amorosi che si allacciavano così bene gli uni con gli altri in -quell'epoca, tanto cavalleresca ad un tempo e tanto galante. - -Fortunatamente, il lettore se lo ricorda, o non se lo ricorda, -fortunatamente noi abbiamo promesso di non perderlo di vista. - -Gli stallieri che lo avevano arrestato lo condussero direttamente alla -Bastiglia, ove lo si fece passare tutto tremante davanti un plotone di -soldati che caricavano i loro moschetti. - -Di là, fu introdotto in una galleria semi-sotterranea: egli fu, per -parte di quelli che lo aveano condotto, l'oggetto delle più grossolane -ingiurie, e dei più feroci maltrattamenti. Gli sbirri vedevano che -non avevano a che fare con un gentiluomo, e lo trattavano come un vero -birbone. - -In capo a mezz'ora circa, uno scrivano venne a metter fine a queste -torture, ma non alle sue inquietudini, dando l'ordine di condurre il -sig. Bonacieux nella camera degli interrogatorii. Ordinariamente i -prigionieri s'interrogavano nel loro carcere, ma con Bonacieux non si -facevano tanti complimenti. - -Due guardie, s'impadronirono del merciaio, gli fecero traversare -un cortile, lo fecero entrare in un corridoio, in cui v'erano tre -sentinelle, aprirono una porta, e lo spinsero in una camera bassa, ove -non v'erano altri mobili che una tavola, una sedia e un commessario. -Il commessario era assiso sulla sedia, ed occupato a scrivere sulla -tavola. - -Le due guardie condussero il prigioniero davanti alla tavola, e, ad un -segno del commessario, si allontanarono fuori della portata della voce. - -Il commessario, che fino allora aveva tenuto la sua testa abbassata -sulle carte, la rialzò per vedere con chi aveva a che fare. Questo -commissario era un uomo di fisonomia dispettosa, col naso puntuto, -cogli zigomi gialli e sporgenti, cogli occhi piccoli, ma investigatori -e vivi, colla fisonomia che partecipava ad un tempo della faina e della -volpe. La sua testa, sopportata da un collo lungo e mobile, sortiva -dalla sua larga toga nera, librandosi con un movimento presso a poco -simile a quello della tartaruga, quando cava fuori la testa dal suo -guscio crostaceo. - -Egli cominciò dal domandare al signor Bonacieux i suoi nomi, il -cognome, l'età, lo stato, il domicilio. - -L'accusato rispose ch'egli si chiamava Giacomo Michele Bonacieux, che -aveva l'età di cinquant'anni, che era merciaio, e che dimorava nella -strada Fossoyeur: al n. 11. - -Il commissario allora, invece di continuare ad interrogarlo, gli -fece un lungo discorso sul pericolo che vi è, per un oscuro borghese, -nell'immischiarsi di cose politiche. - -Egli complicò quest'esordio con una esposizione nella quale raccontò -la potenza e gli atti del signor ministro, di questo ministro -incomparabile, di questo vincitore dei ministri passati, di questo -modello dei ministri futuri: atti e potenze ai quali nessuno poteva -opporsi impunemente. - -Dopo questa seconda parte del suo discorso, fissando il suo sguardo da -sparviero sul povero Bonacieux, lo invitò a riflettere sulla gravità -della sua situazione. - -Le riflessioni del merciaio erano già tutte fatte; egli mandava al -diavolo l'istante in cui il signor de Laporte aveva avuto l'idea di -maritarlo con la sua figlioccia, e l'istante soprattutto in cui questa -figlioccia era stata ricevuta custode della biancheria presso la -regina. - -Il fondo del carattere di mastro Bonacieux era un profondo egoismo -mischiato ad una sordida avarizia, il tutto condito con una estrema -poltroneria. L'amore che gli aveva inspirato la sua giovane sposa, era -un sentimento del tutto secondario, nè poteva lottare coi sentimenti -primitivi che noi abbiamo enumerati. - -Bonacieux riflettè infatti su ciò che gli era stato detto. - -— Ma, il signor commessario, diss'egli timidamente, credete bene -che io conosco, e che apprezzo più che alcun altro, il merito -dell'incomparabile ministro dal quale noi abbiamo l'onore di esser -governati. - -— Davvero? domandò il commessario con un'aria di dubbio, ma se fosse -veramente così come sareste voi alla Bastiglia? - -— Come io vi sono o piuttosto perchè vi sono, replicò Bonacieux, ecco -ciò che mi è assolutamente impossibile di dirvi, visto che io stesso -l'ignoro; ma, a colpo sicuro, non è per avere disgustato, almeno -scientemente, il signor ministro. - -— Pure bisogna che abbiate commesso un qualche delitto, poichè voi -siete accusato di alto tradimento. - -— Di alto tradimento! gridò Bonacieux spaventato, di alto tradimento! e -come volete voi che un povero merciaio, che detesta gli ugonotti e che -abborre gli Spagnuoli, sia accusato di alto tradimento? rifletteteci, -signore, la cosa è materialmente impossibile. - -— Signor Bonacieux, disse il commessario guardando l'accusato come -se i suoi piccoli occhi avessero avuta la facoltà di leggere nel più -profondo dei cuori, signor Bonacieux, voi avete moglie? - -— Sì, signore, rispose il merciaio tremando, e sentendo che là i suoi -affari si andavano a imbrogliare, vale a dire, io ne aveva una. - -— Come, voi ne avevate una? e che ne avete voi fatto, se non l'avete -più? - -— Mi è stata portata via, signore. - -— Vi è stata portata via! disse il commessario. Ah! Bonacieux sentì a -quell'ah che l'affare si andava sempre più imbrogliando. - -— Vi è stata portata via! riprese il commessario; e sapete voi chi è -l'uomo che ha commesso questo ratto? - -— Io credo di conoscerlo. - -— Chi è egli? - -— Pensate che io non affermo niente, signor commessario, e che io -sospetto solamente. - -— Chi sospettate voi! sentiamo, rispondete francamente. - -Il signor Bonacieux era nella grande perplessità; doveva egli negar -tutto o tutto dire? negando tutto, si poteva credere che egli la sapeva -troppo lunga per confessare; dicendo tutto, faceva prova di buona -volontà. Egli si decise dunque a dire tutto. - -— Io sospetto, diss'egli, che sia un uomo grande e bruno, di alta -statura, il quale ha tutti i tratti di un gran signore; egli ci ha -seguiti molte volte, a quanto mi è sembrato, quando io aspettava mia -moglie d'avanti alla porta segreta del Louvre per ricondurla a casa. - -Il commessario parve provare qualche inquietezza. - -— E il suo nome? diss'egli. - -— Oh? in quanto al suo nome io non ne so niente; se io mai lo -incontrassi, lo riconoscerei sul momento stesso, ve io garantisco, -fosse egli ancora tra mille persone. - -La fronte del commessario si intorbidì. - -— Voi lo riconoscereste fra mille, dite voi continuò egli. - -— Cioè, riprese Bonacieux che si accorse di essere entrato in una falsa -strada, cioè... - -— Voi avete risposto che lo riconoscereste, disse il commessario. Sta -bene, per oggi basta. Prima che andiamo più innanzi, bisogna che un -tale sappia che voi conoscete il rapitore di vostra moglie. - -— Ma io non ho detto che lo conosco! gridò Bonacieux alla disperazione. -Io vi ho detto al contrario... - -— Conducete il prigioniere, disse il commessario alle due guardie. - -— Ove si deve condurre? domandò lo scrivano. - -— In una prigione. - -— In quale? - -— Oh! mio Dio, nella prima che vi capita, purchè sia ben chiusa, -rispose il commessario con una indifferenza, che penetrò d'orrore il -povero Bonacieux. - -— Ahimè! Ahimè! disse a sè stesso, la disgrazia è sulla mia testa. -Mia moglie avrà commesso qualche orribile delitto; mi si crederà suo -complice, e mi si punirà con lei: ella avrà confessato che m'aveva -detto tutto; una donna è così debole! Una prigione! la prima che vi -capita! ecco qua! una notte presto si passa; e domani, alla ruota, alla -tortura! oh! mio Dio! mio Dio! abbiate pietà di me! - -Senza ascoltare menomamente le lamentazioni di mastro Bonacieux, -lamentazioni alle quali d'altronde essi dovevano essere abituati, le -due guardie presero il prigioniere per un braccio, e lo condussero via, -nel mentre che il commessario scriveva in tutta fretta una lettera che -lo scrivano aspettava. - -Bonacieux non chiuse occhio, non già che la sua prigione fosse troppo -cattiva, ma perchè le sue inquietudini erano troppo grandi. Egli rimase -tutta la notte sopra il suo sgabello rabbrividendo al più piccolo -rumore, e quanto i primi raggi del giorno vennero a penetrare nella sua -camera, l'aurora gli parve aver preso tinte funebri. - -Ad un tratto egli sentì tirare il catenaccio, e provò un terribile -sussulto. Egli credeva che lo venissero a prendere per condurlo -al patibolo; cosichè allora quando vide comparire puramente e -semplicemente il suo commessario ed il suo scrivano della sera innanzi, -invece del carnefice, come egli si aspettava, fu sul punto di saltar -loro al collo. - -— Il vostro affare si è molto complicato da ieri sera a questa parte; -mio brav'uomo, gli disse il commessario, ed io vi consiglio dire tutta -la verità, poichè il solo vostro pentimento può calmare la collera del -ministro. - -— Ma io sono pronto a dir tutto, gridò Bonacieux, almeno tutto quello -che io so. Interrogatemi, io ve ne prego. - -— Primieramente, dov'è vostra moglie? - -— Ma dappoichè vi ho detto che mi è stata rapita... - -— Sì ma da ieri alle cinque ore pomeridiane, mercè vostra, è fuggita. - -— Mia moglie è fuggita? gridò Bonacieux, oh! disgraziata! signore, se -ella è fuggita non è per colpa mia, io ve lo giuro. - -— Che cosa siete dunque andato a fare dal signor d'Artagnan, vostro -vicino, col quale aveste una lunga conferenza nella giornata? - -— Ah! sì, sig. commessario, sì ciò è vero e lo confesso che ho avuto -torto. Sì, io sono stato dal sig. d'Artagnan. - -— Quale era la scopo di questa visita? - -— Di pregarlo ad aiutarmi per ritrovare mia moglie; io credeva di avere -il diritto di reclamarla. Io mi sbagliava, a quanto sembra, e ve ne -domando perdono. - -— E che cosa ha risposto il signor d'Artagnan! - -— Il signor d'Artagnan mi ha promesso il suo aiuto; ma io mi sono ben -presto accorto che egli mi tradiva. - -— Voi volete eludere la giustizia! il signor d'Artagnan ha fatto -un patto con voi, e in virtù di questo patto egli ha messo in fuga -gli uomini di polizia, che avevano arrestata vostra moglie, e l'ha -sottratta a tutte le ricerche. - -— Il signor d'Artagnan ha rapita mia moglie? ah! che cosa mi dite mai? - -— Fortunatamente, il sig. d'Artagnan è nelle nostre mani, e voi sarete -confrontato con lui. - -— Ah! in fede mia, io non domando di meglio, gridò Bonacieux; non sarò -malcontento di vedere una figura di mia conoscenza. - -— Fate entrare il sig. d'Artagnan, disse il commessario alle guardie. - -Le due guardie fecero entrare Athos. - -— Signor d'Artagnan, disse il commessario indirizzandosi ad Athos, -dichiarate voi a questo signore ciò che è passato fra voi e lui. - -Gridò Bonacieux, non è il signor d'Artagnan quello che qui mi mostrate! - -— Come non è il sig. d'Artagnan! gridò il commessario. - -— Niente affatto, rispose Bonacieux. - -— E come si chiama il signore? domandò il commessario. - -— Io non posso dirvelo, perchè non lo conosco. - -— Come, voi non lo conoscete? - -— No. - -— Voi non l'avete mai veduto? - -— Può darsi; ma io non so come si chiami. - -— Il vostro nome? domandò il commessario. - -— Athos, rispose il moschettiere. - -— Ma questo non è un nome di uomo, questo è un nome di montagna! gridò -il povero interrogatore, che cominciava a perdere la testa. - -— Questo è il mio nome, disse tranquillamente Athos. - -— Ma voi avete detto che vi chiamavate d'Artagnan. - -— Io? - -— Sì, voi. - -— Cioè, a me che fu detto: «voi siete il sig. d'Artagnan?» io ho -risposto «lo credete voi?» le mie guardie hanno gridato che ne erano -sicure. Io non ho voluto contrariarle, d'altronde io poteva sbagliarmi. - -— Signore, voi fate insulto alla maestà della giustizia. - -— In nessun modo, disse tranquillamente Athos. - -— Voi siete il sig. d'Artagnan. - -— Vedete bene, che siete voi che me lo dite. - -— Ma, gridò a sua volta Bonacieux, io vi dico, sig. commessario, che -non vi può essere nessun dubbio. Il sig. d'Artagnan è mio ospite, e -quantunque non paghi la sua pigione, è anzi precisamente per questa -causa che io debbo conoscerlo. Il signor d'Artagnan è un giovane di -diciannove ai vent'anni appena, e questo signore ne ha almeno trenta; -il sig. d'Artagnan è nelle guardie del sig. des Essarts, ed il sig. -è nella compagnia dei moschettieri dei sig. de Tréville; guardate -l'uniforme. - -— È vero, mormorò il commessario, per bacco! è vero. - -In questo momento si aprì la porta, e un messaggiere, introdotto dal -carceriere della Bastiglia, rimise una lettera al commessario. - -— Oh! disgraziata! gridò il commessario. - -— Come! che cosa dite? di chi parlate? non è già di mia moglie io spero? - -— Al contrario, è precisamente di lei. Il vostro affare va bene, andate -avanti! - -— E che! gridò il merciaio esasperato fatemi il piacere di dirmi, -signore, in qual modo il mio affare può peggiorare per ciò che fa mia -moglie, mentre io sono in prigione. - -— Perchè quello che ella fa è la conseguenza di un piano stabilito fra -di voi, un piano infernale! - -— Io vi giuro, sig. commessario, che voi siete nel più grande errore, -che io non so niente affatto di ciò che doveva fare mia moglie, che io -sono intieramente estraneo a tutto quanto ella ha fatto, e che se ella -fa delle pazzie, io la rinego, io la smentisco, io la maledico. - -— E che! disse Athos al commessario, se voi non avete più bisogno -di me, rimandatemi in qualche luogo. Il vostro sig. Bonacieux è -noiosissimo. - -— Riconducete i prigionieri nelle loro secrete, disse il commessario, -indicando con un gesto Athos e Bonacieux, e che essi sieno custoditi -più severamente che mai. - -— Però, disse Athos con la solita sua calma, se voi cercate il signor -d'Artagnan, non vedo troppo il perchè io debba qui rimpiazzarlo. - -— Fate ciò che ho detto! gridò il commessario, nella secreta la più -ristretta. Intendete voi? - -Athos seguì le sue guardie stringendosi nelle spalle, e il sig. -Bonacieux mandava gemiti da fendere il cuore di una tigre. - -Il merciaio fu ricondotto nel carcere ove aveva passata la notte, e vi -fu lasciato tutto il giorno. Tutto il giorno Bonacieux pianse come un -vero merciaio, non essendo un uomo di spada per niente affatto, come ci -ha detto egli stesso. - -La sera verso le nove ore, al momento in cui stava per decidersi di -andare in letto, egli intese de' passi nel corridoio. Questi passi si -avvicinarono al carcere, la porta si aprì, e comparvero due guardie. - -— Seguitemi, disse un caporale che veniva dietro le guardie. - -— Seguirvi! gridò Bonacieux, seguirvi a quest'ora! mio Dio ove mi -conducete? - -— Dove abbiamo l'ordine di condurvi. - -— Ma questa non è una risposta. - -— Eppure è la sola che noi possiamo darvi. - -— Ah! mio Dio! mio Dio! gridò il povero merciaio, questa volta son -perduto! - -E seguì macchinalmente e senza resistenza le guardie che erano venute a -prenderlo. - -Egli ripassò nello stesso corridoio che aveva già percorso, traversò -un primo cortile, quindi un secondo corpo di fabbrica; finalmente, -alla porta del cortile di entrata, egli trovò una carrozza circondata -da quattro guardie a cavallo. Fu fatto salire in questa carrozza, il -caporale si pose vicino a lui, fu chiuso lo sportello a chiave, e tutti -e due si ritrovarono in una prigione ambulante. - -La carrozza si mise in movimento, lenta come un carro funebre. -Attraverso la persiana chiusa a catenaccio il prigioniere scorgeva -le case e il pavimento, e nient'altro; da vero Parigino che egli era, -Bonacieux riconosceva tutte le strade dalle insegne, dai riverberi, dai -marciapiedi. Al momento di giungere a S. Paolo, luogo ove si fanno le -esecuzioni dei condannati della Bastiglia, per poco non si svenne e si -segnò due volte. Avea creduto che la carrozza si fosse fermata lì. La -carrozza però passò oltre. Più lontano fu preso da gran terrore, e fu -costeggiando il cimiterio di S. Giovanni, ove si sepellivano i rei di -stato. Una cosa sola lo tranquillizzava un poco, ed era che prima di -seppellirli generalmente tagliavano loro la testa, e la sua testa era -ancora sulle sue spalle. - -Ma allorchè vide che la carrozza voltava per la strada Gréve, e che -scoperse i tetti acuti del Palazzo di Città, e che la carrozza passava -sotto l'arcata, egli credè che tutto fosse finito per lui, volle fare -la sua confessione al caporale, e dietro il suo rifiuto mandò grida -così commoventi, che il caporale gli annunziò che, se continuava -ad assordirlo in tal modo, gli avrebbe messo la mordacchia. Questa -minaccia tranquillizzò alcun poco Bonacieux: se avessero dovuto -giustiziarlo sulla piazza di Gréve, non meritava la pena di metterglisi -la mordacchia, poichè erano quasi arrivati al luogo della esecuzione. -Infatti la carrozza traversò la piazza fatale senza fermarsi. Non -restava più a temersi che la Croce-del-Trahoir: la carrozza infatti -prese quella strada. - -Questa volta non v'era più alcun dubbio; era alla Croce-dei Trahoir -che si giustiziavano i rei subalterni; Bonacieux si era lusingato, -credendosi degno della piazza S. Paolo o della piazza di Gréve. Era -alla Croce-del-Trahoir che andava a finire il suo viaggio ed il suo -destino! egli non poteva ancora vedere questa malaugurata Croce, ma -egli la sentiva in qualche modo venirgli incontro. Allorquando egli -non fu più che a una ventina di passi, sentì un rumore e la carrozza -fermarsi; ciò era più di quanto poteva sopportare il povero Bonacieux, -di già annientato dalle emozioni successive che aveva provate, mandò un -debole gemito, che si sarebbe potuto prendere per l'ultimo sospiro di -un moribondo, e si svenne. - - - - -CAPITOLO XIV. - -L'UOMO DI MÉUNG - - -Questo rumore era prodotto da un attruppamento di popolo il quale non -era già riunito nell'aspettativa di un uomo che si dovesse impiccare, -ma nella contemplazione di uno già impiccato. La carrozza, fermata per -un momento, riprese dunque il suo cammino, traversò la folla, continuò -la sua strada, e infilò la contrada S. Onorato, voltò per la strada dei -Buoni-Fanciulli, e si fermò davanti ad una porta bassa. - -La porta si aprì, due guardie ricevettero nelle loro braccia Bonacieux, -sostenuto dal caporale: fu spinto in un corridoio, gli fu fatta salire -una scala e fu deposto in un'anticamera. Tutti questi movimenti furono -da lui operati macchinalmente; egli aveva camminato come si cammina -in sogno; egli aveva traveduto gli oggetti attraverso una nebbia; le -sue orecchie avevano concepito dei suoni senza intenderli; si sarebbe -potuto giustiziarlo in quel momento che egli non avrebbe fatto un gesto -per intraprendere la sua difesa, che non avrebbe mandato un grido per -implorare pietà. - -Egli rimase dunque così sulla panchetta, col dorso appoggiato al muro e -le braccia pendenti, nello stesso luogo ove era stato deposto dalle sue -guardie. - -Però, siccome guardando intorno a se stesso non vedeva alcun oggetto -minaccioso, siccome nessuna cosa indicava che egli corresse un reale -pericolo, siccome la panchetta era convenientemente imbottita, siccome -il muro era ricoperto da un bel cuoio di Cordova, siccome un gran -tendinaggio di damasco rosso fluttuava davanti la finestra, sostenuto -da belle borchie d'oro, egli comprese a poco a poco che il suo spavento -era esagerato, e cominciò a muovere la testa da diritta a sinistra e -dal basso in alto. Da questo movimento, che nessun gl'impediva, egli -riprese un poco di coraggio, e si arrischiò a smuovere una gamba, poi -l'altra; finalmente aiutandosi con le mani, si sollevò sulla panchetta -e si trovò in piedi. - -In questo momento, un ufficiale di buon aspetto alzò una portiera, -continuò a scambiate alcune parole con una persona che si trovava nella -camera vicina, e rivoltandosi verso il prigioniero: - -— Siete voi, gli disse, che vi chiamate Bonacieux? - -— Sì, signor ufficiale, balbettò il merciaio più morto che vivo, per -servirvi. - -— Entrate, disse l'ufficiale. - -Egli si scansò perchè il merciaio potesse passare, questi obbedì senza -replica, entrò nella camera ove sembrava che fosse aspettato. - -Era un gran gabinetto coi muri guerniti di armi offensive e difensive, -con camminetto e stufa, nei quali vi era già fuoco quantunque non -si fosse appena che verso la fine del mese di settembre. Una tavola -quadrata, coperta di libri e di carte, sui quali era svolta un immensa -pianta della città della Rochelle occupava il mezzo dell'ambiente. In -piedi davanti al camminetto stava un uomo di mezzana statura, colla -fisonomia altera e fiera, cogli occhi scrutatori, con fronte larga, una -faccia magrita, allungata da un pizzo alla reale sormontato da un paio -di baffi. Quantunque quest'uomo non avesse che trentasei anni appena, -capelli, baffi e pizzo andavano imbiancandosi. Quest'uomo, menocchè la -spada, avea tutto l'aspetto di un uomo di guerra, e i suoi stivali di -bufalo ancora leggermente ricoperti di polvere, indicavano che egli era -stato a cavallo durante la giornata. - -Quest'uomo era Armando-Giovanni Duplessis duca de Richelieu non già -come ce lo rappresentano, indebolito, vecchio sofferente come un -martire, col corpo ammalato, la voce estinta, sepolto in un gran -seggiolone come una tomba anticipata, non vivendo più che per la forza -del genio, e non sostenendo più la lotta coll'Europa che per l'eterna -applicazione del suo pensiero; ma tale quale egli era realmente in -quell'epoca, vale a dire destro e galante cavaliere, già debole di -corpo, ma sostenuto da quella potenza morale che ha formato di lui uno -degli uomini i più estraordinarii che sieno esistiti, preparandosi -infine, dopo aver sostenuto il duca di Nevers nel suo ducato di -Mantova, dopo aver preso Nimes, Castres e Uzes, a scacciare gl'inglesi -dall'isola del Re e a fare l'assedio della Rochelle. - -Il povero merciaio dimorò in piedi davanti la porta, nel mentre che gli -occhi del personaggio che noi abbiamo descritto, si fissavano su lui, e -sembravano voler penetrare fino al profondo del suo pensiero. - -— È questo qua il signor Bonacieux? domandò egli dopo un momento di -silenzio. - -— Sì, mio signore, riprese l'ufficiale. - -— Sta bene; datemi quelle carte, lasciateci. - -L'ufficiale prese sul tavolo le carte indicate, le rimise a quello che -le domandava, s'inchinò fino a terra e sortì. - -Bonacieux riconobbe in quelle carte i suoi interrogatorii della -Bastiglia. Di tratto in tratto l'uomo del camminetto alzava gli occhi -dal di sopra delle scritture e li immergeva come due pugnali fino al -fondo del cuore del povero merciaio. - -Dopo dieci minuti di lettura e dieci secondi di esame, il ministro avea -fissato. - -— Quella testa là non ha mai cospirato, mormorò egli; ma non importa, -vediamo pure. - -— Voi siete accusato di alto tradimento, disse lentamente il ministro. - -— È ciò che mi hanno già detto, mio signore, gridò Bonacieux, dando al -suo interrogatore il titolo che aveva inteso dargli dall'ufficiale; ma -io vi giuro che non ne sapeva niente. - -Il ministro represse un sorriso. - -— Voi avete cospirato con vostra moglie, colla signora de Chevreuse, e -con milord duca di Buckingham... - -— Infatti, mio signore, rispose il merciaio, io ho inteso pronunciare -tutti questi nomi. - -— E in quale occasione? - -— Ella diceva che il ministro duca de Richelieu aveva attirato il -duca di Buckingham a Parigi per perderlo, e perdere insieme con lui la -regina. - -— Ella diceva così! gridò il ministro con violenza. - -— Sì, mio signore, ma io le ho risposto che ella aveva torto a tenere -simili propositi, e che il ministro era incapace... - -— Tacete, voi siete un imbecille, riprese il ministro. - -— Questo è quanto mi rispondeva precisamente mia moglie. - -— Sapete voi chi vi ha rapito vostra moglie? - -— No, mio signore. - -— Voi però avete de' sospetti? - -— Sì, mio signore, ma questi sospetti hanno sembrato portar dispiacere -al signor commessario, ed io non li ho più. - -— Vostra moglie è fuggita, lo sapevate voi? - -— No mio signore, io l'ho saputo mentre ero prigione col mezzo del sig. -commessario, che è un uomo molto amabile. - -Il ministro represse un secondo sorriso. - -— Allora voi non sapete ciò che è avvenuto di vostra moglie in seguito -alla fuga? - -— No assolutamente, mio signore, ma ella sarà rientrata al Louvre. - -— A un'ora dopo la mezzanotte non era ancora rientrata al Louvre. - -— A un'ora dopo mezzanotte non era ancora rientrata! ah! mio Dio! e che -cosa è dunque avvenuto di lei? - -— Si saprà, siate tranquillo, non si tiene nulla nascosto al ministro, -il ministro sa tutto - -— In questo caso, mio signore, credete voi che il ministro acconsentirà -a farmi sapere che cosa è avvenuto di mia moglie? - -— Forse, ma prima di tutto bisogna che confessiate tutto ciò che ne -sapete relativamente alle relazioni di vostra moglie colla signora di -Chevreuse. - -— Ma io non ne so niente, non l'ho mai veduta. - -— Quando andavate a prendere vostra moglie al Louvre, ritornava ella -direttamente a casa con voi? - -— Quasi mai, ella aveva molte faccende da sbrigare con dei mercanti di -tela presso i quali io l'accompagnava. - -— E quanti ne aveva di questi mercanti di tela? - -— Due, mio signore. - -— Dove abitavano? - -— Uno nella strada Vaugirard, l'altro nella strada dell'Arpa. - -— Voi entravate con lei? - -— Mai, mio signore, io l'aspettava alla porta. - -— E di qual pretesto usava per poter entrar sola? - -— Ella non aveva bisogno di addurmi dei pretesti, ella mi diceva di -aspettarla, ed io l'aspettava. - -— Voi siete un marito molto compiacente, mio caro signor Bonacieux, -disse il ministro. - -— Egli mi ha chiamato, suo caro signore, disse fra se stesso il -merciaio; peste! gli affari vanno bene! - -— Riconoscereste voi queste porte? - -— Sì. - -— Nè sapete i numeri? - -— Sì. - -— Quali sono? - -— Il numero 25 della strada Vaugirard, e il n. 75 della strada Arpa. - -— Sta bene, disse il ministro. - -A queste parole prese un campanello d'argento, lo suonò e l'ufficiale -entrò - -— Andate, gli disse sottovoce, andate a cercarmi Rochefort, e che egli -venga sull'istante introdotto. - -— Il conte è di là, disse l'ufficiale, e chiede istantemente di parlare -con Vostra Eccellenza. - -— Vostra Eccellenza! mormorò Bonacieux risovvenendosi che questo era il -titolo che d'ordinario si dava al ministro; Vostra Eccellenza! - -— Allora che venga, che venga! disse prestamente Richelieu. - -L'ufficiale sì slanciò fuori dell'appartamento con quella rapidità che -d'ordinario impiegavano tutti i servitori del ministro nell'obbedire ai -suoi ordini. - -— Ah! Vostra Eccellenza! continuava a mormorare Bonacieux, spalancando -due occhi stravolti, e rimproverandosi di non averci pensato prima. - -Cinque minuti dopo la scomparizione dell'ufficiale, si aprì la porta, -ed entrò un nuovo personaggio. - -— È lui! gridò Bonacieux - -— Chi lui? domandò il ministro. - -— Quegli che mi ha rapito mia moglie. - -Il ministro suonò una seconda volta. L'ufficiale ricomparve. - -— Riconducete quest'uomo nelle mani delle sue due guardie, e che egli -aspetti che lo richiami davanti a me. - -— No, Eccellenza, no, non è lui! gridò Bonacieux; no io mi sono -sbagliato, è un altro che non gli rassomigliava niente affatto; questo -signore è un galantuomo. - -— Conducete via questo imbecille, disse il ministro. - -L'ufficiale prese Bonacieux sotto il braccio; e lo ricondusse -nell'anticamera, ove egli ritrovò le sue due guardie. - -Il nuovo personaggio che era stato introdotto, seguì con occhi -impazienti Bonacieux, fino a tanto che fu sortito, e quando la porta si -richiuse dietro a lui: - -— Essi si sono veduti, diss'egli avvicinandosi vivamente al ministro. - -— Chi? domandò Sua Eccellenza. - -— Ella ed egli. - -— La regina e il duca! gridò Richelieu. - -— Sì. - -— E dove? - -— Al Louvre. - -— Ne siete voi sicuro? - -— Perfettamente sicuro. - -— Chi ve lo ha detto? - -— La signora di Lannoy, che è tutta dedicata a Vostra Eccellenza, come -voi ben sapete. - -— E perchè non lo ha detto più presto? - -— Sia combinazione, sia diffidenza, la regina ha fatto dormire la -signora de Surgis nella sua camera, e l'ha tenuta presso di se tutta la -giornata. - -— Sta bene, noi siamo stati battuti. Cerchiamo di prendere la rivincita. - -— Io vi aiuterò con tutta l'anima, Eccellenza, siate tranquillo. - -— E come è andata la faccenda? - -— A mezzanotte e mezzo, la regina era con le sue damigelle. - -— Dove? - -— Nella sua camera da dormire. - -— Bene. - -— Allorquando sono venuti a portarle un fazzoletto per parte della -guarda-robiera. - -— E dopo? - -— La regina ha subito manifestato una grande emozione, e ad onta del -rosso di cui aveva tutto il viso coperto, ella impallidì. - -— E dopo, dopo? - -— In questo mentre la regina si è alzata, e con voce alterata ha -detto: «mie signore, aspettatemi qui dieci minuti, che quindi sarò di -ritorno»; ed ella ha aperto la porta della sua alcova ed è sortita. - -— Ed in che modo la signora de Lannoy non è venuta nell'istesso istante -a prevenirvi? - -— Non vi era ancora niente di positivo; d'altronde la regina aveva -detto: «mie signore, aspettatemi» ed ella non ha osato disobbedire alla -regina. - -— E quanto tempo la regina è rimasta fuori della sua camera? - -— Tre quarti d'ora. - -— Nessuna delle sue cameriere l'accompagnava? - -— Donna Stefania soltanto. - -— Ed in seguito è ella ritornata? - -— Sì, ma per prendere un piccolo bauletto di legno rosa colla sua -cifra, ed è subito partita. - -— E quando ella è rientrata più tardi ha riportato il bauletto? - -— No. - -— La sig. de Lannoy sa ella che cosa conteneva questo bauletto? - -— Sì: i puntali in diamanti che Sua Maestà regalò alla regina. - -— L'opinione della sig. Lannoy è che ella li abbia regalati a -Buckingham? - -— Ella ne è sicura - -— In che modo? - -— Durante tutta la giornata, la sig. de Lannoy, nella sua qualità di -dama che tiene in custodia le gioie, ha cercato questo bauletto, ha -finto di essere inquieta per non poterlo ritrovare, e ha finito per -domandarne contezza alla regina. - -— E la regina allora...? - -— La regina è divenuta molto rossa, ed ha risposto che, essendosele -rotto il giorno innanzi uno di questi puntali, lo aveva mandato ad -accomodare dal suo gioielliere. - -— Bisogna passarvi per assicurarsi se la cosa è vera o no. - -— Vi sono già passato. - -— Ebbene! il gioielliere...? - -— Il gioielliere non ne ha neppure inteso parlare. - -— Bene! bene! Rochefort, tutto non è ancor perduto, e forse... forse, -tutto è per lo meglio! - -— Il fatto è che io non dubito punto che il genio di Vostra -Eccellenza:.. - -— Non ripari alle bestialità del mio agente, non è vero? - -— È giusto ciò che io diceva, se Vostra Eccellenza mi lasciava -terminare la frase. - -— Ora sapete ove si nascondeva la duchessa de Chevreuse e il duca de -Buckingham? - -— No, Eccellenza; i miei agenti non hanno potuto dirmi niente di -positivo su questo argomento. - -— Lo so io. - -— Voi? Eccellenza? - -— Sì, o almeno ne dubito. Essi si nascondevano, l'uno nella strada -Vaugirard n. 25, e l'altro nella strada dell'Arpa n. 75. - -— Vostra Eccellenza vuol ella che io li faccia arrestare tutti e due? - -— Sarà troppo tardi, essi saranno partiti. - -— Non importa ce ne possiamo assicurare. - -— Prendete dieci uomini della mia guardia, e perquisite le due case. - -— Vado, Eccellenza. - -E Rochefort si slanciò fuori dell'appartamento. - -Il ministro, rimasto solo, riflettè un istante, e suonò per la terza -volta il campanello. - -Ricomparve lo stesso ufficiale. - -— Fate entrare il prigioniere, disse il ministro. - -Mastro Bonacieux fu di nuovo introdotto, e dietro un segno del ministro -l'ufficiale si ritirò. - -— Voi mi avete ingannato, disse severamente il ministro. - -— Io! gridò Bonacieux, io ingannare Vostra Eccellenza? - -— Vostra moglie andando nella strada Vaugirard e nella strada dell'Arpa -non andava da dei mercanti di tele. - -— E dove andava ella, giusto Dio? - -— Ella andava dalla duchessa de Chevreuse, e dal duca de Buckingham. - -— Sì, disse Bonacieux richiamando tutte le sue rimembranze, sì, è -così, Vostra Eccellenza ha ragione. Io più di una volta ho detto a mia -moglie, che era sorprendente, che dei mercanti di tela abitassero in -simili abitazioni e in case che non avevano insegne. Ah! Eccellenza, -continuò Bonacieux gettandosi ai piedi del ministro, ah! voi realmente -siete il ministro, il gran ministro, l'uomo di genio che tutto il mondo -riconosce. - -Il ministro, per quanto fosse mediocre il trionfo che riportava sopra -un essere così volgare, quanto lo era Bonacieux, non ne godè però -meno un istante; quindi, quasi subito, come se gli si fosse presentato -un nuovo pensiero allo spirito, un sorriso increspò il suo labbro, e -stendendo la mano al merciaio: - -— Rialzatevi, amico mio, gli disse, voi siete un bravo uomo. - -— Il ministro mi ha toccata la mano! io ho toccata la mano del -grand'uomo! gridò Bonacieux: il grande uomo mi ha chiamato suo amico. - -— Sì, amico mio, sì, disse il ministro con quel tuono paterno, che -qualche volta sapeva assumere, ma che non ingannava altri che le -persone che non lo conoscevano; e siccome noi abbiamo sospettato su voi -ingiustamente, ebbene! noi vi dobbiamo una indennizzazione. Prendete -questo sacchetto di cento doppie, e perdonatemi. - -— Che io vi perdoni, Eccellenza! disse Bonacieux, esitando a prendere -il sacchetto, temendo senza dubbio che questo preteso regalo non fosse -che uno scherzo. Ma voi siete padrone di farmi arrestare, di farmi -torturare, di farmi impiccare. Voi siete il padrone di tutti, ed io non -avrei avuto neppur una parola da opporre. Io perdonare, Eccellenza? su -via, voi non ci pensavate nemmeno! - -— Ah mio caro sig. Bonacieux, voi vi ponete della generosità; io lo -vedo, ed io ve ne ringrazio. Così dunque prendete questo sacchetto, e -voi ve ne andate senza esser troppo malcontento? - -— Io me ne vado incantato, Eccellenza. - -— Addio adunque, o piuttosto a rivederci, poichè spero che noi ci -rivedremo. - -— Quando vorrà Vostra Eccellenza, poichè io sono agli ordini di Vostra -Eccellenza. - -— Ciò sarà spesso, siate tranquillo, poichè io ho ritrovato un piacere -estremo nella vostra conversazione. - -— Oh! Eccellenza! - -— A rivederci, signor Bonacieux, a rivederci. - -Ed il ministro gli fece un segno con la mano, al quale Bonacieux -rispose inchinandosi fino a terra, quindi sortì andando all'indietro, -e quando fu nella anticamera, il ministro lo intese che, nel suo -entusiasmo, gridava a tutta testa; «Viva Sua Eccellenza! viva il mio -padrone! viva il gran ministro!» - -Il ministro ascoltò sorridendo questa rumorosa manifestazione dei -sentimenti entusiastici di Mastro Bonacieux; quindi, quando le grida di -Bonacieux si furono perdute nella lontananza: - -— Bene, diss'egli, ecco d'ora in avanti un uomo che si farà uccidere -per me. - -E il ministro si mise ad esaminare colla più grande attenzione la carta -della Rochelle, che, come abbiamo detto, era stesa sul suo tavolino, -segnando con la matita la linea per dove doveva passare la diga che, -diciotto mesi dopo, chiudeva il porto della città assediata. - -Allorquando egli era nel più profondo delle sue meditazioni le più -strategiche, si riaprì la porta, e Rochefort rientrò. - -— Ebbene? disse prestamente il ministro alzandosi con una sveltezza che -provava il grado d'importanza che egli attaccava alla commissione di -cui aveva incaricato il conte. - -— Ebbene? disse questi, una donna di ventisei anni circa ed un uomo dai -trentacinque ai quaranta hanno effettivamente alloggiato nelle due case -indicate dall'Eccellenza Vostra; ma la donna è partita questa notte e -l'uomo è partito questa mattina. - -— Erano essi! gridò il duca, che guardava al pendolo; ed ora, continuò -egli, è troppo tardi per far loro correr dietro; la duchessa è a Tours, -e il duca a Boulogne. Bisogna dunque raggiungerlo a Londra. - -— Eccellenza, quali sono i vostri ordini? - -— Non si dica una parola sul passato, che la regina resti nella più -perfetta sicurezza; che ella ignori che noi sappiamo il suo segreto; -che ella creda che noi siamo in traccia di una cospirazione qualunque. -Inviatemi il mio guarda-sigilli Seguier. - -— E di quest'uomo, che cosa ne fa l'Eccellenza Vostra? - -— Di qual uomo? domandò il ministro. - -— Di Bonacieux. - -— Io ne ho fatto tutto quello che se ne poteva fare, vale a dire una -spia di sua moglie. - -Il conte de Rochefort s'inchinò come uomo che riconosce la grande -superiorità del padrone, e si ritirò. - -Rimasto solo, il ministro si assise di nuovo, scrisse una lettera -che egli chiuse con un sigillo particolare; quindi suonò. Il solito -ufficiale ricomparve per la quarta volta. - -— Fatemi venire Vitray, diss'egli, e ditegli di prepararsi per un -viaggio. - -Un istante dopo, l'uomo che aveva fatto chiamare era in piede davanti a -lui, portando già gli speroni e gli stivali alla cavaliera. - -— Vitray, gli disse, voi dovete partire di tutta corsa per Londra. Voi -non dovete fermarvi un istante sulla strada; rimetterete questa lettera -a Milady. Eccovi un buono di duegento doppie; passate dal mio tesoriere -e fatevelo pagare. Ve ne saranno altrettante che vi saranno sborsate se -voi sarete di ritorno qui fra sei giorni, e se voi avete seguita bene -la commissione. - -Il messaggiere senza rispondere una sola parola, si inchinò, prese la -lettera, il bono per dugento doppie, e sortì. - -Ecco ciò che conteneva la lettera. - - «Milady, - - «Trovatevi al primo ballo in cui interverrà il duca di Buckingham. - Egli porterà al suo saio dodici puntali di diamanti, avvicinatevi a - lui e tagliatene due. - - «Subito che questi puntali saranno nelle vostre mani, datemene - avviso.» - - - - -CAPITOLO XV. - -LA GENTE DI TOGA, E LA GENTE DI SPADA - - -L'indomani del giorno in cui erano accaduti questi avvenimenti, non -essendo ricomparso Athos, d'Artagnan e Porthos avvisarono il signor de -Tréville della di lui disparizione. - -In quanto ad Aramis, egli aveva domandato un concedo di cinque giorni, -egli era a Rouen, dicevasi per affari di famiglia. - -Il signor de Tréville era il padre dei suoi soldati. Il più sconosciuto -tra di loro, dal momento che portava l'uniforme della compagnia era -certo del suo aiuto e del suo appoggio, quanto lo avrebbe potuto essere -un suo fratello stesso. - -Egli si rese adunque sull'istante presso il luogo-tenente criminale. Fu -fatto venire l'ufficiale che comandava il posto della Croce-Rossa, e le -successive informazioni fecero conoscere che Athos era momentaneamente -alloggiato nel Forte il Vescovo. - -Athos aveva subite tutte le prove che noi abbiamo veduto subire a -Bonacieux. - -Noi abbiamo assistito alla scena di confronto fra i due prigionieri. -Athos, che non aveva detto niente fino allora, per timore che -d'Artagnan, venendo anche egli molestato, non avesse avuto il tempo che -gli abbisognava. Athos da quel momento dichiarò che egli si chiamava -Athos e non d'Artagnan. - -Aggiunse che non conosceva nè il signore nè la signora Bonacieux, che -non aveva mai parlato nè all'uno nè all'altra; che era andato verso le -dieci di sera per fare una visita al suo amico signor d'Artagnan, ma -che sino a quell'ora egli era rimasto dal signor de Tréville con cui -avea pranzato; venti testimoni, aggiunse egli, potevano attestare il -fatto, e nominò molti gentiluomini distinti, e fra gli altri il duca -della Trémouille. - -Il secondo commissario rimase stordito non meno del primo per la -dichiarazione semplice e asseverante di questo moschettiere sul -quale si sarebbe presa volentieri la rivincita che le genti di toga -amano tanto di prendersi sulle genti di spada; ma il nome del sig. de -Tréville, e quello del signor duca della Trémouille meritavano qualche -riflessione. - -Athos fu parimente inviato al ministro, ma disgraziatamente il ministro -era al Louvre presso il re. - -Era precisamente il momento in cui il sig. de Tréville, sortendo dal -luogo-tenente criminale e dal governatore del Forte il Vescovo, senza -aver potuto trovare Athos, giunse da Sua Maestà. - -Come capitano dei moschettieri, il sig. de Tréville aveva ingresso al -re a tutte l'ore. - -Si sa quali erano le prevenzioni del re contro la regina, prevenzioni -giuocate abilmente dal ministro, che in fatto d'intrighi diffidavasi -infinitamente più delle donne che degli uomini. Una delle grandi -cause, soprattutto di prevenzioni, era l'amicizia della regina per la -sig. de Chevreuse. Queste due donne lo tenevano inquieto assai più -che le guerre con lo Spagnuolo, le dissenzioni con l'Inghilterra e -gl'imbarazzi delle finanze. Ai suoi occhi e nella sua convinzione la -signora de Chevreuse, non solo serviva la regina nei suoi intrighi -politici, ma, ciò che lo tormentava anche molto di più, nei suoi -intrighi amorosi. - -Alla prima parola che disse il ministro, che la sig. de Chevreuse, -esiliata a Tours e che si supponeva in quella città, era stata a Parigi -e vi era rimasta per cinque giorni eludendo la polizia, il re era -entrato in una collera furiosa. Capriccioso ed infedele, il re voleva -esser chiamato _Luigi il Giusto_, e _Luigi il Casto_. La posterità -comprenderà difficilmente questo carattere, che la storia non spiega -che con i fatti e mai con i ragionamenti. - -Ma, allorchè il ministro aggiunse che, non solamente la sig. de -Chevreuse era venuta a Parigi, ma ancora, che la regina aveva -riannodato con lei per mezzo di quelle corrispondenze misteriose, che -in quell'epoca si chiamavano cabale, allorchè egli affermò che lui, il -ministro, stava per sciogliere le fila oscure di questo intrigo, quando -al momento di arrestare sul fatto, in flagrante delitto, corredato -di tutte le pruove l'emissaria della regina presso l'esiliata, un -moschettiere aveva osato interrompere violentemente il corso della -giustizia, piombando con la spada alla mano sulle oneste persone di -legge, incaricate di esaminare con imparzialità tutto l'affare per -metterlo sotto gli occhi del re: Luigi XIII non seppe più contenersi; -fece due passi verso l'appartamento della regina, con quella pallida e -muta indignazione che, quando scoppiava, conduceva questo principe fino -alla più fredda crudeltà. - -E ciò non ostante, in tutto questo, il ministro non aveva detto ancora -una parola del duca di Buckingham. - -Fu allora che il sig. de Tréville entrò freddo, gentile, e in una -tenuta irreprensibile. - -Avvertito di ciò che accadeva dalla presenza del ministro e dalla -alterazione della fisonomia del re, il sig. de Tréville si sentì forte -come Sansone davanti ai Filistei. - -Luigi XIII metteva già la mano sulla maniglia della porta. Al rumore -che fece il signor de Tréville entrando, il re si voltò. - -— Voi giungete a proposito, signore, disse il re, che, allorquando le -passioni erano giunte ad un certo punto, non sapeva più dissimulare, ed -io ne sento delle belle sul conto dei vostri moschettieri. - -— Ed io, disse freddamente il sig. de Tréville, io ne ho delle belle da -far sentire a Vostra Maestà sul conto delle sue genti di toga. - -— Come sarebbe a dire? disse il re con alterezza. - -— Io ho l'onore di far sapere a Vostra Maestà, continuò de Tréville -sul medesimo tuono, che un partito di procuratori, di commessarii e di -agenti di polizia, gente molto stimabile, ma molto accanita, a quanto -sembra contro l'uniforme, si è permesso di arrestare in una casa, di -trascinare in piena strada, e di gettare nel Forte il Vescovo, e tutto -ciò dietro un ordine che si è ricusato di farmi vedere, uno dei miei -moschettieri o piuttosto dei vostri, di una condotta irreprovevole, -di una riputazione quasi illustre, che Vostra Maestà conosce -favorevolmente, il sig. Athos. - -— Athos, disse il re macchinalmente; sì, di fatti, io conosco questo -nome. - -— Che Vostra Maestà se lo ricordi, disse il sig. de Tréville; il sig. -Athos è quel moschettiere che, nel dispiacente duello che voi sapete, -ha avuto la disgrazia di ferire gravemente il sig. de Cahussac. A -proposito, Eccellenza, continuò de Tréville indirizzandosi al ministro, -il sig. de Cahussac è ristabilito del tutto, non è vero? - -— Grazie! disse il ministro mordendosi le labbra per collera. - -— Il signor Athos era adunque andato a fare una visita a uno dei suoi -amici in allora assente, continuò il sig. de Tréville, ad un giovane -bearnese, cadetto nelle guardie di Vostra Maestà, compagnia des -Essarts; ma appena egli fu entrato, e prendeva un libro per aspettare -il suo amico; una nube di sbirri e di soldati mischiati assieme venne a -fare l'assedio della casa, sfondò diverse porte. - -Il ministro fece al re un segno, che voleva dire: - -— È per l'affare di cui vi ho parlato. - -— Noi sappiamo; tutto, replicò il re, perchè tutto questo fu fatto per -il nostro servizio. - -— Allora, disse da Tréville, fu pure pel servizio di Vostra Maestà -che si afferrò uno dei miei moschettieri innocente, che si pose questo -fra due guardie come un malfattore, e che si condusse in mezzo ad un -popolaccio insolente questo galantuomo, che ha sparso dieci volte il -sangue per servizio di Vostra Maestà e che è pronto a spargerlo di -nuovo. - -— Bah! disse il re corrucciato, le cose dunque sono avvenute così? - -— Il sig. de Tréville non dice, riprese il ministro con flemma, che -questo moschettiere innocente, che questo galantuomo, era venuto un'ora -avanti a percuotere a colpi di spada quattro commessarii istruttori, -delegati da me per istituire un processo della più alta importanza. - -— Io sfido Vostra Eccellenza a provarlo, gridò il sig. de Tréville -colla sua freddezza tutta guascona e colla sua rozzezza militare; -poichè, un'ora prima il sig. Athos, che io lo confiderò a Vostra -Maestà, è un uomo delle più alte qualità, mi faceva l'onore, dopo aver -pranzato meco, di parlare nel salotto del mio palazzo col sig. duca -della Trémouille e col sig. conte de Chalus che vi si trovavano. - -Il re guardò il ministro. - -— Fu fatto un processo verbale, disse il ministro rispondendo ad alta -voce alla muta interrogazione di Sua Maestà, e le genti maltrattate -hanno redatto il seguente, che io ho l'onore di presentare a Vostra -Maestà! - -— Un processo verbale delle persone di toga, rispose fieramente de -Tréville, val forse la parola d'onore di un uomo di spada? - -— Andiamo, andiamo; de Tréville, tacete, disse il re. - -— Se Sua Eccellenza ha qualche sospetto contro uno dei miei -moschettieri, disse de Tréville, la giustizia del ministro è abbastanza -conosciuta perchè abbia io stesso a domandare un processo. - -— Nella casa in cui fu fatta questa discesa della giustizia, continuò -il ministro impassibile, alloggia, io credo, un Bearnese amico del -moschettiere. - -— Vostra Eccellenza vuol parlare del sig. d'Artagnan. - -— Io voglio parlare di un giovane che voi proteggete, sig. de Tréville. - -— Sì, Eccellenza, è lo stesso. - -— Non sospettate voi che questo giovane abbia dato dei cattivi -consigli?... - -— Al sig. Athos, a un uomo che ha il doppio della sua età? interruppe -il sig. de Tréville; no, Eccellenza. D'altronde il sig. d'Artagnan ha -passato la sera in casa mia. - -— E che! disse il ministro, hanno dunque tutti passata la sera in casa -vostra? - -— Sua Eccellenza dubiterebbe forse della mia parola, disse de Tréville, -col rossore della collera salito alla fronte. - -— No, e Dio me ne guardi, disse il ministro; ma soltanto a che ora era -egli da voi? - -— Oh! questo poi posso dirlo scientemente all'Eccellenza Vostra, perchè -quando entrò io osservai l'orologio a pendolo che segnava nove ore e -mezza, quantunque io credessi che fosse più tardi. - -— E a che ora è egli sortito dal vostro palazzo? - -— A dieci ore e mezza, un'ora giusta dopo l'avvenimento. - -— Ma finalmente, riprese il ministro che non sospettava un'istante -sulla lealtà di de Tréville, e che sentiva la vittoria sfuggirgli -di mano; ma finalmente, Athos fu preso in questa casa della strada -Fossoyeurs. - -— È egli forse proibito ad un amico di visitare un amico, ad un -moschettiere della mia compagnia di fraternizzare con una guardia della -compagnia del sig. des Essarts. - -— Sì, quando la casa ove egli fraternizza con questo amico è sospetta. - -— E perchè questa casa è sospetta, de Tréville, disse il re, non lo -sapete voi forse? - -— Infatti, sire, io lo ignorava. In ogni caso, ella può essere sospetta -dappertutto, ma nego che possa essere sospetta la parte che abita il -sig. d'Artagnan, perchè io posso affermarvi, o sire, che se io presto -fede a quanto egli ha detto, non esiste un più affezionato servitore di -Vostra Maestà, un ammiratore più profondo del sig. ministro. - -— Non è quel d'Artagnan che un giorno ha finito Jussac in quel -disgraziato incontro che ebbe luogo vicino al convento dei Carmelitani -Scalzi? domandò il re, guardando il ministro che arrossiva di dispetto. - -— E il giorno dopo ferì Bernajoux. Sì sire, sì, è precisamente quello, -e Vostra Maestà ha buona memoria. - -— Andiamo, che cosa risolviamo noi? disse il re. - -— Ciò spetta a Vostra Maestà più che a me, disse il ministro. Io -affermo la reità. - -— Ed io la nego, disse de Tréville. Ma Vostra Maestà ha dei giudici, e -questi giudici decideranno. - -— Va bene così disse il re, rimandiamo la causa davanti ai giudici, il -giudicare è il loro ufficio, ed essi giudicheranno. - -— Solamente, riprese de Tréville, è una cosa ben trista che, in -questi disgraziati tempi in cui siamo, la vita più pura, la virtù più -incontrastabile non esima un uomo dalla infamia e dalla persecuzione. -In tal modo l'armata non sarà contenta, io posso risponderne, di essere -in balìa dei trattamenti rigorosi a proposito di affari di polizia. - -La parola era imprudente, ma de Tréville, l'aveva lanciata con -conoscenza di causa. Egli voleva una esplosione, perchè in questo caso -la mina fa fuoco ed il fuoco rischiara. - -— Affari di polizia! gridò il re, ripetendo le parole del sig. de -Tréville, affari di polizia! e che ne sapete voi, signore! mischiatevi -dei vostri moschettieri, e non mi rompete la testa. Sembra a sentirvi, -che se per disgrazia si arresta un moschettiere, la Francia sia in -pericolo. Ehi quanto rumore per un moschettiere! io ne farò arrestare -dieci, cospetto! anche cento, tutta la compagnia! e non voglio che se -ne dica una parola. - -— Dal momento in cui sono sospetti a Vostra Maestà, disse de Tréville, -i moschettieri sono colpevoli; così voi mi vedrete, sire, disposto a -cedere la mia spada, perchè, il sig. ministro, non dubito punto, dopo -avere accusato i miei soldati, finirà con l'accusare anche me stesso; -così, val meglio, che io mi costituisca prigioniere col sig. Athos, che -già è stato arrestato, e col sig. d'Artagnan che in breve sarà senza -dubbio arrestato. - -— Testa guascona, non la finirete voi mai? disse il re. - -— Sire, rispose de Tréville senza abbassare menomamente la voce, -ordinate che mi sia reso il mio moschettiere, o che sia giudicato. - -— Sarà giudicato, disse il ministro. - -— Ebbene! tanto meglio, perchè, in questo caso, io domanderò a Sua -Maestà il permesso di perorare per lui. - -Il re temeva uno scoppio. - -— Se, Sua eccellenza, disse egli, non aveva personalmente qualche -motivo... - -Il ministro vide venire il re, e andò all'avvantaggio: - -— Perdono, disse egli, ma dal momento che Vostra Maestà vede in me un -giudice prevenuto, mi ritiro. - -— Vediamo, disse il re, mi giurate voi per mio padre, che il sig. Athos -era in casa vostra durante l'avvenimento, e che egli non vi ha preso -parte. - -— Per il glorioso vostro padre, e per voi stesso, che siete quanto io -amo e venero di più su questa terra, io ve lo giuro. - -— Vogliate riflettere, sire, disse il ministro, che se noi rilasciamo -così il prigioniere, non si potrà più conoscere la verità. - -— Il sig. Athos sarà sempre qui, riprese il signor de Tréville, pronto -a rispondere quando parrà alle vostre genti di toga d'interrogarlo. -Egli non diserterà, sig. ministro: siate tranquillo, io rispondo di -lui. - -— Veniamo al fatto: egli non diserterà, disse il re; si ritroverà -sempre, come dice il sig. de Tréville. Da altronde, aggiunse egli -abbassando la voce e guardando con occhio supplichevole Sua Eccellenza, -concediamo loro la sicurezza: questo sta in politica. - -Questa politica di Luigi XIII fece sorridere Richelieu. - -— Ordinate, sire, diss'egli; voi avete il dritto di grazia. - -— Il dritto di grazia non si applica che ai colpevoli, disse de -Tréville, che voleva dire l'ultima parola, e il mio moschettiere è -innocente. Non è dunque una grazia quella che farete, sire; è una -giustizia. - -— Ed egli, è al forte il Vescovo? disse il re. - -— Sì, sire, è in una secreta, in una prigione come l'ultimo dei -malfattori. - -— Diavolo! diavolo! mormorò il re, e che si ha a fare? - -— Sottoscrivere l'ordine che sia messo in libertà, e tutto sarà fatto, -riprese il ministro; io credo, come Vostra Maestà, che la garanzia del -sig. de Tréville sia più che sufficiente. - -De Tréville s'inchinò rispettosamente con una gioia non scevra di -timore; egli avrebbe preferito una resistenza ostinata del ministro a -questa improvvisa facilità. - -Il re sottoscrisse l'ordine, e de Tréville se ne impossessò senza -ritardo. - -Al momento in cui stava per sortire, il ministro gli fece un sorriso -amichevole, e disse al re: - -— Regna una buona armonia fra il capo ed i soldati dei vostri -moschettieri, sire: ecco ciò che è profittevole al servizio, ed -onorevole per tutti. - -Egli mi prepara senza dubbio un qualche cattivo giuoco, diceva -de Tréville; non si ha mai l'ultima parola con un uomo simile. Ma -affrettiamoci, poichè il re può cambiare d'avviso in un momento; e in -fin del conto, è molto più difficile il rimettere alla Bastiglia o al -Forte il Vescovo un uomo che ne è sortito, di quello che conservarvi un -prigioniero che vi è già. - -Il sig. de Tréville fece trionfalmente la sua entrata nel Forte il -Vescovo, di dove liberò il moschettiere, che non aveva abbandonato la -sua pacifica indifferenza. - -Quindi, la prima volta che rivide d'Artagnan: - -— Voi l'avete scappata bella, diss'egli; ecco pagato il vostro colpo di -spada a Jussac. Resta ancora a pagarsi quello dato a Bernajoux, ma non -bisogna fidarvisi. - -Del resto il sig. de Tréville aveva ragione di diffidare del ministro, -e di tenere che tutto non era ancor finito, poichè appena il capitano -dei moschettieri ebbe chiusa la porta dietro a se, Sua Eccellenza disse -al re. - -— Ora che non siamo più che noi due, parleremo seriamente, se piace -a Vostra Maestà. Sire, il sig. de Buckingham era a Parigi da cinque -giorni, e non è partito che questa mattina. - - - - -CAPITOLO XVI. - -IN CUI IL GUARDA-SIGILLI SEGUIER CERCA ANCHE UNA VOLTA LA CAMPANA PER -SUONARLA, COME HA FATTO ALTRE VOLTE - - -È impossibile di farsi un'idea dell'impressione che produssero -sopra il re Luigi XIII queste sole parole; egli arrossì ed impallidì -successivamente, ed il ministro si accorse fin dal principio che egli -aveva riconquistato con un sol colpo tutto il terreno che prima aveva -perduto. - -— Il sig. de Buckingham a Parigi! gridò egli, e che cosa vi è venuto a -fare? - -— Senza dubbio per cospirare assieme ai vostri nemici, gli ugonotti e -gli Spagnuoli. - -— No, per bacco! no! a cospirare contro il mio onore colla signora de -Chevreuse, la signora de Longueville, e il Condè. - -— Oh! sire, quale idea! la regina è troppo saggia, e soprattutto ama -troppo Vostra Maestà. - -— La donna è debole, signor ministro, disse il re; e in quanto ad -amarmi molto, io ho già stabilita la mia opinione su questo amore. - -— Non mantengo però meno, disse il ministro, che il duca de Buckingham -è venuto a Parigi per un progetto del tutto politico. - -— Ed io son sicuro che egli è venuto per tutt'altra cosa; ma se la -regina è colpevole, che ella tremi! - -— Veniamo al folto, disse il ministro, per quanta ripugnanza io provi -a fermare il mio spirito sopra un simile tradimento, Vostra Maestà mi -vi fa pensare: la signora de Lannoy, che, dietro gli ordini di Vostra -Maestà, io ho interrogata più volte, questa mattina mi ha detto che la -notte passata Sua Maestà aveva vegliato fin molto al tardi; che questa -mattina ella aveva molto pianto, e che tutta la giornata aveva scritto. - -— È così, disse il re; a lui senza dubbio. Ministro, mi abbisognano le -carte della regina. - -— Ma in che modo si potranno prendere, sire? Mi sembra che nè io, nè -Vostra Maestà ci possiamo incaricare di una simile missione. - -— E in qual modo si agì adunque con la marescialla d'Ancre? gridò il re -al più alto grado della sua collera; che si frughino i suoi armadii, e -che in fine si frughi ella stessa. - -— La marescialla d'Ancre, una avventuriera fiorentina, sire, ecco -tutto; nel mentre che l'augusta sposa di Vostra Maestà è Anna regina di -Francia, vale a dire una delle più grandi principesse del mondo. - -— Ella non è che la più colpevole, signor duca! più ella ha dimenticato -l'alta posizione in cui è stata posta, più ella è discesa in basso. -È già lungo tempo, altronde, che io sono deciso di finirla con tutti -questi piccoli intrighi di politica e di amore. Ella ha pure presso di -se un certo Laporte... - -— Che io credo che sia la maniglia che apre tutto l'intrigo, io lo -confesso, disse il ministro. - -— Voi pensate dunque come me, che ella m'inganni? disse il re. - -— Io credo, e lo ripeto a Vostra Maestà, che la regina cospira contro -la potenza del suo re, ma io non ho detto contro il suo onore. - -— Ed io vi dico contro tutti e due: io vi dico che la regina non mi -ama; che ella ama quell'infame duca de Buckingham! perchè non lo avete -fatto arrestare mentre egli era a Parigi? - -— Arrestare il duca! arrestare il primo ministro di Carlo II ci -pensate voi, sire? quale scandalo! e se allora i sospetti di Vostra -Maestà, quelli di cui io continuo a dubitare, avessero mostrata qualche -consistenza, quale terribile pubblicità! quale scandalo inaudito! - -— Ma poichè si esponeva come un vagabondo o come un ladroncello, -bisognava... - -Luigi XIII si fermò da se stesso spaventato di ciò che stava per dire, -nel mentre che Richelieu, allungando il collo, aspettava inutilmente la -parola che era rimasta sulle labbra del re. - -— Abbisognava...? - -— Niente, disse il re, niente. Ma durante tutto il tempo che egli è -stato a Parigi, voi non lo avrete perduto di vista. - -— No, sire. - -— Ove alloggiava egli? - -— Strada dell'Arpa N. 75. - -— E dove rimane? - -— A lato del Luxembourg. - -— E voi siete sicuro che la regina e lui non si sono veduti? - -— Io credo la regina troppo ligia ai suoi doveri, sire. - -— Ma essi avranno corrisposto, è a lui che la regina ha scritto in -quest'oggi; signor duca, mi abbisogna questa lettera! - -— Sire, frattanto... - -— Sig. duca a qualunque prezzo si sia, io la voglio. - -— Io farò osservare però a Vostra Maestà... - -— Mi tradite dunque anche voi, sig. ministro, per opporvi sempre così -alla mia volontà? siete voi pure d'accordo con lo Spagnuolo, e con -l'Inglese, colla sig. de Chevreuse e colla regina? - -— Sire, rispose sorridendo il duca, io credeva di essere al coperto di -un simile sospetto. - -— Signor ministro, voi avete inteso; io voglio queste lettere. - -— Non vi sarebbe che un mezzo. - -— E quale? - -— Quello d'incaricare di questa missione il sig. guarda-sigilli -Seguier. La cosa si comprende interamente fra i doveri della sua -carica. - -— Che si mandi a chiamare subito in questo medesimo istante. - -— Egli dev'essere in casa mia, sire; io lo aveva fatto pregare -di passare da me, e allorquando sono venuto al Louvre ho lasciato -l'ordine, se si presentava, di farlo aspettare. - -— Che si mandi subito a cercarlo. - -— Gli ordini di Vostra Maestà saranno eseguiti, ma... - -— Ma che? - -— Ma la regina ricuserà forse di obbedire. - -— Ai miei ordini! - -— Sì, se ella non sa che questi ordini vengono dal re. - -— Ebbene! perchè ella non ne dubiti, io stesso vado a prevenirla. - -— Vostra Maestà non dimenticherà che io ho fatto tutto quello che ho -potuto per prevenire una rottura. - -— Sì, duca, sì, io so che siete molto indulgente; e noi avremo, ve ne -prevengo, a parlar di ciò più tardi. - -— Quando piacerà a Vostra Maestà, ma io sarò sempre felice e superbo, -sire, di sagrificarmi alla buona armonia che io desidero veder regnare -fra il re e la regina di Francia. - -— Bene, ministro, bene; ma, frattanto, inviate a cercare il signor -guarda-sigilli; io entro dalla regina. - -E Luigi XIII, aprendo la porta di comunicazione, s'introdusse nel -corridoio che conduceva dal suo appartamento a quello della regina. - -Anna era in mezzo alle sue damigelle, la signora de Guitaut, la sig. -de Sablé, la sig. de Montebazon e la signora de Guémené. In un angolo -era quella camerista spagnuola, donna Stefania, che l'aveva seguita -da Madrid. La sig. de Guémené faceva la lettura, e tutte le altre -ascoltavano colla più grande attenzione la leggitrice, ad eccezione -della regina che, al contrario, aveva proposta questa lettura affine di -potere fingendo di ascoltare, seguire il filo dei suoi propri pensieri. - -Questi pensieri per quanto fossero abbelliti da un ultimo riflesso -dell'amore non erano però men tristi. Anna, privata della confidenza -di suo marito, perseguitata dall'odio del ministro, che non poteva -perdonarle di avere respinto un sentimento più dolce, avendo sotto -gli occhi l'esempio della regina madre che era stata tormentata da -quest'odio per tutta la sua vita; Anna aveva veduto cadere intorno a -se i suoi servitori più affezionati, i suoi confidenti più intimi, i -suoi favoriti più cari. Come quei disgraziati dotati di un dono funesto -ella portava disgrazia a tutto ciò che toccava, la sua amicizia, era un -segno fatale che chiamava persecuzione. La sig. de Chevreuse e la sig. -de Vernel erano esiliate; e in fine Laporte, non nascondeva alla sua -padrona che si aspettava di essere arrestato da un momento all'altro. -Fu nel momento che ella era immersa nel più profondo e nel più tetro -di queste riflessioni che la porta della camera si aprì, e che il re -entrò. - -La leggitrice si tacque all'istante, tutte le dame si alzarono, e -successe un profondo silenzio. - -In quanto al re non fece alcuna dimostrazione di gentilezza, fermandosi -soltanto davanti alla regina: - -— Signora, diss'egli con voce alterata, voi siete per ricevere la -visita del signor cancelliere che vi comunicherà di un certo affare di -cui io l'ho incaricato. - -La disgraziata regina, che veniva incessantemente minacciata di -divorzio, di esilio ed anche di processo, impallidì sotto il rosso, e -non potè trattenersi. - -— Ma perchè questa visita, sire? che cosa potrà dirmi il signor -cancelliere che non possa dirmi la Vostra stessa Maestà? - -Il re girò sui talloni senza rispondere, e quasi nel medesimo istante -il capitano delle guardie, signor de Guitaud, annunciò la visita del -signor cancelliere. - -Quando il cancelliere comparve, il re era già sortito da un'altra porta. - -Il cancelliere entrò per metà sorridendo e per metà arrossendo. Siccome -noi lo ritroveremo probabilmente nel corso di questa storia, non sarà -male che i nostri lettori facciano fin d'ora conoscenza con lui. - -Il sig. cancelliere era un uomo scherzoso. Fu il sig. de Roches le -Masle, che in altri tempi era cameriere del ministro, che lo propose a -sua Eccellenza come un uomo affezionato. Il ministro si fidò di lui, e -se ne trovò contento. - -Dopo una gioventù tempestosa, si era ritirato in una piccola comunità -di persone pie, che aveva per principal regola quella di suonare -una campana ogni qualvolta uno cadeva in tentazione affinchè tutti -pregassero il cielo a superarlo e per espiare almeno per qualche tempo -le follie della sua gioventù. - -La vita pacifica però dei suoi compagni, le continue meditazioni e le -incessanti preghiere non si confacevano punto al suo carattere. Non -si sa se fosse egli che ne sortisse, o se fosse il superiore della -comunità che lo rimandasse; fatto sta che dopo tre mesi, il penitente -ricomparve nel gran mondo dopo aver suonato infinite volte la campana -colla reputazione del più terribile ossesso che fosse mai esistito. - -Sortendo dal suo ritiro, entrò nella magistratura, divenne presidente, -nel posto di suo zio, abbracciò il partito del ministro, cosa che -non provava poco la sua sagacità, fu fatto cancelliere, servì con -zelo Sua Eccellenza nel suo odio contro la regina madre e nella sua -vendetta contro la regina Anna. Stimolò i giudici nell'affare di -Chalais, incoraggiò i tentativi del sig. de Laffemas, gran-cacciatore -di Francia, quindi finalmente, investito di tutta la confidenza del -ministro, confidenza che egli aveva saputo guadagnarsi tanto bene, -arrivò a ricevere la singolare commissione per la esecuzione della -quale si presentava alla regina. - -La regina era ancora in piedi quando egli entrò, ma non appena lo ebbe -scôrto, che ella si riassise sul suo seggio, e fece segno alle sue dame -di riassidersi sui loro cuscini e sui loro scanni, e con un tuono di -suprema alterezza: - -— Che cosa desiderate voi, signore? domandò Anna, e con quale scopo vi -presentate voi qui. - -— Per farvi, in nome del re, signora e salvo tutto il rispetto ch'io ho -l'onore di dovere a Vostra Maestà, una perquisizione esatta in tutte le -vostre carte. - -— Come! signore, una perquisizione nelle mie carte... a me! ma questa è -una cosa indegna! - -— Vogliate perdonarmi, signora, ma in questa circostanza io non sono -che un istrumento di cui si serve il re. Sua Maestà non sorte essa -di qui, e non vi ha essa invitata colla sua viva voce a sottoporvi a -questa visita? - -— Frugate, dunque, signore; io sono una colpevole a quando sembra. -Stefania, consegnategli le chiavi dei miei portafogli e dei miei -segreter. - -Il cancelliere fece per pura formalità una visita nei mobili, ma egli -sapeva bene che la regina non poteva aver nascosto in un mobile la -lettera importante che ella aveva scritta in quel giorno. - -Quando il cancelliere ebbe aperto e richiuso venti volte i segreti del -segreter, bisognava bene, per quanta fosse l'esitazione che provava, -bisognava bene, dico io, venire alla conclusione dell'affare, vale a -dire a frugare la regina stessa. Il cancelliere si avanzò adunque verso -Anna, e con un tuono molto perplesso, e con un'aria molto imbarazzata: - -— Ed ora diss'egli, mi resta a fare la perquisizione principale. - -— Quale? domandò la regina; che non comprendeva, o che piuttosto non -voleva comprendere. - -— Sua Maestà è certa che nella giornata, voi avete scritto una lettera; -sa che questa lettera non è stata ancora inviata al suo indirizzo. -Questa lettera non si ritrova nè dentro ai vostri portafogli, nè dentro -al vostro segreter, eppure questa lettera deve essere in qualche luogo. - -— Osereste voi portare la vostra mano sulla regina? disse Anna -raddrizzandosi su tutta l'altezza della sua persona, e fissando sul -cancelliere i suoi occhi, la di cui espressione era quasi divenuta -minacciosa. - -— Io sono un suddito fedele del re, e tutto ciò che mi ordinerà Sua -Maestà io lo farò. - -— Ebbene! è vero, disse Anna, e le spie del ministro lo hanno servito -bene. Io oggi ho scritto una lettera; questa lettera non è partita. La -lettera è qui. - -E la regina portò la sua bella mano sul suo busto. - -— Allora, datemi questa lettera, signora, disse il cancelliere. - -— Io non la darò che al re, signore, disse Anna. - -— Se il re avesse voluto che questa lettera gli fosse rimessa, signora, -ve l'avrebbe domandata egli stesso. Ma ve lo ripeto, sono io che egli -ha incaricato di reclamarvela, e se voi non me la rendete... - -— Ebbene? - -— Sono io stesso incaricato di prendermela. - -— Come! che intendete di dire? - -— Che i miei ordini vanno molto avanti, signora, e che io sono -autorizzato a cercare il foglio sospetto, anche sulla persona stessa di -Vostra Maestà. - -— Quale orrore! gridò la regina. - -— Vogliate dunque, signora, agire con maggior facilità. - -— Questa condotta è di una violenza infame, sapete questo signore? - -— Il re comanda, signora! scusatemi. - -— Io non lo soffrirò, no, no, piuttosto morire! gridò la regina, nella -quale si rimescolava il sangue imperiale della sua stirpe. - -Il cancelliere fece una profonda riverenza, quindi con la manifesta -intenzione di non dare addietro di un passo nel compimento della -commissione di cui si era incaricato, e come avrebbe potuto fare -l'aiutante di un boia nella camera della tortura, si avvicinò ad Anna, -dagli occhi della quale si videro nell'istante sgorgare lagrime di -rabbia. - -La regina era, come lo abbiam detto, di una grande bellezza. La -commissione adunque poteva passare per delicata, e il re a forza di -gelosia contro Buckingham era giunto al punto di non esser più geloso -d'alcuno. - -Senza dubbio il cancelliere Seguier cercò cogli occhi in quel momento -il cordone della famosa campana, che suonava nel suo ritiro, ma non -trovandolo, egli prese il suo partito e stese la mano nella direzione -in cui la regina aveva confessato che si trovava il foglio. - -Anna fece un passo in addietro, tanto pallida, che si sarebbe detto che -stava per morire, e appoggiandosi con la mano sinistra per non cadere, -contro una tavola che si trovava dietro a lei, cavò colla destra un -foglio dal suo petto e lo stese al guarda-sigilli. - -— Prendete, signore, eccola, quella lettera, gridò la regina con voce -interrotta e fremente, prendetela, ma liberatemi subito dalla vostra -odiosa presenza. - -Il cancelliere che dal suo canto tremava per una emozione facile a -concepirsi, prese la lettera salutò fino a terra, e si ritirò. - -Appena fu chiusa la porta dietro a lui, la regina cadde svenuta fra le -braccia delle sue donzelle. - -Il cancelliere andò a portar la lettera al re senza averne letta una -parola. Il re la prese con una mano tremante, cercò l'indirizzo che non -vi era, diventò pallidissimo, l'aprì lentamente, poi, vedendo che le -prime parole erano indirizzate al re di Spagna, la lesse rapidamente. - -Era un piano di attacco contro il ministro. La regina invitava suo -fratello e l'imperatore di Austria, a far sembiante, feriti come -erano dalla politica di Richelieu la di cui eterna preoccupazione -era l'abbassamento della casa di Austria, di dichiarare la guerra -alla Francia ed imporre come condizione della pace, la dimissione del -ministro; ma d'amore, non vi era una sola parola in tutta la lettera. - - - FINE DEL PRIMO VOLUME. - - - - -INDICE DELLE MATERIE. - -(VOL. I.) - - - CAP. I. _I tre regali del signor d'Artagnan padre._ 5 - CAP. II. _L'anticamera del signor de Tréville._ 24 - CAP. III. _L'udienza._ 38 - CAP. IV. _La spalla d'Athos, la bandoliera di Porthos, - ed il fazzoletto d'Aramis._ 52 - CAP. V. _I Moschettieri del Re, e le guardie - del ministro._ 62 - CAP. VI. _Sua Maestà il Re Luigi Decimoterzo._ 75 - CAP. VII. _L'interno dei Moschettieri._ 99 - CAP. VIII. _Un intrigo di corte._ 110 - CAP. IX. _D'Artagnan spiega carattere._ 120 - CAP. X. _Una trappola da sorci del secolo XVII._ 130 - CAP. XI. _L'intrigo si annoda._ 142 - CAP. XII. _Giorgio Williers duca di Buckingham._ 164 - CAP. XIII. _Il signor Bonacieux._ 174 - CAP. XIV. _L'uomo di Méung._ 184 - CAP. XV. _La gente di toga, e la gente di spada._ 197 - CAP. XVI. _In cui il guarda sigilli Seguier cerca anche - una volta la campana per suonarla, come ha - fatto altre volte._ 207 - - - - -NOTE: - - -[1] Noi sappiamo che questa locuzione di _Milady_ non è usata che -quando è susseguita dal nome di famiglia. Ma noi la troviamo così nel -manoscritto, e non vogliamo prenderci l'incarico di cambiarla (A.). - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of Project Gutenberg's I tre moschettieri, vol. I, by Alexandre Dumas - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I TRE MOSCHETTIERI, VOL. I *** - -***** This file should be named 60641-0.txt or 60641-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/6/4/60641/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part -of this license, apply to copying and distributing Project -Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm -concept and trademark. 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I, di Alexandre Dumas - </title> - <link rel="coverpage" href="images/cover.jpg" /> - <style type="text/css"> -body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} - -p {margin-top: 0em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify; text-indent: 1em;} -.blockquote {margin: 1em 5%;} -p.indl {text-align: left; margin-left: 5%;} -.center {text-align: center; text-indent: 0;} - -div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} -div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} -div.titlepage p {text-align: inherit; text-indent: 0;} -div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;} -div.verso p {text-align: inherit; text-indent: 0;} -div.somm {page-break-before: always; padding-top: 3em;} -div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} -div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} - -h1,h2 {text-align: center; font-style: normal; -font-weight: normal; line-height: 1.5;} -h1 {font-size: 150%;} -h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} - -span.smaller {display: block; font-size: 70%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} - -hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} -hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;} -hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} -@media handheld { -hr.silver {display: none;} -} - -a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em; white-space: nowrap;} -div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;} -.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;} -div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;} -div.footnote>:first-child {margin-top: 1em; text-indent: 0em;} -div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;} - -.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} - -.pad4 {margin-top: 4em;} -.pad2 {margin-top: 2em;} -.pad1 {margin-top: 1em;} - -.small {font-size: 85%;} -.large {font-size: 115%;} -.x-large {font-size: 130%;} -.main-t {font-size: 200%;} -.smcap {font-variant: small-caps;} - -table {margin: auto; border-collapse: collapse;} -.indice {width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em;} -.indice td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em;} -.indice td.cap {text-align: left; vertical-align: top; white-space: nowrap;} -.indice td.pag {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;} - -.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; - margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} -.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} -.tnote p {padding: 0 1em; text-indent:0;} -.covernote {visibility: hidden; display: none;} -@media handheld { - .covernote {visibility: visible; display: block;} -} - - </style> - </head> -<body> - - -<pre> - -The Project Gutenberg EBook of I tre moschettieri, vol. I, by Alexandre Dumas - -This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and -most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions -whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms -of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll -have to check the laws of the country where you are located before using -this ebook. - - - -Title: I tre moschettieri, vol. I - -Author: Alexandre Dumas - -Translator: Angiolo Orvieto - -Release Date: November 6, 2019 [EBook #60641] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I TRE MOSCHETTIERI, VOL. I *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -I TRE<br /> -MOSCHETTIERI -<span class="smaller">VOL. I.</span> -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="main-t"> -<span class="small">I TRE</span><br /> -MOSCHETTIERI -</p> - -<p class="pad2"> -<span class="small">DI</span><br /><br /> -<span class="x-large">Alessandro Dumas</span> -</p> - -<p class="pad2"> -VERSIONE<br /> -DI ANGIOLO ORVIETO. -</p> - -<p class="pad1 small"> -VOL. I. -</p> - -<p class="pad4"> -<span class="large">Napoli,</span><br /> -<span class="small">GIOSUÈ RONDINELLA EDITORE<br /> -Strada Trinità Maggiore nº 27<br /> -1853</span> -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -TIPOGRAFIA DI G. PALMA -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -</p> - -<h2 id="cap1">CAPITOLO I. -<span class="smaller">I TRE REGALI DEL SIGNOR D'ARTAGNAN PADRE</span></h2> -</div> - -<p> -Il primo lunedì del mese d'aprile 1625 il borgo di -Méung ove nacque l'autore del <i>Romanzo della Rosa</i>, -sembrava esser in una così completa rivoluzione, come -se gli ugonotti vi fossero venuti a fare una seconda -Rochelle. Molti borghigiani vedendo correre le donne -lungo la strada maestra, sentendo i fanciulli gridare -sul limitare delle porte, si sollecitavano ad indossare -la corazza, equilibrando il loro portamento alquanto -incerto col mezzo di un moschetto o di una partigiana, -o dirigendosi verso l'osteria del <i>Franc-Meunier</i>, davanti -alla quale si affrettava ed ingrossava di minuto -in minuto, un gruppo compatto, rumoroso e pieno di -curiosità. -</p> - -<p> -In quei tempi i timori panici erano frequenti, e pochi -erano quei giorni che passavansi senza che una città -o l'altra non registrasse nei suoi archivj qualche -avvenimento di questo genere. Vi erano i signori che -guerreggiavano fra di loro; v'era il re che faceva la -guerra al suo ministro; vi era la Spagna che faceva la -guerra al re. Quindi, oltre a queste guerre sorde o -pubbliche, secrete o patenti vi erano ancora i ladri, i -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -mendicanti, gli ugonotti, i lupi ed i lacchè che facevano -la guerra a tutti, spesso contro i signori e gli ugonotti, -qualche volta contro il re, ma mai contro il ministro -e lo spagnuolo. Ne resultò dunque da questa -presa abitudine, che nel suddetto lunedì del mese -d'aprile 1625, i borghigiani sentendo il rumore, e non -vedendo nè la banderuola gialla e rossa, nè la livrea -del duca di Richelieu si precipitarono dalla parte dell'albergo -del Franc-Meunier. -</p> - -<p> -Là giunto, ciascuno potè vedere e riconoscere la causa -di questo rumore. -</p> - -<p> -Un giovane... tracciamo il suo ritratto con un colpo -di penna: figuratevi Don Chisciotte di diciotto anni, -Don Chisciotte senza giubba, senza usbergo e senza -corazza; Don Chisciotte rivestito con un sajo di lana, -il di cui colore blu si era trasformato in un miscuglio -incomprensibile di fondo di vino e di azzurro celeste. -Il viso era lungo e scuro; gli zigomi delle guance sporgenti, segno -d'astuzia; i muscoli mascellari enormemente -sviluppati; contrassegno infallibile dal quale si riconosce -il Guascone anche senza il berretto, ed il nostro -giovane portava un berretto ornato con una specie di -piuma. L'occhio aperto e intelligente, il naso rivolto, -ma disegnato con precisione; troppo grande per essere -un fanciullo, troppo piccolo per essere un uomo, e che -un occhio un poco esercitato avrebbe preso per il figlio -di un affittajuolo in viaggio se non avesse avuto una -lunga spada, che appesa ad un pendaglio di pelle, batteva -nelle polpe del suo proprietario quando egli era -in piedi, e sul pelo arricciato della sua cavalcatura -quando era a cavallo. -</p> - -<p> -Poichè il nostro giovane aveva una cavalcatura, e -questa cavalcatura era anzi così rimarchevole che venne -rimarcata di fatto; era un ronzino di Béarn, della -età di dodici in quattordici anni, colla pelle gialla, -senza crini alla coda, ma non senza vesciconi alle gambe, -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -e che sebbene camminasse con la testa più bassa dei -ginocchi, cosa che rendeva inutile l'applicazione della -martingala, faceva ancora le sue otto leghe il giorno -con tutto il comodo suo. Disgraziatamente le nascoste -qualità di questo cavallo, erano così bene nascoste sotto -il suo strano pelo e sotto la sua incongrua camminata, -che in un tempo in cui gli uomini si distinguevano -dai cavalli, l'apparizione del suddetto ronzino a Méung, -ove era entrato da circa un quarto d'ora per la porta -del Beaugency, produsse una sensazione il di cui disfavore -giunse fino al suo cavaliere. -</p> - -<p> -E questa sensazione era riuscita tanto più penosa -al giovane d'Artagnan (così chiamavasi il don Chisciotte -di questo altro Rosinante) che egli non si nascondeva -la parte ridicola che gli procurava una simile cavalcatura, per -quanto fosse buon cavaliere. Fu per questo -che egli aveva sospirato molto quando accettò il dono -che a lui ne fece il sig. d'Artagnan padre; egli non -ignorava che questa bestia valeva almeno venti lire. È -vero però che le parole con cui fu accompagnato il dono -non avevano prezzo. -</p> - -<p> -«Figlio mio, aveva detto il gentiluomo guascone, in -quel puro dialetto di Béarn di cui Enrico IV non potè -mai arrivare a disfarsi, figlio mio, questo cavallo è nato -nella casa di vostro padre, sono oramai tredici anni, -esso vi è sempre rimasto per tutto questo tempo, lasciatelo -morire tranquillamente ed onoratamente di -vecchiaja, e se voi fate qualche campagna con lui, abbiategli -quei riguardi che avreste per un vecchio servitore. -Alla corte, continuò il sig. d'Artagnan padre, -se pure avreste l'onore di andarvi, onore al quale -la vostra vecchia nobiltà vi dà del resto non pochi diritti, -sostenete degnamente il vostro nome di gentiluomo, -che è stato portato degnamente per più di -cinquecento anni dai vostri antenati, tanto per voi, che -per la vostra famiglia e per i vostri amici. Non sopportate -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -mai niente se non ciò che viene dal ministro, o -dal re. È per il solo suo coraggio, intendetelo bene, -per il solo suo coraggio che un gentiluomo in oggi può -fare la sua carriera. Chiunque trema anche per un secondo, -lascia fuggirsi l'occasione, che precisamente -durante questo secondo la fortuna gli presentava. Voi -siete giovane e dovete essere coraggioso per due ragioni: -la prima è perchè siete guascone, la seconda è perchè -voi siete mio figlio. Non schivate le occasioni, e -cercate le avventure. Io vi ho fatto imparare a maneggiare -la spada; voi avete un garetto di ferro, un -pugno di acciajo, battetevi, a tutti i conti; battetevi, -tanto più che i duelli sono proibiti, e che per conseguenza -è necessario un doppio coraggio per battersi. -Figlio mio, io non ho a darvi che quindici scudi, il mio -cavallo ed i consigli che avete ascoltati. Vostra madre -vi aggiungerà la ricetta di un certo balsamo che ella -ha avuto da una zingara, e che ha una virtù miracolosa -per guarire tutte le ferite che non hanno colpito il -cuore. Traete profitto da tutto, e vivete felice e per -lungo tempo. -</p> - -<p> -«Non ho più che una sola parola da aggiungere, ed -è un esempio che io vi propongo; non il mio, poichè -io non sono mai comparso alla corte, e non ho mai fatto -che le guerre di religione come volontario: io voglio -parlarvi del signor de Tréville, che era in altri tempi -mio vicino, e che ha avuto l'onore di giuocare col re -Luigi XII, che Iddio conservi, fin da quando era fanciullo. -Qualche volta i loro giuochi degeneravano in -battaglie, in queste battaglie il re non era sempre il -più forte. I colpi che egli ne ricevette procacciarono -molta stima ed amicizia al signor de Tréville. In seguito -il signor de Tréville si battè ancora con altri, nel -suo primo viaggio a Parigi cinque volte; dopo la morte -del fu re, fino alla maggiorità del giovine, senza contare -le guerre e gli assedi, sette volte; e dopo questa -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -maggiorità fino al giorno d'oggi, forse cento volte! -così ad onta degli editti, delle ordinanze, dei decreti, -eccolo Capitano dei moschettieri, vale a dire capo di -una legione di Cesari di cui il re fa gran conto, e che è -temuta dal ministro che, come ognun sa, non teme -molte cose. Di più il signor de Tréville guadagna dieci -mila scudi per anno; egli è dunque un gran signore. -Egli però ha cominciato come voi; andate a fargli visita -con questa lettera, e regolatevi a seconda del suo -esempio, per fare come ha fatto lui.» -</p> - -<p> -Dopo le quali parole il signor d'Artagnan padre cinse -a suo figlio la sua propria spada, lo baciò teneramente -sopra ambedue le guance e gli dette la sua benedizione. -</p> - -<p> -Nel sortire dalla camera paterna, il giovane trovò -sua madre che lo aspettava colla famosa ricetta di cui, -pe' consigli che abbiamo testè riportati, doveva necessariamente -avere spesso necessità d'impiegarla. Gli -addii furono da questa parte più lunghi e più teneri di -quello che lo erano stati dall'altra parte, non già perchè -il signor d'Artagnan non amasse suo figlio, che era -la sola sua progenitura, ma il sig. d'Artagnan era un -uomo, e avrebbe considerato come indegno di un uomo -il lasciarsi trasportare dalla sua emozione, nel mentre -che la signora d'Artagnan era donna, e di più era -madre. Ella pianse abbondantemente, e, diciamolo a -lode del signor d'Artagnan figlio, per quanti sforzi -facesse onde restar saldo come doveva esserlo un futuro -moschettiere, la natura la vinse, e fu sforzato a versare -lagrime, di cui egli giunse con grande stento a -nasconderne la metà. -</p> - -<p> -Nello stesso giorno il giovine si mise in viaggio, munito -dei tre regali paterni che si componevano, come -dicemmo, di quindici scudi, del cavallo e della lettera -per il sig. de Tréville come si crederà bene, i consigli -erano stati dati per un di più al disopra del mercato. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -</p> - -<p> -Con un simile <i>vade-mecum</i>, d'Artagnan si ritrovò, -tanto pel morale che per il fisico, una copia esatta dell'eroe -di Cervantes, al quale noi lo abbiamo così felicemente -paragonato, allorchè il nostro dovere di storico -ci ha imposto la necessità di delinearne il ritratto. -Don Chisciotte prendeva i molini a vento per giganti, -e le mandrie di montoni per armate; d'Artagnan -prese ciascun sorriso per un insulto, e ciascuno sguardo -per una provoca. Ne resultò che egli ebbe sempre -il pugno stretto da Tarbes fino a Méung, e che uno per -l'altro portò la mano al pomo della spada almeno dieci -volte il giorno; tuttavolta, il pugno non discese sulla -mascella di alcuno, e la spada non sortì dal suo fodero, -non già che la vista del mal avventurato ronzino -giallo non facesse comparire il sorriso sulla faccia di -coloro che passavano, ma siccome al disopra del ronzino -tentennava una spada di rispettosa lunghezza, e che -al disopra di questa brillava un occhio feroce, piuttosto -che superbo, quelli che passavano reprimevano la -loro ilarità, o se la ilarità aveva il sopravvento sulla -prudenza, cercavano almeno di ridere da una parte soltanto, -come le maschere antiche, D'Artagnan dimorò -dunque maestoso e intatto nella sua suscettibilità, fino -a quella malaugurata città di Méung. -</p> - -<p> -Ma là, mentre discendeva da cavallo alla porta del -<i>Franc-Meunier</i> senza che alcun oste, cameriere o palafreniere -venisse a prendere le redini al montatore, -d'Artagnan scôrse da una finestra socchiusa del pian -terreno un gentiluomo di alta statura e di belle sembianze, -quantunque col viso alquanto increspato, il -quale parlava con due persone, che sembravano ascoltarlo -con attenzione. D'Artagnan credè naturalmente, -secondo la sua abitudine, di essere l'oggetto della conversazione, -ed ascoltò. Questa volta d'Artagnan non si -era sbagliato che per metà, non si trattava di lui, ma -del suo cavallo. Il gentiluomo sembrava enumerare ai -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -suoi uditori tutte le sue qualità, e poichè, come si disse, -gli uditori sembravano avere una grande attenzione -al narratore, davano in risate ad ogni momento. Ora, -siccome bastava un mezzo sorriso per svegliare l'irascibilità -del giovane, si comprenderà facilmente quale -effetto dovesse produrre in lui una ilarità così rumorosa. -</p> - -<p> -Ciò non ostante d'Artagnan volle sulle prime rendersi -conto della fisonomia dell'impertinente che si -burlava di lui. Fissò il suo sguardo orgoglioso sullo -straniero; e riconobbe un uomo dai quaranta ai quarantacinque -anni, con gli occhi neri e penetranti, un -colorito scurito, un naso fortemente accentato, e un -pajo di baffi neri tagliati a perfezione: egli era vestito -di un sajo e di un giacco da caccia violetto colle rivolte -dello stesso colore, senz'altro ornamento che le -aperture ordinarie dalle quali usciva la camicia. Questo -giaco e questo sajo, quantunque nuovi, sembravano -spiegazzati come gli abiti di viaggio tenuti lungamente -chiusi nel porta-mantello. D'Artagnan fece tutte -queste osservazioni colla rapidità dell'osservatore -il più scrupoloso, e senza dubbio per un sentimento -istintivo che gli diceva, che questo sconosciuto doveva -avere una grande influenza sulla sua vita avvenire. -</p> - -<p> -Ora, siccome al momento in cui d'Artagnan fissava -lo sguardo sul gentiluomo dal sajo violetto, il gentiluomo -faceva sul ronzino bearnese una delle sue più -sapienti e profonde dimostrazioni, i suoi uditori scoppiarono -in una risata, ed egli stesso, contro la sua abitudine, -lasciò visibilmente errare, se si può dir così, -un pallido sorriso sulle sue labbra. Questa volta non -vi era più alcun dubbio: d'Artagnan era realmente -insultato. Così, pieno di questa convinzione, si calcò -il berretto sugli occhi, e, cercando di copiare qualcuna -di quelle posizioni di corte che aveva osservate in -Guascogna presso dei signori viaggiatori, egli si avanzò -con una mano sulla guardia della spada, e coll'altra -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -appoggiata sul fianco. Disgraziatamente, a misura che -egli si avanzava, la collera lo accecava sempre più, e -in luogo del discorso degno e sostenuto che aveva preparato -per formulare la sua provoca, egli non trovò -più all'estremità della sua lingua che una grossolana -personalità, che fu da lui accompagnata con un gesto -furioso. -</p> - -<p> -— Che! signore, gridò egli, signore! che vi nascondete -dietro lo sportello? sì, voi, ditemi dunque un poco -di che cosa ridete, e noi rideremo assieme! -</p> - -<p> -Il gentiluomo ricondusse lentamente gli occhi dal -cavallo al cavaliere, come se fosse abbisognato qualche -tempo per capire che così strane parole erano a -lui indirizzate; quindi, allorchè non potè più averne -alcun dubbio, i suoi sopraccigli si aggrottavano leggermente, -dopo una sufficiente pausa, con un accento -d'ironia e d'insolenza impossibili a descrivere, egli rispose -a d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Io non parlo con voi, signore. -</p> - -<p> -— Ma parlo ben io con voi, gridò il giovane esasperato -da questo miscuglio d'insolenza e di buone maniere, -di convenienza e di disprezzo. -</p> - -<p> -Lo sconosciuto lo guardò ancora un istante col suo -leggero sorriso; e, ritirandosi dalla finestra, sortì lentamente -dall'osteria per venirsi a piantare in faccia al -cavallo, alla distanza di due passi da d'Artagnan. Il suo -portamento tranquillo, e la sua fisonomia scherzosa -avevano raddoppiato l'ilarità di coloro coi quali parlava, -e che erano rimasti alla finestra. -</p> - -<p> -D'Artagnan, vedendolo arrivare cavò più di un piede -della sua spada fuori del fodero. -</p> - -<p> -— Questo cavallo è decisamente, o piuttosto è stato -nella sua gioventù pomellato in oro, riprese lo sconosciuto, -continuando le investigazioni incominciate e -indirizzandosi a' suoi uditori della finestra, senza sembrare -di fare alcuna attenzione alla esasperazione di -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -d'Artagnan, che pure frapponevasi fra lui ed essi. Questo -è un colore conosciuto in botanica, ma fino adesso -molto raro nei cavalli. -</p> - -<p> -— V'ha tale che ride del cavallo che non oserebbe -ridere del padrone! gridò l'emulo furioso di de Tréville. -</p> - -<p> -— Io non rido spesso, signore, riprese lo sconosciuto, -come voi potete persuadervene da voi stesso dall'aspetto -del mio viso; ma io voglio conservare il privilegio -di poter ridere quando mi piace. -</p> - -<p> -— Ed io gridò d'Artagnan, io non voglio che si rida -quanto mi dispiace. -</p> - -<p> -— Davvero, signore? continuò lo sconosciuto più calmo -che mai. Ebbene! è perfettamente giusto. -</p> - -<p> -E girando su' suoi calcagni si disponeva a rientrare -nell'osteria per la gran porta, sotto la quale d'Artagnan -nel giungere aveva rimarcato un cavallo già insellato. -</p> - -<p> -Ma d'Artagnan non era di tal carattere da lasciare -in tal modo un uomo che aveva avuta l'insolenza di -burlarsi di lui. Cavò interamente la sua spada dal fodero, -e si mise a perseguirlo gridando: -</p> - -<p> -— Voltatevi, voltatevi dunque signor motteggiatore, -che io non abbia a battervi per di dietro! -</p> - -<p> -— Batter me! disse l'altro girando sui talloni e guardando -il giovane con tanta meraviglia quanto era il -disprezzo. Andiamo dunque, mio caro, voi siete un -pazzo! -</p> - -<p> -Quindi a mezza voce, e come se avesse parlato a se -stesso. -</p> - -<p> -— È cosa dispiacente, continuò egli, bella recluta per -Sua Maestà, che cerca da tutte le parti dei bravi per -completare i suoi moschettieri! -</p> - -<p> -Terminava appena, che d'Artagnan gli stendeva -un così furioso colpo di punta, che, s'egli non avesse -fatto prestamente uno sbalzo in addietro, è probabile -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -che avrebbe scherzato per l'ultima volta. Lo sconosciuto -vide allora che la cosa oltrepassava lo scherzo, -cavò la sua spada, salutò il suo avversario, e si mise -gravemente in guardia. Ma nello stesso tempo i suoi -due uditori, accompagnati dall'oste, piombarono sopra -d'Artagnan con gran colpi di bastone, di paletta e di -molle. Ciò fece una diversione così rapida e così completa -all'attacco, che l'avversario di d'Artagnan, nel -mentre che questi si voltava per far fronte a quella -grandine di colpi, rimetteva nel fodero la sua spada colla -massima precisione, e, da attore, ritornava spettatore -del combattimento, parte di cui si disimpegnava colla -consueta sua impassibilità, mentre ciò non ostante -brontolava: -</p> - -<p> -— Venga la peste a questi Guasconi! rimettetelo sul -suo cavallo color d'arancio, e ch'egli se ne vada. -</p> - -<p> -— Non prima di averti ucciso! gridò d'Artagnan, -mentre faceva fronte il meglio che poteva, senza rinculare -di un passo, ai suoi tre nemici, che lo maltrattavano -di colpi. -</p> - -<p> -— Ancora un'altra Guasconata! mormorò il gentiluomo. -Sull'onor mio, questi Guasconi sono incorreggibili. -Continuate dunque la danza, poichè egli vuole assolutamente -ballare. Quando sarà stanco, egli dirà che -ne ha abbastanza. -</p> - -<p> -Ma lo sconosciuto non sapeva ancora con qual genere -di testardo aveva a che fare: d'Artagnan non era -l'uomo da domandare mai grazia. Il combattimento -continuò dunque ancora qualche secondo: finalmente, -d'Artagnan spossato lasciò sfuggirsi la spada, che un -colpo di bastone aveva troncata in due pezzi. Un altro -gli colpì la fronte, e lo rovesciò quasi nello stesso tempo -tutto insanguinato, e quasi svenuto. -</p> - -<p> -Fu in questo momento che da tutte le parti si accorse -al luogo della scena. L'oste, temendo uno scandalo, -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -trasportò coll'ajuto del suo servitore il ferito in -cucina, ove gli furono usate alcune cure. -</p> - -<p> -In quanto al gentiluomo, egli era ritornato a prendere -il suo posto alla finestra, e guardava con una certa -impazienza tutta quella folla, che sembrava destargli -una contrarietà nel rimanere in quel luogo. -</p> - -<p> -— Ebbene come va quell'arrabbiato? riprese egli -voltandosi al rumore che fece la porta nell'aprirsi, -indirizzandosi all'oste che veniva ad informarsi della -sua salute. -</p> - -<p> -— È sana e salva vostra Eccellenza? domandò l'oste. -</p> - -<p> -— Sì, perfettamente sano e salvo, mio caro oste, e -sono io che vi domando come va quel giovane. -</p> - -<p> -— Va meglio, disse l'oste, egli è del tutto svenuto. -</p> - -<p> -— Davvero? fece il gentiluomo. -</p> - -<p> -— Ma prima di svenirsi, egli ha radunate tutte le -sue forze per chiamarvi, e per sfidarvi chiamandovi. -</p> - -<p> -— Ma dunque è il diavolo in persona, questo malandrino! -gridò lo sconosciuto. -</p> - -<p> -— Oh! no, Eccellenza; non è il diavolo, riprese l'oste -con una smorfia di disprezzo, perchè durante il -suo svenimento noi lo abbiamo perquisito, e nel suo -fagottino non ha che una camicia, e nella sua borsa -non ha che undici scudi, cosa però che non gli ha impedito -dire mentre cadeva in svenimento, che se una -simile cosa fosse accaduta a Parigi voi ve ne sareste -pentito sull'atto, nel mentre che qui voi non ve ne -pentirete che più tardi. -</p> - -<p> -— Allora, disse freddamente lo sconosciuto, è qualche -principe del sangue travestito. -</p> - -<p> -— Io vi dico questo, mio gentiluomo, riprese l'oste, -affinchè voi stiate sulle difese. -</p> - -<p> -— Nella sua collera, ha egli nominato nessuno? -</p> - -<p> -— Sì, egli batteva sulla saccoccia, e diceva noi vedremo -ciò che il signore de Tréville penserà di questo -insulto fatto al suo protetto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -</p> - -<p> -— Il signor de Tréville? disse lo sconosciuto divenendo -attonito; batteva sulla sua tasca pronunciando il -nome del signor de Tréville?... Vediamo, mio caro oste, -mentre che il giovane era svenuto, voi non sarete stato, -ne son ben certo, senza guardare in questa saccoccia. -Che cosa v'era? -</p> - -<p> -— Una lettera indirizzata al signor de Tréville, capitano -dei moschettieri. -</p> - -<p> -— Davvero? -</p> - -<p> -— La cosa è come ho l'onore di dirvela, eccellenza. -</p> - -<p> -L'oste che non era dotato di una grande perspicacia, -non notò l'espressione che le sue parole avevano impresso -nella fisonomia dello sconosciuto. Questi lasciò il parapetto -della finestra sul quale era sempre rimasto appoggiato -colla punta del gomito, e aggrottò il sopracciglio -come un uomo inquieto. -</p> - -<p> -— Diavolo! mormorò egli fra' i denti; Tréville mi avrebbe -egli inviato questo Guascone? questi è molto -giovane! ma un colpo di spada è un colpo di spada, -qualunque sia l'età di quello che lo dà, e si ha minor -diffidenza in un ragazzo che in tutt'altro, basta molte -volte un debole ostacolo per mandare a terra un gran -disegno. -</p> - -<p> -E lo sconosciuto cadde in una riflessione che durò -qualche minuto. -</p> - -<p> -— Vediamo, oste, diss'egli, non mi sbarazzerete voi -da questo frenetico? in coscienza, ora non posso ucciderlo, -e ciò non ostante aggiunse egli con una espressione -freddamente minacciosa, ciò nonostante egli m'incomoda. -Ov'è egli? -</p> - -<p> -— Nella camera di mia moglie al primo piano, ove è -medicato. -</p> - -<p> -— I suoi arredi e il suo sacco sono con lui? ha egli -seco il suo sajo? -</p> - -<p> -— Tutto ciò, al contrario, è disotto in cucina. Ma -poichè v'incomoda questo giovane pazzo... -</p> - -<p> -— Senza dubbio. Egli cagiona nella vostra osteria -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -uno scandalo al quale non saprebbero resistere le persone -oneste. Salite nella vostra stanza, fatemi il conto -e avvertite il lacchè. -</p> - -<p> -— Che il signore ci vuole lasciare di già? -</p> - -<p> -— Voi lo sapete bene, poichè vi aveva dato l'ordine -di fare insellare il mio cavallo. Non sono io forse stato -obbedito? -</p> - -<p> -— Certamente e, come vostra Eccellenza ha potuto vederlo, -il suo cavallo è sotto la porta grande già apparecchiato -per partire. -</p> - -<p> -— Sta bene, allora fate quanto vi ho detto. -</p> - -<p> -— Che! disse a se stesso l'oste avrebbe egli forse paura -di quel ragazzo? -</p> - -<p> -Ma un colpo d'occhio imperativo dello sconosciuto -venne a tagliar corto, egli salutò umilmente e sortì. -</p> - -<p> -— Non bisogna che Milady<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> si accorga di questo -furbo, continuò lo straniero: ella non deve tardare a -giungere; ella è già in ritardo. Decisamente val meglio -che io monti a cavallo, e che vada ad incontrarla... Se -potessi soltanto sapere ciò che contiene quella lettera -indirizzata a Tréville! -</p> - -<p> -E lo sconosciuto, borbottando si diresse verso la cucina. -</p> - -<p> -In questo mentre l'oste, che non dubitava che fosse -la presenza del giovane che scacciava lo sconosciuto -dalla sua osteria, era risalito da sua moglie, e aveva -ritrovato d'Artagnan padrone finalmente dei suoi sensi. -Allora, facendogli comprendere che la polizia potrebbe -fargli un cattivo partito per aver cercato contesa -con un gran signore, poichè, secondo il parere dell'oste, -lo sconosciuto non poteva essere che un gran -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -signore, egli lo determinò, ad onta della sua debolezza, -ad alzarsi e a continuare il suo viaggio. D'Artagnan -mezzo sbalordito, senza sajo, e colla testa tutta ammaliata -di fasce, si alzò adunque, e sollecitato dall'oste, -cominciò a discendere; ma giungendo in cucina, la prima -cosa di cui s'accorse fu del suo provocatore, che -parlava tranquillamente appoggiato allo sportello di -una pesante carrozza alla quale erano attaccati due grossi -cavalli normanni. -</p> - -<p> -La sua interlocutrice, la di cui testa compariva incorniciata -dalla portiera, era una donna dai venti ai -ventidue anni. Noi abbiamo già detto con quale rapidità -d'investigazione d'Artagnan abbracciava una intiera -fisonomia; egli dunque vide a primo colpo d'occhio -che la donna era giovane e bella. Ora questa bellezza -lo colpì tanto più, inquantochè essa era perfettamente -straniera ai paesi meridionali che fino allora erano stati -abitati da d'Artagnan. Era una pallida e bionda signora, -coi capelli arricciati cadenti sulle spalle, con grandi -occhi blu languenti, colle labbra rosee e colle mani -d'alabastro; ella parlava con molta vivacità allo sconosciuto. -</p> - -<p> -— Per tal modo, il ministro m'ordina... diceva la signora. -</p> - -<p> -— Di ritornare sull'istante in Inghilterra, e di prevenirlo -direttamente se il duca lasciasse Londra. -</p> - -<p> -— E in quanto alle mie istruzioni? domandò la bella -viaggiatrice. -</p> - -<p> -— Esse sono racchiuse in questo pacco, che voi non -aprirete che giunta all'altra parte della Manica. -</p> - -<p> -— Benissimo; e voi cosa fate? -</p> - -<p> -— Io? io ritorno a Parigi. -</p> - -<p> -— Senza gastigare questo insolente ragazzo? domandò -la dama. -</p> - -<p> -Lo sconosciuto stava per rispondere, ma al momento -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -in cui apriva la bocca, d'Artagnan, che aveva tutto -inteso, si slanciò sulla soglia della porta. -</p> - -<p> -— È questo insolente ragazzo che gastiga gli altri, -gridò egli, e spero bene che questa volta quello che -egli deve gastigare non gli scapperà, come la prima -volta. -</p> - -<p> -— Non gli scapperà? riprese lo sconosciuto aggrottando -il sopracciglio. -</p> - -<p> -— No, davanti una donna, voi non oserete fuggire, -lo presumo. -</p> - -<p> -Pensate, gridò Milady vedendo il gentiluomo portare -la mano alla sua spada, pensate che il più piccolo -ritardo può perdere tutto. -</p> - -<p> -— Voi avete ragione, gridò il gentiluomo; partite -dunque dalla vostra parte, io parto dalla mia. -</p> - -<p> -E salutando la dama con un segno di testa, si slanciò -sul suo cavallo nel mentre che il cocchiere della carrozza -frustava la sua pariglia. I due interlocutori partirono -dunque al galoppo, allontanandosi ciascuno da -una parte opposta della strada. -</p> - -<p> -— E le vostre spese? vociferò l'oste, in cui l'affezione -per il suo viaggiatore si cambiava in uno sdegno profondo, -vedendo ch'egli si allontanava senza saldare il -suo conto. -</p> - -<p> -— Paga gaglioffo, gridò il viaggiatore, sempre galoppando, -al suo lacchè, il quale gettò ai piedi dell'oste -due o tre monete d'argento, e si mise a galoppare -dietro al suo padrone. -</p> - -<p> -— Ah! vile, ah! miserabile, ah! falso gentiluomo gridò -d'Artagnan slanciandosi dietro il lacchè. -</p> - -<p> -Ma il ferito era troppo debole ancora per sopportare -una simile scossa. Appena egli ebbe fatto dieci o dodici -passi, sentì un tintinnio alle orecchie, fu preso da -un rivolgimento, una nube di sangue passò avanti i suoi -occhi, e andò a cadere nel mezzo della strada gridando -sempre: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -</p> - -<p> -— Vile! vile! vile! -</p> - -<p> -— Egli di fatti è ben vile, mormorò l'oste avvicinandosi -a d'Artagnan, cercando con questa adulazione di -raccomodarsi col povero giovane, come l'airone della -favola colla sua lumaca della sera. -</p> - -<p> -— Sì, ben vile, mormorò d'Artagnan, ma ella, ben -bella! -</p> - -<p> -— Chi ella? domandò l'oste. -</p> - -<p> -— Milady, balbettò d'Artagnan. -</p> - -<p> -E si svenne una seconda volta. -</p> - -<p> -E lo stesso, disse l'oste: io ne perdo due, ma mi resta -questo, che almeno son sicuro, di trattenere qualche -giorno. Sono sempre undici scudi guadagnati. -</p> - -<p> -Noi sappiamo che undici scudi formavano precisamente -la somma che restava nella borsa di d'Artagnan. -</p> - -<p> -L'oste aveva contato sopra undici giorni di malattia -ad uno scudo il giorno; ma egli aveva contato senza -il viaggiatore; l'indomani, alle cinque del mattino, -d'Artagnan si alzò, discese egli stesso in cucina, domandò, -fra gli altri ingredienti la di cui nota non è -giunta fino a noi, del vino, dell'olio, del ramerino, e, -con la ricetta di sua madre alla mano, si compose un -balsamo col quale si unse le sue numerose ferite rinnovellando -le sue compresse da se, e non volendo ammettere -l'intervento di alcun medico. Mercè senza -dubbio all'efficacia di questo balsamo della zingara, e -forse anche mercè all'assenza di ogni medico, d'Artagnan -si ritrovò in piedi fin dalla stessa sera, e quasi -guarito l'indomani. -</p> - -<p> -Ma al momento di pagare questo ramerino, questo -olio e questo vino, sole spese del giovane che aveva osservata -la dieta la più assoluta; nel mentre che al contrario -il cavallo giallastro, al dire almeno dell'oste, aveva -mangiato tre volte più che non si sarebbe potuto -supporre ragionevolmente dalla sua struttura, d'Artagnan -non ritrovò più nella sua saccoccia che la piccola -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -borsa di velluto rapato, unitamente agli undici scudi -che conteneva; ma in quanto alla lettera diretta al sig. -de Tréville, ella era sparita. -</p> - -<p> -Il giovane cominciò dal cercare questa lettera con -una gran pazienza, girò e rigirò venti volte le sue saccocce, -e i suoi saccoccini, frugò e rifrugò nel suo sacco, -aprendo e richiudendo la sua borsa; ma allorquando -egli fu convinto che la lettera non potevasi ritrovare -montò in un terzo accesso di rabbia, che poco mancò -non gli facesse aver bisogno di un nuovo consumo -di vino e dell'olio aromatizzati, poichè, vedendo questa -giovane testa riscaldarsi e minacciare di romper -tutto nello stabilimento se non si ritrovava quella lettera, -l'oste si era già provveduto di uno spiedo, sua -moglie di un manico di scopa, e il servitore di uno di -quei bastoni che avevano servito così bene l'antivigilia. -</p> - -<p> -— La mia lettera di raccomandazione, o per bacco, -io v'infilo tutti come tanti ortolani. -</p> - -<p> -Disgraziatamente una circostanza sola si opponeva a -ciò che il giovane potesse compiere la sua minaccia: ed -era, come lo abbiamo detto, che la sua spada era stata -spezzata nella sua prima lotta, cosa che egli aveva del -tutto dimenticato. Ne resultò, che allorquando d'Artagnan -volle, in fatti, sguainarla, egli si trovò puramente -e semplicemente armato di un tronco di spada di circa -otto o dieci pollici di lunghezza, che l'oste aveva -con ogni cura rimesso dentro al fodero. Quanto al resto -della lama, l'oste l'aveva destramente riposta colla -idea di farne un coltello da cucina. -</p> - -<p> -Questo disinganno non avrebbe però trattenuto probabilmente -il nostro giovane focoso, se l'oste non avesse -riflettuto che il reclamo che gli veniva diretto dal -viaggiatore, era perfettamente giusto. -</p> - -<p> -— Ma, al fatto, diss'egli abbassando il suo spiedo, ov'è -questa lettera? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -</p> - -<p> -— Sì, dov'è questa lettera? grido d'Artagnan. Primieramente -io vi avverto che questa lettera è per il -signor de Tréville, e bisogna ch'ella si trovi, o se non -si trova, egli saprà bene farla ritrovare. -</p> - -<p> -Questa minaccia compiè d'intimidire l'oste. Dopo il -re ed il ministro, il signor de Tréville era l'uomo il di -cui nome fosse il più spesso ripetuto dai militari ed -anche dai borghesi. Vi era pure il padre Giuseppe, è -vero; ma il suo nome non era mai pronunziato che a -bassa voce, tanto era il terrore che inspirava il frate -grigio, come veniva chiamato il confidente del ministro. -</p> - -<p> -Così, gettando il suo spiedo lungi da se, e ordinando -a sua moglie di fare altrettanto del suo manico di scopa, -e ai suoi servitori dei loro bastoni, egli dette pel -primo l'esempio mettendosi egli stesso a cercare la lettera -perduta. -</p> - -<p> -— Questa lettera racchiude forse qualche oggetto -prezioso? domandò l'oste dopo un momento di ricerche -inutili. -</p> - -<p> -— Senza dirlo, lo credo bene! gridò il Guascone, che -calcolava su questa lettera per fare il suo cammino per -la corte; ella conteneva la mia fortuna. -</p> - -<p> -— Dei buoni sulla Spagna? domandò l'oste inquieto. -</p> - -<p> -— Dei buoni sulla tesoreria particolare di Sua Maestà, -rispose d'Artagnan, che, contando di entrare al -servizio del re mercè quella raccomandazione credeva -poter fare senza mentire questa risposta quantunque -un poco azzardata. -</p> - -<p> -— Diavolo! fece l'oste disperato del tutto. -</p> - -<p> -— Ma non importa, continuò d'Artagnan colla sua -indifferenza nazionale, non importa, il denaro non è -niente: questa lettera è il tutto. Avrei amato meglio -perdere mille doppie di quello che perdere la lettera. -</p> - -<p> -Egli non arrischiava di più se avesse detto venti mila, -ma un certo pudore giovanile lo trattenne. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -</p> - -<p> -A un tratto un lampo di luce colpì in un subito lo -spirito dell'oste, che si dava al diavolo, non trovando -niente. -</p> - -<p> -— Questa lettera non è perduta, gridò egli. -</p> - -<p> -— Ah! fece d'Artagnan. -</p> - -<p> -— No, ella vi è stata presa. -</p> - -<p> -— Presa! e da chi? -</p> - -<p> -— Dal gentiluomo d'ieri, egli discese in cucina dove -stava il vostro sajo. Egli è rimasto solo. Scommetterei -che è stato lui che l'ha rubata. -</p> - -<p> -— Voi credete? riprese d'Artagnan poco convinto, -poichè sapeva meglio di qualunque altro l'importanza -del tutto personale di quella lettera, e non vi vedeva -niente che potesse tentare la cupidigia. Il fatto è che nessuno -dei viaggiatori presenti avrebbe guadagnato nel -possedere quel foglio. -</p> - -<p> -— Voi dite dunque, riprese d'Artagnan, che supponete -questo impertinente gentiluomo?... -</p> - -<p> -— Io vi dico che sono sicuro, continuò l'oste; allora -quando gli ho annunziato che vostra signoria era il -protetto del signor de Tréville, che voi avevate una -lettera per questo gentiluomo, egli è sembrato molto -inquieto, mi ha domandato ove era questa, ed è disceso -immediatamente in cucina ove sapeva essere il vostro -sajo. -</p> - -<p> -— Allora egli è il mio ladro, rispose d'Artagnan; io -ne farò le mie lagnanze col sig. de Tréville, ed il sig. -de Tréville farà le sue dimostrazioni al re. Cavò quindi -maestosamente due scudi dalla sua borsa, li dette all'oste, -che l'accompagnò coi cappello in mano fino alla -porta, rimontò sulla sua cavalcatura gialla, che lo condusse -senza alcun accidente alla porta sant'Antonio di -Parigi, ove il suo proprietario lo vendè per tre scudi -con che era molto bene pagato, attesocchè d'Artagnan -l'aveva molto stancato nell'ultima tappa. Così il birocciajo -al quale d'Artagnan lo cedè, mercè le nove lire -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -suddette, non nascose al giovane che gli dava questa -somma esorbitante soltanto per la originalità del colore -della pelle. -</p> - -<p> -D'Artagnan entrò dunque in Parigi a piedi, portando -il suo piccolo fagotto sotto il braccio camminando -fino a tanto che ebbe ritrovato una camera ammobiliata -che convenisse alla tenuità delle sue risorse. Questa -camera era una specie di mezzanino, ritrovata nella -strada Fossoyeurs, vicino al Luxembourg. -</p> - -<p> -Subito dopo data la caparra, d'Artagnan prese possesso -del suo alloggio, passò il restante della giornata -a cucire al suo sajo e a' suoi calzoni dei passamani, che -sua madre aveva staccati da un sajo quasi nuovo del -signor d'Artagnan padre, e che gli aveva regalati sotto -Sigillo; quindi andò alla riviera della Ferraille a far -rimettere la lama della sua spada, poscia ritornò al Louvre -per informarsi, dal primo moschettiere che ritrovò, -dove era situato il palazzo del signor de Tréville, che -era nella strada del Vecchio Colombajo, vale a dire precisamente -nelle vicinanze della camera presa in affitto -da d'Artagnan; circostanza che gli parlava di un felice -augurio pel successo del suo viaggio. Dopo di che, contento -del modo con cui si era condotto a Méung, senza -rimorsi del passato, confidando nel presente e pieno di -speranze nell'avvenire, andò a letto e dormì il sonno del -bravo. -</p> - -<p> -Questo sonno, ancora tutto provinciale, lo portò fino -alle nove del mattino, ora nella quale si alzò per -portarsi da questo famoso signore de Tréville, il terzo -personaggio del regno giusta il giudizio paterno. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap2">CAPITOLO II. -<span class="smaller">L'ANTICAMERA DEL SIGNOR DE TRÉVILLE</span></h2> -</div> - -<p> -Il signor de Troisville, come si chiamava ancora la -sua famiglia in Guascogna, o il sig. de Tréville, come -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -anch'egli aveva finito per chiamare se stesso a Parigi, -aveva realmente cominciato come d'Artagnan, vale a -dire senza un soldo, ma con quel fondo di audacia, di -spirito e di testardaggine che fa sì, che il più povero -gentiluomo <i>guascone</i> riceve spesso di più nelle sue speranze -dall'eredità paterna, che il più ricco gentiluomo -<i>perigordino</i> o <i>berissone</i> non ne riceve in realtà. Il suo -coraggio insolente, la sua fortuna anche più insolente -in tempi in cui i colpi piovevano come la tempesta, lo -avevano tirato alla sommità di quella scala difficile, -che si chiama il favore della corte, e della quale egli -aveva montati a quattro a quattro gli scalini. -</p> - -<p> -Egli era l'amico del re, il quale onorava molto, come -ognun sa, la memoria di suo padre Enrico IV. Il -padre del signor de Tréville lo aveva così fedelmente -servito nelle sue guerre contro la lega, che in mancanza -di denaro contante, cosa che mancò in tutta la sua -vita al Bearnese, il quale pagava costantemente i suoi -debiti colla sola cosa che non aveva mai bisogno di -comprare, vale a dire collo spirito: che in mancanza di -denaro contante, dicevamo noi, egli lo aveva autorizzato, -dopo la resa di Parigi, a prendere per stemma un -leone d'oro posante sopra una sbarra, con questa divisa: -<i>Fidelis et fortis</i>. Era molto per l'onore, ma era poco -per viver bene. Per tal guisa, quando morì l'illustre -compagno del grande Enrico, lasciò per unica eredità -al signor figlio la sua spada e la sua divisa. Mercè questo -doppio dono, ed un nome senza macchia che lo accompagnava, -il signor de Tréville fu ammesso nella casa -del giovane principe, in cui si servì tanto bene della -sua spada, e fu tanto fedele alla sua divisa, che Luigi -XIII, che era una delle buone spade del suo regno, -aveva l'abitudine di dire che, s'egli avesse un amico -che si dovesse battere, lo consiglierebbe a scegliersi -per padrino prima lui, poscia de Tréville, e forse anche -prima di lui. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -</p> - -<p> -Luigi XIII aveva dunque un vero attaccamento per -de Tréville, attaccamento regio, attaccamento egoista, è -vero, ma che ciò non pertanto era un vero attaccamento. -Fu perchè in quei disgraziati tempi si aveva gran -cura di circondarsi d'uomini della tempra dei de Tréville. -Molti potevano prendere per divisa l'epiteto <i>di -forte</i> che formava la seconda parte del motto del suo -stemma, ma ben pochi gentiluomini potevano reclamare -l'epiteto di <i>fedele</i> che ne formava la prima parte. De -Tréville era uno di questi ultimi; era una di quelle rare -organizzazioni, colla intelligenza obbediente come -quella di un alunno, con un valore cieco, coll'occhio rapido, -la mano pronta, ed a cui l'occhio non era stato -dato che per vedere se il re era malcontento di qualcuno, -e la mano per percuotere questo qualcuno che dispiaceva, -un Besme, un Maurevers, un Poltrot, de Merè, -in fine un Vitry. A de Tréville fino allora non era -mancata che un'occasione, ma egli la appostava, e si -riprometteva di afferrarla bene pei suoi tre capelli se -mai fosse passata alla portata della sua mano. Così -Luigi XIII fece de Tréville capitano dei suoi moschettieri, -i quali pel loro attaccamento, o piuttosto per il -loro fanatismo, eran a Luigi XIII ciò ch'erano gli ordinarj -ad Enrico III, e ciò che la guardia scozzese era a -Luigi XI. -</p> - -<p> -Dal suo lato, e sotto questo rapporto, il ministro non -era rimasto addietro al re. Quando vide la formidabile -<i>scelta</i> di cui si circondava Luigi XIII, questo secondo, -o per meglio dire questo primo re di Francia, aveva -anch'egli voluto avere la sua guardia. Egli ebbe dunque -i suoi moschettieri, come Luigi XIII aveva i propri, -e si vedevano queste due potenze rivali scegliere -pel loro servigio, da tutte le parti della Francia ed anche -dagli stati stranieri, gli uomini i più celebri pei -loro gran colpi di spada. Così Luigi XIII e Richelieu -quistionavano spesso la sera mentre giuocavano agli -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -scacchi, in rapporto al merito dei loro servitori. Ciascuno -vantava la proprietà ed il coraggio dei suoi, e -mentre decretavano formalmente contro i duelli e le risse, -li eccitavano in secreto a venire alle mani, e provavano -un vero dispiacere, od una gioja immoderata per -la vittoria dei loro. Così almeno raccomandano le memorie -di un uomo che si trovò in qualcuna di queste -disfatte e in molte di queste vittorie. -</p> - -<p> -De Tréville aveva preso il lato debole del suo padrone, -ed era a questa destrezza ch'egli doveva il lungo e -costante favore di un re, che non ha lasciato la fama -di essere stato troppo fedele alle sue amicizie. Egli faceva -mettere in parata i suoi moschettieri davanti ad -Armando Duplessis, con un'aria beffarda che non faceva -che arricciare per la collera i baffi grigi del ministro. -De Tréville intendeva ammirabilmente la guerra di -quell'epoca, in cui; quando non si viveva alle spese del -nemico, si viveva alle spese dei propri compatriotti: i -suoi soldati formavano una legione di diavoli a quattro, -indisciplinati per tutti fuorchè per lui. -</p> - -<p> -Sfrenati, avvinacciati, scorticati, i moschettieri del -re, o piuttosto quelli del signor de Tréville, si spandevano -per le osterie, per le passeggiate, nei giuochi pubblici, -gridavano forte, arricciandosi i baffi, facendo suonare -le spade, urtando con voluttà le guardie del ministro -quando le incontravano, e cavando quindi le -spade in piena strada con mille motteggi; uccisi qualche -volta, ma sicuri sempre in questo caso d'essere compianti -e vendicati; uccidendo spesso, e sicuri allora di -non ammuffare in prigione, perchè il signor de Tréville -era sempre là per reclamarli. Per tal modo il signor -de Tréville era lodato in tutti i tuoni, cantato per tutte -le canzoni da questi uomini che l'adoravano, e che, per -quanto fossero tutti gente da sacco e da corda, tremavano -davanti a lui come altrettanti scolari davanti al -loro maestro, obbedendo alla più piccola parola, e -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -pronti a farsi ammazzare per lavare il più piccolo rimprovero. -</p> - -<p> -Il signor de Tréville aveva fatto uso di questa leva -potente prima pel re e per gli amici del re, quindi per -se stesso e per i suoi amici. Del resto in nessuna memoria -di quel tempo, che ha lasciate tante memorie, -non si vede che questo degno gentiluomo sia mai stato -accusato neppure dai suoi nemici, ed egli ne aveva -tanti, sia fra gli uomini di penna che fra quelli di spada, -in nessun luogo si vede, diciamo noi che questo -degno gentiluomo sia stato notato d'essersi fatto pagare -la cooperazione de' suoi. Con un raro ingegno d'intrigo; -che lo rendeva uguale ai più forti intriganti, egli -era rimasto onest'uomo. Più ancora, a dispetto dei -grandi ostacoli che sfiancano, e degli esercizi penosi che -affaticano, egli era divenuto uno dei più galanti scorridori -delle stradelle, uno dei più fini damerini, uno -dei più lampiccati parlatori della sua epoca; si parlava -delle buone avventure di de Tréville, come vent'anni -prima si era parlato di quelle di Bassompierre, e non -era dir poco. Il capitano dei moschettieri era dunque -ammirato, temuto ed amato, ciò che costituisce l'apice -delle umane fortune. -</p> - -<p> -Luigi XIV assorbì tutti i piccoli astri della sua corte -nel suo vasto splendore; ma suo padre, sole <i>pluribus -impar</i> (<i>non uguale per tutti</i>) lasciò il suo splendore -personale a ciascuno dei suoi favoriti, il suo valore -individuale a ciascuno dei suoi cortigiani. Oltre l'udienza -mattinale <i>l'alzata</i> del re e quella del ministro, -si contavano a Parigi allora più di duecento piccole <i>alzate</i>, -quella di de Tréville era una delle più frequentate. -</p> - -<p> -Il cortile della sua abitazione, posta nella strada del -Vecchio Colombajo, rassomigliava ad un campo, e ciò -fin dalle sei ore della mattina nell'estate, e dalle otto -ore nell'inverno. Da cinquanta a sessanta moschettieri, -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -che sembravano colà radunarsi per offrire un numero -piuttosto imponente, vi passeggiavano sempre, armati -come in istato di guerra, e pronti a tutto. Lungo -quelle spaziose scale; sul solo pianerottolo di una delle -quali la nostra moderna civilizzazione fabbricherebbe -una casa intera, ascendevano e discendevano i sollecitatori -di Parigi, che correvano dietro un favore qualunque, -i gentiluomini di provincia, avidi di essere arruolati, -ed i lacchè guerniti di tutti i colori, che venivano -a recare al signor de Tréville i messaggi dei loro -padroni. Nell'anticamera sopra lunghi panchetti circolari -riposavano gli eletti, cioè quelli ch'erano stati -chiamati. Il mormorio là era continuo dalla mattina alla -sera, nel mentre che il signor de Tréville, nel suo -gabinetto contiguo a questa anticamera, riceveva le -visite, ascoltava le lagnanze, dava i suoi ordini, e, come -il re dalla sua loggia del Louvre, non aveva che a -mettersi alla finestra per passare la rivista degli uomini -e delle armi. -</p> - -<p> -Il giorno in cui si presentò d'Artagnan l'assemblea -era imponente, particolarmente per un provinciale che -veniva dalla sua provincia: è vero che questo provinciale -era guascone, e che soprattutto in quell'epoca i -compatrioti di d'Artagnan godevano della riputazione -di non lasciarsi facilmente intimorire. In fatti, una volta -che erasi superata la porta massiccia, incavigliata con -lunghi chiodi dalla testa quadrangolare si cadeva in -mezzo ad una folla d'uomini d'arme che s'incrociavano -nel cortile interpellandosi, o querelandosi, o giuocando -fra loro. Per aprirsi liberamente un passaggio in mezzo -a tutti questi flutti tempestosi, bisognava essere ufficiale, -gran signore o bella donna. -</p> - -<p> -Fu dunque in mezzo a questa mischia, e a questo -disordine che il nostro giovane si avanzò col cuore palpitante, -accomodando la sua lunga spadaccia parallela -alle sue magre gambe, tenendo una mano all'orlo del suo -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -feltro con quel mezzo sorriso da provinciale imbarazzato -che vuol fare il disinvolto. Appena aveva oltrepassato -un gruppo, allora respirava più liberamente; ma -capiva che si rivolgevano per guardarlo, e per la prima -volta in vita sua d'Artagnan, che, fino a quel giorno, -aveva avuta molta buona opinione di se stesso, si riconobbe -ridicolo. -</p> - -<p> -Giunto alla scala, fu ancora peggio; sui primi scalini -vi erano quattro moschettieri, che si divertivano al -seguente esercizio, nel mentre che dieci o dodici altri -dei loro camerati aspettavano sul piano che venisse il -loro turno per prendere parte attiva alla partita. -</p> - -<p> -Uno di essi situato sullo scalino superiore, colla spada -alla mano, impediva, o meglio, fingeva d'impedire -agli altri tre di salire. -</p> - -<p> -Gli altri tre giuocavano di scherma contro di lui colle -loro spade, e con grandissima agilità. D'Artagnan -sulle prime suppose che quello spade fossero fioretti: -egli credè che fossero bottonati: ma riconobbe ben tosto -da certe graffiature, che ciaschedun'arma, al contrario, era -molto bene affilata ed appuntata, e a ciascheduna -di queste graffiature, non solo gli spettatori, ma -ancora gli attori ridevano come matti. -</p> - -<p> -Colui che in quel momento occupava lo scalino teneva -in rispetto i suoi assalitori maravigliosamente. Era -stato fatto cerchio intorno ad esso. La condizione portava -che a ciascun colpo il toccato lasciasse la partita, -perdendo il suo giro d'udienza a profitto del toccatore. -In cinque minuti tre furono sfiorati, uno alla mano, -l'altro al mento, l'altro all'orecchia, dal difensore dello -scalino, che non fu per niente toccato, sveltezza che -secondo le convenzioni gli valse tre turni in suo vantaggio. -</p> - -<p> -Per quanto fosse difficile non già ad essere, ma a volersi -maravigliare, questo passatempo però maravigliò -il nostro giovane viaggiatore: egli aveva veduto nella -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -sua provincia, in quella terra ove si scaldano così prestamente -le teste, un poco più di preliminare ai duelli, -e la guasconata di questi quattro giuocatori gli parve -la più forte di tutte quelle che aveva udito fino allora -anche in Guascogna. Egli credette di essere trasportato -nei famosi paesi dei giganti, ove Gulliver andò -in seguito, ed ebbe così gran paura; e ciò nonostante -non era ancora al termine, gli rimaneva il pianerottolo -e l'anticamera. -</p> - -<p> -Sul pianerottolo non si batteva più; si raccontavano -delle storie di donne, e nell'anticamera delle storie -di corte. Sul pianerottolo d'Artagnan arrossì; nell'anticamera, -egli fremette. La sua immaginazione svegliata -e vagabonda, che, in Guascogna lo rendeva terribile -alle giovani cameriere, qualche volta anche alle -giovani padrone, non aveva mai sognato, neppure -nei suoi momenti di delirio la metà di quelle meraviglie -amorose, e il quarto di quelle furberie galanti, -rialzate dai nomi i più conosciuti, ed abbellite -dai dettagli i meno velati. Ma se il suo amore per i -buoni costumi ricevette in sul pianerottolo un cozzo, -il suo rispetto pel ministro fu scandalizzato nell'anticamera. -Là a sua gran sorpresa, d'Artagnan intese -criticare ad alta voce la politica che faceva tremare -l'Europa, e la vita privata del ministro, che tanti alti -personaggi erano stati puniti di aver solo tentato di -approfondare. Questo grand'uomo, riverito dal signor -d'Artagnan padre, serviva di argomento di risa ai moschettieri -del signore de Tréville, chi rideva sulle sue -gambe cagnesche, e sul suo dorso inarcato; qualcun -altro contava le novelle sulla signora d'Aiguillon, sua -amica, e la signora di Combalet sua nipote, nel mentre -che gli altri combinavano delle partite contro i -paggi e le guardie del duca-ministro, tutte cose che -sembravano a d'Artagnan tante mostruose impossibilità. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -</p> - -<p> -Però, quando il nome del re interveniva qualche -volta ad un tratto e all'improvviso in mezzo a tutti -questi motteggi ministeriali, una specie di mordacchia -chiudeva per un momento tutte quelle bocche derisorie, -si guardavano con esitazione intorno, e sembrava -temessero l'indiscrezione della porta del gabinetto -del signor de Tréville; ma ben presto una allusione -riconduceva il discorso sul ministro, e allora le -risa si rinnovavano sopra ciascuna delle sue azioni. -</p> - -<p> -— Certamente, ecco qua persone che saranno tutte -messe alla Bastiglia, o impiccate, pensò d'Artagnan -con terrore, ed io, senza alcun dubbio, con loro, poichè -dal momento che io gli ho ascoltati ed intesi, sarò -ritenuto per un loro complice. Che direbbe il mio -sig. padre, che mi ha tanto raccomandato il rispetto -pel ministro, se egli mi sapesse in società con simili -pagani? -</p> - -<p> -Così come ognuno non ne dubiterà, anche senza che -lo dica, d'Artagnan non osava abbandonarsi alla conversazione; -soltanto egli guardava ad occhi spalancati; -ascoltava ad orecchie tese, tendendo avidamente i suoi -cinque sensi per non perder nulla, e malgrado la sua -confidenza nelle raccomandazioni paterne, egli si sentiva -portato dai suoi gusti e trascinato dai suoi istinti -a lodare piuttosto che a biasimare le cose inaudite che -colà accadevano. -</p> - -<p> -Frattanto, siccome egli era del tutto estraneo alla -folla dei cortigiani del sig. de Tréville, e che questa -era la prima volta che lo si vedeva in quel luogo, vennero -a chiedergli ciò che desiderava. A questa domanda, -d'Artagnan si nominò con molta umiltà, si appoggiò -al titolo di compatriota, e pregò il cameriere che -era venuto a fargli questa interrogazione di domandare -per lui al signor de Tréville un momento d'udienza, -domanda che questi promise di fare, con tuono da -protettore, a tempo e luogo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -</p> - -<p> -D'Artagnan, rimessosi alquanto dalla sua prima sorpresa, -ebbe dunque il comodo di studiare un poco i -costumi e le fisonomie. -</p> - -<p> -Il centro del gruppo il più animato era un moschettiere -di alta statura, di figura altera, con un bizzarro -costume che attirava su lui l'attenzione generale. Pel -momento egli non portava la casacca d'uniforme, -che, del resto, non era assolutamente obbligatoria in -quest'epoca di meno libertà ma d'indipendenza più -grande, ma un giustacuore blu cielo, alquanto scolorito -e rapato, e sopra quest'abito una magnifica bandoliera, -ricamata in oro, e che risplendeva come le -scaglie di cui si ricuopre l'acqua ad un gran sole. Un -lungo mantello di velluto cremisi cadeva con grazia -dalle sue spalle, scoprendo soltanto davanti la splendida -bandoliera, alla quale era attaccata una gigantesca -spadaccia. -</p> - -<p> -Questo moschettiere montava in quel momento la -guardia, si lamentava di essere raffreddato, e di tempo -in tempo tossiva con affettazione. Per questo egli -aveva preso il mantello, a quanto diceva, e nel mentre -che parlava colla testa alta, arricciandosi sdegnosamente -i baffi, ammiravano con entusiasmo la bandoliera -ricamata, e d'Artagnan lo faceva più che alcun -altro. -</p> - -<p> -— Che volete! diceva il moschettiere, è di moda; è -una pazzia, lo so bene, ma, è di moda. D'altronde bisogna -bene impiegare in qualche cosa i danari della -propria legittima. -</p> - -<p> -— Ah! Porthos! gridò uno degli astanti, non tentare -di farci credere che questa bandoliera ti venga dalla -generosità paterna: essa ti sarà stata regalata da quella -dama velata colla quale io t'incontrai l'altra domenica, -verso la porta Sant-Onorato. -</p> - -<p> -— No, sul mio onore, parola da gentiluomo, io l'ho -comprata da me stesso, e coi miei propri denari, rispondeva -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -colui che era stato indicato sotto il nome di -Porthos. -</p> - -<p> -— Sì, come io ho comprato, disse un altro moschettiere, -questa borsa nuova, con ciò che il giorno innanzi -vi aveva messo la mia amica. -</p> - -<p> -— In verità, disse Porthos, e la prova ne è che l'ho -pagata dodici doppie. -</p> - -<p> -L'ammirazione raddoppiò, quantunque continuasse -ad esistere il dubbio. -</p> - -<p> -— È vero, Aramis? fece Porthos voltandosi verso un -altro moschettiere. -</p> - -<p> -Quest'altro moschettiere formava un perfetto contrasto -con quello che lo interrogava, e che lo aveva -chiamato col nome di Aramis: era un giovine di ventidue -o ventitre anni appena, colla fisonomia ingenua -e docile, l'occhio nero e dolce, colle guance rosee e -vellutate come una pesca d'autunno; i suoi baffi sottili, -si disegnavano sul suo labbro superiore in linea -perfettamente dritta; le sue mani sembravano temere -lo abbassarsi per timore che le vene s'inturgidissero -troppo, e di tratto in tratto si pizzicava l'estremità -delle orecchie per mantenerle di un incarnato tenero -e trasparente. Per abitudine egli parlava poco e lentamente, -salutava molto, rideva senza rumore mostrando -i suoi denti che erano bellissimi, e di cui, come di -tutto il resto della persona, sembrava prendere grandissima -cura. Egli rispose con un segno di testa affermativo -alla interpellazione del suo amico. -</p> - -<p> -Questa affermativa sembrò aver troncati tutti i dubbi -sul conto della bandoliera, si continuò dunque ad -ammirarla, ma non se ne parlò più, e per una di quelle -bordeggiate rapide del pensiero, la conversazione -ad un tratto passò sopra un altro argomento. -</p> - -<p> -— Che pensate voi di ciò che racconta lo scudiero di -Chalais? domandò un altro moschettiere senza interpellare -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -direttamente alcuno, ma indirizzandosi al contrario -a tutti. -</p> - -<p> -— E che cosa racconta egli? domandò Porthos con -tuono altero. -</p> - -<p> -— Egli racconta di aver trovato a Brusselle Rochefort, -l'anima dannata del ministro, travestito da cappuccino; -questo maledetto Rochefort, mercè questo -travestimento ha infinocchiato il signor Laiques come -un vero imbecille. -</p> - -<p> -— Come un vero imbecille, disse Porthos! Ma la cosa -è poi sicura? -</p> - -<p> -— Mi fu raccontata da Aramis, rispose il moschettiere. -</p> - -<p> -— Davvero? -</p> - -<p> -— E voi lo sapete bene, Porthos, disse Aramis, io -l'ho raccontato a voi pure jeri, non ne parliamo dunque -più. -</p> - -<p> -— Non ne parliamo più! ecco la vostra opinione disse -Porthos. Non ne parliamo più! Peste, come concludete -presto! Come, il ministro fa spionare un gentiluomo; -fa intercettare la sua corrispondenza da un traditore, -un brigante, fa, coll'ajuto di questo spione e -mercè questa corrispondenza, tagliar la testa a Chalais, -sotto lo stupido pretesto ch'egli ha voluto uccidere -il re e maritare la regina con Monsieur; nessuno -sapeva una parola di quest'enimma: voi ce lo significaste -jeri con grande stupore di tutti, e quando noi -siamo ancora sbalorditi da questa notizia, voi oggi -venite a dirci: non ne parliamo più! -</p> - -<p> -— Parliamone dunque, vediamo, poichè voi lo desiderate, -riprese Aramis con pazienza. -</p> - -<p> -— Questo Rochefort! gridò Porthos, se fosse stato -lo scudiero del povero Chalais, passerebbe con me un -brutto momento. -</p> - -<p> -— E voi, voi passereste un tristo quarto d'ora col -duca Rosso, riprese Aramis. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -</p> - -<p> -— Ah! il duca Rosso, bravo, bravo, il duca Rosso! -rispose Porthos battendo le mani, ed approvando con -la testa. Il duca Rosso al nostro ministro, è un epiteto -grazioso. Io diffonderò la parola, mio caro, siate -tranquillo. Ha molto spirito, questo Aramis! che disgrazia -che voi non abbiate potuto seguire la vostra -vocazione, mio caro! che delizioso abbate sareste diventato! -</p> - -<p> -— Oh non è che un ritardo momentaneo, riprese Aramis, -un giorno io lo sarò; voi sapete bene, Porthos, -che io continuo a studiare la teologia per questo. -</p> - -<p> -— Egli farà come dice, riprese Porthos, egli lo farà -o presto o tardi. -</p> - -<p> -— Presto, disse Aramis. -</p> - -<p> -— Egli non aspetta che una cosa per decidersi del -tatto, e per riprendere la sua sottana che è appesa dietro -il suo uniforme, riprese il moschettiere. -</p> - -<p> -— E che cosa aspetta? domandò un altro. -</p> - -<p> -— Egli aspetta che la regina abbia dato un erede alla -corona di Francia. -</p> - -<p> -— Non scherziamo su questo argomento, signori, -disse Porthos, grazie a Dio la regina è ancora in età -da poterlo dare. -</p> - -<p> -— Si dice che il signor di Buckingham sia in Francia, -riprese Aramis con un sorriso beffardo che dava -a questa frase, così semplice in apparenza, un significato -sufficientemente scandaloso. -</p> - -<p> -— Aramis, amico mio, per questa volta voi avete -torto, interruppe Porthos, e la vostra smania di dire -cose spiritose vi trascina sempre al di là dei limiti; se -il signor de Tréville, vi sentisse, voi vi trovereste male -di aver parlato così. -</p> - -<p> -— Volete voi darmi una lezione, Porthos? gridò Aramis, -nell'occhio dolce del quale si vide passare un -baleno. -</p> - -<p> -— Mio caro, siate moschettiere o abbate; siate o l'uno -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -o l'altro, ma non l'uno e l'altro, riprese Porthos. -Athos ve lo ha detto ancora l'altro giorno, voi mangiate -a tutte le rastelliere. Ah! non c'inquietiamo, io -ve ne prego; ciò sarebbe inutile: voi sapete bene che -questo è convenuto fra voi, Athos e me. Voi andate -dalla signora d'Aiguillon, e le fate la vostra corte; voi -andate in casa della signora di Bois-Tracy, la cugina -della signora de Chevreuse, e passate per essere grandemente -nelle buone grazie della dama. Oh! mio Dio, -non confessate la vostra fortuna, non vi si chiede il vostro -secreto. Si conosce la vostra discrezione. Ma poichè -possedete questa virtù, che diavolo! fatene uso sul -conto di Sua Maestà. Si occupi chi vorrà del re e del -ministro; ma la regina è sacra, e se qualcuno ne parla, -che ciò sia in bene. -</p> - -<p> -— Porthos, voi siete pieno di pretese come Narciso. -Io ve ne prevengo, rispose Aramis, voi sapete che odio -la morale, eccetto che quando ella è fatta da Athos. -In quanto a voi, mio caro, voi avete una troppo -magnifica bandoliera per essere molto versato in morale. -Io sarò abbate quando mi converrà, frattanto io -sono moschettiere, e in questa qualità, io dico ciò che -mi piace, e in questo momento mi piace di dirvi che -voi m'impazientite. -</p> - -<p> -— Aramis! -</p> - -<p> -— Porthos! -</p> - -<p> -— Eh! signori! signori! si gridò intorno ad essi. -</p> - -<p> -— Il signor de Tréville aspetta il signor d'Artagnan, -interruppe il lacchè aprendo la porta del gabinetto. -</p> - -<p> -A questo annunzio durante il quale la porta rimase -aperta, ciascuno si tacque, e in mezzo al silenzio generale, -il giovane guascone traversò l'anticamera in -una parte della sua lunghezza, ed entrò dal capitano -dei moschettieri, felicitandosi di tutto cuore di sfuggire -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -così a proposito alla fine di questa bizzarra contesa. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap3">CAPITOLO III. -<span class="smaller">L'UDIENZA</span></h2> -</div> - -<p> -Il signor de Tréville era sul momento di molto cattivo -umore; ciò non ostante, salutò gentilmente il giovane, -che s'inchinò fino a terra, ed egli sorrise nel -ricevere il suo complimento, in cui l'accento bearnese -gli ricordava ad un tempo la sua gioventù ed il suo paese, -doppia rimembranza che fa sorridere l'uomo in -tutte l'età. Ma avvicinandosi quasi subito all'anticamera, -e facendo a d'Artagnan un segno con la mano -come per chiedergli il permesso di terminare con gli -altri prima d'incominciare con lui, egli chiamò tre volte, -alzando di più la voce a ciascheduna volta, di modochè -egli percorse tutti i suoi intermedj fra l'accento -imperativo e l'accento irritato. -</p> - -<p> -— Athos! Porthos! Aramis! -</p> - -<p> -I due moschettieri coi quali abbiamo già fatta conoscenza, -e che corrispondevano ai due ultimi di questi -tre nomi, lasciarono subito il gruppo di cui facevano -parte, e si avanzarono verso il gabinetto, la di cui -porta si richiuse dietro ad essi tosto che ne ebbero -oltrepassato il limitare. Il loro portamento, benchè -non fosse del tutto tranquillo, nonostante eccitò, per -la sua disinvoltura piena ad un tempo di sommissione, -l'ammirazione di d'Artagnan che credeva in questi uomini -tanti semidei, e nel loro capo un Giove Olimpico -armato di tutti i suoi fulmini. -</p> - -<p> -Quando i due moschettieri furon entrati, quando -la porta fu chiusa, quando il mormorio ronzante della -anticamera fu ricominciato, mormorio al quale senza -dubbio aveva dato nuovo alimento la chiamata che era -stata fatta; quando finalmente il signor de Tréville -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -silenzioso, e col sopracciglio aggrottato, ebbe per tre -o quattro volte misurata la lunghezza del suo gabinetto, -passando ciascheduna volta davanti a Porthos e Aramis -instecchiti e muti come alla parata, si fermò ad -un tratto in faccia a loro, e investendogli dalla testa -ai piedi con uno sguardo irritato: -</p> - -<p> -— Sapete ciò che mi ha detto il re, gridò egli, e -ciò niente più tardi di jeri a sera? lo sapete voi, signori -</p> - -<p> -— No, risposero dopo un momento di silenzio i due -moschettieri, no, signore, noi lo ignoriamo. -</p> - -<p> -— Ma io spero che voi ci farete l'onore di dircelo, -aggiunse Aramis, col tuono il più gentile, e colla più -graziosa riverenza. -</p> - -<p> -— Mi ha detto che d'ora in avanti egli recluterà i -suoi moschettieri fra le guardie del ministro. -</p> - -<p> -— Fra le guardie del ministro! e perchè questo? domandò -vivamente Porthos. -</p> - -<p> -— Perchè egli vede bene che il suo vinello ha bisogno -di essere ingagliardito dal miscuglio di un vino -buono. -</p> - -<p> -I due moschettieri diventarono rossi fino nel bianco -dell'occhio. D'Artagnan non sapeva più ove si fosse, -ed avrebbe voluto essere cento piedi sotto terra. -</p> - -<p> -— Sì, sì, continuò il sig. de Tréville animandosi sempre -più, sì, e Sua Maestà aveva ragione, perchè egli -è vero che i moschettieri fanno una trista figura alla -corte, il ministro raccontava jeri sera al giuoco del re, -con un'aria di condoglianza che mi dispiacque assai, -che il giorno avanti questi dannati moschettieri, questi -diavoli a quattro, ed egli calcava su queste parole -con un accento ironico che mi dispiacque ancor più; -questi scialacquatori, aggiunse egli guardandomi col -suo occhio da gatto tigre, avevano fatto tardi sulla -strada Ferou, in un'osteria, e che una pattuglia delle -sue guardie, ho creduto che egli mi andasse a ridere -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -sul naso, era stata costretta di arrestare i perturbatori, -capperi! Voi dovete saperne qualche cosa! arrestare -dei moschettieri! voi vi eravate, voi altri; non vi difendeste, -siete stati riconosciuti, ed il ministro vi ha -nominati. Ciò accade per colpa mia, sì, per colpa mia, -poichè sono io che faccio la scelta dei moschettieri. -Vediamo, voi, Aramis, perchè diavolo mi avete domandata -la casacca quando voi sareste stato così bene -sotto la sottana? Vediamo, voi, Porthos, non avete -voi una bella bandoliera d'oro peraltro che per attaccarci -una spada di paglia? Athos! io non vedo Athos: -dove è egli? -</p> - -<p> -— Signore, rispose tristamente Aramis, egli è malato, -gravemente malato. -</p> - -<p> -— Malato, gravemente malato, voi dite? e di qual -malattia? -</p> - -<p> -— Si teme che possa essere il vajuolo, signore, rispose -Porthos, volendo mischiare a sua volta una parola -nella conversazione, cosa che sarà dispiacente, -perchè certissimamente gli guasterà il viso. -</p> - -<p> -— Malato del vajuolo! ecco ancora un'altra gloriosa -storia che mi raccontate, Porthos! malato del vajuolo -alla sua età! non può essere!... sarà ferito senza dubbio, -fors'anche ucciso... Ah! se io lo sapeva!... Capperi! -signori moschettieri io non intendo che si vadano -ad affollare così i luoghi cattivi, che si facciano delle -questioni sulla strada, che si menino sciabolate nei crociali -delle vie. Io non voglio infine che si dia argomento -da ridere alle guardie del ministro che sono composte -di brava gente, tranquilla, destra, che non si mettono -mai nel caso di essere arrestate, e che d'altronde, -ne sono sicuro, essi non si lascerebbero arrestare! essi -amerebbero meglio di morire al loro posto di quello -che fare un passo in addietro. Salvarsi, sbaragliarsi, -fuggire, questo è buono per i moschettieri del re! -</p> - -<p> -Porthos e Aramis fremevano di rabbia. Essi avrebbero -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -volentieri strangolato il sig. de Tréville, se in -fondo a tutto ciò non avessero scorto che era il grande -amore che portava loro che lo faceva parlare in tal -guisa. Essi battevano il piede sul tappeto, si mordevano -le labbra fino al sangue, e stringevano con tutta -la loro forza la guardia della loro spada. Al di fuori si -era intesa la chiamata, come abbiamo detto, Athos, -Porthos e Aramis, e si era indovinato, dall'accento -della voce del sig. de Tréville, che egli era pienamente -in collera. Dieci teste curiose si erano appoggiate -alla porta, e impallidivano pel furore: perchè le loro -orecchie incollate alla porta non perdevano una sillaba -di tutto ciò che si diceva, nel mentre che le loro bocche -ripetevano a peso, ed a misura le parole insultanti -del capitano a tutta la popolazione dell'anticamera. In -un istante, dalla porta del gabinetto fino alla porta di -strada, tutto il palazzo fu in ebollizione. -</p> - -<p> -— Ah! i moschettieri del re si fanno arrestare dalle -guardie del ministro! continuò il sig. de Tréville furioso -internamente quanto i suoi soldati, ma dicendo a -scatti le sue parole, e vibrandole una ad una per così -dire come tanti colpi di stiletto nel petto dei suoi uditori. -Ah! sei guardie del ministro arrestano sei moschettieri -di Sua Maestà! Capperi! io ho fatta la mia -risoluzione. Io vado di corsa al Louvre: io domando la -mia dimissione di capitano del re, per chiedere un posto -di sottotenente nelle guardie del ministro. E se egli -mi rifiuta, cappita! io vado a farmi frate. -</p> - -<p> -A queste parole il mormorio dell'esterno divenne -un'esplosione; dappertutto non si sentiva che giuramenti -e bestemmie. I cappita! le morti di tutti i diavoli! -s'incrociavano per l'aria. D'Artagnan cercava una -tenda dietro la quale potersi nascondere, e si sentiva -una volontà smisurata di cacciarsi sotto la tavola. -</p> - -<p> -— Ebbene! mio capitano, disse Porthos fuori di se, -la verità è che noi eravamo sei contro sei, ma noi siamo -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -stati presi alla traditora, e primachè noi avessimo -avuto il tempo di cavare le nostre spade due dei nostri -erano già morti e Athos gravemente ferito, non -valeva niente di più. Poichè voi lo conoscete, Athos; -ebbene! capitano, egli ha tentato due volte di rialzarsi -e due volte è ricaduto. Però noi non ci siamo arresi, -no! ci hanno trascinati a forza. Cammin facendo noi ci -siamo salvati. In quanto ad Athos, fu creduto morto, -e fu lasciato tranquillamente sul campo di battaglia, -non credendo che valesse la pena di trasportarlo. Ecco -la storia. Che diavolo! capitano, non si possono vincere -tutte le battaglie. Il gran Pompeo ha perduto quella -di Farsaglia, e il re Francesco I, che, a quanto ho inteso -dire, era coraggioso quanto un altro; però ha perduto -quella di Pavia. Ed io ho l'onore di assicurarvi, -che ne ho ammazzato uno colla sua propria spada, disse -Aramis, perchè la mia fu spezzata alla prima parata. -Ucciso o pugnalato, signore, come più vi piace. -</p> - -<p> -— Io non sapeva questo, riprese il signor de Tréville -con un tuono un poco più raddolcito. Il ministro -aveva dunque esagerato, a quanto sembra. -</p> - -<p> -— Ma di grazia, signore, continuò Aramis, che vedendo -il suo capitano rappacificarsi, azzardava una -preghiera, di grazia, signore, non dite che Athos pure -è ferito; egli sarebbe alla disperazione se questa -cosa giungesse alle orecchie del re, e siccome la sua -ferita è delle più gravi, attesochè dopo avere attraversata -la spalla essa penetra nel petto, sarebbe a temersi... -</p> - -<p> -Nel medesimo istante la portiera si alzò, e una nobile -e bella, ma spaventosamente pallida testa comparve -sotto la frangia. -</p> - -<p> -— Athos! gridarono i due moschettieri. -</p> - -<p> -— Athos! ripetè lo stesso de Tréville. -</p> - -<p> -— Voi mi avete chiamato, signore, disse Athos a -de Tréville con una voce indebolita ma perfettamente -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -calma, voi mi avete chiamato, a quanto mi hanno detto -i nostri camerati, ed io mi affretto di venire a sentire -i vostri ordini: eccomi, signore, che volete da me? -</p> - -<p> -E a queste parole il moschettiere, in tenuta irreprensibile, -cinghiato come era di costume, entrò con -passo fermo nel gabinetto. Il sig. de Tréville commosso -fino al fondo del cuore per questa prova di coraggio, -si precipitò a lui incontro: -</p> - -<p> -— Io era in vena di dire a questi signori, aggiunse -egli, che io proibisco ai miei moschettieri di esporre -la loro vita senza necessità, perchè la brava gente è -cara al re, e il re sa che i suoi moschettieri sono la -più brava gente della terra. La vostra mano, Athos. -</p> - -<p> -E senza aspettare che il nuovo arrivato rispondesse -a questa prova di affezione, il signor de Tréville afferrò -la sua mano destra, e gliela strinse con tutte le sue -forze, senza accorgersi che Athos, per quanto fosse -grande l'impero che aveva su di se stesso, lasciò -sfuggirsi un movimento di dolore, e impallidì ancor -più, cosa che si sarebbe potuta credere impossibile. -</p> - -<p> -La porta era rimasta socchiusa, tanto avea prodotta -sensazione l'arrivo di Athos, di cui, ad onta del -segreto, era da tutti conosciuta la sua ferita. Un urlo -di soddisfazione accolse le ultime parole del capitano, -e due o tre teste, trascinate dall'entusiasmo, apparvero -sotto l'apertura della portiera. Senza dubbio, il -sig. de Tréville stava per reprimere con risentite parole -questa infrazione alle leggi dell'etichetta, allorquando -sentì ad un tratto la mano di Athos incresparsi -sotto la sua, e fissando gli occhi sul di lui viso si -accorse che stava per svenire. Nel medesimo istante -Athos, che aveva raccolte tutte le sue forze per resistere -al dolore, fu vinto da questo, e cadde sul pavimento -come se fosse morto. -</p> - -<p> -— Un chirurgo! gridò il sig. de Tréville. Il mio, -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -quello del re, il migliore! un chirurgo! oh capperi! il -mio bravo Athos muore. -</p> - -<p> -Alle grida del sig. de Tréville tutti si precipitarono -nel suo gabinetto senza che egli pensasse a chiudere -la porta ad alcuno, ciascuno si adoperava intorno al -ferito. Ma tutto questo adoprarsi sarebbe stato inutile -se il richiesto dottore non si fosse ritrovato nello stesso -palazzo; egli fendè la folla, si avvicinò ad Athos -sempre svenuto, e siccome questo rumore e questo -movimento lo incomodavano gravemente, egli domandò -per prima cosa, e come la più urgente, che il moschettiere -fosse trasportato in una camera vicina. Il -sig. de Tréville aprì tosto una porta mostrando la via -a Porthos e ad Aramis, che trasportarono il loro camerata -sulle loro braccia. Dietro a questo gruppo camminava -il chirurgo, e dietro il chirurgo si richiuse la -porta. -</p> - -<p> -Allora il gabinetto del sig. de Tréville, questo luogo -ordinariamente tanto rispettato, divenne momentaneamente -una succursale dell'anticamera. Ciascuno -discorreva, perorava, parlava ad alta voce, giurava, -sacramentava, mandava il ministro e le sue guardie a -tutti i diavoli. -</p> - -<p> -Un istante dopo, Porthos e Aramis rientrarono; il -chirurgo ed il sig. de Tréville soltanto erano rimasti -presso il ferito. Finalmente il sig. de Tréville rientrò -egli pure. Il ferito aveva ripreso l'uso dei sensi; il chirurgo -dichiarava che lo stato del moschettiere non aveva -niente che potesse allarmare i suoi amici, e che -la sua debolezza era puramente e semplicemente cagionata -dalla perdita del sangue. -</p> - -<p> -Quindi il sig. de Tréville fece un segno colla mano, -e ciascuno si ritirò, eccetto d'Artagnan, che non dimenticava -di dovere avere udienza, e che, colla tenacità -di Guascogna, era rimasto allo stesso punto. -</p> - -<p> -Allorquando tutti furono sortiti, e che la porta fu -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -chiusa, il sig. de Tréville si ritrovò solo in faccia al -giovane. L'avvenimento che era accaduto gli aveva in -qualche modo fatto perdere il filo delle sue idee. Egli -s'informò dunque di ciò che voleva da lui l'ostinato -sollecitatore. D'Artagnan pronunziò allora il suo nome, -ed il sig. de Tréville riordinando ad un tratto la memoria -del passato col presente, si ritrovò al corrente -della situazione. -</p> - -<p> -— Perdono, diss'egli, sorridendo, perdono, mio caro -compratriota, io vi aveva del tutto dimenticato. -Che volete! un capitano non è che un padre di famiglia -sopraccaricato di una maggior responsabilità di -quella dei padri di famiglia ordinarj. I soldati sono figli -grandi; ma siccome mi sta a cuore che gli ordini -del re siano eseguiti, e soprattutto quelli del ministro... -</p> - -<p> -D'Artagnan non potè dissimulare un sorriso. Da -questo sorriso il signor de Tréville giudicò che egli -non aveva a che fare con uno stupido, e venendo direttamente -al fatto, cambiando d'improvviso il discorso: -</p> - -<p> -— Io ho amato molto il vostro signor padre, disse -egli. Che posso fare io per suo figlio? fate presto, il -mio tempo non è mio. -</p> - -<p> -— Signore, disse d'Artagnan, nel lasciare Tarbes -e nel venire qui, io mi proponeva di domandarvi, in -rimembranza di quell'amicizia che voi non avete perduta -di mente, una casacca da moschettiere; ma dopo -tutto ciò che vedo da due ore, capisco che un tal favore -sarebbe enorme, e temo di non meritarlo. -</p> - -<p> -— Questo è un favore di fatto, o giovane, rispose il -sig. de Tréville; ma egli può non essere tanto forte in -vostro riguardo quanto voi lo credete o fate sembianza -di crederlo. Tuttavia una decisione di Sua Maestà -ha preveduto questo caso, ed io vi annunzio con dispiacere -che non si riceve più alcuno nei moschettieri -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -senza aver fatto un'antecedente prova in qualche campagna -in certe azioni singolari, o di due anni di servizio -in un reggimento meno favorito del nostro. -</p> - -<p> -D'Artagnan s'inchinò senza risponder parola. Egli -si sentiva ancor più avido d'indossare l'uniforme di -moschettiere dappoichè vi erano tante difficoltà da sormontare. -</p> - -<p> -— Ma, continuò de Tréville, fissando nel suo compatriota -uno sguardo penetrante che si sarebbe detto che -egli voleva leggere fino al fondo del suo cuore, ma, in -favore di vostro padre, mio antico compagno, come -vi ho già detto, io voglio fare qualche cosa per voi, -giovane. I nostri cadetti di Bearn non sono ordinariamente -ricchi, e io dubito che le cose sieno grandemente -cambiate dopo la mia partenza dalla provincia. Voi -dunque non ne dovete aver troppo, per vivere, del danaro -che avete portato con voi. -</p> - -<p> -D'Artagnan si raddrizzò con aria orgogliosa, che -voleva dire che egli non domandava la elemosina a -nessuno. -</p> - -<p> -— Sta bene, giovane, sta bene, continuò de Tréville, -io conosco quell'aria; io sono venuto a Parigi con -quattro scudi in saccoccia, e mi sarei battuto con -chiunque mi avesse detto che io non era abbastanza -ricco per comprare il palazzo del Louvre. -</p> - -<p> -D'Artagnan si raddrizzò sempre più: con la vendita -del suo cavallo, egli cominciava la sua carriera con -quattro scudi di più che il sig. de Tréville non aveva -incominciata la sua. -</p> - -<p> -— Voi dovete dunque, diceva io, aver bisogno di -conservare quello che avete, per quanto grande ne sia -la somma; ma voi dovete aver bisogno ancora di perfezionarvi -negli esercizi che convengono ad un gentiluomo. -Fin d'oggi io scriverò una lettera al direttore -dell'Accademia Reale, e cominciando da domani voi -sarete ricevuto senza alcuna retribuzione. Non rifiutate -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -questo piccolo vantaggio. I nostri gentiluomini i -meglio nati ed i più ricchi qualche volta lo sollecitano -senza poterlo ottenere! Voi imparerete la cavallerizza, -la scherma ed il ballo; voi vi farete delle buone conoscenze, -e di tempo in tempo verrete a vedermi per -dirmi a che punto siete, e se io posso fare qualche cosa -per voi. -</p> - -<p> -D'Artagnan per quanto fosse estraneo ai costumi -della corte, s'accorse della freddezza di questo ricevimento. -</p> - -<p> -— Ahimè! signore, diss'egli, oggi, m'accorgo bene -di qual danno mi sia la mancanza della lettera di raccomandazione -che mio padre mi aveva data per voi. -</p> - -<p> -— Infatti, rispose il sig. de Tréville, io mi meraviglio -che voi abbiate intrapreso un così lungo viaggio -senza questa scorta necessaria, nostra sola risorsa, a -noi altri Bearnesi. -</p> - -<p> -— Io l'aveva, signore, e, grazie a Dio, in buona regola, -ma me l'hanno perfidamente rubata. -</p> - -<p> -Egli raccontò tutta la scena di Méung, dipinse il -gentiluomo sconosciuto con tutti i suoi più piccoli dettagli, -e il tutto con un calore e una verità che si riconciliarono -il sig. de Tréville. -</p> - -<p> -— Ecco ciò che è strano, disse quest'ultimo meditando, -voi dovete aver parlato di me ad alta voce? -</p> - -<p> -— Sì, signore, senza dubbio io ho commesso questa -imprudenza; ma che volete! un nome come il vostro -doveva servirmi di scudo sulla strada. Giudicate se io -me ne sono servito per mettermi al coperto! -</p> - -<p> -L'adulazione allora era molto in moda, ed il sig. de -Tréville amava l'incenso come un re, o come un ministro; -egli non potè dunque, impedirsi dal sorridere -con una visibile soddisfazione; ma questo sorriso scomparve -ben presto, e ritornando a se stesso ed all'avventura -di Méung. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -</p> - -<p> -— Ditemi, continuo egli, questo gentiluomo non aveva -una leggera cicatrice sulla tempia? -</p> - -<p> -— Sì, come la fa la sfioratura di una palla. -</p> - -<p> -— Non è egli un uomo di bel portamento? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Di alta statura? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Pallido di colorito, e bruno di pelo? -</p> - -<p> -— Sì, sì: è lui. Come accade, signore, che voi conoscete -quest'uomo? Ah! se io lo ritrovo, e lo ritroverò, -io vi giuro, fosse ancora nell'inferno... -</p> - -<p> -— Egli aspettava una donna? continuò de Tréville. -</p> - -<p> -— Egli almeno è partito dopo avere per pochi istanti -parlato con la donna che aspettava. -</p> - -<p> -— Voi sapete qual era l'argomento della loro conversazione? -</p> - -<p> -— Egli le consegnò un pacchetto, dicendole che questo -pacchetto conteneva le istruzioni, e le raccomandava -di non aprirlo che a Londra. -</p> - -<p> -— Questa donna era inglese? -</p> - -<p> -— Egli la chiamava Milady. -</p> - -<p> -— È lui, mormorò de Tréville, è lui! io lo credeva -ancora a Brusselle. -</p> - -<p> -— Oh! signore: se voi sapete chi è quest'uomo, gridò -d'Artagnan, indicatemelo, ditemi chi è, dove sta, -ed allora vi tengo sciolto da tutto, anche dalla vostra -promessa di farmi entrare nei moschettieri, perchè -prima d'ogni altra cosa io voglio vendicarmi. -</p> - -<p> -— Guardatevi bene, giovane! gridò de Tréville; se -voi, al contrario, lo vedete venire da una parte della -strada, passate dall'altra; non andate ad urtare contro -un simile scoglio, egli vi tritolerebbe come un -vetro. -</p> - -<p> -— Ciò non m'impedisce, disse d'Artagnan, che se -io mai lo ritrovo... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -</p> - -<p> -— Frattanto, rispose de Tréville, io vi consiglio di -non cercarlo: questo è il consiglio che posso darvi. -</p> - -<p> -Ad un tratto de Tréville si fermò colpito da un subitaneo -sospetto. Questo grand'odio che sì altamente -manifestava il giovane viaggiatore per quest'uomo, -che, cosa poco verosimile, gli aveva rubata la lettera -di suo padre, quest'odio non poteva nascondere qualche -perfidia? Questo giovane non potevagli essere stato -inviato dal ministro? Non poteva egli venire per -tendergli un qualche laccio! Questo preteso d'Artagnan -non poteva egli essere un qualche emissario del -ministro che si cercava di introdurre in sua casa, e -che si voleva porre al di lui fianco per sorprendere la -sua confidenza, e per perderlo più tardi, come ciò era -stato praticato le mille volte? Egli guardò d'Artagnan -più fissamente ancora questa seconda volta di quello -che non avesse fatta la prima. Egli fu mediocremente -rassicurato da quella fisonomia sfavillante di spirito -astuto e di umiltà affettata. -</p> - -<p> -— Io so bene che egli è Guascone, pensò egli, ma -egli può esserlo tanto per me che pel ministro. Vediamo, -mettiamolo alla prova. Amico mio, gli disse lentamente, -io voglio, come al figlio del mio antico amico, -poichè ritengo vera la storia di questa lettera perduta, -io voglio, diceva, riparare alla freddezza che voi -avete rimarcata nella mia accoglienza, e scuoprirvi i -segreti della nostra politica. Il re ed il ministro sono -i migliori amici, tutte le apparenti dissensioni non sono -che per ingannare gli stupidi. Io non pretendo che -un compatriota, un bel cavaliere, un bravo giovane, -fatto per gli avanzamenti, sia ingannato da tutte queste -simulazioni e cada come uno stupido sul vischio, a -somiglianza di tanti altri che vi si sono perduti. Pensate -bene che io sono affezionato a questi due padroni -che tutto possono, e che giammai le mie serie dimostrazioni -non avranno altro scopo che quello del servizio -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -del re e del ministro, uno dei più illustri genj -che la Francia abbia prodotti. Ora, giovane, regolatevi -su ciò, e se voi avete, sia per famiglia, sia per relazioni, -sia per istinto ancora, qualcuna di queste inimicizie -contro il ministro, tali che noi vediamo scoppiare -nei nostri gentiluomini, ditemi addio, e lasciamoci. -Io vi ajuterò in mille circostanze, ma senza attaccarvi -alla mia persona. Io spero che la mia franchezza, -in tutti i casi, vi farà diventare mio amico, -perchè voi siete qui il solo giovane a cui io abbia parlato -come faccio. -</p> - -<p> -De Tréville diceva a se stesso: -</p> - -<p> -— Se il ministro mi ha mandato questo giovine volpe, -egli non avrà certamente mancato, egli che non -sa a qual punto lo esecro, di dire al suo spione che il -miglior mezzo di farmi la corte è quello di dirmi il -peggio di lui; così malgrado le mie proteste il furbo -compare mi risponderà certamente ch'egli ha in orrore -il ministro. -</p> - -<p> -Accadde però altrimenti di ciò che si aspettava de -Tréville; d'Artagnan rispose colla più grande semplicità. -</p> - -<p> -— Signore, io vengo a Parigi con intenzioni del tutto -uguali. Mio padre mi ha raccomandato di non soffrire -niente che dal re, dal ministro e da voi ch'egli stima -i tre primi personaggi della Francia. -</p> - -<p> -D'Artagnan aggiungeva il signor de Tréville agli -altri due, come si può ben conoscere, ma egli pensava -che questa aggiunta non doveva guastar niente. -</p> - -<p> -— Io dunque ho la più gran venerazione pel ministro, -ed il più profondo rispetto per li suoi atti. -</p> - -<p> -— Tanto meglio per me, signore, se voi mi parlate, -come voi lo dite, con franchezza, perchè allora mi farete -l'onore di stimare questa rassomiglianza di gusti; -ma se voi avete avuta qualche diffidenza, altronde ben -naturale, io m'accorgo di perdermi nel dire la verità; -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -ma tanto peggio, voi non per questo lascerete di stimarmi, -e questa è la cosa che più d'ogni altra mi sta -a cuore in questo mondo. -</p> - -<p> -Il signor de Tréville fu sorpreso all'ultimo punto. -Tanta penetrazione e tanta franchezza finalmente gli -cagionavano ammirazione, ma non gli toglievano del -tutto i suoi dubbi, più questo giovane era superiore -agli altri giovani, più era da temersi s'egli si sbagliava. -Non ostante egli strinse la mano di d'Artagnan dicendogli: -</p> - -<p> -— Voi siete un onesto giovane, ma in questo momento -io non posso fare per voi che quello che or ora vi -ho detto. La mia abitazione vi sarà sempre aperta. Potendo -voi chiedere di me ad ogni ora, e per conseguenza -afferrare tutte le occasioni, potrete ancora in seguito -ottenere ciò che ora desiderate. -</p> - -<p> -— Vale a dire, signore, ripreso d'Artagnan, che voi -aspetterete ch'io me ne sia reso degno? Ebbene! siate -tranquillo, aggiunse egli colla familiarità d'un Guascone, -voi non aspetterete lunga pezza. -</p> - -<p> -E salutò per ritirarsi come se oramai il restante non -lo riguardasse. -</p> - -<p> -— Ma aspettate dunque, disse il sig. de Tréville fermandolo: -io vi ho promesso una lettera pel direttore -dell'Accademia. Sarete voi tanto fiero da non accettarla, -mio giovane gentiluomo? -</p> - -<p> -— No, signore, disse d'Artagnan, e vi garantisco che -questa non andrà come l'altra: io la custodirò tanto bene -che, ve lo giuro, essa sarà rimessa al suo indirizzo, -e disgraziato colui che tentasse d'inviolarmela! -</p> - -<p> -Il signor de Tréville sorrise a questa fanfaronata, e -lasciando il suo giovane compatriota nel vano della finestra -ove si trovavano, ed ove avevano parlato assieme, -andò a sedersi ad una tavola, e si pose a scrivere -la promessa lettera di raccomandazione. In questo tempo, -d'Artagnan che non aveva niente di meglio da fare, -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -si mise a battere una marcia contro i cristalli, osservando -i moschettieri che se ne andavano gli uni dopo -gli altri, e seguendoli collo sguardo fino a che fossero -scomparsi dai suoi occhi voltando all'angolo della -strada. -</p> - -<p> -Il signore de Tréville, dopo avere scritta la lettera, -la sigillò, e alzandosi si avvicinò al giovane per consegnargliela: -ma nel momento stesso in cui d'Artagnan -stendeva la mano per riceverla, il signor de Tréville -fu meravigliato di vedere il suo protetto fare un sussulto, -arrossire di collera e slanciarsi dal gabinetto gridando: -</p> - -<p> -— Ah! per tutti i diavoli! egli non mi sfuggirà questa -volta. -</p> - -<p> -— E chi è questo? domandò il sig. de Tréville. -</p> - -<p> -— Lui il mio ladro! rispose d'Artagnan. Ah! traditore!. -</p> - -<p> -Ed egli disparve. -</p> - -<p> -— Che diavolo di pazzo! mormorò il sig. de Tréville. -A meno che però, questo non sia un modo furbo di -schivarsi, vedendo che gli è mancato il colpo! -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap4">CAPITOLO IV. -<span class="smaller">LA SPALLA D'ATHOS, LA BANDOLIERA DI PORTHOS, ED IL -FAZZOLETTO D'ARAMIS</span></h2> -</div> - -<p> -D'Artagnan furioso aveva traversata l'anticamera in -tre salti, e slanciandosi sulla scala contava di scenderne -gli scalini a quattro, a quattro, allorchè trasportato -dalla sua corsa, andò colla testa bassa ad urtare contro -un moschettiere che sortiva dal signor de Tréville per -una porta secreta, e urtandolo di faccia contro una spalla, -gli fece mandare un grido, o piuttosto un urlo. -</p> - -<p> -— Scusatemi, disse d'Artagnan tentando di riprendere -la sua corsa, scusatemi, ma ho fretta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -</p> - -<p> -Appena aveva egli disceso la prima scala, che una -mano di ferro lo prese per la sua sciarpa e lo fermò. -</p> - -<p> -— Voi avete fretta! gridò il moschettiere pallido come -un lenzuolo, sotto questo pretesto voi mi urtate, -voi mi dite «scusatemi» e voi credete che ciò basti? -niente affatto, giovane mio. Credete voi, perchè oggi -avete inteso il signor de Tréville parlarci un poco cavallerescamente, -che ci si possa trattare com'egli ci -parla? Disingannatevi, compagno: voi non siete il sig. -de Tréville. -</p> - -<p> -— In fede mia replicò d'Artagnan, che riconobbe -Athos, che, dopo la medicatura fatta dal chirurgo, ritornava -alla sua stanza: in fede mia non ho fatto a posta, -e non avendolo fatto a posta, ho detto «scusatemi». -Mi sembra dunque che sia abbastanza. Vi ripeto -però, e questa volta forse è troppo, che in parola d'onore: -ho fretta, moltissima fretta. Lasciatemi dunque, -io vi prego, e lasciatemi andare ove ho che fare. -</p> - -<p> -— Signore, disse Athos lasciandolo, voi non siete -educato. Si vede che voi venite di lontano. -</p> - -<p> -D'Artagnan aveva già discesi alcuni scalini, ma all'osservazione -di Athos si fermò sull'atto. -</p> - -<p> -— Per bacco! signore! diss'egli per quanto io venga -di lontano, non sarete certamente voi che mi darete -una lezione di educazione ve ne prevengo. -</p> - -<p> -— Forse sì, disse Athos. -</p> - -<p> -— Ah! se io non avessi tanta fretta, gridò d'Artagnan, -a se non corressi dietro a qualcuno.... -</p> - -<p> -— Signor dalla fretta, voi mi troverete senza correre, -intendete voi. -</p> - -<p> -— E dove, se vi piace? -</p> - -<p> -— Vicino ai Carmelitani-Scalzi. -</p> - -<p> -— A qual'ora? -</p> - -<p> -— Verso il mezzogiorno. -</p> - -<p> -— Verso il mezzogiorno, sta bene, vi sarò. -</p> - -<p> -— Procurate di non farmi troppo aspettare, poichè -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -vi prevengo che a mezzogiorno e un quarto sarò io -che correrò dietro a voi, e nella corsa vi taglierò le -orecchie. -</p> - -<p> -— Buono disse d'Artagnan, vi sarò dieci minuti prima -del mezzogiorno. -</p> - -<p> -— E si rimise a correre come se il diavolo lo trasportasse, -sperando di ritrovare ancora il suo sconosciuto, -chè il suo passo tranquillo non doveva averlo condotto -molto lontano. -</p> - -<p> -Ma alla porta di strada Porthos parlava con un soldato -di sentinella. Fra i due parlatori vi era precisamente -lo spazio per un uomo. D'Artagnan credè che -questo spazio gli fosse sufficiente, e si slanciò per passare -come una freccia fra loro due. Ma d'Artagnan aveva -fatto il suo conto senza il vento. Mentre stava per -passare, il vento s'ingolfò nel lungo mantello di Porthos, -e d'Artagnan venne a dare diritto nel mantello. -Senza dubbio Porthos aveva delle ragioni per non abbandonare -questa parte essenziale del suo vestito, perchè -invece di lasciare andare il lembo che teneva, lo -tirò a se, di modo che d'Artagnan, si avvolse nel velluto -per un movimento di rotazione che si spiega per la -resistenza dell'ostinato Porthos. -</p> - -<p> -D'Artagnan, sentendo giurare il moschettiere, volle -sortire per disotto al mantello che lo accecava, e cercò -l'uscita fra le pieghe. Egli soprattutto temeva di avere -lesa la freschezza della magnifica bandoliera che -noi conosciamo; ma aprendo timidamente gli occhi, si -ritrovò col naso appoggiato fra le due spalle di Porthos, -cioè precisamente sulla bandoliera. Ahimè! come la -maggior parte delle cose di questo mondo, che non -hanno per esso che l'apparenza, la bandoliera era d'oro -davanti, e di semplice pelle di bufalo per di dietro. -Porthos da vero gaudente com'era, non potendo avere -una intera bandoliera d'oro, ne aveva almeno la metà: -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -si comprendeva allora la necessità del raffreddore, e -l'urgenza del mantello. -</p> - -<p> -— Cospetto! gridò Porthos, facendo tutti gli sforzi -per sbarazzarsi di d'Artagnan che gli bulicava nel dorso -voi siete dunque arrabbiato per gettarvi in tal modo -sulle persone! -</p> - -<p> -— Scusatemi, disse d'Artagnan ricomparendo sotto -la spalla del gigante, ma io aveva fretta, io corro dietro -un tale... -</p> - -<p> -— È forse per caso, che voi vi dimenticate degli occhi -quando correte? domandò Porthos. -</p> - -<p> -— No, rispose d'Artagnan piccato, e mercè i miei -occhi, io vedo eziandio quello che non vedono tutti gli -altri. -</p> - -<p> -Porthos, comprendesse o non comprendesse, fatto -sta, che si lasciò trasportare dalla sua collera. -</p> - -<p> -— Signore, vi prevengo che voi vi farete staffilare, -se strofinate in tal guisa i moschettieri. -</p> - -<p> -— Staffilare! signore, disse d'Artagnan, la parola è -dura. -</p> - -<p> -— È quella che conviene ad un uomo abituato a guardare -in faccia ai suoi nemici. -</p> - -<p> -— Ah! per bacco, lo so bene io che voi non volterete -le spalle ai vostri. -</p> - -<p> -Ed il giovane incantato della sua malizia, si allontanò -ridendo a gola piena. -</p> - -<p> -Porthos colla schiuma per la rabbia fece un movimento -per precipitarsi sopra d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Più tardi, più tardi, gridò questi, quando voi non -avrete più il vostro mantello. -</p> - -<p> -— A un'ora adunque, dietro il Luxembourg. -</p> - -<p> -Ma nè nella strada che aveva percorsa, nè in quella -che poteva scorgere collo sguardo per intero, egli non -vide alcuno. Per quando lo sconosciuto fosse andato -lentamente, aveva però sempre guadagnata strada, o -forse ancora poteva essere entrato in qualche casa. -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -D'Artagnan s'informò di lui da tutti quelli che incontrava; -discese fino al traghetto, rimontò per la strada -della Senna, e la Croce-Rossa; ma niente, assolutamente -niente. Ciò non ostante questa corsa gli fu profittevole -in questo senso, cioè che mentre il sudore inondava -la sua fronte, il suo cuore si raffreddava. Egli si -mise allora a riflettere sugli avvenimenti ch'erano accaduti; -essi erano numerosi e nefasti; erano appena undici -ore della mattina, e già la mattinata gli aveva attirata -la disgrazia del sig. Tréville, che poteva benissimo -ritrovare non molto cavalleresca la maniera con la -quale lo aveva lasciato. Inoltre, egli aveva accaparrati -due buoni duelli con persone capaci ciascuno di uccidere -tre d'Artagnan; con due moschettieri infine, cioè -con due di quegli esseri ch'egli stimava tanto, e ch'egli -metteva col suo pensiero e col cuore, al di sopra di -tutti gli altri uomini. -</p> - -<p> -La congiuntura era trista. Sicuro di essere ucciso -da Athos, si capirà che il giovane non s'inquietava molto -di Porthos. Per tanto, siccome la speranza è l'ultima -cosa che si estingue nell'uomo, giunse a sperare -ch'egli potrebbe sopravvivere, con ferite orribili, bene -inteso, a questi due duelli, e, nel caso di sopravvivenza, -egli si fece per l'avvenire i seguenti rimproveri: -</p> - -<p> -— Che testa senza cervello, che uomo stupido, ch'io -sono! questo bravo e disgraziato Athos era ferito precisamente -nella spalla contro la quale io ho battuto la -testa a guisa di un becco. La sola cosa che mi sorprende -si è che non m'abbia ucciso sull'atto: egli ne aveva -il diritto, ed il dolore che io gli ho procurato deve -essere stato atroce. In quanto a Porthos, oh! in quanto -a Porthos, in fede mia, è più curiosa. -</p> - -<p> -E suo malgrado il giovane si mise a ridere, guardando -ciò nonostante se questo riso isolato, e senza -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -causa agli occhi di quelli che lo vedevano ridere, non -fosse stato per offendere qualcuno che passava. -</p> - -<p> -— In quanto a Porthos è più curiosa; ma io però, -non per questo, sono un meno miserabile stordito. E -dove mai uno si può gettare in tal guisa sulla gente -senza neppur dirgli guardati? no! e si va a guardare -così sotto il mantello per vedervi ciò che non vi è? egli -mi avrebbe perdonato se io non gli avessi parlato di -quella maledetta bandoliera, con parole coperte, è vero, -ma coperte molto bene! Ah! maledetto Guascone -ch'io sono! anderò a fare lo spiritoso nella padella da -friggere. Andiamo, d'Artagnan, amico mio, continuò -egli parlando a se stesso con tutta l'amenità che credeva -doversi, se tu la scappi, cosa che è poco probabile, -bisognerà in avvenire essere di una gentilezza -perfetta. D'ora innanzi bisognerà che ti ammirino, che -ti citino come un modello. L'essere previdente e gentile -non è viltà. Guarda piuttosto Aramis: è la dolcezza -e la grazia in persona. Ebbene! si è mai pensato nessuno -di dire che Aramis è un vile? no, certamente, e -d'ora innanzi io voglio modellarmi su di lui. Ah! eccolo -precisamente. -</p> - -<p> -D'Artagnan camminando, e parlando da solo, era -giunto a pochi passi del palazzo d'Aiguillon, e davanti -a questo palazzo egli aveva veduto Aramis parlare -allegramente con tre gentiluomini della guardia del -re. Dal suo canto, Aramis aveva veduto d'Artagnan, ma -siccome egli non dimenticava che era stato davanti a -questo giovane, che il signore de Tréville si era lasciato -trasportare nella mattina, e che un testimonio dei -rimproveri che i moschettieri avevano ricevuto non -gli era in alcun modo aggradevole, fece sembiante di -non vederlo. D'Artagnan, al contrario, tutto intento ai -suoi piani di riconciliazione e di cortesia, si avvicinò -ai quattro giovani facendo loro un gran saluto accompagnato -dal più grazioso sorriso. Aramis inchinò leggermente -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -la testa, ma non sorrise affatto. Tutti e quattro, -del resto, interruppero nel medesimo istante la loro -conversazione. -</p> - -<p> -D'Artagnan non era così stupido da non accorgersi -ch'egli v'era di troppo; ma egli non era ancora assuefatto -ai costumi del bel mondo per sapersi togliere con -disinvoltura da una falsa posizione, come in generale -è quella di un uomo che è venuto a mischiarsi con gente -ch'egli conosce appena, e in una conversazione che -non gli riguarda. Egli cercava in se stesso un mezzo -di fare la sua ritirata il meno goffamente che era possibile, -allorchè rimarcò che Aramis aveva lasciato cadere -il suo fazzoletto, e per una inavvertenza senza dubbio, -vi aveva messo sopra il piede; il momento gli -parve giunto di riparare alla sua posizione; egli si abbassò, -e coll'aria la più graziosa che potè ritrovare, tirò -il fazzoletto dal disotto del piede del moschettiere, -per quanto questi facesse sforzo per ritenerlo, e gli -disse nel consegnarlo: -</p> - -<p> -— Io credo, signore, che questo sia un fazzoletto che -avreste dispiacere a perderlo. -</p> - -<p> -Il fazzoletto era in fatti riccamente orlato, e portava -una corona ed uno stemma in un angolo. Aramis arrossì -eccessivamente e strappò piuttosto che prese il -fazzoletto dalle mani del Guascone. -</p> - -<p> -— Ah! ah! gridò una delle guardie; dirai tu ancora, -secreto Aramis, che tu non sei nel favore della signora -di Bois-Tracy, quando questa graziosa dama ha la -gentilezza di prestarti i suoi fazzoletti? -</p> - -<p> -Aramis lanciò a d'Artagnan uno di quegli sguardi -che fanno comprendere ad un uomo che egli si è acquistato -un nemico mortale; quindi riprendendo il suo -tuono affabile: -</p> - -<p> -— Voi vi sbagliate, signori, diss'egli, questo fazzoletto -non è mio, e non so perchè il signore ha avuto -a fantasia di rimetterlo a me piuttosto che a uno di -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -voi, e per prova di ciò che io lo dico, ecco il mio nella -mia saccoccia. -</p> - -<p> -A queste parole, egli cavò il proprio suo fazzoletto -molto elegante e di fina battista, quantunque fosse molto -costosa in quell'epoca, ma fazzoletto senza ricami, -senza arme, e ornato di una sola cifra; quella del suo -proprietario. -</p> - -<p> -Questa volta d'Artagnan non disse parola, egli aveva -riconosciuta la sua goffaggine. Ma gli amici d'Aramis -non si lasciarono convincere dal suo negare; e uno -di essi indirizzandosi al giovane moschettiere con una -serietà affettata: -</p> - -<p> -— Se la cosa è così, diss'egli, come tu pretendi, io -sarò sforzato, mio caro Aramis, di domandartelo, perchè, -come tu sai, Bois-Tracy è uno dei miei intimi, ed -io non voglio che nessuno abbia a farsi un trofeo cogli -effetti di sua moglie. -</p> - -<p> -— Tu domandi ciò male, rispose Aramis, e mentre -riconosco la giustizia della reclamazione in quanto al -fondo, io la rifiuterò in quanto alla forma. -</p> - -<p> -— Il fatto è, azzardò timidamente d'Artagnan, che -io non ho veduto sortire il fazzoletto dalla tasca del signor -Aramis. Egli vi aveva il piede sopra, ecco tutto; -ed ho pensato che avendovi il piede sopra, il fazzoletto -fosse suo. -</p> - -<p> -— E voi vi siete sbagliato, mio caro signore, rispose -freddamente Aramis, poco sensibile alla riparazione. -</p> - -<p> -Poi, volgendosi verso quella guardia che si era dichiarata -l'amico di Bois-Tracy: -</p> - -<p> -— D'altronde, continuò egli, io rifletto, mio caro intimo -di Bois-Tracy, che io sono suo non meno tenero -amico di quello che puoi esserlo tu stesso, di modo che -a tutto rigore questo fazzoletto può essere egualmente -sortito dalla tua saccoccia che dalla mia. -</p> - -<p> -— No, sul mio onore, gridò la guardia di Sua Maestà. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -</p> - -<p> -— Tu hai giurato sul tuo onore, ed io sulla mia parola, -ed allora vi sarà evidentemente uno di noi due -che mentirà. Prendi, facciamo meglio, Montaran, prendiamone -ciascuno una metà. -</p> - -<p> -— Del fazzoletto? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Perfettamente, gridarono le altre due guardie, il -giudizio del re Salomone. Decisamente, Aramis, tu sei -pieno di saggezza. -</p> - -<p> -I due giovani scoppiarono dalle risa e, come si crederà -bene, l'affare non potè avere nessuna conseguenza. -In capo ad un istante la conversazione cessò, e le -tre guardie ed il moschettiere, dopo di essersi cordialmente -stretta la mano, voltarono; le tre guardie da -una parte, e Aramis dall'altra: -</p> - -<p> -— Ecco il momento di fare la mia pace con questo -galantuomo, sì disse a se stesso d'Artagnan, che si era -tenuto in disparte durante l'ultima parte di questa conversazione; -e, con questo buon sentimento ravvicinandosi -ad Aramis che si allontanava senza fare attenzione -a lui: -</p> - -<p> -— Signore, gli disse, io spero, che voi mi scuserete. -</p> - -<p> -— Ah! signore, interruppe Aramis, permettetemi di -farvi osservare che in questa circostanza voi non avete -mai agito come doveva farlo un uomo galante. -</p> - -<p> -— Che! signore, voi supponete... -</p> - -<p> -— Io suppongo, signore, che voi non siete un imbecille, -e che voi sapete bene, quantunque veniate dalla -Guascogna, che non si tiene un piede sopra un fazzoletto -da tasca senza il suo perchè. Che diavolo! Parigi -non è già selciato di battista. -</p> - -<p> -— Signore, voi avete torto di cercare di umiliarmi, -disse d'Artagnan, in cui il naturale litigioso cominciava -a parlare più alto che le risoluzioni pacifiche. Io sono -di Guascogna è vero, e, poichè voi lo sapete, io non -avrò bisogno di dirvi che i Guasconi sono un poco rozzi, -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -dimodochè quando si sono scusati una volta fosse -ancora di una sciocchezza, essi sono convinti che hanno -già fatto la metà di più di quello che non dovevano. -</p> - -<p> -— Signore, ciò che vi ho detto, rispose Aramis, non -è per muovervi contesa. Grazie a Dio! io non sono uno -spadaccino, e non essendo moschettiere che provvisoriamente, -io non mi batto che allora quando vi son costretto, -e sempre ancora con una gran ripugnanza. Ma -questa volta l'affare è grave, perchè ecco qui una donna -compromessa per cagione vostra. -</p> - -<p> -— Per causa vostra, dovete dire! gridò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Perchè avete voi avuto la goffaggine di rendermi -questo fazzoletto? -</p> - -<p> -— Perchè avete avuto voi quella di lasciarlo cadere? -</p> - -<p> -— Io l'ho detto, e lo ripeto, questo fazzoletto non è -sortito dalla mia tasca. -</p> - -<p> -— Ebbene! voi avete mentito due volte, signore! perchè -io ve l'ho veduto sortire. -</p> - -<p> -— Ah! voi la prendete su questo tuono, signor Guascone? -ebbene io vi insegnerò a vivere! -</p> - -<p> -— Ed io vi rimanderò alla vostra abbazia, signore -abate! degnatevi, se vi piace, e sull'istante. -</p> - -<p> -— No; se vi piace, mio bello amico, no qui almeno: -Non vedete voi che noi siamo dirimpetto al palazzo -d'Aiguillon, il quale è pieno di creature del ministro? -chi mi dice che non sia il ministro che vi ha incaricato -di procurargli la mia testa? ora io ho un ridicolo trasporto -per la mia testa, atteso che mi sembra ch'ella -sia adattatissima alle mie spalle. Io voglio dunque uccidervi, -siate tranquillo, ma uccidervi dolcemente, in -un luogo chiuso e coperto, là ove voi non possiate vantarvi -con alcuno della vostra morte. -</p> - -<p> -— Io mi vi adatto, ma non vi fidate troppo, e portate -con voi il vostro fazzoletto, che vi appartenga o no; forse -avrete l'occasione di servirvene. -</p> - -<p> -— Il signore è Guascone? domandò Aramis. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -</p> - -<p> -— Sì, ma il signore non mi fissa l'appuntamento per -prudenza. -</p> - -<p> -— La prudenza, signore, è una virtù molto inutile al -moschettiere, ma indispensabile nelle altre condizioni, -e siccome io non sono moschettiere che provvisoriamente, -ho cura di rimanere prudente. A due ore io -avrò l'onore di aspettarvi al palazzo del sig. de Tréville. -</p> - -<p> -— Là io v'indicherò il luogo opportuno. -</p> - -<p> -I due giovani si salutarono, quindi Aramis si allontanò -risalendo la strada che conduceva al Luxembourg, -nel mentre che d'Artagnan, vedendo che l'ora si avanzava, -prendeva la strada dei Carmelitani-Scalzi dicendo -fra se stesso: -</p> - -<p> -— Decisamente io non ne posso uscire, ma almeno -se io sarò ucciso, lo sarò da un moschettiere. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap5">CAPITOLO V. -<span class="smaller">I MOSCHETTIERI DEL RE, E LE GUARDIE DEL MINISTRO</span></h2> -</div> - -<p> -D'Artagnan non conosceva nessuno a Parigi. Egli -andò dunque all'appuntamento d'Athos senza condur -seco un padrino, risoluto di contentarsi di quello che -avrebbe scelto il suo avversario. D'altronde la sua intenzione -era formale di fare cioè al bravo moschettiere -tutte le scuse convenienti ma senza debolezza, temendo -che resultasse da questo duello ciò che resulta -sempre dispiacente in un affare di questo genere, quando -un uomo giovane, e vigoroso si batte con un avversario -ferito e debole: vinto, egli raddoppia il trionfo -del suo antagonista; vincitore, è accusato di prevaricamento -e di facile audacia. -</p> - -<p> -Del resto, o noi abbiamo male esposto il carattere -del nostro cercatore di avventure o il nostro lettore ha -già dovuto rimarcare che d'Artagnan non era un uomo -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -ordinario. Così, mentre ripeteva a se stesso che la sua -morte era inevitabile, egli non si rassegnava punto a -morire dolcemente, come un altro, meno coraggioso e -meno moderato di lui, avrebbe fatto nel suo posto. Egli -rifletteva ai diversi caratteri di quelli coi quali doveva -battersi, e cominciò a veder più chiaro nella sua -situazione. Egli sperava, mercè le scuse leali che si riserbava, -di farsi un amico in Athos, la di cui aria di -gran signore, e la fisonomia austera gli erano molto -aggradite. Si lusingava di far paura a Porthos coll'avventura -della bandoliera, che poteva, se non era ucciso -sull'atto raccontare a tutti, racconto che, spinto destramente -all'effetto, doveva coprire Porthos di ridicolo; -finalmente in quanto al circospetto Aramis, non aveva -una gran paura, e, supponendo che egli potesse giungere -fino a lui, s'incaricava di spedirlo bene e meglio, -o almeno di ferirlo sul viso, come Cesare aveva raccomandato -di fare ai soldati di Pompeo, di guastare cioè -per sempre quella bellezza di cui andavano superbi. -</p> - -<p> -In seguito, vi era in d'Artagnan quel fondo irremovibile -di risoluzione che avevan deposto nel suo cuore i -consigli di suo padre, consigli, la di cui sostanza era: -non tollerare niente da nessuno fuorchè dal re, dal ministro -e dal sig. de Tréville. Egli volò dunque piuttostochè -camminò verso il convento dei Carmelitani Scalzi -o meglio <i>Deschaux</i>, come si dicevano in quell'epoca, -specie di fabbricato senza finestre, circondato da prati -aridi, succorsale del Prato dei Chierici, e che serviva -d'ordinario agli incontri delle persone che non avevano -tempo da perdere. -</p> - -<p> -Allorchè d'Artagnan giunse in vista del piccolo terreno -vago, che si estendeva ai piedi di questo monastero, -Athos lo aspettava da cinque minuti soltanto, e -mezzogiorno suonava. Egli dunque era puntuale come -la Samaritana, ed il più rigoroso esigente in rapporto -ai duelli non poteva avere niente da dire. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -</p> - -<p> -Athos, che soffriva sempre crudelmente della sua ferita, -quantunque fosse stata medicata di nuovo dal chirurgo -del sig. de Tréville, si era assiso sopra una riva, -e aspettava il suo avversario con quel contegno -pacifico, e quell'aria dignitosa che non l'abbandonavano -mai. All'aspetto di d'Artagnan, egli si alzò, e -fece gentilmente qualche passo incontro a lui. Questi, -dal suo canto si presentò al suo avversario con il cappello -in mano e la sua piuma trascinante fino a terra. -</p> - -<p> -— Signore, disse Athos, io ho fatto prevenire due -dei miei amici che mi serviranno da testimonj, ma -questi due amici non sono ancora giunti. Io mi meraviglio -ch'essi ritardino: questa non è la loro abitudine. -</p> - -<p> -— Io non ho testimonj, signore, disse d'Artagnan, -perchè, giunto da jeri soltanto a Parigi, non vi conosco -altri che il sig. de Tréville, al quale sono stato -raccomandato da mio padre, che ha l'onore di essere -qualche poco fra i suoi amici. -</p> - -<p> -Athos riflettè un istante. -</p> - -<p> -— Voi non conoscete che il sig. de Tréville? domandò -egli. -</p> - -<p> -— Sì, signore, non conosco che lui. -</p> - -<p> -— Ma; continuò Athos, parlando metà a se stesso e -metà a d'Artagnan, ma se io vi uccido avrò l'aria di -essere un mangiatore di ragazzi! -</p> - -<p> -— Non troppo, signore, rispose d'Artagnan con un -saluto che non era privo di dignità; non troppo, poichè -mi fate l'onore di cavare la spada contro di me -con una ferita di cui dovete essere molto incomodato. -</p> - -<p> -— Incomodato moltissimo, sulla mia parola, e voi -mi avete fatto un male del diavolo, io debbo dirlo; ma -io adoprerò la mano sinistra, è la mia abitudine in simili -circostanze. Non crediate dunque che io vi faccia una -grazia, io mi batto egualmente con entrambe le mani, -anzi voi avrete lo svantaggio: un mancino è sempre -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -incomodo a quelli che non ne sono prevenuti. Mi dispiace -dunque di non avervi fatto parte prima di questa -circostanza. -</p> - -<p> -— Voi veramente siete, signore, disse d'Artagnan -inchinandosi di nuovo, di una cortesia di cui io vi sono -al più alto grado riconoscente. -</p> - -<p> -— Voi mi confondete, rispose Athos con la sua aria -da gentiluomo; parliamo dunque di altra cosa, io vi -prego a meno che ciò non vi dispiaccia. Ah! per bacco, -quanto mi avete fatto male! la spalla mi brucia. -</p> - -<p> -— Se voi vorreste permettermi... disse d'Artagnan -con timidezza. -</p> - -<p> -— Che cosa, signore? -</p> - -<p> -— Io ho un balsamo miracoloso per le ferite, un balsamo -che mi è stato dato da mia madre, e del quale -io stesso ho fatto la prova. -</p> - -<p> -— Ebbene? -</p> - -<p> -— Ebbene, io sono sicuro che in meno di tre giorni -questo balsamo vi guarirà; e in capo a tre giorni, -quando voi sarete guarito, ebbene! signore, avrò sempre -per un grande onore di essere il vostro uomo. -</p> - -<p> -D'Artagnan disse queste parole con una semplicità -che faceva onore alla sua cortesia, senza offendere menomamente -il suo coraggio. -</p> - -<p> -— Per bacco! signore, disse Athos, ecco una proposizione -che mi piace; non che io l'accetti, ma essa sa -di gentiluomo da una lega. Era in tal modo che parlavano -e facevano i prodi del tempo di Carlomagno, sui -quali ogni cavaliere dovrebbe cercare di modellarsi. -Disgraziatamente non siamo più ai tempi del grande -imperatore, noi siamo ai tempi di un ministro, e di -qui a tre giorni si saprebbe, per quanto fosse ben custodito -il segreto, si saprebbe, diceva, che noi dobbiamo -batterci, e si opporrebbero al nostro combattimento. -Ma che questi signori non vengono dunque? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -</p> - -<p> -— Se voi avete fretta, signore, disse d'Artagnan ad -Athos colla stesso semplicità che un momento prima -gli aveva proposto di differire il duello a tre giorni, se -voi avete fretta, che vi piaccia di spedirmi subito, voi -non vi prendete pena, io ve ne prego. -</p> - -<p> -— Ecco un'altra proposizione che mi piace, disse -Athos, facendo un grazioso segno di testa a d'Artagnan, -questa non è da uomo senza cervello, è un colpo -sicuro di un uomo di coraggio. Signore, io amo la -gente della vostra tempra, e io credo che se noi non -ci ammazziamo l'uno con l'altro, ritroverò più tardi -un vero piacere nella vostra conversazione. Aspettiamo -questi signori, io vi prego, io ho tutto il tempo, e -ciò sarà più in regola. Ah! eccone qui uno, io credo. -</p> - -<p> -Infatti all'estremità della strada Faugirard cominciava -a comparire il gigantesco Porthos. -</p> - -<p> -— Che! gridò d'Artagnan, il vostro primo testimonio -è il sig. Porthos? -</p> - -<p> -— Si; vi dispiacerebbe forse? -</p> - -<p> -— No, menomamente. -</p> - -<p> -— Ecco il secondo. -</p> - -<p> -D'Artagnan si voltò dalla parte indicata da Athos, -e riconobbe Aramis. -</p> - -<p> -— Che! gridò egli con un accento ora più maraviglioso -della prima volta, il vostro secondo testimonio -è il sig. Aramis? -</p> - -<p> -— Senza dubbio, non sapete voi che giammai ci si -vede l'uno senza l'altro, e che ci chiamano nei moschettieri, -nelle guardie, alla corte e in città, Athos, -e Porthos, e Aramis, o i tre inseparabili? dopo ciò, -siccome voi giungete da Dax o da Pau... -</p> - -<p> -— Da Tarbes, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Vi è permesso d'ignorare questo dettaglio, disse -Athos. -</p> - -<p> -— In fede mia, riprese d'Artagnan, voi siete ben -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -chiamati, signori, e la mia avventura, se ella farà qualche -rumore, proverà almeno che la vostra unione non -è fondata sui contrasti. -</p> - -<p> -In questo mentre, Porthos si era avvicinato, aveva -salutato con la mano Athos; quindi, voltandosi verso -d'Artagnan, era rimasto meravigliato. -</p> - -<p> -Diciamolo di passaggio, egli aveva cambiata la bandoliera -e lasciato il suo mantello. -</p> - -<p> -— Ah! ah! fece egli, che cosa è questo? -</p> - -<p> -— È con il signore che io mi batto? disse Athos mostrando -con la mano d'Artagnan, e salutandolo con lo -stesso gesto. -</p> - -<p> -— È con lui che io pure mi batto? disse Porthos. -</p> - -<p> -— Ma a un'ora soltanto, rispose d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Ed io pure mi batto col signore, disse Aramis, -avvicinandosi anch'egli sul terreno. -</p> - -<p> -— Ma soltanto a due ore, disse d'Artagnan con la -medesima calma. -</p> - -<p> -— Ma a proposito di che ti batti tu Athos? domandò -Aramis. -</p> - -<p> -— In fede mia non lo so molto bene, egli mi ha fatto -male alla spalla; e tu Porthos? -</p> - -<p> -— In fede mia, io mi batto perchè mi batto, rispose -Porthos arrossendo. -</p> - -<p> -Athos che non perdeva niente, vide passare un fino -sorriso sulle labbra del Guascone. -</p> - -<p> -— Noi abbiamo avuto una piccola discussione sulla -toletta, disse il giovane. -</p> - -<p> -— E tu Aramis? domandò Athos. -</p> - -<p> -— Io mi batto per un punto di filosofia, riprese Aramis, -facendo un segno a d'Artagnan col quale lo pregava -di tenere segreta la causa del suo duello. -</p> - -<p> -Athos vide passare un secondo sorriso sulle labbra -d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Veramente disse Athos. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -</p> - -<p> -— Sì, sopra una sentenza di Platone, sulla spiegazione -della quale non ci siamo d'accordo, disse il Guascone. -</p> - -<p> -— Decisamente egli è un uomo di spirito, mormorò -Athos. -</p> - -<p> -— Ed ora che voi siete riuniti, signori, disse d'Artagnan, -permettetemi di farvi le mie scuse. -</p> - -<p> -Alla parola <i>scuse</i>, una nube passò sulla fronte d'Athos, -un sorriso altero sfiorò sulla labbra di Porthos, -e un segno negativo fu la risposta d'Aramis. -</p> - -<p> -— Voi non mi capite, signori, disse d'Artagnan rialzando -la sua testa, sulla quale cadeva in quel momento -un raggio di sole che ne indorava le linee fine ed -ardite; io vi domando scusa nel caso che io non potessi -soddisfare il mio debito con tutti e tre; poichè il sig. -Athos ha il diritto di ammazzarmi per il primo, cosa -che toglie molto del suo valore al vostro credito, sig. -Porthos e che rende quasi nullo il vostro, sig. Aramis. -Ed ora, signori, io ve lo ripeto, scusatemi, ma soltanto -di questo, e in guardia! -</p> - -<p> -A queste parole, e col gesto il più cavalleresco che -si potesse vedere, d'Artagnan sfoderò la spada. -</p> - -<p> -Il sangue era salito alla testa di d'Artagnan, e in -quel momento avrebbe cavata la spada contro tutti i -moschettieri del regno, come ora lo faceva contro Athos, -Porthos e Aramis. -</p> - -<p> -Era mezzogiorno e un quarto. Il sole era al suo zenit, -e la posizione scelta per essere il teatro del duello -si ritrovava esposta a tutto il suo ardore. -</p> - -<p> -— Fa molto caldo, disse Athos, cavando anch'egli la -sua spada, e pure non mi saprei levare il sajo, perchè, -anche poco fa ho sentito che la mia ferita mandava -sangue, e temerei d'incomodare il signore facendogli -vedere del sangue che non fosse cavato da lui. -</p> - -<p> -— È vero, signore, disse d'Artagnan; è cavato da un -altro o è cavato da me: io vi assicuro che vedrò sempre -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -con gran dispiacere il sangue di un così bravo gentiluomo; -io mi batterò dunque col sajo come voi. -</p> - -<p> -— Andiamo, andiamo, disse Porthos, non fate tanti -complimenti, e pensate che noi aspettiamo la nostra -volta. -</p> - -<p> -— Parlate per voi solo, Porthos, quando volete dire -simili incongruenze, interruppe Aramis. In quanto a -me, io ritengo le cose che questi signori si dicono per -molto ben dette, e affatto degne di due gentiluomini. -</p> - -<p> -— Quando volete, signore, disse Athos mettendosi in -guardia. -</p> - -<p> -— Aspettava i vostri ordini, disse d'Artagnan incrociando -il ferro. -</p> - -<p> -Ma le due spadazze erano appena incrociate, che una -squadra di guardie del ministro, comandata dal sig. de -Jussac, si mostrò all'angolo del convento. -</p> - -<p> -— Le guardie del ministro! gridarono ad un tempo -Porthos e Aramis. La spada nel fodero, signori! la spada -nel fodero! -</p> - -<p> -Ma era troppo tardi; i due combattenti erano stati -veduti in una posizione che non permetteva di dubitare -delle loro intenzioni. -</p> - -<p> -— Olà! gridò Jussac avanzandosi verso di loro e facendo -segno ai suoi uomini di fare altrettanto; olà! -moschettieri? e degli editti, che facciamo? -</p> - -<p> -— Le signore guardie sono molto generose, disse Athos -pieno di rancore, perchè Jussac era stato uno degli -aggressori dell'antivigilia. Se noi vi vedessimo battere, -io vi garantisco che noi ci guarderessimo bene -dall'impedirvelo. Lasciateci dunque fare, e voi ci avrete -piacere senza prendervi incomodo. -</p> - -<p> -— Signore, disse Jussac, è con gran dispiacere che -io vi dichiaro che la cosa è impossibile. Il nostro dovere -prima di tutto: rimettete dunque le vostre armi, -e seguiteci. -</p> - -<p> -— Signore, disse Aramis, parodiando Jussac, sarebbe -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -con grandissimo piacere che noi obbediremmo al -vostro grazioso invito, se ciò dipendesse da noi; ma -disgraziatamente la cosa è impossibile; il signor de -Tréville lo ha a noi proibito. Continuate dunque la -vostra strada, che è ciò che voi potete fare di meglio. -</p> - -<p> -Questa celia esasperò Jussac. -</p> - -<p> -— Noi dunque vi caricheremo, diss'egli; se voi disobbedite. -</p> - -<p> -— Essi sono cinque, disse Athos a mezza voce, e noi -non siamo che tre; noi saremo anche una volta battuti, -e ci abbisognerà morire qui poichè io dichiaro, che -io non tornerò a ricomparire davanti al mio capitano -dopo essere stato vinto. -</p> - -<p> -Questo solo momento bastò a d'Artagnan per prendere -il suo partito: era questo uno di quegli avvenimenti -che decidono della vita di un uomo, era una -scelta da farsi fra il re ed il ministro, e fatta la scelta -bisognava perseverare. Battersi, voleva dire disobbedire -alla legge, voleva dire arrischiare la sua testa, voleva -dire diventare ad un sol tratto il nemico di un ministro -più potente del re stesso, ecco ciò che travide il -giovine, e diciamolo a sua gloria, egli non esitò un -secondo. Voltandosi adunque verso Athos ed i suoi -amici: -</p> - -<p> -— Signori diss'egli, io aggiungerò, se il permettete -qualche cosa alle vostre parole. Voi avete detto che -non siete che in tre, ma mi sembra che noi siamo in -quattro. -</p> - -<p> -— Ma voi non siete dei nostri, disse Porthos. -</p> - -<p> -— È vero rispose d'Artagnan, io non ho l'abito, ma -ho l'anima. Il mio cuore è di moschettiere, lo sento -bene, signore, e questo mi guida. -</p> - -<p> -— Allontanatevi, giovane, gridò Jussac, che senza -dubbio dai gesti e dalla espressione del suo viso aveva -indovinato il disegno di d'Artagnan. Voi potete ritirarvi, -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -noi vi acconsentiamo, salvate la vostra pelle, -e andate presto. -</p> - -<p> -D'Artagnan non si mosse. -</p> - -<p> -— Decisamente voi siete un bravo giovane, disse Athos, -stringendo la mano a d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Andiamo, andiamo, prendiamo un partito, riprese -Jussac. -</p> - -<p> -— Vediamo, dissero Porthos e Aramis, facciamo -qualche cosa. -</p> - -<p> -— Il signore è pieno di generosità, disse Athos. -</p> - -<p> -Ma tutti e tre pensavano alla gioventù di d'Artagnan, -e temevano la sua inesperienza. -</p> - -<p> -— Noi non saremmo che tre, e fra questi un ferito, -più un ragazzo, riprese Athos, e ciò nonostante si dirà -che noi eravamo quattro uomini. -</p> - -<p> -— Sì, ma rinculare! disse Porthos. -</p> - -<p> -— È difficile, riprese Athos. -</p> - -<p> -— È impossibile, disse Aramis. -</p> - -<p> -D'Artagnan comprese la loro irresoluzione. -</p> - -<p> -— Signori, provatemi pure, disse egli, ed io vi giuro -sul mio onore, che non voglio muovermi di qui se -noi siamo vinti. -</p> - -<p> -— Come vi chiamano, mio bravo? disse Athos. -</p> - -<p> -— D'Artagnan, signore. -</p> - -<p> -Ebbene! Athos, Porthos, Aramis e d'Artagnan, in -avanti! gridò Athos. -</p> - -<p> -— Ebbene! vediamo, signori, vi decidete voi, a battervi? -gridò per la terza volta Jussac. -</p> - -<p> -— È fatto, signori, disse Athos. -</p> - -<p> -— E qual partito prendete? domandò Jussac. -</p> - -<p> -— Noi avremo l'onore di darvi la carica, rispose Aramis -alzando con una mano il suo cappello e cavando -con l'altra la spada. -</p> - -<p> -— E voi volete resistere? gridò Jussac. -</p> - -<p> -— Per bacco! ciò vi fa meraviglia. -</p> - -<p> -E i nove combattenti si precipitarono gli uni sugli -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -altri con una furia, che non escludeva una certa tattica. -Athos prese un certo Cabusac favorito del ministro; -Porthos ebbe Biscarrat, e Aramis si vide in faccia due -avversarj. -</p> - -<p> -In quanto a d'Artagnan, egli si trovò lanciato contro -lo stesso Jussac. -</p> - -<p> -Il cuore del giovane guascone gli batteva in un modo -da rompergli il petto, non già di paura, grazie a -Dio, egli non ne aveva neppur l'ombra, ma di emulazione; -egli si batteva come una tigre in furore, girando -dieci volte intorno al suo avversario, e cambiando -venti volte le sue guardie ed il suo terreno. Jussac era, -come si diceva allora, ingordo di lama ed aveva molta -pratica; ciò non ostante aveva tutta la pena del mondo -a difendersi contro un avversario agile e svelto, che -si scartava ad ogni momento dalle regole ricevute, attaccando -da tutte le parti ad un tempo, e con tutto ciò -difendendosi e riparando i colpi come un uomo che porta -un gran rispetto alla sua epidermide. Finalmente questa -lotta finì col far perdere la pazienza a Jussac. Furioso -di esser tenuto in scacco da colui che aveva guardato -come un ragazzo, egli si riscaldò e cominciò a far -degli sbagli. D'Artagnan, che in mancanza di pratica -aveva una profonda teoria, raddoppiò di agilità. Jussac, -volendo finirla portò un colpo terribile al suo avversario -fendendo al fondo; ma questi parò di prima, e -mentre che Jussac si rialzava, e strisciando come un -serpente sul suo ferro, gli passò la sua spada attraverso -al corpo. Jussac cadde come un masso. -</p> - -<p> -D'Artagnan gettò allora un colpo d'occhio inquieto -e rapido sul campo di battaglia. -</p> - -<p> -Aramis aveva già ucciso uno dei suoi avversari, ma -l'altro lo stringava d'appresso. Però Aramis era in buona -situazione e poteva ancora difendersi. -</p> - -<p> -Biscarrat e Porthos si erano dati dei colpi forati. -Porthos aveva ricevuto un colpo di spada attraverso il -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -braccio e Biscarrat uno attraverso la coscia. Ma siccome -nè l'una nè l'altra di queste ferite erano gravi, non -facevano che battersi con maggiore accanimento. -</p> - -<p> -Athos, ferito di nuovo da Cabusac impallidiva a vista -d'occhio, ma non rinculava di un piede; egli aveva -soltanto cambiata la mano alla spada e si batteva con -la sinistra. -</p> - -<p> -D'Artagnan secondo le leggi del duello di quell'epoca, -poteva soccorrere qualcuno; e mentre cercava con -lo sguardo quale dei suoi compagni aveva più bisogno -del suo ajuto egli si accorse di un colpo d'occhio di Athos. Questo -colpo d'occhio era di una sublime eloquenza. -Athos sarebbe morto piuttosto che domandar soccorso; -ma egli poteva guardare, e con lo sguardo domandava -un appoggio. D'Artagnan lo indovinò, fece -uno sbalzo terribile, e piombò sul fianco di Cabusac, -gridando. -</p> - -<p> -— A me, signora guardia, io vi uccido! Cabusac si -voltò ed era tempo. Athos, che si sosteneva solo per -il suo gran coraggio, cadde sopra un ginocchio. -</p> - -<p> -— Per bacco! gridò egli a d'Artagnan, non lo ammazzate, -giovane io ve ne prego: ho un vecchio affare -da finire con lui, quando sarò guarito e starò bene. -Disarmatelo soltanto; legategli la spada. Così. Bene! -benissimo! -</p> - -<p> -Questa esclamazione era strappata ad Athos dalla -spada di Cabusac che saltava venti passi da lui lontana. -D'Artagnan e Cabusac si slanciarono assieme, l'uno -per riprenderla, l'altro per impadronirsene; ma d'Artagnan -più svelto arrivò il primo, e vi mise un piede -sopra. -</p> - -<p> -Cabusac corse a quella guardia ch'era stata uccisa -da Aramis, s'impadronì della sua spadaccia, e volle ritornare -sopra d'Artagnan; ma sul suo cammino si incontrò -in Athos che durante la pausa d'un istante, che -gli aveva accordata d'Artagnan, aveva ripreso lena e -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -che, per timore che d'Artagnan gli uccidesse il suo nemico, -voleva ricominciare il combattimento. -</p> - -<p> -D'Artagnan capì che sarebbe stato un disgustarsi -Athos non lo lasciando fare. In fatti, qualche secondo -dopo, Cabusac cadde colla gola trapassata da un colpo -di spada. -</p> - -<p> -Nel medesimo istante Aramis appoggiava la sua spada -contro il petto del suo avversario rovesciato, per -costringerlo a domandare mercede. -</p> - -<p> -Restavano Porthos e Biscarrat. Porthos battendosi -faceva mille fanfaronate, domandando a Biscarrat che -ora poteva essere, e gli faceva i suoi complimenti sulla -compagnia che aveva ottenuta suo fratello nel reggimento -Navarra: ma sempre sforzando non guadagnava -niente. Biscarrat, era uno di quegli uomini di ferro -che non cadono se non che morti. -</p> - -<p> -Ciò non pertanto bisognava finirla. Poteva sopraggiungere -una ronda e prendere tutti i combattenti feriti -e non feriti, realisti e ministeriali. Athos, Aramis -e d'Artagnan, circondarono Biscarrat, e gli intimarono -d'arrendersi. Quantunque solo contro tutti, e con un -colpo di spada che gli traversava una coscia, Biscarrat -voleva far fronte: ma Jussac che si era alzato sul gomito -gli gridò d'arrendersi. Biscarrat era un Guascone -come d'Artagnan, egli fece il sordo e si contentò di ridere, -e fra due parate trovare il tempo di fare un segno -per terra colla punta della sua spada: -</p> - -<p> -— Qui, diss'egli, qui morrà Biscarrat, solo di quelli -che sono con lui. -</p> - -<p> -— Ma essi sono quattro contro di te: finiscila, io te -l'ordino. -</p> - -<p> -— Ah! se tu lo ordini, allora è un'altra cosa, disse -Biscarrat, siccome tu sei il mio brigadiere, io debbo -obbedire. -</p> - -<p> -E facendo un salto in addietro, spezzò la spada contro -il suo ginocchio, e per non renderla, ne gettò i pezzi -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -per disopra al muro del convento, ed incrocio le sue -braccia fischiando una canzone ministeriale. -</p> - -<p> -La bravura è sempre rispettata anche fra nemici: i -moschettieri salutarono Biscarrat colle loro spade, e le -rimisero nel fodero. D'Artagnan fece altrettanto, quindi -aiutato da Biscarrat, il solo che fosse rimasto in piedi, -portò sotto il portico del convento Jussac, Cabusac -e quello fra gli avversari d'Aramis che non era che ferito. -Il quarto, come lo abbiamo detto, era morto. -Quindi suonarono la campanella, e portando seco quattro -spade su cinque, s'incamminarono ebbri di gioia -verso il palazzo del sig. de Tréville. -</p> - -<p> -Si vedevano intrecciati, occupare tutta la larghezza -della strada, chiamando ciascun moschettiere che incontravano, -di modo che alla fine divenne una marcia trionfale. -Il cuore di d'Artagnan nuotava nell'ebbrezza; egli -camminava fra Athos e Porthos stringendoli teneramente. -</p> - -<p> -— Se io non sono ancora un moschettiere, diss'egli -ai suoi nuovi amici oltrepassando la porta del palazzo -del sig. de Tréville, almeno eccomi ricevuto come alunno, -non è vero? -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap6">CAPITOLO VI. -<span class="smaller">SUA MAESTÀ IL RE LUIGI DECIMOTERZO</span></h2> -</div> - -<p> -L'affare fece un gran rumore; il sig. de Tréville sgridò -molto ad alta voce i suoi moschettieri, ma si congratulò -con loro sotto voce, e siccome non vi era tempo -da perdere per prevenire il re, il sig. de Tréville si -sollecitò di andare al Louvre. Era già troppo tardi, il -re era racchiuso col ministro, e fu detto al sig. de Tréville, -che il re era occupato e non poteva ricevere in -quel momento. La sera il signor de Tréville, venne al -giuoco del re. Il re guadagnava, e siccome Sua Maestà -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -era molto avara, così era di un eccellente umore, e scoperse -di lontano il sig. de Tréville. -</p> - -<p> -— Venite qui sig. capitano, diss'egli, venite che io -vi sgridi; sapete voi che il ministro è venuto da me a -farmi delle lagnanze sui vostri moschettieri? e ciò con -una tale emozione che questa sera il ministro è malato: -e che! ma sono diavoli a quattro, gente da forca i vostri -moschettieri! -</p> - -<p> -— No, sire, rispose de Tréville, che vide al primo -colpo come la cosa andava a piegare, no, tutto al contrario, -essi sono buone creature, docili come gli agnelli, -e che non hanno altro desiderio, io me ne faccio garante, -che quello di non cavare la spada dal fodero, -che pel servizio di Vostra Maestà. Ma che volete? le -guardie del ministro sono senza posa a muover loro lite, -e anche per l'onore del corpo, quei poveri giovani -sono costretti a difendersi. -</p> - -<p> -Ascoltate il sig. de Tréville! disse il re, ascoltatelo! -Non si direbbe che egli parla di una comunità di frati? -In verità, mio capitano, ho volontà di togliervi il vostro -brevetto e di darlo a madamigella de Chemerault, -alla quale ho promesso un abbazia. Ma non crediate già -che io voglia credere così alla vostra parola. Mi si chiama -Luigi il Giusto, sig. de Tréville, e or ora noi lo vedremo. -</p> - -<p> -— Ah! è perchè mi fido a questa giustizia, sire, che -io aspetterò pazientemente e tranquillamente il comodo -di Vostra Maestà. -</p> - -<p> -— Aspettate dunque, signore, aspettate dunque, -disse il re, io non mi farò attendere lungamente. -</p> - -<p> -Infatti, la sorte si cambiava, e siccome il re cominciava -a perdere quello che aveva vinto, non era dispiacente -di ritrovare un pretesto per fare, che ci si passi -l'espressione da giuocatore di cui, noi lo confessiamo, -non conosciamo l'origine, per fare Carlomagno. Il re -si alzò dunque dopo un istante, e mettendosi in saccoccia -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -il denaro che era avanti a lui, la maggior parte -del quale era vinto al giuoco: -</p> - -<p> -— Vieuville, diss'egli, prendete il mio posto; bisogna -che io parli al sig. de Tréville per un affare di -importanza. Ah!... io aveva ottanta luigi avanti a me. -Mettete voi pure la medesima somma, affinchè quelli -che hanno perduto non abbiano a lamentarsi. La giustizia -prima di ogni altra cosa. -</p> - -<p> -Poi rivolgendosi verso il sig. de Tréville, e conducendolo -nel vano di una finestra. -</p> - -<p> -— Ebbene! signore, continuò egli, voi dite che sono -state le guardie del ministro che hanno mosso lite ai -vostri moschettieri? -</p> - -<p> -— Sì, come fanno sempre. -</p> - -<p> -— E come è andata la cosa? vediamo: perchè voi lo -sapete, mio caro capitano, bisogna che un giudice ascolti -ambedue le parti. -</p> - -<p> -— Ah! mio Dio! nel modo il più semplice ed il più -naturale. Tre dei miei migliori soldati, che Vostra -Maestà conosce di nome, e di cui ella più di una volta -ha apprezzato i servigi, e che hanno, io posso affermarlo -al re, molto a cuore il loro servigio; tre dei miei -migliori soldati, diceva, i signori Athos, Porthos e Aramis, -avevano combinata una partita di piacere con -un cadetto di Guascogna; che io aveva loro raccomandato -la stessa mattina. La partita doveva aver luogo a -San Germano, io credo, e si erano dati l'appuntamento -ai Carmelitani scalzi, allorchè fu guastata dal sig. -Jussac, e dai signori Cabusac, Biscarrat e altre due -guardie, che certamente non si trovavano là così in numerosa -compagnia senza cattive intenzioni contro gli -editti. -</p> - -<p> -— Ah! ah! voi mi ci fate pensare, disse il re; senza -dubbio essi erano là per battersi fra di loro stessi. -</p> - -<p> -— Io non accuso nessuno, sire, ma lascio a Vostra -Maestà l'apprezzare ciò che potevano andare a fare -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -cinque uomini armati in un luogo così deserto come lo -sono le vicinanze dei Carmelitani. -</p> - -<p> -— Sì, voi avete ragione, de Tréville, voi avete ragione. -</p> - -<p> -— Allora, quando essi hanno veduto i miei moschettieri, -essi hanno cambiato d'idea, ed hanno dimenticato -la loro contesa particolare per l'odio che portano -al mio corpo; perchè Vostra Maestà non ignora che i -moschettieri, che sono tutti pel re, e per nessun altro -che pel re, sono i nemici naturali delle guardie che sono -soltanto pel ministro. -</p> - -<p> -— Sì, de Tréville, sì, disse il re, malinconicamente, -ed è cosa ben trista, credetemi, di vedere, in tal modo -due partiti in Francia, due teste al regno; ma tutto -ciò finirà, de Tréville, tutto ciò finirà. Voi dite dunque -che le guardie hanno mossa contesa ai moschettieri? -</p> - -<p> -— Io dico che è probabile che le cose siano andate -così, ma io non ne giuro, sire. Voi sapete quanto sia -difficile a conoscere la verità, ammeno chè non si sia -dotato di quell'ammirabile istinto che fa chiamare Luigi -XIII il Giusto... -</p> - -<p> -— E avete ragione, de Tréville; ma essi non erano -soli i vostri moschettieri, vi era con loro un ragazzo? -</p> - -<p> -— Sì, sire, e un uomo ferito, dimodochè tre moschettieri -del re, fra i quali un ferito, e un ragazzo, non -solo hanno tenuto testa a cinque delle più terribili -guardie del ministro, ma ancora ne hanno messe quattro -a terra. -</p> - -<p> -— Ma questa è una vittoria! gridò il re tutto raggiante, -una vittoria completa! -</p> - -<p> -— Sì, sire, tanto completa quanto quella del ponte -di Cè. -</p> - -<p> -— Quattro uomini, fra i quali un ferito e un fanciullo, -dite voi? -</p> - -<p> -— Un giovinotto appena. Il quale anzi si è condotto -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -così bene in questa occasione, che io mi prenderei -la libertà di raccomandarlo a Vostra Maestà. -</p> - -<p> -— Come si chiama? -</p> - -<p> -— D'Artagnan, sire. Questi è figlio di uno dei miei -più antichi amici, il figlio di un uomo che ha fatto col -re vostro padre, di gloriosa memoria, la guerra dei -partigiani. -</p> - -<p> -— E voi dite che si è condotto bene questo giovane? -raccontatemi de Tréville; voi sapete che io amo i racconti -di guerre e di combattimenti. -</p> - -<p> -E il re Luigi XIII, rialzò con orgoglio i suoi baffi -appoggiandosi sull'anca. -</p> - -<p> -— Sire, riprese de Tréville, come ve l'ho detto, il -sig. d'Artagnan è quasi un ragazzo; e siccome egli non -ha l'onore di essere moschettiere, era in abito di borghese: -le guardie del ministro, riconoscendo la sua -giovinezza, e di più che non apparteneva al corpo, lo -invitarono a ritirarsi prima di dare l'attacco. -</p> - -<p> -— Allora, voi vedete bene, de Tréville, interruppe -il re, che sono stati essi che hanno attaccato. -</p> - -<p> -— È giusto, sire; così non vi è più alcun dubbio; -essi a lui intimarono di ritirarsi, ma egli era moschettiere -di cuore, e tutto per Vostra Maestà: così dunque -egli rimase coi sig. moschettieri. -</p> - -<p> -— Bravo il giovane! mormorò il re. -</p> - -<p> -— Infatti, egli dimorò con essi, e Vostra Maestà ha -in lui un così forte campione, che fu egli stesso che -dette a Jussac quel terribile colpo di spada che mette -tanto in collera il ministro. -</p> - -<p> -— Fu lui che ferì Jussac? gridò il re; lui, un fanciullo! -questo, de Tréville, è impossibile. -</p> - -<p> -— Eppure è così, come ho l'onore di dire a Vostra -Maestà. -</p> - -<p> -— Jussac! una delle migliori lame del regno! -</p> - -<p> -— Ebbene! sire, egli ha ritrovato il suo maestro. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -</p> - -<p> -— Io voglio vedere questo giovane, de Tréville, io -voglio vederlo, e se se ne può far qualche cosa, ebbene! -noi ce ne occuperemo. -</p> - -<p> -— Quando sarà che Vostra Maestà si degnerà di riceverlo? -</p> - -<p> -— Domani a mezzogiorno, de Tréville. -</p> - -<p> -— Lo condurrò io solo? -</p> - -<p> -— No, conducetemeli tutti quattro assieme. Io voglio -ringraziarli tutti in una volta. Gli uomini affezionati -sono rari, de Tréville, e bisogna ricompensare la -devozione. -</p> - -<p> -— A mezzogiorno, sire, noi saremo al Louvre. -</p> - -<p> -— Ma! per la piccola scala, de Tréville, per la piccola -scala. È inutile che il ministro sappia... -</p> - -<p> -— Sì, sire. -</p> - -<p> -— Voi capite, de Tréville, un editto è sempre un -editto; in fin dei conti il battersi è proibito. -</p> - -<p> -— Ma questo incontro, sire, sorte del tutto dallo -condizioni ordinarie del duello; è una rissa, e la prova -si è che essi erano cinque guardie del ministro contro -i miei tre moschettieri ed il sig. d'Artagnan. -</p> - -<p> -— È giusto, disse il re, ma non importa, de Tréville. -Venite pure per la piccola scala. -</p> - -<p> -De Tréville sorrise. Ma siccome era già molto l'avere -ottenuto che questo fanciullo si rivoltasse contro il -suo maestro, egli salutò rispettosamente il re, e con -pieno contento prese congedo da lui. -</p> - -<p> -Fin dalla stessa sera, i tre moschettieri furono avvisati -dell'onore che loro accordava il re. Siccome essi -conoscevano da lungo tempo il re, non ne furono molto -riscaldati, ma d'Artagnan, colla sua immaginazione -guascona, vi vide venir la sua fortuna, e passò la notte -facendo sogni d'oro. Così dall'ott'ore del mattino -egli era presso Athos. -</p> - -<p> -D'Artagnan ritrovò il moschettiere già vestito e -pronto a sortire. Siccome non avevano l'appuntamento -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -dal re che a mezzogiorno, egli aveva fatto il progetto -con Porthos e Aramis di andare a fare una partita -alla palla in un recinto situato vicino alle scuderie -del Luxembourg. Athos invitò d'Artagnan a seguirli, -e malgrado la sua ignoranza in questo giuoco a cui -non aveva mai giuocato, questi accettò, non sapendo -che fare del tempo dalle nove ore del mattino, che appena -erano, fino al mezzogiorno. -</p> - -<p> -I due moschettieri erano già arrivati e giuocavano -assieme. -</p> - -<p> -Athos, che era molto forte in tutti gli esercizi del -corpo passò con d'Artagnan dalla parte opposta, e li -sfidò. Ma al primo movimento che provò, quantunque -giuocasse con la mano sinistra, capì che la sua ferita -era ancora troppo recente per permettergli un simile -esercizio. D'Artagnan rimase dunque solo, e siccome -dichiarò ch'egli era inesperto per sostenere una partita -in regola, si continuò soltanto a inviarsi delle palle -senza tener conto del giuoco! Ma una di queste palle -lanciate dal pugno ercolino di Porthos, passò così -da vicino al viso di d'Artagnan, che egli pensò che se -invece di passargli da un lato, lo avesse colto in faccia, -la sua udienza era perduta, attesochè sarebbe stato -probabilmente nell'assoluta impossibilità di presentarsi -al re. Ora, siccome da questa udienza, nella sua -immaginazione guascona, dipendeva tutto il suo avvenire, -egli salutò gentilmente Porthos e Aramis, dichiarando, -che egli non riprenderebbe la partita, che -allora quando fosse in istato di tener loro testa, e ritornò -a prender posto nella galleria vicino alla corda. -</p> - -<p> -Disgraziatamente per d'Artagnan, fra gli spettatori -si ritrovava una guardia del ministro, il quale tutto -riscaldato ancora dalla sconfitta dei suoi compagni accaduta -il giorno innanzi soltanto, si era promesso di -afferrare la prima occasione per vendicarla; egli credè -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -dunque che questa occasione fosse venuta, e indirizzandosi -al suo vicino: -</p> - -<p> -— Non è da maravigliarsi, disse egli, che questo -giovinetto abbia paura di una palla, egli senza dubbio -è un alunno dei moschettieri. -</p> - -<p> -D'Artagnan si voltò come se fosse stato morso da -un serpente, e guardò fissamente la guardia che aveva -detto una così insolente proposizione. -</p> - -<p> -— Per bacco! riprese questi arricciandosi insolentemente -i baffi, guardatemi quanto volete, mio piccolo -signore; io ho detto ciò che ho detto. -</p> - -<p> -— E siccome quello che voi avete detto è troppo -chiaro perchè le vostre parole abbiano bisogno di una -spiegazione, rispose d'Artagnan a bassa voce, io vi -pregherei a seguirmi. -</p> - -<p> -— E quando? domandò la guardia con la stessa insolenza. -</p> - -<p> -— Subito, se vi fa piacere. -</p> - -<p> -— E sapete voi chi sono io? -</p> - -<p> -— Io? Lo ignoro completamente, e non me ne inquieto -punto. -</p> - -<p> -— Voi avete torto, perchè se sapeste il mio nome, -non avreste forse tanta fretta. -</p> - -<p> -— Come vi chiamate voi? -</p> - -<p> -— Bernajoux, per servirvi. -</p> - -<p> -— Ebbene! sig. Bernajoux, disse tranquillamente -d'Artagnan, io vado ad aspettarvi sulla porta. -</p> - -<p> -— Andate, signore, io vi seguo. -</p> - -<p> -— Non abbiate troppa fretta, signore, che non si accorgano -che noi sortiamo assieme, voi capirete che, -per quello che andiamo a fare, molta gente c'incomoderebbe. -</p> - -<p> -— Sta bene, rispose la guardia maravigliata che il -suo nome non avesse prodotto verun effetto sul giovinetto. -</p> - -<p> -Infatti, il nome di Bernajoux era conosciuto da tutto -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -il mondo, eccettuato il solo d'Artagnan, forse perchè -era uno di quelli che figuravano il più spesso nelle -risse giornaliere, che tutti gli editti del re e del ministro -non avevano potuto reprimere. -</p> - -<p> -Porthos e Aramis erano tanto occupati della loro -partita, e Athos li guardava con tanta attenzione che -essi non videro neppure sortire il loro giovane compagno, -il quale, come aveva detto alla guardia del ministro, -si fermò sulla porta: un istante dopo questi discese -anch'egli. Siccome d'Artagnan non aveva tempo -da perdere per cagione dell'udienza del re, che era fissata -per il mezzogiorno, girò gli occhi intorno a sè, -vedendo che la strada era deserta: -</p> - -<p> -— In fede mia, signore, disse egli al suo avversario, -è una fortuna per voi, quantunque voi vi chiamate Bernajoux, -di non avere a fare che con un alunno dei moschettieri, -però siate tranquillo, io farò il meglio che -potrò. In guardia! -</p> - -<p> -— Ma, disse colui che d'Artagnan provocava in tal -modo, mi sembra che il luogo sia mal scelto, e che noi -staremmo assai meglio dietro l'Abbazia S. Germano -nel Prato dei Chierici. -</p> - -<p> -— Ciò che voi dite è pieno di buon senso, rispose -d'Artagnan; disgraziatamente io ho poco tempo da -perdere, avendo un appuntamento per il mezzogiorno -preciso. In guardia adunque, signore, in guardia! -</p> - -<p> -Bernajoux non era uomo da farsi ripetere due volte -un simile complimento. Nel medesimo istante la sua -spada brillò nella sua mano, e piombò con un fendente -sul suo avversario che, mercè la sua gran giovinezza, -egli sperava intimidire. -</p> - -<p> -Ma d'Artagnan avea fatto il suo noviziato nel giorno -innanzi, e ancora tutto fresco della sua vittoria, e gonfio -del suo futuro favore, era risoluto di non dare addietro -di un passo: per tal modo i due ferri si ritrovarono -impegnati sino alla guardia, e siccome d'Artagnan -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -si teneva fermo al suo posto, fu il suo avversario -che fece un passo di ritirata. Ma d'Artagnan approfittò -del momento, e in questo movimento, in cui il ferro -di Bernajoux deviava dalla linea, egli disimpegnò -il suo, andò a fondo, e toccò l'avversario in una spalla. -Subito d'Artagnan a sua volta fece un passò in addietro -e rialzò la sua spada; ma Bernajoux gli gridò -che non era niente, e andando a fondo ciecamente su -lui, s'infilzò da se stesso. Però, siccome non cadeva, -siccome non si dichiarava vinto, ma rompeva soltanto -dalla parte del palazzo del signor della Trémouille, al -servizio del quale egli aveva un parente, d'Artagnan -ignorando egli stesso la gravità dell'ultima ferita che -il suo avversario aveva ricevuta, lo stringeva vivamente -dappresso, e senza dubbio lo avrebbe finito con una -terza ferita, allorchè il rumore che si innalzava dalla -strada essendosi esteso fino al giuoco della palla, due -degli amici della guardia che lo avevano inteso cambiare -qualche parola con d'Artagnan, e che lo avevano -veduto sortire in seguito di queste parole, si precipitarono -con la spada alla mano fuori del recinto del -giuoco e piombarono sul vincitore. Ma tosto Athos, -Porthos e Aramis comparvero alla lor volta, e al momento -in cui le due guardie attaccarono il giovane camerata -li costrinsero a voltarsi. In questo momento, -Bernajoux cadde, e siccome le guardie erano due soltanto -contro quattro, essi si misero a gridare: «a noi, -palazzo della Trémouille»; a queste grida tutti quelli -ch'erano nel palazzo sortirono precipitandosi sui quattro -compagni, che dalla loro parte si posero a gridare: -«a noi moschettieri!» -</p> - -<p> -Questo grido era ordinariamente inteso, perchè si -sapeva che i moschettieri erano nemici del ministro, -ed erano amati per l'odio che portavano al ministro. -Così le guardie delle altre compagnie che non appartenevano -al Duca Rosso, come lo aveva chiamato Aramis, -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -prendevano generalmente parte in questa specie di contese -per i moschettieri del re. Di tre guardie della -compagnia del signor des Essarts che passavano, due -vennero in aiuto dei quattro compagni, nel mentre che -l'altro corse al palazzo del sig. de Tréville gridando: -«a noi moschettieri! a noi!» Come d'ordinario, il -palazzo del signor de Tréville era pieno di soldati di -quest'arma, che accorsero in soccorso dei loro camerati. -La mischia divenne generale, ma la forza era pei -moschettieri. Le guardie del ministro e le genti del -sig. della Trémouille, si ritirarono nel palazzo, di cui -chiusero le porte in tempo appena per impedire che i -loro nemici non vi facessero un'irruzione insieme con -loro. In quanto al ferito, fin dal principio era stato trasportato, -e come si disse, in condizioni molto cattive. -L'agitazione era al suo colmo fra i moschettieri ed i -loro alleati, e già si dibatteva se, per punire l'insolenza, -che avevano avuta i domestici dei signor della Trémouille, -di fare una sortita sui moschettieri dei re, si -dovesse mettere il fuoco al suo palazzo. La proposizione -sarebbe stata accettata, messa in esecuzione con -entusiasmo se fortunatamente non battevano le undici -ore: d'Artagnan ed i suoi compagni si ricordarono della -loro udienza, e siccome loro avrebbe rincresciuto -che si fosse fatto un sì bel colpo senza di loro, essi -giunsero a calmare le teste; si contentarono adunque -di gettare qualche sasso contro le porte, ma le porte -resistettero, ed allora si stancarono. D'altronde, quelli -che dovevano essere risguardati come i capi dell'intrapresa -avevano da qualche istante lasciato il gruppo, e -s'incamminavano verso il palazzo del sig. de Tréville, -che li aspettava, ed era già al corrente di questa nuova -bravata. -</p> - -<p> -— Presto, al Louvre, diss'egli, al Louvre senza perdere -un momento, e procuriamo di vedere il re prima -che egli sia prevenuto dal ministro; noi gli racconteremo -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -la cosa come una conseguenza dell'affare di jeri, -e le due passeranno insieme. -</p> - -<p> -Il signor de Tréville, accompagnato dai quattro giovani -si incamminò verso il Louvre, ma, a gran sorpresa -del capitano dei moschettieri, gli fu annunziato -che il re era andato alla caccia del cervo nella foresta -di S. Germano. Il signor de Tréville si fece ripetere -due volte questa notizia, ed a ciascheduna volta i suoi -compagni videro il suo volto imbruttirsi. -</p> - -<p> -— È forse da jeri, domandò egli, che Sua Maestà -aveva il progetto di fare questa caccia? -</p> - -<p> -— No, Eccellenza, rispose il cameriere, è stato il -gran cacciatore che questa mattina è venuto ad annunziare, -che in questa notte si era relegato un cervo a -sua disposizione. Sulle prime ha risposto che non vi -sarebbe andato, quindi non ha potuto resistere al piacere -che gli prometteva questa caccia, e dopo pranzo -è partito. -</p> - -<p> -— E il re ha egli veduto il ministro? domandò il sig. -de Tréville. -</p> - -<p> -— Sì, secondo tutte le probabilità, rispose il cameriere, -perchè questa mattina ho veduto i cavalli alla -carrozza del ministro, ho domandato dove andava, e mi -fu risposto: a S. Germano. -</p> - -<p> -— Noi siamo stati prevenuti, disse il sig. de Tréville. -Signori, io vedrò il re questa sera, ma in quanto a -voi non vi consiglio di azzardarvici. -</p> - -<p> -L'avviso era troppo ragionevole, e soprattutto veniva -da un uomo che conosceva troppo bene il re, perchè -i quattro giovani tentassero di contraddire il signor -de Tréville. Gli invitò dunque a rientrare ciascuno -alle loro stanze e di aspettare le sue notizie. -</p> - -<p> -Rientrando nel suo palazzo, il sig. de Tréville pensò -che bisognava prender data portando querela pel primo. -Egli inviò uno dei suoi domestici al signor della -Trémouille con una lettera nella quale egli lo pregava -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -di metter fuori di casa sua le guardie del ministro, e -di rimproverare le sue genti dell'audacia che avevano -avuta di fare una sortita contro i moschettieri. Ma il -signor della Trémouille, di già prevenuto dal suo scudiero, -di cui come si sa, Bernajoux era il parente, gli -fece rispondere che non spettava nè al signor de Tréville, -nè ai moschettieri il lamentarsi, ma al contrario -a lui, al quale i moschettieri avevano battuti e feriti i -domestici, ed avevano voluto bruciare il palazzo. Ora -siccome la dissensione fra questi due signori avrebbe -potuto durare lungo tempo, dovendo naturalmente sostenere -ciascuno la sua opinione, il signor de Tréville -pensò ad un espediente che aveva per iscopo di finire -tutto: ed era di andare egli stesso dal sig. della Trémouille. -</p> - -<p> -Egli si portò adunque subito al di lui palazzo, e si -fece annunziare. -</p> - -<p> -I due signori si salutarono gentilmente, perchè se -non v'era amicizia fra di loro, vi era almeno stima. -Entrambi erano uomini di coraggio e di onore, e siccome -il signor della Trémouille, protestante, vedeva -raramente il re, non era di alcun partito, egli in generale -non apportava alcuna prevenzione nelle sue relazioni -sociali. Questa volta, ciò non ostante, il suo ricevimento, -quantunque gentile; fu più freddo dell'ordinario. -</p> - -<p> -— Signore, disse de Tréville, noi crediamo di avere -a lamentarci l'uno dell'altro, e sono venuto io stesso -perchè assieme rischiariamo questo affare. -</p> - -<p> -— Volentieri, rispose della Trémouille; ma vi prevengo -che io sono bene informato, e che tutto il torto -sta dalla parte dei vostri moschettieri. -</p> - -<p> -— Voi siete un uomo troppo giusto e troppo ragionevole, -signore, disse de Tréville, per non accettare -la proposizione che vengo a farvi. -</p> - -<p> -— Dite, signore, io ascolto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -</p> - -<p> -— Come sta il signor Bernajoux, il parente del vostro -scudiero? -</p> - -<p> -— Male, signore, molto male. Oltre il colpo di spada -che egli ha ricevuto nel braccio, e che non è altrimenti -pericoloso, egli ne ha ancora raccolto uno che gli -traversa il polmone, di modo che il medico ha ben poche -speranze. -</p> - -<p> -— Ma il ferito ha conservato l'uso delle sue facoltà? -</p> - -<p> -— Perfettamente. -</p> - -<p> -— Parla egli? -</p> - -<p> -— Con difficoltà, ma parla. -</p> - -<p> -— Ebbene! signore, portiamoci da lui, scongiuriamolo -nel nome di quel Dio davanti al quale egli andrà -forse a comparire, di dire la verità, io lo prendo per -giudice nella sua propria causa, signore, e ciò che dirà -io lo crederò. -</p> - -<p> -Il signor della Trémouille riflettè un istante, quindi, -siccome era difficile il poter fare una proposizione -più ragionevole, egli accettò. -</p> - -<p> -Entrambi discesero nella camera ove era il ferito. -Questi vedendo entrare i due nobili signori che venivano -a fargli visita, tentò di sollevarsi sul suo letto, -ma egli era troppo debole e spossato dallo sforzo che -aveva fatto, ricadde quasi senza conoscenza. -</p> - -<p> -Il signor della Trémouille si avvicinò a lui, e gli fece -aspirare dei sali che lo richiamarono alla vita. Allora -il signor de Tréville, non volendo che si potesse accusare -di avere influito sul malato, invitò il signor -della Trémouille a interrogarlo egli stesso. -</p> - -<p> -Ciò che aveva preveduto il de Tréville, accadde. Posto -fra la vita e la morte, come lo era Bernajoux, non -ebbe neppure l'idea di tacere un momento la verità, -e raccontò ai due signori esattamente le cose tali quali -erano accadute. -</p> - -<p> -Era tutto ciò che voleva il sig. de Tréville; egli augurò -a Bernajoux una pronta convalescenza: prese congedo -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -dal signore della Trémouille, rientrò al suo palazzo; -e fece tosto avvertire i quattro amici ch'egli gli -aspettava a pranzo. -</p> - -<p> -Il signor de Tréville riceveva sempre una buonissima -compagnia, s'intende tutta anti-ministeriale. Si -capirà dunque che la conversazione si aggirò tutta, -durante il pranzo, sulle due sconfitte che avevano provate -le guardie del ministro. Ora, siccome d'Artagnan -era stato l'eroe di queste due giornate, fu sopra di lui -che caddero tutte le congratulazioni, che Athos, Porthos -e Aramis gli abbandonarono, non solo da buoni -camerati, ma da uomini che avevano avuto abbastanza -elogi alla loro volta per lasciargli libera la sua. -</p> - -<p> -Verso le sei ore, il signor de Tréville annunciò che -egli era obbligato di andare al Louvre; ma siccome -l'ora dell'udienza accordata da Sua Maestà era passata, -in luogo di reclamare l'entrata dalla piccola scala, -egli si pose coi quattro giovani nell'anticamera. Il re -non era ancora ritornato dalla caccia. I nostri giovani -aspettavano da una mezz'ora appena, immischiati alla -folla dei cortigiani, allorchè tutte le porte si aprirono, -e fu annunziato il re. -</p> - -<p> -A questo annunzio d'Artagnan si sentì fremere fino -alla midolla delle ossa. L'istante che doveva seguire, -secondo tutte le probabilità, doveva decidere del resto -della sua vita. Così i suoi occhi si fissarono con angoscia -sulla porta per la quale doveva entrare Sua Maestà. -</p> - -<p> -Luigi XIII comparve, camminando pel primo; era -in abito da caccia ancora tutto polveroso, portava due -grandi stivali, ed aveva il frustino in mano. Al primo -colpo d'occhio d'Artagnan giudicò che lo spirito del -re era in tempesta. -</p> - -<p> -Per quanto fosse visibile questa disposizione in cui -trovavasi Sua Maestà, essa però non impedì ai cortigiani -di porsi in linea sul suo passaggio, nelle anticamere -reali. Meglio vale ancora essere veduto con occhio -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -sdegnato di quello che non essere veduto dei tutto. -I tre moschettieri non esitarono dunque un momento, -e fecero un passo in avanti, nel mentre che -d'Artagnan al contrario restò nascosto dietro di loro; -ma quantunque il re conoscesse personalmente Athos, -Porthos, e Aramis, egli passò davanti a loro senza parlargli, -e come se non gli avesse mai veduti. In quanto -al sig. de Tréville, allorchè gli occhi del re si fermarono -un istante su di lui, egli sostenne questo sguardo -con tanta fermezza, che fu il re che dovè pel primo divergere -la vista; dopo ciò, Sua Maestà, brontolando, -rientrò nel suo appartamento. -</p> - -<p> -— Gli affari vanno male, disse Athos sorridendo, e -noi questa volta non saremo fatti cavalieri. -</p> - -<p> -— Aspettate dieci minuti, disse il signor de Tréville, -e se in capo a dieci minuti voi non mi vedrete sortire, -ritornate al mio palazzo, perchè sarà inutile che -voi aspettiate più lungamente. -</p> - -<p> -I quattro giovani attesero dieci minuti, un quarto -d'ora, venti minuti, e vedendo che il signor de Tréville -non ricompariva, essi sortirono molto inquieti -per quello che poteva accadere. -</p> - -<p> -Il signor de Tréville entrato coraggiosamente nel -gabinetto del re aveva ritrovato Sua Maestà di cattivissimo -umore, seduto sopra un sofà, battendosi gli -stivali col manico del frustino, cosa che non gli aveva -impedito di domandargli con tutta la più gran flemma -del mondo le notizie della sua salute. -</p> - -<p> -— Cattive, signore, cattive, rispose il re; io mi annoio. -</p> - -<p> -Era infatti la peggiore malattia di Luigi XIII, e sovente -prendeva uno dei suoi cortigiani, lo attirava ad -una finestra, e gli diceva: il signor tale, annojamoci -insieme. -</p> - -<p> -— Come! Vostra Maestà si annoja! disse il signor -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -de Tréville. Non si è preso oggi il divertimento della -caccia? -</p> - -<p> -— Bel divertimento, signore! tutto degenera, sull'anima -mia, e io non so se sia il selvaggiume che non -ha più aria, o i cani che non hanno più naso. Noi lanciammo -un cervo di dieci anni, noi lo inseguimmo per -sei ore, e quando fu vicino a tenere, quando San Simone -metteva già il corno alla bocca per suonare la -presa, crac! tutta la muta volta di banda, e si trasporta -sopra un cerviatto di due anni. Voi vedrete che io -sarò obbligato di renunciare alla caccia di corsa, come -ho già renunciato alla caccia di volo. Ah! sono un re -ben disgraziato, signor de Tréville: io non aveva più -che un girifalco, ed è morto jeri l'altro. -</p> - -<p> -— In fatti, sire, io comprendo la vostra disperazione, -e la disgrazia è grande; ma mi sembra che vi resti -ancora un buon numero di falconi, di sparvieri, e -di moscardi. -</p> - -<p> -— E non un uomo per istruirli; i falconieri se ne -vanno, non vi son più che io che conosca l'arte della -caccia. Dopo di me tutto sarà finito, e si anderà a caccia -colle trappole, col vischio, coi lacci. Se io avessi -ancora il tempo di fare degli allievi! ma sì, il ministro -è là che non mi lascia un istante di riposo, che mi parla -della Spagna, che mi parla della Germania, che mi -parla dell'Inghilterra! ah! a proposito del ministro, signor -de Tréville, io sono malcontento di voi. -</p> - -<p> -Il signor de Tréville aspettava il re a questa caduta. -Egli conosceva il re da lungo tempo: egli aveva compreso -che tutti i suoi lamenti non erano che una prelazione, -una specie di eccitazione per incoraggiare se -stesso, e che egli era finalmente giunto al punto dove -voleva arrivare. -</p> - -<p> -— E in che sono io tanto disgraziato per dispiacere -a Vostra Maestà? domandò il signor de Tréville fingendo -la più alta meraviglia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -</p> - -<p> -— È così che voi disimpegnate la vostra carica, signore? -continuò il re senza rispondere direttamente alla -domanda del signor de Tréville: è forse per questo che -io vi ho nominato capitano dei miei moschettieri, perchè -essi assassinassero un uomo, commovessero un -quartiere, e volessero bruciar Parigi senza che voi me -ne diceste una parola? ma del resto, continuò il re, senza -dubbio mi affretto troppo ad accusarvi, senza dubbio, -i perturbatori sono in prigione, e voi ora venite ad -annunziarmi che è stata fatta giustizia. -</p> - -<p> -— Sire, rispose tranquillamente il signor de Tréville, -io vengo a domandarvela. -</p> - -<p> -— E contro chi? gridò il re. -</p> - -<p> -— Contro i calunniatori! disse il signor de Tréville. -</p> - -<p> -— Ah! eccone una nuova, riprese il re. Mi direte voi -ora che quei tre dannati di moschettieri, Athos, Porthos, -Aramis, e il vostro cadetto di Bearn, non si sono -gettati come tanti furiosi sul povero Bernajoux, e non -l'hanno maltrattato in modo tale che a quest'ora è più -che probabile che sia per rendere l'anima a Dio? mi direte -voi ora ch'essi non hanno fatto l'assedio al palazzo -del duca della Trémouille, e ch'essi non volevano bruciarlo? -cosa che non sarebbe stata una gran disgrazia -in tempo di guerra, atteso che quello è un nido di ugonotti, -ma che in tempo di pace è un tristissimo esempio. -Dite, vorrete voi negarmi tutto ciò? -</p> - -<p> -— E chi ha fatto a Vostra Maestà un così bel racconto? -domandò tranquillamente il signor de Tréville. -</p> - -<p> -— Chi mi ha fatto un così bel racconto, signore e -chi volete voi che sia, se non è quello che veglia quando -io dormo, che lavora quando io mi diverto, che guida -tutto al di dentro e al di fuori del regno, in Francia, -come in Europa? -</p> - -<p> -— Sua Maestà vorrà parlare di Dio, senza dubbio, -disse il signor de Tréville, perchè io non conosco che -Dio, che sia così possente al disopra di Vostra Maestà. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -</p> - -<p> -— No, signore, io voglio parlare del sostegno dello -Stato, del mio servitore, del mio solo amico, del ministro. -</p> - -<p> -— Non vi è che un solo uomo infallibile, a quanto -c'impone di credere la nostra fede, su questa terra, -e la sua infallibilità non si può estendere a nessun altro. -</p> - -<p> -— Dunque voi volete dire ch'egli m'inganna? volete -voi dire ch'egli mi tradisce? allora voi lo accusate. Vediamo, -dite confessatelo francamente, voi lo accusate? -</p> - -<p> -— No, sire, ma io dico che egli inganna se stesso; -io dico che è male informato, io dico che egli ha troppa -fretta nell'accusare i moschettieri di Vostra Maestà, -pei quali egli è ingiusto, e che non è stato ad attignere -le sue informazioni da buone sorgenti. -</p> - -<p> -— L'accusa viene dal duca della Trémouille, dal duca -stesso: che risponderete voi a questo? -</p> - -<p> -— Io potrei rispondere, sire, ch'egli è troppo interessato -nella questione per potere essere un testimone -imparziale; ma lungi di là, sire, io conosco il duca per -un leale gentiluomo, io me ne riporterò a lui, ma a una -sola condizione, sire. -</p> - -<p> -— Quale? -</p> - -<p> -— Che vostra Maestà lo faccia venire qui, lo interroghi, -ma ella stessa a quattr'occhi, senza testimoni, e -che io riveda Vostra Maestà subito che avrà veduto il -duca. -</p> - -<p> -— Sì! fece il re, e voi vi riportate a ciò che dirà il -signore della Trémouille? -</p> - -<p> -— Sì, sire. -</p> - -<p> -— Voi accetterete il suo giudizio? -</p> - -<p> -— Senza dubbio. -</p> - -<p> -— E voi vi sottometterete alle riparazioni che egli -esigerà? -</p> - -<p> -— Interamente. -</p> - -<p> -— La Chesnaye! fece il re, la Chesnaye! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -</p> - -<p> -Il cameriere di confidenza di Luigi XIII che stava -sempre alla sua porta, entrò. -</p> - -<p> -— La Chesnaye, disse il re, che si mandi sul momento -stesso a cercare il signore della Trémouille; io voglio -parlargli questa sera. -</p> - -<p> -— Vostra Maestà mi dà la sua parola ch'ella non vedrà -alcuno oltre il signore della Trémouille e me? -</p> - -<p> -— Non vedrò alcuno, fede da gentiluomo. -</p> - -<p> -— A dimani, sire, adunque. -</p> - -<p> -— A dimani, signore. -</p> - -<p> -— A qual ora, se piace a Vostra Maestà? -</p> - -<p> -— All'ora che voi vorrete. -</p> - -<p> -— Ma venendo troppo presto io temo di svegliare -Vostra Maestà. -</p> - -<p> -— Di svegliarmi! forse che dormo io? io non dormo -più, signore; qualche volta sogno, ecco tutto. Venite -dunque di buon mattino quando volete, a sette ore; ma -guai a voi, se i vostri moschettieri sono colpevoli? -</p> - -<p> -— Se i miei moschettieri sono colpevoli saranno rimessi -nelle mani di Vostra Maestà che ordinerà di loro, -secondo che più le aggrada. Vostra Maestà esige -ella qualche altra cosa di più? comandi, io sono pronto -ad obbedire. -</p> - -<p> -— No, signore, no: non è senza una ragione che mi -chiamano Luigi il Giusto. A dimani dunque, signore, -a dimani. -</p> - -<p> -— Che Dio guardi Vostra Maestà! -</p> - -<p> -Per poco che dormisse il re, il signor de Tréville dormì -ancor meno; egli aveva fatto prevenire fin dalla -stessa sera i suoi tre moschettieri ed il loro compagno, -di ritrovarsi da lui a sei ore e mezzo del mattino. Egli -li condusse con sè senza affermar loro niente, senza -prometter niente, e non nascondendo che il loro favore, -ed anche il suo dipendeva da un colpo di dadi. -</p> - -<p> -Giunto ai piedi della scala, egli li fece aspettare. -Se il re era sempre irritato contro di loro, essi si allontanerebbero, -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -senza essere veduti; se il re acconsentiva -a riceverli, non vi avrebbe voluto che farli chiamare. -</p> - -<p> -Giungendo nell'anticamera particolare del re, il signor -de Tréville trovò la Chesnaye, che gli disse che -la sera non avevano ritrovato il duca della Trémouille -nel suo palazzo, ch'egli era rientrato troppo tardi per -potersi presentare al Louvre, ch'egli era giunto da pochi -momenti e che allora parlava col re. -</p> - -<p> -Questa circostanza piacque moltissimo al sig. de Tréville, che -in questo modo fu fatto certo che un'intervenzione -straniera non si sarebbe intromessa fra la deposizione -del duca della Trémouille e lui. -</p> - -<p> -Infatti dieci minuti erano appena scorsi, che si aprì -la porta del gabinetto del re, e che il sig. de Tréville -ne vide sortire il duca della Trémouille, il quale venendo -direttamente a lui gli disse: -</p> - -<p> -— Signor de Tréville, Sua Maestà mi ha mandato a -chiamare per sapere come sono accadute le cose di ieri -mattina, al mio palazzo. Io gli ho detto la verità, -cioè che la colpa è stata delle mie genti, e che era -pronto a farvene le mie scuse. Poichè vi trovo, accettatele, -e vogliate tenermi sempre per uno dei vostri -amici. -</p> - -<p> -— Signor duca, disse de Tréville, io era così pieno -di confidenza sulla vostra lealtà, che non ho voluto -presso Sua Maestà altro difensore che voi stesso. Io -non mi sono ingannato, e vi ringrazio di avermi provato -che esiste ancora un uomo di cui possa dire senza -sbagliarmi ciò che ho detto di voi. -</p> - -<p> -— Sta bene, sta bene! disse il re che aveva ascoltato -tutti questi complimenti stando fra le due porte; -soltanto ditegli, de Tréville, poichè pretende di essere -uno dei vostri amici, che io pure vorrei essere fra i -suoi, ma che egli mi trascura, e che sono oramai tre -anni che non l'ho veduto, e che non lo vedo che quando -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -lo mando a chiamare. Ditegli ciò per parte mia, -poichè queste sono cose che un re non può dire da se -stesso. -</p> - -<p> -— Grazie, sire, grazie, disse il duca, ma che Vostra -Maestà creda bene che non sono quelli, io non dico ciò -per il sig. de Tréville, che non sono quelli che ella vede -a tutte le ore del giorno, quelli che le sono i più affezionati. -</p> - -<p> -— Ah! voi avete inteso ciò che ho detto, tanto meglio, -duca, meglio! disse il re avanzandosi sulla porta. -Ah! siete voi, de Tréville, dove sono i vostri moschettieri? -io vi ho detto ieri l'altro di condurmeli, perchè -non lo avete fatto? -</p> - -<p> -— Essi sono da basso, sire, e col vostro permesso la -Chesnaye anderà a dir loro di salire. -</p> - -<p> -— Sì, sì, ch'essi vengano subito; sono in breve le -otto, ed io a nove ore aspetto una visita. Andate, signor -duca, e ricordatevi sopra tutto di ritornare. Entrate -de Tréville. -</p> - -<p> -Il duca salutò, e sortì. Al momento in cui apriva la -porta i tre moschettieri e d'Artagnan condotti da la -Chesnaye, comparvero sull'alto della scala. -</p> - -<p> -— Venite, miei bravi, disse il re, venite; io ho da -sgridarvi. -</p> - -<p> -I moschettieri si avanzarono inchinandosi, d'Artagnan -gli seguiva. -</p> - -<p> -— Come diavolo! continuò il re, voi quattro in due -giorni avete messo fuori di combattimento sette guardie -del ministro! questo è troppo, signori, questo è -troppo. Con questi conti, il ministro sarà obbligato di -rinnovare la sua compagnia in tre settimane, ed io sarò -costretto di fare applicare gli editti in tutto il loro -rigore. Uno per accidente, pazienza; ma sette in due -giorni, io lo ripeto è troppo, grandemente troppo. -</p> - -<p> -— Perciò, sire, vostra Maestà vede ch'essi vengono, -pentiti e contriti per fare le loro scuse. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -</p> - -<p> -— Benchè pentiti e contriti, hum! fece il re, io non -mi fido delle loro facce ipocrite, vi è particolarmente -laggiù una figura da Guascone... venite qui, signore. -</p> - -<p> -D'Artagnan che comprese essere il complimento indirizzato -a lui, si avvicinò prendendo l'aspetto il più -disperato. -</p> - -<p> -— Ebbene, che dite voi dunque che questi è un giovane? -un ragazzo, signor de Tréville, un vero ragazzo. -Ed è stato lui che ha dato un così rozzo colpo di -spada a Jussac? -</p> - -<p> -— E gli altri due colpi di spada a Bernajoux. -</p> - -<p> -— Davvero? -</p> - -<p> -— Senza contare, disse Athos, che se non mi avesse -liberato dalle mani di Cabusac, io certamente non avrei -l'onore di fare in questo momento le mie umilissime -riverenze a Vostra Maestà. -</p> - -<p> -— Ma questo Bearnese è dunque un vero demonio, -<i>ventegris</i>! sig. de Tréville, come avrebbe detto mio padre. -In questo mestiere si devono per forza consumare -molti sai, e per forza spezzare molte spade. Ora i Guasconi -sono sempre poveri, non è vero? -</p> - -<p> -— Sire, io debbo dire che non sono ancora state ritrovate -delle miniere d'oro nelle loro montagne, quantunque -il Signore dovrebbe far questo miracolo in ricompensa -del modo con cui hanno sostenuto le pretese -del re vostro padre. -</p> - -<p> -— Che è quanto dire che sono stati i Guasconi che -hanno fatto re me pure, non è vero de Tréville, perchè -io sono figlio di mio padre. Ebbene alla buon'ora, -io non dico di no. La Chesnaye andate a vedere se, frugando -in tutte le mie saccocce, voi trovate quaranta -doppie, e se le trovate portatemele. E ora vediamo, -giovane, una mano sulla coscienza e raccontatemi lo -accaduto. -</p> - -<p> -D'Artagnan raccontò l'avventura del giorno innanzi -con tutti i suoi particolari; in che modo non avendo -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -potuto dormire per la gioia che avrebbe provato nel -vedere Sua Maestà, egli era arrivato presso i suoi amici -tre ore prima dell'udienza; in che modo essi erano -andati assieme al giuoco della palla, e come nel timore -che aveva manifestato di ricevere una palla sul viso, -egli era stato messo in ridicolo da Bernajoux, il -quale per poco non aveva pagato colla perdita della -vita le sue villanie, e che il sig. della Trémouille non -aveva alcuna colpa per la sortita che fu fatta dal suo -palazzo. -</p> - -<p> -— È così mormorò il re; è precisamente così che mi -è stata raccontata la faccenda dallo stesso duca. Povero -ministro! sette uomini in due giorni e dei più cari; -ma basta così, signori; voi vi siete presa la vostra rivincita -della strada Ferou, ed anche al di là; voi dovete -esser soddisfatti. -</p> - -<p> -— Se Vostra Maestà lo è, disse de Tréville, noi lo -siamo. -</p> - -<p> -— Sì io lo sono, aggiunse il re, prendendo un pugno -d'oro dalla mano di Chesnaye e mettendolo in quella -di d'Artagnan; eccovi diss'egli, una pruova della mia -soddisfazione. -</p> - -<p> -A quell'epoca le idee d'orgoglio che sono in uso ai -nostri giorni, non erano ancora alla moda. Un gentiluomo -riceveva del denaro dalla mano del re, e non ne rimaneva -menomamente umiliato. D'Artagnan adunque -si mise le quaranta doppie in saccoccia senza fare alcuna -osservazione, ed anzi ringraziò grandemente Sua -Maestà. -</p> - -<p> -— Basta! disse il re guardando l'orologio a pendolo -basta! perchè sono le otto e mezza, ritiratevi; io ve l'ho -già detto, aspetto qualcuno a nove ore. Grazie del vostro -attaccamento, signori. Io posso contarvi non è -vero? -</p> - -<p> -— Oh! sire, gridarono ad una sola voce i quattro compagni, noi -ci faremo tagliare a pezzi per Vostra Maestà. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -</p> - -<p> -— Bene, bene; ma restate intieri, ciò val meglio, e -così mi potrete essere più utili. De Tréville aggiunse -il re a mezza voce nel mentre che gli altri si ritiravano, -siccome voi non avete posti vacanti nei vostri -moschettieri, e che d'altronde per entrare in questo -corpo noi abbiamo deciso che sia necessario un noviziato, -situate questo giovane nella compagnia delle -guardie del sig. des Essarts, vostro cognato. Ah per -bacco de Tréville, io mi rallegro delle boccacce che farà -il ministro, egli sarà furioso, ma per me è lo stesso; -io faccio uso dei miei diritti. -</p> - -<p> -E il re salutò con la mano de Tréville che sortì, e -andò a raggiungere i suoi moschettieri, che stavano dividendosi -con d'Artagnan le sue quaranta doppie. -</p> - -<p> -E il ministro, come lo aveva detto Sua Maestà, fu -effettivamente furioso che per otto giorni non intervenne -al giuoco, cosa che non impediva al re di fargli -la più buona cera del mondo e di chiedergli con la voce -la più accarezzante tutte le volte che lo incontrava: -</p> - -<p> -— Ebbene sig. ministro come va quel povero Bernajoux, -e quel povero Jussac, che sono delle vostre -guardie? -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap7">CAPITOLO VII. -<span class="smaller">L'INTERNO DEI MOSCHETTIERI</span></h2> -</div> - -<p> -Allorquando d'Artagnan fu fuori del Louvre e che -consultò i suoi amici sull'uso che dovea fare della sua -parte delle quaranta doppie, Athos gli consigliò di ordinare -un buon pranzo alla Pigna, Porthos di prendere -un lacchè, e Aramis di farsi un'amica conveniente. -</p> - -<p> -Il pranzo fu eseguito lo stesso giorno, e il lacchè era -stato fornito da Porthos. Era uno di Piccardia che il -glorioso moschettiere aveva accaparrato il giorno stesso -nel mentre che sul ponte della Tournelle faceva dei -cerchi sputando nell'acqua. Porthos aveva preteso che -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -questa occupazione era la pruova di una organizzazione -riflessiva e contemplativa, e lo aveva condotto senz'altra -raccomandazione. L'imponente aspetto di questo -gentiluomo, per conto del quale egli si credeva impegnato, -aveva sedotto Planchet, che tale era il nome -del giovane di Piccardia, e fu in sua casa una leggera -contesa quando vide che il posto era già preso da un altro -confratello chiamato Mousqueton, e allorchè Porthos -gli significò il suo stato di famiglia, quantunque grande, -non gli permetteva di tenere due domestici, e che -gli abbisognava di entrare al servizio di d'Artagnan. -Però allorchè assistè al pranzo dato dal suo padrone, e -che quando pagava lo vide cavare un pugno d'oro di -saccoccia credè assicurata la sua fortuna, e ringraziò il -cielo di esser caduto nelle mani di un simil Creso, egli -perseverò in questa opinione fin dopo il festino, cogli -avanzi del quale egli riparò a molte e lunghe astinenze. -Ma le chimere di Planchet svanirono nella sera facendo -il letto al suo padrone. Il letto era solo nell'appartamento, che -si componeva di un'anticamera e di una -camera da dormire. Planchet dormì nell'anticamera sopra -una coperta tolta dal letto di d'Artagnan, e di cui -d'Artagnan fece senza per l'avvenire. -</p> - -<p> -Athos dal canto suo aveva un cameriere che era stato -allevato al suo servizio in un modo tutto particolare, -e che si chiamava Grimaud. Egli era molto silenzioso -questo degno signore. Ben inteso, noi parliamo di -Athos. -</p> - -<p> -Da cinque o sei anni che egli viveva nella più profonda -intimità con i suoi compagni, Porthos e Aramis, -questi si ricordavano di averlo veduto sorridere spesso, -ma giammai lo avevano inteso ridere. Le sue parole -erano corte ed espressive, dicendo sempre ciò che -voleva dire e niente più; nessuna galanteria, nessun ricamo -arabesco. La sua conversazione era un fatto senza -alcun episodio. Quantunque Athos avesse appena -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -trent'anni e avesse una gran bellezza di corpo e di -spirito, nessuno sapeva se avesse un'amica. Giammai -egli parlava di donne. Soltanto non impediva che se -ne parlasse avanti a lui, quantunque fosse facile il vedere -che questo genere di conversazione, al quale egli -non prendeva parte che per dire parole amare e osservazioni -misantropiche molto disaggradevoli. La sua riserva, -la sua selvatichezza, il suo mutismo ne formavano -quasi un vecchio: egli dunque aveva abituato Grimaud, -per non derogare alle sue abitudini, ad obbedirlo -sopra un semplice gesto, o sopra un semplice muover -di labbra. Non gli parlava che nelle circostanze le -più interessanti: qualche volta Grimaud, che temeva -il suo padrone come il fuoco, nel mentre che mostrava -un grande attaccamento alla sua persona ed una gran -venerazione al suo genio, credeva di aver capito perfettamente -ciò che egli desiderava, si slanciava per eseguire -gli ordini ricevuti e faceva precisamente il contrario. -Allora Athos si stringeva nelle spalle, e senza -andare in collera bastonava Grimaud. In quei giorni -parlava alcun poco. -</p> - -<p> -Porthos, come si è potuto vedere, aveva un carattere -tutto opposto a quello di Athos: non solo egli parlava -molto, ma ad alta voce; poco gl'importava del resto: -bisognava rendergli questa giustizia, che fosse o -no ascoltato, egli parlava per il piacere di parlare, e -per il piacere di sentirsi; parlava sopra tutte le materie -eccetto che di scienze, protestando su questo argomento -il suo odio inveterato che portava fin dall'infanzia -agli scienziati. Egli aveva minore aria di gran signore -di Athos, e il sentimento della sua inferiorità su -questo soggetto lo aveva, nel principio della loro amicizia, -reso spesse volte ingiusto contro questo gentiluomo, -che allora si era sforzato di superare col lusso -del suo abbigliamento. Ma con la sua semplice casacca -da moschettiere, e nient'altro che pel modo col quale -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -portava la testa in addietro ed il piede in avanti, Athos -prendeva nel medesimo istante il posto che gli era dovuto -e relegava il fastoso Porthos nel secondo rango. -Porthos se ne consolava riempiendo l'anticamera del sig. -de Tréville e i corpi di guardia del Louvre col rumore -delle sue buone fortune, fortune di cui Athos non parlava -mai, e nel momento, dopo esser passato dalla nobiltà -di toga alla nobiltà di spada, dalla cittadina alla -baronesca, non si trattava niente meno per Porthos, -che di una principessa straniera che gli voleva un bene -enorme. -</p> - -<p> -Un antico proverbio dice: «tale è il padrone tale è -il servitore». Passiamo adunque dal cameriere d'Athos -al cameriere di Porthos, da Grimaud a Mousqueton. -</p> - -<p> -Mousqueton era un Normanno al quale il suo padrone -aveva cambiato il nome pacifico di Bonifazio in quello -infinitamente più sonoro e più bellicoso di Mousqueton. -Egli era entrato al servizio di Porthos colla -condizione di essere vestito ed alloggiato soltanto, ma -in un modo magnifico; egli non reclamava che due ore -il giorno per andare ad un'industria che doveva bastare -a provvederlo degli altri suoi bisogni. Porthos -aveva accettato il contratto; e la cosa andava a meraviglia. -Egli faceva tagliare a Mousqueton dei saj dai -suoi abiti vecchi, e dai suoi mantelli di rimonta, e consacrarli, -mercè un sartore molto intelligente che rimetteva -a nuovo questi vestiti voltandoli, e la di cui moglie -era in sospetto di far discendere Porthos dalle sue -abitudini aristocratiche. Mousqueton faceva un ottima -figura andando dietro al suo padrone. -</p> - -<p> -In quanto ad Aramis, di cui noi crediamo avere sufficientemente -esposto il carattere, carattere del resto -che, come quello dei suoi compagni, noi potremo seguire -nel suo sviluppo, il suo lacchè, che si chiamava Bazin, -mercè la speranza che aveva il suo padrone di entrare -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -un giorno negli ordini, era sempre vestito di nero, -come lo esigeva il suo futuro carattere. Costui era -di Berry, di trentacinque ai quaranta anni; docile, pacifico, -che si occupava a leggere opere pietose, distrazione -che gli accordava il suo padrone, facendo un pranzo -strettamente per due, di pochi piatti ma eccellenti. -Del rimanente egli era muto, cieco sordo e di una fedeltà -a tutta pruova. Ora che noi conosciamo, almeno -superficialmente i padroni e i servitori, passiamo agli -alloggi che ciascheduno di essi occupava. -</p> - -<p> -Athos abitava Strada Ferou a due passi dal Luxembourg; -il suo appartamento si componeva di due piccole -camere ammobiliate con molta proprietà in una -casa guernita, la di cui albergatrice, ancor giovane e -veramente bella, gli faceva inutilmente gli occhi dolci. -Qualche rimasuglio di un grande splendore passato, -spiccava qua e là sui muri di questo modesto alloggio; -era per esempio, una spada riccamente damascata, che -rimontava all'epoca di Francesco I, e la di cui sola -impugnatura incrostata di pietre preziose, poteva valere -dugento doppie, e che ciò non ostante nei momenti -della più grande ristrettezza, Athos non aveva mai acconsentito -nè ad impegnare, nè a vendere. Questa spada -aveva attirato da lungo tempo la ambizione di Porthos. -Porthos avrebbe dato dieci anni della sua vita -per possedere quella spada. -</p> - -<p> -Un giorno che egli aveva un appuntamento con una -duchessa, tentò eziandio di chiederla in imprestito ad -Athos. Athos senza dir niente, vuotò le sue saccocce, -riunì tutti i suoi gioielli, borse, spinette, catene d'oro, -e offrì il tutto a Porthos: ma in quanto alla spada gli -disse, ella era sigillata al suo posto, e non doveva lasciarlo -che allora quando il suo padrone lascerebbe egli -stesso il suo alloggio. Oltre questa spada, vi era ancora -un ritratto rappresentante un signore del tempo -di Enrico III, vestito con la più grande eleganza, e che -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -portava l'ordine dello Spirito Santo, e questo ritratto -aveva con Athos certe rassomiglianze di linee, certe -similitudini di famiglia che indicavano che questo gran -signore, cavaliere degli ordini del re, era un suo antenato. -Finalmente un magnifico bauletto colle stesse armi -in oro che portava la spada ed il ritratto formava il -centro del camminetto che faceva orribilmente scomparire -tutto il resto della mobilia. Athos portava sempre -la chiave di questo bauletto con se. Ma un giorno -egli l'aveva aperto davanti a Porthos, il quale aveva -potuto assicurarsi che questo bauletto non conteneva -che lettere e carte; lettere senza dubbio amorose, e carte -di famiglia. -</p> - -<p> -Porthos abitava un appartamento molto vasto e di -una apparenza sontuosissima. Strada del Vecchio Colombajo. -Ciascheduna volta che egli passava con qualche -amico davanti alle sue finestre, a una delle quali -Mousqueton stava sempre in gran-livrea, Porthos alzava -la testa e la mano, e diceva <i>ecco la mia dimora</i>. -Ma mai si faceva trovare in casa, mai invitava nessuno -a salire, e nessuno poteva farsi un'idea delle ricchezze -reali che racchiudeva quella sontuosa apparenza. -</p> - -<p> -In quanto ad Aramis, egli abitava un piccolo alloggio, -composto di un gabinetto, di un salotto da mangiare -e di una camera da dormire, la qual camera, situata -come il resto dell'appartamento al pian terreno, guardava -sopra un piccolo giardino fresco, verde, ombroso -e impenetrabile agli occhi de' vicini. -</p> - -<p> -In quanto a d'Artagnan, noi sappiamo come era alloggiato, -ed abbiamo già fatta conoscenza col suo lacchè, -mastro Planchet. -</p> - -<p> -D'Artagnan che era molto curioso di sua natura, come -del resto sono tutte le persone che hanno il genio -dell'intrigo, fece tutti gli sforzi per sapere chi erano -al vero, Athos, Porthos e Aramis, perchè sotto questi -nomi di guerra, ciascuno dei giovani nascondeva il suo -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -nome di gentiluomo; Athos particolarmente, che riconosceva -per un gran signore alla distanza di una lega. -Si indirizzò adunque a Porthos per essere informato -sopra Athos e Aramis, e s'indirizzò ad Aramis, per -conoscere Porthos. -</p> - -<p> -Disgraziatamente Porthos stesso nulla sapeva della -vita del suo silenzioso camerata che ciò che ne aveva -traspirato. Si diceva che egli aveva avute gran disgrazie -nei suoi affari amorosi, e che un orribile tradimento -aveva avvelenata per sempre la vita di questo galantuomo. -In che consisteva questo tradimento? tutti -lo ignoravano. -</p> - -<p> -In quanto a Porthos, eccettuato il suo vero nome -che il sig. de Tréville soltanto sapeva, come pure quello -dei due camerati, la sua vita era facile a conoscersi. -Pieno di vanità e di indiscrezione, si vedeva attraverso -a lui come attraverso ed un cristallo, la sola cosa che -avrebbe potuto far sbagliare l'investigatore sarebbe -stata che si fosse creduto tutto quel bene che egli diceva -di se stesso. -</p> - -<p> -In quanto ad Aramis, mentre aveva l'aspetto di non -avere alcun secreto, era un giovane tutto ripieno di -misteri, poco rispondendo alle interrogazioni che a lui -si facevano su gli altri, e deludendo quelle che gli si -facevano su lui stesso. Un giorno d'Artagnan dopo averlo -lungamente interrogato su Porthos, ed avere saputo -il rumore che correva sulla buona fortuna del suo moschettiere -con una principessa, volle saper pure che cosa -doveva credere sulle avventure amorose del suo interlocutore. -</p> - -<p> -— E voi mio caro compagno, gli disse egli, voi che -parlate delle baronesse, delle contesse e delle principesse -degli altri? -</p> - -<p> -— Perdono, interruppe Aramis, io ho parlato perchè -Porthos ne parla egli stesso, perchè egli ha vociferate -avanti a me tutte queste belle cose. Ma credetemi bene, -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -mio caro d'Artagnan, che se io le avessi da una -altra sorgente o me le avesse confidate egli stesso, egli -non avrebbe potuto avere un amico più secreto di me. -</p> - -<p> -— Io non ne dubito, riprese d'Artagnan, ma infine -mi sembra che voi pure siate molto familiare con gli -stemmi, testimonio ne sia un certo fazzoletto orlato, -al quale io debbo l'onore della vostra conoscenza. -</p> - -<p> -Aramis questa volta non s'inquietò, ma prese l'aspetto -suo più umile, e rispose affettuosamente. -</p> - -<p> -— Mio caro, non dimenticate lo stato che un giorno -voglio abbracciare, e che io fuggo tutte le occasioni -mondane. Questo fazzoletto che voi avete veduto non -mi era stato confidato, ma era stato dimenticato da uno -dei miei amici. Io ho dovuto raccoglierlo per non compromettere -lui e la dama che egli ama. In quanto a me -io non ho, e non voglio avere amiche, seguendo in ciò -l'esempio giudiziosissimo di Athos, che non ne ha più -che me. -</p> - -<p> -— Ma che diavolo! voi non siete ancora frate, siete -un moschettiere. -</p> - -<p> -— Moschettiere provvisoriamente, come dice il ministro, -moschettiere, e contro mia voglia, ma uomo devoto -nel fondo del mio cuore: credetemi. Athos e Porthos -mi hanno incastrato qua dentro per tenermi occupato; -ebbi alcune difficoltà al momento di compiere -i miei desiderii, una piccola difficoltà con... ma ciò non -vi può interessare, ed io vi faccio perdere un tempo -prezioso. -</p> - -<p> -— Niente affatto, ciò anzi m'interessa moltissimo, -gridò d'Artagnan, e pel momento non ho cosa alcuna -da fare. -</p> - -<p> -— Sì, ma io ho le mie preci da dire, rispose Aramis, -quindi alcuni versi da comporre, che mi ha domandato -la signora d'Aiguillon; in seguito devo passare nella -strada S. Onorato, per comprare del rossetto per la -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -sig. de Chevreuse: voi vedete, mio caro amico, che se -voi non avete fretta, io ne ho moltissima. -</p> - -<p> -E Aramis, stese affettuosamente la mano al suo giovane -compagno, e prese da lui congedo. -</p> - -<p> -D'Artagnan non potè, per quanta pena si desse, saperne -di più su i suoi amici. Egli prese adunque il partito -di credere nel presente tutto ciò che si diceva del -passato, sperando rivelazioni più sicure e più estese -dall'avvenire. Frattanto egli considerò Athos come un -Achille, Porthos come un Aiace, e Aramis come un -Giuseppe. -</p> - -<p> -Del resto la vita dei quattro giovani era gioconda. -Athos giuocava e sempre disgraziatamente. Però egli -non domandava mai in prestito un soldo ai suoi amici, -quantunque la sua borsa fosse sempre a loro disposizione; -e quanto egli aveva giuocato sulla parola, faceva -sempre risvegliare il suo creditore a sei ore del -mattino per pagargli il suo credito della sera innanzi. -Porthos aveva delle sfuriate, quei giorni, se egli guadagnava. -Lo si vedeva insolente e splendido; se egli -perdeva, scompariva completamente per alcuni giorni, -dopo i quali ricompariva col viso smunto e la fisonomia -allungata, ma con dei denari in saccoccia. In quanto -ad Aramis, egli non giocava mai. Era il più cattivo -moschettiere ed il più insulso convitato che si potesse -vedere. Egli aveva sempre bisogno di travagliare; qualche -volta in mezzo ad un pranzo, quando ciascuno nel -trasporto del vino e nel calore della conversazione, credeva -che vi fosse ancora qualche ora da restare a tavola, -Aramis guardava il suo orologio, si alzava con -un grazioso sorriso, e prendeva congedo dalla società, -adducendo per scusa di dovere andare da un professore -di filosofia per discutere sul valore di alcune sentenze. -Altre volte egli ritornava al suo alloggio per scrivere -una tesi, e pregava i suoi amici di non distrarlo. -Frattanto Athos sorrideva con quel grazioso sorriso -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -melanconico, che tanto siedeva bene sulla sua nobile figura, -e Porthos beveva e giurava che Aramis non si sarebbe -mai fatto frate. -</p> - -<p> -Planchet, il cameriere di d'Artagnan, sopportò nobilmente -la buona fortuna. Egli riceveva trenta soldi -il giorno, e per un mese egli ritornava all'alloggio gaio -come un piccione e affabile col suo padrone. Quando -il vento dell'avversità cominciò a soffiare nell'economia -domestica della strada dei Fossoyeurs, vale a dire -quando le quaranta doppie del re Luigi XIII furono terminate -o poco meno, cominciarono i lamenti che Athos -trovava nauseabondi, Porthos indecenti, e Aramis ridicoli. -Athos consigliò dunque a d'Artagnan di licenziare -il mariuolo. Porthos voleva che prima fosse bastonato, -e Aramis pretendeva che un padrone non dovesse -ascoltare che i complimenti a lui diretti. -</p> - -<p> -— Ciò vi è ben facile a dire, riprese d'Artagnan, a -voi, Athos, che gli proibite di parlare, e che per conseguenza -non avete mai degli alterchi con lui: a voi, -Porthos, che menate un treno magnifico e che siete un -idolo per il vostro cameriere, Mousqueton: a voi finalmente, -Aramis, che sempre distratto dai vostri studi -filosofici, inspirate un profondo rispetto al vostro servitore -Bazin, uomo dolce e affettuoso; ma io che sono -senza consistenza e senza risorse, io che non sono ancora -nè moschettiere, nè guardia, che dovrò fare per -inspirare l'affezione, il terrore o il rispetto a Planchet? -</p> - -<p> -— La cosa è grave, risposero i tre amici; è un affare -dell'interno; accade dei servitori ciò che accade delle -donne, bisogna metterli fin dal primo momento sul piede -in cui si desidera che restino. Rifletteteci dunque. -</p> - -<p> -D'Artagnan riflettè, e risolse di percuotere Planchet -in via di provvisione, cosa che fu eseguita colla coscienza -che d'Artagnan metteva in tutti gli affari, poi dopo -averlo ben bastonato, gli proibì di lasciare il suo servizio -senza il suo permesso! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -</p> - -<p> -— Perchè, soggiunse, l'avvenire non può mancarmi, -io aspetto inevitabilmente tempi migliori. La tua fortuna -adunque è fatta se tu resti con me, e io son troppo -buon padrone per non lasciarti sfuggire la fortuna -accordandoti il congedo che tu mi domandi. -</p> - -<p> -Questa maniera d'agire incusse molto rispetto ai moschettieri -per la politica di d'Artagnan. Planchet fu egualmente -preso dall'ammirazione e non parlò più di -andarsene. La vita dei quattro giovani era divenuta comune; -d'Artagnan che non aveva alcuna abitudine, che -giungeva dalla sua provincia e cadeva in mezzo ad un -mondo tutto nuovo per lui, prese tosto le abitudini dei -suoi amici. Si alzavano verso le sei ore nell'estate, andavano -a prendere la parola d'ordine e l'andamento degli -affari dal signore de Tréville. Quantunque d'Artagnan -non fosse moschettiere, ne faceva il servizio con -una puntualità ammirabile; egli era sempre di guardia, -perchè teneva sempre compagnia a quello dei suoi tre -amici che la montava. Era conosciuto alla caserma dei -moschettieri; e tutti lo ritenevano per un buon camerata. -Il sig. de Tréville, che lo aveva apprezzato col -primo colpo d'occhio e che gli portava una vera affezione, -non cessava di raccomandarlo al re. -</p> - -<p> -Dal canto loro i tre moschettieri amavano moltissimo -il giovine camerata. L'amicizia che univa questi -quattro uomini, e il bisogno di vedersi tre o quattro -volte il giorno, sia per affari, sia per un duello, sia per -un divertimento li faceva incessantemente correre l'uno -dietro l'altro come ombre, e s'incontravano sempre -gli inseparabili che si cercavano dal Luxembourg alla -piazza S. Sulpicio, o dalla strada del Vecchio-Colombaio -al Luxembourg. Frattanto le promesse del sig. de -Tréville tenevano la loro strada. Un bel giorno, il re -comandò al sig. Capitano des Essarts di prendere d'Artagnan -come cadetto nella sua compagnia delle guardie. -D'Artagnan indossò sospirando quell'uniforme, che -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -egli avrebbe voluto, a prezzo di dieci anni della sua esistenza, -cambiare colla saccoccia di moschettiere. Ma -il sig. de Tréville promise questo favore dopo un noviziato -di due anni, noviziato che del resto, poteva essere -accorciato se l'occasione si presentava per d'Artagnan -di rendere qualche importante servigio al re, o -di fare qualche azione rumorosa. D'Artagnan si ritirò -su questa promessa, e il giorno dopo cominciò il suo -servizio. -</p> - -<p> -Allora toccò il turno ad Athos, a Porthos ed ad Aramis -di montare la guardia con d'Artagnan ogni qual -volta egli era di guardia. La compagnia del sig. Cav. -des Essarts prese così quattro uomini invece di uno, il -giorno che prese d'Artagnan. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap8">CAPITOLO VIII. -<span class="smaller">UN INTRIGO DI CORTE</span></h2> -</div> - -<p> -Frattanto le quaranta doppie di Luigi XIII, come tutte -le cose di questo mondo, dopo avere avuto un principio, avevano -avuto un fine, e dopo questo fine i quattro -compagni erano caduti in angustie. Sulle prime Athos -aveva sostenuto per qualche tempo l'associazione -coi suoi proprii denari, Porthos gli tenne dietro, e -mercè una di quelle disperazioni alle quali si erano abituati, -egli aveva per quasi quindici giorni ancora sovvenuto -ai bisogni di tutti, in fine era arrivata la volta -d'Aramis che si era disimpegnato di buona grazia, e -che era pervenuto, diceva egli, vendendo qualche libro -di filosofia a procurarsi alcune doppie. -</p> - -<p> -Allora si ebbe ricorso, come d'ordinario, al sig. de -Tréville, che fece qualche anticipazione sul soldo, ma -queste anticipazioni non potevano condurre molto avanti -tre moschettieri, che avevano già dei conti arretrati, -e una guardia che non ne aveva ancora. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -</p> - -<p> -Finalmente, quando si vide che si andava a restar -senza del tutto, si riunì con un ultimo sforzo otto o -dieci doppie che Porthos giocò. Disgraziatamente egli -era in cattiva vena, egli perdè tutto, e più venticinque -doppie sulla parola. -</p> - -<p> -Allora l'angustia divenne miseria; si videro gli affamati -seguiti dai loro lacchè correre le strade ed i corpi -di guardia, annasando presso i loro amici del di -fuori tutti i pranzi, che potevano ritrovare, poichè, seguendo -il consiglio di Aramis, si doveva nella prosperità -seminare dei pranzi a dritta e a sinistra, per andarne -raccogliendo qualcuno nella disgrazia. -</p> - -<p> -Athos fu invitato quattro volte, e ciascheduna volta -condusse seco i suoi amici coi lacchè. Porthos ebbe sei -occasioni e ne fece egualmente godere ai suoi camerati: -Aramis ne ebbe otto. Era un uomo, come si è già potuto -scorgere, che faceva poco rumore e molte faccende. -In quanto a d'Artagnan, che non conosceva alcuno -nella capitale, non trovò che una colazione di cioccolatte -in casa di un prete del suo paese e un pranzo da -un trombetta delle guardie. Egli condusse la sua armata -in casa del prete, al quale venne divorata la sua -provvisione di due mesi; e presso il trombetta, e che -fece delle meraviglie; ma come diceva Planchet, non -si mangia sempre che una volta, anche quando si mangia -molto. -</p> - -<p> -D'Artagnan dunque si ritrovò umiliato di non aver -potuto provvedere che un pasto e mezzo, perchè la colazione -del prete non poteva calcolarsi che un mezzo -pasto, da offrirsi ai suoi compagni in cambio dei festini -che si erano procurati Athos, Porthos ed Aramis. -Egli si credeva a carico della società, dimenticando, -nella sua buona fede giovanile che egli aveva nudrito -questa società per un mese, e il suo spirito preoccupato -si mise a travagliare attivamente. Egli riflettè che -questa coalizione di quattro uomini, giovani, coraggiosi, -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -intraprendenti e attivi doveva avere un altro scopo -che quello delle passeggiate oziose, delle lezioni di -scherma e dei lazzi più e meno spiritosi. -</p> - -<p> -Infatti, quattro uomini come loro, quattro uomini -affezionati gli uni agli altri dalla borsa fino alla vita, -quattro uomini che si sostenevano sempre, non rinculando -mai, eseguendo isolatamente o collettivamente -le risoluzioni prese in comune; quattro bravi che minacciavano -i quattro punti cardinali, o che, se si voltavano -verso un sol punto, dovevano inevitabilmente, -sia sotterraneamente, sia in pieno giorno, sia colla mina, -sia colla breccia, sia colla furberia, sia colla forza -aprirsi un cammino verso lo scopo che si erano prefissi -per quanto ben difeso o per quanto lontano egli si -fosse. La sola cosa che meravigliava d'Artagnan era -che i suoi compagni non avessero ancora pensato a -questo. -</p> - -<p> -Egli vi pensava seriamente, crivellandosi il cervello -per trovare una direzione a questa forza unica moltiplicata -quattro volte, colla quale egli non dubitava che, -come la leva che cercava Archimede, non si fosse giunto -a sollevare il mondo, allorchè fu dolcemente battuto -alla sua porta. D'Artagnan risvegliò Planchet, e gli ordinò -di andare ad aprire. -</p> - -<p> -Che da questa frase: d'Artagnan risvegliò Planchet, -il lettore non vada a pensare che fosse notte, o che il -giorno non fosse ancora spuntato: quattro ore dopo il -mezzogiorno suonavano in quel momento. Due ore prima, -Planchet era venuto a domandare da pranzo al -suo padrone, il quale gli aveva risposto col proverbio: -«chi dorme pranza». E Planchet pranzava dormendo. -</p> - -<p> -Fu introdotto un uomo di aspetto molto semplice e -che aveva l'aria d'un borghese. -</p> - -<p> -Planchet per frutti, avrebbe voluto sentire la conversazione; -ma il borghese dichiarò a d'Artagnan che ciò -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -che aveva a dirgli era importante e confidenziale, e -che desiderava rimanere a quattr'occhi con lui. -</p> - -<p> -D'Artagnan congedò Planchet, e fece sedere il suo -visitatore. -</p> - -<p> -Vi fu un momento di silenzio; durante il quale i due -uomini si guardarono come per fare una esordiente conoscenza; -dopo di che, d'Artagnan s'inchinò in segno -che egli ascoltava. -</p> - -<p> -— Io ho inteso parlare del sig. d'Artagnan, giovane -molto bravo, disse il borghese, e questa riputazione -di cui gode a giusto titolo mi ha deciso di confidargli -un secreto. -</p> - -<p> -— Parlate, signore, parlate, disse d'Artagnan che per -istinto annasò qualche cosa di avvantaggioso. -</p> - -<p> -Il borghese fece una novella pausa quindi continuò: -</p> - -<p> -— Io ho mia moglie che tiene la biancheria della regina, -signore, e che non è priva nè di bellezza, nè di -saggezza. Mi si fece sposarla, sono ormai dieci anni, -quantunque ella non avesse che un piccolo capitale, -poichè il sig. de Laporte, il porta-mantello della regina, -è suo padrino e la protegge. -</p> - -<p> -— Ebbene, signore? domandò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Ebbene! riprese il borghese, ebbene! signore, mia -moglie mi è stata rapita ieri mattina quanto sortiva -dalla camera di lavoro. -</p> - -<p> -— E da chi è stata rapita vostra moglie? -</p> - -<p> -— Io non ne so niente sicuramente, ma ho sospetto -su qualcuno. -</p> - -<p> -— E chi è questa persona di cui sospettate? -</p> - -<p> -— Un uomo che la perseguitava da lungo tempo. -</p> - -<p> -— Diavolo! -</p> - -<p> -— Ma volete voi che io ve la dica, signore? continuò -il borghese: io sono convinto che vi è meno amore che -politica in tutto ciò. -</p> - -<p> -— Meno amore che politica! riprese d'Artagnan con -un'aria molto riflessiva, e che cosa sospettate voi? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -</p> - -<p> -— Io non so se debba dirvi ciò che sospetto... -</p> - -<p> -— Signore, vi farò osservare che io non vi ho domandato -assolutamente niente. Siete voi che siete venuto, -siete voi che avete detto che avete un secreto da confidarmi. -Fate dunque quello che più vi accomoda, siete -ancora in tempo di ritirarvi. -</p> - -<p> -— No, signore, no, voi avete la ciera di un onesto -giovane, e io avrò confidenza in voi. Io credo adunque -che non sia per cagione dei suoi amori che mia moglie -è stata arrestata, ma a cagione di quelli di una dama -più grande di lei. -</p> - -<p> -— Ah! ah! sarebbe forse a cagione degli amori della -signora di Bois-Tracy? fece d'Artagnan, che volle -aver l'aria, rimpetto al suo borghese, di essere al corrente -degli affari della corte. -</p> - -<p> -— Più alta, signore, più alta. -</p> - -<p> -— Della signora d'Aiguillon? -</p> - -<p> -— Più alta ancora. -</p> - -<p> -— Della signora de Chevreuse? -</p> - -<p> -— Più alta, molto più alta!... -</p> - -<p> -— Della? -</p> - -<p> -D'Artagnan si fermò. -</p> - -<p> -— Sì, signore, rispose tanto sottovoce, che appena -si potè intendere, il borghese spaventato. -</p> - -<p> -— E con chi? -</p> - -<p> -— Con chi può essere, se non è col Duca de?... -</p> - -<p> -— Il duca de...? -</p> - -<p> -— Sì, signore, rispose il borghese dando alla sua voce -un'intonazione ancor più sorda. -</p> - -<p> -— Ma voi come sapete tutto ciò? -</p> - -<p> -— Ah! come lo so io? -</p> - -<p> -— Sì, come lo sapete voi? non fate mezze confidenze, -o... voi capite. -</p> - -<p> -— Io lo so da mia moglie, signore, da mia moglie -stessa. -</p> - -<p> -— Che lo sa... da chi? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -</p> - -<p> -— Dal sig. de Laporte. Non vi ho detto che ella era -la figlioccia del sig. de Laporte, l'uomo di confidenza -della regina? Ebbene, il sig. de Laporte l'aveva messa -vicino a Sua Maestà, perchè la nostra povera regina -avesse almeno qualcuno con cui confidarsi, abbandonata -come ella è dal re, spiata come ella è dal ministro, -tradita come ella è da tutti. -</p> - -<p> -— Ah! ah! ecco che si spiega, disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Ora, mia moglie è venuta che sono quattro giorni, -signore; una delle condizioni era che ella dovesse -venirmi a vedere due volte la settimana; perchè ho -avuto l'onore di dirvi, mia moglie mi ama molto; mia -moglie è dunque venuta, e mi ha confidato che la regina -in questo momento aveva grandi timori. -</p> - -<p> -— Veramente? -</p> - -<p> -— Sì; il ministro a quanto pare, la incalza e la perseguita -più che mai, egli non può perdonarle la storia -della <i>sarabanda</i>. Voi sapete la storia della sarabanda? -</p> - -<p> -— Per bacco se la so! rispose d'Artagnan che non ne -sapeva niente affatto, ma che voleva aver l'aria di essere -al corrente. -</p> - -<p> -— Di modo che ora non è più l'odio, è la vendetta. -</p> - -<p> -— Davvero? -</p> - -<p> -— E la regina crede? -</p> - -<p> -— Ebbene! che cosa crede la regina? -</p> - -<p> -— Ella crede che sia stato scritto al sig. duca de Buckingham -in nome suo. -</p> - -<p> -— In nome della regina? -</p> - -<p> -— Sì, per farlo venire a Parigi, e una volta venuto -a Parigi, per attirarlo in qualche laccio. -</p> - -<p> -— Diavolo! ma vostra moglie, mio caro signore, che -cosa ha che fare con tutto questo. -</p> - -<p> -— Si conosce la sua affezione per la regina, e si vuole -allontanarla dalla sua padrona, o intimorirla per avere -i secreti di Sua Maestà, o sedurla per servirsi di lei -come di una spia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -</p> - -<p> -— È probabile, disse d'Artagnan; ma l'uomo che l'ha -rapita, lo conoscete voi? -</p> - -<p> -— Vi ho detto che credo di conoscerlo. -</p> - -<p> -— Il suo nome? -</p> - -<p> -— Non lo so; quello che so soltanto si è che egli è una -creatura del ministro, la sua anima dannata. -</p> - -<p> -— Ma voi lo avete veduto? -</p> - -<p> -— Sì, un giorno mia moglie me lo ha mostrato. -</p> - -<p> -— Ha egli nessuna singolarità alla quale si possa riconoscerlo? -</p> - -<p> -— Oh certamente; è un signore di alta statura, di -pelo nero, di colorito pallido, coll'occhio penetrante, -i denti bianchi, ed una cicatrice alla tempia. -</p> - -<p> -— Una cicatrice alla tempia! gridò d'Artagnan, e con -essa denti bianchi, occhio penetrante, però nero, questi -è il mio uomo di Méung. -</p> - -<p> -— È il vostro uomo, dite voi? -</p> - -<p> -— Sì, sì, ma ciò non fa niente alla cosa. No, io mi -sbaglio, ciò anzi semplifica di molto la cosa: se il vostro -uomo è pure il mio, farò due vendette con un colpo -solo, ecco tutto; ma dove il raggiungerò quest'uomo? -</p> - -<p> -— Non ne so niente. -</p> - -<p> -— Non avete presa alcuna informazione sulla sua dimora? -</p> - -<p> -— Nessuna; un giorno che io riconduceva mia moglie -al Louvre, egli sortiva quando essa entrava, e me lo -fece vedere. -</p> - -<p> -— Diavolo! diavolo! mormorò d'Artagnan tuttociò è -bene incerto. Da chi avete saputo il rapimento di vostra -moglie? -</p> - -<p> -— Dal signor de Laporte. -</p> - -<p> -— Vi ha dato qualche dettaglio? -</p> - -<p> -— Egli non ne aveva alcuno. -</p> - -<p> -— E voi non avete saputo niente altro? -</p> - -<p> -— Sì, ho ricevuto... -</p> - -<p> -— Che? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -</p> - -<p> -— Ma io non so se commetta una grande imprudenza... -</p> - -<p> -— Voi ritornate ancora come prima; però io vi farò -osservare che ora è troppo tardi per ritornare indietro. -</p> - -<p> -— Così io non mi ritiro, per bacco! gridò il borghese -giurando per riscaldarsi la testa. D'altronde, fede -di Bonacieux... -</p> - -<p> -— Voi vi chiamate Bonacieux? interruppe d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Sì, questo è il mio nome. -</p> - -<p> -— Voi diceste adunque, fede di Bonacieux! perdonate -se io vi ho interrotto, ma mi sembrava che questo -nome non mi fosse nuovo. -</p> - -<p> -— È possibile, signore. Io sono il vostro padrone di -casa. -</p> - -<p> -— Ah! ah! fece d'Artagnan sollevandosi per metà, e -inchinandosi. Ah! voi siete il signor proprietario della -casa? -</p> - -<p> -— Sì, signore, sì. E siccome da tre mesi che voi -siete in casa mia, e che distratto, senza dubbio dalle -vostre grandi occupazioni, avete dimenticato di pagarmi -l'affitto, siccome, dico, io non vi ho tormentato un -istante, ho pensato che voi avreste riguardo alla mia -delicatezza. -</p> - -<p> -— Come è; mio caro signore Bonacieux, riprese d'Artagnan, -credete che io sono pieno di riconoscenza per -un simile procedere, e che, come ve l'ho detto, se posso -esservi utile in qualche cosa... -</p> - -<p> -— Vi credo, signore, vi credo e come stava per dirvi, -in fede di Bonacieux, ho tutta la mia confidenza -in voi. -</p> - -<p> -Il borghese cavò un foglio di saccoccia, e lo presentò -a d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Una lettera! fece il giovane. -</p> - -<p> -— Che ho ricevuta questa mattina. -</p> - -<p> -D'Artagnan l'aprì, e siccome il giorno cominciava a -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -declinare, egli s'avvicinò alla finestra. Il borghese lo -seguì. -</p> - -<p> -«Non cercate affatto vostra moglie» lesse d'Artagnan, -«ella vi sarà resa quando non si avrà più bisogno -di lei. Se voi fate la più piccola dimostrazione per -ritrovarla, siete perduto.» -</p> - -<p> -— Ecco ciò che vi è positivo continuò d'Artagnan; -ma dopo tutto, questa non è che una minaccia. -</p> - -<p> -— Sì, ma questa minaccia mi spaventa, signore; io -non sono affatto uomo di spada, ed ho paura della Bastiglia. -</p> - -<p> -— Hum! fece d'Artagnan, ma l'affare si è che pure -io ho minor desiderio della Bastiglia di voi. Se non -si trattasse che di un colpo di spada, vada pure. -</p> - -<p> -— Però, signore, io aveva calcolato su voi in questa -occasione. -</p> - -<p> -— Sì? -</p> - -<p> -— Vedendovi incessantemente circondato da moschettieri, -con un aspetto molto guerriero, e riconoscendo -che questi moschettieri erano quelli del sig. de -Tréville, e per conseguenza nemici del ministro, io aveva -pensato che voi e i vostri amici, nel rendere giustizia -alla nostra povera regina, sarete ben contenti di -fare un cattivo giuoco allo stesso ministro. -</p> - -<p> -— Senza dubbio. -</p> - -<p> -— E poi aveva pensato che, dovendomi voi tre mesi -di affitto, di cui io non vi ho mai parlato... -</p> - -<p> -— Sì, sì, voi mi avete di già addotta questa ragione, -e io la trovo eccellente. -</p> - -<p> -— Che più, fino a tanto che voi mi farete l'onore di -restare in casa mia, non vi parlerò mai dell'affitto venturo... -</p> - -<p> -— Benissimo! -</p> - -<p> -— Aggiungete a ciò, sevi fosse bisogno, contava offrirvi -una cinquantina di doppie, se contro ogni probabilità, -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -voi vi ritrovaste in questo momento in qualche -angustia... -</p> - -<p> -— A meraviglia; ma voi dunque siete ricco, mio caro -signor Bonacieux? -</p> - -<p> -— Ho tutti i miei comodi, signore, questa è la parola; -ho riunito qualche cosa, come sarebbero due o tre -mila scudi di rendita nel commercio delle mercerie, e -soprattutto mettendo qualche fondo sull'ultimo viaggio -del celebre navigatore Giovanni Mocquet, di modo -che voi capirete, signore... ah! ma... gridò il borghese. -</p> - -<p> -— Che? domandò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Che vedo io là? -</p> - -<p> -— Dove? -</p> - -<p> -— Sulla strada, dirimpetto alle vostre finestre, nel -vano di quella porta: un uomo inviluppato nel suo -mantello. -</p> - -<p> -— È lui gridarono ad un tempo d'Artagnan ed il borghese, -avendo riconosciuto il loro uomo. -</p> - -<p> -— Ah! questa volta, gridò d'Artagnan saltando alla -sua spada, questa volta egli non mi fuggirà. -</p> - -<p> -E cavando la sua spada dal fodero si precipitò fuori -dell'appartamento. -</p> - -<p> -Sulla scala egli incontrò Athos e Porthos che venivano -a visitarlo. Essi si scostarono; d'Artagnan passò -fra di loro come una freccia. -</p> - -<p> -— E che! dove corri tu così? gridarono in una volta -i due moschettieri. -</p> - -<p> -— L'uomo di Méung! riprese d'Artagnan, e disparve. -</p> - -<p> -D'Artagnan aveva più di una volta raccontato ai suoi -amici la sua avventura con lo sconosciuto come pure -l'apparizione della bella viaggiatrice, alla quale questo -uomo aveva sembrato confidare una così importante -missione. Il parere di Athos era stato che d'Artagnan -avesse perduto la sua lettera nell'osteria. Un gentiluomo, -secondo lui, e al ritratto che d'Artagnan aveva fatto -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -dello sconosciuto questi non poteva essere che un -gentiluomo; un gentiluomo doveva essere incapace di -commettere la bassezza di rubare una lettera. -</p> - -<p> -Porthos non aveva veduto in tutto ciò che un appuntamento -amoroso dato da una dama ad un cavaliere, o -da un cavaliere ad una dama, che era stato disturbato -dalla presenza di d'Artagnan e del suo cavallo giallo. -</p> - -<p> -Aramis aveva detto che questa sorta di cose misteriose, -valeva meglio il non approfondirle. -</p> - -<p> -Essi compresero dunque dalle poche parole sfuggite -a d'Artagnan, di quale affare si trattava, e siccome -pensarono che dopo aver raggiunto il suo uomo, o dopo -averlo perduto di vista, d'Artagnan avrebbe finito -col ritornare in casa, continuarono la loro strada. -</p> - -<p> -Allorchè entrarono nella camera di d'Artagnan, la -camera era vuota; il proprietario, temendo le conseguenze -dell'incontro che senza dubbio avrebbe avuto -luogo tra il giovane e lo sconosciuto, aveva, in conseguenza -dell'esposizione ch'egli stesso aveva fatta del -suo carattere, giudicato che era cosa prudente il ritirarsi. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap9">CAPITOLO IX. -<span class="smaller">D'ARTAGNAN SPIEGA CARATTERE</span></h2> -</div> - -<p> -Come lo aveva preveduto Athos e Porthos, in capo -ad una mezz'ora d'Artagnan rientrò. Questa volta pure -egli non aveva ritrovato il suo uomo, che come per incanto -era scomparso. D'Artagnan aveva corso colla spada -alla mano tutte le strade circonvicine, ma non aveva -ritrovato nessuno che rassomigliasse a quello che -egli cercava, quindi n'era venuto a ciò da cui doveva -forse cominciare, e che era di battere alla porta contro -la quale lo sconosciuto stava appoggiato; ma inutilmente -egli per dieci o dodici volte di seguito aveva fatto -risonare il metallo, nessuno gli aveva risposto; ed i vicini, -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -che attirati dal rumore, erano accorsi sul limitare -della loro porta, lo avevano assicurato che quella casa, -di cui del resto tutte le aperture erano chiuse, era da -sei mesi completamente inabitata. -</p> - -<p> -Nel mentre che d'Artagnan correva le strade e batteva -alle porte, Aramis aveva raggiunto i suoi due compagni, -di modo che ritornando in casa, d'Artagnan aveva -ritrovata la riunione al suo completo. -</p> - -<p> -— Ebbene? dissero assieme i tre moschettieri, vedendo -entrare d'Artagnan col sudore sulla fronte e la -figura sconvolta dalla collera. -</p> - -<p> -— Ebbene! gridò questi gettando la sua spada sul -letto, bisogna che quest'uomo sia il diavolo in persona, -egli è scomparso come un fantasma, come un'ombra, -come uno spettro. -</p> - -<p> -— Credete voi alle apparizioni? domandò Athos a -Porthos. -</p> - -<p> -— Io? non credo che a ciò che ho veduto, e siccome -non ho mai veduto apparizioni, così non vi credo. -</p> - -<p> -— In ogni caso, uomo o diavolo, corpo od ombra, illusione -o realtà, quest'uomo è nato per la mia dannazione, -poichè la sua fuga ci fa andare a vuoto un affare -superbo, signori, un affare nel quale vi erano cento -doppie da guadagnare, e fors'anche più. -</p> - -<p> -— In qual modo? dissero in una volta Porthos e Aramis. -</p> - -<p> -In quanto ad Athos, fedele al suo sistema di mutismo, -si contentò d'interrogare d'Artagnan con lo -sguardo. -</p> - -<p> -— Planchet, disse d'Artagnan al suo domestico, che -passava in questo momento la testa per la porta non -ben chiusa cercando di sorprendere qualche brano -della conversazione, discendete dal mio proprietario, -sig. Bonacieux, ditegli d'inviarci una mezza dozzina -di bottiglie di vino di Beaugency; è quello che io preferisco. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -</p> - -<p> -— E che! voi avete dunque credito aperto col vostro -padrone di casa? domandò Porthos. -</p> - -<p> -— Sì rispose d'Artagnan, da oggi in poi, e state -tranquilli, se il suo vino è cattivo noi gli manderemo a -cercarne dell'altro. -</p> - -<p> -— Bisogna usare, e non abusare, disse sentenziosamente -Aramis. -</p> - -<p> -— Io ho sempre detto che d'Artagnan era la testa -forte di noi quattro, fece Athos, che dopo avere emessa -questa opinione, alla quale d'Artagnan rispose con -un saluto, ricadde subito nel suo consueto silenzio. -</p> - -<p> -— Ma in fine vediamo, che cosa c'è? domandò Porthos. -</p> - -<p> -— Sì, disse Aramis, confidateci tutto, mio caro amico, a -meno che l'onore di qualche dama non si trovi -interessato in questa confidenza, nel qual caso farete -meglio a conservarla per voi. -</p> - -<p> -— Siate tranquilli, rispose d'Artagnan, l'onore di nessuna -persona avrà a lamentarsi in ciò che io vi dirò. -</p> - -<p> -E allora egli raccontò parola per parola ai suoi amici -tutto ciò che era accaduto fra il suo padron di casa -e lui, ed in qual modo l'uomo che aveva rapita la moglie -del degno proprietario era lo stesso col quale aveva -avuto contesa nell'osteria di Francesco Meunier. -</p> - -<p> -— Il vostro affare non è cattivo, disse Athos, dopo -avere gustato il vino da conoscitore, e indicato con un -segno di testa che lo trovava buono, e si potrà ricavare -da questo bravo uomo una cinquantina o una sessantina -di doppie. Ora, resta a sapersi se cinquanta o -sessanta doppie valgano la pena di arrischiare quattro -teste. -</p> - -<p> -— Ma fate attenzione, gridò d'Artagnan, che vi è una -donna in quest'affare, una donna elevata, una donna -che si minaccia senza dubbio, che forse si mette a -tortura e tutto ciò perchè ella è fedele alla sua padrona. -</p> - -<p> -— State in guardia, d'Artagnan, state in guardia, disse -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -Aramis, voi vi riscaldate un poco troppo, a mio avviso, -sulla sorte della signora Bonacieux. La donna è stata -sempre la rovina degli uomini, ed è da lei che ci vengono -tutte le miserie. -</p> - -<p> -Athos, a questa sentenza d'Aramis aggrottò il sopracciglio, -e si morse le labbra. -</p> - -<p> -— Non è punto della signora Bonacieux che m'inquieto, -gridò d'Artagnan, ma della regina, che il re abbandona, -che il ministro perseguita, e che vede cadere, le -une dopo le altre, le teste di tutti i suoi amici. -</p> - -<p> -— Perchè ama ella tutto ciò che noi detestiamo di più -a questo mondo, gli Spagnuoli e gl'Inglesi? -</p> - -<p> -— La Spagna è la sua patria, rispose d'Artagnan, ed è -cosa semplicissima che ella ami gli Spagnuoli, che sono -figli della stessa sua terra. In quanto al secondo rimprovero -che voi le fate, ho inteso dire che ella amava, -non già gl'inglesi, ma un Inglese. -</p> - -<p> -— Eh in fede mia, disse Athos, bisogna convenire -che questo Inglese è ben degno di essere amato. Io -non ho mai veduto un aspetto più grande del suo. -</p> - -<p> -— Senza contare che nessuno si sa abbigliare come -lui, disse Porthos. Io era al Louvre il giorno in cui ha -seminate le sue perle, e per bacco! io ne ho raccolte -due che ho vendute dieci doppie l'una. E tu, Aramis, -lo conosci tu? -</p> - -<p> -— Tanto bene quanto voi, signori, perchè io era uno -di quelli che lo hanno arrestato nel giardino d'Amiens, -ove mi aveva introdotto il sig. de Putange, lo scudiere -della regina. Io era al seminario in quell'epoca, e l'avventura -mi parve crudele pel re. -</p> - -<p> -— Cosa che non m'impedirebbe, disse d'Artagnan, se -io sapessi dov'è il duca di Buckingham, di prenderlo per -la mano, e di condurlo vicino alla regina, e non fosse -altro che per fare arrabbiare il ministro, poichè il nostro -vero, il nostro solo, eterno nemico, signori, è il -ministro, e se possiamo ritrovare il modo di giuocargli -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -un qualche giuoco crudele, vi confesso che vi impegnerei -volentieri la mia testa. -</p> - -<p> -— E, riprese Athos, il merciaio vi ha detto, d'Artagnan, -che la regina temeva che si fosse fatto venire -Buckingham sotto un falso avviso? -</p> - -<p> -— Ella ne ha paura. -</p> - -<p> -— Aspettate dunque, disse Aramis. -</p> - -<p> -— Che cosa? domandò Porthos. -</p> - -<p> -— Continuate pure. Io cerco a richiamarmi alcune -circostanze. -</p> - -<p> -— Ed ora io son convinto, disse d'Artagnan, che il -ratto di questa donna della regina si concatena agli avvenimenti -di cui parliamo, e fors'anche alla presenza -del signor de Buckingham in Parigi. -</p> - -<p> -— Il Guascone è pieno d'idee, disse Porthos con ammirazione. -</p> - -<p> -— Amo molto sentirlo parlare, disse Athos, il suo -dialetto mi diverte. -</p> - -<p> -— Signori, riprese Aramis, ascoltate questo. -</p> - -<p> -— Ascoltiamo Aramis, dissero i tre amici. -</p> - -<p> -— Ieri, io mi trovava presso un dotto filosofo, che -ho qualche volta consultato per i miei studii. -</p> - -<p> -Athos sorrise. -</p> - -<p> -— Egli abita un quartiere deserto, continuò Aramis; -i suoi gusti, la sua professione lo esigono. Ora al momento -che io sortiva di casa sua... qui Aramis si fermò. -</p> - -<p> -— Ebbene! domandarono i suoi uditori al momento -che sortivi di casa sua?... -</p> - -<p> -Aramis parve fare uno sforzo sopra se stesso, come -un uomo che, in pieno corso di una bugia, si vede fermato -da un qualche ostacolo imprevisto, ma gli occhi -dei suoi tre compagni erano fissi su lui, le loro orecchie -erano tese, e non vi era più modo d'indietreggiare. -</p> - -<p> -— Questo filosofo ha una nipote, continuò Aramis. -</p> - -<p> -— Ah! egli ha una nipote? interruppe Porthos. -</p> - -<p> -— Dama molto rispettabile, disse Aramis. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -</p> - -<p> -I tre amici si posero a ridere. -</p> - -<p> -— Ah! se voi ridete, o se voi dubitate, riprese Aramis, -voi non ne saprete niente. -</p> - -<p> -— Noi siamo credenti come tanti maomettani, e muti -come catafalchi, disse Athos. -</p> - -<p> -— Dunque continuo, riprese Aramis. Questa nipote -qualche volta viene a vedere suo zio; ora, ella ieri vi -si trovava nel medesimo tempo che me, per caso, ed -io mi offersi per condurla alla sua carrozza. -</p> - -<p> -— Ah! la nipote del filosofo ha una carrozza? interruppe -Porthos, che aveva per uno dei suoi più gran difetti -una grande incontinenza di lingua; bella conoscenza, -amico mio! -</p> - -<p> -— Porthos, riprese Aramis, vi ho già fatto osservare -più d'una volta che voi siete molto indiscreto, e che ciò -vi nuoce con le donne. -</p> - -<p> -— Signori, signori! gridò d'Artagnan, che intravedeva -la fine dell'avventura, la cosa è seria, cerchiamo dunque -di non scherzare, se lo possiamo. Continuate, Aramis, -continuate. -</p> - -<p> -— Ad un tratto un uomo grande, bruno coi modi di -gentiluomo... a voi, del genere del vostr'uomo, d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Forse sarà lo stesso; disse questi. -</p> - -<p> -— È possibile.... Aramis continuò, si avvicinò a me, -accompagnato da cinque o sei uomini che lo seguivano -a dieci passi di distanza, e col tuono il più gentile: -</p> - -<p> -— «Signor duca» mi disse egli «e voi, signora,» -continuò indirizzandosi alla dama che io aveva sotto il -braccio. -</p> - -<p> -— La nipote del dottore? -</p> - -<p> -— Silenzio dunque Porthos, disse Athos, voi siete insopportabile! -</p> - -<p> -— Favorite di salire in questa carrozza, e ciò senza -tentare la più piccola resistenza, senza fare il più piccolo -rumore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -</p> - -<p> -— Egli vi aveva preso per Buckingham! gridò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Credo, rispose Aramis. -</p> - -<p> -— Ma quella donna? domandò Porthos. -</p> - -<p> -— Egli l'aveva presa per la regina! disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Precisamente, rispose Aramis. -</p> - -<p> -— Il Guascone è il diavolo! gridò Athos, non gli sfugge -niente. -</p> - -<p> -— Il fatto è, disse Porthos, che Aramis è della statura; -ed ha qualche cosa del portamento del bel duca; -ma però mi sembra che l'abito da moschettiere... -</p> - -<p> -— Io aveva un enorme mantello, disse Aramis. -</p> - -<p> -— Nel mese di luglio? diavolo! fece Porthos; forse che -il tuo filosofo teme che tu non sia riconosciuto? -</p> - -<p> -— Comprendo ancora, disse Athos, che la spia si sia -lasciata illudere dal portamento, ma il viso... -</p> - -<p> -— Io aveva un gran cappello, disse Aramis. -</p> - -<p> -— Oh! mio Dio, gridò Porthos, quante precauzioni per -studiare filosofia! -</p> - -<p> -— Signori, signori, disse d'Artagnan, non perdiamo -il nostro tempo a celiarla; dividiamoci, e cerchiamo la -moglie del merciaio; questa è la chiave dell'intrigo. -</p> - -<p> -— Una donna di così infima condizione! voi credete, -d'Artagnan? disse Porthos, allungando le labbra con -disprezzo. -</p> - -<p> -— È la figlioccia di de Laporte, il cameriere di confidenza -della regina. Non ve l'ho io detto; signori? e d'altronde -questo forse potrebbe essere un calcolo di Sua -Maestà di aver cercato i suoi appoggi così in basso. -Le alte teste si vedono di lontano, ed il ministro ha -buona vista. -</p> - -<p> -— Ebbene! disse Porthos, stabilite prima il premio -col merciaio, e che sia un buon premio. -</p> - -<p> -— È inutile, disse d'Artagnan, poichè io credo che -s'egli non ci paga, noi saremo ben pagati da un'altra -parte. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -</p> - -<p> -In questo momento un rumore precipitato di passi -rimbombò nelle scale, la porta si aprì con fracasso, e -il disgraziato merciaio si slanciò nella camera ove si teneva -il consiglio. -</p> - -<p> -— Ah! signori, gridò egli, salvatemi in nome del cielo, -salvatemi! vi sono là quattro uomini che vengono -ad arrestarmi: salvatemi! -</p> - -<p> -Porthos e Aramis si alzarono. -</p> - -<p> -— Un momento, gridò d'Artagnan, facendo loro segno -di rimettere nel fodero le spade per metà cavate: un -momento, qui non c'è bisogno di coraggio, ma di prudenza. -</p> - -<p> -— Però, gridò Porthos, noi non lasceremo... -</p> - -<p> -— Voi lascerete fare a d'Artagnan, disse Athos; egli è, -io lo ripeto, la testa forte di tutti noi, ed io, per conto -mio, io dichiaro che l'obbedisco. Fa ciò che vuoi -d'Artagnan. -</p> - -<p> -In questo momento apparvero quattro guardie alla -porta dell'anticamera, e vedendo quattro moschettieri -in piedi con la spada al fianco, evitarono ad inoltrarsi -maggiormente. -</p> - -<p> -— Entrate, signori, entrate, gridò d'Artagnan, voi -siete qui in casa mia, e noi qui siamo tutti servitori fedeli -del re e del ministro. -</p> - -<p> -— Allora, signori, voi non vi opporrete alla esecuzione -degli ordini che noi abbiamo ricevuti? domandò -quello che sembrava il capo della squadra. -</p> - -<p> -— Al contrario, signori, noi anzi vi presteremo mano -forte se il bisogno lo esige. -</p> - -<p> -— E che cosa è dunque questo? brontolò Porthos. -</p> - -<p> -— Tu sei uno stupido, disse Athos, silenzio! -</p> - -<p> -— Ma voi mi avete promesso... disse a bassa voce il -povero merciaio. -</p> - -<p> -— Noi non vi possiamo salvare che restando liberi, -rispose rapidamente e a bassa voce, d'Artagnan, e se -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -noi facciamo atto di difendervi, noi saremo arrestati -con voi. -</p> - -<p> -— Mi sembra, però... -</p> - -<p> -— Venite, signori, venite, disse ad alta voce d'Artagnan, -io non ho nessun motivo per difendere il signore. -Io l'ho veduto oggi per la prima volta, e vi dirà ancora -egli stesso in quale occasione, per venire a reclamare -il prezzo del mio affitto. È vero, sig. Bonacieux? -rispondete! -</p> - -<p> -— È la verità, gridò il merciaio, ma il sangue non -vi dice... -</p> - -<p> -— Silenzio su di me e su i miei amici, silenzio sulla -regina soprattutto, oppure voi perderete tutti senza -neppur salvar voi. Andate, andate, signori, conducete -quest'uomo. -</p> - -<p> -E d'Artagnan spinse il merciaio tutto stordito fra -le mani delle guardie, dicendogli: -</p> - -<p> -— Voi siete un briccone, mio caro: voi venite a domandare -del danaro a me! a un moschettiere! in prigione! -signori, anche una volta, conducetelo in prigione -e custoditelo sotto chiave il più lungamente che sia -possibile ciò mi darà il tempo per pagarlo. -</p> - -<p> -Gli sbirri si confondevano in ringraziamenti e conducevano -la loro preda. -</p> - -<p> -Al momento che essi discendevano, d'Artagnan battè -sulla spalla del capo. -</p> - -<p> -— E non berrò alla vostra salute e voi alla mia? disse -egli riempiendo due bicchieri di quel vino di Beaugency, -che egli aveva dalla liberalità del sig. Bonacieux. -</p> - -<p> -— Sarà un onore per me, disse il capo degli sbirri, -e io accetto con riconoscenza. -</p> - -<p> -— Dunque alla vostra, signore, come vi chiamate? -</p> - -<p> -— Bois renard. -</p> - -<p> -— Sig. Bois renard! -</p> - -<p> -— Alla vostra, mio gentiluomo... come vi chiamate, -se vi piace! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -</p> - -<p> -— D'Artagnan. -</p> - -<p> -— Alla vostra salute sig. d'Artagnan! -</p> - -<p> -— E sopra tutto questo, gridò d'Artagnan come trasportato -dal suo entusiasmo, a quella del re e del ministro. -</p> - -<p> -Il capo degli sbirri avrebbe forse dubitato della -sincerità di d'Artagnan se il vino fosse stato cattivo; -ma il vino era buono, e ne fu convinto. -</p> - -<p> -— Ma che diavolo di villania avete voi fatta? disse -Porthos allora quando il bargello in capo ebbe raggiunto -i suoi compagni, e che i quattro amici si ritrovarono -soli. Per bacco! quattro moschettieri lasciarsi -arrestare un disgraziato che viene a gettarsi in mezzo -a loro gridando aiuto! un gentiluomo bere con uno -sbirro! -</p> - -<p> -— Porthos, disse Aramis, Athos ti ha prevenuto che -tu sei uno stupido, ed io pure sono del suo avviso. -D'Artagnan tu sei un grand'uomo, e quando tu sarai nel -posto del sig. de Tréville, io ti domanderò la tua protezione -per farmi avere un'Abbazia. -</p> - -<p> -— Ah! io mi ci perdo, disse Porthos, voi approvate -ciò che ha fatto d'Artagnan? -</p> - -<p> -— Lo credo bene, per bacco! disse Athos; non solo -io approvo ciò che egli ha fatto, ma me ne congratulo. -</p> - -<p> -— E ora, signori, disse d'Artagnan senza darsi la pena -di spiegare la sua condotta a Porthos, tutti per uno, -e uno per tutti; questa è la nostra divisa non è vero? -</p> - -<p> -— Però!... disse Porthos. -</p> - -<p> -— Stendi la mano e giura! gridarono ad un tempo -Athos e Aramis. -</p> - -<p> -Vinto dall'esempio e brontolando a bassa voce, Porthos -stese la mano, e i quattro amici ripeterono con una -sola voce la formula dettata da d'Artagnan: -</p> - -<p> -«Tutti per uno, uno per tutti». -</p> - -<p> -— Sta bene; che ciascuno ora si ritiri in casa sua, -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -disse d'Artagnan, come se non avesse fatto in vita sua -altra cosa che comandare; e attenti, poichè da questo -momento eccoci alle prese col ministro. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap10">CAPITOLO X. -<span class="smaller">UNA TRAPPOLA DA SORCI DEL SECOLO XVII</span></h2> -</div> - -<p> -L'invenzione della trappola non data dai nostri giorni; -da che le società, nel costituirsi, ebbero inventata -una polizia qualunque, questa polizia a sua volta inventò -le trappole. -</p> - -<p> -Siccome forse i nostri lettori non si sono ancora famigliarizzati -col gergo della strada di Gerusalemme, e -che questa è la prima volta, dopo quindici anni, che -noi scriviamo, che noi impieghiamo questa parola applicata -a questa cosa, spieghiamo loro cosa è una trappola -da sorci. -</p> - -<p> -Quando, in una casa qualunque, si è arrestato un -individuo sospetto di un delitto qualsiasi, si tiene secreto -l'arresto; si pongono quattro o cinque uomini in -imboscata nella prima camera; si apre la porta a tutti -quelli che battono, la si richiude dietro di loro, e si -arrestano; in questo modo, in capo a due o tre giorni, -si ha nelle mani quasi tutte le persone famigliari dello -stabile. -</p> - -<p> -Ecco che cosa è una trappola da sorci. -</p> - -<p> -Fu dunque fatta una trappola nell'appartamento di -mastro Bonacieux, e chiunque vi comparve fu preso e -interrogato dagli agenti dei ministro. Va senza dire -che, siccome una entrata particolare metteva al primo -piano, che abitava d'Artagnan, quelli che venivano -da lui erano esenti da ogni visita. -</p> - -<p> -D'altronde i tre moschettieri soltanto vi venivano; -essi si erano messi sulle ricerche ciascuno dalla sua parte, -e non avevano nè ritrovato nè scoperto niente; -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -Athos era stato eziandio a muovere delle interrogazioni -al sig. de Tréville, cosa che visto il mutismo abituale -del degno moschettiere, aveva molto meravigliato -il suo capitano. Ma il sig. de Tréville non sapeva -niente, se non che l'ultima volta che aveva veduto il -ministro, il re e la regina, il ministro aveva l'aria molto -concentrata, che il re era molto inquieto, e che il -rosso degli occhi della regina indicava che ella aveva -vegliato e pianto. Ma questa ultima circostanza lo aveva -ben poco colpito; la regina, dopo il suo matrimonio, -vegliava e piangeva molto. -</p> - -<p> -Il sig. de Tréville raccomandò in ogni caso ad Athos -il servizio del re, e soprattutto quello della regina, -pregando di fare la medesima raccomandazione ai suoi -camerati. In quanto a d'Artagnan egli non si moveva -da casa sua. Egli aveva convertita la sua camera in un -osservatorio. Dalle finestre egli vedeva giungere quelli -che venivano a farsi prendere; poi, siccome aveva levato -un quadrello dal pavimento e forato un buco nel -palco, dimodochè una semplice intonacatura lo separava -dalla camera di sotto ove si facevano gli interrogatorii, -ed egli intendeva tutto ciò che si faceva dagli -inquisitori e dagli accusati. -</p> - -<p> -Gli interrogatorii erano preceduti da una perquisizione -minutissima operata sulla persona arrestata; le -domande erano sempre concepite così: -</p> - -<p> -«La signora Bonacieux vi ha ella consegnato qualche -cosa per suo marito o per qualche altra persona? -</p> - -<p> -«Il signor Bonacieux vi ha egli consegnato qualche -cosa per sua moglie o per qualche altra persona? -</p> - -<p> -«L'uno e l'altro vi hanno essi fatta alcuna confidenza -a viva voce?» -</p> - -<p> -— Se essi sapessero qualche cosa, essi non interrogherebbero -così, disse a se stesso d'Artagnan. Ora che -cosa cercano di sapere? se il duca di Buckingham si ritrova -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -a Parigi, se egli ha avuto o se egli deve avere -qualche abboccamento con la regina. -</p> - -<p> -D'Artagnan si fermò a questa idea, che, dopo tutto -ciò che aveva inteso, non mancava di probabilità. -</p> - -<p> -Frattanto la trappola era in permanenza, e la vigilanza -di d'Artagnan egualmente. -</p> - -<p> -La sera dell'indomani dall'arresto del povero Bonacieux, -quando Athos aveva lasciato d'Artagnan per -portarsi presso il sig. de Tréville, stando per sonare -le nove ore, e quando Planchet, che non aveva fatto -ancora il letto, cominciava le sue faccende, s'intese -battere alla porta della strada; subito dopo questa -porta si aprì e si richiuse, qualcuno era venuto a cadere -in trappola. -</p> - -<p> -D'Artagnan si slanciò verso il luogo in cui avea tolto -la pietra, si stese col ventre a terra e ascoltò. -</p> - -<p> -Ben presto si sentirono delle strida, quindi dei gemiti -che si cercava di soffocare. Non si trattava di interrogatorio. -</p> - -<p> -— Diavolo! disse a se stesso d'Artagnan, mi sembra -che questa sia una donna; la frugano, ella resiste, le -usano violenze. Ah! miserabili! -</p> - -<p> -E d'Artagnan, ad onta della sua prudenza, si tratteneva -a gran stento per non mischiarsi alla scena che -accadeva sotto di lui. -</p> - -<p> -— Ma io vi dico che sono la padrona della casa, signori, -io vi dico che sono la moglie di Bonacieux, io -vi dico che sono al servizio della regina e che appartengo -a lei! gridava la disgraziata donna. -</p> - -<p> -— La signora Bonacieux! mormorò d'Artagnan, sarei -io abbastanza felice per aver ritrovato tutto ciò -che altri cercano? -</p> - -<p> -— È precisamente voi che noi aspettavamo, ripresero -gl'interrogatori. -</p> - -<p> -La voce divenne più soffocata. Un movimento tumultuoso -si ripercosse sul palco di legno. La vittima -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -resisteva tanto, quanto può resistere una donna a quattro -uomini. -</p> - -<p> -— Perdono, signore, perdono...! mormorò la voce -che non fece più sentire che suoni inarticolati. -</p> - -<p> -— Essi la legano, essi forse la trascineranno! gridò -d'Artagnan, raddrizzandosi come una molla. La mia -spada! buono, essa è al mio fianco. Planchet! -</p> - -<p> -— Signore. -</p> - -<p> -— Corri a cercare Athos, Porthos e Aramis. L'uno -dei tre sarà certamente in casa, forse saranno rientrati -tutti e tre. Che essi prendano le armi, che vengano, -che accorrano. Ah! ora mi ricordo! Athos è dal signor -de Tréville. -</p> - -<p> -— Ma dove andate voi signore? dove andate? -</p> - -<p> -— Io discendo dalla finestra, gridò d'Artagnan, per -fare più presto! tu, rimetti la pietra, accomoda il pavimento, -sorti dalla porta, e corri dove io ti ho detto. -</p> - -<p> -— Oh! signore, signore, voi vi ucciderete, gridò -Planchet. -</p> - -<p> -— Taci imbecille! disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -E, aggrappandosi con la mano allo stipite della finestra, -si lasciò cadere dal primo piano, che fortunatamente -non era molto alto, senza farsi nemmeno una -sgraffiatura. Andò subito dopo a battere alla porta -mormorando: -</p> - -<p> -— Io pure vado a farmi prendere in trappola, ma disgraziati -quei gatti che prenderanno simili sorci. -</p> - -<p> -Appena il martello ebbe ripercosso sotto la mano -del giovane, che il tumulto cessò, che alcuni passi si -avvicinarono, che la porta si aprì, e che d'Artagnan -colla spada sguainata si slanciò nell'appartamento di -mastro Bonacieux, la di cui porta, senza dubbio mossa -dalle suste, si richiuse da se stessa dietro a lui. -</p> - -<p> -Allora quelli che abitavano ancora la disgraziata casa -di Bonacieux, ed i vicini più prossimi, intesero delle -grandi grida, un pestìo, un percuotersi di spade ed -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -uno strepito prolungato di mobili. Quindi, un momento -dopo, quelli che, sorpresi da questo rumore, si erano -messi dalle finestre per conoscere la causa, poterono -vedere la porta aprirsi e quattro uomini vestiti di -nero, non sortire, ma slanciarsi come corvi infuriati -lasciando per terra e agli angoli dei pezzi di penne delle -loro ali, vale a dire dei brani dei loro vestiti, e degli -avanzi dei loro mantelli. -</p> - -<p> -D'Artagnan era vincitore, bisogna però dirlo, senza molta -pena, perchè un solo di quei birri era armato -e si difendeva ancora per sola formalità. Egli è però -vero che gli altri tre avevano cercato di accoppare -il giovane colle sedie, gli scanni e la terraglia; ma due -o tre sgraffiature fatte colla spadaccia del Guascone li -avevano spaventati. Dieci minuti erano stati sufficienti -a questa sconfitta, e d'Artagnan era rimasto padrone -del campo di battaglia. -</p> - -<p> -I vicini che avevano aperte le loro finestre col sangue -freddo particolare agli abitanti di Parigi in quei -tempi di sommosse e di risse perpetue, le richiusero -dappoichè ebbero veduto fuggire i quattro uomini neri; -il loro istinto loro indicava che pel momento tutto -era finito. -</p> - -<p> -D'altronde si faceva tardi, e, allora come adesso, si -andava a letto di buon'ora nel quartiere del Luxembourg. -</p> - -<p> -D'Artagnan, rimasto solo con la sig. Bonacieux, si -voltò verso di lei. La povera donna era rovesciata sopra -un sofà e mezzo svenuta. D'Artagnan l'esaminò -con un rapido colpo d'occhio. -</p> - -<p> -Era una graziosa donna di venticinque ai ventisei -anni, bruna, cogli occhi blu, col naso un tantino rialzato, -i denti ammirabili, un colorito marmorizzato di -color rosa e opale. Là però si fermavano i segni che potevano -farla confondere con una gran dama: le mani -erano bianche, ma senza finezza di forme; i piedi non -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -annunziavano la donna di qualità. Fortunatamente -d'Artagnan non era ancor giunto a preoccuparsi di -questi dettagli. -</p> - -<p> -Nel mentre che d'Artagnan esaminava la sig. Bonacieux, -e, come abbiam detto non era ancora giunto ai -piedi, egli vide in terra un fazzoletto di fina battista, -che egli raccolse, secondo la sua abitudine; e ad un -angolo del quale riconobbe la stessa cifra che aveva veduta -nel fazzoletto che per poco non fu causa che si -tagliasse la gola con Aramis. -</p> - -<p> -Da quel tempo d'Artagnan non si fidava dei fazzoletti -con lo stemma, egli rimise dunque quello che aveva -raccolto nella saccoccia della sig. Bonacieux. -</p> - -<p> -In questo momento la sig. Bonacieux riprendeva i -suoi sensi. Ella aprì gli occhi, guardò con terrore intorno -a lei, vide che l'appartamento era vuoto, e che -ella era sola col suo liberatore. Ella gli stese subito le -mani sorridendo. La sig. Bonacieux aveva il più grazioso -sorriso del mondo. -</p> - -<p> -— Ah! signore, disse ella, siete voi che mi avete salvata? -permettetemi che io vi ringrazii. -</p> - -<p> -— Signora, disse d'Artagnan, io non ho fatto che -quello che avrebbe fatto qualunque altro gentiluomo -nel mio posto: voi dunque non mi dovete alcun ringraziamento. -</p> - -<p> -— Sia pure, signore, sia pure, io spero potervi provare -che voi non avete reso servigio ad un'ingrata. -Ma che cosa dunque volevano da me quegli uomini, -che in sulle prime io presi per ladri? e perchè il sig. -Bonacieux non è egli qui? -</p> - -<p> -— Signora questi uomini erano molto più pericolosi -di quello che potevano essere dei ladri, poichè erano -agenti del ministro; e in quanto a vostro marito, -signora Bonacieux, egli non si ritrova qui, perchè ieri -sono venuti a prenderlo per condurlo alla Bastiglia. -</p> - -<p> -— Mio marito alla Bastiglia! gridò la signora Bonacieux; -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -oh! mio Dio, e che cosa ha dunque fatto? povero -e caro uomo! egli pure è innocente! -</p> - -<p> -E qualche cosa come un sorriso comparve sulla figura -ancora spaventata della giovane donna. -</p> - -<p> -— Che cosa ha fatto signora? disse d'Artagnan, io -credo che il solo suo delitto sia quello di avere la fortuna -ad un tempo e la disgrazia di essere vostro marito. -</p> - -<p> -— Ma, signore, voi dunque sapete...? -</p> - -<p> -— Io so che voi siete stata rapita, signora. -</p> - -<p> -— E da chi? lo sapete voi? oh! se voi lo sapete, ditemelo. -</p> - -<p> -— Da un uomo dai quaranta ai cinquanta anni, coi -capelli neri, colorito fosco e una cicatrice sulla tempia -sinistra. -</p> - -<p> -— È lui, è lui: ma il suo nome? -</p> - -<p> -— Ah! il suo nome? è appunto quello che io non so. -</p> - -<p> -— E mio marito sapeva egli che io era stata rapita? -</p> - -<p> -— Egli ne era stato avvisato per mezzo di una lettera -che gli aveva scritto il vostro stesso rapitore. -</p> - -<p> -— Ed egli sospettava, domandò la signora Bonacieux -con imbarazzo, la causa di questo rapimento? -</p> - -<p> -— Egli l'attribuiva, io credo, ad una causa di politica. -</p> - -<p> -— Io ne ho dubitato sulle prime, ed ora la penso -come lui. Così adunque questo caro Bonacieux non ha -sospettato di me un solo istante? -</p> - -<p> -— Ah! ben lontano da questo, signora, egli era troppo -orgoglioso della vostra saggezza e soprattutto del -vostro amore. -</p> - -<p> -Un secondo sorriso quasi impercettibile sfiorò le rosee -labbra della bella giovane sposa. -</p> - -<p> -— Ma, continuò d'Artagnan, e come avete potuto -fuggire? -</p> - -<p> -— Io ho profittato di un momento in cui mi hanno -lasciata sola, e siccome sapeva fino da questa mattina -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -che cosa pensare del mio rapimento, coll'aiuto dei -miei drappi, io sono discesa dalla finestra; allora credendo -che mio marito fosse qui, io sono accorsa. -</p> - -<p> -— Per mettervi sotto la sua protezione? -</p> - -<p> -— Oh! no, povero e caro uomo, io sapeva bene che -egli era incapace di difendermi; ma siccome egli poteva -servirmi in qualche altra cosa, io voleva prevenirlo. -</p> - -<p> -— Di che? -</p> - -<p> -— Oh! questo non è mio secreto e perciò non posso -dirvelo. -</p> - -<p> -— D'altronde, disse d'Artagnan, (perdono, signora, -che quantunque semplice guardia, io vi richiami -alla prudenza) d'altronde credo che qui non siamo in -luogo opportuno per fare delle confidenze. Gli uomini -che io ho messi in fuga ritorneranno ben presto con un -rinforzo, e, se essi ci ritrovano qui, noi siamo perduti. -È vero che io ho fatto avvisare tre dei miei amici, -ma chi sa se sono stati ritrovati in casa. -</p> - -<p> -— Sì, sì, voi avete ragione, gridò la signora Bonacieux -spaventata; fuggiamo, salviamoci! -</p> - -<p> -A queste parole ella passò il suo braccio sotto quello -di d'Artagnan e lo trascinò vivamente. -</p> - -<p> -— Ma dove fuggire? disse d'Artagnan, ove salvarci? -</p> - -<p> -— Prima allontaniamoci da questa casa, quindi poi -vedremo. -</p> - -<p> -E i due giovani, senza darsi la pena di chiudere la -porta discesero rapidamente la strada Fossoyeurs, innoltraronsi -nella strada Fosser-Monsieur-le-Prince e -non si fermarono che alla piazza S. Sulpicio. -</p> - -<p> -— E ora, che cosa faremo noi? domandò d'Artagnan, -ed ove volete voi che io vi conduca? -</p> - -<p> -— Sono molto imbarazzata a rispondervi, io ve lo -confesso, disse la signora Bonacieux; la mia intenzione -era di far prevenire il sig. Laporte da mio marito, -affinchè il signor Laporte potesse dirci precisamente -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -ciò che è accaduto al Louvre in questi tre giorni, e se -vi è nessun pericolo per me di presentarmivi? -</p> - -<p> -— Ma io, disse d'Artagnan, io posso andare a prevenire -il sig. Laporte. -</p> - -<p> -— Senza dubbio, soltanto vi è una disgrazia: ed è, -che il sig Bonacieux è conosciuto al Louvre, e si lascia -passare, nel mentre che voi non siete conosciuto, -e vi si chiuderebbe la porta. -</p> - -<p> -— Ahi bah! disse d'Artagnan; voi avrete bene una -qualche porta secreta del Louvre, un portinaro che vi -sia affezionato, e che mercè una parola d'ordine... -</p> - -<p> -La sig. Bonacieux guardò fissamente il giovane. -</p> - -<p> -— E se io vi dicessi questa parola d'ordine, diss'ella, -la dimentichereste voi subito dopo che ve ne siete -servito? -</p> - -<p> -— Parola d'onore, fede di gentiluomo! disse d'Artagnan -con un accento, sulla veracità del quale non v'era -da sbagliarsi. -</p> - -<p> -— Tenete, io vi credo; voi avete l'aspetto di un bravo -giovane. D'altronde la vostra fortuna può forse dipendere -dal vostro affezionamento. -</p> - -<p> -— Io farò senza promessa e di coscienza tutto ciò che -potrò fare per servire il re e per rendermi gradito alla -regina, disse d'Artagnan; disponete dunque di me -come di un amico. -</p> - -<p> -— Ma dove mi metterete in questo tempo? -</p> - -<p> -— Non avete voi una persona presso cui il sig. Laporte -possa venirvi a prendere? -</p> - -<p> -— No, io non voglio fidarmi di nessuno. -</p> - -<p> -— Aspettate; disse d'Artagnan, noi siamo alla porta -di Athos. Sì, è quella. -</p> - -<p> -— Chi è questo Athos? -</p> - -<p> -— È uno dei miei amici. -</p> - -<p> -— Ma, se egli è in casa sua, e che mi vede?... -</p> - -<p> -— Egli non v'è, ed io porterò meco la chiave dopo -avervi chiusa nel suo appartamento. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -</p> - -<p> -— Ma se egli ritorna? -</p> - -<p> -— Egli non ritornerà! d'altronde gli verrà detto che -io ho condotto una donna, e che questa donna è nelle -sue stanze. -</p> - -<p> -— Ma ciò mi comprometterà moltissimo, sapete voi? -</p> - -<p> -— Che importa! voi non siete conosciuta; d'altronde -noi siamo in una situazione da dover passare sopra -queste convenienze. -</p> - -<p> -— Andiamo adunque da questo vostro amico. Ove -sta egli? -</p> - -<p> -— Strada Ferou, a due passi di qui. -</p> - -<p> -— Andiamo. -</p> - -<p> -E tutti e due ripresero la loro corsa. Come lo aveva -preveduto d'Artagnan, Athos non era in casa; egli prese -la chiave che si aveva l'abitudine di consegnarli come -ad un amico di famiglia, salì la scala introdusse la -signora Bonacieux nel piccolo appartamento di cui abbiamo -già fatta la descrizione. -</p> - -<p> -— Voi siete, in casa vostra, diss'egli, aspettate, chiudete -la porta per di dentro e non aprite ad alcuno, ammenochè -non sentiate batter tre colpi così. -</p> - -<p> -Egli battè tre volte, due colpi vicini l'uno all'altro -ed abbastanza forti, e un colpo distante e più leggero. -</p> - -<p> -— Sta bene, disse la sig. Bonacieux. Ora sta a me -il darvi le mie istruzioni. -</p> - -<p> -— Ascolto. -</p> - -<p> -— Presentatevi alla porta secreta del Louvre dalla -parte dalla strada l'Echelle, e domandate di Germano. -</p> - -<p> -— Sta bene; e poi? -</p> - -<p> -— Egli vi domanderà ciò che volete; voi gli risponderete -con queste due parole, <i>Tours</i> e <i>Brusselle</i>. Egli, -si metterà subito ai vostri ordini. -</p> - -<p> -— E cosa dovrò io ordinargli? -</p> - -<p> -— Di andare a cercare il signor Laporte, il cameriere -della regina. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -</p> - -<p> -— E quando sarà stato a cercarlo, e che il sig. Laporte -sarà venuto? -</p> - -<p> -— Voi me lo invierete. -</p> - -<p> -— Sta bene; ma dove e come vi rivedrò io? -</p> - -<p> -— Avete molta premura a rivedermi? -</p> - -<p> -— Certamente. -</p> - -<p> -— Ebbene riposate su me di questa cura e siate -tranquillo. -</p> - -<p> -— Io conto sulla vostra parola. -</p> - -<p> -— Contatevi. -</p> - -<p> -D'Artagnan salutò la sig. Bonacieux, lanciandole lo -sguardo più amoroso che gli fu possibile di concentrare -sulla di lei piccola e graziosa persona, e nel mentre -che egli discendeva la scala, intese la porta chiudersi -dietro a lui a doppio giro. In due salti fu al Louvre, -sonavano le dieci ore quando egli giunse alla porta secreta -dell'Echelle. Tutti gli avvenimenti che noi abbiamo -raccontati erano accaduti in una mezz'ora. Tutto -passò come lo aveva annunziato la sig. Bonacieux. -Alla parola d'ordine convenuta, Germano s'inchinò; -dieci minuti dopo Laporte era nel corridoio; in due parole -d'Artagnan lo mise al fatto e gl'indicò ove era -la sig. Bonacieux. Laporte si assicurò per due volte -dell'esattezza dell'indirizzo e partì correndo. Però, non -appena ebbe fatti dieci passi che ritornò addietro. -</p> - -<p> -— Giovane, diss'egli a d'Artagnan; un consiglio. -</p> - -<p> -— Quale? -</p> - -<p> -— Voi potreste essere molestato per ciò che è accaduto. -</p> - -<p> -— Voi lo credete? -</p> - -<p> -— Sì, avete voi qualche amico che abbia il suo orologio -a pendolo che vada tardi? -</p> - -<p> -— Ebbene! -</p> - -<p> -— Andatelo a ritrovare affinchè egli possa testimoniare -che voi eravate da lui a nove ore e mezza. Con -termine di tribunale questa si chiama un'<i>alibi</i>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -</p> - -<p> -D'Artagnan trovò il consiglio prudente; egli si mise -le sue gambe in collo, e giunse presso il sig. de Tréville; -ma invece di passare nel salotto con tutta la società, -egli chiese di entrare nel suo gabinetto. Siccome -d'Artagnan era uno fra quelli che più frequentavano -il palazzo, non gli si fece alcuna difficoltà di arridere -alla sua domanda, e si andò e prevenire il sig. -de Tréville che il suo giovane compatriota, avendo -qualche cosa d'importante da dirgli, chiedeva un'udienza -particolare. Cinque minuti dopo, il sig. de Tréville -domandò a d'Artagnan cosa poteva fare per servirlo, -e qual cosa gli procurava una sua visita in un'ora -così tarda. -</p> - -<p> -— Perdono, signore, disse d'Artagnan che aveva approfittato -del momento in cui era rimasto solo per mandarne -indietro l'orologio di tre quarti d'ora, ma io -ho pensato che, non essendo che nove ore e venticinque -minuti, fosse ancor tempo di potermi presentare -da voi. -</p> - -<p> -— Nove ore e venticinque minuti? grido il signor -de Tréville guardando il pendolo; ma questo è impossibile. -</p> - -<p> -— Guardate, piuttosto, signore, disse d'Artagnan, -ecco là chi fa fede. -</p> - -<p> -— È giusto, disse il sig. de Tréville, io avrei creduto -che fosse più tardi. Ma vediamo cosa volete dirmi? -</p> - -<p> -Allora d'Artagnan fece al signor de Tréville una -lunga storia sulla regina. Gli espose i timori che egli -avea concepiti in riguardo a Sua Maestà, gli raccontò -ciò che egli aveva inteso dire dei progetti del ministro -sul conto di Buckingham, e tutto ciò con una tranquillità -ed una calma di cui il sig. de Tréville ne fu -tanto meglio ingannato, in quanto che egli stesso, come -abbiamo detto, aveva rimarcato esservi qualche disappunto -nuovo fra il ministro, il re e la regina. Quando -sonarono le dieci d'Artagnan lasciò il sig. de Tréville, -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -che lo ringraziò delle sue informazioni, e gli raccomandò -di aver sempre a cuore il servizio del re e -della regina, e rientrò nel salone. Ma quando d'Artagnan -si trovò in fondo alle scale si ricordò che aveva -dimenticata la sua mazza; in conseguenza egli rimontò -precipitosamente, rientrò nel gabinetto, con un giro -di dito rimise il pendolo alla sua vera ora, affinchè -nell'indomani non avessero ad accorgersi che era stato -spostato, e sicuro oramai di avere un testimonio per -provare il suo <i>alibi</i>, ridiscese la scala e si ritrovò ben -presto sulla strada. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap11">CAPITOLO XI. -<span class="smaller">L'INTRIGO SI ANNODA</span></h2> -</div> - -<p> -Fatta la sua visita al sig. de Tréville, d'Artagnan -prese tutto pensieroso la strada più lunga per ritornarsene -a casa. -</p> - -<p> -A che cosa pensava d'Artagnan, che in tal guisa si -allontanava dalla sua strada guardando le stelle del -cielo, ora sospirando ora ridendo? -</p> - -<p> -Egli pensava alla sig. Bonacieux. Per un alunno moschettiere, -la giovane sposa era quasi un amoroso ideale. -Bella, misteriosa, iniziata in quasi tutti i secreti -della corte che riverberavano tanta graziosa gravità -sugli affabili di lei lineamenti, era sospettata di non -essere insensibile, cosa che forma un'attrattiva irresistibile -per gli amanti novizi; di più, d'Artagnan l'aveva -liberata dalle mani dei suoi demoni che volevano -frugarla e maltrattarla, e questo importante servizio -aveva stabilito fra lei e lui uno di quei sentimenti di -riconoscenza che tanto più facilmente prendono un carattere -più tenero. -</p> - -<p> -D'Artagnan si vedeva già, tanto i sogni camminano -presto sulle ali della immaginazione! si vedeva già accostato -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -da un messaggere della giovane sposa che gli -rimetteva qualche biglietto di appuntamento, una catena -d'oro, un diamante ec. Noi abbiamo detto che i -giovani cavalieri ricevevano senza vergognarsi dei danari -dai re, aggiungiamo che in quei tempi di corrotta -morale, essi non avevano maggior vergogna sul conto -delle loro amiche, e queste lasciavano lor sempre -dei preziosi e durevoli ricordi, come se esse avessero -tentato di conquistare la fragilità dei loro sentimenti -colla solidità dei loro regali. -</p> - -<p> -Allora si faceva la sua carriera per mezzo delle donne -senza arrossire. Quelle che non eran che belle, andavano -superbe della loro bellezza, e di là veniva senza -dubbio il proverbio: la più bella giovane riporta la -palma e domina le volontà; quelle che erano ricche profondevano -inoltre una parte del loro danaro, e si potrebbe -citare un buon numero di eroi di quell'epoca -galante che non avrebbero guadagnato nè i loro speroni -in sulle prime, nè le loro battaglie in seguito, senza -la borsa più o meno piena che la loro amica attaccava -all'arcione della loro sella. -</p> - -<p> -D'Artagnan non possedeva niente, l'esitazione del -provinciale, vernice leggera, fiore effimero, amo da -pesca, si era evaporata al vento dei consigli poco ortodossi -che i tre moschettieri davano al loro amico. -D'Artagnan seguendo lo strano costume del tempo si riguardava -a Parigi come in campagna, e ciò nè più ne -meno che nelle Fiandre: lo Spagnuolo laggiù, la donna -qui, dappertutto vi è un nemico da combattere, delle -contribuzioni da cogliere. -</p> - -<p> -Ma diciamolo, in questo momento d'Artagnan era -commosso da un sentimento più nobile e disinteressato. -Il merciaio gli aveva detto che egli era ricco; il giovane -aveva potuto indovinare che con uno sciocco, come -il sig. Bonacieux, doveva essere la donna che doveva -tenere la chiave della borsa. Ma tutto ciò non aveva -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -influito niente sul sentimento prodotto dalla vista -della signora Bonacieux, e l'interesse era rimasto -quasi del tutto estraneo a questo principio d'amore -che ne era stato la conseguenza. Noi diciamo quasi del -tutto, perchè l'idea che una giovane bella, graziosa, -spiritosa, e nello stesso tempo ricca, non toglie niente -a questo principio di amore, anzi al contrario lo corrobora. -Vi è nel bene stare una folla di premure e di -capricci aristocratici che vanno d'accordo con la bellezza. -Una calza fina e bianca, una veste di seta, uno -sciallo di merletti, una bella scarpa al piede, un nastro -nuovo sulla testa, non fanno bella una donna brutta, -ma fanno più bella una donna bella; senza contare le -mani che guadagnano in tutto questo, le mani, particolarmente -nelle donne, hanno bisogno di restare oziose -per restare belle. Quindi d'Artagnan, come lo sa -benissimo il lettore al quale non abbiamo tenuto nascosto -lo stato della sua fortuna, d'Artagnan non era -milionario; egli sperava bene di divenirlo un giorno, -ma il tempo che egli si prefiggeva da se stesso per -questo felice cambiamento era molto lontano. Frattanto, -quale disperazione di vedere una donna che si ama -desiderare quei mille niente di cui le femmine compongono -la loro felicità e di non poterle dare questi mille -niente! almeno quando la donna è ricca e che l'amante -non lo è, ciò che egli non può offrirle, ella se lo offre -da se stessa, e quantunque ordinariamente sia col denaro -del marito che ella si procura questi godimenti, -è difficile che sia a lui che ne venga la riconoscenza. -</p> - -<p> -Quindi d'Artagnan, disposto ad essere l'amante più -tenero, era frattanto l'amante più affezionato, in mezzo -ai suoi progetti amorosi sulla moglie del merciaio, -egli non dimenticava i suoi. La bella signora Bonacieux -era donna da condurre al passeggio sulla spianata -di S. Dionigi, o alla fiera di S. Germano in compagnia -d'Athos, Porthos e di Aramis ai quali d'Artagnan -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -sarebbe stato superbo di poter mostrare una tal conquista. -Quando uno poi ha camminato lungamente, viene -la fame; d'Artagnan da qualche tempo aveva fatto osservazione -a questo. Si sarebbero fatti di quei piccoli -pranzi graziosi in cui da una parte si tocca la mano all'amico -e dall'altra il piede all'amica. Finalmente, nei -momenti pressanti, nelle posizioni estreme, d'Artagnan -sarebbe il salvatore dei suoi amici. -</p> - -<p> -E il signor Bonacieux, che d'Artagnan aveva spinto -nelle mani degli sbirri rinnegandolo ad alta voce e promettendogli -a bassa voce di salvarlo? noi dobbiamo confessare -ai nostri lettori che d'Artagnan non vi pensava -in alcun modo; e che se egli vi pensava era per dire -che egli stava bene dov'era, qualunque fosse il luogo. -L'amore è la più egoista di tutte le passioni. -</p> - -<p> -Frattanto i nostri lettori si assicurino che, se d'Artagnan -dimentica il suo ospite, o fa sembianza di dimenticarlo -sotto il pretesto che non sa ove lo hanno -condotto, noi non lo dimentichiamo e noi sappiamo dove -egli è. Ma pel momento facciamo come l'amoroso -Guascone. In quanto al degno merciaio noi vi ritorneremo -più tardi. -</p> - -<p> -D'Artagnan riflettendo ai suoi futuri amori ora parlando -alla luna, ora sorridendo alle stelle, risaliva la -strada di Cerca mezzogiorno o Caccia-mezzogiorno, come -si chiamava allora. Quando egli si ritrovò nel quartiere -di Aramis, gli venne idea di andare a fare una visita -al suo amico per dargli qualche spiegazione sui -motivi che gli aveva fatto inviare Planchet con l'invito -di portarsi immediatamente alla trappola. Ora, se -Aramis si era ritrovato in casa quando Planchet vi era -venuto, egli era senza dubbio accorso alla strada Fossoyeurs, -non trovandovi forse alcuno se non che i suoi -compagni, non avevano dovuto sapere nè l'uno nè gli -altri ciò che questo voleva dire. Questo incomodo adunque -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -meritava una spiegazione; ecco ciò che diceva a se -stesso d'Artagnan ad alta voce. -</p> - -<p> -Poi sotto voce diceva che per lui sarebbe stata una -occasione di parlare della piccola e bella Bonacieux, di -cui il suo spirito, se non il suo cuore ne era già tutto -pieno. Non è sul conto di un primo amore che abbisogni -di domandare secretezza. Questo primo amore è -accompagnato da una gioia sì grande che bisogna che -questa gioia straripi, senza di che ella vi soffocherebbe. -</p> - -<p> -Da più di due ore Parigi era tetro e cominciava ad -essere deserto; cominciavano a suonare le undici ore -a tutti gli orologi del sobborgo S. Germano, faceva un -tempo dolce. D'Artagnan seguiva una stradella situata -nel luogo ove in oggi passa la strada d'Assas; respirando -le emanazioni imbalsamate che venivano col vento -dalla strada di Vaugirard e che erano inviate dai giardini -rinfrescati dalla rugiada della sera e dalla brezza -della notte. Da lungi si risonavano, assorditi però da -delle buone invetriate, i canti di alcune bettole, sparse -nella pianura. Giunto all'estremità della stradella, -d'Artagnan voltò a sinistra. La casa che abitava Aramis -era posta fra la strada Cassette e la strada Servandoni. -</p> - -<p> -D'Artagnan aveva appena oltrepassata la strada Cassette -e riconosceva già la porta della casa del suo amico, -nascosta dalle foglie e dalle piante di sicomori e di -clematidi che formavano un vasto tendinaggio dinanzi -ad essa, allorquando si accorse che qualche cosa a guisa -di un'ombra sortiva dalla strada Servandoni. Questo -qualche cosa era avviluppata in un mantello, e d'Artagnan -credè sulle prime che fosse un uomo; ma alla -piccolezza della statura, all'incertezza del portamento, -all'imbarazzo dei passi, egli riconobbe ben presto una -donna, quasi che non fosse stata ben sicura della casa -che cercava, alzava gli occhi per riconoscerla, si fermava, -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -tornava addietro, poi ritornava ancora, D'Artagnan -fu intrigato. -</p> - -<p> -— Se io andassi a offrire i miei servigi? pensò egli, -dal suo andamento si vede che è giovane; forse sarà -ancor bella. Oh! sì! Ma una donna che corre le strade -a quest'ora, certamente non sorte che per andare a -raggiungere il suo amante. Peste! se io andassi a disturbare -un appuntamento, questo sarebbe un cattivo -modo per entrare in relazione. -</p> - -<p> -Frattanto la donna si avanzava sempre, contando le -case e le finestre. Che del resto non era cosa nè lunga -nè difficile. Non v'erano che tre fabbricati in quella -parte di strada e due sole finestre guardavano sulla -strada. Una era gialla, di un padiglione parallelo a -quello che occupava Aramis, l'altra era quella dello -stesso Aramis. -</p> - -<p> -— Per bacco! disse a se stesso d'Artagnan, al quale -ritornava al pensiero la nipote del filosofo; per bacco! -sarebbe bella che questa colomba smarrita cercasse la -casa del nostro amico. Ma sull'anima mia quella vi rassomiglia -molto. Ah! mio caro Aramis, per questa volta -io voglio averne il cuore pulito. -</p> - -<p> -E d'Artagnan si faceva più piccolo che poteva, si -celava nella parte più oscura della strada, vicino ad un -sedile di pietra situato nel fondo di una nicchia. La giovane -donna continuò ad avanzarsi, giacchè oltre la leggerezza -del suo camminare che l'aveva tradita, ella -aveva fatto sentire una tosse leggiera che denunziava -una delle voci le più fresche. D'Artagnan pensò che -questa tosse fosse un segnale. -</p> - -<p> -Frattanto, sia che fosse stato risposto alla tosse con -un segnale equivalente che aveva fissato le irresoluzioni -della notturna cercatrice, sia che senza soccorso -estraneo ella avesse riconosciuto che era giunta alla -meta della sua corsa, ella si avvicinò risolutamente alla -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -invetriata d'Aramis, e battè tre volte a intervalli -uguali col dito ricurvato. -</p> - -<p> -— È precisamente all'alloggio d'Aramis, mormorò -d'Artagnan. Ah! sig. ipocrita vi rivoglio a disputare -di filosofia! -</p> - -<p> -Non appena erano stati dati tre colpi, che gli sportelli -interni si aprirono, e che un lume comparve attraverso -l'invetriata. -</p> - -<p> -— Ah! ah! fece l'osservatore, non per le porte, ma -per le finestre, ah! ah! la visita era aspettata. Andiamo, -l'invetriata si apre, e la dama entrerà con una -scalata. Benissimo. -</p> - -<p> -Ma a gran meraviglia di d'Artagnan l'invetriata rimase -schiusa. Di più, il lume che aveva rischiarato per -un istante, disparve, e tutto rientrò nell'oscurità. -</p> - -<p> -D'Artagnan pensò che ciò non poteva durare così -lungamente, e continuò a guardare con tutti i suoi occhi -e ad ascoltare con tutte le sue orecchie. -</p> - -<p> -Egli aveva ragione; in capo a qualche secondo si fecero -sentire due colpi nell'interno. La giovine dalla -strada rispose con un sol colpo, e l'invetriata si apri -d'alquanto. -</p> - -<p> -Si giudichi se d'Artagnan guardava ed ascoltava con -avidità. -</p> - -<p> -Disgraziatamente il lume era stato trasportato in -un altro appartamento. Ma gli occhi del giovane si erano -abituati alla notte. D'altronde gli occhi dei Guasconi -hanno, a quanto si assicura, come quelli dei gatti, -la proprietà di vedere durante la notte. -</p> - -<p> -D'Artagnan vide adunque che la giovane cavava di -saccoccia un oggetto bianco che ella spiegò vivamente -e che prese la forma di un fazzoletto spiegato, e di -questo oggetto ella ne fece rimarcare un angolo al suo -interlocutore. -</p> - -<p> -Ciò richiamò al pensiero di d'Artagnan quel fazzoletto -che aveva ritrovato ai piedi della signora Bonacieux, -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -il quale gli aveva ricordato quello ai piedi di -Aramis. -</p> - -<p> -Che diavolo poteva dunque significare quel fazzoletto? -</p> - -<p> -Posto dove era, d'Artagnan non poteva vedere il viso -d'Aramis, noi diciamo Aramis perchè il giovine non -metteva alcun dubbio che non fosse il suo amico che -parlava dall'interno colla dama nell'esterno; la curiosità -prevalse dunque sulla prudenza, e approfittando -della preoccupazione nella quale sembrava che la vista -del fazzoletto immergesse i due personaggi che abbiamo -messo in scena, egli sortì dal suo nascondiglio, -e lesto come il lampo, ma nascondendo il rumore dei -suoi passi, egli andò a collocarsi a un angolo del muro, -di dove il suo occhio poteva perfettamente penetrare -nell'interno dell'appartamento d'Aramis. -</p> - -<p> -Giunto là, d'Artagnan per poco non mandò un grido -di sorpresa; non era Aramis che parlava con la notturna -visitatrice, ma un'altra donna. D'Artagnan ci vedeva -abbastanza per riconoscere soltanto le forme dei vestiti, -ma non a sufficienza per distinguere i lineamenti. -</p> - -<p> -Nel medesimo istante, la donna dell'appartamento -cavò un secondo fazzoletto di saccoccia, e lo cambiò -con quello che le era stato mostrato. Furono quindi -pronunciate alcune parole fra le due donne, finalmente -l'invetriata si chiuse, la donna che si trovava nell'esterno -della finestra si voltò e venne a quattro passi da -d'Artagnan abbassando il cappuccio del suo mantello, -ma la precauzione era stata presa troppo tardi: d'Artagnan -aveva già riconosciuta la signora Bonacieux. -</p> - -<p> -La sig. Bonacieux, il sospetto che avesse potuto essere -essa gli era già passato per lo spirito quando si -era cavato il fazzoletto di saccoccia; ma quale probabilità -che la sig. Bonacieux, che aveva mandato a chiamare -il signor Laporte per farsi ricondurre da lui al -Louvre, corresse per le strade di Parigi sola a undici -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -ore e mezzo di sera col pericolo di essere rapita una -seconda volta? -</p> - -<p> -Bisogna adunque che ciò fosse per un affare di molta -importanza. E quale affare importante può mai avere -una donna di venticinque anni? l'amore. -</p> - -<p> -Ma, era per conto suo o per conto di un'altra persona -che ella si esponeva in simili pericoli? Ecco ciò -che il giovane si domandava a se stesso, chè il demonio -della gelosia di già gli mordeva il cuore nè più nè -meno, che ad un amante in titolo. -</p> - -<p> -Del resto vi era un mezzo ben semplice per assicurarsi -ove andava la signora Bonacieux; questo era -di seguirla. Questo mezzo era sì semplice, che d'Artagnan -lo impiegò naturalmente per istinto. -</p> - -<p> -Ma alla vista del giovane che si staccava dal muro, -come una statua dal suo nicchio, e al rumore dei passi -che ella sentiva dietro di se, la signora Bonacieux gettò -un piccolo grido e fuggì. -</p> - -<p> -D'Artagnan le corse dietro. Non era per lui una cosa -difficile il raggiungere una donna imbarazzata nel -suo mantello. Egli la raggiunse adunque a un terzo -della strada in cui si era impegnata. La disgraziata era -spossata, non dalla fatica, ma dal terrore, e quando -d'Artagnan le posò la mano sulla spalla, ella cadde sopra -un ginocchio, gridando con voce soffocata: -</p> - -<p> -— Uccidetemi se volete, ma voi non saprete niente. -</p> - -<p> -D'Artagnan la rialzò passandole un braccio intorno -alla vita, ma siccome egli sentiva dal di lei peso che -ella era sul punto di svenirsi, si affrettò a rassicurarla -con proteste di attaccamento. Queste proteste non erano -niente per la sig. Bonacieux, perchè simili proteste -potevano ancora esser fatte colle più cattive intenzioni -del mondo, ma la voce era il tutto. La giovane sposa -credè riconoscere il suono di questa voce; ella riaprì -gli occhi gettò uno sguardo sull'uomo che le aveva fatta -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -una sì gran paura, e riconoscendo d'Artagnan, ella -mandò un grido di gioia. -</p> - -<p> -— Oh! siete voi, siete voi, diss'ella; grazie, mio Dio! -</p> - -<p> -— Sì, sono io, disse d'Artagnan, io, che Dio ha inviato -per vegliare su voi. -</p> - -<p> -— Era con questa intenzione che mi seguivate? domandò -con un sorriso pieno di civetteria la giovane il -di cui carattere alquanto faceto riprendeva il disopra, -e presso la quale erano scomparsi tutti i timori dal momento -che avea riconosciuto un amico in quello che -ella avea creduto un nemico. -</p> - -<p> -— No, disse d'Artagnan; no, io lo confesso, non fu -che il caso che mi pose sulla vostra strada; io ho veduto -una donna battere alla finestra di uno dei miei -amici.... -</p> - -<p> -— Di uno dei vostri amici? interruppe la signora Bonacieux. -</p> - -<p> -— Senza dubbio, Aramis è uno dei miei migliori amici. -</p> - -<p> -— Aramis? e chi è costui? -</p> - -<p> -— Andiamo via! ora mi direte che voi non conoscete -Aramis? -</p> - -<p> -— Questa è la prima volta che sento pronunciare il -suo nome. -</p> - -<p> -— È dunque la prima volta che voi venite in questa -casa? -</p> - -<p> -— Senza dubbio. -</p> - -<p> -— E voi non sapevate che ella fosse abitata da un -giovanotto? -</p> - -<p> -— No. -</p> - -<p> -— Da un moschettiere? -</p> - -<p> -— Nemmeno. -</p> - -<p> -— Non siete dunque venuta per cercar lui? -</p> - -<p> -— No, menomamente. D'altronde voi lo avete ben -veduto: la persona con la quale io ho parlato era una -donna. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -</p> - -<p> -— È vero; ma questa donna è un amica di Aramis? -</p> - -<p> -— Io non ne so niente. -</p> - -<p> -— Dal momento che alloggia in casa sua! -</p> - -<p> -— Ciò non mi riguarda. -</p> - -<p> -— Ma chi è ella? -</p> - -<p> -— Oh! questo non è mio segreto. -</p> - -<p> -— Cara signora Bonacieux, voi siete graziosa, ma -nello stesso tempo voi siete la donna più misteriosa... -</p> - -<p> -— Forse ci perdo con questo? -</p> - -<p> -— No, voi anzi siete adorabile. -</p> - -<p> -— Allora datemi il vostro braccio. -</p> - -<p> -— Ben volentieri: e ora? -</p> - -<p> -— Ora conducetemi. -</p> - -<p> -— E dove? -</p> - -<p> -— Dove vado. -</p> - -<p> -— Ma dove andate voi? -</p> - -<p> -— Voi lo vedrete, poichè mi lascerete alla porta.. -</p> - -<p> -— Sarà necessario che vi aspetti? -</p> - -<p> -— No, sarà inutile. -</p> - -<p> -— Voi ritornate dunque sola? -</p> - -<p> -— Forse sì forse no. -</p> - -<p> -— Ma la persona che vi accompagnerà al ritorno sarà -ella un uomo, o una donna? -</p> - -<p> -— Io non ne so ancora niente. -</p> - -<p> -— Lo saprò ben io! -</p> - -<p> -— In che modo? -</p> - -<p> -— Io vi aspetterò per vedervi sortire. -</p> - -<p> -— In questo caso addio! -</p> - -<p> -— Come sarebbe a dire? -</p> - -<p> -— Io non ho più bisogno di voi. -</p> - -<p> -— Ma voi avevate reclamato... -</p> - -<p> -— L'aiuto di un gentiluomo, e non la sorveglianza -di una spia. -</p> - -<p> -— La parola è un poco dura? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -</p> - -<p> -— Come si chiamano quelle persone che tengon dietro -alla gente loro malgrado? -</p> - -<p> -— Indiscreti. -</p> - -<p> -— La parola è troppo dolce. -</p> - -<p> -— Andiamo, signora, io vedo bene che bisogna fare -a modo vostro. -</p> - -<p> -— Perchè vi siete privato del merito di farlo subito? -</p> - -<p> -— E che! non vi è nessun merito nel pentirsi? -</p> - -<p> -— Ma vi pentite realmente? -</p> - -<p> -— Non ne so niente io stesso. Ma ciò che io so, si è -che vi prometto di fare tutto ciò che vorrete, se voi -lasciate che vi accompagni fin dove andate. -</p> - -<p> -— E voi dopo mi lascerete? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Senza spiare la mia sortita. -</p> - -<p> -— No. -</p> - -<p> -— Parola d'onore! -</p> - -<p> -— Fede da gentiluomo! -</p> - -<p> -— Prendete il mio braccio allora e andiamo. -</p> - -<p> -D'Artagnan offrì il suo braccio alla signora Bonacieux, -che vi si sospese per metà ridente, e per metà -tremante, e tutti e due raggiunsero l'estremità della -strada Arpa. Giunti là, la giovane parve esitare, come -aveva già fatto nella strada Vaugirard. Però a certi segni -ella sembrò ravvisare una porta, e avvicinandosi a -questa porta: -</p> - -<p> -— Ora, signore, diss'ella, è qui, che ho le mie faccende; -mille grazie della vostra onorevole compagnia, -che mi ha salvato da tutti i pericoli ai quali sarei stata -esposta, se fossi stata sola; ora è il momento di -mantenere la vostra parola. Io sono arrivata alla mia -destinazione. -</p> - -<p> -— E voi non avrete più niente a temere al ritorno? -</p> - -<p> -— Io non avrò a temere che i ladri. -</p> - -<p> -— Questi sono pure qualche cosa. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -</p> - -<p> -— Che mi potrebbero prendere? non ho meco un -soldo. -</p> - -<p> -— Voi dimenticate questo bel fazzoletto ricamato -con lo stemma... -</p> - -<p> -— Quale? -</p> - -<p> -— Quello che ho ritrovato ai vostri piedi, e che ho -rimesso nella vostra tasca. -</p> - -<p> -— Tacete! tacete disgraziato! gridò la giovane; volete -voi perdermi? -</p> - -<p> -— Voi vedete bene che vi è dunque ancora qualche -pericolo per voi, poichè una sola parola vi fa tremare, -e che voi confessate che sareste perduta se si sentisse -questa parola. Ah! sentite, signora, continuò d'Artagnan -afferrandole la mano e cuoprendola con un ardente -bacio, sentite, siate più generosa, confidatevi in me; -non avete dunque letto che nei miei occhi non vi è che -affezione, e nel mio cuore che simpatia? -</p> - -<p> -— Sia pure, rispose la signora Bonacieux, così, domandatemi -i miei secreti, che io ve li dirò; ma quelli -degli altri è un'altra cosa. -</p> - -<p> -— Sta bene, disse d'Artagnan gli scoprirò; poichè -questi secreti possono avere un'influenza sulla vostra -vita, bisogna che questi secreti diventino i miei. -</p> - -<p> -— Guardatevene bene! gridò la giovane con una serietà, -che fece rabbrividire d'Artagnan suo malgrado. -Oh! non vi mischiate in niente di ciò che mi riguarda, -non cercate di aiutarmi in ciò che io compio, e questo -ve lo domando in nome dell'interesse che v'inspiro in -nome del servizio, che mi avete reso, e che io non dimenticherò -in tutta la mia vita. Credete bene piuttosto -a ciò che io vi dico. Non vi occupate più di me, -che io non esista più per voi, e questo sia, come se -voi non mi aveste mai veduta. -</p> - -<p> -— Aramis dovrà egli fare altrettanto che me, signora? -disse d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Ecco già due o tre volte, che voi avete pronunciato -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -questo nome, signore; eppure vi ho detto che io -non lo conosco. -</p> - -<p> -— Voi non conoscete l'uomo alla finestra del quale -siete andata a battere? su via, signora, non mi crediate -poi troppo credulo! -</p> - -<p> -— Confessate che è per farmi parlare, che voi inventate -questa storia, e che voi create questo personaggio? -</p> - -<p> -— Io non ho inventato niente, signora, io non ho -detto che la pura verità. -</p> - -<p> -— E voi dite che uno dei vostri amici abita in quella -casa? -</p> - -<p> -— Io lo dico, ed io lo ripeto per la terza volta: quella -casa è quella che abita un mio amico, e questo mio -amico si chiama Aramis. -</p> - -<p> -— Tutto ciò si schiarirà più tardi, mormorò la giovane -donna; ora signore, tacete. -</p> - -<p> -— Se voi poteste vedere tutto il mio cuore allo scoperto, -disse d'Artagnan, voi vi leggereste tanta curiosità, -che avreste pietà di me, e tanto amore che voi -soddisfareste sull'istante alla mia curiosità. Non vi ha -niente da temere da coloro che vi amano. -</p> - -<p> -— Voi parlate ben presto d'amore, signore, disse la -giovane sposa scuotendo la testa. -</p> - -<p> -— Egli è che l'amore mi è venuto presto e per la prima -volta, e sì che io non ho ancora vent'anni. -</p> - -<p> -La giovane sposa lo guardò di sott'occhio. -</p> - -<p> -— Ascoltate, io sono già sulla traccia, riprese d'Artagnan. -Sono tre mesi da che poco mancò che non avessi -un duello con Aramis per un fazzoletto simile a quello -che voi avete mostrato a quella signora che era nella -di lui casa, per un fazzoletto marcato nello stesso -modo, io ne sono sicuro. -</p> - -<p> -— Signore, disse la giovane, voi mi affaticate molto, -io ve lo giuro, con queste interrogazioni. -</p> - -<p> -— Ma voi, così prudente, signora, pensateci: se voi -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -foste arrestata con questo fazzoletto e che questo fazzoletto -vi fosse preso, non sareste voi compromessa? -</p> - -<p> -— E perchè? le iniziali non sono le mie? C. B. Costanza -Bonacieux? -</p> - -<p> -— Ovvero Camilla Tracy. -</p> - -<p> -— Silenzio, signore, anche una volta, silenzio! Ah -poichè il pericolo che io corro per me stessa non vi -trattiene, pensate a quello che voi potreste incorrere. -</p> - -<p> -— Io? -</p> - -<p> -— Sì voi. Vi è pericolo di prigione, vi è pericolo di -vita a conoscermi. -</p> - -<p> -— Allora io non vi lascio più. -</p> - -<p> -— Signore, disse la giovane sposa supplicante e giungendo -le mani, signore, in nome del cielo, in nome -dell'onore di un militare, in nome della cortesia di un -gentiluomo, allontanatevi; sentite, ecco che suona mezzanotte, -questa è l'ora in cui sono aspettata. -</p> - -<p> -— Signora, disse il giovane inchinandosi, io non so -negar niente quando mi viene chiesto in tal modo; siate -contenta, io mi allontano. -</p> - -<p> -— Ma voi non mi seguirete, voi non mi spierete? -</p> - -<p> -— Io rientro in casa mia sull'istante. -</p> - -<p> -— Ah! io lo sapeva bene che voi eravate un bravo -giovane, gridò la signora Bonacieux, stendendo a lui -una mano e posando l'altra sul martello di una piccola -porta nascosta nel muro. -</p> - -<p> -D'Artagnan afferrò la mano che gli veniva stesa e la -baciò ardentemente. -</p> - -<p> -— Ah! io amerei meglio di non avervi mai veduta! -gridò d'Artagnan con quell'ingenua brutalità che spesso -le donne preferiscono alle affettazioni di galanteria -perchè scuoprono il fondo del pensiero, e perchè esse -provano che il sentimento supera la ragione. -</p> - -<p> -— Ebbene, riprese la signora Bonacieux con una voce -quasi accarezzante e stringendo la mano di d'Artagnan -che non aveva abbandonata la sua, ebbene io -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -non dirò altrettanto che voi: ciò che oggi è perduto, -non è perduto per l'avvenire. Chi sa se quando sarò -sciolta un giorno, io non potrò soddisfare la vostra curiosità? -</p> - -<p> -— E fate voi la stessa promessa al mio amore? gridò -d'Artagnan al colmo della gioia -</p> - -<p> -— Oh! per questo lato io non voglio impegnarmi, -ciò dipenderà dai sentimenti che voi saprete inspirarmi. -</p> - -<p> -— Così ora, signora...? -</p> - -<p> -— Ora, signore, non sono ancora se non che riconoscente. -</p> - -<p> -— Ah! voi siete troppo graziosa, disse d'Artagnan -con tristezza, e voi vi abusate del mio amore. -</p> - -<p> -— No, io uso della vostra generosità e nulla più. Ma, -credetemi bene, con certa gente tutto è trovato. -</p> - -<p> -— Ah! voi mi rendete il più felice dei mortali, non -dimenticate questa promessa! -</p> - -<p> -— Siate tranquillo, e a tempo e a luogo io mi risovverrò -di tutto. Ebbene! partite dunque, partite in nome -del Cielo! Mi si aspettava a mezzanotte precisa, ed -io sono già in ritardo. -</p> - -<p> -— Di cinque minuti. -</p> - -<p> -— Sì, ma in alcune circostanze cinque minuti sono -cinque secoli. -</p> - -<p> -— Quando si ama... -</p> - -<p> -— Ebbene! chi vi dice che io non ho a che fare con -un innamorato? -</p> - -<p> -— È un uomo che vi aspetta! gridò d'Artagnan, un -uomo! -</p> - -<p> -— Andiamo, ecco la discussione che incomincia, fece -la signora Bonacieux con un mezzo sorriso che non era -esente da una certa tinta d'impazienza. -</p> - -<p> -— No, no, io me ne vado, io parto; io credo in voi, -io voglio avere tutto il merito del mio attaccamento, -dovesse anche essere questo attaccamento una stupidità. -Addio! signora, addio! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -</p> - -<p> -E come se egli non si fosse sentito la forza di staccarsi -dalla mano che sempre riteneva, se non che per -mezzo di una scossa, egli si allontanò correndo, nel -mentre che la signora Bonacieux batteva al martello -tre colpi lenti e regolari; quindi giunto all'angolo della -strada si rivoltò, e la porta si era di già aperta e richiusa. -La giovane merciaia era scomparsa. -</p> - -<p> -D'Artagnan continuò il suo cammino; egli aveva data -la sua parola di non spiare la signora Bonacieux, e -la sua vita foss'anche dipesa dal luogo ove ella si era -portata o dalla persona che doveva accompagnarla, d'Artagnan -sarebbe egualmente rientrato in casa sua; e poichè -egli aveva detto di ritornarvi, cinque minuti dopo -egli era nella strada Fossoyeurs. -</p> - -<p> -— Povero Athos, diceva egli, non saprà quello che -vuol dir ciò. Egli si sarà addormentato aspettandomi, -o sarà ritornato in casa sua, e nel rientrare avrà saputo -che vi era stata una donna. Una donna nella camera -di Athos! veramente; continuò d'Artagnan, ve -n'è ancora una in casa d'Aramis; tutto ciò è molto -strano, e io sarei ben curioso di sapere come andrà a -finire. -</p> - -<p> -— Male, signore, male, rispose una voce che il giovane -riconobbe per quella di Planchet, poichè parlando -da se solo ad alta voce, e nel modo delle persone molto -preoccupate, era entrato nel corridoio, nel fondo -del quale era la scala che conduceva nella sua camera. -</p> - -<p> -— Come, male! che vuoi tu dire, imbecille? domandò -d'Artagnan, e che cosa è dunque accaduto? -</p> - -<p> -— Ogni sorta di disgrazie. -</p> - -<p> -— Quali? -</p> - -<p> -— Prima di tutto il signor Athos è stato arrestato. -</p> - -<p> -— Arrestato! Athos arrestato! perchè? -</p> - -<p> -— Fu ritrovato qui da voi; e fu preso per voi. -</p> - -<p> -— E da chi è stato arrestato? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -</p> - -<p> -— Dalle guardie che andarono a chiamare gli uomini -neri che avete messi in fuga. -</p> - -<p> -— E perchè non ha egli detto il suo nome? perchè -non ha egli detto di essere estraneo a tutto questo affare? -eh? -</p> - -<p> -— Egli se ne è ben guardato, signore; anzi egli si è -avvicinato a me e mi ha detto: -</p> - -<p> -« — Il tuo padrone ha bisogno della sua libertà in -questo momento e non io, poichè egli sa tutto, ed io -non so niente. Lo si crederà arrestato, e ciò gli darà -del tempo; fra tre giorni io dirò chi sono, e bisognerà -bene che mi facciano sortire.» -</p> - -<p> -— Bravo Athos! cuore nobile, mormorò d'Artagnan, -io lo riconosco bene da ciò! e che cosa hanno fatto gli -sbirri? -</p> - -<p> -— Quattro lo hanno condotto via, non so bene se alla -Bastiglia, o al Forte il Vescovo; due sono rimasti -con gli uomini neri che hanno frugato da per tutto e -che hanno preso tutte le carte. Finalmente li due ultimi, -durante questa spedizione, montavano la guardia alla -porta, quindi, quando tutto è stato finito, essi sono -partiti, lasciando la casa vuota, e tutto aperto. -</p> - -<p> -— E Porthos? e Aramis? -</p> - -<p> -— Io non li ho trovati, essi non son venuti. -</p> - -<p> -— Ma essi possono venire da un momento all'altro, perchè -tu gli hai lasciato detto che io li aspettava? -</p> - -<p> -— Sì, signore. -</p> - -<p> -— Ebbene! non muoverti di qui; se essi vengono -previenli di quanto mi è accaduto, e che mi aspettino -all'osteria della Pigna; qui vi sarebbe del pericolo a rimanere, -la casa può essere spiata. Io corro dal signor -de Tréville per metterlo a parte di tutto, quindi li raggiungerò. -</p> - -<p> -— Sta bene, signore, disse Planchet. -</p> - -<p> -— Ma resterai tu? non avrai paura? disse d'Artagnan -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -ritornando indietro per raccomandare il coraggio al -suo lacchè. -</p> - -<p> -— Siate tranquillo, signore, disse Planchet, voi non -mi conoscete ancora; quando mi ci metto, sono bravo; -andate, il tutto sta che io mi ci metta: d'altronde io -son Piccardo. -</p> - -<p> -— Allora tutto è combinato, disse d'Artagnan; tu ti -farai piuttosto uccidere che lasciare il tuo posto. -</p> - -<p> -— Sì, signore, non v'è niente che io non sia disposto -a fare per provarvi il mio attaccamento. -</p> - -<p> -— Buono, disse fra se stesso d'Artagnan; sembra che -il metodo che io ho adoprato con questo giovane sia -veramente il migliore: io ne userò ogni qualvolta se ne -presenti l'occasione. -</p> - -<p> -E con tutta la sveltezza delle sue gambe, di già alcun -poco affaticate per le corse della giornata, d'Artagnan -si diresse verso la strada del Colombaio. -</p> - -<p> -Il sig. de Tréville non era nel suo palazzo; la sua -compagnia era di guardia al Louvre; egli era al Louvre -con la sua compagnia. -</p> - -<p> -— Gli abbisognava di giungere fino al Sig. de Tréville; -era necessario che fosse prevenuto di tutto ciò -che accadeva. D'Artagnan risolvette di tentare l'entrata -al Louvre. Il suo uniforme di guardia nella compagnia -del sig. des Essarts gli doveva essere il suo passaporto. -Discese dunque la strada dei Piccoli-Agostiniani -e rimontò la riviera per passare il Ponte-nuovo. Per -un momento aveva avuta l'idea di passare con la barca; -ma giungendo alla riva del fiume, aveva macchinalmente -introdotta la sua mano in saccoccia, e si era accorto -di non aver di che pagare il passatore. -</p> - -<p> -Mentre giungeva all'altezza della strada Guénégaud, -vide sboccare dalla strada Delfino un gruppo -composto di due persone il di cui andamento lo colpì. -Le due persone che componevano il gruppo erano un -uomo ed una donna. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -</p> - -<p> -La donna aveva la statura della sig. Bonacieux e -l'uomo rassomigliava moltissimo al sig. Aramis. -</p> - -<p> -Inoltre la donna aveva quel mantello nero che -d'Artagnan vedeva ancora disegnarsi davanti alla finestra -della strada Vaugirard, e sopra la porta della strada -d'Arpa. -</p> - -<p> -Di più, l'uomo portava l'uniforme dei moschettieri. -</p> - -<p> -Il cappuccio della donna era calato avanti agli occhi, -l'uomo teneva il suo fazzoletto avanti il viso; entrambi, -questa doppia precauzione lo indicava, entrambi avevano -dunque interesse a non essere conosciuti. -</p> - -<p> -Essi presero il ponte; questa era la strada di d'Artagnan, -e poichè d'Artagnan si portava al Louvre, li -seguì. -</p> - -<p> -D'Artagnan non aveva fatto venti passi che fu convinto -che questa donna era la sig. Bonacieux e che quest'uomo -era Aramis. -</p> - -<p> -Egli sentì nel medesimo istante tutti i sospetti della -gelosia agitarsi nel suo onore. -</p> - -<p> -Egli era doppiamente tradito, e dal suo amico, e da -quella che egli di già amava come sua amica. La sig. -Bonacieux gli aveva giurato formalmente che non conosceva -Aramis, e un quarto d'ora dopo che gli avea -fatto questo giuramento ella la ritrovava sotto il braccio -di Aramis! -</p> - -<p> -D'Artagnan non riflettè solamente che egli conosceva -la bella da tre ore appena, che egli non gli doveva che -un poco di riconoscenza, per averla liberata dagli uomini -neri che volevano rapirla, e che ella non aveva -promesso niente; Egli si considerò come amante oltraggiato, -tradito, deriso; il sangue e la collera gli salirono -al viso; egli risolse di schiarire tutto. -</p> - -<p> -La coppia che camminava innanzi erasi accorta di -esser seguita, ed essi avevano raddoppiato il passo. -</p> - -<p> -D'Artagnan prese la corsa al momento che si ritrovarono -avanti la Samaritana illuminata da un fanale -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -che proiettava la sua luce sopra tutta questa parte di -ponte. -</p> - -<p> -D'Artagnan si fermò davanti a loro, essi si fermarono -davanti a lui. -</p> - -<p> -— Che volete voi, signore? domandò il moschettiere -addietrando di un passo e con uno accento straniero -che provava a d'Artagnan che egli erasi ingannato in -una parte delle sue congetture. -</p> - -<p> -— Non è Aramis! gridò egli. -</p> - -<p> -— No, signore, non è Aramis, e alla vostra esclamazione -io vedo che voi mi avete preso per un altro, e vi -perdono. -</p> - -<p> -— Voi mi perdonate! gridò d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Sì, rispose lo sconosciuto. Lasciatemi dunque passare, -poichè voi non l'avete meco. -</p> - -<p> -— Voi avete ragione, signore, disse d'Artagnan, io -non l'ho con voi ma con la signora. -</p> - -<p> -— Colla signora! voi non la conoscete, disse lo straniero. -</p> - -<p> -— Voi vi sbagliate, signore, io la conosco. -</p> - -<p> -— Ah! fece la signora Bonacieux con un tuono di -rimprovero; ah! signore io aveva la vostra parola da -militare e la vostra fede da gentiluomo: sperava di poterci -contar sopra. -</p> - -<p> -— Ed io signora.... disse d'Artagnan imbarazzato, -voi mi avevate promesso... -</p> - -<p> -— Prendete il mio braccio signora, disse lo straniero, -e continuiamo la nostra strada. -</p> - -<p> -Frattanto d'Artagnan stordito, atterrato, annientato -per tutto ciò che gli accadeva, restava ritto colle -braccia incrociate davanti al moschettiere ed alla signora -Bonacieux. -</p> - -<p> -Il moschettiere fece due passi in avanti e allontanò -con la mano d'Artagnan. -</p> - -<p> -D'Artagnan fece un salto in addietro e cavò fuori la -sua spada. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -</p> - -<p> -Nello stesso tempo, e colla rapidità del lampo, lo -sconosciuto cavò fuori la sua. -</p> - -<p> -— In nome del cielo! milord, gridò la sig. Bonacieux -gettandosi in mezzo ai combattenti e prendendo le spade -a piene mani. -</p> - -<p> -— Milord! gridò d'Artagnan illuminato da una subitanea -idea; milord! perdono, signore, ma sapeva io forse -che voi eravate...? milord, signora, perdono, cento -volte perdono; ma io l'amava, milord, io era geloso; -voi sapete che cosa è amare, milord; perdonatemi, e -ditemi come posso farmi ammazzare per la vostra -grazia. -</p> - -<p> -— Voi siete un bravo giovane, disse Buckingham -stendendo la mano a d'Artagnan che questi strinse rispettosamente; -voi mi offrile i vostri servigi, io gli accetto; -seguiteci a venti passi di distanza fino al Louvre -e se qualcuno ci spia, uccidetelo! -</p> - -<p> -D'Artagnan mise la sua spada sotto il braccio, lasciò -prendere alla sig. Bonacieux e al duca il vantaggio di -venti passi, e li seguì, pronto ad eseguire alla lettera -le istruzioni del nobile ed elegante ministro di -Carlo I. -</p> - -<p> -Ma fortunatamente il giovane di scorta non ebbe alcuna -occasione di dare al duca questa pruova della sua -devozione, e la giovine sposa e il moschettiere entrarono -al Louvre, per la porta secreta, senza essere inquietati -da alcuno. -</p> - -<p> -In quanto a d'Artagnan egli si portò subito all'osteria -della Pigna, ove trovò subito Porthos e Aramis che -lo aspettavano. -</p> - -<p> -Ma, senza dar loro spiegazione sull'incomodo che loro -aveva cagionato, disse che aveva terminato il suo -affare pel quale egli aveva un istante creduto di aver -bisogno del loro intervento. -</p> - -<p> -E ora, trasportati come noi siamo dal nostro racconto, -lasciamo i nostri tre amici ritornare ognuno alle -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -proprie abitazioni, e seguiamo nei laberinti del Louvre -il duca di Buckingham e la sua guida. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap12">CAPITOLO XII. -<span class="smaller">GIORGIO WILLIERS DUCA DI BUCKINGHAM</span></h2> -</div> - -<p> -La signora Bonacieux e il duca entrarono al Louvre -senza difficoltà; la sig. Bonacieux era conosciuta per -essere al servizio della regina: il duca portava l'uniforme -dei moschettieri del sig. de Tréville, che, come -abbiamo detto, erano di guardia in quella sera. D'altronde -Germano era negli interessi della regina, e se -accadeva qualche cosa, la sig. Bonacieux sarebbe stata -accusata di avere introdotto il suo amante al Louvre, -ecco tutto; ella prendeva sopra di se la colpa, la sua -riputazione sarebbe stata perduta è vero; ma di una -piccola merciaia? -</p> - -<p> -Una volta entrati nell'interno della corte il duca e -la giovane seguirono il piede del muro per lo spazio di -circa venticinque passi; percorso questo spazio la sig. -Bonacieux spinse una piccola porta di servizio, che il -giorno stava aperta, ma che ordinariamente si chiudeva -nella notte; la porta cedè; entrambi si introdussero -e si trovarono nella oscurità, ma la sig. Bonacieux conosceva -tutti i giri e rigiri di questa parte del Louvre, -destinata alla bassa corte. Ella chiuse le porta dietro -di se, prese il duca per la mano, fece qualche passo a -tastone afferrò una bronca della scala, toccò con un piede -il primo scalino, e cominciò a salire; il duca contò -due piani. Allora ella prese a destra, seguì un lungo -corridoio, tornò a discendere un piano, fece qualche passo -ancora, introdusse una chiave nella serratura, aprì -una porta e spinse il duca in un appartamento illuminato -soltanto da una lampada da notte, dicendogli: -</p> - -<p> -— Restate qui, milord duca, fra poco verrà. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -</p> - -<p> -Quindi ella sortì per la medesima porta, che chiuse -a doppio giro, dimodochè il duca si trovò prigioniero -alla lettera. -</p> - -<p> -Però, quantunque si trovasse isolato, bisogna dirlo, -il duca di Buckingham non provò un'istante di timore; -una delle parti caratteristiche del suo naturale era la -ricerca delle avventure e l'amore da romanzo. Coraggioso, -ardito, intraprendente non era la prima volta -che arrischiava la sua vita in simili tentativi; egli avea -saputo che questo preteso messaggio della regina, sulla -fede del quale egli era venuto a Parigi, era un laccio, -e invece di ritornarsene in Inghilterra, abusando -della posizione in cui era stato messo, aveva dichiarato -alla regina che egli non partirebbe senza averla prima -veduta. Sulle prime la regina aveva positivamente -ricusato, quindi finalmente aveva temuto che il duca, -esasperato, non facesse qualche follia. Ella si era già -decisa a riceverlo e a supplicarlo di partire subito, allorchè, -la stessa sera della decisione, la signora Bonacieux, -che era stata incaricata di andare a cercare il -duca e condurlo al Louvre, fu rapita. Per due giorni -si ignorò affatto ciò che fosse accaduto di lei, e tutto -rimase sospeso. Ma una volta libera, una volta rimessa -in rapporto con la corte, le cose avevano preso un altro -corso, ed ella eseguiva la perigliosa intrapresa che -senza il suo arresto, ella avrebbe compiuta tre giorni -prima. -</p> - -<p> -Buckingham, rimasto solo, si avvicinò ad uno specchio. -Quell'abito da moschettiere gli andava a meraviglia. -A trentacinque anni, che egli aveva allora, egli -passava a giusto titolo per il più bel gentiluomo e per -il più elegante cavaliere di Francia e d'Inghilterra. -Favorito da due re, ricco di milioni, che tutto poteva -in un regno che egli sconvolgeva a suo capriccio o calmava -a sua fantasia, Giorgio Williers, duca di Buckingham -aveva intrapresa una di quelle esistenze favolose -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -che rimangono nei corso dei secoli come una meraviglia -per la posterità. Così, sicuro di se stesso, convinto -della sua possanza, certo che non potevano colpirlo -le leggi che reggono gli altri uomini, andava dritto alla -meta che si era prefisso, fosse pure stata questa meta -così elevata e così risplendente che sarebbe stato -follia per un altro il sognarlo soltanto. Fu così che egli -giunse ad avvicinarsi diverse volte alla bella ed orgogliosa -regina di Francia, a forza d'abbagliare. -</p> - -<p> -Giorgio Williers si pose adunque avanti di uno specchio, -come lo abbiamo detto, rese alla sua bella capigliatura -bionda le ondulazioni che il peso del suo cappello -le avevano fatto perdere, arricciò i suoi baffi, e -col cuore gonfio di gioia, felice, e sapendo di toccare -un momento che egli aveva desiderato sì lungamente -sorrise a se stesso d'orgoglio e di speranza. -</p> - -<p> -In questo momento una porta nascosta dalla tappezzeria -si aprì, e comparve una donna. Buckingham vide -questa apparizione nello specchio, gettò un grido; era -la regina! -</p> - -<p> -La regina aveva allora ventisei o ventisette anni, -vale a dire che ella si ritrovava in tutto lo splendore -della bellezza. Il suo andamento era veramente quello -di una regina, o meglio ancora di una dea; i suoi occhi, -che gettavano dei riflessi di smeraldo, erano perfettamente -belli e pieni ad un tempo di dolcezza e di -maestà; la sua bocca era piccola e vermiglia, e quantunque -il suo labbro inferiore avanzasse leggermente -sull'altro, ella era eminentemente graziosa nel sorriso ma -altrettanto profondamente sdegnosa nel disprezzo. La -sua pelle era citata per la sua bianchezza e pel suo vellutato, -la sua mano e le sue braccia erano di una bellezza -sorprendente, e tutti i poeti dell'epoca le decantavano -come incomparabili. Finalmente i suoi capelli, che, -di biondi che erano nella sua gioventù, erano diventati -castagni, e che ella portava arricciati e aspersi di -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -molta polvere, contornavano ammirabilmente il suo viso, -al quale la censura più rigida non avrebbe potuto -augurare che un poco meno di rosso, e i più esigenti -desiderare un poco più di affilatezza nel naso. -</p> - -<p> -Buckingham rimase per un istante abbagliato; -giammai la regina gli era sembrata più bella in mezzo -ai balli, alle feste ed ai tornei, di quello che gli apparve -in quel momento, vestita con una semplice stoffa -bianca; e accompagnata da donna Stefania, la sola delle -cameriere spagnuole che non fosse stata scacciata dalla -gelosia del re, o dalle persecuzioni di Richelieu. -</p> - -<p> -Anna fece due passi in avanti: Buckingham si precipitò -ai suoi ginocchi, e primachè la regina avesse potuto -impedirlo, le baciò l'estremità della sua veste. -</p> - -<p> -— Duca, voi sapete di già che non sono stata io che -vi ho fatto qui venire. -</p> - -<p> -— Oh! sì, signora, sì, Vostra Maestà, gridò il duca; -io so che sono stato un pazzo, un insensato a credere -che la neve potesse riscaldarsi, che il marmo potesse -animarsi; ma che volete! quando si ama, si crede -facilmente all'amore, d'altronde io non ho perduto -tutto in questo viaggio poichè vi vedo. -</p> - -<p> -— Sì, rispose Anna, ma voi sapete perchè e come -io vi vedo, milord. Io vi vedo per pietà di voi stesso, -io vi vedo perchè, insensibile voi a tutte le mie pene, -vi siete ostinato a rimanere in una città ove, rimanendo, -correte rischio della vita, e a me fate correr -rischio del mio onore; io vi vedo per dirvi che tutto -ci separa, la profondità del mare, l'inimicizia dei regni, -la santità dei giuramenti. Il lottare contro tante -cose è un sacrilegio, milord. Io vi vedo infine per dirvi -che è indispensabile che noi non ci vediamo più. -</p> - -<p> -— Parlate, signora, parlate regina, disse Buckingham, -la dolcezza della vostra voce cuopre la durezza -delle vostre parole. -</p> - -<p> -— Milord, disse la regina, voi non potete rimproverare -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -il mio modo di parlarvi; voi dimenticate che io -non vi ho mai detto che vi amava. -</p> - -<p> -— Ma voi non mi avete neppur detto mai che non -mi amavate, e veramente il dirmi simili parole, sarebbe -stato per parte di Vostra Maestà, una troppo grande -ingratitudine. Poichè, ditemi, ove troverete un amore -eguale al mio, un amore che nè il tempo nè la -lontananza nè la disperazione possono estinguere, un -amore che si contenta di un nastro perduto, di uno -sguardo smarrito, di una parola sfuggita? Sono tre anni, -signora, che vi ho veduta per la prima volta, e -dopo tre anni io vi amo egualmente. Volete voi che -io vi dica come eravate vestita la prima volta che vi -vidi? volete voi che io vi dettagli tutti gli ornamenti -della vostra toeletta? Ascoltate; io vi vedo ancora: voi -eravate seduta sopra un dado, alla moda di Spagna, -avevate una stoffa di seta verde broccata d'oro e d'argento, -colle maniche pendenti e riannodate sulle belle -vostre braccia, su quelle braccia ammirabili, con grossi -diamanti; voi avevate un collare increspato e chiuso, -un piccolo <i>bonetto</i> sulla vostra testa, del colore -della vostra veste, e sopra questo bonetto una piuma -d'airone. Oh sentite, sentite, io chiudo gli occhi e vi -vedo tale quale eravate allora; io li riapro e vi vedo -tale quale siete adesso, vale a dire cento volte più bella -ancora! -</p> - -<p> -— Quali follie! mormorò Anna, che non aveva il coraggio -di irritarsi col duca per avere così bene conservato -il suo ritratto nel di lui cuore; quale follia di nutrire -una passione inutile con simili rimembranze. -</p> - -<p> -— E con che volete voi dunque che io viva? Io non -ho che delle rimembranze. Queste sono la mia felicità, -il mio tesoro, la mia speranza. Ciascheduna volta che -vi vedo, è un diamante di più che io racchiudo nello -scrigno del mio cuore. Questo è il quarto che voi lasciate -cadere e che io raccolgo. Poichè in tre anni, signora, -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -non vi ho veduta che quattro volte; questa prima -che vi diceva, la seconda in casa della sig. Chevreuse, -la terza nei giardini d'Amiens... -</p> - -<p> -— Duca, disse la regina arrossendo, non parlate di -quella serata. -</p> - -<p> -— Oh! parliamone, al contrario, signora, parliamone: -è la serata felice e raggiante della mia vita. Vi ricordate -voi la bella notte che faceva? come l'aria era -dolce e profumata? come il cielo era azzurro e smaltato -di stelle? ah! quella volta, signora, potei rimanere -un istante con voi; quella volta eravate disposta a -dirmi tutto, l'isolamento della vostra vita, le afflizioni -del vostro cuore. Voi eravate appoggiata al mio -braccio; guardate, a questo qui. Abbassando la mia -testa dalla vostra parte, io sentiva i vostri bei capelli -sfiorare il mio viso, ed ogni volta che essi lo sfioravano, -io rabbrividiva dalla testa ai piedi. Oh! regina! -oh! voi non sapete tutto ciò che vi ha di felicità e di -gioia racchiuso in un simile supremo momento! I miei -beni, la mia fortuna, la mia gloria, tutti i giorni che -mi restano a vivere io li darei per un simile istante, -per una simile notte; poichè quella notte, signora, -quella notte voi mi amavate, io ve lo giuro. -</p> - -<p> -— Milord, è possibile, sì, che l'influenza del luogo, -che le attrattive di quella bella sera, che l'affascinazione -del vostro sguardo, che quelle mille circostanze, -in fine, che qualche volta si riuniscono per perdere -una donna, si sieno raggruppate intorno a me in -quella sera fatale; ma voi lo avete veduto, milord, la -regina è venuta in soccorso della donna indebolita; alla -prima parola che voi avete osato di dire, alla prima -arditezza alla quale io ho dovuto rispondere, io ho -chiamato. -</p> - -<p> -— Oh! sì, sì, è vero, e un altro amore fuori del mio -si sarebbe infranto e questa pruova; ma il mio amore -ne è sortito più ardente e più eterno. Voi avete creduto -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -di fuggirmi ritornando a Parigi, voi avete creduto -che io non oserei lasciare il tesoro che dal mio sire -sono stato incaricato di custodire. Ah! che importano -a me tutti i tesori del mondo, e tutti i re della terra! -otto giorni dopo io era di ritorno, o signora. Quella -volta voi non avevate niente a dirmi: io aveva arrischiato -il mio favore, la mia vita per vedervi un secondo, -io non ho neppure toccata la vostra mano, e voi -mi avete perdonato vedendomi così sottomesso e così -pentito. -</p> - -<p> -— Sì, ma la calunnia si è impadronita di tutte queste -follie, nelle quali io non aveva parte, voi lo sapete -bene, milord. Il re, eccitato dal ministro, ha fatto un -rumore terribile; la signora di Vernet fu scacciata; -Putange fu esiliato; la signora Chevreuse cadde in disfavore; -e allorchè voi avete voluto ritornare come ambasciadore -in Francia, il re stesso, sovvenitevene milord, -il re stesso si è opposto. -</p> - -<p> -— Sì, e la Francia pagherà con una guerra il rifiuto -del suo re. Io non posso più vedervi, signora? ebbene! -io voglio che ciascun giorno voi sentiate a parlare di -me. Che scopo credete voi che abbia avuta questa spedizione -e questa lega coi protestanti della Rochelle che -io progetto? il piacere di vedervi. Io non ho la speranza -di penetrare a mano armata fino a Parigi, lo so -bene, ma questa guerra potrà fruttare una pace; a -questa pace necessiterà un negoziatore; questo negoziatore -sarò io. Non si oserà più di rifiutarmi allora, e -io ritornerò a Parigi, e vi rivedrò, e sarò felice un istante. -Migliaia d'uomini, è vero, avranno pagato la -mia felicità colla loro vita, ma che importa a me purchè -vi riveda? tutto questo è forse da insensato; ma, -ditemi qual donna ha avuto un amante più innamorato? -qual regina ha avuto un servitore più ardente? -</p> - -<p> -— Milord, milord! voi invocate a vostra difesa cose -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -che ancor più vi accusano; milord tutte queste prove -d'amore, che volete darmi, sono altrettanti delitti. -</p> - -<p> -— Perchè voi non mi amate, signora; se voi mi amaste, -vedreste tutto ciò bene altrimenti; sarebbe per -me troppo grande felicità, e io ne diventerei pazzo. -Ah! la signora de Chevreuse è stata meno crudele di -voi. Halland l'amò, ed ella corrispose al suo amore. -</p> - -<p> -— La signora de Chevreuse non era regina, mormorò -Anna, vinta a suo malgrado dall'espressione di un -amore così profondo. -</p> - -<p> -— Voi mi amereste dunque se non la foste, signora? -dite, voi mi amereste dunque? posso dunque credere -che è la dignità sola del vostro rango che vi fa crudele -verso di me? posso adunque credere che se voi foste -stata la sig. de Chevreuse, il povero Buckingham -avrebbe potuto sperare? grazie di queste dolci parole, -oh! mia bella Maestà, cento volte grazie! -</p> - -<p> -— Ah! milord, voi avete inteso male, male interpretato, -io non ho voluto dire... -</p> - -<p> -— Silenzio! silenzio! disse il duca; se io sono felice -di un errore, non abbiate la crudeltà di togliermelo. -Voi lo avete detto, voi stessa, io sono attirato in un -laccio, io vi lascerò forse la vita, poichè, osservate, è -strano, da qualche tempo io ho dei presentimenti di -dover morire. -</p> - -<p> -E il duca sorrise con un sorriso tristo ad un tempo -e grazioso. -</p> - -<p> -— Oh! mio Dio, gridò Anna con un accento di spavento -che provava quale interesse, maggiore di quello -che voleva dire, ella portava al duca. -</p> - -<p> -— Io non vi dico ciò per spaventarvi, signora, no; -ciò che vi dico è anzi ridicolo, e credete che io non mi -preoccupo niente di questi sogni; ma questa parola -che voi mi avete detta, questa speranza che voi quasi -mi avete data, avrà pagato tutto, fosse ancora la mia -vita. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -</p> - -<p> -— Ebbene! disse Anna, io pure duca, io ho dei presentimenti; -io pure ho dei sogni. Io ho sognato che vi -vedeva steso, insanguinato, atterrato da una ferita. -</p> - -<p> -— Alla parte sinistra, non è vero e con un coltello? -interruppe Buckingham. -</p> - -<p> -— Sì, è così, milord, è così; alla parte sinistra con -un coltello. Chi ha potuto dirvi che io aveva fatto questo -sogno? io non l'ho che confidato a Dio, e anche -nelle mie preghiere. -</p> - -<p> -— Io non voglio saperne di più, voi mi amate, signora, -sta bene; -</p> - -<p> -— Io vi amo? -</p> - -<p> -— Sì, voi! il cielo vi manderebbe forse gli stessi sogni -che a me, se voi non mi amaste? avremmo noi gli -stessi presentimenti, se le nostre due esistenze non si -toccassero col cuore? voi mi amate, o regina, e voi mi -piangerete! -</p> - -<p> -— Oh! mio Dio, mio Dio! gridò Anna, questo è più -di quanto io possa sopportare. Sentite, duca, in nome -del cielo, partite, ritiratevi; io non so se vi ami o se -non vi ami, ma quello che io so si è, che io non sarò -mai spergiura. Abbiate dunque pietà di me; e partite. -Obi se voi foste colpito in Francia, se voi moriste in -Francia, se io potessi supporre che il vostro amore per -me fosse causa della vostra morte, io non mi consolerei -mai più; io ne diverrei pazza. Partite dunque, partite, -io ve ne supplico. -</p> - -<p> -— Oh! quanto siete bella così! oh! quanto io v'amo! -disse Buckingham. -</p> - -<p> -— Partite! partite! io ve ne supplico, e ritornate più -tardi; ritornate come ambasciatore, ritornate come -ministro, ritornate circondato da guardie che vi difendano, -da servitori che veglino su voi, e allora, allora -io non temerò più pei vostri giorni, e sarò contenta -nel rivedervi. -</p> - -<p> -— Oh! ed è vero quanto mi dite? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -</p> - -<p> -— Sì... -</p> - -<p> -— Ebbene! un pegno della vostra indulgenza, un oggetto -che venga da voi, e che mi ricordi che io non ho -fatto un sogno: qualche cosa che voi abbiate portata, -e che possa portare anch'io; un anello, una collana, -una catena! -</p> - -<p> -— E partirete, partirete, se vi do quanto domandate? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Sull'istante medesimo? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Lascerete voi la Francia? ritornerete voi in Inghilterra? -</p> - -<p> -— Sì, io ve lo giuro! -</p> - -<p> -— Aspettate, allora, aspettate. -</p> - -<p> -E Anna rientrò nel suo appartamento, e ne sortì -quasi subito, tenendo in mano un bauletto di legno di -rosa colla sua cifra incrostata d'oro. -</p> - -<p> -— Prendete, milord duca, prendete, diss'ella, conservatelo -per mia memoria. -</p> - -<p> -Buckingham prese il bauletto, e cadde una seconda -volta il ginocchio. -</p> - -<p> -— Voi mi avete promesso di partire sull'istante, -disse la regina. -</p> - -<p> -— Ed io vi mantengo la mia parola; la vostra mano, -la vostra mano, signora, e io parto. -</p> - -<p> -Anna stese la sua mano chiudenda gli occhi, e appoggiandosi -con l'altra sopra Stefania, poichè sentiva -che le sue forze venivano meno. -</p> - -<p> -Buckingham appoggiò con passione le sue labbra su -quella bella mano, quindi rialzandosi: -</p> - -<p> -— Prima di sei mesi, diss'egli, se io non sono morto, -io vi avrò riveduto, signora, dovessi per questo -mettere sottosopra il mondo. -</p> - -<p> -E, fedele alla promessa che aveva fatta, si slanciò -fuori dell'appartamento. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -</p> - -<p> -Nel corridoio egli incontrò la signora Bonacieux che -l'aspettava, e che, colle medesime precauzioni e la -medesima fortuna, lo ricondusse fuori del Louvre. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap13">CAPITOLO XIII. -<span class="smaller">IL SIGNOR BONACIEUX</span></h2> -</div> - -<p> -Vi era in tutto questo come si è potuto rimarcare, -un personaggio di cui ad onta della sua posizione precaria, -non era sembrato che alcuno se ne inquietasse, -se non che molto mediocremente. Questo personaggio -era il signor Bonacieux, rispettabile martire degli intrighi -politici ed amorosi che si allacciavano così bene -gli uni con gli altri in quell'epoca, tanto cavalleresca -ad un tempo e tanto galante. -</p> - -<p> -Fortunatamente, il lettore se lo ricorda, o non se lo -ricorda, fortunatamente noi abbiamo promesso di non -perderlo di vista. -</p> - -<p> -Gli stallieri che lo avevano arrestato lo condussero -direttamente alla Bastiglia, ove lo si fece passare tutto -tremante davanti un plotone di soldati che caricavano -i loro moschetti. -</p> - -<p> -Di là, fu introdotto in una galleria semi-sotterranea: -egli fu, per parte di quelli che lo aveano condotto, -l'oggetto delle più grossolane ingiurie, e dei più -feroci maltrattamenti. Gli sbirri vedevano che non avevano -a che fare con un gentiluomo, e lo trattavano come -un vero birbone. -</p> - -<p> -In capo a mezz'ora circa, uno scrivano venne a metter -fine a queste torture, ma non alle sue inquietudini, -dando l'ordine di condurre il sig. Bonacieux nella -camera degli interrogatorii. Ordinariamente i prigionieri -s'interrogavano nel loro carcere, ma con Bonacieux -non si facevano tanti complimenti. -</p> - -<p> -Due guardie, s'impadronirono del merciaio, gli fecero -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -traversare un cortile, lo fecero entrare in un corridoio, -in cui v'erano tre sentinelle, aprirono una porta, -e lo spinsero in una camera bassa, ove non v'erano -altri mobili che una tavola, una sedia e un commessario. -Il commessario era assiso sulla sedia, ed occupato -a scrivere sulla tavola. -</p> - -<p> -Le due guardie condussero il prigioniero davanti alla -tavola, e, ad un segno del commessario, si allontanarono -fuori della portata della voce. -</p> - -<p> -Il commessario, che fino allora aveva tenuto la sua -testa abbassata sulle carte, la rialzò per vedere con -chi aveva a che fare. Questo commissario era un uomo -di fisonomia dispettosa, col naso puntuto, cogli zigomi -gialli e sporgenti, cogli occhi piccoli, ma investigatori -e vivi, colla fisonomia che partecipava ad un tempo -della faina e della volpe. La sua testa, sopportata da -un collo lungo e mobile, sortiva dalla sua larga toga -nera, librandosi con un movimento presso a poco simile -a quello della tartaruga, quando cava fuori la testa -dal suo guscio crostaceo. -</p> - -<p> -Egli cominciò dal domandare al signor Bonacieux i -suoi nomi, il cognome, l'età, lo stato, il domicilio. -</p> - -<p> -L'accusato rispose ch'egli si chiamava Giacomo Michele -Bonacieux, che aveva l'età di cinquant'anni, che -era merciaio, e che dimorava nella strada Fossoyeur: -al n. 11. -</p> - -<p> -Il commissario allora, invece di continuare ad interrogarlo, -gli fece un lungo discorso sul pericolo che vi -è, per un oscuro borghese, nell'immischiarsi di cose -politiche. -</p> - -<p> -Egli complicò quest'esordio con una esposizione nella -quale raccontò la potenza e gli atti del signor ministro, -di questo ministro incomparabile, di questo vincitore -dei ministri passati, di questo modello dei ministri -futuri: atti e potenze ai quali nessuno poteva -opporsi impunemente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -</p> - -<p> -Dopo questa seconda parte del suo discorso, fissando -il suo sguardo da sparviero sul povero Bonacieux, -lo invitò a riflettere sulla gravità della sua situazione. -</p> - -<p> -Le riflessioni del merciaio erano già tutte fatte; egli -mandava al diavolo l'istante in cui il signor de Laporte -aveva avuto l'idea di maritarlo con la sua figlioccia, e -l'istante soprattutto in cui questa figlioccia era stata -ricevuta custode della biancheria presso la regina. -</p> - -<p> -Il fondo del carattere di mastro Bonacieux era un -profondo egoismo mischiato ad una sordida avarizia, -il tutto condito con una estrema poltroneria. L'amore -che gli aveva inspirato la sua giovane sposa, era un -sentimento del tutto secondario, nè poteva lottare coi -sentimenti primitivi che noi abbiamo enumerati. -</p> - -<p> -Bonacieux riflettè infatti su ciò che gli era stato -detto. -</p> - -<p> -— Ma, il signor commessario, diss'egli timidamente, -credete bene che io conosco, e che apprezzo più -che alcun altro, il merito dell'incomparabile ministro -dal quale noi abbiamo l'onore di esser governati. -</p> - -<p> -— Davvero? domandò il commessario con un'aria di -dubbio, ma se fosse veramente così come sareste voi -alla Bastiglia? -</p> - -<p> -— Come io vi sono o piuttosto perchè vi sono, replicò -Bonacieux, ecco ciò che mi è assolutamente impossibile -di dirvi, visto che io stesso l'ignoro; ma, a -colpo sicuro, non è per avere disgustato, almeno -scientemente, il signor ministro. -</p> - -<p> -— Pure bisogna che abbiate commesso un qualche -delitto, poichè voi siete accusato di alto tradimento. -</p> - -<p> -— Di alto tradimento! gridò Bonacieux spaventato, -di alto tradimento! e come volete voi che un povero -merciaio, che detesta gli ugonotti e che abborre gli -Spagnuoli, sia accusato di alto tradimento? rifletteteci, -signore, la cosa è materialmente impossibile. -</p> - -<p> -— Signor Bonacieux, disse il commessario guardando -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -l'accusato come se i suoi piccoli occhi avessero avuta -la facoltà di leggere nel più profondo dei cuori, signor -Bonacieux, voi avete moglie? -</p> - -<p> -— Sì, signore, rispose il merciaio tremando, e sentendo -che là i suoi affari si andavano a imbrogliare, vale -a dire, io ne aveva una. -</p> - -<p> -— Come, voi ne avevate una? e che ne avete voi fatto, -se non l'avete più? -</p> - -<p> -— Mi è stata portata via, signore. -</p> - -<p> -— Vi è stata portata via! disse il commessario. Ah! -Bonacieux sentì a quell'ah che l'affare si andava sempre -più imbrogliando. -</p> - -<p> -— Vi è stata portata via! riprese il commessario; e -sapete voi chi è l'uomo che ha commesso questo ratto? -</p> - -<p> -— Io credo di conoscerlo. -</p> - -<p> -— Chi è egli? -</p> - -<p> -— Pensate che io non affermo niente, signor commessario, -e che io sospetto solamente. -</p> - -<p> -— Chi sospettate voi! sentiamo, rispondete francamente. -</p> - -<p> -Il signor Bonacieux era nella grande perplessità; -doveva egli negar tutto o tutto dire? negando tutto, -si poteva credere che egli la sapeva troppo lunga per -confessare; dicendo tutto, faceva prova di buona volontà. -Egli si decise dunque a dire tutto. -</p> - -<p> -— Io sospetto, diss'egli, che sia un uomo grande e -bruno, di alta statura, il quale ha tutti i tratti di un -gran signore; egli ci ha seguiti molte volte, a quanto -mi è sembrato, quando io aspettava mia moglie -d'avanti alla porta segreta del Louvre per ricondurla -a casa. -</p> - -<p> -Il commessario parve provare qualche inquietezza. -</p> - -<p> -— E il suo nome? diss'egli. -</p> - -<p> -— Oh? in quanto al suo nome io non ne so niente; -se io mai lo incontrassi, lo riconoscerei sul momento -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -stesso, ve io garantisco, fosse egli ancora tra mille persone. -</p> - -<p> -La fronte del commessario si intorbidì. -</p> - -<p> -— Voi lo riconoscereste fra mille, dite voi continuò -egli. -</p> - -<p> -— Cioè, riprese Bonacieux che si accorse di essere -entrato in una falsa strada, cioè... -</p> - -<p> -— Voi avete risposto che lo riconoscereste, disse il -commessario. Sta bene, per oggi basta. Prima che andiamo -più innanzi, bisogna che un tale sappia che voi -conoscete il rapitore di vostra moglie. -</p> - -<p> -— Ma io non ho detto che lo conosco! gridò Bonacieux -alla disperazione. Io vi ho detto al contrario... -</p> - -<p> -— Conducete il prigioniere, disse il commessario alle -due guardie. -</p> - -<p> -— Ove si deve condurre? domandò lo scrivano. -</p> - -<p> -— In una prigione. -</p> - -<p> -— In quale? -</p> - -<p> -— Oh! mio Dio, nella prima che vi capita, purchè sia -ben chiusa, rispose il commessario con una indifferenza, -che penetrò d'orrore il povero Bonacieux. -</p> - -<p> -— Ahimè! Ahimè! disse a sè stesso, la disgrazia è -sulla mia testa. Mia moglie avrà commesso qualche orribile -delitto; mi si crederà suo complice, e mi si -punirà con lei: ella avrà confessato che m'aveva detto -tutto; una donna è così debole! Una prigione! la prima -che vi capita! ecco qua! una notte presto si passa; e -domani, alla ruota, alla tortura! oh! mio Dio! mio Dio! -abbiate pietà di me! -</p> - -<p> -Senza ascoltare menomamente le lamentazioni di -mastro Bonacieux, lamentazioni alle quali d'altronde -essi dovevano essere abituati, le due guardie presero -il prigioniere per un braccio, e lo condussero via, nel -mentre che il commessario scriveva in tutta fretta una -lettera che lo scrivano aspettava. -</p> - -<p> -Bonacieux non chiuse occhio, non già che la sua -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -prigione fosse troppo cattiva, ma perchè le sue inquietudini -erano troppo grandi. Egli rimase tutta la notte -sopra il suo sgabello rabbrividendo al più piccolo rumore, -e quanto i primi raggi del giorno vennero a penetrare -nella sua camera, l'aurora gli parve aver preso -tinte funebri. -</p> - -<p> -Ad un tratto egli sentì tirare il catenaccio, e provò -un terribile sussulto. Egli credeva che lo venissero a -prendere per condurlo al patibolo; cosichè allora quando -vide comparire puramente e semplicemente il suo -commessario ed il suo scrivano della sera innanzi, invece -del carnefice, come egli si aspettava, fu sul punto -di saltar loro al collo. -</p> - -<p> -— Il vostro affare si è molto complicato da ieri sera -a questa parte; mio brav'uomo, gli disse il commessario, -ed io vi consiglio dire tutta la verità, poichè il -solo vostro pentimento può calmare la collera del ministro. -</p> - -<p> -— Ma io sono pronto a dir tutto, gridò Bonacieux, -almeno tutto quello che io so. Interrogatemi, io ve ne -prego. -</p> - -<p> -— Primieramente, dov'è vostra moglie? -</p> - -<p> -— Ma dappoichè vi ho detto che mi è stata rapita... -</p> - -<p> -— Sì ma da ieri alle cinque ore pomeridiane, mercè -vostra, è fuggita. -</p> - -<p> -— Mia moglie è fuggita? gridò Bonacieux, oh! disgraziata! -signore, se ella è fuggita non è per colpa mia, -io ve lo giuro. -</p> - -<p> -— Che cosa siete dunque andato a fare dal signor -d'Artagnan, vostro vicino, col quale aveste una lunga -conferenza nella giornata? -</p> - -<p> -— Ah! sì, sig. commessario, sì ciò è vero e lo confesso -che ho avuto torto. Sì, io sono stato dal sig. -d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Quale era la scopo di questa visita? -</p> - -<p> -— Di pregarlo ad aiutarmi per ritrovare mia moglie; -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -io credeva di avere il diritto di reclamarla. Io mi sbagliava, -a quanto sembra, e ve ne domando perdono. -</p> - -<p> -— E che cosa ha risposto il signor d'Artagnan! -</p> - -<p> -— Il signor d'Artagnan mi ha promesso il suo aiuto; -ma io mi sono ben presto accorto che egli mi tradiva. -</p> - -<p> -— Voi volete eludere la giustizia! il signor d'Artagnan -ha fatto un patto con voi, e in virtù di questo -patto egli ha messo in fuga gli uomini di polizia, che -avevano arrestata vostra moglie, e l'ha sottratta a -tutte le ricerche. -</p> - -<p> -— Il signor d'Artagnan ha rapita mia moglie? ah! -che cosa mi dite mai? -</p> - -<p> -— Fortunatamente, il sig. d'Artagnan è nelle nostre -mani, e voi sarete confrontato con lui. -</p> - -<p> -— Ah! in fede mia, io non domando di meglio, gridò -Bonacieux; non sarò malcontento di vedere una figura -di mia conoscenza. -</p> - -<p> -— Fate entrare il sig. d'Artagnan, disse il commessario -alle guardie. -</p> - -<p> -Le due guardie fecero entrare Athos. -</p> - -<p> -— Signor d'Artagnan, disse il commessario indirizzandosi -ad Athos, dichiarate voi a questo signore ciò -che è passato fra voi e lui. -</p> - -<p> -Gridò Bonacieux, non è il signor d'Artagnan quello -che qui mi mostrate! -</p> - -<p> -— Come non è il sig. d'Artagnan! gridò il commessario. -</p> - -<p> -— Niente affatto, rispose Bonacieux. -</p> - -<p> -— E come si chiama il signore? domandò il commessario. -</p> - -<p> -— Io non posso dirvelo, perchè non lo conosco. -</p> - -<p> -— Come, voi non lo conoscete? -</p> - -<p> -— No. -</p> - -<p> -— Voi non l'avete mai veduto? -</p> - -<p> -— Può darsi; ma io non so come si chiami. -</p> - -<p> -— Il vostro nome? domandò il commessario. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -</p> - -<p> -— Athos, rispose il moschettiere. -</p> - -<p> -— Ma questo non è un nome di uomo, questo è un -nome di montagna! gridò il povero interrogatore, che -cominciava a perdere la testa. -</p> - -<p> -— Questo è il mio nome, disse tranquillamente Athos. -</p> - -<p> -— Ma voi avete detto che vi chiamavate d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Io? -</p> - -<p> -— Sì, voi. -</p> - -<p> -— Cioè, a me che fu detto: «voi siete il sig. d'Artagnan?» -io ho risposto «lo credete voi?» le mie guardie -hanno gridato che ne erano sicure. Io non ho voluto -contrariarle, d'altronde io poteva sbagliarmi. -</p> - -<p> -— Signore, voi fate insulto alla maestà della giustizia. -</p> - -<p> -— In nessun modo, disse tranquillamente Athos. -</p> - -<p> -— Voi siete il sig. d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Vedete bene, che siete voi che me lo dite. -</p> - -<p> -— Ma, gridò a sua volta Bonacieux, io vi dico, sig. -commessario, che non vi può essere nessun dubbio. Il -sig. d'Artagnan è mio ospite, e quantunque non paghi -la sua pigione, è anzi precisamente per questa causa -che io debbo conoscerlo. Il signor d'Artagnan è un -giovane di diciannove ai vent'anni appena, e questo -signore ne ha almeno trenta; il sig. d'Artagnan è nelle -guardie del sig. des Essarts, ed il sig. è nella compagnia -dei moschettieri dei sig. de Tréville; guardate -l'uniforme. -</p> - -<p> -— È vero, mormorò il commessario, per bacco! è -vero. -</p> - -<p> -In questo momento si aprì la porta, e un messaggiere, -introdotto dal carceriere della Bastiglia, rimise -una lettera al commessario. -</p> - -<p> -— Oh! disgraziata! gridò il commessario. -</p> - -<p> -— Come! che cosa dite? di chi parlate? non è già di -mia moglie io spero? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -</p> - -<p> -— Al contrario, è precisamente di lei. Il vostro affare -va bene, andate avanti! -</p> - -<p> -— E che! gridò il merciaio esasperato fatemi il piacere -di dirmi, signore, in qual modo il mio affare può -peggiorare per ciò che fa mia moglie, mentre io sono -in prigione. -</p> - -<p> -— Perchè quello che ella fa è la conseguenza di un -piano stabilito fra di voi, un piano infernale! -</p> - -<p> -— Io vi giuro, sig. commessario, che voi siete nel -più grande errore, che io non so niente affatto di ciò -che doveva fare mia moglie, che io sono intieramente -estraneo a tutto quanto ella ha fatto, e che se ella fa -delle pazzie, io la rinego, io la smentisco, io la maledico. -</p> - -<p> -— E che! disse Athos al commessario, se voi non avete -più bisogno di me, rimandatemi in qualche luogo. -Il vostro sig. Bonacieux è noiosissimo. -</p> - -<p> -— Riconducete i prigionieri nelle loro secrete, disse -il commessario, indicando con un gesto Athos e Bonacieux, -e che essi sieno custoditi più severamente che -mai. -</p> - -<p> -— Però, disse Athos con la solita sua calma, se voi -cercate il signor d'Artagnan, non vedo troppo il perchè -io debba qui rimpiazzarlo. -</p> - -<p> -— Fate ciò che ho detto! gridò il commessario, nella -secreta la più ristretta. Intendete voi? -</p> - -<p> -Athos seguì le sue guardie stringendosi nelle spalle, -e il sig. Bonacieux mandava gemiti da fendere il cuore -di una tigre. -</p> - -<p> -Il merciaio fu ricondotto nel carcere ove aveva passata -la notte, e vi fu lasciato tutto il giorno. Tutto il -giorno Bonacieux pianse come un vero merciaio, non -essendo un uomo di spada per niente affatto, come ci -ha detto egli stesso. -</p> - -<p> -La sera verso le nove ore, al momento in cui stava -per decidersi di andare in letto, egli intese de' passi nel -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -corridoio. Questi passi si avvicinarono al carcere, la -porta si aprì, e comparvero due guardie. -</p> - -<p> -— Seguitemi, disse un caporale che veniva dietro le -guardie. -</p> - -<p> -— Seguirvi! gridò Bonacieux, seguirvi a quest'ora! -mio Dio ove mi conducete? -</p> - -<p> -— Dove abbiamo l'ordine di condurvi. -</p> - -<p> -— Ma questa non è una risposta. -</p> - -<p> -— Eppure è la sola che noi possiamo darvi. -</p> - -<p> -— Ah! mio Dio! mio Dio! gridò il povero merciaio, -questa volta son perduto! -</p> - -<p> -E seguì macchinalmente e senza resistenza le guardie -che erano venute a prenderlo. -</p> - -<p> -Egli ripassò nello stesso corridoio che aveva già percorso, -traversò un primo cortile, quindi un secondo -corpo di fabbrica; finalmente, alla porta del cortile di -entrata, egli trovò una carrozza circondata da quattro -guardie a cavallo. Fu fatto salire in questa carrozza, il -caporale si pose vicino a lui, fu chiuso lo sportello a -chiave, e tutti e due si ritrovarono in una prigione ambulante. -</p> - -<p> -La carrozza si mise in movimento, lenta come un -carro funebre. Attraverso la persiana chiusa a catenaccio -il prigioniere scorgeva le case e il pavimento, e -nient'altro; da vero Parigino che egli era, Bonacieux -riconosceva tutte le strade dalle insegne, dai riverberi, -dai marciapiedi. Al momento di giungere a S. Paolo, -luogo ove si fanno le esecuzioni dei condannati della -Bastiglia, per poco non si svenne e si segnò due volte. -Avea creduto che la carrozza si fosse fermata lì. La carrozza -però passò oltre. Più lontano fu preso da gran -terrore, e fu costeggiando il cimiterio di S. Giovanni, -ove si sepellivano i rei di stato. Una cosa sola lo tranquillizzava -un poco, ed era che prima di seppellirli generalmente -tagliavano loro la testa, e la sua testa era -ancora sulle sue spalle. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -</p> - -<p> -Ma allorchè vide che la carrozza voltava per la strada -Gréve, e che scoperse i tetti acuti del Palazzo di -Città, e che la carrozza passava sotto l'arcata, egli -credè che tutto fosse finito per lui, volle fare la sua -confessione al caporale, e dietro il suo rifiuto mandò -grida così commoventi, che il caporale gli annunziò -che, se continuava ad assordirlo in tal modo, gli avrebbe -messo la mordacchia. Questa minaccia tranquillizzò -alcun poco Bonacieux: se avessero dovuto giustiziarlo -sulla piazza di Gréve, non meritava la pena di metterglisi -la mordacchia, poichè erano quasi arrivati al luogo -della esecuzione. Infatti la carrozza traversò la piazza -fatale senza fermarsi. Non restava più a temersi che -la Croce-del-Trahoir: la carrozza infatti prese quella -strada. -</p> - -<p> -Questa volta non v'era più alcun dubbio; era alla -Croce-dei Trahoir che si giustiziavano i rei subalterni; -Bonacieux si era lusingato, credendosi degno della -piazza S. Paolo o della piazza di Gréve. Era alla Croce-del-Trahoir -che andava a finire il suo viaggio ed il suo -destino! egli non poteva ancora vedere questa malaugurata -Croce, ma egli la sentiva in qualche modo venirgli -incontro. Allorquando egli non fu più che a una -ventina di passi, sentì un rumore e la carrozza fermarsi; -ciò era più di quanto poteva sopportare il povero -Bonacieux, di già annientato dalle emozioni successive -che aveva provate, mandò un debole gemito, che si sarebbe -potuto prendere per l'ultimo sospiro di un moribondo, -e si svenne. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap14">CAPITOLO XIV. -<span class="smaller">L'UOMO DI MÉUNG</span></h2> -</div> - -<p> -Questo rumore era prodotto da un attruppamento -di popolo il quale non era già riunito nell'aspettativa -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -di un uomo che si dovesse impiccare, ma nella contemplazione -di uno già impiccato. La carrozza, fermata -per un momento, riprese dunque il suo cammino, traversò -la folla, continuò la sua strada, e infilò la contrada -S. Onorato, voltò per la strada dei Buoni-Fanciulli, -e si fermò davanti ad una porta bassa. -</p> - -<p> -La porta si aprì, due guardie ricevettero nelle loro -braccia Bonacieux, sostenuto dal caporale: fu spinto -in un corridoio, gli fu fatta salire una scala e fu deposto -in un'anticamera. Tutti questi movimenti furono -da lui operati macchinalmente; egli aveva camminato -come si cammina in sogno; egli aveva traveduto gli oggetti -attraverso una nebbia; le sue orecchie avevano -concepito dei suoni senza intenderli; si sarebbe potuto -giustiziarlo in quel momento che egli non avrebbe fatto -un gesto per intraprendere la sua difesa, che non -avrebbe mandato un grido per implorare pietà. -</p> - -<p> -Egli rimase dunque così sulla panchetta, col dorso -appoggiato al muro e le braccia pendenti, nello stesso -luogo ove era stato deposto dalle sue guardie. -</p> - -<p> -Però, siccome guardando intorno a se stesso non vedeva -alcun oggetto minaccioso, siccome nessuna cosa -indicava che egli corresse un reale pericolo, siccome -la panchetta era convenientemente imbottita, siccome -il muro era ricoperto da un bel cuoio di Cordova, siccome -un gran tendinaggio di damasco rosso fluttuava -davanti la finestra, sostenuto da belle borchie d'oro, -egli comprese a poco a poco che il suo spavento era esagerato, -e cominciò a muovere la testa da diritta a -sinistra e dal basso in alto. Da questo movimento, che -nessun gl'impediva, egli riprese un poco di coraggio, -e si arrischiò a smuovere una gamba, poi l'altra; finalmente -aiutandosi con le mani, si sollevò sulla panchetta -e si trovò in piedi. -</p> - -<p> -In questo momento, un ufficiale di buon aspetto alzò -una portiera, continuò a scambiate alcune parole -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -con una persona che si trovava nella camera vicina, e -rivoltandosi verso il prigioniero: -</p> - -<p> -— Siete voi, gli disse, che vi chiamate Bonacieux? -</p> - -<p> -— Sì, signor ufficiale, balbettò il merciaio più morto -che vivo, per servirvi. -</p> - -<p> -— Entrate, disse l'ufficiale. -</p> - -<p> -Egli si scansò perchè il merciaio potesse passare, -questi obbedì senza replica, entrò nella camera ove -sembrava che fosse aspettato. -</p> - -<p> -Era un gran gabinetto coi muri guerniti di armi offensive -e difensive, con camminetto e stufa, nei quali -vi era già fuoco quantunque non si fosse appena che -verso la fine del mese di settembre. Una tavola quadrata, -coperta di libri e di carte, sui quali era svolta -un immensa pianta della città della Rochelle occupava -il mezzo dell'ambiente. In piedi davanti al camminetto -stava un uomo di mezzana statura, colla fisonomia -altera e fiera, cogli occhi scrutatori, con fronte -larga, una faccia magrita, allungata da un pizzo alla -reale sormontato da un paio di baffi. Quantunque quest'uomo -non avesse che trentasei anni appena, capelli, -baffi e pizzo andavano imbiancandosi. Quest'uomo, -menocchè la spada, avea tutto l'aspetto di un uomo di -guerra, e i suoi stivali di bufalo ancora leggermente -ricoperti di polvere, indicavano che egli era stato a cavallo -durante la giornata. -</p> - -<p> -Quest'uomo era Armando-Giovanni Duplessis duca -de Richelieu non già come ce lo rappresentano, indebolito, -vecchio sofferente come un martire, col corpo -ammalato, la voce estinta, sepolto in un gran seggiolone -come una tomba anticipata, non vivendo più che -per la forza del genio, e non sostenendo più la lotta -coll'Europa che per l'eterna applicazione del suo pensiero; -ma tale quale egli era realmente in quell'epoca, -vale a dire destro e galante cavaliere, già debole di -corpo, ma sostenuto da quella potenza morale che ha -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -formato di lui uno degli uomini i più estraordinarii che -sieno esistiti, preparandosi infine, dopo aver sostenuto -il duca di Nevers nel suo ducato di Mantova, dopo aver -preso Nimes, Castres e Uzes, a scacciare gl'inglesi -dall'isola del Re e a fare l'assedio della Rochelle. -</p> - -<p> -Il povero merciaio dimorò in piedi davanti la porta, -nel mentre che gli occhi del personaggio che noi abbiamo -descritto, si fissavano su lui, e sembravano voler -penetrare fino al profondo del suo pensiero. -</p> - -<p> -— È questo qua il signor Bonacieux? domandò egli -dopo un momento di silenzio. -</p> - -<p> -— Sì, mio signore, riprese l'ufficiale. -</p> - -<p> -— Sta bene; datemi quelle carte, lasciateci. -</p> - -<p> -L'ufficiale prese sul tavolo le carte indicate, le rimise -a quello che le domandava, s'inchinò fino a terra -e sortì. -</p> - -<p> -Bonacieux riconobbe in quelle carte i suoi interrogatorii -della Bastiglia. Di tratto in tratto l'uomo del -camminetto alzava gli occhi dal di sopra delle scritture -e li immergeva come due pugnali fino al fondo del -cuore del povero merciaio. -</p> - -<p> -Dopo dieci minuti di lettura e dieci secondi di esame, -il ministro avea fissato. -</p> - -<p> -— Quella testa là non ha mai cospirato, mormorò egli; -ma non importa, vediamo pure. -</p> - -<p> -— Voi siete accusato di alto tradimento, disse lentamente -il ministro. -</p> - -<p> -— È ciò che mi hanno già detto, mio signore, gridò -Bonacieux, dando al suo interrogatore il titolo che aveva -inteso dargli dall'ufficiale; ma io vi giuro che non -ne sapeva niente. -</p> - -<p> -Il ministro represse un sorriso. -</p> - -<p> -— Voi avete cospirato con vostra moglie, colla signora -de Chevreuse, e con milord duca di Buckingham... -</p> - -<p> -— Infatti, mio signore, rispose il merciaio, io ho inteso -pronunciare tutti questi nomi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -</p> - -<p> -— E in quale occasione? -</p> - -<p> -— Ella diceva che il ministro duca de Richelieu aveva -attirato il duca di Buckingham a Parigi per perderlo, -e perdere insieme con lui la regina. -</p> - -<p> -— Ella diceva così! gridò il ministro con violenza. -</p> - -<p> -— Sì, mio signore, ma io le ho risposto che ella aveva -torto a tenere simili propositi, e che il ministro era -incapace... -</p> - -<p> -— Tacete, voi siete un imbecille, riprese il ministro. -</p> - -<p> -— Questo è quanto mi rispondeva precisamente mia -moglie. -</p> - -<p> -— Sapete voi chi vi ha rapito vostra moglie? -</p> - -<p> -— No, mio signore. -</p> - -<p> -— Voi però avete de' sospetti? -</p> - -<p> -— Sì, mio signore, ma questi sospetti hanno sembrato -portar dispiacere al signor commessario, ed io non -li ho più. -</p> - -<p> -— Vostra moglie è fuggita, lo sapevate voi? -</p> - -<p> -— No mio signore, io l'ho saputo mentre ero prigione -col mezzo del sig. commessario, che è un uomo molto -amabile. -</p> - -<p> -Il ministro represse un secondo sorriso. -</p> - -<p> -— Allora voi non sapete ciò che è avvenuto di vostra -moglie in seguito alla fuga? -</p> - -<p> -— No assolutamente, mio signore, ma ella sarà rientrata -al Louvre. -</p> - -<p> -— A un'ora dopo la mezzanotte non era ancora rientrata -al Louvre. -</p> - -<p> -— A un'ora dopo mezzanotte non era ancora rientrata! -ah! mio Dio! e che cosa è dunque avvenuto di lei? -</p> - -<p> -— Si saprà, siate tranquillo, non si tiene nulla nascosto -al ministro, il ministro sa tutto -</p> - -<p> -— In questo caso, mio signore, credete voi che il -ministro acconsentirà a farmi sapere che cosa è avvenuto -di mia moglie? -</p> - -<p> -— Forse, ma prima di tutto bisogna che confessiate -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -tutto ciò che ne sapete relativamente alle relazioni di -vostra moglie colla signora di Chevreuse. -</p> - -<p> -— Ma io non ne so niente, non l'ho mai veduta. -</p> - -<p> -— Quando andavate a prendere vostra moglie al -Louvre, ritornava ella direttamente a casa con voi? -</p> - -<p> -— Quasi mai, ella aveva molte faccende da sbrigare -con dei mercanti di tela presso i quali io l'accompagnava. -</p> - -<p> -— E quanti ne aveva di questi mercanti di tela? -</p> - -<p> -— Due, mio signore. -</p> - -<p> -— Dove abitavano? -</p> - -<p> -— Uno nella strada Vaugirard, l'altro nella strada -dell'Arpa. -</p> - -<p> -— Voi entravate con lei? -</p> - -<p> -— Mai, mio signore, io l'aspettava alla porta. -</p> - -<p> -— E di qual pretesto usava per poter entrar sola? -</p> - -<p> -— Ella non aveva bisogno di addurmi dei pretesti, -ella mi diceva di aspettarla, ed io l'aspettava. -</p> - -<p> -— Voi siete un marito molto compiacente, mio caro -signor Bonacieux, disse il ministro. -</p> - -<p> -— Egli mi ha chiamato, suo caro signore, disse fra -se stesso il merciaio; peste! gli affari vanno bene! -</p> - -<p> -— Riconoscereste voi queste porte? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Nè sapete i numeri? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Quali sono? -</p> - -<p> -— Il numero 25 della strada Vaugirard, e il n. 75 -della strada Arpa. -</p> - -<p> -— Sta bene, disse il ministro. -</p> - -<p> -A queste parole prese un campanello d'argento, lo -suonò e l'ufficiale entrò -</p> - -<p> -— Andate, gli disse sottovoce, andate a cercarmi -Rochefort, e che egli venga sull'istante introdotto. -</p> - -<p> -— Il conte è di là, disse l'ufficiale, e chiede istantemente -di parlare con Vostra Eccellenza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -</p> - -<p> -— Vostra Eccellenza! mormorò Bonacieux risovvenendosi -che questo era il titolo che d'ordinario si dava -al ministro; Vostra Eccellenza! -</p> - -<p> -— Allora che venga, che venga! disse prestamente -Richelieu. -</p> - -<p> -L'ufficiale sì slanciò fuori dell'appartamento con -quella rapidità che d'ordinario impiegavano tutti i -servitori del ministro nell'obbedire ai suoi ordini. -</p> - -<p> -— Ah! Vostra Eccellenza! continuava a mormorare -Bonacieux, spalancando due occhi stravolti, e rimproverandosi -di non averci pensato prima. -</p> - -<p> -Cinque minuti dopo la scomparizione dell'ufficiale, -si aprì la porta, ed entrò un nuovo personaggio. -</p> - -<p> -— È lui! gridò Bonacieux -</p> - -<p> -— Chi lui? domandò il ministro. -</p> - -<p> -— Quegli che mi ha rapito mia moglie. -</p> - -<p> -Il ministro suonò una seconda volta. L'ufficiale ricomparve. -</p> - -<p> -— Riconducete quest'uomo nelle mani delle sue due -guardie, e che egli aspetti che lo richiami davanti a me. -</p> - -<p> -— No, Eccellenza, no, non è lui! gridò Bonacieux; -no io mi sono sbagliato, è un altro che non gli rassomigliava -niente affatto; questo signore è un galantuomo. -</p> - -<p> -— Conducete via questo imbecille, disse il ministro. -</p> - -<p> -L'ufficiale prese Bonacieux sotto il braccio; e lo ricondusse -nell'anticamera, ove egli ritrovò le sue due -guardie. -</p> - -<p> -Il nuovo personaggio che era stato introdotto, seguì -con occhi impazienti Bonacieux, fino a tanto che fu -sortito, e quando la porta si richiuse dietro a lui: -</p> - -<p> -— Essi si sono veduti, diss'egli avvicinandosi vivamente -al ministro. -</p> - -<p> -— Chi? domandò Sua Eccellenza. -</p> - -<p> -— Ella ed egli. -</p> - -<p> -— La regina e il duca! gridò Richelieu. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— E dove? -</p> - -<p> -— Al Louvre. -</p> - -<p> -— Ne siete voi sicuro? -</p> - -<p> -— Perfettamente sicuro. -</p> - -<p> -— Chi ve lo ha detto? -</p> - -<p> -— La signora di Lannoy, che è tutta dedicata a Vostra -Eccellenza, come voi ben sapete. -</p> - -<p> -— E perchè non lo ha detto più presto? -</p> - -<p> -— Sia combinazione, sia diffidenza, la regina ha fatto -dormire la signora de Surgis nella sua camera, e l'ha -tenuta presso di se tutta la giornata. -</p> - -<p> -— Sta bene, noi siamo stati battuti. Cerchiamo di -prendere la rivincita. -</p> - -<p> -— Io vi aiuterò con tutta l'anima, Eccellenza, siate -tranquillo. -</p> - -<p> -— E come è andata la faccenda? -</p> - -<p> -— A mezzanotte e mezzo, la regina era con le sue -damigelle. -</p> - -<p> -— Dove? -</p> - -<p> -— Nella sua camera da dormire. -</p> - -<p> -— Bene. -</p> - -<p> -— Allorquando sono venuti a portarle un fazzoletto -per parte della guarda-robiera. -</p> - -<p> -— E dopo? -</p> - -<p> -— La regina ha subito manifestato una grande emozione, -e ad onta del rosso di cui aveva tutto il viso coperto, -ella impallidì. -</p> - -<p> -— E dopo, dopo? -</p> - -<p> -— In questo mentre la regina si è alzata, e con voce -alterata ha detto: «mie signore, aspettatemi qui dieci -minuti, che quindi sarò di ritorno»; ed ella ha aperto -la porta della sua alcova ed è sortita. -</p> - -<p> -— Ed in che modo la signora de Lannoy non è venuta -nell'istesso istante a prevenirvi? -</p> - -<p> -— Non vi era ancora niente di positivo; d'altronde -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -la regina aveva detto: «mie signore, aspettatemi» ed -ella non ha osato disobbedire alla regina. -</p> - -<p> -— E quanto tempo la regina è rimasta fuori della sua -camera? -</p> - -<p> -— Tre quarti d'ora. -</p> - -<p> -— Nessuna delle sue cameriere l'accompagnava? -</p> - -<p> -— Donna Stefania soltanto. -</p> - -<p> -— Ed in seguito è ella ritornata? -</p> - -<p> -— Sì, ma per prendere un piccolo bauletto di legno -rosa colla sua cifra, ed è subito partita. -</p> - -<p> -— E quando ella è rientrata più tardi ha riportato il -bauletto? -</p> - -<p> -— No. -</p> - -<p> -— La sig. de Lannoy sa ella che cosa conteneva questo -bauletto? -</p> - -<p> -— Sì: i puntali in diamanti che Sua Maestà regalò -alla regina. -</p> - -<p> -— L'opinione della sig. Lannoy è che ella li abbia regalati -a Buckingham? -</p> - -<p> -— Ella ne è sicura -</p> - -<p> -— In che modo? -</p> - -<p> -— Durante tutta la giornata, la sig. de Lannoy, nella -sua qualità di dama che tiene in custodia le gioie, ha -cercato questo bauletto, ha finto di essere inquieta per -non poterlo ritrovare, e ha finito per domandarne contezza -alla regina. -</p> - -<p> -— E la regina allora...? -</p> - -<p> -— La regina è divenuta molto rossa, ed ha risposto -che, essendosele rotto il giorno innanzi uno di questi -puntali, lo aveva mandato ad accomodare dal suo gioielliere. -</p> - -<p> -— Bisogna passarvi per assicurarsi se la cosa è vera -o no. -</p> - -<p> -— Vi sono già passato. -</p> - -<p> -— Ebbene! il gioielliere...? -</p> - -<p> -— Il gioielliere non ne ha neppure inteso parlare. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -</p> - -<p> -— Bene! bene! Rochefort, tutto non è ancor perduto, -e forse... forse, tutto è per lo meglio! -</p> - -<p> -— Il fatto è che io non dubito punto che il genio di -Vostra Eccellenza:.. -</p> - -<p> -— Non ripari alle bestialità del mio agente, non è -vero? -</p> - -<p> -— È giusto ciò che io diceva, se Vostra Eccellenza -mi lasciava terminare la frase. -</p> - -<p> -— Ora sapete ove si nascondeva la duchessa de Chevreuse -e il duca de Buckingham? -</p> - -<p> -— No, Eccellenza; i miei agenti non hanno potuto dirmi -niente di positivo su questo argomento. -</p> - -<p> -— Lo so io. -</p> - -<p> -— Voi? Eccellenza? -</p> - -<p> -— Sì, o almeno ne dubito. Essi si nascondevano, l'uno -nella strada Vaugirard n. 25, e l'altro nella strada -dell'Arpa n. 75. -</p> - -<p> -— Vostra Eccellenza vuol ella che io li faccia arrestare -tutti e due? -</p> - -<p> -— Sarà troppo tardi, essi saranno partiti. -</p> - -<p> -— Non importa ce ne possiamo assicurare. -</p> - -<p> -— Prendete dieci uomini della mia guardia, e perquisite -le due case. -</p> - -<p> -— Vado, Eccellenza. -</p> - -<p> -E Rochefort si slanciò fuori dell'appartamento. -</p> - -<p> -Il ministro, rimasto solo, riflettè un istante, e suonò -per la terza volta il campanello. -</p> - -<p> -Ricomparve lo stesso ufficiale. -</p> - -<p> -— Fate entrare il prigioniere, disse il ministro. -</p> - -<p> -Mastro Bonacieux fu di nuovo introdotto, e dietro -un segno del ministro l'ufficiale si ritirò. -</p> - -<p> -— Voi mi avete ingannato, disse severamente il ministro. -</p> - -<p> -— Io! gridò Bonacieux, io ingannare Vostra Eccellenza? -</p> - -<p> -— Vostra moglie andando nella strada Vaugirard e -<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> -nella strada dell'Arpa non andava da dei mercanti di -tele. -</p> - -<p> -— E dove andava ella, giusto Dio? -</p> - -<p> -— Ella andava dalla duchessa de Chevreuse, e dal duca -de Buckingham. -</p> - -<p> -— Sì, disse Bonacieux richiamando tutte le sue rimembranze, -sì, è così, Vostra Eccellenza ha ragione. Io -più di una volta ho detto a mia moglie, che era sorprendente, che -dei mercanti di tela abitassero in simili -abitazioni e in case che non avevano insegne. Ah! Eccellenza, -continuò Bonacieux gettandosi ai piedi del -ministro, ah! voi realmente siete il ministro, il gran -ministro, l'uomo di genio che tutto il mondo riconosce. -</p> - -<p> -Il ministro, per quanto fosse mediocre il trionfo che -riportava sopra un essere così volgare, quanto lo era -Bonacieux, non ne godè però meno un istante; quindi, -quasi subito, come se gli si fosse presentato un nuovo -pensiero allo spirito, un sorriso increspò il suo labbro, -e stendendo la mano al merciaio: -</p> - -<p> -— Rialzatevi, amico mio, gli disse, voi siete un bravo -uomo. -</p> - -<p> -— Il ministro mi ha toccata la mano! io ho toccata -la mano del grand'uomo! gridò Bonacieux: il grande -uomo mi ha chiamato suo amico. -</p> - -<p> -— Sì, amico mio, sì, disse il ministro con quel tuono -paterno, che qualche volta sapeva assumere, ma -che non ingannava altri che le persone che non lo conoscevano; -e siccome noi abbiamo sospettato su voi -ingiustamente, ebbene! noi vi dobbiamo una indennizzazione. -Prendete questo sacchetto di cento doppie, e -perdonatemi. -</p> - -<p> -— Che io vi perdoni, Eccellenza! disse Bonacieux, -esitando a prendere il sacchetto, temendo senza dubbio -che questo preteso regalo non fosse che uno scherzo. -Ma voi siete padrone di farmi arrestare, di farmi -torturare, di farmi impiccare. Voi siete il padrone di -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -tutti, ed io non avrei avuto neppur una parola da opporre. -Io perdonare, Eccellenza? su via, voi non ci -pensavate nemmeno! -</p> - -<p> -— Ah mio caro sig. Bonacieux, voi vi ponete della -generosità; io lo vedo, ed io ve ne ringrazio. Così dunque -prendete questo sacchetto, e voi ve ne andate senza -esser troppo malcontento? -</p> - -<p> -— Io me ne vado incantato, Eccellenza. -</p> - -<p> -— Addio adunque, o piuttosto a rivederci, poichè -spero che noi ci rivedremo. -</p> - -<p> -— Quando vorrà Vostra Eccellenza, poichè io sono -agli ordini di Vostra Eccellenza. -</p> - -<p> -— Ciò sarà spesso, siate tranquillo, poichè io ho ritrovato -un piacere estremo nella vostra conversazione. -</p> - -<p> -— Oh! Eccellenza! -</p> - -<p> -— A rivederci, signor Bonacieux, a rivederci. -</p> - -<p> -Ed il ministro gli fece un segno con la mano, al quale -Bonacieux rispose inchinandosi fino a terra, quindi -sortì andando all'indietro, e quando fu nella anticamera, -il ministro lo intese che, nel suo entusiasmo, gridava -a tutta testa; «Viva Sua Eccellenza! viva il mio -padrone! viva il gran ministro!» -</p> - -<p> -Il ministro ascoltò sorridendo questa rumorosa manifestazione -dei sentimenti entusiastici di Mastro Bonacieux; -quindi, quando le grida di Bonacieux si furono -perdute nella lontananza: -</p> - -<p> -— Bene, diss'egli, ecco d'ora in avanti un uomo che -si farà uccidere per me. -</p> - -<p> -E il ministro si mise ad esaminare colla più grande -attenzione la carta della Rochelle, che, come abbiamo -detto, era stesa sul suo tavolino, segnando con la matita -la linea per dove doveva passare la diga che, diciotto -mesi dopo, chiudeva il porto della città assediata. -</p> - -<p> -Allorquando egli era nel più profondo delle sue meditazioni -le più strategiche, si riaprì la porta, e Rochefort -rientrò. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -</p> - -<p> -— Ebbene? disse prestamente il ministro alzandosi -con una sveltezza che provava il grado d'importanza -che egli attaccava alla commissione di cui aveva incaricato -il conte. -</p> - -<p> -— Ebbene? disse questi, una donna di ventisei anni -circa ed un uomo dai trentacinque ai quaranta hanno -effettivamente alloggiato nelle due case indicate dall'Eccellenza -Vostra; ma la donna è partita questa notte -e l'uomo è partito questa mattina. -</p> - -<p> -— Erano essi! gridò il duca, che guardava al pendolo; -ed ora, continuò egli, è troppo tardi per far loro -correr dietro; la duchessa è a Tours, e il duca a Boulogne. -Bisogna dunque raggiungerlo a Londra. -</p> - -<p> -— Eccellenza, quali sono i vostri ordini? -</p> - -<p> -— Non si dica una parola sul passato, che la regina -resti nella più perfetta sicurezza; che ella ignori che -noi sappiamo il suo segreto; che ella creda che noi siamo -in traccia di una cospirazione qualunque. Inviatemi -il mio guarda-sigilli Seguier. -</p> - -<p> -— E di quest'uomo, che cosa ne fa l'Eccellenza Vostra? -</p> - -<p> -— Di qual uomo? domandò il ministro. -</p> - -<p> -— Di Bonacieux. -</p> - -<p> -— Io ne ho fatto tutto quello che se ne poteva fare, -vale a dire una spia di sua moglie. -</p> - -<p> -Il conte de Rochefort s'inchinò come uomo che riconosce -la grande superiorità del padrone, e si ritirò. -</p> - -<p> -Rimasto solo, il ministro si assise di nuovo, scrisse -una lettera che egli chiuse con un sigillo particolare; -quindi suonò. Il solito ufficiale ricomparve per la quarta -volta. -</p> - -<p> -— Fatemi venire Vitray, diss'egli, e ditegli di prepararsi -per un viaggio. -</p> - -<p> -Un istante dopo, l'uomo che aveva fatto chiamare -era in piede davanti a lui, portando già gli speroni e -gli stivali alla cavaliera. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -</p> - -<p> -— Vitray, gli disse, voi dovete partire di tutta corsa -per Londra. Voi non dovete fermarvi un istante sulla -strada; rimetterete questa lettera a Milady. Eccovi -un buono di duegento doppie; passate dal mio tesoriere -e fatevelo pagare. Ve ne saranno altrettante che vi -saranno sborsate se voi sarete di ritorno qui fra sei -giorni, e se voi avete seguita bene la commissione. -</p> - -<p> -Il messaggiere senza rispondere una sola parola, si -inchinò, prese la lettera, il bono per dugento doppie, -e sortì. -</p> - -<p> -Ecco ciò che conteneva la lettera. -</p> - -<div class="blockquote"> -<p class="indl"> -«Milady, -</p> - -<p> -«Trovatevi al primo ballo in cui interverrà il duca -di Buckingham. Egli porterà al suo saio dodici puntali -di diamanti, avvicinatevi a lui e tagliatene due. -</p> - -<p> -«Subito che questi puntali saranno nelle vostre mani, -datemene avviso.» -</p> -</div> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap15">CAPITOLO XV. -<span class="smaller">LA GENTE DI TOGA, E LA GENTE DI SPADA</span></h2> -</div> - -<p> -L'indomani del giorno in cui erano accaduti questi -avvenimenti, non essendo ricomparso Athos, d'Artagnan -e Porthos avvisarono il signor de Tréville della -di lui disparizione. -</p> - -<p> -In quanto ad Aramis, egli aveva domandato un concedo -di cinque giorni, egli era a Rouen, dicevasi per -affari di famiglia. -</p> - -<p> -Il signor de Tréville era il padre dei suoi soldati. Il -più sconosciuto tra di loro, dal momento che portava -l'uniforme della compagnia era certo del suo aiuto e del -suo appoggio, quanto lo avrebbe potuto essere un suo -fratello stesso. -</p> - -<p> -Egli si rese adunque sull'istante presso il luogo-tenente -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -criminale. Fu fatto venire l'ufficiale che comandava -il posto della Croce-Rossa, e le successive informazioni -fecero conoscere che Athos era momentaneamente -alloggiato nel Forte il Vescovo. -</p> - -<p> -Athos aveva subite tutte le prove che noi abbiamo -veduto subire a Bonacieux. -</p> - -<p> -Noi abbiamo assistito alla scena di confronto fra i -due prigionieri. Athos, che non aveva detto niente fino -allora, per timore che d'Artagnan, venendo anche -egli molestato, non avesse avuto il tempo che gli abbisognava. -Athos da quel momento dichiarò che egli si -chiamava Athos e non d'Artagnan. -</p> - -<p> -Aggiunse che non conosceva nè il signore nè la signora -Bonacieux, che non aveva mai parlato nè all'uno -nè all'altra; che era andato verso le dieci di sera -per fare una visita al suo amico signor d'Artagnan, -ma che sino a quell'ora egli era rimasto dal signor de -Tréville con cui avea pranzato; venti testimoni, aggiunse -egli, potevano attestare il fatto, e nominò molti -gentiluomini distinti, e fra gli altri il duca della -Trémouille. -</p> - -<p> -Il secondo commissario rimase stordito non meno -del primo per la dichiarazione semplice e asseverante -di questo moschettiere sul quale si sarebbe presa volentieri -la rivincita che le genti di toga amano tanto -di prendersi sulle genti di spada; ma il nome del sig. -de Tréville, e quello del signor duca della Trémouille -meritavano qualche riflessione. -</p> - -<p> -Athos fu parimente inviato al ministro, ma disgraziatamente -il ministro era al Louvre presso il re. -</p> - -<p> -Era precisamente il momento in cui il sig. de Tréville, -sortendo dal luogo-tenente criminale e dal governatore -del Forte il Vescovo, senza aver potuto trovare -Athos, giunse da Sua Maestà. -</p> - -<p> -Come capitano dei moschettieri, il sig. de Tréville -aveva ingresso al re a tutte l'ore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -</p> - -<p> -Si sa quali erano le prevenzioni del re contro la regina, -prevenzioni giuocate abilmente dal ministro, che -in fatto d'intrighi diffidavasi infinitamente più delle -donne che degli uomini. Una delle grandi cause, soprattutto -di prevenzioni, era l'amicizia della regina -per la sig. de Chevreuse. Queste due donne lo tenevano -inquieto assai più che le guerre con lo Spagnuolo, -le dissenzioni con l'Inghilterra e gl'imbarazzi delle finanze. -Ai suoi occhi e nella sua convinzione la signora -de Chevreuse, non solo serviva la regina nei suoi intrighi -politici, ma, ciò che lo tormentava anche molto di -più, nei suoi intrighi amorosi. -</p> - -<p> -Alla prima parola che disse il ministro, che la sig. -de Chevreuse, esiliata a Tours e che si supponeva in -quella città, era stata a Parigi e vi era rimasta per -cinque giorni eludendo la polizia, il re era entrato in -una collera furiosa. Capriccioso ed infedele, il re voleva -esser chiamato <i>Luigi il Giusto</i>, e <i>Luigi il Casto</i>. La -posterità comprenderà difficilmente questo carattere, -che la storia non spiega che con i fatti e mai con i ragionamenti. -</p> - -<p> -Ma, allorchè il ministro aggiunse che, non solamente -la sig. de Chevreuse era venuta a Parigi, ma ancora, -che la regina aveva riannodato con lei per mezzo -di quelle corrispondenze misteriose, che in quell'epoca -si chiamavano cabale, allorchè egli affermò che lui, -il ministro, stava per sciogliere le fila oscure di questo -intrigo, quando al momento di arrestare sul fatto, in -flagrante delitto, corredato di tutte le pruove l'emissaria -della regina presso l'esiliata, un moschettiere -aveva osato interrompere violentemente il corso della -giustizia, piombando con la spada alla mano sulle oneste -persone di legge, incaricate di esaminare con imparzialità -tutto l'affare per metterlo sotto gli occhi -del re: Luigi XIII non seppe più contenersi; fece due -passi verso l'appartamento della regina, con quella -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -pallida e muta indignazione che, quando scoppiava, -conduceva questo principe fino alla più fredda crudeltà. -</p> - -<p> -E ciò non ostante, in tutto questo, il ministro non -aveva detto ancora una parola del duca di Buckingham. -</p> - -<p> -Fu allora che il sig. de Tréville entrò freddo, gentile, -e in una tenuta irreprensibile. -</p> - -<p> -Avvertito di ciò che accadeva dalla presenza del ministro -e dalla alterazione della fisonomia del re, il sig. -de Tréville si sentì forte come Sansone davanti ai Filistei. -</p> - -<p> -Luigi XIII metteva già la mano sulla maniglia della -porta. Al rumore che fece il signor de Tréville entrando, -il re si voltò. -</p> - -<p> -— Voi giungete a proposito, signore, disse il re, -che, allorquando le passioni erano giunte ad un certo -punto, non sapeva più dissimulare, ed io ne sento delle -belle sul conto dei vostri moschettieri. -</p> - -<p> -— Ed io, disse freddamente il sig. de Tréville, io -ne ho delle belle da far sentire a Vostra Maestà sul -conto delle sue genti di toga. -</p> - -<p> -— Come sarebbe a dire? disse il re con alterezza. -</p> - -<p> -— Io ho l'onore di far sapere a Vostra Maestà, continuò -de Tréville sul medesimo tuono, che un partito -di procuratori, di commessarii e di agenti di polizia, -gente molto stimabile, ma molto accanita, a quanto -sembra contro l'uniforme, si è permesso di arrestare -in una casa, di trascinare in piena strada, e di gettare -nel Forte il Vescovo, e tutto ciò dietro un ordine che -si è ricusato di farmi vedere, uno dei miei moschettieri -o piuttosto dei vostri, di una condotta irreprovevole, -di una riputazione quasi illustre, che Vostra Maestà -conosce favorevolmente, il sig. Athos. -</p> - -<p> -— Athos, disse il re macchinalmente; sì, di fatti, io -conosco questo nome. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -</p> - -<p> -— Che Vostra Maestà se lo ricordi, disse il sig. de -Tréville; il sig. Athos è quel moschettiere che, nel -dispiacente duello che voi sapete, ha avuto la disgrazia -di ferire gravemente il sig. de Cahussac. A proposito, -Eccellenza, continuò de Tréville indirizzandosi al -ministro, il sig. de Cahussac è ristabilito del tutto, -non è vero? -</p> - -<p> -— Grazie! disse il ministro mordendosi le labbra per -collera. -</p> - -<p> -— Il signor Athos era adunque andato a fare una -visita a uno dei suoi amici in allora assente, continuò -il sig. de Tréville, ad un giovane bearnese, cadetto -nelle guardie di Vostra Maestà, compagnia des Essarts; -ma appena egli fu entrato, e prendeva un libro per -aspettare il suo amico; una nube di sbirri e di soldati -mischiati assieme venne a fare l'assedio della casa, sfondò -diverse porte. -</p> - -<p> -Il ministro fece al re un segno, che voleva dire: -</p> - -<p> -— È per l'affare di cui vi ho parlato. -</p> - -<p> -— Noi sappiamo; tutto, replicò il re, perchè tutto -questo fu fatto per il nostro servizio. -</p> - -<p> -— Allora, disse da Tréville, fu pure pel servizio di -Vostra Maestà che si afferrò uno dei miei moschettieri -innocente, che si pose questo fra due guardie come un -malfattore, e che si condusse in mezzo ad un popolaccio -insolente questo galantuomo, che ha sparso dieci -volte il sangue per servizio di Vostra Maestà e che è -pronto a spargerlo di nuovo. -</p> - -<p> -— Bah! disse il re corrucciato, le cose dunque sono -avvenute così? -</p> - -<p> -— Il sig. de Tréville non dice, riprese il ministro -con flemma, che questo moschettiere innocente, che -questo galantuomo, era venuto un'ora avanti a percuotere -a colpi di spada quattro commessarii istruttori, -delegati da me per istituire un processo della più -alta importanza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -</p> - -<p> -— Io sfido Vostra Eccellenza a provarlo, gridò il sig. -de Tréville colla sua freddezza tutta guascona e colla -sua rozzezza militare; poichè, un'ora prima il sig. -Athos, che io lo confiderò a Vostra Maestà, è un uomo -delle più alte qualità, mi faceva l'onore, dopo aver -pranzato meco, di parlare nel salotto del mio palazzo -col sig. duca della Trémouille e col sig. conte -de Chalus che vi si trovavano. -</p> - -<p> -Il re guardò il ministro. -</p> - -<p> -— Fu fatto un processo verbale, disse il ministro -rispondendo ad alta voce alla muta interrogazione di -Sua Maestà, e le genti maltrattate hanno redatto il -seguente, che io ho l'onore di presentare a Vostra -Maestà! -</p> - -<p> -— Un processo verbale delle persone di toga, rispose -fieramente de Tréville, val forse la parola d'onore -di un uomo di spada? -</p> - -<p> -— Andiamo, andiamo; de Tréville, tacete, disse il re. -</p> - -<p> -— Se Sua Eccellenza ha qualche sospetto contro uno -dei miei moschettieri, disse de Tréville, la giustizia -del ministro è abbastanza conosciuta perchè abbia io -stesso a domandare un processo. -</p> - -<p> -— Nella casa in cui fu fatta questa discesa della giustizia, -continuò il ministro impassibile, alloggia, io -credo, un Bearnese amico del moschettiere. -</p> - -<p> -— Vostra Eccellenza vuol parlare del sig. d'Artagnan. -</p> - -<p> -— Io voglio parlare di un giovane che voi proteggete, -sig. de Tréville. -</p> - -<p> -— Sì, Eccellenza, è lo stesso. -</p> - -<p> -— Non sospettate voi che questo giovane abbia dato -dei cattivi consigli?... -</p> - -<p> -— Al sig. Athos, a un uomo che ha il doppio della -sua età? interruppe il sig. de Tréville; no, Eccellenza. -D'altronde il sig. d'Artagnan ha passato la sera in casa -mia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -</p> - -<p> -— E che! disse il ministro, hanno dunque tutti passata -la sera in casa vostra? -</p> - -<p> -— Sua Eccellenza dubiterebbe forse della mia parola, -disse de Tréville, col rossore della collera salito alla -fronte. -</p> - -<p> -— No, e Dio me ne guardi, disse il ministro; ma -soltanto a che ora era egli da voi? -</p> - -<p> -— Oh! questo poi posso dirlo scientemente all'Eccellenza -Vostra, perchè quando entrò io osservai l'orologio -a pendolo che segnava nove ore e mezza, quantunque -io credessi che fosse più tardi. -</p> - -<p> -— E a che ora è egli sortito dal vostro palazzo? -</p> - -<p> -— A dieci ore e mezza, un'ora giusta dopo l'avvenimento. -</p> - -<p> -— Ma finalmente, riprese il ministro che non sospettava -un'istante sulla lealtà di de Tréville, e che sentiva -la vittoria sfuggirgli di mano; ma finalmente, Athos -fu preso in questa casa della strada Fossoyeurs. -</p> - -<p> -— È egli forse proibito ad un amico di visitare un -amico, ad un moschettiere della mia compagnia di fraternizzare -con una guardia della compagnia del sig. -des Essarts. -</p> - -<p> -— Sì, quando la casa ove egli fraternizza con questo -amico è sospetta. -</p> - -<p> -— E perchè questa casa è sospetta, de Tréville, disse -il re, non lo sapete voi forse? -</p> - -<p> -— Infatti, sire, io lo ignorava. In ogni caso, ella può -essere sospetta dappertutto, ma nego che possa essere -sospetta la parte che abita il sig. d'Artagnan, perchè -io posso affermarvi, o sire, che se io presto fede a -quanto egli ha detto, non esiste un più affezionato servitore -di Vostra Maestà, un ammiratore più profondo -del sig. ministro. -</p> - -<p> -— Non è quel d'Artagnan che un giorno ha finito -Jussac in quel disgraziato incontro che ebbe luogo vicino -al convento dei Carmelitani Scalzi? domandò il re, -guardando il ministro che arrossiva di dispetto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> -</p> - -<p> -— E il giorno dopo ferì Bernajoux. Sì sire, sì, è -precisamente quello, e Vostra Maestà ha buona memoria. -</p> - -<p> -— Andiamo, che cosa risolviamo noi? disse il re. -</p> - -<p> -— Ciò spetta a Vostra Maestà più che a me, disse -il ministro. Io affermo la reità. -</p> - -<p> -— Ed io la nego, disse de Tréville. Ma Vostra Maestà -ha dei giudici, e questi giudici decideranno. -</p> - -<p> -— Va bene così disse il re, rimandiamo la causa davanti -ai giudici, il giudicare è il loro ufficio, ed essi -giudicheranno. -</p> - -<p> -— Solamente, riprese de Tréville, è una cosa ben -trista che, in questi disgraziati tempi in cui siamo, la -vita più pura, la virtù più incontrastabile non esima un -uomo dalla infamia e dalla persecuzione. In tal modo -l'armata non sarà contenta, io posso risponderne, di -essere in balìa dei trattamenti rigorosi a proposito di -affari di polizia. -</p> - -<p> -La parola era imprudente, ma de Tréville, l'aveva -lanciata con conoscenza di causa. Egli voleva una esplosione, -perchè in questo caso la mina fa fuoco ed il -fuoco rischiara. -</p> - -<p> -— Affari di polizia! gridò il re, ripetendo le parole -del sig. de Tréville, affari di polizia! e che ne sapete -voi, signore! mischiatevi dei vostri moschettieri, e non -mi rompete la testa. Sembra a sentirvi, che se per disgrazia -si arresta un moschettiere, la Francia sia in -pericolo. Ehi quanto rumore per un moschettiere! io -ne farò arrestare dieci, cospetto! anche cento, tutta -la compagnia! e non voglio che se ne dica una parola. -</p> - -<p> -— Dal momento in cui sono sospetti a Vostra Maestà, -disse de Tréville, i moschettieri sono colpevoli; -così voi mi vedrete, sire, disposto a cedere la mia spada, -perchè, il sig. ministro, non dubito punto, dopo -avere accusato i miei soldati, finirà con l'accusare anche -me stesso; così, val meglio, che io mi costituisca -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -prigioniere col sig. Athos, che già è stato arrestato, e -col sig. d'Artagnan che in breve sarà senza dubbio -arrestato. -</p> - -<p> -— Testa guascona, non la finirete voi mai? disse -il re. -</p> - -<p> -— Sire, rispose de Tréville senza abbassare menomamente -la voce, ordinate che mi sia reso il mio moschettiere, -o che sia giudicato. -</p> - -<p> -— Sarà giudicato, disse il ministro. -</p> - -<p> -— Ebbene! tanto meglio, perchè, in questo caso, io -domanderò a Sua Maestà il permesso di perorare per -lui. -</p> - -<p> -Il re temeva uno scoppio. -</p> - -<p> -— Se, Sua eccellenza, disse egli, non aveva personalmente -qualche motivo... -</p> - -<p> -Il ministro vide venire il re, e andò all'avvantaggio: -</p> - -<p> -— Perdono, disse egli, ma dal momento che Vostra -Maestà vede in me un giudice prevenuto, mi ritiro. -</p> - -<p> -— Vediamo, disse il re, mi giurate voi per mio padre, -che il sig. Athos era in casa vostra durante l'avvenimento, -e che egli non vi ha preso parte. -</p> - -<p> -— Per il glorioso vostro padre, e per voi stesso, che -siete quanto io amo e venero di più su questa terra, -io ve lo giuro. -</p> - -<p> -— Vogliate riflettere, sire, disse il ministro, che se -noi rilasciamo così il prigioniere, non si potrà più conoscere -la verità. -</p> - -<p> -— Il sig. Athos sarà sempre qui, riprese il signor de -Tréville, pronto a rispondere quando parrà alle vostre -genti di toga d'interrogarlo. Egli non diserterà, sig. -ministro: siate tranquillo, io rispondo di lui. -</p> - -<p> -— Veniamo al fatto: egli non diserterà, disse il re; -si ritroverà sempre, come dice il sig. de Tréville. Da -altronde, aggiunse egli abbassando la voce e guardando -con occhio supplichevole Sua Eccellenza, concediamo -loro la sicurezza: questo sta in politica. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -</p> - -<p> -Questa politica di Luigi XIII fece sorridere Richelieu. -</p> - -<p> -— Ordinate, sire, diss'egli; voi avete il dritto di -grazia. -</p> - -<p> -— Il dritto di grazia non si applica che ai colpevoli, -disse de Tréville, che voleva dire l'ultima parola, e -il mio moschettiere è innocente. Non è dunque una -grazia quella che farete, sire; è una giustizia. -</p> - -<p> -— Ed egli, è al forte il Vescovo? disse il re. -</p> - -<p> -— Sì, sire, è in una secreta, in una prigione come -l'ultimo dei malfattori. -</p> - -<p> -— Diavolo! diavolo! mormorò il re, e che si ha a -fare? -</p> - -<p> -— Sottoscrivere l'ordine che sia messo in libertà, -e tutto sarà fatto, riprese il ministro; io credo, come -Vostra Maestà, che la garanzia del sig. de Tréville sia -più che sufficiente. -</p> - -<p> -De Tréville s'inchinò rispettosamente con una gioia -non scevra di timore; egli avrebbe preferito una resistenza -ostinata del ministro a questa improvvisa facilità. -</p> - -<p> -Il re sottoscrisse l'ordine, e de Tréville se ne impossessò -senza ritardo. -</p> - -<p> -Al momento in cui stava per sortire, il ministro gli -fece un sorriso amichevole, e disse al re: -</p> - -<p> -— Regna una buona armonia fra il capo ed i soldati -dei vostri moschettieri, sire: ecco ciò che è profittevole -al servizio, ed onorevole per tutti. -</p> - -<p> -Egli mi prepara senza dubbio un qualche cattivo -giuoco, diceva de Tréville; non si ha mai l'ultima parola -con un uomo simile. Ma affrettiamoci, poichè il re -può cambiare d'avviso in un momento; e in fin del -conto, è molto più difficile il rimettere alla Bastiglia -o al Forte il Vescovo un uomo che ne è sortito, di quello -che conservarvi un prigioniero che vi è già. -</p> - -<p> -Il sig. de Tréville fece trionfalmente la sua entrata -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -nel Forte il Vescovo, di dove liberò il moschettiere, -che non aveva abbandonato la sua pacifica indifferenza. -</p> - -<p> -Quindi, la prima volta che rivide d'Artagnan: -</p> - -<p> -— Voi l'avete scappata bella, diss'egli; ecco pagato il -vostro colpo di spada a Jussac. Resta ancora a pagarsi -quello dato a Bernajoux, ma non bisogna fidarvisi. -</p> - -<p> -Del resto il sig. de Tréville aveva ragione di diffidare -del ministro, e di tenere che tutto non era ancor -finito, poichè appena il capitano dei moschettieri ebbe -chiusa la porta dietro a se, Sua Eccellenza disse al re. -</p> - -<p> -— Ora che non siamo più che noi due, parleremo -seriamente, se piace a Vostra Maestà. Sire, il sig. de -Buckingham era a Parigi da cinque giorni, e non è -partito che questa mattina. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap16">CAPITOLO XVI. -<span class="smaller">IN CUI IL GUARDA-SIGILLI SEGUIER CERCA ANCHE UNA -VOLTA LA CAMPANA PER SUONARLA, COME HA FATTO -ALTRE VOLTE</span></h2> -</div> - -<p> -È impossibile di farsi un'idea dell'impressione che -produssero sopra il re Luigi XIII queste sole parole; -egli arrossì ed impallidì successivamente, ed il ministro -si accorse fin dal principio che egli aveva riconquistato -con un sol colpo tutto il terreno che prima -aveva perduto. -</p> - -<p> -— Il sig. de Buckingham a Parigi! gridò egli, e che -cosa vi è venuto a fare? -</p> - -<p> -— Senza dubbio per cospirare assieme ai vostri nemici, -gli ugonotti e gli Spagnuoli. -</p> - -<p> -— No, per bacco! no! a cospirare contro il mio onore -colla signora de Chevreuse, la signora de Longueville, -e il Condè. -</p> - -<p> -— Oh! sire, quale idea! la regina è troppo saggia, e -soprattutto ama troppo Vostra Maestà. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -</p> - -<p> -— La donna è debole, signor ministro, disse il re; e -in quanto ad amarmi molto, io ho già stabilita la mia -opinione su questo amore. -</p> - -<p> -— Non mantengo però meno, disse il ministro, che -il duca de Buckingham è venuto a Parigi per un progetto -del tutto politico. -</p> - -<p> -— Ed io son sicuro che egli è venuto per tutt'altra -cosa; ma se la regina è colpevole, che ella tremi! -</p> - -<p> -— Veniamo al folto, disse il ministro, per quanta ripugnanza -io provi a fermare il mio spirito sopra un simile -tradimento, Vostra Maestà mi vi fa pensare: la -signora de Lannoy, che, dietro gli ordini di Vostra -Maestà, io ho interrogata più volte, questa mattina -mi ha detto che la notte passata Sua Maestà aveva vegliato -fin molto al tardi; che questa mattina ella aveva -molto pianto, e che tutta la giornata aveva scritto. -</p> - -<p> -— È così, disse il re; a lui senza dubbio. Ministro, -mi abbisognano le carte della regina. -</p> - -<p> -— Ma in che modo si potranno prendere, sire? Mi -sembra che nè io, nè Vostra Maestà ci possiamo incaricare -di una simile missione. -</p> - -<p> -— E in qual modo si agì adunque con la marescialla -d'Ancre? gridò il re al più alto grado della sua collera; -che si frughino i suoi armadii, e che in fine si frughi -ella stessa. -</p> - -<p> -— La marescialla d'Ancre, una avventuriera fiorentina, -sire, ecco tutto; nel mentre che l'augusta sposa -di Vostra Maestà è Anna regina di Francia, vale a dire -una delle più grandi principesse del mondo. -</p> - -<p> -— Ella non è che la più colpevole, signor duca! più -ella ha dimenticato l'alta posizione in cui è stata posta, -più ella è discesa in basso. È già lungo tempo, -altronde, che io sono deciso di finirla con tutti questi -piccoli intrighi di politica e di amore. Ella ha pure -presso di se un certo Laporte... -</p> - -<p> -— Che io credo che sia la maniglia che apre tutto -l'intrigo, io lo confesso, disse il ministro. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -</p> - -<p> -— Voi pensate dunque come me, che ella m'inganni? -disse il re. -</p> - -<p> -— Io credo, e lo ripeto a Vostra Maestà, che la regina -cospira contro la potenza del suo re, ma io non -ho detto contro il suo onore. -</p> - -<p> -— Ed io vi dico contro tutti e due: io vi dico che la -regina non mi ama; che ella ama quell'infame duca de -Buckingham! perchè non lo avete fatto arrestare mentre -egli era a Parigi? -</p> - -<p> -— Arrestare il duca! arrestare il primo ministro di -Carlo II ci pensate voi, sire? quale scandalo! e se allora -i sospetti di Vostra Maestà, quelli di cui io continuo -a dubitare, avessero mostrata qualche consistenza, quale -terribile pubblicità! quale scandalo inaudito! -</p> - -<p> -— Ma poichè si esponeva come un vagabondo o come -un ladroncello, bisognava... -</p> - -<p> -Luigi XIII si fermò da se stesso spaventato di ciò che -stava per dire, nel mentre che Richelieu, allungando il -collo, aspettava inutilmente la parola che era rimasta -sulle labbra del re. -</p> - -<p> -— Abbisognava...? -</p> - -<p> -— Niente, disse il re, niente. Ma durante tutto il tempo -che egli è stato a Parigi, voi non lo avrete perduto -di vista. -</p> - -<p> -— No, sire. -</p> - -<p> -— Ove alloggiava egli? -</p> - -<p> -— Strada dell'Arpa N. 75. -</p> - -<p> -— E dove rimane? -</p> - -<p> -— A lato del Luxembourg. -</p> - -<p> -— E voi siete sicuro che la regina e lui non si sono -veduti? -</p> - -<p> -— Io credo la regina troppo ligia ai suoi doveri, sire. -</p> - -<p> -— Ma essi avranno corrisposto, è a lui che la regina -ha scritto in quest'oggi; signor duca, mi abbisogna -questa lettera! -</p> - -<p> -— Sire, frattanto... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> -</p> - -<p> -— Sig. duca a qualunque prezzo si sia, io la voglio. -</p> - -<p> -— Io farò osservare però a Vostra Maestà... -</p> - -<p> -— Mi tradite dunque anche voi, sig. ministro, per -opporvi sempre così alla mia volontà? siete voi pure -d'accordo con lo Spagnuolo, e con l'Inglese, colla sig. -de Chevreuse e colla regina? -</p> - -<p> -— Sire, rispose sorridendo il duca, io credeva di essere -al coperto di un simile sospetto. -</p> - -<p> -— Signor ministro, voi avete inteso; io voglio queste -lettere. -</p> - -<p> -— Non vi sarebbe che un mezzo. -</p> - -<p> -— E quale? -</p> - -<p> -— Quello d'incaricare di questa missione il sig. guarda-sigilli -Seguier. La cosa si comprende interamente -fra i doveri della sua carica. -</p> - -<p> -— Che si mandi a chiamare subito in questo medesimo -istante. -</p> - -<p> -— Egli dev'essere in casa mia, sire; io lo aveva fatto -pregare di passare da me, e allorquando sono venuto -al Louvre ho lasciato l'ordine, se si presentava, di farlo -aspettare. -</p> - -<p> -— Che si mandi subito a cercarlo. -</p> - -<p> -— Gli ordini di Vostra Maestà saranno eseguiti, ma... -</p> - -<p> -— Ma che? -</p> - -<p> -— Ma la regina ricuserà forse di obbedire. -</p> - -<p> -— Ai miei ordini! -</p> - -<p> -— Sì, se ella non sa che questi ordini vengono dal re. -</p> - -<p> -— Ebbene! perchè ella non ne dubiti, io stesso vado -a prevenirla. -</p> - -<p> -— Vostra Maestà non dimenticherà che io ho fatto tutto -quello che ho potuto per prevenire una rottura. -</p> - -<p> -— Sì, duca, sì, io so che siete molto indulgente; e -noi avremo, ve ne prevengo, a parlar di ciò più tardi. -</p> - -<p> -— Quando piacerà a Vostra Maestà, ma io sarò sempre -felice e superbo, sire, di sagrificarmi alla buona -armonia che io desidero veder regnare fra il re e la regina -di Francia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> -</p> - -<p> -— Bene, ministro, bene; ma, frattanto, inviate a -cercare il signor guarda-sigilli; io entro dalla regina. -</p> - -<p> -E Luigi XIII, aprendo la porta di comunicazione, -s'introdusse nel corridoio che conduceva dal suo appartamento -a quello della regina. -</p> - -<p> -Anna era in mezzo alle sue damigelle, la signora de -Guitaut, la sig. de Sablé, la sig. de Montebazon e la -signora de Guémené. In un angolo era quella camerista -spagnuola, donna Stefania, che l'aveva seguita da Madrid. -La sig. de Guémené faceva la lettura, e tutte le -altre ascoltavano colla più grande attenzione la leggitrice, -ad eccezione della regina che, al contrario, aveva -proposta questa lettura affine di potere fingendo di -ascoltare, seguire il filo dei suoi propri pensieri. -</p> - -<p> -Questi pensieri per quanto fossero abbelliti da un ultimo -riflesso dell'amore non erano però men tristi. Anna, -privata della confidenza di suo marito, perseguitata -dall'odio del ministro, che non poteva perdonarle -di avere respinto un sentimento più dolce, avendo sotto -gli occhi l'esempio della regina madre che era stata -tormentata da quest'odio per tutta la sua vita; Anna -aveva veduto cadere intorno a se i suoi servitori -più affezionati, i suoi confidenti più intimi, i suoi favoriti -più cari. Come quei disgraziati dotati di un dono -funesto ella portava disgrazia a tutto ciò che toccava, -la sua amicizia, era un segno fatale che chiamava -persecuzione. La sig. de Chevreuse e la sig. de Vernel -erano esiliate; e in fine Laporte, non nascondeva alla -sua padrona che si aspettava di essere arrestato da un -momento all'altro. Fu nel momento che ella era immersa -nel più profondo e nel più tetro di queste riflessioni -che la porta della camera si aprì, e che il re entrò. -</p> - -<p> -La leggitrice si tacque all'istante, tutte le dame si -alzarono, e successe un profondo silenzio. -</p> - -<p> -In quanto al re non fece alcuna dimostrazione di gentilezza, -fermandosi soltanto davanti alla regina: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> -</p> - -<p> -— Signora, diss'egli con voce alterata, voi siete per -ricevere la visita del signor cancelliere che vi comunicherà -di un certo affare di cui io l'ho incaricato. -</p> - -<p> -La disgraziata regina, che veniva incessantemente -minacciata di divorzio, di esilio ed anche di processo, -impallidì sotto il rosso, e non potè trattenersi. -</p> - -<p> -— Ma perchè questa visita, sire? che cosa potrà dirmi -il signor cancelliere che non possa dirmi la Vostra -stessa Maestà? -</p> - -<p> -Il re girò sui talloni senza rispondere, e quasi nel -medesimo istante il capitano delle guardie, signor de -Guitaud, annunciò la visita del signor cancelliere. -</p> - -<p> -Quando il cancelliere comparve, il re era già sortito -da un'altra porta. -</p> - -<p> -Il cancelliere entrò per metà sorridendo e per metà -arrossendo. Siccome noi lo ritroveremo probabilmente -nel corso di questa storia, non sarà male che i nostri -lettori facciano fin d'ora conoscenza con lui. -</p> - -<p> -Il sig. cancelliere era un uomo scherzoso. Fu il sig. -de Roches le Masle, che in altri tempi era cameriere -del ministro, che lo propose a sua Eccellenza come un -uomo affezionato. Il ministro si fidò di lui, e se ne trovò -contento. -</p> - -<p> -Dopo una gioventù tempestosa, si era ritirato in una -piccola comunità di persone pie, che aveva per principal -regola quella di suonare una campana ogni qualvolta -uno cadeva in tentazione affinchè tutti pregassero -il cielo a superarlo e per espiare almeno per qualche -tempo le follie della sua gioventù. -</p> - -<p> -La vita pacifica però dei suoi compagni, le continue -meditazioni e le incessanti preghiere non si confacevano -punto al suo carattere. Non si sa se fosse egli che -ne sortisse, o se fosse il superiore della comunità che -lo rimandasse; fatto sta che dopo tre mesi, il penitente -ricomparve nel gran mondo dopo aver suonato infinite -volte la campana colla reputazione del più terribile -ossesso che fosse mai esistito. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> -</p> - -<p> -Sortendo dal suo ritiro, entrò nella magistratura, divenne -presidente, nel posto di suo zio, abbracciò il partito -del ministro, cosa che non provava poco la sua sagacità, -fu fatto cancelliere, servì con zelo Sua Eccellenza -nel suo odio contro la regina madre e nella sua -vendetta contro la regina Anna. Stimolò i giudici nell'affare -di Chalais, incoraggiò i tentativi del sig. de -Laffemas, gran-cacciatore di Francia, quindi finalmente, -investito di tutta la confidenza del ministro, confidenza -che egli aveva saputo guadagnarsi tanto bene, -arrivò a ricevere la singolare commissione per la esecuzione -della quale si presentava alla regina. -</p> - -<p> -La regina era ancora in piedi quando egli entrò, ma -non appena lo ebbe scôrto, che ella si riassise sul suo -seggio, e fece segno alle sue dame di riassidersi sui loro -cuscini e sui loro scanni, e con un tuono di suprema -alterezza: -</p> - -<p> -— Che cosa desiderate voi, signore? domandò Anna, -e con quale scopo vi presentate voi qui. -</p> - -<p> -— Per farvi, in nome del re, signora e salvo tutto il -rispetto ch'io ho l'onore di dovere a Vostra Maestà, una -perquisizione esatta in tutte le vostre carte. -</p> - -<p> -— Come! signore, una perquisizione nelle mie carte... -a me! ma questa è una cosa indegna! -</p> - -<p> -— Vogliate perdonarmi, signora, ma in questa circostanza -io non sono che un istrumento di cui si serve -il re. Sua Maestà non sorte essa di qui, e non vi ha essa -invitata colla sua viva voce a sottoporvi a questa visita? -</p> - -<p> -— Frugate, dunque, signore; io sono una colpevole a -quando sembra. Stefania, consegnategli le chiavi dei -miei portafogli e dei miei segreter. -</p> - -<p> -Il cancelliere fece per pura formalità una visita nei -mobili, ma egli sapeva bene che la regina non poteva -aver nascosto in un mobile la lettera importante che -ella aveva scritta in quel giorno. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -</p> - -<p> -Quando il cancelliere ebbe aperto e richiuso venti volte -i segreti del segreter, bisognava bene, per quanta -fosse l'esitazione che provava, bisognava bene, dico io, -venire alla conclusione dell'affare, vale a dire a frugare -la regina stessa. Il cancelliere si avanzò adunque verso -Anna, e con un tuono molto perplesso, e con un'aria -molto imbarazzata: -</p> - -<p> -— Ed ora diss'egli, mi resta a fare la perquisizione -principale. -</p> - -<p> -— Quale? domandò la regina; che non comprendeva, -o che piuttosto non voleva comprendere. -</p> - -<p> -— Sua Maestà è certa che nella giornata, voi avete -scritto una lettera; sa che questa lettera non è stata -ancora inviata al suo indirizzo. Questa lettera non si -ritrova nè dentro ai vostri portafogli, nè dentro al vostro -segreter, eppure questa lettera deve essere in -qualche luogo. -</p> - -<p> -— Osereste voi portare la vostra mano sulla regina? -disse Anna raddrizzandosi su tutta l'altezza della sua -persona, e fissando sul cancelliere i suoi occhi, la di -cui espressione era quasi divenuta minacciosa. -</p> - -<p> -— Io sono un suddito fedele del re, e tutto ciò che -mi ordinerà Sua Maestà io lo farò. -</p> - -<p> -— Ebbene! è vero, disse Anna, e le spie del ministro -lo hanno servito bene. Io oggi ho scritto una lettera; -questa lettera non è partita. La lettera è qui. -</p> - -<p> -E la regina portò la sua bella mano sul suo busto. -</p> - -<p> -— Allora, datemi questa lettera, signora, disse il -cancelliere. -</p> - -<p> -— Io non la darò che al re, signore, disse Anna. -</p> - -<p> -— Se il re avesse voluto che questa lettera gli fosse -rimessa, signora, ve l'avrebbe domandata egli stesso. -Ma ve lo ripeto, sono io che egli ha incaricato di reclamarvela, -e se voi non me la rendete... -</p> - -<p> -— Ebbene? -</p> - -<p> -— Sono io stesso incaricato di prendermela. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> -</p> - -<p> -— Come! che intendete di dire? -</p> - -<p> -— Che i miei ordini vanno molto avanti, signora, e -che io sono autorizzato a cercare il foglio sospetto, anche -sulla persona stessa di Vostra Maestà. -</p> - -<p> -— Quale orrore! gridò la regina. -</p> - -<p> -— Vogliate dunque, signora, agire con maggior facilità. -</p> - -<p> -— Questa condotta è di una violenza infame, sapete -questo signore? -</p> - -<p> -— Il re comanda, signora! scusatemi. -</p> - -<p> -— Io non lo soffrirò, no, no, piuttosto morire! gridò -la regina, nella quale si rimescolava il sangue imperiale -della sua stirpe. -</p> - -<p> -Il cancelliere fece una profonda riverenza, quindi -con la manifesta intenzione di non dare addietro di un -passo nel compimento della commissione di cui si era -incaricato, e come avrebbe potuto fare l'aiutante di un -boia nella camera della tortura, si avvicinò ad Anna, -dagli occhi della quale si videro nell'istante sgorgare -lagrime di rabbia. -</p> - -<p> -La regina era, come lo abbiam detto, di una grande -bellezza. La commissione adunque poteva passare per -delicata, e il re a forza di gelosia contro Buckingham -era giunto al punto di non esser più geloso d'alcuno. -</p> - -<p> -Senza dubbio il cancelliere Seguier cercò cogli occhi -in quel momento il cordone della famosa campana, che -suonava nel suo ritiro, ma non trovandolo, egli prese -il suo partito e stese la mano nella direzione in cui la -regina aveva confessato che si trovava il foglio. -</p> - -<p> -Anna fece un passo in addietro, tanto pallida, che si -sarebbe detto che stava per morire, e appoggiandosi -con la mano sinistra per non cadere, contro una tavola -che si trovava dietro a lei, cavò colla destra un foglio -dal suo petto e lo stese al guarda-sigilli. -</p> - -<p> -— Prendete, signore, eccola, quella lettera, gridò la -regina con voce interrotta e fremente, prendetela, ma -liberatemi subito dalla vostra odiosa presenza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> -</p> - -<p> -Il cancelliere che dal suo canto tremava per una emozione -facile a concepirsi, prese la lettera salutò fino a -terra, e si ritirò. -</p> - -<p> -Appena fu chiusa la porta dietro a lui, la regina cadde -svenuta fra le braccia delle sue donzelle. -</p> - -<p> -Il cancelliere andò a portar la lettera al re senza averne -letta una parola. Il re la prese con una mano tremante, -cercò l'indirizzo che non vi era, diventò pallidissimo, -l'aprì lentamente, poi, vedendo che le prime -parole erano indirizzate al re di Spagna, la lesse rapidamente. -</p> - -<p> -Era un piano di attacco contro il ministro. La regina -invitava suo fratello e l'imperatore di Austria, a -far sembiante, feriti come erano dalla politica di Richelieu -la di cui eterna preoccupazione era l'abbassamento -della casa di Austria, di dichiarare la guerra -alla Francia ed imporre come condizione della pace, la -dimissione del ministro; ma d'amore, non vi era una sola -parola in tutta la lettera. -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE DEL PRIMO VOLUME. -</p> - -<div class="somm"> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a> -<span class="smaller">DELLE MATERIE.</span></h2> - -<p class="center"> -(<span class="smcap">Vol. I.</span>) -</p> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td class="cap">CAP. I.</td> <td><i>I tre regali del signor d'Artagnan padre.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap1">5</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. II.</td> <td><i>L'anticamera del signor de Tréville.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap2">24</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. III.</td> <td><i>L'udienza.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap3">38</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. IV.</td> <td><i>La spalla d'Athos, la bandoliera di Porthos, ed il fazzoletto d'Aramis.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap4">52</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. V.</td> <td><i>I Moschettieri del Re, e le guardie del ministro.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap5">62</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. VI.</td> <td><i>Sua Maestà il Re Luigi Decimoterzo.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap6">75</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. VII.</td> <td><i>L'interno dei Moschettieri.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap7">99</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. VIII.</td> <td><i>Un intrigo di corte.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap8">110</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. IX.</td> <td><i>D'Artagnan spiega carattere.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap9">120</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. X.</td> <td><i>Una trappola da sorci del secolo XVII.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap10">130</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XI.</td> <td><i>L'intrigo si annoda.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap11">142</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XII.</td> <td><i>Giorgio Williers duca di Buckingham.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap12">164</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XIII.</td> <td><i>Il signor Bonacieux.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap13">174</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XIV.</td> <td><i>L'uomo di Méung.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap14">184</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XV.</td> <td><i>La gente di toga, e la gente di spada.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap15">197</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">CAP. XVI.</td> <td><i>In cui il guarda sigilli Seguier cerca anche una volta la campana per suonarla, come ha fatto altre volte.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap16">207</a></td> - </tr> -</table> -<hr /> - -</div> - -<div class="footnotes"> - -<h2> -NOTE: -</h2> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span>Noi sappiamo che questa locuzione di <i>Milady</i> non è usata -che quando è susseguita dal nome di famiglia. Ma noi la -troviamo così nel manoscritto, e non vogliamo prenderci l'incarico -di cambiarla (A.).</p> -</div> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of Project Gutenberg's I tre moschettieri, vol. I, by Alexandre Dumas - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I TRE MOSCHETTIERI, VOL. I *** - -***** This file should be named 60641-h.htm or 60641-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/6/4/60641/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part -of this license, apply to copying and distributing Project -Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm -concept and trademark. 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INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the -trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone -providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in -accordance with this agreement, and any volunteers associated with the -production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm -electronic works, harmless from all liability, costs and expenses, -including legal fees, that arise directly or indirectly from any of -the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this -or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or -additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any -Defect you cause. - -Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm - -Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's -goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg-tm and future -generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see -Sections 3 and 4 and the Foundation information page at -www.gutenberg.org Section 3. Information about the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the -mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its -volunteers and employees are scattered throughout numerous -locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt -Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to -date contact information can be found at the Foundation's web site and -official page at www.gutenberg.org/contact - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. 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Donations are accepted in a number of other -ways including checks, online payments and credit card donations. To -donate, please visit: www.gutenberg.org/donate - -Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works. - -Professor Michael S. Hart was the originator of the Project -Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of -volunteer support. - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. - -Most people start at our Web site which has the main PG search -facility: www.gutenberg.org - -This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. - - - -</pre> - -</body> -</html> diff --git a/old/60641-h/images/cover.jpg b/old/60641-h/images/cover.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 3305335..0000000 --- a/old/60641-h/images/cover.jpg +++ /dev/null |
