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If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: Il Miraggio - -Author: Lucio D'Ambra - -Release Date: October 17, 2016 [EBook #53303] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL MIRAGGIO *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - - - - - - LUCIO D'AMBRA - - - IL MIRAGGIO - - ROMANZO - - Seconda Edizione - - - - ROMA-TORINO - CASA EDITRICE NAZIONALE - ROUX E VIARENGO - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA - - - - -A mia moglie, Virginia Adele Manganella. - - -Mia cara Lilla, questo romanzo, cui io metto in fronte il tuo nome -come un auspicio di grazia e come un usbergo di gentilezza, è tuo di -diritto. Tu non mi sei stata solamente consigliera, ma collaboratrice. -Ti ricordi le nostre passeggiate pei boschi di Quisisana e lungo i -_quais_ della via Caracciolo, al tramonto, durante il mio lavoro? -Ragionavamo insieme di questo romanzo, apprendemmo insieme ad amarlo -prima che fosse scritto. E quante volte nelle nostre fantasticherie non -ci sembrava che l'irrequieto e doloroso Giuliano Farnese, o la dolce ed -austera Beatrice, o l'appassionata e delusa Claudina Rosiers fossero -stati fra i nostri amici più cari e più intimi? Il sole tramontava e -Posillipo sembrava un azzurro frammento di paradiso caduto nel liquido -zaffiro del mare, un giorno in cui un dolce poeta ed un'amica amorosa, -nella primavera del loro amore, avevan impetrato dagli dei clementi un -po' di paradiso in terra. - -Questo romanzo, dunque, ha per te un valore d'affetto. Toltogli questo, -è probabile che nessun altro ne resti per coloro che lo leggeranno. Nè -di ciò mi dolgo, poichè solamente mia ne sarebbe la colpa. Io vorrei -però che a questo libro si riconoscesse un sol pregio: quello di essere -stato scritto sotto la norma severa di un convincimento profondo. -Questo mio convincimento, derivato dalla lezione della vita e da quella -dei romanzi, consiste nel fatto che l'arte non può essere altro che -specchio fedele della vita e che nell'arte senza la sincerità non v'è -salvezza di sorta. Le fastose porpore e gli ori e i broccati dello -stile, l'opulenza delle imagini, l'armonia della linea non possono -oggidì costituir da sole l'opera d'arte, ma solamente la fatica sterile -se pur prestigiosa del virtuoso. Il pensiero non può mancare a un -libro odierno e il lettore dovrebbe, dopo sfogliato l'ultimo foglietto, -ricavarne un insegnamento o una norma. - -Se a questo io son riuscito con questo mio romanzo altri diranno. -Io ho voluto far dell'arte il riflesso della vita, e questo con una -sincerità illimitata. Oh, il godimento che lo scrittore prova quando -sinceramente scrive quel che sinceramente ha sentito o veduto! Non si -hanno più allora i dubbii e le inquietudini e gli scoraggiamenti cui -tanti scrittori van soggetti durante l'esecuzione di un loro lavoro. -Essendo stato sincero, lo scrittore può reputare d'avere adempiuto al -massimo dei doveri di chi prende in mano una penna. _Mon verre n'est -pas grand_, diceva Musset, _mais je bois dans mon verre_. E questa -che sembra modestia è invece il più grande orgoglio. Ma è un orgoglio -benedetto quando si tratta di accingersi a compiere una più o meno -modesta opera d'arte. - -Molte delle ultime pagine di questo romanzo, mia cara Lilla, sono -state scritte in giorni per noi angosciosissimi, tu lo ricordi. Il -nostro piccolo Diego malato, mia madre colpita gravemente dalla furia -del male. Eppure mia madre pretese ch'io portassi a termine questo -libro, e quante di queste pagine io ho scritto in un'ansia crudele, -interrompendomi ogni momento per passare nelle stanze contigue al mio -gabinetto da lavoro a udirvi il respiro della cara inferma, a seguirvi -gli alti e bassi del male, trepidando. Forse esse si risentiranno di -questa febbre durante le quali furono scritte? Non so. Comunque tu, -cara e dolce Lilla, vorrai gradire tutto il libro come un'affermazione -d'affetto e un nuovo monile di tenerezza e di devozione che ha voluto -significare in questa pagina il tuo - - _Roma, 18 febbraio 1900._ - - RENATO. - - - - -IL MIRAGGIO - - - - -PARTE PRIMA - - - - -I. - - -Seduto su un'ampia poltrona di cuoio a lato del suggeritore, col -gomito poggiato sul bracciuolo di legno e la bella testa bruna -sorretta dalla mano, giocherellando col bastone tenuto dalla sinistra, -Giuliano Farnese assisteva faticosamente alla prova che procedeva -senza inciampi, senza interruzioni, monotona, eterna, disilludente. Il -palcoscenico era rischiarato da qualche raggio di sole che, filtrando a -traverso il lucernario del teatro, indorava il pulviscolo ondeggiante -su le lunghe file di poltrone ricoperte di velluto celeste, batteva -e si rifrangeva su i lumi metallici della ribalta. Tutta la scena era -rischiarata da quel sole invernale che diffondeva intorno una letizia -insolita, come quella che spande nelle sognatrici anime dei pescatori, -nelle chiare e bianche albe primaverili, su le spiaggie. Nell'alto -del teatro qualcuno sbatteva il velluto di qualche poltrona. Su -l'arcoscenico un operaio martellava, rialzando e piegando una stoffa: e -questi due rumori cupi, insistenti, fastidiosi, distraevano il pensiero -ed irritavano i nervi. Farnese, indifferentemente, seguitava a segnar -geroglifici su la polvere delle tavole, geroglifici che poi cancellava -col piede, ascoltando la sua prosa ripetuta prima dal suggeritore, poi -dagli interpreti, scoloritamente, senza ispirazione e senza voglia. - -Pochi attori erano sul palcoscenico del teatro Nazionale, quel giorno, -pochissimi necessitandone alla nuova commedia di Farnese. Il sole, -che sfolgorava raggi pallidi e tiepidi in quel pomeriggio di marzo, -invitando all'esodo verso le vie luminose e verso le grandi piazze -piene di luce e di vita, aveva sbarazzato il palcoscenico di tutti -i piccoli attori ignoranti e tronfii, di tutte le minuscole attrici -civette e mestieranti, che tumultuavano di chiacchiere, di risa e -di frastuoni nei giorni in cui la pioggia grondava o la commedia -in prova richiedeva un gran numero di commedianti. Erano rimasti -sul palcoscenico solo gli attori principali, fra cui due attrici di -prim'ordine; nel fondo, disteso sopra una tavola, un neofita della -scena che recitava da poche sere, appassionato del teatro come di -un'amante, ascoltava le parole ed osservava i movimenti, senza quasi -batter ciglio, nel silenzio ora generale, finchè il secondo atto finì, -con una scena ardentissima di passione, eseguita con foga magnifica -da Claudina Rosiers. Solamente allora Farnese pronunziò un elogio. -Il direttore del teatro, Savarese, stemperava i colori dei suoi -complimenti meridionali per l'altra attrice seduta sotto una quinta. -Allora Claudina Rosiers, d'una bellezza delicata e morbida, s'avvicinò -a Farnese sorridendogli per la lode. - -Giuliano Farnese, figura snella ed alta, colorito bruno e baffi castani -fieramente rialzati come quelli d'un medioevale capitano di ventura, -occhi azzurri, leggera barba a punta sul mento; insieme elegante -delicato e forte; un gentiluomo, un poeta ed un moschettiere. Claudina -Rosiers, alta e bionda, coi capelli d'oro e gli occhi bruni, con -la bocca di un carminio acceso e dalle labbra tumide, maturi frutti -d'amore; le luci degli occhi pallide a volte, a volte sfolgoranti, -a volte truci svelavano l'anima dell'attrice, composta di sogno e di -idealità, di ardore e di entusiasmo, di impassibilità e di crudeltà. -Talora, sollevata in un cielo invisibile, le luci pallide dei suoi -occhi interrogavano i misteri del sogno, inseguivano azzurre chimere, -vedevan passare tumultuanti scorribande di illusioni; ma altre volte, -invece, foschi e pure ardenti quegli occhi investivano la persona -guardata di un ardore spirituale e fisico, di un incendio afrodisiaco; -ed ancora altre volte, infine, quelle pupille bruciavano di minaccia, -come sitibonde di dolore e di massacro, come regine della sofferenza; -e al pari di quegli occhi, anche l'anima dell'attrice a volte era -azzurra e perduta nel sogno e nella fantasia, a volte incendiata da un -desiderio violento, a volte bramosa di fine e di lutto. - -— Per ora, diceva ella a Farnese cui si era avvicinata con deferenza, -per ora siamo avviati bene e siamo appena alla metà del lavoro di -preparazione. Non vi pare? La _Chimera_ deve avere un grande successo -e l'avrà: un successo più largo, più grande, più intenso di quelli già -magnifici che hanno portato il vostro nome alla gloria. Quando Savarese -ebbe da voi una risposta affermativa alla sua richiesta di una commedia -nuova, venni anch'io ad udirne la lettura, in casa vostra e senza -conoscervi, ricordate? Come fui ardita! Ma non sono forse l'entusiasmo -e l'ardire che sostengono nell'arte, mio caro maestro? E poi, era una -commedia che mi riserbava una grande interpretazione ed era sopra tutto -un'opera vostra! Come resistere? Venni, accompagnata da Savarese, e -venni prevenuta molto bene; eppure, ogni mia aspettativa fu sorpassata. -Ah, sento ancòra l'entusiasmo di quella lettura, mio caro Maestro! - -La grande attrice lo chiamava «Maestro» per un'affermazione continua -della sua ammirazione. Farnese, dapprima, se n'era schermito ridendo -e protestando, ma l'attrice non aveva voluto e saputo rinunziare al -piacere di quell'omaggio continuo, a confermargli sempre che ogni sua -opera aveva avuto su lei un'influenza decisiva, e che la sua arte, il -suo cuore ed il suo pensiero erano quasi stati creati ed alimentati da -quelle opere. - -— Anch'io vi vidi allora e v'udii recitare per la prima volta, rispose -Giuliano Farnese. Anch'io attendevo una magnificenza, ma ogni mia -aspettativa fu sorpassata. - -Claudina Rosiers aveva da quattro mesi solamente esordito sul teatro -con un successo strepitoso. Prima d'allora, quasi tre anni innanzi -quella data, ella aveva recitato in una primaria compagnia drammatica, -troppo sollecitamente e tragicamente disciolta dal colpo di rivoltella -d'un grande attore. In quel tempo aveva recitato a fianco di una delle -più care glorie della scena italiana, la signora Virginia Marini. -L'eccellenza di questa attrice l'aveva persuasa a considerare sè -stessa, la sua arte, la sua forza. Dopo questo esame, conscia della -sua piccolezza, ella — esempio mirabile ed inimitato — lasciò le -scene e per tre anni con le sue poche economie, viaggiò modestamente -all'estero, vide ed udì attori ed attrici, assimilò il buono, respinse -quanto le sembrava cattivo, studiò ininterrottamente ed enormemente, -fatica ignorata e per questo più nobile. Poi si presentò a Savarese, -dopo una lunga e triste odissea di rifiuti, in un momento in cui -gli bisognava una grande attrice: il direttore dapprima sorrise, poi -consentì ad udirla recitare ma sempre con un sorriso ironico a fior -di labbra; però, dopo quell'audizione, stupito, meravigliato, gonfio -di entusiasmo, avendo da vecchia volpe astuta annusato l'affare, -scritturò l'attrice a condizioni per lei eccellenti; cominciò subito -una _rèclame_ esorbitante, così sfacciata, così insistente, che avrebbe -potuto riuscire veramente fatale alla esordiente. Invece, la sera -della sua prima rappresentazione a Milano, al teatro Manzoni, Claudina -Rosiers ebbe decretato un trionfo portentoso, uno di quei trionfi tanto -più solenni, quanto più giungono dopo aver vinto ostacoli altissimi di -diffidenza, tanto più giocondi e festosi, quanto più non insperati ma -inattesi. Ella aveva recitato in quella sera del novembre 1895 uno di -quei fastidiosi pasticci ad effetto, che solo dal genio di un'attrice -possono avere anima e bellezza, _Adrienne Lecouvreur_. Nella scena -in cui Adriana, vedendo Maurizio di Saxe ch'ella ama, preso alle -civetterie della duchessa di Bouillon, durante una rappresentazione -di salone, recita gli stessi versi del Racine e finisce per insultare -la sua rivale, dirigendole l'imprecazione della incestuosa regina -raciniana, ella ebbe uno di quegli applausi inebrianti che in una vita -d'artista nessun'altra gioia potrà mai far dimenticare. Il pubblico -si era trovato innanzi alla potente espressione di un ingegno che, se -ancòra un po' corretto e levigato, poteva divenire splendidissimo; la -critica aveva trovato una terra vergine da sfruttare, gli eleganti -e i damerini giovani e vecchi avevano intraveduta la possibilità -di nuove conquiste, avevano trovato un nuovo campo di caccia. Tutto -questo aveva concorso ad un successo che dalle poltrone era asceso -alle gallerie, dai palchi aveva echeggiato negli atrii del teatro, -era stato alimentato ancora più nei saloni e nelle redazioni dei -giornali, nei _clubs_ e nei caffè. In quei quattro mesi aveva percorso -tutta l'Italia, precedendo, accogliendo e seguendo l'attrice illustre, -divenuta così prontamente un astro fulgente su quell'orizzonte teatrale -dove brillano e scintillano tante stelle di cartapesta, illuminate -d'un falso bagliore dai riflettori elettrici dei successi effimeri e -passeggeri. - -Farnese guardava l'abito indossato dall'attrice in piedi innanzi a -lui. Era un abito di saia azzurro cupo, con dei galloni ed i rivolti -di amoerro bianco, una lunga gala di merletti veneziani, un alto collo -di velluto turchino, alla Maria Stuarda. Su la chioma bionda aveva -un cappello di feltro con due maestose piume bianche, una delle quali -discendeva in molle curva sul piccolo orecchio roseo, come da un feltro -di spadaccino del secolo XVII. - -— Vi piace? domandò l'attrice quando si avvide dell'attenzione dello -scrittore. - -— Mi piacete, egli rispose. - -— Parlo dell'abito, non di me, replicò sorridendo l'attrice. - -— Innanzi ad una bellezza, spiegò il romanziere, non si bada al -piccolo particolare squisito, al trascurabile ornamento delicato. In -San Pietro, nella cappella della Pietà, non ammirate prima i mediocri -affreschi di Lanfranco, ma il divino gruppo di Michelangelo. - -— Dimenticate le proporzioni, replicò l'attrice con un sorriso che -scoprì le due file di piccoli denti candidi. - -— Perchè ho fatto un confronto fra Michelangelo e voi, un affresco -di Lanfranco ed il vostro estetico abito di quest'oggi? Mio Dio, le -proporzioni si possono sottintendere sempre! E poi..... - -Il madrigale era stato interrotto dalla voce del Savarese che -chiamava all'ordine per il terzo atto. Gli attori erano tornati -verso il centro della scena, interrompendo i loro chiacchiericci. I -trovarobe preparavano l'arredo scenico, segnavano le porte con due -sedie corrispondenti, i divani con una lunga fila di sedie logore -e scolorite. Un campanello elettrico — e col sordo mormorio del -suggeritore la prova ricominciava. Le scene seguivano le scene e -Farnese pure avvezzo agli inganni delle commedie in prova, avvertiva -deficienze dove non ve ne erano, vedeva tutto pallido, fiacco, slavato. -Sebbene egli sapesse come solo la ribalta illuminata e la sala colma -fossero sufficienti a dare ingegno a quelli attori che ora sembravano -poveri filodrammatici, pure temeva la loro negligenza, paventava -un'interpretazione debole e frusta, visioni fosche d'insuccesso gli -attraversavano il pensiero. Ma Claudina Rosiers faceva la sua entrata -e subito la scena diveniva elettrica, l'orgoglio dell'autore vibrava -di nuovo fiducioso, gli altri attori anche si investivano meglio della -parte, procedevano più vivi e più veri. Savarese, grosso e acceso nel -volto senza barba nè baffi, sorrideva dai piccoli occhi furbi e dalle -labbra tumide di vecchio ebreo, presentendo l'affare ed il successo -fruttifero. Ma un attore di primissimo ordine, Gray, che in quel -momento non recitava, seduto su una delle due sedie che simulavano -i battenti di una porta, seguiva con l'occhio sospettoso Claudina -Rosiers, ardente nei suoi movimenti passionali; ed a volte gli occhi -dell'attore brillavano di un riflesso sinistro. Gray era innamorato -di Claudina ed aveva già confessato all'attrice la sua passione, -deferentemente, offrendole la sua mano. Ma l'attrice aveva ricusato, -ringraziandolo tuttavia dell'onore che le tributava: ella voleva -darsi all'arte conservando il suo libero arbitrio, non voleva essere -diminuita dai vincoli e dagli affanni di un marito e di una famiglia. -Il suo discorso era stato così fermo e reciso che Gray non aveva saputo -insistere; ed allora con voce piena di lacrime s'era fatto promettere -che, se un giorno ella avesse mutato idea, avrebbe tenuto conto della -sua sfortunata passione e l'avrebbe prescelto agli altri. Il giovane -aveva sofferto per quella rinunzia, ma il pensiero che quella donna -ch'egli non poteva avere non sarebbe nemmeno appartenuta ad altri lo -consolava in quell'eterno orgoglio e in quel mascherato egoismo del -maschio, che sono tanta parte di una passione virile. Quando però -le prove della nuova commedia di Giuliano Farnese erano cominciate, -la più atroce gelosia s'era aggiunta nell'animo dell'attore a quel -rassegnato sconforto. Egli sapeva che Farnese aveva avuto molte buone -fortune, sapeva quanto Farnese piacesse a Claudina Rosiers, sapeva -quanto Claudina Rosiers piacesse a Farnese; e le sue buone amiche -s'erano date premura di metterlo in guardia contro Farnese, ammonendolo -perchè fosse vigile, comunicandogli le dicerie che correvano sul -grande scrittore, le sue glorie raccolte nel giardino di Citera, le -sue squisite arti seduttrici. Da allora Gray non aveva avuto un minuto -di pace; il più piccolo atto di cortesia convenzionale sembrava al -geloso la conferma, l'accusa, la prova della colpa di Claudina e della -sua propria sventura. Con la sua gelosia illogica e senza diritti -era divenuto insopportabile alla giovane donna, che di conseguenza lo -sfuggiva come meglio e quanto più poteva; ma il geloso vedeva in ciò -mille altre prove del suo infortunio e della relazione dell'adorata con -lo scrittore. - -Egli intanto, quel giorno, seguiva con lo sguardo Claudina Rosiers, -finchè finito anche il terzo atto con una deliziosa scena di amore e -di passione, si era andata a sedere, ancòra tutta vibrante, vicino allo -scrittore che applaudiva ai suoi interpreti. Allora Gray si era perduto -fra i fondali, scoppiando in lacrime come un bambino contrariato. -Fortuna per lui che non vide il gesto con cui Farnese prese fra le sue -la piccola mano di Claudina Rosiers ancòra ansimante e sconvolta! - -— Io non so spiegarmi, le mormorava intanto lo scrittore, come voi -possiate creare con verità così meravigliosa e con logica umana -così inappuntabile, queste scene d'amore, che io ho sempre creduto -impossibili a rendere senza aver sofferto quelle agonie. Come io ho -dovuto viverle per scriverle, così immaginavo che, volendo farne una -viva rappresentazione, bisognasse averle ugualmente sofferte e forse -anche più di me. Ora, invece, terrei una scommessa che voi non avete -mai amato..... - -— L'arte mi ha presa troppo presto, rispose l'attrice, e troppo -completamente, perchè io avessi il tempo di dedicarmi all'amore. Ho -amato, sì, non vi dico di no, ma in fondo quale è quella giovinetta -che non ha amato, senza un istante di tregua, dai sedici ai vent'anni? -Alcune amano misticamente Gesù, altre amano più umanamente le spalline -e gli speroni di un bell'ufficiale dei lancieri. Ognuna, ahimè, -si forma il suo grande ideale, e nelle lunghe notti verginali nel -lettuccio candido, su l'origliere che unico confidente sa tutti i -nostri sogni più intimi, si combinano i bei visi e le belle anime, i -mustacci bruni e l'amore eterno, la forza del corpo e la delicatezza -del cuore. Poi viene la vita; e a chi porta la realizzazione -dell'ideale, a chi porta il contrario. Le une devono temere, le altre -devono sperare: come per le une giungerà il _redde rationem_ poichè i -sogni realizzati non vivono a lungo quaggiù, così per le altre giungerà -il _sursum corda_, perchè per ognuno è destinato quaggiù almeno un -quarto d'ora di felicità. Voi vedete, mio caro maestro, che parlo -latino; ma sono frasi raccolte sui giornali e che non sono nemmeno -sicura di pronunziare esattamente..... Ah, anch'io avevo il mio ideale -a sedici anni; e volevo allora essere una grande attrice e questo si -è realizzato, non per la grandezza ma per la professione; volevo esser -bella e gli adulatori mi dicono che lo sono; volevo anche essere amata -da un uomo illustre, completarlo, esser cosa sua come lui cosa mia, -quasi direi, integrarlo. E non vi spaventate di questo parolone: è -nella mia parte che devo recitare stasera! Questo ancòra non è. Sarà? -Non sarà? _Quien sabe?_ dicono gli Spagnuoli con due dolci e tristi -parole che racchiudono un mondo. Anch'io aspetto il mio quarto d'ora, -perchè deve venire. Ma il difficile è saperlo attendere pazientemente -per coglierlo al suo passaggio. Intanto, mio caro maestro: _j'attends -mon astre!_ - -Lo scrittore la guardava sorridendo, mentre ella con uno scoppio di -risa riprendeva: - -— Anch'io ho amato, ma l'Ideale, una creatura che la mia fantasia ha -creato e che forse non esiste. Un amoretto l'ho avuto. Ho passato la -fanciullezza e l'adolescenza nella mia Siena: a quindici anni volevo -bene a un giovinetto della mia età, un piccolo, biondo, gracile, -che ora ho ritrovato ammogliato e con prole. Allora ci davamo degli -appuntamenti sotto la volta di quella meravigliosa Fonte Branda, verso -il crepuscolo. Che cosa accadeva? Qualche bacio, mio Dio, e molte -promesse di eterna fè! Però qualche sera, se tardavo, non trovavo -più al convegno il mio padrone e signore, che, atterrito dalla sera -che scendeva, dall'ombra della Fonte e dallo scrosciare dell'acqua, -preferiva all'amore mio la tranquillità della sua anima infantile. -Ed ecco, mio signore, in quali mani fidavo la tutela di tutta la mia -vita..... Insomma, io non ho provato l'amore, ma lo sento; non l'ho -conosciuto, ma non lo ignoro. - -Più tardi, come lo scrittore alla fine del quarto atto si meravigliava -ch'ella provasse in scena e le rendesse anche con precisione alcune -sensazioni fisiologiche, Claudina Rosiers scoprì l'allusione ed il -sottinteso; sorrise e disse all'orecchio del Farnese: - -— Voi pensate che questo, almeno, devo averlo provato; non è vero, -maestro? - -E staccandosi dall'uomo, mentre Gray ricompariva mogio mogio tra i -fondali, disse con l'alterezza di colei che serba immacolato il suo -fiore e ne sa il prodigio: - -— Ebbene, no. Io sono vergine! - - -Egli rimase a guardare la vergine, ma i suoi occhi non erano più -limpidi come poc'anzi; una scintilla impura di cupidigia, accesa dal -pensiero di quella occulta primavera, vi brillava torbidamente. La -scena cominciava a vuotarsi, dopo che il direttore aveva pronunciato le -abituali parole: «Possono andare; domani, prova alle undici». A poco -a poco solo Claudina, Farnese e Gray erano rimasti sul palcoscenico, -Farnese ancòra seduto su l'ampia poltrona, Claudina in piedi presso -lui canticchiando, Gray imbarazzato con la pallida speranza di -riaccompagnare Claudina. Un silenzio imbarazzante era fra loro. -L'attrice e lo scrittore sentivano il bisogno d'essere ancòra soli, -di poter ancòra parlare, di potere ancòra unire le anime loro nella -piena confidenza che consola. Gray finalmente comprese l'inutilità -della sua attesa, quando Claudina per troncar netto il disagio di -quel silenzio, pregò Farnese di accompagnarla dalla sua modista. Il -commediante girò su i tacchi, dopo di aver salutato in corruccio, e -s'allontanò rapidamente tra le penombre dei praticabili e delle quinte. -Con quella intuizione tutta propria dei gelosi, Gray imaginava che -qualcosa di decisivo stava per compiersi tra l'autore drammatico e la -sua interprete. Tutti gli spasimi della gelosia lo afferravano, quelli -spasimi laceranti del geloso che non ha alcun diritto, dell'innamorato -senza speranza che vede un altro in procinto di cogliere quel frutto -di amore ch'egli credeva dovuto a sè stesso. Brani di commedie gli -tornavano nella mente, di quelle commedie in cui egli doveva vivere, -innanzi a mille persone, gli spasimi di una gelosia che conosceva così -bene! Il povero innamorato doveva trattenere le frasi di collera e di -insulto che gli salivano alle labbra verso colei che era stato il suo -sogno, che era la sua madonna, ora in procinto di perdere la gloria -della sua verginità per il capriccio passeggero ed inutile di uno -scrittore alla moda, di un donnaiolo misogino! - -Fuori, il crepuscolo scendeva. In alcune vie più strette i lampioni -già erano accesi, nelle vie larghe e nelle piazze la folla passava, -reduce dai suoi dolori o dalle sue fatiche quotidiane, pronta a -risalire il calvario l'indomani, dopo il breve riposo di una pallida -sera. Gray procedeva fra quella folla variopinta ed ignota, quasi -senza vederla, attonito pel martirio di quella idea fissa, che -riconcentrando ogni sensibilità sul suo fermento, pare che tolga -quasi la sensazione della vista e dell'udito. Sotto quanti di quei -volti si celava un dolore simile al suo? Quanti sentivano nel cuore -la tenaglia crudele dell'amore senza speranza, i laceramenti atroci -della gelosia senza diritto? E queste idee facevano risalire nel suo -cuore la piena dell'amarezza, che talora però gli consentiva qualche -minuto di speranza e di tregua. E se egli fosse ancòra in tempo? Chi -sa che Claudina non avesse pregato Farnese d'accompagnarla, senza -un fine recondito, forse per sola vanità femminile, per farsi vedere -nell'ora di maggior folla con uno scrittore glorioso, con uno dei più -grandi autori drammatici... Ma, la modista? E non poteva veramente -recarsi da costei? Cosa v'era di strano e d'impossibile? Ma perchè -non aveva detto anche a lui di accompagnarla? Veramente era stato -lui il primo a prender congedo e ad allontanarsi; ma perchè ella non -aveva detto una parola per trattenerlo, ella che sapeva quanto fosse -amareggiato dai sospetti più vani e quanto ne soffrisse? E l'onda di -amarezza risaliva ancòra e i laceramenti della gelosia ricominciavano, -fin che non potendo più reggere al dubbio si diresse verso la casa -dell'attrice, con l'intenzione di spiarla, di spiare la sua venuta, -e se saliva sola o con Farnese. Il geloso girò la via delle Quattro -Fontane, traversò la piazza Barberini, risalì tutta la via Sistina -sino alla Trinità dei Monti, poi discese ancòra la magnifica scalinata -che conduce in piazza di Spagna e, voltando a sinistra, si fermò su -la porta di un piccolo caffè confinante col portone della casa di -Claudina. Bevve in fretta l'assenzio che il cameriere gli aveva portato -e si fermò su la porta in osservazione. E come l'attrice tardava a -rincasare, la gelosia ricominciava nella pedanteria delle sue indagini -e dei suoi minuti sospetti. E s'ella non tornasse? Se Farnese l'avesse -trattenuta a pranzare al caffè? Ma lo scrittore aveva famiglia e non -era probabile che si facesse vedere pubblicamente in tanta intimità -con la giovane attrice. E se i due fossero venuti in carrozza e quindi -prima, molto prima di lui? Se fossero già nell'appartamento e proprio -in quella camera da letto che corrispondeva esattamente, al piano -superiore, con quella sala di caffè notturno? Un'ora era passata senza -ch'egli vedesse giungere l'attrice o sola o con lo scrittore, e ciò -l'aveva confermato nella sua ipotesi che i due, giunti in carrozza, -fossero già nell'appartamento. Egli aveva infilato il portone, aveva -già salito qualche gradino, ma al momento di premere il bottone -elettrico pensò che non aveva alcun pretesto per spiegare quella -sua visita intempestiva. Inoltre pensò che avrebbe potuto avere la -conferma di quel che temeva e quella possibile certezza lo atterrì, -e ridiscese lentamente le scale, preferendo a quello spasimo immane, -le continue trafitture del dubbio, che tuttavia lascia qualche minuto -di speranza e di blanda illusione. Ma, al momento che egli varcava la -soglia, Claudina e Farnese discendevano da una carrozza e il geloso -ebbe appena il tempo di sfuggire, rasentando i muri della oscura via -di Propaganda Fide, non senza essere stato visto dai due. Claudina e -Farnese salirono. Su, nella casa, dopo che si fu tolto il cappello e la -mantellina, l'attrice guardò tra le persiane socchiuse ed al lume della -lampada elettrica di un negozio di oggetti d'arte, vide Gray fermo in -attesa, con lo sguardo fisso alla sua finestra che in quel momento -s'illuminò, avendo Farnese fatto scattare il commutatore della luce -elettrica. - -— Otello aspetta ancòra, disse Claudina ridendo allo scrittore, mentre -apriva le persiane. Vi ha veduto salire ed attende che ridiscendiate. -Chi sa quali sospetti e quali pene! Domani dovrò subirne la narrazione. -Povero ragazzo! — E rise di una risata libera e squillante. — Però, -come siamo cattive noi donne! — continuò più seria ma canzonatrice. — -Ecco un uomo che soffre per me pene atroci. Egli mi segue, mi osserva, -mi spia. Egli mi attende nel portone per vedere se torno sola, vi vede, -fugge. Ed io ho la crudeltà di farvi salire, pur pensando che il povero -giovane ci spia ancòra e che questa vostra innocente visita gli farà -passare una notte bianca insopportabile. Siamo veramente malvagie? - -Rise di nuovo, avvicinandosi allo scrittore. Farnese indugiava. Aveva -inteso battere le sei all'orologio della stanza vicina e ricordò di -aver promesso al piccolo Luca di andarlo a prendere, dopo la prova, -per farlo passeggiare nelle vie eleganti con lui, poichè il bambino era -tutto orgoglioso di essere visto col suo gran papà. - -— Dovrei rientrare, disse repentinamente lo scrittore all'attrice. Sono -già le sei ed ho fatto una promessa al piccolo Luca. - -Pronunziando queste parole egli si era alzato ed aveva guardato la -commediante. Un'ombra di corruccio era passata sul volto di lei, che lo -scrittore scorgeva in piena luce nel quadrato luminoso della lampada. -L'attrice non aveva pronunziato una parola e si era messa ad osservare -attentamente le sue dita sottili. Egli riepilogava ciò che le aveva -detto lungo la via ed al caffè dove si erano fermati. Ricordava di -averle stretto la mano salendo le scale e che la donna aveva lasciato -fare; anzi gli era piuttosto sembrato ch'ella avesse risposto con una -lieve pressione. Naturalmente, tutto ciò esigeva una spiegazione e non -una partenza così repentina ed egli sacrificò il desiderio del piccolo -Luca, decidendo di rimanere. - -— Il vostro bambino vi attenderà invano, disse allora Claudina mentre -lo scrittore ritornava a sedersi presso di lei. Non vorrei essere causa -di un dispiacere al piccolo Luca e — sottolineò sorridendo — anche -al suo papà. — Poi, subitamente, con uno scoppio di risa aggiunse: -— Resterò con tutte le mie tristezze, sola sola con loro che non -mi divertono affatto. E aspetterò l'ora del teatro. — Poi dimandò, -deliziosa di noncuranza: — Vi vedrò stasera? - -Il romanziere guardava l'attrice con un'attenzione immobile, voleva -intenderne il pensiero sincero, scoprirne l'intimo disegno. Ma ella -restava impenetrabile, continuava a contemplarsi le dita con un sorriso -ambiguo. - -— Non passerò dal teatro, stasera, rispondeva egli, intento a spiare -l'impressione destata dalle parole che stava per pronunziare. Mia -moglie si lamenta della sua solitudine. Le debbo bene una sera di -focolare domestico. Avrò la rappresentazione dei miei bambini e delle -loro marionette. - -— Ah, non verrete? soggiunse l'attrice sempre più nervosa. Tuttavia -io recito solamente nella _Visita di nozze_ e non prima delle undici -e mezzo. Se il focolare domestico si spengerà prima di quell'ora... il -Teatro Nazionale è vicino, soggiunse dopo una pausa significativa. - -— Relativamente, disse lo scrittore sorridendo. Comunque accetto -volentieri l'invito perchè per voi si sfiderebbero ben altri pericoli -che la tramontana. - -Su quella promessa lo scrittore avrebbe potuto andar via, soddisfare -il desiderio innocente del suo piccolo Luca. Ma una certa ironia che -vibrava in talune inflessioni di voce dell'attrice lo tratteneva in -quel salotto, seduto in quella poltrona. Fu così durante un'ora: una -voce lo esortava ad alzarsi, a partire; l'altra, contraddittoria, -a indugiare ancòra. Intanto il discorso era ricaduto sul sogno -adolescente di Claudina. - -— Chi sa, chi sa? diceva l'attrice. Realizzerò mai questo sogno? Amare -ed essere amata da un uomo illustre, da un grande artista, in modo che -la mia intelligenza sia completata dalla sua, formi un tutto armonico e -profondo? Chi sa? Gli incontri della vita sono così bizzarri! Desidero, -voglio, invoco il grande artista, il grande scrittore e chi sa che non -vada poi a finire nelle braccia di un povero attorello qualunque, in un -momento di orribile stanchezza e senza volontà, come quei viaggiatori -che seduti di rimpetto in uno scompartimento si trovano nelle braccia -l'uno dell'altro per un urto del treno! — Sorrideva, ma tristemente; -poi ad un tratto si mise a picchiare e strofinare le sue mani. — Dio, -Dio, che freddo! e come potrò recitare stasera? Come potrò? Farnese, -fatemi il piacere, prendetemi quel mantello su quella poltrona..... Lì, -lì, benissimo! — E come Farnese, mettendole quel mantello su le spalle, -s'era chinato su lei fino a sfiorarle i capelli con un bacio, ed ella -aveva sorriso, così che egli fatto più audace s'abbassava verso le -labbra, ella gridò: — No, no, non voglio! E levandosi, poichè Farnese -l'inseguiva, quasi pregò: — Lasciatemi. Non vi avvicinate. Andatevene, -andatevene, adesso.... - -Poi si avvicinò a Farnese, fece un cenno perchè non insistesse, gli -tese le due mani, strinse amichevolmente quelle di lui e lo guardò -uscire, senza sorridere e senza più una parola. Ma nelle scale lo -scrittore udì la voce un po' tremante di Claudina Rosiers che gli -gridava dall'alto: - -— A stasera. Ricordatevene. - - - - -II. - - -Fin dalle sue prime armi, Giuliano Farnese era stato favorito da -un'insolita fortuna. I suoi primi passi nell'aspro cammino della -letteratura erano però stati sostenuti dal forte appoggio di uno -scrittore illustre, Claudio Sanna, che affascinato dalla sincerità -e dalla ispirazione del primo ed unico libro di versi di Farnese, -_Sotto i salici_ — libro tutto impregnato di una melanconia senza -dolore — sostenne i passi successivi del giovane poeta. Oggi quel -libro è dimenticato ed i cinquecento esemplari che ne furono stampati -sono perduti fra le pubblicazioni più recenti e rumorose, dove solo -qualche spirito delicato va a ricercarlo, per riviverne il molle -fascino autunnale. Farnese ha avuto il torto di rinnegare quel -libro dove pure tanta parte della sua anima aveva cantato, con la -spontaneità dell'adolescenza; quando i versi fioriscono sotto la penna, -naturalmente, senza paralizzanti preoccupazioni di rime e di scuole -estetiche. Tuttavia da quel libro data il principio della sua fortuna. -Anche i due romanzi che lo seguirono sono semplici e sinceri, intimi -come _L'ultimo incontro_, freschi e famigliari come _Accanto al fuoco_. -Questi due romanzi furono scritti in una modesta camera di un piccolo -albergo a Padova, dove, all'uscire dall'Università, Farnese insegnò -lettere in quel liceo, durante un anno. Claudio Sanna fu il pioniere di -questo nuovo scrittore e ad ognuno di quei primi romanzi egli consacrò -magnifici articoli su i principali giornali. Anche altri critici -ed altri romanzieri consacrarono studî ed articoli a quei romanzi, -poichè il loro autore, oscuro professore di lettere in un liceo di una -lontanissima provincia, non era ancòra e forse non sarebbe stato mai, -un rivale temibile e perciò da combattersi con ogni arma, silenzio o -denigrazione, pur di rovesciarlo e demolirlo, non per prenderne il -posto, ma per l'ira del piccolo verso il grande, del debole contro -il forte, per il rancore e l'odio eterni del mediocre verso quel che -emerge e s'innalza. Ma allora al giovane scrittore festeggiato la -misera fatica didattica pesava e non poteva resistere alla brama di -correre a Roma, di scrivere, di parlare, di sentire da vicino il suo -bel successo, di entrare anche lui decisivamente in lizza. L'affezione -di Claudio Sanna gli permise di realizzare questo sogno, e nel novembre -del mille ottocento ottantacinque, Farnese entrò, incaricato della -critica drammatica e di una cronaca letteraria, in un gran giornale -romano _L'Eco di Roma_, diretto da Marco Torrero. - -Cominciarono, allora, le illusioni a sfrondarsi, le speranze a -impallidire. In molti scrittori illustri, ch'egli venerava da lunge -e pei quali aveva arso nei fogli letterari dei giovani molti granelli -d'incenso, trovò gelosia ed invidia; in altri, che sembravano alla sua -ignara fantasia giovanile modelli di austerità artistica, non trovò -altro che orpello ed inganno, la più urtante abilità commerciale, -le tele variopinte e le frange d'oro che nascondono la miseria -intellettuale e la corruzione morale. Allora dal giovane irruppe -l'uomo, e, sfogliate le ultime illusioni, considerando con un sottile -riso ironico quel che prima lo colmava di ira e di disprezzo, scrisse -sul giornale di Torrero, quella lunga serie di _Saltimbanchi_, dove, -in brevi articoli, secchi e schioccanti come colpi di scudiscio, -metteva in luce le vere figure zingaresche di molti romanzieri, autori -drammatici, critici, poeti, musicisti, scultori e pittori. Ebbe un -paio di duelli con due di quei saltimbanchi, un autore drammatico -ed un pittore, che si offesero; ebbe la fortuna di ferirli entrambi; -così che la muta, con la coda fra le gambe, sopportò le scudisciate; -qualcuno tentò di abbaiare, ma da lontano e prudentemente, qualche -altro leccò le mani al castigatore per propiziarselo, molti infine -ostentarono a quelli attacchi un'ilarità non troppo sincera. Quella -serie di _Saltimbanchi_ constò di sessanta articoli, pubblicati -tutti sul giornale di Torrero in meno di quattro mesi. Dopo, Farnese -li raccolse in un volume sotto lo stesso titolo e ad ognuno di quei -sessanta inviò il volume con dedica autografa. Egli vide allora come -nella letteratura, non diversamente che nella politica, valga più il -rumore che il valore. I suoi buoni romanzi erano rimasti invenduti su -gli scaffali dei librai, ma il suo libro di critica, che pure nelle -sue idee morali aveva le apparenze di un _pamphlet_, ebbe un successo -insperato e sei edizioni ne furono esaurite in brevissimo tempo. Egli -aveva perduto con quel libro la maggioranza di coloro che si dicevano -suoi amici: su quei sessanta, solo sette od otto, e dei meno attaccati, -ebbero lo spirito di avvicinare il Farnese e di raddoppiare in cortesie -a suo riguardo, se non in cordialità. Ma gli altri, coloro che non -erano stati compresi nel fustigato e sanguinolento battaglione, furono -di ciò grati al Farnese ed alcuni con l'adulazione e le amabilità -prevennero il pericolo d'essere incorporati in un secondo battaglione -a venire. Ad ogni modo il pubblico conosceva ed amava, ormai, il nome -battagliero del Farnese e quei successi ripetuti gli avevano creata una -lusinghiera posizione finanziaria. - -Allora egli, l'austero critico ed il giustiziere, pencolò un poco -verso il pubblico ed è l'unica macchia, ma perdonabile, della sua -carriera letteraria. Nel suo appartamento elegante della via Sistina, -Farnese lavorava a quel romanzo _Amori d'Autunno_, che fu poi uno dei -suoi più grandi successi editoriali, fra le visite delle ammiratrici -generose, quelle delle attrici che lo volevano più propizio a loro -nelle sue critiche drammatiche sul giornale di Torrero, e quelle di -qualche raro amico che veniva nei pomeriggi d'inverno a scaldarsi il -corpo in quella casa tiepida e simpatica, l'anima e l'intelligenza -all'ardore di quel pensiero di artista tanto geniale. Nel frattempo -il teatro l'aveva tentato ed al teatro Valle era stata rappresentata -una sua commedia in quattro atti dal titolo curioso, _Le nozze di Don -Giovanni_. In quell'affollato teatro di prima rappresentazione solenne -s'eran dati convegno tutti gli astii ed i rancori ardenti verso il -notissimo scrittore. Tutto il battaglione dei sessanta saltimbanchi ed -i loro adepti, tutti i giovani poeti cui egli aveva consigliato più la -lima che la rima, tutti i giovani autori i cui aborti drammatici non -avevano incontrato il favore del famoso critico e le loro famiglie ed -i loro domestici, tutti gli attori ch'egli aveva ammonito e biasimato -dai pianterreni dell'_Eco di Roma_, tutte le attrici ch'egli non aveva -pensato di baciare e i loro _madri_, tutti i confratelli gelosi dei -suoi successi e le loro signore mogli e le loro signore amanti, tutti -gli eleganti e tutti i mondani irosi contro di lui per le sue fortune -di salone e di alcova, tutti i nemici più acerrimi dello scrittore -celebre a ventotto anni si eran dati convegno in quella sfolgorante -sala di teatro. E subito, dal primo levarsi del sipario, l'insuccesso -s'era pronunziato; i mormorii eran presto divenuti risate, le risate -grugniti, i grugniti urli. I quattro atti si erano svolti fra le grida -ed i fischi, le risate e le grida; gli attori assistevano impassibili -allo scempio di quella geniale ed ironica commedia, ma vollero per -rispetto all'autore condurla fino alla fine, malgrado i gridi sempre -più forti ed insistenti che chiedevano l'abbassarsi del sipario. -Alla fine del quarto atto qualche applauso fremente di pochi onesti -fu coperto dalle salve di fischi. La _jeunesse dorèe_ di un circolo -elegante, furiosa di vedere andare a Farnese quelle fortune femminili -che le loro anime grigie attendevano in vano, dava in un palco un -pietoso spettacolo di sè, eseguendo coi fischi una fanfara volgare. -Finalmente lo _charivari_ era finito. I veri amici di Farnese non -avevano avuto il coraggio di cercarlo; gli altri, gli ottimi amici, -avevano frugato tutto il palcoscenico per trovare lo scrittore, mentre -un'altra squadra volava al suo appartamento di via Sistina, per godere -sotto le ipocrite condoglianze, l'effetto malvagio della malvagia opera -compiuta. Ma Farnese, avvertito dai _reporters_ dell'_Eco di Roma_ -intorno alla cabala che si montava contro di lui, era partito la sera -innanzi, dopo l'ultima prova delle _Nozze di Don Giovanni_, per recarsi -qualche giorno a Firenze. Così che a teatro gli ottimi amici non avevan -trovato che camerini chiusi e macchinisti affaccendati, tutti nervosi -in quella sera di lutto teatrale; ed avendo alla casa dello scrittore -trovato chiuso il portone, la banda dovette sciogliersi, dolente del -contrattempo, ma felice in fondo del risultato. - -E la mattina e la sera appresso, trepidanti, avevano aperto i giornali -perchè se al Farnese non era giunto l'eco delle disapprovazioni, ne -avrebbe avuto almeno conto dagli attacchi dei critici. Se non chè -anche questo loro desiderio doveva andar deluso. La critica aveva un -linguaggio rispettoso verso Farnese, ammirativo per la commedia e -stigmatizzante con parole pungenti il contegno della maggior parte -del pubblico. Trovavano la commedia fine e sottile, con pregi di -dialogo, di sceneggiatura, di finitezza di caratteri, ma con difetti di -lungaggini. Tutti, meno due o tre, predicevano un vero successo alle -_Nozze di Don Giovanni_, quando fossero riprese con un pubblico più -spassionato. Intanto i buoni amici anonimi avevan messo sotto fascia -quei due o tre giornali discordanti e li avevan spediti, falsificando -le loro calligrafie, a Firenze, al _Savoie-Hotel_, dove Farnese era -disceso. La sera, su l'_Eco di Roma_, era apparso un rovente articolo -di Marco Torrero, che, ricercando le cause dell'insuccesso e citando -anche i nomi dei promotori, esaltava la commedia e prediceva al Farnese -un grande avvenire di autore drammatico. - -Al suo ritorno a Roma, apparvero quei suoi due romanzi, seconda -maniera, _Anime in sogno_ ed _Amori d'autunno_. I successi ne sono -rimasti memorabili. Tuttavia erano due romanzi falsi e manierati, -ove ogni anima aveva un lembo di cielo, ove il mondo era osservato a -traverso ad un prisma roseo e brillante. Il romanziere aveva voluto -forzare la semplicità e l'intimità della sua prima maniera ed era -caduto nell'estremo della semplicità complicata e della falsa intimità. -Un giornalista, Giacomo Spada, attaccò alle spalle del Farnese -l'etichetta, «un Medoro Savini anglomane e decadente». L'etichetta -rimase e pesò presto sulle spalle di Farnese che, da principio, ne -aveva riso con la noncuranza sprezzante che viene dal successo. Da -allora, dalla fine del mille ottocento ottanta nove data quel romanzo -_L'Aurora_, che fu una vera aurora artistica per lo scrittore e che -lo sacrò indiscutibilmente grande romanziere. In esso il Farnese, -spogliandosi di ogni preconcetto, aveva chiamato a raccolta tutte -le mirabili sue facoltà, per rispondere con un capolavoro alle -ironie ed ai sottintesi melati. Ed il capolavoro era riuscito: v'era -nell'_Aurora_ un vasto affresco della corruzione e della decadenza -moderna e la maestosa pittura si chiudeva con l'apoteosi di un'Idea -e la visione simbolica di un futuro secolo ideale. Molte edizioni -si esaurirono una dopo l'altra, l'inno concorde salì dalle colonne -dei giornali e dalle pagine delle riviste. Una schiera di giovani si -entusiasmò per Farnese, divenne il suo drappello, fu pago di vivere -del riflesso della sua luce. Altre commedie erano seguite, prima -_Una Rivolta_, che, dopo alcune ostilità della prima sera, filò -tranquillamente fra gli applausi un lungo corso di rappresentazioni. -Pochi mesi dopo, durante il successo dell'ultimo suo romanzo, una -geniale e delicata attrice, la signora Teresa Mariani-Zampieri -volle mettere in iscena con gusto d'artista una commedia in tre -atti, _Messer Arlecchino_, che Farnese aveva scritto durante un -suo viaggio in Spagna, per non perdere l'abitudine della penna e -senza alcuna intenzione di destinarla al teatro. Era una delicata -fantasia, il ritorno delle maschere della commedia dell'arte italiana, -una follia carnevalesca ed amorosa in un quadro di Watteau, con la -grazia autunnale di una festa galante di Verlaine. La signora Teresa -Mariani-Zampieri nel variopinto costume di un Arlecchino pieno di -grazie vi ebbe un successo squisito, ovunque. E Farnese, senza riposo, -si mise di nuovo al lavoro nel suo continuo inseguimento del meglio e -del bello ed in un anno, uscirono due altri romanzi suoi: _L'infamia -umana_, dove dieci tipi balzacchiani di vili e d'infami torturavano -e macchiavano per sempre una serena anima di giovinetta; _Cecilia_, -dove era narrata la storia di quella giovinetta aristocratica, Cecilia -Armenieri, che, fuggita di casa con un uomo alla moda, aveva voluto -essere attrice e trionfare su la scena, dove comparve con fortuna ma -per breve tempo, per scomparire pochi mesi dopo, non si seppe mai dove, -non si seppe mai come. - -Stanco delle sue fatiche di romanziere, Farnese aveva pensato di -riposarsi scrivendo tre ampii saggi intorno all'opera di tre pittori -veneziani, che egli singolarmente prediligeva, Giorgione, Paolo -Veronese e Carpaccio. Nella primavera del 1891, mentre correva l'Italia -il suo nuovo libro, _Cieli stranieri_, libro d'impressioni dei suoi -viaggi in Spagna, in Irlanda, in Olanda, in Fiandra, in Palestina ed -in Oriente, egli rimase quattro mesi a Venezia, in un appartamento -originalissimo ch'egli aveva affittato in quel curioso palazzetto -Dario sul Canal Grande, che pencola un po' da un lato, e che si trova -quasi prospiciente alla misteriosa casa di Desdemona. In quei soavi -mesi di adorabile primavera veneziana, levato a primo mattino, Farnese -sbrigava qualche articolo e qualche cronaca che, non ostante il suo -riposo, doveva dare ai giornali ed alle riviste. Passava la mattina e -metà del pomeriggio a percorrere i luoghi dove erano quadri dei suoi -tre pittori, l'Accademia Reale di Belle arti, le chiese più lontane, -S. Sebastiano, i Frari, Santi Giovanni e Paolo, — San Zanipolo, come -abbreviano i veneziani — San Giovanni in Bragora, la Madonna dell'Orto. -Verso il mezzogiorno, dopo una breve colazione al Caffè Quadri o al -Florian, ritornava al lavoro e guardava, frugava, raffrontava, prendeva -note, fino al tramonto quando, salito in gondola, amava goderselo -su lo smisurato specchio della laguna o si faceva scivolare lungo -il Canalazzo per vedere luccicare all'oro del tramonto i bei marmi -orientali del palazzetto Dario dove abitava, o la facciata diamantata -della Cà d'Oro, o per vedere tingersi ancòra di rosa le marmoree -facciate del palazzo Contarini dalle Figure o del palazzo Foscari. -Pranzava quasi sempre con qualche amico in un caffè sul mare, rientrava -presto e prima di coricarsi leggeva, sbrigava la sua corrispondenza, -ordinava le moltissime note raccolte nella laboriosa giornata. Poi -dormiva d'un quieto sonno quasi infantile senza sogni e senza incubi -affannosi. Gli era quasi ogni giorno compagno in quelle esplorazioni -artistiche, Leonardo Loredano, bell'uomo di trentacinque anni, -scrittore rinomato, amico fedele, gentiluomo perfetto appartenente ad -una delle più nobili famiglie veneziane. Loredano aveva scritto romanzi -e commedie che avevan dato molta voga al suo bel nome: — romanzi che -erano quadri originali, grandi affreschi di quella vita cosmopolita -così ardente oggigiorno e così vibrante, ch'egli viveva continuamente; -commedie che eran fini esercitazioni di casistica sentimentale, -opere delicate di un Marivaux del secolo decimonono, un Marivaux -che bevesse l'_extra-dry_, fumasse i _londres_ e leggesse la _Vie -Parisienne_ su la terrazza marina di un caravanserraglio cosmopolita -di Cannes o di San Remo. Loredano era una delle figure più eminenti -di Venezia: appena trentacinquenne, era già stato per due anni e con -molto onore sindaco della sua divina città: gli avevano offerto la -candidatura politica, ma egli aveva preferito tornare ai suoi calmi -lavori letterari, riprendere i suoi incessanti viaggi a traverso il -mondo. In quella primavera la sua sosta a Venezia si prolungava per -restare con Farnese ch'egli amava molto. Qualche sera lo tratteneva -a pranzare con lui in casa sua, e fu ad uno di quei pranzi che -Farnese conobbe la sorella di Loredano, Beatrice, una snella figura -di donna, con due occhi neri, dolci e sognatori, un colorito pallido -che aumentava la sensazione di aristocrazia emanata da tutta la sua -ammaliante persona. Farnese era stato preso a poco a poco da quel -fascino, ed il poeta, che sonnecchiava in lui sotto il giornalista -ardente ed il romanziere crudele, si ridestava in quelle notti lunari, -quando i tre amici restavano su la terrazza tessendo sogni, allo -sciacquìo sonnolento dell'acqua nel canale sottostante. I suoi lavori -su Giorgione, Veronese e Carpaccio eran finiti da tempo e Farnese, -nel giugno, non accennava ancora ad andar via. Una sera egli seppe -che Loredano era improvvisamente partito per due giorni alla volta di -Milano. L'innamorato si era subito diretto alla casa dell'assente, -aveva chiesto della contessina Beatrice, rimastavi sola con la -governante inglese e, contro ogni probabilità, egli era stato ricevuto -in un salone sul Canalazzo, salone che l'unica lampada coperta da un -paralume rosa lasciava in misteriosa penombra. Beatrice, tutta bianca, -era seduta presso la finestra ed un raggio di luna l'inargentava. Il -poeta in Farnese aveva trionfato. Ed egli, lo scettico, il misogino, -il _professional Woman's hater_, l'odiatore professionale delle -donne, disse d'un tratto tutto quel che sentiva, il bisogno da cui era -commossa la sua anima, di una casa, di un'intimità, di una famiglia, -in quella sua spossante vita di lotta e di lavoro. Era stato lirico, -lui, solito di essere ironico; ma l'ironia aveva subito ripreso -il sopravvento; e, mentre la donna rispondeva commossa e propizia -all'offerta dell'innamorato, quel raggio di luna, quella veste bianca, -quella giovinetta tremante, quella penombra, l'eco dello sciacquìo di -quell'acqua nel canale sottostante, le grida lontane dei gondolieri, -l'avevano costretto ad una grande risata, mentre diceva alla donna, già -col cappello ed il bastone in mano: — «Noi facciamo il melodramma ed io -fuggo. Vi lascio su queste buone parole». — Poi, l'innamorato avendo -suggerito di tener per buone quelle promesse, egli aveva aggiunto: — -«Per tutto il resto m'intenderò con vostro fratello». Ed era andato -via, ridendo di sè stesso. Loredano, al ritorno, aveva accolto con -gioia e con bonomia quelle recentissime notizie insperate. L'innamorato -era partito subito dopo. Tornato in ottobre a Venezia, lo scrittore -ne ripartiva, poche ore più tardi, avendo al suo braccio la signora -Beatrice Farnese. Loredano contemporaneamente prendeva l'_express_ per -Londra, felice di poter ricominciare la sua vertiginosa esistenza nella -società di Cosmopoli. - - -La fortuna ed il nome di sua moglie s'erano aggiunti per Farnese alla -propria fortuna ed al vanto del proprio nome nel sospingerlo in un -mondo di eleganze e di raffinatezze che non era il suo. Fino ad allora -egli aveva vissuto in un mondo speciale ed originale di costumi e di -bisogni, un mondo di scrittori, di giornalisti, di artisti, di attrici -e di cavallerizze. Egli aveva amato le falsità delle quinte, i cattivi -sentori del palcoscenico; le parrucche incipriate delle cavallerizze -e delle _clownesses_ lo avevano affascinato, ed all'uscire dalle -austere sedute di lavoro o dalle serene discussioni con gli uomini -più eminenti, lo scrittore aveva sempre veduto la vita sotto una -cipria rosea, in uno sfolgorio di lumi, in un succedersi repentino -di desiderj e di ebbrezze. Raramente egli aveva frequentato quel -che oggi giorno chiamano il _gran mondo_, quasi i pettegolezzi e le -ciancie di cinquanta saloni potessero raccogliere gli innumerevoli -brividi elettrici della vita modernissima. In quei saloni egli aveva -fatto rapide comparse quando qualche successo metteva di moda fra -le belle duchesse il suo nome battagliero. Se ne era però subito -allontanato, a causa di quelli uomini eleganti che volevano far sentir -troppo al letterato la loro supremazia, e che anche nelle cortesie -svelavano quella protezione che si ha verso un intruso compatito e -sopportato perchè non se ne può fare a meno. Ma sua moglie nei primi -anni di matrimonio aveva sùbito voluto godere i fascini della vita -mondana, e tutti i saloni più esclusivisti di Roma si erano aperti -per lei. Farnese era stato accolto questa volta, dagli uomini, -come un buon compagno, — perchè vedevano in sua moglie una caccia -probabile; non gli parlavano più quasi disdegnosamente di letteratura, -ma lo intrattenevano intorno alle maggiori probabilità di riuscita -di un cavallo a uno _steeple-chase_ qualunque, intorno all'ultima -partita intavolata al Circolo, o al miglior paio di scarpe per il -_lawn-tennis_. - -Farnese si rifaceva di quelle sere di costipazione intellettuale — -come egli diceva ridendo alla moglie — con ottime mattinate di lavoro -incessante e fecondo. Lo scrittore non aveva perduto le sue ottime -virtù di lavoratore metodico, di buon artigiano, com'egli soleva dire -asserendo che bisognava essere un buon artigiano per essere un vero -artista. Levato per tempo, lavorava sino a pomeriggio inoltrato; ma -alle quattro la vita mondana lo riprendeva nel suo rumoroso vortice, -sino al mattino seguente. A poco a poco, quelle eleganze e quelle -squisitezze avevano affascinato in lui il borghese rimasto sotto -la maschera dello scrittore scettico e la corazza dell'uomo rotto -alla vita. In breve, egli sentì l'ossessione di quelle eleganze, non -seppe più farne a meno, e qualche volta quasi avrebbe preferito al -suo bel nome di autore celebre un titolo qualunque, l'onore solenne -di duecentomila lire perdute in una notte di _baccarat_, il fascino -irresistibile d'essere stato vincitore di un _derby_. Ma erano -passeggeri e brevi momenti di debolezza: una seduta di lavoro lo -liberava da tutte quelle elegantissime ubbìe. - -L'ironista risorgeva in lui. Venne allora la terza maniera di Farnese, -che fu quella che ebbe più successo di critica e di vendita. La -sua vita mondana a Roma, a Cannes, a Montecarlo o ad Aix-les-Bains, -lo indusse a riprodurre quella futile esistenza noncurante e nella -serietà medesima con cui il romanziere descriveva le eleganze più -deliziose e le etichette più infrangibili, si scandalizzava per la -minima scorrettezza, si entusiasmava a freddo per una marsina di -taglio inappuntabile o per l'impassibilità di un giocatore elegante -al tavolo verde, era un feroce fondo d'ironia, che sfuggiva agli -interessati ed ai colpiti, e divertiva tutti gli altri. Quei primi due -romanzi della sua terza maniera, _Catene d'Oro e Sirene_ furono sui -tabourets di tutte le principesse, nei gabinetti da fumo di tutti gli -elegantissimi. Intanto altre sue commedie trionfavano: _Una parabola, -Flavia, I tramonti_. Pubblicò anche sul giornale di Torrero, un piccolo -capolavoro di satira una serie di note intitolata _Giornale di uno -snob_, dove si risolvevano con la più esilarante compunzione questi -ardui problemi: se fossero migliori le cravatte di Boivin o di Kent, -quale ne fosse il nodo più acconcio, quale il più inglese taglio -per le giacchette; e sopra tutto una _Teoria dello smoking_, rimasta -indimenticabile, dove dieci uomini alla moda discutevano quattro ore -se fosse lecito o no indossare lo _smoking_ per teatro nelle sere -d'inverno. - -Nel frattempo, egli aveva avuto due bimbi, uno maschio, Luca, che -presentemente aveva circa sei anni, ed una femmina di un anno minore, -Anna Maria. La moglie si era stancata della vita mondana, si era tutta -consacrata ai suoi bambini ed al marito e questi aveva continuato, ma -per poco tempo ancóra a correr solo i saloni, le sale d'armi, i circoli -e gli alberghi internazionali, poichè come un articolo di Claudio -Sanna, l'aveva lanciato nella bolgia letteraria, un altro articolo, -anche a firma di Claudio Sanna, lo salvò da una rovina verso cui egli -precipitava nell'incoscienza della sua nuova ebrietà. In quell'articolo -severo il vecchio maestro avvertiva Farnese delle cattive tendenze che -egli lasciava prendere alla sua opera, lo metteva in guardia contro -le sorprese dei successi troppo repentini; gli consigliava e augurava -un sano periodo di lavoro ed una nuova opera fortissima che potesse -accoppiarsi a quell'_Aurora_, rimasta fino allora il suo capolavoro. - -Questo libro venne, frutto di un anno di raccoglimento e spoglio di -mondanità, e s'intitolò _I merletti_. Erano i merletti posti dalle -belle dame su le ferite sanguinolenti e turpi, l'inganno del ricamo, la -maschera di trina messa su la vergogna e sul peccato, l'eleganza che -giustifica, la massoneria morale dell'alta società: libro fecondo ed -inquieto, vera opera della maturità dell'artista. Pubblicati prima su -la _Nuova Antologia_ e poi in volume, _I merletti_ ebbero un successo -nel quale nè Farnese nè alcun altro avrebbe mai potuto sperare. In una -con tutte le sue virtù di narratore facile, elegante e drammatico, con -quelle delicatezze che pure solleticavano il gusto di qualcuno, la sua -spietata analisi psicologica, Farnese era in quel romanzo filosofo -e moralista; l'opera assurgeva a commento di un'idea, una morale vi -trionfava oramai. - -Il romanziere aveva scritto questo romanzo in una villa presso Siena, -tra le tenerezze di sua moglie e le primavere gioconde dei suoi -bambini. Qualche raro amico rompeva per pochi giorni la monotonia di -quell'eremitaggio affettuoso e pensoso: Farnese serbava di quell'anno -un ricordo profumato, come del periodo più felice e più squisito della -sua vita. L'amore di Beatrice l'aveva sostenuto in questa opera di -maturità, spronandolo nelle ore di sconforto e di sfiducia, quando -pare che tutto crolli intorno all'artista in una notte densa e che il -pensiero vacilli; confortandolo nelle ore di tristezza, distraendolo -quando la sera, seduto per terra, egli chinava la fronte stanca sul -grembo di lei, al lume roseo della lampada, mentre dalle stanze -contigue giungevano i gridi spensierati del piccolo Luca e della -fragile e bionda Anna Maria. Ella era stata la guida e la mèta, lo -sprone e il riposo, collaboratrice e compagna, amante ed amata. - -Giuliano Farnese aveva allora trentacinque anni. Finito il romanzo -_I merletti_, mentre questo correva trionfalmente l'Europa nel testo -autentico ed in quattro traduzioni, lo scrittore condusse la piccola -famiglia al mare, a San Remo, dove egli aveva una villa e dove Loredano -li raggiunse da Vichy; Farnese vi si riposò per due mesi senza toccare -la penna. Al loro ritorno in Roma, dopo un'assenza di più di un anno, -Farnese si era dedicato a una nuova commedia: _La chimera_. Ultimatala -nel febbraio, aveva ricevuto un bigliettino da Savarese, direttore del -Teatro Nazionale, che gliela domandava a ottime condizioni. Egli aveva -volentieri acconsentito, stabilendo col Savarese un convegno. Questi -si era ben guardato dal mancarvi e si era presentato nell'appartamento -che Farnese abitava in un villino del Macao, (accompagnato da Claudina -Rosiers che il commediografo non conosceva), avendo già nella tasca del -soprabito il contratto da firmare. - -Claudina Rosiers aveva ascoltato nervosamente la lettura della -commedia. In certi momenti aveva pianto, mentre Farnese ironicamente -sorrideva. Poi, andandosene con Savarese, ella aveva guardato lo -scrittore con gli occhi ancóra pieni di lacrime, convulsa. Questi -era rimasto un momento a guardare la porta donde i due erano usciti. -Poi, scosse le spalle, aveva acceso una sigaretta e si era rimesso al -lavoro. - -Una settimana dopo le prove erano incominciate. - - - - -III. - - -Egli aveva lasciato Claudina Rosiers dopo quell'invito lanciatogli -non ostante la severità di poco prima, ciò che affermava il vivo -desiderio dell'attrice di rivederlo ancòra. Egli aveva schivato, -durante tutto il pomeriggio di entrare in discorsi troppo intimi con -la signorina Rosiers e invece, in quella carrozza e per quelle scale, -era stato debole ed irriflessivo come un fanciullo. Era uscito dal -teatro con l'intenzione di andar subito a prendere il piccolo Luca, -appena riaccompagnata Claudina ed invece le sette e mezza suonavano -all'orologio della Trinità dei Monti, quando egli traversava la piazza -di Spagna, col bavero di lontra del suo soprabito freddolosamente -rialzato. Fermò una carrozza che passava vuota e diede al cocchiere -il suo indirizzo, raccomandandogli di far presto. Però appena chiuso -nella carrozza, quell'ombra e quel tepore gli ricordarono Claudina; -e passando sotto le finestre dell'attrice, lo scrittore non seppe -trattenersi dall'accostare il viso al cristallo dello sportello per -intravedere, come intravide, la fine figurina di Claudina Rosiers -disegnata bruna sul rettangolo luminoso della finestra. Certamente -non era amore quel desiderio della compagnia dell'attrice, che -l'aveva preso da poche ore. Poteva meglio esser considerato come il -fascino di quella giovinezza, come l'attrattiva prepotente di quella -verginità ch'ella gli aveva esaltato così orgogliosamente. D'altra -parte, egli poteva considerarsi ancòra come un marito amante della -moglie, poichè qualche rapida corsa su la pista fallace dei facili -amori non poteva considerarsi come un alto tradimento o come la -conseguenza di un disamore.... Egli aveva quasi degli obblighi sensuali -di rappresentanza. Per la sua fama, per la sua posizione influente, -le carezze femminili gli erano esibite continuamente, per brama di -scandalo o per curiosità o per guadagno o per desiderio di renderselo -amico e favorevole. Pure avendo schivate quante più poteva di quelle -voluttuose esibizioni, lo scrittore non poteva sottrarsi ad ogni -profferta nè poteva ringraziare e rimandare, semplicemente, ognuna di -quelle generose. Gli uomini invidiosi vigilavano poco lontano e Farnese -non voleva assumere l'aspetto ridicolo ed umiliante di casto Giuseppe -o di marito irragionevolmente fedelissimo. Aveva così conquistato -quella abilità, ch'egli chiamava diplomazia amorosa, consistente nel -limitarsi al minor numero possibile d'imbarcamenti per Citera, e nel -compiere quei pochi innanzi ad una fitta folla di spettatori rabbiosi. -Le donne di teatro volevano essere compromesse da lui per avere il -vanto di essere sue amanti; nè Farnese chiedeva di meglio; e, se doveva -baciarne una, coglieva il momento, tra una quinta e l'altra, in cui i -soliti spettatori potessero vedere. Per questa ragione, egli pensava -nel tepore di quella carrozza che gli ricordava l'attrice, come le -parole e i sospiri di costei potessero non essere altro che una ancòra -di quelle voluttuose esibizioni che lo perseguitavano su le tavole dei -palcoscenici ed in qualche salotto di donna elegante. Tuttavia Claudina -Rosiers non era una donna vana e leggera, nè poteva ammettersi in lei -una venalità qualsiasi, poichè i suoi guadagni del teatro erano più -che sufficienti alle necessità della sua vita modesta. Inoltre quella -verginità ch'ella aveva saputo conservare pur passando per tanti -ambienti diversi e corrotti, quella verginità intatta malgrado tante -traversie e tante miserie, doveva essere per l'attrice un così prezioso -patrimonio da non gettarlo e disperderlo per un trionfo della vanità o -per il desiderio di un momento. Se ella, dunque, avesse concesso quel -fiore a Farnese, egli avrebbe potuto essere sicuro dell'amore di lei, -della passione che la inebriava. Ma egli non voleva quella concessione, -intendeva di schivare quella sicurezza su una passione che sarebbe -stata o dolorosa o delittuosa. Il ricordo di sua moglie gli attraversò -il pensiero e ripensò la devozione di lei, la sua tenerezza, la sua -immacolata fedeltà. Ella si sacrificava in silenzio, paga del solo -amore dei suoi bambini, cullando l'unico sogno dolcissimo del loro -avvenire e della loro felicità. Tuttavia l'assistenza e l'appoggio -dell'uomo ch'ella amava non dovevano venire a mancarle, poichè -solamente in quelli la buona creatura riponeva il suo conforto ed il -suo compenso. L'idea di un più affettuoso riavvicinamento alla moglie -attraversava con insistenza il pensiero dello scrittore e gli appariva -possibile, poichè, le prove del _La Chimera_ terminando tra pochissimi -giorni, egli non avrebbe avuto più occasione di tornare su le scene del -Teatro Nazionale e di incontrarvisi nuovamente con Claudina Rosiers. -Questi saggi propositi erano a volte spezzati da lampi di desiderio -suscitati dal ricordo della bellezza dell'attrice; ma, spento il -pallido lampo, i buoni proponimenti tornavano, ed in uno di questi -ritorni, al momento che la carrozza si fermava d'innanzi al cancello -della sua casa ed il cocchiere discendeva ad aprire lo sportello, lo -scrittore aveva deciso di non andare quella sera al Teatro Nazionale -e di mandare un biglietto di scusa con un pretesto a Claudina Rosiers, -subito, prima che avesse avuto il tempo di mutar parere. - -Nel frattempo egli aveva salito le scale e subito i bambini erano -accorsi al rumore del suo ingresso nell'anticamera che una lampada -sospesa, coperta da un globo di cristallo azzurro, rischiarava -dolcemente. I bambini, che si erano aggrappati a lui anche prima che -egli avesse potuto sbarazzarsi del soprabito, gridavano festosamente. - -— È venuto lo zio Leonardo! È a Roma e resterà. È arrivato oggi, dopo -colazione. - -— Lo zio Leonardo, qui? - -Mitigato il suo primo impeto di piacere che lo spingeva ad entrare nel -salotto dove sua moglie era con suo fratello Loredano, lo scrittore -ricordò la lettera da scrivere a Claudina, e volendo scriverla -subito come aveva saggiamente deciso, prese i bambini per la mano, e -parlando sottovoce, raccomandò loro il silenzio: poi con aria comica -e misteriosa, li condusse nel suo gabinetto da lavoro. Il piccolo Luca -e la bionda Anna Maria lo seguivano, gravi e compunti, interessati ed -incuriositi da quel mistero, camminando su le punte dei piccoli piedi. - -Nel gabinetto da lavoro del papà si sedettero su due grandi seggioloni, -ove rimasero, senza pronunziar parola, tutto il tempo che Farnese -impiegò a scarabocchiare sopra un cartoncino queste poche righe: - - - _Lunedì sera_, - -«Mia buona Claudina, l'uomo propone e le combinazioni dispongono. -L'arrivo, annunziato per stasera, di mio cognato Leonardo Loredano -mi vieta di venir da voi, come vi avevo promesso, a godere un poco -della vostra compagnia in quel vostro così intimo camerino del Teatro -Nazionale. Perdonatemi e compatitemi. - - FARNESE». - - -Poi, mentre lo scrittore chiudeva la busta e vi segnava il nome e -l'indirizzo di Claudina Rosiers, i due bimbi si erano avvicinati al -padre ed il piccolo Luca aveva dimandato con la stessa aria di mistero, -usata poco prima da Farnese: - -— Devo chiamare Stefano per mandare quella lettera? - -Poi, presa la lettera dalle mani del padre, con una comica serietà, -l'aveva tesa al domestico comparso alla chiamata, dicendogli: - -— Questa lettera al suo indirizzo e sùbito. - -Uscito il domestico, i bimbi si arrampicarono alle spalle del padre, -ridendo e gridando così forte che la voce della mamma li richiamò dalla -stanza vicina. Allora Farnese, più tranquillo, era entrato nel salotto, -dove Loredano, seduto presso la sorella, si scaldava le mani a un'ilare -fiammata. - -— Finalmente sei rientrato, disse Beatrice, ma bisogna compatire -l'autore drammatico nell'esercizio delle sue funzioni. È vero, -Leonardo? - -Leonardo si sciolse dall'abbraccio di Farnese per rispondere alla -sorella, ma la sua risposta fu troncata dai gridi dei bimbi che, -pieni di gioia, saltavano e battevano le mani intorno allo scrittore. -Beatrice si rivolse al marito e domandò con la sua dolcezza abituale e -pensierosa: - -— Resti in casa, stasera? - -— Tutta la serata: metà per te, metà per Leonardo. - -— Ti ringrazio per la mia metà, disse ridendo Leonardo e ritornò -accanto al fuoco per tendere le mani verso la fiamma brontolante. - -— Sono enormemente stanco, diceva Farnese, tenendo su i ginocchi il -piccolo Luca che prestava attenzione con serietà buffa. — Mi sono -alzato alle sette. Ho lavorato sino a mezzogiorno. Figurati, Loredano, -che una settimana fa sono venuti a domandarmi un lungo studio su -Swimburne per una rivista nuova. Dovevo consegnarlo quest'oggi e non -avevo scritto una parola, non avevo una nota a pagarla un tesoro. Poi, -colazione. La tua signora sorella era magnifica in una veste da camera -rosa della quale puoi giudicare tu stesso. Poi, le prove sino alle -cinque. Dalle cinque..... - -— È stato con la signorina Rosiers. Le ha scritto or ora. - -Farnese credette bene di non raccogliere quella frase intempestiva del -piccolo Luca, ma, avendo visto negli occhi di Beatrice un'ombra incerta -che esprimeva insieme dolore ed ira, volle ripararvi: - -— Il piccolo Luca, spiegò, è in collera col suo papà perchè non è -venuto a prenderlo per la passeggiata, come gli aveva promesso stamane. -Non è vero, Luchino? — Ed avendo il bimbo assentito del capo, aggiunse -volgendosi a Loredano e poi a Beatrice: — La signorina Rosiers mi ha -mandato dalla sua sarta a vedere i tre abiti pronti per la _Chimera_ -ed ho fatto tardi. Ora, siccome stasera desidero di restare in casa con -voi, le ho comunicato i miei appunti e i miei consigli da profano. - -Mentre costruiva questo piccolo ed abile edifizio di menzogne, egli -osservava sua moglie, la cui fisonomia si rischiariva subito con un -riflesso di piacere e di calma. Beatrice aveva sùbito ricominciato -a parlare con Loredano, mentre Farnese pensava con soddisfazione -all'abilità spiegata nel riparare all'imprudente frase del piccolo -Luca. Chiunque altro si sarebbe stupito della facilità con la quale -sua moglie aveva accolte per vere le sue spiegazioni, ma egli aveva -talmente corso la vita di qua e di là, che da molto tempo oramai non si -stupiva di niente! - - -Il pranzo era cominciato, fra le domande di ogni sorta rivolte a -Farnese da Loredano riguardo alla nuova commedia, alla cui prima -rappresentazione egli era venuto ad assistere. Farnese con piacere — -e tutto l'autore si rivelava in questo piacere — aveva parlato a lungo -della sua opera, narrandone il soggetto, commentandone lo svolgimento, -dando notizie su l'andamento delle prove e su le varie probabilità di -interpretazione e di successo. Da queste notizie erano presto passati -ad una discussione artistica e Loredano, che non chiedeva di meglio, -vi si era lanciato intieramente. Per la ventesima volta, ripresero -una loro discussione sul teatro, passarono ad enumerare capolavori e -successi, e Beatrice potè udire frasi come queste: - -— Io non scriverò più per il teatro. Il teatro è un'arte inferiore, -diceva Loredano. Non so più chinarmi ad affrontare il giudizio del -pubblico, molte volte ingiusto ed irragionevole, nè posso subire i -vincoli che m'impone il teatro, sopra tutto quello di dover pensare -ad una media intellettuale del pubblico, ad un _average reader_, -come dicono gl'Inglesi. È per questo appunto che il teatro è un'arte -inferiore. - -— No, non è inferiore! protestava Giuliano. Come puoi dir tale un'arte -che ha avuto Shakespeare: Shakespeare, l'uomo più profondo della terra, -il creatore umano più sublime? - -— E che significa? Shakespeare era un Dio! rispondeva Loredano. Al suo -confronto io non sono che un abatino e di conseguenza non scriverò mai -più commedie in vita mia...! - -— Giuramento da marinaio! interruppe Beatrice ed aggiunse finemente, -sorridendo: — Come si intitola quella che stai scrivendo? - -Si rise. Il piccolo Luca, pur non avendo capito, vide ridere gli altri -e proruppe in un grande scoppio di ilarità. - -— Ecco, continuava Farnese, tua sorella ha detto la morale della -favola. Eh, eh! mio caro, si nasce autori drammatici come si nasce -assassini. - -— Il paragone è lusinghiero, esclamò Beatrice. - -— Ma molte volte esatto! disse Leonardo ridendo; ed aggiunse: — -Soggiogarsi al pubblico? No, no, mai più! Il pubblico.... chi è? cos'è? -cosa vuole? Mistero. Sai chi ha detto la vera grande parola sul teatro -e sul pubblico? Il tuo Orazio in una delle sue _epistolae_, quando al -rumore degli applausi per un attore che non ancòra aveva parlato, egli -domanda al pubblico: _Dixit adhuc aliquid? Nil sane. Quid placet ergo? -Lana Tarentino violas imitata veneno._ - -— Io non sono dotta in latino, interruppe la sorella, come Ninon de -Lenclos. Vuoi tradurmelo? - -— Significa: Disse ora qualcosa? Niente affatto. Ed allora che cosa -si applaude? La lana che imita le viole con veleno tarentino. — Poi -rivolgendosi a Farnese continuò: — Mio Dio, ora non si applaude più -alla lana che imita le viole, ma è certo che le gambe ed i fianchi -di un'attrice hanno un'enorme importanza nella riuscita di un'opera -d'arte. - -Beatrice ascoltava sorridendo quei discorsi uditi tante volte! Talvolta -qualche parola di suo marito la riconduceva col pensiero a Claudina -Rosiers. Ella non era veramente gelosa di costei, ma sospettava sempre -della castità delle visite che Farnese faceva in palcoscenico. Lo amava -molto e temeva quelle donne estranee che avevano per lui i fascini e -gl'inganni delle ignote. Tuttavia non aveva mai espresso a Giuliano -quei suoi timori per un sentimento misto di orgoglio e di rispetto: -orgoglio perchè non voleva ammettere la possibilità che suo marito -potesse anteporle un'altra donna qualunque; rispetto perchè non voleva -stimarlo capace di un tradimento o di una calcolatrice commedia di -affettuosità e di devozione verso di lei. Nè Giuliano aveva mai pensato -che sua moglie potesse sospettare e soffrire per la sua vita fuori -di casa, che era tanta e così turbinosa. Egli traversava l'esistenza -con una certa noncuranza, occasionata anche dal fatto ch'egli non -reputava tradimenti e colpe quelle sue brevi cadute senza conseguenze -sul terreno sdrucciolevole della galanteria facile ed interessata. -Così che, riparata alla meglio la frase imprudente del piccolo Luca, -egli, non pensando che ciò potesse procurare a Beatrice preoccupazioni -moleste, seguitava a parlare della signorina Rosiers con entusiasmo -trascendentale. La donna taceva; così che, quando Loredano dimandò -se l'attrice esaltata era bella e se era pericolosa per la fedeltà di -Giuliano, ella levò sùbito il viso incontro al marito. E stupita che -Loredano avesse pronunziato, con la sua ultima domanda, le parole che -le si agitavano nella mente, disse, osservando l'impressione che le sue -frasi esercitavano sul volto del marito: - -— La signorina Rosiers? È veramente bella, ma dicono anche che sia -onesta. Sebbene queste assicurazioni sieno il più delle volte erronee, -pure ciò mi tranquillizza molto sul conto di Giuliano. Del resto, -s'egli penserà diversamente non avrà che a dirmelo ed io prenderò -una strada diversa per dignità mia, per mia pace e per lasciarlo -tranquillo. Ma tutte queste sono sciocchezze, — concluse ridendo e -prendendo la mano del marito — grandi sciocchezze e non vi è nulla di -nulla! Non è vero, Giuliano? - -Al primo momento di quella uscita inattesa, e mentre Beatrice trasaliva -fin nelle più intime fibre per l'ansia di cogliere un'espressione -sincera nella risposta di suo marito, questi non si rese subito conto -di quel che potesse significare quel discorso; ma poi, prendendo -tempo col raccontare ciò che si diceva su l'onestà della Rosiers, -potè convincersi che le parole di Beatrice erano quelle di una donna -che vuol convincere e rassicurare prima di tutti, sè stessa; intuì, -perciò, che bisognava usar prudenza, non per aver agio maggiore -nelle sue relazioni, ma per evitare dissidii famigliari e laceranti -preoccupazioni a sua moglie; così che, ritrovato il suo sangue freddo, -giocò di abilità e di prudenza conchiudendo col dire: - -— È appunto per questa sua onestà che tu puoi essere tranquilla su -Claudina Rosiers a mio riguardo. Ella cerca un marito e non un amante, -un nome e non uno scandalo qualunque. — Poi subitamente e ridendo per -aggiungere colore di verità alla sua indifferenza, disse ancòra: — Vuoi -esserle presentato, Leonardo? Chi sa che non possiate amalgamarvi..... - -I bimbi si erano già levati da tavola e, dopo una debole risata di -Loredano, un silenzio imbarazzante si era fatto intorno alla mensa. -Al centro di questa, in un gran _parterre_ d'argento cesellato, era -una quantità enorme di violette di Parma, la cui seta oscura era -interrotta dal velluto di qualche rosa gialla. Farnese aveva ripreso a -parlare con molta gaiezza, lieto per quell'ambiente intimo e raccolto; -e si compiaceva per le argenterie e le biancherie che splendevano -e biancheggiavano ancòra più sotto la bruna ombra di quel tappeto -di violette e di rose. Beatrice prendeva dal vaso alcune di quelle -violette e le sfogliava lentamente, fogliolina a fogliolina, mentre il -marito aveva ripreso a sviluppare le sue idee sul teatro. - -— Una commedia, egli diceva, è, come affermava Balzac, l'opera più -facile e la più difficile per lo spirito umano: è un giocattolo di -Norimberga od una statua immortale, è un pulcinella o una Venere... -Dimmi piuttosto che è necessario pel teatro un ingegno speciale, se non -un grande ingegno. Prova ne sia lo stesso Balzac, il quale chiamando -melodrammi miserabili le creazioni di Hugo, non è mai riuscito a -finire quella sua commedia in cinque atti, _Joseph Proudhomme_, tante -volte e così minutamente annunziata alla sua contessa Hanska! E non si -può negare che nei suoi romanzi Balzac mostrasse pel teatro tutte le -attitudini desiderabili! - -Mentre continuava in questi discorsi, osservando la moglie, come un -altro si sarebbe detto: «Non sospetta, e del resto non ve ne sarebbe -alcuna ragione» egli si diceva: «Bisogna farle smarrire le tracce -per qualunque evenienza». Sotto le sue apparenze noncuranti e non -ostante le sue continue fanfaronate, lo scrittore aveva la qualità -principale della prudenza: la riflessione. A traverso le futilità di -alcuni suoi discorsi, per esempio, si poteva scorgere la trama di un -suo disegno dei più serii. In ogni occasione della sua vita egli si -era conservata aperta una via d'uscita, aveva tutelata una possibile -ritirata decorosa. Giammai egli si era trovato in condizioni diverse -da quelle che aveva preparato egli stesso. Tutte quelle parole ch'egli -pronunziava, sempre con una gaiezza spensierata o fanfaronesca, erano -prima state lungamente pesate, valutate, discusse. In somma, nella -vita, per non essere sorpreso inopportunamente, egli recitava una parte -che egli stesso si era scritta e che aveva a lungo meditata e studiata. -Così che, al momento in cui il domestico mesceva la spuma candida -dell'_extra-dry_ nelle esili coppe di cristallo e quelle coppe erano -levate per augurare fortuna alla nuova commedia sua, egli diceva con la -più semplice ed indifferente aria di questo mondo: - -— A proposito di Claudina Rosiers posso dirvi sotto ogni riserva, però, -che si mormora tra le quinte di un progetto di matrimonio fra Claudina -e Lorenzo Gray. Quello che so di certo è che l'attrice è molto tenera -per il suo patito. Anche oggi, dopo la prova, sono usciti insieme -dal teatro, Gray l'ha accompagnata a casa e mi dicono le sue amiche -che di solito egli sale e vi resta. D'altra parte, non sarebbe un -cattivo affare per la Rosiers: Gray è un buon attore, ben pagato, di -sicuro avvenire, è un bel giovine, un bravo figliuolo e niente affatto -geloso! — Poi, come gli venne da ridere, pensando a quella sua ultima -affermazione a proposito di quell'Otello in cravatta bianca che era -Gray, cercò di spiegare la sua improvvisa ilarità, dicendo: — Tutto -andrebbe bene. Mi dispiacerebbe solo per Leonardo che non potrebbe più -amalgamarsi..... - - -Il risultato di quel contegno non si fece attendere. Al levarsi di -tavola, Beatrice prese il braccio di lui e lo strinse al seno con un -gesto pieno di confidenza e di affettuosità. E nella conversazione che -seguì nel salotto, dopo che i bambini furono condotti via dalla Miss, -trovò modo di essere così gentile, così amabile, così affascinante che -in un momento ch'egli era uscito, Loredano disse alla sorella: - -— Egli ti ama sempre molto. Puoi essere felice! - -— Oh sì, rispose Beatrice, non potrebbe essere più buono e più mio. - -— E tu avevi dei sospetti su quella Claudina Rosiers? dimandava il -fratello. - -— Già, scioccamente, rispose Beatrice. Ma ora sono tutti dissipati e la -scioccherella fa ammenda. - -La povera donna non avrebbe mai sospettato che suo marito fosse uscito -dal salotto, appunto alla ricerca di un pretesto plausibile per andar -fuori e recarsi da Claudina. A poco a poco, nella serata, il fascino -dell'attrice lo aveva ripreso e gli era sembrato stupido interdirsi -per quella sera il piacere spirituale che gli procurava la vicinanza -dell'attrice. Uscito dal salotto, si era recato nel suo gabinetto -da lavoro ed aveva cercato nel cassetto della sua corrispondenza -le lettere, i bigliettini ed i brevi telegrammi di Claudina. Aveva -scelto un bigliettino dell'attrice, ricevuto molte sere innanzi, ma -senza data, bigliettino in cui l'attrice lo pregava di passare prima -della mezzanotte dal teatro, per un affare urgente riguardo alla messa -in scena della sua nuova commedia. Farnese prese quel biglietto e -mandò il domestico in cerca della sua corrispondenza serale. Quando -l'ebbe, vi mise in mezzo la lettera di Claudina e rientrò nel salotto. -Mentre Loredano parlava a Beatrice del suo ultimo viaggio nelle -Fiandre, Farnese si era seduto in un angolo del salotto per aprire e -scorrere quella ventina di lettere e di giornali. Giunto alla lettera -di Claudina, aveva fatto con un suo coltellino d'oro il gesto di -tagliare l'orlo della busta e, scorse appena poche righe, con un gesto -d'impazienza aveva detto: - -— Nè pure stasera posso restare tranquillo. Ecco qua la Rosiers che mi -manda a chiamare per un affare urgente. - -Ed aveva tesa la lettera. Quelle parole erano state pronunziate con -tale sincero accento di ira e di fastidio, che Beatrice aveva mormorato -un «Povero Giuliano!» che, avendo fatto sorridere finemente Loredano, -aveva procurato a Farnese una puntura di rimorso per la commedia -indegna da lui recitata. Tuttavia seguitò a recitarla; e appunto -Beatrice dovette pregarlo di recarsi al teatro, poichè l'affare poteva -essere veramente urgente e la sua presenza necessaria. Egli osservava -intanto, con compiacenza, che il suo strattagemma non aveva destato -alcun sospetto in sua moglie; volle però ribadire quella sua fiducia -con un ultimo colpo di azzardo, dicendo a suo cognato: - -— Loredano, vieni anche tu! Ti presenterò a Claudina e vedremo se vi si -potrà davvero amalgamare. - -Egli aveva trascorso un minuto di ansia, prima che Loredano avesse -rifiutato l'invito, pretestando il lungo viaggio fatto e la notte -vegliata. Ma, mentre Farnese infilava la pelliccia e stava per prendere -congedo, Beatrice insistette presso il fratello perchè si recasse -anche lui al Teatro Nazionale. Farnese capì che Beatrice desiderava -segretamente che Leonardo l'accompagnasse per essere più calma e -sicura, e quella sua prudente riflessione lo indusse ad insistere -scherzosamente con Leonardo, a fine di mostrare come la sua visita -all'attrice non avesse un secondo fine da nascondere: - -— Vieni, egli insistette, t'assicuro che l'amalgama è invitante. Il -metallo è delizioso! - -— Ma il mercurio, rispose Loredano accennando sè stesso, è così gelato -stasera, che l'amalgama sarebbe chimicamente impossibile. - -Scampato dal pericolo Farnese, si guardò bene dall'insistere ancora, -e, salutando i due, ebbe una sorpresa quasi dolorosa nel leggere sul -pallido volto di sua moglie tanta amorosa confidenza. - - - - -IV. - - -«Il mio cuore» — si diceva poco più tardi Farnese mentre la carrozza -chiusa correva lungo la splendente via Nazionale verso il civettuolo -teatro — «è come una di quelle famose scatolette cinesi che ne -contengono successivamente altre cinque o sei, sempre più piccole, -l'una incastrata nell'altra. Il mio amore per Beatrice, che tuttavia -è indiscutibile, mi permette, per esempio, di recitare commedie -come quella che ho recitato poc'anzi per potere andare da Claudina -Rosiers. Nella scatoletta successiva vi è il rimorso per l'inganno ed -il desiderio di restar con Beatrice; ma in quella incastratavi dentro -trovo invece il desiderio di riveder Claudina. Così sono sicuro di -trovarne dentro a questa, ritornando dal teatro, un'altra che conterrà -una coerentissima noia ed il pentimento per l'inutilità di ciò che ho -fatto stasera... e nuove lotte fra il rimorso e il desiderio, fra la -ragione e l'impulso. Ah, che cosa ridicola!» Ma tutta questa saggia -analisi non gli impediva di avere il cuore preso da una gioia quasi -infantile e che si rivelava in gesti allegri e numerosi, quanto più -la carrozza s'avvicinava alla bianca facciata dell'elegante teatro. -«Io invento le favole per giustificare a mia moglie la mia condotta» — -egli aggiungeva, in un altro momento di rimorso — «e poi, quando vedo -ch'ella mi presta fede e soffoca in mio onore ogni minimo sospetto, -faccio il viso di un Trissottino che ascolti lodare Vadio. Ancòra -un'altro trionfo della coerenza!» Osservazione che non gli impediva, -appena disceso innanzi al grande scalone di marmo del teatro, di -domandare ad un impiegato, e con una mal dissimulata ansietà nella -voce, se Claudina Rosiers era in scena. Avuta una risposta affermativa, -egli salì un po' contrariato le scale, guardò la sala dal cristallo -ovale della porta della platea: vide Claudina in scena, vide i suoi -gesti ma non ne udì le parole, e l'automaticità di quei gesti senza -parole lo fece sorridere mentre, percorrendo il corridoio del primo -ordine di palchi, arrivava al palco di proscenio che è quasi su la -ribalta e bussava su la piccola porta col pomo di cristallo del suo -bastone per farsi aprire dal palchettaio. Appena entrato, guardò la -sala, rispose a cinque o sei saluti direttigli dai palchi o dalle -poltrone, ma si rivolse subito alla scena, poichè _La visita di nozze_ -era giunta al punto in cui, Cygneroi uscito, la povera donna prorompe, -accompagnando il gesto del fazzoletto, in quel «Pouah!» più eloquente -di cento parole, quel grido che viene dall'anima e dalla coscienza in -rivolta, quel grido che riassume, a quel punto ed in quel senso, tutto -il disprezzo di una grande miseria umana. Una salva di applausi aveva -tenuto dietro a quel «Pouah!» detto da Claudina Rosiers con violenza ed -efficacia meravigliose. Mentre la commedia volgeva rapidamente verso la -malinconica fine, Farnese seguitava ad osservare la sala dal fondo del -palco, dove s'era rifugiato per non essere visto dall'attrice e darle -d'improvviso in palcoscenico il piacere della sua visita inattesa. E -non appena il sipario cominciò a cadere fra gli applausi, lo scrittore -uscì dal palco, dirigendosi verso la porta delle scene: ma per arrivare -a quella porta, cui egli si avviava in fretta a fine di giungere da -Claudina prima che gli importuni l'avessero avvicinata, lo scrittore -dovette traversare il grande _foyer_ del primo piano risplendente di -marmi, di specchi e di luce elettrica. Aveva appena schivato un gruppo -di giornalisti, quando una mano si posò su la sua spalla e una voce lo -chiamò per nome: - -— Ah, siete voi, Filangieri? disse lo scrittore volgendosi e -riconoscendo l'uomo che l'aveva salutato. Come mai da queste parti? -Non più alle ballerine si limita la vostra caccia serale, ma si estende -anche alle commedianti? I miei complimenti! - -— _Pardon, pardon_, rispose Filangieri con una pronunzia che -marcava l'_erre_ e non prendendo la mano che Farnese gli tendeva per -congedarsi. Io non ho mai limitato le mie cacce, come dite voi, alle -ballerine od alle commedianti; mio Dio, fra le starne e le quaglie la -differenza non è molta..... Ma ora vengo qui perchè quella Claudina -Rosiers è veramente graziosa e mi dicono anche che sia molto, dirò -così, assediabile... Che ne sapete voi? voi, autore drammatico? - -Farnese dovette faticare a vincere la tentazione che gli era venuta -di picchiare sul cappello luccicante del fatuo bellimbusto. Cercò di -rispondergli a dovere, ma Filangieri aveva già cambiato discorso e gli -domandava con falso interesse: - -— E voi che fate? Lavorate? Lavorate? A che, se si può sapere? È molto -tempo che non abbiamo più nulla di vostro! Sarete crudele per molto -tempo ancora? - -— Non credo, rispose Farnese, osservando la faccia glabra e il colorito -rossastro e la figura tozza e grossa dell'aristocratico _viveur_, -poichè da quindici giorni tutti i giornali annunziano nelle loro -cronache la mia nuova commedia che andrà in scena qui fra tre o quattro -giorni. Buona sera. - -E, stretta la mano dell'elegante, si allontanò per rivoltarsi poi a -vedere il naso lungo fatto dal suo interlocutore a quella inattesa -risposta che l'aveva lasciato male. Un po' infastidito per il ritardo, -lo scrittore arrivò al palcoscenico, traversò la scena già pronta per -il nuovo atto, passò in mezzo alla folla dei comici senza fermarsi -con nessuno, arrivò al camerino di Claudina, bussò discretamente alla -porta col pomo di cristallo del suo bastone e, mentre un'indifferente -voce femminile rispondeva «avanti», egli entrò. Ma quale non fu la -sua delusione nel trovare Claudina circondata da quattro abiti neri, -che esponevano in quel camerino d'attrice ed intorno a quella donna -bella la loro imbecillità e la loro presunzione! Chiunque avrebbe -potuto leggere sul volto di Claudina un'eguale ed intensa espressione -di fastidio, il cui significato, dopo l'ingresso di Farnese, era -evidentissimo e chiunque avrebbe compreso che il meglio da fare era -ritirarsi e lasciar libera la piazza. Non certo i quattro visitatori -capirono questo, pur avendo osservato quell'espressione di contrattempo -disegnarsi sul volto dell'attrice. Essi erano quattro purissimi -rappresentanti di quella speciale gioventù che passa l'esistenza, -consentita a loro oziosa dalle eredità famigliari, tra le sale dei -circoli ed i bars equivoci, le orizzontali ed i _bookmakers_. Essi -odiano i salotti perchè il loro spirito grossolano, la loro ignoranza -presuntuosa e le loro attitudini equivoche ve li fanno trovare a -disagio. Ogni sera, dalle otto alle tre di notte, si incontra ovunque -la loro marsina perfetta ed il loro monocolo inglese, ogni sera -espongono la loro bestialità e la loro volgarità. Ed il più triste -è questo: che il più delle volte questi bei campioni hanno i nomi -più illustri dell'aristocrazia europea e su ciascuno di essi, si può -mettere, come faceva Farnese su quei quattro, un nome venerato di papa, -di cardinale o di guerriero e su la loro carta da visita — che lasciano -alle più volgari donne galanti con due righe d'invito o di scusa — -hanno gli stemmi più immacolati e gloriosi. Farnese pensava questo, -guardando quei quattro, uno dei quali era un conte di Fontanerose, il -cui trisavolo era stato uno dei più illustri generali savoiardi, ed ora -il giovane conte era celebre fra i suoi camerati per le sue relazioni -ridicole con una orizzontale quarantenne; un altro, un Sammartino, -aveva il padre ministro fra i più stimati e la sua famiglia era fra le -più chiare per opere d'ingegno e di spada — mentre il giovane rampollo -era divenuto celebre per aver giuocato in una notte di _baccarat_ un -suo palazzo del valore di cinquecento mila lire; il terzo, un giovine -imberbe di venti anni ma già logoro e vizzo, un Morosini, aveva gli -avi fra i dogi ed i più eminenti personaggi della gloriosa Repubblica -Veneta e si diceva che il giovinetto minacciasse la madre, quando -la povera donna ricusava di dargli quel denaro, che egli portava a -una comparsa da operette in compagnia della quale si ubbriacava di -acquavite, tutte le sere, in un fetido _bar_ di via Cavour; il quarto, -infine, un tal Santacroce, ultimo avanzo di antichissima famiglia -fiorentina, — che aveva avuto un avo paterno in Palestina a combattere -nelle crociate a fianco di Goffredo di Buglione per la liberazione di -Gerusalemme ed il cui nome è ricordato da Torquato Tasso nel suo poema -come quello di uno eroe integerimmo — era già stato escluso da tre -_clubs_ milanesi e veneziani perchè sorpreso mentre barava al _whist_. - -Ripensando la storia di quei quattro importuni, Farnese, che in altri -momenti se ne sarebbe rattristato, sorrise di un amaro sorriso ironico. -I quattro fantocci, che avevano teso con gravità ed estrema eleganza -inglese la mano allo scrittore, ricominciavano a discorrere delle gambe -di una danzatrice ungherese del caffè delle Varietà, delle acconciature -di una cantante dell'Olimpia, delle prossime corse a Tor di Quinto -e delle probabilità di rivincita di _Jenny_ o di _Saut-de-terre_, -dell'ultima partita di Sammartino al Circolo del Remo, dell'abilità del -giovane Morosini a confezionare i _cocktails_ americani. Farnese non -nascondeva il suo fastidio, mentre Claudina tentava di fargli capire -come ella fosse annoiata dalla presenza di quei quattro bellimbusti -e, ad un dato momento, avvicinatosi all'attrice col pretesto di -prendere una _parte_ manoscritta che era sul tavolo, egli le disse -nell'orecchio: «Me ne vado.» Allora l'attrice si levò e spinse fuori -dal camerino i quattro bellimbusti, che si erano anch'essi levati con -lei, dicendo loro: - -— Miei cari signori, perdonatemi, ma io devo vestirmi e se la vostra -compagnia è piacevole, io devo ancora cenare. - -Uno stupido gridò: - -— Venite a cena con noi. Ci divertirete. - -— Verrei, rispose l'attrice dalla porta socchiusa, se voi aveste, per -un caso miracoloso, la medesima possibilità di divertir me! - -Quello dei quattro che aveva più spirito, Santacroce, mormorò -inchinandosi alla porta del camerino della commediante: - -— Toccati! - -Ma gli altri protestarono perchè Farnese era rimasto dentro. Santacroce -mormorò: - -— I vantaggi degli autori! - -Poi, non avendo avuta alcuna risposta, i quattro si allontanarono -fra le quinte, mormorandosi l'un l'altro e con grande convinzione: -«È lui l'amante, è lui l'amante!» alludendo allo scrittore rimasto -nel camerino. Intanto Farnese aiutava l'attrice ad infilare una -grande _redingote_ di foggia maschile e di color bleu e le tendeva -la piccola _toque_ di velluto celeste. Claudina e Farnese rividero -i quattro bellimbusti, poco più tardi, fermi innanzi alla porta del -teatro per assistere all'uscita delle signore. I quattro fecero, per -essere osservati, una grande scappellata a Claudina, nel momento in cui -l'attrice aiutata dallo scrittore saliva nella carrozza chiusa di lui. -La carrozza partì subito per la oscura via della Pilotta. Lo scrittore -aveva presa la mano all'attrice e le sfilava il guanto, mentre ella gli -offriva di salir da lei a bere una tazza di buon thè autenticamente -russo, per riscaldarsi un poco. L'attrice tacque per qualche minuto, -poi cominciò a ritirare la mano; e Farnese chinandosi verso di lei -potè vedere, al gran chiarore argenteo dei riflettori elettrici -della Fontana di Trevi, due piccole lacrime brillare e gonfiarsi -nell'intercilio della graziosa donna. Tacque anch'egli e tale era la -lotta che si svolgeva in lui, che non trattenne nemmeno la mano della -compagna, che sempre più si discioglieva dalla sua stretta amorosa. -Ei sentiva rifiorire dentro la sua anima tutti i buoni sentimenti -per Beatrice, pensò ch'ella lo aspettava forse, fiduciosa, in quel -momento in cui egli stava per tradirla. Questo malessere spirituale -cresceva tanto, minuto per minuto, ch'egli non analizzava nemmeno i -sentimenti che doveva provare l'attrice per piangere, per liberare -la sua piccola mano dalla stretta, per rincantucciarsi, come faceva, -nell'angolo della vettura. Così quando, in piazza di Spagna, furono -discesi innanzi alla casa di Claudina ed ebbero rimandata la carrozza, -si guardarono in volto con una muta interrogazione. L'attrice, aperta -la porta, aveva acceso una minuscola candela per salire le scale; e, -come lo scrittore entrava sotto l'andito del portone per seguirla, -secondo ciò che era stato stabilito al loro salire in carrozza, ella lo -allontanò con la mano e con voce tremante lo pregò di considerare come -non avvenuto il suo invito e di lasciarla sola. Farnese, dopo un primo -momento di insistenza e di violenza — momento in cui il solo desiderio -aveva tentato di imporsi — ad una seconda preghiera dell'attrice si -era allontanato, baciandole solo la mano; e, poichè Claudina da dentro -aveva richiuso il pesante portone, egli si era trovato solo, alla -tramontana, sotto il brivido lungo e fremente delle stelle, senza -conscienza di ciò che era passato in quella mezz'ora nelle loro due -anime. - - - - -V. - - -Alla luce pallida che filtrava a traverso i vetri colorati dell'alta -finestra, seduto ad una grande tavola di noce il cui enorme piatto -intagliato era sorretto dalle braccia muscolose di quattro giovani -fauni, Farnese lavorava. A volte lacerava iroso il foglietto che -scriveva per cominciarne un altro lentamente e tranquillamente, e, -quando sollevava il volto dai fogli per pensare con più raccoglimento, -i suoi occhi si riposavano nella intimità e nell'eleganza di quel -gabinetto da lavoro, dove la vera anima ed il vero gusto dello -scrittore si rivelavano. Dietro la poltrona in marrocchino verde su cui -egli era seduto, un arazzo copriva buona parte della parete, un arazzo -dov'era riprodotta quella magnifica _Allegoria della Primavera_ di -Sandro Botticelli, ove le ignude e primaverilmente fiorite danzatrici -sollevano con una grazia così melanconica il loro viso biondo animato -da un sorriso enigmatico, misto di amarezza e di sogno. Al termine -dell'arazzo era il busto di Farnese scolpito da Filippo Cifariello, -il quale aveva saputo trasfondere in quel marmo tutta la complicata -psicologia dell'artista. Il busto era eretto su di uno zoccolo -drappeggiato da un damasco rosso e questo damasco s'innalzava poi per -la parete, ov'era fissato da piccoli piatti di Capodimonte, fino ad -un vecchio divano a spalliera dritta, ricoperto da una antica stoffa -ecclesiastica. Dietro il divano, situato in angolo, era posto su di -un altro zoccolo drappeggiato un busto in bronzo, una _Mystica_ di -Francesco Jerace. Una svelta biblioteca di noce intagliata correva -lungo tutta la parete prospiciente alla finestra e formava angolo -con un'altra che giungeva fino alla porta della stanza. In essa -erano pigiati i libri più svariati, molti lussuosamente rilegati, -altri sotto copertine di carta del Giappone. Da Eschilo e da Omero, -tutti gli artisti passavano sotto gli occhi dell'osservatore, fino -agli ultimi prodotti della letteratura modernissima, fino ai più -forsennati simbolisti, fino ai più fastidiosi ibseniani. Un'altra -piccola biblioteca era in un angolo, presso la tavola, a portata di -mano dello scrittore; e vi si affollavano i suoi libri prediletti, la -_Manon Lescaut_ dell'abate Prévost, l'_Adolphe_ di Benjamin Constant, -_Les liaisons dangereuses_ di Laclos, il teatro di Marivaux ed alcune -commedie di Musset, tutte le opere di Stendhal, molti volumi di -Balzac, le opere di Taine, i libri di Bourget e qualche altro. E fra -i poeti, le _Odi_ di Orazio, i versi di Catullo, le _Canzoni a selva_ -di Lorenzo de' Medici e fra i moderni, Baudelaire, Gautier, Edgar Poe -e Verlaine. Alle pareti erano non pochi quadri, tra i migliori e di -un gusto modernissimo. Intorno al ritratto di Farnese, meraviglioso di -vivacità, eseguito da Antonio Mancini, erano le opere più discordanti -e più delicate: un _Motivo orientale_ di Marius de Maria, una campagna -fiorita di rosee figure di donna di Cesare Laurenti, un _Pierrot_ -ed una P_ierrette_ di Eugenio Blaas, quattro acqueforti di Félicien -Rops ed alcune litografie di Odilon Redon; poi, oltre un suggestivo -_Simbolo di primavera_ di Walter Crane, tre quadri di quei potenti -pittori scozzesi che lo scrittore prediligeva: un paesaggio lunare, -un'ossessione di argento, di Macaulay Stevenson, una bimba in bleu di -Francis Henry Newbery ed un _Mare d'argento_ di Tom Robertson; in un -altro angolo, sopra un piccolo arazzo, era riprodotto un magnifico -angiolo di Melozzo da Forlì. I mobili più varî si affollavano nella -stanza: accanto ai mobili del più puro stile Luigi XIII scolpiti -preziosamente, erano mobili prettamente inglesi e divani e poltrone -placidi e comodi, ricoperti di stoffa _liberty_. Ma dove si rivelava -il gusto strano e complicato dello scrittore era nell'anacronismo -originale delle consolidi, dei _bahuts_ antichi con piccoli acquarelli -incastrati, e dei piccoli tavolini di Bull, ricoperti di ninnoli, di -statuette, di gingilli, di ritratti, delle curiosità più autentiche, -dalle vecchie lacche chinesi ai minuti oggetti d'argento, dalle -bonboniere antiche alle figurine di Saxe, dai curiosi bronzi cinesi -raffiguranti bestie favolose ai fragili ninnoli di Sévres. Un leggio -sostenuto dalle braccia di due negri invitava, presso la finestra, -all'igienico lavoro in piedi. Un largo spazio, al centro della stanza, -permetteva allo scrittore di muoversi durante le ribellioni febbrili -dell'ispirazione. Sul caminetto, uno specchio oblungo di Murano, un po' -verdognolo per il tempo, rifletteva le prime rose dell'anno, poste nei -piccoli vasi di cristallo dalle mani affettuose di una dolce donna. - -Lo scrittore correggeva una delle scene della _Chimera_ la cui -prima rappresentazione doveva aver luogo l'indomani. L'ispirazione -recalcitrava; ma, dopo aver cozzato contro uno scoglio più grande -con un urto decisivo, l'artista ebbe il sopravvento e l'ispirazione -fluì limpida e facile, come l'acqua di un ruscello ombroso. Terminata -quella scena, Farnese avrebbe dovuto correggerne un'altra ancòra del -primo atto e tentò, ma invano, poichè la limpida vena della fantasia -s'era arrestata, d'un tratto. Egli gittò via la penna, picchiandola sul -tavolo con uno di quei gesti irosi ch'egli aveva quando al suo pensiero -non corrispondeva più, armoniosa interprete, la parola. S'alzò sempre -più agitato, camminò in fretta per la stanza per calmare i suoi nervi: - -— È inutile pensarci, si trovò a dire ad alta voce. Per oggi è -finita. L'incanto è rotto. Che mestiere curioso e stupido è mai il -nostro! Mestiere di gente il cui ingegno non incede se non caricato -da un'eccitazione nervosa, come un orologio da una molla. E quando la -molla si ferma, tac, voi non avete modo di rimetterla in movimento -e dovete aspettare i beneplaciti del caso. Ecco perchè son tanto -facili e tanto difficili nel tempo stesso i capolavori. Scommetto che -Shakespeare non ha sofferto un'ora di scoraggiamento o di rilassatezza -scrivendo _Amleto_ o la _Tempesta_! E Molière ha scritto fra una -rappresentazione e l'altra di quelle buffonate che erano l'_Impromptu -de Versailles_ e il _Medecin malgrè lui_, ha scritto in poche ore, -per la sua compagnia di commedianti quei capolavori che si chiamano -_Tartuffe_ e _Misantrope_. Gli sono costati più sforzo di lavoro che -non quelle buffonate? No. Solamente queste volte il genio ha squillato. -E Balzac non ha scarabocchiato in poche notti, per pagare i suoi -creditori, _César Birotteau_? E ci si deve prender tutto questo affanno -per creare queste chiacchiere, frutto della vostra sofferenza, che il -primo damerino blasè può fischiarvi tranquillamente! Ah, sì, Loredano -ha ragione, in fondo..... Al diavolo! - -E con un gesto d'ira afferrò sul tavolo un mucchio di foglietti, lo -lanciò verso il soffitto dipinto in un curioso stile bizantino. I -foglietti caddero, sfarfallando, ai quattro angoli della stanza, su -i mobili e su le stoffe. Farnese vide una fotografia per terra, la -raccolse: - -— Ah, il ritratto di Claudina! Ecco un incontro propizio che varrà a -dare al mio pensiero un corso differente, se non migliore, in quest'ora -di _spleen_. Claudina! Due giorni che non la vedo e mi pare un -mese..... Del resto, sono stato uno sciocco ad impormi quest'assenza di -due giorni..... A che prò? Oramai, ho deciso di lasciarmi andare con la -corrente, senza ribellioni, senza sforzi..... Che sono questi incontri -fatali, questi amori improvvisi ed irresistibili, se non la vita, il -torrente torbido e vorticoso della vita? E chi cozzerà risolutamente -e vittoriosamente con la vita? E quale petto potrà opporsi e resistere -all'onda violenta di quel torrente? Ah, chiacchiere! In conclusione ho -perduto due giorni, ma poco male, poichè ella sta per venire. - -Il domestico entrò, dopo aver bussato all'uscio: - -— La signorina Rosiers chiede..... - -Lo scrittore non attese nemmeno che il domestico avesse finito -l'annunzio, corse raggiante nel salotto che precedeva il suo gabinetto -da lavoro, prese Claudina per le mani e la trascinò nella sua stanza -mentre ella gli sorrideva. Il domestico era sparito. Farnese, appena -entrati, girò la chiave della porta, quasi inavvertitamente, tolse -a Claudina la mantella di lontra, volle toglierle egli stesso dalla -massa fulva dei capelli la piccola _toque_ di velluto bleu. Claudina -sorrideva sempre, senza parole. Ella era rimasta con un abito di -lana marrone molto semplice, un abito tagliato in modo che disegnava -meravigliosamente le curve del suo corpo snello di una possente vigorìa -verginale. Lo scrittore le infilò due piccole rose alla cintura, la -fece sedere sul divano, sedette vicino a lei: - -— Sapete, Claudina, che sono quasi due giorni che non ci vediamo? -Dall'altra sera, quando vi riaccompagnai a casa dal teatro..... — Poi -aggiunse, spiando negli occhi l'anima dell'attrice: — Voi non vi siete -addolorata molto per questa assenza! - -— Questa è una vostra opinione personale, nè voi siete in grado di -proclamarla giusta. Io, del resto, ho avuto il lavoro per distrarmi. -Malgrado i pretesti dei vostri reumatismi, la commedia doveva esser -provata. Gray, che per la sua gelosia per voi non farebbe oramai un -gesto per salvarvi da una morte sicura, non si è incaricato di nulla: -ha continuato a recitare la sua parte di Otello, fra le quinte. Ho -dovuto essere io direttore, autore, attrice e pubblico. Ma la messa -in scena ha fatto un grande progresso mercè le fatiche della piccola -Claudina, e domani potrete giudicare. - -— Siete una santa! disse lo scrittore prendendole le mani e la guardò -appassionatamente, ma non senza una leggera ironia. Rimasero entrambi -con le mani serrate, a guardarsi negli occhi. Farnese si era fatto -più dappresso all'amica, il suo volto cominciava a inchinarsi verso le -fresche labbra di lei, quando l'attrice, sciogliendo le sue mani dalla -stretta amorosa e seduttrice, s'alzò, fuggì al centro della stanza, -dicendo: - -— Mio caro autore, noi dobbiamo provare..... «S'io ben mi appongo» come -dicevano gli eroi di quelle tragedie che studiavo al Conservatorio, -voi dovete aver corretto due scene della vostra commedia ed io dovrei -provarle, qui, con voi. Sono ai vostri ordini. Ho due ore di tempo, -sono uscita adesso dal teatro e sino alle sei non vado a pranzo. -Cominciamo? Voi mi darete la replica. - -— Ecco qui, disse lo scrittore che si era avvicinato anche lui -alla tavola ed investiva sempre la giovinetta d'uno sguardo cupido, -veramente non ho potuto completare che una sola di quelle due scene. -Non ero in vena, oggi...... - -— Già, quei benedetti reumatismi! interruppe ridendo Claudina. - -— Perdonatemi e intanto, continuò lo scrittore, proviamo almeno -questa...... - -Provarono, lungamente. Claudina viveva solo d'arte in quel momento. -Aveva estratto dalla sua tasca il fascicolo manoscritto della -parte e, ripetendola, vi apportava le modificazioni redatte dallo -scrittore. Cominciava il crepuscolo, quando Farnese gettò sul tavolo il -manoscritto ed esclamò: - -— Ecco finito! Ritorniamo alla realtà. - - -Claudina sedette nuovamente sul divano, Farnese sedette su uno sgabello -ai piedi di lei. Egli la fissava sempre negli occhi. Acceso dal -desiderio, ebro di quel corpo vergine, egli spiava i bagliori di quelle -pupille per scorgervene uno solo e repentino che fosse simile a quello -che ardeva nelle sue, un bagliore di desiderio. Voleva cogliere subito -quell'attimo fuggente, quel momento fatale in cui la donna, sempre -ribelle all'ultima seduzione, sarebbe venuta a lui, al suo desiderio, -al suo amore, mite e docile come una vittima, come una schiava. Ma, -finora, nelle pupille di Claudina s'adunava solamente una grande -tristezza, la tristezza, pensava Giuliano, per il fiore ch'ella si -sentiva in procinto di perdere. Intanto il desiderio, l'amore di quella -verginità urgevano quell'uomo che, con parole rotte, tremanti, vaghe, -cercava d'esprimere a Claudina il suo sentimento preciso. Erano cadute -le bende che gli nascondevano la vista di quel portento primaverile. -Lo scrupolo aveva oramai lasciato il posto ad una placida teoria di -fatalità. Egli si ripeteva ch'era inutile contrapporre al desiderio -di Claudina, la visione pura di Beatrice, poichè quell'abbraccio -spirituale e materiale che quella verginità e quel desiderio -preparavano inconsapevolmente, doveva avvenire; e frapporre al suo -compimento imagini dolorose, fantasmi di rimorso, pensieri e scrupoli -saggi, non significava arrestare la corrente che doveva trascinarlo, ma -era piuttosto un aumentarla, come un torrente che abbia incontrato un -masso enorme che ne interrompa la corsa, valicatolo, precipita di nuovo -con centuplicata veemenza. - -— Claudina, Claudina, egli diceva, io vi voglio bene. Sento per voi -una tenerezza senza confine, una tenerezza che mi fa serrare il cuore, -quando io vedo passare nei vostri occhi un'ombra di tristezza. So anche -che voi mi amate, so anche che voi sentite per me ciò che non avete -sentito per altri. Io sento che la vostra anima sta per ischiudersi al -bacio di un'altra anima..... Il vostro atto semplice e sincero sarebbe -di chinarvi verso di me, senza riluttanza e senza incertezza, per -accogliere l'amore che sale dall'anima mia verso di voi. Ma voi siete -buona quanto siete bella, Claudina: per questa vostra bontà l'imagine -di una triste donna che soffrirebbe del nostro amore vi traversa il -pensiero, arresta e sacrifica la vostra passione... Voi mi perdonate -se chiamo passione ciò che sentite per me?... Non vi parrò pretensioso -e sciocco, n'è vero? Io vedo che voi mi cercate, mi prediligete: vi -so troppo buona e troppo onesta per credere ad una civetteria o ad -un amoretto passeggero. Voi mi amate. Io vi amo. Si realizza così il -vostro sogno di essere amata da un artista e di amarlo. Ecco giunto -per voi quel quarto d'ora di felicità, cui tutti presto o tardi hanno -diritto, come mi dicevate qualche giorno fa a teatro. Vi ricordate? Mi -diceste che il vostro sogno era quello d'essere amata da un artista, -per completarlo, essere cosa sua come lui sarebbe cosa vostra. Ed -aggiungeste: «Questo ancòra non è. Sarà? Non sarà? _quien sabe?_» Ed -ecco: questo è, questo sogno s'avvera perchè io vi amo, perchè io vi -amo appassionatamente, perchè ho bisogno di voi come dell'aria, perchè -la vostra lontananza mi è insopportabile, è per me come una morte -nella vita. Voi mi amerete, Claudina, voi mi amerete sempre, io vi -amerò sempre, io vi amerò per tutta la vita.... Per sempre! Lo sapete, -lo sapete che v'amo e che vi amerò tanto? Tu lo sai, tu lo senti, -Claudina? - -Egli s'inebriava con le sue stesse parole e carezzava convulsamente -la donna, innanzi alla quale era in ginocchio; continuò a lungo a -celebrare quell'offertorio d'amore; poi il suo desiderio intuonò le sue -litanie di passione. Claudina si lasciava invadere da un molle senso -di abbandono, alcune frasi dell'uomo che invocava facevan trasalire il -suo cuore o palpitare i suoi nervi, come minacce o come turbini. La sua -verginità vacillava. Ella era, a poco a poco, conquisa dalle visioni -di voluttà che l'uomo suscitava nella sua fantasia febbricitante. -Le carezze di lui diffondevano nell'animo femminile quella dolcezza -fatta di stanchezza e di desiderio, che sollecitava la resa gloriosa -al richiamo di quella gagliarda fanfara d'amore ventenne. Egli sapeva -toccare nel suo offertorio amoroso le fibre più intime dell'amata e nel -naufragio del pensiero, della coscienza, della riflessione di lei, solo -la giovinezza e la passione restavano, mentre la fanfara della voluttà -lanciava più violenti i suoi squilli nel tumultuante sangue della -vergine. L'ebrietà folle, minuto per minuto, aumentava. La riflessione -cadeva, soffocata dalla rivelazione di un nuovo mondo inaccesso. -Ed il sortilegio si compiva pel prodigio dei vent'anni ignari, -vertiginosamente. La bocca già fioriva i suoi baci. - -Ma il pensiero di Beatrice, la visione di quella triste donna, — -visione che già l'aveva fatta piangere due sere prima, in carrozza — -attraversando il suo combattuto pensiero, faceva resistere Claudina. -D'altra parte la sua passione a volte la lasciava ragionare ed ella -si diceva che l'amore di quell'uomo non poteva essere duraturo. Ad un -tratto, Claudina liberò le sue mani da quelle di Giuliano, scoppiò -in un pianto dirotto, dopo aver portato le dita, come una tutela, -innanzi le sue pupille. E questa ultima resistenza, quest'ultimo -grido disperato della ragione contro la vertigine, sollecitò la sua -caduta, il trionfo dell'amore. Giuliano si era lanciato su lei e con le -labbra le suggeva le lacrime sul ciglio con baci febbrili. La sinfonia -dei baci discese alle guancie, alle labbra rosse, divenne solenne, -violenta, rabbiosa, fu inno trionfale. La verginità si ribellava per -l'ultima volta, sotto quei baci all'ultima rinunzia, all'ineffabile -consenso, fino a quando, Giuliano parlandole ancòra d'amore, ella -smarrì ogni senso che non fosse quello dei baci su le labbra, -s'avvinghiò ancòra lacrimante a Giuliano, l'attirò a sè, oramai vinta e -perduta. - - -Poco tempo dopo, i due amanti si destarono dal letargo in cui erano -caduti: Claudina corse ad una grande specchiera per riordinare i -capelli e si trovò faccia a faccia con un ritratto di Beatrice, ch'ella -già conosceva per averla vista qualche volta a teatro e per averla un -giorno incontrata in quel gabinetto da lavoro dello scrittore. Ella -rimase a lungo a contemplarla, immobile, con un'espressione di spasimo -sul dolce volto. Le cinque suonarono al piccolo quadrante incastrato -nel petto di un fauno di bronzo: - -— È tardi; bisogna che io vada, disse Claudina. Guardò ancòra il -ritratto, poi lo depose sul marmo e mormorò sconsolatamente: — -Giuliano, Giuliano, che abbiamo mai fatto! - -— Io ti amo, io ti amo, mormorò Giuliano, con una voce convulsa che -Claudina non gli conosceva. - -Egli era rimasto seduto sul divano, affranto da una tristezza senza -confine. La forza di sollevarsi e di agire gli mancava, il suo pensiero -si dibatteva tra le tenaglie di quel dolore infinito. Sentiva salire -nel suo cuore un rimorso dilaniante, lo angustiava il martirizzante -pensiero che nessuna forza ormai poteva farlo tornare indietro di -un'ora. Seguiva i movimenti di Claudina con lo sguardo atono, senza -dire una parola, e negli occhi non vibrava più alcuna scintilla di -quell'incendio che vi aveva divampato poco prima. - -— Che abbiamo fatto, Giuliano! ripeteva Claudina, nella penombra. - -La voce che le mormorava era così pallida e stanca in quella oscurità -e la tristezza ne era così intensa, che quasi parvero quelle parole a -Giuliano un rimprovero misterioso ed occulto. - -— Io ti amo, ripetè egli per l'ultima volta, ma così fievolmente che -Claudina non si ingannò sul significato di quella affermazione, che -altro non era che il modo di sfuggire per un attimo ancòra al rimorso -atroce che cominciava a stringere i loro due cuori. - -Con inesorabile esattezza, Claudina cominciò la loro comune -requisitoria. - -— Noi abbiamo fatto tutto questo, ella disse, spinti dal più ignobile -ardore. Questo ardore si è spento troppo presto e quante illusioni in -così breve ora ha arso e come ci lascia ormai tristi e sconsolati. Il -solo desiderio ci ha condotti ed il desiderio tradisce. Una povera -anima è stata offesa da noi per questa allucinazione del momento e -purtroppo è una macchia che nessuna forza umana potrà mai lavare. Il -pentimento è sciocco, hanno detto. Non è sciocco, quando impone di non -ricadere più nella colpa. E così il pentimento deve parlarci, ora. Se -quell'offesa noi non la possiamo cancellare, è nostro dovere di non -rinnovarla. Noi non avremmo, come non abbiamo, alcuna giustificazione. -Sola la vertigine di un minuto ci accusa e ci accascia. Il nostro primo -bacio sarà stato anche l'ultimo. Voi ritornerete più dolce e più umile -a quella che abbiamo offesa! Non è vero, Giuliano? - -Tacque. Lo scrittore taceva sempre, ma un gesto del suo capo affermava. -Innanzi a quella pronta rinunzia, innanzi a quella conferma di un uomo -che diceva di averla presa fra le braccia senz'ombra d'amore, il dolore -della verginità invano contaminata proruppe violento, disse parole -smarrite: - -— Io sola, disse fra l'altro Claudina, io sola rientro nella vita, -sconfitta. Quel candore che avevo conservato con orgoglio geloso a -traverso a tante lotte, a traverso i più volgari ed abili attentati, -è caduto, ora, in pochi minuti, per un uomo che non mi ama, si è -macchiato sotto il bacio di un uomo spinto a me dal solo desiderio. Ah, -che miseria! - -Il ribrezzo le serrò la gola. Giuliano mormorò: - -— Perdonatemi! - -Claudina s'era celato il volto con le mani, forse piangeva. L'amante si -levò, s'appressò a lei: - -— Ah, che sciocchezza ho pronunziato! egli disse con un amaro scoppio -di risa che partiva dalle più intime convulsioni della sofferenza. -Perdonatemi? che forse una donna perdona d'averle tolto ciò ch'ella -ha di più sacro? Come vorrei, Claudina, che quest'ora non fosse mai -suonata! Lasciatemi, lasciatemi, non mi dite più nulla, poichè io so -d'avere commesso un vero delitto e poichè questo è irreparabile! - -La donna singhiozzava. Egli le asciugò gli occhi con la lieve battista -del fazzoletto, l'aiutò ad infilare il mantello, le tese i guanti, -il portabiglietti, un libro ch'ella aveva con sè. Com'ella fu pronta -ad andarsene, si guardarono. Claudina non resse a quello sguardo e -s'abbattè sul petto di Giuliano, nuovamente presa da uno scoppio di -singulti. Egli non trovò una parola da pronunziare, lasciò libero corso -a quelle lacrime che l'addoloravano più di ferite. Finalmente l'attrice -si fece forza, tese la mano all'amante di un'ora, di un'unica ora. -Questi l'attirò a sè, la baciò su la fronte, quasi religiosamente. -Premette il campanello elettrico perchè l'accompagnassero. Le aprì la -porta. Su la soglia, ella si volse: - -— Noi ci dovremo rivedere. Saremo gli amici di prima. Il mio sogno -solo sarà infranto. Ma, ve ne scongiuro, mai più una parola su ciò deve -essere pronunziata fra noi. - -Uscì. Giuliano la vide allontanarsi per la lunga fila di salotti, -con un passo vacillante, preceduta dal domestico. Poi, scomparve. -Lentamente egli si fece alla finestra, l'aprì. Un'onda d'aria gelata -entrò fischiando. Vide Claudina ferma sul portone, in attesa di -una carrozza scoperta che si avvicinava di corsa. Ella s'avviò alla -carrozza arrestatasi innanzi alla casa. Giuliano corse ad un vaso -di cristallo che era su un tavolo, vi prese il gran mazzo di prime -rose, lo lanciò nella carrozza al momento che Claudina vi si sedeva, -così che i fiori le caddero sul grembo. Un cenno della mano rispose -a quell'omaggio, ma egli non potè scorgere la luce di gratitudine -che aveva rischiarato i begli occhi lacrimosi. La donna portò al -volto il bel fascio di rose, vi tuffò la bocca, mentre la carrozza si -allontanava fra il doppio tremolio delle due file di fanali a gas. - -Lo scrittore richiuse la finestra, accese le piccole candele rosee -di un candelabro di bronzo. Poi tornò alla finestra, applicò ai vetri -gelati la sua fronte che ardeva. Rimase a lungo così, attonito, senza -pensiero. Poi si avviò alla biblioteca, prese il primo libro che gli -venne alla mano, cadde su una poltrona e cominciò a leggere; ma le -lettere danzavano innanzi alle sue pupille una ridda furiosa ed i suoi -occhi scorrevano automaticamente le linee e le pagine, senza che il suo -cervello percepisse alcuna di quelle parole che le pupille leggevano. - - -Quale espiazione maggiore per la caduta poco prima leggermente -commessa, che veder rientrare calma e gaia, piena di confidenza e di -tenerezza sua moglie, l'offesa, accompagnata dai suoi due bambini -incappucciati di velluto turchino, biondi biondi e così giocondi? -Mentre egli leggeva, la moglie era entrata nella stanza in punta di -piedi, s'era chinata tacitamente su lui ed aveva ricoperto di baci -appassionati il suo volto. I bimbi erano accorsi poco dopo sgambettando -e si erano aggrappati alle spalle del padre, afferrandogli i baffi o la -barba, pizzicandogli le mani. Giuliano, sotto quell'affettuoso assalto, -aveva sentito gonfiarsi dentro la sua anima il disgusto violento di sè -stesso. I baci semplici di sua moglie gli avevano fatto più male che -rimproveri; essi lo avevano avvilito più che un insulto e, debilitato -da quel disgusto, l'infedele non aveva trovato una sola parola da -rispondere alle frasi affettuose che i suoi cari gli prodigavano. -I bimbi si rincorrevano nella stanza per disputarsi un giornale -illustrato che la piccola Anna Maria aveva preso sul tavolo del padre. -Beatrice s'era seduta su le ginocchia del marito, gli aveva passato un -braccio intorno al collo, con l'altra mano gli torturava la barba. - -— Ecco, ecco il mio povero grand'uomo! diceva scherzosamente, il mio -povero grand'uomo che è rimasto tutto il giorno in casa solo solo, -come un fraticello in un convento. E chi sa come ha lavorato il mio -povero grand'uomo! Chi sa quante belle cose ha scritto! Chi sa quante -poche volte ha pensato alla sua piccola Beatrice! Dio, Dio, il mio -romanziere ha scritto tutte quelle pagine! Come sarà stanco il mio gran -fanciullone! N'è vero? Ma, stasera, si pranza subito, i bambini vanno -subito a dormire... - -Brontolii di protesta partirono dall'angolo del salotto dove i due -bambini s'erano accovacciati per estasiarsi insieme su quel giornale -illustrato. - -— Sicuro, continuò Beatrice, i bambini vanno subito a dormire..... Io -resterò vestita così.... Il mio grand'uomo infilerà la pelliccia e ce -ne andremo via a braccetto, stretti stretti, come due sposini, come -andavamo a Siena in quell'anno indimenticabile! Ti ricordi? - -Il dolce ricordo li riafferrò e Giuliano sentì aumentare il suo -spasimo. Il piccolo Luca e la bambina erano usciti vertiginosamente -dalla stanza, disputandosi di nuovo il giornale, perchè l'uno voleva -cominciare a sfogliarlo dal principio e l'altra dalla fine. - -— Giuliano, Giuliano mio, se sapessi come ti ama la tua piccola -Beatrice, se potessi vedere il tesoro d'affetto che custodisce nel suo -piccolo cuore..... - -Si chinò ancòra a baciarlo. - -— Anch'io ti amo, ti amo tanto! sussurrò Giuliano. - -Ma volle mutare sùbito discorso: - -— E Leonardo non è ancòra rientrato? Si dà proprio alla gran festa! - -Beatrice non rispose: avviticchiata a lui, continuava a coprire le -sue guancie di frequenti baci, lievi, casti, ma appassionati. Sotto -quell'onda amorosa lo spasimo di Giuliano cresceva ad ora ad ora. -Eppure non era la prima sera ch'egli aveva baciato la moglie, dopo di -aver baciato poche ore prima un'altra donna. Ma i baci di Claudina gli -sembravano più gravi. Egli aveva la sensazione che il suo incontro -con Claudina non si sarebbe fermato a quella sola caduta, come la -donna aveva ingiunto. Quasi un senso di fatalità, quasi il peso di un -male che già si conosce come deve avvenire, opprimevano la sua anima. -Intanto Beatrice, quella Beatrice per cui egli aveva tanto delirato, -quella Beatrice immacolata che l'aveva reso così felice, baciava le sue -labbra, mai sospettando che quelle labbra poco prima avevan pronunziato -un delittuoso offertorio d'amore per una vergine battuta dalla veemenza -del sangue ignaro, come una fragile canna in balìa di un vento -impetuoso! Quella confidenza di sua moglie lo feriva, lo umiliava. -Tutta la miseria delle sue incoerenze s'attristiva in lui. Due lacrime -spuntavano nell'intercilio, sole, grosse, silenziose. - -— Tu piangi? domandò Beatrice agitata e si chinò ancòr più su lui, -l'abbracciò più fortemente. — Ma che hai, Giuliano? Per carità, dimmi -che è questo, che significano quelle lacrime?.... - -— Nulla, nulla, Beatrice, un po' di _spleen_, la solitudine, la -stanchezza.... E poi la tua affettuosità è così dolce che mi commuove -profondamente.... - -Giuliano asciugò quelle due lacrime bollenti. Beatrice s'era levata -e, sorridendo, gli aveva prese le mani e tirava per costringerlo ad -alzarsi dalla poltrona. Amorosamente avvinti, fecero qualche altro -passo per la stanza. Beatrice tentava di consolarlo, gli diceva delle -parole dolci. Come furono al divano, dove Claudina un'ora prima si -era concessa all'amore, Beatrice attirò Giuliano perchè vi cadessero -insieme, ancòra avvinti: - -— No, no, non lì! gridò Giuliano, con una voce convulsa, mentre nella -sua anima il disgusto versava l'ultimo fiele. - -Beatrice si staccò da lui, lo interrogò con gli occhi, sorpresa da quel -grido incomprensibile. Giuliano, sentendo la spiegazione necessaria, -trovò la forza d'essere vile e disse con un falso sorriso che era un -ghigno: - -— Sai, si sa come si comincia.... e non si sa come si finisce! - -Beatrice, ridendo e protestando, si coprì il volto con le palme. -Giuliano ebbe per un attimo, nitidissima, la visione dell'abisso verso -cui si avventava. - - - - -VI. - - -La sala del Teatro Nazionale rigurgitava. L'annunzio della nuovissima -commedia del grande scrittore vi aveva attirato il pubblico più vario -ed imponente, il pubblico delle più solenni prime rappresentazioni. -Tutta Roma era rappresentata in quella luccicante sala di teatro. -I palchi si fiorivano a poco a poco delle signore più eleganti, -i proscenii delle orizzontali più altamente quotate nella fiera -dell'amore. La Roma aristocratica, politica, finanziaria, artistica, -letteraria e la cosmopoli del piacere s'eran date convegno quella -sera in quei palchi e quelle poltrone. Qualche minuto prima delle -nove, Beatrice entrò in un palco, accompagnata da Leonardo Loredano. -I suoi nervi tremavano, tutto il suo essere palpitava nell'attesa -insopportabile. Per ingannare la sua emozione e la sua ansia, ella -si mise a guardare con l'occhialino la sala sempre più rigurgitante. -Qualche amica le sorrideva da un palchetto, le faceva un gesto di -augurio. Qualche uomo dalle poltrone le si inchinava. Da un palco -di giornalisti molti binocoli furon rivolti verso di lei. La folla -continuava ad entrare. Alcuni palchi si riempivano di ufficiali. Nella -barcaccia di un circolo elegante già si trovavano il re ed i principi -dell'eleganza, Filippo Verra, contornato dalle marsine inappuntabili -e dalle cravatte ideali dei suoi giovani amici e discepoli, Celli, de -Lise, Santacroce, Filangieri, Morosini, Sammartino, Ugenta, e tanti -altri. A poco a poco anche le poltrone si riempivano di letterati e -d'artisti. Andrea di Vele aveva salutato Beatrice. Beatrice aveva -anche visto il viso imberbe e napoleonico di Luciano di Mèllare, -«un profilo di medaglia», come aveva detto Loredano. Aveva visto -insieme Claudio La Loggia e Giorgio Lavena, i due scrittori che si -facevano più concorrenza, e si diffamavano regolarmente a vicenda e -quanto meglio potevano. Diego Vassura faceva lo snob nei palchi delle -signore più stemmate; vecchi e giovani scrittori erano a gruppi, qua -e là, giornalisti, pittori, musicisti, scultori, attori. Paolo Èroli, -il grande pittore, uno dei più intimi amici di Farnese, era salito -a salutare Beatrice. In un palco era apparso Marco Torrero con sua -moglie. Il celeberrimo giornalista che oramai non appariva più nei -teatri, non aveva voluto mancare a quella prima rappresentazione di -Farnese, suo amico fedele, scrittore che aveva fatto sotto il di lui -auspicio le prime armi, ingegno ed anima d'artista ch'egli prediligeva. -Torrero rispondeva annoiato torcendosi i piccoli baffi biondi ai -saluti, mentre sua moglie, la celebre scrittrice, scorreva i giornali -della sera e rideva sovente di un suo sonoro riso meridionale. In -quel palco era poi entrato Claudio Sanna, il compare di battesimo di -Farnese, come amava chiamarsi. Il grande romanziere aveva illuminato -la sua larga faccia geniale d'un sorriso affettuosissimo scorgendo -nel palco di rimpetto Beatrice che lo salutava. I critici drammatici -entravano: Filippo Ruffo, Roberto Drago, Giacomo Spada, altri. Entrò -poi Alessandro Sanfilippo che redigeva nel gran giornale di Torrero la -«Serata teatrale» dove, dopo una prima rappresentazione, in poche frasi -eleganti e spirituali, descriveva il successo, la messa in scena di -ogni atto, gli abiti e le acconciature delle attrici, il pubblico, gli -incidenti; narrava la storia della commedia, malignava su i dietroscena -di palcoscenico. Egli passava tra la folla degli spettatori con la -sua faccia tonda e rosea, incorniciata di barba bionda. Molte mani -si stendevano sul suo passaggio: egli ne stringeva la maggior parte -con noncuranza e con sufficienza, solo per qualcuna egli sorrideva e -s'inchinava riverentemente. La folla aumentava sempre più. I palchi, -colmi di signore in abiti sontuosi e chiari, sembravano ceste di -fiori il cui bordo fosse di velluto azzurro. Dietro si rinnovava -continuamente la turba degli abiti neri. Da molti palchi dardeggiavano -i monocoli, con arie insolenti. Qualche signora alle poltrone -interrompeva la monotonia degli abiti neri e degli sparati candidi. La -sala offriva un delizioso colpo d'occhio. - -Di qua e di là, nei palchi e nelle poltrone, si parlava animatamente di -Farnese e della commedia che stava per rappresentarsi. S'incrociavano -le discussioni, s'intessevano gli elogi, s'agganciavano le -indiscrezioni, un formicolìo d'idee, un turbinìo di concetti e di -parole, una ridda di verità e di menzogne, una scorribanda di apologie -e di anatemi. - -Lavena e La Loggia, giù nelle poltrone, parlavano sottovoce per non -essere intesi: - -— Mi ha detto oggi Savarese, mormorava Lavena, che sarà un trionfo. -E Savarese fa testo perchè vede giusto: un'anima di profeta sotto la -scorza d'un direttore di teatro. Incontrai l'altra sera alle Varietà -Giuliano e sua moglie e mi raccontarono il soggetto. Se una commedia si -basasse solamente sul soggetto, potrei da ora preconizzarti un fiasco. -Ma vi sono altre cose e v'è da sperare. Del resto Farnese, sebbene sia -un po' volpe vecchia, un abile marionettista, ha dello spirito, della -modernità, dell'emozione ed io l'amo molto! - -— Va là! disse La Loggia, a chi vuoi darla ad intendere? Tu desideri -più un fiasco per Farnese che un successo per te. E dì pure di no: -vuol dire che ti conosci male, o meglio che non ti vuoi conoscere -bene. Tu già sai quanto me la ricetta farnesiana. Prendete un soggetto -la cui vacuità sia così profonda che a pensarla dia le vertigini; -rimpolpate questo osso vuoto con carne pesta di belle chiacchiere, -gettate il tutto in un recipiente dove sia dell'eleganza e della -stranezza; ritiratelo poi ancòra umido e passatelo nella cipria di -un'amabile fantasia, condite con una salsa nella quale siano tutte le -spezie di qualche scena ad effetto, un po' d'emozione, molto spirito, -un pizzico d'ironia; non trascurate abiti belli per le donne, arredi -scenici eleganti, qualche squarcio brillante, qualche cortesia pel -mondo femminile; fatto questo, servite caldo caldo ad un pubblico di -donne eleganti e di orizzontali, di ministri, di deputati, di _viveurs_ -e ad una maggioranza di imbecilli — ed avrete un successo magnifico, -solenne, garentito per un anno, come un orologio da sette od otto lire! -Non è così, forse? Siamo sinceri! - -— Tu esageri, via, insisteva Lavena. Farnese ha dell'ingegno! - -— E chi ti dice il contrario? replicava Claudio La Loggia. Oh, lo so -anch'io che ci vuole moltissimo ingegno, prima per combinare quella -ricetta e poi per eseguirla. Ci vuol ingegno, spirito, cultura e cuore. -Ma dall'essere un uomo d'ingegno all'essere un riformatore del teatro -drammatico come vogliono farlo credere i suoi gregarii, eh via! v'è -gran differenza. Farnese è un abile uomo di teatro; ecco tutto. La tua -commedia deve passare dopo la sua, n'è vero? Sì? Altra ragione, dunque, -per augurargli un disastro! - -Il movimento continuava. Il nome di Farnese, i titoli delle sue opere, -qualche aggettivo s'incrociavano a volte. Verso il palco di Beatrice, -la quale ingannava la sua impazienza in un diluvio di ciarle con -Loredano e con Èroli, si appuntavano i fuochi di molti occhialini -curiosi e i più frugavano nel fondo del palco con la speranza di -scoprirvi la maschia figura dello scrittore. Altri critici giungevano, -altri mondani. Non più un posto era vuoto, in platea, in piedi, alle -gallerie; erano state aggiunte sedie e poltrone, e non v'era modo di -muoversi. Beatrice aveva visto un momento apparire Farnese all'ingresso -delle poltrone e subito nel teatro molti sguardi s'eran rivolti verso -di lui, alcune malignità s'erano incrociate: - -— Viene a bruciare le ultime cartucce. - -— Le ultime raccomandazioni ai critici. - -— Quasi che essi non avessero l'articolo già pronto! - -— Sapete: non si è mai abbastanza sicuri.... - -Giuliano Farnese, dopo avere stretta qualcuna di quelle mani che -si tendevano verso di lui e dopo avere scambiata qualche parola -con Filippo Ruffo, il famoso critico, era scomparso. Quel pubblico -magnifico s'impazientiva nella sala. - - -Il segnale che la rappresentazione cominciava squillò. Un gran -silenzio si fece, repentinamente. Beatrice sentì fremere in lei la -sensazione dell'irreparabile, una lacrima di emozione le imperlò il -ciglio; Loredano le sorrise, Èroli le mormorò una parola di speranza. -Il sipario si levava. Un mormorìo si diffuse in tutto il teatro. La -scena rappresentava un terrazzo elegante, rischiarato da lampioncini -alla veneziana; il terrazzo era verde di piante, ingemmato di -fiori. L'ammirazione saliva dalla sala verso quella messa in scena -deliziosa. Già le battute secche ed aspre come schiocchi di scudiscio -che erano nel dialogo di Farnese, s'incrociavano, s'accavallavano, -si distruggevano. Claudina Rosiers era in scena con Lorenzo Gray. -La contessa di Varrena — il personaggio che incarnava Claudina — -perseguiva la sua Chimera, la Chimera dell'uomo perfetto, della -passione sublime, del vincolo indistruttibile. Lorenzo Gray le faceva -la corte, tentava di sorprendere in lei l'attimo di vulnerabilità. -Ella, distesa su una poltrona, si lasciava cullare dalla canzone -amorosa dell'innamorato. L'atto si svolgeva, rapidissimo, denso -d'idee, ora lieto, ora malinconico, mentre tre o quattro tipi di -uomini tentavano, ciascuno al suo turno, la conquista della chimerica -contessa. L'atto si chiudeva con una brillante invettiva che la donna, -esasperata dall'inutilità della sua aspra ricerca, scagliava contro le -quattro marionette che le si prosternavano. - -I primi applausi scoppiarono. La commedia in quel primo atto si -disegnava perfettamente, l'abilità scenica del Farnese vi era -prodigiosa, lo spirito e la grazia vi scintillavano all'apogeo. Il -successo si pronunziava nei primi giudizii, nelle prime discussioni e -la costernazione già annuvolava qualche viso invidioso. - -— Chi sa mai dove sarà Giuliano, a quest'ora? domandò Beatrice, già -felice pel lieto avvenimento che oramai era d'ora in ora più probabile. - -— Tu sai il suo sistema: uscire dal teatro quando s'alza il sipario, -prendere una carrozza e farsi trascinare fino al momento in cui calcola -che la rappresentazione stia per finire. Prima del quarto atto non sarà -qui. - -Beatrice, ponendo un dito su le labbra, impose silenzio, poichè il -sipario si rialzava per il secondo atto, questa volta sul _boudoir_ -della contessa Varrena, di una squisitezza eccezionale. Claudina era -in scena circondata dagli ammiratori, dei quali, chi le rendeva un -servizio, chi le dedicava un sospiro, chi le arzigogolava un madrigale, -chi le diceva una frase d'amore, chi una mezza insolenza. A poco -a poco, ella aveva la prova della fatuità e della vanità di quegli -uomini che le protestavano ovunque e comunque il loro amore, e in un -momento di esasperazione, li giocava uno dopo l'altro, mostrando bene -ai bellimbusti che se essi avevano tentato di farsi gioco di lei, ella -li aveva preceduti nel loro disegno. Li metteva, così, finemente alla -porta ed i Proci cui la casta Penelope aveva rovesciato tutte le liete -speranze, riprendevano con arie affrante e visi smorti i loro mantelli -ed i loro cappelli, per uscire mogi mogi da quel salotto ove erano -entrati poche ore prima, in un momento in cui credevano baldanzosamente -che ne sarebbero usciti vincitori. Suonavano le dieci e mezzo quando, -usciti i corteggiatori, Claudina rimaneva sola in scena, e non sapendo -che fare, chiamava la cameriera per farsi aiutare a svestirsi. Ma aveva -appena cominciato quando Gray compariva su la soglia: era passato, -tornando dal Circolo, e avendo visto le finestre illuminate era salito. -Così Claudina licenziava subito la cameriera, riparava alla meglio al -disordine suggestivo delle sue vesti, — e la grande scena cominciava. -Quelli attori perfetti che erano Claudina Rosiers e Lorenzo Gray -eseguirono ambedue meravigliosamente quella scena che era il pernio -della commedia; sovente Claudina fu interrotta dalle approvazioni. Era -una scena di grazia e di emozione, di verità e di tristezza: l'uomo -sinceramente innamorato, il solo che sentisse veramente il suo cuore -gonfio di passione, non voleva più resistere a quella pena e, sotto -la suggestione morbida delle piccole nudità dell'amata, a poco a poco -smarriva le staffe, la passione turbinava ed egli tentava su la donna -la resa. Ma questa, esasperata ancòra dalle prove di menzogna e di -nullità che le avevano dato poco prima i suoi corteggiatori, non sapeva -fatalmente distinguere che quell'uomo che ora le parlava d'amore era -sincero, che nella sua voce vibrava il sentimento, non s'avvedeva come -quell'uomo incarnasse la Chimera di cui ella andava all'affannosa -ricerca; vedeva solamente in lui il maschio brutale, il seduttore, -l'uomo che prende il frutto che gli si offre senza ch'egli ne senta -la brama, e, non tenendo conto dell'omelia d'amore che il giovane le -celebrava vibrante di passione, ad un momento ch'egli era divenuto più -audace, lo metteva alla porta, con le più crude parole. - -Il successo era salito enormemente. L'atto di una finezza e di -un'amarezza infinite aveva destato sussulti in tutti i cuori ed -al calar del sipario su quel fatale inganno tutte le mani s'erano -sollevate all'applauso, specie quelle delle donne, ognuna delle -quali trovava nella propria anima un brandello della chimera cara -alla contessa di Varrena. Nella platea e nei corridoi la discussione -aumentava sempre più: i critici drammatici erano attorniati, spiati, -tenuti d'occhio da taluni che poi salivano nei palchi delle signore -a dire: «Filippo Ruffo ha detto che è il capolavoro di Farnese»; o -pure: «Roberto Drago mi ha detto che è un disastro». Alcuni letterati -e giornalisti discutevano in gruppo, gli altri autori drammatici -serbavano un contegno indifferente e impenetrabile. Quei corridoi, a -momenti, sembravano bolgie infernali. Andrea di Vele era salito nel -palco di Beatrice, le aveva portato le più schiette congratulazioni, -riferendole le dicerie delle quinte e dei corridoi. Andrea di Vele -era il più intimo e caro amico di Farnese, cui piaceva per l'ingegno -sbrigliato, pel carattere leale ed amabile e la conscienza integerrima: -anzi, egli lo aveva soprannominato «il Cavaliere senza macchia e senza -paura» e Andrea di Vele aveva accolto con piacere quel soprannome -che l'onorava. Era un giovine alto e maschio, bruno, con due occhi -di fuoco, i mustacci rialzati, di un'eleganza sobria ma squisita. -Buon parlatore ed un po' prezioso — ciò che aumentava fascini al -suo discorso — egli portava nelle conversazioni il corredo brillante -della sua simpatica cultura, lo scintillio del suo ingegno letterario, -l'esperienza della vita ch'egli aveva avuta burrascosa, la conoscenza -del mondo ch'egli aveva corso in lungo ed in largo, da Battro a Thule -come dicevano i Romani, secondo le loro estreme cognizioni geografiche. - -Ora Andrea di Vele raccontava di essere salito in palcoscenico per -trovarvi Giuliano, ma di averlo cercato invano; aggiunse poi -che Claudina Rosiers, complimentata, festeggiata, glorificata, era -nervosissima per l'assenza del suo autore. In quel momento Beatrice, -Loredano e di Vele udirono pronunziare queste parole da un signore -molto _smart_ che era con alcune signore nel palco contiguo al loro: - -— Guardate, guardate Giuliano Farnese. È in quel palco dov'è quella -signora in raso rosa. Nel secondo palco dopo il proscenio, in seconda -fila. Eh, eh! raccoglie gli allori, il trionfatore! - -Immediatamente gli sguardi dei tre si diressero al palco che la voce -di quel signore aveva designato. Ma un sorriso apparve su le loro -labbra subito dopo: il signore si era ingannato per una strana e grande -rassomiglianza. Intanto nel palco vicino le belle signore facevano le -loro chiose sul preteso autore applaudito. - -Il sipario si rialzò per la terza volta, sul salotto della contessa -di Varrena. In quel terz'atto l'azione diveniva più stringata e -drammatica, in qualche scena raggiungeva una violenza di dolore -insoffribile. La chimerica innamorata era finalmente caduta, con -l'illusione di aver raggiunta la sua chimera. Ma l'illusione ben presto -impallidiva e rovinava, poichè ella non aveva ceduto a chi l'amava di -più, ma a chi con arti subdole aveva meglio saputo rappresentarle la -commedia del sentimento. Ella si svegliava da quell'illusione come da -un incubo, e già tutto l'edifizio che minacciava rovina l'attorniava -paurosamente. L'uomo ch'ella aveva creduto dovesse realizzare il -suo sogno l'aveva attirata in un terribile tranello, s'era valso del -suo nome per le sue losche mene. E l'atto finiva quando, scoperto il -baratro verso cui scendeva, ella scagliava l'atroce grido di dolore -e di rimpianto, ritrovando vicino a sè umile e sommesso l'uomo che -l'amava profondamente e ch'ella aveva fino ad allora disprezzato, nel -suo fatale inganno. - -Un brivido aveva corso il teatro a quel grido potente e sovrano, -lanciato da Claudina Rosiers innanzi a quella rovina, con una forza -ed un ribrezzo che assurgevano all'orrore di un destino compiuto. -Gli applausi erano scoppiati, unanimi, frementi, acclamanti. Claudina -Rosiers era ricomparsa otto volte con Lorenzo Gray, e come il pubblico -domandava insistentemente l'autore, Gray aveva fatto un gesto per -significare ch'egli era assente dal teatro. Pure gli applausi s'erano -raddoppiati, le salve d'acclamazioni erano divenute tonanti, il -successo era ormai colossale. - -Beatrice, ritiratasi nel fondo del palco, piangeva di emozione fra -le braccia di Loredano che era raggiante come per un successo suo. -Mentre le acclamazioni scrosciavano ancòra, Andrea di Vele ch'era per -uscire dal palco s'imbattè con Giuliano che entrava. Appena lo vide, -Beatrice gli cadde nelle braccia, felice, orgogliosa, inebriata. -Farnese l'attirava sempre più nell'ombra del palco per non essere -visti e le passava dolcemente la mano su i capelli. Loredano e di Vele -sorridevano senza guardare, a quella scena di tenerezza. Quando la -commozione di Beatrice fu calmata, Farnese seduto nell'ombra raccontò -le impressioni di quella serata. Egli aveva voluto assistere non visto -alla rappresentazione del terzo atto; salito alla galleria, egli s'era -mischiato a quella parte più modesta del pubblico. - -— Ciò mi ha valso, diceva ora con la sua aria fanfaronesca, emozioni -indicibili. Per la prima volta in vita mia ho sentito il successo da -vicino. È anche vero che per la prima volta in vita mia ho avuto un -successo così unanime e concorde. - -— E così sereno, interruppe Loredano. - -— E così meritato! aggiunse Andrea di Vele. - -— Grazie, tu mi mortifichi! disse il grande scrittore, ridendo, e -seguitò: - -— Avevo vicino a me alcuni studenti. Ebbene, non hanno perduto una -parola, una sfumatura, un accenno. Ah, ah! E poi diciamo che il -pubblico non capisce niente! Chiacchiere! Ecco là qualche giovanotto -— e quanti ve ne sono come loro? — che in fatto di teatro e di buon -gusto ne capisce più di Ruffo, di Drago e di Spada sommati insieme! -Ma v'è stato chi mi ha scoperto lassù, al paradiso: Torrero. È salito -con Sanna. Si sono messi dietro alcuni uomini ed hanno cominciato a -dir corna con me della commedia. Avreste dovuto godervi la scenetta -deliziosa. Quei buoni spettatori erano su le spine, si frenavano, -s'imponevano il silenzio. Ma, quando Claudina ha lanciato così -meravigliosamente quel suo grido alla fine dell'atto e Torrero ed io -abbiamo esclamato sbadigliando: «Che stupidaggine! Che sciocchezza!», -quelli altri non hanno retto più, si sono ribellati ed hanno intavolato -con Torrero una discussione dove io ero esaltato e glorificato a non -dirvi. Avreste dovuto vedere con che arie di protezione trattavano -Torrero, mai immaginando con chi avevano a che fare! - -A poco a poco la sala si ripopolava, poichè l'intermezzo finiva ed i -campanelli elettrici squillavano. Giuliano aveva sciolto il suo braccio -dalla lieve pressione di Beatrice ed era uscito in fretta dal palco, al -momento che il sipario si levava per il quarto atto. Sul suo passaggio -qualche persona che ritornava al proprio posto e che lo conosceva -di vista si rivolgeva a guardarlo; altri mormoravano ai vicini il -suo nome. Egli passava in mezzo a quella curiosità, con la sua bella -indifferenza di uomo celebre, che sa d'esser sempre guardato e non ha -per questo bisogno di andare alla caccia ed alla ricerca di sguardi e -di ammirazioni. Tuttavia una gran gioia pel trionfo che quella sera -coronava il suo nome gli gonfiava il petto, mentre s'avvicinava in -fretta alla porta del palcoscenico, mentre traversava i praticabili, -mentre bussava alla porta di Claudina che ancòra e per quasi venti -minuti non era di scena. Quella gioia del trionfo aumentò immensamente -quando, entrato nello spogliatoio dell'attrice, questa gli si gettò tra -le braccia e se lo strinse al seno nella commozione superba del trionfo -comune. Giuliano le passava la mano su i capelli, come poco prima a sua -moglie. Ma, lentamente, il fascino arcano di quell'abbraccio ideale -si distruggeva e da quell'abbraccio semplice di maschio e femmina la -sensualità risorgeva a battere la sua diana.. L'ebrietà del momento -faceva dimenticare ad ambedue i rimorsi di due giorni innanzi, i -buoni propositi, i giuramenti scambiati. Già la voce di Giuliano, -che mormorava complimenti all'attrice trionfante, diveniva convulsa -di desiderio per la donna. Già le braccia di Claudina Rosiers, che -stringevano in un abbraccio fraterno l'artista che le aveva procurato -quella gioia sublime, sussultavano di passione per l'uomo. La colpa -rifioriva irreparabilmente dall'amore, come un fiore velenoso sorge da -un'ajola inargentata di giaggioli, stellata di margherite: - -— Tu sei stata grande, tu sei stata magnifica, mormorava Giuliano. Io -non potrò mai dimenticare il bene che mi hai fatto col tuo genio. Io ti -amo, ti amo! - -— Anch'io ti amo, susurrava Claudina perduta. - -Il trionfo continuava ad inebriarli, facendo loro dimenticare ogni -realtà, ogni passato, ogni avvenire. - -— Tu devi esser mia ancòra, Claudina, continuava l'amante. È una vera -stoltezza pretendere di distaccarci. Noi siamo un'anima sola. Io sono -fatto per te, come tu sei fatta per me. Io non posso vivere senza di -te come tu non puoi vivere senza di me. La sete dei tuoi baci che mi -arde, arde te pure. Claudina, Claudina, dammi i tuoi baci, dammi le tue -labbra! - -— Sì, sì, io sono cosa tua, rispondeva l'amante con le labbra arse, -il volto di brace. Io ti amo, ti amo troppo, so anch'io che è follìa -sperare di poter essere lontani, di poter non compiere fino alla fine -il nostro delitto d'amore. - -La cameriera bussò all'uscio per entrare e vestire l'attrice. - -— Un momento, gridò Giuliano, poi aggiunse piano a Claudina, serrandola -sempre più perdutamente fra le sue braccia: — Ora, dopo il teatro, io -verrò da te, passerò la notte da te..... Vuoi? Vuoi? - -— No, no, non ancòra, scongiurò Claudina pure mite e sommessa, stasera, -no. - -— Come vuoi lasciarmi solo stasera, Claudina, insisteva l'amante, -stasera che il successo ci ha uniti, stasera che siamo cosa l'uno -dell'altra, come mai più lo saremo?..... Vuoi? Vuoi? - -— Ebbene, vieni, susurrò l'attrice sempre più piano, ma con passione -veemente, tendendo ai baci dell'amante le labbra dischiuse come un -fiore. - -Quando si disciolsero da quel bacio supremo, Giuliano aprì la porta -e la cameriera entrò. Seduto su una stinta poltrona, lo scrittore -assistette alla toletta della grande attrice. Ella si spogliava -celermente degli abiti che aveva indosso, li gettava su le sedie e -le poltrone, a caso e febrilmente. La cameriera intanto distendeva -le pieghe del nuovo abito che l'attrice doveva indossare; questa, -seduta innanzi allo specchio della toeletta tutta bianca e spumante di -merletti e di veli, e con le braccia nude rialzate ad arco, riannodava -le trecce un po' rallentate; poi prendeva con la punta del mignolo -un po' di pomata in una scatola di porcellana, tra la moltitudine di -scatole, di barattoli, di vasi, di tubetti che ricoprivano la tavola; -con una zampetta di lepre spandeva con parsimonia il belletto su le -guancie, che poi accarezzava di nuovo con una delle piccole spugne -pel bianco; passava appena su le sopracciglie il _crayon mysterieux_, -inumidiva le mani di vasellina. Siccome la voce di Savarese -sollecitava al piano superiore alcune attrici, Claudina gettò in fretta -l'accappatoio, sciacquò le mani, infilò la gonna pianamente, aiutata -dalla cameriera prudente perchè non guastasse passando la pettinatura. -Mise un abito di broccato _vieux-rose_ coperto in parte di un lucente -giavazzo verdone, che discendeva a grandi pieghe sotto due stole di -merletti veneziani, i quali anche incorniciavano il collo candido e -gli esili polsi venati d'azzurro. Diffuse ancòra con un piumino su le -guancie una cipria rosea, ne diffuse anche su i bei capelli d'oro che -apparvero inargentati di brina; si guardò nuovamente nello specchio, -tese la mano a Giuliano, gli mormorò qualche parola all'orecchio e, -mentre l'uomo sorrideva, ella entrò in scena per compiere il suo -trionfo ed il trionfo del suo benamato. Uscito fra i praticabili, -questi riguardava da un foro l'imponente sala di teatro, corsa ancòra -dalla scintilla elettrica di quelle frasi suggestive che Claudina -pronunziava, cesellando lentamente le poche scene di cui quell'atto si -componeva. L'uomo che la chimerica donna aveva disprezzato la salvava -dall'abisso aperto sotto i suoi piedi; ella però non si sentiva degna -d'amare e d'essere amata da quell'uomo e la triste commedia si chiudeva -malinconicamente con un grido angoscioso dell'innamorata innanzi allo -spettacolo di quel suo bel sogno perduto. - - -Quale proprietà continua di sdoppiamento deve essere in noi, se lo -scrittore godeva del successo che lo illuminava e nel tempo stesso -soffriva per ciò che quel successo recava di conseguenza? Egli vedeva -la tela calare, udiva l'applauso echeggiare solenne, vedeva gli attori -ricomparire più volte alle chiamate del pubblico, prima uniti, poi -solamente Claudina Rosiers. Alcune voci del pubblico gridavano il suo -nome, già frotte di amici invadevano il palcoscenico, serravano le -mani del trionfatore di quella sera, parole inebrianti di elogio già -susurravano al suo orecchio. Ma egli ascoltava distratto, spiando i -passi di Claudina, tendendo l'orecchio a sorprendere le parole che -l'attrice pronunziava tra i gruppi di marsine che l'assediavano. -Era gelosia, forse, quel sentimento rabbioso ch'egli sentiva quella -sera verso ognuno che parlava a Claudina, verso ognuno cui l'attrice -acclamata sorrideva nella vicenda dei saluti e delle conversazioni? -Egli vide dall'altro lato Gray che passeggiava anche lui in fondo alla -scena, ancòra in marsina e cravatta bianca, morsicchiando una sigaretta -spenta, intento a scrutare ogni piccolo movimento dell'attrice, attento -a cogliere il più insignificante monosillabo che cadeva dalla bocca -di lei. Giuliano sorrise al vedere quella sua precisa immagine, come -una persona che faccia innanzi ad uno specchio una smorfia comica, -ride per il primo dell'espressione che ha il suo viso contraffatta. -Intanto la folla innanzi a lui aumentava. Lo scrittore vedeva visi di -persone incontrate una sola volta e che si erano ricordati di quella -presentazione per poter «salire in palcoscenico a salutare l'autore». -I suoi più gelosi colleghi gli scandivano le parole più melate, le -sillabe più lusinghiere armonizzavano gli accenti più rispettosi. I -_clubmen_ si confondevano con gli artisti _bohèmes_, gli uomini di -banca coi letterati, i giornalisti con gli indifferenti, gli attori -con i critici. Farnese, nell'ansia che lo teneva, pure trovò per tutti -una parola, un sorriso, una frase. Ma quando vide sua moglie entrare, -accompagnata da Loredano e da Torrero, nel camerino di Claudina ove -l'attrice era già rientrata, egli non seppe più reggere e si precipitò. -Come fu su la soglia, sua moglie gli gettò le braccia al collo, pianse -sul petto di lui per una bella e superba commozione. Le sue idee e la -sua presenza di spirito impallidivano talmente che egli non sentiva -nemmeno le frasi di elogio e di gratitudine che Beatrice rivolgeva -alla grande attrice ed il desiderio che esprimeva di abbracciarla. -Solamente quando vide sua moglie serrare tra le braccia quella Claudina -che attentava alla sua felicità, quando vide due lacrime brillare negli -occhi dell'attrice, la sua commozione fu così prepotente che egli non -resse più, uscì su la scena, passò in fretta tra la folla variopinta e -chiassosa degli attori, degli intrusi, dei macchinisti, dei pompieri, -senza salutare nessuno, senza vedere le mani che si tendevano verso -di lui al suo passaggio; uscì dal palcoscenico, traversò i corridori -ancòra affollati di pubblico; già si avviava verso la porta per -lasciare il teatro, ma, quando la voce di una persona presso di lui -mormorò indicandolo: «È Giuliano Farnese», ei si ricordò che usciva -senza salutare Claudina. Si fermò al botteghino del teatro, scrisse -sopra una carta da visita due righe indicando a Claudina il luogo -ove l'avrebbe attesa, consegnò questo biglietto perchè fosse recato -immediatamente a Claudina Rosiers e si allontanò. Egli percorreva le -vie in preda alla febbre. Le vie erano affollate di gente che, uscendo -dai teatri e dai ritrovi, si avviava al riposo od alla festa notturna; -lo scrittore passava in mezzo a questa folla, urtandola, trascinato -a volta dalla corrente, sentendo il peso della sua infinita miseria, -egli ch'era il trionfatore di quella serata. E mentre le donne e gli -ammiratori lo pensavano circondato da amici ad assaporare la gioia -del successo, egli traversava le vie solo e triste, misurando l'abisso -verso il quale scendeva, l'abisso ch'ei scorgeva sempre più prossimo, -senza che ciò gli desse la forza necessaria per ritrarsene in tempo. - -Perchè non partiva, magari anche in quel mattino che tra poche ore -sarebbe sorto? Egli si domandava questo, entrando nel portone del -Circolo della Caccia, salendo le scale, lentamente. Poi, mentre il -domestico lo sbarazzava del soprabito e del bastone e poichè questi gli -dimandava se desiderasse cenare, egli chiese un brodo ed un bicchiere -di porto rosso. Poteva egli partire, come aveva pensato? Si domandava -questo nel piccolo salotto dov'era attendendo la sua cena frugale. -Partire era presto detto! E gli obblighi, il lavoro, gli interessi, -la famiglia? Ma, anche trascurando tutto ciò, che valeva partire? -Poteva una distanza di duecento o di trecento chilometri levargli dal -cuore il veleno che vi si era versato? Non era più tosto semplicemente -dilazionarne l'effetto letale ed irrimediabile? Partire con Beatrice? -Avrebbe egli forse mancato di pretesti per tornare a Roma, quando il -desiderio ed il rimpianto di Claudina ve lo avessero richiamato, cioè -sùbito? Quella sua idea del destino che si compiva ed al cui corso -non eran da opporsi argini di ragionamenti e di rimorsi, lo riprendeva -ora che tante impossibilità gli apparivano. Il domestico intanto gli -portava il brodo e la bottiglia del porto: - -— Il marchese Filangieri ha dimandato s'ella era al Circolo. Cosa devo -rispondergli? - -— Rispondete che no. Desidero d'essere solo. Attendo qualcuno. - -Bevve in fretta il vino, sorbì qualche cucchiajata di brodo. - -— Anzi a questo proposito, disse al domestico rendendogli la tazza, -una persona in carrozza chiusa deve venire fra poco a cercare di me. Vi -prego di avvertirmi sùbito. - -— Va bene, signore, — e mentre il domestico s'inchinava ed usciva, -egli si distese in una poltrona, socchiuse gli occhi, ripreso dai suoi -fantasmi di tristezza e di rimorso, attendendo. - - - - -VII. - - -Egli attese fino alle due, ma nessuna carrozza sopraggiunse. Uscito -nell'anticamera, infilò il soprabito e discese in fretta, deciso di -non perdere scioccamente quella notte d'amore nell'ebrezza del trionfo. -Per calmare i suoi nervi convulsi camminò a piedi, ma così svelto che -cinque minuti dopo uscito dal Circolo egli suonava al portone della -casa in piazza di Spagna. Apertosi il portone, egli salì le scale -correndo. La cameriera aveva già dischiuso l'uscio dell'appartamento -e Farnese entrò improvvisamente nella stanza da letto di Claudina, -rischiarata da un'alta lampada il cui chiarore era mitigato da un -paralume di tulle giallo. - -La visione magnifica era innanzi a lui: Claudina, nuda sotto la camicia -di fine batista, aperta sul piccolo seno. Il corpo della giovine donna, -pronta ad entrare nel letto, sorgeva dal cerchio serico delle vesti -cadenti ai suoi piedi. I capelli erano disciolti su le spalle, onda -fulgente. La stanza aveva una temperatura voluttuosa, una penombra -suggestiva. Le coltri, al lato destro del letto, erano tirate indietro -ed i lenzuoli sembravano gioiosi per la festa amorosa che loro recavano -il profumo e la grazia del bel corpo femminile. La lampada indorava i -contorni del corpo, rischiarava i seni delicati, la liana della vita, -le anche ambigue e voluttuose. - -Farnese s'era avvicinato. Senza una parola, senza un sorriso, egli -aveva stretto la flessibile liana, le sue dita avevano intuonato -l'irresistibile invito. La donna s'era abbattuta su lui, vinta, -mentre la trasparente camicia le scendeva dalle spalle e le nudità -sfolgoravano. - -Non era il desiderio di uno che vibrando si comunicava all'altra: -erano due fiamme, due brame, due passioni, due voluttà che si -chiamavano, s'invocavano, gemevano nell'attesa, esultavano quanto più -l'ora amabile si avvicinava. I soffi dei due respiri erano armonici, -la medesima angoscia d'amore li accelerava, la medesima follìa di -piacere li animava, la medesima febbre di passione irresistibile li -infiammava. L'amante piegava a poco a poco la flessibile liana verso i -molli cuscini di un divano prossimo; il bel corpo candido s'abbatteva -sul giaciglio e su la stoffa oscura il candore suo s'animava e si -esagerava, radioso. Ivi continuò l'armonica omelia d'amore, ivi -s'innalzò più potente il grido del desiderio, ivi, smarrita ed -abbandonata, l'anima si ritrasse sospirando. - -Ma ad un gesto più audace di Farnese la voluttuosa vittima si eresse, -balzò in piedi, vide la sua nudità: arrossendone, cercò intorno una -difesa, ma nulla era a portata della sua mano; allora balzò nel letto -ed i lenzuoli si rovesciarono su lei, avvolgendola, disegnandone -le curve in un amoroso abbraccio. Oramai al riparo, la fuggitiva -sorrideva, sorrideva dell'amante ch'era rimasto dolente e irritato sul -divano basso, mentre il suo desiderio insoddisfatto agonizzava. - -Allora egli si levò, sempre più eccitato, mosse dei passi disordinati -per la stanza. - -— Ah, no, tu non sei mia! gridò esasperato, arrestandosi ai piedi -del letto dove la donna copriva fino la bocca con le coltri rialzate. -No, no, tu non mi ami! Tu vagabondeggi nei sogni, t'inebrii al paese -azzurro dell'ideale! Tu non sei la creatura umana ed ardente, misera -e sublime che piange d'amore e ride di odio, sente per l'amato mille -desiderii, mille sensazioni, ed un ardore unico, enorme, onnipotente: -l'ardore del desiderio di formare una creatura sola...... Tu vaghi. -Dove? Perchè? Anche il desiderio è per te un sogno, un brutto sogno, -dal quale ti desti fuggendo, come poco fa. Amami, amami, Claudina, -amami come ti amo, chè io ho tanto bisogno dell'amore tuo.... Sii mia, -finalmente, sii mia!... - -— Io sono sempre tua! ella sospirò. - -— No, no, tu non m'intendi, susurrò l'uomo, tu non vuoi intendermi! Io -ti voglio tutta, tu devi essere tutta e sempre mia..... - -La donna si sedette sul letto, non più sorridendo. - -— Tu mi vuoi, ora? - -— Ora, sì, egli balbettò. - -— Sai di commettere un vero delitto? E non indietreggi? mormorò la -donna, a bassa voce. - -— Un delitto d'amore, lo so! E non indietreggio, no, no, perchè ti amo, -perchè ti voglio, perchè amo te sola e sopra ogni cosa..... - -— Ricordi tu, disse Claudina sempre più grave, ricordi il giuramento -che poche ore fa concludemmo? Ricordi? Giurammo che i nostri primi baci -sarebbero anche stati gli ultimi..... - -— Fummo pazzi, ingenui.... - -— E se tu un giorno dovrai dirmi che fummo pazzi non allora, ma questa -notte? - -— Io non potrò mai dirlo! - -— Che sai tu? Che affermi? Sapevi forse quella sera del nostro primo -abbraccio, che quello non sarebbe stato il solo? - -— Lo sentivo dentro di me! - -— Dunque tu insisti? Tu mi vuoi! incalzò Claudina pallidissima. - -— Io ti amo, mormorò l'amante. - -Come egli accennava a parlare ancòra, con un gesto la donna gli impose -silenzio. Tacque un momento, poi disse: - -— E mentre tu desideri me ed i miei baci, tu non senti altro dunque? -Nel tuo cuore non palpita un altro sentimento per alcuno? - -Farnese afferrò l'allusione. Non potè trattenere una lacrima che -gli imperlò il ciglio, lacrima più eloquente di un pianto disperato, -lacrima di cui egli ebbe la debolezza di vergognarsi e che asciugò in -fretta con la palma di una mano, perchè Claudina non la scorgesse. - -— Ah no, no, disse ella allora, non asciugare, perchè io non la veda, -quella tua lacrima che è la cosa più bella e più buona che tu abbia -detto stasera... Vedi, io l'attendevo questa lacrima... Io non ero -venuta a prenderti al circolo perchè volevo che tu pensassi a chi ti -attendeva, a chi ti attende, a chi ti ama... Tu sei venuto da me... -Ma questa lacrima mi dice che tu pensi anche ad un'altra donna, ad -un'altra casa, ad un altro amore... Lasciami, lasciami... - -Ella aveva accompagnato le ultime parole con un gesto quasi -supplichevole. Pure egli continuò, sconsolatamente, ad invocare i suoi -baci: - -— Tu non mi ami, ecco, susurrava, tu non mi ami... - -La passione, trattenuta fino ad allora, proruppe nel calore delle -parole e dell'accento. L'amante, sempre a piè del letto, con i gomiti -poggiati alla spalliera ed il capo fra le palme, aveva rialzato -gli occhi verso di lei, ascoltava estatico quel torrente passionale -accavallarsi ed echeggiare. - -— Ah, io non ti amo, non è vero? ella diceva con la voce ora secca e -stridente, ora rotta dai singulti, ora commossa e tremante. Io non ti -amo! E tu puoi dir questo sorridendo, calmamente, tu puoi negare tutto -ciò che nel mio cuore s'agita e palpita per te; tu puoi dire che io -non ti amo, sol perchè ti ricuso il mio corpo che unicamente il tuo -desiderio invoca, giacchè quella tua lacrima troppo presto prosciugata -mi dice bene che la tua anima è altrove! Tu non sai, Giuliano, con -quale passione, invece, l'anima mia forte e sicura si è avvinta alla -tua, così incerta, così vagabonda! Tu non sai il tesoro di sentimento -che freme qui dentro per te......... Poichè sei tu che mi hai rivelato -l'amore, da te ebbi il primo bacio ed il primo sospiro di voluttà! Tu -non imagini, è vero? che possa essere appunto perchè ti amo tanto, -che ti consiglio di fuggirmi, di restarmi lontano, di tornare a tua -moglie, ai tuoi figli, al tuo lavoro di grande artista! Grande artista! -Eppure tu lo sai che l'amor tuo coronerebbe il mio sogno di fanciulla, -tu lo sai quanto io bramavo di essere amata da un artista che potessi -completare e sorreggere, che mi sapesse guidare e mi potesse ispirare, -al quale io potrei forse un giorno offrire un piccolo ramo del mio -alloro, come vorrei vivere dolcemente all'ombra del suo....... Ebbene, -perchè respingo la realtà di questo sogno, perchè esito ad aprirti le -braccia, l'anima e le labbra per salire in un cielo così alto, così -grande, così bello, così splendente dove gli altri non ci potrebbero -più raggiungere? Non per amore, è vero? Ma non sei tu il trionfatore -di questa sera? Ed io non devo a te il mio successo, il trionfo mio, -non devo a te il mio poco ingegno, la mia vita che da stasera s'apre -luminosa? Ed io, io, non dovrei desiderare di tenerti sul mio cuore, di -baciarti, di passarti le mani fra i capelli come ad un fanciullo, a te -che sei trionfante, a te che le altre non hanno e desiderano, a te che -sei più alto, più buono, più forte di tanti, di tutti? Ah sì, credimi, -il mio impulso sarebbe di caderti fra le braccia; ma so io forse dove -andremo a finire e che ci riserba il destino? Io so che una donna -cui tu appartieni, ti ama: penso che ti ruberei a lei, questo solo mi -frena e mi vincola..... Ma non imagini tu quanto deve costarmi questa -rinunzia, no? Il fantasma di quella dolente mi appare, ma non pensi -che il mio desiderio ed il mio amore sono più forti e che io devo tanto -soffrire perchè quel fantasma non sia schiacciato e vinto da questi? Tu -che realizzi il mio sogno, tu che sei glorioso, come io sognava il mio -amore, tu sei di un'altra ed io devo ricordarmelo, io devo contendermi -a te ed a me stessa! Che vuoi, se io sono così?... Se io penso tutto -quello che soffrirei se fossi lei, Beatrice? Sono sciocca, sì, lo -so....... Ma sono anche buona e ti amo tanto!.... - -Le lacrime represse sgorgarono. Ella portò le mani agli occhi lacrimosi -e la camicia non più trattenuta si aprì sul petto e dalle sue trine -emersero i piccoli seni, fresca e giovane bellezza. Giuliano, a quella -vista improvvisa, si avventò verso la donna che piangeva, la rovesciò -su i cuscini dove la capellatura si sparpagliò lussureggiante, ombra -misteriosa e sontuosa al piccolo volto smorto, le mise le labbra su le -labbra, la sentì vacillare sotto i suoi baci. Lo enimma dei sopraccigli -bruni di Claudina si sollevò, si schiuse, apparvero gli occhi in -lacrime, supremamente amorosi. Infine le anime erano riapparse; ed -al trionfo ultimo del desiderio, esse non scomparvero di nuovo, ma -s'armonizzarono con quello in un unico concerto ideale e profondo. La -luce della lampada, dalla quale il serico riparo era caduto, s'avventò -come un turbine su i due corpi; si sparse, si abbandonò ad una danza -frenetica, che circondava e celebrava di chiarore la loro stretta, -unendo i loro corpi con collane di splendori e di penombre. - - -L'alba già insinuava le sue lame argentee fra le persiane socchiuse, -quando Farnese si destò avendo Claudina fra le braccia, con la -testa poggiata sul suo cuore. La dolcezza di quell'abbraccio ed il -tepore di quel letto voluttuoso lo inducevano a rimanere ancòra in -quell'attitudine d'amore. Ma il suono di un orologio nella stanza -contigua gli annunziò che eran già le sei del mattino. Col capo -pesante pel sonno brevissimo, per le agitazioni della sera innanzi e -le nebbie del piacere, egli si levò, dopo avere dolcemente disciolta -Claudina dal suo abbraccio. Si vestì guardingo, per non fare rumore, -baciò l'amante su la bocca lungamente, la guardò a lungo. Ella non si -destò. Farnese pensò che doveva rientrare in casa prima che i domestici -fossero levati ed i bimbi desti. Si avviò, allora, in punta di piedi -verso la porta ed il suo passo non era che un fruscio sul tappeto -spesso. Quando fu all'aria frizzante di quell'alba invernale, egli -si sentì sollevato, più leggero, più libero. Si avviò a passo celere -verso la sua casa, salì la via del Tritone, la salita delle Quattro -Fontane, percorse la via Venti Settembre. Durante tutto il suo cammino, -egli non poteva interdirsi di pensare a ciò che era avvenuto. Aveva -conscienza che il legame con Claudina era oramai indissolubile; egli -aveva troppo gustato i segreti dell'amore appassionato di lei per non -desiderarli ancòra, per non ricercarli, per poterli dimenticare. Nel -tempo stesso, però, egli dubitava e per la prima volta del suo amore -verso Claudina. Sentiva l'amore lontano, ben lontano, ed il suo cuore -ne sembrava a lui deserto. Tuttavia egli aveva follemente desiderata ed -invocata Claudina, poche ore prima! Ricordandolo egli attribuiva solo -al desiderio ed ai sensi tutto il trasporto ch'egli aveva provato e -seguitava a provare verso la celebre attrice. Giuliano si sentiva solo, -tanto solo, e la tristezza lo afferrava, uno scoramento indicibile -in quell'ora del mattino in cui Roma si destava al lavoro quotidiano -ed all'incessante dolore, dopo il lieve riposo della notte, dopo la -breve oasi di calma che il riposo ed il sogno avevano rappresentato. La -solitudine della sua anima lo lacerava. Anche nella oramai finita notte -di amore, egli aveva inteso quell'anima emigrare verso cieli lontani ed -ignorati, dove il suo sguardo non la raggiungeva. Ma allora la grande -fiamma vivificatrice dell'incendio sensuale l'aveva animato, sorretto, -sospinto, nella triste vedovanza del sentimento. Al contrario, adesso, -questa vedovanza gli diveniva insopportabile. - -Il pensiero gli venne, come più si avvicinava alla casa, di distendersi -nel suo letto, di dormire, di placare quell'inafferrabile malessere. -Nel giardino che circondava la sua casa già le prime rose primaverili -accennavano a fiorire dalla rossa gemma dei loro bocciuoli. A lui -sembrò un lieto presagio ed il suo cuore fu sollevato dal gravame di -quella triste resipiscenza, di quel sentimento tardivo, di quel rimorso -inutile. Breve sollievo! Poichè, appena entrato in casa, trovò, seduta -in una poltrona nel suo salotto, Beatrice ancòra desta che l'aspettava. -Egli vide il corruccio negli occhi della cara donna, una dolorosa -piega di tristezza invincibile agli angoli della sua bocca. Non ebbe -la forza nè di inventare una menzogna, nè di confessare la verità. Un -peso enorme lo accasciò. Le rughe dei suoi giorni cattivi linearono -la sua fronte impallidita. Gli occhi di sua moglie erano fissi su -lui, lo seguivano nei suoi movimenti: egli li sentiva, ne percepiva la -tristezza e l'angoscia, ma non aveva la forza d'incrociarli coi suoi. -Il suo accasciamento aumentava ogni minuto. Si lasciò andare sul divano -ove rimase immobile, finchè sua moglie, aperte le persiane, uscì lieve -e dolente, senza guardarlo, portando via la lampada. Ed a lui parve -ch'ella portasse via tutta la luce del suo pensiero ed il calore della -sua anima combattuta. - - - - -VIII. - - -Alcune pieghe del nostro carattere sono talmente speciali e così -intimamente nostre, così profondamente buone o cattive, che anche -quando la passione, la grande maga, tutto rovescia, quelle restano -tuttavia vive ed integre, e pur avendo la passione modificata tanta -parte del nostro essere ha dovuto lasciare intatte quelle intimità -singolari. Claudina Rosiers, trascinata sempre più e vertiginosamente -dopo quella notte d'amore su la china rapidissima della passione, non -perdeva quella tristezza, che la conscienza del male commesso contro -una povera donna innocente le diffondeva nel cuore. Farnese s'adirava -per quel rimorso, ch'era come un limpido specchio del suo, un indice -inesorabile del male ch'egli commetteva, un ricordo continuo del -delitto d'amore da lui compiuto. Claudina Rosiers aveva escogitati -tutti i mezzi perchè la sua passione per Farnese non apparisse ad -alcuno. L'astuzia e la prudenza della donna erano state messe a -contributo. Non ostante che al Teatro Nazionale continuassero trionfali -le rappresentazioni della _Chimera_, Giuliano vi si recava ormai molto -di rado. Egli vedeva Claudina a sera tarda, rimaneva con lei qualche -ora della notte. Oppure, nei giorni in cui Claudina non aveva prova al -teatro, fuggivano in campagna, si recavano a colazione spensieratamente -in un'osteria suburbana, come due scolaretti che abbiano fatto _école -buissonnière_. E, nei rari incontri di Claudina con lo scrittore -innanzi alla gente, si ostentava dai due una grande freddezza ed -una placida indifferenza, così abilmente rappresentate che tutti -abbandonavano persuasi i loro sospetti. - -Uno fra tutti era però difficile ingannarlo: Lorenzo Gray. Egli -persisteva nelle sue smanie amorose per Claudina, continuava a -rammentarle i giuramenti fattigli — che, se un giorno ella si fosse -persuasa all'amore, avrebbe ricordato la sua rispettosa passione ed -il suo silenzioso dolore, — continuava imperterrito a spiare le azioni -e le parole di Claudina, ad architettare castelli fantastici sopra un -solo gesto insignificantissimo dell'attrice, ad assediarla di domande, -di inchieste, di preghiere, di rimproveri. Claudina sopportava, un -po' perchè impietosita verso quell'uomo che sinceramente soffriva, -ma sopra tutto per prudenza, perchè, scatenato, quel geloso avrebbe -potuto nuocere. Ma non sempre ella era del medesimo umore, non sempre -la pietà o la prudenza la vincevano sul fastidio ed il dispetto, ed -allora rispondeva con mal garbo alle proteste di Gray ed il geloso -per giornate intere mordeva il freno, ronzava sopraccarico di cento -sospetti intorno all'attrice. Gli era stato sufficiente di giungere -improvvisamente all'appartamento di piazza di Piazza di Spagna e -di trovarvi Farnese, gli era stato sufficiente di recarsi in una -sera di riposo al Teatro Costanzi e di scorgervi in un palchetto -Claudina Rosiers in compagnia dello scrittore, perchè i suoi sospetti -sconfinassero nel campo dell'assurdo e si esaltassero fino ad una -gelosia tanto più fiammante ed irragionevole, quanto più era illecita -ed ingiustificata. E questa gelosia aumentava, a misura che Claudina la -colpiva d'ironie o la combatteva. - -D'altra parte, Claudina si sentiva di giorno in giorno più felice -per potersi rattristare al pietoso spettacolo delle sofferenze di -Gray, sofferenze ch'egli amava ostentare e che raccontava al primo -indifferente incontrato per via, al ristorante, al teatro. L'attrice -viveva nella realtà del suo sogno e nelle braccia di Giuliano Farnese -cullava i suoi dolci fantasmi di gloria comune, di grandezza comune, -quei fantasmi e quelle visioni incitanti di gloria che erano la -sua vita, la sua sola dolcissima illusione. Se la felicità di quei -giorni era stata turbata, in principio, dai racconti che Giuliano -faceva a Claudina delle tristezze di sua moglie e dell'incalzare dei -suoi sospetti, ora queste sofferenze erano divenute più rare. Non -ch'ella non sentisse più il rimorso addentarle il cuore ed il suo -sorriso non fosse più amareggiato dal fantasma dell'offesa; ma questo -fantasma oramai, sebbene più gagliardamente e con più crudeltà, le -appariva ad intervalli sempre maggiori, poichè ora Giuliano serbava -segreta nel cuore ogni sua sofferenza. Egli sentiva atrocemente il -peso della dissimulazione, dell'inganno, della turpe commedia che -rappresentava. Ogni volta che rivedeva Beatrice, il ricordo dei baci -di Claudina lo faceva tremare fin nei precordii; e nelle lunghe notti, -nel letto coniugale presso il corpo della tradita che dormiva d'un -sonno affannoso ed oppresso, egli passava dolorose ore di insonnia ad -assaporare la sua tristezza ed il veleno di quella sua indecisione; -indecisione che lo teneva sempre spasmodicamente sospeso, fra il -desiderio del perdono di sua moglie e del ritorno alla vita di prima, -e l'amore ardente di Claudina, le sirene fallaci ma incantevoli della -grande passione. Non di meno, egli non svelava più nulla di queste -laceranti battaglie intime all'attrice. Ricordava troppo distintamente -le ultime sante e ragionevoli parole di Claudina in quella notte -memorabile, pronunziate prima della seconda e decisiva dedizione, -per non paventare che, al racconto delle sue amare tergiversazioni, -l'amante non gli ricordasse il suo saggio consiglio di quella notte e -le sue risposte. Anzi, a volte, egli affermava un'indifferenza così -completa verso i suoi affetti di una volta che l'attrice non poteva -prestargli fede nemmeno un minuto e riusciva piuttosto persuasa del -contrario. - -Vi è sempre qualcuno che, su piccoli dati che a tutti gli altri -sfuggono od appaiono trascurabili, riesce a ricostruire tutto l'alto -edificio di una verità. Loredano, che pure era e rimaneva estraneo -a questi tristi giochi dell'amore, si rese conto di tutto; e mentre -Beatrice oggi era sicura del tradimento, per tornare a dubitarne -domani, e così via via, quotidianamente; e mentre Gray sospettava -per indizii fallaci, e sempre s'illudeva su la verità dolorosa; -Leonardo aveva intuito l'evoluzione sentimentale che lacerava l'anima -di Giuliano e, dalla sera della prima rappresentazione, egli aveva -compreso che quel peccaminoso legame d'amore era inevitabilmente -contratto. Dai suoi rari incontri con Claudina Rosiers e quando questa -gli parlava di Giuliano, e dai suoi continui colloqui con il cognato -e quando questi gli parlava di Claudina, Loredano aveva appreso più -di quanto avrebbe voluto sapere. Egli era passato tante volte tra gli -intrichi di quelle complicazioni sentimentali che esse non costituivano -più per lui un labirinto. Sapeva ben discernere i fili che conducevano -al primo nodo, dove il labirinto si apriva, con la medesima facilità -con cui discerneva quelli che conducevano all'ultimo nodo, dove il -labirinto si chiudeva. Tra le dissimulazioni di Giuliano e le sue -fanfaronate, tra le amabilità di Claudina e le sue tristezze, egli non -aveva trovato che amore, amore, amore.... Non di meno, nel medesimo -giorno, egli aveva inteso Giuliano parlargli male di Claudina Rosiers -e, recatosi la sera al Teatro Nazionale, la Rosiers aveva saputo -gettare a Loredano una frase che rivelava pochissima simpatia per suo -cognato. Non ostante le sue apprensioni, allora, Leonardo non si era -potuto trattenere dal ridere e si era ripetuto quell'indimenticabile -frase di Boisgommeux nella _Petite marquise_ di Meilhac: «_C'est ça, -l'Amour!_....» Così che i due amanti, volendogli nascondere la verità, -gliela avevano sempre più chiaramente rivelata. - -Ma Leonardo era troppo uomo di mondo, amava troppo sua sorella e, pure -biasimandolo comprendeva troppo la lotta che si combatteva nell'animo -di Giuliano, da lasciar trapelare fosse pure un nonnulla di quanto -egli era giunto a scoprire. Oramai quasi conosceva gli appuntamenti e -gli incontri dell'attrice con lo scrittore e Leonardo proprio in quei -momenti cercava di giustificare e spiegare a sua sorella le assenze del -marito. Beatrice si confidava a lui, perchè a lui poteva dischiudere -tutta l'intimità dell'anima sua. Ella aveva l'abitudine di considerare -Leonardo non solo come un fratello maggiore, ma, poichè il fratello -era stato come un padre dell'orfana bambina, era nel sentimento di -lei qualcosa di superiore e di diverso, una tenerezza filiale. La -parola di Leonardo, quindi, le riusciva estremamente carezzevole -e quietante. Ed egli che lo sapeva, usava di questo suo potere per -sollevarla, per distrarla, per farle smarrire la via quando il sospetto -di lei s'incamminava per quel cammino che l'avrebbe portata all'atroce -rivelazione. Leonardo comprendeva che non era possibile restare molto -tempo in quel tacito inganno: troppo paventava la veloce e sicura -marcia della verità. Tuttavia, conoscendo l'anima di Giuliano, le sue -volubilità e le sue mutevolezze, egli si augurava che l'innammorato si -distaccasse dalla sua illusione e ritornasse alla moglie ed al retto -sentiero, prima che la verità avesse potuto compire la sua marcia -ancòra lontana. - -Egli aveva considerato tutte le vie per accelerare nel cuore di -Giuliano quella felice resipiscenza. Parlare a Claudina? Era inutile, -poichè egli avrebbe capito da dove l'imposizione partiva. Parlare a -lui? Era ancòra più inutile, poichè egli sapeva bene il potere reattivo -che hanno i saggi consigli quando la passione divampa. Consigliare -a Beatrice di partire col marito? Ma sarebbe questi partito? E quel -che era più illusorio ancòra, sarebbe egli rimasto lontano? Non era -questo il modo di dare a Beatrice la lacerante certezza, senza tuttavia -ricondurre nella casa, che adesso n'era deserta, la pace e l'amore? -Ma chi, se non il tempo, il gran livellatore ed il gran giustiziere, -poteva riportare fra gli sposi il ramo d'ulivo ed il roseo ramoscello -d'eliotropio? Aveva, così, respinto tutti quei progetti dannosi e si -era attenuto al più semplice ed al più ragionevole: lasciar fare al -tempo. Sapeva bene e per esperienza, come sia possibile prevenire -la passione, ma come sia vano e sciocco reprimerla, quand'essa è -divampata: — vano, poichè essa non s'estingue sotto alcuna forza se -non sotto la sua propria; sciocco, poichè la passione repressa è come -una fiamma su cui si soffii per spengerla e che, repressa un istante, -divampa dopo più gagliardamente. - -Beatrice intanto soffriva. Il suo amore per il marito era oramai -avvelenato dal dubbio. Nei suoi sgomenti, ella invocava la certezza -come una liberazione, ed allora si dava ad investigare, a spiare, a -riflettere. Ma, a metà del suo febbrile lavoro d'indagine, uno sgomento -più forte la prendeva, lo sgomento di trovarsi d'un tratto innanzi -alla crudele ed irrimediabile verità. Allora ella ritornava indietro -e si aggrappava al dubbio tanto amaro, come ad un'agognata tavola di -salvezza, benedicendo quella continua tortura, piuttosto che lo spasimo -orrendo di una prova irrefragabile. Tanto più che allora ella si apriva -col fratello e piangeva sul petto di lui tutte le sue lacrime, mentre -egli, passandole la mano sui capelli, la rassicurava, la tranquillava, -burlava i suoi timori, le sue ansie, i suoi sospetti e le portava -fra le braccia i suoi bimbi ch'ella, sperando ed illudendosi ancòra, -baciava appassionatamente, baciando in loro anche l'imagine del padre. -E quelle lacrime le eran di sollievo, quasi di gioia. - -— Sai, le disse una sera Loredano, trovandola sola nel salotto invaso -dalla penombra del crepuscolo piovoso, ho una buonissima notizia. -Claudina Rosiers e tutta la sua compagnia partono e vanno a Torino e -poi a Milano. Partiranno tra dieci giorni. Sei contenta? Allontanato -l'oggetto dei tuoi sospetti, essi cadranno. Vedi che il tempo stesso -si è incaricato di riportare in questa casa, come ti dicevo, il ramo -d'ulivo ed il ramoscello d'eliotropio? - -Beatrice sorrideva, poichè quella notizia le illuminava un'orizzonte -di calma e di amore, ch'ella aveva temuto più volte di non rivedere -mai più. Anche Loredano sorrideva, poichè anche lui sperava molto in -quella partenza e dentro di sè si felicitava della sua prudenza e della -sua abile strategia, dimostrate l'una e l'altra nel tacere a Beatrice -quanto egli aveva indovinato. - -In quel momento, mentre egli baciava le pallide mani scintillanti di -anelli che la sorella gli tendeva raggiante di speranza e di gioia, il -domestico entrò, recando la lampada velata dall'_abat-jour_ di tulle -roseo; e quella lampada rosea sembrò a loro, secondo le parole d'un -poeta, una sorella infermiera che mettesse negli occhi della tormentata -la sua luce, come un collirio; — sembrò una sorella che mettesse sul -cuore di lei la sua bocca tepida; — sembrò una rosa bianca fiorita -d'improvviso in un grigio giardino crepuscolare. - - - - -IX. - - -— Decidiamoci per questa, disse Claudina distaccandosi da Farnese e -salendo di corsa la breve salita di quella quieta osteria di campagna; -entrarono sotto quelle capanne, ordinarono una colazione semplice e -rustica, cercarono il posto migliore per farvi apparecchiar la tavola. -L'osteria era deserta in quel giorno feriale dell'ultima settimana di -un aprile dolce e pieno di sole. Gli amanti prescelsero una piccola -tavola sotto un chiosco di canne ricoperto di edera, gemmato di -variopinte campanule. La campagna romana si apriva al loro sguardo, -nuda e solenne, interrotta dal luccichio del fiume in lontananza. -I fiori intorno al chiosco ombroso esalavano i loro primi profumi -inebrianti. Il sole era tepido e carezzante, passando a lame di luce -tra le canne, dolce e piacevole come un amico che torni dopo una lunga -assenza e vi riporti la gioia e la vita. - -Poichè dovevano attendere qualche minuto la colazione, i due amanti -discesero nuovamente dalla montagnola su la lunga via bianca, si -avviarono verso gli archi di ponte Nomentano. Siepi di biancospini e di -rovi limitavano una parte della via. I biancospini gemmavano le siepi -con i loro fiori candidi come fiocchi di neve. L'Aniene scintillava al -sole del mezzogiorno con riflessi d'acciaio. Gli amanti si soffermarono -a guardare il paesaggio che si stendeva a sinistra, oltre le siepi, -per una distesa enorme, fino all'Albero Bello sul Tevere. La pianura -si apriva vastissima, limitata dall'orizzonte, interrotta dalle strane -ondulazioni del terreno. Nelle lontananze i monti sfumavano in una -nebbia azzurrina, ma che a volte aveva qualche trasparenza rosea. - -Farnese guardava l'amante che, vestita di un costume _tailleur_ in -stoffa grigia, s'avanzava verso il ponte, sotto l'ombrellino, fiore di -ombra in quella furia di splendore abbagliante. L'ora intanto passava. -Giuliano la raggiunse e, come la via era deserta, tornarono verso la -montagnola e l'osteria avvinti amorosamente. Si sciolsero quando videro -il padrone che li attendeva a piè della salita. Ma non erano stati così -solleciti che il loro gesto amoroso fosse sfuggito agli occhi di colui -che ora li precedeva verso il chiosco, nascondendo sotto la sua barba -un sorriso d'intelligenza. - -— Ci crederà due sposi, mormorò Claudina, e riderà di noi. - -— Che importa, se non lo siamo? le ribattè l'amante, sorridendo. - -La tavola, apparecchiata sotto il chiosco verde e profumato, aveva una -certa pretesa nella rusticità di quelle tovaglie di cotone, di quei -piatti di terraglia a disegno volgare, di quelle posate di ferro, di -quelle bottiglie di vetro. L'oste aveva messo dei fiori in mezzo alla -tavola e mentre gli amanti si sedevano l'uno di contro all'altra, egli -aspettava sotto l'arco del chiosco i complimenti pel suo pensiero -gentile, con un sorriso melenso su le grosse labbra. Nè si mosse -finchè Claudina non ebbe notato quel mazzo di fiori di campo e non -l'ebbe ringraziato della sua amabilità. Solo allora gli amanti poterono -lasciarsi andare alla spensieratezza della loro scappata primaverile. -Claudina aveva lasciato le prove al teatro, Farnese un affare -importante per procurarsi il piacere di quella colazione campagnuola, -presso il limpido Aniene, nella solitudine semplice ed intima di quella -osteria senza avventori. - -— Ma noi non mangiamo, divoriamo, disse Claudina a metà della colazione. - -Due sorrisi, una stretta di mano a traverso il tavolo e ricominciarono -a divorare. Parlavano di mille cose, di mille nonnulla, e la -conversazione di Claudina svolazzava: sfiorava fatti, idee, sentimenti, -sensazioni, allegramente, leggermente, senza mai soffermarsi, vertigine -di parole, ebrietà brillante di primavera. Alle frutta Farnese -dimandò del buon vino. Ne riempirono i bicchieri, brindarono. Ora che -il cameriere non interrompeva più per il servizio i loro colloqui, -Claudina si era seduta su le ginocchia dell'amante, gli aveva passato -le braccia intorno al collo e, fumando, gli soffiava il fumo negli -occhi con il perverso desiderio di fargli male. Con i bicchieri -innalzati, gli amanti incrociavano continui brindisi, come incrociavano -i loro bicchieri, bevendo Claudina a quello di Farnese, che a sua volta -s'inumidiva le labbra a quello di lei. - -— Ah, come mi diverto, come mi diverto! Noi siamo due scolari, gridava -Claudina. Evviva! Evviva! Dammi del vino, ancòra, ancòra. — E come -Giuliano le mesceva quel leggero e biondo vino dei Castelli, Claudina -aggiungeva ridendo follemente: — _Champagne_, _champagne_, ancòra e -sempre: _Champagne, if you please_. - -Nel momento che, bocca su bocca, gli amanti si baciavano con uno di -quei baci appassionati, furiosi, veementi che annientano le personalità -pel solo, grande ed eterno trionfo dell'amore, una giovinetta era -comparsa, vendendo un grosso fascio di prime rose. - -Giuliano le diede del denaro mentre Claudina afferrate le belle rose -le mordeva, ne mangiava le foglie, sfogliava i bei fiori odoranti e -passava le mani piene di petali ancòra umidi su le guancie ardenti -dell'amante. - -— Mi ami? mi ami? mi ami? - -— Ti adoro! - -Venti volte si ripetettero la dolce appassionata domanda, la semplice -ma eloquente risposta. Essi si inebriavano della loro stessa felicità -che veniva dai baci, dal vino, dal sole, dai fiori, dalla primavera, -dalla gioconda libertà. Lungamente i baci susurrarono sotto la verde -cupola, lungamente le anime si esaltarono all'odore delle rose, -lungamente le parole amorosissime mormorarono tra quella grande -fioritura di campanule, bianche, rosee, azzurre e gialle, che nei -loro calici aperti sembravano accogliere quei susurri d'amore, tesoro -ineffabile di passione e di giovinezza. - -Già il sole diveniva sempre più pallido e tepido, nè più le lame -della sua luce scendevano negli interstizii delle canne cinte di -edera. Poichè il tramonto d'aprile si avvicinava, Claudina volle -uscire e tuffarsi ancòra per l'ultima volta nel sole, bearsi di -quella esuberanza di luce, di colori, di profumi, di vita rifiorente. -Discesero di nuovo, nuovamente si avviarono verso il ponte Nomentano. -Un drappello di soldati del genio era su una montagnola per un breve -riposo da certe loro esercitazioni di barche, nell'Aniene. Il piccolo -fiume non scintillava più al sole meridiano, ma nelle sue acque -limpidissime rifletteva capovolte le sponde, il cielo terso e d'un -azzurro regale. Ma sempre più il tramonto si avvicinava e sempre più -l'esaltazione si calmava nel sangue e nei nervi degli amanti. A poco -a poco, come su le cose, così su le anime loro la sera imminente -distendeva i suoi veli oscuri. Qualche tristezza rifioriva nei loro -cuori, qualche dolore nuovamente vi palpitava, a mano a mano che -l'esaltazione impallidiva e si spengeva. - -Claudina, che si era seduta su un masso di pietra contemplando il -tramonto, parlava: - -— Ecco che anche questa giornata tanto dolce è finita, ecco che -rientriamo nella triste monotonia della nostra vita e, riabbassando la -maschera su i nostri volti ch'oggi erano tanto felici di non doverla -sopportare, riprendiamo il doloroso artifizio della nostra menzogna... -Ah, come la vita sarebbe sciocca ed inutile se dovesse continuare -così! Ma tu sai perchè ti amo; tu sai perchè ci amiamo; tu sai bene -il mio sogno adorato. Noi ci metteremo presto al lavoro, n'è vero? -Tu completerai la mia intelligenza, io diverrò migliore al fuoco -della tua... Torneremo presto, n'è vero? al lavoro, alla fatica, ai -fieri scoraggiamenti ed alle superbie tanto nobili! Poichè è solo la -realizzazione di quel mio bel sogno che giustifica il nostro amore, -noi dobbiamo far tendere a quello tutti i nostri sforzi... Tu sarai -grande ed io sarò presso di te.... Tu mi offrirai un ramoscello del tuo -alloro... Oh, il sogno, il nostro bel sogno! - -Si rialzarono. Oramai il tramonto, dietro Monte Mario sfumato in -una nebbia turchiniccia, slanciava in alto nel cielo il suo magico -incendio, il portento delle sue fiamme. I cipressi sul ciglio di -Monte Mario, disegnandosi su quell'incendio del cielo, sembravano -veramente gli aguzzi denti di un pettine enorme. Gli amanti, vinti -da una tristezza mista però di dolcezza e di squallore, discesero in -un prato verde tempestato di margherite dove l'erba era foltissima ed -alta. Seduti su l'erba, innanzi a quel tramonto meraviglioso di aprile -romano, le loro anime si schiudevano per accogliere tutta la malinconia -e tutta la maestà che, da quella conflagrazione di nubi ardenti e -da quella vicenda di luci e di ombre nel cielo, emanavano. Furono -allora, alla fine di quella dolce giornata d'amore, i baci freddi, -assai più tristi che le lacrime; furono le strette di mano, quando le -mani sono ghiacciate e non sono più due passioni che si attraggono, ma -due tristezze profonde che si vogliono carezzare e cullare a vicenda; -furono le indifferenti parole d'amore, vuote ed inutili parole d'amore, -più dolorose di un silenzio, perchè mostrano lo squallore dell'anima e -le lontananze dei cuori degli amanti. - -E gli amanti, rientrando poco più tardi a Roma, lungo la via Nomentana -silenziosa dove solo echeggiava il trotto dei cavalli, pensarono -ch'era meglio tacere. Il crepuscolo scendeva umido e tetro. Il cielo -all'occidente era di rosa smorta e ad oriente già si accendevano -le prime stelle dei mirifici lampadarii che ignote forze sovrane -sorreggono in cielo. E la giornata di gioia e di spensieratezza si -chiudeva, dopo quella fiammeggiante apoteosi della fine, con la più -dilaniante delle tristezze umane, la tristezza che non sa trovare -l'ineffabile sollievo delle lacrime. - - -Quando Giuliano rientrò in casa trovò sua moglie occupata da alcune -visite. Egli non potè schivare quei fastidii e dovette dire ancòra -per la millesima volta quelle medesime parole con quell'immutabile -accento di esasperante indifferenza che toglie vita ed anima ad ogni -conversazione. Le signore ch'erano lì quel giorno avevano qualche -segreto ch'egli conosceva, poichè sapeva come, ad esempio, quella -signora Acquaviva fosse sollevata nei suoi frangenti finanziarii -da un vecchio senatore elegantissimo, presso il quale il marito -trovava sempre un più che affettuoso appoggio; nè Giuliano poteva -non sorridere pensando che quella contessa Arlì, che ora parlava -con tanta intransigenza su i costumi di qualche sua amica, era stata -veduta entrare con un deputato di provincia, sciocco ma milionario, in -una casa di via della Missione; ed il sorriso continuava osservando -quella terza visitatrice, la signora Lancia, la quale girava i -Ministeri, generosamente disposta verso chi intendeva giovare al -marito, pagando di baci una croce di cavaliere della Corona d'Italia. -Beatrice era visibilmente tediata da quel cicaleccio mondano, in -cui la signora Acquaviva metteva delle sentenze politiche che le -venivano dal suo elegante protettore della Camera Alta, la contessa -Arlì delle filippiche contro gli innocenti _flirts_ da _cotillon_ di -qualche sua intima amica, la signora Lancia l'apologia di suo marito -e l'enumerazione dei meriti di lui, ch'ella ripeteva continuamente -poichè era l'unico modo di far credere a qualcuno che il marito ne -avesse. Giuliano ascoltava rovesciare uomini, tacciare d'imbecilli -certe idee, ridere di una conscienza retta, enunciare paradossi sociali -da quelle donne che spendevano circa duemila lire al mese per la loro -sarta, combattere per il trionfo della morale proprio da quelle donne -che oramai da lunghissimi anni ne avevano smarrito le traccie. La -conversazione seguitava così, caustica e falsa, fra il sorseggiare -di una tazza di thè ed il liquefarsi di un _fondant_, senza che -mai svelasse un sentimento sincero, un'idea onesta, una sensazione -elevata. Tra quelle cincallegre di salotto, alle quali solo i guanti e -gli abiti erano mondi di macchie, più pura, più buona, più dolce gli -appariva Beatrice, che in quel momento ascoltava quei discorsi vuoti -con un fastidio doloroso, ch'ella nascondeva sotto un amabile sorriso -decorativo. - -Una dopo l'altra le tre cincallegre se ne andarono: la signora -Acquaviva a raggiungere il senatore che, forse, era invitato a pranzo -da lei (un pranzo che egli avrebbe pagato, prima di andarsene, con -un biglietto da cinquecento lire), la contessa Arlì in cerca di -qualche rapida avventura; la signora Lancia a tentare eloquentemente -un qualche capo divisione perchè suo marito avesse, finalmente, in -occasione della prossima festa dello Statuto, la tanto sospirata croce -dei santi Maurizio e Lazzaro. Quando furono soli, Beatrice si sedette -presso Giuliano che sentiva l'imperioso bisogno di stringersela al -petto, di baciarla, poichè ella era così buona e così dolce, poichè -egli ne scorgeva meglio, al contatto con le altre, l'immacolata anima. -Il marito si lasciava prendere a quel fascino di dolcezza che, come -un profumo, Beatrice spandeva intorno a sè. Egli dimenticava la sua -vita, gli sembrava di non essersi mai distaccato dal fianco di lei, di -averla ininterrottamente e così amorosamente sentita palpitare tra le -sue braccia. La sua vita passata — di un passato che datava appena da -sessanta minuti! — si aboliva; ed è per questo che i baci posti da lui -su le labbra di sua moglie non gli apparivano sacrileghi, nè rubati nè -umilianti quelli con i quali l'innamorata gli rispondeva. - -Ma il domestico che entrava, recando un pacco di libri giunti in quel -momento, ruppe l'incanto. Beatrice, seduta al pianoforte, interrogava -ora Giuliano su l'impiego della sua giornata, gli descriveva la -sua, trascorsa tra le sue cure di mamma affettuosissima ed i suoi -fastidii elegantissimi di donna di mondo. Cominciò allora per Giuliano -la dilaniante commedia della menzogna e del ripiego, più amara, -più crudele, più umiliante, dopo quell'oasi d'oblio, di pace e di -confidenza. Ma le domande di Beatrice incalzavano. Il silenzio sarebbe -apparso un'accusa, una confessione. Il marito, allora, cercò le parole -più adatte a togliere dai sospetti l'innamorata, inventò abilmente -le occupazioni di una intera giornata, con una grande minuzia di -particolari; particolari tali, però, che non se ne offrisse a Beatrice -la possibilità del controllo. Ella ascoltava — e così grande era -l'accento di verità e di semplicità dell'infedele, ch'ella credette. - -Credette! Era appunto questa fiducia di lei che feriva più -profondamente Giuliano, nel cuore. Evidentemente, s'egli architettava -con la massima abilità un edificio d'inganni e di piccole menzogne per -giustificare presso Beatrice le sue ore, era perchè ella credesse, -perchè ella quietasse la sua anima affannata da tanti palpiti nella -dolce mitezza della fiducia. Ma tuttavia, quando vedeva che Beatrice -gli prestava fede, la fede desiderata, quando osservava il volto -di lei appianarsi ed illuminarsi d'un dolce sorriso d'amore, egli -sentiva prepotente il bisogno di gridare all'illusa: «No, no, non -credermi così facilmente! Quel che io ti racconto è menzogna. Io ti ho -ingannato, ti inganno, io non avrò la forza di non ingannarti più. Non -sorridermi, così, d'amore..... Ma guardami in volto e leggimi su la -fronte la menzogna..... Che i tuoi occhi e le tue labbra non mi diano -più baci ma mi scaglino contro l'insulto, l'insulto e il disprezzo -per la mia miseria e per la mia viltà!» Tuttavia la ragione riprendeva -il sopravvento su quell'onesto moto di una conscienza che si serbava -ancòra integra, sotto le scorie delle falsità e delle ipocrisie. Ed -egli taceva; seguitava ad intessere le fila dei suoi inganni, mentre -l'innamorata seguitava a sorridergli di amore e di fiducia ed il suo -volto sempre più si rischiarava di un così soave sollievo. - -Tutto questo, però, non impediva che la conscienza di Giuliano -sanguinasse. Quella fiducia di Beatrice così intiera e sollecita -gli faceva sentire ancòr più il triste peso della sua vergogna. -Egli avrebbe quasi desiderato che la verità emergesse solenne ed -inesorabile, affinchè la commedia miserabile finisse nel dramma, -certamente più doloroso, ma più nobile; ed allora i baci di lei gli -facevano male, lo umiliavano, lo avvilivano tanto!..... - -— Tu hai lavorato molto, io invece ho oziato, gli diceva Beatrice. -Tu sei triste, lo vedo. Io non so che fare per te. Ma se i miei baci -possono darti un po' di gioja e porti un sorriso su le labbra, ebbene, -prendili, prendili, sono tanti e sono tutti tuoi!..... - -Ella si strinse, si avvinghiò a lui, lo baciò appassionatamente. -Come un colpevole — quale egli era, del resto — Giuliano sentiva -quei baci irrorargli le labbra che ardevano e pure tremavano, a un -tempo. Loredano che entrava, di ritorno per il pranzo, lo liberò -da quell'agonia atrocissima che aveva pur troppo le rosee e belle -apparenze dell'amore. - - - - -X. - - -Molte volte, nella vita, pur premunendosi contro le persone e le cose -che si temono, si tralasciano cose e persone che appaiono trascurabili, -mentre sono appunto quelle che più tardi nuoceranno. Certamente -Farnese, salendo in quella sera di primavera la grande scala del -Teatro Nazionale, non avrebbe mai pensato che da quel momento la sua -sorte era decisa, la rivoluzione più violenta della sua esistenza -e della sua anima iniziata irreparabilmente. Egli aveva il cuore in -festa. Una giornata di lavoro gli aveva diffuso nel cuore e nei nervi -quella deliziosa ebrietà che dieci ore di tavolino recano sempre ad -un artista vero. La sua conscienza era anche tranquilla: Beatrice, -invitata a pranzo da Lady Tremmel, vi si era recata con Leonardo -Loredano; Giuliano, protestando una lieve indisposizione, era rimasto -a pranzo con i suoi bambini, per non incontrarsi nei salotti ed -alla tavola della deliziosa Lady Tremmel con una persona ch'egli non -amava avvicinare. Il pranzo era stato gaio. I bambini avevano voluto -ascoltare dal padre fiabe e racconti, ma senza fate, senza reucci e -senza reginotte perchè quella «era roba da bambini», come sentenziava -il piccolo Luca. Gli scoppî argentini di risa delle sue creature -avevano sparso nel cuore del padre la più grande pace e la gioia più -intima. Dopo il pranzo, era rimasto con loro a sfogliare un libro -di viaggi, dono di Loredano ai bambini, aveva anche dato dei punti — -lui! — alla _sortie du bal_ della bionda bambola di Anna Maria. Infine -egli aveva accompagnato con Miss Margaret, l'istitutrice, i bambini a -dormire. Li aveva veduti, inginocchiati a piè del letto, mormorare le -brevi ingenue preghiere che Beatrice aveva loro insegnate e nelle quali -i bimbi pregavano anche per la felicità del loro babbo. I due ninnoli -biondi, immacolati nel candore dei loro lettini, erano in quiete. La -lampada, sotto il paralume di tulle, era stata abbassata. - -Giuliano era uscito in punta di piedi; in anticamera aveva indossato -il soprabito e s'era avviato verso il Nazionale, leggero e giocondo -come a vent'anni, a Padova, quando dopo le opprimenti lezioni alle -sue indomite scolaresche, poteva raggiungere la sua cameretta modesta -per dedicarsi ai suoi prediletti lavori letterarii, quei lavori che -dovevano poi dare ricchezza e gloria all'oscuro professore d'allora. -Camminava a piedi in quella dolcissima sera di primavera. Da alcuni -giardini della via Nazionale giungeva un acuto ed inebriante profumo di -ciclami; festoni di lilla pendevano lungo le mura verdeggianti d'edera -di una palazzina. Sua moglie non sarebbe rientrata che tardi dalla casa -di Lady Tremmel, poichè dopo il pranzo intimo, l'elegantissima inglese -offriva alla società romana l'ultimo suo ballo della stagione. Giuliano -aveva dunque stabilito con Claudina di passare a prenderla al teatro, -per poi rientrare insieme, a cenare e a bere dello _champagne_ tra i -baci più capziosi del vino, nel civettuolo appartamento dell'attrice. - -D'un passo leggero Giuliano, salite le scale, aveva percorso il -corridoio del primo ordine e s'era fatto aprire il solito palco di -proscenio. La sala era rigurgitante, sebbene le rappresentazioni della -_Chimera_ fossero già ad un numero enorme. Il terzo atto volgeva al suo -termine e Claudina, nella parte della contessa di Varrena, scagliava -l'atroce grido di dolore e di rimpianto, ritrovando, dopo scoperto il -baratro verso cui scendeva, presso di sè umile e sommesso l'uomo che -l'amava profondamente e ch'ella aveva fino ad allora disprezzato, nel -suo fatale inganno. Da quella sala rigurgitante saliva l'applauso così -demoralizzante per un autore drammatico, l'applauso obbligatorio al -dato momento, demoralizzante perchè ha in sè qualche cosa di quello -tribuito al tenore che avanza al proscenio, per lanciare le ultime -note della sua romanza, onde avere più insistente l'acclamazione della -galleria. - -Giuliano, finito l'atto, si avviò al palcoscenico, deserto in quella -sera di rappresentazione senza speciali attrattive e senza avvenimento -artistico o mondano. I pompieri passeggiavano con passo monotono su le -tavole, i macchinisti ridevano in gruppo, i servi di scena preparavano -l'elegante salotto del quarto atto. Uno o due attori passeggiavano, -leggendo un giornale. Giuliano, giunto al camerino dell'attrice, vide -che questa, dietro l'usciolo socchiuso, l'attendeva. - -— Come hai tardato!... gli disse Claudina, appena fu entrato. - -— I miei bambini hanno tardato ad addormentarsi, ei rispose; e prese il -bacio che le labbra di Claudina gli offrivano. - -Giuliano diede allora sfogo alla sua gaiezza. Parlava di tutto e -su tutti, con volubilità insolita, interrompendosi con frequenti e -cordiali scoppii di risa. Ma Claudina, mentre poneva il rosso su le -due guancie e con la carezzante zampetta di lepre ve lo spandeva, -non secondava quella gaiezza. Ella rimaneva silenziosa e triste; e -solamente di tanto in tanto un sorriso illuminava il suo volto, quando -Giuliano scherzava, ma era un sorriso pallido e forzato. Dopo un po' di -tempo lo scrittore aveva notato quel malumore ed aveva interrogato in -proposito Claudina, la quale aveva risposto evasivamente. Ma le domande -di Giuliano divenivano più incalzanti, più penetranti e Claudina nel -suo silenzio perdeva terreno. - -— Ebbene, disse finalmente non potendo più serbare il suo segreto, è -meglio che tu lo sappia. Un telegramma di stasera a Savarese annunzia -che il Teatro Filodrammatico a Milano è a nostra disposizione dal -quindici maggio e noi dovremo partire fra tre giorni. - -— E tu pensi di partire? mormorò Giuliano freddamente. - -L'attrice rimase confusa. Tentò di far parlare la ragione, ma Giuliano -negava con ripetuti cenni del capo ed a Claudina, allora, sfuggì di -bocca la verità: - -— No, no, io non ho mai pensato nemmeno per cinque minuti alla -possibilità di una tale partenza, te lo giuro! — ella esclamò; poi -aggiunse: — Ti amo troppo! — e continuò a lungo per dirgli tutto quel -che pensava. - -Ella avrebbe tutto affrontato, avrebbe giocato reputazione, denari, -successi, pur di non allontanarsi dall'adorato. Che era per lei la -riputazione s'egli non era presso di lei? Che erano per lei i denari -che non le servivano, e che non potrebbero dorare mai una desolazione -dell'anima? Che erano per lei successi, trionfi, allori, se Giuliano -non ne era partecipe, se egli non era là con lei per essere altiero -della gloria di lei che veniva dall'opera sua? Ella sarebbe rimasta a -Roma, avrebbe chiesto, per ora un trimestre di riposo, e, se non glielo -avessero concesso, era pronta a rompere il contratto, accettando di -pagare qualsiasi penale. Ella enunciava questi progetti con parole -roventi ed appassionate e Giuliano sorrideva alla violenza di quel -torrente d'amore. Fu allora lui a parlare il linguaggio freddo della -ragione. Conveniva a Claudina di abbandonare il suo eminente grado di -attrice, di far prendere il suo posto da un'altra? Non era piuttosto -meglio ch'ella andasse a Milano, che si affrontasse una volta per tutte -quel grande strazio del distacco? Egli si sarebbe in breve recato -a Milano a riabbracciarla col plausibile pretesto di assistere alla -prima rappresentazione della _Chimera_ in quella città, dove egli aveva -sempre raccolto i suoi successi più belli ed unanimi? - -Egli, da una parte, pensava dentro di sè che non sarebbe stato dolente -della partenza di Claudina. Chi sa se da quella partenza non avrebbe -datato per lui il ritorno ad una vita migliore! Chi sa se ciò non -avrebbe ricondotto la pace nel cuore di Beatrice e l'amore di una -volta fra loro! Ma Claudina protestava: quando ella, un giorno, -volesse ritornare sul palcoscenico le farebbero d'ovunque ponti -d'oro... Perchè, allora, soffrire lo strazio di quel distacco, quando -era possibile evitarlo con quella permanenza a Roma, con quel riposo -temporaneo che anche la sua salute, scossa da tante fatiche e da tante -dolorose battaglie morali, richiedeva prepotentemente? Ella usava -con molta abilità di tutte le malìe del suo sentimento per convincere -l'amante. Ma egli, del resto, che in fondo non amava Claudina ma che -l'aveva tutta nei sensi, nel sangue, nei nervi e che non vedeva per -ciò senza terrore lo sconforto di un distacco, non desiderava di meglio -che lasciarsi persuadere. Così che quando il campanello squillò per il -quarto atto la loro sorte era decisa e Claudina suggellava coi baci la -sua promessa d'amore. - -Una voce disse dietro la tenda: - -— Claudina, fra dieci minuti tocca a voi. - -Gli amanti, smarriti nell'oblìo del bacio soave, non udirono. Allora -la porta cigolò sui cardini ed apparve fra la tenda il volto di Lorenzo -Gray. - - -Il piccolo e silenzioso dramma fu rapidissimo. Al cigolìo della -porta gli amanti si erano disciolti dal loro abbraccio, ma non così -prontamente che a Gray fosse sfuggito il loro imbarazzo rivelatore. -Claudina impallidì. Gray, divenuto terreo ad un tratto, si ritirò. -Giuliano noncurante salutò Claudina, dicendole che andava ad attenderla -nel suo palco, per cenare poi insieme, secondo il convenuto. Appena -rimasta sola, Claudina uscì dal camerino, s'incontrò con Gray -pallidissimo che l'attendeva dietro una quinta. - -— Finalmente, le disse questi fremente, dissimulando per le persone -ch'erano intorno a loro, le parole roventi nei gesti semplici e -corretti. — Finalmente ho la prova lampante che voi siete l'amante -di Farnese. Avete finito di canzonarmi, così..... Ma, del resto, io -m'illudo forse ancòra! Voglio che voi, voi, voi me lo diciate, che voi -mi gridiate di essere l'amante di quell'altro. Su, via, via, un poco di -coraggio.... Ne avete tanto! - -Il gesto era convulso, la sua voce fremeva, i suoi sforzi per frenare i -gesti violenti apparivano enormi. Claudina innanzi a quell'ira, innanzi -allo insulto di un uomo che non aveva alcun diritto su lei, non seppe -più contenersi. - -— Ebbene, sì, sì, gli gridò sul volto con una voce stridente che -passava fra i denti stretti per l'ira. Sono l'amante di Farnese, sì, e -non da oggi solamente. Vi va? trovate ancòra a ridirvi? Capite che io -me ne rido di voi e delle vostre ire, capite che voi non avete nessun -diritto su me, nessuno, lo capite? Capite che io non vi permetto di -farmi nè da solo nè innanzi alla gente scene ridicole, scene che non -fareste se non foste lo sciocco che dimostrate di essere?.... Volete -intendere finalmente che mi avete annoiata, annoiata da morirne! che -non ne posso più con la vostra gelosia indelicata, che mi fate ridere e -mi avete fatto sempre ridere con le vostre pretese?.... Io sono libera, -liberissima di me e faccio di me stessa quel che più mi piace! Volete -accorgervi una volta per tutte, che per fare l'Otello, non siete che un -Otello di carta pesta?.... - -Era il suo momento ed entrò in scena ancòra convulsa e così pallida. -Gray era rimasto appoggiato alla quinta, colpito dalla rivelazione, -stramazzato nell'anima sua da quella ribellione crudele della donna -ch'egli amava. Ma il buttafuori venne ad avvertirlo che era giunto -il suo momento, che correva il rischio di fare scena vuota. Egli si -riprese, entrò. Quando si ritrovò con Claudina un fremito lo prese -d'innanzi a quelle mille persone; mancò la replica, errò le parole, -saltò mezza scena e la caduta del sipario fu per lui una liberazione. -Ed appena uscito di scena, egli corse nel suo camerino, si svestì e -rivestì in fretta, discese per uscire. Discendendo la breve scaletta, -le gambe gli vacillavano, gli occhi iniettati di sangue non vedevano -gli scalini; traversò a zig-zag la scena dove gl'inservienti mettevano -all'ordine per la prova dell'indomani, dove i pompieri facevano la -loro ultima ispezione. Si avviò verso la porta d'uscita degli artisti, -bisognoso di aria fresca e di silenzio. Su la porta le gambe gli -tremavano ancòra più, egli dovette addossarsi al muro per sorreggersi. -In quel momento Claudina usciva al braccio dello scrittore, e finse di -non vedere Gray: ma, o per caso o volutamente, quando ella gli passò -innanzi, ruppe in un grande scoppio di risa. Quelle risa furono per -Gray più crudeli di uno schiaffo, egli vide in un momento tutto rosso, -fece per slanciarsi addosso a Claudina, ma questa era già salita nella -sua carrozza che attendeva; Giuliano le si sedeva accanto, chiudeva lo -sportello, abbassava il cristallo e i cavalli partivano al gran trotto. -Gray aveva anche inteso Claudina ordinare al cocchiere: «A casa». - -Egli rimase in mezzo alla via, solo, abbattuto, per un momento senza -più alcuna nozione della vita. Poi si avviò a caso per le vie, senza -direzione, senza scopo. Tutto il terribile momento della sua vita gli -appariva nella sua crudeltà. Si apriva il doloroso inganno di tanti -mesi; non solamente egli non era amato da Claudina, ma Claudina amava -un altro. Il sospetto cento volte lo aveva attanagliato, ma egli -aveva sempre voluto scacciarlo, poichè l'innamorato voleva credere ed -ingannarsi, con quell'accanimento proprio di tutti i gelosi i quali, -fino a che una prova irrefragabile non li abbatta o non li scateni, -tergiversano diuturnamente tra le convincenti apparenze che tolgono -loro la speranza ed infrangono il sogno — ed i lambiccati pretesti e -le faticose illusioni che non fanno altro che rendere più lungo e più -acre il loro spasimo, senza riescire a blandirlo mai. Ora tutti i suoi -sospetti di altri tempi gli ritornavano in quel momento, durante quella -corsa senza limite a traverso alla città addormentata: si stupiva -il geloso che quei saggi sospetti non gli fossero allora apparsi -come evidenze; si adirava contro sè stesso per la sua cecità, per la -sua sciocca fiducia, per le sue fanciullesche illusioni. Come aveva -fatto a non accorgersi mai di quella commedia che si svolgeva e si -annodava sotto i suoi occhi? Gli scatti di gelosia di una volta, dopo -i quali di solito si trovava pentito e vergognoso, ora gli sembravano -giustificatissimi e non sapeva perdonarsi di non averli spinti tanto -oltre da avere la certezza della cosa, quella crudele e dilaniante -certezza che tuttavia ora, in certi momenti egli avrebbe dato dieci -anni di vita per non avere. L'orizzonte della sua vita gli appariva -grigio, sconsolato, gelido. Scomparsane l'ultima luce che vi diffondeva -un albor roseo, la dolce e vivificante illusione su Claudina, che gli -restava? Al momento che egli era per entrare nel camerino dell'attrice, -aveva inteso la cara voce di lei ripetere a Giuliano la sua decisione -di rimanere a Roma, con lui, per lui! Non v'era dunque nemmeno la -speranza di riconquistare l'infedele. Egli sarebbe partito e l'amica -sarebbe rimasta docile e felice fra le braccia dell'altro! Una -tristezza sempre più grande lo prendeva, lo serrava alla gola, con un -groppo di lacrime. - -Solo, solo! Che fare? Le sue amicizie, illusioni! La sua famiglia, -distrutta! E Claudina ch'era l'unico suo ideale, la cui conquista aveva -sorriso in fondo al suo cammino, come un'oasi di dolcezza in fondo ad -un deserto, Claudina ch'era stata luce dell'anima sua e vita del suo -cuore, era ormai tanto lontana da lui, esule volontaria, poichè aveva -dimenticato le promesse, poichè gli aveva fatto accogliere crudelmente -tutto l'ineffabile dolore che gli dava la felicità di lei, se con un -altro goduta e da un altro donatale. Che fare, oramai? Riprendere il -suo vecchio e fastidioso mestiere di attore, giovarsi del suo dolore -vissuto per renderlo più efficace e più vero nell'opera di un altro -uomo magari dello stesso Farnese? Ricordava i primi tempi del suo -amore per Claudina, quando ancòra non aveva osato confessarglielo. -Non era stato quello il periodo più dolce della sua vita, amareggiata -negli ultimi tempi da quell'amore romanticamente infelice? Il dolore -di lui diveniva ad ora ad ora più calmo, come il suo passo più lento. -Questo batteva forte su le pietre dei marciapiedi, echeggiava nelle vie -deserte tra le alte case chiuse e silenziose e talvolta Gray ascoltava -l'eco di quel suo passo che aveva qualcosa di tragico, quasi non fosse -suo. - -A quell'ora, in quante di quelle case silenziose, era intuonata -l'esultante canzone dell'amore? In quante alcove, dietro quelle -finestre chiuse, susurravano i baci e palpitavano i corpi amanti? -Ognuno aveva il suo lembo di gioia, il suo quarto d'ora di voluttà. -L'amore, più solenne nel silenzio, sembrava a lui quasi cosa tangibile -dietro quelle finestre. Dove qualche lume filtrava ancòra tra le -stecche delle persiane, questa sensazione della presenza dell'amore si -faceva anche più eloquente per Lorenzo Gray. Cosa poteva rischiarare -quella lampada tremula e confidenziale se non l'allacciamento di -due corpi, la comunione profonda e solenne di due passioni e di due -desiderj? Egli pensò allora che in quel momento anche in una casa di -piazza di Spagna, una casa a lui ben nota, si amava. Claudina v'era -con lo scrittore e nelle sue braccia raccoglieva quella gioia e quei -baci che non aveva voluto da Gray. Come un ferito che ama di acuire -il suo dolore, torturando la ferita per giungere all'apice della -sofferenza, così l'attore pensò di dirigersi verso piazza di Spagna, -sotto quella casa, dove un altro coglieva il fiore ch'egli aveva tanto -ed inutilmente bramato. Si avviò. Il pensiero degli amori favoriti in -quel momento dall'ombra delle alcove lo riprese e la sua immaginazione -esaltata gli fece sentire come il suono immane di milioni di baci -scambiati tra milioni di bocche. Egli era solo. La sua solitudine era -più squallida in quel silenzio. Una donna, una povera mercenaria, -reduce forse da qualche caffè notturno dove aveva infruttuosamente -atteso per lunghe ore, gli passò accanto, gli mormorò qualche parola, -offrendogli per qualche ora il suo amore. Gray affrettò il passo per -sfuggirle ed un gran disgusto lo prese.... - - -Disgustato di che? Disgusto per chi? Non era egli forse più misero e -più sciocco degli altri? Per mesi e mesi una donna aveva potuto ridere -di lui, senza ch'egli se ne accorgesse, senza ch'egli dubitasse, -seriamente e a fondo, della fedeltà di lei alle sue promesse di un -giorno, tante volte rinnovate. Le frasi lanciategli sul volto da -Claudina gli ritornarono alla memoria, gli avvamparono le guancie di -un sangue sconvolto. Al giusto grido di passione di lui, all'ultimo -grido d'invocazione del geloso verso la dolce verità, ella aveva -risposto svelando definitivamente il triste segreto, tra la volgarità -dei suoi insulti da palcoscenico. Che aveva egli fatto per essere, -non solo tradito, disprezzato e avvilito dalla donna che adorava, ma -anche vilipeso ed insultato? Di quale colpa ignorata o lontana egli -soffriva l'espiazione in quel dolore così forte, che gli insanguinava -l'anima, che gli inumidiva con le più amare lacrime le guancie di nuovo -impallidite per lo spasimo? - -Giunse in piazza di Spagna. La piazza era oscura ed i rari fanali -tremolavano, or sì or no, ad un vento notturno. Egli ricordava altre -notti, rigide ma limpide notti d'inverno, quando accompagnava Claudina -dopo il teatro e l'amica lo invitava a salire in casa sua, per bere -una buona tazza di autentico thè russo, fatto da lei stessa innanzi -a lui, mentre le sue parole folleggiavan qua e là, senza argomento -e senza conclusione. Quel soave cicaleccio era oramai cosa lontana e -morta. Dietro quelle finestre illuminate, Claudina era con un altro, il -quale riceveva i baci che egli aveva sognato, ed abbandonava il capo -sul petto di lei e si faceva carezzevolmente cullare dal respiro di -lei, com'egli aveva tanto sperato. Una vampa di follìa invadeva il suo -cervello. Si sorprese a ridere solo in quella via deserta e l'eco di -quella risata gli apparve tragica. Il cielo si annuvolava, sempre più -nero e minaccioso; soffii di vento caldissimo passavano più frequenti. -Lembi di vita trascorsa apparivano intanto a Gray, vecchie cicatrici -della sua anima si riaprivano con dolore, illusioni disperse balenavano -ancòra innanzi al suo pensiero col loro antico colore primaverile -oramai appassito. Ma, sopra tutto, si concretava spietato ed acerrimo, -innanzi agli occhi dell'imaginazione del geloso, l'abbraccio felice di -Claudina e del suo amante, oltre quella finestra illuminata. - -Quante ore egli rimase così, di contro a quella finestra -inesorabilmente luminosa? Egli non lo avrebbe potuto dire; sotto -l'imperversare di quella raffica di desolazione sentimentale le ore -passavano, nel tempo stesso celeri e lente: lente per il suo spasimo -e celeri per il timore che il sole gli recasse sofferenze più crude. -Quella finestra inesorabilmente luminosa gli sembrava uno scherno -crudele. Egli desiderava che quella luce si spengesse: finchè v'era -luce, v'era anche vita ed amore in quell'alcova! Finalmente la luce -s'affievolì, poi si spense, le finestre furono mute e la vita gli -sembrò sospesa e con essa il suo spasimo. Inavvertitamente, egli aveva -traversata la via per evitare un gruppo di uomini ebri che passavano -cantando e schiamazzando, ancòra più truci in quella solennità -notturna. - -Il geloso si era appoggiato al muro della casa di Claudina ed -attendeva: chi? che cosa? Una forza indefinibile lo teneva lì presso, -nè egli poteva cozzare contro quella forza, per allontanarsi, per -rientrare in casa sua. Dopo pochi minuti, il portone della casa -di Claudina cigolò su i cardini ed un uomo uscì. Come questi si -era soffermato per accendere un sigaro contro il vento, Gray aveva -potuto riconoscere la fiera figura di Giuliano Farnese. Lo scrittore -era passato innanzi a lui senza vederlo ed il primo impeto di Gray -era stato di slanciarglisi contro. Ma perchè? Con quale scopo? E -col desiderio di quale esito? Bisognava non cedere al primo impeto, -bisognava colpire quell'uomo più a dentro, nel cuore e nella vita, -profondamente. E ciò non si otteneva nè con un insulto, nè con -un'aggressione volgare. Il geloso guardò l'amante felice allontanarsi -lungo quella via, col suo passo fermo e virile, di cui a lungo gli -giunse e sempre più fioca l'eco insistente. - -Fu allora che la raffica del suo dolore salì all'apogeo. L'idea di -colpire quell'uomo che lo faceva soffrire gli sorrise ed egli entrò in -un caffè notturno — ch'era precisamente sotto la stanza dove poco prima -gli amanti si erano amati, — per mettere ad effetto il primo disegno -che era apparso nella sua mente sconvolta. Chiese un foglio di carta -da lettere, scarabocchiò due righe in cui affermava che Giuliano era -l'amante di Claudina Rosiers e che costei rimaneva a Roma per restare -col suo amante; scrisse su la sopraccarta il nome e l'indirizzo della -moglie di Farnese, uscì per gettare alla posta quella anonima denunzia. -Una buca da lettere era su la facciata dell'_Hôtel d'Europe_, quasi di -fianco al caffè. Ebro della sua vendetta, l'attore corse a quella buca, -vi lasciò cadere la lettera. - -Ma aveva appena compiuto quel gesto, quando gli apparve nitida la -visione della bassa infamia commessa. Egli aveva lanciato il dolore -ed il male contro una donna a lui ignota, ma che sapeva buona; aveva -seminata la lotta in una famiglia, fra una moglie innamorata e i -figli innocenti. Tutta la sua conscienza si ribellò contro lui stesso; -unico suo pensiero fu di riprendere quella lettera e distruggere la -volgare denunzia. Se non che egli si trovava innanzi all'inesorabile -irreparabilità del fatto compiuto. Come fare? Follemente s'attaccò -alla buca, tentò di scuoterla, tentò di introdurvi nell'apertura il -suo bastone. Ma quei tentativi erano inutili. Un'altra disperazione, -un altro dolore — ed il più atroce, il rimorso — s'aggiungevano a -quelli che già diffondevano un gelo di morte nel suo cuore. Accese un -fiammifero, pensò di gettarlo nella buca, di ardere tutte le lettere -che vi si contenevano e fra quelle la sua. Ma sapeva forse egli -cosa distruggeva, quali responsabilità veniva ad assumere e quali -conseguenze il suo atto inconsulto poteva arrecare? Ah, cosa aveva -mai commesso nella follia, quale vergogna!.... La sua conscienza -tumultuava, come il suo sangue turbolento s'agitava nelle vene. -L'infamia era commessa oramai irreparabilmente. Vano il rimorso, vano -ogni tentativo! La follìa batteva a tratti nel suo povero cervello. -Grossi goccioloni di pioggia cominciarono a cadere. Il suo dolore di -prima scompariva sotto il nuovo spasimo. Nulla valeva oramai a fermare -il galoppo del destino, di cui egli non era, col suo atto di poco -prima, che l'umile strumento! Il sole non avrebbe ancòra sfolgorato in -tutta la sua gloria d'oro che già la sofferenza ch'egli aveva seminato -avrebbe purtroppo dato i più tristi germogli, preludiando forse -anche al dramma. Egli rimase a lungo, stupidito, appoggiato a quella -cassetta. Ora la pioggia cadeva a rovesci. L'alba lo sorprese coi -suoi chiarori antelucani, ancòra immobile sotto la tempesta d'acqua, -presso quell'oggetto che racchiudeva l'umile ed ignobile mezzo di un -irreparabile destino che si compiva. - - - - -XI. - - -La colazione finiva tra gli scoppii di risa dei bambini. Giuliano si -levò, accese una sigaretta, si distese in una poltrona, prese su le -ginocchia il piccolo Luca. - -— Così che, dimandava alla moglie, lady Tremmel ha fatto miracoli. Vi -erano belli abiti, molta gente, molto _entrain_? - -La moglie raccontava esuberantemente anche i più minuti particolari; -poi Giuliano, a sua volta, raccontò la sua serata. - -— Sono uscito alle dieci, sono stato al Nazionale per intendermi -con Savarese su le rappresentazioni in Italia della _Chimera_; poi -son passato al Circolo, poi a casa. Serata castigatissima: non ho -incontrato nessuno, non ho parlato con nessuno. Ma voi siete rientrata -alle quattro del mattino, mia piccola scapata! - -— Incolpane Leonardo, rispose la giovane donna, incolpane lui che non -si voleva più staccare dal braccio di una certa signora..... - -Loredano, ch'era andato nella stanza attigua per scrivere due righe -sopra una carta da visita, rientrava col sigaro acceso, l'occhio vivo, -l'andatura giovanilissima: - -— Accetto ogni responsabilità e son pronto ad espiarla con qualsiasi -penitenza. - -Beatrice guardava dalla finestra aperta le spalliere di rose che -profumavano nel giardino ed il cielo limpido d'un azzurro terso come -cristallo. - -— Che bella fine di Maggio! ella mormorò. - -Rimase a lungo a guardare quella gloria di primavera. Si rivolse quando -intese parlare di partenza prossima, di decisioni da prendere. - -— Tu parti? dimandò a Loredano. - -— Bisognerà bene che mi decida. Sapete che sono quì da due mesi? Devo -andare a Venezia a sistemare certi affari e poi, filo via, in Svizzera. -Avevo l'idea di una passeggiata in Norvegia, ma la rimando ad un altro -anno. - -— Quando partiresti? domandava la sorella inquieta. - -— Non so; in settimana, forse. - -— E sono così urgenti, insisteva Beatrice, sono così urgenti i tuoi -affari di Venezia che non ti potresti trattenere, nemmeno volendo? - -— Oh no, no, di nessuna urgenza. Ma non vi è proprio ragione di -trattenermi. Voi due filate di nuovo, e deliziosamente, il più perfetto -amore e non ho alcuna ragione per restare fra voi a recitare la parte -di terzo incomodo! - -— Tu devi rimanere ancòra con noi, mormorò la sorella. - -— Bene, bene, ribattè Loredano; ne riparleremo. Una decisione non è -poi così urgente. Per ora me ne vado a prendere un po' di sole a Villa -Pamphili. Vieni anche tu, Giuliano, a fare questa passeggiata? - -— Volentieri. - -I due uomini infilarono i soprabiti; da un vaso di fiori presero -ciascuno una rosa arancione, la infilarono nell'occhiello. - -— Se vorrai uscire, diceva Giuliano alla moglie, bevendo a sorsi brevi -il caffè bollente che il domestico aveva portato in quel momento, se -vorrai uscire con me, alle cinque ripasserò a prenderti. Va bene? - -— Grazie, amico mio. - -Si baciarono. Beatrice sentiva una grande calma nel cuore. L'addolorava -però il pensiero della partenza del fratello, l'idea che ella sarebbe -rimasta senza il suo sostegno e la sua guida in un momento così -difficile. Gli si avvicinò, gli prese le mani: - -— Non partirai così presto, è vero? - -— Partirò il più tardi possibile, sorellina, rispose lo scrittore. - -I due uomini uscirono, accompagnati dai bambini fino nel vestibolo. -Beatrice si avvicinò alla finestra, vide Giuliano e Leonardo -uscire dalla casa: guardò le loro alte, maschie ed eleganti figure -allontanarsi in quella gloria di sole; li vide salire in una carrozza -scoperta che passava. - -— Sembrano due fratelli, pensò. - -I due ridevano forte nella carrozza, che nuovamente passava al trotto -sotto le finestre della casa. Le loro mani si sollevarono per salutare -ancòra Beatrice. Beatrice gettò loro dei baci. La carrozza scomparve. -Ella rimase alla finestra ad aspirare il profumo delle spalliere di -rose maggioline, ad inebriarsi a quel tepore ed a quella gioia di -primavera. Poi si ritrasse. Chiamò _Miss_ Margaret, l'aiutò a vestire i -bambini per la passeggiata al Pincio. Accompagnò loro e la _Miss_ fino -alla porta di strada. Poi, come li ebbe visti scomparire all'angolo -della via, risalì in casa canticchiando una canzonetta francese: - - «_Allons, ma belle, au beau pays_» - «_Où l'oranger fleurit. . . . . ._» - -Nel gabinetto da lavoro di suo marito scrisse qualche lettera, poi -sfogliò dei giornali illustrati giunti al mattino. Come le tre e mezza -suonavano, ella passò nella sua camera, infilò un abito da passeggio, -in velo religioso grigio perla con piccole passamanterie in argento -e guarnizioni di seta dello stesso punto di colore. Abbigliandosi, -cantava. E la cameriera non cessava di meravigliarsi per quella sua -insolita gaiezza. Beatrice si guardò allo specchio, lungamente; poi, -compiaciuta, andò ad attendere che suo marito la venisse a prendere nel -gabinetto da lavoro di lui. Prese sul tavolo un giornale comparso il -mattino con un vivace articolo di Giuliano e incominciò a leggerlo. A -momenti i suoi occhi sorridevano, come le sue labbra. La primavera le -diffondeva vivamente e dolcemente nel cuore quel soffio di gioia e di -ebrezza. L'amore di suo marito ora più espansivo e l'esser libera dalle -tristi apprensioni di un tempo le consentivan quella gaiezza. Un odore -di fiori saliva dal giardino per la finestra aperta ed era dolce e -spossante come una carezza. - -L'orologio suonava le quattro e mezzo, quando il domestico entrò. Aveva -sul vassoio una lettera: - -— Hanno portato questa lettera. È giunta da stamane, ma per errore è -rimasta in basso fino ad ora. - -Beatrice la prese. La rozzezza della carta ed il carattere a lei -ignoto della sopraccarta la meravigliarono. Fece cenno al domestico di -uscire. Un oscuro presentimento passò gelido nel suo cuore. Esitò. Ma -poi scosse la testa e si disse che era una sciocca apprensione pensare -che quella modesta lettera potesse recarle del male. Quelle saggie -riflessioni non impedirono che le sue mani fossero tutte tremanti -nell'atto di lacerare la sopraccarta. Ebbe appena scorse le poche righe -vergate da una mano febbrile che ella cominciò a tremare tutta, il suo -volto s'impallidì di un pallore di morte, due lacrime, che avevano il -silenzio inesorabile della disperazione, le spuntarono dai cigli. La -denunzia era innanzi a lei. - -Il dolore, che per tanti giorni aveva tentato di aprirsi un varco -nella sua anima, ma che era stato respinto da tanti rosei ottimismi, -irruppe finalmente in tutta la sua cieca brutalità. Fu così repentino -il passaggio che l'anima della povera donna soffriva dalla gioia di un -minuto prima all'ineffabile schianto presente, che per un poco Beatrice -seguitò a ridere di un riso straziante, che altro non era se non -spasimo di nervi esasperati. La crudele certezza era innanzi a lei. Il -suo sospetto era da troppo dissimulato nel suo cuore sotto l'apparente -fiducia, perchè le fosse possibile il minimo dubbio su la veridicità -di una denunzia siffatta, anche se di un anonimo. Una sensazione di -squallore — la sensazione di un uomo che veda rovinare una casa intorno -a sè e resti per miracolo nell'aria sul sostegno di un unico e fragile -muro — s'impadroniva dell'animo della tradita. L'umiliazione di essere -posposta ad un'altra l'avviliva, la sua dignità di madre e di sposa -si ribellava alla menzogna cui aveva dato fede ed ai baci mendaci cui -ella ignara si era docilmente prestata. La terribile crisi di dolore -che doveva gettarle addosso in venti minuti dieci anni di vita non -le lasciava pensare chi potesse essere quell'anonimo delatore. La -denunzia era così precisa nel suo laconismo spietato! La dolorosa -riprese il foglietto per rileggerlo, per averne un aumento di spasimo, -l'esacerbazione del suo dolore. Allora ella lesse la seconda frase: -che Claudina Rosiers restava a Roma per lui. Le lacrime più cocenti -le discesero lungo le guancie. Ella girava per la stanza come folle, -inciampando nei mobili, rovesciando oggetti, brancicando con le sue -mani convulse il grazioso abito ch'ella aveva poco prima indossato -sorridendo, con la innocente civetteria di piacere all'infedele. A -che era valsa, dunque, la sua vita di onestà? Tutti i suoi sacrifizii, -tutte le sue rinunzie, che cosa avevano apportato di frutto, se non le -era risparmiata quella atroce spartizione di carezze con un'ignota, -con una donna qualunque? Il ribrezzo invadeva tutto il suo essere, -distendeva i suoi viscidi tentacoli intorno al cuore affranto di lei. - -Anche il dolore fisico imperversava. La sua fronte ardeva, le vene -delle tempie pulsavano fortemente ed erano così gonfie, quasi -fossero prossime a spezzarsi. Brividi le correvano le ossa. Il -cuore aveva delle strette che la facevano gridare. L'inutilità della -sua vita passata, lo squallore della sua vita futura le apparivano -dolorosamente. L'uomo amato perduto, il padre dei suoi figli indegno di -lei, adultero e mentitore, dissimulatore e vile, gli appariva perduto, -irremissibilmente perduto. Le sue illusioni sfiorite, abbattute, rotte -per sempre, gettavano su la sua povera anima una coltre di spine. Che -le restava nel mondo? Quale scopo? Quale vita? Quale destino? In una -nuvola d'oro apparvero alla dolorosa i nimbi biondi ch'erano le chiome -dei suoi bambini. Per essi ella avrebbe vissuto, da quel giorno, da -quell'ora, la cui tristezza immensa mai da nessun fluire di tempo -sarebbe stata dispersa. Cosa morta le apparivano adesso gli anni che -le restavano da vivere. Nata per l'amore, senza l'amore che altro -le sarebbe rimasto per la vita? I suoi bambini, cui il suo pensiero -ricorreva incessantemente come ad una salvezza, come ad un conforto, -come ad una difesa, come ad un usbergo immacolato e santo, non potevano -prendere nel suo cuore il posto lasciatovi deserto dall'infedele, -dall'amato di tanti anni non più degno del suo amore. Tutto il sangue -di lei si ribellava contro l'offesa, il sangue aristocratico della sua -famiglia s'agitava al pensiero di quella mescolanza plebea, al pensiero -che un'altra donna, di lei meno pura, di lei meno eletta, di lei meno -devota, avesse potuto ottenere ciò che a lei era dovuto, ciò che a -lei si toglieva. L'abbandono sembrava irreparabile alla desolata. Su -tutto avrebbe transatto l'offesa, ma non su quel tradimento continuato, -abile, mascherato, contraffatto, calcolato. Tutti gli spasimi diversi -della sua anima si univano, si sposavano con un triste connubio in uno -solo, altissimo, mentre dagli occhi abbattuti seguitava a sgorgare -il pianto ininterrotto; pianto di vergogna e di dolore, di orrore e -di amore, di amore ancòra, pianto senza sollievo, senza tregua, senza -fine, pianto sovrumano di infinita desolazione. - - -Quando Giuliano entrò nel gabinetto da lavoro, sùbito lo sconvolgimento -del volto di Beatrice che si era levata e l'attendeva in piedi, gli -annunziò che qualche cosa di grave era avvenuto. Sgomento, le si -avvicinò. - -— Non vi accostate, ella gli gridò ritraendosi, non vi accostate. Il -dolore così atroce che io soffro non deve lasciare a voi altre vie alla -menzogna. Questa lettera mi svela finalmente che Claudina Rosiers è -la vostra amante, ch'ella non partirà da Roma per restare con voi. La -benda mi è caduta dagli occhi ed ho potuto vedere tutta l'offesa che -mi avete arrecata. Io non vi rimprovero nemmeno. Il mio silenzio deve -avvilirvi più d'ogni mia parola. - -Giuliano, tuttavia nello sbalordimento dell'inattesa catastrofe, -comprese che, con una donna leale e nobile come sua moglie, la protesta -non era più possibile, nè poteva mentire. Se quella lettera era anonima -e quindi dubbia la denunzia che conteneva, le sarebbe stato molto -facile procurarsi altre prove ed indiscutibili, ora ch'era incamminata -verso la verità. L'unica cosa possibile con quell'anima di donna era la -confessione: Giuliano la tentò, disperatamente, come si gioca l'ultima -carta per una posta suprema: - -— Con una donna come te io non so più oltre mentire, Beatrice, egli -disse. Ciò che ti hanno scritto è vero. Io ignoro chi sia il delatore -volgare che mi accusa in quella lettera. Ho tanti nemici accaniti a -Roma, tante gelosie, tante invidie, che vorrebbero colpirmi in quel -che ho di più dolce, di più intimo e di più sacro — e vi riescono. Io -non ho alcun mezzo per difendermi e non lo cerco. Ti ho troppo a lungo -mentito e ne ho troppo sofferto. - -— Non è vero, ribattè Beatrice, se voi aveste sofferto, come dite, nel -mentirmi, non avreste atteso per confessarmi la vostra colpa che io -avessi in mano una prova indiscutibile. La vostra menzogna è spietata, -è orribile. Ora dite di soffrirne perchè io vi ho strappato giù dal -volto la maschera della vostra fedeltà. Ma voi mi avete mentito per -un anno, un mese fa, avanti ieri, ieri, stamattina. È una menzogna -ininterrotta, calcolata, vile, che mi ripugna! Mi avete baciata con le -labbra ancòra memori dei baci dell'altra..... Mi avete.... Per carità, -per carità, tronchiamo qui il nostro colloquio..... Ogni cosa è finita -fra noi. Non torniamo più su la vostra infamia: ne soffro troppo! - -— Ma io non ho cessato un'ora, un'ora sola di amarti..... Lo comprendi? -Ah, tu ridi, tu indietreggi? Credimi che da tanto tempo io soffrivo, -come un peso sul cuore, la mia menzogna.... Credimi che il traviamento -di pochi giorni io l'ho pagato con tanto dolore, con tanta sofferenza, -con tanta vergogna. Credimi che in tutte le ore ti ho avuta presente, -_noi ti abbiamo avuta presente_, e tu ci hai fatto sentire crudelmente -il rimorso dell'offesa che ti portavamo. Se tu sapessi! Ma io non -devo ora scendere a simili particolari. Tu non vuoi ascoltarli e -sarebbe inumano..... Sappi questo però e credilo per la vita dei -nostri bambini, su la quale te lo giuro: quella donna può essere -stata l'aberrazione dei miei sensi, dei più cattivi istinti del mio -essere..... Ma tu sei rimasta per me il mio culto, la mia venerazione, -la mia devozione, la mia religione..... La tua purezza mi ha fatto -sentire ancòra più la mia colpa ed in questa sempre meglio ho veduto la -grandezza della tua anima, diletta! Ho mentito? Sì, sì, ho mentito! Ma -ho mentito perchè sapevo che confessandomi ti perdevo! Ti perdevo! Fa -di me quel che tu vuoi, abbandonami, giudicami, condannami, ma sappi -questo, questo solo: che io non ti ho tradita volgarmente, bassamente, -per disamore, per stanchezza. Una vertigine mi ha trascinato. Io sono -debole e non ho saputo resistere. Ma subito dopo ho misurato la gravità -del delitto d'amore commesso e non ho avuto che un solo terrore, il -terrore che tu sapessi tutto e che io ti perdessi, sì, sì, il terrore -di perderti, di essere solo, senza di te, perchè io ti amavo, perchè ti -ho sempre amata, perchè ti amo, ti amo...... - -Così dicendo le aveva preso la mano e, con voce strozzata dal pianto -prepotente, le alitava le parole sul volto. - -— Lasciatemi, lasciatemi, gridò l'offesa, svincolandosi ed -indietreggiando. Lasciatemi e tacete; non discendete ancòra più in -basso!.... - -L'infedele cadde a sedere su una poltrona, esausto per l'emozione -violentissima di ogni forza fisica e morale. Il pianto ch'egli -tratteneva con sforzi dolorosi proruppe; ed era pianto di scoramento e -di umiliazione, pianto che invocava perdono, pianto in cui si rivelava -tutto il lungo dolore di tanto tempo, dal giorno della prima dedizione -di Claudina in quel medesimo salotto, su quel medesimo divano dove sua -moglie si lasciava cadere, sempre più pallida, per dirgli: - -— È inutile che partiate, è inutile che mi diate la rappresentazione di -quelle lacrime: io non vi credo più! - -La fierezza di Giuliano si ridestò. Egli asciugò le lacrime che gli -inumidivano il volto, rimase in piedi immobile e convulso. - -— Io avrei meglio compreso che voi foste venuto da me, continuava -Beatrice implacabile, e mi aveste detto: «Non ti amo più, amo un'altra. -Mi serviva di mentirti. Ti ho mentito!» Voi non vi sareste così -avvilito ai miei occhi con una maschera di fedeltà che voi non avete -mai abbassata, ma che io stessa ho dovuto strapparvi dal volto..... - -— Tu dici delle follìe, disse Giuliano amaramente. Io non voglio da te -il perdono, intendimi, intendimi bene! Io so che tu non me lo potresti -concedere, nè lo dimando. Voglio solo che prima di prendere una -decisione che forse muterà tutta la nostra vita, voglio che tu sappia, -che tu creda, che tu sia persuasa che giammai ho cessato d'amarti, -che dell'offesa che tu lamenti, ho sofferto io, giorno per giorno, -ora per ora, arrecandotela, più di quel che tu soffra ora, misurandone -la bassezza. Lo capisci tu che io non ti direi queste parole, se non -sentissi profondamente nel cuore, nei sensi, nell'anima, nel pensiero, -ciò che esse esprimono perchè innanzi al dolore non si deve, non si -può mentire, molto più quando questo dolore viene, come il tuo, dalla -menzogna? Vediamo, Beatrice..... Per l'amore che mi hai dato, per il -bene che mi hai voluto, credimi, credimi, credimi..... Fammi almeno -pensare che nel tuo cuore vi è ancòra qualche cosa per me, e non -solamente la spietatezza di una condanna..... - -— No, no, replicava Beatrice, non mi parlate così. Non voglio sentire -nelle vostre parole nemmeno un alito di tenerezza per me. Essa mi -dà troppa ripulsione verso di voi. Non mi parlate così. Ditemi la -verità, la verità, una volta sola..... Datemi, per una volta, nelle -vostre parole il sentimento della verità! Ditemi che non mi amavate -più, che un'altra donna vi è piaciuta, che voi l'avete presa senza -tanti scrupoli, perchè io ero una moglie fedele e non ero capace di -rendervi dente per dente, come un'altra avrebbe fatto. Su, su, ditemi -questo..... Ma non mi raccontate altre menzogne, non mi recitate altre -commedie. Tacete... Sentite almeno la violenza del mio dolore e forse -non avrete più la forza di essere sacrilego, ricordando il nostro amore -d'un tempo, i nostri baci di un tempo.... Ah no, no, lasciatemi sola, -mi fate ribrezzo! - -Uno sgomento sempre più folle s'impadroniva di Giuliano: egli si -avvicinò alla moglie, con le braccia tese, con gli occhi ardenti, ma -col volto coperto di un pallore mortale: - -— Beatrice, ascoltami, ascoltami..... Beatrice! Non mi gettare così in -preda alla disperazione..... Abbi pietà! - -— Ne avete avuta voi, per me? Mi avete risparmiato forse l'affronto di -farmi sapere da altri la vostra colpa? Lasciatemi, lasciatemi..... - -Si ritrasse, d'un tratto, verso la porta, poichè Giuliano si avvicinava -sempre più. Egli soffriva veracemente il dolore di tanto tempo e la -cupa disperazione già batteva lugubremente nella sua anima. Beatrice -d'altra parte aveva atteso, al principio di quella scena lacerante, -un grido di verità che le svelasse come non tutto era morto nel -cuore e nella conscienza di quell'uomo traviato. Ma poi l'esaltazione -vertiginosa del suo stesso dolore le impediva di discernere il vero -dal falso, le impediva di sentire palpitare la verità, la sincerità, il -dolore, la passione nelle parole di Giuliano innanzi alla desolazione -che per la sua anima si preparava. Beatrice volle chiudere quel -colloquio tanto triste. Su la porta si volse, disse al marito che si -copriva il volto con le palme per nascondere le nuove e più cocenti -lacrime: - -— È inutile purtroppo parlare più oltre..... Il mio giudizio su voi -è irremovibile. Immediatamente noi ci divideremo, e per sempre. O voi -lascerete questa casa o la lascerò io, questa sera stessa. - -Giuliano, vinto dal tremito convulso che lo scuoteva tutto, non -riesciva ad articolare parola. Beatrice aggiunse: - -— Ed io condurrò con me i miei figli, ve ne prevengo! - -— I nostri figli! gridò Giuliano fuori di sè. I nostri figli, no, essi -sono anche miei! Sono miei, miei... Voi non potete togliermeli... Voi -non potete strapparmi fin l'ultima consolazione, l'ultimo rifugio per -il mio dolore... - -Egli singhiozzava. I singulti di quell'uomo forte non commossero la -fragile creatura colpita in quello ch'ella aveva di più geloso e di più -caro. Il suo grande dolore la rendeva spietata, sorda alla pietà che -quel colpevole impetrava: - -— I nostri figli, no, voi non potete togliermeli, non me li toglierete! -egli singhiozzava. - -— In questo caso, disse fermamente la donna cui Giuliano aveva così -a lungo mentito — e le sue parole avevano una insultante ironia ed un -supremo disprezzo — in questo caso, metteremo di mezzo degli avvocati. -Faremo un processo, se così vi piace! - -Giuliano si avventò contro di lei, preso da un impeto di brutalità -cieca in cui egli avrebbe voluto o piegarla verso di sè vinta e pietosa -o farle del male. Ma ella era già uscita e la porta si richiudeva. -Egli rimase in quella stanza, dove tante crisi della sua vita s'erano -svolte, a soffrire tutto il suo spasimo, intenso e silenzioso. -Beatrice sarebbe partita, i suoi figli sarebbero andati via con lei. -Egli, l'infedele, rimaneva solo e triste, a mezzo di quel malinconico -cammino, avendo veramente smarrita la diritta via per una oscura selva -senza uscita; rimaneva così, solo e smarrito, esule nella vita, senza -la calma della sua casa e l'affezione della sua famiglia e senza -nemmeno una passione verace in quell'altra casa dove la sua sorte -contraria si era decisa. L'ora squallida passava con una lentezza -lacerante. - - - - -XII. - - -Quanto durò quella raffica di disperazione in cui ogni volontà ed -ogni sensibilità, se non quella del dolore, sembravano abolite? A un -dato momento Giuliano si riprese dal suo abbattimento, vide la sua -solitudine in quella stanza silenziosa già invasa dalle penombre del -crepuscolo. Uscì nei salotti contigui, in cerca della moglie, deciso -ad ogni umiliazione pur che ella non lo abbandonasse, pur che non gli -togliesse i suoi figli. - -Girò per tutte le stanze, nei salotti, nella sala da pranzo, nel -gabinetto da toeletta, nella stanzetta da bagno, nelle camere dei -domestici. Beatrice non v'era. In anticamera interrogò il cameriere -che non sapeva nulla. In quel momento _Miss_ Margaret saliva dal -giardino ed avvertì lo scrittore che i bambini, rientrati con lei, -erano di nuovo usciti con la loro mamma, un'ora prima. Non sapeva però -dove fossero andati, nè a quale ora sarebbero rientrati. Giuliano in -un lampo intuì quello che accadeva, prese il cappello ed il bastone, -deciso ad uscire, a cercare Beatrice ed i bambini. Ma in quel momento -il domestico apriva la porta e Leonardo Loredano entrava. - -I due uomini passarono in un piccolo salotto, ove si chiusero a chiave. -Il colloquio fra loro avvenne a voce bassa, senza declamazioni, -brevissimo ma desolato. Loredano amava sinceramente Giuliano e nel -tempo stesso che soffriva pel dolore della sorella, comprendeva il -colpevole e s'inteneriva al dolore di lui. Egli parlò per il primo, -ragionevolmente: - -— La catastrofe giunta così improvvisamente, egli diceva, ci fa sentire -il contraccolpo, appunto perchè inattesa, improvvisa ed irreparabile. -Io comprendo il tuo dolore, che in fondo è un'espiazione meritata: -m'inchino con riverenza a quello nobilissimo, altero, silenzioso di -mia sorella, di tua moglie. Indagare la causa di ciò, è inutile. È -ugualmente superfluo fermarsi a ricercare chi possa essere stato -l'ignobile delatore della tua relazione con Claudina Rosiers. Se -vorrai, in seguito, potrai cercare.... L'importante è questo, per -ora: Beatrice si trova presentemente con i bambini in una casa amica e -sicura, dove io sono stato chiamato per telefono, dal circolo. Non ti -posso dire chi siano gli ospiti della tua famigliola, perchè Beatrice -mi ha fatto giurare che non te l'avrei detto, volendo evitare che tu -la cerchi, volendo sfuggire ad un'altra scena ancòra più dolorosa ed -atroce. Bisogna, dunque, prendere una decisione. Beatrice, un giorno, -forse anche non lontano, ti perdonerà, ritornerete insieme e sarà -allora per voi una seconda luna di miele, cui io mi invito fin d'ora ad -assistere. Ma, al momento presente, la povera donna è troppo abbattuta -e demoralizzata per poterle parlare d'un perdono sia pure lontano. Ella -non intende nè di rivederti nè di cederti i figli. La sua intenzione è -di lasciarti libera la casa tua e di venire lei ed i piccini a Venezia -con me. Mi sembra che questa partenza di Beatrice sia fatta appunto -per risvegliare pettegolezzi e ciarle. È meglio, dunque, che sii tu ad -uscire da questa casa. Va, parti, viaggia; io resterò con Beatrice e -ti avvertirò e ti chiamerò il giorno in cui ci sarà possibile tentare -ch'ella ti perdoni. Ella rientrerà in questa casa e, per il mondo, -nulla sarà mutato. Per tutti, tu sarai in viaggio, per affari, per -diporto, che so io! Questa notte intanto, Beatrice dormirà in un -albergo, con me. Domani, dopo la tua partenza, tornerà qui. Tu hai -tutto il tempo di prepararti a questa assenza non breve. - -— E devo partire, balbettò Giuliano, senza baciare i miei piccini? E -chi sa per quanto tempo non li rivedrò! - -— Li bacerò io per te, rispose Loredano. Ed è meglio. Se tu li -vedessi non partiresti più ed è necessario ora che tu ti assenti -per qualche mese, affinchè la grave ferita che tu hai fatto al cuore -di Beatrice abbia il tempo di rimarginarsi, almeno apparentemente e -superficialmente. - -Giuliano parlò ancòra. Disse lo schianto che quella partenza -significava per lui, la solitudine della sua vita, la sua tristezza; -ma le risposte di Loredano furono così affettuose e così persuasive che -poco dopo i due uomini si abbracciavano, — la partenza di Giuliano era -stata decisa — si abbracciavano come fratelli di dolore, virilmente ma -profondamente commossi. - -Poi si lasciarono. Loredano tornò presso Beatrice. Giuliano incominciò -una marcia veloce per le vie della città, a fine di sollevare i suoi -nervi depressi. I lampioni cominciavano ad accendersi nei negozi, -le vie erano piene di folla, coppie di innamorati felici passavano -vicino a Giuliano, lentamente, nel crepuscolo di quella soave giornata -primaverile. Egli pensava alla vanità, alla insussistenza di quella -illusoria felicità che luccicava negli occhi di quelle coppie di -amanti. Anche per loro era passata quell'ora dolce. E rivedeva -Beatrice al suo braccio, nei tramonti d'aprile e nelle stellate sere -di luglio, mormorare parole tenere, mentre egli le sorrideva. Ed ora -tutto era finito; il dramma era giunto inesorabile, a sconto delle -gioie del tempo passato. Si trovò nella via Nazionale dove una fanfara -di bersaglieri lanciava al cielo i suoi squilli inebrianti. Giunse -al Corso, riboccante di folla lieta, scintillante di lumi, dorato di -fanali a gas, argentato di lampade elettriche. Qualche signora che -passava nella propria carrozza lo salutò. Egli si sentì sempre più -solo fra quella folla ignota e, come unico porto al suo dolore, gli -apparvero l'intimo salotto ed il dolce cuore di Claudina Rosiers. - - - - -PARTE SECONDA - - - - -I. - - -Dal fondo del suo _coupé_ riservato nel treno di Firenze, Giuliano -Farnese vide l'ombra di una donna, vestita di nero e avvolta di veli, -scivolare lungo i muri, seguita dai facchini col bagaglio, diretta -verso di lui. La donna arrivò allo scompartimento, salì, tese le labbra -a Farnese. - -— Temevo che tu non venissi più, Claudina! disse lo scrittore, -serrandola fra le braccia. Discioltasi, ella assestò le valigette su -le reti sospese, poi si sedette dalla parte opposta allo sportello -aperto, sempre nascosta dai veli. Giuliano, in piedi nel rettangolo -dello sportello, cercava di nascondere la viaggiatrice. Claudina -vide un uomo che passeggiava sul marciapiedi, dove i viaggiatori -s'affrettavano e gl'impiegati si affannavano ed i carretti di ferro -coi bagagli scorrevano con uno strepito fastidioso, vide quest'uomo -avvicinarsi allo scrittore, salutarlo: ella riconobbe Santacroce che -dimandava curiosamente a Farnese per dove partisse, per quanto tempo, -se solo o in compagnia. Anzi egli arrischiò uno sguardo nel fondo dello -scompartimento; Claudina tremò di essere riconosciuta, ma l'ombra che -il lume a gas velato dalle tendine verdone lasciava e la miopia di -Santacroce la protessero. Costui se ne andò, persuaso in apparenza -dalle proteste dello scrittore, lungo quel marciapiede dove i cinquanta -globi di luce elettrica rovesciavano fiumi di luce, da dove un rumore -assordante saliva, oramai unito a quello degli sportelli sbattuti ed -allo squillo delle campanelle di partenza. - -Lentamente, il convoglio si mosse. Claudina osservò l'amante e vide un -grande pallore disfarsi sul volto di lui, mentre le mani gli tremavano -e gli occhi non si staccavano da quella stazione argentea di luce, che -oramai si allontanava sempre più. Quando questa non fu più che un punto -luminoso su l'orizzonte notturno, Giuliano si ritrasse dallo sportello, -alzò i cristalli, venne a sedersi vicino a Claudina, le prese le mani -che erano gelide, le baciò la fronte ch'era madida di sudore, le baciò -le labbra ch'erano paonazze. L'amante la strinse fra le braccia, la -cullò con la dolce nenia delle sue fanciullaggini amorose. Claudina -parve rianimata: tuttavia non seppe trattenere le parole del suo -rimorso: - -— Abbiamo fatto male a fuggire, ella disse. Mi pare che noi -s'abbia messo fra tua moglie e te qualche cosa di irreparabile, -di insormontabile, di incancellabile, per il giorno in cui tu, non -amandomi più, vorrai tornare con quelli che tu ami ancora, tua moglie e -i tuoi bambini. Avrei dovuto partire io sola, io..... Tua moglie, forse -ti avrebbe perdonato.... Chi sa? Le donne che amano son capaci di tante -abnegazioni..... - -Sorrise amaramente; poi aggiunse, vedendo Giuliano che accennava a -parlare: - -— So, so quel che vuoi dirmi e che mi hai già detto: che tua moglie non -ti avrebbe giammai perdonato; che, d'altronde, non ti era possibile -rimanere a Roma, separato da lei, per le ciarle del mondo; che tu mi -ami; che, del resto, tu speri che tua moglie non saprà niente della mia -partenza con te..... Ah, quanto sarebbe stato meglio per te rimanere o -ritirarti in un piccolo paese con uno dei tuoi piccini, a lavorare..... -Tua moglie, allora, si sarebbe persuasa del tuo pentimento ed un giorno -te la saresti veduta arrivare, buona, sorridente, clemente, avendo -dimenticato e perdonato..... - -La sua voce era piena di lacrime e dopo una pausa la donna gettò -le braccia al collo di lui, reclinò la fronte su la sua spalla ed -aggiunse, ardente di passione: - -— Ma no, ma no, ciò che abbiamo fatto è bene. Tu mi ami, io ti adoro, -non potevamo vivere separati. No. Ah, Giuliano, come mi sento tutta -tua, come mi pare di correre verso la felicità con questo treno, come -mi pare di averti tutto mio e per sempre, per sempre!..... Ricordi -l'altra sera, a quest'ora? Tornavamo dal teatro, cenavamo a casa mia, -bevevamo dello _champagne_ alla primavera del nostro amore, all'alloro -che dovrà incoronare, come dici tu, le nostre due fronti di una sola -corona..... tu poeta ed io tua interprete, ricinti da un solo ramo -d'alloro, uniti nella gloria, come nell'amore! Ah, che bel sogno, e noi -lo realizzeremo..... Non è vero? - -Giuliano sorrise d'una smorfia scettica. Il fischio del treno parve in -quel momento irridere. - -— Tu non hai fiducia? dimandò l'attrice. Io, sì, ne ho tanta, tanta.... -L'altra sera, a quest'ora, tu mi baciavi..... e nessuno dei due avrebbe -imaginato che stasera saremmo stati insieme in questo treno che fugge -verso la felicità, uniti, stretti, amanti, dopo il breve dramma di -ieri.... Ah, quando iersera ti vidi arrivare da me, alle sei, pallido, -disfatto, come invecchiato di dieci anni, e quando mi dicesti: «Fa -le valige. Partiamo domani», compresi in un baleno quello che era -avvenuto... Poi, mi sentii mancare, come in un sonno improvviso, e -non ricordo più nulla.... se non che mi sono risvegliata sotto i tuoi -baci ardenti! Ah, il destino come galoppa! E di quali mezzi, di quali -misteri si serve per compiersi! Ed eccoci qui, ora, amanti per sempre, -non è vero? Per sempre! Come ti adoro. Giuliano! Baciami, baciami..... - -Sotto la fitta pioggia di baci che l'amante faceva cadere su le -labbra, su gli occhi, su la fronte di lei, ella si assopì, sorridente. -Giuliano la distese su i cuscini, le si sedette accanto e, mentre il -treno seguitava a correre in mezzo al gran deserto romano bagnato dai -riflessi della luna, egli rivedeva una stanza ben nota, dove una donna -ch'egli aveva tanto amato, — e che l'amava, — era certamente in veglia -dolorosa, avendo sul pallido volto l'orma di tanto dolore, la tristezza -di una così inattesa desolazione. Per la prima volta, ella lo attendeva -invano, sicura ch'egli non sarebbe venuto. A quell'ora il telegramma -ch'egli aveva spedito a Loredano, partendo, per annunziargli il suo -allontanamento da Roma, doveva esser giunto; e Loredano, forse, aveva -fatto considerare come un docile e pentito atto di sottomissione quella -sua partenza, che pel benessere comune gli era stata consigliata. Forse -Beatrice s'inteneriva, a momenti, al pensiero del lontano, forse lo -rimpiangeva; ma il dolore ed il rancore dovevano vincere e Giuliano -quasi vedeva i gesti convulsi dell'abbandonata, quasi udiva le parole -disordinate e crudeli dirette a lui da quelle labbra che sapevano -dirgli, anche poche ore prima, così dolcemente «io t'amo!» Quante -volte, nella vita nuova che incominciava da quell'ora, egli avrebbe -rimpianto la piccola stanza da letto coniugale con la _veilleuse_ -in cristallo azzurro, l'intimo salotto così animato da tante cose -famigliari, sotto la luce della lampada velata dal paralume di tulle -rosa..... Verso quali dolori e verso quali rimpianti egli si avviava? -Quale nuovo dramma cominciava in quell'ora? E quale _redde rationem_ -si preparava? Un'inquietudine sempre più convulsa lo assaliva, e nella -quale egli avrebbe potuto facilmente distinguere il rimpianto per ciò -che lasciava, il rimorso per la sofferenza ch'egli aveva seminato -intorno a sè, il timore misterioso di ciò ch'era dietro l'oscuro -sipario abbassato fra il suo presente ed il suo avvenire, il dubbio per -l'intensità e per la sincerità dell'amore ch'egli credeva di nutrire -verso Claudina. - -Ma il sonno che gli appesantiva le palpebre non gli consentiva più di -vedere la campagna lunare ed il volto pallido di Claudina assopita. -I cattivi sogni marciavano in nero drappello verso di lui, così che, -quando più tardi egli si destò al fracasso dello sportello spalancato -alla stazione di Orvieto, un incubo doloroso lo opprimeva, con tanti -fantasmi di dolore e di tristezza, da cui egli non riusciva a liberarsi -nemmeno mentre Claudina si destava dal suo sonno pesante, mentre -insieme riassettavano i loro abiti e discendevano le loro valigie, -uscivano dallo scompartimento sul marciapiedi della piccola stazione. -Gli amanti rimasero un momento l'uno contro l'altra a guardare il -treno; e solamente quando il convoglio notturno si allontanò lungo -il serpeggiante nastro di via illuminata dal lume di luna, essi si -scossero, uscirono dalla stazione, salirono in una carrozza che doveva -accompagnarli ad Orvieto. - -Lungo la salita che i giovani cavalli divoravano con un trotto vivace, -i due amanti non dissero parola. Guardavano la vallata compresa fra -montagne boscose e colline con terre solcate da borri e da piccoli -torrenti, la triste vallata dove serpeggia il fiume Paglia, la vallata -che si apriva sempre più al loro sguardo, a misura che salivano -verso l'antica città etrusca, sotto la truce chiarità lunare che si -diffondeva come un'enfasi di luce, su i monti e presso il fiume, -disegnando le fitte boscaglie, accendendo di innumerevoli lamine -argentee il corso serpeggiante del fiume, laggiù, fra gli alberi. - -Il silenzio non fu rotto che da un'esclamazione di Claudina innanzi -ai mosaici meravigliosi del Duomo, tutti misteriosamente scintillanti -sotto la luna. Era una immane fantasmagoria di luci e di riflessi, -in cui i candori abbaglianti del marmo s'avvicendavano col balenìo -caldo degli ori. Anche la piazzetta innanzi al Duomo era signoreggiata -da quell'enfasi di luce lunare, che più giù gravava su la campagna -e lì intorno dava alla mirabile facciata del tempio uno splendore -trasparente, tale da farla sembrare una visione di sogno. Giuliano -rivedeva con tenerezza quelle vie deserte e grigie, dove l'erba -cresceva umile e silenziosa tra le selci, sin sotto i muri dei grandi -palazzi echeggianti sonoramente nel deserto notturno e silenzioso lo -scalpitìo dei cavalli. Claudina, intimidita da quella muta e profonda -solitudine, si serrava inquieta al braccio dell'amante. - -All'albergo cenarono frettolosamente in una modesta saletta da modesto -albergo umbro, serviti da un cameriere, Isidoro, insonnolito ma, pur -nel sonno, cerimonioso. Egli li aveva presi per due sposi, e non appena -li aveva serviti, volgeva le spalle per lasciar loro maggior libertà. -Dopo la cena, però, gli amanti indugiavano intorno alla tavola, -senza parlare e fumando una dopo l'altra certe sigarette sottili, che -Claudina amava. Isidoro, sbadigliando sempre cerimoniosamente dietro la -salvietta, faceva le sue alte meraviglie, per quei due sposi così poco -loquaci e cordiali e così poco premurosi di raggiungere la loro camera -e la loro libertà. Intanto il poveruomo cascava dal sonno e, piuttosto -che cadere a terra sfinito, preferì di dire ai due supposti sposi, con -le consuete cerimonie: - -— La loro stanza, signori, è pronta. - -L'ossequente voce di Isidoro richiamò alla realtà Giuliano. Egli si -levò per il primo. Salirono nella loro camera, accompagnati da Isidoro, -che rapidamente infilò l'uscio, augurando loro con un'aria sorniona il -buon riposo. - -Si spogliarono lentamente, senza parlare. Sembrava che tra loro si -fosse frammesso un qualche ignoto fantasma che li inquietava, li -rendeva pensosi, irrequieti e tristi, allontanandoli l'uno dall'altra. -I loro baci, quella sera, furono frettolosi, quasi indifferenti; il -loro amplesso, non più nobilitato dalla fiamma della passione, li -lasciò assai tristi. Stanchi, essi provarono ben presto il bisogno -di voltarsi le spalle, di tacere, di dormire. Non di meno essi -stentarono a prendere sonno. Finalmente Giuliano sentì il respiro -di Claudina divenire più eguale, più lento, più grave. Ma egli era -torturato dall'insonnia. Continuamente il pensiero degli assenti lo -riafferrava. Come in una visione, egli vedeva un avvenire ben triste -e minaccioso. Sentiva le lacrime fargli groppo alla gola. Nell'ombra, -sentiva il respiro della donna sempre un po' inquieto. L'illusione che -fosse Beatrice a dormirgli a lato lo esasperava come un incubo. Per -liberarsene accendeva la candela, guardava Claudina ed un incubo ben -più triste veniva ad opprimerlo: il rimprovero della figura dolorosa -dell'assente. Poichè l'insonnia era invincibile, egli si levò, si -vestì, si distese su una poltrona. L'agonia vi continuò. Verso l'alba, -egli dormì un'ora di sonno affannoso e febrile. La luce del mattino lo -destò. Alla vista di Claudina ancòra dormiente, sul letto, seminuda, -nessuna tentazione lo accese. Egli confrontò quella sua impassibilità -con quelle mattine in cui, mentre Claudina ancòra dormiva, egli amava -di carezzare con la bocca e la mano le sue tepide grazie giovani. - -Quella mattina, invece, egli preferì di scendere a prender aria. La -calma di Orvieto, la solitudine grigia del mattino esasperarono ancòra -più la sua tristezza. La facciata del Duomo, scintillante al primo -sole di mille ori e di mille riflessi di pietre preziose, di marmi e di -mosaici, gli apparve appannata, a traverso il velo di lacrime che gli -si distendeva su le pupille. - - - - -II. - - -Alcuni giorni dopo, gli amanti giungevano a San Remo, in un luminoso -vespro di giugno. Scesi appena dal vagone, si diressero al porto, donde -una barca li trasportò a bordo del _Little Rose_, il piccolo luccicante -_yacht_ che Farnese aveva in rada precisamente a San Remo, ed il cui -equipaggio era stato da lui prevenuto telegraficamente da Orvieto, -quella stessa mattina. Giunsero allo _yacht_, quando già il crepuscolo -era disceso col suo impalpabile manto solenne di ombre e di penombre; -tre fuochi, il bianco, il rosso e il verde splendevano già come enormi -pietre preziose — uno smeraldo, un rubino e un diamante — a babordo, -a tribordo ed all'albero di trinchetto. Qualche lampadina elettrica -splendeva nelle cabine, sopra coperta; un terrazzino a poppa, dov'erano -tappeti, vasi di piante frondose e poltrone di vimini, era illuminato -da tre o quattro lampadine che apparivano e sparivano tra il fogliame -mosso dalla lievissima brezza marina. I tre marinai, il macchinista ed -il capitano, vestiti di abiti candidi e corretti, attendevano Giuliano -a piedi della scaletta. Aspettandosi di vedere Beatrice ch'era stata -altra volta intrepida compagna di navigazione, gli uomini non seppero -reprimere un lieve movimento di stupore non riconoscendola nella -giovane donna, che agilmente scendeva dalla barca, saliva la scaletta e -si arrestava sul ponte volgendosi a guardare l'immensità del mare. Quel -movimento di stupore dei suoi marinai non sfuggì, per quanto lieve, -all'attento e perspicace sguardo dello scrittore; ed egli ne risentì -un piccolo urto seguito da un'indefinibile ma insistente sensazione di -fastidio. - -Questa sensazione molesta si accrebbe durante il pranzo, servito da un -marinaio sopra una tavola dove l'attenzione affettuosa degli uomini -di Giuliano aveva profuso la pompa delle ultime rose di maggio della -Riviera. Giuliano ricordava altri pranzi in quella stessa saletta, -affettuosi e lieti pranzi d'innamorati con sua moglie; deliziosi e -calmi pranzi famigliari con Beatrice, con Loredano e coi bambini; -pranzi eleganti e sontuosi a gruppi di amici invitati a più riprese -sul _Little Rose_ per brevi crociere lungo la Riviera di Ponente, -lungo quella di Levante, o lungo la Costa Azzurra; solitarii pranzi -frettolosi, infine, di _yachtman_ appassionato. Il sottile veleno del -ricordo, che ha così fulgente colore e così dolce e amabile sapore, -mentre poi dilania e corrode inesorabile, s'infiltrava nell'anima e nel -cuore del romanziere, lentamente ma continuamente. Nè da quel veleno -erano sufficienti a distoglierlo gli scoppii di risa di Claudina, il -suo cinguettìo pieno di gaiezza e di amore, le sue esagerate paure -quando un'ondata un poco più violenta veniva ad infrangersi contro -il fianco snello del fragile bastimento. Egli era assorto, mangiava -di mala voglia, rispondeva in fretta e con indifferenza alle mille -minuziose e semplici questioni di Claudina, che voleva tutto sapere e -di tutto desiderava avere una chiara spiegazione, piena d'entusiasmo -com'era per quella lucida e luminosa casa galleggiante, così elegante -e così intima, che per lei, ignara di tutta la vita del mare, -rappresentava un fascino nuovo. - -Verso la fine del pranzo, il malumore di Giuliano s'era convertito -in un mutismo assoluto. Egli già capiva di aver fatto male a condurre -Claudina su quello _yacht_, dove erano annidate per lui tante memorie -soavi e tenere di quella vita passata, che non sarebbe forse ritornata -mai più. Ma, d'altra parte, non era meglio averla condotta su quello -_yacht_, che non giù nella loro villa di San Remo, dove tanta della -vita sua e di Beatrice aveva dolcemente fluito, a fil d'acqua, in una -soave e armonica calma piena di dolcezza e di tenerezza? Le memorie -erano legate, in quella villa, ad ogni angolo, come festoni di fiori -lontani e smorti, pieni però dell'odore soave e suggestivo delle cose -passate; ed egli, per entrare in quella villa con la sua amante, con -colei per la quale tutta quella vita d'un tempo era stata per sempre -abbandonata, avrebbe dovuto spezzare e distruggere con le sue mani -quei festoni di crisantemi; ed il loro abbraccio d'amore, su quel letto -dove più folte erano le memorie e tali da comporre una coltre profumata -dell'odore del passato, avrebbe avuto il sapore amaro di un abbraccio -di morte. Il suo spirito era rifuggito da quella profanazione. Poichè -ella aveva voluto ad ogni costo venire a San Remo, lo _yacht_ gli -era sembrato un comodo asilo dove i due fuggiaschi avrebbero potuto -nascondere il loro amore colpevole. Ma anche lì le memorie odoravano -ed egli si lasciava avvincere da quel malinconico profumo. Perchè -però aveva ceduto ed era venuto a San Remo? Perchè egli aveva da -qualche tempo quella scarsa riflessione su gli atti da compiere, così -che doveva deplorarli non appena ne vedeva i primi risultati, sempre -incresciosi? Adesso, egli guardava Claudina. Sebbene distratto e con -l'anima altrove, Giuliano aveva inteso il silenzio farsi fra i due -amanti. Non appena n'ebbe la nozione precisa, egli volle colmare quel -silenzio, quasi fosse un vuoto, con uno scoppio di risa ch'era fuori -proposito e che suonò falso. Claudina, con la guancia poggiata su una -mano, lo guardava taciturna, da quando quattro o cinque sue domande -erano rimaste senza risposta. Ella picchiava col coltello sul cristallo -dei bicchieri. Giuliano la fissò negli occhi e vi lesse un muto e -doloroso rimprovero. - -Si levarono, uscirono all'aperto in quella illuminata notte di giugno, -in cui sembrava che le onde del mare palpitassero di innumerevoli -esseri iridescenti. Gli amanti furono entrambi presi dalla suggestione -di quella notte magnifica e munifica di sogni. Sul ponte, appoggiati -al bastingaggio, essi guardavano palpitare nel cielo la vita -dell'infinito. Su quell'immenso velario azzurro cupo si incendiava la -magica meraviglia delle costellazioni, e tutto intorno, fino all'ultimo -orizzonte, era il formicolìo scintillante degli innumerevoli astri. Il -silenzio era profondo e più profondo ancòra sembrava in quella notte -serena, quando gli occhi si levavano verso l'immensa solenne silenziosa -vita delle costellazioni e degli astri. S'udiva solamente il sospiro -del mare, che a volte diveniva gemito, a volte s'inebriava in un grido -di gioia e di voluttà: tutto il mare, a volta a volta, si assopiva o -cantava, nella vicenda delle onde profonde. Un sottile filtro versava -nell'anima brama di sogni e bisogno di tenerezza in quella placida ed -amorosa notte di stelle. Silenziosamente, e come di soppiatto, quasi -che non fossero soli sul ponte, Giuliano prese tra le sue una mano di -Claudina. Ei sorrise di quella sua carezza guardinga, ma poi pensò che -anche nella solitudine, se ci si trova in conspetto dell'infinito e -della gloria della natura, in presenza dell'immutabile ed impenetrabile -prodigio della Vita e del glorioso enimmatico mistero della Notte, il -pudore delle meschine passioni e delle fragili carezze umane ci assale, -rendendo smorti e stanchi i baci scambiati nella solennità tenebrosa -d'un bosco, o innanzi all'immensità bagnata di luce lunare di un -orizzonte, o nella calma profonda di un mare notturno. - -Claudina, intanto, richiamata a Giuliano dal tepore di quella carezza, -s'era rannicchiata tra le braccia dell'amante, quasi invasa da un vago -timore. L'uomo sentì allora la gracilità e la debolezza di quell'essere -ch'ei serrava tra le sue braccia, quell'essere per cui oramai ogni -orizzonte di vita era costituito dall'amore di lui, quella delicata e -appassionata donna per la quale da un sorriso, da una buona parola o -da un bacio di lui dipendeva unicamente la pace, la vita e la gioia. -Una pietà d'amore lo soggiogò, lo chinò verso di lei, che non aveva -nessuna colpa nelle incertezze della sua anima d'irrequieto, nessuna -responsabilità nello svolgersi fatale del suo e del loro destino. -Sentì improvviso il bisogno di cullare l'anima di lei, ancòra afflitta -dal suo silenzio astioso di poco prima con qualche carezzevole parola -d'amore e di bontà, con qualche amorosa promessa di gioia avvenire. -Provò il bisogno di udire dalla voce di lei la conferma sicura della -sua felicità d'innamorata, quasi che il riflesso di quella felicità -potesse scendere in lui, ad illuminarvi, come in uno specchio -sentimentale, lo squallore muto dell'anima sua. - -— Come ti amo, Claudina! ei le disse commosso. - -Non seppe trovare altro. L'insignificanza della frase gli sfuggì, -poichè nel suono di quelle poche sillabe un'emozione sincera ed intensa -tremava. La giovine donna fu grata all'amato di quelle parole semplici -e di quella spontanea carezza all'anima sua. - -— Ed io dunque! ella esclamò; ed il suo volto pallido al chiarore -lunare apparve radiante, come quello d'una donna che veda rifiorire -d'un tratto tutto il sogno della sua vita, creduto per sempre -appassito. - -Lo splendore lunare diveniva più intenso, quanto più la luna compiva -la sua maestosa ascensione nell'infinito mistero della notte. Quando -Giuliano si volse un poco per dare un ordine ad un marinaio che passava -dietro di loro, Claudina vide a quella luce gli occhi dell'amante -velati come di una nebbia e, pur mentre fissavano l'uomo, lontani da -lui e da quanto ne circondava, esuli dolorosi di un sogno o pellegrini -fedeli di una memoria melanconicamente soave. Ella comprese che non -bisognava lasciare, col silenzio, libero il galoppo alla fantasia di -Giuliano e ch'ella non doveva, ritraendosi ed impicciolendosi, fargli -obliare la sua presenza: presenza ch'era di già sufficiente a che -l'onda del suo memore, vagabondo e tormentoso pensiero non dilagasse, -portando intorno funeste vestigie di tristezza e di rimpianto, -incancellabili impronte di dolore e di pentimento. Le donne amorose -hanno il più delle volte questo senso prezioso dell'opportunità di -una parola o di un bacio: anche le più sincere e le più spontanee -non vanno esenti dall'esercizio involontario di questa loro non -indifferente prerogativa di diplomazia sentimentale. Siccome questa non -si limita alle più intelligenti, alle più tormentate dal dubbio, alle -più accanite di analisi su loro stesse e su gli altri, ma si estende -a quelle che non hanno altra intelligenza all'infuori di quella del -cuore e delle labbra, a quelle che si adagiano placide e beatamente -tranquille nella sicurtà reale o illusoria dell'amore, persino a quelle -che non considerano nemmeno le più evidenti e palesi cause dei loro -atti e i più chiari effetti di questi, bisogna credere più che ad una -virtù acquisita, ad un istinto non fallace, che, d'altra parte, ha un -richiamo in tutte le qualità e in tutti i difetti che le donne portano -nell'amore e nella vita del sentimento. Da quest'istinto Claudina -fu avvertita del periglio che il silenzio attraeva su le anime loro, -addensandolo come una nube. - -— Io ti amo, ti amo tanto, disse Claudina all'amante. Io vivo adesso -d'una vita piena e beata. Tutte le mie facoltà s'esaltano, tutti -i miei nervi vibrano, tutta la mia carne è come corsa da un sangue -nuovo, tutto il mio cuore si inebria, si ingrandisce, si estasia nel -fervore di te. In questa notte mi pare che nessuna donna al mondo possa -sentirsi più felice di me, poichè tutta la felicità deve essere nel mio -cuore, s'io non riesco a intravederne sia pure un barlume altrove. Ed -io ti sono grata dal profondo della mia anima del bene che mi fai, di -tutta la gioia che tu dai alla mia vita, di tutta la primavera che tu -hai gloriosamente ridonato a me, con la soavità e la generosità del tuo -amore.... - -Ella continuò a lungo in quella veemente gloria di passione. Giuliano -udiva quelle lusinghiere e allettatrici parole; e, come un fanciullo -che oda l'elogio della sua bontà prevedendone il dolce premio, si -lasciava andare alla corsa di quel torrente già sognando che l'amore, -ora palpitante nelle parole inspirate, avrebbe più tardi fatto fremere -il suo cantico nell'abbraccio e nel bacio. - -Ma quando più tardi, rimasto solo sul ponte in attesa del momento -in cui avrebbe potuto entrare nella cabina dell'attrice, gli ritornò -il ricordo di altre sere e di altre attese lontane, quel torrente di -amore gli parve un rigagnolo stagnante e quel cantico veemente echeggiò -nell'anima sua non più esultante ma come un lamento dolorosissimo. -Ricordava altre sere, sere di crociera, quando tutti i suoi ospiti -marini erano già al riposo, altre sere in cui rimaneva sul ponte con -Beatrice a contemplare estatici lo scintillìo del mare. Ad un dato -momento, ella gli premeva lievemente la mano e scompariva, bianca sotto -il chiarore plenilunare, come una visione di sogno, come un'apparizione -fantastica. Ed allora ei rimaneva solo, fumando l'ultima sigaretta, -carezzando l'ultima fantasia del suo pensiero irrequieto, pregustando -la delizia delle carezze che fra qualche momento l'amata gli avrebbe -prodigato. E poi..... e poi entrava misteriosamente, timido come un -amante e non spavaldo come un marito, nella cabina di lei e la notte -di amore cominciava appassionata e giovane, come ai primi tempi della -loro unione. Così, così, anche quella sera..... anche quella sera egli -era solo in attesa sul breve ponte, anche quella sera una donna lo -attendeva nella misteriosa cabina. Egli indugiava, malinconicamente -oppresso dai suoi contraddittorii pensieri. E mentre si proponeva di -restare ancòra sul ponte a fumare, godendo quel plenilunio imponente -e infinito, una di quelle contraddizioni del suo pensiero gli -fece riflettere ch'era già tardi, che Claudina doveva essere già a -letto, che l'attesa spiacevole poteva ora suggerire all'innamorata -malinconiche riflessioni su quell'indugio. Tuttavia esitò ancòra. -L'incantesimo di quella notte d'argento era troppo intenso ed i ricordi -cantavano alla sua anima una troppo lenta e malinconica nenia. L'ora -presente era scomparsa ed egli s'illudeva di esser tornato addietro -di mesi e di anni su la via della sua esistenza. Ma ogni esitazione -svanì quando, socchiudendo le palpebre, il bel corpo di Claudina gli -apparve voluttuoso e mistico, come circondato da una nebbia argentea; -allora ei si diresse a passo rapido verso la cabina, sollevò adagio la -maniglia della porta, alzò appena la portiera e rimase celato, spiando. -Un'allucinazione lo prese. Ricordò altre sere in cui egli aveva -preparato quella stessa sorpresa d'amore, quel godimento voluttuoso pei -suoi occhi. S'illuse che quella donna bella, che ora si denudava per -infilare una camicia da notte tutta spumante di trine, fosse Beatrice. -Ma già il sottil velo della camicia era scivolato: ei riconobbe bene -la rotondità del fianco, la curva agile della schiena e, vinto, si -gettò con furia su la donna, presa da un improvviso spavento; e tutti -i suoi più ardenti baci furono per lei, mentre l'anima malinconicamente -emigrava, pallida e dolorosa, verso l'assente. - - - - -III. - - -Gli amanti varcarono il cancello. Il giardiniere venuto ad aprire -non seppe nascondere il suo stupore di rivedere il padrone così -inaspettatamente. Ebbe subito uno sguardo curioso per Claudina e molte -riverenti parole per Giuliano Farnese. S'inoltrarono pei viali del -giardino, seguiti a distanza dal giardiniere che si era già provveduto -delle chiavi della villa. Era un vasto giardino tenuto con una -precisione ed un'eleganza inglesi: erano larghe aiuole tutte fiorite -in quella primavera, erano viali dove i passi scricchiolavano su la -ghiaia, alberi sottili e snelli, fontane loquaci, spalliere di rose, -cespugli verdi, banchine di marmo, giù giù, sino a un belvedere aperto -sul divino scenario del mare. Giunsero ad un piccolo _berceau_ dove le -piante rampicanti avevan mutato in una cupola verde quell'intrico di -canne. Quante volte nelle sere di primavera e nei crepuscoli d'estate -non aveva Giuliano pranzato, sotto quella verde cupola in compagnia -di sua moglie, dei suoi bambini, di Leonardo talvolta, tal'altra di -un amico? Ei rivedeva la scena raccolta ed intima, come un quadro -suggestivo, come un _interno_ di uno di quei soavi ed intimi pittori -scozzesi così semplici e commoventi, di un Newbery più meridionale. -La tavola imbandita sotto la verde cupola — e tra i verdi merletti -di essa, or sì or no, le stelle e le costellazioni scintillavano e -palpitavano; su la tavola la magnificenza rossa o bianca delle rose, il -riflesso dei cristalli, lo splendore delle argenterie sul candore della -mensa — e fuori, sino all'orizzonte estremo, lo scintillìo del mare, -lo splendore del cielo; intorno alla tavola la sua dolce donna col -suo volto pensoso ed amoroso, i visini deliziosi delle sue creature, -l'affabilità e la bontà sincera di qualche volto amico — e fuori, giù -su la spiaggia e nelle barche sul mare, soavi canti d'amore, lenti e -dolenti, echi lontani di vite lontane; sul candore della mensa la sfera -di luce d'oro della lampada intorno a cui aliavano prossime al fuoco ed -alla morte le farfalle notturne — e, lontano, mentre lì era tanta pace -soave e tanta quiete affettuosa, si lottava ancòra, si soffriva, si -scherzava con fiamme ben più intense ed egualmente fatali, si piangeva -e si moriva. E tutto quel dolore del mondo sembrava allora render -più preziosa la pace di quei pochi cuori confidenti e tutta quella -miseranda lotta per la vita faceva sentire più fortificante la quiete -di quelle anime. E Giuliano pensava che anche lui aveva disprezzata -la pace, disertata la quiete, e gettandosi nelle correnti malfide di -un triste amore aveva fatto come quelle farfalle che, abbandonando la -delizia dell'ombra, venivano all'irreparabile spasimo della fiamma. - -Fra due gruppi d'alberi un'altalena mostrava ancòra le sue corde e -le sue tavole. Altre memorie irruppero nell'anima dello scrittore. -Quante volte egli aveva sospinto su quell'altalena i suoi bambini, -ardimentosi come tutti coloro che non presuppongono il periglio! Oh, -i brevi gridi entusiasti del piccolo Luca, quando lo slancio era più -forte, e come, col flettere le sue gambe infantili e col protendere il -suo corpo di bimbo, cercava di renderlo tale, allor che il padre per -prudenza lo moderava! Oh, le care gote rosee accese e gli occhi di Anna -Maria scintillanti a quel gioco maschile, a quell'illusione del volo! -Ora i suoi bimbi dovevano tanto sentire la mancanza del papà, del loro -grande amico, che sapeva talvolta elevare i loro spiriti infantili -verso il suo e tal'altra abbassare infantilmente il suo verso le loro -anime semplici ed ignare... Essi erano rimasti in quella casa, tra una -governante fredda ed indifferente, troppo nordicamente impassibile per -le loro volubilità di fanciulli, ed una mamma dolente e silenziosa, -che, probabilmente, evitava il più delle volte la loro presenza e -le loro parole perchè le une parlavano forse dell'assente e l'altra -evocava il ricordo di questi. Od anche nulla era di tutto ciò. Chi -sa? Egli ricordava un pensiero di Leonardo da Vinci, alcune parole del -grande pittore: diceva quel pensiero d'apparenza umile, ma in realtà -profondo, che l'acqua che si tocca in una corrente è l'ultima di quella -che è passata e la prima di quella che viene. Come quell'acqua anche -l'anima infantile è quale acqua che scorre: le imagini od i ricordi -non vi si fissano; ma scivolano via con la corrente, come riflessi -mobili, come fa l'imagine specchiata su la trasparenza delle acque. -Ogni ricordo del padre poteva essere cancellato dalle anime loro, -dopo quei quindici giorni d'assenza, o almeno così impallidito che -ben presto sarebbe del tutto scomparso. Questo timore gli dava una -commozione indicibile, mentre ei sospingeva l'altalena, come altre -volte, sognando e ricordando, quasi illudendosi di una cara presenza. E -sua moglie gli tornava al pensiero: sua moglie e le vesti primaverili, -sua moglie e le spensierate gaiezze mattutine, le fanciullaggini del -suo cuore amoroso e della sua anima semplice, vero specchio delle -impressioni che passano: un raggio di sole o una lacrima, un fiore che -sboccia o una nuvola, un sorriso di bimbo o una corolla che appassisce -non colta da alcuno, nè da alcuno odorata, come tante anime dolorose -nei dolenti esilii del sole e dell'amore. L'uomo rammentava che anche -Beatrice s'era seduta su quell'altalena ed ei l'aveva sospinta così, -come ora sospingeva il vuoto sedile, e nelle orecchie gli risuonavano -gli scoppii di risa o i piccoli gridi di paura ch'ella si lasciava -sfuggire presa da un vago sgomento per quell'ardita ginnastica e -rivedeva una piega delle dolci labbra protese e strette in un atto di -femminile apprensione. Non più ella rideva come in quei chiari mattini: -tutti i giardini della sua anima erano devastati e su le rose erano -stati distesi i veli neri della tristezza. L'emozione che serrava il -cuore di Giuliano diveniva minuto per minuto più intensa; così ch'egli, -temendo di non saperla più trattenere, serrò il braccio di Claudina -che affondava, il volto fra le rosee corolle d'un rosaio, trascinò la -giovane donna via da quel luogo abbandonato, ove la sua vita trascorsa -era come in agguato per versare nell'anima sua il rimorso e il -rimpianto per tutto quel ch'egli aveva inconsultamente distrutto. - -Entrarono nella casa. Il giardiniere li precedeva, apriva col grosso -mazzo di chiavi le porte; nell'ombra, mentre gli amanti camminavano -incerti, egli con la sicurezza dell'abitudine correva spedito -alle finestre, spalancava le imposte, apriva le persiane. Sebbene -quella fosse casa sua, Giuliano stentava nell'ombra a ritrovarne -la topografia. S'orizzontò quando, avendo il giardiniere aperto -le finestre di una grande stanza nella quale gli amanti s'erano -soffermati, ei riconobbe il suo gabinetto da lavoro. Rivide tante -sere di lavoro felice, calmo, fiducioso, quando i bambini erano a -letto e Beatrice, presso di lui, scorreva le pagine di qualche romanzo -che il suo gusto sopraffino ed educato prediligeva. Ricordava anche -altre sere, in cui ospiti erano giunti alla villa. Dopo il pranzo, -se qualche lavoro urgente ve lo costringeva, ei discendeva in quella -stanza, si sedeva a quella scrivania e, mentre la penna scorreva su -la carta ubbidiente a ciò che il pensiero dettava, gli giungevano -dalla soprastante terrazza le conversazioni e le risa dei suoi amici -e talvolta la musicalissima voce della sua Beatrice. E poi, quando -meno se lo aspettava, quando più si abbandonava al lavoro, egli udiva -un fruscìo femminile nella stanza, e, prima che avesse potuto levare -gli occhi dalla carta, due labbra amorosamente si poggiavano su la sua -fronte, discendevano voluttuose e pur caste a cercargli la bocca. Così, -in quelle sere, più volte Beatrice trovava il modo di sottrarsi ai suoi -ospiti, di spingersi fin giù nello studio del marito, a confortare la -sua pensosa e laboriosa solitudine d'un sorriso, d'una parola o d'un -bacio, a dimandare quanto ancòra gli mancasse per terminare il suo -lavoro, molto, la metà, tre pagine, due pagine, qualche periodo, più -nulla. E allora, contenta, prendeva il braccio dell'amato, salivano le -scale lentamente, soffermandosi e baciandosi ad ogni gradino come due -innamorati che si nascondono; poi rientrava prima di lui nel gruppo dei -suoi invitati e, quando Giuliano qualche minuto dopo ricompariva, ella -aveva la graziosa fanciullaggine e la innocua civetteria di simulare -di non aver visto affatto il marito in tutto quel tempo ch'egli aveva -lavorato. E aggiungeva: «Hai fatto presto», proprio quelle sere in cui -le ore le erano sembrate più lente a passare ed il lavoro dell'adorato -assolutamente interminabile! - -Claudina, poggiata al davanzale della finestra, guardava il mare -che s'andava tingendo di rosa al riflesso del cielo, che sempre più -rosseggiava per la magnifica pioggia di rubini del tramonto. Egli -approfittò di quel momento per guardare un gruppo di fotografie -infilate nelle fibre di una grande palma, dietro quel tavolo dov'egli -aveva tanto scritto e tanto pensato e sognato. Era qualche vecchia -fotografia di Beatrice, qualche fotografia più recente dei suoi -piccini. Un gruppo, egli e l'assente in atto di leggere assieme un -libro tenendosi abbracciati, fermò la sua attenzione: datava dai giorni -del suo viaggio di nozze e Loredano, ad un suo ritorno da Montecarlo, -aveva eseguito quella fotografia! Quanto tempo da allora e quanta -vita ed anche quanto dolore, poichè quella non va mai disgiunta da -questo! Altre istantanee un po' sbiadite dall'aria e dalla luce erano -lì intorno, fatte da qualche amico dilettante, ospite di un'ora o di -una settimana nella loro villa di San Remo o su l'elegante _yacht_. -Ne vide una in cui egli era quasi arrampicato su un albero e gettava -a Beatrice dalle mani levate le sfere d'oro degli aranci liguri. Ne -vide un'altra in cui egli guidava una _charrette_ inglese e Beatrice -era al suo fianco e fra loro il piccolo Luca ammirava intento il trotto -serrato del bel baio. Ne vide un'altra ancòra in cui egli con l'aiuto -di una canna porgeva alla moglie affacciata ad una finestra la pompa -variopinta di un canestro di rose. Ne vide un'altra in cui, seduti -sul ponte del _Little Rose_, essi prendevano il thè, fissandosi negli -occhi, appassionatamente, come due innamorati, sebbene altre persone -fossero intorno a loro. Ne vide un'altra ancóra rappresentante Beatrice -nell'atto di salire a cavallo, mentre egli coi polsi incrociati le -faceva da staffa. Ne vide un'altra ancóra, quella che più lo commosse, -poichè ne ricordava la semplice storia di data non troppo remota. Un -giorno, in giardino essi giocavano a gattacieca, come due fanciulli. -Giuliano era bendato: Beatrice, avendo corso il rischio di essere -afferrata, si era data a correre; Giuliano, calatasi la benda, l'aveva -inseguita e raggiunta ed ella gli era caduta fra le braccia, ridendo, -fingendo dispetto, ma in realtà lietissima d'essere stata raggiunta e -le loro bocche s'erano incontrate ed unite in un bacio ardentissimo, -proprio al momento che Loredano, svoltava all'angolo del viale; -e Loredano non essendo stato visto, ne aveva approfittato per far -scattare la molla della macchina fotografica. Con quanta confusione e -poi con quante franche risate essi avevano trovato due giorni dopo, -sotto le loro salviette, l'istantanea di quelle loro fanciullaggini -d'amore! - -Il ricordo si era così limpidamente precisato nella sua anima, che -Giuliano provò una stretta al cuore. Ei comprese d'aver fatto male a -venire in quella villa con Claudina, come aveva fatto male a venire -a San Remo, a condurla su lo _yacht_. Ma che fare? Claudina aveva -espresso ad Orvieto la recisa volontà di venire a San Remo. Come -opporsi e come negarglielo? Poteva forse dirle che in quel paese marino -egli aveva le più dolci memorie di un passato felice? Non avrebbe ella -avuto il diritto di dolersene profondamente? Confessare che egli aveva -in quel luogo delle memorie non costituiva niente di male; ma dirle che -ritornare a quelle memorie lo avrebbe fatto soffrire, era lo stesso -che confessarle di amar sempre Beatrice. Poteva egli farlo? Gli era -parso di no e così anche quel giorno stesso aveva dovuto approvare, -dopo una vana lotta dissimulata, il progetto di Claudina di recarsi fra -breve a Venezia, a vivere nella città dell'amore la primavera del loro -amore. Ai capricci di lei era vano opporre ragioni. Come trovarne di -eloquenti e di indiscutibili? Bisognava arrendersi, soffrire e tacere. -E così quel giorno, quel pomeriggio, mentre passavano innanzi alla -sua villa, Claudina aveva espresso il desiderio di visitarla. Poteva -egli rifiutare? Del resto, già ella aveva tirato il campanello, già -il cancello cigolava su i cardini ed il giardiniere appariva, mentre -Giuliano si convinceva della impossibilità di pregare l'amante perchè -rinunziasse a quella visita, che gli sembrava una profanazione delle -sue più care e più sacre memorie. Così ei si trovava in quella stanza -con lei, così egli era divenuto preda delle trafiggenti memorie e -non poteva troncare o abbreviare il suo martirio e non poteva lasciar -sgorgare liberamente quelle lacrime che gl'inumidivano gli occhi e che -per lui sarebbero state un così grande sollievo. - -Ricominciarono il giro per le camere, pei corridoi e pei salotti, e -salirono al piano superiore. Ancóra il giardiniere andava innanzi a -loro, apriva porte e finestre; a Giuliano sembrava che per la loro -presenza le memorie, come persone vive, si destassero negli angoli -ov'erano annidate da quel giorno in cui egli e la sua famiglia erano -partiti per l'ultima volta dalla villa di San Remo. Anche l'imagine -autunnale e funerea, che poche sere prima lo aveva oppresso nelle -sue malinconie a bordo del _Little Rose_, tornava nel suo pensiero. -Ancóra gli pareva che le memorie fossero legate, in quella villa, -ad ogni angolo come festoni di fiori lontani e smorti, pieni però -dell'odore soave e suggestivo delle cose passate per sempre. Egli -era entrato in quella sua villa, v'era entrato con la sua amante, con -colei per la quale tutta quella vita d'un tempo era stata abbandonata -e calpestata.... Ed ora, per entrare in quelle stanze, egli spezzava -e distruggeva con le sue mani quei festoni di crisantemi. E tutti -quei festoni erano a terra e gli pareva quasi di udire camminando un -fruscìo di morte, il fruscìo delle foglie secche nei viali dei giardini -o dei cimiteri, quando gli ultimi cieli d'autunno dànno le loro ultime -trasparenze, le ultime malinconie e gli ultimi crisantemi. - -Egli ebbe un sussulto. Si trovavano nella stanza da letto, quella -in cui Beatrice e lui si erano tanto amati, dolcemente cullati -dall'amorosa canzone, della ninna-nanna cantata dal mare, con la sua -solenne voce che si fa dolce e sommessa per gli amanti che vanno a -chiedere a lui il commento e l'eco dei loro baci! L'agitazione di -Giuliano era sempre più evidente. Claudina guardava le spalliere di -rose nel giardino sottostante: - -— Che belle rose, ella esclamava. Sono le ultime rose di primavera. Il -loro profumo sale fin quì... - -— Vado a coglierne un mazzo, aveva risposto il giardiniere credendo -di far cosa grata al suo padrone e, prima che Giuliano lo avesse -potuto trattenere con un gesto o con una parola, era andato di corsa a -compiere quella sua profumata raccolta floreale. - -Gli amanti si erano così trovati soli in quella camera dove le -memorie dell'amore suggerivano nell'anima e su le labbra il desiderio -dell'amore. Un usignolo gorgheggiava giù nel giardino. All'orizzonte -le ultime rose del tramonto s'impallidivano tristemente sotto le prime -ceneri del crepuscolo. Claudina s'era rivolta a guardare l'amante. -Questi, non trovando una parola da pronunziare poichè l'emozione gli -serrava la gola, sorrise alla giovane donna e le tese ambo le mani. -Ella le prese, poichè, amante sincera e appassionata, non restava mai -fredda ad alcun gesto d'amore. Si gettò fra le braccia di Giuliano, -che dovette stringerla a sè e dovette cercare pel primo quelle labbra -palpitanti come ali di libellula rossa e che accennavano già a cercare -le sue. Il letto era vicino, un gran letto coperto da una coltre -bianca, sotto un baldacchino di merletto. Claudina (forse ella non -pensava a nulla di male e nessuna visione di voluttà le suggeriva il -suo atto, ma solo la stanchezza improvvisa e la vicinanza di quel -riposo) Claudina si sedette su la sponda, attirò a sè Giuliano. Ma -questi ebbe orrore della profanazione, ricordò che il loro abbraccio -avrebbe avuto in quel luogo un odore di morte; egli sentì di adorare -perdutamente Beatrice in quel momento ed ebbe la nozione di tutta la -sua infelicità, poichè quell'amata era forse per sempre perduta alle -carezze della sua anima e delle sue labbra. Violentemente si liberò da -Claudina che continuava ad attirarlo, fuggì via dalla stanza e dalla -villa per i lunghi corridoi muti nella penombra. Su la porta s'imbattè -nel giardiniere che gli tendeva le rose. Egli afferrò quelle rose e -disperatamente le morse, le sfogliò, le gettò a terra a comporre un -tappeto di petali rosei. Il cancello era innanzi a lui. Egli uscì, -senza voltarsi indietro. - -E Claudina, stupita e con un'angoscia suprema sul volto poichè ella -aveva intuito l'intimo dramma svoltosi nell'anima di Giuliano, comparve -pochi minuti dopo sotto quella porta dalla quale l'amante era uscito. -Vide su la ghiaia il breve e folto tappeto di rose, s'impietosì su -la loro malinconica sorte ch'era triste quanto la sua e due lacrime -solcarono le sue gote, angosciosamente. - - - - -IV. - - -Il pranzo finiva in un silenzio glaciale che nessuno dei due aveva -osato di rompere e che li opprimeva dolorosamente. Sebbene qualcosa -di grave fosse avvenuto fra loro, gli amanti si erano ritrovati alla -stessa ora intorno a quella tavola in quella stessa cabina come nelle -sere precedenti, spinti da quella gagliarda forza delle abitudini -la quale fa sì che si possa mangiare e sorridere dopo la morte d'una -persona diletta, tornare con le gramaglie del dolore a viver la vita -che si viveva fra i rosei veli e le gemme splendenti della felicità. -Giuliano uscito dalla villa aveva girovagato per San Remo, cercando di -calmare con la marcia la sua grande agitazione. A poco a poco aveva -visto accendersi i lumi, discendere il silenzio con le sue lente e -grevi ali notturne. Poi si era trovato sul mare, era salito a bordo -del suo _yacht_ e nella sala da pranzo, distesa su una poltrona e -pallidissima, aveva trovato Claudina apparentemente immersa nella -lettura d'un libro, ch'ella leggeva a rovescio! La giovane donna, -trovatasi sola nel giardino di Farnese dopo l'improvvisa fuga di lui, -era rimasta perplessa. Che fare? Pur troppo ella intuiva qual fosse la -tormenta che per qualche tempo aveva devastato l'anima di Giuliano. -Comprendeva che forse quello era il principio della fine di quella -loro felicità così breve e così illusoria. Ma, con l'ansiosa e folle -speranza di colui che vede in un'inondazione l'acqua sommergere le -dimore vicine e s'illude e vuole illudersi che la sua sarà salva, -Claudina tentava d'illudersi ancora sul suo triste destino e si -ripeteva senza tregua che quell'improvvisa disperazione di Giuliano, -quantunque prodotta dalle memorie del tempo passato, poteva non -significare disamore per lei, che aveva dato a lui quanto aveva di più -sacro e di più ardente. Ogni piccolo fatto sembrava a lei un pretesto a -speranze e a fiducie, come ogni rottame che sia su la superficie delle -acque appare al naufrago una vela, una probabilità di salvataggio. -Così quel giorno, quando nella stanza Giuliano le aveva teso le mani e -l'aveva baciata, doveva certamente avere obbedito ad un moto spontaneo. -Un minuto dopo egli era fuggito e Claudina, quantunque si rendesse -conto delle molte cause di quel fatto, non sapeva spiegarsi quale fosse -stato il movente decisivo. Anch'ella era tornata a bordo, perchè non -sapeva dove dirigersi, perchè abbandonata ella si sentiva tanto sola, -perchè, anche se non era amata più, ella amava tanto ancóra con tutte -le esuberanze della sua giovinezza! - -Giuliano si levò da tavola per primo, si distese su un divano, chiuse -le palpebre per meglio riconcentrare il suo pensiero e per difendere -gli occhi troppo vivamente feriti dall'aureo splendore dei fiori -elettrici. La tempesta, che crudelmente s'era in quel pomeriggio -abbattuta su la sua anima, non s'era ancóra del tutto allontanata e -tuttavia l'anima serbava le tracce di quella devastazione. Claudina -rimase qualche minuto a fissarlo, attendendo da lui una parola, una -sola parola che avesse riconfortato le sue illusioni, dato color di -verità alle sue speranze. Invano! Ella uscì sul ponte, si sedette su -una poltrona di vimini, un poco oppressa dall'afa di quella notte di -nuvoli. - -L'orizzonte infatti si era oscurato. Grossi nuvoloni neri gravavano -sul cielo che durante il giorno era stato di un così puro e splendente -sereno. Dietro alcune nuvole meno dense la luna spandeva qualche -riflesso del suo chiarore argenteo. Ed era la sola oasi di luce in -quell'immensa profondità di tenebre. I lumi di San Remo tremolavano -come lampade accese in un cimitero innanzi a quelle case bianche che -sembravano sepolture. Gli alberi di qualche villa ed alcune ombre che -s'agitavano presso il mare avevano lugubri apparenze di fantasmi. Non -una voce, non un'eco, non un canto. Come la tenebra, così il silenzio -era profondo. La notte si drappeggiava nella maestà dei suoi neri manti -e per le anime dolorose era come un incubo pauroso ed insopportabile. - -Claudina era ancóra immersa nelle sue incertezze, ancóra s'affaticava -a veder rosa il nero, a trovar rose tra la cenere, a confondere con i -soavi effluvii della primavera gli ultimi odori di un autunno morente, -ancóra s'illudeva e dava speranze all'anima sua e vedeva stelle -sotto quelle nubi e riflessi e splendori oltre i tenebrosi enimmatici -misteri di quella notte profonda; mite e dolce creatura d'amore, ella, -dimentica dei suoi proprii spasimi, compiangeva Giuliano per quel -ch'ei doveva soffrire, quando questi di repente comparve innanzi a lei, -quasi sórto dall'ombra. Ella ebbe un piccolo grido, un gesto di paura, -subito represso. Poi guardò l'amante in piedi innanzi a lei con la -maschia figura vigorosa e slanciata: gli parve ch'ei fosse stranamente -pallido, che le labbra gli tremassero, che le pupille gli si velassero -di un sottil velo di lacrime. Ebbe pietà, ma non osò parlare. Anche una -lieve irritazione la faceva tacere: perchè Giuliano si ostinava in quel -silenzio, perchè non dissipava con una sola buona parola tutte le nubi -ch'erano nel cielo del loro amore, non discacciava tutte le apprensioni -che gravavano sul debole cuore di lei? Ella pensò che forse Giuliano -si stimava colpevole, che forse anch'egli non osava parlare, che forse -anch'egli attendeva ch'ella con una sola parola buona dissipasse a -sua volta quelle nubi e discacciasse quelle angosciose apprensioni. -Così, forse, il malinteso fatalmente era fra loro, ed il supplizio -del silenzio e del dolore non sollevato dalla confidenza continuava a -torturare le anime degli amanti. - -Per quale strana e tutta femminile contraddizione, quando Giuliano le -sorrise, ella invece di rispondere con un sorriso si fece più scura in -volto, più severa e più corrucciata? Da quale dolente pensiero ell'era -afflitta quando ella tacque e lasciò senza risposta Giuliano che, -appressandolesi, le diceva con una voce velata, piena di tristezza, con -una grazia stanca ch'egli dava sovente alle sue parole d'amore: - -— Claudina mi vuoi sempre bene? Oggi come ieri, domani come quest'oggi? - -E quando Giuliano le si avvicinò ancóra per porre un bacio su la sua -pallida fronte, ella si disciolse dalla stretta di lui, sorse in piedi. -Ma Giuliano era innanzi a lei così umile e supplichevole ch'ella fu -vinta e, reclinando la fronte su la spalla di lui, diede sfogo alle sue -lacrime roventi, mentre le smorte labbra susurravano: - -— Come mi hai fatto soffrire!.... - -Allora Giuliano parlò, sentì che una spiegazione, dopo la -riconciliazione spontanea, era necessaria tra loro; velò quanto seppe e -potè il suo pensiero, ridusse a proporzioni minori il tumulto della sua -anima in quel giorno. - -— Ho tanto sofferto anche io... Tu sai, Claudina, che io ti ho -preferita a tutto ed a tutti poichè per te ho tutto abbandonato e tutti -obliato..... Ma pure quest'oggi, rientrando in quella villa dov'era -trascorsa tanta della mia vita, le memorie mi hanno riafferrato; con -le memorie è venuto il rimorso del male che ho fatto, quello stesso -rimorso che ci trafisse a casa mia quel giorno in cui tu fosti mia -per la prima volta. Ti ricordi? Ma quest'oggi io non avevo solamente -il rimorso del male fatto agli assenti, avevo anche il rimorso del -male fatto a te, Claudina, unendo il tuo cuore giovane ed ardente alle -ceneri del mio vecchio cuore ammalato di uomo e di poeta, troncando -così il tuo avvenire di gloria, velando di tristezza lo splendore -primaverile dei tuoi sogni..... - -Claudina accennava di no col capo biondo; le sue labbra sorridevano -un po' tristemente, le sue mani premettero quelle di Giuliano d'una -stretta amorosa, che non era di perdono, ma di gratitudine: - -— Tu non mi hai fatto nulla di male, Giuliano, ella disse. Io ti sono -anzi grata con tutta l'anima della gioia che il tuo amore mi dà e di -aver così saputo realizzare i miei più ambiziosi sogni..... - -Giuliano continuò, quasi non avesse inteso le parole di lei, non avesse -visto il suo sorriso, non avesse sentito il tepore della sua stretta di -mano: - -— E quest'oggi, quando ti sei seduta sul letto, io ho avuto la -visione di un nostro amplesso su quel giaciglio non nostro. Mi è parso -ch'esso avrebbe offeso l'assente e così bassamente avvilite le anime -nostre!.... E sono fuggito, perchè l'emozione mi serrava la gola, -perchè le lacrime mi gonfiavano gli occhi e non volevo piangere innanzi -a te, non volevo sembrarti un fanciullo, non volevo..... - -Le sue parole furono troncate, poichè Claudina su le labbra che -parlavano aveva soavemente posto la tepida carezza della sua bocca. -Egli si lasciò andare alle carezze di lei ch'era già completamente -tranquillizzata. Ecco, la tormenta era oramai del tutto passata. E -solamente nell'anima sua aveva lasciato tristissime tracce..... Ma -forse non solo nella sua: Claudina di quelle rovine non si rendeva -conto, per ora racconsolata dall'acqua di Lete delle sue illusioni e -dei suoi sogni. Un giorno, però, quand'ella avrebbe guardato nella sua -anima come in uno specchio, le vestige di tanto dolore le sarebbero -apparse. - -Un marinaio passò presso di loro, fece scattare i commutatori delle -lampadine elettriche. La tenebra divenne intera sul ponte. L'uomo -augurò la buona notte, s'allontanò frettoloso. - -Gli amanti si erano distaccati. Claudina aveva rovesciata la testa su -la spalliera ed una certa sonnolenza gli aveva appesantito le palpebre. -Giuliano (la gola di lei era nuda e un respiro un po' affannoso -sollevava i bei seni rotondi) già sentiva di nuovo il desiderio di -lei. Con un bacio ella lo aveva ripreso. Nulla più rimaneva di quella -dolorosa giornata, se non l'inutilità del suo dolore. Ella adesso -dormiva, placida, dimentica che quell'uomo aveva quel giorno così -crudelmente sofferto per lei. Un sorriso — che parve a Giuliano un -sorriso felino di femminilità vittoriosa — socchiudeva le labbra -tornate rosse. Quell'ombra bianca di donna gli parve una nemica -soddisfatta, gli parve che ella celasse il suo intento malefico sotto -l'ebrietà illusoria dei baci e le maschere delle amorose parole. Un -orologio suonò la mezzanotte nella cabina prossima. Pensò Giuliano a -quel che avrebbe fatto a quell'ora, se fosse stato a Roma, se fosse -stato nella sua casa. Forse avrebbe lavorato tutta la sera ed a -quell'ora, con la lietezza che dà agli scrittori una buona e feconda -seduta di lavoro, avrebbe lasciato il gabinetto da studio, per passare -nelle stanze dei suoi piccini e baciare i loro visini rosei, così rosei -sotto le coltri e su gli origlieri candidi; poi sarebbe entrato nella -stanza di sua moglie e sua, rischiarata dalla _veilleuse_ di cristallo -azzurro, avrebbe baciato la soave creatura che si sarebbe destata al -bacio per attirarlo a sè, amorosamente.... Quale dolce visione e come -lontana e, ahimè, per sempre perduta!... Era bastato a distruggere -quella vita beata che quella donna ora addormentata s'incontrasse sul -suo cammino, fatalmente.... Ei non ne faceva, del resto, una colpa a -sè stesso od a lei. Egli era un fatalista convinto e solo responsabile -degli avvenimenti umani reputava il destino. Era persuaso che una -fatalità superiore incombe su tutti gli esseri umani e che è vano -opporvisi o lottare con essa una lotta inane. Ricordava una parola -araba che riassume il concetto del fatalismo mussulmano, _Mektoub_: -era scritto! Proprio così, _mektoub_, era scritto che avvenisse quanto -era avvenuto, era scritto che quella donna amante fosse per lui come -un'aspra avversaria, era scritto che alla lontana creatura che amava -egli arrecasse tanto dolore e che dalla prossima creatura che lo amava -egli accogliesse tanto dolore! - -Ma, intanto, quella sofferenza non poteva continuare. Bisognava -darsi tutto a quel nuovo amore che pure gli aveva dato tante ebrezze, -bisognava evitare che i ricordi lo assalissero. Al mattino, ei sarebbe -partito da San Remo per una breve crociera. Claudina non conosceva -nè Montecarlo, nè la Costa Azzurra ed avrebbe accolto la proposta -con entusiasmo. Per qualche giorno, così, era possibile a Giuliano -differire la sua agonia, qualche giorno di tregua e di calma gli era -consentito. Sentì l'anima sua quasi placata. La notte non era più -così nera e profonda; di tra le nubi diradate scendevano a torrenti -luminosi gli argentei riflessi lunari. Anche la donna, che ora si -destava sorridendogli, non gli appariva più un'avversaria temibile, -ma piuttosto, come lui, una mite vittima del destino. _Mektoub!_ Era -scritto!.... - - - - -V. - - -Venezia già splendeva tutta sotto la luna, quando Farnese prese -posto nella gondola che doveva portarlo all'_hôtel Danieli_ e, come i -gondolieri accennavano ad abbreviare la via percorrendo i rii, ordinò -che percorressero il Canal grande e lentamente. - -Egli non pensava già più che Claudina lo attendeva. Lo scrittore si -lasciava avvincere dalla suggestione che Venezia aveva sempre su lui, -fin da quando il treno passava fra la laguna, sul ponte di Mestre. -Il cielo in quella sera di primavera veneziana era tutto trapunto di -stelle, a gruppi, come lampadarii su una immensa seta azzurra oscura. -Ma l'aria era quasi rigida, poichè in tutto il giorno doveva aver -piovuto. Giuliano aveva trascorsa mezza giornata a Padova, per visitare -la monumentale e vecchia città, fiancheggiata di bastioni, dove egli, -l'oscuro professore, aveva vissuto i suoi anni di tirocinio letterario -e dove non era tornato da quando all'epoca del suo primo successo -aveva emigrato a Roma. Era giunto nelle ultime ore del mattino e, la -città come morta e troppo spaziosa per la sua popolazione, con le sue -strade ornate di basse arcate, sotto un cupo cielo fulliginoso, grave -di pioggia, gli era apparsa anche più triste ed opprimente che tanti -anni prima. Aveva cercato la casa dove aveva dimorato durante quel -malinconico periodo, fiero però di orgoglio e di onestà e di studio, -dolce di illusioni e di speranze. Lungamente aveva passeggiato in su ed -in giù per quella via, sotto quelle sue antiche finestre, riandando la -vita di un tempo, confrontandola così semplice ed onesta com'era stata -a quella di ora, così miserabile nelle sue ingannevoli apparenze di -felicità, così corrotta, così monotona sotto il suo colore di varietà. -Ed egli aveva sofferto di quei confronti, perchè nel ricordo è dolore, -è spasimo, è rimpianto. Altri luoghi, un tempo famigliari ed ora quasi -dimenticati, egli ricercò con curiosità. Tornato all'albergo, dove per -quelle poche ore aveva depositato il suo bagaglio, si era informato -su i suoi amici d'un tempo: quali erano morti, quali scomparsi, quali -lontani, quali mutati! Egli non volle vedere nessuno. Dopo la colazione -andò a visitare i luoghi d'arte che, anni addietro, gli avevano dato -le sue prime sensazioni estetiche. Era andato a piedi a quella chiesa -di Santa Maria dell'Arena, dove Giotto racconta nella cappella con -molti affreschi gli episodii più salienti e significativi della vita -della Vergine e di quella di Cristo. Era entrato nel giardino in -fondo del quale è la chiesa, quando già qualche gocciolone di pioggia -cominciava a rimbalzare schioccando su le foglie larghe e glabre degli -alberi rifiorenti a primavera; aveva suonato alla porta e gli aveva -aperto un esile vecchio ricurvo, il cui viso aveva un'espressione di -satiro agli angoli della bocca disfiorita, un carattere di perversità -selvaggia negli occhi rapaci. Lo scrittore aveva nuovamente provato -un profondo compiacimento innanzi a quelli affreschi del più venerato -dei Primitivi, innanzi a quei Santi giotteschi che si commuovono -per leggende verso le quali la cieca fiducia è imposta. Egli era -rimasto a lungo innanzi a quella reliquia preziosissima della prima -arte italica; ma poi, come il vecchio guardiano insisteva nelle sue -fastidiose spiegazioni e nei suoi inutili commentarii, — sufficienti -per quei dottori germanici e quelle arcigne _misses_ inglesi che -corrono l'Italia vertiginosamente, tutto guardando senza nulla vedere -— Giuliano uscì infastidito e stanco, serrandosi dietro l'uscio -della chiesa così sacra per le sue reliquie d'arte. La pioggia aveva -aumentato in violenza e scossa e rotta dal vento formava nel silenzioso -giardino claustrale come una nebbia densa. Lo scrittore aveva riparato -dall'intemperie sotto le volte ampie di Santo Antonio, la chiesa -dalle sette cupole; si era soffermato innanzi ai bassorilievi in -bronzo di Donatello su l'altare ed era passato quasi senza guardarlo -innanzi al mausoleo del Guattamelata. Poi, continuando l'imperversare -del temporale, egli si era estasiato per la Santa Giustina di Paolo -Veronese, nella chiesa bizantina eretta ad onor della martire; in -una sosta della pioggia si era spinto fino sotto agli Eremitani, dove -aveva preso delle note sul Mantegna e su la sua cappella e sul _San -Giorgio al deserto_ di Guido Reni; ma, annoiato dalla pioggia, reso -nervoso dalla solitudine e dall'elettricità ch'era nell'aria, non aveva -affatto curato un monumento funerario del Canova, in memoria di un -principe di Orange. Infine, stanco, quando il cielo si rasserenava per -un tramonto fiammante, lo scrittore era rientrato nell'albergo; aveva -pranzato lungamente, da solo, leggendo, poi aveva oziato, attendendo -l'ora del treno. Durante tutta la giornata, quelle emozioni d'arte ed -i ricordi del tempo passato avevan tenuto lungi da lui il pensiero dei -cari lontani, dai quali egli era triste esule, e l'imagine di Claudina -che già dalla sera precedente doveva attenderlo a Venezia, per amare, -per viver d'arte e lavorare all'unisono, verso la conquista del dolce -alloro fraterno. E pure, con una grande tristezza, a sera alta, mentre -la pioggia ricominciava a cadere, era partito per Venezia dove la -povera amica lo sospirava. - -La gondola filava via sveltamente al lento battere ritmico dei remi -nell'acqua verde. Qualche altra rara gondola passava in quella notte -di plenilunio quasi estivo. D'innanzi al Fondaco dei Turchi altre -barche erano ferme ed i rematori in riposo cantavano lugubremente con -la loro lentezza monotona e la loro malinconia uniforme, a coro, e su -ognuna di quelle loro gondole luceva una misera lanterna fumosa. Altre -ancóra eran ferme sotto il ponte di Rialto, senza lumi e senza canti. -Altre ancóra, più avanti, eran legate ai pali, innanzi al Palazzo -Contarini degli Scrigni e le finestre del palazzo erano illuminate -e ne giungevano ai passanti canti e risa e suoni; e su i rettangoli -luminosi si disegnavano le bianche figure delle dame e sfilavano le -schiere brune degli uomini. Ancóra altre finestre sul Gran Canale erano -illuminate, da altre case scendevano musica e giocondità, in quella -mite oasi plenilunare, dopo una grave giornata di turbine d'acqua e -di vento. Giuliano Farnese da prima aveva guardato, sporgendosi ora a -dritta ed ora a sinistra, a traverso gli stretti finestrini del lugubre -felze. Poi, oppresso da quell'apparenza mortuaria, era uscito fuori -presso il gondoliere di poppa, che a tratti rompeva il silenzio col -monotono grido d'allarme dei rematori della laguna. In fondo in fondo, -tutto il Canal Grande si stendeva sino alla Chiesa della Salute, e -sotto la luce lunare, in alcuni punti, dava idea di una immane squama -d'argento; l'oro della palla su la cupola monumentale della dogana -presso Santa Maria della Salute riscintillava ai riflessi. Più in là, -si apriva la laguna a perdita di vista; e là il mare era oscuro ed -il cielo del plenilunio, così pallido e trasparente, quasi sembrava -un'acqua pallidamente azzurrina. L'isola di San Giorgio Maggiore -dormiva, senz'altro splendore che quello del faro colossale; dalla -Giudecca, lungo la spiaggia del Redentore, giungevano altri echi di -vita e di festività ed era un vivo agitarsi di lumi ed un fluttuare -continuo di ombre brune su quei chiarori. - -Così, abbandonato al fascino della città meravigliosa, egli non -pensava più all'amante, quando la gondola si arrestò innanzi alla -scaletta dell'_Hôtel Danieli_; saltò giù in fretta sul marciapiede ed -entrò nell'albergo. Adocchiò su la tabella dei viaggiatori il nome di -Claudina Rosiers, si fece dare una camera ed un salotto contigui alla -camera di lei. Dimandò dell'amica e gli risposero ch'era nella sala -di lettura con una visita. Giuliano spiò tra i cristalli e riconobbe -Claudina in conversazione con un vecchio, che lo scrittore identificò -subito per un redattore politico di un giornale di Venezia, un antico -amico di entrambi. Ordinò che non avvertissero la signora Rosiers -del suo arrivo, se non quando quel visitatore fosse partito e salì -nelle sue camere, seguito dai facchini che portando il suo bagaglio -ostentavano una fatica più grave per aver poi una mercede più lauta. -Come ebbe ordinato i suoi abiti, deposti su la tavola i libri che -viaggiavano sempre con lui; e come ebbe deterso il suo corpo dalla -polvere del viaggio e mutato d'abito, attese Claudina, ch'egli imaginò -ansiosa ed agitata, impossibilitata evidentemente a congedare quella -visita importuna. - -Dalla finestra del suo salotto contemplò ancòra la laguna scintillante -come un'immane squama argentea. Sotto quell'estasi di luce lunare, -Venezia pareva estatica, compresa da un sortilegio di amore. Rivide -ancòra scintillare la palla d'oro su la cupola monumentale presso Santa -Maria della Salute; ancòra il vento gli arrecò i suoni festanti di -un _valzer_ voluttuoso da un palazzo dove la danza ferveva; ancòra il -vento gli arrecò l'eco dei canti, dei suoni, dei rauchi e tristissimi -gridi di allarme — e come lamentevoli! — dei gondolieri, vaganti nelle -ombre dei rii prossimi al gran canale. Rimase lungamente, poggiato -alla finestra aperta, a guardare splendere Venezia. Il passato gli -riappariva. Tutte le sue memorie veneziane lo riallacciavano, in una -lieta scorribanda d'amore gli turbinavano intorno. Quanta sua vita -egli aveva passato in quella dolce città innamorata del cielo e del -mare! Il suo amore, il suo fidanzamento, le sue nozze gli tornavano in -mente — e con essi l'imagine dolce di Beatrice lontana; ma questa volta -l'imagine non aveva le apparenze di un rimprovero o di un rimorso; -bensì quelle di una dolce memoria appassita e Giuliano le sorrideva -come ad una morta, alla cui perdita si è rassegnati, pur cullandosi nel -pensiero carezzante di quello che fu. Egli sentiva invadersi l'anima da -una calma infinita, assaporava la pace e si compiaceva nella visione -voluttuosa e inebriante della prossima notte d'amore. Venezia aveva -sempre per lui questo effetto: tutti i suoi nervi si calmavano, tutte -le sue agitazioni febbrili e continue si attenuavano in rapidi e rari -sussulti ad un contatto o ad un ricordo. L'invadeva allora, e sempre, -in ogni ora del dì e della notte, una malinconìa profonda ma fine, -ininterrotta ma squisita, intensa ma soavissima. Le cose gli apparivano -sotto una luce grigio-rosea — non più risolutamente oscure; le sue -febbri si placavano ed egli riafferrava la signorìa su sè medesimo, -smarrita per lo innanzi, col dilettantismo della sua auto-analisi -e la maschera delle sue geniali apparenze fanfaronesche. Nell'onda -dei ricordi egli non trovava più gorghi infidi e canti di sirene, ma -una dolce acqua di Lete che lo cullava, senza poi richiamarlo troppo -bruscamente all'amara realtà. - -Ma all'amara realtà lo richiamò Claudina che entrava, che gli gettava -le braccia al collo e lo baciava con passione ardente. D'un balzo, egli -si ritrovava fuori del mondo dei sogni. Egli identificava quella donna -che gli sorrideva nella penombra, la vedeva quale già l'aveva veduta -in qualche ora di squallore sentimentale e sopra tutto in quella notte -oscura durante il suo sonno a bordo dello _yacht_, come la causa del -suo dolore, come un'avversaria che celasse il suo intento malefico -sotto l'inganno delle dolci carezze e delle amorose parole. Claudina -gli aveva rivolto poche frasi indifferenti, poi si erano appoggiati -al davanzale, in silenzio, contemplando la notte. Quella vicinanza -femminile innanzi a quella luminosità lunare del cielo e del mare -gli ricordava altre sere in cui con una altra donna, tutta rivestita -e angelicata di sogni, aveva fissato in un silenzio supremamente ed -arcanamente loquace quell'acqua bruna e d'un diaspro oscuro su la quale -i raggi lunari sparpagliavano la vita palpitante di miliardi di lamine -argentee. Aggravandosi la sua pena, pregò Claudina di uscire. Salirono -in gondola, entrarono nel sogno sontuoso del Canal Grande. Claudina col -pretesto della sera ancóra un po' rigida aveva preteso dal gondoliere -il misterioso _felze_, senza del quale le sembrava tolto alla gondola -ogni fascino ed ogni mistero, riducendola ad una semplice barca snella -e rapida. Nell'ombra del _felze_ Giuliano aveva chiuso gli occhi e -pensava; a traverso i finestrini, Claudina ammirava intanto la doppia -fila di palazzi illuminati, che, appunto con la loro diversità, sembra -che abbiano voluto realizzare un orgoglioso, prodigioso e fastoso sogno -di strana bellezza. - -— Ti ho tanto atteso, susurrava Claudina all'amante. Le ore della tua -lontananza mi sono sembrate così squallide, così lunghe.... Mi avevan -ripreso tutte le mie tristezze d'un tempo.... E tu? Hai concluso i tuoi -affari?..... - -Un dubbioso cenno del capo di Giuliano rispose alla domanda della -donna. Quasi per un bisogno ardente di confessione, di sincerità, -di sfogo, egli avrebbe voluto dirle, come, appena giunto a Milano, -riafferrato dalla nostalgia della sua casa e dei suoi cari lontani, -avesse dovuto passare tutte le sue ore chiuso nella sua camera -d'albergo, dal letto a un divano e da un divano ad una poltrona, a -rodersi nella sua tristezza desolata, bramoso di non vedere nessuno -ed assolutamente incapace di trattare e di discutere per il minimo -affare. Avrebbe voluto dirle come quella stessa mattina egli si fosse -infine deciso a partire, dopo un inutile soggiorno, precisamente per -raggiungere lei, per ricorrere nella sua desolazione morale al veleno -dell'ebbrezza voluttuosa che i baci di Claudina sapevan sempre destare -in lui, come colui che soffre ricorre alla sottile malìa della morfina, -pur sapendo che, spento l'effimero sogno, la tortura della sofferenza -tornerà ad avventarsi su lui con più accanimento. Ma fu prudente e si -guardò bene dal dirle tutto questo. Anzi pensò opportuno di chinarsi a -porre un bacio su le labbra di Claudina, affinchè ogni possibile dubbio -venisse da quello scacciato o assopito nell'anima di lei. - -Ma Claudina, del resto, non aveva più dubbî, nè sospetti. Il colloquio -vibrante di San Remo le sembrava essere stato poche sere prima -definitivo. Ella era convinta che l'amore di Giuliano le fosse tornato -in tutta la sua gagliardia. Da quei giorni di Venezia e dai futuri -giorni di vagabondaggio estivo ella si riprometteva infinite gioie -d'amore. Solo in qualche momento ella aveva dei sospetti su l'amore di -Giuliano: come un nembo, allora, passava su la sua anima una fiamma -di veemente rancore per la menzogna dell'amato, fiamma che subito si -dileguava o si mutava in nuovo ardor di passione. Ella credeva alla -ventura realtà del loro sogno. E l'Alloro le sembrava in fiore. - -Una serenata che, al lume delle variopinte lanterne veneziane, rompeva -innanzi ad un palazzo la calma plenilunare del Canal Grande, ruppe con -quella anche il corso differente dei loro contradittorii pensieri. -Lo scrittore volle sottrarsi alla volgarità di quella suggestione a -pagamento ed ordinò al gondoliere di girare per un canale interno -e tornare alla laguna libera. Il canale s'inoltrava silenzioso e -deserto. Quell'acqua calma così nera e così luminosa ad un tempo faceva -palpitare i nervi febrili di Giuliano di ammirazione e di orrore. La -sua anima pareva sprofondarsi in quell'ombra fredda e cupa. Pareva che -il mistero incombesse su lei. Ai bagliori della luna gli alti e bruni -palazzi sembravano divenire più grandi, mano a mano mostruosamente -enormi, assumendo apparenze di spettri minacciosi che incedessero su -le acque. Giuliano non potè trattenere un brivido. L'amante si chinò -su lui e, nell'ombra, lo strinse tutto nel profumo delle sue braccia -e lo baciò voluttuosamente all'angolo della bocca. E nel piacere si -abbandonò su l'amato, esausta per un sol bacio. - -Ma tutto il dramma della sua vita era riapparso per quel bacio -inopportuno allo scrittore. In un baleno, un'altra notte oramai lontana -gli riapparve, un'altra donna si appesantì su lui, altre braccia lo -strinsero ed un altro profumo lo inebriò, un altro bacio più casto, -bacio di vergine, venne a posarsi, fiore incoscientemente irrequieto -di voluttà, all'angolo delle sue labbra. L'assente riapparve con tutto -il lugubre manto della sua lontananza e del suo lutto e la donna così -ardentemente amata, ch'egli adesso serrava fra le braccia, ancóra una -volta gli sembrò un'estranea ed una fatale nemica. - -Erano su la laguna libera, fuori dell'incubo del canale spettrale. Gli -amanti tacevano: Giuliano era di nuovo prostrato nella sofferenza. Non -più gli apparve la luna fra le nubi e le stelle come una perla immane -fra manti di neve e mirifici lampadari; gli sembrò invece una lampada -funeraria accesa fra drapperie luttuose avanti al manto nero e trapunto -d'oro di un colossale catafalco. Non più Venezia gli apparve come un -regno di fate tra i riflessi dei lumi del Canalazzo e lo splendore -delle luci tremolanti a San Marco e su la Riva degli Schiavoni; ma -quelle luci e quei riflessi e quei lontani edifici gli sembrarono una -processione interminabile di cerei funebri e di bare. I gruppi di lumi -alla Giudecca o a San Giorgio non gli apparvero più come prodigiosi -fiori di luce, come radiose ghirlande; ma gli sembrarono torcie di -lutto e di morte lacrimanti intorno a una tomba. - -Con la voce tremante e soffocata egli ordinò al gondoliere di tornare a -terra. - - -Pochi minuti dopo gli amanti erano seduti al caffè Florian, sotto le -Procuratie, in una di quelle piccole ed eleganti salette tutte piene -di specchi e di figure allegoriche: essi vi cenavano senza appetito -e senza allegria. Lo scrittore aveva ordinato dello _champagne_ e ne -beveva numerose coppe per stordirsi, per inebriarsi artificialmente -e liberarsi dall'incubo orribile che poco prima sul mare gli aveva -ghiacciato il sangue nelle vene. Claudina lo lasciava fare e sorrideva, -ignara, di nulla sospettosa. Nei suoi occhi brillava il sogno -della prossima notte d'amore. Non ostante quella gaiezza forzata e -artificiale, il dissidio s'era aperto del tutto, pieno di minaccie. -Verso la notte d'amore che si preparava, ella guardava con impazienza -palpitante e con fremiti di delizia, mentre l'amante vi si preparava -come ad un supplizio inumano. - - - - -VI. - - -Il movimento mattutino su la Riva degli Schiavoni li svegliò per tempo. -Poichè la sera innanzi avevano dimenticato di chiudere le imposte, un -gaio sole primaverile si rifletteva negli specchi, metteva bagliori -argentei su la toeletta dove i ninnoli personali di Claudina erano -confusamente gettati, faceva scintillare i capelli d'oro della giovane -donna sul candore degli origlieri. Quel bel sole pieno li ingannò su -l'ora, così che Farnese si levò per il primo e passò nel salottino -contiguo e poi nella sua stanza, a fine di lasciare in libertà Claudina -nelle molteplici delicate cure della sua persona. Ei si vestì in -fretta, con l'anima piena di un rigoglio di primavera. Le tristi -visioni e le funebri imagini della sera prima erano omai lontane. Il -mondo gli appariva roseo e giocondo, poichè tutti i cupi pensieri -erano lunge da lui. Tornò nel salottino contiguo che gli avrebbe -servito da gabinetto da lavoro; alla finestra guardò la gente passare -gaiamente per la Riva degli Schiavoni, mentre su la laguna e nel Canale -le gondole guizzavano, prive del lugubre e misterioso felze, avendo -anch'esse un'apparenza gioconda per i freschi e chiari colori degli -abiti e dei cappelli e per le giacchette primaverili degli uomini che -le occupavano. Poichè Claudina tardava, ei si ritrasse dalla finestra, -prese su la tavola un romanzo che Claudina doveva avere in lettura, -come l'indicava un esile segnapagine d'argento cesellato, semplice ma -bellissimo ricordo di uno dei suoi molti trionfi d'attrice. Giuliano -lesse qualche pagina del romanzo. Dalla stanza di Claudina gli giungeva -il rumore di porcellane smosse ed urtate, uno sciacquìo di acque, il -sottile profumo di odorose acque di lavanda. Socchiuso il libro, egli -pensò il bel corpo di Claudina fremente e la delicata pelle increspata -leggermente sotto il brivido di quelle acque fredde e profumate. Un -desiderio di voluttà gl'inebriò il sangue, al momento in cui Claudina -entrava nel salotto, avvolta in un accappatoio di flanella _crême_, coi -bei capelli d'oro ancòra umidi e scintillanti, tutta fresca e vibrante -ancóra; e questo desiderio di voluttà si raddoppiò e vinse, quando la -giovane donna si precipitò con un atto irresistibilmente appassionato -su lui e con le labbra convulse e palpitanti cercò i suoi baci. - - -Pochi minuti dopo Giuliano era seduto al tavolo da lavoro, avendo -innanzi a sè un mucchio di fogli ancóra candidi. Claudina era seduta -presso di lui, intenta. Ella lo guardava lavorare, guardava la -penna correre sul candore della carta, violarlo coi segni irregolari -della calligrafia da improvvisatore di Giuliano; vedeva lo scrittore -interrompere ogni tanto la sua fatica, fermarsi a guardare il cielo -azzurro nel rettangolo della finestra, con gli occhi attoniti, la penna -abbandonata nella mano destra, mentre la sinistra sorreggeva la faccia -dove un'espressione di inquietudine e di scontento si manifestava, a -poco a poco, sempre più intensa. Più volte vide lo scrittore afferrare -i foglietti scritti, lacerarli, gettarli a terra con un gesto d'ira. -Egli ricominciava il lavoro con ardore per poi distruggerlo egualmente. -Infine gli parve più calmo ed il suo lavoro fu per circa due ore -tranquillo e quasi sorridente. - -Egli si levò, passò a Claudina le pagine scritte. Ella le lesse -sorridendo due volte, mentre l'amante poggiato al davanzale della -finestra fumava, inseguendo e rompendo con la mano le azzurrognole e -dense nuvolette di fumo. L'attrice parve soddisfatta di quella lettura. - -— Vogliamo provare? dimandò allo scrittore, avvicinandoglisi. - -Era abitudine per Giuliano di provare ogni scena che scriveva della -nuova commedia, per veder sùbito se essa era nei mezzi di Claudina, -se fosse sotto o sopra il suo valore, se vi fosse da aggiungere o -da togliere, comunque da modificare. Quella scritta poco prima era -l'originale scena con cui il primo atto si chiudeva. Lo scrittore e -l'attrice si sedettero accanto sul divano, tennero il manoscritto -in modo che potessero leggerlo insieme, poichè in quelle prove lo -scrittore faceva la parte e diceva le battute degli attori mancanti. -Claudina teneva in mano il manoscritto quasi con devozione e quando -Giuliano le disse: - -— Comincia; riprendi dalla scena precedente — ella si rovesciò tra -le braccia dell'amante e susurrò con gli occhi socchiusi e le labbra -palpitanti: - -— Come mi sento felice in questi momenti! Noi lavoriamo insieme a -questa bell'opera che già abbiamo nel sangue e nei nervi, questa -bell'opera che dovrà portarci la gloria comune, l'alloro fraterno. Tu -sei il mio maestro ed io sono la tua alunna. Tu sei grande e ispirato -ed io son docile e diligente. Non godi anche tu di queste ore in cui i -nostri spiriti divengono migliori? - -— Comincia, comincia, disse Giuliano leggermente infastidito da quelle -parole di entusiasmo che per essere troppo sincere e troppo spontanee -gli suonavano già nell'anima come un ritornello ben noto. Non perdiamo -del tempo prezioso in inutili quisquilie. - -Claudina, lievemente punta dal tuono irritato e infastidito di -lui, cominciò a dire le sue battute con sicurezza, con calore, con -espressione. Giuliano rispondeva con noncuranza ma con un'innata -abilità di attore. Sovente, nei momenti di allegria, egli si era -dilettato ad imitare per sua moglie, per i suoi intimi o per i -suoi bambini, i più noti attori, le più belle attrici. Egli aveva -un gusto acuto e sicuro. Quel giorno stesso modificava qualche -accento di Claudina, per riuscire a comporre il tutto armonico di -un'interpretazione sobria ed efficace. Più volte l'attrice, corretta -e ripresa, ubbidì docilmente. Ma ad un punto della scena culminante -dell'atto, Claudina ricadde in un suo vecchio difetto, quello di -un pianto falso e manierato che stonava con la semplicità e la -sincerità di tutta la sua recitazione. Giuliano la interruppe ed un -poco infastidito per quel difetto che egli le aveva tante volte ed -invano rimproverato, espresse il desiderio di ritornare a ripetere -quella scena dal principio. Ma Claudina ricadde nell'errore. Due -volte Giuliano ripetette in vano l'esperienza. Il difetto era divenuto -nell'attrice abitudine. Lo scrittore comprendeva intanto, per certi -gesti infastiditi di Claudina e per una piega irritata delle labbra -di lei, che quelle osservazioni e quei dissensi aprivano tra loro -un dissidio spiacevole. E questo dissidio si aprì più tardi troppo -chiaramente, quando verso la fine dell'atto Claudina errò tutta -l'interpretazione di una scena. - -— No, no, Claudina, interruppe allora Giuliano, tu sbagli.... -Guarda: Giovanna non è una donna cattiva e perversa per sua natura. -Gli avvenimenti pretendono che ella sembri tale ed ella si sforza -a sembrarlo. Ma il pubblico finora non sa a che tenersene sul conto -di Giovanna. Ed è appunto con questa scena che tu devi illuminarlo, -fargli scorgere nettamente tutto il fondo buono, dolce ed afflitto -del carattere della mia eroina. Se tu non muti da cima a fondo -l'interpretazione di questa scena, la commedia è inesorabilmente -perduta. Su via, un po' di buona volontà! Ritorniamo da capo: prova e -mettici tutto il tuo ingegno..... - -A Giuliano non sfuggì un gesto di noia fatto da Claudina durante -le sue saggie osservazioni e ripetuto al momento che ricominciava a -recitare la sua parte, pur troppo dandole ancòra l'interpretazione -ch'ella le aveva dato poco prima e che l'autore aveva criticato. Una -certa irritazione cominciò a sorgere in lui, proruppe quando Claudina -dimostrò di non aver voluto o saputo tenere nessun conto delle sue -esortazioni: - -— Ma no, ma no, niente affatto, non è così, non è così.... Devo credere -che tu lo faccia a bella posta. È tutto il significato della scena che -tu falsi in questo modo: è come se tu facessi apparir nero quel che è -bianco..... No, no, è meglio che lasciamo andare, se tu non hai voglia -questa mattina..... Tanto per quel che si conclude.... - -Pazientemente l'attrice, frenandosi, ricominciò. Ma il suo errore, -impercettibilmente corretto, apparì di nuovo. E, poichè Giuliano non -seppe reprimere una mossa d'uggia e di dispetto, ella esclamò: - -— Alla fin dei conti, io ne ho abbastanza. Io la capisco così questa -scena, solamente così. Altrimenti non la sento, non la sento e non la -sento..... Che vuoi farci? Se non sei contento, pazienza! Non sarà poi -un gran male. Se io ti sembro insufficiente, cambierai interprete...... - -— Infatti, ribattè Giuliano punto al vivo, infatti, se tu ti ostini -e non ti correggi bisognerà bene che io cambi interprete, poichè non -voglio mandare la mia commedia al massacro..... - -Era evidente che Claudina, benchè non avesse risposto una parola, -stentava a reprimere e trattenere la sua ira innanzi alla facile -rinunzia dell'autore, che costituiva una seconda persona così estranea -all'amante. Giuliano che camminava a larghi passi pel salotto, -dominando con uno sforzo di volontà le parole e gli atti del suo -dispetto, si sedette ad un tratto risolutamente presso Claudina, la -pregò di riprendere la lettura, di terminare la prova dell'atto. -Ma l'attrice lesse e ripetette svogliata, monotona, grigia, come -se ripetesse una lezione, senza alcun entusiasmo. Ella era ancóra -esasperata da tutto ciò che non era stato detto ma che indovinava -oltre le moderate parole dello scrittore, e non poteva quindi dedicare -a quella prova attenzione ed interesse. Giuliano intanto interpretava -a modo suo quella noncuranza e quella svogliatezza. Era evidente: la -commedia non piaceva a Claudina. Dal principio dell'atto ella non aveva -mai detto una parola di entusiasmo, o più modestamente di elogio e di -simpatia, non aveva nemmeno avuto mai un sorriso di compiacimento. Egli -si era invece sforzato in quel primo atto di stabilire una situazione -limpidamente, senza mezzucci e senza astuzie, dimenticando quanto -più poteva tutte le sue abilità di uomo di teatro. Come spiegare il -silenzio di Claudina? Era ella forse, sotto le sue apparenze di grande -arte e di grande attrice, una commediante come tutte le altre, una -comicarola, secondo il gergo di palcoscenico, che non si entusiasmava -perchè non trovava il pezzo ad effetto ed il pistolotto per l'applauso? -Oppure era meschino e scialbo il suo lavoro, scritto durante quel loro -amore, quel loro sogno ambizioso dell'alloro fraterno? Ciò gli parve -più probabile. Immediatamente alcuni difetti ch'ei già aveva notato nel -corso dell'atto gli apparvero più gravi, sostanziali e irreparabili. -Quel che gli era apparso bello, gli sembrò mediocre; quel che gli era -apparso vivace, gli sembrò fiacco e slavato; quel che gli era apparso -passabile, gli sembrò orribile e stupido. Tutto l'atto si stritolò -sotto i colpi della sua critica inesorabile. - -Claudina intanto era giunta alla fine. L'amante attese in ansia -qualche tempo una parola, un sorriso. Niente: ella rimase immobile, -imbroncita. Allora Giuliano si convinse che il suo lavoro doveva essere -veramente destituito d'ogni valore. Ma come mai ciò era avvenuto? Ei -ricordò le sue ore passate di lavoro, benedette dall'ispirazione, rese -feconde dall'ingegno; ricordò i successi trionfali che avevano seguito -quelle ore pensose. Come mai ei si era così isterilito? Eran forse -l'agitazione della sua anima, il rimpianto dei lontani, le memorie -di un altro amore vissuto sotto quello stesso cielo, le angoscie del -suo instabile cuore così dolorosamente combattuto da tanti sentimenti -contradittorii, che gli toglievano la forza e l'ispirazione, il tesoro -del suo ingegno fino ad allora così sontuosamente goduto? Ancòra una -volta Claudina gli apparve come un'avversaria. Confrontò a lei che gli -toglieva energia ed ingegno, isterilendo la sua ispirazione, il dolce -influsso di Beatrice la quale nelle ore lontane aveva così soavemente -propiziato e nobilitato il suo lavoro, rimanendo lunghe ore seduta -presso di lui, a leggere o a lavorare, col suo bel volto amoroso e -soave. Un'ira irragionevole lo afferrò. Il letterato s'impose, ed -allora l'uomo e l'amante scomparvero in presenza di quella orgogliosa -ed esuberante personalità. Egli temette d'aver perduto per sempre -la gioia della sua arte. D'un tratto, in presenza di Claudina muta -ed impassibile, quella irragionevole ira, che poco prima egli aveva -sentito sordamente gonfiarsi nella sua anima, dettò tristi parole: - -— Bene, bene, lo so, gridò rivolto a Claudina. Io non ho più ingegno, -non valgo più nulla, sono un cervello esaurito. Io devo essertene -grato, esclusivamente grato a te, mia cara. E ti ringrazio di avermene -avvertito così affettuosamente, con il tuo silenzio, con la tua -disubbidienza alle mie osservazioni. Grazie, grazie.... Lo so anch'io, -me ne sono accorto anch'io che questa roba non è che una porcheria, -una volgarità senza senso e senza gusto. Eccolo qua il tuo bel sogno -dell'alloro fraterno.... Ecco, eccone i frutti.... E di tutta questa -cartaccia, tieni! guarda il caso ch'io ne faccio, guarda..... - -Afferrò i fogli della commedia ch'egli aveva ancòra nelle mani -convulse, li sbrandellò in mille pezzi e li gettò per la finestra. -I brandelli di carta — brandelli del suo pensiero e della sua anima -— si sparpagliarono, caddero mollemente nel Canale, come fiocchi di -neve, portandosi via tante illusioni e tanti sogni, lasciando nella -sua anima tanto dolore. Ei si rivolse. Claudina, attonita per il -gesto di lui, affranta per le sue parole, non ebbe la forza di fare -un gesto o un passo o di pronunziare una sillaba. Lo scrittore, che -aveva fatto un così crudele sacrificio, interpretò male quel silenzio -e quell'immobilità. Ancòra una volta ella gli apparve come una -inesorabile avversaria, oramai smascherata. Disperatamente, ei si morse -a sangue le dita per trattenere le offese che gli salivano irreparabili -alle labbra ed uscì dalla stanza, con le lacrime agli occhi e l'anima -in angoscioso tumulto, sbatacchiando la porta. Ed a Claudina parve che -con quella porta si fosse chiuso anche l'orizzonte luminoso che le -mostrava fino a quella mattina, e così splendido e così inebriante, -il suo bel sogno in fiore, quel bel sogno che per la prima volta le -apparve come un miraggio lontano. - - - - -VII. - - -Quando discesero a Burano, su la piazzetta della chiesa, gli amanti -sentivano di essere in uno di quei fuggevoli momenti di completa -armonia che anche l'amore più irrequieto, più febrile e più combattuto -sa talvolta trovare. In quello smagliante pomeriggio di sole era ben -lontana dalle anime loro e dai loro mutevoli cuori l'angoscia suprema -che già tante volte li aveva affannati, durante quel loro soggiorno -a Venezia, il quale già si prolungava da due settimane. Si volsero -a guardare l'orizzonte. Venezia in lontananza aveva chiarori lunari -di perla e vividi splendori di ori. Il cielo d'un azzurro sfarzoso -diveniva madreperlaceo quanto più s'incurvava verso oriente; e quanto -più, ad occidente, tracciava la sua sublime curva sino ad incontrare -la superficie delle acque, diveniva d'oro e di sangue. Non una voce -saliva dal mare. Il medesimo silenzio signoreggiava la piccola isola; -solamente un organetto gemeva in lontananza un'ingenua aria di vecchia -opera. Da quel paesaggio di luce e di calma, una grande pace luminosa -discendeva nei cuori. - -— Vogliamo andare a visitar la fabbrica di merletti? dimandò Giuliano. -È una vera oasi di poesia. - -— Andiamo, mormorò Claudina e s'appoggiò al suo braccio, amorosamente. - -Entrarono nella fabbrica. Pareva a loro di traversare le sale di un -convento, tale era la quiete che vi regnava. Quelle sale imbiancate a -calce, con ai muri qualche ritratto della regina Margherita o qualche -imagine pia o qualche quadro contenente dietro il riparo del vetro la -fragile e spumante grazia degli antichi merletti veneziani, avevano -veramente un aspetto monastico. Il sole entrava a fasci di luce bionda -e gioiosa dalle grandi finestre aperte e sollevava un pulviscolo -d'oro in quelli stanzoni. Da alcuni rosai, tutti in fiore e prossimi -alle finestre, giungeva un profumo delicato, molto penetrante, che -aggiungeva un altro fascino di poesia al delizioso quadretto e che -sembrava profumare primaverilmente il tenue lavoro intorno al quale -andavano e venivano, come chiare farfalle, le dita snelle ed agili -delle giovani merlettaie. - -E tutte quelle mani, quelle piccole mani delicate, alcune delle quali -sembravano mani di principessa o di fata e non di umile operaia, quelle -mani, quasi rese fini e tenere dal loro squisito lavoro, andavano -e venivano, quasi impalpabili, tiravano gli aghi, aggruppavano i -fili, aprivano magiche corolle, sontuosi emblemi, ricchi disegni, -favolose figure, ornamenti di messale, tra le maglie del merletto; si -arrestavano, distendevano il merletto già fatto e i fili per quello -ancòra da fare, e agilmente, squisitamente, riprendevano la loro corsa -operosa, andavano, venivano, giravano, voltavano, si riprendevano, si -arrestavano indecise, si slanciavano di nuovo all'opera, accompagnate -dagli occhi attenti, rapidi, irrequieti, mentre le labbra sorridevano -poichè il cuore ed il pensiero erano forse lontani, fuori, laggiù, in -quell'onda di luce, in quello splendore di sole, tra quelle rose, quel -mare, quel cielo sereno, tutte quelle prime meraviglie della nuova -estate veneziana.... E il sole accende quelle capigliature bionde, -rosse, castane e brune di mille riflessi, di mille lucentezze, di -mille splendori. E i bei capelli d'oro che sembrano usciti dal fastoso -pennello di Paolo Veronese e i capelli fulvi, evocazione suggestiva -delle superbe figure tizianesche, scintillano e riscintillano sotto -quei raggi, quando le teste feminili s'agitano, quando le operaie -sollevano i loro pallidi visi per riposarsi dal lavoro o per guardare -un visitatore, per rispondere a una domanda o per accompagnare il volo -amoroso di un loro pensiero che va verso un lontano..... - -In una stanza più piccola erano sette od otto giovani operaie, intente -a lavori più fini, più difficili, più delicati ancòra. Il sole entrava -dall'alta porta vetrata che si apriva su un giardinetto pieno di rose -ed avvolgeva le fanciulle di una carezza bionda. Silenziosamente, -frettolosamente, il loro lavoro procedeva. Su la tavola era distesa -la pompa di quei merletti, l'eleganza delle _guipures_ in seta ed oro -filato. - -— Io penso al destino di tutti questi merletti, diceva Giuliano -all'amante. Essi sono stati fatti da queste povere giovinette, in -silenzio, tra tutti i loro sogni e le avverse realtà, tra tutte le -irragionevoli malinconie e le improvvise gioie dei loro vent'anni. -Esse sono, così, state prodighe della loro arte per abbellire la vita, -per abbellire la gioia e l'amore degli altri. Pensa quanti di questi -merletti abbelliranno le donne di piacere e di amore; pensa a quante -voluttà daranno suggestione ed eleganza, quanti letti adorneranno, -quante coltri, quanti origlieri, quanti baci udranno e quanti sospiri -accoglieranno!... - -Claudina sorrideva. Carezzava con la mano quei merletti e quelle trine, -quelle squisitezze fatte con niente. Ella avrebbe voluto possederli -tutti, goderli, adornarsene. - -— Sembra un quadro di Favretto! le disse Giuliano, indicando le giovani -operaie intente al lavoro e Claudina in adorazione di quei merletti. - -Ella non udì e non gli badò, continuando a carezzare con le sue dita -quelle perfette eleganze. E con vero rammarico dovette staccarsene, -quando una maestra della scuola delle merlettaie le offrì di visitare -altre sale, altre sezioni. - -Giuliano Farnese non andò con lei. Rimase ad attenderla in giardino, -col pretesto d'incenerire qualche sigaretta. Quando fu solo, si -avvicinò di nuovo alla vetrata, spiò nella stanza dove le giovinette -lavoravano instancabilmente. Il cuore gli balzava forte nel petto. -Al momento di uscire dalla stanza con Claudina, mentre passavano -innanzi alle operaie, una fra tutte lo aveva colpito. Una strana -rassomiglianza, il richiamo vivente di un altro volto, di due altre -pupille.... Spiò dai cristalli, aguzzò la vista e, ad un tratto, -divenne pallido, vacillò, si sostenne alla maniglia della porta. - -— È una somiglianza perfetta, si trovò a dire a voce alta. - -Pensò di andarsene, di allontanarsi, di sfuggire a quel richiamo -dell'adorata lontana. Il fantasma di lei s'era già tante volte -insinuato fra gli amanti, durante quelli ultimi giorni, che quasi era -divenuto, specialmente per Giuliano, una vera ossessione. Perchè, -dunque, lasciarsi prendere a quell'altro spasimo che lo attirava -irresistibilmente? No, no, poichè quelli ultimi tre o quattro giorni -erano stati tranquilli e sereni, conveniva non interrompere con -una brusca e dolorosa evocazione il loro calmo e dolce fluire.... -Questo Giuliano sentì in pochi secondi e volle fuggire, ma, poichè -egli vacillando s'era appoggiato alla maniglia, la porta vetrata si -era aperta, gli sguardi delle ragazze e della sorvegliante si erano -diretti verso di lui per vedere chi entrava. Giuliano, lì per lì, -vinto dall'emozione, non seppe trovare un gesto o una parola, e dovette -entrare - -— Vorrei comprare alcuni di quei merletti, disse Giuliano per spiegare -la sua ricomparsa alla sorvegliante. È qui che devo rivolgermi o alla -direzione? - -— No, signore, rispose la sorvegliante, noi non siamo autorizzate -a vendere. Bisogna che si rivolga ai negozî, dall'altro lato della -scuola. Del resto, la maestra che ha accompagnato or ora la sua signora -potrà darle meglio di me le spiegazioni necessarie. - -— La ringrazio, disse Farnese, e salutò. - -Fece per uscire. Ma, quando fu innanzi alle giovanette una forza -più potente della sua volontà lo trattenne, lo fermò. Rimase qualche -secondo a guardar le agili dita femminili andare e venire, svolazzare -lievi ed inafferrabili. Ma, poichè egli trovandosi di spalle alla porta -impediva la luce, una delle operaie, bionda accesa e scarmigliata, -con due occhi che sembravano còrsi da due fiamme, gli disse in puro -veneziano e con un delizioso sorriso che illuminò una doppia schiera di -denti candidissimi. - -— _El diga, siòr.... El xe minga trasparente!...._ - -Giuliano, interpellato così vivacemente, si mosse e si trovò faccia a -faccia con colei che gli aveva ricordato l'assente. La giovinetta, in -piedi, misurava approssimativamente, distendendo il braccio sinistro -e fermando la mano destra alla punta del suo naso, la lunghezza del -merletto che le si ammonticchiava ai piedi. - -Lo scrittore guardava intento la giovinetta. La rassomiglianza con -Beatrice era straordinaria; isolandosi dalla cornice di quella stanza -e di quelle altre persone e liberandosi di tutte le angosciose realtà -della sua vita, egli avrebbe potuto confondere con sua moglie quella -povera merlettaia. Se, sotto altre spoglie, ei l'avesse incontrata, -anche in pieno meriggio avrebbe certamente creduto di riconoscere in -lei la lontana. Tutto il dolore tornò nell'anima sua per quel richiamo. -E, pure soffrendone, Giuliano non sapeva levare gli occhi di dosso a -quella giovinetta. Volle parlarle, udirne meglio la voce; cercò qualche -dimanda che non fosse stupida ed invece le rivolse la più sciocca -di tutte. La giovinetta, avendo misurato tutto il merletto, aveva -annunciato a mezza voce: - -— Sono cinque metri, su per giù.... - -Si era nuovamente seduta, mentre Giuliano le domandava fissandola -ardentemente: - -— Ed è tutto lavoro d'oggi, signorina? - -Un'angoscia improvvisa lo assalì nel breve momento che corse fra la -sua dimanda e la risposta che le tenne dietro. Tremò che anche la -voce somigliasse a quella dell'assente. Lo spasimo sarebbe stato per -lui troppo acuto, e forse qualche nuova e spasmodica complicazione -sentimentale si sarebbe iniziata per lui da quella somiglianza -completa. Ma la giovinetta rispondeva: - -— Oh no, no, non creda! Dio lo volesse.... È il lavoro di quasi due -mesi! Se sapesse che lavoro complicato e difficile è mai questo! - -Giuliano provò come un sollievo, appena la giovinetta ebbe pronunziato -le prime sillabe con il suo accento veneziano, con la sua voce un po' -rauca a volte, e a volte stridula così che dava un'impressione molesta -di fastidio, come per lo stridore di una punta metallica sopra un -vetro. Oh no, non era quella la dolce voce d'argento con cui Beatrice -susurrava in altri tempi all'amato le sue più tenere follie d'amore! -Non era quella la carezzevole voce di lei che sapeva così soavemente -profferire il dolce invito del sentimento all'affettuosa scherma delle -frasi amorose! - -Giuliano era in procinto di rispondere alla giovinetta, quando una mano -si posò, quasi inavvertita, sul suo braccio. Fu il sottile profumo di -quella mano che lo avvertì della nuova presenza. Si volse. Claudina era -innanzi a lui. - -Subito ei s'avviò per uscire. Su la soglia si volse per cedere il passo -a Claudina, ma la vide ancòra ferma al centro della stanza, intenta -a fissare la giovine operaia con la quale egli aveva scambiato quelle -insignificanti parole. L'amica lo raggiunse subito. Non si parlarono, -poichè persone addette alla scuola li accompagnavano. Passando innanzi -ad una sala, ebbero di nuovo la visione di quel delicato quadretto -favrettiano, di tutto quello sfarfallìo lieve di candide mani, di tutto -quello scintillìo di chiome bionde e rosse, sotto la calda carezza -d'oro del sole. Discesero nella gondola che li attendeva, mentre un -lieve vento di tramonto portava loro l'ultimo sospiro profumato dei -rosai in fiore. - - -In pochi secondi, dopo qualche vibrato colpo di remi, la gondola si -trovò lungi da Burano, tra il fasto vellutato delle onde verdi-azzurre. -Il sole, ad occidente, tramontava in una gloria formidabile di fiamme. - -Claudina sembrava molto interessata dal meraviglioso spettacolo del -mare e del cielo. Giuliano le disse in proposito: - -— Ti ricordi quella pagina in cui un dolce e suggestivo poeta, -strappato ai versi dalle attrattive del teatro, Maurizio Donnay, evoca -così stranamente questo superbo scenario? Guarda laggiù la flottiglia -delle barche di Chioggia con le loro vele nere, gialle e rosse; guarda -se alcune non rassomigliano davvero a _clowns_ con grandi e variopinte -brache gonfie; guarda se quelle laggiù, laggiù, in fondo, non sembrano -veramente vescovi che incedano sul mare, ricoperti da sontuose -dalmatiche... Oh quel sole che tramonta dietro San Marco! A quest'ora -Venezia, magicamente, ha l'aspetto fastoso e lussureggiante di una -città orientale. Guarda se non è vero che il cielo ed il mare mutano -di colore ad ogni minuto, come due infinite Loïe Fuller che danzino -la danza serpentina.... Quale visione incomparabile! quale apoteosi -trionfale!.... - -L'amica non fece eco a quell'entusiasmo. Lo scrittore allora tacque -e per qualche tempo non si udì che lo sciacquìo dell'acqua rotta dal -ritmico batter dei remi. - -— Eri molto entusiasta della bellezza di quella ragazza, disse a un -tratto Claudina senza guardare Giuliano e mentre un fine sorriso -ironico le sfiorava le labbra. Ho picchiato più volte ai vetri -perchè tu venissi fuori, ma non hai udito..... Eri troppo assorto, -troppo in ammirazione.... Avevi incominciato con lei una così fitta -conversazione, interessantissima, suppongo..... È stato necessario che -io entrassi e ti prendessi pel braccio perchè tu ti avvedessi della mia -presenza..... - -— Ma no, ma no, che vai mai pensando! esclamò Giuliano, dissimulando -con pena nella voce un po' convulsa l'intimo tumulto. Mi annoiavo -fuori, attendendoti. Sono entrato ed ho rivolto a quelle ragazze -qualche domanda sul loro lavoro. Ecco tutto. In quanto alle ripetute -chiamate tu sai bene quanto io sia distratto..... - -Il sorriso ironico scomparve dalle labbra di Claudina. Fissando questa -volta apertamente negli occhi il suo amante, la grande attrice disse -nervosamente: - -— In questi ultimi tempi hai appreso anche a mentire. E nel tempo -stesso la tua consueta prudenza è scomparsa. Evidentemente la passione -opera dei grandi sconvolgimenti nella tua anima..... Tu t'illudi -sempre ch'io non senta, ch'io non veda, ch'io non intenda..... Davvero -tu devi credermi una grande sciocca se hai tanta fiducia nella mia -cecità e nella mia ingenuità..... Ciò non mi lusinga..... Tu devi -sapere al contrario che nulla di quanto tu faccia, tu pensi o senta mi -sfugge..... Con un dono unico delle donne veramente innamorate, leggo -nell'anima tua come in un libro aperto e mi ritrovo tra i laberinti -della tua conscienza, come in un luogo di cui io avessi una conoscenza -perfetta..... - -— Non comprendo a che cosa tu alluda, rispose Giuliano. Io non ti mento -e non ti nascondo nulla, poichè ti amo..... - -Una stridula risata dell'attrice commentò quella protesta. Era una -risata nervosa ed ironica, irritata ed angosciosa, dove si rivelavano -il dolore ed il rancore di quella donna che sentiva ogni giorno più -sfuggirle il cuore di quell'uomo, cui ella aveva donato tutta sè -stessa, follemente. - -— Credi tu ch'io non abbia ben guardata quella ragazza che aveva -saputo destare in te un così vivo interesse? Credi tu — continuò -implacabile l'attrice — ch'io non abbia trovato come te in lei una -impressionante somiglianza con una persona che da qualche tempo ti -è divenuta tanto cara?... Oh, Giuliano, come siamo giunti presto a -questo epilogo doloroso..... Io ti comprendo, ti comprendo...... Ma ti -vorrei più leale e più energico..... Dovresti confessare francamente -di non amarmi più, abbandonarmi, partire stasera stessa, se il tuo -desiderio te lo consigliasse..... Così, tu ti avvilisci tanto ai miei -occhi..... Il nostro amore, un giorno ardente, è ridotto oramai alle -viltà e alle bassezze, ai ripieghi e alle menzogne di un matrimonio mal -riuscito..... - -Giuliano proruppe. Chiamando a raccolta le ultime forze della sua -passione agonizzante, soffocando violentemente la voce onesta della sua -conscienza, egli disse a Claudina le più dolci parole d'amore, seppe -trovare le più lusinghiere e rassicuranti proteste, tentò d'incantarla -con le più soavi promesse di fedeltà e d'ardore. - -— Non ti credo, non ti credo, rispondeva Claudina..... tu menti -ancòra..... Non pretendi forse che quella ragazza non ti aveva -ricordato nessuna altra donna? Oh, come sai mentire, come sai -mentire!.... - -Lo scrittore sentì ch'era impossibile di convincere Claudina alle sue -menzogne ed ai suoi inganni. Volle essere sincero, le disse che quella -rassomiglianza aveva colpito anche lui, ammise che il richiamo doloroso -dell'assente facesse alle volte emigrare verso altri luoghi il suo -povero cuore..... - -Quale oscuro dramma avvenne allora nell'anima di Claudina? Tutti i suoi -sogni e tutto il suo passato dovettero tornare al suo pensiero ed alla -sua memoria. - -Il passato dovette in lei confrontarsi al presente e questo a sua volta -con l'oscuro e dolente avvenire. - -— Ebbene, ella esclamò, per sentirmi dir questo, per sapere che tra le -mie braccia tu chiudi gli occhi e ti illudi di baciare un'altra donna -che ami, io ho dovuto darti quanto avevo di mio, di intimamente mio, -tutti i miei sogni, tutto il mio ideale, tutto il mio avvenire!... -Oh, in verità, non ne valeva la pena.... non ne valeva la pena, se si -doveva giungere agli affanni e alle miserie che ora ci angustiano. -Il nostro sogno ci ha tradito, forse, e la sua realtà mi appare di -giorno in giorno sempre più lontana.... Ecco: tu mi hai presa così, -per capriccio, per piacere, ed ora che il capriccio è soddisfatto ed -il piacere diviene monotono, tu ti avvilisci sotto il peso delle mie -catene e sogni e desideri, per amor di novità, le delizie e le gioie -indulgenti del focolare domestico! - -L'ultima frase era stata pronunziata con una così sprezzante ironia -che Farnese ne risentì un'emozione violenta. Il dolore e la passione -trasfiguravano interamente l'innamorata. Ella, che sempre aveva avuto -rimorso per il male fatto a Beatrice, aveva adesso saputo trovare una -frase ed un accento che rivelavano l'intima angoscia ed il risentimento -della sua anima calpestata. Traversava uno di quei parossismi -sentimentali in cui, sotto la sferza della passione non corrisposta, -la creatura più tenera e mite diviene crudele e despota. Sembrava a -Claudina, in quel momento, di non amar più Farnese e non imaginare che -appunto allora il suo amore per lui era asceso al più alto fervore. - -Su la Piazzetta, appena discesi dalla gondola, gli amanti si fissarono, -senz'ombra d'amore, muti e taglienti come due avversarii; e ad entrambi -parve d'essere oramai due nemici irreconciliabili. Giuliano, che non -aveva trovato, stretto com'era dall'emozione, una frase definitiva -da rispondere alla volgare ironia di Claudina, sentiva impossibile -la continuazione di quel colloquio. Anche l'attrice dovette avere la -medesima sensazione, poichè innanzi a San Marco disse allo scrittore; - -— Io torno all'albergo. Tu non ti dar pensiero: vieni quando ti -pare..... - -Prima che Giuliano avesse pensato a trattenerla, ella s'allontanò -vivamente tra la folla variopinta di ufficiali, di giovani eleganti e -di forestieri che gremiva la piazza, le Procuratie, i mille tavolini -dei caffè. - -A stento ella tratteneva le lacrime. Camminava tra la folla, spedita -ma con un passo a momenti incerto e titubante, poichè il sottil velo -di lacrime distesosi su le sue pupille le appannava la vista; ed -inoltre ella serrava le palpebre, temendo che le lacrime avessero a -scivolarle lungo le guancie. Passò sotto i portici del palazzo ducale, -percorse un breve tratto della Riva degli Schiavoni. Giunta all'_Hôtel -Danieli_ la sua tristezza, forse perchè ne tratteneva lo sfogo, aumentò -grandemente. Quasi di corsa ella passò innanzi ai _grooms_ ed ai -camerieri per nascondere l'emozione che le faceva tremare convulsamente -le labbra impallidite. Ma, appena giunta in camera sua, senza avere -nemmeno la forza di far scattare la chiavetta della luce elettrica, -ella fu vinta e dovette lasciarsi cadere su una poltrona, rompendo in -un pianto desolato. Lo sforzo nervoso, ch'ella aveva dovuto fare per -frenarsi fino ad allora, la lasciava senza energia e senza volontà; il -suo dolore solo prorompeva in quei desolati singulti, che risuonavano -così tristemente nella grigia penombra di quella stanza che tante volte -aveva udito i sospiri del suo amore e della sua voluttà.... - - -Giuliano intanto, abbandonato tra la ignota folla crepuscolare di -piazza San Marco s'era diretto verso le Procuratie, a passo lento, -tutto assorto nel dolore dispotico delle sue nuove angoscie, da -cui nulla poteva distoglierlo. Poichè non ogni sentimento eletto e -nobile era morto in lui, egli sentiva, questa volta profondamente ed -intieramente, il lacerante rimorso per l'inutile male fatto per sempre -a Claudina. Con quale sguardo di muta disperazione e con quale passo di -vittima vinta che s'approssima all'ultima tortura ed al colpo supremo, -ella lo aveva lasciato allontanandosi verso la Riva degli Schiavoni! -Egli era stato sul punto di correrle dietro, per raggiungerla, per -prenderle il braccio, chiamarla e dirle: — «Vieni, vieni, io ti amo. -Tutte queste sono follie. Dammi tutto il tuo cuore, prenditi tutto il -mio, che è tuo, tuo, interamente e per sempre tuo, mia povera buona e -dolce Claudina!» Ma ella già voltava all'angolo del palazzo ducale e lo -scrittore ebbe scrupolo di compiere quell'atto inconsulto, temette che -qualcosa di quella scena banale potesse essere osservata da un passante -curioso. - -Non deplorò, poco più tardi, quella risoluzione, dopo che fu passato -il primo momento di distacco in cui solo la pietà e l'emozione, sempre -eloquentissime nel suo povero, generoso ed irrequieto cuore di poeta e -di uomo buono, avevan parlato suggerendogli quella clemenza bugiarda, -che poi divien crudeltà, quella finzione pietosa che poi diviene -inesorabile cruccio, quella debolezza incoerente che poi renderà più -desolato e più vile il dissidio quando, fatalmente, dovrà per un'altra -volta riaprirsi. Mai come in quella sera, il fantasma di Beatrice era -riapparso inquietante e dispotico nell'anima di lui. Una donna che -passava coi suoi bambini gli rammentava certi pomeriggi primaverili, -quando egli, salendo al Pincio verso il tramonto dopo una giornata -di fecondo lavoro, incontrava l'adorata lontana che ne discendeva col -suo passo signorile e un po' languido, mentre innanzi le due creature -bionde, stanche oramai di tanti giuochi e di tante follìe, camminavano -con arie assorte di persone serie e molto gravemente preoccupate. -E nulla era pel cuore di Farnese più dolorosamente spietato di quei -continui richiami di tutto quel suo piccolo mondo lontano, e forse per -sempre perduto. - -Forse per sempre perduto! La mesta parola di dubbio e di timore -ritornava sempre più frequente nell'anima del poeta, come il grigio -e malinconico ritornello di una canzone ch'era dolce e soave e che -non udremo mai più. Forse per sempre perduto! Era possibile che -tutto l'edificio della sua vita e della sua famiglia dovesse così -andare irremissibilmente distrutto per la follìa di un giorno, per la -risoluzione sconsigliata di un'ora di abbandono?... Ei non poteva, ei -non voleva crederlo... Ed ora? Quale destino gli si riserbava? Ora che -l'amore per Claudina era svanito, come un profumo troppo lieve ad un -vento troppo forte; ora che il loro sogno di gloria fraterna appariva -ad entrambi come un dolce miraggio lontano, ma nulla più che un -miraggio; ora che Claudina aveva chiaramente veduto quanto l'anima di -Giuliano le fosse estranea e lontana; ora che ella, con le sue ultime -ironie di quel giorno si era risolutamente svelata come un'avversaria -decisa a non lasciar campo alla pietosa menzogna ed all'inutile -inganno, che cosa poteva egli fare? Oh, ritornare, ritornare a Roma, -gettarsi ai piedi dell'offesa creatura, dirle quanto l'amasse e quanto -avesse sofferto e come espiato; averne, come una nuova benedizione di -pace e di fortuna su la sua vita e pel loro comune destino, il dolce e -generoso perdono, l'assoluto oblìo! - -Ma come poteva egli presentarsi a Roma, inaspettato, così? Gli sarebbe -stato solamente possibile, senza bisogno di scandalo, vedere sua moglie -e parlarle? E avrebbe ella acconsentito ad udirlo, ella che fino a quel -momento lo sapeva con quella sua amante, in viaggio, forse dimentico, -certamente felice? Le poche lettere ricevute da Loredano non eran tali -da confortarlo su le probabilità di perdono e di oblio che le parole -di Beatrice consentivano di considerare. In quanto poi alle lettere -ch'egli aveva scritto al cognato e nelle quali, specie in quelle -ultime settimane, egli aveva transfuso tutta l'intima angoscia e tutto -l'oscuro rimpianto del suo povero cuore senza più speranza di pace e -di gioia, in quanto a quelle lettere, chi sa se Loredano aveva stimato -opportuno farle leggere a Beatrice? E in caso affermativo, chi sa se -la povera donna vi aveva prestato fede? Disillusa com'era, ella aveva -forse sospettato che quelle lettere — scritte invece col cuore in mano -e senza bugiarde preoccupazioni di stile e di effetti da raggiungere — -fossero state abilmente studiate e composte per toccare i più sensibili -angoli del suo cuore, per impietosirla e commuoverla? - -Era follìa, dunque, sperare in un così pronto perdono, in un così -rapido e piano ritorno alla vita del tempo passato. Egli entrò al -caffè Florian ed in una di quelle salette tutte luccicanti di specchi, -luminose di lampadarii e fastose per gran numero di pitture e di -mosaici, scrisse a sua moglie una lunga lettera, una lettera spontanea -e profonda ove mise tutto il suo cuore, con tutte le sue più sincere -parole, confessò tutto il suo pentimento, disse tutti i suoi spasimi, -tutti i suoi rimpianti, tutte le sue agonie, osò esternare tutte le -sue speranze e tutti i suoi sogni, invocando il perdono umilmente con -preghiere suggestive ed eloquenti; e vi mise l'anima sua e tutto il suo -infinito dolore; e vi mise tutta la sua conscienza ed il suo pentimento -e i suoi nuovi propositi; e vi mise tutto il suo cuore con tutta la -tenerezza di cui era capace. - -Uscì dal caffè, deliberato a recarsi a piedi alla posta centrale perchè -quella lettera partisse la sera stessa per Roma. Un barlume di fiducia -rischiarava l'anima sua. Avendo messo in quei fogli di carta tutte le -sue miserie, Farnese ne sentiva il suo cuore quasi sollevato. Ma, poi, -a mano a mano che procedeva nel suo cammino, il dubbio e l'inquietudine -riapparivano, così che quando si trovò a traversare un breve ponte, -solitario in quella sera incipiente, si arrestò perplesso, vinto -dall'irresolutezza, schiavo dei nuovi suoi dubbii. - -Allora Farnese si appoggiò al parapetto, rimase lungamente a fissare -quell'acqua bruna. Innanzi a lui si stendeva il canale, come un lungo -nastro di amoerro verdone che rilucesse, or si or no, alla vicenda -di qualche riflesso. A poco a poco l'ombra della sera ricopriva ogni -cosa; tra quelle penombre scomparivano le linee dei palazzi, le gondole -nere, i brevi marciapiedi, le slanciate curve degli altri ponti, che -sfumavano sempre più, quanto maggiori erano le lontananze, divenendo -sempre più pallidi e meno precisi. E a poco a poco, come file di ceri -mortuarii, le ultime fiammelle dei lampioni si accesero, traforarono -di punti e di disegni luminosi i fitti manti di crespo nero che le -tenebre avevano oramai disteso su tutte le cose. Qualche architettura -di riflessi si delineò in lontananza, qualche bizzarro geroglifico -di punti luminosi apparì su la curva di un ponte. E da tutta Venezia -nessun rumore giungeva. Solo quei punti d'oro talvolta, ad un lieve -vento d'estate, palpitavano. - -E Farnese, sempre appoggiato al parapetto, curvo a fissare il nastro -bruno del canale dove ora brillavano in striscie luminose i riflessi -di quei punti d'oro, sentiva che era vano sperare nel perdono e -nell'oblìo. Quella lettera non avrebbe trovato in Beatrice la via -del cuore, poichè la diffidenza oramai gliela precludeva. Egli non -sarebbe stato creduto.... Inutile allora avvilirsi! Lacerò la lettera a -brandelli, lasciò cader questi, lentamente, nel canale sottostante. E -poichè era e sentiva di essere un poeta, ei ricordò che in altre sere -lontane, o da un ponte come adesso, o dalle finestre di un palazzo -ben noto, egli aveva guardato insieme ad una donna tanto amata le -increspature di quell'acqua, che sembravan ricami. Nulla gli diceva -allora che tante angoscie della sua vita, narrate e rivissute in quei -brandelli di lettera, vi sarebbero cadute, tristemente, in una sera -d'abbandono e di smarrimento, tra un glaciale silenzio e sotto il bieco -riflesso di quei lumi d'oro che sembravano ceri accesi su uno sfondo di -gramaglie.... - - - - -VIII. - - -Il tempo passò. Dopo una pace ch'essi sentivano di breve durata, pace -ottenuta con una riconciliazione ch'era stata affrettata dai loro più -umili istinti, il soggiorno di Venezia era divenuto insopportabile -agli amanti. Era stato questione tra loro di una breve permanenza a -Siena. Ma Giuliano aveva temuto un nuovo assalto doloroso da parte -delle sue più soavi e pure memorie. E proprio in quei giorni gli era -pervenuta una lettera in cui Loredano si mostrava minutamente informato -della loro vita veneziana. Evidentemente essi erano spiati. Non era -prudente, dunque, rimanere in Italia, dove troppi occhi li conoscevano. -Era meglio recarsi altrove, lontano. Giuliano stimava così d'essere -utilmente prudente. Quando ei fosse stato lontano, quando occhi che -lo conoscevano non avessero più potuto spiare i suoi passi e i suoi -sorrisi, meno probabilità si offrivano che giungessero a sua moglie -notizie su quella sua povera vita che, in apparenza, sembrava così poco -quella di un uomo pentito, che soffre e che ama. - -In quanto a Claudina oramai ell'era vinta e avvilita. Ardentemente -appassionata ancòra per Giuliano, sentiva bene com'ella non avesse -più su quell'uomo alcun dominio, se non quello fuggevole e non troppo -nobile dei sensi. Nè quel dominio era sicuro ed intero. Comunque, poi, -non era quello cui l'attrice aspirava. Oh, come era lontano e diverso -dal suo bel sogno sfogliato, dal luminoso miraggio della sua vita e -della sua arte oramai per sempre dileguato! Innamorata, ella non sapeva -rinunziare a Farnese. Pur sentendosi avvilita da quelle carezze e da -quei baci, che a volte le sembravano freddi e pietosi come se fossero -un'elemosina di clemenza e di pietà, ella s'avviticchiava all'amante: -e tutto il suo mondo era ancòra per lei negli occhi di lui; e tutto il -sogno era su la sua fronte; e il suo più soave asilo era per la povera -innamorata quell'instabile cuore di uomo. E nelle lunghe notti insonni, -ella era paga di poter posare il suo volto sul cuore di lui, quantunque -sapesse che forse batteva per un'altra. Ma si sentiva contenta di quel -tepore, di quel riflesso d'amore, sentiva batter quel cuore sotto la -sua tempia e le bastava; e, chiudendo gli occhi, tentava di obliare che -quel cuore non pulsava per lei, che non era più suo. Così ella aveva -seguito Giuliano in tutte le sue irrequiete peregrinazioni, docilmente, -supplice schiava che lo fissava negli occhi per ritrovarvi un richiamo -anche pallido dell'amore d'un tempo... - -Da Venezia erano andati nell'Engadina, e dall'Engadina a Aix-les-Bains; -e poi a Lucerna, e su i laghi italiani ed infine a Saint-Moritz. Il -vedere o il rivedere uomini e luoghi ignoti o poco noti distraeva gli -amanti dalle loro preoccupazioni avversarie. Passavano, così, giornate -intere in cui il paesaggio o l'arte costituivan la loro unica comunione -di sentimenti. E quando, a sera tarda, rientrati all'albergo, dopo una -cena frettolosa durante la quale riepilogavano le impressioni della -giornata, gli amanti rientravano nelle loro camere, erano già troppo -stanchi per cominciar querele e dibattiti. Solamente qualche bacio -era scambiato fra i due, mentre intrecciavano le loro carezze, senza -parole. - -Ma il dissidio si riapriva talvolta, quando Claudina voleva costringere -lo scrittore a lavorare intorno alla futura commedia su la quale essi -avevano un dì raccolti tutti i loro sogni di gloria. Il miraggio, -benchè più pallido e più lontano, ritornava qualche volta ad attrarre, -ingannevole e fuggevole, la grande attrice. Ma l'amante non si prestava -più a quella illusione. E con parole dure e indifferenti rompeva -l'incantesimo, senza pensare che una pietosa menzogna avrebbe offerto -ancòra a Claudina qualche soave sorriso. Ma egli soffriva troppo, -sentiva il suo ingegno troppo vincolato e diminuito sotto il peso -di tutti i suoi dolori e nessun ideale d'arte e di poesia sapeva più -illuminare ed accendere l'anima sua. - -Più violento si riapriva il dissidio quando da Roma giungeva a -Farnese qualche lettera, qualche richiamo. Durante la sua assenza, -uno dei suoi più intimi amici, quello forse che aveva più comunione -con il suo cuore e il suo pensiero, Andrea di Vele, lo aveva tenuto -informato con lettere frequenti e minute su la vita di Beatrice e dei -figli suoi. Le lettere di Loredano non eran per Farnese quello che -avevan saputo essere le lettere dell'amico suo. Quantunque Loredano -lo amasse come il più fedele e fervente amico, pure egli era sempre -fratello di Beatrice; e, se un po' di partigianeria non poteva essere -esclusa dalle sue parole, questa era naturalmente rivolta verso la -sorella. Per questo eran frequenti nelle sue lettere i rimproveri, i -dubbii, le inquietudini, i consigli troppo facili a chi li dà e troppo -difficili a chi li riceve. Andrea di Vele era invece un cronista fedele -e imparziale. Avendo continuato a frequentar la casa di Beatrice, -era in grado di dare al lontano tutti i ragguagli possibili. E per -Farnese quelle lettere erano un riflesso di quella vita, una comunione -indiretta. E quando quel riflesso era troppo vivo, quella comunione -troppo perfetta, Giuliano sentiva un tumulto scatenarsi nell'anima sua, -poichè il nero drappello dei suoi tristi dolori ritornava lugubremente. -Claudina si risentiva allora di quelle amare tristezze. La disputa fra -gli amanti cominciava. E, minaccioso, il dissidio tornava ad aprirsi. - -E ad ognuna di quelle nuove lotte, che giungevano bruscamente, tanto -più acri e crudeli quanto più i giorni precedenti eran stati calmi -e affettuosi, gli amanti sentivano chiaramente che quella vita non -avrebbe, così, potuto ancòra durare per lungo tempo. - -Più presto di quanto essi avessero sospettato, le circostanze la -troncarono decisivamente. Una lettera di Andrea di Vele era stata -la scintilla che aveva propagata la fiamma. L'amico scriveva che la -piccola Anna Maria era da più giorni inferma e che Beatrice era tutta -in ansia per la salute della sua creatura. La lettera voleva essere -rassicurante, ma, tra le righe, Giuliano aveva ben compreso tutto quel -che Andrea aveva voluto celargli. - -Ah, correre, correre a Roma al cappezzale di quella sua bimba, ch'egli -prediligeva con un affetto quasi esagerato! Ma no, ma no, egli era -inchiodato lì, presso quella straniera; e quella casa lontana dove -la piccina soffriva, quella casa sua gli era chiusa oramai. Un'ira -folle lo invase. Perchè il destino aveva portato tanto dolore sul -cammino della sua esistenza? Perchè aveva sparso tante spine, sotto -un'ingannevole coltre di foglie rosee, su per quella salita della -sua vita, per quell'ultimo tratto che lo separava ancòra dall'altro -versante? E tutta la sua sofferenza proruppe in parole inconsulte -e brutali, quando Claudina ignara biasimò il suo umor tetro e lo -rimproverò per le sue risposte tediate. - -— Va, va, egli le gridò, lasciami solo..... Tu mi hai fatto tanto male -dal giorno in cui ci siamo incontrati..... Va, va, che cosa vuoi di più -dal mio povero cuore?.... - -Dopo una scena violenta, Claudina uscì, discese nel giardino -dell'albergo, sentendo bisogno d'aria, di silenzio e di pace: si gettò -in una carrozza, fece partire il cavallo ad una corsa sfrenata. L'anima -di lei agonizzava. E così potente era il suo dolore che, quando la -carrozza per una voltata un po' brusca o per un capriccio del cavallo -minacciava di ribaltare in quella corsa veemente, ella quasi bramava di -spezzarsi la fronte contro una di quelle pietre aguzze e taglienti che -fiancheggiavan la via. - -La bufera con pari furia s'era scatenata nell'anima dello scrittore. -Dalla finestra, aveva veduto allontanarsi Claudina quasi con sollievo. -Rimasto solo, ei si proponeva di trovare un po' di calma, perchè -potesse riflettere su l'avvenuto, deliberare saggiamente e posatamente -che cosa gli convenisse di fare, in qual modo e con quale intenzione -egli dovesse agire in quel momento della sua vita che forse era -decisivo e che gli appariva come un bivio fatale. Ma qualcuno picchiava -alla porta. Giuliano gridò: - -— Entrate! — e appena ebbe veduto avanzarsi il cameriere con in mano un -vassoio esclamò convulso: — Un telegramma? Per me? - -Il cameriere tese il vassoio e, dopo che Farnese v'ebbe preso il -dispaccio, si inchinò, uscì. Lo scrittore rimase tremante, col -dispaccio in mano, senza avere il coraggio d'aprirlo. Dopo la lettera -d'Andrea di Vele, l'arrivo di quel telegramma faceva sorgere in lui un -assai fosco presagio. Si fece forza, alfine, lacerò il foglio; lesse: - -«Anna Maria piuttosto aggravata — Necessiterebbe tuo ritorno per ogni -evenienza — Ti attenderò dopodomani stazione al primo treno mattutino -— Non allarmarti però, non essendovi finora pericolo serio — Andrea di -Vele». - -Attonito, avendo inteso tutto il recondito significato di quel -telegramma, si gettò su un orario, lo sfogliò: senza attendere il -treno della mezzanotte, v'era un treno alle quattro che lo avrebbe -fatto giungere a Roma una notte prima dell'altro. Chiamò i camerieri, i -facchini, fece chiudere le valigie, le borse. Non mancavano che venti -minuti all'ora del treno. Col cappello in testa, scrisse contro il -vetro della finestra due righe a matita per Claudina su una carta da -visita: - - -«Il telegramma che ti lascio mi chiama a Roma per la salute della mia -creatura. Perdona al padre se fuggo così, perdutamente, senza nemmeno -abbracciarti. Non mi sento più padrone di me stesso. Ti scriverò, ti -telegraferò, cara Claudina.....» - - GIULIANO. - - -Consegnò il biglietto per Claudina al _bureau_, scese precipitosamente -le scale, saltò in una carrozza, in preda ad una agitazione fremente. -Non ebbe un sospiro di sollievo, se non quando si trovò nel suo -scompartimento di prima classe nell'_express_, di cui già i conduttori -serravano gli sportelli, toglievano i freni. - -Quel viaggio di un'intiera giornata fu per lui un'agonia inenarrabile. -Febbrilmente il suo pensiero correva a Roma, alla sua casa, dove forse -Anna Maria moriva in quel momento. La funebre visione passava fosca -nel suo pensiero. Per allontanarla egli pensava a Claudina: imaginava -lo stupore della povera donna, il suo dolore immenso. Una convulsione -frenetica agitava il suo cervello. Passavano stazioni, paesi, città, -egli nulla vedeva. Quel treno direttissimo, lanciato alla velocità -di sessanta chilometri all'ora, gli sembrava per la sua ansia e per -la sua febbre lento e pesante come due bovi che traggan l'aratro nei -solchi. Ogni breve fermata era per lui un nuovo spasimo. Quando i freni -stridevano, una tenaglia torceva nel tempo stesso il suo cuore. Egli -avrebbe voluto morire piuttosto che soffrire quella pena indicibile, -lacerante. Forse la sua piccina agonizzava ed egli era prigioniero -in quel funebre convoglio, che non era veloce, fulmineo come il suo -terrore avrebbe voluto che fosse. - -— Quale espiazione! Quale espiazione! si trovava a dire a voce alta, -ogni tanto, sconsolatamente. - -La sua fronte ardeva, il suo cervello pareva volesse spezzargli il -cranio. Egli poggiava le mani sul suo capo, premeva con tutta la sua -forza, triplicata dall'energia nervosa. A volte vedeva tutto rosso, -temeva di diventar folle. Poi, momenti di dolore silenzioso e più -cocente sopravvenivano. L'agonia si prolungava come un supplizio -inumano al quale le sue povere forze di uomo non avrebbero potuto più a -lungo resistere. - -Provvidamente, verso Chiusi, quando la seconda sera del suo viaggio, -della sua veglia e della sua febbre cominciava a discendere su le -lussureggianti campagne toscane, la fatica e la stanchezza lo vinsero e -lo prostrarono. Il sonno lo prese gravemente: sonno dapprima affannoso -per lugubri fantasmi di lutto e che poi divenne più blando, più calmo, -più riposante. - -E dopo poco, il violento incendio divampato in tutto il suo essere -era sedato, e Giuliano, disteso, dormiva placidamente, mentre dai -finestrini s'insinuava un raggio di luna, che andava a illuminare, su -le sue labbra bruciate dalla febbre, un placido ed ignaro sorriso di -bimbo. - - - - -PARTE TERZA - - - - -I. - - -Uscito dalla stazione e salito in una carrozza, quando il cocchiere gli -domandò a quale via dovesse portarlo, Giuliano Farnese repentinamente -si ritrovò perplesso e indeciso. In un attimo cento decisioni -contradittorie si opposero in lui. Il cocchiere, credendo ch'egli non -avesse udito, rinnovò la domanda. Allora Giuliano risolutamente diede -l'indirizzo di casa sua. Subito dopo, non appena la carrozza si fu -mossa in quella direzione, l'impossibilità gli apparve di presentarsi -a casa sua, a quell'ora ed in quelle condizioni. La grande depressione -nervosa, che aveva tenuto dietro all'eccitazione formidabile di -quel suo lungo viaggio, lo rendeva ora debole ed irresoluto come -un fanciullo. Si trovava a Roma, a notte alta, senza aver prevenuto -nessuno. Passando per Firenze si era proposto di telegrafare ad Andrea -di Vele o a Loredano da una delle stazioni della linea, ma il sonno lo -aveva preso e quando, vicino a Roma, un triste sogno lo aveva destato, -era oramai troppo tardi. - -— No, no, egli pensava, non posso presentarmi così, inatteso; anche -Beatrice può dalla mia venuta improvvisa ricevere una scossa troppo -forte, un'emozione troppo violenta. E anche per la mia creatura, se è -viva, vedermi tornare, così, d'improvviso, può esser nocivo..... - -Mascherava a sè stesso sotto queste considerazioni obbiettive, il vero -sentimento che lo faceva esitare innanzi al compimento immediato del -suo ritorno. Quasi egli aveva vergogna di confessarlo a sè stesso. -E questo sentimento era tutto di timore e di rispetto per Beatrice, -alla quale non avrebbe osato baciare la mano per tema che quel bacio -fosse considerato mendace, alla quale non avrebbe osato dire una sola -parola di umiltà, di pentimento e di dolore per tema di non essere -creduto. Come avrebbe potuto trovarsi solo, dopo tanto tempo, innanzi -allo sguardo certamente sprezzante di quelle care pupille? Poichè -infine, forse, egli era per lei ancòra un colpevole, forse ella aveva -conosciuta la sua vita con Claudina e l'aveva creduta felice, forse -anche non aveva prestato fede alcuna alle promesse, alle espressioni di -dolore e di amore, ai giuramenti che per mezzo delle lettere dirette -a Loredano dovevano esserle giunti. No, no, solo, ei non avrebbe -mai trovato l'energia per riaffrontarla.... Come avrebbe egli retto -allo sgomento e allo spasimo s'ella avesse avuto una sola parola di -ripulsione e di odio, un solo gesto di disamore che gli avesse negato -il perdono? - -— Tornate indietro, ordinò risolutamente al cocchiere. Passiamo -alla ferrovia per depositare al bagaglio queste valigie e dopo -accompagnatemi a piazza Colonna. Ma prestissimo..... - -Una nuova ansia lo assaliva. Andrea di Vele non lo attendeva che -l'indomani mattina. Non di meno, s'egli non aveva la forza di -presentarsi a sua moglie, non poteva però passar la notte senza trovare -Andrea di Vele per aver notizia della sua povera piccina, della sua -cara dilettissima piccola inferma. Un breve rintocco sonoro suonava -l'una dopo la mezzanotte all'orologio della stazione. Dove trovare -l'amico suo a quell'ora? Più probabile gli sembrò che fosse al circolo. -In quanto a Loredano non vi era speranza di trovarlo. Se Anna Maria era -ammalata, certamente egli non si muoveva, durante la sera e la notte, -dal capezzale della nipotina. - -Al Circolo salì precipitosamente le scale, mandò un cameriere alla -ricerca di Andrea di Vele nelle sale da gioco o da fumo, nella sala -di lettura o nella biblioteca. Durante qualche minuto egli rimase in -quell'anticamera, intento a udire le voci di alcuni uomini che nelle -sale continue giocavano. Le formole sacramentali del _baccara_ gli -giungevano ogni tanto: - -— Dò... Carte... Carte... Sette... Nove!... Sette.. Sette: nulla di -fatto! - -Quante sere egli aveva passato in quelle sale, a udire la monotonia -di quelle esclamazioni, a gettare qualche biglietto di banca su l'uno -o l'altro quadro di quel gioco così pieno di emozioni.... Come era -felice, allora: sarebbe uscito in quell'anticamera, avrebbe preso uno -di quei soprabiti appesi lì intorno e una carrozza del circolo lo -avrebbe accompagnato a casa dove i baci di sua moglie lo avrebbero -atteso..... Tutto era finito, oramai. Il cameriere era tornato -dicendogli che Andrea di Vele non era comparso al circolo che per il -pranzo, uscendone subito dopo, prima delle nove. - -Farnese si slanciò di nuovo per le scale, saltò in carrozza, si fece -condurre al caffè Colonna. Da un _groom_ del caffè fece ricercare -Andrea. Intanto egli vedeva, oltre la porta e i cristalli, tutta la -vita elegante e brillante del caffè notturno. Ai tavolini candidi, -scintillanti di argenterie e di cristalli sotto i perlacei fasci -luminosi della luce elettrica, le orizzontali grandi e piccine -cenavano in compagnia di vecchi e giovani, tutti uniformi sotto la -livrea dell'abito nero, tutti uniti nel desiderio di quelle donne. -Qualcuno entrava ogni tanto, reduce da un teatro, da un ricevimento -o da una visita. Giuliano spiava le fisionomie di tutti coloro che -sopraggiungevano. Qualche donna entrava, avvolta in un sontuoso -mantello, seguita da una mezza dozzina di cavalieri dai visi smorti e -dalle spalle curve, sorridente pel piacere del dominio e dell'impero -voluttuoso, moderna personificazione d'una Circe fatale. Qualche _snob_ -entrava anche nel caffè, faceva la parata, sbirciava le donne, beveva -un bicchierino di _cognac_, pagava con un biglietto da cento lire, -occhieggiando qualcuna. - -Oh, quella frivola vita, come aveva potuto egli viverla? Giuliano nel -fondo della sua carrozza attendeva malinconicamente la risposta del -_groom_ che fu negativa. Irrequieto, desideroso di trovare Andrea ad -ogni costo, si fece portare ad altri caffè, ad altri ritrovi, dove -però tutte le sue ricerche riuscirono vane. Tentò allora di bussare -alla casa di Andrea, alla Passeggiata di Ripetta. Licenziò la carrozza -e rimase in mezzo alla via, mentre il trotto del cavallo echeggiava -sempre più lontano, ad attendere che qualcuno rispondesse ai colpi -ch'egli aveva picchiato col martello del portone. - -Tutto fu vano. Il portone non si aprì. Una tortura impreveduta, quella -di un'intera notte di ansia, di timore, di solitudine angosciosa, -veniva ad aggiungersi alle molte che in quei due ultimi giorni avevano -travagliato il povero cuore di Giuliano. Dove recarsi a quell'ora? -Un orologio in lontananza aveva battuto le tre. Un silenzio profondo -incombeva con solenne maestà su la città addormentata. - -Farnese non pensava più a cercare Andrea. Probabilmente l'amico era in -casa, s'era forse coricato per tempo a fine di potersi recare al primo -treno mattutino in cerca di Giuliano alla stazione di Termini. Nessuno -s'era destato nella casa. Dopo un ultimo tentativo lo scrittore decise -d'attendere l'alba, di pazientare finchè il portone si aprisse e gli -fosse possibile farsi udire da qualcuno. - -Passeggiò lentamente per la breve via fiancheggiata da un lato da -tisici alberelli prospicienti il fiume. Il suo passo batteva ritmico e -pesante sul selciato. - -Quell'incertezza su quanto era avvenuto nella sua famiglia lo -straziava. Poichè nel dubbio è sempre la visione più fosca quella che -si presenta ai nostri occhi. Giuliano era in preda alle più tristi -previsioni intorno all'esito della malattia della sua creatura. Gli -sembrava che l'alba non sarebbe mai giunta e che la sua angoscia -avrebbe troppo a lungo durato. Dopo lo schianto formidabile che quel -giorno e mezzo di viaggio aveva dato all'anima sua, lo scrittore si -trovava senza forza e senza energia per quella rinnovata agonia. - -Camminando, si trovò in piazza del Popolo. Mille squilli di piccoli -campanelli giungevano dalla via di Ripetta. Giuliano si soffermò. -Nell'ombra della via, rotta fiocamente da qualche raro e lontano -lampione, una folla bianca si muoveva. Lentamente, questa s'avanzò, -si precisò: mandre intere di pecore provenienti da porta Cavalleggeri -si avviavano a nuovi pascoli lontani. Un primo gruppo entrò nella -piazza, parve disgregarsi, si serrò nuovamente. Le piccole e mansuete -viaggiatrici procedevano serrandosi le une alle altre, quasi per -sorreggersi, quasi per incitarsi o per trascinarsi a vicenda. Qualche -capretto irrequieto saltellava ai lati del bianco e sonoro drappello. -Ogni tanto, fra quella folla, un buttero avvolto nel nero mantello -passava su un vigoroso cavallo maremmano, governando con la verga quel -gregge, aizzando i cani in difesa o a tutela dell'ordine. Poi i bianchi -drappelli ricominciavano. Tutte quelle nomadi esistenze ispiravano una -pietà infinita. Ciecamente, esse procedevano, forse verso la morte. -E tutta quell'armonia di campanelli mossi nella marcia sembrava un -funebre accompagno in quella notte profonda; e i belati di tutto quel -gregge sembravano gemiti. Quella folla lanosa riempiva oramai quasi -tutta la piazza e i movimenti suoi la facevan sembrare come un mare -convulso per la vicenda continua delle onde spumanti. - -Giuliano si trovava quasi rasente a quei bianchi drappelli. A un tratto -ei sentì un colpo su i suoi piedi, chinò gli occhi: una capra s'era -abbattuta a terra, morta. Le altre, indifferenti, continuarono la loro -marcia. Solo un capretto accorse belando, si curvò su la caduta, la -carezzò con la lingua. Giuliano rimase qualche secondo con quel peso di -morte su i suoi piedi, sentendo il ribrezzo correr la sua pelle in un -brivido e pur non avendo la forza di togliere alla caduta quell'ultimo -sostegno. Un buttero accorse. Afferrò per le quattro gambe la capra -morta ai piedi di Farnese, la gettò su un carro che seguiva, portando -donne, fanciulli e vecchi pastori. Il capretto seguì il carro, belando -forte, guardando talvolta il buttero con occhi d'invocazione. - -Finalmente la piazza si vuotò. Dalla porta del Popolo giungeva sempre -più lontana l'eco di una canzone intuonata da un pastore e della -quale i butteri cantavano a coro con le loro virili voci spiegate il -ritornello dolente. Giuliano, afflitto ancóra da quelli spettacoli e -da quegli echi di malinconia si affrettò per la breve salita del ponte -Margherita, si trovò sul fiume. - -L'alba non era ancóra giunta e già la notte non era più intera. -Giuliano, cui la morte della capra aveva dato un brivido, quasi -fosse il simbolo di un'altra fine, il richiamo ultimo di una creatura -diletta, rimase sul ponte, innanzi al panorama solenne di Roma, ad -attendere il giorno. - -Già nel cielo striato d'onde lunari e di misteri, le ultime nuvole -scomparivano cedendo il loro breve dominio all'albore grigio e freddo. -Un alito sottilissimo di vento fremeva, dando brividi e susurrii alle -verdi foglie degli alberi fiancheggianti i lungotevere e la Passeggiata -di Ripetta. Le nebbie basse che indugiavano su le gialle acque -sonnolenti del fiume si diradavano, quanto più la luce si avanzava, -come pallide lame d'acciaio su l'orizzonte, quanto più si accendeva il -nuovo chiarore, ancóra grigio, albale, non ancóra tale da riscaldare -la nuova vita delle cose, ma così freddo invece che sembrava avrebbe -dovuto gelare gli ultimi sonni, incalzare con gelide spade gli ultimi -drappelli di sogni, di quei sogni che, figli delle stelle, con esse -impallidiscono e scompaiono. - -E, ad un tratto, in vicinanza, nel silenzio ancóra profondo dell'alba, -un campanile sparpagliò i lenti rintocchi argentini delle sue campane. -Altri, più lontani, risposero come ad un mistico appello musicale ed -il canto di quelle campane giunse grigio, come fosse ovattato. Altri -campanili più lontani ancóra sgranarono nell'aria albale una fievole -sinfonia d'armonie d'argento. Il canto delle campane si rafforzò, -si attrasse, si fuse, squillò come un inno al dì sopravveniente. -Poi di nuovo quelle voci d'argento si disgregarono, diminuirono, -s'affievolirono. Le armonie più lontane divennero fievoli e pallide, -quasi fossero echi delle più vicine. E mentre l'ultimo campanile -batteva a rintocchi le ultime note, un orologio suonò le ore, -lentamente, a grandi pause, durante le quali il suono si propagava -nelle lontananze. - -A quella danza di note argentine, che a volte era divenuta sottile -e delicata, come un ricamo che si disegnasse nell'aria trasparente, -Giuliano Farnese rimase estatico, dimenticando ogni dolorosa -preoccupazione del suo cuore o della sua conscienza, come sempre gli -accadeva in presenza d'uno spettacolo di bellezza. - -I rosei riflessi si diffondevano all'orizzonte. Si sgranavano nel -cielo, sempre più dolci e maliose, come sublime armonia ai merletti -musicali dei campanili salutanti l'alba, le melodie sottili della -sinfonia in rosa maggiore che l'aurora canta. Qualche cupola, lasciando -vedere il cielo dai finestroni contrapposti, prendeva l'apparenza -leggera e squisita di una trina enorme. Qualche riflesso s'accendeva -nel fiume, qualche voce lontana sorgeva. E la luce, intanto, avanzava -sempre più a lame più fitte, più rapide, più taglienti, insinuandosi -nel cielo, sgombro fin delle ultime nubecole lievi come fiocchi di -bambagia, e già disposto, tra le rose e gli ori dell'aurora serena, al -connubio solenne col nuovo giorno. - -A quello spettacolo di serenità e di vita una speranza fiorì nel cuore -di Farnese. In quel momento, dall'alto del ponte, vide il portone di -Andrea di Vele spalancarsi. Allora, senza indugio, tornando alla vita -dopo l'agonia di quella notte di profondo dolore, scese a precipizio -verso la casa. - - - - -II. - - -Ai ripetuti squilli del campanello elettrico un domestico, ancóra -in pantofole e con una giacchetta abbottonata alla meglio, venne ad -aprirgli. Senza riconoscerlo gli disse subito: - -— Mi dispiace, il padrone riposa ancóra. - -Giuliano non gli badò. Entrò nell'appartamento, voltò per un corridoio -a destra che sapeva esser quello che guidava alla camera da letto di -Andrea. La sua ansia e la sua febbre non gli consentivano la pazienza -di mandare ambasciate, di parlamentar col domestico. Prima che -questi avesse potuto raggiungerlo, egli già era entrato nella camera -dell'amico ancóra immersa in una fitta penombra. La voce di Andrea, -assonnata, gridò: - -— Chi è là? - -— Son io, rispose Giuliano e, poichè Andrea non aveva riconosciuto la -voce, aggiunse mentre spalancava le imposte su quel cielo oramai chiaro -di sereno mattino autunnale: — Son io, Giuliano Farnese..... - -Andrea di Vele non credeva alle sue orecchie: - -— Tu, tu qui? - -In un batter d'occhio, balzò dal letto, infilò un pantalone, corse -incontro all'amico, lo abbracciò fortemente con un nobile e profondo -affetto virile. Farnese si disciolse, gli chiese febbrile: - -— Come sta Anna Maria? Dimmi la verità, crudelmente. - -Un momento di spasimo e di terrore, più intenso di quanti fino ad -allora lo avevano angosciato, tenne dietro a quella domanda. Ma si -rassicurò subito. Il volto di Andrea era rimasto sereno e le labbra -s'atteggiavano ad un sorriso per rispondergli: - -— Molto meglio, molto meglio. Sono passato da casa tua iersera dopo -pranzo, verso le dieci. Anna Maria dormiva tranquilla. Il medico era -stato rassicurantissimo, poichè aveva giudicato che la crisi più aspra -era felicemente superata. Tua moglie è adesso molto sollevata. Due -giorni fa Anna Maria era però in uno stato gravissimo, nel massimo -infuriare della crisi. Beatrice s'illudeva, non comprendeva tutta -l'intensità del male. Loredano pensava per bocca della sorella. -Io intuii il pericolo e credetti mio dovere avvertirti, farti -accorrere per qualunque evenienza. Ma ora, ti ripeto, ogni pericolo è -scongiurato, la malattia segue il suo corso, blandamente..... - -Giuliano sorrideva d'un sorriso calmo, sereno riflesso della sua -anima alfine quietata dopo tanti giorni in cui la tormenta aveva così -fieramente imperversato. Egli dimandava perdono all'amico d'avere -irrotto così violentemente in casa di lui. La sua angoscia di padre lo -giustificava. - -— A proposito, rispose Andrea, tra mezz'ora mi sarei levato per venirti -a cercare alla stazione. Come mai sei arrivato iersera e come hai -impiegato queste ore? - -Lo scrittore narrò la sua precipitosa partenza da Saint-Moritz, il -suo viaggio così doloroso, le sue irresolutezze e le sue timidezze -della sera precedente, la pallida e febrile veglia di quella notte di -tortura. Andrea gli stringeva intanto le mani e sul suo volto leale -passavano tutte le impressioni che le parole di Farnese destavano -nell'anima sua. - -Finì di vestirsi. Poi chiese all'amico: - -— Hai fatto colazione? No? Dividi allora la mia. - -Passarono nella sala da pranzo, un'elegante saletta ai cui muri, fra -le stoffe risaltavano alcune preziose terrecotte di Luca della Robbia. -Il domestico versò la cioccolata, il thè, portò il pane arrostito, il -burro, il miele, qualche _sandwichs_; poi li lasciò nuovamente soli. -Farnese mangiò con appetito, dopo la dieta quasi intera del giorno -precedente. Era seduto di rimpetto alla finestra, oltre la quale -vedeva la coppa azzurra del cielo come tagliata in un immenso e limpido -zaffiro. La serenità trasparente di quel mattino, la carezza bionda di -quel sole pallido, che giungeva fin su la tavola facendo scintillare le -argenterie, diffondeva una letizia salutare, un riposo riparatore nel -suo misero cuore torturato. La notizia del grande miglioramento della -sua piccina gli era giunta così impreveduta che ora tutto il mondo gli -sembrava migliore; e sorrideva alla vita che ora gli sembrava buona e -quasi aveva obliato tutto il male e tutta la tristezza che lo avevan -dispoticamente dominato sino a un'ora prima. - -— Tua moglie e Loredano, diceva Andrea di Vele, ignorano completamente -la tua venuta a Roma. Ho creduto che fosse meglio non prevenirli. -Beatrice non ti ha perdonato, nè ti perdonerebbe per molto tempo -ancòra. Non v'è quindi da farsi illusioni. Oramai che sei giunto, -bisogna prevenire Loredano, studiare insieme quale strattagemma sia da -adottarsi per farvi trovare insieme, per farla venire, senza sembrare, -al perdono e all'oblìo. La cosa non sarà facile. Ma le nostre comuni -abilità di romanzieri potranno giovarci. Non sono i romanzi che -rassomigliano alla vita: è la vita, invece, che il più delle volte, con -le sue circostanze imprevedute, con le sue complicazioni inesplicabili -ed i suoi strani epiloghi, rassomiglia tanto ai romanzi..... - -Giuliano non l'ascoltava più. Senza confessarsela, una pallida speranza -era timidamente fiorita nel suo cuore durante quei due ultimi giorni. -Aveva pensato che forse Beatrice non era del tutto estranea a quel -suo richiamo a Roma. Con la bambina inferma, così gravemente inferma -che quasi l'ala fredda della morte le aveva sfiorato l'inconsapevole -visino, ella si era sentita forse troppo sola, aveva lasciato intendere -al fratello e agli amici che se suo marito fosse tornato, non lo -avrebbe respinto.... Questo tacito sogno, carezzato dolcemente per -qualche ora, svaniva alle parole di Andrea; tutto era ancòra da farsi -ed altri giorni di pena — e quanto intensa! — si preparavan per lui. - -La colazione era finita. Andrea si levò da tavola, guardò l'orologio. - -— Sono le nove, di già.... Non ho un minuto da perdere, esclamò. Ho un -grave affare fra mezza ora ed alle dieci e mezzo mi recherò a casa tua -per vedere Loredano e parlargli. Prenderemo un convegno per ritrovarci -con te.... Intanto per questi giorni tu devi abitare in qualche -posto.... Sei sceso ad un albergo? - -— No. Ho lasciato il mio bagaglio in deposito alla stazione. - -— Ah, bene, bene. Dammi allora gli scontrini. Manderò subito Stefano a -ritirarlo. - -Suonò il campanello ripetutamente. Consegnò al domestico gli scontrini -datigli da Farnese: - -— Ritirate subito queste valigie e portatele qui... Poi, preparate la -camera a fianco alla mia per il signor Farnese. Torneremo a colazione a -mezzogiorno. - -Prese il bastone, il cappello ed i guanti, discese in fretta con -Giuliano: - -— Noi ci ritroveremo qui alle dodici, proponeva all'amico. Avrò già -tutto stabilito con Loredano. - -— Potrai parlargli liberamente da solo a solo? obbiettò Farnese. - -— Ne sono sicurissimo, rispose Andrea. Vado a casa tua verso le dieci e -mezzo, perchè potremo esser soli. Tua moglie sta in casa da quasi venti -giorni, è molto impallidita e dimagrata; ieri il medico le ordinò di -uscire, di profittare di queste giornate serene per prendere un poco -d'aria, visto che Anna Maria è migliorata e che può lasciarla senza -timore per qualche ora. Iersera la persuasi ad uscire. Promise a me e a -Loredano che sarebbe uscita stamane alle dieci per un'oretta. - -Cominciò a parlare d'altre cose, d'altre persone. Farnese, che sembrava -attento, seguiva invece tutt'altro ordine di pensieri. Sua moglie -sarebbe uscita di casa alle dieci. Un'irresistibile brama di rivederla -si impadronì di lui, ed egli affrettò col desiderio il momento in cui -il suo amico l'avrebbe lasciato solo. - -Erano giunti in piazza di Spagna. Andrea di Vele, arrestandosi su la -soglia dell'_hôtel de Londres_, gli tese la mano per salutarlo: - -— Mi raccomando, disse, di essere, almeno per oggi, prudente. È -bene che tua moglie non sappia ancòra che tu sei a Roma e, per certe -necessità di convenzioni sociali, è meglio che non lo sappia nessuno. È -opportuno che tu ritorni a casa mia e che tu mi aspetti. A più tardi. - -Gli serrò la mano fortemente un'altra volta ancora, e in quella -stretta di mano era come un incitamento ad aver fiducia e coraggio, -a non abbandonar la speranza, unica oasi felice nel deserto squallido -dell'avvenire e del destino. Il desiderio di riveder sua moglie, almeno -da lontano, padroneggiò Giuliano. Ma Andrea di Vele aveva ragione di -consigliarlo di non esporsi ad essere veduto e riconosciuto. Guardò -l'ora. Alle dieci mancavano quindici minuti. Una carrozza chiusa -passava. Chi lo avrebbe visto in fondo a quella carrozza? Giuliano -cedette all'irresistibile attrattiva. Fermò la carrozza, vi salì, -ordinò al cocchiere di arrestarsi poco lungi dalla sua villetta, al -Macao. Una smania puerile lo aveva preso di rivedere quella casa, -quel giardino, di rivedere uscire da quella porta sua moglie, dopo -tanto tempo, dopo tanta vita. Il trotto veloce del cavallo su per le -difficili salite sembrava lento alla sua impazienza. - -Quando la carrozza si arrestò, Farnese guardò la sua villetta. Il -giardino di Beatrice era come addormentato, in una vita autunnale e -melanconica. Un vento leggero scuoteva appena le foglie pallide dei -pochi alberi, dai quali con un fruscìo sottile, a quando a quando, -qualche foglia d'oro lentamente cadeva sul suolo dove già altre foglie -cadute avevano composto un tappeto biondo, che mormorava mestamente, -quando il vento lo agitava un poco. Sul cielo qualche rapida nuvola -bianca e leggerissima volava. Tutti i fiori erano morti, le spalliere -di rose su i muri erano appassite. Molte persiane nella villetta erano -chiuse. Da una villa vicina giungevano, pallide e morenti, le note di -un pianoforte suonato lentamente e tristemente, forse per accompagnare -le fantasticherie autunnali di un convalescente. Nulla ricordava a -Giuliano il giardino del giorno in cui il dramma era scoppiato. Allora -tutte le spalliere di rose erano in fiore e dal verde giardino saliva -nelle stanze uno spossante profumo di primavera. Quante volte quel -profumo, legato ai ricordi di quel triste giorno, gli era tornato alla -memoria dei sensi, non meno vibrante e tenace dell'altra! - -I minuti gli sembravano eterni. Le dieci e un quarto erano segnate -dalle sfere del suo orologio. Forse Beatrice non sarebbe uscita. Ma -perchè? Allora Anna Maria aveva peggiorato di nuovo? La sua fantasia -già galloppava lugubremente, quando la porta si aprì e una donna -apparve, tutta vestita di nero, molto pallida: Beatrice. Ella s'avanzò -pel giardino: le foglie d'oro stridettero, come gemessero, sotto i suoi -piedi. Ella uscì nella via, s'allontanò avvolta da quel pallido sole -d'autunno. Camminava con un passo stanco e si volse più volte a guardar -le finestre della villa. Farnese non seppe resistere, gettò del denaro -al cocchiere, discese e imprudentemente la seguì da lontano, tutto -ripreso al suo fascino, alla grazia di quella stanca andatura, alla -mestizia di quel pallore così grande! - -Quanto durò quella lenta passeggiata di quei due esseri che soffrivano, -di quei due dolori che si seguivano, senza raggiungersi per cullarsi -e sopirsi l'un l'altro, senza che Beatrice avesse l'ispirazione di -arrestarsi, senza che Giuliano avesse la energia di affrettare il -passo, d'andarle vicino, di parlarle? Percorsero a lungo quelle -soleggiate vie del Macao; un sentimento nuovo era nel cuore di -Giuliano, quando si nascondeva dietro qualche muro o entrava in qualche -portone per non farsi vedere dalla passeggiatrice, allorchè ella -voltava la via o cambiava di marciapiede... Gli sembrava di essere -un amante timido, un poeta che segue la creatura dei suoi sogni, -nell'ombra, umilmente. - -La poesia del suo cuore cantava tutta in quell'ora. Oh, con quale ansia -egli attendeva e sospirava il giorno in cui avrebbe di nuovo potuto -camminare al fianco dell'adorata, di quella cara creatura in cui si -racchiudeva oramai ogni suo ideale ed ogni sua speranza! Tutta la -bellezza di vivere era per lui personificata in quella pallida donna, -alla quale egli sarebbe tornato come un amante, follemente, per sempre! - -Ella comprava adesso dei crisantemi bianchi e rosei. Quelle stelle di -petali splendevano al sole su la sua veste bruna, tra il braccio ed il -seno. La sua passeggiata era finita ed ella tornava verso la villa, -madre affettuosa e trepida per la sua creatura inferma. Quel po' di -sole autunnale doveva averle fatto bene. Le sue pallide gote erano -ormai un po' soffuse di roseo, come se qualche foglia di rosa fosse -sotto la trasparenza della pelle bianca. L'incantesimo si rompeva per -Giuliano. Ei rientrava nella solitudine grigia e nell'attesa dolorosa. - -No, no egli non voleva rimanere solo, senza l'amata! - -E, quando la vide entrare nella casa, si slanciò, senza pensare, -cedendo all'istinto. Le foglie bionde gemettero anche sotto il suo -passo, per un mesto saluto a colui che tornava, dopo che il torrente -del destino lo aveva trascinato tra i gorghi infidi di tanto dolore. -Quando egli era per giungere alla casa, Beatrice era scomparsa e la -porta si richiuse pianamente. Giuliano si sentì straniero a quella -dimora. Ritornò sui suoi passi. La sua fugace energia lo aveva -abbandonato, innanzi a quell'umile circostanza fortuita d'una porta che -si richiudeva sul suo volto, quand'ei stava per varcarla. - -Una stella bianca splendeva su le foglie bionde dell'autunno. Era un -crisantemo caduto dalle braccia di Beatrice. Qualcosa del profumo di -lei doveva essere rimasto in quei petali, ch'ella aveva toccato, che -si erano adagiati sul palpito lieve del suo seno. Giuliano raccolse -il crisantemo, lo baciò con devozione, con religione, con fervore, -con ardore d'amante. Poi, serrando nella mano la preziosa profumata -vestigia del passaggio dell'amata, fuggì quasi di corsa, come un -ladro, per tema che qualcuno avesse potuto vederlo e riconoscerlo dalle -finestre della villetta tutta bianca al sole. - - - - -III. - - -Il giorno dopo, verso il tramonto, Giuliano Farnese, che invano fino a -quell'ora aveva atteso in casa di Andrea di Vele notizie di Loredano o -dell'amico suo, saliva al Pincio a piedi, desideroso di un po' d'aria -e di un po' di luce libera. Era una giornata plumbea, melanconica. Gli -alberi gialli di foglie secche stormivano lugubremente ad un sospiro di -vento. Sembrava che si iniziasse da quel giorno il triste periodo del -giallo autunno e dello inverno grigio, che solo qualche ora di sole, -durante l'estate di San Martino, avrebbe interrotto, con un'oasi di -azzurro, di tepore e di rifiorimento autunnale. Il grande giardino era -quasi deserto. Qualche carrozza chiusa di prelato passava ad un trotto -lento e cadenzato, monotonamente. Giuliano s'internò pei viali dietro -la fontana di Mosè, dirigendosi verso la vasca dove i bianchi cigni -nuotano per raccogliere le briciole di pane che i fanciulli loro amici -sottraggono generosamente alla propria merenda, dopo che son sazii. - -Qualche cosa di grave doveva avvenire. La sera innanzi egli aveva -veduto Loredano, venuto ad incontrarlo in casa di Andrea di Vele. -L'incontro era stato affettuoso e commosso. S'era convenuto fra i tre -che nella mattinata susseguente Loredano avrebbe abilmente parlato -a Beatrice e che del risultato di quel colloquio avrebbe prevenuto -Giuliano nelle prime ore del pomeriggio. Nessuna notizia, invece, era -giunta fino a quell'ora. - -Giuliano disperava; la riuscita di quell'accordo gli sembrava sempre -più impossibile. Se Loredano non aveva dato notizie, questo silenzio -significava che nulla di lieto era stato ottenuto, che Beatrice s'era -senz'altro ribellata all'idea del suo ritorno. In quell'ora egli vedeva -tutto fosco. Si ripetette per consolarsi che il paesaggio è uno stato -d'anima e spiegò il suo ottimismo sorridente del mattino avanti con -quello sfarzo di sole e di azzurro ch'era nell'aria; giustificò il suo -nero pessimismo del momento con quel cielo plumbeo, quello stridore di -foglie secche, quella solitudine e quello squallore. - -Si trovò innanzi alla fontana dell'orologio. Una folla di fanciulli -si pigiava intorno alla ringhiera, gettando nell'acqua le briciole -di pane. I cigni scivolavano tacitamente su le acque verdognole, -vi tuffavano il lungo collo arcuato per afferrare il cibo che vi -discendeva. Qua e là correva silenzioso il candido drappello, dove più -lauta era la caduta di briciole. Qualche cigno, filosoficamente, invece -di lanciarsi alla mensa comune, rimaneva a gustare quella lasciata -deserta dai suoi compagni e che per lui era più che abbondante. Così, -continuo era il calmo movimento dei cigni in quell'acqua lievemente -ondulata dal loro fianco, quell'acqua che scivolava senza rumore lungo -le loro morbide piume. Sotto il riflesso grigio del cielo, quella breve -superficie di acque sembrava uno specchio che tremasse. A momenti un -cigno mandava un lamento, lungo, implorante, desolato. E nulla era -più lugubre di quel grido quasi di morte in quel mesto paesaggio, in -cui all'agonia del giorno s'aggiungeva l'agonìa della stagione e delle -cose. - -Ad un tratto, volgendosi, Giuliano ebbe un'emozione violenta. Fra -la folla di piccoli spettatori, egli aveva riconosciuto i capelli -castani inanellati e gli occhi azzurri cupi del piccolo Luca. Il -suo cuore paterno durante qualche secondo soffocò la voce della sua -prudenza; ed ei rimase intento a guardare suo figlio che, sorridendo -beato, staccava delle briciole da un pezzo di pane, le arrotondava coi -polpastrelli delle dita e le gettava ai cigni che lo guardavano fissi, -quasi sollecitando la sua generosità. Ma poi Giuliano temette di esser -veduto dal piccino, si allontanò a passo rapido verso l'uscita del -Pincio. Se Luca l'avesse veduto tutto era perduto, bisognava giungere -alle circostanze estreme, all'ultimo tentativo. Egli temeva troppo che -il destino affrettasse così l'opera degli uomini e, allontanandosi, -sentiva il leggero brivido di chi paventa da un momento all'altro -d'essere afferrato, e pure teme di volgersi, sicuro com'è di essere -inseguito. - -Il cuore gli mancò, quando si sentì afferrare le gambe e udì una vocina -gridare: - -— Papà, papà mio... - -Si volse. Il piccolo Luca fu sollevato fra le braccia del padre, il -quale vide una donna diretta correndo verso di loro. - -— Papà, papà mio, quando sei tornato, quando? — dimandava il piccino. — -Come sono contento, papà, papà mio bello.... - -Giuliano si stringeva il figlio fra le braccia, lo ricopriva di baci. -Ah, egli non baciava solamente il piccolo Luca in quel momento! Sui -suoi occhi, su le sue guancie, su la sua fronte egli baciava Anna -Maria, egli baciava Beatrice, baciava l'amore, la bontà, la fedeltà, -tutti i suoi cari insieme sul volto di un solo, baciava il suo passato, -forse il suo avvenire.... La commozione vibrante inumidiva di lacrime -le sue pupille e a stento rispondeva al piccino che lo interrogava: - -— Sì, sì, creatura mia, son tornato poche ore fa.... Ho avuto subito -da fare, sarei venuto a casa fra poco. Come sta la mamma? Come sta Anna -Maria? E dimmi, come mi hai veduto, come mi hai veduto? - -— Ti ho veduto, rispondeva il piccino, quando ti sei allontanato dai -cigni. Oh, papà mio, come ho corso, come ho corso... Io ti chiamavo.... -ma tu andavi sempre più lesto... E _Miss_ che non ti aveva riconosciuto -e gridava e mi rincorreva.... Povera _Miss_! - -Miss Margaret, che era adesso con loro, sorrise. Giuliano pose a terra -Luca, lo prese per mano, s'avviarono. - -— Come sta la mamma, dimmi, dimmi.... E Anna Maria? - -Luca rispondeva serio serio, tutto compreso della gravità della sua -funzione di informatore che, gli si richiedeva dal suo papà in quel -momento: - -— La mamma sta bene.... Anna Maria invece sta un po' peggio di ieri... -Ieri è stata tanto benino.... Oggi invece ho veduto venire il dottore -tre volte.... A me non dicono niente.... La mamma mi ha voluto far -uscire, perchè dice che in casa facevo troppo rumore e che Anna Maria -doveva esser lasciata tranquilla.... Se vedessi, povera sorellina, -com'è dimagrita!... È tanto triste, sai, papà, e non gioca nemmeno più -con me e quando mi avvicino al suo letto coi giocattoli, mi sorride e -mi fa cenno di no, con la mano.... - -— Che cosa dici, che cosa dici? mormorava il padre, angosciosamente. -Poi, volgendosi a _miss_ Margaret: — È vero che Anna Maria è così -peggiorata? - -— Sì, rispose l'istitutrice, sta un poco peggio di ieri; ma pare che -non sia nulla di molto grave, il dottore ne risponde. - -La flemma inglese di _miss_ Margaret urtò Giuliano. L'intima angoscia -si espandeva in gesti affettuosi per quel piccino che gli camminava a -lato: - -— E tu, e tu, mio piccolo uomo, come stai? Sei contento di riavere con -te il tuo papà? Dimmi, ripetimelo, piccino mio! - -E si chinava a baciarlo e gli passava, teneramente, la mano nei capelli. - -Erano giunti all'uscita del Pincio. Giuliano dimandò arrestandosi: - -— Dove andate? - -Ma, quando gli fu risposto che tornavano a casa e quando Luca -supplichevole gli ebbe dimandato di tornare con lui, Farnese non seppe -più reggere. Come lasciare, del resto, il piccino? Come occultarsi più, -ora che suo figlio, appena tornato a casa, avrebbe narrato l'incontro -col padre? E come resistere all'ansia di rivedere Anna Maria, poichè -sapeva le condizioni della sua salute aggravate? Il piccolo Luca -intanto, ignaro infantilmente di quanto avveniva, narrava al padre i -suoi nuovi giochi, descriveva i suoi balocchi, si faceva spiegare le -cose che vedeva. Un uomo passò vicino a loro vendendo certi ritratti -del re in uniforme, delle oleografie qualunque. Il piccino dimandò: - -— Di', papà, è un generale? - -— Sì, piccino mio, è un generale, è il re. - -— Papà, diventerò re anche io? - -— Oh, piccino mio, contentati di diventar generale! - -Ecco, ecco che la vita d'un tempo lo riprendeva! Come aveva amato in -altri tempi quelle ingenue domande, le osservazioni spontanee del -suo figliuoletto, come s'era interessato allo sviluppo continuo di -un'intelligenza e di una conscienza in quel bimbo alto un metro! - -— Papà, mi conduci in carrozza? È tanto tempo che non ci vado..... -Voglio che tutti mi vedano col mio papà.... - -Il piccino implorava dolcemente, teneramente. Giuliano aderì al suo -desiderio, anche per giungere a casa sua cinque minuti più presto; e -tale era l'ansia che lo signoreggiava che questo piccolo vantaggio di -tempo gli sembrava grandissimo... E non fu pago, se non quando vide, -allo svolto di una via, brillare fra gli alberi gialli le finestre -illuminate della sua villetta. - -Passarono di nuovo pel giardino, com'egli aveva fatto il giorno -innanzi, seguendo Beatrice. Le foglie secche gemettero ancòra sotto i -loro passi. Ad un soffio di vento, altre se ne staccarono dagli alberi, -pianamente si librarono nell'aria, caddero innanzi a loro, o sopra -loro. Titubante, commosso, sentendo di vivere un grande momento della -sua vita che solo il destino, l'oscuro ed incomprensibile destino aveva -preparato, Giuliano tirò il campanello; la porta si aprì. - -Il piccolo Luca lo guidò su per le scale. Giuliano saliva lentamente: -le sue gambe tremavano, il cuore gli balzava forte nel petto quasi -volesse uscirne; era così agitato, così commosso che non avrebbe in -quel momento potuto articolare una sillaba sola. - -Nell'appartamento Luca lo lasciò, corse innanzi per le stanze, gridando: - -— Mamma, mamma... - -Giuliano lo vide entrar di corsa nella stanza di Anna Maria, udì la sua -voce infantile esclamare: - -— Mamma, mamma, guarda chi c'è, guarda.. - -Correndo, il bimbo tornò su i suoi passi, prese il padre per la -mano, lo condusse seco. Giuliano non si sentiva più alcuna forza -di resistenza. Era così innocente e nobile quello strumento di cui -si serviva il destino che Giuliano si abbandonava, sicuro che non -avrebbe mai potuto venirgliene del male! Guidato così dal piccino, -varcò la soglia della stanza di Anna Maria. Si soffermò. Sua moglie, -che attirata dal grido di Luca si faceva su la porta per vedere quale -persona tanto inattesa fosse venuta, diede un passo indietro, si lasciò -sfuggire un piccolo grido. Entrambi rimasero immobili qualche secondo. -Anna Maria dal suo lettino esclamava, battendo le manine febbricitanti: - -— Oh, il papà, il papà è tornato!.. - -La voce della piccola inferma li richiamò. Qual si fossero i loro -reciproci sentimenti, innanzi ai piccini bisognava mentire. Questo -pensiero dovette palpitare nel cervello di entrambi, poichè nel -tempo stesso mossero un passo l'un verso l'altra. I loro volti si -avvicinarono. Le labbra accennarono il rumore di un bacio, ma non -baciarono. La commedia li riprendeva. Beatrice tacque, Giuliano non -ebbe la forza di sostenere il suo sguardo che sembrava dimandargli come -avesse osato di tornare. Egli guardò il piccolo Luca, accennò a lui con -la mano per spiegare la sua presenza.... - -Sua moglie era innanzi a lui! Ecco dunque che il destino aveva -procurato quanto gli uomini non avrebbero voluto fargli tentare. La -sua salvezza era forse stata nel destino. Giuliano si sentiva in quel -momento sotto l'influsso del mistero e ne risentiva un'impressione di -timore e d'inquietudine. - -Vide Anna Maria, che dal letto gli tendeva le piccole braccia -dimagrite. Egli corse a quel dolce rifugio. Presso l'inferma si -sarebbe sentito più forte e Beatrice avrebbe forse intuito tutte le sue -angoscie. - -— Mia piccola bimba, mia cara creatura, come stai, come stai?.... Dove -senti dolore? mormorava trepidamente. - -Sentì il bisogno di piangere. Ma non volle sembrar debole, trattenne -quelle lacrime che la stoltezza dei luoghi comuni condanna come una -debolezza da donnicciuole. Nascose il volto fra i cuscini, mentre con -le braccia teneva stretto il corpo della sua Anna Maria. Il pianto -saliva, saliva.... Lo avrebbe vinto, se egli non avesse pensato che -le lacrime su quel capezzale d'inferma sarebbero sembrate un triste -augurio. E poi, perchè piangere? Non ritornava egli alla vita di prima, -a tutto ciò ch'egli amava? La sua volontà trionfò. - -Sollevò il volto dai cuscini, guardò Beatrice che lo fissava, ancòra -colpita dall'inattesa presenza di lui. E sorrise. - - - - -IV. - - -Le lampade furono abbassate nella stanza della piccola ammalata. -Beatrice aggiustò le coperte sul corpicino febbrile, assestò i cuscini. -Una lampada da notte fu accesa sopra un canterano. Quando la bimba -chiese da bere, stancamente, con un fil di voce, Giuliano spremette -in un bicchiere il succo di un arancio, vi mise lo zucchero e l'acqua -e diede pazientemente all'inferma, a cucchiaini, la blanda bevanda. -Loredano s'avvicinò al cognato: - -— Va pure. La veglierò io. Il tuo letto e la tua stanza son pronti.... - -Ma Giuliano si oppose: - -— No, no, ma ti par possibile ch'io possa dormire con la piccina così -ammalata? Resterò qui io, la veglierò io: sono un buon infermiere, non -aver timore. - -Allora Leonardo s'avvicinò alla sorella. Ella doveva essere molto -stanca, esausta di forze: andasse quindi sul letto, stesse tranquilla, -prendesse un po' di ristoro nel breve riposo. Il fratello le prese le -mani, la attirò a sè per condurla nella camera attigua. Ma Beatrice si -svincolò, disse quasi rudemente: - -— Non ho sonno. Resto. - -Per un certo tempo i tre rimasero in silenzio. Beatrice e Giuliano -su due poltrone, Leonardo a cavalcioni su una sedia, con le braccia -conserte su la spalliera. Nessuno parlava, nemmeno sottovoce. Dopo un -certo tempo Loredano, vedendo i due distesi e con gli occhi chiusi, -imaginò che fossero stati vinti dalla stanchezza e dal bisogno del -sonno. Allora si levò pianamente, con movimenti lunghi e prudenti per -tema di far rumore; sollevando le portiere e girando leggermente la -maniglia della porta, uscì dalla stanza. - -Giuliano, quando furono soli, s'avvicinò ad Anna Maria per veder se -dormisse. Si chinò, vide gli occhi della bimba, aperti, febricitanti, -fissi nei suoi. - -— Ti senti male? dimandò impaurito, a bassa voce. - -La bimba accennò negativamente con la testa. Il padre le chiese ancóra: - -— Vuoi dormire? - -Senza rispondere, la bimba chiuse gli occhi, appoggiò la guancia al -cuscino. Docile, ella cedeva al consiglio di dormire che aveva inteso -nella trepida domanda paterna. Certamente la piccina doveva soffrire -in silenzio. Ma perchè, perchè, si chiedeva angosciosamente il padre, -perchè non v'è un linguaggio mediante il quale i piccini ed i grandi si -possano intendere? Sotto la furia del dolore i fanciulli restano vinti -senza poter spiegare quello che sentono, son come persone esuli che -chiamino soccorso agli uomini senza poter dire come e dove lo possan -loro arrecare. Ma il respiro di Anna Maria si fece meno agitato. Forse -il sonno l'aveva presa. Giuliano ritornò su la sua poltrona, a pie' del -letto. - -Guardò intorno a sè tutte quelle cose e quelle apparenze tristi e -dolorose, ma famigliari. La realtà quasi non gli sembrava possibile. -Era egli lo stesso uomo che due sere innanzi, a quell'ora, correva -in un'ansietà crudele i caffè e i ritrovi notturni di Roma in cerca -d'un amico che potesse dargli notizie su la sua casa, su i suoi cari, -su la sua piccola inferma? Oh, come la vita galoppava, galoppava per -quella via sempre diversa, ma che guidava senza errore sempre più -verso la morte! Quanto non avrebbe osato sperare nei suoi sogni più -ottimisti si era realizzato. Il maggior passo era fatto, e la vita in -seguito, a poco a poco, in maggiore o minor tempo, avrebbe ubbidito al -destino, uniformandosi a questo, docilmente. Non una parola era stata -pronunziata tra lui e Beatrice ed ella quasi aveva ostentato di non -avvedersi nemmeno della sua presenza. Ma un piccolo fatto, che altro -non era che un semplice atto di femminilità sempre vigile, lo aveva -indotto a bene sperare. Quand'egli era uscito dalla stanza per breve -tempo onde pranzare con Loredano e il piccolo Luca — (la sua cena -frugale, un brodo e delle uova, Beatrice aveva voluto che le fosse -servita nella stanza dall'inferma) — rientrando aveva veduto Beatrice -un poco mutata. L'aveva fissata, osservandola: i capelli eran stati -ravviati, la forma cambiata con una migliore, ed un merletto bianco -era stato posto intorno al collo per diminuire e adornare la scollatura -della camicetta. In quei brevi momenti, quantunque tutte le sue ansie -e tutti i suoi pensieri fossero per l'inferma e quantunque avesse -ostentato fino ad allora di non avvedersi della presenza di Giuliano, -ella aveva voluto divenir più accurata e più bella, aveva avuto la -innocente civetteria femminile di favorire un po' più la sua grazia. -E Giuliano, osservando questi piccoli atti segreti, aveva sorriso e -sperato. Più volte gli era venuta la tentazione di rivolger la parola -a Beatrice. Ma al momento di articolare le sillabe qualche cosa gli -serrava la gola, forse il timore di non aver risposta o di averne una -che dovesse distruggere tutti i buoni e dolci sogni che da qualche ora -carezzava e cullava nell'anima sua. E il silenzio era rimasto fra loro, -intero. - -Un altro silenzio, parimenti d'impotenza e di tristezza, regnò nella -stanza dove solo viveva il respiro sibilante della bimba inferma. Era -quel silenzio accasciato e profondo che provano coloro i quali amano -la vita, quando si trovano messi dagli inganni e dagli agguati del -destino in cospetto del male, della sofferenza e della morte. Giuliano -si sentiva accasciato da tutta la tristezza di chi ama la vita dolce, -buona, sana ed esuberante e sente invece intorno a sè la malattia, -forse la fine imminente, certo il periglio. E una grande pietà lo -prendeva, udendo quel respiro sibilante, una grande profonda pietà per -quella creatura sua, cui egli aveva dato il dono magnifico della vita, -quella creatura che ora soffriva ed alla quale, quantunque fosse anima -della sua anima e carne della sua carne, ei si sentiva assolutamente -incapace di portare alcun sollievo, alcun soccorso; la vita e la morte -si contendevano furiosamente quel piccolo e dolce essere, ed egli, il -padre, nulla poteva, e doveva tacitamente assistere a quella suprema e -tremenda partita tra la vita e la morte, quella partita la cui tragica -posta era costituita da quanto egli aveva di più caro e di più sacro -nel mondo! - -Quel sibilo del respiro lo atterriva. Le previsioni più truci lo -assalivano. A volte, con un brivido, egli considerava la sua creatura -come perduta. - -Ma Beatrice? Ell'era sempre distesa su la poltrona, con la testa -rovesciata su la spalliera e gli occhi chiusi. Non dormiva però, poichè -ogni tanto socchiudeva le palpebre, volgeva lo sguardo lentamente ad -un orologio presso il letto. Che cosa pensava ella, intanto? La sua -piccola civetteria di poche ore prima aveva incuorato Giuliano. Ma -perchè taceva ancòra? Attendeva forse che il marito le parlasse per -primo? Conveniva gettarlesi ai ginocchi, dirle tutte le angoscie e -tutto l'amore? Ma avrebbe ella creduto? E non si sarebbe offesa di -quelle parole e di quei gesti in un momento così inopportuno, in quella -stanza di ammalata? Giuliano non sapeva che cosa mai potesse fare. -Dietro ogni atto possibile scorgeva facilmente il pericolo, il rischio. -Tacere? Parlare? Non sapeva. E come avrebbe mai potuto uscire da questa -dilaniante incertezza? Lo avrebbe il caso favorito, come lo aveva -favorito fino ad allora? - -Frattanto il loro rispettivo mutismo si prolungava. S'interruppe appena -con un'esclamazione di allarme sfuggita dalle loro labbra, quando, per -uno scoppio violento di tosse partito dal letto dell'inferma, insieme -essi si precipitarono verso il capezzale di lei. Ma dopo il breve -scoppio di tosse, la piccina aveva nuovamente chiuso gli occhi ed aveva -ripreso sonno. I due, rimasti ansiosi ai lati del letto tornarono l'un -dopo l'altra alle loro poltrone. - -Passarono così qualche ora in un dormiveglia dello spirito e della -conscienza, che non consentiva loro il nesso logico di un pensiero, -lo sviluppo coerente di un'idea, la sensazione precisa e completa di -un sentimento. Rimasero così, finchè un nuovo scoppio di tosse della -piccina non li fece balzare in piedi, pallidissimi. - -Lo scoppio di tosse da cui Anna Maria era stata presa sembrava violento -ed irrefrenabile. Beatrice accorse, sollevò con un braccio l'inferma -dai cuscini, picchiò con la mano nelle spalle, fortemente. Ma la tosse -non cessava. La piccina diveniva sempre più rossa, i suoi poveri occhi -stanchi le si iniettavano di sangue. Allora, nell'ansia folle, Beatrice -disse disperatamente a Giuliano le prime parole dopo il suo ritorno: - -— Dell'acqua, per carità, dàlle dell'acqua! - -Giuliano ne versò qualche goccia in un bicchiere, avvicinò l'orlo di -questo alle labbra della sua creatura. Ella potè beverne appena un -sorso, poichè la tosse l'assalì di nuovo con moltiplicata veemenza. I -genitori si guardarono un momento atterriti. Giuliano era stato vinto -da un tremito convulso, mentre Beatrice, continuando a picchiare Anna -Maria alle spalle, la chiamava disperatamente: - -— Anna Maria, bimba mia, rispondimi, rispondimi!... Ti senti male?... -Cosa posso farti?... Non mi riconosci? Sono la mammina tua, la mammina -tua che ti adora.. Anna Maria... Anna Maria.. - -Giuliano si lanciò verso la porta per chiamar Loredano, per mandar -qualcuno ad una farmacia notturna in cerca di un dottore. Era per -varcare la soglia, quando un grido angoscioso di Beatrice lo richiamò: - -— Giuliano, Giuliano, reggila, reggila.... - -Egli prese la bimba fra le braccia; durante quel veemente ed -interminabile scoppio di tosse, egli sentiva la violenta scossa dei -bronchi e dei polmoni colpiti. Beatrice aveva preso una bottiglia e -un cucchiaio, dava un po' di calmante alla piccina, introducendo a -stento il cucchiaio tra i denti spasmodicamente serrati. Ogni sforzo -era vano. Dovette Giuliano aprire a forza le mascelle della piccola -inferma. La madre s'affrettò a versarle nella bocca il calmante, che un -nuovo scoppio di tosse, sopravvenendo, le fece rovesciar per intero. Il -triste tentativo dovette essere replicato. Poi la bimba sembrò un poco -calmata. - -— Prendi il termometro, lì, sul tavolino, disse Beatrice al marito. - -Misurarono la febbre della piccina, la cui fronte ardeva come un fuoco. -Il termometro salì rapidamente ad una temperatura altissima. - -— Bere! mormorò la bimba. - -— Che cosa si può darle? interrogò Giuliano, ignorando le prescrizioni -del dottore. - -— Va, corri di là..... preparale un'infusione calda di tiglio. Troverai -tutto. Oppure chiama _miss_ Margaret, chiama Giovanni..... - -Giuliano, in quattro salti, si trovò in cucina. Non volle destar -nessuno, tentò di far da sè, ma si trovò imbarazzatissimo. Stentò a -trovare il tiglio, lo zucchero, l'acqua che fosse a bollore. Quando la -bevanda fu pronta, tornò, reggendo a stento la tazza con le mani che -gli tremavano convulsamente. - -Trovò Anna Maria ripresa dalla furia della tosse. Beatrice la -sorreggeva, bianca di terrore. - -— Ma il medico che cosa ha detto? dimandò Giuliano. Ha preveduto questa -nuova crisi? - -— Sì, rispose Beatrice, ha detto che avrebbe potuto sopravvenire, -ma che gli sembrava improbabile. Comunque sarebbe stata l'ultima, -pericolosissima: o la vita o la morte..... Oh Dio, oh Dio! Madonna mia, -non la fate soffrire così, non mi straziate il cuore..... Non ne posso -più!..... - -Cadde in ginocchio, appoggiò le mani al letto e tra le palme nascose il -suo volto e le sue lacrime. - -— Coraggio, coraggio, Beatrice, incitò Giuliano, la nostra piccina è -forte, supererà anche questa crisi definitiva. - -La bimba era ricaduta su i cuscini, quasi rantolava, con gli occhi -chiusi. Beatrice si rialzò, gridò: - -— Giuliano, Giuliano, è l'agonia, è l'agonia... oh Dio! - -Rimase tremante, coi lineamenti contratti, a fissar quella sua creatura -che moriva. Giuliano ostentava spasimando una certa tranquillità per -non atterrire doppiamente la moglie. - -Il rantolo, dopo qualche minuto, s'affievolì, poi tacque. Il respiro -della piccina divenne quieto, non era neppur più sibilante. Dormiva -placidamente. Quasi d'improvviso un grande sudore rese madido il suo -corpicino. Il rosso acceso del volto divenne un rosa appena esagerato. -Anche quell'ultima crisi era stata così superata felicemente. - -Allora, il grande sforzo di energia nervosa da cui Beatrice era -stata sorretta durante quell'ultima angosciosa giornata, in cui cento -emozioni vive e inattese s'erano incontrate nel suo povero e debole -cuore, si esaurì ed ella cadde, vinta, esausta, affranta, su una -poltrona, prorompendo in un pianto disperato. Giuliano accorse a lei. -E poichè le poche parole scambiate fra loro, durante quella mezz'ora -d'intima agonia, gli avevan dato coraggio ed energia, si lasciò cadere -ai suoi piedi, le tolse le mani dal volto umido di lacrime, le strinse -amorosamente fra le sue. Ella lasciò fare. Spossata da quelle emozioni, -si sentiva debole come un fanciullo: aveva anzi bisogno di qualcuno che -le parlasse dolcemente, di qualcuno che sapesse blandire la sua pena, -dare una forza novella ed ardita ai suoi nervi depressi. Intanto, fu -ella la prima a parlare: - -— Tu l'ami ancòra, è vero? - -— No, rispose Giuliano fermamente. - -— E da quando non l'ami più? chiese Beatrice con un fil di voce. - -— Da quando.... Oh, abbi pietà di me, abbi pietà di me.... Ho tanto -sofferto..... impetrò Giuliano. - -Rivide in un baleno quelli ultimi mesi di tortura, d'angoscia suprema. - -— Ed io dunque! esclamò Beatrice tra i singulti. Credi tu che io non -abbia sofferto, crudelmente sofferto, durante la tua assenza? — Poi, -ripresa dal suo pensiero, aggiunse: — Ma tu l'hai amata, tu l'hai -tenuta fra le tue braccia, tu le hai detto di amarla.... Confessalo, -dimmelo dunque che tu l'hai amata!.... - -Giuliano rispose vibratamente, rinnegò il passato. - -— No, no, ho creduto di amarla, è stato un sogno, è stata una follìa. -Non mi so rendere conto di quel che è avvenuto dentro me stesso, poichè -appena ebbi peccato, ripresi ad amarti con tutta l'anima, non appena -ti ebbi perduta presi a rimpiangerti e ad invocarti con tutto il mio -desiderio, con tutta la mia passione. Oh, non appena ti ebbi perduta, -compresi e vidi quel che di grande e di profondo e di adorato, tu eri -per me! - -— Ma tu sei rimasto con lei! proruppe Beatrice. - -— Fui pazzo. Perdonami! Io t'ho amata tanto. Ti amo tanto.... - -Vi fu una pausa. Poi Giuliano disse, avendo nella voce l'accento di una -desolazione rassegnata: - -— Ma che vale? Oramai tu non mi crederai più! - -— Sì, sì, ti crederò, mormorò Beatrice, ho tanto bisogno di credere, di -avere in te una nuova fiducia, di non pensare più che tu, con quelle -labbra, con quegli occhi, con quelle parole, possa mentirmi! Ne ho -sofferto troppo. Voglio credere, credere, credere.... Voglio illudermi, -anche se domani dovrò, ancóra più crudelmente, essere disingannata.... - -Allora Giuliano parlò. Le disse quanto aveva sofferto, le narrò la sua -vita, i suoi dolori, le sue speranze, i suoi disinganni. Trovò accenti -dai quali scaturiva un'emozione prepotente. Fu lirico, fu sincero, fu -profondamente commosso; amò e fu riamato in quel breve tempo come mai -aveva amato o era stato riamato per il passato, come mai avrebbe amato -o sarebbe stato riamato per il futuro. Beatrice l'ascoltava intenta, -avendo le sue mani tra le mani di lui che le stringeva fino a farle -male, fissandolo con gli occhi lucidi di lacrime. Ogni tanto ella -diceva, senza sorridere, quasi lamentandosi: - -— Povero Giuliano! Povero Giuliano!.... - -E poi aggiungeva, facendo sentire nella sua voce l'infinito del dolore -sofferto: - -— Anche io ho tanto, tanto sofferto! - -E quando ebbe finito il racconto delle sue sofferenze, Giuliano disse: - -— Ed ora sono accorso a te, chiedendoti di prendermi con indulgenza sul -tuo caro seno. Ecco, io ti ho tutto confessato. Che cosa devo fare? Mi -respingi o m'accogli? - -— No, no, io non ti respingo. Anche io pensavo che potevamo unire e -sopire a vicenda i nostri dolori! - -Giuliano divenne supremamente pallido. - -— Oh, mio Dio, se tu sapessi quale gioja le tue parole mi dànno, dopo -di esser passato per tanto dolore! - -Un singhiozzo troncò le sue parole. - -— Tu mi ami dunque ancòra un poco? dimandò poi sommesso, quasi -vergognoso di impetrare una generosità così grande dal povero cuore di -lei. - -— Io ti amo ancòra con tutta l'anima, susurrò Beatrice e gli strinse le -mani, palpitando. - -Giuliano si morse a sangue le labbra per trattenere la sua profonda -emozione, fece uno sforzo inaudito per contenersi, per frenare il -pianto di dolore e di gioja. - -Una grande pace invadeva adesso le loro anime tornate concordi. -Beatrice, nella solitudine lacerante del suo dolore di madre, s'era -gettata all'amore pentito di Giuliano come ad un'àncora di salvezza nel -naufragio della sua vita. Giuliano, dal canto suo, non credeva, non -voleva credere alla realtà degli avvenimenti. Gli sembrava un dolce -sogno beato, che sarebbe poi stato spezzato da un brusco risveglio. -Però sentiva nelle parole di lei l'indulgenza, non il perdono. - -— Ma non potrai perdonarmi mai? egli le chiese. - -Ella lo guardò, sorrise. Poi, posandogli le mani su la testa, gli -mormorò con un accento profondo: - -— Io ti perdono! - -Ed insinuò le dita sottili tra i capelli di lui in una carezza tenera e -blanda. Con la sua voce dolente e velata, volle poi aggiungere: - -— Sì, io ti perdono. Tu solo devi far sì ch'io non mi penta mai di -queste mie parole.... - -Per tutta risposta, Giuliano le prese le mani, le portò alla sua bocca, -le baciò con baci innumerevoli, ardentemente. - -Si levarono. Si fecero alla finestra ed aprirono le imposte, poichè -la lampada da notte, forse scarsa di olio, si affievoliva. Guardarono -insieme il giardino oscuro dove qualche chiaro fiore d'autunno -splendeva. Qualche lampione, alcune finestre illuminate rilucevano -sul fondo oscuro delle vie e delle case. Un'eco lontana di carri che -passavano su dei selciati sonori giunse loro, oltre i cristalli, nel -silenzio della città addormentata. Ascoltavano in silenzio, pensavano e -sentivano senza più parole. La bellezza di vivere era per loro in quel -momento profonda: la bimba salva, i loro cuori riuniti e dimentichi. -Che cosa potevan dimandare di meglio alla vita e al destino per -cancellare dai loro cuori le orme di tanto dolore? Anche il fiotto -delle lacrime, lacrime calde e buone, aveva purificato e nobilitato i -loro dolori, come il contatto rovente di un fuoco spirituale. - -La bimba si destò, li riconobbe, li chiamò intorno al suo letto. Essi -furon di corsa ai due lati del suo capezzale: - -— Papà mio, mamma mia, susurrava la bimba dolcemente. - -— Come ti senti? Come ti senti? dimandò Giuliano. - -— Tanto benino, papà, tanto benino. Mi farete alzare presto, non è -vero, mamma? - -— Si, rispose la madre, tanto presto, mia cara creatura. - -Giuliano toccò la fronte, i polsi, origliò sul petto il suono del -respiro. Si rialzò raggiante: - -— È un miglioramento grandissimo! esclamò. - -E aggiunse, fissando Beatrice: - -— Non potremmo avere un'augurio migliore! - -La bimba guardò i genitori, sorrise loro, volle girare i suoi -braccini dimagriti intorno ai loro colli, li attirò a sè, li baciò -uno dopo l'altra. Poi, graziosamente, avvicinò i loro volti, volle -che si baciassero. Le labbra di Giuliano e di Beatrice si unirono -fervidamente, appassionatamente, per la prima volta dopo tanto tempo, -sotto la dolce e cara violenza di quella loro innocente creatura. - -E quel bacio, auspicato dal sorriso della bimba risanata, fu l'auspicio -delle loro nuove nozze d'amore, del loro ritorno a quanto avevan -pensato come perduto per sempre. - -A oriente un lucore indeciso diradava le tenebre. Era l'alba, un'alba -grigia, fredda, che dava quasi un brivido. Ma dietro quel grigio -velario e dopo quelle pallide ore, sarebbe apparso fra breve il trionfo -del sole. - - - - -V. - - -Per quanto forte e sana, la fibra di Beatrice non seppe resistere -all'assalto prolungato di tante emozioni, di tanti dolori e, in ultimo, -di quelle gioje insperate, la guarigione della sua piccina ed il -ritorno del marito a lei ed al suo amore. Una forte febbre la costrinse -a mettersi in letto; ed i medici riscontrarono in lei i prodromi di una -malattia nervosa che, se combattuta in tempo, poteva essere facilmente -scongiurata. - -Ella si mise a letto lo stesso giorno in cui, all'alba, era avvenuta -la riconciliazione col marito. Qualche brivido di febbre la prese; fu -addebitato alla stanchezza ed al sonno perduto; Leonardo e Giuliano la -costrinsero a mettersi a letto e a riposare. Il dottore venne per la -bambina che trovò entrata in piena convalescenza; vide anche Beatrice -e per quella sera non riscontrò in lei nulla di anormale. Giuliano -e Leonardo pranzarono soli col piccolo Luca. E quando il bimbo fu a -letto, quando seppero che Beatrice ed Anna Maria erano addormentate -calmamente, essi gustarono una deliziosa serata d'intimità famigliare -accanto al primo fuoco d'autunno, acceso nel caminetto della sala da -pranzo. Giuliano si sentiva felice: ogni cosa, ogni oggetto, ogni -abitudine gli ricordava col proprio linguaggio misterioso la beata -realtà del sogno, di quel sogno tanto a lungo carezzato, il sogno di -tornare a tutta la sua cara vita d'un tempo. - -Nulla era mutato. Due sole persone care mancavano; ma una, Anna -Maria, sarebbe tornata a folleggiare per la casa tra qualche giorno; -e l'altra, Beatrice, sarebbe stata tra loro l'indomani, calma, -sorridente, generosa largitrice di nuova forza e di gioja novella! - -Se non che la lieta previsione andò delusa. L'indomani Beatrice non si -levò. La febbre infuriava. Ella rimase in letto una settimana intera -e non volle avere che un infermiere, non volle avere che un assistente -ed un medico: Giuliano. Quella breve malattia fu la loro seconda luna -di miele, dolce e un poco triste, e i loro nuovi baci furono scambiati -fra l'odore dei farmaci ed il profumo gracile dei molti crisantemi che -riempivano i vasi di cristallo. - -Giuliano passava tutte le sue giornate nella stanza dell'inferma. Aveva -preso dalla sua biblioteca (quanta polvere su quei libri e com'egli -era stato felice di riaverli e di sfogliarli di nuovo!) alcuni volumi -di versi; e, a volta a volta l'avvolgeva nella capziosa suggestione -di Baudelaire, nella fastosa sonorità di Leconte de Lisle, la cullava -con la malìa appassionata di Musset o con la dolente e languida -canzone di Verlaine; le paludava innanzi il simbolo evocatore di -Mallarmè o l'attirava alle armonie suggestive e profonde di d'Annunzio -e di Pascoli. Le voci di quei veri poeti eran divenute famigliari a -Beatrice; e come quella di Giuliano sapeva farsi dolce e profonda per -dire i bei versi di Musset nella canzone di Barberina: - - «Beau chevalier qui partez pour la guerre, - Qu'allez vous faire - Si loin d'ici? - Voyez-vous pas que la nuit est profonde, - Et que le monde - N'est que souci?» - -Una sera (oltre le cortine della finestra il cielo sfumava -delicatissimo tra le nebbie rosee e azzurrine), mentre Giuliano le -rileggeva quei versi, Beatrice, che non era mai ritornata nemmeno -fugacemente sul loro triste passato, disse al marito: - -— Anche tu sei stato come quel bel cavaliere che andava alla guerra. -Ed io, come Barberina, potrei dimandarti che cosa tu sia andato a -fare così lungi da qui. Anche io potrei dimandarti se non vedevi che -la notte è profonda e che tutto nel mondo altro non è che tristezza e -dolore..... - -— Tu hai detto di avermi perdonato, disse Giuliano. Perdono significa -oblìo. Perchè dunque ritorni sul mio triste passato? - -— No, io non ritorno sul tuo triste passato, replicò Beatrice. -Come seppi perdonare, così so anche dimenticare. Vorrei solo che tu -sapessi quanto ho sofferto anche io. Ah, quei primi giorni in cui i -nostri bambini mi domandavano sempre di te, volevan sapere dove tu -fossi, quando saresti tornato! Come mi sembrava deserta questa casa! -Certe sere, verso quest'ora, prima che i domestici accendessero i -lumi, giravo per la casa come in sogno, cercandoti. E quale doloroso -ed angoscioso risveglio era il mio, quando uno dei nostri figli mi -domandava di te ed io dovevo mentire e ricordarmi la tua colpa, la tua -lontananza, tutto il nostro avvenire spezzato.... Quante volte ti ho -pensato felice, dimentico, perduto per sempre!... Ma tu sei tornato. -Tutto è finito e tutto è ricominciato. È stato un brutto sogno, dal -quale ci siamo entrambi ridestati cercando ansiosamente le nostre -labbra. La vita è ancòra buona per noi, è ancóra bella. - -Verso quell'ora, Luca tornava dal passeggio e s'incontrava con la -piccola Anna Maria convalescente intorno al letto della mamma. Era -allora un gaio scoppiettio di adorabili sciocchezze, di fanciullaggini -commoventi e soavi. Ogni volta che usciva, il piccolo Luca non -dimenticava mai di portare alla mamma o alla sorella qualche -ghiottoneria o qualche gingillo comperati dietro suggerimento del papà -e col denaro ch'egli gli aveva dato a questo scopo. E Beatrice e Anna -Maria aprivano curiosamente i pacchetti, i cartocci. Ed era allora una -gara di sorrisi, di esclamazioni giojose, mentre la lampada pioveva su -quella soave scena famigliare blandi e rosei riflessi. - -— Quale grande felicità tu mi dài, diceva talvolta Giuliano intenerito -alla moglie. - -— Oh, ma tu hai avuto altre felicità, ella rispondeva con una punta -d'ironia, troppo affettuosa per saper ferire. - -E Giuliano protestava con un sorriso buono: - -— Oh no, no, quella non è felicità.... La felicità è vivere insieme -la vita, aver dei bambini belli e buoni come i nostri, una casa che -si ama, un nido prediletto, un focolare domestico che splenda come un -faro per illuminare il porto cui si ritorna dopo una giornata di lotta -e di lavoro... Vedi, la felicità è questo: è tutta nostra la vita di -adesso.... - -E la sua voce si faceva grave e vi passava dentro come un tremito -pel timore che quella felicità dovesse, un giorno o l'altro, andare -distrutta. - -Giuliano era profondamente felice. Solamente qualche volta, quando -Beatrice evocava qualche ora del tempo passato, egli, commosso dalla -pena discreta della cara donna, preso dal rimorso per il grande dolore -di cui egli era stato causa e origine, intenerito dalla generosità -dell'adorata, abbassava la testa e non trovava nulla da dire. Rimaneva -in un silenzio pieno d'amarezza e di dolcezza nel tempo stesso, un -silenzio di cui Beatrice sapeva apprezzare la profonda e raccolta -emozione. Ed egli le diceva talvolta: - -— Io non sono degno di te. Io mi sento immeritevole della tua bontà, tu -mi fai troppo felice... - -E così la vita fluiva, blandamente. E la convalescenza si avvicinava -anche per Beatrice, tra le parole eloquenti dei poeti prediletti e le -trepide premure dell'amato. Ella volle che Giuliano tornasse a far dei -versi per lei. Egli li improvvisò presso il suo letto. E furono i più -belli ch'egli avesse mai scritto! - - - - -VI. - - -La tavola era imbandita con molta copia di fiori sparsi su la -tovaglia e nei vasi. Quella sera Beatrice e Anna Maria, completamente -ristabilite, lasciavano il loro pasto misurato di convalescenti, -tornavano per la prima volta a pranzare con tutta la famiglia. A -quell'intimo pranzo che per lui segnava il completo ritorno alla vita -d'un tempo, Giuliano aveva voluto che assistesse, oltre Loredano, -anche Andrea di Vele che tanto interessamento aveva preso per lui, per -Beatrice, per tutti loro in quella triste e lacerante crisi della loro -vita comune. - -Mentre la conversazione s'intrecciava con brillanti scintillii di -paradossi, di aforismi e di ironie fra Loredano e Andrea di Vele, -Farnese assaporava tutta la delizia raccolta di quell'ora che non -era come le altre fugace, poichè era qualche cosa più di un semplice -episodio, era la rappresentazione della sua felicità riconquistata, -del suo nuovo destino. La sua anima oramai non oscillava più fra -le inquietudini avverse della speranza e del dubbio. Un dolce -convincimento che la vita fosse buona e bella governava i suoi pensieri -ed i suoi sentimenti e tutto gli sembrava animato come da una primavera -novella, come da un gioioso rifiorimento di tutti i migliori suoi -sogni. - -Più volte in quelli ultimi giorni, il ricordo di un'immortale terzina, -gli era venuto al pensiero. Anch'egli nel mezzo del cammino della vita -s'era inoltrato per una selva oscura, paurosa, senza uscita; anch'egli, -trascinato da un miraggio dorato aveva smarrita la diritta via. Ma -poi, perchè la vita era buona, perchè egli aveva troppo sofferto per -non aver diritto al ritorno di un po' di sole e di un po' di gioia, -e perchè infine molto deve esser perdonato a coloro che hanno molto -amato, per un prodigio la fitta selva oscura s'era diradata e s'era -illuminata di sole; facilmente, guidato da una mano ignota ma fraterna, -egli aveva trovato l'uscita e s'era di nuovo incamminato per la diritta -via della sua vita, dove il sole splendeva in fiumi d'oro, dove le rose -fiorivano sotto la primaverile serenità degli eccelsi. - -— Oh il bene cancella tutto il male! esclamò Loredano a proposito di un -piccolo scandalo mondano che in quei giorni faceva il giro dei salotti -romani, assumendo sempre nuovi aspetti e proporzioni sempre maggiori. - -Giuliano non afferrò che quella frase isolata, e gli parve che Leonardo -avesse indovinato il suo pensiero, avesse definito e precisato in -quelle poche parole quanto la sua anima sentiva confusamente. Sì, -il bene cancellava per lui tutto il male! Quella felicità dell'ora -presente sapeva allontanare ogni ricordo delle angoscie passate. -Egli aveva fatto il male e ne aveva scontato il fio. Ma poi tutto era -tornato soave e sereno. Ed era giusto: poichè il bene cancella tutto -il male, egli non avrebbe dovuto soffrire per sempre i tristi ed amari -frutti del male che aveva seminato, inconsapevolmente, negli stessi -giardini della sua vita, quasi le illusioni lo avessero bendato con -rose intrecciate, quasi il miraggio lontano avesse fatto scomparire ai -suoi occhi tutto l'orizzonte prossimo ed estremo in una fitta nebbia -d'oro. - -Col cuore in festa e con l'animo sereno, egli si gettò nella -conversazione, quando un nuovo argomento proposto da una frase -di Andrea di Vele lo attrasse e lo afferrò. Era già intento a far -scintillare le sfaccettature dei suoi paradossi geniali, quando il -viso glabro del domestico si chinò quasi a rasentare il suo. L'uomo gli -mormorò qualche parola all'orecchio. - -— Non avete detto che non ricevo? dimandò Farnese un po' annoiato per -essere stato interrotto. - -— La signora non ha voluto andarsene. Ha detto che avrebbe atteso, ma -che doveva vederlo d'urgenza. - -— Non vi ha dato il suo nome? chiese Beatrice. - -Il domestico negò. Loredano insistette: - -— È bella? è giovane? - -— Mi sembra, rispose il domestico. Ma è coperta da un velo nero molto -fitto. - -— E dove l'avete lasciata? dimandò Giuliano. - -— Nel primo salotto. Mi è parsa molto agitata. La signora non voleva -che l'annunziassi finchè non avessero finito di pranzare. Ma io ho -creduto più opportuno di prevenirli subito. - -— Avete fatto bene, disse Beatrice, poi aggiunse rivolta al marito: — È -meglio che tu la veda e te ne liberi sùbito. - -Il domestico uscì. Giuliano, alzandosi con un gesto di fastidio, si -avviò: - -— Gl'importuni vengono a tutte le ore, mormorò. - -— Specialmente a quelle in cui quella loro qualità può meglio emergere, -aggiunse Andrea di Vele. - -Non appena Giuliano ebbe varcato la soglia della sala da pranzo, anche -Beatrice si levò e disse ai due uomini con un sorriso delizioso: - -— Perdonatemi, ma voglio vedere anch'io chi è questa donna. Mi -compatirete, ma dopo quel che è avvenuto ho paura di tutto e faccio un -poco la spia. - -Quasi di corsa uscì, si diresse nel salotto precedente il gabinetto da -lavoro del marito. Loredano e Andrea di Vele, le gridarono: - -— Sarà un'attrice a spasso! - -— O una signora decaduta! - -— Non correte..... Non v'è da allarmarsi..... - -E sorrisero e risero di quelle apprensioni di donna innamorata e gelosa. - -Intanto Giuliano era giunto nel suo gabinetto. S'era inchinato -entrando, senza guardare la visitatrice inopportuna. Ma, rialzando -lo sguardo, l'aveva riconosciuta e d'un balzo s'era slanciato verso -di lei, l'aveva afferrata per un polso, mormorando con voce strozzata -dall'emozione: - -— Claudina! tu? - -— Io proprio, ella rispose fissandolo, disciogliendo il suo polso dalla -stretta. Non sono forse nel mio diritto? - -Trascinato nel vortice della sua nuova tempestosa crisi di cuore e di -conscienza, Giuliano aveva completamente dimenticato, durante quei -quindici giorni, ogni suo dovere verso Claudina. Dopo il biglietto -lasciatole a Saint-Moritz al _bureau_ dell'albergo, egli non le aveva -fatto più pervenire alcuna notizia. - -— Sì, non sono forse nel mio diritto? ella riprese dopo una pausa -in cui non si sentì che l'affanno dei loro due respiri. Tu mi hai -abbandonata come si abbandona un oggetto di niun valore e del quale -non si ha più bisogno. In una angoscia suprema ho atteso per giornate -intiere il tuo ritorno, un tuo telegramma, una tua lettera, una tua -notizia qualsiasi. Io non vengo qui per dirti quanto abbia sofferto, -come abbia scontato con lacrime roventi le gioie che un tempo godetti -con te. Sono venuta per udire dalla tua voce quel che tu decidi e quel -che tu hai fatto..... - -Le labbra di Claudina tremavano. Ell'era pallida e disfatta ed il suo -volto appariva come invecchiato, sotto il fitto velo rialzato su la -fronte come una benda di lutto. I suoi occhi luccicavano di lacrime -e le guancie ne eran solcate. Giuliano si sentì preso da una profonda -pietà per quella creatura ch'egli aveva amato e dalla quale era stato -tanto amato, per quella povera creatura umana su cui il dolore per -il suo abbandono doveva essersi scatenato con una furia feroce. Egli -fissava gli occhi di lei incerti, febbrili, dove a volte guizzava un -bagliore, che sembrava di follìa. - -— Voglio sapere da te, da te solo, ripetè Claudina con la sua voce -fremente, quel che tu decidi e quel che tu hai fatto... Rispondimi -francamente... Non è una scena da romanzo d'appendice ch'io vengo -a farti.... Voglio solamente una confessione leale e una decisione -precisa.... - -Un lieve movimento della portiera di velluto fece volgere Giuliano al -momento che stava per pronunziare una risposta di pietose menzogne e -di difficili inganni. La portiera si mosse un'altra volta, il rilievo -di un corpo umano vi si accennò. Evidentemente, indovinò Giuliano, -apprensiva e gelosa Beatrice lo aveva seguito, spiava ed origliava -dietro la portiera. Egli temette di ferire con le sue parole l'amata, -temette di correre il rischio di perdere anche per un'ora ciò che aveva -riconquistato con l'intensità del suo dolore e la profondità sincera -del suo pentimento. Disperatamente, dimenticando quel che Claudina era -stata per lui, egli parlò: parlò non per la donna cui le sue parole -s'indirizzavano e che ad ognuna impallidiva sempre più e vacillava -reggendosi ai mobili; ma parlò per colei che ascoltava dietro la -portiera, per colei che doveva trarre da quelle sue parole l'ultima -prova di sincerità e di pentimento, per colei che doveva considerarle -come un sigillo di sangue posto sul passato doloroso e colpevole. - -— Io ho fatto, egli disse, ciò che il mio dovere mi imponeva. Se sono -stato pazzo e colpevole, ora son saggio e pentito. La follìa di un -minuto, di un'ora, non poteva, non doveva avere per conseguenza la -rovina della mia famiglia, il dolore di tutti i miei. La grave malattia -della mia bambina mi ha richiamato al mio dovere di padre e di marito. -Io ho trovato un'anima generosa e nobile che ha saputo perdonare ed -indulgere perchè sapeva il mio pentimento sincero ed i miei nuovi -propositi fermi e virili, un'anima eletta che ha saputo perdonarmi -senza un richiamo, senza un rimprovero per tutto il male ch'io avevo -osato contro di lei. Ecco quel che io ho fatto, ecco quello ch'io -dovevo fare! - -Claudina aveva chiuso gli occhi. Aveva l'apparenza macabra d'un -cadavere che si reggesse ad un mobile per un'ultima energia dei nervi. -Sempre in quell'attitudine d'infinito dolore, ella parlò: - -— Ti ricordi quello ch'io ti dissi, un giorno, in questa medesima -stanza? Per te il mio amore è stato un gioco, un capriccio, un triste -episodio della tua vita ritornata adesso felice. Per me invece è stato -tutto: la vita ed il sogno.... Ed io ho tutto perduto! Io non ti faccio -un solo rimprovero, ti amo troppo ancóra per desiderarti del male. -Saprò scomparire dalla tua vita e dal tuo destino, per sempre. Mi -sembra che tutto sia tenebra nell'avvenire... Oh che gelo e che orrore! - -Ebbe un brivido, quasi vedesse la tenebra fosca che evocava, quasi -ne sentisse il gelido abbraccio. Attese forse una parola di Giuliano? -A un tratto ella si mosse, si avviò verso la porta. Farnese la seguì -dolente e commosso, ma tranquillo per l'esito che l'incontro temuto -aveva raggiunto. Quando Claudina stava varcando la soglia, Giuliano -vide luccicare nella mano di lei un piccolo oggetto di argento e, -slanciandosi, fece appena in tempo a prendere fra le braccia la sua -povera amante che si rovesciava indietro, senza un grido. - - - - -VII. - - -Tre giorni dopo, a Firenze, Giuliano Farnese seguiva il convoglio -funebre di Claudina Rosiers, tra una folla di uomini celebri e di -mondani, di giornalisti e di attori. Egli aveva al suo fianco Loredano -e camminava a breve distanza dal carro ch'era interamente coperto di -corone di fiori. Giuliano ricordava i nuovi affanni di quei giorni, -dopo il fulmineo suicidio di Claudina sotto i suoi occhi. Il padre -di lei aveva voluto ch'ella fosse sepolta a Firenze, ubbidendo così -ad un desiderio espresso da Claudina durante la sua breve agonìa, il -desiderio di riposare presso sua madre sotto la terra ch'ella amava, -sotto quel chiaro trasparente cielo toscano prediletto al suo cuore. -Farnese e Loredano s'erano incaricati di accompagnare la salma a -Firenze. Entrambi rivedevano le tristi tappe di quel lugubre viaggio -in compagnia della morta. Giunti la sera innanzi, la salma era stata -deposta alla stazione di Porta alla Croce. Ed ora il funerale aveva -luogo in quell'ineffabilmente dolce pomeriggio fiorentino. Essi si -ripromettevano di ripartire la sera stessa per Roma, dove Beatrice, -profondamente e nuovamente colpita dall'inattesa catastrofe, aveva -estremo bisogno delle loro cure e dei loro affetti. - -Il corteo procedeva. Quantunque si fossero tenute rigorosamente celate -le circostanze in cui era avvenuto e le cause che l'avevan provocato, -il suicidio di Claudina era oramai cosa da tutti risaputa. Ognuno -quindi componeva a piacer suo lo svolgimento del dramma, ognuno faceva -liberamente galoppar la fantasia per veder d'indovinare a quale impulso -avesse obbedito e a quale disperazione avesse ceduto la giovane donna, -decidendosi a quel passo estremo, gettando via in un minuto tutta la -primavera della sua giovinezza, disdegnando le promesse della vita, -le lusinghe dell'avvenire. Qualcuno aveva mormorato che un amore -ardentissimo per Giuliano Farnese non era estraneo all'epilogo tragico -di quella giovinezza d'artista cominciata fra i rosei albori della -bellezza e del trionfo. E Giuliano comparendo, non ostante i consigli -degli amici, a quel funerale aveva inteso intorno a sè il palpito ed -il susurro di una curiosità irriverente che spiava i suoi atti, il -suo volto, le sue rare parole. Aveva avuto orrore di quell'apparenza -ch'egli doveva avere d'eroe romantico, d'uomo fatale per cui una donna -s'uccide a vent'anni. Gli sembrava che tutti fossero sul punto di -gridargli la sua responsabilità e additargli il rimorso che avrebbe -dovuto avvelenare tutta la sua vita. Il ribrezzo, la vergogna lo -soffocarono. E, quando udì tra le parole di coloro che lo circondavano -susurrare il suo nome, afferrò il braccio di Loredano, lo supplicò -perchè si allontanassero, perchè ponessero fine a quel supplizio del -suo cuore e della sua conscienza atrocemente spietato. Ma suo cognato -non cedette, lo trattenne, lo rincuorò! Abbandonare il corteo in quel -momento e in quel modo, sarebbe stato peggio di una confessione; ed -egli facendolo avrebbe ubbidito a un egoismo riprovevole, avrebbe -ceduto ad un rispetto umano del quale non era nemmeno generoso verso la -povera morta sentire in quel momento il richiamo. - -Giuliano si calmò, diede ascolto al cognato. Con occhi attoniti si -guardava intorno tra quella folla di scrittori, di giornalisti, di -mondani e di artisti, molti dei quali avevan conosciuto Claudina solo -per un quarto d'ora e per semplici incontri professionali. I più eran -venuti dietro quel convoglio per farsi vedere, per essere notati, -perchè il funerale di una grande attrice come Claudina Rosiers era -una cerimonia di mondanità cui non era lecito mancare, come non lo -era il non presentarsi poco più tardi alle Cascine e più tardi ancóra -da Giacosa in via Tornabuoni, come non lo era il non occupare la sera -una poltrona della Pergola e, dopo mezzanotte, un tavolino di Melini -o di Capitani. Quanti erano, pensava Giuliano, coloro che veramente -soffrivano e piangevano lacrime ardenti per la tragica fine di Claudina -Rosiers? Oh ben pochi, ben pochi! E nulla era più triste di quella -menzogna umana, di quella commedia delle convenzioni sociali che non -s'arrestava nemmeno in presenza d'una tomba e d'una morta. Giuliano -sentì un braccio appoggiarsi sul suo. Si volse di scatto, riconobbe -Lorenzo Ronda, un collega celebre, un autore drammatico avvezzo ai -trionfi: - -— Abbiamo una grande attrice di meno, caro Farnese, gli diceva Lorenzo -Ronda. E veramente noi autori non ci troviamo in tale abbondanza di -interpreti degne per non doverla rimpiangere. Non vi pare? - -— Sì, è vero, era una grande attrice, rispose Giuliano ferito -dall'accento quasi scherzoso del suo interlocutore. - -— Sapete nulla su la causa del suo suicidio? dimandò Lorenzo Ronda -curiosamente. Mi dicono che voi siate stato un suo amico molto intimo e -in tal caso sarete in grado di saperne più di noi. La voce che ha avuto -più credito, è questa: pare che Claudina fosse l'amante di un uomo -del popolo, un bel giovane, un ercole, che la batteva a suo piacere e -che viveva coi denari di lei. La disgraziata era molto innamorata di -cotesto bel mobile e dicono che sia giunta ai peggiori avvilimenti per -procurargli del denaro..... - -— Ma è un'infamia! proruppe Giuliano pallidissimo. - -— È giunto il giorno, proseguì Lorenzo Ronda, in cui il denaro non è -più bastato. I debiti sono incominciati, finchè Claudina non ha trovato -più nemmeno l'ombra del credito. Allora il suo amante, vedendo che da -lei non v'era più nulla da sperare, l'ha lasciata per una ballerina -di quarant'anni. Conclusione: nella disperazione dell'abbandono e -della rovina finanziaria, Claudina si è uccisa. È una morte veramente -ingloriosa ed è un dramma molto volgare! - -— Oh che infamia! oh che infamia! esclamò Farnese con un accento -di supremo disgusto. E voi, Ronda, che l'avete conosciuta, che le -avete voluto bene, avete potuto creder questo di lei, avvilirla così -bassamente, raccogliendo le immondizie che la viltà umana gettava su la -sua bara!.... Oh quale tristezza e quale orribile mondo è il nostro.... - -Lo scrittore rallentò il passo, perdette di vista Ronda ch'era entrato -in un altro gruppo, sorridendo. Egli provava una nausea atroce. Lo -spettacolo di bassezza umana, che quel funerale offriva, sorpassava -ogni sua più truce imaginazione. Ecco, ecco che Claudina, la stella di -ieri, l'adorata di ieri, era morta gettando la vita per un bel sogno -distrutto, per un nobile ed altissimo amore purtroppo irraggiungibile; -ecco ch'ella chiudeva, con un epilogo ch'era una solenne tragedia, -una vita vissuta nel più puro dominio dell'ideale e del sogno; ecco -che ella si gettava nelle ombre dell'al di là, uscendo al gelo della -vita e del dolore dopo il radioso e sublime incantesimo di un miraggio -di gloria e d'amore; e la sua tomba non era ancóra chiusa ed il suo -corpo era quasi ancóra caldo che già la malvagità umana s'esercitava -a violare il segreto della sua fine e il mistero della sua anima e -le attribuiva una bassa esistenza da donna che si avvilisce per il -bacio di un ercole, una fine banale da donna ricoperta di debiti e -abbandonata dall'amante che preferisce alle sue le carezze di una -ballerina di quarant'anni! - -Altre viltà umane giunsero all'orecchio di Farnese e partivano da un -gruppo di giovani scrittori e di poeti che ora camminavano dietro di -lui: - -— Era l'amante di un senatore... diceva uno. - -— E prima lo era stato di un cardinale.... Quirinale e Vaticano! - -— Ma pretendete forse, obbiettava un terzo, di ritrovare tutta la -genealogia dei suoi amanti? Saremo al cimitero che non avrete ancóra -finito! - -Farnese si volse con un gesto d'ira che seppe reprimere a stento. Come -fare? Poteva egli prendere le parti dell'estinta e difenderla dagli -insulti, dal fango che la strada gettava contro di lei, su i fiori -della sua tomba? Con quale dritto e sotto quale veste? Intanto egli -aveva riconosciuto colui che aveva parlato per ultimo: era un poeta, un -poeta delicato e profondo, un giovane di grande ingegno di cui Farnese -aveva favorito ed appoggiato le prime armi vittoriose. Lo chiamò presso -di sè con un gesto; il giovane accorse: - -— Che cosa desiderate, maestro? domandò. - -— Lasciate andare questo «maestro»; non ne è il caso, nè il momento, -rispose Farnese: poi aggiunse dopo una pausa: — Come parlate, Turreni! -E siete voi, voi un poeta, un uomo che nei suoi versi afferma i -sentimenti più elevati e più nobili, siete voi che parlate in quel -modo di Claudina Rosiers, dimenticando che ne seguite il feretro! Che -ne sapete voi dei suoi amanti? Li conoscete? Ne avete le prove? Ah, -vi è stato detto: e voi avete prestato fede alle viltà degli altri! E -intanto il suicidio di una donna a vent'anni, nel più bel vigore della -giovinezza, nel più radioso splendore della bellezza, il suicidio di -una donna per cui la gloria e forse l'amore riserbavano i baci più -inebrianti e gli allori più verdi, non vi dice nulla, non vi commuove -profondamente, non vi fa pensare che nella sua morte vi sia un grande -mistero, ch'ella sia stata abbattuta da un grande dolore, ch'ella sia -stata uccisa per un crudele risveglio da un sogno sublime? E voi siete -un poeta! E stamane avrete scritto dei bei versi e stasera ne farete -degli altri per una donna che voi amate e che vi ama! Voi non potete -credere, Turreni, quanto dolore mi abbia fatto l'udirvi parlare così. -Ho avuto bisogno di dirvelo. E ascoltatemi, mio caro poeta, voi che -siete giovane: siate buono, siate generoso, siate poeta nella vita -anche e non solo quando siete seduto alla vostra scrivania. Credetemi: -al mondo non vi è che l'onestà, nella vita non vi è che la bontà, che -possan rendervi felice.... Ed ora tornate coi vostri amici, non vi -trattengo più. Ho voluto dirvi tutto questo perchè vi voglio bene, -quantunque conosca troppo i giovani per non credere che voi, anche -se le mie parole vi hanno commosso, ma per posare a uomo forte, a -scettico, a _blasé_, appena tornato fra i vostri amici vi affretterete -a dire: «Miei cari, decisamente Giuliano Farnese si è rimbecillito!» - -Prima che il poeta potesse protestare a quella conclusione inattesa, -Farnese si era allontanato per raggiungere Loredano che era ricomparso -qualche passo avanti. Il corteo aveva oramai percorso buona parte -del viale dei Colli ed era già a San Miniato. Una carrozza chiusa -stazionava lì presso. Giuliano prese per un braccio Leonardo, si -diresse con lui verso la carrozza: - -— Proseguo in carrozza. Vieni con me. - -Salirono, la vettura si mosse a fianco del corteo. - -— Credimi, diceva Giuliano, non reggevo più. Tu non puoi imaginare -quante sieno le infamie che ho inteso lanciare contro la povera -Claudina. E dire ch'ella non aveva fatto mai male ad alcuno! È proprio -la cattiveria, la perversità degli uomini che non risparmia nessuno, -non rispetta più nemmeno le tombe, non teme nemmeno il mistero della -morte: e gli uomini non pensano che presto o tardi in quel mistero -dovranno profondare anche loro e dimenticano che allora altri uomini -faranno contro di essi, ciò che essi osano presentemente. - -Tacquero, ognuno assorto nei proprii dolorosi pensieri. - -— Dove siamo? domandò Leonardo chinandosi allo sportello. - -— Al piazzale Michelangelo... Guarda, guarda che meraviglia! esclamò -Farnese accennando il panorama divino, d'una bellezza quasi fantastica. - -Per un ingombro di carrozze il corteo si soffermò. I due discesero di -carrozza, s'avvicinarono al limite del superbo piazzale. - -In basso s'apriva la conca verde bellissima, dove Firenze risplendeva -come avvolta d'un fitto pulviscolo d'oro. Tutt'intorno era la corona -primaverile delle colline digradanti come un anfiteatro meraviglioso. -Qua le colline di Settignano, più in là la Castellina di Montughi, e -poi l'asilo principesco di Careggi. Al centro l'oasi dorata di Firenze, -traversata dalla striscia d'oro del fiume, che splendeva in una gloria -di riflessi sotto il sole vivo. E tutt'intorno, nella verdissima conca -e su per le colline d'una morbidezza di verde e d'una delicatezza di -penombre e di sfumature che si sarebbero potute creder drappeggiate di -velluto, fino in fondo all'orizzonte ed agli Appennini, era la Toscana, -la Toscana sublime, il giardino dove la natura profuse follemente -i suoi tesori eterni, la Toscana incantata tra i monti cesellati e -le pianure in cui il sole ha indorato fin le più umili pietre, e in -cui fin della polvere ha fatto un pulviscolo d'oro; la Toscana coi -suoi paesaggi semplici ed ingenui, così limpidi, così precisi, così -coloriti che sembran vignette, dove fin nei più umili villaggi s'eleva -verso il cielo la forza e l'ardire delle torri che sembran ceselli -e dei campanili che sembran ricami, tra le schiere malinconiche di -cipressi disposti in bell'ordine come denti di un pettine prestigioso; -la Toscana, infine, dalla grazia profumata e tenera la beata parte di -mondo dove il cielo è trasparente come un cristallo, l'aria dolce e -blanda come una carezza, la beata terra che il cielo adora, quel cielo -che sotto la carezza bionda del sole palpita leggermente in un fremito -voluttuoso, come un bel seno di donna sotto la tepida carezza di un -bacio. - -I due furono scossi dalla loro estasi per i rumori del corteo che si -rimetteva in moto verso il cimitero delle Porte Sante. Quale tristezza -era l'accompagnare alla sua ultima dimora in quel dì sereno una donna -di vent'anni morta per lui, perchè ella non poteva non amarlo, mentre -egli non poteva amarla. Troppo tardi ell'era giunta nella sua vita. E -il tragico grido di Dante Gabriele Rossetti risuonava nell'anima sua: -«Guardami in volto: io mi chiamo «Ciò che avrebbe potuto essere». — E -mi chiamo anche: _Mai più! Troppo tardi! Addio!_» - -Dallo sportello della vettura Farnese riconobbe un uomo che seguiva il -corteo in distanza, solitario, pallidissimo. Senza pensarci due volte -lo scrittore saltò giù dalla carrozza, raggiunse quell'uomo che altri -non era che Lorenzo Gray, l'attore scomparso dopo commessa l'infamia -ch'era causa ignorata di tutto quel fosco dramma, l'uomo che aveva -ardentemente amato Claudina, sino alla pazzia, sino alla infamia. -Quando Farnese stava per raggiungerlo, Gray si volse, vide e riconobbe -lo scrittore. Senza parlarsi, fissandosi con gli occhi che si riempivan -di lacrime, i due uomini si strinsero la mano convulsamente, a lungo. - -— Ella avrebbe potuto amarvi e voi l'amavate! mormorò Giuliano più -tardi. - -— Ella vi ha amato e voi non avete potuto amarla, rispose Lorenzo Gray. - -Il bieco fantasma del destino mancato apparve ad entrambi. - -— Quale epilogo! mormorò Lorenzo Gray. Io non potrò vivere ormai -che con la sua religione nel cuore. Il suo ricordo e il suo amore mi -seguiranno nella tomba. Io l'ho troppo amata ed ho troppo sofferto per -lei; e son pel cuore due stimmate che non si cancellano più! - -— Ed io! esclamò lo scrittore. Quando si è, come io sono, la causa di -un dramma così terribile, si è condannati ad averne per tutta la vita -il fosco rimorso nel cuore. Il fantasma di lei quale la vidi l'ultima -volta, quale la vidi cadere fra le mie braccia, non mi lascerà mai, io -lo sento.... - -Giuliano avrebbe voluto aprirsi, confessarsi con Lorenzo Gray. Sentiva -bene che tra tanta menzogna che seguiva la salma di Claudina i loro -dolori erano i soli, o almeno i soli sinceri, profondi e insanabili. -Sarebbe stato buono blandirli a vicenda, parlare di lei, di lei -scomparsa, rievocarne lo spirito rivivendone i ricordi. Ma egli sentiva -in Lorenzo Gray una certa ritenutezza, una certa freddezza di parola e -d'accento; e gli occhi di lui non s'eran più incontrati coi suoi dopo -il primo momento, dopo il primo saluto e la prima comunione di dolore. -Spiegava il contegno di Gray pensando che questi lo faceva responsabile -del dramma, che lo odiava forse per avergli strappata, incontrandosi -su la sua strada, quella che poteva essere la felicità della sua vita. -Egli non poteva certamente indovinare che nulla di tutto questo era nel -cuore dell'attore, ma solo un grande rimorso pensando al male ch'egli -aveva fatto a Farnese, ricordando ch'egli era stato con la sua ira e la -sua gelosia la causa iniziale del dramma di cui ora finiva l'epilogo! - -Non di meno nessuno dei due si distaccava dall'altro. Anche tacendo -i loro dolori si sposavano, si sorreggevano; ed i due cuori battevano -all'unisono per un'angoscia comune ad entrambi. - -Si separarono solamente quando, dopo che la cassa fu calata nella -fossa, le prime palate di terra caddero sul legno mortuario. Sentirono -allora di non potersi nè guardare nè parlare senza piangere; e poichè -avevano il pudore di rivelare il loro lutto e la loro angoscia innanzi -alla folla, si allontanarono l'uno dall'altro senza una parola, senza -un saluto, benchè sentissero che la morta nel mistero dell'al di là -li aveva indissolubilmente uniti coi vincoli sacri di un'amicizia di -dolore. - - - - -VIII. - - -Ritornavano dal cimitero delle Porte Sante, mentre il tramonto -s'approssimava, distendendo nel cielo veli più accesi tra un pulviscolo -d'oro più vivo e più denso. Farnese s'appoggiava al braccio di Loredano -e nessuno dei due aveva fino a quel momento saputo rompere il silenzio. -Infine Loredano disse serrando il braccio del cognato: - -— Vuoi che camminiamo ancóra? Il tramonto è bello, l'aria è dolce, -Firenze è soave. E noi abbiamo bisogno di aria libera e di un po' di -bellezza dopo le emozioni di questi giorni e di oggi. - -Farnese non rispose. Loredano lo fissò, spiando nei suoi occhi l'intime -tristezze, poichè vedeva disegnarsi sul volto di lui le orme d'un -tumulto sentimentale dei più violenti. - -— Tu sei triste, disse allora Leonardo. La morte di Claudina è stato -per te un grande colpo, lo comprendo; ma tu non devi preoccuparti così, -non puoi ritenerti responsabile di quanto è avvenuto. La forza delle -cose ha voluto che avvenisse quanto nè la tua onestà nè la tua bontà -avrebbero potuto scongiurare. Col destino non si lotta, lo si subisce. -Non lo si spezza, ma si può essere spezzati. È una lotta inuguale, pari -a quella che avresti con un nemico che ti assale nell'ombra e di cui tu -non puoi scorgere nè l'atto, nè l'arma. Non ti puoi attribuire quindi -una colpa che non hai. - -— Una colpa che non ho! esclamò Farnese. Oh fossero giuste e fossero -vere queste tue parole. Ma non è così, non è così.... Da quella sera -in cui Claudina è caduta moribonda tra le mie braccia tutto mi appare -sotto una nuova luce e sotto un nuovo aspetto. E mi domando: perchè -Claudina si è uccisa? Ella si è uccisa perchè mi amava, perchè le -ho fatto credere in un momento di follìa che avrei saputo amarla per -sempre d'un amore profondo e veemente... Il capriccio solo mi dettava -le parole dell'amore, di quell'amore che per me era altrove, tanto -presso a me che io non lo vedevo e non lo indovinavo perchè m'era -troppo vicino... - -— Ella ti ha amato, rispose Loredano e tu l'hai amata per quanto hai -potuto. Fosti più leale abbandonandola e confessandole di non amarla -più; la tua colpa sarebbe stata maggiore se tu le avessi mentito, se tu -avessi recitato per lei l'ignobile commedia del sentimento. - -— Oh ma vi sono delle responsabilità che non son nostre, esclamò -Giuliano Farnese con impeto d'emozione, ma che divengono nostre poichè -il destino ce le impone.... Quando io penso che se non l'avessi mai -incontrata ella a quest'ora vivrebbe, sarebbe felice, i suoi parenti -non sarebbero in lacrime... Ell'era una donna d'amore, nata per -l'amore; e forse avrebbe appartenuto ad un uomo che avrebbe saputo e -potuto amarla facendola beata, a Lorenzo Gray per esempio... E sarebbe -una moglie soave, una madre felice per i figli ch'ella avrebbe avuto -da un amore giusto e nobile, da confessarsi senza ritegno innanzi al -mondo intero! Mentre invece ella mi ha incontrato, ella mi ha amato -ed ora non è che un cadavere, chiuso nello zinco della sua cassa, oggi -ancóra bella nel suo sonno eterno e domani putredine... Oh se io avessi -saputo e se avessi potuto prevedere, come avrei avuto il coraggio e la -forza di respingerla, di deluderla, di allontanarla da me....... Ma che -sapevo io? Era un'attrice bella e giovine e l'inganno del palcoscenico, -della vita di teatro, m'impediva d'intendere ch'ella non era come le -altre! Come avvengono questi incontri fatali? Chi sa? Chi ci spinge? -Chi ci guida? È la forza delle cose, come tu dicevi poc'anzi....... -Dapprima la possibilità del dramma non appare e l'epilogo sembra -tanto lontano tra tante nebbie rosee, e tutto è così dolce, così -bello... Ma poichè ella mi amava ed io ero fuggito con lei, avessi -almeno avuto l'energia di finger d'amarla, di non tornare a Beatrice, -di rinunziar per sempre alla mia felicità pur che non fosse spezzata -la sua vita...... Sì, sì, tutto, tutto sarebbe stato meglio di ciò -che è avvenuto.. Ella è morta, orribilmente... Sì, sì, tutto sarebbe -stato meglio... Ah se io non l'avessi mai incontrata! Ella sarebbe -viva adesso, sorriderebbe forse ai baci di una sua creatura, sotto lo -sguardo di un uomo amante ed amato.... Invece il crepuscolo scende su -i due cipressi che ombreggian la sua tomba, lassù, al cimitero delle -Porte Sante... Ell'è morta, è morta, e tutta la mia angoscia e tutto -il mio rimorso non posson più nulla per lei e forse anche ella li -ignora!... - -Lo scrittore procedeva così, parlando a scatti, ripetendo le stesse -frasi, gli stessi lamenti e gli stessi rimpianti; aveva gli occhi fissi -a terra, la voce dolorosa, il passo greve e s'appoggiava pesantemente -al braccio di Loredano. - -Questi sorrise, scrollò il capo dicendo: - -— Sono nubi passeggere, orizzonti foschi che dilegueranno ben presto, -quando tu sarai tornato a Roma tra tua moglie e i tuoi figli, che -ti mostreranno quale sia la vera tua vita e come tu non abbia alcuna -responsabilità nel dramma cui sei stato partecipe. Tu hai detto più -volte che, sopra tutto e contro tutto, ognuno deve vivere la propria -vita. Ebbene, quella è la tua vita e tu devi viverla, intera, senza -ambascie, senza rimorsi... E poi, tu lavorerai, e nel ritorno al lavoro -tu troverai il miglior conforto, poichè — e son tue parole anche -queste — nel dolore il miglior farmaco è la disciplina del lavoro e -dell'arte... - -— Ah, ma chi sa, proruppe Farnese con un accento di strazio, chi sa -se io potrò più lavorare? L'arte è stata per me il sogno sovrano e -imperioso. Ebbene, questo sogno io l'ho raggiunto, io l'ho coronato. -Quale fu l'ideale che mi spinse a prendere in mano una penna? Fu un -ideale molto semplice, molto orgoglioso e che m'appariva allora molto -bello... Creare, creare, sognare e comunicare ad altri i miei sogni, -pensare e disciplinare gli altri ai miei pensieri; aver centinaia e -migliaia di persone che vi leggono, che vi ammirano, che vi ascoltano, -che corrono ai vostri libri come ad una fonte di gioia e di bellezza, -e si commuovono per ciò che la vostra fantasia e la vostra ispirazione -han creato, e aprono le loro anime, le loro intelligenze e le loro -conscienze al polline fecondo che si sprigiona dalle vostre opere e che -il vento della gloria, dell'entusiasmo e della bellezza porta fino a -loro! - -— Ma questo sogno tu l'hai realizzato! esclamò Loredano. Tu hai una -folla che ti ama, che ti ammira, che attende da te un insegnamento, un -esempio, una dottrina. - -— Ed è appunto quello che mi atterrisce adesso, mormorò Farnese. Quando -quell'ideale è divenuto realtà, quando vi trovate a metà del vostro -cammino, una inquietudine, un dubbio vi angosciano, uno sgomento vi -assale. Tutta la responsabilità dello scrittore vi appare, non appena -un fatto tragico, un dramma al quale, come io son per quello di -Claudina Rosiers, vi troviate partecipi, v'illumina quale può essere -il bene ed il male compiuto da quelle opere che voi scriveste senza -preoccupazioni di effetti morali e di risultati fatali. Io son giunto -a questo bivio minaccioso. Io mi dico: «Sì, io ho compiuto un'opera, -un'edifizio morale ed intellettuale che può essere più o meno bello, -più o meno saldo, più o meno adorno, ma che esiste, è noto, è, in una -parola.... Da quest'edifizio, da quest'opera la mia voce va pel mondo, -raggiunge le anime e le intelligenze, è una forza, una attività, una -molla per l'avvenire. Uomini, donne, giovani e vecchi s'interessano a -quello ch'io dico, a quello ch'io so, subiscono la mia influenza, più -o meno energica a seconda della resistenza che trova in loro. Quale -sarà quest'influenza? Quale ne sarà il risultato? Claudina Rosiers, -per esempio, è stata una di costoro: ella ha subito, largamente, -interamente, profondamente l'influenza dell'opera mia, delle mie idee. -E il risultato è stato quello che noi pur troppo sappiamo.... Credi -tu che Claudina mi avrebbe amato come mi amò, credi tu che si sarebbe -uccisa, se non avesse ricevuto nell'anima sua i germi della mia opera e -quelli di opere simili alla mia, se dai miei libri non avesse appreso -che l'amore è il fine, lo scopo, la ragione della vita, che esso è la -sola cosa bella nel mondo e che il connubio di quello con la gloria è -quanto di più portentoso può sognare e agognar l'uomo per avvicinarsi -a Dio? Ella si fece un'idea falsa della vita, un'idea fallace, troppo -lirica, non più umana dell'amore. E quando, imbevuta di quelle idee, -affascinata da questi sogni e soggiogata dai miraggi dorati che i miei -libri le offrivano, quando ella si è trovata al conspetto della vita -qual'è, la vita vera che noi tutti viviamo e non quella fastosamente -adorna e imaginosamente poetizzata dai romanzieri e dai poeti, allora -ella non ha trovato più nulla intorno a sè, le è parso che la vita -fosse brulla e il mondo gelido, senza la luce e la fiamma della sua -chimera, e si è uccisa.... E anche nel momento in cui ella prendeva -un'arma per uccidersi ella ubbidiva ai nostri insegnamenti.... Siamo -stati noi i primi a insegnare che è dolce e grande morire per l'amore, -e, credimi, libri come _Rolla_ o come _Werther_ hanno fatto più male -all'umanità di quanta sia l'arte o la bellezza che dovrebbe, ma non -può, giustificarli.... L'influenza dei nostri libri spinge i deboli, i -sognatori, gli illusi, i poeti verso il bene o verso il male? È questo -il dubbio angoscioso che ci assale a mezza via.... E quando un fatto -come il suicidio di Claudina ci dice che la nostra opera può persuadere -e sospingere verso il male questi deboli, questi sentimentali, questi -ignoranti, allora si sente una truce condanna in quel terribile -tribunale inesorabile che è la nostra conscienza e non appare più -possibile il lavoro, poichè sarebbe forse altra fonte di male, altri -germi cattivi per le anime degli uomini, altre piante velenose gettate -noncurantemente o delittuosamente nei giardini della vita, sotto -l'inganno dei più prestigiosi colori, con l'illusione dei profumi più -inebrianti e degli splendori più fulgidi! No, no, io ho ben altro da -fare che il lavoro di un tempo.... Devo guardare bene in faccia la -mia responsabilità in questa avventura sinistra ed in tante altre che -posson somigliarle e devo pentirmene ed espiarla.... - -Ma Leonardo non si dimostrava convinto. Aveva fatto più volte cenno di -volere interrompere le parole di Giuliano e alla fine scosse le spalle -e replicò: - -— Tutto ciò che tu dici non mi sembra esatto, nè giusto. Prima di -tutto, e poichè tu esemplifichi, io non credo che la tua opera abbia -esercitata su Claudina Rosiers l'influenza fatale che tu deplori. Ma -anche ammettendolo, che significa? Per una donna debole e romantica -che non seppe discernere o distinguere e ciecamente credette, per una -vittima, per un dolore, tu devi trascurare tutti i risultati di grande -arte e di bellezza raggiunta che son nella tua opera? Mi sembra come tu -dicessi che non bisogna coglier le rose perchè vi è qualche spina, che -non sono belli i fiori perchè ve n'è qualcuno velenoso, che la natura -non è gloriosa perchè vi è qualche insetto. E con queste tue idee tu -potresti consigliare ad un generale di non fare una guerra, di non -armarsi per una difesa o per una conquista, perchè qualche soldato può -morire; tu potresti consigliare la soppressione delle ferrovie perchè -qualche scontro può fare delle vittime umane; tu potresti giungere a -dire che l'arte è cattiva e dannosa perchè qualcuno trae dai libri un -suggerimento fallace e ciecamente vi adempie, come un fanatico! E poi, -voglio dirti di più, voglio anche ammetterti che una responsabilità -esista per lo scrittore: ma questa responsabilità comincia e finisce -nè più in qua, nè più in là di quanto noi abbiamo direttamente, -nettamente, ostinatamente voluto... Se qualcuno fraintende e si illude, -non per questo ci dobbiamo arrestare, come tu non spengi un lume quando -una farfalla, aliandovi intorno, viene a bruciarsi le ali o a trovare -su la fiamma la morte! - -Vi fu una pausa. Poi Farnese ribattè: - -— Sarebbe molto comodo ciò che tu dici! Ma è altrettanto falso e la -prova si è che nella tua propria conscienza nemmeno tu mi sgravii -di un rimorso per aver indicato a quella giovinetta il miraggio dei -sogni, di un'illusione di amore e di gloria e di un alloro fraterno, -fraternamente diviso per uno slancio fraterno di bellezza e di genio. E -tu non vorresti trovarti nelle mie condizioni e nelle mie inquietudini! -Io vedo bene l'azione dei miei libri, la vedo entrar nei cuori e nelle -menti, mutare, rovesciare, viziare, abbattere o minare. È inutile che -tu neghi e che tu sorrida.... È vero o no che questo sogno sublime -di un alloro fraterno, di un amore nella gloria, è in uno dei miei -libri migliori?.... È vero o no che Claudina ha ubbidito a questo -vano miraggio e che io, seguendola nel suo amore, ho favorito la sua -chimera?... È vero o no che per questo miraggio la mia famiglia è stata -sfasciata, è vero o no che mia moglie ha pianto lacrime roventi, che -Lorenzo Gray ha sofferto, che io stesso ho attraversato inenarrabili -torture?.... È vero o no che quando io ho voluto rompere l'incanto, -Claudina si è uccisa perchè troppo atroce era il risveglio, perchè -un sogno superbo e grande quale era il mio da Claudina cullato, -non ammetteva che un epilogo tragico, data l'anima in cui il triste -germoglio era caduto?... E come potrò io obliare tutto questo? La -verità è che tutti abbiamo un dovere da compiere. Il mio era quello -di non finger la vita nei libri quale essa non è, e di non proporre -illusioni che possono abbagliare, non suscitare fiamme che possono non -solamente illuminare, ma anche incendiare e distruggere. Il mio dovere -era quello di ricondurre Claudina alla verità e di non profittare del -suo sogno per il mio piacere, per il mio capriccio.... Io ho mancato -all'uno e all'altro di questi miei doveri e a quale prezzo e con che -frutto? - -— E tu pensi che se tu non avessi scritto quel libro, Claudina non si -sarebbe uccisa? Ma poi, concluse Leonardo, che importa veder ciò che tu -avresti dovuto fare e ritrovare le cause di questo dramma, quando non -sei più in tempo! A che serve? - -— A non ricominciare, almeno! disse Farnese duramente. - -In silenzio seguitarono il loro cammino. Scendevano dal ponte alla -Carraia, diretti verso piazza della Signoria. - -— Preferisci che pranziamo all'albergo o da Doney? dimandò Loredano. - -— Andiamo da Doney, se vuoi; mi è indifferente. - -I lungarni erano quasi deserti in quell'ora del tramonto in cui di -solito erano affollati di equipaggi, di donne eleganti, di uomini -mondani, di forestieri, per il ritorno dalla passeggiata alle -Cascine. Farnese e Loredano stupirono per quella solitudine; non -s'udiva il trotto d'un cavallo ed i rari passanti erano frettolosi -e sfuggivano lungo i muri dei palazzi. Eppure tutta la bellezza di -Firenze raggiungeva in quell'ora, fra breve crepuscolare, il suo -più portentoso splendore. Il fiume si tingeva di roseo pei riflessi -delicati del cielo, ch'era chiaro e venato di rosa come una perla -lucentissima. Dai colli toscani giungeva un argentino tintinnìo di -campane, la salutazione angelica dei campanili fiorentini. Tra il -verde delle ville, dei viali e dei giardini qualche lume si accendeva -e splendeva, or sì or no, misteriosamente. L'aria era leggera e soave -come una carezza. Un vago profumo floreale era diffuso, impalpabile, -come fosse il respiro di una primavera. Era l'ora della grazia e del -mistero e Firenze non avrebbe mai potuto essere più suggestiva e più -soave. L'orizzonte, mentre ad occidente si tingeva ancóra di roseo, di -arancione, di violetto e di verde pallido, ad oriente già palpitava -delle prime stelle che si intravedevano tra le schiere brune e -misteriose dei cipressi toscani. - -Un rumore confuso ma violento giunse ai due scrittori, come l'eco -d'un torrente gonfio che straripa. Affrettarono il passo verso piazza -della Signorìa. Il rumore diveniva più forte e più distinto, dominato -più volte dallo squillo stridulo di una tromba. Loredano e Farnese -compresero. In seguito ad un rincaro del pane molte città italiane si -agitavano durante quei giorni e a Firenze, quel giorno, il disordine -era risolutamente disceso in piazza. La Signorìa era piena di popolo, -non tutto lacero e miserrimo, poichè molte giacchette accurate e molte -cravatte pretensiose si scorgevan tra quei tumultuanti. La truppa -aveva ostruito tutti gli sbocchi della piazza e tra la folla enorme, -compatta, soffocante, i carabinieri e le guardie andavano e venivano, -volontà insufficienti, per domare i ribelli, per diminuire la ressa. La -tromba intimava invano coi suoi lunghi acuti squilli che si ripetevano -ogni cinque minuti. Le finestre e i balconi delle case eran gremiti -di una folla non indifferente, che s'appassionava in prò o contro i -dimostranti. La piazza nera d'uomini ondeggiava e riondeggiava come un -mare in tempesta. I gridi rivoluzionarii ne salivano come muggiti di -onde immani. - -D'improvviso l'impeto cieco della folla travolse gli argini. Una -pietra lanciata da un braccio poderoso s'alzò nell'aria, fischiò -passando sopra la folla, andò a colpire in pieno volto sotto la Loggia -dell'Orcagna il _Perseo_ bronzeo di Benvenuto Cellini. Fu quello il -segno della barbarie. Dieci pietre, venti, fischiarono nell'aria, -colpirono le statue perfette e i monumenti gloriosi. Alcuni della -folla colpivano per colpire, per brutale istinto di distruzione. -Le pietre cadevano con tonfi sordi nell'antico corpo di guardia dei -lanzichenecchi, dopo aver oltraggiato le serene bellezze delle statue -di Benvenuto e di Gian Bologna. La sassaiola si prolungava fitta e -violenta, come una grandinata. - -— Ma è barbaro, è bestiale ciò che fanno costoro! esclamò Giuliano non -appena la prima pietra ebbe colpito il _Perseo_. - -— È uno spettacolo ignominioso! aggiunse Leonardo. - -Veramente ignominioso e barbaro era lo spettacolo offerto da pochi -facinorosi nella città che più d'ogni altra in tutto il mondo ha -dell'arte il culto e della bellezza il fervore. Firenze e la sua -grazia e la sua nobiltà e la sua gentilezza sembravan da quei pochi -dimenticate! - -La sassaiuola continuava. In parte mutò direzione e si rivolse -contro le guardie e i carabinieri che tentavano di arrestare i pochi -dimostranti selvaggi che attentavano ai capolavori dell'arte. Ad un -tratto un colpo di rivoltella sparata in aria echeggiò e la folla si -diede ad una fuga sgomenta e atterrita. Ma dei colpi risposero dalla -folla a quel colpo, la sassaiuola si moltiplicò per violenza, un -carabiniere cadde a terra con la fronte spaccata dalla quale a fiotti -il sangue sgorgava. Una compagnia di soldati giunse di corsa, con la -baionetta in canna. L'ufficiale abbassò la sciabola ed il crepitìo -dei moschetti echeggiò, rintronò nella piazza austera, stupì le mura -gloriose e solenni dei monumenti illustri. Altre scariche seguirono, -ininterrotte, tutte sparate a polvere poichè fin quando fosse possibile -era nell'animo di coloro che dovevan reprimere l'intento di risparmiare -che del sangue fosse versato. Ma nella convulsione veemente che aveva -preso la folla nel terrore e nell'impossibilità di muoversi e di -fuggire, la barbarie non si dava per vinta. Ed il fosco spettacolo di -paura s'ebbe poco più tardi quando da via Calzaioli sopraggiunse la -cavalleria. Gli squadroni si lanciarono nella piazza, contro la folla, -la dispersero in pochi minuti. - -— Andiamo, andiamo! mormorò Giuliano. È troppo atroce. - -Si avviarono. E quando essi eran già per allontanarsi l'ultimo insulto -venne tra la sassaiola a colpire il bel volto che scolpì Benvenuto. Un -frutto fracido colpì Perseo su la bocca, vi rimase aderente, mentre -il succo scorreva lungo le guancie. E da un gruppo di dimostranti -una grande risata e un applauso salutarono quella prodezza. Ma i più -protestarono, il sentimento dell'arte e l'antica gentilezza fiorentina -parlarono in loro. Con gli oltraggiatori rapida s'aprì la colluttazione -in difesa dell'arte e della bellezza. - -La folla separava intanto Farnese e Loredano. Solamente su i Lungarni -potettero raggiungersi e parlare. - -— Oh quale ignominia! proruppe Loredano. Io non ho mai imaginato che -si potesse giungere ad un'infamia siffatta. Io avrei voluto dei fucili -carichi ed un po' di esterminio. Quella gente, quei bruti, son indegni -di vivere, di vedere il sole e l'azzurro dei cieli! - -— No, no, replicò Giuliano mestamente, tu non sei nel vero. Anch'io -ho avuto innanzi a quella barbarie l'impeto d'odio furente che tu -provi ancòra. Ma bisogna pensare e riflettere. Essi non sono indegni -di vivere, di vedere il sole e l'azzurro dei cieli! Dio non ha creato -nessuno indegno di quanto tu esalti.... È la società che guasta o -che non migliora..... Che cosa sanno quegli ignoranti che tu chiami -bruti? Chi ha mai insegnato loro che cosa sia l'arte, che cosa sia la -bellezza? Essi son traviati da dottrine settarie e bugiarde, dottrine -di sfruttamento e di menzogna: odiano perchè si dice loro d'odiare, -colpiscono perchè s'arma e si guida la loro mano, uccidono perchè si -dà loro a credere che saranno martiri ed eroi. Sono degli incoscienti, -che dei malvagi astuti o dei teorici illusi rimpinzano di parole, di -frasi e teorie che le loro intelligenze non posson digerire, e nelle -quali non sanno discernere il bene dal male..... Oh, io penso che -nessuno s'occupa veramente con affetto, con amore, con abnegazione, -con apostolato di costoro..... Essi han per loro gli apostoli della -tribuna, i retori della piazza che si dileguano quando v'è odor di -polvere e che mandano avanti loro, mentre essi restano a casa a fumare -dei sigari accanto al fuoco..... Quanti sono gli uomini, quante le -intelligenze che sinceramente si danno all'apostolato di migliorare la -loro morale, la loro intelligenza ed il loro pensiero, insegnando ad -essi che il lavoro è santo, che la vera ricchezza di un uomo è nel suo -cervello e nella sua conscienza? Pochi, ben pochi..... Eppure quale -nobile scopo per un poeta, per uno scrittore, per un pensatore..... -Quando ho visto scagliar le pietre contro le statue, passata la prima -ribellione, io mi son sentito pieno di pietà per quei gesti ch'eran -nefandi. Essi non sanno, essi non sanno..... Tutto un nuovo mondo, -tutta una nuova missione per la mia penna e per il mio lavoro m'è -apparsa, come nello splendore repentino d'un baleno. Io lavorerò per -loro, per quei nostri fratelli umani che hanno bisogno d'insegnamenti -generosi, di parole sincere, di consigli onesti, d'ideali prima e -più che del pane... E quando tu avrai dato a coloro un'anima, una -conscienza, un pensiero, credi che le loro braccia non si leveranno -più per scagliare pietre contro le più fulgide realtà della bellezza! -Oh io non saprei più, ti giuro, consacrarmi a descrivere le crisi di -cuore, le complicazioni sentimentali, le assurdità psicologiche, i -dilettantismi intellettuali e spirituali in cui mi compiacqui finora. -L'arte mia di allora non ha fruttato forse che del male, non ha -generato che del dolore. Non più, non più. Il dolore m'insegna. La mia -arte nuova sarà umana e profonda, il bene splenderà come mèta ed essa -sarà tutta di bontà, di generosità e d'ardore... A mezzo del cammino, -io credo di avviarmi così per la via della verità, verso una mèta che -non sarà un miraggio dorato e lontano come quello per cui Claudina è -morta, come quello che mi attrasse fin qui! - -— Io credo invece, disse Loredano, che tu ti lasci attrarre su la -nuova via da un miraggio ben più fallace e doloroso. Questo dislivello -sociale e morale esisterà sempre con l'umanità e non lo toglieranno -certamente nè gli scrittori con le loro finzioni, nè i filosofi -con le loro dottrine e le pillole di scienza impartite al popolo in -proporzioni omeopatiche. Comunque, poichè tu sei un artista, e un -grande artista, qual si sia l'idea che t'ispira, tu farai dell'arte -prima che del bene, — nel senso in cui tu l'intendi — della bellezza -prima che dell'apostolato... E questo, credimi, mio caro poeta, è quel -che più importa. - -Erano giunti all'albergo, dove trovarono un affettuoso telegramma di -Beatrice che sollecitava il loro ritorno a Roma. - -— Pranzeremo qui, se vuoi, disse Loredano. Con questi disordini non è -prudente andare in giro. Io intanto salgo a chiudere le mie valigie. A -più tardi. - -Giuliano Farnese rimasto solo salì anch'esso nella sua stanza. Senza -fretta, chiuse gli involti, serrò le valigie, dopo essersi vestito per -il viaggio. Quando ebbe finito, si appoggiò alla finestra che dava su i -Lungarni pallidamente illuminati dal tremolìo giallo dei fanali. - -Egli si sentiva più calmo e più sereno. Le responsabilità che fino a -quel momento lo avevano angosciato sarebbero state cancellate dalla -nobile missione cui la sua penna era per consacrarsi. Quel periodo -di dolore si sarebbe chiuso nella sua vita, poichè Beatrice lo amava, -poichè i suoi figli erano con lui, poichè egli avrebbe avuto il magico -conforto dell'arte consacrata ad un fine di umanità profonda. La vita -gli avrebbe ancòra sorriso. Ed un giorno, vecchio allora, guardando -indietro la sua vita e la sua opera avrebbe potuto non arrossir di -quella ed esser superbo e glorioso di questa. Così egli avrebbe trovata -la vera gloria, il vero connubio di questa con l'amore. E di Claudina -Rosiers, morta pel dolce miraggio dei suoi primi sogni d'artista, egli -avrebbe sempre custodito nel cuore il rimpianto e il fervore. - -Guardò il cielo. Era divenuto oscuro e profondo, nubi grevi e nerissime -vi si appesantivano lugubremente. Un ingenuo richiamo fece paragonare -a Giuliano Farnese quel cielo nero e minaccioso col triste dramma -che aveva attraversato la sua vita. Ma in quel momento, rialzando lo -sguardo, vide con un sorriso che due nuvole si erano appena disgiunte e -che fra loro, più fulgida fra quell'ombra, come una luce di speranza e -di fede, una stella splendeva. - - - Quisisana, settembre 1898. - - Roma, febbraio 1900. - - -FINE. - - - - - ERRATA CORRIGE - - pag. 73 linea 20 _in certezza_ INCERTEZZA - » 75 » 11 _inacceso_ INACCESSO - » 83 » 24 _presa_ PRESE - » 85 » 3-4 _im-nente_ IMPONENTE - » 104 » 17 _in mezzo questa_ IN MEZZO A QUESTA - » 112 » 28 _con essi_ CON QUELLO - » 155 » 3 _terzo_ TERSO - » 160 » 28 _poteva_ POTEVANO - » 200 » 15 _trafiggendi_ TRAFIGGENTI - » 200 » 18 _sarebbe_ SAREBBERO - » 204 » 2 _che si_ CHE LI - » 204 » 16 _lenti_ LENTE - » 220 » 22 _La pena aggravandosi_ AGGRAVANDOSI LA SUA PENA - » 258 » 8 _inquietitudini_ INQUIETUDINI - » 272 » 14 _d'un_ D'UNO - » 299 » 20 _la_ LE - » 336 » 16 _inquietitudine_ INQUIETUDINE - » 336 » 21-22 _compiuti_ COMPIUTO - - - - - Dello stesso Autore - - - =Le sottili pene= — Poesie. - - =L'Oasi= — Romanzo. - - - _In corso di stampa_: - - =Le opere e gli uomini= — Critiche. - - =Piccole scene della gran comedia.= - - =L'ombra della gloria= — Romanzo. - - - - - _Finito di stampare il giorno_ III MARZO MDCCCC - _nella Tipografia di Ludovico Cecchini - in Roma_. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come -le grafie alternative (ancòra/ancóra e simili), correggendo senza -annotazione minimi errori tipografici. - -Le correzioni indicate nella tabella "Errata Corrige" sono state riportate nel testo. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Il Miraggio, by Lucio D'Ambra - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL MIRAGGIO *** - -***** This file should be named 53303-0.txt or 53303-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/5/3/3/0/53303/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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You may copy it, give it away or re-use it under the terms of -the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: Il Miraggio - -Author: Lucio D'Ambra - -Release Date: October 17, 2016 [EBook #53303] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL MIRAGGIO *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -IL MIRAGGIO -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="large"> -LUCIO D'AMBRA -</p> - -<p class="pad2 main-t"> -IL MIRAGGIO -</p> - -<p class="pad2"> -ROMANZO -</p> - -<p> -Seconda Edizione -</p> - -<p class="pad6"> -<span class="small">ROMA-TORINO</span><br /> -<span class="large">CASA EDITRICE NAZIONALE</span><br /> -<span class="smcap">Roux e Viarengo</span> -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -PROPRIETÀ LETTERARIA -</p> - -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="chapter"> -<h2>A mia moglie, Virginia Adele Manganella.</h2> -</div> - -<p> -Mia cara Lilla, questo romanzo, cui io metto in fronte il -tuo nome come un auspicio di grazia e come un usbergo di -gentilezza, è tuo di diritto. Tu non mi sei stata solamente consigliera, -ma collaboratrice. Ti ricordi le nostre passeggiate pei -boschi di Quisisana e lungo i <i>quais</i> della via Caracciolo, al tramonto, -durante il mio lavoro? Ragionavamo insieme di questo -romanzo, apprendemmo insieme ad amarlo prima che fosse -scritto. E quante volte nelle nostre fantasticherie non ci sembrava -che l'irrequieto e doloroso Giuliano Farnese, o la dolce -ed austera Beatrice, o l'appassionata e delusa Claudina Rosiers -fossero stati fra i nostri amici più cari e più intimi? Il sole tramontava -e Posillipo sembrava un azzurro frammento di paradiso -caduto nel liquido zaffiro del mare, un giorno in cui un dolce -poeta ed un'amica amorosa, nella primavera del loro amore, -avevan impetrato dagli dei clementi un po' di paradiso in terra. -</p> - -<p> -Questo romanzo, dunque, ha per te un valore d'affetto. Toltogli -questo, è probabile che nessun altro ne resti per coloro -che lo leggeranno. Nè di ciò mi dolgo, poichè solamente mia -ne sarebbe la colpa. Io vorrei però che a questo libro si riconoscesse -un sol pregio: quello di essere stato scritto sotto la -norma severa di un convincimento profondo. Questo mio convincimento, -derivato dalla lezione della vita e da quella dei romanzi, -consiste nel fatto che l'arte non può essere altro che -specchio fedele della vita e che nell'arte senza la sincerità non -v'è salvezza di sorta. Le fastose porpore e gli ori e i broccati -dello stile, l'opulenza delle imagini, l'armonia della linea non -possono oggidì costituir da sole l'opera d'arte, ma solamente la -fatica sterile se pur prestigiosa del virtuoso. Il pensiero non può -mancare a un libro odierno e il lettore dovrebbe, dopo sfogliato -l'ultimo foglietto, ricavarne un insegnamento o una norma. -</p> - -<p> -Se a questo io son riuscito con questo mio romanzo altri -diranno. Io ho voluto far dell'arte il riflesso della vita, e questo -con una sincerità illimitata. Oh, il godimento che lo scrittore -prova quando sinceramente scrive quel che sinceramente -ha sentito o veduto! Non si hanno più allora i dubbii e le inquietudini -e gli scoraggiamenti cui tanti scrittori van soggetti -durante l'esecuzione di un loro lavoro. Essendo stato sincero, lo -scrittore può reputare d'avere adempiuto al massimo dei doveri -di chi prende in mano una penna. <i>Mon verre n'est pas -grand</i>, diceva Musset, <i>mais je bois dans mon verre</i>. E questa -che sembra modestia è invece il più grande orgoglio. Ma -è un orgoglio benedetto quando si tratta di accingersi a compiere -una più o meno modesta opera d'arte. -</p> - -<p> -Molte delle ultime pagine di questo romanzo, mia cara -Lilla, sono state scritte in giorni per noi angosciosissimi, tu lo -ricordi. Il nostro piccolo Diego malato, mia madre colpita gravemente -dalla furia del male. Eppure mia madre pretese ch'io -portassi a termine questo libro, e quante di queste pagine io -ho scritto in un'ansia crudele, interrompendomi ogni momento -per passare nelle stanze contigue al mio gabinetto da lavoro a -udirvi il respiro della cara inferma, a seguirvi gli alti e bassi -del male, trepidando. Forse esse si risentiranno di questa febbre -durante le quali furono scritte? Non so. Comunque tu, cara -e dolce Lilla, vorrai gradire tutto il libro come un'affermazione -d'affetto e un nuovo monile di tenerezza e di devozione che ha -voluto significare in questa pagina il tuo -</p> - -<p class="indl"> -<i>Roma, 18 febbraio 1900.</i> -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Renato.</span> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> -</p> - -<p class="title"> -IL MIRAGGIO -</p> - -<h2 class="pad2">PARTE PRIMA</h2> - -<h3>I.</h3> -</div> - -<p> -Seduto su un'ampia poltrona di cuoio a lato -del suggeritore, col gomito poggiato sul bracciuolo -di legno e la bella testa bruna sorretta dalla mano, -giocherellando col bastone tenuto dalla sinistra, -Giuliano Farnese assisteva faticosamente alla prova -che procedeva senza inciampi, senza interruzioni, -monotona, eterna, disilludente. Il palcoscenico era -rischiarato da qualche raggio di sole che, filtrando -a traverso il lucernario del teatro, indorava il pulviscolo -ondeggiante su le lunghe file di poltrone -ricoperte di velluto celeste, batteva e si rifrangeva -su i lumi metallici della ribalta. Tutta la scena era -rischiarata da quel sole invernale che diffondeva -intorno una letizia insolita, come quella che spande -nelle sognatrici anime dei pescatori, nelle chiare -e bianche albe primaverili, su le spiaggie. Nell'alto -del teatro qualcuno sbatteva il velluto di qualche -poltrona. Su l'arcoscenico un operaio martellava, -rialzando e piegando una stoffa: e questi due rumori -<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span> -cupi, insistenti, fastidiosi, distraevano il pensiero -ed irritavano i nervi. Farnese, indifferentemente, -seguitava a segnar geroglifici su la polvere -delle tavole, geroglifici che poi cancellava col piede, -ascoltando la sua prosa ripetuta prima dal suggeritore, -poi dagli interpreti, scoloritamente, senza ispirazione -e senza voglia. -</p> - -<p> -Pochi attori erano sul palcoscenico del teatro -Nazionale, quel giorno, pochissimi necessitandone -alla nuova commedia di Farnese. Il sole, che sfolgorava -raggi pallidi e tiepidi in quel pomeriggio di -marzo, invitando all'esodo verso le vie luminose -e verso le grandi piazze piene di luce e di vita, -aveva sbarazzato il palcoscenico di tutti i piccoli -attori ignoranti e tronfii, di tutte le minuscole attrici -civette e mestieranti, che tumultuavano di -chiacchiere, di risa e di frastuoni nei giorni in -cui la pioggia grondava o la commedia in prova -richiedeva un gran numero di commedianti. Erano -rimasti sul palcoscenico solo gli attori principali, -fra cui due attrici di prim'ordine; nel fondo, disteso -sopra una tavola, un neofita della scena che recitava -da poche sere, appassionato del teatro come -di un'amante, ascoltava le parole ed osservava i -movimenti, senza quasi batter ciglio, nel silenzio -ora generale, finchè il secondo atto finì, con una -scena ardentissima di passione, eseguita con foga -magnifica da Claudina Rosiers. Solamente allora -Farnese pronunziò un elogio. Il direttore del teatro, -Savarese, stemperava i colori dei suoi complimenti -meridionali per l'altra attrice seduta sotto -<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> -una quinta. Allora Claudina Rosiers, d'una bellezza -delicata e morbida, s'avvicinò a Farnese sorridendogli -per la lode. -</p> - -<p> -Giuliano Farnese, figura snella ed alta, colorito -bruno e baffi castani fieramente rialzati come -quelli d'un medioevale capitano di ventura, occhi -azzurri, leggera barba a punta sul mento; insieme -elegante delicato e forte; un gentiluomo, un poeta -ed un moschettiere. Claudina Rosiers, alta e bionda, -coi capelli d'oro e gli occhi bruni, con la bocca -di un carminio acceso e dalle labbra tumide, maturi -frutti d'amore; le luci degli occhi pallide a -volte, a volte sfolgoranti, a volte truci svelavano -l'anima dell'attrice, composta di sogno e di idealità, -di ardore e di entusiasmo, di impassibilità e -di crudeltà. Talora, sollevata in un cielo invisibile, -le luci pallide dei suoi occhi interrogavano i misteri -del sogno, inseguivano azzurre chimere, vedevan -passare tumultuanti scorribande di illusioni; -ma altre volte, invece, foschi e pure ardenti quegli -occhi investivano la persona guardata di un ardore -spirituale e fisico, di un incendio afrodisiaco; -ed ancora altre volte, infine, quelle pupille bruciavano -di minaccia, come sitibonde di dolore e di -massacro, come regine della sofferenza; e al pari -di quegli occhi, anche l'anima dell'attrice a volte -era azzurra e perduta nel sogno e nella fantasia, a -volte incendiata da un desiderio violento, a volte -bramosa di fine e di lutto. -</p> - -<p> -— Per ora, diceva ella a Farnese cui si era -avvicinata con deferenza, per ora siamo avviati -<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> -bene e siamo appena alla metà del lavoro di preparazione. -Non vi pare? La <i>Chimera</i> deve avere -un grande successo e l'avrà: un successo più largo, -più grande, più intenso di quelli già magnifici che -hanno portato il vostro nome alla gloria. Quando -Savarese ebbe da voi una risposta affermativa alla -sua richiesta di una commedia nuova, venni anch'io -ad udirne la lettura, in casa vostra e senza -conoscervi, ricordate? Come fui ardita! Ma non -sono forse l'entusiasmo e l'ardire che sostengono -nell'arte, mio caro maestro? E poi, era una commedia -che mi riserbava una grande interpretazione -ed era sopra tutto un'opera vostra! Come resistere? -Venni, accompagnata da Savarese, e venni prevenuta -molto bene; eppure, ogni mia aspettativa fu -sorpassata. Ah, sento ancòra l'entusiasmo di quella -lettura, mio caro Maestro! -</p> - -<p> -La grande attrice lo chiamava «Maestro» per -un'affermazione continua della sua ammirazione. -Farnese, dapprima, se n'era schermito ridendo e -protestando, ma l'attrice non aveva voluto e saputo -rinunziare al piacere di quell'omaggio continuo, a -confermargli sempre che ogni sua opera aveva -avuto su lei un'influenza decisiva, e che la sua arte, -il suo cuore ed il suo pensiero erano quasi stati -creati ed alimentati da quelle opere. -</p> - -<p> -— Anch'io vi vidi allora e v'udii recitare per -la prima volta, rispose Giuliano Farnese. Anch'io -attendevo una magnificenza, ma ogni mia aspettativa -fu sorpassata. -</p> - -<p> -Claudina Rosiers aveva da quattro mesi solamente -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -esordito sul teatro con un successo strepitoso. -Prima d'allora, quasi tre anni innanzi quella -data, ella aveva recitato in una primaria compagnia -drammatica, troppo sollecitamente e tragicamente -disciolta dal colpo di rivoltella d'un grande -attore. In quel tempo aveva recitato a fianco di -una delle più care glorie della scena italiana, la -signora Virginia Marini. L'eccellenza di questa attrice -l'aveva persuasa a considerare sè stessa, la -sua arte, la sua forza. Dopo questo esame, conscia -della sua piccolezza, ella — esempio mirabile -ed inimitato — lasciò le scene e per tre anni con -le sue poche economie, viaggiò modestamente all'estero, -vide ed udì attori ed attrici, assimilò il -buono, respinse quanto le sembrava cattivo, studiò -ininterrottamente ed enormemente, fatica ignorata -e per questo più nobile. Poi si presentò a Savarese, -dopo una lunga e triste odissea di rifiuti, in un -momento in cui gli bisognava una grande attrice: -il direttore dapprima sorrise, poi consentì ad udirla -recitare ma sempre con un sorriso ironico a fior -di labbra; però, dopo quell'audizione, stupito, meravigliato, -gonfio di entusiasmo, avendo da vecchia -volpe astuta annusato l'affare, scritturò l'attrice a -condizioni per lei eccellenti; cominciò subito una -<i>rèclame</i> esorbitante, così sfacciata, così insistente, -che avrebbe potuto riuscire veramente fatale alla -esordiente. Invece, la sera della sua prima rappresentazione -a Milano, al teatro Manzoni, Claudina -Rosiers ebbe decretato un trionfo portentoso, uno -di quei trionfi tanto più solenni, quanto più giungono -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -dopo aver vinto ostacoli altissimi di diffidenza, -tanto più giocondi e festosi, quanto più non insperati -ma inattesi. Ella aveva recitato in quella sera -del novembre 1895 uno di quei fastidiosi pasticci -ad effetto, che solo dal genio di un'attrice possono -avere anima e bellezza, <i>Adrienne Lecouvreur</i>. Nella -scena in cui Adriana, vedendo Maurizio di Saxe -ch'ella ama, preso alle civetterie della duchessa di -Bouillon, durante una rappresentazione di salone, -recita gli stessi versi del Racine e finisce per insultare -la sua rivale, dirigendole l'imprecazione -della incestuosa regina raciniana, ella ebbe uno -di quegli applausi inebrianti che in una vita d'artista -nessun'altra gioia potrà mai far dimenticare. -Il pubblico si era trovato innanzi alla potente -espressione di un ingegno che, se ancòra un -po' corretto e levigato, poteva divenire splendidissimo; -la critica aveva trovato una terra vergine -da sfruttare, gli eleganti e i damerini giovani -e vecchi avevano intraveduta la possibilità di -nuove conquiste, avevano trovato un nuovo campo -di caccia. Tutto questo aveva concorso ad un successo -che dalle poltrone era asceso alle gallerie, -dai palchi aveva echeggiato negli atrii del teatro, -era stato alimentato ancora più nei saloni e nelle -redazioni dei giornali, nei <i>clubs</i> e nei caffè. In quei -quattro mesi aveva percorso tutta l'Italia, precedendo, -accogliendo e seguendo l'attrice illustre, divenuta -così prontamente un astro fulgente su quell'orizzonte -teatrale dove brillano e scintillano tante -stelle di cartapesta, illuminate d'un falso bagliore -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -dai riflettori elettrici dei successi effimeri e passeggeri. -</p> - -<p> -Farnese guardava l'abito indossato dall'attrice -in piedi innanzi a lui. Era un abito di saia azzurro -cupo, con dei galloni ed i rivolti di amoerro bianco, -una lunga gala di merletti veneziani, un alto collo -di velluto turchino, alla Maria Stuarda. Su la chioma -bionda aveva un cappello di feltro con due maestose -piume bianche, una delle quali discendeva -in molle curva sul piccolo orecchio roseo, come -da un feltro di spadaccino del secolo <span class="smcap lowercase">XVII</span>. -</p> - -<p> -— Vi piace? domandò l'attrice quando si avvide -dell'attenzione dello scrittore. -</p> - -<p> -— Mi piacete, egli rispose. -</p> - -<p> -— Parlo dell'abito, non di me, replicò sorridendo -l'attrice. -</p> - -<p> -— Innanzi ad una bellezza, spiegò il romanziere, -non si bada al piccolo particolare squisito, -al trascurabile ornamento delicato. In San Pietro, -nella cappella della Pietà, non ammirate prima i -mediocri affreschi di Lanfranco, ma il divino gruppo -di Michelangelo. -</p> - -<p> -— Dimenticate le proporzioni, replicò l'attrice -con un sorriso che scoprì le due file di piccoli denti -candidi. -</p> - -<p> -— Perchè ho fatto un confronto fra Michelangelo -e voi, un affresco di Lanfranco ed il vostro -estetico abito di quest'oggi? Mio Dio, le proporzioni -si possono sottintendere sempre! E poi..... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -</p> - -<p> -Il madrigale era stato interrotto dalla voce del -Savarese che chiamava all'ordine per il terzo atto. -Gli attori erano tornati verso il centro della scena, -interrompendo i loro chiacchiericci. I trovarobe preparavano -l'arredo scenico, segnavano le porte con -due sedie corrispondenti, i divani con una lunga -fila di sedie logore e scolorite. Un campanello elettrico — e -col sordo mormorio del suggeritore la -prova ricominciava. Le scene seguivano le scene e -Farnese pure avvezzo agli inganni delle commedie -in prova, avvertiva deficienze dove non ve ne erano, -vedeva tutto pallido, fiacco, slavato. Sebbene egli -sapesse come solo la ribalta illuminata e la sala -colma fossero sufficienti a dare ingegno a quelli -attori che ora sembravano poveri filodrammatici, -pure temeva la loro negligenza, paventava un'interpretazione -debole e frusta, visioni fosche d'insuccesso -gli attraversavano il pensiero. Ma Claudina -Rosiers faceva la sua entrata e subito la scena -diveniva elettrica, l'orgoglio dell'autore vibrava di -nuovo fiducioso, gli altri attori anche si investivano -meglio della parte, procedevano più vivi e -più veri. Savarese, grosso e acceso nel volto senza -barba nè baffi, sorrideva dai piccoli occhi furbi e -dalle labbra tumide di vecchio ebreo, presentendo -l'affare ed il successo fruttifero. Ma un attore di -primissimo ordine, Gray, che in quel momento non -recitava, seduto su una delle due sedie che simulavano -i battenti di una porta, seguiva con l'occhio -sospettoso Claudina Rosiers, ardente nei suoi -movimenti passionali; ed a volte gli occhi dell'attore -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -brillavano di un riflesso sinistro. Gray era innamorato -di Claudina ed aveva già confessato all'attrice -la sua passione, deferentemente, offrendole -la sua mano. Ma l'attrice aveva ricusato, ringraziandolo -tuttavia dell'onore che le tributava: ella -voleva darsi all'arte conservando il suo libero arbitrio, -non voleva essere diminuita dai vincoli e -dagli affanni di un marito e di una famiglia. Il suo -discorso era stato così fermo e reciso che Gray -non aveva saputo insistere; ed allora con voce piena -di lacrime s'era fatto promettere che, se un giorno -ella avesse mutato idea, avrebbe tenuto conto della -sua sfortunata passione e l'avrebbe prescelto agli -altri. Il giovane aveva sofferto per quella rinunzia, -ma il pensiero che quella donna ch'egli non poteva -avere non sarebbe nemmeno appartenuta ad altri -lo consolava in quell'eterno orgoglio e in quel mascherato -egoismo del maschio, che sono tanta parte -di una passione virile. Quando però le prove della -nuova commedia di Giuliano Farnese erano cominciate, -la più atroce gelosia s'era aggiunta nell'animo -dell'attore a quel rassegnato sconforto. Egli -sapeva che Farnese aveva avuto molte buone fortune, -sapeva quanto Farnese piacesse a Claudina -Rosiers, sapeva quanto Claudina Rosiers piacesse -a Farnese; e le sue buone amiche s'erano date -premura di metterlo in guardia contro Farnese, -ammonendolo perchè fosse vigile, comunicandogli -le dicerie che correvano sul grande scrittore, -le sue glorie raccolte nel giardino di Citera, -le sue squisite arti seduttrici. Da allora Gray non -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -aveva avuto un minuto di pace; il più piccolo atto -di cortesia convenzionale sembrava al geloso la -conferma, l'accusa, la prova della colpa di Claudina -e della sua propria sventura. Con la sua gelosia -illogica e senza diritti era divenuto insopportabile -alla giovane donna, che di conseguenza lo -sfuggiva come meglio e quanto più poteva; ma il -geloso vedeva in ciò mille altre prove del suo infortunio -e della relazione dell'adorata con lo scrittore. -</p> - -<p> -Egli intanto, quel giorno, seguiva con lo sguardo -Claudina Rosiers, finchè finito anche il terzo atto -con una deliziosa scena di amore e di passione, si -era andata a sedere, ancòra tutta vibrante, vicino -allo scrittore che applaudiva ai suoi interpreti. Allora -Gray si era perduto fra i fondali, scoppiando -in lacrime come un bambino contrariato. Fortuna -per lui che non vide il gesto con cui Farnese -prese fra le sue la piccola mano di Claudina Rosiers -ancòra ansimante e sconvolta! -</p> - -<p> -— Io non so spiegarmi, le mormorava intanto -lo scrittore, come voi possiate creare con verità -così meravigliosa e con logica umana così inappuntabile, -queste scene d'amore, che io ho sempre -creduto impossibili a rendere senza aver sofferto -quelle agonie. Come io ho dovuto viverle per scriverle, -così immaginavo che, volendo farne una viva -rappresentazione, bisognasse averle ugualmente sofferte -e forse anche più di me. Ora, invece, terrei -una scommessa che voi non avete mai amato..... -</p> - -<p> -— L'arte mi ha presa troppo presto, rispose -l'attrice, e troppo completamente, perchè io avessi -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -il tempo di dedicarmi all'amore. Ho amato, sì, non -vi dico di no, ma in fondo quale è quella giovinetta -che non ha amato, senza un istante di tregua, -dai sedici ai vent'anni? Alcune amano misticamente -Gesù, altre amano più umanamente le -spalline e gli speroni di un bell'ufficiale dei lancieri. -Ognuna, ahimè, si forma il suo grande ideale, -e nelle lunghe notti verginali nel lettuccio candido, -su l'origliere che unico confidente sa tutti i nostri -sogni più intimi, si combinano i bei visi e le belle -anime, i mustacci bruni e l'amore eterno, la forza -del corpo e la delicatezza del cuore. Poi viene la -vita; e a chi porta la realizzazione dell'ideale, a -chi porta il contrario. Le une devono temere, le -altre devono sperare: come per le une giungerà -il <i>redde rationem</i> poichè i sogni realizzati non vivono -a lungo quaggiù, così per le altre giungerà -il <i>sursum corda</i>, perchè per ognuno è destinato -quaggiù almeno un quarto d'ora di felicità. Voi -vedete, mio caro maestro, che parlo latino; ma -sono frasi raccolte sui giornali e che non sono -nemmeno sicura di pronunziare esattamente..... Ah, -anch'io avevo il mio ideale a sedici anni; e volevo -allora essere una grande attrice e questo si è realizzato, -non per la grandezza ma per la professione; -volevo esser bella e gli adulatori mi dicono che lo -sono; volevo anche essere amata da un uomo illustre, -completarlo, esser cosa sua come lui cosa mia, -quasi direi, integrarlo. E non vi spaventate di questo -parolone: è nella mia parte che devo recitare -stasera! Questo ancòra non è. Sarà? Non sarà? -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -<i>Quien sabe?</i> dicono gli Spagnuoli con due dolci -e tristi parole che racchiudono un mondo. Anch'io -aspetto il mio quarto d'ora, perchè deve -venire. Ma il difficile è saperlo attendere pazientemente -per coglierlo al suo passaggio. Intanto, -mio caro maestro: <i>j'attends mon astre!</i> -</p> - -<p> -Lo scrittore la guardava sorridendo, mentre -ella con uno scoppio di risa riprendeva: -</p> - -<p> -— Anch'io ho amato, ma l'Ideale, una creatura -che la mia fantasia ha creato e che forse non -esiste. Un amoretto l'ho avuto. Ho passato la fanciullezza -e l'adolescenza nella mia Siena: a quindici -anni volevo bene a un giovinetto della mia -età, un piccolo, biondo, gracile, che ora ho ritrovato -ammogliato e con prole. Allora ci davamo -degli appuntamenti sotto la volta di quella meravigliosa -Fonte Branda, verso il crepuscolo. Che -cosa accadeva? Qualche bacio, mio Dio, e molte -promesse di eterna fè! Però qualche sera, se tardavo, -non trovavo più al convegno il mio padrone -e signore, che, atterrito dalla sera che scendeva, -dall'ombra della Fonte e dallo scrosciare dell'acqua, -preferiva all'amore mio la tranquillità della sua -anima infantile. Ed ecco, mio signore, in quali -mani fidavo la tutela di tutta la mia vita..... Insomma, -io non ho provato l'amore, ma lo sento; -non l'ho conosciuto, ma non lo ignoro. -</p> - -<p> -Più tardi, come lo scrittore alla fine del quarto -atto si meravigliava ch'ella provasse in scena e le -rendesse anche con precisione alcune sensazioni -fisiologiche, Claudina Rosiers scoprì l'allusione -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -ed il sottinteso; sorrise e disse all'orecchio del -Farnese: -</p> - -<p> -— Voi pensate che questo, almeno, devo -averlo provato; non è vero, maestro? -</p> - -<p> -E staccandosi dall'uomo, mentre Gray ricompariva -mogio mogio tra i fondali, disse con l'alterezza -di colei che serba immacolato il suo fiore -e ne sa il prodigio: -</p> - -<p> -— Ebbene, no. Io sono vergine! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Egli rimase a guardare la vergine, ma i suoi -occhi non erano più limpidi come poc'anzi; una -scintilla impura di cupidigia, accesa dal pensiero di -quella occulta primavera, vi brillava torbidamente. -La scena cominciava a vuotarsi, dopo che il direttore -aveva pronunciato le abituali parole: «Possono -andare; domani, prova alle undici». A poco -a poco solo Claudina, Farnese e Gray erano rimasti -sul palcoscenico, Farnese ancòra seduto su -l'ampia poltrona, Claudina in piedi presso lui canticchiando, -Gray imbarazzato con la pallida speranza -di riaccompagnare Claudina. Un silenzio -imbarazzante era fra loro. L'attrice e lo scrittore -sentivano il bisogno d'essere ancòra soli, di poter -ancòra parlare, di potere ancòra unire le anime -loro nella piena confidenza che consola. Gray finalmente -comprese l'inutilità della sua attesa, -quando Claudina per troncar netto il disagio di -quel silenzio, pregò Farnese di accompagnarla dalla -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -sua modista. Il commediante girò su i tacchi, dopo -di aver salutato in corruccio, e s'allontanò rapidamente -tra le penombre dei praticabili e delle -quinte. Con quella intuizione tutta propria dei gelosi, -Gray imaginava che qualcosa di decisivo stava per -compiersi tra l'autore drammatico e la sua interprete. -Tutti gli spasimi della gelosia lo afferravano, -quelli spasimi laceranti del geloso che non ha alcun -diritto, dell'innamorato senza speranza che -vede un altro in procinto di cogliere quel frutto -di amore ch'egli credeva dovuto a sè stesso. Brani -di commedie gli tornavano nella mente, di quelle -commedie in cui egli doveva vivere, innanzi a mille -persone, gli spasimi di una gelosia che conosceva -così bene! Il povero innamorato doveva trattenere -le frasi di collera e di insulto che gli salivano -alle labbra verso colei che era stato il suo -sogno, che era la sua madonna, ora in procinto -di perdere la gloria della sua verginità per il capriccio -passeggero ed inutile di uno scrittore alla -moda, di un donnaiolo misogino! -</p> - -<p> -Fuori, il crepuscolo scendeva. In alcune vie -più strette i lampioni già erano accesi, nelle vie -larghe e nelle piazze la folla passava, reduce dai -suoi dolori o dalle sue fatiche quotidiane, pronta -a risalire il calvario l'indomani, dopo il breve riposo -di una pallida sera. Gray procedeva fra quella -folla variopinta ed ignota, quasi senza vederla, attonito -pel martirio di quella idea fissa, che riconcentrando -ogni sensibilità sul suo fermento, pare -che tolga quasi la sensazione della vista e dell'udito. -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -Sotto quanti di quei volti si celava un dolore -simile al suo? Quanti sentivano nel cuore la tenaglia -crudele dell'amore senza speranza, i laceramenti -atroci della gelosia senza diritto? E queste -idee facevano risalire nel suo cuore la piena dell'amarezza, -che talora però gli consentiva qualche -minuto di speranza e di tregua. E se egli fosse -ancòra in tempo? Chi sa che Claudina non avesse -pregato Farnese d'accompagnarla, senza un fine -recondito, forse per sola vanità femminile, per farsi -vedere nell'ora di maggior folla con uno scrittore -glorioso, con uno dei più grandi autori drammatici... -Ma, la modista? E non poteva veramente -recarsi da costei? Cosa v'era di strano e d'impossibile? -Ma perchè non aveva detto anche a lui di -accompagnarla? Veramente era stato lui il primo -a prender congedo e ad allontanarsi; ma perchè -ella non aveva detto una parola per trattenerlo, -ella che sapeva quanto fosse amareggiato dai sospetti -più vani e quanto ne soffrisse? E l'onda di -amarezza risaliva ancòra e i laceramenti della gelosia -ricominciavano, fin che non potendo più reggere -al dubbio si diresse verso la casa dell'attrice, -con l'intenzione di spiarla, di spiare la sua venuta, -e se saliva sola o con Farnese. Il geloso girò la -via delle Quattro Fontane, traversò la piazza Barberini, -risalì tutta la via Sistina sino alla Trinità -dei Monti, poi discese ancòra la magnifica scalinata -che conduce in piazza di Spagna e, voltando -a sinistra, si fermò su la porta di un piccolo caffè -confinante col portone della casa di Claudina. Bevve -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -in fretta l'assenzio che il cameriere gli aveva portato -e si fermò su la porta in osservazione. E come -l'attrice tardava a rincasare, la gelosia ricominciava -nella pedanteria delle sue indagini e dei suoi -minuti sospetti. E s'ella non tornasse? Se Farnese -l'avesse trattenuta a pranzare al caffè? Ma lo scrittore -aveva famiglia e non era probabile che si facesse -vedere pubblicamente in tanta intimità con -la giovane attrice. E se i due fossero venuti in -carrozza e quindi prima, molto prima di lui? Se -fossero già nell'appartamento e proprio in quella -camera da letto che corrispondeva esattamente, al -piano superiore, con quella sala di caffè notturno? -Un'ora era passata senza ch'egli vedesse giungere -l'attrice o sola o con lo scrittore, e ciò l'aveva -confermato nella sua ipotesi che i due, giunti in -carrozza, fossero già nell'appartamento. Egli aveva -infilato il portone, aveva già salito qualche gradino, -ma al momento di premere il bottone elettrico -pensò che non aveva alcun pretesto per spiegare -quella sua visita intempestiva. Inoltre pensò -che avrebbe potuto avere la conferma di quel che -temeva e quella possibile certezza lo atterrì, e ridiscese -lentamente le scale, preferendo a quello -spasimo immane, le continue trafitture del dubbio, -che tuttavia lascia qualche minuto di speranza e -di blanda illusione. Ma, al momento che egli varcava -la soglia, Claudina e Farnese discendevano da -una carrozza e il geloso ebbe appena il tempo di -sfuggire, rasentando i muri della oscura via di Propaganda -Fide, non senza essere stato visto dai -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -due. Claudina e Farnese salirono. Su, nella casa, dopo -che si fu tolto il cappello e la mantellina, l'attrice -guardò tra le persiane socchiuse ed al lume della -lampada elettrica di un negozio di oggetti d'arte, vide -Gray fermo in attesa, con lo sguardo fisso alla sua -finestra che in quel momento s'illuminò, avendo Farnese -fatto scattare il commutatore della luce elettrica. -</p> - -<p> -— Otello aspetta ancòra, disse Claudina ridendo -allo scrittore, mentre apriva le persiane. Vi ha -veduto salire ed attende che ridiscendiate. Chi sa -quali sospetti e quali pene! Domani dovrò subirne -la narrazione. Povero ragazzo! — E rise di una risata -libera e squillante. — Però, come siamo cattive -noi donne! — continuò più seria ma canzonatrice. — Ecco -un uomo che soffre per me pene atroci. -Egli mi segue, mi osserva, mi spia. Egli mi attende -nel portone per vedere se torno sola, vi vede, fugge. -Ed io ho la crudeltà di farvi salire, pur pensando -che il povero giovane ci spia ancòra e che questa -vostra innocente visita gli farà passare una notte -bianca insopportabile. Siamo veramente malvagie? -</p> - -<p> -Rise di nuovo, avvicinandosi allo scrittore. -Farnese indugiava. Aveva inteso battere le sei all'orologio -della stanza vicina e ricordò di aver promesso -al piccolo Luca di andarlo a prendere, dopo -la prova, per farlo passeggiare nelle vie eleganti -con lui, poichè il bambino era tutto orgoglioso di -essere visto col suo gran papà. -</p> - -<p> -— Dovrei rientrare, disse repentinamente lo -scrittore all'attrice. Sono già le sei ed ho fatto una -promessa al piccolo Luca. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -</p> - -<p> -Pronunziando queste parole egli si era alzato -ed aveva guardato la commediante. Un'ombra di -corruccio era passata sul volto di lei, che lo scrittore -scorgeva in piena luce nel quadrato luminoso -della lampada. L'attrice non aveva pronunziato -una parola e si era messa ad osservare attentamente -le sue dita sottili. Egli riepilogava ciò che -le aveva detto lungo la via ed al caffè dove si erano -fermati. Ricordava di averle stretto la mano salendo -le scale e che la donna aveva lasciato fare; -anzi gli era piuttosto sembrato ch'ella avesse risposto -con una lieve pressione. Naturalmente, tutto -ciò esigeva una spiegazione e non una partenza -così repentina ed egli sacrificò il desiderio del piccolo -Luca, decidendo di rimanere. -</p> - -<p> -— Il vostro bambino vi attenderà invano, disse -allora Claudina mentre lo scrittore ritornava a sedersi -presso di lei. Non vorrei essere causa di un -dispiacere al piccolo Luca e — sottolineò sorridendo — anche -al suo papà. — Poi, subitamente, con uno -scoppio di risa aggiunse: — Resterò con tutte le mie -tristezze, sola sola con loro che non mi divertono -affatto. E aspetterò l'ora del teatro. — Poi dimandò, -deliziosa di noncuranza: — Vi vedrò stasera? -</p> - -<p> -Il romanziere guardava l'attrice con un'attenzione -immobile, voleva intenderne il pensiero sincero, -scoprirne l'intimo disegno. Ma ella restava -impenetrabile, continuava a contemplarsi le dita con -un sorriso ambiguo. -</p> - -<p> -— Non passerò dal teatro, stasera, rispondeva -egli, intento a spiare l'impressione destata dalle -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -parole che stava per pronunziare. Mia moglie si -lamenta della sua solitudine. Le debbo bene una -sera di focolare domestico. Avrò la rappresentazione -dei miei bambini e delle loro marionette. -</p> - -<p> -— Ah, non verrete? soggiunse l'attrice sempre -più nervosa. Tuttavia io recito solamente nella -<i>Visita di nozze</i> e non prima delle undici e mezzo. -Se il focolare domestico si spengerà prima di quell'ora... -il Teatro Nazionale è vicino, soggiunse dopo -una pausa significativa. -</p> - -<p> -— Relativamente, disse lo scrittore sorridendo. -Comunque accetto volentieri l'invito perchè per voi -si sfiderebbero ben altri pericoli che la tramontana. -</p> - -<p> -Su quella promessa lo scrittore avrebbe potuto -andar via, soddisfare il desiderio innocente del suo -piccolo Luca. Ma una certa ironia che vibrava in -talune inflessioni di voce dell'attrice lo tratteneva -in quel salotto, seduto in quella poltrona. Fu così -durante un'ora: una voce lo esortava ad alzarsi, -a partire; l'altra, contraddittoria, a indugiare ancòra. -Intanto il discorso era ricaduto sul sogno -adolescente di Claudina. -</p> - -<p> -— Chi sa, chi sa? diceva l'attrice. Realizzerò -mai questo sogno? Amare ed essere amata da un -uomo illustre, da un grande artista, in modo che -la mia intelligenza sia completata dalla sua, formi -un tutto armonico e profondo? Chi sa? Gli incontri -della vita sono così bizzarri! Desidero, voglio, invoco -il grande artista, il grande scrittore e chi sa -che non vada poi a finire nelle braccia di un povero -attorello qualunque, in un momento di orribile -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -stanchezza e senza volontà, come quei viaggiatori -che seduti di rimpetto in uno scompartimento si -trovano nelle braccia l'uno dell'altro per un urto -del treno! — Sorrideva, ma tristemente; poi ad un -tratto si mise a picchiare e strofinare le sue mani. — Dio, -Dio, che freddo! e come potrò recitare stasera? -Come potrò? Farnese, fatemi il piacere, prendetemi -quel mantello su quella poltrona..... Lì, lì, -benissimo! — E come Farnese, mettendole quel -mantello su le spalle, s'era chinato su lei fino a sfiorarle -i capelli con un bacio, ed ella aveva sorriso, -così che egli fatto più audace s'abbassava verso le -labbra, ella gridò: — No, no, non voglio! E levandosi, -poichè Farnese l'inseguiva, quasi pregò: — Lasciatemi. -Non vi avvicinate. Andatevene, andatevene, -adesso.... -</p> - -<p> -Poi si avvicinò a Farnese, fece un cenno perchè -non insistesse, gli tese le due mani, strinse -amichevolmente quelle di lui e lo guardò uscire, -senza sorridere e senza più una parola. Ma nelle -scale lo scrittore udì la voce un po' tremante di -Claudina Rosiers che gli gridava dall'alto: -</p> - -<p> -— A stasera. Ricordatevene. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span></p> - -<h3>II.</h3> -</div> - -<p> -Fin dalle sue prime armi, Giuliano Farnese era -stato favorito da un'insolita fortuna. I suoi primi -passi nell'aspro cammino della letteratura erano -però stati sostenuti dal forte appoggio di uno scrittore -illustre, Claudio Sanna, che affascinato dalla -sincerità e dalla ispirazione del primo ed unico libro -di versi di Farnese, <i>Sotto i salici</i> — libro tutto -impregnato di una melanconia senza dolore — sostenne -i passi successivi del giovane poeta. Oggi -quel libro è dimenticato ed i cinquecento esemplari -che ne furono stampati sono perduti fra le -pubblicazioni più recenti e rumorose, dove solo -qualche spirito delicato va a ricercarlo, per riviverne -il molle fascino autunnale. Farnese ha avuto il -torto di rinnegare quel libro dove pure tanta parte -della sua anima aveva cantato, con la spontaneità -dell'adolescenza; quando i versi fioriscono sotto -la penna, naturalmente, senza paralizzanti preoccupazioni -di rime e di scuole estetiche. Tuttavia da -quel libro data il principio della sua fortuna. Anche -i due romanzi che lo seguirono sono semplici e sinceri, -intimi come <i>L'ultimo incontro</i>, freschi e famigliari -come <i>Accanto al fuoco</i>. Questi due romanzi -furono scritti in una modesta camera di un piccolo -albergo a Padova, dove, all'uscire dall'Università, -Farnese insegnò lettere in quel liceo, durante un -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -anno. Claudio Sanna fu il pioniere di questo nuovo -scrittore e ad ognuno di quei primi romanzi egli -consacrò magnifici articoli su i principali giornali. -Anche altri critici ed altri romanzieri consacrarono -studî ed articoli a quei romanzi, poichè il -loro autore, oscuro professore di lettere in un liceo -di una lontanissima provincia, non era ancòra e -forse non sarebbe stato mai, un rivale temibile e -perciò da combattersi con ogni arma, silenzio o -denigrazione, pur di rovesciarlo e demolirlo, non -per prenderne il posto, ma per l'ira del piccolo -verso il grande, del debole contro il forte, per il -rancore e l'odio eterni del mediocre verso quel che -emerge e s'innalza. Ma allora al giovane scrittore -festeggiato la misera fatica didattica pesava e non -poteva resistere alla brama di correre a Roma, di -scrivere, di parlare, di sentire da vicino il suo bel -successo, di entrare anche lui decisivamente in lizza. -L'affezione di Claudio Sanna gli permise di realizzare -questo sogno, e nel novembre del mille ottocento -ottantacinque, Farnese entrò, incaricato della -critica drammatica e di una cronaca letteraria, in -un gran giornale romano <i>L'Eco di Roma</i>, diretto -da Marco Torrero. -</p> - -<p> -Cominciarono, allora, le illusioni a sfrondarsi, -le speranze a impallidire. In molti scrittori illustri, -ch'egli venerava da lunge e pei quali aveva arso -nei fogli letterari dei giovani molti granelli d'incenso, -trovò gelosia ed invidia; in altri, che sembravano -alla sua ignara fantasia giovanile modelli -di austerità artistica, non trovò altro che orpello -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -ed inganno, la più urtante abilità commerciale, le -tele variopinte e le frange d'oro che nascondono -la miseria intellettuale e la corruzione morale. Allora -dal giovane irruppe l'uomo, e, sfogliate le -ultime illusioni, considerando con un sottile riso -ironico quel che prima lo colmava di ira e di -disprezzo, scrisse sul giornale di Torrero, quella -lunga serie di <i>Saltimbanchi</i>, dove, in brevi articoli, -secchi e schioccanti come colpi di scudiscio, metteva -in luce le vere figure zingaresche di molti romanzieri, -autori drammatici, critici, poeti, musicisti, -scultori e pittori. Ebbe un paio di duelli con -due di quei saltimbanchi, un autore drammatico -ed un pittore, che si offesero; ebbe la fortuna di -ferirli entrambi; così che la muta, con la coda fra -le gambe, sopportò le scudisciate; qualcuno tentò -di abbaiare, ma da lontano e prudentemente, qualche -altro leccò le mani al castigatore per propiziarselo, -molti infine ostentarono a quelli attacchi -un'ilarità non troppo sincera. Quella serie di <i>Saltimbanchi</i> -constò di sessanta articoli, pubblicati tutti -sul giornale di Torrero in meno di quattro mesi. -Dopo, Farnese li raccolse in un volume sotto lo -stesso titolo e ad ognuno di quei sessanta inviò il -volume con dedica autografa. Egli vide allora come -nella letteratura, non diversamente che nella politica, -valga più il rumore che il valore. I suoi buoni romanzi -erano rimasti invenduti su gli scaffali dei -librai, ma il suo libro di critica, che pure nelle sue -idee morali aveva le apparenze di un <i>pamphlet</i>, ebbe -un successo insperato e sei edizioni ne furono esaurite -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -in brevissimo tempo. Egli aveva perduto con -quel libro la maggioranza di coloro che si dicevano -suoi amici: su quei sessanta, solo sette od otto, e -dei meno attaccati, ebbero lo spirito di avvicinare -il Farnese e di raddoppiare in cortesie a suo riguardo, -se non in cordialità. Ma gli altri, coloro che -non erano stati compresi nel fustigato e sanguinolento -battaglione, furono di ciò grati al Farnese -ed alcuni con l'adulazione e le amabilità prevennero -il pericolo d'essere incorporati in un secondo -battaglione a venire. Ad ogni modo il pubblico conosceva -ed amava, ormai, il nome battagliero del -Farnese e quei successi ripetuti gli avevano creata -una lusinghiera posizione finanziaria. -</p> - -<p> -Allora egli, l'austero critico ed il giustiziere, -pencolò un poco verso il pubblico ed è l'unica macchia, -ma perdonabile, della sua carriera letteraria. -Nel suo appartamento elegante della via Sistina, -Farnese lavorava a quel romanzo <i>Amori d'Autunno</i>, -che fu poi uno dei suoi più grandi successi editoriali, -fra le visite delle ammiratrici generose, -quelle delle attrici che lo volevano più propizio a -loro nelle sue critiche drammatiche sul giornale di -Torrero, e quelle di qualche raro amico che veniva -nei pomeriggi d'inverno a scaldarsi il corpo -in quella casa tiepida e simpatica, l'anima e l'intelligenza -all'ardore di quel pensiero di artista tanto -geniale. Nel frattempo il teatro l'aveva tentato ed -al teatro Valle era stata rappresentata una sua -commedia in quattro atti dal titolo curioso, <i>Le -nozze di Don Giovanni</i>. In quell'affollato teatro -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -di prima rappresentazione solenne s'eran dati convegno -tutti gli astii ed i rancori ardenti verso il -notissimo scrittore. Tutto il battaglione dei sessanta -saltimbanchi ed i loro adepti, tutti i giovani poeti -cui egli aveva consigliato più la lima che la rima, -tutti i giovani autori i cui aborti drammatici non -avevano incontrato il favore del famoso critico e -le loro famiglie ed i loro domestici, tutti gli attori -ch'egli aveva ammonito e biasimato dai pianterreni -dell'<i>Eco di Roma</i>, tutte le attrici ch'egli non aveva -pensato di baciare e i loro <i>madri</i>, tutti i confratelli -gelosi dei suoi successi e le loro signore mogli -e le loro signore amanti, tutti gli eleganti e -tutti i mondani irosi contro di lui per le sue fortune -di salone e di alcova, tutti i nemici più acerrimi -dello scrittore celebre a ventotto anni si eran -dati convegno in quella sfolgorante sala di teatro. -E subito, dal primo levarsi del sipario, l'insuccesso -s'era pronunziato; i mormorii eran presto divenuti -risate, le risate grugniti, i grugniti urli. I quattro -atti si erano svolti fra le grida ed i fischi, le risate -e le grida; gli attori assistevano impassibili -allo scempio di quella geniale ed ironica commedia, -ma vollero per rispetto all'autore condurla fino alla -fine, malgrado i gridi sempre più forti ed insistenti -che chiedevano l'abbassarsi del sipario. Alla fine -del quarto atto qualche applauso fremente di pochi -onesti fu coperto dalle salve di fischi. La <i>jeunesse -dorèe</i> di un circolo elegante, furiosa di vedere andare -a Farnese quelle fortune femminili che le loro -anime grigie attendevano in vano, dava in un palco -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -un pietoso spettacolo di sè, eseguendo coi fischi -una fanfara volgare. Finalmente lo <i>charivari</i> era -finito. I veri amici di Farnese non avevano avuto -il coraggio di cercarlo; gli altri, gli ottimi amici, -avevano frugato tutto il palcoscenico per trovare -lo scrittore, mentre un'altra squadra volava al suo -appartamento di via Sistina, per godere sotto le -ipocrite condoglianze, l'effetto malvagio della malvagia -opera compiuta. Ma Farnese, avvertito dai -<i>reporters</i> dell'<i>Eco di Roma</i> intorno alla cabala che -si montava contro di lui, era partito la sera innanzi, -dopo l'ultima prova delle <i>Nozze di Don Giovanni</i>, -per recarsi qualche giorno a Firenze. Così che -a teatro gli ottimi amici non avevan trovato che -camerini chiusi e macchinisti affaccendati, tutti -nervosi in quella sera di lutto teatrale; ed avendo -alla casa dello scrittore trovato chiuso il portone, -la banda dovette sciogliersi, dolente del contrattempo, -ma felice in fondo del risultato. -</p> - -<p> -E la mattina e la sera appresso, trepidanti, -avevano aperto i giornali perchè se al Farnese non -era giunto l'eco delle disapprovazioni, ne avrebbe -avuto almeno conto dagli attacchi dei critici. Se -non chè anche questo loro desiderio doveva andar -deluso. La critica aveva un linguaggio rispettoso -verso Farnese, ammirativo per la commedia e -stigmatizzante con parole pungenti il contegno della -maggior parte del pubblico. Trovavano la commedia -fine e sottile, con pregi di dialogo, di sceneggiatura, -di finitezza di caratteri, ma con difetti di lungaggini. -Tutti, meno due o tre, predicevano un vero -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -successo alle <i>Nozze di Don Giovanni</i>, quando fossero -riprese con un pubblico più spassionato. Intanto -i buoni amici anonimi avevan messo sotto -fascia quei due o tre giornali discordanti e li avevan -spediti, falsificando le loro calligrafie, a Firenze, al -<i>Savoie-Hotel</i>, dove Farnese era disceso. La sera, -su l'<i>Eco di Roma</i>, era apparso un rovente articolo -di Marco Torrero, che, ricercando le cause -dell'insuccesso e citando anche i nomi dei promotori, -esaltava la commedia e prediceva al Farnese -un grande avvenire di autore drammatico. -</p> - -<p> -Al suo ritorno a Roma, apparvero quei suoi due -romanzi, seconda maniera, <i>Anime in sogno</i> ed -<i>Amori d'autunno</i>. I successi ne sono rimasti memorabili. -Tuttavia erano due romanzi falsi e manierati, -ove ogni anima aveva un lembo di cielo, -ove il mondo era osservato a traverso ad un prisma -roseo e brillante. Il romanziere aveva voluto -forzare la semplicità e l'intimità della sua prima -maniera ed era caduto nell'estremo della semplicità -complicata e della falsa intimità. Un giornalista, -Giacomo Spada, attaccò alle spalle del Farnese -l'etichetta, «un Medoro Savini anglomane -e decadente». L'etichetta rimase e pesò presto -sulle spalle di Farnese che, da principio, ne aveva -riso con la noncuranza sprezzante che viene dal successo. -Da allora, dalla fine del mille ottocento -ottanta nove data quel romanzo <i>L'Aurora</i>, che fu -una vera aurora artistica per lo scrittore e che -lo sacrò indiscutibilmente grande romanziere. In -esso il Farnese, spogliandosi di ogni preconcetto, -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -aveva chiamato a raccolta tutte le mirabili sue -facoltà, per rispondere con un capolavoro alle ironie -ed ai sottintesi melati. Ed il capolavoro era riuscito: -v'era nell'<i>Aurora</i> un vasto affresco della corruzione -e della decadenza moderna e la maestosa -pittura si chiudeva con l'apoteosi di un'Idea e la -visione simbolica di un futuro secolo ideale. Molte -edizioni si esaurirono una dopo l'altra, l'inno concorde -salì dalle colonne dei giornali e dalle pagine -delle riviste. Una schiera di giovani si entusiasmò -per Farnese, divenne il suo drappello, fu -pago di vivere del riflesso della sua luce. Altre -commedie erano seguite, prima <i>Una Rivolta</i>, che, -dopo alcune ostilità della prima sera, filò tranquillamente -fra gli applausi un lungo corso di rappresentazioni. -Pochi mesi dopo, durante il successo -dell'ultimo suo romanzo, una geniale e delicata -attrice, la signora Teresa Mariani-Zampieri volle -mettere in iscena con gusto d'artista una commedia -in tre atti, <i>Messer Arlecchino</i>, che Farnese -aveva scritto durante un suo viaggio in Spagna, -per non perdere l'abitudine della penna e senza -alcuna intenzione di destinarla al teatro. Era una -delicata fantasia, il ritorno delle maschere della -commedia dell'arte italiana, una follia carnevalesca -ed amorosa in un quadro di Watteau, con la grazia -autunnale di una festa galante di Verlaine. La -signora Teresa Mariani-Zampieri nel variopinto -costume di un Arlecchino pieno di grazie vi ebbe -un successo squisito, ovunque. E Farnese, senza -riposo, si mise di nuovo al lavoro nel suo continuo -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -inseguimento del meglio e del bello ed in un -anno, uscirono due altri romanzi suoi: <i>L'infamia -umana</i>, dove dieci tipi balzacchiani di vili e d'infami -torturavano e macchiavano per sempre una -serena anima di giovinetta; <i>Cecilia</i>, dove era narrata -la storia di quella giovinetta aristocratica, -Cecilia Armenieri, che, fuggita di casa con un uomo -alla moda, aveva voluto essere attrice e trionfare -su la scena, dove comparve con fortuna ma -per breve tempo, per scomparire pochi mesi dopo, -non si seppe mai dove, non si seppe mai come. -</p> - -<p> -Stanco delle sue fatiche di romanziere, Farnese -aveva pensato di riposarsi scrivendo tre ampii -saggi intorno all'opera di tre pittori veneziani, che -egli singolarmente prediligeva, Giorgione, Paolo Veronese -e Carpaccio. Nella primavera del 1891, mentre -correva l'Italia il suo nuovo libro, <i>Cieli stranieri</i>, -libro d'impressioni dei suoi viaggi in Spagna, in -Irlanda, in Olanda, in Fiandra, in Palestina ed in -Oriente, egli rimase quattro mesi a Venezia, in un -appartamento originalissimo ch'egli aveva affittato -in quel curioso palazzetto Dario sul Canal Grande, -che pencola un po' da un lato, e che si trova quasi -prospiciente alla misteriosa casa di Desdemona. In -quei soavi mesi di adorabile primavera veneziana, -levato a primo mattino, Farnese sbrigava qualche -articolo e qualche cronaca che, non ostante il suo riposo, -doveva dare ai giornali ed alle riviste. Passava -la mattina e metà del pomeriggio a percorrere -i luoghi dove erano quadri dei suoi tre pittori, -l'Accademia Reale di Belle arti, le chiese più -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -lontane, S. Sebastiano, i Frari, Santi Giovanni e -Paolo, — San Zanipolo, come abbreviano i veneziani — San -Giovanni in Bragora, la Madonna dell'Orto. -Verso il mezzogiorno, dopo una breve colazione al -Caffè Quadri o al Florian, ritornava al lavoro e -guardava, frugava, raffrontava, prendeva note, fino -al tramonto quando, salito in gondola, amava goderselo -su lo smisurato specchio della laguna o si -faceva scivolare lungo il Canalazzo per vedere luccicare -all'oro del tramonto i bei marmi orientali -del palazzetto Dario dove abitava, o la facciata diamantata -della Cà d'Oro, o per vedere tingersi ancòra -di rosa le marmoree facciate del palazzo Contarini -dalle Figure o del palazzo Foscari. Pranzava -quasi sempre con qualche amico in un caffè sul -mare, rientrava presto e prima di coricarsi leggeva, -sbrigava la sua corrispondenza, ordinava le moltissime -note raccolte nella laboriosa giornata. Poi -dormiva d'un quieto sonno quasi infantile senza sogni -e senza incubi affannosi. Gli era quasi ogni -giorno compagno in quelle esplorazioni artistiche, -Leonardo Loredano, bell'uomo di trentacinque anni, -scrittore rinomato, amico fedele, gentiluomo perfetto -appartenente ad una delle più nobili famiglie veneziane. -Loredano aveva scritto romanzi e commedie -che avevan dato molta voga al suo bel nome: — romanzi -che erano quadri originali, grandi affreschi di -quella vita cosmopolita così ardente oggigiorno e -così vibrante, ch'egli viveva continuamente; commedie -che eran fini esercitazioni di casistica sentimentale, -opere delicate di un Marivaux del secolo decimonono, -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -un Marivaux che bevesse l'<i>extra-dry</i>, fumasse -i <i>londres</i> e leggesse la <i>Vie Parisienne</i> su la terrazza -marina di un caravanserraglio cosmopolita -di Cannes o di San Remo. Loredano era una delle -figure più eminenti di Venezia: appena trentacinquenne, -era già stato per due anni e con molto -onore sindaco della sua divina città: gli avevano -offerto la candidatura politica, ma egli aveva preferito -tornare ai suoi calmi lavori letterari, riprendere -i suoi incessanti viaggi a traverso il mondo. -In quella primavera la sua sosta a Venezia si prolungava -per restare con Farnese ch'egli amava molto. -Qualche sera lo tratteneva a pranzare con lui in casa -sua, e fu ad uno di quei pranzi che Farnese conobbe -la sorella di Loredano, Beatrice, una snella -figura di donna, con due occhi neri, dolci e sognatori, -un colorito pallido che aumentava la sensazione -di aristocrazia emanata da tutta la sua ammaliante -persona. Farnese era stato preso a poco -a poco da quel fascino, ed il poeta, che sonnecchiava -in lui sotto il giornalista ardente ed il romanziere -crudele, si ridestava in quelle notti lunari, quando -i tre amici restavano su la terrazza tessendo sogni, -allo sciacquìo sonnolento dell'acqua nel canale sottostante. -I suoi lavori su Giorgione, Veronese e Carpaccio -eran finiti da tempo e Farnese, nel giugno, non -accennava ancora ad andar via. Una sera egli seppe -che Loredano era improvvisamente partito per due -giorni alla volta di Milano. L'innamorato si era -subito diretto alla casa dell'assente, aveva chiesto -della contessina Beatrice, rimastavi sola con la governante -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -inglese e, contro ogni probabilità, egli -era stato ricevuto in un salone sul Canalazzo, salone -che l'unica lampada coperta da un paralume -rosa lasciava in misteriosa penombra. Beatrice, -tutta bianca, era seduta presso la finestra ed un raggio -di luna l'inargentava. Il poeta in Farnese aveva -trionfato. Ed egli, lo scettico, il misogino, il <i>professional -Woman's hater</i>, l'odiatore professionale -delle donne, disse d'un tratto tutto quel che sentiva, -il bisogno da cui era commossa la sua anima, di una -casa, di un'intimità, di una famiglia, in quella sua -spossante vita di lotta e di lavoro. Era stato lirico, -lui, solito di essere ironico; ma l'ironia aveva subito -ripreso il sopravvento; e, mentre la donna rispondeva -commossa e propizia all'offerta dell'innamorato, -quel raggio di luna, quella veste bianca, -quella giovinetta tremante, quella penombra, l'eco -dello sciacquìo di quell'acqua nel canale sottostante, -le grida lontane dei gondolieri, l'avevano costretto ad -una grande risata, mentre diceva alla donna, già col -cappello ed il bastone in mano: — «Noi facciamo -il melodramma ed io fuggo. Vi lascio su queste buone -parole». — Poi, l'innamorato avendo suggerito di tener -per buone quelle promesse, egli aveva aggiunto: — «Per -tutto il resto m'intenderò con vostro fratello». -Ed era andato via, ridendo di sè stesso. Loredano, -al ritorno, aveva accolto con gioia e con -bonomia quelle recentissime notizie insperate. L'innamorato -era partito subito dopo. Tornato in ottobre -a Venezia, lo scrittore ne ripartiva, poche ore -più tardi, avendo al suo braccio la signora Beatrice -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -Farnese. Loredano contemporaneamente prendeva -l'<i>express</i> per Londra, felice di poter ricominciare -la sua vertiginosa esistenza nella società di -Cosmopoli. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La fortuna ed il nome di sua moglie s'erano -aggiunti per Farnese alla propria fortuna ed al -vanto del proprio nome nel sospingerlo in un mondo -di eleganze e di raffinatezze che non era il suo. -Fino ad allora egli aveva vissuto in un mondo -speciale ed originale di costumi e di bisogni, un -mondo di scrittori, di giornalisti, di artisti, di attrici -e di cavallerizze. Egli aveva amato le falsità -delle quinte, i cattivi sentori del palcoscenico; le -parrucche incipriate delle cavallerizze e delle <i>clownesses</i> -lo avevano affascinato, ed all'uscire dalle austere -sedute di lavoro o dalle serene discussioni -con gli uomini più eminenti, lo scrittore aveva sempre -veduto la vita sotto una cipria rosea, in uno -sfolgorio di lumi, in un succedersi repentino di -desiderj e di ebbrezze. Raramente egli aveva frequentato -quel che oggi giorno chiamano il <i>gran -mondo</i>, quasi i pettegolezzi e le ciancie di cinquanta -saloni potessero raccogliere gli innumerevoli -brividi elettrici della vita modernissima. In -quei saloni egli aveva fatto rapide comparse -quando qualche successo metteva di moda fra le -belle duchesse il suo nome battagliero. Se ne era -però subito allontanato, a causa di quelli uomini -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -eleganti che volevano far sentir troppo al letterato -la loro supremazia, e che anche nelle cortesie svelavano -quella protezione che si ha verso un intruso -compatito e sopportato perchè non se ne può fare -a meno. Ma sua moglie nei primi anni di matrimonio -aveva sùbito voluto godere i fascini della -vita mondana, e tutti i saloni più esclusivisti di -Roma si erano aperti per lei. Farnese era stato accolto -questa volta, dagli uomini, come un buon compagno, — perchè -vedevano in sua moglie una caccia -probabile; non gli parlavano più quasi disdegnosamente -di letteratura, ma lo intrattenevano intorno -alle maggiori probabilità di riuscita di un -cavallo a uno <i>steeple-chase</i> qualunque, intorno all'ultima -partita intavolata al Circolo, o al miglior -paio di scarpe per il <i>lawn-tennis</i>. -</p> - -<p> -Farnese si rifaceva di quelle sere di costipazione -intellettuale — come egli diceva ridendo alla -moglie — con ottime mattinate di lavoro incessante -e fecondo. Lo scrittore non aveva perduto le sue -ottime virtù di lavoratore metodico, di buon artigiano, -com'egli soleva dire asserendo che bisognava -essere un buon artigiano per essere un vero artista. -Levato per tempo, lavorava sino a pomeriggio -inoltrato; ma alle quattro la vita mondana lo -riprendeva nel suo rumoroso vortice, sino al mattino -seguente. A poco a poco, quelle eleganze e -quelle squisitezze avevano affascinato in lui il borghese -rimasto sotto la maschera dello scrittore scettico -e la corazza dell'uomo rotto alla vita. In breve, -egli sentì l'ossessione di quelle eleganze, non seppe -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -più farne a meno, e qualche volta quasi avrebbe preferito -al suo bel nome di autore celebre un titolo -qualunque, l'onore solenne di duecentomila lire -perdute in una notte di <i>baccarat</i>, il fascino irresistibile -d'essere stato vincitore di un <i>derby</i>. Ma erano -passeggeri e brevi momenti di debolezza: una seduta -di lavoro lo liberava da tutte quelle elegantissime -ubbìe. -</p> - -<p> -L'ironista risorgeva in lui. Venne allora la -terza maniera di Farnese, che fu quella che ebbe -più successo di critica e di vendita. La sua vita -mondana a Roma, a Cannes, a Montecarlo o ad -Aix-les-Bains, lo indusse a riprodurre quella futile -esistenza noncurante e nella serietà medesima con -cui il romanziere descriveva le eleganze più deliziose -e le etichette più infrangibili, si scandalizzava -per la minima scorrettezza, si entusiasmava a freddo -per una marsina di taglio inappuntabile o per l'impassibilità -di un giocatore elegante al tavolo verde, -era un feroce fondo d'ironia, che sfuggiva agli interessati -ed ai colpiti, e divertiva tutti gli altri. Quei -primi due romanzi della sua terza maniera, <i>Catene -d'Oro e Sirene</i> furono sui tabourets di tutte le principesse, -nei gabinetti da fumo di tutti gli elegantissimi. -Intanto altre sue commedie trionfavano: <i>Una -parabola, Flavia, I tramonti</i>. Pubblicò anche sul -giornale di Torrero, un piccolo capolavoro di satira -una serie di note intitolata <i>Giornale di uno snob</i>, -dove si risolvevano con la più esilarante compunzione -questi ardui problemi: se fossero migliori le -cravatte di Boivin o di Kent, quale ne fosse il nodo -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -più acconcio, quale il più inglese taglio per le giacchette; -e sopra tutto una <i>Teoria dello smoking</i>, rimasta -indimenticabile, dove dieci uomini alla moda -discutevano quattro ore se fosse lecito o no indossare -lo <i>smoking</i> per teatro nelle sere d'inverno. -</p> - -<p> -Nel frattempo, egli aveva avuto due bimbi, uno -maschio, Luca, che presentemente aveva circa sei -anni, ed una femmina di un anno minore, Anna -Maria. La moglie si era stancata della vita mondana, -si era tutta consacrata ai suoi bambini ed al -marito e questi aveva continuato, ma per poco -tempo ancóra a correr solo i saloni, le sale d'armi, -i circoli e gli alberghi internazionali, poichè come -un articolo di Claudio Sanna, l'aveva lanciato -nella bolgia letteraria, un altro articolo, anche a -firma di Claudio Sanna, lo salvò da una rovina -verso cui egli precipitava nell'incoscienza della -sua nuova ebrietà. In quell'articolo severo il vecchio -maestro avvertiva Farnese delle cattive tendenze -che egli lasciava prendere alla sua opera, lo -metteva in guardia contro le sorprese dei successi -troppo repentini; gli consigliava e augurava un sano -periodo di lavoro ed una nuova opera fortissima -che potesse accoppiarsi a quell'<i>Aurora</i>, rimasta fino -allora il suo capolavoro. -</p> - -<p> -Questo libro venne, frutto di un anno di raccoglimento -e spoglio di mondanità, e s'intitolò -<i>I merletti</i>. Erano i merletti posti dalle belle dame -su le ferite sanguinolenti e turpi, l'inganno del -ricamo, la maschera di trina messa su la vergogna -e sul peccato, l'eleganza che giustifica, la -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -massoneria morale dell'alta società: libro fecondo -ed inquieto, vera opera della maturità dell'artista. -Pubblicati prima su la <i>Nuova Antologia</i> e poi in -volume, <i>I merletti</i> ebbero un successo nel quale -nè Farnese nè alcun altro avrebbe mai potuto sperare. -In una con tutte le sue virtù di narratore -facile, elegante e drammatico, con quelle delicatezze -che pure solleticavano il gusto di qualcuno, -la sua spietata analisi psicologica, Farnese era in -quel romanzo filosofo e moralista; l'opera assurgeva -a commento di un'idea, una morale vi trionfava -oramai. -</p> - -<p> -Il romanziere aveva scritto questo romanzo in -una villa presso Siena, tra le tenerezze di sua moglie -e le primavere gioconde dei suoi bambini. Qualche -raro amico rompeva per pochi giorni la monotonia -di quell'eremitaggio affettuoso e pensoso: Farnese -serbava di quell'anno un ricordo profumato, -come del periodo più felice e più squisito della sua -vita. L'amore di Beatrice l'aveva sostenuto in -questa opera di maturità, spronandolo nelle ore di -sconforto e di sfiducia, quando pare che tutto crolli -intorno all'artista in una notte densa e che il pensiero -vacilli; confortandolo nelle ore di tristezza, distraendolo -quando la sera, seduto per terra, egli chinava -la fronte stanca sul grembo di lei, al lume -roseo della lampada, mentre dalle stanze contigue -giungevano i gridi spensierati del piccolo Luca e -della fragile e bionda Anna Maria. Ella era stata -la guida e la mèta, lo sprone e il riposo, collaboratrice -e compagna, amante ed amata. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -</p> - -<p> -Giuliano Farnese aveva allora trentacinque -anni. Finito il romanzo <i>I merletti</i>, mentre questo -correva trionfalmente l'Europa nel testo autentico -ed in quattro traduzioni, lo scrittore condusse la -piccola famiglia al mare, a San Remo, dove egli -aveva una villa e dove Loredano li raggiunse da -Vichy; Farnese vi si riposò per due mesi senza -toccare la penna. Al loro ritorno in Roma, dopo -un'assenza di più di un anno, Farnese si era dedicato -a una nuova commedia: <i>La chimera</i>. Ultimatala -nel febbraio, aveva ricevuto un bigliettino -da Savarese, direttore del Teatro Nazionale, che -gliela domandava a ottime condizioni. Egli aveva -volentieri acconsentito, stabilendo col Savarese un -convegno. Questi si era ben guardato dal mancarvi -e si era presentato nell'appartamento che Farnese -abitava in un villino del Macao, (accompagnato da -Claudina Rosiers che il commediografo non conosceva), -avendo già nella tasca del soprabito il contratto -da firmare. -</p> - -<p> -Claudina Rosiers aveva ascoltato nervosamente -la lettura della commedia. In certi momenti aveva -pianto, mentre Farnese ironicamente sorrideva. Poi, -andandosene con Savarese, ella aveva guardato lo -scrittore con gli occhi ancóra pieni di lacrime, convulsa. -Questi era rimasto un momento a guardare -la porta donde i due erano usciti. Poi, scosse le -spalle, aveva acceso una sigaretta e si era rimesso -al lavoro. -</p> - -<p> -Una settimana dopo le prove erano incominciate. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span></p> - -<h3>III.</h3> -</div> - -<p> -Egli aveva lasciato Claudina Rosiers dopo quell'invito -lanciatogli non ostante la severità di poco -prima, ciò che affermava il vivo desiderio dell'attrice -di rivederlo ancòra. Egli aveva schivato, -durante tutto il pomeriggio di entrare in discorsi -troppo intimi con la signorina Rosiers e invece, in -quella carrozza e per quelle scale, era stato debole -ed irriflessivo come un fanciullo. Era uscito dal teatro -con l'intenzione di andar subito a prendere il piccolo -Luca, appena riaccompagnata Claudina ed invece -le sette e mezza suonavano all'orologio della -Trinità dei Monti, quando egli traversava la piazza -di Spagna, col bavero di lontra del suo soprabito -freddolosamente rialzato. Fermò una carrozza che -passava vuota e diede al cocchiere il suo indirizzo, -raccomandandogli di far presto. Però appena -chiuso nella carrozza, quell'ombra e quel tepore gli -ricordarono Claudina; e passando sotto le finestre -dell'attrice, lo scrittore non seppe trattenersi dall'accostare -il viso al cristallo dello sportello per intravedere, -come intravide, la fine figurina di Claudina -Rosiers disegnata bruna sul rettangolo luminoso -della finestra. Certamente non era amore quel -desiderio della compagnia dell'attrice, che l'aveva -preso da poche ore. Poteva meglio esser considerato -come il fascino di quella giovinezza, come l'attrattiva -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -prepotente di quella verginità ch'ella gli -aveva esaltato così orgogliosamente. D'altra parte, -egli poteva considerarsi ancòra come un marito -amante della moglie, poichè qualche rapida corsa su -la pista fallace dei facili amori non poteva considerarsi -come un alto tradimento o come la conseguenza -di un disamore.... Egli aveva quasi degli obblighi -sensuali di rappresentanza. Per la sua fama, per -la sua posizione influente, le carezze femminili gli -erano esibite continuamente, per brama di scandalo -o per curiosità o per guadagno o per desiderio -di renderselo amico e favorevole. Pure avendo -schivate quante più poteva di quelle voluttuose -esibizioni, lo scrittore non poteva sottrarsi -ad ogni profferta nè poteva ringraziare e rimandare, -semplicemente, ognuna di quelle generose. -Gli uomini invidiosi vigilavano poco lontano e Farnese -non voleva assumere l'aspetto ridicolo ed -umiliante di casto Giuseppe o di marito irragionevolmente -fedelissimo. Aveva così conquistato -quella abilità, ch'egli chiamava diplomazia amorosa, -consistente nel limitarsi al minor numero possibile -d'imbarcamenti per Citera, e nel compiere -quei pochi innanzi ad una fitta folla di spettatori -rabbiosi. Le donne di teatro volevano essere compromesse -da lui per avere il vanto di essere sue -amanti; nè Farnese chiedeva di meglio; e, se doveva -baciarne una, coglieva il momento, tra una -quinta e l'altra, in cui i soliti spettatori potessero -vedere. Per questa ragione, egli pensava nel tepore -di quella carrozza che gli ricordava l'attrice, come -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -le parole e i sospiri di costei potessero non essere -altro che una ancòra di quelle voluttuose esibizioni -che lo perseguitavano su le tavole dei palcoscenici -ed in qualche salotto di donna elegante. Tuttavia -Claudina Rosiers non era una donna vana e leggera, -nè poteva ammettersi in lei una venalità qualsiasi, -poichè i suoi guadagni del teatro erano più -che sufficienti alle necessità della sua vita modesta. -Inoltre quella verginità ch'ella aveva saputo conservare -pur passando per tanti ambienti diversi e corrotti, -quella verginità intatta malgrado tante traversie -e tante miserie, doveva essere per l'attrice -un così prezioso patrimonio da non gettarlo e disperderlo -per un trionfo della vanità o per il desiderio -di un momento. Se ella, dunque, avesse -concesso quel fiore a Farnese, egli avrebbe potuto -essere sicuro dell'amore di lei, della passione che -la inebriava. Ma egli non voleva quella concessione, -intendeva di schivare quella sicurezza su una passione -che sarebbe stata o dolorosa o delittuosa. Il -ricordo di sua moglie gli attraversò il pensiero e -ripensò la devozione di lei, la sua tenerezza, la sua -immacolata fedeltà. Ella si sacrificava in silenzio, -paga del solo amore dei suoi bambini, cullando -l'unico sogno dolcissimo del loro avvenire e della -loro felicità. Tuttavia l'assistenza e l'appoggio dell'uomo -ch'ella amava non dovevano venire a mancarle, -poichè solamente in quelli la buona creatura -riponeva il suo conforto ed il suo compenso. L'idea -di un più affettuoso riavvicinamento alla moglie -attraversava con insistenza il pensiero dello scrittore -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -e gli appariva possibile, poichè, le prove del -<i>La Chimera</i> terminando tra pochissimi giorni, -egli non avrebbe avuto più occasione di tornare -su le scene del Teatro Nazionale e di incontrarvisi -nuovamente con Claudina Rosiers. Questi saggi -propositi erano a volte spezzati da lampi di desiderio -suscitati dal ricordo della bellezza dell'attrice; -ma, spento il pallido lampo, i buoni proponimenti -tornavano, ed in uno di questi ritorni, al momento -che la carrozza si fermava d'innanzi al cancello -della sua casa ed il cocchiere discendeva ad aprire -lo sportello, lo scrittore aveva deciso di non andare -quella sera al Teatro Nazionale e di mandare -un biglietto di scusa con un pretesto a Claudina -Rosiers, subito, prima che avesse avuto il tempo -di mutar parere. -</p> - -<p> -Nel frattempo egli aveva salito le scale e subito -i bambini erano accorsi al rumore del suo ingresso -nell'anticamera che una lampada sospesa, coperta -da un globo di cristallo azzurro, rischiarava dolcemente. -I bambini, che si erano aggrappati a lui -anche prima che egli avesse potuto sbarazzarsi del -soprabito, gridavano festosamente. -</p> - -<p> -— È venuto lo zio Leonardo! È a Roma e -resterà. È arrivato oggi, dopo colazione. -</p> - -<p> -— Lo zio Leonardo, qui? -</p> - -<p> -Mitigato il suo primo impeto di piacere che -lo spingeva ad entrare nel salotto dove sua moglie -era con suo fratello Loredano, lo scrittore ricordò -la lettera da scrivere a Claudina, e volendo -scriverla subito come aveva saggiamente deciso, -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -prese i bambini per la mano, e parlando sottovoce, -raccomandò loro il silenzio: poi con aria comica -e misteriosa, li condusse nel suo gabinetto da -lavoro. Il piccolo Luca e la bionda Anna Maria lo -seguivano, gravi e compunti, interessati ed incuriositi -da quel mistero, camminando su le punte -dei piccoli piedi. -</p> - -<p> -Nel gabinetto da lavoro del papà si sedettero -su due grandi seggioloni, ove rimasero, senza pronunziar -parola, tutto il tempo che Farnese impiegò -a scarabocchiare sopra un cartoncino queste poche -righe: -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p class="indr"> -<i>Lunedì sera</i>, -</p> - -<p> -«Mia buona Claudina, l'uomo propone e le -combinazioni dispongono. L'arrivo, annunziato per -stasera, di mio cognato Leonardo Loredano mi -vieta di venir da voi, come vi avevo promesso, -a godere un poco della vostra compagnia in quel -vostro così intimo camerino del Teatro Nazionale. -Perdonatemi e compatitemi. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Farnese</span>». -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Poi, mentre lo scrittore chiudeva la busta e -vi segnava il nome e l'indirizzo di Claudina Rosiers, -i due bimbi si erano avvicinati al padre ed il piccolo -Luca aveva dimandato con la stessa aria di -mistero, usata poco prima da Farnese: -</p> - -<p> -— Devo chiamare Stefano per mandare quella -lettera? -</p> - -<p> -Poi, presa la lettera dalle mani del padre, con -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -una comica serietà, l'aveva tesa al domestico comparso -alla chiamata, dicendogli: -</p> - -<p> -— Questa lettera al suo indirizzo e sùbito. -</p> - -<p> -Uscito il domestico, i bimbi si arrampicarono -alle spalle del padre, ridendo e gridando così forte -che la voce della mamma li richiamò dalla stanza -vicina. Allora Farnese, più tranquillo, era entrato -nel salotto, dove Loredano, seduto presso la sorella, -si scaldava le mani a un'ilare fiammata. -</p> - -<p> -— Finalmente sei rientrato, disse Beatrice, ma -bisogna compatire l'autore drammatico nell'esercizio -delle sue funzioni. È vero, Leonardo? -</p> - -<p> -Leonardo si sciolse dall'abbraccio di Farnese -per rispondere alla sorella, ma la sua risposta fu -troncata dai gridi dei bimbi che, pieni di gioia, -saltavano e battevano le mani intorno allo scrittore. -Beatrice si rivolse al marito e domandò con -la sua dolcezza abituale e pensierosa: -</p> - -<p> -— Resti in casa, stasera? -</p> - -<p> -— Tutta la serata: metà per te, metà per Leonardo. -</p> - -<p> -— Ti ringrazio per la mia metà, disse ridendo -Leonardo e ritornò accanto al fuoco per tendere -le mani verso la fiamma brontolante. -</p> - -<p> -— Sono enormemente stanco, diceva Farnese, -tenendo su i ginocchi il piccolo Luca che prestava -attenzione con serietà buffa. — Mi sono alzato -alle sette. Ho lavorato sino a mezzogiorno. Figurati, -Loredano, che una settimana fa sono venuti -a domandarmi un lungo studio su Swimburne -per una rivista nuova. Dovevo consegnarlo quest'oggi -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -e non avevo scritto una parola, non avevo -una nota a pagarla un tesoro. Poi, colazione. La -tua signora sorella era magnifica in una veste da -camera rosa della quale puoi giudicare tu stesso. -Poi, le prove sino alle cinque. Dalle cinque..... -</p> - -<p> -— È stato con la signorina Rosiers. Le ha -scritto or ora. -</p> - -<p> -Farnese credette bene di non raccogliere quella -frase intempestiva del piccolo Luca, ma, avendo -visto negli occhi di Beatrice un'ombra incerta che -esprimeva insieme dolore ed ira, volle ripararvi: -</p> - -<p> -— Il piccolo Luca, spiegò, è in collera col -suo papà perchè non è venuto a prenderlo per la -passeggiata, come gli aveva promesso stamane. -Non è vero, Luchino? — Ed avendo il bimbo assentito -del capo, aggiunse volgendosi a Loredano -e poi a Beatrice: — La signorina Rosiers mi ha -mandato dalla sua sarta a vedere i tre abiti pronti -per la <i>Chimera</i> ed ho fatto tardi. Ora, siccome stasera -desidero di restare in casa con voi, le ho comunicato -i miei appunti e i miei consigli da -profano. -</p> - -<p> -Mentre costruiva questo piccolo ed abile edifizio -di menzogne, egli osservava sua moglie, la -cui fisonomia si rischiariva subito con un riflesso di -piacere e di calma. Beatrice aveva sùbito ricominciato -a parlare con Loredano, mentre Farnese -pensava con soddisfazione all'abilità spiegata nel -riparare all'imprudente frase del piccolo Luca. -Chiunque altro si sarebbe stupito della facilità con -la quale sua moglie aveva accolte per vere le sue -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -spiegazioni, ma egli aveva talmente corso la vita -di qua e di là, che da molto tempo oramai non -si stupiva di niente! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il pranzo era cominciato, fra le domande di -ogni sorta rivolte a Farnese da Loredano riguardo -alla nuova commedia, alla cui prima rappresentazione -egli era venuto ad assistere. Farnese con -piacere — e tutto l'autore si rivelava in questo -piacere — aveva parlato a lungo della sua opera, -narrandone il soggetto, commentandone lo svolgimento, -dando notizie su l'andamento delle prove -e su le varie probabilità di interpretazione e di -successo. Da queste notizie erano presto passati -ad una discussione artistica e Loredano, che -non chiedeva di meglio, vi si era lanciato intieramente. -Per la ventesima volta, ripresero una loro -discussione sul teatro, passarono ad enumerare -capolavori e successi, e Beatrice potè udire frasi -come queste: -</p> - -<p> -— Io non scriverò più per il teatro. Il teatro -è un'arte inferiore, diceva Loredano. Non so più -chinarmi ad affrontare il giudizio del pubblico, -molte volte ingiusto ed irragionevole, nè posso subire -i vincoli che m'impone il teatro, sopra tutto -quello di dover pensare ad una media intellettuale -del pubblico, ad un <i>average reader</i>, come dicono -gl'Inglesi. È per questo appunto che il teatro è un'arte -inferiore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -</p> - -<p> -— No, non è inferiore! protestava Giuliano. -Come puoi dir tale un'arte che ha avuto Shakespeare: -Shakespeare, l'uomo più profondo della -terra, il creatore umano più sublime? -</p> - -<p> -— E che significa? Shakespeare era un Dio! -rispondeva Loredano. Al suo confronto io non sono -che un abatino e di conseguenza non scriverò mai -più commedie in vita mia...! -</p> - -<p> -— Giuramento da marinaio! interruppe Beatrice -ed aggiunse finemente, sorridendo: — Come -si intitola quella che stai scrivendo? -</p> - -<p> -Si rise. Il piccolo Luca, pur non avendo capito, -vide ridere gli altri e proruppe in un grande -scoppio di ilarità. -</p> - -<p> -— Ecco, continuava Farnese, tua sorella ha -detto la morale della favola. Eh, eh! mio caro, si -nasce autori drammatici come si nasce assassini. -</p> - -<p> -— Il paragone è lusinghiero, esclamò Beatrice. -</p> - -<p> -— Ma molte volte esatto! disse Leonardo ridendo; -ed aggiunse: — Soggiogarsi al pubblico? -No, no, mai più! Il pubblico.... chi è? cos'è? cosa -vuole? Mistero. Sai chi ha detto la vera grande -parola sul teatro e sul pubblico? Il tuo Orazio in -una delle sue <i>epistolae</i>, quando al rumore degli -applausi per un attore che non ancòra aveva parlato, -egli domanda al pubblico: <i>Dixit adhuc aliquid? -Nil sane. Quid placet ergo? Lana Tarentino -violas imitata veneno.</i> -</p> - -<p> -— Io non sono dotta in latino, interruppe la -sorella, come Ninon de Lenclos. Vuoi tradurmelo? -</p> - -<p> -— Significa: Disse ora qualcosa? Niente affatto. -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -Ed allora che cosa si applaude? La lana che -imita le viole con veleno tarentino. — Poi rivolgendosi -a Farnese continuò: — Mio Dio, ora non si -applaude più alla lana che imita le viole, ma è -certo che le gambe ed i fianchi di un'attrice hanno -un'enorme importanza nella riuscita di un'opera -d'arte. -</p> - -<p> -Beatrice ascoltava sorridendo quei discorsi -uditi tante volte! Talvolta qualche parola di suo -marito la riconduceva col pensiero a Claudina Rosiers. -Ella non era veramente gelosa di costei, ma -sospettava sempre della castità delle visite che Farnese -faceva in palcoscenico. Lo amava molto e temeva -quelle donne estranee che avevano per lui -i fascini e gl'inganni delle ignote. Tuttavia non -aveva mai espresso a Giuliano quei suoi timori per -un sentimento misto di orgoglio e di rispetto: orgoglio -perchè non voleva ammettere la possibilità -che suo marito potesse anteporle un'altra donna -qualunque; rispetto perchè non voleva stimarlo capace -di un tradimento o di una calcolatrice commedia -di affettuosità e di devozione verso di lei. -Nè Giuliano aveva mai pensato che sua moglie potesse -sospettare e soffrire per la sua vita fuori di -casa, che era tanta e così turbinosa. Egli traversava -l'esistenza con una certa noncuranza, occasionata -anche dal fatto ch'egli non reputava tradimenti e -colpe quelle sue brevi cadute senza conseguenze -sul terreno sdrucciolevole della galanteria facile -ed interessata. Così che, riparata alla meglio la frase -imprudente del piccolo Luca, egli, non pensando -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -che ciò potesse procurare a Beatrice preoccupazioni -moleste, seguitava a parlare della signorina -Rosiers con entusiasmo trascendentale. La donna -taceva; così che, quando Loredano dimandò se l'attrice -esaltata era bella e se era pericolosa per la -fedeltà di Giuliano, ella levò sùbito il viso incontro -al marito. E stupita che Loredano avesse pronunziato, -con la sua ultima domanda, le parole -che le si agitavano nella mente, disse, osservando -l'impressione che le sue frasi esercitavano sul -volto del marito: -</p> - -<p> -— La signorina Rosiers? È veramente bella, ma -dicono anche che sia onesta. Sebbene queste assicurazioni -sieno il più delle volte erronee, pure ciò -mi tranquillizza molto sul conto di Giuliano. Del resto, -s'egli penserà diversamente non avrà che a dirmelo -ed io prenderò una strada diversa per dignità -mia, per mia pace e per lasciarlo tranquillo. Ma -tutte queste sono sciocchezze, — concluse ridendo -e prendendo la mano del marito — grandi sciocchezze -e non vi è nulla di nulla! Non è vero, -Giuliano? -</p> - -<p> -Al primo momento di quella uscita inattesa, -e mentre Beatrice trasaliva fin nelle più intime -fibre per l'ansia di cogliere un'espressione sincera -nella risposta di suo marito, questi non si rese -subito conto di quel che potesse significare quel -discorso; ma poi, prendendo tempo col raccontare -ciò che si diceva su l'onestà della Rosiers, potè -convincersi che le parole di Beatrice erano quelle -di una donna che vuol convincere e rassicurare -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -prima di tutti, sè stessa; intuì, perciò, che bisognava -usar prudenza, non per aver agio maggiore -nelle sue relazioni, ma per evitare dissidii famigliari -e laceranti preoccupazioni a sua moglie; così -che, ritrovato il suo sangue freddo, giocò di abilità -e di prudenza conchiudendo col dire: -</p> - -<p> -— È appunto per questa sua onestà che tu -puoi essere tranquilla su Claudina Rosiers a mio -riguardo. Ella cerca un marito e non un amante, -un nome e non uno scandalo qualunque. — Poi -subitamente e ridendo per aggiungere colore di -verità alla sua indifferenza, disse ancòra: — Vuoi -esserle presentato, Leonardo? Chi sa che non possiate -amalgamarvi..... -</p> - -<p> -I bimbi si erano già levati da tavola e, dopo -una debole risata di Loredano, un silenzio imbarazzante -si era fatto intorno alla mensa. Al centro -di questa, in un gran <i>parterre</i> d'argento cesellato, -era una quantità enorme di violette di Parma, la -cui seta oscura era interrotta dal velluto di qualche -rosa gialla. Farnese aveva ripreso a parlare -con molta gaiezza, lieto per quell'ambiente intimo -e raccolto; e si compiaceva per le argenterie e le -biancherie che splendevano e biancheggiavano ancòra -più sotto la bruna ombra di quel tappeto di -violette e di rose. Beatrice prendeva dal vaso alcune -di quelle violette e le sfogliava lentamente, -fogliolina a fogliolina, mentre il marito aveva ripreso -a sviluppare le sue idee sul teatro. -</p> - -<p> -— Una commedia, egli diceva, è, come affermava -Balzac, l'opera più facile e la più difficile per lo -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -spirito umano: è un giocattolo di Norimberga od -una statua immortale, è un pulcinella o una Venere... -Dimmi piuttosto che è necessario pel teatro -un ingegno speciale, se non un grande ingegno. -Prova ne sia lo stesso Balzac, il quale chiamando -melodrammi miserabili le creazioni di Hugo, non -è mai riuscito a finire quella sua commedia in -cinque atti, <i>Joseph Proudhomme</i>, tante volte e -così minutamente annunziata alla sua contessa Hanska! -E non si può negare che nei suoi romanzi -Balzac mostrasse pel teatro tutte le attitudini desiderabili! -</p> - -<p> -Mentre continuava in questi discorsi, osservando -la moglie, come un altro si sarebbe detto: -«Non sospetta, e del resto non ve ne sarebbe alcuna -ragione» egli si diceva: «Bisogna farle -smarrire le tracce per qualunque evenienza». Sotto -le sue apparenze noncuranti e non ostante le sue continue -fanfaronate, lo scrittore aveva la qualità principale -della prudenza: la riflessione. A traverso le -futilità di alcuni suoi discorsi, per esempio, si poteva -scorgere la trama di un suo disegno dei più -serii. In ogni occasione della sua vita egli si era -conservata aperta una via d'uscita, aveva tutelata -una possibile ritirata decorosa. Giammai egli si era -trovato in condizioni diverse da quelle che aveva -preparato egli stesso. Tutte quelle parole ch'egli -pronunziava, sempre con una gaiezza spensierata -o fanfaronesca, erano prima state lungamente pesate, -valutate, discusse. In somma, nella vita, per -non essere sorpreso inopportunamente, egli recitava -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -una parte che egli stesso si era scritta e che -aveva a lungo meditata e studiata. Così che, al -momento in cui il domestico mesceva la spuma -candida dell'<i>extra-dry</i> nelle esili coppe di cristallo -e quelle coppe erano levate per augurare fortuna -alla nuova commedia sua, egli diceva con la più -semplice ed indifferente aria di questo mondo: -</p> - -<p> -— A proposito di Claudina Rosiers posso dirvi -sotto ogni riserva, però, che si mormora tra le quinte -di un progetto di matrimonio fra Claudina e Lorenzo -Gray. Quello che so di certo è che l'attrice -è molto tenera per il suo patito. Anche oggi, dopo -la prova, sono usciti insieme dal teatro, Gray l'ha -accompagnata a casa e mi dicono le sue amiche -che di solito egli sale e vi resta. D'altra parte, non -sarebbe un cattivo affare per la Rosiers: Gray è -un buon attore, ben pagato, di sicuro avvenire, è -un bel giovine, un bravo figliuolo e niente affatto -geloso! — Poi, come gli venne da ridere, pensando -a quella sua ultima affermazione a proposito di quell'Otello -in cravatta bianca che era Gray, cercò di -spiegare la sua improvvisa ilarità, dicendo: — Tutto -andrebbe bene. Mi dispiacerebbe solo per Leonardo -che non potrebbe più amalgamarsi..... -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il risultato di quel contegno non si fece attendere. -Al levarsi di tavola, Beatrice prese il braccio -di lui e lo strinse al seno con un gesto pieno di -confidenza e di affettuosità. E nella conversazione -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -che seguì nel salotto, dopo che i bambini furono -condotti via dalla Miss, trovò modo di essere così -gentile, così amabile, così affascinante che in un -momento ch'egli era uscito, Loredano disse alla sorella: -</p> - -<p> -— Egli ti ama sempre molto. Puoi essere felice! -</p> - -<p> -— Oh sì, rispose Beatrice, non potrebbe essere -più buono e più mio. -</p> - -<p> -— E tu avevi dei sospetti su quella Claudina -Rosiers? dimandava il fratello. -</p> - -<p> -— Già, scioccamente, rispose Beatrice. Ma ora -sono tutti dissipati e la scioccherella fa ammenda. -</p> - -<p> -La povera donna non avrebbe mai sospettato -che suo marito fosse uscito dal salotto, appunto alla -ricerca di un pretesto plausibile per andar fuori e -recarsi da Claudina. A poco a poco, nella serata, -il fascino dell'attrice lo aveva ripreso e gli -era sembrato stupido interdirsi per quella sera il -piacere spirituale che gli procurava la vicinanza -dell'attrice. Uscito dal salotto, si era recato nel suo -gabinetto da lavoro ed aveva cercato nel cassetto -della sua corrispondenza le lettere, i bigliettini ed i -brevi telegrammi di Claudina. Aveva scelto un bigliettino -dell'attrice, ricevuto molte sere innanzi, -ma senza data, bigliettino in cui l'attrice lo pregava -di passare prima della mezzanotte dal teatro, -per un affare urgente riguardo alla messa in scena -della sua nuova commedia. Farnese prese quel biglietto -e mandò il domestico in cerca della sua -corrispondenza serale. Quando l'ebbe, vi mise in -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -mezzo la lettera di Claudina e rientrò nel salotto. -Mentre Loredano parlava a Beatrice del suo ultimo -viaggio nelle Fiandre, Farnese si era seduto -in un angolo del salotto per aprire e scorrere quella -ventina di lettere e di giornali. Giunto alla lettera -di Claudina, aveva fatto con un suo coltellino d'oro -il gesto di tagliare l'orlo della busta e, scorse appena -poche righe, con un gesto d'impazienza aveva -detto: -</p> - -<p> -— Nè pure stasera posso restare tranquillo. -Ecco qua la Rosiers che mi manda a chiamare per -un affare urgente. -</p> - -<p> -Ed aveva tesa la lettera. Quelle parole erano -state pronunziate con tale sincero accento di ira e -di fastidio, che Beatrice aveva mormorato un «Povero -Giuliano!» che, avendo fatto sorridere finemente -Loredano, aveva procurato a Farnese una puntura -di rimorso per la commedia indegna da lui recitata. -Tuttavia seguitò a recitarla; e appunto Beatrice dovette -pregarlo di recarsi al teatro, poichè l'affare -poteva essere veramente urgente e la sua presenza -necessaria. Egli osservava intanto, con compiacenza, -che il suo strattagemma non aveva destato -alcun sospetto in sua moglie; volle però ribadire -quella sua fiducia con un ultimo colpo di -azzardo, dicendo a suo cognato: -</p> - -<p> -— Loredano, vieni anche tu! Ti presenterò a -Claudina e vedremo se vi si potrà davvero amalgamare. -</p> - -<p> -Egli aveva trascorso un minuto di ansia, prima -che Loredano avesse rifiutato l'invito, pretestando -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -il lungo viaggio fatto e la notte vegliata. Ma, mentre -Farnese infilava la pelliccia e stava per prendere -congedo, Beatrice insistette presso il fratello -perchè si recasse anche lui al Teatro Nazionale. -Farnese capì che Beatrice desiderava segretamente -che Leonardo l'accompagnasse per essere più calma -e sicura, e quella sua prudente riflessione lo -indusse ad insistere scherzosamente con Leonardo, -a fine di mostrare come la sua visita all'attrice non -avesse un secondo fine da nascondere: -</p> - -<p> -— Vieni, egli insistette, t'assicuro che l'amalgama -è invitante. Il metallo è delizioso! -</p> - -<p> -— Ma il mercurio, rispose Loredano accennando -sè stesso, è così gelato stasera, che l'amalgama -sarebbe chimicamente impossibile. -</p> - -<p> -Scampato dal pericolo Farnese, si guardò bene -dall'insistere ancora, e, salutando i due, ebbe una -sorpresa quasi dolorosa nel leggere sul pallido volto -di sua moglie tanta amorosa confidenza. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span></p> - -<h3>IV.</h3> -</div> - -<p> -«Il mio cuore» — si diceva poco più tardi -Farnese mentre la carrozza chiusa correva lungo -la splendente via Nazionale verso il civettuolo teatro — «è -come una di quelle famose scatolette cinesi -che ne contengono successivamente altre cinque o -sei, sempre più piccole, l'una incastrata nell'altra. -Il mio amore per Beatrice, che tuttavia è indiscutibile, -mi permette, per esempio, di recitare commedie -come quella che ho recitato poc'anzi per -potere andare da Claudina Rosiers. Nella scatoletta -successiva vi è il rimorso per l'inganno ed -il desiderio di restar con Beatrice; ma in quella -incastratavi dentro trovo invece il desiderio di -riveder Claudina. Così sono sicuro di trovarne -dentro a questa, ritornando dal teatro, un'altra che -conterrà una coerentissima noia ed il pentimento -per l'inutilità di ciò che ho fatto stasera... e nuove -lotte fra il rimorso e il desiderio, fra la ragione -e l'impulso. Ah, che cosa ridicola!» Ma tutta -questa saggia analisi non gli impediva di avere il -cuore preso da una gioia quasi infantile e che si -rivelava in gesti allegri e numerosi, quanto più la -carrozza s'avvicinava alla bianca facciata dell'elegante -teatro. «Io invento le favole per giustificare -a mia moglie la mia condotta» — egli -aggiungeva, in un altro momento di rimorso — «e -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -poi, quando vedo ch'ella mi presta fede e soffoca -in mio onore ogni minimo sospetto, faccio il -viso di un Trissottino che ascolti lodare Vadio. -Ancòra un'altro trionfo della coerenza!» Osservazione -che non gli impediva, appena disceso innanzi -al grande scalone di marmo del teatro, di domandare -ad un impiegato, e con una mal dissimulata -ansietà nella voce, se Claudina Rosiers era in -scena. Avuta una risposta affermativa, egli salì un -po' contrariato le scale, guardò la sala dal cristallo -ovale della porta della platea: vide Claudina -in scena, vide i suoi gesti ma non ne udì le parole, -e l'automaticità di quei gesti senza parole lo fece -sorridere mentre, percorrendo il corridoio del primo -ordine di palchi, arrivava al palco di proscenio -che è quasi su la ribalta e bussava su la piccola -porta col pomo di cristallo del suo bastone per -farsi aprire dal palchettaio. Appena entrato, guardò -la sala, rispose a cinque o sei saluti direttigli dai -palchi o dalle poltrone, ma si rivolse subito alla -scena, poichè <i>La visita di nozze</i> era giunta al -punto in cui, Cygneroi uscito, la povera donna -prorompe, accompagnando il gesto del fazzoletto, -in quel «Pouah!» più eloquente di cento parole, -quel grido che viene dall'anima e dalla coscienza -in rivolta, quel grido che riassume, a quel punto -ed in quel senso, tutto il disprezzo di una grande -miseria umana. Una salva di applausi aveva tenuto -dietro a quel «Pouah!» detto da Claudina Rosiers -con violenza ed efficacia meravigliose. Mentre -la commedia volgeva rapidamente verso la malinconica -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -fine, Farnese seguitava ad osservare la -sala dal fondo del palco, dove s'era rifugiato per -non essere visto dall'attrice e darle d'improvviso -in palcoscenico il piacere della sua visita inattesa. -E non appena il sipario cominciò a cadere fra gli -applausi, lo scrittore uscì dal palco, dirigendosi -verso la porta delle scene: ma per arrivare a quella -porta, cui egli si avviava in fretta a fine di giungere -da Claudina prima che gli importuni l'avessero -avvicinata, lo scrittore dovette traversare il -grande <i>foyer</i> del primo piano risplendente di marmi, -di specchi e di luce elettrica. Aveva appena schivato -un gruppo di giornalisti, quando una mano -si posò su la sua spalla e una voce lo chiamò per -nome: -</p> - -<p> -— Ah, siete voi, Filangieri? disse lo scrittore -volgendosi e riconoscendo l'uomo che l'aveva salutato. -Come mai da queste parti? Non più alle -ballerine si limita la vostra caccia serale, ma si -estende anche alle commedianti? I miei complimenti! -</p> - -<p> -— <i>Pardon, pardon</i>, rispose Filangieri con -una pronunzia che marcava l'<i>erre</i> e non prendendo -la mano che Farnese gli tendeva per congedarsi. -Io non ho mai limitato le mie cacce, -come dite voi, alle ballerine od alle commedianti; -mio Dio, fra le starne e le quaglie la differenza -non è molta..... Ma ora vengo qui perchè quella -Claudina Rosiers è veramente graziosa e mi dicono -anche che sia molto, dirò così, assediabile... -Che ne sapete voi? voi, autore drammatico? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -</p> - -<p> -Farnese dovette faticare a vincere la tentazione -che gli era venuta di picchiare sul cappello -luccicante del fatuo bellimbusto. Cercò di rispondergli -a dovere, ma Filangieri aveva già cambiato -discorso e gli domandava con falso interesse: -</p> - -<p> -— E voi che fate? Lavorate? Lavorate? A -che, se si può sapere? È molto tempo che non -abbiamo più nulla di vostro! Sarete crudele per -molto tempo ancora? -</p> - -<p> -— Non credo, rispose Farnese, osservando la -faccia glabra e il colorito rossastro e la figura -tozza e grossa dell'aristocratico <i>viveur</i>, poichè -da quindici giorni tutti i giornali annunziano nelle -loro cronache la mia nuova commedia che andrà -in scena qui fra tre o quattro giorni. Buona sera. -</p> - -<p> -E, stretta la mano dell'elegante, si allontanò -per rivoltarsi poi a vedere il naso lungo fatto dal -suo interlocutore a quella inattesa risposta che -l'aveva lasciato male. Un po' infastidito per il ritardo, -lo scrittore arrivò al palcoscenico, traversò -la scena già pronta per il nuovo atto, passò in -mezzo alla folla dei comici senza fermarsi con -nessuno, arrivò al camerino di Claudina, bussò -discretamente alla porta col pomo di cristallo del -suo bastone e, mentre un'indifferente voce femminile -rispondeva «avanti», egli entrò. Ma quale -non fu la sua delusione nel trovare Claudina circondata -da quattro abiti neri, che esponevano in -quel camerino d'attrice ed intorno a quella donna -bella la loro imbecillità e la loro presunzione! -Chiunque avrebbe potuto leggere sul volto di Claudina -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -un'eguale ed intensa espressione di fastidio, -il cui significato, dopo l'ingresso di Farnese, era -evidentissimo e chiunque avrebbe compreso che -il meglio da fare era ritirarsi e lasciar libera la -piazza. Non certo i quattro visitatori capirono -questo, pur avendo osservato quell'espressione di -contrattempo disegnarsi sul volto dell'attrice. Essi -erano quattro purissimi rappresentanti di quella -speciale gioventù che passa l'esistenza, consentita -a loro oziosa dalle eredità famigliari, tra le sale -dei circoli ed i bars equivoci, le orizzontali ed i <i>bookmakers</i>. -Essi odiano i salotti perchè il loro spirito -grossolano, la loro ignoranza presuntuosa e le loro -attitudini equivoche ve li fanno trovare a disagio. -Ogni sera, dalle otto alle tre di notte, si incontra -ovunque la loro marsina perfetta ed il loro monocolo -inglese, ogni sera espongono la loro bestialità e la -loro volgarità. Ed il più triste è questo: che il più delle -volte questi bei campioni hanno i nomi più illustri -dell'aristocrazia europea e su ciascuno di essi, -si può mettere, come faceva Farnese su quei quattro, -un nome venerato di papa, di cardinale o di -guerriero e su la loro carta da visita — che lasciano -alle più volgari donne galanti con due righe -d'invito o di scusa — hanno gli stemmi più immacolati -e gloriosi. Farnese pensava questo, guardando -quei quattro, uno dei quali era un conte di -Fontanerose, il cui trisavolo era stato uno dei più -illustri generali savoiardi, ed ora il giovane conte -era celebre fra i suoi camerati per le sue relazioni -ridicole con una orizzontale quarantenne; -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -un altro, un Sammartino, aveva il padre ministro -fra i più stimati e la sua famiglia era fra le più -chiare per opere d'ingegno e di spada — mentre -il giovane rampollo era divenuto celebre per aver -giuocato in una notte di <i>baccarat</i> un suo palazzo -del valore di cinquecento mila lire; il terzo, un -giovine imberbe di venti anni ma già logoro e -vizzo, un Morosini, aveva gli avi fra i dogi ed i -più eminenti personaggi della gloriosa Repubblica -Veneta e si diceva che il giovinetto minacciasse -la madre, quando la povera donna ricusava di dargli -quel denaro, che egli portava a una comparsa -da operette in compagnia della quale si ubbriacava -di acquavite, tutte le sere, in un fetido <i>bar</i> -di via Cavour; il quarto, infine, un tal Santacroce, -ultimo avanzo di antichissima famiglia fiorentina, — che -aveva avuto un avo paterno in Palestina -a combattere nelle crociate a fianco di -Goffredo di Buglione per la liberazione di Gerusalemme -ed il cui nome è ricordato da Torquato -Tasso nel suo poema come quello di uno eroe integerimmo — era -già stato escluso da tre <i>clubs</i> -milanesi e veneziani perchè sorpreso mentre barava -al <i>whist</i>. -</p> - -<p> -Ripensando la storia di quei quattro importuni, -Farnese, che in altri momenti se ne sarebbe rattristato, -sorrise di un amaro sorriso ironico. I quattro -fantocci, che avevano teso con gravità ed estrema -eleganza inglese la mano allo scrittore, ricominciavano -a discorrere delle gambe di una -danzatrice ungherese del caffè delle Varietà, delle -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -acconciature di una cantante dell'Olimpia, delle -prossime corse a Tor di Quinto e delle probabilità -di rivincita di <i>Jenny</i> o di <i>Saut-de-terre</i>, dell'ultima -partita di Sammartino al Circolo del Remo, -dell'abilità del giovane Morosini a confezionare i -<i>cocktails</i> americani. Farnese non nascondeva il suo -fastidio, mentre Claudina tentava di fargli capire -come ella fosse annoiata dalla presenza di quei -quattro bellimbusti e, ad un dato momento, avvicinatosi -all'attrice col pretesto di prendere una <i>parte</i> -manoscritta che era sul tavolo, egli le disse nell'orecchio: -«Me ne vado.» Allora l'attrice si levò -e spinse fuori dal camerino i quattro bellimbusti, -che si erano anch'essi levati con lei, dicendo loro: -</p> - -<p> -— Miei cari signori, perdonatemi, ma io devo -vestirmi e se la vostra compagnia è piacevole, io -devo ancora cenare. -</p> - -<p> -Uno stupido gridò: -</p> - -<p> -— Venite a cena con noi. Ci divertirete. -</p> - -<p> -— Verrei, rispose l'attrice dalla porta socchiusa, -se voi aveste, per un caso miracoloso, la -medesima possibilità di divertir me! -</p> - -<p> -Quello dei quattro che aveva più spirito, Santacroce, -mormorò inchinandosi alla porta del camerino -della commediante: -</p> - -<p> -— Toccati! -</p> - -<p> -Ma gli altri protestarono perchè Farnese era -rimasto dentro. Santacroce mormorò: -</p> - -<p> -— I vantaggi degli autori! -</p> - -<p> -Poi, non avendo avuta alcuna risposta, i quattro -si allontanarono fra le quinte, mormorandosi l'un -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -l'altro e con grande convinzione: «È lui l'amante, -è lui l'amante!» alludendo allo scrittore rimasto -nel camerino. Intanto Farnese aiutava l'attrice ad -infilare una grande <i>redingote</i> di foggia maschile e -di color bleu e le tendeva la piccola <i>toque</i> di velluto -celeste. Claudina e Farnese rividero i quattro -bellimbusti, poco più tardi, fermi innanzi alla porta -del teatro per assistere all'uscita delle signore. I -quattro fecero, per essere osservati, una grande scappellata -a Claudina, nel momento in cui l'attrice aiutata -dallo scrittore saliva nella carrozza chiusa di -lui. La carrozza partì subito per la oscura via della -Pilotta. Lo scrittore aveva presa la mano all'attrice -e le sfilava il guanto, mentre ella gli offriva di salir -da lei a bere una tazza di buon thè autenticamente -russo, per riscaldarsi un poco. L'attrice tacque per -qualche minuto, poi cominciò a ritirare la mano; e -Farnese chinandosi verso di lei potè vedere, al gran -chiarore argenteo dei riflettori elettrici della Fontana -di Trevi, due piccole lacrime brillare e gonfiarsi -nell'intercilio della graziosa donna. Tacque -anch'egli e tale era la lotta che si svolgeva in lui, -che non trattenne nemmeno la mano della compagna, -che sempre più si discioglieva dalla sua -stretta amorosa. Ei sentiva rifiorire dentro la -sua anima tutti i buoni sentimenti per Beatrice, -pensò ch'ella lo aspettava forse, fiduciosa, in quel -momento in cui egli stava per tradirla. Questo malessere -spirituale cresceva tanto, minuto per minuto, -ch'egli non analizzava nemmeno i sentimenti -che doveva provare l'attrice per piangere, per liberare -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -la sua piccola mano dalla stretta, per rincantucciarsi, -come faceva, nell'angolo della vettura. -Così quando, in piazza di Spagna, furono discesi -innanzi alla casa di Claudina ed ebbero rimandata -la carrozza, si guardarono in volto con una -muta interrogazione. L'attrice, aperta la porta, -aveva acceso una minuscola candela per salire le -scale; e, come lo scrittore entrava sotto l'andito -del portone per seguirla, secondo ciò che era stato -stabilito al loro salire in carrozza, ella lo allontanò -con la mano e con voce tremante lo pregò -di considerare come non avvenuto il suo invito e -di lasciarla sola. Farnese, dopo un primo momento -di insistenza e di violenza — momento in cui il -solo desiderio aveva tentato di imporsi — ad una -seconda preghiera dell'attrice si era allontanato, -baciandole solo la mano; e, poichè Claudina da dentro -aveva richiuso il pesante portone, egli si era -trovato solo, alla tramontana, sotto il brivido lungo -e fremente delle stelle, senza conscienza di ciò che -era passato in quella mezz'ora nelle loro due anime. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span></p> - -<h3>V.</h3> -</div> - -<p> -Alla luce pallida che filtrava a traverso i vetri -colorati dell'alta finestra, seduto ad una grande tavola -di noce il cui enorme piatto intagliato era sorretto -dalle braccia muscolose di quattro giovani fauni, -Farnese lavorava. A volte lacerava iroso il foglietto -che scriveva per cominciarne un altro lentamente e -tranquillamente, e, quando sollevava il volto dai fogli -per pensare con più raccoglimento, i suoi occhi si -riposavano nella intimità e nell'eleganza di quel gabinetto -da lavoro, dove la vera anima ed il vero -gusto dello scrittore si rivelavano. Dietro la poltrona -in marrocchino verde su cui egli era seduto, -un arazzo copriva buona parte della parete, un arazzo -dov'era riprodotta quella magnifica <i>Allegoria della -Primavera</i> di Sandro Botticelli, ove le ignude e primaverilmente -fiorite danzatrici sollevano con una -grazia così melanconica il loro viso biondo animato -da un sorriso enigmatico, misto di amarezza e di -sogno. Al termine dell'arazzo era il busto di Farnese -scolpito da Filippo Cifariello, il quale aveva saputo -trasfondere in quel marmo tutta la complicata -psicologia dell'artista. Il busto era eretto su di uno -zoccolo drappeggiato da un damasco rosso e questo -damasco s'innalzava poi per la parete, ov'era -fissato da piccoli piatti di Capodimonte, fino ad un -vecchio divano a spalliera dritta, ricoperto da una -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -antica stoffa ecclesiastica. Dietro il divano, situato -in angolo, era posto su di un altro zoccolo drappeggiato -un busto in bronzo, una <i>Mystica</i> di Francesco -Jerace. Una svelta biblioteca di noce intagliata -correva lungo tutta la parete prospiciente alla -finestra e formava angolo con un'altra che giungeva -fino alla porta della stanza. In essa erano pigiati -i libri più svariati, molti lussuosamente rilegati, -altri sotto copertine di carta del Giappone. Da -Eschilo e da Omero, tutti gli artisti passavano sotto -gli occhi dell'osservatore, fino agli ultimi prodotti -della letteratura modernissima, fino ai più forsennati -simbolisti, fino ai più fastidiosi ibseniani. Un'altra -piccola biblioteca era in un angolo, presso la tavola, -a portata di mano dello scrittore; e vi si affollavano -i suoi libri prediletti, la <i>Manon Lescaut</i> dell'abate -Prévost, l'<i>Adolphe</i> di Benjamin Constant, <i>Les -liaisons dangereuses</i> di Laclos, il teatro di Marivaux -ed alcune commedie di Musset, tutte le opere di Stendhal, -molti volumi di Balzac, le opere di Taine, i -libri di Bourget e qualche altro. E fra i poeti, le <i>Odi</i> -di Orazio, i versi di Catullo, le <i>Canzoni a selva</i> di -Lorenzo de' Medici e fra i moderni, Baudelaire, Gautier, -Edgar Poe e Verlaine. Alle pareti erano non -pochi quadri, tra i migliori e di un gusto modernissimo. -Intorno al ritratto di Farnese, meraviglioso di -vivacità, eseguito da Antonio Mancini, erano le opere -più discordanti e più delicate: un <i>Motivo orientale</i> -di Marius de Maria, una campagna fiorita di rosee -figure di donna di Cesare Laurenti, un <i>Pierrot</i> ed -una P<i>ierrette</i> di Eugenio Blaas, quattro acqueforti -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -di Félicien Rops ed alcune litografie di Odilon Redon; -poi, oltre un suggestivo <i>Simbolo di primavera</i> di -Walter Crane, tre quadri di quei potenti pittori scozzesi -che lo scrittore prediligeva: un paesaggio lunare, -un'ossessione di argento, di Macaulay Stevenson, -una bimba in bleu di Francis Henry Newbery -ed un <i>Mare d'argento</i> di Tom Robertson; in un -altro angolo, sopra un piccolo arazzo, era riprodotto -un magnifico angiolo di Melozzo da Forlì. I mobili -più varî si affollavano nella stanza: accanto ai -mobili del più puro stile Luigi XIII scolpiti preziosamente, -erano mobili prettamente inglesi e divani -e poltrone placidi e comodi, ricoperti di stoffa <i>liberty</i>. -Ma dove si rivelava il gusto strano e complicato -dello scrittore era nell'anacronismo originale -delle consolidi, dei <i>bahuts</i> antichi con piccoli -acquarelli incastrati, e dei piccoli tavolini di Bull, -ricoperti di ninnoli, di statuette, di gingilli, di ritratti, -delle curiosità più autentiche, dalle vecchie -lacche chinesi ai minuti oggetti d'argento, dalle bonboniere -antiche alle figurine di Saxe, dai curiosi -bronzi cinesi raffiguranti bestie favolose ai fragili -ninnoli di Sévres. Un leggio sostenuto dalle braccia -di due negri invitava, presso la finestra, all'igienico -lavoro in piedi. Un largo spazio, al centro della stanza, -permetteva allo scrittore di muoversi durante le ribellioni -febbrili dell'ispirazione. Sul caminetto, uno -specchio oblungo di Murano, un po' verdognolo per -il tempo, rifletteva le prime rose dell'anno, poste nei -piccoli vasi di cristallo dalle mani affettuose di una -dolce donna. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -</p> - -<p> -Lo scrittore correggeva una delle scene della -<i>Chimera</i> la cui prima rappresentazione doveva aver -luogo l'indomani. L'ispirazione recalcitrava; ma, -dopo aver cozzato contro uno scoglio più grande -con un urto decisivo, l'artista ebbe il sopravvento -e l'ispirazione fluì limpida e facile, come l'acqua -di un ruscello ombroso. Terminata quella scena, -Farnese avrebbe dovuto correggerne un'altra ancòra -del primo atto e tentò, ma invano, poichè la -limpida vena della fantasia s'era arrestata, d'un -tratto. Egli gittò via la penna, picchiandola sul tavolo -con uno di quei gesti irosi ch'egli aveva -quando al suo pensiero non corrispondeva più, -armoniosa interprete, la parola. S'alzò sempre più -agitato, camminò in fretta per la stanza per calmare -i suoi nervi: -</p> - -<p> -— È inutile pensarci, si trovò a dire ad -alta voce. Per oggi è finita. L'incanto è rotto. -Che mestiere curioso e stupido è mai il nostro! -Mestiere di gente il cui ingegno non incede se -non caricato da un'eccitazione nervosa, come un -orologio da una molla. E quando la molla si ferma, -tac, voi non avete modo di rimetterla in movimento -e dovete aspettare i beneplaciti del caso. -Ecco perchè son tanto facili e tanto difficili nel -tempo stesso i capolavori. Scommetto che Shakespeare -non ha sofferto un'ora di scoraggiamento -o di rilassatezza scrivendo <i>Amleto</i> o la <i>Tempesta</i>! -E Molière ha scritto fra una rappresentazione e -l'altra di quelle buffonate che erano l'<i>Impromptu -de Versailles</i> e il <i>Medecin malgrè lui</i>, ha scritto -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -in poche ore, per la sua compagnia di commedianti -quei capolavori che si chiamano <i>Tartuffe</i> e -<i>Misantrope</i>. Gli sono costati più sforzo di lavoro -che non quelle buffonate? No. Solamente queste -volte il genio ha squillato. E Balzac non ha scarabocchiato -in poche notti, per pagare i suoi creditori, -<i>César Birotteau</i>? E ci si deve prender tutto -questo affanno per creare queste chiacchiere, frutto -della vostra sofferenza, che il primo damerino -blasè può fischiarvi tranquillamente! Ah, sì, Loredano -ha ragione, in fondo..... Al diavolo! -</p> - -<p> -E con un gesto d'ira afferrò sul tavolo un -mucchio di foglietti, lo lanciò verso il soffitto dipinto -in un curioso stile bizantino. I foglietti caddero, -sfarfallando, ai quattro angoli della stanza, -su i mobili e su le stoffe. Farnese vide una fotografia -per terra, la raccolse: -</p> - -<p> -— Ah, il ritratto di Claudina! Ecco un incontro -propizio che varrà a dare al mio pensiero un corso -differente, se non migliore, in quest'ora di <i>spleen</i>. -Claudina! Due giorni che non la vedo e mi pare -un mese..... Del resto, sono stato uno sciocco ad -impormi quest'assenza di due giorni..... A che prò? -Oramai, ho deciso di lasciarmi andare con la corrente, -senza ribellioni, senza sforzi..... Che sono -questi incontri fatali, questi amori improvvisi ed -irresistibili, se non la vita, il torrente torbido e -vorticoso della vita? E chi cozzerà risolutamente -e vittoriosamente con la vita? E quale petto potrà -opporsi e resistere all'onda violenta di quel torrente? -Ah, chiacchiere! In conclusione ho perduto -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -due giorni, ma poco male, poichè ella sta per -venire. -</p> - -<p> -Il domestico entrò, dopo aver bussato all'uscio: -</p> - -<p> -— La signorina Rosiers chiede..... -</p> - -<p> -Lo scrittore non attese nemmeno che il domestico -avesse finito l'annunzio, corse raggiante nel -salotto che precedeva il suo gabinetto da lavoro, -prese Claudina per le mani e la trascinò nella -sua stanza mentre ella gli sorrideva. Il domestico -era sparito. Farnese, appena entrati, girò la chiave -della porta, quasi inavvertitamente, tolse a Claudina -la mantella di lontra, volle toglierle egli stesso -dalla massa fulva dei capelli la piccola <i>toque</i> di -velluto bleu. Claudina sorrideva sempre, senza parole. -Ella era rimasta con un abito di lana marrone -molto semplice, un abito tagliato in modo che disegnava -meravigliosamente le curve del suo corpo -snello di una possente vigorìa verginale. Lo scrittore -le infilò due piccole rose alla cintura, la fece -sedere sul divano, sedette vicino a lei: -</p> - -<p> -— Sapete, Claudina, che sono quasi due giorni -che non ci vediamo? Dall'altra sera, quando vi -riaccompagnai a casa dal teatro..... — Poi aggiunse, -spiando negli occhi l'anima dell'attrice: — Voi non -vi siete addolorata molto per questa assenza! -</p> - -<p> -— Questa è una vostra opinione personale, nè -voi siete in grado di proclamarla giusta. Io, del -resto, ho avuto il lavoro per distrarmi. Malgrado -i pretesti dei vostri reumatismi, la commedia doveva -esser provata. Gray, che per la sua gelosia -per voi non farebbe oramai un gesto per salvarvi -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -da una morte sicura, non si è incaricato di nulla: -ha continuato a recitare la sua parte di Otello, fra -le quinte. Ho dovuto essere io direttore, autore, attrice -e pubblico. Ma la messa in scena ha fatto -un grande progresso mercè le fatiche della piccola -Claudina, e domani potrete giudicare. -</p> - -<p> -— Siete una santa! disse lo scrittore prendendole -le mani e la guardò appassionatamente, ma -non senza una leggera ironia. Rimasero entrambi -con le mani serrate, a guardarsi negli occhi. Farnese -si era fatto più dappresso all'amica, il suo -volto cominciava a inchinarsi verso le fresche labbra -di lei, quando l'attrice, sciogliendo le sue mani -dalla stretta amorosa e seduttrice, s'alzò, fuggì al -centro della stanza, dicendo: -</p> - -<p> -— Mio caro autore, noi dobbiamo provare..... -«S'io ben mi appongo» come dicevano gli eroi -di quelle tragedie che studiavo al Conservatorio, -voi dovete aver corretto due scene della vostra -commedia ed io dovrei provarle, qui, con voi. Sono -ai vostri ordini. Ho due ore di tempo, sono uscita -adesso dal teatro e sino alle sei non vado a pranzo. -Cominciamo? Voi mi darete la replica. -</p> - -<p> -— Ecco qui, disse lo scrittore che si era avvicinato -anche lui alla tavola ed investiva sempre -la giovinetta d'uno sguardo cupido, veramente non -ho potuto completare che una sola di quelle due -scene. Non ero in vena, oggi...... -</p> - -<p> -— Già, quei benedetti reumatismi! interruppe -ridendo Claudina. -</p> - -<p> -— Perdonatemi e intanto, continuò lo scrittore, -proviamo almeno questa...... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -</p> - -<p> -Provarono, lungamente. Claudina viveva solo -d'arte in quel momento. Aveva estratto dalla sua -tasca il fascicolo manoscritto della parte e, ripetendola, -vi apportava le modificazioni redatte dallo -scrittore. Cominciava il crepuscolo, quando Farnese -gettò sul tavolo il manoscritto ed esclamò: -</p> - -<p> -— Ecco finito! Ritorniamo alla realtà. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Claudina sedette nuovamente sul divano, Farnese -sedette su uno sgabello ai piedi di lei. Egli -la fissava sempre negli occhi. Acceso dal desiderio, -ebro di quel corpo vergine, egli spiava i bagliori -di quelle pupille per scorgervene uno solo e repentino -che fosse simile a quello che ardeva nelle -sue, un bagliore di desiderio. Voleva cogliere subito -quell'attimo fuggente, quel momento fatale in -cui la donna, sempre ribelle all'ultima seduzione, -sarebbe venuta a lui, al suo desiderio, al suo amore, -mite e docile come una vittima, come una schiava. -Ma, finora, nelle pupille di Claudina s'adunava solamente -una grande tristezza, la tristezza, pensava -Giuliano, per il fiore ch'ella si sentiva in procinto -di perdere. Intanto il desiderio, l'amore di quella -verginità urgevano quell'uomo che, con parole rotte, -tremanti, vaghe, cercava d'esprimere a Claudina il -suo sentimento preciso. Erano cadute le bende che -gli nascondevano la vista di quel portento primaverile. -Lo scrupolo aveva oramai lasciato il posto -ad una placida teoria di fatalità. Egli si ripeteva -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -ch'era inutile contrapporre al desiderio di Claudina, -la visione pura di Beatrice, poichè quell'abbraccio -spirituale e materiale che quella verginità e quel -desiderio preparavano inconsapevolmente, doveva -avvenire; e frapporre al suo compimento imagini -dolorose, fantasmi di rimorso, pensieri e scrupoli -saggi, non significava arrestare la corrente che doveva -trascinarlo, ma era piuttosto un aumentarla, -come un torrente che abbia incontrato un masso -enorme che ne interrompa la corsa, valicatolo, precipita -di nuovo con centuplicata veemenza. -</p> - -<p> -— Claudina, Claudina, egli diceva, io vi voglio -bene. Sento per voi una tenerezza senza confine, -una tenerezza che mi fa serrare il cuore, quando -io vedo passare nei vostri occhi un'ombra di tristezza. -So anche che voi mi amate, so anche che -voi sentite per me ciò che non avete sentito per -altri. Io sento che la vostra anima sta per ischiudersi -al bacio di un'altra anima..... Il vostro atto -semplice e sincero sarebbe di chinarvi verso di -me, senza riluttanza e senza incertezza, per accogliere -l'amore che sale dall'anima mia verso di -voi. Ma voi siete buona quanto siete bella, Claudina: -per questa vostra bontà l'imagine di una -triste donna che soffrirebbe del nostro amore -vi traversa il pensiero, arresta e sacrifica la vostra -passione... Voi mi perdonate se chiamo passione -ciò che sentite per me?... Non vi parrò pretensioso -e sciocco, n'è vero? Io vedo che voi mi cercate, -mi prediligete: vi so troppo buona e troppo onesta -per credere ad una civetteria o ad un amoretto -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -passeggero. Voi mi amate. Io vi amo. Si realizza -così il vostro sogno di essere amata da un artista -e di amarlo. Ecco giunto per voi quel quarto d'ora -di felicità, cui tutti presto o tardi hanno diritto, -come mi dicevate qualche giorno fa a teatro. Vi -ricordate? Mi diceste che il vostro sogno era quello -d'essere amata da un artista, per completarlo, essere -cosa sua come lui sarebbe cosa vostra. Ed -aggiungeste: «Questo ancòra non è. Sarà? Non -sarà? <i>quien sabe?</i>» Ed ecco: questo è, questo sogno -s'avvera perchè io vi amo, perchè io vi amo -appassionatamente, perchè ho bisogno di voi come -dell'aria, perchè la vostra lontananza mi è insopportabile, -è per me come una morte nella vita. Voi -mi amerete, Claudina, voi mi amerete sempre, io vi -amerò sempre, io vi amerò per tutta la vita.... Per -sempre! Lo sapete, lo sapete che v'amo e che vi -amerò tanto? Tu lo sai, tu lo senti, Claudina? -</p> - -<p> -Egli s'inebriava con le sue stesse parole e carezzava -convulsamente la donna, innanzi alla quale -era in ginocchio; continuò a lungo a celebrare -quell'offertorio d'amore; poi il suo desiderio intuonò -le sue litanie di passione. Claudina si lasciava -invadere da un molle senso di abbandono, -alcune frasi dell'uomo che invocava facevan trasalire -il suo cuore o palpitare i suoi nervi, come -minacce o come turbini. La sua verginità vacillava. -Ella era, a poco a poco, conquisa dalle visioni di -voluttà che l'uomo suscitava nella sua fantasia febbricitante. -Le carezze di lui diffondevano nell'animo -femminile quella dolcezza fatta di stanchezza -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -e di desiderio, che sollecitava la resa gloriosa al -richiamo di quella gagliarda fanfara d'amore ventenne. -Egli sapeva toccare nel suo offertorio amoroso -le fibre più intime dell'amata e nel naufragio -del pensiero, della coscienza, della riflessione di -lei, solo la giovinezza e la passione restavano, mentre -la fanfara della voluttà lanciava più violenti i -suoi squilli nel tumultuante sangue della vergine. -L'ebrietà folle, minuto per minuto, aumentava. La -riflessione cadeva, soffocata dalla rivelazione di un -nuovo mondo inaccesso. Ed il sortilegio si compiva -pel prodigio dei vent'anni ignari, vertiginosamente. -La bocca già fioriva i suoi baci. -</p> - -<p> -Ma il pensiero di Beatrice, la visione di quella -triste donna, — visione che già l'aveva fatta piangere -due sere prima, in carrozza — attraversando -il suo combattuto pensiero, faceva resistere Claudina. -D'altra parte la sua passione a volte la lasciava -ragionare ed ella si diceva che l'amore di -quell'uomo non poteva essere duraturo. Ad un tratto, -Claudina liberò le sue mani da quelle di Giuliano, -scoppiò in un pianto dirotto, dopo aver portato le -dita, come una tutela, innanzi le sue pupille. E questa -ultima resistenza, quest'ultimo grido disperato -della ragione contro la vertigine, sollecitò la sua -caduta, il trionfo dell'amore. Giuliano si era lanciato -su lei e con le labbra le suggeva le lacrime -sul ciglio con baci febbrili. La sinfonia dei baci discese -alle guancie, alle labbra rosse, divenne solenne, -violenta, rabbiosa, fu inno trionfale. La verginità -si ribellava per l'ultima volta, sotto quei baci -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -all'ultima rinunzia, all'ineffabile consenso, fino a -quando, Giuliano parlandole ancòra d'amore, ella -smarrì ogni senso che non fosse quello dei baci su -le labbra, s'avvinghiò ancòra lacrimante a Giuliano, -l'attirò a sè, oramai vinta e perduta. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Poco tempo dopo, i due amanti si destarono -dal letargo in cui erano caduti: Claudina corse ad -una grande specchiera per riordinare i capelli e si -trovò faccia a faccia con un ritratto di Beatrice, -ch'ella già conosceva per averla vista qualche volta -a teatro e per averla un giorno incontrata in quel -gabinetto da lavoro dello scrittore. Ella rimase a -lungo a contemplarla, immobile, con un'espressione -di spasimo sul dolce volto. Le cinque suonarono al -piccolo quadrante incastrato nel petto di un fauno -di bronzo: -</p> - -<p> -— È tardi; bisogna che io vada, disse Claudina. -Guardò ancòra il ritratto, poi lo depose sul -marmo e mormorò sconsolatamente: — Giuliano, -Giuliano, che abbiamo mai fatto! -</p> - -<p> -— Io ti amo, io ti amo, mormorò Giuliano, -con una voce convulsa che Claudina non gli conosceva. -</p> - -<p> -Egli era rimasto seduto sul divano, affranto da -una tristezza senza confine. La forza di sollevarsi e di -agire gli mancava, il suo pensiero si dibatteva tra -le tenaglie di quel dolore infinito. Sentiva salire -nel suo cuore un rimorso dilaniante, lo angustiava -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -il martirizzante pensiero che nessuna forza ormai -poteva farlo tornare indietro di un'ora. Seguiva i -movimenti di Claudina con lo sguardo atono, senza -dire una parola, e negli occhi non vibrava più alcuna -scintilla di quell'incendio che vi aveva divampato -poco prima. -</p> - -<p> -— Che abbiamo fatto, Giuliano! ripeteva Claudina, -nella penombra. -</p> - -<p> -La voce che le mormorava era così pallida e -stanca in quella oscurità e la tristezza ne era così -intensa, che quasi parvero quelle parole a Giuliano -un rimprovero misterioso ed occulto. -</p> - -<p> -— Io ti amo, ripetè egli per l'ultima volta, -ma così fievolmente che Claudina non si ingannò -sul significato di quella affermazione, che altro non -era che il modo di sfuggire per un attimo ancòra -al rimorso atroce che cominciava a stringere i -loro due cuori. -</p> - -<p> -Con inesorabile esattezza, Claudina cominciò -la loro comune requisitoria. -</p> - -<p> -— Noi abbiamo fatto tutto questo, ella disse, -spinti dal più ignobile ardore. Questo ardore si è -spento troppo presto e quante illusioni in così -breve ora ha arso e come ci lascia ormai tristi e -sconsolati. Il solo desiderio ci ha condotti ed il -desiderio tradisce. Una povera anima è stata offesa -da noi per questa allucinazione del momento e -purtroppo è una macchia che nessuna forza umana -potrà mai lavare. Il pentimento è sciocco, hanno -detto. Non è sciocco, quando impone di non ricadere -più nella colpa. E così il pentimento deve -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -parlarci, ora. Se quell'offesa noi non la possiamo -cancellare, è nostro dovere di non rinnovarla. Noi -non avremmo, come non abbiamo, alcuna giustificazione. -Sola la vertigine di un minuto ci accusa -e ci accascia. Il nostro primo bacio sarà stato -anche l'ultimo. Voi ritornerete più dolce e più -umile a quella che abbiamo offesa! Non è vero, -Giuliano? -</p> - -<p> -Tacque. Lo scrittore taceva sempre, ma un -gesto del suo capo affermava. Innanzi a quella -pronta rinunzia, innanzi a quella conferma di un -uomo che diceva di averla presa fra le braccia -senz'ombra d'amore, il dolore della verginità invano -contaminata proruppe violento, disse parole smarrite: -</p> - -<p> -— Io sola, disse fra l'altro Claudina, io sola -rientro nella vita, sconfitta. Quel candore che avevo -conservato con orgoglio geloso a traverso a tante -lotte, a traverso i più volgari ed abili attentati, è -caduto, ora, in pochi minuti, per un uomo che non -mi ama, si è macchiato sotto il bacio di un uomo -spinto a me dal solo desiderio. Ah, che miseria! -</p> - -<p> -Il ribrezzo le serrò la gola. Giuliano mormorò: -</p> - -<p> -— Perdonatemi! -</p> - -<p> -Claudina s'era celato il volto con le mani, forse -piangeva. L'amante si levò, s'appressò a lei: -</p> - -<p> -— Ah, che sciocchezza ho pronunziato! egli -disse con un amaro scoppio di risa che partiva -dalle più intime convulsioni della sofferenza. Perdonatemi? -che forse una donna perdona d'averle -tolto ciò ch'ella ha di più sacro? Come vorrei, -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -Claudina, che quest'ora non fosse mai suonata! -Lasciatemi, lasciatemi, non mi dite più nulla, poichè -io so d'avere commesso un vero delitto e poichè -questo è irreparabile! -</p> - -<p> -La donna singhiozzava. Egli le asciugò gli occhi -con la lieve battista del fazzoletto, l'aiutò ad infilare -il mantello, le tese i guanti, il portabiglietti, -un libro ch'ella aveva con sè. Com'ella fu pronta -ad andarsene, si guardarono. Claudina non resse -a quello sguardo e s'abbattè sul petto di Giuliano, -nuovamente presa da uno scoppio di singulti. Egli -non trovò una parola da pronunziare, lasciò libero -corso a quelle lacrime che l'addoloravano più di -ferite. Finalmente l'attrice si fece forza, tese la -mano all'amante di un'ora, di un'unica ora. Questi -l'attirò a sè, la baciò su la fronte, quasi religiosamente. -Premette il campanello elettrico perchè -l'accompagnassero. Le aprì la porta. Su la soglia, -ella si volse: -</p> - -<p> -— Noi ci dovremo rivedere. Saremo gli amici -di prima. Il mio sogno solo sarà infranto. Ma, ve -ne scongiuro, mai più una parola su ciò deve essere -pronunziata fra noi. -</p> - -<p> -Uscì. Giuliano la vide allontanarsi per la lunga -fila di salotti, con un passo vacillante, preceduta -dal domestico. Poi, scomparve. Lentamente egli si -fece alla finestra, l'aprì. Un'onda d'aria gelata entrò -fischiando. Vide Claudina ferma sul portone, in attesa -di una carrozza scoperta che si avvicinava di -corsa. Ella s'avviò alla carrozza arrestatasi innanzi -alla casa. Giuliano corse ad un vaso di cristallo -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -che era su un tavolo, vi prese il gran mazzo di -prime rose, lo lanciò nella carrozza al momento -che Claudina vi si sedeva, così che i fiori le caddero -sul grembo. Un cenno della mano rispose a -quell'omaggio, ma egli non potè scorgere la luce -di gratitudine che aveva rischiarato i begli occhi -lacrimosi. La donna portò al volto il bel fascio di -rose, vi tuffò la bocca, mentre la carrozza si allontanava -fra il doppio tremolio delle due file di -fanali a gas. -</p> - -<p> -Lo scrittore richiuse la finestra, accese le piccole -candele rosee di un candelabro di bronzo. Poi -tornò alla finestra, applicò ai vetri gelati la sua -fronte che ardeva. Rimase a lungo così, attonito, -senza pensiero. Poi si avviò alla biblioteca, prese -il primo libro che gli venne alla mano, cadde su -una poltrona e cominciò a leggere; ma le lettere -danzavano innanzi alle sue pupille una ridda furiosa -ed i suoi occhi scorrevano automaticamente -le linee e le pagine, senza che il suo cervello percepisse -alcuna di quelle parole che le pupille leggevano. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Quale espiazione maggiore per la caduta poco -prima leggermente commessa, che veder rientrare -calma e gaia, piena di confidenza e di tenerezza -sua moglie, l'offesa, accompagnata dai suoi due -bambini incappucciati di velluto turchino, biondi -biondi e così giocondi? Mentre egli leggeva, la -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -moglie era entrata nella stanza in punta di piedi, -s'era chinata tacitamente su lui ed aveva ricoperto -di baci appassionati il suo volto. I bimbi -erano accorsi poco dopo sgambettando e si erano -aggrappati alle spalle del padre, afferrandogli i baffi -o la barba, pizzicandogli le mani. Giuliano, sotto -quell'affettuoso assalto, aveva sentito gonfiarsi dentro -la sua anima il disgusto violento di sè stesso. -I baci semplici di sua moglie gli avevano fatto più -male che rimproveri; essi lo avevano avvilito più -che un insulto e, debilitato da quel disgusto, l'infedele -non aveva trovato una sola parola da rispondere -alle frasi affettuose che i suoi cari gli -prodigavano. I bimbi si rincorrevano nella stanza -per disputarsi un giornale illustrato che la piccola -Anna Maria aveva preso sul tavolo del padre. Beatrice -s'era seduta su le ginocchia del marito, gli -aveva passato un braccio intorno al collo, con l'altra -mano gli torturava la barba. -</p> - -<p> -— Ecco, ecco il mio povero grand'uomo! diceva -scherzosamente, il mio povero grand'uomo che -è rimasto tutto il giorno in casa solo solo, come un -fraticello in un convento. E chi sa come ha lavorato -il mio povero grand'uomo! Chi sa quante belle -cose ha scritto! Chi sa quante poche volte ha pensato -alla sua piccola Beatrice! Dio, Dio, il mio romanziere -ha scritto tutte quelle pagine! Come sarà -stanco il mio gran fanciullone! N'è vero? Ma, stasera, -si pranza subito, i bambini vanno subito a dormire... -</p> - -<p> -Brontolii di protesta partirono dall'angolo del -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -salotto dove i due bambini s'erano accovacciati -per estasiarsi insieme su quel giornale illustrato. -</p> - -<p> -— Sicuro, continuò Beatrice, i bambini vanno -subito a dormire..... Io resterò vestita così.... Il mio -grand'uomo infilerà la pelliccia e ce ne andremo -via a braccetto, stretti stretti, come due sposini, -come andavamo a Siena in quell'anno indimenticabile! -Ti ricordi? -</p> - -<p> -Il dolce ricordo li riafferrò e Giuliano sentì aumentare -il suo spasimo. Il piccolo Luca e la bambina -erano usciti vertiginosamente dalla stanza, disputandosi -di nuovo il giornale, perchè l'uno voleva cominciare -a sfogliarlo dal principio e l'altra dalla fine. -</p> - -<p> -— Giuliano, Giuliano mio, se sapessi come ti -ama la tua piccola Beatrice, se potessi vedere il tesoro -d'affetto che custodisce nel suo piccolo cuore..... -</p> - -<p> -Si chinò ancòra a baciarlo. -</p> - -<p> -— Anch'io ti amo, ti amo tanto! sussurrò -Giuliano. -</p> - -<p> -Ma volle mutare sùbito discorso: -</p> - -<p> -— E Leonardo non è ancòra rientrato? Si dà -proprio alla gran festa! -</p> - -<p> -Beatrice non rispose: avviticchiata a lui, continuava -a coprire le sue guancie di frequenti baci, -lievi, casti, ma appassionati. Sotto quell'onda amorosa -lo spasimo di Giuliano cresceva ad ora ad -ora. Eppure non era la prima sera ch'egli aveva -baciato la moglie, dopo di aver baciato poche ore -prima un'altra donna. Ma i baci di Claudina gli -sembravano più gravi. Egli aveva la sensazione che -il suo incontro con Claudina non si sarebbe fermato -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -a quella sola caduta, come la donna aveva -ingiunto. Quasi un senso di fatalità, quasi il peso -di un male che già si conosce come deve avvenire, -opprimevano la sua anima. Intanto Beatrice, -quella Beatrice per cui egli aveva tanto delirato, -quella Beatrice immacolata che l'aveva reso così -felice, baciava le sue labbra, mai sospettando che -quelle labbra poco prima avevan pronunziato un -delittuoso offertorio d'amore per una vergine battuta -dalla veemenza del sangue ignaro, come una -fragile canna in balìa di un vento impetuoso! Quella -confidenza di sua moglie lo feriva, lo umiliava. -Tutta la miseria delle sue incoerenze s'attristiva -in lui. Due lacrime spuntavano nell'intercilio, sole, -grosse, silenziose. -</p> - -<p> -— Tu piangi? domandò Beatrice agitata e si -chinò ancòr più su lui, l'abbracciò più fortemente. — Ma -che hai, Giuliano? Per carità, dimmi che è -questo, che significano quelle lacrime?.... -</p> - -<p> -— Nulla, nulla, Beatrice, un po' di <i>spleen</i>, la -solitudine, la stanchezza.... E poi la tua affettuosità -è così dolce che mi commuove profondamente.... -</p> - -<p> -Giuliano asciugò quelle due lacrime bollenti. -Beatrice s'era levata e, sorridendo, gli aveva prese -le mani e tirava per costringerlo ad alzarsi dalla -poltrona. Amorosamente avvinti, fecero qualche altro -passo per la stanza. Beatrice tentava di consolarlo, -gli diceva delle parole dolci. Come furono al -divano, dove Claudina un'ora prima si era concessa -all'amore, Beatrice attirò Giuliano perchè vi cadessero -insieme, ancòra avvinti: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -</p> - -<p> -— No, no, non lì! gridò Giuliano, con una voce -convulsa, mentre nella sua anima il disgusto versava -l'ultimo fiele. -</p> - -<p> -Beatrice si staccò da lui, lo interrogò con gli -occhi, sorpresa da quel grido incomprensibile. Giuliano, -sentendo la spiegazione necessaria, trovò la -forza d'essere vile e disse con un falso sorriso che -era un ghigno: -</p> - -<p> -— Sai, si sa come si comincia.... e non si sa -come si finisce! -</p> - -<p> -Beatrice, ridendo e protestando, si coprì il volto -con le palme. Giuliano ebbe per un attimo, nitidissima, -la visione dell'abisso verso cui si avventava. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span></p> - -<h3>VI.</h3> -</div> - -<p> -La sala del Teatro Nazionale rigurgitava. L'annunzio -della nuovissima commedia del grande scrittore -vi aveva attirato il pubblico più vario ed imponente, -il pubblico delle più solenni prime rappresentazioni. -Tutta Roma era rappresentata in quella -luccicante sala di teatro. I palchi si fiorivano a poco -a poco delle signore più eleganti, i proscenii delle -orizzontali più altamente quotate nella fiera dell'amore. -La Roma aristocratica, politica, finanziaria, -artistica, letteraria e la cosmopoli del piacere s'eran -date convegno quella sera in quei palchi e quelle -poltrone. Qualche minuto prima delle nove, Beatrice -entrò in un palco, accompagnata da Leonardo Loredano. -I suoi nervi tremavano, tutto il suo essere -palpitava nell'attesa insopportabile. Per ingannare -la sua emozione e la sua ansia, ella si mise a guardare -con l'occhialino la sala sempre più rigurgitante. -Qualche amica le sorrideva da un palchetto, -le faceva un gesto di augurio. Qualche uomo dalle -poltrone le si inchinava. Da un palco di giornalisti -molti binocoli furon rivolti verso di lei. La folla -continuava ad entrare. Alcuni palchi si riempivano -di ufficiali. Nella barcaccia di un circolo elegante -già si trovavano il re ed i principi dell'eleganza, -Filippo Verra, contornato dalle marsine inappuntabili -e dalle cravatte ideali dei suoi giovani amici e discepoli, -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -Celli, de Lise, Santacroce, Filangieri, Morosini, -Sammartino, Ugenta, e tanti altri. A poco -a poco anche le poltrone si riempivano di letterati -e d'artisti. Andrea di Vele aveva salutato -Beatrice. Beatrice aveva anche visto il viso imberbe -e napoleonico di Luciano di Mèllare, «un profilo -di medaglia», come aveva detto Loredano. Aveva -visto insieme Claudio La Loggia e Giorgio Lavena, -i due scrittori che si facevano più concorrenza, e -si diffamavano regolarmente a vicenda e quanto meglio -potevano. Diego Vassura faceva lo snob nei -palchi delle signore più stemmate; vecchi e giovani -scrittori erano a gruppi, qua e là, giornalisti, -pittori, musicisti, scultori, attori. Paolo Èroli, il -grande pittore, uno dei più intimi amici di Farnese, -era salito a salutare Beatrice. In un palco era apparso -Marco Torrero con sua moglie. Il celeberrimo -giornalista che oramai non appariva più nei -teatri, non aveva voluto mancare a quella prima -rappresentazione di Farnese, suo amico fedele, -scrittore che aveva fatto sotto il di lui auspicio le -prime armi, ingegno ed anima d'artista ch'egli prediligeva. -Torrero rispondeva annoiato torcendosi -i piccoli baffi biondi ai saluti, mentre sua moglie, -la celebre scrittrice, scorreva i giornali della sera -e rideva sovente di un suo sonoro riso meridionale. -In quel palco era poi entrato Claudio Sanna, il compare -di battesimo di Farnese, come amava chiamarsi. -Il grande romanziere aveva illuminato la sua larga -faccia geniale d'un sorriso affettuosissimo scorgendo -nel palco di rimpetto Beatrice che lo salutava. -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -I critici drammatici entravano: Filippo Ruffo, -Roberto Drago, Giacomo Spada, altri. Entrò poi Alessandro -Sanfilippo che redigeva nel gran giornale di -Torrero la «Serata teatrale» dove, dopo una prima -rappresentazione, in poche frasi eleganti e spirituali, -descriveva il successo, la messa in scena di ogni atto, -gli abiti e le acconciature delle attrici, il pubblico, gli -incidenti; narrava la storia della commedia, malignava -su i dietroscena di palcoscenico. Egli passava -tra la folla degli spettatori con la sua faccia tonda -e rosea, incorniciata di barba bionda. Molte mani -si stendevano sul suo passaggio: egli ne stringeva -la maggior parte con noncuranza e con sufficienza, -solo per qualcuna egli sorrideva e s'inchinava -riverentemente. La folla aumentava sempre più. I -palchi, colmi di signore in abiti sontuosi e chiari, -sembravano ceste di fiori il cui bordo fosse di velluto -azzurro. Dietro si rinnovava continuamente la -turba degli abiti neri. Da molti palchi dardeggiavano -i monocoli, con arie insolenti. Qualche signora -alle poltrone interrompeva la monotonia degli abiti -neri e degli sparati candidi. La sala offriva un -delizioso colpo d'occhio. -</p> - -<p> -Di qua e di là, nei palchi e nelle poltrone, si -parlava animatamente di Farnese e della commedia -che stava per rappresentarsi. S'incrociavano le discussioni, -s'intessevano gli elogi, s'agganciavano -le indiscrezioni, un formicolìo d'idee, un turbinìo -di concetti e di parole, una ridda di verità e di -menzogne, una scorribanda di apologie e di anatemi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -</p> - -<p> -Lavena e La Loggia, giù nelle poltrone, parlavano -sottovoce per non essere intesi: -</p> - -<p> -— Mi ha detto oggi Savarese, mormorava Lavena, -che sarà un trionfo. E Savarese fa testo perchè -vede giusto: un'anima di profeta sotto la scorza -d'un direttore di teatro. Incontrai l'altra sera alle -Varietà Giuliano e sua moglie e mi raccontarono -il soggetto. Se una commedia si basasse solamente -sul soggetto, potrei da ora preconizzarti -un fiasco. Ma vi sono altre cose e v'è da sperare. -Del resto Farnese, sebbene sia un po' volpe vecchia, -un abile marionettista, ha dello spirito, della -modernità, dell'emozione ed io l'amo molto! -</p> - -<p> -— Va là! disse La Loggia, a chi vuoi darla ad intendere? -Tu desideri più un fiasco per Farnese che -un successo per te. E dì pure di no: vuol dire che -ti conosci male, o meglio che non ti vuoi conoscere -bene. Tu già sai quanto me la ricetta farnesiana. -Prendete un soggetto la cui vacuità sia -così profonda che a pensarla dia le vertigini; rimpolpate -questo osso vuoto con carne pesta di belle -chiacchiere, gettate il tutto in un recipiente dove -sia dell'eleganza e della stranezza; ritiratelo poi -ancòra umido e passatelo nella cipria di un'amabile -fantasia, condite con una salsa nella quale siano -tutte le spezie di qualche scena ad effetto, un po' -d'emozione, molto spirito, un pizzico d'ironia; non -trascurate abiti belli per le donne, arredi scenici -eleganti, qualche squarcio brillante, qualche cortesia -pel mondo femminile; fatto questo, servite -caldo caldo ad un pubblico di donne eleganti e di -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -orizzontali, di ministri, di deputati, di <i>viveurs</i> e ad -una maggioranza di imbecilli — ed avrete un successo -magnifico, solenne, garentito per un anno, -come un orologio da sette od otto lire! Non è così, -forse? Siamo sinceri! -</p> - -<p> -— Tu esageri, via, insisteva Lavena. Farnese -ha dell'ingegno! -</p> - -<p> -— E chi ti dice il contrario? replicava Claudio -La Loggia. Oh, lo so anch'io che ci vuole moltissimo -ingegno, prima per combinare quella ricetta -e poi per eseguirla. Ci vuol ingegno, spirito, cultura -e cuore. Ma dall'essere un uomo d'ingegno -all'essere un riformatore del teatro drammatico come -vogliono farlo credere i suoi gregarii, eh via! v'è -gran differenza. Farnese è un abile uomo di teatro; -ecco tutto. La tua commedia deve passare dopo la -sua, n'è vero? Sì? Altra ragione, dunque, per augurargli -un disastro! -</p> - -<p> -Il movimento continuava. Il nome di Farnese, -i titoli delle sue opere, qualche aggettivo s'incrociavano -a volte. Verso il palco di Beatrice, la quale -ingannava la sua impazienza in un diluvio di ciarle -con Loredano e con Èroli, si appuntavano i fuochi -di molti occhialini curiosi e i più frugavano nel fondo -del palco con la speranza di scoprirvi la maschia -figura dello scrittore. Altri critici giungevano, altri -mondani. Non più un posto era vuoto, in platea, -in piedi, alle gallerie; erano state aggiunte sedie e -poltrone, e non v'era modo di muoversi. Beatrice -aveva visto un momento apparire Farnese all'ingresso -delle poltrone e subito nel teatro molti sguardi -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -s'eran rivolti verso di lui, alcune malignità s'erano -incrociate: -</p> - -<p> -— Viene a bruciare le ultime cartucce. -</p> - -<p> -— Le ultime raccomandazioni ai critici. -</p> - -<p> -— Quasi che essi non avessero l'articolo già -pronto! -</p> - -<p> -— Sapete: non si è mai abbastanza sicuri.... -</p> - -<p> -Giuliano Farnese, dopo avere stretta qualcuna -di quelle mani che si tendevano verso di lui e dopo -avere scambiata qualche parola con Filippo Ruffo, -il famoso critico, era scomparso. Quel pubblico magnifico -s'impazientiva nella sala. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il segnale che la rappresentazione cominciava -squillò. Un gran silenzio si fece, repentinamente. -Beatrice sentì fremere in lei la sensazione dell'irreparabile, -una lacrima di emozione le imperlò il -ciglio; Loredano le sorrise, Èroli le mormorò una -parola di speranza. Il sipario si levava. Un mormorìo -si diffuse in tutto il teatro. La scena rappresentava -un terrazzo elegante, rischiarato da lampioncini -alla veneziana; il terrazzo era verde di piante, -ingemmato di fiori. L'ammirazione saliva dalla sala -verso quella messa in scena deliziosa. Già le battute -secche ed aspre come schiocchi di scudiscio che -erano nel dialogo di Farnese, s'incrociavano, s'accavallavano, -si distruggevano. Claudina Rosiers era -in scena con Lorenzo Gray. La contessa di Varrena — il -personaggio che incarnava Claudina — perseguiva -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -la sua Chimera, la Chimera dell'uomo -perfetto, della passione sublime, del vincolo indistruttibile. -Lorenzo Gray le faceva la corte, tentava -di sorprendere in lei l'attimo di vulnerabilità. Ella, -distesa su una poltrona, si lasciava cullare dalla -canzone amorosa dell'innamorato. L'atto si svolgeva, -rapidissimo, denso d'idee, ora lieto, ora malinconico, -mentre tre o quattro tipi di uomini tentavano, -ciascuno al suo turno, la conquista della chimerica -contessa. L'atto si chiudeva con una brillante -invettiva che la donna, esasperata dall'inutilità -della sua aspra ricerca, scagliava contro le -quattro marionette che le si prosternavano. -</p> - -<p> -I primi applausi scoppiarono. La commedia -in quel primo atto si disegnava perfettamente, l'abilità -scenica del Farnese vi era prodigiosa, lo spirito -e la grazia vi scintillavano all'apogeo. Il successo -si pronunziava nei primi giudizii, nelle prime -discussioni e la costernazione già annuvolava qualche -viso invidioso. -</p> - -<p> -— Chi sa mai dove sarà Giuliano, a quest'ora? -domandò Beatrice, già felice pel lieto avvenimento -che oramai era d'ora in ora più probabile. -</p> - -<p> -— Tu sai il suo sistema: uscire dal teatro -quando s'alza il sipario, prendere una carrozza e -farsi trascinare fino al momento in cui calcola che -la rappresentazione stia per finire. Prima del quarto -atto non sarà qui. -</p> - -<p> -Beatrice, ponendo un dito su le labbra, impose -silenzio, poichè il sipario si rialzava per il secondo -atto, questa volta sul <i>boudoir</i> della contessa -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -Varrena, di una squisitezza eccezionale. Claudina -era in scena circondata dagli ammiratori, dei quali, -chi le rendeva un servizio, chi le dedicava un sospiro, -chi le arzigogolava un madrigale, chi le diceva -una frase d'amore, chi una mezza insolenza. -A poco a poco, ella aveva la prova della fatuità -e della vanità di quegli uomini che le protestavano -ovunque e comunque il loro amore, e in un momento -di esasperazione, li giocava uno dopo l'altro, -mostrando bene ai bellimbusti che se essi avevano -tentato di farsi gioco di lei, ella li aveva preceduti -nel loro disegno. Li metteva, così, finemente alla -porta ed i Proci cui la casta Penelope aveva rovesciato -tutte le liete speranze, riprendevano con -arie affrante e visi smorti i loro mantelli ed i loro -cappelli, per uscire mogi mogi da quel salotto ove -erano entrati poche ore prima, in un momento in -cui credevano baldanzosamente che ne sarebbero -usciti vincitori. Suonavano le dieci e mezzo quando, -usciti i corteggiatori, Claudina rimaneva sola in -scena, e non sapendo che fare, chiamava la cameriera -per farsi aiutare a svestirsi. Ma aveva appena -cominciato quando Gray compariva su la soglia: -era passato, tornando dal Circolo, e avendo visto le -finestre illuminate era salito. Così Claudina licenziava -subito la cameriera, riparava alla meglio al -disordine suggestivo delle sue vesti, — e la grande -scena cominciava. Quelli attori perfetti che erano -Claudina Rosiers e Lorenzo Gray eseguirono ambedue -meravigliosamente quella scena che era il -pernio della commedia; sovente Claudina fu interrotta -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -dalle approvazioni. Era una scena di grazia -e di emozione, di verità e di tristezza: l'uomo -sinceramente innamorato, il solo che sentisse veramente -il suo cuore gonfio di passione, non voleva -più resistere a quella pena e, sotto la suggestione -morbida delle piccole nudità dell'amata, a poco a -poco smarriva le staffe, la passione turbinava ed -egli tentava su la donna la resa. Ma questa, esasperata -ancòra dalle prove di menzogna e di nullità -che le avevano dato poco prima i suoi corteggiatori, -non sapeva fatalmente distinguere che quell'uomo -che ora le parlava d'amore era sincero, che -nella sua voce vibrava il sentimento, non s'avvedeva -come quell'uomo incarnasse la Chimera di -cui ella andava all'affannosa ricerca; vedeva solamente -in lui il maschio brutale, il seduttore, -l'uomo che prende il frutto che gli si offre senza -ch'egli ne senta la brama, e, non tenendo conto -dell'omelia d'amore che il giovane le celebrava -vibrante di passione, ad un momento ch'egli era -divenuto più audace, lo metteva alla porta, con le -più crude parole. -</p> - -<p> -Il successo era salito enormemente. L'atto di -una finezza e di un'amarezza infinite aveva destato -sussulti in tutti i cuori ed al calar del sipario -su quel fatale inganno tutte le mani s'erano sollevate -all'applauso, specie quelle delle donne, ognuna -delle quali trovava nella propria anima un brandello -della chimera cara alla contessa di Varrena. -Nella platea e nei corridoi la discussione aumentava -sempre più: i critici drammatici erano attorniati, -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -spiati, tenuti d'occhio da taluni che poi salivano -nei palchi delle signore a dire: «Filippo Ruffo -ha detto che è il capolavoro di Farnese»; o pure: -«Roberto Drago mi ha detto che è un disastro». -Alcuni letterati e giornalisti discutevano in gruppo, -gli altri autori drammatici serbavano un contegno -indifferente e impenetrabile. Quei corridoi, a momenti, -sembravano bolgie infernali. Andrea di Vele -era salito nel palco di Beatrice, le aveva portato -le più schiette congratulazioni, riferendole le dicerie -delle quinte e dei corridoi. Andrea di Vele era -il più intimo e caro amico di Farnese, cui piaceva -per l'ingegno sbrigliato, pel carattere leale ed amabile -e la conscienza integerrima: anzi, egli lo -aveva soprannominato «il Cavaliere senza macchia -e senza paura» e Andrea di Vele aveva accolto -con piacere quel soprannome che l'onorava. -Era un giovine alto e maschio, bruno, con due occhi -di fuoco, i mustacci rialzati, di un'eleganza sobria -ma squisita. Buon parlatore ed un po' prezioso — ciò -che aumentava fascini al suo discorso — egli -portava nelle conversazioni il corredo brillante della -sua simpatica cultura, lo scintillio del suo ingegno -letterario, l'esperienza della vita ch'egli aveva avuta -burrascosa, la conoscenza del mondo ch'egli -aveva corso in lungo ed in largo, da Battro a Thule -come dicevano i Romani, secondo le loro estreme -cognizioni geografiche. -</p> - -<p> -Ora Andrea di Vele raccontava di essere salito -in palcoscenico per trovarvi Giuliano, ma di -averlo cercato invano; aggiunse poi che Claudina -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -Rosiers, complimentata, festeggiata, glorificata, -era nervosissima per l'assenza del suo autore. -In quel momento Beatrice, Loredano e di Vele -udirono pronunziare queste parole da un signore -molto <i>smart</i> che era con alcune signore nel palco -contiguo al loro: -</p> - -<p> -— Guardate, guardate Giuliano Farnese. È in -quel palco dov'è quella signora in raso rosa. Nel -secondo palco dopo il proscenio, in seconda fila. -Eh, eh! raccoglie gli allori, il trionfatore! -</p> - -<p> -Immediatamente gli sguardi dei tre si diressero -al palco che la voce di quel signore aveva -designato. Ma un sorriso apparve su le loro labbra -subito dopo: il signore si era ingannato per una -strana e grande rassomiglianza. Intanto nel palco -vicino le belle signore facevano le loro chiose sul -preteso autore applaudito. -</p> - -<p> -Il sipario si rialzò per la terza volta, sul salotto -della contessa di Varrena. In quel terz'atto l'azione -diveniva più stringata e drammatica, in qualche -scena raggiungeva una violenza di dolore insoffribile. -La chimerica innamorata era finalmente -caduta, con l'illusione di aver raggiunta la sua -chimera. Ma l'illusione ben presto impallidiva e -rovinava, poichè ella non aveva ceduto a chi l'amava -di più, ma a chi con arti subdole aveva meglio -saputo rappresentarle la commedia del sentimento. -Ella si svegliava da quell'illusione come da un -incubo, e già tutto l'edifizio che minacciava rovina -l'attorniava paurosamente. L'uomo ch'ella aveva -creduto dovesse realizzare il suo sogno l'aveva attirata -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -in un terribile tranello, s'era valso del suo -nome per le sue losche mene. E l'atto finiva quando, -scoperto il baratro verso cui scendeva, ella scagliava -l'atroce grido di dolore e di rimpianto, ritrovando -vicino a sè umile e sommesso l'uomo -che l'amava profondamente e ch'ella aveva fino -ad allora disprezzato, nel suo fatale inganno. -</p> - -<p> -Un brivido aveva corso il teatro a quel grido -potente e sovrano, lanciato da Claudina Rosiers -innanzi a quella rovina, con una forza ed un ribrezzo -che assurgevano all'orrore di un destino -compiuto. Gli applausi erano scoppiati, unanimi, -frementi, acclamanti. Claudina Rosiers era ricomparsa -otto volte con Lorenzo Gray, e come il pubblico -domandava insistentemente l'autore, Gray -aveva fatto un gesto per significare ch'egli era -assente dal teatro. Pure gli applausi s'erano raddoppiati, -le salve d'acclamazioni erano divenute -tonanti, il successo era ormai colossale. -</p> - -<p> -Beatrice, ritiratasi nel fondo del palco, piangeva -di emozione fra le braccia di Loredano che -era raggiante come per un successo suo. Mentre -le acclamazioni scrosciavano ancòra, Andrea di -Vele ch'era per uscire dal palco s'imbattè con -Giuliano che entrava. Appena lo vide, Beatrice gli -cadde nelle braccia, felice, orgogliosa, inebriata. -Farnese l'attirava sempre più nell'ombra del palco -per non essere visti e le passava dolcemente la -mano su i capelli. Loredano e di Vele sorridevano -senza guardare, a quella scena di tenerezza. Quando -la commozione di Beatrice fu calmata, Farnese -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -seduto nell'ombra raccontò le impressioni di quella -serata. Egli aveva voluto assistere non visto alla -rappresentazione del terzo atto; salito alla galleria, -egli s'era mischiato a quella parte più modesta del -pubblico. -</p> - -<p> -— Ciò mi ha valso, diceva ora con la sua aria -fanfaronesca, emozioni indicibili. Per la prima -volta in vita mia ho sentito il successo da vicino. -È anche vero che per la prima volta in vita mia -ho avuto un successo così unanime e concorde. -</p> - -<p> -— E così sereno, interruppe Loredano. -</p> - -<p> -— E così meritato! aggiunse Andrea di Vele. -</p> - -<p> -— Grazie, tu mi mortifichi! disse il grande scrittore, -ridendo, e seguitò: -</p> - -<p> -— Avevo vicino a me alcuni studenti. Ebbene, -non hanno perduto una parola, una sfumatura, un -accenno. Ah, ah! E poi diciamo che il pubblico non -capisce niente! Chiacchiere! Ecco là qualche giovanotto — e -quanti ve ne sono come loro? — che -in fatto di teatro e di buon gusto ne capisce più -di Ruffo, di Drago e di Spada sommati insieme! -Ma v'è stato chi mi ha scoperto lassù, al paradiso: -Torrero. È salito con Sanna. Si sono messi dietro -alcuni uomini ed hanno cominciato a dir corna con -me della commedia. Avreste dovuto godervi la scenetta -deliziosa. Quei buoni spettatori erano su le spine, -si frenavano, s'imponevano il silenzio. Ma, quando -Claudina ha lanciato così meravigliosamente quel -suo grido alla fine dell'atto e Torrero ed io abbiamo -esclamato sbadigliando: «Che stupidaggine! Che -sciocchezza!», quelli altri non hanno retto più, si -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -sono ribellati ed hanno intavolato con Torrero una -discussione dove io ero esaltato e glorificato a non -dirvi. Avreste dovuto vedere con che arie di protezione -trattavano Torrero, mai immaginando con -chi avevano a che fare! -</p> - -<p> -A poco a poco la sala si ripopolava, poichè l'intermezzo -finiva ed i campanelli elettrici squillavano. -Giuliano aveva sciolto il suo braccio dalla lieve pressione -di Beatrice ed era uscito in fretta dal palco, -al momento che il sipario si levava per il quarto -atto. Sul suo passaggio qualche persona che ritornava -al proprio posto e che lo conosceva di vista si -rivolgeva a guardarlo; altri mormoravano ai vicini -il suo nome. Egli passava in mezzo a quella curiosità, -con la sua bella indifferenza di uomo celebre, -che sa d'esser sempre guardato e non ha per questo -bisogno di andare alla caccia ed alla ricerca -di sguardi e di ammirazioni. Tuttavia una gran gioia -pel trionfo che quella sera coronava il suo nome -gli gonfiava il petto, mentre s'avvicinava in fretta -alla porta del palcoscenico, mentre traversava i praticabili, -mentre bussava alla porta di Claudina che -ancòra e per quasi venti minuti non era di scena. -Quella gioia del trionfo aumentò immensamente -quando, entrato nello spogliatoio dell'attrice, questa -gli si gettò tra le braccia e se lo strinse al seno nella -commozione superba del trionfo comune. Giuliano -le passava la mano su i capelli, come poco prima -a sua moglie. Ma, lentamente, il fascino arcano di -quell'abbraccio ideale si distruggeva e da quell'abbraccio -semplice di maschio e femmina la sensualità -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -risorgeva a battere la sua diana.. L'ebrietà del -momento faceva dimenticare ad ambedue i rimorsi -di due giorni innanzi, i buoni propositi, i giuramenti -scambiati. Già la voce di Giuliano, che mormorava -complimenti all'attrice trionfante, diveniva convulsa -di desiderio per la donna. Già le braccia di -Claudina Rosiers, che stringevano in un abbraccio -fraterno l'artista che le aveva procurato quella gioia -sublime, sussultavano di passione per l'uomo. La -colpa rifioriva irreparabilmente dall'amore, come un -fiore velenoso sorge da un'ajola inargentata di giaggioli, -stellata di margherite: -</p> - -<p> -— Tu sei stata grande, tu sei stata magnifica, -mormorava Giuliano. Io non potrò mai dimenticare -il bene che mi hai fatto col tuo genio. Io ti -amo, ti amo! -</p> - -<p> -— Anch'io ti amo, susurrava Claudina perduta. -</p> - -<p> -Il trionfo continuava ad inebriarli, facendo loro -dimenticare ogni realtà, ogni passato, ogni avvenire. -</p> - -<p> -— Tu devi esser mia ancòra, Claudina, continuava -l'amante. È una vera stoltezza pretendere di -distaccarci. Noi siamo un'anima sola. Io sono fatto -per te, come tu sei fatta per me. Io non posso vivere -senza di te come tu non puoi vivere senza di -me. La sete dei tuoi baci che mi arde, arde te pure. -Claudina, Claudina, dammi i tuoi baci, dammi le -tue labbra! -</p> - -<p> -— Sì, sì, io sono cosa tua, rispondeva l'amante -con le labbra arse, il volto di brace. Io ti -amo, ti amo troppo, so anch'io che è follìa sperare -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -di poter essere lontani, di poter non compiere fino -alla fine il nostro delitto d'amore. -</p> - -<p> -La cameriera bussò all'uscio per entrare e -vestire l'attrice. -</p> - -<p> -— Un momento, gridò Giuliano, poi aggiunse -piano a Claudina, serrandola sempre più perdutamente -fra le sue braccia: — Ora, dopo il teatro, io -verrò da te, passerò la notte da te..... Vuoi? Vuoi? -</p> - -<p> -— No, no, non ancòra, scongiurò Claudina -pure mite e sommessa, stasera, no. -</p> - -<p> -— Come vuoi lasciarmi solo stasera, Claudina, -insisteva l'amante, stasera che il successo ci -ha uniti, stasera che siamo cosa l'uno dell'altra, -come mai più lo saremo?..... Vuoi? Vuoi? -</p> - -<p> -— Ebbene, vieni, susurrò l'attrice sempre più -piano, ma con passione veemente, tendendo ai baci -dell'amante le labbra dischiuse come un fiore. -</p> - -<p> -Quando si disciolsero da quel bacio supremo, -Giuliano aprì la porta e la cameriera entrò. Seduto -su una stinta poltrona, lo scrittore assistette alla -toletta della grande attrice. Ella si spogliava celermente -degli abiti che aveva indosso, li gettava su -le sedie e le poltrone, a caso e febrilmente. La cameriera -intanto distendeva le pieghe del nuovo abito -che l'attrice doveva indossare; questa, seduta innanzi -allo specchio della toeletta tutta bianca e -spumante di merletti e di veli, e con le braccia nude -rialzate ad arco, riannodava le trecce un po' rallentate; -poi prendeva con la punta del mignolo un po' di -pomata in una scatola di porcellana, tra la moltitudine -di scatole, di barattoli, di vasi, di tubetti che -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -ricoprivano la tavola; con una zampetta di lepre -spandeva con parsimonia il belletto su le guancie, -che poi accarezzava di nuovo con una delle piccole -spugne pel bianco; passava appena su le sopracciglie -il <i>crayon mysterieux</i>, inumidiva le mani -di vasellina. Siccome la voce di Savarese sollecitava -al piano superiore alcune attrici, Claudina gettò in -fretta l'accappatoio, sciacquò le mani, infilò la gonna -pianamente, aiutata dalla cameriera prudente -perchè non guastasse passando la pettinatura. Mise -un abito di broccato <i>vieux-rose</i> coperto in parte -di un lucente giavazzo verdone, che discendeva -a grandi pieghe sotto due stole di merletti veneziani, -i quali anche incorniciavano il collo candido -e gli esili polsi venati d'azzurro. Diffuse ancòra -con un piumino su le guancie una cipria rosea, -ne diffuse anche su i bei capelli d'oro che apparvero -inargentati di brina; si guardò nuovamente -nello specchio, tese la mano a Giuliano, gli mormorò -qualche parola all'orecchio e, mentre l'uomo -sorrideva, ella entrò in scena per compiere il suo -trionfo ed il trionfo del suo benamato. Uscito fra -i praticabili, questi riguardava da un foro l'imponente -sala di teatro, corsa ancòra dalla scintilla -elettrica di quelle frasi suggestive che Claudina -pronunziava, cesellando lentamente le poche -scene di cui quell'atto si componeva. L'uomo che -la chimerica donna aveva disprezzato la salvava -dall'abisso aperto sotto i suoi piedi; ella però non -si sentiva degna d'amare e d'essere amata da quell'uomo -e la triste commedia si chiudeva malinconicamente -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -con un grido angoscioso dell'innamorata -innanzi allo spettacolo di quel suo bel sogno perduto. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Quale proprietà continua di sdoppiamento deve -essere in noi, se lo scrittore godeva del successo -che lo illuminava e nel tempo stesso soffriva per -ciò che quel successo recava di conseguenza? Egli -vedeva la tela calare, udiva l'applauso echeggiare -solenne, vedeva gli attori ricomparire più volte -alle chiamate del pubblico, prima uniti, poi solamente -Claudina Rosiers. Alcune voci del pubblico -gridavano il suo nome, già frotte di amici invadevano -il palcoscenico, serravano le mani del trionfatore -di quella sera, parole inebrianti di elogio già -susurravano al suo orecchio. Ma egli ascoltava -distratto, spiando i passi di Claudina, tendendo -l'orecchio a sorprendere le parole che l'attrice -pronunziava tra i gruppi di marsine che l'assediavano. -Era gelosia, forse, quel sentimento rabbioso -ch'egli sentiva quella sera verso ognuno -che parlava a Claudina, verso ognuno cui l'attrice -acclamata sorrideva nella vicenda dei saluti e delle -conversazioni? Egli vide dall'altro lato Gray che -passeggiava anche lui in fondo alla scena, ancòra -in marsina e cravatta bianca, morsicchiando una -sigaretta spenta, intento a scrutare ogni piccolo -movimento dell'attrice, attento a cogliere il più -insignificante monosillabo che cadeva dalla bocca -di lei. Giuliano sorrise al vedere quella sua precisa -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -immagine, come una persona che faccia innanzi -ad uno specchio una smorfia comica, ride per il -primo dell'espressione che ha il suo viso contraffatta. -Intanto la folla innanzi a lui aumentava. Lo scrittore -vedeva visi di persone incontrate una sola -volta e che si erano ricordati di quella presentazione -per poter «salire in palcoscenico a salutare -l'autore». I suoi più gelosi colleghi gli scandivano -le parole più melate, le sillabe più lusinghiere -armonizzavano gli accenti più rispettosi. I <i>clubmen</i> -si confondevano con gli artisti <i>bohèmes</i>, gli -uomini di banca coi letterati, i giornalisti con gli -indifferenti, gli attori con i critici. Farnese, nell'ansia -che lo teneva, pure trovò per tutti una parola, un -sorriso, una frase. Ma quando vide sua moglie -entrare, accompagnata da Loredano e da Torrero, -nel camerino di Claudina ove l'attrice era già rientrata, -egli non seppe più reggere e si precipitò. -Come fu su la soglia, sua moglie gli gettò le braccia -al collo, pianse sul petto di lui per una bella -e superba commozione. Le sue idee e la sua presenza -di spirito impallidivano talmente che egli -non sentiva nemmeno le frasi di elogio e di gratitudine -che Beatrice rivolgeva alla grande attrice -ed il desiderio che esprimeva di abbracciarla. Solamente -quando vide sua moglie serrare tra le braccia -quella Claudina che attentava alla sua felicità, -quando vide due lacrime brillare negli occhi dell'attrice, -la sua commozione fu così prepotente che -egli non resse più, uscì su la scena, passò in fretta -tra la folla variopinta e chiassosa degli attori, degli -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -intrusi, dei macchinisti, dei pompieri, senza salutare -nessuno, senza vedere le mani che si tendevano -verso di lui al suo passaggio; uscì dal palcoscenico, -traversò i corridori ancòra affollati di -pubblico; già si avviava verso la porta per lasciare -il teatro, ma, quando la voce di una persona presso -di lui mormorò indicandolo: «È Giuliano Farnese», -ei si ricordò che usciva senza salutare -Claudina. Si fermò al botteghino del teatro, scrisse -sopra una carta da visita due righe indicando a -Claudina il luogo ove l'avrebbe attesa, consegnò -questo biglietto perchè fosse recato immediatamente -a Claudina Rosiers e si allontanò. Egli percorreva -le vie in preda alla febbre. Le vie erano affollate di -gente che, uscendo dai teatri e dai ritrovi, si avviava -al riposo od alla festa notturna; lo scrittore passava -in mezzo a questa folla, urtandola, trascinato a volta -dalla corrente, sentendo il peso della sua infinita miseria, -egli ch'era il trionfatore di quella serata. E -mentre le donne e gli ammiratori lo pensavano circondato -da amici ad assaporare la gioia del successo, -egli traversava le vie solo e triste, misurando l'abisso -verso il quale scendeva, l'abisso ch'ei scorgeva sempre -più prossimo, senza che ciò gli desse la forza -necessaria per ritrarsene in tempo. -</p> - -<p> -Perchè non partiva, magari anche in quel mattino -che tra poche ore sarebbe sorto? Egli si domandava -questo, entrando nel portone del Circolo -della Caccia, salendo le scale, lentamente. Poi, mentre -il domestico lo sbarazzava del soprabito e del -bastone e poichè questi gli dimandava se desiderasse -cenare, egli chiese un brodo ed un bicchiere -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -di porto rosso. Poteva egli partire, come aveva -pensato? Si domandava questo nel piccolo salotto -dov'era attendendo la sua cena frugale. Partire era -presto detto! E gli obblighi, il lavoro, gli interessi, -la famiglia? Ma, anche trascurando tutto ciò, che valeva -partire? Poteva una distanza di duecento o di -trecento chilometri levargli dal cuore il veleno che -vi si era versato? Non era più tosto semplicemente -dilazionarne l'effetto letale ed irrimediabile? Partire -con Beatrice? Avrebbe egli forse mancato -di pretesti per tornare a Roma, quando il desiderio -ed il rimpianto di Claudina ve lo avessero -richiamato, cioè sùbito? Quella sua idea del destino -che si compiva ed al cui corso non eran da opporsi -argini di ragionamenti e di rimorsi, lo riprendeva -ora che tante impossibilità gli apparivano. -Il domestico intanto gli portava il brodo e la bottiglia -del porto: -</p> - -<p> -— Il marchese Filangieri ha dimandato s'ella -era al Circolo. Cosa devo rispondergli? -</p> - -<p> -— Rispondete che no. Desidero d'essere solo. -Attendo qualcuno. -</p> - -<p> -Bevve in fretta il vino, sorbì qualche cucchiajata -di brodo. -</p> - -<p> -— Anzi a questo proposito, disse al domestico -rendendogli la tazza, una persona in carrozza -chiusa deve venire fra poco a cercare di me. Vi -prego di avvertirmi sùbito. -</p> - -<p> -— Va bene, signore, — e mentre il domestico -s'inchinava ed usciva, egli si distese in una poltrona, -socchiuse gli occhi, ripreso dai suoi fantasmi -di tristezza e di rimorso, attendendo. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span></p> - -<h3>VII.</h3> -</div> - -<p> -Egli attese fino alle due, ma nessuna carrozza -sopraggiunse. Uscito nell'anticamera, infilò il soprabito -e discese in fretta, deciso di non perdere -scioccamente quella notte d'amore nell'ebrezza del -trionfo. Per calmare i suoi nervi convulsi camminò -a piedi, ma così svelto che cinque minuti -dopo uscito dal Circolo egli suonava al portone -della casa in piazza di Spagna. Apertosi il portone, -egli salì le scale correndo. La cameriera aveva -già dischiuso l'uscio dell'appartamento e Farnese -entrò improvvisamente nella stanza da letto di -Claudina, rischiarata da un'alta lampada il cui -chiarore era mitigato da un paralume di tulle -giallo. -</p> - -<p> -La visione magnifica era innanzi a lui: Claudina, -nuda sotto la camicia di fine batista, aperta sul -piccolo seno. Il corpo della giovine donna, pronta -ad entrare nel letto, sorgeva dal cerchio serico -delle vesti cadenti ai suoi piedi. I capelli erano disciolti -su le spalle, onda fulgente. La stanza aveva -una temperatura voluttuosa, una penombra suggestiva. -Le coltri, al lato destro del letto, erano -tirate indietro ed i lenzuoli sembravano gioiosi per -la festa amorosa che loro recavano il profumo e la -grazia del bel corpo femminile. La lampada indorava -i contorni del corpo, rischiarava i seni delicati, -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -la liana della vita, le anche ambigue e voluttuose. -</p> - -<p> -Farnese s'era avvicinato. Senza una parola, -senza un sorriso, egli aveva stretto la flessibile -liana, le sue dita avevano intuonato l'irresistibile -invito. La donna s'era abbattuta su lui, vinta, mentre -la trasparente camicia le scendeva dalle spalle -e le nudità sfolgoravano. -</p> - -<p> -Non era il desiderio di uno che vibrando si -comunicava all'altra: erano due fiamme, due brame, -due passioni, due voluttà che si chiamavano, -s'invocavano, gemevano nell'attesa, esultavano -quanto più l'ora amabile si avvicinava. I soffi -dei due respiri erano armonici, la medesima angoscia -d'amore li accelerava, la medesima follìa -di piacere li animava, la medesima febbre di passione -irresistibile li infiammava. L'amante piegava -a poco a poco la flessibile liana verso i molli cuscini -di un divano prossimo; il bel corpo candido -s'abbatteva sul giaciglio e su la stoffa oscura il -candore suo s'animava e si esagerava, radioso. -Ivi continuò l'armonica omelia d'amore, ivi s'innalzò -più potente il grido del desiderio, ivi, smarrita -ed abbandonata, l'anima si ritrasse sospirando. -</p> - -<p> -Ma ad un gesto più audace di Farnese la voluttuosa -vittima si eresse, balzò in piedi, vide la -sua nudità: arrossendone, cercò intorno una difesa, -ma nulla era a portata della sua mano; allora balzò -nel letto ed i lenzuoli si rovesciarono su lei, avvolgendola, -disegnandone le curve in un amoroso -abbraccio. Oramai al riparo, la fuggitiva sorrideva, -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -sorrideva dell'amante ch'era rimasto dolente e irritato -sul divano basso, mentre il suo desiderio insoddisfatto -agonizzava. -</p> - -<p> -Allora egli si levò, sempre più eccitato, mosse -dei passi disordinati per la stanza. -</p> - -<p> -— Ah, no, tu non sei mia! gridò esasperato, -arrestandosi ai piedi del letto dove la donna copriva -fino la bocca con le coltri rialzate. No, no, -tu non mi ami! Tu vagabondeggi nei sogni, t'inebrii -al paese azzurro dell'ideale! Tu non sei la -creatura umana ed ardente, misera e sublime che -piange d'amore e ride di odio, sente per l'amato -mille desiderii, mille sensazioni, ed un ardore unico, -enorme, onnipotente: l'ardore del desiderio di formare -una creatura sola...... Tu vaghi. Dove? Perchè? -Anche il desiderio è per te un sogno, un -brutto sogno, dal quale ti desti fuggendo, come -poco fa. Amami, amami, Claudina, amami come -ti amo, chè io ho tanto bisogno dell'amore tuo.... -Sii mia, finalmente, sii mia!... -</p> - -<p> -— Io sono sempre tua! ella sospirò. -</p> - -<p> -— No, no, tu non m'intendi, susurrò l'uomo, -tu non vuoi intendermi! Io ti voglio tutta, tu devi -essere tutta e sempre mia..... -</p> - -<p> -La donna si sedette sul letto, non più sorridendo. -</p> - -<p> -— Tu mi vuoi, ora? -</p> - -<p> -— Ora, sì, egli balbettò. -</p> - -<p> -— Sai di commettere un vero delitto? E non -indietreggi? mormorò la donna, a bassa voce. -</p> - -<p> -— Un delitto d'amore, lo so! E non indietreggio, -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -no, no, perchè ti amo, perchè ti voglio, perchè -amo te sola e sopra ogni cosa..... -</p> - -<p> -— Ricordi tu, disse Claudina sempre più grave, -ricordi il giuramento che poche ore fa concludemmo? -Ricordi? Giurammo che i nostri primi baci sarebbero -anche stati gli ultimi..... -</p> - -<p> -— Fummo pazzi, ingenui.... -</p> - -<p> -— E se tu un giorno dovrai dirmi che fummo -pazzi non allora, ma questa notte? -</p> - -<p> -— Io non potrò mai dirlo! -</p> - -<p> -— Che sai tu? Che affermi? Sapevi forse quella -sera del nostro primo abbraccio, che quello non sarebbe -stato il solo? -</p> - -<p> -— Lo sentivo dentro di me! -</p> - -<p> -— Dunque tu insisti? Tu mi vuoi! incalzò Claudina -pallidissima. -</p> - -<p> -— Io ti amo, mormorò l'amante. -</p> - -<p> -Come egli accennava a parlare ancòra, con un -gesto la donna gli impose silenzio. Tacque un momento, -poi disse: -</p> - -<p> -— E mentre tu desideri me ed i miei baci, -tu non senti altro dunque? Nel tuo cuore non -palpita un altro sentimento per alcuno? -</p> - -<p> -Farnese afferrò l'allusione. Non potè trattenere -una lacrima che gli imperlò il ciglio, lacrima più -eloquente di un pianto disperato, lacrima di cui egli -ebbe la debolezza di vergognarsi e che asciugò in -fretta con la palma di una mano, perchè Claudina -non la scorgesse. -</p> - -<p> -— Ah no, no, disse ella allora, non asciugare, -perchè io non la veda, quella tua lacrima che è la -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -cosa più bella e più buona che tu abbia detto stasera... -Vedi, io l'attendevo questa lacrima... Io non -ero venuta a prenderti al circolo perchè volevo che -tu pensassi a chi ti attendeva, a chi ti attende, a -chi ti ama... Tu sei venuto da me... Ma questa lacrima -mi dice che tu pensi anche ad un'altra donna, -ad un'altra casa, ad un altro amore... Lasciami, -lasciami... -</p> - -<p> -Ella aveva accompagnato le ultime parole con -un gesto quasi supplichevole. Pure egli continuò, -sconsolatamente, ad invocare i suoi baci: -</p> - -<p> -— Tu non mi ami, ecco, susurrava, tu non mi -ami... -</p> - -<p> -La passione, trattenuta fino ad allora, proruppe -nel calore delle parole e dell'accento. L'amante, -sempre a piè del letto, con i gomiti poggiati alla -spalliera ed il capo fra le palme, aveva rialzato gli -occhi verso di lei, ascoltava estatico quel torrente -passionale accavallarsi ed echeggiare. -</p> - -<p> -— Ah, io non ti amo, non è vero? ella diceva -con la voce ora secca e stridente, ora rotta dai -singulti, ora commossa e tremante. Io non ti amo! -E tu puoi dir questo sorridendo, calmamente, tu -puoi negare tutto ciò che nel mio cuore s'agita e -palpita per te; tu puoi dire che io non ti amo, -sol perchè ti ricuso il mio corpo che unicamente -il tuo desiderio invoca, giacchè quella tua lacrima -troppo presto prosciugata mi dice bene che la tua -anima è altrove! Tu non sai, Giuliano, con quale -passione, invece, l'anima mia forte e sicura si è -avvinta alla tua, così incerta, così vagabonda! Tu -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -non sai il tesoro di sentimento che freme qui dentro -per te......... Poichè sei tu che mi hai rivelato -l'amore, da te ebbi il primo bacio ed il primo sospiro -di voluttà! Tu non imagini, è vero? che -possa essere appunto perchè ti amo tanto, che ti -consiglio di fuggirmi, di restarmi lontano, di tornare -a tua moglie, ai tuoi figli, al tuo lavoro di -grande artista! Grande artista! Eppure tu lo sai -che l'amor tuo coronerebbe il mio sogno di fanciulla, -tu lo sai quanto io bramavo di essere amata -da un artista che potessi completare e sorreggere, -che mi sapesse guidare e mi potesse ispirare, -al quale io potrei forse un giorno offrire un -piccolo ramo del mio alloro, come vorrei vivere -dolcemente all'ombra del suo....... Ebbene, perchè -respingo la realtà di questo sogno, perchè esito ad -aprirti le braccia, l'anima e le labbra per salire in -un cielo così alto, così grande, così bello, così -splendente dove gli altri non ci potrebbero più raggiungere? -Non per amore, è vero? Ma non sei -tu il trionfatore di questa sera? Ed io non devo -a te il mio successo, il trionfo mio, non devo a -te il mio poco ingegno, la mia vita che da stasera -s'apre luminosa? Ed io, io, non dovrei desiderare -di tenerti sul mio cuore, di baciarti, di passarti le -mani fra i capelli come ad un fanciullo, a te che -sei trionfante, a te che le altre non hanno e desiderano, -a te che sei più alto, più buono, più forte -di tanti, di tutti? Ah sì, credimi, il mio impulso -sarebbe di caderti fra le braccia; ma so io forse -dove andremo a finire e che ci riserba il destino? -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -Io so che una donna cui tu appartieni, ti ama: penso -che ti ruberei a lei, questo solo mi frena e mi vincola..... -Ma non imagini tu quanto deve costarmi -questa rinunzia, no? Il fantasma di quella dolente -mi appare, ma non pensi che il mio desiderio ed -il mio amore sono più forti e che io devo tanto -soffrire perchè quel fantasma non sia schiacciato -e vinto da questi? Tu che realizzi il mio sogno, -tu che sei glorioso, come io sognava il mio amore, -tu sei di un'altra ed io devo ricordarmelo, io devo -contendermi a te ed a me stessa! Che vuoi, se io -sono così?... Se io penso tutto quello che soffrirei -se fossi lei, Beatrice? Sono sciocca, sì, lo so....... -Ma sono anche buona e ti amo tanto!.... -</p> - -<p> -Le lacrime represse sgorgarono. Ella portò le -mani agli occhi lacrimosi e la camicia non più trattenuta -si aprì sul petto e dalle sue trine emersero i -piccoli seni, fresca e giovane bellezza. Giuliano, a -quella vista improvvisa, si avventò verso la donna che -piangeva, la rovesciò su i cuscini dove la capellatura -si sparpagliò lussureggiante, ombra misteriosa e -sontuosa al piccolo volto smorto, le mise le labbra -su le labbra, la sentì vacillare sotto i suoi baci. Lo -enimma dei sopraccigli bruni di Claudina si sollevò, -si schiuse, apparvero gli occhi in lacrime, supremamente -amorosi. Infine le anime erano riapparse; -ed al trionfo ultimo del desiderio, esse non scomparvero -di nuovo, ma s'armonizzarono con quello -in un unico concerto ideale e profondo. La luce -della lampada, dalla quale il serico riparo era caduto, -s'avventò come un turbine su i due corpi; si -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -sparse, si abbandonò ad una danza frenetica, che -circondava e celebrava di chiarore la loro stretta, -unendo i loro corpi con collane di splendori e di -penombre. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -L'alba già insinuava le sue lame argentee fra le -persiane socchiuse, quando Farnese si destò avendo -Claudina fra le braccia, con la testa poggiata sul -suo cuore. La dolcezza di quell'abbraccio ed il tepore -di quel letto voluttuoso lo inducevano a rimanere -ancòra in quell'attitudine d'amore. Ma il suono -di un orologio nella stanza contigua gli annunziò -che eran già le sei del mattino. Col capo pesante -pel sonno brevissimo, per le agitazioni della sera -innanzi e le nebbie del piacere, egli si levò, dopo -avere dolcemente disciolta Claudina dal suo abbraccio. -Si vestì guardingo, per non fare rumore, baciò -l'amante su la bocca lungamente, la guardò a -lungo. Ella non si destò. Farnese pensò che doveva -rientrare in casa prima che i domestici fossero levati -ed i bimbi desti. Si avviò, allora, in punta di -piedi verso la porta ed il suo passo non era che -un fruscio sul tappeto spesso. Quando fu all'aria -frizzante di quell'alba invernale, egli si sentì sollevato, -più leggero, più libero. Si avviò a passo celere -verso la sua casa, salì la via del Tritone, la -salita delle Quattro Fontane, percorse la via Venti -Settembre. Durante tutto il suo cammino, egli non -poteva interdirsi di pensare a ciò che era avvenuto. -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -Aveva conscienza che il legame con Claudina era -oramai indissolubile; egli aveva troppo gustato i -segreti dell'amore appassionato di lei per non desiderarli -ancòra, per non ricercarli, per poterli dimenticare. -Nel tempo stesso, però, egli dubitava e -per la prima volta del suo amore verso Claudina. -Sentiva l'amore lontano, ben lontano, ed il suo cuore -ne sembrava a lui deserto. Tuttavia egli aveva follemente -desiderata ed invocata Claudina, poche ore -prima! Ricordandolo egli attribuiva solo al desiderio -ed ai sensi tutto il trasporto ch'egli aveva provato -e seguitava a provare verso la celebre attrice. -Giuliano si sentiva solo, tanto solo, e la tristezza -lo afferrava, uno scoramento indicibile in quell'ora -del mattino in cui Roma si destava al lavoro quotidiano -ed all'incessante dolore, dopo il lieve riposo -della notte, dopo la breve oasi di calma che -il riposo ed il sogno avevano rappresentato. La solitudine -della sua anima lo lacerava. Anche nella -oramai finita notte di amore, egli aveva inteso quell'anima -emigrare verso cieli lontani ed ignorati, dove -il suo sguardo non la raggiungeva. Ma allora la -grande fiamma vivificatrice dell'incendio sensuale -l'aveva animato, sorretto, sospinto, nella triste vedovanza -del sentimento. Al contrario, adesso, questa -vedovanza gli diveniva insopportabile. -</p> - -<p> -Il pensiero gli venne, come più si avvicinava -alla casa, di distendersi nel suo letto, di dormire, -di placare quell'inafferrabile malessere. Nel giardino -che circondava la sua casa già le prime rose -primaverili accennavano a fiorire dalla rossa gemma -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -dei loro bocciuoli. A lui sembrò un lieto presagio -ed il suo cuore fu sollevato dal gravame di quella -triste resipiscenza, di quel sentimento tardivo, di -quel rimorso inutile. Breve sollievo! Poichè, appena -entrato in casa, trovò, seduta in una poltrona -nel suo salotto, Beatrice ancòra desta che l'aspettava. -Egli vide il corruccio negli occhi della cara -donna, una dolorosa piega di tristezza invincibile -agli angoli della sua bocca. Non ebbe la forza nè -di inventare una menzogna, nè di confessare la verità. -Un peso enorme lo accasciò. Le rughe dei -suoi giorni cattivi linearono la sua fronte impallidita. -Gli occhi di sua moglie erano fissi su lui, -lo seguivano nei suoi movimenti: egli li sentiva, ne -percepiva la tristezza e l'angoscia, ma non aveva -la forza d'incrociarli coi suoi. Il suo accasciamento -aumentava ogni minuto. Si lasciò andare sul divano -ove rimase immobile, finchè sua moglie, -aperte le persiane, uscì lieve e dolente, senza guardarlo, -portando via la lampada. Ed a lui parve ch'ella -portasse via tutta la luce del suo pensiero ed il calore -della sua anima combattuta. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span></p> - -<h3>VIII.</h3> -</div> - -<p> -Alcune pieghe del nostro carattere sono talmente -speciali e così intimamente nostre, così profondamente -buone o cattive, che anche quando la -passione, la grande maga, tutto rovescia, quelle -restano tuttavia vive ed integre, e pur avendo la -passione modificata tanta parte del nostro essere -ha dovuto lasciare intatte quelle intimità singolari. -Claudina Rosiers, trascinata sempre più e vertiginosamente -dopo quella notte d'amore su la china -rapidissima della passione, non perdeva quella tristezza, -che la conscienza del male commesso contro -una povera donna innocente le diffondeva nel -cuore. Farnese s'adirava per quel rimorso, ch'era -come un limpido specchio del suo, un indice inesorabile -del male ch'egli commetteva, un ricordo -continuo del delitto d'amore da lui compiuto. Claudina -Rosiers aveva escogitati tutti i mezzi perchè -la sua passione per Farnese non apparisse ad alcuno. -L'astuzia e la prudenza della donna erano -state messe a contributo. Non ostante che al Teatro -Nazionale continuassero trionfali le rappresentazioni -della <i>Chimera</i>, Giuliano vi si recava ormai -molto di rado. Egli vedeva Claudina a sera tarda, -rimaneva con lei qualche ora della notte. Oppure, -nei giorni in cui Claudina non aveva prova al teatro, -fuggivano in campagna, si recavano a colazione -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -spensieratamente in un'osteria suburbana, -come due scolaretti che abbiano fatto <i>école buissonnière</i>. -E, nei rari incontri di Claudina con lo -scrittore innanzi alla gente, si ostentava dai due -una grande freddezza ed una placida indifferenza, -così abilmente rappresentate che tutti abbandonavano -persuasi i loro sospetti. -</p> - -<p> -Uno fra tutti era però difficile ingannarlo: Lorenzo -Gray. Egli persisteva nelle sue smanie amorose -per Claudina, continuava a rammentarle -i giuramenti fattigli — che, se un giorno ella si -fosse persuasa all'amore, avrebbe ricordato la sua -rispettosa passione ed il suo silenzioso dolore, — continuava -imperterrito a spiare le azioni e le parole -di Claudina, ad architettare castelli fantastici -sopra un solo gesto insignificantissimo dell'attrice, -ad assediarla di domande, di inchieste, di preghiere, -di rimproveri. Claudina sopportava, un po' -perchè impietosita verso quell'uomo che sinceramente -soffriva, ma sopra tutto per prudenza, perchè, -scatenato, quel geloso avrebbe potuto nuocere. -Ma non sempre ella era del medesimo umore, -non sempre la pietà o la prudenza la vincevano -sul fastidio ed il dispetto, ed allora rispondeva con -mal garbo alle proteste di Gray ed il geloso per -giornate intere mordeva il freno, ronzava sopraccarico -di cento sospetti intorno all'attrice. Gli era -stato sufficiente di giungere improvvisamente all'appartamento -di piazza di Piazza di Spagna e di -trovarvi Farnese, gli era stato sufficiente di recarsi -in una sera di riposo al Teatro Costanzi e -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -di scorgervi in un palchetto Claudina Rosiers in -compagnia dello scrittore, perchè i suoi sospetti -sconfinassero nel campo dell'assurdo e si esaltassero -fino ad una gelosia tanto più fiammante ed -irragionevole, quanto più era illecita ed ingiustificata. -E questa gelosia aumentava, a misura che -Claudina la colpiva d'ironie o la combatteva. -</p> - -<p> -D'altra parte, Claudina si sentiva di giorno in -giorno più felice per potersi rattristare al pietoso spettacolo -delle sofferenze di Gray, sofferenze ch'egli -amava ostentare e che raccontava al primo indifferente -incontrato per via, al ristorante, al teatro. -L'attrice viveva nella realtà del suo sogno e nelle -braccia di Giuliano Farnese cullava i suoi dolci -fantasmi di gloria comune, di grandezza comune, -quei fantasmi e quelle visioni incitanti di gloria che -erano la sua vita, la sua sola dolcissima illusione. -Se la felicità di quei giorni era stata turbata, in -principio, dai racconti che Giuliano faceva a Claudina -delle tristezze di sua moglie e dell'incalzare -dei suoi sospetti, ora queste sofferenze erano divenute -più rare. Non ch'ella non sentisse più il rimorso -addentarle il cuore ed il suo sorriso non -fosse più amareggiato dal fantasma dell'offesa; ma -questo fantasma oramai, sebbene più gagliardamente -e con più crudeltà, le appariva ad intervalli sempre -maggiori, poichè ora Giuliano serbava segreta -nel cuore ogni sua sofferenza. Egli sentiva atrocemente -il peso della dissimulazione, dell'inganno, -della turpe commedia che rappresentava. Ogni volta -che rivedeva Beatrice, il ricordo dei baci di Claudina -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -lo faceva tremare fin nei precordii; e nelle -lunghe notti, nel letto coniugale presso il corpo -della tradita che dormiva d'un sonno affannoso ed -oppresso, egli passava dolorose ore di insonnia ad -assaporare la sua tristezza ed il veleno di quella -sua indecisione; indecisione che lo teneva sempre -spasmodicamente sospeso, fra il desiderio del perdono -di sua moglie e del ritorno alla vita di prima, -e l'amore ardente di Claudina, le sirene fallaci ma -incantevoli della grande passione. Non di meno, egli -non svelava più nulla di queste laceranti battaglie -intime all'attrice. Ricordava troppo distintamente -le ultime sante e ragionevoli parole di Claudina in -quella notte memorabile, pronunziate prima della -seconda e decisiva dedizione, per non paventare -che, al racconto delle sue amare tergiversazioni, -l'amante non gli ricordasse il suo saggio consiglio -di quella notte e le sue risposte. Anzi, a volte, egli -affermava un'indifferenza così completa verso i suoi -affetti di una volta che l'attrice non poteva prestargli -fede nemmeno un minuto e riusciva piuttosto -persuasa del contrario. -</p> - -<p> -Vi è sempre qualcuno che, su piccoli dati che -a tutti gli altri sfuggono od appaiono trascurabili, -riesce a ricostruire tutto l'alto edificio di una verità. -Loredano, che pure era e rimaneva estraneo -a questi tristi giochi dell'amore, si rese conto di -tutto; e mentre Beatrice oggi era sicura del tradimento, -per tornare a dubitarne domani, e così via -via, quotidianamente; e mentre Gray sospettava per -indizii fallaci, e sempre s'illudeva su la verità dolorosa; -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -Leonardo aveva intuito l'evoluzione sentimentale -che lacerava l'anima di Giuliano e, dalla -sera della prima rappresentazione, egli aveva compreso -che quel peccaminoso legame d'amore era -inevitabilmente contratto. Dai suoi rari incontri con -Claudina Rosiers e quando questa gli parlava di -Giuliano, e dai suoi continui colloqui con il cognato -e quando questi gli parlava di Claudina, Loredano -aveva appreso più di quanto avrebbe voluto sapere. -Egli era passato tante volte tra gli intrichi di quelle -complicazioni sentimentali che esse non costituivano -più per lui un labirinto. Sapeva ben discernere i fili -che conducevano al primo nodo, dove il labirinto -si apriva, con la medesima facilità con cui discerneva -quelli che conducevano all'ultimo nodo, dove -il labirinto si chiudeva. Tra le dissimulazioni di Giuliano -e le sue fanfaronate, tra le amabilità di Claudina -e le sue tristezze, egli non aveva trovato che -amore, amore, amore.... Non di meno, nel medesimo -giorno, egli aveva inteso Giuliano parlargli male di -Claudina Rosiers e, recatosi la sera al Teatro Nazionale, -la Rosiers aveva saputo gettare a Loredano -una frase che rivelava pochissima simpatia per suo -cognato. Non ostante le sue apprensioni, allora, Leonardo -non si era potuto trattenere dal ridere e si -era ripetuto quell'indimenticabile frase di Boisgommeux -nella <i>Petite marquise</i> di Meilhac: «<i>C'est ça, -l'Amour!</i>....» Così che i due amanti, volendogli nascondere -la verità, gliela avevano sempre più chiaramente -rivelata. -</p> - -<p> -Ma Leonardo era troppo uomo di mondo, -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -amava troppo sua sorella e, pure biasimandolo -comprendeva troppo la lotta che si combatteva nell'animo -di Giuliano, da lasciar trapelare fosse pure -un nonnulla di quanto egli era giunto a scoprire. -Oramai quasi conosceva gli appuntamenti e gli incontri -dell'attrice con lo scrittore e Leonardo proprio -in quei momenti cercava di giustificare e spiegare -a sua sorella le assenze del marito. Beatrice si confidava -a lui, perchè a lui poteva dischiudere tutta -l'intimità dell'anima sua. Ella aveva l'abitudine di -considerare Leonardo non solo come un fratello -maggiore, ma, poichè il fratello era stato come un -padre dell'orfana bambina, era nel sentimento di -lei qualcosa di superiore e di diverso, una tenerezza -filiale. La parola di Leonardo, quindi, le riusciva -estremamente carezzevole e quietante. Ed egli -che lo sapeva, usava di questo suo potere per sollevarla, -per distrarla, per farle smarrire la via quando -il sospetto di lei s'incamminava per quel cammino -che l'avrebbe portata all'atroce rivelazione. Leonardo -comprendeva che non era possibile restare -molto tempo in quel tacito inganno: troppo paventava -la veloce e sicura marcia della verità. Tuttavia, conoscendo -l'anima di Giuliano, le sue volubilità e -le sue mutevolezze, egli si augurava che l'innammorato -si distaccasse dalla sua illusione e ritornasse -alla moglie ed al retto sentiero, prima che -la verità avesse potuto compire la sua marcia ancòra -lontana. -</p> - -<p> -Egli aveva considerato tutte le vie per accelerare -nel cuore di Giuliano quella felice resipiscenza. -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -Parlare a Claudina? Era inutile, poichè egli -avrebbe capito da dove l'imposizione partiva. Parlare -a lui? Era ancòra più inutile, poichè egli sapeva -bene il potere reattivo che hanno i saggi consigli -quando la passione divampa. Consigliare a Beatrice -di partire col marito? Ma sarebbe questi partito? -E quel che era più illusorio ancòra, sarebbe -egli rimasto lontano? Non era questo il modo di -dare a Beatrice la lacerante certezza, senza tuttavia -ricondurre nella casa, che adesso n'era deserta, -la pace e l'amore? Ma chi, se non il tempo, -il gran livellatore ed il gran giustiziere, poteva riportare -fra gli sposi il ramo d'ulivo ed il roseo -ramoscello d'eliotropio? Aveva, così, respinto tutti -quei progetti dannosi e si era attenuto al più semplice -ed al più ragionevole: lasciar fare al tempo. -Sapeva bene e per esperienza, come sia possibile -prevenire la passione, ma come sia vano e sciocco -reprimerla, quand'essa è divampata: — vano, poichè -essa non s'estingue sotto alcuna forza se non sotto -la sua propria; sciocco, poichè la passione repressa -è come una fiamma su cui si soffii per spengerla -e che, repressa un istante, divampa dopo più gagliardamente. -</p> - -<p> -Beatrice intanto soffriva. Il suo amore per il -marito era oramai avvelenato dal dubbio. Nei suoi -sgomenti, ella invocava la certezza come una liberazione, -ed allora si dava ad investigare, a spiare, -a riflettere. Ma, a metà del suo febbrile lavoro d'indagine, -uno sgomento più forte la prendeva, lo -sgomento di trovarsi d'un tratto innanzi alla crudele -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -ed irrimediabile verità. Allora ella ritornava -indietro e si aggrappava al dubbio tanto amaro, -come ad un'agognata tavola di salvezza, benedicendo -quella continua tortura, piuttosto che lo spasimo -orrendo di una prova irrefragabile. Tanto più che -allora ella si apriva col fratello e piangeva sul petto -di lui tutte le sue lacrime, mentre egli, passandole -la mano sui capelli, la rassicurava, la tranquillava, -burlava i suoi timori, le sue ansie, i suoi sospetti -e le portava fra le braccia i suoi bimbi ch'ella, -sperando ed illudendosi ancòra, baciava appassionatamente, -baciando in loro anche l'imagine del -padre. E quelle lacrime le eran di sollievo, quasi -di gioia. -</p> - -<p> -— Sai, le disse una sera Loredano, trovandola -sola nel salotto invaso dalla penombra del crepuscolo -piovoso, ho una buonissima notizia. Claudina -Rosiers e tutta la sua compagnia partono -e vanno a Torino e poi a Milano. Partiranno tra -dieci giorni. Sei contenta? Allontanato l'oggetto dei -tuoi sospetti, essi cadranno. Vedi che il tempo stesso -si è incaricato di riportare in questa casa, come -ti dicevo, il ramo d'ulivo ed il ramoscello d'eliotropio? -</p> - -<p> -Beatrice sorrideva, poichè quella notizia le illuminava -un'orizzonte di calma e di amore, ch'ella -aveva temuto più volte di non rivedere mai più. -Anche Loredano sorrideva, poichè anche lui sperava -molto in quella partenza e dentro di sè si felicitava -della sua prudenza e della sua abile strategia, -dimostrate l'una e l'altra nel tacere a Beatrice quanto -egli aveva indovinato. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -</p> - -<p> -In quel momento, mentre egli baciava le pallide -mani scintillanti di anelli che la sorella gli tendeva -raggiante di speranza e di gioia, il domestico -entrò, recando la lampada velata dall'<i>abat-jour</i> -di tulle roseo; e quella lampada rosea sembrò a -loro, secondo le parole d'un poeta, una sorella infermiera -che mettesse negli occhi della tormentata -la sua luce, come un collirio; — sembrò una sorella -che mettesse sul cuore di lei la sua bocca -tepida; — sembrò una rosa bianca fiorita d'improvviso -in un grigio giardino crepuscolare. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span></p> - -<h3>IX.</h3> -</div> - -<p> -— Decidiamoci per questa, disse Claudina distaccandosi -da Farnese e salendo di corsa la breve -salita di quella quieta osteria di campagna; entrarono -sotto quelle capanne, ordinarono una colazione -semplice e rustica, cercarono il posto migliore -per farvi apparecchiar la tavola. L'osteria -era deserta in quel giorno feriale dell'ultima settimana -di un aprile dolce e pieno di sole. Gli amanti -prescelsero una piccola tavola sotto un chiosco di -canne ricoperto di edera, gemmato di variopinte -campanule. La campagna romana si apriva al loro -sguardo, nuda e solenne, interrotta dal luccichio -del fiume in lontananza. I fiori intorno al chiosco -ombroso esalavano i loro primi profumi inebrianti. -Il sole era tepido e carezzante, passando a lame -di luce tra le canne, dolce e piacevole come un -amico che torni dopo una lunga assenza e vi riporti -la gioia e la vita. -</p> - -<p> -Poichè dovevano attendere qualche minuto la -colazione, i due amanti discesero nuovamente dalla -montagnola su la lunga via bianca, si avviarono -verso gli archi di ponte Nomentano. Siepi di biancospini -e di rovi limitavano una parte della via. -I biancospini gemmavano le siepi con i loro fiori -candidi come fiocchi di neve. L'Aniene scintillava -al sole del mezzogiorno con riflessi d'acciaio. Gli -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -amanti si soffermarono a guardare il paesaggio -che si stendeva a sinistra, oltre le siepi, per una -distesa enorme, fino all'Albero Bello sul Tevere. -La pianura si apriva vastissima, limitata dall'orizzonte, -interrotta dalle strane ondulazioni del terreno. -Nelle lontananze i monti sfumavano in una -nebbia azzurrina, ma che a volte aveva qualche -trasparenza rosea. -</p> - -<p> -Farnese guardava l'amante che, vestita di un -costume <i>tailleur</i> in stoffa grigia, s'avanzava verso -il ponte, sotto l'ombrellino, fiore di ombra in quella -furia di splendore abbagliante. L'ora intanto passava. -Giuliano la raggiunse e, come la via era deserta, -tornarono verso la montagnola e l'osteria avvinti -amorosamente. Si sciolsero quando videro il padrone -che li attendeva a piè della salita. Ma non -erano stati così solleciti che il loro gesto amoroso -fosse sfuggito agli occhi di colui che ora li precedeva -verso il chiosco, nascondendo sotto la sua -barba un sorriso d'intelligenza. -</p> - -<p> -— Ci crederà due sposi, mormorò Claudina, -e riderà di noi. -</p> - -<p> -— Che importa, se non lo siamo? le ribattè -l'amante, sorridendo. -</p> - -<p> -La tavola, apparecchiata sotto il chiosco verde -e profumato, aveva una certa pretesa nella rusticità -di quelle tovaglie di cotone, di quei piatti -di terraglia a disegno volgare, di quelle posate di -ferro, di quelle bottiglie di vetro. L'oste aveva messo -dei fiori in mezzo alla tavola e mentre gli amanti si -sedevano l'uno di contro all'altra, egli aspettava sotto -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -l'arco del chiosco i complimenti pel suo pensiero -gentile, con un sorriso melenso su le grosse labbra. -Nè si mosse finchè Claudina non ebbe notato -quel mazzo di fiori di campo e non l'ebbe ringraziato -della sua amabilità. Solo allora gli amanti poterono -lasciarsi andare alla spensieratezza della loro -scappata primaverile. Claudina aveva lasciato le -prove al teatro, Farnese un affare importante per -procurarsi il piacere di quella colazione campagnuola, -presso il limpido Aniene, nella solitudine -semplice ed intima di quella osteria senza avventori. -</p> - -<p> -— Ma noi non mangiamo, divoriamo, disse -Claudina a metà della colazione. -</p> - -<p> -Due sorrisi, una stretta di mano a traverso il -tavolo e ricominciarono a divorare. Parlavano di -mille cose, di mille nonnulla, e la conversazione -di Claudina svolazzava: sfiorava fatti, idee, sentimenti, -sensazioni, allegramente, leggermente, senza -mai soffermarsi, vertigine di parole, ebrietà brillante -di primavera. Alle frutta Farnese dimandò -del buon vino. Ne riempirono i bicchieri, brindarono. -Ora che il cameriere non interrompeva più -per il servizio i loro colloqui, Claudina si era seduta -su le ginocchia dell'amante, gli aveva passato -le braccia intorno al collo e, fumando, gli soffiava -il fumo negli occhi con il perverso desiderio di -fargli male. Con i bicchieri innalzati, gli amanti incrociavano -continui brindisi, come incrociavano i -loro bicchieri, bevendo Claudina a quello di Farnese, -che a sua volta s'inumidiva le labbra a quello -di lei. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -</p> - -<p> -— Ah, come mi diverto, come mi diverto! Noi -siamo due scolari, gridava Claudina. Evviva! Evviva! -Dammi del vino, ancòra, ancòra. — E come -Giuliano le mesceva quel leggero e biondo vino dei -Castelli, Claudina aggiungeva ridendo follemente: — <i>Champagne</i>, -<i>champagne</i>, ancòra e sempre: <i>Champagne, -if you please</i>. -</p> - -<p> -Nel momento che, bocca su bocca, gli amanti -si baciavano con uno di quei baci appassionati, furiosi, -veementi che annientano le personalità pel -solo, grande ed eterno trionfo dell'amore, una giovinetta -era comparsa, vendendo un grosso fascio -di prime rose. -</p> - -<p> -Giuliano le diede del denaro mentre Claudina -afferrate le belle rose le mordeva, ne mangiava le -foglie, sfogliava i bei fiori odoranti e passava le -mani piene di petali ancòra umidi su le guancie -ardenti dell'amante. -</p> - -<p> -— Mi ami? mi ami? mi ami? -</p> - -<p> -— Ti adoro! -</p> - -<p> -Venti volte si ripetettero la dolce appassionata -domanda, la semplice ma eloquente risposta. Essi -si inebriavano della loro stessa felicità che veniva -dai baci, dal vino, dal sole, dai fiori, dalla primavera, -dalla gioconda libertà. Lungamente i baci -susurrarono sotto la verde cupola, lungamente le -anime si esaltarono all'odore delle rose, lungamente -le parole amorosissime mormorarono tra quella -grande fioritura di campanule, bianche, rosee, azzurre -e gialle, che nei loro calici aperti sembravano -accogliere quei susurri d'amore, tesoro ineffabile -di passione e di giovinezza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -</p> - -<p> -Già il sole diveniva sempre più pallido e tepido, -nè più le lame della sua luce scendevano negli -interstizii delle canne cinte di edera. Poichè il tramonto -d'aprile si avvicinava, Claudina volle uscire e -tuffarsi ancòra per l'ultima volta nel sole, bearsi -di quella esuberanza di luce, di colori, di profumi, -di vita rifiorente. Discesero di nuovo, nuovamente -si avviarono verso il ponte Nomentano. Un drappello -di soldati del genio era su una montagnola -per un breve riposo da certe loro esercitazioni di -barche, nell'Aniene. Il piccolo fiume non scintillava -più al sole meridiano, ma nelle sue acque -limpidissime rifletteva capovolte le sponde, il cielo -terso e d'un azzurro regale. Ma sempre più il tramonto -si avvicinava e sempre più l'esaltazione -si calmava nel sangue e nei nervi degli amanti. -A poco a poco, come su le cose, così su le anime -loro la sera imminente distendeva i suoi veli oscuri. -Qualche tristezza rifioriva nei loro cuori, qualche -dolore nuovamente vi palpitava, a mano a mano -che l'esaltazione impallidiva e si spengeva. -</p> - -<p> -Claudina, che si era seduta su un masso di -pietra contemplando il tramonto, parlava: -</p> - -<p> -— Ecco che anche questa giornata tanto dolce -è finita, ecco che rientriamo nella triste monotonia -della nostra vita e, riabbassando la maschera -su i nostri volti ch'oggi erano tanto felici di non -doverla sopportare, riprendiamo il doloroso artifizio -della nostra menzogna... Ah, come la vita sarebbe -sciocca ed inutile se dovesse continuare così! -Ma tu sai perchè ti amo; tu sai perchè ci amiamo; -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -tu sai bene il mio sogno adorato. Noi ci metteremo -presto al lavoro, n'è vero? Tu completerai -la mia intelligenza, io diverrò migliore al fuoco -della tua... Torneremo presto, n'è vero? al lavoro, -alla fatica, ai fieri scoraggiamenti ed alle superbie -tanto nobili! Poichè è solo la realizzazione di quel -mio bel sogno che giustifica il nostro amore, noi -dobbiamo far tendere a quello tutti i nostri sforzi... -Tu sarai grande ed io sarò presso di te.... Tu mi -offrirai un ramoscello del tuo alloro... Oh, il sogno, -il nostro bel sogno! -</p> - -<p> -Si rialzarono. Oramai il tramonto, dietro Monte -Mario sfumato in una nebbia turchiniccia, slanciava -in alto nel cielo il suo magico incendio, il portento -delle sue fiamme. I cipressi sul ciglio di Monte Mario, -disegnandosi su quell'incendio del cielo, sembravano -veramente gli aguzzi denti di un pettine -enorme. Gli amanti, vinti da una tristezza mista -però di dolcezza e di squallore, discesero in un prato -verde tempestato di margherite dove l'erba era foltissima -ed alta. Seduti su l'erba, innanzi a quel -tramonto meraviglioso di aprile romano, le loro -anime si schiudevano per accogliere tutta la malinconia -e tutta la maestà che, da quella conflagrazione -di nubi ardenti e da quella vicenda di -luci e di ombre nel cielo, emanavano. Furono allora, -alla fine di quella dolce giornata d'amore, i -baci freddi, assai più tristi che le lacrime; furono -le strette di mano, quando le mani sono ghiacciate -e non sono più due passioni che si attraggono, -ma due tristezze profonde che si vogliono -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -carezzare e cullare a vicenda; furono le indifferenti -parole d'amore, vuote ed inutili parole d'amore, -più dolorose di un silenzio, perchè mostrano -lo squallore dell'anima e le lontananze dei cuori -degli amanti. -</p> - -<p> -E gli amanti, rientrando poco più tardi a Roma, -lungo la via Nomentana silenziosa dove solo echeggiava -il trotto dei cavalli, pensarono ch'era meglio -tacere. Il crepuscolo scendeva umido e tetro. Il cielo -all'occidente era di rosa smorta e ad oriente già -si accendevano le prime stelle dei mirifici lampadarii -che ignote forze sovrane sorreggono in cielo. -E la giornata di gioia e di spensieratezza si chiudeva, -dopo quella fiammeggiante apoteosi della fine, -con la più dilaniante delle tristezze umane, la tristezza -che non sa trovare l'ineffabile sollievo delle -lacrime. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Quando Giuliano rientrò in casa trovò sua moglie -occupata da alcune visite. Egli non potè schivare -quei fastidii e dovette dire ancòra per la millesima -volta quelle medesime parole con quell'immutabile -accento di esasperante indifferenza che -toglie vita ed anima ad ogni conversazione. Le -signore ch'erano lì quel giorno avevano qualche -segreto ch'egli conosceva, poichè sapeva come, -ad esempio, quella signora Acquaviva fosse sollevata -nei suoi frangenti finanziarii da un vecchio -senatore elegantissimo, presso il quale il marito -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -trovava sempre un più che affettuoso appoggio; -nè Giuliano poteva non sorridere pensando che -quella contessa Arlì, che ora parlava con tanta intransigenza -su i costumi di qualche sua amica, -era stata veduta entrare con un deputato di provincia, -sciocco ma milionario, in una casa di via -della Missione; ed il sorriso continuava osservando -quella terza visitatrice, la signora Lancia, la quale -girava i Ministeri, generosamente disposta verso -chi intendeva giovare al marito, pagando di baci -una croce di cavaliere della Corona d'Italia. Beatrice -era visibilmente tediata da quel cicaleccio -mondano, in cui la signora Acquaviva metteva delle -sentenze politiche che le venivano dal suo elegante -protettore della Camera Alta, la contessa Arlì delle -filippiche contro gli innocenti <i>flirts</i> da <i>cotillon</i> di -qualche sua intima amica, la signora Lancia l'apologia -di suo marito e l'enumerazione dei meriti -di lui, ch'ella ripeteva continuamente poichè era -l'unico modo di far credere a qualcuno che il marito -ne avesse. Giuliano ascoltava rovesciare uomini, -tacciare d'imbecilli certe idee, ridere di una conscienza -retta, enunciare paradossi sociali da quelle -donne che spendevano circa duemila lire al mese -per la loro sarta, combattere per il trionfo della morale -proprio da quelle donne che oramai da lunghissimi -anni ne avevano smarrito le traccie. La conversazione -seguitava così, caustica e falsa, fra il -sorseggiare di una tazza di thè ed il liquefarsi di -un <i>fondant</i>, senza che mai svelasse un sentimento -sincero, un'idea onesta, una sensazione elevata. -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -Tra quelle cincallegre di salotto, alle quali solo i -guanti e gli abiti erano mondi di macchie, più -pura, più buona, più dolce gli appariva Beatrice, -che in quel momento ascoltava quei discorsi vuoti -con un fastidio doloroso, ch'ella nascondeva sotto -un amabile sorriso decorativo. -</p> - -<p> -Una dopo l'altra le tre cincallegre se ne andarono: -la signora Acquaviva a raggiungere il senatore -che, forse, era invitato a pranzo da lei (un -pranzo che egli avrebbe pagato, prima di andarsene, -con un biglietto da cinquecento lire), la contessa Arlì -in cerca di qualche rapida avventura; la signora -Lancia a tentare eloquentemente un qualche capo -divisione perchè suo marito avesse, finalmente, in -occasione della prossima festa dello Statuto, la tanto -sospirata croce dei santi Maurizio e Lazzaro. Quando -furono soli, Beatrice si sedette presso Giuliano -che sentiva l'imperioso bisogno di stringersela al -petto, di baciarla, poichè ella era così buona e così -dolce, poichè egli ne scorgeva meglio, al contatto -con le altre, l'immacolata anima. Il marito si lasciava -prendere a quel fascino di dolcezza che, come -un profumo, Beatrice spandeva intorno a sè. Egli -dimenticava la sua vita, gli sembrava di non essersi -mai distaccato dal fianco di lei, di averla ininterrottamente -e così amorosamente sentita palpitare -tra le sue braccia. La sua vita passata — di un passato -che datava appena da sessanta minuti! — si aboliva; -ed è per questo che i baci posti da lui su le labbra -di sua moglie non gli apparivano sacrileghi, nè -rubati nè umilianti quelli con i quali l'innamorata -gli rispondeva. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -</p> - -<p> -Ma il domestico che entrava, recando un pacco -di libri giunti in quel momento, ruppe l'incanto. -Beatrice, seduta al pianoforte, interrogava ora Giuliano -su l'impiego della sua giornata, gli descriveva -la sua, trascorsa tra le sue cure di mamma -affettuosissima ed i suoi fastidii elegantissimi di -donna di mondo. Cominciò allora per Giuliano la -dilaniante commedia della menzogna e del ripiego, -più amara, più crudele, più umiliante, dopo quell'oasi -d'oblio, di pace e di confidenza. Ma le domande -di Beatrice incalzavano. Il silenzio sarebbe -apparso un'accusa, una confessione. Il marito, allora, -cercò le parole più adatte a togliere dai sospetti -l'innamorata, inventò abilmente le occupazioni -di una intera giornata, con una grande minuzia -di particolari; particolari tali, però, che non -se ne offrisse a Beatrice la possibilità del controllo. -Ella ascoltava — e così grande era l'accento di verità -e di semplicità dell'infedele, ch'ella credette. -</p> - -<p> -Credette! Era appunto questa fiducia di lei che -feriva più profondamente Giuliano, nel cuore. Evidentemente, -s'egli architettava con la massima abilità -un edificio d'inganni e di piccole menzogne -per giustificare presso Beatrice le sue ore, era -perchè ella credesse, perchè ella quietasse la sua -anima affannata da tanti palpiti nella dolce mitezza -della fiducia. Ma tuttavia, quando vedeva -che Beatrice gli prestava fede, la fede desiderata, -quando osservava il volto di lei appianarsi ed illuminarsi -d'un dolce sorriso d'amore, egli sentiva -prepotente il bisogno di gridare all'illusa: «No, -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -no, non credermi così facilmente! Quel che io ti -racconto è menzogna. Io ti ho ingannato, ti inganno, -io non avrò la forza di non ingannarti più. Non -sorridermi, così, d'amore..... Ma guardami in volto -e leggimi su la fronte la menzogna..... Che i tuoi -occhi e le tue labbra non mi diano più baci ma -mi scaglino contro l'insulto, l'insulto e il disprezzo -per la mia miseria e per la mia viltà!» Tuttavia la -ragione riprendeva il sopravvento su quell'onesto -moto di una conscienza che si serbava ancòra integra, -sotto le scorie delle falsità e delle ipocrisie. -Ed egli taceva; seguitava ad intessere le fila dei -suoi inganni, mentre l'innamorata seguitava a sorridergli -di amore e di fiducia ed il suo volto sempre -più si rischiarava di un così soave sollievo. -</p> - -<p> -Tutto questo, però, non impediva che la conscienza -di Giuliano sanguinasse. Quella fiducia di -Beatrice così intiera e sollecita gli faceva sentire -ancòr più il triste peso della sua vergogna. Egli -avrebbe quasi desiderato che la verità emergesse -solenne ed inesorabile, affinchè la commedia miserabile -finisse nel dramma, certamente più doloroso, -ma più nobile; ed allora i baci di lei gli facevano -male, lo umiliavano, lo avvilivano tanto!..... -</p> - -<p> -— Tu hai lavorato molto, io invece ho oziato, -gli diceva Beatrice. Tu sei triste, lo vedo. Io non -so che fare per te. Ma se i miei baci possono darti -un po' di gioja e porti un sorriso su le labbra, -ebbene, prendili, prendili, sono tanti e sono tutti -tuoi!..... -</p> - -<p> -Ella si strinse, si avvinghiò a lui, lo baciò appassionatamente. -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -Come un colpevole — quale egli -era, del resto — Giuliano sentiva quei baci irrorargli -le labbra che ardevano e pure tremavano, -a un tempo. Loredano che entrava, di ritorno per -il pranzo, lo liberò da quell'agonia atrocissima -che aveva pur troppo le rosee e belle apparenze -dell'amore. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span></p> - -<h3>X.</h3> -</div> - -<p> -Molte volte, nella vita, pur premunendosi contro -le persone e le cose che si temono, si tralasciano -cose e persone che appaiono trascurabili, mentre -sono appunto quelle che più tardi nuoceranno. Certamente -Farnese, salendo in quella sera di primavera -la grande scala del Teatro Nazionale, non -avrebbe mai pensato che da quel momento la sua -sorte era decisa, la rivoluzione più violenta della sua -esistenza e della sua anima iniziata irreparabilmente. -Egli aveva il cuore in festa. Una giornata di lavoro -gli aveva diffuso nel cuore e nei nervi quella deliziosa -ebrietà che dieci ore di tavolino recano sempre -ad un artista vero. La sua conscienza era anche -tranquilla: Beatrice, invitata a pranzo da Lady -Tremmel, vi si era recata con Leonardo Loredano; -Giuliano, protestando una lieve indisposizione, era -rimasto a pranzo con i suoi bambini, per non incontrarsi -nei salotti ed alla tavola della deliziosa -Lady Tremmel con una persona ch'egli non amava -avvicinare. Il pranzo era stato gaio. I bambini avevano -voluto ascoltare dal padre fiabe e racconti, ma -senza fate, senza reucci e senza reginotte perchè -quella «era roba da bambini», come sentenziava il -piccolo Luca. Gli scoppî argentini di risa delle sue -creature avevano sparso nel cuore del padre la più -grande pace e la gioia più intima. Dopo il pranzo, -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -era rimasto con loro a sfogliare un libro di viaggi, -dono di Loredano ai bambini, aveva anche dato dei -punti — lui! — alla <i>sortie du bal</i> della bionda bambola -di Anna Maria. Infine egli aveva accompagnato -con Miss Margaret, l'istitutrice, i bambini a -dormire. Li aveva veduti, inginocchiati a piè del letto, -mormorare le brevi ingenue preghiere che Beatrice -aveva loro insegnate e nelle quali i bimbi pregavano -anche per la felicità del loro babbo. I due ninnoli -biondi, immacolati nel candore dei loro lettini, -erano in quiete. La lampada, sotto il paralume di -tulle, era stata abbassata. -</p> - -<p> -Giuliano era uscito in punta di piedi; in anticamera -aveva indossato il soprabito e s'era avviato -verso il Nazionale, leggero e giocondo come a -vent'anni, a Padova, quando dopo le opprimenti -lezioni alle sue indomite scolaresche, poteva raggiungere -la sua cameretta modesta per dedicarsi -ai suoi prediletti lavori letterarii, quei lavori che -dovevano poi dare ricchezza e gloria all'oscuro professore -d'allora. Camminava a piedi in quella dolcissima -sera di primavera. Da alcuni giardini della -via Nazionale giungeva un acuto ed inebriante profumo -di ciclami; festoni di lilla pendevano lungo -le mura verdeggianti d'edera di una palazzina. Sua -moglie non sarebbe rientrata che tardi dalla casa -di Lady Tremmel, poichè dopo il pranzo intimo, -l'elegantissima inglese offriva alla società romana -l'ultimo suo ballo della stagione. Giuliano aveva -dunque stabilito con Claudina di passare a prenderla -al teatro, per poi rientrare insieme, a cenare -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -e a bere dello <i>champagne</i> tra i baci più capziosi -del vino, nel civettuolo appartamento dell'attrice. -</p> - -<p> -D'un passo leggero Giuliano, salite le scale, -aveva percorso il corridoio del primo ordine e s'era -fatto aprire il solito palco di proscenio. La sala era -rigurgitante, sebbene le rappresentazioni della <i>Chimera</i> -fossero già ad un numero enorme. Il terzo -atto volgeva al suo termine e Claudina, nella parte -della contessa di Varrena, scagliava l'atroce grido -di dolore e di rimpianto, ritrovando, dopo scoperto -il baratro verso cui scendeva, presso di sè umile -e sommesso l'uomo che l'amava profondamente e -ch'ella aveva fino ad allora disprezzato, nel suo -fatale inganno. Da quella sala rigurgitante saliva -l'applauso così demoralizzante per un autore drammatico, -l'applauso obbligatorio al dato momento, -demoralizzante perchè ha in sè qualche cosa di -quello tribuito al tenore che avanza al proscenio, -per lanciare le ultime note della sua romanza, onde -avere più insistente l'acclamazione della galleria. -</p> - -<p> -Giuliano, finito l'atto, si avviò al palcoscenico, -deserto in quella sera di rappresentazione -senza speciali attrattive e senza avvenimento artistico -o mondano. I pompieri passeggiavano con -passo monotono su le tavole, i macchinisti ridevano -in gruppo, i servi di scena preparavano l'elegante -salotto del quarto atto. Uno o due attori -passeggiavano, leggendo un giornale. Giuliano, -giunto al camerino dell'attrice, vide che questa, dietro -l'usciolo socchiuso, l'attendeva. -</p> - -<p> -— Come hai tardato!... gli disse Claudina, appena -fu entrato. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -</p> - -<p> -— I miei bambini hanno tardato ad addormentarsi, -ei rispose; e prese il bacio che le labbra -di Claudina gli offrivano. -</p> - -<p> -Giuliano diede allora sfogo alla sua gaiezza. -Parlava di tutto e su tutti, con volubilità insolita, -interrompendosi con frequenti e cordiali scoppii -di risa. Ma Claudina, mentre poneva il rosso su -le due guancie e con la carezzante zampetta di lepre -ve lo spandeva, non secondava quella gaiezza. -Ella rimaneva silenziosa e triste; e solamente di -tanto in tanto un sorriso illuminava il suo volto, -quando Giuliano scherzava, ma era un sorriso pallido -e forzato. Dopo un po' di tempo lo scrittore -aveva notato quel malumore ed aveva interrogato -in proposito Claudina, la quale aveva risposto evasivamente. -Ma le domande di Giuliano divenivano -più incalzanti, più penetranti e Claudina nel suo -silenzio perdeva terreno. -</p> - -<p> -— Ebbene, disse finalmente non potendo più -serbare il suo segreto, è meglio che tu lo sappia. -Un telegramma di stasera a Savarese annunzia -che il Teatro Filodrammatico a Milano è a nostra -disposizione dal quindici maggio e noi dovremo -partire fra tre giorni. -</p> - -<p> -— E tu pensi di partire? mormorò Giuliano -freddamente. -</p> - -<p> -L'attrice rimase confusa. Tentò di far parlare -la ragione, ma Giuliano negava con ripetuti cenni -del capo ed a Claudina, allora, sfuggì di bocca la -verità: -</p> - -<p> -— No, no, io non ho mai pensato nemmeno -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -per cinque minuti alla possibilità di una tale partenza, -te lo giuro! — ella esclamò; poi aggiunse: — Ti -amo troppo! — e continuò a lungo per dirgli tutto -quel che pensava. -</p> - -<p> -Ella avrebbe tutto affrontato, avrebbe giocato -reputazione, denari, successi, pur di non allontanarsi -dall'adorato. Che era per lei la riputazione s'egli -non era presso di lei? Che erano per lei i denari -che non le servivano, e che non potrebbero dorare -mai una desolazione dell'anima? Che erano per lei -successi, trionfi, allori, se Giuliano non ne era -partecipe, se egli non era là con lei per essere altiero -della gloria di lei che veniva dall'opera sua? Ella -sarebbe rimasta a Roma, avrebbe chiesto, per ora -un trimestre di riposo, e, se non glielo avessero -concesso, era pronta a rompere il contratto, accettando -di pagare qualsiasi penale. Ella enunciava -questi progetti con parole roventi ed appassionate -e Giuliano sorrideva alla violenza di quel torrente -d'amore. Fu allora lui a parlare il linguaggio freddo -della ragione. Conveniva a Claudina di abbandonare -il suo eminente grado di attrice, di far prendere -il suo posto da un'altra? Non era piuttosto -meglio ch'ella andasse a Milano, che si affrontasse -una volta per tutte quel grande strazio del distacco? -Egli si sarebbe in breve recato a Milano a riabbracciarla -col plausibile pretesto di assistere alla -prima rappresentazione della <i>Chimera</i> in quella -città, dove egli aveva sempre raccolto i suoi successi -più belli ed unanimi? -</p> - -<p> -Egli, da una parte, pensava dentro di sè che -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -non sarebbe stato dolente della partenza di Claudina. -Chi sa se da quella partenza non avrebbe datato -per lui il ritorno ad una vita migliore! Chi sa se -ciò non avrebbe ricondotto la pace nel cuore di -Beatrice e l'amore di una volta fra loro! Ma Claudina -protestava: quando ella, un giorno, volesse ritornare -sul palcoscenico le farebbero d'ovunque -ponti d'oro... Perchè, allora, soffrire lo strazio di -quel distacco, quando era possibile evitarlo con -quella permanenza a Roma, con quel riposo temporaneo -che anche la sua salute, scossa da tante -fatiche e da tante dolorose battaglie morali, richiedeva -prepotentemente? Ella usava con molta abilità -di tutte le malìe del suo sentimento per convincere -l'amante. Ma egli, del resto, che in fondo -non amava Claudina ma che l'aveva tutta nei sensi, -nel sangue, nei nervi e che non vedeva per ciò -senza terrore lo sconforto di un distacco, non desiderava -di meglio che lasciarsi persuadere. Così -che quando il campanello squillò per il quarto atto la -loro sorte era decisa e Claudina suggellava coi baci -la sua promessa d'amore. -</p> - -<p> -Una voce disse dietro la tenda: -</p> - -<p> -— Claudina, fra dieci minuti tocca a voi. -</p> - -<p> -Gli amanti, smarriti nell'oblìo del bacio soave, -non udirono. Allora la porta cigolò sui cardini ed -apparve fra la tenda il volto di Lorenzo Gray. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il piccolo e silenzioso dramma fu rapidissimo. -Al cigolìo della porta gli amanti si erano disciolti -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -dal loro abbraccio, ma non così prontamente che -a Gray fosse sfuggito il loro imbarazzo rivelatore. -Claudina impallidì. Gray, divenuto terreo ad un -tratto, si ritirò. Giuliano noncurante salutò Claudina, -dicendole che andava ad attenderla nel suo -palco, per cenare poi insieme, secondo il convenuto. -Appena rimasta sola, Claudina uscì dal camerino, -s'incontrò con Gray pallidissimo che l'attendeva -dietro una quinta. -</p> - -<p> -— Finalmente, le disse questi fremente, dissimulando -per le persone ch'erano intorno a loro, -le parole roventi nei gesti semplici e corretti. — Finalmente -ho la prova lampante che voi siete l'amante -di Farnese. Avete finito di canzonarmi, così..... -Ma, del resto, io m'illudo forse ancòra! Voglio che -voi, voi, voi me lo diciate, che voi mi gridiate di -essere l'amante di quell'altro. Su, via, via, un poco -di coraggio.... Ne avete tanto! -</p> - -<p> -Il gesto era convulso, la sua voce fremeva, i -suoi sforzi per frenare i gesti violenti apparivano -enormi. Claudina innanzi a quell'ira, innanzi allo -insulto di un uomo che non aveva alcun diritto su -lei, non seppe più contenersi. -</p> - -<p> -— Ebbene, sì, sì, gli gridò sul volto con una -voce stridente che passava fra i denti stretti per -l'ira. Sono l'amante di Farnese, sì, e non da oggi -solamente. Vi va? trovate ancòra a ridirvi? Capite -che io me ne rido di voi e delle vostre ire, -capite che voi non avete nessun diritto su me, nessuno, -lo capite? Capite che io non vi permetto di -farmi nè da solo nè innanzi alla gente scene ridicole, -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -scene che non fareste se non foste lo sciocco -che dimostrate di essere?.... Volete intendere finalmente -che mi avete annoiata, annoiata da morirne! -che non ne posso più con la vostra gelosia indelicata, -che mi fate ridere e mi avete fatto sempre -ridere con le vostre pretese?.... Io sono libera, -liberissima di me e faccio di me stessa quel che -più mi piace! Volete accorgervi una volta per tutte, -che per fare l'Otello, non siete che un Otello di carta -pesta?.... -</p> - -<p> -Era il suo momento ed entrò in scena ancòra -convulsa e così pallida. Gray era rimasto appoggiato -alla quinta, colpito dalla rivelazione, stramazzato -nell'anima sua da quella ribellione crudele della -donna ch'egli amava. Ma il buttafuori venne ad -avvertirlo che era giunto il suo momento, che correva -il rischio di fare scena vuota. Egli si riprese, -entrò. Quando si ritrovò con Claudina un fremito -lo prese d'innanzi a quelle mille persone; mancò -la replica, errò le parole, saltò mezza scena e -la caduta del sipario fu per lui una liberazione. -Ed appena uscito di scena, egli corse nel suo camerino, -si svestì e rivestì in fretta, discese per uscire. -Discendendo la breve scaletta, le gambe gli vacillavano, -gli occhi iniettati di sangue non vedevano gli -scalini; traversò a zig-zag la scena dove gl'inservienti -mettevano all'ordine per la prova dell'indomani, dove -i pompieri facevano la loro ultima ispezione. Si avviò -verso la porta d'uscita degli artisti, bisognoso di -aria fresca e di silenzio. Su la porta le gambe gli -tremavano ancòra più, egli dovette addossarsi al -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -muro per sorreggersi. In quel momento Claudina -usciva al braccio dello scrittore, e finse di non vedere -Gray: ma, o per caso o volutamente, quando -ella gli passò innanzi, ruppe in un grande scoppio -di risa. Quelle risa furono per Gray più crudeli di -uno schiaffo, egli vide in un momento tutto rosso, -fece per slanciarsi addosso a Claudina, ma questa -era già salita nella sua carrozza che attendeva; Giuliano -le si sedeva accanto, chiudeva lo sportello, -abbassava il cristallo e i cavalli partivano al gran -trotto. Gray aveva anche inteso Claudina ordinare -al cocchiere: «A casa». -</p> - -<p> -Egli rimase in mezzo alla via, solo, abbattuto, -per un momento senza più alcuna nozione della -vita. Poi si avviò a caso per le vie, senza direzione, -senza scopo. Tutto il terribile momento della -sua vita gli appariva nella sua crudeltà. Si apriva -il doloroso inganno di tanti mesi; non solamente egli -non era amato da Claudina, ma Claudina amava un -altro. Il sospetto cento volte lo aveva attanagliato, -ma egli aveva sempre voluto scacciarlo, poichè -l'innamorato voleva credere ed ingannarsi, con -quell'accanimento proprio di tutti i gelosi i quali, -fino a che una prova irrefragabile non li abbatta -o non li scateni, tergiversano diuturnamente tra le -convincenti apparenze che tolgono loro la speranza -ed infrangono il sogno — ed i lambiccati pretesti -e le faticose illusioni che non fanno altro che rendere -più lungo e più acre il loro spasimo, senza -riescire a blandirlo mai. Ora tutti i suoi sospetti -di altri tempi gli ritornavano in quel momento, durante -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -quella corsa senza limite a traverso alla città -addormentata: si stupiva il geloso che quei saggi -sospetti non gli fossero allora apparsi come evidenze; -si adirava contro sè stesso per la sua cecità, -per la sua sciocca fiducia, per le sue fanciullesche -illusioni. Come aveva fatto a non accorgersi -mai di quella commedia che si svolgeva e si annodava -sotto i suoi occhi? Gli scatti di gelosia di -una volta, dopo i quali di solito si trovava pentito -e vergognoso, ora gli sembravano giustificatissimi -e non sapeva perdonarsi di non averli spinti tanto -oltre da avere la certezza della cosa, quella crudele -e dilaniante certezza che tuttavia ora, in certi -momenti egli avrebbe dato dieci anni di vita per -non avere. L'orizzonte della sua vita gli appariva -grigio, sconsolato, gelido. Scomparsane l'ultima -luce che vi diffondeva un albor roseo, la dolce e -vivificante illusione su Claudina, che gli restava? -Al momento che egli era per entrare nel camerino -dell'attrice, aveva inteso la cara voce di lei -ripetere a Giuliano la sua decisione di rimanere -a Roma, con lui, per lui! Non v'era dunque nemmeno -la speranza di riconquistare l'infedele. Egli -sarebbe partito e l'amica sarebbe rimasta docile e -felice fra le braccia dell'altro! Una tristezza sempre -più grande lo prendeva, lo serrava alla gola, -con un groppo di lacrime. -</p> - -<p> -Solo, solo! Che fare? Le sue amicizie, illusioni! -La sua famiglia, distrutta! E Claudina ch'era l'unico -suo ideale, la cui conquista aveva sorriso in -fondo al suo cammino, come un'oasi di dolcezza -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -in fondo ad un deserto, Claudina ch'era stata luce -dell'anima sua e vita del suo cuore, era ormai -tanto lontana da lui, esule volontaria, poichè aveva -dimenticato le promesse, poichè gli aveva fatto -accogliere crudelmente tutto l'ineffabile dolore che -gli dava la felicità di lei, se con un altro goduta -e da un altro donatale. Che fare, oramai? Riprendere -il suo vecchio e fastidioso mestiere di attore, -giovarsi del suo dolore vissuto per renderlo più -efficace e più vero nell'opera di un altro uomo -magari dello stesso Farnese? Ricordava i primi -tempi del suo amore per Claudina, quando ancòra -non aveva osato confessarglielo. Non era stato quello -il periodo più dolce della sua vita, amareggiata -negli ultimi tempi da quell'amore romanticamente -infelice? Il dolore di lui diveniva ad ora ad ora -più calmo, come il suo passo più lento. Questo -batteva forte su le pietre dei marciapiedi, echeggiava -nelle vie deserte tra le alte case chiuse e -silenziose e talvolta Gray ascoltava l'eco di quel -suo passo che aveva qualcosa di tragico, quasi -non fosse suo. -</p> - -<p> -A quell'ora, in quante di quelle case silenziose, -era intuonata l'esultante canzone dell'amore? In -quante alcove, dietro quelle finestre chiuse, susurravano -i baci e palpitavano i corpi amanti? Ognuno -aveva il suo lembo di gioia, il suo quarto -d'ora di voluttà. L'amore, più solenne nel silenzio, -sembrava a lui quasi cosa tangibile dietro quelle -finestre. Dove qualche lume filtrava ancòra tra le -stecche delle persiane, questa sensazione della presenza -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -dell'amore si faceva anche più eloquente -per Lorenzo Gray. Cosa poteva rischiarare quella -lampada tremula e confidenziale se non l'allacciamento -di due corpi, la comunione profonda e solenne -di due passioni e di due desiderj? Egli pensò -allora che in quel momento anche in una casa di -piazza di Spagna, una casa a lui ben nota, si amava. -Claudina v'era con lo scrittore e nelle sue -braccia raccoglieva quella gioia e quei baci che -non aveva voluto da Gray. Come un ferito che -ama di acuire il suo dolore, torturando la ferita -per giungere all'apice della sofferenza, così l'attore -pensò di dirigersi verso piazza di Spagna, sotto -quella casa, dove un altro coglieva il fiore ch'egli -aveva tanto ed inutilmente bramato. Si avviò. Il -pensiero degli amori favoriti in quel momento dall'ombra -delle alcove lo riprese e la sua immaginazione -esaltata gli fece sentire come il suono immane -di milioni di baci scambiati tra milioni di -bocche. Egli era solo. La sua solitudine era più -squallida in quel silenzio. Una donna, una povera -mercenaria, reduce forse da qualche caffè notturno -dove aveva infruttuosamente atteso per lunghe ore, -gli passò accanto, gli mormorò qualche parola, offrendogli -per qualche ora il suo amore. Gray affrettò -il passo per sfuggirle ed un gran disgusto -lo prese.... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Disgustato di che? Disgusto per chi? Non era -egli forse più misero e più sciocco degli altri? Per -mesi e mesi una donna aveva potuto ridere di lui, -senza ch'egli se ne accorgesse, senza ch'egli dubitasse, -seriamente e a fondo, della fedeltà di lei -alle sue promesse di un giorno, tante volte rinnovate. -Le frasi lanciategli sul volto da Claudina gli -ritornarono alla memoria, gli avvamparono le guancie -di un sangue sconvolto. Al giusto grido di passione -di lui, all'ultimo grido d'invocazione del geloso -verso la dolce verità, ella aveva risposto svelando -definitivamente il triste segreto, tra la volgarità -dei suoi insulti da palcoscenico. Che aveva egli -fatto per essere, non solo tradito, disprezzato e avvilito -dalla donna che adorava, ma anche vilipeso -ed insultato? Di quale colpa ignorata o lontana egli -soffriva l'espiazione in quel dolore così forte, che -gli insanguinava l'anima, che gli inumidiva con le -più amare lacrime le guancie di nuovo impallidite -per lo spasimo? -</p> - -<p> -Giunse in piazza di Spagna. La piazza era -oscura ed i rari fanali tremolavano, or sì or no, -ad un vento notturno. Egli ricordava altre notti, -rigide ma limpide notti d'inverno, quando accompagnava -Claudina dopo il teatro e l'amica lo invitava -a salire in casa sua, per bere una buona -tazza di autentico thè russo, fatto da lei stessa innanzi -a lui, mentre le sue parole folleggiavan qua -e là, senza argomento e senza conclusione. Quel -soave cicaleccio era oramai cosa lontana e morta. -Dietro quelle finestre illuminate, Claudina era con un -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -altro, il quale riceveva i baci che egli aveva sognato, -ed abbandonava il capo sul petto di lei e si faceva -carezzevolmente cullare dal respiro di lei, com'egli -aveva tanto sperato. Una vampa di follìa invadeva -il suo cervello. Si sorprese a ridere solo in quella -via deserta e l'eco di quella risata gli apparve -tragica. Il cielo si annuvolava, sempre più nero e -minaccioso; soffii di vento caldissimo passavano -più frequenti. Lembi di vita trascorsa apparivano -intanto a Gray, vecchie cicatrici della sua anima -si riaprivano con dolore, illusioni disperse balenavano -ancòra innanzi al suo pensiero col loro antico -colore primaverile oramai appassito. Ma, sopra -tutto, si concretava spietato ed acerrimo, innanzi -agli occhi dell'imaginazione del geloso, l'abbraccio -felice di Claudina e del suo amante, oltre quella -finestra illuminata. -</p> - -<p> -Quante ore egli rimase così, di contro a quella -finestra inesorabilmente luminosa? Egli non lo -avrebbe potuto dire; sotto l'imperversare di quella -raffica di desolazione sentimentale le ore passavano, -nel tempo stesso celeri e lente: lente per il -suo spasimo e celeri per il timore che il sole gli -recasse sofferenze più crude. Quella finestra inesorabilmente -luminosa gli sembrava uno scherno -crudele. Egli desiderava che quella luce si spengesse: -finchè v'era luce, v'era anche vita ed amore -in quell'alcova! Finalmente la luce s'affievolì, poi -si spense, le finestre furono mute e la vita gli sembrò -sospesa e con essa il suo spasimo. Inavvertitamente, -egli aveva traversata la via per evitare -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -un gruppo di uomini ebri che passavano cantando -e schiamazzando, ancòra più truci in quella solennità -notturna. -</p> - -<p> -Il geloso si era appoggiato al muro della casa -di Claudina ed attendeva: chi? che cosa? Una -forza indefinibile lo teneva lì presso, nè egli poteva -cozzare contro quella forza, per allontanarsi, per -rientrare in casa sua. Dopo pochi minuti, il portone -della casa di Claudina cigolò su i cardini ed -un uomo uscì. Come questi si era soffermato per -accendere un sigaro contro il vento, Gray aveva -potuto riconoscere la fiera figura di Giuliano Farnese. -Lo scrittore era passato innanzi a lui senza -vederlo ed il primo impeto di Gray era stato di -slanciarglisi contro. Ma perchè? Con quale scopo? -E col desiderio di quale esito? Bisognava non cedere -al primo impeto, bisognava colpire quell'uomo -più a dentro, nel cuore e nella vita, profondamente. -E ciò non si otteneva nè con un insulto, nè con -un'aggressione volgare. Il geloso guardò l'amante -felice allontanarsi lungo quella via, col suo passo -fermo e virile, di cui a lungo gli giunse e sempre -più fioca l'eco insistente. -</p> - -<p> -Fu allora che la raffica del suo dolore salì all'apogeo. -L'idea di colpire quell'uomo che lo faceva -soffrire gli sorrise ed egli entrò in un caffè -notturno — ch'era precisamente sotto la stanza dove -poco prima gli amanti si erano amati, — per mettere -ad effetto il primo disegno che era apparso nella -sua mente sconvolta. Chiese un foglio di carta da -lettere, scarabocchiò due righe in cui affermava che -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -Giuliano era l'amante di Claudina Rosiers e che -costei rimaneva a Roma per restare col suo amante; -scrisse su la sopraccarta il nome e l'indirizzo della -moglie di Farnese, uscì per gettare alla posta quella -anonima denunzia. Una buca da lettere era su la -facciata dell'<i>Hôtel d'Europe</i>, quasi di fianco al -caffè. Ebro della sua vendetta, l'attore corse a quella -buca, vi lasciò cadere la lettera. -</p> - -<p> -Ma aveva appena compiuto quel gesto, quando -gli apparve nitida la visione della bassa infamia -commessa. Egli aveva lanciato il dolore ed il male -contro una donna a lui ignota, ma che sapeva -buona; aveva seminata la lotta in una famiglia, -fra una moglie innamorata e i figli innocenti. Tutta -la sua conscienza si ribellò contro lui stesso; unico -suo pensiero fu di riprendere quella lettera e distruggere -la volgare denunzia. Se non che egli si -trovava innanzi all'inesorabile irreparabilità del -fatto compiuto. Come fare? Follemente s'attaccò -alla buca, tentò di scuoterla, tentò di introdurvi -nell'apertura il suo bastone. Ma quei tentativi -erano inutili. Un'altra disperazione, un altro dolore — ed -il più atroce, il rimorso — s'aggiungevano -a quelli che già diffondevano un gelo di morte -nel suo cuore. Accese un fiammifero, pensò di -gettarlo nella buca, di ardere tutte le lettere che -vi si contenevano e fra quelle la sua. Ma sapeva -forse egli cosa distruggeva, quali responsabilità -veniva ad assumere e quali conseguenze il suo -atto inconsulto poteva arrecare? Ah, cosa aveva -mai commesso nella follia, quale vergogna!.... La -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -sua conscienza tumultuava, come il suo sangue -turbolento s'agitava nelle vene. L'infamia era commessa -oramai irreparabilmente. Vano il rimorso, -vano ogni tentativo! La follìa batteva a tratti nel -suo povero cervello. Grossi goccioloni di pioggia -cominciarono a cadere. Il suo dolore di prima -scompariva sotto il nuovo spasimo. Nulla valeva -oramai a fermare il galoppo del destino, di cui -egli non era, col suo atto di poco prima, che l'umile -strumento! Il sole non avrebbe ancòra sfolgorato -in tutta la sua gloria d'oro che già la sofferenza -ch'egli aveva seminato avrebbe purtroppo dato i -più tristi germogli, preludiando forse anche al -dramma. Egli rimase a lungo, stupidito, appoggiato -a quella cassetta. Ora la pioggia cadeva a rovesci. -L'alba lo sorprese coi suoi chiarori antelucani, -ancòra immobile sotto la tempesta d'acqua, presso -quell'oggetto che racchiudeva l'umile ed ignobile -mezzo di un irreparabile destino che si compiva. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span></p> - -<h3>XI.</h3> -</div> - -<p> -La colazione finiva tra gli scoppii di risa dei -bambini. Giuliano si levò, accese una sigaretta, si -distese in una poltrona, prese su le ginocchia il -piccolo Luca. -</p> - -<p> -— Così che, dimandava alla moglie, lady Tremmel -ha fatto miracoli. Vi erano belli abiti, molta -gente, molto <i>entrain</i>? -</p> - -<p> -La moglie raccontava esuberantemente anche -i più minuti particolari; poi Giuliano, a sua volta, -raccontò la sua serata. -</p> - -<p> -— Sono uscito alle dieci, sono stato al Nazionale -per intendermi con Savarese su le rappresentazioni -in Italia della <i>Chimera</i>; poi son passato -al Circolo, poi a casa. Serata castigatissima: -non ho incontrato nessuno, non ho parlato con -nessuno. Ma voi siete rientrata alle quattro del mattino, -mia piccola scapata! -</p> - -<p> -— Incolpane Leonardo, rispose la giovane -donna, incolpane lui che non si voleva più staccare -dal braccio di una certa signora..... -</p> - -<p> -Loredano, ch'era andato nella stanza attigua -per scrivere due righe sopra una carta da visita, -rientrava col sigaro acceso, l'occhio vivo, l'andatura -giovanilissima: -</p> - -<p> -— Accetto ogni responsabilità e son pronto -ad espiarla con qualsiasi penitenza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -</p> - -<p> -Beatrice guardava dalla finestra aperta le spalliere -di rose che profumavano nel giardino ed il -cielo limpido d'un azzurro terso come cristallo. -</p> - -<p> -— Che bella fine di Maggio! ella mormorò. -</p> - -<p> -Rimase a lungo a guardare quella gloria di -primavera. Si rivolse quando intese parlare di partenza -prossima, di decisioni da prendere. -</p> - -<p> -— Tu parti? dimandò a Loredano. -</p> - -<p> -— Bisognerà bene che mi decida. Sapete che -sono quì da due mesi? Devo andare a Venezia a sistemare -certi affari e poi, filo via, in Svizzera. Avevo -l'idea di una passeggiata in Norvegia, ma la rimando -ad un altro anno. -</p> - -<p> -— Quando partiresti? domandava la sorella -inquieta. -</p> - -<p> -— Non so; in settimana, forse. -</p> - -<p> -— E sono così urgenti, insisteva Beatrice, sono -così urgenti i tuoi affari di Venezia che non ti potresti -trattenere, nemmeno volendo? -</p> - -<p> -— Oh no, no, di nessuna urgenza. Ma non vi -è proprio ragione di trattenermi. Voi due filate -di nuovo, e deliziosamente, il più perfetto amore -e non ho alcuna ragione per restare fra voi a recitare -la parte di terzo incomodo! -</p> - -<p> -— Tu devi rimanere ancòra con noi, mormorò -la sorella. -</p> - -<p> -— Bene, bene, ribattè Loredano; ne riparleremo. -Una decisione non è poi così urgente. Per -ora me ne vado a prendere un po' di sole a Villa -Pamphili. Vieni anche tu, Giuliano, a fare questa -passeggiata? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -</p> - -<p> -— Volentieri. -</p> - -<p> -I due uomini infilarono i soprabiti; da un vaso -di fiori presero ciascuno una rosa arancione, la -infilarono nell'occhiello. -</p> - -<p> -— Se vorrai uscire, diceva Giuliano alla moglie, -bevendo a sorsi brevi il caffè bollente che il -domestico aveva portato in quel momento, se vorrai -uscire con me, alle cinque ripasserò a prenderti. -Va bene? -</p> - -<p> -— Grazie, amico mio. -</p> - -<p> -Si baciarono. Beatrice sentiva una grande -calma nel cuore. L'addolorava però il pensiero -della partenza del fratello, l'idea che ella sarebbe -rimasta senza il suo sostegno e la sua guida in -un momento così difficile. Gli si avvicinò, gli prese -le mani: -</p> - -<p> -— Non partirai così presto, è vero? -</p> - -<p> -— Partirò il più tardi possibile, sorellina, rispose -lo scrittore. -</p> - -<p> -I due uomini uscirono, accompagnati dai bambini -fino nel vestibolo. Beatrice si avvicinò alla finestra, -vide Giuliano e Leonardo uscire dalla casa: -guardò le loro alte, maschie ed eleganti figure allontanarsi -in quella gloria di sole; li vide salire in -una carrozza scoperta che passava. -</p> - -<p> -— Sembrano due fratelli, pensò. -</p> - -<p> -I due ridevano forte nella carrozza, che nuovamente -passava al trotto sotto le finestre della casa. -Le loro mani si sollevarono per salutare ancòra -Beatrice. Beatrice gettò loro dei baci. La carrozza -scomparve. Ella rimase alla finestra ad aspirare -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -il profumo delle spalliere di rose maggioline, ad -inebriarsi a quel tepore ed a quella gioia di primavera. -Poi si ritrasse. Chiamò <i>Miss</i> Margaret, -l'aiutò a vestire i bambini per la passeggiata al -Pincio. Accompagnò loro e la <i>Miss</i> fino alla porta -di strada. Poi, come li ebbe visti scomparire all'angolo -della via, risalì in casa canticchiando una canzonetta -francese: -</p> - -<div class="poem"> -<p>«<i>Allons, ma belle, au beau pays</i>»</p> -<p>«<i>Où l'oranger fleurit. . . . . .</i>»</p> -</div> - -<p> -Nel gabinetto da lavoro di suo marito scrisse -qualche lettera, poi sfogliò dei giornali illustrati giunti -al mattino. Come le tre e mezza suonavano, ella -passò nella sua camera, infilò un abito da passeggio, -in velo religioso grigio perla con piccole passamanterie -in argento e guarnizioni di seta dello -stesso punto di colore. Abbigliandosi, cantava. E la -cameriera non cessava di meravigliarsi per quella -sua insolita gaiezza. Beatrice si guardò allo specchio, -lungamente; poi, compiaciuta, andò ad attendere -che suo marito la venisse a prendere nel gabinetto -da lavoro di lui. Prese sul tavolo un giornale -comparso il mattino con un vivace articolo di -Giuliano e incominciò a leggerlo. A momenti i suoi -occhi sorridevano, come le sue labbra. La primavera -le diffondeva vivamente e dolcemente nel cuore -quel soffio di gioia e di ebrezza. L'amore di suo -marito ora più espansivo e l'esser libera dalle tristi -apprensioni di un tempo le consentivan quella gaiezza. -Un odore di fiori saliva dal giardino per la finestra -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -aperta ed era dolce e spossante come una carezza. -</p> - -<p> -L'orologio suonava le quattro e mezzo, quando -il domestico entrò. Aveva sul vassoio una lettera: -</p> - -<p> -— Hanno portato questa lettera. È giunta da -stamane, ma per errore è rimasta in basso fino -ad ora. -</p> - -<p> -Beatrice la prese. La rozzezza della carta ed -il carattere a lei ignoto della sopraccarta la meravigliarono. -Fece cenno al domestico di uscire. -Un oscuro presentimento passò gelido nel suo cuore. -Esitò. Ma poi scosse la testa e si disse che era una -sciocca apprensione pensare che quella modesta lettera -potesse recarle del male. Quelle saggie riflessioni -non impedirono che le sue mani fossero tutte -tremanti nell'atto di lacerare la sopraccarta. Ebbe -appena scorse le poche righe vergate da una mano -febbrile che ella cominciò a tremare tutta, il suo -volto s'impallidì di un pallore di morte, due lacrime, -che avevano il silenzio inesorabile della disperazione, -le spuntarono dai cigli. La denunzia era innanzi -a lei. -</p> - -<p> -Il dolore, che per tanti giorni aveva tentato di -aprirsi un varco nella sua anima, ma che era stato -respinto da tanti rosei ottimismi, irruppe finalmente -in tutta la sua cieca brutalità. Fu così repentino -il passaggio che l'anima della povera donna soffriva -dalla gioia di un minuto prima all'ineffabile -schianto presente, che per un poco Beatrice seguitò -a ridere di un riso straziante, che altro non era -se non spasimo di nervi esasperati. La crudele certezza -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -era innanzi a lei. Il suo sospetto era da troppo -dissimulato nel suo cuore sotto l'apparente fiducia, -perchè le fosse possibile il minimo dubbio su -la veridicità di una denunzia siffatta, anche se di -un anonimo. Una sensazione di squallore — la sensazione -di un uomo che veda rovinare una casa -intorno a sè e resti per miracolo nell'aria sul sostegno -di un unico e fragile muro — s'impadroniva -dell'animo della tradita. L'umiliazione di essere posposta -ad un'altra l'avviliva, la sua dignità di madre -e di sposa si ribellava alla menzogna cui aveva -dato fede ed ai baci mendaci cui ella ignara si era -docilmente prestata. La terribile crisi di dolore che -doveva gettarle addosso in venti minuti dieci anni -di vita non le lasciava pensare chi potesse essere -quell'anonimo delatore. La denunzia era così precisa -nel suo laconismo spietato! La dolorosa riprese -il foglietto per rileggerlo, per averne un aumento -di spasimo, l'esacerbazione del suo dolore. -Allora ella lesse la seconda frase: che Claudina -Rosiers restava a Roma per lui. Le lacrime più -cocenti le discesero lungo le guancie. Ella girava -per la stanza come folle, inciampando nei mobili, -rovesciando oggetti, brancicando con le sue mani -convulse il grazioso abito ch'ella aveva poco prima -indossato sorridendo, con la innocente civetteria di -piacere all'infedele. A che era valsa, dunque, la -sua vita di onestà? Tutti i suoi sacrifizii, tutte le sue -rinunzie, che cosa avevano apportato di frutto, se non -le era risparmiata quella atroce spartizione di carezze -con un'ignota, con una donna qualunque? -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -Il ribrezzo invadeva tutto il suo essere, distendeva -i suoi viscidi tentacoli intorno al cuore affranto -di lei. -</p> - -<p> -Anche il dolore fisico imperversava. La sua -fronte ardeva, le vene delle tempie pulsavano fortemente -ed erano così gonfie, quasi fossero prossime -a spezzarsi. Brividi le correvano le ossa. Il -cuore aveva delle strette che la facevano gridare. -L'inutilità della sua vita passata, lo squallore della -sua vita futura le apparivano dolorosamente. L'uomo -amato perduto, il padre dei suoi figli indegno -di lei, adultero e mentitore, dissimulatore e vile, -gli appariva perduto, irremissibilmente perduto. Le -sue illusioni sfiorite, abbattute, rotte per sempre, -gettavano su la sua povera anima una coltre di -spine. Che le restava nel mondo? Quale scopo? -Quale vita? Quale destino? In una nuvola d'oro -apparvero alla dolorosa i nimbi biondi ch'erano le -chiome dei suoi bambini. Per essi ella avrebbe vissuto, -da quel giorno, da quell'ora, la cui tristezza -immensa mai da nessun fluire di tempo sarebbe -stata dispersa. Cosa morta le apparivano adesso gli -anni che le restavano da vivere. Nata per l'amore, -senza l'amore che altro le sarebbe rimasto per la -vita? I suoi bambini, cui il suo pensiero ricorreva -incessantemente come ad una salvezza, come ad un -conforto, come ad una difesa, come ad un usbergo -immacolato e santo, non potevano prendere nel suo -cuore il posto lasciatovi deserto dall'infedele, dall'amato -di tanti anni non più degno del suo amore. -Tutto il sangue di lei si ribellava contro l'offesa, -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -il sangue aristocratico della sua famiglia s'agitava -al pensiero di quella mescolanza plebea, al pensiero -che un'altra donna, di lei meno pura, di lei -meno eletta, di lei meno devota, avesse potuto ottenere -ciò che a lei era dovuto, ciò che a lei si toglieva. -L'abbandono sembrava irreparabile alla desolata. -Su tutto avrebbe transatto l'offesa, ma non -su quel tradimento continuato, abile, mascherato, -contraffatto, calcolato. Tutti gli spasimi diversi della -sua anima si univano, si sposavano con un triste -connubio in uno solo, altissimo, mentre dagli occhi -abbattuti seguitava a sgorgare il pianto ininterrotto; -pianto di vergogna e di dolore, di orrore e di amore, -di amore ancòra, pianto senza sollievo, senza -tregua, senza fine, pianto sovrumano di infinita -desolazione. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Quando Giuliano entrò nel gabinetto da lavoro, -sùbito lo sconvolgimento del volto di Beatrice che -si era levata e l'attendeva in piedi, gli annunziò -che qualche cosa di grave era avvenuto. Sgomento, -le si avvicinò. -</p> - -<p> -— Non vi accostate, ella gli gridò ritraendosi, -non vi accostate. Il dolore così atroce che io soffro -non deve lasciare a voi altre vie alla menzogna. -Questa lettera mi svela finalmente che Claudina -Rosiers è la vostra amante, ch'ella non partirà da -Roma per restare con voi. La benda mi è caduta -dagli occhi ed ho potuto vedere tutta l'offesa che -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -mi avete arrecata. Io non vi rimprovero nemmeno. -Il mio silenzio deve avvilirvi più d'ogni mia parola. -</p> - -<p> -Giuliano, tuttavia nello sbalordimento dell'inattesa -catastrofe, comprese che, con una donna leale -e nobile come sua moglie, la protesta non era più -possibile, nè poteva mentire. Se quella lettera era -anonima e quindi dubbia la denunzia che conteneva, -le sarebbe stato molto facile procurarsi altre -prove ed indiscutibili, ora ch'era incamminata verso -la verità. L'unica cosa possibile con quell'anima di -donna era la confessione: Giuliano la tentò, disperatamente, -come si gioca l'ultima carta per una -posta suprema: -</p> - -<p> -— Con una donna come te io non so più oltre -mentire, Beatrice, egli disse. Ciò che ti hanno -scritto è vero. Io ignoro chi sia il delatore volgare -che mi accusa in quella lettera. Ho tanti nemici -accaniti a Roma, tante gelosie, tante invidie, che -vorrebbero colpirmi in quel che ho di più dolce, -di più intimo e di più sacro — e vi riescono. Io non -ho alcun mezzo per difendermi e non lo cerco. Ti -ho troppo a lungo mentito e ne ho troppo sofferto. -</p> - -<p> -— Non è vero, ribattè Beatrice, se voi aveste -sofferto, come dite, nel mentirmi, non avreste atteso -per confessarmi la vostra colpa che io avessi -in mano una prova indiscutibile. La vostra menzogna -è spietata, è orribile. Ora dite di soffrirne -perchè io vi ho strappato giù dal volto la maschera -della vostra fedeltà. Ma voi mi avete mentito per -un anno, un mese fa, avanti ieri, ieri, stamattina. -È una menzogna ininterrotta, calcolata, vile, che mi -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -ripugna! Mi avete baciata con le labbra ancòra memori -dei baci dell'altra..... Mi avete.... Per carità, -per carità, tronchiamo qui il nostro colloquio..... -Ogni cosa è finita fra noi. Non torniamo più su la -vostra infamia: ne soffro troppo! -</p> - -<p> -— Ma io non ho cessato un'ora, un'ora sola -di amarti..... Lo comprendi? Ah, tu ridi, tu indietreggi? -Credimi che da tanto tempo io soffrivo, come -un peso sul cuore, la mia menzogna.... Credimi che -il traviamento di pochi giorni io l'ho pagato con -tanto dolore, con tanta sofferenza, con tanta vergogna. -Credimi che in tutte le ore ti ho avuta presente, -<i>noi ti abbiamo avuta presente</i>, e tu ci hai -fatto sentire crudelmente il rimorso dell'offesa che -ti portavamo. Se tu sapessi! Ma io non devo ora -scendere a simili particolari. Tu non vuoi ascoltarli -e sarebbe inumano..... Sappi questo però e credilo -per la vita dei nostri bambini, su la quale te -lo giuro: quella donna può essere stata l'aberrazione -dei miei sensi, dei più cattivi istinti del mio -essere..... Ma tu sei rimasta per me il mio culto, -la mia venerazione, la mia devozione, la mia religione..... -La tua purezza mi ha fatto sentire ancòra -più la mia colpa ed in questa sempre meglio -ho veduto la grandezza della tua anima, diletta! -Ho mentito? Sì, sì, ho mentito! Ma ho mentito -perchè sapevo che confessandomi ti perdevo! Ti -perdevo! Fa di me quel che tu vuoi, abbandonami, -giudicami, condannami, ma sappi questo, questo -solo: che io non ti ho tradita volgarmente, bassamente, -per disamore, per stanchezza. Una vertigine -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -mi ha trascinato. Io sono debole e non ho saputo -resistere. Ma subito dopo ho misurato la gravità -del delitto d'amore commesso e non ho avuto che un -solo terrore, il terrore che tu sapessi tutto e che -io ti perdessi, sì, sì, il terrore di perderti, di essere -solo, senza di te, perchè io ti amavo, perchè ti ho -sempre amata, perchè ti amo, ti amo...... -</p> - -<p> -Così dicendo le aveva preso la mano e, con -voce strozzata dal pianto prepotente, le alitava le -parole sul volto. -</p> - -<p> -— Lasciatemi, lasciatemi, gridò l'offesa, svincolandosi -ed indietreggiando. Lasciatemi e tacete; -non discendete ancòra più in basso!.... -</p> - -<p> -L'infedele cadde a sedere su una poltrona, -esausto per l'emozione violentissima di ogni forza -fisica e morale. Il pianto ch'egli tratteneva con -sforzi dolorosi proruppe; ed era pianto di scoramento -e di umiliazione, pianto che invocava perdono, -pianto in cui si rivelava tutto il lungo dolore di -tanto tempo, dal giorno della prima dedizione di -Claudina in quel medesimo salotto, su quel medesimo -divano dove sua moglie si lasciava cadere, -sempre più pallida, per dirgli: -</p> - -<p> -— È inutile che partiate, è inutile che mi diate -la rappresentazione di quelle lacrime: io non vi -credo più! -</p> - -<p> -La fierezza di Giuliano si ridestò. Egli asciugò -le lacrime che gli inumidivano il volto, rimase in -piedi immobile e convulso. -</p> - -<p> -— Io avrei meglio compreso che voi foste venuto -da me, continuava Beatrice implacabile, e mi -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -aveste detto: «Non ti amo più, amo un'altra. Mi serviva -di mentirti. Ti ho mentito!» Voi non vi sareste -così avvilito ai miei occhi con una maschera di -fedeltà che voi non avete mai abbassata, ma che -io stessa ho dovuto strapparvi dal volto..... -</p> - -<p> -— Tu dici delle follìe, disse Giuliano amaramente. -Io non voglio da te il perdono, intendimi, -intendimi bene! Io so che tu non me lo potresti -concedere, nè lo dimando. Voglio solo che prima -di prendere una decisione che forse muterà tutta -la nostra vita, voglio che tu sappia, che tu creda, -che tu sia persuasa che giammai ho cessato d'amarti, -che dell'offesa che tu lamenti, ho sofferto -io, giorno per giorno, ora per ora, arrecandotela, -più di quel che tu soffra ora, misurandone la bassezza. -Lo capisci tu che io non ti direi queste parole, -se non sentissi profondamente nel cuore, nei -sensi, nell'anima, nel pensiero, ciò che esse esprimono -perchè innanzi al dolore non si deve, non -si può mentire, molto più quando questo dolore -viene, come il tuo, dalla menzogna? Vediamo, Beatrice..... -Per l'amore che mi hai dato, per il bene -che mi hai voluto, credimi, credimi, credimi..... -Fammi almeno pensare che nel tuo cuore vi è ancòra -qualche cosa per me, e non solamente la spietatezza -di una condanna..... -</p> - -<p> -— No, no, replicava Beatrice, non mi parlate -così. Non voglio sentire nelle vostre parole nemmeno -un alito di tenerezza per me. Essa mi dà troppa ripulsione -verso di voi. Non mi parlate così. Ditemi la -verità, la verità, una volta sola..... Datemi, per una -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -volta, nelle vostre parole il sentimento della verità! -Ditemi che non mi amavate più, che un'altra donna -vi è piaciuta, che voi l'avete presa senza tanti scrupoli, -perchè io ero una moglie fedele e non ero capace -di rendervi dente per dente, come un'altra -avrebbe fatto. Su, su, ditemi questo..... Ma non mi -raccontate altre menzogne, non mi recitate altre -commedie. Tacete... Sentite almeno la violenza del -mio dolore e forse non avrete più la forza di essere -sacrilego, ricordando il nostro amore d'un -tempo, i nostri baci di un tempo.... Ah no, no, -lasciatemi sola, mi fate ribrezzo! -</p> - -<p> -Uno sgomento sempre più folle s'impadroniva -di Giuliano: egli si avvicinò alla moglie, con le -braccia tese, con gli occhi ardenti, ma col volto coperto -di un pallore mortale: -</p> - -<p> -— Beatrice, ascoltami, ascoltami..... Beatrice! -Non mi gettare così in preda alla disperazione..... -Abbi pietà! -</p> - -<p> -— Ne avete avuta voi, per me? Mi avete risparmiato -forse l'affronto di farmi sapere da altri -la vostra colpa? Lasciatemi, lasciatemi..... -</p> - -<p> -Si ritrasse, d'un tratto, verso la porta, poichè -Giuliano si avvicinava sempre più. Egli soffriva veracemente -il dolore di tanto tempo e la cupa disperazione -già batteva lugubremente nella sua anima. -Beatrice d'altra parte aveva atteso, al principio di -quella scena lacerante, un grido di verità che le svelasse -come non tutto era morto nel cuore e nella -conscienza di quell'uomo traviato. Ma poi l'esaltazione -vertiginosa del suo stesso dolore le impediva -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -di discernere il vero dal falso, le impediva di sentire -palpitare la verità, la sincerità, il dolore, la passione -nelle parole di Giuliano innanzi alla desolazione -che per la sua anima si preparava. Beatrice -volle chiudere quel colloquio tanto triste. Su la porta -si volse, disse al marito che si copriva il volto con -le palme per nascondere le nuove e più cocenti lacrime: -</p> - -<p> -— È inutile purtroppo parlare più oltre..... Il -mio giudizio su voi è irremovibile. Immediatamente -noi ci divideremo, e per sempre. O voi lascerete -questa casa o la lascerò io, questa sera stessa. -</p> - -<p> -Giuliano, vinto dal tremito convulso che lo scuoteva -tutto, non riesciva ad articolare parola. Beatrice -aggiunse: -</p> - -<p> -— Ed io condurrò con me i miei figli, ve ne -prevengo! -</p> - -<p> -— I nostri figli! gridò Giuliano fuori di sè. I -nostri figli, no, essi sono anche miei! Sono miei, -miei... Voi non potete togliermeli... Voi non potete -strapparmi fin l'ultima consolazione, l'ultimo rifugio -per il mio dolore... -</p> - -<p> -Egli singhiozzava. I singulti di quell'uomo forte -non commossero la fragile creatura colpita in quello -ch'ella aveva di più geloso e di più caro. Il suo grande -dolore la rendeva spietata, sorda alla pietà che quel -colpevole impetrava: -</p> - -<p> -— I nostri figli, no, voi non potete togliermeli, -non me li toglierete! egli singhiozzava. -</p> - -<p> -— In questo caso, disse fermamente la donna -cui Giuliano aveva così a lungo mentito — e le sue -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -parole avevano una insultante ironia ed un supremo -disprezzo — in questo caso, metteremo di mezzo -degli avvocati. Faremo un processo, se così vi piace! -</p> - -<p> -Giuliano si avventò contro di lei, preso da un -impeto di brutalità cieca in cui egli avrebbe voluto -o piegarla verso di sè vinta e pietosa o farle del -male. Ma ella era già uscita e la porta si richiudeva. -Egli rimase in quella stanza, dove tante crisi -della sua vita s'erano svolte, a soffrire tutto il suo -spasimo, intenso e silenzioso. Beatrice sarebbe partita, -i suoi figli sarebbero andati via con lei. Egli, -l'infedele, rimaneva solo e triste, a mezzo di quel -malinconico cammino, avendo veramente smarrita -la diritta via per una oscura selva senza uscita; -rimaneva così, solo e smarrito, esule nella vita, senza -la calma della sua casa e l'affezione della sua famiglia -e senza nemmeno una passione verace in -quell'altra casa dove la sua sorte contraria si era -decisa. L'ora squallida passava con una lentezza -lacerante. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span></p> - -<h3>XII.</h3> -</div> - -<p> -Quanto durò quella raffica di disperazione in -cui ogni volontà ed ogni sensibilità, se non quella -del dolore, sembravano abolite? A un dato momento -Giuliano si riprese dal suo abbattimento, vide -la sua solitudine in quella stanza silenziosa già invasa -dalle penombre del crepuscolo. Uscì nei salotti -contigui, in cerca della moglie, deciso ad ogni -umiliazione pur che ella non lo abbandonasse, pur -che non gli togliesse i suoi figli. -</p> - -<p> -Girò per tutte le stanze, nei salotti, nella sala -da pranzo, nel gabinetto da toeletta, nella stanzetta -da bagno, nelle camere dei domestici. Beatrice non -v'era. In anticamera interrogò il cameriere che non -sapeva nulla. In quel momento <i>Miss</i> Margaret saliva -dal giardino ed avvertì lo scrittore che i bambini, -rientrati con lei, erano di nuovo usciti con la -loro mamma, un'ora prima. Non sapeva però dove -fossero andati, nè a quale ora sarebbero rientrati. -Giuliano in un lampo intuì quello che accadeva, -prese il cappello ed il bastone, deciso ad uscire, a -cercare Beatrice ed i bambini. Ma in quel momento -il domestico apriva la porta e Leonardo Loredano -entrava. -</p> - -<p> -I due uomini passarono in un piccolo salotto, -ove si chiusero a chiave. Il colloquio fra loro avvenne -a voce bassa, senza declamazioni, brevissimo -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -ma desolato. Loredano amava sinceramente Giuliano -e nel tempo stesso che soffriva pel dolore della -sorella, comprendeva il colpevole e s'inteneriva al -dolore di lui. Egli parlò per il primo, ragionevolmente: -</p> - -<p> -— La catastrofe giunta così improvvisamente, -egli diceva, ci fa sentire il contraccolpo, appunto -perchè inattesa, improvvisa ed irreparabile. Io comprendo -il tuo dolore, che in fondo è un'espiazione -meritata: m'inchino con riverenza a quello nobilissimo, -altero, silenzioso di mia sorella, di tua moglie. -Indagare la causa di ciò, è inutile. È ugualmente superfluo -fermarsi a ricercare chi possa essere stato -l'ignobile delatore della tua relazione con Claudina -Rosiers. Se vorrai, in seguito, potrai cercare.... L'importante -è questo, per ora: Beatrice si trova presentemente -con i bambini in una casa amica e sicura, -dove io sono stato chiamato per telefono, dal circolo. -Non ti posso dire chi siano gli ospiti della -tua famigliola, perchè Beatrice mi ha fatto giurare -che non te l'avrei detto, volendo evitare che tu la -cerchi, volendo sfuggire ad un'altra scena ancòra -più dolorosa ed atroce. Bisogna, dunque, prendere -una decisione. Beatrice, un giorno, forse anche non -lontano, ti perdonerà, ritornerete insieme e sarà allora -per voi una seconda luna di miele, cui io mi -invito fin d'ora ad assistere. Ma, al momento presente, -la povera donna è troppo abbattuta e demoralizzata -per poterle parlare d'un perdono sia pure -lontano. Ella non intende nè di rivederti nè di cederti -i figli. La sua intenzione è di lasciarti libera la casa -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -tua e di venire lei ed i piccini a Venezia con me. -Mi sembra che questa partenza di Beatrice sia fatta -appunto per risvegliare pettegolezzi e ciarle. È meglio, -dunque, che sii tu ad uscire da questa casa. -Va, parti, viaggia; io resterò con Beatrice e ti avvertirò -e ti chiamerò il giorno in cui ci sarà possibile -tentare ch'ella ti perdoni. Ella rientrerà in questa -casa e, per il mondo, nulla sarà mutato. Per tutti, -tu sarai in viaggio, per affari, per diporto, che so -io! Questa notte intanto, Beatrice dormirà in un -albergo, con me. Domani, dopo la tua partenza, -tornerà qui. Tu hai tutto il tempo di prepararti a -questa assenza non breve. -</p> - -<p> -— E devo partire, balbettò Giuliano, senza baciare -i miei piccini? E chi sa per quanto tempo -non li rivedrò! -</p> - -<p> -— Li bacerò io per te, rispose Loredano. Ed -è meglio. Se tu li vedessi non partiresti più ed è -necessario ora che tu ti assenti per qualche mese, -affinchè la grave ferita che tu hai fatto al cuore -di Beatrice abbia il tempo di rimarginarsi, almeno -apparentemente e superficialmente. -</p> - -<p> -Giuliano parlò ancòra. Disse lo schianto che -quella partenza significava per lui, la solitudine -della sua vita, la sua tristezza; ma le risposte di -Loredano furono così affettuose e così persuasive -che poco dopo i due uomini si abbracciavano, — la -partenza di Giuliano era stata decisa — si abbracciavano -come fratelli di dolore, virilmente ma -profondamente commossi. -</p> - -<p> -Poi si lasciarono. Loredano tornò presso Beatrice. -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -Giuliano incominciò una marcia veloce per -le vie della città, a fine di sollevare i suoi nervi -depressi. I lampioni cominciavano ad accendersi -nei negozi, le vie erano piene di folla, coppie di -innamorati felici passavano vicino a Giuliano, lentamente, -nel crepuscolo di quella soave giornata -primaverile. Egli pensava alla vanità, alla insussistenza -di quella illusoria felicità che luccicava negli -occhi di quelle coppie di amanti. Anche per loro -era passata quell'ora dolce. E rivedeva Beatrice al -suo braccio, nei tramonti d'aprile e nelle stellate -sere di luglio, mormorare parole tenere, mentre -egli le sorrideva. Ed ora tutto era finito; il dramma -era giunto inesorabile, a sconto delle gioie del -tempo passato. Si trovò nella via Nazionale dove -una fanfara di bersaglieri lanciava al cielo i suoi -squilli inebrianti. Giunse al Corso, riboccante di -folla lieta, scintillante di lumi, dorato di fanali -a gas, argentato di lampade elettriche. Qualche -signora che passava nella propria carrozza lo salutò. -Egli si sentì sempre più solo fra quella folla -ignota e, come unico porto al suo dolore, gli apparvero -l'intimo salotto ed il dolce cuore di Claudina -Rosiers. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span></p> - -<h2>PARTE SECONDA</h2> - -<h3>I.</h3> -</div> - -<p> -Dal fondo del suo <i>coupé</i> riservato nel treno -di Firenze, Giuliano Farnese vide l'ombra di una -donna, vestita di nero e avvolta di veli, scivolare -lungo i muri, seguita dai facchini col bagaglio, diretta -verso di lui. La donna arrivò allo scompartimento, -salì, tese le labbra a Farnese. -</p> - -<p> -— Temevo che tu non venissi più, Claudina! -disse lo scrittore, serrandola fra le braccia. Discioltasi, -ella assestò le valigette su le reti sospese, -poi si sedette dalla parte opposta allo sportello -aperto, sempre nascosta dai veli. Giuliano, in -piedi nel rettangolo dello sportello, cercava di nascondere -la viaggiatrice. Claudina vide un uomo -che passeggiava sul marciapiedi, dove i viaggiatori -s'affrettavano e gl'impiegati si affannavano ed -i carretti di ferro coi bagagli scorrevano con uno -strepito fastidioso, vide quest'uomo avvicinarsi allo -scrittore, salutarlo: ella riconobbe Santacroce che -dimandava curiosamente a Farnese per dove partisse, -per quanto tempo, se solo o in compagnia. -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -Anzi egli arrischiò uno sguardo nel fondo dello -scompartimento; Claudina tremò di essere riconosciuta, -ma l'ombra che il lume a gas velato dalle -tendine verdone lasciava e la miopia di Santacroce -la protessero. Costui se ne andò, persuaso in apparenza -dalle proteste dello scrittore, lungo quel -marciapiede dove i cinquanta globi di luce elettrica -rovesciavano fiumi di luce, da dove un rumore -assordante saliva, oramai unito a quello degli -sportelli sbattuti ed allo squillo delle campanelle -di partenza. -</p> - -<p> -Lentamente, il convoglio si mosse. Claudina -osservò l'amante e vide un grande pallore disfarsi -sul volto di lui, mentre le mani gli tremavano -e gli occhi non si staccavano da quella stazione -argentea di luce, che oramai si allontanava -sempre più. Quando questa non fu più che un punto -luminoso su l'orizzonte notturno, Giuliano si ritrasse -dallo sportello, alzò i cristalli, venne a sedersi -vicino a Claudina, le prese le mani che erano -gelide, le baciò la fronte ch'era madida di sudore, -le baciò le labbra ch'erano paonazze. L'amante la -strinse fra le braccia, la cullò con la dolce nenia -delle sue fanciullaggini amorose. Claudina parve -rianimata: tuttavia non seppe trattenere le parole -del suo rimorso: -</p> - -<p> -— Abbiamo fatto male a fuggire, ella disse. Mi -pare che noi s'abbia messo fra tua moglie e te qualche -cosa di irreparabile, di insormontabile, di incancellabile, -per il giorno in cui tu, non amandomi -più, vorrai tornare con quelli che tu ami ancora, -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -tua moglie e i tuoi bambini. Avrei dovuto partire -io sola, io..... Tua moglie, forse ti avrebbe perdonato.... -Chi sa? Le donne che amano son capaci -di tante abnegazioni..... -</p> - -<p> -Sorrise amaramente; poi aggiunse, vedendo Giuliano -che accennava a parlare: -</p> - -<p> -— So, so quel che vuoi dirmi e che mi hai già -detto: che tua moglie non ti avrebbe giammai perdonato; -che, d'altronde, non ti era possibile rimanere -a Roma, separato da lei, per le ciarle del mondo; -che tu mi ami; che, del resto, tu speri che tua moglie -non saprà niente della mia partenza con te..... -Ah, quanto sarebbe stato meglio per te rimanere -o ritirarti in un piccolo paese con uno dei tuoi piccini, -a lavorare..... Tua moglie, allora, si sarebbe -persuasa del tuo pentimento ed un giorno te la saresti -veduta arrivare, buona, sorridente, clemente, -avendo dimenticato e perdonato..... -</p> - -<p> -La sua voce era piena di lacrime e dopo una -pausa la donna gettò le braccia al collo di lui, reclinò -la fronte su la sua spalla ed aggiunse, ardente -di passione: -</p> - -<p> -— Ma no, ma no, ciò che abbiamo fatto è bene. -Tu mi ami, io ti adoro, non potevamo vivere separati. -No. Ah, Giuliano, come mi sento tutta tua, -come mi pare di correre verso la felicità con questo -treno, come mi pare di averti tutto mio e per -sempre, per sempre!..... Ricordi l'altra sera, a quest'ora? -Tornavamo dal teatro, cenavamo a casa mia, -bevevamo dello <i>champagne</i> alla primavera del nostro -amore, all'alloro che dovrà incoronare, come -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -dici tu, le nostre due fronti di una sola corona..... tu -poeta ed io tua interprete, ricinti da un solo ramo -d'alloro, uniti nella gloria, come nell'amore! Ah, -che bel sogno, e noi lo realizzeremo..... Non è vero? -</p> - -<p> -Giuliano sorrise d'una smorfia scettica. Il fischio -del treno parve in quel momento irridere. -</p> - -<p> -— Tu non hai fiducia? dimandò l'attrice. Io, -sì, ne ho tanta, tanta.... L'altra sera, a quest'ora, -tu mi baciavi..... e nessuno dei due avrebbe imaginato -che stasera saremmo stati insieme in questo -treno che fugge verso la felicità, uniti, stretti, -amanti, dopo il breve dramma di ieri.... Ah, quando -iersera ti vidi arrivare da me, alle sei, pallido, disfatto, -come invecchiato di dieci anni, e quando mi -dicesti: «Fa le valige. Partiamo domani», compresi -in un baleno quello che era avvenuto... Poi, -mi sentii mancare, come in un sonno improvviso, -e non ricordo più nulla.... se non che mi sono risvegliata -sotto i tuoi baci ardenti! Ah, il destino -come galoppa! E di quali mezzi, di quali misteri -si serve per compiersi! Ed eccoci qui, ora, amanti -per sempre, non è vero? Per sempre! Come ti -adoro. Giuliano! Baciami, baciami..... -</p> - -<p> -Sotto la fitta pioggia di baci che l'amante faceva -cadere su le labbra, su gli occhi, su la fronte -di lei, ella si assopì, sorridente. Giuliano la distese -su i cuscini, le si sedette accanto e, mentre il treno -seguitava a correre in mezzo al gran deserto romano -bagnato dai riflessi della luna, egli rivedeva -una stanza ben nota, dove una donna ch'egli aveva -tanto amato, — e che l'amava, — era certamente in -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -veglia dolorosa, avendo sul pallido volto l'orma di -tanto dolore, la tristezza di una così inattesa desolazione. -Per la prima volta, ella lo attendeva -invano, sicura ch'egli non sarebbe venuto. A -quell'ora il telegramma ch'egli aveva spedito a Loredano, -partendo, per annunziargli il suo allontanamento -da Roma, doveva esser giunto; e Loredano, -forse, aveva fatto considerare come un docile -e pentito atto di sottomissione quella sua partenza, -che pel benessere comune gli era stata consigliata. -Forse Beatrice s'inteneriva, a momenti, al pensiero -del lontano, forse lo rimpiangeva; ma il dolore ed -il rancore dovevano vincere e Giuliano quasi vedeva -i gesti convulsi dell'abbandonata, quasi udiva le parole -disordinate e crudeli dirette a lui da quelle -labbra che sapevano dirgli, anche poche ore prima, -così dolcemente «io t'amo!» Quante volte, nella -vita nuova che incominciava da quell'ora, egli -avrebbe rimpianto la piccola stanza da letto coniugale -con la <i>veilleuse</i> in cristallo azzurro, l'intimo -salotto così animato da tante cose famigliari, sotto -la luce della lampada velata dal paralume di tulle -rosa..... Verso quali dolori e verso quali rimpianti -egli si avviava? Quale nuovo dramma cominciava -in quell'ora? E quale <i>redde rationem</i> si preparava? -Un'inquietudine sempre più convulsa lo assaliva, -e nella quale egli avrebbe potuto facilmente distinguere -il rimpianto per ciò che lasciava, il rimorso -per la sofferenza ch'egli aveva seminato intorno a -sè, il timore misterioso di ciò ch'era dietro l'oscuro -sipario abbassato fra il suo presente ed il -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -suo avvenire, il dubbio per l'intensità e per la sincerità -dell'amore ch'egli credeva di nutrire verso -Claudina. -</p> - -<p> -Ma il sonno che gli appesantiva le palpebre -non gli consentiva più di vedere la campagna lunare -ed il volto pallido di Claudina assopita. I cattivi -sogni marciavano in nero drappello verso di -lui, così che, quando più tardi egli si destò al fracasso -dello sportello spalancato alla stazione di -Orvieto, un incubo doloroso lo opprimeva, con tanti -fantasmi di dolore e di tristezza, da cui egli non -riusciva a liberarsi nemmeno mentre Claudina si -destava dal suo sonno pesante, mentre insieme -riassettavano i loro abiti e discendevano le loro -valigie, uscivano dallo scompartimento sul marciapiedi -della piccola stazione. Gli amanti rimasero -un momento l'uno contro l'altra a guardare il treno; -e solamente quando il convoglio notturno si -allontanò lungo il serpeggiante nastro di via illuminata -dal lume di luna, essi si scossero, uscirono -dalla stazione, salirono in una carrozza che doveva -accompagnarli ad Orvieto. -</p> - -<p> -Lungo la salita che i giovani cavalli divoravano -con un trotto vivace, i due amanti non dissero -parola. Guardavano la vallata compresa fra -montagne boscose e colline con terre solcate da -borri e da piccoli torrenti, la triste vallata dove -serpeggia il fiume Paglia, la vallata che si apriva -sempre più al loro sguardo, a misura che salivano -verso l'antica città etrusca, sotto la truce chiarità -lunare che si diffondeva come un'enfasi di -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -luce, su i monti e presso il fiume, disegnando le -fitte boscaglie, accendendo di innumerevoli lamine -argentee il corso serpeggiante del fiume, laggiù, -fra gli alberi. -</p> - -<p> -Il silenzio non fu rotto che da un'esclamazione -di Claudina innanzi ai mosaici meravigliosi -del Duomo, tutti misteriosamente scintillanti sotto -la luna. Era una immane fantasmagoria di luci e -di riflessi, in cui i candori abbaglianti del marmo -s'avvicendavano col balenìo caldo degli ori. Anche -la piazzetta innanzi al Duomo era signoreggiata da -quell'enfasi di luce lunare, che più giù gravava su -la campagna e lì intorno dava alla mirabile facciata -del tempio uno splendore trasparente, tale -da farla sembrare una visione di sogno. Giuliano -rivedeva con tenerezza quelle vie deserte e grigie, -dove l'erba cresceva umile e silenziosa tra le selci, -sin sotto i muri dei grandi palazzi echeggianti -sonoramente nel deserto notturno e silenzioso lo -scalpitìo dei cavalli. Claudina, intimidita da quella -muta e profonda solitudine, si serrava inquieta al -braccio dell'amante. -</p> - -<p> -All'albergo cenarono frettolosamente in una modesta -saletta da modesto albergo umbro, serviti da -un cameriere, Isidoro, insonnolito ma, pur nel sonno, -cerimonioso. Egli li aveva presi per due sposi, e non -appena li aveva serviti, volgeva le spalle per lasciar -loro maggior libertà. Dopo la cena, però, gli amanti -indugiavano intorno alla tavola, senza parlare e fumando -una dopo l'altra certe sigarette sottili, che -Claudina amava. Isidoro, sbadigliando sempre cerimoniosamente -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -dietro la salvietta, faceva le sue -alte meraviglie, per quei due sposi così poco loquaci -e cordiali e così poco premurosi di raggiungere la -loro camera e la loro libertà. Intanto il poveruomo -cascava dal sonno e, piuttosto che cadere a terra -sfinito, preferì di dire ai due supposti sposi, con le -consuete cerimonie: -</p> - -<p> -— La loro stanza, signori, è pronta. -</p> - -<p> -L'ossequente voce di Isidoro richiamò alla realtà -Giuliano. Egli si levò per il primo. Salirono nella -loro camera, accompagnati da Isidoro, che rapidamente -infilò l'uscio, augurando loro con un'aria -sorniona il buon riposo. -</p> - -<p> -Si spogliarono lentamente, senza parlare. Sembrava -che tra loro si fosse frammesso un qualche -ignoto fantasma che li inquietava, li rendeva pensosi, -irrequieti e tristi, allontanandoli l'uno dall'altra. -I loro baci, quella sera, furono frettolosi, quasi indifferenti; -il loro amplesso, non più nobilitato dalla fiamma -della passione, li lasciò assai tristi. Stanchi, essi -provarono ben presto il bisogno di voltarsi le spalle, -di tacere, di dormire. Non di meno essi stentarono -a prendere sonno. Finalmente Giuliano sentì il respiro -di Claudina divenire più eguale, più lento, più -grave. Ma egli era torturato dall'insonnia. Continuamente -il pensiero degli assenti lo riafferrava. Come -in una visione, egli vedeva un avvenire ben triste -e minaccioso. Sentiva le lacrime fargli groppo -alla gola. Nell'ombra, sentiva il respiro della donna -sempre un po' inquieto. L'illusione che fosse Beatrice -a dormirgli a lato lo esasperava come un incubo. -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -Per liberarsene accendeva la candela, guardava -Claudina ed un incubo ben più triste veniva -ad opprimerlo: il rimprovero della figura dolorosa -dell'assente. Poichè l'insonnia era invincibile, egli -si levò, si vestì, si distese su una poltrona. L'agonia -vi continuò. Verso l'alba, egli dormì un'ora di -sonno affannoso e febrile. La luce del mattino lo -destò. Alla vista di Claudina ancòra dormiente, sul -letto, seminuda, nessuna tentazione lo accese. Egli -confrontò quella sua impassibilità con quelle mattine -in cui, mentre Claudina ancòra dormiva, egli -amava di carezzare con la bocca e la mano le sue -tepide grazie giovani. -</p> - -<p> -Quella mattina, invece, egli preferì di scendere -a prender aria. La calma di Orvieto, la solitudine -grigia del mattino esasperarono ancòra più la sua -tristezza. La facciata del Duomo, scintillante al primo -sole di mille ori e di mille riflessi di pietre preziose, -di marmi e di mosaici, gli apparve appannata, -a traverso il velo di lacrime che gli si distendeva -su le pupille. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span></p> - -<h3>II.</h3> -</div> - -<p> -Alcuni giorni dopo, gli amanti giungevano a -San Remo, in un luminoso vespro di giugno. Scesi -appena dal vagone, si diressero al porto, donde -una barca li trasportò a bordo del <i>Little Rose</i>, il -piccolo luccicante <i>yacht</i> che Farnese aveva in rada -precisamente a San Remo, ed il cui equipaggio -era stato da lui prevenuto telegraficamente da Orvieto, -quella stessa mattina. Giunsero allo <i>yacht</i>, -quando già il crepuscolo era disceso col suo impalpabile -manto solenne di ombre e di penombre; -tre fuochi, il bianco, il rosso e il verde splendevano -già come enormi pietre preziose — uno smeraldo, -un rubino e un diamante — a babordo, a -tribordo ed all'albero di trinchetto. Qualche lampadina -elettrica splendeva nelle cabine, sopra coperta; -un terrazzino a poppa, dov'erano tappeti, vasi di -piante frondose e poltrone di vimini, era illuminato -da tre o quattro lampadine che apparivano e sparivano -tra il fogliame mosso dalla lievissima -brezza marina. I tre marinai, il macchinista ed il -capitano, vestiti di abiti candidi e corretti, attendevano -Giuliano a piedi della scaletta. Aspettandosi -di vedere Beatrice ch'era stata altra volta intrepida -compagna di navigazione, gli uomini non seppero -reprimere un lieve movimento di stupore non -riconoscendola nella giovane donna, che agilmente -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -scendeva dalla barca, saliva la scaletta e si arrestava -sul ponte volgendosi a guardare l'immensità -del mare. Quel movimento di stupore dei suoi marinai -non sfuggì, per quanto lieve, all'attento e -perspicace sguardo dello scrittore; ed egli ne risentì -un piccolo urto seguito da un'indefinibile ma -insistente sensazione di fastidio. -</p> - -<p> -Questa sensazione molesta si accrebbe durante -il pranzo, servito da un marinaio sopra una -tavola dove l'attenzione affettuosa degli uomini di -Giuliano aveva profuso la pompa delle ultime rose -di maggio della Riviera. Giuliano ricordava altri -pranzi in quella stessa saletta, affettuosi e lieti -pranzi d'innamorati con sua moglie; deliziosi e calmi -pranzi famigliari con Beatrice, con Loredano e -coi bambini; pranzi eleganti e sontuosi a gruppi -di amici invitati a più riprese sul <i>Little Rose</i> per -brevi crociere lungo la Riviera di Ponente, lungo -quella di Levante, o lungo la Costa Azzurra; solitarii -pranzi frettolosi, infine, di <i>yachtman</i> appassionato. -Il sottile veleno del ricordo, che ha così -fulgente colore e così dolce e amabile sapore, mentre -poi dilania e corrode inesorabile, s'infiltrava nell'anima -e nel cuore del romanziere, lentamente ma -continuamente. Nè da quel veleno erano sufficienti -a distoglierlo gli scoppii di risa di Claudina, il suo -cinguettìo pieno di gaiezza e di amore, le sue esagerate -paure quando un'ondata un poco più violenta -veniva ad infrangersi contro il fianco snello -del fragile bastimento. Egli era assorto, mangiava -di mala voglia, rispondeva in fretta e con indifferenza -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -alle mille minuziose e semplici questioni -di Claudina, che voleva tutto sapere e di tutto desiderava -avere una chiara spiegazione, piena d'entusiasmo -com'era per quella lucida e luminosa casa -galleggiante, così elegante e così intima, che per -lei, ignara di tutta la vita del mare, rappresentava -un fascino nuovo. -</p> - -<p> -Verso la fine del pranzo, il malumore di Giuliano -s'era convertito in un mutismo assoluto. Egli -già capiva di aver fatto male a condurre Claudina -su quello <i>yacht</i>, dove erano annidate per lui tante -memorie soavi e tenere di quella vita passata, che -non sarebbe forse ritornata mai più. Ma, d'altra -parte, non era meglio averla condotta su quello -<i>yacht</i>, che non giù nella loro villa di San Remo, -dove tanta della vita sua e di Beatrice aveva dolcemente -fluito, a fil d'acqua, in una soave e armonica -calma piena di dolcezza e di tenerezza? -Le memorie erano legate, in quella villa, ad ogni -angolo, come festoni di fiori lontani e smorti, -pieni però dell'odore soave e suggestivo delle cose -passate; ed egli, per entrare in quella villa con la -sua amante, con colei per la quale tutta quella vita -d'un tempo era stata per sempre abbandonata, -avrebbe dovuto spezzare e distruggere con le sue -mani quei festoni di crisantemi; ed il loro abbraccio -d'amore, su quel letto dove più folte erano le -memorie e tali da comporre una coltre profumata -dell'odore del passato, avrebbe avuto il sapore -amaro di un abbraccio di morte. Il suo spirito -era rifuggito da quella profanazione. Poichè ella -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -aveva voluto ad ogni costo venire a San Remo, -lo <i>yacht</i> gli era sembrato un comodo asilo dove -i due fuggiaschi avrebbero potuto nascondere il -loro amore colpevole. Ma anche lì le memorie -odoravano ed egli si lasciava avvincere da quel -malinconico profumo. Perchè però aveva ceduto ed -era venuto a San Remo? Perchè egli aveva da -qualche tempo quella scarsa riflessione su gli atti -da compiere, così che doveva deplorarli non appena -ne vedeva i primi risultati, sempre incresciosi? -Adesso, egli guardava Claudina. Sebbene -distratto e con l'anima altrove, Giuliano aveva inteso -il silenzio farsi fra i due amanti. Non appena -n'ebbe la nozione precisa, egli volle colmare quel -silenzio, quasi fosse un vuoto, con uno scoppio di -risa ch'era fuori proposito e che suonò falso. Claudina, -con la guancia poggiata su una mano, lo -guardava taciturna, da quando quattro o cinque -sue domande erano rimaste senza risposta. Ella -picchiava col coltello sul cristallo dei bicchieri. -Giuliano la fissò negli occhi e vi lesse un muto e -doloroso rimprovero. -</p> - -<p> -Si levarono, uscirono all'aperto in quella illuminata -notte di giugno, in cui sembrava che le -onde del mare palpitassero di innumerevoli esseri -iridescenti. Gli amanti furono entrambi presi dalla -suggestione di quella notte magnifica e munifica -di sogni. Sul ponte, appoggiati al bastingaggio, -essi guardavano palpitare nel cielo la vita dell'infinito. -Su quell'immenso velario azzurro cupo si -incendiava la magica meraviglia delle costellazioni, -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -e tutto intorno, fino all'ultimo orizzonte, era il -formicolìo scintillante degli innumerevoli astri. Il -silenzio era profondo e più profondo ancòra sembrava -in quella notte serena, quando gli occhi si -levavano verso l'immensa solenne silenziosa vita -delle costellazioni e degli astri. S'udiva solamente -il sospiro del mare, che a volte diveniva gemito, -a volte s'inebriava in un grido di gioia e di voluttà: -tutto il mare, a volta a volta, si assopiva o -cantava, nella vicenda delle onde profonde. Un -sottile filtro versava nell'anima brama di sogni e -bisogno di tenerezza in quella placida ed amorosa -notte di stelle. Silenziosamente, e come di soppiatto, -quasi che non fossero soli sul ponte, Giuliano prese -tra le sue una mano di Claudina. Ei sorrise di -quella sua carezza guardinga, ma poi pensò che -anche nella solitudine, se ci si trova in conspetto dell'infinito -e della gloria della natura, in presenza -dell'immutabile ed impenetrabile prodigio della -Vita e del glorioso enimmatico mistero della Notte, -il pudore delle meschine passioni e delle fragili carezze -umane ci assale, rendendo smorti e stanchi -i baci scambiati nella solennità tenebrosa d'un -bosco, o innanzi all'immensità bagnata di luce lunare -di un orizzonte, o nella calma profonda di -un mare notturno. -</p> - -<p> -Claudina, intanto, richiamata a Giuliano dal -tepore di quella carezza, s'era rannicchiata tra le -braccia dell'amante, quasi invasa da un vago timore. -L'uomo sentì allora la gracilità e la debolezza -di quell'essere ch'ei serrava tra le sue braccia, -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -quell'essere per cui oramai ogni orizzonte di vita -era costituito dall'amore di lui, quella delicata e -appassionata donna per la quale da un sorriso, da -una buona parola o da un bacio di lui dipendeva -unicamente la pace, la vita e la gioia. Una pietà -d'amore lo soggiogò, lo chinò verso di lei, che -non aveva nessuna colpa nelle incertezze della sua -anima d'irrequieto, nessuna responsabilità nello -svolgersi fatale del suo e del loro destino. Sentì -improvviso il bisogno di cullare l'anima di lei, ancòra -afflitta dal suo silenzio astioso di poco prima -con qualche carezzevole parola d'amore e di bontà, -con qualche amorosa promessa di gioia avvenire. -Provò il bisogno di udire dalla voce di lei la conferma -sicura della sua felicità d'innamorata, quasi -che il riflesso di quella felicità potesse scendere -in lui, ad illuminarvi, come in uno specchio sentimentale, -lo squallore muto dell'anima sua. -</p> - -<p> -— Come ti amo, Claudina! ei le disse commosso. -</p> - -<p> -Non seppe trovare altro. L'insignificanza della -frase gli sfuggì, poichè nel suono di quelle poche -sillabe un'emozione sincera ed intensa tremava. -La giovine donna fu grata all'amato di quelle parole -semplici e di quella spontanea carezza all'anima -sua. -</p> - -<p> -— Ed io dunque! ella esclamò; ed il suo volto -pallido al chiarore lunare apparve radiante, come -quello d'una donna che veda rifiorire d'un tratto -tutto il sogno della sua vita, creduto per sempre -appassito. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -</p> - -<p> -Lo splendore lunare diveniva più intenso, quanto -più la luna compiva la sua maestosa ascensione nell'infinito -mistero della notte. Quando Giuliano si volse -un poco per dare un ordine ad un marinaio che -passava dietro di loro, Claudina vide a quella luce -gli occhi dell'amante velati come di una nebbia e, -pur mentre fissavano l'uomo, lontani da lui e da -quanto ne circondava, esuli dolorosi di un sogno -o pellegrini fedeli di una memoria melanconicamente -soave. Ella comprese che non bisognava lasciare, col -silenzio, libero il galoppo alla fantasia di Giuliano e -ch'ella non doveva, ritraendosi ed impicciolendosi, -fargli obliare la sua presenza: presenza ch'era di già -sufficiente a che l'onda del suo memore, vagabondo e -tormentoso pensiero non dilagasse, portando intorno -funeste vestigie di tristezza e di rimpianto, incancellabili -impronte di dolore e di pentimento. Le donne -amorose hanno il più delle volte questo senso prezioso -dell'opportunità di una parola o di un bacio: -anche le più sincere e le più spontanee non vanno -esenti dall'esercizio involontario di questa loro non -indifferente prerogativa di diplomazia sentimentale. -Siccome questa non si limita alle più intelligenti, -alle più tormentate dal dubbio, alle più accanite di -analisi su loro stesse e su gli altri, ma si estende -a quelle che non hanno altra intelligenza all'infuori -di quella del cuore e delle labbra, a quelle che si -adagiano placide e beatamente tranquille nella sicurtà -reale o illusoria dell'amore, persino a quelle -che non considerano nemmeno le più evidenti e palesi -cause dei loro atti e i più chiari effetti di questi, -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -bisogna credere più che ad una virtù acquisita, ad -un istinto non fallace, che, d'altra parte, ha un richiamo -in tutte le qualità e in tutti i difetti che le -donne portano nell'amore e nella vita del sentimento. -Da quest'istinto Claudina fu avvertita del periglio -che il silenzio attraeva su le anime loro, addensandolo -come una nube. -</p> - -<p> -— Io ti amo, ti amo tanto, disse Claudina -all'amante. Io vivo adesso d'una vita piena e -beata. Tutte le mie facoltà s'esaltano, tutti i miei -nervi vibrano, tutta la mia carne è come corsa da -un sangue nuovo, tutto il mio cuore si inebria, si -ingrandisce, si estasia nel fervore di te. In questa -notte mi pare che nessuna donna al mondo possa -sentirsi più felice di me, poichè tutta la felicità deve -essere nel mio cuore, s'io non riesco a intravederne -sia pure un barlume altrove. Ed io ti sono -grata dal profondo della mia anima del bene che -mi fai, di tutta la gioia che tu dai alla mia vita, -di tutta la primavera che tu hai gloriosamente ridonato -a me, con la soavità e la generosità del -tuo amore.... -</p> - -<p> -Ella continuò a lungo in quella veemente gloria -di passione. Giuliano udiva quelle lusinghiere e allettatrici -parole; e, come un fanciullo che oda l'elogio -della sua bontà prevedendone il dolce premio, -si lasciava andare alla corsa di quel torrente già -sognando che l'amore, ora palpitante nelle parole -inspirate, avrebbe più tardi fatto fremere il suo cantico -nell'abbraccio e nel bacio. -</p> - -<p> -Ma quando più tardi, rimasto solo sul ponte -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -in attesa del momento in cui avrebbe potuto entrare -nella cabina dell'attrice, gli ritornò il ricordo -di altre sere e di altre attese lontane, quel torrente -di amore gli parve un rigagnolo stagnante e quel -cantico veemente echeggiò nell'anima sua non più -esultante ma come un lamento dolorosissimo. Ricordava -altre sere, sere di crociera, quando tutti -i suoi ospiti marini erano già al riposo, altre sere -in cui rimaneva sul ponte con Beatrice a contemplare -estatici lo scintillìo del mare. Ad un dato momento, -ella gli premeva lievemente la mano e scompariva, -bianca sotto il chiarore plenilunare, come -una visione di sogno, come un'apparizione fantastica. -Ed allora ei rimaneva solo, fumando l'ultima -sigaretta, carezzando l'ultima fantasia del suo pensiero -irrequieto, pregustando la delizia delle carezze -che fra qualche momento l'amata gli avrebbe prodigato. -E poi..... e poi entrava misteriosamente, timido -come un amante e non spavaldo come un -marito, nella cabina di lei e la notte di amore cominciava -appassionata e giovane, come ai primi -tempi della loro unione. Così, così, anche quella -sera..... anche quella sera egli era solo in attesa -sul breve ponte, anche quella sera una donna lo -attendeva nella misteriosa cabina. Egli indugiava, -malinconicamente oppresso dai suoi contraddittorii -pensieri. E mentre si proponeva di restare ancòra -sul ponte a fumare, godendo quel plenilunio imponente -e infinito, una di quelle contraddizioni del -suo pensiero gli fece riflettere ch'era già tardi, che -Claudina doveva essere già a letto, che l'attesa -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -spiacevole poteva ora suggerire all'innamorata -malinconiche riflessioni su quell'indugio. Tuttavia -esitò ancòra. L'incantesimo di quella notte d'argento -era troppo intenso ed i ricordi cantavano -alla sua anima una troppo lenta e malinconica nenia. -L'ora presente era scomparsa ed egli s'illudeva -di esser tornato addietro di mesi e di anni su -la via della sua esistenza. Ma ogni esitazione svanì -quando, socchiudendo le palpebre, il bel corpo di -Claudina gli apparve voluttuoso e mistico, come -circondato da una nebbia argentea; allora ei si diresse -a passo rapido verso la cabina, sollevò adagio -la maniglia della porta, alzò appena la portiera -e rimase celato, spiando. Un'allucinazione lo prese. -Ricordò altre sere in cui egli aveva preparato quella -stessa sorpresa d'amore, quel godimento voluttuoso -pei suoi occhi. S'illuse che quella donna bella, che -ora si denudava per infilare una camicia da notte -tutta spumante di trine, fosse Beatrice. Ma già il -sottil velo della camicia era scivolato: ei riconobbe -bene la rotondità del fianco, la curva agile della -schiena e, vinto, si gettò con furia su la donna, -presa da un improvviso spavento; e tutti i suoi più -ardenti baci furono per lei, mentre l'anima malinconicamente -emigrava, pallida e dolorosa, verso -l'assente. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span></p> - -<h3>III.</h3> -</div> - -<p> -Gli amanti varcarono il cancello. Il giardiniere -venuto ad aprire non seppe nascondere il suo stupore -di rivedere il padrone così inaspettatamente. -Ebbe subito uno sguardo curioso per Claudina e -molte riverenti parole per Giuliano Farnese. S'inoltrarono -pei viali del giardino, seguiti a distanza -dal giardiniere che si era già provveduto delle chiavi -della villa. Era un vasto giardino tenuto con una -precisione ed un'eleganza inglesi: erano larghe -aiuole tutte fiorite in quella primavera, erano viali -dove i passi scricchiolavano su la ghiaia, alberi -sottili e snelli, fontane loquaci, spalliere di rose, -cespugli verdi, banchine di marmo, giù giù, sino -a un belvedere aperto sul divino scenario del mare. -Giunsero ad un piccolo <i>berceau</i> dove le piante rampicanti -avevan mutato in una cupola verde quell'intrico -di canne. Quante volte nelle sere di primavera -e nei crepuscoli d'estate non aveva Giuliano -pranzato, sotto quella verde cupola in compagnia -di sua moglie, dei suoi bambini, di Leonardo talvolta, -tal'altra di un amico? Ei rivedeva la scena -raccolta ed intima, come un quadro suggestivo, -come un <i>interno</i> di uno di quei soavi ed intimi -pittori scozzesi così semplici e commoventi, di un -Newbery più meridionale. La tavola imbandita sotto -la verde cupola — e tra i verdi merletti di essa, -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -or sì or no, le stelle e le costellazioni scintillavano -e palpitavano; su la tavola la magnificenza rossa -o bianca delle rose, il riflesso dei cristalli, lo splendore -delle argenterie sul candore della mensa — e -fuori, sino all'orizzonte estremo, lo scintillìo del -mare, lo splendore del cielo; intorno alla tavola la -sua dolce donna col suo volto pensoso ed amoroso, -i visini deliziosi delle sue creature, l'affabilità e la -bontà sincera di qualche volto amico — e fuori, -giù su la spiaggia e nelle barche sul mare, soavi -canti d'amore, lenti e dolenti, echi lontani di vite -lontane; sul candore della mensa la sfera di luce -d'oro della lampada intorno a cui aliavano prossime -al fuoco ed alla morte le farfalle notturne — e, lontano, -mentre lì era tanta pace soave e tanta quiete -affettuosa, si lottava ancòra, si soffriva, si scherzava -con fiamme ben più intense ed egualmente -fatali, si piangeva e si moriva. E tutto quel dolore -del mondo sembrava allora render più preziosa la -pace di quei pochi cuori confidenti e tutta quella -miseranda lotta per la vita faceva sentire più fortificante -la quiete di quelle anime. E Giuliano pensava -che anche lui aveva disprezzata la pace, disertata -la quiete, e gettandosi nelle correnti malfide -di un triste amore aveva fatto come quelle -farfalle che, abbandonando la delizia dell'ombra, venivano -all'irreparabile spasimo della fiamma. -</p> - -<p> -Fra due gruppi d'alberi un'altalena mostrava -ancòra le sue corde e le sue tavole. Altre memorie -irruppero nell'anima dello scrittore. Quante volte -egli aveva sospinto su quell'altalena i suoi bambini, -<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> -ardimentosi come tutti coloro che non presuppongono -il periglio! Oh, i brevi gridi entusiasti -del piccolo Luca, quando lo slancio era più -forte, e come, col flettere le sue gambe infantili e -col protendere il suo corpo di bimbo, cercava di -renderlo tale, allor che il padre per prudenza lo -moderava! Oh, le care gote rosee accese e gli occhi -di Anna Maria scintillanti a quel gioco maschile, -a quell'illusione del volo! Ora i suoi bimbi -dovevano tanto sentire la mancanza del papà, del -loro grande amico, che sapeva talvolta elevare i -loro spiriti infantili verso il suo e tal'altra abbassare -infantilmente il suo verso le loro anime semplici -ed ignare... Essi erano rimasti in quella casa, -tra una governante fredda ed indifferente, troppo -nordicamente impassibile per le loro volubilità di -fanciulli, ed una mamma dolente e silenziosa, che, -probabilmente, evitava il più delle volte la loro -presenza e le loro parole perchè le une parlavano -forse dell'assente e l'altra evocava il ricordo di -questi. Od anche nulla era di tutto ciò. Chi sa? -Egli ricordava un pensiero di Leonardo da Vinci, -alcune parole del grande pittore: diceva quel -pensiero d'apparenza umile, ma in realtà profondo, -che l'acqua che si tocca in una corrente è l'ultima -di quella che è passata e la prima di quella che -viene. Come quell'acqua anche l'anima infantile è -quale acqua che scorre: le imagini od i ricordi -non vi si fissano; ma scivolano via con la corrente, -come riflessi mobili, come fa l'imagine specchiata -su la trasparenza delle acque. Ogni ricordo del padre -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -poteva essere cancellato dalle anime loro, dopo -quei quindici giorni d'assenza, o almeno così impallidito -che ben presto sarebbe del tutto scomparso. -Questo timore gli dava una commozione indicibile, -mentre ei sospingeva l'altalena, come altre -volte, sognando e ricordando, quasi illudendosi di -una cara presenza. E sua moglie gli tornava al -pensiero: sua moglie e le vesti primaverili, sua -moglie e le spensierate gaiezze mattutine, le fanciullaggini -del suo cuore amoroso e della sua anima -semplice, vero specchio delle impressioni che passano: -un raggio di sole o una lacrima, un fiore -che sboccia o una nuvola, un sorriso di bimbo o -una corolla che appassisce non colta da alcuno, nè -da alcuno odorata, come tante anime dolorose nei -dolenti esilii del sole e dell'amore. L'uomo rammentava -che anche Beatrice s'era seduta su quell'altalena -ed ei l'aveva sospinta così, come ora sospingeva -il vuoto sedile, e nelle orecchie gli risuonavano -gli scoppii di risa o i piccoli gridi di -paura ch'ella si lasciava sfuggire presa da un -vago sgomento per quell'ardita ginnastica e rivedeva -una piega delle dolci labbra protese e strette in un -atto di femminile apprensione. Non più ella rideva -come in quei chiari mattini: tutti i giardini della -sua anima erano devastati e su le rose erano stati -distesi i veli neri della tristezza. L'emozione che -serrava il cuore di Giuliano diveniva minuto per -minuto più intensa; così ch'egli, temendo di non -saperla più trattenere, serrò il braccio di Claudina -che affondava, il volto fra le rosee corolle d'un rosaio, -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -trascinò la giovane donna via da quel luogo -abbandonato, ove la sua vita trascorsa era come -in agguato per versare nell'anima sua il rimorso -e il rimpianto per tutto quel ch'egli aveva inconsultamente -distrutto. -</p> - -<p> -Entrarono nella casa. Il giardiniere li precedeva, -apriva col grosso mazzo di chiavi le porte; nell'ombra, -mentre gli amanti camminavano incerti, egli -con la sicurezza dell'abitudine correva spedito alle -finestre, spalancava le imposte, apriva le persiane. -Sebbene quella fosse casa sua, Giuliano stentava -nell'ombra a ritrovarne la topografia. S'orizzontò -quando, avendo il giardiniere aperto le finestre di -una grande stanza nella quale gli amanti s'erano -soffermati, ei riconobbe il suo gabinetto da lavoro. -Rivide tante sere di lavoro felice, calmo, fiducioso, -quando i bambini erano a letto e Beatrice, presso -di lui, scorreva le pagine di qualche romanzo che il -suo gusto sopraffino ed educato prediligeva. Ricordava -anche altre sere, in cui ospiti erano giunti alla -villa. Dopo il pranzo, se qualche lavoro urgente ve -lo costringeva, ei discendeva in quella stanza, si sedeva -a quella scrivania e, mentre la penna scorreva -su la carta ubbidiente a ciò che il pensiero dettava, -gli giungevano dalla soprastante terrazza le -conversazioni e le risa dei suoi amici e talvolta la -musicalissima voce della sua Beatrice. E poi, quando -meno se lo aspettava, quando più si abbandonava -al lavoro, egli udiva un fruscìo femminile nella stanza, -e, prima che avesse potuto levare gli occhi dalla -carta, due labbra amorosamente si poggiavano su -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -la sua fronte, discendevano voluttuose e pur caste -a cercargli la bocca. Così, in quelle sere, più volte -Beatrice trovava il modo di sottrarsi ai suoi ospiti, -di spingersi fin giù nello studio del marito, a confortare -la sua pensosa e laboriosa solitudine d'un -sorriso, d'una parola o d'un bacio, a dimandare -quanto ancòra gli mancasse per terminare il suo -lavoro, molto, la metà, tre pagine, due pagine, qualche -periodo, più nulla. E allora, contenta, prendeva il braccio -dell'amato, salivano le scale lentamente, soffermandosi -e baciandosi ad ogni gradino come due innamorati -che si nascondono; poi rientrava prima di -lui nel gruppo dei suoi invitati e, quando Giuliano -qualche minuto dopo ricompariva, ella aveva la -graziosa fanciullaggine e la innocua civetteria di -simulare di non aver visto affatto il marito in tutto -quel tempo ch'egli aveva lavorato. E aggiungeva: -«Hai fatto presto», proprio quelle sere in cui le ore -le erano sembrate più lente a passare ed il lavoro -dell'adorato assolutamente interminabile! -</p> - -<p> -Claudina, poggiata al davanzale della finestra, -guardava il mare che s'andava tingendo di rosa -al riflesso del cielo, che sempre più rosseggiava -per la magnifica pioggia di rubini del tramonto. -Egli approfittò di quel momento per guardare un -gruppo di fotografie infilate nelle fibre di una grande -palma, dietro quel tavolo dov'egli aveva tanto scritto -e tanto pensato e sognato. Era qualche vecchia -fotografia di Beatrice, qualche fotografia più recente -dei suoi piccini. Un gruppo, egli e l'assente -in atto di leggere assieme un libro tenendosi abbracciati, -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -fermò la sua attenzione: datava dai giorni -del suo viaggio di nozze e Loredano, ad un suo ritorno -da Montecarlo, aveva eseguito quella fotografia! -Quanto tempo da allora e quanta vita ed anche -quanto dolore, poichè quella non va mai disgiunta -da questo! Altre istantanee un po' sbiadite dall'aria -e dalla luce erano lì intorno, fatte da qualche -amico dilettante, ospite di un'ora o di una settimana -nella loro villa di San Remo o su l'elegante -<i>yacht</i>. Ne vide una in cui egli era quasi arrampicato -su un albero e gettava a Beatrice dalle mani -levate le sfere d'oro degli aranci liguri. Ne vide -un'altra in cui egli guidava una <i>charrette</i> inglese -e Beatrice era al suo fianco e fra loro il piccolo -Luca ammirava intento il trotto serrato del bel -baio. Ne vide un'altra ancòra in cui egli con l'aiuto -di una canna porgeva alla moglie affacciata ad una -finestra la pompa variopinta di un canestro di -rose. Ne vide un'altra in cui, seduti sul ponte -del <i>Little Rose</i>, essi prendevano il thè, fissandosi -negli occhi, appassionatamente, come due innamorati, -sebbene altre persone fossero intorno a -loro. Ne vide un'altra ancóra rappresentante Beatrice -nell'atto di salire a cavallo, mentre egli coi -polsi incrociati le faceva da staffa. Ne vide un'altra -ancóra, quella che più lo commosse, poichè ne ricordava -la semplice storia di data non troppo remota. -Un giorno, in giardino essi giocavano a gattacieca, -come due fanciulli. Giuliano era bendato: Beatrice, -avendo corso il rischio di essere afferrata, si era -data a correre; Giuliano, calatasi la benda, l'aveva -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -inseguita e raggiunta ed ella gli era caduta fra -le braccia, ridendo, fingendo dispetto, ma in realtà -lietissima d'essere stata raggiunta e le loro bocche -s'erano incontrate ed unite in un bacio ardentissimo, -proprio al momento che Loredano, svoltava -all'angolo del viale; e Loredano non essendo -stato visto, ne aveva approfittato per far scattare -la molla della macchina fotografica. Con quanta -confusione e poi con quante franche risate essi avevano -trovato due giorni dopo, sotto le loro salviette, -l'istantanea di quelle loro fanciullaggini d'amore! -</p> - -<p> -Il ricordo si era così limpidamente precisato -nella sua anima, che Giuliano provò una stretta al -cuore. Ei comprese d'aver fatto male a venire in -quella villa con Claudina, come aveva fatto male -a venire a San Remo, a condurla su lo <i>yacht</i>. Ma -che fare? Claudina aveva espresso ad Orvieto la -recisa volontà di venire a San Remo. Come opporsi -e come negarglielo? Poteva forse dirle che in quel -paese marino egli aveva le più dolci memorie di -un passato felice? Non avrebbe ella avuto il diritto -di dolersene profondamente? Confessare che -egli aveva in quel luogo delle memorie non costituiva -niente di male; ma dirle che ritornare a -quelle memorie lo avrebbe fatto soffrire, era lo -stesso che confessarle di amar sempre Beatrice. -Poteva egli farlo? Gli era parso di no e così anche -quel giorno stesso aveva dovuto approvare, -dopo una vana lotta dissimulata, il progetto di -Claudina di recarsi fra breve a Venezia, a vivere -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -nella città dell'amore la primavera del loro amore. -Ai capricci di lei era vano opporre ragioni. Come -trovarne di eloquenti e di indiscutibili? Bisognava -arrendersi, soffrire e tacere. E così quel giorno, -quel pomeriggio, mentre passavano innanzi alla -sua villa, Claudina aveva espresso il desiderio di -visitarla. Poteva egli rifiutare? Del resto, già ella -aveva tirato il campanello, già il cancello cigolava -su i cardini ed il giardiniere appariva, mentre Giuliano -si convinceva della impossibilità di pregare -l'amante perchè rinunziasse a quella visita, che gli -sembrava una profanazione delle sue più care e più -sacre memorie. Così ei si trovava in quella stanza -con lei, così egli era divenuto preda delle trafiggenti -memorie e non poteva troncare o abbreviare -il suo martirio e non poteva lasciar sgorgare -liberamente quelle lacrime che gl'inumidivano gli -occhi e che per lui sarebbero state un così grande -sollievo. -</p> - -<p> -Ricominciarono il giro per le camere, pei corridoi -e pei salotti, e salirono al piano superiore. Ancóra -il giardiniere andava innanzi a loro, apriva -porte e finestre; a Giuliano sembrava che per la -loro presenza le memorie, come persone vive, si -destassero negli angoli ov'erano annidate da quel -giorno in cui egli e la sua famiglia erano partiti -per l'ultima volta dalla villa di San Remo. Anche -l'imagine autunnale e funerea, che poche sere prima -lo aveva oppresso nelle sue malinconie a bordo -del <i>Little Rose</i>, tornava nel suo pensiero. Ancóra -gli pareva che le memorie fossero legate, in quella -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -villa, ad ogni angolo come festoni di fiori lontani -e smorti, pieni però dell'odore soave e suggestivo -delle cose passate per sempre. Egli era entrato in -quella sua villa, v'era entrato con la sua amante, -con colei per la quale tutta quella vita d'un tempo -era stata abbandonata e calpestata.... Ed ora, per -entrare in quelle stanze, egli spezzava e distruggeva -con le sue mani quei festoni di crisantemi. E tutti -quei festoni erano a terra e gli pareva quasi di -udire camminando un fruscìo di morte, il fruscìo -delle foglie secche nei viali dei giardini o dei cimiteri, -quando gli ultimi cieli d'autunno dànno le -loro ultime trasparenze, le ultime malinconie e gli -ultimi crisantemi. -</p> - -<p> -Egli ebbe un sussulto. Si trovavano nella stanza -da letto, quella in cui Beatrice e lui si erano tanto -amati, dolcemente cullati dall'amorosa canzone, della -ninna-nanna cantata dal mare, con la sua solenne -voce che si fa dolce e sommessa per gli amanti che -vanno a chiedere a lui il commento e l'eco dei loro -baci! L'agitazione di Giuliano era sempre più evidente. -Claudina guardava le spalliere di rose nel giardino -sottostante: -</p> - -<p> -— Che belle rose, ella esclamava. Sono le ultime -rose di primavera. Il loro profumo sale fin quì... -</p> - -<p> -— Vado a coglierne un mazzo, aveva risposto -il giardiniere credendo di far cosa grata al suo -padrone e, prima che Giuliano lo avesse potuto -trattenere con un gesto o con una parola, era andato -di corsa a compiere quella sua profumata -raccolta floreale. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -</p> - -<p> -Gli amanti si erano così trovati soli in quella camera -dove le memorie dell'amore suggerivano nell'anima -e su le labbra il desiderio dell'amore. Un usignolo -gorgheggiava giù nel giardino. All'orizzonte le -ultime rose del tramonto s'impallidivano tristemente -sotto le prime ceneri del crepuscolo. Claudina s'era -rivolta a guardare l'amante. Questi, non trovando -una parola da pronunziare poichè l'emozione gli -serrava la gola, sorrise alla giovane donna e le -tese ambo le mani. Ella le prese, poichè, amante -sincera e appassionata, non restava mai fredda -ad alcun gesto d'amore. Si gettò fra le braccia -di Giuliano, che dovette stringerla a sè e dovette -cercare pel primo quelle labbra palpitanti come ali -di libellula rossa e che accennavano già a cercare -le sue. Il letto era vicino, un gran letto coperto -da una coltre bianca, sotto un baldacchino di merletto. -Claudina (forse ella non pensava a nulla di -male e nessuna visione di voluttà le suggeriva il -suo atto, ma solo la stanchezza improvvisa e la -vicinanza di quel riposo) Claudina si sedette su la -sponda, attirò a sè Giuliano. Ma questi ebbe orrore -della profanazione, ricordò che il loro abbraccio -avrebbe avuto in quel luogo un odore di -morte; egli sentì di adorare perdutamente Beatrice -in quel momento ed ebbe la nozione di tutta la -sua infelicità, poichè quell'amata era forse per sempre -perduta alle carezze della sua anima e delle -sue labbra. Violentemente si liberò da Claudina -che continuava ad attirarlo, fuggì via dalla stanza -e dalla villa per i lunghi corridoi muti nella penombra. -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -Su la porta s'imbattè nel giardiniere che -gli tendeva le rose. Egli afferrò quelle rose e disperatamente -le morse, le sfogliò, le gettò a terra -a comporre un tappeto di petali rosei. Il cancello -era innanzi a lui. Egli uscì, senza voltarsi indietro. -</p> - -<p> -E Claudina, stupita e con un'angoscia suprema -sul volto poichè ella aveva intuito l'intimo dramma -svoltosi nell'anima di Giuliano, comparve pochi -minuti dopo sotto quella porta dalla quale l'amante -era uscito. Vide su la ghiaia il breve e folto tappeto -di rose, s'impietosì su la loro malinconica -sorte ch'era triste quanto la sua e due lacrime -solcarono le sue gote, angosciosamente. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span></p> - -<h3>IV.</h3> -</div> - -<p> -Il pranzo finiva in un silenzio glaciale che -nessuno dei due aveva osato di rompere e che li -opprimeva dolorosamente. Sebbene qualcosa di -grave fosse avvenuto fra loro, gli amanti si erano -ritrovati alla stessa ora intorno a quella tavola in -quella stessa cabina come nelle sere precedenti, -spinti da quella gagliarda forza delle abitudini la quale -fa sì che si possa mangiare e sorridere dopo la -morte d'una persona diletta, tornare con le gramaglie -del dolore a viver la vita che si viveva fra -i rosei veli e le gemme splendenti della felicità. -Giuliano uscito dalla villa aveva girovagato per -San Remo, cercando di calmare con la marcia la -sua grande agitazione. A poco a poco aveva visto -accendersi i lumi, discendere il silenzio con le sue -lente e grevi ali notturne. Poi si era trovato sul -mare, era salito a bordo del suo <i>yacht</i> e nella -sala da pranzo, distesa su una poltrona e pallidissima, -aveva trovato Claudina apparentemente -immersa nella lettura d'un libro, ch'ella leggeva -a rovescio! La giovane donna, trovatasi sola nel -giardino di Farnese dopo l'improvvisa fuga di lui, -era rimasta perplessa. Che fare? Pur troppo ella -intuiva qual fosse la tormenta che per qualche -tempo aveva devastato l'anima di Giuliano. Comprendeva -che forse quello era il principio della fine -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -di quella loro felicità così breve e così illusoria. -Ma, con l'ansiosa e folle speranza di colui che -vede in un'inondazione l'acqua sommergere le dimore -vicine e s'illude e vuole illudersi che la sua -sarà salva, Claudina tentava d'illudersi ancora sul -suo triste destino e si ripeteva senza tregua che -quell'improvvisa disperazione di Giuliano, quantunque -prodotta dalle memorie del tempo passato, poteva -non significare disamore per lei, che aveva dato -a lui quanto aveva di più sacro e di più ardente. -Ogni piccolo fatto sembrava a lei un pretesto a -speranze e a fiducie, come ogni rottame che sia -su la superficie delle acque appare al naufrago una -vela, una probabilità di salvataggio. Così quel -giorno, quando nella stanza Giuliano le aveva teso -le mani e l'aveva baciata, doveva certamente avere -obbedito ad un moto spontaneo. Un minuto dopo -egli era fuggito e Claudina, quantunque si rendesse -conto delle molte cause di quel fatto, non sapeva -spiegarsi quale fosse stato il movente decisivo. -Anch'ella era tornata a bordo, perchè non sapeva -dove dirigersi, perchè abbandonata ella si sentiva -tanto sola, perchè, anche se non era amata più, -ella amava tanto ancóra con tutte le esuberanze -della sua giovinezza! -</p> - -<p> -Giuliano si levò da tavola per primo, si distese -su un divano, chiuse le palpebre per meglio -riconcentrare il suo pensiero e per difendere gli -occhi troppo vivamente feriti dall'aureo splendore -dei fiori elettrici. La tempesta, che crudelmente -s'era in quel pomeriggio abbattuta su la sua anima, -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -non s'era ancóra del tutto allontanata e tuttavia -l'anima serbava le tracce di quella devastazione. -Claudina rimase qualche minuto a fissarlo, attendendo -da lui una parola, una sola parola che avesse -riconfortato le sue illusioni, dato color di verità alle -sue speranze. Invano! Ella uscì sul ponte, si sedette -su una poltrona di vimini, un poco oppressa -dall'afa di quella notte di nuvoli. -</p> - -<p> -L'orizzonte infatti si era oscurato. Grossi nuvoloni -neri gravavano sul cielo che durante il giorno -era stato di un così puro e splendente sereno. -Dietro alcune nuvole meno dense la luna spandeva -qualche riflesso del suo chiarore argenteo. Ed -era la sola oasi di luce in quell'immensa profondità -di tenebre. I lumi di San Remo tremolavano -come lampade accese in un cimitero innanzi a -quelle case bianche che sembravano sepolture. Gli -alberi di qualche villa ed alcune ombre che s'agitavano -presso il mare avevano lugubri apparenze -di fantasmi. Non una voce, non un'eco, non un -canto. Come la tenebra, così il silenzio era profondo. -La notte si drappeggiava nella maestà dei -suoi neri manti e per le anime dolorose era come -un incubo pauroso ed insopportabile. -</p> - -<p> -Claudina era ancóra immersa nelle sue incertezze, -ancóra s'affaticava a veder rosa il nero, a -trovar rose tra la cenere, a confondere con i soavi -effluvii della primavera gli ultimi odori di un autunno -morente, ancóra s'illudeva e dava speranze -all'anima sua e vedeva stelle sotto quelle nubi e -riflessi e splendori oltre i tenebrosi enimmatici misteri -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -di quella notte profonda; mite e dolce creatura -d'amore, ella, dimentica dei suoi proprii spasimi, -compiangeva Giuliano per quel ch'ei doveva -soffrire, quando questi di repente comparve innanzi -a lei, quasi sórto dall'ombra. Ella ebbe un -piccolo grido, un gesto di paura, subito represso. -Poi guardò l'amante in piedi innanzi a lei con la -maschia figura vigorosa e slanciata: gli parve -ch'ei fosse stranamente pallido, che le labbra -gli tremassero, che le pupille gli si velassero di un -sottil velo di lacrime. Ebbe pietà, ma non osò parlare. -Anche una lieve irritazione la faceva tacere: -perchè Giuliano si ostinava in quel silenzio, perchè -non dissipava con una sola buona parola tutte -le nubi ch'erano nel cielo del loro amore, non discacciava -tutte le apprensioni che gravavano sul -debole cuore di lei? Ella pensò che forse Giuliano -si stimava colpevole, che forse anch'egli non osava -parlare, che forse anch'egli attendeva ch'ella con -una sola parola buona dissipasse a sua volta quelle -nubi e discacciasse quelle angosciose apprensioni. -Così, forse, il malinteso fatalmente era fra loro, ed -il supplizio del silenzio e del dolore non sollevato -dalla confidenza continuava a torturare le anime -degli amanti. -</p> - -<p> -Per quale strana e tutta femminile contraddizione, -quando Giuliano le sorrise, ella invece di -rispondere con un sorriso si fece più scura in volto, -più severa e più corrucciata? Da quale dolente pensiero -ell'era afflitta quando ella tacque e lasciò senza -risposta Giuliano che, appressandolesi, le diceva -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -con una voce velata, piena di tristezza, con una -grazia stanca ch'egli dava sovente alle sue parole -d'amore: -</p> - -<p> -— Claudina mi vuoi sempre bene? Oggi come -ieri, domani come quest'oggi? -</p> - -<p> -E quando Giuliano le si avvicinò ancóra per -porre un bacio su la sua pallida fronte, ella si disciolse -dalla stretta di lui, sorse in piedi. Ma Giuliano -era innanzi a lei così umile e supplichevole -ch'ella fu vinta e, reclinando la fronte su la spalla -di lui, diede sfogo alle sue lacrime roventi, mentre -le smorte labbra susurravano: -</p> - -<p> -— Come mi hai fatto soffrire!.... -</p> - -<p> -Allora Giuliano parlò, sentì che una spiegazione, -dopo la riconciliazione spontanea, era necessaria tra -loro; velò quanto seppe e potè il suo pensiero, ridusse -a proporzioni minori il tumulto della sua anima -in quel giorno. -</p> - -<p> -— Ho tanto sofferto anche io... Tu sai, Claudina, -che io ti ho preferita a tutto ed a tutti poichè -per te ho tutto abbandonato e tutti obliato..... Ma -pure quest'oggi, rientrando in quella villa dov'era -trascorsa tanta della mia vita, le memorie mi hanno -riafferrato; con le memorie è venuto il rimorso del -male che ho fatto, quello stesso rimorso che ci trafisse -a casa mia quel giorno in cui tu fosti mia per -la prima volta. Ti ricordi? Ma quest'oggi io non -avevo solamente il rimorso del male fatto agli assenti, -avevo anche il rimorso del male fatto a te, -Claudina, unendo il tuo cuore giovane ed ardente -alle ceneri del mio vecchio cuore ammalato di uomo -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -e di poeta, troncando così il tuo avvenire di gloria, -velando di tristezza lo splendore primaverile dei -tuoi sogni..... -</p> - -<p> -Claudina accennava di no col capo biondo; le -sue labbra sorridevano un po' tristemente, le sue -mani premettero quelle di Giuliano d'una stretta amorosa, -che non era di perdono, ma di gratitudine: -</p> - -<p> -— Tu non mi hai fatto nulla di male, Giuliano, -ella disse. Io ti sono anzi grata con tutta l'anima -della gioia che il tuo amore mi dà e di aver così -saputo realizzare i miei più ambiziosi sogni..... -</p> - -<p> -Giuliano continuò, quasi non avesse inteso le -parole di lei, non avesse visto il suo sorriso, non -avesse sentito il tepore della sua stretta di mano: -</p> - -<p> -— E quest'oggi, quando ti sei seduta sul letto, -io ho avuto la visione di un nostro amplesso su -quel giaciglio non nostro. Mi è parso ch'esso avrebbe -offeso l'assente e così bassamente avvilite le anime -nostre!.... E sono fuggito, perchè l'emozione mi -serrava la gola, perchè le lacrime mi gonfiavano -gli occhi e non volevo piangere innanzi a te, non -volevo sembrarti un fanciullo, non volevo..... -</p> - -<p> -Le sue parole furono troncate, poichè Claudina -su le labbra che parlavano aveva soavemente posto -la tepida carezza della sua bocca. Egli si lasciò andare -alle carezze di lei ch'era già completamente -tranquillizzata. Ecco, la tormenta era oramai del -tutto passata. E solamente nell'anima sua aveva -lasciato tristissime tracce..... Ma forse non solo -nella sua: Claudina di quelle rovine non si rendeva -conto, per ora racconsolata dall'acqua di Lete -<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> -delle sue illusioni e dei suoi sogni. Un giorno, però, -quand'ella avrebbe guardato nella sua anima come -in uno specchio, le vestige di tanto dolore le sarebbero -apparse. -</p> - -<p> -Un marinaio passò presso di loro, fece scattare -i commutatori delle lampadine elettriche. La -tenebra divenne intera sul ponte. L'uomo augurò -la buona notte, s'allontanò frettoloso. -</p> - -<p> -Gli amanti si erano distaccati. Claudina aveva -rovesciata la testa su la spalliera ed una certa sonnolenza -gli aveva appesantito le palpebre. Giuliano -(la gola di lei era nuda e un respiro un po' affannoso -sollevava i bei seni rotondi) già sentiva -di nuovo il desiderio di lei. Con un bacio ella lo -aveva ripreso. Nulla più rimaneva di quella dolorosa -giornata, se non l'inutilità del suo dolore. -Ella adesso dormiva, placida, dimentica che quell'uomo -aveva quel giorno così crudelmente sofferto -per lei. Un sorriso — che parve a Giuliano un sorriso -felino di femminilità vittoriosa — socchiudeva le -labbra tornate rosse. Quell'ombra bianca di donna -gli parve una nemica soddisfatta, gli parve che -ella celasse il suo intento malefico sotto l'ebrietà -illusoria dei baci e le maschere delle amorose parole. -Un orologio suonò la mezzanotte nella cabina -prossima. Pensò Giuliano a quel che avrebbe fatto -a quell'ora, se fosse stato a Roma, se fosse stato -nella sua casa. Forse avrebbe lavorato tutta la sera -ed a quell'ora, con la lietezza che dà agli scrittori -una buona e feconda seduta di lavoro, avrebbe -lasciato il gabinetto da studio, per passare -<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> -nelle stanze dei suoi piccini e baciare i loro visini -rosei, così rosei sotto le coltri e su gli origlieri -candidi; poi sarebbe entrato nella stanza di sua -moglie e sua, rischiarata dalla <i>veilleuse</i> di cristallo -azzurro, avrebbe baciato la soave creatura che si -sarebbe destata al bacio per attirarlo a sè, amorosamente.... -Quale dolce visione e come lontana -e, ahimè, per sempre perduta!... Era bastato a distruggere -quella vita beata che quella donna ora -addormentata s'incontrasse sul suo cammino, fatalmente.... -Ei non ne faceva, del resto, una colpa -a sè stesso od a lei. Egli era un fatalista convinto -e solo responsabile degli avvenimenti umani reputava -il destino. Era persuaso che una fatalità -superiore incombe su tutti gli esseri umani e che è -vano opporvisi o lottare con essa una lotta inane. -Ricordava una parola araba che riassume il concetto -del fatalismo mussulmano, <i>Mektoub</i>: era -scritto! Proprio così, <i>mektoub</i>, era scritto che avvenisse -quanto era avvenuto, era scritto che quella -donna amante fosse per lui come un'aspra avversaria, -era scritto che alla lontana creatura che amava -egli arrecasse tanto dolore e che dalla prossima -creatura che lo amava egli accogliesse tanto -dolore! -</p> - -<p> -Ma, intanto, quella sofferenza non poteva continuare. -Bisognava darsi tutto a quel nuovo amore -che pure gli aveva dato tante ebrezze, bisognava -evitare che i ricordi lo assalissero. Al mattino, ei -sarebbe partito da San Remo per una breve crociera. -Claudina non conosceva nè Montecarlo, nè -<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> -la Costa Azzurra ed avrebbe accolto la proposta -con entusiasmo. Per qualche giorno, così, era possibile -a Giuliano differire la sua agonia, qualche -giorno di tregua e di calma gli era consentito. -Sentì l'anima sua quasi placata. La notte non -era più così nera e profonda; di tra le nubi diradate -scendevano a torrenti luminosi gli argentei -riflessi lunari. Anche la donna, che ora si destava -sorridendogli, non gli appariva più un'avversaria -temibile, ma piuttosto, come lui, una mite vittima -del destino. <i>Mektoub!</i> Era scritto!.... -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span></p> - -<h3>V.</h3> -</div> - -<p> -Venezia già splendeva tutta sotto la luna, quando -Farnese prese posto nella gondola che doveva -portarlo all'<i>hôtel Danieli</i> e, come i gondolieri accennavano -ad abbreviare la via percorrendo i rii, -ordinò che percorressero il Canal grande e lentamente. -</p> - -<p> -Egli non pensava già più che Claudina lo attendeva. -Lo scrittore si lasciava avvincere dalla suggestione -che Venezia aveva sempre su lui, fin da -quando il treno passava fra la laguna, sul ponte di -Mestre. Il cielo in quella sera di primavera veneziana -era tutto trapunto di stelle, a gruppi, come -lampadarii su una immensa seta azzurra oscura. Ma -l'aria era quasi rigida, poichè in tutto il giorno doveva -aver piovuto. Giuliano aveva trascorsa mezza -giornata a Padova, per visitare la monumentale e -vecchia città, fiancheggiata di bastioni, dove egli, -l'oscuro professore, aveva vissuto i suoi anni di tirocinio -letterario e dove non era tornato da quando -all'epoca del suo primo successo aveva emigrato -a Roma. Era giunto nelle ultime ore del mattino e, -la città come morta e troppo spaziosa per la sua -popolazione, con le sue strade ornate di basse arcate, -sotto un cupo cielo fulliginoso, grave di pioggia, -gli era apparsa anche più triste ed opprimente -che tanti anni prima. Aveva cercato la casa dove -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -aveva dimorato durante quel malinconico periodo, -fiero però di orgoglio e di onestà e di studio, dolce -di illusioni e di speranze. Lungamente aveva passeggiato -in su ed in giù per quella via, sotto quelle -sue antiche finestre, riandando la vita di un tempo, -confrontandola così semplice ed onesta com'era stata -a quella di ora, così miserabile nelle sue ingannevoli -apparenze di felicità, così corrotta, così monotona -sotto il suo colore di varietà. Ed egli aveva -sofferto di quei confronti, perchè nel ricordo è dolore, -è spasimo, è rimpianto. Altri luoghi, un tempo -famigliari ed ora quasi dimenticati, egli ricercò con -curiosità. Tornato all'albergo, dove per quelle poche -ore aveva depositato il suo bagaglio, si era informato -su i suoi amici d'un tempo: quali erano morti, -quali scomparsi, quali lontani, quali mutati! Egli non -volle vedere nessuno. Dopo la colazione andò a visitare -i luoghi d'arte che, anni addietro, gli avevano -dato le sue prime sensazioni estetiche. Era andato -a piedi a quella chiesa di Santa Maria dell'Arena, -dove Giotto racconta nella cappella con molti affreschi -gli episodii più salienti e significativi della vita -della Vergine e di quella di Cristo. Era entrato nel -giardino in fondo del quale è la chiesa, quando già -qualche gocciolone di pioggia cominciava a rimbalzare -schioccando su le foglie larghe e glabre degli -alberi rifiorenti a primavera; aveva suonato alla -porta e gli aveva aperto un esile vecchio ricurvo, -il cui viso aveva un'espressione di satiro agli angoli -della bocca disfiorita, un carattere di perversità -selvaggia negli occhi rapaci. Lo scrittore aveva -<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> -nuovamente provato un profondo compiacimento innanzi -a quelli affreschi del più venerato dei Primitivi, -innanzi a quei Santi giotteschi che si commuovono -per leggende verso le quali la cieca fiducia -è imposta. Egli era rimasto a lungo innanzi a quella -reliquia preziosissima della prima arte italica; ma -poi, come il vecchio guardiano insisteva nelle sue fastidiose -spiegazioni e nei suoi inutili commentarii, — sufficienti -per quei dottori germanici e quelle arcigne -<i>misses</i> inglesi che corrono l'Italia vertiginosamente, -tutto guardando senza nulla vedere — Giuliano -uscì infastidito e stanco, serrandosi dietro l'uscio -della chiesa così sacra per le sue reliquie d'arte. -La pioggia aveva aumentato in violenza e scossa -e rotta dal vento formava nel silenzioso giardino -claustrale come una nebbia densa. Lo scrittore aveva -riparato dall'intemperie sotto le volte ampie di Santo -Antonio, la chiesa dalle sette cupole; si era soffermato -innanzi ai bassorilievi in bronzo di Donatello -su l'altare ed era passato quasi senza guardarlo innanzi -al mausoleo del Guattamelata. Poi, continuando -l'imperversare del temporale, egli si era estasiato -per la Santa Giustina di Paolo Veronese, nella chiesa -bizantina eretta ad onor della martire; in una sosta -della pioggia si era spinto fino sotto agli Eremitani, -dove aveva preso delle note sul Mantegna e -su la sua cappella e sul <i>San Giorgio al deserto</i> di -Guido Reni; ma, annoiato dalla pioggia, reso nervoso -dalla solitudine e dall'elettricità ch'era nell'aria, -non aveva affatto curato un monumento funerario -del Canova, in memoria di un principe di Orange. -<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> -Infine, stanco, quando il cielo si rasserenava per -un tramonto fiammante, lo scrittore era rientrato -nell'albergo; aveva pranzato lungamente, da solo, leggendo, -poi aveva oziato, attendendo l'ora del treno. -Durante tutta la giornata, quelle emozioni d'arte ed -i ricordi del tempo passato avevan tenuto lungi da -lui il pensiero dei cari lontani, dai quali egli era -triste esule, e l'imagine di Claudina che già dalla -sera precedente doveva attenderlo a Venezia, per -amare, per viver d'arte e lavorare all'unisono, verso -la conquista del dolce alloro fraterno. E pure, con una -grande tristezza, a sera alta, mentre la pioggia ricominciava -a cadere, era partito per Venezia dove -la povera amica lo sospirava. -</p> - -<p> -La gondola filava via sveltamente al lento battere -ritmico dei remi nell'acqua verde. Qualche altra -rara gondola passava in quella notte di plenilunio -quasi estivo. D'innanzi al Fondaco dei Turchi -altre barche erano ferme ed i rematori in riposo -cantavano lugubremente con la loro lentezza monotona -e la loro malinconia uniforme, a coro, e -su ognuna di quelle loro gondole luceva una misera -lanterna fumosa. Altre ancóra eran ferme -sotto il ponte di Rialto, senza lumi e senza canti. -Altre ancóra, più avanti, eran legate ai pali, innanzi -al Palazzo Contarini degli Scrigni e le finestre -del palazzo erano illuminate e ne giungevano -ai passanti canti e risa e suoni; e su i rettangoli -luminosi si disegnavano le bianche figure -delle dame e sfilavano le schiere brune degli uomini. -Ancóra altre finestre sul Gran Canale erano -<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> -illuminate, da altre case scendevano musica e giocondità, -in quella mite oasi plenilunare, dopo una -grave giornata di turbine d'acqua e di vento. Giuliano -Farnese da prima aveva guardato, sporgendosi -ora a dritta ed ora a sinistra, a traverso gli -stretti finestrini del lugubre felze. Poi, oppresso da -quell'apparenza mortuaria, era uscito fuori presso -il gondoliere di poppa, che a tratti rompeva il silenzio -col monotono grido d'allarme dei rematori -della laguna. In fondo in fondo, tutto il Canal -Grande si stendeva sino alla Chiesa della Salute, -e sotto la luce lunare, in alcuni punti, dava idea -di una immane squama d'argento; l'oro della palla -su la cupola monumentale della dogana presso -Santa Maria della Salute riscintillava ai riflessi. -Più in là, si apriva la laguna a perdita di vista; e -là il mare era oscuro ed il cielo del plenilunio, -così pallido e trasparente, quasi sembrava un'acqua -pallidamente azzurrina. L'isola di San Giorgio -Maggiore dormiva, senz'altro splendore che quello -del faro colossale; dalla Giudecca, lungo la spiaggia -del Redentore, giungevano altri echi di vita e -di festività ed era un vivo agitarsi di lumi ed un -fluttuare continuo di ombre brune su quei chiarori. -</p> - -<p> -Così, abbandonato al fascino della città meravigliosa, -egli non pensava più all'amante, quando -la gondola si arrestò innanzi alla scaletta dell'<i>Hôtel -Danieli</i>; saltò giù in fretta sul marciapiede -ed entrò nell'albergo. Adocchiò su la tabella dei -viaggiatori il nome di Claudina Rosiers, si fece -dare una camera ed un salotto contigui alla camera -<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> -di lei. Dimandò dell'amica e gli risposero ch'era -nella sala di lettura con una visita. Giuliano spiò -tra i cristalli e riconobbe Claudina in conversazione -con un vecchio, che lo scrittore identificò -subito per un redattore politico di un giornale di -Venezia, un antico amico di entrambi. Ordinò che -non avvertissero la signora Rosiers del suo arrivo, -se non quando quel visitatore fosse partito e salì -nelle sue camere, seguito dai facchini che portando -il suo bagaglio ostentavano una fatica più grave -per aver poi una mercede più lauta. Come ebbe -ordinato i suoi abiti, deposti su la tavola i libri -che viaggiavano sempre con lui; e come ebbe deterso -il suo corpo dalla polvere del viaggio e mutato -d'abito, attese Claudina, ch'egli imaginò ansiosa -ed agitata, impossibilitata evidentemente a -congedare quella visita importuna. -</p> - -<p> -Dalla finestra del suo salotto contemplò ancòra -la laguna scintillante come un'immane squama -argentea. Sotto quell'estasi di luce lunare, Venezia -pareva estatica, compresa da un sortilegio di -amore. Rivide ancòra scintillare la palla d'oro su -la cupola monumentale presso Santa Maria della -Salute; ancòra il vento gli arrecò i suoni festanti -di un <i>valzer</i> voluttuoso da un palazzo dove la -danza ferveva; ancòra il vento gli arrecò l'eco -dei canti, dei suoni, dei rauchi e tristissimi gridi -di allarme — e come lamentevoli! — dei gondolieri, -vaganti nelle ombre dei rii prossimi al gran canale. -Rimase lungamente, poggiato alla finestra aperta, -a guardare splendere Venezia. Il passato gli riappariva. -<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> -Tutte le sue memorie veneziane lo riallacciavano, -in una lieta scorribanda d'amore gli turbinavano -intorno. Quanta sua vita egli aveva passato -in quella dolce città innamorata del cielo e -del mare! Il suo amore, il suo fidanzamento, le -sue nozze gli tornavano in mente — e con essi l'imagine -dolce di Beatrice lontana; ma questa volta -l'imagine non aveva le apparenze di un rimprovero -o di un rimorso; bensì quelle di una dolce -memoria appassita e Giuliano le sorrideva come -ad una morta, alla cui perdita si è rassegnati, -pur cullandosi nel pensiero carezzante di quello -che fu. Egli sentiva invadersi l'anima da una calma -infinita, assaporava la pace e si compiaceva nella -visione voluttuosa e inebriante della prossima notte -d'amore. Venezia aveva sempre per lui questo effetto: -tutti i suoi nervi si calmavano, tutte le sue -agitazioni febbrili e continue si attenuavano in rapidi -e rari sussulti ad un contatto o ad un ricordo. -L'invadeva allora, e sempre, in ogni ora del dì e -della notte, una malinconìa profonda ma fine, ininterrotta -ma squisita, intensa ma soavissima. Le -cose gli apparivano sotto una luce grigio-rosea — non -più risolutamente oscure; le sue febbri si placavano -ed egli riafferrava la signorìa su sè medesimo, -smarrita per lo innanzi, col dilettantismo della sua -auto-analisi e la maschera delle sue geniali apparenze -fanfaronesche. Nell'onda dei ricordi egli non -trovava più gorghi infidi e canti di sirene, ma una -dolce acqua di Lete che lo cullava, senza poi richiamarlo -troppo bruscamente all'amara realtà. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> -</p> - -<p> -Ma all'amara realtà lo richiamò Claudina che -entrava, che gli gettava le braccia al collo e lo baciava -con passione ardente. D'un balzo, egli si ritrovava -fuori del mondo dei sogni. Egli identificava -quella donna che gli sorrideva nella penombra, la -vedeva quale già l'aveva veduta in qualche ora -di squallore sentimentale e sopra tutto in quella -notte oscura durante il suo sonno a bordo dello -<i>yacht</i>, come la causa del suo dolore, come un'avversaria -che celasse il suo intento malefico sotto -l'inganno delle dolci carezze e delle amorose parole. -Claudina gli aveva rivolto poche frasi indifferenti, -poi si erano appoggiati al davanzale, in -silenzio, contemplando la notte. Quella vicinanza -femminile innanzi a quella luminosità lunare del cielo -e del mare gli ricordava altre sere in cui con una -altra donna, tutta rivestita e angelicata di sogni, -aveva fissato in un silenzio supremamente ed arcanamente -loquace quell'acqua bruna e d'un diaspro -oscuro su la quale i raggi lunari sparpagliavano -la vita palpitante di miliardi di lamine argentee. -Aggravandosi la sua pena, pregò Claudina di uscire. -Salirono in gondola, entrarono nel sogno sontuoso -del Canal Grande. Claudina col pretesto della sera -ancóra un po' rigida aveva preteso dal gondoliere -il misterioso <i>felze</i>, senza del quale le sembrava -tolto alla gondola ogni fascino ed ogni mistero, riducendola -ad una semplice barca snella e rapida. -Nell'ombra del <i>felze</i> Giuliano aveva chiuso gli occhi -e pensava; a traverso i finestrini, Claudina ammirava -intanto la doppia fila di palazzi illuminati, che, appunto -<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> -con la loro diversità, sembra che abbiano -voluto realizzare un orgoglioso, prodigioso e fastoso -sogno di strana bellezza. -</p> - -<p> -— Ti ho tanto atteso, susurrava Claudina all'amante. -Le ore della tua lontananza mi sono sembrate -così squallide, così lunghe.... Mi avevan ripreso -tutte le mie tristezze d'un tempo.... E tu? Hai -concluso i tuoi affari?..... -</p> - -<p> -Un dubbioso cenno del capo di Giuliano rispose -alla domanda della donna. Quasi per un bisogno -ardente di confessione, di sincerità, di sfogo, -egli avrebbe voluto dirle, come, appena giunto a Milano, -riafferrato dalla nostalgia della sua casa e dei -suoi cari lontani, avesse dovuto passare tutte le sue -ore chiuso nella sua camera d'albergo, dal letto a -un divano e da un divano ad una poltrona, a rodersi -nella sua tristezza desolata, bramoso di non -vedere nessuno ed assolutamente incapace di trattare -e di discutere per il minimo affare. Avrebbe voluto -dirle come quella stessa mattina egli si fosse -infine deciso a partire, dopo un inutile soggiorno, -precisamente per raggiungere lei, per ricorrere nella -sua desolazione morale al veleno dell'ebbrezza voluttuosa -che i baci di Claudina sapevan sempre destare -in lui, come colui che soffre ricorre alla sottile -malìa della morfina, pur sapendo che, spento -l'effimero sogno, la tortura della sofferenza tornerà -ad avventarsi su lui con più accanimento. Ma fu -prudente e si guardò bene dal dirle tutto questo. -Anzi pensò opportuno di chinarsi a porre un bacio -su le labbra di Claudina, affinchè ogni possibile -<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> -dubbio venisse da quello scacciato o assopito -nell'anima di lei. -</p> - -<p> -Ma Claudina, del resto, non aveva più dubbî, -nè sospetti. Il colloquio vibrante di San Remo le -sembrava essere stato poche sere prima definitivo. -Ella era convinta che l'amore di Giuliano le fosse -tornato in tutta la sua gagliardia. Da quei giorni di -Venezia e dai futuri giorni di vagabondaggio -estivo ella si riprometteva infinite gioie d'amore. -Solo in qualche momento ella aveva dei sospetti su -l'amore di Giuliano: come un nembo, allora, passava -su la sua anima una fiamma di veemente rancore -per la menzogna dell'amato, fiamma che subito -si dileguava o si mutava in nuovo ardor di passione. -Ella credeva alla ventura realtà del loro sogno. -E l'Alloro le sembrava in fiore. -</p> - -<p> -Una serenata che, al lume delle variopinte lanterne -veneziane, rompeva innanzi ad un palazzo la -calma plenilunare del Canal Grande, ruppe con quella -anche il corso differente dei loro contradittorii pensieri. -Lo scrittore volle sottrarsi alla volgarità di -quella suggestione a pagamento ed ordinò al gondoliere -di girare per un canale interno e tornare alla -laguna libera. Il canale s'inoltrava silenzioso e deserto. -Quell'acqua calma così nera e così luminosa -ad un tempo faceva palpitare i nervi febrili di Giuliano -di ammirazione e di orrore. La sua anima pareva -sprofondarsi in quell'ombra fredda e cupa. Pareva -che il mistero incombesse su lei. Ai bagliori -della luna gli alti e bruni palazzi sembravano divenire -più grandi, mano a mano mostruosamente -<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> -enormi, assumendo apparenze di spettri minacciosi -che incedessero su le acque. Giuliano non potè trattenere -un brivido. L'amante si chinò su lui e, nell'ombra, -lo strinse tutto nel profumo delle sue braccia -e lo baciò voluttuosamente all'angolo della bocca. -E nel piacere si abbandonò su l'amato, esausta per -un sol bacio. -</p> - -<p> -Ma tutto il dramma della sua vita era riapparso -per quel bacio inopportuno allo scrittore. In un baleno, -un'altra notte oramai lontana gli riapparve, -un'altra donna si appesantì su lui, altre braccia lo -strinsero ed un altro profumo lo inebriò, un altro -bacio più casto, bacio di vergine, venne a posarsi, -fiore incoscientemente irrequieto di voluttà, all'angolo -delle sue labbra. L'assente riapparve con tutto -il lugubre manto della sua lontananza e del suo lutto -e la donna così ardentemente amata, ch'egli adesso -serrava fra le braccia, ancóra una volta gli sembrò -un'estranea ed una fatale nemica. -</p> - -<p> -Erano su la laguna libera, fuori dell'incubo del -canale spettrale. Gli amanti tacevano: Giuliano era -di nuovo prostrato nella sofferenza. Non più gli apparve -la luna fra le nubi e le stelle come una perla -immane fra manti di neve e mirifici lampadari; gli -sembrò invece una lampada funeraria accesa fra -drapperie luttuose avanti al manto nero e trapunto -d'oro di un colossale catafalco. Non più Venezia gli -apparve come un regno di fate tra i riflessi dei lumi -del Canalazzo e lo splendore delle luci tremolanti -a San Marco e su la Riva degli Schiavoni; ma quelle -luci e quei riflessi e quei lontani edifici gli sembrarono -<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> -una processione interminabile di cerei funebri -e di bare. I gruppi di lumi alla Giudecca o -a San Giorgio non gli apparvero più come prodigiosi -fiori di luce, come radiose ghirlande; ma gli -sembrarono torcie di lutto e di morte lacrimanti -intorno a una tomba. -</p> - -<p> -Con la voce tremante e soffocata egli ordinò al -gondoliere di tornare a terra. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Pochi minuti dopo gli amanti erano seduti al -caffè Florian, sotto le Procuratie, in una di quelle -piccole ed eleganti salette tutte piene di specchi -e di figure allegoriche: essi vi cenavano senza appetito -e senza allegria. Lo scrittore aveva ordinato -dello <i>champagne</i> e ne beveva numerose coppe per -stordirsi, per inebriarsi artificialmente e liberarsi dall'incubo -orribile che poco prima sul mare gli aveva -ghiacciato il sangue nelle vene. Claudina lo lasciava -fare e sorrideva, ignara, di nulla sospettosa. Nei -suoi occhi brillava il sogno della prossima notte -d'amore. Non ostante quella gaiezza forzata e -artificiale, il dissidio s'era aperto del tutto, pieno -di minaccie. Verso la notte d'amore che si preparava, -ella guardava con impazienza palpitante -e con fremiti di delizia, mentre l'amante vi si preparava -come ad un supplizio inumano. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span></p> - -<h3>VI.</h3> -</div> - -<p> -Il movimento mattutino su la Riva degli Schiavoni -li svegliò per tempo. Poichè la sera innanzi -avevano dimenticato di chiudere le imposte, un gaio -sole primaverile si rifletteva negli specchi, metteva -bagliori argentei su la toeletta dove i ninnoli personali -di Claudina erano confusamente gettati, faceva -scintillare i capelli d'oro della giovane donna -sul candore degli origlieri. Quel bel sole pieno li -ingannò su l'ora, così che Farnese si levò per il -primo e passò nel salottino contiguo e poi nella -sua stanza, a fine di lasciare in libertà Claudina -nelle molteplici delicate cure della sua persona. Ei -si vestì in fretta, con l'anima piena di un rigoglio di -primavera. Le tristi visioni e le funebri imagini -della sera prima erano omai lontane. Il mondo gli -appariva roseo e giocondo, poichè tutti i cupi pensieri -erano lunge da lui. Tornò nel salottino contiguo -che gli avrebbe servito da gabinetto da lavoro; -alla finestra guardò la gente passare gaiamente -per la Riva degli Schiavoni, mentre su la -laguna e nel Canale le gondole guizzavano, prive -del lugubre e misterioso felze, avendo anch'esse -un'apparenza gioconda per i freschi e chiari colori -degli abiti e dei cappelli e per le giacchette primaverili -degli uomini che le occupavano. Poichè -Claudina tardava, ei si ritrasse dalla finestra, prese -<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> -su la tavola un romanzo che Claudina doveva avere -in lettura, come l'indicava un esile segnapagine -d'argento cesellato, semplice ma bellissimo ricordo -di uno dei suoi molti trionfi d'attrice. Giuliano lesse -qualche pagina del romanzo. Dalla stanza di Claudina -gli giungeva il rumore di porcellane smosse -ed urtate, uno sciacquìo di acque, il sottile profumo -di odorose acque di lavanda. Socchiuso il -libro, egli pensò il bel corpo di Claudina fremente -e la delicata pelle increspata leggermente sotto il -brivido di quelle acque fredde e profumate. Un desiderio -di voluttà gl'inebriò il sangue, al momento -in cui Claudina entrava nel salotto, avvolta in un accappatoio -di flanella <i>crême</i>, coi bei capelli d'oro -ancòra umidi e scintillanti, tutta fresca e vibrante -ancóra; e questo desiderio di voluttà si raddoppiò -e vinse, quando la giovane donna si precipitò con -un atto irresistibilmente appassionato su lui e con -le labbra convulse e palpitanti cercò i suoi baci. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Pochi minuti dopo Giuliano era seduto al tavolo -da lavoro, avendo innanzi a sè un mucchio -di fogli ancóra candidi. Claudina era seduta presso -di lui, intenta. Ella lo guardava lavorare, guardava -la penna correre sul candore della carta, violarlo -coi segni irregolari della calligrafia da improvvisatore -di Giuliano; vedeva lo scrittore interrompere -ogni tanto la sua fatica, fermarsi a guardare -il cielo azzurro nel rettangolo della finestra, con -gli occhi attoniti, la penna abbandonata nella mano -<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> -destra, mentre la sinistra sorreggeva la faccia dove -un'espressione di inquietudine e di scontento si manifestava, -a poco a poco, sempre più intensa. Più -volte vide lo scrittore afferrare i foglietti scritti, lacerarli, -gettarli a terra con un gesto d'ira. Egli -ricominciava il lavoro con ardore per poi distruggerlo -egualmente. Infine gli parve più calmo ed -il suo lavoro fu per circa due ore tranquillo e quasi -sorridente. -</p> - -<p> -Egli si levò, passò a Claudina le pagine scritte. -Ella le lesse sorridendo due volte, mentre l'amante -poggiato al davanzale della finestra fumava, inseguendo -e rompendo con la mano le azzurrognole -e dense nuvolette di fumo. L'attrice parve soddisfatta -di quella lettura. -</p> - -<p> -— Vogliamo provare? dimandò allo scrittore, -avvicinandoglisi. -</p> - -<p> -Era abitudine per Giuliano di provare ogni scena -che scriveva della nuova commedia, per veder sùbito -se essa era nei mezzi di Claudina, se fosse -sotto o sopra il suo valore, se vi fosse da aggiungere -o da togliere, comunque da modificare. Quella -scritta poco prima era l'originale scena con cui il -primo atto si chiudeva. Lo scrittore e l'attrice si -sedettero accanto sul divano, tennero il manoscritto -in modo che potessero leggerlo insieme, poichè -in quelle prove lo scrittore faceva la parte e diceva -le battute degli attori mancanti. Claudina teneva -in mano il manoscritto quasi con devozione -e quando Giuliano le disse: -</p> - -<p> -— Comincia; riprendi dalla scena precedente — ella -<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> -si rovesciò tra le braccia dell'amante e susurrò -con gli occhi socchiusi e le labbra palpitanti: -</p> - -<p> -— Come mi sento felice in questi momenti! -Noi lavoriamo insieme a questa bell'opera che già -abbiamo nel sangue e nei nervi, questa bell'opera -che dovrà portarci la gloria comune, l'alloro fraterno. -Tu sei il mio maestro ed io sono la tua alunna. -Tu sei grande e ispirato ed io son docile e diligente. -Non godi anche tu di queste ore in cui i -nostri spiriti divengono migliori? -</p> - -<p> -— Comincia, comincia, disse Giuliano leggermente -infastidito da quelle parole di entusiasmo -che per essere troppo sincere e troppo spontanee -gli suonavano già nell'anima come un ritornello -ben noto. Non perdiamo del tempo prezioso in -inutili quisquilie. -</p> - -<p> -Claudina, lievemente punta dal tuono irritato -e infastidito di lui, cominciò a dire le sue battute -con sicurezza, con calore, con espressione. Giuliano -rispondeva con noncuranza ma con un'innata -abilità di attore. Sovente, nei momenti di -allegria, egli si era dilettato ad imitare per sua -moglie, per i suoi intimi o per i suoi bambini, -i più noti attori, le più belle attrici. Egli aveva un -gusto acuto e sicuro. Quel giorno stesso modificava -qualche accento di Claudina, per riuscire a -comporre il tutto armonico di un'interpretazione -sobria ed efficace. Più volte l'attrice, corretta e ripresa, -ubbidì docilmente. Ma ad un punto della -scena culminante dell'atto, Claudina ricadde in un -suo vecchio difetto, quello di un pianto falso e manierato -<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> -che stonava con la semplicità e la sincerità -di tutta la sua recitazione. Giuliano la interruppe -ed un poco infastidito per quel difetto che -egli le aveva tante volte ed invano rimproverato, -espresse il desiderio di ritornare a ripetere quella -scena dal principio. Ma Claudina ricadde nell'errore. -Due volte Giuliano ripetette in vano l'esperienza. -Il difetto era divenuto nell'attrice abitudine. -Lo scrittore comprendeva intanto, per certi gesti -infastiditi di Claudina e per una piega irritata delle -labbra di lei, che quelle osservazioni e quei dissensi -aprivano tra loro un dissidio spiacevole. E -questo dissidio si aprì più tardi troppo chiaramente, -quando verso la fine dell'atto Claudina errò tutta -l'interpretazione di una scena. -</p> - -<p> -— No, no, Claudina, interruppe allora Giuliano, -tu sbagli.... Guarda: Giovanna non è una -donna cattiva e perversa per sua natura. Gli avvenimenti -pretendono che ella sembri tale ed ella -si sforza a sembrarlo. Ma il pubblico finora non sa -a che tenersene sul conto di Giovanna. Ed è appunto -con questa scena che tu devi illuminarlo, -fargli scorgere nettamente tutto il fondo buono, -dolce ed afflitto del carattere della mia eroina. Se -tu non muti da cima a fondo l'interpretazione di -questa scena, la commedia è inesorabilmente perduta. -Su via, un po' di buona volontà! Ritorniamo -da capo: prova e mettici tutto il tuo ingegno..... -</p> - -<p> -A Giuliano non sfuggì un gesto di noia fatto -da Claudina durante le sue saggie osservazioni -e ripetuto al momento che ricominciava a recitare -<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> -la sua parte, pur troppo dandole ancòra l'interpretazione -ch'ella le aveva dato poco prima e -che l'autore aveva criticato. Una certa irritazione -cominciò a sorgere in lui, proruppe quando Claudina -dimostrò di non aver voluto o saputo tenere -nessun conto delle sue esortazioni: -</p> - -<p> -— Ma no, ma no, niente affatto, non è così, -non è così.... Devo credere che tu lo faccia a bella -posta. È tutto il significato della scena che tu falsi -in questo modo: è come se tu facessi apparir nero -quel che è bianco..... No, no, è meglio che lasciamo -andare, se tu non hai voglia questa mattina..... -Tanto per quel che si conclude.... -</p> - -<p> -Pazientemente l'attrice, frenandosi, ricominciò. -Ma il suo errore, impercettibilmente corretto, apparì -di nuovo. E, poichè Giuliano non seppe reprimere -una mossa d'uggia e di dispetto, ella esclamò: -</p> - -<p> -— Alla fin dei conti, io ne ho abbastanza. Io la -capisco così questa scena, solamente così. Altrimenti -non la sento, non la sento e non la sento..... -Che vuoi farci? Se non sei contento, pazienza! Non -sarà poi un gran male. Se io ti sembro insufficiente, -cambierai interprete...... -</p> - -<p> -— Infatti, ribattè Giuliano punto al vivo, infatti, -se tu ti ostini e non ti correggi bisognerà bene -che io cambi interprete, poichè non voglio mandare -la mia commedia al massacro..... -</p> - -<p> -Era evidente che Claudina, benchè non avesse -risposto una parola, stentava a reprimere e trattenere -la sua ira innanzi alla facile rinunzia dell'autore, -che costituiva una seconda persona così estranea -<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> -all'amante. Giuliano che camminava a larghi -passi pel salotto, dominando con uno sforzo di volontà -le parole e gli atti del suo dispetto, si sedette -ad un tratto risolutamente presso Claudina, la pregò -di riprendere la lettura, di terminare la prova dell'atto. -Ma l'attrice lesse e ripetette svogliata, monotona, -grigia, come se ripetesse una lezione, senza -alcun entusiasmo. Ella era ancóra esasperata da tutto -ciò che non era stato detto ma che indovinava oltre -le moderate parole dello scrittore, e non poteva -quindi dedicare a quella prova attenzione ed interesse. -Giuliano intanto interpretava a modo suo quella -noncuranza e quella svogliatezza. Era evidente: la -commedia non piaceva a Claudina. Dal principio -dell'atto ella non aveva mai detto una parola di entusiasmo, -o più modestamente di elogio e di simpatia, -non aveva nemmeno avuto mai un sorriso -di compiacimento. Egli si era invece sforzato in quel -primo atto di stabilire una situazione limpidamente, -senza mezzucci e senza astuzie, dimenticando quanto -più poteva tutte le sue abilità di uomo di teatro. -Come spiegare il silenzio di Claudina? Era ella forse, -sotto le sue apparenze di grande arte e di grande -attrice, una commediante come tutte le altre, una -comicarola, secondo il gergo di palcoscenico, che -non si entusiasmava perchè non trovava il pezzo -ad effetto ed il pistolotto per l'applauso? Oppure era -meschino e scialbo il suo lavoro, scritto durante quel -loro amore, quel loro sogno ambizioso dell'alloro -fraterno? Ciò gli parve più probabile. Immediatamente -alcuni difetti ch'ei già aveva notato nel corso -<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> -dell'atto gli apparvero più gravi, sostanziali e irreparabili. -Quel che gli era apparso bello, gli sembrò -mediocre; quel che gli era apparso vivace, gli sembrò -fiacco e slavato; quel che gli era apparso passabile, -gli sembrò orribile e stupido. Tutto l'atto si -stritolò sotto i colpi della sua critica inesorabile. -</p> - -<p> -Claudina intanto era giunta alla fine. L'amante -attese in ansia qualche tempo una parola, un sorriso. -Niente: ella rimase immobile, imbroncita. Allora -Giuliano si convinse che il suo lavoro doveva essere -veramente destituito d'ogni valore. Ma come mai -ciò era avvenuto? Ei ricordò le sue ore passate di -lavoro, benedette dall'ispirazione, rese feconde dall'ingegno; -ricordò i successi trionfali che avevano -seguito quelle ore pensose. Come mai ei si era -così isterilito? Eran forse l'agitazione della sua anima, -il rimpianto dei lontani, le memorie di un altro -amore vissuto sotto quello stesso cielo, le angoscie -del suo instabile cuore così dolorosamente -combattuto da tanti sentimenti contradittorii, che -gli toglievano la forza e l'ispirazione, il tesoro del -suo ingegno fino ad allora così sontuosamente goduto? -Ancòra una volta Claudina gli apparve come -un'avversaria. Confrontò a lei che gli toglieva energia -ed ingegno, isterilendo la sua ispirazione, il -dolce influsso di Beatrice la quale nelle ore lontane -aveva così soavemente propiziato e nobilitato -il suo lavoro, rimanendo lunghe ore seduta presso -di lui, a leggere o a lavorare, col suo bel volto -amoroso e soave. Un'ira irragionevole lo afferrò. -Il letterato s'impose, ed allora l'uomo e l'amante -<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> -scomparvero in presenza di quella orgogliosa ed -esuberante personalità. Egli temette d'aver perduto -per sempre la gioia della sua arte. D'un tratto, -in presenza di Claudina muta ed impassibile, quella -irragionevole ira, che poco prima egli aveva sentito -sordamente gonfiarsi nella sua anima, dettò -tristi parole: -</p> - -<p> -— Bene, bene, lo so, gridò rivolto a Claudina. -Io non ho più ingegno, non valgo più nulla, sono -un cervello esaurito. Io devo essertene grato, esclusivamente -grato a te, mia cara. E ti ringrazio di -avermene avvertito così affettuosamente, con il tuo -silenzio, con la tua disubbidienza alle mie osservazioni. -Grazie, grazie.... Lo so anch'io, me ne sono -accorto anch'io che questa roba non è che una -porcheria, una volgarità senza senso e senza gusto. -Eccolo qua il tuo bel sogno dell'alloro fraterno.... -Ecco, eccone i frutti.... E di tutta questa cartaccia, -tieni! guarda il caso ch'io ne faccio, guarda..... -</p> - -<p> -Afferrò i fogli della commedia ch'egli aveva ancòra -nelle mani convulse, li sbrandellò in mille pezzi -e li gettò per la finestra. I brandelli di carta — brandelli -del suo pensiero e della sua anima — si sparpagliarono, -caddero mollemente nel Canale, come -fiocchi di neve, portandosi via tante illusioni e tanti -sogni, lasciando nella sua anima tanto dolore. Ei -si rivolse. Claudina, attonita per il gesto di lui, affranta -per le sue parole, non ebbe la forza di fare -un gesto o un passo o di pronunziare una sillaba. -Lo scrittore, che aveva fatto un così crudele sacrificio, -interpretò male quel silenzio e quell'immobilità. -<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> -Ancòra una volta ella gli apparve come una -inesorabile avversaria, oramai smascherata. Disperatamente, -ei si morse a sangue le dita per trattenere -le offese che gli salivano irreparabili alle labbra -ed uscì dalla stanza, con le lacrime agli occhi e -l'anima in angoscioso tumulto, sbatacchiando la -porta. Ed a Claudina parve che con quella porta si -fosse chiuso anche l'orizzonte luminoso che le mostrava -fino a quella mattina, e così splendido e così -inebriante, il suo bel sogno in fiore, quel bel sogno -che per la prima volta le apparve come un miraggio -lontano. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span></p> - -<h3>VII.</h3> -</div> - -<p> -Quando discesero a Burano, su la piazzetta della -chiesa, gli amanti sentivano di essere in uno di quei -fuggevoli momenti di completa armonia che anche -l'amore più irrequieto, più febrile e più combattuto -sa talvolta trovare. In quello smagliante pomeriggio -di sole era ben lontana dalle anime loro e dai loro -mutevoli cuori l'angoscia suprema che già tante -volte li aveva affannati, durante quel loro soggiorno -a Venezia, il quale già si prolungava da due settimane. -Si volsero a guardare l'orizzonte. Venezia -in lontananza aveva chiarori lunari di perla e vividi -splendori di ori. Il cielo d'un azzurro sfarzoso -diveniva madreperlaceo quanto più s'incurvava -verso oriente; e quanto più, ad occidente, tracciava -la sua sublime curva sino ad incontrare la superficie -delle acque, diveniva d'oro e di sangue. Non una -voce saliva dal mare. Il medesimo silenzio signoreggiava -la piccola isola; solamente un organetto -gemeva in lontananza un'ingenua aria di vecchia -opera. Da quel paesaggio di luce e di calma, una -grande pace luminosa discendeva nei cuori. -</p> - -<p> -— Vogliamo andare a visitar la fabbrica di -merletti? dimandò Giuliano. È una vera oasi di -poesia. -</p> - -<p> -— Andiamo, mormorò Claudina e s'appoggiò -al suo braccio, amorosamente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> -</p> - -<p> -Entrarono nella fabbrica. Pareva a loro di traversare -le sale di un convento, tale era la quiete -che vi regnava. Quelle sale imbiancate a calce, con -ai muri qualche ritratto della regina Margherita o -qualche imagine pia o qualche quadro contenente -dietro il riparo del vetro la fragile e spumante -grazia degli antichi merletti veneziani, avevano veramente -un aspetto monastico. Il sole entrava a -fasci di luce bionda e gioiosa dalle grandi finestre -aperte e sollevava un pulviscolo d'oro in quelli -stanzoni. Da alcuni rosai, tutti in fiore e prossimi -alle finestre, giungeva un profumo delicato, molto -penetrante, che aggiungeva un altro fascino di poesia -al delizioso quadretto e che sembrava profumare -primaverilmente il tenue lavoro intorno al quale -andavano e venivano, come chiare farfalle, le dita -snelle ed agili delle giovani merlettaie. -</p> - -<p> -E tutte quelle mani, quelle piccole mani delicate, -alcune delle quali sembravano mani di principessa -o di fata e non di umile operaia, quelle -mani, quasi rese fini e tenere dal loro squisito lavoro, -andavano e venivano, quasi impalpabili, tiravano -gli aghi, aggruppavano i fili, aprivano magiche -corolle, sontuosi emblemi, ricchi disegni, favolose -figure, ornamenti di messale, tra le maglie del merletto; -si arrestavano, distendevano il merletto già -fatto e i fili per quello ancòra da fare, e agilmente, -squisitamente, riprendevano la loro corsa operosa, -andavano, venivano, giravano, voltavano, si riprendevano, -si arrestavano indecise, si slanciavano di -nuovo all'opera, accompagnate dagli occhi attenti, -<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> -rapidi, irrequieti, mentre le labbra sorridevano poichè -il cuore ed il pensiero erano forse lontani, -fuori, laggiù, in quell'onda di luce, in quello splendore -di sole, tra quelle rose, quel mare, quel cielo -sereno, tutte quelle prime meraviglie della nuova -estate veneziana.... E il sole accende quelle capigliature -bionde, rosse, castane e brune di mille -riflessi, di mille lucentezze, di mille splendori. E i -bei capelli d'oro che sembrano usciti dal fastoso -pennello di Paolo Veronese e i capelli fulvi, evocazione -suggestiva delle superbe figure tizianesche, -scintillano e riscintillano sotto quei raggi, quando -le teste feminili s'agitano, quando le operaie sollevano -i loro pallidi visi per riposarsi dal lavoro -o per guardare un visitatore, per rispondere a una -domanda o per accompagnare il volo amoroso di -un loro pensiero che va verso un lontano..... -</p> - -<p> -In una stanza più piccola erano sette od otto -giovani operaie, intente a lavori più fini, più difficili, -più delicati ancòra. Il sole entrava dall'alta -porta vetrata che si apriva su un giardinetto pieno -di rose ed avvolgeva le fanciulle di una carezza -bionda. Silenziosamente, frettolosamente, il loro lavoro -procedeva. Su la tavola era distesa la pompa -di quei merletti, l'eleganza delle <i>guipures</i> in seta -ed oro filato. -</p> - -<p> -— Io penso al destino di tutti questi merletti, -diceva Giuliano all'amante. Essi sono stati fatti da -queste povere giovinette, in silenzio, tra tutti i loro -sogni e le avverse realtà, tra tutte le irragionevoli -malinconie e le improvvise gioie dei loro vent'anni. -<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> -Esse sono, così, state prodighe della loro arte per -abbellire la vita, per abbellire la gioia e l'amore -degli altri. Pensa quanti di questi merletti abbelliranno -le donne di piacere e di amore; pensa a -quante voluttà daranno suggestione ed eleganza, -quanti letti adorneranno, quante coltri, quanti origlieri, -quanti baci udranno e quanti sospiri accoglieranno!... -</p> - -<p> -Claudina sorrideva. Carezzava con la mano -quei merletti e quelle trine, quelle squisitezze fatte -con niente. Ella avrebbe voluto possederli tutti, goderli, -adornarsene. -</p> - -<p> -— Sembra un quadro di Favretto! le disse -Giuliano, indicando le giovani operaie intente al -lavoro e Claudina in adorazione di quei merletti. -</p> - -<p> -Ella non udì e non gli badò, continuando a -carezzare con le sue dita quelle perfette eleganze. -E con vero rammarico dovette staccarsene, quando -una maestra della scuola delle merlettaie le offrì -di visitare altre sale, altre sezioni. -</p> - -<p> -Giuliano Farnese non andò con lei. Rimase ad -attenderla in giardino, col pretesto d'incenerire -qualche sigaretta. Quando fu solo, si avvicinò di -nuovo alla vetrata, spiò nella stanza dove le giovinette -lavoravano instancabilmente. Il cuore gli -balzava forte nel petto. Al momento di uscire dalla -stanza con Claudina, mentre passavano innanzi alle -operaie, una fra tutte lo aveva colpito. Una strana -rassomiglianza, il richiamo vivente di un altro volto, -di due altre pupille.... Spiò dai cristalli, aguzzò la -vista e, ad un tratto, divenne pallido, vacillò, si sostenne -alla maniglia della porta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> -</p> - -<p> -— È una somiglianza perfetta, si trovò a dire -a voce alta. -</p> - -<p> -Pensò di andarsene, di allontanarsi, di sfuggire -a quel richiamo dell'adorata lontana. Il fantasma -di lei s'era già tante volte insinuato fra gli -amanti, durante quelli ultimi giorni, che quasi era -divenuto, specialmente per Giuliano, una vera ossessione. -Perchè, dunque, lasciarsi prendere a quell'altro -spasimo che lo attirava irresistibilmente? No, -no, poichè quelli ultimi tre o quattro giorni erano -stati tranquilli e sereni, conveniva non interrompere -con una brusca e dolorosa evocazione il loro -calmo e dolce fluire.... Questo Giuliano sentì in pochi -secondi e volle fuggire, ma, poichè egli vacillando -s'era appoggiato alla maniglia, la porta vetrata si -era aperta, gli sguardi delle ragazze e della sorvegliante -si erano diretti verso di lui per vedere -chi entrava. Giuliano, lì per lì, vinto dall'emozione, -non seppe trovare un gesto o una parola, e dovette -entrare -</p> - -<p> -— Vorrei comprare alcuni di quei merletti, -disse Giuliano per spiegare la sua ricomparsa alla -sorvegliante. È qui che devo rivolgermi o alla direzione? -</p> - -<p> -— No, signore, rispose la sorvegliante, noi non -siamo autorizzate a vendere. Bisogna che si rivolga -ai negozî, dall'altro lato della scuola. Del resto, la -maestra che ha accompagnato or ora la sua signora -potrà darle meglio di me le spiegazioni necessarie. -</p> - -<p> -— La ringrazio, disse Farnese, e salutò. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> -</p> - -<p> -Fece per uscire. Ma, quando fu innanzi alle giovanette -una forza più potente della sua volontà lo -trattenne, lo fermò. Rimase qualche secondo a guardar -le agili dita femminili andare e venire, svolazzare -lievi ed inafferrabili. Ma, poichè egli trovandosi -di spalle alla porta impediva la luce, una delle operaie, -bionda accesa e scarmigliata, con due occhi -che sembravano còrsi da due fiamme, gli disse in -puro veneziano e con un delizioso sorriso che illuminò -una doppia schiera di denti candidissimi. -</p> - -<p> -— <i>El diga, siòr.... El xe minga trasparente!....</i> -</p> - -<p> -Giuliano, interpellato così vivacemente, si mosse -e si trovò faccia a faccia con colei che gli aveva -ricordato l'assente. La giovinetta, in piedi, misurava -approssimativamente, distendendo il braccio sinistro -e fermando la mano destra alla punta del suo -naso, la lunghezza del merletto che le si ammonticchiava -ai piedi. -</p> - -<p> -Lo scrittore guardava intento la giovinetta. La -rassomiglianza con Beatrice era straordinaria; isolandosi -dalla cornice di quella stanza e di quelle -altre persone e liberandosi di tutte le angosciose -realtà della sua vita, egli avrebbe potuto confondere -con sua moglie quella povera merlettaia. Se, sotto -altre spoglie, ei l'avesse incontrata, anche in pieno -meriggio avrebbe certamente creduto di riconoscere -in lei la lontana. Tutto il dolore tornò nell'anima -sua per quel richiamo. E, pure soffrendone, Giuliano -non sapeva levare gli occhi di dosso a quella giovinetta. -Volle parlarle, udirne meglio la voce; cercò -<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> -qualche dimanda che non fosse stupida ed invece -le rivolse la più sciocca di tutte. La giovinetta, -avendo misurato tutto il merletto, aveva annunciato -a mezza voce: -</p> - -<p> -— Sono cinque metri, su per giù.... -</p> - -<p> -Si era nuovamente seduta, mentre Giuliano le -domandava fissandola ardentemente: -</p> - -<p> -— Ed è tutto lavoro d'oggi, signorina? -</p> - -<p> -Un'angoscia improvvisa lo assalì nel breve momento -che corse fra la sua dimanda e la risposta -che le tenne dietro. Tremò che anche la voce somigliasse -a quella dell'assente. Lo spasimo sarebbe -stato per lui troppo acuto, e forse qualche nuova -e spasmodica complicazione sentimentale si sarebbe -iniziata per lui da quella somiglianza completa. Ma -la giovinetta rispondeva: -</p> - -<p> -— Oh no, no, non creda! Dio lo volesse.... È -il lavoro di quasi due mesi! Se sapesse che lavoro -complicato e difficile è mai questo! -</p> - -<p> -Giuliano provò come un sollievo, appena la giovinetta -ebbe pronunziato le prime sillabe con il suo -accento veneziano, con la sua voce un po' rauca a -volte, e a volte stridula così che dava un'impressione -molesta di fastidio, come per lo stridore di -una punta metallica sopra un vetro. Oh no, non era -quella la dolce voce d'argento con cui Beatrice susurrava -in altri tempi all'amato le sue più tenere -follie d'amore! Non era quella la carezzevole voce -di lei che sapeva così soavemente profferire il dolce -invito del sentimento all'affettuosa scherma delle -frasi amorose! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> -</p> - -<p> -Giuliano era in procinto di rispondere alla giovinetta, -quando una mano si posò, quasi inavvertita, -sul suo braccio. Fu il sottile profumo di quella -mano che lo avvertì della nuova presenza. Si volse. -Claudina era innanzi a lui. -</p> - -<p> -Subito ei s'avviò per uscire. Su la soglia si -volse per cedere il passo a Claudina, ma la vide -ancòra ferma al centro della stanza, intenta a fissare -la giovine operaia con la quale egli aveva -scambiato quelle insignificanti parole. L'amica lo -raggiunse subito. Non si parlarono, poichè persone -addette alla scuola li accompagnavano. Passando -innanzi ad una sala, ebbero di nuovo la visione di -quel delicato quadretto favrettiano, di tutto quello -sfarfallìo lieve di candide mani, di tutto quello scintillìo -di chiome bionde e rosse, sotto la calda carezza -d'oro del sole. Discesero nella gondola che -li attendeva, mentre un lieve vento di tramonto -portava loro l'ultimo sospiro profumato dei rosai -in fiore. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -In pochi secondi, dopo qualche vibrato colpo -di remi, la gondola si trovò lungi da Burano, tra -il fasto vellutato delle onde verdi-azzurre. Il sole, -ad occidente, tramontava in una gloria formidabile -di fiamme. -</p> - -<p> -Claudina sembrava molto interessata dal meraviglioso -spettacolo del mare e del cielo. Giuliano -le disse in proposito: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> -</p> - -<p> -— Ti ricordi quella pagina in cui un dolce e -suggestivo poeta, strappato ai versi dalle attrattive -del teatro, Maurizio Donnay, evoca così stranamente -questo superbo scenario? Guarda laggiù la -flottiglia delle barche di Chioggia con le loro vele -nere, gialle e rosse; guarda se alcune non rassomigliano -davvero a <i>clowns</i> con grandi e variopinte -brache gonfie; guarda se quelle laggiù, laggiù, -in fondo, non sembrano veramente vescovi -che incedano sul mare, ricoperti da sontuose dalmatiche... -Oh quel sole che tramonta dietro San -Marco! A quest'ora Venezia, magicamente, ha l'aspetto -fastoso e lussureggiante di una città orientale. -Guarda se non è vero che il cielo ed il -mare mutano di colore ad ogni minuto, come due -infinite Loïe Fuller che danzino la danza serpentina.... -Quale visione incomparabile! quale apoteosi -trionfale!.... -</p> - -<p> -L'amica non fece eco a quell'entusiasmo. Lo -scrittore allora tacque e per qualche tempo non si -udì che lo sciacquìo dell'acqua rotta dal ritmico batter -dei remi. -</p> - -<p> -— Eri molto entusiasta della bellezza di quella -ragazza, disse a un tratto Claudina senza guardare -Giuliano e mentre un fine sorriso ironico le -sfiorava le labbra. Ho picchiato più volte ai vetri -perchè tu venissi fuori, ma non hai udito..... Eri -troppo assorto, troppo in ammirazione.... Avevi incominciato -con lei una così fitta conversazione, interessantissima, -suppongo..... È stato necessario che -io entrassi e ti prendessi pel braccio perchè tu ti -avvedessi della mia presenza..... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> -</p> - -<p> -— Ma no, ma no, che vai mai pensando! esclamò -Giuliano, dissimulando con pena nella voce un -po' convulsa l'intimo tumulto. Mi annoiavo fuori, -attendendoti. Sono entrato ed ho rivolto a quelle -ragazze qualche domanda sul loro lavoro. Ecco tutto. -In quanto alle ripetute chiamate tu sai bene quanto -io sia distratto..... -</p> - -<p> -Il sorriso ironico scomparve dalle labbra di -Claudina. Fissando questa volta apertamente negli -occhi il suo amante, la grande attrice disse nervosamente: -</p> - -<p> -— In questi ultimi tempi hai appreso anche a -mentire. E nel tempo stesso la tua consueta prudenza -è scomparsa. Evidentemente la passione opera -dei grandi sconvolgimenti nella tua anima..... -Tu t'illudi sempre ch'io non senta, ch'io non veda, -ch'io non intenda..... Davvero tu devi credermi una -grande sciocca se hai tanta fiducia nella mia cecità -e nella mia ingenuità..... Ciò non mi lusinga..... -Tu devi sapere al contrario che nulla di quanto -tu faccia, tu pensi o senta mi sfugge..... Con un -dono unico delle donne veramente innamorate, leggo -nell'anima tua come in un libro aperto e mi ritrovo -tra i laberinti della tua conscienza, come in un luogo -di cui io avessi una conoscenza perfetta..... -</p> - -<p> -— Non comprendo a che cosa tu alluda, rispose -Giuliano. Io non ti mento e non ti nascondo -nulla, poichè ti amo..... -</p> - -<p> -Una stridula risata dell'attrice commentò quella -protesta. Era una risata nervosa ed ironica, irritata -ed angosciosa, dove si rivelavano il dolore ed -<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> -il rancore di quella donna che sentiva ogni giorno -più sfuggirle il cuore di quell'uomo, cui ella aveva -donato tutta sè stessa, follemente. -</p> - -<p> -— Credi tu ch'io non abbia ben guardata quella -ragazza che aveva saputo destare in te un così vivo -interesse? Credi tu — continuò implacabile l'attrice — ch'io -non abbia trovato come te in lei una impressionante -somiglianza con una persona che da -qualche tempo ti è divenuta tanto cara?... Oh, Giuliano, -come siamo giunti presto a questo epilogo -doloroso..... Io ti comprendo, ti comprendo...... -Ma ti vorrei più leale e più energico..... Dovresti -confessare francamente di non amarmi più, abbandonarmi, -partire stasera stessa, se il tuo desiderio -te lo consigliasse..... Così, tu ti avvilisci tanto -ai miei occhi..... Il nostro amore, un giorno ardente, -è ridotto oramai alle viltà e alle bassezze, -ai ripieghi e alle menzogne di un matrimonio mal -riuscito..... -</p> - -<p> -Giuliano proruppe. Chiamando a raccolta le -ultime forze della sua passione agonizzante, soffocando -violentemente la voce onesta della sua conscienza, -egli disse a Claudina le più dolci parole -d'amore, seppe trovare le più lusinghiere e rassicuranti -proteste, tentò d'incantarla con le più soavi -promesse di fedeltà e d'ardore. -</p> - -<p> -— Non ti credo, non ti credo, rispondeva -Claudina..... tu menti ancòra..... Non pretendi forse -che quella ragazza non ti aveva ricordato nessuna -altra donna? Oh, come sai mentire, come sai mentire!.... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> -</p> - -<p> -Lo scrittore sentì ch'era impossibile di convincere -Claudina alle sue menzogne ed ai suoi inganni. -Volle essere sincero, le disse che quella -rassomiglianza aveva colpito anche lui, ammise -che il richiamo doloroso dell'assente facesse alle -volte emigrare verso altri luoghi il suo povero -cuore..... -</p> - -<p> -Quale oscuro dramma avvenne allora nell'anima -di Claudina? Tutti i suoi sogni e tutto il -suo passato dovettero tornare al suo pensiero ed -alla sua memoria. -</p> - -<p> -Il passato dovette in lei confrontarsi al presente -e questo a sua volta con l'oscuro e dolente -avvenire. -</p> - -<p> -— Ebbene, ella esclamò, per sentirmi dir questo, -per sapere che tra le mie braccia tu chiudi -gli occhi e ti illudi di baciare un'altra donna che -ami, io ho dovuto darti quanto avevo di mio, di -intimamente mio, tutti i miei sogni, tutto il mio -ideale, tutto il mio avvenire!... Oh, in verità, non -ne valeva la pena.... non ne valeva la pena, se si -doveva giungere agli affanni e alle miserie che ora -ci angustiano. Il nostro sogno ci ha tradito, forse, -e la sua realtà mi appare di giorno in giorno sempre -più lontana.... Ecco: tu mi hai presa così, per -capriccio, per piacere, ed ora che il capriccio è soddisfatto -ed il piacere diviene monotono, tu ti avvilisci -sotto il peso delle mie catene e sogni e desideri, -per amor di novità, le delizie e le gioie indulgenti -del focolare domestico! -</p> - -<p> -L'ultima frase era stata pronunziata con una -<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> -così sprezzante ironia che Farnese ne risentì un'emozione -violenta. Il dolore e la passione trasfiguravano -interamente l'innamorata. Ella, che sempre -aveva avuto rimorso per il male fatto a Beatrice, -aveva adesso saputo trovare una frase ed un accento -che rivelavano l'intima angoscia ed il risentimento -della sua anima calpestata. Traversava uno -di quei parossismi sentimentali in cui, sotto la -sferza della passione non corrisposta, la creatura -più tenera e mite diviene crudele e despota. Sembrava -a Claudina, in quel momento, di non amar -più Farnese e non imaginare che appunto allora -il suo amore per lui era asceso al più alto fervore. -</p> - -<p> -Su la Piazzetta, appena discesi dalla gondola, -gli amanti si fissarono, senz'ombra d'amore, muti -e taglienti come due avversarii; e ad entrambi parve -d'essere oramai due nemici irreconciliabili. Giuliano, -che non aveva trovato, stretto com'era dall'emozione, -una frase definitiva da rispondere alla -volgare ironia di Claudina, sentiva impossibile la -continuazione di quel colloquio. Anche l'attrice -dovette avere la medesima sensazione, poichè innanzi -a San Marco disse allo scrittore; -</p> - -<p> -— Io torno all'albergo. Tu non ti dar pensiero: -vieni quando ti pare..... -</p> - -<p> -Prima che Giuliano avesse pensato a trattenerla, -ella s'allontanò vivamente tra la folla variopinta -di ufficiali, di giovani eleganti e di forestieri -che gremiva la piazza, le Procuratie, i mille tavolini -dei caffè. -</p> - -<p> -A stento ella tratteneva le lacrime. Camminava -<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> -tra la folla, spedita ma con un passo a momenti -incerto e titubante, poichè il sottil velo di -lacrime distesosi su le sue pupille le appannava -la vista; ed inoltre ella serrava le palpebre, temendo -che le lacrime avessero a scivolarle lungo -le guancie. Passò sotto i portici del palazzo ducale, -percorse un breve tratto della Riva degli Schiavoni. -Giunta all'<i>Hôtel Danieli</i> la sua tristezza, forse -perchè ne tratteneva lo sfogo, aumentò grandemente. -Quasi di corsa ella passò innanzi ai <i>grooms</i> -ed ai camerieri per nascondere l'emozione che le -faceva tremare convulsamente le labbra impallidite. -Ma, appena giunta in camera sua, senza avere nemmeno -la forza di far scattare la chiavetta della luce -elettrica, ella fu vinta e dovette lasciarsi cadere -su una poltrona, rompendo in un pianto desolato. -Lo sforzo nervoso, ch'ella aveva dovuto fare per frenarsi -fino ad allora, la lasciava senza energia e -senza volontà; il suo dolore solo prorompeva in -quei desolati singulti, che risuonavano così tristemente -nella grigia penombra di quella stanza che -tante volte aveva udito i sospiri del suo amore e -della sua voluttà.... -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Giuliano intanto, abbandonato tra la ignota folla -crepuscolare di piazza San Marco s'era diretto verso -le Procuratie, a passo lento, tutto assorto nel dolore -dispotico delle sue nuove angoscie, da cui nulla poteva -distoglierlo. Poichè non ogni sentimento eletto -<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> -e nobile era morto in lui, egli sentiva, questa volta -profondamente ed intieramente, il lacerante rimorso -per l'inutile male fatto per sempre a Claudina. Con -quale sguardo di muta disperazione e con quale passo -di vittima vinta che s'approssima all'ultima tortura -ed al colpo supremo, ella lo aveva lasciato allontanandosi -verso la Riva degli Schiavoni! Egli era stato -sul punto di correrle dietro, per raggiungerla, per -prenderle il braccio, chiamarla e dirle: — «Vieni, -vieni, io ti amo. Tutte queste sono follie. Dammi -tutto il tuo cuore, prenditi tutto il mio, che è tuo, -tuo, interamente e per sempre tuo, mia povera buona -e dolce Claudina!» Ma ella già voltava all'angolo -del palazzo ducale e lo scrittore ebbe scrupolo di -compiere quell'atto inconsulto, temette che qualcosa -di quella scena banale potesse essere osservata da -un passante curioso. -</p> - -<p> -Non deplorò, poco più tardi, quella risoluzione, -dopo che fu passato il primo momento di distacco -in cui solo la pietà e l'emozione, sempre eloquentissime -nel suo povero, generoso ed irrequieto cuore -di poeta e di uomo buono, avevan parlato suggerendogli -quella clemenza bugiarda, che poi divien -crudeltà, quella finzione pietosa che poi diviene -inesorabile cruccio, quella debolezza incoerente che -poi renderà più desolato e più vile il dissidio quando, -fatalmente, dovrà per un'altra volta riaprirsi. Mai -come in quella sera, il fantasma di Beatrice era -riapparso inquietante e dispotico nell'anima di lui. -Una donna che passava coi suoi bambini gli rammentava -certi pomeriggi primaverili, quando egli, -<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span> -salendo al Pincio verso il tramonto dopo una giornata -di fecondo lavoro, incontrava l'adorata lontana -che ne discendeva col suo passo signorile e -un po' languido, mentre innanzi le due creature -bionde, stanche oramai di tanti giuochi e di tante -follìe, camminavano con arie assorte di persone -serie e molto gravemente preoccupate. E nulla era -pel cuore di Farnese più dolorosamente spietato -di quei continui richiami di tutto quel suo piccolo -mondo lontano, e forse per sempre perduto. -</p> - -<p> -Forse per sempre perduto! La mesta parola -di dubbio e di timore ritornava sempre più frequente -nell'anima del poeta, come il grigio e malinconico -ritornello di una canzone ch'era dolce e -soave e che non udremo mai più. Forse per sempre -perduto! Era possibile che tutto l'edificio della sua -vita e della sua famiglia dovesse così andare irremissibilmente -distrutto per la follìa di un giorno, -per la risoluzione sconsigliata di un'ora di abbandono?... -Ei non poteva, ei non voleva crederlo... -Ed ora? Quale destino gli si riserbava? Ora che -l'amore per Claudina era svanito, come un profumo -troppo lieve ad un vento troppo forte; ora che il -loro sogno di gloria fraterna appariva ad entrambi -come un dolce miraggio lontano, ma nulla più che -un miraggio; ora che Claudina aveva chiaramente -veduto quanto l'anima di Giuliano le fosse estranea -e lontana; ora che ella, con le sue ultime ironie -di quel giorno si era risolutamente svelata come -un'avversaria decisa a non lasciar campo alla pietosa -menzogna ed all'inutile inganno, che cosa poteva -<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> -egli fare? Oh, ritornare, ritornare a Roma, -gettarsi ai piedi dell'offesa creatura, dirle quanto -l'amasse e quanto avesse sofferto e come espiato; -averne, come una nuova benedizione di pace e di -fortuna su la sua vita e pel loro comune destino, -il dolce e generoso perdono, l'assoluto oblìo! -</p> - -<p> -Ma come poteva egli presentarsi a Roma, inaspettato, -così? Gli sarebbe stato solamente possibile, -senza bisogno di scandalo, vedere sua moglie -e parlarle? E avrebbe ella acconsentito ad udirlo, -ella che fino a quel momento lo sapeva con quella -sua amante, in viaggio, forse dimentico, certamente -felice? Le poche lettere ricevute da Loredano non -eran tali da confortarlo su le probabilità di perdono -e di oblio che le parole di Beatrice consentivano -di considerare. In quanto poi alle lettere -ch'egli aveva scritto al cognato e nelle quali, specie -in quelle ultime settimane, egli aveva transfuso -tutta l'intima angoscia e tutto l'oscuro rimpianto -del suo povero cuore senza più speranza di -pace e di gioia, in quanto a quelle lettere, chi sa se Loredano -aveva stimato opportuno farle leggere a Beatrice? -E in caso affermativo, chi sa se la povera -donna vi aveva prestato fede? Disillusa com'era, -ella aveva forse sospettato che quelle lettere — scritte -invece col cuore in mano e senza bugiarde preoccupazioni -di stile e di effetti da raggiungere — fossero -state abilmente studiate e composte per toccare -i più sensibili angoli del suo cuore, per impietosirla -e commuoverla? -</p> - -<p> -Era follìa, dunque, sperare in un così pronto -<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span> -perdono, in un così rapido e piano ritorno alla vita -del tempo passato. Egli entrò al caffè Florian ed -in una di quelle salette tutte luccicanti di specchi, -luminose di lampadarii e fastose per gran numero -di pitture e di mosaici, scrisse a sua moglie una -lunga lettera, una lettera spontanea e profonda ove -mise tutto il suo cuore, con tutte le sue più sincere -parole, confessò tutto il suo pentimento, disse tutti -i suoi spasimi, tutti i suoi rimpianti, tutte le sue -agonie, osò esternare tutte le sue speranze e tutti -i suoi sogni, invocando il perdono umilmente con -preghiere suggestive ed eloquenti; e vi mise l'anima -sua e tutto il suo infinito dolore; e vi mise -tutta la sua conscienza ed il suo pentimento e i suoi -nuovi propositi; e vi mise tutto il suo cuore con -tutta la tenerezza di cui era capace. -</p> - -<p> -Uscì dal caffè, deliberato a recarsi a piedi alla -posta centrale perchè quella lettera partisse la sera -stessa per Roma. Un barlume di fiducia rischiarava -l'anima sua. Avendo messo in quei fogli di -carta tutte le sue miserie, Farnese ne sentiva il -suo cuore quasi sollevato. Ma, poi, a mano a mano -che procedeva nel suo cammino, il dubbio e l'inquietudine -riapparivano, così che quando si trovò -a traversare un breve ponte, solitario in quella sera -incipiente, si arrestò perplesso, vinto dall'irresolutezza, -schiavo dei nuovi suoi dubbii. -</p> - -<p> -Allora Farnese si appoggiò al parapetto, rimase -lungamente a fissare quell'acqua bruna. Innanzi -a lui si stendeva il canale, come un lungo -nastro di amoerro verdone che rilucesse, or si or -<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> -no, alla vicenda di qualche riflesso. A poco a poco -l'ombra della sera ricopriva ogni cosa; tra quelle -penombre scomparivano le linee dei palazzi, le gondole -nere, i brevi marciapiedi, le slanciate curve -degli altri ponti, che sfumavano sempre più, quanto -maggiori erano le lontananze, divenendo sempre -più pallidi e meno precisi. E a poco a poco, come -file di ceri mortuarii, le ultime fiammelle dei lampioni -si accesero, traforarono di punti e di disegni -luminosi i fitti manti di crespo nero che le tenebre -avevano oramai disteso su tutte le cose. Qualche -architettura di riflessi si delineò in lontananza, -qualche bizzarro geroglifico di punti luminosi apparì -su la curva di un ponte. E da tutta Venezia -nessun rumore giungeva. Solo quei punti d'oro -talvolta, ad un lieve vento d'estate, palpitavano. -</p> - -<p> -E Farnese, sempre appoggiato al parapetto, -curvo a fissare il nastro bruno del canale dove -ora brillavano in striscie luminose i riflessi di quei -punti d'oro, sentiva che era vano sperare nel perdono -e nell'oblìo. Quella lettera non avrebbe trovato -in Beatrice la via del cuore, poichè la diffidenza -oramai gliela precludeva. Egli non sarebbe -stato creduto.... Inutile allora avvilirsi! Lacerò la -lettera a brandelli, lasciò cader questi, lentamente, -nel canale sottostante. E poichè era e sentiva di -essere un poeta, ei ricordò che in altre sere lontane, -o da un ponte come adesso, o dalle finestre -di un palazzo ben noto, egli aveva guardato insieme -ad una donna tanto amata le increspature di quell'acqua, -che sembravan ricami. Nulla gli diceva allora -<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> -che tante angoscie della sua vita, narrate e rivissute -in quei brandelli di lettera, vi sarebbero cadute, -tristemente, in una sera d'abbandono e di smarrimento, -tra un glaciale silenzio e sotto il bieco riflesso -di quei lumi d'oro che sembravano ceri accesi -su uno sfondo di gramaglie.... -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span></p> - -<h3>VIII.</h3> -</div> - -<p> -Il tempo passò. Dopo una pace ch'essi sentivano -di breve durata, pace ottenuta con una riconciliazione -ch'era stata affrettata dai loro più -umili istinti, il soggiorno di Venezia era divenuto -insopportabile agli amanti. Era stato questione tra -loro di una breve permanenza a Siena. Ma Giuliano -aveva temuto un nuovo assalto doloroso da -parte delle sue più soavi e pure memorie. E proprio -in quei giorni gli era pervenuta una lettera -in cui Loredano si mostrava minutamente informato -della loro vita veneziana. Evidentemente -essi erano spiati. Non era prudente, dunque, rimanere -in Italia, dove troppi occhi li conoscevano. -Era meglio recarsi altrove, lontano. Giuliano stimava -così d'essere utilmente prudente. Quando ei -fosse stato lontano, quando occhi che lo conoscevano -non avessero più potuto spiare i suoi passi -e i suoi sorrisi, meno probabilità si offrivano che -giungessero a sua moglie notizie su quella sua -povera vita che, in apparenza, sembrava così poco -quella di un uomo pentito, che soffre e che ama. -</p> - -<p> -In quanto a Claudina oramai ell'era vinta e -avvilita. Ardentemente appassionata ancòra per Giuliano, -sentiva bene com'ella non avesse più su quell'uomo -alcun dominio, se non quello fuggevole e -non troppo nobile dei sensi. Nè quel dominio era -<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span> -sicuro ed intero. Comunque, poi, non era quello cui -l'attrice aspirava. Oh, come era lontano e diverso -dal suo bel sogno sfogliato, dal luminoso miraggio -della sua vita e della sua arte oramai per sempre -dileguato! Innamorata, ella non sapeva rinunziare -a Farnese. Pur sentendosi avvilita da quelle -carezze e da quei baci, che a volte le sembravano -freddi e pietosi come se fossero un'elemosina di -clemenza e di pietà, ella s'avviticchiava all'amante: -e tutto il suo mondo era ancòra per lei negli occhi -di lui; e tutto il sogno era su la sua fronte; -e il suo più soave asilo era per la povera innamorata -quell'instabile cuore di uomo. E nelle lunghe -notti insonni, ella era paga di poter posare il -suo volto sul cuore di lui, quantunque sapesse che -forse batteva per un'altra. Ma si sentiva contenta -di quel tepore, di quel riflesso d'amore, sentiva -batter quel cuore sotto la sua tempia e le bastava; -e, chiudendo gli occhi, tentava di obliare che quel -cuore non pulsava per lei, che non era più suo. -Così ella aveva seguito Giuliano in tutte le sue irrequiete -peregrinazioni, docilmente, supplice schiava -che lo fissava negli occhi per ritrovarvi un richiamo -anche pallido dell'amore d'un tempo... -</p> - -<p> -Da Venezia erano andati nell'Engadina, e -dall'Engadina a Aix-les-Bains; e poi a Lucerna, e -su i laghi italiani ed infine a Saint-Moritz. Il vedere -o il rivedere uomini e luoghi ignoti o poco noti -distraeva gli amanti dalle loro preoccupazioni avversarie. -Passavano, così, giornate intere in cui il -paesaggio o l'arte costituivan la loro unica comunione -<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> -di sentimenti. E quando, a sera tarda, rientrati -all'albergo, dopo una cena frettolosa durante -la quale riepilogavano le impressioni della giornata, -gli amanti rientravano nelle loro camere, erano -già troppo stanchi per cominciar querele e dibattiti. -Solamente qualche bacio era scambiato fra i -due, mentre intrecciavano le loro carezze, senza -parole. -</p> - -<p> -Ma il dissidio si riapriva talvolta, quando Claudina -voleva costringere lo scrittore a lavorare intorno -alla futura commedia su la quale essi avevano -un dì raccolti tutti i loro sogni di gloria. Il miraggio, -benchè più pallido e più lontano, ritornava -qualche volta ad attrarre, ingannevole e fuggevole, -la grande attrice. Ma l'amante non si prestava più -a quella illusione. E con parole dure e indifferenti -rompeva l'incantesimo, senza pensare che una pietosa -menzogna avrebbe offerto ancòra a Claudina -qualche soave sorriso. Ma egli soffriva troppo, sentiva -il suo ingegno troppo vincolato e diminuito -sotto il peso di tutti i suoi dolori e nessun ideale -d'arte e di poesia sapeva più illuminare ed accendere -l'anima sua. -</p> - -<p> -Più violento si riapriva il dissidio quando da -Roma giungeva a Farnese qualche lettera, qualche -richiamo. Durante la sua assenza, uno dei suoi più -intimi amici, quello forse che aveva più comunione -con il suo cuore e il suo pensiero, Andrea di Vele, -lo aveva tenuto informato con lettere frequenti e -minute su la vita di Beatrice e dei figli suoi. Le -lettere di Loredano non eran per Farnese quello -<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> -che avevan saputo essere le lettere dell'amico suo. -Quantunque Loredano lo amasse come il più fedele -e fervente amico, pure egli era sempre fratello di -Beatrice; e, se un po' di partigianeria non poteva -essere esclusa dalle sue parole, questa era naturalmente -rivolta verso la sorella. Per questo eran frequenti -nelle sue lettere i rimproveri, i dubbii, le -inquietudini, i consigli troppo facili a chi li dà e -troppo difficili a chi li riceve. Andrea di Vele era -invece un cronista fedele e imparziale. Avendo continuato -a frequentar la casa di Beatrice, era in grado -di dare al lontano tutti i ragguagli possibili. E per -Farnese quelle lettere erano un riflesso di quella -vita, una comunione indiretta. E quando quel riflesso -era troppo vivo, quella comunione troppo perfetta, -Giuliano sentiva un tumulto scatenarsi nell'anima -sua, poichè il nero drappello dei suoi tristi dolori -ritornava lugubremente. Claudina si risentiva allora -di quelle amare tristezze. La disputa fra gli amanti -cominciava. E, minaccioso, il dissidio tornava ad -aprirsi. -</p> - -<p> -E ad ognuna di quelle nuove lotte, che giungevano -bruscamente, tanto più acri e crudeli quanto -più i giorni precedenti eran stati calmi e affettuosi, -gli amanti sentivano chiaramente che quella vita -non avrebbe, così, potuto ancòra durare per lungo -tempo. -</p> - -<p> -Più presto di quanto essi avessero sospettato, -le circostanze la troncarono decisivamente. Una -lettera di Andrea di Vele era stata la scintilla che -aveva propagata la fiamma. L'amico scriveva che -<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> -la piccola Anna Maria era da più giorni inferma -e che Beatrice era tutta in ansia per la salute della -sua creatura. La lettera voleva essere rassicurante, -ma, tra le righe, Giuliano aveva ben compreso tutto -quel che Andrea aveva voluto celargli. -</p> - -<p> -Ah, correre, correre a Roma al cappezzale di -quella sua bimba, ch'egli prediligeva con un affetto -quasi esagerato! Ma no, ma no, egli era inchiodato -lì, presso quella straniera; e quella casa lontana -dove la piccina soffriva, quella casa sua gli -era chiusa oramai. Un'ira folle lo invase. Perchè -il destino aveva portato tanto dolore sul cammino -della sua esistenza? Perchè aveva sparso tante spine, -sotto un'ingannevole coltre di foglie rosee, su per -quella salita della sua vita, per quell'ultimo tratto -che lo separava ancòra dall'altro versante? E tutta -la sua sofferenza proruppe in parole inconsulte e -brutali, quando Claudina ignara biasimò il suo umor -tetro e lo rimproverò per le sue risposte tediate. -</p> - -<p> -— Va, va, egli le gridò, lasciami solo..... Tu -mi hai fatto tanto male dal giorno in cui ci siamo -incontrati..... Va, va, che cosa vuoi di più dal mio -povero cuore?.... -</p> - -<p> -Dopo una scena violenta, Claudina uscì, discese -nel giardino dell'albergo, sentendo bisogno d'aria, -di silenzio e di pace: si gettò in una carrozza, fece -partire il cavallo ad una corsa sfrenata. L'anima -di lei agonizzava. E così potente era il suo dolore -che, quando la carrozza per una voltata un po' brusca -o per un capriccio del cavallo minacciava di ribaltare -in quella corsa veemente, ella quasi bramava -<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> -di spezzarsi la fronte contro una di quelle -pietre aguzze e taglienti che fiancheggiavan la via. -</p> - -<p> -La bufera con pari furia s'era scatenata nell'anima -dello scrittore. Dalla finestra, aveva veduto -allontanarsi Claudina quasi con sollievo. Rimasto -solo, ei si proponeva di trovare un po' di calma, -perchè potesse riflettere su l'avvenuto, deliberare -saggiamente e posatamente che cosa gli convenisse -di fare, in qual modo e con quale intenzione -egli dovesse agire in quel momento della sua vita -che forse era decisivo e che gli appariva come un -bivio fatale. Ma qualcuno picchiava alla porta. Giuliano -gridò: -</p> - -<p> -— Entrate! — e appena ebbe veduto avanzarsi -il cameriere con in mano un vassoio esclamò convulso: — Un -telegramma? Per me? -</p> - -<p> -Il cameriere tese il vassoio e, dopo che Farnese -v'ebbe preso il dispaccio, si inchinò, uscì. Lo -scrittore rimase tremante, col dispaccio in mano, -senza avere il coraggio d'aprirlo. Dopo la lettera -d'Andrea di Vele, l'arrivo di quel telegramma faceva -sorgere in lui un assai fosco presagio. Si fece -forza, alfine, lacerò il foglio; lesse: -</p> - -<p> -«Anna Maria piuttosto aggravata — Necessiterebbe -tuo ritorno per ogni evenienza — Ti attenderò -dopodomani stazione al primo treno mattutino — Non -allarmarti però, non essendovi finora pericolo -serio — Andrea di Vele». -</p> - -<p> -Attonito, avendo inteso tutto il recondito significato -di quel telegramma, si gettò su un orario, -lo sfogliò: senza attendere il treno della mezzanotte, -<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> -v'era un treno alle quattro che lo avrebbe -fatto giungere a Roma una notte prima dell'altro. -Chiamò i camerieri, i facchini, fece chiudere le -valigie, le borse. Non mancavano che venti minuti -all'ora del treno. Col cappello in testa, scrisse contro -il vetro della finestra due righe a matita per -Claudina su una carta da visita: -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -«Il telegramma che ti lascio mi chiama a -Roma per la salute della mia creatura. Perdona -al padre se fuggo così, perdutamente, senza nemmeno -abbracciarti. Non mi sento più padrone di -me stesso. Ti scriverò, ti telegraferò, cara Claudina.....» -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Giuliano.</span> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Consegnò il biglietto per Claudina al <i>bureau</i>, -scese precipitosamente le scale, saltò in una carrozza, -in preda ad una agitazione fremente. Non -ebbe un sospiro di sollievo, se non quando si trovò -nel suo scompartimento di prima classe nell'<i>express</i>, -di cui già i conduttori serravano gli sportelli, toglievano -i freni. -</p> - -<p> -Quel viaggio di un'intiera giornata fu per lui -un'agonia inenarrabile. Febbrilmente il suo pensiero -correva a Roma, alla sua casa, dove forse -Anna Maria moriva in quel momento. La funebre -visione passava fosca nel suo pensiero. Per -allontanarla egli pensava a Claudina: imaginava -lo stupore della povera donna, il suo dolore immenso. -Una convulsione frenetica agitava il suo -cervello. Passavano stazioni, paesi, città, egli nulla -<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span> -vedeva. Quel treno direttissimo, lanciato alla velocità -di sessanta chilometri all'ora, gli sembrava per -la sua ansia e per la sua febbre lento e pesante -come due bovi che traggan l'aratro nei solchi. -Ogni breve fermata era per lui un nuovo spasimo. -Quando i freni stridevano, una tenaglia torceva -nel tempo stesso il suo cuore. Egli avrebbe voluto -morire piuttosto che soffrire quella pena indicibile, -lacerante. Forse la sua piccina agonizzava -ed egli era prigioniero in quel funebre convoglio, -che non era veloce, fulmineo come il suo terrore -avrebbe voluto che fosse. -</p> - -<p> -— Quale espiazione! Quale espiazione! si trovava -a dire a voce alta, ogni tanto, sconsolatamente. -</p> - -<p> -La sua fronte ardeva, il suo cervello pareva -volesse spezzargli il cranio. Egli poggiava le mani -sul suo capo, premeva con tutta la sua forza, triplicata -dall'energia nervosa. A volte vedeva tutto -rosso, temeva di diventar folle. Poi, momenti di -dolore silenzioso e più cocente sopravvenivano. -L'agonia si prolungava come un supplizio inumano -al quale le sue povere forze di uomo non avrebbero -potuto più a lungo resistere. -</p> - -<p> -Provvidamente, verso Chiusi, quando la seconda -sera del suo viaggio, della sua veglia e della -sua febbre cominciava a discendere su le lussureggianti -campagne toscane, la fatica e la stanchezza -lo vinsero e lo prostrarono. Il sonno lo -prese gravemente: sonno dapprima affannoso per -lugubri fantasmi di lutto e che poi divenne più -blando, più calmo, più riposante. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> -</p> - -<p> -E dopo poco, il violento incendio divampato -in tutto il suo essere era sedato, e Giuliano, disteso, -dormiva placidamente, mentre dai finestrini -s'insinuava un raggio di luna, che andava a illuminare, -su le sue labbra bruciate dalla febbre, un -placido ed ignaro sorriso di bimbo. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span></p> - -<h2>PARTE TERZA</h2> - -<h3>I.</h3> -</div> - -<p> -Uscito dalla stazione e salito in una carrozza, -quando il cocchiere gli domandò a quale via dovesse -portarlo, Giuliano Farnese repentinamente -si ritrovò perplesso e indeciso. In un attimo cento -decisioni contradittorie si opposero in lui. Il cocchiere, -credendo ch'egli non avesse udito, rinnovò la -domanda. Allora Giuliano risolutamente diede l'indirizzo -di casa sua. Subito dopo, non appena la -carrozza si fu mossa in quella direzione, l'impossibilità -gli apparve di presentarsi a casa sua, a -quell'ora ed in quelle condizioni. La grande depressione -nervosa, che aveva tenuto dietro all'eccitazione -formidabile di quel suo lungo viaggio, lo -rendeva ora debole ed irresoluto come un fanciullo. -Si trovava a Roma, a notte alta, senza aver -prevenuto nessuno. Passando per Firenze si era -proposto di telegrafare ad Andrea di Vele o a Loredano -da una delle stazioni della linea, ma il sonno -lo aveva preso e quando, vicino a Roma, un triste -sogno lo aveva destato, era oramai troppo tardi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> -</p> - -<p> -— No, no, egli pensava, non posso presentarmi -così, inatteso; anche Beatrice può dalla mia -venuta improvvisa ricevere una scossa troppo forte, -un'emozione troppo violenta. E anche per la mia -creatura, se è viva, vedermi tornare, così, d'improvviso, -può esser nocivo..... -</p> - -<p> -Mascherava a sè stesso sotto queste considerazioni -obbiettive, il vero sentimento che lo faceva -esitare innanzi al compimento immediato del suo -ritorno. Quasi egli aveva vergogna di confessarlo -a sè stesso. E questo sentimento era tutto di timore -e di rispetto per Beatrice, alla quale non avrebbe -osato baciare la mano per tema che quel -bacio fosse considerato mendace, alla quale non -avrebbe osato dire una sola parola di umiltà, di -pentimento e di dolore per tema di non essere creduto. -Come avrebbe potuto trovarsi solo, dopo tanto -tempo, innanzi allo sguardo certamente sprezzante -di quelle care pupille? Poichè infine, forse, egli -era per lei ancòra un colpevole, forse ella aveva -conosciuta la sua vita con Claudina e l'aveva creduta -felice, forse anche non aveva prestato fede -alcuna alle promesse, alle espressioni di dolore e -di amore, ai giuramenti che per mezzo delle lettere -dirette a Loredano dovevano esserle giunti. -No, no, solo, ei non avrebbe mai trovato l'energia -per riaffrontarla.... Come avrebbe egli retto allo -sgomento e allo spasimo s'ella avesse avuto una -sola parola di ripulsione e di odio, un solo gesto -di disamore che gli avesse negato il perdono? -</p> - -<p> -— Tornate indietro, ordinò risolutamente al -<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> -cocchiere. Passiamo alla ferrovia per depositare -al bagaglio queste valigie e dopo accompagnatemi -a piazza Colonna. Ma prestissimo..... -</p> - -<p> -Una nuova ansia lo assaliva. Andrea di Vele -non lo attendeva che l'indomani mattina. Non di -meno, s'egli non aveva la forza di presentarsi a -sua moglie, non poteva però passar la notte senza -trovare Andrea di Vele per aver notizia della sua -povera piccina, della sua cara dilettissima piccola -inferma. Un breve rintocco sonoro suonava l'una -dopo la mezzanotte all'orologio della stazione. Dove -trovare l'amico suo a quell'ora? Più probabile gli -sembrò che fosse al circolo. In quanto a Loredano -non vi era speranza di trovarlo. Se Anna Maria -era ammalata, certamente egli non si muoveva, -durante la sera e la notte, dal capezzale della nipotina. -</p> - -<p> -Al Circolo salì precipitosamente le scale, mandò -un cameriere alla ricerca di Andrea di Vele nelle -sale da gioco o da fumo, nella sala di lettura o -nella biblioteca. Durante qualche minuto egli rimase -in quell'anticamera, intento a udire le voci di alcuni -uomini che nelle sale continue giocavano. Le -formole sacramentali del <i>baccara</i> gli giungevano -ogni tanto: -</p> - -<p> -— Dò... Carte... Carte... Sette... Nove!... Sette.. -Sette: nulla di fatto! -</p> - -<p> -Quante sere egli aveva passato in quelle sale, -a udire la monotonia di quelle esclamazioni, a gettare -qualche biglietto di banca su l'uno o l'altro -quadro di quel gioco così pieno di emozioni.... Come -<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> -era felice, allora: sarebbe uscito in quell'anticamera, -avrebbe preso uno di quei soprabiti appesi -lì intorno e una carrozza del circolo lo avrebbe -accompagnato a casa dove i baci di sua moglie -lo avrebbero atteso..... Tutto era finito, oramai. Il -cameriere era tornato dicendogli che Andrea di -Vele non era comparso al circolo che per il pranzo, -uscendone subito dopo, prima delle nove. -</p> - -<p> -Farnese si slanciò di nuovo per le scale, saltò -in carrozza, si fece condurre al caffè Colonna. Da -un <i>groom</i> del caffè fece ricercare Andrea. Intanto -egli vedeva, oltre la porta e i cristalli, tutta la vita -elegante e brillante del caffè notturno. Ai tavolini -candidi, scintillanti di argenterie e di cristalli sotto -i perlacei fasci luminosi della luce elettrica, le orizzontali -grandi e piccine cenavano in compagnia -di vecchi e giovani, tutti uniformi sotto la livrea -dell'abito nero, tutti uniti nel desiderio di quelle -donne. Qualcuno entrava ogni tanto, reduce da un -teatro, da un ricevimento o da una visita. Giuliano -spiava le fisionomie di tutti coloro che sopraggiungevano. -Qualche donna entrava, avvolta in un sontuoso -mantello, seguita da una mezza dozzina di -cavalieri dai visi smorti e dalle spalle curve, sorridente -pel piacere del dominio e dell'impero voluttuoso, -moderna personificazione d'una Circe fatale. -Qualche <i>snob</i> entrava anche nel caffè, faceva la -parata, sbirciava le donne, beveva un bicchierino -di <i>cognac</i>, pagava con un biglietto da cento lire, -occhieggiando qualcuna. -</p> - -<p> -Oh, quella frivola vita, come aveva potuto egli -<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> -viverla? Giuliano nel fondo della sua carrozza attendeva -malinconicamente la risposta del <i>groom</i> -che fu negativa. Irrequieto, desideroso di trovare -Andrea ad ogni costo, si fece portare ad altri caffè, -ad altri ritrovi, dove però tutte le sue ricerche -riuscirono vane. Tentò allora di bussare alla casa -di Andrea, alla Passeggiata di Ripetta. Licenziò la -carrozza e rimase in mezzo alla via, mentre il trotto -del cavallo echeggiava sempre più lontano, ad attendere -che qualcuno rispondesse ai colpi ch'egli -aveva picchiato col martello del portone. -</p> - -<p> -Tutto fu vano. Il portone non si aprì. Una -tortura impreveduta, quella di un'intera notte di -ansia, di timore, di solitudine angosciosa, veniva -ad aggiungersi alle molte che in quei due ultimi -giorni avevano travagliato il povero cuore di Giuliano. -Dove recarsi a quell'ora? Un orologio in -lontananza aveva battuto le tre. Un silenzio profondo -incombeva con solenne maestà su la città -addormentata. -</p> - -<p> -Farnese non pensava più a cercare Andrea. -Probabilmente l'amico era in casa, s'era forse coricato -per tempo a fine di potersi recare al primo -treno mattutino in cerca di Giuliano alla stazione -di Termini. Nessuno s'era destato nella casa. Dopo -un ultimo tentativo lo scrittore decise d'attendere -l'alba, di pazientare finchè il portone si aprisse e -gli fosse possibile farsi udire da qualcuno. -</p> - -<p> -Passeggiò lentamente per la breve via fiancheggiata -da un lato da tisici alberelli prospicienti -il fiume. Il suo passo batteva ritmico e pesante sul -selciato. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> -</p> - -<p> -Quell'incertezza su quanto era avvenuto nella -sua famiglia lo straziava. Poichè nel dubbio è sempre -la visione più fosca quella che si presenta ai -nostri occhi. Giuliano era in preda alle più tristi -previsioni intorno all'esito della malattia della sua -creatura. Gli sembrava che l'alba non sarebbe mai -giunta e che la sua angoscia avrebbe troppo a lungo -durato. Dopo lo schianto formidabile che quel giorno -e mezzo di viaggio aveva dato all'anima sua, lo -scrittore si trovava senza forza e senza energia -per quella rinnovata agonia. -</p> - -<p> -Camminando, si trovò in piazza del Popolo. -Mille squilli di piccoli campanelli giungevano dalla -via di Ripetta. Giuliano si soffermò. Nell'ombra -della via, rotta fiocamente da qualche raro e lontano -lampione, una folla bianca si muoveva. Lentamente, -questa s'avanzò, si precisò: mandre intere -di pecore provenienti da porta Cavalleggeri si -avviavano a nuovi pascoli lontani. Un primo gruppo -entrò nella piazza, parve disgregarsi, si serrò -nuovamente. Le piccole e mansuete viaggiatrici procedevano -serrandosi le une alle altre, quasi per -sorreggersi, quasi per incitarsi o per trascinarsi a -vicenda. Qualche capretto irrequieto saltellava ai -lati del bianco e sonoro drappello. Ogni tanto, fra -quella folla, un buttero avvolto nel nero mantello -passava su un vigoroso cavallo maremmano, governando -con la verga quel gregge, aizzando i cani -in difesa o a tutela dell'ordine. Poi i bianchi drappelli -ricominciavano. Tutte quelle nomadi esistenze -ispiravano una pietà infinita. Ciecamente, esse procedevano, -<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> -forse verso la morte. E tutta quell'armonia -di campanelli mossi nella marcia sembrava -un funebre accompagno in quella notte profonda; -e i belati di tutto quel gregge sembravano gemiti. -Quella folla lanosa riempiva oramai quasi tutta la -piazza e i movimenti suoi la facevan sembrare come -un mare convulso per la vicenda continua delle -onde spumanti. -</p> - -<p> -Giuliano si trovava quasi rasente a quei bianchi -drappelli. A un tratto ei sentì un colpo su i -suoi piedi, chinò gli occhi: una capra s'era abbattuta -a terra, morta. Le altre, indifferenti, continuarono -la loro marcia. Solo un capretto accorse -belando, si curvò su la caduta, la carezzò con la -lingua. Giuliano rimase qualche secondo con quel -peso di morte su i suoi piedi, sentendo il ribrezzo -correr la sua pelle in un brivido e pur non avendo -la forza di togliere alla caduta quell'ultimo sostegno. -Un buttero accorse. Afferrò per le quattro -gambe la capra morta ai piedi di Farnese, la gettò -su un carro che seguiva, portando donne, fanciulli -e vecchi pastori. Il capretto seguì il carro, belando -forte, guardando talvolta il buttero con occhi d'invocazione. -</p> - -<p> -Finalmente la piazza si vuotò. Dalla porta del -Popolo giungeva sempre più lontana l'eco di una -canzone intuonata da un pastore e della quale i -butteri cantavano a coro con le loro virili voci spiegate -il ritornello dolente. Giuliano, afflitto ancóra -da quelli spettacoli e da quegli echi di malinconia -si affrettò per la breve salita del ponte Margherita, -si trovò sul fiume. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> -</p> - -<p> -L'alba non era ancóra giunta e già la notte -non era più intera. Giuliano, cui la morte della -capra aveva dato un brivido, quasi fosse il simbolo -di un'altra fine, il richiamo ultimo di una creatura -diletta, rimase sul ponte, innanzi al panorama -solenne di Roma, ad attendere il giorno. -</p> - -<p> -Già nel cielo striato d'onde lunari e di misteri, -le ultime nuvole scomparivano cedendo il loro breve -dominio all'albore grigio e freddo. Un alito sottilissimo -di vento fremeva, dando brividi e susurrii -alle verdi foglie degli alberi fiancheggianti i lungotevere -e la Passeggiata di Ripetta. Le nebbie -basse che indugiavano su le gialle acque sonnolenti -del fiume si diradavano, quanto più la luce -si avanzava, come pallide lame d'acciaio su l'orizzonte, -quanto più si accendeva il nuovo chiarore, -ancóra grigio, albale, non ancóra tale da riscaldare -la nuova vita delle cose, ma così freddo invece -che sembrava avrebbe dovuto gelare gli ultimi -sonni, incalzare con gelide spade gli ultimi -drappelli di sogni, di quei sogni che, figli delle -stelle, con esse impallidiscono e scompaiono. -</p> - -<p> -E, ad un tratto, in vicinanza, nel silenzio ancóra -profondo dell'alba, un campanile sparpagliò -i lenti rintocchi argentini delle sue campane. Altri, -più lontani, risposero come ad un mistico appello -musicale ed il canto di quelle campane giunse grigio, -come fosse ovattato. Altri campanili più lontani -ancóra sgranarono nell'aria albale una fievole -sinfonia d'armonie d'argento. Il canto delle campane -si rafforzò, si attrasse, si fuse, squillò come -<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span> -un inno al dì sopravveniente. Poi di nuovo quelle -voci d'argento si disgregarono, diminuirono, s'affievolirono. -Le armonie più lontane divennero fievoli -e pallide, quasi fossero echi delle più vicine. -E mentre l'ultimo campanile batteva a rintocchi le -ultime note, un orologio suonò le ore, lentamente, -a grandi pause, durante le quali il suono si propagava -nelle lontananze. -</p> - -<p> -A quella danza di note argentine, che a volte -era divenuta sottile e delicata, come un ricamo -che si disegnasse nell'aria trasparente, Giuliano -Farnese rimase estatico, dimenticando ogni dolorosa -preoccupazione del suo cuore o della sua conscienza, -come sempre gli accadeva in presenza d'uno -spettacolo di bellezza. -</p> - -<p> -I rosei riflessi si diffondevano all'orizzonte. Si -sgranavano nel cielo, sempre più dolci e maliose, -come sublime armonia ai merletti musicali dei campanili -salutanti l'alba, le melodie sottili della sinfonia -in rosa maggiore che l'aurora canta. Qualche -cupola, lasciando vedere il cielo dai finestroni -contrapposti, prendeva l'apparenza leggera e squisita -di una trina enorme. Qualche riflesso s'accendeva -nel fiume, qualche voce lontana sorgeva. E -la luce, intanto, avanzava sempre più a lame più -fitte, più rapide, più taglienti, insinuandosi nel cielo, -sgombro fin delle ultime nubecole lievi come fiocchi -di bambagia, e già disposto, tra le rose e gli -ori dell'aurora serena, al connubio solenne col nuovo -giorno. -</p> - -<p> -A quello spettacolo di serenità e di vita una -<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> -speranza fiorì nel cuore di Farnese. In quel momento, -dall'alto del ponte, vide il portone di Andrea -di Vele spalancarsi. Allora, senza indugio, -tornando alla vita dopo l'agonia di quella notte di -profondo dolore, scese a precipizio verso la casa. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span></p> - -<h3>II.</h3> -</div> - -<p> -Ai ripetuti squilli del campanello elettrico un -domestico, ancóra in pantofole e con una giacchetta -abbottonata alla meglio, venne ad aprirgli. -Senza riconoscerlo gli disse subito: -</p> - -<p> -— Mi dispiace, il padrone riposa ancóra. -</p> - -<p> -Giuliano non gli badò. Entrò nell'appartamento, -voltò per un corridoio a destra che sapeva esser -quello che guidava alla camera da letto di Andrea. -La sua ansia e la sua febbre non gli consentivano -la pazienza di mandare ambasciate, di parlamentar -col domestico. Prima che questi avesse potuto -raggiungerlo, egli già era entrato nella camera dell'amico -ancóra immersa in una fitta penombra. La -voce di Andrea, assonnata, gridò: -</p> - -<p> -— Chi è là? -</p> - -<p> -— Son io, rispose Giuliano e, poichè Andrea -non aveva riconosciuto la voce, aggiunse mentre -spalancava le imposte su quel cielo oramai chiaro -di sereno mattino autunnale: — Son io, Giuliano -Farnese..... -</p> - -<p> -Andrea di Vele non credeva alle sue orecchie: -</p> - -<p> -— Tu, tu qui? -</p> - -<p> -In un batter d'occhio, balzò dal letto, infilò un -pantalone, corse incontro all'amico, lo abbracciò -<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> -fortemente con un nobile e profondo affetto virile. -Farnese si disciolse, gli chiese febbrile: -</p> - -<p> -— Come sta Anna Maria? Dimmi la verità, -crudelmente. -</p> - -<p> -Un momento di spasimo e di terrore, più intenso -di quanti fino ad allora lo avevano angosciato, -tenne dietro a quella domanda. Ma si rassicurò -subito. Il volto di Andrea era rimasto sereno -e le labbra s'atteggiavano ad un sorriso per -rispondergli: -</p> - -<p> -— Molto meglio, molto meglio. Sono passato -da casa tua iersera dopo pranzo, verso le dieci. -Anna Maria dormiva tranquilla. Il medico era stato -rassicurantissimo, poichè aveva giudicato che la -crisi più aspra era felicemente superata. Tua moglie -è adesso molto sollevata. Due giorni fa Anna Maria -era però in uno stato gravissimo, nel massimo -infuriare della crisi. Beatrice s'illudeva, non comprendeva -tutta l'intensità del male. Loredano pensava -per bocca della sorella. Io intuii il pericolo -e credetti mio dovere avvertirti, farti accorrere per -qualunque evenienza. Ma ora, ti ripeto, ogni pericolo -è scongiurato, la malattia segue il suo corso, -blandamente..... -</p> - -<p> -Giuliano sorrideva d'un sorriso calmo, sereno -riflesso della sua anima alfine quietata dopo tanti -giorni in cui la tormenta aveva così fieramente -imperversato. Egli dimandava perdono all'amico -d'avere irrotto così violentemente in casa di lui. -La sua angoscia di padre lo giustificava. -</p> - -<p> -— A proposito, rispose Andrea, tra mezz'ora -<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> -mi sarei levato per venirti a cercare alla stazione. -Come mai sei arrivato iersera e come hai impiegato -queste ore? -</p> - -<p> -Lo scrittore narrò la sua precipitosa partenza -da Saint-Moritz, il suo viaggio così doloroso, le -sue irresolutezze e le sue timidezze della sera precedente, -la pallida e febrile veglia di quella notte -di tortura. Andrea gli stringeva intanto le mani -e sul suo volto leale passavano tutte le impressioni -che le parole di Farnese destavano nell'anima -sua. -</p> - -<p> -Finì di vestirsi. Poi chiese all'amico: -</p> - -<p> -— Hai fatto colazione? No? Dividi allora la mia. -</p> - -<p> -Passarono nella sala da pranzo, un'elegante -saletta ai cui muri, fra le stoffe risaltavano alcune -preziose terrecotte di Luca della Robbia. Il domestico -versò la cioccolata, il thè, portò il pane arrostito, -il burro, il miele, qualche <i>sandwichs</i>; poi -li lasciò nuovamente soli. Farnese mangiò con appetito, -dopo la dieta quasi intera del giorno precedente. -Era seduto di rimpetto alla finestra, oltre -la quale vedeva la coppa azzurra del cielo come -tagliata in un immenso e limpido zaffiro. La serenità -trasparente di quel mattino, la carezza bionda -di quel sole pallido, che giungeva fin su la tavola -facendo scintillare le argenterie, diffondeva una letizia -salutare, un riposo riparatore nel suo misero -cuore torturato. La notizia del grande miglioramento -della sua piccina gli era giunta così impreveduta -che ora tutto il mondo gli sembrava migliore; -e sorrideva alla vita che ora gli sembrava -<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> -buona e quasi aveva obliato tutto il male e tutta -la tristezza che lo avevan dispoticamente dominato -sino a un'ora prima. -</p> - -<p> -— Tua moglie e Loredano, diceva Andrea di -Vele, ignorano completamente la tua venuta a Roma. -Ho creduto che fosse meglio non prevenirli. -Beatrice non ti ha perdonato, nè ti perdonerebbe -per molto tempo ancòra. Non v'è quindi da farsi -illusioni. Oramai che sei giunto, bisogna prevenire -Loredano, studiare insieme quale strattagemma sia -da adottarsi per farvi trovare insieme, per farla -venire, senza sembrare, al perdono e all'oblìo. La -cosa non sarà facile. Ma le nostre comuni abilità -di romanzieri potranno giovarci. Non sono i romanzi -che rassomigliano alla vita: è la vita, invece, -che il più delle volte, con le sue circostanze -imprevedute, con le sue complicazioni inesplicabili -ed i suoi strani epiloghi, rassomiglia tanto ai romanzi..... -</p> - -<p> -Giuliano non l'ascoltava più. Senza confessarsela, -una pallida speranza era timidamente fiorita -nel suo cuore durante quei due ultimi giorni. Aveva -pensato che forse Beatrice non era del tutto -estranea a quel suo richiamo a Roma. Con la bambina -inferma, così gravemente inferma che quasi -l'ala fredda della morte le aveva sfiorato l'inconsapevole -visino, ella si era sentita forse troppo sola, -aveva lasciato intendere al fratello e agli amici che -se suo marito fosse tornato, non lo avrebbe respinto.... -Questo tacito sogno, carezzato dolcemente per -qualche ora, svaniva alle parole di Andrea; -<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> -tutto era ancòra da farsi ed altri giorni di pena — e -quanto intensa! — si preparavan per lui. -</p> - -<p> -La colazione era finita. Andrea si levò da tavola, -guardò l'orologio. -</p> - -<p> -— Sono le nove, di già.... Non ho un minuto -da perdere, esclamò. Ho un grave affare fra mezza -ora ed alle dieci e mezzo mi recherò a casa tua -per vedere Loredano e parlargli. Prenderemo un -convegno per ritrovarci con te.... Intanto per questi -giorni tu devi abitare in qualche posto.... Sei sceso -ad un albergo? -</p> - -<p> -— No. Ho lasciato il mio bagaglio in deposito -alla stazione. -</p> - -<p> -— Ah, bene, bene. Dammi allora gli scontrini. -Manderò subito Stefano a ritirarlo. -</p> - -<p> -Suonò il campanello ripetutamente. Consegnò -al domestico gli scontrini datigli da Farnese: -</p> - -<p> -— Ritirate subito queste valigie e portatele qui... -Poi, preparate la camera a fianco alla mia per il -signor Farnese. Torneremo a colazione a mezzogiorno. -</p> - -<p> -Prese il bastone, il cappello ed i guanti, discese -in fretta con Giuliano: -</p> - -<p> -— Noi ci ritroveremo qui alle dodici, proponeva -all'amico. Avrò già tutto stabilito con Loredano. -</p> - -<p> -— Potrai parlargli liberamente da solo a solo? -obbiettò Farnese. -</p> - -<p> -— Ne sono sicurissimo, rispose Andrea. Vado -a casa tua verso le dieci e mezzo, perchè potremo -esser soli. Tua moglie sta in casa da quasi venti -<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> -giorni, è molto impallidita e dimagrata; ieri il medico -le ordinò di uscire, di profittare di queste giornate -serene per prendere un poco d'aria, visto che -Anna Maria è migliorata e che può lasciarla senza -timore per qualche ora. Iersera la persuasi ad -uscire. Promise a me e a Loredano che sarebbe -uscita stamane alle dieci per un'oretta. -</p> - -<p> -Cominciò a parlare d'altre cose, d'altre persone. -Farnese, che sembrava attento, seguiva invece -tutt'altro ordine di pensieri. Sua moglie sarebbe -uscita di casa alle dieci. Un'irresistibile brama di -rivederla si impadronì di lui, ed egli affrettò col -desiderio il momento in cui il suo amico l'avrebbe -lasciato solo. -</p> - -<p> -Erano giunti in piazza di Spagna. Andrea di -Vele, arrestandosi su la soglia dell'<i>hôtel de Londres</i>, -gli tese la mano per salutarlo: -</p> - -<p> -— Mi raccomando, disse, di essere, almeno per -oggi, prudente. È bene che tua moglie non sappia -ancòra che tu sei a Roma e, per certe necessità -di convenzioni sociali, è meglio che non lo sappia -nessuno. È opportuno che tu ritorni a casa mia e -che tu mi aspetti. A più tardi. -</p> - -<p> -Gli serrò la mano fortemente un'altra volta ancora, -e in quella stretta di mano era come un incitamento -ad aver fiducia e coraggio, a non abbandonar -la speranza, unica oasi felice nel deserto -squallido dell'avvenire e del destino. Il desiderio di -riveder sua moglie, almeno da lontano, padroneggiò -Giuliano. Ma Andrea di Vele aveva ragione di consigliarlo -di non esporsi ad essere veduto e riconosciuto. -<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> -Guardò l'ora. Alle dieci mancavano quindici -minuti. Una carrozza chiusa passava. Chi lo -avrebbe visto in fondo a quella carrozza? Giuliano -cedette all'irresistibile attrattiva. Fermò la carrozza, -vi salì, ordinò al cocchiere di arrestarsi poco lungi -dalla sua villetta, al Macao. Una smania puerile lo -aveva preso di rivedere quella casa, quel giardino, -di rivedere uscire da quella porta sua moglie, dopo -tanto tempo, dopo tanta vita. Il trotto veloce del -cavallo su per le difficili salite sembrava lento alla -sua impazienza. -</p> - -<p> -Quando la carrozza si arrestò, Farnese guardò -la sua villetta. Il giardino di Beatrice era come addormentato, -in una vita autunnale e melanconica. -Un vento leggero scuoteva appena le foglie pallide -dei pochi alberi, dai quali con un fruscìo sottile, a -quando a quando, qualche foglia d'oro lentamente -cadeva sul suolo dove già altre foglie cadute avevano -composto un tappeto biondo, che mormorava mestamente, -quando il vento lo agitava un poco. Sul -cielo qualche rapida nuvola bianca e leggerissima -volava. Tutti i fiori erano morti, le spalliere di rose -su i muri erano appassite. Molte persiane nella villetta -erano chiuse. Da una villa vicina giungevano, -pallide e morenti, le note di un pianoforte suonato -lentamente e tristemente, forse per accompagnare le -fantasticherie autunnali di un convalescente. Nulla -ricordava a Giuliano il giardino del giorno in cui -il dramma era scoppiato. Allora tutte le spalliere -di rose erano in fiore e dal verde giardino saliva -nelle stanze uno spossante profumo di primavera. -<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> -Quante volte quel profumo, legato ai ricordi di quel -triste giorno, gli era tornato alla memoria dei sensi, -non meno vibrante e tenace dell'altra! -</p> - -<p> -I minuti gli sembravano eterni. Le dieci e un -quarto erano segnate dalle sfere del suo orologio. -Forse Beatrice non sarebbe uscita. Ma perchè? Allora -Anna Maria aveva peggiorato di nuovo? La -sua fantasia già galloppava lugubremente, quando -la porta si aprì e una donna apparve, tutta vestita -di nero, molto pallida: Beatrice. Ella s'avanzò pel -giardino: le foglie d'oro stridettero, come gemessero, -sotto i suoi piedi. Ella uscì nella via, s'allontanò -avvolta da quel pallido sole d'autunno. Camminava -con un passo stanco e si volse più volte -a guardar le finestre della villa. Farnese non seppe -resistere, gettò del denaro al cocchiere, discese e -imprudentemente la seguì da lontano, tutto ripreso -al suo fascino, alla grazia di quella stanca andatura, -alla mestizia di quel pallore così grande! -</p> - -<p> -Quanto durò quella lenta passeggiata di quei -due esseri che soffrivano, di quei due dolori che si -seguivano, senza raggiungersi per cullarsi e sopirsi -l'un l'altro, senza che Beatrice avesse l'ispirazione -di arrestarsi, senza che Giuliano avesse la -energia di affrettare il passo, d'andarle vicino, di -parlarle? Percorsero a lungo quelle soleggiate vie -del Macao; un sentimento nuovo era nel cuore di -Giuliano, quando si nascondeva dietro qualche muro -o entrava in qualche portone per non farsi vedere -dalla passeggiatrice, allorchè ella voltava la via o -cambiava di marciapiede... Gli sembrava di essere -<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span> -un amante timido, un poeta che segue la creatura -dei suoi sogni, nell'ombra, umilmente. -</p> - -<p> -La poesia del suo cuore cantava tutta in quell'ora. -Oh, con quale ansia egli attendeva e sospirava -il giorno in cui avrebbe di nuovo potuto camminare -al fianco dell'adorata, di quella cara creatura -in cui si racchiudeva oramai ogni suo ideale -ed ogni sua speranza! Tutta la bellezza di vivere -era per lui personificata in quella pallida donna, -alla quale egli sarebbe tornato come un amante, -follemente, per sempre! -</p> - -<p> -Ella comprava adesso dei crisantemi bianchi -e rosei. Quelle stelle di petali splendevano al sole -su la sua veste bruna, tra il braccio ed il seno. La -sua passeggiata era finita ed ella tornava verso la -villa, madre affettuosa e trepida per la sua creatura -inferma. Quel po' di sole autunnale doveva averle -fatto bene. Le sue pallide gote erano ormai -un po' soffuse di roseo, come se qualche foglia -di rosa fosse sotto la trasparenza della pelle bianca. -L'incantesimo si rompeva per Giuliano. Ei rientrava -nella solitudine grigia e nell'attesa dolorosa. -</p> - -<p> -No, no egli non voleva rimanere solo, senza -l'amata! -</p> - -<p> -E, quando la vide entrare nella casa, si slanciò, -senza pensare, cedendo all'istinto. Le foglie bionde -gemettero anche sotto il suo passo, per un mesto -saluto a colui che tornava, dopo che il torrente -del destino lo aveva trascinato tra i gorghi -infidi di tanto dolore. Quando egli era per giungere -alla casa, Beatrice era scomparsa e la porta si -<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> -richiuse pianamente. Giuliano si sentì straniero a -quella dimora. Ritornò sui suoi passi. La sua fugace -energia lo aveva abbandonato, innanzi a quell'umile -circostanza fortuita d'una porta che si richiudeva -sul suo volto, quand'ei stava per varcarla. -</p> - -<p> -Una stella bianca splendeva su le foglie bionde -dell'autunno. Era un crisantemo caduto dalle braccia -di Beatrice. Qualcosa del profumo di lei doveva -essere rimasto in quei petali, ch'ella aveva -toccato, che si erano adagiati sul palpito lieve del -suo seno. Giuliano raccolse il crisantemo, lo baciò -con devozione, con religione, con fervore, con -ardore d'amante. Poi, serrando nella mano la preziosa -profumata vestigia del passaggio dell'amata, -fuggì quasi di corsa, come un ladro, per tema che -qualcuno avesse potuto vederlo e riconoscerlo dalle -finestre della villetta tutta bianca al sole. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span></p> - -<h3>III.</h3> -</div> - -<p> -Il giorno dopo, verso il tramonto, Giuliano -Farnese, che invano fino a quell'ora aveva atteso -in casa di Andrea di Vele notizie di Loredano o -dell'amico suo, saliva al Pincio a piedi, desideroso -di un po' d'aria e di un po' di luce libera. Era una -giornata plumbea, melanconica. Gli alberi gialli di -foglie secche stormivano lugubremente ad un sospiro -di vento. Sembrava che si iniziasse da quel -giorno il triste periodo del giallo autunno e dello -inverno grigio, che solo qualche ora di sole, durante -l'estate di San Martino, avrebbe interrotto, -con un'oasi di azzurro, di tepore e di rifiorimento -autunnale. Il grande giardino era quasi deserto. -Qualche carrozza chiusa di prelato passava ad un -trotto lento e cadenzato, monotonamente. Giuliano -s'internò pei viali dietro la fontana di Mosè, dirigendosi -verso la vasca dove i bianchi cigni nuotano -per raccogliere le briciole di pane che i fanciulli -loro amici sottraggono generosamente alla -propria merenda, dopo che son sazii. -</p> - -<p> -Qualche cosa di grave doveva avvenire. La sera -innanzi egli aveva veduto Loredano, venuto ad incontrarlo -in casa di Andrea di Vele. L'incontro -era stato affettuoso e commosso. S'era convenuto -fra i tre che nella mattinata susseguente Loredano -avrebbe abilmente parlato a Beatrice e che del risultato -<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> -di quel colloquio avrebbe prevenuto Giuliano -nelle prime ore del pomeriggio. Nessuna notizia, -invece, era giunta fino a quell'ora. -</p> - -<p> -Giuliano disperava; la riuscita di quell'accordo -gli sembrava sempre più impossibile. Se Loredano -non aveva dato notizie, questo silenzio significava -che nulla di lieto era stato ottenuto, che Beatrice -s'era senz'altro ribellata all'idea del suo ritorno. -In quell'ora egli vedeva tutto fosco. Si ripetette -per consolarsi che il paesaggio è uno stato d'anima -e spiegò il suo ottimismo sorridente del mattino -avanti con quello sfarzo di sole e di azzurro -ch'era nell'aria; giustificò il suo nero pessimismo -del momento con quel cielo plumbeo, quello stridore -di foglie secche, quella solitudine e quello -squallore. -</p> - -<p> -Si trovò innanzi alla fontana dell'orologio. Una -folla di fanciulli si pigiava intorno alla ringhiera, gettando -nell'acqua le briciole di pane. I cigni scivolavano -tacitamente su le acque verdognole, vi -tuffavano il lungo collo arcuato per afferrare il cibo -che vi discendeva. Qua e là correva silenzioso il -candido drappello, dove più lauta era la caduta di -briciole. Qualche cigno, filosoficamente, invece di -lanciarsi alla mensa comune, rimaneva a gustare -quella lasciata deserta dai suoi compagni e che -per lui era più che abbondante. Così, continuo -era il calmo movimento dei cigni in quell'acqua -lievemente ondulata dal loro fianco, quell'acqua che -scivolava senza rumore lungo le loro morbide piume. -Sotto il riflesso grigio del cielo, quella breve -<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> -superficie di acque sembrava uno specchio che tremasse. -A momenti un cigno mandava un lamento, -lungo, implorante, desolato. E nulla era più lugubre -di quel grido quasi di morte in quel mesto -paesaggio, in cui all'agonia del giorno s'aggiungeva -l'agonìa della stagione e delle cose. -</p> - -<p> -Ad un tratto, volgendosi, Giuliano ebbe un'emozione -violenta. Fra la folla di piccoli spettatori, -egli aveva riconosciuto i capelli castani inanellati e -gli occhi azzurri cupi del piccolo Luca. Il suo cuore -paterno durante qualche secondo soffocò la voce -della sua prudenza; ed ei rimase intento a guardare -suo figlio che, sorridendo beato, staccava delle -briciole da un pezzo di pane, le arrotondava coi -polpastrelli delle dita e le gettava ai cigni che lo -guardavano fissi, quasi sollecitando la sua generosità. -Ma poi Giuliano temette di esser veduto dal -piccino, si allontanò a passo rapido verso l'uscita -del Pincio. Se Luca l'avesse veduto tutto era perduto, -bisognava giungere alle circostanze estreme, -all'ultimo tentativo. Egli temeva troppo che il destino -affrettasse così l'opera degli uomini e, allontanandosi, -sentiva il leggero brivido di chi paventa -da un momento all'altro d'essere afferrato, e pure -teme di volgersi, sicuro com'è di essere inseguito. -</p> - -<p> -Il cuore gli mancò, quando si sentì afferrare -le gambe e udì una vocina gridare: -</p> - -<p> -— Papà, papà mio... -</p> - -<p> -Si volse. Il piccolo Luca fu sollevato fra le -braccia del padre, il quale vide una donna diretta -correndo verso di loro. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> -</p> - -<p> -— Papà, papà mio, quando sei tornato, quando? — dimandava -il piccino. — Come sono contento, -papà, papà mio bello.... -</p> - -<p> -Giuliano si stringeva il figlio fra le braccia, -lo ricopriva di baci. Ah, egli non baciava solamente -il piccolo Luca in quel momento! Sui suoi occhi, -su le sue guancie, su la sua fronte egli baciava -Anna Maria, egli baciava Beatrice, baciava l'amore, -la bontà, la fedeltà, tutti i suoi cari insieme sul -volto di un solo, baciava il suo passato, forse il -suo avvenire.... La commozione vibrante inumidiva -di lacrime le sue pupille e a stento rispondeva al -piccino che lo interrogava: -</p> - -<p> -— Sì, sì, creatura mia, son tornato poche ore -fa.... Ho avuto subito da fare, sarei venuto a casa -fra poco. Come sta la mamma? Come sta Anna -Maria? E dimmi, come mi hai veduto, come mi -hai veduto? -</p> - -<p> -— Ti ho veduto, rispondeva il piccino, quando -ti sei allontanato dai cigni. Oh, papà mio, come -ho corso, come ho corso... Io ti chiamavo.... ma -tu andavi sempre più lesto... E <i>Miss</i> che non ti -aveva riconosciuto e gridava e mi rincorreva.... -Povera <i>Miss</i>! -</p> - -<p> -Miss Margaret, che era adesso con loro, sorrise. -Giuliano pose a terra Luca, lo prese per mano, -s'avviarono. -</p> - -<p> -— Come sta la mamma, dimmi, dimmi.... E -Anna Maria? -</p> - -<p> -Luca rispondeva serio serio, tutto compreso -<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span> -della gravità della sua funzione di informatore che, -gli si richiedeva dal suo papà in quel momento: -</p> - -<p> -— La mamma sta bene.... Anna Maria invece -sta un po' peggio di ieri... Ieri è stata tanto benino.... -Oggi invece ho veduto venire il dottore tre -volte.... A me non dicono niente.... La mamma mi -ha voluto far uscire, perchè dice che in casa facevo -troppo rumore e che Anna Maria doveva -esser lasciata tranquilla.... Se vedessi, povera sorellina, -com'è dimagrita!... È tanto triste, sai, papà, -e non gioca nemmeno più con me e quando mi -avvicino al suo letto coi giocattoli, mi sorride e -mi fa cenno di no, con la mano.... -</p> - -<p> -— Che cosa dici, che cosa dici? mormorava -il padre, angosciosamente. Poi, volgendosi a <i>miss</i> -Margaret: — È vero che Anna Maria è così peggiorata? -</p> - -<p> -— Sì, rispose l'istitutrice, sta un poco peggio -di ieri; ma pare che non sia nulla di molto grave, -il dottore ne risponde. -</p> - -<p> -La flemma inglese di <i>miss</i> Margaret urtò Giuliano. -L'intima angoscia si espandeva in gesti affettuosi -per quel piccino che gli camminava a lato: -</p> - -<p> -— E tu, e tu, mio piccolo uomo, come stai? -Sei contento di riavere con te il tuo papà? Dimmi, -ripetimelo, piccino mio! -</p> - -<p> -E si chinava a baciarlo e gli passava, teneramente, -la mano nei capelli. -</p> - -<p> -Erano giunti all'uscita del Pincio. Giuliano dimandò -arrestandosi: -</p> - -<p> -— Dove andate? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span> -</p> - -<p> -Ma, quando gli fu risposto che tornavano a -casa e quando Luca supplichevole gli ebbe dimandato -di tornare con lui, Farnese non seppe più reggere. -Come lasciare, del resto, il piccino? Come -occultarsi più, ora che suo figlio, appena tornato -a casa, avrebbe narrato l'incontro col padre? E -come resistere all'ansia di rivedere Anna Maria, -poichè sapeva le condizioni della sua salute aggravate? -Il piccolo Luca intanto, ignaro infantilmente -di quanto avveniva, narrava al padre i suoi -nuovi giochi, descriveva i suoi balocchi, si faceva -spiegare le cose che vedeva. Un uomo passò vicino -a loro vendendo certi ritratti del re in uniforme, -delle oleografie qualunque. Il piccino dimandò: -</p> - -<p> -— Di', papà, è un generale? -</p> - -<p> -— Sì, piccino mio, è un generale, è il re. -</p> - -<p> -— Papà, diventerò re anche io? -</p> - -<p> -— Oh, piccino mio, contentati di diventar generale! -</p> - -<p> -Ecco, ecco che la vita d'un tempo lo riprendeva! -Come aveva amato in altri tempi quelle ingenue -domande, le osservazioni spontanee del suo -figliuoletto, come s'era interessato allo sviluppo -continuo di un'intelligenza e di una conscienza in -quel bimbo alto un metro! -</p> - -<p> -— Papà, mi conduci in carrozza? È tanto -tempo che non ci vado..... Voglio che tutti mi vedano -col mio papà.... -</p> - -<p> -Il piccino implorava dolcemente, teneramente. -Giuliano aderì al suo desiderio, anche per giungere -<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span> -a casa sua cinque minuti più presto; e tale -era l'ansia che lo signoreggiava che questo piccolo -vantaggio di tempo gli sembrava grandissimo... E -non fu pago, se non quando vide, allo svolto di -una via, brillare fra gli alberi gialli le finestre illuminate -della sua villetta. -</p> - -<p> -Passarono di nuovo pel giardino, com'egli aveva -fatto il giorno innanzi, seguendo Beatrice. Le foglie -secche gemettero ancòra sotto i loro passi. Ad -un soffio di vento, altre se ne staccarono dagli alberi, -pianamente si librarono nell'aria, caddero innanzi -a loro, o sopra loro. Titubante, commosso, -sentendo di vivere un grande momento della sua vita -che solo il destino, l'oscuro ed incomprensibile destino -aveva preparato, Giuliano tirò il campanello; -la porta si aprì. -</p> - -<p> -Il piccolo Luca lo guidò su per le scale. Giuliano -saliva lentamente: le sue gambe tremavano, -il cuore gli balzava forte nel petto quasi volesse -uscirne; era così agitato, così commosso che non -avrebbe in quel momento potuto articolare una sillaba -sola. -</p> - -<p> -Nell'appartamento Luca lo lasciò, corse innanzi -per le stanze, gridando: -</p> - -<p> -— Mamma, mamma... -</p> - -<p> -Giuliano lo vide entrar di corsa nella stanza di -Anna Maria, udì la sua voce infantile esclamare: -</p> - -<p> -— Mamma, mamma, guarda chi c'è, guarda.. -</p> - -<p> -Correndo, il bimbo tornò su i suoi passi, prese -il padre per la mano, lo condusse seco. Giuliano -non si sentiva più alcuna forza di resistenza. Era -<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span> -così innocente e nobile quello strumento di cui si -serviva il destino che Giuliano si abbandonava, sicuro -che non avrebbe mai potuto venirgliene del male! -Guidato così dal piccino, varcò la soglia della stanza -di Anna Maria. Si soffermò. Sua moglie, che attirata -dal grido di Luca si faceva su la porta per -vedere quale persona tanto inattesa fosse venuta, -diede un passo indietro, si lasciò sfuggire un piccolo -grido. Entrambi rimasero immobili qualche secondo. -Anna Maria dal suo lettino esclamava, battendo -le manine febbricitanti: -</p> - -<p> -— Oh, il papà, il papà è tornato!.. -</p> - -<p> -La voce della piccola inferma li richiamò. Qual -si fossero i loro reciproci sentimenti, innanzi ai -piccini bisognava mentire. Questo pensiero dovette -palpitare nel cervello di entrambi, poichè nel tempo -stesso mossero un passo l'un verso l'altra. I loro -volti si avvicinarono. Le labbra accennarono il rumore -di un bacio, ma non baciarono. La commedia -li riprendeva. Beatrice tacque, Giuliano non ebbe -la forza di sostenere il suo sguardo che sembrava -dimandargli come avesse osato di tornare. Egli -guardò il piccolo Luca, accennò a lui con la mano -per spiegare la sua presenza.... -</p> - -<p> -Sua moglie era innanzi a lui! Ecco dunque -che il destino aveva procurato quanto gli uomini -non avrebbero voluto fargli tentare. La sua salvezza -era forse stata nel destino. Giuliano si sentiva in -quel momento sotto l'influsso del mistero e ne risentiva -un'impressione di timore e d'inquietudine. -</p> - -<p> -Vide Anna Maria, che dal letto gli tendeva le -<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span> -piccole braccia dimagrite. Egli corse a quel dolce -rifugio. Presso l'inferma si sarebbe sentito più forte -e Beatrice avrebbe forse intuito tutte le sue angoscie. -</p> - -<p> -— Mia piccola bimba, mia cara creatura, come -stai, come stai?.... Dove senti dolore? mormorava -trepidamente. -</p> - -<p> -Sentì il bisogno di piangere. Ma non volle -sembrar debole, trattenne quelle lacrime che la -stoltezza dei luoghi comuni condanna come una -debolezza da donnicciuole. Nascose il volto fra i -cuscini, mentre con le braccia teneva stretto il -corpo della sua Anna Maria. Il pianto saliva, saliva.... -Lo avrebbe vinto, se egli non avesse pensato -che le lacrime su quel capezzale d'inferma -sarebbero sembrate un triste augurio. E poi, perchè -piangere? Non ritornava egli alla vita di prima, -a tutto ciò ch'egli amava? La sua volontà trionfò. -</p> - -<p> -Sollevò il volto dai cuscini, guardò Beatrice -che lo fissava, ancòra colpita dall'inattesa presenza -di lui. E sorrise. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span></p> - -<h3>IV.</h3> -</div> - -<p> -Le lampade furono abbassate nella stanza della -piccola ammalata. Beatrice aggiustò le coperte sul -corpicino febbrile, assestò i cuscini. Una lampada -da notte fu accesa sopra un canterano. Quando la -bimba chiese da bere, stancamente, con un fil di -voce, Giuliano spremette in un bicchiere il succo -di un arancio, vi mise lo zucchero e l'acqua e diede -pazientemente all'inferma, a cucchiaini, la blanda -bevanda. Loredano s'avvicinò al cognato: -</p> - -<p> -— Va pure. La veglierò io. Il tuo letto e la -tua stanza son pronti.... -</p> - -<p> -Ma Giuliano si oppose: -</p> - -<p> -— No, no, ma ti par possibile ch'io possa -dormire con la piccina così ammalata? Resterò qui -io, la veglierò io: sono un buon infermiere, non -aver timore. -</p> - -<p> -Allora Leonardo s'avvicinò alla sorella. Ella -doveva essere molto stanca, esausta di forze: andasse -quindi sul letto, stesse tranquilla, prendesse -un po' di ristoro nel breve riposo. Il fratello le prese -le mani, la attirò a sè per condurla nella camera -attigua. Ma Beatrice si svincolò, disse quasi rudemente: -</p> - -<p> -— Non ho sonno. Resto. -</p> - -<p> -Per un certo tempo i tre rimasero in silenzio. -Beatrice e Giuliano su due poltrone, Leonardo a -<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span> -cavalcioni su una sedia, con le braccia conserte -su la spalliera. Nessuno parlava, nemmeno sottovoce. -Dopo un certo tempo Loredano, vedendo i -due distesi e con gli occhi chiusi, imaginò che fossero -stati vinti dalla stanchezza e dal bisogno del -sonno. Allora si levò pianamente, con movimenti -lunghi e prudenti per tema di far rumore; sollevando -le portiere e girando leggermente la maniglia -della porta, uscì dalla stanza. -</p> - -<p> -Giuliano, quando furono soli, s'avvicinò ad -Anna Maria per veder se dormisse. Si chinò, vide gli -occhi della bimba, aperti, febricitanti, fissi nei suoi. -</p> - -<p> -— Ti senti male? dimandò impaurito, a bassa -voce. -</p> - -<p> -La bimba accennò negativamente con la testa. -Il padre le chiese ancóra: -</p> - -<p> -— Vuoi dormire? -</p> - -<p> -Senza rispondere, la bimba chiuse gli occhi, -appoggiò la guancia al cuscino. Docile, ella cedeva -al consiglio di dormire che aveva inteso nella trepida -domanda paterna. Certamente la piccina doveva -soffrire in silenzio. Ma perchè, perchè, si chiedeva -angosciosamente il padre, perchè non v'è un -linguaggio mediante il quale i piccini ed i grandi -si possano intendere? Sotto la furia del dolore i -fanciulli restano vinti senza poter spiegare quello -che sentono, son come persone esuli che chiamino -soccorso agli uomini senza poter dire come e dove -lo possan loro arrecare. Ma il respiro di Anna Maria -si fece meno agitato. Forse il sonno l'aveva presa. -Giuliano ritornò su la sua poltrona, a pie' del letto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span> -</p> - -<p> -Guardò intorno a sè tutte quelle cose e quelle -apparenze tristi e dolorose, ma famigliari. La realtà -quasi non gli sembrava possibile. Era egli lo stesso -uomo che due sere innanzi, a quell'ora, correva in -un'ansietà crudele i caffè e i ritrovi notturni di Roma -in cerca d'un amico che potesse dargli notizie su -la sua casa, su i suoi cari, su la sua piccola inferma? -Oh, come la vita galoppava, galoppava per -quella via sempre diversa, ma che guidava senza errore -sempre più verso la morte! Quanto non avrebbe -osato sperare nei suoi sogni più ottimisti si era realizzato. -Il maggior passo era fatto, e la vita in seguito, -a poco a poco, in maggiore o minor tempo, -avrebbe ubbidito al destino, uniformandosi a questo, -docilmente. Non una parola era stata pronunziata -tra lui e Beatrice ed ella quasi aveva ostentato di -non avvedersi nemmeno della sua presenza. Ma un -piccolo fatto, che altro non era che un semplice atto -di femminilità sempre vigile, lo aveva indotto a bene -sperare. Quand'egli era uscito dalla stanza per breve -tempo onde pranzare con Loredano e il piccolo Luca — (la -sua cena frugale, un brodo e delle uova, Beatrice -aveva voluto che le fosse servita nella stanza -dall'inferma) — rientrando aveva veduto Beatrice -un poco mutata. L'aveva fissata, osservandola: i capelli -eran stati ravviati, la forma cambiata con una -migliore, ed un merletto bianco era stato posto intorno -al collo per diminuire e adornare la scollatura -della camicetta. In quei brevi momenti, quantunque -tutte le sue ansie e tutti i suoi pensieri fossero -per l'inferma e quantunque avesse ostentato -<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span> -fino ad allora di non avvedersi della presenza di Giuliano, -ella aveva voluto divenir più accurata e più -bella, aveva avuto la innocente civetteria femminile -di favorire un po' più la sua grazia. E Giuliano, osservando -questi piccoli atti segreti, aveva sorriso -e sperato. Più volte gli era venuta la tentazione di -rivolger la parola a Beatrice. Ma al momento di -articolare le sillabe qualche cosa gli serrava la gola, -forse il timore di non aver risposta o di averne una -che dovesse distruggere tutti i buoni e dolci sogni -che da qualche ora carezzava e cullava nell'anima -sua. E il silenzio era rimasto fra loro, intero. -</p> - -<p> -Un altro silenzio, parimenti d'impotenza e di -tristezza, regnò nella stanza dove solo viveva il respiro -sibilante della bimba inferma. Era quel silenzio -accasciato e profondo che provano coloro i quali -amano la vita, quando si trovano messi dagli inganni -e dagli agguati del destino in cospetto del -male, della sofferenza e della morte. Giuliano si -sentiva accasciato da tutta la tristezza di chi ama -la vita dolce, buona, sana ed esuberante e sente -invece intorno a sè la malattia, forse la fine imminente, -certo il periglio. E una grande pietà lo -prendeva, udendo quel respiro sibilante, una grande -profonda pietà per quella creatura sua, cui egli aveva -dato il dono magnifico della vita, quella creatura -che ora soffriva ed alla quale, quantunque fosse -anima della sua anima e carne della sua carne, ei -si sentiva assolutamente incapace di portare alcun -sollievo, alcun soccorso; la vita e la morte si contendevano -furiosamente quel piccolo e dolce essere, -<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span> -ed egli, il padre, nulla poteva, e doveva tacitamente -assistere a quella suprema e tremenda partita tra -la vita e la morte, quella partita la cui tragica -posta era costituita da quanto egli aveva di più -caro e di più sacro nel mondo! -</p> - -<p> -Quel sibilo del respiro lo atterriva. Le previsioni -più truci lo assalivano. A volte, con un brivido, -egli considerava la sua creatura come perduta. -</p> - -<p> -Ma Beatrice? Ell'era sempre distesa su la poltrona, -con la testa rovesciata su la spalliera e gli -occhi chiusi. Non dormiva però, poichè ogni tanto -socchiudeva le palpebre, volgeva lo sguardo lentamente -ad un orologio presso il letto. Che cosa pensava -ella, intanto? La sua piccola civetteria di poche -ore prima aveva incuorato Giuliano. Ma perchè -taceva ancòra? Attendeva forse che il marito le -parlasse per primo? Conveniva gettarlesi ai ginocchi, -dirle tutte le angoscie e tutto l'amore? Ma avrebbe -ella creduto? E non si sarebbe offesa di -quelle parole e di quei gesti in un momento così -inopportuno, in quella stanza di ammalata? Giuliano -non sapeva che cosa mai potesse fare. Dietro -ogni atto possibile scorgeva facilmente il pericolo, -il rischio. Tacere? Parlare? Non sapeva. E come -avrebbe mai potuto uscire da questa dilaniante incertezza? -Lo avrebbe il caso favorito, come lo aveva -favorito fino ad allora? -</p> - -<p> -Frattanto il loro rispettivo mutismo si prolungava. -S'interruppe appena con un'esclamazione di -allarme sfuggita dalle loro labbra, quando, per uno -scoppio violento di tosse partito dal letto dell'inferma, -<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span> -insieme essi si precipitarono verso il capezzale -di lei. Ma dopo il breve scoppio di tosse, la -piccina aveva nuovamente chiuso gli occhi ed aveva -ripreso sonno. I due, rimasti ansiosi ai lati -del letto tornarono l'un dopo l'altra alle loro poltrone. -</p> - -<p> -Passarono così qualche ora in un dormiveglia -dello spirito e della conscienza, che non consentiva -loro il nesso logico di un pensiero, lo sviluppo -coerente di un'idea, la sensazione precisa e completa -di un sentimento. Rimasero così, finchè un -nuovo scoppio di tosse della piccina non li fece -balzare in piedi, pallidissimi. -</p> - -<p> -Lo scoppio di tosse da cui Anna Maria era -stata presa sembrava violento ed irrefrenabile. Beatrice -accorse, sollevò con un braccio l'inferma dai -cuscini, picchiò con la mano nelle spalle, fortemente. -Ma la tosse non cessava. La piccina diveniva -sempre più rossa, i suoi poveri occhi stanchi -le si iniettavano di sangue. Allora, nell'ansia folle, -Beatrice disse disperatamente a Giuliano le prime -parole dopo il suo ritorno: -</p> - -<p> -— Dell'acqua, per carità, dàlle dell'acqua! -</p> - -<p> -Giuliano ne versò qualche goccia in un bicchiere, -avvicinò l'orlo di questo alle labbra della -sua creatura. Ella potè beverne appena un sorso, -poichè la tosse l'assalì di nuovo con moltiplicata -veemenza. I genitori si guardarono un momento -atterriti. Giuliano era stato vinto da un tremito -convulso, mentre Beatrice, continuando a picchiare -Anna Maria alle spalle, la chiamava disperatamente: -</p> - -<p> -— Anna Maria, bimba mia, rispondimi, rispondimi!... -<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span> -Ti senti male?... Cosa posso farti?... -Non mi riconosci? Sono la mammina tua, la mammina -tua che ti adora.. Anna Maria... Anna Maria.. -</p> - -<p> -Giuliano si lanciò verso la porta per chiamar -Loredano, per mandar qualcuno ad una farmacia -notturna in cerca di un dottore. Era per varcare la -soglia, quando un grido angoscioso di Beatrice lo -richiamò: -</p> - -<p> -— Giuliano, Giuliano, reggila, reggila.... -</p> - -<p> -Egli prese la bimba fra le braccia; durante -quel veemente ed interminabile scoppio di tosse, -egli sentiva la violenta scossa dei bronchi e dei -polmoni colpiti. Beatrice aveva preso una bottiglia -e un cucchiaio, dava un po' di calmante alla piccina, -introducendo a stento il cucchiaio tra i denti -spasmodicamente serrati. Ogni sforzo era vano. -Dovette Giuliano aprire a forza le mascelle della -piccola inferma. La madre s'affrettò a versarle nella -bocca il calmante, che un nuovo scoppio di tosse, -sopravvenendo, le fece rovesciar per intero. Il triste -tentativo dovette essere replicato. Poi la bimba -sembrò un poco calmata. -</p> - -<p> -— Prendi il termometro, lì, sul tavolino, disse -Beatrice al marito. -</p> - -<p> -Misurarono la febbre della piccina, la cui fronte -ardeva come un fuoco. Il termometro salì rapidamente -ad una temperatura altissima. -</p> - -<p> -— Bere! mormorò la bimba. -</p> - -<p> -— Che cosa si può darle? interrogò Giuliano, -ignorando le prescrizioni del dottore. -</p> - -<p> -— Va, corri di là..... preparale un'infusione -<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span> -calda di tiglio. Troverai tutto. Oppure chiama <i>miss</i> -Margaret, chiama Giovanni..... -</p> - -<p> -Giuliano, in quattro salti, si trovò in cucina. -Non volle destar nessuno, tentò di far da sè, ma -si trovò imbarazzatissimo. Stentò a trovare il tiglio, -lo zucchero, l'acqua che fosse a bollore. Quando -la bevanda fu pronta, tornò, reggendo a stento la -tazza con le mani che gli tremavano convulsamente. -</p> - -<p> -Trovò Anna Maria ripresa dalla furia della -tosse. Beatrice la sorreggeva, bianca di terrore. -</p> - -<p> -— Ma il medico che cosa ha detto? dimandò -Giuliano. Ha preveduto questa nuova crisi? -</p> - -<p> -— Sì, rispose Beatrice, ha detto che avrebbe -potuto sopravvenire, ma che gli sembrava improbabile. -Comunque sarebbe stata l'ultima, pericolosissima: -o la vita o la morte..... Oh Dio, oh Dio! -Madonna mia, non la fate soffrire così, non mi -straziate il cuore..... Non ne posso più!..... -</p> - -<p> -Cadde in ginocchio, appoggiò le mani al letto -e tra le palme nascose il suo volto e le sue lacrime. -</p> - -<p> -— Coraggio, coraggio, Beatrice, incitò Giuliano, -la nostra piccina è forte, supererà anche -questa crisi definitiva. -</p> - -<p> -La bimba era ricaduta su i cuscini, quasi rantolava, -con gli occhi chiusi. Beatrice si rialzò, gridò: -</p> - -<p> -— Giuliano, Giuliano, è l'agonia, è l'agonia... -oh Dio! -</p> - -<p> -Rimase tremante, coi lineamenti contratti, a -fissar quella sua creatura che moriva. Giuliano -ostentava spasimando una certa tranquillità per -non atterrire doppiamente la moglie. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span> -</p> - -<p> -Il rantolo, dopo qualche minuto, s'affievolì, poi -tacque. Il respiro della piccina divenne quieto, non -era neppur più sibilante. Dormiva placidamente. -Quasi d'improvviso un grande sudore rese madido -il suo corpicino. Il rosso acceso del volto divenne -un rosa appena esagerato. Anche quell'ultima crisi -era stata così superata felicemente. -</p> - -<p> -Allora, il grande sforzo di energia nervosa da -cui Beatrice era stata sorretta durante quell'ultima -angosciosa giornata, in cui cento emozioni vive -e inattese s'erano incontrate nel suo povero e debole -cuore, si esaurì ed ella cadde, vinta, esausta, -affranta, su una poltrona, prorompendo in un pianto -disperato. Giuliano accorse a lei. E poichè le poche -parole scambiate fra loro, durante quella mezz'ora -d'intima agonia, gli avevan dato coraggio -ed energia, si lasciò cadere ai suoi piedi, le tolse -le mani dal volto umido di lacrime, le strinse amorosamente -fra le sue. Ella lasciò fare. Spossata -da quelle emozioni, si sentiva debole come un fanciullo: -aveva anzi bisogno di qualcuno che le parlasse -dolcemente, di qualcuno che sapesse blandire -la sua pena, dare una forza novella ed ardita -ai suoi nervi depressi. Intanto, fu ella la prima a -parlare: -</p> - -<p> -— Tu l'ami ancòra, è vero? -</p> - -<p> -— No, rispose Giuliano fermamente. -</p> - -<p> -— E da quando non l'ami più? chiese Beatrice -con un fil di voce. -</p> - -<p> -— Da quando.... Oh, abbi pietà di me, abbi -pietà di me.... Ho tanto sofferto..... impetrò Giuliano. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span> -</p> - -<p> -Rivide in un baleno quelli ultimi mesi di tortura, -d'angoscia suprema. -</p> - -<p> -— Ed io dunque! esclamò Beatrice tra i singulti. -Credi tu che io non abbia sofferto, crudelmente -sofferto, durante la tua assenza? — Poi, ripresa -dal suo pensiero, aggiunse: — Ma tu l'hai -amata, tu l'hai tenuta fra le tue braccia, tu le hai -detto di amarla.... Confessalo, dimmelo dunque che -tu l'hai amata!.... -</p> - -<p> -Giuliano rispose vibratamente, rinnegò il passato. -</p> - -<p> -— No, no, ho creduto di amarla, è stato un -sogno, è stata una follìa. Non mi so rendere conto -di quel che è avvenuto dentro me stesso, poichè -appena ebbi peccato, ripresi ad amarti con tutta -l'anima, non appena ti ebbi perduta presi a rimpiangerti -e ad invocarti con tutto il mio desiderio, -con tutta la mia passione. Oh, non appena ti -ebbi perduta, compresi e vidi quel che di grande -e di profondo e di adorato, tu eri per me! -</p> - -<p> -— Ma tu sei rimasto con lei! proruppe Beatrice. -</p> - -<p> -— Fui pazzo. Perdonami! Io t'ho amata tanto. -Ti amo tanto.... -</p> - -<p> -Vi fu una pausa. Poi Giuliano disse, avendo -nella voce l'accento di una desolazione rassegnata: -</p> - -<p> -— Ma che vale? Oramai tu non mi crederai -più! -</p> - -<p> -— Sì, sì, ti crederò, mormorò Beatrice, ho -tanto bisogno di credere, di avere in te una nuova -fiducia, di non pensare più che tu, con quelle labbra, -<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span> -con quegli occhi, con quelle parole, possa -mentirmi! Ne ho sofferto troppo. Voglio credere, -credere, credere.... Voglio illudermi, anche se domani -dovrò, ancóra più crudelmente, essere disingannata.... -</p> - -<p> -Allora Giuliano parlò. Le disse quanto aveva -sofferto, le narrò la sua vita, i suoi dolori, le sue -speranze, i suoi disinganni. Trovò accenti dai quali -scaturiva un'emozione prepotente. Fu lirico, fu sincero, -fu profondamente commosso; amò e fu riamato -in quel breve tempo come mai aveva amato -o era stato riamato per il passato, come mai avrebbe -amato o sarebbe stato riamato per il futuro. -Beatrice l'ascoltava intenta, avendo le sue -mani tra le mani di lui che le stringeva fino a -farle male, fissandolo con gli occhi lucidi di lacrime. -Ogni tanto ella diceva, senza sorridere, -quasi lamentandosi: -</p> - -<p> -— Povero Giuliano! Povero Giuliano!.... -</p> - -<p> -E poi aggiungeva, facendo sentire nella sua -voce l'infinito del dolore sofferto: -</p> - -<p> -— Anche io ho tanto, tanto sofferto! -</p> - -<p> -E quando ebbe finito il racconto delle sue sofferenze, -Giuliano disse: -</p> - -<p> -— Ed ora sono accorso a te, chiedendoti di -prendermi con indulgenza sul tuo caro seno. Ecco, -io ti ho tutto confessato. Che cosa devo fare? Mi -respingi o m'accogli? -</p> - -<p> -— No, no, io non ti respingo. Anche io pensavo -che potevamo unire e sopire a vicenda i nostri -dolori! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span> -</p> - -<p> -Giuliano divenne supremamente pallido. -</p> - -<p> -— Oh, mio Dio, se tu sapessi quale gioja le -tue parole mi dànno, dopo di esser passato per -tanto dolore! -</p> - -<p> -Un singhiozzo troncò le sue parole. -</p> - -<p> -— Tu mi ami dunque ancòra un poco? dimandò -poi sommesso, quasi vergognoso di impetrare -una generosità così grande dal povero cuore -di lei. -</p> - -<p> -— Io ti amo ancòra con tutta l'anima, susurrò -Beatrice e gli strinse le mani, palpitando. -</p> - -<p> -Giuliano si morse a sangue le labbra per trattenere -la sua profonda emozione, fece uno sforzo -inaudito per contenersi, per frenare il pianto di -dolore e di gioja. -</p> - -<p> -Una grande pace invadeva adesso le loro anime -tornate concordi. Beatrice, nella solitudine lacerante -del suo dolore di madre, s'era gettata all'amore -pentito di Giuliano come ad un'àncora di -salvezza nel naufragio della sua vita. Giuliano, dal -canto suo, non credeva, non voleva credere alla -realtà degli avvenimenti. Gli sembrava un dolce -sogno beato, che sarebbe poi stato spezzato da un -brusco risveglio. Però sentiva nelle parole di lei -l'indulgenza, non il perdono. -</p> - -<p> -— Ma non potrai perdonarmi mai? egli le -chiese. -</p> - -<p> -Ella lo guardò, sorrise. Poi, posandogli le mani -su la testa, gli mormorò con un accento profondo: -</p> - -<p> -— Io ti perdono! -</p> - -<p> -Ed insinuò le dita sottili tra i capelli di lui in -<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span> -una carezza tenera e blanda. Con la sua voce dolente -e velata, volle poi aggiungere: -</p> - -<p> -— Sì, io ti perdono. Tu solo devi far sì ch'io -non mi penta mai di queste mie parole.... -</p> - -<p> -Per tutta risposta, Giuliano le prese le mani, -le portò alla sua bocca, le baciò con baci innumerevoli, -ardentemente. -</p> - -<p> -Si levarono. Si fecero alla finestra ed aprirono -le imposte, poichè la lampada da notte, forse scarsa -di olio, si affievoliva. Guardarono insieme il giardino -oscuro dove qualche chiaro fiore d'autunno -splendeva. Qualche lampione, alcune finestre illuminate -rilucevano sul fondo oscuro delle vie e delle -case. Un'eco lontana di carri che passavano su -dei selciati sonori giunse loro, oltre i cristalli, nel -silenzio della città addormentata. Ascoltavano in -silenzio, pensavano e sentivano senza più parole. -La bellezza di vivere era per loro in quel momento -profonda: la bimba salva, i loro cuori riuniti -e dimentichi. Che cosa potevan dimandare di -meglio alla vita e al destino per cancellare dai -loro cuori le orme di tanto dolore? Anche il fiotto -delle lacrime, lacrime calde e buone, aveva purificato -e nobilitato i loro dolori, come il contatto -rovente di un fuoco spirituale. -</p> - -<p> -La bimba si destò, li riconobbe, li chiamò intorno -al suo letto. Essi furon di corsa ai due lati -del suo capezzale: -</p> - -<p> -— Papà mio, mamma mia, susurrava la bimba -dolcemente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span> -</p> - -<p> -— Come ti senti? Come ti senti? dimandò -Giuliano. -</p> - -<p> -— Tanto benino, papà, tanto benino. Mi farete -alzare presto, non è vero, mamma? -</p> - -<p> -— Si, rispose la madre, tanto presto, mia cara -creatura. -</p> - -<p> -Giuliano toccò la fronte, i polsi, origliò sul -petto il suono del respiro. Si rialzò raggiante: -</p> - -<p> -— È un miglioramento grandissimo! esclamò. -</p> - -<p> -E aggiunse, fissando Beatrice: -</p> - -<p> -— Non potremmo avere un'augurio migliore! -</p> - -<p> -La bimba guardò i genitori, sorrise loro, volle -girare i suoi braccini dimagriti intorno ai loro colli, -li attirò a sè, li baciò uno dopo l'altra. Poi, graziosamente, -avvicinò i loro volti, volle che si baciassero. -Le labbra di Giuliano e di Beatrice si -unirono fervidamente, appassionatamente, per la -prima volta dopo tanto tempo, sotto la dolce e cara -violenza di quella loro innocente creatura. -</p> - -<p> -E quel bacio, auspicato dal sorriso della bimba -risanata, fu l'auspicio delle loro nuove nozze d'amore, -del loro ritorno a quanto avevan pensato -come perduto per sempre. -</p> - -<p> -A oriente un lucore indeciso diradava le tenebre. -Era l'alba, un'alba grigia, fredda, che dava -quasi un brivido. Ma dietro quel grigio velario e -dopo quelle pallide ore, sarebbe apparso fra breve il -trionfo del sole. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span></p> - -<h3>V.</h3> -</div> - -<p> -Per quanto forte e sana, la fibra di Beatrice -non seppe resistere all'assalto prolungato di tante -emozioni, di tanti dolori e, in ultimo, di quelle gioje -insperate, la guarigione della sua piccina ed il ritorno -del marito a lei ed al suo amore. Una forte -febbre la costrinse a mettersi in letto; ed i medici -riscontrarono in lei i prodromi di una malattia -nervosa che, se combattuta in tempo, poteva essere -facilmente scongiurata. -</p> - -<p> -Ella si mise a letto lo stesso giorno in cui, -all'alba, era avvenuta la riconciliazione col marito. -Qualche brivido di febbre la prese; fu addebitato -alla stanchezza ed al sonno perduto; Leonardo e -Giuliano la costrinsero a mettersi a letto e a riposare. -Il dottore venne per la bambina che trovò -entrata in piena convalescenza; vide anche Beatrice -e per quella sera non riscontrò in lei nulla di -anormale. Giuliano e Leonardo pranzarono soli col -piccolo Luca. E quando il bimbo fu a letto, quando -seppero che Beatrice ed Anna Maria erano addormentate -calmamente, essi gustarono una deliziosa -serata d'intimità famigliare accanto al primo fuoco -d'autunno, acceso nel caminetto della sala da pranzo. -Giuliano si sentiva felice: ogni cosa, ogni oggetto, -ogni abitudine gli ricordava col proprio linguaggio -misterioso la beata realtà del sogno, di quel -<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span> -sogno tanto a lungo carezzato, il sogno di tornare -a tutta la sua cara vita d'un tempo. -</p> - -<p> -Nulla era mutato. Due sole persone care mancavano; -ma una, Anna Maria, sarebbe tornata a folleggiare -per la casa tra qualche giorno; e l'altra, -Beatrice, sarebbe stata tra loro l'indomani, calma, -sorridente, generosa largitrice di nuova forza e di -gioja novella! -</p> - -<p> -Se non che la lieta previsione andò delusa. L'indomani -Beatrice non si levò. La febbre infuriava. -Ella rimase in letto una settimana intera e non -volle avere che un infermiere, non volle avere che -un assistente ed un medico: Giuliano. Quella breve -malattia fu la loro seconda luna di miele, dolce e -un poco triste, e i loro nuovi baci furono scambiati -fra l'odore dei farmaci ed il profumo gracile -dei molti crisantemi che riempivano i vasi di cristallo. -</p> - -<p> -Giuliano passava tutte le sue giornate nella -stanza dell'inferma. Aveva preso dalla sua biblioteca -(quanta polvere su quei libri e com'egli era -stato felice di riaverli e di sfogliarli di nuovo!) alcuni -volumi di versi; e, a volta a volta l'avvolgeva -nella capziosa suggestione di Baudelaire, nella fastosa -sonorità di Leconte de Lisle, la cullava con -la malìa appassionata di Musset o con la dolente -e languida canzone di Verlaine; le paludava innanzi -il simbolo evocatore di Mallarmè o l'attirava -alle armonie suggestive e profonde di d'Annunzio -e di Pascoli. Le voci di quei veri poeti eran divenute -famigliari a Beatrice; e come quella di Giuliano -<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span> -sapeva farsi dolce e profonda per dire i bei -versi di Musset nella canzone di Barberina: -</p> - -<div class="poem"> -<p>«Beau chevalier qui partez pour la guerre,</p> -<p class="i2">Qu'allez vous faire</p> -<p class="i2">Si loin d'ici?</p> -<p>Voyez-vous pas que la nuit est profonde,</p> -<p class="i2">Et que le monde</p> -<p class="i2">N'est que souci?»</p> -</div> - -<p> -Una sera (oltre le cortine della finestra il cielo -sfumava delicatissimo tra le nebbie rosee e azzurrine), -mentre Giuliano le rileggeva quei versi, Beatrice, -che non era mai ritornata nemmeno fugacemente -sul loro triste passato, disse al marito: -</p> - -<p> -— Anche tu sei stato come quel bel cavaliere -che andava alla guerra. Ed io, come Barberina, -potrei dimandarti che cosa tu sia andato a fare -così lungi da qui. Anche io potrei dimandarti se -non vedevi che la notte è profonda e che tutto nel -mondo altro non è che tristezza e dolore..... -</p> - -<p> -— Tu hai detto di avermi perdonato, disse -Giuliano. Perdono significa oblìo. Perchè dunque -ritorni sul mio triste passato? -</p> - -<p> -— No, io non ritorno sul tuo triste passato, -replicò Beatrice. Come seppi perdonare, così so -anche dimenticare. Vorrei solo che tu sapessi quanto -ho sofferto anche io. Ah, quei primi giorni in cui -i nostri bambini mi domandavano sempre di te, -volevan sapere dove tu fossi, quando saresti tornato! -Come mi sembrava deserta questa casa! -Certe sere, verso quest'ora, prima che i domestici -<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span> -accendessero i lumi, giravo per la casa come in -sogno, cercandoti. E quale doloroso ed angoscioso -risveglio era il mio, quando uno dei nostri figli -mi domandava di te ed io dovevo mentire e ricordarmi -la tua colpa, la tua lontananza, tutto il nostro -avvenire spezzato.... Quante volte ti ho pensato -felice, dimentico, perduto per sempre!... Ma -tu sei tornato. Tutto è finito e tutto è ricominciato. -È stato un brutto sogno, dal quale ci siamo entrambi -ridestati cercando ansiosamente le nostre -labbra. La vita è ancòra buona per noi, è ancóra -bella. -</p> - -<p> -Verso quell'ora, Luca tornava dal passeggio -e s'incontrava con la piccola Anna Maria convalescente -intorno al letto della mamma. Era allora -un gaio scoppiettio di adorabili sciocchezze, di fanciullaggini -commoventi e soavi. Ogni volta che usciva, -il piccolo Luca non dimenticava mai di portare -alla mamma o alla sorella qualche ghiottoneria -o qualche gingillo comperati dietro suggerimento -del papà e col denaro ch'egli gli aveva -dato a questo scopo. E Beatrice e Anna Maria aprivano -curiosamente i pacchetti, i cartocci. Ed -era allora una gara di sorrisi, di esclamazioni giojose, -mentre la lampada pioveva su quella soave -scena famigliare blandi e rosei riflessi. -</p> - -<p> -— Quale grande felicità tu mi dài, diceva talvolta -Giuliano intenerito alla moglie. -</p> - -<p> -— Oh, ma tu hai avuto altre felicità, ella rispondeva -con una punta d'ironia, troppo affettuosa -per saper ferire. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span> -</p> - -<p> -E Giuliano protestava con un sorriso buono: -</p> - -<p> -— Oh no, no, quella non è felicità.... La felicità -è vivere insieme la vita, aver dei bambini -belli e buoni come i nostri, una casa che si ama, -un nido prediletto, un focolare domestico che splenda -come un faro per illuminare il porto cui si ritorna -dopo una giornata di lotta e di lavoro... Vedi, -la felicità è questo: è tutta nostra la vita di adesso.... -</p> - -<p> -E la sua voce si faceva grave e vi passava -dentro come un tremito pel timore che quella felicità -dovesse, un giorno o l'altro, andare distrutta. -</p> - -<p> -Giuliano era profondamente felice. Solamente -qualche volta, quando Beatrice evocava qualche ora -del tempo passato, egli, commosso dalla pena discreta -della cara donna, preso dal rimorso per il -grande dolore di cui egli era stato causa e origine, -intenerito dalla generosità dell'adorata, abbassava -la testa e non trovava nulla da dire. Rimaneva -in un silenzio pieno d'amarezza e di dolcezza -nel tempo stesso, un silenzio di cui Beatrice -sapeva apprezzare la profonda e raccolta emozione. -Ed egli le diceva talvolta: -</p> - -<p> -— Io non sono degno di te. Io mi sento immeritevole -della tua bontà, tu mi fai troppo felice... -</p> - -<p> -E così la vita fluiva, blandamente. E la convalescenza -si avvicinava anche per Beatrice, tra le -parole eloquenti dei poeti prediletti e le trepide premure -dell'amato. Ella volle che Giuliano tornasse -a far dei versi per lei. Egli li improvvisò presso -il suo letto. E furono i più belli ch'egli avesse mai -scritto! -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span></p> - -<h3>VI.</h3> -</div> - -<p> -La tavola era imbandita con molta copia di fiori -sparsi su la tovaglia e nei vasi. Quella sera Beatrice -e Anna Maria, completamente ristabilite, lasciavano -il loro pasto misurato di convalescenti, tornavano -per la prima volta a pranzare con tutta la famiglia. -A quell'intimo pranzo che per lui segnava il completo -ritorno alla vita d'un tempo, Giuliano aveva -voluto che assistesse, oltre Loredano, anche Andrea -di Vele che tanto interessamento aveva preso per -lui, per Beatrice, per tutti loro in quella triste e lacerante -crisi della loro vita comune. -</p> - -<p> -Mentre la conversazione s'intrecciava con brillanti -scintillii di paradossi, di aforismi e di ironie fra -Loredano e Andrea di Vele, Farnese assaporava -tutta la delizia raccolta di quell'ora che non era come -le altre fugace, poichè era qualche cosa più di un -semplice episodio, era la rappresentazione della sua -felicità riconquistata, del suo nuovo destino. La sua -anima oramai non oscillava più fra le inquietudini -avverse della speranza e del dubbio. Un dolce convincimento -che la vita fosse buona e bella governava -i suoi pensieri ed i suoi sentimenti e tutto gli -sembrava animato come da una primavera novella, -come da un gioioso rifiorimento di tutti i migliori -suoi sogni. -</p> - -<p> -Più volte in quelli ultimi giorni, il ricordo di -<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span> -un'immortale terzina, gli era venuto al pensiero. Anch'egli -nel mezzo del cammino della vita s'era inoltrato -per una selva oscura, paurosa, senza uscita; -anch'egli, trascinato da un miraggio dorato aveva -smarrita la diritta via. Ma poi, perchè la vita era -buona, perchè egli aveva troppo sofferto per non -aver diritto al ritorno di un po' di sole e di un po' -di gioia, e perchè infine molto deve esser perdonato -a coloro che hanno molto amato, per un prodigio la -fitta selva oscura s'era diradata e s'era illuminata di -sole; facilmente, guidato da una mano ignota ma -fraterna, egli aveva trovato l'uscita e s'era di nuovo -incamminato per la diritta via della sua vita, dove -il sole splendeva in fiumi d'oro, dove le rose fiorivano -sotto la primaverile serenità degli eccelsi. -</p> - -<p> -— Oh il bene cancella tutto il male! esclamò -Loredano a proposito di un piccolo scandalo mondano -che in quei giorni faceva il giro dei salotti romani, -assumendo sempre nuovi aspetti e proporzioni -sempre maggiori. -</p> - -<p> -Giuliano non afferrò che quella frase isolata, e -gli parve che Leonardo avesse indovinato il suo pensiero, -avesse definito e precisato in quelle poche parole -quanto la sua anima sentiva confusamente. Sì, -il bene cancellava per lui tutto il male! Quella felicità -dell'ora presente sapeva allontanare ogni ricordo -delle angoscie passate. Egli aveva fatto il male -e ne aveva scontato il fio. Ma poi tutto era tornato -soave e sereno. Ed era giusto: poichè il bene cancella -tutto il male, egli non avrebbe dovuto soffrire -per sempre i tristi ed amari frutti del male che aveva -<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span> -seminato, inconsapevolmente, negli stessi giardini -della sua vita, quasi le illusioni lo avessero bendato -con rose intrecciate, quasi il miraggio lontano avesse -fatto scomparire ai suoi occhi tutto l'orizzonte prossimo -ed estremo in una fitta nebbia d'oro. -</p> - -<p> -Col cuore in festa e con l'animo sereno, egli -si gettò nella conversazione, quando un nuovo argomento -proposto da una frase di Andrea di Vele -lo attrasse e lo afferrò. Era già intento a far scintillare -le sfaccettature dei suoi paradossi geniali, quando -il viso glabro del domestico si chinò quasi a rasentare -il suo. L'uomo gli mormorò qualche parola all'orecchio. -</p> - -<p> -— Non avete detto che non ricevo? dimandò -Farnese un po' annoiato per essere stato interrotto. -</p> - -<p> -— La signora non ha voluto andarsene. Ha detto -che avrebbe atteso, ma che doveva vederlo d'urgenza. -</p> - -<p> -— Non vi ha dato il suo nome? chiese Beatrice. -</p> - -<p> -Il domestico negò. Loredano insistette: -</p> - -<p> -— È bella? è giovane? -</p> - -<p> -— Mi sembra, rispose il domestico. Ma è coperta -da un velo nero molto fitto. -</p> - -<p> -— E dove l'avete lasciata? dimandò Giuliano. -</p> - -<p> -— Nel primo salotto. Mi è parsa molto agitata. -La signora non voleva che l'annunziassi finchè -non avessero finito di pranzare. Ma io ho creduto -più opportuno di prevenirli subito. -</p> - -<p> -— Avete fatto bene, disse Beatrice, poi aggiunse -rivolta al marito: — È meglio che tu la veda e -te ne liberi sùbito. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span> -</p> - -<p> -Il domestico uscì. Giuliano, alzandosi con un -gesto di fastidio, si avviò: -</p> - -<p> -— Gl'importuni vengono a tutte le ore, mormorò. -</p> - -<p> -— Specialmente a quelle in cui quella loro qualità -può meglio emergere, aggiunse Andrea di Vele. -</p> - -<p> -Non appena Giuliano ebbe varcato la soglia -della sala da pranzo, anche Beatrice si levò e disse -ai due uomini con un sorriso delizioso: -</p> - -<p> -— Perdonatemi, ma voglio vedere anch'io -chi è questa donna. Mi compatirete, ma dopo quel -che è avvenuto ho paura di tutto e faccio un poco -la spia. -</p> - -<p> -Quasi di corsa uscì, si diresse nel salotto precedente -il gabinetto da lavoro del marito. Loredano -e Andrea di Vele, le gridarono: -</p> - -<p> -— Sarà un'attrice a spasso! -</p> - -<p> -— O una signora decaduta! -</p> - -<p> -— Non correte..... Non v'è da allarmarsi..... -</p> - -<p> -E sorrisero e risero di quelle apprensioni di -donna innamorata e gelosa. -</p> - -<p> -Intanto Giuliano era giunto nel suo gabinetto. -S'era inchinato entrando, senza guardare la visitatrice -inopportuna. Ma, rialzando lo sguardo, l'aveva -riconosciuta e d'un balzo s'era slanciato verso -di lei, l'aveva afferrata per un polso, mormorando -con voce strozzata dall'emozione: -</p> - -<p> -— Claudina! tu? -</p> - -<p> -— Io proprio, ella rispose fissandolo, disciogliendo -il suo polso dalla stretta. Non sono forse -nel mio diritto? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span> -</p> - -<p> -Trascinato nel vortice della sua nuova tempestosa -crisi di cuore e di conscienza, Giuliano -aveva completamente dimenticato, durante quei -quindici giorni, ogni suo dovere verso Claudina. -Dopo il biglietto lasciatole a Saint-Moritz al <i>bureau</i> -dell'albergo, egli non le aveva fatto più pervenire -alcuna notizia. -</p> - -<p> -— Sì, non sono forse nel mio diritto? ella -riprese dopo una pausa in cui non si sentì che -l'affanno dei loro due respiri. Tu mi hai abbandonata -come si abbandona un oggetto di niun -valore e del quale non si ha più bisogno. In una -angoscia suprema ho atteso per giornate intiere -il tuo ritorno, un tuo telegramma, una tua lettera, -una tua notizia qualsiasi. Io non vengo qui per -dirti quanto abbia sofferto, come abbia scontato -con lacrime roventi le gioie che un tempo godetti -con te. Sono venuta per udire dalla tua voce quel -che tu decidi e quel che tu hai fatto..... -</p> - -<p> -Le labbra di Claudina tremavano. Ell'era pallida -e disfatta ed il suo volto appariva come invecchiato, -sotto il fitto velo rialzato su la fronte -come una benda di lutto. I suoi occhi luccicavano -di lacrime e le guancie ne eran solcate. Giuliano -si sentì preso da una profonda pietà per quella -creatura ch'egli aveva amato e dalla quale era stato -tanto amato, per quella povera creatura umana su -cui il dolore per il suo abbandono doveva essersi -scatenato con una furia feroce. Egli fissava gli occhi -di lei incerti, febbrili, dove a volte guizzava un -bagliore, che sembrava di follìa. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span> -</p> - -<p> -— Voglio sapere da te, da te solo, ripetè Claudina -con la sua voce fremente, quel che tu decidi -e quel che tu hai fatto... Rispondimi francamente... -Non è una scena da romanzo d'appendice ch'io -vengo a farti.... Voglio solamente una confessione -leale e una decisione precisa.... -</p> - -<p> -Un lieve movimento della portiera di velluto -fece volgere Giuliano al momento che stava per -pronunziare una risposta di pietose menzogne e -di difficili inganni. La portiera si mosse un'altra -volta, il rilievo di un corpo umano vi si accennò. -Evidentemente, indovinò Giuliano, apprensiva e gelosa -Beatrice lo aveva seguito, spiava ed origliava -dietro la portiera. Egli temette di ferire con le sue -parole l'amata, temette di correre il rischio di perdere -anche per un'ora ciò che aveva riconquistato -con l'intensità del suo dolore e la profondità sincera -del suo pentimento. Disperatamente, dimenticando -quel che Claudina era stata per lui, egli parlò: -parlò non per la donna cui le sue parole s'indirizzavano -e che ad ognuna impallidiva sempre più -e vacillava reggendosi ai mobili; ma parlò per colei -che ascoltava dietro la portiera, per colei che -doveva trarre da quelle sue parole l'ultima prova -di sincerità e di pentimento, per colei che doveva -considerarle come un sigillo di sangue posto sul -passato doloroso e colpevole. -</p> - -<p> -— Io ho fatto, egli disse, ciò che il mio dovere -mi imponeva. Se sono stato pazzo e colpevole, -ora son saggio e pentito. La follìa di un minuto, -di un'ora, non poteva, non doveva avere per -<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span> -conseguenza la rovina della mia famiglia, il dolore -di tutti i miei. La grave malattia della mia bambina -mi ha richiamato al mio dovere di padre e -di marito. Io ho trovato un'anima generosa e nobile -che ha saputo perdonare ed indulgere perchè -sapeva il mio pentimento sincero ed i miei nuovi -propositi fermi e virili, un'anima eletta che ha saputo -perdonarmi senza un richiamo, senza un rimprovero -per tutto il male ch'io avevo osato contro -di lei. Ecco quel che io ho fatto, ecco quello ch'io -dovevo fare! -</p> - -<p> -Claudina aveva chiuso gli occhi. Aveva l'apparenza -macabra d'un cadavere che si reggesse -ad un mobile per un'ultima energia dei nervi. -Sempre in quell'attitudine d'infinito dolore, ella -parlò: -</p> - -<p> -— Ti ricordi quello ch'io ti dissi, un giorno, -in questa medesima stanza? Per te il mio amore -è stato un gioco, un capriccio, un triste episodio -della tua vita ritornata adesso felice. Per me invece -è stato tutto: la vita ed il sogno.... Ed io ho -tutto perduto! Io non ti faccio un solo rimprovero, -ti amo troppo ancóra per desiderarti del male. Saprò -scomparire dalla tua vita e dal tuo destino, per -sempre. Mi sembra che tutto sia tenebra nell'avvenire... -Oh che gelo e che orrore! -</p> - -<p> -Ebbe un brivido, quasi vedesse la tenebra fosca -che evocava, quasi ne sentisse il gelido abbraccio. -Attese forse una parola di Giuliano? A un tratto -ella si mosse, si avviò verso la porta. Farnese la -seguì dolente e commosso, ma tranquillo per l'esito -<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span> -che l'incontro temuto aveva raggiunto. Quando -Claudina stava varcando la soglia, Giuliano vide -luccicare nella mano di lei un piccolo oggetto di -argento e, slanciandosi, fece appena in tempo a -prendere fra le braccia la sua povera amante che -si rovesciava indietro, senza un grido. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span></p> - -<h3>VII.</h3> -</div> - -<p> -Tre giorni dopo, a Firenze, Giuliano Farnese -seguiva il convoglio funebre di Claudina Rosiers, -tra una folla di uomini celebri e di mondani, di -giornalisti e di attori. Egli aveva al suo fianco -Loredano e camminava a breve distanza dal carro -ch'era interamente coperto di corone di fiori. Giuliano -ricordava i nuovi affanni di quei giorni, dopo -il fulmineo suicidio di Claudina sotto i suoi occhi. -Il padre di lei aveva voluto ch'ella fosse sepolta -a Firenze, ubbidendo così ad un desiderio espresso -da Claudina durante la sua breve agonìa, il desiderio -di riposare presso sua madre sotto la -terra ch'ella amava, sotto quel chiaro trasparente -cielo toscano prediletto al suo cuore. Farnese e -Loredano s'erano incaricati di accompagnare la -salma a Firenze. Entrambi rivedevano le tristi tappe -di quel lugubre viaggio in compagnia della morta. -Giunti la sera innanzi, la salma era stata deposta -alla stazione di Porta alla Croce. Ed ora il -funerale aveva luogo in quell'ineffabilmente dolce -pomeriggio fiorentino. Essi si ripromettevano di -ripartire la sera stessa per Roma, dove Beatrice, -profondamente e nuovamente colpita dall'inattesa -catastrofe, aveva estremo bisogno delle loro cure -e dei loro affetti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span> -</p> - -<p> -Il corteo procedeva. Quantunque si fossero tenute -rigorosamente celate le circostanze in cui era -avvenuto e le cause che l'avevan provocato, il suicidio -di Claudina era oramai cosa da tutti risaputa. -Ognuno quindi componeva a piacer suo lo svolgimento -del dramma, ognuno faceva liberamente galoppar -la fantasia per veder d'indovinare a quale impulso -avesse obbedito e a quale disperazione avesse -ceduto la giovane donna, decidendosi a quel passo -estremo, gettando via in un minuto tutta la primavera -della sua giovinezza, disdegnando le promesse -della vita, le lusinghe dell'avvenire. Qualcuno aveva -mormorato che un amore ardentissimo per Giuliano -Farnese non era estraneo all'epilogo tragico di quella -giovinezza d'artista cominciata fra i rosei albori della -bellezza e del trionfo. E Giuliano comparendo, non -ostante i consigli degli amici, a quel funerale aveva -inteso intorno a sè il palpito ed il susurro di una -curiosità irriverente che spiava i suoi atti, il suo -volto, le sue rare parole. Aveva avuto orrore di quell'apparenza -ch'egli doveva avere d'eroe romantico, -d'uomo fatale per cui una donna s'uccide a vent'anni. -Gli sembrava che tutti fossero sul punto di gridargli -la sua responsabilità e additargli il rimorso che -avrebbe dovuto avvelenare tutta la sua vita. Il ribrezzo, -la vergogna lo soffocarono. E, quando udì tra -le parole di coloro che lo circondavano susurrare -il suo nome, afferrò il braccio di Loredano, lo supplicò -perchè si allontanassero, perchè ponessero fine -a quel supplizio del suo cuore e della sua conscienza -atrocemente spietato. Ma suo cognato non cedette, -<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span> -lo trattenne, lo rincuorò! Abbandonare il corteo in -quel momento e in quel modo, sarebbe stato peggio -di una confessione; ed egli facendolo avrebbe ubbidito -a un egoismo riprovevole, avrebbe ceduto ad un rispetto -umano del quale non era nemmeno generoso -verso la povera morta sentire in quel momento il -richiamo. -</p> - -<p> -Giuliano si calmò, diede ascolto al cognato. Con -occhi attoniti si guardava intorno tra quella folla -di scrittori, di giornalisti, di mondani e di artisti, -molti dei quali avevan conosciuto Claudina solo per -un quarto d'ora e per semplici incontri professionali. -I più eran venuti dietro quel convoglio per farsi vedere, -per essere notati, perchè il funerale di una -grande attrice come Claudina Rosiers era una cerimonia -di mondanità cui non era lecito mancare, -come non lo era il non presentarsi poco più tardi -alle Cascine e più tardi ancóra da Giacosa in via -Tornabuoni, come non lo era il non occupare la -sera una poltrona della Pergola e, dopo mezzanotte, -un tavolino di Melini o di Capitani. Quanti erano, -pensava Giuliano, coloro che veramente soffrivano -e piangevano lacrime ardenti per la tragica fine di -Claudina Rosiers? Oh ben pochi, ben pochi! E nulla -era più triste di quella menzogna umana, di quella -commedia delle convenzioni sociali che non s'arrestava -nemmeno in presenza d'una tomba e d'una -morta. Giuliano sentì un braccio appoggiarsi sul -suo. Si volse di scatto, riconobbe Lorenzo Ronda, -un collega celebre, un autore drammatico avvezzo -ai trionfi: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span> -</p> - -<p> -— Abbiamo una grande attrice di meno, caro -Farnese, gli diceva Lorenzo Ronda. E veramente -noi autori non ci troviamo in tale abbondanza di -interpreti degne per non doverla rimpiangere. Non -vi pare? -</p> - -<p> -— Sì, è vero, era una grande attrice, rispose -Giuliano ferito dall'accento quasi scherzoso del suo -interlocutore. -</p> - -<p> -— Sapete nulla su la causa del suo suicidio? -dimandò Lorenzo Ronda curiosamente. Mi dicono -che voi siate stato un suo amico molto intimo e -in tal caso sarete in grado di saperne più di noi. -La voce che ha avuto più credito, è questa: pare -che Claudina fosse l'amante di un uomo del popolo, -un bel giovane, un ercole, che la batteva a suo -piacere e che viveva coi denari di lei. La disgraziata -era molto innamorata di cotesto bel mobile -e dicono che sia giunta ai peggiori avvilimenti per -procurargli del denaro..... -</p> - -<p> -— Ma è un'infamia! proruppe Giuliano pallidissimo. -</p> - -<p> -— È giunto il giorno, proseguì Lorenzo Ronda, -in cui il denaro non è più bastato. I debiti sono -incominciati, finchè Claudina non ha trovato più -nemmeno l'ombra del credito. Allora il suo amante, -vedendo che da lei non v'era più nulla da sperare, -l'ha lasciata per una ballerina di quarant'anni. Conclusione: -nella disperazione dell'abbandono e della -rovina finanziaria, Claudina si è uccisa. È una -morte veramente ingloriosa ed è un dramma molto -volgare! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span> -</p> - -<p> -— Oh che infamia! oh che infamia! esclamò -Farnese con un accento di supremo disgusto. E -voi, Ronda, che l'avete conosciuta, che le avete voluto -bene, avete potuto creder questo di lei, avvilirla -così bassamente, raccogliendo le immondizie -che la viltà umana gettava su la sua bara!.... Oh -quale tristezza e quale orribile mondo è il nostro.... -</p> - -<p> -Lo scrittore rallentò il passo, perdette di vista -Ronda ch'era entrato in un altro gruppo, sorridendo. -Egli provava una nausea atroce. Lo spettacolo di -bassezza umana, che quel funerale offriva, sorpassava -ogni sua più truce imaginazione. Ecco, ecco che -Claudina, la stella di ieri, l'adorata di ieri, era morta -gettando la vita per un bel sogno distrutto, per un -nobile ed altissimo amore purtroppo irraggiungibile; -ecco ch'ella chiudeva, con un epilogo ch'era una solenne -tragedia, una vita vissuta nel più puro dominio -dell'ideale e del sogno; ecco che ella si gettava nelle -ombre dell'al di là, uscendo al gelo della vita e del -dolore dopo il radioso e sublime incantesimo di un -miraggio di gloria e d'amore; e la sua tomba non -era ancóra chiusa ed il suo corpo era quasi ancóra -caldo che già la malvagità umana s'esercitava a violare -il segreto della sua fine e il mistero della sua -anima e le attribuiva una bassa esistenza da donna -che si avvilisce per il bacio di un ercole, una fine banale -da donna ricoperta di debiti e abbandonata dall'amante -che preferisce alle sue le carezze di una -ballerina di quarant'anni! -</p> - -<p> -Altre viltà umane giunsero all'orecchio di Farnese -<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span> -e partivano da un gruppo di giovani scrittori e -di poeti che ora camminavano dietro di lui: -</p> - -<p> -— Era l'amante di un senatore... diceva uno. -</p> - -<p> -— E prima lo era stato di un cardinale.... Quirinale -e Vaticano! -</p> - -<p> -— Ma pretendete forse, obbiettava un terzo, di -ritrovare tutta la genealogia dei suoi amanti? Saremo -al cimitero che non avrete ancóra finito! -</p> - -<p> -Farnese si volse con un gesto d'ira che seppe -reprimere a stento. Come fare? Poteva egli prendere -le parti dell'estinta e difenderla dagli insulti, dal -fango che la strada gettava contro di lei, su i fiori -della sua tomba? Con quale dritto e sotto quale veste? -Intanto egli aveva riconosciuto colui che aveva -parlato per ultimo: era un poeta, un poeta delicato -e profondo, un giovane di grande ingegno di cui -Farnese aveva favorito ed appoggiato le prime armi -vittoriose. Lo chiamò presso di sè con un gesto; il -giovane accorse: -</p> - -<p> -— Che cosa desiderate, maestro? domandò. -</p> - -<p> -— Lasciate andare questo «maestro»; non -ne è il caso, nè il momento, rispose Farnese: poi -aggiunse dopo una pausa: — Come parlate, Turreni! -E siete voi, voi un poeta, un uomo che nei -suoi versi afferma i sentimenti più elevati e più -nobili, siete voi che parlate in quel modo di Claudina -Rosiers, dimenticando che ne seguite il feretro! -Che ne sapete voi dei suoi amanti? Li conoscete? -Ne avete le prove? Ah, vi è stato detto: -e voi avete prestato fede alle viltà degli altri! E -intanto il suicidio di una donna a vent'anni, nel -<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span> -più bel vigore della giovinezza, nel più radioso -splendore della bellezza, il suicidio di una donna -per cui la gloria e forse l'amore riserbavano i baci -più inebrianti e gli allori più verdi, non vi dice -nulla, non vi commuove profondamente, non vi fa -pensare che nella sua morte vi sia un grande mistero, -ch'ella sia stata abbattuta da un grande dolore, -ch'ella sia stata uccisa per un crudele risveglio -da un sogno sublime? E voi siete un poeta! -E stamane avrete scritto dei bei versi e stasera -ne farete degli altri per una donna che voi amate -e che vi ama! Voi non potete credere, Turreni, -quanto dolore mi abbia fatto l'udirvi parlare così. -Ho avuto bisogno di dirvelo. E ascoltatemi, mio -caro poeta, voi che siete giovane: siate buono, -siate generoso, siate poeta nella vita anche e non -solo quando siete seduto alla vostra scrivania. Credetemi: -al mondo non vi è che l'onestà, nella vita -non vi è che la bontà, che possan rendervi felice.... -Ed ora tornate coi vostri amici, non vi trattengo -più. Ho voluto dirvi tutto questo perchè vi -voglio bene, quantunque conosca troppo i giovani -per non credere che voi, anche se le mie parole -vi hanno commosso, ma per posare a uomo forte, -a scettico, a <i>blasé</i>, appena tornato fra i vostri amici -vi affretterete a dire: «Miei cari, decisamente Giuliano -Farnese si è rimbecillito!» -</p> - -<p> -Prima che il poeta potesse protestare a quella -conclusione inattesa, Farnese si era allontanato per -raggiungere Loredano che era ricomparso qualche -passo avanti. Il corteo aveva oramai percorso buona -<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span> -parte del viale dei Colli ed era già a San Miniato. -Una carrozza chiusa stazionava lì presso. Giuliano -prese per un braccio Leonardo, si diresse con lui -verso la carrozza: -</p> - -<p> -— Proseguo in carrozza. Vieni con me. -</p> - -<p> -Salirono, la vettura si mosse a fianco del -corteo. -</p> - -<p> -— Credimi, diceva Giuliano, non reggevo più. -Tu non puoi imaginare quante sieno le infamie che -ho inteso lanciare contro la povera Claudina. E -dire ch'ella non aveva fatto mai male ad alcuno! -È proprio la cattiveria, la perversità degli uomini -che non risparmia nessuno, non rispetta più nemmeno -le tombe, non teme nemmeno il mistero della -morte: e gli uomini non pensano che presto o -tardi in quel mistero dovranno profondare anche -loro e dimenticano che allora altri uomini faranno -contro di essi, ciò che essi osano presentemente. -</p> - -<p> -Tacquero, ognuno assorto nei proprii dolorosi -pensieri. -</p> - -<p> -— Dove siamo? domandò Leonardo chinandosi -allo sportello. -</p> - -<p> -— Al piazzale Michelangelo... Guarda, guarda -che meraviglia! esclamò Farnese accennando il -panorama divino, d'una bellezza quasi fantastica. -</p> - -<p> -Per un ingombro di carrozze il corteo si soffermò. -I due discesero di carrozza, s'avvicinarono -al limite del superbo piazzale. -</p> - -<p> -In basso s'apriva la conca verde bellissima, -dove Firenze risplendeva come avvolta d'un fitto -pulviscolo d'oro. Tutt'intorno era la corona primaverile -<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span> -delle colline digradanti come un anfiteatro -meraviglioso. Qua le colline di Settignano, più -in là la Castellina di Montughi, e poi l'asilo principesco -di Careggi. Al centro l'oasi dorata di Firenze, -traversata dalla striscia d'oro del fiume, che -splendeva in una gloria di riflessi sotto il sole vivo. -E tutt'intorno, nella verdissima conca e su per le -colline d'una morbidezza di verde e d'una delicatezza -di penombre e di sfumature che si sarebbero -potute creder drappeggiate di velluto, fino in fondo -all'orizzonte ed agli Appennini, era la Toscana, la -Toscana sublime, il giardino dove la natura profuse -follemente i suoi tesori eterni, la Toscana incantata -tra i monti cesellati e le pianure in cui il -sole ha indorato fin le più umili pietre, e in cui -fin della polvere ha fatto un pulviscolo d'oro; la -Toscana coi suoi paesaggi semplici ed ingenui, -così limpidi, così precisi, così coloriti che sembran -vignette, dove fin nei più umili villaggi s'eleva -verso il cielo la forza e l'ardire delle torri che sembran -ceselli e dei campanili che sembran ricami, -tra le schiere malinconiche di cipressi disposti in -bell'ordine come denti di un pettine prestigioso; -la Toscana, infine, dalla grazia profumata e tenera -la beata parte di mondo dove il cielo è trasparente -come un cristallo, l'aria dolce e blanda come una -carezza, la beata terra che il cielo adora, quel cielo -che sotto la carezza bionda del sole palpita leggermente -in un fremito voluttuoso, come un bel seno -di donna sotto la tepida carezza di un bacio. -</p> - -<p> -I due furono scossi dalla loro estasi per i rumori -<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span> -del corteo che si rimetteva in moto verso il -cimitero delle Porte Sante. Quale tristezza era l'accompagnare -alla sua ultima dimora in quel dì sereno -una donna di vent'anni morta per lui, perchè -ella non poteva non amarlo, mentre egli non poteva -amarla. Troppo tardi ell'era giunta nella sua vita. -E il tragico grido di Dante Gabriele Rossetti risuonava -nell'anima sua: «Guardami in volto: io mi -chiamo «Ciò che avrebbe potuto essere». — E mi -chiamo anche: <i>Mai più! Troppo tardi! Addio!</i>» -</p> - -<p> -Dallo sportello della vettura Farnese riconobbe -un uomo che seguiva il corteo in distanza, solitario, -pallidissimo. Senza pensarci due volte lo scrittore -saltò giù dalla carrozza, raggiunse quell'uomo che -altri non era che Lorenzo Gray, l'attore scomparso -dopo commessa l'infamia ch'era causa ignorata di -tutto quel fosco dramma, l'uomo che aveva ardentemente -amato Claudina, sino alla pazzia, sino alla -infamia. Quando Farnese stava per raggiungerlo, -Gray si volse, vide e riconobbe lo scrittore. Senza -parlarsi, fissandosi con gli occhi che si riempivan -di lacrime, i due uomini si strinsero la mano convulsamente, -a lungo. -</p> - -<p> -— Ella avrebbe potuto amarvi e voi l'amavate! -mormorò Giuliano più tardi. -</p> - -<p> -— Ella vi ha amato e voi non avete potuto -amarla, rispose Lorenzo Gray. -</p> - -<p> -Il bieco fantasma del destino mancato apparve -ad entrambi. -</p> - -<p> -— Quale epilogo! mormorò Lorenzo Gray. Io -non potrò vivere ormai che con la sua religione -<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span> -nel cuore. Il suo ricordo e il suo amore mi seguiranno -nella tomba. Io l'ho troppo amata ed ho -troppo sofferto per lei; e son pel cuore due stimmate -che non si cancellano più! -</p> - -<p> -— Ed io! esclamò lo scrittore. Quando si è, -come io sono, la causa di un dramma così terribile, -si è condannati ad averne per tutta la vita il -fosco rimorso nel cuore. Il fantasma di lei quale -la vidi l'ultima volta, quale la vidi cadere fra le mie -braccia, non mi lascerà mai, io lo sento.... -</p> - -<p> -Giuliano avrebbe voluto aprirsi, confessarsi -con Lorenzo Gray. Sentiva bene che tra tanta menzogna -che seguiva la salma di Claudina i loro dolori -erano i soli, o almeno i soli sinceri, profondi -e insanabili. Sarebbe stato buono blandirli a vicenda, -parlare di lei, di lei scomparsa, rievocarne -lo spirito rivivendone i ricordi. Ma egli sentiva in -Lorenzo Gray una certa ritenutezza, una certa freddezza -di parola e d'accento; e gli occhi di lui non -s'eran più incontrati coi suoi dopo il primo momento, -dopo il primo saluto e la prima comunione -di dolore. Spiegava il contegno di Gray pensando -che questi lo faceva responsabile del dramma, che -lo odiava forse per avergli strappata, incontrandosi -su la sua strada, quella che poteva essere -la felicità della sua vita. Egli non poteva certamente -indovinare che nulla di tutto questo era nel -cuore dell'attore, ma solo un grande rimorso pensando -al male ch'egli aveva fatto a Farnese, ricordando -ch'egli era stato con la sua ira e la sua -gelosia la causa iniziale del dramma di cui ora -finiva l'epilogo! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span> -</p> - -<p> -Non di meno nessuno dei due si distaccava dall'altro. -Anche tacendo i loro dolori si sposavano, -si sorreggevano; ed i due cuori battevano all'unisono -per un'angoscia comune ad entrambi. -</p> - -<p> -Si separarono solamente quando, dopo che la -cassa fu calata nella fossa, le prime palate di terra -caddero sul legno mortuario. Sentirono allora di -non potersi nè guardare nè parlare senza piangere; -e poichè avevano il pudore di rivelare il loro -lutto e la loro angoscia innanzi alla folla, si allontanarono -l'uno dall'altro senza una parola, senza -un saluto, benchè sentissero che la morta nel mistero -dell'al di là li aveva indissolubilmente uniti -coi vincoli sacri di un'amicizia di dolore. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span></p> - -<h3>VIII.</h3> -</div> - -<p> -Ritornavano dal cimitero delle Porte Sante, -mentre il tramonto s'approssimava, distendendo nel -cielo veli più accesi tra un pulviscolo d'oro più vivo -e più denso. Farnese s'appoggiava al braccio di -Loredano e nessuno dei due aveva fino a quel momento -saputo rompere il silenzio. Infine Loredano -disse serrando il braccio del cognato: -</p> - -<p> -— Vuoi che camminiamo ancóra? Il tramonto -è bello, l'aria è dolce, Firenze è soave. E noi abbiamo -bisogno di aria libera e di un po' di bellezza -dopo le emozioni di questi giorni e di oggi. -</p> - -<p> -Farnese non rispose. Loredano lo fissò, spiando -nei suoi occhi l'intime tristezze, poichè vedeva disegnarsi -sul volto di lui le orme d'un tumulto sentimentale -dei più violenti. -</p> - -<p> -— Tu sei triste, disse allora Leonardo. La morte -di Claudina è stato per te un grande colpo, lo comprendo; -ma tu non devi preoccuparti così, non puoi -ritenerti responsabile di quanto è avvenuto. La forza -delle cose ha voluto che avvenisse quanto nè la tua -onestà nè la tua bontà avrebbero potuto scongiurare. -Col destino non si lotta, lo si subisce. Non -lo si spezza, ma si può essere spezzati. È una lotta -inuguale, pari a quella che avresti con un nemico -che ti assale nell'ombra e di cui tu non puoi scorgere -<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span> -nè l'atto, nè l'arma. Non ti puoi attribuire -quindi una colpa che non hai. -</p> - -<p> -— Una colpa che non ho! esclamò Farnese. -Oh fossero giuste e fossero vere queste tue parole. -Ma non è così, non è così.... Da quella sera in cui -Claudina è caduta moribonda tra le mie braccia -tutto mi appare sotto una nuova luce e sotto un -nuovo aspetto. E mi domando: perchè Claudina si -è uccisa? Ella si è uccisa perchè mi amava, perchè -le ho fatto credere in un momento di follìa -che avrei saputo amarla per sempre d'un amore -profondo e veemente... Il capriccio solo mi dettava -le parole dell'amore, di quell'amore che per me era -altrove, tanto presso a me che io non lo vedevo e -non lo indovinavo perchè m'era troppo vicino... -</p> - -<p> -— Ella ti ha amato, rispose Loredano e tu -l'hai amata per quanto hai potuto. Fosti più leale -abbandonandola e confessandole di non amarla più; -la tua colpa sarebbe stata maggiore se tu le avessi -mentito, se tu avessi recitato per lei l'ignobile commedia -del sentimento. -</p> - -<p> -— Oh ma vi sono delle responsabilità che non -son nostre, esclamò Giuliano Farnese con impeto -d'emozione, ma che divengono nostre poichè il -destino ce le impone.... Quando io penso che se -non l'avessi mai incontrata ella a quest'ora vivrebbe, -sarebbe felice, i suoi parenti non sarebbero -in lacrime... Ell'era una donna d'amore, nata per -l'amore; e forse avrebbe appartenuto ad un uomo -che avrebbe saputo e potuto amarla facendola beata, -a Lorenzo Gray per esempio... E sarebbe una moglie -<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span> -soave, una madre felice per i figli ch'ella -avrebbe avuto da un amore giusto e nobile, da -confessarsi senza ritegno innanzi al mondo intero! -Mentre invece ella mi ha incontrato, ella mi ha -amato ed ora non è che un cadavere, chiuso nello -zinco della sua cassa, oggi ancóra bella nel suo -sonno eterno e domani putredine... Oh se io avessi -saputo e se avessi potuto prevedere, come avrei -avuto il coraggio e la forza di respingerla, di deluderla, -di allontanarla da me....... Ma che sapevo -io? Era un'attrice bella e giovine e l'inganno del -palcoscenico, della vita di teatro, m'impediva -d'intendere ch'ella non era come le altre! Come -avvengono questi incontri fatali? Chi sa? Chi ci -spinge? Chi ci guida? È la forza delle cose, come -tu dicevi poc'anzi....... Dapprima la possibilità del -dramma non appare e l'epilogo sembra tanto lontano -tra tante nebbie rosee, e tutto è così dolce, -così bello... Ma poichè ella mi amava ed io ero fuggito -con lei, avessi almeno avuto l'energia di finger -d'amarla, di non tornare a Beatrice, di rinunziar -per sempre alla mia felicità pur che non fosse -spezzata la sua vita...... Sì, sì, tutto, tutto sarebbe -stato meglio di ciò che è avvenuto.. Ella è morta, -orribilmente... Sì, sì, tutto sarebbe stato meglio... -Ah se io non l'avessi mai incontrata! Ella sarebbe -viva adesso, sorriderebbe forse ai baci di una sua -creatura, sotto lo sguardo di un uomo amante ed -amato.... Invece il crepuscolo scende su i due cipressi -che ombreggian la sua tomba, lassù, al cimitero -delle Porte Sante... Ell'è morta, è morta, e -<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span> -tutta la mia angoscia e tutto il mio rimorso non -posson più nulla per lei e forse anche ella li ignora!... -</p> - -<p> -Lo scrittore procedeva così, parlando a scatti, -ripetendo le stesse frasi, gli stessi lamenti e gli stessi -rimpianti; aveva gli occhi fissi a terra, la voce dolorosa, -il passo greve e s'appoggiava pesantemente -al braccio di Loredano. -</p> - -<p> -Questi sorrise, scrollò il capo dicendo: -</p> - -<p> -— Sono nubi passeggere, orizzonti foschi che -dilegueranno ben presto, quando tu sarai tornato a -Roma tra tua moglie e i tuoi figli, che ti mostreranno -quale sia la vera tua vita e come tu non abbia -alcuna responsabilità nel dramma cui sei stato -partecipe. Tu hai detto più volte che, sopra tutto e -contro tutto, ognuno deve vivere la propria vita. Ebbene, -quella è la tua vita e tu devi viverla, intera, -senza ambascie, senza rimorsi... E poi, tu lavorerai, -e nel ritorno al lavoro tu troverai il miglior conforto, -poichè — e son tue parole anche queste — nel -dolore il miglior farmaco è la disciplina del lavoro -e dell'arte... -</p> - -<p> -— Ah, ma chi sa, proruppe Farnese con un -accento di strazio, chi sa se io potrò più lavorare? -L'arte è stata per me il sogno sovrano e imperioso. -Ebbene, questo sogno io l'ho raggiunto, io l'ho coronato. -Quale fu l'ideale che mi spinse a prendere -in mano una penna? Fu un ideale molto semplice, -molto orgoglioso e che m'appariva allora molto -bello... Creare, creare, sognare e comunicare ad altri -i miei sogni, pensare e disciplinare gli altri ai -miei pensieri; aver centinaia e migliaia di persone -<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span> -che vi leggono, che vi ammirano, che vi ascoltano, -che corrono ai vostri libri come ad una fonte di gioia -e di bellezza, e si commuovono per ciò che la vostra -fantasia e la vostra ispirazione han creato, e aprono -le loro anime, le loro intelligenze e le loro conscienze -al polline fecondo che si sprigiona dalle vostre opere -e che il vento della gloria, dell'entusiasmo e della -bellezza porta fino a loro! -</p> - -<p> -— Ma questo sogno tu l'hai realizzato! esclamò -Loredano. Tu hai una folla che ti ama, che ti -ammira, che attende da te un insegnamento, un -esempio, una dottrina. -</p> - -<p> -— Ed è appunto quello che mi atterrisce adesso, -mormorò Farnese. Quando quell'ideale è divenuto -realtà, quando vi trovate a metà del vostro cammino, -una inquietudine, un dubbio vi angosciano, -uno sgomento vi assale. Tutta la responsabilità -dello scrittore vi appare, non appena un fatto -tragico, un dramma al quale, come io son per -quello di Claudina Rosiers, vi troviate partecipi, -v'illumina quale può essere il bene ed il male compiuto -da quelle opere che voi scriveste senza preoccupazioni -di effetti morali e di risultati fatali. Io -son giunto a questo bivio minaccioso. Io mi dico: -«Sì, io ho compiuto un'opera, un'edifizio morale -ed intellettuale che può essere più o meno bello, -più o meno saldo, più o meno adorno, ma che -esiste, è noto, è, in una parola.... Da quest'edifizio, -da quest'opera la mia voce va pel mondo, raggiunge -le anime e le intelligenze, è una forza, una -attività, una molla per l'avvenire. Uomini, donne, -<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span> -giovani e vecchi s'interessano a quello ch'io dico, -a quello ch'io so, subiscono la mia influenza, più -o meno energica a seconda della resistenza che -trova in loro. Quale sarà quest'influenza? Quale ne -sarà il risultato? Claudina Rosiers, per esempio, è -stata una di costoro: ella ha subito, largamente, -interamente, profondamente l'influenza dell'opera -mia, delle mie idee. E il risultato è stato quello che -noi pur troppo sappiamo.... Credi tu che Claudina -mi avrebbe amato come mi amò, credi tu che si -sarebbe uccisa, se non avesse ricevuto nell'anima -sua i germi della mia opera e quelli di opere simili -alla mia, se dai miei libri non avesse appreso -che l'amore è il fine, lo scopo, la ragione della -vita, che esso è la sola cosa bella nel mondo e -che il connubio di quello con la gloria è quanto di -più portentoso può sognare e agognar l'uomo per -avvicinarsi a Dio? Ella si fece un'idea falsa della -vita, un'idea fallace, troppo lirica, non più umana dell'amore. -E quando, imbevuta di quelle idee, affascinata -da questi sogni e soggiogata dai miraggi dorati -che i miei libri le offrivano, quando ella si è -trovata al conspetto della vita qual'è, la vita vera -che noi tutti viviamo e non quella fastosamente -adorna e imaginosamente poetizzata dai romanzieri -e dai poeti, allora ella non ha trovato più nulla intorno -a sè, le è parso che la vita fosse brulla e il -mondo gelido, senza la luce e la fiamma della sua -chimera, e si è uccisa.... E anche nel momento in cui -ella prendeva un'arma per uccidersi ella ubbidiva ai -nostri insegnamenti.... Siamo stati noi i primi a insegnare -<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span> -che è dolce e grande morire per l'amore, e, -credimi, libri come <i>Rolla</i> o come <i>Werther</i> hanno -fatto più male all'umanità di quanta sia l'arte o la -bellezza che dovrebbe, ma non può, giustificarli.... -L'influenza dei nostri libri spinge i deboli, i sognatori, -gli illusi, i poeti verso il bene o verso il male? -È questo il dubbio angoscioso che ci assale a mezza -via.... E quando un fatto come il suicidio di Claudina -ci dice che la nostra opera può persuadere -e sospingere verso il male questi deboli, questi -sentimentali, questi ignoranti, allora si sente una -truce condanna in quel terribile tribunale inesorabile -che è la nostra conscienza e non appare più -possibile il lavoro, poichè sarebbe forse altra fonte -di male, altri germi cattivi per le anime degli uomini, -altre piante velenose gettate noncurantemente -o delittuosamente nei giardini della vita, -sotto l'inganno dei più prestigiosi colori, con l'illusione -dei profumi più inebrianti e degli splendori -più fulgidi! No, no, io ho ben altro da fare che il -lavoro di un tempo.... Devo guardare bene in faccia -la mia responsabilità in questa avventura sinistra -ed in tante altre che posson somigliarle e devo -pentirmene ed espiarla.... -</p> - -<p> -Ma Leonardo non si dimostrava convinto. Aveva -fatto più volte cenno di volere interrompere le parole -di Giuliano e alla fine scosse le spalle e replicò: -</p> - -<p> -— Tutto ciò che tu dici non mi sembra esatto, -nè giusto. Prima di tutto, e poichè tu esemplifichi, io -non credo che la tua opera abbia esercitata su Claudina -Rosiers l'influenza fatale che tu deplori. Ma -<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span> -anche ammettendolo, che significa? Per una donna -debole e romantica che non seppe discernere o distinguere -e ciecamente credette, per una vittima, per -un dolore, tu devi trascurare tutti i risultati di grande -arte e di bellezza raggiunta che son nella tua opera? -Mi sembra come tu dicessi che non bisogna coglier -le rose perchè vi è qualche spina, che non sono belli -i fiori perchè ve n'è qualcuno velenoso, che la natura -non è gloriosa perchè vi è qualche insetto. E -con queste tue idee tu potresti consigliare ad un generale -di non fare una guerra, di non armarsi per -una difesa o per una conquista, perchè qualche soldato -può morire; tu potresti consigliare la soppressione -delle ferrovie perchè qualche scontro può fare -delle vittime umane; tu potresti giungere a dire che -l'arte è cattiva e dannosa perchè qualcuno trae dai -libri un suggerimento fallace e ciecamente vi adempie, -come un fanatico! E poi, voglio dirti di più, voglio -anche ammetterti che una responsabilità esista -per lo scrittore: ma questa responsabilità comincia -e finisce nè più in qua, nè più in là di quanto -noi abbiamo direttamente, nettamente, ostinatamente -voluto... Se qualcuno fraintende e si illude, non per -questo ci dobbiamo arrestare, come tu non spengi -un lume quando una farfalla, aliandovi intorno, viene -a bruciarsi le ali o a trovare su la fiamma la morte! -</p> - -<p> -Vi fu una pausa. Poi Farnese ribattè: -</p> - -<p> -— Sarebbe molto comodo ciò che tu dici! Ma -è altrettanto falso e la prova si è che nella tua -propria conscienza nemmeno tu mi sgravii di un -rimorso per aver indicato a quella giovinetta il -<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span> -miraggio dei sogni, di un'illusione di amore e di -gloria e di un alloro fraterno, fraternamente diviso -per uno slancio fraterno di bellezza e di genio. -E tu non vorresti trovarti nelle mie condizioni e -nelle mie inquietudini! Io vedo bene l'azione dei miei -libri, la vedo entrar nei cuori e nelle menti, mutare, -rovesciare, viziare, abbattere o minare. È inutile -che tu neghi e che tu sorrida.... È vero o no -che questo sogno sublime di un alloro fraterno, di -un amore nella gloria, è in uno dei miei libri migliori?.... -È vero o no che Claudina ha ubbidito a -questo vano miraggio e che io, seguendola nel suo -amore, ho favorito la sua chimera?... È vero o no -che per questo miraggio la mia famiglia è stata -sfasciata, è vero o no che mia moglie ha pianto -lacrime roventi, che Lorenzo Gray ha sofferto, che -io stesso ho attraversato inenarrabili torture?.... -È vero o no che quando io ho voluto rompere -l'incanto, Claudina si è uccisa perchè troppo atroce -era il risveglio, perchè un sogno superbo e grande -quale era il mio da Claudina cullato, non ammetteva -che un epilogo tragico, data l'anima in cui -il triste germoglio era caduto?... E come potrò io -obliare tutto questo? La verità è che tutti abbiamo -un dovere da compiere. Il mio era quello di non -finger la vita nei libri quale essa non è, e di non proporre -illusioni che possono abbagliare, non suscitare -fiamme che possono non solamente illuminare, -ma anche incendiare e distruggere. Il mio dovere -era quello di ricondurre Claudina alla verità e di -non profittare del suo sogno per il mio piacere, -<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span> -per il mio capriccio.... Io ho mancato all'uno e all'altro -di questi miei doveri e a quale prezzo e con -che frutto? -</p> - -<p> -— E tu pensi che se tu non avessi scritto quel -libro, Claudina non si sarebbe uccisa? Ma poi, -concluse Leonardo, che importa veder ciò che tu -avresti dovuto fare e ritrovare le cause di questo -dramma, quando non sei più in tempo! A che -serve? -</p> - -<p> -— A non ricominciare, almeno! disse Farnese -duramente. -</p> - -<p> -In silenzio seguitarono il loro cammino. Scendevano -dal ponte alla Carraia, diretti verso piazza -della Signoria. -</p> - -<p> -— Preferisci che pranziamo all'albergo o da -Doney? dimandò Loredano. -</p> - -<p> -— Andiamo da Doney, se vuoi; mi è indifferente. -</p> - -<p> -I lungarni erano quasi deserti in quell'ora del -tramonto in cui di solito erano affollati di equipaggi, -di donne eleganti, di uomini mondani, di -forestieri, per il ritorno dalla passeggiata alle Cascine. -Farnese e Loredano stupirono per quella solitudine; -non s'udiva il trotto d'un cavallo ed i rari -passanti erano frettolosi e sfuggivano lungo i muri -dei palazzi. Eppure tutta la bellezza di Firenze raggiungeva -in quell'ora, fra breve crepuscolare, il suo -più portentoso splendore. Il fiume si tingeva di roseo -pei riflessi delicati del cielo, ch'era chiaro e venato di -rosa come una perla lucentissima. Dai colli toscani -giungeva un argentino tintinnìo di campane, la salutazione -<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span> -angelica dei campanili fiorentini. Tra il verde -delle ville, dei viali e dei giardini qualche lume si -accendeva e splendeva, or sì or no, misteriosamente. -L'aria era leggera e soave come una carezza. Un -vago profumo floreale era diffuso, impalpabile, come -fosse il respiro di una primavera. Era l'ora della -grazia e del mistero e Firenze non avrebbe mai -potuto essere più suggestiva e più soave. L'orizzonte, -mentre ad occidente si tingeva ancóra di -roseo, di arancione, di violetto e di verde pallido, -ad oriente già palpitava delle prime stelle che si -intravedevano tra le schiere brune e misteriose dei -cipressi toscani. -</p> - -<p> -Un rumore confuso ma violento giunse ai due -scrittori, come l'eco d'un torrente gonfio che straripa. -Affrettarono il passo verso piazza della Signorìa. -Il rumore diveniva più forte e più distinto, -dominato più volte dallo squillo stridulo di una -tromba. Loredano e Farnese compresero. In seguito -ad un rincaro del pane molte città italiane -si agitavano durante quei giorni e a Firenze, quel -giorno, il disordine era risolutamente disceso in -piazza. La Signorìa era piena di popolo, non tutto -lacero e miserrimo, poichè molte giacchette accurate -e molte cravatte pretensiose si scorgevan tra -quei tumultuanti. La truppa aveva ostruito tutti gli -sbocchi della piazza e tra la folla enorme, compatta, -soffocante, i carabinieri e le guardie andavano -e venivano, volontà insufficienti, per domare -i ribelli, per diminuire la ressa. La tromba intimava -invano coi suoi lunghi acuti squilli che si -<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span> -ripetevano ogni cinque minuti. Le finestre e i balconi -delle case eran gremiti di una folla non indifferente, -che s'appassionava in prò o contro i dimostranti. -La piazza nera d'uomini ondeggiava -e riondeggiava come un mare in tempesta. I gridi -rivoluzionarii ne salivano come muggiti di onde -immani. -</p> - -<p> -D'improvviso l'impeto cieco della folla travolse -gli argini. Una pietra lanciata da un braccio poderoso -s'alzò nell'aria, fischiò passando sopra la -folla, andò a colpire in pieno volto sotto la Loggia -dell'Orcagna il <i>Perseo</i> bronzeo di Benvenuto Cellini. -Fu quello il segno della barbarie. Dieci pietre, -venti, fischiarono nell'aria, colpirono le statue -perfette e i monumenti gloriosi. Alcuni della folla -colpivano per colpire, per brutale istinto di distruzione. -Le pietre cadevano con tonfi sordi nell'antico -corpo di guardia dei lanzichenecchi, dopo -aver oltraggiato le serene bellezze delle statue di -Benvenuto e di Gian Bologna. La sassaiola si prolungava -fitta e violenta, come una grandinata. -</p> - -<p> -— Ma è barbaro, è bestiale ciò che fanno costoro! -esclamò Giuliano non appena la prima pietra -ebbe colpito il <i>Perseo</i>. -</p> - -<p> -— È uno spettacolo ignominioso! aggiunse -Leonardo. -</p> - -<p> -Veramente ignominioso e barbaro era lo spettacolo -offerto da pochi facinorosi nella città che -più d'ogni altra in tutto il mondo ha dell'arte il -culto e della bellezza il fervore. Firenze e la sua -grazia e la sua nobiltà e la sua gentilezza sembravan -da quei pochi dimenticate! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span> -</p> - -<p> -La sassaiuola continuava. In parte mutò direzione -e si rivolse contro le guardie e i carabinieri -che tentavano di arrestare i pochi dimostranti -selvaggi che attentavano ai capolavori dell'arte. -Ad un tratto un colpo di rivoltella sparata in aria -echeggiò e la folla si diede ad una fuga sgomenta -e atterrita. Ma dei colpi risposero dalla folla a -quel colpo, la sassaiuola si moltiplicò per violenza, -un carabiniere cadde a terra con la fronte spaccata -dalla quale a fiotti il sangue sgorgava. Una compagnia -di soldati giunse di corsa, con la baionetta -in canna. L'ufficiale abbassò la sciabola ed il crepitìo -dei moschetti echeggiò, rintronò nella piazza -austera, stupì le mura gloriose e solenni dei monumenti -illustri. Altre scariche seguirono, ininterrotte, -tutte sparate a polvere poichè fin quando -fosse possibile era nell'animo di coloro che dovevan -reprimere l'intento di risparmiare che del -sangue fosse versato. Ma nella convulsione veemente -che aveva preso la folla nel terrore e nell'impossibilità -di muoversi e di fuggire, la barbarie non -si dava per vinta. Ed il fosco spettacolo di paura -s'ebbe poco più tardi quando da via Calzaioli sopraggiunse -la cavalleria. Gli squadroni si lanciarono -nella piazza, contro la folla, la dispersero in -pochi minuti. -</p> - -<p> -— Andiamo, andiamo! mormorò Giuliano. -È troppo atroce. -</p> - -<p> -Si avviarono. E quando essi eran già per allontanarsi -l'ultimo insulto venne tra la sassaiola -a colpire il bel volto che scolpì Benvenuto. Un -<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span> -frutto fracido colpì Perseo su la bocca, vi rimase -aderente, mentre il succo scorreva lungo le guancie. -E da un gruppo di dimostranti una grande risata -e un applauso salutarono quella prodezza. Ma -i più protestarono, il sentimento dell'arte e l'antica -gentilezza fiorentina parlarono in loro. Con gli oltraggiatori -rapida s'aprì la colluttazione in difesa -dell'arte e della bellezza. -</p> - -<p> -La folla separava intanto Farnese e Loredano. -Solamente su i Lungarni potettero raggiungersi -e parlare. -</p> - -<p> -— Oh quale ignominia! proruppe Loredano. -Io non ho mai imaginato che si potesse giungere -ad un'infamia siffatta. Io avrei voluto dei fucili -carichi ed un po' di esterminio. Quella gente, quei -bruti, son indegni di vivere, di vedere il sole e -l'azzurro dei cieli! -</p> - -<p> -— No, no, replicò Giuliano mestamente, tu non -sei nel vero. Anch'io ho avuto innanzi a quella -barbarie l'impeto d'odio furente che tu provi ancòra. -Ma bisogna pensare e riflettere. Essi non -sono indegni di vivere, di vedere il sole e l'azzurro -dei cieli! Dio non ha creato nessuno indegno -di quanto tu esalti.... È la società che guasta o -che non migliora..... Che cosa sanno quegli ignoranti -che tu chiami bruti? Chi ha mai insegnato -loro che cosa sia l'arte, che cosa sia la bellezza? -Essi son traviati da dottrine settarie e bugiarde, -dottrine di sfruttamento e di menzogna: odiano -perchè si dice loro d'odiare, colpiscono perchè -s'arma e si guida la loro mano, uccidono perchè -<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span> -si dà loro a credere che saranno martiri ed eroi. -Sono degli incoscienti, che dei malvagi astuti o -dei teorici illusi rimpinzano di parole, di frasi e -teorie che le loro intelligenze non posson digerire, e -nelle quali non sanno discernere il bene dal male..... -Oh, io penso che nessuno s'occupa veramente con -affetto, con amore, con abnegazione, con apostolato -di costoro..... Essi han per loro gli apostoli -della tribuna, i retori della piazza che si dileguano -quando v'è odor di polvere e che mandano avanti -loro, mentre essi restano a casa a fumare dei -sigari accanto al fuoco..... Quanti sono gli uomini, -quante le intelligenze che sinceramente si -danno all'apostolato di migliorare la loro morale, -la loro intelligenza ed il loro pensiero, insegnando -ad essi che il lavoro è santo, che la vera ricchezza -di un uomo è nel suo cervello e nella sua conscienza? -Pochi, ben pochi..... Eppure quale nobile -scopo per un poeta, per uno scrittore, per un pensatore..... -Quando ho visto scagliar le pietre contro -le statue, passata la prima ribellione, io mi son -sentito pieno di pietà per quei gesti ch'eran nefandi. -Essi non sanno, essi non sanno..... Tutto un -nuovo mondo, tutta una nuova missione per la mia -penna e per il mio lavoro m'è apparsa, come nello -splendore repentino d'un baleno. Io lavorerò per -loro, per quei nostri fratelli umani che hanno bisogno -d'insegnamenti generosi, di parole sincere, -di consigli onesti, d'ideali prima e più che del pane... -E quando tu avrai dato a coloro un'anima, una -conscienza, un pensiero, credi che le loro braccia -<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span> -non si leveranno più per scagliare pietre contro -le più fulgide realtà della bellezza! Oh io non saprei -più, ti giuro, consacrarmi a descrivere le crisi -di cuore, le complicazioni sentimentali, le assurdità -psicologiche, i dilettantismi intellettuali e spirituali -in cui mi compiacqui finora. L'arte mia di -allora non ha fruttato forse che del male, non ha -generato che del dolore. Non più, non più. Il dolore -m'insegna. La mia arte nuova sarà umana -e profonda, il bene splenderà come mèta ed essa -sarà tutta di bontà, di generosità e d'ardore... A -mezzo del cammino, io credo di avviarmi così per -la via della verità, verso una mèta che non sarà un -miraggio dorato e lontano come quello per cui Claudina -è morta, come quello che mi attrasse fin qui! -</p> - -<p> -— Io credo invece, disse Loredano, che tu ti -lasci attrarre su la nuova via da un miraggio ben -più fallace e doloroso. Questo dislivello sociale e -morale esisterà sempre con l'umanità e non lo toglieranno -certamente nè gli scrittori con le loro -finzioni, nè i filosofi con le loro dottrine e le pillole -di scienza impartite al popolo in proporzioni -omeopatiche. Comunque, poichè tu sei un artista, -e un grande artista, qual si sia l'idea che t'ispira, -tu farai dell'arte prima che del bene, — nel senso -in cui tu l'intendi — della bellezza prima che dell'apostolato... -E questo, credimi, mio caro poeta, è -quel che più importa. -</p> - -<p> -Erano giunti all'albergo, dove trovarono un affettuoso -telegramma di Beatrice che sollecitava il -loro ritorno a Roma. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span> -</p> - -<p> -— Pranzeremo qui, se vuoi, disse Loredano. -Con questi disordini non è prudente andare in giro. Io -intanto salgo a chiudere le mie valigie. A più tardi. -</p> - -<p> -Giuliano Farnese rimasto solo salì anch'esso -nella sua stanza. Senza fretta, chiuse gli involti, serrò -le valigie, dopo essersi vestito per il viaggio. Quando -ebbe finito, si appoggiò alla finestra che dava su i -Lungarni pallidamente illuminati dal tremolìo giallo -dei fanali. -</p> - -<p> -Egli si sentiva più calmo e più sereno. Le responsabilità -che fino a quel momento lo avevano angosciato -sarebbero state cancellate dalla nobile missione -cui la sua penna era per consacrarsi. Quel -periodo di dolore si sarebbe chiuso nella sua vita, -poichè Beatrice lo amava, poichè i suoi figli erano -con lui, poichè egli avrebbe avuto il magico conforto -dell'arte consacrata ad un fine di umanità profonda. -La vita gli avrebbe ancòra sorriso. Ed un -giorno, vecchio allora, guardando indietro la sua -vita e la sua opera avrebbe potuto non arrossir di -quella ed esser superbo e glorioso di questa. Così -egli avrebbe trovata la vera gloria, il vero connubio -di questa con l'amore. E di Claudina Rosiers, morta -pel dolce miraggio dei suoi primi sogni d'artista, -egli avrebbe sempre custodito nel cuore il rimpianto -e il fervore. -</p> - -<p> -Guardò il cielo. Era divenuto oscuro e profondo, -nubi grevi e nerissime vi si appesantivano lugubremente. -Un ingenuo richiamo fece paragonare a -Giuliano Farnese quel cielo nero e minaccioso col -triste dramma che aveva attraversato la sua vita. -<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span> -Ma in quel momento, rialzando lo sguardo, vide -con un sorriso che due nuvole si erano appena disgiunte -e che fra loro, più fulgida fra quell'ombra, -come una luce di speranza e di fede, una stella -splendeva. -</p> - -<p class="pad2 indl small"> -Quisisana, settembre 1898. -</p> - -<p class="indl small"> -<span class="spaced2">Roma, febbraio 1900.</span> -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE. -</p> - -<hr class="silver" /> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span> -</p> - -<table class="errata" summary=""> - <tr> - <td colspan="5" class="center">ERRATA</td> <td class="center">CORRIGE</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td class="cx">pag.</td> <td class="dx">73</td> <td class="cx">linea</td> <td class="dx">20</td> <td><i>in certezza</i></td> <td><span class="smcap lowercase">INCERTEZZA</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cx">»</td> <td class="dx">75</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">11</td> <td><i>inacceso</i></td> <td><span class="smcap lowercase">INACCESSO</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cx">»</td> <td class="dx">83</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">24</td> <td><i>presa</i></td> <td><span class="smcap lowercase">PRESE</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cx">»</td> <td class="dx">85</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">3-4</td> <td><i>im-nente</i></td> <td><span class="smcap lowercase">IMPONENTE</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cx">»</td> <td class="dx">104</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">17</td> <td><i>in mezzo questa</i></td> <td><span class="smcap lowercase">IN MEZZO A QUESTA</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cx">»</td> <td class="dx">112</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">28</td> <td><i>con essi</i></td> <td><span class="smcap lowercase">CON QUELLO</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cx">»</td> <td class="dx">155</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">3</td> <td><i>terzo</i></td> <td><span class="smcap lowercase">TERSO</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cx">»</td> <td class="dx">160</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">28</td> <td><i>poteva</i></td> <td><span class="smcap lowercase">POTEVANO</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cx">»</td> <td class="dx">200</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">15</td> <td><i>trafiggendi</i></td> <td><span class="smcap lowercase">TRAFIGGENTI</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cx">»</td> <td class="dx">200</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">18</td> <td><i>sarebbe</i></td> <td><span class="smcap lowercase">SAREBBERO</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cx">»</td> <td class="dx">204</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">2</td> <td><i>che si</i></td> <td><span class="smcap lowercase">CHE LI</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cx">»</td> <td class="dx">204</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">16</td> <td><i>lenti</i></td> <td><span class="smcap lowercase">LENTE</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cx">»</td> <td class="dx">220</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">22</td> <td><i>La pena aggravandosi</i></td> <td><span class="smcap lowercase">AGGRAVANDOSI LA SUA PENA</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cx">»</td> <td class="dx">258</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">8</td> <td><i>inquietitudini</i></td> <td><span class="smcap lowercase">INQUIETUDINI</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cx">»</td> <td class="dx">272</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">14</td> <td><i>d'un</i></td> <td><span class="smcap lowercase">D'UNO</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cx">»</td> <td class="dx">299</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">20</td> <td><i>la</i></td> <td><span class="smcap lowercase">LE</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cx">»</td> <td class="dx">336</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">16</td> <td><i>inquietitudine</i></td> <td><span class="smcap lowercase">INQUIETUDINE</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cx">»</td> <td class="dx">336</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">21-22</td> <td><i>compiuti</i></td> <td><span class="smcap lowercase">COMPIUTO</span></td> - </tr> -</table> -<hr /> - -</div> - -<div class="chapter"> -<p class="center large"> -Dello stesso Autore -</p> - -<ul> -<li><b>Le sottili pene</b> — Poesie.</li> -<li><b>L'Oasi</b> — Romanzo.</li> -</ul> - -<p class="indl"> -<i>In corso di stampa</i>: -</p> - -<ul> -<li><b>Le opere e gli uomini</b> — Critiche.</li> -<li><b>Piccole scene della gran comedia.</b></li> -<li><b>L'ombra della gloria</b> — Romanzo.</li> -</ul> - -</div> - -<div class="chapter"> -<p class="center"> -<i>Finito di stampare il giorno</i> <span class="smcap">iii Marzo mdcccc</span><br /> -<i>nella Tipografia di Ludovico Cecchini<br /> -in Roma</i>. -</p> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come -le grafie alternative (ancòra/ancóra e simili), correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p>Le correzioni indicate nella tabella "Errata Corrige" sono state riportate nel testo.</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Il Miraggio, by Lucio D'Ambra - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL MIRAGGIO *** - -***** This file should be named 53303-h.htm or 53303-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/5/3/3/0/53303/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part -of this license, apply to copying and distributing Project -Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm -concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark, -and may not be used if you charge for the eBooks, unless you receive -specific permission. If you do not charge anything for copies of this -eBook, complying with the rules is very easy. You may use this eBook -for nearly any purpose such as creation of derivative works, reports, -performances and research. They may be modified and printed and given -away--you may do practically ANYTHING in the United States with eBooks -not protected by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the -trademark license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all -the terms of this agreement, you must cease using and return or -destroy all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your -possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a -Project Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound -by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the -person or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph -1.E.8. - -1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be -used on or associated in any way with an electronic work by people who -agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few -things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works -even without complying with the full terms of this agreement. See -paragraph 1.C below. 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