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-The Project Gutenberg EBook of Il Miraggio, by Lucio D'Ambra
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
-to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
-
-Title: Il Miraggio
-
-Author: Lucio D'Ambra
-
-Release Date: October 17, 2016 [EBook #53303]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL MIRAGGIO ***
-
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-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
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- LUCIO D'AMBRA
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- IL MIRAGGIO
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- ROMANZO
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- Seconda Edizione
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- ROMA-TORINO
- CASA EDITRICE NAZIONALE
- ROUX E VIARENGO
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- PROPRIETÀ LETTERARIA
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-A mia moglie, Virginia Adele Manganella.
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-Mia cara Lilla, questo romanzo, cui io metto in fronte il tuo nome
-come un auspicio di grazia e come un usbergo di gentilezza, è tuo di
-diritto. Tu non mi sei stata solamente consigliera, ma collaboratrice.
-Ti ricordi le nostre passeggiate pei boschi di Quisisana e lungo i
-_quais_ della via Caracciolo, al tramonto, durante il mio lavoro?
-Ragionavamo insieme di questo romanzo, apprendemmo insieme ad amarlo
-prima che fosse scritto. E quante volte nelle nostre fantasticherie non
-ci sembrava che l'irrequieto e doloroso Giuliano Farnese, o la dolce ed
-austera Beatrice, o l'appassionata e delusa Claudina Rosiers fossero
-stati fra i nostri amici più cari e più intimi? Il sole tramontava e
-Posillipo sembrava un azzurro frammento di paradiso caduto nel liquido
-zaffiro del mare, un giorno in cui un dolce poeta ed un'amica amorosa,
-nella primavera del loro amore, avevan impetrato dagli dei clementi un
-po' di paradiso in terra.
-
-Questo romanzo, dunque, ha per te un valore d'affetto. Toltogli questo,
-è probabile che nessun altro ne resti per coloro che lo leggeranno. Nè
-di ciò mi dolgo, poichè solamente mia ne sarebbe la colpa. Io vorrei
-però che a questo libro si riconoscesse un sol pregio: quello di essere
-stato scritto sotto la norma severa di un convincimento profondo.
-Questo mio convincimento, derivato dalla lezione della vita e da quella
-dei romanzi, consiste nel fatto che l'arte non può essere altro che
-specchio fedele della vita e che nell'arte senza la sincerità non v'è
-salvezza di sorta. Le fastose porpore e gli ori e i broccati dello
-stile, l'opulenza delle imagini, l'armonia della linea non possono
-oggidì costituir da sole l'opera d'arte, ma solamente la fatica sterile
-se pur prestigiosa del virtuoso. Il pensiero non può mancare a un
-libro odierno e il lettore dovrebbe, dopo sfogliato l'ultimo foglietto,
-ricavarne un insegnamento o una norma.
-
-Se a questo io son riuscito con questo mio romanzo altri diranno.
-Io ho voluto far dell'arte il riflesso della vita, e questo con una
-sincerità illimitata. Oh, il godimento che lo scrittore prova quando
-sinceramente scrive quel che sinceramente ha sentito o veduto! Non si
-hanno più allora i dubbii e le inquietudini e gli scoraggiamenti cui
-tanti scrittori van soggetti durante l'esecuzione di un loro lavoro.
-Essendo stato sincero, lo scrittore può reputare d'avere adempiuto al
-massimo dei doveri di chi prende in mano una penna. _Mon verre n'est
-pas grand_, diceva Musset, _mais je bois dans mon verre_. E questa
-che sembra modestia è invece il più grande orgoglio. Ma è un orgoglio
-benedetto quando si tratta di accingersi a compiere una più o meno
-modesta opera d'arte.
-
-Molte delle ultime pagine di questo romanzo, mia cara Lilla, sono
-state scritte in giorni per noi angosciosissimi, tu lo ricordi. Il
-nostro piccolo Diego malato, mia madre colpita gravemente dalla furia
-del male. Eppure mia madre pretese ch'io portassi a termine questo
-libro, e quante di queste pagine io ho scritto in un'ansia crudele,
-interrompendomi ogni momento per passare nelle stanze contigue al mio
-gabinetto da lavoro a udirvi il respiro della cara inferma, a seguirvi
-gli alti e bassi del male, trepidando. Forse esse si risentiranno di
-questa febbre durante le quali furono scritte? Non so. Comunque tu,
-cara e dolce Lilla, vorrai gradire tutto il libro come un'affermazione
-d'affetto e un nuovo monile di tenerezza e di devozione che ha voluto
-significare in questa pagina il tuo
-
- _Roma, 18 febbraio 1900._
-
- RENATO.
-
-
-
-
-IL MIRAGGIO
-
-
-
-
-PARTE PRIMA
-
-
-
-
-I.
-
-
-Seduto su un'ampia poltrona di cuoio a lato del suggeritore, col
-gomito poggiato sul bracciuolo di legno e la bella testa bruna
-sorretta dalla mano, giocherellando col bastone tenuto dalla sinistra,
-Giuliano Farnese assisteva faticosamente alla prova che procedeva
-senza inciampi, senza interruzioni, monotona, eterna, disilludente. Il
-palcoscenico era rischiarato da qualche raggio di sole che, filtrando a
-traverso il lucernario del teatro, indorava il pulviscolo ondeggiante
-su le lunghe file di poltrone ricoperte di velluto celeste, batteva
-e si rifrangeva su i lumi metallici della ribalta. Tutta la scena era
-rischiarata da quel sole invernale che diffondeva intorno una letizia
-insolita, come quella che spande nelle sognatrici anime dei pescatori,
-nelle chiare e bianche albe primaverili, su le spiaggie. Nell'alto
-del teatro qualcuno sbatteva il velluto di qualche poltrona. Su
-l'arcoscenico un operaio martellava, rialzando e piegando una stoffa: e
-questi due rumori cupi, insistenti, fastidiosi, distraevano il pensiero
-ed irritavano i nervi. Farnese, indifferentemente, seguitava a segnar
-geroglifici su la polvere delle tavole, geroglifici che poi cancellava
-col piede, ascoltando la sua prosa ripetuta prima dal suggeritore, poi
-dagli interpreti, scoloritamente, senza ispirazione e senza voglia.
-
-Pochi attori erano sul palcoscenico del teatro Nazionale, quel giorno,
-pochissimi necessitandone alla nuova commedia di Farnese. Il sole,
-che sfolgorava raggi pallidi e tiepidi in quel pomeriggio di marzo,
-invitando all'esodo verso le vie luminose e verso le grandi piazze
-piene di luce e di vita, aveva sbarazzato il palcoscenico di tutti
-i piccoli attori ignoranti e tronfii, di tutte le minuscole attrici
-civette e mestieranti, che tumultuavano di chiacchiere, di risa e
-di frastuoni nei giorni in cui la pioggia grondava o la commedia
-in prova richiedeva un gran numero di commedianti. Erano rimasti
-sul palcoscenico solo gli attori principali, fra cui due attrici di
-prim'ordine; nel fondo, disteso sopra una tavola, un neofita della
-scena che recitava da poche sere, appassionato del teatro come di
-un'amante, ascoltava le parole ed osservava i movimenti, senza quasi
-batter ciglio, nel silenzio ora generale, finchè il secondo atto finì,
-con una scena ardentissima di passione, eseguita con foga magnifica
-da Claudina Rosiers. Solamente allora Farnese pronunziò un elogio.
-Il direttore del teatro, Savarese, stemperava i colori dei suoi
-complimenti meridionali per l'altra attrice seduta sotto una quinta.
-Allora Claudina Rosiers, d'una bellezza delicata e morbida, s'avvicinò
-a Farnese sorridendogli per la lode.
-
-Giuliano Farnese, figura snella ed alta, colorito bruno e baffi castani
-fieramente rialzati come quelli d'un medioevale capitano di ventura,
-occhi azzurri, leggera barba a punta sul mento; insieme elegante
-delicato e forte; un gentiluomo, un poeta ed un moschettiere. Claudina
-Rosiers, alta e bionda, coi capelli d'oro e gli occhi bruni, con
-la bocca di un carminio acceso e dalle labbra tumide, maturi frutti
-d'amore; le luci degli occhi pallide a volte, a volte sfolgoranti,
-a volte truci svelavano l'anima dell'attrice, composta di sogno e di
-idealità, di ardore e di entusiasmo, di impassibilità e di crudeltà.
-Talora, sollevata in un cielo invisibile, le luci pallide dei suoi
-occhi interrogavano i misteri del sogno, inseguivano azzurre chimere,
-vedevan passare tumultuanti scorribande di illusioni; ma altre volte,
-invece, foschi e pure ardenti quegli occhi investivano la persona
-guardata di un ardore spirituale e fisico, di un incendio afrodisiaco;
-ed ancora altre volte, infine, quelle pupille bruciavano di minaccia,
-come sitibonde di dolore e di massacro, come regine della sofferenza;
-e al pari di quegli occhi, anche l'anima dell'attrice a volte era
-azzurra e perduta nel sogno e nella fantasia, a volte incendiata da un
-desiderio violento, a volte bramosa di fine e di lutto.
-
-— Per ora, diceva ella a Farnese cui si era avvicinata con deferenza,
-per ora siamo avviati bene e siamo appena alla metà del lavoro di
-preparazione. Non vi pare? La _Chimera_ deve avere un grande successo
-e l'avrà: un successo più largo, più grande, più intenso di quelli già
-magnifici che hanno portato il vostro nome alla gloria. Quando Savarese
-ebbe da voi una risposta affermativa alla sua richiesta di una commedia
-nuova, venni anch'io ad udirne la lettura, in casa vostra e senza
-conoscervi, ricordate? Come fui ardita! Ma non sono forse l'entusiasmo
-e l'ardire che sostengono nell'arte, mio caro maestro? E poi, era una
-commedia che mi riserbava una grande interpretazione ed era sopra tutto
-un'opera vostra! Come resistere? Venni, accompagnata da Savarese, e
-venni prevenuta molto bene; eppure, ogni mia aspettativa fu sorpassata.
-Ah, sento ancòra l'entusiasmo di quella lettura, mio caro Maestro!
-
-La grande attrice lo chiamava «Maestro» per un'affermazione continua
-della sua ammirazione. Farnese, dapprima, se n'era schermito ridendo
-e protestando, ma l'attrice non aveva voluto e saputo rinunziare al
-piacere di quell'omaggio continuo, a confermargli sempre che ogni sua
-opera aveva avuto su lei un'influenza decisiva, e che la sua arte, il
-suo cuore ed il suo pensiero erano quasi stati creati ed alimentati da
-quelle opere.
-
-— Anch'io vi vidi allora e v'udii recitare per la prima volta, rispose
-Giuliano Farnese. Anch'io attendevo una magnificenza, ma ogni mia
-aspettativa fu sorpassata.
-
-Claudina Rosiers aveva da quattro mesi solamente esordito sul teatro
-con un successo strepitoso. Prima d'allora, quasi tre anni innanzi
-quella data, ella aveva recitato in una primaria compagnia drammatica,
-troppo sollecitamente e tragicamente disciolta dal colpo di rivoltella
-d'un grande attore. In quel tempo aveva recitato a fianco di una delle
-più care glorie della scena italiana, la signora Virginia Marini.
-L'eccellenza di questa attrice l'aveva persuasa a considerare sè
-stessa, la sua arte, la sua forza. Dopo questo esame, conscia della
-sua piccolezza, ella — esempio mirabile ed inimitato — lasciò le
-scene e per tre anni con le sue poche economie, viaggiò modestamente
-all'estero, vide ed udì attori ed attrici, assimilò il buono, respinse
-quanto le sembrava cattivo, studiò ininterrottamente ed enormemente,
-fatica ignorata e per questo più nobile. Poi si presentò a Savarese,
-dopo una lunga e triste odissea di rifiuti, in un momento in cui
-gli bisognava una grande attrice: il direttore dapprima sorrise, poi
-consentì ad udirla recitare ma sempre con un sorriso ironico a fior
-di labbra; però, dopo quell'audizione, stupito, meravigliato, gonfio
-di entusiasmo, avendo da vecchia volpe astuta annusato l'affare,
-scritturò l'attrice a condizioni per lei eccellenti; cominciò subito
-una _rèclame_ esorbitante, così sfacciata, così insistente, che avrebbe
-potuto riuscire veramente fatale alla esordiente. Invece, la sera
-della sua prima rappresentazione a Milano, al teatro Manzoni, Claudina
-Rosiers ebbe decretato un trionfo portentoso, uno di quei trionfi tanto
-più solenni, quanto più giungono dopo aver vinto ostacoli altissimi di
-diffidenza, tanto più giocondi e festosi, quanto più non insperati ma
-inattesi. Ella aveva recitato in quella sera del novembre 1895 uno di
-quei fastidiosi pasticci ad effetto, che solo dal genio di un'attrice
-possono avere anima e bellezza, _Adrienne Lecouvreur_. Nella scena
-in cui Adriana, vedendo Maurizio di Saxe ch'ella ama, preso alle
-civetterie della duchessa di Bouillon, durante una rappresentazione
-di salone, recita gli stessi versi del Racine e finisce per insultare
-la sua rivale, dirigendole l'imprecazione della incestuosa regina
-raciniana, ella ebbe uno di quegli applausi inebrianti che in una vita
-d'artista nessun'altra gioia potrà mai far dimenticare. Il pubblico
-si era trovato innanzi alla potente espressione di un ingegno che, se
-ancòra un po' corretto e levigato, poteva divenire splendidissimo; la
-critica aveva trovato una terra vergine da sfruttare, gli eleganti
-e i damerini giovani e vecchi avevano intraveduta la possibilità
-di nuove conquiste, avevano trovato un nuovo campo di caccia. Tutto
-questo aveva concorso ad un successo che dalle poltrone era asceso
-alle gallerie, dai palchi aveva echeggiato negli atrii del teatro,
-era stato alimentato ancora più nei saloni e nelle redazioni dei
-giornali, nei _clubs_ e nei caffè. In quei quattro mesi aveva percorso
-tutta l'Italia, precedendo, accogliendo e seguendo l'attrice illustre,
-divenuta così prontamente un astro fulgente su quell'orizzonte teatrale
-dove brillano e scintillano tante stelle di cartapesta, illuminate
-d'un falso bagliore dai riflettori elettrici dei successi effimeri e
-passeggeri.
-
-Farnese guardava l'abito indossato dall'attrice in piedi innanzi a
-lui. Era un abito di saia azzurro cupo, con dei galloni ed i rivolti
-di amoerro bianco, una lunga gala di merletti veneziani, un alto collo
-di velluto turchino, alla Maria Stuarda. Su la chioma bionda aveva
-un cappello di feltro con due maestose piume bianche, una delle quali
-discendeva in molle curva sul piccolo orecchio roseo, come da un feltro
-di spadaccino del secolo XVII.
-
-— Vi piace? domandò l'attrice quando si avvide dell'attenzione dello
-scrittore.
-
-— Mi piacete, egli rispose.
-
-— Parlo dell'abito, non di me, replicò sorridendo l'attrice.
-
-— Innanzi ad una bellezza, spiegò il romanziere, non si bada al
-piccolo particolare squisito, al trascurabile ornamento delicato. In
-San Pietro, nella cappella della Pietà, non ammirate prima i mediocri
-affreschi di Lanfranco, ma il divino gruppo di Michelangelo.
-
-— Dimenticate le proporzioni, replicò l'attrice con un sorriso che
-scoprì le due file di piccoli denti candidi.
-
-— Perchè ho fatto un confronto fra Michelangelo e voi, un affresco
-di Lanfranco ed il vostro estetico abito di quest'oggi? Mio Dio, le
-proporzioni si possono sottintendere sempre! E poi.....
-
-Il madrigale era stato interrotto dalla voce del Savarese che
-chiamava all'ordine per il terzo atto. Gli attori erano tornati
-verso il centro della scena, interrompendo i loro chiacchiericci. I
-trovarobe preparavano l'arredo scenico, segnavano le porte con due
-sedie corrispondenti, i divani con una lunga fila di sedie logore
-e scolorite. Un campanello elettrico — e col sordo mormorio del
-suggeritore la prova ricominciava. Le scene seguivano le scene e
-Farnese pure avvezzo agli inganni delle commedie in prova, avvertiva
-deficienze dove non ve ne erano, vedeva tutto pallido, fiacco, slavato.
-Sebbene egli sapesse come solo la ribalta illuminata e la sala colma
-fossero sufficienti a dare ingegno a quelli attori che ora sembravano
-poveri filodrammatici, pure temeva la loro negligenza, paventava
-un'interpretazione debole e frusta, visioni fosche d'insuccesso gli
-attraversavano il pensiero. Ma Claudina Rosiers faceva la sua entrata
-e subito la scena diveniva elettrica, l'orgoglio dell'autore vibrava
-di nuovo fiducioso, gli altri attori anche si investivano meglio della
-parte, procedevano più vivi e più veri. Savarese, grosso e acceso nel
-volto senza barba nè baffi, sorrideva dai piccoli occhi furbi e dalle
-labbra tumide di vecchio ebreo, presentendo l'affare ed il successo
-fruttifero. Ma un attore di primissimo ordine, Gray, che in quel
-momento non recitava, seduto su una delle due sedie che simulavano
-i battenti di una porta, seguiva con l'occhio sospettoso Claudina
-Rosiers, ardente nei suoi movimenti passionali; ed a volte gli occhi
-dell'attore brillavano di un riflesso sinistro. Gray era innamorato
-di Claudina ed aveva già confessato all'attrice la sua passione,
-deferentemente, offrendole la sua mano. Ma l'attrice aveva ricusato,
-ringraziandolo tuttavia dell'onore che le tributava: ella voleva
-darsi all'arte conservando il suo libero arbitrio, non voleva essere
-diminuita dai vincoli e dagli affanni di un marito e di una famiglia.
-Il suo discorso era stato così fermo e reciso che Gray non aveva saputo
-insistere; ed allora con voce piena di lacrime s'era fatto promettere
-che, se un giorno ella avesse mutato idea, avrebbe tenuto conto della
-sua sfortunata passione e l'avrebbe prescelto agli altri. Il giovane
-aveva sofferto per quella rinunzia, ma il pensiero che quella donna
-ch'egli non poteva avere non sarebbe nemmeno appartenuta ad altri lo
-consolava in quell'eterno orgoglio e in quel mascherato egoismo del
-maschio, che sono tanta parte di una passione virile. Quando però
-le prove della nuova commedia di Giuliano Farnese erano cominciate,
-la più atroce gelosia s'era aggiunta nell'animo dell'attore a quel
-rassegnato sconforto. Egli sapeva che Farnese aveva avuto molte buone
-fortune, sapeva quanto Farnese piacesse a Claudina Rosiers, sapeva
-quanto Claudina Rosiers piacesse a Farnese; e le sue buone amiche
-s'erano date premura di metterlo in guardia contro Farnese, ammonendolo
-perchè fosse vigile, comunicandogli le dicerie che correvano sul
-grande scrittore, le sue glorie raccolte nel giardino di Citera, le
-sue squisite arti seduttrici. Da allora Gray non aveva avuto un minuto
-di pace; il più piccolo atto di cortesia convenzionale sembrava al
-geloso la conferma, l'accusa, la prova della colpa di Claudina e della
-sua propria sventura. Con la sua gelosia illogica e senza diritti
-era divenuto insopportabile alla giovane donna, che di conseguenza lo
-sfuggiva come meglio e quanto più poteva; ma il geloso vedeva in ciò
-mille altre prove del suo infortunio e della relazione dell'adorata con
-lo scrittore.
-
-Egli intanto, quel giorno, seguiva con lo sguardo Claudina Rosiers,
-finchè finito anche il terzo atto con una deliziosa scena di amore e
-di passione, si era andata a sedere, ancòra tutta vibrante, vicino allo
-scrittore che applaudiva ai suoi interpreti. Allora Gray si era perduto
-fra i fondali, scoppiando in lacrime come un bambino contrariato.
-Fortuna per lui che non vide il gesto con cui Farnese prese fra le sue
-la piccola mano di Claudina Rosiers ancòra ansimante e sconvolta!
-
-— Io non so spiegarmi, le mormorava intanto lo scrittore, come voi
-possiate creare con verità così meravigliosa e con logica umana
-così inappuntabile, queste scene d'amore, che io ho sempre creduto
-impossibili a rendere senza aver sofferto quelle agonie. Come io ho
-dovuto viverle per scriverle, così immaginavo che, volendo farne una
-viva rappresentazione, bisognasse averle ugualmente sofferte e forse
-anche più di me. Ora, invece, terrei una scommessa che voi non avete
-mai amato.....
-
-— L'arte mi ha presa troppo presto, rispose l'attrice, e troppo
-completamente, perchè io avessi il tempo di dedicarmi all'amore. Ho
-amato, sì, non vi dico di no, ma in fondo quale è quella giovinetta
-che non ha amato, senza un istante di tregua, dai sedici ai vent'anni?
-Alcune amano misticamente Gesù, altre amano più umanamente le spalline
-e gli speroni di un bell'ufficiale dei lancieri. Ognuna, ahimè,
-si forma il suo grande ideale, e nelle lunghe notti verginali nel
-lettuccio candido, su l'origliere che unico confidente sa tutti i
-nostri sogni più intimi, si combinano i bei visi e le belle anime, i
-mustacci bruni e l'amore eterno, la forza del corpo e la delicatezza
-del cuore. Poi viene la vita; e a chi porta la realizzazione
-dell'ideale, a chi porta il contrario. Le une devono temere, le altre
-devono sperare: come per le une giungerà il _redde rationem_ poichè i
-sogni realizzati non vivono a lungo quaggiù, così per le altre giungerà
-il _sursum corda_, perchè per ognuno è destinato quaggiù almeno un
-quarto d'ora di felicità. Voi vedete, mio caro maestro, che parlo
-latino; ma sono frasi raccolte sui giornali e che non sono nemmeno
-sicura di pronunziare esattamente..... Ah, anch'io avevo il mio ideale
-a sedici anni; e volevo allora essere una grande attrice e questo si
-è realizzato, non per la grandezza ma per la professione; volevo esser
-bella e gli adulatori mi dicono che lo sono; volevo anche essere amata
-da un uomo illustre, completarlo, esser cosa sua come lui cosa mia,
-quasi direi, integrarlo. E non vi spaventate di questo parolone: è
-nella mia parte che devo recitare stasera! Questo ancòra non è. Sarà?
-Non sarà? _Quien sabe?_ dicono gli Spagnuoli con due dolci e tristi
-parole che racchiudono un mondo. Anch'io aspetto il mio quarto d'ora,
-perchè deve venire. Ma il difficile è saperlo attendere pazientemente
-per coglierlo al suo passaggio. Intanto, mio caro maestro: _j'attends
-mon astre!_
-
-Lo scrittore la guardava sorridendo, mentre ella con uno scoppio di
-risa riprendeva:
-
-— Anch'io ho amato, ma l'Ideale, una creatura che la mia fantasia ha
-creato e che forse non esiste. Un amoretto l'ho avuto. Ho passato la
-fanciullezza e l'adolescenza nella mia Siena: a quindici anni volevo
-bene a un giovinetto della mia età, un piccolo, biondo, gracile,
-che ora ho ritrovato ammogliato e con prole. Allora ci davamo degli
-appuntamenti sotto la volta di quella meravigliosa Fonte Branda, verso
-il crepuscolo. Che cosa accadeva? Qualche bacio, mio Dio, e molte
-promesse di eterna fè! Però qualche sera, se tardavo, non trovavo
-più al convegno il mio padrone e signore, che, atterrito dalla sera
-che scendeva, dall'ombra della Fonte e dallo scrosciare dell'acqua,
-preferiva all'amore mio la tranquillità della sua anima infantile.
-Ed ecco, mio signore, in quali mani fidavo la tutela di tutta la mia
-vita..... Insomma, io non ho provato l'amore, ma lo sento; non l'ho
-conosciuto, ma non lo ignoro.
-
-Più tardi, come lo scrittore alla fine del quarto atto si meravigliava
-ch'ella provasse in scena e le rendesse anche con precisione alcune
-sensazioni fisiologiche, Claudina Rosiers scoprì l'allusione ed il
-sottinteso; sorrise e disse all'orecchio del Farnese:
-
-— Voi pensate che questo, almeno, devo averlo provato; non è vero,
-maestro?
-
-E staccandosi dall'uomo, mentre Gray ricompariva mogio mogio tra i
-fondali, disse con l'alterezza di colei che serba immacolato il suo
-fiore e ne sa il prodigio:
-
-— Ebbene, no. Io sono vergine!
-
-
-Egli rimase a guardare la vergine, ma i suoi occhi non erano più
-limpidi come poc'anzi; una scintilla impura di cupidigia, accesa dal
-pensiero di quella occulta primavera, vi brillava torbidamente. La
-scena cominciava a vuotarsi, dopo che il direttore aveva pronunciato le
-abituali parole: «Possono andare; domani, prova alle undici». A poco
-a poco solo Claudina, Farnese e Gray erano rimasti sul palcoscenico,
-Farnese ancòra seduto su l'ampia poltrona, Claudina in piedi presso
-lui canticchiando, Gray imbarazzato con la pallida speranza di
-riaccompagnare Claudina. Un silenzio imbarazzante era fra loro.
-L'attrice e lo scrittore sentivano il bisogno d'essere ancòra soli,
-di poter ancòra parlare, di potere ancòra unire le anime loro nella
-piena confidenza che consola. Gray finalmente comprese l'inutilità
-della sua attesa, quando Claudina per troncar netto il disagio di
-quel silenzio, pregò Farnese di accompagnarla dalla sua modista. Il
-commediante girò su i tacchi, dopo di aver salutato in corruccio, e
-s'allontanò rapidamente tra le penombre dei praticabili e delle quinte.
-Con quella intuizione tutta propria dei gelosi, Gray imaginava che
-qualcosa di decisivo stava per compiersi tra l'autore drammatico e la
-sua interprete. Tutti gli spasimi della gelosia lo afferravano, quelli
-spasimi laceranti del geloso che non ha alcun diritto, dell'innamorato
-senza speranza che vede un altro in procinto di cogliere quel frutto
-di amore ch'egli credeva dovuto a sè stesso. Brani di commedie gli
-tornavano nella mente, di quelle commedie in cui egli doveva vivere,
-innanzi a mille persone, gli spasimi di una gelosia che conosceva così
-bene! Il povero innamorato doveva trattenere le frasi di collera e di
-insulto che gli salivano alle labbra verso colei che era stato il suo
-sogno, che era la sua madonna, ora in procinto di perdere la gloria
-della sua verginità per il capriccio passeggero ed inutile di uno
-scrittore alla moda, di un donnaiolo misogino!
-
-Fuori, il crepuscolo scendeva. In alcune vie più strette i lampioni
-già erano accesi, nelle vie larghe e nelle piazze la folla passava,
-reduce dai suoi dolori o dalle sue fatiche quotidiane, pronta a
-risalire il calvario l'indomani, dopo il breve riposo di una pallida
-sera. Gray procedeva fra quella folla variopinta ed ignota, quasi
-senza vederla, attonito pel martirio di quella idea fissa, che
-riconcentrando ogni sensibilità sul suo fermento, pare che tolga
-quasi la sensazione della vista e dell'udito. Sotto quanti di quei
-volti si celava un dolore simile al suo? Quanti sentivano nel cuore
-la tenaglia crudele dell'amore senza speranza, i laceramenti atroci
-della gelosia senza diritto? E queste idee facevano risalire nel suo
-cuore la piena dell'amarezza, che talora però gli consentiva qualche
-minuto di speranza e di tregua. E se egli fosse ancòra in tempo? Chi
-sa che Claudina non avesse pregato Farnese d'accompagnarla, senza
-un fine recondito, forse per sola vanità femminile, per farsi vedere
-nell'ora di maggior folla con uno scrittore glorioso, con uno dei più
-grandi autori drammatici... Ma, la modista? E non poteva veramente
-recarsi da costei? Cosa v'era di strano e d'impossibile? Ma perchè
-non aveva detto anche a lui di accompagnarla? Veramente era stato
-lui il primo a prender congedo e ad allontanarsi; ma perchè ella non
-aveva detto una parola per trattenerlo, ella che sapeva quanto fosse
-amareggiato dai sospetti più vani e quanto ne soffrisse? E l'onda di
-amarezza risaliva ancòra e i laceramenti della gelosia ricominciavano,
-fin che non potendo più reggere al dubbio si diresse verso la casa
-dell'attrice, con l'intenzione di spiarla, di spiare la sua venuta,
-e se saliva sola o con Farnese. Il geloso girò la via delle Quattro
-Fontane, traversò la piazza Barberini, risalì tutta la via Sistina
-sino alla Trinità dei Monti, poi discese ancòra la magnifica scalinata
-che conduce in piazza di Spagna e, voltando a sinistra, si fermò su
-la porta di un piccolo caffè confinante col portone della casa di
-Claudina. Bevve in fretta l'assenzio che il cameriere gli aveva portato
-e si fermò su la porta in osservazione. E come l'attrice tardava a
-rincasare, la gelosia ricominciava nella pedanteria delle sue indagini
-e dei suoi minuti sospetti. E s'ella non tornasse? Se Farnese l'avesse
-trattenuta a pranzare al caffè? Ma lo scrittore aveva famiglia e non
-era probabile che si facesse vedere pubblicamente in tanta intimità
-con la giovane attrice. E se i due fossero venuti in carrozza e quindi
-prima, molto prima di lui? Se fossero già nell'appartamento e proprio
-in quella camera da letto che corrispondeva esattamente, al piano
-superiore, con quella sala di caffè notturno? Un'ora era passata senza
-ch'egli vedesse giungere l'attrice o sola o con lo scrittore, e ciò
-l'aveva confermato nella sua ipotesi che i due, giunti in carrozza,
-fossero già nell'appartamento. Egli aveva infilato il portone, aveva
-già salito qualche gradino, ma al momento di premere il bottone
-elettrico pensò che non aveva alcun pretesto per spiegare quella
-sua visita intempestiva. Inoltre pensò che avrebbe potuto avere la
-conferma di quel che temeva e quella possibile certezza lo atterrì,
-e ridiscese lentamente le scale, preferendo a quello spasimo immane,
-le continue trafitture del dubbio, che tuttavia lascia qualche minuto
-di speranza e di blanda illusione. Ma, al momento che egli varcava la
-soglia, Claudina e Farnese discendevano da una carrozza e il geloso
-ebbe appena il tempo di sfuggire, rasentando i muri della oscura via
-di Propaganda Fide, non senza essere stato visto dai due. Claudina e
-Farnese salirono. Su, nella casa, dopo che si fu tolto il cappello e la
-mantellina, l'attrice guardò tra le persiane socchiuse ed al lume della
-lampada elettrica di un negozio di oggetti d'arte, vide Gray fermo in
-attesa, con lo sguardo fisso alla sua finestra che in quel momento
-s'illuminò, avendo Farnese fatto scattare il commutatore della luce
-elettrica.
-
-— Otello aspetta ancòra, disse Claudina ridendo allo scrittore, mentre
-apriva le persiane. Vi ha veduto salire ed attende che ridiscendiate.
-Chi sa quali sospetti e quali pene! Domani dovrò subirne la narrazione.
-Povero ragazzo! — E rise di una risata libera e squillante. — Però,
-come siamo cattive noi donne! — continuò più seria ma canzonatrice. —
-Ecco un uomo che soffre per me pene atroci. Egli mi segue, mi osserva,
-mi spia. Egli mi attende nel portone per vedere se torno sola, vi vede,
-fugge. Ed io ho la crudeltà di farvi salire, pur pensando che il povero
-giovane ci spia ancòra e che questa vostra innocente visita gli farà
-passare una notte bianca insopportabile. Siamo veramente malvagie?
-
-Rise di nuovo, avvicinandosi allo scrittore. Farnese indugiava. Aveva
-inteso battere le sei all'orologio della stanza vicina e ricordò di
-aver promesso al piccolo Luca di andarlo a prendere, dopo la prova,
-per farlo passeggiare nelle vie eleganti con lui, poichè il bambino era
-tutto orgoglioso di essere visto col suo gran papà.
-
-— Dovrei rientrare, disse repentinamente lo scrittore all'attrice. Sono
-già le sei ed ho fatto una promessa al piccolo Luca.
-
-Pronunziando queste parole egli si era alzato ed aveva guardato la
-commediante. Un'ombra di corruccio era passata sul volto di lei, che lo
-scrittore scorgeva in piena luce nel quadrato luminoso della lampada.
-L'attrice non aveva pronunziato una parola e si era messa ad osservare
-attentamente le sue dita sottili. Egli riepilogava ciò che le aveva
-detto lungo la via ed al caffè dove si erano fermati. Ricordava di
-averle stretto la mano salendo le scale e che la donna aveva lasciato
-fare; anzi gli era piuttosto sembrato ch'ella avesse risposto con una
-lieve pressione. Naturalmente, tutto ciò esigeva una spiegazione e non
-una partenza così repentina ed egli sacrificò il desiderio del piccolo
-Luca, decidendo di rimanere.
-
-— Il vostro bambino vi attenderà invano, disse allora Claudina mentre
-lo scrittore ritornava a sedersi presso di lei. Non vorrei essere causa
-di un dispiacere al piccolo Luca e — sottolineò sorridendo — anche
-al suo papà. — Poi, subitamente, con uno scoppio di risa aggiunse:
-— Resterò con tutte le mie tristezze, sola sola con loro che non
-mi divertono affatto. E aspetterò l'ora del teatro. — Poi dimandò,
-deliziosa di noncuranza: — Vi vedrò stasera?
-
-Il romanziere guardava l'attrice con un'attenzione immobile, voleva
-intenderne il pensiero sincero, scoprirne l'intimo disegno. Ma ella
-restava impenetrabile, continuava a contemplarsi le dita con un sorriso
-ambiguo.
-
-— Non passerò dal teatro, stasera, rispondeva egli, intento a spiare
-l'impressione destata dalle parole che stava per pronunziare. Mia
-moglie si lamenta della sua solitudine. Le debbo bene una sera di
-focolare domestico. Avrò la rappresentazione dei miei bambini e delle
-loro marionette.
-
-— Ah, non verrete? soggiunse l'attrice sempre più nervosa. Tuttavia
-io recito solamente nella _Visita di nozze_ e non prima delle undici
-e mezzo. Se il focolare domestico si spengerà prima di quell'ora... il
-Teatro Nazionale è vicino, soggiunse dopo una pausa significativa.
-
-— Relativamente, disse lo scrittore sorridendo. Comunque accetto
-volentieri l'invito perchè per voi si sfiderebbero ben altri pericoli
-che la tramontana.
-
-Su quella promessa lo scrittore avrebbe potuto andar via, soddisfare
-il desiderio innocente del suo piccolo Luca. Ma una certa ironia che
-vibrava in talune inflessioni di voce dell'attrice lo tratteneva in
-quel salotto, seduto in quella poltrona. Fu così durante un'ora: una
-voce lo esortava ad alzarsi, a partire; l'altra, contraddittoria,
-a indugiare ancòra. Intanto il discorso era ricaduto sul sogno
-adolescente di Claudina.
-
-— Chi sa, chi sa? diceva l'attrice. Realizzerò mai questo sogno? Amare
-ed essere amata da un uomo illustre, da un grande artista, in modo che
-la mia intelligenza sia completata dalla sua, formi un tutto armonico e
-profondo? Chi sa? Gli incontri della vita sono così bizzarri! Desidero,
-voglio, invoco il grande artista, il grande scrittore e chi sa che non
-vada poi a finire nelle braccia di un povero attorello qualunque, in un
-momento di orribile stanchezza e senza volontà, come quei viaggiatori
-che seduti di rimpetto in uno scompartimento si trovano nelle braccia
-l'uno dell'altro per un urto del treno! — Sorrideva, ma tristemente;
-poi ad un tratto si mise a picchiare e strofinare le sue mani. — Dio,
-Dio, che freddo! e come potrò recitare stasera? Come potrò? Farnese,
-fatemi il piacere, prendetemi quel mantello su quella poltrona..... Lì,
-lì, benissimo! — E come Farnese, mettendole quel mantello su le spalle,
-s'era chinato su lei fino a sfiorarle i capelli con un bacio, ed ella
-aveva sorriso, così che egli fatto più audace s'abbassava verso le
-labbra, ella gridò: — No, no, non voglio! E levandosi, poichè Farnese
-l'inseguiva, quasi pregò: — Lasciatemi. Non vi avvicinate. Andatevene,
-andatevene, adesso....
-
-Poi si avvicinò a Farnese, fece un cenno perchè non insistesse, gli
-tese le due mani, strinse amichevolmente quelle di lui e lo guardò
-uscire, senza sorridere e senza più una parola. Ma nelle scale lo
-scrittore udì la voce un po' tremante di Claudina Rosiers che gli
-gridava dall'alto:
-
-— A stasera. Ricordatevene.
-
-
-
-
-II.
-
-
-Fin dalle sue prime armi, Giuliano Farnese era stato favorito da
-un'insolita fortuna. I suoi primi passi nell'aspro cammino della
-letteratura erano però stati sostenuti dal forte appoggio di uno
-scrittore illustre, Claudio Sanna, che affascinato dalla sincerità
-e dalla ispirazione del primo ed unico libro di versi di Farnese,
-_Sotto i salici_ — libro tutto impregnato di una melanconia senza
-dolore — sostenne i passi successivi del giovane poeta. Oggi quel
-libro è dimenticato ed i cinquecento esemplari che ne furono stampati
-sono perduti fra le pubblicazioni più recenti e rumorose, dove solo
-qualche spirito delicato va a ricercarlo, per riviverne il molle
-fascino autunnale. Farnese ha avuto il torto di rinnegare quel
-libro dove pure tanta parte della sua anima aveva cantato, con la
-spontaneità dell'adolescenza; quando i versi fioriscono sotto la penna,
-naturalmente, senza paralizzanti preoccupazioni di rime e di scuole
-estetiche. Tuttavia da quel libro data il principio della sua fortuna.
-Anche i due romanzi che lo seguirono sono semplici e sinceri, intimi
-come _L'ultimo incontro_, freschi e famigliari come _Accanto al fuoco_.
-Questi due romanzi furono scritti in una modesta camera di un piccolo
-albergo a Padova, dove, all'uscire dall'Università, Farnese insegnò
-lettere in quel liceo, durante un anno. Claudio Sanna fu il pioniere di
-questo nuovo scrittore e ad ognuno di quei primi romanzi egli consacrò
-magnifici articoli su i principali giornali. Anche altri critici
-ed altri romanzieri consacrarono studî ed articoli a quei romanzi,
-poichè il loro autore, oscuro professore di lettere in un liceo di una
-lontanissima provincia, non era ancòra e forse non sarebbe stato mai,
-un rivale temibile e perciò da combattersi con ogni arma, silenzio o
-denigrazione, pur di rovesciarlo e demolirlo, non per prenderne il
-posto, ma per l'ira del piccolo verso il grande, del debole contro
-il forte, per il rancore e l'odio eterni del mediocre verso quel che
-emerge e s'innalza. Ma allora al giovane scrittore festeggiato la
-misera fatica didattica pesava e non poteva resistere alla brama di
-correre a Roma, di scrivere, di parlare, di sentire da vicino il suo
-bel successo, di entrare anche lui decisivamente in lizza. L'affezione
-di Claudio Sanna gli permise di realizzare questo sogno, e nel novembre
-del mille ottocento ottantacinque, Farnese entrò, incaricato della
-critica drammatica e di una cronaca letteraria, in un gran giornale
-romano _L'Eco di Roma_, diretto da Marco Torrero.
-
-Cominciarono, allora, le illusioni a sfrondarsi, le speranze a
-impallidire. In molti scrittori illustri, ch'egli venerava da lunge
-e pei quali aveva arso nei fogli letterari dei giovani molti granelli
-d'incenso, trovò gelosia ed invidia; in altri, che sembravano alla sua
-ignara fantasia giovanile modelli di austerità artistica, non trovò
-altro che orpello ed inganno, la più urtante abilità commerciale,
-le tele variopinte e le frange d'oro che nascondono la miseria
-intellettuale e la corruzione morale. Allora dal giovane irruppe
-l'uomo, e, sfogliate le ultime illusioni, considerando con un sottile
-riso ironico quel che prima lo colmava di ira e di disprezzo, scrisse
-sul giornale di Torrero, quella lunga serie di _Saltimbanchi_, dove,
-in brevi articoli, secchi e schioccanti come colpi di scudiscio,
-metteva in luce le vere figure zingaresche di molti romanzieri, autori
-drammatici, critici, poeti, musicisti, scultori e pittori. Ebbe un
-paio di duelli con due di quei saltimbanchi, un autore drammatico
-ed un pittore, che si offesero; ebbe la fortuna di ferirli entrambi;
-così che la muta, con la coda fra le gambe, sopportò le scudisciate;
-qualcuno tentò di abbaiare, ma da lontano e prudentemente, qualche
-altro leccò le mani al castigatore per propiziarselo, molti infine
-ostentarono a quelli attacchi un'ilarità non troppo sincera. Quella
-serie di _Saltimbanchi_ constò di sessanta articoli, pubblicati
-tutti sul giornale di Torrero in meno di quattro mesi. Dopo, Farnese
-li raccolse in un volume sotto lo stesso titolo e ad ognuno di quei
-sessanta inviò il volume con dedica autografa. Egli vide allora come
-nella letteratura, non diversamente che nella politica, valga più il
-rumore che il valore. I suoi buoni romanzi erano rimasti invenduti su
-gli scaffali dei librai, ma il suo libro di critica, che pure nelle
-sue idee morali aveva le apparenze di un _pamphlet_, ebbe un successo
-insperato e sei edizioni ne furono esaurite in brevissimo tempo. Egli
-aveva perduto con quel libro la maggioranza di coloro che si dicevano
-suoi amici: su quei sessanta, solo sette od otto, e dei meno attaccati,
-ebbero lo spirito di avvicinare il Farnese e di raddoppiare in cortesie
-a suo riguardo, se non in cordialità. Ma gli altri, coloro che non
-erano stati compresi nel fustigato e sanguinolento battaglione, furono
-di ciò grati al Farnese ed alcuni con l'adulazione e le amabilità
-prevennero il pericolo d'essere incorporati in un secondo battaglione
-a venire. Ad ogni modo il pubblico conosceva ed amava, ormai, il nome
-battagliero del Farnese e quei successi ripetuti gli avevano creata una
-lusinghiera posizione finanziaria.
-
-Allora egli, l'austero critico ed il giustiziere, pencolò un poco
-verso il pubblico ed è l'unica macchia, ma perdonabile, della sua
-carriera letteraria. Nel suo appartamento elegante della via Sistina,
-Farnese lavorava a quel romanzo _Amori d'Autunno_, che fu poi uno dei
-suoi più grandi successi editoriali, fra le visite delle ammiratrici
-generose, quelle delle attrici che lo volevano più propizio a loro
-nelle sue critiche drammatiche sul giornale di Torrero, e quelle di
-qualche raro amico che veniva nei pomeriggi d'inverno a scaldarsi il
-corpo in quella casa tiepida e simpatica, l'anima e l'intelligenza
-all'ardore di quel pensiero di artista tanto geniale. Nel frattempo
-il teatro l'aveva tentato ed al teatro Valle era stata rappresentata
-una sua commedia in quattro atti dal titolo curioso, _Le nozze di Don
-Giovanni_. In quell'affollato teatro di prima rappresentazione solenne
-s'eran dati convegno tutti gli astii ed i rancori ardenti verso il
-notissimo scrittore. Tutto il battaglione dei sessanta saltimbanchi ed
-i loro adepti, tutti i giovani poeti cui egli aveva consigliato più la
-lima che la rima, tutti i giovani autori i cui aborti drammatici non
-avevano incontrato il favore del famoso critico e le loro famiglie ed
-i loro domestici, tutti gli attori ch'egli aveva ammonito e biasimato
-dai pianterreni dell'_Eco di Roma_, tutte le attrici ch'egli non aveva
-pensato di baciare e i loro _madri_, tutti i confratelli gelosi dei
-suoi successi e le loro signore mogli e le loro signore amanti, tutti
-gli eleganti e tutti i mondani irosi contro di lui per le sue fortune
-di salone e di alcova, tutti i nemici più acerrimi dello scrittore
-celebre a ventotto anni si eran dati convegno in quella sfolgorante
-sala di teatro. E subito, dal primo levarsi del sipario, l'insuccesso
-s'era pronunziato; i mormorii eran presto divenuti risate, le risate
-grugniti, i grugniti urli. I quattro atti si erano svolti fra le grida
-ed i fischi, le risate e le grida; gli attori assistevano impassibili
-allo scempio di quella geniale ed ironica commedia, ma vollero per
-rispetto all'autore condurla fino alla fine, malgrado i gridi sempre
-più forti ed insistenti che chiedevano l'abbassarsi del sipario.
-Alla fine del quarto atto qualche applauso fremente di pochi onesti
-fu coperto dalle salve di fischi. La _jeunesse dorèe_ di un circolo
-elegante, furiosa di vedere andare a Farnese quelle fortune femminili
-che le loro anime grigie attendevano in vano, dava in un palco un
-pietoso spettacolo di sè, eseguendo coi fischi una fanfara volgare.
-Finalmente lo _charivari_ era finito. I veri amici di Farnese non
-avevano avuto il coraggio di cercarlo; gli altri, gli ottimi amici,
-avevano frugato tutto il palcoscenico per trovare lo scrittore, mentre
-un'altra squadra volava al suo appartamento di via Sistina, per godere
-sotto le ipocrite condoglianze, l'effetto malvagio della malvagia opera
-compiuta. Ma Farnese, avvertito dai _reporters_ dell'_Eco di Roma_
-intorno alla cabala che si montava contro di lui, era partito la sera
-innanzi, dopo l'ultima prova delle _Nozze di Don Giovanni_, per recarsi
-qualche giorno a Firenze. Così che a teatro gli ottimi amici non avevan
-trovato che camerini chiusi e macchinisti affaccendati, tutti nervosi
-in quella sera di lutto teatrale; ed avendo alla casa dello scrittore
-trovato chiuso il portone, la banda dovette sciogliersi, dolente del
-contrattempo, ma felice in fondo del risultato.
-
-E la mattina e la sera appresso, trepidanti, avevano aperto i giornali
-perchè se al Farnese non era giunto l'eco delle disapprovazioni, ne
-avrebbe avuto almeno conto dagli attacchi dei critici. Se non chè
-anche questo loro desiderio doveva andar deluso. La critica aveva un
-linguaggio rispettoso verso Farnese, ammirativo per la commedia e
-stigmatizzante con parole pungenti il contegno della maggior parte
-del pubblico. Trovavano la commedia fine e sottile, con pregi di
-dialogo, di sceneggiatura, di finitezza di caratteri, ma con difetti di
-lungaggini. Tutti, meno due o tre, predicevano un vero successo alle
-_Nozze di Don Giovanni_, quando fossero riprese con un pubblico più
-spassionato. Intanto i buoni amici anonimi avevan messo sotto fascia
-quei due o tre giornali discordanti e li avevan spediti, falsificando
-le loro calligrafie, a Firenze, al _Savoie-Hotel_, dove Farnese era
-disceso. La sera, su l'_Eco di Roma_, era apparso un rovente articolo
-di Marco Torrero, che, ricercando le cause dell'insuccesso e citando
-anche i nomi dei promotori, esaltava la commedia e prediceva al Farnese
-un grande avvenire di autore drammatico.
-
-Al suo ritorno a Roma, apparvero quei suoi due romanzi, seconda
-maniera, _Anime in sogno_ ed _Amori d'autunno_. I successi ne sono
-rimasti memorabili. Tuttavia erano due romanzi falsi e manierati,
-ove ogni anima aveva un lembo di cielo, ove il mondo era osservato a
-traverso ad un prisma roseo e brillante. Il romanziere aveva voluto
-forzare la semplicità e l'intimità della sua prima maniera ed era
-caduto nell'estremo della semplicità complicata e della falsa intimità.
-Un giornalista, Giacomo Spada, attaccò alle spalle del Farnese
-l'etichetta, «un Medoro Savini anglomane e decadente». L'etichetta
-rimase e pesò presto sulle spalle di Farnese che, da principio, ne
-aveva riso con la noncuranza sprezzante che viene dal successo. Da
-allora, dalla fine del mille ottocento ottanta nove data quel romanzo
-_L'Aurora_, che fu una vera aurora artistica per lo scrittore e che
-lo sacrò indiscutibilmente grande romanziere. In esso il Farnese,
-spogliandosi di ogni preconcetto, aveva chiamato a raccolta tutte
-le mirabili sue facoltà, per rispondere con un capolavoro alle
-ironie ed ai sottintesi melati. Ed il capolavoro era riuscito: v'era
-nell'_Aurora_ un vasto affresco della corruzione e della decadenza
-moderna e la maestosa pittura si chiudeva con l'apoteosi di un'Idea
-e la visione simbolica di un futuro secolo ideale. Molte edizioni
-si esaurirono una dopo l'altra, l'inno concorde salì dalle colonne
-dei giornali e dalle pagine delle riviste. Una schiera di giovani si
-entusiasmò per Farnese, divenne il suo drappello, fu pago di vivere
-del riflesso della sua luce. Altre commedie erano seguite, prima
-_Una Rivolta_, che, dopo alcune ostilità della prima sera, filò
-tranquillamente fra gli applausi un lungo corso di rappresentazioni.
-Pochi mesi dopo, durante il successo dell'ultimo suo romanzo, una
-geniale e delicata attrice, la signora Teresa Mariani-Zampieri
-volle mettere in iscena con gusto d'artista una commedia in tre
-atti, _Messer Arlecchino_, che Farnese aveva scritto durante un
-suo viaggio in Spagna, per non perdere l'abitudine della penna e
-senza alcuna intenzione di destinarla al teatro. Era una delicata
-fantasia, il ritorno delle maschere della commedia dell'arte italiana,
-una follia carnevalesca ed amorosa in un quadro di Watteau, con la
-grazia autunnale di una festa galante di Verlaine. La signora Teresa
-Mariani-Zampieri nel variopinto costume di un Arlecchino pieno di
-grazie vi ebbe un successo squisito, ovunque. E Farnese, senza riposo,
-si mise di nuovo al lavoro nel suo continuo inseguimento del meglio e
-del bello ed in un anno, uscirono due altri romanzi suoi: _L'infamia
-umana_, dove dieci tipi balzacchiani di vili e d'infami torturavano
-e macchiavano per sempre una serena anima di giovinetta; _Cecilia_,
-dove era narrata la storia di quella giovinetta aristocratica, Cecilia
-Armenieri, che, fuggita di casa con un uomo alla moda, aveva voluto
-essere attrice e trionfare su la scena, dove comparve con fortuna ma
-per breve tempo, per scomparire pochi mesi dopo, non si seppe mai dove,
-non si seppe mai come.
-
-Stanco delle sue fatiche di romanziere, Farnese aveva pensato di
-riposarsi scrivendo tre ampii saggi intorno all'opera di tre pittori
-veneziani, che egli singolarmente prediligeva, Giorgione, Paolo
-Veronese e Carpaccio. Nella primavera del 1891, mentre correva l'Italia
-il suo nuovo libro, _Cieli stranieri_, libro d'impressioni dei suoi
-viaggi in Spagna, in Irlanda, in Olanda, in Fiandra, in Palestina ed
-in Oriente, egli rimase quattro mesi a Venezia, in un appartamento
-originalissimo ch'egli aveva affittato in quel curioso palazzetto
-Dario sul Canal Grande, che pencola un po' da un lato, e che si trova
-quasi prospiciente alla misteriosa casa di Desdemona. In quei soavi
-mesi di adorabile primavera veneziana, levato a primo mattino, Farnese
-sbrigava qualche articolo e qualche cronaca che, non ostante il suo
-riposo, doveva dare ai giornali ed alle riviste. Passava la mattina e
-metà del pomeriggio a percorrere i luoghi dove erano quadri dei suoi
-tre pittori, l'Accademia Reale di Belle arti, le chiese più lontane,
-S. Sebastiano, i Frari, Santi Giovanni e Paolo, — San Zanipolo, come
-abbreviano i veneziani — San Giovanni in Bragora, la Madonna dell'Orto.
-Verso il mezzogiorno, dopo una breve colazione al Caffè Quadri o al
-Florian, ritornava al lavoro e guardava, frugava, raffrontava, prendeva
-note, fino al tramonto quando, salito in gondola, amava goderselo
-su lo smisurato specchio della laguna o si faceva scivolare lungo
-il Canalazzo per vedere luccicare all'oro del tramonto i bei marmi
-orientali del palazzetto Dario dove abitava, o la facciata diamantata
-della Cà d'Oro, o per vedere tingersi ancòra di rosa le marmoree
-facciate del palazzo Contarini dalle Figure o del palazzo Foscari.
-Pranzava quasi sempre con qualche amico in un caffè sul mare, rientrava
-presto e prima di coricarsi leggeva, sbrigava la sua corrispondenza,
-ordinava le moltissime note raccolte nella laboriosa giornata. Poi
-dormiva d'un quieto sonno quasi infantile senza sogni e senza incubi
-affannosi. Gli era quasi ogni giorno compagno in quelle esplorazioni
-artistiche, Leonardo Loredano, bell'uomo di trentacinque anni,
-scrittore rinomato, amico fedele, gentiluomo perfetto appartenente ad
-una delle più nobili famiglie veneziane. Loredano aveva scritto romanzi
-e commedie che avevan dato molta voga al suo bel nome: — romanzi che
-erano quadri originali, grandi affreschi di quella vita cosmopolita
-così ardente oggigiorno e così vibrante, ch'egli viveva continuamente;
-commedie che eran fini esercitazioni di casistica sentimentale,
-opere delicate di un Marivaux del secolo decimonono, un Marivaux
-che bevesse l'_extra-dry_, fumasse i _londres_ e leggesse la _Vie
-Parisienne_ su la terrazza marina di un caravanserraglio cosmopolita
-di Cannes o di San Remo. Loredano era una delle figure più eminenti
-di Venezia: appena trentacinquenne, era già stato per due anni e con
-molto onore sindaco della sua divina città: gli avevano offerto la
-candidatura politica, ma egli aveva preferito tornare ai suoi calmi
-lavori letterari, riprendere i suoi incessanti viaggi a traverso il
-mondo. In quella primavera la sua sosta a Venezia si prolungava per
-restare con Farnese ch'egli amava molto. Qualche sera lo tratteneva
-a pranzare con lui in casa sua, e fu ad uno di quei pranzi che
-Farnese conobbe la sorella di Loredano, Beatrice, una snella figura
-di donna, con due occhi neri, dolci e sognatori, un colorito pallido
-che aumentava la sensazione di aristocrazia emanata da tutta la sua
-ammaliante persona. Farnese era stato preso a poco a poco da quel
-fascino, ed il poeta, che sonnecchiava in lui sotto il giornalista
-ardente ed il romanziere crudele, si ridestava in quelle notti lunari,
-quando i tre amici restavano su la terrazza tessendo sogni, allo
-sciacquìo sonnolento dell'acqua nel canale sottostante. I suoi lavori
-su Giorgione, Veronese e Carpaccio eran finiti da tempo e Farnese,
-nel giugno, non accennava ancora ad andar via. Una sera egli seppe
-che Loredano era improvvisamente partito per due giorni alla volta di
-Milano. L'innamorato si era subito diretto alla casa dell'assente,
-aveva chiesto della contessina Beatrice, rimastavi sola con la
-governante inglese e, contro ogni probabilità, egli era stato ricevuto
-in un salone sul Canalazzo, salone che l'unica lampada coperta da un
-paralume rosa lasciava in misteriosa penombra. Beatrice, tutta bianca,
-era seduta presso la finestra ed un raggio di luna l'inargentava. Il
-poeta in Farnese aveva trionfato. Ed egli, lo scettico, il misogino,
-il _professional Woman's hater_, l'odiatore professionale delle
-donne, disse d'un tratto tutto quel che sentiva, il bisogno da cui era
-commossa la sua anima, di una casa, di un'intimità, di una famiglia,
-in quella sua spossante vita di lotta e di lavoro. Era stato lirico,
-lui, solito di essere ironico; ma l'ironia aveva subito ripreso
-il sopravvento; e, mentre la donna rispondeva commossa e propizia
-all'offerta dell'innamorato, quel raggio di luna, quella veste bianca,
-quella giovinetta tremante, quella penombra, l'eco dello sciacquìo di
-quell'acqua nel canale sottostante, le grida lontane dei gondolieri,
-l'avevano costretto ad una grande risata, mentre diceva alla donna, già
-col cappello ed il bastone in mano: — «Noi facciamo il melodramma ed io
-fuggo. Vi lascio su queste buone parole». — Poi, l'innamorato avendo
-suggerito di tener per buone quelle promesse, egli aveva aggiunto: —
-«Per tutto il resto m'intenderò con vostro fratello». Ed era andato
-via, ridendo di sè stesso. Loredano, al ritorno, aveva accolto con
-gioia e con bonomia quelle recentissime notizie insperate. L'innamorato
-era partito subito dopo. Tornato in ottobre a Venezia, lo scrittore
-ne ripartiva, poche ore più tardi, avendo al suo braccio la signora
-Beatrice Farnese. Loredano contemporaneamente prendeva l'_express_ per
-Londra, felice di poter ricominciare la sua vertiginosa esistenza nella
-società di Cosmopoli.
-
-
-La fortuna ed il nome di sua moglie s'erano aggiunti per Farnese alla
-propria fortuna ed al vanto del proprio nome nel sospingerlo in un
-mondo di eleganze e di raffinatezze che non era il suo. Fino ad allora
-egli aveva vissuto in un mondo speciale ed originale di costumi e di
-bisogni, un mondo di scrittori, di giornalisti, di artisti, di attrici
-e di cavallerizze. Egli aveva amato le falsità delle quinte, i cattivi
-sentori del palcoscenico; le parrucche incipriate delle cavallerizze
-e delle _clownesses_ lo avevano affascinato, ed all'uscire dalle
-austere sedute di lavoro o dalle serene discussioni con gli uomini
-più eminenti, lo scrittore aveva sempre veduto la vita sotto una
-cipria rosea, in uno sfolgorio di lumi, in un succedersi repentino
-di desiderj e di ebbrezze. Raramente egli aveva frequentato quel
-che oggi giorno chiamano il _gran mondo_, quasi i pettegolezzi e le
-ciancie di cinquanta saloni potessero raccogliere gli innumerevoli
-brividi elettrici della vita modernissima. In quei saloni egli aveva
-fatto rapide comparse quando qualche successo metteva di moda fra
-le belle duchesse il suo nome battagliero. Se ne era però subito
-allontanato, a causa di quelli uomini eleganti che volevano far sentir
-troppo al letterato la loro supremazia, e che anche nelle cortesie
-svelavano quella protezione che si ha verso un intruso compatito e
-sopportato perchè non se ne può fare a meno. Ma sua moglie nei primi
-anni di matrimonio aveva sùbito voluto godere i fascini della vita
-mondana, e tutti i saloni più esclusivisti di Roma si erano aperti
-per lei. Farnese era stato accolto questa volta, dagli uomini,
-come un buon compagno, — perchè vedevano in sua moglie una caccia
-probabile; non gli parlavano più quasi disdegnosamente di letteratura,
-ma lo intrattenevano intorno alle maggiori probabilità di riuscita
-di un cavallo a uno _steeple-chase_ qualunque, intorno all'ultima
-partita intavolata al Circolo, o al miglior paio di scarpe per il
-_lawn-tennis_.
-
-Farnese si rifaceva di quelle sere di costipazione intellettuale —
-come egli diceva ridendo alla moglie — con ottime mattinate di lavoro
-incessante e fecondo. Lo scrittore non aveva perduto le sue ottime
-virtù di lavoratore metodico, di buon artigiano, com'egli soleva dire
-asserendo che bisognava essere un buon artigiano per essere un vero
-artista. Levato per tempo, lavorava sino a pomeriggio inoltrato; ma
-alle quattro la vita mondana lo riprendeva nel suo rumoroso vortice,
-sino al mattino seguente. A poco a poco, quelle eleganze e quelle
-squisitezze avevano affascinato in lui il borghese rimasto sotto
-la maschera dello scrittore scettico e la corazza dell'uomo rotto
-alla vita. In breve, egli sentì l'ossessione di quelle eleganze, non
-seppe più farne a meno, e qualche volta quasi avrebbe preferito al
-suo bel nome di autore celebre un titolo qualunque, l'onore solenne
-di duecentomila lire perdute in una notte di _baccarat_, il fascino
-irresistibile d'essere stato vincitore di un _derby_. Ma erano
-passeggeri e brevi momenti di debolezza: una seduta di lavoro lo
-liberava da tutte quelle elegantissime ubbìe.
-
-L'ironista risorgeva in lui. Venne allora la terza maniera di Farnese,
-che fu quella che ebbe più successo di critica e di vendita. La
-sua vita mondana a Roma, a Cannes, a Montecarlo o ad Aix-les-Bains,
-lo indusse a riprodurre quella futile esistenza noncurante e nella
-serietà medesima con cui il romanziere descriveva le eleganze più
-deliziose e le etichette più infrangibili, si scandalizzava per la
-minima scorrettezza, si entusiasmava a freddo per una marsina di
-taglio inappuntabile o per l'impassibilità di un giocatore elegante
-al tavolo verde, era un feroce fondo d'ironia, che sfuggiva agli
-interessati ed ai colpiti, e divertiva tutti gli altri. Quei primi due
-romanzi della sua terza maniera, _Catene d'Oro e Sirene_ furono sui
-tabourets di tutte le principesse, nei gabinetti da fumo di tutti gli
-elegantissimi. Intanto altre sue commedie trionfavano: _Una parabola,
-Flavia, I tramonti_. Pubblicò anche sul giornale di Torrero, un piccolo
-capolavoro di satira una serie di note intitolata _Giornale di uno
-snob_, dove si risolvevano con la più esilarante compunzione questi
-ardui problemi: se fossero migliori le cravatte di Boivin o di Kent,
-quale ne fosse il nodo più acconcio, quale il più inglese taglio
-per le giacchette; e sopra tutto una _Teoria dello smoking_, rimasta
-indimenticabile, dove dieci uomini alla moda discutevano quattro ore
-se fosse lecito o no indossare lo _smoking_ per teatro nelle sere
-d'inverno.
-
-Nel frattempo, egli aveva avuto due bimbi, uno maschio, Luca, che
-presentemente aveva circa sei anni, ed una femmina di un anno minore,
-Anna Maria. La moglie si era stancata della vita mondana, si era tutta
-consacrata ai suoi bambini ed al marito e questi aveva continuato, ma
-per poco tempo ancóra a correr solo i saloni, le sale d'armi, i circoli
-e gli alberghi internazionali, poichè come un articolo di Claudio
-Sanna, l'aveva lanciato nella bolgia letteraria, un altro articolo,
-anche a firma di Claudio Sanna, lo salvò da una rovina verso cui egli
-precipitava nell'incoscienza della sua nuova ebrietà. In quell'articolo
-severo il vecchio maestro avvertiva Farnese delle cattive tendenze che
-egli lasciava prendere alla sua opera, lo metteva in guardia contro
-le sorprese dei successi troppo repentini; gli consigliava e augurava
-un sano periodo di lavoro ed una nuova opera fortissima che potesse
-accoppiarsi a quell'_Aurora_, rimasta fino allora il suo capolavoro.
-
-Questo libro venne, frutto di un anno di raccoglimento e spoglio di
-mondanità, e s'intitolò _I merletti_. Erano i merletti posti dalle
-belle dame su le ferite sanguinolenti e turpi, l'inganno del ricamo, la
-maschera di trina messa su la vergogna e sul peccato, l'eleganza che
-giustifica, la massoneria morale dell'alta società: libro fecondo ed
-inquieto, vera opera della maturità dell'artista. Pubblicati prima su
-la _Nuova Antologia_ e poi in volume, _I merletti_ ebbero un successo
-nel quale nè Farnese nè alcun altro avrebbe mai potuto sperare. In una
-con tutte le sue virtù di narratore facile, elegante e drammatico, con
-quelle delicatezze che pure solleticavano il gusto di qualcuno, la sua
-spietata analisi psicologica, Farnese era in quel romanzo filosofo
-e moralista; l'opera assurgeva a commento di un'idea, una morale vi
-trionfava oramai.
-
-Il romanziere aveva scritto questo romanzo in una villa presso Siena,
-tra le tenerezze di sua moglie e le primavere gioconde dei suoi
-bambini. Qualche raro amico rompeva per pochi giorni la monotonia di
-quell'eremitaggio affettuoso e pensoso: Farnese serbava di quell'anno
-un ricordo profumato, come del periodo più felice e più squisito della
-sua vita. L'amore di Beatrice l'aveva sostenuto in questa opera di
-maturità, spronandolo nelle ore di sconforto e di sfiducia, quando
-pare che tutto crolli intorno all'artista in una notte densa e che il
-pensiero vacilli; confortandolo nelle ore di tristezza, distraendolo
-quando la sera, seduto per terra, egli chinava la fronte stanca sul
-grembo di lei, al lume roseo della lampada, mentre dalle stanze
-contigue giungevano i gridi spensierati del piccolo Luca e della
-fragile e bionda Anna Maria. Ella era stata la guida e la mèta, lo
-sprone e il riposo, collaboratrice e compagna, amante ed amata.
-
-Giuliano Farnese aveva allora trentacinque anni. Finito il romanzo
-_I merletti_, mentre questo correva trionfalmente l'Europa nel testo
-autentico ed in quattro traduzioni, lo scrittore condusse la piccola
-famiglia al mare, a San Remo, dove egli aveva una villa e dove Loredano
-li raggiunse da Vichy; Farnese vi si riposò per due mesi senza toccare
-la penna. Al loro ritorno in Roma, dopo un'assenza di più di un anno,
-Farnese si era dedicato a una nuova commedia: _La chimera_. Ultimatala
-nel febbraio, aveva ricevuto un bigliettino da Savarese, direttore del
-Teatro Nazionale, che gliela domandava a ottime condizioni. Egli aveva
-volentieri acconsentito, stabilendo col Savarese un convegno. Questi
-si era ben guardato dal mancarvi e si era presentato nell'appartamento
-che Farnese abitava in un villino del Macao, (accompagnato da Claudina
-Rosiers che il commediografo non conosceva), avendo già nella tasca del
-soprabito il contratto da firmare.
-
-Claudina Rosiers aveva ascoltato nervosamente la lettura della
-commedia. In certi momenti aveva pianto, mentre Farnese ironicamente
-sorrideva. Poi, andandosene con Savarese, ella aveva guardato lo
-scrittore con gli occhi ancóra pieni di lacrime, convulsa. Questi
-era rimasto un momento a guardare la porta donde i due erano usciti.
-Poi, scosse le spalle, aveva acceso una sigaretta e si era rimesso al
-lavoro.
-
-Una settimana dopo le prove erano incominciate.
-
-
-
-
-III.
-
-
-Egli aveva lasciato Claudina Rosiers dopo quell'invito lanciatogli
-non ostante la severità di poco prima, ciò che affermava il vivo
-desiderio dell'attrice di rivederlo ancòra. Egli aveva schivato,
-durante tutto il pomeriggio di entrare in discorsi troppo intimi con
-la signorina Rosiers e invece, in quella carrozza e per quelle scale,
-era stato debole ed irriflessivo come un fanciullo. Era uscito dal
-teatro con l'intenzione di andar subito a prendere il piccolo Luca,
-appena riaccompagnata Claudina ed invece le sette e mezza suonavano
-all'orologio della Trinità dei Monti, quando egli traversava la piazza
-di Spagna, col bavero di lontra del suo soprabito freddolosamente
-rialzato. Fermò una carrozza che passava vuota e diede al cocchiere
-il suo indirizzo, raccomandandogli di far presto. Però appena chiuso
-nella carrozza, quell'ombra e quel tepore gli ricordarono Claudina;
-e passando sotto le finestre dell'attrice, lo scrittore non seppe
-trattenersi dall'accostare il viso al cristallo dello sportello per
-intravedere, come intravide, la fine figurina di Claudina Rosiers
-disegnata bruna sul rettangolo luminoso della finestra. Certamente
-non era amore quel desiderio della compagnia dell'attrice, che
-l'aveva preso da poche ore. Poteva meglio esser considerato come il
-fascino di quella giovinezza, come l'attrattiva prepotente di quella
-verginità ch'ella gli aveva esaltato così orgogliosamente. D'altra
-parte, egli poteva considerarsi ancòra come un marito amante della
-moglie, poichè qualche rapida corsa su la pista fallace dei facili
-amori non poteva considerarsi come un alto tradimento o come la
-conseguenza di un disamore.... Egli aveva quasi degli obblighi sensuali
-di rappresentanza. Per la sua fama, per la sua posizione influente,
-le carezze femminili gli erano esibite continuamente, per brama di
-scandalo o per curiosità o per guadagno o per desiderio di renderselo
-amico e favorevole. Pure avendo schivate quante più poteva di quelle
-voluttuose esibizioni, lo scrittore non poteva sottrarsi ad ogni
-profferta nè poteva ringraziare e rimandare, semplicemente, ognuna di
-quelle generose. Gli uomini invidiosi vigilavano poco lontano e Farnese
-non voleva assumere l'aspetto ridicolo ed umiliante di casto Giuseppe
-o di marito irragionevolmente fedelissimo. Aveva così conquistato
-quella abilità, ch'egli chiamava diplomazia amorosa, consistente nel
-limitarsi al minor numero possibile d'imbarcamenti per Citera, e nel
-compiere quei pochi innanzi ad una fitta folla di spettatori rabbiosi.
-Le donne di teatro volevano essere compromesse da lui per avere il
-vanto di essere sue amanti; nè Farnese chiedeva di meglio; e, se doveva
-baciarne una, coglieva il momento, tra una quinta e l'altra, in cui i
-soliti spettatori potessero vedere. Per questa ragione, egli pensava
-nel tepore di quella carrozza che gli ricordava l'attrice, come le
-parole e i sospiri di costei potessero non essere altro che una ancòra
-di quelle voluttuose esibizioni che lo perseguitavano su le tavole dei
-palcoscenici ed in qualche salotto di donna elegante. Tuttavia Claudina
-Rosiers non era una donna vana e leggera, nè poteva ammettersi in lei
-una venalità qualsiasi, poichè i suoi guadagni del teatro erano più
-che sufficienti alle necessità della sua vita modesta. Inoltre quella
-verginità ch'ella aveva saputo conservare pur passando per tanti
-ambienti diversi e corrotti, quella verginità intatta malgrado tante
-traversie e tante miserie, doveva essere per l'attrice un così prezioso
-patrimonio da non gettarlo e disperderlo per un trionfo della vanità o
-per il desiderio di un momento. Se ella, dunque, avesse concesso quel
-fiore a Farnese, egli avrebbe potuto essere sicuro dell'amore di lei,
-della passione che la inebriava. Ma egli non voleva quella concessione,
-intendeva di schivare quella sicurezza su una passione che sarebbe
-stata o dolorosa o delittuosa. Il ricordo di sua moglie gli attraversò
-il pensiero e ripensò la devozione di lei, la sua tenerezza, la sua
-immacolata fedeltà. Ella si sacrificava in silenzio, paga del solo
-amore dei suoi bambini, cullando l'unico sogno dolcissimo del loro
-avvenire e della loro felicità. Tuttavia l'assistenza e l'appoggio
-dell'uomo ch'ella amava non dovevano venire a mancarle, poichè
-solamente in quelli la buona creatura riponeva il suo conforto ed il
-suo compenso. L'idea di un più affettuoso riavvicinamento alla moglie
-attraversava con insistenza il pensiero dello scrittore e gli appariva
-possibile, poichè, le prove del _La Chimera_ terminando tra pochissimi
-giorni, egli non avrebbe avuto più occasione di tornare su le scene del
-Teatro Nazionale e di incontrarvisi nuovamente con Claudina Rosiers.
-Questi saggi propositi erano a volte spezzati da lampi di desiderio
-suscitati dal ricordo della bellezza dell'attrice; ma, spento il
-pallido lampo, i buoni proponimenti tornavano, ed in uno di questi
-ritorni, al momento che la carrozza si fermava d'innanzi al cancello
-della sua casa ed il cocchiere discendeva ad aprire lo sportello, lo
-scrittore aveva deciso di non andare quella sera al Teatro Nazionale
-e di mandare un biglietto di scusa con un pretesto a Claudina Rosiers,
-subito, prima che avesse avuto il tempo di mutar parere.
-
-Nel frattempo egli aveva salito le scale e subito i bambini erano
-accorsi al rumore del suo ingresso nell'anticamera che una lampada
-sospesa, coperta da un globo di cristallo azzurro, rischiarava
-dolcemente. I bambini, che si erano aggrappati a lui anche prima che
-egli avesse potuto sbarazzarsi del soprabito, gridavano festosamente.
-
-— È venuto lo zio Leonardo! È a Roma e resterà. È arrivato oggi, dopo
-colazione.
-
-— Lo zio Leonardo, qui?
-
-Mitigato il suo primo impeto di piacere che lo spingeva ad entrare nel
-salotto dove sua moglie era con suo fratello Loredano, lo scrittore
-ricordò la lettera da scrivere a Claudina, e volendo scriverla
-subito come aveva saggiamente deciso, prese i bambini per la mano, e
-parlando sottovoce, raccomandò loro il silenzio: poi con aria comica
-e misteriosa, li condusse nel suo gabinetto da lavoro. Il piccolo Luca
-e la bionda Anna Maria lo seguivano, gravi e compunti, interessati ed
-incuriositi da quel mistero, camminando su le punte dei piccoli piedi.
-
-Nel gabinetto da lavoro del papà si sedettero su due grandi seggioloni,
-ove rimasero, senza pronunziar parola, tutto il tempo che Farnese
-impiegò a scarabocchiare sopra un cartoncino queste poche righe:
-
-
- _Lunedì sera_,
-
-«Mia buona Claudina, l'uomo propone e le combinazioni dispongono.
-L'arrivo, annunziato per stasera, di mio cognato Leonardo Loredano
-mi vieta di venir da voi, come vi avevo promesso, a godere un poco
-della vostra compagnia in quel vostro così intimo camerino del Teatro
-Nazionale. Perdonatemi e compatitemi.
-
- FARNESE».
-
-
-Poi, mentre lo scrittore chiudeva la busta e vi segnava il nome e
-l'indirizzo di Claudina Rosiers, i due bimbi si erano avvicinati al
-padre ed il piccolo Luca aveva dimandato con la stessa aria di mistero,
-usata poco prima da Farnese:
-
-— Devo chiamare Stefano per mandare quella lettera?
-
-Poi, presa la lettera dalle mani del padre, con una comica serietà,
-l'aveva tesa al domestico comparso alla chiamata, dicendogli:
-
-— Questa lettera al suo indirizzo e sùbito.
-
-Uscito il domestico, i bimbi si arrampicarono alle spalle del padre,
-ridendo e gridando così forte che la voce della mamma li richiamò dalla
-stanza vicina. Allora Farnese, più tranquillo, era entrato nel salotto,
-dove Loredano, seduto presso la sorella, si scaldava le mani a un'ilare
-fiammata.
-
-— Finalmente sei rientrato, disse Beatrice, ma bisogna compatire
-l'autore drammatico nell'esercizio delle sue funzioni. È vero,
-Leonardo?
-
-Leonardo si sciolse dall'abbraccio di Farnese per rispondere alla
-sorella, ma la sua risposta fu troncata dai gridi dei bimbi che,
-pieni di gioia, saltavano e battevano le mani intorno allo scrittore.
-Beatrice si rivolse al marito e domandò con la sua dolcezza abituale e
-pensierosa:
-
-— Resti in casa, stasera?
-
-— Tutta la serata: metà per te, metà per Leonardo.
-
-— Ti ringrazio per la mia metà, disse ridendo Leonardo e ritornò
-accanto al fuoco per tendere le mani verso la fiamma brontolante.
-
-— Sono enormemente stanco, diceva Farnese, tenendo su i ginocchi il
-piccolo Luca che prestava attenzione con serietà buffa. — Mi sono
-alzato alle sette. Ho lavorato sino a mezzogiorno. Figurati, Loredano,
-che una settimana fa sono venuti a domandarmi un lungo studio su
-Swimburne per una rivista nuova. Dovevo consegnarlo quest'oggi e non
-avevo scritto una parola, non avevo una nota a pagarla un tesoro. Poi,
-colazione. La tua signora sorella era magnifica in una veste da camera
-rosa della quale puoi giudicare tu stesso. Poi, le prove sino alle
-cinque. Dalle cinque.....
-
-— È stato con la signorina Rosiers. Le ha scritto or ora.
-
-Farnese credette bene di non raccogliere quella frase intempestiva del
-piccolo Luca, ma, avendo visto negli occhi di Beatrice un'ombra incerta
-che esprimeva insieme dolore ed ira, volle ripararvi:
-
-— Il piccolo Luca, spiegò, è in collera col suo papà perchè non è
-venuto a prenderlo per la passeggiata, come gli aveva promesso stamane.
-Non è vero, Luchino? — Ed avendo il bimbo assentito del capo, aggiunse
-volgendosi a Loredano e poi a Beatrice: — La signorina Rosiers mi ha
-mandato dalla sua sarta a vedere i tre abiti pronti per la _Chimera_
-ed ho fatto tardi. Ora, siccome stasera desidero di restare in casa con
-voi, le ho comunicato i miei appunti e i miei consigli da profano.
-
-Mentre costruiva questo piccolo ed abile edifizio di menzogne, egli
-osservava sua moglie, la cui fisonomia si rischiariva subito con un
-riflesso di piacere e di calma. Beatrice aveva sùbito ricominciato
-a parlare con Loredano, mentre Farnese pensava con soddisfazione
-all'abilità spiegata nel riparare all'imprudente frase del piccolo
-Luca. Chiunque altro si sarebbe stupito della facilità con la quale
-sua moglie aveva accolte per vere le sue spiegazioni, ma egli aveva
-talmente corso la vita di qua e di là, che da molto tempo oramai non si
-stupiva di niente!
-
-
-Il pranzo era cominciato, fra le domande di ogni sorta rivolte a
-Farnese da Loredano riguardo alla nuova commedia, alla cui prima
-rappresentazione egli era venuto ad assistere. Farnese con piacere —
-e tutto l'autore si rivelava in questo piacere — aveva parlato a lungo
-della sua opera, narrandone il soggetto, commentandone lo svolgimento,
-dando notizie su l'andamento delle prove e su le varie probabilità di
-interpretazione e di successo. Da queste notizie erano presto passati
-ad una discussione artistica e Loredano, che non chiedeva di meglio,
-vi si era lanciato intieramente. Per la ventesima volta, ripresero
-una loro discussione sul teatro, passarono ad enumerare capolavori e
-successi, e Beatrice potè udire frasi come queste:
-
-— Io non scriverò più per il teatro. Il teatro è un'arte inferiore,
-diceva Loredano. Non so più chinarmi ad affrontare il giudizio del
-pubblico, molte volte ingiusto ed irragionevole, nè posso subire i
-vincoli che m'impone il teatro, sopra tutto quello di dover pensare
-ad una media intellettuale del pubblico, ad un _average reader_,
-come dicono gl'Inglesi. È per questo appunto che il teatro è un'arte
-inferiore.
-
-— No, non è inferiore! protestava Giuliano. Come puoi dir tale un'arte
-che ha avuto Shakespeare: Shakespeare, l'uomo più profondo della terra,
-il creatore umano più sublime?
-
-— E che significa? Shakespeare era un Dio! rispondeva Loredano. Al suo
-confronto io non sono che un abatino e di conseguenza non scriverò mai
-più commedie in vita mia...!
-
-— Giuramento da marinaio! interruppe Beatrice ed aggiunse finemente,
-sorridendo: — Come si intitola quella che stai scrivendo?
-
-Si rise. Il piccolo Luca, pur non avendo capito, vide ridere gli altri
-e proruppe in un grande scoppio di ilarità.
-
-— Ecco, continuava Farnese, tua sorella ha detto la morale della
-favola. Eh, eh! mio caro, si nasce autori drammatici come si nasce
-assassini.
-
-— Il paragone è lusinghiero, esclamò Beatrice.
-
-— Ma molte volte esatto! disse Leonardo ridendo; ed aggiunse: —
-Soggiogarsi al pubblico? No, no, mai più! Il pubblico.... chi è? cos'è?
-cosa vuole? Mistero. Sai chi ha detto la vera grande parola sul teatro
-e sul pubblico? Il tuo Orazio in una delle sue _epistolae_, quando al
-rumore degli applausi per un attore che non ancòra aveva parlato, egli
-domanda al pubblico: _Dixit adhuc aliquid? Nil sane. Quid placet ergo?
-Lana Tarentino violas imitata veneno._
-
-— Io non sono dotta in latino, interruppe la sorella, come Ninon de
-Lenclos. Vuoi tradurmelo?
-
-— Significa: Disse ora qualcosa? Niente affatto. Ed allora che cosa
-si applaude? La lana che imita le viole con veleno tarentino. — Poi
-rivolgendosi a Farnese continuò: — Mio Dio, ora non si applaude più
-alla lana che imita le viole, ma è certo che le gambe ed i fianchi
-di un'attrice hanno un'enorme importanza nella riuscita di un'opera
-d'arte.
-
-Beatrice ascoltava sorridendo quei discorsi uditi tante volte! Talvolta
-qualche parola di suo marito la riconduceva col pensiero a Claudina
-Rosiers. Ella non era veramente gelosa di costei, ma sospettava sempre
-della castità delle visite che Farnese faceva in palcoscenico. Lo amava
-molto e temeva quelle donne estranee che avevano per lui i fascini e
-gl'inganni delle ignote. Tuttavia non aveva mai espresso a Giuliano
-quei suoi timori per un sentimento misto di orgoglio e di rispetto:
-orgoglio perchè non voleva ammettere la possibilità che suo marito
-potesse anteporle un'altra donna qualunque; rispetto perchè non voleva
-stimarlo capace di un tradimento o di una calcolatrice commedia di
-affettuosità e di devozione verso di lei. Nè Giuliano aveva mai pensato
-che sua moglie potesse sospettare e soffrire per la sua vita fuori
-di casa, che era tanta e così turbinosa. Egli traversava l'esistenza
-con una certa noncuranza, occasionata anche dal fatto ch'egli non
-reputava tradimenti e colpe quelle sue brevi cadute senza conseguenze
-sul terreno sdrucciolevole della galanteria facile ed interessata.
-Così che, riparata alla meglio la frase imprudente del piccolo Luca,
-egli, non pensando che ciò potesse procurare a Beatrice preoccupazioni
-moleste, seguitava a parlare della signorina Rosiers con entusiasmo
-trascendentale. La donna taceva; così che, quando Loredano dimandò
-se l'attrice esaltata era bella e se era pericolosa per la fedeltà di
-Giuliano, ella levò sùbito il viso incontro al marito. E stupita che
-Loredano avesse pronunziato, con la sua ultima domanda, le parole che
-le si agitavano nella mente, disse, osservando l'impressione che le sue
-frasi esercitavano sul volto del marito:
-
-— La signorina Rosiers? È veramente bella, ma dicono anche che sia
-onesta. Sebbene queste assicurazioni sieno il più delle volte erronee,
-pure ciò mi tranquillizza molto sul conto di Giuliano. Del resto,
-s'egli penserà diversamente non avrà che a dirmelo ed io prenderò
-una strada diversa per dignità mia, per mia pace e per lasciarlo
-tranquillo. Ma tutte queste sono sciocchezze, — concluse ridendo e
-prendendo la mano del marito — grandi sciocchezze e non vi è nulla di
-nulla! Non è vero, Giuliano?
-
-Al primo momento di quella uscita inattesa, e mentre Beatrice trasaliva
-fin nelle più intime fibre per l'ansia di cogliere un'espressione
-sincera nella risposta di suo marito, questi non si rese subito conto
-di quel che potesse significare quel discorso; ma poi, prendendo
-tempo col raccontare ciò che si diceva su l'onestà della Rosiers,
-potè convincersi che le parole di Beatrice erano quelle di una donna
-che vuol convincere e rassicurare prima di tutti, sè stessa; intuì,
-perciò, che bisognava usar prudenza, non per aver agio maggiore
-nelle sue relazioni, ma per evitare dissidii famigliari e laceranti
-preoccupazioni a sua moglie; così che, ritrovato il suo sangue freddo,
-giocò di abilità e di prudenza conchiudendo col dire:
-
-— È appunto per questa sua onestà che tu puoi essere tranquilla su
-Claudina Rosiers a mio riguardo. Ella cerca un marito e non un amante,
-un nome e non uno scandalo qualunque. — Poi subitamente e ridendo per
-aggiungere colore di verità alla sua indifferenza, disse ancòra: — Vuoi
-esserle presentato, Leonardo? Chi sa che non possiate amalgamarvi.....
-
-I bimbi si erano già levati da tavola e, dopo una debole risata di
-Loredano, un silenzio imbarazzante si era fatto intorno alla mensa.
-Al centro di questa, in un gran _parterre_ d'argento cesellato, era
-una quantità enorme di violette di Parma, la cui seta oscura era
-interrotta dal velluto di qualche rosa gialla. Farnese aveva ripreso a
-parlare con molta gaiezza, lieto per quell'ambiente intimo e raccolto;
-e si compiaceva per le argenterie e le biancherie che splendevano
-e biancheggiavano ancòra più sotto la bruna ombra di quel tappeto
-di violette e di rose. Beatrice prendeva dal vaso alcune di quelle
-violette e le sfogliava lentamente, fogliolina a fogliolina, mentre il
-marito aveva ripreso a sviluppare le sue idee sul teatro.
-
-— Una commedia, egli diceva, è, come affermava Balzac, l'opera più
-facile e la più difficile per lo spirito umano: è un giocattolo di
-Norimberga od una statua immortale, è un pulcinella o una Venere...
-Dimmi piuttosto che è necessario pel teatro un ingegno speciale, se non
-un grande ingegno. Prova ne sia lo stesso Balzac, il quale chiamando
-melodrammi miserabili le creazioni di Hugo, non è mai riuscito a
-finire quella sua commedia in cinque atti, _Joseph Proudhomme_, tante
-volte e così minutamente annunziata alla sua contessa Hanska! E non si
-può negare che nei suoi romanzi Balzac mostrasse pel teatro tutte le
-attitudini desiderabili!
-
-Mentre continuava in questi discorsi, osservando la moglie, come un
-altro si sarebbe detto: «Non sospetta, e del resto non ve ne sarebbe
-alcuna ragione» egli si diceva: «Bisogna farle smarrire le tracce
-per qualunque evenienza». Sotto le sue apparenze noncuranti e non
-ostante le sue continue fanfaronate, lo scrittore aveva la qualità
-principale della prudenza: la riflessione. A traverso le futilità di
-alcuni suoi discorsi, per esempio, si poteva scorgere la trama di un
-suo disegno dei più serii. In ogni occasione della sua vita egli si
-era conservata aperta una via d'uscita, aveva tutelata una possibile
-ritirata decorosa. Giammai egli si era trovato in condizioni diverse
-da quelle che aveva preparato egli stesso. Tutte quelle parole ch'egli
-pronunziava, sempre con una gaiezza spensierata o fanfaronesca, erano
-prima state lungamente pesate, valutate, discusse. In somma, nella
-vita, per non essere sorpreso inopportunamente, egli recitava una parte
-che egli stesso si era scritta e che aveva a lungo meditata e studiata.
-Così che, al momento in cui il domestico mesceva la spuma candida
-dell'_extra-dry_ nelle esili coppe di cristallo e quelle coppe erano
-levate per augurare fortuna alla nuova commedia sua, egli diceva con la
-più semplice ed indifferente aria di questo mondo:
-
-— A proposito di Claudina Rosiers posso dirvi sotto ogni riserva, però,
-che si mormora tra le quinte di un progetto di matrimonio fra Claudina
-e Lorenzo Gray. Quello che so di certo è che l'attrice è molto tenera
-per il suo patito. Anche oggi, dopo la prova, sono usciti insieme
-dal teatro, Gray l'ha accompagnata a casa e mi dicono le sue amiche
-che di solito egli sale e vi resta. D'altra parte, non sarebbe un
-cattivo affare per la Rosiers: Gray è un buon attore, ben pagato, di
-sicuro avvenire, è un bel giovine, un bravo figliuolo e niente affatto
-geloso! — Poi, come gli venne da ridere, pensando a quella sua ultima
-affermazione a proposito di quell'Otello in cravatta bianca che era
-Gray, cercò di spiegare la sua improvvisa ilarità, dicendo: — Tutto
-andrebbe bene. Mi dispiacerebbe solo per Leonardo che non potrebbe più
-amalgamarsi.....
-
-
-Il risultato di quel contegno non si fece attendere. Al levarsi di
-tavola, Beatrice prese il braccio di lui e lo strinse al seno con un
-gesto pieno di confidenza e di affettuosità. E nella conversazione che
-seguì nel salotto, dopo che i bambini furono condotti via dalla Miss,
-trovò modo di essere così gentile, così amabile, così affascinante che
-in un momento ch'egli era uscito, Loredano disse alla sorella:
-
-— Egli ti ama sempre molto. Puoi essere felice!
-
-— Oh sì, rispose Beatrice, non potrebbe essere più buono e più mio.
-
-— E tu avevi dei sospetti su quella Claudina Rosiers? dimandava il
-fratello.
-
-— Già, scioccamente, rispose Beatrice. Ma ora sono tutti dissipati e la
-scioccherella fa ammenda.
-
-La povera donna non avrebbe mai sospettato che suo marito fosse uscito
-dal salotto, appunto alla ricerca di un pretesto plausibile per andar
-fuori e recarsi da Claudina. A poco a poco, nella serata, il fascino
-dell'attrice lo aveva ripreso e gli era sembrato stupido interdirsi
-per quella sera il piacere spirituale che gli procurava la vicinanza
-dell'attrice. Uscito dal salotto, si era recato nel suo gabinetto
-da lavoro ed aveva cercato nel cassetto della sua corrispondenza
-le lettere, i bigliettini ed i brevi telegrammi di Claudina. Aveva
-scelto un bigliettino dell'attrice, ricevuto molte sere innanzi, ma
-senza data, bigliettino in cui l'attrice lo pregava di passare prima
-della mezzanotte dal teatro, per un affare urgente riguardo alla messa
-in scena della sua nuova commedia. Farnese prese quel biglietto e
-mandò il domestico in cerca della sua corrispondenza serale. Quando
-l'ebbe, vi mise in mezzo la lettera di Claudina e rientrò nel salotto.
-Mentre Loredano parlava a Beatrice del suo ultimo viaggio nelle
-Fiandre, Farnese si era seduto in un angolo del salotto per aprire e
-scorrere quella ventina di lettere e di giornali. Giunto alla lettera
-di Claudina, aveva fatto con un suo coltellino d'oro il gesto di
-tagliare l'orlo della busta e, scorse appena poche righe, con un gesto
-d'impazienza aveva detto:
-
-— Nè pure stasera posso restare tranquillo. Ecco qua la Rosiers che mi
-manda a chiamare per un affare urgente.
-
-Ed aveva tesa la lettera. Quelle parole erano state pronunziate con
-tale sincero accento di ira e di fastidio, che Beatrice aveva mormorato
-un «Povero Giuliano!» che, avendo fatto sorridere finemente Loredano,
-aveva procurato a Farnese una puntura di rimorso per la commedia
-indegna da lui recitata. Tuttavia seguitò a recitarla; e appunto
-Beatrice dovette pregarlo di recarsi al teatro, poichè l'affare poteva
-essere veramente urgente e la sua presenza necessaria. Egli osservava
-intanto, con compiacenza, che il suo strattagemma non aveva destato
-alcun sospetto in sua moglie; volle però ribadire quella sua fiducia
-con un ultimo colpo di azzardo, dicendo a suo cognato:
-
-— Loredano, vieni anche tu! Ti presenterò a Claudina e vedremo se vi si
-potrà davvero amalgamare.
-
-Egli aveva trascorso un minuto di ansia, prima che Loredano avesse
-rifiutato l'invito, pretestando il lungo viaggio fatto e la notte
-vegliata. Ma, mentre Farnese infilava la pelliccia e stava per prendere
-congedo, Beatrice insistette presso il fratello perchè si recasse
-anche lui al Teatro Nazionale. Farnese capì che Beatrice desiderava
-segretamente che Leonardo l'accompagnasse per essere più calma e
-sicura, e quella sua prudente riflessione lo indusse ad insistere
-scherzosamente con Leonardo, a fine di mostrare come la sua visita
-all'attrice non avesse un secondo fine da nascondere:
-
-— Vieni, egli insistette, t'assicuro che l'amalgama è invitante. Il
-metallo è delizioso!
-
-— Ma il mercurio, rispose Loredano accennando sè stesso, è così gelato
-stasera, che l'amalgama sarebbe chimicamente impossibile.
-
-Scampato dal pericolo Farnese, si guardò bene dall'insistere ancora,
-e, salutando i due, ebbe una sorpresa quasi dolorosa nel leggere sul
-pallido volto di sua moglie tanta amorosa confidenza.
-
-
-
-
-IV.
-
-
-«Il mio cuore» — si diceva poco più tardi Farnese mentre la carrozza
-chiusa correva lungo la splendente via Nazionale verso il civettuolo
-teatro — «è come una di quelle famose scatolette cinesi che ne
-contengono successivamente altre cinque o sei, sempre più piccole,
-l'una incastrata nell'altra. Il mio amore per Beatrice, che tuttavia
-è indiscutibile, mi permette, per esempio, di recitare commedie
-come quella che ho recitato poc'anzi per potere andare da Claudina
-Rosiers. Nella scatoletta successiva vi è il rimorso per l'inganno ed
-il desiderio di restar con Beatrice; ma in quella incastratavi dentro
-trovo invece il desiderio di riveder Claudina. Così sono sicuro di
-trovarne dentro a questa, ritornando dal teatro, un'altra che conterrà
-una coerentissima noia ed il pentimento per l'inutilità di ciò che ho
-fatto stasera... e nuove lotte fra il rimorso e il desiderio, fra la
-ragione e l'impulso. Ah, che cosa ridicola!» Ma tutta questa saggia
-analisi non gli impediva di avere il cuore preso da una gioia quasi
-infantile e che si rivelava in gesti allegri e numerosi, quanto più
-la carrozza s'avvicinava alla bianca facciata dell'elegante teatro.
-«Io invento le favole per giustificare a mia moglie la mia condotta» —
-egli aggiungeva, in un altro momento di rimorso — «e poi, quando vedo
-ch'ella mi presta fede e soffoca in mio onore ogni minimo sospetto,
-faccio il viso di un Trissottino che ascolti lodare Vadio. Ancòra
-un'altro trionfo della coerenza!» Osservazione che non gli impediva,
-appena disceso innanzi al grande scalone di marmo del teatro, di
-domandare ad un impiegato, e con una mal dissimulata ansietà nella
-voce, se Claudina Rosiers era in scena. Avuta una risposta affermativa,
-egli salì un po' contrariato le scale, guardò la sala dal cristallo
-ovale della porta della platea: vide Claudina in scena, vide i suoi
-gesti ma non ne udì le parole, e l'automaticità di quei gesti senza
-parole lo fece sorridere mentre, percorrendo il corridoio del primo
-ordine di palchi, arrivava al palco di proscenio che è quasi su la
-ribalta e bussava su la piccola porta col pomo di cristallo del suo
-bastone per farsi aprire dal palchettaio. Appena entrato, guardò la
-sala, rispose a cinque o sei saluti direttigli dai palchi o dalle
-poltrone, ma si rivolse subito alla scena, poichè _La visita di nozze_
-era giunta al punto in cui, Cygneroi uscito, la povera donna prorompe,
-accompagnando il gesto del fazzoletto, in quel «Pouah!» più eloquente
-di cento parole, quel grido che viene dall'anima e dalla coscienza in
-rivolta, quel grido che riassume, a quel punto ed in quel senso, tutto
-il disprezzo di una grande miseria umana. Una salva di applausi aveva
-tenuto dietro a quel «Pouah!» detto da Claudina Rosiers con violenza ed
-efficacia meravigliose. Mentre la commedia volgeva rapidamente verso la
-malinconica fine, Farnese seguitava ad osservare la sala dal fondo del
-palco, dove s'era rifugiato per non essere visto dall'attrice e darle
-d'improvviso in palcoscenico il piacere della sua visita inattesa. E
-non appena il sipario cominciò a cadere fra gli applausi, lo scrittore
-uscì dal palco, dirigendosi verso la porta delle scene: ma per arrivare
-a quella porta, cui egli si avviava in fretta a fine di giungere da
-Claudina prima che gli importuni l'avessero avvicinata, lo scrittore
-dovette traversare il grande _foyer_ del primo piano risplendente di
-marmi, di specchi e di luce elettrica. Aveva appena schivato un gruppo
-di giornalisti, quando una mano si posò su la sua spalla e una voce lo
-chiamò per nome:
-
-— Ah, siete voi, Filangieri? disse lo scrittore volgendosi e
-riconoscendo l'uomo che l'aveva salutato. Come mai da queste parti?
-Non più alle ballerine si limita la vostra caccia serale, ma si estende
-anche alle commedianti? I miei complimenti!
-
-— _Pardon, pardon_, rispose Filangieri con una pronunzia che
-marcava l'_erre_ e non prendendo la mano che Farnese gli tendeva per
-congedarsi. Io non ho mai limitato le mie cacce, come dite voi, alle
-ballerine od alle commedianti; mio Dio, fra le starne e le quaglie la
-differenza non è molta..... Ma ora vengo qui perchè quella Claudina
-Rosiers è veramente graziosa e mi dicono anche che sia molto, dirò
-così, assediabile... Che ne sapete voi? voi, autore drammatico?
-
-Farnese dovette faticare a vincere la tentazione che gli era venuta
-di picchiare sul cappello luccicante del fatuo bellimbusto. Cercò di
-rispondergli a dovere, ma Filangieri aveva già cambiato discorso e gli
-domandava con falso interesse:
-
-— E voi che fate? Lavorate? Lavorate? A che, se si può sapere? È molto
-tempo che non abbiamo più nulla di vostro! Sarete crudele per molto
-tempo ancora?
-
-— Non credo, rispose Farnese, osservando la faccia glabra e il colorito
-rossastro e la figura tozza e grossa dell'aristocratico _viveur_,
-poichè da quindici giorni tutti i giornali annunziano nelle loro
-cronache la mia nuova commedia che andrà in scena qui fra tre o quattro
-giorni. Buona sera.
-
-E, stretta la mano dell'elegante, si allontanò per rivoltarsi poi a
-vedere il naso lungo fatto dal suo interlocutore a quella inattesa
-risposta che l'aveva lasciato male. Un po' infastidito per il ritardo,
-lo scrittore arrivò al palcoscenico, traversò la scena già pronta per
-il nuovo atto, passò in mezzo alla folla dei comici senza fermarsi
-con nessuno, arrivò al camerino di Claudina, bussò discretamente alla
-porta col pomo di cristallo del suo bastone e, mentre un'indifferente
-voce femminile rispondeva «avanti», egli entrò. Ma quale non fu la
-sua delusione nel trovare Claudina circondata da quattro abiti neri,
-che esponevano in quel camerino d'attrice ed intorno a quella donna
-bella la loro imbecillità e la loro presunzione! Chiunque avrebbe
-potuto leggere sul volto di Claudina un'eguale ed intensa espressione
-di fastidio, il cui significato, dopo l'ingresso di Farnese, era
-evidentissimo e chiunque avrebbe compreso che il meglio da fare era
-ritirarsi e lasciar libera la piazza. Non certo i quattro visitatori
-capirono questo, pur avendo osservato quell'espressione di contrattempo
-disegnarsi sul volto dell'attrice. Essi erano quattro purissimi
-rappresentanti di quella speciale gioventù che passa l'esistenza,
-consentita a loro oziosa dalle eredità famigliari, tra le sale dei
-circoli ed i bars equivoci, le orizzontali ed i _bookmakers_. Essi
-odiano i salotti perchè il loro spirito grossolano, la loro ignoranza
-presuntuosa e le loro attitudini equivoche ve li fanno trovare a
-disagio. Ogni sera, dalle otto alle tre di notte, si incontra ovunque
-la loro marsina perfetta ed il loro monocolo inglese, ogni sera
-espongono la loro bestialità e la loro volgarità. Ed il più triste
-è questo: che il più delle volte questi bei campioni hanno i nomi
-più illustri dell'aristocrazia europea e su ciascuno di essi, si può
-mettere, come faceva Farnese su quei quattro, un nome venerato di papa,
-di cardinale o di guerriero e su la loro carta da visita — che lasciano
-alle più volgari donne galanti con due righe d'invito o di scusa —
-hanno gli stemmi più immacolati e gloriosi. Farnese pensava questo,
-guardando quei quattro, uno dei quali era un conte di Fontanerose, il
-cui trisavolo era stato uno dei più illustri generali savoiardi, ed ora
-il giovane conte era celebre fra i suoi camerati per le sue relazioni
-ridicole con una orizzontale quarantenne; un altro, un Sammartino,
-aveva il padre ministro fra i più stimati e la sua famiglia era fra le
-più chiare per opere d'ingegno e di spada — mentre il giovane rampollo
-era divenuto celebre per aver giuocato in una notte di _baccarat_ un
-suo palazzo del valore di cinquecento mila lire; il terzo, un giovine
-imberbe di venti anni ma già logoro e vizzo, un Morosini, aveva gli
-avi fra i dogi ed i più eminenti personaggi della gloriosa Repubblica
-Veneta e si diceva che il giovinetto minacciasse la madre, quando
-la povera donna ricusava di dargli quel denaro, che egli portava a
-una comparsa da operette in compagnia della quale si ubbriacava di
-acquavite, tutte le sere, in un fetido _bar_ di via Cavour; il quarto,
-infine, un tal Santacroce, ultimo avanzo di antichissima famiglia
-fiorentina, — che aveva avuto un avo paterno in Palestina a combattere
-nelle crociate a fianco di Goffredo di Buglione per la liberazione di
-Gerusalemme ed il cui nome è ricordato da Torquato Tasso nel suo poema
-come quello di uno eroe integerimmo — era già stato escluso da tre
-_clubs_ milanesi e veneziani perchè sorpreso mentre barava al _whist_.
-
-Ripensando la storia di quei quattro importuni, Farnese, che in altri
-momenti se ne sarebbe rattristato, sorrise di un amaro sorriso ironico.
-I quattro fantocci, che avevano teso con gravità ed estrema eleganza
-inglese la mano allo scrittore, ricominciavano a discorrere delle gambe
-di una danzatrice ungherese del caffè delle Varietà, delle acconciature
-di una cantante dell'Olimpia, delle prossime corse a Tor di Quinto
-e delle probabilità di rivincita di _Jenny_ o di _Saut-de-terre_,
-dell'ultima partita di Sammartino al Circolo del Remo, dell'abilità del
-giovane Morosini a confezionare i _cocktails_ americani. Farnese non
-nascondeva il suo fastidio, mentre Claudina tentava di fargli capire
-come ella fosse annoiata dalla presenza di quei quattro bellimbusti
-e, ad un dato momento, avvicinatosi all'attrice col pretesto di
-prendere una _parte_ manoscritta che era sul tavolo, egli le disse
-nell'orecchio: «Me ne vado.» Allora l'attrice si levò e spinse fuori
-dal camerino i quattro bellimbusti, che si erano anch'essi levati con
-lei, dicendo loro:
-
-— Miei cari signori, perdonatemi, ma io devo vestirmi e se la vostra
-compagnia è piacevole, io devo ancora cenare.
-
-Uno stupido gridò:
-
-— Venite a cena con noi. Ci divertirete.
-
-— Verrei, rispose l'attrice dalla porta socchiusa, se voi aveste, per
-un caso miracoloso, la medesima possibilità di divertir me!
-
-Quello dei quattro che aveva più spirito, Santacroce, mormorò
-inchinandosi alla porta del camerino della commediante:
-
-— Toccati!
-
-Ma gli altri protestarono perchè Farnese era rimasto dentro. Santacroce
-mormorò:
-
-— I vantaggi degli autori!
-
-Poi, non avendo avuta alcuna risposta, i quattro si allontanarono
-fra le quinte, mormorandosi l'un l'altro e con grande convinzione:
-«È lui l'amante, è lui l'amante!» alludendo allo scrittore rimasto
-nel camerino. Intanto Farnese aiutava l'attrice ad infilare una
-grande _redingote_ di foggia maschile e di color bleu e le tendeva
-la piccola _toque_ di velluto celeste. Claudina e Farnese rividero
-i quattro bellimbusti, poco più tardi, fermi innanzi alla porta del
-teatro per assistere all'uscita delle signore. I quattro fecero, per
-essere osservati, una grande scappellata a Claudina, nel momento in cui
-l'attrice aiutata dallo scrittore saliva nella carrozza chiusa di lui.
-La carrozza partì subito per la oscura via della Pilotta. Lo scrittore
-aveva presa la mano all'attrice e le sfilava il guanto, mentre ella gli
-offriva di salir da lei a bere una tazza di buon thè autenticamente
-russo, per riscaldarsi un poco. L'attrice tacque per qualche minuto,
-poi cominciò a ritirare la mano; e Farnese chinandosi verso di lei
-potè vedere, al gran chiarore argenteo dei riflettori elettrici
-della Fontana di Trevi, due piccole lacrime brillare e gonfiarsi
-nell'intercilio della graziosa donna. Tacque anch'egli e tale era la
-lotta che si svolgeva in lui, che non trattenne nemmeno la mano della
-compagna, che sempre più si discioglieva dalla sua stretta amorosa.
-Ei sentiva rifiorire dentro la sua anima tutti i buoni sentimenti
-per Beatrice, pensò ch'ella lo aspettava forse, fiduciosa, in quel
-momento in cui egli stava per tradirla. Questo malessere spirituale
-cresceva tanto, minuto per minuto, ch'egli non analizzava nemmeno i
-sentimenti che doveva provare l'attrice per piangere, per liberare
-la sua piccola mano dalla stretta, per rincantucciarsi, come faceva,
-nell'angolo della vettura. Così quando, in piazza di Spagna, furono
-discesi innanzi alla casa di Claudina ed ebbero rimandata la carrozza,
-si guardarono in volto con una muta interrogazione. L'attrice, aperta
-la porta, aveva acceso una minuscola candela per salire le scale; e,
-come lo scrittore entrava sotto l'andito del portone per seguirla,
-secondo ciò che era stato stabilito al loro salire in carrozza, ella lo
-allontanò con la mano e con voce tremante lo pregò di considerare come
-non avvenuto il suo invito e di lasciarla sola. Farnese, dopo un primo
-momento di insistenza e di violenza — momento in cui il solo desiderio
-aveva tentato di imporsi — ad una seconda preghiera dell'attrice si
-era allontanato, baciandole solo la mano; e, poichè Claudina da dentro
-aveva richiuso il pesante portone, egli si era trovato solo, alla
-tramontana, sotto il brivido lungo e fremente delle stelle, senza
-conscienza di ciò che era passato in quella mezz'ora nelle loro due
-anime.
-
-
-
-
-V.
-
-
-Alla luce pallida che filtrava a traverso i vetri colorati dell'alta
-finestra, seduto ad una grande tavola di noce il cui enorme piatto
-intagliato era sorretto dalle braccia muscolose di quattro giovani
-fauni, Farnese lavorava. A volte lacerava iroso il foglietto che
-scriveva per cominciarne un altro lentamente e tranquillamente, e,
-quando sollevava il volto dai fogli per pensare con più raccoglimento,
-i suoi occhi si riposavano nella intimità e nell'eleganza di quel
-gabinetto da lavoro, dove la vera anima ed il vero gusto dello
-scrittore si rivelavano. Dietro la poltrona in marrocchino verde su cui
-egli era seduto, un arazzo copriva buona parte della parete, un arazzo
-dov'era riprodotta quella magnifica _Allegoria della Primavera_ di
-Sandro Botticelli, ove le ignude e primaverilmente fiorite danzatrici
-sollevano con una grazia così melanconica il loro viso biondo animato
-da un sorriso enigmatico, misto di amarezza e di sogno. Al termine
-dell'arazzo era il busto di Farnese scolpito da Filippo Cifariello,
-il quale aveva saputo trasfondere in quel marmo tutta la complicata
-psicologia dell'artista. Il busto era eretto su di uno zoccolo
-drappeggiato da un damasco rosso e questo damasco s'innalzava poi per
-la parete, ov'era fissato da piccoli piatti di Capodimonte, fino ad
-un vecchio divano a spalliera dritta, ricoperto da una antica stoffa
-ecclesiastica. Dietro il divano, situato in angolo, era posto su di
-un altro zoccolo drappeggiato un busto in bronzo, una _Mystica_ di
-Francesco Jerace. Una svelta biblioteca di noce intagliata correva
-lungo tutta la parete prospiciente alla finestra e formava angolo
-con un'altra che giungeva fino alla porta della stanza. In essa
-erano pigiati i libri più svariati, molti lussuosamente rilegati,
-altri sotto copertine di carta del Giappone. Da Eschilo e da Omero,
-tutti gli artisti passavano sotto gli occhi dell'osservatore, fino
-agli ultimi prodotti della letteratura modernissima, fino ai più
-forsennati simbolisti, fino ai più fastidiosi ibseniani. Un'altra
-piccola biblioteca era in un angolo, presso la tavola, a portata di
-mano dello scrittore; e vi si affollavano i suoi libri prediletti, la
-_Manon Lescaut_ dell'abate Prévost, l'_Adolphe_ di Benjamin Constant,
-_Les liaisons dangereuses_ di Laclos, il teatro di Marivaux ed alcune
-commedie di Musset, tutte le opere di Stendhal, molti volumi di
-Balzac, le opere di Taine, i libri di Bourget e qualche altro. E fra
-i poeti, le _Odi_ di Orazio, i versi di Catullo, le _Canzoni a selva_
-di Lorenzo de' Medici e fra i moderni, Baudelaire, Gautier, Edgar Poe
-e Verlaine. Alle pareti erano non pochi quadri, tra i migliori e di
-un gusto modernissimo. Intorno al ritratto di Farnese, meraviglioso di
-vivacità, eseguito da Antonio Mancini, erano le opere più discordanti
-e più delicate: un _Motivo orientale_ di Marius de Maria, una campagna
-fiorita di rosee figure di donna di Cesare Laurenti, un _Pierrot_
-ed una P_ierrette_ di Eugenio Blaas, quattro acqueforti di Félicien
-Rops ed alcune litografie di Odilon Redon; poi, oltre un suggestivo
-_Simbolo di primavera_ di Walter Crane, tre quadri di quei potenti
-pittori scozzesi che lo scrittore prediligeva: un paesaggio lunare,
-un'ossessione di argento, di Macaulay Stevenson, una bimba in bleu di
-Francis Henry Newbery ed un _Mare d'argento_ di Tom Robertson; in un
-altro angolo, sopra un piccolo arazzo, era riprodotto un magnifico
-angiolo di Melozzo da Forlì. I mobili più varî si affollavano nella
-stanza: accanto ai mobili del più puro stile Luigi XIII scolpiti
-preziosamente, erano mobili prettamente inglesi e divani e poltrone
-placidi e comodi, ricoperti di stoffa _liberty_. Ma dove si rivelava
-il gusto strano e complicato dello scrittore era nell'anacronismo
-originale delle consolidi, dei _bahuts_ antichi con piccoli acquarelli
-incastrati, e dei piccoli tavolini di Bull, ricoperti di ninnoli, di
-statuette, di gingilli, di ritratti, delle curiosità più autentiche,
-dalle vecchie lacche chinesi ai minuti oggetti d'argento, dalle
-bonboniere antiche alle figurine di Saxe, dai curiosi bronzi cinesi
-raffiguranti bestie favolose ai fragili ninnoli di Sévres. Un leggio
-sostenuto dalle braccia di due negri invitava, presso la finestra,
-all'igienico lavoro in piedi. Un largo spazio, al centro della stanza,
-permetteva allo scrittore di muoversi durante le ribellioni febbrili
-dell'ispirazione. Sul caminetto, uno specchio oblungo di Murano, un po'
-verdognolo per il tempo, rifletteva le prime rose dell'anno, poste nei
-piccoli vasi di cristallo dalle mani affettuose di una dolce donna.
-
-Lo scrittore correggeva una delle scene della _Chimera_ la cui
-prima rappresentazione doveva aver luogo l'indomani. L'ispirazione
-recalcitrava; ma, dopo aver cozzato contro uno scoglio più grande
-con un urto decisivo, l'artista ebbe il sopravvento e l'ispirazione
-fluì limpida e facile, come l'acqua di un ruscello ombroso. Terminata
-quella scena, Farnese avrebbe dovuto correggerne un'altra ancòra del
-primo atto e tentò, ma invano, poichè la limpida vena della fantasia
-s'era arrestata, d'un tratto. Egli gittò via la penna, picchiandola sul
-tavolo con uno di quei gesti irosi ch'egli aveva quando al suo pensiero
-non corrispondeva più, armoniosa interprete, la parola. S'alzò sempre
-più agitato, camminò in fretta per la stanza per calmare i suoi nervi:
-
-— È inutile pensarci, si trovò a dire ad alta voce. Per oggi è
-finita. L'incanto è rotto. Che mestiere curioso e stupido è mai il
-nostro! Mestiere di gente il cui ingegno non incede se non caricato
-da un'eccitazione nervosa, come un orologio da una molla. E quando la
-molla si ferma, tac, voi non avete modo di rimetterla in movimento
-e dovete aspettare i beneplaciti del caso. Ecco perchè son tanto
-facili e tanto difficili nel tempo stesso i capolavori. Scommetto che
-Shakespeare non ha sofferto un'ora di scoraggiamento o di rilassatezza
-scrivendo _Amleto_ o la _Tempesta_! E Molière ha scritto fra una
-rappresentazione e l'altra di quelle buffonate che erano l'_Impromptu
-de Versailles_ e il _Medecin malgrè lui_, ha scritto in poche ore,
-per la sua compagnia di commedianti quei capolavori che si chiamano
-_Tartuffe_ e _Misantrope_. Gli sono costati più sforzo di lavoro che
-non quelle buffonate? No. Solamente queste volte il genio ha squillato.
-E Balzac non ha scarabocchiato in poche notti, per pagare i suoi
-creditori, _César Birotteau_? E ci si deve prender tutto questo affanno
-per creare queste chiacchiere, frutto della vostra sofferenza, che il
-primo damerino blasè può fischiarvi tranquillamente! Ah, sì, Loredano
-ha ragione, in fondo..... Al diavolo!
-
-E con un gesto d'ira afferrò sul tavolo un mucchio di foglietti, lo
-lanciò verso il soffitto dipinto in un curioso stile bizantino. I
-foglietti caddero, sfarfallando, ai quattro angoli della stanza, su
-i mobili e su le stoffe. Farnese vide una fotografia per terra, la
-raccolse:
-
-— Ah, il ritratto di Claudina! Ecco un incontro propizio che varrà a
-dare al mio pensiero un corso differente, se non migliore, in quest'ora
-di _spleen_. Claudina! Due giorni che non la vedo e mi pare un
-mese..... Del resto, sono stato uno sciocco ad impormi quest'assenza di
-due giorni..... A che prò? Oramai, ho deciso di lasciarmi andare con la
-corrente, senza ribellioni, senza sforzi..... Che sono questi incontri
-fatali, questi amori improvvisi ed irresistibili, se non la vita, il
-torrente torbido e vorticoso della vita? E chi cozzerà risolutamente
-e vittoriosamente con la vita? E quale petto potrà opporsi e resistere
-all'onda violenta di quel torrente? Ah, chiacchiere! In conclusione ho
-perduto due giorni, ma poco male, poichè ella sta per venire.
-
-Il domestico entrò, dopo aver bussato all'uscio:
-
-— La signorina Rosiers chiede.....
-
-Lo scrittore non attese nemmeno che il domestico avesse finito
-l'annunzio, corse raggiante nel salotto che precedeva il suo gabinetto
-da lavoro, prese Claudina per le mani e la trascinò nella sua stanza
-mentre ella gli sorrideva. Il domestico era sparito. Farnese, appena
-entrati, girò la chiave della porta, quasi inavvertitamente, tolse
-a Claudina la mantella di lontra, volle toglierle egli stesso dalla
-massa fulva dei capelli la piccola _toque_ di velluto bleu. Claudina
-sorrideva sempre, senza parole. Ella era rimasta con un abito di
-lana marrone molto semplice, un abito tagliato in modo che disegnava
-meravigliosamente le curve del suo corpo snello di una possente vigorìa
-verginale. Lo scrittore le infilò due piccole rose alla cintura, la
-fece sedere sul divano, sedette vicino a lei:
-
-— Sapete, Claudina, che sono quasi due giorni che non ci vediamo?
-Dall'altra sera, quando vi riaccompagnai a casa dal teatro..... — Poi
-aggiunse, spiando negli occhi l'anima dell'attrice: — Voi non vi siete
-addolorata molto per questa assenza!
-
-— Questa è una vostra opinione personale, nè voi siete in grado di
-proclamarla giusta. Io, del resto, ho avuto il lavoro per distrarmi.
-Malgrado i pretesti dei vostri reumatismi, la commedia doveva esser
-provata. Gray, che per la sua gelosia per voi non farebbe oramai un
-gesto per salvarvi da una morte sicura, non si è incaricato di nulla:
-ha continuato a recitare la sua parte di Otello, fra le quinte. Ho
-dovuto essere io direttore, autore, attrice e pubblico. Ma la messa
-in scena ha fatto un grande progresso mercè le fatiche della piccola
-Claudina, e domani potrete giudicare.
-
-— Siete una santa! disse lo scrittore prendendole le mani e la guardò
-appassionatamente, ma non senza una leggera ironia. Rimasero entrambi
-con le mani serrate, a guardarsi negli occhi. Farnese si era fatto
-più dappresso all'amica, il suo volto cominciava a inchinarsi verso le
-fresche labbra di lei, quando l'attrice, sciogliendo le sue mani dalla
-stretta amorosa e seduttrice, s'alzò, fuggì al centro della stanza,
-dicendo:
-
-— Mio caro autore, noi dobbiamo provare..... «S'io ben mi appongo» come
-dicevano gli eroi di quelle tragedie che studiavo al Conservatorio,
-voi dovete aver corretto due scene della vostra commedia ed io dovrei
-provarle, qui, con voi. Sono ai vostri ordini. Ho due ore di tempo,
-sono uscita adesso dal teatro e sino alle sei non vado a pranzo.
-Cominciamo? Voi mi darete la replica.
-
-— Ecco qui, disse lo scrittore che si era avvicinato anche lui
-alla tavola ed investiva sempre la giovinetta d'uno sguardo cupido,
-veramente non ho potuto completare che una sola di quelle due scene.
-Non ero in vena, oggi......
-
-— Già, quei benedetti reumatismi! interruppe ridendo Claudina.
-
-— Perdonatemi e intanto, continuò lo scrittore, proviamo almeno
-questa......
-
-Provarono, lungamente. Claudina viveva solo d'arte in quel momento.
-Aveva estratto dalla sua tasca il fascicolo manoscritto della
-parte e, ripetendola, vi apportava le modificazioni redatte dallo
-scrittore. Cominciava il crepuscolo, quando Farnese gettò sul tavolo il
-manoscritto ed esclamò:
-
-— Ecco finito! Ritorniamo alla realtà.
-
-
-Claudina sedette nuovamente sul divano, Farnese sedette su uno sgabello
-ai piedi di lei. Egli la fissava sempre negli occhi. Acceso dal
-desiderio, ebro di quel corpo vergine, egli spiava i bagliori di quelle
-pupille per scorgervene uno solo e repentino che fosse simile a quello
-che ardeva nelle sue, un bagliore di desiderio. Voleva cogliere subito
-quell'attimo fuggente, quel momento fatale in cui la donna, sempre
-ribelle all'ultima seduzione, sarebbe venuta a lui, al suo desiderio,
-al suo amore, mite e docile come una vittima, come una schiava. Ma,
-finora, nelle pupille di Claudina s'adunava solamente una grande
-tristezza, la tristezza, pensava Giuliano, per il fiore ch'ella si
-sentiva in procinto di perdere. Intanto il desiderio, l'amore di quella
-verginità urgevano quell'uomo che, con parole rotte, tremanti, vaghe,
-cercava d'esprimere a Claudina il suo sentimento preciso. Erano cadute
-le bende che gli nascondevano la vista di quel portento primaverile.
-Lo scrupolo aveva oramai lasciato il posto ad una placida teoria di
-fatalità. Egli si ripeteva ch'era inutile contrapporre al desiderio
-di Claudina, la visione pura di Beatrice, poichè quell'abbraccio
-spirituale e materiale che quella verginità e quel desiderio
-preparavano inconsapevolmente, doveva avvenire; e frapporre al suo
-compimento imagini dolorose, fantasmi di rimorso, pensieri e scrupoli
-saggi, non significava arrestare la corrente che doveva trascinarlo, ma
-era piuttosto un aumentarla, come un torrente che abbia incontrato un
-masso enorme che ne interrompa la corsa, valicatolo, precipita di nuovo
-con centuplicata veemenza.
-
-— Claudina, Claudina, egli diceva, io vi voglio bene. Sento per voi
-una tenerezza senza confine, una tenerezza che mi fa serrare il cuore,
-quando io vedo passare nei vostri occhi un'ombra di tristezza. So anche
-che voi mi amate, so anche che voi sentite per me ciò che non avete
-sentito per altri. Io sento che la vostra anima sta per ischiudersi al
-bacio di un'altra anima..... Il vostro atto semplice e sincero sarebbe
-di chinarvi verso di me, senza riluttanza e senza incertezza, per
-accogliere l'amore che sale dall'anima mia verso di voi. Ma voi siete
-buona quanto siete bella, Claudina: per questa vostra bontà l'imagine
-di una triste donna che soffrirebbe del nostro amore vi traversa il
-pensiero, arresta e sacrifica la vostra passione... Voi mi perdonate
-se chiamo passione ciò che sentite per me?... Non vi parrò pretensioso
-e sciocco, n'è vero? Io vedo che voi mi cercate, mi prediligete: vi
-so troppo buona e troppo onesta per credere ad una civetteria o ad
-un amoretto passeggero. Voi mi amate. Io vi amo. Si realizza così il
-vostro sogno di essere amata da un artista e di amarlo. Ecco giunto
-per voi quel quarto d'ora di felicità, cui tutti presto o tardi hanno
-diritto, come mi dicevate qualche giorno fa a teatro. Vi ricordate? Mi
-diceste che il vostro sogno era quello d'essere amata da un artista,
-per completarlo, essere cosa sua come lui sarebbe cosa vostra. Ed
-aggiungeste: «Questo ancòra non è. Sarà? Non sarà? _quien sabe?_» Ed
-ecco: questo è, questo sogno s'avvera perchè io vi amo, perchè io vi
-amo appassionatamente, perchè ho bisogno di voi come dell'aria, perchè
-la vostra lontananza mi è insopportabile, è per me come una morte
-nella vita. Voi mi amerete, Claudina, voi mi amerete sempre, io vi
-amerò sempre, io vi amerò per tutta la vita.... Per sempre! Lo sapete,
-lo sapete che v'amo e che vi amerò tanto? Tu lo sai, tu lo senti,
-Claudina?
-
-Egli s'inebriava con le sue stesse parole e carezzava convulsamente
-la donna, innanzi alla quale era in ginocchio; continuò a lungo a
-celebrare quell'offertorio d'amore; poi il suo desiderio intuonò le sue
-litanie di passione. Claudina si lasciava invadere da un molle senso
-di abbandono, alcune frasi dell'uomo che invocava facevan trasalire il
-suo cuore o palpitare i suoi nervi, come minacce o come turbini. La sua
-verginità vacillava. Ella era, a poco a poco, conquisa dalle visioni
-di voluttà che l'uomo suscitava nella sua fantasia febbricitante.
-Le carezze di lui diffondevano nell'animo femminile quella dolcezza
-fatta di stanchezza e di desiderio, che sollecitava la resa gloriosa
-al richiamo di quella gagliarda fanfara d'amore ventenne. Egli sapeva
-toccare nel suo offertorio amoroso le fibre più intime dell'amata e nel
-naufragio del pensiero, della coscienza, della riflessione di lei, solo
-la giovinezza e la passione restavano, mentre la fanfara della voluttà
-lanciava più violenti i suoi squilli nel tumultuante sangue della
-vergine. L'ebrietà folle, minuto per minuto, aumentava. La riflessione
-cadeva, soffocata dalla rivelazione di un nuovo mondo inaccesso.
-Ed il sortilegio si compiva pel prodigio dei vent'anni ignari,
-vertiginosamente. La bocca già fioriva i suoi baci.
-
-Ma il pensiero di Beatrice, la visione di quella triste donna, —
-visione che già l'aveva fatta piangere due sere prima, in carrozza —
-attraversando il suo combattuto pensiero, faceva resistere Claudina.
-D'altra parte la sua passione a volte la lasciava ragionare ed ella
-si diceva che l'amore di quell'uomo non poteva essere duraturo. Ad un
-tratto, Claudina liberò le sue mani da quelle di Giuliano, scoppiò
-in un pianto dirotto, dopo aver portato le dita, come una tutela,
-innanzi le sue pupille. E questa ultima resistenza, quest'ultimo
-grido disperato della ragione contro la vertigine, sollecitò la sua
-caduta, il trionfo dell'amore. Giuliano si era lanciato su lei e con le
-labbra le suggeva le lacrime sul ciglio con baci febbrili. La sinfonia
-dei baci discese alle guancie, alle labbra rosse, divenne solenne,
-violenta, rabbiosa, fu inno trionfale. La verginità si ribellava per
-l'ultima volta, sotto quei baci all'ultima rinunzia, all'ineffabile
-consenso, fino a quando, Giuliano parlandole ancòra d'amore, ella
-smarrì ogni senso che non fosse quello dei baci su le labbra,
-s'avvinghiò ancòra lacrimante a Giuliano, l'attirò a sè, oramai vinta e
-perduta.
-
-
-Poco tempo dopo, i due amanti si destarono dal letargo in cui erano
-caduti: Claudina corse ad una grande specchiera per riordinare i
-capelli e si trovò faccia a faccia con un ritratto di Beatrice, ch'ella
-già conosceva per averla vista qualche volta a teatro e per averla un
-giorno incontrata in quel gabinetto da lavoro dello scrittore. Ella
-rimase a lungo a contemplarla, immobile, con un'espressione di spasimo
-sul dolce volto. Le cinque suonarono al piccolo quadrante incastrato
-nel petto di un fauno di bronzo:
-
-— È tardi; bisogna che io vada, disse Claudina. Guardò ancòra il
-ritratto, poi lo depose sul marmo e mormorò sconsolatamente: —
-Giuliano, Giuliano, che abbiamo mai fatto!
-
-— Io ti amo, io ti amo, mormorò Giuliano, con una voce convulsa che
-Claudina non gli conosceva.
-
-Egli era rimasto seduto sul divano, affranto da una tristezza senza
-confine. La forza di sollevarsi e di agire gli mancava, il suo pensiero
-si dibatteva tra le tenaglie di quel dolore infinito. Sentiva salire
-nel suo cuore un rimorso dilaniante, lo angustiava il martirizzante
-pensiero che nessuna forza ormai poteva farlo tornare indietro di
-un'ora. Seguiva i movimenti di Claudina con lo sguardo atono, senza
-dire una parola, e negli occhi non vibrava più alcuna scintilla di
-quell'incendio che vi aveva divampato poco prima.
-
-— Che abbiamo fatto, Giuliano! ripeteva Claudina, nella penombra.
-
-La voce che le mormorava era così pallida e stanca in quella oscurità
-e la tristezza ne era così intensa, che quasi parvero quelle parole a
-Giuliano un rimprovero misterioso ed occulto.
-
-— Io ti amo, ripetè egli per l'ultima volta, ma così fievolmente che
-Claudina non si ingannò sul significato di quella affermazione, che
-altro non era che il modo di sfuggire per un attimo ancòra al rimorso
-atroce che cominciava a stringere i loro due cuori.
-
-Con inesorabile esattezza, Claudina cominciò la loro comune
-requisitoria.
-
-— Noi abbiamo fatto tutto questo, ella disse, spinti dal più ignobile
-ardore. Questo ardore si è spento troppo presto e quante illusioni in
-così breve ora ha arso e come ci lascia ormai tristi e sconsolati. Il
-solo desiderio ci ha condotti ed il desiderio tradisce. Una povera
-anima è stata offesa da noi per questa allucinazione del momento e
-purtroppo è una macchia che nessuna forza umana potrà mai lavare. Il
-pentimento è sciocco, hanno detto. Non è sciocco, quando impone di non
-ricadere più nella colpa. E così il pentimento deve parlarci, ora. Se
-quell'offesa noi non la possiamo cancellare, è nostro dovere di non
-rinnovarla. Noi non avremmo, come non abbiamo, alcuna giustificazione.
-Sola la vertigine di un minuto ci accusa e ci accascia. Il nostro primo
-bacio sarà stato anche l'ultimo. Voi ritornerete più dolce e più umile
-a quella che abbiamo offesa! Non è vero, Giuliano?
-
-Tacque. Lo scrittore taceva sempre, ma un gesto del suo capo affermava.
-Innanzi a quella pronta rinunzia, innanzi a quella conferma di un uomo
-che diceva di averla presa fra le braccia senz'ombra d'amore, il dolore
-della verginità invano contaminata proruppe violento, disse parole
-smarrite:
-
-— Io sola, disse fra l'altro Claudina, io sola rientro nella vita,
-sconfitta. Quel candore che avevo conservato con orgoglio geloso a
-traverso a tante lotte, a traverso i più volgari ed abili attentati,
-è caduto, ora, in pochi minuti, per un uomo che non mi ama, si è
-macchiato sotto il bacio di un uomo spinto a me dal solo desiderio. Ah,
-che miseria!
-
-Il ribrezzo le serrò la gola. Giuliano mormorò:
-
-— Perdonatemi!
-
-Claudina s'era celato il volto con le mani, forse piangeva. L'amante si
-levò, s'appressò a lei:
-
-— Ah, che sciocchezza ho pronunziato! egli disse con un amaro scoppio
-di risa che partiva dalle più intime convulsioni della sofferenza.
-Perdonatemi? che forse una donna perdona d'averle tolto ciò ch'ella
-ha di più sacro? Come vorrei, Claudina, che quest'ora non fosse mai
-suonata! Lasciatemi, lasciatemi, non mi dite più nulla, poichè io so
-d'avere commesso un vero delitto e poichè questo è irreparabile!
-
-La donna singhiozzava. Egli le asciugò gli occhi con la lieve battista
-del fazzoletto, l'aiutò ad infilare il mantello, le tese i guanti,
-il portabiglietti, un libro ch'ella aveva con sè. Com'ella fu pronta
-ad andarsene, si guardarono. Claudina non resse a quello sguardo e
-s'abbattè sul petto di Giuliano, nuovamente presa da uno scoppio di
-singulti. Egli non trovò una parola da pronunziare, lasciò libero corso
-a quelle lacrime che l'addoloravano più di ferite. Finalmente l'attrice
-si fece forza, tese la mano all'amante di un'ora, di un'unica ora.
-Questi l'attirò a sè, la baciò su la fronte, quasi religiosamente.
-Premette il campanello elettrico perchè l'accompagnassero. Le aprì la
-porta. Su la soglia, ella si volse:
-
-— Noi ci dovremo rivedere. Saremo gli amici di prima. Il mio sogno
-solo sarà infranto. Ma, ve ne scongiuro, mai più una parola su ciò deve
-essere pronunziata fra noi.
-
-Uscì. Giuliano la vide allontanarsi per la lunga fila di salotti,
-con un passo vacillante, preceduta dal domestico. Poi, scomparve.
-Lentamente egli si fece alla finestra, l'aprì. Un'onda d'aria gelata
-entrò fischiando. Vide Claudina ferma sul portone, in attesa di
-una carrozza scoperta che si avvicinava di corsa. Ella s'avviò alla
-carrozza arrestatasi innanzi alla casa. Giuliano corse ad un vaso
-di cristallo che era su un tavolo, vi prese il gran mazzo di prime
-rose, lo lanciò nella carrozza al momento che Claudina vi si sedeva,
-così che i fiori le caddero sul grembo. Un cenno della mano rispose
-a quell'omaggio, ma egli non potè scorgere la luce di gratitudine
-che aveva rischiarato i begli occhi lacrimosi. La donna portò al
-volto il bel fascio di rose, vi tuffò la bocca, mentre la carrozza si
-allontanava fra il doppio tremolio delle due file di fanali a gas.
-
-Lo scrittore richiuse la finestra, accese le piccole candele rosee
-di un candelabro di bronzo. Poi tornò alla finestra, applicò ai vetri
-gelati la sua fronte che ardeva. Rimase a lungo così, attonito, senza
-pensiero. Poi si avviò alla biblioteca, prese il primo libro che gli
-venne alla mano, cadde su una poltrona e cominciò a leggere; ma le
-lettere danzavano innanzi alle sue pupille una ridda furiosa ed i suoi
-occhi scorrevano automaticamente le linee e le pagine, senza che il suo
-cervello percepisse alcuna di quelle parole che le pupille leggevano.
-
-
-Quale espiazione maggiore per la caduta poco prima leggermente
-commessa, che veder rientrare calma e gaia, piena di confidenza e di
-tenerezza sua moglie, l'offesa, accompagnata dai suoi due bambini
-incappucciati di velluto turchino, biondi biondi e così giocondi?
-Mentre egli leggeva, la moglie era entrata nella stanza in punta di
-piedi, s'era chinata tacitamente su lui ed aveva ricoperto di baci
-appassionati il suo volto. I bimbi erano accorsi poco dopo sgambettando
-e si erano aggrappati alle spalle del padre, afferrandogli i baffi o la
-barba, pizzicandogli le mani. Giuliano, sotto quell'affettuoso assalto,
-aveva sentito gonfiarsi dentro la sua anima il disgusto violento di sè
-stesso. I baci semplici di sua moglie gli avevano fatto più male che
-rimproveri; essi lo avevano avvilito più che un insulto e, debilitato
-da quel disgusto, l'infedele non aveva trovato una sola parola da
-rispondere alle frasi affettuose che i suoi cari gli prodigavano.
-I bimbi si rincorrevano nella stanza per disputarsi un giornale
-illustrato che la piccola Anna Maria aveva preso sul tavolo del padre.
-Beatrice s'era seduta su le ginocchia del marito, gli aveva passato un
-braccio intorno al collo, con l'altra mano gli torturava la barba.
-
-— Ecco, ecco il mio povero grand'uomo! diceva scherzosamente, il mio
-povero grand'uomo che è rimasto tutto il giorno in casa solo solo,
-come un fraticello in un convento. E chi sa come ha lavorato il mio
-povero grand'uomo! Chi sa quante belle cose ha scritto! Chi sa quante
-poche volte ha pensato alla sua piccola Beatrice! Dio, Dio, il mio
-romanziere ha scritto tutte quelle pagine! Come sarà stanco il mio gran
-fanciullone! N'è vero? Ma, stasera, si pranza subito, i bambini vanno
-subito a dormire...
-
-Brontolii di protesta partirono dall'angolo del salotto dove i due
-bambini s'erano accovacciati per estasiarsi insieme su quel giornale
-illustrato.
-
-— Sicuro, continuò Beatrice, i bambini vanno subito a dormire..... Io
-resterò vestita così.... Il mio grand'uomo infilerà la pelliccia e ce
-ne andremo via a braccetto, stretti stretti, come due sposini, come
-andavamo a Siena in quell'anno indimenticabile! Ti ricordi?
-
-Il dolce ricordo li riafferrò e Giuliano sentì aumentare il suo
-spasimo. Il piccolo Luca e la bambina erano usciti vertiginosamente
-dalla stanza, disputandosi di nuovo il giornale, perchè l'uno voleva
-cominciare a sfogliarlo dal principio e l'altra dalla fine.
-
-— Giuliano, Giuliano mio, se sapessi come ti ama la tua piccola
-Beatrice, se potessi vedere il tesoro d'affetto che custodisce nel suo
-piccolo cuore.....
-
-Si chinò ancòra a baciarlo.
-
-— Anch'io ti amo, ti amo tanto! sussurrò Giuliano.
-
-Ma volle mutare sùbito discorso:
-
-— E Leonardo non è ancòra rientrato? Si dà proprio alla gran festa!
-
-Beatrice non rispose: avviticchiata a lui, continuava a coprire le
-sue guancie di frequenti baci, lievi, casti, ma appassionati. Sotto
-quell'onda amorosa lo spasimo di Giuliano cresceva ad ora ad ora.
-Eppure non era la prima sera ch'egli aveva baciato la moglie, dopo di
-aver baciato poche ore prima un'altra donna. Ma i baci di Claudina gli
-sembravano più gravi. Egli aveva la sensazione che il suo incontro
-con Claudina non si sarebbe fermato a quella sola caduta, come la
-donna aveva ingiunto. Quasi un senso di fatalità, quasi il peso di un
-male che già si conosce come deve avvenire, opprimevano la sua anima.
-Intanto Beatrice, quella Beatrice per cui egli aveva tanto delirato,
-quella Beatrice immacolata che l'aveva reso così felice, baciava le sue
-labbra, mai sospettando che quelle labbra poco prima avevan pronunziato
-un delittuoso offertorio d'amore per una vergine battuta dalla veemenza
-del sangue ignaro, come una fragile canna in balìa di un vento
-impetuoso! Quella confidenza di sua moglie lo feriva, lo umiliava.
-Tutta la miseria delle sue incoerenze s'attristiva in lui. Due lacrime
-spuntavano nell'intercilio, sole, grosse, silenziose.
-
-— Tu piangi? domandò Beatrice agitata e si chinò ancòr più su lui,
-l'abbracciò più fortemente. — Ma che hai, Giuliano? Per carità, dimmi
-che è questo, che significano quelle lacrime?....
-
-— Nulla, nulla, Beatrice, un po' di _spleen_, la solitudine, la
-stanchezza.... E poi la tua affettuosità è così dolce che mi commuove
-profondamente....
-
-Giuliano asciugò quelle due lacrime bollenti. Beatrice s'era levata
-e, sorridendo, gli aveva prese le mani e tirava per costringerlo ad
-alzarsi dalla poltrona. Amorosamente avvinti, fecero qualche altro
-passo per la stanza. Beatrice tentava di consolarlo, gli diceva delle
-parole dolci. Come furono al divano, dove Claudina un'ora prima si
-era concessa all'amore, Beatrice attirò Giuliano perchè vi cadessero
-insieme, ancòra avvinti:
-
-— No, no, non lì! gridò Giuliano, con una voce convulsa, mentre nella
-sua anima il disgusto versava l'ultimo fiele.
-
-Beatrice si staccò da lui, lo interrogò con gli occhi, sorpresa da quel
-grido incomprensibile. Giuliano, sentendo la spiegazione necessaria,
-trovò la forza d'essere vile e disse con un falso sorriso che era un
-ghigno:
-
-— Sai, si sa come si comincia.... e non si sa come si finisce!
-
-Beatrice, ridendo e protestando, si coprì il volto con le palme.
-Giuliano ebbe per un attimo, nitidissima, la visione dell'abisso verso
-cui si avventava.
-
-
-
-
-VI.
-
-
-La sala del Teatro Nazionale rigurgitava. L'annunzio della nuovissima
-commedia del grande scrittore vi aveva attirato il pubblico più vario
-ed imponente, il pubblico delle più solenni prime rappresentazioni.
-Tutta Roma era rappresentata in quella luccicante sala di teatro.
-I palchi si fiorivano a poco a poco delle signore più eleganti,
-i proscenii delle orizzontali più altamente quotate nella fiera
-dell'amore. La Roma aristocratica, politica, finanziaria, artistica,
-letteraria e la cosmopoli del piacere s'eran date convegno quella
-sera in quei palchi e quelle poltrone. Qualche minuto prima delle
-nove, Beatrice entrò in un palco, accompagnata da Leonardo Loredano.
-I suoi nervi tremavano, tutto il suo essere palpitava nell'attesa
-insopportabile. Per ingannare la sua emozione e la sua ansia, ella
-si mise a guardare con l'occhialino la sala sempre più rigurgitante.
-Qualche amica le sorrideva da un palchetto, le faceva un gesto di
-augurio. Qualche uomo dalle poltrone le si inchinava. Da un palco
-di giornalisti molti binocoli furon rivolti verso di lei. La folla
-continuava ad entrare. Alcuni palchi si riempivano di ufficiali. Nella
-barcaccia di un circolo elegante già si trovavano il re ed i principi
-dell'eleganza, Filippo Verra, contornato dalle marsine inappuntabili
-e dalle cravatte ideali dei suoi giovani amici e discepoli, Celli, de
-Lise, Santacroce, Filangieri, Morosini, Sammartino, Ugenta, e tanti
-altri. A poco a poco anche le poltrone si riempivano di letterati e
-d'artisti. Andrea di Vele aveva salutato Beatrice. Beatrice aveva
-anche visto il viso imberbe e napoleonico di Luciano di Mèllare,
-«un profilo di medaglia», come aveva detto Loredano. Aveva visto
-insieme Claudio La Loggia e Giorgio Lavena, i due scrittori che si
-facevano più concorrenza, e si diffamavano regolarmente a vicenda e
-quanto meglio potevano. Diego Vassura faceva lo snob nei palchi delle
-signore più stemmate; vecchi e giovani scrittori erano a gruppi, qua
-e là, giornalisti, pittori, musicisti, scultori, attori. Paolo Èroli,
-il grande pittore, uno dei più intimi amici di Farnese, era salito
-a salutare Beatrice. In un palco era apparso Marco Torrero con sua
-moglie. Il celeberrimo giornalista che oramai non appariva più nei
-teatri, non aveva voluto mancare a quella prima rappresentazione di
-Farnese, suo amico fedele, scrittore che aveva fatto sotto il di lui
-auspicio le prime armi, ingegno ed anima d'artista ch'egli prediligeva.
-Torrero rispondeva annoiato torcendosi i piccoli baffi biondi ai
-saluti, mentre sua moglie, la celebre scrittrice, scorreva i giornali
-della sera e rideva sovente di un suo sonoro riso meridionale. In
-quel palco era poi entrato Claudio Sanna, il compare di battesimo di
-Farnese, come amava chiamarsi. Il grande romanziere aveva illuminato
-la sua larga faccia geniale d'un sorriso affettuosissimo scorgendo
-nel palco di rimpetto Beatrice che lo salutava. I critici drammatici
-entravano: Filippo Ruffo, Roberto Drago, Giacomo Spada, altri. Entrò
-poi Alessandro Sanfilippo che redigeva nel gran giornale di Torrero la
-«Serata teatrale» dove, dopo una prima rappresentazione, in poche frasi
-eleganti e spirituali, descriveva il successo, la messa in scena di
-ogni atto, gli abiti e le acconciature delle attrici, il pubblico, gli
-incidenti; narrava la storia della commedia, malignava su i dietroscena
-di palcoscenico. Egli passava tra la folla degli spettatori con la
-sua faccia tonda e rosea, incorniciata di barba bionda. Molte mani
-si stendevano sul suo passaggio: egli ne stringeva la maggior parte
-con noncuranza e con sufficienza, solo per qualcuna egli sorrideva e
-s'inchinava riverentemente. La folla aumentava sempre più. I palchi,
-colmi di signore in abiti sontuosi e chiari, sembravano ceste di
-fiori il cui bordo fosse di velluto azzurro. Dietro si rinnovava
-continuamente la turba degli abiti neri. Da molti palchi dardeggiavano
-i monocoli, con arie insolenti. Qualche signora alle poltrone
-interrompeva la monotonia degli abiti neri e degli sparati candidi. La
-sala offriva un delizioso colpo d'occhio.
-
-Di qua e di là, nei palchi e nelle poltrone, si parlava animatamente di
-Farnese e della commedia che stava per rappresentarsi. S'incrociavano
-le discussioni, s'intessevano gli elogi, s'agganciavano le
-indiscrezioni, un formicolìo d'idee, un turbinìo di concetti e di
-parole, una ridda di verità e di menzogne, una scorribanda di apologie
-e di anatemi.
-
-Lavena e La Loggia, giù nelle poltrone, parlavano sottovoce per non
-essere intesi:
-
-— Mi ha detto oggi Savarese, mormorava Lavena, che sarà un trionfo.
-E Savarese fa testo perchè vede giusto: un'anima di profeta sotto la
-scorza d'un direttore di teatro. Incontrai l'altra sera alle Varietà
-Giuliano e sua moglie e mi raccontarono il soggetto. Se una commedia si
-basasse solamente sul soggetto, potrei da ora preconizzarti un fiasco.
-Ma vi sono altre cose e v'è da sperare. Del resto Farnese, sebbene sia
-un po' volpe vecchia, un abile marionettista, ha dello spirito, della
-modernità, dell'emozione ed io l'amo molto!
-
-— Va là! disse La Loggia, a chi vuoi darla ad intendere? Tu desideri
-più un fiasco per Farnese che un successo per te. E dì pure di no:
-vuol dire che ti conosci male, o meglio che non ti vuoi conoscere
-bene. Tu già sai quanto me la ricetta farnesiana. Prendete un soggetto
-la cui vacuità sia così profonda che a pensarla dia le vertigini;
-rimpolpate questo osso vuoto con carne pesta di belle chiacchiere,
-gettate il tutto in un recipiente dove sia dell'eleganza e della
-stranezza; ritiratelo poi ancòra umido e passatelo nella cipria di
-un'amabile fantasia, condite con una salsa nella quale siano tutte le
-spezie di qualche scena ad effetto, un po' d'emozione, molto spirito,
-un pizzico d'ironia; non trascurate abiti belli per le donne, arredi
-scenici eleganti, qualche squarcio brillante, qualche cortesia pel
-mondo femminile; fatto questo, servite caldo caldo ad un pubblico di
-donne eleganti e di orizzontali, di ministri, di deputati, di _viveurs_
-e ad una maggioranza di imbecilli — ed avrete un successo magnifico,
-solenne, garentito per un anno, come un orologio da sette od otto lire!
-Non è così, forse? Siamo sinceri!
-
-— Tu esageri, via, insisteva Lavena. Farnese ha dell'ingegno!
-
-— E chi ti dice il contrario? replicava Claudio La Loggia. Oh, lo so
-anch'io che ci vuole moltissimo ingegno, prima per combinare quella
-ricetta e poi per eseguirla. Ci vuol ingegno, spirito, cultura e cuore.
-Ma dall'essere un uomo d'ingegno all'essere un riformatore del teatro
-drammatico come vogliono farlo credere i suoi gregarii, eh via! v'è
-gran differenza. Farnese è un abile uomo di teatro; ecco tutto. La tua
-commedia deve passare dopo la sua, n'è vero? Sì? Altra ragione, dunque,
-per augurargli un disastro!
-
-Il movimento continuava. Il nome di Farnese, i titoli delle sue opere,
-qualche aggettivo s'incrociavano a volte. Verso il palco di Beatrice,
-la quale ingannava la sua impazienza in un diluvio di ciarle con
-Loredano e con Èroli, si appuntavano i fuochi di molti occhialini
-curiosi e i più frugavano nel fondo del palco con la speranza di
-scoprirvi la maschia figura dello scrittore. Altri critici giungevano,
-altri mondani. Non più un posto era vuoto, in platea, in piedi, alle
-gallerie; erano state aggiunte sedie e poltrone, e non v'era modo di
-muoversi. Beatrice aveva visto un momento apparire Farnese all'ingresso
-delle poltrone e subito nel teatro molti sguardi s'eran rivolti verso
-di lui, alcune malignità s'erano incrociate:
-
-— Viene a bruciare le ultime cartucce.
-
-— Le ultime raccomandazioni ai critici.
-
-— Quasi che essi non avessero l'articolo già pronto!
-
-— Sapete: non si è mai abbastanza sicuri....
-
-Giuliano Farnese, dopo avere stretta qualcuna di quelle mani che
-si tendevano verso di lui e dopo avere scambiata qualche parola
-con Filippo Ruffo, il famoso critico, era scomparso. Quel pubblico
-magnifico s'impazientiva nella sala.
-
-
-Il segnale che la rappresentazione cominciava squillò. Un gran
-silenzio si fece, repentinamente. Beatrice sentì fremere in lei la
-sensazione dell'irreparabile, una lacrima di emozione le imperlò il
-ciglio; Loredano le sorrise, Èroli le mormorò una parola di speranza.
-Il sipario si levava. Un mormorìo si diffuse in tutto il teatro. La
-scena rappresentava un terrazzo elegante, rischiarato da lampioncini
-alla veneziana; il terrazzo era verde di piante, ingemmato di
-fiori. L'ammirazione saliva dalla sala verso quella messa in scena
-deliziosa. Già le battute secche ed aspre come schiocchi di scudiscio
-che erano nel dialogo di Farnese, s'incrociavano, s'accavallavano,
-si distruggevano. Claudina Rosiers era in scena con Lorenzo Gray.
-La contessa di Varrena — il personaggio che incarnava Claudina —
-perseguiva la sua Chimera, la Chimera dell'uomo perfetto, della
-passione sublime, del vincolo indistruttibile. Lorenzo Gray le faceva
-la corte, tentava di sorprendere in lei l'attimo di vulnerabilità.
-Ella, distesa su una poltrona, si lasciava cullare dalla canzone
-amorosa dell'innamorato. L'atto si svolgeva, rapidissimo, denso
-d'idee, ora lieto, ora malinconico, mentre tre o quattro tipi di
-uomini tentavano, ciascuno al suo turno, la conquista della chimerica
-contessa. L'atto si chiudeva con una brillante invettiva che la donna,
-esasperata dall'inutilità della sua aspra ricerca, scagliava contro le
-quattro marionette che le si prosternavano.
-
-I primi applausi scoppiarono. La commedia in quel primo atto si
-disegnava perfettamente, l'abilità scenica del Farnese vi era
-prodigiosa, lo spirito e la grazia vi scintillavano all'apogeo. Il
-successo si pronunziava nei primi giudizii, nelle prime discussioni e
-la costernazione già annuvolava qualche viso invidioso.
-
-— Chi sa mai dove sarà Giuliano, a quest'ora? domandò Beatrice, già
-felice pel lieto avvenimento che oramai era d'ora in ora più probabile.
-
-— Tu sai il suo sistema: uscire dal teatro quando s'alza il sipario,
-prendere una carrozza e farsi trascinare fino al momento in cui calcola
-che la rappresentazione stia per finire. Prima del quarto atto non sarà
-qui.
-
-Beatrice, ponendo un dito su le labbra, impose silenzio, poichè il
-sipario si rialzava per il secondo atto, questa volta sul _boudoir_
-della contessa Varrena, di una squisitezza eccezionale. Claudina era
-in scena circondata dagli ammiratori, dei quali, chi le rendeva un
-servizio, chi le dedicava un sospiro, chi le arzigogolava un madrigale,
-chi le diceva una frase d'amore, chi una mezza insolenza. A poco
-a poco, ella aveva la prova della fatuità e della vanità di quegli
-uomini che le protestavano ovunque e comunque il loro amore, e in un
-momento di esasperazione, li giocava uno dopo l'altro, mostrando bene
-ai bellimbusti che se essi avevano tentato di farsi gioco di lei, ella
-li aveva preceduti nel loro disegno. Li metteva, così, finemente alla
-porta ed i Proci cui la casta Penelope aveva rovesciato tutte le liete
-speranze, riprendevano con arie affrante e visi smorti i loro mantelli
-ed i loro cappelli, per uscire mogi mogi da quel salotto ove erano
-entrati poche ore prima, in un momento in cui credevano baldanzosamente
-che ne sarebbero usciti vincitori. Suonavano le dieci e mezzo quando,
-usciti i corteggiatori, Claudina rimaneva sola in scena, e non sapendo
-che fare, chiamava la cameriera per farsi aiutare a svestirsi. Ma aveva
-appena cominciato quando Gray compariva su la soglia: era passato,
-tornando dal Circolo, e avendo visto le finestre illuminate era salito.
-Così Claudina licenziava subito la cameriera, riparava alla meglio al
-disordine suggestivo delle sue vesti, — e la grande scena cominciava.
-Quelli attori perfetti che erano Claudina Rosiers e Lorenzo Gray
-eseguirono ambedue meravigliosamente quella scena che era il pernio
-della commedia; sovente Claudina fu interrotta dalle approvazioni. Era
-una scena di grazia e di emozione, di verità e di tristezza: l'uomo
-sinceramente innamorato, il solo che sentisse veramente il suo cuore
-gonfio di passione, non voleva più resistere a quella pena e, sotto
-la suggestione morbida delle piccole nudità dell'amata, a poco a poco
-smarriva le staffe, la passione turbinava ed egli tentava su la donna
-la resa. Ma questa, esasperata ancòra dalle prove di menzogna e di
-nullità che le avevano dato poco prima i suoi corteggiatori, non sapeva
-fatalmente distinguere che quell'uomo che ora le parlava d'amore era
-sincero, che nella sua voce vibrava il sentimento, non s'avvedeva come
-quell'uomo incarnasse la Chimera di cui ella andava all'affannosa
-ricerca; vedeva solamente in lui il maschio brutale, il seduttore,
-l'uomo che prende il frutto che gli si offre senza ch'egli ne senta
-la brama, e, non tenendo conto dell'omelia d'amore che il giovane le
-celebrava vibrante di passione, ad un momento ch'egli era divenuto più
-audace, lo metteva alla porta, con le più crude parole.
-
-Il successo era salito enormemente. L'atto di una finezza e di
-un'amarezza infinite aveva destato sussulti in tutti i cuori ed
-al calar del sipario su quel fatale inganno tutte le mani s'erano
-sollevate all'applauso, specie quelle delle donne, ognuna delle
-quali trovava nella propria anima un brandello della chimera cara
-alla contessa di Varrena. Nella platea e nei corridoi la discussione
-aumentava sempre più: i critici drammatici erano attorniati, spiati,
-tenuti d'occhio da taluni che poi salivano nei palchi delle signore
-a dire: «Filippo Ruffo ha detto che è il capolavoro di Farnese»; o
-pure: «Roberto Drago mi ha detto che è un disastro». Alcuni letterati
-e giornalisti discutevano in gruppo, gli altri autori drammatici
-serbavano un contegno indifferente e impenetrabile. Quei corridoi, a
-momenti, sembravano bolgie infernali. Andrea di Vele era salito nel
-palco di Beatrice, le aveva portato le più schiette congratulazioni,
-riferendole le dicerie delle quinte e dei corridoi. Andrea di Vele
-era il più intimo e caro amico di Farnese, cui piaceva per l'ingegno
-sbrigliato, pel carattere leale ed amabile e la conscienza integerrima:
-anzi, egli lo aveva soprannominato «il Cavaliere senza macchia e senza
-paura» e Andrea di Vele aveva accolto con piacere quel soprannome
-che l'onorava. Era un giovine alto e maschio, bruno, con due occhi
-di fuoco, i mustacci rialzati, di un'eleganza sobria ma squisita.
-Buon parlatore ed un po' prezioso — ciò che aumentava fascini al
-suo discorso — egli portava nelle conversazioni il corredo brillante
-della sua simpatica cultura, lo scintillio del suo ingegno letterario,
-l'esperienza della vita ch'egli aveva avuta burrascosa, la conoscenza
-del mondo ch'egli aveva corso in lungo ed in largo, da Battro a Thule
-come dicevano i Romani, secondo le loro estreme cognizioni geografiche.
-
-Ora Andrea di Vele raccontava di essere salito in palcoscenico per
-trovarvi Giuliano, ma di averlo cercato invano; aggiunse poi
-che Claudina Rosiers, complimentata, festeggiata, glorificata, era
-nervosissima per l'assenza del suo autore. In quel momento Beatrice,
-Loredano e di Vele udirono pronunziare queste parole da un signore
-molto _smart_ che era con alcune signore nel palco contiguo al loro:
-
-— Guardate, guardate Giuliano Farnese. È in quel palco dov'è quella
-signora in raso rosa. Nel secondo palco dopo il proscenio, in seconda
-fila. Eh, eh! raccoglie gli allori, il trionfatore!
-
-Immediatamente gli sguardi dei tre si diressero al palco che la voce
-di quel signore aveva designato. Ma un sorriso apparve su le loro
-labbra subito dopo: il signore si era ingannato per una strana e grande
-rassomiglianza. Intanto nel palco vicino le belle signore facevano le
-loro chiose sul preteso autore applaudito.
-
-Il sipario si rialzò per la terza volta, sul salotto della contessa
-di Varrena. In quel terz'atto l'azione diveniva più stringata e
-drammatica, in qualche scena raggiungeva una violenza di dolore
-insoffribile. La chimerica innamorata era finalmente caduta, con
-l'illusione di aver raggiunta la sua chimera. Ma l'illusione ben presto
-impallidiva e rovinava, poichè ella non aveva ceduto a chi l'amava di
-più, ma a chi con arti subdole aveva meglio saputo rappresentarle la
-commedia del sentimento. Ella si svegliava da quell'illusione come da
-un incubo, e già tutto l'edifizio che minacciava rovina l'attorniava
-paurosamente. L'uomo ch'ella aveva creduto dovesse realizzare il
-suo sogno l'aveva attirata in un terribile tranello, s'era valso del
-suo nome per le sue losche mene. E l'atto finiva quando, scoperto il
-baratro verso cui scendeva, ella scagliava l'atroce grido di dolore
-e di rimpianto, ritrovando vicino a sè umile e sommesso l'uomo che
-l'amava profondamente e ch'ella aveva fino ad allora disprezzato, nel
-suo fatale inganno.
-
-Un brivido aveva corso il teatro a quel grido potente e sovrano,
-lanciato da Claudina Rosiers innanzi a quella rovina, con una forza
-ed un ribrezzo che assurgevano all'orrore di un destino compiuto.
-Gli applausi erano scoppiati, unanimi, frementi, acclamanti. Claudina
-Rosiers era ricomparsa otto volte con Lorenzo Gray, e come il pubblico
-domandava insistentemente l'autore, Gray aveva fatto un gesto per
-significare ch'egli era assente dal teatro. Pure gli applausi s'erano
-raddoppiati, le salve d'acclamazioni erano divenute tonanti, il
-successo era ormai colossale.
-
-Beatrice, ritiratasi nel fondo del palco, piangeva di emozione fra
-le braccia di Loredano che era raggiante come per un successo suo.
-Mentre le acclamazioni scrosciavano ancòra, Andrea di Vele ch'era per
-uscire dal palco s'imbattè con Giuliano che entrava. Appena lo vide,
-Beatrice gli cadde nelle braccia, felice, orgogliosa, inebriata.
-Farnese l'attirava sempre più nell'ombra del palco per non essere
-visti e le passava dolcemente la mano su i capelli. Loredano e di Vele
-sorridevano senza guardare, a quella scena di tenerezza. Quando la
-commozione di Beatrice fu calmata, Farnese seduto nell'ombra raccontò
-le impressioni di quella serata. Egli aveva voluto assistere non visto
-alla rappresentazione del terzo atto; salito alla galleria, egli s'era
-mischiato a quella parte più modesta del pubblico.
-
-— Ciò mi ha valso, diceva ora con la sua aria fanfaronesca, emozioni
-indicibili. Per la prima volta in vita mia ho sentito il successo da
-vicino. È anche vero che per la prima volta in vita mia ho avuto un
-successo così unanime e concorde.
-
-— E così sereno, interruppe Loredano.
-
-— E così meritato! aggiunse Andrea di Vele.
-
-— Grazie, tu mi mortifichi! disse il grande scrittore, ridendo, e
-seguitò:
-
-— Avevo vicino a me alcuni studenti. Ebbene, non hanno perduto una
-parola, una sfumatura, un accenno. Ah, ah! E poi diciamo che il
-pubblico non capisce niente! Chiacchiere! Ecco là qualche giovanotto
-— e quanti ve ne sono come loro? — che in fatto di teatro e di buon
-gusto ne capisce più di Ruffo, di Drago e di Spada sommati insieme!
-Ma v'è stato chi mi ha scoperto lassù, al paradiso: Torrero. È salito
-con Sanna. Si sono messi dietro alcuni uomini ed hanno cominciato a
-dir corna con me della commedia. Avreste dovuto godervi la scenetta
-deliziosa. Quei buoni spettatori erano su le spine, si frenavano,
-s'imponevano il silenzio. Ma, quando Claudina ha lanciato così
-meravigliosamente quel suo grido alla fine dell'atto e Torrero ed io
-abbiamo esclamato sbadigliando: «Che stupidaggine! Che sciocchezza!»,
-quelli altri non hanno retto più, si sono ribellati ed hanno intavolato
-con Torrero una discussione dove io ero esaltato e glorificato a non
-dirvi. Avreste dovuto vedere con che arie di protezione trattavano
-Torrero, mai immaginando con chi avevano a che fare!
-
-A poco a poco la sala si ripopolava, poichè l'intermezzo finiva ed i
-campanelli elettrici squillavano. Giuliano aveva sciolto il suo braccio
-dalla lieve pressione di Beatrice ed era uscito in fretta dal palco, al
-momento che il sipario si levava per il quarto atto. Sul suo passaggio
-qualche persona che ritornava al proprio posto e che lo conosceva
-di vista si rivolgeva a guardarlo; altri mormoravano ai vicini il
-suo nome. Egli passava in mezzo a quella curiosità, con la sua bella
-indifferenza di uomo celebre, che sa d'esser sempre guardato e non ha
-per questo bisogno di andare alla caccia ed alla ricerca di sguardi e
-di ammirazioni. Tuttavia una gran gioia pel trionfo che quella sera
-coronava il suo nome gli gonfiava il petto, mentre s'avvicinava in
-fretta alla porta del palcoscenico, mentre traversava i praticabili,
-mentre bussava alla porta di Claudina che ancòra e per quasi venti
-minuti non era di scena. Quella gioia del trionfo aumentò immensamente
-quando, entrato nello spogliatoio dell'attrice, questa gli si gettò tra
-le braccia e se lo strinse al seno nella commozione superba del trionfo
-comune. Giuliano le passava la mano su i capelli, come poco prima a sua
-moglie. Ma, lentamente, il fascino arcano di quell'abbraccio ideale
-si distruggeva e da quell'abbraccio semplice di maschio e femmina la
-sensualità risorgeva a battere la sua diana.. L'ebrietà del momento
-faceva dimenticare ad ambedue i rimorsi di due giorni innanzi, i
-buoni propositi, i giuramenti scambiati. Già la voce di Giuliano,
-che mormorava complimenti all'attrice trionfante, diveniva convulsa
-di desiderio per la donna. Già le braccia di Claudina Rosiers, che
-stringevano in un abbraccio fraterno l'artista che le aveva procurato
-quella gioia sublime, sussultavano di passione per l'uomo. La colpa
-rifioriva irreparabilmente dall'amore, come un fiore velenoso sorge da
-un'ajola inargentata di giaggioli, stellata di margherite:
-
-— Tu sei stata grande, tu sei stata magnifica, mormorava Giuliano. Io
-non potrò mai dimenticare il bene che mi hai fatto col tuo genio. Io ti
-amo, ti amo!
-
-— Anch'io ti amo, susurrava Claudina perduta.
-
-Il trionfo continuava ad inebriarli, facendo loro dimenticare ogni
-realtà, ogni passato, ogni avvenire.
-
-— Tu devi esser mia ancòra, Claudina, continuava l'amante. È una vera
-stoltezza pretendere di distaccarci. Noi siamo un'anima sola. Io sono
-fatto per te, come tu sei fatta per me. Io non posso vivere senza di
-te come tu non puoi vivere senza di me. La sete dei tuoi baci che mi
-arde, arde te pure. Claudina, Claudina, dammi i tuoi baci, dammi le tue
-labbra!
-
-— Sì, sì, io sono cosa tua, rispondeva l'amante con le labbra arse,
-il volto di brace. Io ti amo, ti amo troppo, so anch'io che è follìa
-sperare di poter essere lontani, di poter non compiere fino alla fine
-il nostro delitto d'amore.
-
-La cameriera bussò all'uscio per entrare e vestire l'attrice.
-
-— Un momento, gridò Giuliano, poi aggiunse piano a Claudina, serrandola
-sempre più perdutamente fra le sue braccia: — Ora, dopo il teatro, io
-verrò da te, passerò la notte da te..... Vuoi? Vuoi?
-
-— No, no, non ancòra, scongiurò Claudina pure mite e sommessa, stasera,
-no.
-
-— Come vuoi lasciarmi solo stasera, Claudina, insisteva l'amante,
-stasera che il successo ci ha uniti, stasera che siamo cosa l'uno
-dell'altra, come mai più lo saremo?..... Vuoi? Vuoi?
-
-— Ebbene, vieni, susurrò l'attrice sempre più piano, ma con passione
-veemente, tendendo ai baci dell'amante le labbra dischiuse come un
-fiore.
-
-Quando si disciolsero da quel bacio supremo, Giuliano aprì la porta
-e la cameriera entrò. Seduto su una stinta poltrona, lo scrittore
-assistette alla toletta della grande attrice. Ella si spogliava
-celermente degli abiti che aveva indosso, li gettava su le sedie e
-le poltrone, a caso e febrilmente. La cameriera intanto distendeva
-le pieghe del nuovo abito che l'attrice doveva indossare; questa,
-seduta innanzi allo specchio della toeletta tutta bianca e spumante di
-merletti e di veli, e con le braccia nude rialzate ad arco, riannodava
-le trecce un po' rallentate; poi prendeva con la punta del mignolo
-un po' di pomata in una scatola di porcellana, tra la moltitudine di
-scatole, di barattoli, di vasi, di tubetti che ricoprivano la tavola;
-con una zampetta di lepre spandeva con parsimonia il belletto su le
-guancie, che poi accarezzava di nuovo con una delle piccole spugne
-pel bianco; passava appena su le sopracciglie il _crayon mysterieux_,
-inumidiva le mani di vasellina. Siccome la voce di Savarese
-sollecitava al piano superiore alcune attrici, Claudina gettò in fretta
-l'accappatoio, sciacquò le mani, infilò la gonna pianamente, aiutata
-dalla cameriera prudente perchè non guastasse passando la pettinatura.
-Mise un abito di broccato _vieux-rose_ coperto in parte di un lucente
-giavazzo verdone, che discendeva a grandi pieghe sotto due stole di
-merletti veneziani, i quali anche incorniciavano il collo candido e
-gli esili polsi venati d'azzurro. Diffuse ancòra con un piumino su le
-guancie una cipria rosea, ne diffuse anche su i bei capelli d'oro che
-apparvero inargentati di brina; si guardò nuovamente nello specchio,
-tese la mano a Giuliano, gli mormorò qualche parola all'orecchio e,
-mentre l'uomo sorrideva, ella entrò in scena per compiere il suo
-trionfo ed il trionfo del suo benamato. Uscito fra i praticabili,
-questi riguardava da un foro l'imponente sala di teatro, corsa ancòra
-dalla scintilla elettrica di quelle frasi suggestive che Claudina
-pronunziava, cesellando lentamente le poche scene di cui quell'atto si
-componeva. L'uomo che la chimerica donna aveva disprezzato la salvava
-dall'abisso aperto sotto i suoi piedi; ella però non si sentiva degna
-d'amare e d'essere amata da quell'uomo e la triste commedia si chiudeva
-malinconicamente con un grido angoscioso dell'innamorata innanzi allo
-spettacolo di quel suo bel sogno perduto.
-
-
-Quale proprietà continua di sdoppiamento deve essere in noi, se lo
-scrittore godeva del successo che lo illuminava e nel tempo stesso
-soffriva per ciò che quel successo recava di conseguenza? Egli vedeva
-la tela calare, udiva l'applauso echeggiare solenne, vedeva gli attori
-ricomparire più volte alle chiamate del pubblico, prima uniti, poi
-solamente Claudina Rosiers. Alcune voci del pubblico gridavano il suo
-nome, già frotte di amici invadevano il palcoscenico, serravano le
-mani del trionfatore di quella sera, parole inebrianti di elogio già
-susurravano al suo orecchio. Ma egli ascoltava distratto, spiando i
-passi di Claudina, tendendo l'orecchio a sorprendere le parole che
-l'attrice pronunziava tra i gruppi di marsine che l'assediavano.
-Era gelosia, forse, quel sentimento rabbioso ch'egli sentiva quella
-sera verso ognuno che parlava a Claudina, verso ognuno cui l'attrice
-acclamata sorrideva nella vicenda dei saluti e delle conversazioni?
-Egli vide dall'altro lato Gray che passeggiava anche lui in fondo alla
-scena, ancòra in marsina e cravatta bianca, morsicchiando una sigaretta
-spenta, intento a scrutare ogni piccolo movimento dell'attrice, attento
-a cogliere il più insignificante monosillabo che cadeva dalla bocca
-di lei. Giuliano sorrise al vedere quella sua precisa immagine, come
-una persona che faccia innanzi ad uno specchio una smorfia comica,
-ride per il primo dell'espressione che ha il suo viso contraffatta.
-Intanto la folla innanzi a lui aumentava. Lo scrittore vedeva visi di
-persone incontrate una sola volta e che si erano ricordati di quella
-presentazione per poter «salire in palcoscenico a salutare l'autore».
-I suoi più gelosi colleghi gli scandivano le parole più melate, le
-sillabe più lusinghiere armonizzavano gli accenti più rispettosi. I
-_clubmen_ si confondevano con gli artisti _bohèmes_, gli uomini di
-banca coi letterati, i giornalisti con gli indifferenti, gli attori
-con i critici. Farnese, nell'ansia che lo teneva, pure trovò per tutti
-una parola, un sorriso, una frase. Ma quando vide sua moglie entrare,
-accompagnata da Loredano e da Torrero, nel camerino di Claudina ove
-l'attrice era già rientrata, egli non seppe più reggere e si precipitò.
-Come fu su la soglia, sua moglie gli gettò le braccia al collo, pianse
-sul petto di lui per una bella e superba commozione. Le sue idee e la
-sua presenza di spirito impallidivano talmente che egli non sentiva
-nemmeno le frasi di elogio e di gratitudine che Beatrice rivolgeva
-alla grande attrice ed il desiderio che esprimeva di abbracciarla.
-Solamente quando vide sua moglie serrare tra le braccia quella Claudina
-che attentava alla sua felicità, quando vide due lacrime brillare negli
-occhi dell'attrice, la sua commozione fu così prepotente che egli non
-resse più, uscì su la scena, passò in fretta tra la folla variopinta e
-chiassosa degli attori, degli intrusi, dei macchinisti, dei pompieri,
-senza salutare nessuno, senza vedere le mani che si tendevano verso
-di lui al suo passaggio; uscì dal palcoscenico, traversò i corridori
-ancòra affollati di pubblico; già si avviava verso la porta per
-lasciare il teatro, ma, quando la voce di una persona presso di lui
-mormorò indicandolo: «È Giuliano Farnese», ei si ricordò che usciva
-senza salutare Claudina. Si fermò al botteghino del teatro, scrisse
-sopra una carta da visita due righe indicando a Claudina il luogo
-ove l'avrebbe attesa, consegnò questo biglietto perchè fosse recato
-immediatamente a Claudina Rosiers e si allontanò. Egli percorreva le
-vie in preda alla febbre. Le vie erano affollate di gente che, uscendo
-dai teatri e dai ritrovi, si avviava al riposo od alla festa notturna;
-lo scrittore passava in mezzo a questa folla, urtandola, trascinato
-a volta dalla corrente, sentendo il peso della sua infinita miseria,
-egli ch'era il trionfatore di quella serata. E mentre le donne e gli
-ammiratori lo pensavano circondato da amici ad assaporare la gioia
-del successo, egli traversava le vie solo e triste, misurando l'abisso
-verso il quale scendeva, l'abisso ch'ei scorgeva sempre più prossimo,
-senza che ciò gli desse la forza necessaria per ritrarsene in tempo.
-
-Perchè non partiva, magari anche in quel mattino che tra poche ore
-sarebbe sorto? Egli si domandava questo, entrando nel portone del
-Circolo della Caccia, salendo le scale, lentamente. Poi, mentre il
-domestico lo sbarazzava del soprabito e del bastone e poichè questi gli
-dimandava se desiderasse cenare, egli chiese un brodo ed un bicchiere
-di porto rosso. Poteva egli partire, come aveva pensato? Si domandava
-questo nel piccolo salotto dov'era attendendo la sua cena frugale.
-Partire era presto detto! E gli obblighi, il lavoro, gli interessi,
-la famiglia? Ma, anche trascurando tutto ciò, che valeva partire?
-Poteva una distanza di duecento o di trecento chilometri levargli dal
-cuore il veleno che vi si era versato? Non era più tosto semplicemente
-dilazionarne l'effetto letale ed irrimediabile? Partire con Beatrice?
-Avrebbe egli forse mancato di pretesti per tornare a Roma, quando il
-desiderio ed il rimpianto di Claudina ve lo avessero richiamato, cioè
-sùbito? Quella sua idea del destino che si compiva ed al cui corso
-non eran da opporsi argini di ragionamenti e di rimorsi, lo riprendeva
-ora che tante impossibilità gli apparivano. Il domestico intanto gli
-portava il brodo e la bottiglia del porto:
-
-— Il marchese Filangieri ha dimandato s'ella era al Circolo. Cosa devo
-rispondergli?
-
-— Rispondete che no. Desidero d'essere solo. Attendo qualcuno.
-
-Bevve in fretta il vino, sorbì qualche cucchiajata di brodo.
-
-— Anzi a questo proposito, disse al domestico rendendogli la tazza,
-una persona in carrozza chiusa deve venire fra poco a cercare di me. Vi
-prego di avvertirmi sùbito.
-
-— Va bene, signore, — e mentre il domestico s'inchinava ed usciva,
-egli si distese in una poltrona, socchiuse gli occhi, ripreso dai suoi
-fantasmi di tristezza e di rimorso, attendendo.
-
-
-
-
-VII.
-
-
-Egli attese fino alle due, ma nessuna carrozza sopraggiunse. Uscito
-nell'anticamera, infilò il soprabito e discese in fretta, deciso di
-non perdere scioccamente quella notte d'amore nell'ebrezza del trionfo.
-Per calmare i suoi nervi convulsi camminò a piedi, ma così svelto che
-cinque minuti dopo uscito dal Circolo egli suonava al portone della
-casa in piazza di Spagna. Apertosi il portone, egli salì le scale
-correndo. La cameriera aveva già dischiuso l'uscio dell'appartamento
-e Farnese entrò improvvisamente nella stanza da letto di Claudina,
-rischiarata da un'alta lampada il cui chiarore era mitigato da un
-paralume di tulle giallo.
-
-La visione magnifica era innanzi a lui: Claudina, nuda sotto la camicia
-di fine batista, aperta sul piccolo seno. Il corpo della giovine donna,
-pronta ad entrare nel letto, sorgeva dal cerchio serico delle vesti
-cadenti ai suoi piedi. I capelli erano disciolti su le spalle, onda
-fulgente. La stanza aveva una temperatura voluttuosa, una penombra
-suggestiva. Le coltri, al lato destro del letto, erano tirate indietro
-ed i lenzuoli sembravano gioiosi per la festa amorosa che loro recavano
-il profumo e la grazia del bel corpo femminile. La lampada indorava i
-contorni del corpo, rischiarava i seni delicati, la liana della vita,
-le anche ambigue e voluttuose.
-
-Farnese s'era avvicinato. Senza una parola, senza un sorriso, egli
-aveva stretto la flessibile liana, le sue dita avevano intuonato
-l'irresistibile invito. La donna s'era abbattuta su lui, vinta,
-mentre la trasparente camicia le scendeva dalle spalle e le nudità
-sfolgoravano.
-
-Non era il desiderio di uno che vibrando si comunicava all'altra:
-erano due fiamme, due brame, due passioni, due voluttà che si
-chiamavano, s'invocavano, gemevano nell'attesa, esultavano quanto più
-l'ora amabile si avvicinava. I soffi dei due respiri erano armonici,
-la medesima angoscia d'amore li accelerava, la medesima follìa di
-piacere li animava, la medesima febbre di passione irresistibile li
-infiammava. L'amante piegava a poco a poco la flessibile liana verso i
-molli cuscini di un divano prossimo; il bel corpo candido s'abbatteva
-sul giaciglio e su la stoffa oscura il candore suo s'animava e si
-esagerava, radioso. Ivi continuò l'armonica omelia d'amore, ivi
-s'innalzò più potente il grido del desiderio, ivi, smarrita ed
-abbandonata, l'anima si ritrasse sospirando.
-
-Ma ad un gesto più audace di Farnese la voluttuosa vittima si eresse,
-balzò in piedi, vide la sua nudità: arrossendone, cercò intorno una
-difesa, ma nulla era a portata della sua mano; allora balzò nel letto
-ed i lenzuoli si rovesciarono su lei, avvolgendola, disegnandone
-le curve in un amoroso abbraccio. Oramai al riparo, la fuggitiva
-sorrideva, sorrideva dell'amante ch'era rimasto dolente e irritato sul
-divano basso, mentre il suo desiderio insoddisfatto agonizzava.
-
-Allora egli si levò, sempre più eccitato, mosse dei passi disordinati
-per la stanza.
-
-— Ah, no, tu non sei mia! gridò esasperato, arrestandosi ai piedi
-del letto dove la donna copriva fino la bocca con le coltri rialzate.
-No, no, tu non mi ami! Tu vagabondeggi nei sogni, t'inebrii al paese
-azzurro dell'ideale! Tu non sei la creatura umana ed ardente, misera
-e sublime che piange d'amore e ride di odio, sente per l'amato mille
-desiderii, mille sensazioni, ed un ardore unico, enorme, onnipotente:
-l'ardore del desiderio di formare una creatura sola...... Tu vaghi.
-Dove? Perchè? Anche il desiderio è per te un sogno, un brutto sogno,
-dal quale ti desti fuggendo, come poco fa. Amami, amami, Claudina,
-amami come ti amo, chè io ho tanto bisogno dell'amore tuo.... Sii mia,
-finalmente, sii mia!...
-
-— Io sono sempre tua! ella sospirò.
-
-— No, no, tu non m'intendi, susurrò l'uomo, tu non vuoi intendermi! Io
-ti voglio tutta, tu devi essere tutta e sempre mia.....
-
-La donna si sedette sul letto, non più sorridendo.
-
-— Tu mi vuoi, ora?
-
-— Ora, sì, egli balbettò.
-
-— Sai di commettere un vero delitto? E non indietreggi? mormorò la
-donna, a bassa voce.
-
-— Un delitto d'amore, lo so! E non indietreggio, no, no, perchè ti amo,
-perchè ti voglio, perchè amo te sola e sopra ogni cosa.....
-
-— Ricordi tu, disse Claudina sempre più grave, ricordi il giuramento
-che poche ore fa concludemmo? Ricordi? Giurammo che i nostri primi baci
-sarebbero anche stati gli ultimi.....
-
-— Fummo pazzi, ingenui....
-
-— E se tu un giorno dovrai dirmi che fummo pazzi non allora, ma questa
-notte?
-
-— Io non potrò mai dirlo!
-
-— Che sai tu? Che affermi? Sapevi forse quella sera del nostro primo
-abbraccio, che quello non sarebbe stato il solo?
-
-— Lo sentivo dentro di me!
-
-— Dunque tu insisti? Tu mi vuoi! incalzò Claudina pallidissima.
-
-— Io ti amo, mormorò l'amante.
-
-Come egli accennava a parlare ancòra, con un gesto la donna gli impose
-silenzio. Tacque un momento, poi disse:
-
-— E mentre tu desideri me ed i miei baci, tu non senti altro dunque?
-Nel tuo cuore non palpita un altro sentimento per alcuno?
-
-Farnese afferrò l'allusione. Non potè trattenere una lacrima che
-gli imperlò il ciglio, lacrima più eloquente di un pianto disperato,
-lacrima di cui egli ebbe la debolezza di vergognarsi e che asciugò in
-fretta con la palma di una mano, perchè Claudina non la scorgesse.
-
-— Ah no, no, disse ella allora, non asciugare, perchè io non la veda,
-quella tua lacrima che è la cosa più bella e più buona che tu abbia
-detto stasera... Vedi, io l'attendevo questa lacrima... Io non ero
-venuta a prenderti al circolo perchè volevo che tu pensassi a chi ti
-attendeva, a chi ti attende, a chi ti ama... Tu sei venuto da me...
-Ma questa lacrima mi dice che tu pensi anche ad un'altra donna, ad
-un'altra casa, ad un altro amore... Lasciami, lasciami...
-
-Ella aveva accompagnato le ultime parole con un gesto quasi
-supplichevole. Pure egli continuò, sconsolatamente, ad invocare i suoi
-baci:
-
-— Tu non mi ami, ecco, susurrava, tu non mi ami...
-
-La passione, trattenuta fino ad allora, proruppe nel calore delle
-parole e dell'accento. L'amante, sempre a piè del letto, con i gomiti
-poggiati alla spalliera ed il capo fra le palme, aveva rialzato
-gli occhi verso di lei, ascoltava estatico quel torrente passionale
-accavallarsi ed echeggiare.
-
-— Ah, io non ti amo, non è vero? ella diceva con la voce ora secca e
-stridente, ora rotta dai singulti, ora commossa e tremante. Io non ti
-amo! E tu puoi dir questo sorridendo, calmamente, tu puoi negare tutto
-ciò che nel mio cuore s'agita e palpita per te; tu puoi dire che io
-non ti amo, sol perchè ti ricuso il mio corpo che unicamente il tuo
-desiderio invoca, giacchè quella tua lacrima troppo presto prosciugata
-mi dice bene che la tua anima è altrove! Tu non sai, Giuliano, con
-quale passione, invece, l'anima mia forte e sicura si è avvinta alla
-tua, così incerta, così vagabonda! Tu non sai il tesoro di sentimento
-che freme qui dentro per te......... Poichè sei tu che mi hai rivelato
-l'amore, da te ebbi il primo bacio ed il primo sospiro di voluttà! Tu
-non imagini, è vero? che possa essere appunto perchè ti amo tanto,
-che ti consiglio di fuggirmi, di restarmi lontano, di tornare a tua
-moglie, ai tuoi figli, al tuo lavoro di grande artista! Grande artista!
-Eppure tu lo sai che l'amor tuo coronerebbe il mio sogno di fanciulla,
-tu lo sai quanto io bramavo di essere amata da un artista che potessi
-completare e sorreggere, che mi sapesse guidare e mi potesse ispirare,
-al quale io potrei forse un giorno offrire un piccolo ramo del mio
-alloro, come vorrei vivere dolcemente all'ombra del suo....... Ebbene,
-perchè respingo la realtà di questo sogno, perchè esito ad aprirti le
-braccia, l'anima e le labbra per salire in un cielo così alto, così
-grande, così bello, così splendente dove gli altri non ci potrebbero
-più raggiungere? Non per amore, è vero? Ma non sei tu il trionfatore
-di questa sera? Ed io non devo a te il mio successo, il trionfo mio,
-non devo a te il mio poco ingegno, la mia vita che da stasera s'apre
-luminosa? Ed io, io, non dovrei desiderare di tenerti sul mio cuore, di
-baciarti, di passarti le mani fra i capelli come ad un fanciullo, a te
-che sei trionfante, a te che le altre non hanno e desiderano, a te che
-sei più alto, più buono, più forte di tanti, di tutti? Ah sì, credimi,
-il mio impulso sarebbe di caderti fra le braccia; ma so io forse dove
-andremo a finire e che ci riserba il destino? Io so che una donna
-cui tu appartieni, ti ama: penso che ti ruberei a lei, questo solo mi
-frena e mi vincola..... Ma non imagini tu quanto deve costarmi questa
-rinunzia, no? Il fantasma di quella dolente mi appare, ma non pensi
-che il mio desiderio ed il mio amore sono più forti e che io devo tanto
-soffrire perchè quel fantasma non sia schiacciato e vinto da questi? Tu
-che realizzi il mio sogno, tu che sei glorioso, come io sognava il mio
-amore, tu sei di un'altra ed io devo ricordarmelo, io devo contendermi
-a te ed a me stessa! Che vuoi, se io sono così?... Se io penso tutto
-quello che soffrirei se fossi lei, Beatrice? Sono sciocca, sì, lo
-so....... Ma sono anche buona e ti amo tanto!....
-
-Le lacrime represse sgorgarono. Ella portò le mani agli occhi lacrimosi
-e la camicia non più trattenuta si aprì sul petto e dalle sue trine
-emersero i piccoli seni, fresca e giovane bellezza. Giuliano, a quella
-vista improvvisa, si avventò verso la donna che piangeva, la rovesciò
-su i cuscini dove la capellatura si sparpagliò lussureggiante, ombra
-misteriosa e sontuosa al piccolo volto smorto, le mise le labbra su le
-labbra, la sentì vacillare sotto i suoi baci. Lo enimma dei sopraccigli
-bruni di Claudina si sollevò, si schiuse, apparvero gli occhi in
-lacrime, supremamente amorosi. Infine le anime erano riapparse; ed
-al trionfo ultimo del desiderio, esse non scomparvero di nuovo, ma
-s'armonizzarono con quello in un unico concerto ideale e profondo. La
-luce della lampada, dalla quale il serico riparo era caduto, s'avventò
-come un turbine su i due corpi; si sparse, si abbandonò ad una danza
-frenetica, che circondava e celebrava di chiarore la loro stretta,
-unendo i loro corpi con collane di splendori e di penombre.
-
-
-L'alba già insinuava le sue lame argentee fra le persiane socchiuse,
-quando Farnese si destò avendo Claudina fra le braccia, con la
-testa poggiata sul suo cuore. La dolcezza di quell'abbraccio ed il
-tepore di quel letto voluttuoso lo inducevano a rimanere ancòra in
-quell'attitudine d'amore. Ma il suono di un orologio nella stanza
-contigua gli annunziò che eran già le sei del mattino. Col capo
-pesante pel sonno brevissimo, per le agitazioni della sera innanzi e
-le nebbie del piacere, egli si levò, dopo avere dolcemente disciolta
-Claudina dal suo abbraccio. Si vestì guardingo, per non fare rumore,
-baciò l'amante su la bocca lungamente, la guardò a lungo. Ella non si
-destò. Farnese pensò che doveva rientrare in casa prima che i domestici
-fossero levati ed i bimbi desti. Si avviò, allora, in punta di piedi
-verso la porta ed il suo passo non era che un fruscio sul tappeto
-spesso. Quando fu all'aria frizzante di quell'alba invernale, egli
-si sentì sollevato, più leggero, più libero. Si avviò a passo celere
-verso la sua casa, salì la via del Tritone, la salita delle Quattro
-Fontane, percorse la via Venti Settembre. Durante tutto il suo cammino,
-egli non poteva interdirsi di pensare a ciò che era avvenuto. Aveva
-conscienza che il legame con Claudina era oramai indissolubile; egli
-aveva troppo gustato i segreti dell'amore appassionato di lei per non
-desiderarli ancòra, per non ricercarli, per poterli dimenticare. Nel
-tempo stesso, però, egli dubitava e per la prima volta del suo amore
-verso Claudina. Sentiva l'amore lontano, ben lontano, ed il suo cuore
-ne sembrava a lui deserto. Tuttavia egli aveva follemente desiderata ed
-invocata Claudina, poche ore prima! Ricordandolo egli attribuiva solo
-al desiderio ed ai sensi tutto il trasporto ch'egli aveva provato e
-seguitava a provare verso la celebre attrice. Giuliano si sentiva solo,
-tanto solo, e la tristezza lo afferrava, uno scoramento indicibile
-in quell'ora del mattino in cui Roma si destava al lavoro quotidiano
-ed all'incessante dolore, dopo il lieve riposo della notte, dopo la
-breve oasi di calma che il riposo ed il sogno avevano rappresentato. La
-solitudine della sua anima lo lacerava. Anche nella oramai finita notte
-di amore, egli aveva inteso quell'anima emigrare verso cieli lontani ed
-ignorati, dove il suo sguardo non la raggiungeva. Ma allora la grande
-fiamma vivificatrice dell'incendio sensuale l'aveva animato, sorretto,
-sospinto, nella triste vedovanza del sentimento. Al contrario, adesso,
-questa vedovanza gli diveniva insopportabile.
-
-Il pensiero gli venne, come più si avvicinava alla casa, di distendersi
-nel suo letto, di dormire, di placare quell'inafferrabile malessere.
-Nel giardino che circondava la sua casa già le prime rose primaverili
-accennavano a fiorire dalla rossa gemma dei loro bocciuoli. A lui
-sembrò un lieto presagio ed il suo cuore fu sollevato dal gravame di
-quella triste resipiscenza, di quel sentimento tardivo, di quel rimorso
-inutile. Breve sollievo! Poichè, appena entrato in casa, trovò, seduta
-in una poltrona nel suo salotto, Beatrice ancòra desta che l'aspettava.
-Egli vide il corruccio negli occhi della cara donna, una dolorosa
-piega di tristezza invincibile agli angoli della sua bocca. Non ebbe
-la forza nè di inventare una menzogna, nè di confessare la verità. Un
-peso enorme lo accasciò. Le rughe dei suoi giorni cattivi linearono
-la sua fronte impallidita. Gli occhi di sua moglie erano fissi su
-lui, lo seguivano nei suoi movimenti: egli li sentiva, ne percepiva la
-tristezza e l'angoscia, ma non aveva la forza d'incrociarli coi suoi.
-Il suo accasciamento aumentava ogni minuto. Si lasciò andare sul divano
-ove rimase immobile, finchè sua moglie, aperte le persiane, uscì lieve
-e dolente, senza guardarlo, portando via la lampada. Ed a lui parve
-ch'ella portasse via tutta la luce del suo pensiero ed il calore della
-sua anima combattuta.
-
-
-
-
-VIII.
-
-
-Alcune pieghe del nostro carattere sono talmente speciali e così
-intimamente nostre, così profondamente buone o cattive, che anche
-quando la passione, la grande maga, tutto rovescia, quelle restano
-tuttavia vive ed integre, e pur avendo la passione modificata tanta
-parte del nostro essere ha dovuto lasciare intatte quelle intimità
-singolari. Claudina Rosiers, trascinata sempre più e vertiginosamente
-dopo quella notte d'amore su la china rapidissima della passione, non
-perdeva quella tristezza, che la conscienza del male commesso contro
-una povera donna innocente le diffondeva nel cuore. Farnese s'adirava
-per quel rimorso, ch'era come un limpido specchio del suo, un indice
-inesorabile del male ch'egli commetteva, un ricordo continuo del
-delitto d'amore da lui compiuto. Claudina Rosiers aveva escogitati
-tutti i mezzi perchè la sua passione per Farnese non apparisse ad
-alcuno. L'astuzia e la prudenza della donna erano state messe a
-contributo. Non ostante che al Teatro Nazionale continuassero trionfali
-le rappresentazioni della _Chimera_, Giuliano vi si recava ormai molto
-di rado. Egli vedeva Claudina a sera tarda, rimaneva con lei qualche
-ora della notte. Oppure, nei giorni in cui Claudina non aveva prova al
-teatro, fuggivano in campagna, si recavano a colazione spensieratamente
-in un'osteria suburbana, come due scolaretti che abbiano fatto _école
-buissonnière_. E, nei rari incontri di Claudina con lo scrittore
-innanzi alla gente, si ostentava dai due una grande freddezza ed
-una placida indifferenza, così abilmente rappresentate che tutti
-abbandonavano persuasi i loro sospetti.
-
-Uno fra tutti era però difficile ingannarlo: Lorenzo Gray. Egli
-persisteva nelle sue smanie amorose per Claudina, continuava a
-rammentarle i giuramenti fattigli — che, se un giorno ella si fosse
-persuasa all'amore, avrebbe ricordato la sua rispettosa passione ed
-il suo silenzioso dolore, — continuava imperterrito a spiare le azioni
-e le parole di Claudina, ad architettare castelli fantastici sopra un
-solo gesto insignificantissimo dell'attrice, ad assediarla di domande,
-di inchieste, di preghiere, di rimproveri. Claudina sopportava, un
-po' perchè impietosita verso quell'uomo che sinceramente soffriva,
-ma sopra tutto per prudenza, perchè, scatenato, quel geloso avrebbe
-potuto nuocere. Ma non sempre ella era del medesimo umore, non sempre
-la pietà o la prudenza la vincevano sul fastidio ed il dispetto, ed
-allora rispondeva con mal garbo alle proteste di Gray ed il geloso
-per giornate intere mordeva il freno, ronzava sopraccarico di cento
-sospetti intorno all'attrice. Gli era stato sufficiente di giungere
-improvvisamente all'appartamento di piazza di Piazza di Spagna e
-di trovarvi Farnese, gli era stato sufficiente di recarsi in una
-sera di riposo al Teatro Costanzi e di scorgervi in un palchetto
-Claudina Rosiers in compagnia dello scrittore, perchè i suoi sospetti
-sconfinassero nel campo dell'assurdo e si esaltassero fino ad una
-gelosia tanto più fiammante ed irragionevole, quanto più era illecita
-ed ingiustificata. E questa gelosia aumentava, a misura che Claudina la
-colpiva d'ironie o la combatteva.
-
-D'altra parte, Claudina si sentiva di giorno in giorno più felice
-per potersi rattristare al pietoso spettacolo delle sofferenze di
-Gray, sofferenze ch'egli amava ostentare e che raccontava al primo
-indifferente incontrato per via, al ristorante, al teatro. L'attrice
-viveva nella realtà del suo sogno e nelle braccia di Giuliano Farnese
-cullava i suoi dolci fantasmi di gloria comune, di grandezza comune,
-quei fantasmi e quelle visioni incitanti di gloria che erano la
-sua vita, la sua sola dolcissima illusione. Se la felicità di quei
-giorni era stata turbata, in principio, dai racconti che Giuliano
-faceva a Claudina delle tristezze di sua moglie e dell'incalzare dei
-suoi sospetti, ora queste sofferenze erano divenute più rare. Non
-ch'ella non sentisse più il rimorso addentarle il cuore ed il suo
-sorriso non fosse più amareggiato dal fantasma dell'offesa; ma questo
-fantasma oramai, sebbene più gagliardamente e con più crudeltà, le
-appariva ad intervalli sempre maggiori, poichè ora Giuliano serbava
-segreta nel cuore ogni sua sofferenza. Egli sentiva atrocemente il
-peso della dissimulazione, dell'inganno, della turpe commedia che
-rappresentava. Ogni volta che rivedeva Beatrice, il ricordo dei baci
-di Claudina lo faceva tremare fin nei precordii; e nelle lunghe notti,
-nel letto coniugale presso il corpo della tradita che dormiva d'un
-sonno affannoso ed oppresso, egli passava dolorose ore di insonnia ad
-assaporare la sua tristezza ed il veleno di quella sua indecisione;
-indecisione che lo teneva sempre spasmodicamente sospeso, fra il
-desiderio del perdono di sua moglie e del ritorno alla vita di prima,
-e l'amore ardente di Claudina, le sirene fallaci ma incantevoli della
-grande passione. Non di meno, egli non svelava più nulla di queste
-laceranti battaglie intime all'attrice. Ricordava troppo distintamente
-le ultime sante e ragionevoli parole di Claudina in quella notte
-memorabile, pronunziate prima della seconda e decisiva dedizione,
-per non paventare che, al racconto delle sue amare tergiversazioni,
-l'amante non gli ricordasse il suo saggio consiglio di quella notte e
-le sue risposte. Anzi, a volte, egli affermava un'indifferenza così
-completa verso i suoi affetti di una volta che l'attrice non poteva
-prestargli fede nemmeno un minuto e riusciva piuttosto persuasa del
-contrario.
-
-Vi è sempre qualcuno che, su piccoli dati che a tutti gli altri
-sfuggono od appaiono trascurabili, riesce a ricostruire tutto l'alto
-edificio di una verità. Loredano, che pure era e rimaneva estraneo
-a questi tristi giochi dell'amore, si rese conto di tutto; e mentre
-Beatrice oggi era sicura del tradimento, per tornare a dubitarne
-domani, e così via via, quotidianamente; e mentre Gray sospettava
-per indizii fallaci, e sempre s'illudeva su la verità dolorosa;
-Leonardo aveva intuito l'evoluzione sentimentale che lacerava l'anima
-di Giuliano e, dalla sera della prima rappresentazione, egli aveva
-compreso che quel peccaminoso legame d'amore era inevitabilmente
-contratto. Dai suoi rari incontri con Claudina Rosiers e quando questa
-gli parlava di Giuliano, e dai suoi continui colloqui con il cognato
-e quando questi gli parlava di Claudina, Loredano aveva appreso più
-di quanto avrebbe voluto sapere. Egli era passato tante volte tra gli
-intrichi di quelle complicazioni sentimentali che esse non costituivano
-più per lui un labirinto. Sapeva ben discernere i fili che conducevano
-al primo nodo, dove il labirinto si apriva, con la medesima facilità
-con cui discerneva quelli che conducevano all'ultimo nodo, dove il
-labirinto si chiudeva. Tra le dissimulazioni di Giuliano e le sue
-fanfaronate, tra le amabilità di Claudina e le sue tristezze, egli non
-aveva trovato che amore, amore, amore.... Non di meno, nel medesimo
-giorno, egli aveva inteso Giuliano parlargli male di Claudina Rosiers
-e, recatosi la sera al Teatro Nazionale, la Rosiers aveva saputo
-gettare a Loredano una frase che rivelava pochissima simpatia per suo
-cognato. Non ostante le sue apprensioni, allora, Leonardo non si era
-potuto trattenere dal ridere e si era ripetuto quell'indimenticabile
-frase di Boisgommeux nella _Petite marquise_ di Meilhac: «_C'est ça,
-l'Amour!_....» Così che i due amanti, volendogli nascondere la verità,
-gliela avevano sempre più chiaramente rivelata.
-
-Ma Leonardo era troppo uomo di mondo, amava troppo sua sorella e, pure
-biasimandolo comprendeva troppo la lotta che si combatteva nell'animo
-di Giuliano, da lasciar trapelare fosse pure un nonnulla di quanto
-egli era giunto a scoprire. Oramai quasi conosceva gli appuntamenti e
-gli incontri dell'attrice con lo scrittore e Leonardo proprio in quei
-momenti cercava di giustificare e spiegare a sua sorella le assenze del
-marito. Beatrice si confidava a lui, perchè a lui poteva dischiudere
-tutta l'intimità dell'anima sua. Ella aveva l'abitudine di considerare
-Leonardo non solo come un fratello maggiore, ma, poichè il fratello
-era stato come un padre dell'orfana bambina, era nel sentimento di
-lei qualcosa di superiore e di diverso, una tenerezza filiale. La
-parola di Leonardo, quindi, le riusciva estremamente carezzevole
-e quietante. Ed egli che lo sapeva, usava di questo suo potere per
-sollevarla, per distrarla, per farle smarrire la via quando il sospetto
-di lei s'incamminava per quel cammino che l'avrebbe portata all'atroce
-rivelazione. Leonardo comprendeva che non era possibile restare molto
-tempo in quel tacito inganno: troppo paventava la veloce e sicura
-marcia della verità. Tuttavia, conoscendo l'anima di Giuliano, le sue
-volubilità e le sue mutevolezze, egli si augurava che l'innammorato si
-distaccasse dalla sua illusione e ritornasse alla moglie ed al retto
-sentiero, prima che la verità avesse potuto compire la sua marcia
-ancòra lontana.
-
-Egli aveva considerato tutte le vie per accelerare nel cuore di
-Giuliano quella felice resipiscenza. Parlare a Claudina? Era inutile,
-poichè egli avrebbe capito da dove l'imposizione partiva. Parlare a
-lui? Era ancòra più inutile, poichè egli sapeva bene il potere reattivo
-che hanno i saggi consigli quando la passione divampa. Consigliare
-a Beatrice di partire col marito? Ma sarebbe questi partito? E quel
-che era più illusorio ancòra, sarebbe egli rimasto lontano? Non era
-questo il modo di dare a Beatrice la lacerante certezza, senza tuttavia
-ricondurre nella casa, che adesso n'era deserta, la pace e l'amore?
-Ma chi, se non il tempo, il gran livellatore ed il gran giustiziere,
-poteva riportare fra gli sposi il ramo d'ulivo ed il roseo ramoscello
-d'eliotropio? Aveva, così, respinto tutti quei progetti dannosi e si
-era attenuto al più semplice ed al più ragionevole: lasciar fare al
-tempo. Sapeva bene e per esperienza, come sia possibile prevenire
-la passione, ma come sia vano e sciocco reprimerla, quand'essa è
-divampata: — vano, poichè essa non s'estingue sotto alcuna forza se
-non sotto la sua propria; sciocco, poichè la passione repressa è come
-una fiamma su cui si soffii per spengerla e che, repressa un istante,
-divampa dopo più gagliardamente.
-
-Beatrice intanto soffriva. Il suo amore per il marito era oramai
-avvelenato dal dubbio. Nei suoi sgomenti, ella invocava la certezza
-come una liberazione, ed allora si dava ad investigare, a spiare, a
-riflettere. Ma, a metà del suo febbrile lavoro d'indagine, uno sgomento
-più forte la prendeva, lo sgomento di trovarsi d'un tratto innanzi
-alla crudele ed irrimediabile verità. Allora ella ritornava indietro
-e si aggrappava al dubbio tanto amaro, come ad un'agognata tavola di
-salvezza, benedicendo quella continua tortura, piuttosto che lo spasimo
-orrendo di una prova irrefragabile. Tanto più che allora ella si apriva
-col fratello e piangeva sul petto di lui tutte le sue lacrime, mentre
-egli, passandole la mano sui capelli, la rassicurava, la tranquillava,
-burlava i suoi timori, le sue ansie, i suoi sospetti e le portava
-fra le braccia i suoi bimbi ch'ella, sperando ed illudendosi ancòra,
-baciava appassionatamente, baciando in loro anche l'imagine del padre.
-E quelle lacrime le eran di sollievo, quasi di gioia.
-
-— Sai, le disse una sera Loredano, trovandola sola nel salotto invaso
-dalla penombra del crepuscolo piovoso, ho una buonissima notizia.
-Claudina Rosiers e tutta la sua compagnia partono e vanno a Torino e
-poi a Milano. Partiranno tra dieci giorni. Sei contenta? Allontanato
-l'oggetto dei tuoi sospetti, essi cadranno. Vedi che il tempo stesso
-si è incaricato di riportare in questa casa, come ti dicevo, il ramo
-d'ulivo ed il ramoscello d'eliotropio?
-
-Beatrice sorrideva, poichè quella notizia le illuminava un'orizzonte
-di calma e di amore, ch'ella aveva temuto più volte di non rivedere
-mai più. Anche Loredano sorrideva, poichè anche lui sperava molto in
-quella partenza e dentro di sè si felicitava della sua prudenza e della
-sua abile strategia, dimostrate l'una e l'altra nel tacere a Beatrice
-quanto egli aveva indovinato.
-
-In quel momento, mentre egli baciava le pallide mani scintillanti di
-anelli che la sorella gli tendeva raggiante di speranza e di gioia, il
-domestico entrò, recando la lampada velata dall'_abat-jour_ di tulle
-roseo; e quella lampada rosea sembrò a loro, secondo le parole d'un
-poeta, una sorella infermiera che mettesse negli occhi della tormentata
-la sua luce, come un collirio; — sembrò una sorella che mettesse sul
-cuore di lei la sua bocca tepida; — sembrò una rosa bianca fiorita
-d'improvviso in un grigio giardino crepuscolare.
-
-
-
-
-IX.
-
-
-— Decidiamoci per questa, disse Claudina distaccandosi da Farnese e
-salendo di corsa la breve salita di quella quieta osteria di campagna;
-entrarono sotto quelle capanne, ordinarono una colazione semplice e
-rustica, cercarono il posto migliore per farvi apparecchiar la tavola.
-L'osteria era deserta in quel giorno feriale dell'ultima settimana di
-un aprile dolce e pieno di sole. Gli amanti prescelsero una piccola
-tavola sotto un chiosco di canne ricoperto di edera, gemmato di
-variopinte campanule. La campagna romana si apriva al loro sguardo,
-nuda e solenne, interrotta dal luccichio del fiume in lontananza.
-I fiori intorno al chiosco ombroso esalavano i loro primi profumi
-inebrianti. Il sole era tepido e carezzante, passando a lame di luce
-tra le canne, dolce e piacevole come un amico che torni dopo una lunga
-assenza e vi riporti la gioia e la vita.
-
-Poichè dovevano attendere qualche minuto la colazione, i due amanti
-discesero nuovamente dalla montagnola su la lunga via bianca, si
-avviarono verso gli archi di ponte Nomentano. Siepi di biancospini e di
-rovi limitavano una parte della via. I biancospini gemmavano le siepi
-con i loro fiori candidi come fiocchi di neve. L'Aniene scintillava al
-sole del mezzogiorno con riflessi d'acciaio. Gli amanti si soffermarono
-a guardare il paesaggio che si stendeva a sinistra, oltre le siepi,
-per una distesa enorme, fino all'Albero Bello sul Tevere. La pianura
-si apriva vastissima, limitata dall'orizzonte, interrotta dalle strane
-ondulazioni del terreno. Nelle lontananze i monti sfumavano in una
-nebbia azzurrina, ma che a volte aveva qualche trasparenza rosea.
-
-Farnese guardava l'amante che, vestita di un costume _tailleur_ in
-stoffa grigia, s'avanzava verso il ponte, sotto l'ombrellino, fiore di
-ombra in quella furia di splendore abbagliante. L'ora intanto passava.
-Giuliano la raggiunse e, come la via era deserta, tornarono verso la
-montagnola e l'osteria avvinti amorosamente. Si sciolsero quando videro
-il padrone che li attendeva a piè della salita. Ma non erano stati così
-solleciti che il loro gesto amoroso fosse sfuggito agli occhi di colui
-che ora li precedeva verso il chiosco, nascondendo sotto la sua barba
-un sorriso d'intelligenza.
-
-— Ci crederà due sposi, mormorò Claudina, e riderà di noi.
-
-— Che importa, se non lo siamo? le ribattè l'amante, sorridendo.
-
-La tavola, apparecchiata sotto il chiosco verde e profumato, aveva una
-certa pretesa nella rusticità di quelle tovaglie di cotone, di quei
-piatti di terraglia a disegno volgare, di quelle posate di ferro, di
-quelle bottiglie di vetro. L'oste aveva messo dei fiori in mezzo alla
-tavola e mentre gli amanti si sedevano l'uno di contro all'altra, egli
-aspettava sotto l'arco del chiosco i complimenti pel suo pensiero
-gentile, con un sorriso melenso su le grosse labbra. Nè si mosse
-finchè Claudina non ebbe notato quel mazzo di fiori di campo e non
-l'ebbe ringraziato della sua amabilità. Solo allora gli amanti poterono
-lasciarsi andare alla spensieratezza della loro scappata primaverile.
-Claudina aveva lasciato le prove al teatro, Farnese un affare
-importante per procurarsi il piacere di quella colazione campagnuola,
-presso il limpido Aniene, nella solitudine semplice ed intima di quella
-osteria senza avventori.
-
-— Ma noi non mangiamo, divoriamo, disse Claudina a metà della colazione.
-
-Due sorrisi, una stretta di mano a traverso il tavolo e ricominciarono
-a divorare. Parlavano di mille cose, di mille nonnulla, e la
-conversazione di Claudina svolazzava: sfiorava fatti, idee, sentimenti,
-sensazioni, allegramente, leggermente, senza mai soffermarsi, vertigine
-di parole, ebrietà brillante di primavera. Alle frutta Farnese
-dimandò del buon vino. Ne riempirono i bicchieri, brindarono. Ora che
-il cameriere non interrompeva più per il servizio i loro colloqui,
-Claudina si era seduta su le ginocchia dell'amante, gli aveva passato
-le braccia intorno al collo e, fumando, gli soffiava il fumo negli
-occhi con il perverso desiderio di fargli male. Con i bicchieri
-innalzati, gli amanti incrociavano continui brindisi, come incrociavano
-i loro bicchieri, bevendo Claudina a quello di Farnese, che a sua volta
-s'inumidiva le labbra a quello di lei.
-
-— Ah, come mi diverto, come mi diverto! Noi siamo due scolari, gridava
-Claudina. Evviva! Evviva! Dammi del vino, ancòra, ancòra. — E come
-Giuliano le mesceva quel leggero e biondo vino dei Castelli, Claudina
-aggiungeva ridendo follemente: — _Champagne_, _champagne_, ancòra e
-sempre: _Champagne, if you please_.
-
-Nel momento che, bocca su bocca, gli amanti si baciavano con uno di
-quei baci appassionati, furiosi, veementi che annientano le personalità
-pel solo, grande ed eterno trionfo dell'amore, una giovinetta era
-comparsa, vendendo un grosso fascio di prime rose.
-
-Giuliano le diede del denaro mentre Claudina afferrate le belle rose
-le mordeva, ne mangiava le foglie, sfogliava i bei fiori odoranti e
-passava le mani piene di petali ancòra umidi su le guancie ardenti
-dell'amante.
-
-— Mi ami? mi ami? mi ami?
-
-— Ti adoro!
-
-Venti volte si ripetettero la dolce appassionata domanda, la semplice
-ma eloquente risposta. Essi si inebriavano della loro stessa felicità
-che veniva dai baci, dal vino, dal sole, dai fiori, dalla primavera,
-dalla gioconda libertà. Lungamente i baci susurrarono sotto la verde
-cupola, lungamente le anime si esaltarono all'odore delle rose,
-lungamente le parole amorosissime mormorarono tra quella grande
-fioritura di campanule, bianche, rosee, azzurre e gialle, che nei
-loro calici aperti sembravano accogliere quei susurri d'amore, tesoro
-ineffabile di passione e di giovinezza.
-
-Già il sole diveniva sempre più pallido e tepido, nè più le lame
-della sua luce scendevano negli interstizii delle canne cinte di
-edera. Poichè il tramonto d'aprile si avvicinava, Claudina volle
-uscire e tuffarsi ancòra per l'ultima volta nel sole, bearsi di
-quella esuberanza di luce, di colori, di profumi, di vita rifiorente.
-Discesero di nuovo, nuovamente si avviarono verso il ponte Nomentano.
-Un drappello di soldati del genio era su una montagnola per un breve
-riposo da certe loro esercitazioni di barche, nell'Aniene. Il piccolo
-fiume non scintillava più al sole meridiano, ma nelle sue acque
-limpidissime rifletteva capovolte le sponde, il cielo terso e d'un
-azzurro regale. Ma sempre più il tramonto si avvicinava e sempre più
-l'esaltazione si calmava nel sangue e nei nervi degli amanti. A poco
-a poco, come su le cose, così su le anime loro la sera imminente
-distendeva i suoi veli oscuri. Qualche tristezza rifioriva nei loro
-cuori, qualche dolore nuovamente vi palpitava, a mano a mano che
-l'esaltazione impallidiva e si spengeva.
-
-Claudina, che si era seduta su un masso di pietra contemplando il
-tramonto, parlava:
-
-— Ecco che anche questa giornata tanto dolce è finita, ecco che
-rientriamo nella triste monotonia della nostra vita e, riabbassando la
-maschera su i nostri volti ch'oggi erano tanto felici di non doverla
-sopportare, riprendiamo il doloroso artifizio della nostra menzogna...
-Ah, come la vita sarebbe sciocca ed inutile se dovesse continuare
-così! Ma tu sai perchè ti amo; tu sai perchè ci amiamo; tu sai bene
-il mio sogno adorato. Noi ci metteremo presto al lavoro, n'è vero?
-Tu completerai la mia intelligenza, io diverrò migliore al fuoco
-della tua... Torneremo presto, n'è vero? al lavoro, alla fatica, ai
-fieri scoraggiamenti ed alle superbie tanto nobili! Poichè è solo la
-realizzazione di quel mio bel sogno che giustifica il nostro amore,
-noi dobbiamo far tendere a quello tutti i nostri sforzi... Tu sarai
-grande ed io sarò presso di te.... Tu mi offrirai un ramoscello del tuo
-alloro... Oh, il sogno, il nostro bel sogno!
-
-Si rialzarono. Oramai il tramonto, dietro Monte Mario sfumato in
-una nebbia turchiniccia, slanciava in alto nel cielo il suo magico
-incendio, il portento delle sue fiamme. I cipressi sul ciglio di
-Monte Mario, disegnandosi su quell'incendio del cielo, sembravano
-veramente gli aguzzi denti di un pettine enorme. Gli amanti, vinti
-da una tristezza mista però di dolcezza e di squallore, discesero in
-un prato verde tempestato di margherite dove l'erba era foltissima ed
-alta. Seduti su l'erba, innanzi a quel tramonto meraviglioso di aprile
-romano, le loro anime si schiudevano per accogliere tutta la malinconia
-e tutta la maestà che, da quella conflagrazione di nubi ardenti e
-da quella vicenda di luci e di ombre nel cielo, emanavano. Furono
-allora, alla fine di quella dolce giornata d'amore, i baci freddi,
-assai più tristi che le lacrime; furono le strette di mano, quando le
-mani sono ghiacciate e non sono più due passioni che si attraggono, ma
-due tristezze profonde che si vogliono carezzare e cullare a vicenda;
-furono le indifferenti parole d'amore, vuote ed inutili parole d'amore,
-più dolorose di un silenzio, perchè mostrano lo squallore dell'anima e
-le lontananze dei cuori degli amanti.
-
-E gli amanti, rientrando poco più tardi a Roma, lungo la via Nomentana
-silenziosa dove solo echeggiava il trotto dei cavalli, pensarono
-ch'era meglio tacere. Il crepuscolo scendeva umido e tetro. Il cielo
-all'occidente era di rosa smorta e ad oriente già si accendevano
-le prime stelle dei mirifici lampadarii che ignote forze sovrane
-sorreggono in cielo. E la giornata di gioia e di spensieratezza si
-chiudeva, dopo quella fiammeggiante apoteosi della fine, con la più
-dilaniante delle tristezze umane, la tristezza che non sa trovare
-l'ineffabile sollievo delle lacrime.
-
-
-Quando Giuliano rientrò in casa trovò sua moglie occupata da alcune
-visite. Egli non potè schivare quei fastidii e dovette dire ancòra
-per la millesima volta quelle medesime parole con quell'immutabile
-accento di esasperante indifferenza che toglie vita ed anima ad ogni
-conversazione. Le signore ch'erano lì quel giorno avevano qualche
-segreto ch'egli conosceva, poichè sapeva come, ad esempio, quella
-signora Acquaviva fosse sollevata nei suoi frangenti finanziarii
-da un vecchio senatore elegantissimo, presso il quale il marito
-trovava sempre un più che affettuoso appoggio; nè Giuliano poteva
-non sorridere pensando che quella contessa Arlì, che ora parlava
-con tanta intransigenza su i costumi di qualche sua amica, era stata
-veduta entrare con un deputato di provincia, sciocco ma milionario, in
-una casa di via della Missione; ed il sorriso continuava osservando
-quella terza visitatrice, la signora Lancia, la quale girava i
-Ministeri, generosamente disposta verso chi intendeva giovare al
-marito, pagando di baci una croce di cavaliere della Corona d'Italia.
-Beatrice era visibilmente tediata da quel cicaleccio mondano, in
-cui la signora Acquaviva metteva delle sentenze politiche che le
-venivano dal suo elegante protettore della Camera Alta, la contessa
-Arlì delle filippiche contro gli innocenti _flirts_ da _cotillon_ di
-qualche sua intima amica, la signora Lancia l'apologia di suo marito
-e l'enumerazione dei meriti di lui, ch'ella ripeteva continuamente
-poichè era l'unico modo di far credere a qualcuno che il marito ne
-avesse. Giuliano ascoltava rovesciare uomini, tacciare d'imbecilli
-certe idee, ridere di una conscienza retta, enunciare paradossi sociali
-da quelle donne che spendevano circa duemila lire al mese per la loro
-sarta, combattere per il trionfo della morale proprio da quelle donne
-che oramai da lunghissimi anni ne avevano smarrito le traccie. La
-conversazione seguitava così, caustica e falsa, fra il sorseggiare
-di una tazza di thè ed il liquefarsi di un _fondant_, senza che
-mai svelasse un sentimento sincero, un'idea onesta, una sensazione
-elevata. Tra quelle cincallegre di salotto, alle quali solo i guanti e
-gli abiti erano mondi di macchie, più pura, più buona, più dolce gli
-appariva Beatrice, che in quel momento ascoltava quei discorsi vuoti
-con un fastidio doloroso, ch'ella nascondeva sotto un amabile sorriso
-decorativo.
-
-Una dopo l'altra le tre cincallegre se ne andarono: la signora
-Acquaviva a raggiungere il senatore che, forse, era invitato a pranzo
-da lei (un pranzo che egli avrebbe pagato, prima di andarsene, con
-un biglietto da cinquecento lire), la contessa Arlì in cerca di
-qualche rapida avventura; la signora Lancia a tentare eloquentemente
-un qualche capo divisione perchè suo marito avesse, finalmente, in
-occasione della prossima festa dello Statuto, la tanto sospirata croce
-dei santi Maurizio e Lazzaro. Quando furono soli, Beatrice si sedette
-presso Giuliano che sentiva l'imperioso bisogno di stringersela al
-petto, di baciarla, poichè ella era così buona e così dolce, poichè
-egli ne scorgeva meglio, al contatto con le altre, l'immacolata anima.
-Il marito si lasciava prendere a quel fascino di dolcezza che, come
-un profumo, Beatrice spandeva intorno a sè. Egli dimenticava la sua
-vita, gli sembrava di non essersi mai distaccato dal fianco di lei, di
-averla ininterrottamente e così amorosamente sentita palpitare tra le
-sue braccia. La sua vita passata — di un passato che datava appena da
-sessanta minuti! — si aboliva; ed è per questo che i baci posti da lui
-su le labbra di sua moglie non gli apparivano sacrileghi, nè rubati nè
-umilianti quelli con i quali l'innamorata gli rispondeva.
-
-Ma il domestico che entrava, recando un pacco di libri giunti in quel
-momento, ruppe l'incanto. Beatrice, seduta al pianoforte, interrogava
-ora Giuliano su l'impiego della sua giornata, gli descriveva la
-sua, trascorsa tra le sue cure di mamma affettuosissima ed i suoi
-fastidii elegantissimi di donna di mondo. Cominciò allora per Giuliano
-la dilaniante commedia della menzogna e del ripiego, più amara,
-più crudele, più umiliante, dopo quell'oasi d'oblio, di pace e di
-confidenza. Ma le domande di Beatrice incalzavano. Il silenzio sarebbe
-apparso un'accusa, una confessione. Il marito, allora, cercò le parole
-più adatte a togliere dai sospetti l'innamorata, inventò abilmente
-le occupazioni di una intera giornata, con una grande minuzia di
-particolari; particolari tali, però, che non se ne offrisse a Beatrice
-la possibilità del controllo. Ella ascoltava — e così grande era
-l'accento di verità e di semplicità dell'infedele, ch'ella credette.
-
-Credette! Era appunto questa fiducia di lei che feriva più
-profondamente Giuliano, nel cuore. Evidentemente, s'egli architettava
-con la massima abilità un edificio d'inganni e di piccole menzogne per
-giustificare presso Beatrice le sue ore, era perchè ella credesse,
-perchè ella quietasse la sua anima affannata da tanti palpiti nella
-dolce mitezza della fiducia. Ma tuttavia, quando vedeva che Beatrice
-gli prestava fede, la fede desiderata, quando osservava il volto
-di lei appianarsi ed illuminarsi d'un dolce sorriso d'amore, egli
-sentiva prepotente il bisogno di gridare all'illusa: «No, no, non
-credermi così facilmente! Quel che io ti racconto è menzogna. Io ti ho
-ingannato, ti inganno, io non avrò la forza di non ingannarti più. Non
-sorridermi, così, d'amore..... Ma guardami in volto e leggimi su la
-fronte la menzogna..... Che i tuoi occhi e le tue labbra non mi diano
-più baci ma mi scaglino contro l'insulto, l'insulto e il disprezzo
-per la mia miseria e per la mia viltà!» Tuttavia la ragione riprendeva
-il sopravvento su quell'onesto moto di una conscienza che si serbava
-ancòra integra, sotto le scorie delle falsità e delle ipocrisie. Ed
-egli taceva; seguitava ad intessere le fila dei suoi inganni, mentre
-l'innamorata seguitava a sorridergli di amore e di fiducia ed il suo
-volto sempre più si rischiarava di un così soave sollievo.
-
-Tutto questo, però, non impediva che la conscienza di Giuliano
-sanguinasse. Quella fiducia di Beatrice così intiera e sollecita
-gli faceva sentire ancòr più il triste peso della sua vergogna.
-Egli avrebbe quasi desiderato che la verità emergesse solenne ed
-inesorabile, affinchè la commedia miserabile finisse nel dramma,
-certamente più doloroso, ma più nobile; ed allora i baci di lei gli
-facevano male, lo umiliavano, lo avvilivano tanto!.....
-
-— Tu hai lavorato molto, io invece ho oziato, gli diceva Beatrice.
-Tu sei triste, lo vedo. Io non so che fare per te. Ma se i miei baci
-possono darti un po' di gioja e porti un sorriso su le labbra, ebbene,
-prendili, prendili, sono tanti e sono tutti tuoi!.....
-
-Ella si strinse, si avvinghiò a lui, lo baciò appassionatamente.
-Come un colpevole — quale egli era, del resto — Giuliano sentiva
-quei baci irrorargli le labbra che ardevano e pure tremavano, a un
-tempo. Loredano che entrava, di ritorno per il pranzo, lo liberò
-da quell'agonia atrocissima che aveva pur troppo le rosee e belle
-apparenze dell'amore.
-
-
-
-
-X.
-
-
-Molte volte, nella vita, pur premunendosi contro le persone e le cose
-che si temono, si tralasciano cose e persone che appaiono trascurabili,
-mentre sono appunto quelle che più tardi nuoceranno. Certamente
-Farnese, salendo in quella sera di primavera la grande scala del
-Teatro Nazionale, non avrebbe mai pensato che da quel momento la sua
-sorte era decisa, la rivoluzione più violenta della sua esistenza
-e della sua anima iniziata irreparabilmente. Egli aveva il cuore in
-festa. Una giornata di lavoro gli aveva diffuso nel cuore e nei nervi
-quella deliziosa ebrietà che dieci ore di tavolino recano sempre ad
-un artista vero. La sua conscienza era anche tranquilla: Beatrice,
-invitata a pranzo da Lady Tremmel, vi si era recata con Leonardo
-Loredano; Giuliano, protestando una lieve indisposizione, era rimasto
-a pranzo con i suoi bambini, per non incontrarsi nei salotti ed
-alla tavola della deliziosa Lady Tremmel con una persona ch'egli non
-amava avvicinare. Il pranzo era stato gaio. I bambini avevano voluto
-ascoltare dal padre fiabe e racconti, ma senza fate, senza reucci e
-senza reginotte perchè quella «era roba da bambini», come sentenziava
-il piccolo Luca. Gli scoppî argentini di risa delle sue creature
-avevano sparso nel cuore del padre la più grande pace e la gioia più
-intima. Dopo il pranzo, era rimasto con loro a sfogliare un libro
-di viaggi, dono di Loredano ai bambini, aveva anche dato dei punti —
-lui! — alla _sortie du bal_ della bionda bambola di Anna Maria. Infine
-egli aveva accompagnato con Miss Margaret, l'istitutrice, i bambini a
-dormire. Li aveva veduti, inginocchiati a piè del letto, mormorare le
-brevi ingenue preghiere che Beatrice aveva loro insegnate e nelle quali
-i bimbi pregavano anche per la felicità del loro babbo. I due ninnoli
-biondi, immacolati nel candore dei loro lettini, erano in quiete. La
-lampada, sotto il paralume di tulle, era stata abbassata.
-
-Giuliano era uscito in punta di piedi; in anticamera aveva indossato
-il soprabito e s'era avviato verso il Nazionale, leggero e giocondo
-come a vent'anni, a Padova, quando dopo le opprimenti lezioni alle
-sue indomite scolaresche, poteva raggiungere la sua cameretta modesta
-per dedicarsi ai suoi prediletti lavori letterarii, quei lavori che
-dovevano poi dare ricchezza e gloria all'oscuro professore d'allora.
-Camminava a piedi in quella dolcissima sera di primavera. Da alcuni
-giardini della via Nazionale giungeva un acuto ed inebriante profumo di
-ciclami; festoni di lilla pendevano lungo le mura verdeggianti d'edera
-di una palazzina. Sua moglie non sarebbe rientrata che tardi dalla casa
-di Lady Tremmel, poichè dopo il pranzo intimo, l'elegantissima inglese
-offriva alla società romana l'ultimo suo ballo della stagione. Giuliano
-aveva dunque stabilito con Claudina di passare a prenderla al teatro,
-per poi rientrare insieme, a cenare e a bere dello _champagne_ tra i
-baci più capziosi del vino, nel civettuolo appartamento dell'attrice.
-
-D'un passo leggero Giuliano, salite le scale, aveva percorso il
-corridoio del primo ordine e s'era fatto aprire il solito palco di
-proscenio. La sala era rigurgitante, sebbene le rappresentazioni della
-_Chimera_ fossero già ad un numero enorme. Il terzo atto volgeva al suo
-termine e Claudina, nella parte della contessa di Varrena, scagliava
-l'atroce grido di dolore e di rimpianto, ritrovando, dopo scoperto il
-baratro verso cui scendeva, presso di sè umile e sommesso l'uomo che
-l'amava profondamente e ch'ella aveva fino ad allora disprezzato, nel
-suo fatale inganno. Da quella sala rigurgitante saliva l'applauso così
-demoralizzante per un autore drammatico, l'applauso obbligatorio al
-dato momento, demoralizzante perchè ha in sè qualche cosa di quello
-tribuito al tenore che avanza al proscenio, per lanciare le ultime
-note della sua romanza, onde avere più insistente l'acclamazione della
-galleria.
-
-Giuliano, finito l'atto, si avviò al palcoscenico, deserto in quella
-sera di rappresentazione senza speciali attrattive e senza avvenimento
-artistico o mondano. I pompieri passeggiavano con passo monotono su le
-tavole, i macchinisti ridevano in gruppo, i servi di scena preparavano
-l'elegante salotto del quarto atto. Uno o due attori passeggiavano,
-leggendo un giornale. Giuliano, giunto al camerino dell'attrice, vide
-che questa, dietro l'usciolo socchiuso, l'attendeva.
-
-— Come hai tardato!... gli disse Claudina, appena fu entrato.
-
-— I miei bambini hanno tardato ad addormentarsi, ei rispose; e prese il
-bacio che le labbra di Claudina gli offrivano.
-
-Giuliano diede allora sfogo alla sua gaiezza. Parlava di tutto e
-su tutti, con volubilità insolita, interrompendosi con frequenti e
-cordiali scoppii di risa. Ma Claudina, mentre poneva il rosso su le
-due guancie e con la carezzante zampetta di lepre ve lo spandeva,
-non secondava quella gaiezza. Ella rimaneva silenziosa e triste; e
-solamente di tanto in tanto un sorriso illuminava il suo volto, quando
-Giuliano scherzava, ma era un sorriso pallido e forzato. Dopo un po' di
-tempo lo scrittore aveva notato quel malumore ed aveva interrogato in
-proposito Claudina, la quale aveva risposto evasivamente. Ma le domande
-di Giuliano divenivano più incalzanti, più penetranti e Claudina nel
-suo silenzio perdeva terreno.
-
-— Ebbene, disse finalmente non potendo più serbare il suo segreto, è
-meglio che tu lo sappia. Un telegramma di stasera a Savarese annunzia
-che il Teatro Filodrammatico a Milano è a nostra disposizione dal
-quindici maggio e noi dovremo partire fra tre giorni.
-
-— E tu pensi di partire? mormorò Giuliano freddamente.
-
-L'attrice rimase confusa. Tentò di far parlare la ragione, ma Giuliano
-negava con ripetuti cenni del capo ed a Claudina, allora, sfuggì di
-bocca la verità:
-
-— No, no, io non ho mai pensato nemmeno per cinque minuti alla
-possibilità di una tale partenza, te lo giuro! — ella esclamò; poi
-aggiunse: — Ti amo troppo! — e continuò a lungo per dirgli tutto quel
-che pensava.
-
-Ella avrebbe tutto affrontato, avrebbe giocato reputazione, denari,
-successi, pur di non allontanarsi dall'adorato. Che era per lei la
-riputazione s'egli non era presso di lei? Che erano per lei i denari
-che non le servivano, e che non potrebbero dorare mai una desolazione
-dell'anima? Che erano per lei successi, trionfi, allori, se Giuliano
-non ne era partecipe, se egli non era là con lei per essere altiero
-della gloria di lei che veniva dall'opera sua? Ella sarebbe rimasta a
-Roma, avrebbe chiesto, per ora un trimestre di riposo, e, se non glielo
-avessero concesso, era pronta a rompere il contratto, accettando di
-pagare qualsiasi penale. Ella enunciava questi progetti con parole
-roventi ed appassionate e Giuliano sorrideva alla violenza di quel
-torrente d'amore. Fu allora lui a parlare il linguaggio freddo della
-ragione. Conveniva a Claudina di abbandonare il suo eminente grado di
-attrice, di far prendere il suo posto da un'altra? Non era piuttosto
-meglio ch'ella andasse a Milano, che si affrontasse una volta per tutte
-quel grande strazio del distacco? Egli si sarebbe in breve recato
-a Milano a riabbracciarla col plausibile pretesto di assistere alla
-prima rappresentazione della _Chimera_ in quella città, dove egli aveva
-sempre raccolto i suoi successi più belli ed unanimi?
-
-Egli, da una parte, pensava dentro di sè che non sarebbe stato dolente
-della partenza di Claudina. Chi sa se da quella partenza non avrebbe
-datato per lui il ritorno ad una vita migliore! Chi sa se ciò non
-avrebbe ricondotto la pace nel cuore di Beatrice e l'amore di una
-volta fra loro! Ma Claudina protestava: quando ella, un giorno,
-volesse ritornare sul palcoscenico le farebbero d'ovunque ponti
-d'oro... Perchè, allora, soffrire lo strazio di quel distacco, quando
-era possibile evitarlo con quella permanenza a Roma, con quel riposo
-temporaneo che anche la sua salute, scossa da tante fatiche e da tante
-dolorose battaglie morali, richiedeva prepotentemente? Ella usava
-con molta abilità di tutte le malìe del suo sentimento per convincere
-l'amante. Ma egli, del resto, che in fondo non amava Claudina ma che
-l'aveva tutta nei sensi, nel sangue, nei nervi e che non vedeva per
-ciò senza terrore lo sconforto di un distacco, non desiderava di meglio
-che lasciarsi persuadere. Così che quando il campanello squillò per il
-quarto atto la loro sorte era decisa e Claudina suggellava coi baci la
-sua promessa d'amore.
-
-Una voce disse dietro la tenda:
-
-— Claudina, fra dieci minuti tocca a voi.
-
-Gli amanti, smarriti nell'oblìo del bacio soave, non udirono. Allora
-la porta cigolò sui cardini ed apparve fra la tenda il volto di Lorenzo
-Gray.
-
-
-Il piccolo e silenzioso dramma fu rapidissimo. Al cigolìo della
-porta gli amanti si erano disciolti dal loro abbraccio, ma non così
-prontamente che a Gray fosse sfuggito il loro imbarazzo rivelatore.
-Claudina impallidì. Gray, divenuto terreo ad un tratto, si ritirò.
-Giuliano noncurante salutò Claudina, dicendole che andava ad attenderla
-nel suo palco, per cenare poi insieme, secondo il convenuto. Appena
-rimasta sola, Claudina uscì dal camerino, s'incontrò con Gray
-pallidissimo che l'attendeva dietro una quinta.
-
-— Finalmente, le disse questi fremente, dissimulando per le persone
-ch'erano intorno a loro, le parole roventi nei gesti semplici e
-corretti. — Finalmente ho la prova lampante che voi siete l'amante
-di Farnese. Avete finito di canzonarmi, così..... Ma, del resto, io
-m'illudo forse ancòra! Voglio che voi, voi, voi me lo diciate, che voi
-mi gridiate di essere l'amante di quell'altro. Su, via, via, un poco di
-coraggio.... Ne avete tanto!
-
-Il gesto era convulso, la sua voce fremeva, i suoi sforzi per frenare i
-gesti violenti apparivano enormi. Claudina innanzi a quell'ira, innanzi
-allo insulto di un uomo che non aveva alcun diritto su lei, non seppe
-più contenersi.
-
-— Ebbene, sì, sì, gli gridò sul volto con una voce stridente che
-passava fra i denti stretti per l'ira. Sono l'amante di Farnese, sì, e
-non da oggi solamente. Vi va? trovate ancòra a ridirvi? Capite che io
-me ne rido di voi e delle vostre ire, capite che voi non avete nessun
-diritto su me, nessuno, lo capite? Capite che io non vi permetto di
-farmi nè da solo nè innanzi alla gente scene ridicole, scene che non
-fareste se non foste lo sciocco che dimostrate di essere?.... Volete
-intendere finalmente che mi avete annoiata, annoiata da morirne! che
-non ne posso più con la vostra gelosia indelicata, che mi fate ridere e
-mi avete fatto sempre ridere con le vostre pretese?.... Io sono libera,
-liberissima di me e faccio di me stessa quel che più mi piace! Volete
-accorgervi una volta per tutte, che per fare l'Otello, non siete che un
-Otello di carta pesta?....
-
-Era il suo momento ed entrò in scena ancòra convulsa e così pallida.
-Gray era rimasto appoggiato alla quinta, colpito dalla rivelazione,
-stramazzato nell'anima sua da quella ribellione crudele della donna
-ch'egli amava. Ma il buttafuori venne ad avvertirlo che era giunto
-il suo momento, che correva il rischio di fare scena vuota. Egli si
-riprese, entrò. Quando si ritrovò con Claudina un fremito lo prese
-d'innanzi a quelle mille persone; mancò la replica, errò le parole,
-saltò mezza scena e la caduta del sipario fu per lui una liberazione.
-Ed appena uscito di scena, egli corse nel suo camerino, si svestì e
-rivestì in fretta, discese per uscire. Discendendo la breve scaletta,
-le gambe gli vacillavano, gli occhi iniettati di sangue non vedevano
-gli scalini; traversò a zig-zag la scena dove gl'inservienti mettevano
-all'ordine per la prova dell'indomani, dove i pompieri facevano la
-loro ultima ispezione. Si avviò verso la porta d'uscita degli artisti,
-bisognoso di aria fresca e di silenzio. Su la porta le gambe gli
-tremavano ancòra più, egli dovette addossarsi al muro per sorreggersi.
-In quel momento Claudina usciva al braccio dello scrittore, e finse di
-non vedere Gray: ma, o per caso o volutamente, quando ella gli passò
-innanzi, ruppe in un grande scoppio di risa. Quelle risa furono per
-Gray più crudeli di uno schiaffo, egli vide in un momento tutto rosso,
-fece per slanciarsi addosso a Claudina, ma questa era già salita nella
-sua carrozza che attendeva; Giuliano le si sedeva accanto, chiudeva lo
-sportello, abbassava il cristallo e i cavalli partivano al gran trotto.
-Gray aveva anche inteso Claudina ordinare al cocchiere: «A casa».
-
-Egli rimase in mezzo alla via, solo, abbattuto, per un momento senza
-più alcuna nozione della vita. Poi si avviò a caso per le vie, senza
-direzione, senza scopo. Tutto il terribile momento della sua vita gli
-appariva nella sua crudeltà. Si apriva il doloroso inganno di tanti
-mesi; non solamente egli non era amato da Claudina, ma Claudina amava
-un altro. Il sospetto cento volte lo aveva attanagliato, ma egli
-aveva sempre voluto scacciarlo, poichè l'innamorato voleva credere ed
-ingannarsi, con quell'accanimento proprio di tutti i gelosi i quali,
-fino a che una prova irrefragabile non li abbatta o non li scateni,
-tergiversano diuturnamente tra le convincenti apparenze che tolgono
-loro la speranza ed infrangono il sogno — ed i lambiccati pretesti e
-le faticose illusioni che non fanno altro che rendere più lungo e più
-acre il loro spasimo, senza riescire a blandirlo mai. Ora tutti i suoi
-sospetti di altri tempi gli ritornavano in quel momento, durante quella
-corsa senza limite a traverso alla città addormentata: si stupiva
-il geloso che quei saggi sospetti non gli fossero allora apparsi
-come evidenze; si adirava contro sè stesso per la sua cecità, per la
-sua sciocca fiducia, per le sue fanciullesche illusioni. Come aveva
-fatto a non accorgersi mai di quella commedia che si svolgeva e si
-annodava sotto i suoi occhi? Gli scatti di gelosia di una volta, dopo
-i quali di solito si trovava pentito e vergognoso, ora gli sembravano
-giustificatissimi e non sapeva perdonarsi di non averli spinti tanto
-oltre da avere la certezza della cosa, quella crudele e dilaniante
-certezza che tuttavia ora, in certi momenti egli avrebbe dato dieci
-anni di vita per non avere. L'orizzonte della sua vita gli appariva
-grigio, sconsolato, gelido. Scomparsane l'ultima luce che vi diffondeva
-un albor roseo, la dolce e vivificante illusione su Claudina, che gli
-restava? Al momento che egli era per entrare nel camerino dell'attrice,
-aveva inteso la cara voce di lei ripetere a Giuliano la sua decisione
-di rimanere a Roma, con lui, per lui! Non v'era dunque nemmeno la
-speranza di riconquistare l'infedele. Egli sarebbe partito e l'amica
-sarebbe rimasta docile e felice fra le braccia dell'altro! Una
-tristezza sempre più grande lo prendeva, lo serrava alla gola, con un
-groppo di lacrime.
-
-Solo, solo! Che fare? Le sue amicizie, illusioni! La sua famiglia,
-distrutta! E Claudina ch'era l'unico suo ideale, la cui conquista aveva
-sorriso in fondo al suo cammino, come un'oasi di dolcezza in fondo ad
-un deserto, Claudina ch'era stata luce dell'anima sua e vita del suo
-cuore, era ormai tanto lontana da lui, esule volontaria, poichè aveva
-dimenticato le promesse, poichè gli aveva fatto accogliere crudelmente
-tutto l'ineffabile dolore che gli dava la felicità di lei, se con un
-altro goduta e da un altro donatale. Che fare, oramai? Riprendere il
-suo vecchio e fastidioso mestiere di attore, giovarsi del suo dolore
-vissuto per renderlo più efficace e più vero nell'opera di un altro
-uomo magari dello stesso Farnese? Ricordava i primi tempi del suo
-amore per Claudina, quando ancòra non aveva osato confessarglielo.
-Non era stato quello il periodo più dolce della sua vita, amareggiata
-negli ultimi tempi da quell'amore romanticamente infelice? Il dolore
-di lui diveniva ad ora ad ora più calmo, come il suo passo più lento.
-Questo batteva forte su le pietre dei marciapiedi, echeggiava nelle vie
-deserte tra le alte case chiuse e silenziose e talvolta Gray ascoltava
-l'eco di quel suo passo che aveva qualcosa di tragico, quasi non fosse
-suo.
-
-A quell'ora, in quante di quelle case silenziose, era intuonata
-l'esultante canzone dell'amore? In quante alcove, dietro quelle
-finestre chiuse, susurravano i baci e palpitavano i corpi amanti?
-Ognuno aveva il suo lembo di gioia, il suo quarto d'ora di voluttà.
-L'amore, più solenne nel silenzio, sembrava a lui quasi cosa tangibile
-dietro quelle finestre. Dove qualche lume filtrava ancòra tra le
-stecche delle persiane, questa sensazione della presenza dell'amore si
-faceva anche più eloquente per Lorenzo Gray. Cosa poteva rischiarare
-quella lampada tremula e confidenziale se non l'allacciamento di
-due corpi, la comunione profonda e solenne di due passioni e di due
-desiderj? Egli pensò allora che in quel momento anche in una casa di
-piazza di Spagna, una casa a lui ben nota, si amava. Claudina v'era
-con lo scrittore e nelle sue braccia raccoglieva quella gioia e quei
-baci che non aveva voluto da Gray. Come un ferito che ama di acuire
-il suo dolore, torturando la ferita per giungere all'apice della
-sofferenza, così l'attore pensò di dirigersi verso piazza di Spagna,
-sotto quella casa, dove un altro coglieva il fiore ch'egli aveva tanto
-ed inutilmente bramato. Si avviò. Il pensiero degli amori favoriti in
-quel momento dall'ombra delle alcove lo riprese e la sua immaginazione
-esaltata gli fece sentire come il suono immane di milioni di baci
-scambiati tra milioni di bocche. Egli era solo. La sua solitudine era
-più squallida in quel silenzio. Una donna, una povera mercenaria,
-reduce forse da qualche caffè notturno dove aveva infruttuosamente
-atteso per lunghe ore, gli passò accanto, gli mormorò qualche parola,
-offrendogli per qualche ora il suo amore. Gray affrettò il passo per
-sfuggirle ed un gran disgusto lo prese....
-
-
-Disgustato di che? Disgusto per chi? Non era egli forse più misero e
-più sciocco degli altri? Per mesi e mesi una donna aveva potuto ridere
-di lui, senza ch'egli se ne accorgesse, senza ch'egli dubitasse,
-seriamente e a fondo, della fedeltà di lei alle sue promesse di un
-giorno, tante volte rinnovate. Le frasi lanciategli sul volto da
-Claudina gli ritornarono alla memoria, gli avvamparono le guancie di
-un sangue sconvolto. Al giusto grido di passione di lui, all'ultimo
-grido d'invocazione del geloso verso la dolce verità, ella aveva
-risposto svelando definitivamente il triste segreto, tra la volgarità
-dei suoi insulti da palcoscenico. Che aveva egli fatto per essere,
-non solo tradito, disprezzato e avvilito dalla donna che adorava, ma
-anche vilipeso ed insultato? Di quale colpa ignorata o lontana egli
-soffriva l'espiazione in quel dolore così forte, che gli insanguinava
-l'anima, che gli inumidiva con le più amare lacrime le guancie di nuovo
-impallidite per lo spasimo?
-
-Giunse in piazza di Spagna. La piazza era oscura ed i rari fanali
-tremolavano, or sì or no, ad un vento notturno. Egli ricordava altre
-notti, rigide ma limpide notti d'inverno, quando accompagnava Claudina
-dopo il teatro e l'amica lo invitava a salire in casa sua, per bere
-una buona tazza di autentico thè russo, fatto da lei stessa innanzi
-a lui, mentre le sue parole folleggiavan qua e là, senza argomento
-e senza conclusione. Quel soave cicaleccio era oramai cosa lontana e
-morta. Dietro quelle finestre illuminate, Claudina era con un altro, il
-quale riceveva i baci che egli aveva sognato, ed abbandonava il capo
-sul petto di lei e si faceva carezzevolmente cullare dal respiro di
-lei, com'egli aveva tanto sperato. Una vampa di follìa invadeva il suo
-cervello. Si sorprese a ridere solo in quella via deserta e l'eco di
-quella risata gli apparve tragica. Il cielo si annuvolava, sempre più
-nero e minaccioso; soffii di vento caldissimo passavano più frequenti.
-Lembi di vita trascorsa apparivano intanto a Gray, vecchie cicatrici
-della sua anima si riaprivano con dolore, illusioni disperse balenavano
-ancòra innanzi al suo pensiero col loro antico colore primaverile
-oramai appassito. Ma, sopra tutto, si concretava spietato ed acerrimo,
-innanzi agli occhi dell'imaginazione del geloso, l'abbraccio felice di
-Claudina e del suo amante, oltre quella finestra illuminata.
-
-Quante ore egli rimase così, di contro a quella finestra
-inesorabilmente luminosa? Egli non lo avrebbe potuto dire; sotto
-l'imperversare di quella raffica di desolazione sentimentale le ore
-passavano, nel tempo stesso celeri e lente: lente per il suo spasimo
-e celeri per il timore che il sole gli recasse sofferenze più crude.
-Quella finestra inesorabilmente luminosa gli sembrava uno scherno
-crudele. Egli desiderava che quella luce si spengesse: finchè v'era
-luce, v'era anche vita ed amore in quell'alcova! Finalmente la luce
-s'affievolì, poi si spense, le finestre furono mute e la vita gli
-sembrò sospesa e con essa il suo spasimo. Inavvertitamente, egli aveva
-traversata la via per evitare un gruppo di uomini ebri che passavano
-cantando e schiamazzando, ancòra più truci in quella solennità
-notturna.
-
-Il geloso si era appoggiato al muro della casa di Claudina ed
-attendeva: chi? che cosa? Una forza indefinibile lo teneva lì presso,
-nè egli poteva cozzare contro quella forza, per allontanarsi, per
-rientrare in casa sua. Dopo pochi minuti, il portone della casa
-di Claudina cigolò su i cardini ed un uomo uscì. Come questi si
-era soffermato per accendere un sigaro contro il vento, Gray aveva
-potuto riconoscere la fiera figura di Giuliano Farnese. Lo scrittore
-era passato innanzi a lui senza vederlo ed il primo impeto di Gray
-era stato di slanciarglisi contro. Ma perchè? Con quale scopo? E
-col desiderio di quale esito? Bisognava non cedere al primo impeto,
-bisognava colpire quell'uomo più a dentro, nel cuore e nella vita,
-profondamente. E ciò non si otteneva nè con un insulto, nè con
-un'aggressione volgare. Il geloso guardò l'amante felice allontanarsi
-lungo quella via, col suo passo fermo e virile, di cui a lungo gli
-giunse e sempre più fioca l'eco insistente.
-
-Fu allora che la raffica del suo dolore salì all'apogeo. L'idea di
-colpire quell'uomo che lo faceva soffrire gli sorrise ed egli entrò in
-un caffè notturno — ch'era precisamente sotto la stanza dove poco prima
-gli amanti si erano amati, — per mettere ad effetto il primo disegno
-che era apparso nella sua mente sconvolta. Chiese un foglio di carta
-da lettere, scarabocchiò due righe in cui affermava che Giuliano era
-l'amante di Claudina Rosiers e che costei rimaneva a Roma per restare
-col suo amante; scrisse su la sopraccarta il nome e l'indirizzo della
-moglie di Farnese, uscì per gettare alla posta quella anonima denunzia.
-Una buca da lettere era su la facciata dell'_Hôtel d'Europe_, quasi di
-fianco al caffè. Ebro della sua vendetta, l'attore corse a quella buca,
-vi lasciò cadere la lettera.
-
-Ma aveva appena compiuto quel gesto, quando gli apparve nitida la
-visione della bassa infamia commessa. Egli aveva lanciato il dolore
-ed il male contro una donna a lui ignota, ma che sapeva buona; aveva
-seminata la lotta in una famiglia, fra una moglie innamorata e i
-figli innocenti. Tutta la sua conscienza si ribellò contro lui stesso;
-unico suo pensiero fu di riprendere quella lettera e distruggere la
-volgare denunzia. Se non che egli si trovava innanzi all'inesorabile
-irreparabilità del fatto compiuto. Come fare? Follemente s'attaccò
-alla buca, tentò di scuoterla, tentò di introdurvi nell'apertura il
-suo bastone. Ma quei tentativi erano inutili. Un'altra disperazione,
-un altro dolore — ed il più atroce, il rimorso — s'aggiungevano a
-quelli che già diffondevano un gelo di morte nel suo cuore. Accese un
-fiammifero, pensò di gettarlo nella buca, di ardere tutte le lettere
-che vi si contenevano e fra quelle la sua. Ma sapeva forse egli
-cosa distruggeva, quali responsabilità veniva ad assumere e quali
-conseguenze il suo atto inconsulto poteva arrecare? Ah, cosa aveva
-mai commesso nella follia, quale vergogna!.... La sua conscienza
-tumultuava, come il suo sangue turbolento s'agitava nelle vene.
-L'infamia era commessa oramai irreparabilmente. Vano il rimorso, vano
-ogni tentativo! La follìa batteva a tratti nel suo povero cervello.
-Grossi goccioloni di pioggia cominciarono a cadere. Il suo dolore di
-prima scompariva sotto il nuovo spasimo. Nulla valeva oramai a fermare
-il galoppo del destino, di cui egli non era, col suo atto di poco
-prima, che l'umile strumento! Il sole non avrebbe ancòra sfolgorato in
-tutta la sua gloria d'oro che già la sofferenza ch'egli aveva seminato
-avrebbe purtroppo dato i più tristi germogli, preludiando forse
-anche al dramma. Egli rimase a lungo, stupidito, appoggiato a quella
-cassetta. Ora la pioggia cadeva a rovesci. L'alba lo sorprese coi
-suoi chiarori antelucani, ancòra immobile sotto la tempesta d'acqua,
-presso quell'oggetto che racchiudeva l'umile ed ignobile mezzo di un
-irreparabile destino che si compiva.
-
-
-
-
-XI.
-
-
-La colazione finiva tra gli scoppii di risa dei bambini. Giuliano si
-levò, accese una sigaretta, si distese in una poltrona, prese su le
-ginocchia il piccolo Luca.
-
-— Così che, dimandava alla moglie, lady Tremmel ha fatto miracoli. Vi
-erano belli abiti, molta gente, molto _entrain_?
-
-La moglie raccontava esuberantemente anche i più minuti particolari;
-poi Giuliano, a sua volta, raccontò la sua serata.
-
-— Sono uscito alle dieci, sono stato al Nazionale per intendermi
-con Savarese su le rappresentazioni in Italia della _Chimera_; poi
-son passato al Circolo, poi a casa. Serata castigatissima: non ho
-incontrato nessuno, non ho parlato con nessuno. Ma voi siete rientrata
-alle quattro del mattino, mia piccola scapata!
-
-— Incolpane Leonardo, rispose la giovane donna, incolpane lui che non
-si voleva più staccare dal braccio di una certa signora.....
-
-Loredano, ch'era andato nella stanza attigua per scrivere due righe
-sopra una carta da visita, rientrava col sigaro acceso, l'occhio vivo,
-l'andatura giovanilissima:
-
-— Accetto ogni responsabilità e son pronto ad espiarla con qualsiasi
-penitenza.
-
-Beatrice guardava dalla finestra aperta le spalliere di rose che
-profumavano nel giardino ed il cielo limpido d'un azzurro terso come
-cristallo.
-
-— Che bella fine di Maggio! ella mormorò.
-
-Rimase a lungo a guardare quella gloria di primavera. Si rivolse quando
-intese parlare di partenza prossima, di decisioni da prendere.
-
-— Tu parti? dimandò a Loredano.
-
-— Bisognerà bene che mi decida. Sapete che sono quì da due mesi? Devo
-andare a Venezia a sistemare certi affari e poi, filo via, in Svizzera.
-Avevo l'idea di una passeggiata in Norvegia, ma la rimando ad un altro
-anno.
-
-— Quando partiresti? domandava la sorella inquieta.
-
-— Non so; in settimana, forse.
-
-— E sono così urgenti, insisteva Beatrice, sono così urgenti i tuoi
-affari di Venezia che non ti potresti trattenere, nemmeno volendo?
-
-— Oh no, no, di nessuna urgenza. Ma non vi è proprio ragione di
-trattenermi. Voi due filate di nuovo, e deliziosamente, il più perfetto
-amore e non ho alcuna ragione per restare fra voi a recitare la parte
-di terzo incomodo!
-
-— Tu devi rimanere ancòra con noi, mormorò la sorella.
-
-— Bene, bene, ribattè Loredano; ne riparleremo. Una decisione non è
-poi così urgente. Per ora me ne vado a prendere un po' di sole a Villa
-Pamphili. Vieni anche tu, Giuliano, a fare questa passeggiata?
-
-— Volentieri.
-
-I due uomini infilarono i soprabiti; da un vaso di fiori presero
-ciascuno una rosa arancione, la infilarono nell'occhiello.
-
-— Se vorrai uscire, diceva Giuliano alla moglie, bevendo a sorsi brevi
-il caffè bollente che il domestico aveva portato in quel momento, se
-vorrai uscire con me, alle cinque ripasserò a prenderti. Va bene?
-
-— Grazie, amico mio.
-
-Si baciarono. Beatrice sentiva una grande calma nel cuore. L'addolorava
-però il pensiero della partenza del fratello, l'idea che ella sarebbe
-rimasta senza il suo sostegno e la sua guida in un momento così
-difficile. Gli si avvicinò, gli prese le mani:
-
-— Non partirai così presto, è vero?
-
-— Partirò il più tardi possibile, sorellina, rispose lo scrittore.
-
-I due uomini uscirono, accompagnati dai bambini fino nel vestibolo.
-Beatrice si avvicinò alla finestra, vide Giuliano e Leonardo
-uscire dalla casa: guardò le loro alte, maschie ed eleganti figure
-allontanarsi in quella gloria di sole; li vide salire in una carrozza
-scoperta che passava.
-
-— Sembrano due fratelli, pensò.
-
-I due ridevano forte nella carrozza, che nuovamente passava al trotto
-sotto le finestre della casa. Le loro mani si sollevarono per salutare
-ancòra Beatrice. Beatrice gettò loro dei baci. La carrozza scomparve.
-Ella rimase alla finestra ad aspirare il profumo delle spalliere di
-rose maggioline, ad inebriarsi a quel tepore ed a quella gioia di
-primavera. Poi si ritrasse. Chiamò _Miss_ Margaret, l'aiutò a vestire i
-bambini per la passeggiata al Pincio. Accompagnò loro e la _Miss_ fino
-alla porta di strada. Poi, come li ebbe visti scomparire all'angolo
-della via, risalì in casa canticchiando una canzonetta francese:
-
- «_Allons, ma belle, au beau pays_»
- «_Où l'oranger fleurit. . . . . ._»
-
-Nel gabinetto da lavoro di suo marito scrisse qualche lettera, poi
-sfogliò dei giornali illustrati giunti al mattino. Come le tre e mezza
-suonavano, ella passò nella sua camera, infilò un abito da passeggio,
-in velo religioso grigio perla con piccole passamanterie in argento
-e guarnizioni di seta dello stesso punto di colore. Abbigliandosi,
-cantava. E la cameriera non cessava di meravigliarsi per quella sua
-insolita gaiezza. Beatrice si guardò allo specchio, lungamente; poi,
-compiaciuta, andò ad attendere che suo marito la venisse a prendere nel
-gabinetto da lavoro di lui. Prese sul tavolo un giornale comparso il
-mattino con un vivace articolo di Giuliano e incominciò a leggerlo. A
-momenti i suoi occhi sorridevano, come le sue labbra. La primavera le
-diffondeva vivamente e dolcemente nel cuore quel soffio di gioia e di
-ebrezza. L'amore di suo marito ora più espansivo e l'esser libera dalle
-tristi apprensioni di un tempo le consentivan quella gaiezza. Un odore
-di fiori saliva dal giardino per la finestra aperta ed era dolce e
-spossante come una carezza.
-
-L'orologio suonava le quattro e mezzo, quando il domestico entrò. Aveva
-sul vassoio una lettera:
-
-— Hanno portato questa lettera. È giunta da stamane, ma per errore è
-rimasta in basso fino ad ora.
-
-Beatrice la prese. La rozzezza della carta ed il carattere a lei
-ignoto della sopraccarta la meravigliarono. Fece cenno al domestico di
-uscire. Un oscuro presentimento passò gelido nel suo cuore. Esitò. Ma
-poi scosse la testa e si disse che era una sciocca apprensione pensare
-che quella modesta lettera potesse recarle del male. Quelle saggie
-riflessioni non impedirono che le sue mani fossero tutte tremanti
-nell'atto di lacerare la sopraccarta. Ebbe appena scorse le poche righe
-vergate da una mano febbrile che ella cominciò a tremare tutta, il suo
-volto s'impallidì di un pallore di morte, due lacrime, che avevano il
-silenzio inesorabile della disperazione, le spuntarono dai cigli. La
-denunzia era innanzi a lei.
-
-Il dolore, che per tanti giorni aveva tentato di aprirsi un varco
-nella sua anima, ma che era stato respinto da tanti rosei ottimismi,
-irruppe finalmente in tutta la sua cieca brutalità. Fu così repentino
-il passaggio che l'anima della povera donna soffriva dalla gioia di un
-minuto prima all'ineffabile schianto presente, che per un poco Beatrice
-seguitò a ridere di un riso straziante, che altro non era se non
-spasimo di nervi esasperati. La crudele certezza era innanzi a lei. Il
-suo sospetto era da troppo dissimulato nel suo cuore sotto l'apparente
-fiducia, perchè le fosse possibile il minimo dubbio su la veridicità
-di una denunzia siffatta, anche se di un anonimo. Una sensazione di
-squallore — la sensazione di un uomo che veda rovinare una casa intorno
-a sè e resti per miracolo nell'aria sul sostegno di un unico e fragile
-muro — s'impadroniva dell'animo della tradita. L'umiliazione di essere
-posposta ad un'altra l'avviliva, la sua dignità di madre e di sposa
-si ribellava alla menzogna cui aveva dato fede ed ai baci mendaci cui
-ella ignara si era docilmente prestata. La terribile crisi di dolore
-che doveva gettarle addosso in venti minuti dieci anni di vita non
-le lasciava pensare chi potesse essere quell'anonimo delatore. La
-denunzia era così precisa nel suo laconismo spietato! La dolorosa
-riprese il foglietto per rileggerlo, per averne un aumento di spasimo,
-l'esacerbazione del suo dolore. Allora ella lesse la seconda frase:
-che Claudina Rosiers restava a Roma per lui. Le lacrime più cocenti
-le discesero lungo le guancie. Ella girava per la stanza come folle,
-inciampando nei mobili, rovesciando oggetti, brancicando con le sue
-mani convulse il grazioso abito ch'ella aveva poco prima indossato
-sorridendo, con la innocente civetteria di piacere all'infedele. A
-che era valsa, dunque, la sua vita di onestà? Tutti i suoi sacrifizii,
-tutte le sue rinunzie, che cosa avevano apportato di frutto, se non le
-era risparmiata quella atroce spartizione di carezze con un'ignota,
-con una donna qualunque? Il ribrezzo invadeva tutto il suo essere,
-distendeva i suoi viscidi tentacoli intorno al cuore affranto di lei.
-
-Anche il dolore fisico imperversava. La sua fronte ardeva, le vene
-delle tempie pulsavano fortemente ed erano così gonfie, quasi
-fossero prossime a spezzarsi. Brividi le correvano le ossa. Il
-cuore aveva delle strette che la facevano gridare. L'inutilità della
-sua vita passata, lo squallore della sua vita futura le apparivano
-dolorosamente. L'uomo amato perduto, il padre dei suoi figli indegno di
-lei, adultero e mentitore, dissimulatore e vile, gli appariva perduto,
-irremissibilmente perduto. Le sue illusioni sfiorite, abbattute, rotte
-per sempre, gettavano su la sua povera anima una coltre di spine. Che
-le restava nel mondo? Quale scopo? Quale vita? Quale destino? In una
-nuvola d'oro apparvero alla dolorosa i nimbi biondi ch'erano le chiome
-dei suoi bambini. Per essi ella avrebbe vissuto, da quel giorno, da
-quell'ora, la cui tristezza immensa mai da nessun fluire di tempo
-sarebbe stata dispersa. Cosa morta le apparivano adesso gli anni che
-le restavano da vivere. Nata per l'amore, senza l'amore che altro
-le sarebbe rimasto per la vita? I suoi bambini, cui il suo pensiero
-ricorreva incessantemente come ad una salvezza, come ad un conforto,
-come ad una difesa, come ad un usbergo immacolato e santo, non potevano
-prendere nel suo cuore il posto lasciatovi deserto dall'infedele,
-dall'amato di tanti anni non più degno del suo amore. Tutto il sangue
-di lei si ribellava contro l'offesa, il sangue aristocratico della sua
-famiglia s'agitava al pensiero di quella mescolanza plebea, al pensiero
-che un'altra donna, di lei meno pura, di lei meno eletta, di lei meno
-devota, avesse potuto ottenere ciò che a lei era dovuto, ciò che a
-lei si toglieva. L'abbandono sembrava irreparabile alla desolata. Su
-tutto avrebbe transatto l'offesa, ma non su quel tradimento continuato,
-abile, mascherato, contraffatto, calcolato. Tutti gli spasimi diversi
-della sua anima si univano, si sposavano con un triste connubio in uno
-solo, altissimo, mentre dagli occhi abbattuti seguitava a sgorgare
-il pianto ininterrotto; pianto di vergogna e di dolore, di orrore e
-di amore, di amore ancòra, pianto senza sollievo, senza tregua, senza
-fine, pianto sovrumano di infinita desolazione.
-
-
-Quando Giuliano entrò nel gabinetto da lavoro, sùbito lo sconvolgimento
-del volto di Beatrice che si era levata e l'attendeva in piedi, gli
-annunziò che qualche cosa di grave era avvenuto. Sgomento, le si
-avvicinò.
-
-— Non vi accostate, ella gli gridò ritraendosi, non vi accostate. Il
-dolore così atroce che io soffro non deve lasciare a voi altre vie alla
-menzogna. Questa lettera mi svela finalmente che Claudina Rosiers è
-la vostra amante, ch'ella non partirà da Roma per restare con voi. La
-benda mi è caduta dagli occhi ed ho potuto vedere tutta l'offesa che
-mi avete arrecata. Io non vi rimprovero nemmeno. Il mio silenzio deve
-avvilirvi più d'ogni mia parola.
-
-Giuliano, tuttavia nello sbalordimento dell'inattesa catastrofe,
-comprese che, con una donna leale e nobile come sua moglie, la protesta
-non era più possibile, nè poteva mentire. Se quella lettera era anonima
-e quindi dubbia la denunzia che conteneva, le sarebbe stato molto
-facile procurarsi altre prove ed indiscutibili, ora ch'era incamminata
-verso la verità. L'unica cosa possibile con quell'anima di donna era la
-confessione: Giuliano la tentò, disperatamente, come si gioca l'ultima
-carta per una posta suprema:
-
-— Con una donna come te io non so più oltre mentire, Beatrice, egli
-disse. Ciò che ti hanno scritto è vero. Io ignoro chi sia il delatore
-volgare che mi accusa in quella lettera. Ho tanti nemici accaniti a
-Roma, tante gelosie, tante invidie, che vorrebbero colpirmi in quel
-che ho di più dolce, di più intimo e di più sacro — e vi riescono. Io
-non ho alcun mezzo per difendermi e non lo cerco. Ti ho troppo a lungo
-mentito e ne ho troppo sofferto.
-
-— Non è vero, ribattè Beatrice, se voi aveste sofferto, come dite, nel
-mentirmi, non avreste atteso per confessarmi la vostra colpa che io
-avessi in mano una prova indiscutibile. La vostra menzogna è spietata,
-è orribile. Ora dite di soffrirne perchè io vi ho strappato giù dal
-volto la maschera della vostra fedeltà. Ma voi mi avete mentito per
-un anno, un mese fa, avanti ieri, ieri, stamattina. È una menzogna
-ininterrotta, calcolata, vile, che mi ripugna! Mi avete baciata con le
-labbra ancòra memori dei baci dell'altra..... Mi avete.... Per carità,
-per carità, tronchiamo qui il nostro colloquio..... Ogni cosa è finita
-fra noi. Non torniamo più su la vostra infamia: ne soffro troppo!
-
-— Ma io non ho cessato un'ora, un'ora sola di amarti..... Lo comprendi?
-Ah, tu ridi, tu indietreggi? Credimi che da tanto tempo io soffrivo,
-come un peso sul cuore, la mia menzogna.... Credimi che il traviamento
-di pochi giorni io l'ho pagato con tanto dolore, con tanta sofferenza,
-con tanta vergogna. Credimi che in tutte le ore ti ho avuta presente,
-_noi ti abbiamo avuta presente_, e tu ci hai fatto sentire crudelmente
-il rimorso dell'offesa che ti portavamo. Se tu sapessi! Ma io non
-devo ora scendere a simili particolari. Tu non vuoi ascoltarli e
-sarebbe inumano..... Sappi questo però e credilo per la vita dei
-nostri bambini, su la quale te lo giuro: quella donna può essere
-stata l'aberrazione dei miei sensi, dei più cattivi istinti del mio
-essere..... Ma tu sei rimasta per me il mio culto, la mia venerazione,
-la mia devozione, la mia religione..... La tua purezza mi ha fatto
-sentire ancòra più la mia colpa ed in questa sempre meglio ho veduto la
-grandezza della tua anima, diletta! Ho mentito? Sì, sì, ho mentito! Ma
-ho mentito perchè sapevo che confessandomi ti perdevo! Ti perdevo! Fa
-di me quel che tu vuoi, abbandonami, giudicami, condannami, ma sappi
-questo, questo solo: che io non ti ho tradita volgarmente, bassamente,
-per disamore, per stanchezza. Una vertigine mi ha trascinato. Io sono
-debole e non ho saputo resistere. Ma subito dopo ho misurato la gravità
-del delitto d'amore commesso e non ho avuto che un solo terrore, il
-terrore che tu sapessi tutto e che io ti perdessi, sì, sì, il terrore
-di perderti, di essere solo, senza di te, perchè io ti amavo, perchè ti
-ho sempre amata, perchè ti amo, ti amo......
-
-Così dicendo le aveva preso la mano e, con voce strozzata dal pianto
-prepotente, le alitava le parole sul volto.
-
-— Lasciatemi, lasciatemi, gridò l'offesa, svincolandosi ed
-indietreggiando. Lasciatemi e tacete; non discendete ancòra più in
-basso!....
-
-L'infedele cadde a sedere su una poltrona, esausto per l'emozione
-violentissima di ogni forza fisica e morale. Il pianto ch'egli
-tratteneva con sforzi dolorosi proruppe; ed era pianto di scoramento e
-di umiliazione, pianto che invocava perdono, pianto in cui si rivelava
-tutto il lungo dolore di tanto tempo, dal giorno della prima dedizione
-di Claudina in quel medesimo salotto, su quel medesimo divano dove sua
-moglie si lasciava cadere, sempre più pallida, per dirgli:
-
-— È inutile che partiate, è inutile che mi diate la rappresentazione di
-quelle lacrime: io non vi credo più!
-
-La fierezza di Giuliano si ridestò. Egli asciugò le lacrime che gli
-inumidivano il volto, rimase in piedi immobile e convulso.
-
-— Io avrei meglio compreso che voi foste venuto da me, continuava
-Beatrice implacabile, e mi aveste detto: «Non ti amo più, amo un'altra.
-Mi serviva di mentirti. Ti ho mentito!» Voi non vi sareste così
-avvilito ai miei occhi con una maschera di fedeltà che voi non avete
-mai abbassata, ma che io stessa ho dovuto strapparvi dal volto.....
-
-— Tu dici delle follìe, disse Giuliano amaramente. Io non voglio da te
-il perdono, intendimi, intendimi bene! Io so che tu non me lo potresti
-concedere, nè lo dimando. Voglio solo che prima di prendere una
-decisione che forse muterà tutta la nostra vita, voglio che tu sappia,
-che tu creda, che tu sia persuasa che giammai ho cessato d'amarti,
-che dell'offesa che tu lamenti, ho sofferto io, giorno per giorno,
-ora per ora, arrecandotela, più di quel che tu soffra ora, misurandone
-la bassezza. Lo capisci tu che io non ti direi queste parole, se non
-sentissi profondamente nel cuore, nei sensi, nell'anima, nel pensiero,
-ciò che esse esprimono perchè innanzi al dolore non si deve, non si
-può mentire, molto più quando questo dolore viene, come il tuo, dalla
-menzogna? Vediamo, Beatrice..... Per l'amore che mi hai dato, per il
-bene che mi hai voluto, credimi, credimi, credimi..... Fammi almeno
-pensare che nel tuo cuore vi è ancòra qualche cosa per me, e non
-solamente la spietatezza di una condanna.....
-
-— No, no, replicava Beatrice, non mi parlate così. Non voglio sentire
-nelle vostre parole nemmeno un alito di tenerezza per me. Essa mi
-dà troppa ripulsione verso di voi. Non mi parlate così. Ditemi la
-verità, la verità, una volta sola..... Datemi, per una volta, nelle
-vostre parole il sentimento della verità! Ditemi che non mi amavate
-più, che un'altra donna vi è piaciuta, che voi l'avete presa senza
-tanti scrupoli, perchè io ero una moglie fedele e non ero capace di
-rendervi dente per dente, come un'altra avrebbe fatto. Su, su, ditemi
-questo..... Ma non mi raccontate altre menzogne, non mi recitate altre
-commedie. Tacete... Sentite almeno la violenza del mio dolore e forse
-non avrete più la forza di essere sacrilego, ricordando il nostro amore
-d'un tempo, i nostri baci di un tempo.... Ah no, no, lasciatemi sola,
-mi fate ribrezzo!
-
-Uno sgomento sempre più folle s'impadroniva di Giuliano: egli si
-avvicinò alla moglie, con le braccia tese, con gli occhi ardenti, ma
-col volto coperto di un pallore mortale:
-
-— Beatrice, ascoltami, ascoltami..... Beatrice! Non mi gettare così in
-preda alla disperazione..... Abbi pietà!
-
-— Ne avete avuta voi, per me? Mi avete risparmiato forse l'affronto di
-farmi sapere da altri la vostra colpa? Lasciatemi, lasciatemi.....
-
-Si ritrasse, d'un tratto, verso la porta, poichè Giuliano si avvicinava
-sempre più. Egli soffriva veracemente il dolore di tanto tempo e la
-cupa disperazione già batteva lugubremente nella sua anima. Beatrice
-d'altra parte aveva atteso, al principio di quella scena lacerante,
-un grido di verità che le svelasse come non tutto era morto nel
-cuore e nella conscienza di quell'uomo traviato. Ma poi l'esaltazione
-vertiginosa del suo stesso dolore le impediva di discernere il vero
-dal falso, le impediva di sentire palpitare la verità, la sincerità, il
-dolore, la passione nelle parole di Giuliano innanzi alla desolazione
-che per la sua anima si preparava. Beatrice volle chiudere quel
-colloquio tanto triste. Su la porta si volse, disse al marito che si
-copriva il volto con le palme per nascondere le nuove e più cocenti
-lacrime:
-
-— È inutile purtroppo parlare più oltre..... Il mio giudizio su voi
-è irremovibile. Immediatamente noi ci divideremo, e per sempre. O voi
-lascerete questa casa o la lascerò io, questa sera stessa.
-
-Giuliano, vinto dal tremito convulso che lo scuoteva tutto, non
-riesciva ad articolare parola. Beatrice aggiunse:
-
-— Ed io condurrò con me i miei figli, ve ne prevengo!
-
-— I nostri figli! gridò Giuliano fuori di sè. I nostri figli, no, essi
-sono anche miei! Sono miei, miei... Voi non potete togliermeli... Voi
-non potete strapparmi fin l'ultima consolazione, l'ultimo rifugio per
-il mio dolore...
-
-Egli singhiozzava. I singulti di quell'uomo forte non commossero la
-fragile creatura colpita in quello ch'ella aveva di più geloso e di più
-caro. Il suo grande dolore la rendeva spietata, sorda alla pietà che
-quel colpevole impetrava:
-
-— I nostri figli, no, voi non potete togliermeli, non me li toglierete!
-egli singhiozzava.
-
-— In questo caso, disse fermamente la donna cui Giuliano aveva così
-a lungo mentito — e le sue parole avevano una insultante ironia ed un
-supremo disprezzo — in questo caso, metteremo di mezzo degli avvocati.
-Faremo un processo, se così vi piace!
-
-Giuliano si avventò contro di lei, preso da un impeto di brutalità
-cieca in cui egli avrebbe voluto o piegarla verso di sè vinta e pietosa
-o farle del male. Ma ella era già uscita e la porta si richiudeva.
-Egli rimase in quella stanza, dove tante crisi della sua vita s'erano
-svolte, a soffrire tutto il suo spasimo, intenso e silenzioso.
-Beatrice sarebbe partita, i suoi figli sarebbero andati via con lei.
-Egli, l'infedele, rimaneva solo e triste, a mezzo di quel malinconico
-cammino, avendo veramente smarrita la diritta via per una oscura selva
-senza uscita; rimaneva così, solo e smarrito, esule nella vita, senza
-la calma della sua casa e l'affezione della sua famiglia e senza
-nemmeno una passione verace in quell'altra casa dove la sua sorte
-contraria si era decisa. L'ora squallida passava con una lentezza
-lacerante.
-
-
-
-
-XII.
-
-
-Quanto durò quella raffica di disperazione in cui ogni volontà ed
-ogni sensibilità, se non quella del dolore, sembravano abolite? A un
-dato momento Giuliano si riprese dal suo abbattimento, vide la sua
-solitudine in quella stanza silenziosa già invasa dalle penombre del
-crepuscolo. Uscì nei salotti contigui, in cerca della moglie, deciso
-ad ogni umiliazione pur che ella non lo abbandonasse, pur che non gli
-togliesse i suoi figli.
-
-Girò per tutte le stanze, nei salotti, nella sala da pranzo, nel
-gabinetto da toeletta, nella stanzetta da bagno, nelle camere dei
-domestici. Beatrice non v'era. In anticamera interrogò il cameriere
-che non sapeva nulla. In quel momento _Miss_ Margaret saliva dal
-giardino ed avvertì lo scrittore che i bambini, rientrati con lei,
-erano di nuovo usciti con la loro mamma, un'ora prima. Non sapeva però
-dove fossero andati, nè a quale ora sarebbero rientrati. Giuliano in
-un lampo intuì quello che accadeva, prese il cappello ed il bastone,
-deciso ad uscire, a cercare Beatrice ed i bambini. Ma in quel momento
-il domestico apriva la porta e Leonardo Loredano entrava.
-
-I due uomini passarono in un piccolo salotto, ove si chiusero a chiave.
-Il colloquio fra loro avvenne a voce bassa, senza declamazioni,
-brevissimo ma desolato. Loredano amava sinceramente Giuliano e nel
-tempo stesso che soffriva pel dolore della sorella, comprendeva il
-colpevole e s'inteneriva al dolore di lui. Egli parlò per il primo,
-ragionevolmente:
-
-— La catastrofe giunta così improvvisamente, egli diceva, ci fa sentire
-il contraccolpo, appunto perchè inattesa, improvvisa ed irreparabile.
-Io comprendo il tuo dolore, che in fondo è un'espiazione meritata:
-m'inchino con riverenza a quello nobilissimo, altero, silenzioso di
-mia sorella, di tua moglie. Indagare la causa di ciò, è inutile. È
-ugualmente superfluo fermarsi a ricercare chi possa essere stato
-l'ignobile delatore della tua relazione con Claudina Rosiers. Se
-vorrai, in seguito, potrai cercare.... L'importante è questo, per
-ora: Beatrice si trova presentemente con i bambini in una casa amica e
-sicura, dove io sono stato chiamato per telefono, dal circolo. Non ti
-posso dire chi siano gli ospiti della tua famigliola, perchè Beatrice
-mi ha fatto giurare che non te l'avrei detto, volendo evitare che tu
-la cerchi, volendo sfuggire ad un'altra scena ancòra più dolorosa ed
-atroce. Bisogna, dunque, prendere una decisione. Beatrice, un giorno,
-forse anche non lontano, ti perdonerà, ritornerete insieme e sarà
-allora per voi una seconda luna di miele, cui io mi invito fin d'ora ad
-assistere. Ma, al momento presente, la povera donna è troppo abbattuta
-e demoralizzata per poterle parlare d'un perdono sia pure lontano. Ella
-non intende nè di rivederti nè di cederti i figli. La sua intenzione è
-di lasciarti libera la casa tua e di venire lei ed i piccini a Venezia
-con me. Mi sembra che questa partenza di Beatrice sia fatta appunto
-per risvegliare pettegolezzi e ciarle. È meglio, dunque, che sii tu ad
-uscire da questa casa. Va, parti, viaggia; io resterò con Beatrice e
-ti avvertirò e ti chiamerò il giorno in cui ci sarà possibile tentare
-ch'ella ti perdoni. Ella rientrerà in questa casa e, per il mondo,
-nulla sarà mutato. Per tutti, tu sarai in viaggio, per affari, per
-diporto, che so io! Questa notte intanto, Beatrice dormirà in un
-albergo, con me. Domani, dopo la tua partenza, tornerà qui. Tu hai
-tutto il tempo di prepararti a questa assenza non breve.
-
-— E devo partire, balbettò Giuliano, senza baciare i miei piccini? E
-chi sa per quanto tempo non li rivedrò!
-
-— Li bacerò io per te, rispose Loredano. Ed è meglio. Se tu li
-vedessi non partiresti più ed è necessario ora che tu ti assenti
-per qualche mese, affinchè la grave ferita che tu hai fatto al cuore
-di Beatrice abbia il tempo di rimarginarsi, almeno apparentemente e
-superficialmente.
-
-Giuliano parlò ancòra. Disse lo schianto che quella partenza
-significava per lui, la solitudine della sua vita, la sua tristezza;
-ma le risposte di Loredano furono così affettuose e così persuasive che
-poco dopo i due uomini si abbracciavano, — la partenza di Giuliano era
-stata decisa — si abbracciavano come fratelli di dolore, virilmente ma
-profondamente commossi.
-
-Poi si lasciarono. Loredano tornò presso Beatrice. Giuliano incominciò
-una marcia veloce per le vie della città, a fine di sollevare i suoi
-nervi depressi. I lampioni cominciavano ad accendersi nei negozi,
-le vie erano piene di folla, coppie di innamorati felici passavano
-vicino a Giuliano, lentamente, nel crepuscolo di quella soave giornata
-primaverile. Egli pensava alla vanità, alla insussistenza di quella
-illusoria felicità che luccicava negli occhi di quelle coppie di
-amanti. Anche per loro era passata quell'ora dolce. E rivedeva
-Beatrice al suo braccio, nei tramonti d'aprile e nelle stellate sere
-di luglio, mormorare parole tenere, mentre egli le sorrideva. Ed ora
-tutto era finito; il dramma era giunto inesorabile, a sconto delle
-gioie del tempo passato. Si trovò nella via Nazionale dove una fanfara
-di bersaglieri lanciava al cielo i suoi squilli inebrianti. Giunse
-al Corso, riboccante di folla lieta, scintillante di lumi, dorato di
-fanali a gas, argentato di lampade elettriche. Qualche signora che
-passava nella propria carrozza lo salutò. Egli si sentì sempre più
-solo fra quella folla ignota e, come unico porto al suo dolore, gli
-apparvero l'intimo salotto ed il dolce cuore di Claudina Rosiers.
-
-
-
-
-PARTE SECONDA
-
-
-
-
-I.
-
-
-Dal fondo del suo _coupé_ riservato nel treno di Firenze, Giuliano
-Farnese vide l'ombra di una donna, vestita di nero e avvolta di veli,
-scivolare lungo i muri, seguita dai facchini col bagaglio, diretta
-verso di lui. La donna arrivò allo scompartimento, salì, tese le labbra
-a Farnese.
-
-— Temevo che tu non venissi più, Claudina! disse lo scrittore,
-serrandola fra le braccia. Discioltasi, ella assestò le valigette su
-le reti sospese, poi si sedette dalla parte opposta allo sportello
-aperto, sempre nascosta dai veli. Giuliano, in piedi nel rettangolo
-dello sportello, cercava di nascondere la viaggiatrice. Claudina
-vide un uomo che passeggiava sul marciapiedi, dove i viaggiatori
-s'affrettavano e gl'impiegati si affannavano ed i carretti di ferro
-coi bagagli scorrevano con uno strepito fastidioso, vide quest'uomo
-avvicinarsi allo scrittore, salutarlo: ella riconobbe Santacroce che
-dimandava curiosamente a Farnese per dove partisse, per quanto tempo,
-se solo o in compagnia. Anzi egli arrischiò uno sguardo nel fondo dello
-scompartimento; Claudina tremò di essere riconosciuta, ma l'ombra che
-il lume a gas velato dalle tendine verdone lasciava e la miopia di
-Santacroce la protessero. Costui se ne andò, persuaso in apparenza
-dalle proteste dello scrittore, lungo quel marciapiede dove i cinquanta
-globi di luce elettrica rovesciavano fiumi di luce, da dove un rumore
-assordante saliva, oramai unito a quello degli sportelli sbattuti ed
-allo squillo delle campanelle di partenza.
-
-Lentamente, il convoglio si mosse. Claudina osservò l'amante e vide un
-grande pallore disfarsi sul volto di lui, mentre le mani gli tremavano
-e gli occhi non si staccavano da quella stazione argentea di luce, che
-oramai si allontanava sempre più. Quando questa non fu più che un punto
-luminoso su l'orizzonte notturno, Giuliano si ritrasse dallo sportello,
-alzò i cristalli, venne a sedersi vicino a Claudina, le prese le mani
-che erano gelide, le baciò la fronte ch'era madida di sudore, le baciò
-le labbra ch'erano paonazze. L'amante la strinse fra le braccia, la
-cullò con la dolce nenia delle sue fanciullaggini amorose. Claudina
-parve rianimata: tuttavia non seppe trattenere le parole del suo
-rimorso:
-
-— Abbiamo fatto male a fuggire, ella disse. Mi pare che noi
-s'abbia messo fra tua moglie e te qualche cosa di irreparabile,
-di insormontabile, di incancellabile, per il giorno in cui tu, non
-amandomi più, vorrai tornare con quelli che tu ami ancora, tua moglie e
-i tuoi bambini. Avrei dovuto partire io sola, io..... Tua moglie, forse
-ti avrebbe perdonato.... Chi sa? Le donne che amano son capaci di tante
-abnegazioni.....
-
-Sorrise amaramente; poi aggiunse, vedendo Giuliano che accennava a
-parlare:
-
-— So, so quel che vuoi dirmi e che mi hai già detto: che tua moglie non
-ti avrebbe giammai perdonato; che, d'altronde, non ti era possibile
-rimanere a Roma, separato da lei, per le ciarle del mondo; che tu mi
-ami; che, del resto, tu speri che tua moglie non saprà niente della mia
-partenza con te..... Ah, quanto sarebbe stato meglio per te rimanere o
-ritirarti in un piccolo paese con uno dei tuoi piccini, a lavorare.....
-Tua moglie, allora, si sarebbe persuasa del tuo pentimento ed un giorno
-te la saresti veduta arrivare, buona, sorridente, clemente, avendo
-dimenticato e perdonato.....
-
-La sua voce era piena di lacrime e dopo una pausa la donna gettò
-le braccia al collo di lui, reclinò la fronte su la sua spalla ed
-aggiunse, ardente di passione:
-
-— Ma no, ma no, ciò che abbiamo fatto è bene. Tu mi ami, io ti adoro,
-non potevamo vivere separati. No. Ah, Giuliano, come mi sento tutta
-tua, come mi pare di correre verso la felicità con questo treno, come
-mi pare di averti tutto mio e per sempre, per sempre!..... Ricordi
-l'altra sera, a quest'ora? Tornavamo dal teatro, cenavamo a casa mia,
-bevevamo dello _champagne_ alla primavera del nostro amore, all'alloro
-che dovrà incoronare, come dici tu, le nostre due fronti di una sola
-corona..... tu poeta ed io tua interprete, ricinti da un solo ramo
-d'alloro, uniti nella gloria, come nell'amore! Ah, che bel sogno, e noi
-lo realizzeremo..... Non è vero?
-
-Giuliano sorrise d'una smorfia scettica. Il fischio del treno parve in
-quel momento irridere.
-
-— Tu non hai fiducia? dimandò l'attrice. Io, sì, ne ho tanta, tanta....
-L'altra sera, a quest'ora, tu mi baciavi..... e nessuno dei due avrebbe
-imaginato che stasera saremmo stati insieme in questo treno che fugge
-verso la felicità, uniti, stretti, amanti, dopo il breve dramma di
-ieri.... Ah, quando iersera ti vidi arrivare da me, alle sei, pallido,
-disfatto, come invecchiato di dieci anni, e quando mi dicesti: «Fa
-le valige. Partiamo domani», compresi in un baleno quello che era
-avvenuto... Poi, mi sentii mancare, come in un sonno improvviso, e
-non ricordo più nulla.... se non che mi sono risvegliata sotto i tuoi
-baci ardenti! Ah, il destino come galoppa! E di quali mezzi, di quali
-misteri si serve per compiersi! Ed eccoci qui, ora, amanti per sempre,
-non è vero? Per sempre! Come ti adoro. Giuliano! Baciami, baciami.....
-
-Sotto la fitta pioggia di baci che l'amante faceva cadere su le
-labbra, su gli occhi, su la fronte di lei, ella si assopì, sorridente.
-Giuliano la distese su i cuscini, le si sedette accanto e, mentre il
-treno seguitava a correre in mezzo al gran deserto romano bagnato dai
-riflessi della luna, egli rivedeva una stanza ben nota, dove una donna
-ch'egli aveva tanto amato, — e che l'amava, — era certamente in veglia
-dolorosa, avendo sul pallido volto l'orma di tanto dolore, la tristezza
-di una così inattesa desolazione. Per la prima volta, ella lo attendeva
-invano, sicura ch'egli non sarebbe venuto. A quell'ora il telegramma
-ch'egli aveva spedito a Loredano, partendo, per annunziargli il suo
-allontanamento da Roma, doveva esser giunto; e Loredano, forse, aveva
-fatto considerare come un docile e pentito atto di sottomissione quella
-sua partenza, che pel benessere comune gli era stata consigliata. Forse
-Beatrice s'inteneriva, a momenti, al pensiero del lontano, forse lo
-rimpiangeva; ma il dolore ed il rancore dovevano vincere e Giuliano
-quasi vedeva i gesti convulsi dell'abbandonata, quasi udiva le parole
-disordinate e crudeli dirette a lui da quelle labbra che sapevano
-dirgli, anche poche ore prima, così dolcemente «io t'amo!» Quante
-volte, nella vita nuova che incominciava da quell'ora, egli avrebbe
-rimpianto la piccola stanza da letto coniugale con la _veilleuse_
-in cristallo azzurro, l'intimo salotto così animato da tante cose
-famigliari, sotto la luce della lampada velata dal paralume di tulle
-rosa..... Verso quali dolori e verso quali rimpianti egli si avviava?
-Quale nuovo dramma cominciava in quell'ora? E quale _redde rationem_
-si preparava? Un'inquietudine sempre più convulsa lo assaliva, e nella
-quale egli avrebbe potuto facilmente distinguere il rimpianto per ciò
-che lasciava, il rimorso per la sofferenza ch'egli aveva seminato
-intorno a sè, il timore misterioso di ciò ch'era dietro l'oscuro
-sipario abbassato fra il suo presente ed il suo avvenire, il dubbio per
-l'intensità e per la sincerità dell'amore ch'egli credeva di nutrire
-verso Claudina.
-
-Ma il sonno che gli appesantiva le palpebre non gli consentiva più di
-vedere la campagna lunare ed il volto pallido di Claudina assopita.
-I cattivi sogni marciavano in nero drappello verso di lui, così che,
-quando più tardi egli si destò al fracasso dello sportello spalancato
-alla stazione di Orvieto, un incubo doloroso lo opprimeva, con tanti
-fantasmi di dolore e di tristezza, da cui egli non riusciva a liberarsi
-nemmeno mentre Claudina si destava dal suo sonno pesante, mentre
-insieme riassettavano i loro abiti e discendevano le loro valigie,
-uscivano dallo scompartimento sul marciapiedi della piccola stazione.
-Gli amanti rimasero un momento l'uno contro l'altra a guardare il
-treno; e solamente quando il convoglio notturno si allontanò lungo
-il serpeggiante nastro di via illuminata dal lume di luna, essi si
-scossero, uscirono dalla stazione, salirono in una carrozza che doveva
-accompagnarli ad Orvieto.
-
-Lungo la salita che i giovani cavalli divoravano con un trotto vivace,
-i due amanti non dissero parola. Guardavano la vallata compresa fra
-montagne boscose e colline con terre solcate da borri e da piccoli
-torrenti, la triste vallata dove serpeggia il fiume Paglia, la vallata
-che si apriva sempre più al loro sguardo, a misura che salivano
-verso l'antica città etrusca, sotto la truce chiarità lunare che si
-diffondeva come un'enfasi di luce, su i monti e presso il fiume,
-disegnando le fitte boscaglie, accendendo di innumerevoli lamine
-argentee il corso serpeggiante del fiume, laggiù, fra gli alberi.
-
-Il silenzio non fu rotto che da un'esclamazione di Claudina innanzi
-ai mosaici meravigliosi del Duomo, tutti misteriosamente scintillanti
-sotto la luna. Era una immane fantasmagoria di luci e di riflessi,
-in cui i candori abbaglianti del marmo s'avvicendavano col balenìo
-caldo degli ori. Anche la piazzetta innanzi al Duomo era signoreggiata
-da quell'enfasi di luce lunare, che più giù gravava su la campagna
-e lì intorno dava alla mirabile facciata del tempio uno splendore
-trasparente, tale da farla sembrare una visione di sogno. Giuliano
-rivedeva con tenerezza quelle vie deserte e grigie, dove l'erba
-cresceva umile e silenziosa tra le selci, sin sotto i muri dei grandi
-palazzi echeggianti sonoramente nel deserto notturno e silenzioso lo
-scalpitìo dei cavalli. Claudina, intimidita da quella muta e profonda
-solitudine, si serrava inquieta al braccio dell'amante.
-
-All'albergo cenarono frettolosamente in una modesta saletta da modesto
-albergo umbro, serviti da un cameriere, Isidoro, insonnolito ma, pur
-nel sonno, cerimonioso. Egli li aveva presi per due sposi, e non appena
-li aveva serviti, volgeva le spalle per lasciar loro maggior libertà.
-Dopo la cena, però, gli amanti indugiavano intorno alla tavola,
-senza parlare e fumando una dopo l'altra certe sigarette sottili, che
-Claudina amava. Isidoro, sbadigliando sempre cerimoniosamente dietro la
-salvietta, faceva le sue alte meraviglie, per quei due sposi così poco
-loquaci e cordiali e così poco premurosi di raggiungere la loro camera
-e la loro libertà. Intanto il poveruomo cascava dal sonno e, piuttosto
-che cadere a terra sfinito, preferì di dire ai due supposti sposi, con
-le consuete cerimonie:
-
-— La loro stanza, signori, è pronta.
-
-L'ossequente voce di Isidoro richiamò alla realtà Giuliano. Egli si
-levò per il primo. Salirono nella loro camera, accompagnati da Isidoro,
-che rapidamente infilò l'uscio, augurando loro con un'aria sorniona il
-buon riposo.
-
-Si spogliarono lentamente, senza parlare. Sembrava che tra loro si
-fosse frammesso un qualche ignoto fantasma che li inquietava, li
-rendeva pensosi, irrequieti e tristi, allontanandoli l'uno dall'altra.
-I loro baci, quella sera, furono frettolosi, quasi indifferenti; il
-loro amplesso, non più nobilitato dalla fiamma della passione, li
-lasciò assai tristi. Stanchi, essi provarono ben presto il bisogno
-di voltarsi le spalle, di tacere, di dormire. Non di meno essi
-stentarono a prendere sonno. Finalmente Giuliano sentì il respiro
-di Claudina divenire più eguale, più lento, più grave. Ma egli era
-torturato dall'insonnia. Continuamente il pensiero degli assenti lo
-riafferrava. Come in una visione, egli vedeva un avvenire ben triste
-e minaccioso. Sentiva le lacrime fargli groppo alla gola. Nell'ombra,
-sentiva il respiro della donna sempre un po' inquieto. L'illusione che
-fosse Beatrice a dormirgli a lato lo esasperava come un incubo. Per
-liberarsene accendeva la candela, guardava Claudina ed un incubo ben
-più triste veniva ad opprimerlo: il rimprovero della figura dolorosa
-dell'assente. Poichè l'insonnia era invincibile, egli si levò, si
-vestì, si distese su una poltrona. L'agonia vi continuò. Verso l'alba,
-egli dormì un'ora di sonno affannoso e febrile. La luce del mattino lo
-destò. Alla vista di Claudina ancòra dormiente, sul letto, seminuda,
-nessuna tentazione lo accese. Egli confrontò quella sua impassibilità
-con quelle mattine in cui, mentre Claudina ancòra dormiva, egli amava
-di carezzare con la bocca e la mano le sue tepide grazie giovani.
-
-Quella mattina, invece, egli preferì di scendere a prender aria. La
-calma di Orvieto, la solitudine grigia del mattino esasperarono ancòra
-più la sua tristezza. La facciata del Duomo, scintillante al primo
-sole di mille ori e di mille riflessi di pietre preziose, di marmi e di
-mosaici, gli apparve appannata, a traverso il velo di lacrime che gli
-si distendeva su le pupille.
-
-
-
-
-II.
-
-
-Alcuni giorni dopo, gli amanti giungevano a San Remo, in un luminoso
-vespro di giugno. Scesi appena dal vagone, si diressero al porto, donde
-una barca li trasportò a bordo del _Little Rose_, il piccolo luccicante
-_yacht_ che Farnese aveva in rada precisamente a San Remo, ed il cui
-equipaggio era stato da lui prevenuto telegraficamente da Orvieto,
-quella stessa mattina. Giunsero allo _yacht_, quando già il crepuscolo
-era disceso col suo impalpabile manto solenne di ombre e di penombre;
-tre fuochi, il bianco, il rosso e il verde splendevano già come enormi
-pietre preziose — uno smeraldo, un rubino e un diamante — a babordo,
-a tribordo ed all'albero di trinchetto. Qualche lampadina elettrica
-splendeva nelle cabine, sopra coperta; un terrazzino a poppa, dov'erano
-tappeti, vasi di piante frondose e poltrone di vimini, era illuminato
-da tre o quattro lampadine che apparivano e sparivano tra il fogliame
-mosso dalla lievissima brezza marina. I tre marinai, il macchinista ed
-il capitano, vestiti di abiti candidi e corretti, attendevano Giuliano
-a piedi della scaletta. Aspettandosi di vedere Beatrice ch'era stata
-altra volta intrepida compagna di navigazione, gli uomini non seppero
-reprimere un lieve movimento di stupore non riconoscendola nella
-giovane donna, che agilmente scendeva dalla barca, saliva la scaletta e
-si arrestava sul ponte volgendosi a guardare l'immensità del mare. Quel
-movimento di stupore dei suoi marinai non sfuggì, per quanto lieve,
-all'attento e perspicace sguardo dello scrittore; ed egli ne risentì
-un piccolo urto seguito da un'indefinibile ma insistente sensazione di
-fastidio.
-
-Questa sensazione molesta si accrebbe durante il pranzo, servito da un
-marinaio sopra una tavola dove l'attenzione affettuosa degli uomini
-di Giuliano aveva profuso la pompa delle ultime rose di maggio della
-Riviera. Giuliano ricordava altri pranzi in quella stessa saletta,
-affettuosi e lieti pranzi d'innamorati con sua moglie; deliziosi e
-calmi pranzi famigliari con Beatrice, con Loredano e coi bambini;
-pranzi eleganti e sontuosi a gruppi di amici invitati a più riprese
-sul _Little Rose_ per brevi crociere lungo la Riviera di Ponente,
-lungo quella di Levante, o lungo la Costa Azzurra; solitarii pranzi
-frettolosi, infine, di _yachtman_ appassionato. Il sottile veleno del
-ricordo, che ha così fulgente colore e così dolce e amabile sapore,
-mentre poi dilania e corrode inesorabile, s'infiltrava nell'anima e nel
-cuore del romanziere, lentamente ma continuamente. Nè da quel veleno
-erano sufficienti a distoglierlo gli scoppii di risa di Claudina, il
-suo cinguettìo pieno di gaiezza e di amore, le sue esagerate paure
-quando un'ondata un poco più violenta veniva ad infrangersi contro
-il fianco snello del fragile bastimento. Egli era assorto, mangiava
-di mala voglia, rispondeva in fretta e con indifferenza alle mille
-minuziose e semplici questioni di Claudina, che voleva tutto sapere e
-di tutto desiderava avere una chiara spiegazione, piena d'entusiasmo
-com'era per quella lucida e luminosa casa galleggiante, così elegante
-e così intima, che per lei, ignara di tutta la vita del mare,
-rappresentava un fascino nuovo.
-
-Verso la fine del pranzo, il malumore di Giuliano s'era convertito
-in un mutismo assoluto. Egli già capiva di aver fatto male a condurre
-Claudina su quello _yacht_, dove erano annidate per lui tante memorie
-soavi e tenere di quella vita passata, che non sarebbe forse ritornata
-mai più. Ma, d'altra parte, non era meglio averla condotta su quello
-_yacht_, che non giù nella loro villa di San Remo, dove tanta della
-vita sua e di Beatrice aveva dolcemente fluito, a fil d'acqua, in una
-soave e armonica calma piena di dolcezza e di tenerezza? Le memorie
-erano legate, in quella villa, ad ogni angolo, come festoni di fiori
-lontani e smorti, pieni però dell'odore soave e suggestivo delle cose
-passate; ed egli, per entrare in quella villa con la sua amante, con
-colei per la quale tutta quella vita d'un tempo era stata per sempre
-abbandonata, avrebbe dovuto spezzare e distruggere con le sue mani
-quei festoni di crisantemi; ed il loro abbraccio d'amore, su quel letto
-dove più folte erano le memorie e tali da comporre una coltre profumata
-dell'odore del passato, avrebbe avuto il sapore amaro di un abbraccio
-di morte. Il suo spirito era rifuggito da quella profanazione. Poichè
-ella aveva voluto ad ogni costo venire a San Remo, lo _yacht_ gli
-era sembrato un comodo asilo dove i due fuggiaschi avrebbero potuto
-nascondere il loro amore colpevole. Ma anche lì le memorie odoravano
-ed egli si lasciava avvincere da quel malinconico profumo. Perchè
-però aveva ceduto ed era venuto a San Remo? Perchè egli aveva da
-qualche tempo quella scarsa riflessione su gli atti da compiere, così
-che doveva deplorarli non appena ne vedeva i primi risultati, sempre
-incresciosi? Adesso, egli guardava Claudina. Sebbene distratto e con
-l'anima altrove, Giuliano aveva inteso il silenzio farsi fra i due
-amanti. Non appena n'ebbe la nozione precisa, egli volle colmare quel
-silenzio, quasi fosse un vuoto, con uno scoppio di risa ch'era fuori
-proposito e che suonò falso. Claudina, con la guancia poggiata su una
-mano, lo guardava taciturna, da quando quattro o cinque sue domande
-erano rimaste senza risposta. Ella picchiava col coltello sul cristallo
-dei bicchieri. Giuliano la fissò negli occhi e vi lesse un muto e
-doloroso rimprovero.
-
-Si levarono, uscirono all'aperto in quella illuminata notte di giugno,
-in cui sembrava che le onde del mare palpitassero di innumerevoli
-esseri iridescenti. Gli amanti furono entrambi presi dalla suggestione
-di quella notte magnifica e munifica di sogni. Sul ponte, appoggiati
-al bastingaggio, essi guardavano palpitare nel cielo la vita
-dell'infinito. Su quell'immenso velario azzurro cupo si incendiava la
-magica meraviglia delle costellazioni, e tutto intorno, fino all'ultimo
-orizzonte, era il formicolìo scintillante degli innumerevoli astri. Il
-silenzio era profondo e più profondo ancòra sembrava in quella notte
-serena, quando gli occhi si levavano verso l'immensa solenne silenziosa
-vita delle costellazioni e degli astri. S'udiva solamente il sospiro
-del mare, che a volte diveniva gemito, a volte s'inebriava in un grido
-di gioia e di voluttà: tutto il mare, a volta a volta, si assopiva o
-cantava, nella vicenda delle onde profonde. Un sottile filtro versava
-nell'anima brama di sogni e bisogno di tenerezza in quella placida ed
-amorosa notte di stelle. Silenziosamente, e come di soppiatto, quasi
-che non fossero soli sul ponte, Giuliano prese tra le sue una mano di
-Claudina. Ei sorrise di quella sua carezza guardinga, ma poi pensò che
-anche nella solitudine, se ci si trova in conspetto dell'infinito e
-della gloria della natura, in presenza dell'immutabile ed impenetrabile
-prodigio della Vita e del glorioso enimmatico mistero della Notte, il
-pudore delle meschine passioni e delle fragili carezze umane ci assale,
-rendendo smorti e stanchi i baci scambiati nella solennità tenebrosa
-d'un bosco, o innanzi all'immensità bagnata di luce lunare di un
-orizzonte, o nella calma profonda di un mare notturno.
-
-Claudina, intanto, richiamata a Giuliano dal tepore di quella carezza,
-s'era rannicchiata tra le braccia dell'amante, quasi invasa da un vago
-timore. L'uomo sentì allora la gracilità e la debolezza di quell'essere
-ch'ei serrava tra le sue braccia, quell'essere per cui oramai ogni
-orizzonte di vita era costituito dall'amore di lui, quella delicata e
-appassionata donna per la quale da un sorriso, da una buona parola o
-da un bacio di lui dipendeva unicamente la pace, la vita e la gioia.
-Una pietà d'amore lo soggiogò, lo chinò verso di lei, che non aveva
-nessuna colpa nelle incertezze della sua anima d'irrequieto, nessuna
-responsabilità nello svolgersi fatale del suo e del loro destino.
-Sentì improvviso il bisogno di cullare l'anima di lei, ancòra afflitta
-dal suo silenzio astioso di poco prima con qualche carezzevole parola
-d'amore e di bontà, con qualche amorosa promessa di gioia avvenire.
-Provò il bisogno di udire dalla voce di lei la conferma sicura della
-sua felicità d'innamorata, quasi che il riflesso di quella felicità
-potesse scendere in lui, ad illuminarvi, come in uno specchio
-sentimentale, lo squallore muto dell'anima sua.
-
-— Come ti amo, Claudina! ei le disse commosso.
-
-Non seppe trovare altro. L'insignificanza della frase gli sfuggì,
-poichè nel suono di quelle poche sillabe un'emozione sincera ed intensa
-tremava. La giovine donna fu grata all'amato di quelle parole semplici
-e di quella spontanea carezza all'anima sua.
-
-— Ed io dunque! ella esclamò; ed il suo volto pallido al chiarore
-lunare apparve radiante, come quello d'una donna che veda rifiorire
-d'un tratto tutto il sogno della sua vita, creduto per sempre
-appassito.
-
-Lo splendore lunare diveniva più intenso, quanto più la luna compiva
-la sua maestosa ascensione nell'infinito mistero della notte. Quando
-Giuliano si volse un poco per dare un ordine ad un marinaio che passava
-dietro di loro, Claudina vide a quella luce gli occhi dell'amante
-velati come di una nebbia e, pur mentre fissavano l'uomo, lontani da
-lui e da quanto ne circondava, esuli dolorosi di un sogno o pellegrini
-fedeli di una memoria melanconicamente soave. Ella comprese che non
-bisognava lasciare, col silenzio, libero il galoppo alla fantasia di
-Giuliano e ch'ella non doveva, ritraendosi ed impicciolendosi, fargli
-obliare la sua presenza: presenza ch'era di già sufficiente a che
-l'onda del suo memore, vagabondo e tormentoso pensiero non dilagasse,
-portando intorno funeste vestigie di tristezza e di rimpianto,
-incancellabili impronte di dolore e di pentimento. Le donne amorose
-hanno il più delle volte questo senso prezioso dell'opportunità di
-una parola o di un bacio: anche le più sincere e le più spontanee
-non vanno esenti dall'esercizio involontario di questa loro non
-indifferente prerogativa di diplomazia sentimentale. Siccome questa non
-si limita alle più intelligenti, alle più tormentate dal dubbio, alle
-più accanite di analisi su loro stesse e su gli altri, ma si estende
-a quelle che non hanno altra intelligenza all'infuori di quella del
-cuore e delle labbra, a quelle che si adagiano placide e beatamente
-tranquille nella sicurtà reale o illusoria dell'amore, persino a quelle
-che non considerano nemmeno le più evidenti e palesi cause dei loro
-atti e i più chiari effetti di questi, bisogna credere più che ad una
-virtù acquisita, ad un istinto non fallace, che, d'altra parte, ha un
-richiamo in tutte le qualità e in tutti i difetti che le donne portano
-nell'amore e nella vita del sentimento. Da quest'istinto Claudina
-fu avvertita del periglio che il silenzio attraeva su le anime loro,
-addensandolo come una nube.
-
-— Io ti amo, ti amo tanto, disse Claudina all'amante. Io vivo adesso
-d'una vita piena e beata. Tutte le mie facoltà s'esaltano, tutti
-i miei nervi vibrano, tutta la mia carne è come corsa da un sangue
-nuovo, tutto il mio cuore si inebria, si ingrandisce, si estasia nel
-fervore di te. In questa notte mi pare che nessuna donna al mondo possa
-sentirsi più felice di me, poichè tutta la felicità deve essere nel mio
-cuore, s'io non riesco a intravederne sia pure un barlume altrove. Ed
-io ti sono grata dal profondo della mia anima del bene che mi fai, di
-tutta la gioia che tu dai alla mia vita, di tutta la primavera che tu
-hai gloriosamente ridonato a me, con la soavità e la generosità del tuo
-amore....
-
-Ella continuò a lungo in quella veemente gloria di passione. Giuliano
-udiva quelle lusinghiere e allettatrici parole; e, come un fanciullo
-che oda l'elogio della sua bontà prevedendone il dolce premio, si
-lasciava andare alla corsa di quel torrente già sognando che l'amore,
-ora palpitante nelle parole inspirate, avrebbe più tardi fatto fremere
-il suo cantico nell'abbraccio e nel bacio.
-
-Ma quando più tardi, rimasto solo sul ponte in attesa del momento
-in cui avrebbe potuto entrare nella cabina dell'attrice, gli ritornò
-il ricordo di altre sere e di altre attese lontane, quel torrente di
-amore gli parve un rigagnolo stagnante e quel cantico veemente echeggiò
-nell'anima sua non più esultante ma come un lamento dolorosissimo.
-Ricordava altre sere, sere di crociera, quando tutti i suoi ospiti
-marini erano già al riposo, altre sere in cui rimaneva sul ponte con
-Beatrice a contemplare estatici lo scintillìo del mare. Ad un dato
-momento, ella gli premeva lievemente la mano e scompariva, bianca sotto
-il chiarore plenilunare, come una visione di sogno, come un'apparizione
-fantastica. Ed allora ei rimaneva solo, fumando l'ultima sigaretta,
-carezzando l'ultima fantasia del suo pensiero irrequieto, pregustando
-la delizia delle carezze che fra qualche momento l'amata gli avrebbe
-prodigato. E poi..... e poi entrava misteriosamente, timido come un
-amante e non spavaldo come un marito, nella cabina di lei e la notte
-di amore cominciava appassionata e giovane, come ai primi tempi della
-loro unione. Così, così, anche quella sera..... anche quella sera egli
-era solo in attesa sul breve ponte, anche quella sera una donna lo
-attendeva nella misteriosa cabina. Egli indugiava, malinconicamente
-oppresso dai suoi contraddittorii pensieri. E mentre si proponeva di
-restare ancòra sul ponte a fumare, godendo quel plenilunio imponente
-e infinito, una di quelle contraddizioni del suo pensiero gli
-fece riflettere ch'era già tardi, che Claudina doveva essere già a
-letto, che l'attesa spiacevole poteva ora suggerire all'innamorata
-malinconiche riflessioni su quell'indugio. Tuttavia esitò ancòra.
-L'incantesimo di quella notte d'argento era troppo intenso ed i ricordi
-cantavano alla sua anima una troppo lenta e malinconica nenia. L'ora
-presente era scomparsa ed egli s'illudeva di esser tornato addietro
-di mesi e di anni su la via della sua esistenza. Ma ogni esitazione
-svanì quando, socchiudendo le palpebre, il bel corpo di Claudina gli
-apparve voluttuoso e mistico, come circondato da una nebbia argentea;
-allora ei si diresse a passo rapido verso la cabina, sollevò adagio la
-maniglia della porta, alzò appena la portiera e rimase celato, spiando.
-Un'allucinazione lo prese. Ricordò altre sere in cui egli aveva
-preparato quella stessa sorpresa d'amore, quel godimento voluttuoso pei
-suoi occhi. S'illuse che quella donna bella, che ora si denudava per
-infilare una camicia da notte tutta spumante di trine, fosse Beatrice.
-Ma già il sottil velo della camicia era scivolato: ei riconobbe bene
-la rotondità del fianco, la curva agile della schiena e, vinto, si
-gettò con furia su la donna, presa da un improvviso spavento; e tutti
-i suoi più ardenti baci furono per lei, mentre l'anima malinconicamente
-emigrava, pallida e dolorosa, verso l'assente.
-
-
-
-
-III.
-
-
-Gli amanti varcarono il cancello. Il giardiniere venuto ad aprire
-non seppe nascondere il suo stupore di rivedere il padrone così
-inaspettatamente. Ebbe subito uno sguardo curioso per Claudina e molte
-riverenti parole per Giuliano Farnese. S'inoltrarono pei viali del
-giardino, seguiti a distanza dal giardiniere che si era già provveduto
-delle chiavi della villa. Era un vasto giardino tenuto con una
-precisione ed un'eleganza inglesi: erano larghe aiuole tutte fiorite
-in quella primavera, erano viali dove i passi scricchiolavano su la
-ghiaia, alberi sottili e snelli, fontane loquaci, spalliere di rose,
-cespugli verdi, banchine di marmo, giù giù, sino a un belvedere aperto
-sul divino scenario del mare. Giunsero ad un piccolo _berceau_ dove le
-piante rampicanti avevan mutato in una cupola verde quell'intrico di
-canne. Quante volte nelle sere di primavera e nei crepuscoli d'estate
-non aveva Giuliano pranzato, sotto quella verde cupola in compagnia
-di sua moglie, dei suoi bambini, di Leonardo talvolta, tal'altra di
-un amico? Ei rivedeva la scena raccolta ed intima, come un quadro
-suggestivo, come un _interno_ di uno di quei soavi ed intimi pittori
-scozzesi così semplici e commoventi, di un Newbery più meridionale.
-La tavola imbandita sotto la verde cupola — e tra i verdi merletti
-di essa, or sì or no, le stelle e le costellazioni scintillavano e
-palpitavano; su la tavola la magnificenza rossa o bianca delle rose, il
-riflesso dei cristalli, lo splendore delle argenterie sul candore della
-mensa — e fuori, sino all'orizzonte estremo, lo scintillìo del mare,
-lo splendore del cielo; intorno alla tavola la sua dolce donna col
-suo volto pensoso ed amoroso, i visini deliziosi delle sue creature,
-l'affabilità e la bontà sincera di qualche volto amico — e fuori, giù
-su la spiaggia e nelle barche sul mare, soavi canti d'amore, lenti e
-dolenti, echi lontani di vite lontane; sul candore della mensa la sfera
-di luce d'oro della lampada intorno a cui aliavano prossime al fuoco ed
-alla morte le farfalle notturne — e, lontano, mentre lì era tanta pace
-soave e tanta quiete affettuosa, si lottava ancòra, si soffriva, si
-scherzava con fiamme ben più intense ed egualmente fatali, si piangeva
-e si moriva. E tutto quel dolore del mondo sembrava allora render
-più preziosa la pace di quei pochi cuori confidenti e tutta quella
-miseranda lotta per la vita faceva sentire più fortificante la quiete
-di quelle anime. E Giuliano pensava che anche lui aveva disprezzata
-la pace, disertata la quiete, e gettandosi nelle correnti malfide di
-un triste amore aveva fatto come quelle farfalle che, abbandonando la
-delizia dell'ombra, venivano all'irreparabile spasimo della fiamma.
-
-Fra due gruppi d'alberi un'altalena mostrava ancòra le sue corde e
-le sue tavole. Altre memorie irruppero nell'anima dello scrittore.
-Quante volte egli aveva sospinto su quell'altalena i suoi bambini,
-ardimentosi come tutti coloro che non presuppongono il periglio! Oh,
-i brevi gridi entusiasti del piccolo Luca, quando lo slancio era più
-forte, e come, col flettere le sue gambe infantili e col protendere il
-suo corpo di bimbo, cercava di renderlo tale, allor che il padre per
-prudenza lo moderava! Oh, le care gote rosee accese e gli occhi di Anna
-Maria scintillanti a quel gioco maschile, a quell'illusione del volo!
-Ora i suoi bimbi dovevano tanto sentire la mancanza del papà, del loro
-grande amico, che sapeva talvolta elevare i loro spiriti infantili
-verso il suo e tal'altra abbassare infantilmente il suo verso le loro
-anime semplici ed ignare... Essi erano rimasti in quella casa, tra una
-governante fredda ed indifferente, troppo nordicamente impassibile per
-le loro volubilità di fanciulli, ed una mamma dolente e silenziosa,
-che, probabilmente, evitava il più delle volte la loro presenza e
-le loro parole perchè le une parlavano forse dell'assente e l'altra
-evocava il ricordo di questi. Od anche nulla era di tutto ciò. Chi
-sa? Egli ricordava un pensiero di Leonardo da Vinci, alcune parole del
-grande pittore: diceva quel pensiero d'apparenza umile, ma in realtà
-profondo, che l'acqua che si tocca in una corrente è l'ultima di quella
-che è passata e la prima di quella che viene. Come quell'acqua anche
-l'anima infantile è quale acqua che scorre: le imagini od i ricordi
-non vi si fissano; ma scivolano via con la corrente, come riflessi
-mobili, come fa l'imagine specchiata su la trasparenza delle acque.
-Ogni ricordo del padre poteva essere cancellato dalle anime loro,
-dopo quei quindici giorni d'assenza, o almeno così impallidito che
-ben presto sarebbe del tutto scomparso. Questo timore gli dava una
-commozione indicibile, mentre ei sospingeva l'altalena, come altre
-volte, sognando e ricordando, quasi illudendosi di una cara presenza. E
-sua moglie gli tornava al pensiero: sua moglie e le vesti primaverili,
-sua moglie e le spensierate gaiezze mattutine, le fanciullaggini del
-suo cuore amoroso e della sua anima semplice, vero specchio delle
-impressioni che passano: un raggio di sole o una lacrima, un fiore che
-sboccia o una nuvola, un sorriso di bimbo o una corolla che appassisce
-non colta da alcuno, nè da alcuno odorata, come tante anime dolorose
-nei dolenti esilii del sole e dell'amore. L'uomo rammentava che anche
-Beatrice s'era seduta su quell'altalena ed ei l'aveva sospinta così,
-come ora sospingeva il vuoto sedile, e nelle orecchie gli risuonavano
-gli scoppii di risa o i piccoli gridi di paura ch'ella si lasciava
-sfuggire presa da un vago sgomento per quell'ardita ginnastica e
-rivedeva una piega delle dolci labbra protese e strette in un atto di
-femminile apprensione. Non più ella rideva come in quei chiari mattini:
-tutti i giardini della sua anima erano devastati e su le rose erano
-stati distesi i veli neri della tristezza. L'emozione che serrava il
-cuore di Giuliano diveniva minuto per minuto più intensa; così ch'egli,
-temendo di non saperla più trattenere, serrò il braccio di Claudina
-che affondava, il volto fra le rosee corolle d'un rosaio, trascinò la
-giovane donna via da quel luogo abbandonato, ove la sua vita trascorsa
-era come in agguato per versare nell'anima sua il rimorso e il
-rimpianto per tutto quel ch'egli aveva inconsultamente distrutto.
-
-Entrarono nella casa. Il giardiniere li precedeva, apriva col grosso
-mazzo di chiavi le porte; nell'ombra, mentre gli amanti camminavano
-incerti, egli con la sicurezza dell'abitudine correva spedito
-alle finestre, spalancava le imposte, apriva le persiane. Sebbene
-quella fosse casa sua, Giuliano stentava nell'ombra a ritrovarne
-la topografia. S'orizzontò quando, avendo il giardiniere aperto
-le finestre di una grande stanza nella quale gli amanti s'erano
-soffermati, ei riconobbe il suo gabinetto da lavoro. Rivide tante
-sere di lavoro felice, calmo, fiducioso, quando i bambini erano a
-letto e Beatrice, presso di lui, scorreva le pagine di qualche romanzo
-che il suo gusto sopraffino ed educato prediligeva. Ricordava anche
-altre sere, in cui ospiti erano giunti alla villa. Dopo il pranzo,
-se qualche lavoro urgente ve lo costringeva, ei discendeva in quella
-stanza, si sedeva a quella scrivania e, mentre la penna scorreva su
-la carta ubbidiente a ciò che il pensiero dettava, gli giungevano
-dalla soprastante terrazza le conversazioni e le risa dei suoi amici
-e talvolta la musicalissima voce della sua Beatrice. E poi, quando
-meno se lo aspettava, quando più si abbandonava al lavoro, egli udiva
-un fruscìo femminile nella stanza, e, prima che avesse potuto levare
-gli occhi dalla carta, due labbra amorosamente si poggiavano su la sua
-fronte, discendevano voluttuose e pur caste a cercargli la bocca. Così,
-in quelle sere, più volte Beatrice trovava il modo di sottrarsi ai suoi
-ospiti, di spingersi fin giù nello studio del marito, a confortare la
-sua pensosa e laboriosa solitudine d'un sorriso, d'una parola o d'un
-bacio, a dimandare quanto ancòra gli mancasse per terminare il suo
-lavoro, molto, la metà, tre pagine, due pagine, qualche periodo, più
-nulla. E allora, contenta, prendeva il braccio dell'amato, salivano le
-scale lentamente, soffermandosi e baciandosi ad ogni gradino come due
-innamorati che si nascondono; poi rientrava prima di lui nel gruppo dei
-suoi invitati e, quando Giuliano qualche minuto dopo ricompariva, ella
-aveva la graziosa fanciullaggine e la innocua civetteria di simulare
-di non aver visto affatto il marito in tutto quel tempo ch'egli aveva
-lavorato. E aggiungeva: «Hai fatto presto», proprio quelle sere in cui
-le ore le erano sembrate più lente a passare ed il lavoro dell'adorato
-assolutamente interminabile!
-
-Claudina, poggiata al davanzale della finestra, guardava il mare
-che s'andava tingendo di rosa al riflesso del cielo, che sempre più
-rosseggiava per la magnifica pioggia di rubini del tramonto. Egli
-approfittò di quel momento per guardare un gruppo di fotografie
-infilate nelle fibre di una grande palma, dietro quel tavolo dov'egli
-aveva tanto scritto e tanto pensato e sognato. Era qualche vecchia
-fotografia di Beatrice, qualche fotografia più recente dei suoi
-piccini. Un gruppo, egli e l'assente in atto di leggere assieme un
-libro tenendosi abbracciati, fermò la sua attenzione: datava dai giorni
-del suo viaggio di nozze e Loredano, ad un suo ritorno da Montecarlo,
-aveva eseguito quella fotografia! Quanto tempo da allora e quanta
-vita ed anche quanto dolore, poichè quella non va mai disgiunta da
-questo! Altre istantanee un po' sbiadite dall'aria e dalla luce erano
-lì intorno, fatte da qualche amico dilettante, ospite di un'ora o di
-una settimana nella loro villa di San Remo o su l'elegante _yacht_.
-Ne vide una in cui egli era quasi arrampicato su un albero e gettava
-a Beatrice dalle mani levate le sfere d'oro degli aranci liguri. Ne
-vide un'altra in cui egli guidava una _charrette_ inglese e Beatrice
-era al suo fianco e fra loro il piccolo Luca ammirava intento il trotto
-serrato del bel baio. Ne vide un'altra ancòra in cui egli con l'aiuto
-di una canna porgeva alla moglie affacciata ad una finestra la pompa
-variopinta di un canestro di rose. Ne vide un'altra in cui, seduti
-sul ponte del _Little Rose_, essi prendevano il thè, fissandosi negli
-occhi, appassionatamente, come due innamorati, sebbene altre persone
-fossero intorno a loro. Ne vide un'altra ancóra rappresentante Beatrice
-nell'atto di salire a cavallo, mentre egli coi polsi incrociati le
-faceva da staffa. Ne vide un'altra ancóra, quella che più lo commosse,
-poichè ne ricordava la semplice storia di data non troppo remota. Un
-giorno, in giardino essi giocavano a gattacieca, come due fanciulli.
-Giuliano era bendato: Beatrice, avendo corso il rischio di essere
-afferrata, si era data a correre; Giuliano, calatasi la benda, l'aveva
-inseguita e raggiunta ed ella gli era caduta fra le braccia, ridendo,
-fingendo dispetto, ma in realtà lietissima d'essere stata raggiunta e
-le loro bocche s'erano incontrate ed unite in un bacio ardentissimo,
-proprio al momento che Loredano, svoltava all'angolo del viale;
-e Loredano non essendo stato visto, ne aveva approfittato per far
-scattare la molla della macchina fotografica. Con quanta confusione e
-poi con quante franche risate essi avevano trovato due giorni dopo,
-sotto le loro salviette, l'istantanea di quelle loro fanciullaggini
-d'amore!
-
-Il ricordo si era così limpidamente precisato nella sua anima, che
-Giuliano provò una stretta al cuore. Ei comprese d'aver fatto male a
-venire in quella villa con Claudina, come aveva fatto male a venire
-a San Remo, a condurla su lo _yacht_. Ma che fare? Claudina aveva
-espresso ad Orvieto la recisa volontà di venire a San Remo. Come
-opporsi e come negarglielo? Poteva forse dirle che in quel paese marino
-egli aveva le più dolci memorie di un passato felice? Non avrebbe ella
-avuto il diritto di dolersene profondamente? Confessare che egli aveva
-in quel luogo delle memorie non costituiva niente di male; ma dirle che
-ritornare a quelle memorie lo avrebbe fatto soffrire, era lo stesso
-che confessarle di amar sempre Beatrice. Poteva egli farlo? Gli era
-parso di no e così anche quel giorno stesso aveva dovuto approvare,
-dopo una vana lotta dissimulata, il progetto di Claudina di recarsi fra
-breve a Venezia, a vivere nella città dell'amore la primavera del loro
-amore. Ai capricci di lei era vano opporre ragioni. Come trovarne di
-eloquenti e di indiscutibili? Bisognava arrendersi, soffrire e tacere.
-E così quel giorno, quel pomeriggio, mentre passavano innanzi alla
-sua villa, Claudina aveva espresso il desiderio di visitarla. Poteva
-egli rifiutare? Del resto, già ella aveva tirato il campanello, già
-il cancello cigolava su i cardini ed il giardiniere appariva, mentre
-Giuliano si convinceva della impossibilità di pregare l'amante perchè
-rinunziasse a quella visita, che gli sembrava una profanazione delle
-sue più care e più sacre memorie. Così ei si trovava in quella stanza
-con lei, così egli era divenuto preda delle trafiggenti memorie e
-non poteva troncare o abbreviare il suo martirio e non poteva lasciar
-sgorgare liberamente quelle lacrime che gl'inumidivano gli occhi e che
-per lui sarebbero state un così grande sollievo.
-
-Ricominciarono il giro per le camere, pei corridoi e pei salotti, e
-salirono al piano superiore. Ancóra il giardiniere andava innanzi a
-loro, apriva porte e finestre; a Giuliano sembrava che per la loro
-presenza le memorie, come persone vive, si destassero negli angoli
-ov'erano annidate da quel giorno in cui egli e la sua famiglia erano
-partiti per l'ultima volta dalla villa di San Remo. Anche l'imagine
-autunnale e funerea, che poche sere prima lo aveva oppresso nelle
-sue malinconie a bordo del _Little Rose_, tornava nel suo pensiero.
-Ancóra gli pareva che le memorie fossero legate, in quella villa,
-ad ogni angolo come festoni di fiori lontani e smorti, pieni però
-dell'odore soave e suggestivo delle cose passate per sempre. Egli
-era entrato in quella sua villa, v'era entrato con la sua amante, con
-colei per la quale tutta quella vita d'un tempo era stata abbandonata
-e calpestata.... Ed ora, per entrare in quelle stanze, egli spezzava
-e distruggeva con le sue mani quei festoni di crisantemi. E tutti
-quei festoni erano a terra e gli pareva quasi di udire camminando un
-fruscìo di morte, il fruscìo delle foglie secche nei viali dei giardini
-o dei cimiteri, quando gli ultimi cieli d'autunno dànno le loro ultime
-trasparenze, le ultime malinconie e gli ultimi crisantemi.
-
-Egli ebbe un sussulto. Si trovavano nella stanza da letto, quella
-in cui Beatrice e lui si erano tanto amati, dolcemente cullati
-dall'amorosa canzone, della ninna-nanna cantata dal mare, con la sua
-solenne voce che si fa dolce e sommessa per gli amanti che vanno a
-chiedere a lui il commento e l'eco dei loro baci! L'agitazione di
-Giuliano era sempre più evidente. Claudina guardava le spalliere di
-rose nel giardino sottostante:
-
-— Che belle rose, ella esclamava. Sono le ultime rose di primavera. Il
-loro profumo sale fin quì...
-
-— Vado a coglierne un mazzo, aveva risposto il giardiniere credendo
-di far cosa grata al suo padrone e, prima che Giuliano lo avesse
-potuto trattenere con un gesto o con una parola, era andato di corsa a
-compiere quella sua profumata raccolta floreale.
-
-Gli amanti si erano così trovati soli in quella camera dove le
-memorie dell'amore suggerivano nell'anima e su le labbra il desiderio
-dell'amore. Un usignolo gorgheggiava giù nel giardino. All'orizzonte
-le ultime rose del tramonto s'impallidivano tristemente sotto le prime
-ceneri del crepuscolo. Claudina s'era rivolta a guardare l'amante.
-Questi, non trovando una parola da pronunziare poichè l'emozione gli
-serrava la gola, sorrise alla giovane donna e le tese ambo le mani.
-Ella le prese, poichè, amante sincera e appassionata, non restava mai
-fredda ad alcun gesto d'amore. Si gettò fra le braccia di Giuliano,
-che dovette stringerla a sè e dovette cercare pel primo quelle labbra
-palpitanti come ali di libellula rossa e che accennavano già a cercare
-le sue. Il letto era vicino, un gran letto coperto da una coltre
-bianca, sotto un baldacchino di merletto. Claudina (forse ella non
-pensava a nulla di male e nessuna visione di voluttà le suggeriva il
-suo atto, ma solo la stanchezza improvvisa e la vicinanza di quel
-riposo) Claudina si sedette su la sponda, attirò a sè Giuliano. Ma
-questi ebbe orrore della profanazione, ricordò che il loro abbraccio
-avrebbe avuto in quel luogo un odore di morte; egli sentì di adorare
-perdutamente Beatrice in quel momento ed ebbe la nozione di tutta la
-sua infelicità, poichè quell'amata era forse per sempre perduta alle
-carezze della sua anima e delle sue labbra. Violentemente si liberò da
-Claudina che continuava ad attirarlo, fuggì via dalla stanza e dalla
-villa per i lunghi corridoi muti nella penombra. Su la porta s'imbattè
-nel giardiniere che gli tendeva le rose. Egli afferrò quelle rose e
-disperatamente le morse, le sfogliò, le gettò a terra a comporre un
-tappeto di petali rosei. Il cancello era innanzi a lui. Egli uscì,
-senza voltarsi indietro.
-
-E Claudina, stupita e con un'angoscia suprema sul volto poichè ella
-aveva intuito l'intimo dramma svoltosi nell'anima di Giuliano, comparve
-pochi minuti dopo sotto quella porta dalla quale l'amante era uscito.
-Vide su la ghiaia il breve e folto tappeto di rose, s'impietosì su
-la loro malinconica sorte ch'era triste quanto la sua e due lacrime
-solcarono le sue gote, angosciosamente.
-
-
-
-
-IV.
-
-
-Il pranzo finiva in un silenzio glaciale che nessuno dei due aveva
-osato di rompere e che li opprimeva dolorosamente. Sebbene qualcosa
-di grave fosse avvenuto fra loro, gli amanti si erano ritrovati alla
-stessa ora intorno a quella tavola in quella stessa cabina come nelle
-sere precedenti, spinti da quella gagliarda forza delle abitudini
-la quale fa sì che si possa mangiare e sorridere dopo la morte d'una
-persona diletta, tornare con le gramaglie del dolore a viver la vita
-che si viveva fra i rosei veli e le gemme splendenti della felicità.
-Giuliano uscito dalla villa aveva girovagato per San Remo, cercando di
-calmare con la marcia la sua grande agitazione. A poco a poco aveva
-visto accendersi i lumi, discendere il silenzio con le sue lente e
-grevi ali notturne. Poi si era trovato sul mare, era salito a bordo
-del suo _yacht_ e nella sala da pranzo, distesa su una poltrona e
-pallidissima, aveva trovato Claudina apparentemente immersa nella
-lettura d'un libro, ch'ella leggeva a rovescio! La giovane donna,
-trovatasi sola nel giardino di Farnese dopo l'improvvisa fuga di lui,
-era rimasta perplessa. Che fare? Pur troppo ella intuiva qual fosse la
-tormenta che per qualche tempo aveva devastato l'anima di Giuliano.
-Comprendeva che forse quello era il principio della fine di quella
-loro felicità così breve e così illusoria. Ma, con l'ansiosa e folle
-speranza di colui che vede in un'inondazione l'acqua sommergere le
-dimore vicine e s'illude e vuole illudersi che la sua sarà salva,
-Claudina tentava d'illudersi ancora sul suo triste destino e si
-ripeteva senza tregua che quell'improvvisa disperazione di Giuliano,
-quantunque prodotta dalle memorie del tempo passato, poteva non
-significare disamore per lei, che aveva dato a lui quanto aveva di più
-sacro e di più ardente. Ogni piccolo fatto sembrava a lei un pretesto a
-speranze e a fiducie, come ogni rottame che sia su la superficie delle
-acque appare al naufrago una vela, una probabilità di salvataggio.
-Così quel giorno, quando nella stanza Giuliano le aveva teso le mani e
-l'aveva baciata, doveva certamente avere obbedito ad un moto spontaneo.
-Un minuto dopo egli era fuggito e Claudina, quantunque si rendesse
-conto delle molte cause di quel fatto, non sapeva spiegarsi quale fosse
-stato il movente decisivo. Anch'ella era tornata a bordo, perchè non
-sapeva dove dirigersi, perchè abbandonata ella si sentiva tanto sola,
-perchè, anche se non era amata più, ella amava tanto ancóra con tutte
-le esuberanze della sua giovinezza!
-
-Giuliano si levò da tavola per primo, si distese su un divano, chiuse
-le palpebre per meglio riconcentrare il suo pensiero e per difendere
-gli occhi troppo vivamente feriti dall'aureo splendore dei fiori
-elettrici. La tempesta, che crudelmente s'era in quel pomeriggio
-abbattuta su la sua anima, non s'era ancóra del tutto allontanata e
-tuttavia l'anima serbava le tracce di quella devastazione. Claudina
-rimase qualche minuto a fissarlo, attendendo da lui una parola, una
-sola parola che avesse riconfortato le sue illusioni, dato color di
-verità alle sue speranze. Invano! Ella uscì sul ponte, si sedette su
-una poltrona di vimini, un poco oppressa dall'afa di quella notte di
-nuvoli.
-
-L'orizzonte infatti si era oscurato. Grossi nuvoloni neri gravavano
-sul cielo che durante il giorno era stato di un così puro e splendente
-sereno. Dietro alcune nuvole meno dense la luna spandeva qualche
-riflesso del suo chiarore argenteo. Ed era la sola oasi di luce in
-quell'immensa profondità di tenebre. I lumi di San Remo tremolavano
-come lampade accese in un cimitero innanzi a quelle case bianche che
-sembravano sepolture. Gli alberi di qualche villa ed alcune ombre che
-s'agitavano presso il mare avevano lugubri apparenze di fantasmi. Non
-una voce, non un'eco, non un canto. Come la tenebra, così il silenzio
-era profondo. La notte si drappeggiava nella maestà dei suoi neri manti
-e per le anime dolorose era come un incubo pauroso ed insopportabile.
-
-Claudina era ancóra immersa nelle sue incertezze, ancóra s'affaticava
-a veder rosa il nero, a trovar rose tra la cenere, a confondere con i
-soavi effluvii della primavera gli ultimi odori di un autunno morente,
-ancóra s'illudeva e dava speranze all'anima sua e vedeva stelle
-sotto quelle nubi e riflessi e splendori oltre i tenebrosi enimmatici
-misteri di quella notte profonda; mite e dolce creatura d'amore, ella,
-dimentica dei suoi proprii spasimi, compiangeva Giuliano per quel
-ch'ei doveva soffrire, quando questi di repente comparve innanzi a lei,
-quasi sórto dall'ombra. Ella ebbe un piccolo grido, un gesto di paura,
-subito represso. Poi guardò l'amante in piedi innanzi a lei con la
-maschia figura vigorosa e slanciata: gli parve ch'ei fosse stranamente
-pallido, che le labbra gli tremassero, che le pupille gli si velassero
-di un sottil velo di lacrime. Ebbe pietà, ma non osò parlare. Anche una
-lieve irritazione la faceva tacere: perchè Giuliano si ostinava in quel
-silenzio, perchè non dissipava con una sola buona parola tutte le nubi
-ch'erano nel cielo del loro amore, non discacciava tutte le apprensioni
-che gravavano sul debole cuore di lei? Ella pensò che forse Giuliano
-si stimava colpevole, che forse anch'egli non osava parlare, che forse
-anch'egli attendeva ch'ella con una sola parola buona dissipasse a
-sua volta quelle nubi e discacciasse quelle angosciose apprensioni.
-Così, forse, il malinteso fatalmente era fra loro, ed il supplizio
-del silenzio e del dolore non sollevato dalla confidenza continuava a
-torturare le anime degli amanti.
-
-Per quale strana e tutta femminile contraddizione, quando Giuliano le
-sorrise, ella invece di rispondere con un sorriso si fece più scura in
-volto, più severa e più corrucciata? Da quale dolente pensiero ell'era
-afflitta quando ella tacque e lasciò senza risposta Giuliano che,
-appressandolesi, le diceva con una voce velata, piena di tristezza, con
-una grazia stanca ch'egli dava sovente alle sue parole d'amore:
-
-— Claudina mi vuoi sempre bene? Oggi come ieri, domani come quest'oggi?
-
-E quando Giuliano le si avvicinò ancóra per porre un bacio su la sua
-pallida fronte, ella si disciolse dalla stretta di lui, sorse in piedi.
-Ma Giuliano era innanzi a lei così umile e supplichevole ch'ella fu
-vinta e, reclinando la fronte su la spalla di lui, diede sfogo alle sue
-lacrime roventi, mentre le smorte labbra susurravano:
-
-— Come mi hai fatto soffrire!....
-
-Allora Giuliano parlò, sentì che una spiegazione, dopo la
-riconciliazione spontanea, era necessaria tra loro; velò quanto seppe e
-potè il suo pensiero, ridusse a proporzioni minori il tumulto della sua
-anima in quel giorno.
-
-— Ho tanto sofferto anche io... Tu sai, Claudina, che io ti ho
-preferita a tutto ed a tutti poichè per te ho tutto abbandonato e tutti
-obliato..... Ma pure quest'oggi, rientrando in quella villa dov'era
-trascorsa tanta della mia vita, le memorie mi hanno riafferrato; con
-le memorie è venuto il rimorso del male che ho fatto, quello stesso
-rimorso che ci trafisse a casa mia quel giorno in cui tu fosti mia
-per la prima volta. Ti ricordi? Ma quest'oggi io non avevo solamente
-il rimorso del male fatto agli assenti, avevo anche il rimorso del
-male fatto a te, Claudina, unendo il tuo cuore giovane ed ardente alle
-ceneri del mio vecchio cuore ammalato di uomo e di poeta, troncando
-così il tuo avvenire di gloria, velando di tristezza lo splendore
-primaverile dei tuoi sogni.....
-
-Claudina accennava di no col capo biondo; le sue labbra sorridevano
-un po' tristemente, le sue mani premettero quelle di Giuliano d'una
-stretta amorosa, che non era di perdono, ma di gratitudine:
-
-— Tu non mi hai fatto nulla di male, Giuliano, ella disse. Io ti sono
-anzi grata con tutta l'anima della gioia che il tuo amore mi dà e di
-aver così saputo realizzare i miei più ambiziosi sogni.....
-
-Giuliano continuò, quasi non avesse inteso le parole di lei, non avesse
-visto il suo sorriso, non avesse sentito il tepore della sua stretta di
-mano:
-
-— E quest'oggi, quando ti sei seduta sul letto, io ho avuto la
-visione di un nostro amplesso su quel giaciglio non nostro. Mi è parso
-ch'esso avrebbe offeso l'assente e così bassamente avvilite le anime
-nostre!.... E sono fuggito, perchè l'emozione mi serrava la gola,
-perchè le lacrime mi gonfiavano gli occhi e non volevo piangere innanzi
-a te, non volevo sembrarti un fanciullo, non volevo.....
-
-Le sue parole furono troncate, poichè Claudina su le labbra che
-parlavano aveva soavemente posto la tepida carezza della sua bocca.
-Egli si lasciò andare alle carezze di lei ch'era già completamente
-tranquillizzata. Ecco, la tormenta era oramai del tutto passata. E
-solamente nell'anima sua aveva lasciato tristissime tracce..... Ma
-forse non solo nella sua: Claudina di quelle rovine non si rendeva
-conto, per ora racconsolata dall'acqua di Lete delle sue illusioni e
-dei suoi sogni. Un giorno, però, quand'ella avrebbe guardato nella sua
-anima come in uno specchio, le vestige di tanto dolore le sarebbero
-apparse.
-
-Un marinaio passò presso di loro, fece scattare i commutatori delle
-lampadine elettriche. La tenebra divenne intera sul ponte. L'uomo
-augurò la buona notte, s'allontanò frettoloso.
-
-Gli amanti si erano distaccati. Claudina aveva rovesciata la testa su
-la spalliera ed una certa sonnolenza gli aveva appesantito le palpebre.
-Giuliano (la gola di lei era nuda e un respiro un po' affannoso
-sollevava i bei seni rotondi) già sentiva di nuovo il desiderio di
-lei. Con un bacio ella lo aveva ripreso. Nulla più rimaneva di quella
-dolorosa giornata, se non l'inutilità del suo dolore. Ella adesso
-dormiva, placida, dimentica che quell'uomo aveva quel giorno così
-crudelmente sofferto per lei. Un sorriso — che parve a Giuliano un
-sorriso felino di femminilità vittoriosa — socchiudeva le labbra
-tornate rosse. Quell'ombra bianca di donna gli parve una nemica
-soddisfatta, gli parve che ella celasse il suo intento malefico sotto
-l'ebrietà illusoria dei baci e le maschere delle amorose parole. Un
-orologio suonò la mezzanotte nella cabina prossima. Pensò Giuliano a
-quel che avrebbe fatto a quell'ora, se fosse stato a Roma, se fosse
-stato nella sua casa. Forse avrebbe lavorato tutta la sera ed a
-quell'ora, con la lietezza che dà agli scrittori una buona e feconda
-seduta di lavoro, avrebbe lasciato il gabinetto da studio, per passare
-nelle stanze dei suoi piccini e baciare i loro visini rosei, così rosei
-sotto le coltri e su gli origlieri candidi; poi sarebbe entrato nella
-stanza di sua moglie e sua, rischiarata dalla _veilleuse_ di cristallo
-azzurro, avrebbe baciato la soave creatura che si sarebbe destata al
-bacio per attirarlo a sè, amorosamente.... Quale dolce visione e come
-lontana e, ahimè, per sempre perduta!... Era bastato a distruggere
-quella vita beata che quella donna ora addormentata s'incontrasse sul
-suo cammino, fatalmente.... Ei non ne faceva, del resto, una colpa a
-sè stesso od a lei. Egli era un fatalista convinto e solo responsabile
-degli avvenimenti umani reputava il destino. Era persuaso che una
-fatalità superiore incombe su tutti gli esseri umani e che è vano
-opporvisi o lottare con essa una lotta inane. Ricordava una parola
-araba che riassume il concetto del fatalismo mussulmano, _Mektoub_:
-era scritto! Proprio così, _mektoub_, era scritto che avvenisse quanto
-era avvenuto, era scritto che quella donna amante fosse per lui come
-un'aspra avversaria, era scritto che alla lontana creatura che amava
-egli arrecasse tanto dolore e che dalla prossima creatura che lo amava
-egli accogliesse tanto dolore!
-
-Ma, intanto, quella sofferenza non poteva continuare. Bisognava
-darsi tutto a quel nuovo amore che pure gli aveva dato tante ebrezze,
-bisognava evitare che i ricordi lo assalissero. Al mattino, ei sarebbe
-partito da San Remo per una breve crociera. Claudina non conosceva
-nè Montecarlo, nè la Costa Azzurra ed avrebbe accolto la proposta
-con entusiasmo. Per qualche giorno, così, era possibile a Giuliano
-differire la sua agonia, qualche giorno di tregua e di calma gli era
-consentito. Sentì l'anima sua quasi placata. La notte non era più
-così nera e profonda; di tra le nubi diradate scendevano a torrenti
-luminosi gli argentei riflessi lunari. Anche la donna, che ora si
-destava sorridendogli, non gli appariva più un'avversaria temibile,
-ma piuttosto, come lui, una mite vittima del destino. _Mektoub!_ Era
-scritto!....
-
-
-
-
-V.
-
-
-Venezia già splendeva tutta sotto la luna, quando Farnese prese
-posto nella gondola che doveva portarlo all'_hôtel Danieli_ e, come i
-gondolieri accennavano ad abbreviare la via percorrendo i rii, ordinò
-che percorressero il Canal grande e lentamente.
-
-Egli non pensava già più che Claudina lo attendeva. Lo scrittore si
-lasciava avvincere dalla suggestione che Venezia aveva sempre su lui,
-fin da quando il treno passava fra la laguna, sul ponte di Mestre.
-Il cielo in quella sera di primavera veneziana era tutto trapunto di
-stelle, a gruppi, come lampadarii su una immensa seta azzurra oscura.
-Ma l'aria era quasi rigida, poichè in tutto il giorno doveva aver
-piovuto. Giuliano aveva trascorsa mezza giornata a Padova, per visitare
-la monumentale e vecchia città, fiancheggiata di bastioni, dove egli,
-l'oscuro professore, aveva vissuto i suoi anni di tirocinio letterario
-e dove non era tornato da quando all'epoca del suo primo successo
-aveva emigrato a Roma. Era giunto nelle ultime ore del mattino e, la
-città come morta e troppo spaziosa per la sua popolazione, con le sue
-strade ornate di basse arcate, sotto un cupo cielo fulliginoso, grave
-di pioggia, gli era apparsa anche più triste ed opprimente che tanti
-anni prima. Aveva cercato la casa dove aveva dimorato durante quel
-malinconico periodo, fiero però di orgoglio e di onestà e di studio,
-dolce di illusioni e di speranze. Lungamente aveva passeggiato in su ed
-in giù per quella via, sotto quelle sue antiche finestre, riandando la
-vita di un tempo, confrontandola così semplice ed onesta com'era stata
-a quella di ora, così miserabile nelle sue ingannevoli apparenze di
-felicità, così corrotta, così monotona sotto il suo colore di varietà.
-Ed egli aveva sofferto di quei confronti, perchè nel ricordo è dolore,
-è spasimo, è rimpianto. Altri luoghi, un tempo famigliari ed ora quasi
-dimenticati, egli ricercò con curiosità. Tornato all'albergo, dove per
-quelle poche ore aveva depositato il suo bagaglio, si era informato
-su i suoi amici d'un tempo: quali erano morti, quali scomparsi, quali
-lontani, quali mutati! Egli non volle vedere nessuno. Dopo la colazione
-andò a visitare i luoghi d'arte che, anni addietro, gli avevano dato
-le sue prime sensazioni estetiche. Era andato a piedi a quella chiesa
-di Santa Maria dell'Arena, dove Giotto racconta nella cappella con
-molti affreschi gli episodii più salienti e significativi della vita
-della Vergine e di quella di Cristo. Era entrato nel giardino in
-fondo del quale è la chiesa, quando già qualche gocciolone di pioggia
-cominciava a rimbalzare schioccando su le foglie larghe e glabre degli
-alberi rifiorenti a primavera; aveva suonato alla porta e gli aveva
-aperto un esile vecchio ricurvo, il cui viso aveva un'espressione di
-satiro agli angoli della bocca disfiorita, un carattere di perversità
-selvaggia negli occhi rapaci. Lo scrittore aveva nuovamente provato
-un profondo compiacimento innanzi a quelli affreschi del più venerato
-dei Primitivi, innanzi a quei Santi giotteschi che si commuovono
-per leggende verso le quali la cieca fiducia è imposta. Egli era
-rimasto a lungo innanzi a quella reliquia preziosissima della prima
-arte italica; ma poi, come il vecchio guardiano insisteva nelle sue
-fastidiose spiegazioni e nei suoi inutili commentarii, — sufficienti
-per quei dottori germanici e quelle arcigne _misses_ inglesi che
-corrono l'Italia vertiginosamente, tutto guardando senza nulla vedere
-— Giuliano uscì infastidito e stanco, serrandosi dietro l'uscio
-della chiesa così sacra per le sue reliquie d'arte. La pioggia aveva
-aumentato in violenza e scossa e rotta dal vento formava nel silenzioso
-giardino claustrale come una nebbia densa. Lo scrittore aveva riparato
-dall'intemperie sotto le volte ampie di Santo Antonio, la chiesa
-dalle sette cupole; si era soffermato innanzi ai bassorilievi in
-bronzo di Donatello su l'altare ed era passato quasi senza guardarlo
-innanzi al mausoleo del Guattamelata. Poi, continuando l'imperversare
-del temporale, egli si era estasiato per la Santa Giustina di Paolo
-Veronese, nella chiesa bizantina eretta ad onor della martire; in
-una sosta della pioggia si era spinto fino sotto agli Eremitani, dove
-aveva preso delle note sul Mantegna e su la sua cappella e sul _San
-Giorgio al deserto_ di Guido Reni; ma, annoiato dalla pioggia, reso
-nervoso dalla solitudine e dall'elettricità ch'era nell'aria, non aveva
-affatto curato un monumento funerario del Canova, in memoria di un
-principe di Orange. Infine, stanco, quando il cielo si rasserenava per
-un tramonto fiammante, lo scrittore era rientrato nell'albergo; aveva
-pranzato lungamente, da solo, leggendo, poi aveva oziato, attendendo
-l'ora del treno. Durante tutta la giornata, quelle emozioni d'arte ed
-i ricordi del tempo passato avevan tenuto lungi da lui il pensiero dei
-cari lontani, dai quali egli era triste esule, e l'imagine di Claudina
-che già dalla sera precedente doveva attenderlo a Venezia, per amare,
-per viver d'arte e lavorare all'unisono, verso la conquista del dolce
-alloro fraterno. E pure, con una grande tristezza, a sera alta, mentre
-la pioggia ricominciava a cadere, era partito per Venezia dove la
-povera amica lo sospirava.
-
-La gondola filava via sveltamente al lento battere ritmico dei remi
-nell'acqua verde. Qualche altra rara gondola passava in quella notte
-di plenilunio quasi estivo. D'innanzi al Fondaco dei Turchi altre
-barche erano ferme ed i rematori in riposo cantavano lugubremente con
-la loro lentezza monotona e la loro malinconia uniforme, a coro, e su
-ognuna di quelle loro gondole luceva una misera lanterna fumosa. Altre
-ancóra eran ferme sotto il ponte di Rialto, senza lumi e senza canti.
-Altre ancóra, più avanti, eran legate ai pali, innanzi al Palazzo
-Contarini degli Scrigni e le finestre del palazzo erano illuminate
-e ne giungevano ai passanti canti e risa e suoni; e su i rettangoli
-luminosi si disegnavano le bianche figure delle dame e sfilavano le
-schiere brune degli uomini. Ancóra altre finestre sul Gran Canale erano
-illuminate, da altre case scendevano musica e giocondità, in quella
-mite oasi plenilunare, dopo una grave giornata di turbine d'acqua e
-di vento. Giuliano Farnese da prima aveva guardato, sporgendosi ora a
-dritta ed ora a sinistra, a traverso gli stretti finestrini del lugubre
-felze. Poi, oppresso da quell'apparenza mortuaria, era uscito fuori
-presso il gondoliere di poppa, che a tratti rompeva il silenzio col
-monotono grido d'allarme dei rematori della laguna. In fondo in fondo,
-tutto il Canal Grande si stendeva sino alla Chiesa della Salute, e
-sotto la luce lunare, in alcuni punti, dava idea di una immane squama
-d'argento; l'oro della palla su la cupola monumentale della dogana
-presso Santa Maria della Salute riscintillava ai riflessi. Più in là,
-si apriva la laguna a perdita di vista; e là il mare era oscuro ed
-il cielo del plenilunio, così pallido e trasparente, quasi sembrava
-un'acqua pallidamente azzurrina. L'isola di San Giorgio Maggiore
-dormiva, senz'altro splendore che quello del faro colossale; dalla
-Giudecca, lungo la spiaggia del Redentore, giungevano altri echi di
-vita e di festività ed era un vivo agitarsi di lumi ed un fluttuare
-continuo di ombre brune su quei chiarori.
-
-Così, abbandonato al fascino della città meravigliosa, egli non
-pensava più all'amante, quando la gondola si arrestò innanzi alla
-scaletta dell'_Hôtel Danieli_; saltò giù in fretta sul marciapiede ed
-entrò nell'albergo. Adocchiò su la tabella dei viaggiatori il nome di
-Claudina Rosiers, si fece dare una camera ed un salotto contigui alla
-camera di lei. Dimandò dell'amica e gli risposero ch'era nella sala
-di lettura con una visita. Giuliano spiò tra i cristalli e riconobbe
-Claudina in conversazione con un vecchio, che lo scrittore identificò
-subito per un redattore politico di un giornale di Venezia, un antico
-amico di entrambi. Ordinò che non avvertissero la signora Rosiers
-del suo arrivo, se non quando quel visitatore fosse partito e salì
-nelle sue camere, seguito dai facchini che portando il suo bagaglio
-ostentavano una fatica più grave per aver poi una mercede più lauta.
-Come ebbe ordinato i suoi abiti, deposti su la tavola i libri che
-viaggiavano sempre con lui; e come ebbe deterso il suo corpo dalla
-polvere del viaggio e mutato d'abito, attese Claudina, ch'egli imaginò
-ansiosa ed agitata, impossibilitata evidentemente a congedare quella
-visita importuna.
-
-Dalla finestra del suo salotto contemplò ancòra la laguna scintillante
-come un'immane squama argentea. Sotto quell'estasi di luce lunare,
-Venezia pareva estatica, compresa da un sortilegio di amore. Rivide
-ancòra scintillare la palla d'oro su la cupola monumentale presso Santa
-Maria della Salute; ancòra il vento gli arrecò i suoni festanti di
-un _valzer_ voluttuoso da un palazzo dove la danza ferveva; ancòra il
-vento gli arrecò l'eco dei canti, dei suoni, dei rauchi e tristissimi
-gridi di allarme — e come lamentevoli! — dei gondolieri, vaganti nelle
-ombre dei rii prossimi al gran canale. Rimase lungamente, poggiato
-alla finestra aperta, a guardare splendere Venezia. Il passato gli
-riappariva. Tutte le sue memorie veneziane lo riallacciavano, in una
-lieta scorribanda d'amore gli turbinavano intorno. Quanta sua vita
-egli aveva passato in quella dolce città innamorata del cielo e del
-mare! Il suo amore, il suo fidanzamento, le sue nozze gli tornavano in
-mente — e con essi l'imagine dolce di Beatrice lontana; ma questa volta
-l'imagine non aveva le apparenze di un rimprovero o di un rimorso;
-bensì quelle di una dolce memoria appassita e Giuliano le sorrideva
-come ad una morta, alla cui perdita si è rassegnati, pur cullandosi nel
-pensiero carezzante di quello che fu. Egli sentiva invadersi l'anima da
-una calma infinita, assaporava la pace e si compiaceva nella visione
-voluttuosa e inebriante della prossima notte d'amore. Venezia aveva
-sempre per lui questo effetto: tutti i suoi nervi si calmavano, tutte
-le sue agitazioni febbrili e continue si attenuavano in rapidi e rari
-sussulti ad un contatto o ad un ricordo. L'invadeva allora, e sempre,
-in ogni ora del dì e della notte, una malinconìa profonda ma fine,
-ininterrotta ma squisita, intensa ma soavissima. Le cose gli apparivano
-sotto una luce grigio-rosea — non più risolutamente oscure; le sue
-febbri si placavano ed egli riafferrava la signorìa su sè medesimo,
-smarrita per lo innanzi, col dilettantismo della sua auto-analisi
-e la maschera delle sue geniali apparenze fanfaronesche. Nell'onda
-dei ricordi egli non trovava più gorghi infidi e canti di sirene, ma
-una dolce acqua di Lete che lo cullava, senza poi richiamarlo troppo
-bruscamente all'amara realtà.
-
-Ma all'amara realtà lo richiamò Claudina che entrava, che gli gettava
-le braccia al collo e lo baciava con passione ardente. D'un balzo, egli
-si ritrovava fuori del mondo dei sogni. Egli identificava quella donna
-che gli sorrideva nella penombra, la vedeva quale già l'aveva veduta
-in qualche ora di squallore sentimentale e sopra tutto in quella notte
-oscura durante il suo sonno a bordo dello _yacht_, come la causa del
-suo dolore, come un'avversaria che celasse il suo intento malefico
-sotto l'inganno delle dolci carezze e delle amorose parole. Claudina
-gli aveva rivolto poche frasi indifferenti, poi si erano appoggiati
-al davanzale, in silenzio, contemplando la notte. Quella vicinanza
-femminile innanzi a quella luminosità lunare del cielo e del mare
-gli ricordava altre sere in cui con una altra donna, tutta rivestita
-e angelicata di sogni, aveva fissato in un silenzio supremamente ed
-arcanamente loquace quell'acqua bruna e d'un diaspro oscuro su la quale
-i raggi lunari sparpagliavano la vita palpitante di miliardi di lamine
-argentee. Aggravandosi la sua pena, pregò Claudina di uscire. Salirono
-in gondola, entrarono nel sogno sontuoso del Canal Grande. Claudina col
-pretesto della sera ancóra un po' rigida aveva preteso dal gondoliere
-il misterioso _felze_, senza del quale le sembrava tolto alla gondola
-ogni fascino ed ogni mistero, riducendola ad una semplice barca snella
-e rapida. Nell'ombra del _felze_ Giuliano aveva chiuso gli occhi e
-pensava; a traverso i finestrini, Claudina ammirava intanto la doppia
-fila di palazzi illuminati, che, appunto con la loro diversità, sembra
-che abbiano voluto realizzare un orgoglioso, prodigioso e fastoso sogno
-di strana bellezza.
-
-— Ti ho tanto atteso, susurrava Claudina all'amante. Le ore della tua
-lontananza mi sono sembrate così squallide, così lunghe.... Mi avevan
-ripreso tutte le mie tristezze d'un tempo.... E tu? Hai concluso i tuoi
-affari?.....
-
-Un dubbioso cenno del capo di Giuliano rispose alla domanda della
-donna. Quasi per un bisogno ardente di confessione, di sincerità,
-di sfogo, egli avrebbe voluto dirle, come, appena giunto a Milano,
-riafferrato dalla nostalgia della sua casa e dei suoi cari lontani,
-avesse dovuto passare tutte le sue ore chiuso nella sua camera
-d'albergo, dal letto a un divano e da un divano ad una poltrona, a
-rodersi nella sua tristezza desolata, bramoso di non vedere nessuno
-ed assolutamente incapace di trattare e di discutere per il minimo
-affare. Avrebbe voluto dirle come quella stessa mattina egli si fosse
-infine deciso a partire, dopo un inutile soggiorno, precisamente per
-raggiungere lei, per ricorrere nella sua desolazione morale al veleno
-dell'ebbrezza voluttuosa che i baci di Claudina sapevan sempre destare
-in lui, come colui che soffre ricorre alla sottile malìa della morfina,
-pur sapendo che, spento l'effimero sogno, la tortura della sofferenza
-tornerà ad avventarsi su lui con più accanimento. Ma fu prudente e si
-guardò bene dal dirle tutto questo. Anzi pensò opportuno di chinarsi a
-porre un bacio su le labbra di Claudina, affinchè ogni possibile dubbio
-venisse da quello scacciato o assopito nell'anima di lei.
-
-Ma Claudina, del resto, non aveva più dubbî, nè sospetti. Il colloquio
-vibrante di San Remo le sembrava essere stato poche sere prima
-definitivo. Ella era convinta che l'amore di Giuliano le fosse tornato
-in tutta la sua gagliardia. Da quei giorni di Venezia e dai futuri
-giorni di vagabondaggio estivo ella si riprometteva infinite gioie
-d'amore. Solo in qualche momento ella aveva dei sospetti su l'amore di
-Giuliano: come un nembo, allora, passava su la sua anima una fiamma
-di veemente rancore per la menzogna dell'amato, fiamma che subito si
-dileguava o si mutava in nuovo ardor di passione. Ella credeva alla
-ventura realtà del loro sogno. E l'Alloro le sembrava in fiore.
-
-Una serenata che, al lume delle variopinte lanterne veneziane, rompeva
-innanzi ad un palazzo la calma plenilunare del Canal Grande, ruppe con
-quella anche il corso differente dei loro contradittorii pensieri.
-Lo scrittore volle sottrarsi alla volgarità di quella suggestione a
-pagamento ed ordinò al gondoliere di girare per un canale interno
-e tornare alla laguna libera. Il canale s'inoltrava silenzioso e
-deserto. Quell'acqua calma così nera e così luminosa ad un tempo faceva
-palpitare i nervi febrili di Giuliano di ammirazione e di orrore. La
-sua anima pareva sprofondarsi in quell'ombra fredda e cupa. Pareva che
-il mistero incombesse su lei. Ai bagliori della luna gli alti e bruni
-palazzi sembravano divenire più grandi, mano a mano mostruosamente
-enormi, assumendo apparenze di spettri minacciosi che incedessero su
-le acque. Giuliano non potè trattenere un brivido. L'amante si chinò
-su lui e, nell'ombra, lo strinse tutto nel profumo delle sue braccia
-e lo baciò voluttuosamente all'angolo della bocca. E nel piacere si
-abbandonò su l'amato, esausta per un sol bacio.
-
-Ma tutto il dramma della sua vita era riapparso per quel bacio
-inopportuno allo scrittore. In un baleno, un'altra notte oramai lontana
-gli riapparve, un'altra donna si appesantì su lui, altre braccia lo
-strinsero ed un altro profumo lo inebriò, un altro bacio più casto,
-bacio di vergine, venne a posarsi, fiore incoscientemente irrequieto
-di voluttà, all'angolo delle sue labbra. L'assente riapparve con tutto
-il lugubre manto della sua lontananza e del suo lutto e la donna così
-ardentemente amata, ch'egli adesso serrava fra le braccia, ancóra una
-volta gli sembrò un'estranea ed una fatale nemica.
-
-Erano su la laguna libera, fuori dell'incubo del canale spettrale. Gli
-amanti tacevano: Giuliano era di nuovo prostrato nella sofferenza. Non
-più gli apparve la luna fra le nubi e le stelle come una perla immane
-fra manti di neve e mirifici lampadari; gli sembrò invece una lampada
-funeraria accesa fra drapperie luttuose avanti al manto nero e trapunto
-d'oro di un colossale catafalco. Non più Venezia gli apparve come un
-regno di fate tra i riflessi dei lumi del Canalazzo e lo splendore
-delle luci tremolanti a San Marco e su la Riva degli Schiavoni; ma
-quelle luci e quei riflessi e quei lontani edifici gli sembrarono una
-processione interminabile di cerei funebri e di bare. I gruppi di lumi
-alla Giudecca o a San Giorgio non gli apparvero più come prodigiosi
-fiori di luce, come radiose ghirlande; ma gli sembrarono torcie di
-lutto e di morte lacrimanti intorno a una tomba.
-
-Con la voce tremante e soffocata egli ordinò al gondoliere di tornare a
-terra.
-
-
-Pochi minuti dopo gli amanti erano seduti al caffè Florian, sotto le
-Procuratie, in una di quelle piccole ed eleganti salette tutte piene
-di specchi e di figure allegoriche: essi vi cenavano senza appetito
-e senza allegria. Lo scrittore aveva ordinato dello _champagne_ e ne
-beveva numerose coppe per stordirsi, per inebriarsi artificialmente
-e liberarsi dall'incubo orribile che poco prima sul mare gli aveva
-ghiacciato il sangue nelle vene. Claudina lo lasciava fare e sorrideva,
-ignara, di nulla sospettosa. Nei suoi occhi brillava il sogno
-della prossima notte d'amore. Non ostante quella gaiezza forzata e
-artificiale, il dissidio s'era aperto del tutto, pieno di minaccie.
-Verso la notte d'amore che si preparava, ella guardava con impazienza
-palpitante e con fremiti di delizia, mentre l'amante vi si preparava
-come ad un supplizio inumano.
-
-
-
-
-VI.
-
-
-Il movimento mattutino su la Riva degli Schiavoni li svegliò per tempo.
-Poichè la sera innanzi avevano dimenticato di chiudere le imposte, un
-gaio sole primaverile si rifletteva negli specchi, metteva bagliori
-argentei su la toeletta dove i ninnoli personali di Claudina erano
-confusamente gettati, faceva scintillare i capelli d'oro della giovane
-donna sul candore degli origlieri. Quel bel sole pieno li ingannò su
-l'ora, così che Farnese si levò per il primo e passò nel salottino
-contiguo e poi nella sua stanza, a fine di lasciare in libertà Claudina
-nelle molteplici delicate cure della sua persona. Ei si vestì in
-fretta, con l'anima piena di un rigoglio di primavera. Le tristi
-visioni e le funebri imagini della sera prima erano omai lontane. Il
-mondo gli appariva roseo e giocondo, poichè tutti i cupi pensieri
-erano lunge da lui. Tornò nel salottino contiguo che gli avrebbe
-servito da gabinetto da lavoro; alla finestra guardò la gente passare
-gaiamente per la Riva degli Schiavoni, mentre su la laguna e nel Canale
-le gondole guizzavano, prive del lugubre e misterioso felze, avendo
-anch'esse un'apparenza gioconda per i freschi e chiari colori degli
-abiti e dei cappelli e per le giacchette primaverili degli uomini che
-le occupavano. Poichè Claudina tardava, ei si ritrasse dalla finestra,
-prese su la tavola un romanzo che Claudina doveva avere in lettura,
-come l'indicava un esile segnapagine d'argento cesellato, semplice ma
-bellissimo ricordo di uno dei suoi molti trionfi d'attrice. Giuliano
-lesse qualche pagina del romanzo. Dalla stanza di Claudina gli giungeva
-il rumore di porcellane smosse ed urtate, uno sciacquìo di acque, il
-sottile profumo di odorose acque di lavanda. Socchiuso il libro, egli
-pensò il bel corpo di Claudina fremente e la delicata pelle increspata
-leggermente sotto il brivido di quelle acque fredde e profumate. Un
-desiderio di voluttà gl'inebriò il sangue, al momento in cui Claudina
-entrava nel salotto, avvolta in un accappatoio di flanella _crême_, coi
-bei capelli d'oro ancòra umidi e scintillanti, tutta fresca e vibrante
-ancóra; e questo desiderio di voluttà si raddoppiò e vinse, quando la
-giovane donna si precipitò con un atto irresistibilmente appassionato
-su lui e con le labbra convulse e palpitanti cercò i suoi baci.
-
-
-Pochi minuti dopo Giuliano era seduto al tavolo da lavoro, avendo
-innanzi a sè un mucchio di fogli ancóra candidi. Claudina era seduta
-presso di lui, intenta. Ella lo guardava lavorare, guardava la
-penna correre sul candore della carta, violarlo coi segni irregolari
-della calligrafia da improvvisatore di Giuliano; vedeva lo scrittore
-interrompere ogni tanto la sua fatica, fermarsi a guardare il cielo
-azzurro nel rettangolo della finestra, con gli occhi attoniti, la penna
-abbandonata nella mano destra, mentre la sinistra sorreggeva la faccia
-dove un'espressione di inquietudine e di scontento si manifestava, a
-poco a poco, sempre più intensa. Più volte vide lo scrittore afferrare
-i foglietti scritti, lacerarli, gettarli a terra con un gesto d'ira.
-Egli ricominciava il lavoro con ardore per poi distruggerlo egualmente.
-Infine gli parve più calmo ed il suo lavoro fu per circa due ore
-tranquillo e quasi sorridente.
-
-Egli si levò, passò a Claudina le pagine scritte. Ella le lesse
-sorridendo due volte, mentre l'amante poggiato al davanzale della
-finestra fumava, inseguendo e rompendo con la mano le azzurrognole e
-dense nuvolette di fumo. L'attrice parve soddisfatta di quella lettura.
-
-— Vogliamo provare? dimandò allo scrittore, avvicinandoglisi.
-
-Era abitudine per Giuliano di provare ogni scena che scriveva della
-nuova commedia, per veder sùbito se essa era nei mezzi di Claudina,
-se fosse sotto o sopra il suo valore, se vi fosse da aggiungere o
-da togliere, comunque da modificare. Quella scritta poco prima era
-l'originale scena con cui il primo atto si chiudeva. Lo scrittore e
-l'attrice si sedettero accanto sul divano, tennero il manoscritto
-in modo che potessero leggerlo insieme, poichè in quelle prove lo
-scrittore faceva la parte e diceva le battute degli attori mancanti.
-Claudina teneva in mano il manoscritto quasi con devozione e quando
-Giuliano le disse:
-
-— Comincia; riprendi dalla scena precedente — ella si rovesciò tra
-le braccia dell'amante e susurrò con gli occhi socchiusi e le labbra
-palpitanti:
-
-— Come mi sento felice in questi momenti! Noi lavoriamo insieme a
-questa bell'opera che già abbiamo nel sangue e nei nervi, questa
-bell'opera che dovrà portarci la gloria comune, l'alloro fraterno. Tu
-sei il mio maestro ed io sono la tua alunna. Tu sei grande e ispirato
-ed io son docile e diligente. Non godi anche tu di queste ore in cui i
-nostri spiriti divengono migliori?
-
-— Comincia, comincia, disse Giuliano leggermente infastidito da quelle
-parole di entusiasmo che per essere troppo sincere e troppo spontanee
-gli suonavano già nell'anima come un ritornello ben noto. Non perdiamo
-del tempo prezioso in inutili quisquilie.
-
-Claudina, lievemente punta dal tuono irritato e infastidito di
-lui, cominciò a dire le sue battute con sicurezza, con calore, con
-espressione. Giuliano rispondeva con noncuranza ma con un'innata
-abilità di attore. Sovente, nei momenti di allegria, egli si era
-dilettato ad imitare per sua moglie, per i suoi intimi o per i
-suoi bambini, i più noti attori, le più belle attrici. Egli aveva
-un gusto acuto e sicuro. Quel giorno stesso modificava qualche
-accento di Claudina, per riuscire a comporre il tutto armonico di
-un'interpretazione sobria ed efficace. Più volte l'attrice, corretta
-e ripresa, ubbidì docilmente. Ma ad un punto della scena culminante
-dell'atto, Claudina ricadde in un suo vecchio difetto, quello di
-un pianto falso e manierato che stonava con la semplicità e la
-sincerità di tutta la sua recitazione. Giuliano la interruppe ed un
-poco infastidito per quel difetto che egli le aveva tante volte ed
-invano rimproverato, espresse il desiderio di ritornare a ripetere
-quella scena dal principio. Ma Claudina ricadde nell'errore. Due
-volte Giuliano ripetette in vano l'esperienza. Il difetto era divenuto
-nell'attrice abitudine. Lo scrittore comprendeva intanto, per certi
-gesti infastiditi di Claudina e per una piega irritata delle labbra
-di lei, che quelle osservazioni e quei dissensi aprivano tra loro
-un dissidio spiacevole. E questo dissidio si aprì più tardi troppo
-chiaramente, quando verso la fine dell'atto Claudina errò tutta
-l'interpretazione di una scena.
-
-— No, no, Claudina, interruppe allora Giuliano, tu sbagli....
-Guarda: Giovanna non è una donna cattiva e perversa per sua natura.
-Gli avvenimenti pretendono che ella sembri tale ed ella si sforza
-a sembrarlo. Ma il pubblico finora non sa a che tenersene sul conto
-di Giovanna. Ed è appunto con questa scena che tu devi illuminarlo,
-fargli scorgere nettamente tutto il fondo buono, dolce ed afflitto
-del carattere della mia eroina. Se tu non muti da cima a fondo
-l'interpretazione di questa scena, la commedia è inesorabilmente
-perduta. Su via, un po' di buona volontà! Ritorniamo da capo: prova e
-mettici tutto il tuo ingegno.....
-
-A Giuliano non sfuggì un gesto di noia fatto da Claudina durante
-le sue saggie osservazioni e ripetuto al momento che ricominciava a
-recitare la sua parte, pur troppo dandole ancòra l'interpretazione
-ch'ella le aveva dato poco prima e che l'autore aveva criticato. Una
-certa irritazione cominciò a sorgere in lui, proruppe quando Claudina
-dimostrò di non aver voluto o saputo tenere nessun conto delle sue
-esortazioni:
-
-— Ma no, ma no, niente affatto, non è così, non è così.... Devo credere
-che tu lo faccia a bella posta. È tutto il significato della scena che
-tu falsi in questo modo: è come se tu facessi apparir nero quel che è
-bianco..... No, no, è meglio che lasciamo andare, se tu non hai voglia
-questa mattina..... Tanto per quel che si conclude....
-
-Pazientemente l'attrice, frenandosi, ricominciò. Ma il suo errore,
-impercettibilmente corretto, apparì di nuovo. E, poichè Giuliano non
-seppe reprimere una mossa d'uggia e di dispetto, ella esclamò:
-
-— Alla fin dei conti, io ne ho abbastanza. Io la capisco così questa
-scena, solamente così. Altrimenti non la sento, non la sento e non la
-sento..... Che vuoi farci? Se non sei contento, pazienza! Non sarà poi
-un gran male. Se io ti sembro insufficiente, cambierai interprete......
-
-— Infatti, ribattè Giuliano punto al vivo, infatti, se tu ti ostini
-e non ti correggi bisognerà bene che io cambi interprete, poichè non
-voglio mandare la mia commedia al massacro.....
-
-Era evidente che Claudina, benchè non avesse risposto una parola,
-stentava a reprimere e trattenere la sua ira innanzi alla facile
-rinunzia dell'autore, che costituiva una seconda persona così estranea
-all'amante. Giuliano che camminava a larghi passi pel salotto,
-dominando con uno sforzo di volontà le parole e gli atti del suo
-dispetto, si sedette ad un tratto risolutamente presso Claudina, la
-pregò di riprendere la lettura, di terminare la prova dell'atto.
-Ma l'attrice lesse e ripetette svogliata, monotona, grigia, come
-se ripetesse una lezione, senza alcun entusiasmo. Ella era ancóra
-esasperata da tutto ciò che non era stato detto ma che indovinava
-oltre le moderate parole dello scrittore, e non poteva quindi dedicare
-a quella prova attenzione ed interesse. Giuliano intanto interpretava
-a modo suo quella noncuranza e quella svogliatezza. Era evidente: la
-commedia non piaceva a Claudina. Dal principio dell'atto ella non aveva
-mai detto una parola di entusiasmo, o più modestamente di elogio e di
-simpatia, non aveva nemmeno avuto mai un sorriso di compiacimento. Egli
-si era invece sforzato in quel primo atto di stabilire una situazione
-limpidamente, senza mezzucci e senza astuzie, dimenticando quanto
-più poteva tutte le sue abilità di uomo di teatro. Come spiegare il
-silenzio di Claudina? Era ella forse, sotto le sue apparenze di grande
-arte e di grande attrice, una commediante come tutte le altre, una
-comicarola, secondo il gergo di palcoscenico, che non si entusiasmava
-perchè non trovava il pezzo ad effetto ed il pistolotto per l'applauso?
-Oppure era meschino e scialbo il suo lavoro, scritto durante quel loro
-amore, quel loro sogno ambizioso dell'alloro fraterno? Ciò gli parve
-più probabile. Immediatamente alcuni difetti ch'ei già aveva notato nel
-corso dell'atto gli apparvero più gravi, sostanziali e irreparabili.
-Quel che gli era apparso bello, gli sembrò mediocre; quel che gli era
-apparso vivace, gli sembrò fiacco e slavato; quel che gli era apparso
-passabile, gli sembrò orribile e stupido. Tutto l'atto si stritolò
-sotto i colpi della sua critica inesorabile.
-
-Claudina intanto era giunta alla fine. L'amante attese in ansia
-qualche tempo una parola, un sorriso. Niente: ella rimase immobile,
-imbroncita. Allora Giuliano si convinse che il suo lavoro doveva essere
-veramente destituito d'ogni valore. Ma come mai ciò era avvenuto? Ei
-ricordò le sue ore passate di lavoro, benedette dall'ispirazione, rese
-feconde dall'ingegno; ricordò i successi trionfali che avevano seguito
-quelle ore pensose. Come mai ei si era così isterilito? Eran forse
-l'agitazione della sua anima, il rimpianto dei lontani, le memorie
-di un altro amore vissuto sotto quello stesso cielo, le angoscie del
-suo instabile cuore così dolorosamente combattuto da tanti sentimenti
-contradittorii, che gli toglievano la forza e l'ispirazione, il tesoro
-del suo ingegno fino ad allora così sontuosamente goduto? Ancòra una
-volta Claudina gli apparve come un'avversaria. Confrontò a lei che gli
-toglieva energia ed ingegno, isterilendo la sua ispirazione, il dolce
-influsso di Beatrice la quale nelle ore lontane aveva così soavemente
-propiziato e nobilitato il suo lavoro, rimanendo lunghe ore seduta
-presso di lui, a leggere o a lavorare, col suo bel volto amoroso e
-soave. Un'ira irragionevole lo afferrò. Il letterato s'impose, ed
-allora l'uomo e l'amante scomparvero in presenza di quella orgogliosa
-ed esuberante personalità. Egli temette d'aver perduto per sempre
-la gioia della sua arte. D'un tratto, in presenza di Claudina muta
-ed impassibile, quella irragionevole ira, che poco prima egli aveva
-sentito sordamente gonfiarsi nella sua anima, dettò tristi parole:
-
-— Bene, bene, lo so, gridò rivolto a Claudina. Io non ho più ingegno,
-non valgo più nulla, sono un cervello esaurito. Io devo essertene
-grato, esclusivamente grato a te, mia cara. E ti ringrazio di avermene
-avvertito così affettuosamente, con il tuo silenzio, con la tua
-disubbidienza alle mie osservazioni. Grazie, grazie.... Lo so anch'io,
-me ne sono accorto anch'io che questa roba non è che una porcheria,
-una volgarità senza senso e senza gusto. Eccolo qua il tuo bel sogno
-dell'alloro fraterno.... Ecco, eccone i frutti.... E di tutta questa
-cartaccia, tieni! guarda il caso ch'io ne faccio, guarda.....
-
-Afferrò i fogli della commedia ch'egli aveva ancòra nelle mani
-convulse, li sbrandellò in mille pezzi e li gettò per la finestra.
-I brandelli di carta — brandelli del suo pensiero e della sua anima
-— si sparpagliarono, caddero mollemente nel Canale, come fiocchi di
-neve, portandosi via tante illusioni e tanti sogni, lasciando nella
-sua anima tanto dolore. Ei si rivolse. Claudina, attonita per il
-gesto di lui, affranta per le sue parole, non ebbe la forza di fare
-un gesto o un passo o di pronunziare una sillaba. Lo scrittore, che
-aveva fatto un così crudele sacrificio, interpretò male quel silenzio
-e quell'immobilità. Ancòra una volta ella gli apparve come una
-inesorabile avversaria, oramai smascherata. Disperatamente, ei si morse
-a sangue le dita per trattenere le offese che gli salivano irreparabili
-alle labbra ed uscì dalla stanza, con le lacrime agli occhi e l'anima
-in angoscioso tumulto, sbatacchiando la porta. Ed a Claudina parve che
-con quella porta si fosse chiuso anche l'orizzonte luminoso che le
-mostrava fino a quella mattina, e così splendido e così inebriante,
-il suo bel sogno in fiore, quel bel sogno che per la prima volta le
-apparve come un miraggio lontano.
-
-
-
-
-VII.
-
-
-Quando discesero a Burano, su la piazzetta della chiesa, gli amanti
-sentivano di essere in uno di quei fuggevoli momenti di completa
-armonia che anche l'amore più irrequieto, più febrile e più combattuto
-sa talvolta trovare. In quello smagliante pomeriggio di sole era ben
-lontana dalle anime loro e dai loro mutevoli cuori l'angoscia suprema
-che già tante volte li aveva affannati, durante quel loro soggiorno
-a Venezia, il quale già si prolungava da due settimane. Si volsero
-a guardare l'orizzonte. Venezia in lontananza aveva chiarori lunari
-di perla e vividi splendori di ori. Il cielo d'un azzurro sfarzoso
-diveniva madreperlaceo quanto più s'incurvava verso oriente; e quanto
-più, ad occidente, tracciava la sua sublime curva sino ad incontrare
-la superficie delle acque, diveniva d'oro e di sangue. Non una voce
-saliva dal mare. Il medesimo silenzio signoreggiava la piccola isola;
-solamente un organetto gemeva in lontananza un'ingenua aria di vecchia
-opera. Da quel paesaggio di luce e di calma, una grande pace luminosa
-discendeva nei cuori.
-
-— Vogliamo andare a visitar la fabbrica di merletti? dimandò Giuliano.
-È una vera oasi di poesia.
-
-— Andiamo, mormorò Claudina e s'appoggiò al suo braccio, amorosamente.
-
-Entrarono nella fabbrica. Pareva a loro di traversare le sale di un
-convento, tale era la quiete che vi regnava. Quelle sale imbiancate a
-calce, con ai muri qualche ritratto della regina Margherita o qualche
-imagine pia o qualche quadro contenente dietro il riparo del vetro la
-fragile e spumante grazia degli antichi merletti veneziani, avevano
-veramente un aspetto monastico. Il sole entrava a fasci di luce bionda
-e gioiosa dalle grandi finestre aperte e sollevava un pulviscolo
-d'oro in quelli stanzoni. Da alcuni rosai, tutti in fiore e prossimi
-alle finestre, giungeva un profumo delicato, molto penetrante, che
-aggiungeva un altro fascino di poesia al delizioso quadretto e che
-sembrava profumare primaverilmente il tenue lavoro intorno al quale
-andavano e venivano, come chiare farfalle, le dita snelle ed agili
-delle giovani merlettaie.
-
-E tutte quelle mani, quelle piccole mani delicate, alcune delle quali
-sembravano mani di principessa o di fata e non di umile operaia, quelle
-mani, quasi rese fini e tenere dal loro squisito lavoro, andavano
-e venivano, quasi impalpabili, tiravano gli aghi, aggruppavano i
-fili, aprivano magiche corolle, sontuosi emblemi, ricchi disegni,
-favolose figure, ornamenti di messale, tra le maglie del merletto; si
-arrestavano, distendevano il merletto già fatto e i fili per quello
-ancòra da fare, e agilmente, squisitamente, riprendevano la loro corsa
-operosa, andavano, venivano, giravano, voltavano, si riprendevano, si
-arrestavano indecise, si slanciavano di nuovo all'opera, accompagnate
-dagli occhi attenti, rapidi, irrequieti, mentre le labbra sorridevano
-poichè il cuore ed il pensiero erano forse lontani, fuori, laggiù, in
-quell'onda di luce, in quello splendore di sole, tra quelle rose, quel
-mare, quel cielo sereno, tutte quelle prime meraviglie della nuova
-estate veneziana.... E il sole accende quelle capigliature bionde,
-rosse, castane e brune di mille riflessi, di mille lucentezze, di
-mille splendori. E i bei capelli d'oro che sembrano usciti dal fastoso
-pennello di Paolo Veronese e i capelli fulvi, evocazione suggestiva
-delle superbe figure tizianesche, scintillano e riscintillano sotto
-quei raggi, quando le teste feminili s'agitano, quando le operaie
-sollevano i loro pallidi visi per riposarsi dal lavoro o per guardare
-un visitatore, per rispondere a una domanda o per accompagnare il volo
-amoroso di un loro pensiero che va verso un lontano.....
-
-In una stanza più piccola erano sette od otto giovani operaie, intente
-a lavori più fini, più difficili, più delicati ancòra. Il sole entrava
-dall'alta porta vetrata che si apriva su un giardinetto pieno di rose
-ed avvolgeva le fanciulle di una carezza bionda. Silenziosamente,
-frettolosamente, il loro lavoro procedeva. Su la tavola era distesa
-la pompa di quei merletti, l'eleganza delle _guipures_ in seta ed oro
-filato.
-
-— Io penso al destino di tutti questi merletti, diceva Giuliano
-all'amante. Essi sono stati fatti da queste povere giovinette, in
-silenzio, tra tutti i loro sogni e le avverse realtà, tra tutte le
-irragionevoli malinconie e le improvvise gioie dei loro vent'anni.
-Esse sono, così, state prodighe della loro arte per abbellire la vita,
-per abbellire la gioia e l'amore degli altri. Pensa quanti di questi
-merletti abbelliranno le donne di piacere e di amore; pensa a quante
-voluttà daranno suggestione ed eleganza, quanti letti adorneranno,
-quante coltri, quanti origlieri, quanti baci udranno e quanti sospiri
-accoglieranno!...
-
-Claudina sorrideva. Carezzava con la mano quei merletti e quelle trine,
-quelle squisitezze fatte con niente. Ella avrebbe voluto possederli
-tutti, goderli, adornarsene.
-
-— Sembra un quadro di Favretto! le disse Giuliano, indicando le giovani
-operaie intente al lavoro e Claudina in adorazione di quei merletti.
-
-Ella non udì e non gli badò, continuando a carezzare con le sue dita
-quelle perfette eleganze. E con vero rammarico dovette staccarsene,
-quando una maestra della scuola delle merlettaie le offrì di visitare
-altre sale, altre sezioni.
-
-Giuliano Farnese non andò con lei. Rimase ad attenderla in giardino,
-col pretesto d'incenerire qualche sigaretta. Quando fu solo, si
-avvicinò di nuovo alla vetrata, spiò nella stanza dove le giovinette
-lavoravano instancabilmente. Il cuore gli balzava forte nel petto.
-Al momento di uscire dalla stanza con Claudina, mentre passavano
-innanzi alle operaie, una fra tutte lo aveva colpito. Una strana
-rassomiglianza, il richiamo vivente di un altro volto, di due altre
-pupille.... Spiò dai cristalli, aguzzò la vista e, ad un tratto,
-divenne pallido, vacillò, si sostenne alla maniglia della porta.
-
-— È una somiglianza perfetta, si trovò a dire a voce alta.
-
-Pensò di andarsene, di allontanarsi, di sfuggire a quel richiamo
-dell'adorata lontana. Il fantasma di lei s'era già tante volte
-insinuato fra gli amanti, durante quelli ultimi giorni, che quasi era
-divenuto, specialmente per Giuliano, una vera ossessione. Perchè,
-dunque, lasciarsi prendere a quell'altro spasimo che lo attirava
-irresistibilmente? No, no, poichè quelli ultimi tre o quattro giorni
-erano stati tranquilli e sereni, conveniva non interrompere con
-una brusca e dolorosa evocazione il loro calmo e dolce fluire....
-Questo Giuliano sentì in pochi secondi e volle fuggire, ma, poichè
-egli vacillando s'era appoggiato alla maniglia, la porta vetrata si
-era aperta, gli sguardi delle ragazze e della sorvegliante si erano
-diretti verso di lui per vedere chi entrava. Giuliano, lì per lì,
-vinto dall'emozione, non seppe trovare un gesto o una parola, e dovette
-entrare
-
-— Vorrei comprare alcuni di quei merletti, disse Giuliano per spiegare
-la sua ricomparsa alla sorvegliante. È qui che devo rivolgermi o alla
-direzione?
-
-— No, signore, rispose la sorvegliante, noi non siamo autorizzate
-a vendere. Bisogna che si rivolga ai negozî, dall'altro lato della
-scuola. Del resto, la maestra che ha accompagnato or ora la sua signora
-potrà darle meglio di me le spiegazioni necessarie.
-
-— La ringrazio, disse Farnese, e salutò.
-
-Fece per uscire. Ma, quando fu innanzi alle giovanette una forza
-più potente della sua volontà lo trattenne, lo fermò. Rimase qualche
-secondo a guardar le agili dita femminili andare e venire, svolazzare
-lievi ed inafferrabili. Ma, poichè egli trovandosi di spalle alla porta
-impediva la luce, una delle operaie, bionda accesa e scarmigliata,
-con due occhi che sembravano còrsi da due fiamme, gli disse in puro
-veneziano e con un delizioso sorriso che illuminò una doppia schiera di
-denti candidissimi.
-
-— _El diga, siòr.... El xe minga trasparente!...._
-
-Giuliano, interpellato così vivacemente, si mosse e si trovò faccia a
-faccia con colei che gli aveva ricordato l'assente. La giovinetta, in
-piedi, misurava approssimativamente, distendendo il braccio sinistro
-e fermando la mano destra alla punta del suo naso, la lunghezza del
-merletto che le si ammonticchiava ai piedi.
-
-Lo scrittore guardava intento la giovinetta. La rassomiglianza con
-Beatrice era straordinaria; isolandosi dalla cornice di quella stanza
-e di quelle altre persone e liberandosi di tutte le angosciose realtà
-della sua vita, egli avrebbe potuto confondere con sua moglie quella
-povera merlettaia. Se, sotto altre spoglie, ei l'avesse incontrata,
-anche in pieno meriggio avrebbe certamente creduto di riconoscere in
-lei la lontana. Tutto il dolore tornò nell'anima sua per quel richiamo.
-E, pure soffrendone, Giuliano non sapeva levare gli occhi di dosso a
-quella giovinetta. Volle parlarle, udirne meglio la voce; cercò qualche
-dimanda che non fosse stupida ed invece le rivolse la più sciocca
-di tutte. La giovinetta, avendo misurato tutto il merletto, aveva
-annunciato a mezza voce:
-
-— Sono cinque metri, su per giù....
-
-Si era nuovamente seduta, mentre Giuliano le domandava fissandola
-ardentemente:
-
-— Ed è tutto lavoro d'oggi, signorina?
-
-Un'angoscia improvvisa lo assalì nel breve momento che corse fra la
-sua dimanda e la risposta che le tenne dietro. Tremò che anche la
-voce somigliasse a quella dell'assente. Lo spasimo sarebbe stato per
-lui troppo acuto, e forse qualche nuova e spasmodica complicazione
-sentimentale si sarebbe iniziata per lui da quella somiglianza
-completa. Ma la giovinetta rispondeva:
-
-— Oh no, no, non creda! Dio lo volesse.... È il lavoro di quasi due
-mesi! Se sapesse che lavoro complicato e difficile è mai questo!
-
-Giuliano provò come un sollievo, appena la giovinetta ebbe pronunziato
-le prime sillabe con il suo accento veneziano, con la sua voce un po'
-rauca a volte, e a volte stridula così che dava un'impressione molesta
-di fastidio, come per lo stridore di una punta metallica sopra un
-vetro. Oh no, non era quella la dolce voce d'argento con cui Beatrice
-susurrava in altri tempi all'amato le sue più tenere follie d'amore!
-Non era quella la carezzevole voce di lei che sapeva così soavemente
-profferire il dolce invito del sentimento all'affettuosa scherma delle
-frasi amorose!
-
-Giuliano era in procinto di rispondere alla giovinetta, quando una mano
-si posò, quasi inavvertita, sul suo braccio. Fu il sottile profumo di
-quella mano che lo avvertì della nuova presenza. Si volse. Claudina era
-innanzi a lui.
-
-Subito ei s'avviò per uscire. Su la soglia si volse per cedere il passo
-a Claudina, ma la vide ancòra ferma al centro della stanza, intenta
-a fissare la giovine operaia con la quale egli aveva scambiato quelle
-insignificanti parole. L'amica lo raggiunse subito. Non si parlarono,
-poichè persone addette alla scuola li accompagnavano. Passando innanzi
-ad una sala, ebbero di nuovo la visione di quel delicato quadretto
-favrettiano, di tutto quello sfarfallìo lieve di candide mani, di tutto
-quello scintillìo di chiome bionde e rosse, sotto la calda carezza
-d'oro del sole. Discesero nella gondola che li attendeva, mentre un
-lieve vento di tramonto portava loro l'ultimo sospiro profumato dei
-rosai in fiore.
-
-
-In pochi secondi, dopo qualche vibrato colpo di remi, la gondola si
-trovò lungi da Burano, tra il fasto vellutato delle onde verdi-azzurre.
-Il sole, ad occidente, tramontava in una gloria formidabile di fiamme.
-
-Claudina sembrava molto interessata dal meraviglioso spettacolo del
-mare e del cielo. Giuliano le disse in proposito:
-
-— Ti ricordi quella pagina in cui un dolce e suggestivo poeta,
-strappato ai versi dalle attrattive del teatro, Maurizio Donnay, evoca
-così stranamente questo superbo scenario? Guarda laggiù la flottiglia
-delle barche di Chioggia con le loro vele nere, gialle e rosse; guarda
-se alcune non rassomigliano davvero a _clowns_ con grandi e variopinte
-brache gonfie; guarda se quelle laggiù, laggiù, in fondo, non sembrano
-veramente vescovi che incedano sul mare, ricoperti da sontuose
-dalmatiche... Oh quel sole che tramonta dietro San Marco! A quest'ora
-Venezia, magicamente, ha l'aspetto fastoso e lussureggiante di una
-città orientale. Guarda se non è vero che il cielo ed il mare mutano
-di colore ad ogni minuto, come due infinite Loïe Fuller che danzino
-la danza serpentina.... Quale visione incomparabile! quale apoteosi
-trionfale!....
-
-L'amica non fece eco a quell'entusiasmo. Lo scrittore allora tacque
-e per qualche tempo non si udì che lo sciacquìo dell'acqua rotta dal
-ritmico batter dei remi.
-
-— Eri molto entusiasta della bellezza di quella ragazza, disse a un
-tratto Claudina senza guardare Giuliano e mentre un fine sorriso
-ironico le sfiorava le labbra. Ho picchiato più volte ai vetri
-perchè tu venissi fuori, ma non hai udito..... Eri troppo assorto,
-troppo in ammirazione.... Avevi incominciato con lei una così fitta
-conversazione, interessantissima, suppongo..... È stato necessario che
-io entrassi e ti prendessi pel braccio perchè tu ti avvedessi della mia
-presenza.....
-
-— Ma no, ma no, che vai mai pensando! esclamò Giuliano, dissimulando
-con pena nella voce un po' convulsa l'intimo tumulto. Mi annoiavo
-fuori, attendendoti. Sono entrato ed ho rivolto a quelle ragazze
-qualche domanda sul loro lavoro. Ecco tutto. In quanto alle ripetute
-chiamate tu sai bene quanto io sia distratto.....
-
-Il sorriso ironico scomparve dalle labbra di Claudina. Fissando questa
-volta apertamente negli occhi il suo amante, la grande attrice disse
-nervosamente:
-
-— In questi ultimi tempi hai appreso anche a mentire. E nel tempo
-stesso la tua consueta prudenza è scomparsa. Evidentemente la passione
-opera dei grandi sconvolgimenti nella tua anima..... Tu t'illudi
-sempre ch'io non senta, ch'io non veda, ch'io non intenda..... Davvero
-tu devi credermi una grande sciocca se hai tanta fiducia nella mia
-cecità e nella mia ingenuità..... Ciò non mi lusinga..... Tu devi
-sapere al contrario che nulla di quanto tu faccia, tu pensi o senta mi
-sfugge..... Con un dono unico delle donne veramente innamorate, leggo
-nell'anima tua come in un libro aperto e mi ritrovo tra i laberinti
-della tua conscienza, come in un luogo di cui io avessi una conoscenza
-perfetta.....
-
-— Non comprendo a che cosa tu alluda, rispose Giuliano. Io non ti mento
-e non ti nascondo nulla, poichè ti amo.....
-
-Una stridula risata dell'attrice commentò quella protesta. Era una
-risata nervosa ed ironica, irritata ed angosciosa, dove si rivelavano
-il dolore ed il rancore di quella donna che sentiva ogni giorno più
-sfuggirle il cuore di quell'uomo, cui ella aveva donato tutta sè
-stessa, follemente.
-
-— Credi tu ch'io non abbia ben guardata quella ragazza che aveva
-saputo destare in te un così vivo interesse? Credi tu — continuò
-implacabile l'attrice — ch'io non abbia trovato come te in lei una
-impressionante somiglianza con una persona che da qualche tempo ti
-è divenuta tanto cara?... Oh, Giuliano, come siamo giunti presto a
-questo epilogo doloroso..... Io ti comprendo, ti comprendo...... Ma ti
-vorrei più leale e più energico..... Dovresti confessare francamente
-di non amarmi più, abbandonarmi, partire stasera stessa, se il tuo
-desiderio te lo consigliasse..... Così, tu ti avvilisci tanto ai miei
-occhi..... Il nostro amore, un giorno ardente, è ridotto oramai alle
-viltà e alle bassezze, ai ripieghi e alle menzogne di un matrimonio mal
-riuscito.....
-
-Giuliano proruppe. Chiamando a raccolta le ultime forze della sua
-passione agonizzante, soffocando violentemente la voce onesta della sua
-conscienza, egli disse a Claudina le più dolci parole d'amore, seppe
-trovare le più lusinghiere e rassicuranti proteste, tentò d'incantarla
-con le più soavi promesse di fedeltà e d'ardore.
-
-— Non ti credo, non ti credo, rispondeva Claudina..... tu menti
-ancòra..... Non pretendi forse che quella ragazza non ti aveva
-ricordato nessuna altra donna? Oh, come sai mentire, come sai
-mentire!....
-
-Lo scrittore sentì ch'era impossibile di convincere Claudina alle sue
-menzogne ed ai suoi inganni. Volle essere sincero, le disse che quella
-rassomiglianza aveva colpito anche lui, ammise che il richiamo doloroso
-dell'assente facesse alle volte emigrare verso altri luoghi il suo
-povero cuore.....
-
-Quale oscuro dramma avvenne allora nell'anima di Claudina? Tutti i suoi
-sogni e tutto il suo passato dovettero tornare al suo pensiero ed alla
-sua memoria.
-
-Il passato dovette in lei confrontarsi al presente e questo a sua volta
-con l'oscuro e dolente avvenire.
-
-— Ebbene, ella esclamò, per sentirmi dir questo, per sapere che tra le
-mie braccia tu chiudi gli occhi e ti illudi di baciare un'altra donna
-che ami, io ho dovuto darti quanto avevo di mio, di intimamente mio,
-tutti i miei sogni, tutto il mio ideale, tutto il mio avvenire!...
-Oh, in verità, non ne valeva la pena.... non ne valeva la pena, se si
-doveva giungere agli affanni e alle miserie che ora ci angustiano.
-Il nostro sogno ci ha tradito, forse, e la sua realtà mi appare di
-giorno in giorno sempre più lontana.... Ecco: tu mi hai presa così,
-per capriccio, per piacere, ed ora che il capriccio è soddisfatto ed
-il piacere diviene monotono, tu ti avvilisci sotto il peso delle mie
-catene e sogni e desideri, per amor di novità, le delizie e le gioie
-indulgenti del focolare domestico!
-
-L'ultima frase era stata pronunziata con una così sprezzante ironia
-che Farnese ne risentì un'emozione violenta. Il dolore e la passione
-trasfiguravano interamente l'innamorata. Ella, che sempre aveva avuto
-rimorso per il male fatto a Beatrice, aveva adesso saputo trovare una
-frase ed un accento che rivelavano l'intima angoscia ed il risentimento
-della sua anima calpestata. Traversava uno di quei parossismi
-sentimentali in cui, sotto la sferza della passione non corrisposta,
-la creatura più tenera e mite diviene crudele e despota. Sembrava a
-Claudina, in quel momento, di non amar più Farnese e non imaginare che
-appunto allora il suo amore per lui era asceso al più alto fervore.
-
-Su la Piazzetta, appena discesi dalla gondola, gli amanti si fissarono,
-senz'ombra d'amore, muti e taglienti come due avversarii; e ad entrambi
-parve d'essere oramai due nemici irreconciliabili. Giuliano, che non
-aveva trovato, stretto com'era dall'emozione, una frase definitiva
-da rispondere alla volgare ironia di Claudina, sentiva impossibile
-la continuazione di quel colloquio. Anche l'attrice dovette avere la
-medesima sensazione, poichè innanzi a San Marco disse allo scrittore;
-
-— Io torno all'albergo. Tu non ti dar pensiero: vieni quando ti
-pare.....
-
-Prima che Giuliano avesse pensato a trattenerla, ella s'allontanò
-vivamente tra la folla variopinta di ufficiali, di giovani eleganti e
-di forestieri che gremiva la piazza, le Procuratie, i mille tavolini
-dei caffè.
-
-A stento ella tratteneva le lacrime. Camminava tra la folla, spedita
-ma con un passo a momenti incerto e titubante, poichè il sottil velo
-di lacrime distesosi su le sue pupille le appannava la vista; ed
-inoltre ella serrava le palpebre, temendo che le lacrime avessero a
-scivolarle lungo le guancie. Passò sotto i portici del palazzo ducale,
-percorse un breve tratto della Riva degli Schiavoni. Giunta all'_Hôtel
-Danieli_ la sua tristezza, forse perchè ne tratteneva lo sfogo, aumentò
-grandemente. Quasi di corsa ella passò innanzi ai _grooms_ ed ai
-camerieri per nascondere l'emozione che le faceva tremare convulsamente
-le labbra impallidite. Ma, appena giunta in camera sua, senza avere
-nemmeno la forza di far scattare la chiavetta della luce elettrica,
-ella fu vinta e dovette lasciarsi cadere su una poltrona, rompendo in
-un pianto desolato. Lo sforzo nervoso, ch'ella aveva dovuto fare per
-frenarsi fino ad allora, la lasciava senza energia e senza volontà; il
-suo dolore solo prorompeva in quei desolati singulti, che risuonavano
-così tristemente nella grigia penombra di quella stanza che tante volte
-aveva udito i sospiri del suo amore e della sua voluttà....
-
-
-Giuliano intanto, abbandonato tra la ignota folla crepuscolare di
-piazza San Marco s'era diretto verso le Procuratie, a passo lento,
-tutto assorto nel dolore dispotico delle sue nuove angoscie, da
-cui nulla poteva distoglierlo. Poichè non ogni sentimento eletto e
-nobile era morto in lui, egli sentiva, questa volta profondamente ed
-intieramente, il lacerante rimorso per l'inutile male fatto per sempre
-a Claudina. Con quale sguardo di muta disperazione e con quale passo di
-vittima vinta che s'approssima all'ultima tortura ed al colpo supremo,
-ella lo aveva lasciato allontanandosi verso la Riva degli Schiavoni!
-Egli era stato sul punto di correrle dietro, per raggiungerla, per
-prenderle il braccio, chiamarla e dirle: — «Vieni, vieni, io ti amo.
-Tutte queste sono follie. Dammi tutto il tuo cuore, prenditi tutto il
-mio, che è tuo, tuo, interamente e per sempre tuo, mia povera buona e
-dolce Claudina!» Ma ella già voltava all'angolo del palazzo ducale e lo
-scrittore ebbe scrupolo di compiere quell'atto inconsulto, temette che
-qualcosa di quella scena banale potesse essere osservata da un passante
-curioso.
-
-Non deplorò, poco più tardi, quella risoluzione, dopo che fu passato
-il primo momento di distacco in cui solo la pietà e l'emozione, sempre
-eloquentissime nel suo povero, generoso ed irrequieto cuore di poeta e
-di uomo buono, avevan parlato suggerendogli quella clemenza bugiarda,
-che poi divien crudeltà, quella finzione pietosa che poi diviene
-inesorabile cruccio, quella debolezza incoerente che poi renderà più
-desolato e più vile il dissidio quando, fatalmente, dovrà per un'altra
-volta riaprirsi. Mai come in quella sera, il fantasma di Beatrice era
-riapparso inquietante e dispotico nell'anima di lui. Una donna che
-passava coi suoi bambini gli rammentava certi pomeriggi primaverili,
-quando egli, salendo al Pincio verso il tramonto dopo una giornata
-di fecondo lavoro, incontrava l'adorata lontana che ne discendeva col
-suo passo signorile e un po' languido, mentre innanzi le due creature
-bionde, stanche oramai di tanti giuochi e di tante follìe, camminavano
-con arie assorte di persone serie e molto gravemente preoccupate.
-E nulla era pel cuore di Farnese più dolorosamente spietato di quei
-continui richiami di tutto quel suo piccolo mondo lontano, e forse per
-sempre perduto.
-
-Forse per sempre perduto! La mesta parola di dubbio e di timore
-ritornava sempre più frequente nell'anima del poeta, come il grigio
-e malinconico ritornello di una canzone ch'era dolce e soave e che
-non udremo mai più. Forse per sempre perduto! Era possibile che
-tutto l'edificio della sua vita e della sua famiglia dovesse così
-andare irremissibilmente distrutto per la follìa di un giorno, per la
-risoluzione sconsigliata di un'ora di abbandono?... Ei non poteva, ei
-non voleva crederlo... Ed ora? Quale destino gli si riserbava? Ora che
-l'amore per Claudina era svanito, come un profumo troppo lieve ad un
-vento troppo forte; ora che il loro sogno di gloria fraterna appariva
-ad entrambi come un dolce miraggio lontano, ma nulla più che un
-miraggio; ora che Claudina aveva chiaramente veduto quanto l'anima di
-Giuliano le fosse estranea e lontana; ora che ella, con le sue ultime
-ironie di quel giorno si era risolutamente svelata come un'avversaria
-decisa a non lasciar campo alla pietosa menzogna ed all'inutile
-inganno, che cosa poteva egli fare? Oh, ritornare, ritornare a Roma,
-gettarsi ai piedi dell'offesa creatura, dirle quanto l'amasse e quanto
-avesse sofferto e come espiato; averne, come una nuova benedizione di
-pace e di fortuna su la sua vita e pel loro comune destino, il dolce e
-generoso perdono, l'assoluto oblìo!
-
-Ma come poteva egli presentarsi a Roma, inaspettato, così? Gli sarebbe
-stato solamente possibile, senza bisogno di scandalo, vedere sua moglie
-e parlarle? E avrebbe ella acconsentito ad udirlo, ella che fino a quel
-momento lo sapeva con quella sua amante, in viaggio, forse dimentico,
-certamente felice? Le poche lettere ricevute da Loredano non eran tali
-da confortarlo su le probabilità di perdono e di oblio che le parole
-di Beatrice consentivano di considerare. In quanto poi alle lettere
-ch'egli aveva scritto al cognato e nelle quali, specie in quelle
-ultime settimane, egli aveva transfuso tutta l'intima angoscia e tutto
-l'oscuro rimpianto del suo povero cuore senza più speranza di pace e
-di gioia, in quanto a quelle lettere, chi sa se Loredano aveva stimato
-opportuno farle leggere a Beatrice? E in caso affermativo, chi sa se
-la povera donna vi aveva prestato fede? Disillusa com'era, ella aveva
-forse sospettato che quelle lettere — scritte invece col cuore in mano
-e senza bugiarde preoccupazioni di stile e di effetti da raggiungere —
-fossero state abilmente studiate e composte per toccare i più sensibili
-angoli del suo cuore, per impietosirla e commuoverla?
-
-Era follìa, dunque, sperare in un così pronto perdono, in un così
-rapido e piano ritorno alla vita del tempo passato. Egli entrò al
-caffè Florian ed in una di quelle salette tutte luccicanti di specchi,
-luminose di lampadarii e fastose per gran numero di pitture e di
-mosaici, scrisse a sua moglie una lunga lettera, una lettera spontanea
-e profonda ove mise tutto il suo cuore, con tutte le sue più sincere
-parole, confessò tutto il suo pentimento, disse tutti i suoi spasimi,
-tutti i suoi rimpianti, tutte le sue agonie, osò esternare tutte le
-sue speranze e tutti i suoi sogni, invocando il perdono umilmente con
-preghiere suggestive ed eloquenti; e vi mise l'anima sua e tutto il suo
-infinito dolore; e vi mise tutta la sua conscienza ed il suo pentimento
-e i suoi nuovi propositi; e vi mise tutto il suo cuore con tutta la
-tenerezza di cui era capace.
-
-Uscì dal caffè, deliberato a recarsi a piedi alla posta centrale perchè
-quella lettera partisse la sera stessa per Roma. Un barlume di fiducia
-rischiarava l'anima sua. Avendo messo in quei fogli di carta tutte le
-sue miserie, Farnese ne sentiva il suo cuore quasi sollevato. Ma, poi,
-a mano a mano che procedeva nel suo cammino, il dubbio e l'inquietudine
-riapparivano, così che quando si trovò a traversare un breve ponte,
-solitario in quella sera incipiente, si arrestò perplesso, vinto
-dall'irresolutezza, schiavo dei nuovi suoi dubbii.
-
-Allora Farnese si appoggiò al parapetto, rimase lungamente a fissare
-quell'acqua bruna. Innanzi a lui si stendeva il canale, come un lungo
-nastro di amoerro verdone che rilucesse, or si or no, alla vicenda
-di qualche riflesso. A poco a poco l'ombra della sera ricopriva ogni
-cosa; tra quelle penombre scomparivano le linee dei palazzi, le gondole
-nere, i brevi marciapiedi, le slanciate curve degli altri ponti, che
-sfumavano sempre più, quanto maggiori erano le lontananze, divenendo
-sempre più pallidi e meno precisi. E a poco a poco, come file di ceri
-mortuarii, le ultime fiammelle dei lampioni si accesero, traforarono
-di punti e di disegni luminosi i fitti manti di crespo nero che le
-tenebre avevano oramai disteso su tutte le cose. Qualche architettura
-di riflessi si delineò in lontananza, qualche bizzarro geroglifico
-di punti luminosi apparì su la curva di un ponte. E da tutta Venezia
-nessun rumore giungeva. Solo quei punti d'oro talvolta, ad un lieve
-vento d'estate, palpitavano.
-
-E Farnese, sempre appoggiato al parapetto, curvo a fissare il nastro
-bruno del canale dove ora brillavano in striscie luminose i riflessi
-di quei punti d'oro, sentiva che era vano sperare nel perdono e
-nell'oblìo. Quella lettera non avrebbe trovato in Beatrice la via
-del cuore, poichè la diffidenza oramai gliela precludeva. Egli non
-sarebbe stato creduto.... Inutile allora avvilirsi! Lacerò la lettera a
-brandelli, lasciò cader questi, lentamente, nel canale sottostante. E
-poichè era e sentiva di essere un poeta, ei ricordò che in altre sere
-lontane, o da un ponte come adesso, o dalle finestre di un palazzo
-ben noto, egli aveva guardato insieme ad una donna tanto amata le
-increspature di quell'acqua, che sembravan ricami. Nulla gli diceva
-allora che tante angoscie della sua vita, narrate e rivissute in quei
-brandelli di lettera, vi sarebbero cadute, tristemente, in una sera
-d'abbandono e di smarrimento, tra un glaciale silenzio e sotto il bieco
-riflesso di quei lumi d'oro che sembravano ceri accesi su uno sfondo di
-gramaglie....
-
-
-
-
-VIII.
-
-
-Il tempo passò. Dopo una pace ch'essi sentivano di breve durata, pace
-ottenuta con una riconciliazione ch'era stata affrettata dai loro più
-umili istinti, il soggiorno di Venezia era divenuto insopportabile
-agli amanti. Era stato questione tra loro di una breve permanenza a
-Siena. Ma Giuliano aveva temuto un nuovo assalto doloroso da parte
-delle sue più soavi e pure memorie. E proprio in quei giorni gli era
-pervenuta una lettera in cui Loredano si mostrava minutamente informato
-della loro vita veneziana. Evidentemente essi erano spiati. Non era
-prudente, dunque, rimanere in Italia, dove troppi occhi li conoscevano.
-Era meglio recarsi altrove, lontano. Giuliano stimava così d'essere
-utilmente prudente. Quando ei fosse stato lontano, quando occhi che
-lo conoscevano non avessero più potuto spiare i suoi passi e i suoi
-sorrisi, meno probabilità si offrivano che giungessero a sua moglie
-notizie su quella sua povera vita che, in apparenza, sembrava così poco
-quella di un uomo pentito, che soffre e che ama.
-
-In quanto a Claudina oramai ell'era vinta e avvilita. Ardentemente
-appassionata ancòra per Giuliano, sentiva bene com'ella non avesse
-più su quell'uomo alcun dominio, se non quello fuggevole e non troppo
-nobile dei sensi. Nè quel dominio era sicuro ed intero. Comunque, poi,
-non era quello cui l'attrice aspirava. Oh, come era lontano e diverso
-dal suo bel sogno sfogliato, dal luminoso miraggio della sua vita e
-della sua arte oramai per sempre dileguato! Innamorata, ella non sapeva
-rinunziare a Farnese. Pur sentendosi avvilita da quelle carezze e da
-quei baci, che a volte le sembravano freddi e pietosi come se fossero
-un'elemosina di clemenza e di pietà, ella s'avviticchiava all'amante:
-e tutto il suo mondo era ancòra per lei negli occhi di lui; e tutto il
-sogno era su la sua fronte; e il suo più soave asilo era per la povera
-innamorata quell'instabile cuore di uomo. E nelle lunghe notti insonni,
-ella era paga di poter posare il suo volto sul cuore di lui, quantunque
-sapesse che forse batteva per un'altra. Ma si sentiva contenta di quel
-tepore, di quel riflesso d'amore, sentiva batter quel cuore sotto la
-sua tempia e le bastava; e, chiudendo gli occhi, tentava di obliare che
-quel cuore non pulsava per lei, che non era più suo. Così ella aveva
-seguito Giuliano in tutte le sue irrequiete peregrinazioni, docilmente,
-supplice schiava che lo fissava negli occhi per ritrovarvi un richiamo
-anche pallido dell'amore d'un tempo...
-
-Da Venezia erano andati nell'Engadina, e dall'Engadina a Aix-les-Bains;
-e poi a Lucerna, e su i laghi italiani ed infine a Saint-Moritz. Il
-vedere o il rivedere uomini e luoghi ignoti o poco noti distraeva gli
-amanti dalle loro preoccupazioni avversarie. Passavano, così, giornate
-intere in cui il paesaggio o l'arte costituivan la loro unica comunione
-di sentimenti. E quando, a sera tarda, rientrati all'albergo, dopo una
-cena frettolosa durante la quale riepilogavano le impressioni della
-giornata, gli amanti rientravano nelle loro camere, erano già troppo
-stanchi per cominciar querele e dibattiti. Solamente qualche bacio
-era scambiato fra i due, mentre intrecciavano le loro carezze, senza
-parole.
-
-Ma il dissidio si riapriva talvolta, quando Claudina voleva costringere
-lo scrittore a lavorare intorno alla futura commedia su la quale essi
-avevano un dì raccolti tutti i loro sogni di gloria. Il miraggio,
-benchè più pallido e più lontano, ritornava qualche volta ad attrarre,
-ingannevole e fuggevole, la grande attrice. Ma l'amante non si prestava
-più a quella illusione. E con parole dure e indifferenti rompeva
-l'incantesimo, senza pensare che una pietosa menzogna avrebbe offerto
-ancòra a Claudina qualche soave sorriso. Ma egli soffriva troppo,
-sentiva il suo ingegno troppo vincolato e diminuito sotto il peso
-di tutti i suoi dolori e nessun ideale d'arte e di poesia sapeva più
-illuminare ed accendere l'anima sua.
-
-Più violento si riapriva il dissidio quando da Roma giungeva a
-Farnese qualche lettera, qualche richiamo. Durante la sua assenza,
-uno dei suoi più intimi amici, quello forse che aveva più comunione
-con il suo cuore e il suo pensiero, Andrea di Vele, lo aveva tenuto
-informato con lettere frequenti e minute su la vita di Beatrice e dei
-figli suoi. Le lettere di Loredano non eran per Farnese quello che
-avevan saputo essere le lettere dell'amico suo. Quantunque Loredano
-lo amasse come il più fedele e fervente amico, pure egli era sempre
-fratello di Beatrice; e, se un po' di partigianeria non poteva essere
-esclusa dalle sue parole, questa era naturalmente rivolta verso la
-sorella. Per questo eran frequenti nelle sue lettere i rimproveri, i
-dubbii, le inquietudini, i consigli troppo facili a chi li dà e troppo
-difficili a chi li riceve. Andrea di Vele era invece un cronista fedele
-e imparziale. Avendo continuato a frequentar la casa di Beatrice,
-era in grado di dare al lontano tutti i ragguagli possibili. E per
-Farnese quelle lettere erano un riflesso di quella vita, una comunione
-indiretta. E quando quel riflesso era troppo vivo, quella comunione
-troppo perfetta, Giuliano sentiva un tumulto scatenarsi nell'anima sua,
-poichè il nero drappello dei suoi tristi dolori ritornava lugubremente.
-Claudina si risentiva allora di quelle amare tristezze. La disputa fra
-gli amanti cominciava. E, minaccioso, il dissidio tornava ad aprirsi.
-
-E ad ognuna di quelle nuove lotte, che giungevano bruscamente, tanto
-più acri e crudeli quanto più i giorni precedenti eran stati calmi
-e affettuosi, gli amanti sentivano chiaramente che quella vita non
-avrebbe, così, potuto ancòra durare per lungo tempo.
-
-Più presto di quanto essi avessero sospettato, le circostanze la
-troncarono decisivamente. Una lettera di Andrea di Vele era stata
-la scintilla che aveva propagata la fiamma. L'amico scriveva che la
-piccola Anna Maria era da più giorni inferma e che Beatrice era tutta
-in ansia per la salute della sua creatura. La lettera voleva essere
-rassicurante, ma, tra le righe, Giuliano aveva ben compreso tutto quel
-che Andrea aveva voluto celargli.
-
-Ah, correre, correre a Roma al cappezzale di quella sua bimba, ch'egli
-prediligeva con un affetto quasi esagerato! Ma no, ma no, egli era
-inchiodato lì, presso quella straniera; e quella casa lontana dove
-la piccina soffriva, quella casa sua gli era chiusa oramai. Un'ira
-folle lo invase. Perchè il destino aveva portato tanto dolore sul
-cammino della sua esistenza? Perchè aveva sparso tante spine, sotto
-un'ingannevole coltre di foglie rosee, su per quella salita della
-sua vita, per quell'ultimo tratto che lo separava ancòra dall'altro
-versante? E tutta la sua sofferenza proruppe in parole inconsulte
-e brutali, quando Claudina ignara biasimò il suo umor tetro e lo
-rimproverò per le sue risposte tediate.
-
-— Va, va, egli le gridò, lasciami solo..... Tu mi hai fatto tanto male
-dal giorno in cui ci siamo incontrati..... Va, va, che cosa vuoi di più
-dal mio povero cuore?....
-
-Dopo una scena violenta, Claudina uscì, discese nel giardino
-dell'albergo, sentendo bisogno d'aria, di silenzio e di pace: si gettò
-in una carrozza, fece partire il cavallo ad una corsa sfrenata. L'anima
-di lei agonizzava. E così potente era il suo dolore che, quando la
-carrozza per una voltata un po' brusca o per un capriccio del cavallo
-minacciava di ribaltare in quella corsa veemente, ella quasi bramava di
-spezzarsi la fronte contro una di quelle pietre aguzze e taglienti che
-fiancheggiavan la via.
-
-La bufera con pari furia s'era scatenata nell'anima dello scrittore.
-Dalla finestra, aveva veduto allontanarsi Claudina quasi con sollievo.
-Rimasto solo, ei si proponeva di trovare un po' di calma, perchè
-potesse riflettere su l'avvenuto, deliberare saggiamente e posatamente
-che cosa gli convenisse di fare, in qual modo e con quale intenzione
-egli dovesse agire in quel momento della sua vita che forse era
-decisivo e che gli appariva come un bivio fatale. Ma qualcuno picchiava
-alla porta. Giuliano gridò:
-
-— Entrate! — e appena ebbe veduto avanzarsi il cameriere con in mano un
-vassoio esclamò convulso: — Un telegramma? Per me?
-
-Il cameriere tese il vassoio e, dopo che Farnese v'ebbe preso il
-dispaccio, si inchinò, uscì. Lo scrittore rimase tremante, col
-dispaccio in mano, senza avere il coraggio d'aprirlo. Dopo la lettera
-d'Andrea di Vele, l'arrivo di quel telegramma faceva sorgere in lui un
-assai fosco presagio. Si fece forza, alfine, lacerò il foglio; lesse:
-
-«Anna Maria piuttosto aggravata — Necessiterebbe tuo ritorno per ogni
-evenienza — Ti attenderò dopodomani stazione al primo treno mattutino
-— Non allarmarti però, non essendovi finora pericolo serio — Andrea di
-Vele».
-
-Attonito, avendo inteso tutto il recondito significato di quel
-telegramma, si gettò su un orario, lo sfogliò: senza attendere il
-treno della mezzanotte, v'era un treno alle quattro che lo avrebbe
-fatto giungere a Roma una notte prima dell'altro. Chiamò i camerieri, i
-facchini, fece chiudere le valigie, le borse. Non mancavano che venti
-minuti all'ora del treno. Col cappello in testa, scrisse contro il
-vetro della finestra due righe a matita per Claudina su una carta da
-visita:
-
-
-«Il telegramma che ti lascio mi chiama a Roma per la salute della mia
-creatura. Perdona al padre se fuggo così, perdutamente, senza nemmeno
-abbracciarti. Non mi sento più padrone di me stesso. Ti scriverò, ti
-telegraferò, cara Claudina.....»
-
- GIULIANO.
-
-
-Consegnò il biglietto per Claudina al _bureau_, scese precipitosamente
-le scale, saltò in una carrozza, in preda ad una agitazione fremente.
-Non ebbe un sospiro di sollievo, se non quando si trovò nel suo
-scompartimento di prima classe nell'_express_, di cui già i conduttori
-serravano gli sportelli, toglievano i freni.
-
-Quel viaggio di un'intiera giornata fu per lui un'agonia inenarrabile.
-Febbrilmente il suo pensiero correva a Roma, alla sua casa, dove forse
-Anna Maria moriva in quel momento. La funebre visione passava fosca
-nel suo pensiero. Per allontanarla egli pensava a Claudina: imaginava
-lo stupore della povera donna, il suo dolore immenso. Una convulsione
-frenetica agitava il suo cervello. Passavano stazioni, paesi, città,
-egli nulla vedeva. Quel treno direttissimo, lanciato alla velocità
-di sessanta chilometri all'ora, gli sembrava per la sua ansia e per
-la sua febbre lento e pesante come due bovi che traggan l'aratro nei
-solchi. Ogni breve fermata era per lui un nuovo spasimo. Quando i freni
-stridevano, una tenaglia torceva nel tempo stesso il suo cuore. Egli
-avrebbe voluto morire piuttosto che soffrire quella pena indicibile,
-lacerante. Forse la sua piccina agonizzava ed egli era prigioniero
-in quel funebre convoglio, che non era veloce, fulmineo come il suo
-terrore avrebbe voluto che fosse.
-
-— Quale espiazione! Quale espiazione! si trovava a dire a voce alta,
-ogni tanto, sconsolatamente.
-
-La sua fronte ardeva, il suo cervello pareva volesse spezzargli il
-cranio. Egli poggiava le mani sul suo capo, premeva con tutta la sua
-forza, triplicata dall'energia nervosa. A volte vedeva tutto rosso,
-temeva di diventar folle. Poi, momenti di dolore silenzioso e più
-cocente sopravvenivano. L'agonia si prolungava come un supplizio
-inumano al quale le sue povere forze di uomo non avrebbero potuto più a
-lungo resistere.
-
-Provvidamente, verso Chiusi, quando la seconda sera del suo viaggio,
-della sua veglia e della sua febbre cominciava a discendere su le
-lussureggianti campagne toscane, la fatica e la stanchezza lo vinsero e
-lo prostrarono. Il sonno lo prese gravemente: sonno dapprima affannoso
-per lugubri fantasmi di lutto e che poi divenne più blando, più calmo,
-più riposante.
-
-E dopo poco, il violento incendio divampato in tutto il suo essere
-era sedato, e Giuliano, disteso, dormiva placidamente, mentre dai
-finestrini s'insinuava un raggio di luna, che andava a illuminare, su
-le sue labbra bruciate dalla febbre, un placido ed ignaro sorriso di
-bimbo.
-
-
-
-
-PARTE TERZA
-
-
-
-
-I.
-
-
-Uscito dalla stazione e salito in una carrozza, quando il cocchiere gli
-domandò a quale via dovesse portarlo, Giuliano Farnese repentinamente
-si ritrovò perplesso e indeciso. In un attimo cento decisioni
-contradittorie si opposero in lui. Il cocchiere, credendo ch'egli non
-avesse udito, rinnovò la domanda. Allora Giuliano risolutamente diede
-l'indirizzo di casa sua. Subito dopo, non appena la carrozza si fu
-mossa in quella direzione, l'impossibilità gli apparve di presentarsi
-a casa sua, a quell'ora ed in quelle condizioni. La grande depressione
-nervosa, che aveva tenuto dietro all'eccitazione formidabile di
-quel suo lungo viaggio, lo rendeva ora debole ed irresoluto come
-un fanciullo. Si trovava a Roma, a notte alta, senza aver prevenuto
-nessuno. Passando per Firenze si era proposto di telegrafare ad Andrea
-di Vele o a Loredano da una delle stazioni della linea, ma il sonno lo
-aveva preso e quando, vicino a Roma, un triste sogno lo aveva destato,
-era oramai troppo tardi.
-
-— No, no, egli pensava, non posso presentarmi così, inatteso; anche
-Beatrice può dalla mia venuta improvvisa ricevere una scossa troppo
-forte, un'emozione troppo violenta. E anche per la mia creatura, se è
-viva, vedermi tornare, così, d'improvviso, può esser nocivo.....
-
-Mascherava a sè stesso sotto queste considerazioni obbiettive, il vero
-sentimento che lo faceva esitare innanzi al compimento immediato del
-suo ritorno. Quasi egli aveva vergogna di confessarlo a sè stesso.
-E questo sentimento era tutto di timore e di rispetto per Beatrice,
-alla quale non avrebbe osato baciare la mano per tema che quel bacio
-fosse considerato mendace, alla quale non avrebbe osato dire una sola
-parola di umiltà, di pentimento e di dolore per tema di non essere
-creduto. Come avrebbe potuto trovarsi solo, dopo tanto tempo, innanzi
-allo sguardo certamente sprezzante di quelle care pupille? Poichè
-infine, forse, egli era per lei ancòra un colpevole, forse ella aveva
-conosciuta la sua vita con Claudina e l'aveva creduta felice, forse
-anche non aveva prestato fede alcuna alle promesse, alle espressioni di
-dolore e di amore, ai giuramenti che per mezzo delle lettere dirette
-a Loredano dovevano esserle giunti. No, no, solo, ei non avrebbe
-mai trovato l'energia per riaffrontarla.... Come avrebbe egli retto
-allo sgomento e allo spasimo s'ella avesse avuto una sola parola di
-ripulsione e di odio, un solo gesto di disamore che gli avesse negato
-il perdono?
-
-— Tornate indietro, ordinò risolutamente al cocchiere. Passiamo
-alla ferrovia per depositare al bagaglio queste valigie e dopo
-accompagnatemi a piazza Colonna. Ma prestissimo.....
-
-Una nuova ansia lo assaliva. Andrea di Vele non lo attendeva che
-l'indomani mattina. Non di meno, s'egli non aveva la forza di
-presentarsi a sua moglie, non poteva però passar la notte senza trovare
-Andrea di Vele per aver notizia della sua povera piccina, della sua
-cara dilettissima piccola inferma. Un breve rintocco sonoro suonava
-l'una dopo la mezzanotte all'orologio della stazione. Dove trovare
-l'amico suo a quell'ora? Più probabile gli sembrò che fosse al circolo.
-In quanto a Loredano non vi era speranza di trovarlo. Se Anna Maria era
-ammalata, certamente egli non si muoveva, durante la sera e la notte,
-dal capezzale della nipotina.
-
-Al Circolo salì precipitosamente le scale, mandò un cameriere alla
-ricerca di Andrea di Vele nelle sale da gioco o da fumo, nella sala
-di lettura o nella biblioteca. Durante qualche minuto egli rimase in
-quell'anticamera, intento a udire le voci di alcuni uomini che nelle
-sale continue giocavano. Le formole sacramentali del _baccara_ gli
-giungevano ogni tanto:
-
-— Dò... Carte... Carte... Sette... Nove!... Sette.. Sette: nulla di
-fatto!
-
-Quante sere egli aveva passato in quelle sale, a udire la monotonia
-di quelle esclamazioni, a gettare qualche biglietto di banca su l'uno
-o l'altro quadro di quel gioco così pieno di emozioni.... Come era
-felice, allora: sarebbe uscito in quell'anticamera, avrebbe preso uno
-di quei soprabiti appesi lì intorno e una carrozza del circolo lo
-avrebbe accompagnato a casa dove i baci di sua moglie lo avrebbero
-atteso..... Tutto era finito, oramai. Il cameriere era tornato
-dicendogli che Andrea di Vele non era comparso al circolo che per il
-pranzo, uscendone subito dopo, prima delle nove.
-
-Farnese si slanciò di nuovo per le scale, saltò in carrozza, si fece
-condurre al caffè Colonna. Da un _groom_ del caffè fece ricercare
-Andrea. Intanto egli vedeva, oltre la porta e i cristalli, tutta la
-vita elegante e brillante del caffè notturno. Ai tavolini candidi,
-scintillanti di argenterie e di cristalli sotto i perlacei fasci
-luminosi della luce elettrica, le orizzontali grandi e piccine
-cenavano in compagnia di vecchi e giovani, tutti uniformi sotto la
-livrea dell'abito nero, tutti uniti nel desiderio di quelle donne.
-Qualcuno entrava ogni tanto, reduce da un teatro, da un ricevimento
-o da una visita. Giuliano spiava le fisionomie di tutti coloro che
-sopraggiungevano. Qualche donna entrava, avvolta in un sontuoso
-mantello, seguita da una mezza dozzina di cavalieri dai visi smorti e
-dalle spalle curve, sorridente pel piacere del dominio e dell'impero
-voluttuoso, moderna personificazione d'una Circe fatale. Qualche _snob_
-entrava anche nel caffè, faceva la parata, sbirciava le donne, beveva
-un bicchierino di _cognac_, pagava con un biglietto da cento lire,
-occhieggiando qualcuna.
-
-Oh, quella frivola vita, come aveva potuto egli viverla? Giuliano nel
-fondo della sua carrozza attendeva malinconicamente la risposta del
-_groom_ che fu negativa. Irrequieto, desideroso di trovare Andrea ad
-ogni costo, si fece portare ad altri caffè, ad altri ritrovi, dove
-però tutte le sue ricerche riuscirono vane. Tentò allora di bussare
-alla casa di Andrea, alla Passeggiata di Ripetta. Licenziò la carrozza
-e rimase in mezzo alla via, mentre il trotto del cavallo echeggiava
-sempre più lontano, ad attendere che qualcuno rispondesse ai colpi
-ch'egli aveva picchiato col martello del portone.
-
-Tutto fu vano. Il portone non si aprì. Una tortura impreveduta, quella
-di un'intera notte di ansia, di timore, di solitudine angosciosa,
-veniva ad aggiungersi alle molte che in quei due ultimi giorni avevano
-travagliato il povero cuore di Giuliano. Dove recarsi a quell'ora?
-Un orologio in lontananza aveva battuto le tre. Un silenzio profondo
-incombeva con solenne maestà su la città addormentata.
-
-Farnese non pensava più a cercare Andrea. Probabilmente l'amico era in
-casa, s'era forse coricato per tempo a fine di potersi recare al primo
-treno mattutino in cerca di Giuliano alla stazione di Termini. Nessuno
-s'era destato nella casa. Dopo un ultimo tentativo lo scrittore decise
-d'attendere l'alba, di pazientare finchè il portone si aprisse e gli
-fosse possibile farsi udire da qualcuno.
-
-Passeggiò lentamente per la breve via fiancheggiata da un lato da
-tisici alberelli prospicienti il fiume. Il suo passo batteva ritmico e
-pesante sul selciato.
-
-Quell'incertezza su quanto era avvenuto nella sua famiglia lo
-straziava. Poichè nel dubbio è sempre la visione più fosca quella che
-si presenta ai nostri occhi. Giuliano era in preda alle più tristi
-previsioni intorno all'esito della malattia della sua creatura. Gli
-sembrava che l'alba non sarebbe mai giunta e che la sua angoscia
-avrebbe troppo a lungo durato. Dopo lo schianto formidabile che quel
-giorno e mezzo di viaggio aveva dato all'anima sua, lo scrittore si
-trovava senza forza e senza energia per quella rinnovata agonia.
-
-Camminando, si trovò in piazza del Popolo. Mille squilli di piccoli
-campanelli giungevano dalla via di Ripetta. Giuliano si soffermò.
-Nell'ombra della via, rotta fiocamente da qualche raro e lontano
-lampione, una folla bianca si muoveva. Lentamente, questa s'avanzò,
-si precisò: mandre intere di pecore provenienti da porta Cavalleggeri
-si avviavano a nuovi pascoli lontani. Un primo gruppo entrò nella
-piazza, parve disgregarsi, si serrò nuovamente. Le piccole e mansuete
-viaggiatrici procedevano serrandosi le une alle altre, quasi per
-sorreggersi, quasi per incitarsi o per trascinarsi a vicenda. Qualche
-capretto irrequieto saltellava ai lati del bianco e sonoro drappello.
-Ogni tanto, fra quella folla, un buttero avvolto nel nero mantello
-passava su un vigoroso cavallo maremmano, governando con la verga quel
-gregge, aizzando i cani in difesa o a tutela dell'ordine. Poi i bianchi
-drappelli ricominciavano. Tutte quelle nomadi esistenze ispiravano una
-pietà infinita. Ciecamente, esse procedevano, forse verso la morte.
-E tutta quell'armonia di campanelli mossi nella marcia sembrava un
-funebre accompagno in quella notte profonda; e i belati di tutto quel
-gregge sembravano gemiti. Quella folla lanosa riempiva oramai quasi
-tutta la piazza e i movimenti suoi la facevan sembrare come un mare
-convulso per la vicenda continua delle onde spumanti.
-
-Giuliano si trovava quasi rasente a quei bianchi drappelli. A un tratto
-ei sentì un colpo su i suoi piedi, chinò gli occhi: una capra s'era
-abbattuta a terra, morta. Le altre, indifferenti, continuarono la loro
-marcia. Solo un capretto accorse belando, si curvò su la caduta, la
-carezzò con la lingua. Giuliano rimase qualche secondo con quel peso di
-morte su i suoi piedi, sentendo il ribrezzo correr la sua pelle in un
-brivido e pur non avendo la forza di togliere alla caduta quell'ultimo
-sostegno. Un buttero accorse. Afferrò per le quattro gambe la capra
-morta ai piedi di Farnese, la gettò su un carro che seguiva, portando
-donne, fanciulli e vecchi pastori. Il capretto seguì il carro, belando
-forte, guardando talvolta il buttero con occhi d'invocazione.
-
-Finalmente la piazza si vuotò. Dalla porta del Popolo giungeva sempre
-più lontana l'eco di una canzone intuonata da un pastore e della
-quale i butteri cantavano a coro con le loro virili voci spiegate il
-ritornello dolente. Giuliano, afflitto ancóra da quelli spettacoli e
-da quegli echi di malinconia si affrettò per la breve salita del ponte
-Margherita, si trovò sul fiume.
-
-L'alba non era ancóra giunta e già la notte non era più intera.
-Giuliano, cui la morte della capra aveva dato un brivido, quasi
-fosse il simbolo di un'altra fine, il richiamo ultimo di una creatura
-diletta, rimase sul ponte, innanzi al panorama solenne di Roma, ad
-attendere il giorno.
-
-Già nel cielo striato d'onde lunari e di misteri, le ultime nuvole
-scomparivano cedendo il loro breve dominio all'albore grigio e freddo.
-Un alito sottilissimo di vento fremeva, dando brividi e susurrii alle
-verdi foglie degli alberi fiancheggianti i lungotevere e la Passeggiata
-di Ripetta. Le nebbie basse che indugiavano su le gialle acque
-sonnolenti del fiume si diradavano, quanto più la luce si avanzava,
-come pallide lame d'acciaio su l'orizzonte, quanto più si accendeva il
-nuovo chiarore, ancóra grigio, albale, non ancóra tale da riscaldare
-la nuova vita delle cose, ma così freddo invece che sembrava avrebbe
-dovuto gelare gli ultimi sonni, incalzare con gelide spade gli ultimi
-drappelli di sogni, di quei sogni che, figli delle stelle, con esse
-impallidiscono e scompaiono.
-
-E, ad un tratto, in vicinanza, nel silenzio ancóra profondo dell'alba,
-un campanile sparpagliò i lenti rintocchi argentini delle sue campane.
-Altri, più lontani, risposero come ad un mistico appello musicale ed
-il canto di quelle campane giunse grigio, come fosse ovattato. Altri
-campanili più lontani ancóra sgranarono nell'aria albale una fievole
-sinfonia d'armonie d'argento. Il canto delle campane si rafforzò,
-si attrasse, si fuse, squillò come un inno al dì sopravveniente.
-Poi di nuovo quelle voci d'argento si disgregarono, diminuirono,
-s'affievolirono. Le armonie più lontane divennero fievoli e pallide,
-quasi fossero echi delle più vicine. E mentre l'ultimo campanile
-batteva a rintocchi le ultime note, un orologio suonò le ore,
-lentamente, a grandi pause, durante le quali il suono si propagava
-nelle lontananze.
-
-A quella danza di note argentine, che a volte era divenuta sottile
-e delicata, come un ricamo che si disegnasse nell'aria trasparente,
-Giuliano Farnese rimase estatico, dimenticando ogni dolorosa
-preoccupazione del suo cuore o della sua conscienza, come sempre gli
-accadeva in presenza d'uno spettacolo di bellezza.
-
-I rosei riflessi si diffondevano all'orizzonte. Si sgranavano nel
-cielo, sempre più dolci e maliose, come sublime armonia ai merletti
-musicali dei campanili salutanti l'alba, le melodie sottili della
-sinfonia in rosa maggiore che l'aurora canta. Qualche cupola, lasciando
-vedere il cielo dai finestroni contrapposti, prendeva l'apparenza
-leggera e squisita di una trina enorme. Qualche riflesso s'accendeva
-nel fiume, qualche voce lontana sorgeva. E la luce, intanto, avanzava
-sempre più a lame più fitte, più rapide, più taglienti, insinuandosi
-nel cielo, sgombro fin delle ultime nubecole lievi come fiocchi di
-bambagia, e già disposto, tra le rose e gli ori dell'aurora serena, al
-connubio solenne col nuovo giorno.
-
-A quello spettacolo di serenità e di vita una speranza fiorì nel cuore
-di Farnese. In quel momento, dall'alto del ponte, vide il portone di
-Andrea di Vele spalancarsi. Allora, senza indugio, tornando alla vita
-dopo l'agonia di quella notte di profondo dolore, scese a precipizio
-verso la casa.
-
-
-
-
-II.
-
-
-Ai ripetuti squilli del campanello elettrico un domestico, ancóra
-in pantofole e con una giacchetta abbottonata alla meglio, venne ad
-aprirgli. Senza riconoscerlo gli disse subito:
-
-— Mi dispiace, il padrone riposa ancóra.
-
-Giuliano non gli badò. Entrò nell'appartamento, voltò per un corridoio
-a destra che sapeva esser quello che guidava alla camera da letto di
-Andrea. La sua ansia e la sua febbre non gli consentivano la pazienza
-di mandare ambasciate, di parlamentar col domestico. Prima che
-questi avesse potuto raggiungerlo, egli già era entrato nella camera
-dell'amico ancóra immersa in una fitta penombra. La voce di Andrea,
-assonnata, gridò:
-
-— Chi è là?
-
-— Son io, rispose Giuliano e, poichè Andrea non aveva riconosciuto la
-voce, aggiunse mentre spalancava le imposte su quel cielo oramai chiaro
-di sereno mattino autunnale: — Son io, Giuliano Farnese.....
-
-Andrea di Vele non credeva alle sue orecchie:
-
-— Tu, tu qui?
-
-In un batter d'occhio, balzò dal letto, infilò un pantalone, corse
-incontro all'amico, lo abbracciò fortemente con un nobile e profondo
-affetto virile. Farnese si disciolse, gli chiese febbrile:
-
-— Come sta Anna Maria? Dimmi la verità, crudelmente.
-
-Un momento di spasimo e di terrore, più intenso di quanti fino ad
-allora lo avevano angosciato, tenne dietro a quella domanda. Ma si
-rassicurò subito. Il volto di Andrea era rimasto sereno e le labbra
-s'atteggiavano ad un sorriso per rispondergli:
-
-— Molto meglio, molto meglio. Sono passato da casa tua iersera dopo
-pranzo, verso le dieci. Anna Maria dormiva tranquilla. Il medico era
-stato rassicurantissimo, poichè aveva giudicato che la crisi più aspra
-era felicemente superata. Tua moglie è adesso molto sollevata. Due
-giorni fa Anna Maria era però in uno stato gravissimo, nel massimo
-infuriare della crisi. Beatrice s'illudeva, non comprendeva tutta
-l'intensità del male. Loredano pensava per bocca della sorella.
-Io intuii il pericolo e credetti mio dovere avvertirti, farti
-accorrere per qualunque evenienza. Ma ora, ti ripeto, ogni pericolo è
-scongiurato, la malattia segue il suo corso, blandamente.....
-
-Giuliano sorrideva d'un sorriso calmo, sereno riflesso della sua
-anima alfine quietata dopo tanti giorni in cui la tormenta aveva così
-fieramente imperversato. Egli dimandava perdono all'amico d'avere
-irrotto così violentemente in casa di lui. La sua angoscia di padre lo
-giustificava.
-
-— A proposito, rispose Andrea, tra mezz'ora mi sarei levato per venirti
-a cercare alla stazione. Come mai sei arrivato iersera e come hai
-impiegato queste ore?
-
-Lo scrittore narrò la sua precipitosa partenza da Saint-Moritz, il
-suo viaggio così doloroso, le sue irresolutezze e le sue timidezze
-della sera precedente, la pallida e febrile veglia di quella notte di
-tortura. Andrea gli stringeva intanto le mani e sul suo volto leale
-passavano tutte le impressioni che le parole di Farnese destavano
-nell'anima sua.
-
-Finì di vestirsi. Poi chiese all'amico:
-
-— Hai fatto colazione? No? Dividi allora la mia.
-
-Passarono nella sala da pranzo, un'elegante saletta ai cui muri, fra
-le stoffe risaltavano alcune preziose terrecotte di Luca della Robbia.
-Il domestico versò la cioccolata, il thè, portò il pane arrostito, il
-burro, il miele, qualche _sandwichs_; poi li lasciò nuovamente soli.
-Farnese mangiò con appetito, dopo la dieta quasi intera del giorno
-precedente. Era seduto di rimpetto alla finestra, oltre la quale
-vedeva la coppa azzurra del cielo come tagliata in un immenso e limpido
-zaffiro. La serenità trasparente di quel mattino, la carezza bionda di
-quel sole pallido, che giungeva fin su la tavola facendo scintillare le
-argenterie, diffondeva una letizia salutare, un riposo riparatore nel
-suo misero cuore torturato. La notizia del grande miglioramento della
-sua piccina gli era giunta così impreveduta che ora tutto il mondo gli
-sembrava migliore; e sorrideva alla vita che ora gli sembrava buona e
-quasi aveva obliato tutto il male e tutta la tristezza che lo avevan
-dispoticamente dominato sino a un'ora prima.
-
-— Tua moglie e Loredano, diceva Andrea di Vele, ignorano completamente
-la tua venuta a Roma. Ho creduto che fosse meglio non prevenirli.
-Beatrice non ti ha perdonato, nè ti perdonerebbe per molto tempo
-ancòra. Non v'è quindi da farsi illusioni. Oramai che sei giunto,
-bisogna prevenire Loredano, studiare insieme quale strattagemma sia da
-adottarsi per farvi trovare insieme, per farla venire, senza sembrare,
-al perdono e all'oblìo. La cosa non sarà facile. Ma le nostre comuni
-abilità di romanzieri potranno giovarci. Non sono i romanzi che
-rassomigliano alla vita: è la vita, invece, che il più delle volte, con
-le sue circostanze imprevedute, con le sue complicazioni inesplicabili
-ed i suoi strani epiloghi, rassomiglia tanto ai romanzi.....
-
-Giuliano non l'ascoltava più. Senza confessarsela, una pallida speranza
-era timidamente fiorita nel suo cuore durante quei due ultimi giorni.
-Aveva pensato che forse Beatrice non era del tutto estranea a quel
-suo richiamo a Roma. Con la bambina inferma, così gravemente inferma
-che quasi l'ala fredda della morte le aveva sfiorato l'inconsapevole
-visino, ella si era sentita forse troppo sola, aveva lasciato intendere
-al fratello e agli amici che se suo marito fosse tornato, non lo
-avrebbe respinto.... Questo tacito sogno, carezzato dolcemente per
-qualche ora, svaniva alle parole di Andrea; tutto era ancòra da farsi
-ed altri giorni di pena — e quanto intensa! — si preparavan per lui.
-
-La colazione era finita. Andrea si levò da tavola, guardò l'orologio.
-
-— Sono le nove, di già.... Non ho un minuto da perdere, esclamò. Ho un
-grave affare fra mezza ora ed alle dieci e mezzo mi recherò a casa tua
-per vedere Loredano e parlargli. Prenderemo un convegno per ritrovarci
-con te.... Intanto per questi giorni tu devi abitare in qualche
-posto.... Sei sceso ad un albergo?
-
-— No. Ho lasciato il mio bagaglio in deposito alla stazione.
-
-— Ah, bene, bene. Dammi allora gli scontrini. Manderò subito Stefano a
-ritirarlo.
-
-Suonò il campanello ripetutamente. Consegnò al domestico gli scontrini
-datigli da Farnese:
-
-— Ritirate subito queste valigie e portatele qui... Poi, preparate la
-camera a fianco alla mia per il signor Farnese. Torneremo a colazione a
-mezzogiorno.
-
-Prese il bastone, il cappello ed i guanti, discese in fretta con
-Giuliano:
-
-— Noi ci ritroveremo qui alle dodici, proponeva all'amico. Avrò già
-tutto stabilito con Loredano.
-
-— Potrai parlargli liberamente da solo a solo? obbiettò Farnese.
-
-— Ne sono sicurissimo, rispose Andrea. Vado a casa tua verso le dieci e
-mezzo, perchè potremo esser soli. Tua moglie sta in casa da quasi venti
-giorni, è molto impallidita e dimagrata; ieri il medico le ordinò di
-uscire, di profittare di queste giornate serene per prendere un poco
-d'aria, visto che Anna Maria è migliorata e che può lasciarla senza
-timore per qualche ora. Iersera la persuasi ad uscire. Promise a me e a
-Loredano che sarebbe uscita stamane alle dieci per un'oretta.
-
-Cominciò a parlare d'altre cose, d'altre persone. Farnese, che sembrava
-attento, seguiva invece tutt'altro ordine di pensieri. Sua moglie
-sarebbe uscita di casa alle dieci. Un'irresistibile brama di rivederla
-si impadronì di lui, ed egli affrettò col desiderio il momento in cui
-il suo amico l'avrebbe lasciato solo.
-
-Erano giunti in piazza di Spagna. Andrea di Vele, arrestandosi su la
-soglia dell'_hôtel de Londres_, gli tese la mano per salutarlo:
-
-— Mi raccomando, disse, di essere, almeno per oggi, prudente. È
-bene che tua moglie non sappia ancòra che tu sei a Roma e, per certe
-necessità di convenzioni sociali, è meglio che non lo sappia nessuno. È
-opportuno che tu ritorni a casa mia e che tu mi aspetti. A più tardi.
-
-Gli serrò la mano fortemente un'altra volta ancora, e in quella
-stretta di mano era come un incitamento ad aver fiducia e coraggio,
-a non abbandonar la speranza, unica oasi felice nel deserto squallido
-dell'avvenire e del destino. Il desiderio di riveder sua moglie, almeno
-da lontano, padroneggiò Giuliano. Ma Andrea di Vele aveva ragione di
-consigliarlo di non esporsi ad essere veduto e riconosciuto. Guardò
-l'ora. Alle dieci mancavano quindici minuti. Una carrozza chiusa
-passava. Chi lo avrebbe visto in fondo a quella carrozza? Giuliano
-cedette all'irresistibile attrattiva. Fermò la carrozza, vi salì,
-ordinò al cocchiere di arrestarsi poco lungi dalla sua villetta, al
-Macao. Una smania puerile lo aveva preso di rivedere quella casa,
-quel giardino, di rivedere uscire da quella porta sua moglie, dopo
-tanto tempo, dopo tanta vita. Il trotto veloce del cavallo su per le
-difficili salite sembrava lento alla sua impazienza.
-
-Quando la carrozza si arrestò, Farnese guardò la sua villetta. Il
-giardino di Beatrice era come addormentato, in una vita autunnale e
-melanconica. Un vento leggero scuoteva appena le foglie pallide dei
-pochi alberi, dai quali con un fruscìo sottile, a quando a quando,
-qualche foglia d'oro lentamente cadeva sul suolo dove già altre foglie
-cadute avevano composto un tappeto biondo, che mormorava mestamente,
-quando il vento lo agitava un poco. Sul cielo qualche rapida nuvola
-bianca e leggerissima volava. Tutti i fiori erano morti, le spalliere
-di rose su i muri erano appassite. Molte persiane nella villetta erano
-chiuse. Da una villa vicina giungevano, pallide e morenti, le note di
-un pianoforte suonato lentamente e tristemente, forse per accompagnare
-le fantasticherie autunnali di un convalescente. Nulla ricordava a
-Giuliano il giardino del giorno in cui il dramma era scoppiato. Allora
-tutte le spalliere di rose erano in fiore e dal verde giardino saliva
-nelle stanze uno spossante profumo di primavera. Quante volte quel
-profumo, legato ai ricordi di quel triste giorno, gli era tornato alla
-memoria dei sensi, non meno vibrante e tenace dell'altra!
-
-I minuti gli sembravano eterni. Le dieci e un quarto erano segnate
-dalle sfere del suo orologio. Forse Beatrice non sarebbe uscita. Ma
-perchè? Allora Anna Maria aveva peggiorato di nuovo? La sua fantasia
-già galloppava lugubremente, quando la porta si aprì e una donna
-apparve, tutta vestita di nero, molto pallida: Beatrice. Ella s'avanzò
-pel giardino: le foglie d'oro stridettero, come gemessero, sotto i suoi
-piedi. Ella uscì nella via, s'allontanò avvolta da quel pallido sole
-d'autunno. Camminava con un passo stanco e si volse più volte a guardar
-le finestre della villa. Farnese non seppe resistere, gettò del denaro
-al cocchiere, discese e imprudentemente la seguì da lontano, tutto
-ripreso al suo fascino, alla grazia di quella stanca andatura, alla
-mestizia di quel pallore così grande!
-
-Quanto durò quella lenta passeggiata di quei due esseri che soffrivano,
-di quei due dolori che si seguivano, senza raggiungersi per cullarsi
-e sopirsi l'un l'altro, senza che Beatrice avesse l'ispirazione di
-arrestarsi, senza che Giuliano avesse la energia di affrettare il
-passo, d'andarle vicino, di parlarle? Percorsero a lungo quelle
-soleggiate vie del Macao; un sentimento nuovo era nel cuore di
-Giuliano, quando si nascondeva dietro qualche muro o entrava in qualche
-portone per non farsi vedere dalla passeggiatrice, allorchè ella
-voltava la via o cambiava di marciapiede... Gli sembrava di essere
-un amante timido, un poeta che segue la creatura dei suoi sogni,
-nell'ombra, umilmente.
-
-La poesia del suo cuore cantava tutta in quell'ora. Oh, con quale ansia
-egli attendeva e sospirava il giorno in cui avrebbe di nuovo potuto
-camminare al fianco dell'adorata, di quella cara creatura in cui si
-racchiudeva oramai ogni suo ideale ed ogni sua speranza! Tutta la
-bellezza di vivere era per lui personificata in quella pallida donna,
-alla quale egli sarebbe tornato come un amante, follemente, per sempre!
-
-Ella comprava adesso dei crisantemi bianchi e rosei. Quelle stelle di
-petali splendevano al sole su la sua veste bruna, tra il braccio ed il
-seno. La sua passeggiata era finita ed ella tornava verso la villa,
-madre affettuosa e trepida per la sua creatura inferma. Quel po' di
-sole autunnale doveva averle fatto bene. Le sue pallide gote erano
-ormai un po' soffuse di roseo, come se qualche foglia di rosa fosse
-sotto la trasparenza della pelle bianca. L'incantesimo si rompeva per
-Giuliano. Ei rientrava nella solitudine grigia e nell'attesa dolorosa.
-
-No, no egli non voleva rimanere solo, senza l'amata!
-
-E, quando la vide entrare nella casa, si slanciò, senza pensare,
-cedendo all'istinto. Le foglie bionde gemettero anche sotto il suo
-passo, per un mesto saluto a colui che tornava, dopo che il torrente
-del destino lo aveva trascinato tra i gorghi infidi di tanto dolore.
-Quando egli era per giungere alla casa, Beatrice era scomparsa e la
-porta si richiuse pianamente. Giuliano si sentì straniero a quella
-dimora. Ritornò sui suoi passi. La sua fugace energia lo aveva
-abbandonato, innanzi a quell'umile circostanza fortuita d'una porta che
-si richiudeva sul suo volto, quand'ei stava per varcarla.
-
-Una stella bianca splendeva su le foglie bionde dell'autunno. Era un
-crisantemo caduto dalle braccia di Beatrice. Qualcosa del profumo di
-lei doveva essere rimasto in quei petali, ch'ella aveva toccato, che
-si erano adagiati sul palpito lieve del suo seno. Giuliano raccolse
-il crisantemo, lo baciò con devozione, con religione, con fervore,
-con ardore d'amante. Poi, serrando nella mano la preziosa profumata
-vestigia del passaggio dell'amata, fuggì quasi di corsa, come un
-ladro, per tema che qualcuno avesse potuto vederlo e riconoscerlo dalle
-finestre della villetta tutta bianca al sole.
-
-
-
-
-III.
-
-
-Il giorno dopo, verso il tramonto, Giuliano Farnese, che invano fino a
-quell'ora aveva atteso in casa di Andrea di Vele notizie di Loredano o
-dell'amico suo, saliva al Pincio a piedi, desideroso di un po' d'aria
-e di un po' di luce libera. Era una giornata plumbea, melanconica. Gli
-alberi gialli di foglie secche stormivano lugubremente ad un sospiro di
-vento. Sembrava che si iniziasse da quel giorno il triste periodo del
-giallo autunno e dello inverno grigio, che solo qualche ora di sole,
-durante l'estate di San Martino, avrebbe interrotto, con un'oasi di
-azzurro, di tepore e di rifiorimento autunnale. Il grande giardino era
-quasi deserto. Qualche carrozza chiusa di prelato passava ad un trotto
-lento e cadenzato, monotonamente. Giuliano s'internò pei viali dietro
-la fontana di Mosè, dirigendosi verso la vasca dove i bianchi cigni
-nuotano per raccogliere le briciole di pane che i fanciulli loro amici
-sottraggono generosamente alla propria merenda, dopo che son sazii.
-
-Qualche cosa di grave doveva avvenire. La sera innanzi egli aveva
-veduto Loredano, venuto ad incontrarlo in casa di Andrea di Vele.
-L'incontro era stato affettuoso e commosso. S'era convenuto fra i tre
-che nella mattinata susseguente Loredano avrebbe abilmente parlato
-a Beatrice e che del risultato di quel colloquio avrebbe prevenuto
-Giuliano nelle prime ore del pomeriggio. Nessuna notizia, invece, era
-giunta fino a quell'ora.
-
-Giuliano disperava; la riuscita di quell'accordo gli sembrava sempre
-più impossibile. Se Loredano non aveva dato notizie, questo silenzio
-significava che nulla di lieto era stato ottenuto, che Beatrice s'era
-senz'altro ribellata all'idea del suo ritorno. In quell'ora egli vedeva
-tutto fosco. Si ripetette per consolarsi che il paesaggio è uno stato
-d'anima e spiegò il suo ottimismo sorridente del mattino avanti con
-quello sfarzo di sole e di azzurro ch'era nell'aria; giustificò il suo
-nero pessimismo del momento con quel cielo plumbeo, quello stridore di
-foglie secche, quella solitudine e quello squallore.
-
-Si trovò innanzi alla fontana dell'orologio. Una folla di fanciulli
-si pigiava intorno alla ringhiera, gettando nell'acqua le briciole
-di pane. I cigni scivolavano tacitamente su le acque verdognole,
-vi tuffavano il lungo collo arcuato per afferrare il cibo che vi
-discendeva. Qua e là correva silenzioso il candido drappello, dove più
-lauta era la caduta di briciole. Qualche cigno, filosoficamente, invece
-di lanciarsi alla mensa comune, rimaneva a gustare quella lasciata
-deserta dai suoi compagni e che per lui era più che abbondante. Così,
-continuo era il calmo movimento dei cigni in quell'acqua lievemente
-ondulata dal loro fianco, quell'acqua che scivolava senza rumore lungo
-le loro morbide piume. Sotto il riflesso grigio del cielo, quella breve
-superficie di acque sembrava uno specchio che tremasse. A momenti un
-cigno mandava un lamento, lungo, implorante, desolato. E nulla era
-più lugubre di quel grido quasi di morte in quel mesto paesaggio, in
-cui all'agonia del giorno s'aggiungeva l'agonìa della stagione e delle
-cose.
-
-Ad un tratto, volgendosi, Giuliano ebbe un'emozione violenta. Fra
-la folla di piccoli spettatori, egli aveva riconosciuto i capelli
-castani inanellati e gli occhi azzurri cupi del piccolo Luca. Il
-suo cuore paterno durante qualche secondo soffocò la voce della sua
-prudenza; ed ei rimase intento a guardare suo figlio che, sorridendo
-beato, staccava delle briciole da un pezzo di pane, le arrotondava coi
-polpastrelli delle dita e le gettava ai cigni che lo guardavano fissi,
-quasi sollecitando la sua generosità. Ma poi Giuliano temette di esser
-veduto dal piccino, si allontanò a passo rapido verso l'uscita del
-Pincio. Se Luca l'avesse veduto tutto era perduto, bisognava giungere
-alle circostanze estreme, all'ultimo tentativo. Egli temeva troppo che
-il destino affrettasse così l'opera degli uomini e, allontanandosi,
-sentiva il leggero brivido di chi paventa da un momento all'altro
-d'essere afferrato, e pure teme di volgersi, sicuro com'è di essere
-inseguito.
-
-Il cuore gli mancò, quando si sentì afferrare le gambe e udì una vocina
-gridare:
-
-— Papà, papà mio...
-
-Si volse. Il piccolo Luca fu sollevato fra le braccia del padre, il
-quale vide una donna diretta correndo verso di loro.
-
-— Papà, papà mio, quando sei tornato, quando? — dimandava il piccino. —
-Come sono contento, papà, papà mio bello....
-
-Giuliano si stringeva il figlio fra le braccia, lo ricopriva di baci.
-Ah, egli non baciava solamente il piccolo Luca in quel momento! Sui
-suoi occhi, su le sue guancie, su la sua fronte egli baciava Anna
-Maria, egli baciava Beatrice, baciava l'amore, la bontà, la fedeltà,
-tutti i suoi cari insieme sul volto di un solo, baciava il suo passato,
-forse il suo avvenire.... La commozione vibrante inumidiva di lacrime
-le sue pupille e a stento rispondeva al piccino che lo interrogava:
-
-— Sì, sì, creatura mia, son tornato poche ore fa.... Ho avuto subito
-da fare, sarei venuto a casa fra poco. Come sta la mamma? Come sta Anna
-Maria? E dimmi, come mi hai veduto, come mi hai veduto?
-
-— Ti ho veduto, rispondeva il piccino, quando ti sei allontanato dai
-cigni. Oh, papà mio, come ho corso, come ho corso... Io ti chiamavo....
-ma tu andavi sempre più lesto... E _Miss_ che non ti aveva riconosciuto
-e gridava e mi rincorreva.... Povera _Miss_!
-
-Miss Margaret, che era adesso con loro, sorrise. Giuliano pose a terra
-Luca, lo prese per mano, s'avviarono.
-
-— Come sta la mamma, dimmi, dimmi.... E Anna Maria?
-
-Luca rispondeva serio serio, tutto compreso della gravità della sua
-funzione di informatore che, gli si richiedeva dal suo papà in quel
-momento:
-
-— La mamma sta bene.... Anna Maria invece sta un po' peggio di ieri...
-Ieri è stata tanto benino.... Oggi invece ho veduto venire il dottore
-tre volte.... A me non dicono niente.... La mamma mi ha voluto far
-uscire, perchè dice che in casa facevo troppo rumore e che Anna Maria
-doveva esser lasciata tranquilla.... Se vedessi, povera sorellina,
-com'è dimagrita!... È tanto triste, sai, papà, e non gioca nemmeno più
-con me e quando mi avvicino al suo letto coi giocattoli, mi sorride e
-mi fa cenno di no, con la mano....
-
-— Che cosa dici, che cosa dici? mormorava il padre, angosciosamente.
-Poi, volgendosi a _miss_ Margaret: — È vero che Anna Maria è così
-peggiorata?
-
-— Sì, rispose l'istitutrice, sta un poco peggio di ieri; ma pare che
-non sia nulla di molto grave, il dottore ne risponde.
-
-La flemma inglese di _miss_ Margaret urtò Giuliano. L'intima angoscia
-si espandeva in gesti affettuosi per quel piccino che gli camminava a
-lato:
-
-— E tu, e tu, mio piccolo uomo, come stai? Sei contento di riavere con
-te il tuo papà? Dimmi, ripetimelo, piccino mio!
-
-E si chinava a baciarlo e gli passava, teneramente, la mano nei capelli.
-
-Erano giunti all'uscita del Pincio. Giuliano dimandò arrestandosi:
-
-— Dove andate?
-
-Ma, quando gli fu risposto che tornavano a casa e quando Luca
-supplichevole gli ebbe dimandato di tornare con lui, Farnese non seppe
-più reggere. Come lasciare, del resto, il piccino? Come occultarsi più,
-ora che suo figlio, appena tornato a casa, avrebbe narrato l'incontro
-col padre? E come resistere all'ansia di rivedere Anna Maria, poichè
-sapeva le condizioni della sua salute aggravate? Il piccolo Luca
-intanto, ignaro infantilmente di quanto avveniva, narrava al padre i
-suoi nuovi giochi, descriveva i suoi balocchi, si faceva spiegare le
-cose che vedeva. Un uomo passò vicino a loro vendendo certi ritratti
-del re in uniforme, delle oleografie qualunque. Il piccino dimandò:
-
-— Di', papà, è un generale?
-
-— Sì, piccino mio, è un generale, è il re.
-
-— Papà, diventerò re anche io?
-
-— Oh, piccino mio, contentati di diventar generale!
-
-Ecco, ecco che la vita d'un tempo lo riprendeva! Come aveva amato in
-altri tempi quelle ingenue domande, le osservazioni spontanee del
-suo figliuoletto, come s'era interessato allo sviluppo continuo di
-un'intelligenza e di una conscienza in quel bimbo alto un metro!
-
-— Papà, mi conduci in carrozza? È tanto tempo che non ci vado.....
-Voglio che tutti mi vedano col mio papà....
-
-Il piccino implorava dolcemente, teneramente. Giuliano aderì al suo
-desiderio, anche per giungere a casa sua cinque minuti più presto; e
-tale era l'ansia che lo signoreggiava che questo piccolo vantaggio di
-tempo gli sembrava grandissimo... E non fu pago, se non quando vide,
-allo svolto di una via, brillare fra gli alberi gialli le finestre
-illuminate della sua villetta.
-
-Passarono di nuovo pel giardino, com'egli aveva fatto il giorno
-innanzi, seguendo Beatrice. Le foglie secche gemettero ancòra sotto i
-loro passi. Ad un soffio di vento, altre se ne staccarono dagli alberi,
-pianamente si librarono nell'aria, caddero innanzi a loro, o sopra
-loro. Titubante, commosso, sentendo di vivere un grande momento della
-sua vita che solo il destino, l'oscuro ed incomprensibile destino aveva
-preparato, Giuliano tirò il campanello; la porta si aprì.
-
-Il piccolo Luca lo guidò su per le scale. Giuliano saliva lentamente:
-le sue gambe tremavano, il cuore gli balzava forte nel petto quasi
-volesse uscirne; era così agitato, così commosso che non avrebbe in
-quel momento potuto articolare una sillaba sola.
-
-Nell'appartamento Luca lo lasciò, corse innanzi per le stanze, gridando:
-
-— Mamma, mamma...
-
-Giuliano lo vide entrar di corsa nella stanza di Anna Maria, udì la sua
-voce infantile esclamare:
-
-— Mamma, mamma, guarda chi c'è, guarda..
-
-Correndo, il bimbo tornò su i suoi passi, prese il padre per la
-mano, lo condusse seco. Giuliano non si sentiva più alcuna forza
-di resistenza. Era così innocente e nobile quello strumento di cui
-si serviva il destino che Giuliano si abbandonava, sicuro che non
-avrebbe mai potuto venirgliene del male! Guidato così dal piccino,
-varcò la soglia della stanza di Anna Maria. Si soffermò. Sua moglie,
-che attirata dal grido di Luca si faceva su la porta per vedere quale
-persona tanto inattesa fosse venuta, diede un passo indietro, si lasciò
-sfuggire un piccolo grido. Entrambi rimasero immobili qualche secondo.
-Anna Maria dal suo lettino esclamava, battendo le manine febbricitanti:
-
-— Oh, il papà, il papà è tornato!..
-
-La voce della piccola inferma li richiamò. Qual si fossero i loro
-reciproci sentimenti, innanzi ai piccini bisognava mentire. Questo
-pensiero dovette palpitare nel cervello di entrambi, poichè nel
-tempo stesso mossero un passo l'un verso l'altra. I loro volti si
-avvicinarono. Le labbra accennarono il rumore di un bacio, ma non
-baciarono. La commedia li riprendeva. Beatrice tacque, Giuliano non
-ebbe la forza di sostenere il suo sguardo che sembrava dimandargli come
-avesse osato di tornare. Egli guardò il piccolo Luca, accennò a lui con
-la mano per spiegare la sua presenza....
-
-Sua moglie era innanzi a lui! Ecco dunque che il destino aveva
-procurato quanto gli uomini non avrebbero voluto fargli tentare. La
-sua salvezza era forse stata nel destino. Giuliano si sentiva in quel
-momento sotto l'influsso del mistero e ne risentiva un'impressione di
-timore e d'inquietudine.
-
-Vide Anna Maria, che dal letto gli tendeva le piccole braccia
-dimagrite. Egli corse a quel dolce rifugio. Presso l'inferma si
-sarebbe sentito più forte e Beatrice avrebbe forse intuito tutte le sue
-angoscie.
-
-— Mia piccola bimba, mia cara creatura, come stai, come stai?.... Dove
-senti dolore? mormorava trepidamente.
-
-Sentì il bisogno di piangere. Ma non volle sembrar debole, trattenne
-quelle lacrime che la stoltezza dei luoghi comuni condanna come una
-debolezza da donnicciuole. Nascose il volto fra i cuscini, mentre con
-le braccia teneva stretto il corpo della sua Anna Maria. Il pianto
-saliva, saliva.... Lo avrebbe vinto, se egli non avesse pensato che
-le lacrime su quel capezzale d'inferma sarebbero sembrate un triste
-augurio. E poi, perchè piangere? Non ritornava egli alla vita di prima,
-a tutto ciò ch'egli amava? La sua volontà trionfò.
-
-Sollevò il volto dai cuscini, guardò Beatrice che lo fissava, ancòra
-colpita dall'inattesa presenza di lui. E sorrise.
-
-
-
-
-IV.
-
-
-Le lampade furono abbassate nella stanza della piccola ammalata.
-Beatrice aggiustò le coperte sul corpicino febbrile, assestò i cuscini.
-Una lampada da notte fu accesa sopra un canterano. Quando la bimba
-chiese da bere, stancamente, con un fil di voce, Giuliano spremette
-in un bicchiere il succo di un arancio, vi mise lo zucchero e l'acqua
-e diede pazientemente all'inferma, a cucchiaini, la blanda bevanda.
-Loredano s'avvicinò al cognato:
-
-— Va pure. La veglierò io. Il tuo letto e la tua stanza son pronti....
-
-Ma Giuliano si oppose:
-
-— No, no, ma ti par possibile ch'io possa dormire con la piccina così
-ammalata? Resterò qui io, la veglierò io: sono un buon infermiere, non
-aver timore.
-
-Allora Leonardo s'avvicinò alla sorella. Ella doveva essere molto
-stanca, esausta di forze: andasse quindi sul letto, stesse tranquilla,
-prendesse un po' di ristoro nel breve riposo. Il fratello le prese le
-mani, la attirò a sè per condurla nella camera attigua. Ma Beatrice si
-svincolò, disse quasi rudemente:
-
-— Non ho sonno. Resto.
-
-Per un certo tempo i tre rimasero in silenzio. Beatrice e Giuliano
-su due poltrone, Leonardo a cavalcioni su una sedia, con le braccia
-conserte su la spalliera. Nessuno parlava, nemmeno sottovoce. Dopo un
-certo tempo Loredano, vedendo i due distesi e con gli occhi chiusi,
-imaginò che fossero stati vinti dalla stanchezza e dal bisogno del
-sonno. Allora si levò pianamente, con movimenti lunghi e prudenti per
-tema di far rumore; sollevando le portiere e girando leggermente la
-maniglia della porta, uscì dalla stanza.
-
-Giuliano, quando furono soli, s'avvicinò ad Anna Maria per veder se
-dormisse. Si chinò, vide gli occhi della bimba, aperti, febricitanti,
-fissi nei suoi.
-
-— Ti senti male? dimandò impaurito, a bassa voce.
-
-La bimba accennò negativamente con la testa. Il padre le chiese ancóra:
-
-— Vuoi dormire?
-
-Senza rispondere, la bimba chiuse gli occhi, appoggiò la guancia al
-cuscino. Docile, ella cedeva al consiglio di dormire che aveva inteso
-nella trepida domanda paterna. Certamente la piccina doveva soffrire
-in silenzio. Ma perchè, perchè, si chiedeva angosciosamente il padre,
-perchè non v'è un linguaggio mediante il quale i piccini ed i grandi si
-possano intendere? Sotto la furia del dolore i fanciulli restano vinti
-senza poter spiegare quello che sentono, son come persone esuli che
-chiamino soccorso agli uomini senza poter dire come e dove lo possan
-loro arrecare. Ma il respiro di Anna Maria si fece meno agitato. Forse
-il sonno l'aveva presa. Giuliano ritornò su la sua poltrona, a pie' del
-letto.
-
-Guardò intorno a sè tutte quelle cose e quelle apparenze tristi e
-dolorose, ma famigliari. La realtà quasi non gli sembrava possibile.
-Era egli lo stesso uomo che due sere innanzi, a quell'ora, correva
-in un'ansietà crudele i caffè e i ritrovi notturni di Roma in cerca
-d'un amico che potesse dargli notizie su la sua casa, su i suoi cari,
-su la sua piccola inferma? Oh, come la vita galoppava, galoppava per
-quella via sempre diversa, ma che guidava senza errore sempre più
-verso la morte! Quanto non avrebbe osato sperare nei suoi sogni più
-ottimisti si era realizzato. Il maggior passo era fatto, e la vita in
-seguito, a poco a poco, in maggiore o minor tempo, avrebbe ubbidito al
-destino, uniformandosi a questo, docilmente. Non una parola era stata
-pronunziata tra lui e Beatrice ed ella quasi aveva ostentato di non
-avvedersi nemmeno della sua presenza. Ma un piccolo fatto, che altro
-non era che un semplice atto di femminilità sempre vigile, lo aveva
-indotto a bene sperare. Quand'egli era uscito dalla stanza per breve
-tempo onde pranzare con Loredano e il piccolo Luca — (la sua cena
-frugale, un brodo e delle uova, Beatrice aveva voluto che le fosse
-servita nella stanza dall'inferma) — rientrando aveva veduto Beatrice
-un poco mutata. L'aveva fissata, osservandola: i capelli eran stati
-ravviati, la forma cambiata con una migliore, ed un merletto bianco
-era stato posto intorno al collo per diminuire e adornare la scollatura
-della camicetta. In quei brevi momenti, quantunque tutte le sue ansie
-e tutti i suoi pensieri fossero per l'inferma e quantunque avesse
-ostentato fino ad allora di non avvedersi della presenza di Giuliano,
-ella aveva voluto divenir più accurata e più bella, aveva avuto la
-innocente civetteria femminile di favorire un po' più la sua grazia.
-E Giuliano, osservando questi piccoli atti segreti, aveva sorriso e
-sperato. Più volte gli era venuta la tentazione di rivolger la parola
-a Beatrice. Ma al momento di articolare le sillabe qualche cosa gli
-serrava la gola, forse il timore di non aver risposta o di averne una
-che dovesse distruggere tutti i buoni e dolci sogni che da qualche ora
-carezzava e cullava nell'anima sua. E il silenzio era rimasto fra loro,
-intero.
-
-Un altro silenzio, parimenti d'impotenza e di tristezza, regnò nella
-stanza dove solo viveva il respiro sibilante della bimba inferma. Era
-quel silenzio accasciato e profondo che provano coloro i quali amano
-la vita, quando si trovano messi dagli inganni e dagli agguati del
-destino in cospetto del male, della sofferenza e della morte. Giuliano
-si sentiva accasciato da tutta la tristezza di chi ama la vita dolce,
-buona, sana ed esuberante e sente invece intorno a sè la malattia,
-forse la fine imminente, certo il periglio. E una grande pietà lo
-prendeva, udendo quel respiro sibilante, una grande profonda pietà per
-quella creatura sua, cui egli aveva dato il dono magnifico della vita,
-quella creatura che ora soffriva ed alla quale, quantunque fosse anima
-della sua anima e carne della sua carne, ei si sentiva assolutamente
-incapace di portare alcun sollievo, alcun soccorso; la vita e la morte
-si contendevano furiosamente quel piccolo e dolce essere, ed egli, il
-padre, nulla poteva, e doveva tacitamente assistere a quella suprema e
-tremenda partita tra la vita e la morte, quella partita la cui tragica
-posta era costituita da quanto egli aveva di più caro e di più sacro
-nel mondo!
-
-Quel sibilo del respiro lo atterriva. Le previsioni più truci lo
-assalivano. A volte, con un brivido, egli considerava la sua creatura
-come perduta.
-
-Ma Beatrice? Ell'era sempre distesa su la poltrona, con la testa
-rovesciata su la spalliera e gli occhi chiusi. Non dormiva però, poichè
-ogni tanto socchiudeva le palpebre, volgeva lo sguardo lentamente ad
-un orologio presso il letto. Che cosa pensava ella, intanto? La sua
-piccola civetteria di poche ore prima aveva incuorato Giuliano. Ma
-perchè taceva ancòra? Attendeva forse che il marito le parlasse per
-primo? Conveniva gettarlesi ai ginocchi, dirle tutte le angoscie e
-tutto l'amore? Ma avrebbe ella creduto? E non si sarebbe offesa di
-quelle parole e di quei gesti in un momento così inopportuno, in quella
-stanza di ammalata? Giuliano non sapeva che cosa mai potesse fare.
-Dietro ogni atto possibile scorgeva facilmente il pericolo, il rischio.
-Tacere? Parlare? Non sapeva. E come avrebbe mai potuto uscire da questa
-dilaniante incertezza? Lo avrebbe il caso favorito, come lo aveva
-favorito fino ad allora?
-
-Frattanto il loro rispettivo mutismo si prolungava. S'interruppe appena
-con un'esclamazione di allarme sfuggita dalle loro labbra, quando, per
-uno scoppio violento di tosse partito dal letto dell'inferma, insieme
-essi si precipitarono verso il capezzale di lei. Ma dopo il breve
-scoppio di tosse, la piccina aveva nuovamente chiuso gli occhi ed aveva
-ripreso sonno. I due, rimasti ansiosi ai lati del letto tornarono l'un
-dopo l'altra alle loro poltrone.
-
-Passarono così qualche ora in un dormiveglia dello spirito e della
-conscienza, che non consentiva loro il nesso logico di un pensiero,
-lo sviluppo coerente di un'idea, la sensazione precisa e completa di
-un sentimento. Rimasero così, finchè un nuovo scoppio di tosse della
-piccina non li fece balzare in piedi, pallidissimi.
-
-Lo scoppio di tosse da cui Anna Maria era stata presa sembrava violento
-ed irrefrenabile. Beatrice accorse, sollevò con un braccio l'inferma
-dai cuscini, picchiò con la mano nelle spalle, fortemente. Ma la tosse
-non cessava. La piccina diveniva sempre più rossa, i suoi poveri occhi
-stanchi le si iniettavano di sangue. Allora, nell'ansia folle, Beatrice
-disse disperatamente a Giuliano le prime parole dopo il suo ritorno:
-
-— Dell'acqua, per carità, dàlle dell'acqua!
-
-Giuliano ne versò qualche goccia in un bicchiere, avvicinò l'orlo di
-questo alle labbra della sua creatura. Ella potè beverne appena un
-sorso, poichè la tosse l'assalì di nuovo con moltiplicata veemenza. I
-genitori si guardarono un momento atterriti. Giuliano era stato vinto
-da un tremito convulso, mentre Beatrice, continuando a picchiare Anna
-Maria alle spalle, la chiamava disperatamente:
-
-— Anna Maria, bimba mia, rispondimi, rispondimi!... Ti senti male?...
-Cosa posso farti?... Non mi riconosci? Sono la mammina tua, la mammina
-tua che ti adora.. Anna Maria... Anna Maria..
-
-Giuliano si lanciò verso la porta per chiamar Loredano, per mandar
-qualcuno ad una farmacia notturna in cerca di un dottore. Era per
-varcare la soglia, quando un grido angoscioso di Beatrice lo richiamò:
-
-— Giuliano, Giuliano, reggila, reggila....
-
-Egli prese la bimba fra le braccia; durante quel veemente ed
-interminabile scoppio di tosse, egli sentiva la violenta scossa dei
-bronchi e dei polmoni colpiti. Beatrice aveva preso una bottiglia e
-un cucchiaio, dava un po' di calmante alla piccina, introducendo a
-stento il cucchiaio tra i denti spasmodicamente serrati. Ogni sforzo
-era vano. Dovette Giuliano aprire a forza le mascelle della piccola
-inferma. La madre s'affrettò a versarle nella bocca il calmante, che un
-nuovo scoppio di tosse, sopravvenendo, le fece rovesciar per intero. Il
-triste tentativo dovette essere replicato. Poi la bimba sembrò un poco
-calmata.
-
-— Prendi il termometro, lì, sul tavolino, disse Beatrice al marito.
-
-Misurarono la febbre della piccina, la cui fronte ardeva come un fuoco.
-Il termometro salì rapidamente ad una temperatura altissima.
-
-— Bere! mormorò la bimba.
-
-— Che cosa si può darle? interrogò Giuliano, ignorando le prescrizioni
-del dottore.
-
-— Va, corri di là..... preparale un'infusione calda di tiglio. Troverai
-tutto. Oppure chiama _miss_ Margaret, chiama Giovanni.....
-
-Giuliano, in quattro salti, si trovò in cucina. Non volle destar
-nessuno, tentò di far da sè, ma si trovò imbarazzatissimo. Stentò a
-trovare il tiglio, lo zucchero, l'acqua che fosse a bollore. Quando la
-bevanda fu pronta, tornò, reggendo a stento la tazza con le mani che
-gli tremavano convulsamente.
-
-Trovò Anna Maria ripresa dalla furia della tosse. Beatrice la
-sorreggeva, bianca di terrore.
-
-— Ma il medico che cosa ha detto? dimandò Giuliano. Ha preveduto questa
-nuova crisi?
-
-— Sì, rispose Beatrice, ha detto che avrebbe potuto sopravvenire,
-ma che gli sembrava improbabile. Comunque sarebbe stata l'ultima,
-pericolosissima: o la vita o la morte..... Oh Dio, oh Dio! Madonna mia,
-non la fate soffrire così, non mi straziate il cuore..... Non ne posso
-più!.....
-
-Cadde in ginocchio, appoggiò le mani al letto e tra le palme nascose il
-suo volto e le sue lacrime.
-
-— Coraggio, coraggio, Beatrice, incitò Giuliano, la nostra piccina è
-forte, supererà anche questa crisi definitiva.
-
-La bimba era ricaduta su i cuscini, quasi rantolava, con gli occhi
-chiusi. Beatrice si rialzò, gridò:
-
-— Giuliano, Giuliano, è l'agonia, è l'agonia... oh Dio!
-
-Rimase tremante, coi lineamenti contratti, a fissar quella sua creatura
-che moriva. Giuliano ostentava spasimando una certa tranquillità per
-non atterrire doppiamente la moglie.
-
-Il rantolo, dopo qualche minuto, s'affievolì, poi tacque. Il respiro
-della piccina divenne quieto, non era neppur più sibilante. Dormiva
-placidamente. Quasi d'improvviso un grande sudore rese madido il suo
-corpicino. Il rosso acceso del volto divenne un rosa appena esagerato.
-Anche quell'ultima crisi era stata così superata felicemente.
-
-Allora, il grande sforzo di energia nervosa da cui Beatrice era
-stata sorretta durante quell'ultima angosciosa giornata, in cui cento
-emozioni vive e inattese s'erano incontrate nel suo povero e debole
-cuore, si esaurì ed ella cadde, vinta, esausta, affranta, su una
-poltrona, prorompendo in un pianto disperato. Giuliano accorse a lei.
-E poichè le poche parole scambiate fra loro, durante quella mezz'ora
-d'intima agonia, gli avevan dato coraggio ed energia, si lasciò cadere
-ai suoi piedi, le tolse le mani dal volto umido di lacrime, le strinse
-amorosamente fra le sue. Ella lasciò fare. Spossata da quelle emozioni,
-si sentiva debole come un fanciullo: aveva anzi bisogno di qualcuno che
-le parlasse dolcemente, di qualcuno che sapesse blandire la sua pena,
-dare una forza novella ed ardita ai suoi nervi depressi. Intanto, fu
-ella la prima a parlare:
-
-— Tu l'ami ancòra, è vero?
-
-— No, rispose Giuliano fermamente.
-
-— E da quando non l'ami più? chiese Beatrice con un fil di voce.
-
-— Da quando.... Oh, abbi pietà di me, abbi pietà di me.... Ho tanto
-sofferto..... impetrò Giuliano.
-
-Rivide in un baleno quelli ultimi mesi di tortura, d'angoscia suprema.
-
-— Ed io dunque! esclamò Beatrice tra i singulti. Credi tu che io non
-abbia sofferto, crudelmente sofferto, durante la tua assenza? — Poi,
-ripresa dal suo pensiero, aggiunse: — Ma tu l'hai amata, tu l'hai
-tenuta fra le tue braccia, tu le hai detto di amarla.... Confessalo,
-dimmelo dunque che tu l'hai amata!....
-
-Giuliano rispose vibratamente, rinnegò il passato.
-
-— No, no, ho creduto di amarla, è stato un sogno, è stata una follìa.
-Non mi so rendere conto di quel che è avvenuto dentro me stesso, poichè
-appena ebbi peccato, ripresi ad amarti con tutta l'anima, non appena
-ti ebbi perduta presi a rimpiangerti e ad invocarti con tutto il mio
-desiderio, con tutta la mia passione. Oh, non appena ti ebbi perduta,
-compresi e vidi quel che di grande e di profondo e di adorato, tu eri
-per me!
-
-— Ma tu sei rimasto con lei! proruppe Beatrice.
-
-— Fui pazzo. Perdonami! Io t'ho amata tanto. Ti amo tanto....
-
-Vi fu una pausa. Poi Giuliano disse, avendo nella voce l'accento di una
-desolazione rassegnata:
-
-— Ma che vale? Oramai tu non mi crederai più!
-
-— Sì, sì, ti crederò, mormorò Beatrice, ho tanto bisogno di credere, di
-avere in te una nuova fiducia, di non pensare più che tu, con quelle
-labbra, con quegli occhi, con quelle parole, possa mentirmi! Ne ho
-sofferto troppo. Voglio credere, credere, credere.... Voglio illudermi,
-anche se domani dovrò, ancóra più crudelmente, essere disingannata....
-
-Allora Giuliano parlò. Le disse quanto aveva sofferto, le narrò la sua
-vita, i suoi dolori, le sue speranze, i suoi disinganni. Trovò accenti
-dai quali scaturiva un'emozione prepotente. Fu lirico, fu sincero, fu
-profondamente commosso; amò e fu riamato in quel breve tempo come mai
-aveva amato o era stato riamato per il passato, come mai avrebbe amato
-o sarebbe stato riamato per il futuro. Beatrice l'ascoltava intenta,
-avendo le sue mani tra le mani di lui che le stringeva fino a farle
-male, fissandolo con gli occhi lucidi di lacrime. Ogni tanto ella
-diceva, senza sorridere, quasi lamentandosi:
-
-— Povero Giuliano! Povero Giuliano!....
-
-E poi aggiungeva, facendo sentire nella sua voce l'infinito del dolore
-sofferto:
-
-— Anche io ho tanto, tanto sofferto!
-
-E quando ebbe finito il racconto delle sue sofferenze, Giuliano disse:
-
-— Ed ora sono accorso a te, chiedendoti di prendermi con indulgenza sul
-tuo caro seno. Ecco, io ti ho tutto confessato. Che cosa devo fare? Mi
-respingi o m'accogli?
-
-— No, no, io non ti respingo. Anche io pensavo che potevamo unire e
-sopire a vicenda i nostri dolori!
-
-Giuliano divenne supremamente pallido.
-
-— Oh, mio Dio, se tu sapessi quale gioja le tue parole mi dànno, dopo
-di esser passato per tanto dolore!
-
-Un singhiozzo troncò le sue parole.
-
-— Tu mi ami dunque ancòra un poco? dimandò poi sommesso, quasi
-vergognoso di impetrare una generosità così grande dal povero cuore di
-lei.
-
-— Io ti amo ancòra con tutta l'anima, susurrò Beatrice e gli strinse le
-mani, palpitando.
-
-Giuliano si morse a sangue le labbra per trattenere la sua profonda
-emozione, fece uno sforzo inaudito per contenersi, per frenare il
-pianto di dolore e di gioja.
-
-Una grande pace invadeva adesso le loro anime tornate concordi.
-Beatrice, nella solitudine lacerante del suo dolore di madre, s'era
-gettata all'amore pentito di Giuliano come ad un'àncora di salvezza nel
-naufragio della sua vita. Giuliano, dal canto suo, non credeva, non
-voleva credere alla realtà degli avvenimenti. Gli sembrava un dolce
-sogno beato, che sarebbe poi stato spezzato da un brusco risveglio.
-Però sentiva nelle parole di lei l'indulgenza, non il perdono.
-
-— Ma non potrai perdonarmi mai? egli le chiese.
-
-Ella lo guardò, sorrise. Poi, posandogli le mani su la testa, gli
-mormorò con un accento profondo:
-
-— Io ti perdono!
-
-Ed insinuò le dita sottili tra i capelli di lui in una carezza tenera e
-blanda. Con la sua voce dolente e velata, volle poi aggiungere:
-
-— Sì, io ti perdono. Tu solo devi far sì ch'io non mi penta mai di
-queste mie parole....
-
-Per tutta risposta, Giuliano le prese le mani, le portò alla sua bocca,
-le baciò con baci innumerevoli, ardentemente.
-
-Si levarono. Si fecero alla finestra ed aprirono le imposte, poichè
-la lampada da notte, forse scarsa di olio, si affievoliva. Guardarono
-insieme il giardino oscuro dove qualche chiaro fiore d'autunno
-splendeva. Qualche lampione, alcune finestre illuminate rilucevano
-sul fondo oscuro delle vie e delle case. Un'eco lontana di carri che
-passavano su dei selciati sonori giunse loro, oltre i cristalli, nel
-silenzio della città addormentata. Ascoltavano in silenzio, pensavano e
-sentivano senza più parole. La bellezza di vivere era per loro in quel
-momento profonda: la bimba salva, i loro cuori riuniti e dimentichi.
-Che cosa potevan dimandare di meglio alla vita e al destino per
-cancellare dai loro cuori le orme di tanto dolore? Anche il fiotto
-delle lacrime, lacrime calde e buone, aveva purificato e nobilitato i
-loro dolori, come il contatto rovente di un fuoco spirituale.
-
-La bimba si destò, li riconobbe, li chiamò intorno al suo letto. Essi
-furon di corsa ai due lati del suo capezzale:
-
-— Papà mio, mamma mia, susurrava la bimba dolcemente.
-
-— Come ti senti? Come ti senti? dimandò Giuliano.
-
-— Tanto benino, papà, tanto benino. Mi farete alzare presto, non è
-vero, mamma?
-
-— Si, rispose la madre, tanto presto, mia cara creatura.
-
-Giuliano toccò la fronte, i polsi, origliò sul petto il suono del
-respiro. Si rialzò raggiante:
-
-— È un miglioramento grandissimo! esclamò.
-
-E aggiunse, fissando Beatrice:
-
-— Non potremmo avere un'augurio migliore!
-
-La bimba guardò i genitori, sorrise loro, volle girare i suoi
-braccini dimagriti intorno ai loro colli, li attirò a sè, li baciò
-uno dopo l'altra. Poi, graziosamente, avvicinò i loro volti, volle
-che si baciassero. Le labbra di Giuliano e di Beatrice si unirono
-fervidamente, appassionatamente, per la prima volta dopo tanto tempo,
-sotto la dolce e cara violenza di quella loro innocente creatura.
-
-E quel bacio, auspicato dal sorriso della bimba risanata, fu l'auspicio
-delle loro nuove nozze d'amore, del loro ritorno a quanto avevan
-pensato come perduto per sempre.
-
-A oriente un lucore indeciso diradava le tenebre. Era l'alba, un'alba
-grigia, fredda, che dava quasi un brivido. Ma dietro quel grigio
-velario e dopo quelle pallide ore, sarebbe apparso fra breve il trionfo
-del sole.
-
-
-
-
-V.
-
-
-Per quanto forte e sana, la fibra di Beatrice non seppe resistere
-all'assalto prolungato di tante emozioni, di tanti dolori e, in ultimo,
-di quelle gioje insperate, la guarigione della sua piccina ed il
-ritorno del marito a lei ed al suo amore. Una forte febbre la costrinse
-a mettersi in letto; ed i medici riscontrarono in lei i prodromi di una
-malattia nervosa che, se combattuta in tempo, poteva essere facilmente
-scongiurata.
-
-Ella si mise a letto lo stesso giorno in cui, all'alba, era avvenuta
-la riconciliazione col marito. Qualche brivido di febbre la prese; fu
-addebitato alla stanchezza ed al sonno perduto; Leonardo e Giuliano la
-costrinsero a mettersi a letto e a riposare. Il dottore venne per la
-bambina che trovò entrata in piena convalescenza; vide anche Beatrice
-e per quella sera non riscontrò in lei nulla di anormale. Giuliano
-e Leonardo pranzarono soli col piccolo Luca. E quando il bimbo fu a
-letto, quando seppero che Beatrice ed Anna Maria erano addormentate
-calmamente, essi gustarono una deliziosa serata d'intimità famigliare
-accanto al primo fuoco d'autunno, acceso nel caminetto della sala da
-pranzo. Giuliano si sentiva felice: ogni cosa, ogni oggetto, ogni
-abitudine gli ricordava col proprio linguaggio misterioso la beata
-realtà del sogno, di quel sogno tanto a lungo carezzato, il sogno di
-tornare a tutta la sua cara vita d'un tempo.
-
-Nulla era mutato. Due sole persone care mancavano; ma una, Anna
-Maria, sarebbe tornata a folleggiare per la casa tra qualche giorno;
-e l'altra, Beatrice, sarebbe stata tra loro l'indomani, calma,
-sorridente, generosa largitrice di nuova forza e di gioja novella!
-
-Se non che la lieta previsione andò delusa. L'indomani Beatrice non si
-levò. La febbre infuriava. Ella rimase in letto una settimana intera
-e non volle avere che un infermiere, non volle avere che un assistente
-ed un medico: Giuliano. Quella breve malattia fu la loro seconda luna
-di miele, dolce e un poco triste, e i loro nuovi baci furono scambiati
-fra l'odore dei farmaci ed il profumo gracile dei molti crisantemi che
-riempivano i vasi di cristallo.
-
-Giuliano passava tutte le sue giornate nella stanza dell'inferma. Aveva
-preso dalla sua biblioteca (quanta polvere su quei libri e com'egli
-era stato felice di riaverli e di sfogliarli di nuovo!) alcuni volumi
-di versi; e, a volta a volta l'avvolgeva nella capziosa suggestione
-di Baudelaire, nella fastosa sonorità di Leconte de Lisle, la cullava
-con la malìa appassionata di Musset o con la dolente e languida
-canzone di Verlaine; le paludava innanzi il simbolo evocatore di
-Mallarmè o l'attirava alle armonie suggestive e profonde di d'Annunzio
-e di Pascoli. Le voci di quei veri poeti eran divenute famigliari a
-Beatrice; e come quella di Giuliano sapeva farsi dolce e profonda per
-dire i bei versi di Musset nella canzone di Barberina:
-
- «Beau chevalier qui partez pour la guerre,
- Qu'allez vous faire
- Si loin d'ici?
- Voyez-vous pas que la nuit est profonde,
- Et que le monde
- N'est que souci?»
-
-Una sera (oltre le cortine della finestra il cielo sfumava
-delicatissimo tra le nebbie rosee e azzurrine), mentre Giuliano le
-rileggeva quei versi, Beatrice, che non era mai ritornata nemmeno
-fugacemente sul loro triste passato, disse al marito:
-
-— Anche tu sei stato come quel bel cavaliere che andava alla guerra.
-Ed io, come Barberina, potrei dimandarti che cosa tu sia andato a
-fare così lungi da qui. Anche io potrei dimandarti se non vedevi che
-la notte è profonda e che tutto nel mondo altro non è che tristezza e
-dolore.....
-
-— Tu hai detto di avermi perdonato, disse Giuliano. Perdono significa
-oblìo. Perchè dunque ritorni sul mio triste passato?
-
-— No, io non ritorno sul tuo triste passato, replicò Beatrice.
-Come seppi perdonare, così so anche dimenticare. Vorrei solo che tu
-sapessi quanto ho sofferto anche io. Ah, quei primi giorni in cui i
-nostri bambini mi domandavano sempre di te, volevan sapere dove tu
-fossi, quando saresti tornato! Come mi sembrava deserta questa casa!
-Certe sere, verso quest'ora, prima che i domestici accendessero i
-lumi, giravo per la casa come in sogno, cercandoti. E quale doloroso
-ed angoscioso risveglio era il mio, quando uno dei nostri figli mi
-domandava di te ed io dovevo mentire e ricordarmi la tua colpa, la tua
-lontananza, tutto il nostro avvenire spezzato.... Quante volte ti ho
-pensato felice, dimentico, perduto per sempre!... Ma tu sei tornato.
-Tutto è finito e tutto è ricominciato. È stato un brutto sogno, dal
-quale ci siamo entrambi ridestati cercando ansiosamente le nostre
-labbra. La vita è ancòra buona per noi, è ancóra bella.
-
-Verso quell'ora, Luca tornava dal passeggio e s'incontrava con la
-piccola Anna Maria convalescente intorno al letto della mamma. Era
-allora un gaio scoppiettio di adorabili sciocchezze, di fanciullaggini
-commoventi e soavi. Ogni volta che usciva, il piccolo Luca non
-dimenticava mai di portare alla mamma o alla sorella qualche
-ghiottoneria o qualche gingillo comperati dietro suggerimento del papà
-e col denaro ch'egli gli aveva dato a questo scopo. E Beatrice e Anna
-Maria aprivano curiosamente i pacchetti, i cartocci. Ed era allora una
-gara di sorrisi, di esclamazioni giojose, mentre la lampada pioveva su
-quella soave scena famigliare blandi e rosei riflessi.
-
-— Quale grande felicità tu mi dài, diceva talvolta Giuliano intenerito
-alla moglie.
-
-— Oh, ma tu hai avuto altre felicità, ella rispondeva con una punta
-d'ironia, troppo affettuosa per saper ferire.
-
-E Giuliano protestava con un sorriso buono:
-
-— Oh no, no, quella non è felicità.... La felicità è vivere insieme
-la vita, aver dei bambini belli e buoni come i nostri, una casa che
-si ama, un nido prediletto, un focolare domestico che splenda come un
-faro per illuminare il porto cui si ritorna dopo una giornata di lotta
-e di lavoro... Vedi, la felicità è questo: è tutta nostra la vita di
-adesso....
-
-E la sua voce si faceva grave e vi passava dentro come un tremito
-pel timore che quella felicità dovesse, un giorno o l'altro, andare
-distrutta.
-
-Giuliano era profondamente felice. Solamente qualche volta, quando
-Beatrice evocava qualche ora del tempo passato, egli, commosso dalla
-pena discreta della cara donna, preso dal rimorso per il grande dolore
-di cui egli era stato causa e origine, intenerito dalla generosità
-dell'adorata, abbassava la testa e non trovava nulla da dire. Rimaneva
-in un silenzio pieno d'amarezza e di dolcezza nel tempo stesso, un
-silenzio di cui Beatrice sapeva apprezzare la profonda e raccolta
-emozione. Ed egli le diceva talvolta:
-
-— Io non sono degno di te. Io mi sento immeritevole della tua bontà, tu
-mi fai troppo felice...
-
-E così la vita fluiva, blandamente. E la convalescenza si avvicinava
-anche per Beatrice, tra le parole eloquenti dei poeti prediletti e le
-trepide premure dell'amato. Ella volle che Giuliano tornasse a far dei
-versi per lei. Egli li improvvisò presso il suo letto. E furono i più
-belli ch'egli avesse mai scritto!
-
-
-
-
-VI.
-
-
-La tavola era imbandita con molta copia di fiori sparsi su la
-tovaglia e nei vasi. Quella sera Beatrice e Anna Maria, completamente
-ristabilite, lasciavano il loro pasto misurato di convalescenti,
-tornavano per la prima volta a pranzare con tutta la famiglia. A
-quell'intimo pranzo che per lui segnava il completo ritorno alla vita
-d'un tempo, Giuliano aveva voluto che assistesse, oltre Loredano,
-anche Andrea di Vele che tanto interessamento aveva preso per lui, per
-Beatrice, per tutti loro in quella triste e lacerante crisi della loro
-vita comune.
-
-Mentre la conversazione s'intrecciava con brillanti scintillii di
-paradossi, di aforismi e di ironie fra Loredano e Andrea di Vele,
-Farnese assaporava tutta la delizia raccolta di quell'ora che non
-era come le altre fugace, poichè era qualche cosa più di un semplice
-episodio, era la rappresentazione della sua felicità riconquistata,
-del suo nuovo destino. La sua anima oramai non oscillava più fra
-le inquietudini avverse della speranza e del dubbio. Un dolce
-convincimento che la vita fosse buona e bella governava i suoi pensieri
-ed i suoi sentimenti e tutto gli sembrava animato come da una primavera
-novella, come da un gioioso rifiorimento di tutti i migliori suoi
-sogni.
-
-Più volte in quelli ultimi giorni, il ricordo di un'immortale terzina,
-gli era venuto al pensiero. Anch'egli nel mezzo del cammino della vita
-s'era inoltrato per una selva oscura, paurosa, senza uscita; anch'egli,
-trascinato da un miraggio dorato aveva smarrita la diritta via. Ma
-poi, perchè la vita era buona, perchè egli aveva troppo sofferto per
-non aver diritto al ritorno di un po' di sole e di un po' di gioia,
-e perchè infine molto deve esser perdonato a coloro che hanno molto
-amato, per un prodigio la fitta selva oscura s'era diradata e s'era
-illuminata di sole; facilmente, guidato da una mano ignota ma fraterna,
-egli aveva trovato l'uscita e s'era di nuovo incamminato per la diritta
-via della sua vita, dove il sole splendeva in fiumi d'oro, dove le rose
-fiorivano sotto la primaverile serenità degli eccelsi.
-
-— Oh il bene cancella tutto il male! esclamò Loredano a proposito di un
-piccolo scandalo mondano che in quei giorni faceva il giro dei salotti
-romani, assumendo sempre nuovi aspetti e proporzioni sempre maggiori.
-
-Giuliano non afferrò che quella frase isolata, e gli parve che Leonardo
-avesse indovinato il suo pensiero, avesse definito e precisato in
-quelle poche parole quanto la sua anima sentiva confusamente. Sì,
-il bene cancellava per lui tutto il male! Quella felicità dell'ora
-presente sapeva allontanare ogni ricordo delle angoscie passate.
-Egli aveva fatto il male e ne aveva scontato il fio. Ma poi tutto era
-tornato soave e sereno. Ed era giusto: poichè il bene cancella tutto
-il male, egli non avrebbe dovuto soffrire per sempre i tristi ed amari
-frutti del male che aveva seminato, inconsapevolmente, negli stessi
-giardini della sua vita, quasi le illusioni lo avessero bendato con
-rose intrecciate, quasi il miraggio lontano avesse fatto scomparire ai
-suoi occhi tutto l'orizzonte prossimo ed estremo in una fitta nebbia
-d'oro.
-
-Col cuore in festa e con l'animo sereno, egli si gettò nella
-conversazione, quando un nuovo argomento proposto da una frase
-di Andrea di Vele lo attrasse e lo afferrò. Era già intento a far
-scintillare le sfaccettature dei suoi paradossi geniali, quando il
-viso glabro del domestico si chinò quasi a rasentare il suo. L'uomo gli
-mormorò qualche parola all'orecchio.
-
-— Non avete detto che non ricevo? dimandò Farnese un po' annoiato per
-essere stato interrotto.
-
-— La signora non ha voluto andarsene. Ha detto che avrebbe atteso, ma
-che doveva vederlo d'urgenza.
-
-— Non vi ha dato il suo nome? chiese Beatrice.
-
-Il domestico negò. Loredano insistette:
-
-— È bella? è giovane?
-
-— Mi sembra, rispose il domestico. Ma è coperta da un velo nero molto
-fitto.
-
-— E dove l'avete lasciata? dimandò Giuliano.
-
-— Nel primo salotto. Mi è parsa molto agitata. La signora non voleva
-che l'annunziassi finchè non avessero finito di pranzare. Ma io ho
-creduto più opportuno di prevenirli subito.
-
-— Avete fatto bene, disse Beatrice, poi aggiunse rivolta al marito: — È
-meglio che tu la veda e te ne liberi sùbito.
-
-Il domestico uscì. Giuliano, alzandosi con un gesto di fastidio, si
-avviò:
-
-— Gl'importuni vengono a tutte le ore, mormorò.
-
-— Specialmente a quelle in cui quella loro qualità può meglio emergere,
-aggiunse Andrea di Vele.
-
-Non appena Giuliano ebbe varcato la soglia della sala da pranzo, anche
-Beatrice si levò e disse ai due uomini con un sorriso delizioso:
-
-— Perdonatemi, ma voglio vedere anch'io chi è questa donna. Mi
-compatirete, ma dopo quel che è avvenuto ho paura di tutto e faccio un
-poco la spia.
-
-Quasi di corsa uscì, si diresse nel salotto precedente il gabinetto da
-lavoro del marito. Loredano e Andrea di Vele, le gridarono:
-
-— Sarà un'attrice a spasso!
-
-— O una signora decaduta!
-
-— Non correte..... Non v'è da allarmarsi.....
-
-E sorrisero e risero di quelle apprensioni di donna innamorata e gelosa.
-
-Intanto Giuliano era giunto nel suo gabinetto. S'era inchinato
-entrando, senza guardare la visitatrice inopportuna. Ma, rialzando
-lo sguardo, l'aveva riconosciuta e d'un balzo s'era slanciato verso
-di lei, l'aveva afferrata per un polso, mormorando con voce strozzata
-dall'emozione:
-
-— Claudina! tu?
-
-— Io proprio, ella rispose fissandolo, disciogliendo il suo polso dalla
-stretta. Non sono forse nel mio diritto?
-
-Trascinato nel vortice della sua nuova tempestosa crisi di cuore e di
-conscienza, Giuliano aveva completamente dimenticato, durante quei
-quindici giorni, ogni suo dovere verso Claudina. Dopo il biglietto
-lasciatole a Saint-Moritz al _bureau_ dell'albergo, egli non le aveva
-fatto più pervenire alcuna notizia.
-
-— Sì, non sono forse nel mio diritto? ella riprese dopo una pausa
-in cui non si sentì che l'affanno dei loro due respiri. Tu mi hai
-abbandonata come si abbandona un oggetto di niun valore e del quale
-non si ha più bisogno. In una angoscia suprema ho atteso per giornate
-intiere il tuo ritorno, un tuo telegramma, una tua lettera, una tua
-notizia qualsiasi. Io non vengo qui per dirti quanto abbia sofferto,
-come abbia scontato con lacrime roventi le gioie che un tempo godetti
-con te. Sono venuta per udire dalla tua voce quel che tu decidi e quel
-che tu hai fatto.....
-
-Le labbra di Claudina tremavano. Ell'era pallida e disfatta ed il suo
-volto appariva come invecchiato, sotto il fitto velo rialzato su la
-fronte come una benda di lutto. I suoi occhi luccicavano di lacrime
-e le guancie ne eran solcate. Giuliano si sentì preso da una profonda
-pietà per quella creatura ch'egli aveva amato e dalla quale era stato
-tanto amato, per quella povera creatura umana su cui il dolore per
-il suo abbandono doveva essersi scatenato con una furia feroce. Egli
-fissava gli occhi di lei incerti, febbrili, dove a volte guizzava un
-bagliore, che sembrava di follìa.
-
-— Voglio sapere da te, da te solo, ripetè Claudina con la sua voce
-fremente, quel che tu decidi e quel che tu hai fatto... Rispondimi
-francamente... Non è una scena da romanzo d'appendice ch'io vengo
-a farti.... Voglio solamente una confessione leale e una decisione
-precisa....
-
-Un lieve movimento della portiera di velluto fece volgere Giuliano al
-momento che stava per pronunziare una risposta di pietose menzogne e
-di difficili inganni. La portiera si mosse un'altra volta, il rilievo
-di un corpo umano vi si accennò. Evidentemente, indovinò Giuliano,
-apprensiva e gelosa Beatrice lo aveva seguito, spiava ed origliava
-dietro la portiera. Egli temette di ferire con le sue parole l'amata,
-temette di correre il rischio di perdere anche per un'ora ciò che aveva
-riconquistato con l'intensità del suo dolore e la profondità sincera
-del suo pentimento. Disperatamente, dimenticando quel che Claudina era
-stata per lui, egli parlò: parlò non per la donna cui le sue parole
-s'indirizzavano e che ad ognuna impallidiva sempre più e vacillava
-reggendosi ai mobili; ma parlò per colei che ascoltava dietro la
-portiera, per colei che doveva trarre da quelle sue parole l'ultima
-prova di sincerità e di pentimento, per colei che doveva considerarle
-come un sigillo di sangue posto sul passato doloroso e colpevole.
-
-— Io ho fatto, egli disse, ciò che il mio dovere mi imponeva. Se sono
-stato pazzo e colpevole, ora son saggio e pentito. La follìa di un
-minuto, di un'ora, non poteva, non doveva avere per conseguenza la
-rovina della mia famiglia, il dolore di tutti i miei. La grave malattia
-della mia bambina mi ha richiamato al mio dovere di padre e di marito.
-Io ho trovato un'anima generosa e nobile che ha saputo perdonare ed
-indulgere perchè sapeva il mio pentimento sincero ed i miei nuovi
-propositi fermi e virili, un'anima eletta che ha saputo perdonarmi
-senza un richiamo, senza un rimprovero per tutto il male ch'io avevo
-osato contro di lei. Ecco quel che io ho fatto, ecco quello ch'io
-dovevo fare!
-
-Claudina aveva chiuso gli occhi. Aveva l'apparenza macabra d'un
-cadavere che si reggesse ad un mobile per un'ultima energia dei nervi.
-Sempre in quell'attitudine d'infinito dolore, ella parlò:
-
-— Ti ricordi quello ch'io ti dissi, un giorno, in questa medesima
-stanza? Per te il mio amore è stato un gioco, un capriccio, un triste
-episodio della tua vita ritornata adesso felice. Per me invece è stato
-tutto: la vita ed il sogno.... Ed io ho tutto perduto! Io non ti faccio
-un solo rimprovero, ti amo troppo ancóra per desiderarti del male.
-Saprò scomparire dalla tua vita e dal tuo destino, per sempre. Mi
-sembra che tutto sia tenebra nell'avvenire... Oh che gelo e che orrore!
-
-Ebbe un brivido, quasi vedesse la tenebra fosca che evocava, quasi
-ne sentisse il gelido abbraccio. Attese forse una parola di Giuliano?
-A un tratto ella si mosse, si avviò verso la porta. Farnese la seguì
-dolente e commosso, ma tranquillo per l'esito che l'incontro temuto
-aveva raggiunto. Quando Claudina stava varcando la soglia, Giuliano
-vide luccicare nella mano di lei un piccolo oggetto di argento e,
-slanciandosi, fece appena in tempo a prendere fra le braccia la sua
-povera amante che si rovesciava indietro, senza un grido.
-
-
-
-
-VII.
-
-
-Tre giorni dopo, a Firenze, Giuliano Farnese seguiva il convoglio
-funebre di Claudina Rosiers, tra una folla di uomini celebri e di
-mondani, di giornalisti e di attori. Egli aveva al suo fianco Loredano
-e camminava a breve distanza dal carro ch'era interamente coperto di
-corone di fiori. Giuliano ricordava i nuovi affanni di quei giorni,
-dopo il fulmineo suicidio di Claudina sotto i suoi occhi. Il padre
-di lei aveva voluto ch'ella fosse sepolta a Firenze, ubbidendo così
-ad un desiderio espresso da Claudina durante la sua breve agonìa, il
-desiderio di riposare presso sua madre sotto la terra ch'ella amava,
-sotto quel chiaro trasparente cielo toscano prediletto al suo cuore.
-Farnese e Loredano s'erano incaricati di accompagnare la salma a
-Firenze. Entrambi rivedevano le tristi tappe di quel lugubre viaggio
-in compagnia della morta. Giunti la sera innanzi, la salma era stata
-deposta alla stazione di Porta alla Croce. Ed ora il funerale aveva
-luogo in quell'ineffabilmente dolce pomeriggio fiorentino. Essi si
-ripromettevano di ripartire la sera stessa per Roma, dove Beatrice,
-profondamente e nuovamente colpita dall'inattesa catastrofe, aveva
-estremo bisogno delle loro cure e dei loro affetti.
-
-Il corteo procedeva. Quantunque si fossero tenute rigorosamente celate
-le circostanze in cui era avvenuto e le cause che l'avevan provocato,
-il suicidio di Claudina era oramai cosa da tutti risaputa. Ognuno
-quindi componeva a piacer suo lo svolgimento del dramma, ognuno faceva
-liberamente galoppar la fantasia per veder d'indovinare a quale impulso
-avesse obbedito e a quale disperazione avesse ceduto la giovane donna,
-decidendosi a quel passo estremo, gettando via in un minuto tutta la
-primavera della sua giovinezza, disdegnando le promesse della vita,
-le lusinghe dell'avvenire. Qualcuno aveva mormorato che un amore
-ardentissimo per Giuliano Farnese non era estraneo all'epilogo tragico
-di quella giovinezza d'artista cominciata fra i rosei albori della
-bellezza e del trionfo. E Giuliano comparendo, non ostante i consigli
-degli amici, a quel funerale aveva inteso intorno a sè il palpito ed
-il susurro di una curiosità irriverente che spiava i suoi atti, il
-suo volto, le sue rare parole. Aveva avuto orrore di quell'apparenza
-ch'egli doveva avere d'eroe romantico, d'uomo fatale per cui una donna
-s'uccide a vent'anni. Gli sembrava che tutti fossero sul punto di
-gridargli la sua responsabilità e additargli il rimorso che avrebbe
-dovuto avvelenare tutta la sua vita. Il ribrezzo, la vergogna lo
-soffocarono. E, quando udì tra le parole di coloro che lo circondavano
-susurrare il suo nome, afferrò il braccio di Loredano, lo supplicò
-perchè si allontanassero, perchè ponessero fine a quel supplizio del
-suo cuore e della sua conscienza atrocemente spietato. Ma suo cognato
-non cedette, lo trattenne, lo rincuorò! Abbandonare il corteo in quel
-momento e in quel modo, sarebbe stato peggio di una confessione; ed
-egli facendolo avrebbe ubbidito a un egoismo riprovevole, avrebbe
-ceduto ad un rispetto umano del quale non era nemmeno generoso verso la
-povera morta sentire in quel momento il richiamo.
-
-Giuliano si calmò, diede ascolto al cognato. Con occhi attoniti si
-guardava intorno tra quella folla di scrittori, di giornalisti, di
-mondani e di artisti, molti dei quali avevan conosciuto Claudina solo
-per un quarto d'ora e per semplici incontri professionali. I più eran
-venuti dietro quel convoglio per farsi vedere, per essere notati,
-perchè il funerale di una grande attrice come Claudina Rosiers era
-una cerimonia di mondanità cui non era lecito mancare, come non lo
-era il non presentarsi poco più tardi alle Cascine e più tardi ancóra
-da Giacosa in via Tornabuoni, come non lo era il non occupare la sera
-una poltrona della Pergola e, dopo mezzanotte, un tavolino di Melini
-o di Capitani. Quanti erano, pensava Giuliano, coloro che veramente
-soffrivano e piangevano lacrime ardenti per la tragica fine di Claudina
-Rosiers? Oh ben pochi, ben pochi! E nulla era più triste di quella
-menzogna umana, di quella commedia delle convenzioni sociali che non
-s'arrestava nemmeno in presenza d'una tomba e d'una morta. Giuliano
-sentì un braccio appoggiarsi sul suo. Si volse di scatto, riconobbe
-Lorenzo Ronda, un collega celebre, un autore drammatico avvezzo ai
-trionfi:
-
-— Abbiamo una grande attrice di meno, caro Farnese, gli diceva Lorenzo
-Ronda. E veramente noi autori non ci troviamo in tale abbondanza di
-interpreti degne per non doverla rimpiangere. Non vi pare?
-
-— Sì, è vero, era una grande attrice, rispose Giuliano ferito
-dall'accento quasi scherzoso del suo interlocutore.
-
-— Sapete nulla su la causa del suo suicidio? dimandò Lorenzo Ronda
-curiosamente. Mi dicono che voi siate stato un suo amico molto intimo e
-in tal caso sarete in grado di saperne più di noi. La voce che ha avuto
-più credito, è questa: pare che Claudina fosse l'amante di un uomo
-del popolo, un bel giovane, un ercole, che la batteva a suo piacere e
-che viveva coi denari di lei. La disgraziata era molto innamorata di
-cotesto bel mobile e dicono che sia giunta ai peggiori avvilimenti per
-procurargli del denaro.....
-
-— Ma è un'infamia! proruppe Giuliano pallidissimo.
-
-— È giunto il giorno, proseguì Lorenzo Ronda, in cui il denaro non è
-più bastato. I debiti sono incominciati, finchè Claudina non ha trovato
-più nemmeno l'ombra del credito. Allora il suo amante, vedendo che da
-lei non v'era più nulla da sperare, l'ha lasciata per una ballerina
-di quarant'anni. Conclusione: nella disperazione dell'abbandono e
-della rovina finanziaria, Claudina si è uccisa. È una morte veramente
-ingloriosa ed è un dramma molto volgare!
-
-— Oh che infamia! oh che infamia! esclamò Farnese con un accento
-di supremo disgusto. E voi, Ronda, che l'avete conosciuta, che le
-avete voluto bene, avete potuto creder questo di lei, avvilirla così
-bassamente, raccogliendo le immondizie che la viltà umana gettava su la
-sua bara!.... Oh quale tristezza e quale orribile mondo è il nostro....
-
-Lo scrittore rallentò il passo, perdette di vista Ronda ch'era entrato
-in un altro gruppo, sorridendo. Egli provava una nausea atroce. Lo
-spettacolo di bassezza umana, che quel funerale offriva, sorpassava
-ogni sua più truce imaginazione. Ecco, ecco che Claudina, la stella di
-ieri, l'adorata di ieri, era morta gettando la vita per un bel sogno
-distrutto, per un nobile ed altissimo amore purtroppo irraggiungibile;
-ecco ch'ella chiudeva, con un epilogo ch'era una solenne tragedia,
-una vita vissuta nel più puro dominio dell'ideale e del sogno; ecco
-che ella si gettava nelle ombre dell'al di là, uscendo al gelo della
-vita e del dolore dopo il radioso e sublime incantesimo di un miraggio
-di gloria e d'amore; e la sua tomba non era ancóra chiusa ed il suo
-corpo era quasi ancóra caldo che già la malvagità umana s'esercitava
-a violare il segreto della sua fine e il mistero della sua anima e
-le attribuiva una bassa esistenza da donna che si avvilisce per il
-bacio di un ercole, una fine banale da donna ricoperta di debiti e
-abbandonata dall'amante che preferisce alle sue le carezze di una
-ballerina di quarant'anni!
-
-Altre viltà umane giunsero all'orecchio di Farnese e partivano da un
-gruppo di giovani scrittori e di poeti che ora camminavano dietro di
-lui:
-
-— Era l'amante di un senatore... diceva uno.
-
-— E prima lo era stato di un cardinale.... Quirinale e Vaticano!
-
-— Ma pretendete forse, obbiettava un terzo, di ritrovare tutta la
-genealogia dei suoi amanti? Saremo al cimitero che non avrete ancóra
-finito!
-
-Farnese si volse con un gesto d'ira che seppe reprimere a stento. Come
-fare? Poteva egli prendere le parti dell'estinta e difenderla dagli
-insulti, dal fango che la strada gettava contro di lei, su i fiori
-della sua tomba? Con quale dritto e sotto quale veste? Intanto egli
-aveva riconosciuto colui che aveva parlato per ultimo: era un poeta, un
-poeta delicato e profondo, un giovane di grande ingegno di cui Farnese
-aveva favorito ed appoggiato le prime armi vittoriose. Lo chiamò presso
-di sè con un gesto; il giovane accorse:
-
-— Che cosa desiderate, maestro? domandò.
-
-— Lasciate andare questo «maestro»; non ne è il caso, nè il momento,
-rispose Farnese: poi aggiunse dopo una pausa: — Come parlate, Turreni!
-E siete voi, voi un poeta, un uomo che nei suoi versi afferma i
-sentimenti più elevati e più nobili, siete voi che parlate in quel
-modo di Claudina Rosiers, dimenticando che ne seguite il feretro! Che
-ne sapete voi dei suoi amanti? Li conoscete? Ne avete le prove? Ah,
-vi è stato detto: e voi avete prestato fede alle viltà degli altri! E
-intanto il suicidio di una donna a vent'anni, nel più bel vigore della
-giovinezza, nel più radioso splendore della bellezza, il suicidio di
-una donna per cui la gloria e forse l'amore riserbavano i baci più
-inebrianti e gli allori più verdi, non vi dice nulla, non vi commuove
-profondamente, non vi fa pensare che nella sua morte vi sia un grande
-mistero, ch'ella sia stata abbattuta da un grande dolore, ch'ella sia
-stata uccisa per un crudele risveglio da un sogno sublime? E voi siete
-un poeta! E stamane avrete scritto dei bei versi e stasera ne farete
-degli altri per una donna che voi amate e che vi ama! Voi non potete
-credere, Turreni, quanto dolore mi abbia fatto l'udirvi parlare così.
-Ho avuto bisogno di dirvelo. E ascoltatemi, mio caro poeta, voi che
-siete giovane: siate buono, siate generoso, siate poeta nella vita
-anche e non solo quando siete seduto alla vostra scrivania. Credetemi:
-al mondo non vi è che l'onestà, nella vita non vi è che la bontà, che
-possan rendervi felice.... Ed ora tornate coi vostri amici, non vi
-trattengo più. Ho voluto dirvi tutto questo perchè vi voglio bene,
-quantunque conosca troppo i giovani per non credere che voi, anche
-se le mie parole vi hanno commosso, ma per posare a uomo forte, a
-scettico, a _blasé_, appena tornato fra i vostri amici vi affretterete
-a dire: «Miei cari, decisamente Giuliano Farnese si è rimbecillito!»
-
-Prima che il poeta potesse protestare a quella conclusione inattesa,
-Farnese si era allontanato per raggiungere Loredano che era ricomparso
-qualche passo avanti. Il corteo aveva oramai percorso buona parte
-del viale dei Colli ed era già a San Miniato. Una carrozza chiusa
-stazionava lì presso. Giuliano prese per un braccio Leonardo, si
-diresse con lui verso la carrozza:
-
-— Proseguo in carrozza. Vieni con me.
-
-Salirono, la vettura si mosse a fianco del corteo.
-
-— Credimi, diceva Giuliano, non reggevo più. Tu non puoi imaginare
-quante sieno le infamie che ho inteso lanciare contro la povera
-Claudina. E dire ch'ella non aveva fatto mai male ad alcuno! È proprio
-la cattiveria, la perversità degli uomini che non risparmia nessuno,
-non rispetta più nemmeno le tombe, non teme nemmeno il mistero della
-morte: e gli uomini non pensano che presto o tardi in quel mistero
-dovranno profondare anche loro e dimenticano che allora altri uomini
-faranno contro di essi, ciò che essi osano presentemente.
-
-Tacquero, ognuno assorto nei proprii dolorosi pensieri.
-
-— Dove siamo? domandò Leonardo chinandosi allo sportello.
-
-— Al piazzale Michelangelo... Guarda, guarda che meraviglia! esclamò
-Farnese accennando il panorama divino, d'una bellezza quasi fantastica.
-
-Per un ingombro di carrozze il corteo si soffermò. I due discesero di
-carrozza, s'avvicinarono al limite del superbo piazzale.
-
-In basso s'apriva la conca verde bellissima, dove Firenze risplendeva
-come avvolta d'un fitto pulviscolo d'oro. Tutt'intorno era la corona
-primaverile delle colline digradanti come un anfiteatro meraviglioso.
-Qua le colline di Settignano, più in là la Castellina di Montughi, e
-poi l'asilo principesco di Careggi. Al centro l'oasi dorata di Firenze,
-traversata dalla striscia d'oro del fiume, che splendeva in una gloria
-di riflessi sotto il sole vivo. E tutt'intorno, nella verdissima conca
-e su per le colline d'una morbidezza di verde e d'una delicatezza di
-penombre e di sfumature che si sarebbero potute creder drappeggiate di
-velluto, fino in fondo all'orizzonte ed agli Appennini, era la Toscana,
-la Toscana sublime, il giardino dove la natura profuse follemente
-i suoi tesori eterni, la Toscana incantata tra i monti cesellati e
-le pianure in cui il sole ha indorato fin le più umili pietre, e in
-cui fin della polvere ha fatto un pulviscolo d'oro; la Toscana coi
-suoi paesaggi semplici ed ingenui, così limpidi, così precisi, così
-coloriti che sembran vignette, dove fin nei più umili villaggi s'eleva
-verso il cielo la forza e l'ardire delle torri che sembran ceselli
-e dei campanili che sembran ricami, tra le schiere malinconiche di
-cipressi disposti in bell'ordine come denti di un pettine prestigioso;
-la Toscana, infine, dalla grazia profumata e tenera la beata parte di
-mondo dove il cielo è trasparente come un cristallo, l'aria dolce e
-blanda come una carezza, la beata terra che il cielo adora, quel cielo
-che sotto la carezza bionda del sole palpita leggermente in un fremito
-voluttuoso, come un bel seno di donna sotto la tepida carezza di un
-bacio.
-
-I due furono scossi dalla loro estasi per i rumori del corteo che si
-rimetteva in moto verso il cimitero delle Porte Sante. Quale tristezza
-era l'accompagnare alla sua ultima dimora in quel dì sereno una donna
-di vent'anni morta per lui, perchè ella non poteva non amarlo, mentre
-egli non poteva amarla. Troppo tardi ell'era giunta nella sua vita. E
-il tragico grido di Dante Gabriele Rossetti risuonava nell'anima sua:
-«Guardami in volto: io mi chiamo «Ciò che avrebbe potuto essere». — E
-mi chiamo anche: _Mai più! Troppo tardi! Addio!_»
-
-Dallo sportello della vettura Farnese riconobbe un uomo che seguiva il
-corteo in distanza, solitario, pallidissimo. Senza pensarci due volte
-lo scrittore saltò giù dalla carrozza, raggiunse quell'uomo che altri
-non era che Lorenzo Gray, l'attore scomparso dopo commessa l'infamia
-ch'era causa ignorata di tutto quel fosco dramma, l'uomo che aveva
-ardentemente amato Claudina, sino alla pazzia, sino alla infamia.
-Quando Farnese stava per raggiungerlo, Gray si volse, vide e riconobbe
-lo scrittore. Senza parlarsi, fissandosi con gli occhi che si riempivan
-di lacrime, i due uomini si strinsero la mano convulsamente, a lungo.
-
-— Ella avrebbe potuto amarvi e voi l'amavate! mormorò Giuliano più
-tardi.
-
-— Ella vi ha amato e voi non avete potuto amarla, rispose Lorenzo Gray.
-
-Il bieco fantasma del destino mancato apparve ad entrambi.
-
-— Quale epilogo! mormorò Lorenzo Gray. Io non potrò vivere ormai
-che con la sua religione nel cuore. Il suo ricordo e il suo amore mi
-seguiranno nella tomba. Io l'ho troppo amata ed ho troppo sofferto per
-lei; e son pel cuore due stimmate che non si cancellano più!
-
-— Ed io! esclamò lo scrittore. Quando si è, come io sono, la causa di
-un dramma così terribile, si è condannati ad averne per tutta la vita
-il fosco rimorso nel cuore. Il fantasma di lei quale la vidi l'ultima
-volta, quale la vidi cadere fra le mie braccia, non mi lascerà mai, io
-lo sento....
-
-Giuliano avrebbe voluto aprirsi, confessarsi con Lorenzo Gray. Sentiva
-bene che tra tanta menzogna che seguiva la salma di Claudina i loro
-dolori erano i soli, o almeno i soli sinceri, profondi e insanabili.
-Sarebbe stato buono blandirli a vicenda, parlare di lei, di lei
-scomparsa, rievocarne lo spirito rivivendone i ricordi. Ma egli sentiva
-in Lorenzo Gray una certa ritenutezza, una certa freddezza di parola e
-d'accento; e gli occhi di lui non s'eran più incontrati coi suoi dopo
-il primo momento, dopo il primo saluto e la prima comunione di dolore.
-Spiegava il contegno di Gray pensando che questi lo faceva responsabile
-del dramma, che lo odiava forse per avergli strappata, incontrandosi
-su la sua strada, quella che poteva essere la felicità della sua vita.
-Egli non poteva certamente indovinare che nulla di tutto questo era nel
-cuore dell'attore, ma solo un grande rimorso pensando al male ch'egli
-aveva fatto a Farnese, ricordando ch'egli era stato con la sua ira e la
-sua gelosia la causa iniziale del dramma di cui ora finiva l'epilogo!
-
-Non di meno nessuno dei due si distaccava dall'altro. Anche tacendo
-i loro dolori si sposavano, si sorreggevano; ed i due cuori battevano
-all'unisono per un'angoscia comune ad entrambi.
-
-Si separarono solamente quando, dopo che la cassa fu calata nella
-fossa, le prime palate di terra caddero sul legno mortuario. Sentirono
-allora di non potersi nè guardare nè parlare senza piangere; e poichè
-avevano il pudore di rivelare il loro lutto e la loro angoscia innanzi
-alla folla, si allontanarono l'uno dall'altro senza una parola, senza
-un saluto, benchè sentissero che la morta nel mistero dell'al di là
-li aveva indissolubilmente uniti coi vincoli sacri di un'amicizia di
-dolore.
-
-
-
-
-VIII.
-
-
-Ritornavano dal cimitero delle Porte Sante, mentre il tramonto
-s'approssimava, distendendo nel cielo veli più accesi tra un pulviscolo
-d'oro più vivo e più denso. Farnese s'appoggiava al braccio di Loredano
-e nessuno dei due aveva fino a quel momento saputo rompere il silenzio.
-Infine Loredano disse serrando il braccio del cognato:
-
-— Vuoi che camminiamo ancóra? Il tramonto è bello, l'aria è dolce,
-Firenze è soave. E noi abbiamo bisogno di aria libera e di un po' di
-bellezza dopo le emozioni di questi giorni e di oggi.
-
-Farnese non rispose. Loredano lo fissò, spiando nei suoi occhi l'intime
-tristezze, poichè vedeva disegnarsi sul volto di lui le orme d'un
-tumulto sentimentale dei più violenti.
-
-— Tu sei triste, disse allora Leonardo. La morte di Claudina è stato
-per te un grande colpo, lo comprendo; ma tu non devi preoccuparti così,
-non puoi ritenerti responsabile di quanto è avvenuto. La forza delle
-cose ha voluto che avvenisse quanto nè la tua onestà nè la tua bontà
-avrebbero potuto scongiurare. Col destino non si lotta, lo si subisce.
-Non lo si spezza, ma si può essere spezzati. È una lotta inuguale, pari
-a quella che avresti con un nemico che ti assale nell'ombra e di cui tu
-non puoi scorgere nè l'atto, nè l'arma. Non ti puoi attribuire quindi
-una colpa che non hai.
-
-— Una colpa che non ho! esclamò Farnese. Oh fossero giuste e fossero
-vere queste tue parole. Ma non è così, non è così.... Da quella sera
-in cui Claudina è caduta moribonda tra le mie braccia tutto mi appare
-sotto una nuova luce e sotto un nuovo aspetto. E mi domando: perchè
-Claudina si è uccisa? Ella si è uccisa perchè mi amava, perchè le
-ho fatto credere in un momento di follìa che avrei saputo amarla per
-sempre d'un amore profondo e veemente... Il capriccio solo mi dettava
-le parole dell'amore, di quell'amore che per me era altrove, tanto
-presso a me che io non lo vedevo e non lo indovinavo perchè m'era
-troppo vicino...
-
-— Ella ti ha amato, rispose Loredano e tu l'hai amata per quanto hai
-potuto. Fosti più leale abbandonandola e confessandole di non amarla
-più; la tua colpa sarebbe stata maggiore se tu le avessi mentito, se tu
-avessi recitato per lei l'ignobile commedia del sentimento.
-
-— Oh ma vi sono delle responsabilità che non son nostre, esclamò
-Giuliano Farnese con impeto d'emozione, ma che divengono nostre poichè
-il destino ce le impone.... Quando io penso che se non l'avessi mai
-incontrata ella a quest'ora vivrebbe, sarebbe felice, i suoi parenti
-non sarebbero in lacrime... Ell'era una donna d'amore, nata per
-l'amore; e forse avrebbe appartenuto ad un uomo che avrebbe saputo e
-potuto amarla facendola beata, a Lorenzo Gray per esempio... E sarebbe
-una moglie soave, una madre felice per i figli ch'ella avrebbe avuto
-da un amore giusto e nobile, da confessarsi senza ritegno innanzi al
-mondo intero! Mentre invece ella mi ha incontrato, ella mi ha amato
-ed ora non è che un cadavere, chiuso nello zinco della sua cassa, oggi
-ancóra bella nel suo sonno eterno e domani putredine... Oh se io avessi
-saputo e se avessi potuto prevedere, come avrei avuto il coraggio e la
-forza di respingerla, di deluderla, di allontanarla da me....... Ma che
-sapevo io? Era un'attrice bella e giovine e l'inganno del palcoscenico,
-della vita di teatro, m'impediva d'intendere ch'ella non era come le
-altre! Come avvengono questi incontri fatali? Chi sa? Chi ci spinge?
-Chi ci guida? È la forza delle cose, come tu dicevi poc'anzi.......
-Dapprima la possibilità del dramma non appare e l'epilogo sembra
-tanto lontano tra tante nebbie rosee, e tutto è così dolce, così
-bello... Ma poichè ella mi amava ed io ero fuggito con lei, avessi
-almeno avuto l'energia di finger d'amarla, di non tornare a Beatrice,
-di rinunziar per sempre alla mia felicità pur che non fosse spezzata
-la sua vita...... Sì, sì, tutto, tutto sarebbe stato meglio di ciò
-che è avvenuto.. Ella è morta, orribilmente... Sì, sì, tutto sarebbe
-stato meglio... Ah se io non l'avessi mai incontrata! Ella sarebbe
-viva adesso, sorriderebbe forse ai baci di una sua creatura, sotto lo
-sguardo di un uomo amante ed amato.... Invece il crepuscolo scende su
-i due cipressi che ombreggian la sua tomba, lassù, al cimitero delle
-Porte Sante... Ell'è morta, è morta, e tutta la mia angoscia e tutto
-il mio rimorso non posson più nulla per lei e forse anche ella li
-ignora!...
-
-Lo scrittore procedeva così, parlando a scatti, ripetendo le stesse
-frasi, gli stessi lamenti e gli stessi rimpianti; aveva gli occhi fissi
-a terra, la voce dolorosa, il passo greve e s'appoggiava pesantemente
-al braccio di Loredano.
-
-Questi sorrise, scrollò il capo dicendo:
-
-— Sono nubi passeggere, orizzonti foschi che dilegueranno ben presto,
-quando tu sarai tornato a Roma tra tua moglie e i tuoi figli, che
-ti mostreranno quale sia la vera tua vita e come tu non abbia alcuna
-responsabilità nel dramma cui sei stato partecipe. Tu hai detto più
-volte che, sopra tutto e contro tutto, ognuno deve vivere la propria
-vita. Ebbene, quella è la tua vita e tu devi viverla, intera, senza
-ambascie, senza rimorsi... E poi, tu lavorerai, e nel ritorno al lavoro
-tu troverai il miglior conforto, poichè — e son tue parole anche
-queste — nel dolore il miglior farmaco è la disciplina del lavoro e
-dell'arte...
-
-— Ah, ma chi sa, proruppe Farnese con un accento di strazio, chi sa
-se io potrò più lavorare? L'arte è stata per me il sogno sovrano e
-imperioso. Ebbene, questo sogno io l'ho raggiunto, io l'ho coronato.
-Quale fu l'ideale che mi spinse a prendere in mano una penna? Fu un
-ideale molto semplice, molto orgoglioso e che m'appariva allora molto
-bello... Creare, creare, sognare e comunicare ad altri i miei sogni,
-pensare e disciplinare gli altri ai miei pensieri; aver centinaia e
-migliaia di persone che vi leggono, che vi ammirano, che vi ascoltano,
-che corrono ai vostri libri come ad una fonte di gioia e di bellezza,
-e si commuovono per ciò che la vostra fantasia e la vostra ispirazione
-han creato, e aprono le loro anime, le loro intelligenze e le loro
-conscienze al polline fecondo che si sprigiona dalle vostre opere e che
-il vento della gloria, dell'entusiasmo e della bellezza porta fino a
-loro!
-
-— Ma questo sogno tu l'hai realizzato! esclamò Loredano. Tu hai una
-folla che ti ama, che ti ammira, che attende da te un insegnamento, un
-esempio, una dottrina.
-
-— Ed è appunto quello che mi atterrisce adesso, mormorò Farnese. Quando
-quell'ideale è divenuto realtà, quando vi trovate a metà del vostro
-cammino, una inquietudine, un dubbio vi angosciano, uno sgomento vi
-assale. Tutta la responsabilità dello scrittore vi appare, non appena
-un fatto tragico, un dramma al quale, come io son per quello di
-Claudina Rosiers, vi troviate partecipi, v'illumina quale può essere
-il bene ed il male compiuto da quelle opere che voi scriveste senza
-preoccupazioni di effetti morali e di risultati fatali. Io son giunto
-a questo bivio minaccioso. Io mi dico: «Sì, io ho compiuto un'opera,
-un'edifizio morale ed intellettuale che può essere più o meno bello,
-più o meno saldo, più o meno adorno, ma che esiste, è noto, è, in una
-parola.... Da quest'edifizio, da quest'opera la mia voce va pel mondo,
-raggiunge le anime e le intelligenze, è una forza, una attività, una
-molla per l'avvenire. Uomini, donne, giovani e vecchi s'interessano a
-quello ch'io dico, a quello ch'io so, subiscono la mia influenza, più
-o meno energica a seconda della resistenza che trova in loro. Quale
-sarà quest'influenza? Quale ne sarà il risultato? Claudina Rosiers,
-per esempio, è stata una di costoro: ella ha subito, largamente,
-interamente, profondamente l'influenza dell'opera mia, delle mie idee.
-E il risultato è stato quello che noi pur troppo sappiamo.... Credi
-tu che Claudina mi avrebbe amato come mi amò, credi tu che si sarebbe
-uccisa, se non avesse ricevuto nell'anima sua i germi della mia opera e
-quelli di opere simili alla mia, se dai miei libri non avesse appreso
-che l'amore è il fine, lo scopo, la ragione della vita, che esso è la
-sola cosa bella nel mondo e che il connubio di quello con la gloria è
-quanto di più portentoso può sognare e agognar l'uomo per avvicinarsi
-a Dio? Ella si fece un'idea falsa della vita, un'idea fallace, troppo
-lirica, non più umana dell'amore. E quando, imbevuta di quelle idee,
-affascinata da questi sogni e soggiogata dai miraggi dorati che i miei
-libri le offrivano, quando ella si è trovata al conspetto della vita
-qual'è, la vita vera che noi tutti viviamo e non quella fastosamente
-adorna e imaginosamente poetizzata dai romanzieri e dai poeti, allora
-ella non ha trovato più nulla intorno a sè, le è parso che la vita
-fosse brulla e il mondo gelido, senza la luce e la fiamma della sua
-chimera, e si è uccisa.... E anche nel momento in cui ella prendeva
-un'arma per uccidersi ella ubbidiva ai nostri insegnamenti.... Siamo
-stati noi i primi a insegnare che è dolce e grande morire per l'amore,
-e, credimi, libri come _Rolla_ o come _Werther_ hanno fatto più male
-all'umanità di quanta sia l'arte o la bellezza che dovrebbe, ma non
-può, giustificarli.... L'influenza dei nostri libri spinge i deboli, i
-sognatori, gli illusi, i poeti verso il bene o verso il male? È questo
-il dubbio angoscioso che ci assale a mezza via.... E quando un fatto
-come il suicidio di Claudina ci dice che la nostra opera può persuadere
-e sospingere verso il male questi deboli, questi sentimentali, questi
-ignoranti, allora si sente una truce condanna in quel terribile
-tribunale inesorabile che è la nostra conscienza e non appare più
-possibile il lavoro, poichè sarebbe forse altra fonte di male, altri
-germi cattivi per le anime degli uomini, altre piante velenose gettate
-noncurantemente o delittuosamente nei giardini della vita, sotto
-l'inganno dei più prestigiosi colori, con l'illusione dei profumi più
-inebrianti e degli splendori più fulgidi! No, no, io ho ben altro da
-fare che il lavoro di un tempo.... Devo guardare bene in faccia la
-mia responsabilità in questa avventura sinistra ed in tante altre che
-posson somigliarle e devo pentirmene ed espiarla....
-
-Ma Leonardo non si dimostrava convinto. Aveva fatto più volte cenno di
-volere interrompere le parole di Giuliano e alla fine scosse le spalle
-e replicò:
-
-— Tutto ciò che tu dici non mi sembra esatto, nè giusto. Prima di
-tutto, e poichè tu esemplifichi, io non credo che la tua opera abbia
-esercitata su Claudina Rosiers l'influenza fatale che tu deplori. Ma
-anche ammettendolo, che significa? Per una donna debole e romantica
-che non seppe discernere o distinguere e ciecamente credette, per una
-vittima, per un dolore, tu devi trascurare tutti i risultati di grande
-arte e di bellezza raggiunta che son nella tua opera? Mi sembra come tu
-dicessi che non bisogna coglier le rose perchè vi è qualche spina, che
-non sono belli i fiori perchè ve n'è qualcuno velenoso, che la natura
-non è gloriosa perchè vi è qualche insetto. E con queste tue idee tu
-potresti consigliare ad un generale di non fare una guerra, di non
-armarsi per una difesa o per una conquista, perchè qualche soldato può
-morire; tu potresti consigliare la soppressione delle ferrovie perchè
-qualche scontro può fare delle vittime umane; tu potresti giungere a
-dire che l'arte è cattiva e dannosa perchè qualcuno trae dai libri un
-suggerimento fallace e ciecamente vi adempie, come un fanatico! E poi,
-voglio dirti di più, voglio anche ammetterti che una responsabilità
-esista per lo scrittore: ma questa responsabilità comincia e finisce
-nè più in qua, nè più in là di quanto noi abbiamo direttamente,
-nettamente, ostinatamente voluto... Se qualcuno fraintende e si illude,
-non per questo ci dobbiamo arrestare, come tu non spengi un lume quando
-una farfalla, aliandovi intorno, viene a bruciarsi le ali o a trovare
-su la fiamma la morte!
-
-Vi fu una pausa. Poi Farnese ribattè:
-
-— Sarebbe molto comodo ciò che tu dici! Ma è altrettanto falso e la
-prova si è che nella tua propria conscienza nemmeno tu mi sgravii
-di un rimorso per aver indicato a quella giovinetta il miraggio dei
-sogni, di un'illusione di amore e di gloria e di un alloro fraterno,
-fraternamente diviso per uno slancio fraterno di bellezza e di genio. E
-tu non vorresti trovarti nelle mie condizioni e nelle mie inquietudini!
-Io vedo bene l'azione dei miei libri, la vedo entrar nei cuori e nelle
-menti, mutare, rovesciare, viziare, abbattere o minare. È inutile che
-tu neghi e che tu sorrida.... È vero o no che questo sogno sublime
-di un alloro fraterno, di un amore nella gloria, è in uno dei miei
-libri migliori?.... È vero o no che Claudina ha ubbidito a questo
-vano miraggio e che io, seguendola nel suo amore, ho favorito la sua
-chimera?... È vero o no che per questo miraggio la mia famiglia è stata
-sfasciata, è vero o no che mia moglie ha pianto lacrime roventi, che
-Lorenzo Gray ha sofferto, che io stesso ho attraversato inenarrabili
-torture?.... È vero o no che quando io ho voluto rompere l'incanto,
-Claudina si è uccisa perchè troppo atroce era il risveglio, perchè
-un sogno superbo e grande quale era il mio da Claudina cullato,
-non ammetteva che un epilogo tragico, data l'anima in cui il triste
-germoglio era caduto?... E come potrò io obliare tutto questo? La
-verità è che tutti abbiamo un dovere da compiere. Il mio era quello
-di non finger la vita nei libri quale essa non è, e di non proporre
-illusioni che possono abbagliare, non suscitare fiamme che possono non
-solamente illuminare, ma anche incendiare e distruggere. Il mio dovere
-era quello di ricondurre Claudina alla verità e di non profittare del
-suo sogno per il mio piacere, per il mio capriccio.... Io ho mancato
-all'uno e all'altro di questi miei doveri e a quale prezzo e con che
-frutto?
-
-— E tu pensi che se tu non avessi scritto quel libro, Claudina non si
-sarebbe uccisa? Ma poi, concluse Leonardo, che importa veder ciò che tu
-avresti dovuto fare e ritrovare le cause di questo dramma, quando non
-sei più in tempo! A che serve?
-
-— A non ricominciare, almeno! disse Farnese duramente.
-
-In silenzio seguitarono il loro cammino. Scendevano dal ponte alla
-Carraia, diretti verso piazza della Signoria.
-
-— Preferisci che pranziamo all'albergo o da Doney? dimandò Loredano.
-
-— Andiamo da Doney, se vuoi; mi è indifferente.
-
-I lungarni erano quasi deserti in quell'ora del tramonto in cui di
-solito erano affollati di equipaggi, di donne eleganti, di uomini
-mondani, di forestieri, per il ritorno dalla passeggiata alle
-Cascine. Farnese e Loredano stupirono per quella solitudine; non
-s'udiva il trotto d'un cavallo ed i rari passanti erano frettolosi
-e sfuggivano lungo i muri dei palazzi. Eppure tutta la bellezza di
-Firenze raggiungeva in quell'ora, fra breve crepuscolare, il suo
-più portentoso splendore. Il fiume si tingeva di roseo pei riflessi
-delicati del cielo, ch'era chiaro e venato di rosa come una perla
-lucentissima. Dai colli toscani giungeva un argentino tintinnìo di
-campane, la salutazione angelica dei campanili fiorentini. Tra il
-verde delle ville, dei viali e dei giardini qualche lume si accendeva
-e splendeva, or sì or no, misteriosamente. L'aria era leggera e soave
-come una carezza. Un vago profumo floreale era diffuso, impalpabile,
-come fosse il respiro di una primavera. Era l'ora della grazia e del
-mistero e Firenze non avrebbe mai potuto essere più suggestiva e più
-soave. L'orizzonte, mentre ad occidente si tingeva ancóra di roseo, di
-arancione, di violetto e di verde pallido, ad oriente già palpitava
-delle prime stelle che si intravedevano tra le schiere brune e
-misteriose dei cipressi toscani.
-
-Un rumore confuso ma violento giunse ai due scrittori, come l'eco
-d'un torrente gonfio che straripa. Affrettarono il passo verso piazza
-della Signorìa. Il rumore diveniva più forte e più distinto, dominato
-più volte dallo squillo stridulo di una tromba. Loredano e Farnese
-compresero. In seguito ad un rincaro del pane molte città italiane si
-agitavano durante quei giorni e a Firenze, quel giorno, il disordine
-era risolutamente disceso in piazza. La Signorìa era piena di popolo,
-non tutto lacero e miserrimo, poichè molte giacchette accurate e molte
-cravatte pretensiose si scorgevan tra quei tumultuanti. La truppa
-aveva ostruito tutti gli sbocchi della piazza e tra la folla enorme,
-compatta, soffocante, i carabinieri e le guardie andavano e venivano,
-volontà insufficienti, per domare i ribelli, per diminuire la ressa. La
-tromba intimava invano coi suoi lunghi acuti squilli che si ripetevano
-ogni cinque minuti. Le finestre e i balconi delle case eran gremiti
-di una folla non indifferente, che s'appassionava in prò o contro i
-dimostranti. La piazza nera d'uomini ondeggiava e riondeggiava come un
-mare in tempesta. I gridi rivoluzionarii ne salivano come muggiti di
-onde immani.
-
-D'improvviso l'impeto cieco della folla travolse gli argini. Una
-pietra lanciata da un braccio poderoso s'alzò nell'aria, fischiò
-passando sopra la folla, andò a colpire in pieno volto sotto la Loggia
-dell'Orcagna il _Perseo_ bronzeo di Benvenuto Cellini. Fu quello il
-segno della barbarie. Dieci pietre, venti, fischiarono nell'aria,
-colpirono le statue perfette e i monumenti gloriosi. Alcuni della
-folla colpivano per colpire, per brutale istinto di distruzione.
-Le pietre cadevano con tonfi sordi nell'antico corpo di guardia dei
-lanzichenecchi, dopo aver oltraggiato le serene bellezze delle statue
-di Benvenuto e di Gian Bologna. La sassaiola si prolungava fitta e
-violenta, come una grandinata.
-
-— Ma è barbaro, è bestiale ciò che fanno costoro! esclamò Giuliano non
-appena la prima pietra ebbe colpito il _Perseo_.
-
-— È uno spettacolo ignominioso! aggiunse Leonardo.
-
-Veramente ignominioso e barbaro era lo spettacolo offerto da pochi
-facinorosi nella città che più d'ogni altra in tutto il mondo ha
-dell'arte il culto e della bellezza il fervore. Firenze e la sua
-grazia e la sua nobiltà e la sua gentilezza sembravan da quei pochi
-dimenticate!
-
-La sassaiuola continuava. In parte mutò direzione e si rivolse
-contro le guardie e i carabinieri che tentavano di arrestare i pochi
-dimostranti selvaggi che attentavano ai capolavori dell'arte. Ad un
-tratto un colpo di rivoltella sparata in aria echeggiò e la folla si
-diede ad una fuga sgomenta e atterrita. Ma dei colpi risposero dalla
-folla a quel colpo, la sassaiuola si moltiplicò per violenza, un
-carabiniere cadde a terra con la fronte spaccata dalla quale a fiotti
-il sangue sgorgava. Una compagnia di soldati giunse di corsa, con la
-baionetta in canna. L'ufficiale abbassò la sciabola ed il crepitìo
-dei moschetti echeggiò, rintronò nella piazza austera, stupì le mura
-gloriose e solenni dei monumenti illustri. Altre scariche seguirono,
-ininterrotte, tutte sparate a polvere poichè fin quando fosse possibile
-era nell'animo di coloro che dovevan reprimere l'intento di risparmiare
-che del sangue fosse versato. Ma nella convulsione veemente che aveva
-preso la folla nel terrore e nell'impossibilità di muoversi e di
-fuggire, la barbarie non si dava per vinta. Ed il fosco spettacolo di
-paura s'ebbe poco più tardi quando da via Calzaioli sopraggiunse la
-cavalleria. Gli squadroni si lanciarono nella piazza, contro la folla,
-la dispersero in pochi minuti.
-
-— Andiamo, andiamo! mormorò Giuliano. È troppo atroce.
-
-Si avviarono. E quando essi eran già per allontanarsi l'ultimo insulto
-venne tra la sassaiola a colpire il bel volto che scolpì Benvenuto. Un
-frutto fracido colpì Perseo su la bocca, vi rimase aderente, mentre
-il succo scorreva lungo le guancie. E da un gruppo di dimostranti
-una grande risata e un applauso salutarono quella prodezza. Ma i più
-protestarono, il sentimento dell'arte e l'antica gentilezza fiorentina
-parlarono in loro. Con gli oltraggiatori rapida s'aprì la colluttazione
-in difesa dell'arte e della bellezza.
-
-La folla separava intanto Farnese e Loredano. Solamente su i Lungarni
-potettero raggiungersi e parlare.
-
-— Oh quale ignominia! proruppe Loredano. Io non ho mai imaginato che
-si potesse giungere ad un'infamia siffatta. Io avrei voluto dei fucili
-carichi ed un po' di esterminio. Quella gente, quei bruti, son indegni
-di vivere, di vedere il sole e l'azzurro dei cieli!
-
-— No, no, replicò Giuliano mestamente, tu non sei nel vero. Anch'io
-ho avuto innanzi a quella barbarie l'impeto d'odio furente che tu
-provi ancòra. Ma bisogna pensare e riflettere. Essi non sono indegni
-di vivere, di vedere il sole e l'azzurro dei cieli! Dio non ha creato
-nessuno indegno di quanto tu esalti.... È la società che guasta o
-che non migliora..... Che cosa sanno quegli ignoranti che tu chiami
-bruti? Chi ha mai insegnato loro che cosa sia l'arte, che cosa sia la
-bellezza? Essi son traviati da dottrine settarie e bugiarde, dottrine
-di sfruttamento e di menzogna: odiano perchè si dice loro d'odiare,
-colpiscono perchè s'arma e si guida la loro mano, uccidono perchè si
-dà loro a credere che saranno martiri ed eroi. Sono degli incoscienti,
-che dei malvagi astuti o dei teorici illusi rimpinzano di parole, di
-frasi e teorie che le loro intelligenze non posson digerire, e nelle
-quali non sanno discernere il bene dal male..... Oh, io penso che
-nessuno s'occupa veramente con affetto, con amore, con abnegazione,
-con apostolato di costoro..... Essi han per loro gli apostoli della
-tribuna, i retori della piazza che si dileguano quando v'è odor di
-polvere e che mandano avanti loro, mentre essi restano a casa a fumare
-dei sigari accanto al fuoco..... Quanti sono gli uomini, quante le
-intelligenze che sinceramente si danno all'apostolato di migliorare la
-loro morale, la loro intelligenza ed il loro pensiero, insegnando ad
-essi che il lavoro è santo, che la vera ricchezza di un uomo è nel suo
-cervello e nella sua conscienza? Pochi, ben pochi..... Eppure quale
-nobile scopo per un poeta, per uno scrittore, per un pensatore.....
-Quando ho visto scagliar le pietre contro le statue, passata la prima
-ribellione, io mi son sentito pieno di pietà per quei gesti ch'eran
-nefandi. Essi non sanno, essi non sanno..... Tutto un nuovo mondo,
-tutta una nuova missione per la mia penna e per il mio lavoro m'è
-apparsa, come nello splendore repentino d'un baleno. Io lavorerò per
-loro, per quei nostri fratelli umani che hanno bisogno d'insegnamenti
-generosi, di parole sincere, di consigli onesti, d'ideali prima e
-più che del pane... E quando tu avrai dato a coloro un'anima, una
-conscienza, un pensiero, credi che le loro braccia non si leveranno
-più per scagliare pietre contro le più fulgide realtà della bellezza!
-Oh io non saprei più, ti giuro, consacrarmi a descrivere le crisi di
-cuore, le complicazioni sentimentali, le assurdità psicologiche, i
-dilettantismi intellettuali e spirituali in cui mi compiacqui finora.
-L'arte mia di allora non ha fruttato forse che del male, non ha
-generato che del dolore. Non più, non più. Il dolore m'insegna. La mia
-arte nuova sarà umana e profonda, il bene splenderà come mèta ed essa
-sarà tutta di bontà, di generosità e d'ardore... A mezzo del cammino,
-io credo di avviarmi così per la via della verità, verso una mèta che
-non sarà un miraggio dorato e lontano come quello per cui Claudina è
-morta, come quello che mi attrasse fin qui!
-
-— Io credo invece, disse Loredano, che tu ti lasci attrarre su la
-nuova via da un miraggio ben più fallace e doloroso. Questo dislivello
-sociale e morale esisterà sempre con l'umanità e non lo toglieranno
-certamente nè gli scrittori con le loro finzioni, nè i filosofi
-con le loro dottrine e le pillole di scienza impartite al popolo in
-proporzioni omeopatiche. Comunque, poichè tu sei un artista, e un
-grande artista, qual si sia l'idea che t'ispira, tu farai dell'arte
-prima che del bene, — nel senso in cui tu l'intendi — della bellezza
-prima che dell'apostolato... E questo, credimi, mio caro poeta, è quel
-che più importa.
-
-Erano giunti all'albergo, dove trovarono un affettuoso telegramma di
-Beatrice che sollecitava il loro ritorno a Roma.
-
-— Pranzeremo qui, se vuoi, disse Loredano. Con questi disordini non è
-prudente andare in giro. Io intanto salgo a chiudere le mie valigie. A
-più tardi.
-
-Giuliano Farnese rimasto solo salì anch'esso nella sua stanza. Senza
-fretta, chiuse gli involti, serrò le valigie, dopo essersi vestito per
-il viaggio. Quando ebbe finito, si appoggiò alla finestra che dava su i
-Lungarni pallidamente illuminati dal tremolìo giallo dei fanali.
-
-Egli si sentiva più calmo e più sereno. Le responsabilità che fino a
-quel momento lo avevano angosciato sarebbero state cancellate dalla
-nobile missione cui la sua penna era per consacrarsi. Quel periodo
-di dolore si sarebbe chiuso nella sua vita, poichè Beatrice lo amava,
-poichè i suoi figli erano con lui, poichè egli avrebbe avuto il magico
-conforto dell'arte consacrata ad un fine di umanità profonda. La vita
-gli avrebbe ancòra sorriso. Ed un giorno, vecchio allora, guardando
-indietro la sua vita e la sua opera avrebbe potuto non arrossir di
-quella ed esser superbo e glorioso di questa. Così egli avrebbe trovata
-la vera gloria, il vero connubio di questa con l'amore. E di Claudina
-Rosiers, morta pel dolce miraggio dei suoi primi sogni d'artista, egli
-avrebbe sempre custodito nel cuore il rimpianto e il fervore.
-
-Guardò il cielo. Era divenuto oscuro e profondo, nubi grevi e nerissime
-vi si appesantivano lugubremente. Un ingenuo richiamo fece paragonare
-a Giuliano Farnese quel cielo nero e minaccioso col triste dramma
-che aveva attraversato la sua vita. Ma in quel momento, rialzando lo
-sguardo, vide con un sorriso che due nuvole si erano appena disgiunte e
-che fra loro, più fulgida fra quell'ombra, come una luce di speranza e
-di fede, una stella splendeva.
-
-
- Quisisana, settembre 1898.
-
- Roma, febbraio 1900.
-
-
-FINE.
-
-
-
-
- ERRATA CORRIGE
-
- pag. 73 linea 20 _in certezza_ INCERTEZZA
- » 75 » 11 _inacceso_ INACCESSO
- » 83 » 24 _presa_ PRESE
- » 85 » 3-4 _im-nente_ IMPONENTE
- » 104 » 17 _in mezzo questa_ IN MEZZO A QUESTA
- » 112 » 28 _con essi_ CON QUELLO
- » 155 » 3 _terzo_ TERSO
- » 160 » 28 _poteva_ POTEVANO
- » 200 » 15 _trafiggendi_ TRAFIGGENTI
- » 200 » 18 _sarebbe_ SAREBBERO
- » 204 » 2 _che si_ CHE LI
- » 204 » 16 _lenti_ LENTE
- » 220 » 22 _La pena aggravandosi_ AGGRAVANDOSI LA SUA PENA
- » 258 » 8 _inquietitudini_ INQUIETUDINI
- » 272 » 14 _d'un_ D'UNO
- » 299 » 20 _la_ LE
- » 336 » 16 _inquietitudine_ INQUIETUDINE
- » 336 » 21-22 _compiuti_ COMPIUTO
-
-
-
-
- Dello stesso Autore
-
-
- =Le sottili pene= — Poesie.
-
- =L'Oasi= — Romanzo.
-
-
- _In corso di stampa_:
-
- =Le opere e gli uomini= — Critiche.
-
- =Piccole scene della gran comedia.=
-
- =L'ombra della gloria= — Romanzo.
-
-
-
-
- _Finito di stampare il giorno_ III MARZO MDCCCC
- _nella Tipografia di Ludovico Cecchini
- in Roma_.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come
-le grafie alternative (ancòra/ancóra e simili), correggendo senza
-annotazione minimi errori tipografici.
-
-Le correzioni indicate nella tabella "Errata Corrige" sono state riportate nel testo.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Il Miraggio, by Lucio D'Ambra
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL MIRAGGIO ***
-
-***** This file should be named 53303-0.txt or 53303-0.zip *****
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-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
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-file was produced from images generously made available
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-eBook, complying with the rules is very easy. You may use this eBook
-for nearly any purpose such as creation of derivative works, reports,
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-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
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-mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its
-volunteers and employees are scattered throughout numerous
-locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt
-Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to
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- </head>
-<body>
-
-
-<pre>
-
-The Project Gutenberg EBook of Il Miraggio, by Lucio D'Ambra
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
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-
-Title: Il Miraggio
-
-Author: Lucio D'Ambra
-
-Release Date: October 17, 2016 [EBook #53303]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL MIRAGGIO ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
-</pre>
-
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-IL MIRAGGIO
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="large">
-LUCIO D'AMBRA
-</p>
-
-<p class="pad2 main-t">
-IL MIRAGGIO
-</p>
-
-<p class="pad2">
-ROMANZO
-</p>
-
-<p>
-Seconda Edizione
-</p>
-
-<p class="pad6">
-<span class="small">ROMA-TORINO</span><br />
-<span class="large">CASA EDITRICE NAZIONALE</span><br />
-<span class="smcap">Roux e Viarengo</span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-PROPRIETÀ LETTERARIA
-</p>
-
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<h2>A mia moglie, Virginia Adele Manganella.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Mia cara Lilla, questo romanzo, cui io metto in fronte il
-tuo nome come un auspicio di grazia e come un usbergo di
-gentilezza, è tuo di diritto. Tu non mi sei stata solamente consigliera,
-ma collaboratrice. Ti ricordi le nostre passeggiate pei
-boschi di Quisisana e lungo i <i>quais</i> della via Caracciolo, al tramonto,
-durante il mio lavoro? Ragionavamo insieme di questo
-romanzo, apprendemmo insieme ad amarlo prima che fosse
-scritto. E quante volte nelle nostre fantasticherie non ci sembrava
-che l'irrequieto e doloroso Giuliano Farnese, o la dolce
-ed austera Beatrice, o l'appassionata e delusa Claudina Rosiers
-fossero stati fra i nostri amici più cari e più intimi? Il sole tramontava
-e Posillipo sembrava un azzurro frammento di paradiso
-caduto nel liquido zaffiro del mare, un giorno in cui un dolce
-poeta ed un'amica amorosa, nella primavera del loro amore,
-avevan impetrato dagli dei clementi un po' di paradiso in terra.
-</p>
-
-<p>
-Questo romanzo, dunque, ha per te un valore d'affetto. Toltogli
-questo, è probabile che nessun altro ne resti per coloro
-che lo leggeranno. Nè di ciò mi dolgo, poichè solamente mia
-ne sarebbe la colpa. Io vorrei però che a questo libro si riconoscesse
-un sol pregio: quello di essere stato scritto sotto la
-norma severa di un convincimento profondo. Questo mio convincimento,
-derivato dalla lezione della vita e da quella dei romanzi,
-consiste nel fatto che l'arte non può essere altro che
-specchio fedele della vita e che nell'arte senza la sincerità non
-v'è salvezza di sorta. Le fastose porpore e gli ori e i broccati
-dello stile, l'opulenza delle imagini, l'armonia della linea non
-possono oggidì costituir da sole l'opera d'arte, ma solamente la
-fatica sterile se pur prestigiosa del virtuoso. Il pensiero non può
-mancare a un libro odierno e il lettore dovrebbe, dopo sfogliato
-l'ultimo foglietto, ricavarne un insegnamento o una norma.
-</p>
-
-<p>
-Se a questo io son riuscito con questo mio romanzo altri
-diranno. Io ho voluto far dell'arte il riflesso della vita, e questo
-con una sincerità illimitata. Oh, il godimento che lo scrittore
-prova quando sinceramente scrive quel che sinceramente
-ha sentito o veduto! Non si hanno più allora i dubbii e le inquietudini
-e gli scoraggiamenti cui tanti scrittori van soggetti
-durante l'esecuzione di un loro lavoro. Essendo stato sincero, lo
-scrittore può reputare d'avere adempiuto al massimo dei doveri
-di chi prende in mano una penna. <i>Mon verre n'est pas
-grand</i>, diceva Musset, <i>mais je bois dans mon verre</i>. E questa
-che sembra modestia è invece il più grande orgoglio. Ma
-è un orgoglio benedetto quando si tratta di accingersi a compiere
-una più o meno modesta opera d'arte.
-</p>
-
-<p>
-Molte delle ultime pagine di questo romanzo, mia cara
-Lilla, sono state scritte in giorni per noi angosciosissimi, tu lo
-ricordi. Il nostro piccolo Diego malato, mia madre colpita gravemente
-dalla furia del male. Eppure mia madre pretese ch'io
-portassi a termine questo libro, e quante di queste pagine io
-ho scritto in un'ansia crudele, interrompendomi ogni momento
-per passare nelle stanze contigue al mio gabinetto da lavoro a
-udirvi il respiro della cara inferma, a seguirvi gli alti e bassi
-del male, trepidando. Forse esse si risentiranno di questa febbre
-durante le quali furono scritte? Non so. Comunque tu, cara
-e dolce Lilla, vorrai gradire tutto il libro come un'affermazione
-d'affetto e un nuovo monile di tenerezza e di devozione che ha
-voluto significare in questa pagina il tuo
-</p>
-
-<p class="indl">
-<i>Roma, 18 febbraio 1900.</i>
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Renato.</span>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
-</p>
-
-<p class="title">
-IL MIRAGGIO
-</p>
-
-<h2 class="pad2">PARTE PRIMA</h2>
-
-<h3>I.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Seduto su un'ampia poltrona di cuoio a lato
-del suggeritore, col gomito poggiato sul bracciuolo
-di legno e la bella testa bruna sorretta dalla mano,
-giocherellando col bastone tenuto dalla sinistra,
-Giuliano Farnese assisteva faticosamente alla prova
-che procedeva senza inciampi, senza interruzioni,
-monotona, eterna, disilludente. Il palcoscenico era
-rischiarato da qualche raggio di sole che, filtrando
-a traverso il lucernario del teatro, indorava il pulviscolo
-ondeggiante su le lunghe file di poltrone
-ricoperte di velluto celeste, batteva e si rifrangeva
-su i lumi metallici della ribalta. Tutta la scena era
-rischiarata da quel sole invernale che diffondeva
-intorno una letizia insolita, come quella che spande
-nelle sognatrici anime dei pescatori, nelle chiare
-e bianche albe primaverili, su le spiaggie. Nell'alto
-del teatro qualcuno sbatteva il velluto di qualche
-poltrona. Su l'arcoscenico un operaio martellava,
-rialzando e piegando una stoffa: e questi due rumori
-<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span>
-cupi, insistenti, fastidiosi, distraevano il pensiero
-ed irritavano i nervi. Farnese, indifferentemente,
-seguitava a segnar geroglifici su la polvere
-delle tavole, geroglifici che poi cancellava col piede,
-ascoltando la sua prosa ripetuta prima dal suggeritore,
-poi dagli interpreti, scoloritamente, senza ispirazione
-e senza voglia.
-</p>
-
-<p>
-Pochi attori erano sul palcoscenico del teatro
-Nazionale, quel giorno, pochissimi necessitandone
-alla nuova commedia di Farnese. Il sole, che sfolgorava
-raggi pallidi e tiepidi in quel pomeriggio di
-marzo, invitando all'esodo verso le vie luminose
-e verso le grandi piazze piene di luce e di vita,
-aveva sbarazzato il palcoscenico di tutti i piccoli
-attori ignoranti e tronfii, di tutte le minuscole attrici
-civette e mestieranti, che tumultuavano di
-chiacchiere, di risa e di frastuoni nei giorni in
-cui la pioggia grondava o la commedia in prova
-richiedeva un gran numero di commedianti. Erano
-rimasti sul palcoscenico solo gli attori principali,
-fra cui due attrici di prim'ordine; nel fondo, disteso
-sopra una tavola, un neofita della scena che recitava
-da poche sere, appassionato del teatro come
-di un'amante, ascoltava le parole ed osservava i
-movimenti, senza quasi batter ciglio, nel silenzio
-ora generale, finchè il secondo atto finì, con una
-scena ardentissima di passione, eseguita con foga
-magnifica da Claudina Rosiers. Solamente allora
-Farnese pronunziò un elogio. Il direttore del teatro,
-Savarese, stemperava i colori dei suoi complimenti
-meridionali per l'altra attrice seduta sotto
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-una quinta. Allora Claudina Rosiers, d'una bellezza
-delicata e morbida, s'avvicinò a Farnese sorridendogli
-per la lode.
-</p>
-
-<p>
-Giuliano Farnese, figura snella ed alta, colorito
-bruno e baffi castani fieramente rialzati come
-quelli d'un medioevale capitano di ventura, occhi
-azzurri, leggera barba a punta sul mento; insieme
-elegante delicato e forte; un gentiluomo, un poeta
-ed un moschettiere. Claudina Rosiers, alta e bionda,
-coi capelli d'oro e gli occhi bruni, con la bocca
-di un carminio acceso e dalle labbra tumide, maturi
-frutti d'amore; le luci degli occhi pallide a
-volte, a volte sfolgoranti, a volte truci svelavano
-l'anima dell'attrice, composta di sogno e di idealità,
-di ardore e di entusiasmo, di impassibilità e
-di crudeltà. Talora, sollevata in un cielo invisibile,
-le luci pallide dei suoi occhi interrogavano i misteri
-del sogno, inseguivano azzurre chimere, vedevan
-passare tumultuanti scorribande di illusioni;
-ma altre volte, invece, foschi e pure ardenti quegli
-occhi investivano la persona guardata di un ardore
-spirituale e fisico, di un incendio afrodisiaco;
-ed ancora altre volte, infine, quelle pupille bruciavano
-di minaccia, come sitibonde di dolore e di
-massacro, come regine della sofferenza; e al pari
-di quegli occhi, anche l'anima dell'attrice a volte
-era azzurra e perduta nel sogno e nella fantasia, a
-volte incendiata da un desiderio violento, a volte
-bramosa di fine e di lutto.
-</p>
-
-<p>
-— Per ora, diceva ella a Farnese cui si era
-avvicinata con deferenza, per ora siamo avviati
-<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
-bene e siamo appena alla metà del lavoro di preparazione.
-Non vi pare? La <i>Chimera</i> deve avere
-un grande successo e l'avrà: un successo più largo,
-più grande, più intenso di quelli già magnifici che
-hanno portato il vostro nome alla gloria. Quando
-Savarese ebbe da voi una risposta affermativa alla
-sua richiesta di una commedia nuova, venni anch'io
-ad udirne la lettura, in casa vostra e senza
-conoscervi, ricordate? Come fui ardita! Ma non
-sono forse l'entusiasmo e l'ardire che sostengono
-nell'arte, mio caro maestro? E poi, era una commedia
-che mi riserbava una grande interpretazione
-ed era sopra tutto un'opera vostra! Come resistere?
-Venni, accompagnata da Savarese, e venni prevenuta
-molto bene; eppure, ogni mia aspettativa fu
-sorpassata. Ah, sento ancòra l'entusiasmo di quella
-lettura, mio caro Maestro!
-</p>
-
-<p>
-La grande attrice lo chiamava «Maestro» per
-un'affermazione continua della sua ammirazione.
-Farnese, dapprima, se n'era schermito ridendo e
-protestando, ma l'attrice non aveva voluto e saputo
-rinunziare al piacere di quell'omaggio continuo, a
-confermargli sempre che ogni sua opera aveva
-avuto su lei un'influenza decisiva, e che la sua arte,
-il suo cuore ed il suo pensiero erano quasi stati
-creati ed alimentati da quelle opere.
-</p>
-
-<p>
-— Anch'io vi vidi allora e v'udii recitare per
-la prima volta, rispose Giuliano Farnese. Anch'io
-attendevo una magnificenza, ma ogni mia aspettativa
-fu sorpassata.
-</p>
-
-<p>
-Claudina Rosiers aveva da quattro mesi solamente
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-esordito sul teatro con un successo strepitoso.
-Prima d'allora, quasi tre anni innanzi quella
-data, ella aveva recitato in una primaria compagnia
-drammatica, troppo sollecitamente e tragicamente
-disciolta dal colpo di rivoltella d'un grande
-attore. In quel tempo aveva recitato a fianco di
-una delle più care glorie della scena italiana, la
-signora Virginia Marini. L'eccellenza di questa attrice
-l'aveva persuasa a considerare sè stessa, la
-sua arte, la sua forza. Dopo questo esame, conscia
-della sua piccolezza, ella — esempio mirabile
-ed inimitato — lasciò le scene e per tre anni con
-le sue poche economie, viaggiò modestamente all'estero,
-vide ed udì attori ed attrici, assimilò il
-buono, respinse quanto le sembrava cattivo, studiò
-ininterrottamente ed enormemente, fatica ignorata
-e per questo più nobile. Poi si presentò a Savarese,
-dopo una lunga e triste odissea di rifiuti, in un
-momento in cui gli bisognava una grande attrice:
-il direttore dapprima sorrise, poi consentì ad udirla
-recitare ma sempre con un sorriso ironico a fior
-di labbra; però, dopo quell'audizione, stupito, meravigliato,
-gonfio di entusiasmo, avendo da vecchia
-volpe astuta annusato l'affare, scritturò l'attrice a
-condizioni per lei eccellenti; cominciò subito una
-<i>rèclame</i> esorbitante, così sfacciata, così insistente,
-che avrebbe potuto riuscire veramente fatale alla
-esordiente. Invece, la sera della sua prima rappresentazione
-a Milano, al teatro Manzoni, Claudina
-Rosiers ebbe decretato un trionfo portentoso, uno
-di quei trionfi tanto più solenni, quanto più giungono
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-dopo aver vinto ostacoli altissimi di diffidenza,
-tanto più giocondi e festosi, quanto più non insperati
-ma inattesi. Ella aveva recitato in quella sera
-del novembre 1895 uno di quei fastidiosi pasticci
-ad effetto, che solo dal genio di un'attrice possono
-avere anima e bellezza, <i>Adrienne Lecouvreur</i>. Nella
-scena in cui Adriana, vedendo Maurizio di Saxe
-ch'ella ama, preso alle civetterie della duchessa di
-Bouillon, durante una rappresentazione di salone,
-recita gli stessi versi del Racine e finisce per insultare
-la sua rivale, dirigendole l'imprecazione
-della incestuosa regina raciniana, ella ebbe uno
-di quegli applausi inebrianti che in una vita d'artista
-nessun'altra gioia potrà mai far dimenticare.
-Il pubblico si era trovato innanzi alla potente
-espressione di un ingegno che, se ancòra un
-po' corretto e levigato, poteva divenire splendidissimo;
-la critica aveva trovato una terra vergine
-da sfruttare, gli eleganti e i damerini giovani
-e vecchi avevano intraveduta la possibilità di
-nuove conquiste, avevano trovato un nuovo campo
-di caccia. Tutto questo aveva concorso ad un successo
-che dalle poltrone era asceso alle gallerie,
-dai palchi aveva echeggiato negli atrii del teatro,
-era stato alimentato ancora più nei saloni e nelle
-redazioni dei giornali, nei <i>clubs</i> e nei caffè. In quei
-quattro mesi aveva percorso tutta l'Italia, precedendo,
-accogliendo e seguendo l'attrice illustre, divenuta
-così prontamente un astro fulgente su quell'orizzonte
-teatrale dove brillano e scintillano tante
-stelle di cartapesta, illuminate d'un falso bagliore
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-dai riflettori elettrici dei successi effimeri e passeggeri.
-</p>
-
-<p>
-Farnese guardava l'abito indossato dall'attrice
-in piedi innanzi a lui. Era un abito di saia azzurro
-cupo, con dei galloni ed i rivolti di amoerro bianco,
-una lunga gala di merletti veneziani, un alto collo
-di velluto turchino, alla Maria Stuarda. Su la chioma
-bionda aveva un cappello di feltro con due maestose
-piume bianche, una delle quali discendeva
-in molle curva sul piccolo orecchio roseo, come
-da un feltro di spadaccino del secolo <span class="smcap lowercase">XVII</span>.
-</p>
-
-<p>
-— Vi piace? domandò l'attrice quando si avvide
-dell'attenzione dello scrittore.
-</p>
-
-<p>
-— Mi piacete, egli rispose.
-</p>
-
-<p>
-— Parlo dell'abito, non di me, replicò sorridendo
-l'attrice.
-</p>
-
-<p>
-— Innanzi ad una bellezza, spiegò il romanziere,
-non si bada al piccolo particolare squisito,
-al trascurabile ornamento delicato. In San Pietro,
-nella cappella della Pietà, non ammirate prima i
-mediocri affreschi di Lanfranco, ma il divino gruppo
-di Michelangelo.
-</p>
-
-<p>
-— Dimenticate le proporzioni, replicò l'attrice
-con un sorriso che scoprì le due file di piccoli denti
-candidi.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè ho fatto un confronto fra Michelangelo
-e voi, un affresco di Lanfranco ed il vostro
-estetico abito di quest'oggi? Mio Dio, le proporzioni
-si possono sottintendere sempre! E poi.....
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il madrigale era stato interrotto dalla voce del
-Savarese che chiamava all'ordine per il terzo atto.
-Gli attori erano tornati verso il centro della scena,
-interrompendo i loro chiacchiericci. I trovarobe preparavano
-l'arredo scenico, segnavano le porte con
-due sedie corrispondenti, i divani con una lunga
-fila di sedie logore e scolorite. Un campanello elettrico — e
-col sordo mormorio del suggeritore la
-prova ricominciava. Le scene seguivano le scene e
-Farnese pure avvezzo agli inganni delle commedie
-in prova, avvertiva deficienze dove non ve ne erano,
-vedeva tutto pallido, fiacco, slavato. Sebbene egli
-sapesse come solo la ribalta illuminata e la sala
-colma fossero sufficienti a dare ingegno a quelli
-attori che ora sembravano poveri filodrammatici,
-pure temeva la loro negligenza, paventava un'interpretazione
-debole e frusta, visioni fosche d'insuccesso
-gli attraversavano il pensiero. Ma Claudina
-Rosiers faceva la sua entrata e subito la scena
-diveniva elettrica, l'orgoglio dell'autore vibrava di
-nuovo fiducioso, gli altri attori anche si investivano
-meglio della parte, procedevano più vivi e
-più veri. Savarese, grosso e acceso nel volto senza
-barba nè baffi, sorrideva dai piccoli occhi furbi e
-dalle labbra tumide di vecchio ebreo, presentendo
-l'affare ed il successo fruttifero. Ma un attore di
-primissimo ordine, Gray, che in quel momento non
-recitava, seduto su una delle due sedie che simulavano
-i battenti di una porta, seguiva con l'occhio
-sospettoso Claudina Rosiers, ardente nei suoi
-movimenti passionali; ed a volte gli occhi dell'attore
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-brillavano di un riflesso sinistro. Gray era innamorato
-di Claudina ed aveva già confessato all'attrice
-la sua passione, deferentemente, offrendole
-la sua mano. Ma l'attrice aveva ricusato, ringraziandolo
-tuttavia dell'onore che le tributava: ella
-voleva darsi all'arte conservando il suo libero arbitrio,
-non voleva essere diminuita dai vincoli e
-dagli affanni di un marito e di una famiglia. Il suo
-discorso era stato così fermo e reciso che Gray
-non aveva saputo insistere; ed allora con voce piena
-di lacrime s'era fatto promettere che, se un giorno
-ella avesse mutato idea, avrebbe tenuto conto della
-sua sfortunata passione e l'avrebbe prescelto agli
-altri. Il giovane aveva sofferto per quella rinunzia,
-ma il pensiero che quella donna ch'egli non poteva
-avere non sarebbe nemmeno appartenuta ad altri
-lo consolava in quell'eterno orgoglio e in quel mascherato
-egoismo del maschio, che sono tanta parte
-di una passione virile. Quando però le prove della
-nuova commedia di Giuliano Farnese erano cominciate,
-la più atroce gelosia s'era aggiunta nell'animo
-dell'attore a quel rassegnato sconforto. Egli
-sapeva che Farnese aveva avuto molte buone fortune,
-sapeva quanto Farnese piacesse a Claudina
-Rosiers, sapeva quanto Claudina Rosiers piacesse
-a Farnese; e le sue buone amiche s'erano date
-premura di metterlo in guardia contro Farnese,
-ammonendolo perchè fosse vigile, comunicandogli
-le dicerie che correvano sul grande scrittore,
-le sue glorie raccolte nel giardino di Citera,
-le sue squisite arti seduttrici. Da allora Gray non
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-aveva avuto un minuto di pace; il più piccolo atto
-di cortesia convenzionale sembrava al geloso la
-conferma, l'accusa, la prova della colpa di Claudina
-e della sua propria sventura. Con la sua gelosia
-illogica e senza diritti era divenuto insopportabile
-alla giovane donna, che di conseguenza lo
-sfuggiva come meglio e quanto più poteva; ma il
-geloso vedeva in ciò mille altre prove del suo infortunio
-e della relazione dell'adorata con lo scrittore.
-</p>
-
-<p>
-Egli intanto, quel giorno, seguiva con lo sguardo
-Claudina Rosiers, finchè finito anche il terzo atto
-con una deliziosa scena di amore e di passione, si
-era andata a sedere, ancòra tutta vibrante, vicino
-allo scrittore che applaudiva ai suoi interpreti. Allora
-Gray si era perduto fra i fondali, scoppiando
-in lacrime come un bambino contrariato. Fortuna
-per lui che non vide il gesto con cui Farnese
-prese fra le sue la piccola mano di Claudina Rosiers
-ancòra ansimante e sconvolta!
-</p>
-
-<p>
-— Io non so spiegarmi, le mormorava intanto
-lo scrittore, come voi possiate creare con verità
-così meravigliosa e con logica umana così inappuntabile,
-queste scene d'amore, che io ho sempre
-creduto impossibili a rendere senza aver sofferto
-quelle agonie. Come io ho dovuto viverle per scriverle,
-così immaginavo che, volendo farne una viva
-rappresentazione, bisognasse averle ugualmente sofferte
-e forse anche più di me. Ora, invece, terrei
-una scommessa che voi non avete mai amato.....
-</p>
-
-<p>
-— L'arte mi ha presa troppo presto, rispose
-l'attrice, e troppo completamente, perchè io avessi
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-il tempo di dedicarmi all'amore. Ho amato, sì, non
-vi dico di no, ma in fondo quale è quella giovinetta
-che non ha amato, senza un istante di tregua,
-dai sedici ai vent'anni? Alcune amano misticamente
-Gesù, altre amano più umanamente le
-spalline e gli speroni di un bell'ufficiale dei lancieri.
-Ognuna, ahimè, si forma il suo grande ideale,
-e nelle lunghe notti verginali nel lettuccio candido,
-su l'origliere che unico confidente sa tutti i nostri
-sogni più intimi, si combinano i bei visi e le belle
-anime, i mustacci bruni e l'amore eterno, la forza
-del corpo e la delicatezza del cuore. Poi viene la
-vita; e a chi porta la realizzazione dell'ideale, a
-chi porta il contrario. Le une devono temere, le
-altre devono sperare: come per le une giungerà
-il <i>redde rationem</i> poichè i sogni realizzati non vivono
-a lungo quaggiù, così per le altre giungerà
-il <i>sursum corda</i>, perchè per ognuno è destinato
-quaggiù almeno un quarto d'ora di felicità. Voi
-vedete, mio caro maestro, che parlo latino; ma
-sono frasi raccolte sui giornali e che non sono
-nemmeno sicura di pronunziare esattamente..... Ah,
-anch'io avevo il mio ideale a sedici anni; e volevo
-allora essere una grande attrice e questo si è realizzato,
-non per la grandezza ma per la professione;
-volevo esser bella e gli adulatori mi dicono che lo
-sono; volevo anche essere amata da un uomo illustre,
-completarlo, esser cosa sua come lui cosa mia,
-quasi direi, integrarlo. E non vi spaventate di questo
-parolone: è nella mia parte che devo recitare
-stasera! Questo ancòra non è. Sarà? Non sarà?
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-<i>Quien sabe?</i> dicono gli Spagnuoli con due dolci
-e tristi parole che racchiudono un mondo. Anch'io
-aspetto il mio quarto d'ora, perchè deve
-venire. Ma il difficile è saperlo attendere pazientemente
-per coglierlo al suo passaggio. Intanto,
-mio caro maestro: <i>j'attends mon astre!</i>
-</p>
-
-<p>
-Lo scrittore la guardava sorridendo, mentre
-ella con uno scoppio di risa riprendeva:
-</p>
-
-<p>
-— Anch'io ho amato, ma l'Ideale, una creatura
-che la mia fantasia ha creato e che forse non
-esiste. Un amoretto l'ho avuto. Ho passato la fanciullezza
-e l'adolescenza nella mia Siena: a quindici
-anni volevo bene a un giovinetto della mia
-età, un piccolo, biondo, gracile, che ora ho ritrovato
-ammogliato e con prole. Allora ci davamo
-degli appuntamenti sotto la volta di quella meravigliosa
-Fonte Branda, verso il crepuscolo. Che
-cosa accadeva? Qualche bacio, mio Dio, e molte
-promesse di eterna fè! Però qualche sera, se tardavo,
-non trovavo più al convegno il mio padrone
-e signore, che, atterrito dalla sera che scendeva,
-dall'ombra della Fonte e dallo scrosciare dell'acqua,
-preferiva all'amore mio la tranquillità della sua
-anima infantile. Ed ecco, mio signore, in quali
-mani fidavo la tutela di tutta la mia vita..... Insomma,
-io non ho provato l'amore, ma lo sento;
-non l'ho conosciuto, ma non lo ignoro.
-</p>
-
-<p>
-Più tardi, come lo scrittore alla fine del quarto
-atto si meravigliava ch'ella provasse in scena e le
-rendesse anche con precisione alcune sensazioni
-fisiologiche, Claudina Rosiers scoprì l'allusione
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-ed il sottinteso; sorrise e disse all'orecchio del
-Farnese:
-</p>
-
-<p>
-— Voi pensate che questo, almeno, devo
-averlo provato; non è vero, maestro?
-</p>
-
-<p>
-E staccandosi dall'uomo, mentre Gray ricompariva
-mogio mogio tra i fondali, disse con l'alterezza
-di colei che serba immacolato il suo fiore
-e ne sa il prodigio:
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, no. Io sono vergine!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Egli rimase a guardare la vergine, ma i suoi
-occhi non erano più limpidi come poc'anzi; una
-scintilla impura di cupidigia, accesa dal pensiero di
-quella occulta primavera, vi brillava torbidamente.
-La scena cominciava a vuotarsi, dopo che il direttore
-aveva pronunciato le abituali parole: «Possono
-andare; domani, prova alle undici». A poco
-a poco solo Claudina, Farnese e Gray erano rimasti
-sul palcoscenico, Farnese ancòra seduto su
-l'ampia poltrona, Claudina in piedi presso lui canticchiando,
-Gray imbarazzato con la pallida speranza
-di riaccompagnare Claudina. Un silenzio
-imbarazzante era fra loro. L'attrice e lo scrittore
-sentivano il bisogno d'essere ancòra soli, di poter
-ancòra parlare, di potere ancòra unire le anime
-loro nella piena confidenza che consola. Gray finalmente
-comprese l'inutilità della sua attesa,
-quando Claudina per troncar netto il disagio di
-quel silenzio, pregò Farnese di accompagnarla dalla
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-sua modista. Il commediante girò su i tacchi, dopo
-di aver salutato in corruccio, e s'allontanò rapidamente
-tra le penombre dei praticabili e delle
-quinte. Con quella intuizione tutta propria dei gelosi,
-Gray imaginava che qualcosa di decisivo stava per
-compiersi tra l'autore drammatico e la sua interprete.
-Tutti gli spasimi della gelosia lo afferravano,
-quelli spasimi laceranti del geloso che non ha alcun
-diritto, dell'innamorato senza speranza che
-vede un altro in procinto di cogliere quel frutto
-di amore ch'egli credeva dovuto a sè stesso. Brani
-di commedie gli tornavano nella mente, di quelle
-commedie in cui egli doveva vivere, innanzi a mille
-persone, gli spasimi di una gelosia che conosceva
-così bene! Il povero innamorato doveva trattenere
-le frasi di collera e di insulto che gli salivano
-alle labbra verso colei che era stato il suo
-sogno, che era la sua madonna, ora in procinto
-di perdere la gloria della sua verginità per il capriccio
-passeggero ed inutile di uno scrittore alla
-moda, di un donnaiolo misogino!
-</p>
-
-<p>
-Fuori, il crepuscolo scendeva. In alcune vie
-più strette i lampioni già erano accesi, nelle vie
-larghe e nelle piazze la folla passava, reduce dai
-suoi dolori o dalle sue fatiche quotidiane, pronta
-a risalire il calvario l'indomani, dopo il breve riposo
-di una pallida sera. Gray procedeva fra quella
-folla variopinta ed ignota, quasi senza vederla, attonito
-pel martirio di quella idea fissa, che riconcentrando
-ogni sensibilità sul suo fermento, pare
-che tolga quasi la sensazione della vista e dell'udito.
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-Sotto quanti di quei volti si celava un dolore
-simile al suo? Quanti sentivano nel cuore la tenaglia
-crudele dell'amore senza speranza, i laceramenti
-atroci della gelosia senza diritto? E queste
-idee facevano risalire nel suo cuore la piena dell'amarezza,
-che talora però gli consentiva qualche
-minuto di speranza e di tregua. E se egli fosse
-ancòra in tempo? Chi sa che Claudina non avesse
-pregato Farnese d'accompagnarla, senza un fine
-recondito, forse per sola vanità femminile, per farsi
-vedere nell'ora di maggior folla con uno scrittore
-glorioso, con uno dei più grandi autori drammatici...
-Ma, la modista? E non poteva veramente
-recarsi da costei? Cosa v'era di strano e d'impossibile?
-Ma perchè non aveva detto anche a lui di
-accompagnarla? Veramente era stato lui il primo
-a prender congedo e ad allontanarsi; ma perchè
-ella non aveva detto una parola per trattenerlo,
-ella che sapeva quanto fosse amareggiato dai sospetti
-più vani e quanto ne soffrisse? E l'onda di
-amarezza risaliva ancòra e i laceramenti della gelosia
-ricominciavano, fin che non potendo più reggere
-al dubbio si diresse verso la casa dell'attrice,
-con l'intenzione di spiarla, di spiare la sua venuta,
-e se saliva sola o con Farnese. Il geloso girò la
-via delle Quattro Fontane, traversò la piazza Barberini,
-risalì tutta la via Sistina sino alla Trinità
-dei Monti, poi discese ancòra la magnifica scalinata
-che conduce in piazza di Spagna e, voltando
-a sinistra, si fermò su la porta di un piccolo caffè
-confinante col portone della casa di Claudina. Bevve
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-in fretta l'assenzio che il cameriere gli aveva portato
-e si fermò su la porta in osservazione. E come
-l'attrice tardava a rincasare, la gelosia ricominciava
-nella pedanteria delle sue indagini e dei suoi
-minuti sospetti. E s'ella non tornasse? Se Farnese
-l'avesse trattenuta a pranzare al caffè? Ma lo scrittore
-aveva famiglia e non era probabile che si facesse
-vedere pubblicamente in tanta intimità con
-la giovane attrice. E se i due fossero venuti in
-carrozza e quindi prima, molto prima di lui? Se
-fossero già nell'appartamento e proprio in quella
-camera da letto che corrispondeva esattamente, al
-piano superiore, con quella sala di caffè notturno?
-Un'ora era passata senza ch'egli vedesse giungere
-l'attrice o sola o con lo scrittore, e ciò l'aveva
-confermato nella sua ipotesi che i due, giunti in
-carrozza, fossero già nell'appartamento. Egli aveva
-infilato il portone, aveva già salito qualche gradino,
-ma al momento di premere il bottone elettrico
-pensò che non aveva alcun pretesto per spiegare
-quella sua visita intempestiva. Inoltre pensò
-che avrebbe potuto avere la conferma di quel che
-temeva e quella possibile certezza lo atterrì, e ridiscese
-lentamente le scale, preferendo a quello
-spasimo immane, le continue trafitture del dubbio,
-che tuttavia lascia qualche minuto di speranza e
-di blanda illusione. Ma, al momento che egli varcava
-la soglia, Claudina e Farnese discendevano da
-una carrozza e il geloso ebbe appena il tempo di
-sfuggire, rasentando i muri della oscura via di Propaganda
-Fide, non senza essere stato visto dai
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-due. Claudina e Farnese salirono. Su, nella casa, dopo
-che si fu tolto il cappello e la mantellina, l'attrice
-guardò tra le persiane socchiuse ed al lume della
-lampada elettrica di un negozio di oggetti d'arte, vide
-Gray fermo in attesa, con lo sguardo fisso alla sua
-finestra che in quel momento s'illuminò, avendo Farnese
-fatto scattare il commutatore della luce elettrica.
-</p>
-
-<p>
-— Otello aspetta ancòra, disse Claudina ridendo
-allo scrittore, mentre apriva le persiane. Vi ha
-veduto salire ed attende che ridiscendiate. Chi sa
-quali sospetti e quali pene! Domani dovrò subirne
-la narrazione. Povero ragazzo! — E rise di una risata
-libera e squillante. — Però, come siamo cattive
-noi donne! — continuò più seria ma canzonatrice. — Ecco
-un uomo che soffre per me pene atroci.
-Egli mi segue, mi osserva, mi spia. Egli mi attende
-nel portone per vedere se torno sola, vi vede, fugge.
-Ed io ho la crudeltà di farvi salire, pur pensando
-che il povero giovane ci spia ancòra e che questa
-vostra innocente visita gli farà passare una notte
-bianca insopportabile. Siamo veramente malvagie?
-</p>
-
-<p>
-Rise di nuovo, avvicinandosi allo scrittore.
-Farnese indugiava. Aveva inteso battere le sei all'orologio
-della stanza vicina e ricordò di aver promesso
-al piccolo Luca di andarlo a prendere, dopo
-la prova, per farlo passeggiare nelle vie eleganti
-con lui, poichè il bambino era tutto orgoglioso di
-essere visto col suo gran papà.
-</p>
-
-<p>
-— Dovrei rientrare, disse repentinamente lo
-scrittore all'attrice. Sono già le sei ed ho fatto una
-promessa al piccolo Luca.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-</p>
-
-<p>
-Pronunziando queste parole egli si era alzato
-ed aveva guardato la commediante. Un'ombra di
-corruccio era passata sul volto di lei, che lo scrittore
-scorgeva in piena luce nel quadrato luminoso
-della lampada. L'attrice non aveva pronunziato
-una parola e si era messa ad osservare attentamente
-le sue dita sottili. Egli riepilogava ciò che
-le aveva detto lungo la via ed al caffè dove si erano
-fermati. Ricordava di averle stretto la mano salendo
-le scale e che la donna aveva lasciato fare;
-anzi gli era piuttosto sembrato ch'ella avesse risposto
-con una lieve pressione. Naturalmente, tutto
-ciò esigeva una spiegazione e non una partenza
-così repentina ed egli sacrificò il desiderio del piccolo
-Luca, decidendo di rimanere.
-</p>
-
-<p>
-— Il vostro bambino vi attenderà invano, disse
-allora Claudina mentre lo scrittore ritornava a sedersi
-presso di lei. Non vorrei essere causa di un
-dispiacere al piccolo Luca e — sottolineò sorridendo — anche
-al suo papà. — Poi, subitamente, con uno
-scoppio di risa aggiunse: — Resterò con tutte le mie
-tristezze, sola sola con loro che non mi divertono
-affatto. E aspetterò l'ora del teatro. — Poi dimandò,
-deliziosa di noncuranza: — Vi vedrò stasera?
-</p>
-
-<p>
-Il romanziere guardava l'attrice con un'attenzione
-immobile, voleva intenderne il pensiero sincero,
-scoprirne l'intimo disegno. Ma ella restava
-impenetrabile, continuava a contemplarsi le dita con
-un sorriso ambiguo.
-</p>
-
-<p>
-— Non passerò dal teatro, stasera, rispondeva
-egli, intento a spiare l'impressione destata dalle
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-parole che stava per pronunziare. Mia moglie si
-lamenta della sua solitudine. Le debbo bene una
-sera di focolare domestico. Avrò la rappresentazione
-dei miei bambini e delle loro marionette.
-</p>
-
-<p>
-— Ah, non verrete? soggiunse l'attrice sempre
-più nervosa. Tuttavia io recito solamente nella
-<i>Visita di nozze</i> e non prima delle undici e mezzo.
-Se il focolare domestico si spengerà prima di quell'ora...
-il Teatro Nazionale è vicino, soggiunse dopo
-una pausa significativa.
-</p>
-
-<p>
-— Relativamente, disse lo scrittore sorridendo.
-Comunque accetto volentieri l'invito perchè per voi
-si sfiderebbero ben altri pericoli che la tramontana.
-</p>
-
-<p>
-Su quella promessa lo scrittore avrebbe potuto
-andar via, soddisfare il desiderio innocente del suo
-piccolo Luca. Ma una certa ironia che vibrava in
-talune inflessioni di voce dell'attrice lo tratteneva
-in quel salotto, seduto in quella poltrona. Fu così
-durante un'ora: una voce lo esortava ad alzarsi,
-a partire; l'altra, contraddittoria, a indugiare ancòra.
-Intanto il discorso era ricaduto sul sogno
-adolescente di Claudina.
-</p>
-
-<p>
-— Chi sa, chi sa? diceva l'attrice. Realizzerò
-mai questo sogno? Amare ed essere amata da un
-uomo illustre, da un grande artista, in modo che
-la mia intelligenza sia completata dalla sua, formi
-un tutto armonico e profondo? Chi sa? Gli incontri
-della vita sono così bizzarri! Desidero, voglio, invoco
-il grande artista, il grande scrittore e chi sa
-che non vada poi a finire nelle braccia di un povero
-attorello qualunque, in un momento di orribile
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-stanchezza e senza volontà, come quei viaggiatori
-che seduti di rimpetto in uno scompartimento si
-trovano nelle braccia l'uno dell'altro per un urto
-del treno! — Sorrideva, ma tristemente; poi ad un
-tratto si mise a picchiare e strofinare le sue mani. — Dio,
-Dio, che freddo! e come potrò recitare stasera?
-Come potrò? Farnese, fatemi il piacere, prendetemi
-quel mantello su quella poltrona..... Lì, lì,
-benissimo! — E come Farnese, mettendole quel
-mantello su le spalle, s'era chinato su lei fino a sfiorarle
-i capelli con un bacio, ed ella aveva sorriso,
-così che egli fatto più audace s'abbassava verso le
-labbra, ella gridò: — No, no, non voglio! E levandosi,
-poichè Farnese l'inseguiva, quasi pregò: — Lasciatemi.
-Non vi avvicinate. Andatevene, andatevene,
-adesso....
-</p>
-
-<p>
-Poi si avvicinò a Farnese, fece un cenno perchè
-non insistesse, gli tese le due mani, strinse
-amichevolmente quelle di lui e lo guardò uscire,
-senza sorridere e senza più una parola. Ma nelle
-scale lo scrittore udì la voce un po' tremante di
-Claudina Rosiers che gli gridava dall'alto:
-</p>
-
-<p>
-— A stasera. Ricordatevene.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span></p>
-
-<h3>II.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Fin dalle sue prime armi, Giuliano Farnese era
-stato favorito da un'insolita fortuna. I suoi primi
-passi nell'aspro cammino della letteratura erano
-però stati sostenuti dal forte appoggio di uno scrittore
-illustre, Claudio Sanna, che affascinato dalla
-sincerità e dalla ispirazione del primo ed unico libro
-di versi di Farnese, <i>Sotto i salici</i> — libro tutto
-impregnato di una melanconia senza dolore — sostenne
-i passi successivi del giovane poeta. Oggi
-quel libro è dimenticato ed i cinquecento esemplari
-che ne furono stampati sono perduti fra le
-pubblicazioni più recenti e rumorose, dove solo
-qualche spirito delicato va a ricercarlo, per riviverne
-il molle fascino autunnale. Farnese ha avuto il
-torto di rinnegare quel libro dove pure tanta parte
-della sua anima aveva cantato, con la spontaneità
-dell'adolescenza; quando i versi fioriscono sotto
-la penna, naturalmente, senza paralizzanti preoccupazioni
-di rime e di scuole estetiche. Tuttavia da
-quel libro data il principio della sua fortuna. Anche
-i due romanzi che lo seguirono sono semplici e sinceri,
-intimi come <i>L'ultimo incontro</i>, freschi e famigliari
-come <i>Accanto al fuoco</i>. Questi due romanzi
-furono scritti in una modesta camera di un piccolo
-albergo a Padova, dove, all'uscire dall'Università,
-Farnese insegnò lettere in quel liceo, durante un
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-anno. Claudio Sanna fu il pioniere di questo nuovo
-scrittore e ad ognuno di quei primi romanzi egli
-consacrò magnifici articoli su i principali giornali.
-Anche altri critici ed altri romanzieri consacrarono
-studî ed articoli a quei romanzi, poichè il
-loro autore, oscuro professore di lettere in un liceo
-di una lontanissima provincia, non era ancòra e
-forse non sarebbe stato mai, un rivale temibile e
-perciò da combattersi con ogni arma, silenzio o
-denigrazione, pur di rovesciarlo e demolirlo, non
-per prenderne il posto, ma per l'ira del piccolo
-verso il grande, del debole contro il forte, per il
-rancore e l'odio eterni del mediocre verso quel che
-emerge e s'innalza. Ma allora al giovane scrittore
-festeggiato la misera fatica didattica pesava e non
-poteva resistere alla brama di correre a Roma, di
-scrivere, di parlare, di sentire da vicino il suo bel
-successo, di entrare anche lui decisivamente in lizza.
-L'affezione di Claudio Sanna gli permise di realizzare
-questo sogno, e nel novembre del mille ottocento
-ottantacinque, Farnese entrò, incaricato della
-critica drammatica e di una cronaca letteraria, in
-un gran giornale romano <i>L'Eco di Roma</i>, diretto
-da Marco Torrero.
-</p>
-
-<p>
-Cominciarono, allora, le illusioni a sfrondarsi,
-le speranze a impallidire. In molti scrittori illustri,
-ch'egli venerava da lunge e pei quali aveva arso
-nei fogli letterari dei giovani molti granelli d'incenso,
-trovò gelosia ed invidia; in altri, che sembravano
-alla sua ignara fantasia giovanile modelli
-di austerità artistica, non trovò altro che orpello
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-ed inganno, la più urtante abilità commerciale, le
-tele variopinte e le frange d'oro che nascondono
-la miseria intellettuale e la corruzione morale. Allora
-dal giovane irruppe l'uomo, e, sfogliate le
-ultime illusioni, considerando con un sottile riso
-ironico quel che prima lo colmava di ira e di
-disprezzo, scrisse sul giornale di Torrero, quella
-lunga serie di <i>Saltimbanchi</i>, dove, in brevi articoli,
-secchi e schioccanti come colpi di scudiscio, metteva
-in luce le vere figure zingaresche di molti romanzieri,
-autori drammatici, critici, poeti, musicisti,
-scultori e pittori. Ebbe un paio di duelli con
-due di quei saltimbanchi, un autore drammatico
-ed un pittore, che si offesero; ebbe la fortuna di
-ferirli entrambi; così che la muta, con la coda fra
-le gambe, sopportò le scudisciate; qualcuno tentò
-di abbaiare, ma da lontano e prudentemente, qualche
-altro leccò le mani al castigatore per propiziarselo,
-molti infine ostentarono a quelli attacchi
-un'ilarità non troppo sincera. Quella serie di <i>Saltimbanchi</i>
-constò di sessanta articoli, pubblicati tutti
-sul giornale di Torrero in meno di quattro mesi.
-Dopo, Farnese li raccolse in un volume sotto lo
-stesso titolo e ad ognuno di quei sessanta inviò il
-volume con dedica autografa. Egli vide allora come
-nella letteratura, non diversamente che nella politica,
-valga più il rumore che il valore. I suoi buoni romanzi
-erano rimasti invenduti su gli scaffali dei
-librai, ma il suo libro di critica, che pure nelle sue
-idee morali aveva le apparenze di un <i>pamphlet</i>, ebbe
-un successo insperato e sei edizioni ne furono esaurite
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-in brevissimo tempo. Egli aveva perduto con
-quel libro la maggioranza di coloro che si dicevano
-suoi amici: su quei sessanta, solo sette od otto, e
-dei meno attaccati, ebbero lo spirito di avvicinare
-il Farnese e di raddoppiare in cortesie a suo riguardo,
-se non in cordialità. Ma gli altri, coloro che
-non erano stati compresi nel fustigato e sanguinolento
-battaglione, furono di ciò grati al Farnese
-ed alcuni con l'adulazione e le amabilità prevennero
-il pericolo d'essere incorporati in un secondo
-battaglione a venire. Ad ogni modo il pubblico conosceva
-ed amava, ormai, il nome battagliero del
-Farnese e quei successi ripetuti gli avevano creata
-una lusinghiera posizione finanziaria.
-</p>
-
-<p>
-Allora egli, l'austero critico ed il giustiziere,
-pencolò un poco verso il pubblico ed è l'unica macchia,
-ma perdonabile, della sua carriera letteraria.
-Nel suo appartamento elegante della via Sistina,
-Farnese lavorava a quel romanzo <i>Amori d'Autunno</i>,
-che fu poi uno dei suoi più grandi successi editoriali,
-fra le visite delle ammiratrici generose,
-quelle delle attrici che lo volevano più propizio a
-loro nelle sue critiche drammatiche sul giornale di
-Torrero, e quelle di qualche raro amico che veniva
-nei pomeriggi d'inverno a scaldarsi il corpo
-in quella casa tiepida e simpatica, l'anima e l'intelligenza
-all'ardore di quel pensiero di artista tanto
-geniale. Nel frattempo il teatro l'aveva tentato ed
-al teatro Valle era stata rappresentata una sua
-commedia in quattro atti dal titolo curioso, <i>Le
-nozze di Don Giovanni</i>. In quell'affollato teatro
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-di prima rappresentazione solenne s'eran dati convegno
-tutti gli astii ed i rancori ardenti verso il
-notissimo scrittore. Tutto il battaglione dei sessanta
-saltimbanchi ed i loro adepti, tutti i giovani poeti
-cui egli aveva consigliato più la lima che la rima,
-tutti i giovani autori i cui aborti drammatici non
-avevano incontrato il favore del famoso critico e
-le loro famiglie ed i loro domestici, tutti gli attori
-ch'egli aveva ammonito e biasimato dai pianterreni
-dell'<i>Eco di Roma</i>, tutte le attrici ch'egli non aveva
-pensato di baciare e i loro <i>madri</i>, tutti i confratelli
-gelosi dei suoi successi e le loro signore mogli
-e le loro signore amanti, tutti gli eleganti e
-tutti i mondani irosi contro di lui per le sue fortune
-di salone e di alcova, tutti i nemici più acerrimi
-dello scrittore celebre a ventotto anni si eran
-dati convegno in quella sfolgorante sala di teatro.
-E subito, dal primo levarsi del sipario, l'insuccesso
-s'era pronunziato; i mormorii eran presto divenuti
-risate, le risate grugniti, i grugniti urli. I quattro
-atti si erano svolti fra le grida ed i fischi, le risate
-e le grida; gli attori assistevano impassibili
-allo scempio di quella geniale ed ironica commedia,
-ma vollero per rispetto all'autore condurla fino alla
-fine, malgrado i gridi sempre più forti ed insistenti
-che chiedevano l'abbassarsi del sipario. Alla fine
-del quarto atto qualche applauso fremente di pochi
-onesti fu coperto dalle salve di fischi. La <i>jeunesse
-dorèe</i> di un circolo elegante, furiosa di vedere andare
-a Farnese quelle fortune femminili che le loro
-anime grigie attendevano in vano, dava in un palco
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-un pietoso spettacolo di sè, eseguendo coi fischi
-una fanfara volgare. Finalmente lo <i>charivari</i> era
-finito. I veri amici di Farnese non avevano avuto
-il coraggio di cercarlo; gli altri, gli ottimi amici,
-avevano frugato tutto il palcoscenico per trovare
-lo scrittore, mentre un'altra squadra volava al suo
-appartamento di via Sistina, per godere sotto le
-ipocrite condoglianze, l'effetto malvagio della malvagia
-opera compiuta. Ma Farnese, avvertito dai
-<i>reporters</i> dell'<i>Eco di Roma</i> intorno alla cabala che
-si montava contro di lui, era partito la sera innanzi,
-dopo l'ultima prova delle <i>Nozze di Don Giovanni</i>,
-per recarsi qualche giorno a Firenze. Così che
-a teatro gli ottimi amici non avevan trovato che
-camerini chiusi e macchinisti affaccendati, tutti
-nervosi in quella sera di lutto teatrale; ed avendo
-alla casa dello scrittore trovato chiuso il portone,
-la banda dovette sciogliersi, dolente del contrattempo,
-ma felice in fondo del risultato.
-</p>
-
-<p>
-E la mattina e la sera appresso, trepidanti,
-avevano aperto i giornali perchè se al Farnese non
-era giunto l'eco delle disapprovazioni, ne avrebbe
-avuto almeno conto dagli attacchi dei critici. Se
-non chè anche questo loro desiderio doveva andar
-deluso. La critica aveva un linguaggio rispettoso
-verso Farnese, ammirativo per la commedia e
-stigmatizzante con parole pungenti il contegno della
-maggior parte del pubblico. Trovavano la commedia
-fine e sottile, con pregi di dialogo, di sceneggiatura,
-di finitezza di caratteri, ma con difetti di lungaggini.
-Tutti, meno due o tre, predicevano un vero
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-successo alle <i>Nozze di Don Giovanni</i>, quando fossero
-riprese con un pubblico più spassionato. Intanto
-i buoni amici anonimi avevan messo sotto
-fascia quei due o tre giornali discordanti e li avevan
-spediti, falsificando le loro calligrafie, a Firenze, al
-<i>Savoie-Hotel</i>, dove Farnese era disceso. La sera,
-su l'<i>Eco di Roma</i>, era apparso un rovente articolo
-di Marco Torrero, che, ricercando le cause
-dell'insuccesso e citando anche i nomi dei promotori,
-esaltava la commedia e prediceva al Farnese
-un grande avvenire di autore drammatico.
-</p>
-
-<p>
-Al suo ritorno a Roma, apparvero quei suoi due
-romanzi, seconda maniera, <i>Anime in sogno</i> ed
-<i>Amori d'autunno</i>. I successi ne sono rimasti memorabili.
-Tuttavia erano due romanzi falsi e manierati,
-ove ogni anima aveva un lembo di cielo,
-ove il mondo era osservato a traverso ad un prisma
-roseo e brillante. Il romanziere aveva voluto
-forzare la semplicità e l'intimità della sua prima
-maniera ed era caduto nell'estremo della semplicità
-complicata e della falsa intimità. Un giornalista,
-Giacomo Spada, attaccò alle spalle del Farnese
-l'etichetta, «un Medoro Savini anglomane
-e decadente». L'etichetta rimase e pesò presto
-sulle spalle di Farnese che, da principio, ne aveva
-riso con la noncuranza sprezzante che viene dal successo.
-Da allora, dalla fine del mille ottocento
-ottanta nove data quel romanzo <i>L'Aurora</i>, che fu
-una vera aurora artistica per lo scrittore e che
-lo sacrò indiscutibilmente grande romanziere. In
-esso il Farnese, spogliandosi di ogni preconcetto,
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-aveva chiamato a raccolta tutte le mirabili sue
-facoltà, per rispondere con un capolavoro alle ironie
-ed ai sottintesi melati. Ed il capolavoro era riuscito:
-v'era nell'<i>Aurora</i> un vasto affresco della corruzione
-e della decadenza moderna e la maestosa
-pittura si chiudeva con l'apoteosi di un'Idea e la
-visione simbolica di un futuro secolo ideale. Molte
-edizioni si esaurirono una dopo l'altra, l'inno concorde
-salì dalle colonne dei giornali e dalle pagine
-delle riviste. Una schiera di giovani si entusiasmò
-per Farnese, divenne il suo drappello, fu
-pago di vivere del riflesso della sua luce. Altre
-commedie erano seguite, prima <i>Una Rivolta</i>, che,
-dopo alcune ostilità della prima sera, filò tranquillamente
-fra gli applausi un lungo corso di rappresentazioni.
-Pochi mesi dopo, durante il successo
-dell'ultimo suo romanzo, una geniale e delicata
-attrice, la signora Teresa Mariani-Zampieri volle
-mettere in iscena con gusto d'artista una commedia
-in tre atti, <i>Messer Arlecchino</i>, che Farnese
-aveva scritto durante un suo viaggio in Spagna,
-per non perdere l'abitudine della penna e senza
-alcuna intenzione di destinarla al teatro. Era una
-delicata fantasia, il ritorno delle maschere della
-commedia dell'arte italiana, una follia carnevalesca
-ed amorosa in un quadro di Watteau, con la grazia
-autunnale di una festa galante di Verlaine. La
-signora Teresa Mariani-Zampieri nel variopinto
-costume di un Arlecchino pieno di grazie vi ebbe
-un successo squisito, ovunque. E Farnese, senza
-riposo, si mise di nuovo al lavoro nel suo continuo
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-inseguimento del meglio e del bello ed in un
-anno, uscirono due altri romanzi suoi: <i>L'infamia
-umana</i>, dove dieci tipi balzacchiani di vili e d'infami
-torturavano e macchiavano per sempre una
-serena anima di giovinetta; <i>Cecilia</i>, dove era narrata
-la storia di quella giovinetta aristocratica,
-Cecilia Armenieri, che, fuggita di casa con un uomo
-alla moda, aveva voluto essere attrice e trionfare
-su la scena, dove comparve con fortuna ma
-per breve tempo, per scomparire pochi mesi dopo,
-non si seppe mai dove, non si seppe mai come.
-</p>
-
-<p>
-Stanco delle sue fatiche di romanziere, Farnese
-aveva pensato di riposarsi scrivendo tre ampii
-saggi intorno all'opera di tre pittori veneziani, che
-egli singolarmente prediligeva, Giorgione, Paolo Veronese
-e Carpaccio. Nella primavera del 1891, mentre
-correva l'Italia il suo nuovo libro, <i>Cieli stranieri</i>,
-libro d'impressioni dei suoi viaggi in Spagna, in
-Irlanda, in Olanda, in Fiandra, in Palestina ed in
-Oriente, egli rimase quattro mesi a Venezia, in un
-appartamento originalissimo ch'egli aveva affittato
-in quel curioso palazzetto Dario sul Canal Grande,
-che pencola un po' da un lato, e che si trova quasi
-prospiciente alla misteriosa casa di Desdemona. In
-quei soavi mesi di adorabile primavera veneziana,
-levato a primo mattino, Farnese sbrigava qualche
-articolo e qualche cronaca che, non ostante il suo riposo,
-doveva dare ai giornali ed alle riviste. Passava
-la mattina e metà del pomeriggio a percorrere
-i luoghi dove erano quadri dei suoi tre pittori,
-l'Accademia Reale di Belle arti, le chiese più
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-lontane, S. Sebastiano, i Frari, Santi Giovanni e
-Paolo, — San Zanipolo, come abbreviano i veneziani — San
-Giovanni in Bragora, la Madonna dell'Orto.
-Verso il mezzogiorno, dopo una breve colazione al
-Caffè Quadri o al Florian, ritornava al lavoro e
-guardava, frugava, raffrontava, prendeva note, fino
-al tramonto quando, salito in gondola, amava goderselo
-su lo smisurato specchio della laguna o si
-faceva scivolare lungo il Canalazzo per vedere luccicare
-all'oro del tramonto i bei marmi orientali
-del palazzetto Dario dove abitava, o la facciata diamantata
-della Cà d'Oro, o per vedere tingersi ancòra
-di rosa le marmoree facciate del palazzo Contarini
-dalle Figure o del palazzo Foscari. Pranzava
-quasi sempre con qualche amico in un caffè sul
-mare, rientrava presto e prima di coricarsi leggeva,
-sbrigava la sua corrispondenza, ordinava le moltissime
-note raccolte nella laboriosa giornata. Poi
-dormiva d'un quieto sonno quasi infantile senza sogni
-e senza incubi affannosi. Gli era quasi ogni
-giorno compagno in quelle esplorazioni artistiche,
-Leonardo Loredano, bell'uomo di trentacinque anni,
-scrittore rinomato, amico fedele, gentiluomo perfetto
-appartenente ad una delle più nobili famiglie veneziane.
-Loredano aveva scritto romanzi e commedie
-che avevan dato molta voga al suo bel nome: — romanzi
-che erano quadri originali, grandi affreschi di
-quella vita cosmopolita così ardente oggigiorno e
-così vibrante, ch'egli viveva continuamente; commedie
-che eran fini esercitazioni di casistica sentimentale,
-opere delicate di un Marivaux del secolo decimonono,
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-un Marivaux che bevesse l'<i>extra-dry</i>, fumasse
-i <i>londres</i> e leggesse la <i>Vie Parisienne</i> su la terrazza
-marina di un caravanserraglio cosmopolita
-di Cannes o di San Remo. Loredano era una delle
-figure più eminenti di Venezia: appena trentacinquenne,
-era già stato per due anni e con molto
-onore sindaco della sua divina città: gli avevano
-offerto la candidatura politica, ma egli aveva preferito
-tornare ai suoi calmi lavori letterari, riprendere
-i suoi incessanti viaggi a traverso il mondo.
-In quella primavera la sua sosta a Venezia si prolungava
-per restare con Farnese ch'egli amava molto.
-Qualche sera lo tratteneva a pranzare con lui in casa
-sua, e fu ad uno di quei pranzi che Farnese conobbe
-la sorella di Loredano, Beatrice, una snella
-figura di donna, con due occhi neri, dolci e sognatori,
-un colorito pallido che aumentava la sensazione
-di aristocrazia emanata da tutta la sua ammaliante
-persona. Farnese era stato preso a poco
-a poco da quel fascino, ed il poeta, che sonnecchiava
-in lui sotto il giornalista ardente ed il romanziere
-crudele, si ridestava in quelle notti lunari, quando
-i tre amici restavano su la terrazza tessendo sogni,
-allo sciacquìo sonnolento dell'acqua nel canale sottostante.
-I suoi lavori su Giorgione, Veronese e Carpaccio
-eran finiti da tempo e Farnese, nel giugno, non
-accennava ancora ad andar via. Una sera egli seppe
-che Loredano era improvvisamente partito per due
-giorni alla volta di Milano. L'innamorato si era
-subito diretto alla casa dell'assente, aveva chiesto
-della contessina Beatrice, rimastavi sola con la governante
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-inglese e, contro ogni probabilità, egli
-era stato ricevuto in un salone sul Canalazzo, salone
-che l'unica lampada coperta da un paralume
-rosa lasciava in misteriosa penombra. Beatrice,
-tutta bianca, era seduta presso la finestra ed un raggio
-di luna l'inargentava. Il poeta in Farnese aveva
-trionfato. Ed egli, lo scettico, il misogino, il <i>professional
-Woman's hater</i>, l'odiatore professionale
-delle donne, disse d'un tratto tutto quel che sentiva,
-il bisogno da cui era commossa la sua anima, di una
-casa, di un'intimità, di una famiglia, in quella sua
-spossante vita di lotta e di lavoro. Era stato lirico,
-lui, solito di essere ironico; ma l'ironia aveva subito
-ripreso il sopravvento; e, mentre la donna rispondeva
-commossa e propizia all'offerta dell'innamorato,
-quel raggio di luna, quella veste bianca,
-quella giovinetta tremante, quella penombra, l'eco
-dello sciacquìo di quell'acqua nel canale sottostante,
-le grida lontane dei gondolieri, l'avevano costretto ad
-una grande risata, mentre diceva alla donna, già col
-cappello ed il bastone in mano: — «Noi facciamo
-il melodramma ed io fuggo. Vi lascio su queste buone
-parole». — Poi, l'innamorato avendo suggerito di tener
-per buone quelle promesse, egli aveva aggiunto: — «Per
-tutto il resto m'intenderò con vostro fratello».
-Ed era andato via, ridendo di sè stesso. Loredano,
-al ritorno, aveva accolto con gioia e con
-bonomia quelle recentissime notizie insperate. L'innamorato
-era partito subito dopo. Tornato in ottobre
-a Venezia, lo scrittore ne ripartiva, poche ore
-più tardi, avendo al suo braccio la signora Beatrice
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-Farnese. Loredano contemporaneamente prendeva
-l'<i>express</i> per Londra, felice di poter ricominciare
-la sua vertiginosa esistenza nella società di
-Cosmopoli.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La fortuna ed il nome di sua moglie s'erano
-aggiunti per Farnese alla propria fortuna ed al
-vanto del proprio nome nel sospingerlo in un mondo
-di eleganze e di raffinatezze che non era il suo.
-Fino ad allora egli aveva vissuto in un mondo
-speciale ed originale di costumi e di bisogni, un
-mondo di scrittori, di giornalisti, di artisti, di attrici
-e di cavallerizze. Egli aveva amato le falsità
-delle quinte, i cattivi sentori del palcoscenico; le
-parrucche incipriate delle cavallerizze e delle <i>clownesses</i>
-lo avevano affascinato, ed all'uscire dalle austere
-sedute di lavoro o dalle serene discussioni
-con gli uomini più eminenti, lo scrittore aveva sempre
-veduto la vita sotto una cipria rosea, in uno
-sfolgorio di lumi, in un succedersi repentino di
-desiderj e di ebbrezze. Raramente egli aveva frequentato
-quel che oggi giorno chiamano il <i>gran
-mondo</i>, quasi i pettegolezzi e le ciancie di cinquanta
-saloni potessero raccogliere gli innumerevoli
-brividi elettrici della vita modernissima. In
-quei saloni egli aveva fatto rapide comparse
-quando qualche successo metteva di moda fra le
-belle duchesse il suo nome battagliero. Se ne era
-però subito allontanato, a causa di quelli uomini
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-eleganti che volevano far sentir troppo al letterato
-la loro supremazia, e che anche nelle cortesie svelavano
-quella protezione che si ha verso un intruso
-compatito e sopportato perchè non se ne può fare
-a meno. Ma sua moglie nei primi anni di matrimonio
-aveva sùbito voluto godere i fascini della
-vita mondana, e tutti i saloni più esclusivisti di
-Roma si erano aperti per lei. Farnese era stato accolto
-questa volta, dagli uomini, come un buon compagno, — perchè
-vedevano in sua moglie una caccia
-probabile; non gli parlavano più quasi disdegnosamente
-di letteratura, ma lo intrattenevano intorno
-alle maggiori probabilità di riuscita di un
-cavallo a uno <i>steeple-chase</i> qualunque, intorno all'ultima
-partita intavolata al Circolo, o al miglior
-paio di scarpe per il <i>lawn-tennis</i>.
-</p>
-
-<p>
-Farnese si rifaceva di quelle sere di costipazione
-intellettuale — come egli diceva ridendo alla
-moglie — con ottime mattinate di lavoro incessante
-e fecondo. Lo scrittore non aveva perduto le sue
-ottime virtù di lavoratore metodico, di buon artigiano,
-com'egli soleva dire asserendo che bisognava
-essere un buon artigiano per essere un vero artista.
-Levato per tempo, lavorava sino a pomeriggio
-inoltrato; ma alle quattro la vita mondana lo
-riprendeva nel suo rumoroso vortice, sino al mattino
-seguente. A poco a poco, quelle eleganze e
-quelle squisitezze avevano affascinato in lui il borghese
-rimasto sotto la maschera dello scrittore scettico
-e la corazza dell'uomo rotto alla vita. In breve,
-egli sentì l'ossessione di quelle eleganze, non seppe
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-più farne a meno, e qualche volta quasi avrebbe preferito
-al suo bel nome di autore celebre un titolo
-qualunque, l'onore solenne di duecentomila lire
-perdute in una notte di <i>baccarat</i>, il fascino irresistibile
-d'essere stato vincitore di un <i>derby</i>. Ma erano
-passeggeri e brevi momenti di debolezza: una seduta
-di lavoro lo liberava da tutte quelle elegantissime
-ubbìe.
-</p>
-
-<p>
-L'ironista risorgeva in lui. Venne allora la
-terza maniera di Farnese, che fu quella che ebbe
-più successo di critica e di vendita. La sua vita
-mondana a Roma, a Cannes, a Montecarlo o ad
-Aix-les-Bains, lo indusse a riprodurre quella futile
-esistenza noncurante e nella serietà medesima con
-cui il romanziere descriveva le eleganze più deliziose
-e le etichette più infrangibili, si scandalizzava
-per la minima scorrettezza, si entusiasmava a freddo
-per una marsina di taglio inappuntabile o per l'impassibilità
-di un giocatore elegante al tavolo verde,
-era un feroce fondo d'ironia, che sfuggiva agli interessati
-ed ai colpiti, e divertiva tutti gli altri. Quei
-primi due romanzi della sua terza maniera, <i>Catene
-d'Oro e Sirene</i> furono sui tabourets di tutte le principesse,
-nei gabinetti da fumo di tutti gli elegantissimi.
-Intanto altre sue commedie trionfavano: <i>Una
-parabola, Flavia, I tramonti</i>. Pubblicò anche sul
-giornale di Torrero, un piccolo capolavoro di satira
-una serie di note intitolata <i>Giornale di uno snob</i>,
-dove si risolvevano con la più esilarante compunzione
-questi ardui problemi: se fossero migliori le
-cravatte di Boivin o di Kent, quale ne fosse il nodo
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-più acconcio, quale il più inglese taglio per le giacchette;
-e sopra tutto una <i>Teoria dello smoking</i>, rimasta
-indimenticabile, dove dieci uomini alla moda
-discutevano quattro ore se fosse lecito o no indossare
-lo <i>smoking</i> per teatro nelle sere d'inverno.
-</p>
-
-<p>
-Nel frattempo, egli aveva avuto due bimbi, uno
-maschio, Luca, che presentemente aveva circa sei
-anni, ed una femmina di un anno minore, Anna
-Maria. La moglie si era stancata della vita mondana,
-si era tutta consacrata ai suoi bambini ed al
-marito e questi aveva continuato, ma per poco
-tempo ancóra a correr solo i saloni, le sale d'armi,
-i circoli e gli alberghi internazionali, poichè come
-un articolo di Claudio Sanna, l'aveva lanciato
-nella bolgia letteraria, un altro articolo, anche a
-firma di Claudio Sanna, lo salvò da una rovina
-verso cui egli precipitava nell'incoscienza della
-sua nuova ebrietà. In quell'articolo severo il vecchio
-maestro avvertiva Farnese delle cattive tendenze
-che egli lasciava prendere alla sua opera, lo
-metteva in guardia contro le sorprese dei successi
-troppo repentini; gli consigliava e augurava un sano
-periodo di lavoro ed una nuova opera fortissima
-che potesse accoppiarsi a quell'<i>Aurora</i>, rimasta fino
-allora il suo capolavoro.
-</p>
-
-<p>
-Questo libro venne, frutto di un anno di raccoglimento
-e spoglio di mondanità, e s'intitolò
-<i>I merletti</i>. Erano i merletti posti dalle belle dame
-su le ferite sanguinolenti e turpi, l'inganno del
-ricamo, la maschera di trina messa su la vergogna
-e sul peccato, l'eleganza che giustifica, la
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-massoneria morale dell'alta società: libro fecondo
-ed inquieto, vera opera della maturità dell'artista.
-Pubblicati prima su la <i>Nuova Antologia</i> e poi in
-volume, <i>I merletti</i> ebbero un successo nel quale
-nè Farnese nè alcun altro avrebbe mai potuto sperare.
-In una con tutte le sue virtù di narratore
-facile, elegante e drammatico, con quelle delicatezze
-che pure solleticavano il gusto di qualcuno,
-la sua spietata analisi psicologica, Farnese era in
-quel romanzo filosofo e moralista; l'opera assurgeva
-a commento di un'idea, una morale vi trionfava
-oramai.
-</p>
-
-<p>
-Il romanziere aveva scritto questo romanzo in
-una villa presso Siena, tra le tenerezze di sua moglie
-e le primavere gioconde dei suoi bambini. Qualche
-raro amico rompeva per pochi giorni la monotonia
-di quell'eremitaggio affettuoso e pensoso: Farnese
-serbava di quell'anno un ricordo profumato,
-come del periodo più felice e più squisito della sua
-vita. L'amore di Beatrice l'aveva sostenuto in
-questa opera di maturità, spronandolo nelle ore di
-sconforto e di sfiducia, quando pare che tutto crolli
-intorno all'artista in una notte densa e che il pensiero
-vacilli; confortandolo nelle ore di tristezza, distraendolo
-quando la sera, seduto per terra, egli chinava
-la fronte stanca sul grembo di lei, al lume
-roseo della lampada, mentre dalle stanze contigue
-giungevano i gridi spensierati del piccolo Luca e
-della fragile e bionda Anna Maria. Ella era stata
-la guida e la mèta, lo sprone e il riposo, collaboratrice
-e compagna, amante ed amata.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-</p>
-
-<p>
-Giuliano Farnese aveva allora trentacinque
-anni. Finito il romanzo <i>I merletti</i>, mentre questo
-correva trionfalmente l'Europa nel testo autentico
-ed in quattro traduzioni, lo scrittore condusse la
-piccola famiglia al mare, a San Remo, dove egli
-aveva una villa e dove Loredano li raggiunse da
-Vichy; Farnese vi si riposò per due mesi senza
-toccare la penna. Al loro ritorno in Roma, dopo
-un'assenza di più di un anno, Farnese si era dedicato
-a una nuova commedia: <i>La chimera</i>. Ultimatala
-nel febbraio, aveva ricevuto un bigliettino
-da Savarese, direttore del Teatro Nazionale, che
-gliela domandava a ottime condizioni. Egli aveva
-volentieri acconsentito, stabilendo col Savarese un
-convegno. Questi si era ben guardato dal mancarvi
-e si era presentato nell'appartamento che Farnese
-abitava in un villino del Macao, (accompagnato da
-Claudina Rosiers che il commediografo non conosceva),
-avendo già nella tasca del soprabito il contratto
-da firmare.
-</p>
-
-<p>
-Claudina Rosiers aveva ascoltato nervosamente
-la lettura della commedia. In certi momenti aveva
-pianto, mentre Farnese ironicamente sorrideva. Poi,
-andandosene con Savarese, ella aveva guardato lo
-scrittore con gli occhi ancóra pieni di lacrime, convulsa.
-Questi era rimasto un momento a guardare
-la porta donde i due erano usciti. Poi, scosse le
-spalle, aveva acceso una sigaretta e si era rimesso
-al lavoro.
-</p>
-
-<p>
-Una settimana dopo le prove erano incominciate.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span></p>
-
-<h3>III.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Egli aveva lasciato Claudina Rosiers dopo quell'invito
-lanciatogli non ostante la severità di poco
-prima, ciò che affermava il vivo desiderio dell'attrice
-di rivederlo ancòra. Egli aveva schivato,
-durante tutto il pomeriggio di entrare in discorsi
-troppo intimi con la signorina Rosiers e invece, in
-quella carrozza e per quelle scale, era stato debole
-ed irriflessivo come un fanciullo. Era uscito dal teatro
-con l'intenzione di andar subito a prendere il piccolo
-Luca, appena riaccompagnata Claudina ed invece
-le sette e mezza suonavano all'orologio della
-Trinità dei Monti, quando egli traversava la piazza
-di Spagna, col bavero di lontra del suo soprabito
-freddolosamente rialzato. Fermò una carrozza che
-passava vuota e diede al cocchiere il suo indirizzo,
-raccomandandogli di far presto. Però appena
-chiuso nella carrozza, quell'ombra e quel tepore gli
-ricordarono Claudina; e passando sotto le finestre
-dell'attrice, lo scrittore non seppe trattenersi dall'accostare
-il viso al cristallo dello sportello per intravedere,
-come intravide, la fine figurina di Claudina
-Rosiers disegnata bruna sul rettangolo luminoso
-della finestra. Certamente non era amore quel
-desiderio della compagnia dell'attrice, che l'aveva
-preso da poche ore. Poteva meglio esser considerato
-come il fascino di quella giovinezza, come l'attrattiva
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-prepotente di quella verginità ch'ella gli
-aveva esaltato così orgogliosamente. D'altra parte,
-egli poteva considerarsi ancòra come un marito
-amante della moglie, poichè qualche rapida corsa su
-la pista fallace dei facili amori non poteva considerarsi
-come un alto tradimento o come la conseguenza
-di un disamore.... Egli aveva quasi degli obblighi
-sensuali di rappresentanza. Per la sua fama, per
-la sua posizione influente, le carezze femminili gli
-erano esibite continuamente, per brama di scandalo
-o per curiosità o per guadagno o per desiderio
-di renderselo amico e favorevole. Pure avendo
-schivate quante più poteva di quelle voluttuose
-esibizioni, lo scrittore non poteva sottrarsi
-ad ogni profferta nè poteva ringraziare e rimandare,
-semplicemente, ognuna di quelle generose.
-Gli uomini invidiosi vigilavano poco lontano e Farnese
-non voleva assumere l'aspetto ridicolo ed
-umiliante di casto Giuseppe o di marito irragionevolmente
-fedelissimo. Aveva così conquistato
-quella abilità, ch'egli chiamava diplomazia amorosa,
-consistente nel limitarsi al minor numero possibile
-d'imbarcamenti per Citera, e nel compiere
-quei pochi innanzi ad una fitta folla di spettatori
-rabbiosi. Le donne di teatro volevano essere compromesse
-da lui per avere il vanto di essere sue
-amanti; nè Farnese chiedeva di meglio; e, se doveva
-baciarne una, coglieva il momento, tra una
-quinta e l'altra, in cui i soliti spettatori potessero
-vedere. Per questa ragione, egli pensava nel tepore
-di quella carrozza che gli ricordava l'attrice, come
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-le parole e i sospiri di costei potessero non essere
-altro che una ancòra di quelle voluttuose esibizioni
-che lo perseguitavano su le tavole dei palcoscenici
-ed in qualche salotto di donna elegante. Tuttavia
-Claudina Rosiers non era una donna vana e leggera,
-nè poteva ammettersi in lei una venalità qualsiasi,
-poichè i suoi guadagni del teatro erano più
-che sufficienti alle necessità della sua vita modesta.
-Inoltre quella verginità ch'ella aveva saputo conservare
-pur passando per tanti ambienti diversi e corrotti,
-quella verginità intatta malgrado tante traversie
-e tante miserie, doveva essere per l'attrice
-un così prezioso patrimonio da non gettarlo e disperderlo
-per un trionfo della vanità o per il desiderio
-di un momento. Se ella, dunque, avesse
-concesso quel fiore a Farnese, egli avrebbe potuto
-essere sicuro dell'amore di lei, della passione che
-la inebriava. Ma egli non voleva quella concessione,
-intendeva di schivare quella sicurezza su una passione
-che sarebbe stata o dolorosa o delittuosa. Il
-ricordo di sua moglie gli attraversò il pensiero e
-ripensò la devozione di lei, la sua tenerezza, la sua
-immacolata fedeltà. Ella si sacrificava in silenzio,
-paga del solo amore dei suoi bambini, cullando
-l'unico sogno dolcissimo del loro avvenire e della
-loro felicità. Tuttavia l'assistenza e l'appoggio dell'uomo
-ch'ella amava non dovevano venire a mancarle,
-poichè solamente in quelli la buona creatura
-riponeva il suo conforto ed il suo compenso. L'idea
-di un più affettuoso riavvicinamento alla moglie
-attraversava con insistenza il pensiero dello scrittore
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-e gli appariva possibile, poichè, le prove del
-<i>La Chimera</i> terminando tra pochissimi giorni,
-egli non avrebbe avuto più occasione di tornare
-su le scene del Teatro Nazionale e di incontrarvisi
-nuovamente con Claudina Rosiers. Questi saggi
-propositi erano a volte spezzati da lampi di desiderio
-suscitati dal ricordo della bellezza dell'attrice;
-ma, spento il pallido lampo, i buoni proponimenti
-tornavano, ed in uno di questi ritorni, al momento
-che la carrozza si fermava d'innanzi al cancello
-della sua casa ed il cocchiere discendeva ad aprire
-lo sportello, lo scrittore aveva deciso di non andare
-quella sera al Teatro Nazionale e di mandare
-un biglietto di scusa con un pretesto a Claudina
-Rosiers, subito, prima che avesse avuto il tempo
-di mutar parere.
-</p>
-
-<p>
-Nel frattempo egli aveva salito le scale e subito
-i bambini erano accorsi al rumore del suo ingresso
-nell'anticamera che una lampada sospesa, coperta
-da un globo di cristallo azzurro, rischiarava dolcemente.
-I bambini, che si erano aggrappati a lui
-anche prima che egli avesse potuto sbarazzarsi del
-soprabito, gridavano festosamente.
-</p>
-
-<p>
-— È venuto lo zio Leonardo! È a Roma e
-resterà. È arrivato oggi, dopo colazione.
-</p>
-
-<p>
-— Lo zio Leonardo, qui?
-</p>
-
-<p>
-Mitigato il suo primo impeto di piacere che
-lo spingeva ad entrare nel salotto dove sua moglie
-era con suo fratello Loredano, lo scrittore ricordò
-la lettera da scrivere a Claudina, e volendo
-scriverla subito come aveva saggiamente deciso,
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-prese i bambini per la mano, e parlando sottovoce,
-raccomandò loro il silenzio: poi con aria comica
-e misteriosa, li condusse nel suo gabinetto da
-lavoro. Il piccolo Luca e la bionda Anna Maria lo
-seguivano, gravi e compunti, interessati ed incuriositi
-da quel mistero, camminando su le punte
-dei piccoli piedi.
-</p>
-
-<p>
-Nel gabinetto da lavoro del papà si sedettero
-su due grandi seggioloni, ove rimasero, senza pronunziar
-parola, tutto il tempo che Farnese impiegò
-a scarabocchiare sopra un cartoncino queste poche
-righe:
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p class="indr">
-<i>Lunedì sera</i>,
-</p>
-
-<p>
-«Mia buona Claudina, l'uomo propone e le
-combinazioni dispongono. L'arrivo, annunziato per
-stasera, di mio cognato Leonardo Loredano mi
-vieta di venir da voi, come vi avevo promesso,
-a godere un poco della vostra compagnia in quel
-vostro così intimo camerino del Teatro Nazionale.
-Perdonatemi e compatitemi.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Farnese</span>».
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Poi, mentre lo scrittore chiudeva la busta e
-vi segnava il nome e l'indirizzo di Claudina Rosiers,
-i due bimbi si erano avvicinati al padre ed il piccolo
-Luca aveva dimandato con la stessa aria di
-mistero, usata poco prima da Farnese:
-</p>
-
-<p>
-— Devo chiamare Stefano per mandare quella
-lettera?
-</p>
-
-<p>
-Poi, presa la lettera dalle mani del padre, con
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-una comica serietà, l'aveva tesa al domestico comparso
-alla chiamata, dicendogli:
-</p>
-
-<p>
-— Questa lettera al suo indirizzo e sùbito.
-</p>
-
-<p>
-Uscito il domestico, i bimbi si arrampicarono
-alle spalle del padre, ridendo e gridando così forte
-che la voce della mamma li richiamò dalla stanza
-vicina. Allora Farnese, più tranquillo, era entrato
-nel salotto, dove Loredano, seduto presso la sorella,
-si scaldava le mani a un'ilare fiammata.
-</p>
-
-<p>
-— Finalmente sei rientrato, disse Beatrice, ma
-bisogna compatire l'autore drammatico nell'esercizio
-delle sue funzioni. È vero, Leonardo?
-</p>
-
-<p>
-Leonardo si sciolse dall'abbraccio di Farnese
-per rispondere alla sorella, ma la sua risposta fu
-troncata dai gridi dei bimbi che, pieni di gioia,
-saltavano e battevano le mani intorno allo scrittore.
-Beatrice si rivolse al marito e domandò con
-la sua dolcezza abituale e pensierosa:
-</p>
-
-<p>
-— Resti in casa, stasera?
-</p>
-
-<p>
-— Tutta la serata: metà per te, metà per Leonardo.
-</p>
-
-<p>
-— Ti ringrazio per la mia metà, disse ridendo
-Leonardo e ritornò accanto al fuoco per tendere
-le mani verso la fiamma brontolante.
-</p>
-
-<p>
-— Sono enormemente stanco, diceva Farnese,
-tenendo su i ginocchi il piccolo Luca che prestava
-attenzione con serietà buffa. — Mi sono alzato
-alle sette. Ho lavorato sino a mezzogiorno. Figurati,
-Loredano, che una settimana fa sono venuti
-a domandarmi un lungo studio su Swimburne
-per una rivista nuova. Dovevo consegnarlo quest'oggi
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-e non avevo scritto una parola, non avevo
-una nota a pagarla un tesoro. Poi, colazione. La
-tua signora sorella era magnifica in una veste da
-camera rosa della quale puoi giudicare tu stesso.
-Poi, le prove sino alle cinque. Dalle cinque.....
-</p>
-
-<p>
-— È stato con la signorina Rosiers. Le ha
-scritto or ora.
-</p>
-
-<p>
-Farnese credette bene di non raccogliere quella
-frase intempestiva del piccolo Luca, ma, avendo
-visto negli occhi di Beatrice un'ombra incerta che
-esprimeva insieme dolore ed ira, volle ripararvi:
-</p>
-
-<p>
-— Il piccolo Luca, spiegò, è in collera col
-suo papà perchè non è venuto a prenderlo per la
-passeggiata, come gli aveva promesso stamane.
-Non è vero, Luchino? — Ed avendo il bimbo assentito
-del capo, aggiunse volgendosi a Loredano
-e poi a Beatrice: — La signorina Rosiers mi ha
-mandato dalla sua sarta a vedere i tre abiti pronti
-per la <i>Chimera</i> ed ho fatto tardi. Ora, siccome stasera
-desidero di restare in casa con voi, le ho comunicato
-i miei appunti e i miei consigli da
-profano.
-</p>
-
-<p>
-Mentre costruiva questo piccolo ed abile edifizio
-di menzogne, egli osservava sua moglie, la
-cui fisonomia si rischiariva subito con un riflesso di
-piacere e di calma. Beatrice aveva sùbito ricominciato
-a parlare con Loredano, mentre Farnese
-pensava con soddisfazione all'abilità spiegata nel
-riparare all'imprudente frase del piccolo Luca.
-Chiunque altro si sarebbe stupito della facilità con
-la quale sua moglie aveva accolte per vere le sue
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-spiegazioni, ma egli aveva talmente corso la vita
-di qua e di là, che da molto tempo oramai non
-si stupiva di niente!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il pranzo era cominciato, fra le domande di
-ogni sorta rivolte a Farnese da Loredano riguardo
-alla nuova commedia, alla cui prima rappresentazione
-egli era venuto ad assistere. Farnese con
-piacere — e tutto l'autore si rivelava in questo
-piacere — aveva parlato a lungo della sua opera,
-narrandone il soggetto, commentandone lo svolgimento,
-dando notizie su l'andamento delle prove
-e su le varie probabilità di interpretazione e di
-successo. Da queste notizie erano presto passati
-ad una discussione artistica e Loredano, che
-non chiedeva di meglio, vi si era lanciato intieramente.
-Per la ventesima volta, ripresero una loro
-discussione sul teatro, passarono ad enumerare
-capolavori e successi, e Beatrice potè udire frasi
-come queste:
-</p>
-
-<p>
-— Io non scriverò più per il teatro. Il teatro
-è un'arte inferiore, diceva Loredano. Non so più
-chinarmi ad affrontare il giudizio del pubblico,
-molte volte ingiusto ed irragionevole, nè posso subire
-i vincoli che m'impone il teatro, sopra tutto
-quello di dover pensare ad una media intellettuale
-del pubblico, ad un <i>average reader</i>, come dicono
-gl'Inglesi. È per questo appunto che il teatro è un'arte
-inferiore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-</p>
-
-<p>
-— No, non è inferiore! protestava Giuliano.
-Come puoi dir tale un'arte che ha avuto Shakespeare:
-Shakespeare, l'uomo più profondo della
-terra, il creatore umano più sublime?
-</p>
-
-<p>
-— E che significa? Shakespeare era un Dio!
-rispondeva Loredano. Al suo confronto io non sono
-che un abatino e di conseguenza non scriverò mai
-più commedie in vita mia...!
-</p>
-
-<p>
-— Giuramento da marinaio! interruppe Beatrice
-ed aggiunse finemente, sorridendo: — Come
-si intitola quella che stai scrivendo?
-</p>
-
-<p>
-Si rise. Il piccolo Luca, pur non avendo capito,
-vide ridere gli altri e proruppe in un grande
-scoppio di ilarità.
-</p>
-
-<p>
-— Ecco, continuava Farnese, tua sorella ha
-detto la morale della favola. Eh, eh! mio caro, si
-nasce autori drammatici come si nasce assassini.
-</p>
-
-<p>
-— Il paragone è lusinghiero, esclamò Beatrice.
-</p>
-
-<p>
-— Ma molte volte esatto! disse Leonardo ridendo;
-ed aggiunse: — Soggiogarsi al pubblico?
-No, no, mai più! Il pubblico.... chi è? cos'è? cosa
-vuole? Mistero. Sai chi ha detto la vera grande
-parola sul teatro e sul pubblico? Il tuo Orazio in
-una delle sue <i>epistolae</i>, quando al rumore degli
-applausi per un attore che non ancòra aveva parlato,
-egli domanda al pubblico: <i>Dixit adhuc aliquid?
-Nil sane. Quid placet ergo? Lana Tarentino
-violas imitata veneno.</i>
-</p>
-
-<p>
-— Io non sono dotta in latino, interruppe la
-sorella, come Ninon de Lenclos. Vuoi tradurmelo?
-</p>
-
-<p>
-— Significa: Disse ora qualcosa? Niente affatto.
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-Ed allora che cosa si applaude? La lana che
-imita le viole con veleno tarentino. — Poi rivolgendosi
-a Farnese continuò: — Mio Dio, ora non si
-applaude più alla lana che imita le viole, ma è
-certo che le gambe ed i fianchi di un'attrice hanno
-un'enorme importanza nella riuscita di un'opera
-d'arte.
-</p>
-
-<p>
-Beatrice ascoltava sorridendo quei discorsi
-uditi tante volte! Talvolta qualche parola di suo
-marito la riconduceva col pensiero a Claudina Rosiers.
-Ella non era veramente gelosa di costei, ma
-sospettava sempre della castità delle visite che Farnese
-faceva in palcoscenico. Lo amava molto e temeva
-quelle donne estranee che avevano per lui
-i fascini e gl'inganni delle ignote. Tuttavia non
-aveva mai espresso a Giuliano quei suoi timori per
-un sentimento misto di orgoglio e di rispetto: orgoglio
-perchè non voleva ammettere la possibilità
-che suo marito potesse anteporle un'altra donna
-qualunque; rispetto perchè non voleva stimarlo capace
-di un tradimento o di una calcolatrice commedia
-di affettuosità e di devozione verso di lei.
-Nè Giuliano aveva mai pensato che sua moglie potesse
-sospettare e soffrire per la sua vita fuori di
-casa, che era tanta e così turbinosa. Egli traversava
-l'esistenza con una certa noncuranza, occasionata
-anche dal fatto ch'egli non reputava tradimenti e
-colpe quelle sue brevi cadute senza conseguenze
-sul terreno sdrucciolevole della galanteria facile
-ed interessata. Così che, riparata alla meglio la frase
-imprudente del piccolo Luca, egli, non pensando
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-che ciò potesse procurare a Beatrice preoccupazioni
-moleste, seguitava a parlare della signorina
-Rosiers con entusiasmo trascendentale. La donna
-taceva; così che, quando Loredano dimandò se l'attrice
-esaltata era bella e se era pericolosa per la
-fedeltà di Giuliano, ella levò sùbito il viso incontro
-al marito. E stupita che Loredano avesse pronunziato,
-con la sua ultima domanda, le parole
-che le si agitavano nella mente, disse, osservando
-l'impressione che le sue frasi esercitavano sul
-volto del marito:
-</p>
-
-<p>
-— La signorina Rosiers? È veramente bella, ma
-dicono anche che sia onesta. Sebbene queste assicurazioni
-sieno il più delle volte erronee, pure ciò
-mi tranquillizza molto sul conto di Giuliano. Del resto,
-s'egli penserà diversamente non avrà che a dirmelo
-ed io prenderò una strada diversa per dignità
-mia, per mia pace e per lasciarlo tranquillo. Ma
-tutte queste sono sciocchezze, — concluse ridendo
-e prendendo la mano del marito — grandi sciocchezze
-e non vi è nulla di nulla! Non è vero,
-Giuliano?
-</p>
-
-<p>
-Al primo momento di quella uscita inattesa,
-e mentre Beatrice trasaliva fin nelle più intime
-fibre per l'ansia di cogliere un'espressione sincera
-nella risposta di suo marito, questi non si rese
-subito conto di quel che potesse significare quel
-discorso; ma poi, prendendo tempo col raccontare
-ciò che si diceva su l'onestà della Rosiers, potè
-convincersi che le parole di Beatrice erano quelle
-di una donna che vuol convincere e rassicurare
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-prima di tutti, sè stessa; intuì, perciò, che bisognava
-usar prudenza, non per aver agio maggiore
-nelle sue relazioni, ma per evitare dissidii famigliari
-e laceranti preoccupazioni a sua moglie; così
-che, ritrovato il suo sangue freddo, giocò di abilità
-e di prudenza conchiudendo col dire:
-</p>
-
-<p>
-— È appunto per questa sua onestà che tu
-puoi essere tranquilla su Claudina Rosiers a mio
-riguardo. Ella cerca un marito e non un amante,
-un nome e non uno scandalo qualunque. — Poi
-subitamente e ridendo per aggiungere colore di
-verità alla sua indifferenza, disse ancòra: — Vuoi
-esserle presentato, Leonardo? Chi sa che non possiate
-amalgamarvi.....
-</p>
-
-<p>
-I bimbi si erano già levati da tavola e, dopo
-una debole risata di Loredano, un silenzio imbarazzante
-si era fatto intorno alla mensa. Al centro
-di questa, in un gran <i>parterre</i> d'argento cesellato,
-era una quantità enorme di violette di Parma, la
-cui seta oscura era interrotta dal velluto di qualche
-rosa gialla. Farnese aveva ripreso a parlare
-con molta gaiezza, lieto per quell'ambiente intimo
-e raccolto; e si compiaceva per le argenterie e le
-biancherie che splendevano e biancheggiavano ancòra
-più sotto la bruna ombra di quel tappeto di
-violette e di rose. Beatrice prendeva dal vaso alcune
-di quelle violette e le sfogliava lentamente,
-fogliolina a fogliolina, mentre il marito aveva ripreso
-a sviluppare le sue idee sul teatro.
-</p>
-
-<p>
-— Una commedia, egli diceva, è, come affermava
-Balzac, l'opera più facile e la più difficile per lo
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-spirito umano: è un giocattolo di Norimberga od
-una statua immortale, è un pulcinella o una Venere...
-Dimmi piuttosto che è necessario pel teatro
-un ingegno speciale, se non un grande ingegno.
-Prova ne sia lo stesso Balzac, il quale chiamando
-melodrammi miserabili le creazioni di Hugo, non
-è mai riuscito a finire quella sua commedia in
-cinque atti, <i>Joseph Proudhomme</i>, tante volte e
-così minutamente annunziata alla sua contessa Hanska!
-E non si può negare che nei suoi romanzi
-Balzac mostrasse pel teatro tutte le attitudini desiderabili!
-</p>
-
-<p>
-Mentre continuava in questi discorsi, osservando
-la moglie, come un altro si sarebbe detto:
-«Non sospetta, e del resto non ve ne sarebbe alcuna
-ragione» egli si diceva: «Bisogna farle
-smarrire le tracce per qualunque evenienza». Sotto
-le sue apparenze noncuranti e non ostante le sue continue
-fanfaronate, lo scrittore aveva la qualità principale
-della prudenza: la riflessione. A traverso le
-futilità di alcuni suoi discorsi, per esempio, si poteva
-scorgere la trama di un suo disegno dei più
-serii. In ogni occasione della sua vita egli si era
-conservata aperta una via d'uscita, aveva tutelata
-una possibile ritirata decorosa. Giammai egli si era
-trovato in condizioni diverse da quelle che aveva
-preparato egli stesso. Tutte quelle parole ch'egli
-pronunziava, sempre con una gaiezza spensierata
-o fanfaronesca, erano prima state lungamente pesate,
-valutate, discusse. In somma, nella vita, per
-non essere sorpreso inopportunamente, egli recitava
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-una parte che egli stesso si era scritta e che
-aveva a lungo meditata e studiata. Così che, al
-momento in cui il domestico mesceva la spuma
-candida dell'<i>extra-dry</i> nelle esili coppe di cristallo
-e quelle coppe erano levate per augurare fortuna
-alla nuova commedia sua, egli diceva con la più
-semplice ed indifferente aria di questo mondo:
-</p>
-
-<p>
-— A proposito di Claudina Rosiers posso dirvi
-sotto ogni riserva, però, che si mormora tra le quinte
-di un progetto di matrimonio fra Claudina e Lorenzo
-Gray. Quello che so di certo è che l'attrice
-è molto tenera per il suo patito. Anche oggi, dopo
-la prova, sono usciti insieme dal teatro, Gray l'ha
-accompagnata a casa e mi dicono le sue amiche
-che di solito egli sale e vi resta. D'altra parte, non
-sarebbe un cattivo affare per la Rosiers: Gray è
-un buon attore, ben pagato, di sicuro avvenire, è
-un bel giovine, un bravo figliuolo e niente affatto
-geloso! — Poi, come gli venne da ridere, pensando
-a quella sua ultima affermazione a proposito di quell'Otello
-in cravatta bianca che era Gray, cercò di
-spiegare la sua improvvisa ilarità, dicendo: — Tutto
-andrebbe bene. Mi dispiacerebbe solo per Leonardo
-che non potrebbe più amalgamarsi.....
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il risultato di quel contegno non si fece attendere.
-Al levarsi di tavola, Beatrice prese il braccio
-di lui e lo strinse al seno con un gesto pieno di
-confidenza e di affettuosità. E nella conversazione
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-che seguì nel salotto, dopo che i bambini furono
-condotti via dalla Miss, trovò modo di essere così
-gentile, così amabile, così affascinante che in un
-momento ch'egli era uscito, Loredano disse alla sorella:
-</p>
-
-<p>
-— Egli ti ama sempre molto. Puoi essere felice!
-</p>
-
-<p>
-— Oh sì, rispose Beatrice, non potrebbe essere
-più buono e più mio.
-</p>
-
-<p>
-— E tu avevi dei sospetti su quella Claudina
-Rosiers? dimandava il fratello.
-</p>
-
-<p>
-— Già, scioccamente, rispose Beatrice. Ma ora
-sono tutti dissipati e la scioccherella fa ammenda.
-</p>
-
-<p>
-La povera donna non avrebbe mai sospettato
-che suo marito fosse uscito dal salotto, appunto alla
-ricerca di un pretesto plausibile per andar fuori e
-recarsi da Claudina. A poco a poco, nella serata,
-il fascino dell'attrice lo aveva ripreso e gli
-era sembrato stupido interdirsi per quella sera il
-piacere spirituale che gli procurava la vicinanza
-dell'attrice. Uscito dal salotto, si era recato nel suo
-gabinetto da lavoro ed aveva cercato nel cassetto
-della sua corrispondenza le lettere, i bigliettini ed i
-brevi telegrammi di Claudina. Aveva scelto un bigliettino
-dell'attrice, ricevuto molte sere innanzi,
-ma senza data, bigliettino in cui l'attrice lo pregava
-di passare prima della mezzanotte dal teatro,
-per un affare urgente riguardo alla messa in scena
-della sua nuova commedia. Farnese prese quel biglietto
-e mandò il domestico in cerca della sua
-corrispondenza serale. Quando l'ebbe, vi mise in
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-mezzo la lettera di Claudina e rientrò nel salotto.
-Mentre Loredano parlava a Beatrice del suo ultimo
-viaggio nelle Fiandre, Farnese si era seduto
-in un angolo del salotto per aprire e scorrere quella
-ventina di lettere e di giornali. Giunto alla lettera
-di Claudina, aveva fatto con un suo coltellino d'oro
-il gesto di tagliare l'orlo della busta e, scorse appena
-poche righe, con un gesto d'impazienza aveva
-detto:
-</p>
-
-<p>
-— Nè pure stasera posso restare tranquillo.
-Ecco qua la Rosiers che mi manda a chiamare per
-un affare urgente.
-</p>
-
-<p>
-Ed aveva tesa la lettera. Quelle parole erano
-state pronunziate con tale sincero accento di ira e
-di fastidio, che Beatrice aveva mormorato un «Povero
-Giuliano!» che, avendo fatto sorridere finemente
-Loredano, aveva procurato a Farnese una puntura
-di rimorso per la commedia indegna da lui recitata.
-Tuttavia seguitò a recitarla; e appunto Beatrice dovette
-pregarlo di recarsi al teatro, poichè l'affare
-poteva essere veramente urgente e la sua presenza
-necessaria. Egli osservava intanto, con compiacenza,
-che il suo strattagemma non aveva destato
-alcun sospetto in sua moglie; volle però ribadire
-quella sua fiducia con un ultimo colpo di
-azzardo, dicendo a suo cognato:
-</p>
-
-<p>
-— Loredano, vieni anche tu! Ti presenterò a
-Claudina e vedremo se vi si potrà davvero amalgamare.
-</p>
-
-<p>
-Egli aveva trascorso un minuto di ansia, prima
-che Loredano avesse rifiutato l'invito, pretestando
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-il lungo viaggio fatto e la notte vegliata. Ma, mentre
-Farnese infilava la pelliccia e stava per prendere
-congedo, Beatrice insistette presso il fratello
-perchè si recasse anche lui al Teatro Nazionale.
-Farnese capì che Beatrice desiderava segretamente
-che Leonardo l'accompagnasse per essere più calma
-e sicura, e quella sua prudente riflessione lo
-indusse ad insistere scherzosamente con Leonardo,
-a fine di mostrare come la sua visita all'attrice non
-avesse un secondo fine da nascondere:
-</p>
-
-<p>
-— Vieni, egli insistette, t'assicuro che l'amalgama
-è invitante. Il metallo è delizioso!
-</p>
-
-<p>
-— Ma il mercurio, rispose Loredano accennando
-sè stesso, è così gelato stasera, che l'amalgama
-sarebbe chimicamente impossibile.
-</p>
-
-<p>
-Scampato dal pericolo Farnese, si guardò bene
-dall'insistere ancora, e, salutando i due, ebbe una
-sorpresa quasi dolorosa nel leggere sul pallido volto
-di sua moglie tanta amorosa confidenza.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span></p>
-
-<h3>IV.</h3>
-</div>
-
-<p>
-«Il mio cuore» — si diceva poco più tardi
-Farnese mentre la carrozza chiusa correva lungo
-la splendente via Nazionale verso il civettuolo teatro — «è
-come una di quelle famose scatolette cinesi
-che ne contengono successivamente altre cinque o
-sei, sempre più piccole, l'una incastrata nell'altra.
-Il mio amore per Beatrice, che tuttavia è indiscutibile,
-mi permette, per esempio, di recitare commedie
-come quella che ho recitato poc'anzi per
-potere andare da Claudina Rosiers. Nella scatoletta
-successiva vi è il rimorso per l'inganno ed
-il desiderio di restar con Beatrice; ma in quella
-incastratavi dentro trovo invece il desiderio di
-riveder Claudina. Così sono sicuro di trovarne
-dentro a questa, ritornando dal teatro, un'altra che
-conterrà una coerentissima noia ed il pentimento
-per l'inutilità di ciò che ho fatto stasera... e nuove
-lotte fra il rimorso e il desiderio, fra la ragione
-e l'impulso. Ah, che cosa ridicola!» Ma tutta
-questa saggia analisi non gli impediva di avere il
-cuore preso da una gioia quasi infantile e che si
-rivelava in gesti allegri e numerosi, quanto più la
-carrozza s'avvicinava alla bianca facciata dell'elegante
-teatro. «Io invento le favole per giustificare
-a mia moglie la mia condotta» — egli
-aggiungeva, in un altro momento di rimorso — «e
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-poi, quando vedo ch'ella mi presta fede e soffoca
-in mio onore ogni minimo sospetto, faccio il
-viso di un Trissottino che ascolti lodare Vadio.
-Ancòra un'altro trionfo della coerenza!» Osservazione
-che non gli impediva, appena disceso innanzi
-al grande scalone di marmo del teatro, di domandare
-ad un impiegato, e con una mal dissimulata
-ansietà nella voce, se Claudina Rosiers era in
-scena. Avuta una risposta affermativa, egli salì un
-po' contrariato le scale, guardò la sala dal cristallo
-ovale della porta della platea: vide Claudina
-in scena, vide i suoi gesti ma non ne udì le parole,
-e l'automaticità di quei gesti senza parole lo fece
-sorridere mentre, percorrendo il corridoio del primo
-ordine di palchi, arrivava al palco di proscenio
-che è quasi su la ribalta e bussava su la piccola
-porta col pomo di cristallo del suo bastone per
-farsi aprire dal palchettaio. Appena entrato, guardò
-la sala, rispose a cinque o sei saluti direttigli dai
-palchi o dalle poltrone, ma si rivolse subito alla
-scena, poichè <i>La visita di nozze</i> era giunta al
-punto in cui, Cygneroi uscito, la povera donna
-prorompe, accompagnando il gesto del fazzoletto,
-in quel «Pouah!» più eloquente di cento parole,
-quel grido che viene dall'anima e dalla coscienza
-in rivolta, quel grido che riassume, a quel punto
-ed in quel senso, tutto il disprezzo di una grande
-miseria umana. Una salva di applausi aveva tenuto
-dietro a quel «Pouah!» detto da Claudina Rosiers
-con violenza ed efficacia meravigliose. Mentre
-la commedia volgeva rapidamente verso la malinconica
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-fine, Farnese seguitava ad osservare la
-sala dal fondo del palco, dove s'era rifugiato per
-non essere visto dall'attrice e darle d'improvviso
-in palcoscenico il piacere della sua visita inattesa.
-E non appena il sipario cominciò a cadere fra gli
-applausi, lo scrittore uscì dal palco, dirigendosi
-verso la porta delle scene: ma per arrivare a quella
-porta, cui egli si avviava in fretta a fine di giungere
-da Claudina prima che gli importuni l'avessero
-avvicinata, lo scrittore dovette traversare il
-grande <i>foyer</i> del primo piano risplendente di marmi,
-di specchi e di luce elettrica. Aveva appena schivato
-un gruppo di giornalisti, quando una mano
-si posò su la sua spalla e una voce lo chiamò per
-nome:
-</p>
-
-<p>
-— Ah, siete voi, Filangieri? disse lo scrittore
-volgendosi e riconoscendo l'uomo che l'aveva salutato.
-Come mai da queste parti? Non più alle
-ballerine si limita la vostra caccia serale, ma si
-estende anche alle commedianti? I miei complimenti!
-</p>
-
-<p>
-— <i>Pardon, pardon</i>, rispose Filangieri con
-una pronunzia che marcava l'<i>erre</i> e non prendendo
-la mano che Farnese gli tendeva per congedarsi.
-Io non ho mai limitato le mie cacce,
-come dite voi, alle ballerine od alle commedianti;
-mio Dio, fra le starne e le quaglie la differenza
-non è molta..... Ma ora vengo qui perchè quella
-Claudina Rosiers è veramente graziosa e mi dicono
-anche che sia molto, dirò così, assediabile...
-Che ne sapete voi? voi, autore drammatico?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-</p>
-
-<p>
-Farnese dovette faticare a vincere la tentazione
-che gli era venuta di picchiare sul cappello
-luccicante del fatuo bellimbusto. Cercò di rispondergli
-a dovere, ma Filangieri aveva già cambiato
-discorso e gli domandava con falso interesse:
-</p>
-
-<p>
-— E voi che fate? Lavorate? Lavorate? A
-che, se si può sapere? È molto tempo che non
-abbiamo più nulla di vostro! Sarete crudele per
-molto tempo ancora?
-</p>
-
-<p>
-— Non credo, rispose Farnese, osservando la
-faccia glabra e il colorito rossastro e la figura
-tozza e grossa dell'aristocratico <i>viveur</i>, poichè
-da quindici giorni tutti i giornali annunziano nelle
-loro cronache la mia nuova commedia che andrà
-in scena qui fra tre o quattro giorni. Buona sera.
-</p>
-
-<p>
-E, stretta la mano dell'elegante, si allontanò
-per rivoltarsi poi a vedere il naso lungo fatto dal
-suo interlocutore a quella inattesa risposta che
-l'aveva lasciato male. Un po' infastidito per il ritardo,
-lo scrittore arrivò al palcoscenico, traversò
-la scena già pronta per il nuovo atto, passò in
-mezzo alla folla dei comici senza fermarsi con
-nessuno, arrivò al camerino di Claudina, bussò
-discretamente alla porta col pomo di cristallo del
-suo bastone e, mentre un'indifferente voce femminile
-rispondeva «avanti», egli entrò. Ma quale
-non fu la sua delusione nel trovare Claudina circondata
-da quattro abiti neri, che esponevano in
-quel camerino d'attrice ed intorno a quella donna
-bella la loro imbecillità e la loro presunzione!
-Chiunque avrebbe potuto leggere sul volto di Claudina
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-un'eguale ed intensa espressione di fastidio,
-il cui significato, dopo l'ingresso di Farnese, era
-evidentissimo e chiunque avrebbe compreso che
-il meglio da fare era ritirarsi e lasciar libera la
-piazza. Non certo i quattro visitatori capirono
-questo, pur avendo osservato quell'espressione di
-contrattempo disegnarsi sul volto dell'attrice. Essi
-erano quattro purissimi rappresentanti di quella
-speciale gioventù che passa l'esistenza, consentita
-a loro oziosa dalle eredità famigliari, tra le sale
-dei circoli ed i bars equivoci, le orizzontali ed i <i>bookmakers</i>.
-Essi odiano i salotti perchè il loro spirito
-grossolano, la loro ignoranza presuntuosa e le loro
-attitudini equivoche ve li fanno trovare a disagio.
-Ogni sera, dalle otto alle tre di notte, si incontra
-ovunque la loro marsina perfetta ed il loro monocolo
-inglese, ogni sera espongono la loro bestialità e la
-loro volgarità. Ed il più triste è questo: che il più delle
-volte questi bei campioni hanno i nomi più illustri
-dell'aristocrazia europea e su ciascuno di essi,
-si può mettere, come faceva Farnese su quei quattro,
-un nome venerato di papa, di cardinale o di
-guerriero e su la loro carta da visita — che lasciano
-alle più volgari donne galanti con due righe
-d'invito o di scusa — hanno gli stemmi più immacolati
-e gloriosi. Farnese pensava questo, guardando
-quei quattro, uno dei quali era un conte di
-Fontanerose, il cui trisavolo era stato uno dei più
-illustri generali savoiardi, ed ora il giovane conte
-era celebre fra i suoi camerati per le sue relazioni
-ridicole con una orizzontale quarantenne;
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-un altro, un Sammartino, aveva il padre ministro
-fra i più stimati e la sua famiglia era fra le più
-chiare per opere d'ingegno e di spada — mentre
-il giovane rampollo era divenuto celebre per aver
-giuocato in una notte di <i>baccarat</i> un suo palazzo
-del valore di cinquecento mila lire; il terzo, un
-giovine imberbe di venti anni ma già logoro e
-vizzo, un Morosini, aveva gli avi fra i dogi ed i
-più eminenti personaggi della gloriosa Repubblica
-Veneta e si diceva che il giovinetto minacciasse
-la madre, quando la povera donna ricusava di dargli
-quel denaro, che egli portava a una comparsa
-da operette in compagnia della quale si ubbriacava
-di acquavite, tutte le sere, in un fetido <i>bar</i>
-di via Cavour; il quarto, infine, un tal Santacroce,
-ultimo avanzo di antichissima famiglia fiorentina, — che
-aveva avuto un avo paterno in Palestina
-a combattere nelle crociate a fianco di
-Goffredo di Buglione per la liberazione di Gerusalemme
-ed il cui nome è ricordato da Torquato
-Tasso nel suo poema come quello di uno eroe integerimmo — era
-già stato escluso da tre <i>clubs</i>
-milanesi e veneziani perchè sorpreso mentre barava
-al <i>whist</i>.
-</p>
-
-<p>
-Ripensando la storia di quei quattro importuni,
-Farnese, che in altri momenti se ne sarebbe rattristato,
-sorrise di un amaro sorriso ironico. I quattro
-fantocci, che avevano teso con gravità ed estrema
-eleganza inglese la mano allo scrittore, ricominciavano
-a discorrere delle gambe di una
-danzatrice ungherese del caffè delle Varietà, delle
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-acconciature di una cantante dell'Olimpia, delle
-prossime corse a Tor di Quinto e delle probabilità
-di rivincita di <i>Jenny</i> o di <i>Saut-de-terre</i>, dell'ultima
-partita di Sammartino al Circolo del Remo,
-dell'abilità del giovane Morosini a confezionare i
-<i>cocktails</i> americani. Farnese non nascondeva il suo
-fastidio, mentre Claudina tentava di fargli capire
-come ella fosse annoiata dalla presenza di quei
-quattro bellimbusti e, ad un dato momento, avvicinatosi
-all'attrice col pretesto di prendere una <i>parte</i>
-manoscritta che era sul tavolo, egli le disse nell'orecchio:
-«Me ne vado.» Allora l'attrice si levò
-e spinse fuori dal camerino i quattro bellimbusti,
-che si erano anch'essi levati con lei, dicendo loro:
-</p>
-
-<p>
-— Miei cari signori, perdonatemi, ma io devo
-vestirmi e se la vostra compagnia è piacevole, io
-devo ancora cenare.
-</p>
-
-<p>
-Uno stupido gridò:
-</p>
-
-<p>
-— Venite a cena con noi. Ci divertirete.
-</p>
-
-<p>
-— Verrei, rispose l'attrice dalla porta socchiusa,
-se voi aveste, per un caso miracoloso, la
-medesima possibilità di divertir me!
-</p>
-
-<p>
-Quello dei quattro che aveva più spirito, Santacroce,
-mormorò inchinandosi alla porta del camerino
-della commediante:
-</p>
-
-<p>
-— Toccati!
-</p>
-
-<p>
-Ma gli altri protestarono perchè Farnese era
-rimasto dentro. Santacroce mormorò:
-</p>
-
-<p>
-— I vantaggi degli autori!
-</p>
-
-<p>
-Poi, non avendo avuta alcuna risposta, i quattro
-si allontanarono fra le quinte, mormorandosi l'un
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-l'altro e con grande convinzione: «È lui l'amante,
-è lui l'amante!» alludendo allo scrittore rimasto
-nel camerino. Intanto Farnese aiutava l'attrice ad
-infilare una grande <i>redingote</i> di foggia maschile e
-di color bleu e le tendeva la piccola <i>toque</i> di velluto
-celeste. Claudina e Farnese rividero i quattro
-bellimbusti, poco più tardi, fermi innanzi alla porta
-del teatro per assistere all'uscita delle signore. I
-quattro fecero, per essere osservati, una grande scappellata
-a Claudina, nel momento in cui l'attrice aiutata
-dallo scrittore saliva nella carrozza chiusa di
-lui. La carrozza partì subito per la oscura via della
-Pilotta. Lo scrittore aveva presa la mano all'attrice
-e le sfilava il guanto, mentre ella gli offriva di salir
-da lei a bere una tazza di buon thè autenticamente
-russo, per riscaldarsi un poco. L'attrice tacque per
-qualche minuto, poi cominciò a ritirare la mano; e
-Farnese chinandosi verso di lei potè vedere, al gran
-chiarore argenteo dei riflettori elettrici della Fontana
-di Trevi, due piccole lacrime brillare e gonfiarsi
-nell'intercilio della graziosa donna. Tacque
-anch'egli e tale era la lotta che si svolgeva in lui,
-che non trattenne nemmeno la mano della compagna,
-che sempre più si discioglieva dalla sua
-stretta amorosa. Ei sentiva rifiorire dentro la
-sua anima tutti i buoni sentimenti per Beatrice,
-pensò ch'ella lo aspettava forse, fiduciosa, in quel
-momento in cui egli stava per tradirla. Questo malessere
-spirituale cresceva tanto, minuto per minuto,
-ch'egli non analizzava nemmeno i sentimenti
-che doveva provare l'attrice per piangere, per liberare
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-la sua piccola mano dalla stretta, per rincantucciarsi,
-come faceva, nell'angolo della vettura.
-Così quando, in piazza di Spagna, furono discesi
-innanzi alla casa di Claudina ed ebbero rimandata
-la carrozza, si guardarono in volto con una
-muta interrogazione. L'attrice, aperta la porta,
-aveva acceso una minuscola candela per salire le
-scale; e, come lo scrittore entrava sotto l'andito
-del portone per seguirla, secondo ciò che era stato
-stabilito al loro salire in carrozza, ella lo allontanò
-con la mano e con voce tremante lo pregò
-di considerare come non avvenuto il suo invito e
-di lasciarla sola. Farnese, dopo un primo momento
-di insistenza e di violenza — momento in cui il
-solo desiderio aveva tentato di imporsi — ad una
-seconda preghiera dell'attrice si era allontanato,
-baciandole solo la mano; e, poichè Claudina da dentro
-aveva richiuso il pesante portone, egli si era
-trovato solo, alla tramontana, sotto il brivido lungo
-e fremente delle stelle, senza conscienza di ciò che
-era passato in quella mezz'ora nelle loro due anime.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span></p>
-
-<h3>V.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Alla luce pallida che filtrava a traverso i vetri
-colorati dell'alta finestra, seduto ad una grande tavola
-di noce il cui enorme piatto intagliato era sorretto
-dalle braccia muscolose di quattro giovani fauni,
-Farnese lavorava. A volte lacerava iroso il foglietto
-che scriveva per cominciarne un altro lentamente e
-tranquillamente, e, quando sollevava il volto dai fogli
-per pensare con più raccoglimento, i suoi occhi si
-riposavano nella intimità e nell'eleganza di quel gabinetto
-da lavoro, dove la vera anima ed il vero
-gusto dello scrittore si rivelavano. Dietro la poltrona
-in marrocchino verde su cui egli era seduto,
-un arazzo copriva buona parte della parete, un arazzo
-dov'era riprodotta quella magnifica <i>Allegoria della
-Primavera</i> di Sandro Botticelli, ove le ignude e primaverilmente
-fiorite danzatrici sollevano con una
-grazia così melanconica il loro viso biondo animato
-da un sorriso enigmatico, misto di amarezza e di
-sogno. Al termine dell'arazzo era il busto di Farnese
-scolpito da Filippo Cifariello, il quale aveva saputo
-trasfondere in quel marmo tutta la complicata
-psicologia dell'artista. Il busto era eretto su di uno
-zoccolo drappeggiato da un damasco rosso e questo
-damasco s'innalzava poi per la parete, ov'era
-fissato da piccoli piatti di Capodimonte, fino ad un
-vecchio divano a spalliera dritta, ricoperto da una
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-antica stoffa ecclesiastica. Dietro il divano, situato
-in angolo, era posto su di un altro zoccolo drappeggiato
-un busto in bronzo, una <i>Mystica</i> di Francesco
-Jerace. Una svelta biblioteca di noce intagliata
-correva lungo tutta la parete prospiciente alla
-finestra e formava angolo con un'altra che giungeva
-fino alla porta della stanza. In essa erano pigiati
-i libri più svariati, molti lussuosamente rilegati,
-altri sotto copertine di carta del Giappone. Da
-Eschilo e da Omero, tutti gli artisti passavano sotto
-gli occhi dell'osservatore, fino agli ultimi prodotti
-della letteratura modernissima, fino ai più forsennati
-simbolisti, fino ai più fastidiosi ibseniani. Un'altra
-piccola biblioteca era in un angolo, presso la tavola,
-a portata di mano dello scrittore; e vi si affollavano
-i suoi libri prediletti, la <i>Manon Lescaut</i> dell'abate
-Prévost, l'<i>Adolphe</i> di Benjamin Constant, <i>Les
-liaisons dangereuses</i> di Laclos, il teatro di Marivaux
-ed alcune commedie di Musset, tutte le opere di Stendhal,
-molti volumi di Balzac, le opere di Taine, i
-libri di Bourget e qualche altro. E fra i poeti, le <i>Odi</i>
-di Orazio, i versi di Catullo, le <i>Canzoni a selva</i> di
-Lorenzo de' Medici e fra i moderni, Baudelaire, Gautier,
-Edgar Poe e Verlaine. Alle pareti erano non
-pochi quadri, tra i migliori e di un gusto modernissimo.
-Intorno al ritratto di Farnese, meraviglioso di
-vivacità, eseguito da Antonio Mancini, erano le opere
-più discordanti e più delicate: un <i>Motivo orientale</i>
-di Marius de Maria, una campagna fiorita di rosee
-figure di donna di Cesare Laurenti, un <i>Pierrot</i> ed
-una P<i>ierrette</i> di Eugenio Blaas, quattro acqueforti
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-di Félicien Rops ed alcune litografie di Odilon Redon;
-poi, oltre un suggestivo <i>Simbolo di primavera</i> di
-Walter Crane, tre quadri di quei potenti pittori scozzesi
-che lo scrittore prediligeva: un paesaggio lunare,
-un'ossessione di argento, di Macaulay Stevenson,
-una bimba in bleu di Francis Henry Newbery
-ed un <i>Mare d'argento</i> di Tom Robertson; in un
-altro angolo, sopra un piccolo arazzo, era riprodotto
-un magnifico angiolo di Melozzo da Forlì. I mobili
-più varî si affollavano nella stanza: accanto ai
-mobili del più puro stile Luigi XIII scolpiti preziosamente,
-erano mobili prettamente inglesi e divani
-e poltrone placidi e comodi, ricoperti di stoffa <i>liberty</i>.
-Ma dove si rivelava il gusto strano e complicato
-dello scrittore era nell'anacronismo originale
-delle consolidi, dei <i>bahuts</i> antichi con piccoli
-acquarelli incastrati, e dei piccoli tavolini di Bull,
-ricoperti di ninnoli, di statuette, di gingilli, di ritratti,
-delle curiosità più autentiche, dalle vecchie
-lacche chinesi ai minuti oggetti d'argento, dalle bonboniere
-antiche alle figurine di Saxe, dai curiosi
-bronzi cinesi raffiguranti bestie favolose ai fragili
-ninnoli di Sévres. Un leggio sostenuto dalle braccia
-di due negri invitava, presso la finestra, all'igienico
-lavoro in piedi. Un largo spazio, al centro della stanza,
-permetteva allo scrittore di muoversi durante le ribellioni
-febbrili dell'ispirazione. Sul caminetto, uno
-specchio oblungo di Murano, un po' verdognolo per
-il tempo, rifletteva le prime rose dell'anno, poste nei
-piccoli vasi di cristallo dalle mani affettuose di una
-dolce donna.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-</p>
-
-<p>
-Lo scrittore correggeva una delle scene della
-<i>Chimera</i> la cui prima rappresentazione doveva aver
-luogo l'indomani. L'ispirazione recalcitrava; ma,
-dopo aver cozzato contro uno scoglio più grande
-con un urto decisivo, l'artista ebbe il sopravvento
-e l'ispirazione fluì limpida e facile, come l'acqua
-di un ruscello ombroso. Terminata quella scena,
-Farnese avrebbe dovuto correggerne un'altra ancòra
-del primo atto e tentò, ma invano, poichè la
-limpida vena della fantasia s'era arrestata, d'un
-tratto. Egli gittò via la penna, picchiandola sul tavolo
-con uno di quei gesti irosi ch'egli aveva
-quando al suo pensiero non corrispondeva più,
-armoniosa interprete, la parola. S'alzò sempre più
-agitato, camminò in fretta per la stanza per calmare
-i suoi nervi:
-</p>
-
-<p>
-— È inutile pensarci, si trovò a dire ad
-alta voce. Per oggi è finita. L'incanto è rotto.
-Che mestiere curioso e stupido è mai il nostro!
-Mestiere di gente il cui ingegno non incede se
-non caricato da un'eccitazione nervosa, come un
-orologio da una molla. E quando la molla si ferma,
-tac, voi non avete modo di rimetterla in movimento
-e dovete aspettare i beneplaciti del caso.
-Ecco perchè son tanto facili e tanto difficili nel
-tempo stesso i capolavori. Scommetto che Shakespeare
-non ha sofferto un'ora di scoraggiamento
-o di rilassatezza scrivendo <i>Amleto</i> o la <i>Tempesta</i>!
-E Molière ha scritto fra una rappresentazione e
-l'altra di quelle buffonate che erano l'<i>Impromptu
-de Versailles</i> e il <i>Medecin malgrè lui</i>, ha scritto
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-in poche ore, per la sua compagnia di commedianti
-quei capolavori che si chiamano <i>Tartuffe</i> e
-<i>Misantrope</i>. Gli sono costati più sforzo di lavoro
-che non quelle buffonate? No. Solamente queste
-volte il genio ha squillato. E Balzac non ha scarabocchiato
-in poche notti, per pagare i suoi creditori,
-<i>César Birotteau</i>? E ci si deve prender tutto
-questo affanno per creare queste chiacchiere, frutto
-della vostra sofferenza, che il primo damerino
-blasè può fischiarvi tranquillamente! Ah, sì, Loredano
-ha ragione, in fondo..... Al diavolo!
-</p>
-
-<p>
-E con un gesto d'ira afferrò sul tavolo un
-mucchio di foglietti, lo lanciò verso il soffitto dipinto
-in un curioso stile bizantino. I foglietti caddero,
-sfarfallando, ai quattro angoli della stanza,
-su i mobili e su le stoffe. Farnese vide una fotografia
-per terra, la raccolse:
-</p>
-
-<p>
-— Ah, il ritratto di Claudina! Ecco un incontro
-propizio che varrà a dare al mio pensiero un corso
-differente, se non migliore, in quest'ora di <i>spleen</i>.
-Claudina! Due giorni che non la vedo e mi pare
-un mese..... Del resto, sono stato uno sciocco ad
-impormi quest'assenza di due giorni..... A che prò?
-Oramai, ho deciso di lasciarmi andare con la corrente,
-senza ribellioni, senza sforzi..... Che sono
-questi incontri fatali, questi amori improvvisi ed
-irresistibili, se non la vita, il torrente torbido e
-vorticoso della vita? E chi cozzerà risolutamente
-e vittoriosamente con la vita? E quale petto potrà
-opporsi e resistere all'onda violenta di quel torrente?
-Ah, chiacchiere! In conclusione ho perduto
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-due giorni, ma poco male, poichè ella sta per
-venire.
-</p>
-
-<p>
-Il domestico entrò, dopo aver bussato all'uscio:
-</p>
-
-<p>
-— La signorina Rosiers chiede.....
-</p>
-
-<p>
-Lo scrittore non attese nemmeno che il domestico
-avesse finito l'annunzio, corse raggiante nel
-salotto che precedeva il suo gabinetto da lavoro,
-prese Claudina per le mani e la trascinò nella
-sua stanza mentre ella gli sorrideva. Il domestico
-era sparito. Farnese, appena entrati, girò la chiave
-della porta, quasi inavvertitamente, tolse a Claudina
-la mantella di lontra, volle toglierle egli stesso
-dalla massa fulva dei capelli la piccola <i>toque</i> di
-velluto bleu. Claudina sorrideva sempre, senza parole.
-Ella era rimasta con un abito di lana marrone
-molto semplice, un abito tagliato in modo che disegnava
-meravigliosamente le curve del suo corpo
-snello di una possente vigorìa verginale. Lo scrittore
-le infilò due piccole rose alla cintura, la fece
-sedere sul divano, sedette vicino a lei:
-</p>
-
-<p>
-— Sapete, Claudina, che sono quasi due giorni
-che non ci vediamo? Dall'altra sera, quando vi
-riaccompagnai a casa dal teatro..... — Poi aggiunse,
-spiando negli occhi l'anima dell'attrice: — Voi non
-vi siete addolorata molto per questa assenza!
-</p>
-
-<p>
-— Questa è una vostra opinione personale, nè
-voi siete in grado di proclamarla giusta. Io, del
-resto, ho avuto il lavoro per distrarmi. Malgrado
-i pretesti dei vostri reumatismi, la commedia doveva
-esser provata. Gray, che per la sua gelosia
-per voi non farebbe oramai un gesto per salvarvi
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-da una morte sicura, non si è incaricato di nulla:
-ha continuato a recitare la sua parte di Otello, fra
-le quinte. Ho dovuto essere io direttore, autore, attrice
-e pubblico. Ma la messa in scena ha fatto
-un grande progresso mercè le fatiche della piccola
-Claudina, e domani potrete giudicare.
-</p>
-
-<p>
-— Siete una santa! disse lo scrittore prendendole
-le mani e la guardò appassionatamente, ma
-non senza una leggera ironia. Rimasero entrambi
-con le mani serrate, a guardarsi negli occhi. Farnese
-si era fatto più dappresso all'amica, il suo
-volto cominciava a inchinarsi verso le fresche labbra
-di lei, quando l'attrice, sciogliendo le sue mani
-dalla stretta amorosa e seduttrice, s'alzò, fuggì al
-centro della stanza, dicendo:
-</p>
-
-<p>
-— Mio caro autore, noi dobbiamo provare.....
-«S'io ben mi appongo» come dicevano gli eroi
-di quelle tragedie che studiavo al Conservatorio,
-voi dovete aver corretto due scene della vostra
-commedia ed io dovrei provarle, qui, con voi. Sono
-ai vostri ordini. Ho due ore di tempo, sono uscita
-adesso dal teatro e sino alle sei non vado a pranzo.
-Cominciamo? Voi mi darete la replica.
-</p>
-
-<p>
-— Ecco qui, disse lo scrittore che si era avvicinato
-anche lui alla tavola ed investiva sempre
-la giovinetta d'uno sguardo cupido, veramente non
-ho potuto completare che una sola di quelle due
-scene. Non ero in vena, oggi......
-</p>
-
-<p>
-— Già, quei benedetti reumatismi! interruppe
-ridendo Claudina.
-</p>
-
-<p>
-— Perdonatemi e intanto, continuò lo scrittore,
-proviamo almeno questa......
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-</p>
-
-<p>
-Provarono, lungamente. Claudina viveva solo
-d'arte in quel momento. Aveva estratto dalla sua
-tasca il fascicolo manoscritto della parte e, ripetendola,
-vi apportava le modificazioni redatte dallo
-scrittore. Cominciava il crepuscolo, quando Farnese
-gettò sul tavolo il manoscritto ed esclamò:
-</p>
-
-<p>
-— Ecco finito! Ritorniamo alla realtà.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Claudina sedette nuovamente sul divano, Farnese
-sedette su uno sgabello ai piedi di lei. Egli
-la fissava sempre negli occhi. Acceso dal desiderio,
-ebro di quel corpo vergine, egli spiava i bagliori
-di quelle pupille per scorgervene uno solo e repentino
-che fosse simile a quello che ardeva nelle
-sue, un bagliore di desiderio. Voleva cogliere subito
-quell'attimo fuggente, quel momento fatale in
-cui la donna, sempre ribelle all'ultima seduzione,
-sarebbe venuta a lui, al suo desiderio, al suo amore,
-mite e docile come una vittima, come una schiava.
-Ma, finora, nelle pupille di Claudina s'adunava solamente
-una grande tristezza, la tristezza, pensava
-Giuliano, per il fiore ch'ella si sentiva in procinto
-di perdere. Intanto il desiderio, l'amore di quella
-verginità urgevano quell'uomo che, con parole rotte,
-tremanti, vaghe, cercava d'esprimere a Claudina il
-suo sentimento preciso. Erano cadute le bende che
-gli nascondevano la vista di quel portento primaverile.
-Lo scrupolo aveva oramai lasciato il posto
-ad una placida teoria di fatalità. Egli si ripeteva
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-ch'era inutile contrapporre al desiderio di Claudina,
-la visione pura di Beatrice, poichè quell'abbraccio
-spirituale e materiale che quella verginità e quel
-desiderio preparavano inconsapevolmente, doveva
-avvenire; e frapporre al suo compimento imagini
-dolorose, fantasmi di rimorso, pensieri e scrupoli
-saggi, non significava arrestare la corrente che doveva
-trascinarlo, ma era piuttosto un aumentarla,
-come un torrente che abbia incontrato un masso
-enorme che ne interrompa la corsa, valicatolo, precipita
-di nuovo con centuplicata veemenza.
-</p>
-
-<p>
-— Claudina, Claudina, egli diceva, io vi voglio
-bene. Sento per voi una tenerezza senza confine,
-una tenerezza che mi fa serrare il cuore, quando
-io vedo passare nei vostri occhi un'ombra di tristezza.
-So anche che voi mi amate, so anche che
-voi sentite per me ciò che non avete sentito per
-altri. Io sento che la vostra anima sta per ischiudersi
-al bacio di un'altra anima..... Il vostro atto
-semplice e sincero sarebbe di chinarvi verso di
-me, senza riluttanza e senza incertezza, per accogliere
-l'amore che sale dall'anima mia verso di
-voi. Ma voi siete buona quanto siete bella, Claudina:
-per questa vostra bontà l'imagine di una
-triste donna che soffrirebbe del nostro amore
-vi traversa il pensiero, arresta e sacrifica la vostra
-passione... Voi mi perdonate se chiamo passione
-ciò che sentite per me?... Non vi parrò pretensioso
-e sciocco, n'è vero? Io vedo che voi mi cercate,
-mi prediligete: vi so troppo buona e troppo onesta
-per credere ad una civetteria o ad un amoretto
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-passeggero. Voi mi amate. Io vi amo. Si realizza
-così il vostro sogno di essere amata da un artista
-e di amarlo. Ecco giunto per voi quel quarto d'ora
-di felicità, cui tutti presto o tardi hanno diritto,
-come mi dicevate qualche giorno fa a teatro. Vi
-ricordate? Mi diceste che il vostro sogno era quello
-d'essere amata da un artista, per completarlo, essere
-cosa sua come lui sarebbe cosa vostra. Ed
-aggiungeste: «Questo ancòra non è. Sarà? Non
-sarà? <i>quien sabe?</i>» Ed ecco: questo è, questo sogno
-s'avvera perchè io vi amo, perchè io vi amo
-appassionatamente, perchè ho bisogno di voi come
-dell'aria, perchè la vostra lontananza mi è insopportabile,
-è per me come una morte nella vita. Voi
-mi amerete, Claudina, voi mi amerete sempre, io vi
-amerò sempre, io vi amerò per tutta la vita.... Per
-sempre! Lo sapete, lo sapete che v'amo e che vi
-amerò tanto? Tu lo sai, tu lo senti, Claudina?
-</p>
-
-<p>
-Egli s'inebriava con le sue stesse parole e carezzava
-convulsamente la donna, innanzi alla quale
-era in ginocchio; continuò a lungo a celebrare
-quell'offertorio d'amore; poi il suo desiderio intuonò
-le sue litanie di passione. Claudina si lasciava
-invadere da un molle senso di abbandono,
-alcune frasi dell'uomo che invocava facevan trasalire
-il suo cuore o palpitare i suoi nervi, come
-minacce o come turbini. La sua verginità vacillava.
-Ella era, a poco a poco, conquisa dalle visioni di
-voluttà che l'uomo suscitava nella sua fantasia febbricitante.
-Le carezze di lui diffondevano nell'animo
-femminile quella dolcezza fatta di stanchezza
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-e di desiderio, che sollecitava la resa gloriosa al
-richiamo di quella gagliarda fanfara d'amore ventenne.
-Egli sapeva toccare nel suo offertorio amoroso
-le fibre più intime dell'amata e nel naufragio
-del pensiero, della coscienza, della riflessione di
-lei, solo la giovinezza e la passione restavano, mentre
-la fanfara della voluttà lanciava più violenti i
-suoi squilli nel tumultuante sangue della vergine.
-L'ebrietà folle, minuto per minuto, aumentava. La
-riflessione cadeva, soffocata dalla rivelazione di un
-nuovo mondo inaccesso. Ed il sortilegio si compiva
-pel prodigio dei vent'anni ignari, vertiginosamente.
-La bocca già fioriva i suoi baci.
-</p>
-
-<p>
-Ma il pensiero di Beatrice, la visione di quella
-triste donna, — visione che già l'aveva fatta piangere
-due sere prima, in carrozza — attraversando
-il suo combattuto pensiero, faceva resistere Claudina.
-D'altra parte la sua passione a volte la lasciava
-ragionare ed ella si diceva che l'amore di
-quell'uomo non poteva essere duraturo. Ad un tratto,
-Claudina liberò le sue mani da quelle di Giuliano,
-scoppiò in un pianto dirotto, dopo aver portato le
-dita, come una tutela, innanzi le sue pupille. E questa
-ultima resistenza, quest'ultimo grido disperato
-della ragione contro la vertigine, sollecitò la sua
-caduta, il trionfo dell'amore. Giuliano si era lanciato
-su lei e con le labbra le suggeva le lacrime
-sul ciglio con baci febbrili. La sinfonia dei baci discese
-alle guancie, alle labbra rosse, divenne solenne,
-violenta, rabbiosa, fu inno trionfale. La verginità
-si ribellava per l'ultima volta, sotto quei baci
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-all'ultima rinunzia, all'ineffabile consenso, fino a
-quando, Giuliano parlandole ancòra d'amore, ella
-smarrì ogni senso che non fosse quello dei baci su
-le labbra, s'avvinghiò ancòra lacrimante a Giuliano,
-l'attirò a sè, oramai vinta e perduta.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Poco tempo dopo, i due amanti si destarono
-dal letargo in cui erano caduti: Claudina corse ad
-una grande specchiera per riordinare i capelli e si
-trovò faccia a faccia con un ritratto di Beatrice,
-ch'ella già conosceva per averla vista qualche volta
-a teatro e per averla un giorno incontrata in quel
-gabinetto da lavoro dello scrittore. Ella rimase a
-lungo a contemplarla, immobile, con un'espressione
-di spasimo sul dolce volto. Le cinque suonarono al
-piccolo quadrante incastrato nel petto di un fauno
-di bronzo:
-</p>
-
-<p>
-— È tardi; bisogna che io vada, disse Claudina.
-Guardò ancòra il ritratto, poi lo depose sul
-marmo e mormorò sconsolatamente: — Giuliano,
-Giuliano, che abbiamo mai fatto!
-</p>
-
-<p>
-— Io ti amo, io ti amo, mormorò Giuliano,
-con una voce convulsa che Claudina non gli conosceva.
-</p>
-
-<p>
-Egli era rimasto seduto sul divano, affranto da
-una tristezza senza confine. La forza di sollevarsi e di
-agire gli mancava, il suo pensiero si dibatteva tra
-le tenaglie di quel dolore infinito. Sentiva salire
-nel suo cuore un rimorso dilaniante, lo angustiava
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-il martirizzante pensiero che nessuna forza ormai
-poteva farlo tornare indietro di un'ora. Seguiva i
-movimenti di Claudina con lo sguardo atono, senza
-dire una parola, e negli occhi non vibrava più alcuna
-scintilla di quell'incendio che vi aveva divampato
-poco prima.
-</p>
-
-<p>
-— Che abbiamo fatto, Giuliano! ripeteva Claudina,
-nella penombra.
-</p>
-
-<p>
-La voce che le mormorava era così pallida e
-stanca in quella oscurità e la tristezza ne era così
-intensa, che quasi parvero quelle parole a Giuliano
-un rimprovero misterioso ed occulto.
-</p>
-
-<p>
-— Io ti amo, ripetè egli per l'ultima volta,
-ma così fievolmente che Claudina non si ingannò
-sul significato di quella affermazione, che altro non
-era che il modo di sfuggire per un attimo ancòra
-al rimorso atroce che cominciava a stringere i
-loro due cuori.
-</p>
-
-<p>
-Con inesorabile esattezza, Claudina cominciò
-la loro comune requisitoria.
-</p>
-
-<p>
-— Noi abbiamo fatto tutto questo, ella disse,
-spinti dal più ignobile ardore. Questo ardore si è
-spento troppo presto e quante illusioni in così
-breve ora ha arso e come ci lascia ormai tristi e
-sconsolati. Il solo desiderio ci ha condotti ed il
-desiderio tradisce. Una povera anima è stata offesa
-da noi per questa allucinazione del momento e
-purtroppo è una macchia che nessuna forza umana
-potrà mai lavare. Il pentimento è sciocco, hanno
-detto. Non è sciocco, quando impone di non ricadere
-più nella colpa. E così il pentimento deve
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-parlarci, ora. Se quell'offesa noi non la possiamo
-cancellare, è nostro dovere di non rinnovarla. Noi
-non avremmo, come non abbiamo, alcuna giustificazione.
-Sola la vertigine di un minuto ci accusa
-e ci accascia. Il nostro primo bacio sarà stato
-anche l'ultimo. Voi ritornerete più dolce e più
-umile a quella che abbiamo offesa! Non è vero,
-Giuliano?
-</p>
-
-<p>
-Tacque. Lo scrittore taceva sempre, ma un
-gesto del suo capo affermava. Innanzi a quella
-pronta rinunzia, innanzi a quella conferma di un
-uomo che diceva di averla presa fra le braccia
-senz'ombra d'amore, il dolore della verginità invano
-contaminata proruppe violento, disse parole smarrite:
-</p>
-
-<p>
-— Io sola, disse fra l'altro Claudina, io sola
-rientro nella vita, sconfitta. Quel candore che avevo
-conservato con orgoglio geloso a traverso a tante
-lotte, a traverso i più volgari ed abili attentati, è
-caduto, ora, in pochi minuti, per un uomo che non
-mi ama, si è macchiato sotto il bacio di un uomo
-spinto a me dal solo desiderio. Ah, che miseria!
-</p>
-
-<p>
-Il ribrezzo le serrò la gola. Giuliano mormorò:
-</p>
-
-<p>
-— Perdonatemi!
-</p>
-
-<p>
-Claudina s'era celato il volto con le mani, forse
-piangeva. L'amante si levò, s'appressò a lei:
-</p>
-
-<p>
-— Ah, che sciocchezza ho pronunziato! egli
-disse con un amaro scoppio di risa che partiva
-dalle più intime convulsioni della sofferenza. Perdonatemi?
-che forse una donna perdona d'averle
-tolto ciò ch'ella ha di più sacro? Come vorrei,
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-Claudina, che quest'ora non fosse mai suonata!
-Lasciatemi, lasciatemi, non mi dite più nulla, poichè
-io so d'avere commesso un vero delitto e poichè
-questo è irreparabile!
-</p>
-
-<p>
-La donna singhiozzava. Egli le asciugò gli occhi
-con la lieve battista del fazzoletto, l'aiutò ad infilare
-il mantello, le tese i guanti, il portabiglietti,
-un libro ch'ella aveva con sè. Com'ella fu pronta
-ad andarsene, si guardarono. Claudina non resse
-a quello sguardo e s'abbattè sul petto di Giuliano,
-nuovamente presa da uno scoppio di singulti. Egli
-non trovò una parola da pronunziare, lasciò libero
-corso a quelle lacrime che l'addoloravano più di
-ferite. Finalmente l'attrice si fece forza, tese la
-mano all'amante di un'ora, di un'unica ora. Questi
-l'attirò a sè, la baciò su la fronte, quasi religiosamente.
-Premette il campanello elettrico perchè
-l'accompagnassero. Le aprì la porta. Su la soglia,
-ella si volse:
-</p>
-
-<p>
-— Noi ci dovremo rivedere. Saremo gli amici
-di prima. Il mio sogno solo sarà infranto. Ma, ve
-ne scongiuro, mai più una parola su ciò deve essere
-pronunziata fra noi.
-</p>
-
-<p>
-Uscì. Giuliano la vide allontanarsi per la lunga
-fila di salotti, con un passo vacillante, preceduta
-dal domestico. Poi, scomparve. Lentamente egli si
-fece alla finestra, l'aprì. Un'onda d'aria gelata entrò
-fischiando. Vide Claudina ferma sul portone, in attesa
-di una carrozza scoperta che si avvicinava di
-corsa. Ella s'avviò alla carrozza arrestatasi innanzi
-alla casa. Giuliano corse ad un vaso di cristallo
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-che era su un tavolo, vi prese il gran mazzo di
-prime rose, lo lanciò nella carrozza al momento
-che Claudina vi si sedeva, così che i fiori le caddero
-sul grembo. Un cenno della mano rispose a
-quell'omaggio, ma egli non potè scorgere la luce
-di gratitudine che aveva rischiarato i begli occhi
-lacrimosi. La donna portò al volto il bel fascio di
-rose, vi tuffò la bocca, mentre la carrozza si allontanava
-fra il doppio tremolio delle due file di
-fanali a gas.
-</p>
-
-<p>
-Lo scrittore richiuse la finestra, accese le piccole
-candele rosee di un candelabro di bronzo. Poi
-tornò alla finestra, applicò ai vetri gelati la sua
-fronte che ardeva. Rimase a lungo così, attonito,
-senza pensiero. Poi si avviò alla biblioteca, prese
-il primo libro che gli venne alla mano, cadde su
-una poltrona e cominciò a leggere; ma le lettere
-danzavano innanzi alle sue pupille una ridda furiosa
-ed i suoi occhi scorrevano automaticamente
-le linee e le pagine, senza che il suo cervello percepisse
-alcuna di quelle parole che le pupille leggevano.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Quale espiazione maggiore per la caduta poco
-prima leggermente commessa, che veder rientrare
-calma e gaia, piena di confidenza e di tenerezza
-sua moglie, l'offesa, accompagnata dai suoi due
-bambini incappucciati di velluto turchino, biondi
-biondi e così giocondi? Mentre egli leggeva, la
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-moglie era entrata nella stanza in punta di piedi,
-s'era chinata tacitamente su lui ed aveva ricoperto
-di baci appassionati il suo volto. I bimbi
-erano accorsi poco dopo sgambettando e si erano
-aggrappati alle spalle del padre, afferrandogli i baffi
-o la barba, pizzicandogli le mani. Giuliano, sotto
-quell'affettuoso assalto, aveva sentito gonfiarsi dentro
-la sua anima il disgusto violento di sè stesso.
-I baci semplici di sua moglie gli avevano fatto più
-male che rimproveri; essi lo avevano avvilito più
-che un insulto e, debilitato da quel disgusto, l'infedele
-non aveva trovato una sola parola da rispondere
-alle frasi affettuose che i suoi cari gli
-prodigavano. I bimbi si rincorrevano nella stanza
-per disputarsi un giornale illustrato che la piccola
-Anna Maria aveva preso sul tavolo del padre. Beatrice
-s'era seduta su le ginocchia del marito, gli
-aveva passato un braccio intorno al collo, con l'altra
-mano gli torturava la barba.
-</p>
-
-<p>
-— Ecco, ecco il mio povero grand'uomo! diceva
-scherzosamente, il mio povero grand'uomo che
-è rimasto tutto il giorno in casa solo solo, come un
-fraticello in un convento. E chi sa come ha lavorato
-il mio povero grand'uomo! Chi sa quante belle
-cose ha scritto! Chi sa quante poche volte ha pensato
-alla sua piccola Beatrice! Dio, Dio, il mio romanziere
-ha scritto tutte quelle pagine! Come sarà
-stanco il mio gran fanciullone! N'è vero? Ma, stasera,
-si pranza subito, i bambini vanno subito a dormire...
-</p>
-
-<p>
-Brontolii di protesta partirono dall'angolo del
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-salotto dove i due bambini s'erano accovacciati
-per estasiarsi insieme su quel giornale illustrato.
-</p>
-
-<p>
-— Sicuro, continuò Beatrice, i bambini vanno
-subito a dormire..... Io resterò vestita così.... Il mio
-grand'uomo infilerà la pelliccia e ce ne andremo
-via a braccetto, stretti stretti, come due sposini,
-come andavamo a Siena in quell'anno indimenticabile!
-Ti ricordi?
-</p>
-
-<p>
-Il dolce ricordo li riafferrò e Giuliano sentì aumentare
-il suo spasimo. Il piccolo Luca e la bambina
-erano usciti vertiginosamente dalla stanza, disputandosi
-di nuovo il giornale, perchè l'uno voleva cominciare
-a sfogliarlo dal principio e l'altra dalla fine.
-</p>
-
-<p>
-— Giuliano, Giuliano mio, se sapessi come ti
-ama la tua piccola Beatrice, se potessi vedere il tesoro
-d'affetto che custodisce nel suo piccolo cuore.....
-</p>
-
-<p>
-Si chinò ancòra a baciarlo.
-</p>
-
-<p>
-— Anch'io ti amo, ti amo tanto! sussurrò
-Giuliano.
-</p>
-
-<p>
-Ma volle mutare sùbito discorso:
-</p>
-
-<p>
-— E Leonardo non è ancòra rientrato? Si dà
-proprio alla gran festa!
-</p>
-
-<p>
-Beatrice non rispose: avviticchiata a lui, continuava
-a coprire le sue guancie di frequenti baci,
-lievi, casti, ma appassionati. Sotto quell'onda amorosa
-lo spasimo di Giuliano cresceva ad ora ad
-ora. Eppure non era la prima sera ch'egli aveva
-baciato la moglie, dopo di aver baciato poche ore
-prima un'altra donna. Ma i baci di Claudina gli
-sembravano più gravi. Egli aveva la sensazione che
-il suo incontro con Claudina non si sarebbe fermato
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-a quella sola caduta, come la donna aveva
-ingiunto. Quasi un senso di fatalità, quasi il peso
-di un male che già si conosce come deve avvenire,
-opprimevano la sua anima. Intanto Beatrice,
-quella Beatrice per cui egli aveva tanto delirato,
-quella Beatrice immacolata che l'aveva reso così
-felice, baciava le sue labbra, mai sospettando che
-quelle labbra poco prima avevan pronunziato un
-delittuoso offertorio d'amore per una vergine battuta
-dalla veemenza del sangue ignaro, come una
-fragile canna in balìa di un vento impetuoso! Quella
-confidenza di sua moglie lo feriva, lo umiliava.
-Tutta la miseria delle sue incoerenze s'attristiva
-in lui. Due lacrime spuntavano nell'intercilio, sole,
-grosse, silenziose.
-</p>
-
-<p>
-— Tu piangi? domandò Beatrice agitata e si
-chinò ancòr più su lui, l'abbracciò più fortemente. — Ma
-che hai, Giuliano? Per carità, dimmi che è
-questo, che significano quelle lacrime?....
-</p>
-
-<p>
-— Nulla, nulla, Beatrice, un po' di <i>spleen</i>, la
-solitudine, la stanchezza.... E poi la tua affettuosità
-è così dolce che mi commuove profondamente....
-</p>
-
-<p>
-Giuliano asciugò quelle due lacrime bollenti.
-Beatrice s'era levata e, sorridendo, gli aveva prese
-le mani e tirava per costringerlo ad alzarsi dalla
-poltrona. Amorosamente avvinti, fecero qualche altro
-passo per la stanza. Beatrice tentava di consolarlo,
-gli diceva delle parole dolci. Come furono al
-divano, dove Claudina un'ora prima si era concessa
-all'amore, Beatrice attirò Giuliano perchè vi cadessero
-insieme, ancòra avvinti:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-</p>
-
-<p>
-— No, no, non lì! gridò Giuliano, con una voce
-convulsa, mentre nella sua anima il disgusto versava
-l'ultimo fiele.
-</p>
-
-<p>
-Beatrice si staccò da lui, lo interrogò con gli
-occhi, sorpresa da quel grido incomprensibile. Giuliano,
-sentendo la spiegazione necessaria, trovò la
-forza d'essere vile e disse con un falso sorriso che
-era un ghigno:
-</p>
-
-<p>
-— Sai, si sa come si comincia.... e non si sa
-come si finisce!
-</p>
-
-<p>
-Beatrice, ridendo e protestando, si coprì il volto
-con le palme. Giuliano ebbe per un attimo, nitidissima,
-la visione dell'abisso verso cui si avventava.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span></p>
-
-<h3>VI.</h3>
-</div>
-
-<p>
-La sala del Teatro Nazionale rigurgitava. L'annunzio
-della nuovissima commedia del grande scrittore
-vi aveva attirato il pubblico più vario ed imponente,
-il pubblico delle più solenni prime rappresentazioni.
-Tutta Roma era rappresentata in quella
-luccicante sala di teatro. I palchi si fiorivano a poco
-a poco delle signore più eleganti, i proscenii delle
-orizzontali più altamente quotate nella fiera dell'amore.
-La Roma aristocratica, politica, finanziaria,
-artistica, letteraria e la cosmopoli del piacere s'eran
-date convegno quella sera in quei palchi e quelle
-poltrone. Qualche minuto prima delle nove, Beatrice
-entrò in un palco, accompagnata da Leonardo Loredano.
-I suoi nervi tremavano, tutto il suo essere
-palpitava nell'attesa insopportabile. Per ingannare
-la sua emozione e la sua ansia, ella si mise a guardare
-con l'occhialino la sala sempre più rigurgitante.
-Qualche amica le sorrideva da un palchetto,
-le faceva un gesto di augurio. Qualche uomo dalle
-poltrone le si inchinava. Da un palco di giornalisti
-molti binocoli furon rivolti verso di lei. La folla
-continuava ad entrare. Alcuni palchi si riempivano
-di ufficiali. Nella barcaccia di un circolo elegante
-già si trovavano il re ed i principi dell'eleganza,
-Filippo Verra, contornato dalle marsine inappuntabili
-e dalle cravatte ideali dei suoi giovani amici e discepoli,
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-Celli, de Lise, Santacroce, Filangieri, Morosini,
-Sammartino, Ugenta, e tanti altri. A poco
-a poco anche le poltrone si riempivano di letterati
-e d'artisti. Andrea di Vele aveva salutato
-Beatrice. Beatrice aveva anche visto il viso imberbe
-e napoleonico di Luciano di Mèllare, «un profilo
-di medaglia», come aveva detto Loredano. Aveva
-visto insieme Claudio La Loggia e Giorgio Lavena,
-i due scrittori che si facevano più concorrenza, e
-si diffamavano regolarmente a vicenda e quanto meglio
-potevano. Diego Vassura faceva lo snob nei
-palchi delle signore più stemmate; vecchi e giovani
-scrittori erano a gruppi, qua e là, giornalisti,
-pittori, musicisti, scultori, attori. Paolo Èroli, il
-grande pittore, uno dei più intimi amici di Farnese,
-era salito a salutare Beatrice. In un palco era apparso
-Marco Torrero con sua moglie. Il celeberrimo
-giornalista che oramai non appariva più nei
-teatri, non aveva voluto mancare a quella prima
-rappresentazione di Farnese, suo amico fedele,
-scrittore che aveva fatto sotto il di lui auspicio le
-prime armi, ingegno ed anima d'artista ch'egli prediligeva.
-Torrero rispondeva annoiato torcendosi
-i piccoli baffi biondi ai saluti, mentre sua moglie,
-la celebre scrittrice, scorreva i giornali della sera
-e rideva sovente di un suo sonoro riso meridionale.
-In quel palco era poi entrato Claudio Sanna, il compare
-di battesimo di Farnese, come amava chiamarsi.
-Il grande romanziere aveva illuminato la sua larga
-faccia geniale d'un sorriso affettuosissimo scorgendo
-nel palco di rimpetto Beatrice che lo salutava.
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-I critici drammatici entravano: Filippo Ruffo,
-Roberto Drago, Giacomo Spada, altri. Entrò poi Alessandro
-Sanfilippo che redigeva nel gran giornale di
-Torrero la «Serata teatrale» dove, dopo una prima
-rappresentazione, in poche frasi eleganti e spirituali,
-descriveva il successo, la messa in scena di ogni atto,
-gli abiti e le acconciature delle attrici, il pubblico, gli
-incidenti; narrava la storia della commedia, malignava
-su i dietroscena di palcoscenico. Egli passava
-tra la folla degli spettatori con la sua faccia tonda
-e rosea, incorniciata di barba bionda. Molte mani
-si stendevano sul suo passaggio: egli ne stringeva
-la maggior parte con noncuranza e con sufficienza,
-solo per qualcuna egli sorrideva e s'inchinava
-riverentemente. La folla aumentava sempre più. I
-palchi, colmi di signore in abiti sontuosi e chiari,
-sembravano ceste di fiori il cui bordo fosse di velluto
-azzurro. Dietro si rinnovava continuamente la
-turba degli abiti neri. Da molti palchi dardeggiavano
-i monocoli, con arie insolenti. Qualche signora
-alle poltrone interrompeva la monotonia degli abiti
-neri e degli sparati candidi. La sala offriva un
-delizioso colpo d'occhio.
-</p>
-
-<p>
-Di qua e di là, nei palchi e nelle poltrone, si
-parlava animatamente di Farnese e della commedia
-che stava per rappresentarsi. S'incrociavano le discussioni,
-s'intessevano gli elogi, s'agganciavano
-le indiscrezioni, un formicolìo d'idee, un turbinìo
-di concetti e di parole, una ridda di verità e di
-menzogne, una scorribanda di apologie e di anatemi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-</p>
-
-<p>
-Lavena e La Loggia, giù nelle poltrone, parlavano
-sottovoce per non essere intesi:
-</p>
-
-<p>
-— Mi ha detto oggi Savarese, mormorava Lavena,
-che sarà un trionfo. E Savarese fa testo perchè
-vede giusto: un'anima di profeta sotto la scorza
-d'un direttore di teatro. Incontrai l'altra sera alle
-Varietà Giuliano e sua moglie e mi raccontarono
-il soggetto. Se una commedia si basasse solamente
-sul soggetto, potrei da ora preconizzarti
-un fiasco. Ma vi sono altre cose e v'è da sperare.
-Del resto Farnese, sebbene sia un po' volpe vecchia,
-un abile marionettista, ha dello spirito, della
-modernità, dell'emozione ed io l'amo molto!
-</p>
-
-<p>
-— Va là! disse La Loggia, a chi vuoi darla ad intendere?
-Tu desideri più un fiasco per Farnese che
-un successo per te. E dì pure di no: vuol dire che
-ti conosci male, o meglio che non ti vuoi conoscere
-bene. Tu già sai quanto me la ricetta farnesiana.
-Prendete un soggetto la cui vacuità sia
-così profonda che a pensarla dia le vertigini; rimpolpate
-questo osso vuoto con carne pesta di belle
-chiacchiere, gettate il tutto in un recipiente dove
-sia dell'eleganza e della stranezza; ritiratelo poi
-ancòra umido e passatelo nella cipria di un'amabile
-fantasia, condite con una salsa nella quale siano
-tutte le spezie di qualche scena ad effetto, un po'
-d'emozione, molto spirito, un pizzico d'ironia; non
-trascurate abiti belli per le donne, arredi scenici
-eleganti, qualche squarcio brillante, qualche cortesia
-pel mondo femminile; fatto questo, servite
-caldo caldo ad un pubblico di donne eleganti e di
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-orizzontali, di ministri, di deputati, di <i>viveurs</i> e ad
-una maggioranza di imbecilli — ed avrete un successo
-magnifico, solenne, garentito per un anno,
-come un orologio da sette od otto lire! Non è così,
-forse? Siamo sinceri!
-</p>
-
-<p>
-— Tu esageri, via, insisteva Lavena. Farnese
-ha dell'ingegno!
-</p>
-
-<p>
-— E chi ti dice il contrario? replicava Claudio
-La Loggia. Oh, lo so anch'io che ci vuole moltissimo
-ingegno, prima per combinare quella ricetta
-e poi per eseguirla. Ci vuol ingegno, spirito, cultura
-e cuore. Ma dall'essere un uomo d'ingegno
-all'essere un riformatore del teatro drammatico come
-vogliono farlo credere i suoi gregarii, eh via! v'è
-gran differenza. Farnese è un abile uomo di teatro;
-ecco tutto. La tua commedia deve passare dopo la
-sua, n'è vero? Sì? Altra ragione, dunque, per augurargli
-un disastro!
-</p>
-
-<p>
-Il movimento continuava. Il nome di Farnese,
-i titoli delle sue opere, qualche aggettivo s'incrociavano
-a volte. Verso il palco di Beatrice, la quale
-ingannava la sua impazienza in un diluvio di ciarle
-con Loredano e con Èroli, si appuntavano i fuochi
-di molti occhialini curiosi e i più frugavano nel fondo
-del palco con la speranza di scoprirvi la maschia
-figura dello scrittore. Altri critici giungevano, altri
-mondani. Non più un posto era vuoto, in platea,
-in piedi, alle gallerie; erano state aggiunte sedie e
-poltrone, e non v'era modo di muoversi. Beatrice
-aveva visto un momento apparire Farnese all'ingresso
-delle poltrone e subito nel teatro molti sguardi
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-s'eran rivolti verso di lui, alcune malignità s'erano
-incrociate:
-</p>
-
-<p>
-— Viene a bruciare le ultime cartucce.
-</p>
-
-<p>
-— Le ultime raccomandazioni ai critici.
-</p>
-
-<p>
-— Quasi che essi non avessero l'articolo già
-pronto!
-</p>
-
-<p>
-— Sapete: non si è mai abbastanza sicuri....
-</p>
-
-<p>
-Giuliano Farnese, dopo avere stretta qualcuna
-di quelle mani che si tendevano verso di lui e dopo
-avere scambiata qualche parola con Filippo Ruffo,
-il famoso critico, era scomparso. Quel pubblico magnifico
-s'impazientiva nella sala.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il segnale che la rappresentazione cominciava
-squillò. Un gran silenzio si fece, repentinamente.
-Beatrice sentì fremere in lei la sensazione dell'irreparabile,
-una lacrima di emozione le imperlò il
-ciglio; Loredano le sorrise, Èroli le mormorò una
-parola di speranza. Il sipario si levava. Un mormorìo
-si diffuse in tutto il teatro. La scena rappresentava
-un terrazzo elegante, rischiarato da lampioncini
-alla veneziana; il terrazzo era verde di piante,
-ingemmato di fiori. L'ammirazione saliva dalla sala
-verso quella messa in scena deliziosa. Già le battute
-secche ed aspre come schiocchi di scudiscio che
-erano nel dialogo di Farnese, s'incrociavano, s'accavallavano,
-si distruggevano. Claudina Rosiers era
-in scena con Lorenzo Gray. La contessa di Varrena — il
-personaggio che incarnava Claudina — perseguiva
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-la sua Chimera, la Chimera dell'uomo
-perfetto, della passione sublime, del vincolo indistruttibile.
-Lorenzo Gray le faceva la corte, tentava
-di sorprendere in lei l'attimo di vulnerabilità. Ella,
-distesa su una poltrona, si lasciava cullare dalla
-canzone amorosa dell'innamorato. L'atto si svolgeva,
-rapidissimo, denso d'idee, ora lieto, ora malinconico,
-mentre tre o quattro tipi di uomini tentavano,
-ciascuno al suo turno, la conquista della chimerica
-contessa. L'atto si chiudeva con una brillante
-invettiva che la donna, esasperata dall'inutilità
-della sua aspra ricerca, scagliava contro le
-quattro marionette che le si prosternavano.
-</p>
-
-<p>
-I primi applausi scoppiarono. La commedia
-in quel primo atto si disegnava perfettamente, l'abilità
-scenica del Farnese vi era prodigiosa, lo spirito
-e la grazia vi scintillavano all'apogeo. Il successo
-si pronunziava nei primi giudizii, nelle prime
-discussioni e la costernazione già annuvolava qualche
-viso invidioso.
-</p>
-
-<p>
-— Chi sa mai dove sarà Giuliano, a quest'ora?
-domandò Beatrice, già felice pel lieto avvenimento
-che oramai era d'ora in ora più probabile.
-</p>
-
-<p>
-— Tu sai il suo sistema: uscire dal teatro
-quando s'alza il sipario, prendere una carrozza e
-farsi trascinare fino al momento in cui calcola che
-la rappresentazione stia per finire. Prima del quarto
-atto non sarà qui.
-</p>
-
-<p>
-Beatrice, ponendo un dito su le labbra, impose
-silenzio, poichè il sipario si rialzava per il secondo
-atto, questa volta sul <i>boudoir</i> della contessa
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-Varrena, di una squisitezza eccezionale. Claudina
-era in scena circondata dagli ammiratori, dei quali,
-chi le rendeva un servizio, chi le dedicava un sospiro,
-chi le arzigogolava un madrigale, chi le diceva
-una frase d'amore, chi una mezza insolenza.
-A poco a poco, ella aveva la prova della fatuità
-e della vanità di quegli uomini che le protestavano
-ovunque e comunque il loro amore, e in un momento
-di esasperazione, li giocava uno dopo l'altro,
-mostrando bene ai bellimbusti che se essi avevano
-tentato di farsi gioco di lei, ella li aveva preceduti
-nel loro disegno. Li metteva, così, finemente alla
-porta ed i Proci cui la casta Penelope aveva rovesciato
-tutte le liete speranze, riprendevano con
-arie affrante e visi smorti i loro mantelli ed i loro
-cappelli, per uscire mogi mogi da quel salotto ove
-erano entrati poche ore prima, in un momento in
-cui credevano baldanzosamente che ne sarebbero
-usciti vincitori. Suonavano le dieci e mezzo quando,
-usciti i corteggiatori, Claudina rimaneva sola in
-scena, e non sapendo che fare, chiamava la cameriera
-per farsi aiutare a svestirsi. Ma aveva appena
-cominciato quando Gray compariva su la soglia:
-era passato, tornando dal Circolo, e avendo visto le
-finestre illuminate era salito. Così Claudina licenziava
-subito la cameriera, riparava alla meglio al
-disordine suggestivo delle sue vesti, — e la grande
-scena cominciava. Quelli attori perfetti che erano
-Claudina Rosiers e Lorenzo Gray eseguirono ambedue
-meravigliosamente quella scena che era il
-pernio della commedia; sovente Claudina fu interrotta
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-dalle approvazioni. Era una scena di grazia
-e di emozione, di verità e di tristezza: l'uomo
-sinceramente innamorato, il solo che sentisse veramente
-il suo cuore gonfio di passione, non voleva
-più resistere a quella pena e, sotto la suggestione
-morbida delle piccole nudità dell'amata, a poco a
-poco smarriva le staffe, la passione turbinava ed
-egli tentava su la donna la resa. Ma questa, esasperata
-ancòra dalle prove di menzogna e di nullità
-che le avevano dato poco prima i suoi corteggiatori,
-non sapeva fatalmente distinguere che quell'uomo
-che ora le parlava d'amore era sincero, che
-nella sua voce vibrava il sentimento, non s'avvedeva
-come quell'uomo incarnasse la Chimera di
-cui ella andava all'affannosa ricerca; vedeva solamente
-in lui il maschio brutale, il seduttore,
-l'uomo che prende il frutto che gli si offre senza
-ch'egli ne senta la brama, e, non tenendo conto
-dell'omelia d'amore che il giovane le celebrava
-vibrante di passione, ad un momento ch'egli era
-divenuto più audace, lo metteva alla porta, con le
-più crude parole.
-</p>
-
-<p>
-Il successo era salito enormemente. L'atto di
-una finezza e di un'amarezza infinite aveva destato
-sussulti in tutti i cuori ed al calar del sipario
-su quel fatale inganno tutte le mani s'erano sollevate
-all'applauso, specie quelle delle donne, ognuna
-delle quali trovava nella propria anima un brandello
-della chimera cara alla contessa di Varrena.
-Nella platea e nei corridoi la discussione aumentava
-sempre più: i critici drammatici erano attorniati,
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-spiati, tenuti d'occhio da taluni che poi salivano
-nei palchi delle signore a dire: «Filippo Ruffo
-ha detto che è il capolavoro di Farnese»; o pure:
-«Roberto Drago mi ha detto che è un disastro».
-Alcuni letterati e giornalisti discutevano in gruppo,
-gli altri autori drammatici serbavano un contegno
-indifferente e impenetrabile. Quei corridoi, a momenti,
-sembravano bolgie infernali. Andrea di Vele
-era salito nel palco di Beatrice, le aveva portato
-le più schiette congratulazioni, riferendole le dicerie
-delle quinte e dei corridoi. Andrea di Vele era
-il più intimo e caro amico di Farnese, cui piaceva
-per l'ingegno sbrigliato, pel carattere leale ed amabile
-e la conscienza integerrima: anzi, egli lo
-aveva soprannominato «il Cavaliere senza macchia
-e senza paura» e Andrea di Vele aveva accolto
-con piacere quel soprannome che l'onorava.
-Era un giovine alto e maschio, bruno, con due occhi
-di fuoco, i mustacci rialzati, di un'eleganza sobria
-ma squisita. Buon parlatore ed un po' prezioso — ciò
-che aumentava fascini al suo discorso — egli
-portava nelle conversazioni il corredo brillante della
-sua simpatica cultura, lo scintillio del suo ingegno
-letterario, l'esperienza della vita ch'egli aveva avuta
-burrascosa, la conoscenza del mondo ch'egli
-aveva corso in lungo ed in largo, da Battro a Thule
-come dicevano i Romani, secondo le loro estreme
-cognizioni geografiche.
-</p>
-
-<p>
-Ora Andrea di Vele raccontava di essere salito
-in palcoscenico per trovarvi Giuliano, ma di
-averlo cercato invano; aggiunse poi che Claudina
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-Rosiers, complimentata, festeggiata, glorificata,
-era nervosissima per l'assenza del suo autore.
-In quel momento Beatrice, Loredano e di Vele
-udirono pronunziare queste parole da un signore
-molto <i>smart</i> che era con alcune signore nel palco
-contiguo al loro:
-</p>
-
-<p>
-— Guardate, guardate Giuliano Farnese. È in
-quel palco dov'è quella signora in raso rosa. Nel
-secondo palco dopo il proscenio, in seconda fila.
-Eh, eh! raccoglie gli allori, il trionfatore!
-</p>
-
-<p>
-Immediatamente gli sguardi dei tre si diressero
-al palco che la voce di quel signore aveva
-designato. Ma un sorriso apparve su le loro labbra
-subito dopo: il signore si era ingannato per una
-strana e grande rassomiglianza. Intanto nel palco
-vicino le belle signore facevano le loro chiose sul
-preteso autore applaudito.
-</p>
-
-<p>
-Il sipario si rialzò per la terza volta, sul salotto
-della contessa di Varrena. In quel terz'atto l'azione
-diveniva più stringata e drammatica, in qualche
-scena raggiungeva una violenza di dolore insoffribile.
-La chimerica innamorata era finalmente
-caduta, con l'illusione di aver raggiunta la sua
-chimera. Ma l'illusione ben presto impallidiva e
-rovinava, poichè ella non aveva ceduto a chi l'amava
-di più, ma a chi con arti subdole aveva meglio
-saputo rappresentarle la commedia del sentimento.
-Ella si svegliava da quell'illusione come da un
-incubo, e già tutto l'edifizio che minacciava rovina
-l'attorniava paurosamente. L'uomo ch'ella aveva
-creduto dovesse realizzare il suo sogno l'aveva attirata
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-in un terribile tranello, s'era valso del suo
-nome per le sue losche mene. E l'atto finiva quando,
-scoperto il baratro verso cui scendeva, ella scagliava
-l'atroce grido di dolore e di rimpianto, ritrovando
-vicino a sè umile e sommesso l'uomo
-che l'amava profondamente e ch'ella aveva fino
-ad allora disprezzato, nel suo fatale inganno.
-</p>
-
-<p>
-Un brivido aveva corso il teatro a quel grido
-potente e sovrano, lanciato da Claudina Rosiers
-innanzi a quella rovina, con una forza ed un ribrezzo
-che assurgevano all'orrore di un destino
-compiuto. Gli applausi erano scoppiati, unanimi,
-frementi, acclamanti. Claudina Rosiers era ricomparsa
-otto volte con Lorenzo Gray, e come il pubblico
-domandava insistentemente l'autore, Gray
-aveva fatto un gesto per significare ch'egli era
-assente dal teatro. Pure gli applausi s'erano raddoppiati,
-le salve d'acclamazioni erano divenute
-tonanti, il successo era ormai colossale.
-</p>
-
-<p>
-Beatrice, ritiratasi nel fondo del palco, piangeva
-di emozione fra le braccia di Loredano che
-era raggiante come per un successo suo. Mentre
-le acclamazioni scrosciavano ancòra, Andrea di
-Vele ch'era per uscire dal palco s'imbattè con
-Giuliano che entrava. Appena lo vide, Beatrice gli
-cadde nelle braccia, felice, orgogliosa, inebriata.
-Farnese l'attirava sempre più nell'ombra del palco
-per non essere visti e le passava dolcemente la
-mano su i capelli. Loredano e di Vele sorridevano
-senza guardare, a quella scena di tenerezza. Quando
-la commozione di Beatrice fu calmata, Farnese
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-seduto nell'ombra raccontò le impressioni di quella
-serata. Egli aveva voluto assistere non visto alla
-rappresentazione del terzo atto; salito alla galleria,
-egli s'era mischiato a quella parte più modesta del
-pubblico.
-</p>
-
-<p>
-— Ciò mi ha valso, diceva ora con la sua aria
-fanfaronesca, emozioni indicibili. Per la prima
-volta in vita mia ho sentito il successo da vicino.
-È anche vero che per la prima volta in vita mia
-ho avuto un successo così unanime e concorde.
-</p>
-
-<p>
-— E così sereno, interruppe Loredano.
-</p>
-
-<p>
-— E così meritato! aggiunse Andrea di Vele.
-</p>
-
-<p>
-— Grazie, tu mi mortifichi! disse il grande scrittore,
-ridendo, e seguitò:
-</p>
-
-<p>
-— Avevo vicino a me alcuni studenti. Ebbene,
-non hanno perduto una parola, una sfumatura, un
-accenno. Ah, ah! E poi diciamo che il pubblico non
-capisce niente! Chiacchiere! Ecco là qualche giovanotto — e
-quanti ve ne sono come loro? — che
-in fatto di teatro e di buon gusto ne capisce più
-di Ruffo, di Drago e di Spada sommati insieme!
-Ma v'è stato chi mi ha scoperto lassù, al paradiso:
-Torrero. È salito con Sanna. Si sono messi dietro
-alcuni uomini ed hanno cominciato a dir corna con
-me della commedia. Avreste dovuto godervi la scenetta
-deliziosa. Quei buoni spettatori erano su le spine,
-si frenavano, s'imponevano il silenzio. Ma, quando
-Claudina ha lanciato così meravigliosamente quel
-suo grido alla fine dell'atto e Torrero ed io abbiamo
-esclamato sbadigliando: «Che stupidaggine! Che
-sciocchezza!», quelli altri non hanno retto più, si
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-sono ribellati ed hanno intavolato con Torrero una
-discussione dove io ero esaltato e glorificato a non
-dirvi. Avreste dovuto vedere con che arie di protezione
-trattavano Torrero, mai immaginando con
-chi avevano a che fare!
-</p>
-
-<p>
-A poco a poco la sala si ripopolava, poichè l'intermezzo
-finiva ed i campanelli elettrici squillavano.
-Giuliano aveva sciolto il suo braccio dalla lieve pressione
-di Beatrice ed era uscito in fretta dal palco,
-al momento che il sipario si levava per il quarto
-atto. Sul suo passaggio qualche persona che ritornava
-al proprio posto e che lo conosceva di vista si
-rivolgeva a guardarlo; altri mormoravano ai vicini
-il suo nome. Egli passava in mezzo a quella curiosità,
-con la sua bella indifferenza di uomo celebre,
-che sa d'esser sempre guardato e non ha per questo
-bisogno di andare alla caccia ed alla ricerca
-di sguardi e di ammirazioni. Tuttavia una gran gioia
-pel trionfo che quella sera coronava il suo nome
-gli gonfiava il petto, mentre s'avvicinava in fretta
-alla porta del palcoscenico, mentre traversava i praticabili,
-mentre bussava alla porta di Claudina che
-ancòra e per quasi venti minuti non era di scena.
-Quella gioia del trionfo aumentò immensamente
-quando, entrato nello spogliatoio dell'attrice, questa
-gli si gettò tra le braccia e se lo strinse al seno nella
-commozione superba del trionfo comune. Giuliano
-le passava la mano su i capelli, come poco prima
-a sua moglie. Ma, lentamente, il fascino arcano di
-quell'abbraccio ideale si distruggeva e da quell'abbraccio
-semplice di maschio e femmina la sensualità
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-risorgeva a battere la sua diana.. L'ebrietà del
-momento faceva dimenticare ad ambedue i rimorsi
-di due giorni innanzi, i buoni propositi, i giuramenti
-scambiati. Già la voce di Giuliano, che mormorava
-complimenti all'attrice trionfante, diveniva convulsa
-di desiderio per la donna. Già le braccia di
-Claudina Rosiers, che stringevano in un abbraccio
-fraterno l'artista che le aveva procurato quella gioia
-sublime, sussultavano di passione per l'uomo. La
-colpa rifioriva irreparabilmente dall'amore, come un
-fiore velenoso sorge da un'ajola inargentata di giaggioli,
-stellata di margherite:
-</p>
-
-<p>
-— Tu sei stata grande, tu sei stata magnifica,
-mormorava Giuliano. Io non potrò mai dimenticare
-il bene che mi hai fatto col tuo genio. Io ti
-amo, ti amo!
-</p>
-
-<p>
-— Anch'io ti amo, susurrava Claudina perduta.
-</p>
-
-<p>
-Il trionfo continuava ad inebriarli, facendo loro
-dimenticare ogni realtà, ogni passato, ogni avvenire.
-</p>
-
-<p>
-— Tu devi esser mia ancòra, Claudina, continuava
-l'amante. È una vera stoltezza pretendere di
-distaccarci. Noi siamo un'anima sola. Io sono fatto
-per te, come tu sei fatta per me. Io non posso vivere
-senza di te come tu non puoi vivere senza di
-me. La sete dei tuoi baci che mi arde, arde te pure.
-Claudina, Claudina, dammi i tuoi baci, dammi le
-tue labbra!
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì, io sono cosa tua, rispondeva l'amante
-con le labbra arse, il volto di brace. Io ti
-amo, ti amo troppo, so anch'io che è follìa sperare
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-di poter essere lontani, di poter non compiere fino
-alla fine il nostro delitto d'amore.
-</p>
-
-<p>
-La cameriera bussò all'uscio per entrare e
-vestire l'attrice.
-</p>
-
-<p>
-— Un momento, gridò Giuliano, poi aggiunse
-piano a Claudina, serrandola sempre più perdutamente
-fra le sue braccia: — Ora, dopo il teatro, io
-verrò da te, passerò la notte da te..... Vuoi? Vuoi?
-</p>
-
-<p>
-— No, no, non ancòra, scongiurò Claudina
-pure mite e sommessa, stasera, no.
-</p>
-
-<p>
-— Come vuoi lasciarmi solo stasera, Claudina,
-insisteva l'amante, stasera che il successo ci
-ha uniti, stasera che siamo cosa l'uno dell'altra,
-come mai più lo saremo?..... Vuoi? Vuoi?
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, vieni, susurrò l'attrice sempre più
-piano, ma con passione veemente, tendendo ai baci
-dell'amante le labbra dischiuse come un fiore.
-</p>
-
-<p>
-Quando si disciolsero da quel bacio supremo,
-Giuliano aprì la porta e la cameriera entrò. Seduto
-su una stinta poltrona, lo scrittore assistette alla
-toletta della grande attrice. Ella si spogliava celermente
-degli abiti che aveva indosso, li gettava su
-le sedie e le poltrone, a caso e febrilmente. La cameriera
-intanto distendeva le pieghe del nuovo abito
-che l'attrice doveva indossare; questa, seduta innanzi
-allo specchio della toeletta tutta bianca e
-spumante di merletti e di veli, e con le braccia nude
-rialzate ad arco, riannodava le trecce un po' rallentate;
-poi prendeva con la punta del mignolo un po' di
-pomata in una scatola di porcellana, tra la moltitudine
-di scatole, di barattoli, di vasi, di tubetti che
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-ricoprivano la tavola; con una zampetta di lepre
-spandeva con parsimonia il belletto su le guancie,
-che poi accarezzava di nuovo con una delle piccole
-spugne pel bianco; passava appena su le sopracciglie
-il <i>crayon mysterieux</i>, inumidiva le mani
-di vasellina. Siccome la voce di Savarese sollecitava
-al piano superiore alcune attrici, Claudina gettò in
-fretta l'accappatoio, sciacquò le mani, infilò la gonna
-pianamente, aiutata dalla cameriera prudente
-perchè non guastasse passando la pettinatura. Mise
-un abito di broccato <i>vieux-rose</i> coperto in parte
-di un lucente giavazzo verdone, che discendeva
-a grandi pieghe sotto due stole di merletti veneziani,
-i quali anche incorniciavano il collo candido
-e gli esili polsi venati d'azzurro. Diffuse ancòra
-con un piumino su le guancie una cipria rosea,
-ne diffuse anche su i bei capelli d'oro che apparvero
-inargentati di brina; si guardò nuovamente
-nello specchio, tese la mano a Giuliano, gli mormorò
-qualche parola all'orecchio e, mentre l'uomo
-sorrideva, ella entrò in scena per compiere il suo
-trionfo ed il trionfo del suo benamato. Uscito fra
-i praticabili, questi riguardava da un foro l'imponente
-sala di teatro, corsa ancòra dalla scintilla
-elettrica di quelle frasi suggestive che Claudina
-pronunziava, cesellando lentamente le poche
-scene di cui quell'atto si componeva. L'uomo che
-la chimerica donna aveva disprezzato la salvava
-dall'abisso aperto sotto i suoi piedi; ella però non
-si sentiva degna d'amare e d'essere amata da quell'uomo
-e la triste commedia si chiudeva malinconicamente
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-con un grido angoscioso dell'innamorata
-innanzi allo spettacolo di quel suo bel sogno perduto.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Quale proprietà continua di sdoppiamento deve
-essere in noi, se lo scrittore godeva del successo
-che lo illuminava e nel tempo stesso soffriva per
-ciò che quel successo recava di conseguenza? Egli
-vedeva la tela calare, udiva l'applauso echeggiare
-solenne, vedeva gli attori ricomparire più volte
-alle chiamate del pubblico, prima uniti, poi solamente
-Claudina Rosiers. Alcune voci del pubblico
-gridavano il suo nome, già frotte di amici invadevano
-il palcoscenico, serravano le mani del trionfatore
-di quella sera, parole inebrianti di elogio già
-susurravano al suo orecchio. Ma egli ascoltava
-distratto, spiando i passi di Claudina, tendendo
-l'orecchio a sorprendere le parole che l'attrice
-pronunziava tra i gruppi di marsine che l'assediavano.
-Era gelosia, forse, quel sentimento rabbioso
-ch'egli sentiva quella sera verso ognuno
-che parlava a Claudina, verso ognuno cui l'attrice
-acclamata sorrideva nella vicenda dei saluti e delle
-conversazioni? Egli vide dall'altro lato Gray che
-passeggiava anche lui in fondo alla scena, ancòra
-in marsina e cravatta bianca, morsicchiando una
-sigaretta spenta, intento a scrutare ogni piccolo
-movimento dell'attrice, attento a cogliere il più
-insignificante monosillabo che cadeva dalla bocca
-di lei. Giuliano sorrise al vedere quella sua precisa
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-immagine, come una persona che faccia innanzi
-ad uno specchio una smorfia comica, ride per il
-primo dell'espressione che ha il suo viso contraffatta.
-Intanto la folla innanzi a lui aumentava. Lo scrittore
-vedeva visi di persone incontrate una sola
-volta e che si erano ricordati di quella presentazione
-per poter «salire in palcoscenico a salutare
-l'autore». I suoi più gelosi colleghi gli scandivano
-le parole più melate, le sillabe più lusinghiere
-armonizzavano gli accenti più rispettosi. I <i>clubmen</i>
-si confondevano con gli artisti <i>bohèmes</i>, gli
-uomini di banca coi letterati, i giornalisti con gli
-indifferenti, gli attori con i critici. Farnese, nell'ansia
-che lo teneva, pure trovò per tutti una parola, un
-sorriso, una frase. Ma quando vide sua moglie
-entrare, accompagnata da Loredano e da Torrero,
-nel camerino di Claudina ove l'attrice era già rientrata,
-egli non seppe più reggere e si precipitò.
-Come fu su la soglia, sua moglie gli gettò le braccia
-al collo, pianse sul petto di lui per una bella
-e superba commozione. Le sue idee e la sua presenza
-di spirito impallidivano talmente che egli
-non sentiva nemmeno le frasi di elogio e di gratitudine
-che Beatrice rivolgeva alla grande attrice
-ed il desiderio che esprimeva di abbracciarla. Solamente
-quando vide sua moglie serrare tra le braccia
-quella Claudina che attentava alla sua felicità,
-quando vide due lacrime brillare negli occhi dell'attrice,
-la sua commozione fu così prepotente che
-egli non resse più, uscì su la scena, passò in fretta
-tra la folla variopinta e chiassosa degli attori, degli
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-intrusi, dei macchinisti, dei pompieri, senza salutare
-nessuno, senza vedere le mani che si tendevano
-verso di lui al suo passaggio; uscì dal palcoscenico,
-traversò i corridori ancòra affollati di
-pubblico; già si avviava verso la porta per lasciare
-il teatro, ma, quando la voce di una persona presso
-di lui mormorò indicandolo: «È Giuliano Farnese»,
-ei si ricordò che usciva senza salutare
-Claudina. Si fermò al botteghino del teatro, scrisse
-sopra una carta da visita due righe indicando a
-Claudina il luogo ove l'avrebbe attesa, consegnò
-questo biglietto perchè fosse recato immediatamente
-a Claudina Rosiers e si allontanò. Egli percorreva
-le vie in preda alla febbre. Le vie erano affollate di
-gente che, uscendo dai teatri e dai ritrovi, si avviava
-al riposo od alla festa notturna; lo scrittore passava
-in mezzo a questa folla, urtandola, trascinato a volta
-dalla corrente, sentendo il peso della sua infinita miseria,
-egli ch'era il trionfatore di quella serata. E
-mentre le donne e gli ammiratori lo pensavano circondato
-da amici ad assaporare la gioia del successo,
-egli traversava le vie solo e triste, misurando l'abisso
-verso il quale scendeva, l'abisso ch'ei scorgeva sempre
-più prossimo, senza che ciò gli desse la forza
-necessaria per ritrarsene in tempo.
-</p>
-
-<p>
-Perchè non partiva, magari anche in quel mattino
-che tra poche ore sarebbe sorto? Egli si domandava
-questo, entrando nel portone del Circolo
-della Caccia, salendo le scale, lentamente. Poi, mentre
-il domestico lo sbarazzava del soprabito e del
-bastone e poichè questi gli dimandava se desiderasse
-cenare, egli chiese un brodo ed un bicchiere
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-di porto rosso. Poteva egli partire, come aveva
-pensato? Si domandava questo nel piccolo salotto
-dov'era attendendo la sua cena frugale. Partire era
-presto detto! E gli obblighi, il lavoro, gli interessi,
-la famiglia? Ma, anche trascurando tutto ciò, che valeva
-partire? Poteva una distanza di duecento o di
-trecento chilometri levargli dal cuore il veleno che
-vi si era versato? Non era più tosto semplicemente
-dilazionarne l'effetto letale ed irrimediabile? Partire
-con Beatrice? Avrebbe egli forse mancato
-di pretesti per tornare a Roma, quando il desiderio
-ed il rimpianto di Claudina ve lo avessero
-richiamato, cioè sùbito? Quella sua idea del destino
-che si compiva ed al cui corso non eran da opporsi
-argini di ragionamenti e di rimorsi, lo riprendeva
-ora che tante impossibilità gli apparivano.
-Il domestico intanto gli portava il brodo e la bottiglia
-del porto:
-</p>
-
-<p>
-— Il marchese Filangieri ha dimandato s'ella
-era al Circolo. Cosa devo rispondergli?
-</p>
-
-<p>
-— Rispondete che no. Desidero d'essere solo.
-Attendo qualcuno.
-</p>
-
-<p>
-Bevve in fretta il vino, sorbì qualche cucchiajata
-di brodo.
-</p>
-
-<p>
-— Anzi a questo proposito, disse al domestico
-rendendogli la tazza, una persona in carrozza
-chiusa deve venire fra poco a cercare di me. Vi
-prego di avvertirmi sùbito.
-</p>
-
-<p>
-— Va bene, signore, — e mentre il domestico
-s'inchinava ed usciva, egli si distese in una poltrona,
-socchiuse gli occhi, ripreso dai suoi fantasmi
-di tristezza e di rimorso, attendendo.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span></p>
-
-<h3>VII.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Egli attese fino alle due, ma nessuna carrozza
-sopraggiunse. Uscito nell'anticamera, infilò il soprabito
-e discese in fretta, deciso di non perdere
-scioccamente quella notte d'amore nell'ebrezza del
-trionfo. Per calmare i suoi nervi convulsi camminò
-a piedi, ma così svelto che cinque minuti
-dopo uscito dal Circolo egli suonava al portone
-della casa in piazza di Spagna. Apertosi il portone,
-egli salì le scale correndo. La cameriera aveva
-già dischiuso l'uscio dell'appartamento e Farnese
-entrò improvvisamente nella stanza da letto di
-Claudina, rischiarata da un'alta lampada il cui
-chiarore era mitigato da un paralume di tulle
-giallo.
-</p>
-
-<p>
-La visione magnifica era innanzi a lui: Claudina,
-nuda sotto la camicia di fine batista, aperta sul
-piccolo seno. Il corpo della giovine donna, pronta
-ad entrare nel letto, sorgeva dal cerchio serico
-delle vesti cadenti ai suoi piedi. I capelli erano disciolti
-su le spalle, onda fulgente. La stanza aveva
-una temperatura voluttuosa, una penombra suggestiva.
-Le coltri, al lato destro del letto, erano
-tirate indietro ed i lenzuoli sembravano gioiosi per
-la festa amorosa che loro recavano il profumo e la
-grazia del bel corpo femminile. La lampada indorava
-i contorni del corpo, rischiarava i seni delicati,
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-la liana della vita, le anche ambigue e voluttuose.
-</p>
-
-<p>
-Farnese s'era avvicinato. Senza una parola,
-senza un sorriso, egli aveva stretto la flessibile
-liana, le sue dita avevano intuonato l'irresistibile
-invito. La donna s'era abbattuta su lui, vinta, mentre
-la trasparente camicia le scendeva dalle spalle
-e le nudità sfolgoravano.
-</p>
-
-<p>
-Non era il desiderio di uno che vibrando si
-comunicava all'altra: erano due fiamme, due brame,
-due passioni, due voluttà che si chiamavano,
-s'invocavano, gemevano nell'attesa, esultavano
-quanto più l'ora amabile si avvicinava. I soffi
-dei due respiri erano armonici, la medesima angoscia
-d'amore li accelerava, la medesima follìa
-di piacere li animava, la medesima febbre di passione
-irresistibile li infiammava. L'amante piegava
-a poco a poco la flessibile liana verso i molli cuscini
-di un divano prossimo; il bel corpo candido
-s'abbatteva sul giaciglio e su la stoffa oscura il
-candore suo s'animava e si esagerava, radioso.
-Ivi continuò l'armonica omelia d'amore, ivi s'innalzò
-più potente il grido del desiderio, ivi, smarrita
-ed abbandonata, l'anima si ritrasse sospirando.
-</p>
-
-<p>
-Ma ad un gesto più audace di Farnese la voluttuosa
-vittima si eresse, balzò in piedi, vide la
-sua nudità: arrossendone, cercò intorno una difesa,
-ma nulla era a portata della sua mano; allora balzò
-nel letto ed i lenzuoli si rovesciarono su lei, avvolgendola,
-disegnandone le curve in un amoroso
-abbraccio. Oramai al riparo, la fuggitiva sorrideva,
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-sorrideva dell'amante ch'era rimasto dolente e irritato
-sul divano basso, mentre il suo desiderio insoddisfatto
-agonizzava.
-</p>
-
-<p>
-Allora egli si levò, sempre più eccitato, mosse
-dei passi disordinati per la stanza.
-</p>
-
-<p>
-— Ah, no, tu non sei mia! gridò esasperato,
-arrestandosi ai piedi del letto dove la donna copriva
-fino la bocca con le coltri rialzate. No, no,
-tu non mi ami! Tu vagabondeggi nei sogni, t'inebrii
-al paese azzurro dell'ideale! Tu non sei la
-creatura umana ed ardente, misera e sublime che
-piange d'amore e ride di odio, sente per l'amato
-mille desiderii, mille sensazioni, ed un ardore unico,
-enorme, onnipotente: l'ardore del desiderio di formare
-una creatura sola...... Tu vaghi. Dove? Perchè?
-Anche il desiderio è per te un sogno, un
-brutto sogno, dal quale ti desti fuggendo, come
-poco fa. Amami, amami, Claudina, amami come
-ti amo, chè io ho tanto bisogno dell'amore tuo....
-Sii mia, finalmente, sii mia!...
-</p>
-
-<p>
-— Io sono sempre tua! ella sospirò.
-</p>
-
-<p>
-— No, no, tu non m'intendi, susurrò l'uomo,
-tu non vuoi intendermi! Io ti voglio tutta, tu devi
-essere tutta e sempre mia.....
-</p>
-
-<p>
-La donna si sedette sul letto, non più sorridendo.
-</p>
-
-<p>
-— Tu mi vuoi, ora?
-</p>
-
-<p>
-— Ora, sì, egli balbettò.
-</p>
-
-<p>
-— Sai di commettere un vero delitto? E non
-indietreggi? mormorò la donna, a bassa voce.
-</p>
-
-<p>
-— Un delitto d'amore, lo so! E non indietreggio,
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-no, no, perchè ti amo, perchè ti voglio, perchè
-amo te sola e sopra ogni cosa.....
-</p>
-
-<p>
-— Ricordi tu, disse Claudina sempre più grave,
-ricordi il giuramento che poche ore fa concludemmo?
-Ricordi? Giurammo che i nostri primi baci sarebbero
-anche stati gli ultimi.....
-</p>
-
-<p>
-— Fummo pazzi, ingenui....
-</p>
-
-<p>
-— E se tu un giorno dovrai dirmi che fummo
-pazzi non allora, ma questa notte?
-</p>
-
-<p>
-— Io non potrò mai dirlo!
-</p>
-
-<p>
-— Che sai tu? Che affermi? Sapevi forse quella
-sera del nostro primo abbraccio, che quello non sarebbe
-stato il solo?
-</p>
-
-<p>
-— Lo sentivo dentro di me!
-</p>
-
-<p>
-— Dunque tu insisti? Tu mi vuoi! incalzò Claudina
-pallidissima.
-</p>
-
-<p>
-— Io ti amo, mormorò l'amante.
-</p>
-
-<p>
-Come egli accennava a parlare ancòra, con un
-gesto la donna gli impose silenzio. Tacque un momento,
-poi disse:
-</p>
-
-<p>
-— E mentre tu desideri me ed i miei baci,
-tu non senti altro dunque? Nel tuo cuore non
-palpita un altro sentimento per alcuno?
-</p>
-
-<p>
-Farnese afferrò l'allusione. Non potè trattenere
-una lacrima che gli imperlò il ciglio, lacrima più
-eloquente di un pianto disperato, lacrima di cui egli
-ebbe la debolezza di vergognarsi e che asciugò in
-fretta con la palma di una mano, perchè Claudina
-non la scorgesse.
-</p>
-
-<p>
-— Ah no, no, disse ella allora, non asciugare,
-perchè io non la veda, quella tua lacrima che è la
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-cosa più bella e più buona che tu abbia detto stasera...
-Vedi, io l'attendevo questa lacrima... Io non
-ero venuta a prenderti al circolo perchè volevo che
-tu pensassi a chi ti attendeva, a chi ti attende, a
-chi ti ama... Tu sei venuto da me... Ma questa lacrima
-mi dice che tu pensi anche ad un'altra donna,
-ad un'altra casa, ad un altro amore... Lasciami,
-lasciami...
-</p>
-
-<p>
-Ella aveva accompagnato le ultime parole con
-un gesto quasi supplichevole. Pure egli continuò,
-sconsolatamente, ad invocare i suoi baci:
-</p>
-
-<p>
-— Tu non mi ami, ecco, susurrava, tu non mi
-ami...
-</p>
-
-<p>
-La passione, trattenuta fino ad allora, proruppe
-nel calore delle parole e dell'accento. L'amante,
-sempre a piè del letto, con i gomiti poggiati alla
-spalliera ed il capo fra le palme, aveva rialzato gli
-occhi verso di lei, ascoltava estatico quel torrente
-passionale accavallarsi ed echeggiare.
-</p>
-
-<p>
-— Ah, io non ti amo, non è vero? ella diceva
-con la voce ora secca e stridente, ora rotta dai
-singulti, ora commossa e tremante. Io non ti amo!
-E tu puoi dir questo sorridendo, calmamente, tu
-puoi negare tutto ciò che nel mio cuore s'agita e
-palpita per te; tu puoi dire che io non ti amo,
-sol perchè ti ricuso il mio corpo che unicamente
-il tuo desiderio invoca, giacchè quella tua lacrima
-troppo presto prosciugata mi dice bene che la tua
-anima è altrove! Tu non sai, Giuliano, con quale
-passione, invece, l'anima mia forte e sicura si è
-avvinta alla tua, così incerta, così vagabonda! Tu
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-non sai il tesoro di sentimento che freme qui dentro
-per te......... Poichè sei tu che mi hai rivelato
-l'amore, da te ebbi il primo bacio ed il primo sospiro
-di voluttà! Tu non imagini, è vero? che
-possa essere appunto perchè ti amo tanto, che ti
-consiglio di fuggirmi, di restarmi lontano, di tornare
-a tua moglie, ai tuoi figli, al tuo lavoro di
-grande artista! Grande artista! Eppure tu lo sai
-che l'amor tuo coronerebbe il mio sogno di fanciulla,
-tu lo sai quanto io bramavo di essere amata
-da un artista che potessi completare e sorreggere,
-che mi sapesse guidare e mi potesse ispirare,
-al quale io potrei forse un giorno offrire un
-piccolo ramo del mio alloro, come vorrei vivere
-dolcemente all'ombra del suo....... Ebbene, perchè
-respingo la realtà di questo sogno, perchè esito ad
-aprirti le braccia, l'anima e le labbra per salire in
-un cielo così alto, così grande, così bello, così
-splendente dove gli altri non ci potrebbero più raggiungere?
-Non per amore, è vero? Ma non sei
-tu il trionfatore di questa sera? Ed io non devo
-a te il mio successo, il trionfo mio, non devo a
-te il mio poco ingegno, la mia vita che da stasera
-s'apre luminosa? Ed io, io, non dovrei desiderare
-di tenerti sul mio cuore, di baciarti, di passarti le
-mani fra i capelli come ad un fanciullo, a te che
-sei trionfante, a te che le altre non hanno e desiderano,
-a te che sei più alto, più buono, più forte
-di tanti, di tutti? Ah sì, credimi, il mio impulso
-sarebbe di caderti fra le braccia; ma so io forse
-dove andremo a finire e che ci riserba il destino?
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-Io so che una donna cui tu appartieni, ti ama: penso
-che ti ruberei a lei, questo solo mi frena e mi vincola.....
-Ma non imagini tu quanto deve costarmi
-questa rinunzia, no? Il fantasma di quella dolente
-mi appare, ma non pensi che il mio desiderio ed
-il mio amore sono più forti e che io devo tanto
-soffrire perchè quel fantasma non sia schiacciato
-e vinto da questi? Tu che realizzi il mio sogno,
-tu che sei glorioso, come io sognava il mio amore,
-tu sei di un'altra ed io devo ricordarmelo, io devo
-contendermi a te ed a me stessa! Che vuoi, se io
-sono così?... Se io penso tutto quello che soffrirei
-se fossi lei, Beatrice? Sono sciocca, sì, lo so.......
-Ma sono anche buona e ti amo tanto!....
-</p>
-
-<p>
-Le lacrime represse sgorgarono. Ella portò le
-mani agli occhi lacrimosi e la camicia non più trattenuta
-si aprì sul petto e dalle sue trine emersero i
-piccoli seni, fresca e giovane bellezza. Giuliano, a
-quella vista improvvisa, si avventò verso la donna che
-piangeva, la rovesciò su i cuscini dove la capellatura
-si sparpagliò lussureggiante, ombra misteriosa e
-sontuosa al piccolo volto smorto, le mise le labbra
-su le labbra, la sentì vacillare sotto i suoi baci. Lo
-enimma dei sopraccigli bruni di Claudina si sollevò,
-si schiuse, apparvero gli occhi in lacrime, supremamente
-amorosi. Infine le anime erano riapparse;
-ed al trionfo ultimo del desiderio, esse non scomparvero
-di nuovo, ma s'armonizzarono con quello
-in un unico concerto ideale e profondo. La luce
-della lampada, dalla quale il serico riparo era caduto,
-s'avventò come un turbine su i due corpi; si
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-sparse, si abbandonò ad una danza frenetica, che
-circondava e celebrava di chiarore la loro stretta,
-unendo i loro corpi con collane di splendori e di
-penombre.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-L'alba già insinuava le sue lame argentee fra le
-persiane socchiuse, quando Farnese si destò avendo
-Claudina fra le braccia, con la testa poggiata sul
-suo cuore. La dolcezza di quell'abbraccio ed il tepore
-di quel letto voluttuoso lo inducevano a rimanere
-ancòra in quell'attitudine d'amore. Ma il suono
-di un orologio nella stanza contigua gli annunziò
-che eran già le sei del mattino. Col capo pesante
-pel sonno brevissimo, per le agitazioni della sera
-innanzi e le nebbie del piacere, egli si levò, dopo
-avere dolcemente disciolta Claudina dal suo abbraccio.
-Si vestì guardingo, per non fare rumore, baciò
-l'amante su la bocca lungamente, la guardò a
-lungo. Ella non si destò. Farnese pensò che doveva
-rientrare in casa prima che i domestici fossero levati
-ed i bimbi desti. Si avviò, allora, in punta di
-piedi verso la porta ed il suo passo non era che
-un fruscio sul tappeto spesso. Quando fu all'aria
-frizzante di quell'alba invernale, egli si sentì sollevato,
-più leggero, più libero. Si avviò a passo celere
-verso la sua casa, salì la via del Tritone, la
-salita delle Quattro Fontane, percorse la via Venti
-Settembre. Durante tutto il suo cammino, egli non
-poteva interdirsi di pensare a ciò che era avvenuto.
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-Aveva conscienza che il legame con Claudina era
-oramai indissolubile; egli aveva troppo gustato i
-segreti dell'amore appassionato di lei per non desiderarli
-ancòra, per non ricercarli, per poterli dimenticare.
-Nel tempo stesso, però, egli dubitava e
-per la prima volta del suo amore verso Claudina.
-Sentiva l'amore lontano, ben lontano, ed il suo cuore
-ne sembrava a lui deserto. Tuttavia egli aveva follemente
-desiderata ed invocata Claudina, poche ore
-prima! Ricordandolo egli attribuiva solo al desiderio
-ed ai sensi tutto il trasporto ch'egli aveva provato
-e seguitava a provare verso la celebre attrice.
-Giuliano si sentiva solo, tanto solo, e la tristezza
-lo afferrava, uno scoramento indicibile in quell'ora
-del mattino in cui Roma si destava al lavoro quotidiano
-ed all'incessante dolore, dopo il lieve riposo
-della notte, dopo la breve oasi di calma che
-il riposo ed il sogno avevano rappresentato. La solitudine
-della sua anima lo lacerava. Anche nella
-oramai finita notte di amore, egli aveva inteso quell'anima
-emigrare verso cieli lontani ed ignorati, dove
-il suo sguardo non la raggiungeva. Ma allora la
-grande fiamma vivificatrice dell'incendio sensuale
-l'aveva animato, sorretto, sospinto, nella triste vedovanza
-del sentimento. Al contrario, adesso, questa
-vedovanza gli diveniva insopportabile.
-</p>
-
-<p>
-Il pensiero gli venne, come più si avvicinava
-alla casa, di distendersi nel suo letto, di dormire,
-di placare quell'inafferrabile malessere. Nel giardino
-che circondava la sua casa già le prime rose
-primaverili accennavano a fiorire dalla rossa gemma
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-dei loro bocciuoli. A lui sembrò un lieto presagio
-ed il suo cuore fu sollevato dal gravame di quella
-triste resipiscenza, di quel sentimento tardivo, di
-quel rimorso inutile. Breve sollievo! Poichè, appena
-entrato in casa, trovò, seduta in una poltrona
-nel suo salotto, Beatrice ancòra desta che l'aspettava.
-Egli vide il corruccio negli occhi della cara
-donna, una dolorosa piega di tristezza invincibile
-agli angoli della sua bocca. Non ebbe la forza nè
-di inventare una menzogna, nè di confessare la verità.
-Un peso enorme lo accasciò. Le rughe dei
-suoi giorni cattivi linearono la sua fronte impallidita.
-Gli occhi di sua moglie erano fissi su lui,
-lo seguivano nei suoi movimenti: egli li sentiva, ne
-percepiva la tristezza e l'angoscia, ma non aveva
-la forza d'incrociarli coi suoi. Il suo accasciamento
-aumentava ogni minuto. Si lasciò andare sul divano
-ove rimase immobile, finchè sua moglie,
-aperte le persiane, uscì lieve e dolente, senza guardarlo,
-portando via la lampada. Ed a lui parve ch'ella
-portasse via tutta la luce del suo pensiero ed il calore
-della sua anima combattuta.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span></p>
-
-<h3>VIII.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Alcune pieghe del nostro carattere sono talmente
-speciali e così intimamente nostre, così profondamente
-buone o cattive, che anche quando la
-passione, la grande maga, tutto rovescia, quelle
-restano tuttavia vive ed integre, e pur avendo la
-passione modificata tanta parte del nostro essere
-ha dovuto lasciare intatte quelle intimità singolari.
-Claudina Rosiers, trascinata sempre più e vertiginosamente
-dopo quella notte d'amore su la china
-rapidissima della passione, non perdeva quella tristezza,
-che la conscienza del male commesso contro
-una povera donna innocente le diffondeva nel
-cuore. Farnese s'adirava per quel rimorso, ch'era
-come un limpido specchio del suo, un indice inesorabile
-del male ch'egli commetteva, un ricordo
-continuo del delitto d'amore da lui compiuto. Claudina
-Rosiers aveva escogitati tutti i mezzi perchè
-la sua passione per Farnese non apparisse ad alcuno.
-L'astuzia e la prudenza della donna erano
-state messe a contributo. Non ostante che al Teatro
-Nazionale continuassero trionfali le rappresentazioni
-della <i>Chimera</i>, Giuliano vi si recava ormai
-molto di rado. Egli vedeva Claudina a sera tarda,
-rimaneva con lei qualche ora della notte. Oppure,
-nei giorni in cui Claudina non aveva prova al teatro,
-fuggivano in campagna, si recavano a colazione
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-spensieratamente in un'osteria suburbana,
-come due scolaretti che abbiano fatto <i>école buissonnière</i>.
-E, nei rari incontri di Claudina con lo
-scrittore innanzi alla gente, si ostentava dai due
-una grande freddezza ed una placida indifferenza,
-così abilmente rappresentate che tutti abbandonavano
-persuasi i loro sospetti.
-</p>
-
-<p>
-Uno fra tutti era però difficile ingannarlo: Lorenzo
-Gray. Egli persisteva nelle sue smanie amorose
-per Claudina, continuava a rammentarle
-i giuramenti fattigli — che, se un giorno ella si
-fosse persuasa all'amore, avrebbe ricordato la sua
-rispettosa passione ed il suo silenzioso dolore, — continuava
-imperterrito a spiare le azioni e le parole
-di Claudina, ad architettare castelli fantastici
-sopra un solo gesto insignificantissimo dell'attrice,
-ad assediarla di domande, di inchieste, di preghiere,
-di rimproveri. Claudina sopportava, un po'
-perchè impietosita verso quell'uomo che sinceramente
-soffriva, ma sopra tutto per prudenza, perchè,
-scatenato, quel geloso avrebbe potuto nuocere.
-Ma non sempre ella era del medesimo umore,
-non sempre la pietà o la prudenza la vincevano
-sul fastidio ed il dispetto, ed allora rispondeva con
-mal garbo alle proteste di Gray ed il geloso per
-giornate intere mordeva il freno, ronzava sopraccarico
-di cento sospetti intorno all'attrice. Gli era
-stato sufficiente di giungere improvvisamente all'appartamento
-di piazza di Piazza di Spagna e di
-trovarvi Farnese, gli era stato sufficiente di recarsi
-in una sera di riposo al Teatro Costanzi e
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-di scorgervi in un palchetto Claudina Rosiers in
-compagnia dello scrittore, perchè i suoi sospetti
-sconfinassero nel campo dell'assurdo e si esaltassero
-fino ad una gelosia tanto più fiammante ed
-irragionevole, quanto più era illecita ed ingiustificata.
-E questa gelosia aumentava, a misura che
-Claudina la colpiva d'ironie o la combatteva.
-</p>
-
-<p>
-D'altra parte, Claudina si sentiva di giorno in
-giorno più felice per potersi rattristare al pietoso spettacolo
-delle sofferenze di Gray, sofferenze ch'egli
-amava ostentare e che raccontava al primo indifferente
-incontrato per via, al ristorante, al teatro.
-L'attrice viveva nella realtà del suo sogno e nelle
-braccia di Giuliano Farnese cullava i suoi dolci
-fantasmi di gloria comune, di grandezza comune,
-quei fantasmi e quelle visioni incitanti di gloria che
-erano la sua vita, la sua sola dolcissima illusione.
-Se la felicità di quei giorni era stata turbata, in
-principio, dai racconti che Giuliano faceva a Claudina
-delle tristezze di sua moglie e dell'incalzare
-dei suoi sospetti, ora queste sofferenze erano divenute
-più rare. Non ch'ella non sentisse più il rimorso
-addentarle il cuore ed il suo sorriso non
-fosse più amareggiato dal fantasma dell'offesa; ma
-questo fantasma oramai, sebbene più gagliardamente
-e con più crudeltà, le appariva ad intervalli sempre
-maggiori, poichè ora Giuliano serbava segreta
-nel cuore ogni sua sofferenza. Egli sentiva atrocemente
-il peso della dissimulazione, dell'inganno,
-della turpe commedia che rappresentava. Ogni volta
-che rivedeva Beatrice, il ricordo dei baci di Claudina
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-lo faceva tremare fin nei precordii; e nelle
-lunghe notti, nel letto coniugale presso il corpo
-della tradita che dormiva d'un sonno affannoso ed
-oppresso, egli passava dolorose ore di insonnia ad
-assaporare la sua tristezza ed il veleno di quella
-sua indecisione; indecisione che lo teneva sempre
-spasmodicamente sospeso, fra il desiderio del perdono
-di sua moglie e del ritorno alla vita di prima,
-e l'amore ardente di Claudina, le sirene fallaci ma
-incantevoli della grande passione. Non di meno, egli
-non svelava più nulla di queste laceranti battaglie
-intime all'attrice. Ricordava troppo distintamente
-le ultime sante e ragionevoli parole di Claudina in
-quella notte memorabile, pronunziate prima della
-seconda e decisiva dedizione, per non paventare
-che, al racconto delle sue amare tergiversazioni,
-l'amante non gli ricordasse il suo saggio consiglio
-di quella notte e le sue risposte. Anzi, a volte, egli
-affermava un'indifferenza così completa verso i suoi
-affetti di una volta che l'attrice non poteva prestargli
-fede nemmeno un minuto e riusciva piuttosto
-persuasa del contrario.
-</p>
-
-<p>
-Vi è sempre qualcuno che, su piccoli dati che
-a tutti gli altri sfuggono od appaiono trascurabili,
-riesce a ricostruire tutto l'alto edificio di una verità.
-Loredano, che pure era e rimaneva estraneo
-a questi tristi giochi dell'amore, si rese conto di
-tutto; e mentre Beatrice oggi era sicura del tradimento,
-per tornare a dubitarne domani, e così via
-via, quotidianamente; e mentre Gray sospettava per
-indizii fallaci, e sempre s'illudeva su la verità dolorosa;
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-Leonardo aveva intuito l'evoluzione sentimentale
-che lacerava l'anima di Giuliano e, dalla
-sera della prima rappresentazione, egli aveva compreso
-che quel peccaminoso legame d'amore era
-inevitabilmente contratto. Dai suoi rari incontri con
-Claudina Rosiers e quando questa gli parlava di
-Giuliano, e dai suoi continui colloqui con il cognato
-e quando questi gli parlava di Claudina, Loredano
-aveva appreso più di quanto avrebbe voluto sapere.
-Egli era passato tante volte tra gli intrichi di quelle
-complicazioni sentimentali che esse non costituivano
-più per lui un labirinto. Sapeva ben discernere i fili
-che conducevano al primo nodo, dove il labirinto
-si apriva, con la medesima facilità con cui discerneva
-quelli che conducevano all'ultimo nodo, dove
-il labirinto si chiudeva. Tra le dissimulazioni di Giuliano
-e le sue fanfaronate, tra le amabilità di Claudina
-e le sue tristezze, egli non aveva trovato che
-amore, amore, amore.... Non di meno, nel medesimo
-giorno, egli aveva inteso Giuliano parlargli male di
-Claudina Rosiers e, recatosi la sera al Teatro Nazionale,
-la Rosiers aveva saputo gettare a Loredano
-una frase che rivelava pochissima simpatia per suo
-cognato. Non ostante le sue apprensioni, allora, Leonardo
-non si era potuto trattenere dal ridere e si
-era ripetuto quell'indimenticabile frase di Boisgommeux
-nella <i>Petite marquise</i> di Meilhac: «<i>C'est ça,
-l'Amour!</i>....» Così che i due amanti, volendogli nascondere
-la verità, gliela avevano sempre più chiaramente
-rivelata.
-</p>
-
-<p>
-Ma Leonardo era troppo uomo di mondo,
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-amava troppo sua sorella e, pure biasimandolo
-comprendeva troppo la lotta che si combatteva nell'animo
-di Giuliano, da lasciar trapelare fosse pure
-un nonnulla di quanto egli era giunto a scoprire.
-Oramai quasi conosceva gli appuntamenti e gli incontri
-dell'attrice con lo scrittore e Leonardo proprio
-in quei momenti cercava di giustificare e spiegare
-a sua sorella le assenze del marito. Beatrice si confidava
-a lui, perchè a lui poteva dischiudere tutta
-l'intimità dell'anima sua. Ella aveva l'abitudine di
-considerare Leonardo non solo come un fratello
-maggiore, ma, poichè il fratello era stato come un
-padre dell'orfana bambina, era nel sentimento di
-lei qualcosa di superiore e di diverso, una tenerezza
-filiale. La parola di Leonardo, quindi, le riusciva
-estremamente carezzevole e quietante. Ed egli
-che lo sapeva, usava di questo suo potere per sollevarla,
-per distrarla, per farle smarrire la via quando
-il sospetto di lei s'incamminava per quel cammino
-che l'avrebbe portata all'atroce rivelazione. Leonardo
-comprendeva che non era possibile restare
-molto tempo in quel tacito inganno: troppo paventava
-la veloce e sicura marcia della verità. Tuttavia, conoscendo
-l'anima di Giuliano, le sue volubilità e
-le sue mutevolezze, egli si augurava che l'innammorato
-si distaccasse dalla sua illusione e ritornasse
-alla moglie ed al retto sentiero, prima che
-la verità avesse potuto compire la sua marcia ancòra
-lontana.
-</p>
-
-<p>
-Egli aveva considerato tutte le vie per accelerare
-nel cuore di Giuliano quella felice resipiscenza.
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-Parlare a Claudina? Era inutile, poichè egli
-avrebbe capito da dove l'imposizione partiva. Parlare
-a lui? Era ancòra più inutile, poichè egli sapeva
-bene il potere reattivo che hanno i saggi consigli
-quando la passione divampa. Consigliare a Beatrice
-di partire col marito? Ma sarebbe questi partito?
-E quel che era più illusorio ancòra, sarebbe
-egli rimasto lontano? Non era questo il modo di
-dare a Beatrice la lacerante certezza, senza tuttavia
-ricondurre nella casa, che adesso n'era deserta,
-la pace e l'amore? Ma chi, se non il tempo,
-il gran livellatore ed il gran giustiziere, poteva riportare
-fra gli sposi il ramo d'ulivo ed il roseo
-ramoscello d'eliotropio? Aveva, così, respinto tutti
-quei progetti dannosi e si era attenuto al più semplice
-ed al più ragionevole: lasciar fare al tempo.
-Sapeva bene e per esperienza, come sia possibile
-prevenire la passione, ma come sia vano e sciocco
-reprimerla, quand'essa è divampata: — vano, poichè
-essa non s'estingue sotto alcuna forza se non sotto
-la sua propria; sciocco, poichè la passione repressa
-è come una fiamma su cui si soffii per spengerla
-e che, repressa un istante, divampa dopo più gagliardamente.
-</p>
-
-<p>
-Beatrice intanto soffriva. Il suo amore per il
-marito era oramai avvelenato dal dubbio. Nei suoi
-sgomenti, ella invocava la certezza come una liberazione,
-ed allora si dava ad investigare, a spiare,
-a riflettere. Ma, a metà del suo febbrile lavoro d'indagine,
-uno sgomento più forte la prendeva, lo
-sgomento di trovarsi d'un tratto innanzi alla crudele
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-ed irrimediabile verità. Allora ella ritornava
-indietro e si aggrappava al dubbio tanto amaro,
-come ad un'agognata tavola di salvezza, benedicendo
-quella continua tortura, piuttosto che lo spasimo
-orrendo di una prova irrefragabile. Tanto più che
-allora ella si apriva col fratello e piangeva sul petto
-di lui tutte le sue lacrime, mentre egli, passandole
-la mano sui capelli, la rassicurava, la tranquillava,
-burlava i suoi timori, le sue ansie, i suoi sospetti
-e le portava fra le braccia i suoi bimbi ch'ella,
-sperando ed illudendosi ancòra, baciava appassionatamente,
-baciando in loro anche l'imagine del
-padre. E quelle lacrime le eran di sollievo, quasi
-di gioia.
-</p>
-
-<p>
-— Sai, le disse una sera Loredano, trovandola
-sola nel salotto invaso dalla penombra del crepuscolo
-piovoso, ho una buonissima notizia. Claudina
-Rosiers e tutta la sua compagnia partono
-e vanno a Torino e poi a Milano. Partiranno tra
-dieci giorni. Sei contenta? Allontanato l'oggetto dei
-tuoi sospetti, essi cadranno. Vedi che il tempo stesso
-si è incaricato di riportare in questa casa, come
-ti dicevo, il ramo d'ulivo ed il ramoscello d'eliotropio?
-</p>
-
-<p>
-Beatrice sorrideva, poichè quella notizia le illuminava
-un'orizzonte di calma e di amore, ch'ella
-aveva temuto più volte di non rivedere mai più.
-Anche Loredano sorrideva, poichè anche lui sperava
-molto in quella partenza e dentro di sè si felicitava
-della sua prudenza e della sua abile strategia,
-dimostrate l'una e l'altra nel tacere a Beatrice quanto
-egli aveva indovinato.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-</p>
-
-<p>
-In quel momento, mentre egli baciava le pallide
-mani scintillanti di anelli che la sorella gli tendeva
-raggiante di speranza e di gioia, il domestico
-entrò, recando la lampada velata dall'<i>abat-jour</i>
-di tulle roseo; e quella lampada rosea sembrò a
-loro, secondo le parole d'un poeta, una sorella infermiera
-che mettesse negli occhi della tormentata
-la sua luce, come un collirio; — sembrò una sorella
-che mettesse sul cuore di lei la sua bocca
-tepida; — sembrò una rosa bianca fiorita d'improvviso
-in un grigio giardino crepuscolare.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span></p>
-
-<h3>IX.</h3>
-</div>
-
-<p>
-— Decidiamoci per questa, disse Claudina distaccandosi
-da Farnese e salendo di corsa la breve
-salita di quella quieta osteria di campagna; entrarono
-sotto quelle capanne, ordinarono una colazione
-semplice e rustica, cercarono il posto migliore
-per farvi apparecchiar la tavola. L'osteria
-era deserta in quel giorno feriale dell'ultima settimana
-di un aprile dolce e pieno di sole. Gli amanti
-prescelsero una piccola tavola sotto un chiosco di
-canne ricoperto di edera, gemmato di variopinte
-campanule. La campagna romana si apriva al loro
-sguardo, nuda e solenne, interrotta dal luccichio
-del fiume in lontananza. I fiori intorno al chiosco
-ombroso esalavano i loro primi profumi inebrianti.
-Il sole era tepido e carezzante, passando a lame
-di luce tra le canne, dolce e piacevole come un
-amico che torni dopo una lunga assenza e vi riporti
-la gioia e la vita.
-</p>
-
-<p>
-Poichè dovevano attendere qualche minuto la
-colazione, i due amanti discesero nuovamente dalla
-montagnola su la lunga via bianca, si avviarono
-verso gli archi di ponte Nomentano. Siepi di biancospini
-e di rovi limitavano una parte della via.
-I biancospini gemmavano le siepi con i loro fiori
-candidi come fiocchi di neve. L'Aniene scintillava
-al sole del mezzogiorno con riflessi d'acciaio. Gli
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-amanti si soffermarono a guardare il paesaggio
-che si stendeva a sinistra, oltre le siepi, per una
-distesa enorme, fino all'Albero Bello sul Tevere.
-La pianura si apriva vastissima, limitata dall'orizzonte,
-interrotta dalle strane ondulazioni del terreno.
-Nelle lontananze i monti sfumavano in una
-nebbia azzurrina, ma che a volte aveva qualche
-trasparenza rosea.
-</p>
-
-<p>
-Farnese guardava l'amante che, vestita di un
-costume <i>tailleur</i> in stoffa grigia, s'avanzava verso
-il ponte, sotto l'ombrellino, fiore di ombra in quella
-furia di splendore abbagliante. L'ora intanto passava.
-Giuliano la raggiunse e, come la via era deserta,
-tornarono verso la montagnola e l'osteria avvinti
-amorosamente. Si sciolsero quando videro il padrone
-che li attendeva a piè della salita. Ma non
-erano stati così solleciti che il loro gesto amoroso
-fosse sfuggito agli occhi di colui che ora li precedeva
-verso il chiosco, nascondendo sotto la sua
-barba un sorriso d'intelligenza.
-</p>
-
-<p>
-— Ci crederà due sposi, mormorò Claudina,
-e riderà di noi.
-</p>
-
-<p>
-— Che importa, se non lo siamo? le ribattè
-l'amante, sorridendo.
-</p>
-
-<p>
-La tavola, apparecchiata sotto il chiosco verde
-e profumato, aveva una certa pretesa nella rusticità
-di quelle tovaglie di cotone, di quei piatti
-di terraglia a disegno volgare, di quelle posate di
-ferro, di quelle bottiglie di vetro. L'oste aveva messo
-dei fiori in mezzo alla tavola e mentre gli amanti si
-sedevano l'uno di contro all'altra, egli aspettava sotto
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-l'arco del chiosco i complimenti pel suo pensiero
-gentile, con un sorriso melenso su le grosse labbra.
-Nè si mosse finchè Claudina non ebbe notato
-quel mazzo di fiori di campo e non l'ebbe ringraziato
-della sua amabilità. Solo allora gli amanti poterono
-lasciarsi andare alla spensieratezza della loro
-scappata primaverile. Claudina aveva lasciato le
-prove al teatro, Farnese un affare importante per
-procurarsi il piacere di quella colazione campagnuola,
-presso il limpido Aniene, nella solitudine
-semplice ed intima di quella osteria senza avventori.
-</p>
-
-<p>
-— Ma noi non mangiamo, divoriamo, disse
-Claudina a metà della colazione.
-</p>
-
-<p>
-Due sorrisi, una stretta di mano a traverso il
-tavolo e ricominciarono a divorare. Parlavano di
-mille cose, di mille nonnulla, e la conversazione
-di Claudina svolazzava: sfiorava fatti, idee, sentimenti,
-sensazioni, allegramente, leggermente, senza
-mai soffermarsi, vertigine di parole, ebrietà brillante
-di primavera. Alle frutta Farnese dimandò
-del buon vino. Ne riempirono i bicchieri, brindarono.
-Ora che il cameriere non interrompeva più
-per il servizio i loro colloqui, Claudina si era seduta
-su le ginocchia dell'amante, gli aveva passato
-le braccia intorno al collo e, fumando, gli soffiava
-il fumo negli occhi con il perverso desiderio di
-fargli male. Con i bicchieri innalzati, gli amanti incrociavano
-continui brindisi, come incrociavano i
-loro bicchieri, bevendo Claudina a quello di Farnese,
-che a sua volta s'inumidiva le labbra a quello
-di lei.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ah, come mi diverto, come mi diverto! Noi
-siamo due scolari, gridava Claudina. Evviva! Evviva!
-Dammi del vino, ancòra, ancòra. — E come
-Giuliano le mesceva quel leggero e biondo vino dei
-Castelli, Claudina aggiungeva ridendo follemente: — <i>Champagne</i>,
-<i>champagne</i>, ancòra e sempre: <i>Champagne,
-if you please</i>.
-</p>
-
-<p>
-Nel momento che, bocca su bocca, gli amanti
-si baciavano con uno di quei baci appassionati, furiosi,
-veementi che annientano le personalità pel
-solo, grande ed eterno trionfo dell'amore, una giovinetta
-era comparsa, vendendo un grosso fascio
-di prime rose.
-</p>
-
-<p>
-Giuliano le diede del denaro mentre Claudina
-afferrate le belle rose le mordeva, ne mangiava le
-foglie, sfogliava i bei fiori odoranti e passava le
-mani piene di petali ancòra umidi su le guancie
-ardenti dell'amante.
-</p>
-
-<p>
-— Mi ami? mi ami? mi ami?
-</p>
-
-<p>
-— Ti adoro!
-</p>
-
-<p>
-Venti volte si ripetettero la dolce appassionata
-domanda, la semplice ma eloquente risposta. Essi
-si inebriavano della loro stessa felicità che veniva
-dai baci, dal vino, dal sole, dai fiori, dalla primavera,
-dalla gioconda libertà. Lungamente i baci
-susurrarono sotto la verde cupola, lungamente le
-anime si esaltarono all'odore delle rose, lungamente
-le parole amorosissime mormorarono tra quella
-grande fioritura di campanule, bianche, rosee, azzurre
-e gialle, che nei loro calici aperti sembravano
-accogliere quei susurri d'amore, tesoro ineffabile
-di passione e di giovinezza.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-</p>
-
-<p>
-Già il sole diveniva sempre più pallido e tepido,
-nè più le lame della sua luce scendevano negli
-interstizii delle canne cinte di edera. Poichè il tramonto
-d'aprile si avvicinava, Claudina volle uscire e
-tuffarsi ancòra per l'ultima volta nel sole, bearsi
-di quella esuberanza di luce, di colori, di profumi,
-di vita rifiorente. Discesero di nuovo, nuovamente
-si avviarono verso il ponte Nomentano. Un drappello
-di soldati del genio era su una montagnola
-per un breve riposo da certe loro esercitazioni di
-barche, nell'Aniene. Il piccolo fiume non scintillava
-più al sole meridiano, ma nelle sue acque
-limpidissime rifletteva capovolte le sponde, il cielo
-terso e d'un azzurro regale. Ma sempre più il tramonto
-si avvicinava e sempre più l'esaltazione
-si calmava nel sangue e nei nervi degli amanti.
-A poco a poco, come su le cose, così su le anime
-loro la sera imminente distendeva i suoi veli oscuri.
-Qualche tristezza rifioriva nei loro cuori, qualche
-dolore nuovamente vi palpitava, a mano a mano
-che l'esaltazione impallidiva e si spengeva.
-</p>
-
-<p>
-Claudina, che si era seduta su un masso di
-pietra contemplando il tramonto, parlava:
-</p>
-
-<p>
-— Ecco che anche questa giornata tanto dolce
-è finita, ecco che rientriamo nella triste monotonia
-della nostra vita e, riabbassando la maschera
-su i nostri volti ch'oggi erano tanto felici di non
-doverla sopportare, riprendiamo il doloroso artifizio
-della nostra menzogna... Ah, come la vita sarebbe
-sciocca ed inutile se dovesse continuare così!
-Ma tu sai perchè ti amo; tu sai perchè ci amiamo;
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-tu sai bene il mio sogno adorato. Noi ci metteremo
-presto al lavoro, n'è vero? Tu completerai
-la mia intelligenza, io diverrò migliore al fuoco
-della tua... Torneremo presto, n'è vero? al lavoro,
-alla fatica, ai fieri scoraggiamenti ed alle superbie
-tanto nobili! Poichè è solo la realizzazione di quel
-mio bel sogno che giustifica il nostro amore, noi
-dobbiamo far tendere a quello tutti i nostri sforzi...
-Tu sarai grande ed io sarò presso di te.... Tu mi
-offrirai un ramoscello del tuo alloro... Oh, il sogno,
-il nostro bel sogno!
-</p>
-
-<p>
-Si rialzarono. Oramai il tramonto, dietro Monte
-Mario sfumato in una nebbia turchiniccia, slanciava
-in alto nel cielo il suo magico incendio, il portento
-delle sue fiamme. I cipressi sul ciglio di Monte Mario,
-disegnandosi su quell'incendio del cielo, sembravano
-veramente gli aguzzi denti di un pettine
-enorme. Gli amanti, vinti da una tristezza mista
-però di dolcezza e di squallore, discesero in un prato
-verde tempestato di margherite dove l'erba era foltissima
-ed alta. Seduti su l'erba, innanzi a quel
-tramonto meraviglioso di aprile romano, le loro
-anime si schiudevano per accogliere tutta la malinconia
-e tutta la maestà che, da quella conflagrazione
-di nubi ardenti e da quella vicenda di
-luci e di ombre nel cielo, emanavano. Furono allora,
-alla fine di quella dolce giornata d'amore, i
-baci freddi, assai più tristi che le lacrime; furono
-le strette di mano, quando le mani sono ghiacciate
-e non sono più due passioni che si attraggono,
-ma due tristezze profonde che si vogliono
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-carezzare e cullare a vicenda; furono le indifferenti
-parole d'amore, vuote ed inutili parole d'amore,
-più dolorose di un silenzio, perchè mostrano
-lo squallore dell'anima e le lontananze dei cuori
-degli amanti.
-</p>
-
-<p>
-E gli amanti, rientrando poco più tardi a Roma,
-lungo la via Nomentana silenziosa dove solo echeggiava
-il trotto dei cavalli, pensarono ch'era meglio
-tacere. Il crepuscolo scendeva umido e tetro. Il cielo
-all'occidente era di rosa smorta e ad oriente già
-si accendevano le prime stelle dei mirifici lampadarii
-che ignote forze sovrane sorreggono in cielo.
-E la giornata di gioia e di spensieratezza si chiudeva,
-dopo quella fiammeggiante apoteosi della fine,
-con la più dilaniante delle tristezze umane, la tristezza
-che non sa trovare l'ineffabile sollievo delle
-lacrime.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Quando Giuliano rientrò in casa trovò sua moglie
-occupata da alcune visite. Egli non potè schivare
-quei fastidii e dovette dire ancòra per la millesima
-volta quelle medesime parole con quell'immutabile
-accento di esasperante indifferenza che
-toglie vita ed anima ad ogni conversazione. Le
-signore ch'erano lì quel giorno avevano qualche
-segreto ch'egli conosceva, poichè sapeva come,
-ad esempio, quella signora Acquaviva fosse sollevata
-nei suoi frangenti finanziarii da un vecchio
-senatore elegantissimo, presso il quale il marito
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-trovava sempre un più che affettuoso appoggio;
-nè Giuliano poteva non sorridere pensando che
-quella contessa Arlì, che ora parlava con tanta intransigenza
-su i costumi di qualche sua amica,
-era stata veduta entrare con un deputato di provincia,
-sciocco ma milionario, in una casa di via
-della Missione; ed il sorriso continuava osservando
-quella terza visitatrice, la signora Lancia, la quale
-girava i Ministeri, generosamente disposta verso
-chi intendeva giovare al marito, pagando di baci
-una croce di cavaliere della Corona d'Italia. Beatrice
-era visibilmente tediata da quel cicaleccio
-mondano, in cui la signora Acquaviva metteva delle
-sentenze politiche che le venivano dal suo elegante
-protettore della Camera Alta, la contessa Arlì delle
-filippiche contro gli innocenti <i>flirts</i> da <i>cotillon</i> di
-qualche sua intima amica, la signora Lancia l'apologia
-di suo marito e l'enumerazione dei meriti
-di lui, ch'ella ripeteva continuamente poichè era
-l'unico modo di far credere a qualcuno che il marito
-ne avesse. Giuliano ascoltava rovesciare uomini,
-tacciare d'imbecilli certe idee, ridere di una conscienza
-retta, enunciare paradossi sociali da quelle
-donne che spendevano circa duemila lire al mese
-per la loro sarta, combattere per il trionfo della morale
-proprio da quelle donne che oramai da lunghissimi
-anni ne avevano smarrito le traccie. La conversazione
-seguitava così, caustica e falsa, fra il
-sorseggiare di una tazza di thè ed il liquefarsi di
-un <i>fondant</i>, senza che mai svelasse un sentimento
-sincero, un'idea onesta, una sensazione elevata.
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-Tra quelle cincallegre di salotto, alle quali solo i
-guanti e gli abiti erano mondi di macchie, più
-pura, più buona, più dolce gli appariva Beatrice,
-che in quel momento ascoltava quei discorsi vuoti
-con un fastidio doloroso, ch'ella nascondeva sotto
-un amabile sorriso decorativo.
-</p>
-
-<p>
-Una dopo l'altra le tre cincallegre se ne andarono:
-la signora Acquaviva a raggiungere il senatore
-che, forse, era invitato a pranzo da lei (un
-pranzo che egli avrebbe pagato, prima di andarsene,
-con un biglietto da cinquecento lire), la contessa Arlì
-in cerca di qualche rapida avventura; la signora
-Lancia a tentare eloquentemente un qualche capo
-divisione perchè suo marito avesse, finalmente, in
-occasione della prossima festa dello Statuto, la tanto
-sospirata croce dei santi Maurizio e Lazzaro. Quando
-furono soli, Beatrice si sedette presso Giuliano
-che sentiva l'imperioso bisogno di stringersela al
-petto, di baciarla, poichè ella era così buona e così
-dolce, poichè egli ne scorgeva meglio, al contatto
-con le altre, l'immacolata anima. Il marito si lasciava
-prendere a quel fascino di dolcezza che, come
-un profumo, Beatrice spandeva intorno a sè. Egli
-dimenticava la sua vita, gli sembrava di non essersi
-mai distaccato dal fianco di lei, di averla ininterrottamente
-e così amorosamente sentita palpitare
-tra le sue braccia. La sua vita passata — di un passato
-che datava appena da sessanta minuti! — si aboliva;
-ed è per questo che i baci posti da lui su le labbra
-di sua moglie non gli apparivano sacrileghi, nè
-rubati nè umilianti quelli con i quali l'innamorata
-gli rispondeva.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma il domestico che entrava, recando un pacco
-di libri giunti in quel momento, ruppe l'incanto.
-Beatrice, seduta al pianoforte, interrogava ora Giuliano
-su l'impiego della sua giornata, gli descriveva
-la sua, trascorsa tra le sue cure di mamma
-affettuosissima ed i suoi fastidii elegantissimi di
-donna di mondo. Cominciò allora per Giuliano la
-dilaniante commedia della menzogna e del ripiego,
-più amara, più crudele, più umiliante, dopo quell'oasi
-d'oblio, di pace e di confidenza. Ma le domande
-di Beatrice incalzavano. Il silenzio sarebbe
-apparso un'accusa, una confessione. Il marito, allora,
-cercò le parole più adatte a togliere dai sospetti
-l'innamorata, inventò abilmente le occupazioni
-di una intera giornata, con una grande minuzia
-di particolari; particolari tali, però, che non
-se ne offrisse a Beatrice la possibilità del controllo.
-Ella ascoltava — e così grande era l'accento di verità
-e di semplicità dell'infedele, ch'ella credette.
-</p>
-
-<p>
-Credette! Era appunto questa fiducia di lei che
-feriva più profondamente Giuliano, nel cuore. Evidentemente,
-s'egli architettava con la massima abilità
-un edificio d'inganni e di piccole menzogne
-per giustificare presso Beatrice le sue ore, era
-perchè ella credesse, perchè ella quietasse la sua
-anima affannata da tanti palpiti nella dolce mitezza
-della fiducia. Ma tuttavia, quando vedeva
-che Beatrice gli prestava fede, la fede desiderata,
-quando osservava il volto di lei appianarsi ed illuminarsi
-d'un dolce sorriso d'amore, egli sentiva
-prepotente il bisogno di gridare all'illusa: «No,
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-no, non credermi così facilmente! Quel che io ti
-racconto è menzogna. Io ti ho ingannato, ti inganno,
-io non avrò la forza di non ingannarti più. Non
-sorridermi, così, d'amore..... Ma guardami in volto
-e leggimi su la fronte la menzogna..... Che i tuoi
-occhi e le tue labbra non mi diano più baci ma
-mi scaglino contro l'insulto, l'insulto e il disprezzo
-per la mia miseria e per la mia viltà!» Tuttavia la
-ragione riprendeva il sopravvento su quell'onesto
-moto di una conscienza che si serbava ancòra integra,
-sotto le scorie delle falsità e delle ipocrisie.
-Ed egli taceva; seguitava ad intessere le fila dei
-suoi inganni, mentre l'innamorata seguitava a sorridergli
-di amore e di fiducia ed il suo volto sempre
-più si rischiarava di un così soave sollievo.
-</p>
-
-<p>
-Tutto questo, però, non impediva che la conscienza
-di Giuliano sanguinasse. Quella fiducia di
-Beatrice così intiera e sollecita gli faceva sentire
-ancòr più il triste peso della sua vergogna. Egli
-avrebbe quasi desiderato che la verità emergesse
-solenne ed inesorabile, affinchè la commedia miserabile
-finisse nel dramma, certamente più doloroso,
-ma più nobile; ed allora i baci di lei gli facevano
-male, lo umiliavano, lo avvilivano tanto!.....
-</p>
-
-<p>
-— Tu hai lavorato molto, io invece ho oziato,
-gli diceva Beatrice. Tu sei triste, lo vedo. Io non
-so che fare per te. Ma se i miei baci possono darti
-un po' di gioja e porti un sorriso su le labbra,
-ebbene, prendili, prendili, sono tanti e sono tutti
-tuoi!.....
-</p>
-
-<p>
-Ella si strinse, si avvinghiò a lui, lo baciò appassionatamente.
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-Come un colpevole — quale egli
-era, del resto — Giuliano sentiva quei baci irrorargli
-le labbra che ardevano e pure tremavano,
-a un tempo. Loredano che entrava, di ritorno per
-il pranzo, lo liberò da quell'agonia atrocissima
-che aveva pur troppo le rosee e belle apparenze
-dell'amore.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span></p>
-
-<h3>X.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Molte volte, nella vita, pur premunendosi contro
-le persone e le cose che si temono, si tralasciano
-cose e persone che appaiono trascurabili, mentre
-sono appunto quelle che più tardi nuoceranno. Certamente
-Farnese, salendo in quella sera di primavera
-la grande scala del Teatro Nazionale, non
-avrebbe mai pensato che da quel momento la sua
-sorte era decisa, la rivoluzione più violenta della sua
-esistenza e della sua anima iniziata irreparabilmente.
-Egli aveva il cuore in festa. Una giornata di lavoro
-gli aveva diffuso nel cuore e nei nervi quella deliziosa
-ebrietà che dieci ore di tavolino recano sempre
-ad un artista vero. La sua conscienza era anche
-tranquilla: Beatrice, invitata a pranzo da Lady
-Tremmel, vi si era recata con Leonardo Loredano;
-Giuliano, protestando una lieve indisposizione, era
-rimasto a pranzo con i suoi bambini, per non incontrarsi
-nei salotti ed alla tavola della deliziosa
-Lady Tremmel con una persona ch'egli non amava
-avvicinare. Il pranzo era stato gaio. I bambini avevano
-voluto ascoltare dal padre fiabe e racconti, ma
-senza fate, senza reucci e senza reginotte perchè
-quella «era roba da bambini», come sentenziava il
-piccolo Luca. Gli scoppî argentini di risa delle sue
-creature avevano sparso nel cuore del padre la più
-grande pace e la gioia più intima. Dopo il pranzo,
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-era rimasto con loro a sfogliare un libro di viaggi,
-dono di Loredano ai bambini, aveva anche dato dei
-punti — lui! — alla <i>sortie du bal</i> della bionda bambola
-di Anna Maria. Infine egli aveva accompagnato
-con Miss Margaret, l'istitutrice, i bambini a
-dormire. Li aveva veduti, inginocchiati a piè del letto,
-mormorare le brevi ingenue preghiere che Beatrice
-aveva loro insegnate e nelle quali i bimbi pregavano
-anche per la felicità del loro babbo. I due ninnoli
-biondi, immacolati nel candore dei loro lettini,
-erano in quiete. La lampada, sotto il paralume di
-tulle, era stata abbassata.
-</p>
-
-<p>
-Giuliano era uscito in punta di piedi; in anticamera
-aveva indossato il soprabito e s'era avviato
-verso il Nazionale, leggero e giocondo come a
-vent'anni, a Padova, quando dopo le opprimenti
-lezioni alle sue indomite scolaresche, poteva raggiungere
-la sua cameretta modesta per dedicarsi
-ai suoi prediletti lavori letterarii, quei lavori che
-dovevano poi dare ricchezza e gloria all'oscuro professore
-d'allora. Camminava a piedi in quella dolcissima
-sera di primavera. Da alcuni giardini della
-via Nazionale giungeva un acuto ed inebriante profumo
-di ciclami; festoni di lilla pendevano lungo
-le mura verdeggianti d'edera di una palazzina. Sua
-moglie non sarebbe rientrata che tardi dalla casa
-di Lady Tremmel, poichè dopo il pranzo intimo,
-l'elegantissima inglese offriva alla società romana
-l'ultimo suo ballo della stagione. Giuliano aveva
-dunque stabilito con Claudina di passare a prenderla
-al teatro, per poi rientrare insieme, a cenare
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-e a bere dello <i>champagne</i> tra i baci più capziosi
-del vino, nel civettuolo appartamento dell'attrice.
-</p>
-
-<p>
-D'un passo leggero Giuliano, salite le scale,
-aveva percorso il corridoio del primo ordine e s'era
-fatto aprire il solito palco di proscenio. La sala era
-rigurgitante, sebbene le rappresentazioni della <i>Chimera</i>
-fossero già ad un numero enorme. Il terzo
-atto volgeva al suo termine e Claudina, nella parte
-della contessa di Varrena, scagliava l'atroce grido
-di dolore e di rimpianto, ritrovando, dopo scoperto
-il baratro verso cui scendeva, presso di sè umile
-e sommesso l'uomo che l'amava profondamente e
-ch'ella aveva fino ad allora disprezzato, nel suo
-fatale inganno. Da quella sala rigurgitante saliva
-l'applauso così demoralizzante per un autore drammatico,
-l'applauso obbligatorio al dato momento,
-demoralizzante perchè ha in sè qualche cosa di
-quello tribuito al tenore che avanza al proscenio,
-per lanciare le ultime note della sua romanza, onde
-avere più insistente l'acclamazione della galleria.
-</p>
-
-<p>
-Giuliano, finito l'atto, si avviò al palcoscenico,
-deserto in quella sera di rappresentazione
-senza speciali attrattive e senza avvenimento artistico
-o mondano. I pompieri passeggiavano con
-passo monotono su le tavole, i macchinisti ridevano
-in gruppo, i servi di scena preparavano l'elegante
-salotto del quarto atto. Uno o due attori
-passeggiavano, leggendo un giornale. Giuliano,
-giunto al camerino dell'attrice, vide che questa, dietro
-l'usciolo socchiuso, l'attendeva.
-</p>
-
-<p>
-— Come hai tardato!... gli disse Claudina, appena
-fu entrato.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-</p>
-
-<p>
-— I miei bambini hanno tardato ad addormentarsi,
-ei rispose; e prese il bacio che le labbra
-di Claudina gli offrivano.
-</p>
-
-<p>
-Giuliano diede allora sfogo alla sua gaiezza.
-Parlava di tutto e su tutti, con volubilità insolita,
-interrompendosi con frequenti e cordiali scoppii
-di risa. Ma Claudina, mentre poneva il rosso su
-le due guancie e con la carezzante zampetta di lepre
-ve lo spandeva, non secondava quella gaiezza.
-Ella rimaneva silenziosa e triste; e solamente di
-tanto in tanto un sorriso illuminava il suo volto,
-quando Giuliano scherzava, ma era un sorriso pallido
-e forzato. Dopo un po' di tempo lo scrittore
-aveva notato quel malumore ed aveva interrogato
-in proposito Claudina, la quale aveva risposto evasivamente.
-Ma le domande di Giuliano divenivano
-più incalzanti, più penetranti e Claudina nel suo
-silenzio perdeva terreno.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, disse finalmente non potendo più
-serbare il suo segreto, è meglio che tu lo sappia.
-Un telegramma di stasera a Savarese annunzia
-che il Teatro Filodrammatico a Milano è a nostra
-disposizione dal quindici maggio e noi dovremo
-partire fra tre giorni.
-</p>
-
-<p>
-— E tu pensi di partire? mormorò Giuliano
-freddamente.
-</p>
-
-<p>
-L'attrice rimase confusa. Tentò di far parlare
-la ragione, ma Giuliano negava con ripetuti cenni
-del capo ed a Claudina, allora, sfuggì di bocca la
-verità:
-</p>
-
-<p>
-— No, no, io non ho mai pensato nemmeno
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-per cinque minuti alla possibilità di una tale partenza,
-te lo giuro! — ella esclamò; poi aggiunse: — Ti
-amo troppo! — e continuò a lungo per dirgli tutto
-quel che pensava.
-</p>
-
-<p>
-Ella avrebbe tutto affrontato, avrebbe giocato
-reputazione, denari, successi, pur di non allontanarsi
-dall'adorato. Che era per lei la riputazione s'egli
-non era presso di lei? Che erano per lei i denari
-che non le servivano, e che non potrebbero dorare
-mai una desolazione dell'anima? Che erano per lei
-successi, trionfi, allori, se Giuliano non ne era
-partecipe, se egli non era là con lei per essere altiero
-della gloria di lei che veniva dall'opera sua? Ella
-sarebbe rimasta a Roma, avrebbe chiesto, per ora
-un trimestre di riposo, e, se non glielo avessero
-concesso, era pronta a rompere il contratto, accettando
-di pagare qualsiasi penale. Ella enunciava
-questi progetti con parole roventi ed appassionate
-e Giuliano sorrideva alla violenza di quel torrente
-d'amore. Fu allora lui a parlare il linguaggio freddo
-della ragione. Conveniva a Claudina di abbandonare
-il suo eminente grado di attrice, di far prendere
-il suo posto da un'altra? Non era piuttosto
-meglio ch'ella andasse a Milano, che si affrontasse
-una volta per tutte quel grande strazio del distacco?
-Egli si sarebbe in breve recato a Milano a riabbracciarla
-col plausibile pretesto di assistere alla
-prima rappresentazione della <i>Chimera</i> in quella
-città, dove egli aveva sempre raccolto i suoi successi
-più belli ed unanimi?
-</p>
-
-<p>
-Egli, da una parte, pensava dentro di sè che
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-non sarebbe stato dolente della partenza di Claudina.
-Chi sa se da quella partenza non avrebbe datato
-per lui il ritorno ad una vita migliore! Chi sa se
-ciò non avrebbe ricondotto la pace nel cuore di
-Beatrice e l'amore di una volta fra loro! Ma Claudina
-protestava: quando ella, un giorno, volesse ritornare
-sul palcoscenico le farebbero d'ovunque
-ponti d'oro... Perchè, allora, soffrire lo strazio di
-quel distacco, quando era possibile evitarlo con
-quella permanenza a Roma, con quel riposo temporaneo
-che anche la sua salute, scossa da tante
-fatiche e da tante dolorose battaglie morali, richiedeva
-prepotentemente? Ella usava con molta abilità
-di tutte le malìe del suo sentimento per convincere
-l'amante. Ma egli, del resto, che in fondo
-non amava Claudina ma che l'aveva tutta nei sensi,
-nel sangue, nei nervi e che non vedeva per ciò
-senza terrore lo sconforto di un distacco, non desiderava
-di meglio che lasciarsi persuadere. Così
-che quando il campanello squillò per il quarto atto la
-loro sorte era decisa e Claudina suggellava coi baci
-la sua promessa d'amore.
-</p>
-
-<p>
-Una voce disse dietro la tenda:
-</p>
-
-<p>
-— Claudina, fra dieci minuti tocca a voi.
-</p>
-
-<p>
-Gli amanti, smarriti nell'oblìo del bacio soave,
-non udirono. Allora la porta cigolò sui cardini ed
-apparve fra la tenda il volto di Lorenzo Gray.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il piccolo e silenzioso dramma fu rapidissimo.
-Al cigolìo della porta gli amanti si erano disciolti
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-dal loro abbraccio, ma non così prontamente che
-a Gray fosse sfuggito il loro imbarazzo rivelatore.
-Claudina impallidì. Gray, divenuto terreo ad un
-tratto, si ritirò. Giuliano noncurante salutò Claudina,
-dicendole che andava ad attenderla nel suo
-palco, per cenare poi insieme, secondo il convenuto.
-Appena rimasta sola, Claudina uscì dal camerino,
-s'incontrò con Gray pallidissimo che l'attendeva
-dietro una quinta.
-</p>
-
-<p>
-— Finalmente, le disse questi fremente, dissimulando
-per le persone ch'erano intorno a loro,
-le parole roventi nei gesti semplici e corretti. — Finalmente
-ho la prova lampante che voi siete l'amante
-di Farnese. Avete finito di canzonarmi, così.....
-Ma, del resto, io m'illudo forse ancòra! Voglio che
-voi, voi, voi me lo diciate, che voi mi gridiate di
-essere l'amante di quell'altro. Su, via, via, un poco
-di coraggio.... Ne avete tanto!
-</p>
-
-<p>
-Il gesto era convulso, la sua voce fremeva, i
-suoi sforzi per frenare i gesti violenti apparivano
-enormi. Claudina innanzi a quell'ira, innanzi allo
-insulto di un uomo che non aveva alcun diritto su
-lei, non seppe più contenersi.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, sì, sì, gli gridò sul volto con una
-voce stridente che passava fra i denti stretti per
-l'ira. Sono l'amante di Farnese, sì, e non da oggi
-solamente. Vi va? trovate ancòra a ridirvi? Capite
-che io me ne rido di voi e delle vostre ire,
-capite che voi non avete nessun diritto su me, nessuno,
-lo capite? Capite che io non vi permetto di
-farmi nè da solo nè innanzi alla gente scene ridicole,
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-scene che non fareste se non foste lo sciocco
-che dimostrate di essere?.... Volete intendere finalmente
-che mi avete annoiata, annoiata da morirne!
-che non ne posso più con la vostra gelosia indelicata,
-che mi fate ridere e mi avete fatto sempre
-ridere con le vostre pretese?.... Io sono libera,
-liberissima di me e faccio di me stessa quel che
-più mi piace! Volete accorgervi una volta per tutte,
-che per fare l'Otello, non siete che un Otello di carta
-pesta?....
-</p>
-
-<p>
-Era il suo momento ed entrò in scena ancòra
-convulsa e così pallida. Gray era rimasto appoggiato
-alla quinta, colpito dalla rivelazione, stramazzato
-nell'anima sua da quella ribellione crudele della
-donna ch'egli amava. Ma il buttafuori venne ad
-avvertirlo che era giunto il suo momento, che correva
-il rischio di fare scena vuota. Egli si riprese,
-entrò. Quando si ritrovò con Claudina un fremito
-lo prese d'innanzi a quelle mille persone; mancò
-la replica, errò le parole, saltò mezza scena e
-la caduta del sipario fu per lui una liberazione.
-Ed appena uscito di scena, egli corse nel suo camerino,
-si svestì e rivestì in fretta, discese per uscire.
-Discendendo la breve scaletta, le gambe gli vacillavano,
-gli occhi iniettati di sangue non vedevano gli
-scalini; traversò a zig-zag la scena dove gl'inservienti
-mettevano all'ordine per la prova dell'indomani, dove
-i pompieri facevano la loro ultima ispezione. Si avviò
-verso la porta d'uscita degli artisti, bisognoso di
-aria fresca e di silenzio. Su la porta le gambe gli
-tremavano ancòra più, egli dovette addossarsi al
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-muro per sorreggersi. In quel momento Claudina
-usciva al braccio dello scrittore, e finse di non vedere
-Gray: ma, o per caso o volutamente, quando
-ella gli passò innanzi, ruppe in un grande scoppio
-di risa. Quelle risa furono per Gray più crudeli di
-uno schiaffo, egli vide in un momento tutto rosso,
-fece per slanciarsi addosso a Claudina, ma questa
-era già salita nella sua carrozza che attendeva; Giuliano
-le si sedeva accanto, chiudeva lo sportello,
-abbassava il cristallo e i cavalli partivano al gran
-trotto. Gray aveva anche inteso Claudina ordinare
-al cocchiere: «A casa».
-</p>
-
-<p>
-Egli rimase in mezzo alla via, solo, abbattuto,
-per un momento senza più alcuna nozione della
-vita. Poi si avviò a caso per le vie, senza direzione,
-senza scopo. Tutto il terribile momento della
-sua vita gli appariva nella sua crudeltà. Si apriva
-il doloroso inganno di tanti mesi; non solamente egli
-non era amato da Claudina, ma Claudina amava un
-altro. Il sospetto cento volte lo aveva attanagliato,
-ma egli aveva sempre voluto scacciarlo, poichè
-l'innamorato voleva credere ed ingannarsi, con
-quell'accanimento proprio di tutti i gelosi i quali,
-fino a che una prova irrefragabile non li abbatta
-o non li scateni, tergiversano diuturnamente tra le
-convincenti apparenze che tolgono loro la speranza
-ed infrangono il sogno — ed i lambiccati pretesti
-e le faticose illusioni che non fanno altro che rendere
-più lungo e più acre il loro spasimo, senza
-riescire a blandirlo mai. Ora tutti i suoi sospetti
-di altri tempi gli ritornavano in quel momento, durante
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-quella corsa senza limite a traverso alla città
-addormentata: si stupiva il geloso che quei saggi
-sospetti non gli fossero allora apparsi come evidenze;
-si adirava contro sè stesso per la sua cecità,
-per la sua sciocca fiducia, per le sue fanciullesche
-illusioni. Come aveva fatto a non accorgersi
-mai di quella commedia che si svolgeva e si annodava
-sotto i suoi occhi? Gli scatti di gelosia di
-una volta, dopo i quali di solito si trovava pentito
-e vergognoso, ora gli sembravano giustificatissimi
-e non sapeva perdonarsi di non averli spinti tanto
-oltre da avere la certezza della cosa, quella crudele
-e dilaniante certezza che tuttavia ora, in certi
-momenti egli avrebbe dato dieci anni di vita per
-non avere. L'orizzonte della sua vita gli appariva
-grigio, sconsolato, gelido. Scomparsane l'ultima
-luce che vi diffondeva un albor roseo, la dolce e
-vivificante illusione su Claudina, che gli restava?
-Al momento che egli era per entrare nel camerino
-dell'attrice, aveva inteso la cara voce di lei
-ripetere a Giuliano la sua decisione di rimanere
-a Roma, con lui, per lui! Non v'era dunque nemmeno
-la speranza di riconquistare l'infedele. Egli
-sarebbe partito e l'amica sarebbe rimasta docile e
-felice fra le braccia dell'altro! Una tristezza sempre
-più grande lo prendeva, lo serrava alla gola,
-con un groppo di lacrime.
-</p>
-
-<p>
-Solo, solo! Che fare? Le sue amicizie, illusioni!
-La sua famiglia, distrutta! E Claudina ch'era l'unico
-suo ideale, la cui conquista aveva sorriso in
-fondo al suo cammino, come un'oasi di dolcezza
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-in fondo ad un deserto, Claudina ch'era stata luce
-dell'anima sua e vita del suo cuore, era ormai
-tanto lontana da lui, esule volontaria, poichè aveva
-dimenticato le promesse, poichè gli aveva fatto
-accogliere crudelmente tutto l'ineffabile dolore che
-gli dava la felicità di lei, se con un altro goduta
-e da un altro donatale. Che fare, oramai? Riprendere
-il suo vecchio e fastidioso mestiere di attore,
-giovarsi del suo dolore vissuto per renderlo più
-efficace e più vero nell'opera di un altro uomo
-magari dello stesso Farnese? Ricordava i primi
-tempi del suo amore per Claudina, quando ancòra
-non aveva osato confessarglielo. Non era stato quello
-il periodo più dolce della sua vita, amareggiata
-negli ultimi tempi da quell'amore romanticamente
-infelice? Il dolore di lui diveniva ad ora ad ora
-più calmo, come il suo passo più lento. Questo
-batteva forte su le pietre dei marciapiedi, echeggiava
-nelle vie deserte tra le alte case chiuse e
-silenziose e talvolta Gray ascoltava l'eco di quel
-suo passo che aveva qualcosa di tragico, quasi
-non fosse suo.
-</p>
-
-<p>
-A quell'ora, in quante di quelle case silenziose,
-era intuonata l'esultante canzone dell'amore? In
-quante alcove, dietro quelle finestre chiuse, susurravano
-i baci e palpitavano i corpi amanti? Ognuno
-aveva il suo lembo di gioia, il suo quarto
-d'ora di voluttà. L'amore, più solenne nel silenzio,
-sembrava a lui quasi cosa tangibile dietro quelle
-finestre. Dove qualche lume filtrava ancòra tra le
-stecche delle persiane, questa sensazione della presenza
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-dell'amore si faceva anche più eloquente
-per Lorenzo Gray. Cosa poteva rischiarare quella
-lampada tremula e confidenziale se non l'allacciamento
-di due corpi, la comunione profonda e solenne
-di due passioni e di due desiderj? Egli pensò
-allora che in quel momento anche in una casa di
-piazza di Spagna, una casa a lui ben nota, si amava.
-Claudina v'era con lo scrittore e nelle sue
-braccia raccoglieva quella gioia e quei baci che
-non aveva voluto da Gray. Come un ferito che
-ama di acuire il suo dolore, torturando la ferita
-per giungere all'apice della sofferenza, così l'attore
-pensò di dirigersi verso piazza di Spagna, sotto
-quella casa, dove un altro coglieva il fiore ch'egli
-aveva tanto ed inutilmente bramato. Si avviò. Il
-pensiero degli amori favoriti in quel momento dall'ombra
-delle alcove lo riprese e la sua immaginazione
-esaltata gli fece sentire come il suono immane
-di milioni di baci scambiati tra milioni di
-bocche. Egli era solo. La sua solitudine era più
-squallida in quel silenzio. Una donna, una povera
-mercenaria, reduce forse da qualche caffè notturno
-dove aveva infruttuosamente atteso per lunghe ore,
-gli passò accanto, gli mormorò qualche parola, offrendogli
-per qualche ora il suo amore. Gray affrettò
-il passo per sfuggirle ed un gran disgusto
-lo prese....
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Disgustato di che? Disgusto per chi? Non era
-egli forse più misero e più sciocco degli altri? Per
-mesi e mesi una donna aveva potuto ridere di lui,
-senza ch'egli se ne accorgesse, senza ch'egli dubitasse,
-seriamente e a fondo, della fedeltà di lei
-alle sue promesse di un giorno, tante volte rinnovate.
-Le frasi lanciategli sul volto da Claudina gli
-ritornarono alla memoria, gli avvamparono le guancie
-di un sangue sconvolto. Al giusto grido di passione
-di lui, all'ultimo grido d'invocazione del geloso
-verso la dolce verità, ella aveva risposto svelando
-definitivamente il triste segreto, tra la volgarità
-dei suoi insulti da palcoscenico. Che aveva egli
-fatto per essere, non solo tradito, disprezzato e avvilito
-dalla donna che adorava, ma anche vilipeso
-ed insultato? Di quale colpa ignorata o lontana egli
-soffriva l'espiazione in quel dolore così forte, che
-gli insanguinava l'anima, che gli inumidiva con le
-più amare lacrime le guancie di nuovo impallidite
-per lo spasimo?
-</p>
-
-<p>
-Giunse in piazza di Spagna. La piazza era
-oscura ed i rari fanali tremolavano, or sì or no,
-ad un vento notturno. Egli ricordava altre notti,
-rigide ma limpide notti d'inverno, quando accompagnava
-Claudina dopo il teatro e l'amica lo invitava
-a salire in casa sua, per bere una buona
-tazza di autentico thè russo, fatto da lei stessa innanzi
-a lui, mentre le sue parole folleggiavan qua
-e là, senza argomento e senza conclusione. Quel
-soave cicaleccio era oramai cosa lontana e morta.
-Dietro quelle finestre illuminate, Claudina era con un
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-altro, il quale riceveva i baci che egli aveva sognato,
-ed abbandonava il capo sul petto di lei e si faceva
-carezzevolmente cullare dal respiro di lei, com'egli
-aveva tanto sperato. Una vampa di follìa invadeva
-il suo cervello. Si sorprese a ridere solo in quella
-via deserta e l'eco di quella risata gli apparve
-tragica. Il cielo si annuvolava, sempre più nero e
-minaccioso; soffii di vento caldissimo passavano
-più frequenti. Lembi di vita trascorsa apparivano
-intanto a Gray, vecchie cicatrici della sua anima
-si riaprivano con dolore, illusioni disperse balenavano
-ancòra innanzi al suo pensiero col loro antico
-colore primaverile oramai appassito. Ma, sopra
-tutto, si concretava spietato ed acerrimo, innanzi
-agli occhi dell'imaginazione del geloso, l'abbraccio
-felice di Claudina e del suo amante, oltre quella
-finestra illuminata.
-</p>
-
-<p>
-Quante ore egli rimase così, di contro a quella
-finestra inesorabilmente luminosa? Egli non lo
-avrebbe potuto dire; sotto l'imperversare di quella
-raffica di desolazione sentimentale le ore passavano,
-nel tempo stesso celeri e lente: lente per il
-suo spasimo e celeri per il timore che il sole gli
-recasse sofferenze più crude. Quella finestra inesorabilmente
-luminosa gli sembrava uno scherno
-crudele. Egli desiderava che quella luce si spengesse:
-finchè v'era luce, v'era anche vita ed amore
-in quell'alcova! Finalmente la luce s'affievolì, poi
-si spense, le finestre furono mute e la vita gli sembrò
-sospesa e con essa il suo spasimo. Inavvertitamente,
-egli aveva traversata la via per evitare
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-un gruppo di uomini ebri che passavano cantando
-e schiamazzando, ancòra più truci in quella solennità
-notturna.
-</p>
-
-<p>
-Il geloso si era appoggiato al muro della casa
-di Claudina ed attendeva: chi? che cosa? Una
-forza indefinibile lo teneva lì presso, nè egli poteva
-cozzare contro quella forza, per allontanarsi, per
-rientrare in casa sua. Dopo pochi minuti, il portone
-della casa di Claudina cigolò su i cardini ed
-un uomo uscì. Come questi si era soffermato per
-accendere un sigaro contro il vento, Gray aveva
-potuto riconoscere la fiera figura di Giuliano Farnese.
-Lo scrittore era passato innanzi a lui senza
-vederlo ed il primo impeto di Gray era stato di
-slanciarglisi contro. Ma perchè? Con quale scopo?
-E col desiderio di quale esito? Bisognava non cedere
-al primo impeto, bisognava colpire quell'uomo
-più a dentro, nel cuore e nella vita, profondamente.
-E ciò non si otteneva nè con un insulto, nè con
-un'aggressione volgare. Il geloso guardò l'amante
-felice allontanarsi lungo quella via, col suo passo
-fermo e virile, di cui a lungo gli giunse e sempre
-più fioca l'eco insistente.
-</p>
-
-<p>
-Fu allora che la raffica del suo dolore salì all'apogeo.
-L'idea di colpire quell'uomo che lo faceva
-soffrire gli sorrise ed egli entrò in un caffè
-notturno — ch'era precisamente sotto la stanza dove
-poco prima gli amanti si erano amati, — per mettere
-ad effetto il primo disegno che era apparso nella
-sua mente sconvolta. Chiese un foglio di carta da
-lettere, scarabocchiò due righe in cui affermava che
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-Giuliano era l'amante di Claudina Rosiers e che
-costei rimaneva a Roma per restare col suo amante;
-scrisse su la sopraccarta il nome e l'indirizzo della
-moglie di Farnese, uscì per gettare alla posta quella
-anonima denunzia. Una buca da lettere era su la
-facciata dell'<i>Hôtel d'Europe</i>, quasi di fianco al
-caffè. Ebro della sua vendetta, l'attore corse a quella
-buca, vi lasciò cadere la lettera.
-</p>
-
-<p>
-Ma aveva appena compiuto quel gesto, quando
-gli apparve nitida la visione della bassa infamia
-commessa. Egli aveva lanciato il dolore ed il male
-contro una donna a lui ignota, ma che sapeva
-buona; aveva seminata la lotta in una famiglia,
-fra una moglie innamorata e i figli innocenti. Tutta
-la sua conscienza si ribellò contro lui stesso; unico
-suo pensiero fu di riprendere quella lettera e distruggere
-la volgare denunzia. Se non che egli si
-trovava innanzi all'inesorabile irreparabilità del
-fatto compiuto. Come fare? Follemente s'attaccò
-alla buca, tentò di scuoterla, tentò di introdurvi
-nell'apertura il suo bastone. Ma quei tentativi
-erano inutili. Un'altra disperazione, un altro dolore — ed
-il più atroce, il rimorso — s'aggiungevano
-a quelli che già diffondevano un gelo di morte
-nel suo cuore. Accese un fiammifero, pensò di
-gettarlo nella buca, di ardere tutte le lettere che
-vi si contenevano e fra quelle la sua. Ma sapeva
-forse egli cosa distruggeva, quali responsabilità
-veniva ad assumere e quali conseguenze il suo
-atto inconsulto poteva arrecare? Ah, cosa aveva
-mai commesso nella follia, quale vergogna!.... La
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-sua conscienza tumultuava, come il suo sangue
-turbolento s'agitava nelle vene. L'infamia era commessa
-oramai irreparabilmente. Vano il rimorso,
-vano ogni tentativo! La follìa batteva a tratti nel
-suo povero cervello. Grossi goccioloni di pioggia
-cominciarono a cadere. Il suo dolore di prima
-scompariva sotto il nuovo spasimo. Nulla valeva
-oramai a fermare il galoppo del destino, di cui
-egli non era, col suo atto di poco prima, che l'umile
-strumento! Il sole non avrebbe ancòra sfolgorato
-in tutta la sua gloria d'oro che già la sofferenza
-ch'egli aveva seminato avrebbe purtroppo dato i
-più tristi germogli, preludiando forse anche al
-dramma. Egli rimase a lungo, stupidito, appoggiato
-a quella cassetta. Ora la pioggia cadeva a rovesci.
-L'alba lo sorprese coi suoi chiarori antelucani,
-ancòra immobile sotto la tempesta d'acqua, presso
-quell'oggetto che racchiudeva l'umile ed ignobile
-mezzo di un irreparabile destino che si compiva.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span></p>
-
-<h3>XI.</h3>
-</div>
-
-<p>
-La colazione finiva tra gli scoppii di risa dei
-bambini. Giuliano si levò, accese una sigaretta, si
-distese in una poltrona, prese su le ginocchia il
-piccolo Luca.
-</p>
-
-<p>
-— Così che, dimandava alla moglie, lady Tremmel
-ha fatto miracoli. Vi erano belli abiti, molta
-gente, molto <i>entrain</i>?
-</p>
-
-<p>
-La moglie raccontava esuberantemente anche
-i più minuti particolari; poi Giuliano, a sua volta,
-raccontò la sua serata.
-</p>
-
-<p>
-— Sono uscito alle dieci, sono stato al Nazionale
-per intendermi con Savarese su le rappresentazioni
-in Italia della <i>Chimera</i>; poi son passato
-al Circolo, poi a casa. Serata castigatissima:
-non ho incontrato nessuno, non ho parlato con
-nessuno. Ma voi siete rientrata alle quattro del mattino,
-mia piccola scapata!
-</p>
-
-<p>
-— Incolpane Leonardo, rispose la giovane
-donna, incolpane lui che non si voleva più staccare
-dal braccio di una certa signora.....
-</p>
-
-<p>
-Loredano, ch'era andato nella stanza attigua
-per scrivere due righe sopra una carta da visita,
-rientrava col sigaro acceso, l'occhio vivo, l'andatura
-giovanilissima:
-</p>
-
-<p>
-— Accetto ogni responsabilità e son pronto
-ad espiarla con qualsiasi penitenza.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-</p>
-
-<p>
-Beatrice guardava dalla finestra aperta le spalliere
-di rose che profumavano nel giardino ed il
-cielo limpido d'un azzurro terso come cristallo.
-</p>
-
-<p>
-— Che bella fine di Maggio! ella mormorò.
-</p>
-
-<p>
-Rimase a lungo a guardare quella gloria di
-primavera. Si rivolse quando intese parlare di partenza
-prossima, di decisioni da prendere.
-</p>
-
-<p>
-— Tu parti? dimandò a Loredano.
-</p>
-
-<p>
-— Bisognerà bene che mi decida. Sapete che
-sono quì da due mesi? Devo andare a Venezia a sistemare
-certi affari e poi, filo via, in Svizzera. Avevo
-l'idea di una passeggiata in Norvegia, ma la rimando
-ad un altro anno.
-</p>
-
-<p>
-— Quando partiresti? domandava la sorella
-inquieta.
-</p>
-
-<p>
-— Non so; in settimana, forse.
-</p>
-
-<p>
-— E sono così urgenti, insisteva Beatrice, sono
-così urgenti i tuoi affari di Venezia che non ti potresti
-trattenere, nemmeno volendo?
-</p>
-
-<p>
-— Oh no, no, di nessuna urgenza. Ma non vi
-è proprio ragione di trattenermi. Voi due filate
-di nuovo, e deliziosamente, il più perfetto amore
-e non ho alcuna ragione per restare fra voi a recitare
-la parte di terzo incomodo!
-</p>
-
-<p>
-— Tu devi rimanere ancòra con noi, mormorò
-la sorella.
-</p>
-
-<p>
-— Bene, bene, ribattè Loredano; ne riparleremo.
-Una decisione non è poi così urgente. Per
-ora me ne vado a prendere un po' di sole a Villa
-Pamphili. Vieni anche tu, Giuliano, a fare questa
-passeggiata?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Volentieri.
-</p>
-
-<p>
-I due uomini infilarono i soprabiti; da un vaso
-di fiori presero ciascuno una rosa arancione, la
-infilarono nell'occhiello.
-</p>
-
-<p>
-— Se vorrai uscire, diceva Giuliano alla moglie,
-bevendo a sorsi brevi il caffè bollente che il
-domestico aveva portato in quel momento, se vorrai
-uscire con me, alle cinque ripasserò a prenderti.
-Va bene?
-</p>
-
-<p>
-— Grazie, amico mio.
-</p>
-
-<p>
-Si baciarono. Beatrice sentiva una grande
-calma nel cuore. L'addolorava però il pensiero
-della partenza del fratello, l'idea che ella sarebbe
-rimasta senza il suo sostegno e la sua guida in
-un momento così difficile. Gli si avvicinò, gli prese
-le mani:
-</p>
-
-<p>
-— Non partirai così presto, è vero?
-</p>
-
-<p>
-— Partirò il più tardi possibile, sorellina, rispose
-lo scrittore.
-</p>
-
-<p>
-I due uomini uscirono, accompagnati dai bambini
-fino nel vestibolo. Beatrice si avvicinò alla finestra,
-vide Giuliano e Leonardo uscire dalla casa:
-guardò le loro alte, maschie ed eleganti figure allontanarsi
-in quella gloria di sole; li vide salire in
-una carrozza scoperta che passava.
-</p>
-
-<p>
-— Sembrano due fratelli, pensò.
-</p>
-
-<p>
-I due ridevano forte nella carrozza, che nuovamente
-passava al trotto sotto le finestre della casa.
-Le loro mani si sollevarono per salutare ancòra
-Beatrice. Beatrice gettò loro dei baci. La carrozza
-scomparve. Ella rimase alla finestra ad aspirare
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-il profumo delle spalliere di rose maggioline, ad
-inebriarsi a quel tepore ed a quella gioia di primavera.
-Poi si ritrasse. Chiamò <i>Miss</i> Margaret,
-l'aiutò a vestire i bambini per la passeggiata al
-Pincio. Accompagnò loro e la <i>Miss</i> fino alla porta
-di strada. Poi, come li ebbe visti scomparire all'angolo
-della via, risalì in casa canticchiando una canzonetta
-francese:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>«<i>Allons, ma belle, au beau pays</i>»</p>
-<p>«<i>Où l'oranger fleurit. . . . . .</i>»</p>
-</div>
-
-<p>
-Nel gabinetto da lavoro di suo marito scrisse
-qualche lettera, poi sfogliò dei giornali illustrati giunti
-al mattino. Come le tre e mezza suonavano, ella
-passò nella sua camera, infilò un abito da passeggio,
-in velo religioso grigio perla con piccole passamanterie
-in argento e guarnizioni di seta dello
-stesso punto di colore. Abbigliandosi, cantava. E la
-cameriera non cessava di meravigliarsi per quella
-sua insolita gaiezza. Beatrice si guardò allo specchio,
-lungamente; poi, compiaciuta, andò ad attendere
-che suo marito la venisse a prendere nel gabinetto
-da lavoro di lui. Prese sul tavolo un giornale
-comparso il mattino con un vivace articolo di
-Giuliano e incominciò a leggerlo. A momenti i suoi
-occhi sorridevano, come le sue labbra. La primavera
-le diffondeva vivamente e dolcemente nel cuore
-quel soffio di gioia e di ebrezza. L'amore di suo
-marito ora più espansivo e l'esser libera dalle tristi
-apprensioni di un tempo le consentivan quella gaiezza.
-Un odore di fiori saliva dal giardino per la finestra
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-aperta ed era dolce e spossante come una carezza.
-</p>
-
-<p>
-L'orologio suonava le quattro e mezzo, quando
-il domestico entrò. Aveva sul vassoio una lettera:
-</p>
-
-<p>
-— Hanno portato questa lettera. È giunta da
-stamane, ma per errore è rimasta in basso fino
-ad ora.
-</p>
-
-<p>
-Beatrice la prese. La rozzezza della carta ed
-il carattere a lei ignoto della sopraccarta la meravigliarono.
-Fece cenno al domestico di uscire.
-Un oscuro presentimento passò gelido nel suo cuore.
-Esitò. Ma poi scosse la testa e si disse che era una
-sciocca apprensione pensare che quella modesta lettera
-potesse recarle del male. Quelle saggie riflessioni
-non impedirono che le sue mani fossero tutte
-tremanti nell'atto di lacerare la sopraccarta. Ebbe
-appena scorse le poche righe vergate da una mano
-febbrile che ella cominciò a tremare tutta, il suo
-volto s'impallidì di un pallore di morte, due lacrime,
-che avevano il silenzio inesorabile della disperazione,
-le spuntarono dai cigli. La denunzia era innanzi
-a lei.
-</p>
-
-<p>
-Il dolore, che per tanti giorni aveva tentato di
-aprirsi un varco nella sua anima, ma che era stato
-respinto da tanti rosei ottimismi, irruppe finalmente
-in tutta la sua cieca brutalità. Fu così repentino
-il passaggio che l'anima della povera donna soffriva
-dalla gioia di un minuto prima all'ineffabile
-schianto presente, che per un poco Beatrice seguitò
-a ridere di un riso straziante, che altro non era
-se non spasimo di nervi esasperati. La crudele certezza
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-era innanzi a lei. Il suo sospetto era da troppo
-dissimulato nel suo cuore sotto l'apparente fiducia,
-perchè le fosse possibile il minimo dubbio su
-la veridicità di una denunzia siffatta, anche se di
-un anonimo. Una sensazione di squallore — la sensazione
-di un uomo che veda rovinare una casa
-intorno a sè e resti per miracolo nell'aria sul sostegno
-di un unico e fragile muro — s'impadroniva
-dell'animo della tradita. L'umiliazione di essere posposta
-ad un'altra l'avviliva, la sua dignità di madre
-e di sposa si ribellava alla menzogna cui aveva
-dato fede ed ai baci mendaci cui ella ignara si era
-docilmente prestata. La terribile crisi di dolore che
-doveva gettarle addosso in venti minuti dieci anni
-di vita non le lasciava pensare chi potesse essere
-quell'anonimo delatore. La denunzia era così precisa
-nel suo laconismo spietato! La dolorosa riprese
-il foglietto per rileggerlo, per averne un aumento
-di spasimo, l'esacerbazione del suo dolore.
-Allora ella lesse la seconda frase: che Claudina
-Rosiers restava a Roma per lui. Le lacrime più
-cocenti le discesero lungo le guancie. Ella girava
-per la stanza come folle, inciampando nei mobili,
-rovesciando oggetti, brancicando con le sue mani
-convulse il grazioso abito ch'ella aveva poco prima
-indossato sorridendo, con la innocente civetteria di
-piacere all'infedele. A che era valsa, dunque, la
-sua vita di onestà? Tutti i suoi sacrifizii, tutte le sue
-rinunzie, che cosa avevano apportato di frutto, se non
-le era risparmiata quella atroce spartizione di carezze
-con un'ignota, con una donna qualunque?
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-Il ribrezzo invadeva tutto il suo essere, distendeva
-i suoi viscidi tentacoli intorno al cuore affranto
-di lei.
-</p>
-
-<p>
-Anche il dolore fisico imperversava. La sua
-fronte ardeva, le vene delle tempie pulsavano fortemente
-ed erano così gonfie, quasi fossero prossime
-a spezzarsi. Brividi le correvano le ossa. Il
-cuore aveva delle strette che la facevano gridare.
-L'inutilità della sua vita passata, lo squallore della
-sua vita futura le apparivano dolorosamente. L'uomo
-amato perduto, il padre dei suoi figli indegno
-di lei, adultero e mentitore, dissimulatore e vile,
-gli appariva perduto, irremissibilmente perduto. Le
-sue illusioni sfiorite, abbattute, rotte per sempre,
-gettavano su la sua povera anima una coltre di
-spine. Che le restava nel mondo? Quale scopo?
-Quale vita? Quale destino? In una nuvola d'oro
-apparvero alla dolorosa i nimbi biondi ch'erano le
-chiome dei suoi bambini. Per essi ella avrebbe vissuto,
-da quel giorno, da quell'ora, la cui tristezza
-immensa mai da nessun fluire di tempo sarebbe
-stata dispersa. Cosa morta le apparivano adesso gli
-anni che le restavano da vivere. Nata per l'amore,
-senza l'amore che altro le sarebbe rimasto per la
-vita? I suoi bambini, cui il suo pensiero ricorreva
-incessantemente come ad una salvezza, come ad un
-conforto, come ad una difesa, come ad un usbergo
-immacolato e santo, non potevano prendere nel suo
-cuore il posto lasciatovi deserto dall'infedele, dall'amato
-di tanti anni non più degno del suo amore.
-Tutto il sangue di lei si ribellava contro l'offesa,
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-il sangue aristocratico della sua famiglia s'agitava
-al pensiero di quella mescolanza plebea, al pensiero
-che un'altra donna, di lei meno pura, di lei
-meno eletta, di lei meno devota, avesse potuto ottenere
-ciò che a lei era dovuto, ciò che a lei si toglieva.
-L'abbandono sembrava irreparabile alla desolata.
-Su tutto avrebbe transatto l'offesa, ma non
-su quel tradimento continuato, abile, mascherato,
-contraffatto, calcolato. Tutti gli spasimi diversi della
-sua anima si univano, si sposavano con un triste
-connubio in uno solo, altissimo, mentre dagli occhi
-abbattuti seguitava a sgorgare il pianto ininterrotto;
-pianto di vergogna e di dolore, di orrore e di amore,
-di amore ancòra, pianto senza sollievo, senza
-tregua, senza fine, pianto sovrumano di infinita
-desolazione.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Quando Giuliano entrò nel gabinetto da lavoro,
-sùbito lo sconvolgimento del volto di Beatrice che
-si era levata e l'attendeva in piedi, gli annunziò
-che qualche cosa di grave era avvenuto. Sgomento,
-le si avvicinò.
-</p>
-
-<p>
-— Non vi accostate, ella gli gridò ritraendosi,
-non vi accostate. Il dolore così atroce che io soffro
-non deve lasciare a voi altre vie alla menzogna.
-Questa lettera mi svela finalmente che Claudina
-Rosiers è la vostra amante, ch'ella non partirà da
-Roma per restare con voi. La benda mi è caduta
-dagli occhi ed ho potuto vedere tutta l'offesa che
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-mi avete arrecata. Io non vi rimprovero nemmeno.
-Il mio silenzio deve avvilirvi più d'ogni mia parola.
-</p>
-
-<p>
-Giuliano, tuttavia nello sbalordimento dell'inattesa
-catastrofe, comprese che, con una donna leale
-e nobile come sua moglie, la protesta non era più
-possibile, nè poteva mentire. Se quella lettera era
-anonima e quindi dubbia la denunzia che conteneva,
-le sarebbe stato molto facile procurarsi altre
-prove ed indiscutibili, ora ch'era incamminata verso
-la verità. L'unica cosa possibile con quell'anima di
-donna era la confessione: Giuliano la tentò, disperatamente,
-come si gioca l'ultima carta per una
-posta suprema:
-</p>
-
-<p>
-— Con una donna come te io non so più oltre
-mentire, Beatrice, egli disse. Ciò che ti hanno
-scritto è vero. Io ignoro chi sia il delatore volgare
-che mi accusa in quella lettera. Ho tanti nemici
-accaniti a Roma, tante gelosie, tante invidie, che
-vorrebbero colpirmi in quel che ho di più dolce,
-di più intimo e di più sacro — e vi riescono. Io non
-ho alcun mezzo per difendermi e non lo cerco. Ti
-ho troppo a lungo mentito e ne ho troppo sofferto.
-</p>
-
-<p>
-— Non è vero, ribattè Beatrice, se voi aveste
-sofferto, come dite, nel mentirmi, non avreste atteso
-per confessarmi la vostra colpa che io avessi
-in mano una prova indiscutibile. La vostra menzogna
-è spietata, è orribile. Ora dite di soffrirne
-perchè io vi ho strappato giù dal volto la maschera
-della vostra fedeltà. Ma voi mi avete mentito per
-un anno, un mese fa, avanti ieri, ieri, stamattina.
-È una menzogna ininterrotta, calcolata, vile, che mi
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-ripugna! Mi avete baciata con le labbra ancòra memori
-dei baci dell'altra..... Mi avete.... Per carità,
-per carità, tronchiamo qui il nostro colloquio.....
-Ogni cosa è finita fra noi. Non torniamo più su la
-vostra infamia: ne soffro troppo!
-</p>
-
-<p>
-— Ma io non ho cessato un'ora, un'ora sola
-di amarti..... Lo comprendi? Ah, tu ridi, tu indietreggi?
-Credimi che da tanto tempo io soffrivo, come
-un peso sul cuore, la mia menzogna.... Credimi che
-il traviamento di pochi giorni io l'ho pagato con
-tanto dolore, con tanta sofferenza, con tanta vergogna.
-Credimi che in tutte le ore ti ho avuta presente,
-<i>noi ti abbiamo avuta presente</i>, e tu ci hai
-fatto sentire crudelmente il rimorso dell'offesa che
-ti portavamo. Se tu sapessi! Ma io non devo ora
-scendere a simili particolari. Tu non vuoi ascoltarli
-e sarebbe inumano..... Sappi questo però e credilo
-per la vita dei nostri bambini, su la quale te
-lo giuro: quella donna può essere stata l'aberrazione
-dei miei sensi, dei più cattivi istinti del mio
-essere..... Ma tu sei rimasta per me il mio culto,
-la mia venerazione, la mia devozione, la mia religione.....
-La tua purezza mi ha fatto sentire ancòra
-più la mia colpa ed in questa sempre meglio
-ho veduto la grandezza della tua anima, diletta!
-Ho mentito? Sì, sì, ho mentito! Ma ho mentito
-perchè sapevo che confessandomi ti perdevo! Ti
-perdevo! Fa di me quel che tu vuoi, abbandonami,
-giudicami, condannami, ma sappi questo, questo
-solo: che io non ti ho tradita volgarmente, bassamente,
-per disamore, per stanchezza. Una vertigine
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-mi ha trascinato. Io sono debole e non ho saputo
-resistere. Ma subito dopo ho misurato la gravità
-del delitto d'amore commesso e non ho avuto che un
-solo terrore, il terrore che tu sapessi tutto e che
-io ti perdessi, sì, sì, il terrore di perderti, di essere
-solo, senza di te, perchè io ti amavo, perchè ti ho
-sempre amata, perchè ti amo, ti amo......
-</p>
-
-<p>
-Così dicendo le aveva preso la mano e, con
-voce strozzata dal pianto prepotente, le alitava le
-parole sul volto.
-</p>
-
-<p>
-— Lasciatemi, lasciatemi, gridò l'offesa, svincolandosi
-ed indietreggiando. Lasciatemi e tacete;
-non discendete ancòra più in basso!....
-</p>
-
-<p>
-L'infedele cadde a sedere su una poltrona,
-esausto per l'emozione violentissima di ogni forza
-fisica e morale. Il pianto ch'egli tratteneva con
-sforzi dolorosi proruppe; ed era pianto di scoramento
-e di umiliazione, pianto che invocava perdono,
-pianto in cui si rivelava tutto il lungo dolore di
-tanto tempo, dal giorno della prima dedizione di
-Claudina in quel medesimo salotto, su quel medesimo
-divano dove sua moglie si lasciava cadere,
-sempre più pallida, per dirgli:
-</p>
-
-<p>
-— È inutile che partiate, è inutile che mi diate
-la rappresentazione di quelle lacrime: io non vi
-credo più!
-</p>
-
-<p>
-La fierezza di Giuliano si ridestò. Egli asciugò
-le lacrime che gli inumidivano il volto, rimase in
-piedi immobile e convulso.
-</p>
-
-<p>
-— Io avrei meglio compreso che voi foste venuto
-da me, continuava Beatrice implacabile, e mi
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-aveste detto: «Non ti amo più, amo un'altra. Mi serviva
-di mentirti. Ti ho mentito!» Voi non vi sareste
-così avvilito ai miei occhi con una maschera di
-fedeltà che voi non avete mai abbassata, ma che
-io stessa ho dovuto strapparvi dal volto.....
-</p>
-
-<p>
-— Tu dici delle follìe, disse Giuliano amaramente.
-Io non voglio da te il perdono, intendimi,
-intendimi bene! Io so che tu non me lo potresti
-concedere, nè lo dimando. Voglio solo che prima
-di prendere una decisione che forse muterà tutta
-la nostra vita, voglio che tu sappia, che tu creda,
-che tu sia persuasa che giammai ho cessato d'amarti,
-che dell'offesa che tu lamenti, ho sofferto
-io, giorno per giorno, ora per ora, arrecandotela,
-più di quel che tu soffra ora, misurandone la bassezza.
-Lo capisci tu che io non ti direi queste parole,
-se non sentissi profondamente nel cuore, nei
-sensi, nell'anima, nel pensiero, ciò che esse esprimono
-perchè innanzi al dolore non si deve, non
-si può mentire, molto più quando questo dolore
-viene, come il tuo, dalla menzogna? Vediamo, Beatrice.....
-Per l'amore che mi hai dato, per il bene
-che mi hai voluto, credimi, credimi, credimi.....
-Fammi almeno pensare che nel tuo cuore vi è ancòra
-qualche cosa per me, e non solamente la spietatezza
-di una condanna.....
-</p>
-
-<p>
-— No, no, replicava Beatrice, non mi parlate
-così. Non voglio sentire nelle vostre parole nemmeno
-un alito di tenerezza per me. Essa mi dà troppa ripulsione
-verso di voi. Non mi parlate così. Ditemi la
-verità, la verità, una volta sola..... Datemi, per una
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-volta, nelle vostre parole il sentimento della verità!
-Ditemi che non mi amavate più, che un'altra donna
-vi è piaciuta, che voi l'avete presa senza tanti scrupoli,
-perchè io ero una moglie fedele e non ero capace
-di rendervi dente per dente, come un'altra
-avrebbe fatto. Su, su, ditemi questo..... Ma non mi
-raccontate altre menzogne, non mi recitate altre
-commedie. Tacete... Sentite almeno la violenza del
-mio dolore e forse non avrete più la forza di essere
-sacrilego, ricordando il nostro amore d'un
-tempo, i nostri baci di un tempo.... Ah no, no,
-lasciatemi sola, mi fate ribrezzo!
-</p>
-
-<p>
-Uno sgomento sempre più folle s'impadroniva
-di Giuliano: egli si avvicinò alla moglie, con le
-braccia tese, con gli occhi ardenti, ma col volto coperto
-di un pallore mortale:
-</p>
-
-<p>
-— Beatrice, ascoltami, ascoltami..... Beatrice!
-Non mi gettare così in preda alla disperazione.....
-Abbi pietà!
-</p>
-
-<p>
-— Ne avete avuta voi, per me? Mi avete risparmiato
-forse l'affronto di farmi sapere da altri
-la vostra colpa? Lasciatemi, lasciatemi.....
-</p>
-
-<p>
-Si ritrasse, d'un tratto, verso la porta, poichè
-Giuliano si avvicinava sempre più. Egli soffriva veracemente
-il dolore di tanto tempo e la cupa disperazione
-già batteva lugubremente nella sua anima.
-Beatrice d'altra parte aveva atteso, al principio di
-quella scena lacerante, un grido di verità che le svelasse
-come non tutto era morto nel cuore e nella
-conscienza di quell'uomo traviato. Ma poi l'esaltazione
-vertiginosa del suo stesso dolore le impediva
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-di discernere il vero dal falso, le impediva di sentire
-palpitare la verità, la sincerità, il dolore, la passione
-nelle parole di Giuliano innanzi alla desolazione
-che per la sua anima si preparava. Beatrice
-volle chiudere quel colloquio tanto triste. Su la porta
-si volse, disse al marito che si copriva il volto con
-le palme per nascondere le nuove e più cocenti lacrime:
-</p>
-
-<p>
-— È inutile purtroppo parlare più oltre..... Il
-mio giudizio su voi è irremovibile. Immediatamente
-noi ci divideremo, e per sempre. O voi lascerete
-questa casa o la lascerò io, questa sera stessa.
-</p>
-
-<p>
-Giuliano, vinto dal tremito convulso che lo scuoteva
-tutto, non riesciva ad articolare parola. Beatrice
-aggiunse:
-</p>
-
-<p>
-— Ed io condurrò con me i miei figli, ve ne
-prevengo!
-</p>
-
-<p>
-— I nostri figli! gridò Giuliano fuori di sè. I
-nostri figli, no, essi sono anche miei! Sono miei,
-miei... Voi non potete togliermeli... Voi non potete
-strapparmi fin l'ultima consolazione, l'ultimo rifugio
-per il mio dolore...
-</p>
-
-<p>
-Egli singhiozzava. I singulti di quell'uomo forte
-non commossero la fragile creatura colpita in quello
-ch'ella aveva di più geloso e di più caro. Il suo grande
-dolore la rendeva spietata, sorda alla pietà che quel
-colpevole impetrava:
-</p>
-
-<p>
-— I nostri figli, no, voi non potete togliermeli,
-non me li toglierete! egli singhiozzava.
-</p>
-
-<p>
-— In questo caso, disse fermamente la donna
-cui Giuliano aveva così a lungo mentito — e le sue
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-parole avevano una insultante ironia ed un supremo
-disprezzo — in questo caso, metteremo di mezzo
-degli avvocati. Faremo un processo, se così vi piace!
-</p>
-
-<p>
-Giuliano si avventò contro di lei, preso da un
-impeto di brutalità cieca in cui egli avrebbe voluto
-o piegarla verso di sè vinta e pietosa o farle del
-male. Ma ella era già uscita e la porta si richiudeva.
-Egli rimase in quella stanza, dove tante crisi
-della sua vita s'erano svolte, a soffrire tutto il suo
-spasimo, intenso e silenzioso. Beatrice sarebbe partita,
-i suoi figli sarebbero andati via con lei. Egli,
-l'infedele, rimaneva solo e triste, a mezzo di quel
-malinconico cammino, avendo veramente smarrita
-la diritta via per una oscura selva senza uscita;
-rimaneva così, solo e smarrito, esule nella vita, senza
-la calma della sua casa e l'affezione della sua famiglia
-e senza nemmeno una passione verace in
-quell'altra casa dove la sua sorte contraria si era
-decisa. L'ora squallida passava con una lentezza
-lacerante.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span></p>
-
-<h3>XII.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Quanto durò quella raffica di disperazione in
-cui ogni volontà ed ogni sensibilità, se non quella
-del dolore, sembravano abolite? A un dato momento
-Giuliano si riprese dal suo abbattimento, vide
-la sua solitudine in quella stanza silenziosa già invasa
-dalle penombre del crepuscolo. Uscì nei salotti
-contigui, in cerca della moglie, deciso ad ogni
-umiliazione pur che ella non lo abbandonasse, pur
-che non gli togliesse i suoi figli.
-</p>
-
-<p>
-Girò per tutte le stanze, nei salotti, nella sala
-da pranzo, nel gabinetto da toeletta, nella stanzetta
-da bagno, nelle camere dei domestici. Beatrice non
-v'era. In anticamera interrogò il cameriere che non
-sapeva nulla. In quel momento <i>Miss</i> Margaret saliva
-dal giardino ed avvertì lo scrittore che i bambini,
-rientrati con lei, erano di nuovo usciti con la
-loro mamma, un'ora prima. Non sapeva però dove
-fossero andati, nè a quale ora sarebbero rientrati.
-Giuliano in un lampo intuì quello che accadeva,
-prese il cappello ed il bastone, deciso ad uscire, a
-cercare Beatrice ed i bambini. Ma in quel momento
-il domestico apriva la porta e Leonardo Loredano
-entrava.
-</p>
-
-<p>
-I due uomini passarono in un piccolo salotto,
-ove si chiusero a chiave. Il colloquio fra loro avvenne
-a voce bassa, senza declamazioni, brevissimo
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-ma desolato. Loredano amava sinceramente Giuliano
-e nel tempo stesso che soffriva pel dolore della
-sorella, comprendeva il colpevole e s'inteneriva al
-dolore di lui. Egli parlò per il primo, ragionevolmente:
-</p>
-
-<p>
-— La catastrofe giunta così improvvisamente,
-egli diceva, ci fa sentire il contraccolpo, appunto
-perchè inattesa, improvvisa ed irreparabile. Io comprendo
-il tuo dolore, che in fondo è un'espiazione
-meritata: m'inchino con riverenza a quello nobilissimo,
-altero, silenzioso di mia sorella, di tua moglie.
-Indagare la causa di ciò, è inutile. È ugualmente superfluo
-fermarsi a ricercare chi possa essere stato
-l'ignobile delatore della tua relazione con Claudina
-Rosiers. Se vorrai, in seguito, potrai cercare.... L'importante
-è questo, per ora: Beatrice si trova presentemente
-con i bambini in una casa amica e sicura,
-dove io sono stato chiamato per telefono, dal circolo.
-Non ti posso dire chi siano gli ospiti della
-tua famigliola, perchè Beatrice mi ha fatto giurare
-che non te l'avrei detto, volendo evitare che tu la
-cerchi, volendo sfuggire ad un'altra scena ancòra
-più dolorosa ed atroce. Bisogna, dunque, prendere
-una decisione. Beatrice, un giorno, forse anche non
-lontano, ti perdonerà, ritornerete insieme e sarà allora
-per voi una seconda luna di miele, cui io mi
-invito fin d'ora ad assistere. Ma, al momento presente,
-la povera donna è troppo abbattuta e demoralizzata
-per poterle parlare d'un perdono sia pure
-lontano. Ella non intende nè di rivederti nè di cederti
-i figli. La sua intenzione è di lasciarti libera la casa
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-tua e di venire lei ed i piccini a Venezia con me.
-Mi sembra che questa partenza di Beatrice sia fatta
-appunto per risvegliare pettegolezzi e ciarle. È meglio,
-dunque, che sii tu ad uscire da questa casa.
-Va, parti, viaggia; io resterò con Beatrice e ti avvertirò
-e ti chiamerò il giorno in cui ci sarà possibile
-tentare ch'ella ti perdoni. Ella rientrerà in questa
-casa e, per il mondo, nulla sarà mutato. Per tutti,
-tu sarai in viaggio, per affari, per diporto, che so
-io! Questa notte intanto, Beatrice dormirà in un
-albergo, con me. Domani, dopo la tua partenza,
-tornerà qui. Tu hai tutto il tempo di prepararti a
-questa assenza non breve.
-</p>
-
-<p>
-— E devo partire, balbettò Giuliano, senza baciare
-i miei piccini? E chi sa per quanto tempo
-non li rivedrò!
-</p>
-
-<p>
-— Li bacerò io per te, rispose Loredano. Ed
-è meglio. Se tu li vedessi non partiresti più ed è
-necessario ora che tu ti assenti per qualche mese,
-affinchè la grave ferita che tu hai fatto al cuore
-di Beatrice abbia il tempo di rimarginarsi, almeno
-apparentemente e superficialmente.
-</p>
-
-<p>
-Giuliano parlò ancòra. Disse lo schianto che
-quella partenza significava per lui, la solitudine
-della sua vita, la sua tristezza; ma le risposte di
-Loredano furono così affettuose e così persuasive
-che poco dopo i due uomini si abbracciavano, — la
-partenza di Giuliano era stata decisa — si abbracciavano
-come fratelli di dolore, virilmente ma
-profondamente commossi.
-</p>
-
-<p>
-Poi si lasciarono. Loredano tornò presso Beatrice.
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-Giuliano incominciò una marcia veloce per
-le vie della città, a fine di sollevare i suoi nervi
-depressi. I lampioni cominciavano ad accendersi
-nei negozi, le vie erano piene di folla, coppie di
-innamorati felici passavano vicino a Giuliano, lentamente,
-nel crepuscolo di quella soave giornata
-primaverile. Egli pensava alla vanità, alla insussistenza
-di quella illusoria felicità che luccicava negli
-occhi di quelle coppie di amanti. Anche per loro
-era passata quell'ora dolce. E rivedeva Beatrice al
-suo braccio, nei tramonti d'aprile e nelle stellate
-sere di luglio, mormorare parole tenere, mentre
-egli le sorrideva. Ed ora tutto era finito; il dramma
-era giunto inesorabile, a sconto delle gioie del
-tempo passato. Si trovò nella via Nazionale dove
-una fanfara di bersaglieri lanciava al cielo i suoi
-squilli inebrianti. Giunse al Corso, riboccante di
-folla lieta, scintillante di lumi, dorato di fanali
-a gas, argentato di lampade elettriche. Qualche
-signora che passava nella propria carrozza lo salutò.
-Egli si sentì sempre più solo fra quella folla
-ignota e, come unico porto al suo dolore, gli apparvero
-l'intimo salotto ed il dolce cuore di Claudina
-Rosiers.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span></p>
-
-<h2>PARTE SECONDA</h2>
-
-<h3>I.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Dal fondo del suo <i>coupé</i> riservato nel treno
-di Firenze, Giuliano Farnese vide l'ombra di una
-donna, vestita di nero e avvolta di veli, scivolare
-lungo i muri, seguita dai facchini col bagaglio, diretta
-verso di lui. La donna arrivò allo scompartimento,
-salì, tese le labbra a Farnese.
-</p>
-
-<p>
-— Temevo che tu non venissi più, Claudina!
-disse lo scrittore, serrandola fra le braccia. Discioltasi,
-ella assestò le valigette su le reti sospese,
-poi si sedette dalla parte opposta allo sportello
-aperto, sempre nascosta dai veli. Giuliano, in
-piedi nel rettangolo dello sportello, cercava di nascondere
-la viaggiatrice. Claudina vide un uomo
-che passeggiava sul marciapiedi, dove i viaggiatori
-s'affrettavano e gl'impiegati si affannavano ed
-i carretti di ferro coi bagagli scorrevano con uno
-strepito fastidioso, vide quest'uomo avvicinarsi allo
-scrittore, salutarlo: ella riconobbe Santacroce che
-dimandava curiosamente a Farnese per dove partisse,
-per quanto tempo, se solo o in compagnia.
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-Anzi egli arrischiò uno sguardo nel fondo dello
-scompartimento; Claudina tremò di essere riconosciuta,
-ma l'ombra che il lume a gas velato dalle
-tendine verdone lasciava e la miopia di Santacroce
-la protessero. Costui se ne andò, persuaso in apparenza
-dalle proteste dello scrittore, lungo quel
-marciapiede dove i cinquanta globi di luce elettrica
-rovesciavano fiumi di luce, da dove un rumore
-assordante saliva, oramai unito a quello degli
-sportelli sbattuti ed allo squillo delle campanelle
-di partenza.
-</p>
-
-<p>
-Lentamente, il convoglio si mosse. Claudina
-osservò l'amante e vide un grande pallore disfarsi
-sul volto di lui, mentre le mani gli tremavano
-e gli occhi non si staccavano da quella stazione
-argentea di luce, che oramai si allontanava
-sempre più. Quando questa non fu più che un punto
-luminoso su l'orizzonte notturno, Giuliano si ritrasse
-dallo sportello, alzò i cristalli, venne a sedersi
-vicino a Claudina, le prese le mani che erano
-gelide, le baciò la fronte ch'era madida di sudore,
-le baciò le labbra ch'erano paonazze. L'amante la
-strinse fra le braccia, la cullò con la dolce nenia
-delle sue fanciullaggini amorose. Claudina parve
-rianimata: tuttavia non seppe trattenere le parole
-del suo rimorso:
-</p>
-
-<p>
-— Abbiamo fatto male a fuggire, ella disse. Mi
-pare che noi s'abbia messo fra tua moglie e te qualche
-cosa di irreparabile, di insormontabile, di incancellabile,
-per il giorno in cui tu, non amandomi
-più, vorrai tornare con quelli che tu ami ancora,
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-tua moglie e i tuoi bambini. Avrei dovuto partire
-io sola, io..... Tua moglie, forse ti avrebbe perdonato....
-Chi sa? Le donne che amano son capaci
-di tante abnegazioni.....
-</p>
-
-<p>
-Sorrise amaramente; poi aggiunse, vedendo Giuliano
-che accennava a parlare:
-</p>
-
-<p>
-— So, so quel che vuoi dirmi e che mi hai già
-detto: che tua moglie non ti avrebbe giammai perdonato;
-che, d'altronde, non ti era possibile rimanere
-a Roma, separato da lei, per le ciarle del mondo;
-che tu mi ami; che, del resto, tu speri che tua moglie
-non saprà niente della mia partenza con te.....
-Ah, quanto sarebbe stato meglio per te rimanere
-o ritirarti in un piccolo paese con uno dei tuoi piccini,
-a lavorare..... Tua moglie, allora, si sarebbe
-persuasa del tuo pentimento ed un giorno te la saresti
-veduta arrivare, buona, sorridente, clemente,
-avendo dimenticato e perdonato.....
-</p>
-
-<p>
-La sua voce era piena di lacrime e dopo una
-pausa la donna gettò le braccia al collo di lui, reclinò
-la fronte su la sua spalla ed aggiunse, ardente
-di passione:
-</p>
-
-<p>
-— Ma no, ma no, ciò che abbiamo fatto è bene.
-Tu mi ami, io ti adoro, non potevamo vivere separati.
-No. Ah, Giuliano, come mi sento tutta tua,
-come mi pare di correre verso la felicità con questo
-treno, come mi pare di averti tutto mio e per
-sempre, per sempre!..... Ricordi l'altra sera, a quest'ora?
-Tornavamo dal teatro, cenavamo a casa mia,
-bevevamo dello <i>champagne</i> alla primavera del nostro
-amore, all'alloro che dovrà incoronare, come
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-dici tu, le nostre due fronti di una sola corona..... tu
-poeta ed io tua interprete, ricinti da un solo ramo
-d'alloro, uniti nella gloria, come nell'amore! Ah,
-che bel sogno, e noi lo realizzeremo..... Non è vero?
-</p>
-
-<p>
-Giuliano sorrise d'una smorfia scettica. Il fischio
-del treno parve in quel momento irridere.
-</p>
-
-<p>
-— Tu non hai fiducia? dimandò l'attrice. Io,
-sì, ne ho tanta, tanta.... L'altra sera, a quest'ora,
-tu mi baciavi..... e nessuno dei due avrebbe imaginato
-che stasera saremmo stati insieme in questo
-treno che fugge verso la felicità, uniti, stretti,
-amanti, dopo il breve dramma di ieri.... Ah, quando
-iersera ti vidi arrivare da me, alle sei, pallido, disfatto,
-come invecchiato di dieci anni, e quando mi
-dicesti: «Fa le valige. Partiamo domani», compresi
-in un baleno quello che era avvenuto... Poi,
-mi sentii mancare, come in un sonno improvviso,
-e non ricordo più nulla.... se non che mi sono risvegliata
-sotto i tuoi baci ardenti! Ah, il destino
-come galoppa! E di quali mezzi, di quali misteri
-si serve per compiersi! Ed eccoci qui, ora, amanti
-per sempre, non è vero? Per sempre! Come ti
-adoro. Giuliano! Baciami, baciami.....
-</p>
-
-<p>
-Sotto la fitta pioggia di baci che l'amante faceva
-cadere su le labbra, su gli occhi, su la fronte
-di lei, ella si assopì, sorridente. Giuliano la distese
-su i cuscini, le si sedette accanto e, mentre il treno
-seguitava a correre in mezzo al gran deserto romano
-bagnato dai riflessi della luna, egli rivedeva
-una stanza ben nota, dove una donna ch'egli aveva
-tanto amato, — e che l'amava, — era certamente in
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-veglia dolorosa, avendo sul pallido volto l'orma di
-tanto dolore, la tristezza di una così inattesa desolazione.
-Per la prima volta, ella lo attendeva
-invano, sicura ch'egli non sarebbe venuto. A
-quell'ora il telegramma ch'egli aveva spedito a Loredano,
-partendo, per annunziargli il suo allontanamento
-da Roma, doveva esser giunto; e Loredano,
-forse, aveva fatto considerare come un docile
-e pentito atto di sottomissione quella sua partenza,
-che pel benessere comune gli era stata consigliata.
-Forse Beatrice s'inteneriva, a momenti, al pensiero
-del lontano, forse lo rimpiangeva; ma il dolore ed
-il rancore dovevano vincere e Giuliano quasi vedeva
-i gesti convulsi dell'abbandonata, quasi udiva le parole
-disordinate e crudeli dirette a lui da quelle
-labbra che sapevano dirgli, anche poche ore prima,
-così dolcemente «io t'amo!» Quante volte, nella
-vita nuova che incominciava da quell'ora, egli
-avrebbe rimpianto la piccola stanza da letto coniugale
-con la <i>veilleuse</i> in cristallo azzurro, l'intimo
-salotto così animato da tante cose famigliari, sotto
-la luce della lampada velata dal paralume di tulle
-rosa..... Verso quali dolori e verso quali rimpianti
-egli si avviava? Quale nuovo dramma cominciava
-in quell'ora? E quale <i>redde rationem</i> si preparava?
-Un'inquietudine sempre più convulsa lo assaliva,
-e nella quale egli avrebbe potuto facilmente distinguere
-il rimpianto per ciò che lasciava, il rimorso
-per la sofferenza ch'egli aveva seminato intorno a
-sè, il timore misterioso di ciò ch'era dietro l'oscuro
-sipario abbassato fra il suo presente ed il
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-suo avvenire, il dubbio per l'intensità e per la sincerità
-dell'amore ch'egli credeva di nutrire verso
-Claudina.
-</p>
-
-<p>
-Ma il sonno che gli appesantiva le palpebre
-non gli consentiva più di vedere la campagna lunare
-ed il volto pallido di Claudina assopita. I cattivi
-sogni marciavano in nero drappello verso di
-lui, così che, quando più tardi egli si destò al fracasso
-dello sportello spalancato alla stazione di
-Orvieto, un incubo doloroso lo opprimeva, con tanti
-fantasmi di dolore e di tristezza, da cui egli non
-riusciva a liberarsi nemmeno mentre Claudina si
-destava dal suo sonno pesante, mentre insieme
-riassettavano i loro abiti e discendevano le loro
-valigie, uscivano dallo scompartimento sul marciapiedi
-della piccola stazione. Gli amanti rimasero
-un momento l'uno contro l'altra a guardare il treno;
-e solamente quando il convoglio notturno si
-allontanò lungo il serpeggiante nastro di via illuminata
-dal lume di luna, essi si scossero, uscirono
-dalla stazione, salirono in una carrozza che doveva
-accompagnarli ad Orvieto.
-</p>
-
-<p>
-Lungo la salita che i giovani cavalli divoravano
-con un trotto vivace, i due amanti non dissero
-parola. Guardavano la vallata compresa fra
-montagne boscose e colline con terre solcate da
-borri e da piccoli torrenti, la triste vallata dove
-serpeggia il fiume Paglia, la vallata che si apriva
-sempre più al loro sguardo, a misura che salivano
-verso l'antica città etrusca, sotto la truce chiarità
-lunare che si diffondeva come un'enfasi di
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-luce, su i monti e presso il fiume, disegnando le
-fitte boscaglie, accendendo di innumerevoli lamine
-argentee il corso serpeggiante del fiume, laggiù,
-fra gli alberi.
-</p>
-
-<p>
-Il silenzio non fu rotto che da un'esclamazione
-di Claudina innanzi ai mosaici meravigliosi
-del Duomo, tutti misteriosamente scintillanti sotto
-la luna. Era una immane fantasmagoria di luci e
-di riflessi, in cui i candori abbaglianti del marmo
-s'avvicendavano col balenìo caldo degli ori. Anche
-la piazzetta innanzi al Duomo era signoreggiata da
-quell'enfasi di luce lunare, che più giù gravava su
-la campagna e lì intorno dava alla mirabile facciata
-del tempio uno splendore trasparente, tale
-da farla sembrare una visione di sogno. Giuliano
-rivedeva con tenerezza quelle vie deserte e grigie,
-dove l'erba cresceva umile e silenziosa tra le selci,
-sin sotto i muri dei grandi palazzi echeggianti
-sonoramente nel deserto notturno e silenzioso lo
-scalpitìo dei cavalli. Claudina, intimidita da quella
-muta e profonda solitudine, si serrava inquieta al
-braccio dell'amante.
-</p>
-
-<p>
-All'albergo cenarono frettolosamente in una modesta
-saletta da modesto albergo umbro, serviti da
-un cameriere, Isidoro, insonnolito ma, pur nel sonno,
-cerimonioso. Egli li aveva presi per due sposi, e non
-appena li aveva serviti, volgeva le spalle per lasciar
-loro maggior libertà. Dopo la cena, però, gli amanti
-indugiavano intorno alla tavola, senza parlare e fumando
-una dopo l'altra certe sigarette sottili, che
-Claudina amava. Isidoro, sbadigliando sempre cerimoniosamente
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-dietro la salvietta, faceva le sue
-alte meraviglie, per quei due sposi così poco loquaci
-e cordiali e così poco premurosi di raggiungere la
-loro camera e la loro libertà. Intanto il poveruomo
-cascava dal sonno e, piuttosto che cadere a terra
-sfinito, preferì di dire ai due supposti sposi, con le
-consuete cerimonie:
-</p>
-
-<p>
-— La loro stanza, signori, è pronta.
-</p>
-
-<p>
-L'ossequente voce di Isidoro richiamò alla realtà
-Giuliano. Egli si levò per il primo. Salirono nella
-loro camera, accompagnati da Isidoro, che rapidamente
-infilò l'uscio, augurando loro con un'aria
-sorniona il buon riposo.
-</p>
-
-<p>
-Si spogliarono lentamente, senza parlare. Sembrava
-che tra loro si fosse frammesso un qualche
-ignoto fantasma che li inquietava, li rendeva pensosi,
-irrequieti e tristi, allontanandoli l'uno dall'altra.
-I loro baci, quella sera, furono frettolosi, quasi indifferenti;
-il loro amplesso, non più nobilitato dalla fiamma
-della passione, li lasciò assai tristi. Stanchi, essi
-provarono ben presto il bisogno di voltarsi le spalle,
-di tacere, di dormire. Non di meno essi stentarono
-a prendere sonno. Finalmente Giuliano sentì il respiro
-di Claudina divenire più eguale, più lento, più
-grave. Ma egli era torturato dall'insonnia. Continuamente
-il pensiero degli assenti lo riafferrava. Come
-in una visione, egli vedeva un avvenire ben triste
-e minaccioso. Sentiva le lacrime fargli groppo
-alla gola. Nell'ombra, sentiva il respiro della donna
-sempre un po' inquieto. L'illusione che fosse Beatrice
-a dormirgli a lato lo esasperava come un incubo.
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-Per liberarsene accendeva la candela, guardava
-Claudina ed un incubo ben più triste veniva
-ad opprimerlo: il rimprovero della figura dolorosa
-dell'assente. Poichè l'insonnia era invincibile, egli
-si levò, si vestì, si distese su una poltrona. L'agonia
-vi continuò. Verso l'alba, egli dormì un'ora di
-sonno affannoso e febrile. La luce del mattino lo
-destò. Alla vista di Claudina ancòra dormiente, sul
-letto, seminuda, nessuna tentazione lo accese. Egli
-confrontò quella sua impassibilità con quelle mattine
-in cui, mentre Claudina ancòra dormiva, egli
-amava di carezzare con la bocca e la mano le sue
-tepide grazie giovani.
-</p>
-
-<p>
-Quella mattina, invece, egli preferì di scendere
-a prender aria. La calma di Orvieto, la solitudine
-grigia del mattino esasperarono ancòra più la sua
-tristezza. La facciata del Duomo, scintillante al primo
-sole di mille ori e di mille riflessi di pietre preziose,
-di marmi e di mosaici, gli apparve appannata,
-a traverso il velo di lacrime che gli si distendeva
-su le pupille.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span></p>
-
-<h3>II.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Alcuni giorni dopo, gli amanti giungevano a
-San Remo, in un luminoso vespro di giugno. Scesi
-appena dal vagone, si diressero al porto, donde
-una barca li trasportò a bordo del <i>Little Rose</i>, il
-piccolo luccicante <i>yacht</i> che Farnese aveva in rada
-precisamente a San Remo, ed il cui equipaggio
-era stato da lui prevenuto telegraficamente da Orvieto,
-quella stessa mattina. Giunsero allo <i>yacht</i>,
-quando già il crepuscolo era disceso col suo impalpabile
-manto solenne di ombre e di penombre;
-tre fuochi, il bianco, il rosso e il verde splendevano
-già come enormi pietre preziose — uno smeraldo,
-un rubino e un diamante — a babordo, a
-tribordo ed all'albero di trinchetto. Qualche lampadina
-elettrica splendeva nelle cabine, sopra coperta;
-un terrazzino a poppa, dov'erano tappeti, vasi di
-piante frondose e poltrone di vimini, era illuminato
-da tre o quattro lampadine che apparivano e sparivano
-tra il fogliame mosso dalla lievissima
-brezza marina. I tre marinai, il macchinista ed il
-capitano, vestiti di abiti candidi e corretti, attendevano
-Giuliano a piedi della scaletta. Aspettandosi
-di vedere Beatrice ch'era stata altra volta intrepida
-compagna di navigazione, gli uomini non seppero
-reprimere un lieve movimento di stupore non
-riconoscendola nella giovane donna, che agilmente
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-scendeva dalla barca, saliva la scaletta e si arrestava
-sul ponte volgendosi a guardare l'immensità
-del mare. Quel movimento di stupore dei suoi marinai
-non sfuggì, per quanto lieve, all'attento e
-perspicace sguardo dello scrittore; ed egli ne risentì
-un piccolo urto seguito da un'indefinibile ma
-insistente sensazione di fastidio.
-</p>
-
-<p>
-Questa sensazione molesta si accrebbe durante
-il pranzo, servito da un marinaio sopra una
-tavola dove l'attenzione affettuosa degli uomini di
-Giuliano aveva profuso la pompa delle ultime rose
-di maggio della Riviera. Giuliano ricordava altri
-pranzi in quella stessa saletta, affettuosi e lieti
-pranzi d'innamorati con sua moglie; deliziosi e calmi
-pranzi famigliari con Beatrice, con Loredano e
-coi bambini; pranzi eleganti e sontuosi a gruppi
-di amici invitati a più riprese sul <i>Little Rose</i> per
-brevi crociere lungo la Riviera di Ponente, lungo
-quella di Levante, o lungo la Costa Azzurra; solitarii
-pranzi frettolosi, infine, di <i>yachtman</i> appassionato.
-Il sottile veleno del ricordo, che ha così
-fulgente colore e così dolce e amabile sapore, mentre
-poi dilania e corrode inesorabile, s'infiltrava nell'anima
-e nel cuore del romanziere, lentamente ma
-continuamente. Nè da quel veleno erano sufficienti
-a distoglierlo gli scoppii di risa di Claudina, il suo
-cinguettìo pieno di gaiezza e di amore, le sue esagerate
-paure quando un'ondata un poco più violenta
-veniva ad infrangersi contro il fianco snello
-del fragile bastimento. Egli era assorto, mangiava
-di mala voglia, rispondeva in fretta e con indifferenza
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-alle mille minuziose e semplici questioni
-di Claudina, che voleva tutto sapere e di tutto desiderava
-avere una chiara spiegazione, piena d'entusiasmo
-com'era per quella lucida e luminosa casa
-galleggiante, così elegante e così intima, che per
-lei, ignara di tutta la vita del mare, rappresentava
-un fascino nuovo.
-</p>
-
-<p>
-Verso la fine del pranzo, il malumore di Giuliano
-s'era convertito in un mutismo assoluto. Egli
-già capiva di aver fatto male a condurre Claudina
-su quello <i>yacht</i>, dove erano annidate per lui tante
-memorie soavi e tenere di quella vita passata, che
-non sarebbe forse ritornata mai più. Ma, d'altra
-parte, non era meglio averla condotta su quello
-<i>yacht</i>, che non giù nella loro villa di San Remo,
-dove tanta della vita sua e di Beatrice aveva dolcemente
-fluito, a fil d'acqua, in una soave e armonica
-calma piena di dolcezza e di tenerezza?
-Le memorie erano legate, in quella villa, ad ogni
-angolo, come festoni di fiori lontani e smorti,
-pieni però dell'odore soave e suggestivo delle cose
-passate; ed egli, per entrare in quella villa con la
-sua amante, con colei per la quale tutta quella vita
-d'un tempo era stata per sempre abbandonata,
-avrebbe dovuto spezzare e distruggere con le sue
-mani quei festoni di crisantemi; ed il loro abbraccio
-d'amore, su quel letto dove più folte erano le
-memorie e tali da comporre una coltre profumata
-dell'odore del passato, avrebbe avuto il sapore
-amaro di un abbraccio di morte. Il suo spirito
-era rifuggito da quella profanazione. Poichè ella
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-aveva voluto ad ogni costo venire a San Remo,
-lo <i>yacht</i> gli era sembrato un comodo asilo dove
-i due fuggiaschi avrebbero potuto nascondere il
-loro amore colpevole. Ma anche lì le memorie
-odoravano ed egli si lasciava avvincere da quel
-malinconico profumo. Perchè però aveva ceduto ed
-era venuto a San Remo? Perchè egli aveva da
-qualche tempo quella scarsa riflessione su gli atti
-da compiere, così che doveva deplorarli non appena
-ne vedeva i primi risultati, sempre incresciosi?
-Adesso, egli guardava Claudina. Sebbene
-distratto e con l'anima altrove, Giuliano aveva inteso
-il silenzio farsi fra i due amanti. Non appena
-n'ebbe la nozione precisa, egli volle colmare quel
-silenzio, quasi fosse un vuoto, con uno scoppio di
-risa ch'era fuori proposito e che suonò falso. Claudina,
-con la guancia poggiata su una mano, lo
-guardava taciturna, da quando quattro o cinque
-sue domande erano rimaste senza risposta. Ella
-picchiava col coltello sul cristallo dei bicchieri.
-Giuliano la fissò negli occhi e vi lesse un muto e
-doloroso rimprovero.
-</p>
-
-<p>
-Si levarono, uscirono all'aperto in quella illuminata
-notte di giugno, in cui sembrava che le
-onde del mare palpitassero di innumerevoli esseri
-iridescenti. Gli amanti furono entrambi presi dalla
-suggestione di quella notte magnifica e munifica
-di sogni. Sul ponte, appoggiati al bastingaggio,
-essi guardavano palpitare nel cielo la vita dell'infinito.
-Su quell'immenso velario azzurro cupo si
-incendiava la magica meraviglia delle costellazioni,
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-e tutto intorno, fino all'ultimo orizzonte, era il
-formicolìo scintillante degli innumerevoli astri. Il
-silenzio era profondo e più profondo ancòra sembrava
-in quella notte serena, quando gli occhi si
-levavano verso l'immensa solenne silenziosa vita
-delle costellazioni e degli astri. S'udiva solamente
-il sospiro del mare, che a volte diveniva gemito,
-a volte s'inebriava in un grido di gioia e di voluttà:
-tutto il mare, a volta a volta, si assopiva o
-cantava, nella vicenda delle onde profonde. Un
-sottile filtro versava nell'anima brama di sogni e
-bisogno di tenerezza in quella placida ed amorosa
-notte di stelle. Silenziosamente, e come di soppiatto,
-quasi che non fossero soli sul ponte, Giuliano prese
-tra le sue una mano di Claudina. Ei sorrise di
-quella sua carezza guardinga, ma poi pensò che
-anche nella solitudine, se ci si trova in conspetto dell'infinito
-e della gloria della natura, in presenza
-dell'immutabile ed impenetrabile prodigio della
-Vita e del glorioso enimmatico mistero della Notte,
-il pudore delle meschine passioni e delle fragili carezze
-umane ci assale, rendendo smorti e stanchi
-i baci scambiati nella solennità tenebrosa d'un
-bosco, o innanzi all'immensità bagnata di luce lunare
-di un orizzonte, o nella calma profonda di
-un mare notturno.
-</p>
-
-<p>
-Claudina, intanto, richiamata a Giuliano dal
-tepore di quella carezza, s'era rannicchiata tra le
-braccia dell'amante, quasi invasa da un vago timore.
-L'uomo sentì allora la gracilità e la debolezza
-di quell'essere ch'ei serrava tra le sue braccia,
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-quell'essere per cui oramai ogni orizzonte di vita
-era costituito dall'amore di lui, quella delicata e
-appassionata donna per la quale da un sorriso, da
-una buona parola o da un bacio di lui dipendeva
-unicamente la pace, la vita e la gioia. Una pietà
-d'amore lo soggiogò, lo chinò verso di lei, che
-non aveva nessuna colpa nelle incertezze della sua
-anima d'irrequieto, nessuna responsabilità nello
-svolgersi fatale del suo e del loro destino. Sentì
-improvviso il bisogno di cullare l'anima di lei, ancòra
-afflitta dal suo silenzio astioso di poco prima
-con qualche carezzevole parola d'amore e di bontà,
-con qualche amorosa promessa di gioia avvenire.
-Provò il bisogno di udire dalla voce di lei la conferma
-sicura della sua felicità d'innamorata, quasi
-che il riflesso di quella felicità potesse scendere
-in lui, ad illuminarvi, come in uno specchio sentimentale,
-lo squallore muto dell'anima sua.
-</p>
-
-<p>
-— Come ti amo, Claudina! ei le disse commosso.
-</p>
-
-<p>
-Non seppe trovare altro. L'insignificanza della
-frase gli sfuggì, poichè nel suono di quelle poche
-sillabe un'emozione sincera ed intensa tremava.
-La giovine donna fu grata all'amato di quelle parole
-semplici e di quella spontanea carezza all'anima
-sua.
-</p>
-
-<p>
-— Ed io dunque! ella esclamò; ed il suo volto
-pallido al chiarore lunare apparve radiante, come
-quello d'una donna che veda rifiorire d'un tratto
-tutto il sogno della sua vita, creduto per sempre
-appassito.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-</p>
-
-<p>
-Lo splendore lunare diveniva più intenso, quanto
-più la luna compiva la sua maestosa ascensione nell'infinito
-mistero della notte. Quando Giuliano si volse
-un poco per dare un ordine ad un marinaio che
-passava dietro di loro, Claudina vide a quella luce
-gli occhi dell'amante velati come di una nebbia e,
-pur mentre fissavano l'uomo, lontani da lui e da
-quanto ne circondava, esuli dolorosi di un sogno
-o pellegrini fedeli di una memoria melanconicamente
-soave. Ella comprese che non bisognava lasciare, col
-silenzio, libero il galoppo alla fantasia di Giuliano e
-ch'ella non doveva, ritraendosi ed impicciolendosi,
-fargli obliare la sua presenza: presenza ch'era di già
-sufficiente a che l'onda del suo memore, vagabondo e
-tormentoso pensiero non dilagasse, portando intorno
-funeste vestigie di tristezza e di rimpianto, incancellabili
-impronte di dolore e di pentimento. Le donne
-amorose hanno il più delle volte questo senso prezioso
-dell'opportunità di una parola o di un bacio:
-anche le più sincere e le più spontanee non vanno
-esenti dall'esercizio involontario di questa loro non
-indifferente prerogativa di diplomazia sentimentale.
-Siccome questa non si limita alle più intelligenti,
-alle più tormentate dal dubbio, alle più accanite di
-analisi su loro stesse e su gli altri, ma si estende
-a quelle che non hanno altra intelligenza all'infuori
-di quella del cuore e delle labbra, a quelle che si
-adagiano placide e beatamente tranquille nella sicurtà
-reale o illusoria dell'amore, persino a quelle
-che non considerano nemmeno le più evidenti e palesi
-cause dei loro atti e i più chiari effetti di questi,
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-bisogna credere più che ad una virtù acquisita, ad
-un istinto non fallace, che, d'altra parte, ha un richiamo
-in tutte le qualità e in tutti i difetti che le
-donne portano nell'amore e nella vita del sentimento.
-Da quest'istinto Claudina fu avvertita del periglio
-che il silenzio attraeva su le anime loro, addensandolo
-come una nube.
-</p>
-
-<p>
-— Io ti amo, ti amo tanto, disse Claudina
-all'amante. Io vivo adesso d'una vita piena e
-beata. Tutte le mie facoltà s'esaltano, tutti i miei
-nervi vibrano, tutta la mia carne è come corsa da
-un sangue nuovo, tutto il mio cuore si inebria, si
-ingrandisce, si estasia nel fervore di te. In questa
-notte mi pare che nessuna donna al mondo possa
-sentirsi più felice di me, poichè tutta la felicità deve
-essere nel mio cuore, s'io non riesco a intravederne
-sia pure un barlume altrove. Ed io ti sono
-grata dal profondo della mia anima del bene che
-mi fai, di tutta la gioia che tu dai alla mia vita,
-di tutta la primavera che tu hai gloriosamente ridonato
-a me, con la soavità e la generosità del
-tuo amore....
-</p>
-
-<p>
-Ella continuò a lungo in quella veemente gloria
-di passione. Giuliano udiva quelle lusinghiere e allettatrici
-parole; e, come un fanciullo che oda l'elogio
-della sua bontà prevedendone il dolce premio,
-si lasciava andare alla corsa di quel torrente già
-sognando che l'amore, ora palpitante nelle parole
-inspirate, avrebbe più tardi fatto fremere il suo cantico
-nell'abbraccio e nel bacio.
-</p>
-
-<p>
-Ma quando più tardi, rimasto solo sul ponte
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-in attesa del momento in cui avrebbe potuto entrare
-nella cabina dell'attrice, gli ritornò il ricordo
-di altre sere e di altre attese lontane, quel torrente
-di amore gli parve un rigagnolo stagnante e quel
-cantico veemente echeggiò nell'anima sua non più
-esultante ma come un lamento dolorosissimo. Ricordava
-altre sere, sere di crociera, quando tutti
-i suoi ospiti marini erano già al riposo, altre sere
-in cui rimaneva sul ponte con Beatrice a contemplare
-estatici lo scintillìo del mare. Ad un dato momento,
-ella gli premeva lievemente la mano e scompariva,
-bianca sotto il chiarore plenilunare, come
-una visione di sogno, come un'apparizione fantastica.
-Ed allora ei rimaneva solo, fumando l'ultima
-sigaretta, carezzando l'ultima fantasia del suo pensiero
-irrequieto, pregustando la delizia delle carezze
-che fra qualche momento l'amata gli avrebbe prodigato.
-E poi..... e poi entrava misteriosamente, timido
-come un amante e non spavaldo come un
-marito, nella cabina di lei e la notte di amore cominciava
-appassionata e giovane, come ai primi
-tempi della loro unione. Così, così, anche quella
-sera..... anche quella sera egli era solo in attesa
-sul breve ponte, anche quella sera una donna lo
-attendeva nella misteriosa cabina. Egli indugiava,
-malinconicamente oppresso dai suoi contraddittorii
-pensieri. E mentre si proponeva di restare ancòra
-sul ponte a fumare, godendo quel plenilunio imponente
-e infinito, una di quelle contraddizioni del
-suo pensiero gli fece riflettere ch'era già tardi, che
-Claudina doveva essere già a letto, che l'attesa
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-spiacevole poteva ora suggerire all'innamorata
-malinconiche riflessioni su quell'indugio. Tuttavia
-esitò ancòra. L'incantesimo di quella notte d'argento
-era troppo intenso ed i ricordi cantavano
-alla sua anima una troppo lenta e malinconica nenia.
-L'ora presente era scomparsa ed egli s'illudeva
-di esser tornato addietro di mesi e di anni su
-la via della sua esistenza. Ma ogni esitazione svanì
-quando, socchiudendo le palpebre, il bel corpo di
-Claudina gli apparve voluttuoso e mistico, come
-circondato da una nebbia argentea; allora ei si diresse
-a passo rapido verso la cabina, sollevò adagio
-la maniglia della porta, alzò appena la portiera
-e rimase celato, spiando. Un'allucinazione lo prese.
-Ricordò altre sere in cui egli aveva preparato quella
-stessa sorpresa d'amore, quel godimento voluttuoso
-pei suoi occhi. S'illuse che quella donna bella, che
-ora si denudava per infilare una camicia da notte
-tutta spumante di trine, fosse Beatrice. Ma già il
-sottil velo della camicia era scivolato: ei riconobbe
-bene la rotondità del fianco, la curva agile della
-schiena e, vinto, si gettò con furia su la donna,
-presa da un improvviso spavento; e tutti i suoi più
-ardenti baci furono per lei, mentre l'anima malinconicamente
-emigrava, pallida e dolorosa, verso
-l'assente.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span></p>
-
-<h3>III.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Gli amanti varcarono il cancello. Il giardiniere
-venuto ad aprire non seppe nascondere il suo stupore
-di rivedere il padrone così inaspettatamente.
-Ebbe subito uno sguardo curioso per Claudina e
-molte riverenti parole per Giuliano Farnese. S'inoltrarono
-pei viali del giardino, seguiti a distanza
-dal giardiniere che si era già provveduto delle chiavi
-della villa. Era un vasto giardino tenuto con una
-precisione ed un'eleganza inglesi: erano larghe
-aiuole tutte fiorite in quella primavera, erano viali
-dove i passi scricchiolavano su la ghiaia, alberi
-sottili e snelli, fontane loquaci, spalliere di rose,
-cespugli verdi, banchine di marmo, giù giù, sino
-a un belvedere aperto sul divino scenario del mare.
-Giunsero ad un piccolo <i>berceau</i> dove le piante rampicanti
-avevan mutato in una cupola verde quell'intrico
-di canne. Quante volte nelle sere di primavera
-e nei crepuscoli d'estate non aveva Giuliano
-pranzato, sotto quella verde cupola in compagnia
-di sua moglie, dei suoi bambini, di Leonardo talvolta,
-tal'altra di un amico? Ei rivedeva la scena
-raccolta ed intima, come un quadro suggestivo,
-come un <i>interno</i> di uno di quei soavi ed intimi
-pittori scozzesi così semplici e commoventi, di un
-Newbery più meridionale. La tavola imbandita sotto
-la verde cupola — e tra i verdi merletti di essa,
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-or sì or no, le stelle e le costellazioni scintillavano
-e palpitavano; su la tavola la magnificenza rossa
-o bianca delle rose, il riflesso dei cristalli, lo splendore
-delle argenterie sul candore della mensa — e
-fuori, sino all'orizzonte estremo, lo scintillìo del
-mare, lo splendore del cielo; intorno alla tavola la
-sua dolce donna col suo volto pensoso ed amoroso,
-i visini deliziosi delle sue creature, l'affabilità e la
-bontà sincera di qualche volto amico — e fuori,
-giù su la spiaggia e nelle barche sul mare, soavi
-canti d'amore, lenti e dolenti, echi lontani di vite
-lontane; sul candore della mensa la sfera di luce
-d'oro della lampada intorno a cui aliavano prossime
-al fuoco ed alla morte le farfalle notturne — e, lontano,
-mentre lì era tanta pace soave e tanta quiete
-affettuosa, si lottava ancòra, si soffriva, si scherzava
-con fiamme ben più intense ed egualmente
-fatali, si piangeva e si moriva. E tutto quel dolore
-del mondo sembrava allora render più preziosa la
-pace di quei pochi cuori confidenti e tutta quella
-miseranda lotta per la vita faceva sentire più fortificante
-la quiete di quelle anime. E Giuliano pensava
-che anche lui aveva disprezzata la pace, disertata
-la quiete, e gettandosi nelle correnti malfide
-di un triste amore aveva fatto come quelle
-farfalle che, abbandonando la delizia dell'ombra, venivano
-all'irreparabile spasimo della fiamma.
-</p>
-
-<p>
-Fra due gruppi d'alberi un'altalena mostrava
-ancòra le sue corde e le sue tavole. Altre memorie
-irruppero nell'anima dello scrittore. Quante volte
-egli aveva sospinto su quell'altalena i suoi bambini,
-<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
-ardimentosi come tutti coloro che non presuppongono
-il periglio! Oh, i brevi gridi entusiasti
-del piccolo Luca, quando lo slancio era più
-forte, e come, col flettere le sue gambe infantili e
-col protendere il suo corpo di bimbo, cercava di
-renderlo tale, allor che il padre per prudenza lo
-moderava! Oh, le care gote rosee accese e gli occhi
-di Anna Maria scintillanti a quel gioco maschile,
-a quell'illusione del volo! Ora i suoi bimbi
-dovevano tanto sentire la mancanza del papà, del
-loro grande amico, che sapeva talvolta elevare i
-loro spiriti infantili verso il suo e tal'altra abbassare
-infantilmente il suo verso le loro anime semplici
-ed ignare... Essi erano rimasti in quella casa,
-tra una governante fredda ed indifferente, troppo
-nordicamente impassibile per le loro volubilità di
-fanciulli, ed una mamma dolente e silenziosa, che,
-probabilmente, evitava il più delle volte la loro
-presenza e le loro parole perchè le une parlavano
-forse dell'assente e l'altra evocava il ricordo di
-questi. Od anche nulla era di tutto ciò. Chi sa?
-Egli ricordava un pensiero di Leonardo da Vinci,
-alcune parole del grande pittore: diceva quel
-pensiero d'apparenza umile, ma in realtà profondo,
-che l'acqua che si tocca in una corrente è l'ultima
-di quella che è passata e la prima di quella che
-viene. Come quell'acqua anche l'anima infantile è
-quale acqua che scorre: le imagini od i ricordi
-non vi si fissano; ma scivolano via con la corrente,
-come riflessi mobili, come fa l'imagine specchiata
-su la trasparenza delle acque. Ogni ricordo del padre
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-poteva essere cancellato dalle anime loro, dopo
-quei quindici giorni d'assenza, o almeno così impallidito
-che ben presto sarebbe del tutto scomparso.
-Questo timore gli dava una commozione indicibile,
-mentre ei sospingeva l'altalena, come altre
-volte, sognando e ricordando, quasi illudendosi di
-una cara presenza. E sua moglie gli tornava al
-pensiero: sua moglie e le vesti primaverili, sua
-moglie e le spensierate gaiezze mattutine, le fanciullaggini
-del suo cuore amoroso e della sua anima
-semplice, vero specchio delle impressioni che passano:
-un raggio di sole o una lacrima, un fiore
-che sboccia o una nuvola, un sorriso di bimbo o
-una corolla che appassisce non colta da alcuno, nè
-da alcuno odorata, come tante anime dolorose nei
-dolenti esilii del sole e dell'amore. L'uomo rammentava
-che anche Beatrice s'era seduta su quell'altalena
-ed ei l'aveva sospinta così, come ora sospingeva
-il vuoto sedile, e nelle orecchie gli risuonavano
-gli scoppii di risa o i piccoli gridi di
-paura ch'ella si lasciava sfuggire presa da un
-vago sgomento per quell'ardita ginnastica e rivedeva
-una piega delle dolci labbra protese e strette in un
-atto di femminile apprensione. Non più ella rideva
-come in quei chiari mattini: tutti i giardini della
-sua anima erano devastati e su le rose erano stati
-distesi i veli neri della tristezza. L'emozione che
-serrava il cuore di Giuliano diveniva minuto per
-minuto più intensa; così ch'egli, temendo di non
-saperla più trattenere, serrò il braccio di Claudina
-che affondava, il volto fra le rosee corolle d'un rosaio,
-<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
-trascinò la giovane donna via da quel luogo
-abbandonato, ove la sua vita trascorsa era come
-in agguato per versare nell'anima sua il rimorso
-e il rimpianto per tutto quel ch'egli aveva inconsultamente
-distrutto.
-</p>
-
-<p>
-Entrarono nella casa. Il giardiniere li precedeva,
-apriva col grosso mazzo di chiavi le porte; nell'ombra,
-mentre gli amanti camminavano incerti, egli
-con la sicurezza dell'abitudine correva spedito alle
-finestre, spalancava le imposte, apriva le persiane.
-Sebbene quella fosse casa sua, Giuliano stentava
-nell'ombra a ritrovarne la topografia. S'orizzontò
-quando, avendo il giardiniere aperto le finestre di
-una grande stanza nella quale gli amanti s'erano
-soffermati, ei riconobbe il suo gabinetto da lavoro.
-Rivide tante sere di lavoro felice, calmo, fiducioso,
-quando i bambini erano a letto e Beatrice, presso
-di lui, scorreva le pagine di qualche romanzo che il
-suo gusto sopraffino ed educato prediligeva. Ricordava
-anche altre sere, in cui ospiti erano giunti alla
-villa. Dopo il pranzo, se qualche lavoro urgente ve
-lo costringeva, ei discendeva in quella stanza, si sedeva
-a quella scrivania e, mentre la penna scorreva
-su la carta ubbidiente a ciò che il pensiero dettava,
-gli giungevano dalla soprastante terrazza le
-conversazioni e le risa dei suoi amici e talvolta la
-musicalissima voce della sua Beatrice. E poi, quando
-meno se lo aspettava, quando più si abbandonava
-al lavoro, egli udiva un fruscìo femminile nella stanza,
-e, prima che avesse potuto levare gli occhi dalla
-carta, due labbra amorosamente si poggiavano su
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-la sua fronte, discendevano voluttuose e pur caste
-a cercargli la bocca. Così, in quelle sere, più volte
-Beatrice trovava il modo di sottrarsi ai suoi ospiti,
-di spingersi fin giù nello studio del marito, a confortare
-la sua pensosa e laboriosa solitudine d'un
-sorriso, d'una parola o d'un bacio, a dimandare
-quanto ancòra gli mancasse per terminare il suo
-lavoro, molto, la metà, tre pagine, due pagine, qualche
-periodo, più nulla. E allora, contenta, prendeva il braccio
-dell'amato, salivano le scale lentamente, soffermandosi
-e baciandosi ad ogni gradino come due innamorati
-che si nascondono; poi rientrava prima di
-lui nel gruppo dei suoi invitati e, quando Giuliano
-qualche minuto dopo ricompariva, ella aveva la
-graziosa fanciullaggine e la innocua civetteria di
-simulare di non aver visto affatto il marito in tutto
-quel tempo ch'egli aveva lavorato. E aggiungeva:
-«Hai fatto presto», proprio quelle sere in cui le ore
-le erano sembrate più lente a passare ed il lavoro
-dell'adorato assolutamente interminabile!
-</p>
-
-<p>
-Claudina, poggiata al davanzale della finestra,
-guardava il mare che s'andava tingendo di rosa
-al riflesso del cielo, che sempre più rosseggiava
-per la magnifica pioggia di rubini del tramonto.
-Egli approfittò di quel momento per guardare un
-gruppo di fotografie infilate nelle fibre di una grande
-palma, dietro quel tavolo dov'egli aveva tanto scritto
-e tanto pensato e sognato. Era qualche vecchia
-fotografia di Beatrice, qualche fotografia più recente
-dei suoi piccini. Un gruppo, egli e l'assente
-in atto di leggere assieme un libro tenendosi abbracciati,
-<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
-fermò la sua attenzione: datava dai giorni
-del suo viaggio di nozze e Loredano, ad un suo ritorno
-da Montecarlo, aveva eseguito quella fotografia!
-Quanto tempo da allora e quanta vita ed anche
-quanto dolore, poichè quella non va mai disgiunta
-da questo! Altre istantanee un po' sbiadite dall'aria
-e dalla luce erano lì intorno, fatte da qualche
-amico dilettante, ospite di un'ora o di una settimana
-nella loro villa di San Remo o su l'elegante
-<i>yacht</i>. Ne vide una in cui egli era quasi arrampicato
-su un albero e gettava a Beatrice dalle mani
-levate le sfere d'oro degli aranci liguri. Ne vide
-un'altra in cui egli guidava una <i>charrette</i> inglese
-e Beatrice era al suo fianco e fra loro il piccolo
-Luca ammirava intento il trotto serrato del bel
-baio. Ne vide un'altra ancòra in cui egli con l'aiuto
-di una canna porgeva alla moglie affacciata ad una
-finestra la pompa variopinta di un canestro di
-rose. Ne vide un'altra in cui, seduti sul ponte
-del <i>Little Rose</i>, essi prendevano il thè, fissandosi
-negli occhi, appassionatamente, come due innamorati,
-sebbene altre persone fossero intorno a
-loro. Ne vide un'altra ancóra rappresentante Beatrice
-nell'atto di salire a cavallo, mentre egli coi
-polsi incrociati le faceva da staffa. Ne vide un'altra
-ancóra, quella che più lo commosse, poichè ne ricordava
-la semplice storia di data non troppo remota.
-Un giorno, in giardino essi giocavano a gattacieca,
-come due fanciulli. Giuliano era bendato: Beatrice,
-avendo corso il rischio di essere afferrata, si era
-data a correre; Giuliano, calatasi la benda, l'aveva
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-inseguita e raggiunta ed ella gli era caduta fra
-le braccia, ridendo, fingendo dispetto, ma in realtà
-lietissima d'essere stata raggiunta e le loro bocche
-s'erano incontrate ed unite in un bacio ardentissimo,
-proprio al momento che Loredano, svoltava
-all'angolo del viale; e Loredano non essendo
-stato visto, ne aveva approfittato per far scattare
-la molla della macchina fotografica. Con quanta
-confusione e poi con quante franche risate essi avevano
-trovato due giorni dopo, sotto le loro salviette,
-l'istantanea di quelle loro fanciullaggini d'amore!
-</p>
-
-<p>
-Il ricordo si era così limpidamente precisato
-nella sua anima, che Giuliano provò una stretta al
-cuore. Ei comprese d'aver fatto male a venire in
-quella villa con Claudina, come aveva fatto male
-a venire a San Remo, a condurla su lo <i>yacht</i>. Ma
-che fare? Claudina aveva espresso ad Orvieto la
-recisa volontà di venire a San Remo. Come opporsi
-e come negarglielo? Poteva forse dirle che in quel
-paese marino egli aveva le più dolci memorie di
-un passato felice? Non avrebbe ella avuto il diritto
-di dolersene profondamente? Confessare che
-egli aveva in quel luogo delle memorie non costituiva
-niente di male; ma dirle che ritornare a
-quelle memorie lo avrebbe fatto soffrire, era lo
-stesso che confessarle di amar sempre Beatrice.
-Poteva egli farlo? Gli era parso di no e così anche
-quel giorno stesso aveva dovuto approvare,
-dopo una vana lotta dissimulata, il progetto di
-Claudina di recarsi fra breve a Venezia, a vivere
-<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
-nella città dell'amore la primavera del loro amore.
-Ai capricci di lei era vano opporre ragioni. Come
-trovarne di eloquenti e di indiscutibili? Bisognava
-arrendersi, soffrire e tacere. E così quel giorno,
-quel pomeriggio, mentre passavano innanzi alla
-sua villa, Claudina aveva espresso il desiderio di
-visitarla. Poteva egli rifiutare? Del resto, già ella
-aveva tirato il campanello, già il cancello cigolava
-su i cardini ed il giardiniere appariva, mentre Giuliano
-si convinceva della impossibilità di pregare
-l'amante perchè rinunziasse a quella visita, che gli
-sembrava una profanazione delle sue più care e più
-sacre memorie. Così ei si trovava in quella stanza
-con lei, così egli era divenuto preda delle trafiggenti
-memorie e non poteva troncare o abbreviare
-il suo martirio e non poteva lasciar sgorgare
-liberamente quelle lacrime che gl'inumidivano gli
-occhi e che per lui sarebbero state un così grande
-sollievo.
-</p>
-
-<p>
-Ricominciarono il giro per le camere, pei corridoi
-e pei salotti, e salirono al piano superiore. Ancóra
-il giardiniere andava innanzi a loro, apriva
-porte e finestre; a Giuliano sembrava che per la
-loro presenza le memorie, come persone vive, si
-destassero negli angoli ov'erano annidate da quel
-giorno in cui egli e la sua famiglia erano partiti
-per l'ultima volta dalla villa di San Remo. Anche
-l'imagine autunnale e funerea, che poche sere prima
-lo aveva oppresso nelle sue malinconie a bordo
-del <i>Little Rose</i>, tornava nel suo pensiero. Ancóra
-gli pareva che le memorie fossero legate, in quella
-<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
-villa, ad ogni angolo come festoni di fiori lontani
-e smorti, pieni però dell'odore soave e suggestivo
-delle cose passate per sempre. Egli era entrato in
-quella sua villa, v'era entrato con la sua amante,
-con colei per la quale tutta quella vita d'un tempo
-era stata abbandonata e calpestata.... Ed ora, per
-entrare in quelle stanze, egli spezzava e distruggeva
-con le sue mani quei festoni di crisantemi. E tutti
-quei festoni erano a terra e gli pareva quasi di
-udire camminando un fruscìo di morte, il fruscìo
-delle foglie secche nei viali dei giardini o dei cimiteri,
-quando gli ultimi cieli d'autunno dànno le
-loro ultime trasparenze, le ultime malinconie e gli
-ultimi crisantemi.
-</p>
-
-<p>
-Egli ebbe un sussulto. Si trovavano nella stanza
-da letto, quella in cui Beatrice e lui si erano tanto
-amati, dolcemente cullati dall'amorosa canzone, della
-ninna-nanna cantata dal mare, con la sua solenne
-voce che si fa dolce e sommessa per gli amanti che
-vanno a chiedere a lui il commento e l'eco dei loro
-baci! L'agitazione di Giuliano era sempre più evidente.
-Claudina guardava le spalliere di rose nel giardino
-sottostante:
-</p>
-
-<p>
-— Che belle rose, ella esclamava. Sono le ultime
-rose di primavera. Il loro profumo sale fin quì...
-</p>
-
-<p>
-— Vado a coglierne un mazzo, aveva risposto
-il giardiniere credendo di far cosa grata al suo
-padrone e, prima che Giuliano lo avesse potuto
-trattenere con un gesto o con una parola, era andato
-di corsa a compiere quella sua profumata
-raccolta floreale.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
-</p>
-
-<p>
-Gli amanti si erano così trovati soli in quella camera
-dove le memorie dell'amore suggerivano nell'anima
-e su le labbra il desiderio dell'amore. Un usignolo
-gorgheggiava giù nel giardino. All'orizzonte le
-ultime rose del tramonto s'impallidivano tristemente
-sotto le prime ceneri del crepuscolo. Claudina s'era
-rivolta a guardare l'amante. Questi, non trovando
-una parola da pronunziare poichè l'emozione gli
-serrava la gola, sorrise alla giovane donna e le
-tese ambo le mani. Ella le prese, poichè, amante
-sincera e appassionata, non restava mai fredda
-ad alcun gesto d'amore. Si gettò fra le braccia
-di Giuliano, che dovette stringerla a sè e dovette
-cercare pel primo quelle labbra palpitanti come ali
-di libellula rossa e che accennavano già a cercare
-le sue. Il letto era vicino, un gran letto coperto
-da una coltre bianca, sotto un baldacchino di merletto.
-Claudina (forse ella non pensava a nulla di
-male e nessuna visione di voluttà le suggeriva il
-suo atto, ma solo la stanchezza improvvisa e la
-vicinanza di quel riposo) Claudina si sedette su la
-sponda, attirò a sè Giuliano. Ma questi ebbe orrore
-della profanazione, ricordò che il loro abbraccio
-avrebbe avuto in quel luogo un odore di
-morte; egli sentì di adorare perdutamente Beatrice
-in quel momento ed ebbe la nozione di tutta la
-sua infelicità, poichè quell'amata era forse per sempre
-perduta alle carezze della sua anima e delle
-sue labbra. Violentemente si liberò da Claudina
-che continuava ad attirarlo, fuggì via dalla stanza
-e dalla villa per i lunghi corridoi muti nella penombra.
-<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
-Su la porta s'imbattè nel giardiniere che
-gli tendeva le rose. Egli afferrò quelle rose e disperatamente
-le morse, le sfogliò, le gettò a terra
-a comporre un tappeto di petali rosei. Il cancello
-era innanzi a lui. Egli uscì, senza voltarsi indietro.
-</p>
-
-<p>
-E Claudina, stupita e con un'angoscia suprema
-sul volto poichè ella aveva intuito l'intimo dramma
-svoltosi nell'anima di Giuliano, comparve pochi
-minuti dopo sotto quella porta dalla quale l'amante
-era uscito. Vide su la ghiaia il breve e folto tappeto
-di rose, s'impietosì su la loro malinconica
-sorte ch'era triste quanto la sua e due lacrime
-solcarono le sue gote, angosciosamente.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span></p>
-
-<h3>IV.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Il pranzo finiva in un silenzio glaciale che
-nessuno dei due aveva osato di rompere e che li
-opprimeva dolorosamente. Sebbene qualcosa di
-grave fosse avvenuto fra loro, gli amanti si erano
-ritrovati alla stessa ora intorno a quella tavola in
-quella stessa cabina come nelle sere precedenti,
-spinti da quella gagliarda forza delle abitudini la quale
-fa sì che si possa mangiare e sorridere dopo la
-morte d'una persona diletta, tornare con le gramaglie
-del dolore a viver la vita che si viveva fra
-i rosei veli e le gemme splendenti della felicità.
-Giuliano uscito dalla villa aveva girovagato per
-San Remo, cercando di calmare con la marcia la
-sua grande agitazione. A poco a poco aveva visto
-accendersi i lumi, discendere il silenzio con le sue
-lente e grevi ali notturne. Poi si era trovato sul
-mare, era salito a bordo del suo <i>yacht</i> e nella
-sala da pranzo, distesa su una poltrona e pallidissima,
-aveva trovato Claudina apparentemente
-immersa nella lettura d'un libro, ch'ella leggeva
-a rovescio! La giovane donna, trovatasi sola nel
-giardino di Farnese dopo l'improvvisa fuga di lui,
-era rimasta perplessa. Che fare? Pur troppo ella
-intuiva qual fosse la tormenta che per qualche
-tempo aveva devastato l'anima di Giuliano. Comprendeva
-che forse quello era il principio della fine
-<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
-di quella loro felicità così breve e così illusoria.
-Ma, con l'ansiosa e folle speranza di colui che
-vede in un'inondazione l'acqua sommergere le dimore
-vicine e s'illude e vuole illudersi che la sua
-sarà salva, Claudina tentava d'illudersi ancora sul
-suo triste destino e si ripeteva senza tregua che
-quell'improvvisa disperazione di Giuliano, quantunque
-prodotta dalle memorie del tempo passato, poteva
-non significare disamore per lei, che aveva dato
-a lui quanto aveva di più sacro e di più ardente.
-Ogni piccolo fatto sembrava a lei un pretesto a
-speranze e a fiducie, come ogni rottame che sia
-su la superficie delle acque appare al naufrago una
-vela, una probabilità di salvataggio. Così quel
-giorno, quando nella stanza Giuliano le aveva teso
-le mani e l'aveva baciata, doveva certamente avere
-obbedito ad un moto spontaneo. Un minuto dopo
-egli era fuggito e Claudina, quantunque si rendesse
-conto delle molte cause di quel fatto, non sapeva
-spiegarsi quale fosse stato il movente decisivo.
-Anch'ella era tornata a bordo, perchè non sapeva
-dove dirigersi, perchè abbandonata ella si sentiva
-tanto sola, perchè, anche se non era amata più,
-ella amava tanto ancóra con tutte le esuberanze
-della sua giovinezza!
-</p>
-
-<p>
-Giuliano si levò da tavola per primo, si distese
-su un divano, chiuse le palpebre per meglio
-riconcentrare il suo pensiero e per difendere gli
-occhi troppo vivamente feriti dall'aureo splendore
-dei fiori elettrici. La tempesta, che crudelmente
-s'era in quel pomeriggio abbattuta su la sua anima,
-<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
-non s'era ancóra del tutto allontanata e tuttavia
-l'anima serbava le tracce di quella devastazione.
-Claudina rimase qualche minuto a fissarlo, attendendo
-da lui una parola, una sola parola che avesse
-riconfortato le sue illusioni, dato color di verità alle
-sue speranze. Invano! Ella uscì sul ponte, si sedette
-su una poltrona di vimini, un poco oppressa
-dall'afa di quella notte di nuvoli.
-</p>
-
-<p>
-L'orizzonte infatti si era oscurato. Grossi nuvoloni
-neri gravavano sul cielo che durante il giorno
-era stato di un così puro e splendente sereno.
-Dietro alcune nuvole meno dense la luna spandeva
-qualche riflesso del suo chiarore argenteo. Ed
-era la sola oasi di luce in quell'immensa profondità
-di tenebre. I lumi di San Remo tremolavano
-come lampade accese in un cimitero innanzi a
-quelle case bianche che sembravano sepolture. Gli
-alberi di qualche villa ed alcune ombre che s'agitavano
-presso il mare avevano lugubri apparenze
-di fantasmi. Non una voce, non un'eco, non un
-canto. Come la tenebra, così il silenzio era profondo.
-La notte si drappeggiava nella maestà dei
-suoi neri manti e per le anime dolorose era come
-un incubo pauroso ed insopportabile.
-</p>
-
-<p>
-Claudina era ancóra immersa nelle sue incertezze,
-ancóra s'affaticava a veder rosa il nero, a
-trovar rose tra la cenere, a confondere con i soavi
-effluvii della primavera gli ultimi odori di un autunno
-morente, ancóra s'illudeva e dava speranze
-all'anima sua e vedeva stelle sotto quelle nubi e
-riflessi e splendori oltre i tenebrosi enimmatici misteri
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-di quella notte profonda; mite e dolce creatura
-d'amore, ella, dimentica dei suoi proprii spasimi,
-compiangeva Giuliano per quel ch'ei doveva
-soffrire, quando questi di repente comparve innanzi
-a lei, quasi sórto dall'ombra. Ella ebbe un
-piccolo grido, un gesto di paura, subito represso.
-Poi guardò l'amante in piedi innanzi a lei con la
-maschia figura vigorosa e slanciata: gli parve
-ch'ei fosse stranamente pallido, che le labbra
-gli tremassero, che le pupille gli si velassero di un
-sottil velo di lacrime. Ebbe pietà, ma non osò parlare.
-Anche una lieve irritazione la faceva tacere:
-perchè Giuliano si ostinava in quel silenzio, perchè
-non dissipava con una sola buona parola tutte
-le nubi ch'erano nel cielo del loro amore, non discacciava
-tutte le apprensioni che gravavano sul
-debole cuore di lei? Ella pensò che forse Giuliano
-si stimava colpevole, che forse anch'egli non osava
-parlare, che forse anch'egli attendeva ch'ella con
-una sola parola buona dissipasse a sua volta quelle
-nubi e discacciasse quelle angosciose apprensioni.
-Così, forse, il malinteso fatalmente era fra loro, ed
-il supplizio del silenzio e del dolore non sollevato
-dalla confidenza continuava a torturare le anime
-degli amanti.
-</p>
-
-<p>
-Per quale strana e tutta femminile contraddizione,
-quando Giuliano le sorrise, ella invece di
-rispondere con un sorriso si fece più scura in volto,
-più severa e più corrucciata? Da quale dolente pensiero
-ell'era afflitta quando ella tacque e lasciò senza
-risposta Giuliano che, appressandolesi, le diceva
-<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
-con una voce velata, piena di tristezza, con una
-grazia stanca ch'egli dava sovente alle sue parole
-d'amore:
-</p>
-
-<p>
-— Claudina mi vuoi sempre bene? Oggi come
-ieri, domani come quest'oggi?
-</p>
-
-<p>
-E quando Giuliano le si avvicinò ancóra per
-porre un bacio su la sua pallida fronte, ella si disciolse
-dalla stretta di lui, sorse in piedi. Ma Giuliano
-era innanzi a lei così umile e supplichevole
-ch'ella fu vinta e, reclinando la fronte su la spalla
-di lui, diede sfogo alle sue lacrime roventi, mentre
-le smorte labbra susurravano:
-</p>
-
-<p>
-— Come mi hai fatto soffrire!....
-</p>
-
-<p>
-Allora Giuliano parlò, sentì che una spiegazione,
-dopo la riconciliazione spontanea, era necessaria tra
-loro; velò quanto seppe e potè il suo pensiero, ridusse
-a proporzioni minori il tumulto della sua anima
-in quel giorno.
-</p>
-
-<p>
-— Ho tanto sofferto anche io... Tu sai, Claudina,
-che io ti ho preferita a tutto ed a tutti poichè
-per te ho tutto abbandonato e tutti obliato..... Ma
-pure quest'oggi, rientrando in quella villa dov'era
-trascorsa tanta della mia vita, le memorie mi hanno
-riafferrato; con le memorie è venuto il rimorso del
-male che ho fatto, quello stesso rimorso che ci trafisse
-a casa mia quel giorno in cui tu fosti mia per
-la prima volta. Ti ricordi? Ma quest'oggi io non
-avevo solamente il rimorso del male fatto agli assenti,
-avevo anche il rimorso del male fatto a te,
-Claudina, unendo il tuo cuore giovane ed ardente
-alle ceneri del mio vecchio cuore ammalato di uomo
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-e di poeta, troncando così il tuo avvenire di gloria,
-velando di tristezza lo splendore primaverile dei
-tuoi sogni.....
-</p>
-
-<p>
-Claudina accennava di no col capo biondo; le
-sue labbra sorridevano un po' tristemente, le sue
-mani premettero quelle di Giuliano d'una stretta amorosa,
-che non era di perdono, ma di gratitudine:
-</p>
-
-<p>
-— Tu non mi hai fatto nulla di male, Giuliano,
-ella disse. Io ti sono anzi grata con tutta l'anima
-della gioia che il tuo amore mi dà e di aver così
-saputo realizzare i miei più ambiziosi sogni.....
-</p>
-
-<p>
-Giuliano continuò, quasi non avesse inteso le
-parole di lei, non avesse visto il suo sorriso, non
-avesse sentito il tepore della sua stretta di mano:
-</p>
-
-<p>
-— E quest'oggi, quando ti sei seduta sul letto,
-io ho avuto la visione di un nostro amplesso su
-quel giaciglio non nostro. Mi è parso ch'esso avrebbe
-offeso l'assente e così bassamente avvilite le anime
-nostre!.... E sono fuggito, perchè l'emozione mi
-serrava la gola, perchè le lacrime mi gonfiavano
-gli occhi e non volevo piangere innanzi a te, non
-volevo sembrarti un fanciullo, non volevo.....
-</p>
-
-<p>
-Le sue parole furono troncate, poichè Claudina
-su le labbra che parlavano aveva soavemente posto
-la tepida carezza della sua bocca. Egli si lasciò andare
-alle carezze di lei ch'era già completamente
-tranquillizzata. Ecco, la tormenta era oramai del
-tutto passata. E solamente nell'anima sua aveva
-lasciato tristissime tracce..... Ma forse non solo
-nella sua: Claudina di quelle rovine non si rendeva
-conto, per ora racconsolata dall'acqua di Lete
-<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
-delle sue illusioni e dei suoi sogni. Un giorno, però,
-quand'ella avrebbe guardato nella sua anima come
-in uno specchio, le vestige di tanto dolore le sarebbero
-apparse.
-</p>
-
-<p>
-Un marinaio passò presso di loro, fece scattare
-i commutatori delle lampadine elettriche. La
-tenebra divenne intera sul ponte. L'uomo augurò
-la buona notte, s'allontanò frettoloso.
-</p>
-
-<p>
-Gli amanti si erano distaccati. Claudina aveva
-rovesciata la testa su la spalliera ed una certa sonnolenza
-gli aveva appesantito le palpebre. Giuliano
-(la gola di lei era nuda e un respiro un po' affannoso
-sollevava i bei seni rotondi) già sentiva
-di nuovo il desiderio di lei. Con un bacio ella lo
-aveva ripreso. Nulla più rimaneva di quella dolorosa
-giornata, se non l'inutilità del suo dolore.
-Ella adesso dormiva, placida, dimentica che quell'uomo
-aveva quel giorno così crudelmente sofferto
-per lei. Un sorriso — che parve a Giuliano un sorriso
-felino di femminilità vittoriosa — socchiudeva le
-labbra tornate rosse. Quell'ombra bianca di donna
-gli parve una nemica soddisfatta, gli parve che
-ella celasse il suo intento malefico sotto l'ebrietà
-illusoria dei baci e le maschere delle amorose parole.
-Un orologio suonò la mezzanotte nella cabina
-prossima. Pensò Giuliano a quel che avrebbe fatto
-a quell'ora, se fosse stato a Roma, se fosse stato
-nella sua casa. Forse avrebbe lavorato tutta la sera
-ed a quell'ora, con la lietezza che dà agli scrittori
-una buona e feconda seduta di lavoro, avrebbe
-lasciato il gabinetto da studio, per passare
-<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
-nelle stanze dei suoi piccini e baciare i loro visini
-rosei, così rosei sotto le coltri e su gli origlieri
-candidi; poi sarebbe entrato nella stanza di sua
-moglie e sua, rischiarata dalla <i>veilleuse</i> di cristallo
-azzurro, avrebbe baciato la soave creatura che si
-sarebbe destata al bacio per attirarlo a sè, amorosamente....
-Quale dolce visione e come lontana
-e, ahimè, per sempre perduta!... Era bastato a distruggere
-quella vita beata che quella donna ora
-addormentata s'incontrasse sul suo cammino, fatalmente....
-Ei non ne faceva, del resto, una colpa
-a sè stesso od a lei. Egli era un fatalista convinto
-e solo responsabile degli avvenimenti umani reputava
-il destino. Era persuaso che una fatalità
-superiore incombe su tutti gli esseri umani e che è
-vano opporvisi o lottare con essa una lotta inane.
-Ricordava una parola araba che riassume il concetto
-del fatalismo mussulmano, <i>Mektoub</i>: era
-scritto! Proprio così, <i>mektoub</i>, era scritto che avvenisse
-quanto era avvenuto, era scritto che quella
-donna amante fosse per lui come un'aspra avversaria,
-era scritto che alla lontana creatura che amava
-egli arrecasse tanto dolore e che dalla prossima
-creatura che lo amava egli accogliesse tanto
-dolore!
-</p>
-
-<p>
-Ma, intanto, quella sofferenza non poteva continuare.
-Bisognava darsi tutto a quel nuovo amore
-che pure gli aveva dato tante ebrezze, bisognava
-evitare che i ricordi lo assalissero. Al mattino, ei
-sarebbe partito da San Remo per una breve crociera.
-Claudina non conosceva nè Montecarlo, nè
-<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
-la Costa Azzurra ed avrebbe accolto la proposta
-con entusiasmo. Per qualche giorno, così, era possibile
-a Giuliano differire la sua agonia, qualche
-giorno di tregua e di calma gli era consentito.
-Sentì l'anima sua quasi placata. La notte non
-era più così nera e profonda; di tra le nubi diradate
-scendevano a torrenti luminosi gli argentei
-riflessi lunari. Anche la donna, che ora si destava
-sorridendogli, non gli appariva più un'avversaria
-temibile, ma piuttosto, come lui, una mite vittima
-del destino. <i>Mektoub!</i> Era scritto!....
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span></p>
-
-<h3>V.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Venezia già splendeva tutta sotto la luna, quando
-Farnese prese posto nella gondola che doveva
-portarlo all'<i>hôtel Danieli</i> e, come i gondolieri accennavano
-ad abbreviare la via percorrendo i rii,
-ordinò che percorressero il Canal grande e lentamente.
-</p>
-
-<p>
-Egli non pensava già più che Claudina lo attendeva.
-Lo scrittore si lasciava avvincere dalla suggestione
-che Venezia aveva sempre su lui, fin da
-quando il treno passava fra la laguna, sul ponte di
-Mestre. Il cielo in quella sera di primavera veneziana
-era tutto trapunto di stelle, a gruppi, come
-lampadarii su una immensa seta azzurra oscura. Ma
-l'aria era quasi rigida, poichè in tutto il giorno doveva
-aver piovuto. Giuliano aveva trascorsa mezza
-giornata a Padova, per visitare la monumentale e
-vecchia città, fiancheggiata di bastioni, dove egli,
-l'oscuro professore, aveva vissuto i suoi anni di tirocinio
-letterario e dove non era tornato da quando
-all'epoca del suo primo successo aveva emigrato
-a Roma. Era giunto nelle ultime ore del mattino e,
-la città come morta e troppo spaziosa per la sua
-popolazione, con le sue strade ornate di basse arcate,
-sotto un cupo cielo fulliginoso, grave di pioggia,
-gli era apparsa anche più triste ed opprimente
-che tanti anni prima. Aveva cercato la casa dove
-<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
-aveva dimorato durante quel malinconico periodo,
-fiero però di orgoglio e di onestà e di studio, dolce
-di illusioni e di speranze. Lungamente aveva passeggiato
-in su ed in giù per quella via, sotto quelle
-sue antiche finestre, riandando la vita di un tempo,
-confrontandola così semplice ed onesta com'era stata
-a quella di ora, così miserabile nelle sue ingannevoli
-apparenze di felicità, così corrotta, così monotona
-sotto il suo colore di varietà. Ed egli aveva
-sofferto di quei confronti, perchè nel ricordo è dolore,
-è spasimo, è rimpianto. Altri luoghi, un tempo
-famigliari ed ora quasi dimenticati, egli ricercò con
-curiosità. Tornato all'albergo, dove per quelle poche
-ore aveva depositato il suo bagaglio, si era informato
-su i suoi amici d'un tempo: quali erano morti,
-quali scomparsi, quali lontani, quali mutati! Egli non
-volle vedere nessuno. Dopo la colazione andò a visitare
-i luoghi d'arte che, anni addietro, gli avevano
-dato le sue prime sensazioni estetiche. Era andato
-a piedi a quella chiesa di Santa Maria dell'Arena,
-dove Giotto racconta nella cappella con molti affreschi
-gli episodii più salienti e significativi della vita
-della Vergine e di quella di Cristo. Era entrato nel
-giardino in fondo del quale è la chiesa, quando già
-qualche gocciolone di pioggia cominciava a rimbalzare
-schioccando su le foglie larghe e glabre degli
-alberi rifiorenti a primavera; aveva suonato alla
-porta e gli aveva aperto un esile vecchio ricurvo,
-il cui viso aveva un'espressione di satiro agli angoli
-della bocca disfiorita, un carattere di perversità
-selvaggia negli occhi rapaci. Lo scrittore aveva
-<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
-nuovamente provato un profondo compiacimento innanzi
-a quelli affreschi del più venerato dei Primitivi,
-innanzi a quei Santi giotteschi che si commuovono
-per leggende verso le quali la cieca fiducia
-è imposta. Egli era rimasto a lungo innanzi a quella
-reliquia preziosissima della prima arte italica; ma
-poi, come il vecchio guardiano insisteva nelle sue fastidiose
-spiegazioni e nei suoi inutili commentarii, — sufficienti
-per quei dottori germanici e quelle arcigne
-<i>misses</i> inglesi che corrono l'Italia vertiginosamente,
-tutto guardando senza nulla vedere — Giuliano
-uscì infastidito e stanco, serrandosi dietro l'uscio
-della chiesa così sacra per le sue reliquie d'arte.
-La pioggia aveva aumentato in violenza e scossa
-e rotta dal vento formava nel silenzioso giardino
-claustrale come una nebbia densa. Lo scrittore aveva
-riparato dall'intemperie sotto le volte ampie di Santo
-Antonio, la chiesa dalle sette cupole; si era soffermato
-innanzi ai bassorilievi in bronzo di Donatello
-su l'altare ed era passato quasi senza guardarlo innanzi
-al mausoleo del Guattamelata. Poi, continuando
-l'imperversare del temporale, egli si era estasiato
-per la Santa Giustina di Paolo Veronese, nella chiesa
-bizantina eretta ad onor della martire; in una sosta
-della pioggia si era spinto fino sotto agli Eremitani,
-dove aveva preso delle note sul Mantegna e
-su la sua cappella e sul <i>San Giorgio al deserto</i> di
-Guido Reni; ma, annoiato dalla pioggia, reso nervoso
-dalla solitudine e dall'elettricità ch'era nell'aria,
-non aveva affatto curato un monumento funerario
-del Canova, in memoria di un principe di Orange.
-<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
-Infine, stanco, quando il cielo si rasserenava per
-un tramonto fiammante, lo scrittore era rientrato
-nell'albergo; aveva pranzato lungamente, da solo, leggendo,
-poi aveva oziato, attendendo l'ora del treno.
-Durante tutta la giornata, quelle emozioni d'arte ed
-i ricordi del tempo passato avevan tenuto lungi da
-lui il pensiero dei cari lontani, dai quali egli era
-triste esule, e l'imagine di Claudina che già dalla
-sera precedente doveva attenderlo a Venezia, per
-amare, per viver d'arte e lavorare all'unisono, verso
-la conquista del dolce alloro fraterno. E pure, con una
-grande tristezza, a sera alta, mentre la pioggia ricominciava
-a cadere, era partito per Venezia dove
-la povera amica lo sospirava.
-</p>
-
-<p>
-La gondola filava via sveltamente al lento battere
-ritmico dei remi nell'acqua verde. Qualche altra
-rara gondola passava in quella notte di plenilunio
-quasi estivo. D'innanzi al Fondaco dei Turchi
-altre barche erano ferme ed i rematori in riposo
-cantavano lugubremente con la loro lentezza monotona
-e la loro malinconia uniforme, a coro, e
-su ognuna di quelle loro gondole luceva una misera
-lanterna fumosa. Altre ancóra eran ferme
-sotto il ponte di Rialto, senza lumi e senza canti.
-Altre ancóra, più avanti, eran legate ai pali, innanzi
-al Palazzo Contarini degli Scrigni e le finestre
-del palazzo erano illuminate e ne giungevano
-ai passanti canti e risa e suoni; e su i rettangoli
-luminosi si disegnavano le bianche figure
-delle dame e sfilavano le schiere brune degli uomini.
-Ancóra altre finestre sul Gran Canale erano
-<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
-illuminate, da altre case scendevano musica e giocondità,
-in quella mite oasi plenilunare, dopo una
-grave giornata di turbine d'acqua e di vento. Giuliano
-Farnese da prima aveva guardato, sporgendosi
-ora a dritta ed ora a sinistra, a traverso gli
-stretti finestrini del lugubre felze. Poi, oppresso da
-quell'apparenza mortuaria, era uscito fuori presso
-il gondoliere di poppa, che a tratti rompeva il silenzio
-col monotono grido d'allarme dei rematori
-della laguna. In fondo in fondo, tutto il Canal
-Grande si stendeva sino alla Chiesa della Salute,
-e sotto la luce lunare, in alcuni punti, dava idea
-di una immane squama d'argento; l'oro della palla
-su la cupola monumentale della dogana presso
-Santa Maria della Salute riscintillava ai riflessi.
-Più in là, si apriva la laguna a perdita di vista; e
-là il mare era oscuro ed il cielo del plenilunio,
-così pallido e trasparente, quasi sembrava un'acqua
-pallidamente azzurrina. L'isola di San Giorgio
-Maggiore dormiva, senz'altro splendore che quello
-del faro colossale; dalla Giudecca, lungo la spiaggia
-del Redentore, giungevano altri echi di vita e
-di festività ed era un vivo agitarsi di lumi ed un
-fluttuare continuo di ombre brune su quei chiarori.
-</p>
-
-<p>
-Così, abbandonato al fascino della città meravigliosa,
-egli non pensava più all'amante, quando
-la gondola si arrestò innanzi alla scaletta dell'<i>Hôtel
-Danieli</i>; saltò giù in fretta sul marciapiede
-ed entrò nell'albergo. Adocchiò su la tabella dei
-viaggiatori il nome di Claudina Rosiers, si fece
-dare una camera ed un salotto contigui alla camera
-<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
-di lei. Dimandò dell'amica e gli risposero ch'era
-nella sala di lettura con una visita. Giuliano spiò
-tra i cristalli e riconobbe Claudina in conversazione
-con un vecchio, che lo scrittore identificò
-subito per un redattore politico di un giornale di
-Venezia, un antico amico di entrambi. Ordinò che
-non avvertissero la signora Rosiers del suo arrivo,
-se non quando quel visitatore fosse partito e salì
-nelle sue camere, seguito dai facchini che portando
-il suo bagaglio ostentavano una fatica più grave
-per aver poi una mercede più lauta. Come ebbe
-ordinato i suoi abiti, deposti su la tavola i libri
-che viaggiavano sempre con lui; e come ebbe deterso
-il suo corpo dalla polvere del viaggio e mutato
-d'abito, attese Claudina, ch'egli imaginò ansiosa
-ed agitata, impossibilitata evidentemente a
-congedare quella visita importuna.
-</p>
-
-<p>
-Dalla finestra del suo salotto contemplò ancòra
-la laguna scintillante come un'immane squama
-argentea. Sotto quell'estasi di luce lunare, Venezia
-pareva estatica, compresa da un sortilegio di
-amore. Rivide ancòra scintillare la palla d'oro su
-la cupola monumentale presso Santa Maria della
-Salute; ancòra il vento gli arrecò i suoni festanti
-di un <i>valzer</i> voluttuoso da un palazzo dove la
-danza ferveva; ancòra il vento gli arrecò l'eco
-dei canti, dei suoni, dei rauchi e tristissimi gridi
-di allarme — e come lamentevoli! — dei gondolieri,
-vaganti nelle ombre dei rii prossimi al gran canale.
-Rimase lungamente, poggiato alla finestra aperta,
-a guardare splendere Venezia. Il passato gli riappariva.
-<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
-Tutte le sue memorie veneziane lo riallacciavano,
-in una lieta scorribanda d'amore gli turbinavano
-intorno. Quanta sua vita egli aveva passato
-in quella dolce città innamorata del cielo e
-del mare! Il suo amore, il suo fidanzamento, le
-sue nozze gli tornavano in mente — e con essi l'imagine
-dolce di Beatrice lontana; ma questa volta
-l'imagine non aveva le apparenze di un rimprovero
-o di un rimorso; bensì quelle di una dolce
-memoria appassita e Giuliano le sorrideva come
-ad una morta, alla cui perdita si è rassegnati,
-pur cullandosi nel pensiero carezzante di quello
-che fu. Egli sentiva invadersi l'anima da una calma
-infinita, assaporava la pace e si compiaceva nella
-visione voluttuosa e inebriante della prossima notte
-d'amore. Venezia aveva sempre per lui questo effetto:
-tutti i suoi nervi si calmavano, tutte le sue
-agitazioni febbrili e continue si attenuavano in rapidi
-e rari sussulti ad un contatto o ad un ricordo.
-L'invadeva allora, e sempre, in ogni ora del dì e
-della notte, una malinconìa profonda ma fine, ininterrotta
-ma squisita, intensa ma soavissima. Le
-cose gli apparivano sotto una luce grigio-rosea — non
-più risolutamente oscure; le sue febbri si placavano
-ed egli riafferrava la signorìa su sè medesimo,
-smarrita per lo innanzi, col dilettantismo della sua
-auto-analisi e la maschera delle sue geniali apparenze
-fanfaronesche. Nell'onda dei ricordi egli non
-trovava più gorghi infidi e canti di sirene, ma una
-dolce acqua di Lete che lo cullava, senza poi richiamarlo
-troppo bruscamente all'amara realtà.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma all'amara realtà lo richiamò Claudina che
-entrava, che gli gettava le braccia al collo e lo baciava
-con passione ardente. D'un balzo, egli si ritrovava
-fuori del mondo dei sogni. Egli identificava
-quella donna che gli sorrideva nella penombra, la
-vedeva quale già l'aveva veduta in qualche ora
-di squallore sentimentale e sopra tutto in quella
-notte oscura durante il suo sonno a bordo dello
-<i>yacht</i>, come la causa del suo dolore, come un'avversaria
-che celasse il suo intento malefico sotto
-l'inganno delle dolci carezze e delle amorose parole.
-Claudina gli aveva rivolto poche frasi indifferenti,
-poi si erano appoggiati al davanzale, in
-silenzio, contemplando la notte. Quella vicinanza
-femminile innanzi a quella luminosità lunare del cielo
-e del mare gli ricordava altre sere in cui con una
-altra donna, tutta rivestita e angelicata di sogni,
-aveva fissato in un silenzio supremamente ed arcanamente
-loquace quell'acqua bruna e d'un diaspro
-oscuro su la quale i raggi lunari sparpagliavano
-la vita palpitante di miliardi di lamine argentee.
-Aggravandosi la sua pena, pregò Claudina di uscire.
-Salirono in gondola, entrarono nel sogno sontuoso
-del Canal Grande. Claudina col pretesto della sera
-ancóra un po' rigida aveva preteso dal gondoliere
-il misterioso <i>felze</i>, senza del quale le sembrava
-tolto alla gondola ogni fascino ed ogni mistero, riducendola
-ad una semplice barca snella e rapida.
-Nell'ombra del <i>felze</i> Giuliano aveva chiuso gli occhi
-e pensava; a traverso i finestrini, Claudina ammirava
-intanto la doppia fila di palazzi illuminati, che, appunto
-<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
-con la loro diversità, sembra che abbiano
-voluto realizzare un orgoglioso, prodigioso e fastoso
-sogno di strana bellezza.
-</p>
-
-<p>
-— Ti ho tanto atteso, susurrava Claudina all'amante.
-Le ore della tua lontananza mi sono sembrate
-così squallide, così lunghe.... Mi avevan ripreso
-tutte le mie tristezze d'un tempo.... E tu? Hai
-concluso i tuoi affari?.....
-</p>
-
-<p>
-Un dubbioso cenno del capo di Giuliano rispose
-alla domanda della donna. Quasi per un bisogno
-ardente di confessione, di sincerità, di sfogo,
-egli avrebbe voluto dirle, come, appena giunto a Milano,
-riafferrato dalla nostalgia della sua casa e dei
-suoi cari lontani, avesse dovuto passare tutte le sue
-ore chiuso nella sua camera d'albergo, dal letto a
-un divano e da un divano ad una poltrona, a rodersi
-nella sua tristezza desolata, bramoso di non
-vedere nessuno ed assolutamente incapace di trattare
-e di discutere per il minimo affare. Avrebbe voluto
-dirle come quella stessa mattina egli si fosse
-infine deciso a partire, dopo un inutile soggiorno,
-precisamente per raggiungere lei, per ricorrere nella
-sua desolazione morale al veleno dell'ebbrezza voluttuosa
-che i baci di Claudina sapevan sempre destare
-in lui, come colui che soffre ricorre alla sottile
-malìa della morfina, pur sapendo che, spento
-l'effimero sogno, la tortura della sofferenza tornerà
-ad avventarsi su lui con più accanimento. Ma fu
-prudente e si guardò bene dal dirle tutto questo.
-Anzi pensò opportuno di chinarsi a porre un bacio
-su le labbra di Claudina, affinchè ogni possibile
-<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
-dubbio venisse da quello scacciato o assopito
-nell'anima di lei.
-</p>
-
-<p>
-Ma Claudina, del resto, non aveva più dubbî,
-nè sospetti. Il colloquio vibrante di San Remo le
-sembrava essere stato poche sere prima definitivo.
-Ella era convinta che l'amore di Giuliano le fosse
-tornato in tutta la sua gagliardia. Da quei giorni di
-Venezia e dai futuri giorni di vagabondaggio
-estivo ella si riprometteva infinite gioie d'amore.
-Solo in qualche momento ella aveva dei sospetti su
-l'amore di Giuliano: come un nembo, allora, passava
-su la sua anima una fiamma di veemente rancore
-per la menzogna dell'amato, fiamma che subito
-si dileguava o si mutava in nuovo ardor di passione.
-Ella credeva alla ventura realtà del loro sogno.
-E l'Alloro le sembrava in fiore.
-</p>
-
-<p>
-Una serenata che, al lume delle variopinte lanterne
-veneziane, rompeva innanzi ad un palazzo la
-calma plenilunare del Canal Grande, ruppe con quella
-anche il corso differente dei loro contradittorii pensieri.
-Lo scrittore volle sottrarsi alla volgarità di
-quella suggestione a pagamento ed ordinò al gondoliere
-di girare per un canale interno e tornare alla
-laguna libera. Il canale s'inoltrava silenzioso e deserto.
-Quell'acqua calma così nera e così luminosa
-ad un tempo faceva palpitare i nervi febrili di Giuliano
-di ammirazione e di orrore. La sua anima pareva
-sprofondarsi in quell'ombra fredda e cupa. Pareva
-che il mistero incombesse su lei. Ai bagliori
-della luna gli alti e bruni palazzi sembravano divenire
-più grandi, mano a mano mostruosamente
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-enormi, assumendo apparenze di spettri minacciosi
-che incedessero su le acque. Giuliano non potè trattenere
-un brivido. L'amante si chinò su lui e, nell'ombra,
-lo strinse tutto nel profumo delle sue braccia
-e lo baciò voluttuosamente all'angolo della bocca.
-E nel piacere si abbandonò su l'amato, esausta per
-un sol bacio.
-</p>
-
-<p>
-Ma tutto il dramma della sua vita era riapparso
-per quel bacio inopportuno allo scrittore. In un baleno,
-un'altra notte oramai lontana gli riapparve,
-un'altra donna si appesantì su lui, altre braccia lo
-strinsero ed un altro profumo lo inebriò, un altro
-bacio più casto, bacio di vergine, venne a posarsi,
-fiore incoscientemente irrequieto di voluttà, all'angolo
-delle sue labbra. L'assente riapparve con tutto
-il lugubre manto della sua lontananza e del suo lutto
-e la donna così ardentemente amata, ch'egli adesso
-serrava fra le braccia, ancóra una volta gli sembrò
-un'estranea ed una fatale nemica.
-</p>
-
-<p>
-Erano su la laguna libera, fuori dell'incubo del
-canale spettrale. Gli amanti tacevano: Giuliano era
-di nuovo prostrato nella sofferenza. Non più gli apparve
-la luna fra le nubi e le stelle come una perla
-immane fra manti di neve e mirifici lampadari; gli
-sembrò invece una lampada funeraria accesa fra
-drapperie luttuose avanti al manto nero e trapunto
-d'oro di un colossale catafalco. Non più Venezia gli
-apparve come un regno di fate tra i riflessi dei lumi
-del Canalazzo e lo splendore delle luci tremolanti
-a San Marco e su la Riva degli Schiavoni; ma quelle
-luci e quei riflessi e quei lontani edifici gli sembrarono
-<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
-una processione interminabile di cerei funebri
-e di bare. I gruppi di lumi alla Giudecca o
-a San Giorgio non gli apparvero più come prodigiosi
-fiori di luce, come radiose ghirlande; ma gli
-sembrarono torcie di lutto e di morte lacrimanti
-intorno a una tomba.
-</p>
-
-<p>
-Con la voce tremante e soffocata egli ordinò al
-gondoliere di tornare a terra.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Pochi minuti dopo gli amanti erano seduti al
-caffè Florian, sotto le Procuratie, in una di quelle
-piccole ed eleganti salette tutte piene di specchi
-e di figure allegoriche: essi vi cenavano senza appetito
-e senza allegria. Lo scrittore aveva ordinato
-dello <i>champagne</i> e ne beveva numerose coppe per
-stordirsi, per inebriarsi artificialmente e liberarsi dall'incubo
-orribile che poco prima sul mare gli aveva
-ghiacciato il sangue nelle vene. Claudina lo lasciava
-fare e sorrideva, ignara, di nulla sospettosa. Nei
-suoi occhi brillava il sogno della prossima notte
-d'amore. Non ostante quella gaiezza forzata e
-artificiale, il dissidio s'era aperto del tutto, pieno
-di minaccie. Verso la notte d'amore che si preparava,
-ella guardava con impazienza palpitante
-e con fremiti di delizia, mentre l'amante vi si preparava
-come ad un supplizio inumano.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span></p>
-
-<h3>VI.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Il movimento mattutino su la Riva degli Schiavoni
-li svegliò per tempo. Poichè la sera innanzi
-avevano dimenticato di chiudere le imposte, un gaio
-sole primaverile si rifletteva negli specchi, metteva
-bagliori argentei su la toeletta dove i ninnoli personali
-di Claudina erano confusamente gettati, faceva
-scintillare i capelli d'oro della giovane donna
-sul candore degli origlieri. Quel bel sole pieno li
-ingannò su l'ora, così che Farnese si levò per il
-primo e passò nel salottino contiguo e poi nella
-sua stanza, a fine di lasciare in libertà Claudina
-nelle molteplici delicate cure della sua persona. Ei
-si vestì in fretta, con l'anima piena di un rigoglio di
-primavera. Le tristi visioni e le funebri imagini
-della sera prima erano omai lontane. Il mondo gli
-appariva roseo e giocondo, poichè tutti i cupi pensieri
-erano lunge da lui. Tornò nel salottino contiguo
-che gli avrebbe servito da gabinetto da lavoro;
-alla finestra guardò la gente passare gaiamente
-per la Riva degli Schiavoni, mentre su la
-laguna e nel Canale le gondole guizzavano, prive
-del lugubre e misterioso felze, avendo anch'esse
-un'apparenza gioconda per i freschi e chiari colori
-degli abiti e dei cappelli e per le giacchette primaverili
-degli uomini che le occupavano. Poichè
-Claudina tardava, ei si ritrasse dalla finestra, prese
-<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
-su la tavola un romanzo che Claudina doveva avere
-in lettura, come l'indicava un esile segnapagine
-d'argento cesellato, semplice ma bellissimo ricordo
-di uno dei suoi molti trionfi d'attrice. Giuliano lesse
-qualche pagina del romanzo. Dalla stanza di Claudina
-gli giungeva il rumore di porcellane smosse
-ed urtate, uno sciacquìo di acque, il sottile profumo
-di odorose acque di lavanda. Socchiuso il
-libro, egli pensò il bel corpo di Claudina fremente
-e la delicata pelle increspata leggermente sotto il
-brivido di quelle acque fredde e profumate. Un desiderio
-di voluttà gl'inebriò il sangue, al momento
-in cui Claudina entrava nel salotto, avvolta in un accappatoio
-di flanella <i>crême</i>, coi bei capelli d'oro
-ancòra umidi e scintillanti, tutta fresca e vibrante
-ancóra; e questo desiderio di voluttà si raddoppiò
-e vinse, quando la giovane donna si precipitò con
-un atto irresistibilmente appassionato su lui e con
-le labbra convulse e palpitanti cercò i suoi baci.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Pochi minuti dopo Giuliano era seduto al tavolo
-da lavoro, avendo innanzi a sè un mucchio
-di fogli ancóra candidi. Claudina era seduta presso
-di lui, intenta. Ella lo guardava lavorare, guardava
-la penna correre sul candore della carta, violarlo
-coi segni irregolari della calligrafia da improvvisatore
-di Giuliano; vedeva lo scrittore interrompere
-ogni tanto la sua fatica, fermarsi a guardare
-il cielo azzurro nel rettangolo della finestra, con
-gli occhi attoniti, la penna abbandonata nella mano
-<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
-destra, mentre la sinistra sorreggeva la faccia dove
-un'espressione di inquietudine e di scontento si manifestava,
-a poco a poco, sempre più intensa. Più
-volte vide lo scrittore afferrare i foglietti scritti, lacerarli,
-gettarli a terra con un gesto d'ira. Egli
-ricominciava il lavoro con ardore per poi distruggerlo
-egualmente. Infine gli parve più calmo ed
-il suo lavoro fu per circa due ore tranquillo e quasi
-sorridente.
-</p>
-
-<p>
-Egli si levò, passò a Claudina le pagine scritte.
-Ella le lesse sorridendo due volte, mentre l'amante
-poggiato al davanzale della finestra fumava, inseguendo
-e rompendo con la mano le azzurrognole
-e dense nuvolette di fumo. L'attrice parve soddisfatta
-di quella lettura.
-</p>
-
-<p>
-— Vogliamo provare? dimandò allo scrittore,
-avvicinandoglisi.
-</p>
-
-<p>
-Era abitudine per Giuliano di provare ogni scena
-che scriveva della nuova commedia, per veder sùbito
-se essa era nei mezzi di Claudina, se fosse
-sotto o sopra il suo valore, se vi fosse da aggiungere
-o da togliere, comunque da modificare. Quella
-scritta poco prima era l'originale scena con cui il
-primo atto si chiudeva. Lo scrittore e l'attrice si
-sedettero accanto sul divano, tennero il manoscritto
-in modo che potessero leggerlo insieme, poichè
-in quelle prove lo scrittore faceva la parte e diceva
-le battute degli attori mancanti. Claudina teneva
-in mano il manoscritto quasi con devozione
-e quando Giuliano le disse:
-</p>
-
-<p>
-— Comincia; riprendi dalla scena precedente — ella
-<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
-si rovesciò tra le braccia dell'amante e susurrò
-con gli occhi socchiusi e le labbra palpitanti:
-</p>
-
-<p>
-— Come mi sento felice in questi momenti!
-Noi lavoriamo insieme a questa bell'opera che già
-abbiamo nel sangue e nei nervi, questa bell'opera
-che dovrà portarci la gloria comune, l'alloro fraterno.
-Tu sei il mio maestro ed io sono la tua alunna.
-Tu sei grande e ispirato ed io son docile e diligente.
-Non godi anche tu di queste ore in cui i
-nostri spiriti divengono migliori?
-</p>
-
-<p>
-— Comincia, comincia, disse Giuliano leggermente
-infastidito da quelle parole di entusiasmo
-che per essere troppo sincere e troppo spontanee
-gli suonavano già nell'anima come un ritornello
-ben noto. Non perdiamo del tempo prezioso in
-inutili quisquilie.
-</p>
-
-<p>
-Claudina, lievemente punta dal tuono irritato
-e infastidito di lui, cominciò a dire le sue battute
-con sicurezza, con calore, con espressione. Giuliano
-rispondeva con noncuranza ma con un'innata
-abilità di attore. Sovente, nei momenti di
-allegria, egli si era dilettato ad imitare per sua
-moglie, per i suoi intimi o per i suoi bambini,
-i più noti attori, le più belle attrici. Egli aveva un
-gusto acuto e sicuro. Quel giorno stesso modificava
-qualche accento di Claudina, per riuscire a
-comporre il tutto armonico di un'interpretazione
-sobria ed efficace. Più volte l'attrice, corretta e ripresa,
-ubbidì docilmente. Ma ad un punto della
-scena culminante dell'atto, Claudina ricadde in un
-suo vecchio difetto, quello di un pianto falso e manierato
-<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
-che stonava con la semplicità e la sincerità
-di tutta la sua recitazione. Giuliano la interruppe
-ed un poco infastidito per quel difetto che
-egli le aveva tante volte ed invano rimproverato,
-espresse il desiderio di ritornare a ripetere quella
-scena dal principio. Ma Claudina ricadde nell'errore.
-Due volte Giuliano ripetette in vano l'esperienza.
-Il difetto era divenuto nell'attrice abitudine.
-Lo scrittore comprendeva intanto, per certi gesti
-infastiditi di Claudina e per una piega irritata delle
-labbra di lei, che quelle osservazioni e quei dissensi
-aprivano tra loro un dissidio spiacevole. E
-questo dissidio si aprì più tardi troppo chiaramente,
-quando verso la fine dell'atto Claudina errò tutta
-l'interpretazione di una scena.
-</p>
-
-<p>
-— No, no, Claudina, interruppe allora Giuliano,
-tu sbagli.... Guarda: Giovanna non è una
-donna cattiva e perversa per sua natura. Gli avvenimenti
-pretendono che ella sembri tale ed ella
-si sforza a sembrarlo. Ma il pubblico finora non sa
-a che tenersene sul conto di Giovanna. Ed è appunto
-con questa scena che tu devi illuminarlo,
-fargli scorgere nettamente tutto il fondo buono,
-dolce ed afflitto del carattere della mia eroina. Se
-tu non muti da cima a fondo l'interpretazione di
-questa scena, la commedia è inesorabilmente perduta.
-Su via, un po' di buona volontà! Ritorniamo
-da capo: prova e mettici tutto il tuo ingegno.....
-</p>
-
-<p>
-A Giuliano non sfuggì un gesto di noia fatto
-da Claudina durante le sue saggie osservazioni
-e ripetuto al momento che ricominciava a recitare
-<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
-la sua parte, pur troppo dandole ancòra l'interpretazione
-ch'ella le aveva dato poco prima e
-che l'autore aveva criticato. Una certa irritazione
-cominciò a sorgere in lui, proruppe quando Claudina
-dimostrò di non aver voluto o saputo tenere
-nessun conto delle sue esortazioni:
-</p>
-
-<p>
-— Ma no, ma no, niente affatto, non è così,
-non è così.... Devo credere che tu lo faccia a bella
-posta. È tutto il significato della scena che tu falsi
-in questo modo: è come se tu facessi apparir nero
-quel che è bianco..... No, no, è meglio che lasciamo
-andare, se tu non hai voglia questa mattina.....
-Tanto per quel che si conclude....
-</p>
-
-<p>
-Pazientemente l'attrice, frenandosi, ricominciò.
-Ma il suo errore, impercettibilmente corretto, apparì
-di nuovo. E, poichè Giuliano non seppe reprimere
-una mossa d'uggia e di dispetto, ella esclamò:
-</p>
-
-<p>
-— Alla fin dei conti, io ne ho abbastanza. Io la
-capisco così questa scena, solamente così. Altrimenti
-non la sento, non la sento e non la sento.....
-Che vuoi farci? Se non sei contento, pazienza! Non
-sarà poi un gran male. Se io ti sembro insufficiente,
-cambierai interprete......
-</p>
-
-<p>
-— Infatti, ribattè Giuliano punto al vivo, infatti,
-se tu ti ostini e non ti correggi bisognerà bene
-che io cambi interprete, poichè non voglio mandare
-la mia commedia al massacro.....
-</p>
-
-<p>
-Era evidente che Claudina, benchè non avesse
-risposto una parola, stentava a reprimere e trattenere
-la sua ira innanzi alla facile rinunzia dell'autore,
-che costituiva una seconda persona così estranea
-<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
-all'amante. Giuliano che camminava a larghi
-passi pel salotto, dominando con uno sforzo di volontà
-le parole e gli atti del suo dispetto, si sedette
-ad un tratto risolutamente presso Claudina, la pregò
-di riprendere la lettura, di terminare la prova dell'atto.
-Ma l'attrice lesse e ripetette svogliata, monotona,
-grigia, come se ripetesse una lezione, senza
-alcun entusiasmo. Ella era ancóra esasperata da tutto
-ciò che non era stato detto ma che indovinava oltre
-le moderate parole dello scrittore, e non poteva
-quindi dedicare a quella prova attenzione ed interesse.
-Giuliano intanto interpretava a modo suo quella
-noncuranza e quella svogliatezza. Era evidente: la
-commedia non piaceva a Claudina. Dal principio
-dell'atto ella non aveva mai detto una parola di entusiasmo,
-o più modestamente di elogio e di simpatia,
-non aveva nemmeno avuto mai un sorriso
-di compiacimento. Egli si era invece sforzato in quel
-primo atto di stabilire una situazione limpidamente,
-senza mezzucci e senza astuzie, dimenticando quanto
-più poteva tutte le sue abilità di uomo di teatro.
-Come spiegare il silenzio di Claudina? Era ella forse,
-sotto le sue apparenze di grande arte e di grande
-attrice, una commediante come tutte le altre, una
-comicarola, secondo il gergo di palcoscenico, che
-non si entusiasmava perchè non trovava il pezzo
-ad effetto ed il pistolotto per l'applauso? Oppure era
-meschino e scialbo il suo lavoro, scritto durante quel
-loro amore, quel loro sogno ambizioso dell'alloro
-fraterno? Ciò gli parve più probabile. Immediatamente
-alcuni difetti ch'ei già aveva notato nel corso
-<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
-dell'atto gli apparvero più gravi, sostanziali e irreparabili.
-Quel che gli era apparso bello, gli sembrò
-mediocre; quel che gli era apparso vivace, gli sembrò
-fiacco e slavato; quel che gli era apparso passabile,
-gli sembrò orribile e stupido. Tutto l'atto si
-stritolò sotto i colpi della sua critica inesorabile.
-</p>
-
-<p>
-Claudina intanto era giunta alla fine. L'amante
-attese in ansia qualche tempo una parola, un sorriso.
-Niente: ella rimase immobile, imbroncita. Allora
-Giuliano si convinse che il suo lavoro doveva essere
-veramente destituito d'ogni valore. Ma come mai
-ciò era avvenuto? Ei ricordò le sue ore passate di
-lavoro, benedette dall'ispirazione, rese feconde dall'ingegno;
-ricordò i successi trionfali che avevano
-seguito quelle ore pensose. Come mai ei si era
-così isterilito? Eran forse l'agitazione della sua anima,
-il rimpianto dei lontani, le memorie di un altro
-amore vissuto sotto quello stesso cielo, le angoscie
-del suo instabile cuore così dolorosamente
-combattuto da tanti sentimenti contradittorii, che
-gli toglievano la forza e l'ispirazione, il tesoro del
-suo ingegno fino ad allora così sontuosamente goduto?
-Ancòra una volta Claudina gli apparve come
-un'avversaria. Confrontò a lei che gli toglieva energia
-ed ingegno, isterilendo la sua ispirazione, il
-dolce influsso di Beatrice la quale nelle ore lontane
-aveva così soavemente propiziato e nobilitato
-il suo lavoro, rimanendo lunghe ore seduta presso
-di lui, a leggere o a lavorare, col suo bel volto
-amoroso e soave. Un'ira irragionevole lo afferrò.
-Il letterato s'impose, ed allora l'uomo e l'amante
-<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
-scomparvero in presenza di quella orgogliosa ed
-esuberante personalità. Egli temette d'aver perduto
-per sempre la gioia della sua arte. D'un tratto,
-in presenza di Claudina muta ed impassibile, quella
-irragionevole ira, che poco prima egli aveva sentito
-sordamente gonfiarsi nella sua anima, dettò
-tristi parole:
-</p>
-
-<p>
-— Bene, bene, lo so, gridò rivolto a Claudina.
-Io non ho più ingegno, non valgo più nulla, sono
-un cervello esaurito. Io devo essertene grato, esclusivamente
-grato a te, mia cara. E ti ringrazio di
-avermene avvertito così affettuosamente, con il tuo
-silenzio, con la tua disubbidienza alle mie osservazioni.
-Grazie, grazie.... Lo so anch'io, me ne sono
-accorto anch'io che questa roba non è che una
-porcheria, una volgarità senza senso e senza gusto.
-Eccolo qua il tuo bel sogno dell'alloro fraterno....
-Ecco, eccone i frutti.... E di tutta questa cartaccia,
-tieni! guarda il caso ch'io ne faccio, guarda.....
-</p>
-
-<p>
-Afferrò i fogli della commedia ch'egli aveva ancòra
-nelle mani convulse, li sbrandellò in mille pezzi
-e li gettò per la finestra. I brandelli di carta — brandelli
-del suo pensiero e della sua anima — si sparpagliarono,
-caddero mollemente nel Canale, come
-fiocchi di neve, portandosi via tante illusioni e tanti
-sogni, lasciando nella sua anima tanto dolore. Ei
-si rivolse. Claudina, attonita per il gesto di lui, affranta
-per le sue parole, non ebbe la forza di fare
-un gesto o un passo o di pronunziare una sillaba.
-Lo scrittore, che aveva fatto un così crudele sacrificio,
-interpretò male quel silenzio e quell'immobilità.
-<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
-Ancòra una volta ella gli apparve come una
-inesorabile avversaria, oramai smascherata. Disperatamente,
-ei si morse a sangue le dita per trattenere
-le offese che gli salivano irreparabili alle labbra
-ed uscì dalla stanza, con le lacrime agli occhi e
-l'anima in angoscioso tumulto, sbatacchiando la
-porta. Ed a Claudina parve che con quella porta si
-fosse chiuso anche l'orizzonte luminoso che le mostrava
-fino a quella mattina, e così splendido e così
-inebriante, il suo bel sogno in fiore, quel bel sogno
-che per la prima volta le apparve come un miraggio
-lontano.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span></p>
-
-<h3>VII.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Quando discesero a Burano, su la piazzetta della
-chiesa, gli amanti sentivano di essere in uno di quei
-fuggevoli momenti di completa armonia che anche
-l'amore più irrequieto, più febrile e più combattuto
-sa talvolta trovare. In quello smagliante pomeriggio
-di sole era ben lontana dalle anime loro e dai loro
-mutevoli cuori l'angoscia suprema che già tante
-volte li aveva affannati, durante quel loro soggiorno
-a Venezia, il quale già si prolungava da due settimane.
-Si volsero a guardare l'orizzonte. Venezia
-in lontananza aveva chiarori lunari di perla e vividi
-splendori di ori. Il cielo d'un azzurro sfarzoso
-diveniva madreperlaceo quanto più s'incurvava
-verso oriente; e quanto più, ad occidente, tracciava
-la sua sublime curva sino ad incontrare la superficie
-delle acque, diveniva d'oro e di sangue. Non una
-voce saliva dal mare. Il medesimo silenzio signoreggiava
-la piccola isola; solamente un organetto
-gemeva in lontananza un'ingenua aria di vecchia
-opera. Da quel paesaggio di luce e di calma, una
-grande pace luminosa discendeva nei cuori.
-</p>
-
-<p>
-— Vogliamo andare a visitar la fabbrica di
-merletti? dimandò Giuliano. È una vera oasi di
-poesia.
-</p>
-
-<p>
-— Andiamo, mormorò Claudina e s'appoggiò
-al suo braccio, amorosamente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
-</p>
-
-<p>
-Entrarono nella fabbrica. Pareva a loro di traversare
-le sale di un convento, tale era la quiete
-che vi regnava. Quelle sale imbiancate a calce, con
-ai muri qualche ritratto della regina Margherita o
-qualche imagine pia o qualche quadro contenente
-dietro il riparo del vetro la fragile e spumante
-grazia degli antichi merletti veneziani, avevano veramente
-un aspetto monastico. Il sole entrava a
-fasci di luce bionda e gioiosa dalle grandi finestre
-aperte e sollevava un pulviscolo d'oro in quelli
-stanzoni. Da alcuni rosai, tutti in fiore e prossimi
-alle finestre, giungeva un profumo delicato, molto
-penetrante, che aggiungeva un altro fascino di poesia
-al delizioso quadretto e che sembrava profumare
-primaverilmente il tenue lavoro intorno al quale
-andavano e venivano, come chiare farfalle, le dita
-snelle ed agili delle giovani merlettaie.
-</p>
-
-<p>
-E tutte quelle mani, quelle piccole mani delicate,
-alcune delle quali sembravano mani di principessa
-o di fata e non di umile operaia, quelle
-mani, quasi rese fini e tenere dal loro squisito lavoro,
-andavano e venivano, quasi impalpabili, tiravano
-gli aghi, aggruppavano i fili, aprivano magiche
-corolle, sontuosi emblemi, ricchi disegni, favolose
-figure, ornamenti di messale, tra le maglie del merletto;
-si arrestavano, distendevano il merletto già
-fatto e i fili per quello ancòra da fare, e agilmente,
-squisitamente, riprendevano la loro corsa operosa,
-andavano, venivano, giravano, voltavano, si riprendevano,
-si arrestavano indecise, si slanciavano di
-nuovo all'opera, accompagnate dagli occhi attenti,
-<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
-rapidi, irrequieti, mentre le labbra sorridevano poichè
-il cuore ed il pensiero erano forse lontani,
-fuori, laggiù, in quell'onda di luce, in quello splendore
-di sole, tra quelle rose, quel mare, quel cielo
-sereno, tutte quelle prime meraviglie della nuova
-estate veneziana.... E il sole accende quelle capigliature
-bionde, rosse, castane e brune di mille
-riflessi, di mille lucentezze, di mille splendori. E i
-bei capelli d'oro che sembrano usciti dal fastoso
-pennello di Paolo Veronese e i capelli fulvi, evocazione
-suggestiva delle superbe figure tizianesche,
-scintillano e riscintillano sotto quei raggi, quando
-le teste feminili s'agitano, quando le operaie sollevano
-i loro pallidi visi per riposarsi dal lavoro
-o per guardare un visitatore, per rispondere a una
-domanda o per accompagnare il volo amoroso di
-un loro pensiero che va verso un lontano.....
-</p>
-
-<p>
-In una stanza più piccola erano sette od otto
-giovani operaie, intente a lavori più fini, più difficili,
-più delicati ancòra. Il sole entrava dall'alta
-porta vetrata che si apriva su un giardinetto pieno
-di rose ed avvolgeva le fanciulle di una carezza
-bionda. Silenziosamente, frettolosamente, il loro lavoro
-procedeva. Su la tavola era distesa la pompa
-di quei merletti, l'eleganza delle <i>guipures</i> in seta
-ed oro filato.
-</p>
-
-<p>
-— Io penso al destino di tutti questi merletti,
-diceva Giuliano all'amante. Essi sono stati fatti da
-queste povere giovinette, in silenzio, tra tutti i loro
-sogni e le avverse realtà, tra tutte le irragionevoli
-malinconie e le improvvise gioie dei loro vent'anni.
-<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
-Esse sono, così, state prodighe della loro arte per
-abbellire la vita, per abbellire la gioia e l'amore
-degli altri. Pensa quanti di questi merletti abbelliranno
-le donne di piacere e di amore; pensa a
-quante voluttà daranno suggestione ed eleganza,
-quanti letti adorneranno, quante coltri, quanti origlieri,
-quanti baci udranno e quanti sospiri accoglieranno!...
-</p>
-
-<p>
-Claudina sorrideva. Carezzava con la mano
-quei merletti e quelle trine, quelle squisitezze fatte
-con niente. Ella avrebbe voluto possederli tutti, goderli,
-adornarsene.
-</p>
-
-<p>
-— Sembra un quadro di Favretto! le disse
-Giuliano, indicando le giovani operaie intente al
-lavoro e Claudina in adorazione di quei merletti.
-</p>
-
-<p>
-Ella non udì e non gli badò, continuando a
-carezzare con le sue dita quelle perfette eleganze.
-E con vero rammarico dovette staccarsene, quando
-una maestra della scuola delle merlettaie le offrì
-di visitare altre sale, altre sezioni.
-</p>
-
-<p>
-Giuliano Farnese non andò con lei. Rimase ad
-attenderla in giardino, col pretesto d'incenerire
-qualche sigaretta. Quando fu solo, si avvicinò di
-nuovo alla vetrata, spiò nella stanza dove le giovinette
-lavoravano instancabilmente. Il cuore gli
-balzava forte nel petto. Al momento di uscire dalla
-stanza con Claudina, mentre passavano innanzi alle
-operaie, una fra tutte lo aveva colpito. Una strana
-rassomiglianza, il richiamo vivente di un altro volto,
-di due altre pupille.... Spiò dai cristalli, aguzzò la
-vista e, ad un tratto, divenne pallido, vacillò, si sostenne
-alla maniglia della porta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
-</p>
-
-<p>
-— È una somiglianza perfetta, si trovò a dire
-a voce alta.
-</p>
-
-<p>
-Pensò di andarsene, di allontanarsi, di sfuggire
-a quel richiamo dell'adorata lontana. Il fantasma
-di lei s'era già tante volte insinuato fra gli
-amanti, durante quelli ultimi giorni, che quasi era
-divenuto, specialmente per Giuliano, una vera ossessione.
-Perchè, dunque, lasciarsi prendere a quell'altro
-spasimo che lo attirava irresistibilmente? No,
-no, poichè quelli ultimi tre o quattro giorni erano
-stati tranquilli e sereni, conveniva non interrompere
-con una brusca e dolorosa evocazione il loro
-calmo e dolce fluire.... Questo Giuliano sentì in pochi
-secondi e volle fuggire, ma, poichè egli vacillando
-s'era appoggiato alla maniglia, la porta vetrata si
-era aperta, gli sguardi delle ragazze e della sorvegliante
-si erano diretti verso di lui per vedere
-chi entrava. Giuliano, lì per lì, vinto dall'emozione,
-non seppe trovare un gesto o una parola, e dovette
-entrare
-</p>
-
-<p>
-— Vorrei comprare alcuni di quei merletti,
-disse Giuliano per spiegare la sua ricomparsa alla
-sorvegliante. È qui che devo rivolgermi o alla direzione?
-</p>
-
-<p>
-— No, signore, rispose la sorvegliante, noi non
-siamo autorizzate a vendere. Bisogna che si rivolga
-ai negozî, dall'altro lato della scuola. Del resto, la
-maestra che ha accompagnato or ora la sua signora
-potrà darle meglio di me le spiegazioni necessarie.
-</p>
-
-<p>
-— La ringrazio, disse Farnese, e salutò.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
-</p>
-
-<p>
-Fece per uscire. Ma, quando fu innanzi alle giovanette
-una forza più potente della sua volontà lo
-trattenne, lo fermò. Rimase qualche secondo a guardar
-le agili dita femminili andare e venire, svolazzare
-lievi ed inafferrabili. Ma, poichè egli trovandosi
-di spalle alla porta impediva la luce, una delle operaie,
-bionda accesa e scarmigliata, con due occhi
-che sembravano còrsi da due fiamme, gli disse in
-puro veneziano e con un delizioso sorriso che illuminò
-una doppia schiera di denti candidissimi.
-</p>
-
-<p>
-— <i>El diga, siòr.... El xe minga trasparente!....</i>
-</p>
-
-<p>
-Giuliano, interpellato così vivacemente, si mosse
-e si trovò faccia a faccia con colei che gli aveva
-ricordato l'assente. La giovinetta, in piedi, misurava
-approssimativamente, distendendo il braccio sinistro
-e fermando la mano destra alla punta del suo
-naso, la lunghezza del merletto che le si ammonticchiava
-ai piedi.
-</p>
-
-<p>
-Lo scrittore guardava intento la giovinetta. La
-rassomiglianza con Beatrice era straordinaria; isolandosi
-dalla cornice di quella stanza e di quelle
-altre persone e liberandosi di tutte le angosciose
-realtà della sua vita, egli avrebbe potuto confondere
-con sua moglie quella povera merlettaia. Se, sotto
-altre spoglie, ei l'avesse incontrata, anche in pieno
-meriggio avrebbe certamente creduto di riconoscere
-in lei la lontana. Tutto il dolore tornò nell'anima
-sua per quel richiamo. E, pure soffrendone, Giuliano
-non sapeva levare gli occhi di dosso a quella giovinetta.
-Volle parlarle, udirne meglio la voce; cercò
-<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
-qualche dimanda che non fosse stupida ed invece
-le rivolse la più sciocca di tutte. La giovinetta,
-avendo misurato tutto il merletto, aveva annunciato
-a mezza voce:
-</p>
-
-<p>
-— Sono cinque metri, su per giù....
-</p>
-
-<p>
-Si era nuovamente seduta, mentre Giuliano le
-domandava fissandola ardentemente:
-</p>
-
-<p>
-— Ed è tutto lavoro d'oggi, signorina?
-</p>
-
-<p>
-Un'angoscia improvvisa lo assalì nel breve momento
-che corse fra la sua dimanda e la risposta
-che le tenne dietro. Tremò che anche la voce somigliasse
-a quella dell'assente. Lo spasimo sarebbe
-stato per lui troppo acuto, e forse qualche nuova
-e spasmodica complicazione sentimentale si sarebbe
-iniziata per lui da quella somiglianza completa. Ma
-la giovinetta rispondeva:
-</p>
-
-<p>
-— Oh no, no, non creda! Dio lo volesse.... È
-il lavoro di quasi due mesi! Se sapesse che lavoro
-complicato e difficile è mai questo!
-</p>
-
-<p>
-Giuliano provò come un sollievo, appena la giovinetta
-ebbe pronunziato le prime sillabe con il suo
-accento veneziano, con la sua voce un po' rauca a
-volte, e a volte stridula così che dava un'impressione
-molesta di fastidio, come per lo stridore di
-una punta metallica sopra un vetro. Oh no, non era
-quella la dolce voce d'argento con cui Beatrice susurrava
-in altri tempi all'amato le sue più tenere
-follie d'amore! Non era quella la carezzevole voce
-di lei che sapeva così soavemente profferire il dolce
-invito del sentimento all'affettuosa scherma delle
-frasi amorose!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
-</p>
-
-<p>
-Giuliano era in procinto di rispondere alla giovinetta,
-quando una mano si posò, quasi inavvertita,
-sul suo braccio. Fu il sottile profumo di quella
-mano che lo avvertì della nuova presenza. Si volse.
-Claudina era innanzi a lui.
-</p>
-
-<p>
-Subito ei s'avviò per uscire. Su la soglia si
-volse per cedere il passo a Claudina, ma la vide
-ancòra ferma al centro della stanza, intenta a fissare
-la giovine operaia con la quale egli aveva
-scambiato quelle insignificanti parole. L'amica lo
-raggiunse subito. Non si parlarono, poichè persone
-addette alla scuola li accompagnavano. Passando
-innanzi ad una sala, ebbero di nuovo la visione di
-quel delicato quadretto favrettiano, di tutto quello
-sfarfallìo lieve di candide mani, di tutto quello scintillìo
-di chiome bionde e rosse, sotto la calda carezza
-d'oro del sole. Discesero nella gondola che
-li attendeva, mentre un lieve vento di tramonto
-portava loro l'ultimo sospiro profumato dei rosai
-in fiore.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-In pochi secondi, dopo qualche vibrato colpo
-di remi, la gondola si trovò lungi da Burano, tra
-il fasto vellutato delle onde verdi-azzurre. Il sole,
-ad occidente, tramontava in una gloria formidabile
-di fiamme.
-</p>
-
-<p>
-Claudina sembrava molto interessata dal meraviglioso
-spettacolo del mare e del cielo. Giuliano
-le disse in proposito:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ti ricordi quella pagina in cui un dolce e
-suggestivo poeta, strappato ai versi dalle attrattive
-del teatro, Maurizio Donnay, evoca così stranamente
-questo superbo scenario? Guarda laggiù la
-flottiglia delle barche di Chioggia con le loro vele
-nere, gialle e rosse; guarda se alcune non rassomigliano
-davvero a <i>clowns</i> con grandi e variopinte
-brache gonfie; guarda se quelle laggiù, laggiù,
-in fondo, non sembrano veramente vescovi
-che incedano sul mare, ricoperti da sontuose dalmatiche...
-Oh quel sole che tramonta dietro San
-Marco! A quest'ora Venezia, magicamente, ha l'aspetto
-fastoso e lussureggiante di una città orientale.
-Guarda se non è vero che il cielo ed il
-mare mutano di colore ad ogni minuto, come due
-infinite Loïe Fuller che danzino la danza serpentina....
-Quale visione incomparabile! quale apoteosi
-trionfale!....
-</p>
-
-<p>
-L'amica non fece eco a quell'entusiasmo. Lo
-scrittore allora tacque e per qualche tempo non si
-udì che lo sciacquìo dell'acqua rotta dal ritmico batter
-dei remi.
-</p>
-
-<p>
-— Eri molto entusiasta della bellezza di quella
-ragazza, disse a un tratto Claudina senza guardare
-Giuliano e mentre un fine sorriso ironico le
-sfiorava le labbra. Ho picchiato più volte ai vetri
-perchè tu venissi fuori, ma non hai udito..... Eri
-troppo assorto, troppo in ammirazione.... Avevi incominciato
-con lei una così fitta conversazione, interessantissima,
-suppongo..... È stato necessario che
-io entrassi e ti prendessi pel braccio perchè tu ti
-avvedessi della mia presenza.....
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ma no, ma no, che vai mai pensando! esclamò
-Giuliano, dissimulando con pena nella voce un
-po' convulsa l'intimo tumulto. Mi annoiavo fuori,
-attendendoti. Sono entrato ed ho rivolto a quelle
-ragazze qualche domanda sul loro lavoro. Ecco tutto.
-In quanto alle ripetute chiamate tu sai bene quanto
-io sia distratto.....
-</p>
-
-<p>
-Il sorriso ironico scomparve dalle labbra di
-Claudina. Fissando questa volta apertamente negli
-occhi il suo amante, la grande attrice disse nervosamente:
-</p>
-
-<p>
-— In questi ultimi tempi hai appreso anche a
-mentire. E nel tempo stesso la tua consueta prudenza
-è scomparsa. Evidentemente la passione opera
-dei grandi sconvolgimenti nella tua anima.....
-Tu t'illudi sempre ch'io non senta, ch'io non veda,
-ch'io non intenda..... Davvero tu devi credermi una
-grande sciocca se hai tanta fiducia nella mia cecità
-e nella mia ingenuità..... Ciò non mi lusinga.....
-Tu devi sapere al contrario che nulla di quanto
-tu faccia, tu pensi o senta mi sfugge..... Con un
-dono unico delle donne veramente innamorate, leggo
-nell'anima tua come in un libro aperto e mi ritrovo
-tra i laberinti della tua conscienza, come in un luogo
-di cui io avessi una conoscenza perfetta.....
-</p>
-
-<p>
-— Non comprendo a che cosa tu alluda, rispose
-Giuliano. Io non ti mento e non ti nascondo
-nulla, poichè ti amo.....
-</p>
-
-<p>
-Una stridula risata dell'attrice commentò quella
-protesta. Era una risata nervosa ed ironica, irritata
-ed angosciosa, dove si rivelavano il dolore ed
-<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
-il rancore di quella donna che sentiva ogni giorno
-più sfuggirle il cuore di quell'uomo, cui ella aveva
-donato tutta sè stessa, follemente.
-</p>
-
-<p>
-— Credi tu ch'io non abbia ben guardata quella
-ragazza che aveva saputo destare in te un così vivo
-interesse? Credi tu — continuò implacabile l'attrice — ch'io
-non abbia trovato come te in lei una impressionante
-somiglianza con una persona che da
-qualche tempo ti è divenuta tanto cara?... Oh, Giuliano,
-come siamo giunti presto a questo epilogo
-doloroso..... Io ti comprendo, ti comprendo......
-Ma ti vorrei più leale e più energico..... Dovresti
-confessare francamente di non amarmi più, abbandonarmi,
-partire stasera stessa, se il tuo desiderio
-te lo consigliasse..... Così, tu ti avvilisci tanto
-ai miei occhi..... Il nostro amore, un giorno ardente,
-è ridotto oramai alle viltà e alle bassezze,
-ai ripieghi e alle menzogne di un matrimonio mal
-riuscito.....
-</p>
-
-<p>
-Giuliano proruppe. Chiamando a raccolta le
-ultime forze della sua passione agonizzante, soffocando
-violentemente la voce onesta della sua conscienza,
-egli disse a Claudina le più dolci parole
-d'amore, seppe trovare le più lusinghiere e rassicuranti
-proteste, tentò d'incantarla con le più soavi
-promesse di fedeltà e d'ardore.
-</p>
-
-<p>
-— Non ti credo, non ti credo, rispondeva
-Claudina..... tu menti ancòra..... Non pretendi forse
-che quella ragazza non ti aveva ricordato nessuna
-altra donna? Oh, come sai mentire, come sai mentire!....
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
-</p>
-
-<p>
-Lo scrittore sentì ch'era impossibile di convincere
-Claudina alle sue menzogne ed ai suoi inganni.
-Volle essere sincero, le disse che quella
-rassomiglianza aveva colpito anche lui, ammise
-che il richiamo doloroso dell'assente facesse alle
-volte emigrare verso altri luoghi il suo povero
-cuore.....
-</p>
-
-<p>
-Quale oscuro dramma avvenne allora nell'anima
-di Claudina? Tutti i suoi sogni e tutto il
-suo passato dovettero tornare al suo pensiero ed
-alla sua memoria.
-</p>
-
-<p>
-Il passato dovette in lei confrontarsi al presente
-e questo a sua volta con l'oscuro e dolente
-avvenire.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, ella esclamò, per sentirmi dir questo,
-per sapere che tra le mie braccia tu chiudi
-gli occhi e ti illudi di baciare un'altra donna che
-ami, io ho dovuto darti quanto avevo di mio, di
-intimamente mio, tutti i miei sogni, tutto il mio
-ideale, tutto il mio avvenire!... Oh, in verità, non
-ne valeva la pena.... non ne valeva la pena, se si
-doveva giungere agli affanni e alle miserie che ora
-ci angustiano. Il nostro sogno ci ha tradito, forse,
-e la sua realtà mi appare di giorno in giorno sempre
-più lontana.... Ecco: tu mi hai presa così, per
-capriccio, per piacere, ed ora che il capriccio è soddisfatto
-ed il piacere diviene monotono, tu ti avvilisci
-sotto il peso delle mie catene e sogni e desideri,
-per amor di novità, le delizie e le gioie indulgenti
-del focolare domestico!
-</p>
-
-<p>
-L'ultima frase era stata pronunziata con una
-<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
-così sprezzante ironia che Farnese ne risentì un'emozione
-violenta. Il dolore e la passione trasfiguravano
-interamente l'innamorata. Ella, che sempre
-aveva avuto rimorso per il male fatto a Beatrice,
-aveva adesso saputo trovare una frase ed un accento
-che rivelavano l'intima angoscia ed il risentimento
-della sua anima calpestata. Traversava uno
-di quei parossismi sentimentali in cui, sotto la
-sferza della passione non corrisposta, la creatura
-più tenera e mite diviene crudele e despota. Sembrava
-a Claudina, in quel momento, di non amar
-più Farnese e non imaginare che appunto allora
-il suo amore per lui era asceso al più alto fervore.
-</p>
-
-<p>
-Su la Piazzetta, appena discesi dalla gondola,
-gli amanti si fissarono, senz'ombra d'amore, muti
-e taglienti come due avversarii; e ad entrambi parve
-d'essere oramai due nemici irreconciliabili. Giuliano,
-che non aveva trovato, stretto com'era dall'emozione,
-una frase definitiva da rispondere alla
-volgare ironia di Claudina, sentiva impossibile la
-continuazione di quel colloquio. Anche l'attrice
-dovette avere la medesima sensazione, poichè innanzi
-a San Marco disse allo scrittore;
-</p>
-
-<p>
-— Io torno all'albergo. Tu non ti dar pensiero:
-vieni quando ti pare.....
-</p>
-
-<p>
-Prima che Giuliano avesse pensato a trattenerla,
-ella s'allontanò vivamente tra la folla variopinta
-di ufficiali, di giovani eleganti e di forestieri
-che gremiva la piazza, le Procuratie, i mille tavolini
-dei caffè.
-</p>
-
-<p>
-A stento ella tratteneva le lacrime. Camminava
-<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
-tra la folla, spedita ma con un passo a momenti
-incerto e titubante, poichè il sottil velo di
-lacrime distesosi su le sue pupille le appannava
-la vista; ed inoltre ella serrava le palpebre, temendo
-che le lacrime avessero a scivolarle lungo
-le guancie. Passò sotto i portici del palazzo ducale,
-percorse un breve tratto della Riva degli Schiavoni.
-Giunta all'<i>Hôtel Danieli</i> la sua tristezza, forse
-perchè ne tratteneva lo sfogo, aumentò grandemente.
-Quasi di corsa ella passò innanzi ai <i>grooms</i>
-ed ai camerieri per nascondere l'emozione che le
-faceva tremare convulsamente le labbra impallidite.
-Ma, appena giunta in camera sua, senza avere nemmeno
-la forza di far scattare la chiavetta della luce
-elettrica, ella fu vinta e dovette lasciarsi cadere
-su una poltrona, rompendo in un pianto desolato.
-Lo sforzo nervoso, ch'ella aveva dovuto fare per frenarsi
-fino ad allora, la lasciava senza energia e
-senza volontà; il suo dolore solo prorompeva in
-quei desolati singulti, che risuonavano così tristemente
-nella grigia penombra di quella stanza che
-tante volte aveva udito i sospiri del suo amore e
-della sua voluttà....
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Giuliano intanto, abbandonato tra la ignota folla
-crepuscolare di piazza San Marco s'era diretto verso
-le Procuratie, a passo lento, tutto assorto nel dolore
-dispotico delle sue nuove angoscie, da cui nulla poteva
-distoglierlo. Poichè non ogni sentimento eletto
-<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span>
-e nobile era morto in lui, egli sentiva, questa volta
-profondamente ed intieramente, il lacerante rimorso
-per l'inutile male fatto per sempre a Claudina. Con
-quale sguardo di muta disperazione e con quale passo
-di vittima vinta che s'approssima all'ultima tortura
-ed al colpo supremo, ella lo aveva lasciato allontanandosi
-verso la Riva degli Schiavoni! Egli era stato
-sul punto di correrle dietro, per raggiungerla, per
-prenderle il braccio, chiamarla e dirle: — «Vieni,
-vieni, io ti amo. Tutte queste sono follie. Dammi
-tutto il tuo cuore, prenditi tutto il mio, che è tuo,
-tuo, interamente e per sempre tuo, mia povera buona
-e dolce Claudina!» Ma ella già voltava all'angolo
-del palazzo ducale e lo scrittore ebbe scrupolo di
-compiere quell'atto inconsulto, temette che qualcosa
-di quella scena banale potesse essere osservata da
-un passante curioso.
-</p>
-
-<p>
-Non deplorò, poco più tardi, quella risoluzione,
-dopo che fu passato il primo momento di distacco
-in cui solo la pietà e l'emozione, sempre eloquentissime
-nel suo povero, generoso ed irrequieto cuore
-di poeta e di uomo buono, avevan parlato suggerendogli
-quella clemenza bugiarda, che poi divien
-crudeltà, quella finzione pietosa che poi diviene
-inesorabile cruccio, quella debolezza incoerente che
-poi renderà più desolato e più vile il dissidio quando,
-fatalmente, dovrà per un'altra volta riaprirsi. Mai
-come in quella sera, il fantasma di Beatrice era
-riapparso inquietante e dispotico nell'anima di lui.
-Una donna che passava coi suoi bambini gli rammentava
-certi pomeriggi primaverili, quando egli,
-<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span>
-salendo al Pincio verso il tramonto dopo una giornata
-di fecondo lavoro, incontrava l'adorata lontana
-che ne discendeva col suo passo signorile e
-un po' languido, mentre innanzi le due creature
-bionde, stanche oramai di tanti giuochi e di tante
-follìe, camminavano con arie assorte di persone
-serie e molto gravemente preoccupate. E nulla era
-pel cuore di Farnese più dolorosamente spietato
-di quei continui richiami di tutto quel suo piccolo
-mondo lontano, e forse per sempre perduto.
-</p>
-
-<p>
-Forse per sempre perduto! La mesta parola
-di dubbio e di timore ritornava sempre più frequente
-nell'anima del poeta, come il grigio e malinconico
-ritornello di una canzone ch'era dolce e
-soave e che non udremo mai più. Forse per sempre
-perduto! Era possibile che tutto l'edificio della sua
-vita e della sua famiglia dovesse così andare irremissibilmente
-distrutto per la follìa di un giorno,
-per la risoluzione sconsigliata di un'ora di abbandono?...
-Ei non poteva, ei non voleva crederlo...
-Ed ora? Quale destino gli si riserbava? Ora che
-l'amore per Claudina era svanito, come un profumo
-troppo lieve ad un vento troppo forte; ora che il
-loro sogno di gloria fraterna appariva ad entrambi
-come un dolce miraggio lontano, ma nulla più che
-un miraggio; ora che Claudina aveva chiaramente
-veduto quanto l'anima di Giuliano le fosse estranea
-e lontana; ora che ella, con le sue ultime ironie
-di quel giorno si era risolutamente svelata come
-un'avversaria decisa a non lasciar campo alla pietosa
-menzogna ed all'inutile inganno, che cosa poteva
-<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span>
-egli fare? Oh, ritornare, ritornare a Roma,
-gettarsi ai piedi dell'offesa creatura, dirle quanto
-l'amasse e quanto avesse sofferto e come espiato;
-averne, come una nuova benedizione di pace e di
-fortuna su la sua vita e pel loro comune destino,
-il dolce e generoso perdono, l'assoluto oblìo!
-</p>
-
-<p>
-Ma come poteva egli presentarsi a Roma, inaspettato,
-così? Gli sarebbe stato solamente possibile,
-senza bisogno di scandalo, vedere sua moglie
-e parlarle? E avrebbe ella acconsentito ad udirlo,
-ella che fino a quel momento lo sapeva con quella
-sua amante, in viaggio, forse dimentico, certamente
-felice? Le poche lettere ricevute da Loredano non
-eran tali da confortarlo su le probabilità di perdono
-e di oblio che le parole di Beatrice consentivano
-di considerare. In quanto poi alle lettere
-ch'egli aveva scritto al cognato e nelle quali, specie
-in quelle ultime settimane, egli aveva transfuso
-tutta l'intima angoscia e tutto l'oscuro rimpianto
-del suo povero cuore senza più speranza di
-pace e di gioia, in quanto a quelle lettere, chi sa se Loredano
-aveva stimato opportuno farle leggere a Beatrice?
-E in caso affermativo, chi sa se la povera
-donna vi aveva prestato fede? Disillusa com'era,
-ella aveva forse sospettato che quelle lettere — scritte
-invece col cuore in mano e senza bugiarde preoccupazioni
-di stile e di effetti da raggiungere — fossero
-state abilmente studiate e composte per toccare
-i più sensibili angoli del suo cuore, per impietosirla
-e commuoverla?
-</p>
-
-<p>
-Era follìa, dunque, sperare in un così pronto
-<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span>
-perdono, in un così rapido e piano ritorno alla vita
-del tempo passato. Egli entrò al caffè Florian ed
-in una di quelle salette tutte luccicanti di specchi,
-luminose di lampadarii e fastose per gran numero
-di pitture e di mosaici, scrisse a sua moglie una
-lunga lettera, una lettera spontanea e profonda ove
-mise tutto il suo cuore, con tutte le sue più sincere
-parole, confessò tutto il suo pentimento, disse tutti
-i suoi spasimi, tutti i suoi rimpianti, tutte le sue
-agonie, osò esternare tutte le sue speranze e tutti
-i suoi sogni, invocando il perdono umilmente con
-preghiere suggestive ed eloquenti; e vi mise l'anima
-sua e tutto il suo infinito dolore; e vi mise
-tutta la sua conscienza ed il suo pentimento e i suoi
-nuovi propositi; e vi mise tutto il suo cuore con
-tutta la tenerezza di cui era capace.
-</p>
-
-<p>
-Uscì dal caffè, deliberato a recarsi a piedi alla
-posta centrale perchè quella lettera partisse la sera
-stessa per Roma. Un barlume di fiducia rischiarava
-l'anima sua. Avendo messo in quei fogli di
-carta tutte le sue miserie, Farnese ne sentiva il
-suo cuore quasi sollevato. Ma, poi, a mano a mano
-che procedeva nel suo cammino, il dubbio e l'inquietudine
-riapparivano, così che quando si trovò
-a traversare un breve ponte, solitario in quella sera
-incipiente, si arrestò perplesso, vinto dall'irresolutezza,
-schiavo dei nuovi suoi dubbii.
-</p>
-
-<p>
-Allora Farnese si appoggiò al parapetto, rimase
-lungamente a fissare quell'acqua bruna. Innanzi
-a lui si stendeva il canale, come un lungo
-nastro di amoerro verdone che rilucesse, or si or
-<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
-no, alla vicenda di qualche riflesso. A poco a poco
-l'ombra della sera ricopriva ogni cosa; tra quelle
-penombre scomparivano le linee dei palazzi, le gondole
-nere, i brevi marciapiedi, le slanciate curve
-degli altri ponti, che sfumavano sempre più, quanto
-maggiori erano le lontananze, divenendo sempre
-più pallidi e meno precisi. E a poco a poco, come
-file di ceri mortuarii, le ultime fiammelle dei lampioni
-si accesero, traforarono di punti e di disegni
-luminosi i fitti manti di crespo nero che le tenebre
-avevano oramai disteso su tutte le cose. Qualche
-architettura di riflessi si delineò in lontananza,
-qualche bizzarro geroglifico di punti luminosi apparì
-su la curva di un ponte. E da tutta Venezia
-nessun rumore giungeva. Solo quei punti d'oro
-talvolta, ad un lieve vento d'estate, palpitavano.
-</p>
-
-<p>
-E Farnese, sempre appoggiato al parapetto,
-curvo a fissare il nastro bruno del canale dove
-ora brillavano in striscie luminose i riflessi di quei
-punti d'oro, sentiva che era vano sperare nel perdono
-e nell'oblìo. Quella lettera non avrebbe trovato
-in Beatrice la via del cuore, poichè la diffidenza
-oramai gliela precludeva. Egli non sarebbe
-stato creduto.... Inutile allora avvilirsi! Lacerò la
-lettera a brandelli, lasciò cader questi, lentamente,
-nel canale sottostante. E poichè era e sentiva di
-essere un poeta, ei ricordò che in altre sere lontane,
-o da un ponte come adesso, o dalle finestre
-di un palazzo ben noto, egli aveva guardato insieme
-ad una donna tanto amata le increspature di quell'acqua,
-che sembravan ricami. Nulla gli diceva allora
-<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
-che tante angoscie della sua vita, narrate e rivissute
-in quei brandelli di lettera, vi sarebbero cadute,
-tristemente, in una sera d'abbandono e di smarrimento,
-tra un glaciale silenzio e sotto il bieco riflesso
-di quei lumi d'oro che sembravano ceri accesi
-su uno sfondo di gramaglie....
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span></p>
-
-<h3>VIII.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Il tempo passò. Dopo una pace ch'essi sentivano
-di breve durata, pace ottenuta con una riconciliazione
-ch'era stata affrettata dai loro più
-umili istinti, il soggiorno di Venezia era divenuto
-insopportabile agli amanti. Era stato questione tra
-loro di una breve permanenza a Siena. Ma Giuliano
-aveva temuto un nuovo assalto doloroso da
-parte delle sue più soavi e pure memorie. E proprio
-in quei giorni gli era pervenuta una lettera
-in cui Loredano si mostrava minutamente informato
-della loro vita veneziana. Evidentemente
-essi erano spiati. Non era prudente, dunque, rimanere
-in Italia, dove troppi occhi li conoscevano.
-Era meglio recarsi altrove, lontano. Giuliano stimava
-così d'essere utilmente prudente. Quando ei
-fosse stato lontano, quando occhi che lo conoscevano
-non avessero più potuto spiare i suoi passi
-e i suoi sorrisi, meno probabilità si offrivano che
-giungessero a sua moglie notizie su quella sua
-povera vita che, in apparenza, sembrava così poco
-quella di un uomo pentito, che soffre e che ama.
-</p>
-
-<p>
-In quanto a Claudina oramai ell'era vinta e
-avvilita. Ardentemente appassionata ancòra per Giuliano,
-sentiva bene com'ella non avesse più su quell'uomo
-alcun dominio, se non quello fuggevole e
-non troppo nobile dei sensi. Nè quel dominio era
-<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span>
-sicuro ed intero. Comunque, poi, non era quello cui
-l'attrice aspirava. Oh, come era lontano e diverso
-dal suo bel sogno sfogliato, dal luminoso miraggio
-della sua vita e della sua arte oramai per sempre
-dileguato! Innamorata, ella non sapeva rinunziare
-a Farnese. Pur sentendosi avvilita da quelle
-carezze e da quei baci, che a volte le sembravano
-freddi e pietosi come se fossero un'elemosina di
-clemenza e di pietà, ella s'avviticchiava all'amante:
-e tutto il suo mondo era ancòra per lei negli occhi
-di lui; e tutto il sogno era su la sua fronte;
-e il suo più soave asilo era per la povera innamorata
-quell'instabile cuore di uomo. E nelle lunghe
-notti insonni, ella era paga di poter posare il
-suo volto sul cuore di lui, quantunque sapesse che
-forse batteva per un'altra. Ma si sentiva contenta
-di quel tepore, di quel riflesso d'amore, sentiva
-batter quel cuore sotto la sua tempia e le bastava;
-e, chiudendo gli occhi, tentava di obliare che quel
-cuore non pulsava per lei, che non era più suo.
-Così ella aveva seguito Giuliano in tutte le sue irrequiete
-peregrinazioni, docilmente, supplice schiava
-che lo fissava negli occhi per ritrovarvi un richiamo
-anche pallido dell'amore d'un tempo...
-</p>
-
-<p>
-Da Venezia erano andati nell'Engadina, e
-dall'Engadina a Aix-les-Bains; e poi a Lucerna, e
-su i laghi italiani ed infine a Saint-Moritz. Il vedere
-o il rivedere uomini e luoghi ignoti o poco noti
-distraeva gli amanti dalle loro preoccupazioni avversarie.
-Passavano, così, giornate intere in cui il
-paesaggio o l'arte costituivan la loro unica comunione
-<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
-di sentimenti. E quando, a sera tarda, rientrati
-all'albergo, dopo una cena frettolosa durante
-la quale riepilogavano le impressioni della giornata,
-gli amanti rientravano nelle loro camere, erano
-già troppo stanchi per cominciar querele e dibattiti.
-Solamente qualche bacio era scambiato fra i
-due, mentre intrecciavano le loro carezze, senza
-parole.
-</p>
-
-<p>
-Ma il dissidio si riapriva talvolta, quando Claudina
-voleva costringere lo scrittore a lavorare intorno
-alla futura commedia su la quale essi avevano
-un dì raccolti tutti i loro sogni di gloria. Il miraggio,
-benchè più pallido e più lontano, ritornava
-qualche volta ad attrarre, ingannevole e fuggevole,
-la grande attrice. Ma l'amante non si prestava più
-a quella illusione. E con parole dure e indifferenti
-rompeva l'incantesimo, senza pensare che una pietosa
-menzogna avrebbe offerto ancòra a Claudina
-qualche soave sorriso. Ma egli soffriva troppo, sentiva
-il suo ingegno troppo vincolato e diminuito
-sotto il peso di tutti i suoi dolori e nessun ideale
-d'arte e di poesia sapeva più illuminare ed accendere
-l'anima sua.
-</p>
-
-<p>
-Più violento si riapriva il dissidio quando da
-Roma giungeva a Farnese qualche lettera, qualche
-richiamo. Durante la sua assenza, uno dei suoi più
-intimi amici, quello forse che aveva più comunione
-con il suo cuore e il suo pensiero, Andrea di Vele,
-lo aveva tenuto informato con lettere frequenti e
-minute su la vita di Beatrice e dei figli suoi. Le
-lettere di Loredano non eran per Farnese quello
-<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
-che avevan saputo essere le lettere dell'amico suo.
-Quantunque Loredano lo amasse come il più fedele
-e fervente amico, pure egli era sempre fratello di
-Beatrice; e, se un po' di partigianeria non poteva
-essere esclusa dalle sue parole, questa era naturalmente
-rivolta verso la sorella. Per questo eran frequenti
-nelle sue lettere i rimproveri, i dubbii, le
-inquietudini, i consigli troppo facili a chi li dà e
-troppo difficili a chi li riceve. Andrea di Vele era
-invece un cronista fedele e imparziale. Avendo continuato
-a frequentar la casa di Beatrice, era in grado
-di dare al lontano tutti i ragguagli possibili. E per
-Farnese quelle lettere erano un riflesso di quella
-vita, una comunione indiretta. E quando quel riflesso
-era troppo vivo, quella comunione troppo perfetta,
-Giuliano sentiva un tumulto scatenarsi nell'anima
-sua, poichè il nero drappello dei suoi tristi dolori
-ritornava lugubremente. Claudina si risentiva allora
-di quelle amare tristezze. La disputa fra gli amanti
-cominciava. E, minaccioso, il dissidio tornava ad
-aprirsi.
-</p>
-
-<p>
-E ad ognuna di quelle nuove lotte, che giungevano
-bruscamente, tanto più acri e crudeli quanto
-più i giorni precedenti eran stati calmi e affettuosi,
-gli amanti sentivano chiaramente che quella vita
-non avrebbe, così, potuto ancòra durare per lungo
-tempo.
-</p>
-
-<p>
-Più presto di quanto essi avessero sospettato,
-le circostanze la troncarono decisivamente. Una
-lettera di Andrea di Vele era stata la scintilla che
-aveva propagata la fiamma. L'amico scriveva che
-<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
-la piccola Anna Maria era da più giorni inferma
-e che Beatrice era tutta in ansia per la salute della
-sua creatura. La lettera voleva essere rassicurante,
-ma, tra le righe, Giuliano aveva ben compreso tutto
-quel che Andrea aveva voluto celargli.
-</p>
-
-<p>
-Ah, correre, correre a Roma al cappezzale di
-quella sua bimba, ch'egli prediligeva con un affetto
-quasi esagerato! Ma no, ma no, egli era inchiodato
-lì, presso quella straniera; e quella casa lontana
-dove la piccina soffriva, quella casa sua gli
-era chiusa oramai. Un'ira folle lo invase. Perchè
-il destino aveva portato tanto dolore sul cammino
-della sua esistenza? Perchè aveva sparso tante spine,
-sotto un'ingannevole coltre di foglie rosee, su per
-quella salita della sua vita, per quell'ultimo tratto
-che lo separava ancòra dall'altro versante? E tutta
-la sua sofferenza proruppe in parole inconsulte e
-brutali, quando Claudina ignara biasimò il suo umor
-tetro e lo rimproverò per le sue risposte tediate.
-</p>
-
-<p>
-— Va, va, egli le gridò, lasciami solo..... Tu
-mi hai fatto tanto male dal giorno in cui ci siamo
-incontrati..... Va, va, che cosa vuoi di più dal mio
-povero cuore?....
-</p>
-
-<p>
-Dopo una scena violenta, Claudina uscì, discese
-nel giardino dell'albergo, sentendo bisogno d'aria,
-di silenzio e di pace: si gettò in una carrozza, fece
-partire il cavallo ad una corsa sfrenata. L'anima
-di lei agonizzava. E così potente era il suo dolore
-che, quando la carrozza per una voltata un po' brusca
-o per un capriccio del cavallo minacciava di ribaltare
-in quella corsa veemente, ella quasi bramava
-<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
-di spezzarsi la fronte contro una di quelle
-pietre aguzze e taglienti che fiancheggiavan la via.
-</p>
-
-<p>
-La bufera con pari furia s'era scatenata nell'anima
-dello scrittore. Dalla finestra, aveva veduto
-allontanarsi Claudina quasi con sollievo. Rimasto
-solo, ei si proponeva di trovare un po' di calma,
-perchè potesse riflettere su l'avvenuto, deliberare
-saggiamente e posatamente che cosa gli convenisse
-di fare, in qual modo e con quale intenzione
-egli dovesse agire in quel momento della sua vita
-che forse era decisivo e che gli appariva come un
-bivio fatale. Ma qualcuno picchiava alla porta. Giuliano
-gridò:
-</p>
-
-<p>
-— Entrate! — e appena ebbe veduto avanzarsi
-il cameriere con in mano un vassoio esclamò convulso: — Un
-telegramma? Per me?
-</p>
-
-<p>
-Il cameriere tese il vassoio e, dopo che Farnese
-v'ebbe preso il dispaccio, si inchinò, uscì. Lo
-scrittore rimase tremante, col dispaccio in mano,
-senza avere il coraggio d'aprirlo. Dopo la lettera
-d'Andrea di Vele, l'arrivo di quel telegramma faceva
-sorgere in lui un assai fosco presagio. Si fece
-forza, alfine, lacerò il foglio; lesse:
-</p>
-
-<p>
-«Anna Maria piuttosto aggravata — Necessiterebbe
-tuo ritorno per ogni evenienza — Ti attenderò
-dopodomani stazione al primo treno mattutino — Non
-allarmarti però, non essendovi finora pericolo
-serio — Andrea di Vele».
-</p>
-
-<p>
-Attonito, avendo inteso tutto il recondito significato
-di quel telegramma, si gettò su un orario,
-lo sfogliò: senza attendere il treno della mezzanotte,
-<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
-v'era un treno alle quattro che lo avrebbe
-fatto giungere a Roma una notte prima dell'altro.
-Chiamò i camerieri, i facchini, fece chiudere le
-valigie, le borse. Non mancavano che venti minuti
-all'ora del treno. Col cappello in testa, scrisse contro
-il vetro della finestra due righe a matita per
-Claudina su una carta da visita:
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-«Il telegramma che ti lascio mi chiama a
-Roma per la salute della mia creatura. Perdona
-al padre se fuggo così, perdutamente, senza nemmeno
-abbracciarti. Non mi sento più padrone di
-me stesso. Ti scriverò, ti telegraferò, cara Claudina.....»
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Giuliano.</span>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Consegnò il biglietto per Claudina al <i>bureau</i>,
-scese precipitosamente le scale, saltò in una carrozza,
-in preda ad una agitazione fremente. Non
-ebbe un sospiro di sollievo, se non quando si trovò
-nel suo scompartimento di prima classe nell'<i>express</i>,
-di cui già i conduttori serravano gli sportelli, toglievano
-i freni.
-</p>
-
-<p>
-Quel viaggio di un'intiera giornata fu per lui
-un'agonia inenarrabile. Febbrilmente il suo pensiero
-correva a Roma, alla sua casa, dove forse
-Anna Maria moriva in quel momento. La funebre
-visione passava fosca nel suo pensiero. Per
-allontanarla egli pensava a Claudina: imaginava
-lo stupore della povera donna, il suo dolore immenso.
-Una convulsione frenetica agitava il suo
-cervello. Passavano stazioni, paesi, città, egli nulla
-<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span>
-vedeva. Quel treno direttissimo, lanciato alla velocità
-di sessanta chilometri all'ora, gli sembrava per
-la sua ansia e per la sua febbre lento e pesante
-come due bovi che traggan l'aratro nei solchi.
-Ogni breve fermata era per lui un nuovo spasimo.
-Quando i freni stridevano, una tenaglia torceva
-nel tempo stesso il suo cuore. Egli avrebbe voluto
-morire piuttosto che soffrire quella pena indicibile,
-lacerante. Forse la sua piccina agonizzava
-ed egli era prigioniero in quel funebre convoglio,
-che non era veloce, fulmineo come il suo terrore
-avrebbe voluto che fosse.
-</p>
-
-<p>
-— Quale espiazione! Quale espiazione! si trovava
-a dire a voce alta, ogni tanto, sconsolatamente.
-</p>
-
-<p>
-La sua fronte ardeva, il suo cervello pareva
-volesse spezzargli il cranio. Egli poggiava le mani
-sul suo capo, premeva con tutta la sua forza, triplicata
-dall'energia nervosa. A volte vedeva tutto
-rosso, temeva di diventar folle. Poi, momenti di
-dolore silenzioso e più cocente sopravvenivano.
-L'agonia si prolungava come un supplizio inumano
-al quale le sue povere forze di uomo non avrebbero
-potuto più a lungo resistere.
-</p>
-
-<p>
-Provvidamente, verso Chiusi, quando la seconda
-sera del suo viaggio, della sua veglia e della
-sua febbre cominciava a discendere su le lussureggianti
-campagne toscane, la fatica e la stanchezza
-lo vinsero e lo prostrarono. Il sonno lo
-prese gravemente: sonno dapprima affannoso per
-lugubri fantasmi di lutto e che poi divenne più
-blando, più calmo, più riposante.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
-</p>
-
-<p>
-E dopo poco, il violento incendio divampato
-in tutto il suo essere era sedato, e Giuliano, disteso,
-dormiva placidamente, mentre dai finestrini
-s'insinuava un raggio di luna, che andava a illuminare,
-su le sue labbra bruciate dalla febbre, un
-placido ed ignaro sorriso di bimbo.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span></p>
-
-<h2>PARTE TERZA</h2>
-
-<h3>I.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Uscito dalla stazione e salito in una carrozza,
-quando il cocchiere gli domandò a quale via dovesse
-portarlo, Giuliano Farnese repentinamente
-si ritrovò perplesso e indeciso. In un attimo cento
-decisioni contradittorie si opposero in lui. Il cocchiere,
-credendo ch'egli non avesse udito, rinnovò la
-domanda. Allora Giuliano risolutamente diede l'indirizzo
-di casa sua. Subito dopo, non appena la
-carrozza si fu mossa in quella direzione, l'impossibilità
-gli apparve di presentarsi a casa sua, a
-quell'ora ed in quelle condizioni. La grande depressione
-nervosa, che aveva tenuto dietro all'eccitazione
-formidabile di quel suo lungo viaggio, lo
-rendeva ora debole ed irresoluto come un fanciullo.
-Si trovava a Roma, a notte alta, senza aver
-prevenuto nessuno. Passando per Firenze si era
-proposto di telegrafare ad Andrea di Vele o a Loredano
-da una delle stazioni della linea, ma il sonno
-lo aveva preso e quando, vicino a Roma, un triste
-sogno lo aveva destato, era oramai troppo tardi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span>
-</p>
-
-<p>
-— No, no, egli pensava, non posso presentarmi
-così, inatteso; anche Beatrice può dalla mia
-venuta improvvisa ricevere una scossa troppo forte,
-un'emozione troppo violenta. E anche per la mia
-creatura, se è viva, vedermi tornare, così, d'improvviso,
-può esser nocivo.....
-</p>
-
-<p>
-Mascherava a sè stesso sotto queste considerazioni
-obbiettive, il vero sentimento che lo faceva
-esitare innanzi al compimento immediato del suo
-ritorno. Quasi egli aveva vergogna di confessarlo
-a sè stesso. E questo sentimento era tutto di timore
-e di rispetto per Beatrice, alla quale non avrebbe
-osato baciare la mano per tema che quel
-bacio fosse considerato mendace, alla quale non
-avrebbe osato dire una sola parola di umiltà, di
-pentimento e di dolore per tema di non essere creduto.
-Come avrebbe potuto trovarsi solo, dopo tanto
-tempo, innanzi allo sguardo certamente sprezzante
-di quelle care pupille? Poichè infine, forse, egli
-era per lei ancòra un colpevole, forse ella aveva
-conosciuta la sua vita con Claudina e l'aveva creduta
-felice, forse anche non aveva prestato fede
-alcuna alle promesse, alle espressioni di dolore e
-di amore, ai giuramenti che per mezzo delle lettere
-dirette a Loredano dovevano esserle giunti.
-No, no, solo, ei non avrebbe mai trovato l'energia
-per riaffrontarla.... Come avrebbe egli retto allo
-sgomento e allo spasimo s'ella avesse avuto una
-sola parola di ripulsione e di odio, un solo gesto
-di disamore che gli avesse negato il perdono?
-</p>
-
-<p>
-— Tornate indietro, ordinò risolutamente al
-<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
-cocchiere. Passiamo alla ferrovia per depositare
-al bagaglio queste valigie e dopo accompagnatemi
-a piazza Colonna. Ma prestissimo.....
-</p>
-
-<p>
-Una nuova ansia lo assaliva. Andrea di Vele
-non lo attendeva che l'indomani mattina. Non di
-meno, s'egli non aveva la forza di presentarsi a
-sua moglie, non poteva però passar la notte senza
-trovare Andrea di Vele per aver notizia della sua
-povera piccina, della sua cara dilettissima piccola
-inferma. Un breve rintocco sonoro suonava l'una
-dopo la mezzanotte all'orologio della stazione. Dove
-trovare l'amico suo a quell'ora? Più probabile gli
-sembrò che fosse al circolo. In quanto a Loredano
-non vi era speranza di trovarlo. Se Anna Maria
-era ammalata, certamente egli non si muoveva,
-durante la sera e la notte, dal capezzale della nipotina.
-</p>
-
-<p>
-Al Circolo salì precipitosamente le scale, mandò
-un cameriere alla ricerca di Andrea di Vele nelle
-sale da gioco o da fumo, nella sala di lettura o
-nella biblioteca. Durante qualche minuto egli rimase
-in quell'anticamera, intento a udire le voci di alcuni
-uomini che nelle sale continue giocavano. Le
-formole sacramentali del <i>baccara</i> gli giungevano
-ogni tanto:
-</p>
-
-<p>
-— Dò... Carte... Carte... Sette... Nove!... Sette..
-Sette: nulla di fatto!
-</p>
-
-<p>
-Quante sere egli aveva passato in quelle sale,
-a udire la monotonia di quelle esclamazioni, a gettare
-qualche biglietto di banca su l'uno o l'altro
-quadro di quel gioco così pieno di emozioni.... Come
-<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span>
-era felice, allora: sarebbe uscito in quell'anticamera,
-avrebbe preso uno di quei soprabiti appesi
-lì intorno e una carrozza del circolo lo avrebbe
-accompagnato a casa dove i baci di sua moglie
-lo avrebbero atteso..... Tutto era finito, oramai. Il
-cameriere era tornato dicendogli che Andrea di
-Vele non era comparso al circolo che per il pranzo,
-uscendone subito dopo, prima delle nove.
-</p>
-
-<p>
-Farnese si slanciò di nuovo per le scale, saltò
-in carrozza, si fece condurre al caffè Colonna. Da
-un <i>groom</i> del caffè fece ricercare Andrea. Intanto
-egli vedeva, oltre la porta e i cristalli, tutta la vita
-elegante e brillante del caffè notturno. Ai tavolini
-candidi, scintillanti di argenterie e di cristalli sotto
-i perlacei fasci luminosi della luce elettrica, le orizzontali
-grandi e piccine cenavano in compagnia
-di vecchi e giovani, tutti uniformi sotto la livrea
-dell'abito nero, tutti uniti nel desiderio di quelle
-donne. Qualcuno entrava ogni tanto, reduce da un
-teatro, da un ricevimento o da una visita. Giuliano
-spiava le fisionomie di tutti coloro che sopraggiungevano.
-Qualche donna entrava, avvolta in un sontuoso
-mantello, seguita da una mezza dozzina di
-cavalieri dai visi smorti e dalle spalle curve, sorridente
-pel piacere del dominio e dell'impero voluttuoso,
-moderna personificazione d'una Circe fatale.
-Qualche <i>snob</i> entrava anche nel caffè, faceva la
-parata, sbirciava le donne, beveva un bicchierino
-di <i>cognac</i>, pagava con un biglietto da cento lire,
-occhieggiando qualcuna.
-</p>
-
-<p>
-Oh, quella frivola vita, come aveva potuto egli
-<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span>
-viverla? Giuliano nel fondo della sua carrozza attendeva
-malinconicamente la risposta del <i>groom</i>
-che fu negativa. Irrequieto, desideroso di trovare
-Andrea ad ogni costo, si fece portare ad altri caffè,
-ad altri ritrovi, dove però tutte le sue ricerche
-riuscirono vane. Tentò allora di bussare alla casa
-di Andrea, alla Passeggiata di Ripetta. Licenziò la
-carrozza e rimase in mezzo alla via, mentre il trotto
-del cavallo echeggiava sempre più lontano, ad attendere
-che qualcuno rispondesse ai colpi ch'egli
-aveva picchiato col martello del portone.
-</p>
-
-<p>
-Tutto fu vano. Il portone non si aprì. Una
-tortura impreveduta, quella di un'intera notte di
-ansia, di timore, di solitudine angosciosa, veniva
-ad aggiungersi alle molte che in quei due ultimi
-giorni avevano travagliato il povero cuore di Giuliano.
-Dove recarsi a quell'ora? Un orologio in
-lontananza aveva battuto le tre. Un silenzio profondo
-incombeva con solenne maestà su la città
-addormentata.
-</p>
-
-<p>
-Farnese non pensava più a cercare Andrea.
-Probabilmente l'amico era in casa, s'era forse coricato
-per tempo a fine di potersi recare al primo
-treno mattutino in cerca di Giuliano alla stazione
-di Termini. Nessuno s'era destato nella casa. Dopo
-un ultimo tentativo lo scrittore decise d'attendere
-l'alba, di pazientare finchè il portone si aprisse e
-gli fosse possibile farsi udire da qualcuno.
-</p>
-
-<p>
-Passeggiò lentamente per la breve via fiancheggiata
-da un lato da tisici alberelli prospicienti
-il fiume. Il suo passo batteva ritmico e pesante sul
-selciato.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quell'incertezza su quanto era avvenuto nella
-sua famiglia lo straziava. Poichè nel dubbio è sempre
-la visione più fosca quella che si presenta ai
-nostri occhi. Giuliano era in preda alle più tristi
-previsioni intorno all'esito della malattia della sua
-creatura. Gli sembrava che l'alba non sarebbe mai
-giunta e che la sua angoscia avrebbe troppo a lungo
-durato. Dopo lo schianto formidabile che quel giorno
-e mezzo di viaggio aveva dato all'anima sua, lo
-scrittore si trovava senza forza e senza energia
-per quella rinnovata agonia.
-</p>
-
-<p>
-Camminando, si trovò in piazza del Popolo.
-Mille squilli di piccoli campanelli giungevano dalla
-via di Ripetta. Giuliano si soffermò. Nell'ombra
-della via, rotta fiocamente da qualche raro e lontano
-lampione, una folla bianca si muoveva. Lentamente,
-questa s'avanzò, si precisò: mandre intere
-di pecore provenienti da porta Cavalleggeri si
-avviavano a nuovi pascoli lontani. Un primo gruppo
-entrò nella piazza, parve disgregarsi, si serrò
-nuovamente. Le piccole e mansuete viaggiatrici procedevano
-serrandosi le une alle altre, quasi per
-sorreggersi, quasi per incitarsi o per trascinarsi a
-vicenda. Qualche capretto irrequieto saltellava ai
-lati del bianco e sonoro drappello. Ogni tanto, fra
-quella folla, un buttero avvolto nel nero mantello
-passava su un vigoroso cavallo maremmano, governando
-con la verga quel gregge, aizzando i cani
-in difesa o a tutela dell'ordine. Poi i bianchi drappelli
-ricominciavano. Tutte quelle nomadi esistenze
-ispiravano una pietà infinita. Ciecamente, esse procedevano,
-<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span>
-forse verso la morte. E tutta quell'armonia
-di campanelli mossi nella marcia sembrava
-un funebre accompagno in quella notte profonda;
-e i belati di tutto quel gregge sembravano gemiti.
-Quella folla lanosa riempiva oramai quasi tutta la
-piazza e i movimenti suoi la facevan sembrare come
-un mare convulso per la vicenda continua delle
-onde spumanti.
-</p>
-
-<p>
-Giuliano si trovava quasi rasente a quei bianchi
-drappelli. A un tratto ei sentì un colpo su i
-suoi piedi, chinò gli occhi: una capra s'era abbattuta
-a terra, morta. Le altre, indifferenti, continuarono
-la loro marcia. Solo un capretto accorse
-belando, si curvò su la caduta, la carezzò con la
-lingua. Giuliano rimase qualche secondo con quel
-peso di morte su i suoi piedi, sentendo il ribrezzo
-correr la sua pelle in un brivido e pur non avendo
-la forza di togliere alla caduta quell'ultimo sostegno.
-Un buttero accorse. Afferrò per le quattro
-gambe la capra morta ai piedi di Farnese, la gettò
-su un carro che seguiva, portando donne, fanciulli
-e vecchi pastori. Il capretto seguì il carro, belando
-forte, guardando talvolta il buttero con occhi d'invocazione.
-</p>
-
-<p>
-Finalmente la piazza si vuotò. Dalla porta del
-Popolo giungeva sempre più lontana l'eco di una
-canzone intuonata da un pastore e della quale i
-butteri cantavano a coro con le loro virili voci spiegate
-il ritornello dolente. Giuliano, afflitto ancóra
-da quelli spettacoli e da quegli echi di malinconia
-si affrettò per la breve salita del ponte Margherita,
-si trovò sul fiume.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
-</p>
-
-<p>
-L'alba non era ancóra giunta e già la notte
-non era più intera. Giuliano, cui la morte della
-capra aveva dato un brivido, quasi fosse il simbolo
-di un'altra fine, il richiamo ultimo di una creatura
-diletta, rimase sul ponte, innanzi al panorama
-solenne di Roma, ad attendere il giorno.
-</p>
-
-<p>
-Già nel cielo striato d'onde lunari e di misteri,
-le ultime nuvole scomparivano cedendo il loro breve
-dominio all'albore grigio e freddo. Un alito sottilissimo
-di vento fremeva, dando brividi e susurrii
-alle verdi foglie degli alberi fiancheggianti i lungotevere
-e la Passeggiata di Ripetta. Le nebbie
-basse che indugiavano su le gialle acque sonnolenti
-del fiume si diradavano, quanto più la luce
-si avanzava, come pallide lame d'acciaio su l'orizzonte,
-quanto più si accendeva il nuovo chiarore,
-ancóra grigio, albale, non ancóra tale da riscaldare
-la nuova vita delle cose, ma così freddo invece
-che sembrava avrebbe dovuto gelare gli ultimi
-sonni, incalzare con gelide spade gli ultimi
-drappelli di sogni, di quei sogni che, figli delle
-stelle, con esse impallidiscono e scompaiono.
-</p>
-
-<p>
-E, ad un tratto, in vicinanza, nel silenzio ancóra
-profondo dell'alba, un campanile sparpagliò
-i lenti rintocchi argentini delle sue campane. Altri,
-più lontani, risposero come ad un mistico appello
-musicale ed il canto di quelle campane giunse grigio,
-come fosse ovattato. Altri campanili più lontani
-ancóra sgranarono nell'aria albale una fievole
-sinfonia d'armonie d'argento. Il canto delle campane
-si rafforzò, si attrasse, si fuse, squillò come
-<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span>
-un inno al dì sopravveniente. Poi di nuovo quelle
-voci d'argento si disgregarono, diminuirono, s'affievolirono.
-Le armonie più lontane divennero fievoli
-e pallide, quasi fossero echi delle più vicine.
-E mentre l'ultimo campanile batteva a rintocchi le
-ultime note, un orologio suonò le ore, lentamente,
-a grandi pause, durante le quali il suono si propagava
-nelle lontananze.
-</p>
-
-<p>
-A quella danza di note argentine, che a volte
-era divenuta sottile e delicata, come un ricamo
-che si disegnasse nell'aria trasparente, Giuliano
-Farnese rimase estatico, dimenticando ogni dolorosa
-preoccupazione del suo cuore o della sua conscienza,
-come sempre gli accadeva in presenza d'uno
-spettacolo di bellezza.
-</p>
-
-<p>
-I rosei riflessi si diffondevano all'orizzonte. Si
-sgranavano nel cielo, sempre più dolci e maliose,
-come sublime armonia ai merletti musicali dei campanili
-salutanti l'alba, le melodie sottili della sinfonia
-in rosa maggiore che l'aurora canta. Qualche
-cupola, lasciando vedere il cielo dai finestroni
-contrapposti, prendeva l'apparenza leggera e squisita
-di una trina enorme. Qualche riflesso s'accendeva
-nel fiume, qualche voce lontana sorgeva. E
-la luce, intanto, avanzava sempre più a lame più
-fitte, più rapide, più taglienti, insinuandosi nel cielo,
-sgombro fin delle ultime nubecole lievi come fiocchi
-di bambagia, e già disposto, tra le rose e gli
-ori dell'aurora serena, al connubio solenne col nuovo
-giorno.
-</p>
-
-<p>
-A quello spettacolo di serenità e di vita una
-<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
-speranza fiorì nel cuore di Farnese. In quel momento,
-dall'alto del ponte, vide il portone di Andrea
-di Vele spalancarsi. Allora, senza indugio,
-tornando alla vita dopo l'agonia di quella notte di
-profondo dolore, scese a precipizio verso la casa.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span></p>
-
-<h3>II.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Ai ripetuti squilli del campanello elettrico un
-domestico, ancóra in pantofole e con una giacchetta
-abbottonata alla meglio, venne ad aprirgli.
-Senza riconoscerlo gli disse subito:
-</p>
-
-<p>
-— Mi dispiace, il padrone riposa ancóra.
-</p>
-
-<p>
-Giuliano non gli badò. Entrò nell'appartamento,
-voltò per un corridoio a destra che sapeva esser
-quello che guidava alla camera da letto di Andrea.
-La sua ansia e la sua febbre non gli consentivano
-la pazienza di mandare ambasciate, di parlamentar
-col domestico. Prima che questi avesse potuto
-raggiungerlo, egli già era entrato nella camera dell'amico
-ancóra immersa in una fitta penombra. La
-voce di Andrea, assonnata, gridò:
-</p>
-
-<p>
-— Chi è là?
-</p>
-
-<p>
-— Son io, rispose Giuliano e, poichè Andrea
-non aveva riconosciuto la voce, aggiunse mentre
-spalancava le imposte su quel cielo oramai chiaro
-di sereno mattino autunnale: — Son io, Giuliano
-Farnese.....
-</p>
-
-<p>
-Andrea di Vele non credeva alle sue orecchie:
-</p>
-
-<p>
-— Tu, tu qui?
-</p>
-
-<p>
-In un batter d'occhio, balzò dal letto, infilò un
-pantalone, corse incontro all'amico, lo abbracciò
-<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
-fortemente con un nobile e profondo affetto virile.
-Farnese si disciolse, gli chiese febbrile:
-</p>
-
-<p>
-— Come sta Anna Maria? Dimmi la verità,
-crudelmente.
-</p>
-
-<p>
-Un momento di spasimo e di terrore, più intenso
-di quanti fino ad allora lo avevano angosciato,
-tenne dietro a quella domanda. Ma si rassicurò
-subito. Il volto di Andrea era rimasto sereno
-e le labbra s'atteggiavano ad un sorriso per
-rispondergli:
-</p>
-
-<p>
-— Molto meglio, molto meglio. Sono passato
-da casa tua iersera dopo pranzo, verso le dieci.
-Anna Maria dormiva tranquilla. Il medico era stato
-rassicurantissimo, poichè aveva giudicato che la
-crisi più aspra era felicemente superata. Tua moglie
-è adesso molto sollevata. Due giorni fa Anna Maria
-era però in uno stato gravissimo, nel massimo
-infuriare della crisi. Beatrice s'illudeva, non comprendeva
-tutta l'intensità del male. Loredano pensava
-per bocca della sorella. Io intuii il pericolo
-e credetti mio dovere avvertirti, farti accorrere per
-qualunque evenienza. Ma ora, ti ripeto, ogni pericolo
-è scongiurato, la malattia segue il suo corso,
-blandamente.....
-</p>
-
-<p>
-Giuliano sorrideva d'un sorriso calmo, sereno
-riflesso della sua anima alfine quietata dopo tanti
-giorni in cui la tormenta aveva così fieramente
-imperversato. Egli dimandava perdono all'amico
-d'avere irrotto così violentemente in casa di lui.
-La sua angoscia di padre lo giustificava.
-</p>
-
-<p>
-— A proposito, rispose Andrea, tra mezz'ora
-<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
-mi sarei levato per venirti a cercare alla stazione.
-Come mai sei arrivato iersera e come hai impiegato
-queste ore?
-</p>
-
-<p>
-Lo scrittore narrò la sua precipitosa partenza
-da Saint-Moritz, il suo viaggio così doloroso, le
-sue irresolutezze e le sue timidezze della sera precedente,
-la pallida e febrile veglia di quella notte
-di tortura. Andrea gli stringeva intanto le mani
-e sul suo volto leale passavano tutte le impressioni
-che le parole di Farnese destavano nell'anima
-sua.
-</p>
-
-<p>
-Finì di vestirsi. Poi chiese all'amico:
-</p>
-
-<p>
-— Hai fatto colazione? No? Dividi allora la mia.
-</p>
-
-<p>
-Passarono nella sala da pranzo, un'elegante
-saletta ai cui muri, fra le stoffe risaltavano alcune
-preziose terrecotte di Luca della Robbia. Il domestico
-versò la cioccolata, il thè, portò il pane arrostito,
-il burro, il miele, qualche <i>sandwichs</i>; poi
-li lasciò nuovamente soli. Farnese mangiò con appetito,
-dopo la dieta quasi intera del giorno precedente.
-Era seduto di rimpetto alla finestra, oltre
-la quale vedeva la coppa azzurra del cielo come
-tagliata in un immenso e limpido zaffiro. La serenità
-trasparente di quel mattino, la carezza bionda
-di quel sole pallido, che giungeva fin su la tavola
-facendo scintillare le argenterie, diffondeva una letizia
-salutare, un riposo riparatore nel suo misero
-cuore torturato. La notizia del grande miglioramento
-della sua piccina gli era giunta così impreveduta
-che ora tutto il mondo gli sembrava migliore;
-e sorrideva alla vita che ora gli sembrava
-<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span>
-buona e quasi aveva obliato tutto il male e tutta
-la tristezza che lo avevan dispoticamente dominato
-sino a un'ora prima.
-</p>
-
-<p>
-— Tua moglie e Loredano, diceva Andrea di
-Vele, ignorano completamente la tua venuta a Roma.
-Ho creduto che fosse meglio non prevenirli.
-Beatrice non ti ha perdonato, nè ti perdonerebbe
-per molto tempo ancòra. Non v'è quindi da farsi
-illusioni. Oramai che sei giunto, bisogna prevenire
-Loredano, studiare insieme quale strattagemma sia
-da adottarsi per farvi trovare insieme, per farla
-venire, senza sembrare, al perdono e all'oblìo. La
-cosa non sarà facile. Ma le nostre comuni abilità
-di romanzieri potranno giovarci. Non sono i romanzi
-che rassomigliano alla vita: è la vita, invece,
-che il più delle volte, con le sue circostanze
-imprevedute, con le sue complicazioni inesplicabili
-ed i suoi strani epiloghi, rassomiglia tanto ai romanzi.....
-</p>
-
-<p>
-Giuliano non l'ascoltava più. Senza confessarsela,
-una pallida speranza era timidamente fiorita
-nel suo cuore durante quei due ultimi giorni. Aveva
-pensato che forse Beatrice non era del tutto
-estranea a quel suo richiamo a Roma. Con la bambina
-inferma, così gravemente inferma che quasi
-l'ala fredda della morte le aveva sfiorato l'inconsapevole
-visino, ella si era sentita forse troppo sola,
-aveva lasciato intendere al fratello e agli amici che
-se suo marito fosse tornato, non lo avrebbe respinto....
-Questo tacito sogno, carezzato dolcemente per
-qualche ora, svaniva alle parole di Andrea;
-<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span>
-tutto era ancòra da farsi ed altri giorni di pena — e
-quanto intensa! — si preparavan per lui.
-</p>
-
-<p>
-La colazione era finita. Andrea si levò da tavola,
-guardò l'orologio.
-</p>
-
-<p>
-— Sono le nove, di già.... Non ho un minuto
-da perdere, esclamò. Ho un grave affare fra mezza
-ora ed alle dieci e mezzo mi recherò a casa tua
-per vedere Loredano e parlargli. Prenderemo un
-convegno per ritrovarci con te.... Intanto per questi
-giorni tu devi abitare in qualche posto.... Sei sceso
-ad un albergo?
-</p>
-
-<p>
-— No. Ho lasciato il mio bagaglio in deposito
-alla stazione.
-</p>
-
-<p>
-— Ah, bene, bene. Dammi allora gli scontrini.
-Manderò subito Stefano a ritirarlo.
-</p>
-
-<p>
-Suonò il campanello ripetutamente. Consegnò
-al domestico gli scontrini datigli da Farnese:
-</p>
-
-<p>
-— Ritirate subito queste valigie e portatele qui...
-Poi, preparate la camera a fianco alla mia per il
-signor Farnese. Torneremo a colazione a mezzogiorno.
-</p>
-
-<p>
-Prese il bastone, il cappello ed i guanti, discese
-in fretta con Giuliano:
-</p>
-
-<p>
-— Noi ci ritroveremo qui alle dodici, proponeva
-all'amico. Avrò già tutto stabilito con Loredano.
-</p>
-
-<p>
-— Potrai parlargli liberamente da solo a solo?
-obbiettò Farnese.
-</p>
-
-<p>
-— Ne sono sicurissimo, rispose Andrea. Vado
-a casa tua verso le dieci e mezzo, perchè potremo
-esser soli. Tua moglie sta in casa da quasi venti
-<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
-giorni, è molto impallidita e dimagrata; ieri il medico
-le ordinò di uscire, di profittare di queste giornate
-serene per prendere un poco d'aria, visto che
-Anna Maria è migliorata e che può lasciarla senza
-timore per qualche ora. Iersera la persuasi ad
-uscire. Promise a me e a Loredano che sarebbe
-uscita stamane alle dieci per un'oretta.
-</p>
-
-<p>
-Cominciò a parlare d'altre cose, d'altre persone.
-Farnese, che sembrava attento, seguiva invece
-tutt'altro ordine di pensieri. Sua moglie sarebbe
-uscita di casa alle dieci. Un'irresistibile brama di
-rivederla si impadronì di lui, ed egli affrettò col
-desiderio il momento in cui il suo amico l'avrebbe
-lasciato solo.
-</p>
-
-<p>
-Erano giunti in piazza di Spagna. Andrea di
-Vele, arrestandosi su la soglia dell'<i>hôtel de Londres</i>,
-gli tese la mano per salutarlo:
-</p>
-
-<p>
-— Mi raccomando, disse, di essere, almeno per
-oggi, prudente. È bene che tua moglie non sappia
-ancòra che tu sei a Roma e, per certe necessità
-di convenzioni sociali, è meglio che non lo sappia
-nessuno. È opportuno che tu ritorni a casa mia e
-che tu mi aspetti. A più tardi.
-</p>
-
-<p>
-Gli serrò la mano fortemente un'altra volta ancora,
-e in quella stretta di mano era come un incitamento
-ad aver fiducia e coraggio, a non abbandonar
-la speranza, unica oasi felice nel deserto
-squallido dell'avvenire e del destino. Il desiderio di
-riveder sua moglie, almeno da lontano, padroneggiò
-Giuliano. Ma Andrea di Vele aveva ragione di consigliarlo
-di non esporsi ad essere veduto e riconosciuto.
-<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
-Guardò l'ora. Alle dieci mancavano quindici
-minuti. Una carrozza chiusa passava. Chi lo
-avrebbe visto in fondo a quella carrozza? Giuliano
-cedette all'irresistibile attrattiva. Fermò la carrozza,
-vi salì, ordinò al cocchiere di arrestarsi poco lungi
-dalla sua villetta, al Macao. Una smania puerile lo
-aveva preso di rivedere quella casa, quel giardino,
-di rivedere uscire da quella porta sua moglie, dopo
-tanto tempo, dopo tanta vita. Il trotto veloce del
-cavallo su per le difficili salite sembrava lento alla
-sua impazienza.
-</p>
-
-<p>
-Quando la carrozza si arrestò, Farnese guardò
-la sua villetta. Il giardino di Beatrice era come addormentato,
-in una vita autunnale e melanconica.
-Un vento leggero scuoteva appena le foglie pallide
-dei pochi alberi, dai quali con un fruscìo sottile, a
-quando a quando, qualche foglia d'oro lentamente
-cadeva sul suolo dove già altre foglie cadute avevano
-composto un tappeto biondo, che mormorava mestamente,
-quando il vento lo agitava un poco. Sul
-cielo qualche rapida nuvola bianca e leggerissima
-volava. Tutti i fiori erano morti, le spalliere di rose
-su i muri erano appassite. Molte persiane nella villetta
-erano chiuse. Da una villa vicina giungevano,
-pallide e morenti, le note di un pianoforte suonato
-lentamente e tristemente, forse per accompagnare le
-fantasticherie autunnali di un convalescente. Nulla
-ricordava a Giuliano il giardino del giorno in cui
-il dramma era scoppiato. Allora tutte le spalliere
-di rose erano in fiore e dal verde giardino saliva
-nelle stanze uno spossante profumo di primavera.
-<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
-Quante volte quel profumo, legato ai ricordi di quel
-triste giorno, gli era tornato alla memoria dei sensi,
-non meno vibrante e tenace dell'altra!
-</p>
-
-<p>
-I minuti gli sembravano eterni. Le dieci e un
-quarto erano segnate dalle sfere del suo orologio.
-Forse Beatrice non sarebbe uscita. Ma perchè? Allora
-Anna Maria aveva peggiorato di nuovo? La
-sua fantasia già galloppava lugubremente, quando
-la porta si aprì e una donna apparve, tutta vestita
-di nero, molto pallida: Beatrice. Ella s'avanzò pel
-giardino: le foglie d'oro stridettero, come gemessero,
-sotto i suoi piedi. Ella uscì nella via, s'allontanò
-avvolta da quel pallido sole d'autunno. Camminava
-con un passo stanco e si volse più volte
-a guardar le finestre della villa. Farnese non seppe
-resistere, gettò del denaro al cocchiere, discese e
-imprudentemente la seguì da lontano, tutto ripreso
-al suo fascino, alla grazia di quella stanca andatura,
-alla mestizia di quel pallore così grande!
-</p>
-
-<p>
-Quanto durò quella lenta passeggiata di quei
-due esseri che soffrivano, di quei due dolori che si
-seguivano, senza raggiungersi per cullarsi e sopirsi
-l'un l'altro, senza che Beatrice avesse l'ispirazione
-di arrestarsi, senza che Giuliano avesse la
-energia di affrettare il passo, d'andarle vicino, di
-parlarle? Percorsero a lungo quelle soleggiate vie
-del Macao; un sentimento nuovo era nel cuore di
-Giuliano, quando si nascondeva dietro qualche muro
-o entrava in qualche portone per non farsi vedere
-dalla passeggiatrice, allorchè ella voltava la via o
-cambiava di marciapiede... Gli sembrava di essere
-<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span>
-un amante timido, un poeta che segue la creatura
-dei suoi sogni, nell'ombra, umilmente.
-</p>
-
-<p>
-La poesia del suo cuore cantava tutta in quell'ora.
-Oh, con quale ansia egli attendeva e sospirava
-il giorno in cui avrebbe di nuovo potuto camminare
-al fianco dell'adorata, di quella cara creatura
-in cui si racchiudeva oramai ogni suo ideale
-ed ogni sua speranza! Tutta la bellezza di vivere
-era per lui personificata in quella pallida donna,
-alla quale egli sarebbe tornato come un amante,
-follemente, per sempre!
-</p>
-
-<p>
-Ella comprava adesso dei crisantemi bianchi
-e rosei. Quelle stelle di petali splendevano al sole
-su la sua veste bruna, tra il braccio ed il seno. La
-sua passeggiata era finita ed ella tornava verso la
-villa, madre affettuosa e trepida per la sua creatura
-inferma. Quel po' di sole autunnale doveva averle
-fatto bene. Le sue pallide gote erano ormai
-un po' soffuse di roseo, come se qualche foglia
-di rosa fosse sotto la trasparenza della pelle bianca.
-L'incantesimo si rompeva per Giuliano. Ei rientrava
-nella solitudine grigia e nell'attesa dolorosa.
-</p>
-
-<p>
-No, no egli non voleva rimanere solo, senza
-l'amata!
-</p>
-
-<p>
-E, quando la vide entrare nella casa, si slanciò,
-senza pensare, cedendo all'istinto. Le foglie bionde
-gemettero anche sotto il suo passo, per un mesto
-saluto a colui che tornava, dopo che il torrente
-del destino lo aveva trascinato tra i gorghi
-infidi di tanto dolore. Quando egli era per giungere
-alla casa, Beatrice era scomparsa e la porta si
-<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
-richiuse pianamente. Giuliano si sentì straniero a
-quella dimora. Ritornò sui suoi passi. La sua fugace
-energia lo aveva abbandonato, innanzi a quell'umile
-circostanza fortuita d'una porta che si richiudeva
-sul suo volto, quand'ei stava per varcarla.
-</p>
-
-<p>
-Una stella bianca splendeva su le foglie bionde
-dell'autunno. Era un crisantemo caduto dalle braccia
-di Beatrice. Qualcosa del profumo di lei doveva
-essere rimasto in quei petali, ch'ella aveva
-toccato, che si erano adagiati sul palpito lieve del
-suo seno. Giuliano raccolse il crisantemo, lo baciò
-con devozione, con religione, con fervore, con
-ardore d'amante. Poi, serrando nella mano la preziosa
-profumata vestigia del passaggio dell'amata,
-fuggì quasi di corsa, come un ladro, per tema che
-qualcuno avesse potuto vederlo e riconoscerlo dalle
-finestre della villetta tutta bianca al sole.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span></p>
-
-<h3>III.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Il giorno dopo, verso il tramonto, Giuliano
-Farnese, che invano fino a quell'ora aveva atteso
-in casa di Andrea di Vele notizie di Loredano o
-dell'amico suo, saliva al Pincio a piedi, desideroso
-di un po' d'aria e di un po' di luce libera. Era una
-giornata plumbea, melanconica. Gli alberi gialli di
-foglie secche stormivano lugubremente ad un sospiro
-di vento. Sembrava che si iniziasse da quel
-giorno il triste periodo del giallo autunno e dello
-inverno grigio, che solo qualche ora di sole, durante
-l'estate di San Martino, avrebbe interrotto,
-con un'oasi di azzurro, di tepore e di rifiorimento
-autunnale. Il grande giardino era quasi deserto.
-Qualche carrozza chiusa di prelato passava ad un
-trotto lento e cadenzato, monotonamente. Giuliano
-s'internò pei viali dietro la fontana di Mosè, dirigendosi
-verso la vasca dove i bianchi cigni nuotano
-per raccogliere le briciole di pane che i fanciulli
-loro amici sottraggono generosamente alla
-propria merenda, dopo che son sazii.
-</p>
-
-<p>
-Qualche cosa di grave doveva avvenire. La sera
-innanzi egli aveva veduto Loredano, venuto ad incontrarlo
-in casa di Andrea di Vele. L'incontro
-era stato affettuoso e commosso. S'era convenuto
-fra i tre che nella mattinata susseguente Loredano
-avrebbe abilmente parlato a Beatrice e che del risultato
-<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span>
-di quel colloquio avrebbe prevenuto Giuliano
-nelle prime ore del pomeriggio. Nessuna notizia,
-invece, era giunta fino a quell'ora.
-</p>
-
-<p>
-Giuliano disperava; la riuscita di quell'accordo
-gli sembrava sempre più impossibile. Se Loredano
-non aveva dato notizie, questo silenzio significava
-che nulla di lieto era stato ottenuto, che Beatrice
-s'era senz'altro ribellata all'idea del suo ritorno.
-In quell'ora egli vedeva tutto fosco. Si ripetette
-per consolarsi che il paesaggio è uno stato d'anima
-e spiegò il suo ottimismo sorridente del mattino
-avanti con quello sfarzo di sole e di azzurro
-ch'era nell'aria; giustificò il suo nero pessimismo
-del momento con quel cielo plumbeo, quello stridore
-di foglie secche, quella solitudine e quello
-squallore.
-</p>
-
-<p>
-Si trovò innanzi alla fontana dell'orologio. Una
-folla di fanciulli si pigiava intorno alla ringhiera, gettando
-nell'acqua le briciole di pane. I cigni scivolavano
-tacitamente su le acque verdognole, vi
-tuffavano il lungo collo arcuato per afferrare il cibo
-che vi discendeva. Qua e là correva silenzioso il
-candido drappello, dove più lauta era la caduta di
-briciole. Qualche cigno, filosoficamente, invece di
-lanciarsi alla mensa comune, rimaneva a gustare
-quella lasciata deserta dai suoi compagni e che
-per lui era più che abbondante. Così, continuo
-era il calmo movimento dei cigni in quell'acqua
-lievemente ondulata dal loro fianco, quell'acqua che
-scivolava senza rumore lungo le loro morbide piume.
-Sotto il riflesso grigio del cielo, quella breve
-<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span>
-superficie di acque sembrava uno specchio che tremasse.
-A momenti un cigno mandava un lamento,
-lungo, implorante, desolato. E nulla era più lugubre
-di quel grido quasi di morte in quel mesto
-paesaggio, in cui all'agonia del giorno s'aggiungeva
-l'agonìa della stagione e delle cose.
-</p>
-
-<p>
-Ad un tratto, volgendosi, Giuliano ebbe un'emozione
-violenta. Fra la folla di piccoli spettatori,
-egli aveva riconosciuto i capelli castani inanellati e
-gli occhi azzurri cupi del piccolo Luca. Il suo cuore
-paterno durante qualche secondo soffocò la voce
-della sua prudenza; ed ei rimase intento a guardare
-suo figlio che, sorridendo beato, staccava delle
-briciole da un pezzo di pane, le arrotondava coi
-polpastrelli delle dita e le gettava ai cigni che lo
-guardavano fissi, quasi sollecitando la sua generosità.
-Ma poi Giuliano temette di esser veduto dal
-piccino, si allontanò a passo rapido verso l'uscita
-del Pincio. Se Luca l'avesse veduto tutto era perduto,
-bisognava giungere alle circostanze estreme,
-all'ultimo tentativo. Egli temeva troppo che il destino
-affrettasse così l'opera degli uomini e, allontanandosi,
-sentiva il leggero brivido di chi paventa
-da un momento all'altro d'essere afferrato, e pure
-teme di volgersi, sicuro com'è di essere inseguito.
-</p>
-
-<p>
-Il cuore gli mancò, quando si sentì afferrare
-le gambe e udì una vocina gridare:
-</p>
-
-<p>
-— Papà, papà mio...
-</p>
-
-<p>
-Si volse. Il piccolo Luca fu sollevato fra le
-braccia del padre, il quale vide una donna diretta
-correndo verso di loro.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Papà, papà mio, quando sei tornato, quando? — dimandava
-il piccino. — Come sono contento,
-papà, papà mio bello....
-</p>
-
-<p>
-Giuliano si stringeva il figlio fra le braccia,
-lo ricopriva di baci. Ah, egli non baciava solamente
-il piccolo Luca in quel momento! Sui suoi occhi,
-su le sue guancie, su la sua fronte egli baciava
-Anna Maria, egli baciava Beatrice, baciava l'amore,
-la bontà, la fedeltà, tutti i suoi cari insieme sul
-volto di un solo, baciava il suo passato, forse il
-suo avvenire.... La commozione vibrante inumidiva
-di lacrime le sue pupille e a stento rispondeva al
-piccino che lo interrogava:
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì, creatura mia, son tornato poche ore
-fa.... Ho avuto subito da fare, sarei venuto a casa
-fra poco. Come sta la mamma? Come sta Anna
-Maria? E dimmi, come mi hai veduto, come mi
-hai veduto?
-</p>
-
-<p>
-— Ti ho veduto, rispondeva il piccino, quando
-ti sei allontanato dai cigni. Oh, papà mio, come
-ho corso, come ho corso... Io ti chiamavo.... ma
-tu andavi sempre più lesto... E <i>Miss</i> che non ti
-aveva riconosciuto e gridava e mi rincorreva....
-Povera <i>Miss</i>!
-</p>
-
-<p>
-Miss Margaret, che era adesso con loro, sorrise.
-Giuliano pose a terra Luca, lo prese per mano,
-s'avviarono.
-</p>
-
-<p>
-— Come sta la mamma, dimmi, dimmi.... E
-Anna Maria?
-</p>
-
-<p>
-Luca rispondeva serio serio, tutto compreso
-<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span>
-della gravità della sua funzione di informatore che,
-gli si richiedeva dal suo papà in quel momento:
-</p>
-
-<p>
-— La mamma sta bene.... Anna Maria invece
-sta un po' peggio di ieri... Ieri è stata tanto benino....
-Oggi invece ho veduto venire il dottore tre
-volte.... A me non dicono niente.... La mamma mi
-ha voluto far uscire, perchè dice che in casa facevo
-troppo rumore e che Anna Maria doveva
-esser lasciata tranquilla.... Se vedessi, povera sorellina,
-com'è dimagrita!... È tanto triste, sai, papà,
-e non gioca nemmeno più con me e quando mi
-avvicino al suo letto coi giocattoli, mi sorride e
-mi fa cenno di no, con la mano....
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa dici, che cosa dici? mormorava
-il padre, angosciosamente. Poi, volgendosi a <i>miss</i>
-Margaret: — È vero che Anna Maria è così peggiorata?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, rispose l'istitutrice, sta un poco peggio
-di ieri; ma pare che non sia nulla di molto grave,
-il dottore ne risponde.
-</p>
-
-<p>
-La flemma inglese di <i>miss</i> Margaret urtò Giuliano.
-L'intima angoscia si espandeva in gesti affettuosi
-per quel piccino che gli camminava a lato:
-</p>
-
-<p>
-— E tu, e tu, mio piccolo uomo, come stai?
-Sei contento di riavere con te il tuo papà? Dimmi,
-ripetimelo, piccino mio!
-</p>
-
-<p>
-E si chinava a baciarlo e gli passava, teneramente,
-la mano nei capelli.
-</p>
-
-<p>
-Erano giunti all'uscita del Pincio. Giuliano dimandò
-arrestandosi:
-</p>
-
-<p>
-— Dove andate?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma, quando gli fu risposto che tornavano a
-casa e quando Luca supplichevole gli ebbe dimandato
-di tornare con lui, Farnese non seppe più reggere.
-Come lasciare, del resto, il piccino? Come
-occultarsi più, ora che suo figlio, appena tornato
-a casa, avrebbe narrato l'incontro col padre? E
-come resistere all'ansia di rivedere Anna Maria,
-poichè sapeva le condizioni della sua salute aggravate?
-Il piccolo Luca intanto, ignaro infantilmente
-di quanto avveniva, narrava al padre i suoi
-nuovi giochi, descriveva i suoi balocchi, si faceva
-spiegare le cose che vedeva. Un uomo passò vicino
-a loro vendendo certi ritratti del re in uniforme,
-delle oleografie qualunque. Il piccino dimandò:
-</p>
-
-<p>
-— Di', papà, è un generale?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, piccino mio, è un generale, è il re.
-</p>
-
-<p>
-— Papà, diventerò re anche io?
-</p>
-
-<p>
-— Oh, piccino mio, contentati di diventar generale!
-</p>
-
-<p>
-Ecco, ecco che la vita d'un tempo lo riprendeva!
-Come aveva amato in altri tempi quelle ingenue
-domande, le osservazioni spontanee del suo
-figliuoletto, come s'era interessato allo sviluppo
-continuo di un'intelligenza e di una conscienza in
-quel bimbo alto un metro!
-</p>
-
-<p>
-— Papà, mi conduci in carrozza? È tanto
-tempo che non ci vado..... Voglio che tutti mi vedano
-col mio papà....
-</p>
-
-<p>
-Il piccino implorava dolcemente, teneramente.
-Giuliano aderì al suo desiderio, anche per giungere
-<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span>
-a casa sua cinque minuti più presto; e tale
-era l'ansia che lo signoreggiava che questo piccolo
-vantaggio di tempo gli sembrava grandissimo... E
-non fu pago, se non quando vide, allo svolto di
-una via, brillare fra gli alberi gialli le finestre illuminate
-della sua villetta.
-</p>
-
-<p>
-Passarono di nuovo pel giardino, com'egli aveva
-fatto il giorno innanzi, seguendo Beatrice. Le foglie
-secche gemettero ancòra sotto i loro passi. Ad
-un soffio di vento, altre se ne staccarono dagli alberi,
-pianamente si librarono nell'aria, caddero innanzi
-a loro, o sopra loro. Titubante, commosso,
-sentendo di vivere un grande momento della sua vita
-che solo il destino, l'oscuro ed incomprensibile destino
-aveva preparato, Giuliano tirò il campanello;
-la porta si aprì.
-</p>
-
-<p>
-Il piccolo Luca lo guidò su per le scale. Giuliano
-saliva lentamente: le sue gambe tremavano,
-il cuore gli balzava forte nel petto quasi volesse
-uscirne; era così agitato, così commosso che non
-avrebbe in quel momento potuto articolare una sillaba
-sola.
-</p>
-
-<p>
-Nell'appartamento Luca lo lasciò, corse innanzi
-per le stanze, gridando:
-</p>
-
-<p>
-— Mamma, mamma...
-</p>
-
-<p>
-Giuliano lo vide entrar di corsa nella stanza di
-Anna Maria, udì la sua voce infantile esclamare:
-</p>
-
-<p>
-— Mamma, mamma, guarda chi c'è, guarda..
-</p>
-
-<p>
-Correndo, il bimbo tornò su i suoi passi, prese
-il padre per la mano, lo condusse seco. Giuliano
-non si sentiva più alcuna forza di resistenza. Era
-<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span>
-così innocente e nobile quello strumento di cui si
-serviva il destino che Giuliano si abbandonava, sicuro
-che non avrebbe mai potuto venirgliene del male!
-Guidato così dal piccino, varcò la soglia della stanza
-di Anna Maria. Si soffermò. Sua moglie, che attirata
-dal grido di Luca si faceva su la porta per
-vedere quale persona tanto inattesa fosse venuta,
-diede un passo indietro, si lasciò sfuggire un piccolo
-grido. Entrambi rimasero immobili qualche secondo.
-Anna Maria dal suo lettino esclamava, battendo
-le manine febbricitanti:
-</p>
-
-<p>
-— Oh, il papà, il papà è tornato!..
-</p>
-
-<p>
-La voce della piccola inferma li richiamò. Qual
-si fossero i loro reciproci sentimenti, innanzi ai
-piccini bisognava mentire. Questo pensiero dovette
-palpitare nel cervello di entrambi, poichè nel tempo
-stesso mossero un passo l'un verso l'altra. I loro
-volti si avvicinarono. Le labbra accennarono il rumore
-di un bacio, ma non baciarono. La commedia
-li riprendeva. Beatrice tacque, Giuliano non ebbe
-la forza di sostenere il suo sguardo che sembrava
-dimandargli come avesse osato di tornare. Egli
-guardò il piccolo Luca, accennò a lui con la mano
-per spiegare la sua presenza....
-</p>
-
-<p>
-Sua moglie era innanzi a lui! Ecco dunque
-che il destino aveva procurato quanto gli uomini
-non avrebbero voluto fargli tentare. La sua salvezza
-era forse stata nel destino. Giuliano si sentiva in
-quel momento sotto l'influsso del mistero e ne risentiva
-un'impressione di timore e d'inquietudine.
-</p>
-
-<p>
-Vide Anna Maria, che dal letto gli tendeva le
-<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span>
-piccole braccia dimagrite. Egli corse a quel dolce
-rifugio. Presso l'inferma si sarebbe sentito più forte
-e Beatrice avrebbe forse intuito tutte le sue angoscie.
-</p>
-
-<p>
-— Mia piccola bimba, mia cara creatura, come
-stai, come stai?.... Dove senti dolore? mormorava
-trepidamente.
-</p>
-
-<p>
-Sentì il bisogno di piangere. Ma non volle
-sembrar debole, trattenne quelle lacrime che la
-stoltezza dei luoghi comuni condanna come una
-debolezza da donnicciuole. Nascose il volto fra i
-cuscini, mentre con le braccia teneva stretto il
-corpo della sua Anna Maria. Il pianto saliva, saliva....
-Lo avrebbe vinto, se egli non avesse pensato
-che le lacrime su quel capezzale d'inferma
-sarebbero sembrate un triste augurio. E poi, perchè
-piangere? Non ritornava egli alla vita di prima,
-a tutto ciò ch'egli amava? La sua volontà trionfò.
-</p>
-
-<p>
-Sollevò il volto dai cuscini, guardò Beatrice
-che lo fissava, ancòra colpita dall'inattesa presenza
-di lui. E sorrise.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span></p>
-
-<h3>IV.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Le lampade furono abbassate nella stanza della
-piccola ammalata. Beatrice aggiustò le coperte sul
-corpicino febbrile, assestò i cuscini. Una lampada
-da notte fu accesa sopra un canterano. Quando la
-bimba chiese da bere, stancamente, con un fil di
-voce, Giuliano spremette in un bicchiere il succo
-di un arancio, vi mise lo zucchero e l'acqua e diede
-pazientemente all'inferma, a cucchiaini, la blanda
-bevanda. Loredano s'avvicinò al cognato:
-</p>
-
-<p>
-— Va pure. La veglierò io. Il tuo letto e la
-tua stanza son pronti....
-</p>
-
-<p>
-Ma Giuliano si oppose:
-</p>
-
-<p>
-— No, no, ma ti par possibile ch'io possa
-dormire con la piccina così ammalata? Resterò qui
-io, la veglierò io: sono un buon infermiere, non
-aver timore.
-</p>
-
-<p>
-Allora Leonardo s'avvicinò alla sorella. Ella
-doveva essere molto stanca, esausta di forze: andasse
-quindi sul letto, stesse tranquilla, prendesse
-un po' di ristoro nel breve riposo. Il fratello le prese
-le mani, la attirò a sè per condurla nella camera
-attigua. Ma Beatrice si svincolò, disse quasi rudemente:
-</p>
-
-<p>
-— Non ho sonno. Resto.
-</p>
-
-<p>
-Per un certo tempo i tre rimasero in silenzio.
-Beatrice e Giuliano su due poltrone, Leonardo a
-<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span>
-cavalcioni su una sedia, con le braccia conserte
-su la spalliera. Nessuno parlava, nemmeno sottovoce.
-Dopo un certo tempo Loredano, vedendo i
-due distesi e con gli occhi chiusi, imaginò che fossero
-stati vinti dalla stanchezza e dal bisogno del
-sonno. Allora si levò pianamente, con movimenti
-lunghi e prudenti per tema di far rumore; sollevando
-le portiere e girando leggermente la maniglia
-della porta, uscì dalla stanza.
-</p>
-
-<p>
-Giuliano, quando furono soli, s'avvicinò ad
-Anna Maria per veder se dormisse. Si chinò, vide gli
-occhi della bimba, aperti, febricitanti, fissi nei suoi.
-</p>
-
-<p>
-— Ti senti male? dimandò impaurito, a bassa
-voce.
-</p>
-
-<p>
-La bimba accennò negativamente con la testa.
-Il padre le chiese ancóra:
-</p>
-
-<p>
-— Vuoi dormire?
-</p>
-
-<p>
-Senza rispondere, la bimba chiuse gli occhi,
-appoggiò la guancia al cuscino. Docile, ella cedeva
-al consiglio di dormire che aveva inteso nella trepida
-domanda paterna. Certamente la piccina doveva
-soffrire in silenzio. Ma perchè, perchè, si chiedeva
-angosciosamente il padre, perchè non v'è un
-linguaggio mediante il quale i piccini ed i grandi
-si possano intendere? Sotto la furia del dolore i
-fanciulli restano vinti senza poter spiegare quello
-che sentono, son come persone esuli che chiamino
-soccorso agli uomini senza poter dire come e dove
-lo possan loro arrecare. Ma il respiro di Anna Maria
-si fece meno agitato. Forse il sonno l'aveva presa.
-Giuliano ritornò su la sua poltrona, a pie' del letto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span>
-</p>
-
-<p>
-Guardò intorno a sè tutte quelle cose e quelle
-apparenze tristi e dolorose, ma famigliari. La realtà
-quasi non gli sembrava possibile. Era egli lo stesso
-uomo che due sere innanzi, a quell'ora, correva in
-un'ansietà crudele i caffè e i ritrovi notturni di Roma
-in cerca d'un amico che potesse dargli notizie su
-la sua casa, su i suoi cari, su la sua piccola inferma?
-Oh, come la vita galoppava, galoppava per
-quella via sempre diversa, ma che guidava senza errore
-sempre più verso la morte! Quanto non avrebbe
-osato sperare nei suoi sogni più ottimisti si era realizzato.
-Il maggior passo era fatto, e la vita in seguito,
-a poco a poco, in maggiore o minor tempo,
-avrebbe ubbidito al destino, uniformandosi a questo,
-docilmente. Non una parola era stata pronunziata
-tra lui e Beatrice ed ella quasi aveva ostentato di
-non avvedersi nemmeno della sua presenza. Ma un
-piccolo fatto, che altro non era che un semplice atto
-di femminilità sempre vigile, lo aveva indotto a bene
-sperare. Quand'egli era uscito dalla stanza per breve
-tempo onde pranzare con Loredano e il piccolo Luca — (la
-sua cena frugale, un brodo e delle uova, Beatrice
-aveva voluto che le fosse servita nella stanza
-dall'inferma) — rientrando aveva veduto Beatrice
-un poco mutata. L'aveva fissata, osservandola: i capelli
-eran stati ravviati, la forma cambiata con una
-migliore, ed un merletto bianco era stato posto intorno
-al collo per diminuire e adornare la scollatura
-della camicetta. In quei brevi momenti, quantunque
-tutte le sue ansie e tutti i suoi pensieri fossero
-per l'inferma e quantunque avesse ostentato
-<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span>
-fino ad allora di non avvedersi della presenza di Giuliano,
-ella aveva voluto divenir più accurata e più
-bella, aveva avuto la innocente civetteria femminile
-di favorire un po' più la sua grazia. E Giuliano, osservando
-questi piccoli atti segreti, aveva sorriso
-e sperato. Più volte gli era venuta la tentazione di
-rivolger la parola a Beatrice. Ma al momento di
-articolare le sillabe qualche cosa gli serrava la gola,
-forse il timore di non aver risposta o di averne una
-che dovesse distruggere tutti i buoni e dolci sogni
-che da qualche ora carezzava e cullava nell'anima
-sua. E il silenzio era rimasto fra loro, intero.
-</p>
-
-<p>
-Un altro silenzio, parimenti d'impotenza e di
-tristezza, regnò nella stanza dove solo viveva il respiro
-sibilante della bimba inferma. Era quel silenzio
-accasciato e profondo che provano coloro i quali
-amano la vita, quando si trovano messi dagli inganni
-e dagli agguati del destino in cospetto del
-male, della sofferenza e della morte. Giuliano si
-sentiva accasciato da tutta la tristezza di chi ama
-la vita dolce, buona, sana ed esuberante e sente
-invece intorno a sè la malattia, forse la fine imminente,
-certo il periglio. E una grande pietà lo
-prendeva, udendo quel respiro sibilante, una grande
-profonda pietà per quella creatura sua, cui egli aveva
-dato il dono magnifico della vita, quella creatura
-che ora soffriva ed alla quale, quantunque fosse
-anima della sua anima e carne della sua carne, ei
-si sentiva assolutamente incapace di portare alcun
-sollievo, alcun soccorso; la vita e la morte si contendevano
-furiosamente quel piccolo e dolce essere,
-<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span>
-ed egli, il padre, nulla poteva, e doveva tacitamente
-assistere a quella suprema e tremenda partita tra
-la vita e la morte, quella partita la cui tragica
-posta era costituita da quanto egli aveva di più
-caro e di più sacro nel mondo!
-</p>
-
-<p>
-Quel sibilo del respiro lo atterriva. Le previsioni
-più truci lo assalivano. A volte, con un brivido,
-egli considerava la sua creatura come perduta.
-</p>
-
-<p>
-Ma Beatrice? Ell'era sempre distesa su la poltrona,
-con la testa rovesciata su la spalliera e gli
-occhi chiusi. Non dormiva però, poichè ogni tanto
-socchiudeva le palpebre, volgeva lo sguardo lentamente
-ad un orologio presso il letto. Che cosa pensava
-ella, intanto? La sua piccola civetteria di poche
-ore prima aveva incuorato Giuliano. Ma perchè
-taceva ancòra? Attendeva forse che il marito le
-parlasse per primo? Conveniva gettarlesi ai ginocchi,
-dirle tutte le angoscie e tutto l'amore? Ma avrebbe
-ella creduto? E non si sarebbe offesa di
-quelle parole e di quei gesti in un momento così
-inopportuno, in quella stanza di ammalata? Giuliano
-non sapeva che cosa mai potesse fare. Dietro
-ogni atto possibile scorgeva facilmente il pericolo,
-il rischio. Tacere? Parlare? Non sapeva. E come
-avrebbe mai potuto uscire da questa dilaniante incertezza?
-Lo avrebbe il caso favorito, come lo aveva
-favorito fino ad allora?
-</p>
-
-<p>
-Frattanto il loro rispettivo mutismo si prolungava.
-S'interruppe appena con un'esclamazione di
-allarme sfuggita dalle loro labbra, quando, per uno
-scoppio violento di tosse partito dal letto dell'inferma,
-<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span>
-insieme essi si precipitarono verso il capezzale
-di lei. Ma dopo il breve scoppio di tosse, la
-piccina aveva nuovamente chiuso gli occhi ed aveva
-ripreso sonno. I due, rimasti ansiosi ai lati
-del letto tornarono l'un dopo l'altra alle loro poltrone.
-</p>
-
-<p>
-Passarono così qualche ora in un dormiveglia
-dello spirito e della conscienza, che non consentiva
-loro il nesso logico di un pensiero, lo sviluppo
-coerente di un'idea, la sensazione precisa e completa
-di un sentimento. Rimasero così, finchè un
-nuovo scoppio di tosse della piccina non li fece
-balzare in piedi, pallidissimi.
-</p>
-
-<p>
-Lo scoppio di tosse da cui Anna Maria era
-stata presa sembrava violento ed irrefrenabile. Beatrice
-accorse, sollevò con un braccio l'inferma dai
-cuscini, picchiò con la mano nelle spalle, fortemente.
-Ma la tosse non cessava. La piccina diveniva
-sempre più rossa, i suoi poveri occhi stanchi
-le si iniettavano di sangue. Allora, nell'ansia folle,
-Beatrice disse disperatamente a Giuliano le prime
-parole dopo il suo ritorno:
-</p>
-
-<p>
-— Dell'acqua, per carità, dàlle dell'acqua!
-</p>
-
-<p>
-Giuliano ne versò qualche goccia in un bicchiere,
-avvicinò l'orlo di questo alle labbra della
-sua creatura. Ella potè beverne appena un sorso,
-poichè la tosse l'assalì di nuovo con moltiplicata
-veemenza. I genitori si guardarono un momento
-atterriti. Giuliano era stato vinto da un tremito
-convulso, mentre Beatrice, continuando a picchiare
-Anna Maria alle spalle, la chiamava disperatamente:
-</p>
-
-<p>
-— Anna Maria, bimba mia, rispondimi, rispondimi!...
-<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span>
-Ti senti male?... Cosa posso farti?...
-Non mi riconosci? Sono la mammina tua, la mammina
-tua che ti adora.. Anna Maria... Anna Maria..
-</p>
-
-<p>
-Giuliano si lanciò verso la porta per chiamar
-Loredano, per mandar qualcuno ad una farmacia
-notturna in cerca di un dottore. Era per varcare la
-soglia, quando un grido angoscioso di Beatrice lo
-richiamò:
-</p>
-
-<p>
-— Giuliano, Giuliano, reggila, reggila....
-</p>
-
-<p>
-Egli prese la bimba fra le braccia; durante
-quel veemente ed interminabile scoppio di tosse,
-egli sentiva la violenta scossa dei bronchi e dei
-polmoni colpiti. Beatrice aveva preso una bottiglia
-e un cucchiaio, dava un po' di calmante alla piccina,
-introducendo a stento il cucchiaio tra i denti
-spasmodicamente serrati. Ogni sforzo era vano.
-Dovette Giuliano aprire a forza le mascelle della
-piccola inferma. La madre s'affrettò a versarle nella
-bocca il calmante, che un nuovo scoppio di tosse,
-sopravvenendo, le fece rovesciar per intero. Il triste
-tentativo dovette essere replicato. Poi la bimba
-sembrò un poco calmata.
-</p>
-
-<p>
-— Prendi il termometro, lì, sul tavolino, disse
-Beatrice al marito.
-</p>
-
-<p>
-Misurarono la febbre della piccina, la cui fronte
-ardeva come un fuoco. Il termometro salì rapidamente
-ad una temperatura altissima.
-</p>
-
-<p>
-— Bere! mormorò la bimba.
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa si può darle? interrogò Giuliano,
-ignorando le prescrizioni del dottore.
-</p>
-
-<p>
-— Va, corri di là..... preparale un'infusione
-<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span>
-calda di tiglio. Troverai tutto. Oppure chiama <i>miss</i>
-Margaret, chiama Giovanni.....
-</p>
-
-<p>
-Giuliano, in quattro salti, si trovò in cucina.
-Non volle destar nessuno, tentò di far da sè, ma
-si trovò imbarazzatissimo. Stentò a trovare il tiglio,
-lo zucchero, l'acqua che fosse a bollore. Quando
-la bevanda fu pronta, tornò, reggendo a stento la
-tazza con le mani che gli tremavano convulsamente.
-</p>
-
-<p>
-Trovò Anna Maria ripresa dalla furia della
-tosse. Beatrice la sorreggeva, bianca di terrore.
-</p>
-
-<p>
-— Ma il medico che cosa ha detto? dimandò
-Giuliano. Ha preveduto questa nuova crisi?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, rispose Beatrice, ha detto che avrebbe
-potuto sopravvenire, ma che gli sembrava improbabile.
-Comunque sarebbe stata l'ultima, pericolosissima:
-o la vita o la morte..... Oh Dio, oh Dio!
-Madonna mia, non la fate soffrire così, non mi
-straziate il cuore..... Non ne posso più!.....
-</p>
-
-<p>
-Cadde in ginocchio, appoggiò le mani al letto
-e tra le palme nascose il suo volto e le sue lacrime.
-</p>
-
-<p>
-— Coraggio, coraggio, Beatrice, incitò Giuliano,
-la nostra piccina è forte, supererà anche
-questa crisi definitiva.
-</p>
-
-<p>
-La bimba era ricaduta su i cuscini, quasi rantolava,
-con gli occhi chiusi. Beatrice si rialzò, gridò:
-</p>
-
-<p>
-— Giuliano, Giuliano, è l'agonia, è l'agonia...
-oh Dio!
-</p>
-
-<p>
-Rimase tremante, coi lineamenti contratti, a
-fissar quella sua creatura che moriva. Giuliano
-ostentava spasimando una certa tranquillità per
-non atterrire doppiamente la moglie.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il rantolo, dopo qualche minuto, s'affievolì, poi
-tacque. Il respiro della piccina divenne quieto, non
-era neppur più sibilante. Dormiva placidamente.
-Quasi d'improvviso un grande sudore rese madido
-il suo corpicino. Il rosso acceso del volto divenne
-un rosa appena esagerato. Anche quell'ultima crisi
-era stata così superata felicemente.
-</p>
-
-<p>
-Allora, il grande sforzo di energia nervosa da
-cui Beatrice era stata sorretta durante quell'ultima
-angosciosa giornata, in cui cento emozioni vive
-e inattese s'erano incontrate nel suo povero e debole
-cuore, si esaurì ed ella cadde, vinta, esausta,
-affranta, su una poltrona, prorompendo in un pianto
-disperato. Giuliano accorse a lei. E poichè le poche
-parole scambiate fra loro, durante quella mezz'ora
-d'intima agonia, gli avevan dato coraggio
-ed energia, si lasciò cadere ai suoi piedi, le tolse
-le mani dal volto umido di lacrime, le strinse amorosamente
-fra le sue. Ella lasciò fare. Spossata
-da quelle emozioni, si sentiva debole come un fanciullo:
-aveva anzi bisogno di qualcuno che le parlasse
-dolcemente, di qualcuno che sapesse blandire
-la sua pena, dare una forza novella ed ardita
-ai suoi nervi depressi. Intanto, fu ella la prima a
-parlare:
-</p>
-
-<p>
-— Tu l'ami ancòra, è vero?
-</p>
-
-<p>
-— No, rispose Giuliano fermamente.
-</p>
-
-<p>
-— E da quando non l'ami più? chiese Beatrice
-con un fil di voce.
-</p>
-
-<p>
-— Da quando.... Oh, abbi pietà di me, abbi
-pietà di me.... Ho tanto sofferto..... impetrò Giuliano.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span>
-</p>
-
-<p>
-Rivide in un baleno quelli ultimi mesi di tortura,
-d'angoscia suprema.
-</p>
-
-<p>
-— Ed io dunque! esclamò Beatrice tra i singulti.
-Credi tu che io non abbia sofferto, crudelmente
-sofferto, durante la tua assenza? — Poi, ripresa
-dal suo pensiero, aggiunse: — Ma tu l'hai
-amata, tu l'hai tenuta fra le tue braccia, tu le hai
-detto di amarla.... Confessalo, dimmelo dunque che
-tu l'hai amata!....
-</p>
-
-<p>
-Giuliano rispose vibratamente, rinnegò il passato.
-</p>
-
-<p>
-— No, no, ho creduto di amarla, è stato un
-sogno, è stata una follìa. Non mi so rendere conto
-di quel che è avvenuto dentro me stesso, poichè
-appena ebbi peccato, ripresi ad amarti con tutta
-l'anima, non appena ti ebbi perduta presi a rimpiangerti
-e ad invocarti con tutto il mio desiderio,
-con tutta la mia passione. Oh, non appena ti
-ebbi perduta, compresi e vidi quel che di grande
-e di profondo e di adorato, tu eri per me!
-</p>
-
-<p>
-— Ma tu sei rimasto con lei! proruppe Beatrice.
-</p>
-
-<p>
-— Fui pazzo. Perdonami! Io t'ho amata tanto.
-Ti amo tanto....
-</p>
-
-<p>
-Vi fu una pausa. Poi Giuliano disse, avendo
-nella voce l'accento di una desolazione rassegnata:
-</p>
-
-<p>
-— Ma che vale? Oramai tu non mi crederai
-più!
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì, ti crederò, mormorò Beatrice, ho
-tanto bisogno di credere, di avere in te una nuova
-fiducia, di non pensare più che tu, con quelle labbra,
-<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span>
-con quegli occhi, con quelle parole, possa
-mentirmi! Ne ho sofferto troppo. Voglio credere,
-credere, credere.... Voglio illudermi, anche se domani
-dovrò, ancóra più crudelmente, essere disingannata....
-</p>
-
-<p>
-Allora Giuliano parlò. Le disse quanto aveva
-sofferto, le narrò la sua vita, i suoi dolori, le sue
-speranze, i suoi disinganni. Trovò accenti dai quali
-scaturiva un'emozione prepotente. Fu lirico, fu sincero,
-fu profondamente commosso; amò e fu riamato
-in quel breve tempo come mai aveva amato
-o era stato riamato per il passato, come mai avrebbe
-amato o sarebbe stato riamato per il futuro.
-Beatrice l'ascoltava intenta, avendo le sue
-mani tra le mani di lui che le stringeva fino a
-farle male, fissandolo con gli occhi lucidi di lacrime.
-Ogni tanto ella diceva, senza sorridere,
-quasi lamentandosi:
-</p>
-
-<p>
-— Povero Giuliano! Povero Giuliano!....
-</p>
-
-<p>
-E poi aggiungeva, facendo sentire nella sua
-voce l'infinito del dolore sofferto:
-</p>
-
-<p>
-— Anche io ho tanto, tanto sofferto!
-</p>
-
-<p>
-E quando ebbe finito il racconto delle sue sofferenze,
-Giuliano disse:
-</p>
-
-<p>
-— Ed ora sono accorso a te, chiedendoti di
-prendermi con indulgenza sul tuo caro seno. Ecco,
-io ti ho tutto confessato. Che cosa devo fare? Mi
-respingi o m'accogli?
-</p>
-
-<p>
-— No, no, io non ti respingo. Anche io pensavo
-che potevamo unire e sopire a vicenda i nostri
-dolori!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span>
-</p>
-
-<p>
-Giuliano divenne supremamente pallido.
-</p>
-
-<p>
-— Oh, mio Dio, se tu sapessi quale gioja le
-tue parole mi dànno, dopo di esser passato per
-tanto dolore!
-</p>
-
-<p>
-Un singhiozzo troncò le sue parole.
-</p>
-
-<p>
-— Tu mi ami dunque ancòra un poco? dimandò
-poi sommesso, quasi vergognoso di impetrare
-una generosità così grande dal povero cuore
-di lei.
-</p>
-
-<p>
-— Io ti amo ancòra con tutta l'anima, susurrò
-Beatrice e gli strinse le mani, palpitando.
-</p>
-
-<p>
-Giuliano si morse a sangue le labbra per trattenere
-la sua profonda emozione, fece uno sforzo
-inaudito per contenersi, per frenare il pianto di
-dolore e di gioja.
-</p>
-
-<p>
-Una grande pace invadeva adesso le loro anime
-tornate concordi. Beatrice, nella solitudine lacerante
-del suo dolore di madre, s'era gettata all'amore
-pentito di Giuliano come ad un'àncora di
-salvezza nel naufragio della sua vita. Giuliano, dal
-canto suo, non credeva, non voleva credere alla
-realtà degli avvenimenti. Gli sembrava un dolce
-sogno beato, che sarebbe poi stato spezzato da un
-brusco risveglio. Però sentiva nelle parole di lei
-l'indulgenza, non il perdono.
-</p>
-
-<p>
-— Ma non potrai perdonarmi mai? egli le
-chiese.
-</p>
-
-<p>
-Ella lo guardò, sorrise. Poi, posandogli le mani
-su la testa, gli mormorò con un accento profondo:
-</p>
-
-<p>
-— Io ti perdono!
-</p>
-
-<p>
-Ed insinuò le dita sottili tra i capelli di lui in
-<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span>
-una carezza tenera e blanda. Con la sua voce dolente
-e velata, volle poi aggiungere:
-</p>
-
-<p>
-— Sì, io ti perdono. Tu solo devi far sì ch'io
-non mi penta mai di queste mie parole....
-</p>
-
-<p>
-Per tutta risposta, Giuliano le prese le mani,
-le portò alla sua bocca, le baciò con baci innumerevoli,
-ardentemente.
-</p>
-
-<p>
-Si levarono. Si fecero alla finestra ed aprirono
-le imposte, poichè la lampada da notte, forse scarsa
-di olio, si affievoliva. Guardarono insieme il giardino
-oscuro dove qualche chiaro fiore d'autunno
-splendeva. Qualche lampione, alcune finestre illuminate
-rilucevano sul fondo oscuro delle vie e delle
-case. Un'eco lontana di carri che passavano su
-dei selciati sonori giunse loro, oltre i cristalli, nel
-silenzio della città addormentata. Ascoltavano in
-silenzio, pensavano e sentivano senza più parole.
-La bellezza di vivere era per loro in quel momento
-profonda: la bimba salva, i loro cuori riuniti
-e dimentichi. Che cosa potevan dimandare di
-meglio alla vita e al destino per cancellare dai
-loro cuori le orme di tanto dolore? Anche il fiotto
-delle lacrime, lacrime calde e buone, aveva purificato
-e nobilitato i loro dolori, come il contatto
-rovente di un fuoco spirituale.
-</p>
-
-<p>
-La bimba si destò, li riconobbe, li chiamò intorno
-al suo letto. Essi furon di corsa ai due lati
-del suo capezzale:
-</p>
-
-<p>
-— Papà mio, mamma mia, susurrava la bimba
-dolcemente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Come ti senti? Come ti senti? dimandò
-Giuliano.
-</p>
-
-<p>
-— Tanto benino, papà, tanto benino. Mi farete
-alzare presto, non è vero, mamma?
-</p>
-
-<p>
-— Si, rispose la madre, tanto presto, mia cara
-creatura.
-</p>
-
-<p>
-Giuliano toccò la fronte, i polsi, origliò sul
-petto il suono del respiro. Si rialzò raggiante:
-</p>
-
-<p>
-— È un miglioramento grandissimo! esclamò.
-</p>
-
-<p>
-E aggiunse, fissando Beatrice:
-</p>
-
-<p>
-— Non potremmo avere un'augurio migliore!
-</p>
-
-<p>
-La bimba guardò i genitori, sorrise loro, volle
-girare i suoi braccini dimagriti intorno ai loro colli,
-li attirò a sè, li baciò uno dopo l'altra. Poi, graziosamente,
-avvicinò i loro volti, volle che si baciassero.
-Le labbra di Giuliano e di Beatrice si
-unirono fervidamente, appassionatamente, per la
-prima volta dopo tanto tempo, sotto la dolce e cara
-violenza di quella loro innocente creatura.
-</p>
-
-<p>
-E quel bacio, auspicato dal sorriso della bimba
-risanata, fu l'auspicio delle loro nuove nozze d'amore,
-del loro ritorno a quanto avevan pensato
-come perduto per sempre.
-</p>
-
-<p>
-A oriente un lucore indeciso diradava le tenebre.
-Era l'alba, un'alba grigia, fredda, che dava
-quasi un brivido. Ma dietro quel grigio velario e
-dopo quelle pallide ore, sarebbe apparso fra breve il
-trionfo del sole.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span></p>
-
-<h3>V.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Per quanto forte e sana, la fibra di Beatrice
-non seppe resistere all'assalto prolungato di tante
-emozioni, di tanti dolori e, in ultimo, di quelle gioje
-insperate, la guarigione della sua piccina ed il ritorno
-del marito a lei ed al suo amore. Una forte
-febbre la costrinse a mettersi in letto; ed i medici
-riscontrarono in lei i prodromi di una malattia
-nervosa che, se combattuta in tempo, poteva essere
-facilmente scongiurata.
-</p>
-
-<p>
-Ella si mise a letto lo stesso giorno in cui,
-all'alba, era avvenuta la riconciliazione col marito.
-Qualche brivido di febbre la prese; fu addebitato
-alla stanchezza ed al sonno perduto; Leonardo e
-Giuliano la costrinsero a mettersi a letto e a riposare.
-Il dottore venne per la bambina che trovò
-entrata in piena convalescenza; vide anche Beatrice
-e per quella sera non riscontrò in lei nulla di
-anormale. Giuliano e Leonardo pranzarono soli col
-piccolo Luca. E quando il bimbo fu a letto, quando
-seppero che Beatrice ed Anna Maria erano addormentate
-calmamente, essi gustarono una deliziosa
-serata d'intimità famigliare accanto al primo fuoco
-d'autunno, acceso nel caminetto della sala da pranzo.
-Giuliano si sentiva felice: ogni cosa, ogni oggetto,
-ogni abitudine gli ricordava col proprio linguaggio
-misterioso la beata realtà del sogno, di quel
-<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span>
-sogno tanto a lungo carezzato, il sogno di tornare
-a tutta la sua cara vita d'un tempo.
-</p>
-
-<p>
-Nulla era mutato. Due sole persone care mancavano;
-ma una, Anna Maria, sarebbe tornata a folleggiare
-per la casa tra qualche giorno; e l'altra,
-Beatrice, sarebbe stata tra loro l'indomani, calma,
-sorridente, generosa largitrice di nuova forza e di
-gioja novella!
-</p>
-
-<p>
-Se non che la lieta previsione andò delusa. L'indomani
-Beatrice non si levò. La febbre infuriava.
-Ella rimase in letto una settimana intera e non
-volle avere che un infermiere, non volle avere che
-un assistente ed un medico: Giuliano. Quella breve
-malattia fu la loro seconda luna di miele, dolce e
-un poco triste, e i loro nuovi baci furono scambiati
-fra l'odore dei farmaci ed il profumo gracile
-dei molti crisantemi che riempivano i vasi di cristallo.
-</p>
-
-<p>
-Giuliano passava tutte le sue giornate nella
-stanza dell'inferma. Aveva preso dalla sua biblioteca
-(quanta polvere su quei libri e com'egli era
-stato felice di riaverli e di sfogliarli di nuovo!) alcuni
-volumi di versi; e, a volta a volta l'avvolgeva
-nella capziosa suggestione di Baudelaire, nella fastosa
-sonorità di Leconte de Lisle, la cullava con
-la malìa appassionata di Musset o con la dolente
-e languida canzone di Verlaine; le paludava innanzi
-il simbolo evocatore di Mallarmè o l'attirava
-alle armonie suggestive e profonde di d'Annunzio
-e di Pascoli. Le voci di quei veri poeti eran divenute
-famigliari a Beatrice; e come quella di Giuliano
-<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span>
-sapeva farsi dolce e profonda per dire i bei
-versi di Musset nella canzone di Barberina:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>«Beau chevalier qui partez pour la guerre,</p>
-<p class="i2">Qu'allez vous faire</p>
-<p class="i2">Si loin d'ici?</p>
-<p>Voyez-vous pas que la nuit est profonde,</p>
-<p class="i2">Et que le monde</p>
-<p class="i2">N'est que souci?»</p>
-</div>
-
-<p>
-Una sera (oltre le cortine della finestra il cielo
-sfumava delicatissimo tra le nebbie rosee e azzurrine),
-mentre Giuliano le rileggeva quei versi, Beatrice,
-che non era mai ritornata nemmeno fugacemente
-sul loro triste passato, disse al marito:
-</p>
-
-<p>
-— Anche tu sei stato come quel bel cavaliere
-che andava alla guerra. Ed io, come Barberina,
-potrei dimandarti che cosa tu sia andato a fare
-così lungi da qui. Anche io potrei dimandarti se
-non vedevi che la notte è profonda e che tutto nel
-mondo altro non è che tristezza e dolore.....
-</p>
-
-<p>
-— Tu hai detto di avermi perdonato, disse
-Giuliano. Perdono significa oblìo. Perchè dunque
-ritorni sul mio triste passato?
-</p>
-
-<p>
-— No, io non ritorno sul tuo triste passato,
-replicò Beatrice. Come seppi perdonare, così so
-anche dimenticare. Vorrei solo che tu sapessi quanto
-ho sofferto anche io. Ah, quei primi giorni in cui
-i nostri bambini mi domandavano sempre di te,
-volevan sapere dove tu fossi, quando saresti tornato!
-Come mi sembrava deserta questa casa!
-Certe sere, verso quest'ora, prima che i domestici
-<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span>
-accendessero i lumi, giravo per la casa come in
-sogno, cercandoti. E quale doloroso ed angoscioso
-risveglio era il mio, quando uno dei nostri figli
-mi domandava di te ed io dovevo mentire e ricordarmi
-la tua colpa, la tua lontananza, tutto il nostro
-avvenire spezzato.... Quante volte ti ho pensato
-felice, dimentico, perduto per sempre!... Ma
-tu sei tornato. Tutto è finito e tutto è ricominciato.
-È stato un brutto sogno, dal quale ci siamo entrambi
-ridestati cercando ansiosamente le nostre
-labbra. La vita è ancòra buona per noi, è ancóra
-bella.
-</p>
-
-<p>
-Verso quell'ora, Luca tornava dal passeggio
-e s'incontrava con la piccola Anna Maria convalescente
-intorno al letto della mamma. Era allora
-un gaio scoppiettio di adorabili sciocchezze, di fanciullaggini
-commoventi e soavi. Ogni volta che usciva,
-il piccolo Luca non dimenticava mai di portare
-alla mamma o alla sorella qualche ghiottoneria
-o qualche gingillo comperati dietro suggerimento
-del papà e col denaro ch'egli gli aveva
-dato a questo scopo. E Beatrice e Anna Maria aprivano
-curiosamente i pacchetti, i cartocci. Ed
-era allora una gara di sorrisi, di esclamazioni giojose,
-mentre la lampada pioveva su quella soave
-scena famigliare blandi e rosei riflessi.
-</p>
-
-<p>
-— Quale grande felicità tu mi dài, diceva talvolta
-Giuliano intenerito alla moglie.
-</p>
-
-<p>
-— Oh, ma tu hai avuto altre felicità, ella rispondeva
-con una punta d'ironia, troppo affettuosa
-per saper ferire.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span>
-</p>
-
-<p>
-E Giuliano protestava con un sorriso buono:
-</p>
-
-<p>
-— Oh no, no, quella non è felicità.... La felicità
-è vivere insieme la vita, aver dei bambini
-belli e buoni come i nostri, una casa che si ama,
-un nido prediletto, un focolare domestico che splenda
-come un faro per illuminare il porto cui si ritorna
-dopo una giornata di lotta e di lavoro... Vedi,
-la felicità è questo: è tutta nostra la vita di adesso....
-</p>
-
-<p>
-E la sua voce si faceva grave e vi passava
-dentro come un tremito pel timore che quella felicità
-dovesse, un giorno o l'altro, andare distrutta.
-</p>
-
-<p>
-Giuliano era profondamente felice. Solamente
-qualche volta, quando Beatrice evocava qualche ora
-del tempo passato, egli, commosso dalla pena discreta
-della cara donna, preso dal rimorso per il
-grande dolore di cui egli era stato causa e origine,
-intenerito dalla generosità dell'adorata, abbassava
-la testa e non trovava nulla da dire. Rimaneva
-in un silenzio pieno d'amarezza e di dolcezza
-nel tempo stesso, un silenzio di cui Beatrice
-sapeva apprezzare la profonda e raccolta emozione.
-Ed egli le diceva talvolta:
-</p>
-
-<p>
-— Io non sono degno di te. Io mi sento immeritevole
-della tua bontà, tu mi fai troppo felice...
-</p>
-
-<p>
-E così la vita fluiva, blandamente. E la convalescenza
-si avvicinava anche per Beatrice, tra le
-parole eloquenti dei poeti prediletti e le trepide premure
-dell'amato. Ella volle che Giuliano tornasse
-a far dei versi per lei. Egli li improvvisò presso
-il suo letto. E furono i più belli ch'egli avesse mai
-scritto!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span></p>
-
-<h3>VI.</h3>
-</div>
-
-<p>
-La tavola era imbandita con molta copia di fiori
-sparsi su la tovaglia e nei vasi. Quella sera Beatrice
-e Anna Maria, completamente ristabilite, lasciavano
-il loro pasto misurato di convalescenti, tornavano
-per la prima volta a pranzare con tutta la famiglia.
-A quell'intimo pranzo che per lui segnava il completo
-ritorno alla vita d'un tempo, Giuliano aveva
-voluto che assistesse, oltre Loredano, anche Andrea
-di Vele che tanto interessamento aveva preso per
-lui, per Beatrice, per tutti loro in quella triste e lacerante
-crisi della loro vita comune.
-</p>
-
-<p>
-Mentre la conversazione s'intrecciava con brillanti
-scintillii di paradossi, di aforismi e di ironie fra
-Loredano e Andrea di Vele, Farnese assaporava
-tutta la delizia raccolta di quell'ora che non era come
-le altre fugace, poichè era qualche cosa più di un
-semplice episodio, era la rappresentazione della sua
-felicità riconquistata, del suo nuovo destino. La sua
-anima oramai non oscillava più fra le inquietudini
-avverse della speranza e del dubbio. Un dolce convincimento
-che la vita fosse buona e bella governava
-i suoi pensieri ed i suoi sentimenti e tutto gli
-sembrava animato come da una primavera novella,
-come da un gioioso rifiorimento di tutti i migliori
-suoi sogni.
-</p>
-
-<p>
-Più volte in quelli ultimi giorni, il ricordo di
-<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span>
-un'immortale terzina, gli era venuto al pensiero. Anch'egli
-nel mezzo del cammino della vita s'era inoltrato
-per una selva oscura, paurosa, senza uscita;
-anch'egli, trascinato da un miraggio dorato aveva
-smarrita la diritta via. Ma poi, perchè la vita era
-buona, perchè egli aveva troppo sofferto per non
-aver diritto al ritorno di un po' di sole e di un po'
-di gioia, e perchè infine molto deve esser perdonato
-a coloro che hanno molto amato, per un prodigio la
-fitta selva oscura s'era diradata e s'era illuminata di
-sole; facilmente, guidato da una mano ignota ma
-fraterna, egli aveva trovato l'uscita e s'era di nuovo
-incamminato per la diritta via della sua vita, dove
-il sole splendeva in fiumi d'oro, dove le rose fiorivano
-sotto la primaverile serenità degli eccelsi.
-</p>
-
-<p>
-— Oh il bene cancella tutto il male! esclamò
-Loredano a proposito di un piccolo scandalo mondano
-che in quei giorni faceva il giro dei salotti romani,
-assumendo sempre nuovi aspetti e proporzioni
-sempre maggiori.
-</p>
-
-<p>
-Giuliano non afferrò che quella frase isolata, e
-gli parve che Leonardo avesse indovinato il suo pensiero,
-avesse definito e precisato in quelle poche parole
-quanto la sua anima sentiva confusamente. Sì,
-il bene cancellava per lui tutto il male! Quella felicità
-dell'ora presente sapeva allontanare ogni ricordo
-delle angoscie passate. Egli aveva fatto il male
-e ne aveva scontato il fio. Ma poi tutto era tornato
-soave e sereno. Ed era giusto: poichè il bene cancella
-tutto il male, egli non avrebbe dovuto soffrire
-per sempre i tristi ed amari frutti del male che aveva
-<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span>
-seminato, inconsapevolmente, negli stessi giardini
-della sua vita, quasi le illusioni lo avessero bendato
-con rose intrecciate, quasi il miraggio lontano avesse
-fatto scomparire ai suoi occhi tutto l'orizzonte prossimo
-ed estremo in una fitta nebbia d'oro.
-</p>
-
-<p>
-Col cuore in festa e con l'animo sereno, egli
-si gettò nella conversazione, quando un nuovo argomento
-proposto da una frase di Andrea di Vele
-lo attrasse e lo afferrò. Era già intento a far scintillare
-le sfaccettature dei suoi paradossi geniali, quando
-il viso glabro del domestico si chinò quasi a rasentare
-il suo. L'uomo gli mormorò qualche parola all'orecchio.
-</p>
-
-<p>
-— Non avete detto che non ricevo? dimandò
-Farnese un po' annoiato per essere stato interrotto.
-</p>
-
-<p>
-— La signora non ha voluto andarsene. Ha detto
-che avrebbe atteso, ma che doveva vederlo d'urgenza.
-</p>
-
-<p>
-— Non vi ha dato il suo nome? chiese Beatrice.
-</p>
-
-<p>
-Il domestico negò. Loredano insistette:
-</p>
-
-<p>
-— È bella? è giovane?
-</p>
-
-<p>
-— Mi sembra, rispose il domestico. Ma è coperta
-da un velo nero molto fitto.
-</p>
-
-<p>
-— E dove l'avete lasciata? dimandò Giuliano.
-</p>
-
-<p>
-— Nel primo salotto. Mi è parsa molto agitata.
-La signora non voleva che l'annunziassi finchè
-non avessero finito di pranzare. Ma io ho creduto
-più opportuno di prevenirli subito.
-</p>
-
-<p>
-— Avete fatto bene, disse Beatrice, poi aggiunse
-rivolta al marito: — È meglio che tu la veda e
-te ne liberi sùbito.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il domestico uscì. Giuliano, alzandosi con un
-gesto di fastidio, si avviò:
-</p>
-
-<p>
-— Gl'importuni vengono a tutte le ore, mormorò.
-</p>
-
-<p>
-— Specialmente a quelle in cui quella loro qualità
-può meglio emergere, aggiunse Andrea di Vele.
-</p>
-
-<p>
-Non appena Giuliano ebbe varcato la soglia
-della sala da pranzo, anche Beatrice si levò e disse
-ai due uomini con un sorriso delizioso:
-</p>
-
-<p>
-— Perdonatemi, ma voglio vedere anch'io
-chi è questa donna. Mi compatirete, ma dopo quel
-che è avvenuto ho paura di tutto e faccio un poco
-la spia.
-</p>
-
-<p>
-Quasi di corsa uscì, si diresse nel salotto precedente
-il gabinetto da lavoro del marito. Loredano
-e Andrea di Vele, le gridarono:
-</p>
-
-<p>
-— Sarà un'attrice a spasso!
-</p>
-
-<p>
-— O una signora decaduta!
-</p>
-
-<p>
-— Non correte..... Non v'è da allarmarsi.....
-</p>
-
-<p>
-E sorrisero e risero di quelle apprensioni di
-donna innamorata e gelosa.
-</p>
-
-<p>
-Intanto Giuliano era giunto nel suo gabinetto.
-S'era inchinato entrando, senza guardare la visitatrice
-inopportuna. Ma, rialzando lo sguardo, l'aveva
-riconosciuta e d'un balzo s'era slanciato verso
-di lei, l'aveva afferrata per un polso, mormorando
-con voce strozzata dall'emozione:
-</p>
-
-<p>
-— Claudina! tu?
-</p>
-
-<p>
-— Io proprio, ella rispose fissandolo, disciogliendo
-il suo polso dalla stretta. Non sono forse
-nel mio diritto?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span>
-</p>
-
-<p>
-Trascinato nel vortice della sua nuova tempestosa
-crisi di cuore e di conscienza, Giuliano
-aveva completamente dimenticato, durante quei
-quindici giorni, ogni suo dovere verso Claudina.
-Dopo il biglietto lasciatole a Saint-Moritz al <i>bureau</i>
-dell'albergo, egli non le aveva fatto più pervenire
-alcuna notizia.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, non sono forse nel mio diritto? ella
-riprese dopo una pausa in cui non si sentì che
-l'affanno dei loro due respiri. Tu mi hai abbandonata
-come si abbandona un oggetto di niun
-valore e del quale non si ha più bisogno. In una
-angoscia suprema ho atteso per giornate intiere
-il tuo ritorno, un tuo telegramma, una tua lettera,
-una tua notizia qualsiasi. Io non vengo qui per
-dirti quanto abbia sofferto, come abbia scontato
-con lacrime roventi le gioie che un tempo godetti
-con te. Sono venuta per udire dalla tua voce quel
-che tu decidi e quel che tu hai fatto.....
-</p>
-
-<p>
-Le labbra di Claudina tremavano. Ell'era pallida
-e disfatta ed il suo volto appariva come invecchiato,
-sotto il fitto velo rialzato su la fronte
-come una benda di lutto. I suoi occhi luccicavano
-di lacrime e le guancie ne eran solcate. Giuliano
-si sentì preso da una profonda pietà per quella
-creatura ch'egli aveva amato e dalla quale era stato
-tanto amato, per quella povera creatura umana su
-cui il dolore per il suo abbandono doveva essersi
-scatenato con una furia feroce. Egli fissava gli occhi
-di lei incerti, febbrili, dove a volte guizzava un
-bagliore, che sembrava di follìa.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Voglio sapere da te, da te solo, ripetè Claudina
-con la sua voce fremente, quel che tu decidi
-e quel che tu hai fatto... Rispondimi francamente...
-Non è una scena da romanzo d'appendice ch'io
-vengo a farti.... Voglio solamente una confessione
-leale e una decisione precisa....
-</p>
-
-<p>
-Un lieve movimento della portiera di velluto
-fece volgere Giuliano al momento che stava per
-pronunziare una risposta di pietose menzogne e
-di difficili inganni. La portiera si mosse un'altra
-volta, il rilievo di un corpo umano vi si accennò.
-Evidentemente, indovinò Giuliano, apprensiva e gelosa
-Beatrice lo aveva seguito, spiava ed origliava
-dietro la portiera. Egli temette di ferire con le sue
-parole l'amata, temette di correre il rischio di perdere
-anche per un'ora ciò che aveva riconquistato
-con l'intensità del suo dolore e la profondità sincera
-del suo pentimento. Disperatamente, dimenticando
-quel che Claudina era stata per lui, egli parlò:
-parlò non per la donna cui le sue parole s'indirizzavano
-e che ad ognuna impallidiva sempre più
-e vacillava reggendosi ai mobili; ma parlò per colei
-che ascoltava dietro la portiera, per colei che
-doveva trarre da quelle sue parole l'ultima prova
-di sincerità e di pentimento, per colei che doveva
-considerarle come un sigillo di sangue posto sul
-passato doloroso e colpevole.
-</p>
-
-<p>
-— Io ho fatto, egli disse, ciò che il mio dovere
-mi imponeva. Se sono stato pazzo e colpevole,
-ora son saggio e pentito. La follìa di un minuto,
-di un'ora, non poteva, non doveva avere per
-<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span>
-conseguenza la rovina della mia famiglia, il dolore
-di tutti i miei. La grave malattia della mia bambina
-mi ha richiamato al mio dovere di padre e
-di marito. Io ho trovato un'anima generosa e nobile
-che ha saputo perdonare ed indulgere perchè
-sapeva il mio pentimento sincero ed i miei nuovi
-propositi fermi e virili, un'anima eletta che ha saputo
-perdonarmi senza un richiamo, senza un rimprovero
-per tutto il male ch'io avevo osato contro
-di lei. Ecco quel che io ho fatto, ecco quello ch'io
-dovevo fare!
-</p>
-
-<p>
-Claudina aveva chiuso gli occhi. Aveva l'apparenza
-macabra d'un cadavere che si reggesse
-ad un mobile per un'ultima energia dei nervi.
-Sempre in quell'attitudine d'infinito dolore, ella
-parlò:
-</p>
-
-<p>
-— Ti ricordi quello ch'io ti dissi, un giorno,
-in questa medesima stanza? Per te il mio amore
-è stato un gioco, un capriccio, un triste episodio
-della tua vita ritornata adesso felice. Per me invece
-è stato tutto: la vita ed il sogno.... Ed io ho
-tutto perduto! Io non ti faccio un solo rimprovero,
-ti amo troppo ancóra per desiderarti del male. Saprò
-scomparire dalla tua vita e dal tuo destino, per
-sempre. Mi sembra che tutto sia tenebra nell'avvenire...
-Oh che gelo e che orrore!
-</p>
-
-<p>
-Ebbe un brivido, quasi vedesse la tenebra fosca
-che evocava, quasi ne sentisse il gelido abbraccio.
-Attese forse una parola di Giuliano? A un tratto
-ella si mosse, si avviò verso la porta. Farnese la
-seguì dolente e commosso, ma tranquillo per l'esito
-<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span>
-che l'incontro temuto aveva raggiunto. Quando
-Claudina stava varcando la soglia, Giuliano vide
-luccicare nella mano di lei un piccolo oggetto di
-argento e, slanciandosi, fece appena in tempo a
-prendere fra le braccia la sua povera amante che
-si rovesciava indietro, senza un grido.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span></p>
-
-<h3>VII.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Tre giorni dopo, a Firenze, Giuliano Farnese
-seguiva il convoglio funebre di Claudina Rosiers,
-tra una folla di uomini celebri e di mondani, di
-giornalisti e di attori. Egli aveva al suo fianco
-Loredano e camminava a breve distanza dal carro
-ch'era interamente coperto di corone di fiori. Giuliano
-ricordava i nuovi affanni di quei giorni, dopo
-il fulmineo suicidio di Claudina sotto i suoi occhi.
-Il padre di lei aveva voluto ch'ella fosse sepolta
-a Firenze, ubbidendo così ad un desiderio espresso
-da Claudina durante la sua breve agonìa, il desiderio
-di riposare presso sua madre sotto la
-terra ch'ella amava, sotto quel chiaro trasparente
-cielo toscano prediletto al suo cuore. Farnese e
-Loredano s'erano incaricati di accompagnare la
-salma a Firenze. Entrambi rivedevano le tristi tappe
-di quel lugubre viaggio in compagnia della morta.
-Giunti la sera innanzi, la salma era stata deposta
-alla stazione di Porta alla Croce. Ed ora il
-funerale aveva luogo in quell'ineffabilmente dolce
-pomeriggio fiorentino. Essi si ripromettevano di
-ripartire la sera stessa per Roma, dove Beatrice,
-profondamente e nuovamente colpita dall'inattesa
-catastrofe, aveva estremo bisogno delle loro cure
-e dei loro affetti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il corteo procedeva. Quantunque si fossero tenute
-rigorosamente celate le circostanze in cui era
-avvenuto e le cause che l'avevan provocato, il suicidio
-di Claudina era oramai cosa da tutti risaputa.
-Ognuno quindi componeva a piacer suo lo svolgimento
-del dramma, ognuno faceva liberamente galoppar
-la fantasia per veder d'indovinare a quale impulso
-avesse obbedito e a quale disperazione avesse
-ceduto la giovane donna, decidendosi a quel passo
-estremo, gettando via in un minuto tutta la primavera
-della sua giovinezza, disdegnando le promesse
-della vita, le lusinghe dell'avvenire. Qualcuno aveva
-mormorato che un amore ardentissimo per Giuliano
-Farnese non era estraneo all'epilogo tragico di quella
-giovinezza d'artista cominciata fra i rosei albori della
-bellezza e del trionfo. E Giuliano comparendo, non
-ostante i consigli degli amici, a quel funerale aveva
-inteso intorno a sè il palpito ed il susurro di una
-curiosità irriverente che spiava i suoi atti, il suo
-volto, le sue rare parole. Aveva avuto orrore di quell'apparenza
-ch'egli doveva avere d'eroe romantico,
-d'uomo fatale per cui una donna s'uccide a vent'anni.
-Gli sembrava che tutti fossero sul punto di gridargli
-la sua responsabilità e additargli il rimorso che
-avrebbe dovuto avvelenare tutta la sua vita. Il ribrezzo,
-la vergogna lo soffocarono. E, quando udì tra
-le parole di coloro che lo circondavano susurrare
-il suo nome, afferrò il braccio di Loredano, lo supplicò
-perchè si allontanassero, perchè ponessero fine
-a quel supplizio del suo cuore e della sua conscienza
-atrocemente spietato. Ma suo cognato non cedette,
-<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span>
-lo trattenne, lo rincuorò! Abbandonare il corteo in
-quel momento e in quel modo, sarebbe stato peggio
-di una confessione; ed egli facendolo avrebbe ubbidito
-a un egoismo riprovevole, avrebbe ceduto ad un rispetto
-umano del quale non era nemmeno generoso
-verso la povera morta sentire in quel momento il
-richiamo.
-</p>
-
-<p>
-Giuliano si calmò, diede ascolto al cognato. Con
-occhi attoniti si guardava intorno tra quella folla
-di scrittori, di giornalisti, di mondani e di artisti,
-molti dei quali avevan conosciuto Claudina solo per
-un quarto d'ora e per semplici incontri professionali.
-I più eran venuti dietro quel convoglio per farsi vedere,
-per essere notati, perchè il funerale di una
-grande attrice come Claudina Rosiers era una cerimonia
-di mondanità cui non era lecito mancare,
-come non lo era il non presentarsi poco più tardi
-alle Cascine e più tardi ancóra da Giacosa in via
-Tornabuoni, come non lo era il non occupare la
-sera una poltrona della Pergola e, dopo mezzanotte,
-un tavolino di Melini o di Capitani. Quanti erano,
-pensava Giuliano, coloro che veramente soffrivano
-e piangevano lacrime ardenti per la tragica fine di
-Claudina Rosiers? Oh ben pochi, ben pochi! E nulla
-era più triste di quella menzogna umana, di quella
-commedia delle convenzioni sociali che non s'arrestava
-nemmeno in presenza d'una tomba e d'una
-morta. Giuliano sentì un braccio appoggiarsi sul
-suo. Si volse di scatto, riconobbe Lorenzo Ronda,
-un collega celebre, un autore drammatico avvezzo
-ai trionfi:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Abbiamo una grande attrice di meno, caro
-Farnese, gli diceva Lorenzo Ronda. E veramente
-noi autori non ci troviamo in tale abbondanza di
-interpreti degne per non doverla rimpiangere. Non
-vi pare?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, è vero, era una grande attrice, rispose
-Giuliano ferito dall'accento quasi scherzoso del suo
-interlocutore.
-</p>
-
-<p>
-— Sapete nulla su la causa del suo suicidio?
-dimandò Lorenzo Ronda curiosamente. Mi dicono
-che voi siate stato un suo amico molto intimo e
-in tal caso sarete in grado di saperne più di noi.
-La voce che ha avuto più credito, è questa: pare
-che Claudina fosse l'amante di un uomo del popolo,
-un bel giovane, un ercole, che la batteva a suo
-piacere e che viveva coi denari di lei. La disgraziata
-era molto innamorata di cotesto bel mobile
-e dicono che sia giunta ai peggiori avvilimenti per
-procurargli del denaro.....
-</p>
-
-<p>
-— Ma è un'infamia! proruppe Giuliano pallidissimo.
-</p>
-
-<p>
-— È giunto il giorno, proseguì Lorenzo Ronda,
-in cui il denaro non è più bastato. I debiti sono
-incominciati, finchè Claudina non ha trovato più
-nemmeno l'ombra del credito. Allora il suo amante,
-vedendo che da lei non v'era più nulla da sperare,
-l'ha lasciata per una ballerina di quarant'anni. Conclusione:
-nella disperazione dell'abbandono e della
-rovina finanziaria, Claudina si è uccisa. È una
-morte veramente ingloriosa ed è un dramma molto
-volgare!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Oh che infamia! oh che infamia! esclamò
-Farnese con un accento di supremo disgusto. E
-voi, Ronda, che l'avete conosciuta, che le avete voluto
-bene, avete potuto creder questo di lei, avvilirla
-così bassamente, raccogliendo le immondizie
-che la viltà umana gettava su la sua bara!.... Oh
-quale tristezza e quale orribile mondo è il nostro....
-</p>
-
-<p>
-Lo scrittore rallentò il passo, perdette di vista
-Ronda ch'era entrato in un altro gruppo, sorridendo.
-Egli provava una nausea atroce. Lo spettacolo di
-bassezza umana, che quel funerale offriva, sorpassava
-ogni sua più truce imaginazione. Ecco, ecco che
-Claudina, la stella di ieri, l'adorata di ieri, era morta
-gettando la vita per un bel sogno distrutto, per un
-nobile ed altissimo amore purtroppo irraggiungibile;
-ecco ch'ella chiudeva, con un epilogo ch'era una solenne
-tragedia, una vita vissuta nel più puro dominio
-dell'ideale e del sogno; ecco che ella si gettava nelle
-ombre dell'al di là, uscendo al gelo della vita e del
-dolore dopo il radioso e sublime incantesimo di un
-miraggio di gloria e d'amore; e la sua tomba non
-era ancóra chiusa ed il suo corpo era quasi ancóra
-caldo che già la malvagità umana s'esercitava a violare
-il segreto della sua fine e il mistero della sua
-anima e le attribuiva una bassa esistenza da donna
-che si avvilisce per il bacio di un ercole, una fine banale
-da donna ricoperta di debiti e abbandonata dall'amante
-che preferisce alle sue le carezze di una
-ballerina di quarant'anni!
-</p>
-
-<p>
-Altre viltà umane giunsero all'orecchio di Farnese
-<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span>
-e partivano da un gruppo di giovani scrittori e
-di poeti che ora camminavano dietro di lui:
-</p>
-
-<p>
-— Era l'amante di un senatore... diceva uno.
-</p>
-
-<p>
-— E prima lo era stato di un cardinale.... Quirinale
-e Vaticano!
-</p>
-
-<p>
-— Ma pretendete forse, obbiettava un terzo, di
-ritrovare tutta la genealogia dei suoi amanti? Saremo
-al cimitero che non avrete ancóra finito!
-</p>
-
-<p>
-Farnese si volse con un gesto d'ira che seppe
-reprimere a stento. Come fare? Poteva egli prendere
-le parti dell'estinta e difenderla dagli insulti, dal
-fango che la strada gettava contro di lei, su i fiori
-della sua tomba? Con quale dritto e sotto quale veste?
-Intanto egli aveva riconosciuto colui che aveva
-parlato per ultimo: era un poeta, un poeta delicato
-e profondo, un giovane di grande ingegno di cui
-Farnese aveva favorito ed appoggiato le prime armi
-vittoriose. Lo chiamò presso di sè con un gesto; il
-giovane accorse:
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa desiderate, maestro? domandò.
-</p>
-
-<p>
-— Lasciate andare questo «maestro»; non
-ne è il caso, nè il momento, rispose Farnese: poi
-aggiunse dopo una pausa: — Come parlate, Turreni!
-E siete voi, voi un poeta, un uomo che nei
-suoi versi afferma i sentimenti più elevati e più
-nobili, siete voi che parlate in quel modo di Claudina
-Rosiers, dimenticando che ne seguite il feretro!
-Che ne sapete voi dei suoi amanti? Li conoscete?
-Ne avete le prove? Ah, vi è stato detto:
-e voi avete prestato fede alle viltà degli altri! E
-intanto il suicidio di una donna a vent'anni, nel
-<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span>
-più bel vigore della giovinezza, nel più radioso
-splendore della bellezza, il suicidio di una donna
-per cui la gloria e forse l'amore riserbavano i baci
-più inebrianti e gli allori più verdi, non vi dice
-nulla, non vi commuove profondamente, non vi fa
-pensare che nella sua morte vi sia un grande mistero,
-ch'ella sia stata abbattuta da un grande dolore,
-ch'ella sia stata uccisa per un crudele risveglio
-da un sogno sublime? E voi siete un poeta!
-E stamane avrete scritto dei bei versi e stasera
-ne farete degli altri per una donna che voi amate
-e che vi ama! Voi non potete credere, Turreni,
-quanto dolore mi abbia fatto l'udirvi parlare così.
-Ho avuto bisogno di dirvelo. E ascoltatemi, mio
-caro poeta, voi che siete giovane: siate buono,
-siate generoso, siate poeta nella vita anche e non
-solo quando siete seduto alla vostra scrivania. Credetemi:
-al mondo non vi è che l'onestà, nella vita
-non vi è che la bontà, che possan rendervi felice....
-Ed ora tornate coi vostri amici, non vi trattengo
-più. Ho voluto dirvi tutto questo perchè vi
-voglio bene, quantunque conosca troppo i giovani
-per non credere che voi, anche se le mie parole
-vi hanno commosso, ma per posare a uomo forte,
-a scettico, a <i>blasé</i>, appena tornato fra i vostri amici
-vi affretterete a dire: «Miei cari, decisamente Giuliano
-Farnese si è rimbecillito!»
-</p>
-
-<p>
-Prima che il poeta potesse protestare a quella
-conclusione inattesa, Farnese si era allontanato per
-raggiungere Loredano che era ricomparso qualche
-passo avanti. Il corteo aveva oramai percorso buona
-<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span>
-parte del viale dei Colli ed era già a San Miniato.
-Una carrozza chiusa stazionava lì presso. Giuliano
-prese per un braccio Leonardo, si diresse con lui
-verso la carrozza:
-</p>
-
-<p>
-— Proseguo in carrozza. Vieni con me.
-</p>
-
-<p>
-Salirono, la vettura si mosse a fianco del
-corteo.
-</p>
-
-<p>
-— Credimi, diceva Giuliano, non reggevo più.
-Tu non puoi imaginare quante sieno le infamie che
-ho inteso lanciare contro la povera Claudina. E
-dire ch'ella non aveva fatto mai male ad alcuno!
-È proprio la cattiveria, la perversità degli uomini
-che non risparmia nessuno, non rispetta più nemmeno
-le tombe, non teme nemmeno il mistero della
-morte: e gli uomini non pensano che presto o
-tardi in quel mistero dovranno profondare anche
-loro e dimenticano che allora altri uomini faranno
-contro di essi, ciò che essi osano presentemente.
-</p>
-
-<p>
-Tacquero, ognuno assorto nei proprii dolorosi
-pensieri.
-</p>
-
-<p>
-— Dove siamo? domandò Leonardo chinandosi
-allo sportello.
-</p>
-
-<p>
-— Al piazzale Michelangelo... Guarda, guarda
-che meraviglia! esclamò Farnese accennando il
-panorama divino, d'una bellezza quasi fantastica.
-</p>
-
-<p>
-Per un ingombro di carrozze il corteo si soffermò.
-I due discesero di carrozza, s'avvicinarono
-al limite del superbo piazzale.
-</p>
-
-<p>
-In basso s'apriva la conca verde bellissima,
-dove Firenze risplendeva come avvolta d'un fitto
-pulviscolo d'oro. Tutt'intorno era la corona primaverile
-<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span>
-delle colline digradanti come un anfiteatro
-meraviglioso. Qua le colline di Settignano, più
-in là la Castellina di Montughi, e poi l'asilo principesco
-di Careggi. Al centro l'oasi dorata di Firenze,
-traversata dalla striscia d'oro del fiume, che
-splendeva in una gloria di riflessi sotto il sole vivo.
-E tutt'intorno, nella verdissima conca e su per le
-colline d'una morbidezza di verde e d'una delicatezza
-di penombre e di sfumature che si sarebbero
-potute creder drappeggiate di velluto, fino in fondo
-all'orizzonte ed agli Appennini, era la Toscana, la
-Toscana sublime, il giardino dove la natura profuse
-follemente i suoi tesori eterni, la Toscana incantata
-tra i monti cesellati e le pianure in cui il
-sole ha indorato fin le più umili pietre, e in cui
-fin della polvere ha fatto un pulviscolo d'oro; la
-Toscana coi suoi paesaggi semplici ed ingenui,
-così limpidi, così precisi, così coloriti che sembran
-vignette, dove fin nei più umili villaggi s'eleva
-verso il cielo la forza e l'ardire delle torri che sembran
-ceselli e dei campanili che sembran ricami,
-tra le schiere malinconiche di cipressi disposti in
-bell'ordine come denti di un pettine prestigioso;
-la Toscana, infine, dalla grazia profumata e tenera
-la beata parte di mondo dove il cielo è trasparente
-come un cristallo, l'aria dolce e blanda come una
-carezza, la beata terra che il cielo adora, quel cielo
-che sotto la carezza bionda del sole palpita leggermente
-in un fremito voluttuoso, come un bel seno
-di donna sotto la tepida carezza di un bacio.
-</p>
-
-<p>
-I due furono scossi dalla loro estasi per i rumori
-<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span>
-del corteo che si rimetteva in moto verso il
-cimitero delle Porte Sante. Quale tristezza era l'accompagnare
-alla sua ultima dimora in quel dì sereno
-una donna di vent'anni morta per lui, perchè
-ella non poteva non amarlo, mentre egli non poteva
-amarla. Troppo tardi ell'era giunta nella sua vita.
-E il tragico grido di Dante Gabriele Rossetti risuonava
-nell'anima sua: «Guardami in volto: io mi
-chiamo «Ciò che avrebbe potuto essere». — E mi
-chiamo anche: <i>Mai più! Troppo tardi! Addio!</i>»
-</p>
-
-<p>
-Dallo sportello della vettura Farnese riconobbe
-un uomo che seguiva il corteo in distanza, solitario,
-pallidissimo. Senza pensarci due volte lo scrittore
-saltò giù dalla carrozza, raggiunse quell'uomo che
-altri non era che Lorenzo Gray, l'attore scomparso
-dopo commessa l'infamia ch'era causa ignorata di
-tutto quel fosco dramma, l'uomo che aveva ardentemente
-amato Claudina, sino alla pazzia, sino alla
-infamia. Quando Farnese stava per raggiungerlo,
-Gray si volse, vide e riconobbe lo scrittore. Senza
-parlarsi, fissandosi con gli occhi che si riempivan
-di lacrime, i due uomini si strinsero la mano convulsamente,
-a lungo.
-</p>
-
-<p>
-— Ella avrebbe potuto amarvi e voi l'amavate!
-mormorò Giuliano più tardi.
-</p>
-
-<p>
-— Ella vi ha amato e voi non avete potuto
-amarla, rispose Lorenzo Gray.
-</p>
-
-<p>
-Il bieco fantasma del destino mancato apparve
-ad entrambi.
-</p>
-
-<p>
-— Quale epilogo! mormorò Lorenzo Gray. Io
-non potrò vivere ormai che con la sua religione
-<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span>
-nel cuore. Il suo ricordo e il suo amore mi seguiranno
-nella tomba. Io l'ho troppo amata ed ho
-troppo sofferto per lei; e son pel cuore due stimmate
-che non si cancellano più!
-</p>
-
-<p>
-— Ed io! esclamò lo scrittore. Quando si è,
-come io sono, la causa di un dramma così terribile,
-si è condannati ad averne per tutta la vita il
-fosco rimorso nel cuore. Il fantasma di lei quale
-la vidi l'ultima volta, quale la vidi cadere fra le mie
-braccia, non mi lascerà mai, io lo sento....
-</p>
-
-<p>
-Giuliano avrebbe voluto aprirsi, confessarsi
-con Lorenzo Gray. Sentiva bene che tra tanta menzogna
-che seguiva la salma di Claudina i loro dolori
-erano i soli, o almeno i soli sinceri, profondi
-e insanabili. Sarebbe stato buono blandirli a vicenda,
-parlare di lei, di lei scomparsa, rievocarne
-lo spirito rivivendone i ricordi. Ma egli sentiva in
-Lorenzo Gray una certa ritenutezza, una certa freddezza
-di parola e d'accento; e gli occhi di lui non
-s'eran più incontrati coi suoi dopo il primo momento,
-dopo il primo saluto e la prima comunione
-di dolore. Spiegava il contegno di Gray pensando
-che questi lo faceva responsabile del dramma, che
-lo odiava forse per avergli strappata, incontrandosi
-su la sua strada, quella che poteva essere
-la felicità della sua vita. Egli non poteva certamente
-indovinare che nulla di tutto questo era nel
-cuore dell'attore, ma solo un grande rimorso pensando
-al male ch'egli aveva fatto a Farnese, ricordando
-ch'egli era stato con la sua ira e la sua
-gelosia la causa iniziale del dramma di cui ora
-finiva l'epilogo!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non di meno nessuno dei due si distaccava dall'altro.
-Anche tacendo i loro dolori si sposavano,
-si sorreggevano; ed i due cuori battevano all'unisono
-per un'angoscia comune ad entrambi.
-</p>
-
-<p>
-Si separarono solamente quando, dopo che la
-cassa fu calata nella fossa, le prime palate di terra
-caddero sul legno mortuario. Sentirono allora di
-non potersi nè guardare nè parlare senza piangere;
-e poichè avevano il pudore di rivelare il loro
-lutto e la loro angoscia innanzi alla folla, si allontanarono
-l'uno dall'altro senza una parola, senza
-un saluto, benchè sentissero che la morta nel mistero
-dell'al di là li aveva indissolubilmente uniti
-coi vincoli sacri di un'amicizia di dolore.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span></p>
-
-<h3>VIII.</h3>
-</div>
-
-<p>
-Ritornavano dal cimitero delle Porte Sante,
-mentre il tramonto s'approssimava, distendendo nel
-cielo veli più accesi tra un pulviscolo d'oro più vivo
-e più denso. Farnese s'appoggiava al braccio di
-Loredano e nessuno dei due aveva fino a quel momento
-saputo rompere il silenzio. Infine Loredano
-disse serrando il braccio del cognato:
-</p>
-
-<p>
-— Vuoi che camminiamo ancóra? Il tramonto
-è bello, l'aria è dolce, Firenze è soave. E noi abbiamo
-bisogno di aria libera e di un po' di bellezza
-dopo le emozioni di questi giorni e di oggi.
-</p>
-
-<p>
-Farnese non rispose. Loredano lo fissò, spiando
-nei suoi occhi l'intime tristezze, poichè vedeva disegnarsi
-sul volto di lui le orme d'un tumulto sentimentale
-dei più violenti.
-</p>
-
-<p>
-— Tu sei triste, disse allora Leonardo. La morte
-di Claudina è stato per te un grande colpo, lo comprendo;
-ma tu non devi preoccuparti così, non puoi
-ritenerti responsabile di quanto è avvenuto. La forza
-delle cose ha voluto che avvenisse quanto nè la tua
-onestà nè la tua bontà avrebbero potuto scongiurare.
-Col destino non si lotta, lo si subisce. Non
-lo si spezza, ma si può essere spezzati. È una lotta
-inuguale, pari a quella che avresti con un nemico
-che ti assale nell'ombra e di cui tu non puoi scorgere
-<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span>
-nè l'atto, nè l'arma. Non ti puoi attribuire
-quindi una colpa che non hai.
-</p>
-
-<p>
-— Una colpa che non ho! esclamò Farnese.
-Oh fossero giuste e fossero vere queste tue parole.
-Ma non è così, non è così.... Da quella sera in cui
-Claudina è caduta moribonda tra le mie braccia
-tutto mi appare sotto una nuova luce e sotto un
-nuovo aspetto. E mi domando: perchè Claudina si
-è uccisa? Ella si è uccisa perchè mi amava, perchè
-le ho fatto credere in un momento di follìa
-che avrei saputo amarla per sempre d'un amore
-profondo e veemente... Il capriccio solo mi dettava
-le parole dell'amore, di quell'amore che per me era
-altrove, tanto presso a me che io non lo vedevo e
-non lo indovinavo perchè m'era troppo vicino...
-</p>
-
-<p>
-— Ella ti ha amato, rispose Loredano e tu
-l'hai amata per quanto hai potuto. Fosti più leale
-abbandonandola e confessandole di non amarla più;
-la tua colpa sarebbe stata maggiore se tu le avessi
-mentito, se tu avessi recitato per lei l'ignobile commedia
-del sentimento.
-</p>
-
-<p>
-— Oh ma vi sono delle responsabilità che non
-son nostre, esclamò Giuliano Farnese con impeto
-d'emozione, ma che divengono nostre poichè il
-destino ce le impone.... Quando io penso che se
-non l'avessi mai incontrata ella a quest'ora vivrebbe,
-sarebbe felice, i suoi parenti non sarebbero
-in lacrime... Ell'era una donna d'amore, nata per
-l'amore; e forse avrebbe appartenuto ad un uomo
-che avrebbe saputo e potuto amarla facendola beata,
-a Lorenzo Gray per esempio... E sarebbe una moglie
-<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span>
-soave, una madre felice per i figli ch'ella
-avrebbe avuto da un amore giusto e nobile, da
-confessarsi senza ritegno innanzi al mondo intero!
-Mentre invece ella mi ha incontrato, ella mi ha
-amato ed ora non è che un cadavere, chiuso nello
-zinco della sua cassa, oggi ancóra bella nel suo
-sonno eterno e domani putredine... Oh se io avessi
-saputo e se avessi potuto prevedere, come avrei
-avuto il coraggio e la forza di respingerla, di deluderla,
-di allontanarla da me....... Ma che sapevo
-io? Era un'attrice bella e giovine e l'inganno del
-palcoscenico, della vita di teatro, m'impediva
-d'intendere ch'ella non era come le altre! Come
-avvengono questi incontri fatali? Chi sa? Chi ci
-spinge? Chi ci guida? È la forza delle cose, come
-tu dicevi poc'anzi....... Dapprima la possibilità del
-dramma non appare e l'epilogo sembra tanto lontano
-tra tante nebbie rosee, e tutto è così dolce,
-così bello... Ma poichè ella mi amava ed io ero fuggito
-con lei, avessi almeno avuto l'energia di finger
-d'amarla, di non tornare a Beatrice, di rinunziar
-per sempre alla mia felicità pur che non fosse
-spezzata la sua vita...... Sì, sì, tutto, tutto sarebbe
-stato meglio di ciò che è avvenuto.. Ella è morta,
-orribilmente... Sì, sì, tutto sarebbe stato meglio...
-Ah se io non l'avessi mai incontrata! Ella sarebbe
-viva adesso, sorriderebbe forse ai baci di una sua
-creatura, sotto lo sguardo di un uomo amante ed
-amato.... Invece il crepuscolo scende su i due cipressi
-che ombreggian la sua tomba, lassù, al cimitero
-delle Porte Sante... Ell'è morta, è morta, e
-<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span>
-tutta la mia angoscia e tutto il mio rimorso non
-posson più nulla per lei e forse anche ella li ignora!...
-</p>
-
-<p>
-Lo scrittore procedeva così, parlando a scatti,
-ripetendo le stesse frasi, gli stessi lamenti e gli stessi
-rimpianti; aveva gli occhi fissi a terra, la voce dolorosa,
-il passo greve e s'appoggiava pesantemente
-al braccio di Loredano.
-</p>
-
-<p>
-Questi sorrise, scrollò il capo dicendo:
-</p>
-
-<p>
-— Sono nubi passeggere, orizzonti foschi che
-dilegueranno ben presto, quando tu sarai tornato a
-Roma tra tua moglie e i tuoi figli, che ti mostreranno
-quale sia la vera tua vita e come tu non abbia
-alcuna responsabilità nel dramma cui sei stato
-partecipe. Tu hai detto più volte che, sopra tutto e
-contro tutto, ognuno deve vivere la propria vita. Ebbene,
-quella è la tua vita e tu devi viverla, intera,
-senza ambascie, senza rimorsi... E poi, tu lavorerai,
-e nel ritorno al lavoro tu troverai il miglior conforto,
-poichè — e son tue parole anche queste — nel
-dolore il miglior farmaco è la disciplina del lavoro
-e dell'arte...
-</p>
-
-<p>
-— Ah, ma chi sa, proruppe Farnese con un
-accento di strazio, chi sa se io potrò più lavorare?
-L'arte è stata per me il sogno sovrano e imperioso.
-Ebbene, questo sogno io l'ho raggiunto, io l'ho coronato.
-Quale fu l'ideale che mi spinse a prendere
-in mano una penna? Fu un ideale molto semplice,
-molto orgoglioso e che m'appariva allora molto
-bello... Creare, creare, sognare e comunicare ad altri
-i miei sogni, pensare e disciplinare gli altri ai
-miei pensieri; aver centinaia e migliaia di persone
-<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span>
-che vi leggono, che vi ammirano, che vi ascoltano,
-che corrono ai vostri libri come ad una fonte di gioia
-e di bellezza, e si commuovono per ciò che la vostra
-fantasia e la vostra ispirazione han creato, e aprono
-le loro anime, le loro intelligenze e le loro conscienze
-al polline fecondo che si sprigiona dalle vostre opere
-e che il vento della gloria, dell'entusiasmo e della
-bellezza porta fino a loro!
-</p>
-
-<p>
-— Ma questo sogno tu l'hai realizzato! esclamò
-Loredano. Tu hai una folla che ti ama, che ti
-ammira, che attende da te un insegnamento, un
-esempio, una dottrina.
-</p>
-
-<p>
-— Ed è appunto quello che mi atterrisce adesso,
-mormorò Farnese. Quando quell'ideale è divenuto
-realtà, quando vi trovate a metà del vostro cammino,
-una inquietudine, un dubbio vi angosciano,
-uno sgomento vi assale. Tutta la responsabilità
-dello scrittore vi appare, non appena un fatto
-tragico, un dramma al quale, come io son per
-quello di Claudina Rosiers, vi troviate partecipi,
-v'illumina quale può essere il bene ed il male compiuto
-da quelle opere che voi scriveste senza preoccupazioni
-di effetti morali e di risultati fatali. Io
-son giunto a questo bivio minaccioso. Io mi dico:
-«Sì, io ho compiuto un'opera, un'edifizio morale
-ed intellettuale che può essere più o meno bello,
-più o meno saldo, più o meno adorno, ma che
-esiste, è noto, è, in una parola.... Da quest'edifizio,
-da quest'opera la mia voce va pel mondo, raggiunge
-le anime e le intelligenze, è una forza, una
-attività, una molla per l'avvenire. Uomini, donne,
-<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span>
-giovani e vecchi s'interessano a quello ch'io dico,
-a quello ch'io so, subiscono la mia influenza, più
-o meno energica a seconda della resistenza che
-trova in loro. Quale sarà quest'influenza? Quale ne
-sarà il risultato? Claudina Rosiers, per esempio, è
-stata una di costoro: ella ha subito, largamente,
-interamente, profondamente l'influenza dell'opera
-mia, delle mie idee. E il risultato è stato quello che
-noi pur troppo sappiamo.... Credi tu che Claudina
-mi avrebbe amato come mi amò, credi tu che si
-sarebbe uccisa, se non avesse ricevuto nell'anima
-sua i germi della mia opera e quelli di opere simili
-alla mia, se dai miei libri non avesse appreso
-che l'amore è il fine, lo scopo, la ragione della
-vita, che esso è la sola cosa bella nel mondo e
-che il connubio di quello con la gloria è quanto di
-più portentoso può sognare e agognar l'uomo per
-avvicinarsi a Dio? Ella si fece un'idea falsa della
-vita, un'idea fallace, troppo lirica, non più umana dell'amore.
-E quando, imbevuta di quelle idee, affascinata
-da questi sogni e soggiogata dai miraggi dorati
-che i miei libri le offrivano, quando ella si è
-trovata al conspetto della vita qual'è, la vita vera
-che noi tutti viviamo e non quella fastosamente
-adorna e imaginosamente poetizzata dai romanzieri
-e dai poeti, allora ella non ha trovato più nulla intorno
-a sè, le è parso che la vita fosse brulla e il
-mondo gelido, senza la luce e la fiamma della sua
-chimera, e si è uccisa.... E anche nel momento in cui
-ella prendeva un'arma per uccidersi ella ubbidiva ai
-nostri insegnamenti.... Siamo stati noi i primi a insegnare
-<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span>
-che è dolce e grande morire per l'amore, e,
-credimi, libri come <i>Rolla</i> o come <i>Werther</i> hanno
-fatto più male all'umanità di quanta sia l'arte o la
-bellezza che dovrebbe, ma non può, giustificarli....
-L'influenza dei nostri libri spinge i deboli, i sognatori,
-gli illusi, i poeti verso il bene o verso il male?
-È questo il dubbio angoscioso che ci assale a mezza
-via.... E quando un fatto come il suicidio di Claudina
-ci dice che la nostra opera può persuadere
-e sospingere verso il male questi deboli, questi
-sentimentali, questi ignoranti, allora si sente una
-truce condanna in quel terribile tribunale inesorabile
-che è la nostra conscienza e non appare più
-possibile il lavoro, poichè sarebbe forse altra fonte
-di male, altri germi cattivi per le anime degli uomini,
-altre piante velenose gettate noncurantemente
-o delittuosamente nei giardini della vita,
-sotto l'inganno dei più prestigiosi colori, con l'illusione
-dei profumi più inebrianti e degli splendori
-più fulgidi! No, no, io ho ben altro da fare che il
-lavoro di un tempo.... Devo guardare bene in faccia
-la mia responsabilità in questa avventura sinistra
-ed in tante altre che posson somigliarle e devo
-pentirmene ed espiarla....
-</p>
-
-<p>
-Ma Leonardo non si dimostrava convinto. Aveva
-fatto più volte cenno di volere interrompere le parole
-di Giuliano e alla fine scosse le spalle e replicò:
-</p>
-
-<p>
-— Tutto ciò che tu dici non mi sembra esatto,
-nè giusto. Prima di tutto, e poichè tu esemplifichi, io
-non credo che la tua opera abbia esercitata su Claudina
-Rosiers l'influenza fatale che tu deplori. Ma
-<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span>
-anche ammettendolo, che significa? Per una donna
-debole e romantica che non seppe discernere o distinguere
-e ciecamente credette, per una vittima, per
-un dolore, tu devi trascurare tutti i risultati di grande
-arte e di bellezza raggiunta che son nella tua opera?
-Mi sembra come tu dicessi che non bisogna coglier
-le rose perchè vi è qualche spina, che non sono belli
-i fiori perchè ve n'è qualcuno velenoso, che la natura
-non è gloriosa perchè vi è qualche insetto. E
-con queste tue idee tu potresti consigliare ad un generale
-di non fare una guerra, di non armarsi per
-una difesa o per una conquista, perchè qualche soldato
-può morire; tu potresti consigliare la soppressione
-delle ferrovie perchè qualche scontro può fare
-delle vittime umane; tu potresti giungere a dire che
-l'arte è cattiva e dannosa perchè qualcuno trae dai
-libri un suggerimento fallace e ciecamente vi adempie,
-come un fanatico! E poi, voglio dirti di più, voglio
-anche ammetterti che una responsabilità esista
-per lo scrittore: ma questa responsabilità comincia
-e finisce nè più in qua, nè più in là di quanto
-noi abbiamo direttamente, nettamente, ostinatamente
-voluto... Se qualcuno fraintende e si illude, non per
-questo ci dobbiamo arrestare, come tu non spengi
-un lume quando una farfalla, aliandovi intorno, viene
-a bruciarsi le ali o a trovare su la fiamma la morte!
-</p>
-
-<p>
-Vi fu una pausa. Poi Farnese ribattè:
-</p>
-
-<p>
-— Sarebbe molto comodo ciò che tu dici! Ma
-è altrettanto falso e la prova si è che nella tua
-propria conscienza nemmeno tu mi sgravii di un
-rimorso per aver indicato a quella giovinetta il
-<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span>
-miraggio dei sogni, di un'illusione di amore e di
-gloria e di un alloro fraterno, fraternamente diviso
-per uno slancio fraterno di bellezza e di genio.
-E tu non vorresti trovarti nelle mie condizioni e
-nelle mie inquietudini! Io vedo bene l'azione dei miei
-libri, la vedo entrar nei cuori e nelle menti, mutare,
-rovesciare, viziare, abbattere o minare. È inutile
-che tu neghi e che tu sorrida.... È vero o no
-che questo sogno sublime di un alloro fraterno, di
-un amore nella gloria, è in uno dei miei libri migliori?....
-È vero o no che Claudina ha ubbidito a
-questo vano miraggio e che io, seguendola nel suo
-amore, ho favorito la sua chimera?... È vero o no
-che per questo miraggio la mia famiglia è stata
-sfasciata, è vero o no che mia moglie ha pianto
-lacrime roventi, che Lorenzo Gray ha sofferto, che
-io stesso ho attraversato inenarrabili torture?....
-È vero o no che quando io ho voluto rompere
-l'incanto, Claudina si è uccisa perchè troppo atroce
-era il risveglio, perchè un sogno superbo e grande
-quale era il mio da Claudina cullato, non ammetteva
-che un epilogo tragico, data l'anima in cui
-il triste germoglio era caduto?... E come potrò io
-obliare tutto questo? La verità è che tutti abbiamo
-un dovere da compiere. Il mio era quello di non
-finger la vita nei libri quale essa non è, e di non proporre
-illusioni che possono abbagliare, non suscitare
-fiamme che possono non solamente illuminare,
-ma anche incendiare e distruggere. Il mio dovere
-era quello di ricondurre Claudina alla verità e di
-non profittare del suo sogno per il mio piacere,
-<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span>
-per il mio capriccio.... Io ho mancato all'uno e all'altro
-di questi miei doveri e a quale prezzo e con
-che frutto?
-</p>
-
-<p>
-— E tu pensi che se tu non avessi scritto quel
-libro, Claudina non si sarebbe uccisa? Ma poi,
-concluse Leonardo, che importa veder ciò che tu
-avresti dovuto fare e ritrovare le cause di questo
-dramma, quando non sei più in tempo! A che
-serve?
-</p>
-
-<p>
-— A non ricominciare, almeno! disse Farnese
-duramente.
-</p>
-
-<p>
-In silenzio seguitarono il loro cammino. Scendevano
-dal ponte alla Carraia, diretti verso piazza
-della Signoria.
-</p>
-
-<p>
-— Preferisci che pranziamo all'albergo o da
-Doney? dimandò Loredano.
-</p>
-
-<p>
-— Andiamo da Doney, se vuoi; mi è indifferente.
-</p>
-
-<p>
-I lungarni erano quasi deserti in quell'ora del
-tramonto in cui di solito erano affollati di equipaggi,
-di donne eleganti, di uomini mondani, di
-forestieri, per il ritorno dalla passeggiata alle Cascine.
-Farnese e Loredano stupirono per quella solitudine;
-non s'udiva il trotto d'un cavallo ed i rari
-passanti erano frettolosi e sfuggivano lungo i muri
-dei palazzi. Eppure tutta la bellezza di Firenze raggiungeva
-in quell'ora, fra breve crepuscolare, il suo
-più portentoso splendore. Il fiume si tingeva di roseo
-pei riflessi delicati del cielo, ch'era chiaro e venato di
-rosa come una perla lucentissima. Dai colli toscani
-giungeva un argentino tintinnìo di campane, la salutazione
-<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span>
-angelica dei campanili fiorentini. Tra il verde
-delle ville, dei viali e dei giardini qualche lume si
-accendeva e splendeva, or sì or no, misteriosamente.
-L'aria era leggera e soave come una carezza. Un
-vago profumo floreale era diffuso, impalpabile, come
-fosse il respiro di una primavera. Era l'ora della
-grazia e del mistero e Firenze non avrebbe mai
-potuto essere più suggestiva e più soave. L'orizzonte,
-mentre ad occidente si tingeva ancóra di
-roseo, di arancione, di violetto e di verde pallido,
-ad oriente già palpitava delle prime stelle che si
-intravedevano tra le schiere brune e misteriose dei
-cipressi toscani.
-</p>
-
-<p>
-Un rumore confuso ma violento giunse ai due
-scrittori, come l'eco d'un torrente gonfio che straripa.
-Affrettarono il passo verso piazza della Signorìa.
-Il rumore diveniva più forte e più distinto,
-dominato più volte dallo squillo stridulo di una
-tromba. Loredano e Farnese compresero. In seguito
-ad un rincaro del pane molte città italiane
-si agitavano durante quei giorni e a Firenze, quel
-giorno, il disordine era risolutamente disceso in
-piazza. La Signorìa era piena di popolo, non tutto
-lacero e miserrimo, poichè molte giacchette accurate
-e molte cravatte pretensiose si scorgevan tra
-quei tumultuanti. La truppa aveva ostruito tutti gli
-sbocchi della piazza e tra la folla enorme, compatta,
-soffocante, i carabinieri e le guardie andavano
-e venivano, volontà insufficienti, per domare
-i ribelli, per diminuire la ressa. La tromba intimava
-invano coi suoi lunghi acuti squilli che si
-<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span>
-ripetevano ogni cinque minuti. Le finestre e i balconi
-delle case eran gremiti di una folla non indifferente,
-che s'appassionava in prò o contro i dimostranti.
-La piazza nera d'uomini ondeggiava
-e riondeggiava come un mare in tempesta. I gridi
-rivoluzionarii ne salivano come muggiti di onde
-immani.
-</p>
-
-<p>
-D'improvviso l'impeto cieco della folla travolse
-gli argini. Una pietra lanciata da un braccio poderoso
-s'alzò nell'aria, fischiò passando sopra la
-folla, andò a colpire in pieno volto sotto la Loggia
-dell'Orcagna il <i>Perseo</i> bronzeo di Benvenuto Cellini.
-Fu quello il segno della barbarie. Dieci pietre,
-venti, fischiarono nell'aria, colpirono le statue
-perfette e i monumenti gloriosi. Alcuni della folla
-colpivano per colpire, per brutale istinto di distruzione.
-Le pietre cadevano con tonfi sordi nell'antico
-corpo di guardia dei lanzichenecchi, dopo
-aver oltraggiato le serene bellezze delle statue di
-Benvenuto e di Gian Bologna. La sassaiola si prolungava
-fitta e violenta, come una grandinata.
-</p>
-
-<p>
-— Ma è barbaro, è bestiale ciò che fanno costoro!
-esclamò Giuliano non appena la prima pietra
-ebbe colpito il <i>Perseo</i>.
-</p>
-
-<p>
-— È uno spettacolo ignominioso! aggiunse
-Leonardo.
-</p>
-
-<p>
-Veramente ignominioso e barbaro era lo spettacolo
-offerto da pochi facinorosi nella città che
-più d'ogni altra in tutto il mondo ha dell'arte il
-culto e della bellezza il fervore. Firenze e la sua
-grazia e la sua nobiltà e la sua gentilezza sembravan
-da quei pochi dimenticate!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span>
-</p>
-
-<p>
-La sassaiuola continuava. In parte mutò direzione
-e si rivolse contro le guardie e i carabinieri
-che tentavano di arrestare i pochi dimostranti
-selvaggi che attentavano ai capolavori dell'arte.
-Ad un tratto un colpo di rivoltella sparata in aria
-echeggiò e la folla si diede ad una fuga sgomenta
-e atterrita. Ma dei colpi risposero dalla folla a
-quel colpo, la sassaiuola si moltiplicò per violenza,
-un carabiniere cadde a terra con la fronte spaccata
-dalla quale a fiotti il sangue sgorgava. Una compagnia
-di soldati giunse di corsa, con la baionetta
-in canna. L'ufficiale abbassò la sciabola ed il crepitìo
-dei moschetti echeggiò, rintronò nella piazza
-austera, stupì le mura gloriose e solenni dei monumenti
-illustri. Altre scariche seguirono, ininterrotte,
-tutte sparate a polvere poichè fin quando
-fosse possibile era nell'animo di coloro che dovevan
-reprimere l'intento di risparmiare che del
-sangue fosse versato. Ma nella convulsione veemente
-che aveva preso la folla nel terrore e nell'impossibilità
-di muoversi e di fuggire, la barbarie non
-si dava per vinta. Ed il fosco spettacolo di paura
-s'ebbe poco più tardi quando da via Calzaioli sopraggiunse
-la cavalleria. Gli squadroni si lanciarono
-nella piazza, contro la folla, la dispersero in
-pochi minuti.
-</p>
-
-<p>
-— Andiamo, andiamo! mormorò Giuliano.
-È troppo atroce.
-</p>
-
-<p>
-Si avviarono. E quando essi eran già per allontanarsi
-l'ultimo insulto venne tra la sassaiola
-a colpire il bel volto che scolpì Benvenuto. Un
-<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span>
-frutto fracido colpì Perseo su la bocca, vi rimase
-aderente, mentre il succo scorreva lungo le guancie.
-E da un gruppo di dimostranti una grande risata
-e un applauso salutarono quella prodezza. Ma
-i più protestarono, il sentimento dell'arte e l'antica
-gentilezza fiorentina parlarono in loro. Con gli oltraggiatori
-rapida s'aprì la colluttazione in difesa
-dell'arte e della bellezza.
-</p>
-
-<p>
-La folla separava intanto Farnese e Loredano.
-Solamente su i Lungarni potettero raggiungersi
-e parlare.
-</p>
-
-<p>
-— Oh quale ignominia! proruppe Loredano.
-Io non ho mai imaginato che si potesse giungere
-ad un'infamia siffatta. Io avrei voluto dei fucili
-carichi ed un po' di esterminio. Quella gente, quei
-bruti, son indegni di vivere, di vedere il sole e
-l'azzurro dei cieli!
-</p>
-
-<p>
-— No, no, replicò Giuliano mestamente, tu non
-sei nel vero. Anch'io ho avuto innanzi a quella
-barbarie l'impeto d'odio furente che tu provi ancòra.
-Ma bisogna pensare e riflettere. Essi non
-sono indegni di vivere, di vedere il sole e l'azzurro
-dei cieli! Dio non ha creato nessuno indegno
-di quanto tu esalti.... È la società che guasta o
-che non migliora..... Che cosa sanno quegli ignoranti
-che tu chiami bruti? Chi ha mai insegnato
-loro che cosa sia l'arte, che cosa sia la bellezza?
-Essi son traviati da dottrine settarie e bugiarde,
-dottrine di sfruttamento e di menzogna: odiano
-perchè si dice loro d'odiare, colpiscono perchè
-s'arma e si guida la loro mano, uccidono perchè
-<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span>
-si dà loro a credere che saranno martiri ed eroi.
-Sono degli incoscienti, che dei malvagi astuti o
-dei teorici illusi rimpinzano di parole, di frasi e
-teorie che le loro intelligenze non posson digerire, e
-nelle quali non sanno discernere il bene dal male.....
-Oh, io penso che nessuno s'occupa veramente con
-affetto, con amore, con abnegazione, con apostolato
-di costoro..... Essi han per loro gli apostoli
-della tribuna, i retori della piazza che si dileguano
-quando v'è odor di polvere e che mandano avanti
-loro, mentre essi restano a casa a fumare dei
-sigari accanto al fuoco..... Quanti sono gli uomini,
-quante le intelligenze che sinceramente si
-danno all'apostolato di migliorare la loro morale,
-la loro intelligenza ed il loro pensiero, insegnando
-ad essi che il lavoro è santo, che la vera ricchezza
-di un uomo è nel suo cervello e nella sua conscienza?
-Pochi, ben pochi..... Eppure quale nobile
-scopo per un poeta, per uno scrittore, per un pensatore.....
-Quando ho visto scagliar le pietre contro
-le statue, passata la prima ribellione, io mi son
-sentito pieno di pietà per quei gesti ch'eran nefandi.
-Essi non sanno, essi non sanno..... Tutto un
-nuovo mondo, tutta una nuova missione per la mia
-penna e per il mio lavoro m'è apparsa, come nello
-splendore repentino d'un baleno. Io lavorerò per
-loro, per quei nostri fratelli umani che hanno bisogno
-d'insegnamenti generosi, di parole sincere,
-di consigli onesti, d'ideali prima e più che del pane...
-E quando tu avrai dato a coloro un'anima, una
-conscienza, un pensiero, credi che le loro braccia
-<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span>
-non si leveranno più per scagliare pietre contro
-le più fulgide realtà della bellezza! Oh io non saprei
-più, ti giuro, consacrarmi a descrivere le crisi
-di cuore, le complicazioni sentimentali, le assurdità
-psicologiche, i dilettantismi intellettuali e spirituali
-in cui mi compiacqui finora. L'arte mia di
-allora non ha fruttato forse che del male, non ha
-generato che del dolore. Non più, non più. Il dolore
-m'insegna. La mia arte nuova sarà umana
-e profonda, il bene splenderà come mèta ed essa
-sarà tutta di bontà, di generosità e d'ardore... A
-mezzo del cammino, io credo di avviarmi così per
-la via della verità, verso una mèta che non sarà un
-miraggio dorato e lontano come quello per cui Claudina
-è morta, come quello che mi attrasse fin qui!
-</p>
-
-<p>
-— Io credo invece, disse Loredano, che tu ti
-lasci attrarre su la nuova via da un miraggio ben
-più fallace e doloroso. Questo dislivello sociale e
-morale esisterà sempre con l'umanità e non lo toglieranno
-certamente nè gli scrittori con le loro
-finzioni, nè i filosofi con le loro dottrine e le pillole
-di scienza impartite al popolo in proporzioni
-omeopatiche. Comunque, poichè tu sei un artista,
-e un grande artista, qual si sia l'idea che t'ispira,
-tu farai dell'arte prima che del bene, — nel senso
-in cui tu l'intendi — della bellezza prima che dell'apostolato...
-E questo, credimi, mio caro poeta, è
-quel che più importa.
-</p>
-
-<p>
-Erano giunti all'albergo, dove trovarono un affettuoso
-telegramma di Beatrice che sollecitava il
-loro ritorno a Roma.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Pranzeremo qui, se vuoi, disse Loredano.
-Con questi disordini non è prudente andare in giro. Io
-intanto salgo a chiudere le mie valigie. A più tardi.
-</p>
-
-<p>
-Giuliano Farnese rimasto solo salì anch'esso
-nella sua stanza. Senza fretta, chiuse gli involti, serrò
-le valigie, dopo essersi vestito per il viaggio. Quando
-ebbe finito, si appoggiò alla finestra che dava su i
-Lungarni pallidamente illuminati dal tremolìo giallo
-dei fanali.
-</p>
-
-<p>
-Egli si sentiva più calmo e più sereno. Le responsabilità
-che fino a quel momento lo avevano angosciato
-sarebbero state cancellate dalla nobile missione
-cui la sua penna era per consacrarsi. Quel
-periodo di dolore si sarebbe chiuso nella sua vita,
-poichè Beatrice lo amava, poichè i suoi figli erano
-con lui, poichè egli avrebbe avuto il magico conforto
-dell'arte consacrata ad un fine di umanità profonda.
-La vita gli avrebbe ancòra sorriso. Ed un
-giorno, vecchio allora, guardando indietro la sua
-vita e la sua opera avrebbe potuto non arrossir di
-quella ed esser superbo e glorioso di questa. Così
-egli avrebbe trovata la vera gloria, il vero connubio
-di questa con l'amore. E di Claudina Rosiers, morta
-pel dolce miraggio dei suoi primi sogni d'artista,
-egli avrebbe sempre custodito nel cuore il rimpianto
-e il fervore.
-</p>
-
-<p>
-Guardò il cielo. Era divenuto oscuro e profondo,
-nubi grevi e nerissime vi si appesantivano lugubremente.
-Un ingenuo richiamo fece paragonare a
-Giuliano Farnese quel cielo nero e minaccioso col
-triste dramma che aveva attraversato la sua vita.
-<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span>
-Ma in quel momento, rialzando lo sguardo, vide
-con un sorriso che due nuvole si erano appena disgiunte
-e che fra loro, più fulgida fra quell'ombra,
-come una luce di speranza e di fede, una stella
-splendeva.
-</p>
-
-<p class="pad2 indl small">
-Quisisana, settembre 1898.
-</p>
-
-<p class="indl small">
-<span class="spaced2">Roma, febbraio 1900.</span>
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-FINE.
-</p>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span>
-</p>
-
-<table class="errata" summary="">
- <tr>
- <td colspan="5" class="center">ERRATA</td> <td class="center">CORRIGE</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cx">pag.</td> <td class="dx">73</td> <td class="cx">linea</td> <td class="dx">20</td> <td><i>in certezza</i></td> <td><span class="smcap lowercase">INCERTEZZA</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cx">»</td> <td class="dx">75</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">11</td> <td><i>inacceso</i></td> <td><span class="smcap lowercase">INACCESSO</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cx">»</td> <td class="dx">83</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">24</td> <td><i>presa</i></td> <td><span class="smcap lowercase">PRESE</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cx">»</td> <td class="dx">85</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">3-4</td> <td><i>im-nente</i></td> <td><span class="smcap lowercase">IMPONENTE</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cx">»</td> <td class="dx">104</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">17</td> <td><i>in mezzo questa</i></td> <td><span class="smcap lowercase">IN MEZZO A QUESTA</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cx">»</td> <td class="dx">112</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">28</td> <td><i>con essi</i></td> <td><span class="smcap lowercase">CON QUELLO</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cx">»</td> <td class="dx">155</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">3</td> <td><i>terzo</i></td> <td><span class="smcap lowercase">TERSO</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cx">»</td> <td class="dx">160</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">28</td> <td><i>poteva</i></td> <td><span class="smcap lowercase">POTEVANO</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cx">»</td> <td class="dx">200</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">15</td> <td><i>trafiggendi</i></td> <td><span class="smcap lowercase">TRAFIGGENTI</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cx">»</td> <td class="dx">200</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">18</td> <td><i>sarebbe</i></td> <td><span class="smcap lowercase">SAREBBERO</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cx">»</td> <td class="dx">204</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">2</td> <td><i>che si</i></td> <td><span class="smcap lowercase">CHE LI</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cx">»</td> <td class="dx">204</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">16</td> <td><i>lenti</i></td> <td><span class="smcap lowercase">LENTE</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cx">»</td> <td class="dx">220</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">22</td> <td><i>La pena aggravandosi</i></td> <td><span class="smcap lowercase">AGGRAVANDOSI LA SUA PENA</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cx">»</td> <td class="dx">258</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">8</td> <td><i>inquietitudini</i></td> <td><span class="smcap lowercase">INQUIETUDINI</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cx">»</td> <td class="dx">272</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">14</td> <td><i>d'un</i></td> <td><span class="smcap lowercase">D'UNO</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cx">»</td> <td class="dx">299</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">20</td> <td><i>la</i></td> <td><span class="smcap lowercase">LE</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cx">»</td> <td class="dx">336</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">16</td> <td><i>inquietitudine</i></td> <td><span class="smcap lowercase">INQUIETUDINE</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cx">»</td> <td class="dx">336</td> <td class="cx">»</td> <td class="dx">21-22</td> <td><i>compiuti</i></td> <td><span class="smcap lowercase">COMPIUTO</span></td>
- </tr>
-</table>
-<hr />
-
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center large">
-Dello stesso Autore
-</p>
-
-<ul>
-<li><b>Le sottili pene</b> — Poesie.</li>
-<li><b>L'Oasi</b> — Romanzo.</li>
-</ul>
-
-<p class="indl">
-<i>In corso di stampa</i>:
-</p>
-
-<ul>
-<li><b>Le opere e gli uomini</b> — Critiche.</li>
-<li><b>Piccole scene della gran comedia.</b></li>
-<li><b>L'ombra della gloria</b> — Romanzo.</li>
-</ul>
-
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p class="center">
-<i>Finito di stampare il giorno</i> <span class="smcap">iii Marzo mdcccc</span><br />
-<i>nella Tipografia di Ludovico Cecchini<br />
-in Roma</i>.
-</p>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come
-le grafie alternative (ancòra/ancóra e simili), correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p>Le correzioni indicate nella tabella "Errata Corrige" sono state riportate nel testo.</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Il Miraggio, by Lucio D'Ambra
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL MIRAGGIO ***
-
-***** This file should be named 53303-h.htm or 53303-h.zip *****
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