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-The Project Gutenberg EBook of I tre moschettieri, vol. I, by Alexandre Dumas
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll
-have to check the laws of the country where you are located before using
-this ebook.
-
-
-
-Title: I tre moschettieri, vol. I
-
-Author: Alexandre Dumas
-
-Translator: Angiolo Orvieto
-
-Release Date: November 6, 2019 [EBook #60641]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I TRE MOSCHETTIERI, VOL. I ***
-
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-
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
-
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- I TRE
- MOSCHETTIERI
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- DI
-
- Alessandro Dumas
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- VERSIONE
- DI ANGIOLO ORVIETO.
-
- VOL. I.
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- Napoli,
- GIOSUÈ RONDINELLA EDITORE
- Strada Trinità Maggiore nº 27
- 1853
-
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- TIPOGRAFIA DI G. PALMA
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-
-CAPITOLO I.
-
-I TRE REGALI DEL SIGNOR D'ARTAGNAN PADRE
-
-
-Il primo lunedì del mese d'aprile 1625 il borgo di Méung ove nacque
-l'autore del _Romanzo della Rosa_, sembrava esser in una così completa
-rivoluzione, come se gli ugonotti vi fossero venuti a fare una seconda
-Rochelle. Molti borghigiani vedendo correre le donne lungo la strada
-maestra, sentendo i fanciulli gridare sul limitare delle porte, si
-sollecitavano ad indossare la corazza, equilibrando il loro portamento
-alquanto incerto col mezzo di un moschetto o di una partigiana, o
-dirigendosi verso l'osteria del _Franc-Meunier_, davanti alla quale
-si affrettava ed ingrossava di minuto in minuto, un gruppo compatto,
-rumoroso e pieno di curiosità.
-
-In quei tempi i timori panici erano frequenti, e pochi erano quei
-giorni che passavansi senza che una città o l'altra non registrasse nei
-suoi archivj qualche avvenimento di questo genere. Vi erano i signori
-che guerreggiavano fra di loro; v'era il re che faceva la guerra al
-suo ministro; vi era la Spagna che faceva la guerra al re. Quindi,
-oltre a queste guerre sorde o pubbliche, secrete o patenti vi erano
-ancora i ladri, i mendicanti, gli ugonotti, i lupi ed i lacchè che
-facevano la guerra a tutti, spesso contro i signori e gli ugonotti,
-qualche volta contro il re, ma mai contro il ministro e lo spagnuolo.
-Ne resultò dunque da questa presa abitudine, che nel suddetto lunedì
-del mese d'aprile 1625, i borghigiani sentendo il rumore, e non vedendo
-nè la banderuola gialla e rossa, nè la livrea del duca di Richelieu si
-precipitarono dalla parte dell'albergo del Franc-Meunier.
-
-Là giunto, ciascuno potè vedere e riconoscere la causa di questo rumore.
-
-Un giovane... tracciamo il suo ritratto con un colpo di penna:
-figuratevi Don Chisciotte di diciotto anni, Don Chisciotte senza
-giubba, senza usbergo e senza corazza; Don Chisciotte rivestito con un
-sajo di lana, il di cui colore blu si era trasformato in un miscuglio
-incomprensibile di fondo di vino e di azzurro celeste. Il viso era
-lungo e scuro; gli zigomi delle guance sporgenti, segno d'astuzia; i
-muscoli mascellari enormemente sviluppati; contrassegno infallibile dal
-quale si riconosce il Guascone anche senza il berretto, ed il nostro
-giovane portava un berretto ornato con una specie di piuma. L'occhio
-aperto e intelligente, il naso rivolto, ma disegnato con precisione;
-troppo grande per essere un fanciullo, troppo piccolo per essere un
-uomo, e che un occhio un poco esercitato avrebbe preso per il figlio
-di un affittajuolo in viaggio se non avesse avuto una lunga spada,
-che appesa ad un pendaglio di pelle, batteva nelle polpe del suo
-proprietario quando egli era in piedi, e sul pelo arricciato della sua
-cavalcatura quando era a cavallo.
-
-Poichè il nostro giovane aveva una cavalcatura, e questa cavalcatura
-era anzi così rimarchevole che venne rimarcata di fatto; era un ronzino
-di Béarn, della età di dodici in quattordici anni, colla pelle gialla,
-senza crini alla coda, ma non senza vesciconi alle gambe, e che sebbene
-camminasse con la testa più bassa dei ginocchi, cosa che rendeva
-inutile l'applicazione della martingala, faceva ancora le sue otto
-leghe il giorno con tutto il comodo suo. Disgraziatamente le nascoste
-qualità di questo cavallo, erano così bene nascoste sotto il suo strano
-pelo e sotto la sua incongrua camminata, che in un tempo in cui gli
-uomini si distinguevano dai cavalli, l'apparizione del suddetto ronzino
-a Méung, ove era entrato da circa un quarto d'ora per la porta del
-Beaugency, produsse una sensazione il di cui disfavore giunse fino al
-suo cavaliere.
-
-E questa sensazione era riuscita tanto più penosa al giovane d'Artagnan
-(così chiamavasi il don Chisciotte di questo altro Rosinante) che
-egli non si nascondeva la parte ridicola che gli procurava una simile
-cavalcatura, per quanto fosse buon cavaliere. Fu per questo che egli
-aveva sospirato molto quando accettò il dono che a lui ne fece il sig.
-d'Artagnan padre; egli non ignorava che questa bestia valeva almeno
-venti lire. È vero però che le parole con cui fu accompagnato il dono
-non avevano prezzo.
-
-«Figlio mio, aveva detto il gentiluomo guascone, in quel puro dialetto
-di Béarn di cui Enrico IV non potè mai arrivare a disfarsi, figlio mio,
-questo cavallo è nato nella casa di vostro padre, sono oramai tredici
-anni, esso vi è sempre rimasto per tutto questo tempo, lasciatelo
-morire tranquillamente ed onoratamente di vecchiaja, e se voi fate
-qualche campagna con lui, abbiategli quei riguardi che avreste per
-un vecchio servitore. Alla corte, continuò il sig. d'Artagnan padre,
-se pure avreste l'onore di andarvi, onore al quale la vostra vecchia
-nobiltà vi dà del resto non pochi diritti, sostenete degnamente il
-vostro nome di gentiluomo, che è stato portato degnamente per più
-di cinquecento anni dai vostri antenati, tanto per voi, che per la
-vostra famiglia e per i vostri amici. Non sopportate mai niente se
-non ciò che viene dal ministro, o dal re. È per il solo suo coraggio,
-intendetelo bene, per il solo suo coraggio che un gentiluomo in oggi
-può fare la sua carriera. Chiunque trema anche per un secondo, lascia
-fuggirsi l'occasione, che precisamente durante questo secondo la
-fortuna gli presentava. Voi siete giovane e dovete essere coraggioso
-per due ragioni: la prima è perchè siete guascone, la seconda è
-perchè voi siete mio figlio. Non schivate le occasioni, e cercate le
-avventure. Io vi ho fatto imparare a maneggiare la spada; voi avete
-un garetto di ferro, un pugno di acciajo, battetevi, a tutti i conti;
-battetevi, tanto più che i duelli sono proibiti, e che per conseguenza
-è necessario un doppio coraggio per battersi. Figlio mio, io non ho
-a darvi che quindici scudi, il mio cavallo ed i consigli che avete
-ascoltati. Vostra madre vi aggiungerà la ricetta di un certo balsamo
-che ella ha avuto da una zingara, e che ha una virtù miracolosa per
-guarire tutte le ferite che non hanno colpito il cuore. Traete profitto
-da tutto, e vivete felice e per lungo tempo.
-
-«Non ho più che una sola parola da aggiungere, ed è un esempio che io
-vi propongo; non il mio, poichè io non sono mai comparso alla corte, e
-non ho mai fatto che le guerre di religione come volontario: io voglio
-parlarvi del signor de Tréville, che era in altri tempi mio vicino, e
-che ha avuto l'onore di giuocare col re Luigi XII, che Iddio conservi,
-fin da quando era fanciullo. Qualche volta i loro giuochi degeneravano
-in battaglie, in queste battaglie il re non era sempre il più forte. I
-colpi che egli ne ricevette procacciarono molta stima ed amicizia al
-signor de Tréville. In seguito il signor de Tréville si battè ancora
-con altri, nel suo primo viaggio a Parigi cinque volte; dopo la morte
-del fu re, fino alla maggiorità del giovine, senza contare le guerre
-e gli assedi, sette volte; e dopo questa maggiorità fino al giorno
-d'oggi, forse cento volte! così ad onta degli editti, delle ordinanze,
-dei decreti, eccolo Capitano dei moschettieri, vale a dire capo di
-una legione di Cesari di cui il re fa gran conto, e che è temuta dal
-ministro che, come ognun sa, non teme molte cose. Di più il signor
-de Tréville guadagna dieci mila scudi per anno; egli è dunque un gran
-signore. Egli però ha cominciato come voi; andate a fargli visita con
-questa lettera, e regolatevi a seconda del suo esempio, per fare come
-ha fatto lui.»
-
-Dopo le quali parole il signor d'Artagnan padre cinse a suo figlio la
-sua propria spada, lo baciò teneramente sopra ambedue le guance e gli
-dette la sua benedizione.
-
-Nel sortire dalla camera paterna, il giovane trovò sua madre che lo
-aspettava colla famosa ricetta di cui, pe' consigli che abbiamo testè
-riportati, doveva necessariamente avere spesso necessità d'impiegarla.
-Gli addii furono da questa parte più lunghi e più teneri di quello che
-lo erano stati dall'altra parte, non già perchè il signor d'Artagnan
-non amasse suo figlio, che era la sola sua progenitura, ma il sig.
-d'Artagnan era un uomo, e avrebbe considerato come indegno di un uomo
-il lasciarsi trasportare dalla sua emozione, nel mentre che la signora
-d'Artagnan era donna, e di più era madre. Ella pianse abbondantemente,
-e, diciamolo a lode del signor d'Artagnan figlio, per quanti sforzi
-facesse onde restar saldo come doveva esserlo un futuro moschettiere,
-la natura la vinse, e fu sforzato a versare lagrime, di cui egli giunse
-con grande stento a nasconderne la metà.
-
-Nello stesso giorno il giovine si mise in viaggio, munito dei tre
-regali paterni che si componevano, come dicemmo, di quindici scudi, del
-cavallo e della lettera per il sig. de Tréville come si crederà bene, i
-consigli erano stati dati per un di più al disopra del mercato.
-
-Con un simile _vade-mecum_, d'Artagnan si ritrovò, tanto pel morale
-che per il fisico, una copia esatta dell'eroe di Cervantes, al quale
-noi lo abbiamo così felicemente paragonato, allorchè il nostro dovere
-di storico ci ha imposto la necessità di delinearne il ritratto. Don
-Chisciotte prendeva i molini a vento per giganti, e le mandrie di
-montoni per armate; d'Artagnan prese ciascun sorriso per un insulto,
-e ciascuno sguardo per una provoca. Ne resultò che egli ebbe sempre
-il pugno stretto da Tarbes fino a Méung, e che uno per l'altro portò
-la mano al pomo della spada almeno dieci volte il giorno; tuttavolta,
-il pugno non discese sulla mascella di alcuno, e la spada non sortì
-dal suo fodero, non già che la vista del mal avventurato ronzino
-giallo non facesse comparire il sorriso sulla faccia di coloro che
-passavano, ma siccome al disopra del ronzino tentennava una spada di
-rispettosa lunghezza, e che al disopra di questa brillava un occhio
-feroce, piuttosto che superbo, quelli che passavano reprimevano la loro
-ilarità, o se la ilarità aveva il sopravvento sulla prudenza, cercavano
-almeno di ridere da una parte soltanto, come le maschere antiche,
-D'Artagnan dimorò dunque maestoso e intatto nella sua suscettibilità,
-fino a quella malaugurata città di Méung.
-
-Ma là, mentre discendeva da cavallo alla porta del _Franc-Meunier_
-senza che alcun oste, cameriere o palafreniere venisse a prendere
-le redini al montatore, d'Artagnan scôrse da una finestra socchiusa
-del pian terreno un gentiluomo di alta statura e di belle sembianze,
-quantunque col viso alquanto increspato, il quale parlava con due
-persone, che sembravano ascoltarlo con attenzione. D'Artagnan credè
-naturalmente, secondo la sua abitudine, di essere l'oggetto della
-conversazione, ed ascoltò. Questa volta d'Artagnan non si era sbagliato
-che per metà, non si trattava di lui, ma del suo cavallo. Il gentiluomo
-sembrava enumerare ai suoi uditori tutte le sue qualità, e poichè,
-come si disse, gli uditori sembravano avere una grande attenzione al
-narratore, davano in risate ad ogni momento. Ora, siccome bastava un
-mezzo sorriso per svegliare l'irascibilità del giovane, si comprenderà
-facilmente quale effetto dovesse produrre in lui una ilarità così
-rumorosa.
-
-Ciò non ostante d'Artagnan volle sulle prime rendersi conto della
-fisonomia dell'impertinente che si burlava di lui. Fissò il suo
-sguardo orgoglioso sullo straniero; e riconobbe un uomo dai quaranta
-ai quarantacinque anni, con gli occhi neri e penetranti, un colorito
-scurito, un naso fortemente accentato, e un pajo di baffi neri tagliati
-a perfezione: egli era vestito di un sajo e di un giacco da caccia
-violetto colle rivolte dello stesso colore, senz'altro ornamento che
-le aperture ordinarie dalle quali usciva la camicia. Questo giaco e
-questo sajo, quantunque nuovi, sembravano spiegazzati come gli abiti
-di viaggio tenuti lungamente chiusi nel porta-mantello. D'Artagnan
-fece tutte queste osservazioni colla rapidità dell'osservatore il più
-scrupoloso, e senza dubbio per un sentimento istintivo che gli diceva,
-che questo sconosciuto doveva avere una grande influenza sulla sua vita
-avvenire.
-
-Ora, siccome al momento in cui d'Artagnan fissava lo sguardo sul
-gentiluomo dal sajo violetto, il gentiluomo faceva sul ronzino bearnese
-una delle sue più sapienti e profonde dimostrazioni, i suoi uditori
-scoppiarono in una risata, ed egli stesso, contro la sua abitudine,
-lasciò visibilmente errare, se si può dir così, un pallido sorriso
-sulle sue labbra. Questa volta non vi era più alcun dubbio: d'Artagnan
-era realmente insultato. Così, pieno di questa convinzione, si calcò
-il berretto sugli occhi, e, cercando di copiare qualcuna di quelle
-posizioni di corte che aveva osservate in Guascogna presso dei signori
-viaggiatori, egli si avanzò con una mano sulla guardia della spada, e
-coll'altra appoggiata sul fianco. Disgraziatamente, a misura che egli
-si avanzava, la collera lo accecava sempre più, e in luogo del discorso
-degno e sostenuto che aveva preparato per formulare la sua provoca,
-egli non trovò più all'estremità della sua lingua che una grossolana
-personalità, che fu da lui accompagnata con un gesto furioso.
-
-— Che! signore, gridò egli, signore! che vi nascondete dietro lo
-sportello? sì, voi, ditemi dunque un poco di che cosa ridete, e noi
-rideremo assieme!
-
-Il gentiluomo ricondusse lentamente gli occhi dal cavallo al cavaliere,
-come se fosse abbisognato qualche tempo per capire che così strane
-parole erano a lui indirizzate; quindi, allorchè non potè più averne
-alcun dubbio, i suoi sopraccigli si aggrottavano leggermente, dopo una
-sufficiente pausa, con un accento d'ironia e d'insolenza impossibili a
-descrivere, egli rispose a d'Artagnan.
-
-— Io non parlo con voi, signore.
-
-— Ma parlo ben io con voi, gridò il giovane esasperato da questo
-miscuglio d'insolenza e di buone maniere, di convenienza e di
-disprezzo.
-
-Lo sconosciuto lo guardò ancora un istante col suo leggero sorriso;
-e, ritirandosi dalla finestra, sortì lentamente dall'osteria per
-venirsi a piantare in faccia al cavallo, alla distanza di due passi da
-d'Artagnan. Il suo portamento tranquillo, e la sua fisonomia scherzosa
-avevano raddoppiato l'ilarità di coloro coi quali parlava, e che erano
-rimasti alla finestra.
-
-D'Artagnan, vedendolo arrivare cavò più di un piede della sua spada
-fuori del fodero.
-
-— Questo cavallo è decisamente, o piuttosto è stato nella sua gioventù
-pomellato in oro, riprese lo sconosciuto, continuando le investigazioni
-incominciate e indirizzandosi a' suoi uditori della finestra, senza
-sembrare di fare alcuna attenzione alla esasperazione di d'Artagnan,
-che pure frapponevasi fra lui ed essi. Questo è un colore conosciuto in
-botanica, ma fino adesso molto raro nei cavalli.
-
-— V'ha tale che ride del cavallo che non oserebbe ridere del padrone!
-gridò l'emulo furioso di de Tréville.
-
-— Io non rido spesso, signore, riprese lo sconosciuto, come voi potete
-persuadervene da voi stesso dall'aspetto del mio viso; ma io voglio
-conservare il privilegio di poter ridere quando mi piace.
-
-— Ed io gridò d'Artagnan, io non voglio che si rida quanto mi dispiace.
-
-— Davvero, signore? continuò lo sconosciuto più calmo che mai. Ebbene!
-è perfettamente giusto.
-
-E girando su' suoi calcagni si disponeva a rientrare nell'osteria per
-la gran porta, sotto la quale d'Artagnan nel giungere aveva rimarcato
-un cavallo già insellato.
-
-Ma d'Artagnan non era di tal carattere da lasciare in tal modo un uomo
-che aveva avuta l'insolenza di burlarsi di lui. Cavò interamente la sua
-spada dal fodero, e si mise a perseguirlo gridando:
-
-— Voltatevi, voltatevi dunque signor motteggiatore, che io non abbia a
-battervi per di dietro!
-
-— Batter me! disse l'altro girando sui talloni e guardando il giovane
-con tanta meraviglia quanto era il disprezzo. Andiamo dunque, mio caro,
-voi siete un pazzo!
-
-Quindi a mezza voce, e come se avesse parlato a se stesso.
-
-— È cosa dispiacente, continuò egli, bella recluta per Sua Maestà, che
-cerca da tutte le parti dei bravi per completare i suoi moschettieri!
-
-Terminava appena, che d'Artagnan gli stendeva un così furioso colpo di
-punta, che, s'egli non avesse fatto prestamente uno sbalzo in addietro,
-è probabile che avrebbe scherzato per l'ultima volta. Lo sconosciuto
-vide allora che la cosa oltrepassava lo scherzo, cavò la sua spada,
-salutò il suo avversario, e si mise gravemente in guardia. Ma nello
-stesso tempo i suoi due uditori, accompagnati dall'oste, piombarono
-sopra d'Artagnan con gran colpi di bastone, di paletta e di molle.
-Ciò fece una diversione così rapida e così completa all'attacco,
-che l'avversario di d'Artagnan, nel mentre che questi si voltava per
-far fronte a quella grandine di colpi, rimetteva nel fodero la sua
-spada colla massima precisione, e, da attore, ritornava spettatore
-del combattimento, parte di cui si disimpegnava colla consueta sua
-impassibilità, mentre ciò non ostante brontolava:
-
-— Venga la peste a questi Guasconi! rimettetelo sul suo cavallo color
-d'arancio, e ch'egli se ne vada.
-
-— Non prima di averti ucciso! gridò d'Artagnan, mentre faceva fronte il
-meglio che poteva, senza rinculare di un passo, ai suoi tre nemici, che
-lo maltrattavano di colpi.
-
-— Ancora un'altra Guasconata! mormorò il gentiluomo. Sull'onor mio,
-questi Guasconi sono incorreggibili. Continuate dunque la danza, poichè
-egli vuole assolutamente ballare. Quando sarà stanco, egli dirà che ne
-ha abbastanza.
-
-Ma lo sconosciuto non sapeva ancora con qual genere di testardo aveva
-a che fare: d'Artagnan non era l'uomo da domandare mai grazia. Il
-combattimento continuò dunque ancora qualche secondo: finalmente,
-d'Artagnan spossato lasciò sfuggirsi la spada, che un colpo di bastone
-aveva troncata in due pezzi. Un altro gli colpì la fronte, e lo
-rovesciò quasi nello stesso tempo tutto insanguinato, e quasi svenuto.
-
-Fu in questo momento che da tutte le parti si accorse al luogo della
-scena. L'oste, temendo uno scandalo, trasportò coll'ajuto del suo
-servitore il ferito in cucina, ove gli furono usate alcune cure.
-
-In quanto al gentiluomo, egli era ritornato a prendere il suo posto
-alla finestra, e guardava con una certa impazienza tutta quella folla,
-che sembrava destargli una contrarietà nel rimanere in quel luogo.
-
-— Ebbene come va quell'arrabbiato? riprese egli voltandosi al rumore
-che fece la porta nell'aprirsi, indirizzandosi all'oste che veniva ad
-informarsi della sua salute.
-
-— È sana e salva vostra Eccellenza? domandò l'oste.
-
-— Sì, perfettamente sano e salvo, mio caro oste, e sono io che vi
-domando come va quel giovane.
-
-— Va meglio, disse l'oste, egli è del tutto svenuto.
-
-— Davvero? fece il gentiluomo.
-
-— Ma prima di svenirsi, egli ha radunate tutte le sue forze per
-chiamarvi, e per sfidarvi chiamandovi.
-
-— Ma dunque è il diavolo in persona, questo malandrino! gridò lo
-sconosciuto.
-
-— Oh! no, Eccellenza; non è il diavolo, riprese l'oste con una
-smorfia di disprezzo, perchè durante il suo svenimento noi lo abbiamo
-perquisito, e nel suo fagottino non ha che una camicia, e nella sua
-borsa non ha che undici scudi, cosa però che non gli ha impedito dire
-mentre cadeva in svenimento, che se una simile cosa fosse accaduta a
-Parigi voi ve ne sareste pentito sull'atto, nel mentre che qui voi non
-ve ne pentirete che più tardi.
-
-— Allora, disse freddamente lo sconosciuto, è qualche principe del
-sangue travestito.
-
-— Io vi dico questo, mio gentiluomo, riprese l'oste, affinchè voi
-stiate sulle difese.
-
-— Nella sua collera, ha egli nominato nessuno?
-
-— Sì, egli batteva sulla saccoccia, e diceva noi vedremo ciò che il
-signore de Tréville penserà di questo insulto fatto al suo protetto.
-
-— Il signor de Tréville? disse lo sconosciuto divenendo attonito;
-batteva sulla sua tasca pronunciando il nome del signor de Tréville?...
-Vediamo, mio caro oste, mentre che il giovane era svenuto, voi non
-sarete stato, ne son ben certo, senza guardare in questa saccoccia. Che
-cosa v'era?
-
-— Una lettera indirizzata al signor de Tréville, capitano dei
-moschettieri.
-
-— Davvero?
-
-— La cosa è come ho l'onore di dirvela, eccellenza.
-
-L'oste che non era dotato di una grande perspicacia, non notò
-l'espressione che le sue parole avevano impresso nella fisonomia
-dello sconosciuto. Questi lasciò il parapetto della finestra sul quale
-era sempre rimasto appoggiato colla punta del gomito, e aggrottò il
-sopracciglio come un uomo inquieto.
-
-— Diavolo! mormorò egli fra' i denti; Tréville mi avrebbe egli inviato
-questo Guascone? questi è molto giovane! ma un colpo di spada è un
-colpo di spada, qualunque sia l'età di quello che lo dà, e si ha minor
-diffidenza in un ragazzo che in tutt'altro, basta molte volte un debole
-ostacolo per mandare a terra un gran disegno.
-
-E lo sconosciuto cadde in una riflessione che durò qualche minuto.
-
-— Vediamo, oste, diss'egli, non mi sbarazzerete voi da questo
-frenetico? in coscienza, ora non posso ucciderlo, e ciò non ostante
-aggiunse egli con una espressione freddamente minacciosa, ciò
-nonostante egli m'incomoda. Ov'è egli?
-
-— Nella camera di mia moglie al primo piano, ove è medicato.
-
-— I suoi arredi e il suo sacco sono con lui? ha egli seco il suo sajo?
-
-— Tutto ciò, al contrario, è disotto in cucina. Ma poichè v'incomoda
-questo giovane pazzo...
-
-— Senza dubbio. Egli cagiona nella vostra osteria uno scandalo al quale
-non saprebbero resistere le persone oneste. Salite nella vostra stanza,
-fatemi il conto e avvertite il lacchè.
-
-— Che il signore ci vuole lasciare di già?
-
-— Voi lo sapete bene, poichè vi aveva dato l'ordine di fare insellare
-il mio cavallo. Non sono io forse stato obbedito?
-
-— Certamente e, come vostra Eccellenza ha potuto vederlo, il suo
-cavallo è sotto la porta grande già apparecchiato per partire.
-
-— Sta bene, allora fate quanto vi ho detto.
-
-— Che! disse a se stesso l'oste avrebbe egli forse paura di quel
-ragazzo?
-
-Ma un colpo d'occhio imperativo dello sconosciuto venne a tagliar
-corto, egli salutò umilmente e sortì.
-
-— Non bisogna che Milady[1] si accorga di questo furbo, continuò
-lo straniero: ella non deve tardare a giungere; ella è già in
-ritardo. Decisamente val meglio che io monti a cavallo, e che vada
-ad incontrarla... Se potessi soltanto sapere ciò che contiene quella
-lettera indirizzata a Tréville!
-
-E lo sconosciuto, borbottando si diresse verso la cucina.
-
-In questo mentre l'oste, che non dubitava che fosse la presenza del
-giovane che scacciava lo sconosciuto dalla sua osteria, era risalito
-da sua moglie, e aveva ritrovato d'Artagnan padrone finalmente dei
-suoi sensi. Allora, facendogli comprendere che la polizia potrebbe
-fargli un cattivo partito per aver cercato contesa con un gran signore,
-poichè, secondo il parere dell'oste, lo sconosciuto non poteva essere
-che un gran signore, egli lo determinò, ad onta della sua debolezza,
-ad alzarsi e a continuare il suo viaggio. D'Artagnan mezzo sbalordito,
-senza sajo, e colla testa tutta ammaliata di fasce, si alzò adunque, e
-sollecitato dall'oste, cominciò a discendere; ma giungendo in cucina,
-la prima cosa di cui s'accorse fu del suo provocatore, che parlava
-tranquillamente appoggiato allo sportello di una pesante carrozza alla
-quale erano attaccati due grossi cavalli normanni.
-
-La sua interlocutrice, la di cui testa compariva incorniciata dalla
-portiera, era una donna dai venti ai ventidue anni. Noi abbiamo già
-detto con quale rapidità d'investigazione d'Artagnan abbracciava una
-intiera fisonomia; egli dunque vide a primo colpo d'occhio che la
-donna era giovane e bella. Ora questa bellezza lo colpì tanto più,
-inquantochè essa era perfettamente straniera ai paesi meridionali
-che fino allora erano stati abitati da d'Artagnan. Era una pallida e
-bionda signora, coi capelli arricciati cadenti sulle spalle, con grandi
-occhi blu languenti, colle labbra rosee e colle mani d'alabastro; ella
-parlava con molta vivacità allo sconosciuto.
-
-— Per tal modo, il ministro m'ordina... diceva la signora.
-
-— Di ritornare sull'istante in Inghilterra, e di prevenirlo
-direttamente se il duca lasciasse Londra.
-
-— E in quanto alle mie istruzioni? domandò la bella viaggiatrice.
-
-— Esse sono racchiuse in questo pacco, che voi non aprirete che giunta
-all'altra parte della Manica.
-
-— Benissimo; e voi cosa fate?
-
-— Io? io ritorno a Parigi.
-
-— Senza gastigare questo insolente ragazzo? domandò la dama.
-
-Lo sconosciuto stava per rispondere, ma al momento in cui apriva la
-bocca, d'Artagnan, che aveva tutto inteso, si slanciò sulla soglia
-della porta.
-
-— È questo insolente ragazzo che gastiga gli altri, gridò egli, e spero
-bene che questa volta quello che egli deve gastigare non gli scapperà,
-come la prima volta.
-
-— Non gli scapperà? riprese lo sconosciuto aggrottando il sopracciglio.
-
-— No, davanti una donna, voi non oserete fuggire, lo presumo.
-
-Pensate, gridò Milady vedendo il gentiluomo portare la mano alla sua
-spada, pensate che il più piccolo ritardo può perdere tutto.
-
-— Voi avete ragione, gridò il gentiluomo; partite dunque dalla vostra
-parte, io parto dalla mia.
-
-E salutando la dama con un segno di testa, si slanciò sul suo cavallo
-nel mentre che il cocchiere della carrozza frustava la sua pariglia. I
-due interlocutori partirono dunque al galoppo, allontanandosi ciascuno
-da una parte opposta della strada.
-
-— E le vostre spese? vociferò l'oste, in cui l'affezione per il suo
-viaggiatore si cambiava in uno sdegno profondo, vedendo ch'egli si
-allontanava senza saldare il suo conto.
-
-— Paga gaglioffo, gridò il viaggiatore, sempre galoppando, al suo
-lacchè, il quale gettò ai piedi dell'oste due o tre monete d'argento, e
-si mise a galoppare dietro al suo padrone.
-
-— Ah! vile, ah! miserabile, ah! falso gentiluomo gridò d'Artagnan
-slanciandosi dietro il lacchè.
-
-Ma il ferito era troppo debole ancora per sopportare una simile scossa.
-Appena egli ebbe fatto dieci o dodici passi, sentì un tintinnio alle
-orecchie, fu preso da un rivolgimento, una nube di sangue passò avanti
-i suoi occhi, e andò a cadere nel mezzo della strada gridando sempre:
-
-— Vile! vile! vile!
-
-— Egli di fatti è ben vile, mormorò l'oste avvicinandosi a d'Artagnan,
-cercando con questa adulazione di raccomodarsi col povero giovane, come
-l'airone della favola colla sua lumaca della sera.
-
-— Sì, ben vile, mormorò d'Artagnan, ma ella, ben bella!
-
-— Chi ella? domandò l'oste.
-
-— Milady, balbettò d'Artagnan.
-
-E si svenne una seconda volta.
-
-E lo stesso, disse l'oste: io ne perdo due, ma mi resta questo, che
-almeno son sicuro, di trattenere qualche giorno. Sono sempre undici
-scudi guadagnati.
-
-Noi sappiamo che undici scudi formavano precisamente la somma che
-restava nella borsa di d'Artagnan.
-
-L'oste aveva contato sopra undici giorni di malattia ad uno scudo il
-giorno; ma egli aveva contato senza il viaggiatore; l'indomani, alle
-cinque del mattino, d'Artagnan si alzò, discese egli stesso in cucina,
-domandò, fra gli altri ingredienti la di cui nota non è giunta fino a
-noi, del vino, dell'olio, del ramerino, e, con la ricetta di sua madre
-alla mano, si compose un balsamo col quale si unse le sue numerose
-ferite rinnovellando le sue compresse da se, e non volendo ammettere
-l'intervento di alcun medico. Mercè senza dubbio all'efficacia di
-questo balsamo della zingara, e forse anche mercè all'assenza di ogni
-medico, d'Artagnan si ritrovò in piedi fin dalla stessa sera, e quasi
-guarito l'indomani.
-
-Ma al momento di pagare questo ramerino, questo olio e questo vino,
-sole spese del giovane che aveva osservata la dieta la più assoluta;
-nel mentre che al contrario il cavallo giallastro, al dire almeno
-dell'oste, aveva mangiato tre volte più che non si sarebbe potuto
-supporre ragionevolmente dalla sua struttura, d'Artagnan non ritrovò
-più nella sua saccoccia che la piccola borsa di velluto rapato,
-unitamente agli undici scudi che conteneva; ma in quanto alla lettera
-diretta al sig. de Tréville, ella era sparita.
-
-Il giovane cominciò dal cercare questa lettera con una gran pazienza,
-girò e rigirò venti volte le sue saccocce, e i suoi saccoccini,
-frugò e rifrugò nel suo sacco, aprendo e richiudendo la sua borsa; ma
-allorquando egli fu convinto che la lettera non potevasi ritrovare
-montò in un terzo accesso di rabbia, che poco mancò non gli facesse
-aver bisogno di un nuovo consumo di vino e dell'olio aromatizzati,
-poichè, vedendo questa giovane testa riscaldarsi e minacciare di romper
-tutto nello stabilimento se non si ritrovava quella lettera, l'oste si
-era già provveduto di uno spiedo, sua moglie di un manico di scopa,
-e il servitore di uno di quei bastoni che avevano servito così bene
-l'antivigilia.
-
-— La mia lettera di raccomandazione, o per bacco, io v'infilo tutti
-come tanti ortolani.
-
-Disgraziatamente una circostanza sola si opponeva a ciò che il giovane
-potesse compiere la sua minaccia: ed era, come lo abbiamo detto, che la
-sua spada era stata spezzata nella sua prima lotta, cosa che egli aveva
-del tutto dimenticato. Ne resultò, che allorquando d'Artagnan volle,
-in fatti, sguainarla, egli si trovò puramente e semplicemente armato
-di un tronco di spada di circa otto o dieci pollici di lunghezza, che
-l'oste aveva con ogni cura rimesso dentro al fodero. Quanto al resto
-della lama, l'oste l'aveva destramente riposta colla idea di farne un
-coltello da cucina.
-
-Questo disinganno non avrebbe però trattenuto probabilmente il nostro
-giovane focoso, se l'oste non avesse riflettuto che il reclamo che gli
-veniva diretto dal viaggiatore, era perfettamente giusto.
-
-— Ma, al fatto, diss'egli abbassando il suo spiedo, ov'è questa lettera?
-
-— Sì, dov'è questa lettera? grido d'Artagnan. Primieramente io vi
-avverto che questa lettera è per il signor de Tréville, e bisogna
-ch'ella si trovi, o se non si trova, egli saprà bene farla ritrovare.
-
-Questa minaccia compiè d'intimidire l'oste. Dopo il re ed il ministro,
-il signor de Tréville era l'uomo il di cui nome fosse il più spesso
-ripetuto dai militari ed anche dai borghesi. Vi era pure il padre
-Giuseppe, è vero; ma il suo nome non era mai pronunziato che a bassa
-voce, tanto era il terrore che inspirava il frate grigio, come veniva
-chiamato il confidente del ministro.
-
-Così, gettando il suo spiedo lungi da se, e ordinando a sua moglie
-di fare altrettanto del suo manico di scopa, e ai suoi servitori dei
-loro bastoni, egli dette pel primo l'esempio mettendosi egli stesso a
-cercare la lettera perduta.
-
-— Questa lettera racchiude forse qualche oggetto prezioso? domandò
-l'oste dopo un momento di ricerche inutili.
-
-— Senza dirlo, lo credo bene! gridò il Guascone, che calcolava su
-questa lettera per fare il suo cammino per la corte; ella conteneva la
-mia fortuna.
-
-— Dei buoni sulla Spagna? domandò l'oste inquieto.
-
-— Dei buoni sulla tesoreria particolare di Sua Maestà, rispose
-d'Artagnan, che, contando di entrare al servizio del re mercè quella
-raccomandazione credeva poter fare senza mentire questa risposta
-quantunque un poco azzardata.
-
-— Diavolo! fece l'oste disperato del tutto.
-
-— Ma non importa, continuò d'Artagnan colla sua indifferenza nazionale,
-non importa, il denaro non è niente: questa lettera è il tutto. Avrei
-amato meglio perdere mille doppie di quello che perdere la lettera.
-
-Egli non arrischiava di più se avesse detto venti mila, ma un certo
-pudore giovanile lo trattenne.
-
-A un tratto un lampo di luce colpì in un subito lo spirito dell'oste,
-che si dava al diavolo, non trovando niente.
-
-— Questa lettera non è perduta, gridò egli.
-
-— Ah! fece d'Artagnan.
-
-— No, ella vi è stata presa.
-
-— Presa! e da chi?
-
-— Dal gentiluomo d'ieri, egli discese in cucina dove stava il vostro
-sajo. Egli è rimasto solo. Scommetterei che è stato lui che l'ha
-rubata.
-
-— Voi credete? riprese d'Artagnan poco convinto, poichè sapeva meglio
-di qualunque altro l'importanza del tutto personale di quella lettera,
-e non vi vedeva niente che potesse tentare la cupidigia. Il fatto è che
-nessuno dei viaggiatori presenti avrebbe guadagnato nel possedere quel
-foglio.
-
-— Voi dite dunque, riprese d'Artagnan, che supponete questo
-impertinente gentiluomo?...
-
-— Io vi dico che sono sicuro, continuò l'oste; allora quando gli
-ho annunziato che vostra signoria era il protetto del signor de
-Tréville, che voi avevate una lettera per questo gentiluomo, egli è
-sembrato molto inquieto, mi ha domandato ove era questa, ed è disceso
-immediatamente in cucina ove sapeva essere il vostro sajo.
-
-— Allora egli è il mio ladro, rispose d'Artagnan; io ne farò le mie
-lagnanze col sig. de Tréville, ed il sig. de Tréville farà le sue
-dimostrazioni al re. Cavò quindi maestosamente due scudi dalla sua
-borsa, li dette all'oste, che l'accompagnò coi cappello in mano fino
-alla porta, rimontò sulla sua cavalcatura gialla, che lo condusse
-senza alcun accidente alla porta sant'Antonio di Parigi, ove il suo
-proprietario lo vendè per tre scudi con che era molto bene pagato,
-attesocchè d'Artagnan l'aveva molto stancato nell'ultima tappa. Così il
-birocciajo al quale d'Artagnan lo cedè, mercè le nove lire suddette,
-non nascose al giovane che gli dava questa somma esorbitante soltanto
-per la originalità del colore della pelle.
-
-D'Artagnan entrò dunque in Parigi a piedi, portando il suo piccolo
-fagotto sotto il braccio camminando fino a tanto che ebbe ritrovato
-una camera ammobiliata che convenisse alla tenuità delle sue risorse.
-Questa camera era una specie di mezzanino, ritrovata nella strada
-Fossoyeurs, vicino al Luxembourg.
-
-Subito dopo data la caparra, d'Artagnan prese possesso del suo
-alloggio, passò il restante della giornata a cucire al suo sajo e a'
-suoi calzoni dei passamani, che sua madre aveva staccati da un sajo
-quasi nuovo del signor d'Artagnan padre, e che gli aveva regalati sotto
-Sigillo; quindi andò alla riviera della Ferraille a far rimettere
-la lama della sua spada, poscia ritornò al Louvre per informarsi,
-dal primo moschettiere che ritrovò, dove era situato il palazzo del
-signor de Tréville, che era nella strada del Vecchio Colombajo, vale
-a dire precisamente nelle vicinanze della camera presa in affitto
-da d'Artagnan; circostanza che gli parlava di un felice augurio pel
-successo del suo viaggio. Dopo di che, contento del modo con cui si era
-condotto a Méung, senza rimorsi del passato, confidando nel presente
-e pieno di speranze nell'avvenire, andò a letto e dormì il sonno del
-bravo.
-
-Questo sonno, ancora tutto provinciale, lo portò fino alle nove del
-mattino, ora nella quale si alzò per portarsi da questo famoso signore
-de Tréville, il terzo personaggio del regno giusta il giudizio paterno.
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-L'ANTICAMERA DEL SIGNOR DE TRÉVILLE
-
-
-Il signor de Troisville, come si chiamava ancora la sua famiglia
-in Guascogna, o il sig. de Tréville, come anch'egli aveva finito
-per chiamare se stesso a Parigi, aveva realmente cominciato come
-d'Artagnan, vale a dire senza un soldo, ma con quel fondo di audacia,
-di spirito e di testardaggine che fa sì, che il più povero gentiluomo
-_guascone_ riceve spesso di più nelle sue speranze dall'eredità
-paterna, che il più ricco gentiluomo _perigordino_ o _berissone_ non
-ne riceve in realtà. Il suo coraggio insolente, la sua fortuna anche
-più insolente in tempi in cui i colpi piovevano come la tempesta, lo
-avevano tirato alla sommità di quella scala difficile, che si chiama
-il favore della corte, e della quale egli aveva montati a quattro a
-quattro gli scalini.
-
-Egli era l'amico del re, il quale onorava molto, come ognun sa,
-la memoria di suo padre Enrico IV. Il padre del signor de Tréville
-lo aveva così fedelmente servito nelle sue guerre contro la lega,
-che in mancanza di denaro contante, cosa che mancò in tutta la sua
-vita al Bearnese, il quale pagava costantemente i suoi debiti colla
-sola cosa che non aveva mai bisogno di comprare, vale a dire collo
-spirito: che in mancanza di denaro contante, dicevamo noi, egli lo
-aveva autorizzato, dopo la resa di Parigi, a prendere per stemma un
-leone d'oro posante sopra una sbarra, con questa divisa: _Fidelis et
-fortis_. Era molto per l'onore, ma era poco per viver bene. Per tal
-guisa, quando morì l'illustre compagno del grande Enrico, lasciò per
-unica eredità al signor figlio la sua spada e la sua divisa. Mercè
-questo doppio dono, ed un nome senza macchia che lo accompagnava,
-il signor de Tréville fu ammesso nella casa del giovane principe, in
-cui si servì tanto bene della sua spada, e fu tanto fedele alla sua
-divisa, che Luigi XIII, che era una delle buone spade del suo regno,
-aveva l'abitudine di dire che, s'egli avesse un amico che si dovesse
-battere, lo consiglierebbe a scegliersi per padrino prima lui, poscia
-de Tréville, e forse anche prima di lui.
-
-Luigi XIII aveva dunque un vero attaccamento per de Tréville,
-attaccamento regio, attaccamento egoista, è vero, ma che ciò non
-pertanto era un vero attaccamento. Fu perchè in quei disgraziati
-tempi si aveva gran cura di circondarsi d'uomini della tempra dei
-de Tréville. Molti potevano prendere per divisa l'epiteto _di forte_
-che formava la seconda parte del motto del suo stemma, ma ben pochi
-gentiluomini potevano reclamare l'epiteto di _fedele_ che ne formava la
-prima parte. De Tréville era uno di questi ultimi; era una di quelle
-rare organizzazioni, colla intelligenza obbediente come quella di un
-alunno, con un valore cieco, coll'occhio rapido, la mano pronta, ed a
-cui l'occhio non era stato dato che per vedere se il re era malcontento
-di qualcuno, e la mano per percuotere questo qualcuno che dispiaceva,
-un Besme, un Maurevers, un Poltrot, de Merè, in fine un Vitry. A de
-Tréville fino allora non era mancata che un'occasione, ma egli la
-appostava, e si riprometteva di afferrarla bene pei suoi tre capelli se
-mai fosse passata alla portata della sua mano. Così Luigi XIII fece de
-Tréville capitano dei suoi moschettieri, i quali pel loro attaccamento,
-o piuttosto per il loro fanatismo, eran a Luigi XIII ciò ch'erano gli
-ordinarj ad Enrico III, e ciò che la guardia scozzese era a Luigi XI.
-
-Dal suo lato, e sotto questo rapporto, il ministro non era rimasto
-addietro al re. Quando vide la formidabile _scelta_ di cui si
-circondava Luigi XIII, questo secondo, o per meglio dire questo primo
-re di Francia, aveva anch'egli voluto avere la sua guardia. Egli
-ebbe dunque i suoi moschettieri, come Luigi XIII aveva i propri, e
-si vedevano queste due potenze rivali scegliere pel loro servigio, da
-tutte le parti della Francia ed anche dagli stati stranieri, gli uomini
-i più celebri pei loro gran colpi di spada. Così Luigi XIII e Richelieu
-quistionavano spesso la sera mentre giuocavano agli scacchi, in
-rapporto al merito dei loro servitori. Ciascuno vantava la proprietà ed
-il coraggio dei suoi, e mentre decretavano formalmente contro i duelli
-e le risse, li eccitavano in secreto a venire alle mani, e provavano un
-vero dispiacere, od una gioja immoderata per la vittoria dei loro. Così
-almeno raccomandano le memorie di un uomo che si trovò in qualcuna di
-queste disfatte e in molte di queste vittorie.
-
-De Tréville aveva preso il lato debole del suo padrone, ed era a
-questa destrezza ch'egli doveva il lungo e costante favore di un re,
-che non ha lasciato la fama di essere stato troppo fedele alle sue
-amicizie. Egli faceva mettere in parata i suoi moschettieri davanti ad
-Armando Duplessis, con un'aria beffarda che non faceva che arricciare
-per la collera i baffi grigi del ministro. De Tréville intendeva
-ammirabilmente la guerra di quell'epoca, in cui; quando non si viveva
-alle spese del nemico, si viveva alle spese dei propri compatriotti: i
-suoi soldati formavano una legione di diavoli a quattro, indisciplinati
-per tutti fuorchè per lui.
-
-Sfrenati, avvinacciati, scorticati, i moschettieri del re, o piuttosto
-quelli del signor de Tréville, si spandevano per le osterie, per le
-passeggiate, nei giuochi pubblici, gridavano forte, arricciandosi i
-baffi, facendo suonare le spade, urtando con voluttà le guardie del
-ministro quando le incontravano, e cavando quindi le spade in piena
-strada con mille motteggi; uccisi qualche volta, ma sicuri sempre in
-questo caso d'essere compianti e vendicati; uccidendo spesso, e sicuri
-allora di non ammuffare in prigione, perchè il signor de Tréville
-era sempre là per reclamarli. Per tal modo il signor de Tréville era
-lodato in tutti i tuoni, cantato per tutte le canzoni da questi uomini
-che l'adoravano, e che, per quanto fossero tutti gente da sacco e da
-corda, tremavano davanti a lui come altrettanti scolari davanti al loro
-maestro, obbedendo alla più piccola parola, e pronti a farsi ammazzare
-per lavare il più piccolo rimprovero.
-
-Il signor de Tréville aveva fatto uso di questa leva potente prima
-pel re e per gli amici del re, quindi per se stesso e per i suoi
-amici. Del resto in nessuna memoria di quel tempo, che ha lasciate
-tante memorie, non si vede che questo degno gentiluomo sia mai stato
-accusato neppure dai suoi nemici, ed egli ne aveva tanti, sia fra gli
-uomini di penna che fra quelli di spada, in nessun luogo si vede,
-diciamo noi che questo degno gentiluomo sia stato notato d'essersi
-fatto pagare la cooperazione de' suoi. Con un raro ingegno d'intrigo;
-che lo rendeva uguale ai più forti intriganti, egli era rimasto
-onest'uomo. Più ancora, a dispetto dei grandi ostacoli che sfiancano,
-e degli esercizi penosi che affaticano, egli era divenuto uno dei più
-galanti scorridori delle stradelle, uno dei più fini damerini, uno
-dei più lampiccati parlatori della sua epoca; si parlava delle buone
-avventure di de Tréville, come vent'anni prima si era parlato di quelle
-di Bassompierre, e non era dir poco. Il capitano dei moschettieri era
-dunque ammirato, temuto ed amato, ciò che costituisce l'apice delle
-umane fortune.
-
-Luigi XIV assorbì tutti i piccoli astri della sua corte nel suo vasto
-splendore; ma suo padre, sole _pluribus impar_ (_non uguale per tutti_)
-lasciò il suo splendore personale a ciascuno dei suoi favoriti, il suo
-valore individuale a ciascuno dei suoi cortigiani. Oltre l'udienza
-mattinale _l'alzata_ del re e quella del ministro, si contavano a
-Parigi allora più di duecento piccole _alzate_, quella di de Tréville
-era una delle più frequentate.
-
-Il cortile della sua abitazione, posta nella strada del Vecchio
-Colombajo, rassomigliava ad un campo, e ciò fin dalle sei ore della
-mattina nell'estate, e dalle otto ore nell'inverno. Da cinquanta a
-sessanta moschettieri, che sembravano colà radunarsi per offrire un
-numero piuttosto imponente, vi passeggiavano sempre, armati come in
-istato di guerra, e pronti a tutto. Lungo quelle spaziose scale; sul
-solo pianerottolo di una delle quali la nostra moderna civilizzazione
-fabbricherebbe una casa intera, ascendevano e discendevano i
-sollecitatori di Parigi, che correvano dietro un favore qualunque,
-i gentiluomini di provincia, avidi di essere arruolati, ed i lacchè
-guerniti di tutti i colori, che venivano a recare al signor de Tréville
-i messaggi dei loro padroni. Nell'anticamera sopra lunghi panchetti
-circolari riposavano gli eletti, cioè quelli ch'erano stati chiamati.
-Il mormorio là era continuo dalla mattina alla sera, nel mentre che il
-signor de Tréville, nel suo gabinetto contiguo a questa anticamera,
-riceveva le visite, ascoltava le lagnanze, dava i suoi ordini, e,
-come il re dalla sua loggia del Louvre, non aveva che a mettersi alla
-finestra per passare la rivista degli uomini e delle armi.
-
-Il giorno in cui si presentò d'Artagnan l'assemblea era imponente,
-particolarmente per un provinciale che veniva dalla sua provincia:
-è vero che questo provinciale era guascone, e che soprattutto in
-quell'epoca i compatrioti di d'Artagnan godevano della riputazione di
-non lasciarsi facilmente intimorire. In fatti, una volta che erasi
-superata la porta massiccia, incavigliata con lunghi chiodi dalla
-testa quadrangolare si cadeva in mezzo ad una folla d'uomini d'arme che
-s'incrociavano nel cortile interpellandosi, o querelandosi, o giuocando
-fra loro. Per aprirsi liberamente un passaggio in mezzo a tutti questi
-flutti tempestosi, bisognava essere ufficiale, gran signore o bella
-donna.
-
-Fu dunque in mezzo a questa mischia, e a questo disordine che il nostro
-giovane si avanzò col cuore palpitante, accomodando la sua lunga
-spadaccia parallela alle sue magre gambe, tenendo una mano all'orlo
-del suo feltro con quel mezzo sorriso da provinciale imbarazzato che
-vuol fare il disinvolto. Appena aveva oltrepassato un gruppo, allora
-respirava più liberamente; ma capiva che si rivolgevano per guardarlo,
-e per la prima volta in vita sua d'Artagnan, che, fino a quel giorno,
-aveva avuta molta buona opinione di se stesso, si riconobbe ridicolo.
-
-Giunto alla scala, fu ancora peggio; sui primi scalini vi erano quattro
-moschettieri, che si divertivano al seguente esercizio, nel mentre
-che dieci o dodici altri dei loro camerati aspettavano sul piano che
-venisse il loro turno per prendere parte attiva alla partita.
-
-Uno di essi situato sullo scalino superiore, colla spada alla mano,
-impediva, o meglio, fingeva d'impedire agli altri tre di salire.
-
-Gli altri tre giuocavano di scherma contro di lui colle loro spade,
-e con grandissima agilità. D'Artagnan sulle prime suppose che quello
-spade fossero fioretti: egli credè che fossero bottonati: ma riconobbe
-ben tosto da certe graffiature, che ciaschedun'arma, al contrario,
-era molto bene affilata ed appuntata, e a ciascheduna di queste
-graffiature, non solo gli spettatori, ma ancora gli attori ridevano
-come matti.
-
-Colui che in quel momento occupava lo scalino teneva in rispetto i
-suoi assalitori maravigliosamente. Era stato fatto cerchio intorno ad
-esso. La condizione portava che a ciascun colpo il toccato lasciasse
-la partita, perdendo il suo giro d'udienza a profitto del toccatore.
-In cinque minuti tre furono sfiorati, uno alla mano, l'altro al mento,
-l'altro all'orecchia, dal difensore dello scalino, che non fu per
-niente toccato, sveltezza che secondo le convenzioni gli valse tre
-turni in suo vantaggio.
-
-Per quanto fosse difficile non già ad essere, ma a volersi
-maravigliare, questo passatempo però maravigliò il nostro giovane
-viaggiatore: egli aveva veduto nella sua provincia, in quella terra ove
-si scaldano così prestamente le teste, un poco più di preliminare ai
-duelli, e la guasconata di questi quattro giuocatori gli parve la più
-forte di tutte quelle che aveva udito fino allora anche in Guascogna.
-Egli credette di essere trasportato nei famosi paesi dei giganti, ove
-Gulliver andò in seguito, ed ebbe così gran paura; e ciò nonostante non
-era ancora al termine, gli rimaneva il pianerottolo e l'anticamera.
-
-Sul pianerottolo non si batteva più; si raccontavano delle storie
-di donne, e nell'anticamera delle storie di corte. Sul pianerottolo
-d'Artagnan arrossì; nell'anticamera, egli fremette. La sua
-immaginazione svegliata e vagabonda, che, in Guascogna lo rendeva
-terribile alle giovani cameriere, qualche volta anche alle giovani
-padrone, non aveva mai sognato, neppure nei suoi momenti di delirio
-la metà di quelle meraviglie amorose, e il quarto di quelle furberie
-galanti, rialzate dai nomi i più conosciuti, ed abbellite dai dettagli
-i meno velati. Ma se il suo amore per i buoni costumi ricevette in sul
-pianerottolo un cozzo, il suo rispetto pel ministro fu scandalizzato
-nell'anticamera. Là a sua gran sorpresa, d'Artagnan intese criticare
-ad alta voce la politica che faceva tremare l'Europa, e la vita
-privata del ministro, che tanti alti personaggi erano stati puniti
-di aver solo tentato di approfondare. Questo grand'uomo, riverito dal
-signor d'Artagnan padre, serviva di argomento di risa ai moschettieri
-del signore de Tréville, chi rideva sulle sue gambe cagnesche, e sul
-suo dorso inarcato; qualcun altro contava le novelle sulla signora
-d'Aiguillon, sua amica, e la signora di Combalet sua nipote, nel mentre
-che gli altri combinavano delle partite contro i paggi e le guardie del
-duca-ministro, tutte cose che sembravano a d'Artagnan tante mostruose
-impossibilità.
-
-Però, quando il nome del re interveniva qualche volta ad un tratto
-e all'improvviso in mezzo a tutti questi motteggi ministeriali, una
-specie di mordacchia chiudeva per un momento tutte quelle bocche
-derisorie, si guardavano con esitazione intorno, e sembrava temessero
-l'indiscrezione della porta del gabinetto del signor de Tréville; ma
-ben presto una allusione riconduceva il discorso sul ministro, e allora
-le risa si rinnovavano sopra ciascuna delle sue azioni.
-
-— Certamente, ecco qua persone che saranno tutte messe alla Bastiglia,
-o impiccate, pensò d'Artagnan con terrore, ed io, senza alcun dubbio,
-con loro, poichè dal momento che io gli ho ascoltati ed intesi, sarò
-ritenuto per un loro complice. Che direbbe il mio sig. padre, che mi
-ha tanto raccomandato il rispetto pel ministro, se egli mi sapesse in
-società con simili pagani?
-
-Così come ognuno non ne dubiterà, anche senza che lo dica, d'Artagnan
-non osava abbandonarsi alla conversazione; soltanto egli guardava ad
-occhi spalancati; ascoltava ad orecchie tese, tendendo avidamente i
-suoi cinque sensi per non perder nulla, e malgrado la sua confidenza
-nelle raccomandazioni paterne, egli si sentiva portato dai suoi gusti e
-trascinato dai suoi istinti a lodare piuttosto che a biasimare le cose
-inaudite che colà accadevano.
-
-Frattanto, siccome egli era del tutto estraneo alla folla dei
-cortigiani del sig. de Tréville, e che questa era la prima volta che
-lo si vedeva in quel luogo, vennero a chiedergli ciò che desiderava.
-A questa domanda, d'Artagnan si nominò con molta umiltà, si appoggiò
-al titolo di compatriota, e pregò il cameriere che era venuto a fargli
-questa interrogazione di domandare per lui al signor de Tréville un
-momento d'udienza, domanda che questi promise di fare, con tuono da
-protettore, a tempo e luogo.
-
-D'Artagnan, rimessosi alquanto dalla sua prima sorpresa, ebbe dunque il
-comodo di studiare un poco i costumi e le fisonomie.
-
-Il centro del gruppo il più animato era un moschettiere di alta
-statura, di figura altera, con un bizzarro costume che attirava su
-lui l'attenzione generale. Pel momento egli non portava la casacca
-d'uniforme, che, del resto, non era assolutamente obbligatoria in
-quest'epoca di meno libertà ma d'indipendenza più grande, ma un
-giustacuore blu cielo, alquanto scolorito e rapato, e sopra quest'abito
-una magnifica bandoliera, ricamata in oro, e che risplendeva come le
-scaglie di cui si ricuopre l'acqua ad un gran sole. Un lungo mantello
-di velluto cremisi cadeva con grazia dalle sue spalle, scoprendo
-soltanto davanti la splendida bandoliera, alla quale era attaccata una
-gigantesca spadaccia.
-
-Questo moschettiere montava in quel momento la guardia, si lamentava
-di essere raffreddato, e di tempo in tempo tossiva con affettazione.
-Per questo egli aveva preso il mantello, a quanto diceva, e nel mentre
-che parlava colla testa alta, arricciandosi sdegnosamente i baffi,
-ammiravano con entusiasmo la bandoliera ricamata, e d'Artagnan lo
-faceva più che alcun altro.
-
-— Che volete! diceva il moschettiere, è di moda; è una pazzia, lo so
-bene, ma, è di moda. D'altronde bisogna bene impiegare in qualche cosa
-i danari della propria legittima.
-
-— Ah! Porthos! gridò uno degli astanti, non tentare di farci credere
-che questa bandoliera ti venga dalla generosità paterna: essa ti sarà
-stata regalata da quella dama velata colla quale io t'incontrai l'altra
-domenica, verso la porta Sant-Onorato.
-
-— No, sul mio onore, parola da gentiluomo, io l'ho comprata da me
-stesso, e coi miei propri denari, rispondeva colui che era stato
-indicato sotto il nome di Porthos.
-
-— Sì, come io ho comprato, disse un altro moschettiere, questa borsa
-nuova, con ciò che il giorno innanzi vi aveva messo la mia amica.
-
-— In verità, disse Porthos, e la prova ne è che l'ho pagata dodici
-doppie.
-
-L'ammirazione raddoppiò, quantunque continuasse ad esistere il dubbio.
-
-— È vero, Aramis? fece Porthos voltandosi verso un altro moschettiere.
-
-Quest'altro moschettiere formava un perfetto contrasto con quello che
-lo interrogava, e che lo aveva chiamato col nome di Aramis: era un
-giovine di ventidue o ventitre anni appena, colla fisonomia ingenua e
-docile, l'occhio nero e dolce, colle guance rosee e vellutate come una
-pesca d'autunno; i suoi baffi sottili, si disegnavano sul suo labbro
-superiore in linea perfettamente dritta; le sue mani sembravano temere
-lo abbassarsi per timore che le vene s'inturgidissero troppo, e di
-tratto in tratto si pizzicava l'estremità delle orecchie per mantenerle
-di un incarnato tenero e trasparente. Per abitudine egli parlava poco e
-lentamente, salutava molto, rideva senza rumore mostrando i suoi denti
-che erano bellissimi, e di cui, come di tutto il resto della persona,
-sembrava prendere grandissima cura. Egli rispose con un segno di testa
-affermativo alla interpellazione del suo amico.
-
-Questa affermativa sembrò aver troncati tutti i dubbi sul conto della
-bandoliera, si continuò dunque ad ammirarla, ma non se ne parlò più, e
-per una di quelle bordeggiate rapide del pensiero, la conversazione ad
-un tratto passò sopra un altro argomento.
-
-— Che pensate voi di ciò che racconta lo scudiero di Chalais? domandò
-un altro moschettiere senza interpellare direttamente alcuno, ma
-indirizzandosi al contrario a tutti.
-
-— E che cosa racconta egli? domandò Porthos con tuono altero.
-
-— Egli racconta di aver trovato a Brusselle Rochefort, l'anima dannata
-del ministro, travestito da cappuccino; questo maledetto Rochefort,
-mercè questo travestimento ha infinocchiato il signor Laiques come un
-vero imbecille.
-
-— Come un vero imbecille, disse Porthos! Ma la cosa è poi sicura?
-
-— Mi fu raccontata da Aramis, rispose il moschettiere.
-
-— Davvero?
-
-— E voi lo sapete bene, Porthos, disse Aramis, io l'ho raccontato a voi
-pure jeri, non ne parliamo dunque più.
-
-— Non ne parliamo più! ecco la vostra opinione disse Porthos. Non
-ne parliamo più! Peste, come concludete presto! Come, il ministro fa
-spionare un gentiluomo; fa intercettare la sua corrispondenza da un
-traditore, un brigante, fa, coll'ajuto di questo spione e mercè questa
-corrispondenza, tagliar la testa a Chalais, sotto lo stupido pretesto
-ch'egli ha voluto uccidere il re e maritare la regina con Monsieur;
-nessuno sapeva una parola di quest'enimma: voi ce lo significaste jeri
-con grande stupore di tutti, e quando noi siamo ancora sbalorditi da
-questa notizia, voi oggi venite a dirci: non ne parliamo più!
-
-— Parliamone dunque, vediamo, poichè voi lo desiderate, riprese Aramis
-con pazienza.
-
-— Questo Rochefort! gridò Porthos, se fosse stato lo scudiero del
-povero Chalais, passerebbe con me un brutto momento.
-
-— E voi, voi passereste un tristo quarto d'ora col duca Rosso, riprese
-Aramis.
-
-— Ah! il duca Rosso, bravo, bravo, il duca Rosso! rispose Porthos
-battendo le mani, ed approvando con la testa. Il duca Rosso al nostro
-ministro, è un epiteto grazioso. Io diffonderò la parola, mio caro,
-siate tranquillo. Ha molto spirito, questo Aramis! che disgrazia che
-voi non abbiate potuto seguire la vostra vocazione, mio caro! che
-delizioso abbate sareste diventato!
-
-— Oh non è che un ritardo momentaneo, riprese Aramis, un giorno io lo
-sarò; voi sapete bene, Porthos, che io continuo a studiare la teologia
-per questo.
-
-— Egli farà come dice, riprese Porthos, egli lo farà o presto o tardi.
-
-— Presto, disse Aramis.
-
-— Egli non aspetta che una cosa per decidersi del tatto, e per
-riprendere la sua sottana che è appesa dietro il suo uniforme, riprese
-il moschettiere.
-
-— E che cosa aspetta? domandò un altro.
-
-— Egli aspetta che la regina abbia dato un erede alla corona di Francia.
-
-— Non scherziamo su questo argomento, signori, disse Porthos, grazie a
-Dio la regina è ancora in età da poterlo dare.
-
-— Si dice che il signor di Buckingham sia in Francia, riprese Aramis
-con un sorriso beffardo che dava a questa frase, così semplice in
-apparenza, un significato sufficientemente scandaloso.
-
-— Aramis, amico mio, per questa volta voi avete torto, interruppe
-Porthos, e la vostra smania di dire cose spiritose vi trascina sempre
-al di là dei limiti; se il signor de Tréville, vi sentisse, voi vi
-trovereste male di aver parlato così.
-
-— Volete voi darmi una lezione, Porthos? gridò Aramis, nell'occhio
-dolce del quale si vide passare un baleno.
-
-— Mio caro, siate moschettiere o abbate; siate o l'uno o l'altro,
-ma non l'uno e l'altro, riprese Porthos. Athos ve lo ha detto
-ancora l'altro giorno, voi mangiate a tutte le rastelliere. Ah! non
-c'inquietiamo, io ve ne prego; ciò sarebbe inutile: voi sapete bene
-che questo è convenuto fra voi, Athos e me. Voi andate dalla signora
-d'Aiguillon, e le fate la vostra corte; voi andate in casa della
-signora di Bois-Tracy, la cugina della signora de Chevreuse, e passate
-per essere grandemente nelle buone grazie della dama. Oh! mio Dio, non
-confessate la vostra fortuna, non vi si chiede il vostro secreto. Si
-conosce la vostra discrezione. Ma poichè possedete questa virtù, che
-diavolo! fatene uso sul conto di Sua Maestà. Si occupi chi vorrà del re
-e del ministro; ma la regina è sacra, e se qualcuno ne parla, che ciò
-sia in bene.
-
-— Porthos, voi siete pieno di pretese come Narciso. Io ve ne prevengo,
-rispose Aramis, voi sapete che odio la morale, eccetto che quando ella
-è fatta da Athos. In quanto a voi, mio caro, voi avete una troppo
-magnifica bandoliera per essere molto versato in morale. Io sarò
-abbate quando mi converrà, frattanto io sono moschettiere, e in questa
-qualità, io dico ciò che mi piace, e in questo momento mi piace di
-dirvi che voi m'impazientite.
-
-— Aramis!
-
-— Porthos!
-
-— Eh! signori! signori! si gridò intorno ad essi.
-
-— Il signor de Tréville aspetta il signor d'Artagnan, interruppe il
-lacchè aprendo la porta del gabinetto.
-
-A questo annunzio durante il quale la porta rimase aperta, ciascuno si
-tacque, e in mezzo al silenzio generale, il giovane guascone traversò
-l'anticamera in una parte della sua lunghezza, ed entrò dal capitano
-dei moschettieri, felicitandosi di tutto cuore di sfuggire così a
-proposito alla fine di questa bizzarra contesa.
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-L'UDIENZA
-
-
-Il signor de Tréville era sul momento di molto cattivo umore; ciò non
-ostante, salutò gentilmente il giovane, che s'inchinò fino a terra, ed
-egli sorrise nel ricevere il suo complimento, in cui l'accento bearnese
-gli ricordava ad un tempo la sua gioventù ed il suo paese, doppia
-rimembranza che fa sorridere l'uomo in tutte l'età. Ma avvicinandosi
-quasi subito all'anticamera, e facendo a d'Artagnan un segno con la
-mano come per chiedergli il permesso di terminare con gli altri prima
-d'incominciare con lui, egli chiamò tre volte, alzando di più la voce a
-ciascheduna volta, di modochè egli percorse tutti i suoi intermedj fra
-l'accento imperativo e l'accento irritato.
-
-— Athos! Porthos! Aramis!
-
-I due moschettieri coi quali abbiamo già fatta conoscenza, e che
-corrispondevano ai due ultimi di questi tre nomi, lasciarono subito il
-gruppo di cui facevano parte, e si avanzarono verso il gabinetto, la di
-cui porta si richiuse dietro ad essi tosto che ne ebbero oltrepassato
-il limitare. Il loro portamento, benchè non fosse del tutto tranquillo,
-nonostante eccitò, per la sua disinvoltura piena ad un tempo di
-sommissione, l'ammirazione di d'Artagnan che credeva in questi uomini
-tanti semidei, e nel loro capo un Giove Olimpico armato di tutti i suoi
-fulmini.
-
-Quando i due moschettieri furon entrati, quando la porta fu chiusa,
-quando il mormorio ronzante della anticamera fu ricominciato, mormorio
-al quale senza dubbio aveva dato nuovo alimento la chiamata che era
-stata fatta; quando finalmente il signor de Tréville silenzioso, e
-col sopracciglio aggrottato, ebbe per tre o quattro volte misurata
-la lunghezza del suo gabinetto, passando ciascheduna volta davanti a
-Porthos e Aramis instecchiti e muti come alla parata, si fermò ad un
-tratto in faccia a loro, e investendogli dalla testa ai piedi con uno
-sguardo irritato:
-
-— Sapete ciò che mi ha detto il re, gridò egli, e ciò niente più tardi
-di jeri a sera? lo sapete voi, signori
-
-— No, risposero dopo un momento di silenzio i due moschettieri, no,
-signore, noi lo ignoriamo.
-
-— Ma io spero che voi ci farete l'onore di dircelo, aggiunse Aramis,
-col tuono il più gentile, e colla più graziosa riverenza.
-
-— Mi ha detto che d'ora in avanti egli recluterà i suoi moschettieri
-fra le guardie del ministro.
-
-— Fra le guardie del ministro! e perchè questo? domandò vivamente
-Porthos.
-
-— Perchè egli vede bene che il suo vinello ha bisogno di essere
-ingagliardito dal miscuglio di un vino buono.
-
-I due moschettieri diventarono rossi fino nel bianco dell'occhio.
-D'Artagnan non sapeva più ove si fosse, ed avrebbe voluto essere cento
-piedi sotto terra.
-
-— Sì, sì, continuò il sig. de Tréville animandosi sempre più, sì, e
-Sua Maestà aveva ragione, perchè egli è vero che i moschettieri fanno
-una trista figura alla corte, il ministro raccontava jeri sera al
-giuoco del re, con un'aria di condoglianza che mi dispiacque assai,
-che il giorno avanti questi dannati moschettieri, questi diavoli a
-quattro, ed egli calcava su queste parole con un accento ironico che mi
-dispiacque ancor più; questi scialacquatori, aggiunse egli guardandomi
-col suo occhio da gatto tigre, avevano fatto tardi sulla strada Ferou,
-in un'osteria, e che una pattuglia delle sue guardie, ho creduto che
-egli mi andasse a ridere sul naso, era stata costretta di arrestare
-i perturbatori, capperi! Voi dovete saperne qualche cosa! arrestare
-dei moschettieri! voi vi eravate, voi altri; non vi difendeste, siete
-stati riconosciuti, ed il ministro vi ha nominati. Ciò accade per
-colpa mia, sì, per colpa mia, poichè sono io che faccio la scelta dei
-moschettieri. Vediamo, voi, Aramis, perchè diavolo mi avete domandata
-la casacca quando voi sareste stato così bene sotto la sottana?
-Vediamo, voi, Porthos, non avete voi una bella bandoliera d'oro
-peraltro che per attaccarci una spada di paglia? Athos! io non vedo
-Athos: dove è egli?
-
-— Signore, rispose tristamente Aramis, egli è malato, gravemente malato.
-
-— Malato, gravemente malato, voi dite? e di qual malattia?
-
-— Si teme che possa essere il vajuolo, signore, rispose Porthos,
-volendo mischiare a sua volta una parola nella conversazione, cosa che
-sarà dispiacente, perchè certissimamente gli guasterà il viso.
-
-— Malato del vajuolo! ecco ancora un'altra gloriosa storia che
-mi raccontate, Porthos! malato del vajuolo alla sua età! non può
-essere!... sarà ferito senza dubbio, fors'anche ucciso... Ah! se io lo
-sapeva!... Capperi! signori moschettieri io non intendo che si vadano
-ad affollare così i luoghi cattivi, che si facciano delle questioni
-sulla strada, che si menino sciabolate nei crociali delle vie. Io non
-voglio infine che si dia argomento da ridere alle guardie del ministro
-che sono composte di brava gente, tranquilla, destra, che non si
-mettono mai nel caso di essere arrestate, e che d'altronde, ne sono
-sicuro, essi non si lascerebbero arrestare! essi amerebbero meglio di
-morire al loro posto di quello che fare un passo in addietro. Salvarsi,
-sbaragliarsi, fuggire, questo è buono per i moschettieri del re!
-
-Porthos e Aramis fremevano di rabbia. Essi avrebbero volentieri
-strangolato il sig. de Tréville, se in fondo a tutto ciò non avessero
-scorto che era il grande amore che portava loro che lo faceva parlare
-in tal guisa. Essi battevano il piede sul tappeto, si mordevano le
-labbra fino al sangue, e stringevano con tutta la loro forza la guardia
-della loro spada. Al di fuori si era intesa la chiamata, come abbiamo
-detto, Athos, Porthos e Aramis, e si era indovinato, dall'accento
-della voce del sig. de Tréville, che egli era pienamente in collera.
-Dieci teste curiose si erano appoggiate alla porta, e impallidivano
-pel furore: perchè le loro orecchie incollate alla porta non perdevano
-una sillaba di tutto ciò che si diceva, nel mentre che le loro bocche
-ripetevano a peso, ed a misura le parole insultanti del capitano a
-tutta la popolazione dell'anticamera. In un istante, dalla porta
-del gabinetto fino alla porta di strada, tutto il palazzo fu in
-ebollizione.
-
-— Ah! i moschettieri del re si fanno arrestare dalle guardie del
-ministro! continuò il sig. de Tréville furioso internamente quanto
-i suoi soldati, ma dicendo a scatti le sue parole, e vibrandole una
-ad una per così dire come tanti colpi di stiletto nel petto dei suoi
-uditori. Ah! sei guardie del ministro arrestano sei moschettieri di Sua
-Maestà! Capperi! io ho fatta la mia risoluzione. Io vado di corsa al
-Louvre: io domando la mia dimissione di capitano del re, per chiedere
-un posto di sottotenente nelle guardie del ministro. E se egli mi
-rifiuta, cappita! io vado a farmi frate.
-
-A queste parole il mormorio dell'esterno divenne un'esplosione;
-dappertutto non si sentiva che giuramenti e bestemmie. I cappita! le
-morti di tutti i diavoli! s'incrociavano per l'aria. D'Artagnan cercava
-una tenda dietro la quale potersi nascondere, e si sentiva una volontà
-smisurata di cacciarsi sotto la tavola.
-
-— Ebbene! mio capitano, disse Porthos fuori di se, la verità è che
-noi eravamo sei contro sei, ma noi siamo stati presi alla traditora, e
-primachè noi avessimo avuto il tempo di cavare le nostre spade due dei
-nostri erano già morti e Athos gravemente ferito, non valeva niente
-di più. Poichè voi lo conoscete, Athos; ebbene! capitano, egli ha
-tentato due volte di rialzarsi e due volte è ricaduto. Però noi non
-ci siamo arresi, no! ci hanno trascinati a forza. Cammin facendo noi
-ci siamo salvati. In quanto ad Athos, fu creduto morto, e fu lasciato
-tranquillamente sul campo di battaglia, non credendo che valesse la
-pena di trasportarlo. Ecco la storia. Che diavolo! capitano, non si
-possono vincere tutte le battaglie. Il gran Pompeo ha perduto quella
-di Farsaglia, e il re Francesco I, che, a quanto ho inteso dire, era
-coraggioso quanto un altro; però ha perduto quella di Pavia. Ed io
-ho l'onore di assicurarvi, che ne ho ammazzato uno colla sua propria
-spada, disse Aramis, perchè la mia fu spezzata alla prima parata.
-Ucciso o pugnalato, signore, come più vi piace.
-
-— Io non sapeva questo, riprese il signor de Tréville con un tuono
-un poco più raddolcito. Il ministro aveva dunque esagerato, a quanto
-sembra.
-
-— Ma di grazia, signore, continuò Aramis, che vedendo il suo capitano
-rappacificarsi, azzardava una preghiera, di grazia, signore, non dite
-che Athos pure è ferito; egli sarebbe alla disperazione se questa cosa
-giungesse alle orecchie del re, e siccome la sua ferita è delle più
-gravi, attesochè dopo avere attraversata la spalla essa penetra nel
-petto, sarebbe a temersi...
-
-Nel medesimo istante la portiera si alzò, e una nobile e bella, ma
-spaventosamente pallida testa comparve sotto la frangia.
-
-— Athos! gridarono i due moschettieri.
-
-— Athos! ripetè lo stesso de Tréville.
-
-— Voi mi avete chiamato, signore, disse Athos a de Tréville con una
-voce indebolita ma perfettamente calma, voi mi avete chiamato, a quanto
-mi hanno detto i nostri camerati, ed io mi affretto di venire a sentire
-i vostri ordini: eccomi, signore, che volete da me?
-
-E a queste parole il moschettiere, in tenuta irreprensibile, cinghiato
-come era di costume, entrò con passo fermo nel gabinetto. Il sig. de
-Tréville commosso fino al fondo del cuore per questa prova di coraggio,
-si precipitò a lui incontro:
-
-— Io era in vena di dire a questi signori, aggiunse egli, che io
-proibisco ai miei moschettieri di esporre la loro vita senza necessità,
-perchè la brava gente è cara al re, e il re sa che i suoi moschettieri
-sono la più brava gente della terra. La vostra mano, Athos.
-
-E senza aspettare che il nuovo arrivato rispondesse a questa prova di
-affezione, il signor de Tréville afferrò la sua mano destra, e gliela
-strinse con tutte le sue forze, senza accorgersi che Athos, per quanto
-fosse grande l'impero che aveva su di se stesso, lasciò sfuggirsi un
-movimento di dolore, e impallidì ancor più, cosa che si sarebbe potuta
-credere impossibile.
-
-La porta era rimasta socchiusa, tanto avea prodotta sensazione l'arrivo
-di Athos, di cui, ad onta del segreto, era da tutti conosciuta la
-sua ferita. Un urlo di soddisfazione accolse le ultime parole del
-capitano, e due o tre teste, trascinate dall'entusiasmo, apparvero
-sotto l'apertura della portiera. Senza dubbio, il sig. de Tréville
-stava per reprimere con risentite parole questa infrazione alle leggi
-dell'etichetta, allorquando sentì ad un tratto la mano di Athos
-incresparsi sotto la sua, e fissando gli occhi sul di lui viso si
-accorse che stava per svenire. Nel medesimo istante Athos, che aveva
-raccolte tutte le sue forze per resistere al dolore, fu vinto da
-questo, e cadde sul pavimento come se fosse morto.
-
-— Un chirurgo! gridò il sig. de Tréville. Il mio, quello del re, il
-migliore! un chirurgo! oh capperi! il mio bravo Athos muore.
-
-Alle grida del sig. de Tréville tutti si precipitarono nel suo
-gabinetto senza che egli pensasse a chiudere la porta ad alcuno,
-ciascuno si adoperava intorno al ferito. Ma tutto questo adoprarsi
-sarebbe stato inutile se il richiesto dottore non si fosse ritrovato
-nello stesso palazzo; egli fendè la folla, si avvicinò ad Athos sempre
-svenuto, e siccome questo rumore e questo movimento lo incomodavano
-gravemente, egli domandò per prima cosa, e come la più urgente, che
-il moschettiere fosse trasportato in una camera vicina. Il sig. de
-Tréville aprì tosto una porta mostrando la via a Porthos e ad Aramis,
-che trasportarono il loro camerata sulle loro braccia. Dietro a questo
-gruppo camminava il chirurgo, e dietro il chirurgo si richiuse la
-porta.
-
-Allora il gabinetto del sig. de Tréville, questo luogo ordinariamente
-tanto rispettato, divenne momentaneamente una succursale
-dell'anticamera. Ciascuno discorreva, perorava, parlava ad alta voce,
-giurava, sacramentava, mandava il ministro e le sue guardie a tutti i
-diavoli.
-
-Un istante dopo, Porthos e Aramis rientrarono; il chirurgo ed il sig.
-de Tréville soltanto erano rimasti presso il ferito. Finalmente il
-sig. de Tréville rientrò egli pure. Il ferito aveva ripreso l'uso dei
-sensi; il chirurgo dichiarava che lo stato del moschettiere non aveva
-niente che potesse allarmare i suoi amici, e che la sua debolezza era
-puramente e semplicemente cagionata dalla perdita del sangue.
-
-Quindi il sig. de Tréville fece un segno colla mano, e ciascuno
-si ritirò, eccetto d'Artagnan, che non dimenticava di dovere avere
-udienza, e che, colla tenacità di Guascogna, era rimasto allo stesso
-punto.
-
-Allorquando tutti furono sortiti, e che la porta fu chiusa, il sig.
-de Tréville si ritrovò solo in faccia al giovane. L'avvenimento che
-era accaduto gli aveva in qualche modo fatto perdere il filo delle
-sue idee. Egli s'informò dunque di ciò che voleva da lui l'ostinato
-sollecitatore. D'Artagnan pronunziò allora il suo nome, ed il sig. de
-Tréville riordinando ad un tratto la memoria del passato col presente,
-si ritrovò al corrente della situazione.
-
-— Perdono, diss'egli, sorridendo, perdono, mio caro compratriota, io vi
-aveva del tutto dimenticato. Che volete! un capitano non è che un padre
-di famiglia sopraccaricato di una maggior responsabilità di quella dei
-padri di famiglia ordinarj. I soldati sono figli grandi; ma siccome mi
-sta a cuore che gli ordini del re siano eseguiti, e soprattutto quelli
-del ministro...
-
-D'Artagnan non potè dissimulare un sorriso. Da questo sorriso il signor
-de Tréville giudicò che egli non aveva a che fare con uno stupido, e
-venendo direttamente al fatto, cambiando d'improvviso il discorso:
-
-— Io ho amato molto il vostro signor padre, disse egli. Che posso fare
-io per suo figlio? fate presto, il mio tempo non è mio.
-
-— Signore, disse d'Artagnan, nel lasciare Tarbes e nel venire qui, io
-mi proponeva di domandarvi, in rimembranza di quell'amicizia che voi
-non avete perduta di mente, una casacca da moschettiere; ma dopo tutto
-ciò che vedo da due ore, capisco che un tal favore sarebbe enorme, e
-temo di non meritarlo.
-
-— Questo è un favore di fatto, o giovane, rispose il sig. de Tréville;
-ma egli può non essere tanto forte in vostro riguardo quanto voi lo
-credete o fate sembianza di crederlo. Tuttavia una decisione di Sua
-Maestà ha preveduto questo caso, ed io vi annunzio con dispiacere
-che non si riceve più alcuno nei moschettieri senza aver fatto
-un'antecedente prova in qualche campagna in certe azioni singolari, o
-di due anni di servizio in un reggimento meno favorito del nostro.
-
-D'Artagnan s'inchinò senza risponder parola. Egli si sentiva ancor più
-avido d'indossare l'uniforme di moschettiere dappoichè vi erano tante
-difficoltà da sormontare.
-
-— Ma, continuò de Tréville, fissando nel suo compatriota uno sguardo
-penetrante che si sarebbe detto che egli voleva leggere fino al fondo
-del suo cuore, ma, in favore di vostro padre, mio antico compagno, come
-vi ho già detto, io voglio fare qualche cosa per voi, giovane. I nostri
-cadetti di Bearn non sono ordinariamente ricchi, e io dubito che le
-cose sieno grandemente cambiate dopo la mia partenza dalla provincia.
-Voi dunque non ne dovete aver troppo, per vivere, del danaro che avete
-portato con voi.
-
-D'Artagnan si raddrizzò con aria orgogliosa, che voleva dire che egli
-non domandava la elemosina a nessuno.
-
-— Sta bene, giovane, sta bene, continuò de Tréville, io conosco
-quell'aria; io sono venuto a Parigi con quattro scudi in saccoccia, e
-mi sarei battuto con chiunque mi avesse detto che io non era abbastanza
-ricco per comprare il palazzo del Louvre.
-
-D'Artagnan si raddrizzò sempre più: con la vendita del suo cavallo,
-egli cominciava la sua carriera con quattro scudi di più che il sig. de
-Tréville non aveva incominciata la sua.
-
-— Voi dovete dunque, diceva io, aver bisogno di conservare quello che
-avete, per quanto grande ne sia la somma; ma voi dovete aver bisogno
-ancora di perfezionarvi negli esercizi che convengono ad un gentiluomo.
-Fin d'oggi io scriverò una lettera al direttore dell'Accademia Reale,
-e cominciando da domani voi sarete ricevuto senza alcuna retribuzione.
-Non rifiutate questo piccolo vantaggio. I nostri gentiluomini i
-meglio nati ed i più ricchi qualche volta lo sollecitano senza poterlo
-ottenere! Voi imparerete la cavallerizza, la scherma ed il ballo; voi
-vi farete delle buone conoscenze, e di tempo in tempo verrete a vedermi
-per dirmi a che punto siete, e se io posso fare qualche cosa per voi.
-
-D'Artagnan per quanto fosse estraneo ai costumi della corte, s'accorse
-della freddezza di questo ricevimento.
-
-— Ahimè! signore, diss'egli, oggi, m'accorgo bene di qual danno mi sia
-la mancanza della lettera di raccomandazione che mio padre mi aveva
-data per voi.
-
-— Infatti, rispose il sig. de Tréville, io mi meraviglio che
-voi abbiate intrapreso un così lungo viaggio senza questa scorta
-necessaria, nostra sola risorsa, a noi altri Bearnesi.
-
-— Io l'aveva, signore, e, grazie a Dio, in buona regola, ma me l'hanno
-perfidamente rubata.
-
-Egli raccontò tutta la scena di Méung, dipinse il gentiluomo
-sconosciuto con tutti i suoi più piccoli dettagli, e il tutto con un
-calore e una verità che si riconciliarono il sig. de Tréville.
-
-— Ecco ciò che è strano, disse quest'ultimo meditando, voi dovete aver
-parlato di me ad alta voce?
-
-— Sì, signore, senza dubbio io ho commesso questa imprudenza; ma che
-volete! un nome come il vostro doveva servirmi di scudo sulla strada.
-Giudicate se io me ne sono servito per mettermi al coperto!
-
-L'adulazione allora era molto in moda, ed il sig. de Tréville amava
-l'incenso come un re, o come un ministro; egli non potè dunque,
-impedirsi dal sorridere con una visibile soddisfazione; ma questo
-sorriso scomparve ben presto, e ritornando a se stesso ed all'avventura
-di Méung.
-
-— Ditemi, continuo egli, questo gentiluomo non aveva una leggera
-cicatrice sulla tempia?
-
-— Sì, come la fa la sfioratura di una palla.
-
-— Non è egli un uomo di bel portamento?
-
-— Sì.
-
-— Di alta statura?
-
-— Sì.
-
-— Pallido di colorito, e bruno di pelo?
-
-— Sì, sì: è lui. Come accade, signore, che voi conoscete quest'uomo?
-Ah! se io lo ritrovo, e lo ritroverò, io vi giuro, fosse ancora
-nell'inferno...
-
-— Egli aspettava una donna? continuò de Tréville.
-
-— Egli almeno è partito dopo avere per pochi istanti parlato con la
-donna che aspettava.
-
-— Voi sapete qual era l'argomento della loro conversazione?
-
-— Egli le consegnò un pacchetto, dicendole che questo pacchetto
-conteneva le istruzioni, e le raccomandava di non aprirlo che a Londra.
-
-— Questa donna era inglese?
-
-— Egli la chiamava Milady.
-
-— È lui, mormorò de Tréville, è lui! io lo credeva ancora a Brusselle.
-
-— Oh! signore: se voi sapete chi è quest'uomo, gridò d'Artagnan,
-indicatemelo, ditemi chi è, dove sta, ed allora vi tengo sciolto da
-tutto, anche dalla vostra promessa di farmi entrare nei moschettieri,
-perchè prima d'ogni altra cosa io voglio vendicarmi.
-
-— Guardatevi bene, giovane! gridò de Tréville; se voi, al contrario, lo
-vedete venire da una parte della strada, passate dall'altra; non andate
-ad urtare contro un simile scoglio, egli vi tritolerebbe come un vetro.
-
-— Ciò non m'impedisce, disse d'Artagnan, che se io mai lo ritrovo...
-
-— Frattanto, rispose de Tréville, io vi consiglio di non cercarlo:
-questo è il consiglio che posso darvi.
-
-Ad un tratto de Tréville si fermò colpito da un subitaneo sospetto.
-Questo grand'odio che sì altamente manifestava il giovane viaggiatore
-per quest'uomo, che, cosa poco verosimile, gli aveva rubata la lettera
-di suo padre, quest'odio non poteva nascondere qualche perfidia? Questo
-giovane non potevagli essere stato inviato dal ministro? Non poteva
-egli venire per tendergli un qualche laccio! Questo preteso d'Artagnan
-non poteva egli essere un qualche emissario del ministro che si cercava
-di introdurre in sua casa, e che si voleva porre al di lui fianco per
-sorprendere la sua confidenza, e per perderlo più tardi, come ciò era
-stato praticato le mille volte? Egli guardò d'Artagnan più fissamente
-ancora questa seconda volta di quello che non avesse fatta la prima.
-Egli fu mediocremente rassicurato da quella fisonomia sfavillante di
-spirito astuto e di umiltà affettata.
-
-— Io so bene che egli è Guascone, pensò egli, ma egli può esserlo tanto
-per me che pel ministro. Vediamo, mettiamolo alla prova. Amico mio,
-gli disse lentamente, io voglio, come al figlio del mio antico amico,
-poichè ritengo vera la storia di questa lettera perduta, io voglio,
-diceva, riparare alla freddezza che voi avete rimarcata nella mia
-accoglienza, e scuoprirvi i segreti della nostra politica. Il re ed
-il ministro sono i migliori amici, tutte le apparenti dissensioni non
-sono che per ingannare gli stupidi. Io non pretendo che un compatriota,
-un bel cavaliere, un bravo giovane, fatto per gli avanzamenti, sia
-ingannato da tutte queste simulazioni e cada come uno stupido sul
-vischio, a somiglianza di tanti altri che vi si sono perduti. Pensate
-bene che io sono affezionato a questi due padroni che tutto possono,
-e che giammai le mie serie dimostrazioni non avranno altro scopo che
-quello del servizio del re e del ministro, uno dei più illustri genj
-che la Francia abbia prodotti. Ora, giovane, regolatevi su ciò, e se
-voi avete, sia per famiglia, sia per relazioni, sia per istinto ancora,
-qualcuna di queste inimicizie contro il ministro, tali che noi vediamo
-scoppiare nei nostri gentiluomini, ditemi addio, e lasciamoci. Io vi
-ajuterò in mille circostanze, ma senza attaccarvi alla mia persona.
-Io spero che la mia franchezza, in tutti i casi, vi farà diventare mio
-amico, perchè voi siete qui il solo giovane a cui io abbia parlato come
-faccio.
-
-De Tréville diceva a se stesso:
-
-— Se il ministro mi ha mandato questo giovine volpe, egli non avrà
-certamente mancato, egli che non sa a qual punto lo esecro, di dire al
-suo spione che il miglior mezzo di farmi la corte è quello di dirmi
-il peggio di lui; così malgrado le mie proteste il furbo compare mi
-risponderà certamente ch'egli ha in orrore il ministro.
-
-Accadde però altrimenti di ciò che si aspettava de Tréville; d'Artagnan
-rispose colla più grande semplicità.
-
-— Signore, io vengo a Parigi con intenzioni del tutto uguali. Mio padre
-mi ha raccomandato di non soffrire niente che dal re, dal ministro e da
-voi ch'egli stima i tre primi personaggi della Francia.
-
-D'Artagnan aggiungeva il signor de Tréville agli altri due, come si può
-ben conoscere, ma egli pensava che questa aggiunta non doveva guastar
-niente.
-
-— Io dunque ho la più gran venerazione pel ministro, ed il più profondo
-rispetto per li suoi atti.
-
-— Tanto meglio per me, signore, se voi mi parlate, come voi lo dite,
-con franchezza, perchè allora mi farete l'onore di stimare questa
-rassomiglianza di gusti; ma se voi avete avuta qualche diffidenza,
-altronde ben naturale, io m'accorgo di perdermi nel dire la verità; ma
-tanto peggio, voi non per questo lascerete di stimarmi, e questa è la
-cosa che più d'ogni altra mi sta a cuore in questo mondo.
-
-Il signor de Tréville fu sorpreso all'ultimo punto. Tanta penetrazione
-e tanta franchezza finalmente gli cagionavano ammirazione, ma non gli
-toglievano del tutto i suoi dubbi, più questo giovane era superiore
-agli altri giovani, più era da temersi s'egli si sbagliava. Non ostante
-egli strinse la mano di d'Artagnan dicendogli:
-
-— Voi siete un onesto giovane, ma in questo momento io non posso
-fare per voi che quello che or ora vi ho detto. La mia abitazione
-vi sarà sempre aperta. Potendo voi chiedere di me ad ogni ora, e per
-conseguenza afferrare tutte le occasioni, potrete ancora in seguito
-ottenere ciò che ora desiderate.
-
-— Vale a dire, signore, ripreso d'Artagnan, che voi aspetterete ch'io
-me ne sia reso degno? Ebbene! siate tranquillo, aggiunse egli colla
-familiarità d'un Guascone, voi non aspetterete lunga pezza.
-
-E salutò per ritirarsi come se oramai il restante non lo riguardasse.
-
-— Ma aspettate dunque, disse il sig. de Tréville fermandolo: io vi ho
-promesso una lettera pel direttore dell'Accademia. Sarete voi tanto
-fiero da non accettarla, mio giovane gentiluomo?
-
-— No, signore, disse d'Artagnan, e vi garantisco che questa non
-andrà come l'altra: io la custodirò tanto bene che, ve lo giuro,
-essa sarà rimessa al suo indirizzo, e disgraziato colui che tentasse
-d'inviolarmela!
-
-Il signor de Tréville sorrise a questa fanfaronata, e lasciando il
-suo giovane compatriota nel vano della finestra ove si trovavano, ed
-ove avevano parlato assieme, andò a sedersi ad una tavola, e si pose
-a scrivere la promessa lettera di raccomandazione. In questo tempo,
-d'Artagnan che non aveva niente di meglio da fare, si mise a battere
-una marcia contro i cristalli, osservando i moschettieri che se ne
-andavano gli uni dopo gli altri, e seguendoli collo sguardo fino a che
-fossero scomparsi dai suoi occhi voltando all'angolo della strada.
-
-Il signore de Tréville, dopo avere scritta la lettera, la sigillò, e
-alzandosi si avvicinò al giovane per consegnargliela: ma nel momento
-stesso in cui d'Artagnan stendeva la mano per riceverla, il signor de
-Tréville fu meravigliato di vedere il suo protetto fare un sussulto,
-arrossire di collera e slanciarsi dal gabinetto gridando:
-
-— Ah! per tutti i diavoli! egli non mi sfuggirà questa volta.
-
-— E chi è questo? domandò il sig. de Tréville.
-
-— Lui il mio ladro! rispose d'Artagnan. Ah! traditore!.
-
-Ed egli disparve.
-
-— Che diavolo di pazzo! mormorò il sig. de Tréville. A meno che però,
-questo non sia un modo furbo di schivarsi, vedendo che gli è mancato il
-colpo!
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-LA SPALLA D'ATHOS, LA BANDOLIERA DI PORTHOS, ED IL FAZZOLETTO D'ARAMIS
-
-
-D'Artagnan furioso aveva traversata l'anticamera in tre salti, e
-slanciandosi sulla scala contava di scenderne gli scalini a quattro, a
-quattro, allorchè trasportato dalla sua corsa, andò colla testa bassa
-ad urtare contro un moschettiere che sortiva dal signor de Tréville per
-una porta secreta, e urtandolo di faccia contro una spalla, gli fece
-mandare un grido, o piuttosto un urlo.
-
-— Scusatemi, disse d'Artagnan tentando di riprendere la sua corsa,
-scusatemi, ma ho fretta.
-
-Appena aveva egli disceso la prima scala, che una mano di ferro lo
-prese per la sua sciarpa e lo fermò.
-
-— Voi avete fretta! gridò il moschettiere pallido come un lenzuolo,
-sotto questo pretesto voi mi urtate, voi mi dite «scusatemi» e voi
-credete che ciò basti? niente affatto, giovane mio. Credete voi,
-perchè oggi avete inteso il signor de Tréville parlarci un poco
-cavallerescamente, che ci si possa trattare com'egli ci parla?
-Disingannatevi, compagno: voi non siete il sig. de Tréville.
-
-— In fede mia replicò d'Artagnan, che riconobbe Athos, che, dopo la
-medicatura fatta dal chirurgo, ritornava alla sua stanza: in fede
-mia non ho fatto a posta, e non avendolo fatto a posta, ho detto
-«scusatemi». Mi sembra dunque che sia abbastanza. Vi ripeto però,
-e questa volta forse è troppo, che in parola d'onore: ho fretta,
-moltissima fretta. Lasciatemi dunque, io vi prego, e lasciatemi andare
-ove ho che fare.
-
-— Signore, disse Athos lasciandolo, voi non siete educato. Si vede che
-voi venite di lontano.
-
-D'Artagnan aveva già discesi alcuni scalini, ma all'osservazione di
-Athos si fermò sull'atto.
-
-— Per bacco! signore! diss'egli per quanto io venga di lontano, non
-sarete certamente voi che mi darete una lezione di educazione ve ne
-prevengo.
-
-— Forse sì, disse Athos.
-
-— Ah! se io non avessi tanta fretta, gridò d'Artagnan, a se non
-corressi dietro a qualcuno....
-
-— Signor dalla fretta, voi mi troverete senza correre, intendete voi.
-
-— E dove, se vi piace?
-
-— Vicino ai Carmelitani-Scalzi.
-
-— A qual'ora?
-
-— Verso il mezzogiorno.
-
-— Verso il mezzogiorno, sta bene, vi sarò.
-
-— Procurate di non farmi troppo aspettare, poichè vi prevengo che a
-mezzogiorno e un quarto sarò io che correrò dietro a voi, e nella corsa
-vi taglierò le orecchie.
-
-— Buono disse d'Artagnan, vi sarò dieci minuti prima del mezzogiorno.
-
-— E si rimise a correre come se il diavolo lo trasportasse, sperando
-di ritrovare ancora il suo sconosciuto, chè il suo passo tranquillo non
-doveva averlo condotto molto lontano.
-
-Ma alla porta di strada Porthos parlava con un soldato di sentinella.
-Fra i due parlatori vi era precisamente lo spazio per un uomo.
-D'Artagnan credè che questo spazio gli fosse sufficiente, e si slanciò
-per passare come una freccia fra loro due. Ma d'Artagnan aveva fatto il
-suo conto senza il vento. Mentre stava per passare, il vento s'ingolfò
-nel lungo mantello di Porthos, e d'Artagnan venne a dare diritto nel
-mantello. Senza dubbio Porthos aveva delle ragioni per non abbandonare
-questa parte essenziale del suo vestito, perchè invece di lasciare
-andare il lembo che teneva, lo tirò a se, di modo che d'Artagnan, si
-avvolse nel velluto per un movimento di rotazione che si spiega per la
-resistenza dell'ostinato Porthos.
-
-D'Artagnan, sentendo giurare il moschettiere, volle sortire per
-disotto al mantello che lo accecava, e cercò l'uscita fra le pieghe.
-Egli soprattutto temeva di avere lesa la freschezza della magnifica
-bandoliera che noi conosciamo; ma aprendo timidamente gli occhi,
-si ritrovò col naso appoggiato fra le due spalle di Porthos, cioè
-precisamente sulla bandoliera. Ahimè! come la maggior parte delle cose
-di questo mondo, che non hanno per esso che l'apparenza, la bandoliera
-era d'oro davanti, e di semplice pelle di bufalo per di dietro. Porthos
-da vero gaudente com'era, non potendo avere una intera bandoliera
-d'oro, ne aveva almeno la metà: si comprendeva allora la necessità del
-raffreddore, e l'urgenza del mantello.
-
-— Cospetto! gridò Porthos, facendo tutti gli sforzi per sbarazzarsi di
-d'Artagnan che gli bulicava nel dorso voi siete dunque arrabbiato per
-gettarvi in tal modo sulle persone!
-
-— Scusatemi, disse d'Artagnan ricomparendo sotto la spalla del gigante,
-ma io aveva fretta, io corro dietro un tale...
-
-— È forse per caso, che voi vi dimenticate degli occhi quando correte?
-domandò Porthos.
-
-— No, rispose d'Artagnan piccato, e mercè i miei occhi, io vedo
-eziandio quello che non vedono tutti gli altri.
-
-Porthos, comprendesse o non comprendesse, fatto sta, che si lasciò
-trasportare dalla sua collera.
-
-— Signore, vi prevengo che voi vi farete staffilare, se strofinate in
-tal guisa i moschettieri.
-
-— Staffilare! signore, disse d'Artagnan, la parola è dura.
-
-— È quella che conviene ad un uomo abituato a guardare in faccia ai
-suoi nemici.
-
-— Ah! per bacco, lo so bene io che voi non volterete le spalle ai
-vostri.
-
-Ed il giovane incantato della sua malizia, si allontanò ridendo a gola
-piena.
-
-Porthos colla schiuma per la rabbia fece un movimento per precipitarsi
-sopra d'Artagnan.
-
-— Più tardi, più tardi, gridò questi, quando voi non avrete più il
-vostro mantello.
-
-— A un'ora adunque, dietro il Luxembourg.
-
-Ma nè nella strada che aveva percorsa, nè in quella che poteva
-scorgere collo sguardo per intero, egli non vide alcuno. Per quando
-lo sconosciuto fosse andato lentamente, aveva però sempre guadagnata
-strada, o forse ancora poteva essere entrato in qualche casa.
-D'Artagnan s'informò di lui da tutti quelli che incontrava; discese
-fino al traghetto, rimontò per la strada della Senna, e la Croce-Rossa;
-ma niente, assolutamente niente. Ciò non ostante questa corsa gli fu
-profittevole in questo senso, cioè che mentre il sudore inondava la sua
-fronte, il suo cuore si raffreddava. Egli si mise allora a riflettere
-sugli avvenimenti ch'erano accaduti; essi erano numerosi e nefasti;
-erano appena undici ore della mattina, e già la mattinata gli aveva
-attirata la disgrazia del sig. Tréville, che poteva benissimo ritrovare
-non molto cavalleresca la maniera con la quale lo aveva lasciato.
-Inoltre, egli aveva accaparrati due buoni duelli con persone capaci
-ciascuno di uccidere tre d'Artagnan; con due moschettieri infine, cioè
-con due di quegli esseri ch'egli stimava tanto, e ch'egli metteva col
-suo pensiero e col cuore, al di sopra di tutti gli altri uomini.
-
-La congiuntura era trista. Sicuro di essere ucciso da Athos, si capirà
-che il giovane non s'inquietava molto di Porthos. Per tanto, siccome la
-speranza è l'ultima cosa che si estingue nell'uomo, giunse a sperare
-ch'egli potrebbe sopravvivere, con ferite orribili, bene inteso, a
-questi due duelli, e, nel caso di sopravvivenza, egli si fece per
-l'avvenire i seguenti rimproveri:
-
-— Che testa senza cervello, che uomo stupido, ch'io sono! questo bravo
-e disgraziato Athos era ferito precisamente nella spalla contro la
-quale io ho battuto la testa a guisa di un becco. La sola cosa che
-mi sorprende si è che non m'abbia ucciso sull'atto: egli ne aveva il
-diritto, ed il dolore che io gli ho procurato deve essere stato atroce.
-In quanto a Porthos, oh! in quanto a Porthos, in fede mia, è più
-curiosa.
-
-E suo malgrado il giovane si mise a ridere, guardando ciò nonostante se
-questo riso isolato, e senza causa agli occhi di quelli che lo vedevano
-ridere, non fosse stato per offendere qualcuno che passava.
-
-— In quanto a Porthos è più curiosa; ma io però, non per questo, sono
-un meno miserabile stordito. E dove mai uno si può gettare in tal
-guisa sulla gente senza neppur dirgli guardati? no! e si va a guardare
-così sotto il mantello per vedervi ciò che non vi è? egli mi avrebbe
-perdonato se io non gli avessi parlato di quella maledetta bandoliera,
-con parole coperte, è vero, ma coperte molto bene! Ah! maledetto
-Guascone ch'io sono! anderò a fare lo spiritoso nella padella da
-friggere. Andiamo, d'Artagnan, amico mio, continuò egli parlando a se
-stesso con tutta l'amenità che credeva doversi, se tu la scappi, cosa
-che è poco probabile, bisognerà in avvenire essere di una gentilezza
-perfetta. D'ora innanzi bisognerà che ti ammirino, che ti citino come
-un modello. L'essere previdente e gentile non è viltà. Guarda piuttosto
-Aramis: è la dolcezza e la grazia in persona. Ebbene! si è mai pensato
-nessuno di dire che Aramis è un vile? no, certamente, e d'ora innanzi
-io voglio modellarmi su di lui. Ah! eccolo precisamente.
-
-D'Artagnan camminando, e parlando da solo, era giunto a pochi passi
-del palazzo d'Aiguillon, e davanti a questo palazzo egli aveva veduto
-Aramis parlare allegramente con tre gentiluomini della guardia del
-re. Dal suo canto, Aramis aveva veduto d'Artagnan, ma siccome egli non
-dimenticava che era stato davanti a questo giovane, che il signore de
-Tréville si era lasciato trasportare nella mattina, e che un testimonio
-dei rimproveri che i moschettieri avevano ricevuto non gli era in
-alcun modo aggradevole, fece sembiante di non vederlo. D'Artagnan,
-al contrario, tutto intento ai suoi piani di riconciliazione e di
-cortesia, si avvicinò ai quattro giovani facendo loro un gran saluto
-accompagnato dal più grazioso sorriso. Aramis inchinò leggermente la
-testa, ma non sorrise affatto. Tutti e quattro, del resto, interruppero
-nel medesimo istante la loro conversazione.
-
-D'Artagnan non era così stupido da non accorgersi ch'egli v'era di
-troppo; ma egli non era ancora assuefatto ai costumi del bel mondo
-per sapersi togliere con disinvoltura da una falsa posizione, come
-in generale è quella di un uomo che è venuto a mischiarsi con gente
-ch'egli conosce appena, e in una conversazione che non gli riguarda.
-Egli cercava in se stesso un mezzo di fare la sua ritirata il meno
-goffamente che era possibile, allorchè rimarcò che Aramis aveva
-lasciato cadere il suo fazzoletto, e per una inavvertenza senza
-dubbio, vi aveva messo sopra il piede; il momento gli parve giunto
-di riparare alla sua posizione; egli si abbassò, e coll'aria la più
-graziosa che potè ritrovare, tirò il fazzoletto dal disotto del piede
-del moschettiere, per quanto questi facesse sforzo per ritenerlo, e gli
-disse nel consegnarlo:
-
-— Io credo, signore, che questo sia un fazzoletto che avreste
-dispiacere a perderlo.
-
-Il fazzoletto era in fatti riccamente orlato, e portava una corona
-ed uno stemma in un angolo. Aramis arrossì eccessivamente e strappò
-piuttosto che prese il fazzoletto dalle mani del Guascone.
-
-— Ah! ah! gridò una delle guardie; dirai tu ancora, secreto Aramis,
-che tu non sei nel favore della signora di Bois-Tracy, quando questa
-graziosa dama ha la gentilezza di prestarti i suoi fazzoletti?
-
-Aramis lanciò a d'Artagnan uno di quegli sguardi che fanno comprendere
-ad un uomo che egli si è acquistato un nemico mortale; quindi
-riprendendo il suo tuono affabile:
-
-— Voi vi sbagliate, signori, diss'egli, questo fazzoletto non è mio,
-e non so perchè il signore ha avuto a fantasia di rimetterlo a me
-piuttosto che a uno di voi, e per prova di ciò che io lo dico, ecco il
-mio nella mia saccoccia.
-
-A queste parole, egli cavò il proprio suo fazzoletto molto elegante
-e di fina battista, quantunque fosse molto costosa in quell'epoca, ma
-fazzoletto senza ricami, senza arme, e ornato di una sola cifra; quella
-del suo proprietario.
-
-Questa volta d'Artagnan non disse parola, egli aveva riconosciuta la
-sua goffaggine. Ma gli amici d'Aramis non si lasciarono convincere dal
-suo negare; e uno di essi indirizzandosi al giovane moschettiere con
-una serietà affettata:
-
-— Se la cosa è così, diss'egli, come tu pretendi, io sarò sforzato, mio
-caro Aramis, di domandartelo, perchè, come tu sai, Bois-Tracy è uno dei
-miei intimi, ed io non voglio che nessuno abbia a farsi un trofeo cogli
-effetti di sua moglie.
-
-— Tu domandi ciò male, rispose Aramis, e mentre riconosco la giustizia
-della reclamazione in quanto al fondo, io la rifiuterò in quanto alla
-forma.
-
-— Il fatto è, azzardò timidamente d'Artagnan, che io non ho veduto
-sortire il fazzoletto dalla tasca del signor Aramis. Egli vi aveva il
-piede sopra, ecco tutto; ed ho pensato che avendovi il piede sopra, il
-fazzoletto fosse suo.
-
-— E voi vi siete sbagliato, mio caro signore, rispose freddamente
-Aramis, poco sensibile alla riparazione.
-
-Poi, volgendosi verso quella guardia che si era dichiarata l'amico di
-Bois-Tracy:
-
-— D'altronde, continuò egli, io rifletto, mio caro intimo di
-Bois-Tracy, che io sono suo non meno tenero amico di quello che puoi
-esserlo tu stesso, di modo che a tutto rigore questo fazzoletto può
-essere egualmente sortito dalla tua saccoccia che dalla mia.
-
-— No, sul mio onore, gridò la guardia di Sua Maestà.
-
-— Tu hai giurato sul tuo onore, ed io sulla mia parola, ed allora vi
-sarà evidentemente uno di noi due che mentirà. Prendi, facciamo meglio,
-Montaran, prendiamone ciascuno una metà.
-
-— Del fazzoletto?
-
-— Sì.
-
-— Perfettamente, gridarono le altre due guardie, il giudizio del re
-Salomone. Decisamente, Aramis, tu sei pieno di saggezza.
-
-I due giovani scoppiarono dalle risa e, come si crederà bene,
-l'affare non potè avere nessuna conseguenza. In capo ad un istante
-la conversazione cessò, e le tre guardie ed il moschettiere, dopo di
-essersi cordialmente stretta la mano, voltarono; le tre guardie da una
-parte, e Aramis dall'altra:
-
-— Ecco il momento di fare la mia pace con questo galantuomo, sì
-disse a se stesso d'Artagnan, che si era tenuto in disparte durante
-l'ultima parte di questa conversazione; e, con questo buon sentimento
-ravvicinandosi ad Aramis che si allontanava senza fare attenzione a
-lui:
-
-— Signore, gli disse, io spero, che voi mi scuserete.
-
-— Ah! signore, interruppe Aramis, permettetemi di farvi osservare che
-in questa circostanza voi non avete mai agito come doveva farlo un uomo
-galante.
-
-— Che! signore, voi supponete...
-
-— Io suppongo, signore, che voi non siete un imbecille, e che voi
-sapete bene, quantunque veniate dalla Guascogna, che non si tiene un
-piede sopra un fazzoletto da tasca senza il suo perchè. Che diavolo!
-Parigi non è già selciato di battista.
-
-— Signore, voi avete torto di cercare di umiliarmi, disse d'Artagnan,
-in cui il naturale litigioso cominciava a parlare più alto che le
-risoluzioni pacifiche. Io sono di Guascogna è vero, e, poichè voi
-lo sapete, io non avrò bisogno di dirvi che i Guasconi sono un poco
-rozzi, dimodochè quando si sono scusati una volta fosse ancora di una
-sciocchezza, essi sono convinti che hanno già fatto la metà di più di
-quello che non dovevano.
-
-— Signore, ciò che vi ho detto, rispose Aramis, non è per muovervi
-contesa. Grazie a Dio! io non sono uno spadaccino, e non essendo
-moschettiere che provvisoriamente, io non mi batto che allora quando vi
-son costretto, e sempre ancora con una gran ripugnanza. Ma questa volta
-l'affare è grave, perchè ecco qui una donna compromessa per cagione
-vostra.
-
-— Per causa vostra, dovete dire! gridò d'Artagnan.
-
-— Perchè avete voi avuto la goffaggine di rendermi questo fazzoletto?
-
-— Perchè avete avuto voi quella di lasciarlo cadere?
-
-— Io l'ho detto, e lo ripeto, questo fazzoletto non è sortito dalla mia
-tasca.
-
-— Ebbene! voi avete mentito due volte, signore! perchè io ve l'ho
-veduto sortire.
-
-— Ah! voi la prendete su questo tuono, signor Guascone? ebbene io vi
-insegnerò a vivere!
-
-— Ed io vi rimanderò alla vostra abbazia, signore abate! degnatevi, se
-vi piace, e sull'istante.
-
-— No; se vi piace, mio bello amico, no qui almeno: Non vedete voi
-che noi siamo dirimpetto al palazzo d'Aiguillon, il quale è pieno di
-creature del ministro? chi mi dice che non sia il ministro che vi ha
-incaricato di procurargli la mia testa? ora io ho un ridicolo trasporto
-per la mia testa, atteso che mi sembra ch'ella sia adattatissima alle
-mie spalle. Io voglio dunque uccidervi, siate tranquillo, ma uccidervi
-dolcemente, in un luogo chiuso e coperto, là ove voi non possiate
-vantarvi con alcuno della vostra morte.
-
-— Io mi vi adatto, ma non vi fidate troppo, e portate con voi il
-vostro fazzoletto, che vi appartenga o no; forse avrete l'occasione di
-servirvene.
-
-— Il signore è Guascone? domandò Aramis.
-
-— Sì, ma il signore non mi fissa l'appuntamento per prudenza.
-
-— La prudenza, signore, è una virtù molto inutile al moschettiere,
-ma indispensabile nelle altre condizioni, e siccome io non sono
-moschettiere che provvisoriamente, ho cura di rimanere prudente. A due
-ore io avrò l'onore di aspettarvi al palazzo del sig. de Tréville.
-
-— Là io v'indicherò il luogo opportuno.
-
-I due giovani si salutarono, quindi Aramis si allontanò risalendo la
-strada che conduceva al Luxembourg, nel mentre che d'Artagnan, vedendo
-che l'ora si avanzava, prendeva la strada dei Carmelitani-Scalzi
-dicendo fra se stesso:
-
-— Decisamente io non ne posso uscire, ma almeno se io sarò ucciso, lo
-sarò da un moschettiere.
-
-
-
-
-CAPITOLO V.
-
-I MOSCHETTIERI DEL RE, E LE GUARDIE DEL MINISTRO
-
-
-D'Artagnan non conosceva nessuno a Parigi. Egli andò dunque
-all'appuntamento d'Athos senza condur seco un padrino, risoluto di
-contentarsi di quello che avrebbe scelto il suo avversario. D'altronde
-la sua intenzione era formale di fare cioè al bravo moschettiere tutte
-le scuse convenienti ma senza debolezza, temendo che resultasse da
-questo duello ciò che resulta sempre dispiacente in un affare di questo
-genere, quando un uomo giovane, e vigoroso si batte con un avversario
-ferito e debole: vinto, egli raddoppia il trionfo del suo antagonista;
-vincitore, è accusato di prevaricamento e di facile audacia.
-
-Del resto, o noi abbiamo male esposto il carattere del nostro cercatore
-di avventure o il nostro lettore ha già dovuto rimarcare che d'Artagnan
-non era un uomo ordinario. Così, mentre ripeteva a se stesso che
-la sua morte era inevitabile, egli non si rassegnava punto a morire
-dolcemente, come un altro, meno coraggioso e meno moderato di lui,
-avrebbe fatto nel suo posto. Egli rifletteva ai diversi caratteri di
-quelli coi quali doveva battersi, e cominciò a veder più chiaro nella
-sua situazione. Egli sperava, mercè le scuse leali che si riserbava,
-di farsi un amico in Athos, la di cui aria di gran signore, e la
-fisonomia austera gli erano molto aggradite. Si lusingava di far paura
-a Porthos coll'avventura della bandoliera, che poteva, se non era
-ucciso sull'atto raccontare a tutti, racconto che, spinto destramente
-all'effetto, doveva coprire Porthos di ridicolo; finalmente in quanto
-al circospetto Aramis, non aveva una gran paura, e, supponendo che egli
-potesse giungere fino a lui, s'incaricava di spedirlo bene e meglio, o
-almeno di ferirlo sul viso, come Cesare aveva raccomandato di fare ai
-soldati di Pompeo, di guastare cioè per sempre quella bellezza di cui
-andavano superbi.
-
-In seguito, vi era in d'Artagnan quel fondo irremovibile di risoluzione
-che avevan deposto nel suo cuore i consigli di suo padre, consigli,
-la di cui sostanza era: non tollerare niente da nessuno fuorchè dal
-re, dal ministro e dal sig. de Tréville. Egli volò dunque piuttostochè
-camminò verso il convento dei Carmelitani Scalzi o meglio _Deschaux_,
-come si dicevano in quell'epoca, specie di fabbricato senza finestre,
-circondato da prati aridi, succorsale del Prato dei Chierici, e che
-serviva d'ordinario agli incontri delle persone che non avevano tempo
-da perdere.
-
-Allorchè d'Artagnan giunse in vista del piccolo terreno vago, che si
-estendeva ai piedi di questo monastero, Athos lo aspettava da cinque
-minuti soltanto, e mezzogiorno suonava. Egli dunque era puntuale come
-la Samaritana, ed il più rigoroso esigente in rapporto ai duelli non
-poteva avere niente da dire.
-
-Athos, che soffriva sempre crudelmente della sua ferita, quantunque
-fosse stata medicata di nuovo dal chirurgo del sig. de Tréville, si
-era assiso sopra una riva, e aspettava il suo avversario con quel
-contegno pacifico, e quell'aria dignitosa che non l'abbandonavano
-mai. All'aspetto di d'Artagnan, egli si alzò, e fece gentilmente
-qualche passo incontro a lui. Questi, dal suo canto si presentò al suo
-avversario con il cappello in mano e la sua piuma trascinante fino a
-terra.
-
-— Signore, disse Athos, io ho fatto prevenire due dei miei amici che mi
-serviranno da testimonj, ma questi due amici non sono ancora giunti. Io
-mi meraviglio ch'essi ritardino: questa non è la loro abitudine.
-
-— Io non ho testimonj, signore, disse d'Artagnan, perchè, giunto da
-jeri soltanto a Parigi, non vi conosco altri che il sig. de Tréville,
-al quale sono stato raccomandato da mio padre, che ha l'onore di essere
-qualche poco fra i suoi amici.
-
-Athos riflettè un istante.
-
-— Voi non conoscete che il sig. de Tréville? domandò egli.
-
-— Sì, signore, non conosco che lui.
-
-— Ma; continuò Athos, parlando metà a se stesso e metà a d'Artagnan, ma
-se io vi uccido avrò l'aria di essere un mangiatore di ragazzi!
-
-— Non troppo, signore, rispose d'Artagnan con un saluto che non era
-privo di dignità; non troppo, poichè mi fate l'onore di cavare la spada
-contro di me con una ferita di cui dovete essere molto incomodato.
-
-— Incomodato moltissimo, sulla mia parola, e voi mi avete fatto un male
-del diavolo, io debbo dirlo; ma io adoprerò la mano sinistra, è la mia
-abitudine in simili circostanze. Non crediate dunque che io vi faccia
-una grazia, io mi batto egualmente con entrambe le mani, anzi voi
-avrete lo svantaggio: un mancino è sempre incomodo a quelli che non ne
-sono prevenuti. Mi dispiace dunque di non avervi fatto parte prima di
-questa circostanza.
-
-— Voi veramente siete, signore, disse d'Artagnan inchinandosi di nuovo,
-di una cortesia di cui io vi sono al più alto grado riconoscente.
-
-— Voi mi confondete, rispose Athos con la sua aria da gentiluomo;
-parliamo dunque di altra cosa, io vi prego a meno che ciò non vi
-dispiaccia. Ah! per bacco, quanto mi avete fatto male! la spalla mi
-brucia.
-
-— Se voi vorreste permettermi... disse d'Artagnan con timidezza.
-
-— Che cosa, signore?
-
-— Io ho un balsamo miracoloso per le ferite, un balsamo che mi è stato
-dato da mia madre, e del quale io stesso ho fatto la prova.
-
-— Ebbene?
-
-— Ebbene, io sono sicuro che in meno di tre giorni questo balsamo vi
-guarirà; e in capo a tre giorni, quando voi sarete guarito, ebbene!
-signore, avrò sempre per un grande onore di essere il vostro uomo.
-
-D'Artagnan disse queste parole con una semplicità che faceva onore alla
-sua cortesia, senza offendere menomamente il suo coraggio.
-
-— Per bacco! signore, disse Athos, ecco una proposizione che mi piace;
-non che io l'accetti, ma essa sa di gentiluomo da una lega. Era in
-tal modo che parlavano e facevano i prodi del tempo di Carlomagno, sui
-quali ogni cavaliere dovrebbe cercare di modellarsi. Disgraziatamente
-non siamo più ai tempi del grande imperatore, noi siamo ai tempi di
-un ministro, e di qui a tre giorni si saprebbe, per quanto fosse ben
-custodito il segreto, si saprebbe, diceva, che noi dobbiamo batterci,
-e si opporrebbero al nostro combattimento. Ma che questi signori non
-vengono dunque?
-
-— Se voi avete fretta, signore, disse d'Artagnan ad Athos colla stesso
-semplicità che un momento prima gli aveva proposto di differire il
-duello a tre giorni, se voi avete fretta, che vi piaccia di spedirmi
-subito, voi non vi prendete pena, io ve ne prego.
-
-— Ecco un'altra proposizione che mi piace, disse Athos, facendo un
-grazioso segno di testa a d'Artagnan, questa non è da uomo senza
-cervello, è un colpo sicuro di un uomo di coraggio. Signore, io amo
-la gente della vostra tempra, e io credo che se noi non ci ammazziamo
-l'uno con l'altro, ritroverò più tardi un vero piacere nella vostra
-conversazione. Aspettiamo questi signori, io vi prego, io ho tutto il
-tempo, e ciò sarà più in regola. Ah! eccone qui uno, io credo.
-
-Infatti all'estremità della strada Faugirard cominciava a comparire il
-gigantesco Porthos.
-
-— Che! gridò d'Artagnan, il vostro primo testimonio è il sig. Porthos?
-
-— Si; vi dispiacerebbe forse?
-
-— No, menomamente.
-
-— Ecco il secondo.
-
-D'Artagnan si voltò dalla parte indicata da Athos, e riconobbe Aramis.
-
-— Che! gridò egli con un accento ora più maraviglioso della prima
-volta, il vostro secondo testimonio è il sig. Aramis?
-
-— Senza dubbio, non sapete voi che giammai ci si vede l'uno senza
-l'altro, e che ci chiamano nei moschettieri, nelle guardie, alla corte
-e in città, Athos, e Porthos, e Aramis, o i tre inseparabili? dopo ciò,
-siccome voi giungete da Dax o da Pau...
-
-— Da Tarbes, disse d'Artagnan.
-
-— Vi è permesso d'ignorare questo dettaglio, disse Athos.
-
-— In fede mia, riprese d'Artagnan, voi siete ben chiamati, signori, e
-la mia avventura, se ella farà qualche rumore, proverà almeno che la
-vostra unione non è fondata sui contrasti.
-
-In questo mentre, Porthos si era avvicinato, aveva salutato con la mano
-Athos; quindi, voltandosi verso d'Artagnan, era rimasto meravigliato.
-
-Diciamolo di passaggio, egli aveva cambiata la bandoliera e lasciato il
-suo mantello.
-
-— Ah! ah! fece egli, che cosa è questo?
-
-— È con il signore che io mi batto? disse Athos mostrando con la mano
-d'Artagnan, e salutandolo con lo stesso gesto.
-
-— È con lui che io pure mi batto? disse Porthos.
-
-— Ma a un'ora soltanto, rispose d'Artagnan.
-
-— Ed io pure mi batto col signore, disse Aramis, avvicinandosi
-anch'egli sul terreno.
-
-— Ma soltanto a due ore, disse d'Artagnan con la medesima calma.
-
-— Ma a proposito di che ti batti tu Athos? domandò Aramis.
-
-— In fede mia non lo so molto bene, egli mi ha fatto male alla spalla;
-e tu Porthos?
-
-— In fede mia, io mi batto perchè mi batto, rispose Porthos arrossendo.
-
-Athos che non perdeva niente, vide passare un fino sorriso sulle labbra
-del Guascone.
-
-— Noi abbiamo avuto una piccola discussione sulla toletta, disse il
-giovane.
-
-— E tu Aramis? domandò Athos.
-
-— Io mi batto per un punto di filosofia, riprese Aramis, facendo un
-segno a d'Artagnan col quale lo pregava di tenere segreta la causa del
-suo duello.
-
-Athos vide passare un secondo sorriso sulle labbra d'Artagnan.
-
-— Veramente disse Athos.
-
-— Sì, sopra una sentenza di Platone, sulla spiegazione della quale non
-ci siamo d'accordo, disse il Guascone.
-
-— Decisamente egli è un uomo di spirito, mormorò Athos.
-
-— Ed ora che voi siete riuniti, signori, disse d'Artagnan, permettetemi
-di farvi le mie scuse.
-
-Alla parola _scuse_, una nube passò sulla fronte d'Athos, un sorriso
-altero sfiorò sulla labbra di Porthos, e un segno negativo fu la
-risposta d'Aramis.
-
-— Voi non mi capite, signori, disse d'Artagnan rialzando la sua testa,
-sulla quale cadeva in quel momento un raggio di sole che ne indorava
-le linee fine ed ardite; io vi domando scusa nel caso che io non
-potessi soddisfare il mio debito con tutti e tre; poichè il sig. Athos
-ha il diritto di ammazzarmi per il primo, cosa che toglie molto del
-suo valore al vostro credito, sig. Porthos e che rende quasi nullo il
-vostro, sig. Aramis. Ed ora, signori, io ve lo ripeto, scusatemi, ma
-soltanto di questo, e in guardia!
-
-A queste parole, e col gesto il più cavalleresco che si potesse vedere,
-d'Artagnan sfoderò la spada.
-
-Il sangue era salito alla testa di d'Artagnan, e in quel momento
-avrebbe cavata la spada contro tutti i moschettieri del regno, come ora
-lo faceva contro Athos, Porthos e Aramis.
-
-Era mezzogiorno e un quarto. Il sole era al suo zenit, e la posizione
-scelta per essere il teatro del duello si ritrovava esposta a tutto il
-suo ardore.
-
-— Fa molto caldo, disse Athos, cavando anch'egli la sua spada, e pure
-non mi saprei levare il sajo, perchè, anche poco fa ho sentito che la
-mia ferita mandava sangue, e temerei d'incomodare il signore facendogli
-vedere del sangue che non fosse cavato da lui.
-
-— È vero, signore, disse d'Artagnan; è cavato da un altro o è cavato da
-me: io vi assicuro che vedrò sempre con gran dispiacere il sangue di un
-così bravo gentiluomo; io mi batterò dunque col sajo come voi.
-
-— Andiamo, andiamo, disse Porthos, non fate tanti complimenti, e
-pensate che noi aspettiamo la nostra volta.
-
-— Parlate per voi solo, Porthos, quando volete dire simili
-incongruenze, interruppe Aramis. In quanto a me, io ritengo le cose che
-questi signori si dicono per molto ben dette, e affatto degne di due
-gentiluomini.
-
-— Quando volete, signore, disse Athos mettendosi in guardia.
-
-— Aspettava i vostri ordini, disse d'Artagnan incrociando il ferro.
-
-Ma le due spadazze erano appena incrociate, che una squadra di guardie
-del ministro, comandata dal sig. de Jussac, si mostrò all'angolo del
-convento.
-
-— Le guardie del ministro! gridarono ad un tempo Porthos e Aramis. La
-spada nel fodero, signori! la spada nel fodero!
-
-Ma era troppo tardi; i due combattenti erano stati veduti in una
-posizione che non permetteva di dubitare delle loro intenzioni.
-
-— Olà! gridò Jussac avanzandosi verso di loro e facendo segno ai suoi
-uomini di fare altrettanto; olà! moschettieri? e degli editti, che
-facciamo?
-
-— Le signore guardie sono molto generose, disse Athos pieno di rancore,
-perchè Jussac era stato uno degli aggressori dell'antivigilia. Se noi
-vi vedessimo battere, io vi garantisco che noi ci guarderessimo bene
-dall'impedirvelo. Lasciateci dunque fare, e voi ci avrete piacere senza
-prendervi incomodo.
-
-— Signore, disse Jussac, è con gran dispiacere che io vi dichiaro
-che la cosa è impossibile. Il nostro dovere prima di tutto: rimettete
-dunque le vostre armi, e seguiteci.
-
-— Signore, disse Aramis, parodiando Jussac, sarebbe con grandissimo
-piacere che noi obbediremmo al vostro grazioso invito, se ciò
-dipendesse da noi; ma disgraziatamente la cosa è impossibile; il signor
-de Tréville lo ha a noi proibito. Continuate dunque la vostra strada,
-che è ciò che voi potete fare di meglio.
-
-Questa celia esasperò Jussac.
-
-— Noi dunque vi caricheremo, diss'egli; se voi disobbedite.
-
-— Essi sono cinque, disse Athos a mezza voce, e noi non siamo che tre;
-noi saremo anche una volta battuti, e ci abbisognerà morire qui poichè
-io dichiaro, che io non tornerò a ricomparire davanti al mio capitano
-dopo essere stato vinto.
-
-Questo solo momento bastò a d'Artagnan per prendere il suo partito: era
-questo uno di quegli avvenimenti che decidono della vita di un uomo,
-era una scelta da farsi fra il re ed il ministro, e fatta la scelta
-bisognava perseverare. Battersi, voleva dire disobbedire alla legge,
-voleva dire arrischiare la sua testa, voleva dire diventare ad un sol
-tratto il nemico di un ministro più potente del re stesso, ecco ciò
-che travide il giovine, e diciamolo a sua gloria, egli non esitò un
-secondo. Voltandosi adunque verso Athos ed i suoi amici:
-
-— Signori diss'egli, io aggiungerò, se il permettete qualche cosa alle
-vostre parole. Voi avete detto che non siete che in tre, ma mi sembra
-che noi siamo in quattro.
-
-— Ma voi non siete dei nostri, disse Porthos.
-
-— È vero rispose d'Artagnan, io non ho l'abito, ma ho l'anima. Il mio
-cuore è di moschettiere, lo sento bene, signore, e questo mi guida.
-
-— Allontanatevi, giovane, gridò Jussac, che senza dubbio dai gesti
-e dalla espressione del suo viso aveva indovinato il disegno di
-d'Artagnan. Voi potete ritirarvi, noi vi acconsentiamo, salvate la
-vostra pelle, e andate presto.
-
-D'Artagnan non si mosse.
-
-— Decisamente voi siete un bravo giovane, disse Athos, stringendo la
-mano a d'Artagnan.
-
-— Andiamo, andiamo, prendiamo un partito, riprese Jussac.
-
-— Vediamo, dissero Porthos e Aramis, facciamo qualche cosa.
-
-— Il signore è pieno di generosità, disse Athos.
-
-Ma tutti e tre pensavano alla gioventù di d'Artagnan, e temevano la sua
-inesperienza.
-
-— Noi non saremmo che tre, e fra questi un ferito, più un ragazzo,
-riprese Athos, e ciò nonostante si dirà che noi eravamo quattro uomini.
-
-— Sì, ma rinculare! disse Porthos.
-
-— È difficile, riprese Athos.
-
-— È impossibile, disse Aramis.
-
-D'Artagnan comprese la loro irresoluzione.
-
-— Signori, provatemi pure, disse egli, ed io vi giuro sul mio onore,
-che non voglio muovermi di qui se noi siamo vinti.
-
-— Come vi chiamano, mio bravo? disse Athos.
-
-— D'Artagnan, signore.
-
-Ebbene! Athos, Porthos, Aramis e d'Artagnan, in avanti! gridò Athos.
-
-— Ebbene! vediamo, signori, vi decidete voi, a battervi? gridò per la
-terza volta Jussac.
-
-— È fatto, signori, disse Athos.
-
-— E qual partito prendete? domandò Jussac.
-
-— Noi avremo l'onore di darvi la carica, rispose Aramis alzando con una
-mano il suo cappello e cavando con l'altra la spada.
-
-— E voi volete resistere? gridò Jussac.
-
-— Per bacco! ciò vi fa meraviglia.
-
-E i nove combattenti si precipitarono gli uni sugli altri con una
-furia, che non escludeva una certa tattica. Athos prese un certo
-Cabusac favorito del ministro; Porthos ebbe Biscarrat, e Aramis si vide
-in faccia due avversarj.
-
-In quanto a d'Artagnan, egli si trovò lanciato contro lo stesso Jussac.
-
-Il cuore del giovane guascone gli batteva in un modo da rompergli
-il petto, non già di paura, grazie a Dio, egli non ne aveva neppur
-l'ombra, ma di emulazione; egli si batteva come una tigre in furore,
-girando dieci volte intorno al suo avversario, e cambiando venti volte
-le sue guardie ed il suo terreno. Jussac era, come si diceva allora,
-ingordo di lama ed aveva molta pratica; ciò non ostante aveva tutta la
-pena del mondo a difendersi contro un avversario agile e svelto, che
-si scartava ad ogni momento dalle regole ricevute, attaccando da tutte
-le parti ad un tempo, e con tutto ciò difendendosi e riparando i colpi
-come un uomo che porta un gran rispetto alla sua epidermide. Finalmente
-questa lotta finì col far perdere la pazienza a Jussac. Furioso di
-esser tenuto in scacco da colui che aveva guardato come un ragazzo,
-egli si riscaldò e cominciò a far degli sbagli. D'Artagnan, che in
-mancanza di pratica aveva una profonda teoria, raddoppiò di agilità.
-Jussac, volendo finirla portò un colpo terribile al suo avversario
-fendendo al fondo; ma questi parò di prima, e mentre che Jussac si
-rialzava, e strisciando come un serpente sul suo ferro, gli passò la
-sua spada attraverso al corpo. Jussac cadde come un masso.
-
-D'Artagnan gettò allora un colpo d'occhio inquieto e rapido sul campo
-di battaglia.
-
-Aramis aveva già ucciso uno dei suoi avversari, ma l'altro lo stringava
-d'appresso. Però Aramis era in buona situazione e poteva ancora
-difendersi.
-
-Biscarrat e Porthos si erano dati dei colpi forati. Porthos aveva
-ricevuto un colpo di spada attraverso il braccio e Biscarrat uno
-attraverso la coscia. Ma siccome nè l'una nè l'altra di queste ferite
-erano gravi, non facevano che battersi con maggiore accanimento.
-
-Athos, ferito di nuovo da Cabusac impallidiva a vista d'occhio, ma non
-rinculava di un piede; egli aveva soltanto cambiata la mano alla spada
-e si batteva con la sinistra.
-
-D'Artagnan secondo le leggi del duello di quell'epoca, poteva
-soccorrere qualcuno; e mentre cercava con lo sguardo quale dei suoi
-compagni aveva più bisogno del suo ajuto egli si accorse di un colpo
-d'occhio di Athos. Questo colpo d'occhio era di una sublime eloquenza.
-Athos sarebbe morto piuttosto che domandar soccorso; ma egli poteva
-guardare, e con lo sguardo domandava un appoggio. D'Artagnan lo
-indovinò, fece uno sbalzo terribile, e piombò sul fianco di Cabusac,
-gridando.
-
-— A me, signora guardia, io vi uccido! Cabusac si voltò ed era tempo.
-Athos, che si sosteneva solo per il suo gran coraggio, cadde sopra un
-ginocchio.
-
-— Per bacco! gridò egli a d'Artagnan, non lo ammazzate, giovane io ve
-ne prego: ho un vecchio affare da finire con lui, quando sarò guarito
-e starò bene. Disarmatelo soltanto; legategli la spada. Così. Bene!
-benissimo!
-
-Questa esclamazione era strappata ad Athos dalla spada di Cabusac che
-saltava venti passi da lui lontana. D'Artagnan e Cabusac si slanciarono
-assieme, l'uno per riprenderla, l'altro per impadronirsene; ma
-d'Artagnan più svelto arrivò il primo, e vi mise un piede sopra.
-
-Cabusac corse a quella guardia ch'era stata uccisa da Aramis,
-s'impadronì della sua spadaccia, e volle ritornare sopra d'Artagnan; ma
-sul suo cammino si incontrò in Athos che durante la pausa d'un istante,
-che gli aveva accordata d'Artagnan, aveva ripreso lena e che, per
-timore che d'Artagnan gli uccidesse il suo nemico, voleva ricominciare
-il combattimento.
-
-D'Artagnan capì che sarebbe stato un disgustarsi Athos non lo lasciando
-fare. In fatti, qualche secondo dopo, Cabusac cadde colla gola
-trapassata da un colpo di spada.
-
-Nel medesimo istante Aramis appoggiava la sua spada contro il petto del
-suo avversario rovesciato, per costringerlo a domandare mercede.
-
-Restavano Porthos e Biscarrat. Porthos battendosi faceva mille
-fanfaronate, domandando a Biscarrat che ora poteva essere, e gli faceva
-i suoi complimenti sulla compagnia che aveva ottenuta suo fratello
-nel reggimento Navarra: ma sempre sforzando non guadagnava niente.
-Biscarrat, era uno di quegli uomini di ferro che non cadono se non che
-morti.
-
-Ciò non pertanto bisognava finirla. Poteva sopraggiungere una ronda
-e prendere tutti i combattenti feriti e non feriti, realisti e
-ministeriali. Athos, Aramis e d'Artagnan, circondarono Biscarrat, e gli
-intimarono d'arrendersi. Quantunque solo contro tutti, e con un colpo
-di spada che gli traversava una coscia, Biscarrat voleva far fronte: ma
-Jussac che si era alzato sul gomito gli gridò d'arrendersi. Biscarrat
-era un Guascone come d'Artagnan, egli fece il sordo e si contentò di
-ridere, e fra due parate trovare il tempo di fare un segno per terra
-colla punta della sua spada:
-
-— Qui, diss'egli, qui morrà Biscarrat, solo di quelli che sono con lui.
-
-— Ma essi sono quattro contro di te: finiscila, io te l'ordino.
-
-— Ah! se tu lo ordini, allora è un'altra cosa, disse Biscarrat, siccome
-tu sei il mio brigadiere, io debbo obbedire.
-
-E facendo un salto in addietro, spezzò la spada contro il suo
-ginocchio, e per non renderla, ne gettò i pezzi per disopra al muro
-del convento, ed incrocio le sue braccia fischiando una canzone
-ministeriale.
-
-La bravura è sempre rispettata anche fra nemici: i moschettieri
-salutarono Biscarrat colle loro spade, e le rimisero nel fodero.
-D'Artagnan fece altrettanto, quindi aiutato da Biscarrat, il solo che
-fosse rimasto in piedi, portò sotto il portico del convento Jussac,
-Cabusac e quello fra gli avversari d'Aramis che non era che ferito.
-Il quarto, come lo abbiamo detto, era morto. Quindi suonarono la
-campanella, e portando seco quattro spade su cinque, s'incamminarono
-ebbri di gioia verso il palazzo del sig. de Tréville.
-
-Si vedevano intrecciati, occupare tutta la larghezza della strada,
-chiamando ciascun moschettiere che incontravano, di modo che alla
-fine divenne una marcia trionfale. Il cuore di d'Artagnan nuotava
-nell'ebbrezza; egli camminava fra Athos e Porthos stringendoli
-teneramente.
-
-— Se io non sono ancora un moschettiere, diss'egli ai suoi nuovi amici
-oltrepassando la porta del palazzo del sig. de Tréville, almeno eccomi
-ricevuto come alunno, non è vero?
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-CAPITOLO VI.
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-SUA MAESTÀ IL RE LUIGI DECIMOTERZO
-
-
-L'affare fece un gran rumore; il sig. de Tréville sgridò molto ad
-alta voce i suoi moschettieri, ma si congratulò con loro sotto voce,
-e siccome non vi era tempo da perdere per prevenire il re, il sig. de
-Tréville si sollecitò di andare al Louvre. Era già troppo tardi, il re
-era racchiuso col ministro, e fu detto al sig. de Tréville, che il re
-era occupato e non poteva ricevere in quel momento. La sera il signor
-de Tréville, venne al giuoco del re. Il re guadagnava, e siccome Sua
-Maestà era molto avara, così era di un eccellente umore, e scoperse di
-lontano il sig. de Tréville.
-
-— Venite qui sig. capitano, diss'egli, venite che io vi sgridi; sapete
-voi che il ministro è venuto da me a farmi delle lagnanze sui vostri
-moschettieri? e ciò con una tale emozione che questa sera il ministro
-è malato: e che! ma sono diavoli a quattro, gente da forca i vostri
-moschettieri!
-
-— No, sire, rispose de Tréville, che vide al primo colpo come la cosa
-andava a piegare, no, tutto al contrario, essi sono buone creature,
-docili come gli agnelli, e che non hanno altro desiderio, io me ne
-faccio garante, che quello di non cavare la spada dal fodero, che pel
-servizio di Vostra Maestà. Ma che volete? le guardie del ministro sono
-senza posa a muover loro lite, e anche per l'onore del corpo, quei
-poveri giovani sono costretti a difendersi.
-
-Ascoltate il sig. de Tréville! disse il re, ascoltatelo! Non si direbbe
-che egli parla di una comunità di frati? In verità, mio capitano, ho
-volontà di togliervi il vostro brevetto e di darlo a madamigella de
-Chemerault, alla quale ho promesso un abbazia. Ma non crediate già
-che io voglia credere così alla vostra parola. Mi si chiama Luigi il
-Giusto, sig. de Tréville, e or ora noi lo vedremo.
-
-— Ah! è perchè mi fido a questa giustizia, sire, che io aspetterò
-pazientemente e tranquillamente il comodo di Vostra Maestà.
-
-— Aspettate dunque, signore, aspettate dunque, disse il re, io non mi
-farò attendere lungamente.
-
-Infatti, la sorte si cambiava, e siccome il re cominciava a perdere
-quello che aveva vinto, non era dispiacente di ritrovare un pretesto
-per fare, che ci si passi l'espressione da giuocatore di cui, noi lo
-confessiamo, non conosciamo l'origine, per fare Carlomagno. Il re si
-alzò dunque dopo un istante, e mettendosi in saccoccia il denaro che
-era avanti a lui, la maggior parte del quale era vinto al giuoco:
-
-— Vieuville, diss'egli, prendete il mio posto; bisogna che io parli al
-sig. de Tréville per un affare di importanza. Ah!... io aveva ottanta
-luigi avanti a me. Mettete voi pure la medesima somma, affinchè quelli
-che hanno perduto non abbiano a lamentarsi. La giustizia prima di ogni
-altra cosa.
-
-Poi rivolgendosi verso il sig. de Tréville, e conducendolo nel vano di
-una finestra.
-
-— Ebbene! signore, continuò egli, voi dite che sono state le guardie
-del ministro che hanno mosso lite ai vostri moschettieri?
-
-— Sì, come fanno sempre.
-
-— E come è andata la cosa? vediamo: perchè voi lo sapete, mio caro
-capitano, bisogna che un giudice ascolti ambedue le parti.
-
-— Ah! mio Dio! nel modo il più semplice ed il più naturale. Tre dei
-miei migliori soldati, che Vostra Maestà conosce di nome, e di cui
-ella più di una volta ha apprezzato i servigi, e che hanno, io posso
-affermarlo al re, molto a cuore il loro servigio; tre dei miei migliori
-soldati, diceva, i signori Athos, Porthos e Aramis, avevano combinata
-una partita di piacere con un cadetto di Guascogna; che io aveva
-loro raccomandato la stessa mattina. La partita doveva aver luogo a
-San Germano, io credo, e si erano dati l'appuntamento ai Carmelitani
-scalzi, allorchè fu guastata dal sig. Jussac, e dai signori Cabusac,
-Biscarrat e altre due guardie, che certamente non si trovavano là così
-in numerosa compagnia senza cattive intenzioni contro gli editti.
-
-— Ah! ah! voi mi ci fate pensare, disse il re; senza dubbio essi erano
-là per battersi fra di loro stessi.
-
-— Io non accuso nessuno, sire, ma lascio a Vostra Maestà l'apprezzare
-ciò che potevano andare a fare cinque uomini armati in un luogo così
-deserto come lo sono le vicinanze dei Carmelitani.
-
-— Sì, voi avete ragione, de Tréville, voi avete ragione.
-
-— Allora, quando essi hanno veduto i miei moschettieri, essi hanno
-cambiato d'idea, ed hanno dimenticato la loro contesa particolare per
-l'odio che portano al mio corpo; perchè Vostra Maestà non ignora che
-i moschettieri, che sono tutti pel re, e per nessun altro che pel re,
-sono i nemici naturali delle guardie che sono soltanto pel ministro.
-
-— Sì, de Tréville, sì, disse il re, malinconicamente, ed è cosa ben
-trista, credetemi, di vedere, in tal modo due partiti in Francia, due
-teste al regno; ma tutto ciò finirà, de Tréville, tutto ciò finirà. Voi
-dite dunque che le guardie hanno mossa contesa ai moschettieri?
-
-— Io dico che è probabile che le cose siano andate così, ma io non ne
-giuro, sire. Voi sapete quanto sia difficile a conoscere la verità,
-ammeno chè non si sia dotato di quell'ammirabile istinto che fa
-chiamare Luigi XIII il Giusto...
-
-— E avete ragione, de Tréville; ma essi non erano soli i vostri
-moschettieri, vi era con loro un ragazzo?
-
-— Sì, sire, e un uomo ferito, dimodochè tre moschettieri del re, fra
-i quali un ferito, e un ragazzo, non solo hanno tenuto testa a cinque
-delle più terribili guardie del ministro, ma ancora ne hanno messe
-quattro a terra.
-
-— Ma questa è una vittoria! gridò il re tutto raggiante, una vittoria
-completa!
-
-— Sì, sire, tanto completa quanto quella del ponte di Cè.
-
-— Quattro uomini, fra i quali un ferito e un fanciullo, dite voi?
-
-— Un giovinotto appena. Il quale anzi si è condotto così bene in questa
-occasione, che io mi prenderei la libertà di raccomandarlo a Vostra
-Maestà.
-
-— Come si chiama?
-
-— D'Artagnan, sire. Questi è figlio di uno dei miei più antichi amici,
-il figlio di un uomo che ha fatto col re vostro padre, di gloriosa
-memoria, la guerra dei partigiani.
-
-— E voi dite che si è condotto bene questo giovane? raccontatemi
-de Tréville; voi sapete che io amo i racconti di guerre e di
-combattimenti.
-
-E il re Luigi XIII, rialzò con orgoglio i suoi baffi appoggiandosi
-sull'anca.
-
-— Sire, riprese de Tréville, come ve l'ho detto, il sig. d'Artagnan è
-quasi un ragazzo; e siccome egli non ha l'onore di essere moschettiere,
-era in abito di borghese: le guardie del ministro, riconoscendo la
-sua giovinezza, e di più che non apparteneva al corpo, lo invitarono a
-ritirarsi prima di dare l'attacco.
-
-— Allora, voi vedete bene, de Tréville, interruppe il re, che sono
-stati essi che hanno attaccato.
-
-— È giusto, sire; così non vi è più alcun dubbio; essi a lui intimarono
-di ritirarsi, ma egli era moschettiere di cuore, e tutto per Vostra
-Maestà: così dunque egli rimase coi sig. moschettieri.
-
-— Bravo il giovane! mormorò il re.
-
-— Infatti, egli dimorò con essi, e Vostra Maestà ha in lui un così
-forte campione, che fu egli stesso che dette a Jussac quel terribile
-colpo di spada che mette tanto in collera il ministro.
-
-— Fu lui che ferì Jussac? gridò il re; lui, un fanciullo! questo, de
-Tréville, è impossibile.
-
-— Eppure è così, come ho l'onore di dire a Vostra Maestà.
-
-— Jussac! una delle migliori lame del regno!
-
-— Ebbene! sire, egli ha ritrovato il suo maestro.
-
-— Io voglio vedere questo giovane, de Tréville, io voglio vederlo, e se
-se ne può far qualche cosa, ebbene! noi ce ne occuperemo.
-
-— Quando sarà che Vostra Maestà si degnerà di riceverlo?
-
-— Domani a mezzogiorno, de Tréville.
-
-— Lo condurrò io solo?
-
-— No, conducetemeli tutti quattro assieme. Io voglio ringraziarli tutti
-in una volta. Gli uomini affezionati sono rari, de Tréville, e bisogna
-ricompensare la devozione.
-
-— A mezzogiorno, sire, noi saremo al Louvre.
-
-— Ma! per la piccola scala, de Tréville, per la piccola scala. È
-inutile che il ministro sappia...
-
-— Sì, sire.
-
-— Voi capite, de Tréville, un editto è sempre un editto; in fin dei
-conti il battersi è proibito.
-
-— Ma questo incontro, sire, sorte del tutto dallo condizioni ordinarie
-del duello; è una rissa, e la prova si è che essi erano cinque guardie
-del ministro contro i miei tre moschettieri ed il sig. d'Artagnan.
-
-— È giusto, disse il re, ma non importa, de Tréville. Venite pure per
-la piccola scala.
-
-De Tréville sorrise. Ma siccome era già molto l'avere ottenuto che
-questo fanciullo si rivoltasse contro il suo maestro, egli salutò
-rispettosamente il re, e con pieno contento prese congedo da lui.
-
-Fin dalla stessa sera, i tre moschettieri furono avvisati dell'onore
-che loro accordava il re. Siccome essi conoscevano da lungo tempo
-il re, non ne furono molto riscaldati, ma d'Artagnan, colla sua
-immaginazione guascona, vi vide venir la sua fortuna, e passò la notte
-facendo sogni d'oro. Così dall'ott'ore del mattino egli era presso
-Athos.
-
-D'Artagnan ritrovò il moschettiere già vestito e pronto a sortire.
-Siccome non avevano l'appuntamento dal re che a mezzogiorno, egli aveva
-fatto il progetto con Porthos e Aramis di andare a fare una partita
-alla palla in un recinto situato vicino alle scuderie del Luxembourg.
-Athos invitò d'Artagnan a seguirli, e malgrado la sua ignoranza in
-questo giuoco a cui non aveva mai giuocato, questi accettò, non sapendo
-che fare del tempo dalle nove ore del mattino, che appena erano, fino
-al mezzogiorno.
-
-I due moschettieri erano già arrivati e giuocavano assieme.
-
-Athos, che era molto forte in tutti gli esercizi del corpo passò con
-d'Artagnan dalla parte opposta, e li sfidò. Ma al primo movimento
-che provò, quantunque giuocasse con la mano sinistra, capì che la sua
-ferita era ancora troppo recente per permettergli un simile esercizio.
-D'Artagnan rimase dunque solo, e siccome dichiarò ch'egli era inesperto
-per sostenere una partita in regola, si continuò soltanto a inviarsi
-delle palle senza tener conto del giuoco! Ma una di queste palle
-lanciate dal pugno ercolino di Porthos, passò così da vicino al viso di
-d'Artagnan, che egli pensò che se invece di passargli da un lato, lo
-avesse colto in faccia, la sua udienza era perduta, attesochè sarebbe
-stato probabilmente nell'assoluta impossibilità di presentarsi al re.
-Ora, siccome da questa udienza, nella sua immaginazione guascona,
-dipendeva tutto il suo avvenire, egli salutò gentilmente Porthos e
-Aramis, dichiarando, che egli non riprenderebbe la partita, che allora
-quando fosse in istato di tener loro testa, e ritornò a prender posto
-nella galleria vicino alla corda.
-
-Disgraziatamente per d'Artagnan, fra gli spettatori si ritrovava una
-guardia del ministro, il quale tutto riscaldato ancora dalla sconfitta
-dei suoi compagni accaduta il giorno innanzi soltanto, si era promesso
-di afferrare la prima occasione per vendicarla; egli credè dunque che
-questa occasione fosse venuta, e indirizzandosi al suo vicino:
-
-— Non è da maravigliarsi, disse egli, che questo giovinetto abbia paura
-di una palla, egli senza dubbio è un alunno dei moschettieri.
-
-D'Artagnan si voltò come se fosse stato morso da un serpente, e guardò
-fissamente la guardia che aveva detto una così insolente proposizione.
-
-— Per bacco! riprese questi arricciandosi insolentemente i baffi,
-guardatemi quanto volete, mio piccolo signore; io ho detto ciò che ho
-detto.
-
-— E siccome quello che voi avete detto è troppo chiaro perchè le vostre
-parole abbiano bisogno di una spiegazione, rispose d'Artagnan a bassa
-voce, io vi pregherei a seguirmi.
-
-— E quando? domandò la guardia con la stessa insolenza.
-
-— Subito, se vi fa piacere.
-
-— E sapete voi chi sono io?
-
-— Io? Lo ignoro completamente, e non me ne inquieto punto.
-
-— Voi avete torto, perchè se sapeste il mio nome, non avreste forse
-tanta fretta.
-
-— Come vi chiamate voi?
-
-— Bernajoux, per servirvi.
-
-— Ebbene! sig. Bernajoux, disse tranquillamente d'Artagnan, io vado ad
-aspettarvi sulla porta.
-
-— Andate, signore, io vi seguo.
-
-— Non abbiate troppa fretta, signore, che non si accorgano che noi
-sortiamo assieme, voi capirete che, per quello che andiamo a fare,
-molta gente c'incomoderebbe.
-
-— Sta bene, rispose la guardia maravigliata che il suo nome non avesse
-prodotto verun effetto sul giovinetto.
-
-Infatti, il nome di Bernajoux era conosciuto da tutto il mondo,
-eccettuato il solo d'Artagnan, forse perchè era uno di quelli che
-figuravano il più spesso nelle risse giornaliere, che tutti gli editti
-del re e del ministro non avevano potuto reprimere.
-
-Porthos e Aramis erano tanto occupati della loro partita, e Athos li
-guardava con tanta attenzione che essi non videro neppure sortire
-il loro giovane compagno, il quale, come aveva detto alla guardia
-del ministro, si fermò sulla porta: un istante dopo questi discese
-anch'egli. Siccome d'Artagnan non aveva tempo da perdere per cagione
-dell'udienza del re, che era fissata per il mezzogiorno, girò gli occhi
-intorno a sè, vedendo che la strada era deserta:
-
-— In fede mia, signore, disse egli al suo avversario, è una fortuna per
-voi, quantunque voi vi chiamate Bernajoux, di non avere a fare che con
-un alunno dei moschettieri, però siate tranquillo, io farò il meglio
-che potrò. In guardia!
-
-— Ma, disse colui che d'Artagnan provocava in tal modo, mi sembra
-che il luogo sia mal scelto, e che noi staremmo assai meglio dietro
-l'Abbazia S. Germano nel Prato dei Chierici.
-
-— Ciò che voi dite è pieno di buon senso, rispose d'Artagnan;
-disgraziatamente io ho poco tempo da perdere, avendo un appuntamento
-per il mezzogiorno preciso. In guardia adunque, signore, in guardia!
-
-Bernajoux non era uomo da farsi ripetere due volte un simile
-complimento. Nel medesimo istante la sua spada brillò nella sua mano,
-e piombò con un fendente sul suo avversario che, mercè la sua gran
-giovinezza, egli sperava intimidire.
-
-Ma d'Artagnan avea fatto il suo noviziato nel giorno innanzi, e ancora
-tutto fresco della sua vittoria, e gonfio del suo futuro favore, era
-risoluto di non dare addietro di un passo: per tal modo i due ferri
-si ritrovarono impegnati sino alla guardia, e siccome d'Artagnan si
-teneva fermo al suo posto, fu il suo avversario che fece un passo di
-ritirata. Ma d'Artagnan approfittò del momento, e in questo movimento,
-in cui il ferro di Bernajoux deviava dalla linea, egli disimpegnò
-il suo, andò a fondo, e toccò l'avversario in una spalla. Subito
-d'Artagnan a sua volta fece un passò in addietro e rialzò la sua spada;
-ma Bernajoux gli gridò che non era niente, e andando a fondo ciecamente
-su lui, s'infilzò da se stesso. Però, siccome non cadeva, siccome non
-si dichiarava vinto, ma rompeva soltanto dalla parte del palazzo del
-signor della Trémouille, al servizio del quale egli aveva un parente,
-d'Artagnan ignorando egli stesso la gravità dell'ultima ferita che
-il suo avversario aveva ricevuta, lo stringeva vivamente dappresso, e
-senza dubbio lo avrebbe finito con una terza ferita, allorchè il rumore
-che si innalzava dalla strada essendosi esteso fino al giuoco della
-palla, due degli amici della guardia che lo avevano inteso cambiare
-qualche parola con d'Artagnan, e che lo avevano veduto sortire in
-seguito di queste parole, si precipitarono con la spada alla mano fuori
-del recinto del giuoco e piombarono sul vincitore. Ma tosto Athos,
-Porthos e Aramis comparvero alla lor volta, e al momento in cui le due
-guardie attaccarono il giovane camerata li costrinsero a voltarsi.
-In questo momento, Bernajoux cadde, e siccome le guardie erano due
-soltanto contro quattro, essi si misero a gridare: «a noi, palazzo
-della Trémouille»; a queste grida tutti quelli ch'erano nel palazzo
-sortirono precipitandosi sui quattro compagni, che dalla loro parte si
-posero a gridare: «a noi moschettieri!»
-
-Questo grido era ordinariamente inteso, perchè si sapeva che i
-moschettieri erano nemici del ministro, ed erano amati per l'odio
-che portavano al ministro. Così le guardie delle altre compagnie
-che non appartenevano al Duca Rosso, come lo aveva chiamato Aramis,
-prendevano generalmente parte in questa specie di contese per i
-moschettieri del re. Di tre guardie della compagnia del signor des
-Essarts che passavano, due vennero in aiuto dei quattro compagni, nel
-mentre che l'altro corse al palazzo del sig. de Tréville gridando:
-«a noi moschettieri! a noi!» Come d'ordinario, il palazzo del signor
-de Tréville era pieno di soldati di quest'arma, che accorsero in
-soccorso dei loro camerati. La mischia divenne generale, ma la forza
-era pei moschettieri. Le guardie del ministro e le genti del sig.
-della Trémouille, si ritirarono nel palazzo, di cui chiusero le
-porte in tempo appena per impedire che i loro nemici non vi facessero
-un'irruzione insieme con loro. In quanto al ferito, fin dal principio
-era stato trasportato, e come si disse, in condizioni molto cattive.
-L'agitazione era al suo colmo fra i moschettieri ed i loro alleati,
-e già si dibatteva se, per punire l'insolenza, che avevano avuta
-i domestici dei signor della Trémouille, di fare una sortita sui
-moschettieri dei re, si dovesse mettere il fuoco al suo palazzo.
-La proposizione sarebbe stata accettata, messa in esecuzione con
-entusiasmo se fortunatamente non battevano le undici ore: d'Artagnan
-ed i suoi compagni si ricordarono della loro udienza, e siccome loro
-avrebbe rincresciuto che si fosse fatto un sì bel colpo senza di loro,
-essi giunsero a calmare le teste; si contentarono adunque di gettare
-qualche sasso contro le porte, ma le porte resistettero, ed allora
-si stancarono. D'altronde, quelli che dovevano essere risguardati
-come i capi dell'intrapresa avevano da qualche istante lasciato il
-gruppo, e s'incamminavano verso il palazzo del sig. de Tréville, che li
-aspettava, ed era già al corrente di questa nuova bravata.
-
-— Presto, al Louvre, diss'egli, al Louvre senza perdere un momento, e
-procuriamo di vedere il re prima che egli sia prevenuto dal ministro;
-noi gli racconteremo la cosa come una conseguenza dell'affare di jeri,
-e le due passeranno insieme.
-
-Il signor de Tréville, accompagnato dai quattro giovani si incamminò
-verso il Louvre, ma, a gran sorpresa del capitano dei moschettieri, gli
-fu annunziato che il re era andato alla caccia del cervo nella foresta
-di S. Germano. Il signor de Tréville si fece ripetere due volte questa
-notizia, ed a ciascheduna volta i suoi compagni videro il suo volto
-imbruttirsi.
-
-— È forse da jeri, domandò egli, che Sua Maestà aveva il progetto di
-fare questa caccia?
-
-— No, Eccellenza, rispose il cameriere, è stato il gran cacciatore
-che questa mattina è venuto ad annunziare, che in questa notte si era
-relegato un cervo a sua disposizione. Sulle prime ha risposto che non
-vi sarebbe andato, quindi non ha potuto resistere al piacere che gli
-prometteva questa caccia, e dopo pranzo è partito.
-
-— E il re ha egli veduto il ministro? domandò il sig. de Tréville.
-
-— Sì, secondo tutte le probabilità, rispose il cameriere, perchè questa
-mattina ho veduto i cavalli alla carrozza del ministro, ho domandato
-dove andava, e mi fu risposto: a S. Germano.
-
-— Noi siamo stati prevenuti, disse il sig. de Tréville. Signori,
-io vedrò il re questa sera, ma in quanto a voi non vi consiglio di
-azzardarvici.
-
-L'avviso era troppo ragionevole, e soprattutto veniva da un uomo
-che conosceva troppo bene il re, perchè i quattro giovani tentassero
-di contraddire il signor de Tréville. Gli invitò dunque a rientrare
-ciascuno alle loro stanze e di aspettare le sue notizie.
-
-Rientrando nel suo palazzo, il sig. de Tréville pensò che bisognava
-prender data portando querela pel primo. Egli inviò uno dei suoi
-domestici al signor della Trémouille con una lettera nella quale egli
-lo pregava di metter fuori di casa sua le guardie del ministro, e
-di rimproverare le sue genti dell'audacia che avevano avuta di fare
-una sortita contro i moschettieri. Ma il signor della Trémouille, di
-già prevenuto dal suo scudiero, di cui come si sa, Bernajoux era il
-parente, gli fece rispondere che non spettava nè al signor de Tréville,
-nè ai moschettieri il lamentarsi, ma al contrario a lui, al quale i
-moschettieri avevano battuti e feriti i domestici, ed avevano voluto
-bruciare il palazzo. Ora siccome la dissensione fra questi due signori
-avrebbe potuto durare lungo tempo, dovendo naturalmente sostenere
-ciascuno la sua opinione, il signor de Tréville pensò ad un espediente
-che aveva per iscopo di finire tutto: ed era di andare egli stesso dal
-sig. della Trémouille.
-
-Egli si portò adunque subito al di lui palazzo, e si fece annunziare.
-
-I due signori si salutarono gentilmente, perchè se non v'era amicizia
-fra di loro, vi era almeno stima. Entrambi erano uomini di coraggio e
-di onore, e siccome il signor della Trémouille, protestante, vedeva
-raramente il re, non era di alcun partito, egli in generale non
-apportava alcuna prevenzione nelle sue relazioni sociali. Questa volta,
-ciò non ostante, il suo ricevimento, quantunque gentile; fu più freddo
-dell'ordinario.
-
-— Signore, disse de Tréville, noi crediamo di avere a lamentarci l'uno
-dell'altro, e sono venuto io stesso perchè assieme rischiariamo questo
-affare.
-
-— Volentieri, rispose della Trémouille; ma vi prevengo che io sono
-bene informato, e che tutto il torto sta dalla parte dei vostri
-moschettieri.
-
-— Voi siete un uomo troppo giusto e troppo ragionevole, signore, disse
-de Tréville, per non accettare la proposizione che vengo a farvi.
-
-— Dite, signore, io ascolto.
-
-— Come sta il signor Bernajoux, il parente del vostro scudiero?
-
-— Male, signore, molto male. Oltre il colpo di spada che egli ha
-ricevuto nel braccio, e che non è altrimenti pericoloso, egli ne ha
-ancora raccolto uno che gli traversa il polmone, di modo che il medico
-ha ben poche speranze.
-
-— Ma il ferito ha conservato l'uso delle sue facoltà?
-
-— Perfettamente.
-
-— Parla egli?
-
-— Con difficoltà, ma parla.
-
-— Ebbene! signore, portiamoci da lui, scongiuriamolo nel nome di quel
-Dio davanti al quale egli andrà forse a comparire, di dire la verità,
-io lo prendo per giudice nella sua propria causa, signore, e ciò che
-dirà io lo crederò.
-
-Il signor della Trémouille riflettè un istante, quindi, siccome era
-difficile il poter fare una proposizione più ragionevole, egli accettò.
-
-Entrambi discesero nella camera ove era il ferito. Questi vedendo
-entrare i due nobili signori che venivano a fargli visita, tentò di
-sollevarsi sul suo letto, ma egli era troppo debole e spossato dallo
-sforzo che aveva fatto, ricadde quasi senza conoscenza.
-
-Il signor della Trémouille si avvicinò a lui, e gli fece aspirare dei
-sali che lo richiamarono alla vita. Allora il signor de Tréville, non
-volendo che si potesse accusare di avere influito sul malato, invitò il
-signor della Trémouille a interrogarlo egli stesso.
-
-Ciò che aveva preveduto il de Tréville, accadde. Posto fra la vita e
-la morte, come lo era Bernajoux, non ebbe neppure l'idea di tacere un
-momento la verità, e raccontò ai due signori esattamente le cose tali
-quali erano accadute.
-
-Era tutto ciò che voleva il sig. de Tréville; egli augurò a Bernajoux
-una pronta convalescenza: prese congedo dal signore della Trémouille,
-rientrò al suo palazzo; e fece tosto avvertire i quattro amici ch'egli
-gli aspettava a pranzo.
-
-Il signor de Tréville riceveva sempre una buonissima compagnia,
-s'intende tutta anti-ministeriale. Si capirà dunque che la
-conversazione si aggirò tutta, durante il pranzo, sulle due sconfitte
-che avevano provate le guardie del ministro. Ora, siccome d'Artagnan
-era stato l'eroe di queste due giornate, fu sopra di lui che
-caddero tutte le congratulazioni, che Athos, Porthos e Aramis gli
-abbandonarono, non solo da buoni camerati, ma da uomini che avevano
-avuto abbastanza elogi alla loro volta per lasciargli libera la sua.
-
-Verso le sei ore, il signor de Tréville annunciò che egli era obbligato
-di andare al Louvre; ma siccome l'ora dell'udienza accordata da Sua
-Maestà era passata, in luogo di reclamare l'entrata dalla piccola
-scala, egli si pose coi quattro giovani nell'anticamera. Il re non
-era ancora ritornato dalla caccia. I nostri giovani aspettavano da una
-mezz'ora appena, immischiati alla folla dei cortigiani, allorchè tutte
-le porte si aprirono, e fu annunziato il re.
-
-A questo annunzio d'Artagnan si sentì fremere fino alla midolla delle
-ossa. L'istante che doveva seguire, secondo tutte le probabilità,
-doveva decidere del resto della sua vita. Così i suoi occhi si
-fissarono con angoscia sulla porta per la quale doveva entrare Sua
-Maestà.
-
-Luigi XIII comparve, camminando pel primo; era in abito da caccia
-ancora tutto polveroso, portava due grandi stivali, ed aveva il
-frustino in mano. Al primo colpo d'occhio d'Artagnan giudicò che lo
-spirito del re era in tempesta.
-
-Per quanto fosse visibile questa disposizione in cui trovavasi Sua
-Maestà, essa però non impedì ai cortigiani di porsi in linea sul suo
-passaggio, nelle anticamere reali. Meglio vale ancora essere veduto
-con occhio sdegnato di quello che non essere veduto dei tutto. I tre
-moschettieri non esitarono dunque un momento, e fecero un passo in
-avanti, nel mentre che d'Artagnan al contrario restò nascosto dietro
-di loro; ma quantunque il re conoscesse personalmente Athos, Porthos,
-e Aramis, egli passò davanti a loro senza parlargli, e come se non gli
-avesse mai veduti. In quanto al sig. de Tréville, allorchè gli occhi
-del re si fermarono un istante su di lui, egli sostenne questo sguardo
-con tanta fermezza, che fu il re che dovè pel primo divergere la vista;
-dopo ciò, Sua Maestà, brontolando, rientrò nel suo appartamento.
-
-— Gli affari vanno male, disse Athos sorridendo, e noi questa volta non
-saremo fatti cavalieri.
-
-— Aspettate dieci minuti, disse il signor de Tréville, e se in capo
-a dieci minuti voi non mi vedrete sortire, ritornate al mio palazzo,
-perchè sarà inutile che voi aspettiate più lungamente.
-
-I quattro giovani attesero dieci minuti, un quarto d'ora, venti minuti,
-e vedendo che il signor de Tréville non ricompariva, essi sortirono
-molto inquieti per quello che poteva accadere.
-
-Il signor de Tréville entrato coraggiosamente nel gabinetto del re
-aveva ritrovato Sua Maestà di cattivissimo umore, seduto sopra un
-sofà, battendosi gli stivali col manico del frustino, cosa che non gli
-aveva impedito di domandargli con tutta la più gran flemma del mondo le
-notizie della sua salute.
-
-— Cattive, signore, cattive, rispose il re; io mi annoio.
-
-Era infatti la peggiore malattia di Luigi XIII, e sovente prendeva
-uno dei suoi cortigiani, lo attirava ad una finestra, e gli diceva: il
-signor tale, annojamoci insieme.
-
-— Come! Vostra Maestà si annoja! disse il signor de Tréville. Non si è
-preso oggi il divertimento della caccia?
-
-— Bel divertimento, signore! tutto degenera, sull'anima mia, e io non
-so se sia il selvaggiume che non ha più aria, o i cani che non hanno
-più naso. Noi lanciammo un cervo di dieci anni, noi lo inseguimmo per
-sei ore, e quando fu vicino a tenere, quando San Simone metteva già
-il corno alla bocca per suonare la presa, crac! tutta la muta volta
-di banda, e si trasporta sopra un cerviatto di due anni. Voi vedrete
-che io sarò obbligato di renunciare alla caccia di corsa, come ho
-già renunciato alla caccia di volo. Ah! sono un re ben disgraziato,
-signor de Tréville: io non aveva più che un girifalco, ed è morto jeri
-l'altro.
-
-— In fatti, sire, io comprendo la vostra disperazione, e la disgrazia è
-grande; ma mi sembra che vi resti ancora un buon numero di falconi, di
-sparvieri, e di moscardi.
-
-— E non un uomo per istruirli; i falconieri se ne vanno, non vi son più
-che io che conosca l'arte della caccia. Dopo di me tutto sarà finito, e
-si anderà a caccia colle trappole, col vischio, coi lacci. Se io avessi
-ancora il tempo di fare degli allievi! ma sì, il ministro è là che non
-mi lascia un istante di riposo, che mi parla della Spagna, che mi parla
-della Germania, che mi parla dell'Inghilterra! ah! a proposito del
-ministro, signor de Tréville, io sono malcontento di voi.
-
-Il signor de Tréville aspettava il re a questa caduta. Egli conosceva
-il re da lungo tempo: egli aveva compreso che tutti i suoi lamenti non
-erano che una prelazione, una specie di eccitazione per incoraggiare se
-stesso, e che egli era finalmente giunto al punto dove voleva arrivare.
-
-— E in che sono io tanto disgraziato per dispiacere a Vostra Maestà?
-domandò il signor de Tréville fingendo la più alta meraviglia.
-
-— È così che voi disimpegnate la vostra carica, signore? continuò il
-re senza rispondere direttamente alla domanda del signor de Tréville: è
-forse per questo che io vi ho nominato capitano dei miei moschettieri,
-perchè essi assassinassero un uomo, commovessero un quartiere, e
-volessero bruciar Parigi senza che voi me ne diceste una parola? ma del
-resto, continuò il re, senza dubbio mi affretto troppo ad accusarvi,
-senza dubbio, i perturbatori sono in prigione, e voi ora venite ad
-annunziarmi che è stata fatta giustizia.
-
-— Sire, rispose tranquillamente il signor de Tréville, io vengo a
-domandarvela.
-
-— E contro chi? gridò il re.
-
-— Contro i calunniatori! disse il signor de Tréville.
-
-— Ah! eccone una nuova, riprese il re. Mi direte voi ora che quei tre
-dannati di moschettieri, Athos, Porthos, Aramis, e il vostro cadetto
-di Bearn, non si sono gettati come tanti furiosi sul povero Bernajoux,
-e non l'hanno maltrattato in modo tale che a quest'ora è più che
-probabile che sia per rendere l'anima a Dio? mi direte voi ora ch'essi
-non hanno fatto l'assedio al palazzo del duca della Trémouille, e
-ch'essi non volevano bruciarlo? cosa che non sarebbe stata una gran
-disgrazia in tempo di guerra, atteso che quello è un nido di ugonotti,
-ma che in tempo di pace è un tristissimo esempio. Dite, vorrete voi
-negarmi tutto ciò?
-
-— E chi ha fatto a Vostra Maestà un così bel racconto? domandò
-tranquillamente il signor de Tréville.
-
-— Chi mi ha fatto un così bel racconto, signore e chi volete voi che
-sia, se non è quello che veglia quando io dormo, che lavora quando io
-mi diverto, che guida tutto al di dentro e al di fuori del regno, in
-Francia, come in Europa?
-
-— Sua Maestà vorrà parlare di Dio, senza dubbio, disse il signor de
-Tréville, perchè io non conosco che Dio, che sia così possente al
-disopra di Vostra Maestà.
-
-— No, signore, io voglio parlare del sostegno dello Stato, del mio
-servitore, del mio solo amico, del ministro.
-
-— Non vi è che un solo uomo infallibile, a quanto c'impone di credere
-la nostra fede, su questa terra, e la sua infallibilità non si può
-estendere a nessun altro.
-
-— Dunque voi volete dire ch'egli m'inganna? volete voi dire ch'egli
-mi tradisce? allora voi lo accusate. Vediamo, dite confessatelo
-francamente, voi lo accusate?
-
-— No, sire, ma io dico che egli inganna se stesso; io dico che è
-male informato, io dico che egli ha troppa fretta nell'accusare i
-moschettieri di Vostra Maestà, pei quali egli è ingiusto, e che non è
-stato ad attignere le sue informazioni da buone sorgenti.
-
-— L'accusa viene dal duca della Trémouille, dal duca stesso: che
-risponderete voi a questo?
-
-— Io potrei rispondere, sire, ch'egli è troppo interessato nella
-questione per potere essere un testimone imparziale; ma lungi di là,
-sire, io conosco il duca per un leale gentiluomo, io me ne riporterò a
-lui, ma a una sola condizione, sire.
-
-— Quale?
-
-— Che vostra Maestà lo faccia venire qui, lo interroghi, ma ella stessa
-a quattr'occhi, senza testimoni, e che io riveda Vostra Maestà subito
-che avrà veduto il duca.
-
-— Sì! fece il re, e voi vi riportate a ciò che dirà il signore della
-Trémouille?
-
-— Sì, sire.
-
-— Voi accetterete il suo giudizio?
-
-— Senza dubbio.
-
-— E voi vi sottometterete alle riparazioni che egli esigerà?
-
-— Interamente.
-
-— La Chesnaye! fece il re, la Chesnaye!
-
-Il cameriere di confidenza di Luigi XIII che stava sempre alla sua
-porta, entrò.
-
-— La Chesnaye, disse il re, che si mandi sul momento stesso a cercare
-il signore della Trémouille; io voglio parlargli questa sera.
-
-— Vostra Maestà mi dà la sua parola ch'ella non vedrà alcuno oltre il
-signore della Trémouille e me?
-
-— Non vedrò alcuno, fede da gentiluomo.
-
-— A dimani, sire, adunque.
-
-— A dimani, signore.
-
-— A qual ora, se piace a Vostra Maestà?
-
-— All'ora che voi vorrete.
-
-— Ma venendo troppo presto io temo di svegliare Vostra Maestà.
-
-— Di svegliarmi! forse che dormo io? io non dormo più, signore; qualche
-volta sogno, ecco tutto. Venite dunque di buon mattino quando volete, a
-sette ore; ma guai a voi, se i vostri moschettieri sono colpevoli?
-
-— Se i miei moschettieri sono colpevoli saranno rimessi nelle mani di
-Vostra Maestà che ordinerà di loro, secondo che più le aggrada. Vostra
-Maestà esige ella qualche altra cosa di più? comandi, io sono pronto ad
-obbedire.
-
-— No, signore, no: non è senza una ragione che mi chiamano Luigi il
-Giusto. A dimani dunque, signore, a dimani.
-
-— Che Dio guardi Vostra Maestà!
-
-Per poco che dormisse il re, il signor de Tréville dormì ancor
-meno; egli aveva fatto prevenire fin dalla stessa sera i suoi tre
-moschettieri ed il loro compagno, di ritrovarsi da lui a sei ore e
-mezzo del mattino. Egli li condusse con sè senza affermar loro niente,
-senza prometter niente, e non nascondendo che il loro favore, ed anche
-il suo dipendeva da un colpo di dadi.
-
-Giunto ai piedi della scala, egli li fece aspettare. Se il re era
-sempre irritato contro di loro, essi si allontanerebbero, senza essere
-veduti; se il re acconsentiva a riceverli, non vi avrebbe voluto che
-farli chiamare.
-
-Giungendo nell'anticamera particolare del re, il signor de Tréville
-trovò la Chesnaye, che gli disse che la sera non avevano ritrovato il
-duca della Trémouille nel suo palazzo, ch'egli era rientrato troppo
-tardi per potersi presentare al Louvre, ch'egli era giunto da pochi
-momenti e che allora parlava col re.
-
-Questa circostanza piacque moltissimo al sig. de Tréville, che in
-questo modo fu fatto certo che un'intervenzione straniera non si
-sarebbe intromessa fra la deposizione del duca della Trémouille e lui.
-
-Infatti dieci minuti erano appena scorsi, che si aprì la porta del
-gabinetto del re, e che il sig. de Tréville ne vide sortire il duca
-della Trémouille, il quale venendo direttamente a lui gli disse:
-
-— Signor de Tréville, Sua Maestà mi ha mandato a chiamare per sapere
-come sono accadute le cose di ieri mattina, al mio palazzo. Io gli ho
-detto la verità, cioè che la colpa è stata delle mie genti, e che era
-pronto a farvene le mie scuse. Poichè vi trovo, accettatele, e vogliate
-tenermi sempre per uno dei vostri amici.
-
-— Signor duca, disse de Tréville, io era così pieno di confidenza sulla
-vostra lealtà, che non ho voluto presso Sua Maestà altro difensore che
-voi stesso. Io non mi sono ingannato, e vi ringrazio di avermi provato
-che esiste ancora un uomo di cui possa dire senza sbagliarmi ciò che ho
-detto di voi.
-
-— Sta bene, sta bene! disse il re che aveva ascoltato tutti questi
-complimenti stando fra le due porte; soltanto ditegli, de Tréville,
-poichè pretende di essere uno dei vostri amici, che io pure vorrei
-essere fra i suoi, ma che egli mi trascura, e che sono oramai tre anni
-che non l'ho veduto, e che non lo vedo che quando lo mando a chiamare.
-Ditegli ciò per parte mia, poichè queste sono cose che un re non può
-dire da se stesso.
-
-— Grazie, sire, grazie, disse il duca, ma che Vostra Maestà creda bene
-che non sono quelli, io non dico ciò per il sig. de Tréville, che non
-sono quelli che ella vede a tutte le ore del giorno, quelli che le sono
-i più affezionati.
-
-— Ah! voi avete inteso ciò che ho detto, tanto meglio, duca, meglio!
-disse il re avanzandosi sulla porta. Ah! siete voi, de Tréville, dove
-sono i vostri moschettieri? io vi ho detto ieri l'altro di condurmeli,
-perchè non lo avete fatto?
-
-— Essi sono da basso, sire, e col vostro permesso la Chesnaye anderà a
-dir loro di salire.
-
-— Sì, sì, ch'essi vengano subito; sono in breve le otto, ed io a nove
-ore aspetto una visita. Andate, signor duca, e ricordatevi sopra tutto
-di ritornare. Entrate de Tréville.
-
-Il duca salutò, e sortì. Al momento in cui apriva la porta i tre
-moschettieri e d'Artagnan condotti da la Chesnaye, comparvero sull'alto
-della scala.
-
-— Venite, miei bravi, disse il re, venite; io ho da sgridarvi.
-
-I moschettieri si avanzarono inchinandosi, d'Artagnan gli seguiva.
-
-— Come diavolo! continuò il re, voi quattro in due giorni avete messo
-fuori di combattimento sette guardie del ministro! questo è troppo,
-signori, questo è troppo. Con questi conti, il ministro sarà obbligato
-di rinnovare la sua compagnia in tre settimane, ed io sarò costretto di
-fare applicare gli editti in tutto il loro rigore. Uno per accidente,
-pazienza; ma sette in due giorni, io lo ripeto è troppo, grandemente
-troppo.
-
-— Perciò, sire, vostra Maestà vede ch'essi vengono, pentiti e contriti
-per fare le loro scuse.
-
-— Benchè pentiti e contriti, hum! fece il re, io non mi fido delle loro
-facce ipocrite, vi è particolarmente laggiù una figura da Guascone...
-venite qui, signore.
-
-D'Artagnan che comprese essere il complimento indirizzato a lui, si
-avvicinò prendendo l'aspetto il più disperato.
-
-— Ebbene, che dite voi dunque che questi è un giovane? un ragazzo,
-signor de Tréville, un vero ragazzo. Ed è stato lui che ha dato un così
-rozzo colpo di spada a Jussac?
-
-— E gli altri due colpi di spada a Bernajoux.
-
-— Davvero?
-
-— Senza contare, disse Athos, che se non mi avesse liberato dalle mani
-di Cabusac, io certamente non avrei l'onore di fare in questo momento
-le mie umilissime riverenze a Vostra Maestà.
-
-— Ma questo Bearnese è dunque un vero demonio, _ventegris_! sig. de
-Tréville, come avrebbe detto mio padre. In questo mestiere si devono
-per forza consumare molti sai, e per forza spezzare molte spade. Ora i
-Guasconi sono sempre poveri, non è vero?
-
-— Sire, io debbo dire che non sono ancora state ritrovate delle miniere
-d'oro nelle loro montagne, quantunque il Signore dovrebbe far questo
-miracolo in ricompensa del modo con cui hanno sostenuto le pretese del
-re vostro padre.
-
-— Che è quanto dire che sono stati i Guasconi che hanno fatto re me
-pure, non è vero de Tréville, perchè io sono figlio di mio padre.
-Ebbene alla buon'ora, io non dico di no. La Chesnaye andate a vedere
-se, frugando in tutte le mie saccocce, voi trovate quaranta doppie,
-e se le trovate portatemele. E ora vediamo, giovane, una mano sulla
-coscienza e raccontatemi lo accaduto.
-
-D'Artagnan raccontò l'avventura del giorno innanzi con tutti i suoi
-particolari; in che modo non avendo potuto dormire per la gioia che
-avrebbe provato nel vedere Sua Maestà, egli era arrivato presso i
-suoi amici tre ore prima dell'udienza; in che modo essi erano andati
-assieme al giuoco della palla, e come nel timore che aveva manifestato
-di ricevere una palla sul viso, egli era stato messo in ridicolo da
-Bernajoux, il quale per poco non aveva pagato colla perdita della vita
-le sue villanie, e che il sig. della Trémouille non aveva alcuna colpa
-per la sortita che fu fatta dal suo palazzo.
-
-— È così mormorò il re; è precisamente così che mi è stata raccontata
-la faccenda dallo stesso duca. Povero ministro! sette uomini in due
-giorni e dei più cari; ma basta così, signori; voi vi siete presa la
-vostra rivincita della strada Ferou, ed anche al di là; voi dovete
-esser soddisfatti.
-
-— Se Vostra Maestà lo è, disse de Tréville, noi lo siamo.
-
-— Sì io lo sono, aggiunse il re, prendendo un pugno d'oro dalla mano
-di Chesnaye e mettendolo in quella di d'Artagnan; eccovi diss'egli, una
-pruova della mia soddisfazione.
-
-A quell'epoca le idee d'orgoglio che sono in uso ai nostri giorni, non
-erano ancora alla moda. Un gentiluomo riceveva del denaro dalla mano
-del re, e non ne rimaneva menomamente umiliato. D'Artagnan adunque si
-mise le quaranta doppie in saccoccia senza fare alcuna osservazione, ed
-anzi ringraziò grandemente Sua Maestà.
-
-— Basta! disse il re guardando l'orologio a pendolo basta! perchè sono
-le otto e mezza, ritiratevi; io ve l'ho già detto, aspetto qualcuno a
-nove ore. Grazie del vostro attaccamento, signori. Io posso contarvi
-non è vero?
-
-— Oh! sire, gridarono ad una sola voce i quattro compagni, noi ci
-faremo tagliare a pezzi per Vostra Maestà.
-
-— Bene, bene; ma restate intieri, ciò val meglio, e così mi potrete
-essere più utili. De Tréville aggiunse il re a mezza voce nel mentre
-che gli altri si ritiravano, siccome voi non avete posti vacanti nei
-vostri moschettieri, e che d'altronde per entrare in questo corpo noi
-abbiamo deciso che sia necessario un noviziato, situate questo giovane
-nella compagnia delle guardie del sig. des Essarts, vostro cognato.
-Ah per bacco de Tréville, io mi rallegro delle boccacce che farà il
-ministro, egli sarà furioso, ma per me è lo stesso; io faccio uso dei
-miei diritti.
-
-E il re salutò con la mano de Tréville che sortì, e andò a raggiungere
-i suoi moschettieri, che stavano dividendosi con d'Artagnan le sue
-quaranta doppie.
-
-E il ministro, come lo aveva detto Sua Maestà, fu effettivamente
-furioso che per otto giorni non intervenne al giuoco, cosa che non
-impediva al re di fargli la più buona cera del mondo e di chiedergli
-con la voce la più accarezzante tutte le volte che lo incontrava:
-
-— Ebbene sig. ministro come va quel povero Bernajoux, e quel povero
-Jussac, che sono delle vostre guardie?
-
-
-
-
-CAPITOLO VII.
-
-L'INTERNO DEI MOSCHETTIERI
-
-
-Allorquando d'Artagnan fu fuori del Louvre e che consultò i suoi
-amici sull'uso che dovea fare della sua parte delle quaranta doppie,
-Athos gli consigliò di ordinare un buon pranzo alla Pigna, Porthos di
-prendere un lacchè, e Aramis di farsi un'amica conveniente.
-
-Il pranzo fu eseguito lo stesso giorno, e il lacchè era stato fornito
-da Porthos. Era uno di Piccardia che il glorioso moschettiere aveva
-accaparrato il giorno stesso nel mentre che sul ponte della Tournelle
-faceva dei cerchi sputando nell'acqua. Porthos aveva preteso che
-questa occupazione era la pruova di una organizzazione riflessiva
-e contemplativa, e lo aveva condotto senz'altra raccomandazione.
-L'imponente aspetto di questo gentiluomo, per conto del quale egli
-si credeva impegnato, aveva sedotto Planchet, che tale era il nome
-del giovane di Piccardia, e fu in sua casa una leggera contesa quando
-vide che il posto era già preso da un altro confratello chiamato
-Mousqueton, e allorchè Porthos gli significò il suo stato di famiglia,
-quantunque grande, non gli permetteva di tenere due domestici, e che
-gli abbisognava di entrare al servizio di d'Artagnan. Però allorchè
-assistè al pranzo dato dal suo padrone, e che quando pagava lo vide
-cavare un pugno d'oro di saccoccia credè assicurata la sua fortuna, e
-ringraziò il cielo di esser caduto nelle mani di un simil Creso, egli
-perseverò in questa opinione fin dopo il festino, cogli avanzi del
-quale egli riparò a molte e lunghe astinenze. Ma le chimere di Planchet
-svanirono nella sera facendo il letto al suo padrone. Il letto era solo
-nell'appartamento, che si componeva di un'anticamera e di una camera
-da dormire. Planchet dormì nell'anticamera sopra una coperta tolta dal
-letto di d'Artagnan, e di cui d'Artagnan fece senza per l'avvenire.
-
-Athos dal canto suo aveva un cameriere che era stato allevato al suo
-servizio in un modo tutto particolare, e che si chiamava Grimaud. Egli
-era molto silenzioso questo degno signore. Ben inteso, noi parliamo di
-Athos.
-
-Da cinque o sei anni che egli viveva nella più profonda intimità con i
-suoi compagni, Porthos e Aramis, questi si ricordavano di averlo veduto
-sorridere spesso, ma giammai lo avevano inteso ridere. Le sue parole
-erano corte ed espressive, dicendo sempre ciò che voleva dire e niente
-più; nessuna galanteria, nessun ricamo arabesco. La sua conversazione
-era un fatto senza alcun episodio. Quantunque Athos avesse appena
-trent'anni e avesse una gran bellezza di corpo e di spirito, nessuno
-sapeva se avesse un'amica. Giammai egli parlava di donne. Soltanto non
-impediva che se ne parlasse avanti a lui, quantunque fosse facile il
-vedere che questo genere di conversazione, al quale egli non prendeva
-parte che per dire parole amare e osservazioni misantropiche molto
-disaggradevoli. La sua riserva, la sua selvatichezza, il suo mutismo
-ne formavano quasi un vecchio: egli dunque aveva abituato Grimaud,
-per non derogare alle sue abitudini, ad obbedirlo sopra un semplice
-gesto, o sopra un semplice muover di labbra. Non gli parlava che
-nelle circostanze le più interessanti: qualche volta Grimaud, che
-temeva il suo padrone come il fuoco, nel mentre che mostrava un grande
-attaccamento alla sua persona ed una gran venerazione al suo genio,
-credeva di aver capito perfettamente ciò che egli desiderava, si
-slanciava per eseguire gli ordini ricevuti e faceva precisamente il
-contrario. Allora Athos si stringeva nelle spalle, e senza andare in
-collera bastonava Grimaud. In quei giorni parlava alcun poco.
-
-Porthos, come si è potuto vedere, aveva un carattere tutto opposto a
-quello di Athos: non solo egli parlava molto, ma ad alta voce; poco
-gl'importava del resto: bisognava rendergli questa giustizia, che
-fosse o no ascoltato, egli parlava per il piacere di parlare, e per
-il piacere di sentirsi; parlava sopra tutte le materie eccetto che di
-scienze, protestando su questo argomento il suo odio inveterato che
-portava fin dall'infanzia agli scienziati. Egli aveva minore aria di
-gran signore di Athos, e il sentimento della sua inferiorità su questo
-soggetto lo aveva, nel principio della loro amicizia, reso spesse
-volte ingiusto contro questo gentiluomo, che allora si era sforzato
-di superare col lusso del suo abbigliamento. Ma con la sua semplice
-casacca da moschettiere, e nient'altro che pel modo col quale portava
-la testa in addietro ed il piede in avanti, Athos prendeva nel medesimo
-istante il posto che gli era dovuto e relegava il fastoso Porthos nel
-secondo rango. Porthos se ne consolava riempiendo l'anticamera del
-sig. de Tréville e i corpi di guardia del Louvre col rumore delle sue
-buone fortune, fortune di cui Athos non parlava mai, e nel momento,
-dopo esser passato dalla nobiltà di toga alla nobiltà di spada, dalla
-cittadina alla baronesca, non si trattava niente meno per Porthos, che
-di una principessa straniera che gli voleva un bene enorme.
-
-Un antico proverbio dice: «tale è il padrone tale è il servitore».
-Passiamo adunque dal cameriere d'Athos al cameriere di Porthos, da
-Grimaud a Mousqueton.
-
-Mousqueton era un Normanno al quale il suo padrone aveva cambiato
-il nome pacifico di Bonifazio in quello infinitamente più sonoro e
-più bellicoso di Mousqueton. Egli era entrato al servizio di Porthos
-colla condizione di essere vestito ed alloggiato soltanto, ma in un
-modo magnifico; egli non reclamava che due ore il giorno per andare
-ad un'industria che doveva bastare a provvederlo degli altri suoi
-bisogni. Porthos aveva accettato il contratto; e la cosa andava a
-meraviglia. Egli faceva tagliare a Mousqueton dei saj dai suoi abiti
-vecchi, e dai suoi mantelli di rimonta, e consacrarli, mercè un sartore
-molto intelligente che rimetteva a nuovo questi vestiti voltandoli, e
-la di cui moglie era in sospetto di far discendere Porthos dalle sue
-abitudini aristocratiche. Mousqueton faceva un ottima figura andando
-dietro al suo padrone.
-
-In quanto ad Aramis, di cui noi crediamo avere sufficientemente esposto
-il carattere, carattere del resto che, come quello dei suoi compagni,
-noi potremo seguire nel suo sviluppo, il suo lacchè, che si chiamava
-Bazin, mercè la speranza che aveva il suo padrone di entrare un giorno
-negli ordini, era sempre vestito di nero, come lo esigeva il suo futuro
-carattere. Costui era di Berry, di trentacinque ai quaranta anni;
-docile, pacifico, che si occupava a leggere opere pietose, distrazione
-che gli accordava il suo padrone, facendo un pranzo strettamente per
-due, di pochi piatti ma eccellenti. Del rimanente egli era muto, cieco
-sordo e di una fedeltà a tutta pruova. Ora che noi conosciamo, almeno
-superficialmente i padroni e i servitori, passiamo agli alloggi che
-ciascheduno di essi occupava.
-
-Athos abitava Strada Ferou a due passi dal Luxembourg; il suo
-appartamento si componeva di due piccole camere ammobiliate con
-molta proprietà in una casa guernita, la di cui albergatrice, ancor
-giovane e veramente bella, gli faceva inutilmente gli occhi dolci.
-Qualche rimasuglio di un grande splendore passato, spiccava qua e
-là sui muri di questo modesto alloggio; era per esempio, una spada
-riccamente damascata, che rimontava all'epoca di Francesco I, e la
-di cui sola impugnatura incrostata di pietre preziose, poteva valere
-dugento doppie, e che ciò non ostante nei momenti della più grande
-ristrettezza, Athos non aveva mai acconsentito nè ad impegnare, nè a
-vendere. Questa spada aveva attirato da lungo tempo la ambizione di
-Porthos. Porthos avrebbe dato dieci anni della sua vita per possedere
-quella spada.
-
-Un giorno che egli aveva un appuntamento con una duchessa, tentò
-eziandio di chiederla in imprestito ad Athos. Athos senza dir niente,
-vuotò le sue saccocce, riunì tutti i suoi gioielli, borse, spinette,
-catene d'oro, e offrì il tutto a Porthos: ma in quanto alla spada gli
-disse, ella era sigillata al suo posto, e non doveva lasciarlo che
-allora quando il suo padrone lascerebbe egli stesso il suo alloggio.
-Oltre questa spada, vi era ancora un ritratto rappresentante un signore
-del tempo di Enrico III, vestito con la più grande eleganza, e che
-portava l'ordine dello Spirito Santo, e questo ritratto aveva con
-Athos certe rassomiglianze di linee, certe similitudini di famiglia
-che indicavano che questo gran signore, cavaliere degli ordini del
-re, era un suo antenato. Finalmente un magnifico bauletto colle stesse
-armi in oro che portava la spada ed il ritratto formava il centro del
-camminetto che faceva orribilmente scomparire tutto il resto della
-mobilia. Athos portava sempre la chiave di questo bauletto con se. Ma
-un giorno egli l'aveva aperto davanti a Porthos, il quale aveva potuto
-assicurarsi che questo bauletto non conteneva che lettere e carte;
-lettere senza dubbio amorose, e carte di famiglia.
-
-Porthos abitava un appartamento molto vasto e di una apparenza
-sontuosissima. Strada del Vecchio Colombajo. Ciascheduna volta che egli
-passava con qualche amico davanti alle sue finestre, a una delle quali
-Mousqueton stava sempre in gran-livrea, Porthos alzava la testa e la
-mano, e diceva _ecco la mia dimora_. Ma mai si faceva trovare in casa,
-mai invitava nessuno a salire, e nessuno poteva farsi un'idea delle
-ricchezze reali che racchiudeva quella sontuosa apparenza.
-
-In quanto ad Aramis, egli abitava un piccolo alloggio, composto di
-un gabinetto, di un salotto da mangiare e di una camera da dormire,
-la qual camera, situata come il resto dell'appartamento al pian
-terreno, guardava sopra un piccolo giardino fresco, verde, ombroso e
-impenetrabile agli occhi de' vicini.
-
-In quanto a d'Artagnan, noi sappiamo come era alloggiato, ed abbiamo
-già fatta conoscenza col suo lacchè, mastro Planchet.
-
-D'Artagnan che era molto curioso di sua natura, come del resto sono
-tutte le persone che hanno il genio dell'intrigo, fece tutti gli sforzi
-per sapere chi erano al vero, Athos, Porthos e Aramis, perchè sotto
-questi nomi di guerra, ciascuno dei giovani nascondeva il suo nome di
-gentiluomo; Athos particolarmente, che riconosceva per un gran signore
-alla distanza di una lega. Si indirizzò adunque a Porthos per essere
-informato sopra Athos e Aramis, e s'indirizzò ad Aramis, per conoscere
-Porthos.
-
-Disgraziatamente Porthos stesso nulla sapeva della vita del suo
-silenzioso camerata che ciò che ne aveva traspirato. Si diceva che egli
-aveva avute gran disgrazie nei suoi affari amorosi, e che un orribile
-tradimento aveva avvelenata per sempre la vita di questo galantuomo. In
-che consisteva questo tradimento? tutti lo ignoravano.
-
-In quanto a Porthos, eccettuato il suo vero nome che il sig. de
-Tréville soltanto sapeva, come pure quello dei due camerati, la sua
-vita era facile a conoscersi. Pieno di vanità e di indiscrezione, si
-vedeva attraverso a lui come attraverso ed un cristallo, la sola cosa
-che avrebbe potuto far sbagliare l'investigatore sarebbe stata che si
-fosse creduto tutto quel bene che egli diceva di se stesso.
-
-In quanto ad Aramis, mentre aveva l'aspetto di non avere alcun
-secreto, era un giovane tutto ripieno di misteri, poco rispondendo
-alle interrogazioni che a lui si facevano su gli altri, e deludendo
-quelle che gli si facevano su lui stesso. Un giorno d'Artagnan dopo
-averlo lungamente interrogato su Porthos, ed avere saputo il rumore che
-correva sulla buona fortuna del suo moschettiere con una principessa,
-volle saper pure che cosa doveva credere sulle avventure amorose del
-suo interlocutore.
-
-— E voi mio caro compagno, gli disse egli, voi che parlate delle
-baronesse, delle contesse e delle principesse degli altri?
-
-— Perdono, interruppe Aramis, io ho parlato perchè Porthos ne parla
-egli stesso, perchè egli ha vociferate avanti a me tutte queste belle
-cose. Ma credetemi bene, mio caro d'Artagnan, che se io le avessi
-da una altra sorgente o me le avesse confidate egli stesso, egli non
-avrebbe potuto avere un amico più secreto di me.
-
-— Io non ne dubito, riprese d'Artagnan, ma infine mi sembra che voi
-pure siate molto familiare con gli stemmi, testimonio ne sia un certo
-fazzoletto orlato, al quale io debbo l'onore della vostra conoscenza.
-
-Aramis questa volta non s'inquietò, ma prese l'aspetto suo più umile, e
-rispose affettuosamente.
-
-— Mio caro, non dimenticate lo stato che un giorno voglio abbracciare,
-e che io fuggo tutte le occasioni mondane. Questo fazzoletto che voi
-avete veduto non mi era stato confidato, ma era stato dimenticato da
-uno dei miei amici. Io ho dovuto raccoglierlo per non compromettere lui
-e la dama che egli ama. In quanto a me io non ho, e non voglio avere
-amiche, seguendo in ciò l'esempio giudiziosissimo di Athos, che non ne
-ha più che me.
-
-— Ma che diavolo! voi non siete ancora frate, siete un moschettiere.
-
-— Moschettiere provvisoriamente, come dice il ministro, moschettiere, e
-contro mia voglia, ma uomo devoto nel fondo del mio cuore: credetemi.
-Athos e Porthos mi hanno incastrato qua dentro per tenermi occupato;
-ebbi alcune difficoltà al momento di compiere i miei desiderii, una
-piccola difficoltà con... ma ciò non vi può interessare, ed io vi
-faccio perdere un tempo prezioso.
-
-— Niente affatto, ciò anzi m'interessa moltissimo, gridò d'Artagnan, e
-pel momento non ho cosa alcuna da fare.
-
-— Sì, ma io ho le mie preci da dire, rispose Aramis, quindi alcuni
-versi da comporre, che mi ha domandato la signora d'Aiguillon; in
-seguito devo passare nella strada S. Onorato, per comprare del rossetto
-per la sig. de Chevreuse: voi vedete, mio caro amico, che se voi non
-avete fretta, io ne ho moltissima.
-
-E Aramis, stese affettuosamente la mano al suo giovane compagno, e
-prese da lui congedo.
-
-D'Artagnan non potè, per quanta pena si desse, saperne di più su i suoi
-amici. Egli prese adunque il partito di credere nel presente tutto ciò
-che si diceva del passato, sperando rivelazioni più sicure e più estese
-dall'avvenire. Frattanto egli considerò Athos come un Achille, Porthos
-come un Aiace, e Aramis come un Giuseppe.
-
-Del resto la vita dei quattro giovani era gioconda. Athos giuocava
-e sempre disgraziatamente. Però egli non domandava mai in prestito
-un soldo ai suoi amici, quantunque la sua borsa fosse sempre a loro
-disposizione; e quanto egli aveva giuocato sulla parola, faceva sempre
-risvegliare il suo creditore a sei ore del mattino per pagargli il
-suo credito della sera innanzi. Porthos aveva delle sfuriate, quei
-giorni, se egli guadagnava. Lo si vedeva insolente e splendido; se
-egli perdeva, scompariva completamente per alcuni giorni, dopo i quali
-ricompariva col viso smunto e la fisonomia allungata, ma con dei denari
-in saccoccia. In quanto ad Aramis, egli non giocava mai. Era il più
-cattivo moschettiere ed il più insulso convitato che si potesse vedere.
-Egli aveva sempre bisogno di travagliare; qualche volta in mezzo ad
-un pranzo, quando ciascuno nel trasporto del vino e nel calore della
-conversazione, credeva che vi fosse ancora qualche ora da restare a
-tavola, Aramis guardava il suo orologio, si alzava con un grazioso
-sorriso, e prendeva congedo dalla società, adducendo per scusa di
-dovere andare da un professore di filosofia per discutere sul valore
-di alcune sentenze. Altre volte egli ritornava al suo alloggio per
-scrivere una tesi, e pregava i suoi amici di non distrarlo. Frattanto
-Athos sorrideva con quel grazioso sorriso melanconico, che tanto
-siedeva bene sulla sua nobile figura, e Porthos beveva e giurava che
-Aramis non si sarebbe mai fatto frate.
-
-Planchet, il cameriere di d'Artagnan, sopportò nobilmente la
-buona fortuna. Egli riceveva trenta soldi il giorno, e per un mese
-egli ritornava all'alloggio gaio come un piccione e affabile col
-suo padrone. Quando il vento dell'avversità cominciò a soffiare
-nell'economia domestica della strada dei Fossoyeurs, vale a dire
-quando le quaranta doppie del re Luigi XIII furono terminate o poco
-meno, cominciarono i lamenti che Athos trovava nauseabondi, Porthos
-indecenti, e Aramis ridicoli. Athos consigliò dunque a d'Artagnan di
-licenziare il mariuolo. Porthos voleva che prima fosse bastonato,
-e Aramis pretendeva che un padrone non dovesse ascoltare che i
-complimenti a lui diretti.
-
-— Ciò vi è ben facile a dire, riprese d'Artagnan, a voi, Athos, che gli
-proibite di parlare, e che per conseguenza non avete mai degli alterchi
-con lui: a voi, Porthos, che menate un treno magnifico e che siete un
-idolo per il vostro cameriere, Mousqueton: a voi finalmente, Aramis,
-che sempre distratto dai vostri studi filosofici, inspirate un profondo
-rispetto al vostro servitore Bazin, uomo dolce e affettuoso; ma io
-che sono senza consistenza e senza risorse, io che non sono ancora nè
-moschettiere, nè guardia, che dovrò fare per inspirare l'affezione, il
-terrore o il rispetto a Planchet?
-
-— La cosa è grave, risposero i tre amici; è un affare dell'interno;
-accade dei servitori ciò che accade delle donne, bisogna metterli
-fin dal primo momento sul piede in cui si desidera che restino.
-Rifletteteci dunque.
-
-D'Artagnan riflettè, e risolse di percuotere Planchet in via di
-provvisione, cosa che fu eseguita colla coscienza che d'Artagnan
-metteva in tutti gli affari, poi dopo averlo ben bastonato, gli proibì
-di lasciare il suo servizio senza il suo permesso!
-
-— Perchè, soggiunse, l'avvenire non può mancarmi, io aspetto
-inevitabilmente tempi migliori. La tua fortuna adunque è fatta se tu
-resti con me, e io son troppo buon padrone per non lasciarti sfuggire
-la fortuna accordandoti il congedo che tu mi domandi.
-
-Questa maniera d'agire incusse molto rispetto ai moschettieri per la
-politica di d'Artagnan. Planchet fu egualmente preso dall'ammirazione
-e non parlò più di andarsene. La vita dei quattro giovani era divenuta
-comune; d'Artagnan che non aveva alcuna abitudine, che giungeva dalla
-sua provincia e cadeva in mezzo ad un mondo tutto nuovo per lui,
-prese tosto le abitudini dei suoi amici. Si alzavano verso le sei
-ore nell'estate, andavano a prendere la parola d'ordine e l'andamento
-degli affari dal signore de Tréville. Quantunque d'Artagnan non fosse
-moschettiere, ne faceva il servizio con una puntualità ammirabile; egli
-era sempre di guardia, perchè teneva sempre compagnia a quello dei suoi
-tre amici che la montava. Era conosciuto alla caserma dei moschettieri;
-e tutti lo ritenevano per un buon camerata. Il sig. de Tréville, che
-lo aveva apprezzato col primo colpo d'occhio e che gli portava una vera
-affezione, non cessava di raccomandarlo al re.
-
-Dal canto loro i tre moschettieri amavano moltissimo il giovine
-camerata. L'amicizia che univa questi quattro uomini, e il bisogno
-di vedersi tre o quattro volte il giorno, sia per affari, sia per un
-duello, sia per un divertimento li faceva incessantemente correre l'uno
-dietro l'altro come ombre, e s'incontravano sempre gli inseparabili che
-si cercavano dal Luxembourg alla piazza S. Sulpicio, o dalla strada
-del Vecchio-Colombaio al Luxembourg. Frattanto le promesse del sig.
-de Tréville tenevano la loro strada. Un bel giorno, il re comandò al
-sig. Capitano des Essarts di prendere d'Artagnan come cadetto nella sua
-compagnia delle guardie. D'Artagnan indossò sospirando quell'uniforme,
-che egli avrebbe voluto, a prezzo di dieci anni della sua esistenza,
-cambiare colla saccoccia di moschettiere. Ma il sig. de Tréville
-promise questo favore dopo un noviziato di due anni, noviziato che
-del resto, poteva essere accorciato se l'occasione si presentava per
-d'Artagnan di rendere qualche importante servigio al re, o di fare
-qualche azione rumorosa. D'Artagnan si ritirò su questa promessa, e il
-giorno dopo cominciò il suo servizio.
-
-Allora toccò il turno ad Athos, a Porthos ed ad Aramis di montare
-la guardia con d'Artagnan ogni qual volta egli era di guardia. La
-compagnia del sig. Cav. des Essarts prese così quattro uomini invece di
-uno, il giorno che prese d'Artagnan.
-
-
-
-
-CAPITOLO VIII.
-
-UN INTRIGO DI CORTE
-
-
-Frattanto le quaranta doppie di Luigi XIII, come tutte le cose di
-questo mondo, dopo avere avuto un principio, avevano avuto un fine, e
-dopo questo fine i quattro compagni erano caduti in angustie. Sulle
-prime Athos aveva sostenuto per qualche tempo l'associazione coi
-suoi proprii denari, Porthos gli tenne dietro, e mercè una di quelle
-disperazioni alle quali si erano abituati, egli aveva per quasi
-quindici giorni ancora sovvenuto ai bisogni di tutti, in fine era
-arrivata la volta d'Aramis che si era disimpegnato di buona grazia, e
-che era pervenuto, diceva egli, vendendo qualche libro di filosofia a
-procurarsi alcune doppie.
-
-Allora si ebbe ricorso, come d'ordinario, al sig. de Tréville, che fece
-qualche anticipazione sul soldo, ma queste anticipazioni non potevano
-condurre molto avanti tre moschettieri, che avevano già dei conti
-arretrati, e una guardia che non ne aveva ancora.
-
-Finalmente, quando si vide che si andava a restar senza del tutto,
-si riunì con un ultimo sforzo otto o dieci doppie che Porthos giocò.
-Disgraziatamente egli era in cattiva vena, egli perdè tutto, e più
-venticinque doppie sulla parola.
-
-Allora l'angustia divenne miseria; si videro gli affamati seguiti dai
-loro lacchè correre le strade ed i corpi di guardia, annasando presso i
-loro amici del di fuori tutti i pranzi, che potevano ritrovare, poichè,
-seguendo il consiglio di Aramis, si doveva nella prosperità seminare
-dei pranzi a dritta e a sinistra, per andarne raccogliendo qualcuno
-nella disgrazia.
-
-Athos fu invitato quattro volte, e ciascheduna volta condusse seco i
-suoi amici coi lacchè. Porthos ebbe sei occasioni e ne fece egualmente
-godere ai suoi camerati: Aramis ne ebbe otto. Era un uomo, come si è
-già potuto scorgere, che faceva poco rumore e molte faccende. In quanto
-a d'Artagnan, che non conosceva alcuno nella capitale, non trovò che
-una colazione di cioccolatte in casa di un prete del suo paese e un
-pranzo da un trombetta delle guardie. Egli condusse la sua armata in
-casa del prete, al quale venne divorata la sua provvisione di due mesi;
-e presso il trombetta, e che fece delle meraviglie; ma come diceva
-Planchet, non si mangia sempre che una volta, anche quando si mangia
-molto.
-
-D'Artagnan dunque si ritrovò umiliato di non aver potuto provvedere che
-un pasto e mezzo, perchè la colazione del prete non poteva calcolarsi
-che un mezzo pasto, da offrirsi ai suoi compagni in cambio dei festini
-che si erano procurati Athos, Porthos ed Aramis. Egli si credeva a
-carico della società, dimenticando, nella sua buona fede giovanile
-che egli aveva nudrito questa società per un mese, e il suo spirito
-preoccupato si mise a travagliare attivamente. Egli riflettè che questa
-coalizione di quattro uomini, giovani, coraggiosi, intraprendenti e
-attivi doveva avere un altro scopo che quello delle passeggiate oziose,
-delle lezioni di scherma e dei lazzi più e meno spiritosi.
-
-Infatti, quattro uomini come loro, quattro uomini affezionati gli
-uni agli altri dalla borsa fino alla vita, quattro uomini che si
-sostenevano sempre, non rinculando mai, eseguendo isolatamente o
-collettivamente le risoluzioni prese in comune; quattro bravi che
-minacciavano i quattro punti cardinali, o che, se si voltavano verso
-un sol punto, dovevano inevitabilmente, sia sotterraneamente, sia in
-pieno giorno, sia colla mina, sia colla breccia, sia colla furberia,
-sia colla forza aprirsi un cammino verso lo scopo che si erano prefissi
-per quanto ben difeso o per quanto lontano egli si fosse. La sola cosa
-che meravigliava d'Artagnan era che i suoi compagni non avessero ancora
-pensato a questo.
-
-Egli vi pensava seriamente, crivellandosi il cervello per trovare una
-direzione a questa forza unica moltiplicata quattro volte, colla quale
-egli non dubitava che, come la leva che cercava Archimede, non si fosse
-giunto a sollevare il mondo, allorchè fu dolcemente battuto alla sua
-porta. D'Artagnan risvegliò Planchet, e gli ordinò di andare ad aprire.
-
-Che da questa frase: d'Artagnan risvegliò Planchet, il lettore non vada
-a pensare che fosse notte, o che il giorno non fosse ancora spuntato:
-quattro ore dopo il mezzogiorno suonavano in quel momento. Due ore
-prima, Planchet era venuto a domandare da pranzo al suo padrone, il
-quale gli aveva risposto col proverbio: «chi dorme pranza». E Planchet
-pranzava dormendo.
-
-Fu introdotto un uomo di aspetto molto semplice e che aveva l'aria d'un
-borghese.
-
-Planchet per frutti, avrebbe voluto sentire la conversazione; ma
-il borghese dichiarò a d'Artagnan che ciò che aveva a dirgli era
-importante e confidenziale, e che desiderava rimanere a quattr'occhi
-con lui.
-
-D'Artagnan congedò Planchet, e fece sedere il suo visitatore.
-
-Vi fu un momento di silenzio; durante il quale i due uomini si
-guardarono come per fare una esordiente conoscenza; dopo di che,
-d'Artagnan s'inchinò in segno che egli ascoltava.
-
-— Io ho inteso parlare del sig. d'Artagnan, giovane molto bravo, disse
-il borghese, e questa riputazione di cui gode a giusto titolo mi ha
-deciso di confidargli un secreto.
-
-— Parlate, signore, parlate, disse d'Artagnan che per istinto annasò
-qualche cosa di avvantaggioso.
-
-Il borghese fece una novella pausa quindi continuò:
-
-— Io ho mia moglie che tiene la biancheria della regina, signore, e che
-non è priva nè di bellezza, nè di saggezza. Mi si fece sposarla, sono
-ormai dieci anni, quantunque ella non avesse che un piccolo capitale,
-poichè il sig. de Laporte, il porta-mantello della regina, è suo
-padrino e la protegge.
-
-— Ebbene, signore? domandò d'Artagnan.
-
-— Ebbene! riprese il borghese, ebbene! signore, mia moglie mi è stata
-rapita ieri mattina quanto sortiva dalla camera di lavoro.
-
-— E da chi è stata rapita vostra moglie?
-
-— Io non ne so niente sicuramente, ma ho sospetto su qualcuno.
-
-— E chi è questa persona di cui sospettate?
-
-— Un uomo che la perseguitava da lungo tempo.
-
-— Diavolo!
-
-— Ma volete voi che io ve la dica, signore? continuò il borghese: io
-sono convinto che vi è meno amore che politica in tutto ciò.
-
-— Meno amore che politica! riprese d'Artagnan con un'aria molto
-riflessiva, e che cosa sospettate voi?
-
-— Io non so se debba dirvi ciò che sospetto...
-
-— Signore, vi farò osservare che io non vi ho domandato assolutamente
-niente. Siete voi che siete venuto, siete voi che avete detto che avete
-un secreto da confidarmi. Fate dunque quello che più vi accomoda, siete
-ancora in tempo di ritirarvi.
-
-— No, signore, no, voi avete la ciera di un onesto giovane, e io avrò
-confidenza in voi. Io credo adunque che non sia per cagione dei suoi
-amori che mia moglie è stata arrestata, ma a cagione di quelli di una
-dama più grande di lei.
-
-— Ah! ah! sarebbe forse a cagione degli amori della signora di
-Bois-Tracy? fece d'Artagnan, che volle aver l'aria, rimpetto al suo
-borghese, di essere al corrente degli affari della corte.
-
-— Più alta, signore, più alta.
-
-— Della signora d'Aiguillon?
-
-— Più alta ancora.
-
-— Della signora de Chevreuse?
-
-— Più alta, molto più alta!...
-
-— Della?
-
-D'Artagnan si fermò.
-
-— Sì, signore, rispose tanto sottovoce, che appena si potè intendere,
-il borghese spaventato.
-
-— E con chi?
-
-— Con chi può essere, se non è col Duca de?...
-
-— Il duca de...?
-
-— Sì, signore, rispose il borghese dando alla sua voce un'intonazione
-ancor più sorda.
-
-— Ma voi come sapete tutto ciò?
-
-— Ah! come lo so io?
-
-— Sì, come lo sapete voi? non fate mezze confidenze, o... voi capite.
-
-— Io lo so da mia moglie, signore, da mia moglie stessa.
-
-— Che lo sa... da chi?
-
-— Dal sig. de Laporte. Non vi ho detto che ella era la figlioccia del
-sig. de Laporte, l'uomo di confidenza della regina? Ebbene, il sig.
-de Laporte l'aveva messa vicino a Sua Maestà, perchè la nostra povera
-regina avesse almeno qualcuno con cui confidarsi, abbandonata come
-ella è dal re, spiata come ella è dal ministro, tradita come ella è da
-tutti.
-
-— Ah! ah! ecco che si spiega, disse d'Artagnan.
-
-— Ora, mia moglie è venuta che sono quattro giorni, signore; una
-delle condizioni era che ella dovesse venirmi a vedere due volte la
-settimana; perchè ho avuto l'onore di dirvi, mia moglie mi ama molto;
-mia moglie è dunque venuta, e mi ha confidato che la regina in questo
-momento aveva grandi timori.
-
-— Veramente?
-
-— Sì; il ministro a quanto pare, la incalza e la perseguita più che
-mai, egli non può perdonarle la storia della _sarabanda_. Voi sapete la
-storia della sarabanda?
-
-— Per bacco se la so! rispose d'Artagnan che non ne sapeva niente
-affatto, ma che voleva aver l'aria di essere al corrente.
-
-— Di modo che ora non è più l'odio, è la vendetta.
-
-— Davvero?
-
-— E la regina crede?
-
-— Ebbene! che cosa crede la regina?
-
-— Ella crede che sia stato scritto al sig. duca de Buckingham in nome
-suo.
-
-— In nome della regina?
-
-— Sì, per farlo venire a Parigi, e una volta venuto a Parigi, per
-attirarlo in qualche laccio.
-
-— Diavolo! ma vostra moglie, mio caro signore, che cosa ha che fare con
-tutto questo.
-
-— Si conosce la sua affezione per la regina, e si vuole allontanarla
-dalla sua padrona, o intimorirla per avere i secreti di Sua Maestà, o
-sedurla per servirsi di lei come di una spia.
-
-— È probabile, disse d'Artagnan; ma l'uomo che l'ha rapita, lo
-conoscete voi?
-
-— Vi ho detto che credo di conoscerlo.
-
-— Il suo nome?
-
-— Non lo so; quello che so soltanto si è che egli è una creatura del
-ministro, la sua anima dannata.
-
-— Ma voi lo avete veduto?
-
-— Sì, un giorno mia moglie me lo ha mostrato.
-
-— Ha egli nessuna singolarità alla quale si possa riconoscerlo?
-
-— Oh certamente; è un signore di alta statura, di pelo nero, di
-colorito pallido, coll'occhio penetrante, i denti bianchi, ed una
-cicatrice alla tempia.
-
-— Una cicatrice alla tempia! gridò d'Artagnan, e con essa denti
-bianchi, occhio penetrante, però nero, questi è il mio uomo di Méung.
-
-— È il vostro uomo, dite voi?
-
-— Sì, sì, ma ciò non fa niente alla cosa. No, io mi sbaglio, ciò anzi
-semplifica di molto la cosa: se il vostro uomo è pure il mio, farò
-due vendette con un colpo solo, ecco tutto; ma dove il raggiungerò
-quest'uomo?
-
-— Non ne so niente.
-
-— Non avete presa alcuna informazione sulla sua dimora?
-
-— Nessuna; un giorno che io riconduceva mia moglie al Louvre, egli
-sortiva quando essa entrava, e me lo fece vedere.
-
-— Diavolo! diavolo! mormorò d'Artagnan tuttociò è bene incerto. Da chi
-avete saputo il rapimento di vostra moglie?
-
-— Dal signor de Laporte.
-
-— Vi ha dato qualche dettaglio?
-
-— Egli non ne aveva alcuno.
-
-— E voi non avete saputo niente altro?
-
-— Sì, ho ricevuto...
-
-— Che?
-
-— Ma io non so se commetta una grande imprudenza...
-
-— Voi ritornate ancora come prima; però io vi farò osservare che ora è
-troppo tardi per ritornare indietro.
-
-— Così io non mi ritiro, per bacco! gridò il borghese giurando per
-riscaldarsi la testa. D'altronde, fede di Bonacieux...
-
-— Voi vi chiamate Bonacieux? interruppe d'Artagnan.
-
-— Sì, questo è il mio nome.
-
-— Voi diceste adunque, fede di Bonacieux! perdonate se io vi ho
-interrotto, ma mi sembrava che questo nome non mi fosse nuovo.
-
-— È possibile, signore. Io sono il vostro padrone di casa.
-
-— Ah! ah! fece d'Artagnan sollevandosi per metà, e inchinandosi. Ah!
-voi siete il signor proprietario della casa?
-
-— Sì, signore, sì. E siccome da tre mesi che voi siete in casa
-mia, e che distratto, senza dubbio dalle vostre grandi occupazioni,
-avete dimenticato di pagarmi l'affitto, siccome, dico, io non vi ho
-tormentato un istante, ho pensato che voi avreste riguardo alla mia
-delicatezza.
-
-— Come è; mio caro signore Bonacieux, riprese d'Artagnan, credete che
-io sono pieno di riconoscenza per un simile procedere, e che, come ve
-l'ho detto, se posso esservi utile in qualche cosa...
-
-— Vi credo, signore, vi credo e come stava per dirvi, in fede di
-Bonacieux, ho tutta la mia confidenza in voi.
-
-Il borghese cavò un foglio di saccoccia, e lo presentò a d'Artagnan.
-
-— Una lettera! fece il giovane.
-
-— Che ho ricevuta questa mattina.
-
-D'Artagnan l'aprì, e siccome il giorno cominciava a declinare, egli
-s'avvicinò alla finestra. Il borghese lo seguì.
-
-«Non cercate affatto vostra moglie» lesse d'Artagnan, «ella vi sarà
-resa quando non si avrà più bisogno di lei. Se voi fate la più piccola
-dimostrazione per ritrovarla, siete perduto.»
-
-— Ecco ciò che vi è positivo continuò d'Artagnan; ma dopo tutto, questa
-non è che una minaccia.
-
-— Sì, ma questa minaccia mi spaventa, signore; io non sono affatto uomo
-di spada, ed ho paura della Bastiglia.
-
-— Hum! fece d'Artagnan, ma l'affare si è che pure io ho minor desiderio
-della Bastiglia di voi. Se non si trattasse che di un colpo di spada,
-vada pure.
-
-— Però, signore, io aveva calcolato su voi in questa occasione.
-
-— Sì?
-
-— Vedendovi incessantemente circondato da moschettieri, con un aspetto
-molto guerriero, e riconoscendo che questi moschettieri erano quelli
-del sig. de Tréville, e per conseguenza nemici del ministro, io aveva
-pensato che voi e i vostri amici, nel rendere giustizia alla nostra
-povera regina, sarete ben contenti di fare un cattivo giuoco allo
-stesso ministro.
-
-— Senza dubbio.
-
-— E poi aveva pensato che, dovendomi voi tre mesi di affitto, di cui io
-non vi ho mai parlato...
-
-— Sì, sì, voi mi avete di già addotta questa ragione, e io la trovo
-eccellente.
-
-— Che più, fino a tanto che voi mi farete l'onore di restare in casa
-mia, non vi parlerò mai dell'affitto venturo...
-
-— Benissimo!
-
-— Aggiungete a ciò, sevi fosse bisogno, contava offrirvi una
-cinquantina di doppie, se contro ogni probabilità, voi vi ritrovaste in
-questo momento in qualche angustia...
-
-— A meraviglia; ma voi dunque siete ricco, mio caro signor Bonacieux?
-
-— Ho tutti i miei comodi, signore, questa è la parola; ho riunito
-qualche cosa, come sarebbero due o tre mila scudi di rendita nel
-commercio delle mercerie, e soprattutto mettendo qualche fondo
-sull'ultimo viaggio del celebre navigatore Giovanni Mocquet, di modo
-che voi capirete, signore... ah! ma... gridò il borghese.
-
-— Che? domandò d'Artagnan.
-
-— Che vedo io là?
-
-— Dove?
-
-— Sulla strada, dirimpetto alle vostre finestre, nel vano di quella
-porta: un uomo inviluppato nel suo mantello.
-
-— È lui gridarono ad un tempo d'Artagnan ed il borghese, avendo
-riconosciuto il loro uomo.
-
-— Ah! questa volta, gridò d'Artagnan saltando alla sua spada, questa
-volta egli non mi fuggirà.
-
-E cavando la sua spada dal fodero si precipitò fuori dell'appartamento.
-
-Sulla scala egli incontrò Athos e Porthos che venivano a visitarlo.
-Essi si scostarono; d'Artagnan passò fra di loro come una freccia.
-
-— E che! dove corri tu così? gridarono in una volta i due moschettieri.
-
-— L'uomo di Méung! riprese d'Artagnan, e disparve.
-
-D'Artagnan aveva più di una volta raccontato ai suoi amici la sua
-avventura con lo sconosciuto come pure l'apparizione della bella
-viaggiatrice, alla quale questo uomo aveva sembrato confidare una così
-importante missione. Il parere di Athos era stato che d'Artagnan avesse
-perduto la sua lettera nell'osteria. Un gentiluomo, secondo lui, e al
-ritratto che d'Artagnan aveva fatto dello sconosciuto questi non poteva
-essere che un gentiluomo; un gentiluomo doveva essere incapace di
-commettere la bassezza di rubare una lettera.
-
-Porthos non aveva veduto in tutto ciò che un appuntamento amoroso dato
-da una dama ad un cavaliere, o da un cavaliere ad una dama, che era
-stato disturbato dalla presenza di d'Artagnan e del suo cavallo giallo.
-
-Aramis aveva detto che questa sorta di cose misteriose, valeva meglio
-il non approfondirle.
-
-Essi compresero dunque dalle poche parole sfuggite a d'Artagnan, di
-quale affare si trattava, e siccome pensarono che dopo aver raggiunto
-il suo uomo, o dopo averlo perduto di vista, d'Artagnan avrebbe finito
-col ritornare in casa, continuarono la loro strada.
-
-Allorchè entrarono nella camera di d'Artagnan, la camera era vuota;
-il proprietario, temendo le conseguenze dell'incontro che senza
-dubbio avrebbe avuto luogo tra il giovane e lo sconosciuto, aveva,
-in conseguenza dell'esposizione ch'egli stesso aveva fatta del suo
-carattere, giudicato che era cosa prudente il ritirarsi.
-
-
-
-
-CAPITOLO IX.
-
-D'ARTAGNAN SPIEGA CARATTERE
-
-
-Come lo aveva preveduto Athos e Porthos, in capo ad una mezz'ora
-d'Artagnan rientrò. Questa volta pure egli non aveva ritrovato il suo
-uomo, che come per incanto era scomparso. D'Artagnan aveva corso colla
-spada alla mano tutte le strade circonvicine, ma non aveva ritrovato
-nessuno che rassomigliasse a quello che egli cercava, quindi n'era
-venuto a ciò da cui doveva forse cominciare, e che era di battere alla
-porta contro la quale lo sconosciuto stava appoggiato; ma inutilmente
-egli per dieci o dodici volte di seguito aveva fatto risonare il
-metallo, nessuno gli aveva risposto; ed i vicini, che attirati dal
-rumore, erano accorsi sul limitare della loro porta, lo avevano
-assicurato che quella casa, di cui del resto tutte le aperture erano
-chiuse, era da sei mesi completamente inabitata.
-
-Nel mentre che d'Artagnan correva le strade e batteva alle porte,
-Aramis aveva raggiunto i suoi due compagni, di modo che ritornando in
-casa, d'Artagnan aveva ritrovata la riunione al suo completo.
-
-— Ebbene? dissero assieme i tre moschettieri, vedendo entrare
-d'Artagnan col sudore sulla fronte e la figura sconvolta dalla collera.
-
-— Ebbene! gridò questi gettando la sua spada sul letto, bisogna
-che quest'uomo sia il diavolo in persona, egli è scomparso come un
-fantasma, come un'ombra, come uno spettro.
-
-— Credete voi alle apparizioni? domandò Athos a Porthos.
-
-— Io? non credo che a ciò che ho veduto, e siccome non ho mai veduto
-apparizioni, così non vi credo.
-
-— In ogni caso, uomo o diavolo, corpo od ombra, illusione o realtà,
-quest'uomo è nato per la mia dannazione, poichè la sua fuga ci fa
-andare a vuoto un affare superbo, signori, un affare nel quale vi erano
-cento doppie da guadagnare, e fors'anche più.
-
-— In qual modo? dissero in una volta Porthos e Aramis.
-
-In quanto ad Athos, fedele al suo sistema di mutismo, si contentò
-d'interrogare d'Artagnan con lo sguardo.
-
-— Planchet, disse d'Artagnan al suo domestico, che passava in questo
-momento la testa per la porta non ben chiusa cercando di sorprendere
-qualche brano della conversazione, discendete dal mio proprietario,
-sig. Bonacieux, ditegli d'inviarci una mezza dozzina di bottiglie di
-vino di Beaugency; è quello che io preferisco.
-
-— E che! voi avete dunque credito aperto col vostro padrone di casa?
-domandò Porthos.
-
-— Sì rispose d'Artagnan, da oggi in poi, e state tranquilli, se il suo
-vino è cattivo noi gli manderemo a cercarne dell'altro.
-
-— Bisogna usare, e non abusare, disse sentenziosamente Aramis.
-
-— Io ho sempre detto che d'Artagnan era la testa forte di noi quattro,
-fece Athos, che dopo avere emessa questa opinione, alla quale
-d'Artagnan rispose con un saluto, ricadde subito nel suo consueto
-silenzio.
-
-— Ma in fine vediamo, che cosa c'è? domandò Porthos.
-
-— Sì, disse Aramis, confidateci tutto, mio caro amico, a meno che
-l'onore di qualche dama non si trovi interessato in questa confidenza,
-nel qual caso farete meglio a conservarla per voi.
-
-— Siate tranquilli, rispose d'Artagnan, l'onore di nessuna persona avrà
-a lamentarsi in ciò che io vi dirò.
-
-E allora egli raccontò parola per parola ai suoi amici tutto ciò che
-era accaduto fra il suo padron di casa e lui, ed in qual modo l'uomo
-che aveva rapita la moglie del degno proprietario era lo stesso col
-quale aveva avuto contesa nell'osteria di Francesco Meunier.
-
-— Il vostro affare non è cattivo, disse Athos, dopo avere gustato il
-vino da conoscitore, e indicato con un segno di testa che lo trovava
-buono, e si potrà ricavare da questo bravo uomo una cinquantina o una
-sessantina di doppie. Ora, resta a sapersi se cinquanta o sessanta
-doppie valgano la pena di arrischiare quattro teste.
-
-— Ma fate attenzione, gridò d'Artagnan, che vi è una donna in
-quest'affare, una donna elevata, una donna che si minaccia senza
-dubbio, che forse si mette a tortura e tutto ciò perchè ella è fedele
-alla sua padrona.
-
-— State in guardia, d'Artagnan, state in guardia, disse Aramis, voi
-vi riscaldate un poco troppo, a mio avviso, sulla sorte della signora
-Bonacieux. La donna è stata sempre la rovina degli uomini, ed è da lei
-che ci vengono tutte le miserie.
-
-Athos, a questa sentenza d'Aramis aggrottò il sopracciglio, e si morse
-le labbra.
-
-— Non è punto della signora Bonacieux che m'inquieto, gridò d'Artagnan,
-ma della regina, che il re abbandona, che il ministro perseguita, e che
-vede cadere, le une dopo le altre, le teste di tutti i suoi amici.
-
-— Perchè ama ella tutto ciò che noi detestiamo di più a questo mondo,
-gli Spagnuoli e gl'Inglesi?
-
-— La Spagna è la sua patria, rispose d'Artagnan, ed è cosa
-semplicissima che ella ami gli Spagnuoli, che sono figli della stessa
-sua terra. In quanto al secondo rimprovero che voi le fate, ho inteso
-dire che ella amava, non già gl'inglesi, ma un Inglese.
-
-— Eh in fede mia, disse Athos, bisogna convenire che questo Inglese è
-ben degno di essere amato. Io non ho mai veduto un aspetto più grande
-del suo.
-
-— Senza contare che nessuno si sa abbigliare come lui, disse Porthos.
-Io era al Louvre il giorno in cui ha seminate le sue perle, e per
-bacco! io ne ho raccolte due che ho vendute dieci doppie l'una. E tu,
-Aramis, lo conosci tu?
-
-— Tanto bene quanto voi, signori, perchè io era uno di quelli che
-lo hanno arrestato nel giardino d'Amiens, ove mi aveva introdotto
-il sig. de Putange, lo scudiere della regina. Io era al seminario in
-quell'epoca, e l'avventura mi parve crudele pel re.
-
-— Cosa che non m'impedirebbe, disse d'Artagnan, se io sapessi dov'è il
-duca di Buckingham, di prenderlo per la mano, e di condurlo vicino alla
-regina, e non fosse altro che per fare arrabbiare il ministro, poichè
-il nostro vero, il nostro solo, eterno nemico, signori, è il ministro,
-e se possiamo ritrovare il modo di giuocargli un qualche giuoco
-crudele, vi confesso che vi impegnerei volentieri la mia testa.
-
-— E, riprese Athos, il merciaio vi ha detto, d'Artagnan, che la regina
-temeva che si fosse fatto venire Buckingham sotto un falso avviso?
-
-— Ella ne ha paura.
-
-— Aspettate dunque, disse Aramis.
-
-— Che cosa? domandò Porthos.
-
-— Continuate pure. Io cerco a richiamarmi alcune circostanze.
-
-— Ed ora io son convinto, disse d'Artagnan, che il ratto di questa
-donna della regina si concatena agli avvenimenti di cui parliamo, e
-fors'anche alla presenza del signor de Buckingham in Parigi.
-
-— Il Guascone è pieno d'idee, disse Porthos con ammirazione.
-
-— Amo molto sentirlo parlare, disse Athos, il suo dialetto mi diverte.
-
-— Signori, riprese Aramis, ascoltate questo.
-
-— Ascoltiamo Aramis, dissero i tre amici.
-
-— Ieri, io mi trovava presso un dotto filosofo, che ho qualche volta
-consultato per i miei studii.
-
-Athos sorrise.
-
-— Egli abita un quartiere deserto, continuò Aramis; i suoi gusti,
-la sua professione lo esigono. Ora al momento che io sortiva di casa
-sua... qui Aramis si fermò.
-
-— Ebbene! domandarono i suoi uditori al momento che sortivi di casa
-sua?...
-
-Aramis parve fare uno sforzo sopra se stesso, come un uomo che, in
-pieno corso di una bugia, si vede fermato da un qualche ostacolo
-imprevisto, ma gli occhi dei suoi tre compagni erano fissi su lui, le
-loro orecchie erano tese, e non vi era più modo d'indietreggiare.
-
-— Questo filosofo ha una nipote, continuò Aramis.
-
-— Ah! egli ha una nipote? interruppe Porthos.
-
-— Dama molto rispettabile, disse Aramis.
-
-I tre amici si posero a ridere.
-
-— Ah! se voi ridete, o se voi dubitate, riprese Aramis, voi non ne
-saprete niente.
-
-— Noi siamo credenti come tanti maomettani, e muti come catafalchi,
-disse Athos.
-
-— Dunque continuo, riprese Aramis. Questa nipote qualche volta viene a
-vedere suo zio; ora, ella ieri vi si trovava nel medesimo tempo che me,
-per caso, ed io mi offersi per condurla alla sua carrozza.
-
-— Ah! la nipote del filosofo ha una carrozza? interruppe Porthos, che
-aveva per uno dei suoi più gran difetti una grande incontinenza di
-lingua; bella conoscenza, amico mio!
-
-— Porthos, riprese Aramis, vi ho già fatto osservare più d'una volta
-che voi siete molto indiscreto, e che ciò vi nuoce con le donne.
-
-— Signori, signori! gridò d'Artagnan, che intravedeva la fine
-dell'avventura, la cosa è seria, cerchiamo dunque di non scherzare, se
-lo possiamo. Continuate, Aramis, continuate.
-
-— Ad un tratto un uomo grande, bruno coi modi di gentiluomo... a voi,
-del genere del vostr'uomo, d'Artagnan.
-
-— Forse sarà lo stesso; disse questi.
-
-— È possibile.... Aramis continuò, si avvicinò a me, accompagnato da
-cinque o sei uomini che lo seguivano a dieci passi di distanza, e col
-tuono il più gentile:
-
-— «Signor duca» mi disse egli «e voi, signora,» continuò indirizzandosi
-alla dama che io aveva sotto il braccio.
-
-— La nipote del dottore?
-
-— Silenzio dunque Porthos, disse Athos, voi siete insopportabile!
-
-— Favorite di salire in questa carrozza, e ciò senza tentare la più
-piccola resistenza, senza fare il più piccolo rumore.
-
-— Egli vi aveva preso per Buckingham! gridò d'Artagnan.
-
-— Credo, rispose Aramis.
-
-— Ma quella donna? domandò Porthos.
-
-— Egli l'aveva presa per la regina! disse d'Artagnan.
-
-— Precisamente, rispose Aramis.
-
-— Il Guascone è il diavolo! gridò Athos, non gli sfugge niente.
-
-— Il fatto è, disse Porthos, che Aramis è della statura; ed ha qualche
-cosa del portamento del bel duca; ma però mi sembra che l'abito da
-moschettiere...
-
-— Io aveva un enorme mantello, disse Aramis.
-
-— Nel mese di luglio? diavolo! fece Porthos; forse che il tuo filosofo
-teme che tu non sia riconosciuto?
-
-— Comprendo ancora, disse Athos, che la spia si sia lasciata illudere
-dal portamento, ma il viso...
-
-— Io aveva un gran cappello, disse Aramis.
-
-— Oh! mio Dio, gridò Porthos, quante precauzioni per studiare filosofia!
-
-— Signori, signori, disse d'Artagnan, non perdiamo il nostro tempo a
-celiarla; dividiamoci, e cerchiamo la moglie del merciaio; questa è la
-chiave dell'intrigo.
-
-— Una donna di così infima condizione! voi credete, d'Artagnan? disse
-Porthos, allungando le labbra con disprezzo.
-
-— È la figlioccia di de Laporte, il cameriere di confidenza della
-regina. Non ve l'ho io detto; signori? e d'altronde questo forse
-potrebbe essere un calcolo di Sua Maestà di aver cercato i suoi appoggi
-così in basso. Le alte teste si vedono di lontano, ed il ministro ha
-buona vista.
-
-— Ebbene! disse Porthos, stabilite prima il premio col merciaio, e che
-sia un buon premio.
-
-— È inutile, disse d'Artagnan, poichè io credo che s'egli non ci paga,
-noi saremo ben pagati da un'altra parte.
-
-In questo momento un rumore precipitato di passi rimbombò nelle scale,
-la porta si aprì con fracasso, e il disgraziato merciaio si slanciò
-nella camera ove si teneva il consiglio.
-
-— Ah! signori, gridò egli, salvatemi in nome del cielo, salvatemi! vi
-sono là quattro uomini che vengono ad arrestarmi: salvatemi!
-
-Porthos e Aramis si alzarono.
-
-— Un momento, gridò d'Artagnan, facendo loro segno di rimettere nel
-fodero le spade per metà cavate: un momento, qui non c'è bisogno di
-coraggio, ma di prudenza.
-
-— Però, gridò Porthos, noi non lasceremo...
-
-— Voi lascerete fare a d'Artagnan, disse Athos; egli è, io lo ripeto,
-la testa forte di tutti noi, ed io, per conto mio, io dichiaro che
-l'obbedisco. Fa ciò che vuoi d'Artagnan.
-
-In questo momento apparvero quattro guardie alla porta dell'anticamera,
-e vedendo quattro moschettieri in piedi con la spada al fianco,
-evitarono ad inoltrarsi maggiormente.
-
-— Entrate, signori, entrate, gridò d'Artagnan, voi siete qui in casa
-mia, e noi qui siamo tutti servitori fedeli del re e del ministro.
-
-— Allora, signori, voi non vi opporrete alla esecuzione degli ordini
-che noi abbiamo ricevuti? domandò quello che sembrava il capo della
-squadra.
-
-— Al contrario, signori, noi anzi vi presteremo mano forte se il
-bisogno lo esige.
-
-— E che cosa è dunque questo? brontolò Porthos.
-
-— Tu sei uno stupido, disse Athos, silenzio!
-
-— Ma voi mi avete promesso... disse a bassa voce il povero merciaio.
-
-— Noi non vi possiamo salvare che restando liberi, rispose rapidamente
-e a bassa voce, d'Artagnan, e se noi facciamo atto di difendervi, noi
-saremo arrestati con voi.
-
-— Mi sembra, però...
-
-— Venite, signori, venite, disse ad alta voce d'Artagnan, io non ho
-nessun motivo per difendere il signore. Io l'ho veduto oggi per la
-prima volta, e vi dirà ancora egli stesso in quale occasione, per
-venire a reclamare il prezzo del mio affitto. È vero, sig. Bonacieux?
-rispondete!
-
-— È la verità, gridò il merciaio, ma il sangue non vi dice...
-
-— Silenzio su di me e su i miei amici, silenzio sulla regina
-soprattutto, oppure voi perderete tutti senza neppur salvar voi.
-Andate, andate, signori, conducete quest'uomo.
-
-E d'Artagnan spinse il merciaio tutto stordito fra le mani delle
-guardie, dicendogli:
-
-— Voi siete un briccone, mio caro: voi venite a domandare del danaro
-a me! a un moschettiere! in prigione! signori, anche una volta,
-conducetelo in prigione e custoditelo sotto chiave il più lungamente
-che sia possibile ciò mi darà il tempo per pagarlo.
-
-Gli sbirri si confondevano in ringraziamenti e conducevano la loro
-preda.
-
-Al momento che essi discendevano, d'Artagnan battè sulla spalla del
-capo.
-
-— E non berrò alla vostra salute e voi alla mia? disse egli riempiendo
-due bicchieri di quel vino di Beaugency, che egli aveva dalla
-liberalità del sig. Bonacieux.
-
-— Sarà un onore per me, disse il capo degli sbirri, e io accetto con
-riconoscenza.
-
-— Dunque alla vostra, signore, come vi chiamate?
-
-— Bois renard.
-
-— Sig. Bois renard!
-
-— Alla vostra, mio gentiluomo... come vi chiamate, se vi piace!
-
-— D'Artagnan.
-
-— Alla vostra salute sig. d'Artagnan!
-
-— E sopra tutto questo, gridò d'Artagnan come trasportato dal suo
-entusiasmo, a quella del re e del ministro.
-
-Il capo degli sbirri avrebbe forse dubitato della sincerità di
-d'Artagnan se il vino fosse stato cattivo; ma il vino era buono, e ne
-fu convinto.
-
-— Ma che diavolo di villania avete voi fatta? disse Porthos allora
-quando il bargello in capo ebbe raggiunto i suoi compagni, e che i
-quattro amici si ritrovarono soli. Per bacco! quattro moschettieri
-lasciarsi arrestare un disgraziato che viene a gettarsi in mezzo a loro
-gridando aiuto! un gentiluomo bere con uno sbirro!
-
-— Porthos, disse Aramis, Athos ti ha prevenuto che tu sei uno stupido,
-ed io pure sono del suo avviso. D'Artagnan tu sei un grand'uomo, e
-quando tu sarai nel posto del sig. de Tréville, io ti domanderò la tua
-protezione per farmi avere un'Abbazia.
-
-— Ah! io mi ci perdo, disse Porthos, voi approvate ciò che ha fatto
-d'Artagnan?
-
-— Lo credo bene, per bacco! disse Athos; non solo io approvo ciò che
-egli ha fatto, ma me ne congratulo.
-
-— E ora, signori, disse d'Artagnan senza darsi la pena di spiegare la
-sua condotta a Porthos, tutti per uno, e uno per tutti; questa è la
-nostra divisa non è vero?
-
-— Però!... disse Porthos.
-
-— Stendi la mano e giura! gridarono ad un tempo Athos e Aramis.
-
-Vinto dall'esempio e brontolando a bassa voce, Porthos stese la mano,
-e i quattro amici ripeterono con una sola voce la formula dettata da
-d'Artagnan:
-
-«Tutti per uno, uno per tutti».
-
-— Sta bene; che ciascuno ora si ritiri in casa sua, disse d'Artagnan,
-come se non avesse fatto in vita sua altra cosa che comandare; e
-attenti, poichè da questo momento eccoci alle prese col ministro.
-
-
-
-
-CAPITOLO X.
-
-UNA TRAPPOLA DA SORCI DEL SECOLO XVII
-
-
-L'invenzione della trappola non data dai nostri giorni; da che le
-società, nel costituirsi, ebbero inventata una polizia qualunque,
-questa polizia a sua volta inventò le trappole.
-
-Siccome forse i nostri lettori non si sono ancora famigliarizzati col
-gergo della strada di Gerusalemme, e che questa è la prima volta, dopo
-quindici anni, che noi scriviamo, che noi impieghiamo questa parola
-applicata a questa cosa, spieghiamo loro cosa è una trappola da sorci.
-
-Quando, in una casa qualunque, si è arrestato un individuo sospetto di
-un delitto qualsiasi, si tiene secreto l'arresto; si pongono quattro o
-cinque uomini in imboscata nella prima camera; si apre la porta a tutti
-quelli che battono, la si richiude dietro di loro, e si arrestano; in
-questo modo, in capo a due o tre giorni, si ha nelle mani quasi tutte
-le persone famigliari dello stabile.
-
-Ecco che cosa è una trappola da sorci.
-
-Fu dunque fatta una trappola nell'appartamento di mastro Bonacieux, e
-chiunque vi comparve fu preso e interrogato dagli agenti dei ministro.
-Va senza dire che, siccome una entrata particolare metteva al primo
-piano, che abitava d'Artagnan, quelli che venivano da lui erano esenti
-da ogni visita.
-
-D'altronde i tre moschettieri soltanto vi venivano; essi si erano
-messi sulle ricerche ciascuno dalla sua parte, e non avevano nè
-ritrovato nè scoperto niente; Athos era stato eziandio a muovere delle
-interrogazioni al sig. de Tréville, cosa che visto il mutismo abituale
-del degno moschettiere, aveva molto meravigliato il suo capitano. Ma
-il sig. de Tréville non sapeva niente, se non che l'ultima volta che
-aveva veduto il ministro, il re e la regina, il ministro aveva l'aria
-molto concentrata, che il re era molto inquieto, e che il rosso degli
-occhi della regina indicava che ella aveva vegliato e pianto. Ma questa
-ultima circostanza lo aveva ben poco colpito; la regina, dopo il suo
-matrimonio, vegliava e piangeva molto.
-
-Il sig. de Tréville raccomandò in ogni caso ad Athos il servizio del
-re, e soprattutto quello della regina, pregando di fare la medesima
-raccomandazione ai suoi camerati. In quanto a d'Artagnan egli non
-si moveva da casa sua. Egli aveva convertita la sua camera in un
-osservatorio. Dalle finestre egli vedeva giungere quelli che venivano
-a farsi prendere; poi, siccome aveva levato un quadrello dal pavimento
-e forato un buco nel palco, dimodochè una semplice intonacatura lo
-separava dalla camera di sotto ove si facevano gli interrogatorii,
-ed egli intendeva tutto ciò che si faceva dagli inquisitori e dagli
-accusati.
-
-Gli interrogatorii erano preceduti da una perquisizione minutissima
-operata sulla persona arrestata; le domande erano sempre concepite
-così:
-
-«La signora Bonacieux vi ha ella consegnato qualche cosa per suo marito
-o per qualche altra persona?
-
-«Il signor Bonacieux vi ha egli consegnato qualche cosa per sua moglie
-o per qualche altra persona?
-
-«L'uno e l'altro vi hanno essi fatta alcuna confidenza a viva voce?»
-
-— Se essi sapessero qualche cosa, essi non interrogherebbero così,
-disse a se stesso d'Artagnan. Ora che cosa cercano di sapere? se il
-duca di Buckingham si ritrova a Parigi, se egli ha avuto o se egli deve
-avere qualche abboccamento con la regina.
-
-D'Artagnan si fermò a questa idea, che, dopo tutto ciò che aveva
-inteso, non mancava di probabilità.
-
-Frattanto la trappola era in permanenza, e la vigilanza di d'Artagnan
-egualmente.
-
-La sera dell'indomani dall'arresto del povero Bonacieux, quando Athos
-aveva lasciato d'Artagnan per portarsi presso il sig. de Tréville,
-stando per sonare le nove ore, e quando Planchet, che non aveva fatto
-ancora il letto, cominciava le sue faccende, s'intese battere alla
-porta della strada; subito dopo questa porta si aprì e si richiuse,
-qualcuno era venuto a cadere in trappola.
-
-D'Artagnan si slanciò verso il luogo in cui avea tolto la pietra, si
-stese col ventre a terra e ascoltò.
-
-Ben presto si sentirono delle strida, quindi dei gemiti che si cercava
-di soffocare. Non si trattava di interrogatorio.
-
-— Diavolo! disse a se stesso d'Artagnan, mi sembra che questa sia una
-donna; la frugano, ella resiste, le usano violenze. Ah! miserabili!
-
-E d'Artagnan, ad onta della sua prudenza, si tratteneva a gran stento
-per non mischiarsi alla scena che accadeva sotto di lui.
-
-— Ma io vi dico che sono la padrona della casa, signori, io vi dico
-che sono la moglie di Bonacieux, io vi dico che sono al servizio della
-regina e che appartengo a lei! gridava la disgraziata donna.
-
-— La signora Bonacieux! mormorò d'Artagnan, sarei io abbastanza felice
-per aver ritrovato tutto ciò che altri cercano?
-
-— È precisamente voi che noi aspettavamo, ripresero gl'interrogatori.
-
-La voce divenne più soffocata. Un movimento tumultuoso si ripercosse
-sul palco di legno. La vittima resisteva tanto, quanto può resistere
-una donna a quattro uomini.
-
-— Perdono, signore, perdono...! mormorò la voce che non fece più
-sentire che suoni inarticolati.
-
-— Essi la legano, essi forse la trascineranno! gridò d'Artagnan,
-raddrizzandosi come una molla. La mia spada! buono, essa è al mio
-fianco. Planchet!
-
-— Signore.
-
-— Corri a cercare Athos, Porthos e Aramis. L'uno dei tre sarà
-certamente in casa, forse saranno rientrati tutti e tre. Che essi
-prendano le armi, che vengano, che accorrano. Ah! ora mi ricordo! Athos
-è dal signor de Tréville.
-
-— Ma dove andate voi signore? dove andate?
-
-— Io discendo dalla finestra, gridò d'Artagnan, per fare più presto!
-tu, rimetti la pietra, accomoda il pavimento, sorti dalla porta, e
-corri dove io ti ho detto.
-
-— Oh! signore, signore, voi vi ucciderete, gridò Planchet.
-
-— Taci imbecille! disse d'Artagnan.
-
-E, aggrappandosi con la mano allo stipite della finestra, si lasciò
-cadere dal primo piano, che fortunatamente non era molto alto, senza
-farsi nemmeno una sgraffiatura. Andò subito dopo a battere alla porta
-mormorando:
-
-— Io pure vado a farmi prendere in trappola, ma disgraziati quei gatti
-che prenderanno simili sorci.
-
-Appena il martello ebbe ripercosso sotto la mano del giovane, che il
-tumulto cessò, che alcuni passi si avvicinarono, che la porta si aprì,
-e che d'Artagnan colla spada sguainata si slanciò nell'appartamento di
-mastro Bonacieux, la di cui porta, senza dubbio mossa dalle suste, si
-richiuse da se stessa dietro a lui.
-
-Allora quelli che abitavano ancora la disgraziata casa di Bonacieux,
-ed i vicini più prossimi, intesero delle grandi grida, un pestìo, un
-percuotersi di spade ed uno strepito prolungato di mobili. Quindi, un
-momento dopo, quelli che, sorpresi da questo rumore, si erano messi
-dalle finestre per conoscere la causa, poterono vedere la porta aprirsi
-e quattro uomini vestiti di nero, non sortire, ma slanciarsi come corvi
-infuriati lasciando per terra e agli angoli dei pezzi di penne delle
-loro ali, vale a dire dei brani dei loro vestiti, e degli avanzi dei
-loro mantelli.
-
-D'Artagnan era vincitore, bisogna però dirlo, senza molta pena,
-perchè un solo di quei birri era armato e si difendeva ancora per
-sola formalità. Egli è però vero che gli altri tre avevano cercato
-di accoppare il giovane colle sedie, gli scanni e la terraglia; ma
-due o tre sgraffiature fatte colla spadaccia del Guascone li avevano
-spaventati. Dieci minuti erano stati sufficienti a questa sconfitta, e
-d'Artagnan era rimasto padrone del campo di battaglia.
-
-I vicini che avevano aperte le loro finestre col sangue freddo
-particolare agli abitanti di Parigi in quei tempi di sommosse e di
-risse perpetue, le richiusero dappoichè ebbero veduto fuggire i quattro
-uomini neri; il loro istinto loro indicava che pel momento tutto era
-finito.
-
-D'altronde si faceva tardi, e, allora come adesso, si andava a letto di
-buon'ora nel quartiere del Luxembourg.
-
-D'Artagnan, rimasto solo con la sig. Bonacieux, si voltò verso di
-lei. La povera donna era rovesciata sopra un sofà e mezzo svenuta.
-D'Artagnan l'esaminò con un rapido colpo d'occhio.
-
-Era una graziosa donna di venticinque ai ventisei anni, bruna, cogli
-occhi blu, col naso un tantino rialzato, i denti ammirabili, un
-colorito marmorizzato di color rosa e opale. Là però si fermavano
-i segni che potevano farla confondere con una gran dama: le mani
-erano bianche, ma senza finezza di forme; i piedi non annunziavano
-la donna di qualità. Fortunatamente d'Artagnan non era ancor giunto a
-preoccuparsi di questi dettagli.
-
-Nel mentre che d'Artagnan esaminava la sig. Bonacieux, e, come abbiam
-detto non era ancora giunto ai piedi, egli vide in terra un fazzoletto
-di fina battista, che egli raccolse, secondo la sua abitudine; e ad
-un angolo del quale riconobbe la stessa cifra che aveva veduta nel
-fazzoletto che per poco non fu causa che si tagliasse la gola con
-Aramis.
-
-Da quel tempo d'Artagnan non si fidava dei fazzoletti con lo stemma,
-egli rimise dunque quello che aveva raccolto nella saccoccia della sig.
-Bonacieux.
-
-In questo momento la sig. Bonacieux riprendeva i suoi sensi. Ella aprì
-gli occhi, guardò con terrore intorno a lei, vide che l'appartamento
-era vuoto, e che ella era sola col suo liberatore. Ella gli stese
-subito le mani sorridendo. La sig. Bonacieux aveva il più grazioso
-sorriso del mondo.
-
-— Ah! signore, disse ella, siete voi che mi avete salvata? permettetemi
-che io vi ringrazii.
-
-— Signora, disse d'Artagnan, io non ho fatto che quello che avrebbe
-fatto qualunque altro gentiluomo nel mio posto: voi dunque non mi
-dovete alcun ringraziamento.
-
-— Sia pure, signore, sia pure, io spero potervi provare che voi non
-avete reso servigio ad un'ingrata. Ma che cosa dunque volevano da me
-quegli uomini, che in sulle prime io presi per ladri? e perchè il sig.
-Bonacieux non è egli qui?
-
-— Signora questi uomini erano molto più pericolosi di quello che
-potevano essere dei ladri, poichè erano agenti del ministro; e in
-quanto a vostro marito, signora Bonacieux, egli non si ritrova qui,
-perchè ieri sono venuti a prenderlo per condurlo alla Bastiglia.
-
-— Mio marito alla Bastiglia! gridò la signora Bonacieux; oh! mio Dio, e
-che cosa ha dunque fatto? povero e caro uomo! egli pure è innocente!
-
-E qualche cosa come un sorriso comparve sulla figura ancora spaventata
-della giovane donna.
-
-— Che cosa ha fatto signora? disse d'Artagnan, io credo che il solo suo
-delitto sia quello di avere la fortuna ad un tempo e la disgrazia di
-essere vostro marito.
-
-— Ma, signore, voi dunque sapete...?
-
-— Io so che voi siete stata rapita, signora.
-
-— E da chi? lo sapete voi? oh! se voi lo sapete, ditemelo.
-
-— Da un uomo dai quaranta ai cinquanta anni, coi capelli neri, colorito
-fosco e una cicatrice sulla tempia sinistra.
-
-— È lui, è lui: ma il suo nome?
-
-— Ah! il suo nome? è appunto quello che io non so.
-
-— E mio marito sapeva egli che io era stata rapita?
-
-— Egli ne era stato avvisato per mezzo di una lettera che gli aveva
-scritto il vostro stesso rapitore.
-
-— Ed egli sospettava, domandò la signora Bonacieux con imbarazzo, la
-causa di questo rapimento?
-
-— Egli l'attribuiva, io credo, ad una causa di politica.
-
-— Io ne ho dubitato sulle prime, ed ora la penso come lui. Così adunque
-questo caro Bonacieux non ha sospettato di me un solo istante?
-
-— Ah! ben lontano da questo, signora, egli era troppo orgoglioso della
-vostra saggezza e soprattutto del vostro amore.
-
-Un secondo sorriso quasi impercettibile sfiorò le rosee labbra della
-bella giovane sposa.
-
-— Ma, continuò d'Artagnan, e come avete potuto fuggire?
-
-— Io ho profittato di un momento in cui mi hanno lasciata sola,
-e siccome sapeva fino da questa mattina che cosa pensare del mio
-rapimento, coll'aiuto dei miei drappi, io sono discesa dalla finestra;
-allora credendo che mio marito fosse qui, io sono accorsa.
-
-— Per mettervi sotto la sua protezione?
-
-— Oh! no, povero e caro uomo, io sapeva bene che egli era incapace di
-difendermi; ma siccome egli poteva servirmi in qualche altra cosa, io
-voleva prevenirlo.
-
-— Di che?
-
-— Oh! questo non è mio secreto e perciò non posso dirvelo.
-
-— D'altronde, disse d'Artagnan, (perdono, signora, che quantunque
-semplice guardia, io vi richiami alla prudenza) d'altronde credo che
-qui non siamo in luogo opportuno per fare delle confidenze. Gli uomini
-che io ho messi in fuga ritorneranno ben presto con un rinforzo, e,
-se essi ci ritrovano qui, noi siamo perduti. È vero che io ho fatto
-avvisare tre dei miei amici, ma chi sa se sono stati ritrovati in casa.
-
-— Sì, sì, voi avete ragione, gridò la signora Bonacieux spaventata;
-fuggiamo, salviamoci!
-
-A queste parole ella passò il suo braccio sotto quello di d'Artagnan e
-lo trascinò vivamente.
-
-— Ma dove fuggire? disse d'Artagnan, ove salvarci?
-
-— Prima allontaniamoci da questa casa, quindi poi vedremo.
-
-E i due giovani, senza darsi la pena di chiudere la porta discesero
-rapidamente la strada Fossoyeurs, innoltraronsi nella strada
-Fosser-Monsieur-le-Prince e non si fermarono che alla piazza S.
-Sulpicio.
-
-— E ora, che cosa faremo noi? domandò d'Artagnan, ed ove volete voi che
-io vi conduca?
-
-— Sono molto imbarazzata a rispondervi, io ve lo confesso, disse la
-signora Bonacieux; la mia intenzione era di far prevenire il sig.
-Laporte da mio marito, affinchè il signor Laporte potesse dirci
-precisamente ciò che è accaduto al Louvre in questi tre giorni, e se vi
-è nessun pericolo per me di presentarmivi?
-
-— Ma io, disse d'Artagnan, io posso andare a prevenire il sig. Laporte.
-
-— Senza dubbio, soltanto vi è una disgrazia: ed è, che il sig Bonacieux
-è conosciuto al Louvre, e si lascia passare, nel mentre che voi non
-siete conosciuto, e vi si chiuderebbe la porta.
-
-— Ahi bah! disse d'Artagnan; voi avrete bene una qualche porta secreta
-del Louvre, un portinaro che vi sia affezionato, e che mercè una parola
-d'ordine...
-
-La sig. Bonacieux guardò fissamente il giovane.
-
-— E se io vi dicessi questa parola d'ordine, diss'ella, la
-dimentichereste voi subito dopo che ve ne siete servito?
-
-— Parola d'onore, fede di gentiluomo! disse d'Artagnan con un accento,
-sulla veracità del quale non v'era da sbagliarsi.
-
-— Tenete, io vi credo; voi avete l'aspetto di un bravo giovane.
-D'altronde la vostra fortuna può forse dipendere dal vostro
-affezionamento.
-
-— Io farò senza promessa e di coscienza tutto ciò che potrò fare per
-servire il re e per rendermi gradito alla regina, disse d'Artagnan;
-disponete dunque di me come di un amico.
-
-— Ma dove mi metterete in questo tempo?
-
-— Non avete voi una persona presso cui il sig. Laporte possa venirvi a
-prendere?
-
-— No, io non voglio fidarmi di nessuno.
-
-— Aspettate; disse d'Artagnan, noi siamo alla porta di Athos. Sì, è
-quella.
-
-— Chi è questo Athos?
-
-— È uno dei miei amici.
-
-— Ma, se egli è in casa sua, e che mi vede?...
-
-— Egli non v'è, ed io porterò meco la chiave dopo avervi chiusa nel suo
-appartamento.
-
-— Ma se egli ritorna?
-
-— Egli non ritornerà! d'altronde gli verrà detto che io ho condotto una
-donna, e che questa donna è nelle sue stanze.
-
-— Ma ciò mi comprometterà moltissimo, sapete voi?
-
-— Che importa! voi non siete conosciuta; d'altronde noi siamo in una
-situazione da dover passare sopra queste convenienze.
-
-— Andiamo adunque da questo vostro amico. Ove sta egli?
-
-— Strada Ferou, a due passi di qui.
-
-— Andiamo.
-
-E tutti e due ripresero la loro corsa. Come lo aveva preveduto
-d'Artagnan, Athos non era in casa; egli prese la chiave che si aveva
-l'abitudine di consegnarli come ad un amico di famiglia, salì la scala
-introdusse la signora Bonacieux nel piccolo appartamento di cui abbiamo
-già fatta la descrizione.
-
-— Voi siete, in casa vostra, diss'egli, aspettate, chiudete la porta
-per di dentro e non aprite ad alcuno, ammenochè non sentiate batter tre
-colpi così.
-
-Egli battè tre volte, due colpi vicini l'uno all'altro ed abbastanza
-forti, e un colpo distante e più leggero.
-
-— Sta bene, disse la sig. Bonacieux. Ora sta a me il darvi le mie
-istruzioni.
-
-— Ascolto.
-
-— Presentatevi alla porta secreta del Louvre dalla parte dalla strada
-l'Echelle, e domandate di Germano.
-
-— Sta bene; e poi?
-
-— Egli vi domanderà ciò che volete; voi gli risponderete con queste
-due parole, _Tours_ e _Brusselle_. Egli, si metterà subito ai vostri
-ordini.
-
-— E cosa dovrò io ordinargli?
-
-— Di andare a cercare il signor Laporte, il cameriere della regina.
-
-— E quando sarà stato a cercarlo, e che il sig. Laporte sarà venuto?
-
-— Voi me lo invierete.
-
-— Sta bene; ma dove e come vi rivedrò io?
-
-— Avete molta premura a rivedermi?
-
-— Certamente.
-
-— Ebbene riposate su me di questa cura e siate tranquillo.
-
-— Io conto sulla vostra parola.
-
-— Contatevi.
-
-D'Artagnan salutò la sig. Bonacieux, lanciandole lo sguardo più
-amoroso che gli fu possibile di concentrare sulla di lei piccola e
-graziosa persona, e nel mentre che egli discendeva la scala, intese
-la porta chiudersi dietro a lui a doppio giro. In due salti fu al
-Louvre, sonavano le dieci ore quando egli giunse alla porta secreta
-dell'Echelle. Tutti gli avvenimenti che noi abbiamo raccontati erano
-accaduti in una mezz'ora. Tutto passò come lo aveva annunziato la sig.
-Bonacieux. Alla parola d'ordine convenuta, Germano s'inchinò; dieci
-minuti dopo Laporte era nel corridoio; in due parole d'Artagnan lo mise
-al fatto e gl'indicò ove era la sig. Bonacieux. Laporte si assicurò
-per due volte dell'esattezza dell'indirizzo e partì correndo. Però, non
-appena ebbe fatti dieci passi che ritornò addietro.
-
-— Giovane, diss'egli a d'Artagnan; un consiglio.
-
-— Quale?
-
-— Voi potreste essere molestato per ciò che è accaduto.
-
-— Voi lo credete?
-
-— Sì, avete voi qualche amico che abbia il suo orologio a pendolo che
-vada tardi?
-
-— Ebbene!
-
-— Andatelo a ritrovare affinchè egli possa testimoniare che voi eravate
-da lui a nove ore e mezza. Con termine di tribunale questa si chiama
-un'_alibi_.
-
-D'Artagnan trovò il consiglio prudente; egli si mise le sue gambe
-in collo, e giunse presso il sig. de Tréville; ma invece di passare
-nel salotto con tutta la società, egli chiese di entrare nel suo
-gabinetto. Siccome d'Artagnan era uno fra quelli che più frequentavano
-il palazzo, non gli si fece alcuna difficoltà di arridere alla sua
-domanda, e si andò e prevenire il sig. de Tréville che il suo giovane
-compatriota, avendo qualche cosa d'importante da dirgli, chiedeva
-un'udienza particolare. Cinque minuti dopo, il sig. de Tréville domandò
-a d'Artagnan cosa poteva fare per servirlo, e qual cosa gli procurava
-una sua visita in un'ora così tarda.
-
-— Perdono, signore, disse d'Artagnan che aveva approfittato del momento
-in cui era rimasto solo per mandarne indietro l'orologio di tre quarti
-d'ora, ma io ho pensato che, non essendo che nove ore e venticinque
-minuti, fosse ancor tempo di potermi presentare da voi.
-
-— Nove ore e venticinque minuti? grido il signor de Tréville guardando
-il pendolo; ma questo è impossibile.
-
-— Guardate, piuttosto, signore, disse d'Artagnan, ecco là chi fa fede.
-
-— È giusto, disse il sig. de Tréville, io avrei creduto che fosse più
-tardi. Ma vediamo cosa volete dirmi?
-
-Allora d'Artagnan fece al signor de Tréville una lunga storia sulla
-regina. Gli espose i timori che egli avea concepiti in riguardo a Sua
-Maestà, gli raccontò ciò che egli aveva inteso dire dei progetti del
-ministro sul conto di Buckingham, e tutto ciò con una tranquillità ed
-una calma di cui il sig. de Tréville ne fu tanto meglio ingannato, in
-quanto che egli stesso, come abbiamo detto, aveva rimarcato esservi
-qualche disappunto nuovo fra il ministro, il re e la regina. Quando
-sonarono le dieci d'Artagnan lasciò il sig. de Tréville, che lo
-ringraziò delle sue informazioni, e gli raccomandò di aver sempre
-a cuore il servizio del re e della regina, e rientrò nel salone. Ma
-quando d'Artagnan si trovò in fondo alle scale si ricordò che aveva
-dimenticata la sua mazza; in conseguenza egli rimontò precipitosamente,
-rientrò nel gabinetto, con un giro di dito rimise il pendolo alla sua
-vera ora, affinchè nell'indomani non avessero ad accorgersi che era
-stato spostato, e sicuro oramai di avere un testimonio per provare il
-suo _alibi_, ridiscese la scala e si ritrovò ben presto sulla strada.
-
-
-
-
-CAPITOLO XI.
-
-L'INTRIGO SI ANNODA
-
-
-Fatta la sua visita al sig. de Tréville, d'Artagnan prese tutto
-pensieroso la strada più lunga per ritornarsene a casa.
-
-A che cosa pensava d'Artagnan, che in tal guisa si allontanava dalla
-sua strada guardando le stelle del cielo, ora sospirando ora ridendo?
-
-Egli pensava alla sig. Bonacieux. Per un alunno moschettiere, la
-giovane sposa era quasi un amoroso ideale. Bella, misteriosa, iniziata
-in quasi tutti i secreti della corte che riverberavano tanta graziosa
-gravità sugli affabili di lei lineamenti, era sospettata di non essere
-insensibile, cosa che forma un'attrattiva irresistibile per gli amanti
-novizi; di più, d'Artagnan l'aveva liberata dalle mani dei suoi demoni
-che volevano frugarla e maltrattarla, e questo importante servizio
-aveva stabilito fra lei e lui uno di quei sentimenti di riconoscenza
-che tanto più facilmente prendono un carattere più tenero.
-
-D'Artagnan si vedeva già, tanto i sogni camminano presto sulle ali
-della immaginazione! si vedeva già accostato da un messaggere della
-giovane sposa che gli rimetteva qualche biglietto di appuntamento, una
-catena d'oro, un diamante ec. Noi abbiamo detto che i giovani cavalieri
-ricevevano senza vergognarsi dei danari dai re, aggiungiamo che in
-quei tempi di corrotta morale, essi non avevano maggior vergogna sul
-conto delle loro amiche, e queste lasciavano lor sempre dei preziosi
-e durevoli ricordi, come se esse avessero tentato di conquistare la
-fragilità dei loro sentimenti colla solidità dei loro regali.
-
-Allora si faceva la sua carriera per mezzo delle donne senza arrossire.
-Quelle che non eran che belle, andavano superbe della loro bellezza, e
-di là veniva senza dubbio il proverbio: la più bella giovane riporta la
-palma e domina le volontà; quelle che erano ricche profondevano inoltre
-una parte del loro danaro, e si potrebbe citare un buon numero di eroi
-di quell'epoca galante che non avrebbero guadagnato nè i loro speroni
-in sulle prime, nè le loro battaglie in seguito, senza la borsa più o
-meno piena che la loro amica attaccava all'arcione della loro sella.
-
-D'Artagnan non possedeva niente, l'esitazione del provinciale, vernice
-leggera, fiore effimero, amo da pesca, si era evaporata al vento dei
-consigli poco ortodossi che i tre moschettieri davano al loro amico.
-D'Artagnan seguendo lo strano costume del tempo si riguardava a Parigi
-come in campagna, e ciò nè più ne meno che nelle Fiandre: lo Spagnuolo
-laggiù, la donna qui, dappertutto vi è un nemico da combattere, delle
-contribuzioni da cogliere.
-
-Ma diciamolo, in questo momento d'Artagnan era commosso da un
-sentimento più nobile e disinteressato. Il merciaio gli aveva detto
-che egli era ricco; il giovane aveva potuto indovinare che con uno
-sciocco, come il sig. Bonacieux, doveva essere la donna che doveva
-tenere la chiave della borsa. Ma tutto ciò non aveva influito niente
-sul sentimento prodotto dalla vista della signora Bonacieux, e
-l'interesse era rimasto quasi del tutto estraneo a questo principio
-d'amore che ne era stato la conseguenza. Noi diciamo quasi del tutto,
-perchè l'idea che una giovane bella, graziosa, spiritosa, e nello
-stesso tempo ricca, non toglie niente a questo principio di amore, anzi
-al contrario lo corrobora. Vi è nel bene stare una folla di premure
-e di capricci aristocratici che vanno d'accordo con la bellezza. Una
-calza fina e bianca, una veste di seta, uno sciallo di merletti, una
-bella scarpa al piede, un nastro nuovo sulla testa, non fanno bella una
-donna brutta, ma fanno più bella una donna bella; senza contare le mani
-che guadagnano in tutto questo, le mani, particolarmente nelle donne,
-hanno bisogno di restare oziose per restare belle. Quindi d'Artagnan,
-come lo sa benissimo il lettore al quale non abbiamo tenuto nascosto lo
-stato della sua fortuna, d'Artagnan non era milionario; egli sperava
-bene di divenirlo un giorno, ma il tempo che egli si prefiggeva da
-se stesso per questo felice cambiamento era molto lontano. Frattanto,
-quale disperazione di vedere una donna che si ama desiderare quei mille
-niente di cui le femmine compongono la loro felicità e di non poterle
-dare questi mille niente! almeno quando la donna è ricca e che l'amante
-non lo è, ciò che egli non può offrirle, ella se lo offre da se stessa,
-e quantunque ordinariamente sia col denaro del marito che ella si
-procura questi godimenti, è difficile che sia a lui che ne venga la
-riconoscenza.
-
-Quindi d'Artagnan, disposto ad essere l'amante più tenero, era
-frattanto l'amante più affezionato, in mezzo ai suoi progetti amorosi
-sulla moglie del merciaio, egli non dimenticava i suoi. La bella
-signora Bonacieux era donna da condurre al passeggio sulla spianata di
-S. Dionigi, o alla fiera di S. Germano in compagnia d'Athos, Porthos e
-di Aramis ai quali d'Artagnan sarebbe stato superbo di poter mostrare
-una tal conquista. Quando uno poi ha camminato lungamente, viene la
-fame; d'Artagnan da qualche tempo aveva fatto osservazione a questo. Si
-sarebbero fatti di quei piccoli pranzi graziosi in cui da una parte si
-tocca la mano all'amico e dall'altra il piede all'amica. Finalmente,
-nei momenti pressanti, nelle posizioni estreme, d'Artagnan sarebbe il
-salvatore dei suoi amici.
-
-E il signor Bonacieux, che d'Artagnan aveva spinto nelle mani degli
-sbirri rinnegandolo ad alta voce e promettendogli a bassa voce di
-salvarlo? noi dobbiamo confessare ai nostri lettori che d'Artagnan non
-vi pensava in alcun modo; e che se egli vi pensava era per dire che
-egli stava bene dov'era, qualunque fosse il luogo. L'amore è la più
-egoista di tutte le passioni.
-
-Frattanto i nostri lettori si assicurino che, se d'Artagnan dimentica
-il suo ospite, o fa sembianza di dimenticarlo sotto il pretesto che non
-sa ove lo hanno condotto, noi non lo dimentichiamo e noi sappiamo dove
-egli è. Ma pel momento facciamo come l'amoroso Guascone. In quanto al
-degno merciaio noi vi ritorneremo più tardi.
-
-D'Artagnan riflettendo ai suoi futuri amori ora parlando alla luna,
-ora sorridendo alle stelle, risaliva la strada di Cerca mezzogiorno
-o Caccia-mezzogiorno, come si chiamava allora. Quando egli si ritrovò
-nel quartiere di Aramis, gli venne idea di andare a fare una visita al
-suo amico per dargli qualche spiegazione sui motivi che gli aveva fatto
-inviare Planchet con l'invito di portarsi immediatamente alla trappola.
-Ora, se Aramis si era ritrovato in casa quando Planchet vi era venuto,
-egli era senza dubbio accorso alla strada Fossoyeurs, non trovandovi
-forse alcuno se non che i suoi compagni, non avevano dovuto sapere nè
-l'uno nè gli altri ciò che questo voleva dire. Questo incomodo adunque
-meritava una spiegazione; ecco ciò che diceva a se stesso d'Artagnan ad
-alta voce.
-
-Poi sotto voce diceva che per lui sarebbe stata una occasione di
-parlare della piccola e bella Bonacieux, di cui il suo spirito, se
-non il suo cuore ne era già tutto pieno. Non è sul conto di un primo
-amore che abbisogni di domandare secretezza. Questo primo amore è
-accompagnato da una gioia sì grande che bisogna che questa gioia
-straripi, senza di che ella vi soffocherebbe.
-
-Da più di due ore Parigi era tetro e cominciava ad essere deserto;
-cominciavano a suonare le undici ore a tutti gli orologi del sobborgo
-S. Germano, faceva un tempo dolce. D'Artagnan seguiva una stradella
-situata nel luogo ove in oggi passa la strada d'Assas; respirando le
-emanazioni imbalsamate che venivano col vento dalla strada di Vaugirard
-e che erano inviate dai giardini rinfrescati dalla rugiada della sera
-e dalla brezza della notte. Da lungi si risonavano, assorditi però
-da delle buone invetriate, i canti di alcune bettole, sparse nella
-pianura. Giunto all'estremità della stradella, d'Artagnan voltò a
-sinistra. La casa che abitava Aramis era posta fra la strada Cassette e
-la strada Servandoni.
-
-D'Artagnan aveva appena oltrepassata la strada Cassette e riconosceva
-già la porta della casa del suo amico, nascosta dalle foglie e dalle
-piante di sicomori e di clematidi che formavano un vasto tendinaggio
-dinanzi ad essa, allorquando si accorse che qualche cosa a guisa di
-un'ombra sortiva dalla strada Servandoni. Questo qualche cosa era
-avviluppata in un mantello, e d'Artagnan credè sulle prime che fosse un
-uomo; ma alla piccolezza della statura, all'incertezza del portamento,
-all'imbarazzo dei passi, egli riconobbe ben presto una donna, quasi
-che non fosse stata ben sicura della casa che cercava, alzava gli occhi
-per riconoscerla, si fermava, tornava addietro, poi ritornava ancora,
-D'Artagnan fu intrigato.
-
-— Se io andassi a offrire i miei servigi? pensò egli, dal suo andamento
-si vede che è giovane; forse sarà ancor bella. Oh! sì! Ma una donna
-che corre le strade a quest'ora, certamente non sorte che per andare
-a raggiungere il suo amante. Peste! se io andassi a disturbare un
-appuntamento, questo sarebbe un cattivo modo per entrare in relazione.
-
-Frattanto la donna si avanzava sempre, contando le case e le finestre.
-Che del resto non era cosa nè lunga nè difficile. Non v'erano che tre
-fabbricati in quella parte di strada e due sole finestre guardavano
-sulla strada. Una era gialla, di un padiglione parallelo a quello che
-occupava Aramis, l'altra era quella dello stesso Aramis.
-
-— Per bacco! disse a se stesso d'Artagnan, al quale ritornava al
-pensiero la nipote del filosofo; per bacco! sarebbe bella che questa
-colomba smarrita cercasse la casa del nostro amico. Ma sull'anima mia
-quella vi rassomiglia molto. Ah! mio caro Aramis, per questa volta io
-voglio averne il cuore pulito.
-
-E d'Artagnan si faceva più piccolo che poteva, si celava nella parte
-più oscura della strada, vicino ad un sedile di pietra situato nel
-fondo di una nicchia. La giovane donna continuò ad avanzarsi, giacchè
-oltre la leggerezza del suo camminare che l'aveva tradita, ella aveva
-fatto sentire una tosse leggiera che denunziava una delle voci le più
-fresche. D'Artagnan pensò che questa tosse fosse un segnale.
-
-Frattanto, sia che fosse stato risposto alla tosse con un segnale
-equivalente che aveva fissato le irresoluzioni della notturna
-cercatrice, sia che senza soccorso estraneo ella avesse riconosciuto
-che era giunta alla meta della sua corsa, ella si avvicinò
-risolutamente alla invetriata d'Aramis, e battè tre volte a intervalli
-uguali col dito ricurvato.
-
-— È precisamente all'alloggio d'Aramis, mormorò d'Artagnan. Ah! sig.
-ipocrita vi rivoglio a disputare di filosofia!
-
-Non appena erano stati dati tre colpi, che gli sportelli interni si
-aprirono, e che un lume comparve attraverso l'invetriata.
-
-— Ah! ah! fece l'osservatore, non per le porte, ma per le finestre, ah!
-ah! la visita era aspettata. Andiamo, l'invetriata si apre, e la dama
-entrerà con una scalata. Benissimo.
-
-Ma a gran meraviglia di d'Artagnan l'invetriata rimase schiusa. Di più,
-il lume che aveva rischiarato per un istante, disparve, e tutto rientrò
-nell'oscurità.
-
-D'Artagnan pensò che ciò non poteva durare così lungamente, e continuò
-a guardare con tutti i suoi occhi e ad ascoltare con tutte le sue
-orecchie.
-
-Egli aveva ragione; in capo a qualche secondo si fecero sentire due
-colpi nell'interno. La giovine dalla strada rispose con un sol colpo, e
-l'invetriata si apri d'alquanto.
-
-Si giudichi se d'Artagnan guardava ed ascoltava con avidità.
-
-Disgraziatamente il lume era stato trasportato in un altro
-appartamento. Ma gli occhi del giovane si erano abituati alla notte.
-D'altronde gli occhi dei Guasconi hanno, a quanto si assicura, come
-quelli dei gatti, la proprietà di vedere durante la notte.
-
-D'Artagnan vide adunque che la giovane cavava di saccoccia un oggetto
-bianco che ella spiegò vivamente e che prese la forma di un fazzoletto
-spiegato, e di questo oggetto ella ne fece rimarcare un angolo al suo
-interlocutore.
-
-Ciò richiamò al pensiero di d'Artagnan quel fazzoletto che aveva
-ritrovato ai piedi della signora Bonacieux, il quale gli aveva
-ricordato quello ai piedi di Aramis.
-
-Che diavolo poteva dunque significare quel fazzoletto?
-
-Posto dove era, d'Artagnan non poteva vedere il viso d'Aramis, noi
-diciamo Aramis perchè il giovine non metteva alcun dubbio che non
-fosse il suo amico che parlava dall'interno colla dama nell'esterno;
-la curiosità prevalse dunque sulla prudenza, e approfittando della
-preoccupazione nella quale sembrava che la vista del fazzoletto
-immergesse i due personaggi che abbiamo messo in scena, egli sortì dal
-suo nascondiglio, e lesto come il lampo, ma nascondendo il rumore dei
-suoi passi, egli andò a collocarsi a un angolo del muro, di dove il suo
-occhio poteva perfettamente penetrare nell'interno dell'appartamento
-d'Aramis.
-
-Giunto là, d'Artagnan per poco non mandò un grido di sorpresa; non
-era Aramis che parlava con la notturna visitatrice, ma un'altra donna.
-D'Artagnan ci vedeva abbastanza per riconoscere soltanto le forme dei
-vestiti, ma non a sufficienza per distinguere i lineamenti.
-
-Nel medesimo istante, la donna dell'appartamento cavò un secondo
-fazzoletto di saccoccia, e lo cambiò con quello che le era stato
-mostrato. Furono quindi pronunciate alcune parole fra le due donne,
-finalmente l'invetriata si chiuse, la donna che si trovava nell'esterno
-della finestra si voltò e venne a quattro passi da d'Artagnan
-abbassando il cappuccio del suo mantello, ma la precauzione era stata
-presa troppo tardi: d'Artagnan aveva già riconosciuta la signora
-Bonacieux.
-
-La sig. Bonacieux, il sospetto che avesse potuto essere essa gli
-era già passato per lo spirito quando si era cavato il fazzoletto
-di saccoccia; ma quale probabilità che la sig. Bonacieux, che aveva
-mandato a chiamare il signor Laporte per farsi ricondurre da lui al
-Louvre, corresse per le strade di Parigi sola a undici ore e mezzo di
-sera col pericolo di essere rapita una seconda volta?
-
-Bisogna adunque che ciò fosse per un affare di molta importanza. E
-quale affare importante può mai avere una donna di venticinque anni?
-l'amore.
-
-Ma, era per conto suo o per conto di un'altra persona che ella si
-esponeva in simili pericoli? Ecco ciò che il giovane si domandava a se
-stesso, chè il demonio della gelosia di già gli mordeva il cuore nè più
-nè meno, che ad un amante in titolo.
-
-Del resto vi era un mezzo ben semplice per assicurarsi ove andava
-la signora Bonacieux; questo era di seguirla. Questo mezzo era sì
-semplice, che d'Artagnan lo impiegò naturalmente per istinto.
-
-Ma alla vista del giovane che si staccava dal muro, come una statua dal
-suo nicchio, e al rumore dei passi che ella sentiva dietro di se, la
-signora Bonacieux gettò un piccolo grido e fuggì.
-
-D'Artagnan le corse dietro. Non era per lui una cosa difficile il
-raggiungere una donna imbarazzata nel suo mantello. Egli la raggiunse
-adunque a un terzo della strada in cui si era impegnata. La disgraziata
-era spossata, non dalla fatica, ma dal terrore, e quando d'Artagnan le
-posò la mano sulla spalla, ella cadde sopra un ginocchio, gridando con
-voce soffocata:
-
-— Uccidetemi se volete, ma voi non saprete niente.
-
-D'Artagnan la rialzò passandole un braccio intorno alla vita, ma
-siccome egli sentiva dal di lei peso che ella era sul punto di
-svenirsi, si affrettò a rassicurarla con proteste di attaccamento.
-Queste proteste non erano niente per la sig. Bonacieux, perchè simili
-proteste potevano ancora esser fatte colle più cattive intenzioni del
-mondo, ma la voce era il tutto. La giovane sposa credè riconoscere il
-suono di questa voce; ella riaprì gli occhi gettò uno sguardo sull'uomo
-che le aveva fatta una sì gran paura, e riconoscendo d'Artagnan, ella
-mandò un grido di gioia.
-
-— Oh! siete voi, siete voi, diss'ella; grazie, mio Dio!
-
-— Sì, sono io, disse d'Artagnan, io, che Dio ha inviato per vegliare su
-voi.
-
-— Era con questa intenzione che mi seguivate? domandò con un sorriso
-pieno di civetteria la giovane il di cui carattere alquanto faceto
-riprendeva il disopra, e presso la quale erano scomparsi tutti i timori
-dal momento che avea riconosciuto un amico in quello che ella avea
-creduto un nemico.
-
-— No, disse d'Artagnan; no, io lo confesso, non fu che il caso che mi
-pose sulla vostra strada; io ho veduto una donna battere alla finestra
-di uno dei miei amici....
-
-— Di uno dei vostri amici? interruppe la signora Bonacieux.
-
-— Senza dubbio, Aramis è uno dei miei migliori amici.
-
-— Aramis? e chi è costui?
-
-— Andiamo via! ora mi direte che voi non conoscete Aramis?
-
-— Questa è la prima volta che sento pronunciare il suo nome.
-
-— È dunque la prima volta che voi venite in questa casa?
-
-— Senza dubbio.
-
-— E voi non sapevate che ella fosse abitata da un giovanotto?
-
-— No.
-
-— Da un moschettiere?
-
-— Nemmeno.
-
-— Non siete dunque venuta per cercar lui?
-
-— No, menomamente. D'altronde voi lo avete ben veduto: la persona con
-la quale io ho parlato era una donna.
-
-— È vero; ma questa donna è un amica di Aramis?
-
-— Io non ne so niente.
-
-— Dal momento che alloggia in casa sua!
-
-— Ciò non mi riguarda.
-
-— Ma chi è ella?
-
-— Oh! questo non è mio segreto.
-
-— Cara signora Bonacieux, voi siete graziosa, ma nello stesso tempo voi
-siete la donna più misteriosa...
-
-— Forse ci perdo con questo?
-
-— No, voi anzi siete adorabile.
-
-— Allora datemi il vostro braccio.
-
-— Ben volentieri: e ora?
-
-— Ora conducetemi.
-
-— E dove?
-
-— Dove vado.
-
-— Ma dove andate voi?
-
-— Voi lo vedrete, poichè mi lascerete alla porta..
-
-— Sarà necessario che vi aspetti?
-
-— No, sarà inutile.
-
-— Voi ritornate dunque sola?
-
-— Forse sì forse no.
-
-— Ma la persona che vi accompagnerà al ritorno sarà ella un uomo, o una
-donna?
-
-— Io non ne so ancora niente.
-
-— Lo saprò ben io!
-
-— In che modo?
-
-— Io vi aspetterò per vedervi sortire.
-
-— In questo caso addio!
-
-— Come sarebbe a dire?
-
-— Io non ho più bisogno di voi.
-
-— Ma voi avevate reclamato...
-
-— L'aiuto di un gentiluomo, e non la sorveglianza di una spia.
-
-— La parola è un poco dura?
-
-— Come si chiamano quelle persone che tengon dietro alla gente loro
-malgrado?
-
-— Indiscreti.
-
-— La parola è troppo dolce.
-
-— Andiamo, signora, io vedo bene che bisogna fare a modo vostro.
-
-— Perchè vi siete privato del merito di farlo subito?
-
-— E che! non vi è nessun merito nel pentirsi?
-
-— Ma vi pentite realmente?
-
-— Non ne so niente io stesso. Ma ciò che io so, si è che vi prometto di
-fare tutto ciò che vorrete, se voi lasciate che vi accompagni fin dove
-andate.
-
-— E voi dopo mi lascerete?
-
-— Sì.
-
-— Senza spiare la mia sortita.
-
-— No.
-
-— Parola d'onore!
-
-— Fede da gentiluomo!
-
-— Prendete il mio braccio allora e andiamo.
-
-D'Artagnan offrì il suo braccio alla signora Bonacieux, che vi
-si sospese per metà ridente, e per metà tremante, e tutti e due
-raggiunsero l'estremità della strada Arpa. Giunti là, la giovane parve
-esitare, come aveva già fatto nella strada Vaugirard. Però a certi
-segni ella sembrò ravvisare una porta, e avvicinandosi a questa porta:
-
-— Ora, signore, diss'ella, è qui, che ho le mie faccende; mille grazie
-della vostra onorevole compagnia, che mi ha salvato da tutti i pericoli
-ai quali sarei stata esposta, se fossi stata sola; ora è il momento di
-mantenere la vostra parola. Io sono arrivata alla mia destinazione.
-
-— E voi non avrete più niente a temere al ritorno?
-
-— Io non avrò a temere che i ladri.
-
-— Questi sono pure qualche cosa.
-
-— Che mi potrebbero prendere? non ho meco un soldo.
-
-— Voi dimenticate questo bel fazzoletto ricamato con lo stemma...
-
-— Quale?
-
-— Quello che ho ritrovato ai vostri piedi, e che ho rimesso nella
-vostra tasca.
-
-— Tacete! tacete disgraziato! gridò la giovane; volete voi perdermi?
-
-— Voi vedete bene che vi è dunque ancora qualche pericolo per voi,
-poichè una sola parola vi fa tremare, e che voi confessate che sareste
-perduta se si sentisse questa parola. Ah! sentite, signora, continuò
-d'Artagnan afferrandole la mano e cuoprendola con un ardente bacio,
-sentite, siate più generosa, confidatevi in me; non avete dunque
-letto che nei miei occhi non vi è che affezione, e nel mio cuore che
-simpatia?
-
-— Sia pure, rispose la signora Bonacieux, così, domandatemi i miei
-secreti, che io ve li dirò; ma quelli degli altri è un'altra cosa.
-
-— Sta bene, disse d'Artagnan gli scoprirò; poichè questi secreti
-possono avere un'influenza sulla vostra vita, bisogna che questi
-secreti diventino i miei.
-
-— Guardatevene bene! gridò la giovane con una serietà, che fece
-rabbrividire d'Artagnan suo malgrado. Oh! non vi mischiate in niente
-di ciò che mi riguarda, non cercate di aiutarmi in ciò che io compio,
-e questo ve lo domando in nome dell'interesse che v'inspiro in nome del
-servizio, che mi avete reso, e che io non dimenticherò in tutta la mia
-vita. Credete bene piuttosto a ciò che io vi dico. Non vi occupate più
-di me, che io non esista più per voi, e questo sia, come se voi non mi
-aveste mai veduta.
-
-— Aramis dovrà egli fare altrettanto che me, signora? disse d'Artagnan.
-
-— Ecco già due o tre volte, che voi avete pronunciato questo nome,
-signore; eppure vi ho detto che io non lo conosco.
-
-— Voi non conoscete l'uomo alla finestra del quale siete andata a
-battere? su via, signora, non mi crediate poi troppo credulo!
-
-— Confessate che è per farmi parlare, che voi inventate questa storia,
-e che voi create questo personaggio?
-
-— Io non ho inventato niente, signora, io non ho detto che la pura
-verità.
-
-— E voi dite che uno dei vostri amici abita in quella casa?
-
-— Io lo dico, ed io lo ripeto per la terza volta: quella casa è quella
-che abita un mio amico, e questo mio amico si chiama Aramis.
-
-— Tutto ciò si schiarirà più tardi, mormorò la giovane donna; ora
-signore, tacete.
-
-— Se voi poteste vedere tutto il mio cuore allo scoperto, disse
-d'Artagnan, voi vi leggereste tanta curiosità, che avreste pietà di me,
-e tanto amore che voi soddisfareste sull'istante alla mia curiosità.
-Non vi ha niente da temere da coloro che vi amano.
-
-— Voi parlate ben presto d'amore, signore, disse la giovane sposa
-scuotendo la testa.
-
-— Egli è che l'amore mi è venuto presto e per la prima volta, e sì che
-io non ho ancora vent'anni.
-
-La giovane sposa lo guardò di sott'occhio.
-
-— Ascoltate, io sono già sulla traccia, riprese d'Artagnan. Sono tre
-mesi da che poco mancò che non avessi un duello con Aramis per un
-fazzoletto simile a quello che voi avete mostrato a quella signora che
-era nella di lui casa, per un fazzoletto marcato nello stesso modo, io
-ne sono sicuro.
-
-— Signore, disse la giovane, voi mi affaticate molto, io ve lo giuro,
-con queste interrogazioni.
-
-— Ma voi, così prudente, signora, pensateci: se voi foste arrestata con
-questo fazzoletto e che questo fazzoletto vi fosse preso, non sareste
-voi compromessa?
-
-— E perchè? le iniziali non sono le mie? C. B. Costanza Bonacieux?
-
-— Ovvero Camilla Tracy.
-
-— Silenzio, signore, anche una volta, silenzio! Ah poichè il pericolo
-che io corro per me stessa non vi trattiene, pensate a quello che voi
-potreste incorrere.
-
-— Io?
-
-— Sì voi. Vi è pericolo di prigione, vi è pericolo di vita a conoscermi.
-
-— Allora io non vi lascio più.
-
-— Signore, disse la giovane sposa supplicante e giungendo le mani,
-signore, in nome del cielo, in nome dell'onore di un militare, in nome
-della cortesia di un gentiluomo, allontanatevi; sentite, ecco che suona
-mezzanotte, questa è l'ora in cui sono aspettata.
-
-— Signora, disse il giovane inchinandosi, io non so negar niente quando
-mi viene chiesto in tal modo; siate contenta, io mi allontano.
-
-— Ma voi non mi seguirete, voi non mi spierete?
-
-— Io rientro in casa mia sull'istante.
-
-— Ah! io lo sapeva bene che voi eravate un bravo giovane, gridò la
-signora Bonacieux, stendendo a lui una mano e posando l'altra sul
-martello di una piccola porta nascosta nel muro.
-
-D'Artagnan afferrò la mano che gli veniva stesa e la baciò ardentemente.
-
-— Ah! io amerei meglio di non avervi mai veduta! gridò d'Artagnan
-con quell'ingenua brutalità che spesso le donne preferiscono alle
-affettazioni di galanteria perchè scuoprono il fondo del pensiero, e
-perchè esse provano che il sentimento supera la ragione.
-
-— Ebbene, riprese la signora Bonacieux con una voce quasi accarezzante
-e stringendo la mano di d'Artagnan che non aveva abbandonata la sua,
-ebbene io non dirò altrettanto che voi: ciò che oggi è perduto, non è
-perduto per l'avvenire. Chi sa se quando sarò sciolta un giorno, io non
-potrò soddisfare la vostra curiosità?
-
-— E fate voi la stessa promessa al mio amore? gridò d'Artagnan al colmo
-della gioia
-
-— Oh! per questo lato io non voglio impegnarmi, ciò dipenderà dai
-sentimenti che voi saprete inspirarmi.
-
-— Così ora, signora...?
-
-— Ora, signore, non sono ancora se non che riconoscente.
-
-— Ah! voi siete troppo graziosa, disse d'Artagnan con tristezza, e voi
-vi abusate del mio amore.
-
-— No, io uso della vostra generosità e nulla più. Ma, credetemi bene,
-con certa gente tutto è trovato.
-
-— Ah! voi mi rendete il più felice dei mortali, non dimenticate questa
-promessa!
-
-— Siate tranquillo, e a tempo e a luogo io mi risovverrò di tutto.
-Ebbene! partite dunque, partite in nome del Cielo! Mi si aspettava a
-mezzanotte precisa, ed io sono già in ritardo.
-
-— Di cinque minuti.
-
-— Sì, ma in alcune circostanze cinque minuti sono cinque secoli.
-
-— Quando si ama...
-
-— Ebbene! chi vi dice che io non ho a che fare con un innamorato?
-
-— È un uomo che vi aspetta! gridò d'Artagnan, un uomo!
-
-— Andiamo, ecco la discussione che incomincia, fece la signora
-Bonacieux con un mezzo sorriso che non era esente da una certa tinta
-d'impazienza.
-
-— No, no, io me ne vado, io parto; io credo in voi, io voglio avere
-tutto il merito del mio attaccamento, dovesse anche essere questo
-attaccamento una stupidità. Addio! signora, addio!
-
-E come se egli non si fosse sentito la forza di staccarsi dalla mano
-che sempre riteneva, se non che per mezzo di una scossa, egli si
-allontanò correndo, nel mentre che la signora Bonacieux batteva al
-martello tre colpi lenti e regolari; quindi giunto all'angolo della
-strada si rivoltò, e la porta si era di già aperta e richiusa. La
-giovane merciaia era scomparsa.
-
-D'Artagnan continuò il suo cammino; egli aveva data la sua parola di
-non spiare la signora Bonacieux, e la sua vita foss'anche dipesa dal
-luogo ove ella si era portata o dalla persona che doveva accompagnarla,
-d'Artagnan sarebbe egualmente rientrato in casa sua; e poichè egli
-aveva detto di ritornarvi, cinque minuti dopo egli era nella strada
-Fossoyeurs.
-
-— Povero Athos, diceva egli, non saprà quello che vuol dir ciò. Egli
-si sarà addormentato aspettandomi, o sarà ritornato in casa sua, e
-nel rientrare avrà saputo che vi era stata una donna. Una donna nella
-camera di Athos! veramente; continuò d'Artagnan, ve n'è ancora una
-in casa d'Aramis; tutto ciò è molto strano, e io sarei ben curioso di
-sapere come andrà a finire.
-
-— Male, signore, male, rispose una voce che il giovane riconobbe per
-quella di Planchet, poichè parlando da se solo ad alta voce, e nel modo
-delle persone molto preoccupate, era entrato nel corridoio, nel fondo
-del quale era la scala che conduceva nella sua camera.
-
-— Come, male! che vuoi tu dire, imbecille? domandò d'Artagnan, e che
-cosa è dunque accaduto?
-
-— Ogni sorta di disgrazie.
-
-— Quali?
-
-— Prima di tutto il signor Athos è stato arrestato.
-
-— Arrestato! Athos arrestato! perchè?
-
-— Fu ritrovato qui da voi; e fu preso per voi.
-
-— E da chi è stato arrestato?
-
-— Dalle guardie che andarono a chiamare gli uomini neri che avete messi
-in fuga.
-
-— E perchè non ha egli detto il suo nome? perchè non ha egli detto di
-essere estraneo a tutto questo affare? eh?
-
-— Egli se ne è ben guardato, signore; anzi egli si è avvicinato a me e
-mi ha detto:
-
-« — Il tuo padrone ha bisogno della sua libertà in questo momento e non
-io, poichè egli sa tutto, ed io non so niente. Lo si crederà arrestato,
-e ciò gli darà del tempo; fra tre giorni io dirò chi sono, e bisognerà
-bene che mi facciano sortire.»
-
-— Bravo Athos! cuore nobile, mormorò d'Artagnan, io lo riconosco bene
-da ciò! e che cosa hanno fatto gli sbirri?
-
-— Quattro lo hanno condotto via, non so bene se alla Bastiglia, o
-al Forte il Vescovo; due sono rimasti con gli uomini neri che hanno
-frugato da per tutto e che hanno preso tutte le carte. Finalmente li
-due ultimi, durante questa spedizione, montavano la guardia alla porta,
-quindi, quando tutto è stato finito, essi sono partiti, lasciando la
-casa vuota, e tutto aperto.
-
-— E Porthos? e Aramis?
-
-— Io non li ho trovati, essi non son venuti.
-
-— Ma essi possono venire da un momento all'altro, perchè tu gli hai
-lasciato detto che io li aspettava?
-
-— Sì, signore.
-
-— Ebbene! non muoverti di qui; se essi vengono previenli di quanto mi
-è accaduto, e che mi aspettino all'osteria della Pigna; qui vi sarebbe
-del pericolo a rimanere, la casa può essere spiata. Io corro dal signor
-de Tréville per metterlo a parte di tutto, quindi li raggiungerò.
-
-— Sta bene, signore, disse Planchet.
-
-— Ma resterai tu? non avrai paura? disse d'Artagnan ritornando indietro
-per raccomandare il coraggio al suo lacchè.
-
-— Siate tranquillo, signore, disse Planchet, voi non mi conoscete
-ancora; quando mi ci metto, sono bravo; andate, il tutto sta che io mi
-ci metta: d'altronde io son Piccardo.
-
-— Allora tutto è combinato, disse d'Artagnan; tu ti farai piuttosto
-uccidere che lasciare il tuo posto.
-
-— Sì, signore, non v'è niente che io non sia disposto a fare per
-provarvi il mio attaccamento.
-
-— Buono, disse fra se stesso d'Artagnan; sembra che il metodo che io ho
-adoprato con questo giovane sia veramente il migliore: io ne userò ogni
-qualvolta se ne presenti l'occasione.
-
-E con tutta la sveltezza delle sue gambe, di già alcun poco affaticate
-per le corse della giornata, d'Artagnan si diresse verso la strada del
-Colombaio.
-
-Il sig. de Tréville non era nel suo palazzo; la sua compagnia era di
-guardia al Louvre; egli era al Louvre con la sua compagnia.
-
-— Gli abbisognava di giungere fino al Sig. de Tréville; era necessario
-che fosse prevenuto di tutto ciò che accadeva. D'Artagnan risolvette di
-tentare l'entrata al Louvre. Il suo uniforme di guardia nella compagnia
-del sig. des Essarts gli doveva essere il suo passaporto. Discese
-dunque la strada dei Piccoli-Agostiniani e rimontò la riviera per
-passare il Ponte-nuovo. Per un momento aveva avuta l'idea di passare
-con la barca; ma giungendo alla riva del fiume, aveva macchinalmente
-introdotta la sua mano in saccoccia, e si era accorto di non aver di
-che pagare il passatore.
-
-Mentre giungeva all'altezza della strada Guénégaud, vide sboccare dalla
-strada Delfino un gruppo composto di due persone il di cui andamento
-lo colpì. Le due persone che componevano il gruppo erano un uomo ed una
-donna.
-
-La donna aveva la statura della sig. Bonacieux e l'uomo rassomigliava
-moltissimo al sig. Aramis.
-
-Inoltre la donna aveva quel mantello nero che d'Artagnan vedeva ancora
-disegnarsi davanti alla finestra della strada Vaugirard, e sopra la
-porta della strada d'Arpa.
-
-Di più, l'uomo portava l'uniforme dei moschettieri.
-
-Il cappuccio della donna era calato avanti agli occhi, l'uomo teneva il
-suo fazzoletto avanti il viso; entrambi, questa doppia precauzione lo
-indicava, entrambi avevano dunque interesse a non essere conosciuti.
-
-Essi presero il ponte; questa era la strada di d'Artagnan, e poichè
-d'Artagnan si portava al Louvre, li seguì.
-
-D'Artagnan non aveva fatto venti passi che fu convinto che questa donna
-era la sig. Bonacieux e che quest'uomo era Aramis.
-
-Egli sentì nel medesimo istante tutti i sospetti della gelosia agitarsi
-nel suo onore.
-
-Egli era doppiamente tradito, e dal suo amico, e da quella che egli
-di già amava come sua amica. La sig. Bonacieux gli aveva giurato
-formalmente che non conosceva Aramis, e un quarto d'ora dopo che gli
-avea fatto questo giuramento ella la ritrovava sotto il braccio di
-Aramis!
-
-D'Artagnan non riflettè solamente che egli conosceva la bella da tre
-ore appena, che egli non gli doveva che un poco di riconoscenza, per
-averla liberata dagli uomini neri che volevano rapirla, e che ella
-non aveva promesso niente; Egli si considerò come amante oltraggiato,
-tradito, deriso; il sangue e la collera gli salirono al viso; egli
-risolse di schiarire tutto.
-
-La coppia che camminava innanzi erasi accorta di esser seguita, ed essi
-avevano raddoppiato il passo.
-
-D'Artagnan prese la corsa al momento che si ritrovarono avanti la
-Samaritana illuminata da un fanale che proiettava la sua luce sopra
-tutta questa parte di ponte.
-
-D'Artagnan si fermò davanti a loro, essi si fermarono davanti a lui.
-
-— Che volete voi, signore? domandò il moschettiere addietrando di un
-passo e con uno accento straniero che provava a d'Artagnan che egli
-erasi ingannato in una parte delle sue congetture.
-
-— Non è Aramis! gridò egli.
-
-— No, signore, non è Aramis, e alla vostra esclamazione io vedo che voi
-mi avete preso per un altro, e vi perdono.
-
-— Voi mi perdonate! gridò d'Artagnan.
-
-— Sì, rispose lo sconosciuto. Lasciatemi dunque passare, poichè voi non
-l'avete meco.
-
-— Voi avete ragione, signore, disse d'Artagnan, io non l'ho con voi ma
-con la signora.
-
-— Colla signora! voi non la conoscete, disse lo straniero.
-
-— Voi vi sbagliate, signore, io la conosco.
-
-— Ah! fece la signora Bonacieux con un tuono di rimprovero; ah! signore
-io aveva la vostra parola da militare e la vostra fede da gentiluomo:
-sperava di poterci contar sopra.
-
-— Ed io signora.... disse d'Artagnan imbarazzato, voi mi avevate
-promesso...
-
-— Prendete il mio braccio signora, disse lo straniero, e continuiamo la
-nostra strada.
-
-Frattanto d'Artagnan stordito, atterrato, annientato per tutto ciò
-che gli accadeva, restava ritto colle braccia incrociate davanti al
-moschettiere ed alla signora Bonacieux.
-
-Il moschettiere fece due passi in avanti e allontanò con la mano
-d'Artagnan.
-
-D'Artagnan fece un salto in addietro e cavò fuori la sua spada.
-
-Nello stesso tempo, e colla rapidità del lampo, lo sconosciuto cavò
-fuori la sua.
-
-— In nome del cielo! milord, gridò la sig. Bonacieux gettandosi in
-mezzo ai combattenti e prendendo le spade a piene mani.
-
-— Milord! gridò d'Artagnan illuminato da una subitanea idea; milord!
-perdono, signore, ma sapeva io forse che voi eravate...? milord,
-signora, perdono, cento volte perdono; ma io l'amava, milord, io era
-geloso; voi sapete che cosa è amare, milord; perdonatemi, e ditemi come
-posso farmi ammazzare per la vostra grazia.
-
-— Voi siete un bravo giovane, disse Buckingham stendendo la mano a
-d'Artagnan che questi strinse rispettosamente; voi mi offrile i vostri
-servigi, io gli accetto; seguiteci a venti passi di distanza fino al
-Louvre e se qualcuno ci spia, uccidetelo!
-
-D'Artagnan mise la sua spada sotto il braccio, lasciò prendere alla
-sig. Bonacieux e al duca il vantaggio di venti passi, e li seguì,
-pronto ad eseguire alla lettera le istruzioni del nobile ed elegante
-ministro di Carlo I.
-
-Ma fortunatamente il giovane di scorta non ebbe alcuna occasione di
-dare al duca questa pruova della sua devozione, e la giovine sposa e
-il moschettiere entrarono al Louvre, per la porta secreta, senza essere
-inquietati da alcuno.
-
-In quanto a d'Artagnan egli si portò subito all'osteria della Pigna,
-ove trovò subito Porthos e Aramis che lo aspettavano.
-
-Ma, senza dar loro spiegazione sull'incomodo che loro aveva cagionato,
-disse che aveva terminato il suo affare pel quale egli aveva un istante
-creduto di aver bisogno del loro intervento.
-
-E ora, trasportati come noi siamo dal nostro racconto, lasciamo i
-nostri tre amici ritornare ognuno alle proprie abitazioni, e seguiamo
-nei laberinti del Louvre il duca di Buckingham e la sua guida.
-
-
-
-
-CAPITOLO XII.
-
-GIORGIO WILLIERS DUCA DI BUCKINGHAM
-
-
-La signora Bonacieux e il duca entrarono al Louvre senza difficoltà;
-la sig. Bonacieux era conosciuta per essere al servizio della regina:
-il duca portava l'uniforme dei moschettieri del sig. de Tréville, che,
-come abbiamo detto, erano di guardia in quella sera. D'altronde Germano
-era negli interessi della regina, e se accadeva qualche cosa, la sig.
-Bonacieux sarebbe stata accusata di avere introdotto il suo amante
-al Louvre, ecco tutto; ella prendeva sopra di se la colpa, la sua
-riputazione sarebbe stata perduta è vero; ma di una piccola merciaia?
-
-Una volta entrati nell'interno della corte il duca e la giovane
-seguirono il piede del muro per lo spazio di circa venticinque passi;
-percorso questo spazio la sig. Bonacieux spinse una piccola porta di
-servizio, che il giorno stava aperta, ma che ordinariamente si chiudeva
-nella notte; la porta cedè; entrambi si introdussero e si trovarono
-nella oscurità, ma la sig. Bonacieux conosceva tutti i giri e rigiri
-di questa parte del Louvre, destinata alla bassa corte. Ella chiuse
-le porta dietro di se, prese il duca per la mano, fece qualche passo
-a tastone afferrò una bronca della scala, toccò con un piede il primo
-scalino, e cominciò a salire; il duca contò due piani. Allora ella
-prese a destra, seguì un lungo corridoio, tornò a discendere un piano,
-fece qualche passo ancora, introdusse una chiave nella serratura, aprì
-una porta e spinse il duca in un appartamento illuminato soltanto da
-una lampada da notte, dicendogli:
-
-— Restate qui, milord duca, fra poco verrà.
-
-Quindi ella sortì per la medesima porta, che chiuse a doppio giro,
-dimodochè il duca si trovò prigioniero alla lettera.
-
-Però, quantunque si trovasse isolato, bisogna dirlo, il duca
-di Buckingham non provò un'istante di timore; una delle parti
-caratteristiche del suo naturale era la ricerca delle avventure e
-l'amore da romanzo. Coraggioso, ardito, intraprendente non era la
-prima volta che arrischiava la sua vita in simili tentativi; egli avea
-saputo che questo preteso messaggio della regina, sulla fede del quale
-egli era venuto a Parigi, era un laccio, e invece di ritornarsene in
-Inghilterra, abusando della posizione in cui era stato messo, aveva
-dichiarato alla regina che egli non partirebbe senza averla prima
-veduta. Sulle prime la regina aveva positivamente ricusato, quindi
-finalmente aveva temuto che il duca, esasperato, non facesse qualche
-follia. Ella si era già decisa a riceverlo e a supplicarlo di partire
-subito, allorchè, la stessa sera della decisione, la signora Bonacieux,
-che era stata incaricata di andare a cercare il duca e condurlo al
-Louvre, fu rapita. Per due giorni si ignorò affatto ciò che fosse
-accaduto di lei, e tutto rimase sospeso. Ma una volta libera, una volta
-rimessa in rapporto con la corte, le cose avevano preso un altro corso,
-ed ella eseguiva la perigliosa intrapresa che senza il suo arresto,
-ella avrebbe compiuta tre giorni prima.
-
-Buckingham, rimasto solo, si avvicinò ad uno specchio. Quell'abito da
-moschettiere gli andava a meraviglia. A trentacinque anni, che egli
-aveva allora, egli passava a giusto titolo per il più bel gentiluomo
-e per il più elegante cavaliere di Francia e d'Inghilterra. Favorito
-da due re, ricco di milioni, che tutto poteva in un regno che
-egli sconvolgeva a suo capriccio o calmava a sua fantasia, Giorgio
-Williers, duca di Buckingham aveva intrapresa una di quelle esistenze
-favolose che rimangono nei corso dei secoli come una meraviglia per
-la posterità. Così, sicuro di se stesso, convinto della sua possanza,
-certo che non potevano colpirlo le leggi che reggono gli altri uomini,
-andava dritto alla meta che si era prefisso, fosse pure stata questa
-meta così elevata e così risplendente che sarebbe stato follia per un
-altro il sognarlo soltanto. Fu così che egli giunse ad avvicinarsi
-diverse volte alla bella ed orgogliosa regina di Francia, a forza
-d'abbagliare.
-
-Giorgio Williers si pose adunque avanti di uno specchio, come lo
-abbiamo detto, rese alla sua bella capigliatura bionda le ondulazioni
-che il peso del suo cappello le avevano fatto perdere, arricciò i suoi
-baffi, e col cuore gonfio di gioia, felice, e sapendo di toccare un
-momento che egli aveva desiderato sì lungamente sorrise a se stesso
-d'orgoglio e di speranza.
-
-In questo momento una porta nascosta dalla tappezzeria si aprì, e
-comparve una donna. Buckingham vide questa apparizione nello specchio,
-gettò un grido; era la regina!
-
-La regina aveva allora ventisei o ventisette anni, vale a dire che ella
-si ritrovava in tutto lo splendore della bellezza. Il suo andamento
-era veramente quello di una regina, o meglio ancora di una dea; i suoi
-occhi, che gettavano dei riflessi di smeraldo, erano perfettamente
-belli e pieni ad un tempo di dolcezza e di maestà; la sua bocca era
-piccola e vermiglia, e quantunque il suo labbro inferiore avanzasse
-leggermente sull'altro, ella era eminentemente graziosa nel sorriso
-ma altrettanto profondamente sdegnosa nel disprezzo. La sua pelle era
-citata per la sua bianchezza e pel suo vellutato, la sua mano e le sue
-braccia erano di una bellezza sorprendente, e tutti i poeti dell'epoca
-le decantavano come incomparabili. Finalmente i suoi capelli, che,
-di biondi che erano nella sua gioventù, erano diventati castagni, e
-che ella portava arricciati e aspersi di molta polvere, contornavano
-ammirabilmente il suo viso, al quale la censura più rigida non avrebbe
-potuto augurare che un poco meno di rosso, e i più esigenti desiderare
-un poco più di affilatezza nel naso.
-
-Buckingham rimase per un istante abbagliato; giammai la regina gli
-era sembrata più bella in mezzo ai balli, alle feste ed ai tornei, di
-quello che gli apparve in quel momento, vestita con una semplice stoffa
-bianca; e accompagnata da donna Stefania, la sola delle cameriere
-spagnuole che non fosse stata scacciata dalla gelosia del re, o dalle
-persecuzioni di Richelieu.
-
-Anna fece due passi in avanti: Buckingham si precipitò ai suoi
-ginocchi, e primachè la regina avesse potuto impedirlo, le baciò
-l'estremità della sua veste.
-
-— Duca, voi sapete di già che non sono stata io che vi ho fatto qui
-venire.
-
-— Oh! sì, signora, sì, Vostra Maestà, gridò il duca; io so che sono
-stato un pazzo, un insensato a credere che la neve potesse riscaldarsi,
-che il marmo potesse animarsi; ma che volete! quando si ama, si crede
-facilmente all'amore, d'altronde io non ho perduto tutto in questo
-viaggio poichè vi vedo.
-
-— Sì, rispose Anna, ma voi sapete perchè e come io vi vedo, milord. Io
-vi vedo per pietà di voi stesso, io vi vedo perchè, insensibile voi
-a tutte le mie pene, vi siete ostinato a rimanere in una città ove,
-rimanendo, correte rischio della vita, e a me fate correr rischio del
-mio onore; io vi vedo per dirvi che tutto ci separa, la profondità del
-mare, l'inimicizia dei regni, la santità dei giuramenti. Il lottare
-contro tante cose è un sacrilegio, milord. Io vi vedo infine per dirvi
-che è indispensabile che noi non ci vediamo più.
-
-— Parlate, signora, parlate regina, disse Buckingham, la dolcezza della
-vostra voce cuopre la durezza delle vostre parole.
-
-— Milord, disse la regina, voi non potete rimproverare il mio modo di
-parlarvi; voi dimenticate che io non vi ho mai detto che vi amava.
-
-— Ma voi non mi avete neppur detto mai che non mi amavate, e veramente
-il dirmi simili parole, sarebbe stato per parte di Vostra Maestà,
-una troppo grande ingratitudine. Poichè, ditemi, ove troverete un
-amore eguale al mio, un amore che nè il tempo nè la lontananza nè la
-disperazione possono estinguere, un amore che si contenta di un nastro
-perduto, di uno sguardo smarrito, di una parola sfuggita? Sono tre
-anni, signora, che vi ho veduta per la prima volta, e dopo tre anni
-io vi amo egualmente. Volete voi che io vi dica come eravate vestita
-la prima volta che vi vidi? volete voi che io vi dettagli tutti gli
-ornamenti della vostra toeletta? Ascoltate; io vi vedo ancora: voi
-eravate seduta sopra un dado, alla moda di Spagna, avevate una stoffa
-di seta verde broccata d'oro e d'argento, colle maniche pendenti e
-riannodate sulle belle vostre braccia, su quelle braccia ammirabili,
-con grossi diamanti; voi avevate un collare increspato e chiuso, un
-piccolo _bonetto_ sulla vostra testa, del colore della vostra veste, e
-sopra questo bonetto una piuma d'airone. Oh sentite, sentite, io chiudo
-gli occhi e vi vedo tale quale eravate allora; io li riapro e vi vedo
-tale quale siete adesso, vale a dire cento volte più bella ancora!
-
-— Quali follie! mormorò Anna, che non aveva il coraggio di irritarsi
-col duca per avere così bene conservato il suo ritratto nel di
-lui cuore; quale follia di nutrire una passione inutile con simili
-rimembranze.
-
-— E con che volete voi dunque che io viva? Io non ho che delle
-rimembranze. Queste sono la mia felicità, il mio tesoro, la mia
-speranza. Ciascheduna volta che vi vedo, è un diamante di più che
-io racchiudo nello scrigno del mio cuore. Questo è il quarto che voi
-lasciate cadere e che io raccolgo. Poichè in tre anni, signora, non vi
-ho veduta che quattro volte; questa prima che vi diceva, la seconda in
-casa della sig. Chevreuse, la terza nei giardini d'Amiens...
-
-— Duca, disse la regina arrossendo, non parlate di quella serata.
-
-— Oh! parliamone, al contrario, signora, parliamone: è la serata felice
-e raggiante della mia vita. Vi ricordate voi la bella notte che faceva?
-come l'aria era dolce e profumata? come il cielo era azzurro e smaltato
-di stelle? ah! quella volta, signora, potei rimanere un istante con
-voi; quella volta eravate disposta a dirmi tutto, l'isolamento della
-vostra vita, le afflizioni del vostro cuore. Voi eravate appoggiata
-al mio braccio; guardate, a questo qui. Abbassando la mia testa dalla
-vostra parte, io sentiva i vostri bei capelli sfiorare il mio viso,
-ed ogni volta che essi lo sfioravano, io rabbrividiva dalla testa ai
-piedi. Oh! regina! oh! voi non sapete tutto ciò che vi ha di felicità
-e di gioia racchiuso in un simile supremo momento! I miei beni, la mia
-fortuna, la mia gloria, tutti i giorni che mi restano a vivere io li
-darei per un simile istante, per una simile notte; poichè quella notte,
-signora, quella notte voi mi amavate, io ve lo giuro.
-
-— Milord, è possibile, sì, che l'influenza del luogo, che le attrattive
-di quella bella sera, che l'affascinazione del vostro sguardo, che
-quelle mille circostanze, in fine, che qualche volta si riuniscono
-per perdere una donna, si sieno raggruppate intorno a me in quella
-sera fatale; ma voi lo avete veduto, milord, la regina è venuta in
-soccorso della donna indebolita; alla prima parola che voi avete osato
-di dire, alla prima arditezza alla quale io ho dovuto rispondere, io ho
-chiamato.
-
-— Oh! sì, sì, è vero, e un altro amore fuori del mio si sarebbe
-infranto e questa pruova; ma il mio amore ne è sortito più ardente
-e più eterno. Voi avete creduto di fuggirmi ritornando a Parigi, voi
-avete creduto che io non oserei lasciare il tesoro che dal mio sire
-sono stato incaricato di custodire. Ah! che importano a me tutti i
-tesori del mondo, e tutti i re della terra! otto giorni dopo io era di
-ritorno, o signora. Quella volta voi non avevate niente a dirmi: io
-aveva arrischiato il mio favore, la mia vita per vedervi un secondo,
-io non ho neppure toccata la vostra mano, e voi mi avete perdonato
-vedendomi così sottomesso e così pentito.
-
-— Sì, ma la calunnia si è impadronita di tutte queste follie, nelle
-quali io non aveva parte, voi lo sapete bene, milord. Il re, eccitato
-dal ministro, ha fatto un rumore terribile; la signora di Vernet
-fu scacciata; Putange fu esiliato; la signora Chevreuse cadde in
-disfavore; e allorchè voi avete voluto ritornare come ambasciadore in
-Francia, il re stesso, sovvenitevene milord, il re stesso si è opposto.
-
-— Sì, e la Francia pagherà con una guerra il rifiuto del suo re. Io
-non posso più vedervi, signora? ebbene! io voglio che ciascun giorno
-voi sentiate a parlare di me. Che scopo credete voi che abbia avuta
-questa spedizione e questa lega coi protestanti della Rochelle che io
-progetto? il piacere di vedervi. Io non ho la speranza di penetrare a
-mano armata fino a Parigi, lo so bene, ma questa guerra potrà fruttare
-una pace; a questa pace necessiterà un negoziatore; questo negoziatore
-sarò io. Non si oserà più di rifiutarmi allora, e io ritornerò a
-Parigi, e vi rivedrò, e sarò felice un istante. Migliaia d'uomini, è
-vero, avranno pagato la mia felicità colla loro vita, ma che importa
-a me purchè vi riveda? tutto questo è forse da insensato; ma, ditemi
-qual donna ha avuto un amante più innamorato? qual regina ha avuto un
-servitore più ardente?
-
-— Milord, milord! voi invocate a vostra difesa cose che ancor più vi
-accusano; milord tutte queste prove d'amore, che volete darmi, sono
-altrettanti delitti.
-
-— Perchè voi non mi amate, signora; se voi mi amaste, vedreste tutto
-ciò bene altrimenti; sarebbe per me troppo grande felicità, e io ne
-diventerei pazzo. Ah! la signora de Chevreuse è stata meno crudele di
-voi. Halland l'amò, ed ella corrispose al suo amore.
-
-— La signora de Chevreuse non era regina, mormorò Anna, vinta a suo
-malgrado dall'espressione di un amore così profondo.
-
-— Voi mi amereste dunque se non la foste, signora? dite, voi mi
-amereste dunque? posso dunque credere che è la dignità sola del vostro
-rango che vi fa crudele verso di me? posso adunque credere che se voi
-foste stata la sig. de Chevreuse, il povero Buckingham avrebbe potuto
-sperare? grazie di queste dolci parole, oh! mia bella Maestà, cento
-volte grazie!
-
-— Ah! milord, voi avete inteso male, male interpretato, io non ho
-voluto dire...
-
-— Silenzio! silenzio! disse il duca; se io sono felice di un errore,
-non abbiate la crudeltà di togliermelo. Voi lo avete detto, voi stessa,
-io sono attirato in un laccio, io vi lascerò forse la vita, poichè,
-osservate, è strano, da qualche tempo io ho dei presentimenti di dover
-morire.
-
-E il duca sorrise con un sorriso tristo ad un tempo e grazioso.
-
-— Oh! mio Dio, gridò Anna con un accento di spavento che provava quale
-interesse, maggiore di quello che voleva dire, ella portava al duca.
-
-— Io non vi dico ciò per spaventarvi, signora, no; ciò che vi dico
-è anzi ridicolo, e credete che io non mi preoccupo niente di questi
-sogni; ma questa parola che voi mi avete detta, questa speranza che voi
-quasi mi avete data, avrà pagato tutto, fosse ancora la mia vita.
-
-— Ebbene! disse Anna, io pure duca, io ho dei presentimenti; io pure ho
-dei sogni. Io ho sognato che vi vedeva steso, insanguinato, atterrato
-da una ferita.
-
-— Alla parte sinistra, non è vero e con un coltello? interruppe
-Buckingham.
-
-— Sì, è così, milord, è così; alla parte sinistra con un coltello.
-Chi ha potuto dirvi che io aveva fatto questo sogno? io non l'ho che
-confidato a Dio, e anche nelle mie preghiere.
-
-— Io non voglio saperne di più, voi mi amate, signora, sta bene;
-
-— Io vi amo?
-
-— Sì, voi! il cielo vi manderebbe forse gli stessi sogni che a me, se
-voi non mi amaste? avremmo noi gli stessi presentimenti, se le nostre
-due esistenze non si toccassero col cuore? voi mi amate, o regina, e
-voi mi piangerete!
-
-— Oh! mio Dio, mio Dio! gridò Anna, questo è più di quanto io possa
-sopportare. Sentite, duca, in nome del cielo, partite, ritiratevi; io
-non so se vi ami o se non vi ami, ma quello che io so si è, che io non
-sarò mai spergiura. Abbiate dunque pietà di me; e partite. Obi se voi
-foste colpito in Francia, se voi moriste in Francia, se io potessi
-supporre che il vostro amore per me fosse causa della vostra morte,
-io non mi consolerei mai più; io ne diverrei pazza. Partite dunque,
-partite, io ve ne supplico.
-
-— Oh! quanto siete bella così! oh! quanto io v'amo! disse Buckingham.
-
-— Partite! partite! io ve ne supplico, e ritornate più tardi; ritornate
-come ambasciatore, ritornate come ministro, ritornate circondato da
-guardie che vi difendano, da servitori che veglino su voi, e allora,
-allora io non temerò più pei vostri giorni, e sarò contenta nel
-rivedervi.
-
-— Oh! ed è vero quanto mi dite?
-
-— Sì...
-
-— Ebbene! un pegno della vostra indulgenza, un oggetto che venga
-da voi, e che mi ricordi che io non ho fatto un sogno: qualche cosa
-che voi abbiate portata, e che possa portare anch'io; un anello, una
-collana, una catena!
-
-— E partirete, partirete, se vi do quanto domandate?
-
-— Sì.
-
-— Sull'istante medesimo?
-
-— Sì.
-
-— Lascerete voi la Francia? ritornerete voi in Inghilterra?
-
-— Sì, io ve lo giuro!
-
-— Aspettate, allora, aspettate.
-
-E Anna rientrò nel suo appartamento, e ne sortì quasi subito, tenendo
-in mano un bauletto di legno di rosa colla sua cifra incrostata d'oro.
-
-— Prendete, milord duca, prendete, diss'ella, conservatelo per mia
-memoria.
-
-Buckingham prese il bauletto, e cadde una seconda volta il ginocchio.
-
-— Voi mi avete promesso di partire sull'istante, disse la regina.
-
-— Ed io vi mantengo la mia parola; la vostra mano, la vostra mano,
-signora, e io parto.
-
-Anna stese la sua mano chiudenda gli occhi, e appoggiandosi con l'altra
-sopra Stefania, poichè sentiva che le sue forze venivano meno.
-
-Buckingham appoggiò con passione le sue labbra su quella bella mano,
-quindi rialzandosi:
-
-— Prima di sei mesi, diss'egli, se io non sono morto, io vi avrò
-riveduto, signora, dovessi per questo mettere sottosopra il mondo.
-
-E, fedele alla promessa che aveva fatta, si slanciò fuori
-dell'appartamento.
-
-Nel corridoio egli incontrò la signora Bonacieux che l'aspettava, e
-che, colle medesime precauzioni e la medesima fortuna, lo ricondusse
-fuori del Louvre.
-
-
-
-
-CAPITOLO XIII.
-
-IL SIGNOR BONACIEUX
-
-
-Vi era in tutto questo come si è potuto rimarcare, un personaggio di
-cui ad onta della sua posizione precaria, non era sembrato che alcuno
-se ne inquietasse, se non che molto mediocremente. Questo personaggio
-era il signor Bonacieux, rispettabile martire degli intrighi politici
-ed amorosi che si allacciavano così bene gli uni con gli altri in
-quell'epoca, tanto cavalleresca ad un tempo e tanto galante.
-
-Fortunatamente, il lettore se lo ricorda, o non se lo ricorda,
-fortunatamente noi abbiamo promesso di non perderlo di vista.
-
-Gli stallieri che lo avevano arrestato lo condussero direttamente alla
-Bastiglia, ove lo si fece passare tutto tremante davanti un plotone di
-soldati che caricavano i loro moschetti.
-
-Di là, fu introdotto in una galleria semi-sotterranea: egli fu, per
-parte di quelli che lo aveano condotto, l'oggetto delle più grossolane
-ingiurie, e dei più feroci maltrattamenti. Gli sbirri vedevano che
-non avevano a che fare con un gentiluomo, e lo trattavano come un vero
-birbone.
-
-In capo a mezz'ora circa, uno scrivano venne a metter fine a queste
-torture, ma non alle sue inquietudini, dando l'ordine di condurre il
-sig. Bonacieux nella camera degli interrogatorii. Ordinariamente i
-prigionieri s'interrogavano nel loro carcere, ma con Bonacieux non si
-facevano tanti complimenti.
-
-Due guardie, s'impadronirono del merciaio, gli fecero traversare
-un cortile, lo fecero entrare in un corridoio, in cui v'erano tre
-sentinelle, aprirono una porta, e lo spinsero in una camera bassa, ove
-non v'erano altri mobili che una tavola, una sedia e un commessario.
-Il commessario era assiso sulla sedia, ed occupato a scrivere sulla
-tavola.
-
-Le due guardie condussero il prigioniero davanti alla tavola, e, ad un
-segno del commessario, si allontanarono fuori della portata della voce.
-
-Il commessario, che fino allora aveva tenuto la sua testa abbassata
-sulle carte, la rialzò per vedere con chi aveva a che fare. Questo
-commissario era un uomo di fisonomia dispettosa, col naso puntuto,
-cogli zigomi gialli e sporgenti, cogli occhi piccoli, ma investigatori
-e vivi, colla fisonomia che partecipava ad un tempo della faina e della
-volpe. La sua testa, sopportata da un collo lungo e mobile, sortiva
-dalla sua larga toga nera, librandosi con un movimento presso a poco
-simile a quello della tartaruga, quando cava fuori la testa dal suo
-guscio crostaceo.
-
-Egli cominciò dal domandare al signor Bonacieux i suoi nomi, il
-cognome, l'età, lo stato, il domicilio.
-
-L'accusato rispose ch'egli si chiamava Giacomo Michele Bonacieux, che
-aveva l'età di cinquant'anni, che era merciaio, e che dimorava nella
-strada Fossoyeur: al n. 11.
-
-Il commissario allora, invece di continuare ad interrogarlo, gli
-fece un lungo discorso sul pericolo che vi è, per un oscuro borghese,
-nell'immischiarsi di cose politiche.
-
-Egli complicò quest'esordio con una esposizione nella quale raccontò
-la potenza e gli atti del signor ministro, di questo ministro
-incomparabile, di questo vincitore dei ministri passati, di questo
-modello dei ministri futuri: atti e potenze ai quali nessuno poteva
-opporsi impunemente.
-
-Dopo questa seconda parte del suo discorso, fissando il suo sguardo da
-sparviero sul povero Bonacieux, lo invitò a riflettere sulla gravità
-della sua situazione.
-
-Le riflessioni del merciaio erano già tutte fatte; egli mandava al
-diavolo l'istante in cui il signor de Laporte aveva avuto l'idea di
-maritarlo con la sua figlioccia, e l'istante soprattutto in cui questa
-figlioccia era stata ricevuta custode della biancheria presso la
-regina.
-
-Il fondo del carattere di mastro Bonacieux era un profondo egoismo
-mischiato ad una sordida avarizia, il tutto condito con una estrema
-poltroneria. L'amore che gli aveva inspirato la sua giovane sposa, era
-un sentimento del tutto secondario, nè poteva lottare coi sentimenti
-primitivi che noi abbiamo enumerati.
-
-Bonacieux riflettè infatti su ciò che gli era stato detto.
-
-— Ma, il signor commessario, diss'egli timidamente, credete bene
-che io conosco, e che apprezzo più che alcun altro, il merito
-dell'incomparabile ministro dal quale noi abbiamo l'onore di esser
-governati.
-
-— Davvero? domandò il commessario con un'aria di dubbio, ma se fosse
-veramente così come sareste voi alla Bastiglia?
-
-— Come io vi sono o piuttosto perchè vi sono, replicò Bonacieux, ecco
-ciò che mi è assolutamente impossibile di dirvi, visto che io stesso
-l'ignoro; ma, a colpo sicuro, non è per avere disgustato, almeno
-scientemente, il signor ministro.
-
-— Pure bisogna che abbiate commesso un qualche delitto, poichè voi
-siete accusato di alto tradimento.
-
-— Di alto tradimento! gridò Bonacieux spaventato, di alto tradimento! e
-come volete voi che un povero merciaio, che detesta gli ugonotti e che
-abborre gli Spagnuoli, sia accusato di alto tradimento? rifletteteci,
-signore, la cosa è materialmente impossibile.
-
-— Signor Bonacieux, disse il commessario guardando l'accusato come
-se i suoi piccoli occhi avessero avuta la facoltà di leggere nel più
-profondo dei cuori, signor Bonacieux, voi avete moglie?
-
-— Sì, signore, rispose il merciaio tremando, e sentendo che là i suoi
-affari si andavano a imbrogliare, vale a dire, io ne aveva una.
-
-— Come, voi ne avevate una? e che ne avete voi fatto, se non l'avete
-più?
-
-— Mi è stata portata via, signore.
-
-— Vi è stata portata via! disse il commessario. Ah! Bonacieux sentì a
-quell'ah che l'affare si andava sempre più imbrogliando.
-
-— Vi è stata portata via! riprese il commessario; e sapete voi chi è
-l'uomo che ha commesso questo ratto?
-
-— Io credo di conoscerlo.
-
-— Chi è egli?
-
-— Pensate che io non affermo niente, signor commessario, e che io
-sospetto solamente.
-
-— Chi sospettate voi! sentiamo, rispondete francamente.
-
-Il signor Bonacieux era nella grande perplessità; doveva egli negar
-tutto o tutto dire? negando tutto, si poteva credere che egli la sapeva
-troppo lunga per confessare; dicendo tutto, faceva prova di buona
-volontà. Egli si decise dunque a dire tutto.
-
-— Io sospetto, diss'egli, che sia un uomo grande e bruno, di alta
-statura, il quale ha tutti i tratti di un gran signore; egli ci ha
-seguiti molte volte, a quanto mi è sembrato, quando io aspettava mia
-moglie d'avanti alla porta segreta del Louvre per ricondurla a casa.
-
-Il commessario parve provare qualche inquietezza.
-
-— E il suo nome? diss'egli.
-
-— Oh? in quanto al suo nome io non ne so niente; se io mai lo
-incontrassi, lo riconoscerei sul momento stesso, ve io garantisco,
-fosse egli ancora tra mille persone.
-
-La fronte del commessario si intorbidì.
-
-— Voi lo riconoscereste fra mille, dite voi continuò egli.
-
-— Cioè, riprese Bonacieux che si accorse di essere entrato in una falsa
-strada, cioè...
-
-— Voi avete risposto che lo riconoscereste, disse il commessario. Sta
-bene, per oggi basta. Prima che andiamo più innanzi, bisogna che un
-tale sappia che voi conoscete il rapitore di vostra moglie.
-
-— Ma io non ho detto che lo conosco! gridò Bonacieux alla disperazione.
-Io vi ho detto al contrario...
-
-— Conducete il prigioniere, disse il commessario alle due guardie.
-
-— Ove si deve condurre? domandò lo scrivano.
-
-— In una prigione.
-
-— In quale?
-
-— Oh! mio Dio, nella prima che vi capita, purchè sia ben chiusa,
-rispose il commessario con una indifferenza, che penetrò d'orrore il
-povero Bonacieux.
-
-— Ahimè! Ahimè! disse a sè stesso, la disgrazia è sulla mia testa.
-Mia moglie avrà commesso qualche orribile delitto; mi si crederà suo
-complice, e mi si punirà con lei: ella avrà confessato che m'aveva
-detto tutto; una donna è così debole! Una prigione! la prima che vi
-capita! ecco qua! una notte presto si passa; e domani, alla ruota, alla
-tortura! oh! mio Dio! mio Dio! abbiate pietà di me!
-
-Senza ascoltare menomamente le lamentazioni di mastro Bonacieux,
-lamentazioni alle quali d'altronde essi dovevano essere abituati, le
-due guardie presero il prigioniere per un braccio, e lo condussero via,
-nel mentre che il commessario scriveva in tutta fretta una lettera che
-lo scrivano aspettava.
-
-Bonacieux non chiuse occhio, non già che la sua prigione fosse troppo
-cattiva, ma perchè le sue inquietudini erano troppo grandi. Egli rimase
-tutta la notte sopra il suo sgabello rabbrividendo al più piccolo
-rumore, e quanto i primi raggi del giorno vennero a penetrare nella sua
-camera, l'aurora gli parve aver preso tinte funebri.
-
-Ad un tratto egli sentì tirare il catenaccio, e provò un terribile
-sussulto. Egli credeva che lo venissero a prendere per condurlo
-al patibolo; cosichè allora quando vide comparire puramente e
-semplicemente il suo commessario ed il suo scrivano della sera innanzi,
-invece del carnefice, come egli si aspettava, fu sul punto di saltar
-loro al collo.
-
-— Il vostro affare si è molto complicato da ieri sera a questa parte;
-mio brav'uomo, gli disse il commessario, ed io vi consiglio dire tutta
-la verità, poichè il solo vostro pentimento può calmare la collera del
-ministro.
-
-— Ma io sono pronto a dir tutto, gridò Bonacieux, almeno tutto quello
-che io so. Interrogatemi, io ve ne prego.
-
-— Primieramente, dov'è vostra moglie?
-
-— Ma dappoichè vi ho detto che mi è stata rapita...
-
-— Sì ma da ieri alle cinque ore pomeridiane, mercè vostra, è fuggita.
-
-— Mia moglie è fuggita? gridò Bonacieux, oh! disgraziata! signore, se
-ella è fuggita non è per colpa mia, io ve lo giuro.
-
-— Che cosa siete dunque andato a fare dal signor d'Artagnan, vostro
-vicino, col quale aveste una lunga conferenza nella giornata?
-
-— Ah! sì, sig. commessario, sì ciò è vero e lo confesso che ho avuto
-torto. Sì, io sono stato dal sig. d'Artagnan.
-
-— Quale era la scopo di questa visita?
-
-— Di pregarlo ad aiutarmi per ritrovare mia moglie; io credeva di avere
-il diritto di reclamarla. Io mi sbagliava, a quanto sembra, e ve ne
-domando perdono.
-
-— E che cosa ha risposto il signor d'Artagnan!
-
-— Il signor d'Artagnan mi ha promesso il suo aiuto; ma io mi sono ben
-presto accorto che egli mi tradiva.
-
-— Voi volete eludere la giustizia! il signor d'Artagnan ha fatto
-un patto con voi, e in virtù di questo patto egli ha messo in fuga
-gli uomini di polizia, che avevano arrestata vostra moglie, e l'ha
-sottratta a tutte le ricerche.
-
-— Il signor d'Artagnan ha rapita mia moglie? ah! che cosa mi dite mai?
-
-— Fortunatamente, il sig. d'Artagnan è nelle nostre mani, e voi sarete
-confrontato con lui.
-
-— Ah! in fede mia, io non domando di meglio, gridò Bonacieux; non sarò
-malcontento di vedere una figura di mia conoscenza.
-
-— Fate entrare il sig. d'Artagnan, disse il commessario alle guardie.
-
-Le due guardie fecero entrare Athos.
-
-— Signor d'Artagnan, disse il commessario indirizzandosi ad Athos,
-dichiarate voi a questo signore ciò che è passato fra voi e lui.
-
-Gridò Bonacieux, non è il signor d'Artagnan quello che qui mi mostrate!
-
-— Come non è il sig. d'Artagnan! gridò il commessario.
-
-— Niente affatto, rispose Bonacieux.
-
-— E come si chiama il signore? domandò il commessario.
-
-— Io non posso dirvelo, perchè non lo conosco.
-
-— Come, voi non lo conoscete?
-
-— No.
-
-— Voi non l'avete mai veduto?
-
-— Può darsi; ma io non so come si chiami.
-
-— Il vostro nome? domandò il commessario.
-
-— Athos, rispose il moschettiere.
-
-— Ma questo non è un nome di uomo, questo è un nome di montagna! gridò
-il povero interrogatore, che cominciava a perdere la testa.
-
-— Questo è il mio nome, disse tranquillamente Athos.
-
-— Ma voi avete detto che vi chiamavate d'Artagnan.
-
-— Io?
-
-— Sì, voi.
-
-— Cioè, a me che fu detto: «voi siete il sig. d'Artagnan?» io ho
-risposto «lo credete voi?» le mie guardie hanno gridato che ne erano
-sicure. Io non ho voluto contrariarle, d'altronde io poteva sbagliarmi.
-
-— Signore, voi fate insulto alla maestà della giustizia.
-
-— In nessun modo, disse tranquillamente Athos.
-
-— Voi siete il sig. d'Artagnan.
-
-— Vedete bene, che siete voi che me lo dite.
-
-— Ma, gridò a sua volta Bonacieux, io vi dico, sig. commessario, che
-non vi può essere nessun dubbio. Il sig. d'Artagnan è mio ospite, e
-quantunque non paghi la sua pigione, è anzi precisamente per questa
-causa che io debbo conoscerlo. Il signor d'Artagnan è un giovane di
-diciannove ai vent'anni appena, e questo signore ne ha almeno trenta;
-il sig. d'Artagnan è nelle guardie del sig. des Essarts, ed il sig.
-è nella compagnia dei moschettieri dei sig. de Tréville; guardate
-l'uniforme.
-
-— È vero, mormorò il commessario, per bacco! è vero.
-
-In questo momento si aprì la porta, e un messaggiere, introdotto dal
-carceriere della Bastiglia, rimise una lettera al commessario.
-
-— Oh! disgraziata! gridò il commessario.
-
-— Come! che cosa dite? di chi parlate? non è già di mia moglie io spero?
-
-— Al contrario, è precisamente di lei. Il vostro affare va bene, andate
-avanti!
-
-— E che! gridò il merciaio esasperato fatemi il piacere di dirmi,
-signore, in qual modo il mio affare può peggiorare per ciò che fa mia
-moglie, mentre io sono in prigione.
-
-— Perchè quello che ella fa è la conseguenza di un piano stabilito fra
-di voi, un piano infernale!
-
-— Io vi giuro, sig. commessario, che voi siete nel più grande errore,
-che io non so niente affatto di ciò che doveva fare mia moglie, che io
-sono intieramente estraneo a tutto quanto ella ha fatto, e che se ella
-fa delle pazzie, io la rinego, io la smentisco, io la maledico.
-
-— E che! disse Athos al commessario, se voi non avete più bisogno
-di me, rimandatemi in qualche luogo. Il vostro sig. Bonacieux è
-noiosissimo.
-
-— Riconducete i prigionieri nelle loro secrete, disse il commessario,
-indicando con un gesto Athos e Bonacieux, e che essi sieno custoditi
-più severamente che mai.
-
-— Però, disse Athos con la solita sua calma, se voi cercate il signor
-d'Artagnan, non vedo troppo il perchè io debba qui rimpiazzarlo.
-
-— Fate ciò che ho detto! gridò il commessario, nella secreta la più
-ristretta. Intendete voi?
-
-Athos seguì le sue guardie stringendosi nelle spalle, e il sig.
-Bonacieux mandava gemiti da fendere il cuore di una tigre.
-
-Il merciaio fu ricondotto nel carcere ove aveva passata la notte, e vi
-fu lasciato tutto il giorno. Tutto il giorno Bonacieux pianse come un
-vero merciaio, non essendo un uomo di spada per niente affatto, come ci
-ha detto egli stesso.
-
-La sera verso le nove ore, al momento in cui stava per decidersi di
-andare in letto, egli intese de' passi nel corridoio. Questi passi si
-avvicinarono al carcere, la porta si aprì, e comparvero due guardie.
-
-— Seguitemi, disse un caporale che veniva dietro le guardie.
-
-— Seguirvi! gridò Bonacieux, seguirvi a quest'ora! mio Dio ove mi
-conducete?
-
-— Dove abbiamo l'ordine di condurvi.
-
-— Ma questa non è una risposta.
-
-— Eppure è la sola che noi possiamo darvi.
-
-— Ah! mio Dio! mio Dio! gridò il povero merciaio, questa volta son
-perduto!
-
-E seguì macchinalmente e senza resistenza le guardie che erano venute a
-prenderlo.
-
-Egli ripassò nello stesso corridoio che aveva già percorso, traversò
-un primo cortile, quindi un secondo corpo di fabbrica; finalmente,
-alla porta del cortile di entrata, egli trovò una carrozza circondata
-da quattro guardie a cavallo. Fu fatto salire in questa carrozza, il
-caporale si pose vicino a lui, fu chiuso lo sportello a chiave, e tutti
-e due si ritrovarono in una prigione ambulante.
-
-La carrozza si mise in movimento, lenta come un carro funebre.
-Attraverso la persiana chiusa a catenaccio il prigioniere scorgeva
-le case e il pavimento, e nient'altro; da vero Parigino che egli era,
-Bonacieux riconosceva tutte le strade dalle insegne, dai riverberi, dai
-marciapiedi. Al momento di giungere a S. Paolo, luogo ove si fanno le
-esecuzioni dei condannati della Bastiglia, per poco non si svenne e si
-segnò due volte. Avea creduto che la carrozza si fosse fermata lì. La
-carrozza però passò oltre. Più lontano fu preso da gran terrore, e fu
-costeggiando il cimiterio di S. Giovanni, ove si sepellivano i rei di
-stato. Una cosa sola lo tranquillizzava un poco, ed era che prima di
-seppellirli generalmente tagliavano loro la testa, e la sua testa era
-ancora sulle sue spalle.
-
-Ma allorchè vide che la carrozza voltava per la strada Gréve, e che
-scoperse i tetti acuti del Palazzo di Città, e che la carrozza passava
-sotto l'arcata, egli credè che tutto fosse finito per lui, volle fare
-la sua confessione al caporale, e dietro il suo rifiuto mandò grida
-così commoventi, che il caporale gli annunziò che, se continuava
-ad assordirlo in tal modo, gli avrebbe messo la mordacchia. Questa
-minaccia tranquillizzò alcun poco Bonacieux: se avessero dovuto
-giustiziarlo sulla piazza di Gréve, non meritava la pena di metterglisi
-la mordacchia, poichè erano quasi arrivati al luogo della esecuzione.
-Infatti la carrozza traversò la piazza fatale senza fermarsi. Non
-restava più a temersi che la Croce-del-Trahoir: la carrozza infatti
-prese quella strada.
-
-Questa volta non v'era più alcun dubbio; era alla Croce-dei Trahoir
-che si giustiziavano i rei subalterni; Bonacieux si era lusingato,
-credendosi degno della piazza S. Paolo o della piazza di Gréve. Era
-alla Croce-del-Trahoir che andava a finire il suo viaggio ed il suo
-destino! egli non poteva ancora vedere questa malaugurata Croce, ma
-egli la sentiva in qualche modo venirgli incontro. Allorquando egli
-non fu più che a una ventina di passi, sentì un rumore e la carrozza
-fermarsi; ciò era più di quanto poteva sopportare il povero Bonacieux,
-di già annientato dalle emozioni successive che aveva provate, mandò un
-debole gemito, che si sarebbe potuto prendere per l'ultimo sospiro di
-un moribondo, e si svenne.
-
-
-
-
-CAPITOLO XIV.
-
-L'UOMO DI MÉUNG
-
-
-Questo rumore era prodotto da un attruppamento di popolo il quale non
-era già riunito nell'aspettativa di un uomo che si dovesse impiccare,
-ma nella contemplazione di uno già impiccato. La carrozza, fermata per
-un momento, riprese dunque il suo cammino, traversò la folla, continuò
-la sua strada, e infilò la contrada S. Onorato, voltò per la strada dei
-Buoni-Fanciulli, e si fermò davanti ad una porta bassa.
-
-La porta si aprì, due guardie ricevettero nelle loro braccia Bonacieux,
-sostenuto dal caporale: fu spinto in un corridoio, gli fu fatta salire
-una scala e fu deposto in un'anticamera. Tutti questi movimenti furono
-da lui operati macchinalmente; egli aveva camminato come si cammina
-in sogno; egli aveva traveduto gli oggetti attraverso una nebbia; le
-sue orecchie avevano concepito dei suoni senza intenderli; si sarebbe
-potuto giustiziarlo in quel momento che egli non avrebbe fatto un gesto
-per intraprendere la sua difesa, che non avrebbe mandato un grido per
-implorare pietà.
-
-Egli rimase dunque così sulla panchetta, col dorso appoggiato al muro e
-le braccia pendenti, nello stesso luogo ove era stato deposto dalle sue
-guardie.
-
-Però, siccome guardando intorno a se stesso non vedeva alcun oggetto
-minaccioso, siccome nessuna cosa indicava che egli corresse un reale
-pericolo, siccome la panchetta era convenientemente imbottita, siccome
-il muro era ricoperto da un bel cuoio di Cordova, siccome un gran
-tendinaggio di damasco rosso fluttuava davanti la finestra, sostenuto
-da belle borchie d'oro, egli comprese a poco a poco che il suo spavento
-era esagerato, e cominciò a muovere la testa da diritta a sinistra e
-dal basso in alto. Da questo movimento, che nessun gl'impediva, egli
-riprese un poco di coraggio, e si arrischiò a smuovere una gamba, poi
-l'altra; finalmente aiutandosi con le mani, si sollevò sulla panchetta
-e si trovò in piedi.
-
-In questo momento, un ufficiale di buon aspetto alzò una portiera,
-continuò a scambiate alcune parole con una persona che si trovava nella
-camera vicina, e rivoltandosi verso il prigioniero:
-
-— Siete voi, gli disse, che vi chiamate Bonacieux?
-
-— Sì, signor ufficiale, balbettò il merciaio più morto che vivo, per
-servirvi.
-
-— Entrate, disse l'ufficiale.
-
-Egli si scansò perchè il merciaio potesse passare, questi obbedì senza
-replica, entrò nella camera ove sembrava che fosse aspettato.
-
-Era un gran gabinetto coi muri guerniti di armi offensive e difensive,
-con camminetto e stufa, nei quali vi era già fuoco quantunque non
-si fosse appena che verso la fine del mese di settembre. Una tavola
-quadrata, coperta di libri e di carte, sui quali era svolta un immensa
-pianta della città della Rochelle occupava il mezzo dell'ambiente. In
-piedi davanti al camminetto stava un uomo di mezzana statura, colla
-fisonomia altera e fiera, cogli occhi scrutatori, con fronte larga, una
-faccia magrita, allungata da un pizzo alla reale sormontato da un paio
-di baffi. Quantunque quest'uomo non avesse che trentasei anni appena,
-capelli, baffi e pizzo andavano imbiancandosi. Quest'uomo, menocchè la
-spada, avea tutto l'aspetto di un uomo di guerra, e i suoi stivali di
-bufalo ancora leggermente ricoperti di polvere, indicavano che egli era
-stato a cavallo durante la giornata.
-
-Quest'uomo era Armando-Giovanni Duplessis duca de Richelieu non già
-come ce lo rappresentano, indebolito, vecchio sofferente come un
-martire, col corpo ammalato, la voce estinta, sepolto in un gran
-seggiolone come una tomba anticipata, non vivendo più che per la forza
-del genio, e non sostenendo più la lotta coll'Europa che per l'eterna
-applicazione del suo pensiero; ma tale quale egli era realmente in
-quell'epoca, vale a dire destro e galante cavaliere, già debole di
-corpo, ma sostenuto da quella potenza morale che ha formato di lui uno
-degli uomini i più estraordinarii che sieno esistiti, preparandosi
-infine, dopo aver sostenuto il duca di Nevers nel suo ducato di
-Mantova, dopo aver preso Nimes, Castres e Uzes, a scacciare gl'inglesi
-dall'isola del Re e a fare l'assedio della Rochelle.
-
-Il povero merciaio dimorò in piedi davanti la porta, nel mentre che gli
-occhi del personaggio che noi abbiamo descritto, si fissavano su lui, e
-sembravano voler penetrare fino al profondo del suo pensiero.
-
-— È questo qua il signor Bonacieux? domandò egli dopo un momento di
-silenzio.
-
-— Sì, mio signore, riprese l'ufficiale.
-
-— Sta bene; datemi quelle carte, lasciateci.
-
-L'ufficiale prese sul tavolo le carte indicate, le rimise a quello che
-le domandava, s'inchinò fino a terra e sortì.
-
-Bonacieux riconobbe in quelle carte i suoi interrogatorii della
-Bastiglia. Di tratto in tratto l'uomo del camminetto alzava gli occhi
-dal di sopra delle scritture e li immergeva come due pugnali fino al
-fondo del cuore del povero merciaio.
-
-Dopo dieci minuti di lettura e dieci secondi di esame, il ministro avea
-fissato.
-
-— Quella testa là non ha mai cospirato, mormorò egli; ma non importa,
-vediamo pure.
-
-— Voi siete accusato di alto tradimento, disse lentamente il ministro.
-
-— È ciò che mi hanno già detto, mio signore, gridò Bonacieux, dando al
-suo interrogatore il titolo che aveva inteso dargli dall'ufficiale; ma
-io vi giuro che non ne sapeva niente.
-
-Il ministro represse un sorriso.
-
-— Voi avete cospirato con vostra moglie, colla signora de Chevreuse, e
-con milord duca di Buckingham...
-
-— Infatti, mio signore, rispose il merciaio, io ho inteso pronunciare
-tutti questi nomi.
-
-— E in quale occasione?
-
-— Ella diceva che il ministro duca de Richelieu aveva attirato il
-duca di Buckingham a Parigi per perderlo, e perdere insieme con lui la
-regina.
-
-— Ella diceva così! gridò il ministro con violenza.
-
-— Sì, mio signore, ma io le ho risposto che ella aveva torto a tenere
-simili propositi, e che il ministro era incapace...
-
-— Tacete, voi siete un imbecille, riprese il ministro.
-
-— Questo è quanto mi rispondeva precisamente mia moglie.
-
-— Sapete voi chi vi ha rapito vostra moglie?
-
-— No, mio signore.
-
-— Voi però avete de' sospetti?
-
-— Sì, mio signore, ma questi sospetti hanno sembrato portar dispiacere
-al signor commessario, ed io non li ho più.
-
-— Vostra moglie è fuggita, lo sapevate voi?
-
-— No mio signore, io l'ho saputo mentre ero prigione col mezzo del sig.
-commessario, che è un uomo molto amabile.
-
-Il ministro represse un secondo sorriso.
-
-— Allora voi non sapete ciò che è avvenuto di vostra moglie in seguito
-alla fuga?
-
-— No assolutamente, mio signore, ma ella sarà rientrata al Louvre.
-
-— A un'ora dopo la mezzanotte non era ancora rientrata al Louvre.
-
-— A un'ora dopo mezzanotte non era ancora rientrata! ah! mio Dio! e che
-cosa è dunque avvenuto di lei?
-
-— Si saprà, siate tranquillo, non si tiene nulla nascosto al ministro,
-il ministro sa tutto
-
-— In questo caso, mio signore, credete voi che il ministro acconsentirà
-a farmi sapere che cosa è avvenuto di mia moglie?
-
-— Forse, ma prima di tutto bisogna che confessiate tutto ciò che ne
-sapete relativamente alle relazioni di vostra moglie colla signora di
-Chevreuse.
-
-— Ma io non ne so niente, non l'ho mai veduta.
-
-— Quando andavate a prendere vostra moglie al Louvre, ritornava ella
-direttamente a casa con voi?
-
-— Quasi mai, ella aveva molte faccende da sbrigare con dei mercanti di
-tela presso i quali io l'accompagnava.
-
-— E quanti ne aveva di questi mercanti di tela?
-
-— Due, mio signore.
-
-— Dove abitavano?
-
-— Uno nella strada Vaugirard, l'altro nella strada dell'Arpa.
-
-— Voi entravate con lei?
-
-— Mai, mio signore, io l'aspettava alla porta.
-
-— E di qual pretesto usava per poter entrar sola?
-
-— Ella non aveva bisogno di addurmi dei pretesti, ella mi diceva di
-aspettarla, ed io l'aspettava.
-
-— Voi siete un marito molto compiacente, mio caro signor Bonacieux,
-disse il ministro.
-
-— Egli mi ha chiamato, suo caro signore, disse fra se stesso il
-merciaio; peste! gli affari vanno bene!
-
-— Riconoscereste voi queste porte?
-
-— Sì.
-
-— Nè sapete i numeri?
-
-— Sì.
-
-— Quali sono?
-
-— Il numero 25 della strada Vaugirard, e il n. 75 della strada Arpa.
-
-— Sta bene, disse il ministro.
-
-A queste parole prese un campanello d'argento, lo suonò e l'ufficiale
-entrò
-
-— Andate, gli disse sottovoce, andate a cercarmi Rochefort, e che egli
-venga sull'istante introdotto.
-
-— Il conte è di là, disse l'ufficiale, e chiede istantemente di parlare
-con Vostra Eccellenza.
-
-— Vostra Eccellenza! mormorò Bonacieux risovvenendosi che questo era il
-titolo che d'ordinario si dava al ministro; Vostra Eccellenza!
-
-— Allora che venga, che venga! disse prestamente Richelieu.
-
-L'ufficiale sì slanciò fuori dell'appartamento con quella rapidità che
-d'ordinario impiegavano tutti i servitori del ministro nell'obbedire ai
-suoi ordini.
-
-— Ah! Vostra Eccellenza! continuava a mormorare Bonacieux, spalancando
-due occhi stravolti, e rimproverandosi di non averci pensato prima.
-
-Cinque minuti dopo la scomparizione dell'ufficiale, si aprì la porta,
-ed entrò un nuovo personaggio.
-
-— È lui! gridò Bonacieux
-
-— Chi lui? domandò il ministro.
-
-— Quegli che mi ha rapito mia moglie.
-
-Il ministro suonò una seconda volta. L'ufficiale ricomparve.
-
-— Riconducete quest'uomo nelle mani delle sue due guardie, e che egli
-aspetti che lo richiami davanti a me.
-
-— No, Eccellenza, no, non è lui! gridò Bonacieux; no io mi sono
-sbagliato, è un altro che non gli rassomigliava niente affatto; questo
-signore è un galantuomo.
-
-— Conducete via questo imbecille, disse il ministro.
-
-L'ufficiale prese Bonacieux sotto il braccio; e lo ricondusse
-nell'anticamera, ove egli ritrovò le sue due guardie.
-
-Il nuovo personaggio che era stato introdotto, seguì con occhi
-impazienti Bonacieux, fino a tanto che fu sortito, e quando la porta si
-richiuse dietro a lui:
-
-— Essi si sono veduti, diss'egli avvicinandosi vivamente al ministro.
-
-— Chi? domandò Sua Eccellenza.
-
-— Ella ed egli.
-
-— La regina e il duca! gridò Richelieu.
-
-— Sì.
-
-— E dove?
-
-— Al Louvre.
-
-— Ne siete voi sicuro?
-
-— Perfettamente sicuro.
-
-— Chi ve lo ha detto?
-
-— La signora di Lannoy, che è tutta dedicata a Vostra Eccellenza, come
-voi ben sapete.
-
-— E perchè non lo ha detto più presto?
-
-— Sia combinazione, sia diffidenza, la regina ha fatto dormire la
-signora de Surgis nella sua camera, e l'ha tenuta presso di se tutta la
-giornata.
-
-— Sta bene, noi siamo stati battuti. Cerchiamo di prendere la rivincita.
-
-— Io vi aiuterò con tutta l'anima, Eccellenza, siate tranquillo.
-
-— E come è andata la faccenda?
-
-— A mezzanotte e mezzo, la regina era con le sue damigelle.
-
-— Dove?
-
-— Nella sua camera da dormire.
-
-— Bene.
-
-— Allorquando sono venuti a portarle un fazzoletto per parte della
-guarda-robiera.
-
-— E dopo?
-
-— La regina ha subito manifestato una grande emozione, e ad onta del
-rosso di cui aveva tutto il viso coperto, ella impallidì.
-
-— E dopo, dopo?
-
-— In questo mentre la regina si è alzata, e con voce alterata ha
-detto: «mie signore, aspettatemi qui dieci minuti, che quindi sarò di
-ritorno»; ed ella ha aperto la porta della sua alcova ed è sortita.
-
-— Ed in che modo la signora de Lannoy non è venuta nell'istesso istante
-a prevenirvi?
-
-— Non vi era ancora niente di positivo; d'altronde la regina aveva
-detto: «mie signore, aspettatemi» ed ella non ha osato disobbedire alla
-regina.
-
-— E quanto tempo la regina è rimasta fuori della sua camera?
-
-— Tre quarti d'ora.
-
-— Nessuna delle sue cameriere l'accompagnava?
-
-— Donna Stefania soltanto.
-
-— Ed in seguito è ella ritornata?
-
-— Sì, ma per prendere un piccolo bauletto di legno rosa colla sua
-cifra, ed è subito partita.
-
-— E quando ella è rientrata più tardi ha riportato il bauletto?
-
-— No.
-
-— La sig. de Lannoy sa ella che cosa conteneva questo bauletto?
-
-— Sì: i puntali in diamanti che Sua Maestà regalò alla regina.
-
-— L'opinione della sig. Lannoy è che ella li abbia regalati a
-Buckingham?
-
-— Ella ne è sicura
-
-— In che modo?
-
-— Durante tutta la giornata, la sig. de Lannoy, nella sua qualità di
-dama che tiene in custodia le gioie, ha cercato questo bauletto, ha
-finto di essere inquieta per non poterlo ritrovare, e ha finito per
-domandarne contezza alla regina.
-
-— E la regina allora...?
-
-— La regina è divenuta molto rossa, ed ha risposto che, essendosele
-rotto il giorno innanzi uno di questi puntali, lo aveva mandato ad
-accomodare dal suo gioielliere.
-
-— Bisogna passarvi per assicurarsi se la cosa è vera o no.
-
-— Vi sono già passato.
-
-— Ebbene! il gioielliere...?
-
-— Il gioielliere non ne ha neppure inteso parlare.
-
-— Bene! bene! Rochefort, tutto non è ancor perduto, e forse... forse,
-tutto è per lo meglio!
-
-— Il fatto è che io non dubito punto che il genio di Vostra
-Eccellenza:..
-
-— Non ripari alle bestialità del mio agente, non è vero?
-
-— È giusto ciò che io diceva, se Vostra Eccellenza mi lasciava
-terminare la frase.
-
-— Ora sapete ove si nascondeva la duchessa de Chevreuse e il duca de
-Buckingham?
-
-— No, Eccellenza; i miei agenti non hanno potuto dirmi niente di
-positivo su questo argomento.
-
-— Lo so io.
-
-— Voi? Eccellenza?
-
-— Sì, o almeno ne dubito. Essi si nascondevano, l'uno nella strada
-Vaugirard n. 25, e l'altro nella strada dell'Arpa n. 75.
-
-— Vostra Eccellenza vuol ella che io li faccia arrestare tutti e due?
-
-— Sarà troppo tardi, essi saranno partiti.
-
-— Non importa ce ne possiamo assicurare.
-
-— Prendete dieci uomini della mia guardia, e perquisite le due case.
-
-— Vado, Eccellenza.
-
-E Rochefort si slanciò fuori dell'appartamento.
-
-Il ministro, rimasto solo, riflettè un istante, e suonò per la terza
-volta il campanello.
-
-Ricomparve lo stesso ufficiale.
-
-— Fate entrare il prigioniere, disse il ministro.
-
-Mastro Bonacieux fu di nuovo introdotto, e dietro un segno del ministro
-l'ufficiale si ritirò.
-
-— Voi mi avete ingannato, disse severamente il ministro.
-
-— Io! gridò Bonacieux, io ingannare Vostra Eccellenza?
-
-— Vostra moglie andando nella strada Vaugirard e nella strada dell'Arpa
-non andava da dei mercanti di tele.
-
-— E dove andava ella, giusto Dio?
-
-— Ella andava dalla duchessa de Chevreuse, e dal duca de Buckingham.
-
-— Sì, disse Bonacieux richiamando tutte le sue rimembranze, sì, è
-così, Vostra Eccellenza ha ragione. Io più di una volta ho detto a mia
-moglie, che era sorprendente, che dei mercanti di tela abitassero in
-simili abitazioni e in case che non avevano insegne. Ah! Eccellenza,
-continuò Bonacieux gettandosi ai piedi del ministro, ah! voi realmente
-siete il ministro, il gran ministro, l'uomo di genio che tutto il mondo
-riconosce.
-
-Il ministro, per quanto fosse mediocre il trionfo che riportava sopra
-un essere così volgare, quanto lo era Bonacieux, non ne godè però
-meno un istante; quindi, quasi subito, come se gli si fosse presentato
-un nuovo pensiero allo spirito, un sorriso increspò il suo labbro, e
-stendendo la mano al merciaio:
-
-— Rialzatevi, amico mio, gli disse, voi siete un bravo uomo.
-
-— Il ministro mi ha toccata la mano! io ho toccata la mano del
-grand'uomo! gridò Bonacieux: il grande uomo mi ha chiamato suo amico.
-
-— Sì, amico mio, sì, disse il ministro con quel tuono paterno, che
-qualche volta sapeva assumere, ma che non ingannava altri che le
-persone che non lo conoscevano; e siccome noi abbiamo sospettato su voi
-ingiustamente, ebbene! noi vi dobbiamo una indennizzazione. Prendete
-questo sacchetto di cento doppie, e perdonatemi.
-
-— Che io vi perdoni, Eccellenza! disse Bonacieux, esitando a prendere
-il sacchetto, temendo senza dubbio che questo preteso regalo non fosse
-che uno scherzo. Ma voi siete padrone di farmi arrestare, di farmi
-torturare, di farmi impiccare. Voi siete il padrone di tutti, ed io non
-avrei avuto neppur una parola da opporre. Io perdonare, Eccellenza? su
-via, voi non ci pensavate nemmeno!
-
-— Ah mio caro sig. Bonacieux, voi vi ponete della generosità; io lo
-vedo, ed io ve ne ringrazio. Così dunque prendete questo sacchetto, e
-voi ve ne andate senza esser troppo malcontento?
-
-— Io me ne vado incantato, Eccellenza.
-
-— Addio adunque, o piuttosto a rivederci, poichè spero che noi ci
-rivedremo.
-
-— Quando vorrà Vostra Eccellenza, poichè io sono agli ordini di Vostra
-Eccellenza.
-
-— Ciò sarà spesso, siate tranquillo, poichè io ho ritrovato un piacere
-estremo nella vostra conversazione.
-
-— Oh! Eccellenza!
-
-— A rivederci, signor Bonacieux, a rivederci.
-
-Ed il ministro gli fece un segno con la mano, al quale Bonacieux
-rispose inchinandosi fino a terra, quindi sortì andando all'indietro,
-e quando fu nella anticamera, il ministro lo intese che, nel suo
-entusiasmo, gridava a tutta testa; «Viva Sua Eccellenza! viva il mio
-padrone! viva il gran ministro!»
-
-Il ministro ascoltò sorridendo questa rumorosa manifestazione dei
-sentimenti entusiastici di Mastro Bonacieux; quindi, quando le grida di
-Bonacieux si furono perdute nella lontananza:
-
-— Bene, diss'egli, ecco d'ora in avanti un uomo che si farà uccidere
-per me.
-
-E il ministro si mise ad esaminare colla più grande attenzione la carta
-della Rochelle, che, come abbiamo detto, era stesa sul suo tavolino,
-segnando con la matita la linea per dove doveva passare la diga che,
-diciotto mesi dopo, chiudeva il porto della città assediata.
-
-Allorquando egli era nel più profondo delle sue meditazioni le più
-strategiche, si riaprì la porta, e Rochefort rientrò.
-
-— Ebbene? disse prestamente il ministro alzandosi con una sveltezza che
-provava il grado d'importanza che egli attaccava alla commissione di
-cui aveva incaricato il conte.
-
-— Ebbene? disse questi, una donna di ventisei anni circa ed un uomo dai
-trentacinque ai quaranta hanno effettivamente alloggiato nelle due case
-indicate dall'Eccellenza Vostra; ma la donna è partita questa notte e
-l'uomo è partito questa mattina.
-
-— Erano essi! gridò il duca, che guardava al pendolo; ed ora, continuò
-egli, è troppo tardi per far loro correr dietro; la duchessa è a Tours,
-e il duca a Boulogne. Bisogna dunque raggiungerlo a Londra.
-
-— Eccellenza, quali sono i vostri ordini?
-
-— Non si dica una parola sul passato, che la regina resti nella più
-perfetta sicurezza; che ella ignori che noi sappiamo il suo segreto;
-che ella creda che noi siamo in traccia di una cospirazione qualunque.
-Inviatemi il mio guarda-sigilli Seguier.
-
-— E di quest'uomo, che cosa ne fa l'Eccellenza Vostra?
-
-— Di qual uomo? domandò il ministro.
-
-— Di Bonacieux.
-
-— Io ne ho fatto tutto quello che se ne poteva fare, vale a dire una
-spia di sua moglie.
-
-Il conte de Rochefort s'inchinò come uomo che riconosce la grande
-superiorità del padrone, e si ritirò.
-
-Rimasto solo, il ministro si assise di nuovo, scrisse una lettera
-che egli chiuse con un sigillo particolare; quindi suonò. Il solito
-ufficiale ricomparve per la quarta volta.
-
-— Fatemi venire Vitray, diss'egli, e ditegli di prepararsi per un
-viaggio.
-
-Un istante dopo, l'uomo che aveva fatto chiamare era in piede davanti a
-lui, portando già gli speroni e gli stivali alla cavaliera.
-
-— Vitray, gli disse, voi dovete partire di tutta corsa per Londra. Voi
-non dovete fermarvi un istante sulla strada; rimetterete questa lettera
-a Milady. Eccovi un buono di duegento doppie; passate dal mio tesoriere
-e fatevelo pagare. Ve ne saranno altrettante che vi saranno sborsate se
-voi sarete di ritorno qui fra sei giorni, e se voi avete seguita bene
-la commissione.
-
-Il messaggiere senza rispondere una sola parola, si inchinò, prese la
-lettera, il bono per dugento doppie, e sortì.
-
-Ecco ciò che conteneva la lettera.
-
- «Milady,
-
- «Trovatevi al primo ballo in cui interverrà il duca di Buckingham.
- Egli porterà al suo saio dodici puntali di diamanti, avvicinatevi a
- lui e tagliatene due.
-
- «Subito che questi puntali saranno nelle vostre mani, datemene
- avviso.»
-
-
-
-
-CAPITOLO XV.
-
-LA GENTE DI TOGA, E LA GENTE DI SPADA
-
-
-L'indomani del giorno in cui erano accaduti questi avvenimenti, non
-essendo ricomparso Athos, d'Artagnan e Porthos avvisarono il signor de
-Tréville della di lui disparizione.
-
-In quanto ad Aramis, egli aveva domandato un concedo di cinque giorni,
-egli era a Rouen, dicevasi per affari di famiglia.
-
-Il signor de Tréville era il padre dei suoi soldati. Il più sconosciuto
-tra di loro, dal momento che portava l'uniforme della compagnia era
-certo del suo aiuto e del suo appoggio, quanto lo avrebbe potuto essere
-un suo fratello stesso.
-
-Egli si rese adunque sull'istante presso il luogo-tenente criminale. Fu
-fatto venire l'ufficiale che comandava il posto della Croce-Rossa, e le
-successive informazioni fecero conoscere che Athos era momentaneamente
-alloggiato nel Forte il Vescovo.
-
-Athos aveva subite tutte le prove che noi abbiamo veduto subire a
-Bonacieux.
-
-Noi abbiamo assistito alla scena di confronto fra i due prigionieri.
-Athos, che non aveva detto niente fino allora, per timore che
-d'Artagnan, venendo anche egli molestato, non avesse avuto il tempo che
-gli abbisognava. Athos da quel momento dichiarò che egli si chiamava
-Athos e non d'Artagnan.
-
-Aggiunse che non conosceva nè il signore nè la signora Bonacieux, che
-non aveva mai parlato nè all'uno nè all'altra; che era andato verso le
-dieci di sera per fare una visita al suo amico signor d'Artagnan, ma
-che sino a quell'ora egli era rimasto dal signor de Tréville con cui
-avea pranzato; venti testimoni, aggiunse egli, potevano attestare il
-fatto, e nominò molti gentiluomini distinti, e fra gli altri il duca
-della Trémouille.
-
-Il secondo commissario rimase stordito non meno del primo per la
-dichiarazione semplice e asseverante di questo moschettiere sul
-quale si sarebbe presa volentieri la rivincita che le genti di toga
-amano tanto di prendersi sulle genti di spada; ma il nome del sig. de
-Tréville, e quello del signor duca della Trémouille meritavano qualche
-riflessione.
-
-Athos fu parimente inviato al ministro, ma disgraziatamente il ministro
-era al Louvre presso il re.
-
-Era precisamente il momento in cui il sig. de Tréville, sortendo dal
-luogo-tenente criminale e dal governatore del Forte il Vescovo, senza
-aver potuto trovare Athos, giunse da Sua Maestà.
-
-Come capitano dei moschettieri, il sig. de Tréville aveva ingresso al
-re a tutte l'ore.
-
-Si sa quali erano le prevenzioni del re contro la regina, prevenzioni
-giuocate abilmente dal ministro, che in fatto d'intrighi diffidavasi
-infinitamente più delle donne che degli uomini. Una delle grandi
-cause, soprattutto di prevenzioni, era l'amicizia della regina per la
-sig. de Chevreuse. Queste due donne lo tenevano inquieto assai più
-che le guerre con lo Spagnuolo, le dissenzioni con l'Inghilterra e
-gl'imbarazzi delle finanze. Ai suoi occhi e nella sua convinzione la
-signora de Chevreuse, non solo serviva la regina nei suoi intrighi
-politici, ma, ciò che lo tormentava anche molto di più, nei suoi
-intrighi amorosi.
-
-Alla prima parola che disse il ministro, che la sig. de Chevreuse,
-esiliata a Tours e che si supponeva in quella città, era stata a Parigi
-e vi era rimasta per cinque giorni eludendo la polizia, il re era
-entrato in una collera furiosa. Capriccioso ed infedele, il re voleva
-esser chiamato _Luigi il Giusto_, e _Luigi il Casto_. La posterità
-comprenderà difficilmente questo carattere, che la storia non spiega
-che con i fatti e mai con i ragionamenti.
-
-Ma, allorchè il ministro aggiunse che, non solamente la sig. de
-Chevreuse era venuta a Parigi, ma ancora, che la regina aveva
-riannodato con lei per mezzo di quelle corrispondenze misteriose, che
-in quell'epoca si chiamavano cabale, allorchè egli affermò che lui, il
-ministro, stava per sciogliere le fila oscure di questo intrigo, quando
-al momento di arrestare sul fatto, in flagrante delitto, corredato
-di tutte le pruove l'emissaria della regina presso l'esiliata, un
-moschettiere aveva osato interrompere violentemente il corso della
-giustizia, piombando con la spada alla mano sulle oneste persone di
-legge, incaricate di esaminare con imparzialità tutto l'affare per
-metterlo sotto gli occhi del re: Luigi XIII non seppe più contenersi;
-fece due passi verso l'appartamento della regina, con quella pallida e
-muta indignazione che, quando scoppiava, conduceva questo principe fino
-alla più fredda crudeltà.
-
-E ciò non ostante, in tutto questo, il ministro non aveva detto ancora
-una parola del duca di Buckingham.
-
-Fu allora che il sig. de Tréville entrò freddo, gentile, e in una
-tenuta irreprensibile.
-
-Avvertito di ciò che accadeva dalla presenza del ministro e dalla
-alterazione della fisonomia del re, il sig. de Tréville si sentì forte
-come Sansone davanti ai Filistei.
-
-Luigi XIII metteva già la mano sulla maniglia della porta. Al rumore
-che fece il signor de Tréville entrando, il re si voltò.
-
-— Voi giungete a proposito, signore, disse il re, che, allorquando le
-passioni erano giunte ad un certo punto, non sapeva più dissimulare, ed
-io ne sento delle belle sul conto dei vostri moschettieri.
-
-— Ed io, disse freddamente il sig. de Tréville, io ne ho delle belle da
-far sentire a Vostra Maestà sul conto delle sue genti di toga.
-
-— Come sarebbe a dire? disse il re con alterezza.
-
-— Io ho l'onore di far sapere a Vostra Maestà, continuò de Tréville
-sul medesimo tuono, che un partito di procuratori, di commessarii e di
-agenti di polizia, gente molto stimabile, ma molto accanita, a quanto
-sembra contro l'uniforme, si è permesso di arrestare in una casa, di
-trascinare in piena strada, e di gettare nel Forte il Vescovo, e tutto
-ciò dietro un ordine che si è ricusato di farmi vedere, uno dei miei
-moschettieri o piuttosto dei vostri, di una condotta irreprovevole,
-di una riputazione quasi illustre, che Vostra Maestà conosce
-favorevolmente, il sig. Athos.
-
-— Athos, disse il re macchinalmente; sì, di fatti, io conosco questo
-nome.
-
-— Che Vostra Maestà se lo ricordi, disse il sig. de Tréville; il sig.
-Athos è quel moschettiere che, nel dispiacente duello che voi sapete,
-ha avuto la disgrazia di ferire gravemente il sig. de Cahussac. A
-proposito, Eccellenza, continuò de Tréville indirizzandosi al ministro,
-il sig. de Cahussac è ristabilito del tutto, non è vero?
-
-— Grazie! disse il ministro mordendosi le labbra per collera.
-
-— Il signor Athos era adunque andato a fare una visita a uno dei suoi
-amici in allora assente, continuò il sig. de Tréville, ad un giovane
-bearnese, cadetto nelle guardie di Vostra Maestà, compagnia des
-Essarts; ma appena egli fu entrato, e prendeva un libro per aspettare
-il suo amico; una nube di sbirri e di soldati mischiati assieme venne a
-fare l'assedio della casa, sfondò diverse porte.
-
-Il ministro fece al re un segno, che voleva dire:
-
-— È per l'affare di cui vi ho parlato.
-
-— Noi sappiamo; tutto, replicò il re, perchè tutto questo fu fatto per
-il nostro servizio.
-
-— Allora, disse da Tréville, fu pure pel servizio di Vostra Maestà
-che si afferrò uno dei miei moschettieri innocente, che si pose questo
-fra due guardie come un malfattore, e che si condusse in mezzo ad un
-popolaccio insolente questo galantuomo, che ha sparso dieci volte il
-sangue per servizio di Vostra Maestà e che è pronto a spargerlo di
-nuovo.
-
-— Bah! disse il re corrucciato, le cose dunque sono avvenute così?
-
-— Il sig. de Tréville non dice, riprese il ministro con flemma, che
-questo moschettiere innocente, che questo galantuomo, era venuto un'ora
-avanti a percuotere a colpi di spada quattro commessarii istruttori,
-delegati da me per istituire un processo della più alta importanza.
-
-— Io sfido Vostra Eccellenza a provarlo, gridò il sig. de Tréville
-colla sua freddezza tutta guascona e colla sua rozzezza militare;
-poichè, un'ora prima il sig. Athos, che io lo confiderò a Vostra
-Maestà, è un uomo delle più alte qualità, mi faceva l'onore, dopo aver
-pranzato meco, di parlare nel salotto del mio palazzo col sig. duca
-della Trémouille e col sig. conte de Chalus che vi si trovavano.
-
-Il re guardò il ministro.
-
-— Fu fatto un processo verbale, disse il ministro rispondendo ad alta
-voce alla muta interrogazione di Sua Maestà, e le genti maltrattate
-hanno redatto il seguente, che io ho l'onore di presentare a Vostra
-Maestà!
-
-— Un processo verbale delle persone di toga, rispose fieramente de
-Tréville, val forse la parola d'onore di un uomo di spada?
-
-— Andiamo, andiamo; de Tréville, tacete, disse il re.
-
-— Se Sua Eccellenza ha qualche sospetto contro uno dei miei
-moschettieri, disse de Tréville, la giustizia del ministro è abbastanza
-conosciuta perchè abbia io stesso a domandare un processo.
-
-— Nella casa in cui fu fatta questa discesa della giustizia, continuò
-il ministro impassibile, alloggia, io credo, un Bearnese amico del
-moschettiere.
-
-— Vostra Eccellenza vuol parlare del sig. d'Artagnan.
-
-— Io voglio parlare di un giovane che voi proteggete, sig. de Tréville.
-
-— Sì, Eccellenza, è lo stesso.
-
-— Non sospettate voi che questo giovane abbia dato dei cattivi
-consigli?...
-
-— Al sig. Athos, a un uomo che ha il doppio della sua età? interruppe
-il sig. de Tréville; no, Eccellenza. D'altronde il sig. d'Artagnan ha
-passato la sera in casa mia.
-
-— E che! disse il ministro, hanno dunque tutti passata la sera in casa
-vostra?
-
-— Sua Eccellenza dubiterebbe forse della mia parola, disse de Tréville,
-col rossore della collera salito alla fronte.
-
-— No, e Dio me ne guardi, disse il ministro; ma soltanto a che ora era
-egli da voi?
-
-— Oh! questo poi posso dirlo scientemente all'Eccellenza Vostra, perchè
-quando entrò io osservai l'orologio a pendolo che segnava nove ore e
-mezza, quantunque io credessi che fosse più tardi.
-
-— E a che ora è egli sortito dal vostro palazzo?
-
-— A dieci ore e mezza, un'ora giusta dopo l'avvenimento.
-
-— Ma finalmente, riprese il ministro che non sospettava un'istante
-sulla lealtà di de Tréville, e che sentiva la vittoria sfuggirgli
-di mano; ma finalmente, Athos fu preso in questa casa della strada
-Fossoyeurs.
-
-— È egli forse proibito ad un amico di visitare un amico, ad un
-moschettiere della mia compagnia di fraternizzare con una guardia della
-compagnia del sig. des Essarts.
-
-— Sì, quando la casa ove egli fraternizza con questo amico è sospetta.
-
-— E perchè questa casa è sospetta, de Tréville, disse il re, non lo
-sapete voi forse?
-
-— Infatti, sire, io lo ignorava. In ogni caso, ella può essere sospetta
-dappertutto, ma nego che possa essere sospetta la parte che abita il
-sig. d'Artagnan, perchè io posso affermarvi, o sire, che se io presto
-fede a quanto egli ha detto, non esiste un più affezionato servitore di
-Vostra Maestà, un ammiratore più profondo del sig. ministro.
-
-— Non è quel d'Artagnan che un giorno ha finito Jussac in quel
-disgraziato incontro che ebbe luogo vicino al convento dei Carmelitani
-Scalzi? domandò il re, guardando il ministro che arrossiva di dispetto.
-
-— E il giorno dopo ferì Bernajoux. Sì sire, sì, è precisamente quello,
-e Vostra Maestà ha buona memoria.
-
-— Andiamo, che cosa risolviamo noi? disse il re.
-
-— Ciò spetta a Vostra Maestà più che a me, disse il ministro. Io
-affermo la reità.
-
-— Ed io la nego, disse de Tréville. Ma Vostra Maestà ha dei giudici, e
-questi giudici decideranno.
-
-— Va bene così disse il re, rimandiamo la causa davanti ai giudici, il
-giudicare è il loro ufficio, ed essi giudicheranno.
-
-— Solamente, riprese de Tréville, è una cosa ben trista che, in
-questi disgraziati tempi in cui siamo, la vita più pura, la virtù più
-incontrastabile non esima un uomo dalla infamia e dalla persecuzione.
-In tal modo l'armata non sarà contenta, io posso risponderne, di essere
-in balìa dei trattamenti rigorosi a proposito di affari di polizia.
-
-La parola era imprudente, ma de Tréville, l'aveva lanciata con
-conoscenza di causa. Egli voleva una esplosione, perchè in questo caso
-la mina fa fuoco ed il fuoco rischiara.
-
-— Affari di polizia! gridò il re, ripetendo le parole del sig. de
-Tréville, affari di polizia! e che ne sapete voi, signore! mischiatevi
-dei vostri moschettieri, e non mi rompete la testa. Sembra a sentirvi,
-che se per disgrazia si arresta un moschettiere, la Francia sia in
-pericolo. Ehi quanto rumore per un moschettiere! io ne farò arrestare
-dieci, cospetto! anche cento, tutta la compagnia! e non voglio che se
-ne dica una parola.
-
-— Dal momento in cui sono sospetti a Vostra Maestà, disse de Tréville,
-i moschettieri sono colpevoli; così voi mi vedrete, sire, disposto a
-cedere la mia spada, perchè, il sig. ministro, non dubito punto, dopo
-avere accusato i miei soldati, finirà con l'accusare anche me stesso;
-così, val meglio, che io mi costituisca prigioniere col sig. Athos, che
-già è stato arrestato, e col sig. d'Artagnan che in breve sarà senza
-dubbio arrestato.
-
-— Testa guascona, non la finirete voi mai? disse il re.
-
-— Sire, rispose de Tréville senza abbassare menomamente la voce,
-ordinate che mi sia reso il mio moschettiere, o che sia giudicato.
-
-— Sarà giudicato, disse il ministro.
-
-— Ebbene! tanto meglio, perchè, in questo caso, io domanderò a Sua
-Maestà il permesso di perorare per lui.
-
-Il re temeva uno scoppio.
-
-— Se, Sua eccellenza, disse egli, non aveva personalmente qualche
-motivo...
-
-Il ministro vide venire il re, e andò all'avvantaggio:
-
-— Perdono, disse egli, ma dal momento che Vostra Maestà vede in me un
-giudice prevenuto, mi ritiro.
-
-— Vediamo, disse il re, mi giurate voi per mio padre, che il sig. Athos
-era in casa vostra durante l'avvenimento, e che egli non vi ha preso
-parte.
-
-— Per il glorioso vostro padre, e per voi stesso, che siete quanto io
-amo e venero di più su questa terra, io ve lo giuro.
-
-— Vogliate riflettere, sire, disse il ministro, che se noi rilasciamo
-così il prigioniere, non si potrà più conoscere la verità.
-
-— Il sig. Athos sarà sempre qui, riprese il signor de Tréville, pronto
-a rispondere quando parrà alle vostre genti di toga d'interrogarlo.
-Egli non diserterà, sig. ministro: siate tranquillo, io rispondo di
-lui.
-
-— Veniamo al fatto: egli non diserterà, disse il re; si ritroverà
-sempre, come dice il sig. de Tréville. Da altronde, aggiunse egli
-abbassando la voce e guardando con occhio supplichevole Sua Eccellenza,
-concediamo loro la sicurezza: questo sta in politica.
-
-Questa politica di Luigi XIII fece sorridere Richelieu.
-
-— Ordinate, sire, diss'egli; voi avete il dritto di grazia.
-
-— Il dritto di grazia non si applica che ai colpevoli, disse de
-Tréville, che voleva dire l'ultima parola, e il mio moschettiere è
-innocente. Non è dunque una grazia quella che farete, sire; è una
-giustizia.
-
-— Ed egli, è al forte il Vescovo? disse il re.
-
-— Sì, sire, è in una secreta, in una prigione come l'ultimo dei
-malfattori.
-
-— Diavolo! diavolo! mormorò il re, e che si ha a fare?
-
-— Sottoscrivere l'ordine che sia messo in libertà, e tutto sarà fatto,
-riprese il ministro; io credo, come Vostra Maestà, che la garanzia del
-sig. de Tréville sia più che sufficiente.
-
-De Tréville s'inchinò rispettosamente con una gioia non scevra di
-timore; egli avrebbe preferito una resistenza ostinata del ministro a
-questa improvvisa facilità.
-
-Il re sottoscrisse l'ordine, e de Tréville se ne impossessò senza
-ritardo.
-
-Al momento in cui stava per sortire, il ministro gli fece un sorriso
-amichevole, e disse al re:
-
-— Regna una buona armonia fra il capo ed i soldati dei vostri
-moschettieri, sire: ecco ciò che è profittevole al servizio, ed
-onorevole per tutti.
-
-Egli mi prepara senza dubbio un qualche cattivo giuoco, diceva
-de Tréville; non si ha mai l'ultima parola con un uomo simile. Ma
-affrettiamoci, poichè il re può cambiare d'avviso in un momento; e in
-fin del conto, è molto più difficile il rimettere alla Bastiglia o al
-Forte il Vescovo un uomo che ne è sortito, di quello che conservarvi un
-prigioniero che vi è già.
-
-Il sig. de Tréville fece trionfalmente la sua entrata nel Forte il
-Vescovo, di dove liberò il moschettiere, che non aveva abbandonato la
-sua pacifica indifferenza.
-
-Quindi, la prima volta che rivide d'Artagnan:
-
-— Voi l'avete scappata bella, diss'egli; ecco pagato il vostro colpo di
-spada a Jussac. Resta ancora a pagarsi quello dato a Bernajoux, ma non
-bisogna fidarvisi.
-
-Del resto il sig. de Tréville aveva ragione di diffidare del ministro,
-e di tenere che tutto non era ancor finito, poichè appena il capitano
-dei moschettieri ebbe chiusa la porta dietro a se, Sua Eccellenza disse
-al re.
-
-— Ora che non siamo più che noi due, parleremo seriamente, se piace
-a Vostra Maestà. Sire, il sig. de Buckingham era a Parigi da cinque
-giorni, e non è partito che questa mattina.
-
-
-
-
-CAPITOLO XVI.
-
-IN CUI IL GUARDA-SIGILLI SEGUIER CERCA ANCHE UNA VOLTA LA CAMPANA PER
-SUONARLA, COME HA FATTO ALTRE VOLTE
-
-
-È impossibile di farsi un'idea dell'impressione che produssero
-sopra il re Luigi XIII queste sole parole; egli arrossì ed impallidì
-successivamente, ed il ministro si accorse fin dal principio che egli
-aveva riconquistato con un sol colpo tutto il terreno che prima aveva
-perduto.
-
-— Il sig. de Buckingham a Parigi! gridò egli, e che cosa vi è venuto a
-fare?
-
-— Senza dubbio per cospirare assieme ai vostri nemici, gli ugonotti e
-gli Spagnuoli.
-
-— No, per bacco! no! a cospirare contro il mio onore colla signora de
-Chevreuse, la signora de Longueville, e il Condè.
-
-— Oh! sire, quale idea! la regina è troppo saggia, e soprattutto ama
-troppo Vostra Maestà.
-
-— La donna è debole, signor ministro, disse il re; e in quanto ad
-amarmi molto, io ho già stabilita la mia opinione su questo amore.
-
-— Non mantengo però meno, disse il ministro, che il duca de Buckingham
-è venuto a Parigi per un progetto del tutto politico.
-
-— Ed io son sicuro che egli è venuto per tutt'altra cosa; ma se la
-regina è colpevole, che ella tremi!
-
-— Veniamo al folto, disse il ministro, per quanta ripugnanza io provi
-a fermare il mio spirito sopra un simile tradimento, Vostra Maestà mi
-vi fa pensare: la signora de Lannoy, che, dietro gli ordini di Vostra
-Maestà, io ho interrogata più volte, questa mattina mi ha detto che la
-notte passata Sua Maestà aveva vegliato fin molto al tardi; che questa
-mattina ella aveva molto pianto, e che tutta la giornata aveva scritto.
-
-— È così, disse il re; a lui senza dubbio. Ministro, mi abbisognano le
-carte della regina.
-
-— Ma in che modo si potranno prendere, sire? Mi sembra che nè io, nè
-Vostra Maestà ci possiamo incaricare di una simile missione.
-
-— E in qual modo si agì adunque con la marescialla d'Ancre? gridò il re
-al più alto grado della sua collera; che si frughino i suoi armadii, e
-che in fine si frughi ella stessa.
-
-— La marescialla d'Ancre, una avventuriera fiorentina, sire, ecco
-tutto; nel mentre che l'augusta sposa di Vostra Maestà è Anna regina di
-Francia, vale a dire una delle più grandi principesse del mondo.
-
-— Ella non è che la più colpevole, signor duca! più ella ha dimenticato
-l'alta posizione in cui è stata posta, più ella è discesa in basso.
-È già lungo tempo, altronde, che io sono deciso di finirla con tutti
-questi piccoli intrighi di politica e di amore. Ella ha pure presso di
-se un certo Laporte...
-
-— Che io credo che sia la maniglia che apre tutto l'intrigo, io lo
-confesso, disse il ministro.
-
-— Voi pensate dunque come me, che ella m'inganni? disse il re.
-
-— Io credo, e lo ripeto a Vostra Maestà, che la regina cospira contro
-la potenza del suo re, ma io non ho detto contro il suo onore.
-
-— Ed io vi dico contro tutti e due: io vi dico che la regina non mi
-ama; che ella ama quell'infame duca de Buckingham! perchè non lo avete
-fatto arrestare mentre egli era a Parigi?
-
-— Arrestare il duca! arrestare il primo ministro di Carlo II ci
-pensate voi, sire? quale scandalo! e se allora i sospetti di Vostra
-Maestà, quelli di cui io continuo a dubitare, avessero mostrata qualche
-consistenza, quale terribile pubblicità! quale scandalo inaudito!
-
-— Ma poichè si esponeva come un vagabondo o come un ladroncello,
-bisognava...
-
-Luigi XIII si fermò da se stesso spaventato di ciò che stava per dire,
-nel mentre che Richelieu, allungando il collo, aspettava inutilmente la
-parola che era rimasta sulle labbra del re.
-
-— Abbisognava...?
-
-— Niente, disse il re, niente. Ma durante tutto il tempo che egli è
-stato a Parigi, voi non lo avrete perduto di vista.
-
-— No, sire.
-
-— Ove alloggiava egli?
-
-— Strada dell'Arpa N. 75.
-
-— E dove rimane?
-
-— A lato del Luxembourg.
-
-— E voi siete sicuro che la regina e lui non si sono veduti?
-
-— Io credo la regina troppo ligia ai suoi doveri, sire.
-
-— Ma essi avranno corrisposto, è a lui che la regina ha scritto in
-quest'oggi; signor duca, mi abbisogna questa lettera!
-
-— Sire, frattanto...
-
-— Sig. duca a qualunque prezzo si sia, io la voglio.
-
-— Io farò osservare però a Vostra Maestà...
-
-— Mi tradite dunque anche voi, sig. ministro, per opporvi sempre così
-alla mia volontà? siete voi pure d'accordo con lo Spagnuolo, e con
-l'Inglese, colla sig. de Chevreuse e colla regina?
-
-— Sire, rispose sorridendo il duca, io credeva di essere al coperto di
-un simile sospetto.
-
-— Signor ministro, voi avete inteso; io voglio queste lettere.
-
-— Non vi sarebbe che un mezzo.
-
-— E quale?
-
-— Quello d'incaricare di questa missione il sig. guarda-sigilli
-Seguier. La cosa si comprende interamente fra i doveri della sua
-carica.
-
-— Che si mandi a chiamare subito in questo medesimo istante.
-
-— Egli dev'essere in casa mia, sire; io lo aveva fatto pregare
-di passare da me, e allorquando sono venuto al Louvre ho lasciato
-l'ordine, se si presentava, di farlo aspettare.
-
-— Che si mandi subito a cercarlo.
-
-— Gli ordini di Vostra Maestà saranno eseguiti, ma...
-
-— Ma che?
-
-— Ma la regina ricuserà forse di obbedire.
-
-— Ai miei ordini!
-
-— Sì, se ella non sa che questi ordini vengono dal re.
-
-— Ebbene! perchè ella non ne dubiti, io stesso vado a prevenirla.
-
-— Vostra Maestà non dimenticherà che io ho fatto tutto quello che ho
-potuto per prevenire una rottura.
-
-— Sì, duca, sì, io so che siete molto indulgente; e noi avremo, ve ne
-prevengo, a parlar di ciò più tardi.
-
-— Quando piacerà a Vostra Maestà, ma io sarò sempre felice e superbo,
-sire, di sagrificarmi alla buona armonia che io desidero veder regnare
-fra il re e la regina di Francia.
-
-— Bene, ministro, bene; ma, frattanto, inviate a cercare il signor
-guarda-sigilli; io entro dalla regina.
-
-E Luigi XIII, aprendo la porta di comunicazione, s'introdusse nel
-corridoio che conduceva dal suo appartamento a quello della regina.
-
-Anna era in mezzo alle sue damigelle, la signora de Guitaut, la sig.
-de Sablé, la sig. de Montebazon e la signora de Guémené. In un angolo
-era quella camerista spagnuola, donna Stefania, che l'aveva seguita
-da Madrid. La sig. de Guémené faceva la lettura, e tutte le altre
-ascoltavano colla più grande attenzione la leggitrice, ad eccezione
-della regina che, al contrario, aveva proposta questa lettura affine di
-potere fingendo di ascoltare, seguire il filo dei suoi propri pensieri.
-
-Questi pensieri per quanto fossero abbelliti da un ultimo riflesso
-dell'amore non erano però men tristi. Anna, privata della confidenza
-di suo marito, perseguitata dall'odio del ministro, che non poteva
-perdonarle di avere respinto un sentimento più dolce, avendo sotto
-gli occhi l'esempio della regina madre che era stata tormentata da
-quest'odio per tutta la sua vita; Anna aveva veduto cadere intorno a
-se i suoi servitori più affezionati, i suoi confidenti più intimi, i
-suoi favoriti più cari. Come quei disgraziati dotati di un dono funesto
-ella portava disgrazia a tutto ciò che toccava, la sua amicizia, era un
-segno fatale che chiamava persecuzione. La sig. de Chevreuse e la sig.
-de Vernel erano esiliate; e in fine Laporte, non nascondeva alla sua
-padrona che si aspettava di essere arrestato da un momento all'altro.
-Fu nel momento che ella era immersa nel più profondo e nel più tetro
-di queste riflessioni che la porta della camera si aprì, e che il re
-entrò.
-
-La leggitrice si tacque all'istante, tutte le dame si alzarono, e
-successe un profondo silenzio.
-
-In quanto al re non fece alcuna dimostrazione di gentilezza, fermandosi
-soltanto davanti alla regina:
-
-— Signora, diss'egli con voce alterata, voi siete per ricevere la
-visita del signor cancelliere che vi comunicherà di un certo affare di
-cui io l'ho incaricato.
-
-La disgraziata regina, che veniva incessantemente minacciata di
-divorzio, di esilio ed anche di processo, impallidì sotto il rosso, e
-non potè trattenersi.
-
-— Ma perchè questa visita, sire? che cosa potrà dirmi il signor
-cancelliere che non possa dirmi la Vostra stessa Maestà?
-
-Il re girò sui talloni senza rispondere, e quasi nel medesimo istante
-il capitano delle guardie, signor de Guitaud, annunciò la visita del
-signor cancelliere.
-
-Quando il cancelliere comparve, il re era già sortito da un'altra porta.
-
-Il cancelliere entrò per metà sorridendo e per metà arrossendo. Siccome
-noi lo ritroveremo probabilmente nel corso di questa storia, non sarà
-male che i nostri lettori facciano fin d'ora conoscenza con lui.
-
-Il sig. cancelliere era un uomo scherzoso. Fu il sig. de Roches le
-Masle, che in altri tempi era cameriere del ministro, che lo propose a
-sua Eccellenza come un uomo affezionato. Il ministro si fidò di lui, e
-se ne trovò contento.
-
-Dopo una gioventù tempestosa, si era ritirato in una piccola comunità
-di persone pie, che aveva per principal regola quella di suonare
-una campana ogni qualvolta uno cadeva in tentazione affinchè tutti
-pregassero il cielo a superarlo e per espiare almeno per qualche tempo
-le follie della sua gioventù.
-
-La vita pacifica però dei suoi compagni, le continue meditazioni e le
-incessanti preghiere non si confacevano punto al suo carattere. Non
-si sa se fosse egli che ne sortisse, o se fosse il superiore della
-comunità che lo rimandasse; fatto sta che dopo tre mesi, il penitente
-ricomparve nel gran mondo dopo aver suonato infinite volte la campana
-colla reputazione del più terribile ossesso che fosse mai esistito.
-
-Sortendo dal suo ritiro, entrò nella magistratura, divenne presidente,
-nel posto di suo zio, abbracciò il partito del ministro, cosa che
-non provava poco la sua sagacità, fu fatto cancelliere, servì con
-zelo Sua Eccellenza nel suo odio contro la regina madre e nella sua
-vendetta contro la regina Anna. Stimolò i giudici nell'affare di
-Chalais, incoraggiò i tentativi del sig. de Laffemas, gran-cacciatore
-di Francia, quindi finalmente, investito di tutta la confidenza del
-ministro, confidenza che egli aveva saputo guadagnarsi tanto bene,
-arrivò a ricevere la singolare commissione per la esecuzione della
-quale si presentava alla regina.
-
-La regina era ancora in piedi quando egli entrò, ma non appena lo ebbe
-scôrto, che ella si riassise sul suo seggio, e fece segno alle sue dame
-di riassidersi sui loro cuscini e sui loro scanni, e con un tuono di
-suprema alterezza:
-
-— Che cosa desiderate voi, signore? domandò Anna, e con quale scopo vi
-presentate voi qui.
-
-— Per farvi, in nome del re, signora e salvo tutto il rispetto ch'io ho
-l'onore di dovere a Vostra Maestà, una perquisizione esatta in tutte le
-vostre carte.
-
-— Come! signore, una perquisizione nelle mie carte... a me! ma questa è
-una cosa indegna!
-
-— Vogliate perdonarmi, signora, ma in questa circostanza io non sono
-che un istrumento di cui si serve il re. Sua Maestà non sorte essa
-di qui, e non vi ha essa invitata colla sua viva voce a sottoporvi a
-questa visita?
-
-— Frugate, dunque, signore; io sono una colpevole a quando sembra.
-Stefania, consegnategli le chiavi dei miei portafogli e dei miei
-segreter.
-
-Il cancelliere fece per pura formalità una visita nei mobili, ma egli
-sapeva bene che la regina non poteva aver nascosto in un mobile la
-lettera importante che ella aveva scritta in quel giorno.
-
-Quando il cancelliere ebbe aperto e richiuso venti volte i segreti del
-segreter, bisognava bene, per quanta fosse l'esitazione che provava,
-bisognava bene, dico io, venire alla conclusione dell'affare, vale a
-dire a frugare la regina stessa. Il cancelliere si avanzò adunque verso
-Anna, e con un tuono molto perplesso, e con un'aria molto imbarazzata:
-
-— Ed ora diss'egli, mi resta a fare la perquisizione principale.
-
-— Quale? domandò la regina; che non comprendeva, o che piuttosto non
-voleva comprendere.
-
-— Sua Maestà è certa che nella giornata, voi avete scritto una lettera;
-sa che questa lettera non è stata ancora inviata al suo indirizzo.
-Questa lettera non si ritrova nè dentro ai vostri portafogli, nè dentro
-al vostro segreter, eppure questa lettera deve essere in qualche luogo.
-
-— Osereste voi portare la vostra mano sulla regina? disse Anna
-raddrizzandosi su tutta l'altezza della sua persona, e fissando sul
-cancelliere i suoi occhi, la di cui espressione era quasi divenuta
-minacciosa.
-
-— Io sono un suddito fedele del re, e tutto ciò che mi ordinerà Sua
-Maestà io lo farò.
-
-— Ebbene! è vero, disse Anna, e le spie del ministro lo hanno servito
-bene. Io oggi ho scritto una lettera; questa lettera non è partita. La
-lettera è qui.
-
-E la regina portò la sua bella mano sul suo busto.
-
-— Allora, datemi questa lettera, signora, disse il cancelliere.
-
-— Io non la darò che al re, signore, disse Anna.
-
-— Se il re avesse voluto che questa lettera gli fosse rimessa, signora,
-ve l'avrebbe domandata egli stesso. Ma ve lo ripeto, sono io che egli
-ha incaricato di reclamarvela, e se voi non me la rendete...
-
-— Ebbene?
-
-— Sono io stesso incaricato di prendermela.
-
-— Come! che intendete di dire?
-
-— Che i miei ordini vanno molto avanti, signora, e che io sono
-autorizzato a cercare il foglio sospetto, anche sulla persona stessa di
-Vostra Maestà.
-
-— Quale orrore! gridò la regina.
-
-— Vogliate dunque, signora, agire con maggior facilità.
-
-— Questa condotta è di una violenza infame, sapete questo signore?
-
-— Il re comanda, signora! scusatemi.
-
-— Io non lo soffrirò, no, no, piuttosto morire! gridò la regina, nella
-quale si rimescolava il sangue imperiale della sua stirpe.
-
-Il cancelliere fece una profonda riverenza, quindi con la manifesta
-intenzione di non dare addietro di un passo nel compimento della
-commissione di cui si era incaricato, e come avrebbe potuto fare
-l'aiutante di un boia nella camera della tortura, si avvicinò ad Anna,
-dagli occhi della quale si videro nell'istante sgorgare lagrime di
-rabbia.
-
-La regina era, come lo abbiam detto, di una grande bellezza. La
-commissione adunque poteva passare per delicata, e il re a forza di
-gelosia contro Buckingham era giunto al punto di non esser più geloso
-d'alcuno.
-
-Senza dubbio il cancelliere Seguier cercò cogli occhi in quel momento
-il cordone della famosa campana, che suonava nel suo ritiro, ma non
-trovandolo, egli prese il suo partito e stese la mano nella direzione
-in cui la regina aveva confessato che si trovava il foglio.
-
-Anna fece un passo in addietro, tanto pallida, che si sarebbe detto che
-stava per morire, e appoggiandosi con la mano sinistra per non cadere,
-contro una tavola che si trovava dietro a lei, cavò colla destra un
-foglio dal suo petto e lo stese al guarda-sigilli.
-
-— Prendete, signore, eccola, quella lettera, gridò la regina con voce
-interrotta e fremente, prendetela, ma liberatemi subito dalla vostra
-odiosa presenza.
-
-Il cancelliere che dal suo canto tremava per una emozione facile a
-concepirsi, prese la lettera salutò fino a terra, e si ritirò.
-
-Appena fu chiusa la porta dietro a lui, la regina cadde svenuta fra le
-braccia delle sue donzelle.
-
-Il cancelliere andò a portar la lettera al re senza averne letta una
-parola. Il re la prese con una mano tremante, cercò l'indirizzo che non
-vi era, diventò pallidissimo, l'aprì lentamente, poi, vedendo che le
-prime parole erano indirizzate al re di Spagna, la lesse rapidamente.
-
-Era un piano di attacco contro il ministro. La regina invitava suo
-fratello e l'imperatore di Austria, a far sembiante, feriti come
-erano dalla politica di Richelieu la di cui eterna preoccupazione
-era l'abbassamento della casa di Austria, di dichiarare la guerra
-alla Francia ed imporre come condizione della pace, la dimissione del
-ministro; ma d'amore, non vi era una sola parola in tutta la lettera.
-
-
- FINE DEL PRIMO VOLUME.
-
-
-
-
-INDICE DELLE MATERIE.
-
-(VOL. I.)
-
-
- CAP. I. _I tre regali del signor d'Artagnan padre._ 5
- CAP. II. _L'anticamera del signor de Tréville._ 24
- CAP. III. _L'udienza._ 38
- CAP. IV. _La spalla d'Athos, la bandoliera di Porthos,
- ed il fazzoletto d'Aramis._ 52
- CAP. V. _I Moschettieri del Re, e le guardie
- del ministro._ 62
- CAP. VI. _Sua Maestà il Re Luigi Decimoterzo._ 75
- CAP. VII. _L'interno dei Moschettieri._ 99
- CAP. VIII. _Un intrigo di corte._ 110
- CAP. IX. _D'Artagnan spiega carattere._ 120
- CAP. X. _Una trappola da sorci del secolo XVII._ 130
- CAP. XI. _L'intrigo si annoda._ 142
- CAP. XII. _Giorgio Williers duca di Buckingham._ 164
- CAP. XIII. _Il signor Bonacieux._ 174
- CAP. XIV. _L'uomo di Méung._ 184
- CAP. XV. _La gente di toga, e la gente di spada._ 197
- CAP. XVI. _In cui il guarda sigilli Seguier cerca anche
- una volta la campana per suonarla, come ha
- fatto altre volte._ 207
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] Noi sappiamo che questa locuzione di _Milady_ non è usata che
-quando è susseguita dal nome di famiglia. Ma noi la troviamo così nel
-manoscritto, e non vogliamo prenderci l'incarico di cambiarla (A.).
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of Project Gutenberg's I tre moschettieri, vol. I, by Alexandre Dumas
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I TRE MOSCHETTIERI, VOL. I ***
-
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-
-<pre>
-
-The Project Gutenberg EBook of I tre moschettieri, vol. I, by Alexandre Dumas
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
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-have to check the laws of the country where you are located before using
-this ebook.
-
-
-
-Title: I tre moschettieri, vol. I
-
-Author: Alexandre Dumas
-
-Translator: Angiolo Orvieto
-
-Release Date: November 6, 2019 [EBook #60641]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I TRE MOSCHETTIERI, VOL. I ***
-
-
-
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
-</pre>
-
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-I TRE<br />
-MOSCHETTIERI
-<span class="smaller">VOL. I.</span>
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="main-t">
-<span class="small">I TRE</span><br />
-MOSCHETTIERI
-</p>
-
-<p class="pad2">
-<span class="small">DI</span><br /><br />
-<span class="x-large">Alessandro Dumas</span>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-VERSIONE<br />
-DI ANGIOLO ORVIETO.
-</p>
-
-<p class="pad1 small">
-VOL. I.
-</p>
-
-<p class="pad4">
-<span class="large">Napoli,</span><br />
-<span class="small">GIOSUÈ RONDINELLA EDITORE<br />
-Strada Trinità Maggiore nº 27<br />
-1853</span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-TIPOGRAFIA DI G. PALMA
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap1">CAPITOLO I.
-<span class="smaller">I TRE REGALI DEL SIGNOR D'ARTAGNAN PADRE</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Il primo lunedì del mese d'aprile 1625 il borgo di
-Méung ove nacque l'autore del <i>Romanzo della Rosa</i>,
-sembrava esser in una così completa rivoluzione, come
-se gli ugonotti vi fossero venuti a fare una seconda
-Rochelle. Molti borghigiani vedendo correre le donne
-lungo la strada maestra, sentendo i fanciulli gridare
-sul limitare delle porte, si sollecitavano ad indossare
-la corazza, equilibrando il loro portamento alquanto
-incerto col mezzo di un moschetto o di una partigiana,
-o dirigendosi verso l'osteria del <i>Franc-Meunier</i>, davanti
-alla quale si affrettava ed ingrossava di minuto
-in minuto, un gruppo compatto, rumoroso e pieno di
-curiosità.
-</p>
-
-<p>
-In quei tempi i timori panici erano frequenti, e pochi
-erano quei giorni che passavansi senza che una città
-o l'altra non registrasse nei suoi archivj qualche
-avvenimento di questo genere. Vi erano i signori che
-guerreggiavano fra di loro; v'era il re che faceva la
-guerra al suo ministro; vi era la Spagna che faceva la
-guerra al re. Quindi, oltre a queste guerre sorde o
-pubbliche, secrete o patenti vi erano ancora i ladri, i
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-mendicanti, gli ugonotti, i lupi ed i lacchè che facevano
-la guerra a tutti, spesso contro i signori e gli ugonotti,
-qualche volta contro il re, ma mai contro il ministro
-e lo spagnuolo. Ne resultò dunque da questa
-presa abitudine, che nel suddetto lunedì del mese
-d'aprile 1625, i borghigiani sentendo il rumore, e non
-vedendo nè la banderuola gialla e rossa, nè la livrea
-del duca di Richelieu si precipitarono dalla parte dell'albergo
-del Franc-Meunier.
-</p>
-
-<p>
-Là giunto, ciascuno potè vedere e riconoscere la causa
-di questo rumore.
-</p>
-
-<p>
-Un giovane... tracciamo il suo ritratto con un colpo
-di penna: figuratevi Don Chisciotte di diciotto anni,
-Don Chisciotte senza giubba, senza usbergo e senza
-corazza; Don Chisciotte rivestito con un sajo di lana,
-il di cui colore blu si era trasformato in un miscuglio
-incomprensibile di fondo di vino e di azzurro celeste.
-Il viso era lungo e scuro; gli zigomi delle guance sporgenti, segno
-d'astuzia; i muscoli mascellari enormemente
-sviluppati; contrassegno infallibile dal quale si riconosce
-il Guascone anche senza il berretto, ed il nostro
-giovane portava un berretto ornato con una specie di
-piuma. L'occhio aperto e intelligente, il naso rivolto,
-ma disegnato con precisione; troppo grande per essere
-un fanciullo, troppo piccolo per essere un uomo, e che
-un occhio un poco esercitato avrebbe preso per il figlio
-di un affittajuolo in viaggio se non avesse avuto una
-lunga spada, che appesa ad un pendaglio di pelle, batteva
-nelle polpe del suo proprietario quando egli era
-in piedi, e sul pelo arricciato della sua cavalcatura
-quando era a cavallo.
-</p>
-
-<p>
-Poichè il nostro giovane aveva una cavalcatura, e
-questa cavalcatura era anzi così rimarchevole che venne
-rimarcata di fatto; era un ronzino di Béarn, della
-età di dodici in quattordici anni, colla pelle gialla,
-senza crini alla coda, ma non senza vesciconi alle gambe,
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-e che sebbene camminasse con la testa più bassa dei
-ginocchi, cosa che rendeva inutile l'applicazione della
-martingala, faceva ancora le sue otto leghe il giorno
-con tutto il comodo suo. Disgraziatamente le nascoste
-qualità di questo cavallo, erano così bene nascoste sotto
-il suo strano pelo e sotto la sua incongrua camminata,
-che in un tempo in cui gli uomini si distinguevano
-dai cavalli, l'apparizione del suddetto ronzino a Méung,
-ove era entrato da circa un quarto d'ora per la porta
-del Beaugency, produsse una sensazione il di cui disfavore
-giunse fino al suo cavaliere.
-</p>
-
-<p>
-E questa sensazione era riuscita tanto più penosa
-al giovane d'Artagnan (così chiamavasi il don Chisciotte
-di questo altro Rosinante) che egli non si nascondeva
-la parte ridicola che gli procurava una simile cavalcatura, per
-quanto fosse buon cavaliere. Fu per questo
-che egli aveva sospirato molto quando accettò il dono
-che a lui ne fece il sig. d'Artagnan padre; egli non
-ignorava che questa bestia valeva almeno venti lire. È
-vero però che le parole con cui fu accompagnato il dono
-non avevano prezzo.
-</p>
-
-<p>
-«Figlio mio, aveva detto il gentiluomo guascone, in
-quel puro dialetto di Béarn di cui Enrico IV non potè
-mai arrivare a disfarsi, figlio mio, questo cavallo è nato
-nella casa di vostro padre, sono oramai tredici anni,
-esso vi è sempre rimasto per tutto questo tempo, lasciatelo
-morire tranquillamente ed onoratamente di
-vecchiaja, e se voi fate qualche campagna con lui, abbiategli
-quei riguardi che avreste per un vecchio servitore.
-Alla corte, continuò il sig. d'Artagnan padre,
-se pure avreste l'onore di andarvi, onore al quale
-la vostra vecchia nobiltà vi dà del resto non pochi diritti,
-sostenete degnamente il vostro nome di gentiluomo,
-che è stato portato degnamente per più di
-cinquecento anni dai vostri antenati, tanto per voi, che
-per la vostra famiglia e per i vostri amici. Non sopportate
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-mai niente se non ciò che viene dal ministro, o
-dal re. È per il solo suo coraggio, intendetelo bene,
-per il solo suo coraggio che un gentiluomo in oggi può
-fare la sua carriera. Chiunque trema anche per un secondo,
-lascia fuggirsi l'occasione, che precisamente
-durante questo secondo la fortuna gli presentava. Voi
-siete giovane e dovete essere coraggioso per due ragioni:
-la prima è perchè siete guascone, la seconda è perchè
-voi siete mio figlio. Non schivate le occasioni, e
-cercate le avventure. Io vi ho fatto imparare a maneggiare
-la spada; voi avete un garetto di ferro, un
-pugno di acciajo, battetevi, a tutti i conti; battetevi,
-tanto più che i duelli sono proibiti, e che per conseguenza
-è necessario un doppio coraggio per battersi.
-Figlio mio, io non ho a darvi che quindici scudi, il mio
-cavallo ed i consigli che avete ascoltati. Vostra madre
-vi aggiungerà la ricetta di un certo balsamo che ella
-ha avuto da una zingara, e che ha una virtù miracolosa
-per guarire tutte le ferite che non hanno colpito il
-cuore. Traete profitto da tutto, e vivete felice e per
-lungo tempo.
-</p>
-
-<p>
-«Non ho più che una sola parola da aggiungere, ed
-è un esempio che io vi propongo; non il mio, poichè
-io non sono mai comparso alla corte, e non ho mai fatto
-che le guerre di religione come volontario: io voglio
-parlarvi del signor de Tréville, che era in altri tempi
-mio vicino, e che ha avuto l'onore di giuocare col re
-Luigi XII, che Iddio conservi, fin da quando era fanciullo.
-Qualche volta i loro giuochi degeneravano in
-battaglie, in queste battaglie il re non era sempre il
-più forte. I colpi che egli ne ricevette procacciarono
-molta stima ed amicizia al signor de Tréville. In seguito
-il signor de Tréville si battè ancora con altri, nel
-suo primo viaggio a Parigi cinque volte; dopo la morte
-del fu re, fino alla maggiorità del giovine, senza contare
-le guerre e gli assedi, sette volte; e dopo questa
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-maggiorità fino al giorno d'oggi, forse cento volte!
-così ad onta degli editti, delle ordinanze, dei decreti,
-eccolo Capitano dei moschettieri, vale a dire capo di
-una legione di Cesari di cui il re fa gran conto, e che è
-temuta dal ministro che, come ognun sa, non teme
-molte cose. Di più il signor de Tréville guadagna dieci
-mila scudi per anno; egli è dunque un gran signore.
-Egli però ha cominciato come voi; andate a fargli visita
-con questa lettera, e regolatevi a seconda del suo
-esempio, per fare come ha fatto lui.»
-</p>
-
-<p>
-Dopo le quali parole il signor d'Artagnan padre cinse
-a suo figlio la sua propria spada, lo baciò teneramente
-sopra ambedue le guance e gli dette la sua benedizione.
-</p>
-
-<p>
-Nel sortire dalla camera paterna, il giovane trovò
-sua madre che lo aspettava colla famosa ricetta di cui,
-pe' consigli che abbiamo testè riportati, doveva necessariamente
-avere spesso necessità d'impiegarla. Gli
-addii furono da questa parte più lunghi e più teneri di
-quello che lo erano stati dall'altra parte, non già perchè
-il signor d'Artagnan non amasse suo figlio, che era
-la sola sua progenitura, ma il sig. d'Artagnan era un
-uomo, e avrebbe considerato come indegno di un uomo
-il lasciarsi trasportare dalla sua emozione, nel mentre
-che la signora d'Artagnan era donna, e di più era
-madre. Ella pianse abbondantemente, e, diciamolo a
-lode del signor d'Artagnan figlio, per quanti sforzi
-facesse onde restar saldo come doveva esserlo un futuro
-moschettiere, la natura la vinse, e fu sforzato a versare
-lagrime, di cui egli giunse con grande stento a
-nasconderne la metà.
-</p>
-
-<p>
-Nello stesso giorno il giovine si mise in viaggio, munito
-dei tre regali paterni che si componevano, come
-dicemmo, di quindici scudi, del cavallo e della lettera
-per il sig. de Tréville come si crederà bene, i consigli
-erano stati dati per un di più al disopra del mercato.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-</p>
-
-<p>
-Con un simile <i>vade-mecum</i>, d'Artagnan si ritrovò,
-tanto pel morale che per il fisico, una copia esatta dell'eroe
-di Cervantes, al quale noi lo abbiamo così felicemente
-paragonato, allorchè il nostro dovere di storico
-ci ha imposto la necessità di delinearne il ritratto.
-Don Chisciotte prendeva i molini a vento per giganti,
-e le mandrie di montoni per armate; d'Artagnan
-prese ciascun sorriso per un insulto, e ciascuno sguardo
-per una provoca. Ne resultò che egli ebbe sempre
-il pugno stretto da Tarbes fino a Méung, e che uno per
-l'altro portò la mano al pomo della spada almeno dieci
-volte il giorno; tuttavolta, il pugno non discese sulla
-mascella di alcuno, e la spada non sortì dal suo fodero,
-non già che la vista del mal avventurato ronzino
-giallo non facesse comparire il sorriso sulla faccia di
-coloro che passavano, ma siccome al disopra del ronzino
-tentennava una spada di rispettosa lunghezza, e che
-al disopra di questa brillava un occhio feroce, piuttosto
-che superbo, quelli che passavano reprimevano la
-loro ilarità, o se la ilarità aveva il sopravvento sulla
-prudenza, cercavano almeno di ridere da una parte soltanto,
-come le maschere antiche, D'Artagnan dimorò
-dunque maestoso e intatto nella sua suscettibilità, fino
-a quella malaugurata città di Méung.
-</p>
-
-<p>
-Ma là, mentre discendeva da cavallo alla porta del
-<i>Franc-Meunier</i> senza che alcun oste, cameriere o palafreniere
-venisse a prendere le redini al montatore,
-d'Artagnan scôrse da una finestra socchiusa del pian
-terreno un gentiluomo di alta statura e di belle sembianze,
-quantunque col viso alquanto increspato, il
-quale parlava con due persone, che sembravano ascoltarlo
-con attenzione. D'Artagnan credè naturalmente,
-secondo la sua abitudine, di essere l'oggetto della conversazione,
-ed ascoltò. Questa volta d'Artagnan non si
-era sbagliato che per metà, non si trattava di lui, ma
-del suo cavallo. Il gentiluomo sembrava enumerare ai
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-suoi uditori tutte le sue qualità, e poichè, come si disse,
-gli uditori sembravano avere una grande attenzione
-al narratore, davano in risate ad ogni momento. Ora,
-siccome bastava un mezzo sorriso per svegliare l'irascibilità
-del giovane, si comprenderà facilmente quale
-effetto dovesse produrre in lui una ilarità così rumorosa.
-</p>
-
-<p>
-Ciò non ostante d'Artagnan volle sulle prime rendersi
-conto della fisonomia dell'impertinente che si
-burlava di lui. Fissò il suo sguardo orgoglioso sullo
-straniero; e riconobbe un uomo dai quaranta ai quarantacinque
-anni, con gli occhi neri e penetranti, un
-colorito scurito, un naso fortemente accentato, e un
-pajo di baffi neri tagliati a perfezione: egli era vestito
-di un sajo e di un giacco da caccia violetto colle rivolte
-dello stesso colore, senz'altro ornamento che le
-aperture ordinarie dalle quali usciva la camicia. Questo
-giaco e questo sajo, quantunque nuovi, sembravano
-spiegazzati come gli abiti di viaggio tenuti lungamente
-chiusi nel porta-mantello. D'Artagnan fece tutte
-queste osservazioni colla rapidità dell'osservatore
-il più scrupoloso, e senza dubbio per un sentimento
-istintivo che gli diceva, che questo sconosciuto doveva
-avere una grande influenza sulla sua vita avvenire.
-</p>
-
-<p>
-Ora, siccome al momento in cui d'Artagnan fissava
-lo sguardo sul gentiluomo dal sajo violetto, il gentiluomo
-faceva sul ronzino bearnese una delle sue più
-sapienti e profonde dimostrazioni, i suoi uditori scoppiarono
-in una risata, ed egli stesso, contro la sua abitudine,
-lasciò visibilmente errare, se si può dir così,
-un pallido sorriso sulle sue labbra. Questa volta non
-vi era più alcun dubbio: d'Artagnan era realmente
-insultato. Così, pieno di questa convinzione, si calcò
-il berretto sugli occhi, e, cercando di copiare qualcuna
-di quelle posizioni di corte che aveva osservate in
-Guascogna presso dei signori viaggiatori, egli si avanzò
-con una mano sulla guardia della spada, e coll'altra
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-appoggiata sul fianco. Disgraziatamente, a misura che
-egli si avanzava, la collera lo accecava sempre più, e
-in luogo del discorso degno e sostenuto che aveva preparato
-per formulare la sua provoca, egli non trovò
-più all'estremità della sua lingua che una grossolana
-personalità, che fu da lui accompagnata con un gesto
-furioso.
-</p>
-
-<p>
-— Che! signore, gridò egli, signore! che vi nascondete
-dietro lo sportello? sì, voi, ditemi dunque un poco
-di che cosa ridete, e noi rideremo assieme!
-</p>
-
-<p>
-Il gentiluomo ricondusse lentamente gli occhi dal
-cavallo al cavaliere, come se fosse abbisognato qualche
-tempo per capire che così strane parole erano a
-lui indirizzate; quindi, allorchè non potè più averne
-alcun dubbio, i suoi sopraccigli si aggrottavano leggermente,
-dopo una sufficiente pausa, con un accento
-d'ironia e d'insolenza impossibili a descrivere, egli rispose
-a d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— Io non parlo con voi, signore.
-</p>
-
-<p>
-— Ma parlo ben io con voi, gridò il giovane esasperato
-da questo miscuglio d'insolenza e di buone maniere,
-di convenienza e di disprezzo.
-</p>
-
-<p>
-Lo sconosciuto lo guardò ancora un istante col suo
-leggero sorriso; e, ritirandosi dalla finestra, sortì lentamente
-dall'osteria per venirsi a piantare in faccia al
-cavallo, alla distanza di due passi da d'Artagnan. Il suo
-portamento tranquillo, e la sua fisonomia scherzosa
-avevano raddoppiato l'ilarità di coloro coi quali parlava,
-e che erano rimasti alla finestra.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan, vedendolo arrivare cavò più di un piede
-della sua spada fuori del fodero.
-</p>
-
-<p>
-— Questo cavallo è decisamente, o piuttosto è stato
-nella sua gioventù pomellato in oro, riprese lo sconosciuto,
-continuando le investigazioni incominciate e
-indirizzandosi a' suoi uditori della finestra, senza sembrare
-di fare alcuna attenzione alla esasperazione di
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-d'Artagnan, che pure frapponevasi fra lui ed essi. Questo
-è un colore conosciuto in botanica, ma fino adesso
-molto raro nei cavalli.
-</p>
-
-<p>
-— V'ha tale che ride del cavallo che non oserebbe
-ridere del padrone! gridò l'emulo furioso di de Tréville.
-</p>
-
-<p>
-— Io non rido spesso, signore, riprese lo sconosciuto,
-come voi potete persuadervene da voi stesso dall'aspetto
-del mio viso; ma io voglio conservare il privilegio
-di poter ridere quando mi piace.
-</p>
-
-<p>
-— Ed io gridò d'Artagnan, io non voglio che si rida
-quanto mi dispiace.
-</p>
-
-<p>
-— Davvero, signore? continuò lo sconosciuto più calmo
-che mai. Ebbene! è perfettamente giusto.
-</p>
-
-<p>
-E girando su' suoi calcagni si disponeva a rientrare
-nell'osteria per la gran porta, sotto la quale d'Artagnan
-nel giungere aveva rimarcato un cavallo già insellato.
-</p>
-
-<p>
-Ma d'Artagnan non era di tal carattere da lasciare
-in tal modo un uomo che aveva avuta l'insolenza di
-burlarsi di lui. Cavò interamente la sua spada dal fodero,
-e si mise a perseguirlo gridando:
-</p>
-
-<p>
-— Voltatevi, voltatevi dunque signor motteggiatore,
-che io non abbia a battervi per di dietro!
-</p>
-
-<p>
-— Batter me! disse l'altro girando sui talloni e guardando
-il giovane con tanta meraviglia quanto era il
-disprezzo. Andiamo dunque, mio caro, voi siete un
-pazzo!
-</p>
-
-<p>
-Quindi a mezza voce, e come se avesse parlato a se
-stesso.
-</p>
-
-<p>
-— È cosa dispiacente, continuò egli, bella recluta per
-Sua Maestà, che cerca da tutte le parti dei bravi per
-completare i suoi moschettieri!
-</p>
-
-<p>
-Terminava appena, che d'Artagnan gli stendeva
-un così furioso colpo di punta, che, s'egli non avesse
-fatto prestamente uno sbalzo in addietro, è probabile
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-che avrebbe scherzato per l'ultima volta. Lo sconosciuto
-vide allora che la cosa oltrepassava lo scherzo,
-cavò la sua spada, salutò il suo avversario, e si mise
-gravemente in guardia. Ma nello stesso tempo i suoi
-due uditori, accompagnati dall'oste, piombarono sopra
-d'Artagnan con gran colpi di bastone, di paletta e di
-molle. Ciò fece una diversione così rapida e così completa
-all'attacco, che l'avversario di d'Artagnan, nel
-mentre che questi si voltava per far fronte a quella
-grandine di colpi, rimetteva nel fodero la sua spada colla
-massima precisione, e, da attore, ritornava spettatore
-del combattimento, parte di cui si disimpegnava colla
-consueta sua impassibilità, mentre ciò non ostante
-brontolava:
-</p>
-
-<p>
-— Venga la peste a questi Guasconi! rimettetelo sul
-suo cavallo color d'arancio, e ch'egli se ne vada.
-</p>
-
-<p>
-— Non prima di averti ucciso! gridò d'Artagnan,
-mentre faceva fronte il meglio che poteva, senza rinculare
-di un passo, ai suoi tre nemici, che lo maltrattavano
-di colpi.
-</p>
-
-<p>
-— Ancora un'altra Guasconata! mormorò il gentiluomo.
-Sull'onor mio, questi Guasconi sono incorreggibili.
-Continuate dunque la danza, poichè egli vuole assolutamente
-ballare. Quando sarà stanco, egli dirà che
-ne ha abbastanza.
-</p>
-
-<p>
-Ma lo sconosciuto non sapeva ancora con qual genere
-di testardo aveva a che fare: d'Artagnan non era
-l'uomo da domandare mai grazia. Il combattimento
-continuò dunque ancora qualche secondo: finalmente,
-d'Artagnan spossato lasciò sfuggirsi la spada, che un
-colpo di bastone aveva troncata in due pezzi. Un altro
-gli colpì la fronte, e lo rovesciò quasi nello stesso tempo
-tutto insanguinato, e quasi svenuto.
-</p>
-
-<p>
-Fu in questo momento che da tutte le parti si accorse
-al luogo della scena. L'oste, temendo uno scandalo,
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-trasportò coll'ajuto del suo servitore il ferito in
-cucina, ove gli furono usate alcune cure.
-</p>
-
-<p>
-In quanto al gentiluomo, egli era ritornato a prendere
-il suo posto alla finestra, e guardava con una certa
-impazienza tutta quella folla, che sembrava destargli
-una contrarietà nel rimanere in quel luogo.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene come va quell'arrabbiato? riprese egli
-voltandosi al rumore che fece la porta nell'aprirsi,
-indirizzandosi all'oste che veniva ad informarsi della
-sua salute.
-</p>
-
-<p>
-— È sana e salva vostra Eccellenza? domandò l'oste.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, perfettamente sano e salvo, mio caro oste, e
-sono io che vi domando come va quel giovane.
-</p>
-
-<p>
-— Va meglio, disse l'oste, egli è del tutto svenuto.
-</p>
-
-<p>
-— Davvero? fece il gentiluomo.
-</p>
-
-<p>
-— Ma prima di svenirsi, egli ha radunate tutte le
-sue forze per chiamarvi, e per sfidarvi chiamandovi.
-</p>
-
-<p>
-— Ma dunque è il diavolo in persona, questo malandrino!
-gridò lo sconosciuto.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! no, Eccellenza; non è il diavolo, riprese l'oste
-con una smorfia di disprezzo, perchè durante il
-suo svenimento noi lo abbiamo perquisito, e nel suo
-fagottino non ha che una camicia, e nella sua borsa
-non ha che undici scudi, cosa però che non gli ha impedito
-dire mentre cadeva in svenimento, che se una
-simile cosa fosse accaduta a Parigi voi ve ne sareste
-pentito sull'atto, nel mentre che qui voi non ve ne
-pentirete che più tardi.
-</p>
-
-<p>
-— Allora, disse freddamente lo sconosciuto, è qualche
-principe del sangue travestito.
-</p>
-
-<p>
-— Io vi dico questo, mio gentiluomo, riprese l'oste,
-affinchè voi stiate sulle difese.
-</p>
-
-<p>
-— Nella sua collera, ha egli nominato nessuno?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, egli batteva sulla saccoccia, e diceva noi vedremo
-ciò che il signore de Tréville penserà di questo
-insulto fatto al suo protetto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Il signor de Tréville? disse lo sconosciuto divenendo
-attonito; batteva sulla sua tasca pronunciando il
-nome del signor de Tréville?... Vediamo, mio caro oste,
-mentre che il giovane era svenuto, voi non sarete stato,
-ne son ben certo, senza guardare in questa saccoccia.
-Che cosa v'era?
-</p>
-
-<p>
-— Una lettera indirizzata al signor de Tréville, capitano
-dei moschettieri.
-</p>
-
-<p>
-— Davvero?
-</p>
-
-<p>
-— La cosa è come ho l'onore di dirvela, eccellenza.
-</p>
-
-<p>
-L'oste che non era dotato di una grande perspicacia,
-non notò l'espressione che le sue parole avevano impresso
-nella fisonomia dello sconosciuto. Questi lasciò il parapetto
-della finestra sul quale era sempre rimasto appoggiato
-colla punta del gomito, e aggrottò il sopracciglio
-come un uomo inquieto.
-</p>
-
-<p>
-— Diavolo! mormorò egli fra' i denti; Tréville mi avrebbe
-egli inviato questo Guascone? questi è molto
-giovane! ma un colpo di spada è un colpo di spada,
-qualunque sia l'età di quello che lo dà, e si ha minor
-diffidenza in un ragazzo che in tutt'altro, basta molte
-volte un debole ostacolo per mandare a terra un gran
-disegno.
-</p>
-
-<p>
-E lo sconosciuto cadde in una riflessione che durò
-qualche minuto.
-</p>
-
-<p>
-— Vediamo, oste, diss'egli, non mi sbarazzerete voi
-da questo frenetico? in coscienza, ora non posso ucciderlo,
-e ciò non ostante aggiunse egli con una espressione
-freddamente minacciosa, ciò nonostante egli m'incomoda.
-Ov'è egli?
-</p>
-
-<p>
-— Nella camera di mia moglie al primo piano, ove è
-medicato.
-</p>
-
-<p>
-— I suoi arredi e il suo sacco sono con lui? ha egli
-seco il suo sajo?
-</p>
-
-<p>
-— Tutto ciò, al contrario, è disotto in cucina. Ma
-poichè v'incomoda questo giovane pazzo...
-</p>
-
-<p>
-— Senza dubbio. Egli cagiona nella vostra osteria
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-uno scandalo al quale non saprebbero resistere le persone
-oneste. Salite nella vostra stanza, fatemi il conto
-e avvertite il lacchè.
-</p>
-
-<p>
-— Che il signore ci vuole lasciare di già?
-</p>
-
-<p>
-— Voi lo sapete bene, poichè vi aveva dato l'ordine
-di fare insellare il mio cavallo. Non sono io forse stato
-obbedito?
-</p>
-
-<p>
-— Certamente e, come vostra Eccellenza ha potuto vederlo,
-il suo cavallo è sotto la porta grande già apparecchiato
-per partire.
-</p>
-
-<p>
-— Sta bene, allora fate quanto vi ho detto.
-</p>
-
-<p>
-— Che! disse a se stesso l'oste avrebbe egli forse paura
-di quel ragazzo?
-</p>
-
-<p>
-Ma un colpo d'occhio imperativo dello sconosciuto
-venne a tagliar corto, egli salutò umilmente e sortì.
-</p>
-
-<p>
-— Non bisogna che Milady<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> si accorga di questo
-furbo, continuò lo straniero: ella non deve tardare a
-giungere; ella è già in ritardo. Decisamente val meglio
-che io monti a cavallo, e che vada ad incontrarla... Se
-potessi soltanto sapere ciò che contiene quella lettera
-indirizzata a Tréville!
-</p>
-
-<p>
-E lo sconosciuto, borbottando si diresse verso la cucina.
-</p>
-
-<p>
-In questo mentre l'oste, che non dubitava che fosse
-la presenza del giovane che scacciava lo sconosciuto
-dalla sua osteria, era risalito da sua moglie, e aveva
-ritrovato d'Artagnan padrone finalmente dei suoi sensi.
-Allora, facendogli comprendere che la polizia potrebbe
-fargli un cattivo partito per aver cercato contesa
-con un gran signore, poichè, secondo il parere dell'oste,
-lo sconosciuto non poteva essere che un gran
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-signore, egli lo determinò, ad onta della sua debolezza,
-ad alzarsi e a continuare il suo viaggio. D'Artagnan
-mezzo sbalordito, senza sajo, e colla testa tutta ammaliata
-di fasce, si alzò adunque, e sollecitato dall'oste,
-cominciò a discendere; ma giungendo in cucina, la prima
-cosa di cui s'accorse fu del suo provocatore, che
-parlava tranquillamente appoggiato allo sportello di
-una pesante carrozza alla quale erano attaccati due grossi
-cavalli normanni.
-</p>
-
-<p>
-La sua interlocutrice, la di cui testa compariva incorniciata
-dalla portiera, era una donna dai venti ai
-ventidue anni. Noi abbiamo già detto con quale rapidità
-d'investigazione d'Artagnan abbracciava una intiera
-fisonomia; egli dunque vide a primo colpo d'occhio
-che la donna era giovane e bella. Ora questa bellezza
-lo colpì tanto più, inquantochè essa era perfettamente
-straniera ai paesi meridionali che fino allora erano stati
-abitati da d'Artagnan. Era una pallida e bionda signora,
-coi capelli arricciati cadenti sulle spalle, con grandi
-occhi blu languenti, colle labbra rosee e colle mani
-d'alabastro; ella parlava con molta vivacità allo sconosciuto.
-</p>
-
-<p>
-— Per tal modo, il ministro m'ordina... diceva la signora.
-</p>
-
-<p>
-— Di ritornare sull'istante in Inghilterra, e di prevenirlo
-direttamente se il duca lasciasse Londra.
-</p>
-
-<p>
-— E in quanto alle mie istruzioni? domandò la bella
-viaggiatrice.
-</p>
-
-<p>
-— Esse sono racchiuse in questo pacco, che voi non
-aprirete che giunta all'altra parte della Manica.
-</p>
-
-<p>
-— Benissimo; e voi cosa fate?
-</p>
-
-<p>
-— Io? io ritorno a Parigi.
-</p>
-
-<p>
-— Senza gastigare questo insolente ragazzo? domandò
-la dama.
-</p>
-
-<p>
-Lo sconosciuto stava per rispondere, ma al momento
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-in cui apriva la bocca, d'Artagnan, che aveva tutto
-inteso, si slanciò sulla soglia della porta.
-</p>
-
-<p>
-— È questo insolente ragazzo che gastiga gli altri,
-gridò egli, e spero bene che questa volta quello che
-egli deve gastigare non gli scapperà, come la prima
-volta.
-</p>
-
-<p>
-— Non gli scapperà? riprese lo sconosciuto aggrottando
-il sopracciglio.
-</p>
-
-<p>
-— No, davanti una donna, voi non oserete fuggire,
-lo presumo.
-</p>
-
-<p>
-Pensate, gridò Milady vedendo il gentiluomo portare
-la mano alla sua spada, pensate che il più piccolo
-ritardo può perdere tutto.
-</p>
-
-<p>
-— Voi avete ragione, gridò il gentiluomo; partite
-dunque dalla vostra parte, io parto dalla mia.
-</p>
-
-<p>
-E salutando la dama con un segno di testa, si slanciò
-sul suo cavallo nel mentre che il cocchiere della carrozza
-frustava la sua pariglia. I due interlocutori partirono
-dunque al galoppo, allontanandosi ciascuno da
-una parte opposta della strada.
-</p>
-
-<p>
-— E le vostre spese? vociferò l'oste, in cui l'affezione
-per il suo viaggiatore si cambiava in uno sdegno profondo,
-vedendo ch'egli si allontanava senza saldare il
-suo conto.
-</p>
-
-<p>
-— Paga gaglioffo, gridò il viaggiatore, sempre galoppando,
-al suo lacchè, il quale gettò ai piedi dell'oste
-due o tre monete d'argento, e si mise a galoppare
-dietro al suo padrone.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! vile, ah! miserabile, ah! falso gentiluomo gridò
-d'Artagnan slanciandosi dietro il lacchè.
-</p>
-
-<p>
-Ma il ferito era troppo debole ancora per sopportare
-una simile scossa. Appena egli ebbe fatto dieci o dodici
-passi, sentì un tintinnio alle orecchie, fu preso da
-un rivolgimento, una nube di sangue passò avanti i suoi
-occhi, e andò a cadere nel mezzo della strada gridando
-sempre:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Vile! vile! vile!
-</p>
-
-<p>
-— Egli di fatti è ben vile, mormorò l'oste avvicinandosi
-a d'Artagnan, cercando con questa adulazione di
-raccomodarsi col povero giovane, come l'airone della
-favola colla sua lumaca della sera.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, ben vile, mormorò d'Artagnan, ma ella, ben
-bella!
-</p>
-
-<p>
-— Chi ella? domandò l'oste.
-</p>
-
-<p>
-— Milady, balbettò d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-E si svenne una seconda volta.
-</p>
-
-<p>
-E lo stesso, disse l'oste: io ne perdo due, ma mi resta
-questo, che almeno son sicuro, di trattenere qualche
-giorno. Sono sempre undici scudi guadagnati.
-</p>
-
-<p>
-Noi sappiamo che undici scudi formavano precisamente
-la somma che restava nella borsa di d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-L'oste aveva contato sopra undici giorni di malattia
-ad uno scudo il giorno; ma egli aveva contato senza
-il viaggiatore; l'indomani, alle cinque del mattino,
-d'Artagnan si alzò, discese egli stesso in cucina, domandò,
-fra gli altri ingredienti la di cui nota non è
-giunta fino a noi, del vino, dell'olio, del ramerino, e,
-con la ricetta di sua madre alla mano, si compose un
-balsamo col quale si unse le sue numerose ferite rinnovellando
-le sue compresse da se, e non volendo ammettere
-l'intervento di alcun medico. Mercè senza
-dubbio all'efficacia di questo balsamo della zingara, e
-forse anche mercè all'assenza di ogni medico, d'Artagnan
-si ritrovò in piedi fin dalla stessa sera, e quasi
-guarito l'indomani.
-</p>
-
-<p>
-Ma al momento di pagare questo ramerino, questo
-olio e questo vino, sole spese del giovane che aveva osservata
-la dieta la più assoluta; nel mentre che al contrario
-il cavallo giallastro, al dire almeno dell'oste, aveva
-mangiato tre volte più che non si sarebbe potuto
-supporre ragionevolmente dalla sua struttura, d'Artagnan
-non ritrovò più nella sua saccoccia che la piccola
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-borsa di velluto rapato, unitamente agli undici scudi
-che conteneva; ma in quanto alla lettera diretta al sig.
-de Tréville, ella era sparita.
-</p>
-
-<p>
-Il giovane cominciò dal cercare questa lettera con
-una gran pazienza, girò e rigirò venti volte le sue saccocce,
-e i suoi saccoccini, frugò e rifrugò nel suo sacco,
-aprendo e richiudendo la sua borsa; ma allorquando
-egli fu convinto che la lettera non potevasi ritrovare
-montò in un terzo accesso di rabbia, che poco mancò
-non gli facesse aver bisogno di un nuovo consumo
-di vino e dell'olio aromatizzati, poichè, vedendo questa
-giovane testa riscaldarsi e minacciare di romper
-tutto nello stabilimento se non si ritrovava quella lettera,
-l'oste si era già provveduto di uno spiedo, sua
-moglie di un manico di scopa, e il servitore di uno di
-quei bastoni che avevano servito così bene l'antivigilia.
-</p>
-
-<p>
-— La mia lettera di raccomandazione, o per bacco,
-io v'infilo tutti come tanti ortolani.
-</p>
-
-<p>
-Disgraziatamente una circostanza sola si opponeva a
-ciò che il giovane potesse compiere la sua minaccia: ed
-era, come lo abbiamo detto, che la sua spada era stata
-spezzata nella sua prima lotta, cosa che egli aveva del
-tutto dimenticato. Ne resultò, che allorquando d'Artagnan
-volle, in fatti, sguainarla, egli si trovò puramente
-e semplicemente armato di un tronco di spada di circa
-otto o dieci pollici di lunghezza, che l'oste aveva
-con ogni cura rimesso dentro al fodero. Quanto al resto
-della lama, l'oste l'aveva destramente riposta colla
-idea di farne un coltello da cucina.
-</p>
-
-<p>
-Questo disinganno non avrebbe però trattenuto probabilmente
-il nostro giovane focoso, se l'oste non avesse
-riflettuto che il reclamo che gli veniva diretto dal
-viaggiatore, era perfettamente giusto.
-</p>
-
-<p>
-— Ma, al fatto, diss'egli abbassando il suo spiedo, ov'è
-questa lettera?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Sì, dov'è questa lettera? grido d'Artagnan. Primieramente
-io vi avverto che questa lettera è per il
-signor de Tréville, e bisogna ch'ella si trovi, o se non
-si trova, egli saprà bene farla ritrovare.
-</p>
-
-<p>
-Questa minaccia compiè d'intimidire l'oste. Dopo il
-re ed il ministro, il signor de Tréville era l'uomo il di
-cui nome fosse il più spesso ripetuto dai militari ed
-anche dai borghesi. Vi era pure il padre Giuseppe, è
-vero; ma il suo nome non era mai pronunziato che a
-bassa voce, tanto era il terrore che inspirava il frate
-grigio, come veniva chiamato il confidente del ministro.
-</p>
-
-<p>
-Così, gettando il suo spiedo lungi da se, e ordinando
-a sua moglie di fare altrettanto del suo manico di scopa,
-e ai suoi servitori dei loro bastoni, egli dette pel
-primo l'esempio mettendosi egli stesso a cercare la lettera
-perduta.
-</p>
-
-<p>
-— Questa lettera racchiude forse qualche oggetto
-prezioso? domandò l'oste dopo un momento di ricerche
-inutili.
-</p>
-
-<p>
-— Senza dirlo, lo credo bene! gridò il Guascone, che
-calcolava su questa lettera per fare il suo cammino per
-la corte; ella conteneva la mia fortuna.
-</p>
-
-<p>
-— Dei buoni sulla Spagna? domandò l'oste inquieto.
-</p>
-
-<p>
-— Dei buoni sulla tesoreria particolare di Sua Maestà,
-rispose d'Artagnan, che, contando di entrare al
-servizio del re mercè quella raccomandazione credeva
-poter fare senza mentire questa risposta quantunque
-un poco azzardata.
-</p>
-
-<p>
-— Diavolo! fece l'oste disperato del tutto.
-</p>
-
-<p>
-— Ma non importa, continuò d'Artagnan colla sua
-indifferenza nazionale, non importa, il denaro non è
-niente: questa lettera è il tutto. Avrei amato meglio
-perdere mille doppie di quello che perdere la lettera.
-</p>
-
-<p>
-Egli non arrischiava di più se avesse detto venti mila,
-ma un certo pudore giovanile lo trattenne.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-</p>
-
-<p>
-A un tratto un lampo di luce colpì in un subito lo
-spirito dell'oste, che si dava al diavolo, non trovando
-niente.
-</p>
-
-<p>
-— Questa lettera non è perduta, gridò egli.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! fece d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— No, ella vi è stata presa.
-</p>
-
-<p>
-— Presa! e da chi?
-</p>
-
-<p>
-— Dal gentiluomo d'ieri, egli discese in cucina dove
-stava il vostro sajo. Egli è rimasto solo. Scommetterei
-che è stato lui che l'ha rubata.
-</p>
-
-<p>
-— Voi credete? riprese d'Artagnan poco convinto,
-poichè sapeva meglio di qualunque altro l'importanza
-del tutto personale di quella lettera, e non vi vedeva
-niente che potesse tentare la cupidigia. Il fatto è che nessuno
-dei viaggiatori presenti avrebbe guadagnato nel
-possedere quel foglio.
-</p>
-
-<p>
-— Voi dite dunque, riprese d'Artagnan, che supponete
-questo impertinente gentiluomo?...
-</p>
-
-<p>
-— Io vi dico che sono sicuro, continuò l'oste; allora
-quando gli ho annunziato che vostra signoria era il
-protetto del signor de Tréville, che voi avevate una
-lettera per questo gentiluomo, egli è sembrato molto
-inquieto, mi ha domandato ove era questa, ed è disceso
-immediatamente in cucina ove sapeva essere il vostro
-sajo.
-</p>
-
-<p>
-— Allora egli è il mio ladro, rispose d'Artagnan; io
-ne farò le mie lagnanze col sig. de Tréville, ed il sig.
-de Tréville farà le sue dimostrazioni al re. Cavò quindi
-maestosamente due scudi dalla sua borsa, li dette all'oste,
-che l'accompagnò coi cappello in mano fino alla
-porta, rimontò sulla sua cavalcatura gialla, che lo condusse
-senza alcun accidente alla porta sant'Antonio di
-Parigi, ove il suo proprietario lo vendè per tre scudi
-con che era molto bene pagato, attesocchè d'Artagnan
-l'aveva molto stancato nell'ultima tappa. Così il birocciajo
-al quale d'Artagnan lo cedè, mercè le nove lire
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-suddette, non nascose al giovane che gli dava questa
-somma esorbitante soltanto per la originalità del colore
-della pelle.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan entrò dunque in Parigi a piedi, portando
-il suo piccolo fagotto sotto il braccio camminando
-fino a tanto che ebbe ritrovato una camera ammobiliata
-che convenisse alla tenuità delle sue risorse. Questa
-camera era una specie di mezzanino, ritrovata nella
-strada Fossoyeurs, vicino al Luxembourg.
-</p>
-
-<p>
-Subito dopo data la caparra, d'Artagnan prese possesso
-del suo alloggio, passò il restante della giornata
-a cucire al suo sajo e a' suoi calzoni dei passamani, che
-sua madre aveva staccati da un sajo quasi nuovo del
-signor d'Artagnan padre, e che gli aveva regalati sotto
-Sigillo; quindi andò alla riviera della Ferraille a far
-rimettere la lama della sua spada, poscia ritornò al Louvre
-per informarsi, dal primo moschettiere che ritrovò,
-dove era situato il palazzo del signor de Tréville, che
-era nella strada del Vecchio Colombajo, vale a dire precisamente
-nelle vicinanze della camera presa in affitto
-da d'Artagnan; circostanza che gli parlava di un felice
-augurio pel successo del suo viaggio. Dopo di che, contento
-del modo con cui si era condotto a Méung, senza
-rimorsi del passato, confidando nel presente e pieno di
-speranze nell'avvenire, andò a letto e dormì il sonno del
-bravo.
-</p>
-
-<p>
-Questo sonno, ancora tutto provinciale, lo portò fino
-alle nove del mattino, ora nella quale si alzò per
-portarsi da questo famoso signore de Tréville, il terzo
-personaggio del regno giusta il giudizio paterno.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap2">CAPITOLO II.
-<span class="smaller">L'ANTICAMERA DEL SIGNOR DE TRÉVILLE</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Il signor de Troisville, come si chiamava ancora la
-sua famiglia in Guascogna, o il sig. de Tréville, come
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-anch'egli aveva finito per chiamare se stesso a Parigi,
-aveva realmente cominciato come d'Artagnan, vale a
-dire senza un soldo, ma con quel fondo di audacia, di
-spirito e di testardaggine che fa sì, che il più povero
-gentiluomo <i>guascone</i> riceve spesso di più nelle sue speranze
-dall'eredità paterna, che il più ricco gentiluomo
-<i>perigordino</i> o <i>berissone</i> non ne riceve in realtà. Il suo
-coraggio insolente, la sua fortuna anche più insolente
-in tempi in cui i colpi piovevano come la tempesta, lo
-avevano tirato alla sommità di quella scala difficile,
-che si chiama il favore della corte, e della quale egli
-aveva montati a quattro a quattro gli scalini.
-</p>
-
-<p>
-Egli era l'amico del re, il quale onorava molto, come
-ognun sa, la memoria di suo padre Enrico IV. Il
-padre del signor de Tréville lo aveva così fedelmente
-servito nelle sue guerre contro la lega, che in mancanza
-di denaro contante, cosa che mancò in tutta la sua
-vita al Bearnese, il quale pagava costantemente i suoi
-debiti colla sola cosa che non aveva mai bisogno di
-comprare, vale a dire collo spirito: che in mancanza di
-denaro contante, dicevamo noi, egli lo aveva autorizzato,
-dopo la resa di Parigi, a prendere per stemma un
-leone d'oro posante sopra una sbarra, con questa divisa:
-<i>Fidelis et fortis</i>. Era molto per l'onore, ma era poco
-per viver bene. Per tal guisa, quando morì l'illustre
-compagno del grande Enrico, lasciò per unica eredità
-al signor figlio la sua spada e la sua divisa. Mercè questo
-doppio dono, ed un nome senza macchia che lo accompagnava,
-il signor de Tréville fu ammesso nella casa
-del giovane principe, in cui si servì tanto bene della
-sua spada, e fu tanto fedele alla sua divisa, che Luigi
-XIII, che era una delle buone spade del suo regno,
-aveva l'abitudine di dire che, s'egli avesse un amico
-che si dovesse battere, lo consiglierebbe a scegliersi
-per padrino prima lui, poscia de Tréville, e forse anche
-prima di lui.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-</p>
-
-<p>
-Luigi XIII aveva dunque un vero attaccamento per
-de Tréville, attaccamento regio, attaccamento egoista, è
-vero, ma che ciò non pertanto era un vero attaccamento.
-Fu perchè in quei disgraziati tempi si aveva gran
-cura di circondarsi d'uomini della tempra dei de Tréville.
-Molti potevano prendere per divisa l'epiteto <i>di
-forte</i> che formava la seconda parte del motto del suo
-stemma, ma ben pochi gentiluomini potevano reclamare
-l'epiteto di <i>fedele</i> che ne formava la prima parte. De
-Tréville era uno di questi ultimi; era una di quelle rare
-organizzazioni, colla intelligenza obbediente come
-quella di un alunno, con un valore cieco, coll'occhio rapido,
-la mano pronta, ed a cui l'occhio non era stato
-dato che per vedere se il re era malcontento di qualcuno,
-e la mano per percuotere questo qualcuno che dispiaceva,
-un Besme, un Maurevers, un Poltrot, de Merè,
-in fine un Vitry. A de Tréville fino allora non era
-mancata che un'occasione, ma egli la appostava, e si
-riprometteva di afferrarla bene pei suoi tre capelli se
-mai fosse passata alla portata della sua mano. Così
-Luigi XIII fece de Tréville capitano dei suoi moschettieri,
-i quali pel loro attaccamento, o piuttosto per il
-loro fanatismo, eran a Luigi XIII ciò ch'erano gli ordinarj
-ad Enrico III, e ciò che la guardia scozzese era a
-Luigi XI.
-</p>
-
-<p>
-Dal suo lato, e sotto questo rapporto, il ministro non
-era rimasto addietro al re. Quando vide la formidabile
-<i>scelta</i> di cui si circondava Luigi XIII, questo secondo,
-o per meglio dire questo primo re di Francia, aveva
-anch'egli voluto avere la sua guardia. Egli ebbe dunque
-i suoi moschettieri, come Luigi XIII aveva i propri,
-e si vedevano queste due potenze rivali scegliere
-pel loro servigio, da tutte le parti della Francia ed anche
-dagli stati stranieri, gli uomini i più celebri pei
-loro gran colpi di spada. Così Luigi XIII e Richelieu
-quistionavano spesso la sera mentre giuocavano agli
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-scacchi, in rapporto al merito dei loro servitori. Ciascuno
-vantava la proprietà ed il coraggio dei suoi, e
-mentre decretavano formalmente contro i duelli e le risse,
-li eccitavano in secreto a venire alle mani, e provavano
-un vero dispiacere, od una gioja immoderata per
-la vittoria dei loro. Così almeno raccomandano le memorie
-di un uomo che si trovò in qualcuna di queste
-disfatte e in molte di queste vittorie.
-</p>
-
-<p>
-De Tréville aveva preso il lato debole del suo padrone,
-ed era a questa destrezza ch'egli doveva il lungo e
-costante favore di un re, che non ha lasciato la fama
-di essere stato troppo fedele alle sue amicizie. Egli faceva
-mettere in parata i suoi moschettieri davanti ad
-Armando Duplessis, con un'aria beffarda che non faceva
-che arricciare per la collera i baffi grigi del ministro.
-De Tréville intendeva ammirabilmente la guerra di
-quell'epoca, in cui; quando non si viveva alle spese del
-nemico, si viveva alle spese dei propri compatriotti: i
-suoi soldati formavano una legione di diavoli a quattro,
-indisciplinati per tutti fuorchè per lui.
-</p>
-
-<p>
-Sfrenati, avvinacciati, scorticati, i moschettieri del
-re, o piuttosto quelli del signor de Tréville, si spandevano
-per le osterie, per le passeggiate, nei giuochi pubblici,
-gridavano forte, arricciandosi i baffi, facendo suonare
-le spade, urtando con voluttà le guardie del ministro
-quando le incontravano, e cavando quindi le
-spade in piena strada con mille motteggi; uccisi qualche
-volta, ma sicuri sempre in questo caso d'essere compianti
-e vendicati; uccidendo spesso, e sicuri allora di
-non ammuffare in prigione, perchè il signor de Tréville
-era sempre là per reclamarli. Per tal modo il signor
-de Tréville era lodato in tutti i tuoni, cantato per tutte
-le canzoni da questi uomini che l'adoravano, e che, per
-quanto fossero tutti gente da sacco e da corda, tremavano
-davanti a lui come altrettanti scolari davanti al
-loro maestro, obbedendo alla più piccola parola, e
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-pronti a farsi ammazzare per lavare il più piccolo rimprovero.
-</p>
-
-<p>
-Il signor de Tréville aveva fatto uso di questa leva
-potente prima pel re e per gli amici del re, quindi per
-se stesso e per i suoi amici. Del resto in nessuna memoria
-di quel tempo, che ha lasciate tante memorie,
-non si vede che questo degno gentiluomo sia mai stato
-accusato neppure dai suoi nemici, ed egli ne aveva
-tanti, sia fra gli uomini di penna che fra quelli di spada,
-in nessun luogo si vede, diciamo noi che questo
-degno gentiluomo sia stato notato d'essersi fatto pagare
-la cooperazione de' suoi. Con un raro ingegno d'intrigo;
-che lo rendeva uguale ai più forti intriganti, egli
-era rimasto onest'uomo. Più ancora, a dispetto dei
-grandi ostacoli che sfiancano, e degli esercizi penosi che
-affaticano, egli era divenuto uno dei più galanti scorridori
-delle stradelle, uno dei più fini damerini, uno
-dei più lampiccati parlatori della sua epoca; si parlava
-delle buone avventure di de Tréville, come vent'anni
-prima si era parlato di quelle di Bassompierre, e non
-era dir poco. Il capitano dei moschettieri era dunque
-ammirato, temuto ed amato, ciò che costituisce l'apice
-delle umane fortune.
-</p>
-
-<p>
-Luigi XIV assorbì tutti i piccoli astri della sua corte
-nel suo vasto splendore; ma suo padre, sole <i>pluribus
-impar</i> (<i>non uguale per tutti</i>) lasciò il suo splendore
-personale a ciascuno dei suoi favoriti, il suo valore
-individuale a ciascuno dei suoi cortigiani. Oltre l'udienza
-mattinale <i>l'alzata</i> del re e quella del ministro,
-si contavano a Parigi allora più di duecento piccole <i>alzate</i>,
-quella di de Tréville era una delle più frequentate.
-</p>
-
-<p>
-Il cortile della sua abitazione, posta nella strada del
-Vecchio Colombajo, rassomigliava ad un campo, e ciò
-fin dalle sei ore della mattina nell'estate, e dalle otto
-ore nell'inverno. Da cinquanta a sessanta moschettieri,
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-che sembravano colà radunarsi per offrire un numero
-piuttosto imponente, vi passeggiavano sempre, armati
-come in istato di guerra, e pronti a tutto. Lungo
-quelle spaziose scale; sul solo pianerottolo di una delle
-quali la nostra moderna civilizzazione fabbricherebbe
-una casa intera, ascendevano e discendevano i sollecitatori
-di Parigi, che correvano dietro un favore qualunque,
-i gentiluomini di provincia, avidi di essere arruolati,
-ed i lacchè guerniti di tutti i colori, che venivano
-a recare al signor de Tréville i messaggi dei loro
-padroni. Nell'anticamera sopra lunghi panchetti circolari
-riposavano gli eletti, cioè quelli ch'erano stati
-chiamati. Il mormorio là era continuo dalla mattina alla
-sera, nel mentre che il signor de Tréville, nel suo
-gabinetto contiguo a questa anticamera, riceveva le
-visite, ascoltava le lagnanze, dava i suoi ordini, e, come
-il re dalla sua loggia del Louvre, non aveva che a
-mettersi alla finestra per passare la rivista degli uomini
-e delle armi.
-</p>
-
-<p>
-Il giorno in cui si presentò d'Artagnan l'assemblea
-era imponente, particolarmente per un provinciale che
-veniva dalla sua provincia: è vero che questo provinciale
-era guascone, e che soprattutto in quell'epoca i
-compatrioti di d'Artagnan godevano della riputazione
-di non lasciarsi facilmente intimorire. In fatti, una volta
-che erasi superata la porta massiccia, incavigliata con
-lunghi chiodi dalla testa quadrangolare si cadeva in
-mezzo ad una folla d'uomini d'arme che s'incrociavano
-nel cortile interpellandosi, o querelandosi, o giuocando
-fra loro. Per aprirsi liberamente un passaggio in mezzo
-a tutti questi flutti tempestosi, bisognava essere ufficiale,
-gran signore o bella donna.
-</p>
-
-<p>
-Fu dunque in mezzo a questa mischia, e a questo
-disordine che il nostro giovane si avanzò col cuore palpitante,
-accomodando la sua lunga spadaccia parallela
-alle sue magre gambe, tenendo una mano all'orlo del suo
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-feltro con quel mezzo sorriso da provinciale imbarazzato
-che vuol fare il disinvolto. Appena aveva oltrepassato
-un gruppo, allora respirava più liberamente; ma
-capiva che si rivolgevano per guardarlo, e per la prima
-volta in vita sua d'Artagnan, che, fino a quel giorno,
-aveva avuta molta buona opinione di se stesso, si riconobbe
-ridicolo.
-</p>
-
-<p>
-Giunto alla scala, fu ancora peggio; sui primi scalini
-vi erano quattro moschettieri, che si divertivano al
-seguente esercizio, nel mentre che dieci o dodici altri
-dei loro camerati aspettavano sul piano che venisse il
-loro turno per prendere parte attiva alla partita.
-</p>
-
-<p>
-Uno di essi situato sullo scalino superiore, colla spada
-alla mano, impediva, o meglio, fingeva d'impedire
-agli altri tre di salire.
-</p>
-
-<p>
-Gli altri tre giuocavano di scherma contro di lui colle
-loro spade, e con grandissima agilità. D'Artagnan
-sulle prime suppose che quello spade fossero fioretti:
-egli credè che fossero bottonati: ma riconobbe ben tosto
-da certe graffiature, che ciaschedun'arma, al contrario, era
-molto bene affilata ed appuntata, e a ciascheduna
-di queste graffiature, non solo gli spettatori, ma
-ancora gli attori ridevano come matti.
-</p>
-
-<p>
-Colui che in quel momento occupava lo scalino teneva
-in rispetto i suoi assalitori maravigliosamente. Era
-stato fatto cerchio intorno ad esso. La condizione portava
-che a ciascun colpo il toccato lasciasse la partita,
-perdendo il suo giro d'udienza a profitto del toccatore.
-In cinque minuti tre furono sfiorati, uno alla mano,
-l'altro al mento, l'altro all'orecchia, dal difensore dello
-scalino, che non fu per niente toccato, sveltezza che
-secondo le convenzioni gli valse tre turni in suo vantaggio.
-</p>
-
-<p>
-Per quanto fosse difficile non già ad essere, ma a volersi
-maravigliare, questo passatempo però maravigliò
-il nostro giovane viaggiatore: egli aveva veduto nella
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-sua provincia, in quella terra ove si scaldano così prestamente
-le teste, un poco più di preliminare ai duelli,
-e la guasconata di questi quattro giuocatori gli parve
-la più forte di tutte quelle che aveva udito fino allora
-anche in Guascogna. Egli credette di essere trasportato
-nei famosi paesi dei giganti, ove Gulliver andò
-in seguito, ed ebbe così gran paura; e ciò nonostante
-non era ancora al termine, gli rimaneva il pianerottolo
-e l'anticamera.
-</p>
-
-<p>
-Sul pianerottolo non si batteva più; si raccontavano
-delle storie di donne, e nell'anticamera delle storie
-di corte. Sul pianerottolo d'Artagnan arrossì; nell'anticamera,
-egli fremette. La sua immaginazione svegliata
-e vagabonda, che, in Guascogna lo rendeva terribile
-alle giovani cameriere, qualche volta anche alle
-giovani padrone, non aveva mai sognato, neppure
-nei suoi momenti di delirio la metà di quelle meraviglie
-amorose, e il quarto di quelle furberie galanti,
-rialzate dai nomi i più conosciuti, ed abbellite
-dai dettagli i meno velati. Ma se il suo amore per i
-buoni costumi ricevette in sul pianerottolo un cozzo,
-il suo rispetto pel ministro fu scandalizzato nell'anticamera.
-Là a sua gran sorpresa, d'Artagnan intese
-criticare ad alta voce la politica che faceva tremare
-l'Europa, e la vita privata del ministro, che tanti alti
-personaggi erano stati puniti di aver solo tentato di
-approfondare. Questo grand'uomo, riverito dal signor
-d'Artagnan padre, serviva di argomento di risa ai moschettieri
-del signore de Tréville, chi rideva sulle sue
-gambe cagnesche, e sul suo dorso inarcato; qualcun
-altro contava le novelle sulla signora d'Aiguillon, sua
-amica, e la signora di Combalet sua nipote, nel mentre
-che gli altri combinavano delle partite contro i
-paggi e le guardie del duca-ministro, tutte cose che
-sembravano a d'Artagnan tante mostruose impossibilità.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-</p>
-
-<p>
-Però, quando il nome del re interveniva qualche
-volta ad un tratto e all'improvviso in mezzo a tutti
-questi motteggi ministeriali, una specie di mordacchia
-chiudeva per un momento tutte quelle bocche derisorie,
-si guardavano con esitazione intorno, e sembrava
-temessero l'indiscrezione della porta del gabinetto
-del signor de Tréville; ma ben presto una allusione
-riconduceva il discorso sul ministro, e allora le
-risa si rinnovavano sopra ciascuna delle sue azioni.
-</p>
-
-<p>
-— Certamente, ecco qua persone che saranno tutte
-messe alla Bastiglia, o impiccate, pensò d'Artagnan
-con terrore, ed io, senza alcun dubbio, con loro, poichè
-dal momento che io gli ho ascoltati ed intesi, sarò
-ritenuto per un loro complice. Che direbbe il mio
-sig. padre, che mi ha tanto raccomandato il rispetto
-pel ministro, se egli mi sapesse in società con simili
-pagani?
-</p>
-
-<p>
-Così come ognuno non ne dubiterà, anche senza che
-lo dica, d'Artagnan non osava abbandonarsi alla conversazione;
-soltanto egli guardava ad occhi spalancati;
-ascoltava ad orecchie tese, tendendo avidamente i suoi
-cinque sensi per non perder nulla, e malgrado la sua
-confidenza nelle raccomandazioni paterne, egli si sentiva
-portato dai suoi gusti e trascinato dai suoi istinti
-a lodare piuttosto che a biasimare le cose inaudite che
-colà accadevano.
-</p>
-
-<p>
-Frattanto, siccome egli era del tutto estraneo alla
-folla dei cortigiani del sig. de Tréville, e che questa
-era la prima volta che lo si vedeva in quel luogo, vennero
-a chiedergli ciò che desiderava. A questa domanda,
-d'Artagnan si nominò con molta umiltà, si appoggiò
-al titolo di compatriota, e pregò il cameriere che
-era venuto a fargli questa interrogazione di domandare
-per lui al signor de Tréville un momento d'udienza,
-domanda che questi promise di fare, con tuono da
-protettore, a tempo e luogo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan, rimessosi alquanto dalla sua prima sorpresa,
-ebbe dunque il comodo di studiare un poco i
-costumi e le fisonomie.
-</p>
-
-<p>
-Il centro del gruppo il più animato era un moschettiere
-di alta statura, di figura altera, con un bizzarro
-costume che attirava su lui l'attenzione generale. Pel
-momento egli non portava la casacca d'uniforme,
-che, del resto, non era assolutamente obbligatoria in
-quest'epoca di meno libertà ma d'indipendenza più
-grande, ma un giustacuore blu cielo, alquanto scolorito
-e rapato, e sopra quest'abito una magnifica bandoliera,
-ricamata in oro, e che risplendeva come le
-scaglie di cui si ricuopre l'acqua ad un gran sole. Un
-lungo mantello di velluto cremisi cadeva con grazia
-dalle sue spalle, scoprendo soltanto davanti la splendida
-bandoliera, alla quale era attaccata una gigantesca
-spadaccia.
-</p>
-
-<p>
-Questo moschettiere montava in quel momento la
-guardia, si lamentava di essere raffreddato, e di tempo
-in tempo tossiva con affettazione. Per questo egli
-aveva preso il mantello, a quanto diceva, e nel mentre
-che parlava colla testa alta, arricciandosi sdegnosamente
-i baffi, ammiravano con entusiasmo la bandoliera
-ricamata, e d'Artagnan lo faceva più che alcun
-altro.
-</p>
-
-<p>
-— Che volete! diceva il moschettiere, è di moda; è
-una pazzia, lo so bene, ma, è di moda. D'altronde bisogna
-bene impiegare in qualche cosa i danari della
-propria legittima.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! Porthos! gridò uno degli astanti, non tentare
-di farci credere che questa bandoliera ti venga dalla
-generosità paterna: essa ti sarà stata regalata da quella
-dama velata colla quale io t'incontrai l'altra domenica,
-verso la porta Sant-Onorato.
-</p>
-
-<p>
-— No, sul mio onore, parola da gentiluomo, io l'ho
-comprata da me stesso, e coi miei propri denari, rispondeva
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-colui che era stato indicato sotto il nome di
-Porthos.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, come io ho comprato, disse un altro moschettiere,
-questa borsa nuova, con ciò che il giorno innanzi
-vi aveva messo la mia amica.
-</p>
-
-<p>
-— In verità, disse Porthos, e la prova ne è che l'ho
-pagata dodici doppie.
-</p>
-
-<p>
-L'ammirazione raddoppiò, quantunque continuasse
-ad esistere il dubbio.
-</p>
-
-<p>
-— È vero, Aramis? fece Porthos voltandosi verso un
-altro moschettiere.
-</p>
-
-<p>
-Quest'altro moschettiere formava un perfetto contrasto
-con quello che lo interrogava, e che lo aveva
-chiamato col nome di Aramis: era un giovine di ventidue
-o ventitre anni appena, colla fisonomia ingenua
-e docile, l'occhio nero e dolce, colle guance rosee e
-vellutate come una pesca d'autunno; i suoi baffi sottili,
-si disegnavano sul suo labbro superiore in linea
-perfettamente dritta; le sue mani sembravano temere
-lo abbassarsi per timore che le vene s'inturgidissero
-troppo, e di tratto in tratto si pizzicava l'estremità
-delle orecchie per mantenerle di un incarnato tenero
-e trasparente. Per abitudine egli parlava poco e lentamente,
-salutava molto, rideva senza rumore mostrando
-i suoi denti che erano bellissimi, e di cui, come di
-tutto il resto della persona, sembrava prendere grandissima
-cura. Egli rispose con un segno di testa affermativo
-alla interpellazione del suo amico.
-</p>
-
-<p>
-Questa affermativa sembrò aver troncati tutti i dubbi
-sul conto della bandoliera, si continuò dunque ad
-ammirarla, ma non se ne parlò più, e per una di quelle
-bordeggiate rapide del pensiero, la conversazione
-ad un tratto passò sopra un altro argomento.
-</p>
-
-<p>
-— Che pensate voi di ciò che racconta lo scudiero di
-Chalais? domandò un altro moschettiere senza interpellare
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-direttamente alcuno, ma indirizzandosi al contrario
-a tutti.
-</p>
-
-<p>
-— E che cosa racconta egli? domandò Porthos con
-tuono altero.
-</p>
-
-<p>
-— Egli racconta di aver trovato a Brusselle Rochefort,
-l'anima dannata del ministro, travestito da cappuccino;
-questo maledetto Rochefort, mercè questo
-travestimento ha infinocchiato il signor Laiques come
-un vero imbecille.
-</p>
-
-<p>
-— Come un vero imbecille, disse Porthos! Ma la cosa
-è poi sicura?
-</p>
-
-<p>
-— Mi fu raccontata da Aramis, rispose il moschettiere.
-</p>
-
-<p>
-— Davvero?
-</p>
-
-<p>
-— E voi lo sapete bene, Porthos, disse Aramis, io
-l'ho raccontato a voi pure jeri, non ne parliamo dunque
-più.
-</p>
-
-<p>
-— Non ne parliamo più! ecco la vostra opinione disse
-Porthos. Non ne parliamo più! Peste, come concludete
-presto! Come, il ministro fa spionare un gentiluomo;
-fa intercettare la sua corrispondenza da un traditore,
-un brigante, fa, coll'ajuto di questo spione e
-mercè questa corrispondenza, tagliar la testa a Chalais,
-sotto lo stupido pretesto ch'egli ha voluto uccidere
-il re e maritare la regina con Monsieur; nessuno
-sapeva una parola di quest'enimma: voi ce lo significaste
-jeri con grande stupore di tutti, e quando noi
-siamo ancora sbalorditi da questa notizia, voi oggi
-venite a dirci: non ne parliamo più!
-</p>
-
-<p>
-— Parliamone dunque, vediamo, poichè voi lo desiderate,
-riprese Aramis con pazienza.
-</p>
-
-<p>
-— Questo Rochefort! gridò Porthos, se fosse stato
-lo scudiero del povero Chalais, passerebbe con me un
-brutto momento.
-</p>
-
-<p>
-— E voi, voi passereste un tristo quarto d'ora col
-duca Rosso, riprese Aramis.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ah! il duca Rosso, bravo, bravo, il duca Rosso!
-rispose Porthos battendo le mani, ed approvando con
-la testa. Il duca Rosso al nostro ministro, è un epiteto
-grazioso. Io diffonderò la parola, mio caro, siate
-tranquillo. Ha molto spirito, questo Aramis! che disgrazia
-che voi non abbiate potuto seguire la vostra
-vocazione, mio caro! che delizioso abbate sareste diventato!
-</p>
-
-<p>
-— Oh non è che un ritardo momentaneo, riprese Aramis,
-un giorno io lo sarò; voi sapete bene, Porthos,
-che io continuo a studiare la teologia per questo.
-</p>
-
-<p>
-— Egli farà come dice, riprese Porthos, egli lo farà
-o presto o tardi.
-</p>
-
-<p>
-— Presto, disse Aramis.
-</p>
-
-<p>
-— Egli non aspetta che una cosa per decidersi del
-tatto, e per riprendere la sua sottana che è appesa dietro
-il suo uniforme, riprese il moschettiere.
-</p>
-
-<p>
-— E che cosa aspetta? domandò un altro.
-</p>
-
-<p>
-— Egli aspetta che la regina abbia dato un erede alla
-corona di Francia.
-</p>
-
-<p>
-— Non scherziamo su questo argomento, signori,
-disse Porthos, grazie a Dio la regina è ancora in età
-da poterlo dare.
-</p>
-
-<p>
-— Si dice che il signor di Buckingham sia in Francia,
-riprese Aramis con un sorriso beffardo che dava
-a questa frase, così semplice in apparenza, un significato
-sufficientemente scandaloso.
-</p>
-
-<p>
-— Aramis, amico mio, per questa volta voi avete
-torto, interruppe Porthos, e la vostra smania di dire
-cose spiritose vi trascina sempre al di là dei limiti; se
-il signor de Tréville, vi sentisse, voi vi trovereste male
-di aver parlato così.
-</p>
-
-<p>
-— Volete voi darmi una lezione, Porthos? gridò Aramis,
-nell'occhio dolce del quale si vide passare un
-baleno.
-</p>
-
-<p>
-— Mio caro, siate moschettiere o abbate; siate o l'uno
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-o l'altro, ma non l'uno e l'altro, riprese Porthos.
-Athos ve lo ha detto ancora l'altro giorno, voi mangiate
-a tutte le rastelliere. Ah! non c'inquietiamo, io
-ve ne prego; ciò sarebbe inutile: voi sapete bene che
-questo è convenuto fra voi, Athos e me. Voi andate
-dalla signora d'Aiguillon, e le fate la vostra corte; voi
-andate in casa della signora di Bois-Tracy, la cugina
-della signora de Chevreuse, e passate per essere grandemente
-nelle buone grazie della dama. Oh! mio Dio,
-non confessate la vostra fortuna, non vi si chiede il vostro
-secreto. Si conosce la vostra discrezione. Ma poichè
-possedete questa virtù, che diavolo! fatene uso sul
-conto di Sua Maestà. Si occupi chi vorrà del re e del
-ministro; ma la regina è sacra, e se qualcuno ne parla,
-che ciò sia in bene.
-</p>
-
-<p>
-— Porthos, voi siete pieno di pretese come Narciso.
-Io ve ne prevengo, rispose Aramis, voi sapete che odio
-la morale, eccetto che quando ella è fatta da Athos.
-In quanto a voi, mio caro, voi avete una troppo
-magnifica bandoliera per essere molto versato in morale.
-Io sarò abbate quando mi converrà, frattanto io
-sono moschettiere, e in questa qualità, io dico ciò che
-mi piace, e in questo momento mi piace di dirvi che
-voi m'impazientite.
-</p>
-
-<p>
-— Aramis!
-</p>
-
-<p>
-— Porthos!
-</p>
-
-<p>
-— Eh! signori! signori! si gridò intorno ad essi.
-</p>
-
-<p>
-— Il signor de Tréville aspetta il signor d'Artagnan,
-interruppe il lacchè aprendo la porta del gabinetto.
-</p>
-
-<p>
-A questo annunzio durante il quale la porta rimase
-aperta, ciascuno si tacque, e in mezzo al silenzio generale,
-il giovane guascone traversò l'anticamera in
-una parte della sua lunghezza, ed entrò dal capitano
-dei moschettieri, felicitandosi di tutto cuore di sfuggire
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-così a proposito alla fine di questa bizzarra contesa.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap3">CAPITOLO III.
-<span class="smaller">L'UDIENZA</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Il signor de Tréville era sul momento di molto cattivo
-umore; ciò non ostante, salutò gentilmente il giovane,
-che s'inchinò fino a terra, ed egli sorrise nel
-ricevere il suo complimento, in cui l'accento bearnese
-gli ricordava ad un tempo la sua gioventù ed il suo paese,
-doppia rimembranza che fa sorridere l'uomo in
-tutte l'età. Ma avvicinandosi quasi subito all'anticamera,
-e facendo a d'Artagnan un segno con la mano
-come per chiedergli il permesso di terminare con gli
-altri prima d'incominciare con lui, egli chiamò tre volte,
-alzando di più la voce a ciascheduna volta, di modochè
-egli percorse tutti i suoi intermedj fra l'accento
-imperativo e l'accento irritato.
-</p>
-
-<p>
-— Athos! Porthos! Aramis!
-</p>
-
-<p>
-I due moschettieri coi quali abbiamo già fatta conoscenza,
-e che corrispondevano ai due ultimi di questi
-tre nomi, lasciarono subito il gruppo di cui facevano
-parte, e si avanzarono verso il gabinetto, la di cui
-porta si richiuse dietro ad essi tosto che ne ebbero
-oltrepassato il limitare. Il loro portamento, benchè
-non fosse del tutto tranquillo, nonostante eccitò, per
-la sua disinvoltura piena ad un tempo di sommissione,
-l'ammirazione di d'Artagnan che credeva in questi uomini
-tanti semidei, e nel loro capo un Giove Olimpico
-armato di tutti i suoi fulmini.
-</p>
-
-<p>
-Quando i due moschettieri furon entrati, quando
-la porta fu chiusa, quando il mormorio ronzante della
-anticamera fu ricominciato, mormorio al quale senza
-dubbio aveva dato nuovo alimento la chiamata che era
-stata fatta; quando finalmente il signor de Tréville
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-silenzioso, e col sopracciglio aggrottato, ebbe per tre
-o quattro volte misurata la lunghezza del suo gabinetto,
-passando ciascheduna volta davanti a Porthos e Aramis
-instecchiti e muti come alla parata, si fermò ad
-un tratto in faccia a loro, e investendogli dalla testa
-ai piedi con uno sguardo irritato:
-</p>
-
-<p>
-— Sapete ciò che mi ha detto il re, gridò egli, e
-ciò niente più tardi di jeri a sera? lo sapete voi, signori
-</p>
-
-<p>
-— No, risposero dopo un momento di silenzio i due
-moschettieri, no, signore, noi lo ignoriamo.
-</p>
-
-<p>
-— Ma io spero che voi ci farete l'onore di dircelo,
-aggiunse Aramis, col tuono il più gentile, e colla più
-graziosa riverenza.
-</p>
-
-<p>
-— Mi ha detto che d'ora in avanti egli recluterà i
-suoi moschettieri fra le guardie del ministro.
-</p>
-
-<p>
-— Fra le guardie del ministro! e perchè questo? domandò
-vivamente Porthos.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè egli vede bene che il suo vinello ha bisogno
-di essere ingagliardito dal miscuglio di un vino
-buono.
-</p>
-
-<p>
-I due moschettieri diventarono rossi fino nel bianco
-dell'occhio. D'Artagnan non sapeva più ove si fosse,
-ed avrebbe voluto essere cento piedi sotto terra.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì, continuò il sig. de Tréville animandosi sempre
-più, sì, e Sua Maestà aveva ragione, perchè egli
-è vero che i moschettieri fanno una trista figura alla
-corte, il ministro raccontava jeri sera al giuoco del re,
-con un'aria di condoglianza che mi dispiacque assai,
-che il giorno avanti questi dannati moschettieri, questi
-diavoli a quattro, ed egli calcava su queste parole
-con un accento ironico che mi dispiacque ancor più;
-questi scialacquatori, aggiunse egli guardandomi col
-suo occhio da gatto tigre, avevano fatto tardi sulla
-strada Ferou, in un'osteria, e che una pattuglia delle
-sue guardie, ho creduto che egli mi andasse a ridere
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-sul naso, era stata costretta di arrestare i perturbatori,
-capperi! Voi dovete saperne qualche cosa! arrestare
-dei moschettieri! voi vi eravate, voi altri; non vi difendeste,
-siete stati riconosciuti, ed il ministro vi ha
-nominati. Ciò accade per colpa mia, sì, per colpa mia,
-poichè sono io che faccio la scelta dei moschettieri.
-Vediamo, voi, Aramis, perchè diavolo mi avete domandata
-la casacca quando voi sareste stato così bene
-sotto la sottana? Vediamo, voi, Porthos, non avete
-voi una bella bandoliera d'oro peraltro che per attaccarci
-una spada di paglia? Athos! io non vedo Athos:
-dove è egli?
-</p>
-
-<p>
-— Signore, rispose tristamente Aramis, egli è malato,
-gravemente malato.
-</p>
-
-<p>
-— Malato, gravemente malato, voi dite? e di qual
-malattia?
-</p>
-
-<p>
-— Si teme che possa essere il vajuolo, signore, rispose
-Porthos, volendo mischiare a sua volta una parola
-nella conversazione, cosa che sarà dispiacente,
-perchè certissimamente gli guasterà il viso.
-</p>
-
-<p>
-— Malato del vajuolo! ecco ancora un'altra gloriosa
-storia che mi raccontate, Porthos! malato del vajuolo
-alla sua età! non può essere!... sarà ferito senza dubbio,
-fors'anche ucciso... Ah! se io lo sapeva!... Capperi!
-signori moschettieri io non intendo che si vadano
-ad affollare così i luoghi cattivi, che si facciano delle
-questioni sulla strada, che si menino sciabolate nei crociali
-delle vie. Io non voglio infine che si dia argomento
-da ridere alle guardie del ministro che sono composte
-di brava gente, tranquilla, destra, che non si mettono
-mai nel caso di essere arrestate, e che d'altronde,
-ne sono sicuro, essi non si lascerebbero arrestare! essi
-amerebbero meglio di morire al loro posto di quello
-che fare un passo in addietro. Salvarsi, sbaragliarsi,
-fuggire, questo è buono per i moschettieri del re!
-</p>
-
-<p>
-Porthos e Aramis fremevano di rabbia. Essi avrebbero
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-volentieri strangolato il sig. de Tréville, se in
-fondo a tutto ciò non avessero scorto che era il grande
-amore che portava loro che lo faceva parlare in tal
-guisa. Essi battevano il piede sul tappeto, si mordevano
-le labbra fino al sangue, e stringevano con tutta
-la loro forza la guardia della loro spada. Al di fuori si
-era intesa la chiamata, come abbiamo detto, Athos,
-Porthos e Aramis, e si era indovinato, dall'accento
-della voce del sig. de Tréville, che egli era pienamente
-in collera. Dieci teste curiose si erano appoggiate
-alla porta, e impallidivano pel furore: perchè le loro
-orecchie incollate alla porta non perdevano una sillaba
-di tutto ciò che si diceva, nel mentre che le loro bocche
-ripetevano a peso, ed a misura le parole insultanti
-del capitano a tutta la popolazione dell'anticamera. In
-un istante, dalla porta del gabinetto fino alla porta di
-strada, tutto il palazzo fu in ebollizione.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! i moschettieri del re si fanno arrestare dalle
-guardie del ministro! continuò il sig. de Tréville furioso
-internamente quanto i suoi soldati, ma dicendo a
-scatti le sue parole, e vibrandole una ad una per così
-dire come tanti colpi di stiletto nel petto dei suoi uditori.
-Ah! sei guardie del ministro arrestano sei moschettieri
-di Sua Maestà! Capperi! io ho fatta la mia
-risoluzione. Io vado di corsa al Louvre: io domando la
-mia dimissione di capitano del re, per chiedere un posto
-di sottotenente nelle guardie del ministro. E se egli
-mi rifiuta, cappita! io vado a farmi frate.
-</p>
-
-<p>
-A queste parole il mormorio dell'esterno divenne
-un'esplosione; dappertutto non si sentiva che giuramenti
-e bestemmie. I cappita! le morti di tutti i diavoli!
-s'incrociavano per l'aria. D'Artagnan cercava una
-tenda dietro la quale potersi nascondere, e si sentiva
-una volontà smisurata di cacciarsi sotto la tavola.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene! mio capitano, disse Porthos fuori di se,
-la verità è che noi eravamo sei contro sei, ma noi siamo
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-stati presi alla traditora, e primachè noi avessimo
-avuto il tempo di cavare le nostre spade due dei nostri
-erano già morti e Athos gravemente ferito, non
-valeva niente di più. Poichè voi lo conoscete, Athos;
-ebbene! capitano, egli ha tentato due volte di rialzarsi
-e due volte è ricaduto. Però noi non ci siamo arresi,
-no! ci hanno trascinati a forza. Cammin facendo noi ci
-siamo salvati. In quanto ad Athos, fu creduto morto,
-e fu lasciato tranquillamente sul campo di battaglia,
-non credendo che valesse la pena di trasportarlo. Ecco
-la storia. Che diavolo! capitano, non si possono vincere
-tutte le battaglie. Il gran Pompeo ha perduto quella
-di Farsaglia, e il re Francesco I, che, a quanto ho inteso
-dire, era coraggioso quanto un altro; però ha perduto
-quella di Pavia. Ed io ho l'onore di assicurarvi,
-che ne ho ammazzato uno colla sua propria spada, disse
-Aramis, perchè la mia fu spezzata alla prima parata.
-Ucciso o pugnalato, signore, come più vi piace.
-</p>
-
-<p>
-— Io non sapeva questo, riprese il signor de Tréville
-con un tuono un poco più raddolcito. Il ministro
-aveva dunque esagerato, a quanto sembra.
-</p>
-
-<p>
-— Ma di grazia, signore, continuò Aramis, che vedendo
-il suo capitano rappacificarsi, azzardava una
-preghiera, di grazia, signore, non dite che Athos pure
-è ferito; egli sarebbe alla disperazione se questa
-cosa giungesse alle orecchie del re, e siccome la sua
-ferita è delle più gravi, attesochè dopo avere attraversata
-la spalla essa penetra nel petto, sarebbe a temersi...
-</p>
-
-<p>
-Nel medesimo istante la portiera si alzò, e una nobile
-e bella, ma spaventosamente pallida testa comparve
-sotto la frangia.
-</p>
-
-<p>
-— Athos! gridarono i due moschettieri.
-</p>
-
-<p>
-— Athos! ripetè lo stesso de Tréville.
-</p>
-
-<p>
-— Voi mi avete chiamato, signore, disse Athos a
-de Tréville con una voce indebolita ma perfettamente
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-calma, voi mi avete chiamato, a quanto mi hanno detto
-i nostri camerati, ed io mi affretto di venire a sentire
-i vostri ordini: eccomi, signore, che volete da me?
-</p>
-
-<p>
-E a queste parole il moschettiere, in tenuta irreprensibile,
-cinghiato come era di costume, entrò con
-passo fermo nel gabinetto. Il sig. de Tréville commosso
-fino al fondo del cuore per questa prova di coraggio,
-si precipitò a lui incontro:
-</p>
-
-<p>
-— Io era in vena di dire a questi signori, aggiunse
-egli, che io proibisco ai miei moschettieri di esporre
-la loro vita senza necessità, perchè la brava gente è
-cara al re, e il re sa che i suoi moschettieri sono la
-più brava gente della terra. La vostra mano, Athos.
-</p>
-
-<p>
-E senza aspettare che il nuovo arrivato rispondesse
-a questa prova di affezione, il signor de Tréville afferrò
-la sua mano destra, e gliela strinse con tutte le sue
-forze, senza accorgersi che Athos, per quanto fosse
-grande l'impero che aveva su di se stesso, lasciò
-sfuggirsi un movimento di dolore, e impallidì ancor
-più, cosa che si sarebbe potuta credere impossibile.
-</p>
-
-<p>
-La porta era rimasta socchiusa, tanto avea prodotta
-sensazione l'arrivo di Athos, di cui, ad onta del
-segreto, era da tutti conosciuta la sua ferita. Un urlo
-di soddisfazione accolse le ultime parole del capitano,
-e due o tre teste, trascinate dall'entusiasmo, apparvero
-sotto l'apertura della portiera. Senza dubbio, il
-sig. de Tréville stava per reprimere con risentite parole
-questa infrazione alle leggi dell'etichetta, allorquando
-sentì ad un tratto la mano di Athos incresparsi
-sotto la sua, e fissando gli occhi sul di lui viso si
-accorse che stava per svenire. Nel medesimo istante
-Athos, che aveva raccolte tutte le sue forze per resistere
-al dolore, fu vinto da questo, e cadde sul pavimento
-come se fosse morto.
-</p>
-
-<p>
-— Un chirurgo! gridò il sig. de Tréville. Il mio,
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-quello del re, il migliore! un chirurgo! oh capperi! il
-mio bravo Athos muore.
-</p>
-
-<p>
-Alle grida del sig. de Tréville tutti si precipitarono
-nel suo gabinetto senza che egli pensasse a chiudere
-la porta ad alcuno, ciascuno si adoperava intorno al
-ferito. Ma tutto questo adoprarsi sarebbe stato inutile
-se il richiesto dottore non si fosse ritrovato nello stesso
-palazzo; egli fendè la folla, si avvicinò ad Athos
-sempre svenuto, e siccome questo rumore e questo
-movimento lo incomodavano gravemente, egli domandò
-per prima cosa, e come la più urgente, che il moschettiere
-fosse trasportato in una camera vicina. Il
-sig. de Tréville aprì tosto una porta mostrando la via
-a Porthos e ad Aramis, che trasportarono il loro camerata
-sulle loro braccia. Dietro a questo gruppo camminava
-il chirurgo, e dietro il chirurgo si richiuse la
-porta.
-</p>
-
-<p>
-Allora il gabinetto del sig. de Tréville, questo luogo
-ordinariamente tanto rispettato, divenne momentaneamente
-una succursale dell'anticamera. Ciascuno
-discorreva, perorava, parlava ad alta voce, giurava,
-sacramentava, mandava il ministro e le sue guardie a
-tutti i diavoli.
-</p>
-
-<p>
-Un istante dopo, Porthos e Aramis rientrarono; il
-chirurgo ed il sig. de Tréville soltanto erano rimasti
-presso il ferito. Finalmente il sig. de Tréville rientrò
-egli pure. Il ferito aveva ripreso l'uso dei sensi; il chirurgo
-dichiarava che lo stato del moschettiere non aveva
-niente che potesse allarmare i suoi amici, e che
-la sua debolezza era puramente e semplicemente cagionata
-dalla perdita del sangue.
-</p>
-
-<p>
-Quindi il sig. de Tréville fece un segno colla mano,
-e ciascuno si ritirò, eccetto d'Artagnan, che non dimenticava
-di dovere avere udienza, e che, colla tenacità
-di Guascogna, era rimasto allo stesso punto.
-</p>
-
-<p>
-Allorquando tutti furono sortiti, e che la porta fu
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-chiusa, il sig. de Tréville si ritrovò solo in faccia al
-giovane. L'avvenimento che era accaduto gli aveva in
-qualche modo fatto perdere il filo delle sue idee. Egli
-s'informò dunque di ciò che voleva da lui l'ostinato
-sollecitatore. D'Artagnan pronunziò allora il suo nome,
-ed il sig. de Tréville riordinando ad un tratto la memoria
-del passato col presente, si ritrovò al corrente
-della situazione.
-</p>
-
-<p>
-— Perdono, diss'egli, sorridendo, perdono, mio caro
-compratriota, io vi aveva del tutto dimenticato.
-Che volete! un capitano non è che un padre di famiglia
-sopraccaricato di una maggior responsabilità di
-quella dei padri di famiglia ordinarj. I soldati sono figli
-grandi; ma siccome mi sta a cuore che gli ordini
-del re siano eseguiti, e soprattutto quelli del ministro...
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan non potè dissimulare un sorriso. Da
-questo sorriso il signor de Tréville giudicò che egli
-non aveva a che fare con uno stupido, e venendo direttamente
-al fatto, cambiando d'improvviso il discorso:
-</p>
-
-<p>
-— Io ho amato molto il vostro signor padre, disse
-egli. Che posso fare io per suo figlio? fate presto, il
-mio tempo non è mio.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, disse d'Artagnan, nel lasciare Tarbes
-e nel venire qui, io mi proponeva di domandarvi, in
-rimembranza di quell'amicizia che voi non avete perduta
-di mente, una casacca da moschettiere; ma dopo
-tutto ciò che vedo da due ore, capisco che un tal favore
-sarebbe enorme, e temo di non meritarlo.
-</p>
-
-<p>
-— Questo è un favore di fatto, o giovane, rispose il
-sig. de Tréville; ma egli può non essere tanto forte in
-vostro riguardo quanto voi lo credete o fate sembianza
-di crederlo. Tuttavia una decisione di Sua Maestà
-ha preveduto questo caso, ed io vi annunzio con dispiacere
-che non si riceve più alcuno nei moschettieri
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-senza aver fatto un'antecedente prova in qualche campagna
-in certe azioni singolari, o di due anni di servizio
-in un reggimento meno favorito del nostro.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan s'inchinò senza risponder parola. Egli
-si sentiva ancor più avido d'indossare l'uniforme di
-moschettiere dappoichè vi erano tante difficoltà da sormontare.
-</p>
-
-<p>
-— Ma, continuò de Tréville, fissando nel suo compatriota
-uno sguardo penetrante che si sarebbe detto che
-egli voleva leggere fino al fondo del suo cuore, ma, in
-favore di vostro padre, mio antico compagno, come
-vi ho già detto, io voglio fare qualche cosa per voi,
-giovane. I nostri cadetti di Bearn non sono ordinariamente
-ricchi, e io dubito che le cose sieno grandemente
-cambiate dopo la mia partenza dalla provincia. Voi
-dunque non ne dovete aver troppo, per vivere, del danaro
-che avete portato con voi.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan si raddrizzò con aria orgogliosa, che
-voleva dire che egli non domandava la elemosina a
-nessuno.
-</p>
-
-<p>
-— Sta bene, giovane, sta bene, continuò de Tréville,
-io conosco quell'aria; io sono venuto a Parigi con
-quattro scudi in saccoccia, e mi sarei battuto con
-chiunque mi avesse detto che io non era abbastanza
-ricco per comprare il palazzo del Louvre.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan si raddrizzò sempre più: con la vendita
-del suo cavallo, egli cominciava la sua carriera con
-quattro scudi di più che il sig. de Tréville non aveva
-incominciata la sua.
-</p>
-
-<p>
-— Voi dovete dunque, diceva io, aver bisogno di
-conservare quello che avete, per quanto grande ne sia
-la somma; ma voi dovete aver bisogno ancora di perfezionarvi
-negli esercizi che convengono ad un gentiluomo.
-Fin d'oggi io scriverò una lettera al direttore
-dell'Accademia Reale, e cominciando da domani voi
-sarete ricevuto senza alcuna retribuzione. Non rifiutate
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-questo piccolo vantaggio. I nostri gentiluomini i
-meglio nati ed i più ricchi qualche volta lo sollecitano
-senza poterlo ottenere! Voi imparerete la cavallerizza,
-la scherma ed il ballo; voi vi farete delle buone conoscenze,
-e di tempo in tempo verrete a vedermi per
-dirmi a che punto siete, e se io posso fare qualche cosa
-per voi.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan per quanto fosse estraneo ai costumi
-della corte, s'accorse della freddezza di questo ricevimento.
-</p>
-
-<p>
-— Ahimè! signore, diss'egli, oggi, m'accorgo bene
-di qual danno mi sia la mancanza della lettera di raccomandazione
-che mio padre mi aveva data per voi.
-</p>
-
-<p>
-— Infatti, rispose il sig. de Tréville, io mi meraviglio
-che voi abbiate intrapreso un così lungo viaggio
-senza questa scorta necessaria, nostra sola risorsa, a
-noi altri Bearnesi.
-</p>
-
-<p>
-— Io l'aveva, signore, e, grazie a Dio, in buona regola,
-ma me l'hanno perfidamente rubata.
-</p>
-
-<p>
-Egli raccontò tutta la scena di Méung, dipinse il
-gentiluomo sconosciuto con tutti i suoi più piccoli dettagli,
-e il tutto con un calore e una verità che si riconciliarono
-il sig. de Tréville.
-</p>
-
-<p>
-— Ecco ciò che è strano, disse quest'ultimo meditando,
-voi dovete aver parlato di me ad alta voce?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signore, senza dubbio io ho commesso questa
-imprudenza; ma che volete! un nome come il vostro
-doveva servirmi di scudo sulla strada. Giudicate se io
-me ne sono servito per mettermi al coperto!
-</p>
-
-<p>
-L'adulazione allora era molto in moda, ed il sig. de
-Tréville amava l'incenso come un re, o come un ministro;
-egli non potè dunque, impedirsi dal sorridere
-con una visibile soddisfazione; ma questo sorriso scomparve
-ben presto, e ritornando a se stesso ed all'avventura
-di Méung.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ditemi, continuo egli, questo gentiluomo non aveva
-una leggera cicatrice sulla tempia?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, come la fa la sfioratura di una palla.
-</p>
-
-<p>
-— Non è egli un uomo di bel portamento?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— Di alta statura?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— Pallido di colorito, e bruno di pelo?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì: è lui. Come accade, signore, che voi conoscete
-quest'uomo? Ah! se io lo ritrovo, e lo ritroverò,
-io vi giuro, fosse ancora nell'inferno...
-</p>
-
-<p>
-— Egli aspettava una donna? continuò de Tréville.
-</p>
-
-<p>
-— Egli almeno è partito dopo avere per pochi istanti
-parlato con la donna che aspettava.
-</p>
-
-<p>
-— Voi sapete qual era l'argomento della loro conversazione?
-</p>
-
-<p>
-— Egli le consegnò un pacchetto, dicendole che questo
-pacchetto conteneva le istruzioni, e le raccomandava
-di non aprirlo che a Londra.
-</p>
-
-<p>
-— Questa donna era inglese?
-</p>
-
-<p>
-— Egli la chiamava Milady.
-</p>
-
-<p>
-— È lui, mormorò de Tréville, è lui! io lo credeva
-ancora a Brusselle.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! signore: se voi sapete chi è quest'uomo, gridò
-d'Artagnan, indicatemelo, ditemi chi è, dove sta,
-ed allora vi tengo sciolto da tutto, anche dalla vostra
-promessa di farmi entrare nei moschettieri, perchè
-prima d'ogni altra cosa io voglio vendicarmi.
-</p>
-
-<p>
-— Guardatevi bene, giovane! gridò de Tréville; se
-voi, al contrario, lo vedete venire da una parte della
-strada, passate dall'altra; non andate ad urtare contro
-un simile scoglio, egli vi tritolerebbe come un
-vetro.
-</p>
-
-<p>
-— Ciò non m'impedisce, disse d'Artagnan, che se
-io mai lo ritrovo...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Frattanto, rispose de Tréville, io vi consiglio di
-non cercarlo: questo è il consiglio che posso darvi.
-</p>
-
-<p>
-Ad un tratto de Tréville si fermò colpito da un subitaneo
-sospetto. Questo grand'odio che sì altamente
-manifestava il giovane viaggiatore per quest'uomo,
-che, cosa poco verosimile, gli aveva rubata la lettera
-di suo padre, quest'odio non poteva nascondere qualche
-perfidia? Questo giovane non potevagli essere stato
-inviato dal ministro? Non poteva egli venire per
-tendergli un qualche laccio! Questo preteso d'Artagnan
-non poteva egli essere un qualche emissario del
-ministro che si cercava di introdurre in sua casa, e
-che si voleva porre al di lui fianco per sorprendere la
-sua confidenza, e per perderlo più tardi, come ciò era
-stato praticato le mille volte? Egli guardò d'Artagnan
-più fissamente ancora questa seconda volta di quello
-che non avesse fatta la prima. Egli fu mediocremente
-rassicurato da quella fisonomia sfavillante di spirito
-astuto e di umiltà affettata.
-</p>
-
-<p>
-— Io so bene che egli è Guascone, pensò egli, ma
-egli può esserlo tanto per me che pel ministro. Vediamo,
-mettiamolo alla prova. Amico mio, gli disse lentamente,
-io voglio, come al figlio del mio antico amico,
-poichè ritengo vera la storia di questa lettera perduta,
-io voglio, diceva, riparare alla freddezza che voi
-avete rimarcata nella mia accoglienza, e scuoprirvi i
-segreti della nostra politica. Il re ed il ministro sono
-i migliori amici, tutte le apparenti dissensioni non sono
-che per ingannare gli stupidi. Io non pretendo che
-un compatriota, un bel cavaliere, un bravo giovane,
-fatto per gli avanzamenti, sia ingannato da tutte queste
-simulazioni e cada come uno stupido sul vischio, a
-somiglianza di tanti altri che vi si sono perduti. Pensate
-bene che io sono affezionato a questi due padroni
-che tutto possono, e che giammai le mie serie dimostrazioni
-non avranno altro scopo che quello del servizio
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-del re e del ministro, uno dei più illustri genj
-che la Francia abbia prodotti. Ora, giovane, regolatevi
-su ciò, e se voi avete, sia per famiglia, sia per relazioni,
-sia per istinto ancora, qualcuna di queste inimicizie
-contro il ministro, tali che noi vediamo scoppiare
-nei nostri gentiluomini, ditemi addio, e lasciamoci.
-Io vi ajuterò in mille circostanze, ma senza attaccarvi
-alla mia persona. Io spero che la mia franchezza,
-in tutti i casi, vi farà diventare mio amico,
-perchè voi siete qui il solo giovane a cui io abbia parlato
-come faccio.
-</p>
-
-<p>
-De Tréville diceva a se stesso:
-</p>
-
-<p>
-— Se il ministro mi ha mandato questo giovine volpe,
-egli non avrà certamente mancato, egli che non
-sa a qual punto lo esecro, di dire al suo spione che il
-miglior mezzo di farmi la corte è quello di dirmi il
-peggio di lui; così malgrado le mie proteste il furbo
-compare mi risponderà certamente ch'egli ha in orrore
-il ministro.
-</p>
-
-<p>
-Accadde però altrimenti di ciò che si aspettava de
-Tréville; d'Artagnan rispose colla più grande semplicità.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, io vengo a Parigi con intenzioni del tutto
-uguali. Mio padre mi ha raccomandato di non soffrire
-niente che dal re, dal ministro e da voi ch'egli stima
-i tre primi personaggi della Francia.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan aggiungeva il signor de Tréville agli
-altri due, come si può ben conoscere, ma egli pensava
-che questa aggiunta non doveva guastar niente.
-</p>
-
-<p>
-— Io dunque ho la più gran venerazione pel ministro,
-ed il più profondo rispetto per li suoi atti.
-</p>
-
-<p>
-— Tanto meglio per me, signore, se voi mi parlate,
-come voi lo dite, con franchezza, perchè allora mi farete
-l'onore di stimare questa rassomiglianza di gusti;
-ma se voi avete avuta qualche diffidenza, altronde ben
-naturale, io m'accorgo di perdermi nel dire la verità;
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-ma tanto peggio, voi non per questo lascerete di stimarmi,
-e questa è la cosa che più d'ogni altra mi sta
-a cuore in questo mondo.
-</p>
-
-<p>
-Il signor de Tréville fu sorpreso all'ultimo punto.
-Tanta penetrazione e tanta franchezza finalmente gli
-cagionavano ammirazione, ma non gli toglievano del
-tutto i suoi dubbi, più questo giovane era superiore
-agli altri giovani, più era da temersi s'egli si sbagliava.
-Non ostante egli strinse la mano di d'Artagnan dicendogli:
-</p>
-
-<p>
-— Voi siete un onesto giovane, ma in questo momento
-io non posso fare per voi che quello che or ora vi
-ho detto. La mia abitazione vi sarà sempre aperta. Potendo
-voi chiedere di me ad ogni ora, e per conseguenza
-afferrare tutte le occasioni, potrete ancora in seguito
-ottenere ciò che ora desiderate.
-</p>
-
-<p>
-— Vale a dire, signore, ripreso d'Artagnan, che voi
-aspetterete ch'io me ne sia reso degno? Ebbene! siate
-tranquillo, aggiunse egli colla familiarità d'un Guascone,
-voi non aspetterete lunga pezza.
-</p>
-
-<p>
-E salutò per ritirarsi come se oramai il restante non
-lo riguardasse.
-</p>
-
-<p>
-— Ma aspettate dunque, disse il sig. de Tréville fermandolo:
-io vi ho promesso una lettera pel direttore
-dell'Accademia. Sarete voi tanto fiero da non accettarla,
-mio giovane gentiluomo?
-</p>
-
-<p>
-— No, signore, disse d'Artagnan, e vi garantisco che
-questa non andrà come l'altra: io la custodirò tanto bene
-che, ve lo giuro, essa sarà rimessa al suo indirizzo,
-e disgraziato colui che tentasse d'inviolarmela!
-</p>
-
-<p>
-Il signor de Tréville sorrise a questa fanfaronata, e
-lasciando il suo giovane compatriota nel vano della finestra
-ove si trovavano, ed ove avevano parlato assieme,
-andò a sedersi ad una tavola, e si pose a scrivere
-la promessa lettera di raccomandazione. In questo tempo,
-d'Artagnan che non aveva niente di meglio da fare,
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-si mise a battere una marcia contro i cristalli, osservando
-i moschettieri che se ne andavano gli uni dopo
-gli altri, e seguendoli collo sguardo fino a che fossero
-scomparsi dai suoi occhi voltando all'angolo della
-strada.
-</p>
-
-<p>
-Il signore de Tréville, dopo avere scritta la lettera,
-la sigillò, e alzandosi si avvicinò al giovane per consegnargliela:
-ma nel momento stesso in cui d'Artagnan
-stendeva la mano per riceverla, il signor de Tréville
-fu meravigliato di vedere il suo protetto fare un sussulto,
-arrossire di collera e slanciarsi dal gabinetto gridando:
-</p>
-
-<p>
-— Ah! per tutti i diavoli! egli non mi sfuggirà questa
-volta.
-</p>
-
-<p>
-— E chi è questo? domandò il sig. de Tréville.
-</p>
-
-<p>
-— Lui il mio ladro! rispose d'Artagnan. Ah! traditore!.
-</p>
-
-<p>
-Ed egli disparve.
-</p>
-
-<p>
-— Che diavolo di pazzo! mormorò il sig. de Tréville.
-A meno che però, questo non sia un modo furbo di
-schivarsi, vedendo che gli è mancato il colpo!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap4">CAPITOLO IV.
-<span class="smaller">LA SPALLA D'ATHOS, LA BANDOLIERA DI PORTHOS, ED IL
-FAZZOLETTO D'ARAMIS</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-D'Artagnan furioso aveva traversata l'anticamera in
-tre salti, e slanciandosi sulla scala contava di scenderne
-gli scalini a quattro, a quattro, allorchè trasportato
-dalla sua corsa, andò colla testa bassa ad urtare contro
-un moschettiere che sortiva dal signor de Tréville per
-una porta secreta, e urtandolo di faccia contro una spalla,
-gli fece mandare un grido, o piuttosto un urlo.
-</p>
-
-<p>
-— Scusatemi, disse d'Artagnan tentando di riprendere
-la sua corsa, scusatemi, ma ho fretta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-</p>
-
-<p>
-Appena aveva egli disceso la prima scala, che una
-mano di ferro lo prese per la sua sciarpa e lo fermò.
-</p>
-
-<p>
-— Voi avete fretta! gridò il moschettiere pallido come
-un lenzuolo, sotto questo pretesto voi mi urtate,
-voi mi dite «scusatemi» e voi credete che ciò basti?
-niente affatto, giovane mio. Credete voi, perchè oggi
-avete inteso il signor de Tréville parlarci un poco cavallerescamente,
-che ci si possa trattare com'egli ci
-parla? Disingannatevi, compagno: voi non siete il sig.
-de Tréville.
-</p>
-
-<p>
-— In fede mia replicò d'Artagnan, che riconobbe
-Athos, che, dopo la medicatura fatta dal chirurgo, ritornava
-alla sua stanza: in fede mia non ho fatto a posta,
-e non avendolo fatto a posta, ho detto «scusatemi».
-Mi sembra dunque che sia abbastanza. Vi ripeto
-però, e questa volta forse è troppo, che in parola d'onore:
-ho fretta, moltissima fretta. Lasciatemi dunque,
-io vi prego, e lasciatemi andare ove ho che fare.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, disse Athos lasciandolo, voi non siete
-educato. Si vede che voi venite di lontano.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan aveva già discesi alcuni scalini, ma all'osservazione
-di Athos si fermò sull'atto.
-</p>
-
-<p>
-— Per bacco! signore! diss'egli per quanto io venga
-di lontano, non sarete certamente voi che mi darete
-una lezione di educazione ve ne prevengo.
-</p>
-
-<p>
-— Forse sì, disse Athos.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! se io non avessi tanta fretta, gridò d'Artagnan,
-a se non corressi dietro a qualcuno....
-</p>
-
-<p>
-— Signor dalla fretta, voi mi troverete senza correre,
-intendete voi.
-</p>
-
-<p>
-— E dove, se vi piace?
-</p>
-
-<p>
-— Vicino ai Carmelitani-Scalzi.
-</p>
-
-<p>
-— A qual'ora?
-</p>
-
-<p>
-— Verso il mezzogiorno.
-</p>
-
-<p>
-— Verso il mezzogiorno, sta bene, vi sarò.
-</p>
-
-<p>
-— Procurate di non farmi troppo aspettare, poichè
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-vi prevengo che a mezzogiorno e un quarto sarò io
-che correrò dietro a voi, e nella corsa vi taglierò le
-orecchie.
-</p>
-
-<p>
-— Buono disse d'Artagnan, vi sarò dieci minuti prima
-del mezzogiorno.
-</p>
-
-<p>
-— E si rimise a correre come se il diavolo lo trasportasse,
-sperando di ritrovare ancora il suo sconosciuto,
-chè il suo passo tranquillo non doveva averlo condotto
-molto lontano.
-</p>
-
-<p>
-Ma alla porta di strada Porthos parlava con un soldato
-di sentinella. Fra i due parlatori vi era precisamente
-lo spazio per un uomo. D'Artagnan credè che
-questo spazio gli fosse sufficiente, e si slanciò per passare
-come una freccia fra loro due. Ma d'Artagnan aveva
-fatto il suo conto senza il vento. Mentre stava per
-passare, il vento s'ingolfò nel lungo mantello di Porthos,
-e d'Artagnan venne a dare diritto nel mantello.
-Senza dubbio Porthos aveva delle ragioni per non abbandonare
-questa parte essenziale del suo vestito, perchè
-invece di lasciare andare il lembo che teneva, lo
-tirò a se, di modo che d'Artagnan, si avvolse nel velluto
-per un movimento di rotazione che si spiega per la
-resistenza dell'ostinato Porthos.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan, sentendo giurare il moschettiere, volle
-sortire per disotto al mantello che lo accecava, e cercò
-l'uscita fra le pieghe. Egli soprattutto temeva di avere
-lesa la freschezza della magnifica bandoliera che
-noi conosciamo; ma aprendo timidamente gli occhi, si
-ritrovò col naso appoggiato fra le due spalle di Porthos,
-cioè precisamente sulla bandoliera. Ahimè! come la
-maggior parte delle cose di questo mondo, che non
-hanno per esso che l'apparenza, la bandoliera era d'oro
-davanti, e di semplice pelle di bufalo per di dietro.
-Porthos da vero gaudente com'era, non potendo avere
-una intera bandoliera d'oro, ne aveva almeno la metà:
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-si comprendeva allora la necessità del raffreddore, e
-l'urgenza del mantello.
-</p>
-
-<p>
-— Cospetto! gridò Porthos, facendo tutti gli sforzi
-per sbarazzarsi di d'Artagnan che gli bulicava nel dorso
-voi siete dunque arrabbiato per gettarvi in tal modo
-sulle persone!
-</p>
-
-<p>
-— Scusatemi, disse d'Artagnan ricomparendo sotto
-la spalla del gigante, ma io aveva fretta, io corro dietro
-un tale...
-</p>
-
-<p>
-— È forse per caso, che voi vi dimenticate degli occhi
-quando correte? domandò Porthos.
-</p>
-
-<p>
-— No, rispose d'Artagnan piccato, e mercè i miei
-occhi, io vedo eziandio quello che non vedono tutti gli
-altri.
-</p>
-
-<p>
-Porthos, comprendesse o non comprendesse, fatto
-sta, che si lasciò trasportare dalla sua collera.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, vi prevengo che voi vi farete staffilare,
-se strofinate in tal guisa i moschettieri.
-</p>
-
-<p>
-— Staffilare! signore, disse d'Artagnan, la parola è
-dura.
-</p>
-
-<p>
-— È quella che conviene ad un uomo abituato a guardare
-in faccia ai suoi nemici.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! per bacco, lo so bene io che voi non volterete
-le spalle ai vostri.
-</p>
-
-<p>
-Ed il giovane incantato della sua malizia, si allontanò
-ridendo a gola piena.
-</p>
-
-<p>
-Porthos colla schiuma per la rabbia fece un movimento
-per precipitarsi sopra d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— Più tardi, più tardi, gridò questi, quando voi non
-avrete più il vostro mantello.
-</p>
-
-<p>
-— A un'ora adunque, dietro il Luxembourg.
-</p>
-
-<p>
-Ma nè nella strada che aveva percorsa, nè in quella
-che poteva scorgere collo sguardo per intero, egli non
-vide alcuno. Per quando lo sconosciuto fosse andato
-lentamente, aveva però sempre guadagnata strada, o
-forse ancora poteva essere entrato in qualche casa.
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-D'Artagnan s'informò di lui da tutti quelli che incontrava;
-discese fino al traghetto, rimontò per la strada
-della Senna, e la Croce-Rossa; ma niente, assolutamente
-niente. Ciò non ostante questa corsa gli fu profittevole
-in questo senso, cioè che mentre il sudore inondava
-la sua fronte, il suo cuore si raffreddava. Egli si
-mise allora a riflettere sugli avvenimenti ch'erano accaduti;
-essi erano numerosi e nefasti; erano appena undici
-ore della mattina, e già la mattinata gli aveva attirata
-la disgrazia del sig. Tréville, che poteva benissimo
-ritrovare non molto cavalleresca la maniera con la
-quale lo aveva lasciato. Inoltre, egli aveva accaparrati
-due buoni duelli con persone capaci ciascuno di uccidere
-tre d'Artagnan; con due moschettieri infine, cioè
-con due di quegli esseri ch'egli stimava tanto, e ch'egli
-metteva col suo pensiero e col cuore, al di sopra di
-tutti gli altri uomini.
-</p>
-
-<p>
-La congiuntura era trista. Sicuro di essere ucciso
-da Athos, si capirà che il giovane non s'inquietava molto
-di Porthos. Per tanto, siccome la speranza è l'ultima
-cosa che si estingue nell'uomo, giunse a sperare
-ch'egli potrebbe sopravvivere, con ferite orribili, bene
-inteso, a questi due duelli, e, nel caso di sopravvivenza,
-egli si fece per l'avvenire i seguenti rimproveri:
-</p>
-
-<p>
-— Che testa senza cervello, che uomo stupido, ch'io
-sono! questo bravo e disgraziato Athos era ferito precisamente
-nella spalla contro la quale io ho battuto la
-testa a guisa di un becco. La sola cosa che mi sorprende
-si è che non m'abbia ucciso sull'atto: egli ne aveva
-il diritto, ed il dolore che io gli ho procurato deve
-essere stato atroce. In quanto a Porthos, oh! in quanto
-a Porthos, in fede mia, è più curiosa.
-</p>
-
-<p>
-E suo malgrado il giovane si mise a ridere, guardando
-ciò nonostante se questo riso isolato, e senza
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-causa agli occhi di quelli che lo vedevano ridere, non
-fosse stato per offendere qualcuno che passava.
-</p>
-
-<p>
-— In quanto a Porthos è più curiosa; ma io però,
-non per questo, sono un meno miserabile stordito. E
-dove mai uno si può gettare in tal guisa sulla gente
-senza neppur dirgli guardati? no! e si va a guardare
-così sotto il mantello per vedervi ciò che non vi è? egli
-mi avrebbe perdonato se io non gli avessi parlato di
-quella maledetta bandoliera, con parole coperte, è vero,
-ma coperte molto bene! Ah! maledetto Guascone
-ch'io sono! anderò a fare lo spiritoso nella padella da
-friggere. Andiamo, d'Artagnan, amico mio, continuò
-egli parlando a se stesso con tutta l'amenità che credeva
-doversi, se tu la scappi, cosa che è poco probabile,
-bisognerà in avvenire essere di una gentilezza
-perfetta. D'ora innanzi bisognerà che ti ammirino, che
-ti citino come un modello. L'essere previdente e gentile
-non è viltà. Guarda piuttosto Aramis: è la dolcezza
-e la grazia in persona. Ebbene! si è mai pensato nessuno
-di dire che Aramis è un vile? no, certamente, e
-d'ora innanzi io voglio modellarmi su di lui. Ah! eccolo
-precisamente.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan camminando, e parlando da solo, era
-giunto a pochi passi del palazzo d'Aiguillon, e davanti
-a questo palazzo egli aveva veduto Aramis parlare
-allegramente con tre gentiluomini della guardia del
-re. Dal suo canto, Aramis aveva veduto d'Artagnan, ma
-siccome egli non dimenticava che era stato davanti a
-questo giovane, che il signore de Tréville si era lasciato
-trasportare nella mattina, e che un testimonio dei
-rimproveri che i moschettieri avevano ricevuto non
-gli era in alcun modo aggradevole, fece sembiante di
-non vederlo. D'Artagnan, al contrario, tutto intento ai
-suoi piani di riconciliazione e di cortesia, si avvicinò
-ai quattro giovani facendo loro un gran saluto accompagnato
-dal più grazioso sorriso. Aramis inchinò leggermente
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-la testa, ma non sorrise affatto. Tutti e quattro,
-del resto, interruppero nel medesimo istante la loro
-conversazione.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan non era così stupido da non accorgersi
-ch'egli v'era di troppo; ma egli non era ancora assuefatto
-ai costumi del bel mondo per sapersi togliere con
-disinvoltura da una falsa posizione, come in generale
-è quella di un uomo che è venuto a mischiarsi con gente
-ch'egli conosce appena, e in una conversazione che
-non gli riguarda. Egli cercava in se stesso un mezzo
-di fare la sua ritirata il meno goffamente che era possibile,
-allorchè rimarcò che Aramis aveva lasciato cadere
-il suo fazzoletto, e per una inavvertenza senza dubbio,
-vi aveva messo sopra il piede; il momento gli
-parve giunto di riparare alla sua posizione; egli si abbassò,
-e coll'aria la più graziosa che potè ritrovare, tirò
-il fazzoletto dal disotto del piede del moschettiere,
-per quanto questi facesse sforzo per ritenerlo, e gli
-disse nel consegnarlo:
-</p>
-
-<p>
-— Io credo, signore, che questo sia un fazzoletto che
-avreste dispiacere a perderlo.
-</p>
-
-<p>
-Il fazzoletto era in fatti riccamente orlato, e portava
-una corona ed uno stemma in un angolo. Aramis arrossì
-eccessivamente e strappò piuttosto che prese il
-fazzoletto dalle mani del Guascone.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! ah! gridò una delle guardie; dirai tu ancora,
-secreto Aramis, che tu non sei nel favore della signora
-di Bois-Tracy, quando questa graziosa dama ha la
-gentilezza di prestarti i suoi fazzoletti?
-</p>
-
-<p>
-Aramis lanciò a d'Artagnan uno di quegli sguardi
-che fanno comprendere ad un uomo che egli si è acquistato
-un nemico mortale; quindi riprendendo il suo
-tuono affabile:
-</p>
-
-<p>
-— Voi vi sbagliate, signori, diss'egli, questo fazzoletto
-non è mio, e non so perchè il signore ha avuto
-a fantasia di rimetterlo a me piuttosto che a uno di
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-voi, e per prova di ciò che io lo dico, ecco il mio nella
-mia saccoccia.
-</p>
-
-<p>
-A queste parole, egli cavò il proprio suo fazzoletto
-molto elegante e di fina battista, quantunque fosse molto
-costosa in quell'epoca, ma fazzoletto senza ricami,
-senza arme, e ornato di una sola cifra; quella del suo
-proprietario.
-</p>
-
-<p>
-Questa volta d'Artagnan non disse parola, egli aveva
-riconosciuta la sua goffaggine. Ma gli amici d'Aramis
-non si lasciarono convincere dal suo negare; e uno
-di essi indirizzandosi al giovane moschettiere con una
-serietà affettata:
-</p>
-
-<p>
-— Se la cosa è così, diss'egli, come tu pretendi, io
-sarò sforzato, mio caro Aramis, di domandartelo, perchè,
-come tu sai, Bois-Tracy è uno dei miei intimi, ed
-io non voglio che nessuno abbia a farsi un trofeo cogli
-effetti di sua moglie.
-</p>
-
-<p>
-— Tu domandi ciò male, rispose Aramis, e mentre
-riconosco la giustizia della reclamazione in quanto al
-fondo, io la rifiuterò in quanto alla forma.
-</p>
-
-<p>
-— Il fatto è, azzardò timidamente d'Artagnan, che
-io non ho veduto sortire il fazzoletto dalla tasca del signor
-Aramis. Egli vi aveva il piede sopra, ecco tutto;
-ed ho pensato che avendovi il piede sopra, il fazzoletto
-fosse suo.
-</p>
-
-<p>
-— E voi vi siete sbagliato, mio caro signore, rispose
-freddamente Aramis, poco sensibile alla riparazione.
-</p>
-
-<p>
-Poi, volgendosi verso quella guardia che si era dichiarata
-l'amico di Bois-Tracy:
-</p>
-
-<p>
-— D'altronde, continuò egli, io rifletto, mio caro intimo
-di Bois-Tracy, che io sono suo non meno tenero
-amico di quello che puoi esserlo tu stesso, di modo che
-a tutto rigore questo fazzoletto può essere egualmente
-sortito dalla tua saccoccia che dalla mia.
-</p>
-
-<p>
-— No, sul mio onore, gridò la guardia di Sua Maestà.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Tu hai giurato sul tuo onore, ed io sulla mia parola,
-ed allora vi sarà evidentemente uno di noi due
-che mentirà. Prendi, facciamo meglio, Montaran, prendiamone
-ciascuno una metà.
-</p>
-
-<p>
-— Del fazzoletto?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— Perfettamente, gridarono le altre due guardie, il
-giudizio del re Salomone. Decisamente, Aramis, tu sei
-pieno di saggezza.
-</p>
-
-<p>
-I due giovani scoppiarono dalle risa e, come si crederà
-bene, l'affare non potè avere nessuna conseguenza.
-In capo ad un istante la conversazione cessò, e le
-tre guardie ed il moschettiere, dopo di essersi cordialmente
-stretta la mano, voltarono; le tre guardie da
-una parte, e Aramis dall'altra:
-</p>
-
-<p>
-— Ecco il momento di fare la mia pace con questo
-galantuomo, sì disse a se stesso d'Artagnan, che si era
-tenuto in disparte durante l'ultima parte di questa conversazione;
-e, con questo buon sentimento ravvicinandosi
-ad Aramis che si allontanava senza fare attenzione
-a lui:
-</p>
-
-<p>
-— Signore, gli disse, io spero, che voi mi scuserete.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! signore, interruppe Aramis, permettetemi di
-farvi osservare che in questa circostanza voi non avete
-mai agito come doveva farlo un uomo galante.
-</p>
-
-<p>
-— Che! signore, voi supponete...
-</p>
-
-<p>
-— Io suppongo, signore, che voi non siete un imbecille,
-e che voi sapete bene, quantunque veniate dalla
-Guascogna, che non si tiene un piede sopra un fazzoletto
-da tasca senza il suo perchè. Che diavolo! Parigi
-non è già selciato di battista.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, voi avete torto di cercare di umiliarmi,
-disse d'Artagnan, in cui il naturale litigioso cominciava
-a parlare più alto che le risoluzioni pacifiche. Io sono
-di Guascogna è vero, e, poichè voi lo sapete, io non
-avrò bisogno di dirvi che i Guasconi sono un poco rozzi,
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-dimodochè quando si sono scusati una volta fosse
-ancora di una sciocchezza, essi sono convinti che hanno
-già fatto la metà di più di quello che non dovevano.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, ciò che vi ho detto, rispose Aramis, non
-è per muovervi contesa. Grazie a Dio! io non sono uno
-spadaccino, e non essendo moschettiere che provvisoriamente,
-io non mi batto che allora quando vi son costretto,
-e sempre ancora con una gran ripugnanza. Ma
-questa volta l'affare è grave, perchè ecco qui una donna
-compromessa per cagione vostra.
-</p>
-
-<p>
-— Per causa vostra, dovete dire! gridò d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè avete voi avuto la goffaggine di rendermi
-questo fazzoletto?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè avete avuto voi quella di lasciarlo cadere?
-</p>
-
-<p>
-— Io l'ho detto, e lo ripeto, questo fazzoletto non è
-sortito dalla mia tasca.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene! voi avete mentito due volte, signore! perchè
-io ve l'ho veduto sortire.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! voi la prendete su questo tuono, signor Guascone?
-ebbene io vi insegnerò a vivere!
-</p>
-
-<p>
-— Ed io vi rimanderò alla vostra abbazia, signore
-abate! degnatevi, se vi piace, e sull'istante.
-</p>
-
-<p>
-— No; se vi piace, mio bello amico, no qui almeno:
-Non vedete voi che noi siamo dirimpetto al palazzo
-d'Aiguillon, il quale è pieno di creature del ministro?
-chi mi dice che non sia il ministro che vi ha incaricato
-di procurargli la mia testa? ora io ho un ridicolo trasporto
-per la mia testa, atteso che mi sembra ch'ella
-sia adattatissima alle mie spalle. Io voglio dunque uccidervi,
-siate tranquillo, ma uccidervi dolcemente, in
-un luogo chiuso e coperto, là ove voi non possiate vantarvi
-con alcuno della vostra morte.
-</p>
-
-<p>
-— Io mi vi adatto, ma non vi fidate troppo, e portate
-con voi il vostro fazzoletto, che vi appartenga o no; forse
-avrete l'occasione di servirvene.
-</p>
-
-<p>
-— Il signore è Guascone? domandò Aramis.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Sì, ma il signore non mi fissa l'appuntamento per
-prudenza.
-</p>
-
-<p>
-— La prudenza, signore, è una virtù molto inutile al
-moschettiere, ma indispensabile nelle altre condizioni,
-e siccome io non sono moschettiere che provvisoriamente,
-ho cura di rimanere prudente. A due ore io
-avrò l'onore di aspettarvi al palazzo del sig. de Tréville.
-</p>
-
-<p>
-— Là io v'indicherò il luogo opportuno.
-</p>
-
-<p>
-I due giovani si salutarono, quindi Aramis si allontanò
-risalendo la strada che conduceva al Luxembourg,
-nel mentre che d'Artagnan, vedendo che l'ora si avanzava,
-prendeva la strada dei Carmelitani-Scalzi dicendo
-fra se stesso:
-</p>
-
-<p>
-— Decisamente io non ne posso uscire, ma almeno
-se io sarò ucciso, lo sarò da un moschettiere.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap5">CAPITOLO V.
-<span class="smaller">I MOSCHETTIERI DEL RE, E LE GUARDIE DEL MINISTRO</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-D'Artagnan non conosceva nessuno a Parigi. Egli
-andò dunque all'appuntamento d'Athos senza condur
-seco un padrino, risoluto di contentarsi di quello che
-avrebbe scelto il suo avversario. D'altronde la sua intenzione
-era formale di fare cioè al bravo moschettiere
-tutte le scuse convenienti ma senza debolezza, temendo
-che resultasse da questo duello ciò che resulta
-sempre dispiacente in un affare di questo genere, quando
-un uomo giovane, e vigoroso si batte con un avversario
-ferito e debole: vinto, egli raddoppia il trionfo
-del suo antagonista; vincitore, è accusato di prevaricamento
-e di facile audacia.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, o noi abbiamo male esposto il carattere
-del nostro cercatore di avventure o il nostro lettore ha
-già dovuto rimarcare che d'Artagnan non era un uomo
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-ordinario. Così, mentre ripeteva a se stesso che la sua
-morte era inevitabile, egli non si rassegnava punto a
-morire dolcemente, come un altro, meno coraggioso e
-meno moderato di lui, avrebbe fatto nel suo posto. Egli
-rifletteva ai diversi caratteri di quelli coi quali doveva
-battersi, e cominciò a veder più chiaro nella sua
-situazione. Egli sperava, mercè le scuse leali che si riserbava,
-di farsi un amico in Athos, la di cui aria di
-gran signore, e la fisonomia austera gli erano molto
-aggradite. Si lusingava di far paura a Porthos coll'avventura
-della bandoliera, che poteva, se non era ucciso
-sull'atto raccontare a tutti, racconto che, spinto destramente
-all'effetto, doveva coprire Porthos di ridicolo;
-finalmente in quanto al circospetto Aramis, non aveva
-una gran paura, e, supponendo che egli potesse giungere
-fino a lui, s'incaricava di spedirlo bene e meglio,
-o almeno di ferirlo sul viso, come Cesare aveva raccomandato
-di fare ai soldati di Pompeo, di guastare cioè
-per sempre quella bellezza di cui andavano superbi.
-</p>
-
-<p>
-In seguito, vi era in d'Artagnan quel fondo irremovibile
-di risoluzione che avevan deposto nel suo cuore i
-consigli di suo padre, consigli, la di cui sostanza era:
-non tollerare niente da nessuno fuorchè dal re, dal ministro
-e dal sig. de Tréville. Egli volò dunque piuttostochè
-camminò verso il convento dei Carmelitani Scalzi
-o meglio <i>Deschaux</i>, come si dicevano in quell'epoca,
-specie di fabbricato senza finestre, circondato da prati
-aridi, succorsale del Prato dei Chierici, e che serviva
-d'ordinario agli incontri delle persone che non avevano
-tempo da perdere.
-</p>
-
-<p>
-Allorchè d'Artagnan giunse in vista del piccolo terreno
-vago, che si estendeva ai piedi di questo monastero,
-Athos lo aspettava da cinque minuti soltanto, e
-mezzogiorno suonava. Egli dunque era puntuale come
-la Samaritana, ed il più rigoroso esigente in rapporto
-ai duelli non poteva avere niente da dire.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-</p>
-
-<p>
-Athos, che soffriva sempre crudelmente della sua ferita,
-quantunque fosse stata medicata di nuovo dal chirurgo
-del sig. de Tréville, si era assiso sopra una riva,
-e aspettava il suo avversario con quel contegno
-pacifico, e quell'aria dignitosa che non l'abbandonavano
-mai. All'aspetto di d'Artagnan, egli si alzò, e
-fece gentilmente qualche passo incontro a lui. Questi,
-dal suo canto si presentò al suo avversario con il cappello
-in mano e la sua piuma trascinante fino a terra.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, disse Athos, io ho fatto prevenire due
-dei miei amici che mi serviranno da testimonj, ma
-questi due amici non sono ancora giunti. Io mi meraviglio
-ch'essi ritardino: questa non è la loro abitudine.
-</p>
-
-<p>
-— Io non ho testimonj, signore, disse d'Artagnan,
-perchè, giunto da jeri soltanto a Parigi, non vi conosco
-altri che il sig. de Tréville, al quale sono stato
-raccomandato da mio padre, che ha l'onore di essere
-qualche poco fra i suoi amici.
-</p>
-
-<p>
-Athos riflettè un istante.
-</p>
-
-<p>
-— Voi non conoscete che il sig. de Tréville? domandò
-egli.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signore, non conosco che lui.
-</p>
-
-<p>
-— Ma; continuò Athos, parlando metà a se stesso e
-metà a d'Artagnan, ma se io vi uccido avrò l'aria di
-essere un mangiatore di ragazzi!
-</p>
-
-<p>
-— Non troppo, signore, rispose d'Artagnan con un
-saluto che non era privo di dignità; non troppo, poichè
-mi fate l'onore di cavare la spada contro di me
-con una ferita di cui dovete essere molto incomodato.
-</p>
-
-<p>
-— Incomodato moltissimo, sulla mia parola, e voi
-mi avete fatto un male del diavolo, io debbo dirlo; ma
-io adoprerò la mano sinistra, è la mia abitudine in simili
-circostanze. Non crediate dunque che io vi faccia una
-grazia, io mi batto egualmente con entrambe le mani,
-anzi voi avrete lo svantaggio: un mancino è sempre
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-incomodo a quelli che non ne sono prevenuti. Mi dispiace
-dunque di non avervi fatto parte prima di questa
-circostanza.
-</p>
-
-<p>
-— Voi veramente siete, signore, disse d'Artagnan
-inchinandosi di nuovo, di una cortesia di cui io vi sono
-al più alto grado riconoscente.
-</p>
-
-<p>
-— Voi mi confondete, rispose Athos con la sua aria
-da gentiluomo; parliamo dunque di altra cosa, io vi
-prego a meno che ciò non vi dispiaccia. Ah! per bacco,
-quanto mi avete fatto male! la spalla mi brucia.
-</p>
-
-<p>
-— Se voi vorreste permettermi... disse d'Artagnan
-con timidezza.
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa, signore?
-</p>
-
-<p>
-— Io ho un balsamo miracoloso per le ferite, un balsamo
-che mi è stato dato da mia madre, e del quale
-io stesso ho fatto la prova.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene?
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, io sono sicuro che in meno di tre giorni
-questo balsamo vi guarirà; e in capo a tre giorni,
-quando voi sarete guarito, ebbene! signore, avrò sempre
-per un grande onore di essere il vostro uomo.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan disse queste parole con una semplicità
-che faceva onore alla sua cortesia, senza offendere menomamente
-il suo coraggio.
-</p>
-
-<p>
-— Per bacco! signore, disse Athos, ecco una proposizione
-che mi piace; non che io l'accetti, ma essa sa
-di gentiluomo da una lega. Era in tal modo che parlavano
-e facevano i prodi del tempo di Carlomagno, sui
-quali ogni cavaliere dovrebbe cercare di modellarsi.
-Disgraziatamente non siamo più ai tempi del grande
-imperatore, noi siamo ai tempi di un ministro, e di
-qui a tre giorni si saprebbe, per quanto fosse ben custodito
-il segreto, si saprebbe, diceva, che noi dobbiamo
-batterci, e si opporrebbero al nostro combattimento.
-Ma che questi signori non vengono dunque?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Se voi avete fretta, signore, disse d'Artagnan ad
-Athos colla stesso semplicità che un momento prima
-gli aveva proposto di differire il duello a tre giorni, se
-voi avete fretta, che vi piaccia di spedirmi subito, voi
-non vi prendete pena, io ve ne prego.
-</p>
-
-<p>
-— Ecco un'altra proposizione che mi piace, disse
-Athos, facendo un grazioso segno di testa a d'Artagnan,
-questa non è da uomo senza cervello, è un colpo
-sicuro di un uomo di coraggio. Signore, io amo la
-gente della vostra tempra, e io credo che se noi non
-ci ammazziamo l'uno con l'altro, ritroverò più tardi
-un vero piacere nella vostra conversazione. Aspettiamo
-questi signori, io vi prego, io ho tutto il tempo, e
-ciò sarà più in regola. Ah! eccone qui uno, io credo.
-</p>
-
-<p>
-Infatti all'estremità della strada Faugirard cominciava
-a comparire il gigantesco Porthos.
-</p>
-
-<p>
-— Che! gridò d'Artagnan, il vostro primo testimonio
-è il sig. Porthos?
-</p>
-
-<p>
-— Si; vi dispiacerebbe forse?
-</p>
-
-<p>
-— No, menomamente.
-</p>
-
-<p>
-— Ecco il secondo.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan si voltò dalla parte indicata da Athos,
-e riconobbe Aramis.
-</p>
-
-<p>
-— Che! gridò egli con un accento ora più maraviglioso
-della prima volta, il vostro secondo testimonio
-è il sig. Aramis?
-</p>
-
-<p>
-— Senza dubbio, non sapete voi che giammai ci si
-vede l'uno senza l'altro, e che ci chiamano nei moschettieri,
-nelle guardie, alla corte e in città, Athos,
-e Porthos, e Aramis, o i tre inseparabili? dopo ciò,
-siccome voi giungete da Dax o da Pau...
-</p>
-
-<p>
-— Da Tarbes, disse d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— Vi è permesso d'ignorare questo dettaglio, disse
-Athos.
-</p>
-
-<p>
-— In fede mia, riprese d'Artagnan, voi siete ben
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-chiamati, signori, e la mia avventura, se ella farà qualche
-rumore, proverà almeno che la vostra unione non
-è fondata sui contrasti.
-</p>
-
-<p>
-In questo mentre, Porthos si era avvicinato, aveva
-salutato con la mano Athos; quindi, voltandosi verso
-d'Artagnan, era rimasto meravigliato.
-</p>
-
-<p>
-Diciamolo di passaggio, egli aveva cambiata la bandoliera
-e lasciato il suo mantello.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! ah! fece egli, che cosa è questo?
-</p>
-
-<p>
-— È con il signore che io mi batto? disse Athos mostrando
-con la mano d'Artagnan, e salutandolo con lo
-stesso gesto.
-</p>
-
-<p>
-— È con lui che io pure mi batto? disse Porthos.
-</p>
-
-<p>
-— Ma a un'ora soltanto, rispose d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— Ed io pure mi batto col signore, disse Aramis,
-avvicinandosi anch'egli sul terreno.
-</p>
-
-<p>
-— Ma soltanto a due ore, disse d'Artagnan con la
-medesima calma.
-</p>
-
-<p>
-— Ma a proposito di che ti batti tu Athos? domandò
-Aramis.
-</p>
-
-<p>
-— In fede mia non lo so molto bene, egli mi ha fatto
-male alla spalla; e tu Porthos?
-</p>
-
-<p>
-— In fede mia, io mi batto perchè mi batto, rispose
-Porthos arrossendo.
-</p>
-
-<p>
-Athos che non perdeva niente, vide passare un fino
-sorriso sulle labbra del Guascone.
-</p>
-
-<p>
-— Noi abbiamo avuto una piccola discussione sulla
-toletta, disse il giovane.
-</p>
-
-<p>
-— E tu Aramis? domandò Athos.
-</p>
-
-<p>
-— Io mi batto per un punto di filosofia, riprese Aramis,
-facendo un segno a d'Artagnan col quale lo pregava
-di tenere segreta la causa del suo duello.
-</p>
-
-<p>
-Athos vide passare un secondo sorriso sulle labbra
-d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— Veramente disse Athos.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sopra una sentenza di Platone, sulla spiegazione
-della quale non ci siamo d'accordo, disse il Guascone.
-</p>
-
-<p>
-— Decisamente egli è un uomo di spirito, mormorò
-Athos.
-</p>
-
-<p>
-— Ed ora che voi siete riuniti, signori, disse d'Artagnan,
-permettetemi di farvi le mie scuse.
-</p>
-
-<p>
-Alla parola <i>scuse</i>, una nube passò sulla fronte d'Athos,
-un sorriso altero sfiorò sulla labbra di Porthos,
-e un segno negativo fu la risposta d'Aramis.
-</p>
-
-<p>
-— Voi non mi capite, signori, disse d'Artagnan rialzando
-la sua testa, sulla quale cadeva in quel momento
-un raggio di sole che ne indorava le linee fine ed
-ardite; io vi domando scusa nel caso che io non potessi
-soddisfare il mio debito con tutti e tre; poichè il sig.
-Athos ha il diritto di ammazzarmi per il primo, cosa
-che toglie molto del suo valore al vostro credito, sig.
-Porthos e che rende quasi nullo il vostro, sig. Aramis.
-Ed ora, signori, io ve lo ripeto, scusatemi, ma soltanto
-di questo, e in guardia!
-</p>
-
-<p>
-A queste parole, e col gesto il più cavalleresco che
-si potesse vedere, d'Artagnan sfoderò la spada.
-</p>
-
-<p>
-Il sangue era salito alla testa di d'Artagnan, e in
-quel momento avrebbe cavata la spada contro tutti i
-moschettieri del regno, come ora lo faceva contro Athos,
-Porthos e Aramis.
-</p>
-
-<p>
-Era mezzogiorno e un quarto. Il sole era al suo zenit,
-e la posizione scelta per essere il teatro del duello
-si ritrovava esposta a tutto il suo ardore.
-</p>
-
-<p>
-— Fa molto caldo, disse Athos, cavando anch'egli la
-sua spada, e pure non mi saprei levare il sajo, perchè,
-anche poco fa ho sentito che la mia ferita mandava
-sangue, e temerei d'incomodare il signore facendogli
-vedere del sangue che non fosse cavato da lui.
-</p>
-
-<p>
-— È vero, signore, disse d'Artagnan; è cavato da un
-altro o è cavato da me: io vi assicuro che vedrò sempre
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-con gran dispiacere il sangue di un così bravo gentiluomo;
-io mi batterò dunque col sajo come voi.
-</p>
-
-<p>
-— Andiamo, andiamo, disse Porthos, non fate tanti
-complimenti, e pensate che noi aspettiamo la nostra
-volta.
-</p>
-
-<p>
-— Parlate per voi solo, Porthos, quando volete dire
-simili incongruenze, interruppe Aramis. In quanto a
-me, io ritengo le cose che questi signori si dicono per
-molto ben dette, e affatto degne di due gentiluomini.
-</p>
-
-<p>
-— Quando volete, signore, disse Athos mettendosi in
-guardia.
-</p>
-
-<p>
-— Aspettava i vostri ordini, disse d'Artagnan incrociando
-il ferro.
-</p>
-
-<p>
-Ma le due spadazze erano appena incrociate, che una
-squadra di guardie del ministro, comandata dal sig. de
-Jussac, si mostrò all'angolo del convento.
-</p>
-
-<p>
-— Le guardie del ministro! gridarono ad un tempo
-Porthos e Aramis. La spada nel fodero, signori! la spada
-nel fodero!
-</p>
-
-<p>
-Ma era troppo tardi; i due combattenti erano stati
-veduti in una posizione che non permetteva di dubitare
-delle loro intenzioni.
-</p>
-
-<p>
-— Olà! gridò Jussac avanzandosi verso di loro e facendo
-segno ai suoi uomini di fare altrettanto; olà!
-moschettieri? e degli editti, che facciamo?
-</p>
-
-<p>
-— Le signore guardie sono molto generose, disse Athos
-pieno di rancore, perchè Jussac era stato uno degli
-aggressori dell'antivigilia. Se noi vi vedessimo battere,
-io vi garantisco che noi ci guarderessimo bene
-dall'impedirvelo. Lasciateci dunque fare, e voi ci avrete
-piacere senza prendervi incomodo.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, disse Jussac, è con gran dispiacere che
-io vi dichiaro che la cosa è impossibile. Il nostro dovere
-prima di tutto: rimettete dunque le vostre armi,
-e seguiteci.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, disse Aramis, parodiando Jussac, sarebbe
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-con grandissimo piacere che noi obbediremmo al
-vostro grazioso invito, se ciò dipendesse da noi; ma
-disgraziatamente la cosa è impossibile; il signor de
-Tréville lo ha a noi proibito. Continuate dunque la
-vostra strada, che è ciò che voi potete fare di meglio.
-</p>
-
-<p>
-Questa celia esasperò Jussac.
-</p>
-
-<p>
-— Noi dunque vi caricheremo, diss'egli; se voi disobbedite.
-</p>
-
-<p>
-— Essi sono cinque, disse Athos a mezza voce, e noi
-non siamo che tre; noi saremo anche una volta battuti,
-e ci abbisognerà morire qui poichè io dichiaro, che
-io non tornerò a ricomparire davanti al mio capitano
-dopo essere stato vinto.
-</p>
-
-<p>
-Questo solo momento bastò a d'Artagnan per prendere
-il suo partito: era questo uno di quegli avvenimenti
-che decidono della vita di un uomo, era una
-scelta da farsi fra il re ed il ministro, e fatta la scelta
-bisognava perseverare. Battersi, voleva dire disobbedire
-alla legge, voleva dire arrischiare la sua testa, voleva
-dire diventare ad un sol tratto il nemico di un ministro
-più potente del re stesso, ecco ciò che travide il
-giovine, e diciamolo a sua gloria, egli non esitò un
-secondo. Voltandosi adunque verso Athos ed i suoi
-amici:
-</p>
-
-<p>
-— Signori diss'egli, io aggiungerò, se il permettete
-qualche cosa alle vostre parole. Voi avete detto che
-non siete che in tre, ma mi sembra che noi siamo in
-quattro.
-</p>
-
-<p>
-— Ma voi non siete dei nostri, disse Porthos.
-</p>
-
-<p>
-— È vero rispose d'Artagnan, io non ho l'abito, ma
-ho l'anima. Il mio cuore è di moschettiere, lo sento
-bene, signore, e questo mi guida.
-</p>
-
-<p>
-— Allontanatevi, giovane, gridò Jussac, che senza
-dubbio dai gesti e dalla espressione del suo viso aveva
-indovinato il disegno di d'Artagnan. Voi potete ritirarvi,
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-noi vi acconsentiamo, salvate la vostra pelle,
-e andate presto.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan non si mosse.
-</p>
-
-<p>
-— Decisamente voi siete un bravo giovane, disse Athos,
-stringendo la mano a d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— Andiamo, andiamo, prendiamo un partito, riprese
-Jussac.
-</p>
-
-<p>
-— Vediamo, dissero Porthos e Aramis, facciamo
-qualche cosa.
-</p>
-
-<p>
-— Il signore è pieno di generosità, disse Athos.
-</p>
-
-<p>
-Ma tutti e tre pensavano alla gioventù di d'Artagnan,
-e temevano la sua inesperienza.
-</p>
-
-<p>
-— Noi non saremmo che tre, e fra questi un ferito,
-più un ragazzo, riprese Athos, e ciò nonostante si dirà
-che noi eravamo quattro uomini.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, ma rinculare! disse Porthos.
-</p>
-
-<p>
-— È difficile, riprese Athos.
-</p>
-
-<p>
-— È impossibile, disse Aramis.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan comprese la loro irresoluzione.
-</p>
-
-<p>
-— Signori, provatemi pure, disse egli, ed io vi giuro
-sul mio onore, che non voglio muovermi di qui se
-noi siamo vinti.
-</p>
-
-<p>
-— Come vi chiamano, mio bravo? disse Athos.
-</p>
-
-<p>
-— D'Artagnan, signore.
-</p>
-
-<p>
-Ebbene! Athos, Porthos, Aramis e d'Artagnan, in
-avanti! gridò Athos.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene! vediamo, signori, vi decidete voi, a battervi?
-gridò per la terza volta Jussac.
-</p>
-
-<p>
-— È fatto, signori, disse Athos.
-</p>
-
-<p>
-— E qual partito prendete? domandò Jussac.
-</p>
-
-<p>
-— Noi avremo l'onore di darvi la carica, rispose Aramis
-alzando con una mano il suo cappello e cavando
-con l'altra la spada.
-</p>
-
-<p>
-— E voi volete resistere? gridò Jussac.
-</p>
-
-<p>
-— Per bacco! ciò vi fa meraviglia.
-</p>
-
-<p>
-E i nove combattenti si precipitarono gli uni sugli
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-altri con una furia, che non escludeva una certa tattica.
-Athos prese un certo Cabusac favorito del ministro;
-Porthos ebbe Biscarrat, e Aramis si vide in faccia due
-avversarj.
-</p>
-
-<p>
-In quanto a d'Artagnan, egli si trovò lanciato contro
-lo stesso Jussac.
-</p>
-
-<p>
-Il cuore del giovane guascone gli batteva in un modo
-da rompergli il petto, non già di paura, grazie a
-Dio, egli non ne aveva neppur l'ombra, ma di emulazione;
-egli si batteva come una tigre in furore, girando
-dieci volte intorno al suo avversario, e cambiando
-venti volte le sue guardie ed il suo terreno. Jussac era,
-come si diceva allora, ingordo di lama ed aveva molta
-pratica; ciò non ostante aveva tutta la pena del mondo
-a difendersi contro un avversario agile e svelto, che
-si scartava ad ogni momento dalle regole ricevute, attaccando
-da tutte le parti ad un tempo, e con tutto ciò
-difendendosi e riparando i colpi come un uomo che porta
-un gran rispetto alla sua epidermide. Finalmente questa
-lotta finì col far perdere la pazienza a Jussac. Furioso
-di esser tenuto in scacco da colui che aveva guardato
-come un ragazzo, egli si riscaldò e cominciò a far
-degli sbagli. D'Artagnan, che in mancanza di pratica
-aveva una profonda teoria, raddoppiò di agilità. Jussac,
-volendo finirla portò un colpo terribile al suo avversario
-fendendo al fondo; ma questi parò di prima, e
-mentre che Jussac si rialzava, e strisciando come un
-serpente sul suo ferro, gli passò la sua spada attraverso
-al corpo. Jussac cadde come un masso.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan gettò allora un colpo d'occhio inquieto
-e rapido sul campo di battaglia.
-</p>
-
-<p>
-Aramis aveva già ucciso uno dei suoi avversari, ma
-l'altro lo stringava d'appresso. Però Aramis era in buona
-situazione e poteva ancora difendersi.
-</p>
-
-<p>
-Biscarrat e Porthos si erano dati dei colpi forati.
-Porthos aveva ricevuto un colpo di spada attraverso il
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-braccio e Biscarrat uno attraverso la coscia. Ma siccome
-nè l'una nè l'altra di queste ferite erano gravi, non
-facevano che battersi con maggiore accanimento.
-</p>
-
-<p>
-Athos, ferito di nuovo da Cabusac impallidiva a vista
-d'occhio, ma non rinculava di un piede; egli aveva
-soltanto cambiata la mano alla spada e si batteva con
-la sinistra.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan secondo le leggi del duello di quell'epoca,
-poteva soccorrere qualcuno; e mentre cercava con
-lo sguardo quale dei suoi compagni aveva più bisogno
-del suo ajuto egli si accorse di un colpo d'occhio di Athos. Questo
-colpo d'occhio era di una sublime eloquenza.
-Athos sarebbe morto piuttosto che domandar soccorso;
-ma egli poteva guardare, e con lo sguardo domandava
-un appoggio. D'Artagnan lo indovinò, fece
-uno sbalzo terribile, e piombò sul fianco di Cabusac,
-gridando.
-</p>
-
-<p>
-— A me, signora guardia, io vi uccido! Cabusac si
-voltò ed era tempo. Athos, che si sosteneva solo per
-il suo gran coraggio, cadde sopra un ginocchio.
-</p>
-
-<p>
-— Per bacco! gridò egli a d'Artagnan, non lo ammazzate,
-giovane io ve ne prego: ho un vecchio affare
-da finire con lui, quando sarò guarito e starò bene.
-Disarmatelo soltanto; legategli la spada. Così. Bene!
-benissimo!
-</p>
-
-<p>
-Questa esclamazione era strappata ad Athos dalla
-spada di Cabusac che saltava venti passi da lui lontana.
-D'Artagnan e Cabusac si slanciarono assieme, l'uno
-per riprenderla, l'altro per impadronirsene; ma d'Artagnan
-più svelto arrivò il primo, e vi mise un piede
-sopra.
-</p>
-
-<p>
-Cabusac corse a quella guardia ch'era stata uccisa
-da Aramis, s'impadronì della sua spadaccia, e volle ritornare
-sopra d'Artagnan; ma sul suo cammino si incontrò
-in Athos che durante la pausa d'un istante, che
-gli aveva accordata d'Artagnan, aveva ripreso lena e
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-che, per timore che d'Artagnan gli uccidesse il suo nemico,
-voleva ricominciare il combattimento.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan capì che sarebbe stato un disgustarsi
-Athos non lo lasciando fare. In fatti, qualche secondo
-dopo, Cabusac cadde colla gola trapassata da un colpo
-di spada.
-</p>
-
-<p>
-Nel medesimo istante Aramis appoggiava la sua spada
-contro il petto del suo avversario rovesciato, per
-costringerlo a domandare mercede.
-</p>
-
-<p>
-Restavano Porthos e Biscarrat. Porthos battendosi
-faceva mille fanfaronate, domandando a Biscarrat che
-ora poteva essere, e gli faceva i suoi complimenti sulla
-compagnia che aveva ottenuta suo fratello nel reggimento
-Navarra: ma sempre sforzando non guadagnava
-niente. Biscarrat, era uno di quegli uomini di ferro
-che non cadono se non che morti.
-</p>
-
-<p>
-Ciò non pertanto bisognava finirla. Poteva sopraggiungere
-una ronda e prendere tutti i combattenti feriti
-e non feriti, realisti e ministeriali. Athos, Aramis
-e d'Artagnan, circondarono Biscarrat, e gli intimarono
-d'arrendersi. Quantunque solo contro tutti, e con un
-colpo di spada che gli traversava una coscia, Biscarrat
-voleva far fronte: ma Jussac che si era alzato sul gomito
-gli gridò d'arrendersi. Biscarrat era un Guascone
-come d'Artagnan, egli fece il sordo e si contentò di ridere,
-e fra due parate trovare il tempo di fare un segno
-per terra colla punta della sua spada:
-</p>
-
-<p>
-— Qui, diss'egli, qui morrà Biscarrat, solo di quelli
-che sono con lui.
-</p>
-
-<p>
-— Ma essi sono quattro contro di te: finiscila, io te
-l'ordino.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! se tu lo ordini, allora è un'altra cosa, disse
-Biscarrat, siccome tu sei il mio brigadiere, io debbo
-obbedire.
-</p>
-
-<p>
-E facendo un salto in addietro, spezzò la spada contro
-il suo ginocchio, e per non renderla, ne gettò i pezzi
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-per disopra al muro del convento, ed incrocio le sue
-braccia fischiando una canzone ministeriale.
-</p>
-
-<p>
-La bravura è sempre rispettata anche fra nemici: i
-moschettieri salutarono Biscarrat colle loro spade, e le
-rimisero nel fodero. D'Artagnan fece altrettanto, quindi
-aiutato da Biscarrat, il solo che fosse rimasto in piedi,
-portò sotto il portico del convento Jussac, Cabusac
-e quello fra gli avversari d'Aramis che non era che ferito.
-Il quarto, come lo abbiamo detto, era morto.
-Quindi suonarono la campanella, e portando seco quattro
-spade su cinque, s'incamminarono ebbri di gioia
-verso il palazzo del sig. de Tréville.
-</p>
-
-<p>
-Si vedevano intrecciati, occupare tutta la larghezza
-della strada, chiamando ciascun moschettiere che incontravano,
-di modo che alla fine divenne una marcia trionfale.
-Il cuore di d'Artagnan nuotava nell'ebbrezza; egli
-camminava fra Athos e Porthos stringendoli teneramente.
-</p>
-
-<p>
-— Se io non sono ancora un moschettiere, diss'egli
-ai suoi nuovi amici oltrepassando la porta del palazzo
-del sig. de Tréville, almeno eccomi ricevuto come alunno,
-non è vero?
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap6">CAPITOLO VI.
-<span class="smaller">SUA MAESTÀ IL RE LUIGI DECIMOTERZO</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-L'affare fece un gran rumore; il sig. de Tréville sgridò
-molto ad alta voce i suoi moschettieri, ma si congratulò
-con loro sotto voce, e siccome non vi era tempo
-da perdere per prevenire il re, il sig. de Tréville si
-sollecitò di andare al Louvre. Era già troppo tardi, il
-re era racchiuso col ministro, e fu detto al sig. de Tréville,
-che il re era occupato e non poteva ricevere in
-quel momento. La sera il signor de Tréville, venne al
-giuoco del re. Il re guadagnava, e siccome Sua Maestà
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-era molto avara, così era di un eccellente umore, e scoperse
-di lontano il sig. de Tréville.
-</p>
-
-<p>
-— Venite qui sig. capitano, diss'egli, venite che io
-vi sgridi; sapete voi che il ministro è venuto da me a
-farmi delle lagnanze sui vostri moschettieri? e ciò con
-una tale emozione che questa sera il ministro è malato:
-e che! ma sono diavoli a quattro, gente da forca i vostri
-moschettieri!
-</p>
-
-<p>
-— No, sire, rispose de Tréville, che vide al primo
-colpo come la cosa andava a piegare, no, tutto al contrario,
-essi sono buone creature, docili come gli agnelli,
-e che non hanno altro desiderio, io me ne faccio garante,
-che quello di non cavare la spada dal fodero,
-che pel servizio di Vostra Maestà. Ma che volete? le
-guardie del ministro sono senza posa a muover loro lite,
-e anche per l'onore del corpo, quei poveri giovani
-sono costretti a difendersi.
-</p>
-
-<p>
-Ascoltate il sig. de Tréville! disse il re, ascoltatelo!
-Non si direbbe che egli parla di una comunità di frati?
-In verità, mio capitano, ho volontà di togliervi il vostro
-brevetto e di darlo a madamigella de Chemerault,
-alla quale ho promesso un abbazia. Ma non crediate già
-che io voglia credere così alla vostra parola. Mi si chiama
-Luigi il Giusto, sig. de Tréville, e or ora noi lo vedremo.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! è perchè mi fido a questa giustizia, sire, che
-io aspetterò pazientemente e tranquillamente il comodo
-di Vostra Maestà.
-</p>
-
-<p>
-— Aspettate dunque, signore, aspettate dunque,
-disse il re, io non mi farò attendere lungamente.
-</p>
-
-<p>
-Infatti, la sorte si cambiava, e siccome il re cominciava
-a perdere quello che aveva vinto, non era dispiacente
-di ritrovare un pretesto per fare, che ci si passi
-l'espressione da giuocatore di cui, noi lo confessiamo,
-non conosciamo l'origine, per fare Carlomagno. Il re
-si alzò dunque dopo un istante, e mettendosi in saccoccia
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-il denaro che era avanti a lui, la maggior parte
-del quale era vinto al giuoco:
-</p>
-
-<p>
-— Vieuville, diss'egli, prendete il mio posto; bisogna
-che io parli al sig. de Tréville per un affare di
-importanza. Ah!... io aveva ottanta luigi avanti a me.
-Mettete voi pure la medesima somma, affinchè quelli
-che hanno perduto non abbiano a lamentarsi. La giustizia
-prima di ogni altra cosa.
-</p>
-
-<p>
-Poi rivolgendosi verso il sig. de Tréville, e conducendolo
-nel vano di una finestra.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene! signore, continuò egli, voi dite che sono
-state le guardie del ministro che hanno mosso lite ai
-vostri moschettieri?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, come fanno sempre.
-</p>
-
-<p>
-— E come è andata la cosa? vediamo: perchè voi lo
-sapete, mio caro capitano, bisogna che un giudice ascolti
-ambedue le parti.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! mio Dio! nel modo il più semplice ed il più
-naturale. Tre dei miei migliori soldati, che Vostra
-Maestà conosce di nome, e di cui ella più di una volta
-ha apprezzato i servigi, e che hanno, io posso affermarlo
-al re, molto a cuore il loro servigio; tre dei miei
-migliori soldati, diceva, i signori Athos, Porthos e Aramis,
-avevano combinata una partita di piacere con
-un cadetto di Guascogna; che io aveva loro raccomandato
-la stessa mattina. La partita doveva aver luogo a
-San Germano, io credo, e si erano dati l'appuntamento
-ai Carmelitani scalzi, allorchè fu guastata dal sig.
-Jussac, e dai signori Cabusac, Biscarrat e altre due
-guardie, che certamente non si trovavano là così in numerosa
-compagnia senza cattive intenzioni contro gli
-editti.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! ah! voi mi ci fate pensare, disse il re; senza
-dubbio essi erano là per battersi fra di loro stessi.
-</p>
-
-<p>
-— Io non accuso nessuno, sire, ma lascio a Vostra
-Maestà l'apprezzare ciò che potevano andare a fare
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-cinque uomini armati in un luogo così deserto come lo
-sono le vicinanze dei Carmelitani.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, voi avete ragione, de Tréville, voi avete ragione.
-</p>
-
-<p>
-— Allora, quando essi hanno veduto i miei moschettieri,
-essi hanno cambiato d'idea, ed hanno dimenticato
-la loro contesa particolare per l'odio che portano
-al mio corpo; perchè Vostra Maestà non ignora che i
-moschettieri, che sono tutti pel re, e per nessun altro
-che pel re, sono i nemici naturali delle guardie che sono
-soltanto pel ministro.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, de Tréville, sì, disse il re, malinconicamente,
-ed è cosa ben trista, credetemi, di vedere, in tal modo
-due partiti in Francia, due teste al regno; ma tutto
-ciò finirà, de Tréville, tutto ciò finirà. Voi dite dunque
-che le guardie hanno mossa contesa ai moschettieri?
-</p>
-
-<p>
-— Io dico che è probabile che le cose siano andate
-così, ma io non ne giuro, sire. Voi sapete quanto sia
-difficile a conoscere la verità, ammeno chè non si sia
-dotato di quell'ammirabile istinto che fa chiamare Luigi
-XIII il Giusto...
-</p>
-
-<p>
-— E avete ragione, de Tréville; ma essi non erano
-soli i vostri moschettieri, vi era con loro un ragazzo?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sire, e un uomo ferito, dimodochè tre moschettieri
-del re, fra i quali un ferito, e un ragazzo, non
-solo hanno tenuto testa a cinque delle più terribili
-guardie del ministro, ma ancora ne hanno messe quattro
-a terra.
-</p>
-
-<p>
-— Ma questa è una vittoria! gridò il re tutto raggiante,
-una vittoria completa!
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sire, tanto completa quanto quella del ponte
-di Cè.
-</p>
-
-<p>
-— Quattro uomini, fra i quali un ferito e un fanciullo,
-dite voi?
-</p>
-
-<p>
-— Un giovinotto appena. Il quale anzi si è condotto
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-così bene in questa occasione, che io mi prenderei
-la libertà di raccomandarlo a Vostra Maestà.
-</p>
-
-<p>
-— Come si chiama?
-</p>
-
-<p>
-— D'Artagnan, sire. Questi è figlio di uno dei miei
-più antichi amici, il figlio di un uomo che ha fatto col
-re vostro padre, di gloriosa memoria, la guerra dei
-partigiani.
-</p>
-
-<p>
-— E voi dite che si è condotto bene questo giovane?
-raccontatemi de Tréville; voi sapete che io amo i racconti
-di guerre e di combattimenti.
-</p>
-
-<p>
-E il re Luigi XIII, rialzò con orgoglio i suoi baffi
-appoggiandosi sull'anca.
-</p>
-
-<p>
-— Sire, riprese de Tréville, come ve l'ho detto, il
-sig. d'Artagnan è quasi un ragazzo; e siccome egli non
-ha l'onore di essere moschettiere, era in abito di borghese:
-le guardie del ministro, riconoscendo la sua
-giovinezza, e di più che non apparteneva al corpo, lo
-invitarono a ritirarsi prima di dare l'attacco.
-</p>
-
-<p>
-— Allora, voi vedete bene, de Tréville, interruppe
-il re, che sono stati essi che hanno attaccato.
-</p>
-
-<p>
-— È giusto, sire; così non vi è più alcun dubbio;
-essi a lui intimarono di ritirarsi, ma egli era moschettiere
-di cuore, e tutto per Vostra Maestà: così dunque
-egli rimase coi sig. moschettieri.
-</p>
-
-<p>
-— Bravo il giovane! mormorò il re.
-</p>
-
-<p>
-— Infatti, egli dimorò con essi, e Vostra Maestà ha
-in lui un così forte campione, che fu egli stesso che
-dette a Jussac quel terribile colpo di spada che mette
-tanto in collera il ministro.
-</p>
-
-<p>
-— Fu lui che ferì Jussac? gridò il re; lui, un fanciullo!
-questo, de Tréville, è impossibile.
-</p>
-
-<p>
-— Eppure è così, come ho l'onore di dire a Vostra
-Maestà.
-</p>
-
-<p>
-— Jussac! una delle migliori lame del regno!
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene! sire, egli ha ritrovato il suo maestro.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Io voglio vedere questo giovane, de Tréville, io
-voglio vederlo, e se se ne può far qualche cosa, ebbene!
-noi ce ne occuperemo.
-</p>
-
-<p>
-— Quando sarà che Vostra Maestà si degnerà di riceverlo?
-</p>
-
-<p>
-— Domani a mezzogiorno, de Tréville.
-</p>
-
-<p>
-— Lo condurrò io solo?
-</p>
-
-<p>
-— No, conducetemeli tutti quattro assieme. Io voglio
-ringraziarli tutti in una volta. Gli uomini affezionati
-sono rari, de Tréville, e bisogna ricompensare la
-devozione.
-</p>
-
-<p>
-— A mezzogiorno, sire, noi saremo al Louvre.
-</p>
-
-<p>
-— Ma! per la piccola scala, de Tréville, per la piccola
-scala. È inutile che il ministro sappia...
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sire.
-</p>
-
-<p>
-— Voi capite, de Tréville, un editto è sempre un
-editto; in fin dei conti il battersi è proibito.
-</p>
-
-<p>
-— Ma questo incontro, sire, sorte del tutto dallo
-condizioni ordinarie del duello; è una rissa, e la prova
-si è che essi erano cinque guardie del ministro contro
-i miei tre moschettieri ed il sig. d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— È giusto, disse il re, ma non importa, de Tréville.
-Venite pure per la piccola scala.
-</p>
-
-<p>
-De Tréville sorrise. Ma siccome era già molto l'avere
-ottenuto che questo fanciullo si rivoltasse contro il
-suo maestro, egli salutò rispettosamente il re, e con
-pieno contento prese congedo da lui.
-</p>
-
-<p>
-Fin dalla stessa sera, i tre moschettieri furono avvisati
-dell'onore che loro accordava il re. Siccome essi
-conoscevano da lungo tempo il re, non ne furono molto
-riscaldati, ma d'Artagnan, colla sua immaginazione
-guascona, vi vide venir la sua fortuna, e passò la notte
-facendo sogni d'oro. Così dall'ott'ore del mattino
-egli era presso Athos.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan ritrovò il moschettiere già vestito e
-pronto a sortire. Siccome non avevano l'appuntamento
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-dal re che a mezzogiorno, egli aveva fatto il progetto
-con Porthos e Aramis di andare a fare una partita
-alla palla in un recinto situato vicino alle scuderie
-del Luxembourg. Athos invitò d'Artagnan a seguirli,
-e malgrado la sua ignoranza in questo giuoco a cui
-non aveva mai giuocato, questi accettò, non sapendo
-che fare del tempo dalle nove ore del mattino, che appena
-erano, fino al mezzogiorno.
-</p>
-
-<p>
-I due moschettieri erano già arrivati e giuocavano
-assieme.
-</p>
-
-<p>
-Athos, che era molto forte in tutti gli esercizi del
-corpo passò con d'Artagnan dalla parte opposta, e li
-sfidò. Ma al primo movimento che provò, quantunque
-giuocasse con la mano sinistra, capì che la sua ferita
-era ancora troppo recente per permettergli un simile
-esercizio. D'Artagnan rimase dunque solo, e siccome
-dichiarò ch'egli era inesperto per sostenere una partita
-in regola, si continuò soltanto a inviarsi delle palle
-senza tener conto del giuoco! Ma una di queste palle
-lanciate dal pugno ercolino di Porthos, passò così
-da vicino al viso di d'Artagnan, che egli pensò che se
-invece di passargli da un lato, lo avesse colto in faccia,
-la sua udienza era perduta, attesochè sarebbe stato
-probabilmente nell'assoluta impossibilità di presentarsi
-al re. Ora, siccome da questa udienza, nella sua
-immaginazione guascona, dipendeva tutto il suo avvenire,
-egli salutò gentilmente Porthos e Aramis, dichiarando,
-che egli non riprenderebbe la partita, che
-allora quando fosse in istato di tener loro testa, e ritornò
-a prender posto nella galleria vicino alla corda.
-</p>
-
-<p>
-Disgraziatamente per d'Artagnan, fra gli spettatori
-si ritrovava una guardia del ministro, il quale tutto
-riscaldato ancora dalla sconfitta dei suoi compagni accaduta
-il giorno innanzi soltanto, si era promesso di
-afferrare la prima occasione per vendicarla; egli credè
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-dunque che questa occasione fosse venuta, e indirizzandosi
-al suo vicino:
-</p>
-
-<p>
-— Non è da maravigliarsi, disse egli, che questo
-giovinetto abbia paura di una palla, egli senza dubbio
-è un alunno dei moschettieri.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan si voltò come se fosse stato morso da
-un serpente, e guardò fissamente la guardia che aveva
-detto una così insolente proposizione.
-</p>
-
-<p>
-— Per bacco! riprese questi arricciandosi insolentemente
-i baffi, guardatemi quanto volete, mio piccolo
-signore; io ho detto ciò che ho detto.
-</p>
-
-<p>
-— E siccome quello che voi avete detto è troppo
-chiaro perchè le vostre parole abbiano bisogno di una
-spiegazione, rispose d'Artagnan a bassa voce, io vi
-pregherei a seguirmi.
-</p>
-
-<p>
-— E quando? domandò la guardia con la stessa insolenza.
-</p>
-
-<p>
-— Subito, se vi fa piacere.
-</p>
-
-<p>
-— E sapete voi chi sono io?
-</p>
-
-<p>
-— Io? Lo ignoro completamente, e non me ne inquieto
-punto.
-</p>
-
-<p>
-— Voi avete torto, perchè se sapeste il mio nome,
-non avreste forse tanta fretta.
-</p>
-
-<p>
-— Come vi chiamate voi?
-</p>
-
-<p>
-— Bernajoux, per servirvi.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene! sig. Bernajoux, disse tranquillamente
-d'Artagnan, io vado ad aspettarvi sulla porta.
-</p>
-
-<p>
-— Andate, signore, io vi seguo.
-</p>
-
-<p>
-— Non abbiate troppa fretta, signore, che non si accorgano
-che noi sortiamo assieme, voi capirete che,
-per quello che andiamo a fare, molta gente c'incomoderebbe.
-</p>
-
-<p>
-— Sta bene, rispose la guardia maravigliata che il
-suo nome non avesse prodotto verun effetto sul giovinetto.
-</p>
-
-<p>
-Infatti, il nome di Bernajoux era conosciuto da tutto
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-il mondo, eccettuato il solo d'Artagnan, forse perchè
-era uno di quelli che figuravano il più spesso nelle
-risse giornaliere, che tutti gli editti del re e del ministro
-non avevano potuto reprimere.
-</p>
-
-<p>
-Porthos e Aramis erano tanto occupati della loro
-partita, e Athos li guardava con tanta attenzione che
-essi non videro neppure sortire il loro giovane compagno,
-il quale, come aveva detto alla guardia del ministro,
-si fermò sulla porta: un istante dopo questi discese
-anch'egli. Siccome d'Artagnan non aveva tempo
-da perdere per cagione dell'udienza del re, che era fissata
-per il mezzogiorno, girò gli occhi intorno a sè,
-vedendo che la strada era deserta:
-</p>
-
-<p>
-— In fede mia, signore, disse egli al suo avversario,
-è una fortuna per voi, quantunque voi vi chiamate Bernajoux,
-di non avere a fare che con un alunno dei moschettieri,
-però siate tranquillo, io farò il meglio che
-potrò. In guardia!
-</p>
-
-<p>
-— Ma, disse colui che d'Artagnan provocava in tal
-modo, mi sembra che il luogo sia mal scelto, e che noi
-staremmo assai meglio dietro l'Abbazia S. Germano
-nel Prato dei Chierici.
-</p>
-
-<p>
-— Ciò che voi dite è pieno di buon senso, rispose
-d'Artagnan; disgraziatamente io ho poco tempo da
-perdere, avendo un appuntamento per il mezzogiorno
-preciso. In guardia adunque, signore, in guardia!
-</p>
-
-<p>
-Bernajoux non era uomo da farsi ripetere due volte
-un simile complimento. Nel medesimo istante la sua
-spada brillò nella sua mano, e piombò con un fendente
-sul suo avversario che, mercè la sua gran giovinezza,
-egli sperava intimidire.
-</p>
-
-<p>
-Ma d'Artagnan avea fatto il suo noviziato nel giorno
-innanzi, e ancora tutto fresco della sua vittoria, e gonfio
-del suo futuro favore, era risoluto di non dare addietro
-di un passo: per tal modo i due ferri si ritrovarono
-impegnati sino alla guardia, e siccome d'Artagnan
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-si teneva fermo al suo posto, fu il suo avversario
-che fece un passo di ritirata. Ma d'Artagnan approfittò
-del momento, e in questo movimento, in cui il ferro
-di Bernajoux deviava dalla linea, egli disimpegnò
-il suo, andò a fondo, e toccò l'avversario in una spalla.
-Subito d'Artagnan a sua volta fece un passò in addietro
-e rialzò la sua spada; ma Bernajoux gli gridò
-che non era niente, e andando a fondo ciecamente su
-lui, s'infilzò da se stesso. Però, siccome non cadeva,
-siccome non si dichiarava vinto, ma rompeva soltanto
-dalla parte del palazzo del signor della Trémouille, al
-servizio del quale egli aveva un parente, d'Artagnan
-ignorando egli stesso la gravità dell'ultima ferita che
-il suo avversario aveva ricevuta, lo stringeva vivamente
-dappresso, e senza dubbio lo avrebbe finito con una
-terza ferita, allorchè il rumore che si innalzava dalla
-strada essendosi esteso fino al giuoco della palla, due
-degli amici della guardia che lo avevano inteso cambiare
-qualche parola con d'Artagnan, e che lo avevano
-veduto sortire in seguito di queste parole, si precipitarono
-con la spada alla mano fuori del recinto del
-giuoco e piombarono sul vincitore. Ma tosto Athos,
-Porthos e Aramis comparvero alla lor volta, e al momento
-in cui le due guardie attaccarono il giovane camerata
-li costrinsero a voltarsi. In questo momento,
-Bernajoux cadde, e siccome le guardie erano due soltanto
-contro quattro, essi si misero a gridare: «a noi,
-palazzo della Trémouille»; a queste grida tutti quelli
-ch'erano nel palazzo sortirono precipitandosi sui quattro
-compagni, che dalla loro parte si posero a gridare:
-«a noi moschettieri!»
-</p>
-
-<p>
-Questo grido era ordinariamente inteso, perchè si
-sapeva che i moschettieri erano nemici del ministro,
-ed erano amati per l'odio che portavano al ministro.
-Così le guardie delle altre compagnie che non appartenevano
-al Duca Rosso, come lo aveva chiamato Aramis,
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-prendevano generalmente parte in questa specie di contese
-per i moschettieri del re. Di tre guardie della
-compagnia del signor des Essarts che passavano, due
-vennero in aiuto dei quattro compagni, nel mentre che
-l'altro corse al palazzo del sig. de Tréville gridando:
-«a noi moschettieri! a noi!» Come d'ordinario, il
-palazzo del signor de Tréville era pieno di soldati di
-quest'arma, che accorsero in soccorso dei loro camerati.
-La mischia divenne generale, ma la forza era pei
-moschettieri. Le guardie del ministro e le genti del
-sig. della Trémouille, si ritirarono nel palazzo, di cui
-chiusero le porte in tempo appena per impedire che i
-loro nemici non vi facessero un'irruzione insieme con
-loro. In quanto al ferito, fin dal principio era stato trasportato,
-e come si disse, in condizioni molto cattive.
-L'agitazione era al suo colmo fra i moschettieri ed i
-loro alleati, e già si dibatteva se, per punire l'insolenza,
-che avevano avuta i domestici dei signor della Trémouille,
-di fare una sortita sui moschettieri dei re, si
-dovesse mettere il fuoco al suo palazzo. La proposizione
-sarebbe stata accettata, messa in esecuzione con
-entusiasmo se fortunatamente non battevano le undici
-ore: d'Artagnan ed i suoi compagni si ricordarono della
-loro udienza, e siccome loro avrebbe rincresciuto
-che si fosse fatto un sì bel colpo senza di loro, essi
-giunsero a calmare le teste; si contentarono adunque
-di gettare qualche sasso contro le porte, ma le porte
-resistettero, ed allora si stancarono. D'altronde, quelli
-che dovevano essere risguardati come i capi dell'intrapresa
-avevano da qualche istante lasciato il gruppo, e
-s'incamminavano verso il palazzo del sig. de Tréville,
-che li aspettava, ed era già al corrente di questa nuova
-bravata.
-</p>
-
-<p>
-— Presto, al Louvre, diss'egli, al Louvre senza perdere
-un momento, e procuriamo di vedere il re prima
-che egli sia prevenuto dal ministro; noi gli racconteremo
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-la cosa come una conseguenza dell'affare di jeri,
-e le due passeranno insieme.
-</p>
-
-<p>
-Il signor de Tréville, accompagnato dai quattro giovani
-si incamminò verso il Louvre, ma, a gran sorpresa
-del capitano dei moschettieri, gli fu annunziato
-che il re era andato alla caccia del cervo nella foresta
-di S. Germano. Il signor de Tréville si fece ripetere
-due volte questa notizia, ed a ciascheduna volta i suoi
-compagni videro il suo volto imbruttirsi.
-</p>
-
-<p>
-— È forse da jeri, domandò egli, che Sua Maestà
-aveva il progetto di fare questa caccia?
-</p>
-
-<p>
-— No, Eccellenza, rispose il cameriere, è stato il
-gran cacciatore che questa mattina è venuto ad annunziare,
-che in questa notte si era relegato un cervo a
-sua disposizione. Sulle prime ha risposto che non vi
-sarebbe andato, quindi non ha potuto resistere al piacere
-che gli prometteva questa caccia, e dopo pranzo
-è partito.
-</p>
-
-<p>
-— E il re ha egli veduto il ministro? domandò il sig.
-de Tréville.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, secondo tutte le probabilità, rispose il cameriere,
-perchè questa mattina ho veduto i cavalli alla
-carrozza del ministro, ho domandato dove andava, e mi
-fu risposto: a S. Germano.
-</p>
-
-<p>
-— Noi siamo stati prevenuti, disse il sig. de Tréville.
-Signori, io vedrò il re questa sera, ma in quanto a
-voi non vi consiglio di azzardarvici.
-</p>
-
-<p>
-L'avviso era troppo ragionevole, e soprattutto veniva
-da un uomo che conosceva troppo bene il re, perchè
-i quattro giovani tentassero di contraddire il signor
-de Tréville. Gli invitò dunque a rientrare ciascuno
-alle loro stanze e di aspettare le sue notizie.
-</p>
-
-<p>
-Rientrando nel suo palazzo, il sig. de Tréville pensò
-che bisognava prender data portando querela pel primo.
-Egli inviò uno dei suoi domestici al signor della
-Trémouille con una lettera nella quale egli lo pregava
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-di metter fuori di casa sua le guardie del ministro, e
-di rimproverare le sue genti dell'audacia che avevano
-avuta di fare una sortita contro i moschettieri. Ma il
-signor della Trémouille, di già prevenuto dal suo scudiero,
-di cui come si sa, Bernajoux era il parente, gli
-fece rispondere che non spettava nè al signor de Tréville,
-nè ai moschettieri il lamentarsi, ma al contrario
-a lui, al quale i moschettieri avevano battuti e feriti i
-domestici, ed avevano voluto bruciare il palazzo. Ora
-siccome la dissensione fra questi due signori avrebbe
-potuto durare lungo tempo, dovendo naturalmente sostenere
-ciascuno la sua opinione, il signor de Tréville
-pensò ad un espediente che aveva per iscopo di finire
-tutto: ed era di andare egli stesso dal sig. della Trémouille.
-</p>
-
-<p>
-Egli si portò adunque subito al di lui palazzo, e si
-fece annunziare.
-</p>
-
-<p>
-I due signori si salutarono gentilmente, perchè se
-non v'era amicizia fra di loro, vi era almeno stima.
-Entrambi erano uomini di coraggio e di onore, e siccome
-il signor della Trémouille, protestante, vedeva
-raramente il re, non era di alcun partito, egli in generale
-non apportava alcuna prevenzione nelle sue relazioni
-sociali. Questa volta, ciò non ostante, il suo ricevimento,
-quantunque gentile; fu più freddo dell'ordinario.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, disse de Tréville, noi crediamo di avere
-a lamentarci l'uno dell'altro, e sono venuto io stesso
-perchè assieme rischiariamo questo affare.
-</p>
-
-<p>
-— Volentieri, rispose della Trémouille; ma vi prevengo
-che io sono bene informato, e che tutto il torto
-sta dalla parte dei vostri moschettieri.
-</p>
-
-<p>
-— Voi siete un uomo troppo giusto e troppo ragionevole,
-signore, disse de Tréville, per non accettare
-la proposizione che vengo a farvi.
-</p>
-
-<p>
-— Dite, signore, io ascolto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Come sta il signor Bernajoux, il parente del vostro
-scudiero?
-</p>
-
-<p>
-— Male, signore, molto male. Oltre il colpo di spada
-che egli ha ricevuto nel braccio, e che non è altrimenti
-pericoloso, egli ne ha ancora raccolto uno che gli
-traversa il polmone, di modo che il medico ha ben poche
-speranze.
-</p>
-
-<p>
-— Ma il ferito ha conservato l'uso delle sue facoltà?
-</p>
-
-<p>
-— Perfettamente.
-</p>
-
-<p>
-— Parla egli?
-</p>
-
-<p>
-— Con difficoltà, ma parla.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene! signore, portiamoci da lui, scongiuriamolo
-nel nome di quel Dio davanti al quale egli andrà
-forse a comparire, di dire la verità, io lo prendo per
-giudice nella sua propria causa, signore, e ciò che dirà
-io lo crederò.
-</p>
-
-<p>
-Il signor della Trémouille riflettè un istante, quindi,
-siccome era difficile il poter fare una proposizione
-più ragionevole, egli accettò.
-</p>
-
-<p>
-Entrambi discesero nella camera ove era il ferito.
-Questi vedendo entrare i due nobili signori che venivano
-a fargli visita, tentò di sollevarsi sul suo letto,
-ma egli era troppo debole e spossato dallo sforzo che
-aveva fatto, ricadde quasi senza conoscenza.
-</p>
-
-<p>
-Il signor della Trémouille si avvicinò a lui, e gli fece
-aspirare dei sali che lo richiamarono alla vita. Allora
-il signor de Tréville, non volendo che si potesse accusare
-di avere influito sul malato, invitò il signor
-della Trémouille a interrogarlo egli stesso.
-</p>
-
-<p>
-Ciò che aveva preveduto il de Tréville, accadde. Posto
-fra la vita e la morte, come lo era Bernajoux, non
-ebbe neppure l'idea di tacere un momento la verità,
-e raccontò ai due signori esattamente le cose tali quali
-erano accadute.
-</p>
-
-<p>
-Era tutto ciò che voleva il sig. de Tréville; egli augurò
-a Bernajoux una pronta convalescenza: prese congedo
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-dal signore della Trémouille, rientrò al suo palazzo;
-e fece tosto avvertire i quattro amici ch'egli gli
-aspettava a pranzo.
-</p>
-
-<p>
-Il signor de Tréville riceveva sempre una buonissima
-compagnia, s'intende tutta anti-ministeriale. Si
-capirà dunque che la conversazione si aggirò tutta,
-durante il pranzo, sulle due sconfitte che avevano provate
-le guardie del ministro. Ora, siccome d'Artagnan
-era stato l'eroe di queste due giornate, fu sopra di lui
-che caddero tutte le congratulazioni, che Athos, Porthos
-e Aramis gli abbandonarono, non solo da buoni
-camerati, ma da uomini che avevano avuto abbastanza
-elogi alla loro volta per lasciargli libera la sua.
-</p>
-
-<p>
-Verso le sei ore, il signor de Tréville annunciò che
-egli era obbligato di andare al Louvre; ma siccome
-l'ora dell'udienza accordata da Sua Maestà era passata,
-in luogo di reclamare l'entrata dalla piccola scala,
-egli si pose coi quattro giovani nell'anticamera. Il re
-non era ancora ritornato dalla caccia. I nostri giovani
-aspettavano da una mezz'ora appena, immischiati alla
-folla dei cortigiani, allorchè tutte le porte si aprirono,
-e fu annunziato il re.
-</p>
-
-<p>
-A questo annunzio d'Artagnan si sentì fremere fino
-alla midolla delle ossa. L'istante che doveva seguire,
-secondo tutte le probabilità, doveva decidere del resto
-della sua vita. Così i suoi occhi si fissarono con angoscia
-sulla porta per la quale doveva entrare Sua Maestà.
-</p>
-
-<p>
-Luigi XIII comparve, camminando pel primo; era
-in abito da caccia ancora tutto polveroso, portava due
-grandi stivali, ed aveva il frustino in mano. Al primo
-colpo d'occhio d'Artagnan giudicò che lo spirito del
-re era in tempesta.
-</p>
-
-<p>
-Per quanto fosse visibile questa disposizione in cui
-trovavasi Sua Maestà, essa però non impedì ai cortigiani
-di porsi in linea sul suo passaggio, nelle anticamere
-reali. Meglio vale ancora essere veduto con occhio
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-sdegnato di quello che non essere veduto dei tutto.
-I tre moschettieri non esitarono dunque un momento,
-e fecero un passo in avanti, nel mentre che
-d'Artagnan al contrario restò nascosto dietro di loro;
-ma quantunque il re conoscesse personalmente Athos,
-Porthos, e Aramis, egli passò davanti a loro senza parlargli,
-e come se non gli avesse mai veduti. In quanto
-al sig. de Tréville, allorchè gli occhi del re si fermarono
-un istante su di lui, egli sostenne questo sguardo
-con tanta fermezza, che fu il re che dovè pel primo divergere
-la vista; dopo ciò, Sua Maestà, brontolando,
-rientrò nel suo appartamento.
-</p>
-
-<p>
-— Gli affari vanno male, disse Athos sorridendo, e
-noi questa volta non saremo fatti cavalieri.
-</p>
-
-<p>
-— Aspettate dieci minuti, disse il signor de Tréville,
-e se in capo a dieci minuti voi non mi vedrete sortire,
-ritornate al mio palazzo, perchè sarà inutile che
-voi aspettiate più lungamente.
-</p>
-
-<p>
-I quattro giovani attesero dieci minuti, un quarto
-d'ora, venti minuti, e vedendo che il signor de Tréville
-non ricompariva, essi sortirono molto inquieti
-per quello che poteva accadere.
-</p>
-
-<p>
-Il signor de Tréville entrato coraggiosamente nel
-gabinetto del re aveva ritrovato Sua Maestà di cattivissimo
-umore, seduto sopra un sofà, battendosi gli
-stivali col manico del frustino, cosa che non gli aveva
-impedito di domandargli con tutta la più gran flemma
-del mondo le notizie della sua salute.
-</p>
-
-<p>
-— Cattive, signore, cattive, rispose il re; io mi annoio.
-</p>
-
-<p>
-Era infatti la peggiore malattia di Luigi XIII, e sovente
-prendeva uno dei suoi cortigiani, lo attirava ad
-una finestra, e gli diceva: il signor tale, annojamoci
-insieme.
-</p>
-
-<p>
-— Come! Vostra Maestà si annoja! disse il signor
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-de Tréville. Non si è preso oggi il divertimento della
-caccia?
-</p>
-
-<p>
-— Bel divertimento, signore! tutto degenera, sull'anima
-mia, e io non so se sia il selvaggiume che non
-ha più aria, o i cani che non hanno più naso. Noi lanciammo
-un cervo di dieci anni, noi lo inseguimmo per
-sei ore, e quando fu vicino a tenere, quando San Simone
-metteva già il corno alla bocca per suonare la
-presa, crac! tutta la muta volta di banda, e si trasporta
-sopra un cerviatto di due anni. Voi vedrete che io
-sarò obbligato di renunciare alla caccia di corsa, come
-ho già renunciato alla caccia di volo. Ah! sono un re
-ben disgraziato, signor de Tréville: io non aveva più
-che un girifalco, ed è morto jeri l'altro.
-</p>
-
-<p>
-— In fatti, sire, io comprendo la vostra disperazione,
-e la disgrazia è grande; ma mi sembra che vi resti
-ancora un buon numero di falconi, di sparvieri, e
-di moscardi.
-</p>
-
-<p>
-— E non un uomo per istruirli; i falconieri se ne
-vanno, non vi son più che io che conosca l'arte della
-caccia. Dopo di me tutto sarà finito, e si anderà a caccia
-colle trappole, col vischio, coi lacci. Se io avessi
-ancora il tempo di fare degli allievi! ma sì, il ministro
-è là che non mi lascia un istante di riposo, che mi parla
-della Spagna, che mi parla della Germania, che mi
-parla dell'Inghilterra! ah! a proposito del ministro, signor
-de Tréville, io sono malcontento di voi.
-</p>
-
-<p>
-Il signor de Tréville aspettava il re a questa caduta.
-Egli conosceva il re da lungo tempo: egli aveva compreso
-che tutti i suoi lamenti non erano che una prelazione,
-una specie di eccitazione per incoraggiare se
-stesso, e che egli era finalmente giunto al punto dove
-voleva arrivare.
-</p>
-
-<p>
-— E in che sono io tanto disgraziato per dispiacere
-a Vostra Maestà? domandò il signor de Tréville fingendo
-la più alta meraviglia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-</p>
-
-<p>
-— È così che voi disimpegnate la vostra carica, signore?
-continuò il re senza rispondere direttamente alla
-domanda del signor de Tréville: è forse per questo che
-io vi ho nominato capitano dei miei moschettieri, perchè
-essi assassinassero un uomo, commovessero un
-quartiere, e volessero bruciar Parigi senza che voi me
-ne diceste una parola? ma del resto, continuò il re, senza
-dubbio mi affretto troppo ad accusarvi, senza dubbio,
-i perturbatori sono in prigione, e voi ora venite ad
-annunziarmi che è stata fatta giustizia.
-</p>
-
-<p>
-— Sire, rispose tranquillamente il signor de Tréville,
-io vengo a domandarvela.
-</p>
-
-<p>
-— E contro chi? gridò il re.
-</p>
-
-<p>
-— Contro i calunniatori! disse il signor de Tréville.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! eccone una nuova, riprese il re. Mi direte voi
-ora che quei tre dannati di moschettieri, Athos, Porthos,
-Aramis, e il vostro cadetto di Bearn, non si sono
-gettati come tanti furiosi sul povero Bernajoux, e non
-l'hanno maltrattato in modo tale che a quest'ora è più
-che probabile che sia per rendere l'anima a Dio? mi direte
-voi ora ch'essi non hanno fatto l'assedio al palazzo
-del duca della Trémouille, e ch'essi non volevano bruciarlo?
-cosa che non sarebbe stata una gran disgrazia
-in tempo di guerra, atteso che quello è un nido di ugonotti,
-ma che in tempo di pace è un tristissimo esempio.
-Dite, vorrete voi negarmi tutto ciò?
-</p>
-
-<p>
-— E chi ha fatto a Vostra Maestà un così bel racconto?
-domandò tranquillamente il signor de Tréville.
-</p>
-
-<p>
-— Chi mi ha fatto un così bel racconto, signore e
-chi volete voi che sia, se non è quello che veglia quando
-io dormo, che lavora quando io mi diverto, che guida
-tutto al di dentro e al di fuori del regno, in Francia,
-come in Europa?
-</p>
-
-<p>
-— Sua Maestà vorrà parlare di Dio, senza dubbio,
-disse il signor de Tréville, perchè io non conosco che
-Dio, che sia così possente al disopra di Vostra Maestà.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-</p>
-
-<p>
-— No, signore, io voglio parlare del sostegno dello
-Stato, del mio servitore, del mio solo amico, del ministro.
-</p>
-
-<p>
-— Non vi è che un solo uomo infallibile, a quanto
-c'impone di credere la nostra fede, su questa terra,
-e la sua infallibilità non si può estendere a nessun altro.
-</p>
-
-<p>
-— Dunque voi volete dire ch'egli m'inganna? volete
-voi dire ch'egli mi tradisce? allora voi lo accusate. Vediamo,
-dite confessatelo francamente, voi lo accusate?
-</p>
-
-<p>
-— No, sire, ma io dico che egli inganna se stesso;
-io dico che è male informato, io dico che egli ha troppa
-fretta nell'accusare i moschettieri di Vostra Maestà,
-pei quali egli è ingiusto, e che non è stato ad attignere
-le sue informazioni da buone sorgenti.
-</p>
-
-<p>
-— L'accusa viene dal duca della Trémouille, dal duca
-stesso: che risponderete voi a questo?
-</p>
-
-<p>
-— Io potrei rispondere, sire, ch'egli è troppo interessato
-nella questione per potere essere un testimone
-imparziale; ma lungi di là, sire, io conosco il duca per
-un leale gentiluomo, io me ne riporterò a lui, ma a una
-sola condizione, sire.
-</p>
-
-<p>
-— Quale?
-</p>
-
-<p>
-— Che vostra Maestà lo faccia venire qui, lo interroghi,
-ma ella stessa a quattr'occhi, senza testimoni, e
-che io riveda Vostra Maestà subito che avrà veduto il
-duca.
-</p>
-
-<p>
-— Sì! fece il re, e voi vi riportate a ciò che dirà il
-signore della Trémouille?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sire.
-</p>
-
-<p>
-— Voi accetterete il suo giudizio?
-</p>
-
-<p>
-— Senza dubbio.
-</p>
-
-<p>
-— E voi vi sottometterete alle riparazioni che egli
-esigerà?
-</p>
-
-<p>
-— Interamente.
-</p>
-
-<p>
-— La Chesnaye! fece il re, la Chesnaye!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il cameriere di confidenza di Luigi XIII che stava
-sempre alla sua porta, entrò.
-</p>
-
-<p>
-— La Chesnaye, disse il re, che si mandi sul momento
-stesso a cercare il signore della Trémouille; io voglio
-parlargli questa sera.
-</p>
-
-<p>
-— Vostra Maestà mi dà la sua parola ch'ella non vedrà
-alcuno oltre il signore della Trémouille e me?
-</p>
-
-<p>
-— Non vedrò alcuno, fede da gentiluomo.
-</p>
-
-<p>
-— A dimani, sire, adunque.
-</p>
-
-<p>
-— A dimani, signore.
-</p>
-
-<p>
-— A qual ora, se piace a Vostra Maestà?
-</p>
-
-<p>
-— All'ora che voi vorrete.
-</p>
-
-<p>
-— Ma venendo troppo presto io temo di svegliare
-Vostra Maestà.
-</p>
-
-<p>
-— Di svegliarmi! forse che dormo io? io non dormo
-più, signore; qualche volta sogno, ecco tutto. Venite
-dunque di buon mattino quando volete, a sette ore; ma
-guai a voi, se i vostri moschettieri sono colpevoli?
-</p>
-
-<p>
-— Se i miei moschettieri sono colpevoli saranno rimessi
-nelle mani di Vostra Maestà che ordinerà di loro,
-secondo che più le aggrada. Vostra Maestà esige
-ella qualche altra cosa di più? comandi, io sono pronto
-ad obbedire.
-</p>
-
-<p>
-— No, signore, no: non è senza una ragione che mi
-chiamano Luigi il Giusto. A dimani dunque, signore,
-a dimani.
-</p>
-
-<p>
-— Che Dio guardi Vostra Maestà!
-</p>
-
-<p>
-Per poco che dormisse il re, il signor de Tréville dormì
-ancor meno; egli aveva fatto prevenire fin dalla
-stessa sera i suoi tre moschettieri ed il loro compagno,
-di ritrovarsi da lui a sei ore e mezzo del mattino. Egli
-li condusse con sè senza affermar loro niente, senza
-prometter niente, e non nascondendo che il loro favore,
-ed anche il suo dipendeva da un colpo di dadi.
-</p>
-
-<p>
-Giunto ai piedi della scala, egli li fece aspettare.
-Se il re era sempre irritato contro di loro, essi si allontanerebbero,
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-senza essere veduti; se il re acconsentiva
-a riceverli, non vi avrebbe voluto che farli chiamare.
-</p>
-
-<p>
-Giungendo nell'anticamera particolare del re, il signor
-de Tréville trovò la Chesnaye, che gli disse che
-la sera non avevano ritrovato il duca della Trémouille
-nel suo palazzo, ch'egli era rientrato troppo tardi per
-potersi presentare al Louvre, ch'egli era giunto da pochi
-momenti e che allora parlava col re.
-</p>
-
-<p>
-Questa circostanza piacque moltissimo al sig. de Tréville, che
-in questo modo fu fatto certo che un'intervenzione
-straniera non si sarebbe intromessa fra la deposizione
-del duca della Trémouille e lui.
-</p>
-
-<p>
-Infatti dieci minuti erano appena scorsi, che si aprì
-la porta del gabinetto del re, e che il sig. de Tréville
-ne vide sortire il duca della Trémouille, il quale venendo
-direttamente a lui gli disse:
-</p>
-
-<p>
-— Signor de Tréville, Sua Maestà mi ha mandato a
-chiamare per sapere come sono accadute le cose di ieri
-mattina, al mio palazzo. Io gli ho detto la verità,
-cioè che la colpa è stata delle mie genti, e che era
-pronto a farvene le mie scuse. Poichè vi trovo, accettatele,
-e vogliate tenermi sempre per uno dei vostri
-amici.
-</p>
-
-<p>
-— Signor duca, disse de Tréville, io era così pieno
-di confidenza sulla vostra lealtà, che non ho voluto
-presso Sua Maestà altro difensore che voi stesso. Io
-non mi sono ingannato, e vi ringrazio di avermi provato
-che esiste ancora un uomo di cui possa dire senza
-sbagliarmi ciò che ho detto di voi.
-</p>
-
-<p>
-— Sta bene, sta bene! disse il re che aveva ascoltato
-tutti questi complimenti stando fra le due porte;
-soltanto ditegli, de Tréville, poichè pretende di essere
-uno dei vostri amici, che io pure vorrei essere fra i
-suoi, ma che egli mi trascura, e che sono oramai tre
-anni che non l'ho veduto, e che non lo vedo che quando
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-lo mando a chiamare. Ditegli ciò per parte mia,
-poichè queste sono cose che un re non può dire da se
-stesso.
-</p>
-
-<p>
-— Grazie, sire, grazie, disse il duca, ma che Vostra
-Maestà creda bene che non sono quelli, io non dico ciò
-per il sig. de Tréville, che non sono quelli che ella vede
-a tutte le ore del giorno, quelli che le sono i più affezionati.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! voi avete inteso ciò che ho detto, tanto meglio,
-duca, meglio! disse il re avanzandosi sulla porta.
-Ah! siete voi, de Tréville, dove sono i vostri moschettieri?
-io vi ho detto ieri l'altro di condurmeli, perchè
-non lo avete fatto?
-</p>
-
-<p>
-— Essi sono da basso, sire, e col vostro permesso la
-Chesnaye anderà a dir loro di salire.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì, ch'essi vengano subito; sono in breve le
-otto, ed io a nove ore aspetto una visita. Andate, signor
-duca, e ricordatevi sopra tutto di ritornare. Entrate
-de Tréville.
-</p>
-
-<p>
-Il duca salutò, e sortì. Al momento in cui apriva la
-porta i tre moschettieri e d'Artagnan condotti da la
-Chesnaye, comparvero sull'alto della scala.
-</p>
-
-<p>
-— Venite, miei bravi, disse il re, venite; io ho da
-sgridarvi.
-</p>
-
-<p>
-I moschettieri si avanzarono inchinandosi, d'Artagnan
-gli seguiva.
-</p>
-
-<p>
-— Come diavolo! continuò il re, voi quattro in due
-giorni avete messo fuori di combattimento sette guardie
-del ministro! questo è troppo, signori, questo è
-troppo. Con questi conti, il ministro sarà obbligato di
-rinnovare la sua compagnia in tre settimane, ed io sarò
-costretto di fare applicare gli editti in tutto il loro
-rigore. Uno per accidente, pazienza; ma sette in due
-giorni, io lo ripeto è troppo, grandemente troppo.
-</p>
-
-<p>
-— Perciò, sire, vostra Maestà vede ch'essi vengono,
-pentiti e contriti per fare le loro scuse.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Benchè pentiti e contriti, hum! fece il re, io non
-mi fido delle loro facce ipocrite, vi è particolarmente
-laggiù una figura da Guascone... venite qui, signore.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan che comprese essere il complimento indirizzato
-a lui, si avvicinò prendendo l'aspetto il più
-disperato.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, che dite voi dunque che questi è un giovane?
-un ragazzo, signor de Tréville, un vero ragazzo.
-Ed è stato lui che ha dato un così rozzo colpo di
-spada a Jussac?
-</p>
-
-<p>
-— E gli altri due colpi di spada a Bernajoux.
-</p>
-
-<p>
-— Davvero?
-</p>
-
-<p>
-— Senza contare, disse Athos, che se non mi avesse
-liberato dalle mani di Cabusac, io certamente non avrei
-l'onore di fare in questo momento le mie umilissime
-riverenze a Vostra Maestà.
-</p>
-
-<p>
-— Ma questo Bearnese è dunque un vero demonio,
-<i>ventegris</i>! sig. de Tréville, come avrebbe detto mio padre.
-In questo mestiere si devono per forza consumare
-molti sai, e per forza spezzare molte spade. Ora i Guasconi
-sono sempre poveri, non è vero?
-</p>
-
-<p>
-— Sire, io debbo dire che non sono ancora state ritrovate
-delle miniere d'oro nelle loro montagne, quantunque
-il Signore dovrebbe far questo miracolo in ricompensa
-del modo con cui hanno sostenuto le pretese
-del re vostro padre.
-</p>
-
-<p>
-— Che è quanto dire che sono stati i Guasconi che
-hanno fatto re me pure, non è vero de Tréville, perchè
-io sono figlio di mio padre. Ebbene alla buon'ora,
-io non dico di no. La Chesnaye andate a vedere se, frugando
-in tutte le mie saccocce, voi trovate quaranta
-doppie, e se le trovate portatemele. E ora vediamo,
-giovane, una mano sulla coscienza e raccontatemi lo
-accaduto.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan raccontò l'avventura del giorno innanzi
-con tutti i suoi particolari; in che modo non avendo
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-potuto dormire per la gioia che avrebbe provato nel
-vedere Sua Maestà, egli era arrivato presso i suoi amici
-tre ore prima dell'udienza; in che modo essi erano
-andati assieme al giuoco della palla, e come nel timore
-che aveva manifestato di ricevere una palla sul viso,
-egli era stato messo in ridicolo da Bernajoux, il
-quale per poco non aveva pagato colla perdita della
-vita le sue villanie, e che il sig. della Trémouille non
-aveva alcuna colpa per la sortita che fu fatta dal suo
-palazzo.
-</p>
-
-<p>
-— È così mormorò il re; è precisamente così che mi
-è stata raccontata la faccenda dallo stesso duca. Povero
-ministro! sette uomini in due giorni e dei più cari;
-ma basta così, signori; voi vi siete presa la vostra rivincita
-della strada Ferou, ed anche al di là; voi dovete
-esser soddisfatti.
-</p>
-
-<p>
-— Se Vostra Maestà lo è, disse de Tréville, noi lo
-siamo.
-</p>
-
-<p>
-— Sì io lo sono, aggiunse il re, prendendo un pugno
-d'oro dalla mano di Chesnaye e mettendolo in quella
-di d'Artagnan; eccovi diss'egli, una pruova della mia
-soddisfazione.
-</p>
-
-<p>
-A quell'epoca le idee d'orgoglio che sono in uso ai
-nostri giorni, non erano ancora alla moda. Un gentiluomo
-riceveva del denaro dalla mano del re, e non ne rimaneva
-menomamente umiliato. D'Artagnan adunque
-si mise le quaranta doppie in saccoccia senza fare alcuna
-osservazione, ed anzi ringraziò grandemente Sua
-Maestà.
-</p>
-
-<p>
-— Basta! disse il re guardando l'orologio a pendolo
-basta! perchè sono le otto e mezza, ritiratevi; io ve l'ho
-già detto, aspetto qualcuno a nove ore. Grazie del vostro
-attaccamento, signori. Io posso contarvi non è
-vero?
-</p>
-
-<p>
-— Oh! sire, gridarono ad una sola voce i quattro compagni, noi
-ci faremo tagliare a pezzi per Vostra Maestà.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Bene, bene; ma restate intieri, ciò val meglio, e
-così mi potrete essere più utili. De Tréville aggiunse
-il re a mezza voce nel mentre che gli altri si ritiravano,
-siccome voi non avete posti vacanti nei vostri
-moschettieri, e che d'altronde per entrare in questo
-corpo noi abbiamo deciso che sia necessario un noviziato,
-situate questo giovane nella compagnia delle
-guardie del sig. des Essarts, vostro cognato. Ah per
-bacco de Tréville, io mi rallegro delle boccacce che farà
-il ministro, egli sarà furioso, ma per me è lo stesso;
-io faccio uso dei miei diritti.
-</p>
-
-<p>
-E il re salutò con la mano de Tréville che sortì, e
-andò a raggiungere i suoi moschettieri, che stavano dividendosi
-con d'Artagnan le sue quaranta doppie.
-</p>
-
-<p>
-E il ministro, come lo aveva detto Sua Maestà, fu
-effettivamente furioso che per otto giorni non intervenne
-al giuoco, cosa che non impediva al re di fargli
-la più buona cera del mondo e di chiedergli con la voce
-la più accarezzante tutte le volte che lo incontrava:
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene sig. ministro come va quel povero Bernajoux,
-e quel povero Jussac, che sono delle vostre
-guardie?
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap7">CAPITOLO VII.
-<span class="smaller">L'INTERNO DEI MOSCHETTIERI</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Allorquando d'Artagnan fu fuori del Louvre e che
-consultò i suoi amici sull'uso che dovea fare della sua
-parte delle quaranta doppie, Athos gli consigliò di ordinare
-un buon pranzo alla Pigna, Porthos di prendere
-un lacchè, e Aramis di farsi un'amica conveniente.
-</p>
-
-<p>
-Il pranzo fu eseguito lo stesso giorno, e il lacchè era
-stato fornito da Porthos. Era uno di Piccardia che il
-glorioso moschettiere aveva accaparrato il giorno stesso
-nel mentre che sul ponte della Tournelle faceva dei
-cerchi sputando nell'acqua. Porthos aveva preteso che
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-questa occupazione era la pruova di una organizzazione
-riflessiva e contemplativa, e lo aveva condotto senz'altra
-raccomandazione. L'imponente aspetto di questo
-gentiluomo, per conto del quale egli si credeva impegnato,
-aveva sedotto Planchet, che tale era il nome
-del giovane di Piccardia, e fu in sua casa una leggera
-contesa quando vide che il posto era già preso da un altro
-confratello chiamato Mousqueton, e allorchè Porthos
-gli significò il suo stato di famiglia, quantunque grande,
-non gli permetteva di tenere due domestici, e che
-gli abbisognava di entrare al servizio di d'Artagnan.
-Però allorchè assistè al pranzo dato dal suo padrone, e
-che quando pagava lo vide cavare un pugno d'oro di
-saccoccia credè assicurata la sua fortuna, e ringraziò il
-cielo di esser caduto nelle mani di un simil Creso, egli
-perseverò in questa opinione fin dopo il festino, cogli
-avanzi del quale egli riparò a molte e lunghe astinenze.
-Ma le chimere di Planchet svanirono nella sera facendo
-il letto al suo padrone. Il letto era solo nell'appartamento, che
-si componeva di un'anticamera e di una
-camera da dormire. Planchet dormì nell'anticamera sopra
-una coperta tolta dal letto di d'Artagnan, e di cui
-d'Artagnan fece senza per l'avvenire.
-</p>
-
-<p>
-Athos dal canto suo aveva un cameriere che era stato
-allevato al suo servizio in un modo tutto particolare,
-e che si chiamava Grimaud. Egli era molto silenzioso
-questo degno signore. Ben inteso, noi parliamo di
-Athos.
-</p>
-
-<p>
-Da cinque o sei anni che egli viveva nella più profonda
-intimità con i suoi compagni, Porthos e Aramis,
-questi si ricordavano di averlo veduto sorridere spesso,
-ma giammai lo avevano inteso ridere. Le sue parole
-erano corte ed espressive, dicendo sempre ciò che
-voleva dire e niente più; nessuna galanteria, nessun ricamo
-arabesco. La sua conversazione era un fatto senza
-alcun episodio. Quantunque Athos avesse appena
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-trent'anni e avesse una gran bellezza di corpo e di
-spirito, nessuno sapeva se avesse un'amica. Giammai
-egli parlava di donne. Soltanto non impediva che se
-ne parlasse avanti a lui, quantunque fosse facile il vedere
-che questo genere di conversazione, al quale egli
-non prendeva parte che per dire parole amare e osservazioni
-misantropiche molto disaggradevoli. La sua riserva,
-la sua selvatichezza, il suo mutismo ne formavano
-quasi un vecchio: egli dunque aveva abituato Grimaud,
-per non derogare alle sue abitudini, ad obbedirlo
-sopra un semplice gesto, o sopra un semplice muover
-di labbra. Non gli parlava che nelle circostanze le
-più interessanti: qualche volta Grimaud, che temeva
-il suo padrone come il fuoco, nel mentre che mostrava
-un grande attaccamento alla sua persona ed una gran
-venerazione al suo genio, credeva di aver capito perfettamente
-ciò che egli desiderava, si slanciava per eseguire
-gli ordini ricevuti e faceva precisamente il contrario.
-Allora Athos si stringeva nelle spalle, e senza
-andare in collera bastonava Grimaud. In quei giorni
-parlava alcun poco.
-</p>
-
-<p>
-Porthos, come si è potuto vedere, aveva un carattere
-tutto opposto a quello di Athos: non solo egli parlava
-molto, ma ad alta voce; poco gl'importava del resto:
-bisognava rendergli questa giustizia, che fosse o
-no ascoltato, egli parlava per il piacere di parlare, e
-per il piacere di sentirsi; parlava sopra tutte le materie
-eccetto che di scienze, protestando su questo argomento
-il suo odio inveterato che portava fin dall'infanzia
-agli scienziati. Egli aveva minore aria di gran signore
-di Athos, e il sentimento della sua inferiorità su
-questo soggetto lo aveva, nel principio della loro amicizia,
-reso spesse volte ingiusto contro questo gentiluomo,
-che allora si era sforzato di superare col lusso
-del suo abbigliamento. Ma con la sua semplice casacca
-da moschettiere, e nient'altro che pel modo col quale
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-portava la testa in addietro ed il piede in avanti, Athos
-prendeva nel medesimo istante il posto che gli era dovuto
-e relegava il fastoso Porthos nel secondo rango.
-Porthos se ne consolava riempiendo l'anticamera del sig.
-de Tréville e i corpi di guardia del Louvre col rumore
-delle sue buone fortune, fortune di cui Athos non parlava
-mai, e nel momento, dopo esser passato dalla nobiltà
-di toga alla nobiltà di spada, dalla cittadina alla
-baronesca, non si trattava niente meno per Porthos,
-che di una principessa straniera che gli voleva un bene
-enorme.
-</p>
-
-<p>
-Un antico proverbio dice: «tale è il padrone tale è
-il servitore». Passiamo adunque dal cameriere d'Athos
-al cameriere di Porthos, da Grimaud a Mousqueton.
-</p>
-
-<p>
-Mousqueton era un Normanno al quale il suo padrone
-aveva cambiato il nome pacifico di Bonifazio in quello
-infinitamente più sonoro e più bellicoso di Mousqueton.
-Egli era entrato al servizio di Porthos colla
-condizione di essere vestito ed alloggiato soltanto, ma
-in un modo magnifico; egli non reclamava che due ore
-il giorno per andare ad un'industria che doveva bastare
-a provvederlo degli altri suoi bisogni. Porthos
-aveva accettato il contratto; e la cosa andava a meraviglia.
-Egli faceva tagliare a Mousqueton dei saj dai
-suoi abiti vecchi, e dai suoi mantelli di rimonta, e consacrarli,
-mercè un sartore molto intelligente che rimetteva
-a nuovo questi vestiti voltandoli, e la di cui moglie
-era in sospetto di far discendere Porthos dalle sue
-abitudini aristocratiche. Mousqueton faceva un ottima
-figura andando dietro al suo padrone.
-</p>
-
-<p>
-In quanto ad Aramis, di cui noi crediamo avere sufficientemente
-esposto il carattere, carattere del resto
-che, come quello dei suoi compagni, noi potremo seguire
-nel suo sviluppo, il suo lacchè, che si chiamava Bazin,
-mercè la speranza che aveva il suo padrone di entrare
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-un giorno negli ordini, era sempre vestito di nero,
-come lo esigeva il suo futuro carattere. Costui era
-di Berry, di trentacinque ai quaranta anni; docile, pacifico,
-che si occupava a leggere opere pietose, distrazione
-che gli accordava il suo padrone, facendo un pranzo
-strettamente per due, di pochi piatti ma eccellenti.
-Del rimanente egli era muto, cieco sordo e di una fedeltà
-a tutta pruova. Ora che noi conosciamo, almeno
-superficialmente i padroni e i servitori, passiamo agli
-alloggi che ciascheduno di essi occupava.
-</p>
-
-<p>
-Athos abitava Strada Ferou a due passi dal Luxembourg;
-il suo appartamento si componeva di due piccole
-camere ammobiliate con molta proprietà in una
-casa guernita, la di cui albergatrice, ancor giovane e
-veramente bella, gli faceva inutilmente gli occhi dolci.
-Qualche rimasuglio di un grande splendore passato,
-spiccava qua e là sui muri di questo modesto alloggio;
-era per esempio, una spada riccamente damascata, che
-rimontava all'epoca di Francesco I, e la di cui sola
-impugnatura incrostata di pietre preziose, poteva valere
-dugento doppie, e che ciò non ostante nei momenti
-della più grande ristrettezza, Athos non aveva mai acconsentito
-nè ad impegnare, nè a vendere. Questa spada
-aveva attirato da lungo tempo la ambizione di Porthos.
-Porthos avrebbe dato dieci anni della sua vita
-per possedere quella spada.
-</p>
-
-<p>
-Un giorno che egli aveva un appuntamento con una
-duchessa, tentò eziandio di chiederla in imprestito ad
-Athos. Athos senza dir niente, vuotò le sue saccocce,
-riunì tutti i suoi gioielli, borse, spinette, catene d'oro,
-e offrì il tutto a Porthos: ma in quanto alla spada gli
-disse, ella era sigillata al suo posto, e non doveva lasciarlo
-che allora quando il suo padrone lascerebbe egli
-stesso il suo alloggio. Oltre questa spada, vi era ancora
-un ritratto rappresentante un signore del tempo
-di Enrico III, vestito con la più grande eleganza, e che
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-portava l'ordine dello Spirito Santo, e questo ritratto
-aveva con Athos certe rassomiglianze di linee, certe
-similitudini di famiglia che indicavano che questo gran
-signore, cavaliere degli ordini del re, era un suo antenato.
-Finalmente un magnifico bauletto colle stesse armi
-in oro che portava la spada ed il ritratto formava il
-centro del camminetto che faceva orribilmente scomparire
-tutto il resto della mobilia. Athos portava sempre
-la chiave di questo bauletto con se. Ma un giorno
-egli l'aveva aperto davanti a Porthos, il quale aveva
-potuto assicurarsi che questo bauletto non conteneva
-che lettere e carte; lettere senza dubbio amorose, e carte
-di famiglia.
-</p>
-
-<p>
-Porthos abitava un appartamento molto vasto e di
-una apparenza sontuosissima. Strada del Vecchio Colombajo.
-Ciascheduna volta che egli passava con qualche
-amico davanti alle sue finestre, a una delle quali
-Mousqueton stava sempre in gran-livrea, Porthos alzava
-la testa e la mano, e diceva <i>ecco la mia dimora</i>.
-Ma mai si faceva trovare in casa, mai invitava nessuno
-a salire, e nessuno poteva farsi un'idea delle ricchezze
-reali che racchiudeva quella sontuosa apparenza.
-</p>
-
-<p>
-In quanto ad Aramis, egli abitava un piccolo alloggio,
-composto di un gabinetto, di un salotto da mangiare
-e di una camera da dormire, la qual camera, situata
-come il resto dell'appartamento al pian terreno, guardava
-sopra un piccolo giardino fresco, verde, ombroso
-e impenetrabile agli occhi de' vicini.
-</p>
-
-<p>
-In quanto a d'Artagnan, noi sappiamo come era alloggiato,
-ed abbiamo già fatta conoscenza col suo lacchè,
-mastro Planchet.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan che era molto curioso di sua natura, come
-del resto sono tutte le persone che hanno il genio
-dell'intrigo, fece tutti gli sforzi per sapere chi erano
-al vero, Athos, Porthos e Aramis, perchè sotto questi
-nomi di guerra, ciascuno dei giovani nascondeva il suo
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-nome di gentiluomo; Athos particolarmente, che riconosceva
-per un gran signore alla distanza di una lega.
-Si indirizzò adunque a Porthos per essere informato
-sopra Athos e Aramis, e s'indirizzò ad Aramis, per
-conoscere Porthos.
-</p>
-
-<p>
-Disgraziatamente Porthos stesso nulla sapeva della
-vita del suo silenzioso camerata che ciò che ne aveva
-traspirato. Si diceva che egli aveva avute gran disgrazie
-nei suoi affari amorosi, e che un orribile tradimento
-aveva avvelenata per sempre la vita di questo galantuomo.
-In che consisteva questo tradimento? tutti
-lo ignoravano.
-</p>
-
-<p>
-In quanto a Porthos, eccettuato il suo vero nome
-che il sig. de Tréville soltanto sapeva, come pure quello
-dei due camerati, la sua vita era facile a conoscersi.
-Pieno di vanità e di indiscrezione, si vedeva attraverso
-a lui come attraverso ed un cristallo, la sola cosa che
-avrebbe potuto far sbagliare l'investigatore sarebbe
-stata che si fosse creduto tutto quel bene che egli diceva
-di se stesso.
-</p>
-
-<p>
-In quanto ad Aramis, mentre aveva l'aspetto di non
-avere alcun secreto, era un giovane tutto ripieno di
-misteri, poco rispondendo alle interrogazioni che a lui
-si facevano su gli altri, e deludendo quelle che gli si
-facevano su lui stesso. Un giorno d'Artagnan dopo averlo
-lungamente interrogato su Porthos, ed avere saputo
-il rumore che correva sulla buona fortuna del suo moschettiere
-con una principessa, volle saper pure che cosa
-doveva credere sulle avventure amorose del suo interlocutore.
-</p>
-
-<p>
-— E voi mio caro compagno, gli disse egli, voi che
-parlate delle baronesse, delle contesse e delle principesse
-degli altri?
-</p>
-
-<p>
-— Perdono, interruppe Aramis, io ho parlato perchè
-Porthos ne parla egli stesso, perchè egli ha vociferate
-avanti a me tutte queste belle cose. Ma credetemi bene,
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-mio caro d'Artagnan, che se io le avessi da una
-altra sorgente o me le avesse confidate egli stesso, egli
-non avrebbe potuto avere un amico più secreto di me.
-</p>
-
-<p>
-— Io non ne dubito, riprese d'Artagnan, ma infine
-mi sembra che voi pure siate molto familiare con gli
-stemmi, testimonio ne sia un certo fazzoletto orlato,
-al quale io debbo l'onore della vostra conoscenza.
-</p>
-
-<p>
-Aramis questa volta non s'inquietò, ma prese l'aspetto
-suo più umile, e rispose affettuosamente.
-</p>
-
-<p>
-— Mio caro, non dimenticate lo stato che un giorno
-voglio abbracciare, e che io fuggo tutte le occasioni
-mondane. Questo fazzoletto che voi avete veduto non
-mi era stato confidato, ma era stato dimenticato da uno
-dei miei amici. Io ho dovuto raccoglierlo per non compromettere
-lui e la dama che egli ama. In quanto a me
-io non ho, e non voglio avere amiche, seguendo in ciò
-l'esempio giudiziosissimo di Athos, che non ne ha più
-che me.
-</p>
-
-<p>
-— Ma che diavolo! voi non siete ancora frate, siete
-un moschettiere.
-</p>
-
-<p>
-— Moschettiere provvisoriamente, come dice il ministro,
-moschettiere, e contro mia voglia, ma uomo devoto
-nel fondo del mio cuore: credetemi. Athos e Porthos
-mi hanno incastrato qua dentro per tenermi occupato;
-ebbi alcune difficoltà al momento di compiere
-i miei desiderii, una piccola difficoltà con... ma ciò non
-vi può interessare, ed io vi faccio perdere un tempo
-prezioso.
-</p>
-
-<p>
-— Niente affatto, ciò anzi m'interessa moltissimo,
-gridò d'Artagnan, e pel momento non ho cosa alcuna
-da fare.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, ma io ho le mie preci da dire, rispose Aramis,
-quindi alcuni versi da comporre, che mi ha domandato
-la signora d'Aiguillon; in seguito devo passare nella
-strada S. Onorato, per comprare del rossetto per la
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-sig. de Chevreuse: voi vedete, mio caro amico, che se
-voi non avete fretta, io ne ho moltissima.
-</p>
-
-<p>
-E Aramis, stese affettuosamente la mano al suo giovane
-compagno, e prese da lui congedo.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan non potè, per quanta pena si desse, saperne
-di più su i suoi amici. Egli prese adunque il partito
-di credere nel presente tutto ciò che si diceva del
-passato, sperando rivelazioni più sicure e più estese
-dall'avvenire. Frattanto egli considerò Athos come un
-Achille, Porthos come un Aiace, e Aramis come un
-Giuseppe.
-</p>
-
-<p>
-Del resto la vita dei quattro giovani era gioconda.
-Athos giuocava e sempre disgraziatamente. Però egli
-non domandava mai in prestito un soldo ai suoi amici,
-quantunque la sua borsa fosse sempre a loro disposizione;
-e quanto egli aveva giuocato sulla parola, faceva
-sempre risvegliare il suo creditore a sei ore del
-mattino per pagargli il suo credito della sera innanzi.
-Porthos aveva delle sfuriate, quei giorni, se egli guadagnava.
-Lo si vedeva insolente e splendido; se egli
-perdeva, scompariva completamente per alcuni giorni,
-dopo i quali ricompariva col viso smunto e la fisonomia
-allungata, ma con dei denari in saccoccia. In quanto
-ad Aramis, egli non giocava mai. Era il più cattivo
-moschettiere ed il più insulso convitato che si potesse
-vedere. Egli aveva sempre bisogno di travagliare; qualche
-volta in mezzo ad un pranzo, quando ciascuno nel
-trasporto del vino e nel calore della conversazione, credeva
-che vi fosse ancora qualche ora da restare a tavola,
-Aramis guardava il suo orologio, si alzava con
-un grazioso sorriso, e prendeva congedo dalla società,
-adducendo per scusa di dovere andare da un professore
-di filosofia per discutere sul valore di alcune sentenze.
-Altre volte egli ritornava al suo alloggio per scrivere
-una tesi, e pregava i suoi amici di non distrarlo.
-Frattanto Athos sorrideva con quel grazioso sorriso
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-melanconico, che tanto siedeva bene sulla sua nobile figura,
-e Porthos beveva e giurava che Aramis non si sarebbe
-mai fatto frate.
-</p>
-
-<p>
-Planchet, il cameriere di d'Artagnan, sopportò nobilmente
-la buona fortuna. Egli riceveva trenta soldi
-il giorno, e per un mese egli ritornava all'alloggio gaio
-come un piccione e affabile col suo padrone. Quando
-il vento dell'avversità cominciò a soffiare nell'economia
-domestica della strada dei Fossoyeurs, vale a dire
-quando le quaranta doppie del re Luigi XIII furono terminate
-o poco meno, cominciarono i lamenti che Athos
-trovava nauseabondi, Porthos indecenti, e Aramis ridicoli.
-Athos consigliò dunque a d'Artagnan di licenziare
-il mariuolo. Porthos voleva che prima fosse bastonato,
-e Aramis pretendeva che un padrone non dovesse
-ascoltare che i complimenti a lui diretti.
-</p>
-
-<p>
-— Ciò vi è ben facile a dire, riprese d'Artagnan, a
-voi, Athos, che gli proibite di parlare, e che per conseguenza
-non avete mai degli alterchi con lui: a voi,
-Porthos, che menate un treno magnifico e che siete un
-idolo per il vostro cameriere, Mousqueton: a voi finalmente,
-Aramis, che sempre distratto dai vostri studi
-filosofici, inspirate un profondo rispetto al vostro servitore
-Bazin, uomo dolce e affettuoso; ma io che sono
-senza consistenza e senza risorse, io che non sono ancora
-nè moschettiere, nè guardia, che dovrò fare per
-inspirare l'affezione, il terrore o il rispetto a Planchet?
-</p>
-
-<p>
-— La cosa è grave, risposero i tre amici; è un affare
-dell'interno; accade dei servitori ciò che accade delle
-donne, bisogna metterli fin dal primo momento sul piede
-in cui si desidera che restino. Rifletteteci dunque.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan riflettè, e risolse di percuotere Planchet
-in via di provvisione, cosa che fu eseguita colla coscienza
-che d'Artagnan metteva in tutti gli affari, poi dopo
-averlo ben bastonato, gli proibì di lasciare il suo servizio
-senza il suo permesso!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Perchè, soggiunse, l'avvenire non può mancarmi,
-io aspetto inevitabilmente tempi migliori. La tua fortuna
-adunque è fatta se tu resti con me, e io son troppo
-buon padrone per non lasciarti sfuggire la fortuna
-accordandoti il congedo che tu mi domandi.
-</p>
-
-<p>
-Questa maniera d'agire incusse molto rispetto ai moschettieri
-per la politica di d'Artagnan. Planchet fu egualmente
-preso dall'ammirazione e non parlò più di
-andarsene. La vita dei quattro giovani era divenuta comune;
-d'Artagnan che non aveva alcuna abitudine, che
-giungeva dalla sua provincia e cadeva in mezzo ad un
-mondo tutto nuovo per lui, prese tosto le abitudini dei
-suoi amici. Si alzavano verso le sei ore nell'estate, andavano
-a prendere la parola d'ordine e l'andamento degli
-affari dal signore de Tréville. Quantunque d'Artagnan
-non fosse moschettiere, ne faceva il servizio con
-una puntualità ammirabile; egli era sempre di guardia,
-perchè teneva sempre compagnia a quello dei suoi tre
-amici che la montava. Era conosciuto alla caserma dei
-moschettieri; e tutti lo ritenevano per un buon camerata.
-Il sig. de Tréville, che lo aveva apprezzato col
-primo colpo d'occhio e che gli portava una vera affezione,
-non cessava di raccomandarlo al re.
-</p>
-
-<p>
-Dal canto loro i tre moschettieri amavano moltissimo
-il giovine camerata. L'amicizia che univa questi
-quattro uomini, e il bisogno di vedersi tre o quattro
-volte il giorno, sia per affari, sia per un duello, sia per
-un divertimento li faceva incessantemente correre l'uno
-dietro l'altro come ombre, e s'incontravano sempre
-gli inseparabili che si cercavano dal Luxembourg alla
-piazza S. Sulpicio, o dalla strada del Vecchio-Colombaio
-al Luxembourg. Frattanto le promesse del sig. de
-Tréville tenevano la loro strada. Un bel giorno, il re
-comandò al sig. Capitano des Essarts di prendere d'Artagnan
-come cadetto nella sua compagnia delle guardie.
-D'Artagnan indossò sospirando quell'uniforme, che
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-egli avrebbe voluto, a prezzo di dieci anni della sua esistenza,
-cambiare colla saccoccia di moschettiere. Ma
-il sig. de Tréville promise questo favore dopo un noviziato
-di due anni, noviziato che del resto, poteva essere
-accorciato se l'occasione si presentava per d'Artagnan
-di rendere qualche importante servigio al re, o
-di fare qualche azione rumorosa. D'Artagnan si ritirò
-su questa promessa, e il giorno dopo cominciò il suo
-servizio.
-</p>
-
-<p>
-Allora toccò il turno ad Athos, a Porthos ed ad Aramis
-di montare la guardia con d'Artagnan ogni qual
-volta egli era di guardia. La compagnia del sig. Cav.
-des Essarts prese così quattro uomini invece di uno, il
-giorno che prese d'Artagnan.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap8">CAPITOLO VIII.
-<span class="smaller">UN INTRIGO DI CORTE</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Frattanto le quaranta doppie di Luigi XIII, come tutte
-le cose di questo mondo, dopo avere avuto un principio, avevano
-avuto un fine, e dopo questo fine i quattro
-compagni erano caduti in angustie. Sulle prime Athos
-aveva sostenuto per qualche tempo l'associazione
-coi suoi proprii denari, Porthos gli tenne dietro, e
-mercè una di quelle disperazioni alle quali si erano abituati,
-egli aveva per quasi quindici giorni ancora sovvenuto
-ai bisogni di tutti, in fine era arrivata la volta
-d'Aramis che si era disimpegnato di buona grazia, e
-che era pervenuto, diceva egli, vendendo qualche libro
-di filosofia a procurarsi alcune doppie.
-</p>
-
-<p>
-Allora si ebbe ricorso, come d'ordinario, al sig. de
-Tréville, che fece qualche anticipazione sul soldo, ma
-queste anticipazioni non potevano condurre molto avanti
-tre moschettieri, che avevano già dei conti arretrati,
-e una guardia che non ne aveva ancora.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-</p>
-
-<p>
-Finalmente, quando si vide che si andava a restar
-senza del tutto, si riunì con un ultimo sforzo otto o
-dieci doppie che Porthos giocò. Disgraziatamente egli
-era in cattiva vena, egli perdè tutto, e più venticinque
-doppie sulla parola.
-</p>
-
-<p>
-Allora l'angustia divenne miseria; si videro gli affamati
-seguiti dai loro lacchè correre le strade ed i corpi
-di guardia, annasando presso i loro amici del di
-fuori tutti i pranzi, che potevano ritrovare, poichè, seguendo
-il consiglio di Aramis, si doveva nella prosperità
-seminare dei pranzi a dritta e a sinistra, per andarne
-raccogliendo qualcuno nella disgrazia.
-</p>
-
-<p>
-Athos fu invitato quattro volte, e ciascheduna volta
-condusse seco i suoi amici coi lacchè. Porthos ebbe sei
-occasioni e ne fece egualmente godere ai suoi camerati:
-Aramis ne ebbe otto. Era un uomo, come si è già potuto
-scorgere, che faceva poco rumore e molte faccende.
-In quanto a d'Artagnan, che non conosceva alcuno
-nella capitale, non trovò che una colazione di cioccolatte
-in casa di un prete del suo paese e un pranzo da
-un trombetta delle guardie. Egli condusse la sua armata
-in casa del prete, al quale venne divorata la sua
-provvisione di due mesi; e presso il trombetta, e che
-fece delle meraviglie; ma come diceva Planchet, non
-si mangia sempre che una volta, anche quando si mangia
-molto.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan dunque si ritrovò umiliato di non aver
-potuto provvedere che un pasto e mezzo, perchè la colazione
-del prete non poteva calcolarsi che un mezzo
-pasto, da offrirsi ai suoi compagni in cambio dei festini
-che si erano procurati Athos, Porthos ed Aramis.
-Egli si credeva a carico della società, dimenticando,
-nella sua buona fede giovanile che egli aveva nudrito
-questa società per un mese, e il suo spirito preoccupato
-si mise a travagliare attivamente. Egli riflettè che
-questa coalizione di quattro uomini, giovani, coraggiosi,
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-intraprendenti e attivi doveva avere un altro scopo
-che quello delle passeggiate oziose, delle lezioni di
-scherma e dei lazzi più e meno spiritosi.
-</p>
-
-<p>
-Infatti, quattro uomini come loro, quattro uomini
-affezionati gli uni agli altri dalla borsa fino alla vita,
-quattro uomini che si sostenevano sempre, non rinculando
-mai, eseguendo isolatamente o collettivamente
-le risoluzioni prese in comune; quattro bravi che minacciavano
-i quattro punti cardinali, o che, se si voltavano
-verso un sol punto, dovevano inevitabilmente,
-sia sotterraneamente, sia in pieno giorno, sia colla mina,
-sia colla breccia, sia colla furberia, sia colla forza
-aprirsi un cammino verso lo scopo che si erano prefissi
-per quanto ben difeso o per quanto lontano egli si
-fosse. La sola cosa che meravigliava d'Artagnan era
-che i suoi compagni non avessero ancora pensato a
-questo.
-</p>
-
-<p>
-Egli vi pensava seriamente, crivellandosi il cervello
-per trovare una direzione a questa forza unica moltiplicata
-quattro volte, colla quale egli non dubitava che,
-come la leva che cercava Archimede, non si fosse giunto
-a sollevare il mondo, allorchè fu dolcemente battuto
-alla sua porta. D'Artagnan risvegliò Planchet, e gli ordinò
-di andare ad aprire.
-</p>
-
-<p>
-Che da questa frase: d'Artagnan risvegliò Planchet,
-il lettore non vada a pensare che fosse notte, o che il
-giorno non fosse ancora spuntato: quattro ore dopo il
-mezzogiorno suonavano in quel momento. Due ore prima,
-Planchet era venuto a domandare da pranzo al
-suo padrone, il quale gli aveva risposto col proverbio:
-«chi dorme pranza». E Planchet pranzava dormendo.
-</p>
-
-<p>
-Fu introdotto un uomo di aspetto molto semplice e
-che aveva l'aria d'un borghese.
-</p>
-
-<p>
-Planchet per frutti, avrebbe voluto sentire la conversazione;
-ma il borghese dichiarò a d'Artagnan che ciò
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-che aveva a dirgli era importante e confidenziale, e
-che desiderava rimanere a quattr'occhi con lui.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan congedò Planchet, e fece sedere il suo
-visitatore.
-</p>
-
-<p>
-Vi fu un momento di silenzio; durante il quale i due
-uomini si guardarono come per fare una esordiente conoscenza;
-dopo di che, d'Artagnan s'inchinò in segno
-che egli ascoltava.
-</p>
-
-<p>
-— Io ho inteso parlare del sig. d'Artagnan, giovane
-molto bravo, disse il borghese, e questa riputazione
-di cui gode a giusto titolo mi ha deciso di confidargli
-un secreto.
-</p>
-
-<p>
-— Parlate, signore, parlate, disse d'Artagnan che per
-istinto annasò qualche cosa di avvantaggioso.
-</p>
-
-<p>
-Il borghese fece una novella pausa quindi continuò:
-</p>
-
-<p>
-— Io ho mia moglie che tiene la biancheria della regina,
-signore, e che non è priva nè di bellezza, nè di
-saggezza. Mi si fece sposarla, sono ormai dieci anni,
-quantunque ella non avesse che un piccolo capitale,
-poichè il sig. de Laporte, il porta-mantello della regina,
-è suo padrino e la protegge.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, signore? domandò d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene! riprese il borghese, ebbene! signore, mia
-moglie mi è stata rapita ieri mattina quanto sortiva
-dalla camera di lavoro.
-</p>
-
-<p>
-— E da chi è stata rapita vostra moglie?
-</p>
-
-<p>
-— Io non ne so niente sicuramente, ma ho sospetto
-su qualcuno.
-</p>
-
-<p>
-— E chi è questa persona di cui sospettate?
-</p>
-
-<p>
-— Un uomo che la perseguitava da lungo tempo.
-</p>
-
-<p>
-— Diavolo!
-</p>
-
-<p>
-— Ma volete voi che io ve la dica, signore? continuò
-il borghese: io sono convinto che vi è meno amore che
-politica in tutto ciò.
-</p>
-
-<p>
-— Meno amore che politica! riprese d'Artagnan con
-un'aria molto riflessiva, e che cosa sospettate voi?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Io non so se debba dirvi ciò che sospetto...
-</p>
-
-<p>
-— Signore, vi farò osservare che io non vi ho domandato
-assolutamente niente. Siete voi che siete venuto,
-siete voi che avete detto che avete un secreto da confidarmi.
-Fate dunque quello che più vi accomoda, siete
-ancora in tempo di ritirarvi.
-</p>
-
-<p>
-— No, signore, no, voi avete la ciera di un onesto
-giovane, e io avrò confidenza in voi. Io credo adunque
-che non sia per cagione dei suoi amori che mia moglie
-è stata arrestata, ma a cagione di quelli di una dama
-più grande di lei.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! ah! sarebbe forse a cagione degli amori della
-signora di Bois-Tracy? fece d'Artagnan, che volle
-aver l'aria, rimpetto al suo borghese, di essere al corrente
-degli affari della corte.
-</p>
-
-<p>
-— Più alta, signore, più alta.
-</p>
-
-<p>
-— Della signora d'Aiguillon?
-</p>
-
-<p>
-— Più alta ancora.
-</p>
-
-<p>
-— Della signora de Chevreuse?
-</p>
-
-<p>
-— Più alta, molto più alta!...
-</p>
-
-<p>
-— Della?
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan si fermò.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signore, rispose tanto sottovoce, che appena
-si potè intendere, il borghese spaventato.
-</p>
-
-<p>
-— E con chi?
-</p>
-
-<p>
-— Con chi può essere, se non è col Duca de?...
-</p>
-
-<p>
-— Il duca de...?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signore, rispose il borghese dando alla sua voce
-un'intonazione ancor più sorda.
-</p>
-
-<p>
-— Ma voi come sapete tutto ciò?
-</p>
-
-<p>
-— Ah! come lo so io?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, come lo sapete voi? non fate mezze confidenze,
-o... voi capite.
-</p>
-
-<p>
-— Io lo so da mia moglie, signore, da mia moglie
-stessa.
-</p>
-
-<p>
-— Che lo sa... da chi?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Dal sig. de Laporte. Non vi ho detto che ella era
-la figlioccia del sig. de Laporte, l'uomo di confidenza
-della regina? Ebbene, il sig. de Laporte l'aveva messa
-vicino a Sua Maestà, perchè la nostra povera regina
-avesse almeno qualcuno con cui confidarsi, abbandonata
-come ella è dal re, spiata come ella è dal ministro,
-tradita come ella è da tutti.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! ah! ecco che si spiega, disse d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— Ora, mia moglie è venuta che sono quattro giorni,
-signore; una delle condizioni era che ella dovesse
-venirmi a vedere due volte la settimana; perchè ho
-avuto l'onore di dirvi, mia moglie mi ama molto; mia
-moglie è dunque venuta, e mi ha confidato che la regina
-in questo momento aveva grandi timori.
-</p>
-
-<p>
-— Veramente?
-</p>
-
-<p>
-— Sì; il ministro a quanto pare, la incalza e la perseguita
-più che mai, egli non può perdonarle la storia
-della <i>sarabanda</i>. Voi sapete la storia della sarabanda?
-</p>
-
-<p>
-— Per bacco se la so! rispose d'Artagnan che non ne
-sapeva niente affatto, ma che voleva aver l'aria di essere
-al corrente.
-</p>
-
-<p>
-— Di modo che ora non è più l'odio, è la vendetta.
-</p>
-
-<p>
-— Davvero?
-</p>
-
-<p>
-— E la regina crede?
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene! che cosa crede la regina?
-</p>
-
-<p>
-— Ella crede che sia stato scritto al sig. duca de Buckingham
-in nome suo.
-</p>
-
-<p>
-— In nome della regina?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, per farlo venire a Parigi, e una volta venuto
-a Parigi, per attirarlo in qualche laccio.
-</p>
-
-<p>
-— Diavolo! ma vostra moglie, mio caro signore, che
-cosa ha che fare con tutto questo.
-</p>
-
-<p>
-— Si conosce la sua affezione per la regina, e si vuole
-allontanarla dalla sua padrona, o intimorirla per avere
-i secreti di Sua Maestà, o sedurla per servirsi di lei
-come di una spia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-</p>
-
-<p>
-— È probabile, disse d'Artagnan; ma l'uomo che l'ha
-rapita, lo conoscete voi?
-</p>
-
-<p>
-— Vi ho detto che credo di conoscerlo.
-</p>
-
-<p>
-— Il suo nome?
-</p>
-
-<p>
-— Non lo so; quello che so soltanto si è che egli è una
-creatura del ministro, la sua anima dannata.
-</p>
-
-<p>
-— Ma voi lo avete veduto?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, un giorno mia moglie me lo ha mostrato.
-</p>
-
-<p>
-— Ha egli nessuna singolarità alla quale si possa riconoscerlo?
-</p>
-
-<p>
-— Oh certamente; è un signore di alta statura, di
-pelo nero, di colorito pallido, coll'occhio penetrante,
-i denti bianchi, ed una cicatrice alla tempia.
-</p>
-
-<p>
-— Una cicatrice alla tempia! gridò d'Artagnan, e con
-essa denti bianchi, occhio penetrante, però nero, questi
-è il mio uomo di Méung.
-</p>
-
-<p>
-— È il vostro uomo, dite voi?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì, ma ciò non fa niente alla cosa. No, io mi
-sbaglio, ciò anzi semplifica di molto la cosa: se il vostro
-uomo è pure il mio, farò due vendette con un colpo
-solo, ecco tutto; ma dove il raggiungerò quest'uomo?
-</p>
-
-<p>
-— Non ne so niente.
-</p>
-
-<p>
-— Non avete presa alcuna informazione sulla sua dimora?
-</p>
-
-<p>
-— Nessuna; un giorno che io riconduceva mia moglie
-al Louvre, egli sortiva quando essa entrava, e me lo
-fece vedere.
-</p>
-
-<p>
-— Diavolo! diavolo! mormorò d'Artagnan tuttociò è
-bene incerto. Da chi avete saputo il rapimento di vostra
-moglie?
-</p>
-
-<p>
-— Dal signor de Laporte.
-</p>
-
-<p>
-— Vi ha dato qualche dettaglio?
-</p>
-
-<p>
-— Egli non ne aveva alcuno.
-</p>
-
-<p>
-— E voi non avete saputo niente altro?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, ho ricevuto...
-</p>
-
-<p>
-— Che?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ma io non so se commetta una grande imprudenza...
-</p>
-
-<p>
-— Voi ritornate ancora come prima; però io vi farò
-osservare che ora è troppo tardi per ritornare indietro.
-</p>
-
-<p>
-— Così io non mi ritiro, per bacco! gridò il borghese
-giurando per riscaldarsi la testa. D'altronde, fede
-di Bonacieux...
-</p>
-
-<p>
-— Voi vi chiamate Bonacieux? interruppe d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, questo è il mio nome.
-</p>
-
-<p>
-— Voi diceste adunque, fede di Bonacieux! perdonate
-se io vi ho interrotto, ma mi sembrava che questo
-nome non mi fosse nuovo.
-</p>
-
-<p>
-— È possibile, signore. Io sono il vostro padrone di
-casa.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! ah! fece d'Artagnan sollevandosi per metà, e
-inchinandosi. Ah! voi siete il signor proprietario della
-casa?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signore, sì. E siccome da tre mesi che voi
-siete in casa mia, e che distratto, senza dubbio dalle
-vostre grandi occupazioni, avete dimenticato di pagarmi
-l'affitto, siccome, dico, io non vi ho tormentato un
-istante, ho pensato che voi avreste riguardo alla mia
-delicatezza.
-</p>
-
-<p>
-— Come è; mio caro signore Bonacieux, riprese d'Artagnan,
-credete che io sono pieno di riconoscenza per
-un simile procedere, e che, come ve l'ho detto, se posso
-esservi utile in qualche cosa...
-</p>
-
-<p>
-— Vi credo, signore, vi credo e come stava per dirvi,
-in fede di Bonacieux, ho tutta la mia confidenza
-in voi.
-</p>
-
-<p>
-Il borghese cavò un foglio di saccoccia, e lo presentò
-a d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— Una lettera! fece il giovane.
-</p>
-
-<p>
-— Che ho ricevuta questa mattina.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan l'aprì, e siccome il giorno cominciava a
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-declinare, egli s'avvicinò alla finestra. Il borghese lo
-seguì.
-</p>
-
-<p>
-«Non cercate affatto vostra moglie» lesse d'Artagnan,
-«ella vi sarà resa quando non si avrà più bisogno
-di lei. Se voi fate la più piccola dimostrazione per
-ritrovarla, siete perduto.»
-</p>
-
-<p>
-— Ecco ciò che vi è positivo continuò d'Artagnan;
-ma dopo tutto, questa non è che una minaccia.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, ma questa minaccia mi spaventa, signore; io
-non sono affatto uomo di spada, ed ho paura della Bastiglia.
-</p>
-
-<p>
-— Hum! fece d'Artagnan, ma l'affare si è che pure
-io ho minor desiderio della Bastiglia di voi. Se non
-si trattasse che di un colpo di spada, vada pure.
-</p>
-
-<p>
-— Però, signore, io aveva calcolato su voi in questa
-occasione.
-</p>
-
-<p>
-— Sì?
-</p>
-
-<p>
-— Vedendovi incessantemente circondato da moschettieri,
-con un aspetto molto guerriero, e riconoscendo
-che questi moschettieri erano quelli del sig. de
-Tréville, e per conseguenza nemici del ministro, io aveva
-pensato che voi e i vostri amici, nel rendere giustizia
-alla nostra povera regina, sarete ben contenti di
-fare un cattivo giuoco allo stesso ministro.
-</p>
-
-<p>
-— Senza dubbio.
-</p>
-
-<p>
-— E poi aveva pensato che, dovendomi voi tre mesi
-di affitto, di cui io non vi ho mai parlato...
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì, voi mi avete di già addotta questa ragione,
-e io la trovo eccellente.
-</p>
-
-<p>
-— Che più, fino a tanto che voi mi farete l'onore di
-restare in casa mia, non vi parlerò mai dell'affitto venturo...
-</p>
-
-<p>
-— Benissimo!
-</p>
-
-<p>
-— Aggiungete a ciò, sevi fosse bisogno, contava offrirvi
-una cinquantina di doppie, se contro ogni probabilità,
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-voi vi ritrovaste in questo momento in qualche
-angustia...
-</p>
-
-<p>
-— A meraviglia; ma voi dunque siete ricco, mio caro
-signor Bonacieux?
-</p>
-
-<p>
-— Ho tutti i miei comodi, signore, questa è la parola;
-ho riunito qualche cosa, come sarebbero due o tre
-mila scudi di rendita nel commercio delle mercerie, e
-soprattutto mettendo qualche fondo sull'ultimo viaggio
-del celebre navigatore Giovanni Mocquet, di modo
-che voi capirete, signore... ah! ma... gridò il borghese.
-</p>
-
-<p>
-— Che? domandò d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— Che vedo io là?
-</p>
-
-<p>
-— Dove?
-</p>
-
-<p>
-— Sulla strada, dirimpetto alle vostre finestre, nel
-vano di quella porta: un uomo inviluppato nel suo
-mantello.
-</p>
-
-<p>
-— È lui gridarono ad un tempo d'Artagnan ed il borghese,
-avendo riconosciuto il loro uomo.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! questa volta, gridò d'Artagnan saltando alla
-sua spada, questa volta egli non mi fuggirà.
-</p>
-
-<p>
-E cavando la sua spada dal fodero si precipitò fuori
-dell'appartamento.
-</p>
-
-<p>
-Sulla scala egli incontrò Athos e Porthos che venivano
-a visitarlo. Essi si scostarono; d'Artagnan passò
-fra di loro come una freccia.
-</p>
-
-<p>
-— E che! dove corri tu così? gridarono in una volta
-i due moschettieri.
-</p>
-
-<p>
-— L'uomo di Méung! riprese d'Artagnan, e disparve.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan aveva più di una volta raccontato ai suoi
-amici la sua avventura con lo sconosciuto come pure
-l'apparizione della bella viaggiatrice, alla quale questo
-uomo aveva sembrato confidare una così importante
-missione. Il parere di Athos era stato che d'Artagnan
-avesse perduto la sua lettera nell'osteria. Un gentiluomo,
-secondo lui, e al ritratto che d'Artagnan aveva fatto
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-dello sconosciuto questi non poteva essere che un
-gentiluomo; un gentiluomo doveva essere incapace di
-commettere la bassezza di rubare una lettera.
-</p>
-
-<p>
-Porthos non aveva veduto in tutto ciò che un appuntamento
-amoroso dato da una dama ad un cavaliere, o
-da un cavaliere ad una dama, che era stato disturbato
-dalla presenza di d'Artagnan e del suo cavallo giallo.
-</p>
-
-<p>
-Aramis aveva detto che questa sorta di cose misteriose,
-valeva meglio il non approfondirle.
-</p>
-
-<p>
-Essi compresero dunque dalle poche parole sfuggite
-a d'Artagnan, di quale affare si trattava, e siccome
-pensarono che dopo aver raggiunto il suo uomo, o dopo
-averlo perduto di vista, d'Artagnan avrebbe finito
-col ritornare in casa, continuarono la loro strada.
-</p>
-
-<p>
-Allorchè entrarono nella camera di d'Artagnan, la
-camera era vuota; il proprietario, temendo le conseguenze
-dell'incontro che senza dubbio avrebbe avuto
-luogo tra il giovane e lo sconosciuto, aveva, in conseguenza
-dell'esposizione ch'egli stesso aveva fatta del
-suo carattere, giudicato che era cosa prudente il ritirarsi.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap9">CAPITOLO IX.
-<span class="smaller">D'ARTAGNAN SPIEGA CARATTERE</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Come lo aveva preveduto Athos e Porthos, in capo
-ad una mezz'ora d'Artagnan rientrò. Questa volta pure
-egli non aveva ritrovato il suo uomo, che come per incanto
-era scomparso. D'Artagnan aveva corso colla spada
-alla mano tutte le strade circonvicine, ma non aveva
-ritrovato nessuno che rassomigliasse a quello che
-egli cercava, quindi n'era venuto a ciò da cui doveva
-forse cominciare, e che era di battere alla porta contro
-la quale lo sconosciuto stava appoggiato; ma inutilmente
-egli per dieci o dodici volte di seguito aveva fatto
-risonare il metallo, nessuno gli aveva risposto; ed i vicini,
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-che attirati dal rumore, erano accorsi sul limitare
-della loro porta, lo avevano assicurato che quella casa,
-di cui del resto tutte le aperture erano chiuse, era da
-sei mesi completamente inabitata.
-</p>
-
-<p>
-Nel mentre che d'Artagnan correva le strade e batteva
-alle porte, Aramis aveva raggiunto i suoi due compagni,
-di modo che ritornando in casa, d'Artagnan aveva
-ritrovata la riunione al suo completo.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene? dissero assieme i tre moschettieri, vedendo
-entrare d'Artagnan col sudore sulla fronte e la
-figura sconvolta dalla collera.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene! gridò questi gettando la sua spada sul
-letto, bisogna che quest'uomo sia il diavolo in persona,
-egli è scomparso come un fantasma, come un'ombra,
-come uno spettro.
-</p>
-
-<p>
-— Credete voi alle apparizioni? domandò Athos a
-Porthos.
-</p>
-
-<p>
-— Io? non credo che a ciò che ho veduto, e siccome
-non ho mai veduto apparizioni, così non vi credo.
-</p>
-
-<p>
-— In ogni caso, uomo o diavolo, corpo od ombra, illusione
-o realtà, quest'uomo è nato per la mia dannazione,
-poichè la sua fuga ci fa andare a vuoto un affare
-superbo, signori, un affare nel quale vi erano cento
-doppie da guadagnare, e fors'anche più.
-</p>
-
-<p>
-— In qual modo? dissero in una volta Porthos e Aramis.
-</p>
-
-<p>
-In quanto ad Athos, fedele al suo sistema di mutismo,
-si contentò d'interrogare d'Artagnan con lo
-sguardo.
-</p>
-
-<p>
-— Planchet, disse d'Artagnan al suo domestico, che
-passava in questo momento la testa per la porta non
-ben chiusa cercando di sorprendere qualche brano
-della conversazione, discendete dal mio proprietario,
-sig. Bonacieux, ditegli d'inviarci una mezza dozzina
-di bottiglie di vino di Beaugency; è quello che io preferisco.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-</p>
-
-<p>
-— E che! voi avete dunque credito aperto col vostro
-padrone di casa? domandò Porthos.
-</p>
-
-<p>
-— Sì rispose d'Artagnan, da oggi in poi, e state
-tranquilli, se il suo vino è cattivo noi gli manderemo a
-cercarne dell'altro.
-</p>
-
-<p>
-— Bisogna usare, e non abusare, disse sentenziosamente
-Aramis.
-</p>
-
-<p>
-— Io ho sempre detto che d'Artagnan era la testa
-forte di noi quattro, fece Athos, che dopo avere emessa
-questa opinione, alla quale d'Artagnan rispose con
-un saluto, ricadde subito nel suo consueto silenzio.
-</p>
-
-<p>
-— Ma in fine vediamo, che cosa c'è? domandò Porthos.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, disse Aramis, confidateci tutto, mio caro amico, a
-meno che l'onore di qualche dama non si trovi
-interessato in questa confidenza, nel qual caso farete
-meglio a conservarla per voi.
-</p>
-
-<p>
-— Siate tranquilli, rispose d'Artagnan, l'onore di nessuna
-persona avrà a lamentarsi in ciò che io vi dirò.
-</p>
-
-<p>
-E allora egli raccontò parola per parola ai suoi amici
-tutto ciò che era accaduto fra il suo padron di casa
-e lui, ed in qual modo l'uomo che aveva rapita la moglie
-del degno proprietario era lo stesso col quale aveva
-avuto contesa nell'osteria di Francesco Meunier.
-</p>
-
-<p>
-— Il vostro affare non è cattivo, disse Athos, dopo
-avere gustato il vino da conoscitore, e indicato con un
-segno di testa che lo trovava buono, e si potrà ricavare
-da questo bravo uomo una cinquantina o una sessantina
-di doppie. Ora, resta a sapersi se cinquanta o
-sessanta doppie valgano la pena di arrischiare quattro
-teste.
-</p>
-
-<p>
-— Ma fate attenzione, gridò d'Artagnan, che vi è una
-donna in quest'affare, una donna elevata, una donna
-che si minaccia senza dubbio, che forse si mette a
-tortura e tutto ciò perchè ella è fedele alla sua padrona.
-</p>
-
-<p>
-— State in guardia, d'Artagnan, state in guardia, disse
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-Aramis, voi vi riscaldate un poco troppo, a mio avviso,
-sulla sorte della signora Bonacieux. La donna è stata
-sempre la rovina degli uomini, ed è da lei che ci vengono
-tutte le miserie.
-</p>
-
-<p>
-Athos, a questa sentenza d'Aramis aggrottò il sopracciglio,
-e si morse le labbra.
-</p>
-
-<p>
-— Non è punto della signora Bonacieux che m'inquieto,
-gridò d'Artagnan, ma della regina, che il re abbandona,
-che il ministro perseguita, e che vede cadere, le
-une dopo le altre, le teste di tutti i suoi amici.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè ama ella tutto ciò che noi detestiamo di più
-a questo mondo, gli Spagnuoli e gl'Inglesi?
-</p>
-
-<p>
-— La Spagna è la sua patria, rispose d'Artagnan, ed è
-cosa semplicissima che ella ami gli Spagnuoli, che sono
-figli della stessa sua terra. In quanto al secondo rimprovero
-che voi le fate, ho inteso dire che ella amava,
-non già gl'inglesi, ma un Inglese.
-</p>
-
-<p>
-— Eh in fede mia, disse Athos, bisogna convenire
-che questo Inglese è ben degno di essere amato. Io
-non ho mai veduto un aspetto più grande del suo.
-</p>
-
-<p>
-— Senza contare che nessuno si sa abbigliare come
-lui, disse Porthos. Io era al Louvre il giorno in cui ha
-seminate le sue perle, e per bacco! io ne ho raccolte
-due che ho vendute dieci doppie l'una. E tu, Aramis,
-lo conosci tu?
-</p>
-
-<p>
-— Tanto bene quanto voi, signori, perchè io era uno
-di quelli che lo hanno arrestato nel giardino d'Amiens,
-ove mi aveva introdotto il sig. de Putange, lo scudiere
-della regina. Io era al seminario in quell'epoca, e l'avventura
-mi parve crudele pel re.
-</p>
-
-<p>
-— Cosa che non m'impedirebbe, disse d'Artagnan, se
-io sapessi dov'è il duca di Buckingham, di prenderlo per
-la mano, e di condurlo vicino alla regina, e non fosse
-altro che per fare arrabbiare il ministro, poichè il nostro
-vero, il nostro solo, eterno nemico, signori, è il
-ministro, e se possiamo ritrovare il modo di giuocargli
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-un qualche giuoco crudele, vi confesso che vi impegnerei
-volentieri la mia testa.
-</p>
-
-<p>
-— E, riprese Athos, il merciaio vi ha detto, d'Artagnan,
-che la regina temeva che si fosse fatto venire
-Buckingham sotto un falso avviso?
-</p>
-
-<p>
-— Ella ne ha paura.
-</p>
-
-<p>
-— Aspettate dunque, disse Aramis.
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa? domandò Porthos.
-</p>
-
-<p>
-— Continuate pure. Io cerco a richiamarmi alcune
-circostanze.
-</p>
-
-<p>
-— Ed ora io son convinto, disse d'Artagnan, che il
-ratto di questa donna della regina si concatena agli avvenimenti
-di cui parliamo, e fors'anche alla presenza
-del signor de Buckingham in Parigi.
-</p>
-
-<p>
-— Il Guascone è pieno d'idee, disse Porthos con ammirazione.
-</p>
-
-<p>
-— Amo molto sentirlo parlare, disse Athos, il suo
-dialetto mi diverte.
-</p>
-
-<p>
-— Signori, riprese Aramis, ascoltate questo.
-</p>
-
-<p>
-— Ascoltiamo Aramis, dissero i tre amici.
-</p>
-
-<p>
-— Ieri, io mi trovava presso un dotto filosofo, che
-ho qualche volta consultato per i miei studii.
-</p>
-
-<p>
-Athos sorrise.
-</p>
-
-<p>
-— Egli abita un quartiere deserto, continuò Aramis;
-i suoi gusti, la sua professione lo esigono. Ora al momento
-che io sortiva di casa sua... qui Aramis si fermò.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene! domandarono i suoi uditori al momento
-che sortivi di casa sua?...
-</p>
-
-<p>
-Aramis parve fare uno sforzo sopra se stesso, come
-un uomo che, in pieno corso di una bugia, si vede fermato
-da un qualche ostacolo imprevisto, ma gli occhi
-dei suoi tre compagni erano fissi su lui, le loro orecchie
-erano tese, e non vi era più modo d'indietreggiare.
-</p>
-
-<p>
-— Questo filosofo ha una nipote, continuò Aramis.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! egli ha una nipote? interruppe Porthos.
-</p>
-
-<p>
-— Dama molto rispettabile, disse Aramis.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-</p>
-
-<p>
-I tre amici si posero a ridere.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! se voi ridete, o se voi dubitate, riprese Aramis,
-voi non ne saprete niente.
-</p>
-
-<p>
-— Noi siamo credenti come tanti maomettani, e muti
-come catafalchi, disse Athos.
-</p>
-
-<p>
-— Dunque continuo, riprese Aramis. Questa nipote
-qualche volta viene a vedere suo zio; ora, ella ieri vi
-si trovava nel medesimo tempo che me, per caso, ed
-io mi offersi per condurla alla sua carrozza.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! la nipote del filosofo ha una carrozza? interruppe
-Porthos, che aveva per uno dei suoi più gran difetti
-una grande incontinenza di lingua; bella conoscenza,
-amico mio!
-</p>
-
-<p>
-— Porthos, riprese Aramis, vi ho già fatto osservare
-più d'una volta che voi siete molto indiscreto, e che ciò
-vi nuoce con le donne.
-</p>
-
-<p>
-— Signori, signori! gridò d'Artagnan, che intravedeva
-la fine dell'avventura, la cosa è seria, cerchiamo dunque
-di non scherzare, se lo possiamo. Continuate, Aramis,
-continuate.
-</p>
-
-<p>
-— Ad un tratto un uomo grande, bruno coi modi di
-gentiluomo... a voi, del genere del vostr'uomo, d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— Forse sarà lo stesso; disse questi.
-</p>
-
-<p>
-— È possibile.... Aramis continuò, si avvicinò a me,
-accompagnato da cinque o sei uomini che lo seguivano
-a dieci passi di distanza, e col tuono il più gentile:
-</p>
-
-<p>
-— «Signor duca» mi disse egli «e voi, signora,»
-continuò indirizzandosi alla dama che io aveva sotto il
-braccio.
-</p>
-
-<p>
-— La nipote del dottore?
-</p>
-
-<p>
-— Silenzio dunque Porthos, disse Athos, voi siete insopportabile!
-</p>
-
-<p>
-— Favorite di salire in questa carrozza, e ciò senza
-tentare la più piccola resistenza, senza fare il più piccolo
-rumore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Egli vi aveva preso per Buckingham! gridò d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— Credo, rispose Aramis.
-</p>
-
-<p>
-— Ma quella donna? domandò Porthos.
-</p>
-
-<p>
-— Egli l'aveva presa per la regina! disse d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— Precisamente, rispose Aramis.
-</p>
-
-<p>
-— Il Guascone è il diavolo! gridò Athos, non gli sfugge
-niente.
-</p>
-
-<p>
-— Il fatto è, disse Porthos, che Aramis è della statura;
-ed ha qualche cosa del portamento del bel duca;
-ma però mi sembra che l'abito da moschettiere...
-</p>
-
-<p>
-— Io aveva un enorme mantello, disse Aramis.
-</p>
-
-<p>
-— Nel mese di luglio? diavolo! fece Porthos; forse che
-il tuo filosofo teme che tu non sia riconosciuto?
-</p>
-
-<p>
-— Comprendo ancora, disse Athos, che la spia si sia
-lasciata illudere dal portamento, ma il viso...
-</p>
-
-<p>
-— Io aveva un gran cappello, disse Aramis.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! mio Dio, gridò Porthos, quante precauzioni per
-studiare filosofia!
-</p>
-
-<p>
-— Signori, signori, disse d'Artagnan, non perdiamo
-il nostro tempo a celiarla; dividiamoci, e cerchiamo la
-moglie del merciaio; questa è la chiave dell'intrigo.
-</p>
-
-<p>
-— Una donna di così infima condizione! voi credete,
-d'Artagnan? disse Porthos, allungando le labbra con
-disprezzo.
-</p>
-
-<p>
-— È la figlioccia di de Laporte, il cameriere di confidenza
-della regina. Non ve l'ho io detto; signori? e d'altronde
-questo forse potrebbe essere un calcolo di Sua
-Maestà di aver cercato i suoi appoggi così in basso.
-Le alte teste si vedono di lontano, ed il ministro ha
-buona vista.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene! disse Porthos, stabilite prima il premio
-col merciaio, e che sia un buon premio.
-</p>
-
-<p>
-— È inutile, disse d'Artagnan, poichè io credo che
-s'egli non ci paga, noi saremo ben pagati da un'altra
-parte.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-</p>
-
-<p>
-In questo momento un rumore precipitato di passi
-rimbombò nelle scale, la porta si aprì con fracasso, e
-il disgraziato merciaio si slanciò nella camera ove si teneva
-il consiglio.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! signori, gridò egli, salvatemi in nome del cielo,
-salvatemi! vi sono là quattro uomini che vengono
-ad arrestarmi: salvatemi!
-</p>
-
-<p>
-Porthos e Aramis si alzarono.
-</p>
-
-<p>
-— Un momento, gridò d'Artagnan, facendo loro segno
-di rimettere nel fodero le spade per metà cavate: un
-momento, qui non c'è bisogno di coraggio, ma di prudenza.
-</p>
-
-<p>
-— Però, gridò Porthos, noi non lasceremo...
-</p>
-
-<p>
-— Voi lascerete fare a d'Artagnan, disse Athos; egli è,
-io lo ripeto, la testa forte di tutti noi, ed io, per conto
-mio, io dichiaro che l'obbedisco. Fa ciò che vuoi
-d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-In questo momento apparvero quattro guardie alla
-porta dell'anticamera, e vedendo quattro moschettieri
-in piedi con la spada al fianco, evitarono ad inoltrarsi
-maggiormente.
-</p>
-
-<p>
-— Entrate, signori, entrate, gridò d'Artagnan, voi
-siete qui in casa mia, e noi qui siamo tutti servitori fedeli
-del re e del ministro.
-</p>
-
-<p>
-— Allora, signori, voi non vi opporrete alla esecuzione
-degli ordini che noi abbiamo ricevuti? domandò
-quello che sembrava il capo della squadra.
-</p>
-
-<p>
-— Al contrario, signori, noi anzi vi presteremo mano
-forte se il bisogno lo esige.
-</p>
-
-<p>
-— E che cosa è dunque questo? brontolò Porthos.
-</p>
-
-<p>
-— Tu sei uno stupido, disse Athos, silenzio!
-</p>
-
-<p>
-— Ma voi mi avete promesso... disse a bassa voce il
-povero merciaio.
-</p>
-
-<p>
-— Noi non vi possiamo salvare che restando liberi,
-rispose rapidamente e a bassa voce, d'Artagnan, e se
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-noi facciamo atto di difendervi, noi saremo arrestati
-con voi.
-</p>
-
-<p>
-— Mi sembra, però...
-</p>
-
-<p>
-— Venite, signori, venite, disse ad alta voce d'Artagnan,
-io non ho nessun motivo per difendere il signore.
-Io l'ho veduto oggi per la prima volta, e vi dirà ancora
-egli stesso in quale occasione, per venire a reclamare
-il prezzo del mio affitto. È vero, sig. Bonacieux?
-rispondete!
-</p>
-
-<p>
-— È la verità, gridò il merciaio, ma il sangue non
-vi dice...
-</p>
-
-<p>
-— Silenzio su di me e su i miei amici, silenzio sulla
-regina soprattutto, oppure voi perderete tutti senza
-neppur salvar voi. Andate, andate, signori, conducete
-quest'uomo.
-</p>
-
-<p>
-E d'Artagnan spinse il merciaio tutto stordito fra
-le mani delle guardie, dicendogli:
-</p>
-
-<p>
-— Voi siete un briccone, mio caro: voi venite a domandare
-del danaro a me! a un moschettiere! in prigione!
-signori, anche una volta, conducetelo in prigione
-e custoditelo sotto chiave il più lungamente che sia
-possibile ciò mi darà il tempo per pagarlo.
-</p>
-
-<p>
-Gli sbirri si confondevano in ringraziamenti e conducevano
-la loro preda.
-</p>
-
-<p>
-Al momento che essi discendevano, d'Artagnan battè
-sulla spalla del capo.
-</p>
-
-<p>
-— E non berrò alla vostra salute e voi alla mia? disse
-egli riempiendo due bicchieri di quel vino di Beaugency,
-che egli aveva dalla liberalità del sig. Bonacieux.
-</p>
-
-<p>
-— Sarà un onore per me, disse il capo degli sbirri,
-e io accetto con riconoscenza.
-</p>
-
-<p>
-— Dunque alla vostra, signore, come vi chiamate?
-</p>
-
-<p>
-— Bois renard.
-</p>
-
-<p>
-— Sig. Bois renard!
-</p>
-
-<p>
-— Alla vostra, mio gentiluomo... come vi chiamate,
-se vi piace!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-</p>
-
-<p>
-— D'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— Alla vostra salute sig. d'Artagnan!
-</p>
-
-<p>
-— E sopra tutto questo, gridò d'Artagnan come trasportato
-dal suo entusiasmo, a quella del re e del ministro.
-</p>
-
-<p>
-Il capo degli sbirri avrebbe forse dubitato della
-sincerità di d'Artagnan se il vino fosse stato cattivo;
-ma il vino era buono, e ne fu convinto.
-</p>
-
-<p>
-— Ma che diavolo di villania avete voi fatta? disse
-Porthos allora quando il bargello in capo ebbe raggiunto
-i suoi compagni, e che i quattro amici si ritrovarono
-soli. Per bacco! quattro moschettieri lasciarsi
-arrestare un disgraziato che viene a gettarsi in mezzo
-a loro gridando aiuto! un gentiluomo bere con uno
-sbirro!
-</p>
-
-<p>
-— Porthos, disse Aramis, Athos ti ha prevenuto che
-tu sei uno stupido, ed io pure sono del suo avviso.
-D'Artagnan tu sei un grand'uomo, e quando tu sarai nel
-posto del sig. de Tréville, io ti domanderò la tua protezione
-per farmi avere un'Abbazia.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! io mi ci perdo, disse Porthos, voi approvate
-ciò che ha fatto d'Artagnan?
-</p>
-
-<p>
-— Lo credo bene, per bacco! disse Athos; non solo
-io approvo ciò che egli ha fatto, ma me ne congratulo.
-</p>
-
-<p>
-— E ora, signori, disse d'Artagnan senza darsi la pena
-di spiegare la sua condotta a Porthos, tutti per uno,
-e uno per tutti; questa è la nostra divisa non è vero?
-</p>
-
-<p>
-— Però!... disse Porthos.
-</p>
-
-<p>
-— Stendi la mano e giura! gridarono ad un tempo
-Athos e Aramis.
-</p>
-
-<p>
-Vinto dall'esempio e brontolando a bassa voce, Porthos
-stese la mano, e i quattro amici ripeterono con una
-sola voce la formula dettata da d'Artagnan:
-</p>
-
-<p>
-«Tutti per uno, uno per tutti».
-</p>
-
-<p>
-— Sta bene; che ciascuno ora si ritiri in casa sua,
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-disse d'Artagnan, come se non avesse fatto in vita sua
-altra cosa che comandare; e attenti, poichè da questo
-momento eccoci alle prese col ministro.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap10">CAPITOLO X.
-<span class="smaller">UNA TRAPPOLA DA SORCI DEL SECOLO XVII</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-L'invenzione della trappola non data dai nostri giorni;
-da che le società, nel costituirsi, ebbero inventata
-una polizia qualunque, questa polizia a sua volta inventò
-le trappole.
-</p>
-
-<p>
-Siccome forse i nostri lettori non si sono ancora famigliarizzati
-col gergo della strada di Gerusalemme, e
-che questa è la prima volta, dopo quindici anni, che
-noi scriviamo, che noi impieghiamo questa parola applicata
-a questa cosa, spieghiamo loro cosa è una trappola
-da sorci.
-</p>
-
-<p>
-Quando, in una casa qualunque, si è arrestato un
-individuo sospetto di un delitto qualsiasi, si tiene secreto
-l'arresto; si pongono quattro o cinque uomini in
-imboscata nella prima camera; si apre la porta a tutti
-quelli che battono, la si richiude dietro di loro, e si
-arrestano; in questo modo, in capo a due o tre giorni,
-si ha nelle mani quasi tutte le persone famigliari dello
-stabile.
-</p>
-
-<p>
-Ecco che cosa è una trappola da sorci.
-</p>
-
-<p>
-Fu dunque fatta una trappola nell'appartamento di
-mastro Bonacieux, e chiunque vi comparve fu preso e
-interrogato dagli agenti dei ministro. Va senza dire
-che, siccome una entrata particolare metteva al primo
-piano, che abitava d'Artagnan, quelli che venivano
-da lui erano esenti da ogni visita.
-</p>
-
-<p>
-D'altronde i tre moschettieri soltanto vi venivano;
-essi si erano messi sulle ricerche ciascuno dalla sua parte,
-e non avevano nè ritrovato nè scoperto niente;
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-Athos era stato eziandio a muovere delle interrogazioni
-al sig. de Tréville, cosa che visto il mutismo abituale
-del degno moschettiere, aveva molto meravigliato
-il suo capitano. Ma il sig. de Tréville non sapeva
-niente, se non che l'ultima volta che aveva veduto il
-ministro, il re e la regina, il ministro aveva l'aria molto
-concentrata, che il re era molto inquieto, e che il
-rosso degli occhi della regina indicava che ella aveva
-vegliato e pianto. Ma questa ultima circostanza lo aveva
-ben poco colpito; la regina, dopo il suo matrimonio,
-vegliava e piangeva molto.
-</p>
-
-<p>
-Il sig. de Tréville raccomandò in ogni caso ad Athos
-il servizio del re, e soprattutto quello della regina,
-pregando di fare la medesima raccomandazione ai suoi
-camerati. In quanto a d'Artagnan egli non si moveva
-da casa sua. Egli aveva convertita la sua camera in un
-osservatorio. Dalle finestre egli vedeva giungere quelli
-che venivano a farsi prendere; poi, siccome aveva levato
-un quadrello dal pavimento e forato un buco nel
-palco, dimodochè una semplice intonacatura lo separava
-dalla camera di sotto ove si facevano gli interrogatorii,
-ed egli intendeva tutto ciò che si faceva dagli
-inquisitori e dagli accusati.
-</p>
-
-<p>
-Gli interrogatorii erano preceduti da una perquisizione
-minutissima operata sulla persona arrestata; le
-domande erano sempre concepite così:
-</p>
-
-<p>
-«La signora Bonacieux vi ha ella consegnato qualche
-cosa per suo marito o per qualche altra persona?
-</p>
-
-<p>
-«Il signor Bonacieux vi ha egli consegnato qualche
-cosa per sua moglie o per qualche altra persona?
-</p>
-
-<p>
-«L'uno e l'altro vi hanno essi fatta alcuna confidenza
-a viva voce?»
-</p>
-
-<p>
-— Se essi sapessero qualche cosa, essi non interrogherebbero
-così, disse a se stesso d'Artagnan. Ora che
-cosa cercano di sapere? se il duca di Buckingham si ritrova
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-a Parigi, se egli ha avuto o se egli deve avere
-qualche abboccamento con la regina.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan si fermò a questa idea, che, dopo tutto
-ciò che aveva inteso, non mancava di probabilità.
-</p>
-
-<p>
-Frattanto la trappola era in permanenza, e la vigilanza
-di d'Artagnan egualmente.
-</p>
-
-<p>
-La sera dell'indomani dall'arresto del povero Bonacieux,
-quando Athos aveva lasciato d'Artagnan per
-portarsi presso il sig. de Tréville, stando per sonare
-le nove ore, e quando Planchet, che non aveva fatto
-ancora il letto, cominciava le sue faccende, s'intese
-battere alla porta della strada; subito dopo questa
-porta si aprì e si richiuse, qualcuno era venuto a cadere
-in trappola.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan si slanciò verso il luogo in cui avea tolto
-la pietra, si stese col ventre a terra e ascoltò.
-</p>
-
-<p>
-Ben presto si sentirono delle strida, quindi dei gemiti
-che si cercava di soffocare. Non si trattava di interrogatorio.
-</p>
-
-<p>
-— Diavolo! disse a se stesso d'Artagnan, mi sembra
-che questa sia una donna; la frugano, ella resiste, le
-usano violenze. Ah! miserabili!
-</p>
-
-<p>
-E d'Artagnan, ad onta della sua prudenza, si tratteneva
-a gran stento per non mischiarsi alla scena che
-accadeva sotto di lui.
-</p>
-
-<p>
-— Ma io vi dico che sono la padrona della casa, signori,
-io vi dico che sono la moglie di Bonacieux, io
-vi dico che sono al servizio della regina e che appartengo
-a lei! gridava la disgraziata donna.
-</p>
-
-<p>
-— La signora Bonacieux! mormorò d'Artagnan, sarei
-io abbastanza felice per aver ritrovato tutto ciò
-che altri cercano?
-</p>
-
-<p>
-— È precisamente voi che noi aspettavamo, ripresero
-gl'interrogatori.
-</p>
-
-<p>
-La voce divenne più soffocata. Un movimento tumultuoso
-si ripercosse sul palco di legno. La vittima
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-resisteva tanto, quanto può resistere una donna a quattro
-uomini.
-</p>
-
-<p>
-— Perdono, signore, perdono...! mormorò la voce
-che non fece più sentire che suoni inarticolati.
-</p>
-
-<p>
-— Essi la legano, essi forse la trascineranno! gridò
-d'Artagnan, raddrizzandosi come una molla. La mia
-spada! buono, essa è al mio fianco. Planchet!
-</p>
-
-<p>
-— Signore.
-</p>
-
-<p>
-— Corri a cercare Athos, Porthos e Aramis. L'uno
-dei tre sarà certamente in casa, forse saranno rientrati
-tutti e tre. Che essi prendano le armi, che vengano,
-che accorrano. Ah! ora mi ricordo! Athos è dal signor
-de Tréville.
-</p>
-
-<p>
-— Ma dove andate voi signore? dove andate?
-</p>
-
-<p>
-— Io discendo dalla finestra, gridò d'Artagnan, per
-fare più presto! tu, rimetti la pietra, accomoda il pavimento,
-sorti dalla porta, e corri dove io ti ho detto.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! signore, signore, voi vi ucciderete, gridò
-Planchet.
-</p>
-
-<p>
-— Taci imbecille! disse d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-E, aggrappandosi con la mano allo stipite della finestra,
-si lasciò cadere dal primo piano, che fortunatamente
-non era molto alto, senza farsi nemmeno una
-sgraffiatura. Andò subito dopo a battere alla porta
-mormorando:
-</p>
-
-<p>
-— Io pure vado a farmi prendere in trappola, ma disgraziati
-quei gatti che prenderanno simili sorci.
-</p>
-
-<p>
-Appena il martello ebbe ripercosso sotto la mano
-del giovane, che il tumulto cessò, che alcuni passi si
-avvicinarono, che la porta si aprì, e che d'Artagnan
-colla spada sguainata si slanciò nell'appartamento di
-mastro Bonacieux, la di cui porta, senza dubbio mossa
-dalle suste, si richiuse da se stessa dietro a lui.
-</p>
-
-<p>
-Allora quelli che abitavano ancora la disgraziata casa
-di Bonacieux, ed i vicini più prossimi, intesero delle
-grandi grida, un pestìo, un percuotersi di spade ed
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-uno strepito prolungato di mobili. Quindi, un momento
-dopo, quelli che, sorpresi da questo rumore, si erano
-messi dalle finestre per conoscere la causa, poterono
-vedere la porta aprirsi e quattro uomini vestiti di
-nero, non sortire, ma slanciarsi come corvi infuriati
-lasciando per terra e agli angoli dei pezzi di penne delle
-loro ali, vale a dire dei brani dei loro vestiti, e degli
-avanzi dei loro mantelli.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan era vincitore, bisogna però dirlo, senza molta
-pena, perchè un solo di quei birri era armato
-e si difendeva ancora per sola formalità. Egli è però
-vero che gli altri tre avevano cercato di accoppare
-il giovane colle sedie, gli scanni e la terraglia; ma due
-o tre sgraffiature fatte colla spadaccia del Guascone li
-avevano spaventati. Dieci minuti erano stati sufficienti
-a questa sconfitta, e d'Artagnan era rimasto padrone
-del campo di battaglia.
-</p>
-
-<p>
-I vicini che avevano aperte le loro finestre col sangue
-freddo particolare agli abitanti di Parigi in quei
-tempi di sommosse e di risse perpetue, le richiusero
-dappoichè ebbero veduto fuggire i quattro uomini neri;
-il loro istinto loro indicava che pel momento tutto
-era finito.
-</p>
-
-<p>
-D'altronde si faceva tardi, e, allora come adesso, si
-andava a letto di buon'ora nel quartiere del Luxembourg.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan, rimasto solo con la sig. Bonacieux, si
-voltò verso di lei. La povera donna era rovesciata sopra
-un sofà e mezzo svenuta. D'Artagnan l'esaminò
-con un rapido colpo d'occhio.
-</p>
-
-<p>
-Era una graziosa donna di venticinque ai ventisei
-anni, bruna, cogli occhi blu, col naso un tantino rialzato,
-i denti ammirabili, un colorito marmorizzato di
-color rosa e opale. Là però si fermavano i segni che potevano
-farla confondere con una gran dama: le mani
-erano bianche, ma senza finezza di forme; i piedi non
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-annunziavano la donna di qualità. Fortunatamente
-d'Artagnan non era ancor giunto a preoccuparsi di
-questi dettagli.
-</p>
-
-<p>
-Nel mentre che d'Artagnan esaminava la sig. Bonacieux,
-e, come abbiam detto non era ancora giunto ai
-piedi, egli vide in terra un fazzoletto di fina battista,
-che egli raccolse, secondo la sua abitudine; e ad un
-angolo del quale riconobbe la stessa cifra che aveva veduta
-nel fazzoletto che per poco non fu causa che si
-tagliasse la gola con Aramis.
-</p>
-
-<p>
-Da quel tempo d'Artagnan non si fidava dei fazzoletti
-con lo stemma, egli rimise dunque quello che aveva
-raccolto nella saccoccia della sig. Bonacieux.
-</p>
-
-<p>
-In questo momento la sig. Bonacieux riprendeva i
-suoi sensi. Ella aprì gli occhi, guardò con terrore intorno
-a lei, vide che l'appartamento era vuoto, e che
-ella era sola col suo liberatore. Ella gli stese subito le
-mani sorridendo. La sig. Bonacieux aveva il più grazioso
-sorriso del mondo.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! signore, disse ella, siete voi che mi avete salvata?
-permettetemi che io vi ringrazii.
-</p>
-
-<p>
-— Signora, disse d'Artagnan, io non ho fatto che
-quello che avrebbe fatto qualunque altro gentiluomo
-nel mio posto: voi dunque non mi dovete alcun ringraziamento.
-</p>
-
-<p>
-— Sia pure, signore, sia pure, io spero potervi provare
-che voi non avete reso servigio ad un'ingrata.
-Ma che cosa dunque volevano da me quegli uomini,
-che in sulle prime io presi per ladri? e perchè il sig.
-Bonacieux non è egli qui?
-</p>
-
-<p>
-— Signora questi uomini erano molto più pericolosi
-di quello che potevano essere dei ladri, poichè erano
-agenti del ministro; e in quanto a vostro marito,
-signora Bonacieux, egli non si ritrova qui, perchè ieri
-sono venuti a prenderlo per condurlo alla Bastiglia.
-</p>
-
-<p>
-— Mio marito alla Bastiglia! gridò la signora Bonacieux;
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-oh! mio Dio, e che cosa ha dunque fatto? povero
-e caro uomo! egli pure è innocente!
-</p>
-
-<p>
-E qualche cosa come un sorriso comparve sulla figura
-ancora spaventata della giovane donna.
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa ha fatto signora? disse d'Artagnan, io
-credo che il solo suo delitto sia quello di avere la fortuna
-ad un tempo e la disgrazia di essere vostro marito.
-</p>
-
-<p>
-— Ma, signore, voi dunque sapete...?
-</p>
-
-<p>
-— Io so che voi siete stata rapita, signora.
-</p>
-
-<p>
-— E da chi? lo sapete voi? oh! se voi lo sapete, ditemelo.
-</p>
-
-<p>
-— Da un uomo dai quaranta ai cinquanta anni, coi
-capelli neri, colorito fosco e una cicatrice sulla tempia
-sinistra.
-</p>
-
-<p>
-— È lui, è lui: ma il suo nome?
-</p>
-
-<p>
-— Ah! il suo nome? è appunto quello che io non so.
-</p>
-
-<p>
-— E mio marito sapeva egli che io era stata rapita?
-</p>
-
-<p>
-— Egli ne era stato avvisato per mezzo di una lettera
-che gli aveva scritto il vostro stesso rapitore.
-</p>
-
-<p>
-— Ed egli sospettava, domandò la signora Bonacieux
-con imbarazzo, la causa di questo rapimento?
-</p>
-
-<p>
-— Egli l'attribuiva, io credo, ad una causa di politica.
-</p>
-
-<p>
-— Io ne ho dubitato sulle prime, ed ora la penso
-come lui. Così adunque questo caro Bonacieux non ha
-sospettato di me un solo istante?
-</p>
-
-<p>
-— Ah! ben lontano da questo, signora, egli era troppo
-orgoglioso della vostra saggezza e soprattutto del
-vostro amore.
-</p>
-
-<p>
-Un secondo sorriso quasi impercettibile sfiorò le rosee
-labbra della bella giovane sposa.
-</p>
-
-<p>
-— Ma, continuò d'Artagnan, e come avete potuto
-fuggire?
-</p>
-
-<p>
-— Io ho profittato di un momento in cui mi hanno
-lasciata sola, e siccome sapeva fino da questa mattina
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-che cosa pensare del mio rapimento, coll'aiuto dei
-miei drappi, io sono discesa dalla finestra; allora credendo
-che mio marito fosse qui, io sono accorsa.
-</p>
-
-<p>
-— Per mettervi sotto la sua protezione?
-</p>
-
-<p>
-— Oh! no, povero e caro uomo, io sapeva bene che
-egli era incapace di difendermi; ma siccome egli poteva
-servirmi in qualche altra cosa, io voleva prevenirlo.
-</p>
-
-<p>
-— Di che?
-</p>
-
-<p>
-— Oh! questo non è mio secreto e perciò non posso
-dirvelo.
-</p>
-
-<p>
-— D'altronde, disse d'Artagnan, (perdono, signora,
-che quantunque semplice guardia, io vi richiami
-alla prudenza) d'altronde credo che qui non siamo in
-luogo opportuno per fare delle confidenze. Gli uomini
-che io ho messi in fuga ritorneranno ben presto con un
-rinforzo, e, se essi ci ritrovano qui, noi siamo perduti.
-È vero che io ho fatto avvisare tre dei miei amici,
-ma chi sa se sono stati ritrovati in casa.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì, voi avete ragione, gridò la signora Bonacieux
-spaventata; fuggiamo, salviamoci!
-</p>
-
-<p>
-A queste parole ella passò il suo braccio sotto quello
-di d'Artagnan e lo trascinò vivamente.
-</p>
-
-<p>
-— Ma dove fuggire? disse d'Artagnan, ove salvarci?
-</p>
-
-<p>
-— Prima allontaniamoci da questa casa, quindi poi
-vedremo.
-</p>
-
-<p>
-E i due giovani, senza darsi la pena di chiudere la
-porta discesero rapidamente la strada Fossoyeurs, innoltraronsi
-nella strada Fosser-Monsieur-le-Prince e
-non si fermarono che alla piazza S. Sulpicio.
-</p>
-
-<p>
-— E ora, che cosa faremo noi? domandò d'Artagnan,
-ed ove volete voi che io vi conduca?
-</p>
-
-<p>
-— Sono molto imbarazzata a rispondervi, io ve lo
-confesso, disse la signora Bonacieux; la mia intenzione
-era di far prevenire il sig. Laporte da mio marito,
-affinchè il signor Laporte potesse dirci precisamente
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-ciò che è accaduto al Louvre in questi tre giorni, e se
-vi è nessun pericolo per me di presentarmivi?
-</p>
-
-<p>
-— Ma io, disse d'Artagnan, io posso andare a prevenire
-il sig. Laporte.
-</p>
-
-<p>
-— Senza dubbio, soltanto vi è una disgrazia: ed è,
-che il sig Bonacieux è conosciuto al Louvre, e si lascia
-passare, nel mentre che voi non siete conosciuto,
-e vi si chiuderebbe la porta.
-</p>
-
-<p>
-— Ahi bah! disse d'Artagnan; voi avrete bene una
-qualche porta secreta del Louvre, un portinaro che vi
-sia affezionato, e che mercè una parola d'ordine...
-</p>
-
-<p>
-La sig. Bonacieux guardò fissamente il giovane.
-</p>
-
-<p>
-— E se io vi dicessi questa parola d'ordine, diss'ella,
-la dimentichereste voi subito dopo che ve ne siete
-servito?
-</p>
-
-<p>
-— Parola d'onore, fede di gentiluomo! disse d'Artagnan
-con un accento, sulla veracità del quale non v'era
-da sbagliarsi.
-</p>
-
-<p>
-— Tenete, io vi credo; voi avete l'aspetto di un bravo
-giovane. D'altronde la vostra fortuna può forse dipendere
-dal vostro affezionamento.
-</p>
-
-<p>
-— Io farò senza promessa e di coscienza tutto ciò che
-potrò fare per servire il re e per rendermi gradito alla
-regina, disse d'Artagnan; disponete dunque di me
-come di un amico.
-</p>
-
-<p>
-— Ma dove mi metterete in questo tempo?
-</p>
-
-<p>
-— Non avete voi una persona presso cui il sig. Laporte
-possa venirvi a prendere?
-</p>
-
-<p>
-— No, io non voglio fidarmi di nessuno.
-</p>
-
-<p>
-— Aspettate; disse d'Artagnan, noi siamo alla porta
-di Athos. Sì, è quella.
-</p>
-
-<p>
-— Chi è questo Athos?
-</p>
-
-<p>
-— È uno dei miei amici.
-</p>
-
-<p>
-— Ma, se egli è in casa sua, e che mi vede?...
-</p>
-
-<p>
-— Egli non v'è, ed io porterò meco la chiave dopo
-avervi chiusa nel suo appartamento.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ma se egli ritorna?
-</p>
-
-<p>
-— Egli non ritornerà! d'altronde gli verrà detto che
-io ho condotto una donna, e che questa donna è nelle
-sue stanze.
-</p>
-
-<p>
-— Ma ciò mi comprometterà moltissimo, sapete voi?
-</p>
-
-<p>
-— Che importa! voi non siete conosciuta; d'altronde
-noi siamo in una situazione da dover passare sopra
-queste convenienze.
-</p>
-
-<p>
-— Andiamo adunque da questo vostro amico. Ove
-sta egli?
-</p>
-
-<p>
-— Strada Ferou, a due passi di qui.
-</p>
-
-<p>
-— Andiamo.
-</p>
-
-<p>
-E tutti e due ripresero la loro corsa. Come lo aveva
-preveduto d'Artagnan, Athos non era in casa; egli prese
-la chiave che si aveva l'abitudine di consegnarli come
-ad un amico di famiglia, salì la scala introdusse la
-signora Bonacieux nel piccolo appartamento di cui abbiamo
-già fatta la descrizione.
-</p>
-
-<p>
-— Voi siete, in casa vostra, diss'egli, aspettate, chiudete
-la porta per di dentro e non aprite ad alcuno, ammenochè
-non sentiate batter tre colpi così.
-</p>
-
-<p>
-Egli battè tre volte, due colpi vicini l'uno all'altro
-ed abbastanza forti, e un colpo distante e più leggero.
-</p>
-
-<p>
-— Sta bene, disse la sig. Bonacieux. Ora sta a me
-il darvi le mie istruzioni.
-</p>
-
-<p>
-— Ascolto.
-</p>
-
-<p>
-— Presentatevi alla porta secreta del Louvre dalla
-parte dalla strada l'Echelle, e domandate di Germano.
-</p>
-
-<p>
-— Sta bene; e poi?
-</p>
-
-<p>
-— Egli vi domanderà ciò che volete; voi gli risponderete
-con queste due parole, <i>Tours</i> e <i>Brusselle</i>. Egli,
-si metterà subito ai vostri ordini.
-</p>
-
-<p>
-— E cosa dovrò io ordinargli?
-</p>
-
-<p>
-— Di andare a cercare il signor Laporte, il cameriere
-della regina.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-</p>
-
-<p>
-— E quando sarà stato a cercarlo, e che il sig. Laporte
-sarà venuto?
-</p>
-
-<p>
-— Voi me lo invierete.
-</p>
-
-<p>
-— Sta bene; ma dove e come vi rivedrò io?
-</p>
-
-<p>
-— Avete molta premura a rivedermi?
-</p>
-
-<p>
-— Certamente.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene riposate su me di questa cura e siate
-tranquillo.
-</p>
-
-<p>
-— Io conto sulla vostra parola.
-</p>
-
-<p>
-— Contatevi.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan salutò la sig. Bonacieux, lanciandole lo
-sguardo più amoroso che gli fu possibile di concentrare
-sulla di lei piccola e graziosa persona, e nel mentre
-che egli discendeva la scala, intese la porta chiudersi
-dietro a lui a doppio giro. In due salti fu al Louvre,
-sonavano le dieci ore quando egli giunse alla porta secreta
-dell'Echelle. Tutti gli avvenimenti che noi abbiamo
-raccontati erano accaduti in una mezz'ora. Tutto
-passò come lo aveva annunziato la sig. Bonacieux.
-Alla parola d'ordine convenuta, Germano s'inchinò;
-dieci minuti dopo Laporte era nel corridoio; in due parole
-d'Artagnan lo mise al fatto e gl'indicò ove era
-la sig. Bonacieux. Laporte si assicurò per due volte
-dell'esattezza dell'indirizzo e partì correndo. Però, non
-appena ebbe fatti dieci passi che ritornò addietro.
-</p>
-
-<p>
-— Giovane, diss'egli a d'Artagnan; un consiglio.
-</p>
-
-<p>
-— Quale?
-</p>
-
-<p>
-— Voi potreste essere molestato per ciò che è accaduto.
-</p>
-
-<p>
-— Voi lo credete?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, avete voi qualche amico che abbia il suo orologio
-a pendolo che vada tardi?
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene!
-</p>
-
-<p>
-— Andatelo a ritrovare affinchè egli possa testimoniare
-che voi eravate da lui a nove ore e mezza. Con
-termine di tribunale questa si chiama un'<i>alibi</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan trovò il consiglio prudente; egli si mise
-le sue gambe in collo, e giunse presso il sig. de Tréville;
-ma invece di passare nel salotto con tutta la società,
-egli chiese di entrare nel suo gabinetto. Siccome
-d'Artagnan era uno fra quelli che più frequentavano
-il palazzo, non gli si fece alcuna difficoltà di arridere
-alla sua domanda, e si andò e prevenire il sig.
-de Tréville che il suo giovane compatriota, avendo
-qualche cosa d'importante da dirgli, chiedeva un'udienza
-particolare. Cinque minuti dopo, il sig. de Tréville
-domandò a d'Artagnan cosa poteva fare per servirlo,
-e qual cosa gli procurava una sua visita in un'ora
-così tarda.
-</p>
-
-<p>
-— Perdono, signore, disse d'Artagnan che aveva approfittato
-del momento in cui era rimasto solo per mandarne
-indietro l'orologio di tre quarti d'ora, ma io
-ho pensato che, non essendo che nove ore e venticinque
-minuti, fosse ancor tempo di potermi presentare
-da voi.
-</p>
-
-<p>
-— Nove ore e venticinque minuti? grido il signor
-de Tréville guardando il pendolo; ma questo è impossibile.
-</p>
-
-<p>
-— Guardate, piuttosto, signore, disse d'Artagnan,
-ecco là chi fa fede.
-</p>
-
-<p>
-— È giusto, disse il sig. de Tréville, io avrei creduto
-che fosse più tardi. Ma vediamo cosa volete dirmi?
-</p>
-
-<p>
-Allora d'Artagnan fece al signor de Tréville una
-lunga storia sulla regina. Gli espose i timori che egli
-avea concepiti in riguardo a Sua Maestà, gli raccontò
-ciò che egli aveva inteso dire dei progetti del ministro
-sul conto di Buckingham, e tutto ciò con una tranquillità
-ed una calma di cui il sig. de Tréville ne fu
-tanto meglio ingannato, in quanto che egli stesso, come
-abbiamo detto, aveva rimarcato esservi qualche disappunto
-nuovo fra il ministro, il re e la regina. Quando
-sonarono le dieci d'Artagnan lasciò il sig. de Tréville,
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-che lo ringraziò delle sue informazioni, e gli raccomandò
-di aver sempre a cuore il servizio del re e
-della regina, e rientrò nel salone. Ma quando d'Artagnan
-si trovò in fondo alle scale si ricordò che aveva
-dimenticata la sua mazza; in conseguenza egli rimontò
-precipitosamente, rientrò nel gabinetto, con un giro
-di dito rimise il pendolo alla sua vera ora, affinchè
-nell'indomani non avessero ad accorgersi che era stato
-spostato, e sicuro oramai di avere un testimonio per
-provare il suo <i>alibi</i>, ridiscese la scala e si ritrovò ben
-presto sulla strada.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap11">CAPITOLO XI.
-<span class="smaller">L'INTRIGO SI ANNODA</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Fatta la sua visita al sig. de Tréville, d'Artagnan
-prese tutto pensieroso la strada più lunga per ritornarsene
-a casa.
-</p>
-
-<p>
-A che cosa pensava d'Artagnan, che in tal guisa si
-allontanava dalla sua strada guardando le stelle del
-cielo, ora sospirando ora ridendo?
-</p>
-
-<p>
-Egli pensava alla sig. Bonacieux. Per un alunno moschettiere,
-la giovane sposa era quasi un amoroso ideale.
-Bella, misteriosa, iniziata in quasi tutti i secreti
-della corte che riverberavano tanta graziosa gravità
-sugli affabili di lei lineamenti, era sospettata di non
-essere insensibile, cosa che forma un'attrattiva irresistibile
-per gli amanti novizi; di più, d'Artagnan l'aveva
-liberata dalle mani dei suoi demoni che volevano
-frugarla e maltrattarla, e questo importante servizio
-aveva stabilito fra lei e lui uno di quei sentimenti di
-riconoscenza che tanto più facilmente prendono un carattere
-più tenero.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan si vedeva già, tanto i sogni camminano
-presto sulle ali della immaginazione! si vedeva già accostato
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-da un messaggere della giovane sposa che gli
-rimetteva qualche biglietto di appuntamento, una catena
-d'oro, un diamante ec. Noi abbiamo detto che i
-giovani cavalieri ricevevano senza vergognarsi dei danari
-dai re, aggiungiamo che in quei tempi di corrotta
-morale, essi non avevano maggior vergogna sul conto
-delle loro amiche, e queste lasciavano lor sempre
-dei preziosi e durevoli ricordi, come se esse avessero
-tentato di conquistare la fragilità dei loro sentimenti
-colla solidità dei loro regali.
-</p>
-
-<p>
-Allora si faceva la sua carriera per mezzo delle donne
-senza arrossire. Quelle che non eran che belle, andavano
-superbe della loro bellezza, e di là veniva senza
-dubbio il proverbio: la più bella giovane riporta la
-palma e domina le volontà; quelle che erano ricche profondevano
-inoltre una parte del loro danaro, e si potrebbe
-citare un buon numero di eroi di quell'epoca
-galante che non avrebbero guadagnato nè i loro speroni
-in sulle prime, nè le loro battaglie in seguito, senza
-la borsa più o meno piena che la loro amica attaccava
-all'arcione della loro sella.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan non possedeva niente, l'esitazione del
-provinciale, vernice leggera, fiore effimero, amo da
-pesca, si era evaporata al vento dei consigli poco ortodossi
-che i tre moschettieri davano al loro amico.
-D'Artagnan seguendo lo strano costume del tempo si riguardava
-a Parigi come in campagna, e ciò nè più ne
-meno che nelle Fiandre: lo Spagnuolo laggiù, la donna
-qui, dappertutto vi è un nemico da combattere, delle
-contribuzioni da cogliere.
-</p>
-
-<p>
-Ma diciamolo, in questo momento d'Artagnan era
-commosso da un sentimento più nobile e disinteressato.
-Il merciaio gli aveva detto che egli era ricco; il giovane
-aveva potuto indovinare che con uno sciocco, come
-il sig. Bonacieux, doveva essere la donna che doveva
-tenere la chiave della borsa. Ma tutto ciò non aveva
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-influito niente sul sentimento prodotto dalla vista
-della signora Bonacieux, e l'interesse era rimasto
-quasi del tutto estraneo a questo principio d'amore
-che ne era stato la conseguenza. Noi diciamo quasi del
-tutto, perchè l'idea che una giovane bella, graziosa,
-spiritosa, e nello stesso tempo ricca, non toglie niente
-a questo principio di amore, anzi al contrario lo corrobora.
-Vi è nel bene stare una folla di premure e di
-capricci aristocratici che vanno d'accordo con la bellezza.
-Una calza fina e bianca, una veste di seta, uno
-sciallo di merletti, una bella scarpa al piede, un nastro
-nuovo sulla testa, non fanno bella una donna brutta,
-ma fanno più bella una donna bella; senza contare le
-mani che guadagnano in tutto questo, le mani, particolarmente
-nelle donne, hanno bisogno di restare oziose
-per restare belle. Quindi d'Artagnan, come lo sa
-benissimo il lettore al quale non abbiamo tenuto nascosto
-lo stato della sua fortuna, d'Artagnan non era
-milionario; egli sperava bene di divenirlo un giorno,
-ma il tempo che egli si prefiggeva da se stesso per
-questo felice cambiamento era molto lontano. Frattanto,
-quale disperazione di vedere una donna che si ama
-desiderare quei mille niente di cui le femmine compongono
-la loro felicità e di non poterle dare questi mille
-niente! almeno quando la donna è ricca e che l'amante
-non lo è, ciò che egli non può offrirle, ella se lo offre
-da se stessa, e quantunque ordinariamente sia col denaro
-del marito che ella si procura questi godimenti,
-è difficile che sia a lui che ne venga la riconoscenza.
-</p>
-
-<p>
-Quindi d'Artagnan, disposto ad essere l'amante più
-tenero, era frattanto l'amante più affezionato, in mezzo
-ai suoi progetti amorosi sulla moglie del merciaio,
-egli non dimenticava i suoi. La bella signora Bonacieux
-era donna da condurre al passeggio sulla spianata
-di S. Dionigi, o alla fiera di S. Germano in compagnia
-d'Athos, Porthos e di Aramis ai quali d'Artagnan
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-sarebbe stato superbo di poter mostrare una tal conquista.
-Quando uno poi ha camminato lungamente, viene
-la fame; d'Artagnan da qualche tempo aveva fatto osservazione
-a questo. Si sarebbero fatti di quei piccoli
-pranzi graziosi in cui da una parte si tocca la mano all'amico
-e dall'altra il piede all'amica. Finalmente, nei
-momenti pressanti, nelle posizioni estreme, d'Artagnan
-sarebbe il salvatore dei suoi amici.
-</p>
-
-<p>
-E il signor Bonacieux, che d'Artagnan aveva spinto
-nelle mani degli sbirri rinnegandolo ad alta voce e promettendogli
-a bassa voce di salvarlo? noi dobbiamo confessare
-ai nostri lettori che d'Artagnan non vi pensava
-in alcun modo; e che se egli vi pensava era per dire
-che egli stava bene dov'era, qualunque fosse il luogo.
-L'amore è la più egoista di tutte le passioni.
-</p>
-
-<p>
-Frattanto i nostri lettori si assicurino che, se d'Artagnan
-dimentica il suo ospite, o fa sembianza di dimenticarlo
-sotto il pretesto che non sa ove lo hanno
-condotto, noi non lo dimentichiamo e noi sappiamo dove
-egli è. Ma pel momento facciamo come l'amoroso
-Guascone. In quanto al degno merciaio noi vi ritorneremo
-più tardi.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan riflettendo ai suoi futuri amori ora parlando
-alla luna, ora sorridendo alle stelle, risaliva la
-strada di Cerca mezzogiorno o Caccia-mezzogiorno, come
-si chiamava allora. Quando egli si ritrovò nel quartiere
-di Aramis, gli venne idea di andare a fare una visita
-al suo amico per dargli qualche spiegazione sui
-motivi che gli aveva fatto inviare Planchet con l'invito
-di portarsi immediatamente alla trappola. Ora, se
-Aramis si era ritrovato in casa quando Planchet vi era
-venuto, egli era senza dubbio accorso alla strada Fossoyeurs,
-non trovandovi forse alcuno se non che i suoi
-compagni, non avevano dovuto sapere nè l'uno nè gli
-altri ciò che questo voleva dire. Questo incomodo adunque
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-meritava una spiegazione; ecco ciò che diceva a se
-stesso d'Artagnan ad alta voce.
-</p>
-
-<p>
-Poi sotto voce diceva che per lui sarebbe stata una
-occasione di parlare della piccola e bella Bonacieux, di
-cui il suo spirito, se non il suo cuore ne era già tutto
-pieno. Non è sul conto di un primo amore che abbisogni
-di domandare secretezza. Questo primo amore è
-accompagnato da una gioia sì grande che bisogna che
-questa gioia straripi, senza di che ella vi soffocherebbe.
-</p>
-
-<p>
-Da più di due ore Parigi era tetro e cominciava ad
-essere deserto; cominciavano a suonare le undici ore
-a tutti gli orologi del sobborgo S. Germano, faceva un
-tempo dolce. D'Artagnan seguiva una stradella situata
-nel luogo ove in oggi passa la strada d'Assas; respirando
-le emanazioni imbalsamate che venivano col vento
-dalla strada di Vaugirard e che erano inviate dai giardini
-rinfrescati dalla rugiada della sera e dalla brezza
-della notte. Da lungi si risonavano, assorditi però da
-delle buone invetriate, i canti di alcune bettole, sparse
-nella pianura. Giunto all'estremità della stradella,
-d'Artagnan voltò a sinistra. La casa che abitava Aramis
-era posta fra la strada Cassette e la strada Servandoni.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan aveva appena oltrepassata la strada Cassette
-e riconosceva già la porta della casa del suo amico,
-nascosta dalle foglie e dalle piante di sicomori e di
-clematidi che formavano un vasto tendinaggio dinanzi
-ad essa, allorquando si accorse che qualche cosa a guisa
-di un'ombra sortiva dalla strada Servandoni. Questo
-qualche cosa era avviluppata in un mantello, e d'Artagnan
-credè sulle prime che fosse un uomo; ma alla
-piccolezza della statura, all'incertezza del portamento,
-all'imbarazzo dei passi, egli riconobbe ben presto una
-donna, quasi che non fosse stata ben sicura della casa
-che cercava, alzava gli occhi per riconoscerla, si fermava,
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-tornava addietro, poi ritornava ancora, D'Artagnan
-fu intrigato.
-</p>
-
-<p>
-— Se io andassi a offrire i miei servigi? pensò egli,
-dal suo andamento si vede che è giovane; forse sarà
-ancor bella. Oh! sì! Ma una donna che corre le strade
-a quest'ora, certamente non sorte che per andare a
-raggiungere il suo amante. Peste! se io andassi a disturbare
-un appuntamento, questo sarebbe un cattivo
-modo per entrare in relazione.
-</p>
-
-<p>
-Frattanto la donna si avanzava sempre, contando le
-case e le finestre. Che del resto non era cosa nè lunga
-nè difficile. Non v'erano che tre fabbricati in quella
-parte di strada e due sole finestre guardavano sulla
-strada. Una era gialla, di un padiglione parallelo a
-quello che occupava Aramis, l'altra era quella dello
-stesso Aramis.
-</p>
-
-<p>
-— Per bacco! disse a se stesso d'Artagnan, al quale
-ritornava al pensiero la nipote del filosofo; per bacco!
-sarebbe bella che questa colomba smarrita cercasse la
-casa del nostro amico. Ma sull'anima mia quella vi rassomiglia
-molto. Ah! mio caro Aramis, per questa volta
-io voglio averne il cuore pulito.
-</p>
-
-<p>
-E d'Artagnan si faceva più piccolo che poteva, si
-celava nella parte più oscura della strada, vicino ad un
-sedile di pietra situato nel fondo di una nicchia. La giovane
-donna continuò ad avanzarsi, giacchè oltre la leggerezza
-del suo camminare che l'aveva tradita, ella
-aveva fatto sentire una tosse leggiera che denunziava
-una delle voci le più fresche. D'Artagnan pensò che
-questa tosse fosse un segnale.
-</p>
-
-<p>
-Frattanto, sia che fosse stato risposto alla tosse con
-un segnale equivalente che aveva fissato le irresoluzioni
-della notturna cercatrice, sia che senza soccorso
-estraneo ella avesse riconosciuto che era giunta alla
-meta della sua corsa, ella si avvicinò risolutamente alla
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-invetriata d'Aramis, e battè tre volte a intervalli
-uguali col dito ricurvato.
-</p>
-
-<p>
-— È precisamente all'alloggio d'Aramis, mormorò
-d'Artagnan. Ah! sig. ipocrita vi rivoglio a disputare
-di filosofia!
-</p>
-
-<p>
-Non appena erano stati dati tre colpi, che gli sportelli
-interni si aprirono, e che un lume comparve attraverso
-l'invetriata.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! ah! fece l'osservatore, non per le porte, ma
-per le finestre, ah! ah! la visita era aspettata. Andiamo,
-l'invetriata si apre, e la dama entrerà con una
-scalata. Benissimo.
-</p>
-
-<p>
-Ma a gran meraviglia di d'Artagnan l'invetriata rimase
-schiusa. Di più, il lume che aveva rischiarato per
-un istante, disparve, e tutto rientrò nell'oscurità.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan pensò che ciò non poteva durare così
-lungamente, e continuò a guardare con tutti i suoi occhi
-e ad ascoltare con tutte le sue orecchie.
-</p>
-
-<p>
-Egli aveva ragione; in capo a qualche secondo si fecero
-sentire due colpi nell'interno. La giovine dalla
-strada rispose con un sol colpo, e l'invetriata si apri
-d'alquanto.
-</p>
-
-<p>
-Si giudichi se d'Artagnan guardava ed ascoltava con
-avidità.
-</p>
-
-<p>
-Disgraziatamente il lume era stato trasportato in
-un altro appartamento. Ma gli occhi del giovane si erano
-abituati alla notte. D'altronde gli occhi dei Guasconi
-hanno, a quanto si assicura, come quelli dei gatti,
-la proprietà di vedere durante la notte.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan vide adunque che la giovane cavava di
-saccoccia un oggetto bianco che ella spiegò vivamente
-e che prese la forma di un fazzoletto spiegato, e di
-questo oggetto ella ne fece rimarcare un angolo al suo
-interlocutore.
-</p>
-
-<p>
-Ciò richiamò al pensiero di d'Artagnan quel fazzoletto
-che aveva ritrovato ai piedi della signora Bonacieux,
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-il quale gli aveva ricordato quello ai piedi di
-Aramis.
-</p>
-
-<p>
-Che diavolo poteva dunque significare quel fazzoletto?
-</p>
-
-<p>
-Posto dove era, d'Artagnan non poteva vedere il viso
-d'Aramis, noi diciamo Aramis perchè il giovine non
-metteva alcun dubbio che non fosse il suo amico che
-parlava dall'interno colla dama nell'esterno; la curiosità
-prevalse dunque sulla prudenza, e approfittando
-della preoccupazione nella quale sembrava che la vista
-del fazzoletto immergesse i due personaggi che abbiamo
-messo in scena, egli sortì dal suo nascondiglio,
-e lesto come il lampo, ma nascondendo il rumore dei
-suoi passi, egli andò a collocarsi a un angolo del muro,
-di dove il suo occhio poteva perfettamente penetrare
-nell'interno dell'appartamento d'Aramis.
-</p>
-
-<p>
-Giunto là, d'Artagnan per poco non mandò un grido
-di sorpresa; non era Aramis che parlava con la notturna
-visitatrice, ma un'altra donna. D'Artagnan ci vedeva
-abbastanza per riconoscere soltanto le forme dei vestiti,
-ma non a sufficienza per distinguere i lineamenti.
-</p>
-
-<p>
-Nel medesimo istante, la donna dell'appartamento
-cavò un secondo fazzoletto di saccoccia, e lo cambiò
-con quello che le era stato mostrato. Furono quindi
-pronunciate alcune parole fra le due donne, finalmente
-l'invetriata si chiuse, la donna che si trovava nell'esterno
-della finestra si voltò e venne a quattro passi da
-d'Artagnan abbassando il cappuccio del suo mantello,
-ma la precauzione era stata presa troppo tardi: d'Artagnan
-aveva già riconosciuta la signora Bonacieux.
-</p>
-
-<p>
-La sig. Bonacieux, il sospetto che avesse potuto essere
-essa gli era già passato per lo spirito quando si
-era cavato il fazzoletto di saccoccia; ma quale probabilità
-che la sig. Bonacieux, che aveva mandato a chiamare
-il signor Laporte per farsi ricondurre da lui al
-Louvre, corresse per le strade di Parigi sola a undici
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-ore e mezzo di sera col pericolo di essere rapita una
-seconda volta?
-</p>
-
-<p>
-Bisogna adunque che ciò fosse per un affare di molta
-importanza. E quale affare importante può mai avere
-una donna di venticinque anni? l'amore.
-</p>
-
-<p>
-Ma, era per conto suo o per conto di un'altra persona
-che ella si esponeva in simili pericoli? Ecco ciò
-che il giovane si domandava a se stesso, chè il demonio
-della gelosia di già gli mordeva il cuore nè più nè
-meno, che ad un amante in titolo.
-</p>
-
-<p>
-Del resto vi era un mezzo ben semplice per assicurarsi
-ove andava la signora Bonacieux; questo era
-di seguirla. Questo mezzo era sì semplice, che d'Artagnan
-lo impiegò naturalmente per istinto.
-</p>
-
-<p>
-Ma alla vista del giovane che si staccava dal muro,
-come una statua dal suo nicchio, e al rumore dei passi
-che ella sentiva dietro di se, la signora Bonacieux gettò
-un piccolo grido e fuggì.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan le corse dietro. Non era per lui una cosa
-difficile il raggiungere una donna imbarazzata nel
-suo mantello. Egli la raggiunse adunque a un terzo
-della strada in cui si era impegnata. La disgraziata era
-spossata, non dalla fatica, ma dal terrore, e quando
-d'Artagnan le posò la mano sulla spalla, ella cadde sopra
-un ginocchio, gridando con voce soffocata:
-</p>
-
-<p>
-— Uccidetemi se volete, ma voi non saprete niente.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan la rialzò passandole un braccio intorno
-alla vita, ma siccome egli sentiva dal di lei peso che
-ella era sul punto di svenirsi, si affrettò a rassicurarla
-con proteste di attaccamento. Queste proteste non erano
-niente per la sig. Bonacieux, perchè simili proteste
-potevano ancora esser fatte colle più cattive intenzioni
-del mondo, ma la voce era il tutto. La giovane sposa
-credè riconoscere il suono di questa voce; ella riaprì
-gli occhi gettò uno sguardo sull'uomo che le aveva fatta
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-una sì gran paura, e riconoscendo d'Artagnan, ella
-mandò un grido di gioia.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! siete voi, siete voi, diss'ella; grazie, mio Dio!
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sono io, disse d'Artagnan, io, che Dio ha inviato
-per vegliare su voi.
-</p>
-
-<p>
-— Era con questa intenzione che mi seguivate? domandò
-con un sorriso pieno di civetteria la giovane il
-di cui carattere alquanto faceto riprendeva il disopra,
-e presso la quale erano scomparsi tutti i timori dal momento
-che avea riconosciuto un amico in quello che
-ella avea creduto un nemico.
-</p>
-
-<p>
-— No, disse d'Artagnan; no, io lo confesso, non fu
-che il caso che mi pose sulla vostra strada; io ho veduto
-una donna battere alla finestra di uno dei miei
-amici....
-</p>
-
-<p>
-— Di uno dei vostri amici? interruppe la signora Bonacieux.
-</p>
-
-<p>
-— Senza dubbio, Aramis è uno dei miei migliori amici.
-</p>
-
-<p>
-— Aramis? e chi è costui?
-</p>
-
-<p>
-— Andiamo via! ora mi direte che voi non conoscete
-Aramis?
-</p>
-
-<p>
-— Questa è la prima volta che sento pronunciare il
-suo nome.
-</p>
-
-<p>
-— È dunque la prima volta che voi venite in questa
-casa?
-</p>
-
-<p>
-— Senza dubbio.
-</p>
-
-<p>
-— E voi non sapevate che ella fosse abitata da un
-giovanotto?
-</p>
-
-<p>
-— No.
-</p>
-
-<p>
-— Da un moschettiere?
-</p>
-
-<p>
-— Nemmeno.
-</p>
-
-<p>
-— Non siete dunque venuta per cercar lui?
-</p>
-
-<p>
-— No, menomamente. D'altronde voi lo avete ben
-veduto: la persona con la quale io ho parlato era una
-donna.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-</p>
-
-<p>
-— È vero; ma questa donna è un amica di Aramis?
-</p>
-
-<p>
-— Io non ne so niente.
-</p>
-
-<p>
-— Dal momento che alloggia in casa sua!
-</p>
-
-<p>
-— Ciò non mi riguarda.
-</p>
-
-<p>
-— Ma chi è ella?
-</p>
-
-<p>
-— Oh! questo non è mio segreto.
-</p>
-
-<p>
-— Cara signora Bonacieux, voi siete graziosa, ma
-nello stesso tempo voi siete la donna più misteriosa...
-</p>
-
-<p>
-— Forse ci perdo con questo?
-</p>
-
-<p>
-— No, voi anzi siete adorabile.
-</p>
-
-<p>
-— Allora datemi il vostro braccio.
-</p>
-
-<p>
-— Ben volentieri: e ora?
-</p>
-
-<p>
-— Ora conducetemi.
-</p>
-
-<p>
-— E dove?
-</p>
-
-<p>
-— Dove vado.
-</p>
-
-<p>
-— Ma dove andate voi?
-</p>
-
-<p>
-— Voi lo vedrete, poichè mi lascerete alla porta..
-</p>
-
-<p>
-— Sarà necessario che vi aspetti?
-</p>
-
-<p>
-— No, sarà inutile.
-</p>
-
-<p>
-— Voi ritornate dunque sola?
-</p>
-
-<p>
-— Forse sì forse no.
-</p>
-
-<p>
-— Ma la persona che vi accompagnerà al ritorno sarà
-ella un uomo, o una donna?
-</p>
-
-<p>
-— Io non ne so ancora niente.
-</p>
-
-<p>
-— Lo saprò ben io!
-</p>
-
-<p>
-— In che modo?
-</p>
-
-<p>
-— Io vi aspetterò per vedervi sortire.
-</p>
-
-<p>
-— In questo caso addio!
-</p>
-
-<p>
-— Come sarebbe a dire?
-</p>
-
-<p>
-— Io non ho più bisogno di voi.
-</p>
-
-<p>
-— Ma voi avevate reclamato...
-</p>
-
-<p>
-— L'aiuto di un gentiluomo, e non la sorveglianza
-di una spia.
-</p>
-
-<p>
-— La parola è un poco dura?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Come si chiamano quelle persone che tengon dietro
-alla gente loro malgrado?
-</p>
-
-<p>
-— Indiscreti.
-</p>
-
-<p>
-— La parola è troppo dolce.
-</p>
-
-<p>
-— Andiamo, signora, io vedo bene che bisogna fare
-a modo vostro.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè vi siete privato del merito di farlo subito?
-</p>
-
-<p>
-— E che! non vi è nessun merito nel pentirsi?
-</p>
-
-<p>
-— Ma vi pentite realmente?
-</p>
-
-<p>
-— Non ne so niente io stesso. Ma ciò che io so, si è
-che vi prometto di fare tutto ciò che vorrete, se voi
-lasciate che vi accompagni fin dove andate.
-</p>
-
-<p>
-— E voi dopo mi lascerete?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— Senza spiare la mia sortita.
-</p>
-
-<p>
-— No.
-</p>
-
-<p>
-— Parola d'onore!
-</p>
-
-<p>
-— Fede da gentiluomo!
-</p>
-
-<p>
-— Prendete il mio braccio allora e andiamo.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan offrì il suo braccio alla signora Bonacieux,
-che vi si sospese per metà ridente, e per metà
-tremante, e tutti e due raggiunsero l'estremità della
-strada Arpa. Giunti là, la giovane parve esitare, come
-aveva già fatto nella strada Vaugirard. Però a certi segni
-ella sembrò ravvisare una porta, e avvicinandosi a
-questa porta:
-</p>
-
-<p>
-— Ora, signore, diss'ella, è qui, che ho le mie faccende;
-mille grazie della vostra onorevole compagnia,
-che mi ha salvato da tutti i pericoli ai quali sarei stata
-esposta, se fossi stata sola; ora è il momento di
-mantenere la vostra parola. Io sono arrivata alla mia
-destinazione.
-</p>
-
-<p>
-— E voi non avrete più niente a temere al ritorno?
-</p>
-
-<p>
-— Io non avrò a temere che i ladri.
-</p>
-
-<p>
-— Questi sono pure qualche cosa.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Che mi potrebbero prendere? non ho meco un
-soldo.
-</p>
-
-<p>
-— Voi dimenticate questo bel fazzoletto ricamato
-con lo stemma...
-</p>
-
-<p>
-— Quale?
-</p>
-
-<p>
-— Quello che ho ritrovato ai vostri piedi, e che ho
-rimesso nella vostra tasca.
-</p>
-
-<p>
-— Tacete! tacete disgraziato! gridò la giovane; volete
-voi perdermi?
-</p>
-
-<p>
-— Voi vedete bene che vi è dunque ancora qualche
-pericolo per voi, poichè una sola parola vi fa tremare,
-e che voi confessate che sareste perduta se si sentisse
-questa parola. Ah! sentite, signora, continuò d'Artagnan
-afferrandole la mano e cuoprendola con un ardente
-bacio, sentite, siate più generosa, confidatevi in me;
-non avete dunque letto che nei miei occhi non vi è che
-affezione, e nel mio cuore che simpatia?
-</p>
-
-<p>
-— Sia pure, rispose la signora Bonacieux, così, domandatemi
-i miei secreti, che io ve li dirò; ma quelli
-degli altri è un'altra cosa.
-</p>
-
-<p>
-— Sta bene, disse d'Artagnan gli scoprirò; poichè
-questi secreti possono avere un'influenza sulla vostra
-vita, bisogna che questi secreti diventino i miei.
-</p>
-
-<p>
-— Guardatevene bene! gridò la giovane con una serietà,
-che fece rabbrividire d'Artagnan suo malgrado.
-Oh! non vi mischiate in niente di ciò che mi riguarda,
-non cercate di aiutarmi in ciò che io compio, e questo
-ve lo domando in nome dell'interesse che v'inspiro in
-nome del servizio, che mi avete reso, e che io non dimenticherò
-in tutta la mia vita. Credete bene piuttosto
-a ciò che io vi dico. Non vi occupate più di me,
-che io non esista più per voi, e questo sia, come se
-voi non mi aveste mai veduta.
-</p>
-
-<p>
-— Aramis dovrà egli fare altrettanto che me, signora?
-disse d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— Ecco già due o tre volte, che voi avete pronunciato
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-questo nome, signore; eppure vi ho detto che io
-non lo conosco.
-</p>
-
-<p>
-— Voi non conoscete l'uomo alla finestra del quale
-siete andata a battere? su via, signora, non mi crediate
-poi troppo credulo!
-</p>
-
-<p>
-— Confessate che è per farmi parlare, che voi inventate
-questa storia, e che voi create questo personaggio?
-</p>
-
-<p>
-— Io non ho inventato niente, signora, io non ho
-detto che la pura verità.
-</p>
-
-<p>
-— E voi dite che uno dei vostri amici abita in quella
-casa?
-</p>
-
-<p>
-— Io lo dico, ed io lo ripeto per la terza volta: quella
-casa è quella che abita un mio amico, e questo mio
-amico si chiama Aramis.
-</p>
-
-<p>
-— Tutto ciò si schiarirà più tardi, mormorò la giovane
-donna; ora signore, tacete.
-</p>
-
-<p>
-— Se voi poteste vedere tutto il mio cuore allo scoperto,
-disse d'Artagnan, voi vi leggereste tanta curiosità,
-che avreste pietà di me, e tanto amore che voi
-soddisfareste sull'istante alla mia curiosità. Non vi ha
-niente da temere da coloro che vi amano.
-</p>
-
-<p>
-— Voi parlate ben presto d'amore, signore, disse la
-giovane sposa scuotendo la testa.
-</p>
-
-<p>
-— Egli è che l'amore mi è venuto presto e per la prima
-volta, e sì che io non ho ancora vent'anni.
-</p>
-
-<p>
-La giovane sposa lo guardò di sott'occhio.
-</p>
-
-<p>
-— Ascoltate, io sono già sulla traccia, riprese d'Artagnan.
-Sono tre mesi da che poco mancò che non avessi
-un duello con Aramis per un fazzoletto simile a quello
-che voi avete mostrato a quella signora che era nella
-di lui casa, per un fazzoletto marcato nello stesso
-modo, io ne sono sicuro.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, disse la giovane, voi mi affaticate molto,
-io ve lo giuro, con queste interrogazioni.
-</p>
-
-<p>
-— Ma voi, così prudente, signora, pensateci: se voi
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-foste arrestata con questo fazzoletto e che questo fazzoletto
-vi fosse preso, non sareste voi compromessa?
-</p>
-
-<p>
-— E perchè? le iniziali non sono le mie? C. B. Costanza
-Bonacieux?
-</p>
-
-<p>
-— Ovvero Camilla Tracy.
-</p>
-
-<p>
-— Silenzio, signore, anche una volta, silenzio! Ah
-poichè il pericolo che io corro per me stessa non vi
-trattiene, pensate a quello che voi potreste incorrere.
-</p>
-
-<p>
-— Io?
-</p>
-
-<p>
-— Sì voi. Vi è pericolo di prigione, vi è pericolo di
-vita a conoscermi.
-</p>
-
-<p>
-— Allora io non vi lascio più.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, disse la giovane sposa supplicante e giungendo
-le mani, signore, in nome del cielo, in nome
-dell'onore di un militare, in nome della cortesia di un
-gentiluomo, allontanatevi; sentite, ecco che suona mezzanotte,
-questa è l'ora in cui sono aspettata.
-</p>
-
-<p>
-— Signora, disse il giovane inchinandosi, io non so
-negar niente quando mi viene chiesto in tal modo; siate
-contenta, io mi allontano.
-</p>
-
-<p>
-— Ma voi non mi seguirete, voi non mi spierete?
-</p>
-
-<p>
-— Io rientro in casa mia sull'istante.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! io lo sapeva bene che voi eravate un bravo
-giovane, gridò la signora Bonacieux, stendendo a lui
-una mano e posando l'altra sul martello di una piccola
-porta nascosta nel muro.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan afferrò la mano che gli veniva stesa e la
-baciò ardentemente.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! io amerei meglio di non avervi mai veduta!
-gridò d'Artagnan con quell'ingenua brutalità che spesso
-le donne preferiscono alle affettazioni di galanteria
-perchè scuoprono il fondo del pensiero, e perchè esse
-provano che il sentimento supera la ragione.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, riprese la signora Bonacieux con una voce
-quasi accarezzante e stringendo la mano di d'Artagnan
-che non aveva abbandonata la sua, ebbene io
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-non dirò altrettanto che voi: ciò che oggi è perduto,
-non è perduto per l'avvenire. Chi sa se quando sarò
-sciolta un giorno, io non potrò soddisfare la vostra curiosità?
-</p>
-
-<p>
-— E fate voi la stessa promessa al mio amore? gridò
-d'Artagnan al colmo della gioia
-</p>
-
-<p>
-— Oh! per questo lato io non voglio impegnarmi,
-ciò dipenderà dai sentimenti che voi saprete inspirarmi.
-</p>
-
-<p>
-— Così ora, signora...?
-</p>
-
-<p>
-— Ora, signore, non sono ancora se non che riconoscente.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! voi siete troppo graziosa, disse d'Artagnan
-con tristezza, e voi vi abusate del mio amore.
-</p>
-
-<p>
-— No, io uso della vostra generosità e nulla più. Ma,
-credetemi bene, con certa gente tutto è trovato.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! voi mi rendete il più felice dei mortali, non
-dimenticate questa promessa!
-</p>
-
-<p>
-— Siate tranquillo, e a tempo e a luogo io mi risovverrò
-di tutto. Ebbene! partite dunque, partite in nome
-del Cielo! Mi si aspettava a mezzanotte precisa, ed
-io sono già in ritardo.
-</p>
-
-<p>
-— Di cinque minuti.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, ma in alcune circostanze cinque minuti sono
-cinque secoli.
-</p>
-
-<p>
-— Quando si ama...
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene! chi vi dice che io non ho a che fare con
-un innamorato?
-</p>
-
-<p>
-— È un uomo che vi aspetta! gridò d'Artagnan, un
-uomo!
-</p>
-
-<p>
-— Andiamo, ecco la discussione che incomincia, fece
-la signora Bonacieux con un mezzo sorriso che non era
-esente da una certa tinta d'impazienza.
-</p>
-
-<p>
-— No, no, io me ne vado, io parto; io credo in voi,
-io voglio avere tutto il merito del mio attaccamento,
-dovesse anche essere questo attaccamento una stupidità.
-Addio! signora, addio!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-</p>
-
-<p>
-E come se egli non si fosse sentito la forza di staccarsi
-dalla mano che sempre riteneva, se non che per
-mezzo di una scossa, egli si allontanò correndo, nel
-mentre che la signora Bonacieux batteva al martello
-tre colpi lenti e regolari; quindi giunto all'angolo della
-strada si rivoltò, e la porta si era di già aperta e richiusa.
-La giovane merciaia era scomparsa.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan continuò il suo cammino; egli aveva data
-la sua parola di non spiare la signora Bonacieux, e
-la sua vita foss'anche dipesa dal luogo ove ella si era
-portata o dalla persona che doveva accompagnarla, d'Artagnan
-sarebbe egualmente rientrato in casa sua; e poichè
-egli aveva detto di ritornarvi, cinque minuti dopo
-egli era nella strada Fossoyeurs.
-</p>
-
-<p>
-— Povero Athos, diceva egli, non saprà quello che
-vuol dir ciò. Egli si sarà addormentato aspettandomi,
-o sarà ritornato in casa sua, e nel rientrare avrà saputo
-che vi era stata una donna. Una donna nella camera
-di Athos! veramente; continuò d'Artagnan, ve
-n'è ancora una in casa d'Aramis; tutto ciò è molto
-strano, e io sarei ben curioso di sapere come andrà a
-finire.
-</p>
-
-<p>
-— Male, signore, male, rispose una voce che il giovane
-riconobbe per quella di Planchet, poichè parlando
-da se solo ad alta voce, e nel modo delle persone molto
-preoccupate, era entrato nel corridoio, nel fondo
-del quale era la scala che conduceva nella sua camera.
-</p>
-
-<p>
-— Come, male! che vuoi tu dire, imbecille? domandò
-d'Artagnan, e che cosa è dunque accaduto?
-</p>
-
-<p>
-— Ogni sorta di disgrazie.
-</p>
-
-<p>
-— Quali?
-</p>
-
-<p>
-— Prima di tutto il signor Athos è stato arrestato.
-</p>
-
-<p>
-— Arrestato! Athos arrestato! perchè?
-</p>
-
-<p>
-— Fu ritrovato qui da voi; e fu preso per voi.
-</p>
-
-<p>
-— E da chi è stato arrestato?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Dalle guardie che andarono a chiamare gli uomini
-neri che avete messi in fuga.
-</p>
-
-<p>
-— E perchè non ha egli detto il suo nome? perchè
-non ha egli detto di essere estraneo a tutto questo affare?
-eh?
-</p>
-
-<p>
-— Egli se ne è ben guardato, signore; anzi egli si è
-avvicinato a me e mi ha detto:
-</p>
-
-<p>
-« — Il tuo padrone ha bisogno della sua libertà in
-questo momento e non io, poichè egli sa tutto, ed io
-non so niente. Lo si crederà arrestato, e ciò gli darà
-del tempo; fra tre giorni io dirò chi sono, e bisognerà
-bene che mi facciano sortire.»
-</p>
-
-<p>
-— Bravo Athos! cuore nobile, mormorò d'Artagnan,
-io lo riconosco bene da ciò! e che cosa hanno fatto gli
-sbirri?
-</p>
-
-<p>
-— Quattro lo hanno condotto via, non so bene se alla
-Bastiglia, o al Forte il Vescovo; due sono rimasti
-con gli uomini neri che hanno frugato da per tutto e
-che hanno preso tutte le carte. Finalmente li due ultimi,
-durante questa spedizione, montavano la guardia alla
-porta, quindi, quando tutto è stato finito, essi sono
-partiti, lasciando la casa vuota, e tutto aperto.
-</p>
-
-<p>
-— E Porthos? e Aramis?
-</p>
-
-<p>
-— Io non li ho trovati, essi non son venuti.
-</p>
-
-<p>
-— Ma essi possono venire da un momento all'altro, perchè
-tu gli hai lasciato detto che io li aspettava?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signore.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene! non muoverti di qui; se essi vengono
-previenli di quanto mi è accaduto, e che mi aspettino
-all'osteria della Pigna; qui vi sarebbe del pericolo a rimanere,
-la casa può essere spiata. Io corro dal signor
-de Tréville per metterlo a parte di tutto, quindi li raggiungerò.
-</p>
-
-<p>
-— Sta bene, signore, disse Planchet.
-</p>
-
-<p>
-— Ma resterai tu? non avrai paura? disse d'Artagnan
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-ritornando indietro per raccomandare il coraggio al
-suo lacchè.
-</p>
-
-<p>
-— Siate tranquillo, signore, disse Planchet, voi non
-mi conoscete ancora; quando mi ci metto, sono bravo;
-andate, il tutto sta che io mi ci metta: d'altronde io
-son Piccardo.
-</p>
-
-<p>
-— Allora tutto è combinato, disse d'Artagnan; tu ti
-farai piuttosto uccidere che lasciare il tuo posto.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signore, non v'è niente che io non sia disposto
-a fare per provarvi il mio attaccamento.
-</p>
-
-<p>
-— Buono, disse fra se stesso d'Artagnan; sembra che
-il metodo che io ho adoprato con questo giovane sia
-veramente il migliore: io ne userò ogni qualvolta se ne
-presenti l'occasione.
-</p>
-
-<p>
-E con tutta la sveltezza delle sue gambe, di già alcun
-poco affaticate per le corse della giornata, d'Artagnan
-si diresse verso la strada del Colombaio.
-</p>
-
-<p>
-Il sig. de Tréville non era nel suo palazzo; la sua
-compagnia era di guardia al Louvre; egli era al Louvre
-con la sua compagnia.
-</p>
-
-<p>
-— Gli abbisognava di giungere fino al Sig. de Tréville;
-era necessario che fosse prevenuto di tutto ciò
-che accadeva. D'Artagnan risolvette di tentare l'entrata
-al Louvre. Il suo uniforme di guardia nella compagnia
-del sig. des Essarts gli doveva essere il suo passaporto.
-Discese dunque la strada dei Piccoli-Agostiniani
-e rimontò la riviera per passare il Ponte-nuovo. Per
-un momento aveva avuta l'idea di passare con la barca;
-ma giungendo alla riva del fiume, aveva macchinalmente
-introdotta la sua mano in saccoccia, e si era accorto
-di non aver di che pagare il passatore.
-</p>
-
-<p>
-Mentre giungeva all'altezza della strada Guénégaud,
-vide sboccare dalla strada Delfino un gruppo
-composto di due persone il di cui andamento lo colpì.
-Le due persone che componevano il gruppo erano un
-uomo ed una donna.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-</p>
-
-<p>
-La donna aveva la statura della sig. Bonacieux e
-l'uomo rassomigliava moltissimo al sig. Aramis.
-</p>
-
-<p>
-Inoltre la donna aveva quel mantello nero che
-d'Artagnan vedeva ancora disegnarsi davanti alla finestra
-della strada Vaugirard, e sopra la porta della strada
-d'Arpa.
-</p>
-
-<p>
-Di più, l'uomo portava l'uniforme dei moschettieri.
-</p>
-
-<p>
-Il cappuccio della donna era calato avanti agli occhi,
-l'uomo teneva il suo fazzoletto avanti il viso; entrambi,
-questa doppia precauzione lo indicava, entrambi avevano
-dunque interesse a non essere conosciuti.
-</p>
-
-<p>
-Essi presero il ponte; questa era la strada di d'Artagnan,
-e poichè d'Artagnan si portava al Louvre, li
-seguì.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan non aveva fatto venti passi che fu convinto
-che questa donna era la sig. Bonacieux e che quest'uomo
-era Aramis.
-</p>
-
-<p>
-Egli sentì nel medesimo istante tutti i sospetti della
-gelosia agitarsi nel suo onore.
-</p>
-
-<p>
-Egli era doppiamente tradito, e dal suo amico, e da
-quella che egli di già amava come sua amica. La sig.
-Bonacieux gli aveva giurato formalmente che non conosceva
-Aramis, e un quarto d'ora dopo che gli avea
-fatto questo giuramento ella la ritrovava sotto il braccio
-di Aramis!
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan non riflettè solamente che egli conosceva
-la bella da tre ore appena, che egli non gli doveva che
-un poco di riconoscenza, per averla liberata dagli uomini
-neri che volevano rapirla, e che ella non aveva
-promesso niente; Egli si considerò come amante oltraggiato,
-tradito, deriso; il sangue e la collera gli salirono
-al viso; egli risolse di schiarire tutto.
-</p>
-
-<p>
-La coppia che camminava innanzi erasi accorta di
-esser seguita, ed essi avevano raddoppiato il passo.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan prese la corsa al momento che si ritrovarono
-avanti la Samaritana illuminata da un fanale
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-che proiettava la sua luce sopra tutta questa parte di
-ponte.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan si fermò davanti a loro, essi si fermarono
-davanti a lui.
-</p>
-
-<p>
-— Che volete voi, signore? domandò il moschettiere
-addietrando di un passo e con uno accento straniero
-che provava a d'Artagnan che egli erasi ingannato in
-una parte delle sue congetture.
-</p>
-
-<p>
-— Non è Aramis! gridò egli.
-</p>
-
-<p>
-— No, signore, non è Aramis, e alla vostra esclamazione
-io vedo che voi mi avete preso per un altro, e vi
-perdono.
-</p>
-
-<p>
-— Voi mi perdonate! gridò d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, rispose lo sconosciuto. Lasciatemi dunque passare,
-poichè voi non l'avete meco.
-</p>
-
-<p>
-— Voi avete ragione, signore, disse d'Artagnan, io
-non l'ho con voi ma con la signora.
-</p>
-
-<p>
-— Colla signora! voi non la conoscete, disse lo straniero.
-</p>
-
-<p>
-— Voi vi sbagliate, signore, io la conosco.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! fece la signora Bonacieux con un tuono di
-rimprovero; ah! signore io aveva la vostra parola da
-militare e la vostra fede da gentiluomo: sperava di poterci
-contar sopra.
-</p>
-
-<p>
-— Ed io signora.... disse d'Artagnan imbarazzato,
-voi mi avevate promesso...
-</p>
-
-<p>
-— Prendete il mio braccio signora, disse lo straniero,
-e continuiamo la nostra strada.
-</p>
-
-<p>
-Frattanto d'Artagnan stordito, atterrato, annientato
-per tutto ciò che gli accadeva, restava ritto colle
-braccia incrociate davanti al moschettiere ed alla signora
-Bonacieux.
-</p>
-
-<p>
-Il moschettiere fece due passi in avanti e allontanò
-con la mano d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan fece un salto in addietro e cavò fuori la
-sua spada.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nello stesso tempo, e colla rapidità del lampo, lo
-sconosciuto cavò fuori la sua.
-</p>
-
-<p>
-— In nome del cielo! milord, gridò la sig. Bonacieux
-gettandosi in mezzo ai combattenti e prendendo le spade
-a piene mani.
-</p>
-
-<p>
-— Milord! gridò d'Artagnan illuminato da una subitanea
-idea; milord! perdono, signore, ma sapeva io forse
-che voi eravate...? milord, signora, perdono, cento
-volte perdono; ma io l'amava, milord, io era geloso;
-voi sapete che cosa è amare, milord; perdonatemi, e
-ditemi come posso farmi ammazzare per la vostra
-grazia.
-</p>
-
-<p>
-— Voi siete un bravo giovane, disse Buckingham
-stendendo la mano a d'Artagnan che questi strinse rispettosamente;
-voi mi offrile i vostri servigi, io gli accetto;
-seguiteci a venti passi di distanza fino al Louvre
-e se qualcuno ci spia, uccidetelo!
-</p>
-
-<p>
-D'Artagnan mise la sua spada sotto il braccio, lasciò
-prendere alla sig. Bonacieux e al duca il vantaggio di
-venti passi, e li seguì, pronto ad eseguire alla lettera
-le istruzioni del nobile ed elegante ministro di
-Carlo I.
-</p>
-
-<p>
-Ma fortunatamente il giovane di scorta non ebbe alcuna
-occasione di dare al duca questa pruova della sua
-devozione, e la giovine sposa e il moschettiere entrarono
-al Louvre, per la porta secreta, senza essere inquietati
-da alcuno.
-</p>
-
-<p>
-In quanto a d'Artagnan egli si portò subito all'osteria
-della Pigna, ove trovò subito Porthos e Aramis che
-lo aspettavano.
-</p>
-
-<p>
-Ma, senza dar loro spiegazione sull'incomodo che loro
-aveva cagionato, disse che aveva terminato il suo
-affare pel quale egli aveva un istante creduto di aver
-bisogno del loro intervento.
-</p>
-
-<p>
-E ora, trasportati come noi siamo dal nostro racconto,
-lasciamo i nostri tre amici ritornare ognuno alle
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-proprie abitazioni, e seguiamo nei laberinti del Louvre
-il duca di Buckingham e la sua guida.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap12">CAPITOLO XII.
-<span class="smaller">GIORGIO WILLIERS DUCA DI BUCKINGHAM</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-La signora Bonacieux e il duca entrarono al Louvre
-senza difficoltà; la sig. Bonacieux era conosciuta per
-essere al servizio della regina: il duca portava l'uniforme
-dei moschettieri del sig. de Tréville, che, come
-abbiamo detto, erano di guardia in quella sera. D'altronde
-Germano era negli interessi della regina, e se
-accadeva qualche cosa, la sig. Bonacieux sarebbe stata
-accusata di avere introdotto il suo amante al Louvre,
-ecco tutto; ella prendeva sopra di se la colpa, la sua
-riputazione sarebbe stata perduta è vero; ma di una
-piccola merciaia?
-</p>
-
-<p>
-Una volta entrati nell'interno della corte il duca e
-la giovane seguirono il piede del muro per lo spazio di
-circa venticinque passi; percorso questo spazio la sig.
-Bonacieux spinse una piccola porta di servizio, che il
-giorno stava aperta, ma che ordinariamente si chiudeva
-nella notte; la porta cedè; entrambi si introdussero
-e si trovarono nella oscurità, ma la sig. Bonacieux conosceva
-tutti i giri e rigiri di questa parte del Louvre,
-destinata alla bassa corte. Ella chiuse le porta dietro
-di se, prese il duca per la mano, fece qualche passo a
-tastone afferrò una bronca della scala, toccò con un piede
-il primo scalino, e cominciò a salire; il duca contò
-due piani. Allora ella prese a destra, seguì un lungo
-corridoio, tornò a discendere un piano, fece qualche passo
-ancora, introdusse una chiave nella serratura, aprì
-una porta e spinse il duca in un appartamento illuminato
-soltanto da una lampada da notte, dicendogli:
-</p>
-
-<p>
-— Restate qui, milord duca, fra poco verrà.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quindi ella sortì per la medesima porta, che chiuse
-a doppio giro, dimodochè il duca si trovò prigioniero
-alla lettera.
-</p>
-
-<p>
-Però, quantunque si trovasse isolato, bisogna dirlo,
-il duca di Buckingham non provò un'istante di timore;
-una delle parti caratteristiche del suo naturale era la
-ricerca delle avventure e l'amore da romanzo. Coraggioso,
-ardito, intraprendente non era la prima volta
-che arrischiava la sua vita in simili tentativi; egli avea
-saputo che questo preteso messaggio della regina, sulla
-fede del quale egli era venuto a Parigi, era un laccio,
-e invece di ritornarsene in Inghilterra, abusando
-della posizione in cui era stato messo, aveva dichiarato
-alla regina che egli non partirebbe senza averla prima
-veduta. Sulle prime la regina aveva positivamente
-ricusato, quindi finalmente aveva temuto che il duca,
-esasperato, non facesse qualche follia. Ella si era già
-decisa a riceverlo e a supplicarlo di partire subito, allorchè,
-la stessa sera della decisione, la signora Bonacieux,
-che era stata incaricata di andare a cercare il
-duca e condurlo al Louvre, fu rapita. Per due giorni
-si ignorò affatto ciò che fosse accaduto di lei, e tutto
-rimase sospeso. Ma una volta libera, una volta rimessa
-in rapporto con la corte, le cose avevano preso un altro
-corso, ed ella eseguiva la perigliosa intrapresa che
-senza il suo arresto, ella avrebbe compiuta tre giorni
-prima.
-</p>
-
-<p>
-Buckingham, rimasto solo, si avvicinò ad uno specchio.
-Quell'abito da moschettiere gli andava a meraviglia.
-A trentacinque anni, che egli aveva allora, egli
-passava a giusto titolo per il più bel gentiluomo e per
-il più elegante cavaliere di Francia e d'Inghilterra.
-Favorito da due re, ricco di milioni, che tutto poteva
-in un regno che egli sconvolgeva a suo capriccio o calmava
-a sua fantasia, Giorgio Williers, duca di Buckingham
-aveva intrapresa una di quelle esistenze favolose
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-che rimangono nei corso dei secoli come una meraviglia
-per la posterità. Così, sicuro di se stesso, convinto
-della sua possanza, certo che non potevano colpirlo
-le leggi che reggono gli altri uomini, andava dritto alla
-meta che si era prefisso, fosse pure stata questa meta
-così elevata e così risplendente che sarebbe stato
-follia per un altro il sognarlo soltanto. Fu così che egli
-giunse ad avvicinarsi diverse volte alla bella ed orgogliosa
-regina di Francia, a forza d'abbagliare.
-</p>
-
-<p>
-Giorgio Williers si pose adunque avanti di uno specchio,
-come lo abbiamo detto, rese alla sua bella capigliatura
-bionda le ondulazioni che il peso del suo cappello
-le avevano fatto perdere, arricciò i suoi baffi, e
-col cuore gonfio di gioia, felice, e sapendo di toccare
-un momento che egli aveva desiderato sì lungamente
-sorrise a se stesso d'orgoglio e di speranza.
-</p>
-
-<p>
-In questo momento una porta nascosta dalla tappezzeria
-si aprì, e comparve una donna. Buckingham vide
-questa apparizione nello specchio, gettò un grido; era
-la regina!
-</p>
-
-<p>
-La regina aveva allora ventisei o ventisette anni,
-vale a dire che ella si ritrovava in tutto lo splendore
-della bellezza. Il suo andamento era veramente quello
-di una regina, o meglio ancora di una dea; i suoi occhi,
-che gettavano dei riflessi di smeraldo, erano perfettamente
-belli e pieni ad un tempo di dolcezza e di
-maestà; la sua bocca era piccola e vermiglia, e quantunque
-il suo labbro inferiore avanzasse leggermente
-sull'altro, ella era eminentemente graziosa nel sorriso ma
-altrettanto profondamente sdegnosa nel disprezzo. La
-sua pelle era citata per la sua bianchezza e pel suo vellutato,
-la sua mano e le sue braccia erano di una bellezza
-sorprendente, e tutti i poeti dell'epoca le decantavano
-come incomparabili. Finalmente i suoi capelli, che,
-di biondi che erano nella sua gioventù, erano diventati
-castagni, e che ella portava arricciati e aspersi di
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-molta polvere, contornavano ammirabilmente il suo viso,
-al quale la censura più rigida non avrebbe potuto
-augurare che un poco meno di rosso, e i più esigenti
-desiderare un poco più di affilatezza nel naso.
-</p>
-
-<p>
-Buckingham rimase per un istante abbagliato;
-giammai la regina gli era sembrata più bella in mezzo
-ai balli, alle feste ed ai tornei, di quello che gli apparve
-in quel momento, vestita con una semplice stoffa
-bianca; e accompagnata da donna Stefania, la sola delle
-cameriere spagnuole che non fosse stata scacciata dalla
-gelosia del re, o dalle persecuzioni di Richelieu.
-</p>
-
-<p>
-Anna fece due passi in avanti: Buckingham si precipitò
-ai suoi ginocchi, e primachè la regina avesse potuto
-impedirlo, le baciò l'estremità della sua veste.
-</p>
-
-<p>
-— Duca, voi sapete di già che non sono stata io che
-vi ho fatto qui venire.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! sì, signora, sì, Vostra Maestà, gridò il duca;
-io so che sono stato un pazzo, un insensato a credere
-che la neve potesse riscaldarsi, che il marmo potesse
-animarsi; ma che volete! quando si ama, si crede
-facilmente all'amore, d'altronde io non ho perduto
-tutto in questo viaggio poichè vi vedo.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, rispose Anna, ma voi sapete perchè e come
-io vi vedo, milord. Io vi vedo per pietà di voi stesso,
-io vi vedo perchè, insensibile voi a tutte le mie pene,
-vi siete ostinato a rimanere in una città ove, rimanendo,
-correte rischio della vita, e a me fate correr
-rischio del mio onore; io vi vedo per dirvi che tutto
-ci separa, la profondità del mare, l'inimicizia dei regni,
-la santità dei giuramenti. Il lottare contro tante
-cose è un sacrilegio, milord. Io vi vedo infine per dirvi
-che è indispensabile che noi non ci vediamo più.
-</p>
-
-<p>
-— Parlate, signora, parlate regina, disse Buckingham,
-la dolcezza della vostra voce cuopre la durezza
-delle vostre parole.
-</p>
-
-<p>
-— Milord, disse la regina, voi non potete rimproverare
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-il mio modo di parlarvi; voi dimenticate che io
-non vi ho mai detto che vi amava.
-</p>
-
-<p>
-— Ma voi non mi avete neppur detto mai che non
-mi amavate, e veramente il dirmi simili parole, sarebbe
-stato per parte di Vostra Maestà, una troppo grande
-ingratitudine. Poichè, ditemi, ove troverete un amore
-eguale al mio, un amore che nè il tempo nè la
-lontananza nè la disperazione possono estinguere, un
-amore che si contenta di un nastro perduto, di uno
-sguardo smarrito, di una parola sfuggita? Sono tre anni,
-signora, che vi ho veduta per la prima volta, e
-dopo tre anni io vi amo egualmente. Volete voi che
-io vi dica come eravate vestita la prima volta che vi
-vidi? volete voi che io vi dettagli tutti gli ornamenti
-della vostra toeletta? Ascoltate; io vi vedo ancora: voi
-eravate seduta sopra un dado, alla moda di Spagna,
-avevate una stoffa di seta verde broccata d'oro e d'argento,
-colle maniche pendenti e riannodate sulle belle
-vostre braccia, su quelle braccia ammirabili, con grossi
-diamanti; voi avevate un collare increspato e chiuso,
-un piccolo <i>bonetto</i> sulla vostra testa, del colore
-della vostra veste, e sopra questo bonetto una piuma
-d'airone. Oh sentite, sentite, io chiudo gli occhi e vi
-vedo tale quale eravate allora; io li riapro e vi vedo
-tale quale siete adesso, vale a dire cento volte più bella
-ancora!
-</p>
-
-<p>
-— Quali follie! mormorò Anna, che non aveva il coraggio
-di irritarsi col duca per avere così bene conservato
-il suo ritratto nel di lui cuore; quale follia di nutrire
-una passione inutile con simili rimembranze.
-</p>
-
-<p>
-— E con che volete voi dunque che io viva? Io non
-ho che delle rimembranze. Queste sono la mia felicità,
-il mio tesoro, la mia speranza. Ciascheduna volta che
-vi vedo, è un diamante di più che io racchiudo nello
-scrigno del mio cuore. Questo è il quarto che voi lasciate
-cadere e che io raccolgo. Poichè in tre anni, signora,
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-non vi ho veduta che quattro volte; questa prima
-che vi diceva, la seconda in casa della sig. Chevreuse,
-la terza nei giardini d'Amiens...
-</p>
-
-<p>
-— Duca, disse la regina arrossendo, non parlate di
-quella serata.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! parliamone, al contrario, signora, parliamone:
-è la serata felice e raggiante della mia vita. Vi ricordate
-voi la bella notte che faceva? come l'aria era
-dolce e profumata? come il cielo era azzurro e smaltato
-di stelle? ah! quella volta, signora, potei rimanere
-un istante con voi; quella volta eravate disposta a
-dirmi tutto, l'isolamento della vostra vita, le afflizioni
-del vostro cuore. Voi eravate appoggiata al mio
-braccio; guardate, a questo qui. Abbassando la mia
-testa dalla vostra parte, io sentiva i vostri bei capelli
-sfiorare il mio viso, ed ogni volta che essi lo sfioravano,
-io rabbrividiva dalla testa ai piedi. Oh! regina!
-oh! voi non sapete tutto ciò che vi ha di felicità e di
-gioia racchiuso in un simile supremo momento! I miei
-beni, la mia fortuna, la mia gloria, tutti i giorni che
-mi restano a vivere io li darei per un simile istante,
-per una simile notte; poichè quella notte, signora,
-quella notte voi mi amavate, io ve lo giuro.
-</p>
-
-<p>
-— Milord, è possibile, sì, che l'influenza del luogo,
-che le attrattive di quella bella sera, che l'affascinazione
-del vostro sguardo, che quelle mille circostanze,
-in fine, che qualche volta si riuniscono per perdere
-una donna, si sieno raggruppate intorno a me in
-quella sera fatale; ma voi lo avete veduto, milord, la
-regina è venuta in soccorso della donna indebolita; alla
-prima parola che voi avete osato di dire, alla prima
-arditezza alla quale io ho dovuto rispondere, io ho
-chiamato.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! sì, sì, è vero, e un altro amore fuori del mio
-si sarebbe infranto e questa pruova; ma il mio amore
-ne è sortito più ardente e più eterno. Voi avete creduto
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-di fuggirmi ritornando a Parigi, voi avete creduto
-che io non oserei lasciare il tesoro che dal mio sire
-sono stato incaricato di custodire. Ah! che importano
-a me tutti i tesori del mondo, e tutti i re della terra!
-otto giorni dopo io era di ritorno, o signora. Quella
-volta voi non avevate niente a dirmi: io aveva arrischiato
-il mio favore, la mia vita per vedervi un secondo,
-io non ho neppure toccata la vostra mano, e voi
-mi avete perdonato vedendomi così sottomesso e così
-pentito.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, ma la calunnia si è impadronita di tutte queste
-follie, nelle quali io non aveva parte, voi lo sapete
-bene, milord. Il re, eccitato dal ministro, ha fatto un
-rumore terribile; la signora di Vernet fu scacciata;
-Putange fu esiliato; la signora Chevreuse cadde in disfavore;
-e allorchè voi avete voluto ritornare come ambasciadore
-in Francia, il re stesso, sovvenitevene milord,
-il re stesso si è opposto.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, e la Francia pagherà con una guerra il rifiuto
-del suo re. Io non posso più vedervi, signora? ebbene!
-io voglio che ciascun giorno voi sentiate a parlare di
-me. Che scopo credete voi che abbia avuta questa spedizione
-e questa lega coi protestanti della Rochelle che
-io progetto? il piacere di vedervi. Io non ho la speranza
-di penetrare a mano armata fino a Parigi, lo so
-bene, ma questa guerra potrà fruttare una pace; a
-questa pace necessiterà un negoziatore; questo negoziatore
-sarò io. Non si oserà più di rifiutarmi allora, e
-io ritornerò a Parigi, e vi rivedrò, e sarò felice un istante.
-Migliaia d'uomini, è vero, avranno pagato la
-mia felicità colla loro vita, ma che importa a me purchè
-vi riveda? tutto questo è forse da insensato; ma,
-ditemi qual donna ha avuto un amante più innamorato?
-qual regina ha avuto un servitore più ardente?
-</p>
-
-<p>
-— Milord, milord! voi invocate a vostra difesa cose
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-che ancor più vi accusano; milord tutte queste prove
-d'amore, che volete darmi, sono altrettanti delitti.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè voi non mi amate, signora; se voi mi amaste,
-vedreste tutto ciò bene altrimenti; sarebbe per
-me troppo grande felicità, e io ne diventerei pazzo.
-Ah! la signora de Chevreuse è stata meno crudele di
-voi. Halland l'amò, ed ella corrispose al suo amore.
-</p>
-
-<p>
-— La signora de Chevreuse non era regina, mormorò
-Anna, vinta a suo malgrado dall'espressione di un
-amore così profondo.
-</p>
-
-<p>
-— Voi mi amereste dunque se non la foste, signora?
-dite, voi mi amereste dunque? posso dunque credere
-che è la dignità sola del vostro rango che vi fa crudele
-verso di me? posso adunque credere che se voi foste
-stata la sig. de Chevreuse, il povero Buckingham
-avrebbe potuto sperare? grazie di queste dolci parole,
-oh! mia bella Maestà, cento volte grazie!
-</p>
-
-<p>
-— Ah! milord, voi avete inteso male, male interpretato,
-io non ho voluto dire...
-</p>
-
-<p>
-— Silenzio! silenzio! disse il duca; se io sono felice
-di un errore, non abbiate la crudeltà di togliermelo.
-Voi lo avete detto, voi stessa, io sono attirato in un
-laccio, io vi lascerò forse la vita, poichè, osservate, è
-strano, da qualche tempo io ho dei presentimenti di
-dover morire.
-</p>
-
-<p>
-E il duca sorrise con un sorriso tristo ad un tempo
-e grazioso.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! mio Dio, gridò Anna con un accento di spavento
-che provava quale interesse, maggiore di quello
-che voleva dire, ella portava al duca.
-</p>
-
-<p>
-— Io non vi dico ciò per spaventarvi, signora, no;
-ciò che vi dico è anzi ridicolo, e credete che io non mi
-preoccupo niente di questi sogni; ma questa parola
-che voi mi avete detta, questa speranza che voi quasi
-mi avete data, avrà pagato tutto, fosse ancora la mia
-vita.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene! disse Anna, io pure duca, io ho dei presentimenti;
-io pure ho dei sogni. Io ho sognato che vi
-vedeva steso, insanguinato, atterrato da una ferita.
-</p>
-
-<p>
-— Alla parte sinistra, non è vero e con un coltello?
-interruppe Buckingham.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, è così, milord, è così; alla parte sinistra con
-un coltello. Chi ha potuto dirvi che io aveva fatto questo
-sogno? io non l'ho che confidato a Dio, e anche
-nelle mie preghiere.
-</p>
-
-<p>
-— Io non voglio saperne di più, voi mi amate, signora,
-sta bene;
-</p>
-
-<p>
-— Io vi amo?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, voi! il cielo vi manderebbe forse gli stessi sogni
-che a me, se voi non mi amaste? avremmo noi gli
-stessi presentimenti, se le nostre due esistenze non si
-toccassero col cuore? voi mi amate, o regina, e voi mi
-piangerete!
-</p>
-
-<p>
-— Oh! mio Dio, mio Dio! gridò Anna, questo è più
-di quanto io possa sopportare. Sentite, duca, in nome
-del cielo, partite, ritiratevi; io non so se vi ami o se
-non vi ami, ma quello che io so si è, che io non sarò
-mai spergiura. Abbiate dunque pietà di me; e partite.
-Obi se voi foste colpito in Francia, se voi moriste in
-Francia, se io potessi supporre che il vostro amore per
-me fosse causa della vostra morte, io non mi consolerei
-mai più; io ne diverrei pazza. Partite dunque, partite,
-io ve ne supplico.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! quanto siete bella così! oh! quanto io v'amo!
-disse Buckingham.
-</p>
-
-<p>
-— Partite! partite! io ve ne supplico, e ritornate più
-tardi; ritornate come ambasciatore, ritornate come
-ministro, ritornate circondato da guardie che vi difendano,
-da servitori che veglino su voi, e allora, allora
-io non temerò più pei vostri giorni, e sarò contenta
-nel rivedervi.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! ed è vero quanto mi dite?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Sì...
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene! un pegno della vostra indulgenza, un oggetto
-che venga da voi, e che mi ricordi che io non ho
-fatto un sogno: qualche cosa che voi abbiate portata,
-e che possa portare anch'io; un anello, una collana,
-una catena!
-</p>
-
-<p>
-— E partirete, partirete, se vi do quanto domandate?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— Sull'istante medesimo?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— Lascerete voi la Francia? ritornerete voi in Inghilterra?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, io ve lo giuro!
-</p>
-
-<p>
-— Aspettate, allora, aspettate.
-</p>
-
-<p>
-E Anna rientrò nel suo appartamento, e ne sortì
-quasi subito, tenendo in mano un bauletto di legno di
-rosa colla sua cifra incrostata d'oro.
-</p>
-
-<p>
-— Prendete, milord duca, prendete, diss'ella, conservatelo
-per mia memoria.
-</p>
-
-<p>
-Buckingham prese il bauletto, e cadde una seconda
-volta il ginocchio.
-</p>
-
-<p>
-— Voi mi avete promesso di partire sull'istante,
-disse la regina.
-</p>
-
-<p>
-— Ed io vi mantengo la mia parola; la vostra mano,
-la vostra mano, signora, e io parto.
-</p>
-
-<p>
-Anna stese la sua mano chiudenda gli occhi, e appoggiandosi
-con l'altra sopra Stefania, poichè sentiva
-che le sue forze venivano meno.
-</p>
-
-<p>
-Buckingham appoggiò con passione le sue labbra su
-quella bella mano, quindi rialzandosi:
-</p>
-
-<p>
-— Prima di sei mesi, diss'egli, se io non sono morto,
-io vi avrò riveduto, signora, dovessi per questo
-mettere sottosopra il mondo.
-</p>
-
-<p>
-E, fedele alla promessa che aveva fatta, si slanciò
-fuori dell'appartamento.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nel corridoio egli incontrò la signora Bonacieux che
-l'aspettava, e che, colle medesime precauzioni e la
-medesima fortuna, lo ricondusse fuori del Louvre.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap13">CAPITOLO XIII.
-<span class="smaller">IL SIGNOR BONACIEUX</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Vi era in tutto questo come si è potuto rimarcare,
-un personaggio di cui ad onta della sua posizione precaria,
-non era sembrato che alcuno se ne inquietasse,
-se non che molto mediocremente. Questo personaggio
-era il signor Bonacieux, rispettabile martire degli intrighi
-politici ed amorosi che si allacciavano così bene
-gli uni con gli altri in quell'epoca, tanto cavalleresca
-ad un tempo e tanto galante.
-</p>
-
-<p>
-Fortunatamente, il lettore se lo ricorda, o non se lo
-ricorda, fortunatamente noi abbiamo promesso di non
-perderlo di vista.
-</p>
-
-<p>
-Gli stallieri che lo avevano arrestato lo condussero
-direttamente alla Bastiglia, ove lo si fece passare tutto
-tremante davanti un plotone di soldati che caricavano
-i loro moschetti.
-</p>
-
-<p>
-Di là, fu introdotto in una galleria semi-sotterranea:
-egli fu, per parte di quelli che lo aveano condotto,
-l'oggetto delle più grossolane ingiurie, e dei più
-feroci maltrattamenti. Gli sbirri vedevano che non avevano
-a che fare con un gentiluomo, e lo trattavano come
-un vero birbone.
-</p>
-
-<p>
-In capo a mezz'ora circa, uno scrivano venne a metter
-fine a queste torture, ma non alle sue inquietudini,
-dando l'ordine di condurre il sig. Bonacieux nella
-camera degli interrogatorii. Ordinariamente i prigionieri
-s'interrogavano nel loro carcere, ma con Bonacieux
-non si facevano tanti complimenti.
-</p>
-
-<p>
-Due guardie, s'impadronirono del merciaio, gli fecero
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-traversare un cortile, lo fecero entrare in un corridoio,
-in cui v'erano tre sentinelle, aprirono una porta,
-e lo spinsero in una camera bassa, ove non v'erano
-altri mobili che una tavola, una sedia e un commessario.
-Il commessario era assiso sulla sedia, ed occupato
-a scrivere sulla tavola.
-</p>
-
-<p>
-Le due guardie condussero il prigioniero davanti alla
-tavola, e, ad un segno del commessario, si allontanarono
-fuori della portata della voce.
-</p>
-
-<p>
-Il commessario, che fino allora aveva tenuto la sua
-testa abbassata sulle carte, la rialzò per vedere con
-chi aveva a che fare. Questo commissario era un uomo
-di fisonomia dispettosa, col naso puntuto, cogli zigomi
-gialli e sporgenti, cogli occhi piccoli, ma investigatori
-e vivi, colla fisonomia che partecipava ad un tempo
-della faina e della volpe. La sua testa, sopportata da
-un collo lungo e mobile, sortiva dalla sua larga toga
-nera, librandosi con un movimento presso a poco simile
-a quello della tartaruga, quando cava fuori la testa
-dal suo guscio crostaceo.
-</p>
-
-<p>
-Egli cominciò dal domandare al signor Bonacieux i
-suoi nomi, il cognome, l'età, lo stato, il domicilio.
-</p>
-
-<p>
-L'accusato rispose ch'egli si chiamava Giacomo Michele
-Bonacieux, che aveva l'età di cinquant'anni, che
-era merciaio, e che dimorava nella strada Fossoyeur:
-al n. 11.
-</p>
-
-<p>
-Il commissario allora, invece di continuare ad interrogarlo,
-gli fece un lungo discorso sul pericolo che vi
-è, per un oscuro borghese, nell'immischiarsi di cose
-politiche.
-</p>
-
-<p>
-Egli complicò quest'esordio con una esposizione nella
-quale raccontò la potenza e gli atti del signor ministro,
-di questo ministro incomparabile, di questo vincitore
-dei ministri passati, di questo modello dei ministri
-futuri: atti e potenze ai quali nessuno poteva
-opporsi impunemente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-</p>
-
-<p>
-Dopo questa seconda parte del suo discorso, fissando
-il suo sguardo da sparviero sul povero Bonacieux,
-lo invitò a riflettere sulla gravità della sua situazione.
-</p>
-
-<p>
-Le riflessioni del merciaio erano già tutte fatte; egli
-mandava al diavolo l'istante in cui il signor de Laporte
-aveva avuto l'idea di maritarlo con la sua figlioccia, e
-l'istante soprattutto in cui questa figlioccia era stata
-ricevuta custode della biancheria presso la regina.
-</p>
-
-<p>
-Il fondo del carattere di mastro Bonacieux era un
-profondo egoismo mischiato ad una sordida avarizia,
-il tutto condito con una estrema poltroneria. L'amore
-che gli aveva inspirato la sua giovane sposa, era un
-sentimento del tutto secondario, nè poteva lottare coi
-sentimenti primitivi che noi abbiamo enumerati.
-</p>
-
-<p>
-Bonacieux riflettè infatti su ciò che gli era stato
-detto.
-</p>
-
-<p>
-— Ma, il signor commessario, diss'egli timidamente,
-credete bene che io conosco, e che apprezzo più
-che alcun altro, il merito dell'incomparabile ministro
-dal quale noi abbiamo l'onore di esser governati.
-</p>
-
-<p>
-— Davvero? domandò il commessario con un'aria di
-dubbio, ma se fosse veramente così come sareste voi
-alla Bastiglia?
-</p>
-
-<p>
-— Come io vi sono o piuttosto perchè vi sono, replicò
-Bonacieux, ecco ciò che mi è assolutamente impossibile
-di dirvi, visto che io stesso l'ignoro; ma, a
-colpo sicuro, non è per avere disgustato, almeno
-scientemente, il signor ministro.
-</p>
-
-<p>
-— Pure bisogna che abbiate commesso un qualche
-delitto, poichè voi siete accusato di alto tradimento.
-</p>
-
-<p>
-— Di alto tradimento! gridò Bonacieux spaventato,
-di alto tradimento! e come volete voi che un povero
-merciaio, che detesta gli ugonotti e che abborre gli
-Spagnuoli, sia accusato di alto tradimento? rifletteteci,
-signore, la cosa è materialmente impossibile.
-</p>
-
-<p>
-— Signor Bonacieux, disse il commessario guardando
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-l'accusato come se i suoi piccoli occhi avessero avuta
-la facoltà di leggere nel più profondo dei cuori, signor
-Bonacieux, voi avete moglie?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signore, rispose il merciaio tremando, e sentendo
-che là i suoi affari si andavano a imbrogliare, vale
-a dire, io ne aveva una.
-</p>
-
-<p>
-— Come, voi ne avevate una? e che ne avete voi fatto,
-se non l'avete più?
-</p>
-
-<p>
-— Mi è stata portata via, signore.
-</p>
-
-<p>
-— Vi è stata portata via! disse il commessario. Ah!
-Bonacieux sentì a quell'ah che l'affare si andava sempre
-più imbrogliando.
-</p>
-
-<p>
-— Vi è stata portata via! riprese il commessario; e
-sapete voi chi è l'uomo che ha commesso questo ratto?
-</p>
-
-<p>
-— Io credo di conoscerlo.
-</p>
-
-<p>
-— Chi è egli?
-</p>
-
-<p>
-— Pensate che io non affermo niente, signor commessario,
-e che io sospetto solamente.
-</p>
-
-<p>
-— Chi sospettate voi! sentiamo, rispondete francamente.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Bonacieux era nella grande perplessità;
-doveva egli negar tutto o tutto dire? negando tutto,
-si poteva credere che egli la sapeva troppo lunga per
-confessare; dicendo tutto, faceva prova di buona volontà.
-Egli si decise dunque a dire tutto.
-</p>
-
-<p>
-— Io sospetto, diss'egli, che sia un uomo grande e
-bruno, di alta statura, il quale ha tutti i tratti di un
-gran signore; egli ci ha seguiti molte volte, a quanto
-mi è sembrato, quando io aspettava mia moglie
-d'avanti alla porta segreta del Louvre per ricondurla
-a casa.
-</p>
-
-<p>
-Il commessario parve provare qualche inquietezza.
-</p>
-
-<p>
-— E il suo nome? diss'egli.
-</p>
-
-<p>
-— Oh? in quanto al suo nome io non ne so niente;
-se io mai lo incontrassi, lo riconoscerei sul momento
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-stesso, ve io garantisco, fosse egli ancora tra mille persone.
-</p>
-
-<p>
-La fronte del commessario si intorbidì.
-</p>
-
-<p>
-— Voi lo riconoscereste fra mille, dite voi continuò
-egli.
-</p>
-
-<p>
-— Cioè, riprese Bonacieux che si accorse di essere
-entrato in una falsa strada, cioè...
-</p>
-
-<p>
-— Voi avete risposto che lo riconoscereste, disse il
-commessario. Sta bene, per oggi basta. Prima che andiamo
-più innanzi, bisogna che un tale sappia che voi
-conoscete il rapitore di vostra moglie.
-</p>
-
-<p>
-— Ma io non ho detto che lo conosco! gridò Bonacieux
-alla disperazione. Io vi ho detto al contrario...
-</p>
-
-<p>
-— Conducete il prigioniere, disse il commessario alle
-due guardie.
-</p>
-
-<p>
-— Ove si deve condurre? domandò lo scrivano.
-</p>
-
-<p>
-— In una prigione.
-</p>
-
-<p>
-— In quale?
-</p>
-
-<p>
-— Oh! mio Dio, nella prima che vi capita, purchè sia
-ben chiusa, rispose il commessario con una indifferenza,
-che penetrò d'orrore il povero Bonacieux.
-</p>
-
-<p>
-— Ahimè! Ahimè! disse a sè stesso, la disgrazia è
-sulla mia testa. Mia moglie avrà commesso qualche orribile
-delitto; mi si crederà suo complice, e mi si
-punirà con lei: ella avrà confessato che m'aveva detto
-tutto; una donna è così debole! Una prigione! la prima
-che vi capita! ecco qua! una notte presto si passa; e
-domani, alla ruota, alla tortura! oh! mio Dio! mio Dio!
-abbiate pietà di me!
-</p>
-
-<p>
-Senza ascoltare menomamente le lamentazioni di
-mastro Bonacieux, lamentazioni alle quali d'altronde
-essi dovevano essere abituati, le due guardie presero
-il prigioniere per un braccio, e lo condussero via, nel
-mentre che il commessario scriveva in tutta fretta una
-lettera che lo scrivano aspettava.
-</p>
-
-<p>
-Bonacieux non chiuse occhio, non già che la sua
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-prigione fosse troppo cattiva, ma perchè le sue inquietudini
-erano troppo grandi. Egli rimase tutta la notte
-sopra il suo sgabello rabbrividendo al più piccolo rumore,
-e quanto i primi raggi del giorno vennero a penetrare
-nella sua camera, l'aurora gli parve aver preso
-tinte funebri.
-</p>
-
-<p>
-Ad un tratto egli sentì tirare il catenaccio, e provò
-un terribile sussulto. Egli credeva che lo venissero a
-prendere per condurlo al patibolo; cosichè allora quando
-vide comparire puramente e semplicemente il suo
-commessario ed il suo scrivano della sera innanzi, invece
-del carnefice, come egli si aspettava, fu sul punto
-di saltar loro al collo.
-</p>
-
-<p>
-— Il vostro affare si è molto complicato da ieri sera
-a questa parte; mio brav'uomo, gli disse il commessario,
-ed io vi consiglio dire tutta la verità, poichè il
-solo vostro pentimento può calmare la collera del ministro.
-</p>
-
-<p>
-— Ma io sono pronto a dir tutto, gridò Bonacieux,
-almeno tutto quello che io so. Interrogatemi, io ve ne
-prego.
-</p>
-
-<p>
-— Primieramente, dov'è vostra moglie?
-</p>
-
-<p>
-— Ma dappoichè vi ho detto che mi è stata rapita...
-</p>
-
-<p>
-— Sì ma da ieri alle cinque ore pomeridiane, mercè
-vostra, è fuggita.
-</p>
-
-<p>
-— Mia moglie è fuggita? gridò Bonacieux, oh! disgraziata!
-signore, se ella è fuggita non è per colpa mia,
-io ve lo giuro.
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa siete dunque andato a fare dal signor
-d'Artagnan, vostro vicino, col quale aveste una lunga
-conferenza nella giornata?
-</p>
-
-<p>
-— Ah! sì, sig. commessario, sì ciò è vero e lo confesso
-che ho avuto torto. Sì, io sono stato dal sig.
-d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— Quale era la scopo di questa visita?
-</p>
-
-<p>
-— Di pregarlo ad aiutarmi per ritrovare mia moglie;
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-io credeva di avere il diritto di reclamarla. Io mi sbagliava,
-a quanto sembra, e ve ne domando perdono.
-</p>
-
-<p>
-— E che cosa ha risposto il signor d'Artagnan!
-</p>
-
-<p>
-— Il signor d'Artagnan mi ha promesso il suo aiuto;
-ma io mi sono ben presto accorto che egli mi tradiva.
-</p>
-
-<p>
-— Voi volete eludere la giustizia! il signor d'Artagnan
-ha fatto un patto con voi, e in virtù di questo
-patto egli ha messo in fuga gli uomini di polizia, che
-avevano arrestata vostra moglie, e l'ha sottratta a
-tutte le ricerche.
-</p>
-
-<p>
-— Il signor d'Artagnan ha rapita mia moglie? ah!
-che cosa mi dite mai?
-</p>
-
-<p>
-— Fortunatamente, il sig. d'Artagnan è nelle nostre
-mani, e voi sarete confrontato con lui.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! in fede mia, io non domando di meglio, gridò
-Bonacieux; non sarò malcontento di vedere una figura
-di mia conoscenza.
-</p>
-
-<p>
-— Fate entrare il sig. d'Artagnan, disse il commessario
-alle guardie.
-</p>
-
-<p>
-Le due guardie fecero entrare Athos.
-</p>
-
-<p>
-— Signor d'Artagnan, disse il commessario indirizzandosi
-ad Athos, dichiarate voi a questo signore ciò
-che è passato fra voi e lui.
-</p>
-
-<p>
-Gridò Bonacieux, non è il signor d'Artagnan quello
-che qui mi mostrate!
-</p>
-
-<p>
-— Come non è il sig. d'Artagnan! gridò il commessario.
-</p>
-
-<p>
-— Niente affatto, rispose Bonacieux.
-</p>
-
-<p>
-— E come si chiama il signore? domandò il commessario.
-</p>
-
-<p>
-— Io non posso dirvelo, perchè non lo conosco.
-</p>
-
-<p>
-— Come, voi non lo conoscete?
-</p>
-
-<p>
-— No.
-</p>
-
-<p>
-— Voi non l'avete mai veduto?
-</p>
-
-<p>
-— Può darsi; ma io non so come si chiami.
-</p>
-
-<p>
-— Il vostro nome? domandò il commessario.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Athos, rispose il moschettiere.
-</p>
-
-<p>
-— Ma questo non è un nome di uomo, questo è un
-nome di montagna! gridò il povero interrogatore, che
-cominciava a perdere la testa.
-</p>
-
-<p>
-— Questo è il mio nome, disse tranquillamente Athos.
-</p>
-
-<p>
-— Ma voi avete detto che vi chiamavate d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— Io?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, voi.
-</p>
-
-<p>
-— Cioè, a me che fu detto: «voi siete il sig. d'Artagnan?»
-io ho risposto «lo credete voi?» le mie guardie
-hanno gridato che ne erano sicure. Io non ho voluto
-contrariarle, d'altronde io poteva sbagliarmi.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, voi fate insulto alla maestà della giustizia.
-</p>
-
-<p>
-— In nessun modo, disse tranquillamente Athos.
-</p>
-
-<p>
-— Voi siete il sig. d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— Vedete bene, che siete voi che me lo dite.
-</p>
-
-<p>
-— Ma, gridò a sua volta Bonacieux, io vi dico, sig.
-commessario, che non vi può essere nessun dubbio. Il
-sig. d'Artagnan è mio ospite, e quantunque non paghi
-la sua pigione, è anzi precisamente per questa causa
-che io debbo conoscerlo. Il signor d'Artagnan è un
-giovane di diciannove ai vent'anni appena, e questo
-signore ne ha almeno trenta; il sig. d'Artagnan è nelle
-guardie del sig. des Essarts, ed il sig. è nella compagnia
-dei moschettieri dei sig. de Tréville; guardate
-l'uniforme.
-</p>
-
-<p>
-— È vero, mormorò il commessario, per bacco! è
-vero.
-</p>
-
-<p>
-In questo momento si aprì la porta, e un messaggiere,
-introdotto dal carceriere della Bastiglia, rimise
-una lettera al commessario.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! disgraziata! gridò il commessario.
-</p>
-
-<p>
-— Come! che cosa dite? di chi parlate? non è già di
-mia moglie io spero?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Al contrario, è precisamente di lei. Il vostro affare
-va bene, andate avanti!
-</p>
-
-<p>
-— E che! gridò il merciaio esasperato fatemi il piacere
-di dirmi, signore, in qual modo il mio affare può
-peggiorare per ciò che fa mia moglie, mentre io sono
-in prigione.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè quello che ella fa è la conseguenza di un
-piano stabilito fra di voi, un piano infernale!
-</p>
-
-<p>
-— Io vi giuro, sig. commessario, che voi siete nel
-più grande errore, che io non so niente affatto di ciò
-che doveva fare mia moglie, che io sono intieramente
-estraneo a tutto quanto ella ha fatto, e che se ella fa
-delle pazzie, io la rinego, io la smentisco, io la maledico.
-</p>
-
-<p>
-— E che! disse Athos al commessario, se voi non avete
-più bisogno di me, rimandatemi in qualche luogo.
-Il vostro sig. Bonacieux è noiosissimo.
-</p>
-
-<p>
-— Riconducete i prigionieri nelle loro secrete, disse
-il commessario, indicando con un gesto Athos e Bonacieux,
-e che essi sieno custoditi più severamente che
-mai.
-</p>
-
-<p>
-— Però, disse Athos con la solita sua calma, se voi
-cercate il signor d'Artagnan, non vedo troppo il perchè
-io debba qui rimpiazzarlo.
-</p>
-
-<p>
-— Fate ciò che ho detto! gridò il commessario, nella
-secreta la più ristretta. Intendete voi?
-</p>
-
-<p>
-Athos seguì le sue guardie stringendosi nelle spalle,
-e il sig. Bonacieux mandava gemiti da fendere il cuore
-di una tigre.
-</p>
-
-<p>
-Il merciaio fu ricondotto nel carcere ove aveva passata
-la notte, e vi fu lasciato tutto il giorno. Tutto il
-giorno Bonacieux pianse come un vero merciaio, non
-essendo un uomo di spada per niente affatto, come ci
-ha detto egli stesso.
-</p>
-
-<p>
-La sera verso le nove ore, al momento in cui stava
-per decidersi di andare in letto, egli intese de' passi nel
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-corridoio. Questi passi si avvicinarono al carcere, la
-porta si aprì, e comparvero due guardie.
-</p>
-
-<p>
-— Seguitemi, disse un caporale che veniva dietro le
-guardie.
-</p>
-
-<p>
-— Seguirvi! gridò Bonacieux, seguirvi a quest'ora!
-mio Dio ove mi conducete?
-</p>
-
-<p>
-— Dove abbiamo l'ordine di condurvi.
-</p>
-
-<p>
-— Ma questa non è una risposta.
-</p>
-
-<p>
-— Eppure è la sola che noi possiamo darvi.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! mio Dio! mio Dio! gridò il povero merciaio,
-questa volta son perduto!
-</p>
-
-<p>
-E seguì macchinalmente e senza resistenza le guardie
-che erano venute a prenderlo.
-</p>
-
-<p>
-Egli ripassò nello stesso corridoio che aveva già percorso,
-traversò un primo cortile, quindi un secondo
-corpo di fabbrica; finalmente, alla porta del cortile di
-entrata, egli trovò una carrozza circondata da quattro
-guardie a cavallo. Fu fatto salire in questa carrozza, il
-caporale si pose vicino a lui, fu chiuso lo sportello a
-chiave, e tutti e due si ritrovarono in una prigione ambulante.
-</p>
-
-<p>
-La carrozza si mise in movimento, lenta come un
-carro funebre. Attraverso la persiana chiusa a catenaccio
-il prigioniere scorgeva le case e il pavimento, e
-nient'altro; da vero Parigino che egli era, Bonacieux
-riconosceva tutte le strade dalle insegne, dai riverberi,
-dai marciapiedi. Al momento di giungere a S. Paolo,
-luogo ove si fanno le esecuzioni dei condannati della
-Bastiglia, per poco non si svenne e si segnò due volte.
-Avea creduto che la carrozza si fosse fermata lì. La carrozza
-però passò oltre. Più lontano fu preso da gran
-terrore, e fu costeggiando il cimiterio di S. Giovanni,
-ove si sepellivano i rei di stato. Una cosa sola lo tranquillizzava
-un poco, ed era che prima di seppellirli generalmente
-tagliavano loro la testa, e la sua testa era
-ancora sulle sue spalle.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma allorchè vide che la carrozza voltava per la strada
-Gréve, e che scoperse i tetti acuti del Palazzo di
-Città, e che la carrozza passava sotto l'arcata, egli
-credè che tutto fosse finito per lui, volle fare la sua
-confessione al caporale, e dietro il suo rifiuto mandò
-grida così commoventi, che il caporale gli annunziò
-che, se continuava ad assordirlo in tal modo, gli avrebbe
-messo la mordacchia. Questa minaccia tranquillizzò
-alcun poco Bonacieux: se avessero dovuto giustiziarlo
-sulla piazza di Gréve, non meritava la pena di metterglisi
-la mordacchia, poichè erano quasi arrivati al luogo
-della esecuzione. Infatti la carrozza traversò la piazza
-fatale senza fermarsi. Non restava più a temersi che
-la Croce-del-Trahoir: la carrozza infatti prese quella
-strada.
-</p>
-
-<p>
-Questa volta non v'era più alcun dubbio; era alla
-Croce-dei Trahoir che si giustiziavano i rei subalterni;
-Bonacieux si era lusingato, credendosi degno della
-piazza S. Paolo o della piazza di Gréve. Era alla Croce-del-Trahoir
-che andava a finire il suo viaggio ed il suo
-destino! egli non poteva ancora vedere questa malaugurata
-Croce, ma egli la sentiva in qualche modo venirgli
-incontro. Allorquando egli non fu più che a una
-ventina di passi, sentì un rumore e la carrozza fermarsi;
-ciò era più di quanto poteva sopportare il povero
-Bonacieux, di già annientato dalle emozioni successive
-che aveva provate, mandò un debole gemito, che si sarebbe
-potuto prendere per l'ultimo sospiro di un moribondo,
-e si svenne.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap14">CAPITOLO XIV.
-<span class="smaller">L'UOMO DI MÉUNG</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Questo rumore era prodotto da un attruppamento
-di popolo il quale non era già riunito nell'aspettativa
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-di un uomo che si dovesse impiccare, ma nella contemplazione
-di uno già impiccato. La carrozza, fermata
-per un momento, riprese dunque il suo cammino, traversò
-la folla, continuò la sua strada, e infilò la contrada
-S. Onorato, voltò per la strada dei Buoni-Fanciulli,
-e si fermò davanti ad una porta bassa.
-</p>
-
-<p>
-La porta si aprì, due guardie ricevettero nelle loro
-braccia Bonacieux, sostenuto dal caporale: fu spinto
-in un corridoio, gli fu fatta salire una scala e fu deposto
-in un'anticamera. Tutti questi movimenti furono
-da lui operati macchinalmente; egli aveva camminato
-come si cammina in sogno; egli aveva traveduto gli oggetti
-attraverso una nebbia; le sue orecchie avevano
-concepito dei suoni senza intenderli; si sarebbe potuto
-giustiziarlo in quel momento che egli non avrebbe fatto
-un gesto per intraprendere la sua difesa, che non
-avrebbe mandato un grido per implorare pietà.
-</p>
-
-<p>
-Egli rimase dunque così sulla panchetta, col dorso
-appoggiato al muro e le braccia pendenti, nello stesso
-luogo ove era stato deposto dalle sue guardie.
-</p>
-
-<p>
-Però, siccome guardando intorno a se stesso non vedeva
-alcun oggetto minaccioso, siccome nessuna cosa
-indicava che egli corresse un reale pericolo, siccome
-la panchetta era convenientemente imbottita, siccome
-il muro era ricoperto da un bel cuoio di Cordova, siccome
-un gran tendinaggio di damasco rosso fluttuava
-davanti la finestra, sostenuto da belle borchie d'oro,
-egli comprese a poco a poco che il suo spavento era esagerato,
-e cominciò a muovere la testa da diritta a
-sinistra e dal basso in alto. Da questo movimento, che
-nessun gl'impediva, egli riprese un poco di coraggio,
-e si arrischiò a smuovere una gamba, poi l'altra; finalmente
-aiutandosi con le mani, si sollevò sulla panchetta
-e si trovò in piedi.
-</p>
-
-<p>
-In questo momento, un ufficiale di buon aspetto alzò
-una portiera, continuò a scambiate alcune parole
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-con una persona che si trovava nella camera vicina, e
-rivoltandosi verso il prigioniero:
-</p>
-
-<p>
-— Siete voi, gli disse, che vi chiamate Bonacieux?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signor ufficiale, balbettò il merciaio più morto
-che vivo, per servirvi.
-</p>
-
-<p>
-— Entrate, disse l'ufficiale.
-</p>
-
-<p>
-Egli si scansò perchè il merciaio potesse passare,
-questi obbedì senza replica, entrò nella camera ove
-sembrava che fosse aspettato.
-</p>
-
-<p>
-Era un gran gabinetto coi muri guerniti di armi offensive
-e difensive, con camminetto e stufa, nei quali
-vi era già fuoco quantunque non si fosse appena che
-verso la fine del mese di settembre. Una tavola quadrata,
-coperta di libri e di carte, sui quali era svolta
-un immensa pianta della città della Rochelle occupava
-il mezzo dell'ambiente. In piedi davanti al camminetto
-stava un uomo di mezzana statura, colla fisonomia
-altera e fiera, cogli occhi scrutatori, con fronte
-larga, una faccia magrita, allungata da un pizzo alla
-reale sormontato da un paio di baffi. Quantunque quest'uomo
-non avesse che trentasei anni appena, capelli,
-baffi e pizzo andavano imbiancandosi. Quest'uomo,
-menocchè la spada, avea tutto l'aspetto di un uomo di
-guerra, e i suoi stivali di bufalo ancora leggermente
-ricoperti di polvere, indicavano che egli era stato a cavallo
-durante la giornata.
-</p>
-
-<p>
-Quest'uomo era Armando-Giovanni Duplessis duca
-de Richelieu non già come ce lo rappresentano, indebolito,
-vecchio sofferente come un martire, col corpo
-ammalato, la voce estinta, sepolto in un gran seggiolone
-come una tomba anticipata, non vivendo più che
-per la forza del genio, e non sostenendo più la lotta
-coll'Europa che per l'eterna applicazione del suo pensiero;
-ma tale quale egli era realmente in quell'epoca,
-vale a dire destro e galante cavaliere, già debole di
-corpo, ma sostenuto da quella potenza morale che ha
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-formato di lui uno degli uomini i più estraordinarii che
-sieno esistiti, preparandosi infine, dopo aver sostenuto
-il duca di Nevers nel suo ducato di Mantova, dopo aver
-preso Nimes, Castres e Uzes, a scacciare gl'inglesi
-dall'isola del Re e a fare l'assedio della Rochelle.
-</p>
-
-<p>
-Il povero merciaio dimorò in piedi davanti la porta,
-nel mentre che gli occhi del personaggio che noi abbiamo
-descritto, si fissavano su lui, e sembravano voler
-penetrare fino al profondo del suo pensiero.
-</p>
-
-<p>
-— È questo qua il signor Bonacieux? domandò egli
-dopo un momento di silenzio.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, mio signore, riprese l'ufficiale.
-</p>
-
-<p>
-— Sta bene; datemi quelle carte, lasciateci.
-</p>
-
-<p>
-L'ufficiale prese sul tavolo le carte indicate, le rimise
-a quello che le domandava, s'inchinò fino a terra
-e sortì.
-</p>
-
-<p>
-Bonacieux riconobbe in quelle carte i suoi interrogatorii
-della Bastiglia. Di tratto in tratto l'uomo del
-camminetto alzava gli occhi dal di sopra delle scritture
-e li immergeva come due pugnali fino al fondo del
-cuore del povero merciaio.
-</p>
-
-<p>
-Dopo dieci minuti di lettura e dieci secondi di esame,
-il ministro avea fissato.
-</p>
-
-<p>
-— Quella testa là non ha mai cospirato, mormorò egli;
-ma non importa, vediamo pure.
-</p>
-
-<p>
-— Voi siete accusato di alto tradimento, disse lentamente
-il ministro.
-</p>
-
-<p>
-— È ciò che mi hanno già detto, mio signore, gridò
-Bonacieux, dando al suo interrogatore il titolo che aveva
-inteso dargli dall'ufficiale; ma io vi giuro che non
-ne sapeva niente.
-</p>
-
-<p>
-Il ministro represse un sorriso.
-</p>
-
-<p>
-— Voi avete cospirato con vostra moglie, colla signora
-de Chevreuse, e con milord duca di Buckingham...
-</p>
-
-<p>
-— Infatti, mio signore, rispose il merciaio, io ho inteso
-pronunciare tutti questi nomi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-</p>
-
-<p>
-— E in quale occasione?
-</p>
-
-<p>
-— Ella diceva che il ministro duca de Richelieu aveva
-attirato il duca di Buckingham a Parigi per perderlo,
-e perdere insieme con lui la regina.
-</p>
-
-<p>
-— Ella diceva così! gridò il ministro con violenza.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, mio signore, ma io le ho risposto che ella aveva
-torto a tenere simili propositi, e che il ministro era
-incapace...
-</p>
-
-<p>
-— Tacete, voi siete un imbecille, riprese il ministro.
-</p>
-
-<p>
-— Questo è quanto mi rispondeva precisamente mia
-moglie.
-</p>
-
-<p>
-— Sapete voi chi vi ha rapito vostra moglie?
-</p>
-
-<p>
-— No, mio signore.
-</p>
-
-<p>
-— Voi però avete de' sospetti?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, mio signore, ma questi sospetti hanno sembrato
-portar dispiacere al signor commessario, ed io non
-li ho più.
-</p>
-
-<p>
-— Vostra moglie è fuggita, lo sapevate voi?
-</p>
-
-<p>
-— No mio signore, io l'ho saputo mentre ero prigione
-col mezzo del sig. commessario, che è un uomo molto
-amabile.
-</p>
-
-<p>
-Il ministro represse un secondo sorriso.
-</p>
-
-<p>
-— Allora voi non sapete ciò che è avvenuto di vostra
-moglie in seguito alla fuga?
-</p>
-
-<p>
-— No assolutamente, mio signore, ma ella sarà rientrata
-al Louvre.
-</p>
-
-<p>
-— A un'ora dopo la mezzanotte non era ancora rientrata
-al Louvre.
-</p>
-
-<p>
-— A un'ora dopo mezzanotte non era ancora rientrata!
-ah! mio Dio! e che cosa è dunque avvenuto di lei?
-</p>
-
-<p>
-— Si saprà, siate tranquillo, non si tiene nulla nascosto
-al ministro, il ministro sa tutto
-</p>
-
-<p>
-— In questo caso, mio signore, credete voi che il
-ministro acconsentirà a farmi sapere che cosa è avvenuto
-di mia moglie?
-</p>
-
-<p>
-— Forse, ma prima di tutto bisogna che confessiate
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-tutto ciò che ne sapete relativamente alle relazioni di
-vostra moglie colla signora di Chevreuse.
-</p>
-
-<p>
-— Ma io non ne so niente, non l'ho mai veduta.
-</p>
-
-<p>
-— Quando andavate a prendere vostra moglie al
-Louvre, ritornava ella direttamente a casa con voi?
-</p>
-
-<p>
-— Quasi mai, ella aveva molte faccende da sbrigare
-con dei mercanti di tela presso i quali io l'accompagnava.
-</p>
-
-<p>
-— E quanti ne aveva di questi mercanti di tela?
-</p>
-
-<p>
-— Due, mio signore.
-</p>
-
-<p>
-— Dove abitavano?
-</p>
-
-<p>
-— Uno nella strada Vaugirard, l'altro nella strada
-dell'Arpa.
-</p>
-
-<p>
-— Voi entravate con lei?
-</p>
-
-<p>
-— Mai, mio signore, io l'aspettava alla porta.
-</p>
-
-<p>
-— E di qual pretesto usava per poter entrar sola?
-</p>
-
-<p>
-— Ella non aveva bisogno di addurmi dei pretesti,
-ella mi diceva di aspettarla, ed io l'aspettava.
-</p>
-
-<p>
-— Voi siete un marito molto compiacente, mio caro
-signor Bonacieux, disse il ministro.
-</p>
-
-<p>
-— Egli mi ha chiamato, suo caro signore, disse fra
-se stesso il merciaio; peste! gli affari vanno bene!
-</p>
-
-<p>
-— Riconoscereste voi queste porte?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— Nè sapete i numeri?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— Quali sono?
-</p>
-
-<p>
-— Il numero 25 della strada Vaugirard, e il n. 75
-della strada Arpa.
-</p>
-
-<p>
-— Sta bene, disse il ministro.
-</p>
-
-<p>
-A queste parole prese un campanello d'argento, lo
-suonò e l'ufficiale entrò
-</p>
-
-<p>
-— Andate, gli disse sottovoce, andate a cercarmi
-Rochefort, e che egli venga sull'istante introdotto.
-</p>
-
-<p>
-— Il conte è di là, disse l'ufficiale, e chiede istantemente
-di parlare con Vostra Eccellenza.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Vostra Eccellenza! mormorò Bonacieux risovvenendosi
-che questo era il titolo che d'ordinario si dava
-al ministro; Vostra Eccellenza!
-</p>
-
-<p>
-— Allora che venga, che venga! disse prestamente
-Richelieu.
-</p>
-
-<p>
-L'ufficiale sì slanciò fuori dell'appartamento con
-quella rapidità che d'ordinario impiegavano tutti i
-servitori del ministro nell'obbedire ai suoi ordini.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! Vostra Eccellenza! continuava a mormorare
-Bonacieux, spalancando due occhi stravolti, e rimproverandosi
-di non averci pensato prima.
-</p>
-
-<p>
-Cinque minuti dopo la scomparizione dell'ufficiale,
-si aprì la porta, ed entrò un nuovo personaggio.
-</p>
-
-<p>
-— È lui! gridò Bonacieux
-</p>
-
-<p>
-— Chi lui? domandò il ministro.
-</p>
-
-<p>
-— Quegli che mi ha rapito mia moglie.
-</p>
-
-<p>
-Il ministro suonò una seconda volta. L'ufficiale ricomparve.
-</p>
-
-<p>
-— Riconducete quest'uomo nelle mani delle sue due
-guardie, e che egli aspetti che lo richiami davanti a me.
-</p>
-
-<p>
-— No, Eccellenza, no, non è lui! gridò Bonacieux;
-no io mi sono sbagliato, è un altro che non gli rassomigliava
-niente affatto; questo signore è un galantuomo.
-</p>
-
-<p>
-— Conducete via questo imbecille, disse il ministro.
-</p>
-
-<p>
-L'ufficiale prese Bonacieux sotto il braccio; e lo ricondusse
-nell'anticamera, ove egli ritrovò le sue due
-guardie.
-</p>
-
-<p>
-Il nuovo personaggio che era stato introdotto, seguì
-con occhi impazienti Bonacieux, fino a tanto che fu
-sortito, e quando la porta si richiuse dietro a lui:
-</p>
-
-<p>
-— Essi si sono veduti, diss'egli avvicinandosi vivamente
-al ministro.
-</p>
-
-<p>
-— Chi? domandò Sua Eccellenza.
-</p>
-
-<p>
-— Ella ed egli.
-</p>
-
-<p>
-— La regina e il duca! gridò Richelieu.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— E dove?
-</p>
-
-<p>
-— Al Louvre.
-</p>
-
-<p>
-— Ne siete voi sicuro?
-</p>
-
-<p>
-— Perfettamente sicuro.
-</p>
-
-<p>
-— Chi ve lo ha detto?
-</p>
-
-<p>
-— La signora di Lannoy, che è tutta dedicata a Vostra
-Eccellenza, come voi ben sapete.
-</p>
-
-<p>
-— E perchè non lo ha detto più presto?
-</p>
-
-<p>
-— Sia combinazione, sia diffidenza, la regina ha fatto
-dormire la signora de Surgis nella sua camera, e l'ha
-tenuta presso di se tutta la giornata.
-</p>
-
-<p>
-— Sta bene, noi siamo stati battuti. Cerchiamo di
-prendere la rivincita.
-</p>
-
-<p>
-— Io vi aiuterò con tutta l'anima, Eccellenza, siate
-tranquillo.
-</p>
-
-<p>
-— E come è andata la faccenda?
-</p>
-
-<p>
-— A mezzanotte e mezzo, la regina era con le sue
-damigelle.
-</p>
-
-<p>
-— Dove?
-</p>
-
-<p>
-— Nella sua camera da dormire.
-</p>
-
-<p>
-— Bene.
-</p>
-
-<p>
-— Allorquando sono venuti a portarle un fazzoletto
-per parte della guarda-robiera.
-</p>
-
-<p>
-— E dopo?
-</p>
-
-<p>
-— La regina ha subito manifestato una grande emozione,
-e ad onta del rosso di cui aveva tutto il viso coperto,
-ella impallidì.
-</p>
-
-<p>
-— E dopo, dopo?
-</p>
-
-<p>
-— In questo mentre la regina si è alzata, e con voce
-alterata ha detto: «mie signore, aspettatemi qui dieci
-minuti, che quindi sarò di ritorno»; ed ella ha aperto
-la porta della sua alcova ed è sortita.
-</p>
-
-<p>
-— Ed in che modo la signora de Lannoy non è venuta
-nell'istesso istante a prevenirvi?
-</p>
-
-<p>
-— Non vi era ancora niente di positivo; d'altronde
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-la regina aveva detto: «mie signore, aspettatemi» ed
-ella non ha osato disobbedire alla regina.
-</p>
-
-<p>
-— E quanto tempo la regina è rimasta fuori della sua
-camera?
-</p>
-
-<p>
-— Tre quarti d'ora.
-</p>
-
-<p>
-— Nessuna delle sue cameriere l'accompagnava?
-</p>
-
-<p>
-— Donna Stefania soltanto.
-</p>
-
-<p>
-— Ed in seguito è ella ritornata?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, ma per prendere un piccolo bauletto di legno
-rosa colla sua cifra, ed è subito partita.
-</p>
-
-<p>
-— E quando ella è rientrata più tardi ha riportato il
-bauletto?
-</p>
-
-<p>
-— No.
-</p>
-
-<p>
-— La sig. de Lannoy sa ella che cosa conteneva questo
-bauletto?
-</p>
-
-<p>
-— Sì: i puntali in diamanti che Sua Maestà regalò
-alla regina.
-</p>
-
-<p>
-— L'opinione della sig. Lannoy è che ella li abbia regalati
-a Buckingham?
-</p>
-
-<p>
-— Ella ne è sicura
-</p>
-
-<p>
-— In che modo?
-</p>
-
-<p>
-— Durante tutta la giornata, la sig. de Lannoy, nella
-sua qualità di dama che tiene in custodia le gioie, ha
-cercato questo bauletto, ha finto di essere inquieta per
-non poterlo ritrovare, e ha finito per domandarne contezza
-alla regina.
-</p>
-
-<p>
-— E la regina allora...?
-</p>
-
-<p>
-— La regina è divenuta molto rossa, ed ha risposto
-che, essendosele rotto il giorno innanzi uno di questi
-puntali, lo aveva mandato ad accomodare dal suo gioielliere.
-</p>
-
-<p>
-— Bisogna passarvi per assicurarsi se la cosa è vera
-o no.
-</p>
-
-<p>
-— Vi sono già passato.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene! il gioielliere...?
-</p>
-
-<p>
-— Il gioielliere non ne ha neppure inteso parlare.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Bene! bene! Rochefort, tutto non è ancor perduto,
-e forse... forse, tutto è per lo meglio!
-</p>
-
-<p>
-— Il fatto è che io non dubito punto che il genio di
-Vostra Eccellenza:..
-</p>
-
-<p>
-— Non ripari alle bestialità del mio agente, non è
-vero?
-</p>
-
-<p>
-— È giusto ciò che io diceva, se Vostra Eccellenza
-mi lasciava terminare la frase.
-</p>
-
-<p>
-— Ora sapete ove si nascondeva la duchessa de Chevreuse
-e il duca de Buckingham?
-</p>
-
-<p>
-— No, Eccellenza; i miei agenti non hanno potuto dirmi
-niente di positivo su questo argomento.
-</p>
-
-<p>
-— Lo so io.
-</p>
-
-<p>
-— Voi? Eccellenza?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, o almeno ne dubito. Essi si nascondevano, l'uno
-nella strada Vaugirard n. 25, e l'altro nella strada
-dell'Arpa n. 75.
-</p>
-
-<p>
-— Vostra Eccellenza vuol ella che io li faccia arrestare
-tutti e due?
-</p>
-
-<p>
-— Sarà troppo tardi, essi saranno partiti.
-</p>
-
-<p>
-— Non importa ce ne possiamo assicurare.
-</p>
-
-<p>
-— Prendete dieci uomini della mia guardia, e perquisite
-le due case.
-</p>
-
-<p>
-— Vado, Eccellenza.
-</p>
-
-<p>
-E Rochefort si slanciò fuori dell'appartamento.
-</p>
-
-<p>
-Il ministro, rimasto solo, riflettè un istante, e suonò
-per la terza volta il campanello.
-</p>
-
-<p>
-Ricomparve lo stesso ufficiale.
-</p>
-
-<p>
-— Fate entrare il prigioniere, disse il ministro.
-</p>
-
-<p>
-Mastro Bonacieux fu di nuovo introdotto, e dietro
-un segno del ministro l'ufficiale si ritirò.
-</p>
-
-<p>
-— Voi mi avete ingannato, disse severamente il ministro.
-</p>
-
-<p>
-— Io! gridò Bonacieux, io ingannare Vostra Eccellenza?
-</p>
-
-<p>
-— Vostra moglie andando nella strada Vaugirard e
-<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
-nella strada dell'Arpa non andava da dei mercanti di
-tele.
-</p>
-
-<p>
-— E dove andava ella, giusto Dio?
-</p>
-
-<p>
-— Ella andava dalla duchessa de Chevreuse, e dal duca
-de Buckingham.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, disse Bonacieux richiamando tutte le sue rimembranze,
-sì, è così, Vostra Eccellenza ha ragione. Io
-più di una volta ho detto a mia moglie, che era sorprendente, che
-dei mercanti di tela abitassero in simili
-abitazioni e in case che non avevano insegne. Ah! Eccellenza,
-continuò Bonacieux gettandosi ai piedi del
-ministro, ah! voi realmente siete il ministro, il gran
-ministro, l'uomo di genio che tutto il mondo riconosce.
-</p>
-
-<p>
-Il ministro, per quanto fosse mediocre il trionfo che
-riportava sopra un essere così volgare, quanto lo era
-Bonacieux, non ne godè però meno un istante; quindi,
-quasi subito, come se gli si fosse presentato un nuovo
-pensiero allo spirito, un sorriso increspò il suo labbro,
-e stendendo la mano al merciaio:
-</p>
-
-<p>
-— Rialzatevi, amico mio, gli disse, voi siete un bravo
-uomo.
-</p>
-
-<p>
-— Il ministro mi ha toccata la mano! io ho toccata
-la mano del grand'uomo! gridò Bonacieux: il grande
-uomo mi ha chiamato suo amico.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, amico mio, sì, disse il ministro con quel tuono
-paterno, che qualche volta sapeva assumere, ma
-che non ingannava altri che le persone che non lo conoscevano;
-e siccome noi abbiamo sospettato su voi
-ingiustamente, ebbene! noi vi dobbiamo una indennizzazione.
-Prendete questo sacchetto di cento doppie, e
-perdonatemi.
-</p>
-
-<p>
-— Che io vi perdoni, Eccellenza! disse Bonacieux,
-esitando a prendere il sacchetto, temendo senza dubbio
-che questo preteso regalo non fosse che uno scherzo.
-Ma voi siete padrone di farmi arrestare, di farmi
-torturare, di farmi impiccare. Voi siete il padrone di
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-tutti, ed io non avrei avuto neppur una parola da opporre.
-Io perdonare, Eccellenza? su via, voi non ci
-pensavate nemmeno!
-</p>
-
-<p>
-— Ah mio caro sig. Bonacieux, voi vi ponete della
-generosità; io lo vedo, ed io ve ne ringrazio. Così dunque
-prendete questo sacchetto, e voi ve ne andate senza
-esser troppo malcontento?
-</p>
-
-<p>
-— Io me ne vado incantato, Eccellenza.
-</p>
-
-<p>
-— Addio adunque, o piuttosto a rivederci, poichè
-spero che noi ci rivedremo.
-</p>
-
-<p>
-— Quando vorrà Vostra Eccellenza, poichè io sono
-agli ordini di Vostra Eccellenza.
-</p>
-
-<p>
-— Ciò sarà spesso, siate tranquillo, poichè io ho ritrovato
-un piacere estremo nella vostra conversazione.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! Eccellenza!
-</p>
-
-<p>
-— A rivederci, signor Bonacieux, a rivederci.
-</p>
-
-<p>
-Ed il ministro gli fece un segno con la mano, al quale
-Bonacieux rispose inchinandosi fino a terra, quindi
-sortì andando all'indietro, e quando fu nella anticamera,
-il ministro lo intese che, nel suo entusiasmo, gridava
-a tutta testa; «Viva Sua Eccellenza! viva il mio
-padrone! viva il gran ministro!»
-</p>
-
-<p>
-Il ministro ascoltò sorridendo questa rumorosa manifestazione
-dei sentimenti entusiastici di Mastro Bonacieux;
-quindi, quando le grida di Bonacieux si furono
-perdute nella lontananza:
-</p>
-
-<p>
-— Bene, diss'egli, ecco d'ora in avanti un uomo che
-si farà uccidere per me.
-</p>
-
-<p>
-E il ministro si mise ad esaminare colla più grande
-attenzione la carta della Rochelle, che, come abbiamo
-detto, era stesa sul suo tavolino, segnando con la matita
-la linea per dove doveva passare la diga che, diciotto
-mesi dopo, chiudeva il porto della città assediata.
-</p>
-
-<p>
-Allorquando egli era nel più profondo delle sue meditazioni
-le più strategiche, si riaprì la porta, e Rochefort
-rientrò.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene? disse prestamente il ministro alzandosi
-con una sveltezza che provava il grado d'importanza
-che egli attaccava alla commissione di cui aveva incaricato
-il conte.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene? disse questi, una donna di ventisei anni
-circa ed un uomo dai trentacinque ai quaranta hanno
-effettivamente alloggiato nelle due case indicate dall'Eccellenza
-Vostra; ma la donna è partita questa notte
-e l'uomo è partito questa mattina.
-</p>
-
-<p>
-— Erano essi! gridò il duca, che guardava al pendolo;
-ed ora, continuò egli, è troppo tardi per far loro
-correr dietro; la duchessa è a Tours, e il duca a Boulogne.
-Bisogna dunque raggiungerlo a Londra.
-</p>
-
-<p>
-— Eccellenza, quali sono i vostri ordini?
-</p>
-
-<p>
-— Non si dica una parola sul passato, che la regina
-resti nella più perfetta sicurezza; che ella ignori che
-noi sappiamo il suo segreto; che ella creda che noi siamo
-in traccia di una cospirazione qualunque. Inviatemi
-il mio guarda-sigilli Seguier.
-</p>
-
-<p>
-— E di quest'uomo, che cosa ne fa l'Eccellenza Vostra?
-</p>
-
-<p>
-— Di qual uomo? domandò il ministro.
-</p>
-
-<p>
-— Di Bonacieux.
-</p>
-
-<p>
-— Io ne ho fatto tutto quello che se ne poteva fare,
-vale a dire una spia di sua moglie.
-</p>
-
-<p>
-Il conte de Rochefort s'inchinò come uomo che riconosce
-la grande superiorità del padrone, e si ritirò.
-</p>
-
-<p>
-Rimasto solo, il ministro si assise di nuovo, scrisse
-una lettera che egli chiuse con un sigillo particolare;
-quindi suonò. Il solito ufficiale ricomparve per la quarta
-volta.
-</p>
-
-<p>
-— Fatemi venire Vitray, diss'egli, e ditegli di prepararsi
-per un viaggio.
-</p>
-
-<p>
-Un istante dopo, l'uomo che aveva fatto chiamare
-era in piede davanti a lui, portando già gli speroni e
-gli stivali alla cavaliera.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Vitray, gli disse, voi dovete partire di tutta corsa
-per Londra. Voi non dovete fermarvi un istante sulla
-strada; rimetterete questa lettera a Milady. Eccovi
-un buono di duegento doppie; passate dal mio tesoriere
-e fatevelo pagare. Ve ne saranno altrettante che vi
-saranno sborsate se voi sarete di ritorno qui fra sei
-giorni, e se voi avete seguita bene la commissione.
-</p>
-
-<p>
-Il messaggiere senza rispondere una sola parola, si
-inchinò, prese la lettera, il bono per dugento doppie,
-e sortì.
-</p>
-
-<p>
-Ecco ciò che conteneva la lettera.
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p class="indl">
-«Milady,
-</p>
-
-<p>
-«Trovatevi al primo ballo in cui interverrà il duca
-di Buckingham. Egli porterà al suo saio dodici puntali
-di diamanti, avvicinatevi a lui e tagliatene due.
-</p>
-
-<p>
-«Subito che questi puntali saranno nelle vostre mani,
-datemene avviso.»
-</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap15">CAPITOLO XV.
-<span class="smaller">LA GENTE DI TOGA, E LA GENTE DI SPADA</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-L'indomani del giorno in cui erano accaduti questi
-avvenimenti, non essendo ricomparso Athos, d'Artagnan
-e Porthos avvisarono il signor de Tréville della
-di lui disparizione.
-</p>
-
-<p>
-In quanto ad Aramis, egli aveva domandato un concedo
-di cinque giorni, egli era a Rouen, dicevasi per
-affari di famiglia.
-</p>
-
-<p>
-Il signor de Tréville era il padre dei suoi soldati. Il
-più sconosciuto tra di loro, dal momento che portava
-l'uniforme della compagnia era certo del suo aiuto e del
-suo appoggio, quanto lo avrebbe potuto essere un suo
-fratello stesso.
-</p>
-
-<p>
-Egli si rese adunque sull'istante presso il luogo-tenente
-<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
-criminale. Fu fatto venire l'ufficiale che comandava
-il posto della Croce-Rossa, e le successive informazioni
-fecero conoscere che Athos era momentaneamente
-alloggiato nel Forte il Vescovo.
-</p>
-
-<p>
-Athos aveva subite tutte le prove che noi abbiamo
-veduto subire a Bonacieux.
-</p>
-
-<p>
-Noi abbiamo assistito alla scena di confronto fra i
-due prigionieri. Athos, che non aveva detto niente fino
-allora, per timore che d'Artagnan, venendo anche
-egli molestato, non avesse avuto il tempo che gli abbisognava.
-Athos da quel momento dichiarò che egli si
-chiamava Athos e non d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-Aggiunse che non conosceva nè il signore nè la signora
-Bonacieux, che non aveva mai parlato nè all'uno
-nè all'altra; che era andato verso le dieci di sera
-per fare una visita al suo amico signor d'Artagnan,
-ma che sino a quell'ora egli era rimasto dal signor de
-Tréville con cui avea pranzato; venti testimoni, aggiunse
-egli, potevano attestare il fatto, e nominò molti
-gentiluomini distinti, e fra gli altri il duca della
-Trémouille.
-</p>
-
-<p>
-Il secondo commissario rimase stordito non meno
-del primo per la dichiarazione semplice e asseverante
-di questo moschettiere sul quale si sarebbe presa volentieri
-la rivincita che le genti di toga amano tanto
-di prendersi sulle genti di spada; ma il nome del sig.
-de Tréville, e quello del signor duca della Trémouille
-meritavano qualche riflessione.
-</p>
-
-<p>
-Athos fu parimente inviato al ministro, ma disgraziatamente
-il ministro era al Louvre presso il re.
-</p>
-
-<p>
-Era precisamente il momento in cui il sig. de Tréville,
-sortendo dal luogo-tenente criminale e dal governatore
-del Forte il Vescovo, senza aver potuto trovare
-Athos, giunse da Sua Maestà.
-</p>
-
-<p>
-Come capitano dei moschettieri, il sig. de Tréville
-aveva ingresso al re a tutte l'ore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-</p>
-
-<p>
-Si sa quali erano le prevenzioni del re contro la regina,
-prevenzioni giuocate abilmente dal ministro, che
-in fatto d'intrighi diffidavasi infinitamente più delle
-donne che degli uomini. Una delle grandi cause, soprattutto
-di prevenzioni, era l'amicizia della regina
-per la sig. de Chevreuse. Queste due donne lo tenevano
-inquieto assai più che le guerre con lo Spagnuolo,
-le dissenzioni con l'Inghilterra e gl'imbarazzi delle finanze.
-Ai suoi occhi e nella sua convinzione la signora
-de Chevreuse, non solo serviva la regina nei suoi intrighi
-politici, ma, ciò che lo tormentava anche molto di
-più, nei suoi intrighi amorosi.
-</p>
-
-<p>
-Alla prima parola che disse il ministro, che la sig.
-de Chevreuse, esiliata a Tours e che si supponeva in
-quella città, era stata a Parigi e vi era rimasta per
-cinque giorni eludendo la polizia, il re era entrato in
-una collera furiosa. Capriccioso ed infedele, il re voleva
-esser chiamato <i>Luigi il Giusto</i>, e <i>Luigi il Casto</i>. La
-posterità comprenderà difficilmente questo carattere,
-che la storia non spiega che con i fatti e mai con i ragionamenti.
-</p>
-
-<p>
-Ma, allorchè il ministro aggiunse che, non solamente
-la sig. de Chevreuse era venuta a Parigi, ma ancora,
-che la regina aveva riannodato con lei per mezzo
-di quelle corrispondenze misteriose, che in quell'epoca
-si chiamavano cabale, allorchè egli affermò che lui,
-il ministro, stava per sciogliere le fila oscure di questo
-intrigo, quando al momento di arrestare sul fatto, in
-flagrante delitto, corredato di tutte le pruove l'emissaria
-della regina presso l'esiliata, un moschettiere
-aveva osato interrompere violentemente il corso della
-giustizia, piombando con la spada alla mano sulle oneste
-persone di legge, incaricate di esaminare con imparzialità
-tutto l'affare per metterlo sotto gli occhi
-del re: Luigi XIII non seppe più contenersi; fece due
-passi verso l'appartamento della regina, con quella
-<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
-pallida e muta indignazione che, quando scoppiava,
-conduceva questo principe fino alla più fredda crudeltà.
-</p>
-
-<p>
-E ciò non ostante, in tutto questo, il ministro non
-aveva detto ancora una parola del duca di Buckingham.
-</p>
-
-<p>
-Fu allora che il sig. de Tréville entrò freddo, gentile,
-e in una tenuta irreprensibile.
-</p>
-
-<p>
-Avvertito di ciò che accadeva dalla presenza del ministro
-e dalla alterazione della fisonomia del re, il sig.
-de Tréville si sentì forte come Sansone davanti ai Filistei.
-</p>
-
-<p>
-Luigi XIII metteva già la mano sulla maniglia della
-porta. Al rumore che fece il signor de Tréville entrando,
-il re si voltò.
-</p>
-
-<p>
-— Voi giungete a proposito, signore, disse il re,
-che, allorquando le passioni erano giunte ad un certo
-punto, non sapeva più dissimulare, ed io ne sento delle
-belle sul conto dei vostri moschettieri.
-</p>
-
-<p>
-— Ed io, disse freddamente il sig. de Tréville, io
-ne ho delle belle da far sentire a Vostra Maestà sul
-conto delle sue genti di toga.
-</p>
-
-<p>
-— Come sarebbe a dire? disse il re con alterezza.
-</p>
-
-<p>
-— Io ho l'onore di far sapere a Vostra Maestà, continuò
-de Tréville sul medesimo tuono, che un partito
-di procuratori, di commessarii e di agenti di polizia,
-gente molto stimabile, ma molto accanita, a quanto
-sembra contro l'uniforme, si è permesso di arrestare
-in una casa, di trascinare in piena strada, e di gettare
-nel Forte il Vescovo, e tutto ciò dietro un ordine che
-si è ricusato di farmi vedere, uno dei miei moschettieri
-o piuttosto dei vostri, di una condotta irreprovevole,
-di una riputazione quasi illustre, che Vostra Maestà
-conosce favorevolmente, il sig. Athos.
-</p>
-
-<p>
-— Athos, disse il re macchinalmente; sì, di fatti, io
-conosco questo nome.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Che Vostra Maestà se lo ricordi, disse il sig. de
-Tréville; il sig. Athos è quel moschettiere che, nel
-dispiacente duello che voi sapete, ha avuto la disgrazia
-di ferire gravemente il sig. de Cahussac. A proposito,
-Eccellenza, continuò de Tréville indirizzandosi al
-ministro, il sig. de Cahussac è ristabilito del tutto,
-non è vero?
-</p>
-
-<p>
-— Grazie! disse il ministro mordendosi le labbra per
-collera.
-</p>
-
-<p>
-— Il signor Athos era adunque andato a fare una
-visita a uno dei suoi amici in allora assente, continuò
-il sig. de Tréville, ad un giovane bearnese, cadetto
-nelle guardie di Vostra Maestà, compagnia des Essarts;
-ma appena egli fu entrato, e prendeva un libro per
-aspettare il suo amico; una nube di sbirri e di soldati
-mischiati assieme venne a fare l'assedio della casa, sfondò
-diverse porte.
-</p>
-
-<p>
-Il ministro fece al re un segno, che voleva dire:
-</p>
-
-<p>
-— È per l'affare di cui vi ho parlato.
-</p>
-
-<p>
-— Noi sappiamo; tutto, replicò il re, perchè tutto
-questo fu fatto per il nostro servizio.
-</p>
-
-<p>
-— Allora, disse da Tréville, fu pure pel servizio di
-Vostra Maestà che si afferrò uno dei miei moschettieri
-innocente, che si pose questo fra due guardie come un
-malfattore, e che si condusse in mezzo ad un popolaccio
-insolente questo galantuomo, che ha sparso dieci
-volte il sangue per servizio di Vostra Maestà e che è
-pronto a spargerlo di nuovo.
-</p>
-
-<p>
-— Bah! disse il re corrucciato, le cose dunque sono
-avvenute così?
-</p>
-
-<p>
-— Il sig. de Tréville non dice, riprese il ministro
-con flemma, che questo moschettiere innocente, che
-questo galantuomo, era venuto un'ora avanti a percuotere
-a colpi di spada quattro commessarii istruttori,
-delegati da me per istituire un processo della più
-alta importanza.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Io sfido Vostra Eccellenza a provarlo, gridò il sig.
-de Tréville colla sua freddezza tutta guascona e colla
-sua rozzezza militare; poichè, un'ora prima il sig.
-Athos, che io lo confiderò a Vostra Maestà, è un uomo
-delle più alte qualità, mi faceva l'onore, dopo aver
-pranzato meco, di parlare nel salotto del mio palazzo
-col sig. duca della Trémouille e col sig. conte
-de Chalus che vi si trovavano.
-</p>
-
-<p>
-Il re guardò il ministro.
-</p>
-
-<p>
-— Fu fatto un processo verbale, disse il ministro
-rispondendo ad alta voce alla muta interrogazione di
-Sua Maestà, e le genti maltrattate hanno redatto il
-seguente, che io ho l'onore di presentare a Vostra
-Maestà!
-</p>
-
-<p>
-— Un processo verbale delle persone di toga, rispose
-fieramente de Tréville, val forse la parola d'onore
-di un uomo di spada?
-</p>
-
-<p>
-— Andiamo, andiamo; de Tréville, tacete, disse il re.
-</p>
-
-<p>
-— Se Sua Eccellenza ha qualche sospetto contro uno
-dei miei moschettieri, disse de Tréville, la giustizia
-del ministro è abbastanza conosciuta perchè abbia io
-stesso a domandare un processo.
-</p>
-
-<p>
-— Nella casa in cui fu fatta questa discesa della giustizia,
-continuò il ministro impassibile, alloggia, io
-credo, un Bearnese amico del moschettiere.
-</p>
-
-<p>
-— Vostra Eccellenza vuol parlare del sig. d'Artagnan.
-</p>
-
-<p>
-— Io voglio parlare di un giovane che voi proteggete,
-sig. de Tréville.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, Eccellenza, è lo stesso.
-</p>
-
-<p>
-— Non sospettate voi che questo giovane abbia dato
-dei cattivi consigli?...
-</p>
-
-<p>
-— Al sig. Athos, a un uomo che ha il doppio della
-sua età? interruppe il sig. de Tréville; no, Eccellenza.
-D'altronde il sig. d'Artagnan ha passato la sera in casa
-mia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
-</p>
-
-<p>
-— E che! disse il ministro, hanno dunque tutti passata
-la sera in casa vostra?
-</p>
-
-<p>
-— Sua Eccellenza dubiterebbe forse della mia parola,
-disse de Tréville, col rossore della collera salito alla
-fronte.
-</p>
-
-<p>
-— No, e Dio me ne guardi, disse il ministro; ma
-soltanto a che ora era egli da voi?
-</p>
-
-<p>
-— Oh! questo poi posso dirlo scientemente all'Eccellenza
-Vostra, perchè quando entrò io osservai l'orologio
-a pendolo che segnava nove ore e mezza, quantunque
-io credessi che fosse più tardi.
-</p>
-
-<p>
-— E a che ora è egli sortito dal vostro palazzo?
-</p>
-
-<p>
-— A dieci ore e mezza, un'ora giusta dopo l'avvenimento.
-</p>
-
-<p>
-— Ma finalmente, riprese il ministro che non sospettava
-un'istante sulla lealtà di de Tréville, e che sentiva
-la vittoria sfuggirgli di mano; ma finalmente, Athos
-fu preso in questa casa della strada Fossoyeurs.
-</p>
-
-<p>
-— È egli forse proibito ad un amico di visitare un
-amico, ad un moschettiere della mia compagnia di fraternizzare
-con una guardia della compagnia del sig.
-des Essarts.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, quando la casa ove egli fraternizza con questo
-amico è sospetta.
-</p>
-
-<p>
-— E perchè questa casa è sospetta, de Tréville, disse
-il re, non lo sapete voi forse?
-</p>
-
-<p>
-— Infatti, sire, io lo ignorava. In ogni caso, ella può
-essere sospetta dappertutto, ma nego che possa essere
-sospetta la parte che abita il sig. d'Artagnan, perchè
-io posso affermarvi, o sire, che se io presto fede a
-quanto egli ha detto, non esiste un più affezionato servitore
-di Vostra Maestà, un ammiratore più profondo
-del sig. ministro.
-</p>
-
-<p>
-— Non è quel d'Artagnan che un giorno ha finito
-Jussac in quel disgraziato incontro che ebbe luogo vicino
-al convento dei Carmelitani Scalzi? domandò il re,
-guardando il ministro che arrossiva di dispetto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
-</p>
-
-<p>
-— E il giorno dopo ferì Bernajoux. Sì sire, sì, è
-precisamente quello, e Vostra Maestà ha buona memoria.
-</p>
-
-<p>
-— Andiamo, che cosa risolviamo noi? disse il re.
-</p>
-
-<p>
-— Ciò spetta a Vostra Maestà più che a me, disse
-il ministro. Io affermo la reità.
-</p>
-
-<p>
-— Ed io la nego, disse de Tréville. Ma Vostra Maestà
-ha dei giudici, e questi giudici decideranno.
-</p>
-
-<p>
-— Va bene così disse il re, rimandiamo la causa davanti
-ai giudici, il giudicare è il loro ufficio, ed essi
-giudicheranno.
-</p>
-
-<p>
-— Solamente, riprese de Tréville, è una cosa ben
-trista che, in questi disgraziati tempi in cui siamo, la
-vita più pura, la virtù più incontrastabile non esima un
-uomo dalla infamia e dalla persecuzione. In tal modo
-l'armata non sarà contenta, io posso risponderne, di
-essere in balìa dei trattamenti rigorosi a proposito di
-affari di polizia.
-</p>
-
-<p>
-La parola era imprudente, ma de Tréville, l'aveva
-lanciata con conoscenza di causa. Egli voleva una esplosione,
-perchè in questo caso la mina fa fuoco ed il
-fuoco rischiara.
-</p>
-
-<p>
-— Affari di polizia! gridò il re, ripetendo le parole
-del sig. de Tréville, affari di polizia! e che ne sapete
-voi, signore! mischiatevi dei vostri moschettieri, e non
-mi rompete la testa. Sembra a sentirvi, che se per disgrazia
-si arresta un moschettiere, la Francia sia in
-pericolo. Ehi quanto rumore per un moschettiere! io
-ne farò arrestare dieci, cospetto! anche cento, tutta
-la compagnia! e non voglio che se ne dica una parola.
-</p>
-
-<p>
-— Dal momento in cui sono sospetti a Vostra Maestà,
-disse de Tréville, i moschettieri sono colpevoli;
-così voi mi vedrete, sire, disposto a cedere la mia spada,
-perchè, il sig. ministro, non dubito punto, dopo
-avere accusato i miei soldati, finirà con l'accusare anche
-me stesso; così, val meglio, che io mi costituisca
-<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
-prigioniere col sig. Athos, che già è stato arrestato, e
-col sig. d'Artagnan che in breve sarà senza dubbio
-arrestato.
-</p>
-
-<p>
-— Testa guascona, non la finirete voi mai? disse
-il re.
-</p>
-
-<p>
-— Sire, rispose de Tréville senza abbassare menomamente
-la voce, ordinate che mi sia reso il mio moschettiere,
-o che sia giudicato.
-</p>
-
-<p>
-— Sarà giudicato, disse il ministro.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene! tanto meglio, perchè, in questo caso, io
-domanderò a Sua Maestà il permesso di perorare per
-lui.
-</p>
-
-<p>
-Il re temeva uno scoppio.
-</p>
-
-<p>
-— Se, Sua eccellenza, disse egli, non aveva personalmente
-qualche motivo...
-</p>
-
-<p>
-Il ministro vide venire il re, e andò all'avvantaggio:
-</p>
-
-<p>
-— Perdono, disse egli, ma dal momento che Vostra
-Maestà vede in me un giudice prevenuto, mi ritiro.
-</p>
-
-<p>
-— Vediamo, disse il re, mi giurate voi per mio padre,
-che il sig. Athos era in casa vostra durante l'avvenimento,
-e che egli non vi ha preso parte.
-</p>
-
-<p>
-— Per il glorioso vostro padre, e per voi stesso, che
-siete quanto io amo e venero di più su questa terra,
-io ve lo giuro.
-</p>
-
-<p>
-— Vogliate riflettere, sire, disse il ministro, che se
-noi rilasciamo così il prigioniere, non si potrà più conoscere
-la verità.
-</p>
-
-<p>
-— Il sig. Athos sarà sempre qui, riprese il signor de
-Tréville, pronto a rispondere quando parrà alle vostre
-genti di toga d'interrogarlo. Egli non diserterà, sig.
-ministro: siate tranquillo, io rispondo di lui.
-</p>
-
-<p>
-— Veniamo al fatto: egli non diserterà, disse il re;
-si ritroverà sempre, come dice il sig. de Tréville. Da
-altronde, aggiunse egli abbassando la voce e guardando
-con occhio supplichevole Sua Eccellenza, concediamo
-loro la sicurezza: questo sta in politica.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
-</p>
-
-<p>
-Questa politica di Luigi XIII fece sorridere Richelieu.
-</p>
-
-<p>
-— Ordinate, sire, diss'egli; voi avete il dritto di
-grazia.
-</p>
-
-<p>
-— Il dritto di grazia non si applica che ai colpevoli,
-disse de Tréville, che voleva dire l'ultima parola, e
-il mio moschettiere è innocente. Non è dunque una
-grazia quella che farete, sire; è una giustizia.
-</p>
-
-<p>
-— Ed egli, è al forte il Vescovo? disse il re.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sire, è in una secreta, in una prigione come
-l'ultimo dei malfattori.
-</p>
-
-<p>
-— Diavolo! diavolo! mormorò il re, e che si ha a
-fare?
-</p>
-
-<p>
-— Sottoscrivere l'ordine che sia messo in libertà,
-e tutto sarà fatto, riprese il ministro; io credo, come
-Vostra Maestà, che la garanzia del sig. de Tréville sia
-più che sufficiente.
-</p>
-
-<p>
-De Tréville s'inchinò rispettosamente con una gioia
-non scevra di timore; egli avrebbe preferito una resistenza
-ostinata del ministro a questa improvvisa facilità.
-</p>
-
-<p>
-Il re sottoscrisse l'ordine, e de Tréville se ne impossessò
-senza ritardo.
-</p>
-
-<p>
-Al momento in cui stava per sortire, il ministro gli
-fece un sorriso amichevole, e disse al re:
-</p>
-
-<p>
-— Regna una buona armonia fra il capo ed i soldati
-dei vostri moschettieri, sire: ecco ciò che è profittevole
-al servizio, ed onorevole per tutti.
-</p>
-
-<p>
-Egli mi prepara senza dubbio un qualche cattivo
-giuoco, diceva de Tréville; non si ha mai l'ultima parola
-con un uomo simile. Ma affrettiamoci, poichè il re
-può cambiare d'avviso in un momento; e in fin del
-conto, è molto più difficile il rimettere alla Bastiglia
-o al Forte il Vescovo un uomo che ne è sortito, di quello
-che conservarvi un prigioniero che vi è già.
-</p>
-
-<p>
-Il sig. de Tréville fece trionfalmente la sua entrata
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-nel Forte il Vescovo, di dove liberò il moschettiere,
-che non aveva abbandonato la sua pacifica indifferenza.
-</p>
-
-<p>
-Quindi, la prima volta che rivide d'Artagnan:
-</p>
-
-<p>
-— Voi l'avete scappata bella, diss'egli; ecco pagato il
-vostro colpo di spada a Jussac. Resta ancora a pagarsi
-quello dato a Bernajoux, ma non bisogna fidarvisi.
-</p>
-
-<p>
-Del resto il sig. de Tréville aveva ragione di diffidare
-del ministro, e di tenere che tutto non era ancor
-finito, poichè appena il capitano dei moschettieri ebbe
-chiusa la porta dietro a se, Sua Eccellenza disse al re.
-</p>
-
-<p>
-— Ora che non siamo più che noi due, parleremo
-seriamente, se piace a Vostra Maestà. Sire, il sig. de
-Buckingham era a Parigi da cinque giorni, e non è
-partito che questa mattina.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap16">CAPITOLO XVI.
-<span class="smaller">IN CUI IL GUARDA-SIGILLI SEGUIER CERCA ANCHE UNA
-VOLTA LA CAMPANA PER SUONARLA, COME HA FATTO
-ALTRE VOLTE</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-È impossibile di farsi un'idea dell'impressione che
-produssero sopra il re Luigi XIII queste sole parole;
-egli arrossì ed impallidì successivamente, ed il ministro
-si accorse fin dal principio che egli aveva riconquistato
-con un sol colpo tutto il terreno che prima
-aveva perduto.
-</p>
-
-<p>
-— Il sig. de Buckingham a Parigi! gridò egli, e che
-cosa vi è venuto a fare?
-</p>
-
-<p>
-— Senza dubbio per cospirare assieme ai vostri nemici,
-gli ugonotti e gli Spagnuoli.
-</p>
-
-<p>
-— No, per bacco! no! a cospirare contro il mio onore
-colla signora de Chevreuse, la signora de Longueville,
-e il Condè.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! sire, quale idea! la regina è troppo saggia, e
-soprattutto ama troppo Vostra Maestà.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
-</p>
-
-<p>
-— La donna è debole, signor ministro, disse il re; e
-in quanto ad amarmi molto, io ho già stabilita la mia
-opinione su questo amore.
-</p>
-
-<p>
-— Non mantengo però meno, disse il ministro, che
-il duca de Buckingham è venuto a Parigi per un progetto
-del tutto politico.
-</p>
-
-<p>
-— Ed io son sicuro che egli è venuto per tutt'altra
-cosa; ma se la regina è colpevole, che ella tremi!
-</p>
-
-<p>
-— Veniamo al folto, disse il ministro, per quanta ripugnanza
-io provi a fermare il mio spirito sopra un simile
-tradimento, Vostra Maestà mi vi fa pensare: la
-signora de Lannoy, che, dietro gli ordini di Vostra
-Maestà, io ho interrogata più volte, questa mattina
-mi ha detto che la notte passata Sua Maestà aveva vegliato
-fin molto al tardi; che questa mattina ella aveva
-molto pianto, e che tutta la giornata aveva scritto.
-</p>
-
-<p>
-— È così, disse il re; a lui senza dubbio. Ministro,
-mi abbisognano le carte della regina.
-</p>
-
-<p>
-— Ma in che modo si potranno prendere, sire? Mi
-sembra che nè io, nè Vostra Maestà ci possiamo incaricare
-di una simile missione.
-</p>
-
-<p>
-— E in qual modo si agì adunque con la marescialla
-d'Ancre? gridò il re al più alto grado della sua collera;
-che si frughino i suoi armadii, e che in fine si frughi
-ella stessa.
-</p>
-
-<p>
-— La marescialla d'Ancre, una avventuriera fiorentina,
-sire, ecco tutto; nel mentre che l'augusta sposa
-di Vostra Maestà è Anna regina di Francia, vale a dire
-una delle più grandi principesse del mondo.
-</p>
-
-<p>
-— Ella non è che la più colpevole, signor duca! più
-ella ha dimenticato l'alta posizione in cui è stata posta,
-più ella è discesa in basso. È già lungo tempo,
-altronde, che io sono deciso di finirla con tutti questi
-piccoli intrighi di politica e di amore. Ella ha pure
-presso di se un certo Laporte...
-</p>
-
-<p>
-— Che io credo che sia la maniglia che apre tutto
-l'intrigo, io lo confesso, disse il ministro.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Voi pensate dunque come me, che ella m'inganni?
-disse il re.
-</p>
-
-<p>
-— Io credo, e lo ripeto a Vostra Maestà, che la regina
-cospira contro la potenza del suo re, ma io non
-ho detto contro il suo onore.
-</p>
-
-<p>
-— Ed io vi dico contro tutti e due: io vi dico che la
-regina non mi ama; che ella ama quell'infame duca de
-Buckingham! perchè non lo avete fatto arrestare mentre
-egli era a Parigi?
-</p>
-
-<p>
-— Arrestare il duca! arrestare il primo ministro di
-Carlo II ci pensate voi, sire? quale scandalo! e se allora
-i sospetti di Vostra Maestà, quelli di cui io continuo
-a dubitare, avessero mostrata qualche consistenza, quale
-terribile pubblicità! quale scandalo inaudito!
-</p>
-
-<p>
-— Ma poichè si esponeva come un vagabondo o come
-un ladroncello, bisognava...
-</p>
-
-<p>
-Luigi XIII si fermò da se stesso spaventato di ciò che
-stava per dire, nel mentre che Richelieu, allungando il
-collo, aspettava inutilmente la parola che era rimasta
-sulle labbra del re.
-</p>
-
-<p>
-— Abbisognava...?
-</p>
-
-<p>
-— Niente, disse il re, niente. Ma durante tutto il tempo
-che egli è stato a Parigi, voi non lo avrete perduto
-di vista.
-</p>
-
-<p>
-— No, sire.
-</p>
-
-<p>
-— Ove alloggiava egli?
-</p>
-
-<p>
-— Strada dell'Arpa N. 75.
-</p>
-
-<p>
-— E dove rimane?
-</p>
-
-<p>
-— A lato del Luxembourg.
-</p>
-
-<p>
-— E voi siete sicuro che la regina e lui non si sono
-veduti?
-</p>
-
-<p>
-— Io credo la regina troppo ligia ai suoi doveri, sire.
-</p>
-
-<p>
-— Ma essi avranno corrisposto, è a lui che la regina
-ha scritto in quest'oggi; signor duca, mi abbisogna
-questa lettera!
-</p>
-
-<p>
-— Sire, frattanto...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Sig. duca a qualunque prezzo si sia, io la voglio.
-</p>
-
-<p>
-— Io farò osservare però a Vostra Maestà...
-</p>
-
-<p>
-— Mi tradite dunque anche voi, sig. ministro, per
-opporvi sempre così alla mia volontà? siete voi pure
-d'accordo con lo Spagnuolo, e con l'Inglese, colla sig.
-de Chevreuse e colla regina?
-</p>
-
-<p>
-— Sire, rispose sorridendo il duca, io credeva di essere
-al coperto di un simile sospetto.
-</p>
-
-<p>
-— Signor ministro, voi avete inteso; io voglio queste
-lettere.
-</p>
-
-<p>
-— Non vi sarebbe che un mezzo.
-</p>
-
-<p>
-— E quale?
-</p>
-
-<p>
-— Quello d'incaricare di questa missione il sig. guarda-sigilli
-Seguier. La cosa si comprende interamente
-fra i doveri della sua carica.
-</p>
-
-<p>
-— Che si mandi a chiamare subito in questo medesimo
-istante.
-</p>
-
-<p>
-— Egli dev'essere in casa mia, sire; io lo aveva fatto
-pregare di passare da me, e allorquando sono venuto
-al Louvre ho lasciato l'ordine, se si presentava, di farlo
-aspettare.
-</p>
-
-<p>
-— Che si mandi subito a cercarlo.
-</p>
-
-<p>
-— Gli ordini di Vostra Maestà saranno eseguiti, ma...
-</p>
-
-<p>
-— Ma che?
-</p>
-
-<p>
-— Ma la regina ricuserà forse di obbedire.
-</p>
-
-<p>
-— Ai miei ordini!
-</p>
-
-<p>
-— Sì, se ella non sa che questi ordini vengono dal re.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene! perchè ella non ne dubiti, io stesso vado
-a prevenirla.
-</p>
-
-<p>
-— Vostra Maestà non dimenticherà che io ho fatto tutto
-quello che ho potuto per prevenire una rottura.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, duca, sì, io so che siete molto indulgente; e
-noi avremo, ve ne prevengo, a parlar di ciò più tardi.
-</p>
-
-<p>
-— Quando piacerà a Vostra Maestà, ma io sarò sempre
-felice e superbo, sire, di sagrificarmi alla buona
-armonia che io desidero veder regnare fra il re e la regina
-di Francia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Bene, ministro, bene; ma, frattanto, inviate a
-cercare il signor guarda-sigilli; io entro dalla regina.
-</p>
-
-<p>
-E Luigi XIII, aprendo la porta di comunicazione,
-s'introdusse nel corridoio che conduceva dal suo appartamento
-a quello della regina.
-</p>
-
-<p>
-Anna era in mezzo alle sue damigelle, la signora de
-Guitaut, la sig. de Sablé, la sig. de Montebazon e la
-signora de Guémené. In un angolo era quella camerista
-spagnuola, donna Stefania, che l'aveva seguita da Madrid.
-La sig. de Guémené faceva la lettura, e tutte le
-altre ascoltavano colla più grande attenzione la leggitrice,
-ad eccezione della regina che, al contrario, aveva
-proposta questa lettura affine di potere fingendo di
-ascoltare, seguire il filo dei suoi propri pensieri.
-</p>
-
-<p>
-Questi pensieri per quanto fossero abbelliti da un ultimo
-riflesso dell'amore non erano però men tristi. Anna,
-privata della confidenza di suo marito, perseguitata
-dall'odio del ministro, che non poteva perdonarle
-di avere respinto un sentimento più dolce, avendo sotto
-gli occhi l'esempio della regina madre che era stata
-tormentata da quest'odio per tutta la sua vita; Anna
-aveva veduto cadere intorno a se i suoi servitori
-più affezionati, i suoi confidenti più intimi, i suoi favoriti
-più cari. Come quei disgraziati dotati di un dono
-funesto ella portava disgrazia a tutto ciò che toccava,
-la sua amicizia, era un segno fatale che chiamava
-persecuzione. La sig. de Chevreuse e la sig. de Vernel
-erano esiliate; e in fine Laporte, non nascondeva alla
-sua padrona che si aspettava di essere arrestato da un
-momento all'altro. Fu nel momento che ella era immersa
-nel più profondo e nel più tetro di queste riflessioni
-che la porta della camera si aprì, e che il re entrò.
-</p>
-
-<p>
-La leggitrice si tacque all'istante, tutte le dame si
-alzarono, e successe un profondo silenzio.
-</p>
-
-<p>
-In quanto al re non fece alcuna dimostrazione di gentilezza,
-fermandosi soltanto davanti alla regina:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Signora, diss'egli con voce alterata, voi siete per
-ricevere la visita del signor cancelliere che vi comunicherà
-di un certo affare di cui io l'ho incaricato.
-</p>
-
-<p>
-La disgraziata regina, che veniva incessantemente
-minacciata di divorzio, di esilio ed anche di processo,
-impallidì sotto il rosso, e non potè trattenersi.
-</p>
-
-<p>
-— Ma perchè questa visita, sire? che cosa potrà dirmi
-il signor cancelliere che non possa dirmi la Vostra
-stessa Maestà?
-</p>
-
-<p>
-Il re girò sui talloni senza rispondere, e quasi nel
-medesimo istante il capitano delle guardie, signor de
-Guitaud, annunciò la visita del signor cancelliere.
-</p>
-
-<p>
-Quando il cancelliere comparve, il re era già sortito
-da un'altra porta.
-</p>
-
-<p>
-Il cancelliere entrò per metà sorridendo e per metà
-arrossendo. Siccome noi lo ritroveremo probabilmente
-nel corso di questa storia, non sarà male che i nostri
-lettori facciano fin d'ora conoscenza con lui.
-</p>
-
-<p>
-Il sig. cancelliere era un uomo scherzoso. Fu il sig.
-de Roches le Masle, che in altri tempi era cameriere
-del ministro, che lo propose a sua Eccellenza come un
-uomo affezionato. Il ministro si fidò di lui, e se ne trovò
-contento.
-</p>
-
-<p>
-Dopo una gioventù tempestosa, si era ritirato in una
-piccola comunità di persone pie, che aveva per principal
-regola quella di suonare una campana ogni qualvolta
-uno cadeva in tentazione affinchè tutti pregassero
-il cielo a superarlo e per espiare almeno per qualche
-tempo le follie della sua gioventù.
-</p>
-
-<p>
-La vita pacifica però dei suoi compagni, le continue
-meditazioni e le incessanti preghiere non si confacevano
-punto al suo carattere. Non si sa se fosse egli che
-ne sortisse, o se fosse il superiore della comunità che
-lo rimandasse; fatto sta che dopo tre mesi, il penitente
-ricomparve nel gran mondo dopo aver suonato infinite
-volte la campana colla reputazione del più terribile
-ossesso che fosse mai esistito.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
-</p>
-
-<p>
-Sortendo dal suo ritiro, entrò nella magistratura, divenne
-presidente, nel posto di suo zio, abbracciò il partito
-del ministro, cosa che non provava poco la sua sagacità,
-fu fatto cancelliere, servì con zelo Sua Eccellenza
-nel suo odio contro la regina madre e nella sua
-vendetta contro la regina Anna. Stimolò i giudici nell'affare
-di Chalais, incoraggiò i tentativi del sig. de
-Laffemas, gran-cacciatore di Francia, quindi finalmente,
-investito di tutta la confidenza del ministro, confidenza
-che egli aveva saputo guadagnarsi tanto bene,
-arrivò a ricevere la singolare commissione per la esecuzione
-della quale si presentava alla regina.
-</p>
-
-<p>
-La regina era ancora in piedi quando egli entrò, ma
-non appena lo ebbe scôrto, che ella si riassise sul suo
-seggio, e fece segno alle sue dame di riassidersi sui loro
-cuscini e sui loro scanni, e con un tuono di suprema
-alterezza:
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa desiderate voi, signore? domandò Anna,
-e con quale scopo vi presentate voi qui.
-</p>
-
-<p>
-— Per farvi, in nome del re, signora e salvo tutto il
-rispetto ch'io ho l'onore di dovere a Vostra Maestà, una
-perquisizione esatta in tutte le vostre carte.
-</p>
-
-<p>
-— Come! signore, una perquisizione nelle mie carte...
-a me! ma questa è una cosa indegna!
-</p>
-
-<p>
-— Vogliate perdonarmi, signora, ma in questa circostanza
-io non sono che un istrumento di cui si serve
-il re. Sua Maestà non sorte essa di qui, e non vi ha essa
-invitata colla sua viva voce a sottoporvi a questa visita?
-</p>
-
-<p>
-— Frugate, dunque, signore; io sono una colpevole a
-quando sembra. Stefania, consegnategli le chiavi dei
-miei portafogli e dei miei segreter.
-</p>
-
-<p>
-Il cancelliere fece per pura formalità una visita nei
-mobili, ma egli sapeva bene che la regina non poteva
-aver nascosto in un mobile la lettera importante che
-ella aveva scritta in quel giorno.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quando il cancelliere ebbe aperto e richiuso venti volte
-i segreti del segreter, bisognava bene, per quanta
-fosse l'esitazione che provava, bisognava bene, dico io,
-venire alla conclusione dell'affare, vale a dire a frugare
-la regina stessa. Il cancelliere si avanzò adunque verso
-Anna, e con un tuono molto perplesso, e con un'aria
-molto imbarazzata:
-</p>
-
-<p>
-— Ed ora diss'egli, mi resta a fare la perquisizione
-principale.
-</p>
-
-<p>
-— Quale? domandò la regina; che non comprendeva,
-o che piuttosto non voleva comprendere.
-</p>
-
-<p>
-— Sua Maestà è certa che nella giornata, voi avete
-scritto una lettera; sa che questa lettera non è stata
-ancora inviata al suo indirizzo. Questa lettera non si
-ritrova nè dentro ai vostri portafogli, nè dentro al vostro
-segreter, eppure questa lettera deve essere in
-qualche luogo.
-</p>
-
-<p>
-— Osereste voi portare la vostra mano sulla regina?
-disse Anna raddrizzandosi su tutta l'altezza della sua
-persona, e fissando sul cancelliere i suoi occhi, la di
-cui espressione era quasi divenuta minacciosa.
-</p>
-
-<p>
-— Io sono un suddito fedele del re, e tutto ciò che
-mi ordinerà Sua Maestà io lo farò.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene! è vero, disse Anna, e le spie del ministro
-lo hanno servito bene. Io oggi ho scritto una lettera;
-questa lettera non è partita. La lettera è qui.
-</p>
-
-<p>
-E la regina portò la sua bella mano sul suo busto.
-</p>
-
-<p>
-— Allora, datemi questa lettera, signora, disse il
-cancelliere.
-</p>
-
-<p>
-— Io non la darò che al re, signore, disse Anna.
-</p>
-
-<p>
-— Se il re avesse voluto che questa lettera gli fosse
-rimessa, signora, ve l'avrebbe domandata egli stesso.
-Ma ve lo ripeto, sono io che egli ha incaricato di reclamarvela,
-e se voi non me la rendete...
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene?
-</p>
-
-<p>
-— Sono io stesso incaricato di prendermela.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Come! che intendete di dire?
-</p>
-
-<p>
-— Che i miei ordini vanno molto avanti, signora, e
-che io sono autorizzato a cercare il foglio sospetto, anche
-sulla persona stessa di Vostra Maestà.
-</p>
-
-<p>
-— Quale orrore! gridò la regina.
-</p>
-
-<p>
-— Vogliate dunque, signora, agire con maggior facilità.
-</p>
-
-<p>
-— Questa condotta è di una violenza infame, sapete
-questo signore?
-</p>
-
-<p>
-— Il re comanda, signora! scusatemi.
-</p>
-
-<p>
-— Io non lo soffrirò, no, no, piuttosto morire! gridò
-la regina, nella quale si rimescolava il sangue imperiale
-della sua stirpe.
-</p>
-
-<p>
-Il cancelliere fece una profonda riverenza, quindi
-con la manifesta intenzione di non dare addietro di un
-passo nel compimento della commissione di cui si era
-incaricato, e come avrebbe potuto fare l'aiutante di un
-boia nella camera della tortura, si avvicinò ad Anna,
-dagli occhi della quale si videro nell'istante sgorgare
-lagrime di rabbia.
-</p>
-
-<p>
-La regina era, come lo abbiam detto, di una grande
-bellezza. La commissione adunque poteva passare per
-delicata, e il re a forza di gelosia contro Buckingham
-era giunto al punto di non esser più geloso d'alcuno.
-</p>
-
-<p>
-Senza dubbio il cancelliere Seguier cercò cogli occhi
-in quel momento il cordone della famosa campana, che
-suonava nel suo ritiro, ma non trovandolo, egli prese
-il suo partito e stese la mano nella direzione in cui la
-regina aveva confessato che si trovava il foglio.
-</p>
-
-<p>
-Anna fece un passo in addietro, tanto pallida, che si
-sarebbe detto che stava per morire, e appoggiandosi
-con la mano sinistra per non cadere, contro una tavola
-che si trovava dietro a lei, cavò colla destra un foglio
-dal suo petto e lo stese al guarda-sigilli.
-</p>
-
-<p>
-— Prendete, signore, eccola, quella lettera, gridò la
-regina con voce interrotta e fremente, prendetela, ma
-liberatemi subito dalla vostra odiosa presenza.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il cancelliere che dal suo canto tremava per una emozione
-facile a concepirsi, prese la lettera salutò fino a
-terra, e si ritirò.
-</p>
-
-<p>
-Appena fu chiusa la porta dietro a lui, la regina cadde
-svenuta fra le braccia delle sue donzelle.
-</p>
-
-<p>
-Il cancelliere andò a portar la lettera al re senza averne
-letta una parola. Il re la prese con una mano tremante,
-cercò l'indirizzo che non vi era, diventò pallidissimo,
-l'aprì lentamente, poi, vedendo che le prime
-parole erano indirizzate al re di Spagna, la lesse rapidamente.
-</p>
-
-<p>
-Era un piano di attacco contro il ministro. La regina
-invitava suo fratello e l'imperatore di Austria, a
-far sembiante, feriti come erano dalla politica di Richelieu
-la di cui eterna preoccupazione era l'abbassamento
-della casa di Austria, di dichiarare la guerra
-alla Francia ed imporre come condizione della pace, la
-dimissione del ministro; ma d'amore, non vi era una sola
-parola in tutta la lettera.
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-FINE DEL PRIMO VOLUME.
-</p>
-
-<div class="somm">
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE</a>
-<span class="smaller">DELLE MATERIE.</span></h2>
-
-<p class="center">
-(<span class="smcap">Vol. I.</span>)
-</p>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td class="cap">CAP. I.</td> <td><i>I tre regali del signor d'Artagnan padre.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap1">5</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">CAP. II.</td> <td><i>L'anticamera del signor de Tréville.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap2">24</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">CAP. III.</td> <td><i>L'udienza.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap3">38</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">CAP. IV.</td> <td><i>La spalla d'Athos, la bandoliera di Porthos, ed il fazzoletto d'Aramis.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap4">52</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">CAP. V.</td> <td><i>I Moschettieri del Re, e le guardie del ministro.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap5">62</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">CAP. VI.</td> <td><i>Sua Maestà il Re Luigi Decimoterzo.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap6">75</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">CAP. VII.</td> <td><i>L'interno dei Moschettieri.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap7">99</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">CAP. VIII.</td> <td><i>Un intrigo di corte.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap8">110</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">CAP. IX.</td> <td><i>D'Artagnan spiega carattere.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap9">120</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">CAP. X.</td> <td><i>Una trappola da sorci del secolo XVII.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap10">130</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">CAP. XI.</td> <td><i>L'intrigo si annoda.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap11">142</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">CAP. XII.</td> <td><i>Giorgio Williers duca di Buckingham.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap12">164</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">CAP. XIII.</td> <td><i>Il signor Bonacieux.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap13">174</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">CAP. XIV.</td> <td><i>L'uomo di Méung.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap14">184</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">CAP. XV.</td> <td><i>La gente di toga, e la gente di spada.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap15">197</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">CAP. XVI.</td> <td><i>In cui il guarda sigilli Seguier cerca anche una volta la campana per suonarla, come ha fatto altre volte.</i></td> <td class="pag"><a href="#cap16">207</a></td>
- </tr>
-</table>
-<hr />
-
-</div>
-
-<div class="footnotes">
-
-<h2>
-NOTE:
-</h2>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Noi sappiamo che questa locuzione di <i>Milady</i> non è usata
-che quando è susseguita dal nome di famiglia. Ma noi la
-troviamo così nel manoscritto, e non vogliamo prenderci l'incarico
-di cambiarla (A.).</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of Project Gutenberg's I tre moschettieri, vol. I, by Alexandre Dumas
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I TRE MOSCHETTIERI, VOL. I ***
-
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