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+Project Gutenberg's Il re dei re, by Ferdinando Petruccelli della Gattina
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
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+
+Title: Il re dei re
+ Convoglio diretto nell'XI secolo (vol. 1)
+
+Author: Ferdinando Petruccelli della Gattina
+
+
+Release Date: January 6, 2010 [EBook #30878]
+Last Updated: December 5, 2013
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE ***
+
+
+
+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the
+Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
+(This file was produced from images generously made
+available by The Internet Archive)
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+
+ BIBLIOTECA NUOVA
+
+ PUBBLICATA DA G. DAELLI
+
+
+
+ IL RE DEI RE
+
+
+
+
+ Stabil. tip. già Benietti, diretto da F. Gareffi.
+
+
+
+
+
+ IL
+
+ RE DEI RE
+
+ CONVOGLIO DIRETTO
+ NELL'XI SECOLO
+
+ PER
+
+ F. PETRUCCELLI DELLA GATTINA
+
+
+ VOL. I.
+
+
+
+ MILANO
+ G. Daelli e C. Editori.
+
+ 1864.
+
+
+
+
+
+LIBRO PRIMO
+
+IL PLACITO.
+
+
+
+
+ _Per chi ama la storia sbadiglio, come quella
+ del Guicciardini e del Botta, questo libro è
+ romanzo._
+
+ _Per chi ama il romanzo, come quello di Paul
+ de Kock, di Paul Feval o di Soulié, questo
+ libro è storia._
+
+ _A chi si delizia della storia-dramma di
+ Michelet, della storia in azione di Balzac, di
+ Vittor Hugo, di Dumas, queste pagine sono
+ leggere._
+
+ _Esse sono dei freschi di un secolo di giganti._
+
+
+
+
+I.
+
+ Ben m'accorsi ch'egli era del ciel messo,
+ E volsimi al maestro, e quei fe' segno
+ Ch'io stessi cheto ed inchinassi ad esso.
+ Ah! quanto mi parea pien di disdegno!
+ Giunse alla porta e con una verghetta
+ L'aperse, chè non v'ebbe alcun ritegno.
+ O cacciata dal ciel gente dispetta,
+ Cominciò egli in sull'orribil soglia,
+ Ond'esta tracotanza in voi s'alletta?
+ INF., _canto IX_.
+
+
+La mattina 26 giugno 1070 nella badia di Montecasino era affaccendato
+movimento. Frati che ivano e redivano pei chiostri colonnati recando
+vasi sacri e ricchi panni di chiesa, scudieri che lustravano usberghi
+e giacchi di maglia, palafrenieri attenti al governo di numerosi
+cavalli, damigelli che dalle cucine servivano succulenti asciolvere ai
+padroni negli assegnati appartamenti, oltre numero molto di vassalli
+intenti a servigi diversi dell'abadia, e grossa folla di chierici che
+accompagnavano i vescovi. Tutti trovavano alcuna cosa a dire, alcun
+comento a fare sulla povertà santa dei frati, ricevendo e comunicando
+ordini, ghignazzando, motteggiando. Erano nell'abadia quarantatrè
+vescovi, e dieci arcivescovi, Sergio duca di Napoli, Gisulfo II
+principe di Salerno e i suoi fratelli, Sergio duca di Sorrento,
+Riccardo principe di Capua con Giordano suo figlio e Rainulfo suo
+fratello, Landolfo principe di Benevento, i conti di Marsi, e
+moltissimi tra baroni normanni e longobardi di minor conto, e
+valvassori, ed uomini liberi. Infine vi era papa Alessandro II con
+codazzo pomposo di laici ed ecclesiastici. L'abate Desiderio aveva
+ristaurata la chiesa, ed invitato il papa a consacrarla. Ed onde al
+pontefice fosse resa maggiore onoranza, tutt'i sopra detti signori
+vennero sollecitati di preghiere molte a recarsi al monistero. Così
+che corte splendida al di là dei desiderii si ragunava intorno ad
+Alessandro, di queste vanità mondane ghiotto; superbo nei modi;
+svogliato nel condurre gli affari.
+
+Nè per vero bisogna ingollarsi che papa Alessandro si togliesse al suo
+dolce far niente di Roma solamente per compiacere l'abate. Aveva
+sibbene riposto pensiero che in lui tutt'i dì teneva desto il suo
+cancelliero e consigliere. Al quale pensiero non avrebbe mai potuto
+dare altrimenti vigore, e forse vita, se non in occasione tanto
+solenne. Che perciò, nell'accettare l'invito, destramente all'abate
+insinuò di raccogliere a Montecasino quanto più di vescovi e baroni,
+onde i semi della supremazia ecclesiastica sulla laicale, che tre
+pontefici avevano di già principiato a spargere, si propagassero
+ancora. Non perchè allora si tenessero malcontenti dei progressi di
+questa idea, che per tre secoli formò base di dritto pubblico, ma
+perchè ogni Assuero ha il suo Mardocheo, il quale toglie il sonno alle
+vigili pupille, e la veneranza d'altrui neutralizza. Per modo che,
+compiute le cerimonie, diversamente la somma delle cose del
+mezzogiorno d'Italia il Papa, o il suo cancelliere, disegnava avviare,
+e rinsaldire i legami d'investitura per violenza da papa Niccolò II
+stabiliti. Aveva quindi benignamente accolto l'invito di Desiderio, e
+lasciate le mollezze di Roma.
+
+A Costantinopoli l'abate aveva fatto fondere le porte di bronzo
+storiate, che ancora adesso sono alla chiesa; di Costantinopoli erano
+venuti i fabbricatori di musaici, che bellissimi di fiori e figure
+ornavano l'abside. I quali artefici, oltre dell'opere, istruirono
+altresì taluni dei frati i quali fecero poscia vivere quest'arte in
+Italia. Nè altri uomini periti nell'operare l'oro, l'argento, il
+ferro, il bronzo, l'avorio, il vetro, il legno, il talco, ed il marmo
+trasandò convocare di Francia, come altresì di Lamagna, d'Italia tutta
+e di Grecia, onde bellissima, e riccamente ornata tornare quella
+basilica. Alla cui splendidezza concorsero con donativi di oro e di
+ricchi drappi molti principi oltremontani, e quasi tutti i baroni del
+regno. Non mica già perchè d'uopo ne avesse l'abadia, potente e
+doviziosa a pari delle migliori di Europa, ma perchè quel di
+Montecasino era pellegrinaggio in voga a quei tempi, ed i nobili
+palmieri giammai tornavano alle patrie loro senza largamente pagare il
+perdono delle peccata. Sicchè maravigliosa a vedere quella mattina
+poteva dirsi la chiesa, non solamente perchè sfolgorava di lampade
+moltissime d'oro e d'argento e delle stoffe più sontuose che, tessendo
+sete per colori diversi e lamine d'oro e ricami di pietre preziose,
+allora si usassero; ma perchè il corteggio che formavano al papa tanti
+vescovi e signori abbarbagliava. Ed abbarbagliava nel pieno senso
+della parola, dappoichè i lumi bellamente risplendevano sugli
+ghiazzerini lustrati d'acciaio e di argento, e nei pomposi rocchetti
+di trine d'oro che adoperavano i vescovi. Il sole poi, che penetrava
+per le finestre a vetri colorati, tappezzava le mura ed il lastrico di
+marmo d'un profluvio d'iride quasi che tutto fosse incrostato di
+pietre preziose. Mazzi di fiori in guastade d'oro ingombravano gli
+altari ed impregnavano l'aria di un profumo indefinibile. Gli organi
+mandavano fiotti di armonia.
+
+In mezzo a quell'opulenza soavissima di colori, di luce e di odori, in
+mezzo a quella calca rifulgente, però v'era bene un uomo vestito di
+nero, il più schietto, il più modesto in apparenza, che da tutti gli
+altri si distingueva, e che sembrava, fra tanto sfoggio di ricchezze e
+di potenza, come il famoso schiavo che ricordava al trionfatore il _te
+hominem esse memento_. Un'apparizione lugubre quell'uomo era quivi, un
+essere freddo e severo da cui tutti dovevansi allontanare, che tutti
+avevano a tenere in uggia; e pur nullameno l'abate veniva dimenticato,
+venivano trascurati principi e duchi, negletto lo stesso Alessandro
+II, e gli occhi pendevano da quel semplice frate per istudiarne la
+cera abbassata, per leggere un'idea sola nel raro levar di quello
+sguardo, per interpretare una sola di quelle rughe che la calva fronte
+gli solcavano. Quell'uomo era il cancelliero del papa.
+
+Verso l'ora di sesta la funzione cominciò. Nel silenzio più profondo,
+nell'ordine meglio serbato, assistevano i circostanti, preparandosi
+alla comunione ed al riconciliamento coi nemici. Ed e' veramente
+pentiti allora, come disposti a rincrudelire negli odii e nelle avanie
+il dì dopo, rallegravano l'animo del pontefice, il quale la sottile
+sua politica vedeva profittare. Egli celebrava la messa; gran coro di
+damigelli francesi e di eunuchi romani cantavano, accompagnati dal
+suono dei tricordi e degli organi, cui toccavano maestri alemanni, i
+più periti allora in quest'arte. Così tirossi innanzi fino
+all'evangelo, cantato dall'arcivescovo di Bari. Allora il papa si
+assise sopra ricco trono per dar cominciamento al baciamano; perocchè
+allora la mano solamente al papa si baciava non il piede, come per la
+prima volta vilmente praticò Lottario II, il 4 giugno 1133. Sicchè
+dunque Alessandro fra l'arcivescovo di Bari e quello di Napoli, con in
+testa il berretto frigio sormontato dalla corona, che papa Osmida pel
+primo usò, ed in dosso magnifica cappa rossa, si prestava a quell'atto
+primamente agli arcivescovi poi ai vescovi ed agli abati, per indi
+ricevere i secolari.
+
+Ma sino a costoro la cerimonia non giunge. Da poichè nel mentre
+l'abate di Bansi scendeva i due gradini del soglio, ed il principe di
+Benevento si appressava per profferire a sua volta quel segno di
+divozione al sommo pontefice, un rumore si ode nell'atrio della
+chiesa, e ben presto si vede entrare un cavaliere coperto tutto di
+acciaro, col morione in testa a buffa calata che, aprendosi ardito
+varco fra mezzo a tanti, passa i balaustri, ascende il soglio, e
+giunto innanzi ad Alessandro II, sguaina il pugnale cui punta sul
+destro cosciale come scettro, e la visiera si alza.
+
+Stordito all'atto ardimentoso ognuno gli leva sopra lo sguardo. Ed
+ebbero a vedere un giovane di poco meno di venti anni, le labbra
+appena ombrate da biondi baffi, gli occhi turchini fieri e
+scintillanti come quelli di un rettile, la bianca carnagione infoscata
+dal sole, accese le gote. In quell'atteggiamento maestoso ed impavido
+sembrava l'arcangelo che guarda il soglio di Dio. Egli si compiace un
+istante a scorrere lentamente lo sguardo su quell'adunata, poi fissa
+con piglio severo il pontefice e dice:
+
+--Sire papa, tu sei il più codardo uomo di cristianità.
+
+Il volto di Alessandro, da bianco addivenuto per paura, arroventa. Nel
+tempo stesso cento destre cadono sui manichi dei pugnali, chè le spade
+avean tutti lasciate fuori la porta, ed il principe di Benevento fa
+qualche passo onde istrappare quel temerario di quel sito, e gittarlo
+lontano. Ma lo sguardo altero del giovane l'arresta, e, dopo averlo
+considerato un istante con aria di freddo disprezzo, si rivolta
+novellamente ad Alessandro e soggiunge a voce forte e tranquilla:
+
+--Sì, sire papa, tu sei lo più vigliacco uomo di cristianità. E voi,
+baroni, non vi mostrereste per avventura meno dappochi, se segno
+alcuno di veneranza veniste a fare a costui.
+
+--Se non si tratta che di ciò! si udì una voce partir dal gruppo dei
+baroni. Il cavaliere si volse da quel lato aspettando il seguito, ma
+non udendo più che un fremito indistinto in mezzo all'assemblea,
+continuò:
+
+--Dio aveva chiamato il papa ad esser capo dei cristiani: in età più
+avventurosa e' ne fu sempre la voce, il sostegno e l'esempio; ora e'
+si fa oltraggiare dai più imbelli, si fa schernire dai suoi vassalli.
+Papa Alessandro II è il trastullo di Roberto Guiscardo e del priore
+Guiberto di Lacedonia.
+
+Tutti aspettavansi grande esplosione dal pontefice, superbo e
+puntiglioso uomo, contro colui che gli gittava sul volto così mortali
+parole; pur nullameno diversamente avvenne. Dappoichè, se Alessandro
+II avesse voluto imaginare mezzo più efficace che al suo intento lo
+conducesse, meglio non avrebbe saputo. Anzi guardò in volto il suo
+cancelliero, pensando non fosse stato per consiglio di lui che quella
+scena quivi avvenisse. Ma vedendo che alfine anche costui radiava di
+gioia amara, si rivolge al giovane e calmamente favella:
+
+--Bene dite, cavaliere, che noi siamo vigliacchi, e che non lo sono
+meno questi baroni, i quali, la nostra persona venerando, ci lasciano
+insultare da altrui. Essi per vero dimenticarono che Iddio noi
+rappresentiamo quaggiù e che ogni vituperio diretto al pontefice Iddio
+colpisce sull'eterno suo soglio di zaffiro.
+
+--Essi non dimenticarono nulla, ser papa « lo interruppe il giovane
+» tratto il nobile giuramento che profferirono prendendo il cingolo di
+milizia. La religione non si difende più: la donna vilipesa, l'orfano
+spogliato non trova più braccio generoso che per essi si levi. E sta
+bene, baroni; la paura di Guiscardo vi ha infiacchiti nell'anima. Ma
+quelle offese, che per altrui oggi non vendicate, da un dì all'altro
+sopra di voi ancora cadranno, sopra di voi sicuri in boria indolente.
+
+--Ma, col vostro permesso, santo padre, chi fia codesto temerario che
+ci viene a vilipendere di modi così villani? » dimanda il principe di
+Salerno, traendosi innanzi sino al soglio del papa.
+
+Il giovane stava per rispondere, Alessandro gli fa cenno della mano e
+dice:
+
+--Chi, messer principe? un inviato del Signore sicuramente. Egli ci ha
+chiamati vili perchè lasciamo conculcare la santa dignità, di cui noi,
+servo dei servi di Dio, fummo investiti. Egli si è apposto. Noi
+abbiamo scagliati gli anatemi contro codesto ribelle priore e contro
+codesto Guiscardo; abbiamo pianto su i mali della Chiesa ed invocata
+la forza laicale. I vigliacchi dunque siete voi, o baroni, che ci
+vedete spogliare, ci vedete offendere, e non curate delle nostre
+preghiere. Sa Iddio se questa amara parola di codardi noi vi avremmo
+mai fatta udire; ma poichè dessa uscì di bocca ad un generoso, se la
+tolga cui spetta, che noi la nostra missione compimmo fin dove la
+carità ci consigliava.
+
+--Morte al priore, morte a Guiscardo « scoppiarono allora unanimi
+quanti erano nella chiesa, infiammati » vendetta, vendetta!
+
+--Ah! « sclama il giovane sogghignando e rimettendo il pugnale nella
+vagina » levate pure la voce, levatela forte, messeri, chè Roberto è
+lontano, assai lontano per udirvi, il priore troppo immerso fra i
+bagordi delle sue concubine. Ma guardatevi bene, baroni, studiate
+attentamente di non inchinarli abbastanza umilmente quando essi vi
+saranno da presso, chè le incaute parole di questa mattina sono
+sentenza di morte per vassalli i quali ai loro padroni forfanno.
+
+--Se questo ragazzo ha il braccio libero come ha lo scilinguagnolo,
+eh! eh!--mormora di nuovo una voce dal gruppo dei baroni.
+
+--Noi non siamo vassalli di chicchessia, arrogante baccelliere « grida
+a sua volta il principe di Capua » nè di alcuno temiamo dopo il
+Signore. Il duca Roberto Guiscardo, il valvassore di Lacedonia, non ci
+oltraggiarono mai direttamente perchè noi, con l'aiuto di Dio,
+sappiamo bene come le offese si vendicano, e speriamo nell'arcangelo
+del Gargano ed in questo barone s. Benedetto di mostrarlo un poco
+anche a voi, se pur siete cavaliere. Il solo torto che abbiamo a
+rimproverarci d'innanzi a Dio gli è di non aver prestato mano al santo
+pontefice nelle sue querele con questi due baroni. Ebbene, per quelle
+sante reliquie dunque giuriamo che non saranno passati sei mesi...
+
+--Col vostro beneplacito, principe « s'interpone Gisulfo » arrestatevi:
+non profferite giuramento che forse un giorno vorreste non aver fatto.
+Io non difendo il duca Roberto perchè mi viene cognato, nè il priore
+di Lacedonia perchè mi è amico. Ma le nostre leggi ordinano di non
+condannare alcuno, che prima non fosse stato citato e giudicato. Io
+quindi mi appello a voi, santo padre, di aprire un _placito_, dove le
+accuse contro costoro fossero più formalmente profferte e da loro pari
+discusse. Poi, se la sentenza che profferiranno li condannerà, io che
+adesso per loro campione mi constituisco, io il primo mi adopererò
+onde eseguirla. Ho detto, e la parola di un principe valga per voi più
+di quella di codestui, che se non è matto, è bene insolente e merita
+castigo.
+
+--Uhm! meritare l'è uno, darglielo è un altro; ci badi messere,
+susurra taluno di mezzo all'adunanza.
+
+--Ben diceste, nostro amato figliuolo « alquanto acerbo risponde il
+pontefice » prudente consiglio fu quello di vostra mercede, e per
+avventura assai cauto. Noi dunque apriamo questo placito qui. Lo
+presederà per noi il nostro cancelliero; i giudici saranno questi
+baroni; gli accusatori, gli offesi non pochi che qui si trovano per
+farci riverenza. La giustizia favelli nei vostri cuori, vi illumini
+Iddio. Ricordatevi però che i torti degli uomini si possono obliare e
+perdonare talvolta, ma quelli della Chiesa non mai, perchè contro di
+lei _portæ inferi non prevalebunt_. A domani.
+
+--A domani « replica il principe di Capua ritirandosi » e riposate pure
+tranquillo, santo padre, chè il vostro dolore ci si scolpisce nel
+cuore. Ricominciate le cerimonie.
+
+--Aspettate « interrompe il giovane facendo cenno al papa di sedere » Il
+principe Gisulfo da uomo prudente si dichiarò campione del marito di
+sua sorella e dell'audace priore: il principe Riccardo, da bravo
+cristiano, si arrestò in mezzo ad uno spavaldo di giuramento, che in
+cuore suo sapeva non poter compire giammai: i duchi di Sorrento e di
+Napoli, assorti nelle beate visioni dei loro feudi incantati, pensano
+a tutelarvisi dentro come le lumache nel guscio: il principe di
+Benevento medita la morte di languore, in cui, unitamente al suo
+Stato, si consuma: vescovi ed arcivescovi ardono di ritornare agli
+ozii voluttuosi dei loro castelli ed ordinare cacce e processioni onde
+viver lieti e tranquilli. Ma voi, ser papa, uditemi bene, voi direte
+al vostro monsignor Gesù Cristo, che fra qualche minuto chiamerete
+nell'ostia, voi gli direte che avete udito giurare a Baccelardo, duca
+di Puglia, spogliato dei suoi Stati dal suo zio Roberto Guiscardo, che
+allora e' perdonerà a costui, quando quelle sante reliquie di Macario
+e di Benedetto prenderanno di nuovo forma umana, e diranno: Dio non è!
+Dio non è! Voi, sire papa e baroni, siatemi testimoni del giuramento
+che ho fatto.
+
+E sì dicendo il giovane proscritto scendeva dal soglio del pontefice,
+attraversava la chiesa con la medesima maestà con cui era entrato,
+montava a cavallo e partiva dal monistero. E quei signori, lungi dal
+fare onta alcuna al diseredato, lo compiansero e molti gli giurarono
+protezione. Il cancelliero di Alessandro dal suo primo apparire gli
+aveva fissato addosso l'immobile sguardo, quasi avesse voluto ben bene
+comprenderlo; poi aveva abbassato il capo, nè più fatto atto che il
+suo pensamento rivelasse, nè detto motto.
+
+
+
+
+II
+
+ MAF. Madame, je suis Maffio Orsini frère du
+ Duc de Gravina que vos sbires ont étranglé
+ la nuit pendant qu'il dormait.
+
+ IEP. Madame, je suis Ieppo Liveretto neveu de
+ Liverotto Vitelli, que vous avez fait poignarder
+ dans les caves du Vatican.
+
+ OLOF. Madame, je m'appelle Oloferno Vitellozzo
+ neveu de Iago d'Appiani, que vous avez
+ empoisonné dans une fête après lui avoir
+ traîtreusement derobé sa bonne citadelle
+ seigneurial de Piombino.
+
+ DON APOS. Madame, vous avez mis à mort sur
+ l'échafaud Don Francisco Gazzella.......
+ Je suis Don Apostolo Gazzella.
+
+ Hugo. _Lucrèce Borgia_.
+
+
+Il domattina, all'ora di terza, nella vasta sala dove si ragunavano i
+monaci a capitolo, tutto era apparecchiato per l'augusto _mallo_, che
+il papa, come capo della cristianità, si lusingava poter tenere
+egualmente che l'imperatore d'occidente. Tre disposizioni preliminari
+il principe Gisulfo aveva creduto provocare dal cancellier-presidente
+onde meglio si fosse sicuri della giustizia che nel _placito_ si
+sarebbe serbata.
+
+Primamente, che oltre le dignità ecclesiastiche fino a quella di
+priore, ed alle laicali fino a quella di castellano o valvassore, non
+si permetteva a chicchessia intervenire all'adunata se non fosse per
+particolarmente far atto di accusa o di difesa contro i due
+giudicabili; da poichè gli uomini della condizione di Roberto
+Guiscardo e del priore barone di Lacedonia dovevano aspettarsi di
+essere giudicati da loro pari.
+
+Secondo, che i membri del _placito_ vi si potessero recare a
+piacimento scoverti o imbacuccati nei loro cappucci; onde, sia che
+accusassero, sia che difendessero, niuna ragione d'interesse
+individuale per odio o benevolenza, e nessun pungolo di tema o di
+gloria, l'inspirassero; le quali accuse e difese potevano profferire o
+con la voce con le scritte.
+
+Infine, che ciascheduno metterebbe in un'urna il suo voto, designando
+con dado bianco l'assoluzione, con dado nero la condanna, giusta il
+codice longobardo in voga anche presso i Normanni.
+
+Posti questi tre articoli, il giudizio si dispose. Giudizio arbitrario
+ed illegale, perchè gli _sculdaschi_, ossia i giudici, giudicavano ed
+accusavano nel tempo stesso, ed i rei niuno aveva chiamati alla
+difesa. Ma perchè il principe Gisulfo se ne era costituito campione,
+avvegnachè il principe non potesse dirsi assai istruito dei fatti, nè
+vigoroso del pari nell'intelletto come nel braccio; il papa si
+credette autorizzato ad aprir questo _placito_. Egli operava così
+perchè Roberto Guiscardo, ricevuta investitura dei suoi Stati da
+Niccolò II si era dichiarato vassallo della Chiesa, in egual modo che
+il priore lo era per lo spirituale; perchè egli usava del diritto di
+difendere gli oppressi contro i potenti, e come capo dei cristiani
+chiamare alla ragione i feudatari, che a niuno potere inchinavansi
+quando gl'imperatori tanto distavano dalle loro provincie; perchè la
+grande idea di sottrarre non solo gli ecclesiastici al dominio
+laicale, ma questo sottomettere a quello, faceva un passo di più,
+giudicando così possenti baroni; perchè infine a tal punto lo aveva
+tirato dei capelli il suo cancelliere, ed un simulacro di giustizia
+appariva nel loro comportarsi. Cosichè non stettero a pensarci sopra
+neppur tanto, ed il _placito_ s'intimò.
+
+A terza dunque, come si è detto, tutti trovavansi pronti nella grande
+sala del capitolo. Le porte del monistero si chiusero, onde niuno di
+fuori venisse a sturbarli. Innanzi ad un grande tavolo di legno di
+quercia sedeva il cancelliero di papa Alessandro, con la testa
+scoverta, severo e sereno. Presso di lui stava un'urna per raccogliere
+le tessere, il codice longobardo, ed il calamaio con pergamene. A
+fianco di lui il principe Gisulfo, scoverto del pari, con una manopola
+di ferro innanzi. Negli stalli del capitolo ed in altri seggi
+appositamente quivi allogati sedevano gli ecclesiastici ed i baroni.
+Alcuni ravviluppati in grandi cappe co' becchetti tirati infino agli
+occhi, altri con celate in testa e visiere calate; tal che per sola
+congettura alcun di loro si poteva ravvisare. Il lume delle finestre
+(a vetro colorato, _et gypso_, talco, come dice Leone Ostiense,
+bellamente lavorate), era stato temperato con tendine di seta. Tutto
+inspirava solennità luttuosa.
+
+Quando furono accolti, le porte serraronsi e vi si apposero a guardia
+quattro labardieri. Il cancelliere allora si ginocchiò per invocare
+lumi di giustizia dallo Spirito Santo. Gli altri baroni ne seguirono
+l'esempio. Ciascuno pregò in segreto per un istante, poi tutti
+silenziosi si riassisero ed il cancelliero volgendosi verso uno degli
+stalli della destra, con maestà disse:
+
+--Campione della Chiesa, la parola è a voi.
+
+E lento lento da uno di que' stalli si alza come un'ombra un uomo
+strettamente involto nel mantello e tirasi in mezzo alla sala.
+Qualcuno pensò che colui fosse l'abate Desiderio in persona, altri il
+celebre Amato. Noi propendiamo pel primo. Egli dunque stava per
+favellare, allorchè gli sorge da canto un cavaliere chiuso nell'elmo e
+parla:
+
+--Con la vostra sopportazione, bel sere, ancora un momento. Le querele
+del papa giungeranno a migliore proposito dopo ciò che io dirò.
+
+Il campione della Chiesa fa con la testa cenno di assentire, e si
+ritragge a sedere. L'altro si alza la vantaglia, sì che ognuno ravvisa
+Baccelardo, e comincia:
+
+--Io accenno a cose, baroni, che le vostre signorie già conoscono. Gli
+è però bene che abbiano la cortesia di rammentarsele. Nel cominciar di
+questo secolo, quaranta pellegrini sopra galee amalfitane, tornando di
+Terra Santa, approdavano a Salerno nel momento proprio che una
+flottiglia di Saraceni appariva nella rada e si cacciava nel porto,
+chiedendo forte riscatto. Il principe, per farli desistere dalle
+avanie, promette, ed i suoi vassalli comincia a tribolare per
+raccogliere la somma. I quaranta palmieri, maravigliati di tanta
+obbrobriosa condotta, dimandano armi e cavalli; e nel bel delle
+crapole e dell'orgie, in che guazzavano i Saraceni, vi dan dentro e ne
+fanno poderoso macello. Il rimanente ottiene appena in ventura risalir
+sulle navi e fuggire. Quei palmieri erano normanni. Guaimaro li colma
+di doni e di grazie, e li solletica con promesse di onoranze perchè
+restassero nella sua corte. Coloro però, caldi di riveder la patria
+loro, gli rispondono: « che non potevano rimanere avendo da molti anni
+peregrinato, che speravano visitare ancora i santuari di monte Gargano
+e di Montecasino, e risalutare i tetti paterni, promettengli l'invio
+di altri loro compagni. »
+
+Il principe, confortato di tali promesse, li accomiata carichi di
+molti e bei regali. Quei Normanni giungono alla patria. I concittadini
+loro stupefatti de' ricchi presenti, spronati dal racconto de'
+splendori del cielo d'Italia, si pongono sotto la condotta di Osmondo
+Drengotto, ed uniti fra fratelli e nipoti, in pressochè cento, vengono
+in Italia.
+
+Io non ricorderò a voi testimoni, parte, vittime dei Normanni, i loro
+fatti, le loro conquiste, coma e quando venissero i primi figli di
+Tancredi d'Altavilla, Guglielmo Braccio-di-ferro, Drogone ed Umfredo,
+nè quali servigi e' rendessero ai principi longobardi e quali
+ricompense ne togliessero, nè come infine, dopo largo pugnare,
+occupassero vasto paese, e Guglielmo Braccio-di-ferro fosse scelto a
+Matera capo dei Normanni e nominato conte di Puglia....
+
+--Sta bene, sta bene, sclama il principe Gisulfo, sappiamo ciò, ser
+cavaliere; siateci cortese di venire ai vostri propositi.
+
+--Ci siamo, monsignore, continua Baccelardo. I soldati longobardi
+adunque, i Normanni, gl'Italiani, i loro capi, il popolo, la
+maestranza, tutti si uniscono, e a suono di timpani e di oricalchi,
+levato Guglielmo sopra uno scudo, gli affidano il gonfalone della loro
+nuova terra, gli danno l'elmo sormontato da cerchio d'oro e la rotella
+insignita della divisa medesima in campo di argento, e lo proclamano
+conte di Puglia--riconoscendolo per loro primo condottiero e signore.
+Indi recandosi tutti ai dieta a Melfi, si dividono il conquisto. Non
+stette guari però e Guglielmo muore a Venosa.
+
+--Da scomunicato.
+
+--Da cristiano e da guerriero, senza rimorsi e senza paura, grida
+Baccelardo. Poi continua:
+
+--I Normanni, accoltisi di nuovo a dieta, eleggono conte suo fratello
+Drogone. In quel tomo di tempo vennero gli altri figliuoli di Tancredi
+d'Altavilla. Umfredo padre mio, e maggiore tra i figli del secondo
+letto di Tancredi, fu creato conte. Roberto, che poscia per sua
+scaltrezza e perfidia addimandarono Guiscardo, fu mandato a sostenersi
+nella fortezza di San Marco in Calabria.
+
+--E di chi era quel paese, ser cavaliere, se Dio vi aiuta? domanda una
+voce con accento commosso.
+
+--Di Dio e di chi lo prendeva, riprende Baccelardo, perochè erano
+terre occupate da vili, ed i vili non meritano una patria.
+
+« Enrico III intanto scendeva in Italia tra per assicurarsi la
+dipendenza dei Normanni, che conquistavano paese nelle provincie
+dell'impero, tra per mettere freno alle ribalderie dei romani
+pontefici che tre in una volta regnavano dentro Roma. Composte le cose
+dei papi, eleggendone un quarto, Enrico cavalca sopra Capua. Drogone
+conte di Puglia e Rainulfo conte di Aversa gli fanno quivi riverenza,
+e lo donano di cavalli e danari. In ricambio hanno investitura del
+paese conquistato sulle terre imperiali.
+
+--Quella del papa non bastava dunque loro, domanda balbettando un
+membro dell'assemblea.
+
+--Esse avevan tutte lo stesso valore, risponde Baccelardo. La
+investitura vera la tenevano dalle loro spade. Infrattanto i Pugliesi
+ribellati uccidevano molti Normanni a tradimento e facevano
+assassinare l'istesso conte Drogone dal suo compare Riso, mentre
+entrava nella chiesa di Montoglio ad udir messa. Il conte Umfredo,
+succeduto a Drogone, assedia e prende Montoglio e fa morire gli
+assassini di suo fratello quivi rifugiati.
+
+--Adesso, ser cavaliere « l'interrompe il campione della Chiesa
+» abbiate la cortesia di cedere a me la parola. Questo punto del
+racconto vostro gli è bene che fosse rammentato da me.
+
+--Vi ascolto « risponde Baccelardo e piegando le braccia si asside al
+seggio da cui il campione della Chiesa erasi levato. E quegli dice:
+
+--L'ordine di Umfredo di governare i Pugliesi come roba da rubello fu
+troppo appuntino seguito. I beni della Chiesa, da costoro non
+rispettati; ed i santuarii violati e messi a ruba, i sacri arredi
+addicendo ad usi profani; le persone dei sacerdoti taglieggiate, le
+sante reliquie rubate e vendute come buoi tolti ad aldiani; i vassalli
+angariati nelle robe e nella vita, augumentati _foderi_ e _livelli_;
+gli uomini di condizione libera manomessi; le donne vituperate fino
+nei santi asili dei chiostri; in una parola la più pesante mano che la
+guerra potesse aggravare sugl'infedeli, i Normanni calcavano sui
+cristiani di Puglia. Onde avvenne che di tante crudeltà le città e le
+chiese si mandassero a dolere col papa perchè, mercè sua, fussero
+sollevate.
+
+--Avrebbero meglio fatto di sollevarsi, sclamava una voce; chiamare un
+aiuto gli era chiamare un nuovo padrone.
+
+--Il papa è padre più che padrone, continua il campione della Chiesa.
+Infatti Leone IX, da quel santo che egli era....
+
+--Calate, calate, interrompe una voce, santi di quel conio non vanno
+agli altari.
+
+--Da quel santo che era, insiste il campione, Leone tenne qualche
+motto ai principi longobardi. Ma conoscendo questi baroni come i
+Normanni fossero ostinati nel proposito, e tenaci nelle loro
+risoluzioni, persuasero il papa che senza niente affatto avvilirsi a
+pregarli di carità verso i vinti, si volgesse all'imperatore Enrico.
+
+--Il consiglio era eccellente, dice un membro dell'assemblea, perchè
+l'imperatore, mal doveva tollerare che nei suoi Stati si andasse
+levando gigantesca una dominazione novella, di uomini non mai sazi di
+guerre nè mai pieghevoli.
+
+--Proprio così, ser cavaliere, soggiunse il campione. Ond'è che Leone
+si recò in Germania, ed Iddio fe' trovar varco alle sue parole nel
+cuore di Enrico _il nero_, il quale con settecento gendarmi alemanni
+lo rimandò in Italia.
+
+--Così, li avesse mandati all'inferno! mormorava taluno; quei
+saccomanni vennero a desolare l'Italia.
+
+--E non furono i soli, replica Baccelardo perchè in Italia Leone fece
+altre cerne di truppa ed accozzò esercito numeroso, alla cui testa si
+mise egli in persona da condottiero.
+
+--Sì; Leone si mise alla loro testa per addolcire i mali della guerra,
+continua il campione. Però, udendo i Normanni di quella tolta di laici
+e chierici che il papa loro voltava contro, gli mandano ambasciadori,
+simulando pentimento e voglia di soddisfarlo all'intutto. Ma gli
+oratori normanni non sanno di tanto mascherarsi da accecare Leone.
+Talchè il sant'uomo, inasprito dall'insolenza di quei venturieri, che
+piccoli della persona e segaligni si davano in volta boriosi per
+conquistare il mondo, cavalca su quel di Civitade in Capitanata il 18
+giugno 1053. I Normanni ridotti allo stremo di viveri e disperati per
+la troppa disuguaglianza di forze, si trovano costretti accettare
+l'abbattimento.
+
+« Sire Iddio » sclama allora un cavaliere « giuro ammazzarti di mia mano
+dugento Saraceni, se ci dai di mandare al diavolo questi bricconi di
+papalini ».
+
+--E l'uomo che così giurava, soggiunge Baccelardo, era Roberto
+Guiscardo. E gli altri a loro volta giurarono:
+
+« Regina Maria di Lacedonia, facciamo voto di darti tante messe nel tuo
+priorato, quanti di questi mariuoli del papa ognuno di noi ucciderà ».
+
+--Gli è proprio così, ser cavaliere, » disse, continuando, il campione
+della Chiesa. « Il conte Umfredo comandava i Normanni. Papa Leone
+celebra la messa nel mezzo dei suoi alloggiamenti, dà una grossa
+benedizione alla sua truppa, e la schiera nella pianura, separata dai
+Normanni per non difficile colle. Questi lo accolgono primi. Ed a vero
+dire forse la pugna si sarebbe risoluta per quei della Chiesa, se quel
+dannato di Guiscardo non avesse fatto suonare le trombe, e non si
+fosse precipitato sugli Svevi con truppa fresca e disperata.
+Lungamente si martellano di colpi, intrepidi gli uni, feroci gli
+altri. Infine gli Alemanni cominciano a piegare, sono rotti e si
+volgono alla fuga. Roberto gavazzando nel sangue come tigre, li segue
+tagliandoli ai garretti, li uccide tutti finchè uno solo non ne resta.
+A quello spettacolo terribile Leone IX inorridito si dà a fuggire
+ancor egli, e cerca asilo nella fortezza di Civitade. I Normanni ve lo
+assediano ed ai cittadini propongono o la resa o andar tagliati a
+pezzi.
+
+--Sì, dice Baccelardo interrompendo, e chi questo supplizio loro
+minacciava era Guiscardo. Che perciò quei poltroni spaventati
+cacciarono il papa fuori le mura della fortezza. Un cavaliere allora
+si accostò, e prendendo le redini della sua bianca mula:
+
+« Ser papa » gli disse sorridendo « siete prigione ».
+
+--Quel cavaliere era ancora Roberto.
+
+--Era Roberto, » continua il campione della Chiesa; « proprio lui, egli
+sempre. I Normanni, in apparenza rispettosi, punsero il pontefice di
+amari motteggi. Gli occhi pregni di lagrime, pallidissima la faccia,
+Leone venia tirato dalla briglia da Guiscardo ed attraversava i ranghi
+dei soldati, i quali ebri di tanta bella ed inaspettata vittoria, gli
+si ginocchiavano schernevolmente sul passaggio per riceverne la
+benedizione.
+
+--Ed avrebbero meglio ricevuti dei bisanti, dei fiaschi di Orvieto e
+delle lacche di maiale! interrompe una voce chioccia dal fondo della
+sala.
+
+--Può ciò essere ancora, continua il campione: eran tanto scomunicati!
+Il conte Umfredo però prese il santo padre sotto la sua custodia: nè
+il lasciò a libertà se non carpiti accordi che pienamente lo
+soddisfacessero. Il papa ridotto a tanto stremo mal volente o
+volentieri condiscese a tutto, tornò libero e poco stante morì a Roma
+di cordoglio per gli oltraggi ricevuti. E l'uomo che tanta sventura
+alla cristianità cagionava era sempre Roberto.
+
+--Sventura poi non era tanta, mormorò un cavaliere dell'adunanza: quel
+Leone fu una mala ventura.
+
+--La parola è a me adesso « l'interruppe il principe Gisulfo alzandosi ».
+
+--Con vostra licenza, monsignore, ancora due motti « pregò Baccelardo
+» indi giustificherete a vostro piacimento, se potrete, la condotta di
+vostro cognato.
+
+Gisulfo si riassise, e quegli continuò:
+
+--Leone IX, così vinto, investì il conte Umfredo padre mio delle terre
+di Puglia, di Calabria e di quanto mai avesse saputo acquistare sui
+Saraceni di Sicilia. Ed i Greci perdettero ancora Trani, Venosa,
+Acerenza, Otranto e Troia.
+
+--Piano « l'interruppe il campione della Chiesa » Troia era stata donata
+al pontefice da Enrico II. Papa Niccolò II si lamentò di questa
+occupazione dei beni della Chiesa, e Roberto promise ritornarla. Troia
+non è stata restituita più alla santa sede. Continuate.
+
+--Ridotta la Puglia « proseguì il cavaliero » tutto l'animo del conte
+Umfredo si rivolge alle Calabrie. Vi manda Roberto con molta mano di
+truppa e di scorte. Cosenza, Bisignano, Malvito, Gerace e Martorano
+sono prese. Poco di poi, in Puglia il conte Umfredo muore. Dal suo
+letto supremo chiama Roberto, facendo cenno della mano ad un frate,
+che apprestavagli la comunione, di attendere ancora un istante.
+
+« Fratello caro » a Roberto egli parlò « quanto amore io ti abbia posto
+tu lo sai. Io di Normandia ti chiamai in questo paese, io sempre ti
+tenni il più prode dei miei guerrieri, il più saggio nei miei
+consigli; e le missioni più perigliose affidai sempre a te. Ora muoio
+qui, lontano dalla nostra patria, in questa patria novella che mi ha
+conquistata la spada. Il libero volere dei conti normanni mi elesse a
+loro duce, proclamandomi conte di Puglia: l'imperatore Enrico III mi
+investì del paese da noi conquistato: il papa rese santi i nostri
+acquisti dichiarandoli tutelati dalla Chiesa, dandomene anch'esso
+investitura. Tu sai che Drogone succedette a Guglielmo, perchè senza
+prole, ed io a Drogone, perchè senza figli ancor esso. Ora io ho
+figliuoli. Per le nostre patrie costituzioni tu sai ancora che gli
+Stati del padre eredita il figlio. Ti raccomando dunque il mio
+figliuolo Baccelardo. Giurami, Roberto, giura al tuo fratel moribondo
+che tu sarai il padre di Baccelardo, che gli conserverai i conquisti
+di che i Normanni mi fecero capo, che lo addestrerai al governo,
+giuramelo sui piedi di questo Cristo che abbraccio, su quest'ostia che
+deve comunicarmi ».
+
+E Roberto, stendendo una mano sull'ostia e prendendo dall'altra il
+crocifisso, fra molte lagrime, cadendo ai piedi del letto del
+fratello, gridò:
+
+« Giuro su questa santa ostia e su questo Cristo che il tuo volere sarà
+fatto, fratel mio caro ».
+
+» Umfredo radiò di gioia negli occhi, assunse l'ostia, e morì.
+
+» Ora, baroni, Roberto non ha mantenuto il giuramento, e Baccelardo, il
+figliuolo del caro fratello suo, va ramingando di terra in terra,
+sprovvisto di ogni cosa, spogliato dei suoi Stati, perseguitato come
+il lupo, dannato a terribile morte da suo zio. Cotesto zio è Roberto
+Guiscardo. Giudicatelo.
+
+--Uhm! giudicatelo! mormora l'abbate di Farfa dal fondo del suo
+cappuccio: e chi si incarica di eseguire la sentenza?
+
+--Se altri manca, Dio! sclama il cancelliero del papa rizzandosi sul
+suo seggio.
+
+--Proseguite le vostre accuse, signori « torvo e pensoso dice a sua
+volta Gisulfo » io parlerò per ultimo.
+
+Allora dal fondo della gran sala sorge un altro cavaliere che
+tirandosi fino innanzi della tavola del cancelliero favella:
+
+--Ed io accuso Roberto Guiscardo come spergiuro di altra promessa.
+
+--Egli ha promesso di non tenerne mai una! mormora una voce stridula
+dal fondo della sala.
+
+--Pare che la sia proprio così, soggiunge il cavaliero che aveva
+cominciato a parlare. Infatti udite questa. Sotto la fortezza di
+Malvito i Normanni avevano consumato lungo tempo in assedio, senza
+niuna speranza di prenderla. Una mattina un araldo d'armi, preceduto
+da banderaio con bianco pennoncello e due trombettieri, si presenta
+avanti alle porte e dimanda esser introdotto. I sergenti vanno a
+prender l'ordine, e non passa guari, si apre una porta di soccorso per
+fare entrare l'araldo. Il sire di Malvito, in piedi nel vestibulo del
+suo castello, lo aspetta, tutto pronto a ricevere i patti della tolta
+dell'assedio. L'araldo invece gli dice:
+
+« Messer Asclettino, il mio nobile signore Roberto Guiscardo conte di
+Puglia vi manda salute e prosperità. Nel tempo medesimo prega la
+cortesia vostra che vogliate concedere sepoltura nella vostra chiesa
+al suo compare Brado, morto la notte scorsa di ferita al ventre, onde
+come scomunicato non venga sotterrato in rasa campagna. Che perciò
+egli in nome di Dio promette che domani toglierà il campo dalle mura e
+sulle reliquie dei santi ve ne fa sacramento.
+
+« Bene sta, risponde Asclettino; il sire di Malvito che non teme i
+Normanni vivi non avrà paura degli estinti, nè incrudelirà verso i
+morti. Torna dunque al conte Roberto e digli: che noi gli diamo parola
+di cavaliere, col favore di Gesù Cristo, di non aprir mai le porte
+nostre ai soldati normanni finchè ci resteranno polpe alle braccia e
+cuoi a' calzari; ma che non le chiuderemo giammai ai loro
+cadaveri--dovessero pure cercarvi ricovero tutti quanti sono.
+
+« Mille mercè, sire di Malvito, riprende l'araldo, ed Iddio
+misericordioso non ascolti le vostre parole.
+
+La sera infatti il medesimo araldo si presentava alle porte per
+dimandare passo al funebre corteggio di compar Brado, giusta la
+permissione del sire di Malvito. Sotto una bara coverta da ampio
+drappo giaceva il cadavere: quattro cavalieri, armati solamente delle
+spade, ne sostenevano i lembi, quattro frati se la recavano sul dorso
+ed altri sei frati con ceri accesi venivano dietro cantando _misereri_
+e _Deprofundis_.
+
+--Che lusso di frati! Ne avevano dunque delle caneve nel campo? grida
+l'uno.
+
+--Più che di maiali per disfamarsene al desco--replica un altro.
+
+--Voi credete, cavalieri? riprende il primo interlocutore. Ascoltate
+allora. Questo manipolo di frati tirò dritto alla chiesa.
+Fervorosamente tutti pregarono agli altari, poi supplicarono voler
+passare la notte in preghiere per l'anima del defunto, chè al domani
+gli avrebbero cantato messa, l'avrebbero sepolto, e sarebbero tornati
+al campo per dimandare a Roberto di mantenere la sua parola, avendo
+quel di Malvito mantenuta la sua. Asclettino, che era uomo di cuore,
+non rifiutò la preghiera, e nel sagrato fece loro recare molti bei
+fiaschi di vino e pasticci e camangiari che avevan proprio a farci uno
+stravizzo.
+
+--E null'altro che questo? Capperi! i frati di Malvito si danno bene
+altre leccornie con le fanciulle del contado--sclama un capperuccio
+del sinedrio.
+
+--Non dico mica no, continua il primo interlocutore: ma colà si
+trattava di mortorio, credeva il sire di Malvito. Se non che, nel
+cuore della notte, quando i cittadini dormivano tutti, i Normanni
+scoperchiarono la bara e misero fuori compare Brado vegeto e fresco
+come i canonici di Cosenza, e tolsero dal fondo della cassa molte
+belle armi, perchè di sotto le cappe e' già vestivano cotte di maglia.
+
+--Oh birbi, birbi, birbi! sclama qualcuno.
+
+--Spogliansi perciò degli abiti da frati, continua il primo, danno di
+piglio ad azze, spade e picozze, e queti queti se ne vengono alle
+porte. Quivi si gittano su gli arcadori di guardia e gridando: viva
+Guiscardo e s. Gotifrido! li scannano tutti. Indi aprono le porte a
+quei e fuori già in pronto, e mentre coloro della fortezza si levavano
+a tumulto, sapendo dentro il nemico, già i Normanni occupavano i posti
+delle mura, e s'impadronivano del sire di Malvito.
+
+« Voi siete uno spergiuro, grida costui a Roberto quando gli fu menato
+d'innanzi, siete un disleal cavaliero.
+
+« Mai no, risponde Guiscardo; sire di Malvito, vi giurai che dimani
+avrei tolto il campo dalle mura, vi ho mantenuta la parola questa
+notte; trasferito l'ho qui dentro.
+
+Ora, baroni, giudicate voi se Roberto non spergiurò.
+
+--Io non me 'l credo, mormorò una cocolla, che ben poteva essere
+l'abate di Farfa, che i monaci addimandavano il santo, i vassalli il
+maledetto.
+
+--Vi è ancora qualcuno che ha querele da produrre? dimandò il principe
+Gisulfo volgendosi all'adunanza.
+
+Ed un altro cavaliero traendosi ancora innanzi favellò:
+
+--Io. Io che vengo ad accusare Guiscardo pel più villano ed infame di
+quanti mai abbian preso cingolo di milizia; avvegnachè le mie parole,
+monsignore, dovessero toccarvi più dappresso nel cuore.
+
+--Messere, grida Gisulfo, rammentatevi che l'insolenza delle parole
+sconviene a cavaliere, se pure cavaliere voi siete, e che noi non
+sapremo perdonare tale inverecondia come non la sopportiamo.
+
+--Sta bene, risponde l'altro; uditemi adesso, poi se vi piacerà
+regolar meco i vostri conti, non isdegnerò sollevare una maschera che
+per decoro non per paura mi tengo sul viso.
+
+--Proseguite.
+
+--Lode a Dio! Sappiate dunque che fra coloro i quali seguirono Roberto
+all'invasione di Calabria era un tal Giselberto Squassapostierle.
+Cavaliere senza macchia, aveva sposata una nipote di Tancredi
+d'Altavilla. Egli era primo alle scalate, ultimo nelle ritratte,
+avveduto nei consigli, disinteressato nel partaggio delle spoglie, ed
+amato e venerato dai soldati, i quali, alla presa di Gerace, gli
+dettero sopranome di Squassapostierle, perchè di un colpo di mazza
+sgangherò una porta di soccorso. Questo vecchio ed onorando cavaliero
+aveva una figliuola, una perla di figliuola, cui la madre mise a luce
+e morì. Il padre se l'aveva allevata sul Pavese e l'amava quanto non
+si può dire. Quella creatura era bella sovranamente e di una soavità
+di carattere che ammaliava ogni cuore. Sicchè il padre se la recava
+ognora da presso, custodita sotto il pennoncello della sua lancia, e
+della sua rotella. Ed era venuta su di quattordici anni quando si
+occupò Cariati. Roberto investì barone di quella piazza Giselberto, e
+gli dimandò la mano di Alberada, per la quale da più di un anno
+bruciava di fiamma forte e vereconda. Nè per vero dire ad Alberada
+tornava spiacevole Roberto, il quale nelle rare veglie della sera
+l'affascinava del suo sguardo ceruleo, e del rispettoso profferirle di
+ossequi. E poi i suoi fatti da prode facevano balzare il cuore d'ogni
+dama. Giselberto, che si sentiva invecchiare e forte piacevasi della
+caccia, gli dimandò ancora sei mesi di tempo da sperimentar libero il
+volere della figliuola; perocchè egli avrebbesi tolto piuttosto
+nemicarsi lui che contradire la volontà di Alberada. Roberto vi si
+acquetò malvolentieri, tardandogli godere della gioia di sì avvenente
+e cortese sposa; ma il barone Giselberto fu irremovibile. Si attesero
+dunque i sei mesi, a capo dei quali il barone si chiamò la figliuola
+nella sua stanza e le disse:
+
+« Alberada, amor mio, oggi tu devi passare a marito e separarti da tuo
+padre, che alle tue nozze non sopravivrà di otto giorni. Parlami
+dunque schietto, proprio come parlassi a tua madre o alla madonna, ami
+tu Roberto Guiscardo? Perchè se per nulla e' ti riuscisse malgradito,
+giuro pel santo sepolcro, che non ho avuta la sorte di visitare, che
+toglierò la mia parola a Guiscardo e ti farò sposa di colui che più
+ami--fosse pure il chierico di San Nicodemo.
+
+E la fanciulla cogli occhi velati di lagrime:
+
+« Sì, padre mio, io l'amo.
+
+« Bene sta dunque, figliuola, risponde il barone, torna alle stanze
+tue, chè fra poco mi vedrai.
+
+E facendosi venire innanzi Roberto, Giselberto gli dice:
+
+« Senti, Roberto, se tu mi avessi chiesta l'anima mia, io avrei voltate
+le spalle al mio angelo custode e te l'avrei data senza patti: ma tu
+mi hai domandata Alberada, gli è bene dunque che mi stii attento ad
+ascoltare. Roberto si assise incrociando le braccia sul petto, l'altro
+continuò:
+
+In tante battaglie ho sparso il sangue per te, messer conte, e quando
+quel sangue se ne andava al diavolo giù per le vene io zuffolava
+un'aria di caccia. Ora tu mi vieni a dimandare più che il mio sangue,
+più che la mia vita, tu mi vieni a dimandare la gioia mia, il mio
+conforto, la mia preghiera, la mia speranza; l'angelo mio, la mia
+madonna--tutto insomma, tutto quanto può rendere deliziosa la vita di
+quaggiù, lieta quella del paradiso, e tutto questo per me è Alberada.
+Bene dunque, figliuolo mio, poggiati la mano sul cuore ed interrogalo.
+Se quello ti dice che malvagia cosa ell'è torre tanta beatitudine ad
+un vecchio e deserto cavaliere senza punto di amore per colei che lo
+bea, e tu metti la tua nella mia mano, e dimmi: Giselberto, tienti la
+figlia tua, io non sono quel tanto che tu puoi sperare per lei. Ma se
+codesto cuore ti dice che l'ami, e che l'amerai sempre, e che la
+saprai far felice, allora prenditela pure e lasciami morire come i
+vecchi cani, dimenticati, ma paghi di aver ben servito il loro
+padrone; perchè, pel santo giorno di Dio, io ti giuro che morirò
+contento.
+
+E Roberto a lui:
+
+« Giselberto, padre mio caro, io l'amo la tua Alberada e la farò lieta,
+la soave creatura.
+
+« Dici tu vero, Roberto? gli dimanda di nuovo il barone pieno d'ansia,
+combattuto dalla gioia e dalla disperazione.
+
+« Vero, risponde colui, e ti giuro per quell'ostia che deve comunicarmi
+al punto di morte, che io amerò sempre e terrò felice Alberada.
+
+« Dio ci vede e ci ascolta, sclama il vecchio; Alberada sia tua.
+
+Sapete voi, baroni, come Guiscardo ha mantenuto tanto solenne
+giuramento?
+
+--Non fu colpa sua se non lo mantenne, grida Gisulfo.
+
+--La colpa fu sua, ed io che l'accuso, l'attesto, continua l'altro.
+Del resto giudichi il _placito_. Dopo tre anni Alberada è stata
+ripudiata. E nel pieno delle gioie, madre di un figliuolo, col sorriso
+d'amore sulla labra, lusingata di lunga felicità, lussureggiante di
+speranze, è stata ripudiata Alberada, per isposarsi ad un demonio--a
+vostra sorella Sigelgaita, principe Gisulfo, per alimentare ambizioni
+e fatali desideri.
+
+--Ciò non è vero, interrompe di nuovo Gisulfo.
+
+--Io l'attesto, io lo giuro, grida l'altro. Le lagrime di Alberada,
+baroni, chiedono vendetta; voi lo farete.
+
+--Sì, voi la farete, grida Baccelardo anch'esso in un impeto
+irresistibile, perchè suo padre non è più--dopo otto giorni dalla
+partita della figliuola moriva di languore nel castello di Cariati che
+gli avevano dato a guardare.
+
+--Vi è ancora qualcuno che debba produrre sue accuse? dimanda il
+principe Gisulfo con l'accento soffogato dalla rabbia.
+
+--Ancora un altro, monsignore, risponde una voce dal fondo della sala.
+
+Ed a lentissimo passo, sorreggendosi ad un bordone, accompagnato da un
+cane, perchè cieco, avanza un vecchio. La sua testa era scoverta,
+pallidissima avea la faccia, lunga, scomposta la bianca barba, nuda e
+rugosa la fronte, livido tutto nella persona pel gelo della vecchiezza
+e della malattia che gli serpeva per le vene, incurvato, tremulo e
+lacero nei panni. La sua voce barcollava come quella di chi agonizza.
+Egli si trasse innanzi a stento, soffermandosi ad ogni passo. E come
+fu adagiato sur un seggio, che il campione della Chiesa sollecito gli
+appresta, il cane gli mette la testa sulle ginocchia e gli fissa gli
+occhi nel volto quasi avesse voluto leggerne i pensieri. Il vecchio
+gli stende la mano sulla testa, e parla:
+
+--Nella fatale invasione dei Normanni il principato di Capua, fino al
+1055, fu rispettato. Nel 1055, Riccardo conte di Aversa si sentì ben
+fermo nei suoi Stati, ed assai forte per non restarsene con le mani
+alla cintola, mentre i figliuoli di Tancredi di Altavilla facevano
+conquisto tanto opulento di paese. Riccardo dimanda a Roberto
+Guiscardo volere anch'egli fornir truppe e partire le città che nelle
+Puglie e nelle Calabrie si sarebbero occupate. Questo messaggio torna
+malgradito a Guiscardo, che perciò, unitisi il dì di Pentecoste 1054
+ad Otranto, consigliò a Riccardo accrescere i suoi Stati dal lato del
+principato di Capua, perchè, invece, egli avrebbe fornito lui di
+scorte e di truppe per invaderlo. Il consiglio piace a Riccardo ed
+accetta. Nella prima domenica dell'avvento del 1055, Riccardo con
+esercito poderoso si reca infatti sotto le mura di Capua, e vi pone
+assedio. Allora, baroni, come sapete reggeva Capua Pandolfo V. Egli
+avrebbe potuto respingere il nemico con la forza; ama meglio calare ad
+accordi, ed ottiene che Riccardo sgomberi il campo mediante dodicimila
+bizantini. Una pace tanto vigliaccamente comprata durò poco. Morto
+Pandolfo nel 1057, Riccardo comparve di nuovo sotto le mura di Capua e
+le cinge di stretto assedio. Landolfo V, che era succeduto a suo
+padre, fa sonare a stormo le campane, e convocati i cittadini alla
+chiesa, dice loro:
+
+« Capuani, qui si tratta di onore e di vita; oggi è tempo di
+riscattarveli. Raccomandatevi ai vostri santi, vestite le vostre armi,
+e dal ragazzo che sente poter lanciare una pietra al vecchio che ha
+forza di sostenere una spada, seguitemi tutti.
+
+Le parole di Landolfo non piacciono ai Capuani. Gridano quindi tutti
+ad una volta: un riscatto, un riscatto: e scegliendo a loro araldo
+l'arcivescovo Gualdemaro, lo mandano a Riccardo per offrirgli
+dodicimila scudi d'oro.
+
+« Noi non venimmo qui a mercanteggiare con codardi, risponde il
+fratello di Guiscardo; vogliamo la città a discrezione, perchè poi
+d'oro sappiamo noi dove trovarne.
+
+Nè a quest'aspra risposta i Capuani si risentono. Landolfo fa inutili
+sforzi per menarli a battaglia; coloro tolgono piuttosto morirsi di
+fame che pugnare. E forse a tanto danno si sarebbe giunti, perchè il
+principe Landolfo ostinato era e deciso a non rendersi se non tutti
+morti; quando una notte prevale altro infame consiglio. Alcuni
+gialdonieri si uniscono a sinedrio nella piazza, e, dopo avere
+alquanto consultato, decidono capitolare per rendersi. Aprono perciò
+una porta di soccorso delle mura e spiccano un araldo d'armi al conte
+Riccardo, il quale per tutta risposta manda loro a dire: cacciate
+dalla città il principe Landolfo V, e mettetevi a discrezione. Così
+fecero. La mattina, tutte le campane di Capua suonano a festa come al
+giorno di Pasqua. Un drappello di giovani capuani si reca al palagio
+del principe, e balzatolo dal suo seggio, coi calci dell'asta sel
+menano innanzi fino fuori le mura della città. Allora le porte si
+aprono e quei di Riccardo si cacciano dentro per rompersi ad ogni
+maniera di libidine, di furti e di violenze.
+
+--Gli è vero! sclama taluno; io vi ero.
+
+--Baroni, quell'infelice principe Landolfo V sono io, soggiunse con
+voce articolata appena il vecchio, tremando in tutte le membra.
+
+A questa rivelazione tutti i baroni del _placito_ si alzano in segno
+di riverenza per l'infortunio, pel caduto. Ma Landulfo che nulla vede,
+continua:
+
+--Baroni, per tredici anni ho condotta vita la più miserabile che
+fosse mai capitata a tapino. Ho veduto morire di freddo mia moglie, in
+una notte di gennaio, sulle scale di un monistero, arricchito da noi,
+e che ci rifiutò ricovero per paura di Roberto Guiscardo. Ho veduto
+morire di fame due figliuoli respinti da un vescovo, creato ed
+arricchito da noi, per paura di Roberto Guiscardo. Ho veduto trucidato
+mio nipote da un valvassore, che noi avevamo donato del feudo, e
+violate le figlie mie morir per mano di soldati che il nostro pane
+avevano mangiato, per tornar graditi a Roberto Guiscardo. Ho veduto in
+fine scomparirmi d'innanzi un ultimo figliuolo senza che mai novella
+me ne fosse arrivata. Solo questo cane è rimasto al principe di una
+dinastia che 509 anni dominò in Italia, 481 su queste contrada; ed io
+mi muoio. Muoio con non altro cordoglio, che le sventure mai
+provocate, accumulate su di me da questi Normanni ladroni, non saranno
+pagate da alcuno; muoio, non rimpiangendo altri, non considerando
+altri fra le creature di Dio che questo povero cane, il quale mi ha
+guidato nelle tenebre, mi ha riscaldato col fiato nelle gelide notti,
+ha meco diviso la crosta che con noi partì il povero vassallo. Baroni,
+io metto le mie vendette nelle vostre mani: voi ne sarete giudici. Ma
+ricordatevi, che sarete misurati della stessa misura che altrui
+misurerete come dice l'Evangelo, e che Iddio pesa il vostro giudizio.
+
+E sì dicendo il vecchio si sforza di alzarsi e partire; ma fatto
+appena un passo cade al suolo come tronco abbattuto, e resta. Il cane
+gli si accosta tosto alle labbra per fiutargli il respiro, poi gitta
+forte un guaito e cade anch'esso. Precipitosi alcuni di quella sala
+corrono a sollevare l'infelice Landolfo V; era morto.--
+
+
+
+
+III.
+
+ PR. ENR. Abbominevole è quel Falstaff, un corruttore
+ della giovinezza è quel vecchio Satana dalla
+ barba grigia.
+
+ FALS. Vattene mariuolo! Terminate la vostra parte,
+ molte cose mi rimangono a dire in favore di quel
+ Falstaff.
+
+ SHAKESPEARE--_Enrico IV, Parte I_.
+
+
+Il principe Gisulfo, dopo che ebbero menati via i cadaveri di Landolfo
+e del suo cane, si studiò pigliar la parola e difendere Roberto, ma la
+voce gli mancò essendo anch'egli vivamente commosso. Imperocchè in
+quella del principe Landolfo, più che la morte di un uomo, egli
+egualmente che tutti considerava la morte di una forte ed annosa
+dominazione. Ed una dominazione che passa senza fasto e senza rumore,
+è tutta una storia di delitti, di grandezze, di ardimenti che si perde
+nella tomba, così come la memoria del vassallo che per inedia morì.
+
+Il cancelliere del papa, il quale solo in quella adunanza non sembrava
+tocco per nulla, e che durante i diversi favellari, severo ed
+impassibile si era mostrato, attese ancora qualche istante perchè
+altri s'avanzasse a profferire accuse. Poscia vedendo che nè il
+principe di Salerno la difesa del primo suo accusato prendeva, nè
+alcuno presentavasi, accigliato, ma gelidamente, alza la fronte e
+dice:
+
+--Proseguite, baroni, chè il tempo non è degli uomini ma di Dio.
+
+Quindi il campione della Chiesa si tragge innanzi novellamente e
+favella:
+
+--Nobili cavalieri, io accuso il priore Guiberto, barone di Lacedonia,
+come complice, esecutore e consigliero di quante scelleratezze mai
+contro gli uomini e contro la santità di Dio e della Chiesa, il duca
+Guiscardo commettesse. Lo accuso inoltre come nicolaita, come
+simoniaco, come sacrilego, come concubinario, ed ateo profanatore
+delle sacre cose.
+
+--Accusare non basta, sclama Baccelardo dal suo seggio, bisogna
+provare.
+
+--Gli è ciò che mi accingo a fare, ser cavaliere, ripiglia il campione
+della Chiesa, se ella mi sarà cortese di udirmi. Il priore di
+Lacedonia dunque il dì de' SS. apostoli Pietro e Paolo predicò dal
+pergamo, che se Salomone, re di un guscio di paese, poteva senza
+offendere Iddio ed il mondo tener seco settecento mogli e trecento
+concubine, e medesimamente donne idolatre, di cui Iddio aveva
+comandato: _non ingredimini ad eas; neque de illis ingredientur ad
+vestras, certissime_ _enim avertent corda vestra ut sequamini deos
+eorum_; egli, signore di ricco e vasto priorato e barone di grosso
+contado, poteva bene avere una moglie e dieci concubine senza
+oltraggiare chicchessia. Ed una moglie e dieci concubine ha infatti
+nelle stesse sante mura del chiostro, egualmente che tutti gli altri
+frati.
+
+--Il vescovo di Molfetta ha tre mogli e cinquanta concubine, eppure
+gli è amico di papa Alessandro, sclama Baccelardo.
+
+Il campione della Chiesa non risponde all'interruttore e continua:
+
+--Il priore di Lacedonia trascura i santi uffizi della Chiesa ed
+impazzisce fra crapule ed orgie. Egli il giorno di Pasqua ha fatto
+danzare nella chiesa i suoi frati con le loro donne, dicendo che stava
+scritto che Davide, per onorare Iddio, danzò innanzi l'arca: e la
+domenica delle palme li ha fatti entrare in chiesa a bisdosso di
+somari, perchè così Gesù Cristo entrò in Gerusalemme.
+
+--Non si debbe dunque imitare Davide e nostro Signore? dimanda
+Baccelardo con impazienza.
+
+Il cancelliero del papa solleva la testa e fulmina di uno sguardo il
+giovane cavaliere, senza però profferir verbo. Il campione della
+Chiesa, lo guarda anch'esso di modo uggioso e continua:
+
+--Il priore di Lacedonia uffizia nelle chiese del suo priorato,
+avvegnachè il papa l'avesse interdetto, e fosse sotto i gravami degli
+anatemi. Egli invase le possessioni della badia di Grotta Minarda; ed
+avendo quella badessa mandato quattro giovani suore a portargliene
+gentile lamento, l'infame fe' recidere tutta la parte anteriore
+dell'abito alle ambasciatrici, dal petto in giù, e così sconce, con
+drappello di scostumati soldati, di nuovo le fece accompagnare
+all'abadia. Egli nella festa del _Corpus Domini_ del 1063 benedisse il
+popolo accorso alla chiesa con inchiostro invece di acqua lustrale,
+profanando le sacre funzioni, tramutando la messa in giulleria con un
+popolo così laidamente imbrattato. Egli battezzò suo figlio col vino;
+ed avendo la madrina fatte osservazioni su tale sacrilegio, il priore
+le dà forte dell'aspersorio nella fronte sì che la stramazza, ed il
+figliuol suo, urtando delle tempie al pavimento, ne muore. Egli avendo
+ricevuti due messi di papa Alessandro II, il quale lo chiamava al
+ravvedimento, castra atrocemente i due diaconi, e così vituperati li
+rimanda al pontefice.
+
+--Infame, infame! sclama senza quasi avvedersene il cancelliero, e
+senza alzar la testa poggiata sul petto.
+
+--Un santo padre della Chiesa s'era bene castrato da sè per essere più
+uomo di Dio! mormora un cappuccio dell'adunanza.
+
+Il campione della Chiesa continua:
+
+--In tutte le guerre, in tutte le avvisaglie, in tutte le cacce, in
+tutte le corti bandite, accompagnato da istrioni e cantatrici, da
+chierici e da soldati, si trova il priore Guiberto, e nel più folto
+sempre delle mischie, nel più osceno de' bagordi. Egli ha rapita la
+moglie al sire di castel la Baronia che si recava alla caccia. Egli ha
+spogliato ed incendiato il monistero di Carbonaro, mutilandone i
+frati. Egli si condusse nella chiesa di Villanova, al momento che quei
+canonici cantavano mattutino, ed avendo loro tronche le teste, li
+lasciò negli stalli coi breviari sulle mani. Egli, e cinquanta
+compagni vestiti da demoni, una notte nel 1065 penetrò nel monistero
+di Accadia, ed avendo contaminate quelle sante sorelle di Cristo le
+fece frustare pei chiostri, cantando: chè di chicchesia d'allora in
+poi e' si sarebbe burlato, perocchè aveva a cognato Gesù. Egli insomma
+si è bruttato di tutte le infamie, di tutti i delitti; ha maltrattati
+gli ecclesiastici, ha oltraggiato il papa--è un empio furibondo e
+matto di cui la terra non ne sostiene peggiore.
+
+--Chi attesta tutto ciò? sclama Baccelardo. Quando si danno di tali
+accuse, gli è mestieri che una fronte si scopra per sostenerle.
+
+--Io levo la mia, risponde solennemente il cancelliero del papa,
+alzandosi in piedi. Vi è chi dubiti di mia parola?
+
+Nessuno fa motto. Il campione della Chiesa allora soggiunge:
+
+--Finora i laici hanno rispettato codesto malvagio priore perchè egli
+giammai offese nè le loro persone nè le loro possessioni--anzi e' ne'
+bisogni e nelle guerre di ciascuno si prestò sempre volentieri e
+disinteressatamente. Lo hanno temuto, perchè stretto di alleanza con
+Roberto Guiscardo, l'uno spalleggia l'altro, l'uno dà all'altro mano
+forte negli attentati, e si consigliano, e di qualsiasi potere ridono.
+Ma voi, baroni, voi non potrete adesso con cuor freddo udire i lamenti
+del Santo Padre, e saprete non solo giudicarlo debitamente, ma mandare
+a compimento la sentenza.
+
+Com'ebbe detto ciò, il campione della Chiesa ritornò al suo posto e si
+assise. Allora dal centro dell'adunanza si leva un altro, camuffato da
+frate, col capperuccio tirato giù giù, ed avanzandosi fino al tavolo
+del cancelliere, toglie la penna e scrive affrettatamente sotto una
+pergamena alcune righe. Indi tornando fra gli stalli dei baroni
+consegna quella pergamena all'abate di Cluny, che scoverto e numerando
+i rosoni scolpiti nel soffitto di rovere si teneva cogli occhi levati
+al cielo, e gli dice:
+
+--Padre riverendo, leggete.
+
+L'abate mezzo assorto, mezzo alienato, si riscuote come svegliato
+improvviso dal sonno, e si trova fra le dita la carta. Si passa la
+mano sulla fronte, quasi volesse sgombrarla dalla pesantezza del
+sonno, e dimanda:
+
+--Che debbo dunque fare di questo negozio?
+
+--Leggete, leggete, ser abate, sclamano alcune voci dalla sala. Ed
+egli levandosi da sedere legge:
+
+« Guiberto, per volere di Dio e di Enrico III imperatore, priore nel
+monistero di Lacedonia e barone, ad Alessandro II antipapa, salute e
+pace se la desidera ».
+
+« Avendo inteso, monsignore, che voi di pieno arbitrio, provocato da
+sfortunato cavaliere, dal vostro cancelliere prevaricato, avevate
+intimato un _placito_ in cui i medesimi baroni ed ecclesiastici
+dovevansi fare accusatori e giudici di me, priore e barone, e del duca
+Roberto Guiscardo, ed indi metter forse ancora esecuzione alla
+sentenza, la quale per istigazione di voi e del vostro leal
+cancelliero non mancherà tornarci contraria; ho creduto rispondere di
+per me ad alquante accuse fattemi pure altre volte, qualunque si fosse
+l'autorità di codesti giudici, e meglio per giustificarmi innanzi di
+loro, come cavaliere con cavalieri, anzi che reo con _sculdaschi_;
+ricordandovi inoltre cose a voi o mal conte, o mal gradite, o non
+volute rammentare. Bene inteso però, che, di voi parlando, monsignore,
+voglio sempre significare il vostro cancelliero, con me tanto
+grazioso, ed innanzi al mondo tanto santo.
+
+« Paggio della contessa Beatrice di Toscana, di cui nacqui suddito,
+piacque alla reale memoria di Enrico III _il nero_, per lieve servigio
+resogli, di togliermi in grazia, e propormi la guerresca sua corte di
+Germania, dove avessi voluto istruirmi in altro, che nel mestiero
+della lancia e della daga. Come, per vero, avendo un dì dovuto
+risolvermi ad accettare le imperiali munificenze, dalla santa memoria
+di quell'imperatore fui accomandato a quel medesimo sir Adalberto
+arcivescovo di Brema, il quale dipoi il suo proprio figliuolo Enrico
+IV ebbe l'onore di consigliare. E quando quel possente imperatore mi
+credette in grado di prodigarmi favori, mi donò del priorato di
+Nostradonna di Lacedonia, e mandommi in Italia con commessa al duca
+Roberto Guiscardo d'investirmi l'annessovi feudo. I voleri del
+generoso principe, che ora è santo nella corte del cielo, furono
+compiuti. Per modo che io questa baronia e questo priorato per
+largizione imperiale tenni, tengo, e sempre al legittimo signore di
+esso i debiti censi, di due rose bianche ed un mazzolino di viole, nel
+dì di Pasqua, soddisfeci.
+
+« Essendo quindi padrone del feudo l'imperatore di Lamagna, gli è a
+lui, o a messi suoi, che io debbo render conto dell'opere mie;
+perocchè, come sapete, o per meglio dire il vostro cancelliero sa,
+senza pecca di fellonia ad altrui nol potrei. Questo per quanto
+riguarda la competenza dei membri di codesto _placito_. In quanto alle
+accuse dichiaro: indebitamente querelarsi il papa degl'insultati suoi
+oratori contro la ragione delle genti, perchè e' mi accusarono di
+simonia per fatti che non sono se non dritti di feudalità che io come
+livelli esigo: mi accusarono di intrattener donne fra mogli e
+concubine non so quante, mentre ogni altro vescovo, cardinale, abate,
+e fino diaconi e chierici di questo secolo le tengono, le tennero
+quelli dei secoli passati, di cui io non sono nè mi vanto più santo:
+mi ordinarono lasciar via queste donne incontanente, a vituperio del
+Signore che solennemente fece precetto nelle sue sante Scritture:
+_abbandona padre e madre, ma la tua donna non abbandonare_; perchè e'
+mi vilipesero quando, non essendo messi imperiali, comando così
+oltraggiante per parte di altrui mi davano; perchè infine avendo i
+messi ecceduti gli ordini, forse pietosi del loro padrone, covrendomi
+d'insulti inauditi finora, con parole obbrobriose, io, per dritto di
+difesa, parimenti li oltraggiai. Così che indoverosi, per non dir
+petulanti, i lamenti vostri mi giunsero, messer lo papa, e mi
+giungeranno mai sempre, fino a che dritto l'imperatore non ve ne dia,
+mica canoniche censure.
+
+--Costui bestemmia nefandamente, grida divampando il cancelliero;
+strappate, ser priore, strappate quell'infame scritta.
+
+--No, no, leggete, continuate, gridano i baroni da tutti i punti della
+sala.
+
+Ed il priore, senza punto avvedersi dei gridi dell'uno e
+dell'ingiunzione degli altri, riprende fiato e così prosegue leggendo:
+
+« In quanto ai delitti per ultimo che il vostro cancelliero non manca
+tutti i giorni di appormi, io formalmente dichiaro, monsignore, sia a
+voi, sia ai nobili castellani che compongono il _placito_, sia agli
+uomini come ai miei santi avvocati ed a Dio, che egli ha mentito
+peggio di un giudeo, e mente; che egli è mio particolare nemico da
+lunghi anni, e studia di qual maniera per altrui mezzo di me
+vendicarsi; infine che le accuse, oltre dell'essere indegne di
+cavaliere, non debbono prodursi che al mio legittimo padrone.
+
+« Queste sono le ragioni, monsignore, che per l'estrema volta io
+discendo ad addurvi, e che mi dispenserebbero da qualsiasi
+soddisfazione si potesse per avventura richiedere da me. Non pertanto,
+sentendomi io puro delle colpe aggiustatemi con tanta poca carità
+dalla frataglia mia nemica, in testa a' quali si leva il vostro santo
+cancelliero, e non volendo lasciare nell'animo vostro, di codesti
+nobili baroni, e del mio alleato duca Roberto Guiscardo, neppur
+l'ombra di sospetti sull'onor mio, accetto di scendere in lizza chiusa
+col vostro cancelliero e con prova, per giudizio di Dio,
+giustificarmi. Dopo ciò vi dimando la benedizione, se me ne stimate
+degno, e salutando codesti valorosi baroni, prego Iddio che
+v'illumini, e tra me ed il vostro cancelliero decida.
+
+« Aggiungo, che la maggior parte delle accuse del campione della Chiesa
+sono false ».
+
+ Datum Lacedoniae triduo ante Kalendas Augusti 1070
+ GUBERTUS LACEDONIAE gratia Dei, Prior et Baro.
+
+Quando l'abate di Cluny ebbe letto ciò si strinse nelle spalle ed a
+passo lento si approssimò al tavolo del cancelliero, e gli pose avanti
+la carta. E questi, piegandosi, vide che la postilla diverso carattere
+aveva scritta. Dimandò perciò il pugnale al principe Gisulfo e sulla
+punta di quello prendendo la pergamena la gittò per terra, e sopra vi
+calcò il piede sclamando:
+
+--Le cose degli scomunicati non lordino i vassalli di Dio.
+
+Colui che aveva presentata la protesta di Guiberto, all'atto codardo
+si alza come preso da impeto generoso; ma poi, percotendosi di ambo le
+pugna la fronte, si asside di nuovo senza dir motto. Però il principe
+Gisulfo, che uomo generoso era, trovando la parola rampogna:
+
+--Ser cancelliero, il vostro non è condursi da cristiano. Cristo
+rimproverò i discepoli che d'intorno gli scacciavano la Maddalena, e
+duolmi che, io laico, ve lo debba rammentare. Ma questi baroni hanno
+udite le accuse e le difese di Guiberto, e basta. In quanto a mio
+cognato Guiscardo poi rispondo--nè mi curo giustificar altrimenti le
+mie parole fuor della spada--che non mai egli rapì gli Stati a
+Baccelardo, perchè Roberto succedeva al conte Umfredo, come il conte
+Umfredo era succeduto al conte Drogone, e questi a Guglielmo
+Bracciodiferro: che se fece prigioniero papa Leone IX, si servì dei
+diriti di vincitore, e da cristiano fedele e leal cavaliere lo trattò:
+che non mai ripudiò Alberada per ambizione o per mutato amore, sibbene
+perchè scovrì Alberada riuscirgli parente: se prese Malvito con
+inganno, adoperò stratagemma di guerra e quindi commendabile a
+capitano: infine se lo sfortunato principe Landolfo V di Capua fu
+scacciato dalla casa dei padri suoi, vuolsene addebitare più il
+principe Riccardo, che stette sodo alle codarde condizioni dei
+Capuani, anzi che i consigli di Guiscardo, il quale pugnava allora
+nelle Calabrie. Al silenzio dunque le sciocche calunnie che ci avete
+fatte udire, e pensate da uomini e da cavalieri, non da stupidi servi
+da gleba. Queste sono le ragioni che io, principe Gisulfo II di
+Salerno, seppi addurvi. Se poi vi ha qualcuno che le creda deboli o
+non vere, ecco qui la manopola di un uomo, il quale da cavaliere saprà
+sostenere che costui ha mentito come un infedele. Ho detto. Ai voti.
+
+--Ai voti, ai voti! gridarono molte voci dalla sala; e tutti si
+alzavano per andare a mettere le tessere nell'urna; allorchè
+triplicata squilla di tromba fuori le porte dell'abadia risuonò.
+
+
+
+
+IV.
+
+ Derobe-les à l'oeil de leurs persécuteurs,
+ Je fuis, le jour m'epie, et s'il me voit je meurs!
+ LAMARTINE, _La Chute d'un Ange_.
+
+
+I baroni restarono fissi ai loro posti, da poichè il cancelliero aveva
+dato ordine ad un araldo, che faceva da mazziere alle porte della
+sala, di riferire a quell'adunanza chi fosse e che significasse quella
+chiamata di tubatore. E non passò guari e l'araldo venne ad
+annunziargli che egli precedeva un oratore cui Roberto Guiscardo
+mandava al pontefice, e che questi ai baroni rimandava per dargli
+udienza. Infatti e' finiva di così parlare, allorchè i battenti della
+sculpita porta si schiudono e comparisce il vescovo di Bovino.
+
+Il suo passo era maestoso come a personaggio di tanto cuore e di tanto
+rilievo convenivasi. Vestiva corsaletto di lamine di acciaio a
+rabeschi d'oro, sopra di cui gittato un manto soppannato di pelli
+preziose, e fermato da scheggiale di gemme. Egli venne in mezzo al
+salone, e dopo aver salutati i baroni da prima con grazioso piegare di
+testa, e con maggiore sussiego il cancelliero, che immobile gli aveva
+fermo l'occhio addosso, fece ancora un passo verso il principe di
+Salerno e parlò:
+
+--Messer principe, la nostra missione, sebbene per avventura
+riguardasse voi più direttamente, si diresse a papa Alessandro, onde
+le nostre preghiere vi tornassero meno sgradevoli.
+
+Gisulfo si rizza sulla persona quasi un punteruolo dell'armadura
+l'avesse offeso, ed accigliato domanda:
+
+--E quali sono codeste preghiere che ci abbiano a tornar mal gradite!
+
+--I cittadini d'Amalfi, messer principe, continua il vescovo con
+calma, i cittadini di Amalfi hanno mandato il priore di Lacedonia ad
+oratore a duca Guiscardo perchè a pro di loro intercedesse da vostra
+grandezza una tregua alle angarie ed ai soprusi, che, insopportabili,
+di vostro comando si praticano loro incessantemente. Le taglie imposte
+superano d'assai i prodotti delle loro terre: il commercio che quando
+Amalfi si reggeva a repubblica esercitava su tutte le città di Europa,
+per le vostre vessazioni è stato annullato: gli _aldi_, gli
+_arimanni_, le maestranze, e tutte le altre condizioni di uomini,
+liberi negli altri paesi, sono tornati schiavi in questa povera
+contrada. In una parola, monsignore, la vostra mano esorbitante pesa
+su quegl'infelici che a Roberto Guiscardo si volsero per supplicarvi
+di grazia.
+
+--Mai no! per la santa messa di Pasqua che ci deve comunicare, mai no,
+sclama irritato il principe di Salerno, il quale, a misura che
+l'oratore parlava, si andava corrucciando nel volto e digrignava dei
+denti ferocemente. Hanno forse dimenticato quei traditori che
+assassinarono nostro padre sulla spiaggia deserta del mare come un
+miserabile pirata?
+
+--Non l'hanno dimenticato, monsignore: ma forse appunto perchè troppo
+lo ricordano, vi si accomandano di non ridurli a disperazione.
+
+--Ah! monsignor di Bovino, sogghignando sclama Gisulfo, e' ci
+minacciano dunque ancora, non è vero? ed il nostro grazioso cognato li
+spalleggia? Non è questo che siete venuto qui ad annunziarci,
+monsignore?
+
+--Messer principe, il duca Roberto è incapace delle fellonie che voi
+sospettate. Egli ha mandato noi a papa Alessandro perchè lo
+pregassimo, onde con la sua autorità e benevolenza ottenere dal vostro
+valore pietà per li disgraziati. Questa e non altra è stata la nostra
+ambasciata. Quindi aspettiamo da voi risposta, perchè il pontefice si
+avvisò meglio dirigerci a voi stesso come ad uomo generoso e gentile.
+
+--Sta bene, monsignor di Bovino, risoluto risponde Gisulfo, e la
+nostra risposta fia questa: agli Amalfitani saranno duplicati censi,
+livelli, foderi e decime, che di anno in anno troveremo ancora modo di
+augumentare; e' saranno spogliati della marineria, e tutti ridotti a
+servi di gleba. A Roberto Guiscardo poi direte, che Areco e Santa
+Eufemia, da lui usurpate, da questo momento rientrano nel nostro
+dominio, e che la costa, da Salerno a Fico, appartiene a noi. Inoltre,
+che noi rifiutiamo con disprezzo l'alleanza di un uomo che si fa
+intercessore di assassini; che verremo in persona a dimandargli
+ragione dell'affronto che con tal suo messaggio ci ha fatto. Al priore
+di Lacedonia per ultimo direte, che gli daremo l'opulenta mercede
+dalla sua traditrice pietà meritata.
+
+Il vescovo di Bovino stette un istante silenzioso a riflettere,
+guardando in volto ben bene Gisulfo, girando lo sguardo intorno
+sull'adunanza poi riprende:
+
+--Messer principe, veggo che voi siete sotto il dominio del demone
+dell'iracondia; acquetatevi, ed acconsento di aspettare fino a domani
+che ritragghiate la vostra risposta.
+
+--Arrogante prelato, scoppia allora Gisulfo; se voi non foste un uomo
+di chiesa, vi avremmo di già insegnato con usura per qual modo un
+cavaliere ritratta le sue parole. Aggiungiamo dunque di più; che noi
+intendiamo gittare sul volto di lui, duca Roberto Guiscardo, questo
+guanto di ferro, così come sul tuo volto lo gittiamo, vescovo di
+Bovino.
+
+--Alto là in nome di Cristo, sclama il cancelliero del papa,
+rattenendo il braccio del principe di Salerno, il quale abbrancava la
+manopola per percuoterne il viso del vescovo. Principe Gisulfo,
+ricordatevi che costui, comunque malvagio, è pastore della Chiesa; non
+trascendete. I servitori di Dio non son soggetti che a Dio.
+
+Il vescovo di Bovino, che era rimasto immobile ad udire, atteggiò il
+volto a lieve sorriso di scherno verso i due che tanto brutalmente
+l'insultavano, poi disse:
+
+--Sia fatto il vostro volere, principe di Salerno. Noi recheremo le
+parole vostre, così scortesi che ce le avete volute dire; ed innanzi a
+questa nobile assemblea di baroni, prendendo a testimoni Cristo, la
+Madonna di Lacedonia ed il barone san Tomaso di Bovino, facciamo
+sacramento, che, a contare da oggi a sei mesi, vi avremo dimandato
+conto dell'oltraggio, sotto la vostra medesima città di Salerno.
+
+--Amen, spavalduccio prelato, acerbamente ghignando risponde Gisulfo.
+E perchè in qualche modo potessimo pure mostrarvi come ci tornano
+graditi i vostri giuramenti, osiamo offrirvi il dono di questa catena
+di oro e di gemme, che ci ha servito di monile nel dì delle nozze del
+vostro padrone con la sfortunata nostra sorella Sigelgaita.
+
+--Mille mercè monsignore, soggiunge fieramente il vescovo. Non ci
+occorrono doni perchè ci ricordassimo di voi. Noi quindi non
+accettiamo da voi cosa alcuna, sibbene vi dimandiamo ciò che senza
+macchia di vigliacco non potreste rifiutarci, perchè ci appartiene--la
+vostra manopola.
+
+--Ah! ah! per farne che uso, monsignor di Bovino?
+
+--Per attaccarcela all'elmo, ser principe, e constringervi a venircela
+a dimandare la prima volta che sotto le mura di Salerno ci
+incontreremo.
+
+--Per il santo sepolcro! monsignore, voi ci tornate ben singolare,
+scoppia Gisulfo. Ma sia fatto il vostro piacere. Non sarà mai detto
+che noi ci fossimo mostrati taccagni ad alcuno che di morire per
+nostra mano dimandò. Vi raccomandiamo però, monsignore, di farvi una
+bella confessione delle vostre peccata quel dì che avrete la sventura
+d'incontrarvi con noi.
+
+--Va bene, messere: la morte e la vita sono in mano di Dio.
+
+E sì dicendo toglieva il guanto di mano al principe di Salerno, ed
+usciva con non minore solennità di quella con che era entrato nella
+sala del Capitolo. Allora il cancelliero si volge ai baroni e dice:
+
+--Ai voti, baroni, e ricordatevi bene, che Iddio giudica il vostro
+giudizio.
+
+--Ai voti sia pure, esclama il principe di Salerno, mettendo pel primo
+a vista di tutti la sua tessera nera nell'urna ». Però, venga qual
+vuolsi il vostro giudizio, baroni, noi abbiamo dichiarata la guerra a
+questo pirata normanno ed a questo assassino priore, e speriamo, col
+soccorso di Dio e di s. Michele Arcangelo del Gargano, vendicare la
+Chiesa e gli sfortunati tutti che al pari di noi furono oltraggiati da
+costoro.
+
+I baroni intanto l'un dopo l'altro si accostavano all'urna, situata
+d'innanzi al cancelliero, per gittarvi il loro parere. Allora, quello
+stesso che aveva recata la pergamena a leggere all'abate di Cluny,
+avvicinandosi al tavolo, e mettendo nell'urna bianco dado, susurra
+all'orecchio del cancelliero:
+
+--Ildebrando, salvali!
+
+A queste parole, al suon di quella voce, all'accento commosso, alla
+mano tremante come un serpente se gli si fosse avventato al sembiante,
+il cancelliero dà un salto sul suo seggio e si alza gridando:
+
+--Sacrilegio, baroni, sacrilegio: una donna è in mezzo di noi.
+
+E nel tempo stesso, strappando, senza nulla considerare, il cappuccio
+che ascondeva la testa del frate, scovre giovane donna, cui
+somigliante niun pittore aveva saputo mai fino allora idear una
+madonna. I baroni, che intorno a lei avevano fatto cerchio, al vedere
+così angelica creatura stupefatti traggono indietro, e l'abate di
+Cluny sclama maravigliato:
+
+--Alberada! la ripudiata consorte di Guiscardo!
+
+Ildebrando, che con le pupille spalancate ed immobili era restato a
+guardarla, quasi avesse voluto in quello sguardo racchiuderla,
+serrarla come la mano del catalettico serra piccolo disco, divorarla
+con avidità di belva concitata, incenerirla, alla parola di _consorte_
+si cangia in un istante, e con la mutabilità d'istrione, assidendosi,
+con un sorriso mefistofelico e ghiacciato soggiunge:
+
+--La concubina del priore di Lacedonia, baroni, la concubina.
+
+Alberada a quell'insulto si raddrizza a sua volta sulla persona,
+percuote il suolo del piede, e saettandolo di uno sguardo pieno di
+collera e di disprezzo, alteramente risponde:
+
+--La moglie, messer cancelliero, la moglie.
+
+
+
+
+LIBRO SECONDO
+
+L'INCAMICIATA
+
+
+
+
+I.
+
+ Nil mihi de fatis thalami. Superisque relictum est,
+ Magne, queri nostros non rumpit funus amores.
+ LUCANI, lib. V.
+
+
+Due cavalieri, sul cadere di una sera di estate, cavalcavano lungo la
+difficile spiaggia di Salerno, e propriamente per quel dirupato sito
+che la divide dalle montagne di Amalfi e di Sorrento. Onde godere del
+piacevole fresco del mare, avevano appesi alla sella gli elmi, e la
+testa coprivano di quei berretti che allora si dicevano _mortai_.
+Vestivano giacchi di maglia, serravano al fianco la spada ed il
+pugnale. E' sembravano intesi a premuroso favellare, da poichè di
+tanto in tanto il cavaliere che precedeva nella angusta callaia faceva
+sostare il cavallo, e volgendo la faccia all'altro restava ad udire.
+Spesso però si fermavano entrambi per dar ordini alle scolte, che
+vigilavano alla custodia degli alloggiamenti militari, stesi a foggia
+di semicerchio intorno Salerno, o a guardare il naviglio dalla
+bandiera amalfitana che ancorava nella perigliosa rada. Di tal che il
+loro andare era lento anzi che no, tra perchè favellavano e
+speculavano il campo, tra perchè la stradicciuola, praticata per
+mantenere la comunicazione tra le truppe sul dorso della brulla
+montagna che domina Salerno, era aspra ed ingombra di ciottoli. Da su
+quei gioghi però bello era contemplare questa città, la quale, a
+cavaliero di una cima di roccia dirupata, quasi nido d'aquila, aveva
+castello di gotica architettura, sul cui merlato scintillavano i ferri
+delle lance delle sentinelle, e tutti ricinti di mura merlate erano
+anche que' gioghi, popolati da soldati che a lento e misurato passo vi
+passeggiavano. Dalla città non partiva rumore nè fumo. Non si
+distingueva alcuno per quelle case aggruppate le une alle altre come
+alveoli di arnia, triste, nericce, squallide. Sembrava grande
+sepolcreto. Ben altrimenti intanto poteva giudicarsi di coloro, che
+novella città di tende le avevano rizzata intorno, scintillanti di
+vivi colori--le tende appunto che appartenute avevano, non era guari,
+ai Saracini di Sicilia. Quel popolo di soldati brioso si recava da un
+padiglione ad un altro, e dai padiglioni alle galee che si cullavano
+voluttuosamente sul mare tranquillo. Canzoni guerresche, rumori di
+armadure, nitriti di cavalli, un movimento, una vita, una gioia, quasi
+quivi non fossero convenuti per osteggiare la città e quindi dare e
+ricevere la morte, ma per tornar bello un corteggio di principessa che
+andava a marito. Questo insomma era il campo di Roberto Guiscardo, il
+quale assediava il principe Gisulfo II, suo cognato, constretto a
+ricoverarsi tra le mura della città. I due cavalieri cavalcavano
+adagio, considerando, nel tempo stesso che discorrevano, da qual punto
+si potesse assaltare la piazza, quale fosse il lato meno difeso;
+avendo per fermo che, a lungo andare, non fosse stato che della fame,
+la pazienza dei cittadini si sarebbe stancata--posto ancora che agli
+urti replicati e testardi degli assalitori avessero saputo resistere.
+Per lo che esaminavano le baliste; i mangani da rovinare la città con
+un diluvio di pietre, le torri mobili per avvicinarsi alle mura e
+pugnare di fronte a fronte: comandavano vigilanza e coraggio a quei
+prodi normanni, i quali non sentivano meno il pungolo della gloria che
+quello della preda doviziosa loro promessa dal sacco di Salerno. Si
+apparecchiava pel domani novello assalto.
+
+La sera era splendida. Il tramonto cangiava il sottile vapore, che
+impregnava l'aria, in una polvere di oro. Le montagne di Amalfi si
+disegnavano a sinistra, a tinte violette e frangiavano l'orizzonte. Il
+mare che si confondeva con l'infinito del cielo era calmo e voluttoso,
+come il seno di una fanciulla che non abbia ancora palpitato di amore.
+Non uno spiro di vento. Non uno di quei susurri arcani della natura
+vergine. Le ultime allodole che fendevano il cielo si ritiravano. La
+campagna di Salerno si dileguava, grigia più che verde, sotto il
+progressivo invadere delle ombre. Le prime stelle nel cielo, le prime
+lucciole sulla terra cominciavano a corruscare. Solo un ronzio
+d'insetti invisibili animava gli ultimi aneliti della vita del dì.
+Soave, irresistibile languore s'insinuava nel corpo; l'anima
+s'innalzava nel vago, negli spazi illimitati di Dio. Un cristiano
+avrebbe creduto, un poeta vaneggiato, una donna avrebbe soccombuto a
+qualunque parola di amore, un uomo avrebbe perdonato.... I due
+viaggiatori non si accorgevano di nulla.
+
+--Tutto va bene, diceva uno dei cavalieri; vedremo se questi marrani
+di Longobardi sapranno sostenere ancora le picchiate di domani, chè in
+fede mia, Guiberto, ti prometto io, vorranno riuscire belle e sonore.
+Già quei di dentro sono disperati, ed il martello della fame li
+travaglia, così che faranno i diavoli e peggio. Questi nostri, che
+sono inaspriti dalla lunga resistenza e spasimano cacciare le unghie
+nei tesori del nostro bel cognato, non si terranno le mani alla
+cintola, e la chirintana vorrà tornar graziosa. Staremo a vedere, per
+ora non posso dichiararmi scontento.
+
+--Ma! non dirà altrettanto madonna Sigelgaita, messer duca, rispondeva
+l'altro cavaliere. Alla fin fine, il principe Gisulfo le è fratello, e
+questi disgraziati di Longobardi sono della sua nazione.
+
+--Bah! tutto sta che Sigelgaita senta i primi squilli delle chiarine,
+e veda che si cominciano a menare le mani davvero con la grazia di
+Dio; chè poi il suo demonio tutelare s'incarica del resto. Se l'avessi
+veduta, Guiberto, alla presa di Palermo! Giuro pel santo sepolcro che
+saresti dato in dietro della paura. Sicuro che uccise di sua mano
+meglio di cento Saracini.
+
+--Qual differenza da quell'altra! sclama fra sè Guiberto, quasi
+meditasse le parole del duca Guiscardo, perocchè desso appunto era il
+cavaliere che precedeva. Alberada non reggeva alla vista del sangue.
+Eppure l'avevano allevata dentro il pavese di suo padre, in mezzo ai
+soldati.
+
+--A proposito, ser priore, dimanda Roberto; si ha novella alcuna di
+lei? Te l'han dunque menata via compiutamente?
+
+--Voi mi toccate una piaga cruenta, monsignore.
+
+--Sai che più ci penso e più mi persuado che quel mastro Ildebrando
+debb'essere un birbante bello e pulito!
+
+--E ben altro ancora, monsignore. Quell'uomo lo conosco sol io--e voi
+pure, Roberto, se vorreste un po' rammentare perchè motivo ripudiaste
+Alberada, potreste congetturarne alcuna cosa.
+
+--Non andiamo rimuginando nel passato, priore. Ti basti avermi tolto
+in pace che la fosse stata accolta da te, una donna cui io aveva
+discacciata, e non te ne dimandassi ragione di maniera qualunque.
+
+--Con la vostra sopportazione, messer duca, avreste avuto gran torto.
+Dopo la fatale storia di quello sventato dell'abate di Cluny, voi
+mandaste via Alberada, pizzicato da gelosia. Vi apponeste, Roberto.
+Gli è vero che nell'anima mia io aveva amata Alberada; ma Iddio
+stesso, neppure Iddio sapeva di quel segreto. Alberada aveva l'anima
+immacolata di tutt'altro affetto che non fosse stato il vostro. Per
+modo che, monsignore, voi potreste giurare che giammai donna vi ha
+amato, e vi amerà più fortemente e con verecondia maggiore di quella
+giovane. Se l'aveste udita a singhiozzare....
+
+--Baie! piangeva di dispetto.
+
+--Mai no, monsignore, piangeva d'amore; chè, la Dio mercè, io so bene
+distinguere il grano dalla saggina. Se non vi avesse amato, l'avreste
+udita prorompere in lamenti ed ingiurie, quando a mensa, in presenza
+della sua rivale, le furono gittate sul volto le vostre seconde nozze
+con sì poco garbo e carità che n'ebbe a stringere a tutti il cuore del
+dolore e della sorpresa. Ed ella non disse altro motto, che: Iddio vi
+perdoni, messer duca! Poi baciò sulla fronte il figliuolo Boemondo, il
+quale svenuto le cadde ai piedi, e lasciò il castello sul fatto, senza
+togliere una pezzuola, senza fermarsi un momento.
+
+--L'è vero! sclama Roberto abbuiato.
+
+--E vi ricorderete, continuò Guiberto, con qual rassegnato contegno,
+uscendo dal castello di Melfi, rifiutasse le profferte di vendetta che
+il suo paggio Baccelardo le presentò. A piedi, digiuna, per notte
+orribile, in mezzo a fitto uragano, attraversò gioghi e campi, e
+giacque sfinita di stento e di paura innanzi la porta di tristo
+abituro; perocchè tutti, a timore di voi, monsignore, le rifiutavano
+asilo, quasi fosse stata tocca dal gavocciolo.
+
+--Tutti--meno che voi, pietoso priore.
+
+--Vi domando mercè, monsignore. Ella si riparò fra le mura del
+chiostro di Grotta Minarda. E solamente là, come sapete, io la rividi
+quando saccheggiai la badia, ed usai alle monache il giuoco di farle
+sorprendere dai diavoli. La strappai dalle grinfe dei soldati che
+l'avevano adunghiata, e come la più vezzosa se la disputavano a colpi
+di daga. La posi sulla groppa del mio cavallo, e la condussi al
+priorato di Lacedonia. Quivi la sposai in tutta regola. Ma non saprei
+dirvi quanto mi avessi da penare per indurla a nozze novelle, e quale
+resistenza la mi opponesse. Mi penso perciò, monsignore, che non vi
+debba dolere di alcun modo se me l'abbia tolta a moglie. Niuno
+oltraggio soffrì mai la donna che sposa fu prima di voi. Poi, se io
+non sono mica duca non sono neppure un paltoniere.
+
+--Sta bene, te ne rendo anzi mercè, sclama Roberto pensoso, se vero
+gli è pure che quella donna mi abbia amato mai. Non veggo però che tu
+ne abbia fatto assai buon governo, e che molto ti stesse a cuore il
+decoro di una donna che era, è d'uopo lo confessi, anche a me stata
+carissima, e forse....
+
+Roberto Guiscardo gittò un sospiro e si arrestò a mezza frase.
+Guiberto soggiunse:
+
+--Ed anche in questo, col vostro permesso, monsignore, voi prendete
+fallo. Come ebbi inteso della venuta di Alessandro e del suo
+cancelliero a Montecasino, compresi di leggeri che tanto contro di voi
+come contro di me non si sarebbe mancato portare solenni accuse.
+
+--Non occorreva essere Isaia per profetarlo.
+
+--Nè santo per affliggersene. Ma se io, a vero dire, non dormo meno
+tranquillamente sotto le censure della Chiesa, i miei vassalli non la
+pensano come i vostri, Roberto. Così che mi misi alquanto in angustie,
+e confessai ad Alberada le mie dubbiezze. Ella, che voi sapete quanto
+sia generosa, si offerse rappattumar tutto col papa, meglio col suo
+cancelliero Ildebrando. Dell'animo di costui ella aveva capito alcun
+poco là a Cariati, in quella trista nostra dimora. E forse non solo me
+ella pensava in quel suo proponimento, monsignore, ma altresì voi, voi
+che parimenti avevate brighe col pontefice.
+
+--Bah! sclama Roberto levando le spalle. Si direbbe, glorioso priore,
+che tu vorresti regalarmi dei rimorsi.
+
+--Eh! perchè no? i rimorsi sono anch'essi una voluttà per le anime
+malate e angosciate.
+
+--Allora conservali per uso tuo, susurra Roberto sforzandosi a
+comporre il viso a gaiezza.
+
+Il priore continua:
+
+--Partimmo dunque divisati da frati. Ella era risoluta dimandare un
+abboccamento ad Ildebrando fuori del chiostro, sapendo quanto e' fosse
+sollecito delle regolarità claustrali. Quel disgraziato di Baccelardo
+aveva guastato tutto. Ildebrando, onde destare dal torpore il pigro
+Alessandro II, aveva indotto il giovane andarlo a vilipendere di
+vigliaccheria proprio nel baciamano, e trascinarlo a mezzi di violenza
+contro di entrambi noi.
+
+--Costui l'avrò dunque sempre tra i piedi, sclama torvo Guiscardo,
+digrignando i denti, quasi parlasse fra sè.
+
+Guiberto continuò senza far vista di porgli mente:
+
+--Nè messer Ildebrando fece i conti falliti, come sapete. Io che
+appostava a San Germano seppi di quello sproposito di _placito_, e
+scrissi la mia difesa. Del fatto vostro voi già stavate sicuro, sia
+che non tanto mastro Ildebrando vi aveva sul liuto come me, sia che vi
+difendeva il principe Gisulfo. Alberada quindi ebbe a presentarsi al
+_placito_ e far leggere il foglio da me diretto al pontefice.
+
+--Chi le avrebbe creduto tant'animo! mormora Roberto, sempre sopra
+pensiero.
+
+--L'è vero. Però, voi sapete che succedesse colà, e come sotto
+pretesto di avere violate le leggi del chiostro ella fosse menata a
+Roma da Ildebrando per essere giudicata.
+
+--Prete sciagurato!
+
+--Chi sa se solamente sciagurato! riprende Guiberto sospirando. Ma la
+vendetta mi sta scritta nel cuore, monsignore; e voglia Iddio
+condannarmi a finire i miei giorni in un lebbrosaio, se non la torrò
+tale che se ne abbia a menar rumore per tutta Italia. Aspetto solo che
+ci sbarazziamo da questi ostinati di Longobardi, che poi andrò io a
+Roma, e in un modo qualunque farò visita a mastro Ildebrando.
+
+--E niuna novella ve n'è arrivata da poi? dimanda Roberto dopo essere
+restato alcun tempo concentrato. Spero in Dio che non le abbiano fatto
+vitupero; dappoichè se così fosse, Guiberto, ti giuro per la mia santa
+corona di duca....
+
+--Che sperate tramutare in quella di re.
+
+--Taci. Ebbene, ti giuro in somma, che neppur io me ne starei
+indifferente, e l'insulto di una donna normanna sarebbe pagato a peso
+di sangue.
+
+--Io non so, monsignore, se l'abbiano ingiuriata; solamente vengo
+assicurato di fermo da quello scimione di Laidulfo, non ha guari
+tornato di Roma, di avere inteso dire che l'avevan messa a languire
+nelle prigioni di qualche castello o monistero di là.
+
+--Cosa è quell'aggrupparsi di soldati che corono, lì, verso borea?
+
+--Qualche torneatrice che balla sulla corda, o qualche frate che
+predica il giudizio finale.
+
+--No, non mi pare. Si affollano di troppa pressa, e tornano addietro
+troppo malvogliosi. Andate a vedete, Guiberto, e venitemi a
+raggiungere alle tende dove mi reco.
+
+--Non è d'uopo che vada io, perocchè già un centurione trae alla
+nostra volta. E veggo...
+
+--Due frati in un bel gruppo di lancieri con le picche calate. Che mai
+sarà?
+
+--Io l'indovino, dice Guiberto, quei di dentro han cominciato a sentir
+troppo caldo dalla nostra vicinanza ed han dimandato soccorso.
+
+--Eh! non può darsi. Io conosco la tempra ostinata di Gisulfo, e
+quanto superbo ei sia. Ho per sicuro che alcun altro vorrà venirci a
+guastare il giuoco ed a cacciare il suo cucchiaio nella nostra
+pentola, come fecero le dannate memorie di Nicolò II e Leone IX per le
+faccende di Puglia. Sta a vedere se la cosa non sia così. Qui ci
+menano due frati.
+
+--Ebbene, centurione? dimanda Guiberto al soldato che loro si
+approssimava.
+
+E quegli facendo cenno di saluto ai due cavalieri, si volge a Roberto
+Guiscardo e risponde:
+
+--Monsignore, papa Gregorio VII manda due legati che dimandano tosto
+essere ammessi alla vostra presenza. Che dobbiamo fare di costoro?
+
+--Frustateli, mormora il priore alzando le spalle e spingendo il
+cavallo per ritornare alle tende del duca.
+
+Ma Roberto resta un tratto a pensare, poi ordina:
+
+--Guidateli al nostro maestro di palazzo, monsignor di Bovino, che
+egli li provveda di alloggiamento per questa notte, e che dimani sieno
+presentati al nostro padiglione.
+
+Ciò detto sprona il cavallo e raggiunge il priore che di male umore
+era partito.
+
+
+
+
+II.
+
+ MAN. Dunque i nemici
+ Braman la pace?
+
+ PUB. A Regolo han commesso
+ D'ottenerla da voi. Se nulla ottiene,
+ A pagar col suo sangue
+ Il rifiuto di Roma egli a Cartago
+ È costretto tornar. Giurollo.
+ METASTASIO.
+
+
+Trasportiamoci ora per un momento a Roma.
+
+L'abate di Cluny, preceduto dal castellano e seguito da un uomo
+ravviluppato in bianco mantello, attraversarono parecchie sale della
+Tomba di Adriano, o Castel Sant'Angelo, come dal XII secolo si
+addimandò, fino a che non giunsero ad un appartamento all'angolo
+settentrionale di esso. Quivi, innanzi ad una porta centinata, il
+castellano si volge all'abate e dice:
+
+--Ella è qui.
+
+--Sta bene, risponde l'abate; aprite, ed attendete di fuori.
+
+Il castellano obbedisce. Allora l'uomo avvolto nel mantello passa
+innanzi, entra, e si richiude l'uscio alle spalle.
+
+Il castellano, che era restato a guardare, gitta un sospiro ed
+esclama:
+
+--Senza neppure confessarla!
+
+--Non paventate, bravo vecchio, risponde l'abate, se avrà giudizio non
+le sarà fatto alcun male, io credo; perchè negli occhi vi ha una
+mutazione _secundum esse_ spirituale, come dice quel santo padre di
+Aristotile, e gli occhi di lei...
+
+--Spero in Dio che così avvenga, lo interrompe il castellano; mi ci
+era affezionato, e mi porti il diavolo se non l'amava come figliuola.
+La si mostrava sì buona, sì dolce che neppure i martiri, Dio mi
+perdoni! io penso fossero stati più rassegnati.
+
+L'abate non risponde e resta del capo appoggiato al muro a
+meditare.... Sa il cielo cosa meditasse l'abate di Cluny, perchè da
+tutti allora veniva riputato mago, a causa della indefinibile sua
+sapienza nei misteri dalla filosofia greca e dei rabini ebrei. Eppure
+oggi l'abate di Cluny è uno dei santi meglio constituiti del cielo!
+Come la sapevan lunga quegli uomini dei tempi di mezzo!
+
+L'altro intanto, appena ebbe chiusa la porta, si svolse dal mantello e
+penetrò nelle stanze riposte.
+
+Quel piccolo appartamento era addobbato col maggior lusso che allora
+si conoscesse. Vi era un salotto, col soppalco a legno intagliato e le
+mura coperte di cordovano a rosoni d'oro. Vi era un tavolo di frassino
+incrostato di avorio e di laminuzze di argento niellato, e grossi
+sgabelli di noce intagliati a sfingi, girigori e lacci aggroppati. Vi
+erano infine guastade di fiori ed una giga. Fra queste ed altre
+minuterie femminili però dominavano, appesi a' zoccoli e su pei
+tavoli, ogni maniera di attrezzi da guerra, lucenti, ricchi, ed in
+parecchi luoghi rintuzzati, sì che attestavano non avere appartenuto a
+poltrone. Più dentro poi, un letto coverto di un cielo di dommaschi
+paglini con grosse nappe che ne fermavano le bandinelle alle colonne
+attortigliate di noce brunito, un inginochiatoio con un libro di ore
+brutalmente alluminato, aperto, ed uno stipo capriccioso di forma,
+intarsiato di tasso a figure mostruose e fiori, su di cui una lamina
+di ossidiana forbita onde servire da specchio, e pettini, e
+calamistri, e vai, e fiori, ed un pugnaletto sottile come grosso
+spillo, e delle fiale che potevano contenere forse della nanfa, più
+probabilmente veleni. Presso ad una finestra infine sedeva giovane
+donna, neglettamente e semplicemente vestita tutta di bruno, ed
+assorta a contemplare il cielo così profondamente, che non si avvide
+dell'uomo penetrato di sì poca cerimonia nel suo santuario. Il qual
+santuario era, bello e buono, l'appartamento del castellano a lei per
+cortese affetto o per compassione ceduto. Il nuovo venuto gira
+lentissimamente intorno lo sguardo, poi aggronda e dice:
+
+--Quante morbidezze!
+
+A quella voce la donna si volge, gitta forte un grido, e retrocedendo
+fino al davanzale e tutta rannicchiandosi nella persona, convulsa e
+tremante sclama:
+
+--Ildebrando!
+
+All'esclamazione di entrambi succede un momento di silenzio.
+Finalmente l'uomo soggiunse:
+
+--Per lo appunto, Ildebrando. Vi fo forse paura, Alberada?
+
+--Paura no, mormora colei levandosi ritta, riprendendo con uno sforzo
+di volontà tutta la sua dignità e spezzando il fascino, donde in sulle
+prime il rossigno sguardo di quell'uomo l'aveva avvinta. Paura no,
+ribrezzo.
+
+--Ah! e per qual ragione, madonna? Imperocchè, da quanto io mi sappia,
+giammai scortesia avete ricevuto da me.
+
+--Sarà vero, messere, rispose ingenuamente colei, ma io veggo nella
+vostra persona qualche cosa di sinistro, ed ogni qual volta mi sono
+abbattuta in voi, sempre sventura novella mi colpì. Voi siete il
+demonio attaccato ai passi miei.
+
+--Ah! siete dunque anche eretica, Alberada, per credere l'uomo
+subordinato a due geni come i Manichei. Male, male, figliuola mia.
+
+--Insomma, messere, usatemi la cortesia di dirmi cosa cercate da me.
+Voi, per fermo, non venite che per annunziarmi la morte. V'incontrai
+nel castello di mio padre a Cariati, e scene di sangue lo funestarono.
+V'incontrai nel castello di mio marito a Melfi, e da lui fui
+ripudiata. V'incontrai a Montecasino, ed ecco che mi avete rilegata in
+una tomba, disgiunta dall'universo, priva di libertà. Sollecitatevi,
+profferite la sentenza che avete fatta decretare da Alessandro II; a
+me sarà sollievo maggiore la morte anzi che questa spasmodica
+prigionia.
+
+--Tanto presto volete morire, Alberada? susurra Ildebrando con accento
+tristo e sospirando. Se la vita è un tribolo per voi, ricordatevi che
+ogni tribolo ha pure le sue rose, ogni notte le sue stelle. Ma
+mettiamo da banda ciò, e statemi bene ad udire, chè d'uopo ne avete
+assai.
+
+--Sia. Tenetevi dunque lontano da me, e favellate.
+
+--Io vi fo raccapriccio, Alberada? Ebbene ascoltatemi. Io voglio
+sollevare per un istante un velo che solo un uomo sollevò altra volta
+sotto suggello di confessione. Ma queste sono le ultime parole che
+l'uomo vecchio rivelano in me, sono gli ultimi aneliti che ricordano
+Ildebrando, la pagina estrema di un racconto che dovrà essere
+dimenticato, che i posteri dovranno ignorare. Qui finisce la storia
+dell'uomo, per cominciare quella del santo. Non resistermi, Alberada.
+Questo è l'ultimo tentativo di ravvivare una fiaccola già estinta.
+
+--Vi ascolto, signore, mormora Alberada con voce tremante, vi ascolto
+bene, ma non v'intendo. Solamente mi accorgo che voi, per solito avaro
+di parole e cupo più delle prigioni di questa Tomba, siete dominato da
+delirio.
+
+--Chi beve il vino s'inebria, chi si caccia nel fuoco si brucia.
+Questo delirio desta in me la vostra presenza. Voi mi fate rivivere a
+memorie, che il dì 25 marzo 1073 seppellii con Ildebrando. Sappi
+dunque, Alberada, che io ti ho amata, come giammai donna in terra si
+potè amare di veemenza maggiore.
+
+--Oh! non mi era dunque ingannata io!
+
+--Che? mi avevi forse penetrato tu? Avevi tu forse letto nell'anima
+mia una passione colpevole, un sacrilegio che tante notti insonni mi
+ha fatto trascorrere combattuto dalla volontà e dall'istinto? Dì,
+favella per amore di Dio, dimmi se nulla mai ne palesasti ad altro
+uomo, se il tuo sospetto fu anche sospetto d'altrui, se v'ha sulla
+terra altro essere umano, fuori del mio confessore e di te, che sia
+consapevole di tanta mia debolezza? Parla dunque, hai rivelato mai a
+vivente che Ildebrando ti abbia amato?
+
+--No, perchè io mi credetti insozzata di codesto vostro amore, io,
+fidanzata di Roberto Guiscardo e figlia dei barone Giselberto
+Squassapostierle. Quella sera che, sul merlato delle torri di Cariati,
+credevate favellarmi dei perigli delle passioni inavvedute, quella
+sera, nel caldo del discorrere, il delirio vi dominò come adesso, e mi
+svelaste che mi amavate.
+
+--E tu? tu rivelasti a... a quel demonio di mio fratello il segreto
+fatale?
+
+--No, messere, perchè io non favello delle cose che mi tornano ad
+onta.
+
+--Dio sia lodato! la mia debolezza morrà qui, sclama Ildebrando
+gittando un sospiro e lasciandosi cadere sur una sedia.
+
+--Morrà qui con me! Non è questo che volevate dirmi, Ildebrando?
+
+--Ah! mormora costui meditando la trista interpretazione che Alberada
+aveva data alle sue parole. Con te, dici? Ebbene, sì: può avvenire
+anche ciò, Alberada, e puoi anche essere libera, se alla mia volontà
+sarai pieghevole. Perocchè io ho fatto sacramento innanzi la persona
+di Cristo, che, da oggi in poi, non vi sarà altra volontà sulla terra
+che la mia.
+
+--Audace giuramento, interrompe Alberada.
+
+--Che sarà audacemente mantenuto, continua Ildebrando. Sì, Alberada,
+io ti ho amata, e quanta sciagura da questa passione mi fosse tornata,
+io dirti non potrei senza farti tutta raccapricciare novellamente. Io
+non aveva amato alcuno. Io non aveva conosciuta mia madre, che
+pochissimo, mio padre poco ancora ed aspro. Io insomma, mi era veduto
+isolato nei chiostri fanciullo. Io aveva udito predicarmi tutto dì,
+sotto pena di peccato, di segregarmi dal mondo e dalle sue passioni;
+avevo dovuto interdirmi ogni affetto tenero, ogni moto di sensibilità.
+Io avevo dovuto in ogni essere a me somigliante considerare un nemico
+che studiava trascinarmi all'inferno, in ogni desiderio un peccato.
+Sulla terra io non doveva vedere che me, e fuori di me Iddio. Ora, a
+Dio la fantasia indocile ed irritata dalle meditazioni cercava dare
+un'esistenza, una forma--e sempre gli dava quella di una donna! Così,
+una figura svelta, bianca, diafana, l'occhio azzurro soavissimo, la
+persona gentile, aereggiante in un velo di pudore e di candidezza, una
+forma come era la tua, Alberada, come eri tu nel castello del padre
+tuo. Ah! che la effigie più degna di rappresentare Iddio è quella
+della donna!
+
+--E voi siete prete e cardinale?
+
+--Io sono uomo, Alberada; Dio mi fe' uomo. E questa imagine ostinata
+della donna mi veniva sempre avanti nelle meditazioni, m'isprava nelle
+preghiere, mi apriva il cielo, m'indorava di luce la vita, mi
+travagliava nei sogni. Questa figura trovai in te; e ti amai, e mi
+lasciai trascinare interiormente a quel precipizio come chi è preso
+dalla vertigine. Seppi però dominarmi, o almeno il credetti, poichè tu
+mi dici che il segreto periglioso mi scappò pure dalle labbra. Ora non
+se ne parli più. Fu un momento d'aberrazione che con molte lagrime ho
+pianto poi; fu una colpa che di pena terribile ho pagata. Non se ne
+parli più, e guai, Alberada, guai a te, guai a colui cui questo tristo
+segreto fosse svelato. Io vivo oramai nell'avvenire: il passato mi fa
+orrore.
+
+--Se gli è questo tutto quel che richiedete da me, messere, la vostra
+volontà sarà fatta. Codesta vostra passione non uscì mai dalla mia
+bocca, nè uscirà, perciocchè, certo, io non ho di che vantarmene.
+
+--Forse che sì, forse troppo, riprende Ildebrando sollevando
+fieramente la testa ed alzandosi. Ma io credo di essermi spiegato
+abbastanza. Qui si snebbi dunque la frenesia che la tua vista ha in me
+rinnovellata, e parliamo di altro.
+
+--Meglio così.
+
+--Sai tu, perchè mi rivedi in questo castello?
+
+--Se non è per venirvi a sollazzare delle sofferenze della vittima, o
+a venirle ad intimare il supplizio, io non saprei perchè altro.
+
+--Per salvarti.
+
+Alberada si stringe nelle spalle, volge la testa verso il cielo che le
+mandava un raggio di sole dall'abbaino, e non risponde. Ildebrando
+continua.
+
+--Per rimandarti libera al priore di Lacedonia come messaggiera di
+pace.
+
+--Mio Dio!
+
+--L'ami tu dunque colui?
+
+--È mio marito, checchè voi ne pensiate in contrario.
+
+--Taci, non dirlo, grida Ildebrando di voce convulsa digridando. Per
+Gesù, codeste tue parole mi fanno male al cuore, ed io non so se
+giungo a dominarmi. Ascoltami bene, Alberada, e rammenta che il papa
+con una mano rimesta in cielo, con l'altra stringe la terra nel pugno,
+e può scuoterla, riempirla di sangue, desolarla dove al suo volere non
+pieghi, e che chi il papa tradisce, muore della morte dei traditori
+dentro l'anno.
+
+» Orbene, continua Ildebrando, tu dunque devi recarti al priore di
+Lacedonia. Se Ildebrando l'odiava, il papa gli ha perdonato e seco
+vuole riconciliarsi. Egli ti aveva mandata a me a Montecasino,
+confidando nella tua mediazione, perchè lo salvassi. Mal non si
+appose, perchè io col tuo mezzo, e col tuo mezzo solamente, voglio e
+posso salvarlo. Che fiducioso torni a me. Non chiedo neppure che mi
+domandi perdono dappoichè già, per volere di Dio, lo perdonai. Egli
+non avrà limite nel mio amore. È priore di Lacedonia per dono di
+Enrico imperatore; per volere del papa sarà arcivescovo di Ravenna,
+che adesso appunto quel bravo prelato è morto.
+
+--Ma il vescovado di Ravenna provvede pure l'imperatore.
+
+--Donna, figgiti bene nella mente che sulla terra non v'ha più oggimai
+che un potere, e questo è quello del pontefice; che sulla terra non
+v'ha più che un nome, e questo è quello del papa. Un altro ordine di
+cose è cominciato. I vescovadi, i troni non esistono che nel pugno del
+papa. Egli li dà, egli li toglie. Dirai adunque a quel priore che
+lasci la scellerata vita che ha condotta finora, che abbandoni le
+bandiere dell'Amalacita Guiscardo, e torni a me.
+
+--Ma.... interrompe Alberada.
+
+--Ascolta, continua Ildebrando. Ti manderò in oratore a Salerno con
+l'abate di Cluny. Colà troverai destro abboccarti con Guiberto, perchè
+metterò ordine al principe Gisulfo comprare la pace a qualsiasi
+condizione, così Guiberto non mancherà neppure ai patti del duca di
+Puglia e di Calabria. Io non voglio che sia disonorato colui cui penso
+fare mio ornamento. Tu dunque spiegherai tutte le seduzioni, tutto il
+potere che egli in te riconosce e sente fatalmente, perchè Guiberto
+ritorni a me. Con lui riederai anche tu, cui non preparo minori
+dovizie di grandezze e di glorie. Io insomma non segno limite alle
+vostre ambizioni, se nella mia carità e nella mia affezione riporrete
+fiducia....
+
+--E se si verificasse il contrario?
+
+--Ah! se si verificasse il contrario? mormora Ildebrando pensieroso.
+Innanzi tutto, vuoi tu incaricarti della missione?
+
+--Innanzi tutto giuratemi, Ildebrando, che male alcuno non verrà a
+Guiberto se aggiusterà fede alle mie parole.
+
+--Donna incredula! non ti basta la mia parola?
+
+--No, voglio il vostro giuramento. E, se debbo confessare il vero,
+neppure su questo ho piena credenza. Dappoichè voi che avete facoltà
+di mandare la gente all'inferno ed al paradiso secondo vi torna,
+sapete come sciogliervi di un giuramento, se vi piacesse non
+attenerlo.
+
+--Tu sei un'empia assolutamente. Le parole di Guiberto hanno
+fruttificato in te. Ma, come tu vuoi, giuro che a Guiberto non verrà
+male.
+
+--Giuro, giuro... di grazia, messere, per cui giurate voi?
+
+--Per i santi, per Gesù, per la Vergine, per tutto il paradiso.
+
+Alberada conserva il silenzio come aspettasse altro e fissa gli occhi
+su Ildebrando quasi col suo limpido sguardo cercasse penetrarlo
+nell'anima. Ildebrando resta calmo e mutulo. Ed Alberada soggiunge:
+
+--Sta bene, adesso vi dico che assumo l'impresa, e che metterò ogni
+mia sollecitudine perchè Guiberto si concili con voi e con la Chiesa.
+
+--Ciò non mi basta, riprende Ildebrando, mi è d'uopo che tu giuri
+altresì sull'ostia consacrata il giorno di Pasqua, chiusa in questa
+reliquia, che se Guiberto non ascolta le tue parole o non crede alle
+mie promesse, tu tornerai a me; che se egli vorrà per forza ritenerti
+tu gli sfuggirai; e che se non avrai mezzo a sfuggirgli, eleggerai
+piuttosto darti morte, che mancare al giuramento di qui rivenire.
+
+Alberada rimane perplessa un momento, pensando la terribile promessa
+che a lei si richiedeva, poi dimanda:
+
+--E tornando che cosa mi si riserba, messere?
+
+Ildebrando ristà un istante e risponde:
+
+--La morte.
+
+--Bene sta, sclama Alberada, purchè sia una morte sollecita, una morte
+senza infamia e vereconda, io giuro.
+
+--Una morte sollecita, senza infamia, senza oltraggio.
+
+--Io giuro dunque, continua Alberada cadendo in ginocchio, giuro su
+questa sant'ostia che chiude il corpo di Nostro Signore, giuro di
+adoperarmi tutta per indurre la conciliazione tra voi ed il priore di
+Lacedonia, o di ritornare qui se la mia commissione, per qualsiasi
+evento, non riesca, o di non toccar cibo per trenta giorni, fuori
+della comunione, se vorrà ritenermi per forza. E se spergiuro, possano
+i demoni impossessarsi di me e menarmi senza posa pei quattro venti
+della terra, come Malco che diede lo schiaffo al signor nostro Gesù
+Cristo.
+
+--Amen, risponde Ildebrando tutto radiante di gioia, seguimi adesso.
+
+E sì dicendo si avvia, apre l'uscio senza curare di ravvilupparsi nel
+mantello, ed esce.
+
+Il castellano, che stava fuori a guardare la porta, al vederlo
+retrocede di un passo, ed abbassa gli occhi. Ildebrando gli ordina:
+
+--Al compiuto imbrunirsi della notte voi stesso, uomo misericordioso,
+guiderete a palazzo questa donna avvolta in cappa di frate
+benedettino. Imparate però ad interpretar meglio i nostri ordini per
+l'avvenire, ed a compierli giusta la nostra intenzione.
+
+--Santo padre, _benedicite_; e mi porti il diavo.... perdono.... sarà
+fatto il vostro volere.
+
+--Santo padre!! sclama Alberada sbalordita, e resta fisa ed immobile a
+guardare Ildebrando, che seguíto dall'abate di Cluny si allontanava.
+
+Ildebrando era divenuto Gregorio VII.
+
+
+
+
+III.
+
+ARISTOD. Or che n'è tempo
+ Assicuriamci e ragioniam di pace.
+
+LIS. E l'accettarla e il ricusarla a tutta
+ Tua scelta l'abbandono.
+
+ARIS. Udirne i patti
+ Pria d'ogni altro conviensi.
+
+LIS. Eccoli e brevi.
+ MONTI.
+
+
+I legati dunque che papa Gregorio mandava a Roberto Guiscardo ed al
+principe di Salerno erano Alberada, camuffata della cocolla di frate,
+sì che pareva giovanissimo novizio, e l'abate Ugone di Cluny, entrambi
+incaricati di missione diversa. Conciossiachè se Alberada ebbe quella
+delicata di ricondurre il priore sotto le leggi della Chiesa ed a
+riconciliamento con Ildebrando, Ugone una più difficile doveva
+compierne, e nel tempo stesso segreta, per modo che la politica del
+pontefice doveva sentirsi, non dichiararsi di qual si voglia maniera.
+E per vero forse il solo abate di Cluny poteva condurre al fine
+sperato quella bisogna non trovandosi alcuno meglio adatto di lui a
+tal genere di pratiche nella corte del papa. Tuttavia questa e' si
+aveva tolta a malincuore. Poichè aveva compreso bene l'animo ed i
+disegni di Gregorio, avvegnachè questi non si fosse con lui aperto, e
+non gli avesse ingiunti i suoi severi ordini che in laconici ed oscuri
+detti, come soleva.
+
+Ugone abate di Cluny, poteva dirsi la più eccellente pasta d'uomo
+quando arrivava a perder di vista le dottrine di Aristotile. Nei
+filosofemi di costui egli aveva cercato addentrarsi, con una
+perseveranza e con una pazienza da fare spavento, oggi che la più
+astrusa sapienza si succhia da vasi _sparsi di soavi liquori_.
+Compagnevole poi, motteggiatore, ilare, amico dei piaceri, si faceva
+amare dalle donne, desiderare nelle brigate, dove con venustà
+d'ingegno soleva raccontare aneddoti, miracoli, leggende di santi,
+storie di paladini e di fate, ed avventure occorsegli pei molti suoi
+viaggi. La sola macchia che poteva forse apporglisi era quel suo
+pizzicare un tantino di gioliva comare, quel piccarsi di sapere per
+minuto i fatti altrui. Ma tal difetto gli si menava buono volentieri,
+quando e' ne contava delle così saporite a proposito dei pontefici e
+dei principi che allora conducevano Europa. Ugone sapeva vivere bene
+fra tutte le classi; trovava sempre alcuna cosa di piacevole a dire a
+chiunque bazzicava con lui, passava volentieri sui peccatuzzi e sulle
+debolezze di chicchesia, desideroso che alle sue scappatuccie si desse
+pure passata. Non borioso della dignità di abate, nella quale
+eguagliavasi ai più grossi baroni ed infeudava castelli e terre: coi
+superiori lusingatore non servile, cogl'inferiori caritatevole e
+blando. In una parola Ugone coglieva il buono ed il piacevole dei suoi
+tempi difficili; alle tristizie non s'inchinava, ma non si ribellava
+neppure, come quel severo uomo di Gregorio VII praticò. La regola
+della condotta di lui chiudevasi in due parole: fare a suo modo, con
+l'orpello dell'onore e del dovere: altrui tollerare.
+
+Questi era Ugone abate di Cluny, quando, uomo come gli altri uomini,
+alla vita terrena intendeva ed alle bisogne di questo mondo. Ma una
+volta sollevato nei bui circoli della metafisica di Aristotile, una
+volta preso ed impaniato in quel sistema--e qualcuno osava
+medesimamente dire che talora l'abate lo facesse a disegno per
+sottrarsi a cose a lui poco grate--una volta tolto in visione allo
+empireo dello Stagirita, Ugone si astraeva per segno che nè le
+miserie, nè le gioie della terra lo toccavano più, addiventava apata,
+inurbano, disadatto, perdeva ogni avvenenza di maniere, ogni
+attitudine a maneggiare affari, ogni sentimento di cristiano e di
+uomo.
+
+Fortunatamente questi parossismi di alienazione in lui non erano nè
+lunghi, nè spessi. Egli aveva coscienza di quella malattia, chè
+malattia bella e buona poteva addimandarsi tal feroce meditazione. Che
+perciò ogni mezzo metteva in opera onde distorre la mente da
+lucubrazioni scientifiche. Ed ecco perchè amava i piaceri, i più
+delicati ed i più grossolani; usava le corti; accettava ambascerie;
+cercava la compagnia delle dame; banchettava lautamente; impazziva
+dietro a cacce ed a giullari; correva ai passi d'armi ed ai giudizi di
+Dio, dotto mastro in decidere di colpi di daghe e di levate di falchi;
+nutriva grossa corte di alani, smerigli, cantarini e destrieri. La
+solerzia però che avvedutamente piaggiatrice e delicata adoperava
+negli affari, faceva sì che poco e' si potesse ridurre al beato
+soggiorno di Cluny, cui lo stizzoso s. Pier Damiano, in una sua
+pistola (lib. VI, 4) chiama _orto di delizie fecondo di grazie diverse
+in gigli e rose, compiuto campo del Signore, ubi velut acervus est
+coelestium_. I principi ed i pontefici appellavano Ugone a compositore
+dei loro negozi, lo spiccavano ad oratore per gl'interessi dei loro
+Stati. Ed e' volentieri toglievasi dal sollazzevole soggiorno, e
+viaggi sosteneva e disagi per rendere altrui servigio. Perocchè la
+carità non ebbe ultima fra le molte sue virtù.
+
+Così che, come il vescovo di Bovino si condusse alla tenda dei legati
+per guidarli al padiglione del duca Roberto, Ugone si volse ad
+Alberada e le disse sotto voce:
+
+--Figliuola, noi abbiamo avuti dal santo pontefice ordini diversi; voi
+quello di ricondurre al bene il priore Guiberto, io quello di metter
+la pace fra i due principi. Pensate quindi a compiere la vostra parte,
+chè io farò di sdebitarmi della mia.
+
+--Dio ci secondi, risponde Alberada. E l'abate uscì.
+
+Roberto Guiscardo già lo attendeva. Sotto magnifico padiglione di seta
+di Persia e tela d'India, tolto all'emiro saracino nella conquista di
+Sicilia, aveva fatto rizzare un trono coperto di velluto di Venezia
+colore azzurro riccamente ornato. Su quel trono egli sedeva, vestito
+del suo manto ducale, robone di colori diversi, lungo fino ai piedi,
+soppannato di ermellino; in testa il berrettino traversalmente cinto
+da zona d'oro, senza raggi, ornata di gemme--che era appunto la corona
+di duca; l'anello al dito; la spada al fianco. Parte dei suoi dodici
+conti, e dei suoi capitani, rifulgenti d'armi e la testa scoverta,
+stavano in piedi nella tenda. A fianco al duca, sovra sgabello più
+basso, sedeva Sigelgaita, cui nessuno distintivo di femmina avrebbe
+contrassegnata, se non fosse stato dal bel giacco di maglia, intessuto
+di anelletti di oro e di argento, che là, sul petto, le si arrotondava
+di graziosa maniera, e dalle chiome inanellate che nudriva più lunghe
+degli altri--quantunque le donne longobarde vergini usassero portare
+intere le chiome e le tagliassero maritate. Ai piedi della sedia
+ducale stava un paggetto di forse dodici anni, nei cui turchini
+sguardi ben leggevasi quella scaltrezza prudente e vigorosa che in
+tanta fama lo tornò poi, e tanto alto le levò. Questi era Boemondo,
+più tardi principe d'Antiochia, figlio di Alberada e di Roberto.
+
+All'avvicinarsi dell'abate, Roberto gli fece grazioso saluto e lo
+invitò a sedere. Ugone si recò a baciare la mano della duchessa, e
+s'inchinò prima al duca poi ai baroni che così pomposa corte gli
+componevano. Indi presentò la lettera del papa. E Roberto la prese
+dalle mani di lui e la passò al vescovo di Bovino, il quale lesse a
+voce alta e sonora:
+
+« Gregorio VII, Pontefice massimo, _servus servorum Dei_, a Roberto
+Guiscardo duca di Puglia, Calabria e Sicilia salute ed apostolica
+benedizione, se vorrà meritarsela.
+
+« Sappiate, signore e figliuolo, che abbiamo date nostre lettere
+credenziali ad Ugone abate di Cluny, il quale ve le presenterà: e lo
+abbiamo altresì investito di poteri quanti bastano perchè voi possiate
+con lui trattare sovra tutte le cose che egli esporrà. E con ciò siate
+sicuro che noi ci obblighiamo a tener per buono e valevole
+qualsivoglia accordo verrà fatto tra voi, e che ci compiaceremo molto
+se ai nostri consigli darete fede e compimento. Vi mandiamo intanto la
+nostra apostolica benedizione, e vi esortiamo a rendervene sempre più
+degno per l'avvenire ».
+
+ Datum Romæ, sub annulo piscatoris, Postridie nonas iunii anni MLXXV.
+
+--Bene sta, ser abate, disse Roberto, vi riconosciamo per legato del
+pontefice, ed investito di tutte facoltà di trattar con noi. Ma, se
+Dio vi guarda, messere, noi non sappiamo di che cosa voi venghiate ad
+interessarci per parte del santo pontefice.
+
+--Sono bene per dirvelo, messer duca, risponde Ugone, dove vogliate
+usarmi la cortesia di ascoltare.
+
+--Favellate dunque, riprende Roberto, staremo attenti ad udirvi.
+
+--Eccomi, continua l'abbate. L'animo del pontefice è vivamente
+commosso delle dissenzioni che spingono l'un contro l'altro il
+principe Gisulfo II vostro cognato e vostra magnificenza.
+
+--Ah! gli è questo giusto il tribolo che molesta il santo padre? Me lo
+aveva figurato di già. Tirate avanti.
+
+--Questo per lo appunto, messer duca, perchè Gregorio VII, come padre
+e capo della cristianità, deve acerbamente soffrire che i figliuoli
+della sua famiglia si accapiglino con sì poca carità e si uccidano
+senza misericordia.
+
+--Ma il santo pontefice dovrebbe pure sapere.......
+
+--Con la vostra sopportazione, monsignore, egli sa tutto. Sa di quale
+brutale maniera il principe Gisulfo accogliesse le vostre pratiche di
+mediazione a pro degli Amalfitani a Montecassino; quale invereconda
+risposta vi mandasse; come foste provocato alle ostilità senza motivo.
+Il beato padre sa come voi con blandi modi più volte sollecitaste la
+pace ed intelaste primo gli accordi onde calmare Gisulfo. Sa come
+questi accogliesse male le mediazioni di pace dell'abate Desiderio di
+Montecassino e del principe di Capua; come borioso facesse ingiuria
+alla vostra persona con parole, e disprezzasse la vostra amicizia.
+Insomma il pontefice sa tutto.....
+
+--Tutto ciò che voi avreste dovuto restarvi dal dire, l'interrompe
+superbamente Sigelgaita, ricordando, ser abate, che favellavate avanti
+di noi--di noi sorella del principe Gisulfo II di Salerno.
+
+--Le domando mercè, madonna, se commisi la sbadataggine di
+dispiacerle, peritoso risponde l'abate inchinando la duchessa,
+perocchè la sensazione, giusta le dottrine dell'apostolo Aristotile, è
+una potenza passiva cangiata dagli oggetti esterni; ed io aveva
+perduto di vista che ella è sorella del principe. Ma non voglia però,
+bella duchessa, punirmene col negarsi di afforzare le mie parole di
+pace tra monsignore suo marito ed il principe; da poichè vado sicuro
+che entrambi non saprebbero resistere ai voleri della più bella e
+valorosa dama di cristianità.
+
+La duchessa pianta fitti gli occhi addosso all'abate per comprendere
+netto il valore di quello scipito complimento, e tace. Roberto
+risponde:
+
+--Giacchè dunque il santo padre conosce come noi fossimo stati tirati
+pei capelli a questa guerra, perchè piuttosto a noi si dirige che al
+principe?
+
+--Si dirige innanzi a voi, messer duca, sapendovi tanto meglio
+inchinevole agli accomodamenti quanto mal volentieri vi recaste a
+queste ostilità: ed inoltre, perchè da voi debbonsi cominciare le
+pratiche con accordare tre giorni o quattro di tregua, a principiare
+da domani, onde noi potessimo penetrare nella città e dar iniziamento
+ai negoziati. Infine, perchè voi pel primo dovete dettare a quali
+condizioni consentite togliere l'assedio dalla città e ristabilire la
+pace.
+
+--Avete ragione, messer abate. Il papa ha calcolato da accorto uomo
+mandandovi a noi primamente. Bene sta. Noi dunque accordiamo la tregua
+dimandata; quantunque tutto avessimo disposto onde tormentare di tale
+assalto le omai poco solide mura, che non sapremmo se avessero ancora
+potuto reggere all'aspro travaglio. I patti poi della tolta
+dell'assedio saranno i seguenti--Monsignor di Bovino, soggiunge
+Guiscardo volgendosi a costui, datevi la pena di scriverli, perchè
+sbaglio non cada nè sulla validità di essi, nè sulle nostre
+intenzioni, che per nulla mai verranno mutate.
+
+Ed il vescovo di Bovino essendosi messo sul punto di scrivere ad un
+bel tavolo di larice intarsiato di avorio che occupava il mezzo del
+padiglione, Roberto a voce ferma ed alta dettò:
+
+1. La città di Salerno sarà messa a nostra discrezione unitamente alla
+sua rocca, senza che i cittadini ne tolgano cosa, e demoliscano
+pietra.
+
+2. I cittadini consegneranno tutte le loro armi offensive, dal
+verrettone alla lancia, dal pugnale alla spada, sotto pena di essere
+condannato alla gleba chiunque alcuna di queste armi nascondesse.
+
+3. Tutte le terre del principato di Salerno con borgate e castella
+passeranno sotto il dominio normanno, ai cui signori saranno pagati
+censi e livelli qual si trovano stabiliti dai padroni longobardi,
+salvo i mutamenti da farci.
+
+4. Il principe Gisulfo II abdicherà in favore di Roberto Guiscardo il
+principato di Salerno, e, spoglio di ogni divisa, nelle mani di lui si
+andrà a collocare in piena dedizione, unitamente a tutti gli altri
+membri di sua famiglia e di sua corte, dei magistrati della città e
+dell'arcivescovo.
+
+5. Infine....
+
+--Ma, messer duca, lo interrompe Sigelgaita, cosa mai di peggiore
+potrebbe toccare al fratel mio se la sua sorte commettesse alla
+fortuna delle armi?
+
+--Cosa potrebbe toccargli? Uditeci bene, madonna, e voi altresì Ugone
+abate di Cluny; perchè gli è bisognevole che voi sappiate la nostra
+volontà pienamente. Se la città ed il principe di Salerno si ostinano
+a tenerci occupati a questo assedio, noi facciamo sacramento che di
+qui non muoveremo se non quando non ci resterà più una mazza d'armi
+per percuotere le mura, un pugnale per uccidere i nostri nemici. E
+quando, col favore di monsignor Gesù Cristo e del santo barone del
+Gargano--cui facciam voto di offrire due candellieri d'oro del peso di
+venti libre--quando abbiamo presa la città, questa sarà data prima per
+otto giorni a saccheggiare ai soldati, poi bruciata tutta, ed il suo
+suolo arato e seminato di sale. I cittadini verranno lasciati alla
+taglia ed alla libidine dei soldati in loro piena discrezione di
+ucciderli o farli schiavi, di tenerli seco o venderli ai corsari di
+Africa. Il principe Gisulfo infine, e coloro della sua corte e della
+sua famiglia, a noi arrendendosi, saranno mandati a purgare le loro
+peccata in qualche chiostro; togliendo noi la città di assalto,
+verranno tutti sgozzati come animali immondi, ed appesi dai piedi ai
+residui merli delle mura. Questo è il pensamento che noi facciamo
+sulla città di Salerno, sui suoi abitanti, e sul suo principe,
+madonna.
+
+--Della città e dei cittadini farete come vi aggrada, sclama
+superbamente Sigelgaita: il suo principe poi, messer duca, sa bene
+come i principi disgraziati debbano morire per non cadere in mano dei
+loro nemici. Se egli l'obliasse, io provvederei; e voi, monsignore,
+voi non potreste che insultare il suo cadavere--se io non fossi.
+
+--Tanto meglio per lui e per la sua fama « risponde Roberto
+trascuratamente. » L'ultimo articolo infine che aggiungerete, monsignor
+di Bovino, gli è che, innanzi tratto, affinchè non fossero di modo
+alcuno trafugati o nascosti, vogliamo a noi consegnati gli oggetti di
+oro e di argento ed ogni maniera di pietre preziose che nella città si
+trovano, onde compensare gl'interessi degli Amalfitani nostri alleati,
+pagare delle spese della guerra il principe di Capua ed il priore di
+Lacedonia, ed i soldati soddisfare. Questa è la volontà assoluta ed
+irrevocabile di Roberto, duca di Puglia, di Calabria e di Sicilia.
+
+--Monsignore, mormora dimessamente l'abate di Cluny, io non saprei con
+questi patti quali accordi potessi ottenere.
+
+--Peggio per voi, messere. Non pigliate equivoco però sulle parole,
+perchè noi non diamo, nè dimandiamo accomodamenti, ma leggi--e leggi
+quali più umane possono dettare i vincitori ai vinti.
+
+--A questo stremo non è ancor giunto mio fratello, messer duca, ripete
+disdegnosa Sigelgaita.
+
+--Se non vi è giunto vi giungerà, risponde Roberto pieno di calma. Gli
+è per questo che vorreste dormire meno placidamente le vostre notti,
+madonna, e lasciare ad arrugginire la vostra spada nel fodero?
+
+La duchessa tacque, ma i suoi sguardi scintillavano come quelli della
+tigre.
+
+Rispose l'abate di Cluny:
+
+--Ci siamo intesi, monsignore. Io mi reco nella città e spero condurre
+le cose a quel termine che debba soddisfare tutti. Solamente prego
+vostra grandezza di accordarmi di poi un momento di colloquio segreto,
+di cui forse abbisognerò, per favori di che io, abate di Cluny, debbo
+particolarmente supplicarvi.
+
+--Il vostro volere si farà.
+
+E sì dicendo il duca si alzava, e il parlamento finiva.
+
+
+
+
+IV.
+
+ Tebani, ei grida in suon tremendo, Argivi,
+ Dal reo furor cessate. Armati in campo
+ Prodighi a nostro pro del sangue vostro
+ Scendeste voi: fine alla pugna ingiusta
+ Porrem noi stessi, in faccia vostra, in questo
+ Campo di morte.
+ ALFIERI--_Polinice_.
+
+
+Io non saprei propriamente dire di quale piglio l'iracondo e superbo
+principe Gisulfo accogliesse le dure proposizioni del duca Roberto.
+Basti sapere che mancò poco i legati, perocchè Alberada aveva seguìto
+l'abate, non avessero a patire di quei crudeli sgarbi che il priore di
+Lacedonia, a barba del dritto delle genti, usava fare ad oratori
+impertinenti e malaccetti. Fu loro salvaguardia la lettera che papa
+Gregorio a Gisulfo mandava, onde comandargli che ad accordi qualsiansi
+discendesse; da poichè egli dava sua parola che tutto avrebbe regolato
+in seguito con equità e prudenza, se allora gli era forza piegare alle
+circostanze. E se Gisulfo non trascese, e' fu altresì perchè egli
+aveva spiccati oratori al pontefice a fin d'indurlo a intramezzarsi
+con Roberto per la pace o a soccorrerlo di modo qualunque. Acerbamente
+non per tanto rispose, ed ogni proposta rigettò come infame. Ugone non
+si scorò ai primi urti che terribili anch'egli aveva preveduti da un
+carattere focoso e fiero. Cominciò quindi per dargli ragione, per
+piaggiarlo; finì con ridurlo ad una considerazione chiara sullo stato
+della città, spoverita di viveri e di coraggio, e su quello dei suoi
+soldati, mancanti d'armi e pochi di numero. E Gisulfo convenia sopra
+tutto. Però quando gli accennava di rendersi, e' si ribellava ad ogni
+ragione, ogni patto, anche modesto ed onorevole, rifiutava. In guisa
+che l'abate disgustato stava quasi per desistere dall'impresa,
+allorchè un mezzo gli sovvenne, decoroso e non fabbro di ruine.
+
+--E non vorreste voi dunque, monsignore, disse l'abate, non
+condiscendereste voi che questa lite si decidesse per giudizio di Dio?
+
+--Vale a dire? dimanda Gisulfo.
+
+--Vale a dire che, in lizza chiusa, uno o più campioni longobardi
+contro uno o più campioni normanni definissero la bisogna. Se i
+Normanni avessero la fortuna di vincere, la città sarebbe loro
+consegnata, senza più armeggiare, nella maniera stessa che se
+l'avessero levata di assalto: se vincessero i Longobardi, come io ho
+fiducia nella misericordia dei santi, l'assedio sarebbe tolto e tutto
+restituito alla calma prima che tra la grandezza vostra ed il duca
+Roberto esisteva. E con tal fatto gran numero di vite sarebbe
+risparmiato, la città non manomessa, e forse tutto alla meglio
+aggiustato.
+
+--Il consiglio è più da cristiano che da guerriero. Mi piace però,
+sebbene nessun riguardo dovrei usare a cittadini vigliacchi, i quali
+le loro sostanze e le loro vite non sanno tutelare. Pure non sono
+alieno dall'assentirvi. Cosa dunque ne pensate voi miei baroni?
+
+Ed un giovane, uscendo dal gruppo dei cortigiani e capitani di
+Gisulfo, parlò:
+
+--Monsignore, con la permissione vostra e dei bravi signori che mi
+ascoltano, io porto avviso che e' sarebbe meglio domandar prima come
+di tal proposta intenda Roberto Guiscardo.
+
+--Bene detto, principe Baccelardo, risponde Gisulfo. Ritornate dunque
+al campo del Guiscardo, messer abate, e se mai consente che la guerra
+termini per un duello, mandi qui qualche suo cavaliere a distendere
+protocollo dei patti. Il qual cavaliere sarà da lui approvigionato di
+poteri pieni per tutto regolare senza ulteriormente consultarlo.
+
+--Parto al momento, monsignore, risponde l'abate.
+
+Infatti, lasciata Alberada nella corte di Gisulfo, al campo ritorna
+immediatamente.
+
+Roberto Guiscardo stette in sulle prime dubbioso alla proposta. Non
+perchè fiducia di vittoria non avesse, come che gli fosse noto bella
+copia di valorosi guerrieri trovarsi pure tra i Longobardi; ma perchè
+egli serrava in pugno la vittoria in massa con una città quasi alla
+vigilia della resa. Per una tenzone in campo steccato invece egli
+poteva andar soggetto a cento di quelle fortune avverse, le quali
+solevano capitare anche ai più prodi, sia per un piede messo in fallo
+dal cavallo, sia per un colpo d'occhio non pronto, sia per una
+considerazione importuna che si ficca nella mente, giusto all'ora di
+maggiore confidenza, energia ed oblianza del mondo esterno, sia in
+fine per effetto di qualche talismano sulla persona o sul corridore
+del cavaliere, distrutto dalla benedizione del sacerdote, non tolto
+dal giuramento del campione. Ma infine, perchè rifiutare il duello e'
+sarebbe valso la confessione che nel suo campo non pugnavano cavalieri
+da stare propriamente a fronte ai cavalieri longobardi, Roberto
+accettò--nel suo pensiero risoluto di battersi egli in persona, come
+colui che della cosa più vivamente interessava. Chiamò perciò a
+consiglio i suoi conti ed i suoi baroni, i quali unitamente a lui
+avevano dritto a deliberare sulle cose della nazione, si fe' venire il
+priore Guiberto, e dopo aver seco lui lungamente favellato in segreto,
+lo fornì per iscritto di piena potenza nelle convenzioni pel duello,
+ed al principe lo mandò unitamente all'abate.
+
+Lunga, viva, tumultuosa divampò la discussione che tra il principe
+Gisulfo, que' della sua corte, ed il priore Guiberto si aprì. Non vi
+era via di convenire del luogo dove il combattimento si sarebbe
+tenuto, perchè ciascuna delle parti lo voleva in terra dipendente
+della sua giurisdizione per tema di tradimento; non si volevano
+accettare patti gravosi da niuno dei due partiti, in caso di perdita;
+non si sapeva decidere nè del numero dei campioni che avrebbero
+combattuto, perchè molte sfide antecedenti erano pronte e precedute;
+nè del numero di coloro che li avrebbero accompagnati alla lizza per
+la sicurezza ed il mantenimento dell'ordine. Uno cercava trappolar
+l'altro lasciando o chiedendo patti per sottrarsi alla promessa,
+soccombendo. Ciascuno intendeva regolare a suo modo le condizioni
+della pugna, e voleva giudici e marescialli di campo il di cui favore
+si sapeva d'innanzi. In somma avrebbero ambedue bramato dar la legge a
+proprio talento.
+
+E l'abate, distribuendo torti e ragioni ora all'uno ora all'altro,
+sceglieva un equo mezzo in ogni articolo, alla cui ragionevolezza
+dovevano infine entrambi star sodi. E per tal modo si venne a fine di
+compilare lungo protocollo, di cui facciamo grazia alle nostre
+leggitrici, segnato da Gisulfo e da Guiberto come commissario di
+Guiscardo, e da ambo i legati del papa. Ma come i patti che tutte le
+possibilità prevedevano--ed in quei tempi di buona fede e mica
+cavillosi e casisti come i moderni era facile--come i patti furono
+stabiliti, messo da banda il priore, altra discussione tra i guerrieri
+di Gisulfo cominciò.
+
+Il campione doveva essere uno solo. Chi sarebbe stato costui?
+
+Il principe Gisulfo, come il lione che si arrogava tutte le parti,
+voleva essere egli stesso, perchè lo più interessato. Il fratello di
+lui, Rainulfo, per affetto glielo contrastava, dichiarando, male stare
+che allo Stato si togliesse il capo, avventurandolo a tanto periglio,
+ma che, meglio a lui si addiceva, inspirato da eguale passione,
+doveroso di battersi con pari vigore. Baccelardo protestava altamente
+che giammai, per qualsiasi mezzo, avrebbe sopportato in pace che altri
+gli avesse messo avanti il piede, dove trattavasi di torre vendetta di
+Guiscardo e dei seguaci di lui; ch'egli avrebbe suscitati tumulti, si
+sarebbe scagliato nel campo da forsennato, insomma che, ad ogni modo,
+o avrebbe combattuto egli stesso ovvero il duello, per quanto era in
+lui, non sarebbe avvenuto. Altri baroni adducevano altre
+considerazioni e pretese onde ottenere la preferenza. In una parola,
+nella corte facevasi matto baccano, e poco mancava non si venisse ai
+pugnali.
+
+Allora l'abate, che aveva assunta la parte di Nestore in quel
+consiglio di furibondi, sentenziò
+
+--Principe, baroni, trovo buone le ragioni di ciascuno, lodo la
+generosa indole di tutti, che vorreste cogliere tanta nobile occasione
+per far mostra di valore e di carità di patria. Ma non è questo il
+lato della quistione che debbasi esaminare. Di che si tratta qui, miei
+signori? Si tratta di vincere il campione nemico per liberarvi della
+guerra. Si tratta di vincere il più prode tra i prodi Normanni, che al
+più prode dei prodi Longobardi verrà opposto. Ora, se Iddio vi aiuta,
+io dimando, castellani, come è dunque che la prodezza si mostra? Con
+le parole ardite, mai no: perchè di parole temerarie abbondano anche
+meglio i più vigliacchi. Coi fatti dunque si debbe provare la
+valentia, ed ai fatti io vi appello.
+
+--Ed in che modo? dimanda Gisulfo che stava attento ed impaziente ad
+udire.
+
+--In che modo? continua l'abate, eccolo. Quanti siete che volete
+essere i Curiazii di Salerno? Poniamo dieci. Ebbene questi dieci si
+disputino fra loro chi debbe affrontare il nemico.
+
+--Ci uccideremo tutti, rispose sorridendo Baccelardo.
+
+--Con vostra licenza, bel cavaliere, mai no. Io non consiglio che con
+le armi ciascun di voi faccia prova di sua gagliardia, ma per altro
+mezzo qualunque, e tale che e' crederà più acconcio, e che noi
+giudicheremo assai valido. C'intendiamo?
+
+--Sì bene, messere abate, sclamò Baccelardo. Voi però non potete
+sapere che non sempre la forza decide della prodezza di un guerriero,
+ma più sovente ancora la destrezza. Ed infine, gli è con le armi che
+noi dobbiamo batterci, non coi sorgozzoni o col randello, come pare
+che la sapienza vostra voglia accennare.
+
+--Voi parlate da scaltro mastro di guerra, bel cavaliere, soggiunge
+l'abate. Io però di lunga sperienza so pure, ed ho inteso dire dalle
+migliori lance d'Europa per le corti che ho frequentate, che giammai
+forte ed accorto cavaliere cedette campo a cavaliere più destro e più
+debole. E codesta fortezza e prudenza io vorrei che si mettesse a
+bilancia in una lizza.
+
+L'abate aveva forse torto; però il suo consiglio prevalse e si propose
+pel domani tal pruova singolare.
+
+Il priore di Lacedonia, avvegnachè la sua missione fosse compiuta, non
+tornò al campo: sia perchè fosse vago di assistere a quel saggio di
+vigoria--ed al principe Gisulfo non dispiaceva che sì forte ed inteso
+guerriero dell'oste contraria vedesse un po' quali uomini essi
+avessero ad affrontare, e se non giungesse fino a paventarli li
+ammirasse--sia perchè sotto il cappuccio di uno dei legati a Guiberto
+era sembrato di scorgere alcuni tratti che ad Alberada somigliavano.
+Restò quindi, proponendosi recar domani a Guiscardo, in una col
+protocollo dei patti, il nome del campione.
+
+
+
+
+V.
+
+ ATAL. Ah! je suis de son sort moins instruite que vous
+ Cette esclave le sait.
+
+ ACOMAT. Crains mon juste courroux,
+ Malheureuse; réponds.
+ RACINE--_Bajazet_.
+
+
+Nel punto stesso furono ordinati i preparativi della lizza: e perchè i
+patti della tregua erano stati soscritti, molti famigliari uscirono
+dalla città per provvedere di oggetti opportuni comandati dai loro
+padroni. La quale tregua giovò altresì a Gisulfo onde far provigioni
+per degnamente ospitare i legati del pontefice, cosa che non si
+sarebbe per fermo potuto fare, se la cinta dei soldati normanni
+durava. Perocchè lo stremo dei viveri nella città toccava il colmo, e
+medesimamente la moria dei cittadini. E Gisulfo avrebbe tolto invece
+cedere la piazza che malamente accogliere gli ospiti suoi,
+segnatamente poi che e' conoscevasi da tutti quanto l'abate di Cluny
+fosse amico delle brigate gioiose e morbinoso in fatto di desinari.
+
+Si trascorse dunque lietamente la sera, fra i vini di Diamante e di
+Sant'Eufemia e fra gli ambrati moscadi di Trani, che allora, com'oggi,
+formavano la delizia dei bevoni. La profusione più pazza si osservò
+nella cena. Perocchè con la profusione facevano spanto di loro
+grandezza i Longobardi, dove che i Normanni si piacevano più della
+delicatezza squisita delle vivande, come più sobri e da un tempo
+meglio ingentiliti. Non mancarono bardi e buffoni che rallegrassero la
+mensa di canzoni e di motti ora spiritosi ora pungenti, e sempre a
+spese dei convivali, i quali pe' primi ridevano delle facezie. Vi
+furono suonatori di viole, e ciccantoni che occupavano il basso della
+sala, ed ora tutti insieme ora a parte a parte si facevano udire,
+rispondendo eco tumultuosa alle coppe percosse.
+
+I favellari intanto, che placidi e ragionevoli dalla guerra erano
+partiti, senza verun riguardo alle dame principiavano a mutarsi in
+ingiurie alle persone ed in petulanze a causa del lavorio del vino.
+Caddero sul tappeto le discussioni di politica. Perocchè la politica
+fu sempre la broda a cui ciascuno si credette in dovere d'intingere il
+proprio biscotto, ed in tutti i tempi il leone morente a cui anche
+l'asino può scagliare il suo calcio. Si venne dunque a ragionare dei
+torti di Roberto Guiscardo; delle sue brighe col papa; della condotta
+di Gregorio VII; delle pertinaci ostilità di costui col priore di
+Lacedonia; del _placito_ di Montecassino; della sparizione di
+Alberada; del ripudio di costei, e di cento altre di quelle cose che,
+sgominate, inutili, inopportune, scipite, zampillano alle mense,
+quando i liquori slegano lo scilinguagnolo tanto al sapiente che allo
+stupido.
+
+--Ed io sostengo, disse l'arcivescovo di Salerno, che il pontefice ha
+fatto sgozzare Alberada in qualche fondo di chiostro, giusta la
+condanna dei canoni, come colei che violò le leggi claustrali.
+
+--Ma in quali canoni, monsignor riverito, dimanda il priore, ha vostra
+mercede letto di codesta crudele condanna?
+
+--Per il carro di s. Eliseo! voi dunque, ser priore, non avete mai
+studiato nella _Georgica_ di Virgilio:
+
+ Dulce ridentem Lalagen amabo,
+ Dulce loquentem?
+
+Alberada è stata strozzata come il cappone del vassallo a San Martino.
+
+--A proposito, messer abate, chiede Baccelardo ad Ugone di Cluny, non
+sarebbero esse vere le parole di monsignore arcivescovo?
+
+Ugone, che con gli occhi fitti nella sua coppa, quasi dal fondo di
+quella dovesse vedere a pullulare da un istante all'altro qualche
+cosa, si aveva fatto più volte passar d'innanzi il fiaschetto senza
+toccarlo, alcun poco scosso da Baccelardo, che da un lato gli sedeva
+da presso, risponde come se si risvegliasse subitamente dal sonno:
+
+--Gli è veramente così, miei figliuoli: _la materia è ciò che non è nè
+chi, nè quanto, nè come, nè niente di ciò per cui l'essere è mosso_.
+Non vi sembra chiara l'idea? Non ne siete voi finalmente padroni?
+
+--Codesta è una balorderia, riprende gridando l'arcivescovo, brillo
+piuttosto, se per rispetto alla sua dignità non vogliam dirlo briaco.
+La materia è la materia, come Roberto Guiscardo è un corsaro, e sua
+moglie Sigelgaita una pazza. Figuratevi un tanghero, come codesto buon
+figliuolo di legato che vi siede a fianco, matto abate di Cluny, e che
+becca i cibi come un passero, non beve vino come quel povero papero di
+Gregorio VII, e non parla, come il pievano di Santa Severina a cui una
+meretrice tagliò la lingua coi denti; ecco la materia; per la quale:
+
+ Motus doceri, gaudet ionicos
+ Matura virgo, et fingitur artubus
+ Iam nunc, et incestos amores
+ De tenero meditatur ungui.
+ _Quod erat demonstrandum._
+
+--Voi avete mentito come un Lombardo che vende uno smeriglio degli
+Appennini per un falcone d'Arabia puro sangue, grida Gisulfo, voi
+mentite, messer arcivescovo di Salerno, chiamando pazza mia sorella,
+e, se non foste poeta, vi direi improbo o scempio.
+
+--Ed io vi rispondo, messer Gisulfo, sclama l'arcivescovo alzandosi,
+che voi foste dieci volte più matto di lei quando la sposaste a
+Roberto Guiscardo, che aveva già in moglie altra bellissima donna, e
+che amava monna Sigelgaita come io amo l'acqua nel vino--e fosse pur
+l'acqua benedetta nel sabato santo.
+
+--Ed io torno a dirvi, becco di un prete, ruggisce il principe
+vinulento anch'esso ed alzandosi del pari, che voi mentite come un
+giudeo, perocchè Roberto Guiscardo sposò mia sorella, quando,
+trovandosi parente di Alberada, l'aveva già ripudiata.
+
+--La ripudiò per gelosia,--scappa di bocca all'abate di Cluny, quasi
+non volendo.
+
+Queste sbadate parole furono come il lupo negli armenti, la scintilla
+nella polveriera. Mille voci si levano, un buon numero di commensali
+si alzano rovesciando fiaschetti, doppieri, fiale e bicchieri e da
+tutti i punti si grida: No, no!
+
+--Mai no, mai no, grida il principe con più veemenza degli altri,
+Roberto ripudiò Alberada perchè le era parente, perchè tra i parenti è
+peccato il matrimonio, perchè... perchè...
+
+--Per gelosia, replica con fermezza il priore di Lacedonia
+intervenendo a sua volta nel colloquio, per gelosia puerile ed infame;
+dappoichè quella donna tanto oltraggio non meritava. E la colpa è
+vostra, della vostra storditezza, fantastico abate di Cluny.
+
+E così parlando, gli occhi fissava sopra Alberada, che, tutta celata
+nel cappuccio a gote, si rannicchiava per tema di non essere scoperta
+da Gisulfo, capace di trascorrere a qualche violenza, ubbriaco come
+trovavasi. Costui però non ristava dallo strepitare:
+
+--Non è vero, non è mica vero; io non so nulla di codeste storie. Voi
+pure mentite, priore di Lacedonia, al pari di quest'arcivescovo cotto
+come monna. Vi sfido a dimostrarmi che Alberada fu ripudiata per
+gelosia, ovvero a darmi ragione dell'insulto, qui, sul momento, con la
+spada o con la lancia, a piedi o a cavallo.
+
+--Io non temo darvi qualunque ragione, risponde Guiberto, anch'esso
+caldo alcun poco, potrei provarvi con la daga e col pugnale che ho
+detto la verità, che io non soglio mentir mai parlando di quella pura
+donna che mi fu moglie, e che l'infame Ildebrando mi tolse. Ed è ben
+mestieri che sappiate, messer principe, che giammai la sorella vostra
+sarebbe andata a sposa di Guiscardo, se questo smemorato di abate non
+cacciava da' ferravecchi non so quale storia, che giammai avrebbe
+dovuta contare, poichè dessa riassumeva la confessione di due uomini;
+e che, dopo udita quella fatale leggenda, Roberto saltò in bestia,
+ricordandosi come Alberada ritrosa lo avesse seguito all'altare.
+
+--Che ritrosia mi contate, continua a sbraitare Gisulfo, cos'è codesta
+ritrosia, cos'era codesta ritrosia; dite tutto, parlate chiaro, qui si
+tratta dell'onore di mia sorella.
+
+--Quella ritrosia, riprende il priore, non era se non pudore e carità
+del padre, cui doveva lasciare a morir deserto e solitario nel
+castello di Cariati. Or quella verecondia interpretando di poco amore,
+o amore per altrui, Roberto, la notte stessa, vi mandò per il vescovo
+di Bovino a domandare la mano di vostra sorella, ed all'alba egli pure
+mosse alla volta di qui. Voi sapete poi come, di tutto ignara la
+povera fanciulla, chè diciotto anni solamente contava allora Alberada,
+credendo festeggiare gli ospiti di suo marito, molte cortesie
+praticasse a voi ed alla sorella vostra, messer principe, e come
+servendosi alla mensa il pavone, il duca Roberto si alzasse e dicesse:
+Conti e baroni, vi presento la mia novella moglie Sigelgaita sorella
+di monsignor Gisulfo di Salerno, perocchè ho già ripudiata la prima
+moglie Alberada, come quella che fu figliuola di una nipote di mio
+padre.
+
+--Ebbene, ebbene, che cosa vuol dire codesto? gridava Gisulfo, non
+vuol dire forse che era parente? Chi l'oppugna? Chi sostiene che
+Guiscardo fece male? Chi accusa di ciò la sorella mia e me?
+
+--Alcuno, riprende il priore, si biasima il modo. Alberada era
+presente. Alberada in contegno tranquillo e rassegnata bacia il suo
+figliuolo Boemondo sulla fronte ed esce. E voi, messer Baccelardo, che
+allora eravate paggio di quella dama e a lei più che mai caro e
+gradito, voi giuraste, e gittaste sulla tavola, proprio innanzi al
+duca Guiscardo, il vostro guanticino di velluto come pegno da
+sostenere il dì che avreste cinto il cingolo della milizia, che
+Alberada era la più bella donna, e la più ingiuriata dama di
+cristianità. La duchessa Sigelgaita sorridendo raccolse quel guanto,
+ed attaccatogli un nastro dei suoi capelli, ne fe' dono a Roberto. Ora
+sappiatelo, messer cavaliere, che Roberto ancora lo porta appeso alla
+guaina della sua spada, aspettando che da Baccelardo adulto venga
+riscattato il pegno di Baccelardo fanciullo.
+
+--Ed io giuro a tutti i santi del paradiso, dice Baccelardo, che il
+pegno sarà ridomandato, sia che la fortuna mi secondi domani ed io
+sorga campione di Salerno, sia altra volta, prima che scorrano sei
+mesi a contare da oggi.
+
+--Io non so di che parliate, io non so di quali insulsi racconti
+accenniate, ser priore, riprende il principe Gisulfo; io comprendo
+solamente che qui si calunnia l'onore della sorella mia, sposata dal
+Guiscardo per impeto di gelosia, come dite, non per elezione di amore.
+Andiamo, in nome della SS. Trinità e di tutti i santi, io voglio esser
+chiaro di tutto; io voglio udire codesta istoria. Poichè se vero è,
+come è verissimo che voi mentite, io giuro di toglierne tale vendetta
+da passare in esempio per l'avvenire ed insegnare di qual maniera fa
+mestieri parlare di una nobile dama longobarda. Sbrighiamoci. Chi è
+dunque che deve cantarci codesta filastrocca? Non sareste voi per
+avventura, messer abate--messer abate di Cluny?
+
+--Io per l'appunto, monsignore. Ma pregherei vostro valore di farmene
+grazia, da poichè sento venirmi male; o almeno posporla fino a domani.
+Perocchè tre sono le condizioni della _forma_, o, per farvi comprender
+netta la dottrina dell'apostolo Aristotile, materia e forma sono
+principio delle cose increate; la materia contiene la possibilità di
+ciò che può ridursi una cosa; la forma porta la cosa possibile
+all'attualità ed all'energia. Ond'è...
+
+--Per la croce di Cristo! scatta su di nuovo Gisulfo, cosa diavolo mi
+state sciorinando di forma e materia, e di sentirvi male e di
+attendere?... Steste voi pure sulle brace come s. Lorenzo,
+favellerete--favellerete sull'istante, e direte la storia per filo e
+per segno, tal quale la contaste a Melfi. Io rispetto gli uomini della
+Chiesa e gli oratori del papa. Però non avrei ritegno farvi appendere
+ai merli della rocca come un nibbio, e farvi frecciare per tre dì, se
+ricusaste darmi pieno ed ampio conto delle impertinenze che costoro si
+sono permesse a spese della famiglia mia, e che altri hanno udite--A
+voi, soggiunge poscia Gisulfo voltandosi verso i coppieri, recate
+un'anfora di vino all'abate, onde si rinfreschi la memoria; e badate
+bene, Ugone di Cluny, che io bevo una brocca d'acqua per dissipare
+ogni tenebra che alla mente avesse potuto portarmi il vino, onde non
+v'immaginiate di uccellarmi. E me e questi signori dovete convincere,
+che tanto voi come il priore di Lacedonia diceste il vero, quando
+dichiaraste Alberada ripudiata per gelosia.
+
+L'abate di Cluny, che già viaggiava per le regioni del peripato, al
+baccano dei commensali, alle gomitate di Baccelardo, il quale sovente
+gli volgeva la parola sedendogli allato, alle minacce dell'ebro
+principe, in quello stato di tutto capace, torna pienamente in sè. Si
+frega la fronte con l'acqua fredda, si passa la mano sugli occhi, e
+levasi un momento da sedere per disperdere affatto ogni nube dal suo
+cervello, poi il principe Gisulfo prega:
+
+--Monsignore, io farò il vostro piacere raccontandovi per minuto i
+fatti: vi bastino questi. Ma dispensatemi svelarvi i nomi delle
+persone. Ciò si attacca alla mia coscienza; ed io toglierei meglio
+sperimentare ogni vostra minaccia anzi che palesarvi gl'individui i
+quali mi facevano tal loro confessione, maggiormente poi che costoro
+son uomini che vivono ancora, e da Dio collocati a posti sublimi.
+
+--Sia pure così: raccontate.
+
+L'abate si asside e comincia.
+
+
+
+
+VI.
+
+ Elle a voulu sa perte, elle a sû m'y forcer;
+ Que l'on me venge. Allons, il n'y faut plus penser.
+ Helas! j'aurais voulu vivre et mourir pour elle;
+ A quoi m'as-tu réduit, epouse criminelle?
+ VOLTAIRE--_Marianne_.
+
+
+--Dovete dunque sapere, mie belle dame, che in una piccola terra di
+Toscana, non ha molti anni, viveva un falegname, povero ma distinto
+per pensieri onesti. Dio aveva confortato il suo letto maritale di due
+figliuoli. Il maggiore, chiamato Cuno, aveva indole, figuratevi!
+tenebrosa e selvaggia come toro non domesticato, carattere altero,
+indomito, e sopra ogni credere ostinato e tenace nel suo proponimento.
+L'altro poi, Goccelino, di otto anni più giovane di Cuno, era un
+folletto, vispo, franco, sempre vago di piaceri e di armi, generoso e
+liberale come poteva. Perciocchè il corpo, giusta le dottrine del
+santo padre Aristotile, prende la qualità dall'elemento che prepondera
+e sovrabbonda; ed in Goccelino sovrabbondava il fuoco che è misto a
+tutti i sentimenti o a nessuno.
+
+--Volete voi sì o no lasciar da banda codesto Aristotile, cui nessuno
+conosce fra i principi longobardi o normanni? l'interrompe Gisulfo.
+
+--Egli era greco, esclama semplicemente l'abate. Or bene, questa
+opposizione di carattere dei due figliuoli non è a dirsi se
+contristasse il Bonizone, il quale, uno almeno dei fanciulli,
+destinava per l'arte sua. Ma il primo pensava solo da mane a sera a
+far sgorbi sulla segatura, quasi volesse scrivere. Ed in fatti si
+assicura che un tabellione, entrato nella bottega del falegname per
+ordinare non so qual lavoro, avesse letto in uno di quei trastulli le
+parole di Davide: _dominerà da mare a mare_. E sì che il taciturno
+putto nulla ancora conosceva di scrittura! Ovvero quel tristanzuolo
+andava in traccia di vecchie pergamene, di vecchi scartabelli, e
+nascosto in un angolo della casa simulava leggere, restando giorni
+interi in tal atto, dimentico di cibo e di bevanda. E quando non
+trovava di questi balocchi, metteva ogni suo sforzo ad arrampicarsi
+sui punti più culminanti della casa, oppure sollevava i più grossi
+ceppi da terra, addestrandosi così a superare tutte le resistenze, e
+livellarsi a tutte le altezze ond'isfidare la vertigine.
+
+--Ma che domine ci entra codesto con Alberada, la gelosia, Sigelgaita,
+il diavolo e le sua corna? dimanda Gisulfo impaziente.
+
+--Prego la vostra cortesia di udirmi, continua l'abate.
+
+L'altro figlio di Bonizone al contrario teneva sempre dietro a
+picchieri, a falconieri, fabbricava labarde di legno, arrolava
+garzoncelli e comandava l'assalto di baluardi di neve, impazziva
+dietro a canterini, alani e girofalchi, sì che il povero padre non mai
+sapeva ridurlo a casa, neppure con le batoste, di cui col monello non
+mostravasi avaro.
+
+--Gli era forza, sclama Guiberto, perchè questo fanciullo era nato ed
+aveva vissuto, nei suoi primissimi anni, in casa dei signori di
+Coreggi di Parma, dove sua madre era donna di governo, e dove la
+vecchia castellana lo tenne quasi figlio tra i militi e la corte del
+castello.
+
+--Può esser anche ciò che gli avesse formato il carattere, risponde
+l'abate: ad ogni modo, Bonizone di là lo ritrasse per fare un
+falegname come lui. Ma non gli riescì. Allora, vedendo che la sua
+prole non voleva saperne del suo mestiere, per non farla crescere
+nell'ozio e quindi nel mal costume, mandò il maggiore ad un suo
+cognato, abate nel monistero della Beata Vergine del monte Aventino di
+Roma, perchè lo iniziasse nella carriera monacale, affidò il secondo a
+suo fratello, il quale occupava la carica di siniscalco presso uno dei
+più grandi feudatari del paese d'Italia.
+
+--Alla buon'ora! sclama Baccelardo.
+
+--Dio sa ciò che fa, replica l'abate continuando. Bonizone restò
+dunque deserto nella povera sua casa, perocchè gli era morta la
+consorte nel mettere a luce Goccelino, là in Parma. Lo confortavano
+solo le liete novelle che riceveva da suo cognato. Cuno infatti con
+prontezza d'ingegno ed avidità di apprendere senza limite progrediva
+nelle lettere, e compiva i doveri religiosi di tale austera
+perseveranza che lo facevano addimandare il _piccolo santo_. Però il
+buono abate non visse lungamente.
+
+--Mori d'indigestione, grida l'arcivescovo, io lo conoscevo; e fu
+desso che mi apprese l'arte dei menestrieri.
+
+--Così dissero gli empi, risponde l'abate peritoso: il vero è che morì
+di gocciola. Ora, siccome Cuno, tra pel favore dello zio, tra per
+natural talento usava di orgogliosi modi verso tutti i monaci, niuno
+rispettando, anzi qualcosa garrendoli della troppa lassezza nei doveri
+religiosi, e si mostrava duro in tutte le opere che con la sua volontà
+contrastavano; così i frati, all'elezione del novello abate, nemico di
+suo zio e di lui, a pieni voti lo cacciarono via dal monistero.
+
+--Birboni di frati! sclama l'arcivescovo di Salerno. Se fosse stato un
+donnaiolo lo avrebbero nominato priore. Erano ben dessi, va!
+
+--Figuratevi, belle dame, se Cuno piangesse, continua l'abate, nel
+mettere piede fuori la soglia claustrale. Egli a vero dire non
+piangeva già di dolore e di vergogna. Piangeva per offeso amore di sè,
+per dispetto, e forse un tantino ancora per qualche visioncella
+ambiziosa svanita. Pur nullamanco decise lasciarsi morire di fame. Ma
+Iddio non abbandona i figli suoi, poichè provvede gli uccelli di
+piume, gli agnelli di lana, come dice Salomone...
+
+--E l'ubriaco di sete, soggiunge Baccelardo.
+
+L'abate sorride e prosegue:
+
+--Dovete dunque sapere che era stato grande amico di suo zio, un uomo
+piacevolone, quell'arciprete Giovanni Graziano, che fu poi papa
+Gregorio VI. Aveva costui veduto parecchie fiate il giovane Cuno, e
+dallo zio ne aveva udito _mirabilia_, riguardo all'ingegno ed alla
+pietà. Gli si era perciò venuto affezionando. Usciva dunque un giorno
+l'arciprete della chiesa di San Paolo, allorchè gli parve di scorgere
+alcuno che cercava evitarlo, e questi somigliare a Cuno. L'arciprete,
+curioso, accelera il passo e raggiunge il giovane, il quale rosso nel
+volto come bragia a lui si nascondeva. Cuno racconta tutto
+ingenuamente. L'arciprete, che l'aveva pigliato per l'orecchia,
+l'ascolta, lo crede, e perchè pizzicava anch'esso un po' dello stesso
+umore sel mena a casa. Indi scrive a Bonizone che non pensasse più a
+suo figlio, perocchè egli avrebbe tolta cura dell'ulteriore educazione
+di lui, e che avesse pregato per entrambi.
+
+--To'! questa sì che è sublime! sclama l'arcivescovo di Salerno,
+incaricarsi dell'educazione di un giovane quel Gregorio VI, che fu il
+più grosso barattiero del suo tempo, ed a cui per la smisurata
+ignoranza il popolo romano ebbe ad assegnare un collega nell'esercizio
+del ponteficato! Oh! _spectatum admissi risum teneatis amici_?
+
+--Voi favellate da sapiente, monsignore arcivescovo, risponde l'abate,
+ma Bonizone pregò tutti i giorni per l'arciprete, e non pensò più a
+suo figlio. L'arciprete poi comprò il papato da Benedetto IX e si
+dimandò Gregorio VI.
+
+--Sì signore, l'interrompe ancora l'arcivescovo. Io ero a Roma allora.
+E fu nel tempo in cui Enrico III scese in Italia e venne a Roma, dove,
+come sapete, regnavano allora contemporaneamente tre pontefici:
+Gregorio VI a Santa Maria Maggiore, Silvestro III a San Pietro a
+Vaticano, Benedetto IX a San Giovanni a Laterano.
+
+--Appunto così, continua l'abate. Or bene, Enrico accolse a Sutri un
+concilio, dove il solo Gregorio comparve, e ne creò un quarto papa,
+Clemente II. L'arciprete non si ostinò a restare nel ponteficato.
+Depose la tiara incautamente compra, e venuto in molta grazia
+dell'imperatore, unitamente al suo protetto lo accompagnò in Germania.
+
+--Per divenirvi, sclama il priore, un bravo condottiere di lanzi, il
+più prode fra tutti a menar le mani con la grazia di Dio, a vuotare
+fiaschetti di Borgogna, e rimorchiare fanciulle.
+
+--Dio l'avrà perdonato, mormora l'abate continuando. Cuno dunque si
+divise dal glorioso arciprete, entrò in un chiostro dove compì la sua
+istruzione, profferì il voto, e fu innalzato a priore.
+
+» Ora lasciamo costui ad indurirsi peggio nelle rigidezze del convento
+e ad alimentare ambizioni nel silenzio, e torniamo a Goccelino nel
+castello... permettete che ve ne taccia il nome.
+
+--Messer no, risponde Gisulfo, vi ho permesso tacer delle persone non
+dei luoghi; dite dunque in qual castello avevano allogato Goccelino;
+perchè noi già cominciamo a pescare di chi diavolo voi raccontate.
+
+--Non fareste poi un miracolo! sclama l'abate qualcosa brusco. Indi
+più rassegnato soggiunge: Sia fatto il vostro piacimento, tanto più
+che ciò nè pon nè leva alla fama di chicchesia. Goccelino quindi
+veniva educato nella fortezza di Canossa in Toscana. Lo zio di lui era
+di quegli uomini bisbetici che credono un nipote essere una tignuola
+che Iddio manda per rosicchiare le costole del vecchio albero. Lo
+accolse perciò agriccio un cotal poco. Ma quando, guardatolo più da
+vicino, scorse un giovanetto che aveva vantaggiosa figura, occhio
+vivace, ardita risolutezza nell'espressione tutta del sembiante, lo
+azzeccò dalle orecchie, e levatolo fino all'altezza del suo capo, che
+non era poco! lo baciò in fronte e gli disse:
+
+--Quel bestione di mio fratello non saprà fare nè porte nè casse, ma,
+se l'è tutta opera della sua persona, per la luce di Dio! che sa fare
+figliuoli bellocci.
+
+Indi guardò in fronte il cattivello e con un tal qual piglio che non
+voleva significare durezza ma nemmanco benevolenza, soggiunse:
+
+--Piccolo mariuolo! in questo castello sei entrato coi piedi dalla
+porta, pensa a non uscirne del capo per qualche abbaino. Qui son tutti
+santi. Qui si parla più con gli occhi che con la bocca. Qui gli uomini
+non valgono un baccello di fava. Qui si nomina in vano il nome di Dio,
+almeno dugento volte al giorno, il vino si beve con l'acqua, alle
+donne si parla al buio. Se sarai santo in casa, come un apostolo, e
+diavolo al campo, come un gendarme tedesco, ti prometto io che di
+codesto tuo legno saprò cavarne alcuna cosa. Ma se ti dai troppo
+attorno a frascherie di donne ed a bazzecole mondane, come per
+esempio, la caccia, il suono, il canto, e che so io, prega il tuo
+santo protettore--e qui non mancheranno d'assegnartene uno--pregalo di
+provvederti di buone gambe per varcare di un salto i quattro ricinti
+del castello, perocchè te li farò saltar io dall'alto di qualche
+merlo. _Per omnia secula seculorum._
+
+» Il giovanetto, che intrepido e con gli occhi spalancati lo aveva
+ascoltato, risponde tosto:
+
+--_Amen_ ».
+
+» Il vecchio siniscalco sorrise, e dicendo fra sè:
+
+--Questo galuppo la sa lunga, la sa »! andò via.
+
+» Ricevuto di così strana guisa, Goccelino non si sconfortò, che anzi
+traendo partito dall'originale omelia dello zio, quantunque
+garzoncello, s'infinse e si adattò per modo a quella corte bigotta,
+che in pochissimo divenne il beniamino di tutti e paggio della
+contessa Beatrice. Il vecchio siniscalco strabiliava come egli, con
+settant'anni di fedeltà, non godesse di altrettanto favore, e
+ripeteva:
+
+--Quello scimiotto di ragazzo infinocchierà tutti, infinocchierà!
+
+Il ragazzo però crebbe adolescente, l'adolescente si fe' giovane, ed
+il paggio passò a scudiero. Un matto cappellano, che fabbricava versi
+come il cuciniere i pasticci a torre, si aveva tolta la pena di
+ficcargli nel cranio alcun buon migliaio di frasi latine, e
+gl'insegnava la gramatica, la teologia, la geometria. Non gl'insegnò
+filosofia perchè quello spropositato animale di mastro Donizone
+credeva Aristotile eretico. Vedete la bestial creatura! Nonpertanto lo
+addestrava in cento corbellerie di dialettica; nel tempo stesso che il
+marchese Goffredo se lo recava appresso saltando fossi a cavallo,
+fracassando crani della mazza ferrata, e forando corazze con la
+lancia. Goccelino sembrava un demonio nell'un mestiero e
+nell'altro--sebbene, a dir vero, meglio in quello del soldato che in
+quello del teologo.
+
+--Diavolo, diavolo, sclama l'arcivescovo, ci sono anch'io. Ora so di
+chi si favella.
+
+--Tanto peggio per voi, dice l'abate, e continua, stringendosi nelle
+spalle:
+
+» In questi tempi capitò per quel paese l'imperatore Enrico III. Il
+marchese gli andò incontro per festeggiarlo, e menarselo al castello.
+Lo accompagnò Goccelino come scudiero. Vorreste voi, ser priore,
+raccontar questa parte della mia storia che anche voi conoscete, onde
+lasciarmi riposare? chiede l'abate indirizzandosi a Guiberto.
+
+--No, sclama secco secco costui. E l'abate sospirando continua:
+
+--Una sera l'imperadore ed il marchese Goffredo cavalcavano forte per
+arrivare a Parma. Il tempo era nebbioso, tutto il giorno aveva
+piovuto, e cadeva ancora un'acqueruggiola come vapore. Il Taro che
+dovevano passare gonfiava, talchè aveva menato via anche il
+ponticciuolo di assicelle che i borghesi vi avevano costruito pel
+comodo traffico della campagna. Il marchese disse all'imperatore:
+
+--Sire, corre adagio tra i borghigiani, che non agisce da uomo
+prudente chi affronta il Taro in furore. Consiglio perciò
+vostr'altezza di arrestarsi alcun poco qui, fino a che la corrente non
+si abbassi.
+
+--Il proverbio dice, l'interrompe il priore Guiberto,
+
+ Che l'estrema unzione innanzi prenda
+ Chi il Taro nel furor di guadar tenta.
+
+--Torna lo stesso, risponde l'abate. L'imperatore all'osservazione del
+marchese fece una smorfiuzza di sprezzo, e per tutta risposta sprona
+forte il ricalcitrante cavallo, ed entra nel letto del torrente. Ma
+non vi ebbe appena messo il piede che puff! cavaliere e cavallo
+scompaiono sotto i fiotti della torbida corrente. Come sapete, tutti
+erano rimasti indietro, non escluso il marchese; e tutti
+indietreggiarono ancora più, spauriti e schivi di affogare nel fiume.
+Però Goccelino non bilancia neppur tanto. Salta da cavallo, si segna
+della croce, e vestito di maglia come trovavasi si gitta nell'acqua.
+La corrente già travolgeva precipitosa il corridore dell'imperadore,
+questi non appariva. Goccelino, cui lo zio, se vi ricordate, aveva
+minacciato annegare nell'Enza, che scorreva poco giù del castello,
+dove non si fosse condotto dritto, era addivenuto perito nuotatore e
+palombaro. Si spinge perciò giù nel fondo del fiume, afferra
+l'imperatore dalla gorgiera, e facendo forza di braccia per sotto la
+corrente stessa, lo tragge all'altra riva. Un grido di giubilo metton
+tutti i cortigiani del marchese e di Enrico; niuno però si avventura
+tampoco al valico. Così che dall'una sponda stavasi tutto il numeroso
+seguito dei due principi, dall'altra Goccelino che si teneva
+l'imperadore del capo giù sulle ginocchia onde fargli vomitar l'acqua,
+e richiamarlo in sè. Non passa guari in fatti che Enrico rinviene. Il
+suo primo sguardo cade su i pavidi suoi vassalli, l'altro sull'ardito
+giovane, che, col capo scoverto ed il ginocchio a terra, diceva:
+
+--Perdonate, sire, se ho posta audacemente la mano sul corpo
+dell'altezza vostra. Consentiamo tutti che foste Alessandro Magno nel
+campo, ma non sapremmo condonarvi che così giovane vogliate morire
+affogato come lui.
+
+--Bravo! sclama Baccelardo, le parole non furono meno belle
+dell'azione.
+
+--Sicuro! ed Enrico III, che anima nobilissima e generosa aveva, lo
+guarda un momento, indi l'alza, e ponendogli famigliarmente la mano
+sulla spalla, gli dice:
+
+--Cavaliere! va pure superbo di aver salvata la vita ad Enrico III.
+Non vogliam noi togliere giovane tanto prezioso e fedele al marchese
+Goffredo nostro parente: ma se nulla mai potessimo fare per te in
+qualunque tempo--perchè noi ne lasceremo altresì memoria nel nostro
+testamento--per la beata vergine di Goslar! non devi che dire una
+parola sola, e chiedessi tu il più bello dei nostri feudi imperiali,
+ti sarà accordato sul fatto.
+
+--Mercè, sire, risponde Goccelino; l'altezza vostra viva lunghi anni;
+a me basta la gloria di aver toccata la vostra sacra persona.
+
+Il torrente intanto era declinato, il guado reso più praticabile, e la
+gente dell'imperatore varcata all'altra sponda; così che la sera si
+giunse a Parma--Enrico III aggiustò le cose d'Italia e ripartì per
+Lamagna. Goccelino, cui l'imperatore in persona aveva armato
+cavaliere, restò. Non che lo rattenesse vaghezza del paese d'Italia,
+ma perchè il suo cuore non batteva più libero.
+
+--Ah! sclama la principessa di Salerno parimenti alla mensa con le sue
+dame, supponevamo bene noi che la storia doveva andare a finire così.
+Tirate avanti, bravo abate.
+
+--Tutte le storie dei giovani cavalieri, madonna, finiscon così,
+riprende l'abate salutando del capo la castellana.
+
+» Trovavasi dunque al castello una Bertradina figlia del conte...
+figlia di un conte, damigella della divota contessa Beatrice,
+giovinetta, se volete niente avvenente, ma fastosa di natali
+nobilissimi e d'immaculata virtù. Su di costei aveva messo l'occhio
+Goccelino. Per molti anni egli tenne celato questo amore,
+contentandosi di muta adorazione e della proferta di uffici che la
+damigella non accettava mica con fierezza. Ella sembrava anzi
+incoraggiare l'ardimento nel giovane di qualche occhiata carezzevole,
+che era quanto dire in una corte di santi, dove l'amore veniva
+considerato come peccato. Dopo l'avventura dell'imperatore, Goccelino
+si fe' più ardito. Egli svela chiaro alla damigella le speranze osate
+concepire, richiede da lei franca risposta.
+
+--Ed ella? dimanda Baccelardo.
+
+--Ella non lo scacciò già con alterigia: solamente piena di contegno
+lo rimise al giudizio del padre suo.
+
+--Ciò era giusto, mormora la principessa.
+
+--Madonna, sì. Ora il conte che aveva solamente questa figliuola ed
+era ricco e borioso, quasi quasi non fe' cacciar via villanamente il
+cavaliere dal suo castello. Gli ordina però di non rimettervi più
+piede, e mai più favellare di sua figlia, il cui nome reputava
+macchiato nella bocca di un uomo, per le vene del quale scorreva il
+sangue di Bonizone il falegname. Poi ne muove lamento al marchese ed
+alla pia moglie di lui.
+
+--Fu un minchione il vostro conte! risponde Gisulfo; io avrei dato
+quello sfrontatello a divorare ai segugi.
+
+--Come vi piace, monsignore, riprende l'abate. Certo è però che
+Goccelino ebbe a sopportare grave riprensione dal marchese, lunga
+omelia dalla contessa, ed aspro e schernevole garrito dal siniscalco
+suo zio. Fastidito del pettegolezzo di quella corte, e' si accommiata
+dalla castellana e dallo sposo di lei, e se ne torna a Parma dove i
+signori di Correggio gli venivano altresì un poco parenti per parte di
+madre. Ma perchè neppur quel paese lo guariva dal fernetico, se ne
+rivenne alla casa paterna per disacerbare il duolo con la lontananza e
+l'amorevolezza dell'eccellente padre suo. Capitò allora che Cuno fosse
+a Roma. Goccelino vi si recò incontanente ed al fratello raccontò
+dell'affronto ricevuto. L'altero spirito di Cuno, che nelle dignità
+della Chiesa cominciava di già a progredire, ne rimane offeso.
+Perocchè il suo carattere era addivenuto anche più violento e
+puntiglioso nei rigori silenziosi del chiostro. In guisa che si fissa
+in mente, e fa unico scopo dell'ostinata ed intraprendente sua volontà
+di domare l'alterigia del conte, e di dare sposa al figliuolo del
+falegname Bonizone la figliuola del barone. E senza metter tempo in
+mezzo parte per Canossa.
+
+--Non ci mancava che lui per completare la corona dei santi, dice
+Guiberto sorridendo.
+
+--In fatti, continua l'abate, in una corte, in cui i laici non
+valevano una buccia, e la religione toccava il fanatismo, lascio a voi
+considerare se un frate, ed un frate favorito consigliero di due
+pontefici, e severo riformatore del costume degli ecclesiastici,
+dovesse tornare potente e gradito come un santo. Accadde dunque così.
+Da prima vi fu un po' di muffa dall'una parte e dall'altra, vi fu un
+po' di discussione, un po' di orgoglio, un poco di ostinazione, ancora
+qualche minaccia--il frate di gastighi spirituali, quelli di
+temporali. Infine la contessa toglie acconciar ella le cose col padre
+di Bertradina, e contentar tutti--tanto più che vivamente pel frate
+s'interessava l'unica figliuola di lei, Matilde, le quale più fanatica
+di tutti quanti, di nove in dieci anni, già dispotizzava sui parenti
+in prima, e poi sui vassalli ed i feudatari. Ad ogni modo, non saprei
+ben bene dirvi degli incantesimi che adoperasse la contessa Beatrice;
+certo gli è, che il frate, il quale già mirabilmente se la intendeva
+con Bertradina cui teneva dalla sua, fu contento, e si aggiustarono le
+nozze.
+
+--Giorno di maledizione! si lascia uscir di bocca il priore. Tutti lo
+guardano. L'abate soggiunge:
+
+--Goccelino sposa la giovane: ma si avvede presto che ella aveva per
+lui, anzi che amore, ripugnanza, e che mal volentieri lo seguiva
+all'altare. Invece pareva affascinata dal guardo di suo fratello.
+Donizone il cappellano poeta, divenuto altresì abate del cenobietto
+annesso al castello, benedisse gli sponsali; e Goccelino si menò a
+casa Bertradina. Fece rumore in allora che, al domani, la giovane
+sposa non ricevesse il _morgingab_ dal marito[1]. Se ne dissero delle
+grosse, e parecchie anche insolenti.
+
+ [1] Il _morgingab_ era un dono che il marito dava alla moglie dopo
+ la prima notte delle nozze per averla trovata vergine. Ed era
+ tanto l'entusiasmo degli uomini di allora per questa verginità,
+ che le leggi ebbero a metter regola e modi ai loro doni.
+
+Sia comunque, e Dio sa il vero, in queste trattative eran corsi
+alquanti mesi; alcuni altri il frate ne dimorò nella casa paterna.
+Infine ritornò a Roma dove seguì perigliosa e pertinace carriera di
+consigliere e di morigeratore.
+
+--Volete che vi nomini costui? domanda l'arcivescovo sorridendo:
+
+--Dio ve ne preservi, susurra l'abate con voce pietosa, e continua.
+
+» In quell'intervallo Goccelino, che dalla donna sua si era
+compiutamente alienato, considerava quali spessi colloqui i due
+cognati avessero fra di loro, quale perfetta intelligenza, e come
+rammorbidivasi il cuore del fratel suo verso Bertradina. E sì che suo
+fratello ad affetto tenero e compassionevole non aveva ancora, e forse
+non aveva mai aperto il cuore! Ma Goccelino s'illudeva. Perocchè Cuno
+non dava a quella donna che pietosi avvisi, e la confortava a
+sopportar paziente il disgusto che il marito aveva concepito per lei,
+e le cento scipite fole che sul fatto del _morgingab_ correvano pel
+volgo. Sia però come vuolsi, certo gli è che dopo sei mesi Bertradina
+sgravò, e mise a luce una bambina.
+
+--Corpo dell'ostia! grida Gisulfo, dopo sei mesi voi dite?
+
+--Sì, monsignore. Ma ciò non torna nulla al caso; imperciocchè anche
+dopo sei mesi una femmina può partorire, e la prole vivere. Non
+pertanto io non saprei dirvi quanta fosse l'indignazione di Goccelino.
+Senza pigliar tempo, senza nulla considerare, ei si reca al letto
+della moglie, e vilipendendola del nome di adultera, le lacera il seno
+col pugnale.
+
+--Dio ti perdoni, accecato! potè solo profferire la misera, e spirò.
+
+--E Dio l'ha perdonato, sclama il priore suo malgrado e quasi parlasse
+fra sè.
+
+--Goccelino andava in cerca ancora della bambina, soggiunge l'abate,
+allorchè Bonizone entra nella fatale camera. Egli si getta ai piedi
+del figlio, gli abbraccia le ginocchia, e lo supplica di contentarsi
+di un delitto solo. Goccelino spinge il vecchio ad urtare di capo nel
+suolo ed esce, e fugge. Consentite intanto un momento, belle dame, che
+io beva un gocciolo per inumidirmi il gorgozzule, poi ricomincio.
+
+
+
+
+VII.
+
+ Ito è così, e va senza riposo
+ Poi che morì: cotal moneta prende.
+ A soddisfar chi è di là tropp'oso--
+ _Purg._ II.
+
+
+E dopo che l'abate si fu qualcosa rifrancato, ed ebbe bevuta una larga
+sorsata di vino, continuò:
+
+--Goccelino dunque corre subito alle scuderie, inforca il primo
+cavallo che gli si para alla mano e vola a Roma. Cuno era partito
+allora allora per l'abazia di Cluny. Goccelino gli tiene dietro.
+Appena e' si arrestava la notte per dare un po' di strame alla
+cavalcatura. Viaggiava solo, fosco come il turbine, furibondo come il
+tigre. Egli fece periglioso e stentato viaggio, scavalcò montagne di
+nevi eterne, valicò fiumi terribili, affrontò uragani, fame, incontro
+di belve feroci; e sempre in una tetra tensione di spirito, superò
+tutto, e giunse al monistero di Cluny. Non si nomò Chiese di Cuno suo
+fratello; ma questi era assente. Intanto gli fu proferta ospitalità se
+volesse attenderlo.
+
+--Starà lungi molti dì? dimandò.
+
+--Verrà stasera, gli risponde il frate portinaio, forse domani. Certo
+non tarderà guari, perchè deve ricevere il voto di certi novizi che
+debbono far professione, _Kirie eleison_! E siccome l'abate è a Goslar
+con l'imperatore Enrico, il padre priore farà la funzione, _Christe
+eleison_! Potete dunque attendere, ser cavaliere, se avete voglia del
+riverendo priore, e gustare un gocciolo, _Kirie eleison_! che il
+cellario può offrirvi buono come in ogni altro castello di barone.
+_Kirie eleison! Christe eleison!_
+
+--Avete detto che torna domani? replica Goccelino.
+
+--Cosa avete, ser cavaliere? chiede inquieto il portinaio, vi
+sentireste forse male? _Kirie eleison_! Gli è pur vero che il padre
+priore con reliquie ed _agnus dei_, con miracoli e senza guarisce
+infermi, _Christe eleison_! ma evvi ancora il vecchio padre Adalberto
+che.....
+
+--Addio, frate, grida l'altro, e volgegli il dorso.
+
+--Goccelino scomparve. Il portinaio allampanato gli tiene dietro
+dell'occhio; infine si segna di croce e sclama:
+
+--Gran peccatore dovrà essere colui che per fermo veniva a confessarsi
+al priore. _Christe eleison!_ La sua faccia però non è quella di un
+contrito. _Kirie eleison!_ Ricusare anche un gotto! _Christe
+eleison!_--io me ne intendo di queste botti: gran peccatore! pingue
+furfante!
+
+--Il brav'uomo che era quel portinaio, soggiunge l'arcivescovo. In un
+mese che passai a Cluny mi fece cotto quarantadue volte.
+
+--Ne abbiamo fatto un santo dell'ordine, sclama l'abate, e Dio l'ha
+nel suo seno. Poi continua:
+
+» Il priore infatti arrivò la sera, ma infermo. Il primo suo pensiero
+fu di andare a ringraziare s. Benedetto del prospero esito della sua
+spedizione, poi di cercare il letto.
+
+» Al domani la chiesa rigurgitava di gente per contemplare la cerimonia
+di quattro o cinque novizi che profferivano il voto. Un sacerdote
+celebrò la messa. Finito l'evangelo i novizi si trassero avanti
+l'altare. Allora dall'attigua sacrestia uscì un frate col capperuccio
+calato per ricevere le loro promesse.
+
+--Ah ci siamo, dice la principessa, io rabbrividisco di già.
+
+--E vi è di che, riprende l'abate. Tutto il popolo infatti aveva
+assistito con divozione alla messa; ma con più fervore di tutti,
+giusto là presso ai balaustri di marmo del coro, avevano fissato un
+cavaliero che della fronte piegata nelle mani, immobile, fervoroso
+come un santo, aveva orato senza distogliersi mai.
+
+--Birbo di santo! dice l'arcivescovo.
+
+--Appena però si comincia la funzione della professione egli leva la
+testa. E' sta un momento, un momento solo a squadrare il frate che la
+compiva, indi di un lancio, come il gattopardo si avventa sulla preda,
+si avventa su colui, e col pugnale lo trafigge alla nuca. Fu l'opera
+di un baleno. Il povero cenobita manda un grido e cade supino. A
+questa vista, Goccelino anch'esso si dà un colpo di mano sulla fronte:
+poi come un fulmine passa per mezzo della gente atterrita, risale il
+cavallo che gli teneva lesto un pitocco dietro il sagrato, e scompare.
+Non era stato il priore che egli aveva ucciso.
+
+--E chi dunque? dimanda la principessa di Salerno.
+
+--Ma! un altro povero disgraziato di monaco, il quale aveva preso il
+luogo di lui, ambasciato da febbre urente e trattenuto a letto.
+
+--Demonio di un giovane! sclama l'arcivescovo di Salerno. _Enceladus
+jaculatar audax!_
+
+--Proprio un demonio, risponde l'abate, se vuolsi considerare
+l'arditezza; ma buono quanto altri mai nel cuore. In effetti,
+figuratevi se poche volte egli avesse versato il sangue sul campo di
+battaglia! Eppure, il sangue di quell'innocente, sparso nel santuario
+del Signore, pesò sull'anima dell'omicida come sull'anima di Caino
+pesava quello del fratello. Egli erra qualche tempo alla ventura per
+la Francia, ritorna nell'Italia, visita santuari, fa voti, cinge un
+cilizio, si confessa con un santo. Ma vanamente, perocchè la pallida
+spaventata faccia di quel frate gli stava sempre presente, sentiva
+sempre alle spalle la voce di Dio che l'inseguiva gridando: omicida!
+omicida!! Inoltre il padre di Bertradina ed il marchese di Toscana
+avevano messa taglia alla sua testa, ed ei si vedeva perseguitato da
+tutti--dall'ira degli uomini, cui temeva la meno, e dal castigo del
+cielo. Così che si decide andare in pellegrinaggio a Gerusalemme.
+
+--Lasciate il viaggio, ser abate, lo consiglia Guiberto, se no l'alba
+ci coglie qui.
+
+--Io non domando mica meglio. Non vi racconto dunque per minuto il
+difficile e lungo viaggio, perchè già sento abusar soverchio della
+cortesia di queste dame, e l'ore della notte inoltransi. Goccelino
+compì il voto. Sul sepolcro di Cristo, la schiavina coperta di cenere,
+il fianco allacciato da cilizio, pianse le sue peccata, si confessò,
+fece spaventevole penitenza. Infine l'immagine del frate, e la voce di
+Dio non lo perseguitarono più, ed ei si credette perdonato. Decise
+tornare in Italia e comporsi cogli uomini, i quali non potevano
+mostrarsi fieri dove che Iddio aveva accolto il suo pentimento. Sopra
+galera veneziana s'imbarca dunque a Cesarea.
+
+» Ostinata burrasca li travoglie lungamente. I corsari barbareschi
+danno loro la caccia. Perigliano più volte andare a picco, e lunga
+tormentosa agonia li travaglia. Infine un fil di vento forte li gitta
+sulla spiaggia del Ionio, al lido di una terra di Calabria. I
+Veneziani rimpalmano il legno e salpano per le venete lagune.
+Goccelino, angustiato da febbre e stanco già di navigare, si arresta
+quivi, sprovveduto di scorte e di panni. Si dirige quindi al castello.
+
+--Qual castello? domanda Gisulfo.
+
+--Uditemi, monsignore. A Cariati.
+
+Il barone Giselberto, e la figliuola di lui Alberada si eran messi
+allora allora a mensa. All'annunzio di un pellegrino, entrambi scendon
+nella corte per riceverlo e menarlo al tinello. Il barone gli
+scioglieva i sandali per lavargli i piedi, la giovinetta lo confortava
+di differenti ristori. Goccelino rendeva loro mercè dell'ospitale
+carità, e pregava che desistessero da quegli uffici.
+
+Ma Giselberto dichiarava che, per lui, un palmiere figurava Iddio, e
+perciò poco quanto gli potesse praticare.
+
+--Bravo uomo! sclama Baccelardo. I Normanni non ebbero mai nè più
+prode, nè più santo guerriero di lui.
+
+--Infine l'infermo fu guidato al letto e vigilato con una amorevolezza
+senza esempio. Eppure non gli avevano dimandato ancora nè del nome, nè
+della condizione, nè d'onde venisse.
+
+--La carità, figliuoli miei, è cieca.
+
+--E più spesso sorda! dice l'arcivescovo sorridendo. L'abate prosegue:
+
+--La malattia di Goccelino intanto volgeva al peggio, ed egli stesso
+credeva di aver contratta la peste in Oriente. Però non nudriva alcuna
+speranza di vita. Un giorno che più grave sentiva avvicinarsi l'ora
+fatale, risolve scrivere a suo padre ed a suo suocero onde dimandare
+loro perdono. Così fa, e le lettere partono per due vassalli che il
+barone spicca.
+
+Suo suocero lo aveva da lungo tempo perdonato--chè anzi non aveva mai
+concepita veramente collera contro di lui, perchè anch'egli credeva
+Bertradina colpevole, e braccheggiava dietro a Cuno, dentro Roma
+sicuro e despota, per vendicare la seduzione della figlia. Bonizone,
+giunto alla sua ora finale, agonizzava. Aveva presso di sè chiamato
+Cuno, onde non passare al cospetto di Dio così sconfortato e deserto
+di ambo i figliuoli. Cuno si era recato per dare al padre la
+benedizione dei moribondi. La pietosa lettera di Goccelino arriva, li
+commove entrambi. Bonizone lo benedice e spira.
+
+--E la ragazza? dimanda la principessa di Salerno.
+
+--La ragazza di Bertradina fu salva da Bonizone. Questi però non volle
+tenerla presso di sè, sia che anch'egli credesse colpevole Cuno, sia
+che gli premesse allontanare ogni memoria del vituperio. Aveva quindi
+chiuso in un forzierino d'ebano il libro di ore di Bertradina, vi
+aveva aggiunto una lettera d'invio della bambina, fatta da pubblico
+tabellione di Soano, e l'aveva mandata a Cuno a Roma, per mezzo di un
+pellegrino che si recava a Nostra Signora da Loreto e che aveva tolta
+la missione di portarla. La fanciulla però non vi giunse e corse voce
+che quel romeo l'uccidesse al colmo di mezzanotte, e del grasso
+fecesse prezioso unguento pel male di luna.
+
+--Oh! lo scellerato! sclama la principessa.
+
+--E ve n'han tanti! dice l'abate. Cuno rese dunque gli ultimi ufficii
+a suo padre, e si accinse a viaggio per le Calabrie, onde, se fosse a
+tempo ancora, rinconciliarsi con l'illuso fratello, o ringraziare il
+barone Giselberto e sua figlia della carità cristiana largheggiata al
+pellegrino. I vassalli del barone gli tennero da guida.
+
+--E rivide il fratello?
+
+--Sì. Goccelino non era morto; chè anzi, mercè le amorevolezze di
+Alberada e le mediche cognizioni di lei, riacquistava la salute e di
+giorno in giorno volgeva alla convalescenza. Il barone non meno della
+figliuola gli prodigò cure. Ma come lo vide mettersi sul meglio, lo
+lasciò intero alla sapiente carità di Alberada, ed intese tutto alle
+cacce ed ai banchetti cui e' grandemente amava.
+
+--Il resto si prevede, dice Baccelardo,
+
+--Ahimè, troppo, continua l'abate. La giovinetta passava lunghe ore al
+governo dell'infermo, il quale, cominciandosi a riavere, raccontava
+maravigliose storie di terra santa, e la pietosa iliade dei suoi
+viaggi. Bella, ingenua, vereconda, lo ascoltava quella fanciulla, e
+sovente versava lagrime di pietà. Dio la benedica. Dio conforti lunghi
+anni quella pia, che io ebbi ventura conoscere ai suoi giorni felici!
+Ah! non mai resterò dal piangere l'involontario male che io le feci.
+
+--Era dessa bella? domanda la principessa.
+
+--Ah, madonna, figuratevi che brillava come la stella del mattino.
+Toccava appena la più fresca giovinezza, e nell'aria infantile del
+sembiante le traspariva tale immaculato candore che inspirava nel
+tempo stesso confidenza e venerazione religiosa. Ad una statura
+vantaggiosa e svelta, talchè un cantore la pareggiò un dì ai cedri del
+Libano di Salomone ed alla regina Saba, accoppiava un profilo
+purissimo ed una carnagione bianca per modo che le venuzze cerulee del
+seno vi si disegnavano sopra pallidamente. Il corruscare dello sguardo
+ceruleo splendeva come i fuochi dell'opala, segnatamente quando
+guardava alcuno dell'abituale sua benevolenza, lo che le dava qualche
+cosa di non terreno, come quelle apparizioni di anime celesti di cui
+si racconta nelle leggende, ovvero di quelle fate che proteggono le
+difficili avventure di un paladino, come nei circoli della sera
+sogliamo udire a narrare dai menestrieri. Non dico nulla poi della
+soave melode della voce e della parola cortese che perenne le volava
+dalle labbra. Allora io mi convinsi della dottrina del veggente di
+Stagira, che l'anima occupa ogni parte del corpo secondo la totalità
+della sua perfezione e della sua essenza, non già secondo la totalità
+delle sue facoltà.
+
+--Ser abate, si direbbe per Dio che voi l'amaste, dice il priore.
+
+--Non sarebbe già la prima testa bianca ed il primo cuore freddo che
+ciò abbia fatto, risponde l'abate.
+
+Tanta bellezza dunque--e nei paesi, e nelle corti di Europa, perdonate
+bellissime dame, io nulla mai vidi di somigliante--infiammarono
+l'anima di Goccelino. Avrebbe voluto essere imperatore per elevarla
+fino a lui! Divisava però, come col fratello si aprì, recarsi alla
+corte di Germania, e supplicare Enrico di concedergli tanta parte dei
+suoi favori da poterla impalmare. L'avesse pur fatto, chè quella donna
+forse lo avrebbe tornato a virtù!
+
+--Sì, mormora il priore, l'avesse pur fatto.
+
+--Che può l'uomo, sclama l'abate d'accento commosso, quando Iddio
+diversamente divisa? Dio infatti, nei suoi riposti consigli disponeva
+diversamente. Ella era già fidanzata a Roberto Guiscardo.
+
+Cuno giunse al castello. Tenera, effusiva dalla parte di Goccelino fu
+la riconciliazione. Cuno lo perdonò. Vide anch'egli intanto la
+giovinetta: seppe i pensieri di suo fratello. E fosse stato che Cuno
+palpitasse pei giorni di quella fanciulla, con un uomo che tanto
+ingiusto e brutale con Bertradina si era addimostrato, fosse stato
+pietà di quella vergine pura, la quale, avvegnachè con solenne
+promessa già fidanzata, sembrava sorbire lenta seduzione da Goccelino,
+fosse stato infine che quel cuore di ferro anch'e' una volta si
+schiudesse a teneri affetti, e per la prima fiata sentisse dolce moto;
+certo, Cuno cominciò a colloquire più spesso con la fanciulla, e le
+raccontava storie d'incauti affetti, e la teneva lungi da Goccelino
+con parole scaltre.
+
+--Ser abate, gli dice Alberada sotto voce all'orecchio, rammentatevi
+che siete per isvelare la confessione di un uomo terribile.
+
+--E chi lo dimenticherebbe? risponde l'abate segnandosi della croce.
+Indi continua:
+
+--Goccelino si avvide di quelle pratiche e qualche sospetto gli si
+andava insinuando nell'animo. Si era levato già di letto, ed in parte
+aveva racquistate le forze.
+
+Una sera che costui, addossato ad un davanzale di finestra contemplava
+malinconico tramonto, di sopra la sua testa, tra il merlato di una
+torricella, Cuno ed Alberada favellavano. Le loro parole non si
+udivano distinte, nè le pronunziavano tutte sul medesimo tuono. Ma
+Goccelino ne udì tanto che l'anima si senti lacerare e rivivere nei
+feroci affetti. Cuno, per compiutamente salvarla da suo fratello,
+raccontava alla fanciulla normanna la storia di Bertradina. Goccelino
+non proferì motto. La sera si addimostrò anzi lieto più del consueto e
+più facondo; al fratello, che immaginava già cotto di quella donzella,
+disse mille cose amorevoli. La notte però, mentre Cuno dormiva, egli
+cerca della stanza di lui, e con sorriso feroce e diabolica voluttà
+gli fa sulla persona tale oltraggio che fa inorridire e che mi è legge
+per pudore celare. Nel castello intanto si parlò solamente di
+pericoloso colpo di pugnale.
+
+--Mio Dio! mormora Alberada sommessa.
+
+--Indi scende alle scuderie, continua l'abate e simulando ordine
+premuroso del barone, si fa aprire le porte del castello e fugge in
+Germania--dove l'imperatore lo accoglie con ogni amorevolezza, e gli
+tiene la parola datagli a Parma.
+
+Il povero Ildebrando intanto......
+
+--Ildebrando? sclamarono Gisulfo ed altri parecchi della mensa; gli è
+dunque di lui e di suo fratello Guiberto, qui con noi, che racconta la
+vostra leggenda, ser abate? Non ci eravamo dunque apposti nel
+sospetto.
+
+--No, baroni, scompigliato balbetta l'abate. Poi, rimettendosi,
+soggiunge: io aveva altrove fisa la mente, e quel nome mi volò dalle
+labbra scioperatamente. Non è di lui che io favello, non è di lui.
+Altri sventurati volle Iddio provare coi fatti che io sono stato
+costretto a narrare.
+
+--Bene sta, ser abate, bene sta, freddamente dice Gisulfo; andate
+innanzi, perchè noi sappiamo oggimai distinguere l'astore dall'airone.
+
+E l'abate tutto rosso e mortificato proseguì:
+
+--Il povero Cuno intanto dal sonno cadde nello svenimento. E per fermo
+di emorragia sarebbe morto, se al maestro delle scuderie non nasceva
+tardo dubbio di verificare, se veramente il barone avesse data quella
+notturna commissione al favorito palmiere. Il maestro delle scuderie,
+vecchio torpido e credulo, va su all'appartamento del barone e lo fa
+risvegliare. Giselberto forte s'indigna della soverchieria che si
+pensa fatta per trappolargli un cavallo, e manda a vedere alla camera
+dell'altro fratello. Allo spettacolo miserando si commuove ognuno.
+Tutto il castello si caccia sossopra, si mette in opera ogni
+sollecitudine per aiutare il disgraziato. Cuno in effetti rinviene, e
+domanda di Goccelino. Gli narrano della fuga di lui. Egli allora col
+residuo di forze che rimanevangli, si rizza sul letto e di voce
+vacillante susurra:
+
+--Ascoltami Iddio, ascoltatemi Gesù Cristo, e vergine Maria, ascoltate
+tutti, santi del cielo, angeli ed arcangeli, troni e dominazioni, il
+sacramento che io fo. Se di questa ferita non muoio, possano le mie
+ossa non avere quiete nel sepolcro, possa mancarmi il cibo alla fame,
+l'acqua alla sete, il sonno alle pupille, possano i demonii
+impossessarsi dell'anima mia e straziarla di rimorsi e di paure finchè
+vivo, e col fuoco eterno dopo la morte, se non mi vendico di mio
+fratello--fossimo entrambi a morire sul medesimo letto, fossimo
+entrambi a comunicarci al medesimo altare--giuro di non perdonargli
+mai, mai, mai!
+
+--Mai! sclama fra sè Alberada colpita, mio Dio! che si richiede dunque
+da me?
+
+--Baroni, ecco la storia che io contai a Melfi, soggiunse l'abate di
+Cluny, Cuno non morì. Roberto Guiscardo subito dopo sposò Alberada.
+Innocente come era ed angosciata per doversi separare dal padre, la
+santa fanciulla quasi invita lo seguitò all'altare. Questa memoria,
+udendo il mio racconto, allucina Roberto, che appone ad amore per
+altrui il pietoso stato dell'animo di colei, la quale avrebbe tolto
+anzi morire che dipartirsi dal padre suo. Alberada fu ripudiata.
+Decidete or voi, monsignore, se la verità noi favellammo.
+
+--Vi domando perdono, ser abate, risponde Gisulfo, se vi aspreggiai di
+parole, ed a voi altresì, priore di Lacedonia. Roberto agì da
+forsennato. Alberada era innocente.
+
+E sì dicendo il principe Gisulfo porgeva una mano all'abate, un'altra
+al priore, e si alzava dalla mensa. I suoi ospiti lo seguivano. Allora
+a lui si para innanzi l'arcivescovo di Salerno, Alfano, e dice:
+
+--Ed a me, monsignore, a me non dimandate voi perdono dell'avermi
+detto mentitore?
+
+--A voi, messer arcivescovo, che ardiste dare del pazzo a nostra
+sorella, fiero risponde Gisulfo, a voi non solo non dimandiamo scusa,
+ma aggiungiamo che siete uno scimunito ubriaco.
+
+Alfano a quelle brutali parole corrusca negli sguardi, e portando la
+mano al fianco, dove soleva tenere il pugnale, fa due passi verso il
+principe. Poi tutto ad un tratto ristà e dice:
+
+--A domani, principe Gisulfo.
+
+La principessa intanto dimandava:
+
+--E Cuno ha perdonato il fratel suo, messer abate?
+
+A questa domanda Ugone sembra interdetto. Ei resta un momento a
+riflettere, poi risponde:
+
+--L'ha perdonato.
+
+--Mai! mai! sclama Alberada fra sè, uscendo dalla sala, mio Dio! che
+si richiedeva dunque da me!
+
+Allora sotto l'uscio della stanza il priore le si accosta all'orecchio
+e dice:
+
+--Alberada, deggio favellarti.
+
+A quella voce ella si scuote: retrocede da prima, poi si accosta, e
+presa da subito tremito che le invade tutta la persona, risponde:
+
+--Non è più tempo, Guiberto, guárdati: fuggi--le terre d'Italia non
+sono più per te.
+
+Le nostre leggitrici han già del pari compreso che Cuno era
+Ildebrando, ora Gregorio VII; Goccelino, Guiberto priore di Lacedonia.
+
+
+
+
+VIII.
+
+ Io vinsi al cesto
+ Il figliuolo d'Enope Clitomede,
+ Alceo Pleuronio nella lotta, a cui
+ M'aveva sfidato; superai nel corso
+ L'agile Ificlo; e nel vibrar dell'asta
+ Polidoro e Fileo. _Iliade_, XXIII.
+
+
+All'ora di sesta del domattino tutto era in punto pel proposto
+sperimento della forza e dell'agilità dei candidati al combattimento
+con i campioni normanni. Avevano steccata una lizza nello spianato
+della chiesa di San Matteo, che allora si edificava, e sopra cui
+davano le finestre delle case circostanti. Da queste, sì la
+principessa moglie di Gisulfo che le consorti dei suoi cortigiani
+potevan tutto bellamente osservare. Ad una estremità del
+parallelogramma avevano levato una tribuna, sulla quale sedevano, come
+giudici della tenzone, Ugone abate di Cluny, Guaimaro conte di
+Capaccio, Giordano sire del castello di Corneto nel Cilento,
+Castelmanno figliuolo del conte Adelferio, e Giovanni figlio di
+Ademario _il rosso_. Essendo tutti longobardi, stupenda vista e'
+facevano con le loro lunghe barbe ondeggianti sui petti coverti a
+guarnelli di bianco panno di Cipro. All'altra estremità della lizza
+aprivasi la porta per introdurre i campioni già radunati in numero di
+sette, ed erano, come si segnarono coi segni di croce sur una
+pergamena tenuta dal maestro di campo di Gisulfo: Gisulfo principe di
+Salerno; Baccelardo il _diseredato_ come veniva addimandato; Alfano
+arcivescovo di Salerno; Astolfo figliuolo di Marino Capece di Napoli;
+Pietro conte di Atenolfo; un milite chiamato Romualdo, e Laidulfo lo
+Zanni. Il quale ultimo si segnò e scomparve dalla tenda, sì che tutti
+pensarono non fosse una burla, e col maestro di campo si dolsero aver
+ricevuto fra mezzo a loro un cotal satiro. Ma il maestro di campo li
+pregò di star cheti, perchè quell'uomo, comunque e' si fosse alcuno di
+loro non disonorava.
+
+L'abate di Cluny celebrò la messa. I campioni l'udirono, giurando
+sull'ostia della comunione di non fare per niun modo uso di ciurmerie
+e d'invocazioni diaboliche onde vincere la prova. Dopo, l'abate si
+recò al suo posto, i campioni alla tenda.
+
+Innanzi di essersi cimentato alcuno non poteva assistere allo
+sperimento dell'altro.
+
+Ciò stabilito le trombe suonarono e la lizza si aprì.
+
+Primo ad entrarvi fu il milite chiamato Romualdo. Un compagno di armi
+gli recò grosso ferro di cavallo ben compatto, ben chiuso, saldo, non
+forato. Romualdo andò dritto a presentarlo ai giudici, perchè
+minutamente l'osservassero, poi lo presentò al popolo, fitto e
+numeroso, che si addossava allo steccato, recandolo in giro. Egli
+aveva le maniche del ghiazzerino di bufalo rimboccate fino al gomito;
+portò il ferro sempre alzato in alto perchè di frode non si dubitasse.
+E come lo ebbero tutti veduto, Romualdo ritorna presso la bigoncia dei
+commissari, e lo lancia iteratamente in alto, facendo che netto
+risuonasse al suolo. Poi lo riprende, lo rileva novellamente sulla
+testa perchè tutti lo rivedessero intero, lo abbranca tra ambo le
+mani, ed in due secondi senza sforzo, senza alterare il colore del
+viso, come avesse rotta una ciambella, in due lo spezza, giusto nel
+mezzo, ed ai giudici presenta i due pezzi, con lo stesso garbo, con la
+stessa celerità che avrebbe messa un cerretano a fare scomparire due
+bossoli.
+
+--Bravo! bravo! grida la plebe: ed i giudici stessi lodarono sì la sua
+forza che la sua destrezza.
+
+Romualdo si appoggia delle spalle allo steccato ed aspetta.
+
+Un araldo d'armi allora annunzia Pietro conte di Atenolfo, ed Astolfo
+figliuolo di Marino Capece di Napoli. Nel sorteggio erano dessi usciti
+dopo il milite. Entrarono in fatti i due signori accompagnati dagli
+scudieri che recavano le spade e le mazze di acciaro. Anch'essi si
+soggettarono alla cerimonia della visita. E poi gli era ben mestieri
+che si fosse misurato il diametro dei manichi delle mazze rispettive;
+e si trovò quello della mazza del conte Pietro un pollice e mezzo
+circa, due pollici quello del sire di Marigliano Astolfo. Fatto ciò,
+si portarono due ceppi nel mezzo dell'arena, sopra i quali ciascuno
+collocò la sua mazza. Fu primo il conte Pietro a scagliare il colpo.
+Alzò la daga lentamente sulla spalla sinistra, fissò il mezzo del
+manico, ed il colpo cadde. La barra di acciaro è recisa quasi che
+tutta; ma l'arma si rompe nell'elsa fra le mani del conte, di tal che
+si accagionò questo incidente se intera non fu partita.
+
+Il sire di Marigliano sorride, ed a volta sua alzando la spada, la si
+vede corruscare per aria come baleno, la si ode sibilare e piombare
+sul manico d'acciaro con la forza di un mangano. Ed una parte della
+mazza era caduta da un lato del ceppo, l'altra dall'altro, messa in
+due, netta come se fosse stata di neve.
+
+I giudici applaudiscono al colpo poderoso, e la plebe grida forte:
+_alleluia, alleluia!_ quasi avesse voluto adular quel signore. Del che
+il conte Pietro adirato manda a dolersi col principe Gisulfo; e questi
+ordina che fossero presi trenta di que' sciagurati e frustati, da
+poichè e' non erano scesi nell'arena onde sollazzar la marmaglia e
+togliere applausi da lei, ma per far generosa prova di chi meglio
+avrebbe difesa la patria.
+
+Il conte Pietro, che si era veduto umiliato da Astolfo, lo sfida alla
+lotta. E' si credeva certo di vittoria, perciocchè statura gigantesca
+aveva e membra robuste a petto di Astolfo, piccino anzi che no, e
+segaligno. Il sire di Marigliano resta un istante titubante alla
+sfida. Ma poscia, arrovetando la faccia, per solito pallida, accetta,
+e senza pigliare indugi si cava il giubettino, e si colloca in
+positura di aspettare l'assalto del nemico. A quell'inatteso
+spettacolo i commissari ed il popolo si alzano per meglio osservare.
+Ed in fatti il conte Pietro, vestito come si trovava di ferro, si
+avventa sopra il sire di Marigliano per ghermirlo dal collo,
+sollevarlo da terra, fargli perdere ogni equilibrio. Astolfo, al primo
+assalto, sfugge il pericolo avvinchiandosi alle braccia di lui e lotta
+di polsi onde ridurlo ad indietreggiare. Ma il conte sta fermo. Anzi
+gli restituisce tal urto, che il meschino va a cader supino due passi
+lontano. La sconfitta di Astolfo però è avvertita appena, tanto
+sollecitamente risorge dal terreno e in piedi si mostra a fronte al
+conte. Questi, confortato dal primo pegno di vittoria, ritorna per
+aggavignarlo dal collo. E vi riesce, e lo solleva circa otto pollici
+dal terreno. Astolfo allora sentitosi a quelle strette, gli si
+attorciglia ai fianchi con le braccia, gl'involge le gambe tra le
+gambe, e per tal modo lo stringe alla cintola che a poco a poco si
+vede il conte Pietro allascare le braccia, la faccia da prima
+s'impallidisce, poi colorasi a rosso, poi addiviene paonazza, poi
+livida, infine si annerisce come la vôlta di un camino, strabuzza gli
+occhi, il sangue gli rompe dalle narici e dalle orecchie, si spezza in
+due, e cade resupino con Astolfo sul ventre.
+
+E questi così fittamente si era attaccato al conte Pietro che le sue
+braccia sembravano immedesimate nel corpo di lui. La corazza si era
+avvallata sotto la pressione delle braccia, la spina dorsale si era
+rotta, il conte Pietro era morto.
+
+Cotal terribile prova fa restar tutti mutoli: e già si prevedeva che
+il sire di Marigliano sarebbe stato il campione per combattere contro
+il Normanno. Imperciocchè e' sembrava impossibile potersi dar saggio
+di vigoria maggiore dei due che Astolfo ne aveva dati.
+
+Egli si ritira alla tenda, dove aspettavano gli altri tenitori della
+giostra, ed il corpo di Pietro conte di Atenolfo è menato via
+dall'arena.
+
+Gli araldi annunziano Baccelardo duca di Puglia e di Calabria. Perchè
+questi siffattamente facevasi chiamare, agognando sempre ricuperare
+gli Stati del padre suo Umfredo da Roberto usurpati.
+
+Entrò nella lizza Baccelardo vestito di gabbano di velluto scarlatto,
+avendo in una mano pennoncino dello stesso colore, e dall'altra uno
+stocco lungo e sfilato somigliante tutto ad uno spiedo. E subito
+appresso a lui vennero quattro scudieri, che menavano grosso toro nero
+con la testa bendata, ed un cavallo leardo rotato, svelto, lungo,
+vispo, che andava saltarellando dietro al palafreniere come un
+levriere. Baccelardo vi salta sopra e comanda agli scudieri di
+ritirarsi.
+
+Egli allora si accosta alla bestia, si piega sul destriero, e con
+l'elsa a croce dello stocco le strappa la benda. La luce del sole che
+lo colpisce negli occhi fa restare il toro come stordito. Guarda il
+popolo imbiettato nello steccato con torvo e lento sguardo, fiuta il
+terreno, e con le zampe comincia a gittarselo alla pancia. Baccelardo
+prima fa sventolargli innanzi del muso la banderuola rossa, poi lo
+punge al fianco con lo stocco. Il toro mugnola ferocemente e non si
+muove. Il cavaliere lo torna a tribulare in più parti con punture e
+gli fa ripassare avanti agli occhi il rosso pennoncello. Ma anche
+questa volta la bestia si contenta di far udire cupo muggito e pestare
+dei piedi l'arena.
+
+--Per l'anima mia! sclama Baccelardo, che torpido codardo animale!
+
+E di bel nuovo forte lo punzecchia. Allora il toro tutto ad un tratto
+dà un salto dal lato dove egli si trovava e gli va sopra. La presta
+cavriuola che il giannetto spicca lo sottrae dal colpo cui giusto nel
+bel mezzo del petto il corno formidabile aveva diretto. Baccelardo
+fugge per lo steccato, sempre agitando la rossa banderuola, ed il toro
+lo insegue. Infine questo si ferma e Baccelardo gli torna sopra ad
+aizzarlo. E la belva novellamente ad inseguirlo sordamente,
+orribilmente muggendo, ed egli a novellamente fuggire. Ma come il
+cavaliere si fu accorto da quel muggito sordo e profondo, e dallo
+scintillare dell'occhio, arroventato come carbone ardente, che il
+parossismo del furore del toro toccava l'apice, e' si ritragge verso
+la porta, dove stavano già presti gli scudieri, con le lance arrestate
+per difendersi, e di un salto scendendo di cavallo lo consegna loro.
+Quest'operazione fu l'affare di un minuto. Pure il toro, che all'altra
+estremità della lizza lo puntava, incontanente gli corre addosso e si
+trovarono l'uno a fronte dell'altro. Baccelardo adesso non solamente
+non si ritrae, ma gitta lo stocco da un lato. Il selvaggio animale lo
+fulmina prima di uno sguardo, indi piega la testa per menargli
+terribile cornata. E di questa certo fuor fuori lo avrebbe passato e
+slanciato a morir lontano sulle teste degli spettatori, se egli non si
+trovava lesto a profittar di quella sfavorevole positura. Salta da un
+lato, afferra il toro di una mano per un corno, sì che lo costringe a
+ritorcere la testa, dall'altra per la coda irrequieta. Orribili ad
+udirsi furono i mugghi della belva così disquilibrata e resa inabile
+ad usar di sue forze. Perciocchè, chiunque una volta ha veduto una
+_Corrida de toros_ sa, come a tutto disadatto sia questo in quella
+situazione, e quali erano _las cositas_ che Pacquito Montes soleva
+fare per _las sinoritas_ di Andalusia, ed io gliele vidi fare.
+Infrattanto sforzi spaventevoli metteva la fiera onde raddrizzare il
+capo, e palleggiarsi sulle corna l'ardito giovane; costui però,
+puntando, soda ed inchiodata la teneva, e di un occhio feroce dominava
+ed affascinava il sanguigno suo sguardo. Baccelardo allora descrive un
+mezzo giro, costringe il toro, sempre in quella attitudine, a
+seguirlo, lo trascina per l'arena fino innanzi alla tribuna dei
+commissari. E come si è colà, mentre della mancina se lo teneva la
+testa sommessa, con la destra gli scarica in un baleno fra le due
+corna cotal pugno con la manopola di ferro, che l'animale dà in un
+grido feroce ed a terra stramazza. Baccelardo tira quindi il pugnale,
+sottile come uno spillo, e fra le due corna glielo caccia.
+
+Tutti allora gridano: al miracolo, al miracolo; è uno stregone!! E le
+donne segnatamente cominciavano a far delle croci a furia e
+sclamavano: ecco il diavolo: _Iesus Maria!_ vedete là il diavolo.
+
+In effetti, elleno non avevano torto. Dappoichè sull'impalcata che
+copriva la tribuna dei commissarii, tutto ad un tratto si vede rizzare
+un essere singolare, fino allora rimastovi accosciato. Colui aveva
+piuttosto l'aspetto di satiro che di uomo. Della persona era basso,
+scarno. I patimenti, e forse il digiuno, avevano consumato di sopra le
+sue ossa ogni adipe, ogni succo inutile. Però egli era altresì restato
+asciutto ed ossuto per modo, che i suoi tendini ed i suoi muscoli gli
+si disegnavano sotto la pelle abbronzata, come in certi s. Bartolomei
+che sogliono fare i pittori, per istomachevole e truce edificazione
+dei fedeli. Il collo aveva toruto; la mano lunga, stecchita,
+grandissima. Della faccia poi non distinguevasi gran cosa. Non aveva
+che un dito di fronte e le livide labbra scoverte di pelo, tutto il di
+più era irsuto di setolacce rossigne, folte e lunghe, che scomposte
+gli piovevano sul petto--non escluso il naso piccino alzato della
+punta verso la fronte. La quale fronte, bassa e stretta, circondava a
+guisa di zona bianca, lenticolata, la testa piatta e schiacciata come
+quella dei Samoiedi. In una parola, incarnava colui la figura di quel
+pittore, il quale rimproverò il Caracci di non saper dipingere
+animali, ed in animale dal Caracci fu ritratto, come nel museo
+napolitano si può vedere.
+
+Solo spiccatamente risaltavano in quel deforme capo due occhi
+turchini, che vibranti e lucidi, quasi due fiaccole nel fondo di buia
+caverna, rutilavano nell'orbita; poi i denti bianchissimi che
+guarnivano una bocca, la quale fendeva la testa orizzontalmente in due
+parti disuguali. Perocchè, tutto al rovescio degli altri uomini,
+costui aveva corta altrettanto la metà del volto dalla bocca alla
+fronte che lunga dalla bocca al mento.
+
+Ei vestiva un giubbetto di cuoio di bufalo bollito, dall'attrito
+raspato il pelo, dall'orgia e dall'incuria maculato in guisa da
+sembrare screziato come il manto della tigre. Poi un paio di brache,
+anche di cuoio di bufalo rattoppate di fresco a pelle di capra non
+rasa dei peli. Alla cintura non portava arma, tranne il pugnale.
+
+Costui era Laidulfo lo Zanni.
+
+Laidulfo aveva veduto il prodigioso colpo di Baccelardo, ed il toro
+atterrato. E' si lascia scorrere, della testa in giù, lungo uno
+staggio che serviva da pilastro alla tribuna, e come un gatto salta
+nello steccato. Ognuno pensò che, se colui non fosse davvero il
+diavolo, non poteva mancar di essere per fermo una belva che si
+avventava alla bestia uccisa per divorarla. Imperciocchè Laidulfo in
+due salti è sul toro, ed afferratolo dai piedi, con gioia feroce
+comincia a trascinarlo per la lizza. E' lo trasse fin presso la porta
+di rincontro ai giudici. Dove essendo giunto, con ambo le mani apprese
+ai piedi di dietro, sale sul parapetto di difesa che circondava il
+recinto, solleva di terra la smisurata bestia, e principia a
+dondolarla, a guisa di campana, a dritta ed a mancina. Indi mette uno
+sforzo spropositato e la scaglia parecchi passi lontano da lui. Ciò
+fatto dà novellamente un salto grottesco nell'arena, si slancia sulle
+palizzate dall'altro lato, e dispare in un momento, come un momento
+solo era durato l'apparizione e l'opera sua.
+
+E la plebe che lo aveva riconosciuto e che per un suo eguale
+simpatizzava, rompe ogni riguardo e grida bravo, _alleluia!_ Questo è
+il campione che si voleva, viva Laidulfo il pazzo, Laidulfo il
+buffone!
+
+L'araldo interrompe le clamorose ovazioni, ed annunzia monsignor
+Alfano arcivescovo di Salerno ed il principe Gisulfo.
+
+I nostri lettori si ricorderanno senza dubbio con quali parole la sera
+dell'orgia si separassero questi due signori, e come l'arcivescovo,
+poeta famigerato ai tempi suoi e in seguito, fusse stato offeso
+bestialmente dal principe. Non appena quindi un pochino di raggio
+dell'alba si mise nella camera di Alfano, che tutta la notte, malgrado
+il vino non aveva potuto chiuder pupilla, chiama a sè il suo maestro
+di palazzo e manda a pregare Baccelardo si volesse compiacere a lui
+venire. Al che, come Baccelardo ebbe obbedito, Alfano lo supplica di
+recarsi incontanente in nome di lui, arcivescovo di Salerno, a sfidare
+il principe per quella mattina, a primo transito o a tutta oltranza,
+secondo a lui fosse gradito. Baccelardo gli fece da prima gravi
+osservazioni. Però il prelato essendosi mostrato duro, gli fu giuoco
+forza portarsi ad intimare la sfida. E Gisulfo, che uomo di cuore era,
+l'accetta senza punto esitare, e decisero che si sarebbero battuti
+quella mane stessa, nello steccato della prova.
+
+Infatti montati ambedue sopra superbi cavalli e coverti di piastra e
+di maglia entrano nella lizza. I loro scudieri portavano lance e
+rotelle. I preliminari dell'abbattimento non furono lunghi. Convengono
+subito che si sarebbero battuti fino che l'uno non fosse morto, o non
+avesse dimandato mercè. Si situano quindi l'uno di rincontro
+all'altro, avvegnachè lo steccato non fosse interamente atto a quella
+pugna, perchè corto, e mettono in resta le lance dopo aversi attaccato
+al collo gli scudi. Il maestro del campo fa suonare la tromba, e l'uno
+sull'altro si rovescia. La prima corsa di lancia è fatale al principe:
+perocchè la sua scivola sull'elmo di acciaro dell'arcivescovo, il
+quale piegandosi, la schiva, e si va a piantar nel terreno. L'asta di
+costui poi si rompe sul petto del principe dopo avergli forata la
+rotella e la corazza, attraversata la maglia, e sfiorato alquanto le
+costole. Gisulfo resta saldo sul cavallo: animosamente si tira dal
+petto il mozzicone, e riprende la lancia che il suo scudiero gli
+presenta. Novella lancia è data altresì ad Alfano, ed ai loro posti
+ricollocansi. La seconda corsa è pure a disvantaggio di Gisulfo:
+dappoichè egli fracassa l'asta sua sullo scudo dell'arcivescovo;
+questi lo colpisce di tal poderosa maniera sulla corona principesca,
+sormontante la celata, che rotte le gorgiere, lo fa percuotere delle
+spalle sulla groppa del cavallo, e spiccar sangue dalle narici.
+
+Il principe di Salerno sbuffava di modo orrendo così due volte
+umiliato dall'offeso prelato. Si riprendono novelle lance, e si
+situano per cominciar la terza corsa. Questa fiata però la fortuna è
+diversa. L'asta dell'arcivescovo lambe il collo del principe,
+sguizzando sulla polita spalliera, e va a ficcarsi nell'estremo della
+groppa al cavallo; quella di Gisulfo passa Alfano da parte a parte dal
+petto, lo ribocca, spezza le cinghie della sella, gli fa perder le
+staffe, e sollevandolo di peso così infilzato, trascorre l'arena,
+trascinato dal cavallo furioso per la ferita, e va a gittarlo sotto la
+bigoncia dei commissarii.
+
+Un grido di applausi fragoroso sbocca quasi involontario da ogni
+banda. Gli spettatori giudicano unanimemente doversi a lui la palma
+della vittoria.
+
+Il misero arcivescovo intanto mormora le prime parole di quei versi
+memorabili di Orazio: _Quo pius Eneas_, e muore--muore quale aveva
+vissuto, valoroso cavaliere più che costumato ecclesiastico, fedele
+fino all'ultimo respiro alla poesia, ad Orazio, al centenario Falerno,
+che avevan formato la sua delizia invece della Bibbia.
+
+Allora i giudici si riuniscono per decidere a cui spettasse l'onore
+della pugna del domani contro il normanno campione. E primo il sire
+del castello di Corneto si volge all'abate di Cluny per dimandargli
+del suo parere. Ma l'abate, che si trovava sotto il dominio del suo
+incubo sin dall'aprirsi della lotta, fraintende, e risponde:
+
+--Il mio parere è che si seppellisca codesto arcivescovo, il quale è
+morto da gagliardo dopo aver vissuto da epicureo. Ed egli è ben
+mestieri che sappiate non intendere io per epicureo i settatori di
+quella dottrina severa che stabiliva il filosofo di Samo, di cui
+l'eloquente ed imaginoso Lucrezio sclamava: _Deus ille fuit, qui
+princeps vitæ rationem invenit eam quæ nunc appellatur sapientia_; ma
+quella sozza ed invereconda dottrina che professarono di poi i
+discepoli suoi, e che Orazio, Petronio e Marziale cantarono, e che la
+Chiesa condannò per canonizzare la sapienza del divino Aristotile. Ed
+avvegnachè i precetti sublimi dello Stagirita sembrassero talora
+eterodossi, perchè come il fulmine nasconde la sua luce nelle nuvole,
+quel filosofo nasconde la sua sapienza tra le tenebre della parola;
+non pertanto i santi Padri della Chiesa han convenuto, che niuna
+dottrina meglio si addice alla santità dell'evangelo, i cui proseliti,
+al dire di s. Giovan Crisostomo, son chiamati _fedeli, affinchè
+mediante il disprezzo del ragionamento umano, alla grandezza della
+fede si elevassero_. Io sovente ho meditate queste sante parole, e
+della predestinata incomprensibilità di Aristotile mi son persuaso.
+Pure non resterò mai dall'indagare cosa mai quell'onnipossente
+intelletto intendesse con l'_entelechia_ e l'_univocazione
+dell'essere_. Conciossiachè quel principio impalpabile, incorporeo,
+etereo non ho saputo giammai conciliare come mai possa essere _essenza
+della forma_, ed il _constituente dei corpi da cui ricevono
+organizzazione_. Da poichè se è canone di logica che _dat nemo quod
+non habet_.....
+
+E molto Ugone avrebbe seguitato a dire. Ma gli altri quattro
+commissarii, che vanamente avevano aspettato cavare un construtto da
+questa cantafera, e che fosse infine venuto ad una conchiusione sul
+fatto del campione, si tediano, e lasciandolo lì a predicare, si
+tirano da un lato per giudicare la bisogna fra di loro. In effetti,
+dopo alquanto di squittinio, e' decisero che:
+
+« Al principe Gisulfo sarebbe toccato l'onore del combattimento per la
+città di Salerno e le terre dipendenti dal principato, come quegli che
+nella nobile lutta ogni altro aveva superato in vigore. Però essendo
+stato egli ferito, ancorchè lievemente, ed essendo la pugna di
+gravissimo peso, il suo posto si destinava al cavalier Baccelardo, il
+quale non meno ardito e forte si era addimostrato.
+
+
+
+
+IX.
+
+ Voi imbottate come pevere:
+ I' vo bevere ancor mi.
+ POLIZIANO--_Orfeo_.
+
+
+La sentenza dei commissari, come che per tutte le considerazioni con
+lui fosse giusta, al principe Gisulfo non talentò. E' si riputava non
+solamente dei suoi dritti defraudato, ma insultato nell'onore, col
+dare importanza a ferita per sè stessa di niuno momento, e che in
+certo modo gli ottenebrava la pienezza della vittoria sopra
+l'arcivescovo. Inoltre, egli definiva la prodigiosa forza di
+Baccelardo meglio come bravo requisito di pugillatore, che come
+valentia di cavaliere. Di più, un sospetto lo tribolava per allontanar
+costui dal combattimento. Vale a dire, che essendo Baccelardo
+normanno, avrebbe e' forse potuto non dimenticarlo intieramente,
+quella gente vivendo sollecitissima della sua nazione, ed accordatosi
+innanzi di qualche verso con Roberto, lasciarsi vincere allora, salvo
+poi a riscattarsi l'onore della vittoria alcuni dì dopo. Infine
+Gisulfo considerava che la sarebbe stata un'onta alla nazione
+longobarda il non aver saputo mettere in piede un guerriero ad
+osteggiare un normanno. E queste ed altre moltissime riflessioni, tra
+generose e villane, andava facendo Gisulfo nel corso della giornata, e
+pensava come distruggere la fatale sentenza, la quale, a vero dire,
+non era stata proprio equa, avendo dimenticato affatto Astolfo, che
+forse meglio di ogni altro si era condotto, e dichiarato Gisulfo il
+più vigoroso tra i candidati. Ma, sia come vuolsi, avevano giudicato
+così, e non potevasi da quello recedere, come da tutti i giudizi che
+hanno spesso più inviolabilità che senno. Gisulfo vi pensò sopra tutto
+il giorno; si chiuse a consiglio con alquanti dei suoi più intimi e
+fedeli longobardi, si propose, si discusse, si confutò, si mise a
+scrutinio. Infine, si appigliarono a partito fatale, per non dire
+vituperoso.
+
+Era una bella sera di luglio, una di quelle superbe sere italiane che
+han formato mai sempre il delirio dei poeti e la disperazione dei
+pittori. Iddio, che le ha destinate gelosamente per questo popolo,
+tanto maltrattato dagli uomini, non patisce che l'opera suprema della
+sua mano venga sfigurata dall'arte. Non vi era luna; ma più miriadi di
+stelle ingemmavano la vôlta azzurra, e producevano quel voluttuoso
+barlume cui s'imita nelle camere delle odalische attenuando la luce
+coi veli. Dalla marina spirava aura deliziosa, tutta pregna ancora dei
+baci degli aranceti di Sorrento.
+
+Tutti dormivano. Solamente Alberada, nella cui mente si erano fitte
+come chiodi le fatali parole del giuramento d'Ildebrando, non poteva
+pigliar sonno. Ella si vedeva quel fantasima dinnante. Se lo vedeva
+prima, come al castello del padre suo l'aveva osservato, pallido,
+cupo, negli occhi riarsi, a giurare che giammai avrebbe perdonato al
+fratel suo, giammai! Poi se lo rammentava come nelle camere della
+Tomba di Adriano si era a lei presentato, febbricitante, ardenti gli
+sguardi, convulso nel volto, che dava a lei commessa di condurgli quel
+fratello, perchè con lui bramava riconciliarsi. E quell'uomo era
+Ildebrando! quell'Ildebrando, Gregorio VII, il severo, l'inesorabile
+pontefice, quegli che come globo di fuoco si levò nel suo secolo per
+purificare o incendiare. Ella dunque ora passeggiava pensierosa per la
+stanza, ora si fermava avanti la finestra spalancata e guardava. Non
+guardava il cielo Alberada. Nel cielo aveva una volta messa la sua
+confidenza e si era rassegnata. Ella guardava la terra. Guardava il
+placido mare che con un mormorio simile al favellare di giovanette che
+dei loro amanti si raccontano, venivasi a rompere alla riva. Guardava
+le galee amalfitane, che a traverso di tanti perigli si recavano a
+pigliare le tele dalla Persia, le sete dall'India, i profumi
+dall'Arabia, ed ora, come masse brune, si cullavano negligentemente
+nella perfida rada, solo animate dal fievole lumicino, che a guisa di
+stella caduta, rischiara il passo lento del timoniere che non può
+pigliar sonno. Guardava quei tranquilli accampamenti normanni, in
+mezzo ai quali aveva passata sorrisa giovinezza, ombreggiata dalla
+targa paventata di suo padre, allietata dal suo amore. E sotto quelle
+tende ora riposava tanta parte dell'anima sua, tutta la storia del suo
+cuore--Guiscardo, il priore, Boemondo! Guardava infine Alberada quella
+città che, colpita dal languore dell'agonia, non dava più voce, non
+accennava moto; quella città che era stata culla alla donna fatale per
+cui tutto aveva perduto, e quel castello, in cui, come il cuore nel
+corpo umano, si avvertiva ancora estremo battito di vita.
+
+Ed in fatti un rumor sordo e confuso, maggiore del consueto, per la
+rocca si udiva--un rumore di voci molte che favellano sommesso, di
+armi che si urtano. Eran forse le scolte che si mutavano. Così pensò
+da prima Alberada e proseguì nel corso delle sue malinconiche
+meditazioni. Ma ecco che il rumor cresce più, si odono voci più
+distinte; ed affacciandosi alla finestra, vede come tante fantasime
+bianche che al castello si raccolgono. Un pensiero le sorge, un
+pensier molesto che scaccia via come ingiusto. Non di manco apre la
+porta della sua camera, e strisciando lungo buio corridoio, al cui
+fondo si apriva una finestra che dava sul cortile del castello, a
+quella si affaccia. Allora non dubita più di nulla. Queta queta, come
+era venuta, ritorna indietro, ed invece di entrare nella sua, entra
+nella camera dell'abate di Cluny, così dolce e quatta che costui non
+si sveglia, perchè anche dormendo sognava di Aristotile come donna
+innamorata del ganzo. Ella, tolto dallo scrittoio di lui un pezzo di
+pergamena ed il calamaio, esce. Rientrata nella sua camera scrive
+affrettatamente alcune righe, poi ripiega il foglio che ripone sul
+petto, e scende nella corte.
+
+L'affollarsi della gente che andava e veniva, l'allestirsi di cavalli,
+il sordo trambusto, e la confusione per dare e ricevere ordini non
+fece avvertire il nero spettro che, rasentando di volo le oscure
+pareti, scivola fuori le porte e si avvia per la città.
+
+Alberada discese con pena l'aspra roccia alla cui vetta sorgeva il
+castello, ai cui piedi starnazzava la città. Per non perder tempo a
+seguire i serpeggiamenti della strada consueta, ella si cala dritto
+carponi per la scoscesa, e presto si trova tra le buie e tortuose
+viuzze di Salerno, dalle quali con gran pena si può distrigare, e
+giungere fino presso alle mura.
+
+Fiduciosi nella tregua stabilita, i Longobardi guardavano i baluardi
+con oscitanza. Imperciocchè Alberada, che sopra vi ascende, trova le
+sentinelle riunite intendere a berlingare anzi che a star vigili nei
+loro posti. Avevano appoggiate alle bertesche le labarde e gli archi,
+e giuocando alla zarra vuotavano fiaschetti alla ricuperazione della
+pace ed alla tolta dell'assedio. Alberada si accosta ad un gruppo di
+questi disattenti, e loro dice:
+
+--Buona guardia, bravi soldati. Si passano le ore di pace
+allegramente: non è così?
+
+--Venga, padre, venga con noi a bere un gocciolo. Non vorrà certo
+ricusarsi a buoni figliuoli che sanno godere nella tregua, e menar le
+mani nelle barruffe in onore di Dio ed in vantaggio dei loro borselli.
+
+--Vi ringrazio, buone lance. Io son venuto a pigliar l'aria per
+sgomberarmi di un disgraziato mal di capo che mi tormenta; non vorrei
+riattizzarlo col vino.
+
+--Baie, padre riverendo! Il vino è quel diavolo, che, entrato in casa,
+caccia via tutti gli altri. Non si dia molestia perciò, e lo creda a
+me che non ho usato mai di altro rimedio in mia vita fuori di questo.
+
+--Beverò dunque una sorsata, non fosse che per farvi piacere, risponde
+Alberada, a patto però che accettiate una minuzia per vuotarne un
+fiaschetto di Procida; ma di quel che morde l'ugola e sganghera le
+ganasce con l'aiuto di Dio.
+
+--Per santa Cunigonda!.... perdono, padre! non vi faremo dolente
+perciò. Ma berlo adesso che dobbiamo fare la guardia.... eh! quel
+dannato di vino azzanna, ed il minor pericolo che potremmo correre e'
+sarebbe di capitombolare dalle mura laggiù fra quei beccastecchi
+normanni.
+
+--Se tutto il dubbio resta qui, bevete pur lieti e dormite, chè
+veglierò io; perchè il fresco del mare sento che va alleviandomi lo
+spasimo.
+
+--Che ne pensi tu, Raspacalici, eh?
+
+--Io penso che una coppa di vino rifiutata è una porta di paradiso
+chiusa. E tu, Strangolafrati?
+
+--Senti, Raspacalici, ti ho detto che non voglio esser chiamato più
+così, e te lo ripeto l'ultima fiata: perchè te lo giuro pel mio santo
+battesimo, che un'altra volta ti manderò la parola nella gola con una
+pugnalata. Mi pare che non parli latino io. Or dunque, accettiamo i
+soldi del padre ed applichiamo l'ubbriacatura pel bene dell'anima sua.
+
+--E tu, mastro coniglio, non saresti dello stesso avviso?
+
+--_Dominus vobiscum!_ io mi son confessato ieri mattina!
+
+--Dunque?
+
+--Dunque... quando si trattasse di non dispiacervi, mi ubbriacherò con
+voi--salvo poi a dirmi i sette salmi penitenziali.--_Credo in unum
+Deum!_
+
+E mastro coniglio cantava come i preti a messa.
+
+--Insomma pare che siamo proprio tutti di un avviso?
+
+--Io no, risponde un compagno, perchè ho promesso a Ziga di andarle a
+far visita questa notte, dopo la guardia. Vi cedo perciò la parte mia,
+e ritorno al mio posto.
+
+--_Dies irae!_ sclama mastro coniglio, e tu fai di codeste visite,
+Randolfo?
+
+--Non cominciarmi a tribolare con prediche, figliuol di una vacca, che
+ti spezzo il cranio con questa chiaverina. Io intendo di condurmi a
+mio modo.
+
+--Basta basta, risponde il soldato che la faceva da caporione, to,
+mastro coniglio, questi sono i soldi del riverendo padre; recati
+dall'ostiere qui presso, gittagli a terra la porta se non vuole
+aprire, e comprane altrettanto prosciutto, vino di Procida ed
+acquarzente. Bada però a non dimenticar parte dei quattrini nel fondo
+della tua scarsella.
+
+--Rubacristi! e la mia onestà? ti ho già detto, parmi, che m'era
+confessato ieri mattina.--
+
+--Ragione per cui più ti ricordo di non fare il _quare me repulisti_.
+
+--Va e corri presto, sai! perchè non ci resta che un'ora buona. E voi,
+riverendo padre, se non volete farci compagnia, toglietevi la pena di
+vigilare i nostri posti. Passeggiate tra lo spazio da porta Marina a
+porta d'Eboli, e se udrete rumore laggiù, negli accampamenti, o
+vedrete gente che si appressasse alle mura; insomma se crederete
+scorgere cosa che potesse darvi sospetto chiamateci, perchè verremo
+noi ad osservare di che domine trattisi. Già non ci è paura, perchè
+abbiamo tregua per tre dì; ma la cautela è cautela, e noi non siam
+soldati per niente.
+
+--Lascino fare a me, buone lance, e banchettino tranquilli. Mi diano
+solo una labarda, un arco, che so io--potrebbe sempre giovarmi a
+qualche cosa.
+
+--Servitevi là a piacere, riverendo: vi troverete ogni bene di Dio.
+
+Alberada stacca dalla parete un arco ed alcuni verrettoni, e parte
+dicendo loro:
+
+--Buona notte, figliuoli.
+
+--Buona notte, rispondono i soldati, e ricominciano da capo i loro
+giuochi.
+
+Non passò guari, ed innanzi ad una sentinella normanna cadeva un
+verrettone, nelle cui ale andava innestata una pergamena.
+
+
+
+
+X.
+
+ Passavan cheti e taciturni avanti
+ Senza ronde scontrar nè sentinelle;
+ Quando cessaro all'improvviso i canti,
+ E i gridi e gli urli andar fino alle stelle
+ TASSONI, _La Secchia rapita_, IV.
+
+
+I soldati longobardi, che lungi dal custodire le mura si deliziavano a
+bevere a isonne, furono avvisati da Alberada del rumore crescente che
+udivasi per la città. E non appena questa si allontanò per ritirarsi
+alla rocca, che un centurione capitò loro addosso e li garrì
+acerbamente dell'insubordinato condursi, ordinando che stessero in
+punto sotto le armi, perchè questo era il comandamento di monsignore
+Gisulfo. Nello stesso tempo e' videro calar giù dalla rocca grossa
+mano di soldati, con bianca _camescia_ su per la corazza, conducendosi
+a redina i cavalli, e ragunarsi presso le porte uno stuolo, che dava
+sul migliaio, di uomini d'armi dello stesso modo divisati. Indi
+un'altra folla di arcadori, che a mano a mano si attelavano sui
+baluardi, allogandosi ad ogni merlo e ad ogni bertesca, guarnendo le
+torri delle porte e tutto lo spianato dei bastioni. Quei poveri
+soldati ubbriachi, che noi abbiam veduto nel capitolo precedente,
+guardavano allampanati, non comprendendo qual demonio volesse
+significare tutto quell'apparato ostile, mentre la tregua spirava il
+poi domani. Ma il loro stupore non fu lungo. Imperciocchè, non passò
+guari, e videro comparire il principe Gisulfo in persona, alla testa
+di un cinquecento cavalli ed un buon migliaio di fantiglia. Egli
+ordinò: che senza rumor fare si aprissero le porte; che i soldati di
+guardia vigilassero attenti, e che, nel caso ei fossero inseguiti da
+quei di fuori, le richiudessero loro alle spalle, appena stessero
+novellamente riparati tutti dentro; che quei delle mura travagliassero
+dei mangani e delle frecciate i Normanni, i quali benissimo da loro
+distinguevansi, perchè non vestiti di bianco; e che il resto dei
+cittadini e dei militari si tenessero pronti a spalleggiarli, in caso
+che dimandassero aiuto. Date queste disposizioni, la porta Marina e la
+porta di Eboli si aprono e Gisulfo col seguito esce.
+
+Traditorescamente, e contro il sacramento della tregua, questo
+principe cercava sorprendere con un'_incamiciata_ i Normanni, tra per
+decidere così guerra terribile, tra per distogliere il duello. Il
+perverso disegno gli tornò fatale. Perocchè non appena tutta la sua
+gente ebbe oltrepassate le porte, che da quegli accampamenti, fino
+allora sembrati stanza a gente neghittosamente addormentata, sbucano
+fuori a guisa di demoni i Normanni.
+
+La faccenda era proceduta di questo modo. Come Alberada mandò nel
+campo, per lo mezzo del verrettone, la novella che i Longobardi
+preparavano una sorpresa, quella pergamena da un giovanetto, per
+ordine del padre lì collocato ad addestrarsi in tutti i travagli della
+milizia, fu recata a Roberto Guiscardo. Il giovanetto era Boemondo.
+Roberto senza prendere indugi fa svegliare le sue truppe tenda per
+tenda con cautela e silenzio; ordina loro tenersi presti a seguire
+monsignor di Bovino: vestissero le armi quetamente e solleciti, e del
+ventre per terra restassero ad orecchiare dinnante la tenda. Indi fa
+svegliare la sua quadriglia di Calabresi, ai quali comanda di
+seguirlo, strisciando di pancia al suolo, fin sotto le mura; ed
+un'ultima parte di gente affida al priore. Formava così il piano: di
+cacciarsi egli nella città a portarvi la morte e lo scompiglio, come
+che i Longobardi ne fossero usciti, trovando aperte le porte,
+sgangherarle a colpi di mazza se chiuse: il priore Guiberto tenergli
+dietro, sia per aiutarlo sia per proteggerne la ritirata: monsignor di
+Bovino dare addosso alla gente di Gisulfo. Questi ordini, questo
+disegno di attacco furono l'opera di un momento, e compieronsi con
+eguale sollecitudine e silenzio, stando le truppe ben distribuite
+nelle tende e da quelle protette dalla scoverta delle vedette
+longobarde.
+
+Uscito quindi Gisulfo fuori le porte, e disposte le colonne delle sue
+truppe per procedere riuniti e con ordine, tutto ad un tratto ode dal
+campo, quasi vicino alle sue orecchie, uno squillo di tromba, ed a
+quel suono si vede rizzato innanzi, ai fianchi, e dietro un esercito
+come se fosse sbucato di sotterra. Roberto senza nulla incaricarsi di
+lui entra nella città, per le porte lasciate aperte, e vi precipita
+con tanto impeto e sollecitudine, e così prestamente se ne
+impadronisce, che i soldati longobardi di guardia hanno appena tempo
+di distinguere non essere i loro tornati indietro perchè scoperti dal
+nemico, ma Guiscardo in persona con quei suoi demonii di Calabresi. E
+subitamente dopo a Roberto entra il priore che si era alzato di fianco
+a Gisulfo. Guiberto non s'impaccia di scaricarsi sui Longobardi,
+credendoli assai bene affidati all'ospitalità apostolica del vescovo
+di Bovino. Penetrato anch'e' nelle mura, chè ormai le porte tenevano i
+Normanni, comincia a distendersi sui baluardi, sgozzando le guardie e
+precipitandole nei fossi, ed occupa le bastie, in guisa che, in minor
+tempo che noi non ne abbiamo posto a raccontarlo, le fortificazioni di
+Salerno cadono in mano a' nemici.
+
+Il principe Gisulfo intanto, vistosi così di repente circondato
+dall'esercito nemico, e vistoselo in gran parte sgomberare d'attorno
+quasi fuoco fatuo, comprende di leggeri di che si tratta. Laonde,
+invece di avventarsi addosso alle masnade di monsignor di Bovino, che,
+le picche appoggiate al petto, stavan lì per riceverlo, pensa a
+rientrare nella città, finchè ne aveva ancor tempo. Infatti ordina ai
+suoi di voltare le spalle e seguirlo.
+
+Io non vi dirò quale accoglienza preparasse loro Roberto di fronte, e
+come il vescovo e gli altri condottieri li carezzassero alle spalle.
+Fu fatto dei Longobardi macello da destar pietà, talchè non uno dello
+sciagurato seguito del principe rimase vivo. Ma Gisulfo ebbe ventura
+scampare, perchè quei di Salerno, al rumore ed alle grida svegliati,
+presero anch'essi la pugna e cominciarono a travagliare i Normanni, e
+perchè sua sorella, la quale come ogni altro soldato si batteva, lo
+coverse del suo pavese. Sfuggì quindi alla strage, e solo, affranto,
+ebbe campo appena di andarsi a chiudere nel castello e farne serrare
+le porte. Il vescovo di Bovino poi, essendo anch'egli venuto dentro in
+città con l'alba che spuntava, si riaccende per ogni straduzza, per
+ogni chiassuolo accanito badalucco, non volendo quei di Salerno ceder
+senza fare almeno gli ultimi sforzi. Li animava Baccelardo. Questi,
+restato nel castello a dormire, della perfidia di Gisulfo nulla
+sospettando, al trambusto si era svegliato. Comprende tutto in un
+baleno. Accoglie perciò gli avanzi del presidio del castello ed
+alquante milizie cittadine, e si apre varco sino alle porte, dove
+Roberto faceva aspro scempio di Longobardi e Salernitani. Là giunto,
+lo riconosce, lo chiama a nome, gli si scaglia sopra come demonio.
+Terribile, cieca è la lutta che fra loro s'ingaggia.
+
+--Vengo a domandarti il mio guanto, gridava Baccelardo, gli è tempo
+omai che me lo renda, usurpatore de' Stati miei.
+
+--Il tuo guanto è qui, appeso all'elsa della mia spada; prendilo,
+sclamava Roberto.
+
+E cotal botta gli menava là, dove l'epa discende all'inguine, che, se
+di peggior tempra la panciera si fosse trovata, lo avrebbe passato da
+parte a parte.
+
+E di rimando Baccelardo gli misurava una stoccata.
+
+Roberto è ferito alla coscia e vacilla. Accorgendosi Baccelardo di
+averlo colpito e di poterlo finire più facilmente, l'incalza di
+maggiore vigoria. Però Sigelgaita, che d'appresso a Roberto pugnava
+unitamente a Boemondo--comechè di soli quindici anni--avvedutasi
+parimenti del colpo del marito, grida, ed ambo correndo in aiuto di
+lui, mentre fin allora non avevano fatto che guardargli le spalle,
+stringono siffattamente Baccelardo, che l'obbligano a retrocedere
+maggiormente perchè era omai restato solo. Allora questo sventurato
+principe non vede altro riparo per sè che fuggire da una città caduta
+in mano del suo più crudele nemico. Mette fischio acuto, e in un
+instante si sente comparire alle spalle il cavallo. Vi monta sopra
+senza toccar staffa, si caccia per tortuosi oscuri vicoli, finchè non
+giunge a porta di Ronca, che sola rimaneva ancora in potere dei
+cittadini, se la fa aprire, si lancia su per quegli aridi greppi, e
+scompare.
+
+La città di Salerno già padroneggiavano i Normanni.
+
+Si rivolsero quindi alla rocca, nella quale si teneva chiuso Gisulfo.
+Questo principe aveva combattuto con ferocia, e si era ritirato in
+quell'ultimo baluardo, credendo potere opporre estrema resistenza col
+presidio che si trovava lì dentro, o almeno capitolare dignitosamente.
+Indicibile fu perciò la sua disperazione quando udì che il presidio
+aveva menato via Baccelardo onde andare ad affrontare i Normanni
+laggiù nella città. Il tradimento da lui progettato gli tornava fatale
+anche per questo verso. Bestemmia, si dispera; però non gli resta
+meglio che implorare la pietà del vincitore. Laonde manda i due legati
+a supplicare Roberto affinchè volesse, se non altro, accordare la
+libertà sì a lui che alla sua famiglia, e lasciar loro la vita, perchè
+si sarebbero resi sul momento.
+
+Alberada e l'abate vennero al padiglione di Roberto. Questi si era
+fatto condurre negli accampamenti per medicare la ferita. Giunto nel
+vestibolo della tenda, l'abate si volge ad Alberada e le dice:
+
+--Madonna, vi ricordo ch'egli è omai tempo di mandare a compimento le
+commissioni che la beatitudine di papa Gregorio vi dava.
+
+Ed Alberada a lui:
+
+--Messer abate, la beatitudine di papa Gregorio è un infame.
+Ildebrando mi tendeva laccio codardo, che Iddio nella sua immensa
+misericordia ebbe pietà di farmi alfine comprendere, e cavarmi dal
+precipitar nel delitto. Questo sappiatevi, messer abate, e non cercate
+di penetrar oltre in tanto scellerato viluppo.
+
+Ugone sospira nè dice altro. Dopo di che Alberada si tira il
+capperuccio fino agli occhi, ed entrano nella tenda.
+
+Trovarono Roberto attorniato dai suoi fedeli, da parecchi conti e
+baroni, da Sigelgaita e da Boemondo che avevano assistito alla
+medicazione della profonda ma non pericolosa piaga. Come il duca li
+vide, comprese subito di che si trattasse. Per lo che, dirigendosi
+generosamente a sua moglie, le ordina:
+
+--Madonna, vogliate avere la cortesia di dare udienza ai messi di
+vostro fratello, che certo di qualche cosa manda a noi a
+raccomandarsi.
+
+Sigelgaita allora si rivolge ai legati e sclama:
+
+--Favellate, messeri, chè la volontà di nostro fratello sarà fatta.
+
+--Egli non vi sarà di molta molestia, madonna, risponde tristamente
+l'abate. Lo sventurato principe Gisulfo promette cedere la rocca, dove
+che a lui si conceda la vita e la libertà, unitamente ai membri della
+sua famiglia.
+
+--E non altro? dimanda Sigelgaita.
+
+--Non altro, madonna, conoscendo egli il suo torto, e come duramente
+col duca Roberto si sia comportato. Vogliate perciò usargli cortesia
+di non negargli così tenue grazia, in mercè del castello che consente
+di aprirvi senza colpo ferire.
+
+--Il suo piacere sarà fatto, riprende Sigelgaita. E perchè il rendere
+la casa dei padri suoi gli torni men aspro, io medesima mi reco a
+pigliarne possedimento.
+
+--Delicata idea! sclama l'abate, e basterebbe essa sola, madonna, se
+vi mancassero le grazie ed il valore, per allogarvi fra le più nobili
+dame d'Italia.
+
+Sigelgaita esce, e l'abate, dopo alquanto di silenzio, rivoltosi a
+Roberto dimanda:
+
+--Non vorreste, monsignore, accordarmi adesso l'onore di favellarvi
+breve tratto in segreto?
+
+--Sì bene, risponde Roberto; traetevi altrove, signori--e tu altresì,
+Boemondo, col molto riverendo padre che accompagna l'abate.
+
+Boemondo ed Alberada si ritirano allora in uno scompartimento della
+tenda, attiguo a quello dove Ugone e Roberto dovevano favellare--e non
+saprei dirvi quanto Alberada ne fosse contenta. Dappoichè, quivi
+giunta, si gitta indietro il cappuccio di un tratto, e toltosi in
+grembo Boemondo, prende a coprirlo di baci e di lagrime gridando,
+affogata dai singhiozzi:
+
+--Io sono tua madre, Boemondo, io sono la sfortunata Alberada.
+
+
+
+
+XI.
+
+ S'avons perdu et je et vous assez
+ Amis et drus et parens et privez.
+ GUILLAUME AU COURB-NEZ.
+
+
+Quel ribocco di amore però non fu di lunga durata. Alcune parole
+dell'abate, che parlava di Guiberto, colpiscono le loro orecchie.
+L'infelice donna si arresta a mezzo ai baci, taglia nette le parole di
+lungo amore compresso e le non mai sazie carezze, ed i non mai
+inebriati sguardi, e sta più attentamente ad ascoltare. Qual dubbio
+v'era? Il mercato era fatto, il patto di sangue era conchiuso. Il papa
+dava a Guiscardo investitura del principato di Salerno e del ducato di
+Amalfi, e Guiscardo al papa un uomo--l'abborrito, il paventato priore
+di Lacedonia! Laonde andasse egli, abate di Cluny, a chiamarlo a nome
+di Roberto alle tende, perchè quivi avrebbe questi di alcuna maniera
+provocate liti con lui, e tiratolo del ciuffo ad atto di violenza
+qualsiasi. Allora, gridando che il priore tentava assassinarlo, così
+inchiodato al letto come trovavasi, i suoi fedeli Calabresi sarebbero
+accorsi, lo avrebbero fatto prigione, e senza fallo, senza obbrobrio,
+si saria mandato al papa in olocausto.
+
+A tale scellerato accordo Alberada abbrividìsce e lo stesso Boemondo
+si sente ardere di sdegno. Questo giovanetto si era trovato così fra
+le braccia di sua madre senza aspettarselo, senza esservi preparato di
+alcuna maniera. Fanciullo di appena tre anni, una mattina, nel più bel
+mezzo di lieto banchetto, aveva sentito avventarsela al collo per
+coprirlo di baci, poscia non l'aveva più veduta, e gli avevano anche
+inibito parlar di lei. Ma quei baci, quell'aspetto in cui qualche cosa
+d'inusitato favellava, non gli si era tolto più dalla mente. Anzi, a
+misura che cresceva negli anni e di quella scena si rammentava, ovvero
+alcun pietoso gli raccontava dei torti di suo padre e delle sventure
+della madre sua, quei baci sentiva ancora più affettuosi e disperati
+penetrargli fino al cuore, di quell'aspetto s'inebriava. In guisa che
+bastarono appena le prime carezze, le prime parole di Alberada per
+tutto tornargli alla mente, per vedere incarnata la visione di tante
+notti, ed i pensieri dell'ore meste in che l'obbligavano di fare la
+guardia al campo. Si precipitò fra le braccia di quella donna con
+ebrietà, con delirio, e le carezze ed i baci le restituì non meno
+ardenti ed affettuosi. Maggiormente poi che, ad onta degli anni e
+delle sofferenze, il volto di Alberada poco erasi mutato.
+
+Alberada aveva di quei sembianti infantili i quali lieve e tardi
+risentono l'ala del tempo.
+
+Quante cose non si avevano dessi a domandare, quante parole a
+ripetere, quante storie a raccontarsi, e sfoghi, e compiacenze, e
+tenerezze, e baci ed altri baci ancora, e non mai saziarsi di quella
+santa inenarrabile voluttà? Le parole di Roberto e dell'abate furono
+lo scongiuro che ruppe tutti gl'incanti, ogni delirio
+agghiacciò--nell'anima di Alberada, perchè si sentiva colpire
+nell'uomo che, dopo Guiscardo, amò più e che la riamava ardentemente;
+in quella di Boemondo, perchè il vituperato patteggiare di suo padre
+l'oltraggiava. In guisa che, quando udirono partito l'abate per
+consumare il tradimento e tirare nella trappola Guiberto, ambedue,
+senza affatto comunicarsi i pensieri, un medesimo sentimento inspirò.
+Usciti da un altro lato del padiglione, verso la rocca si avviano,
+sperando trovar quivi il barone di Lacedonia.
+
+In effetti vi giunsero contemporaneamente all'abate di Cluny, quando
+il misero Gisulfo, che in lui vedeva spegnersi l'ultima facella della
+dominazione longobarda in Italia, usciva dal castello de' padri suoi
+con la desolata sua famiglia, nudo, la testa china, senza sapere dove
+la sera avrebbe riposato il capo, senza speranza di una crosta di pane
+pel domani.
+
+Così ignotamente passava il dominio di una forte nazione sopra le
+contrade d'Italia. E quel che peggio era, non passava per andare a
+dormire nel sepolcro il sonno dell'oblio, ma per trascinarsi di
+castello in castello, di terra in terra, di porta in porta, accattando
+un frusto di compassione, e non trovando che disprezzo. Imperciocchè
+la miseria del debole commuove, l'abbiezione del forte rallegra, ed
+eccita al dileggiamento. E nel punto stesso che Gisulfo, accompagnato
+da sua sorella, nobilmente rassegnato e mutolo usciva, il priore
+Guiberto allogava agli spaldi guardie normanne, a nome di Guiscardo, e
+del castello prendeva possesso. Allora l'abate di Cluny gli si
+presenta e dice con voce peritosa e tremante:
+
+--Messere, vogliate avere la cortesia di seguirmi alle tende del duca,
+perocchè egli, quivi trattenuto dalla ferita come sapete, ha gravi e
+pressanti comandi a darvi in ordine alla città.
+
+--Sì bene, ser legato, vengo tosto. Però in avvenire non prendete
+sbaglio sulle parole. Io non ricevo comandi da chicchessia, fuori
+dell'imperatore, ed a Guiscardo sono alleato non vassallo.
+
+--Vi dimando perdono allora, messer barone, se profferii motto che mal
+vi tornasse gradito. Non vorrei però che ciò fosse cagione del vostro
+non arrendervi ai desideri del duca Roberto che ha premuroso bisogno
+di voi.
+
+--Vi ho detto che vengo sul fatto, risponde il priore.
+
+E sì dicendo in compagnia dell'abate si avviava per discendere agli
+accampamenti.
+
+Allora Alberada si presenta loro, e gittandosi dietro il cappuccio che
+le celava compiutamente il sembiante, al priore favella:
+
+--Guiberto, non andate con codesto traditóre, perchè la vostra testa,
+da recarsi al papa, tra costui e Roberto è stata patteggiata. Fuggite
+anzi, fuggite senza indugio.
+
+--Alberada! sclamano ad un tempo il priore e l'abate.
+
+Ed ella:
+
+--Fuggi, Guiberto, fuggi sollecito in nome di Dio! chè da un momento
+all'altro non saresti più a tempo. E tu, abate di Cluny, uomo fino ad
+ieri senza macchia, vergógnati e péntiti di essere disceso al mestiere
+del sicario.
+
+A queste acerbe parole, Ugone, che sempre era stato buono ed onorato,
+si sente commuovere. Il suo fallo gli salta agli occhi spaventevole,
+si vede vituperato da tutta Europa, gli sembra udir raccontare il suo
+tradimento per tutte le corti, sente strapparsi fino dal sangue
+l'epiteto di virtuoso attaccato al suo nome, e conciossiachè anche in
+quell'azione condannevole e' fosse stato spinto da pietà per qualcuno,
+nell'anima s'intenerisce, nel volto si copre di rossore, e cadendo al
+ginocchio di Guiberto sclama:
+
+--Perdono.
+
+Quest'atteggiamento, questa sola parola profferita di accento
+pietosamente solenne e profondo, tutto rivelano a Guiberto. E leggendo
+altresì negli occhi di Alberada l'ansia paurosa che la divorava, e nel
+sembiante abbattuto di Boemondo, vergognoso dell'onta del padre suo,
+tutta l'urgenza, tutta l'estensione della cosa, alza il pugno armato
+della manopola di ferro onde percuotere l'abate sul calvo capo. Poi
+tutto ad un tratto ristà, si ferma un istante a guardarlo in quel
+supplice atto, stringe la mano a Boemondo, le gote gli bacia, e
+voltosi ad Alberada:
+
+--Partiamo, sclama, Roberto Guiscardo udrà presto notizie di me.
+
+--Parti tu, fuggi sollecito, Guiberto, risponde Alberada smaniosa;
+ricórdati quanto Roberto sia scaltro, Ildebrando terribile--fuggi, ti
+raggiungerò.
+
+--Dove? quando? non saresti ancora tu in pericolo, Alberada?
+
+--Non pensare di me, che vivo sicura sotto l'egida di legato. Non
+arrestarti nei paesi d'Italia, dove il potere del papa e del duca è
+illimitato; varca i monti. Ti raggiungerò in Germania. Ma presto, in
+nome di Gesù! fuggi presto; potresti essere inseguito.
+
+Guiberto si getta al collo di Alberada, le dà lungo abbraccio, e
+parte.
+
+Allora l'abate di Cluny le si volge e dice:
+
+--Che facesti, Alberada! io lo tradiva per te!
+
+--Vergogna! vergogna, sclama Alberada coprendosi il volto con ambo le
+mani. Nel mondo non v'ha dunque più un cuore che ricetti la virtù?
+
+Ugone resta a considerarla un momento, poi sospirando dimanda:
+
+--Ed al papa che recherai in risposta, sventurata! che recherai?
+
+Alberada alza gli occhi al cielo, accenna della mano il suo capo, e
+risponde con nobiltà:
+
+--La testa.
+
+ FINE DEL PRIMO VOLUME.
+
+
+
+
+NOTA.
+
+
+Perchè non si credano miracolose le pruove di forza accennate nel
+capitolo VIII si ricordino questi fatti storici.
+
+Azzeddoulat, principe persiano, colle sole braccia stramazzava a terra
+un toro, e faceva la caccia ai leoni.
+
+Babaram, figlio di Iezdegerdo re di Persia, tolse la competutagli
+corona fra due leoni affamati, che uccise, disarmato, e sbranò!!
+
+Bouflers signore di Piccardia, come assicurano Loisel, _Memorie del
+Beauvese_, e La Marlière nelle sue _Case Illustri_, rompeva con le
+dita un ferro di cavallo--da stare su di un piede niuno lo
+rimoveva--si alzava sulle braccia un cavallo e lo portava per molta
+distanza--con gli stivali alle gambe passava di un salto i più larghi
+fossi--uccideva di una sassata i quadrupedi al corso, gli uccelli al
+volo--in una corsa di dugento passi avanzava un cavallo di Spagna.
+
+Cleomede, dall'oracolo disegnato ultimo degli eroi, defraudato del
+premio della lotta, ruppe la colonna di una scuola sotto le cui rovine
+perirono 60 persone. E qui si ricordi anche Sansone--se i semidei
+della Bibbia non sono miti o favole come quelli delle _Mille ed una
+notte_.
+
+Federico-Augusto I, re di Polonia--Ettore--Ercole--Federico II
+elettore di Brandeburg soprannominato _dente di ferro_, ebbero forza
+maravigliosa.
+
+Firmio, chiamato il _Ciclopo_, che si fece proclamare imperatore in
+Egitto per vendicare Zenobia, si dava a battere i metalli sul petto
+come sopra un'incudine.
+
+Luigi Gonzaga, signore di Sabbioneta nel Mantovano, soprannomato _il
+Rodomonte_, al dir del Guazzo, storico contemporaneo, ogni grosso
+ferro di cavallo apriva, e spezzava di una sola scossa una fune grossa
+come cinque corde d'arco.
+
+Il padre di Giacomo Rouxel, de Medavy, conte di Grancey e maresciallo
+di Luigi XIII, avendo passato fuor fuori il signore di Frepigny, uomo
+d'arme, lo portò in aria tutt'armato qual'era ed infilzato alla sua
+spada per più di 4 passi.
+
+Graziano, padre dell'imperatore Valentiniano I;
+
+Marco Aurelio--Mario che con un dito fermava una carretta nel massimo
+del corso;
+
+Giovanni Podikove che rompeva in due un ferro di cavallo;
+
+Andrea Everardo Rauber signore di Petrouel, che rompeva anche un ferro
+di cavallo, e che aveva una barba lunga fino a terra e da terra alla
+cintura, per sposare una figlia naturale di Massimiliano duellò con
+uno spagnuolo a chi mettesse l'altro in un sacco, e ve lo mise;
+
+Il celebre Giorgio Castriota detto Scandeberg, il quale per la sua
+forza invogliò Maometto II a volerne vedere la scimitarra. Giorgio
+gliela mandò dicendogli: che si era ben guardato mandargli altresì il
+braccio il quale l'adoperava;
+
+Cervione--Charri--e per ultimo Ugone Tudextisen, di cui parla
+Summonte, che, per dar saggio di gagliardia agli ambasciadori greci,
+scaricò un colpo di pugno sulla testa di un cavallo, e l'uccise.
+
+Questi esempi, ed altri numerosissimi, fanno fede che noi non
+esagerammo nelle prove che descrivemmo poc'anzi.
+
+
+
+
+INDICE
+
+
+ LIBRO PRIMO.--Il Placito Pag. 5
+ LIBRO SECONDO.--L'incamiciata » 69
+ Nota » 205
+
+
+
+
+
+
+NOTA DI TRASCRIZIONE:
+
+
+Sono state effettuate le seguenti correzioni:
+
+
+ La giustizia favelli nei {vosti|vostri} cuori,
+
+ E sì dicendo il giovane {proscrittto|proscritto} scendeva
+
+ vi dan dentro e ne fanno poderoso {marcello|macello}.
+
+ --Oh birbi, birbi, birbi! sclama {qualcuuno|qualcuno}.
+
+ il priore le dà forte dell'aspersorio nella {frone|fronte}
+
+ È costretto {tonar|tornar}. Giurollo.
+
+ Io voglio sollevare per un {istate|istante} un velo
+
+ avevo dovuto interdirmi ogni {afetto|affetto} tenero,
+
+ E con tal fatto gran numero di vite sarebbe {ririsparmato|risparmiato}
+
+ altra discussione tra i guerrieri di {Gisulso|Gisulfo} cominciò.
+
+ L'abate sorride e {presegue|prosegue}:
+
+ Ognuno pensò che, se colui non {fossse|fosse} davvero il diavolo,
+
+ che tutta la notte, malgrado {li|il} vino
+
+
+L'uso delle virgolette per il discorso indiretto è bizzarro e
+incostante, e probabilmente mal interpretato dai tipografi. Abbiamo
+riprodotto quanto appare nell'originale, nei limiti del possibile.
+
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of Il re dei re, by
+Ferdinando Petruccelli della Gattina
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE ***
+
+***** This file should be named 30878-8.txt or 30878-8.zip *****
+This and all associated files of various formats will be found in:
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+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the
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+will be renamed.
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+one owns a United States copyright in these works, so the Foundation
+(and you!) can copy and distribute it in the United States without
+permission and without paying copyright royalties. Special rules,
+set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to
+copying and distributing Project Gutenberg-tm electronic works to
+protect the PROJECT GUTENBERG-tm concept and trademark. Project
+Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you
+charge for the eBooks, unless you receive specific permission. If you
+do not charge anything for copies of this eBook, complying with the
+rules is very easy. You may use this eBook for nearly any purpose
+such as creation of derivative works, reports, performances and
+research. They may be modified and printed and given away--you may do
+practically ANYTHING with public domain eBooks. Redistribution is
+subject to the trademark license, especially commercial
+redistribution.
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+PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
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+the terms of this agreement, you must cease using and return or destroy
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+things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
+even without complying with the full terms of this agreement. See
+paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
+Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
+and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
+works. See paragraph 1.E below.
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+or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
+Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the
+collection are in the public domain in the United States. If an
+individual work is in the public domain in the United States and you are
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+ has agreed to donate royalties under this paragraph to the
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+ money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
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+Foundation as set forth in Section 3 below.
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+LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
+INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
+DAMAGE.
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+receive the work electronically in lieu of a refund. If the second copy
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+opportunities to fix the problem.
+
+1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
+in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO OTHER
+WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
+WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
+
+1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
+warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
+If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
+law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
+interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
+the applicable state law. The invalidity or unenforceability of any
+provision of this agreement shall not void the remaining provisions.
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+trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
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+with this agreement, and any volunteers associated with the production,
+promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works,
+harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
+that arise directly or indirectly from any of the following which you do
+or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
+work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
+Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
+
+
+Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
+electronic works in formats readable by the widest variety of computers
+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation information page at www.gutenberg.org
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
+permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at 809
+North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email
+contact links and up to date contact information can be found at the
+Foundation's web site and official page at www.gutenberg.org/contact
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+For additional contact information:
+ Dr. Gregory B. Newby
+ Chief Executive and Director
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+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
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+increasing the number of public domain and licensed works that can be
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+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To
+SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
+particular state visit www.gutenberg.org/donate
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including checks, online payments and credit card donations.
+To donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
+
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
+
+Professor Michael S. Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For forty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
+
+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
+unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
+keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
+
+Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
+
+ www.gutenberg.org
+
+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
+subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
+
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+Project Gutenberg's Il re dei re, by Ferdinando Petruccelli della Gattina
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+with this eBook or online at www.gutenberg.org
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+Title: Il re dei re
+ Convoglio diretto nell'XI secolo (vol. 1)
+
+Author: Ferdinando Petruccelli della Gattina
+
+
+Release Date: January 6, 2010 [EBook #30878]
+Last Updated: December 5, 2013
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+Language: Italian
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+Character set encoding: ISO-8859-1
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+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE ***
+
+
+
+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the
+Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
+(This file was produced from images generously made
+available by The Internet Archive)
+
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+
+
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+</pre>
+
+
+<div class="frontpage">
+<p>BIBLIOTECA NUOVA<br>
+<span class="smaller">PUBBLICATA DA G. DAELLI</span></p>
+
+<h1>IL RE DEI RE</h1>
+
+<p class="p4 small">Stabil. tip. già Benietti, diretto da F. Gareffi.</p>
+
+<p>IL<br>
+<span class="font110">RE DEI RE</span><br>
+<span class="font105">CONVOGLIO DIRETTO</span><br>
+NELL'XI SECOLO</p>
+
+<p class="p2"><span class="smaller">PER</span><br>
+F. PETRUCCELLI DELLA GATTINA</p>
+
+<p class="p4">VOL. I.</p>
+
+<p class="p4">MILANO<br>
+G. Daelli e C. Editori.</p>
+
+<p>1864.</p>
+</div>
+
+<h2><span class="pagenum"><a id="page5" name="page5"></a>(p. 5)</span><span class="smaller">LIBRO PRIMO</span><br>
+IL PLACITO.</h2>
+
+<p><span class="pagenum"><a id="page7" name="page7"></a>(p. 7)</span><i>Per chi ama la storia sbadiglio, come quella
+ del Guicciardini e del Botta, questo libro è
+ romanzo.</i></p>
+
+<p><i>Per chi ama il romanzo, come quello di Paul
+ de Kock, di Paul Feval o di Soulié, questo
+ libro è storia.</i></p>
+
+<p><i>A chi si delizia della storia-dramma di
+ Michelet, della storia in azione di Balzac, di
+ Vittor Hugo, di Dumas, queste pagine sono
+ leggere.</i></p>
+
+<p><i>Esse sono dei freschi di un secolo di giganti.</i></p>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page9" name="page9"></a>(p. 9)</span>I.</h3>
+
+<div class="entete">
+<p class="poem20">
+Ben m'accorsi ch'egli era del ciel messo,<br>
+<span class="add1em">E volsimi al maestro, e quei fe' segno</span><br>
+<span class="add1em">Ch'io stessi cheto ed inchinassi ad esso.</span><br>
+Ah! quanto mi parea pien di disdegno!<br>
+<span class="add1em">Giunse alla porta e con una verghetta</span><br>
+<span class="add1em">L'aperse, chè non v'ebbe alcun ritegno.</span><br>
+O cacciata dal ciel gente dispetta,<br>
+<span class="add1em">Cominciò egli in sull'orribil soglia,</span><br>
+<span class="add1em">Ond'esta tracotanza in voi s'alletta?</span></p>
+
+<p class="author"><span class="smcap">Inf.</span>, <i>canto IX</i>.
+</div>
+
+<p>La mattina 26 giugno 1070 nella badia di Montecasino era affaccendato
+movimento. Frati che ivano e redivano pei chiostri colonnati recando
+vasi sacri e ricchi panni di chiesa, scudieri che lustravano usberghi
+e giacchi di maglia, palafrenieri attenti al governo di numerosi
+cavalli, damigelli che dalle cucine servivano succulenti asciolvere ai
+padroni negli assegnati appartamenti, oltre numero molto di vassalli
+intenti a servigi diversi dell'abadia, e grossa folla di chierici che
+accompagnavano i vescovi. Tutti trovavano alcuna cosa a dire, alcun
+comento a fare sulla povertà santa dei frati, ricevendo e comunicando
+ordini, ghignazzando, motteggiando. Erano nell'abadia quarantatrè
+vescovi, e dieci arcivescovi, Sergio duca di Napoli, Gisulfo II
+principe di Salerno e i suoi fratelli, Sergio duca di Sorrento,
+Riccardo principe di Capua con Giordano suo figlio e Rainulfo suo
+fratello, Landolfo principe di Benevento, i conti di Marsi, e
+moltissimi tra baroni normanni e longobardi di minor conto, e
+valvassori, ed uomini liberi. Infine vi era papa Alessandro II con
+codazzo pomposo di laici ed ecclesiastici. L'abate Desiderio aveva
+ristaurata la chiesa, ed invitato il papa a consacrarla. Ed onde al
+pontefice fosse resa maggiore onoranza, tutt'i sopra detti signori
+vennero sollecitati di preghiere molte a recarsi al monistero. Così
+che corte splendida al di là dei desiderii si ragunava intorno ad
+Alessandro, di queste vanità mondane ghiotto; superbo nei modi;
+svogliato nel condurre gli affari.</p>
+
+<p>Nè per vero bisogna ingollarsi che papa Alessandro si togliesse al suo
+dolce far niente di Roma solamente per compiacere l'abate. Aveva
+sibbene riposto pensiero che in lui tutt'i dì teneva desto il suo
+cancelliero e consigliere. Al quale pensiero non avrebbe mai potuto
+dare altrimenti vigore, e forse vita, se non in occasione tanto
+solenne. Che perciò, nell'accettare l'invito, destramente all'abate
+insinuò di raccogliere a Montecasino quanto più di vescovi e baroni,
+onde i semi della supremazia ecclesiastica sulla laicale, che tre
+pontefici avevano di già principiato a spargere, si propagassero
+ancora. Non perchè allora si tenessero malcontenti dei progressi di
+questa idea, che per tre secoli formò base di dritto pubblico, ma
+perchè ogni Assuero ha il suo Mardocheo, il quale toglie il sonno alle
+vigili pupille, e la veneranza d'altrui neutralizza. Per modo che,
+compiute le cerimonie, diversamente la somma delle cose del
+mezzogiorno d'Italia il Papa, o il suo cancelliere, disegnava avviare,
+e rinsaldire i legami d'investitura per violenza da papa Niccolò II
+stabiliti. Aveva quindi benignamente accolto l'invito di Desiderio, e
+lasciate le mollezze di Roma.</p>
+
+<p>A Costantinopoli l'abate aveva fatto fondere le porte di bronzo
+storiate, che ancora adesso sono alla chiesa; di Costantinopoli erano
+venuti i fabbricatori di musaici, che bellissimi di fiori e figure
+ornavano l'abside. I quali artefici, oltre dell'opere, istruirono
+altresì taluni dei frati i quali fecero poscia vivere quest'arte in
+Italia. Nè altri uomini periti nell'operare l'oro, l'argento, il
+ferro, il bronzo, l'avorio, il vetro, il legno, il talco, ed il marmo
+trasandò convocare di Francia, come altresì di Lamagna, d'Italia tutta
+e di Grecia, onde bellissima, e riccamente ornata tornare quella
+basilica. Alla cui splendidezza concorsero con donativi di oro e di
+ricchi drappi molti principi oltremontani, e quasi tutti i baroni del
+regno. Non mica già perchè d'uopo ne avesse l'abadia, potente e
+doviziosa a pari delle migliori di Europa, ma perchè quel di
+Montecasino era pellegrinaggio in voga a quei tempi, ed i nobili
+palmieri giammai tornavano alle patrie loro senza largamente pagare il
+perdono delle peccata. Sicchè maravigliosa a vedere quella mattina
+poteva dirsi la chiesa, non solamente perchè sfolgorava di lampade
+moltissime d'oro e d'argento e delle stoffe più sontuose che, tessendo
+sete per colori diversi e lamine d'oro e ricami di pietre preziose,
+allora si usassero; ma perchè il corteggio che formavano al papa tanti
+vescovi e signori abbarbagliava. Ed abbarbagliava nel pieno senso
+della parola, dappoichè i lumi bellamente risplendevano sugli
+ghiazzerini lustrati d'acciaio e di argento, e nei pomposi rocchetti
+di trine d'oro che adoperavano i vescovi. Il sole poi, che penetrava
+per le finestre a vetri colorati, tappezzava le mura ed il lastrico di
+marmo d'un profluvio d'iride quasi che tutto fosse incrostato di
+pietre preziose. Mazzi di fiori in guastade d'oro ingombravano gli
+altari ed impregnavano l'aria di un profumo indefinibile. Gli organi
+mandavano fiotti di armonia.</p>
+
+<p>In mezzo a quell'opulenza soavissima di colori, di luce e di odori, in
+mezzo a quella calca rifulgente, però v'era bene un uomo vestito di
+nero, il più schietto, il più modesto in apparenza, che da tutti gli
+altri si distingueva, e che sembrava, fra tanto sfoggio di ricchezze e
+di potenza, come il famoso schiavo che ricordava al trionfatore il <i>te
+hominem esse memento</i>. Un'apparizione lugubre quell'uomo era quivi, un
+essere freddo e severo da cui tutti dovevansi allontanare, che tutti
+avevano a tenere in uggia; e pur nullameno l'abate veniva dimenticato,
+venivano trascurati principi e duchi, negletto lo stesso Alessandro
+II, e gli occhi pendevano da quel semplice frate per istudiarne la
+cera abbassata, per leggere un'idea sola nel raro levar di quello
+sguardo, per interpretare una sola di quelle rughe che la calva fronte
+gli solcavano. Quell'uomo era il cancelliero del papa.</p>
+
+<p>Verso l'ora di sesta la funzione cominciò. Nel silenzio più profondo,
+nell'ordine meglio serbato, assistevano i circostanti, preparandosi
+alla comunione ed al riconciliamento coi nemici. Ed e' veramente
+pentiti allora, come disposti a rincrudelire negli odii e nelle avanie
+il dì dopo, rallegravano l'animo del pontefice, il quale la sottile
+sua politica vedeva profittare. Egli celebrava la messa; gran coro di
+damigelli francesi e di eunuchi romani cantavano, accompagnati dal
+suono dei tricordi e degli organi, cui toccavano maestri alemanni, i
+più periti allora in quest'arte. Così tirossi innanzi fino
+all'evangelo, cantato dall'arcivescovo di Bari. Allora il papa si
+assise sopra ricco trono per dar cominciamento al baciamano; perocchè
+allora la mano solamente al papa si baciava non il piede, come per la
+prima volta vilmente praticò Lottario II, il 4 giugno 1133. Sicchè
+dunque Alessandro fra l'arcivescovo di Bari e quello di Napoli, con in
+testa il berretto frigio sormontato dalla corona, che papa Osmida pel
+primo usò, ed in dosso magnifica cappa rossa, si prestava a quell'atto
+primamente agli arcivescovi poi ai vescovi ed agli abati, per indi
+ricevere i secolari.</p>
+
+<p>Ma sino a costoro la cerimonia non giunge. Da poichè nel mentre
+l'abate di Bansi scendeva i due gradini del soglio, ed il principe di
+Benevento si appressava per profferire a sua volta quel segno di
+divozione al sommo pontefice, un rumore si ode nell'atrio della
+chiesa, e ben presto si vede entrare un cavaliere coperto tutto di
+acciaro, col morione in testa a buffa calata che, aprendosi ardito
+varco fra mezzo a tanti, passa i balaustri, ascende il soglio, e
+giunto innanzi ad Alessandro II, sguaina il pugnale cui punta sul
+destro cosciale come scettro, e la visiera si alza.</p>
+
+<p>Stordito all'atto ardimentoso ognuno gli leva sopra lo sguardo. Ed
+ebbero a vedere un giovane di poco meno di venti anni, le labbra
+appena ombrate da biondi baffi, gli occhi turchini fieri e
+scintillanti come quelli di un rettile, la bianca carnagione infoscata
+dal sole, accese le gote. In quell'atteggiamento maestoso ed impavido
+sembrava l'arcangelo che guarda il soglio di Dio. Egli si compiace un
+istante a scorrere lentamente lo sguardo su quell'adunata, poi fissa
+con piglio severo il pontefice e dice:</p>
+
+<p>&mdash;Sire papa, tu sei il più codardo uomo di cristianità.</p>
+
+<p>Il volto di Alessandro, da bianco addivenuto per paura, arroventa. Nel
+tempo stesso cento destre cadono sui manichi dei pugnali, chè le spade
+avean tutti lasciate fuori la porta, ed il principe di Benevento fa
+qualche passo onde istrappare quel temerario di quel sito, e gittarlo
+lontano. Ma lo sguardo altero del giovane l'arresta, e, dopo averlo
+considerato un istante con aria di freddo disprezzo, si rivolta
+novellamente ad Alessandro e soggiunge a voce forte e tranquilla:</p>
+
+<p>&mdash;Sì, sire papa, tu sei lo più vigliacco uomo di cristianità. E voi,
+baroni, non vi mostrereste per avventura meno dappochi, se segno
+alcuno di veneranza veniste a fare a costui.</p>
+
+<p>&mdash;Se non si tratta che di ciò! si udì una voce partir dal gruppo dei
+baroni. Il cavaliere si volse da quel lato aspettando il seguito, ma
+non udendo più che un fremito indistinto in mezzo all'assemblea,
+continuò:</p>
+
+<p>&mdash;Dio aveva chiamato il papa ad esser capo dei cristiani: in età più
+avventurosa e' ne fu sempre la voce, il sostegno e l'esempio; ora e'
+si fa oltraggiare dai più imbelli, si fa schernire dai suoi vassalli.
+Papa Alessandro II è il trastullo di Roberto Guiscardo e del priore
+Guiberto di Lacedonia.</p>
+
+<p>Tutti aspettavansi grande esplosione dal pontefice, superbo e
+puntiglioso uomo, contro colui che gli gittava sul volto così mortali
+parole; pur nullameno diversamente avvenne. Dappoichè, se Alessandro
+II avesse voluto imaginare mezzo più efficace che al suo intento lo
+conducesse, meglio non avrebbe saputo. Anzi guardò in volto il suo
+cancelliero, pensando non fosse stato per consiglio di lui che quella
+scena quivi avvenisse. Ma vedendo che alfine anche costui radiava di
+gioia amara, si rivolge al giovane e calmamente favella:</p>
+
+<p>&mdash;Bene dite, cavaliere, che noi siamo vigliacchi, e che non lo sono
+meno questi baroni, i quali, la nostra persona venerando, ci lasciano
+insultare da altrui. Essi per vero dimenticarono che Iddio noi
+rappresentiamo quaggiù e che ogni vituperio diretto al pontefice Iddio
+colpisce sull'eterno suo soglio di zaffiro.</p>
+
+<p>&mdash;Essi non dimenticarono nulla, ser papa « lo interruppe il giovane
+» tratto il nobile giuramento che profferirono prendendo il cingolo di
+milizia. La religione non si difende più: la donna vilipesa, l'orfano
+spogliato non trova più braccio generoso che per essi si levi. E sta
+bene, baroni; la paura di Guiscardo vi ha infiacchiti nell'anima. Ma
+quelle offese, che per altrui oggi non vendicate, da un dì all'altro
+sopra di voi ancora cadranno, sopra di voi sicuri in boria indolente.</p>
+
+<p>&mdash;Ma, col vostro permesso, santo padre, chi fia codesto temerario che
+ci viene a vilipendere di modi così villani? » dimanda il principe di
+Salerno, traendosi innanzi sino al soglio del papa.</p>
+
+<p>Il giovane stava per rispondere, Alessandro gli fa cenno della mano e
+dice:</p>
+
+<p>&mdash;Chi, messer principe? un inviato del Signore sicuramente. Egli ci ha
+chiamati vili perchè lasciamo conculcare la santa dignità, di cui noi,
+servo dei servi di Dio, fummo investiti. Egli si è apposto. Noi
+abbiamo scagliati gli anatemi contro codesto ribelle priore e contro
+codesto Guiscardo; abbiamo pianto su i mali della Chiesa ed invocata
+la forza laicale. I vigliacchi dunque siete voi, o baroni, che ci
+vedete spogliare, ci vedete offendere, e non curate delle nostre
+preghiere. Sa Iddio se questa amara parola di codardi noi vi avremmo
+mai fatta udire; ma poichè dessa uscì di bocca ad un generoso, se la
+tolga cui spetta, che noi la nostra missione compimmo fin dove la
+carità ci consigliava.</p>
+
+<p>&mdash;Morte al priore, morte a Guiscardo « scoppiarono allora unanimi
+quanti erano nella chiesa, infiammati » vendetta, vendetta!</p>
+
+<p>&mdash;Ah! « sclama il giovane sogghignando e rimettendo il pugnale nella
+vagina » levate pure la voce, levatela forte, messeri, chè Roberto è
+lontano, assai lontano per udirvi, il priore troppo immerso fra i
+bagordi delle sue concubine. Ma guardatevi bene, baroni, studiate
+attentamente di non inchinarli abbastanza umilmente quando essi vi
+saranno da presso, chè le incaute parole di questa mattina sono
+sentenza di morte per vassalli i quali ai loro padroni forfanno.</p>
+
+<p>&mdash;Se questo ragazzo ha il braccio libero come ha lo scilinguagnolo,
+eh! eh!&mdash;mormora di nuovo una voce dal gruppo dei baroni.</p>
+
+<p>&mdash;Noi non siamo vassalli di chicchessia, arrogante baccelliere « grida
+a sua volta il principe di Capua » nè di alcuno temiamo dopo il
+Signore. Il duca Roberto Guiscardo, il valvassore di Lacedonia, non ci
+oltraggiarono mai direttamente perchè noi, con l'aiuto di Dio,
+sappiamo bene come le offese si vendicano, e speriamo nell'arcangelo
+del Gargano ed in questo barone s. Benedetto di mostrarlo un poco
+anche a voi, se pur siete cavaliere. Il solo torto che abbiamo a
+rimproverarci d'innanzi a Dio gli è di non aver prestato mano al santo
+pontefice nelle sue querele con questi due baroni. Ebbene, per quelle
+sante reliquie dunque giuriamo che non saranno passati sei mesi...</p>
+
+<p>&mdash;Col vostro beneplacito, principe « s'interpone Gisulfo » arrestatevi:
+non profferite giuramento che forse un giorno vorreste non aver fatto.
+Io non difendo il duca Roberto perchè mi viene cognato, nè il priore
+di Lacedonia perchè mi è amico. Ma le nostre leggi ordinano di non
+condannare alcuno, che prima non fosse stato citato e giudicato. Io
+quindi mi appello a voi, santo padre, di aprire un <i>placito</i>, dove le
+accuse contro costoro fossero più formalmente profferte e da loro pari
+discusse. Poi, se la sentenza che profferiranno li condannerà, io che
+adesso per loro campione mi constituisco, io il primo mi adopererò
+onde eseguirla. Ho detto, e la parola di un principe valga per voi più
+di quella di codestui, che se non è matto, è bene insolente e merita
+castigo.</p>
+
+<p>&mdash;Uhm! meritare l'è uno, darglielo è un altro; ci badi messere,
+susurra taluno di mezzo all'adunanza.</p>
+
+<p>&mdash;Ben diceste, nostro amato figliuolo « alquanto acerbo risponde il
+pontefice » prudente consiglio fu quello di vostra mercede, e per
+avventura assai cauto. Noi dunque apriamo questo placito qui. Lo
+presederà per noi il nostro cancelliero; i giudici saranno questi
+baroni; gli accusatori, gli offesi non pochi che qui si trovano per
+farci riverenza. La giustizia favelli nei vostri cuori, vi illumini
+Iddio. Ricordatevi però che i torti degli uomini si possono obliare e
+perdonare talvolta, ma quelli della Chiesa non mai, perchè contro di
+lei <i>portæ inferi non prevalebunt</i>. A domani.</p>
+
+<p>&mdash;A domani « replica il principe di Capua ritirandosi » e riposate pure
+tranquillo, santo padre, chè il vostro dolore ci si scolpisce nel
+cuore. Ricominciate le cerimonie.</p>
+
+<p>&mdash;Aspettate « interrompe il giovane facendo cenno al papa di sedere » Il
+principe Gisulfo da uomo prudente si dichiarò campione del marito di
+sua sorella e dell'audace priore: il principe Riccardo, da bravo
+cristiano, si arrestò in mezzo ad uno spavaldo di giuramento, che in
+cuore suo sapeva non poter compire giammai: i duchi di Sorrento e di
+Napoli, assorti nelle beate visioni dei loro feudi incantati, pensano
+a tutelarvisi dentro come le lumache nel guscio: il principe di
+Benevento medita la morte di languore, in cui, unitamente al suo
+Stato, si consuma: vescovi ed arcivescovi ardono di ritornare agli
+ozii voluttuosi dei loro castelli ed ordinare cacce e processioni onde
+viver lieti e tranquilli. Ma voi, ser papa, uditemi bene, voi direte
+al vostro monsignor Gesù Cristo, che fra qualche minuto chiamerete
+nell'ostia, voi gli direte che avete udito giurare a Baccelardo, duca
+di Puglia, spogliato dei suoi Stati dal suo zio Roberto Guiscardo, che
+allora e' perdonerà a costui, quando quelle sante reliquie di Macario
+e di Benedetto prenderanno di nuovo forma umana, e diranno: Dio non è!
+Dio non è! Voi, sire papa e baroni, siatemi testimoni del giuramento
+che ho fatto.</p>
+
+<p>E sì dicendo il giovane proscritto scendeva dal soglio del pontefice,
+attraversava la chiesa con la medesima maestà con cui era entrato,
+montava a cavallo e partiva dal monistero. E quei signori, lungi dal
+fare onta alcuna al diseredato, lo compiansero e molti gli giurarono
+protezione. Il cancelliero di Alessandro dal suo primo apparire gli
+aveva fissato addosso l'immobile sguardo, quasi avesse voluto ben bene
+comprenderlo; poi aveva abbassato il capo, nè più fatto atto che il
+suo pensamento rivelasse, nè detto motto.</p>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page22" name="page22"></a>(p. 22)</span>II</h3>
+
+<div class="entete">
+<div class="quoteret">
+<p><span class="min3em">MAF.</span> Madame, je suis Maffio Orsini frère du
+ Duc de Gravina que vos sbires ont étranglé
+ la nuit pendant qu'il dormait.</p>
+
+<p><span class="min3em">IEP.</span> Madame, je suis Ieppo Liveretto neveu de
+ Liverotto Vitelli, que vous avez fait poignarder
+ dans les caves du Vatican.</p>
+
+<p><span class="min3em">OLOF.</span> Madame, je m'appelle Oloferno Vitellozzo
+ neveu de Iago d'Appiani, que vous avez
+ empoisonné dans une fête après lui avoir
+ traîtreusement derobé sa bonne citadelle
+ seigneurial de Piombino.</p>
+
+<p><span class="min3em">DON APOS.</span> Madame, vous avez mis à mort sur
+ l'échafaud Don Francisco Gazzella.......<br>
+ Je suis Don Apostolo Gazzella.</p>
+</div>
+
+<p class="author"><span class="smcap">Hugo</span>. <i>Lucrèce Bogia</i>.</p>
+</div>
+
+<p>Il domattina, all'ora di terza, nella vasta sala dove si ragunavano i
+monaci a capitolo, tutto era apparecchiato per l'augusto <i>mallo</i>, che
+il papa, come capo della cristianità, si lusingava poter tenere
+egualmente che l'imperatore d'occidente. Tre disposizioni preliminari
+il principe Gisulfo aveva creduto provocare dal cancellier-presidente
+onde meglio si fosse sicuri della giustizia che nel <i>placito</i> si
+sarebbe serbata.</p>
+
+<p>Primamente, che oltre le dignità ecclesiastiche fino a quella di
+priore, ed alle laicali fino a quella di castellano o valvassore, non
+si permetteva a chicchessia intervenire all'adunata se non fosse per
+particolarmente far atto di accusa o di difesa contro i due
+giudicabili; da poichè gli uomini della condizione di Roberto
+Guiscardo e del priore barone di Lacedonia dovevano aspettarsi di
+essere giudicati da loro pari.</p>
+
+<p>Secondo, che i membri del <i>placito</i> vi si potessero recare a
+piacimento scoverti o imbacuccati nei loro cappucci; onde, sia che
+accusassero, sia che difendessero, niuna ragione d'interesse
+individuale per odio o benevolenza, e nessun pungolo di tema o di
+gloria, l'inspirassero; le quali accuse e difese potevano profferire o
+con la voce con le scritte.</p>
+
+<p>Infine, che ciascheduno metterebbe in un'urna il suo voto, designando
+con dado bianco l'assoluzione, con dado nero la condanna, giusta il
+codice longobardo in voga anche presso i Normanni.</p>
+
+<p>Posti questi tre articoli, il giudizio si dispose. Giudizio arbitrario
+ed illegale, perchè gli <i>sculdaschi</i>, ossia i giudici, giudicavano ed
+accusavano nel tempo stesso, ed i rei niuno aveva chiamati alla
+difesa. Ma perchè il principe Gisulfo se ne era costituito campione,
+avvegnachè il principe non potesse dirsi assai istruito dei fatti, nè
+vigoroso del pari nell'intelletto come nel braccio; il papa si
+credette autorizzato ad aprir questo <i>placito</i>. Egli operava così
+perchè Roberto Guiscardo, ricevuta investitura dei suoi Stati da
+Niccolò II si era dichiarato vassallo della Chiesa, in egual modo che
+il priore lo era per lo spirituale; perchè egli usava del diritto di
+difendere gli oppressi contro i potenti, e come capo dei cristiani
+chiamare alla ragione i feudatari, che a niuno potere inchinavansi
+quando gl'imperatori tanto distavano dalle loro provincie; perchè la
+grande idea di sottrarre non solo gli ecclesiastici al dominio
+laicale, ma questo sottomettere a quello, faceva un passo di più,
+giudicando così possenti baroni; perchè infine a tal punto lo aveva
+tirato dei capelli il suo cancelliere, ed un simulacro di giustizia
+appariva nel loro comportarsi. Cosichè non stettero a pensarci sopra
+neppur tanto, ed il <i>placito</i> s'intimò.</p>
+
+<p>A terza dunque, come si è detto, tutti trovavansi pronti nella grande
+sala del capitolo. Le porte del monistero si chiusero, onde niuno di
+fuori venisse a sturbarli. Innanzi ad un grande tavolo di legno di
+quercia sedeva il cancelliero di papa Alessandro, con la testa
+scoverta, severo e sereno. Presso di lui stava un'urna per raccogliere
+le tessere, il codice longobardo, ed il calamaio con pergamene. A
+fianco di lui il principe Gisulfo, scoverto del pari, con una manopola
+di ferro innanzi. Negli stalli del capitolo ed in altri seggi
+appositamente quivi allogati sedevano gli ecclesiastici ed i baroni.
+Alcuni ravviluppati in grandi cappe co' becchetti tirati infino agli
+occhi, altri con celate in testa e visiere calate; tal che per sola
+congettura alcun di loro si poteva ravvisare. Il lume delle finestre
+(a vetro colorato, <i>et gypso</i>, talco, come dice Leone Ostiense,
+bellamente lavorate), era stato temperato con tendine di seta. Tutto
+inspirava solennità luttuosa.</p>
+
+<p>Quando furono accolti, le porte serraronsi e vi si apposero a guardia
+quattro labardieri. Il cancelliere allora si ginocchiò per invocare
+lumi di giustizia dallo Spirito Santo. Gli altri baroni ne seguirono
+l'esempio. Ciascuno pregò in segreto per un istante, poi tutti
+silenziosi si riassisero ed il cancelliero volgendosi verso uno degli
+stalli della destra, con maestà disse:</p>
+
+<p>&mdash;Campione della Chiesa, la parola è a voi.</p>
+
+<p>E lento lento da uno di que' stalli si alza come un'ombra un uomo
+strettamente involto nel mantello e tirasi in mezzo alla sala.
+Qualcuno pensò che colui fosse l'abate Desiderio in persona, altri il
+celebre Amato. Noi propendiamo pel primo. Egli dunque stava per
+favellare, allorchè gli sorge da canto un cavaliere chiuso nell'elmo e
+parla:</p>
+
+<p>&mdash;Con la vostra sopportazione, bel sere, ancora un momento. Le querele
+del papa giungeranno a migliore proposito dopo ciò che io dirò.</p>
+
+<p>Il campione della Chiesa fa con la testa cenno di assentire, e si
+ritragge a sedere. L'altro si alza la vantaglia, sì che ognuno ravvisa
+Baccelardo, e comincia:</p>
+
+<p>&mdash;Io accenno a cose, baroni, che le vostre signorie già conoscono. Gli
+è però bene che abbiano la cortesia di rammentarsele. Nel cominciar di
+questo secolo, quaranta pellegrini sopra galee amalfitane, tornando di
+Terra Santa, approdavano a Salerno nel momento proprio che una
+flottiglia di Saraceni appariva nella rada e si cacciava nel porto,
+chiedendo forte riscatto. Il principe, per farli desistere dalle
+avanie, promette, ed i suoi vassalli comincia a tribolare per
+raccogliere la somma. I quaranta palmieri, maravigliati di tanta
+obbrobriosa condotta, dimandano armi e cavalli; e nel bel delle
+crapole e dell'orgie, in che guazzavano i Saraceni, vi dan dentro e ne
+fanno poderoso macello. Il rimanente ottiene appena in ventura risalir
+sulle navi e fuggire. Quei palmieri erano normanni. Guaimaro li colma
+di doni e di grazie, e li solletica con promesse di onoranze perchè
+restassero nella sua corte. Coloro però, caldi di riveder la patria
+loro, gli rispondono: « che non potevano rimanere avendo da molti anni
+peregrinato, che speravano visitare ancora i santuari di monte Gargano
+e di Montecasino, e risalutare i tetti paterni, promettengli l'invio
+di altri loro compagni. »</p>
+
+<p>Il principe, confortato di tali promesse, li accomiata carichi di
+molti e bei regali. Quei Normanni giungono alla patria. I concittadini
+loro stupefatti de' ricchi presenti, spronati dal racconto de'
+splendori del cielo d'Italia, si pongono sotto la condotta di Osmondo
+Drengotto, ed uniti fra fratelli e nipoti, in pressochè cento, vengono
+in Italia.</p>
+
+<p>Io non ricorderò a voi testimoni, parte, vittime dei Normanni, i loro
+fatti, le loro conquiste, coma e quando venissero i primi figli di
+Tancredi d'Altavilla, Guglielmo Braccio-di-ferro, Drogone ed Umfredo,
+nè quali servigi e' rendessero ai principi longobardi e quali
+ricompense ne togliessero, nè come infine, dopo largo pugnare,
+occupassero vasto paese, e Guglielmo Braccio-di-ferro fosse scelto a
+Matera capo dei Normanni e nominato conte di Puglia....</p>
+
+<p>&mdash;Sta bene, sta bene, sclama il principe Gisulfo, sappiamo ciò, ser
+cavaliere; siateci cortese di venire ai vostri propositi.</p>
+
+<p>&mdash;Ci siamo, monsignore, continua Baccelardo. I soldati longobardi
+adunque, i Normanni, gl'Italiani, i loro capi, il popolo, la
+maestranza, tutti si uniscono, e a suono di timpani e di oricalchi,
+levato Guglielmo sopra uno scudo, gli affidano il gonfalone della loro
+nuova terra, gli danno l'elmo sormontato da cerchio d'oro e la rotella
+insignita della divisa medesima in campo di argento, e lo proclamano
+conte di Puglia&mdash;riconoscendolo per loro primo condottiero e signore.
+Indi recandosi tutti ai dieta a Melfi, si dividono il conquisto. Non
+stette guari però e Guglielmo muore a Venosa.</p>
+
+<p>&mdash;Da scomunicato.</p>
+
+<p>&mdash;Da cristiano e da guerriero, senza rimorsi e senza paura, grida
+Baccelardo. Poi continua:</p>
+
+<p>&mdash;I Normanni, accoltisi di nuovo a dieta, eleggono conte suo fratello
+Drogone. In quel tomo di tempo vennero gli altri figliuoli di Tancredi
+d'Altavilla. Umfredo padre mio, e maggiore tra i figli del secondo
+letto di Tancredi, fu creato conte. Roberto, che poscia per sua
+scaltrezza e perfidia addimandarono Guiscardo, fu mandato a sostenersi
+nella fortezza di San Marco in Calabria.</p>
+
+<p>&mdash;E di chi era quel paese, ser cavaliere, se Dio vi aiuta? domanda una
+voce con accento commosso.</p>
+
+<p>&mdash;Di Dio e di chi lo prendeva, riprende Baccelardo, perochè erano
+terre occupate da vili, ed i vili non meritano una patria.</p>
+
+<p>« Enrico III intanto scendeva in Italia tra per assicurarsi la
+dipendenza dei Normanni, che conquistavano paese nelle provincie
+dell'impero, tra per mettere freno alle ribalderie dei romani
+pontefici che tre in una volta regnavano dentro Roma. Composte le cose
+dei papi, eleggendone un quarto, Enrico cavalca sopra Capua. Drogone
+conte di Puglia e Rainulfo conte di Aversa gli fanno quivi riverenza,
+e lo donano di cavalli e danari. In ricambio hanno investitura del
+paese conquistato sulle terre imperiali.</p>
+
+<p>&mdash;Quella del papa non bastava dunque loro, domanda balbettando un
+membro dell'assemblea.</p>
+
+<p>&mdash;Esse avevan tutte lo stesso valore, risponde Baccelardo. La
+investitura vera la tenevano dalle loro spade. Infrattanto i Pugliesi
+ribellati uccidevano molti Normanni a tradimento e facevano
+assassinare l'istesso conte Drogone dal suo compare Riso, mentre
+entrava nella chiesa di Montoglio ad udir messa. Il conte Umfredo,
+succeduto a Drogone, assedia e prende Montoglio e fa morire gli
+assassini di suo fratello quivi rifugiati.</p>
+
+<p>&mdash;Adesso, ser cavaliere « l'interrompe il campione della Chiesa
+» abbiate la cortesia di cedere a me la parola. Questo punto del
+racconto vostro gli è bene che fosse rammentato da me.</p>
+
+<p>&mdash;Vi ascolto « risponde Baccelardo e piegando le braccia si asside al
+seggio da cui il campione della Chiesa erasi levato. E quegli dice:</p>
+
+<p>&mdash;L'ordine di Umfredo di governare i Pugliesi come roba da rubello fu
+troppo appuntino seguito. I beni della Chiesa, da costoro non
+rispettati; ed i santuarii violati e messi a ruba, i sacri arredi
+addicendo ad usi profani; le persone dei sacerdoti taglieggiate, le
+sante reliquie rubate e vendute come buoi tolti ad aldiani; i vassalli
+angariati nelle robe e nella vita, augumentati <i>foderi</i> e <i>livelli</i>;
+gli uomini di condizione libera manomessi; le donne vituperate fino
+nei santi asili dei chiostri; in una parola la più pesante mano che la
+guerra potesse aggravare sugl'infedeli, i Normanni calcavano sui
+cristiani di Puglia. Onde avvenne che di tante crudeltà le città e le
+chiese si mandassero a dolere col papa perchè, mercè sua, fussero
+sollevate.</p>
+
+<p>&mdash;Avrebbero meglio fatto di sollevarsi, sclamava una voce; chiamare un
+aiuto gli era chiamare un nuovo padrone.</p>
+
+<p>&mdash;Il papa è padre più che padrone, continua il campione della Chiesa.
+Infatti Leone IX, da quel santo che egli era....</p>
+
+<p>&mdash;Calate, calate, interrompe una voce, santi di quel conio non vanno
+agli altari.</p>
+
+<p>&mdash;Da quel santo che era, insiste il campione, Leone tenne qualche
+motto ai principi longobardi. Ma conoscendo questi baroni come i
+Normanni fossero ostinati nel proposito, e tenaci nelle loro
+risoluzioni, persuasero il papa che senza niente affatto avvilirsi a
+pregarli di carità verso i vinti, si volgesse all'imperatore Enrico.</p>
+
+<p>&mdash;Il consiglio era eccellente, dice un membro dell'assemblea, perchè
+l'imperatore, mal doveva tollerare che nei suoi Stati si andasse
+levando gigantesca una dominazione novella, di uomini non mai sazi di
+guerre nè mai pieghevoli.</p>
+
+<p>&mdash;Proprio così, ser cavaliere, soggiunse il campione. Ond'è che Leone
+si recò in Germania, ed Iddio fe' trovar varco alle sue parole nel
+cuore di Enrico <i>il nero</i>, il quale con settecento gendarmi alemanni
+lo rimandò in Italia.</p>
+
+<p>&mdash;Così, li avesse mandati all'inferno! mormorava taluno; quei
+saccomanni vennero a desolare l'Italia.</p>
+
+<p>&mdash;E non furono i soli, replica Baccelardo perchè in Italia Leone fece
+altre cerne di truppa ed accozzò esercito numeroso, alla cui testa si
+mise egli in persona da condottiero.</p>
+
+<p>&mdash;Sì; Leone si mise alla loro testa per addolcire i mali della guerra,
+continua il campione. Però, udendo i Normanni di quella tolta di laici
+e chierici che il papa loro voltava contro, gli mandano ambasciadori,
+simulando pentimento e voglia di soddisfarlo all'intutto. Ma gli
+oratori normanni non sanno di tanto mascherarsi da accecare Leone.
+Talchè il sant'uomo, inasprito dall'insolenza di quei venturieri, che
+piccoli della persona e segaligni si davano in volta boriosi per
+conquistare il mondo, cavalca su quel di Civitade in Capitanata il 18
+giugno 1053. I Normanni ridotti allo stremo di viveri e disperati per
+la troppa disuguaglianza di forze, si trovano costretti accettare
+l'abbattimento.</p>
+
+<p>« Sire Iddio » sclama allora un cavaliere « giuro ammazzarti di mia mano
+dugento Saraceni, se ci dai di mandare al diavolo questi bricconi di
+papalini ».</p>
+
+<p>&mdash;E l'uomo che così giurava, soggiunge Baccelardo, era Roberto
+Guiscardo. E gli altri a loro volta giurarono:</p>
+
+<p>« Regina Maria di Lacedonia, facciamo voto di darti tante messe nel tuo
+priorato, quanti di questi mariuoli del papa ognuno di noi ucciderà ».</p>
+
+<p>&mdash;Gli è proprio così, ser cavaliere, » disse, continuando, il campione
+della Chiesa. « Il conte Umfredo comandava i Normanni. Papa Leone
+celebra la messa nel mezzo dei suoi alloggiamenti, dà una grossa
+benedizione alla sua truppa, e la schiera nella pianura, separata dai
+Normanni per non difficile colle. Questi lo accolgono primi. Ed a vero
+dire forse la pugna si sarebbe risoluta per quei della Chiesa, se quel
+dannato di Guiscardo non avesse fatto suonare le trombe, e non si
+fosse precipitato sugli Svevi con truppa fresca e disperata.
+Lungamente si martellano di colpi, intrepidi gli uni, feroci gli
+altri. Infine gli Alemanni cominciano a piegare, sono rotti e si
+volgono alla fuga. Roberto gavazzando nel sangue come tigre, li segue
+tagliandoli ai garretti, li uccide tutti finchè uno solo non ne resta.
+A quello spettacolo terribile Leone IX inorridito si dà a fuggire
+ancor egli, e cerca asilo nella fortezza di Civitade. I Normanni ve lo
+assediano ed ai cittadini propongono o la resa o andar tagliati a
+pezzi.</p>
+
+<p>&mdash;Sì, dice Baccelardo interrompendo, e chi questo supplizio loro
+minacciava era Guiscardo. Che perciò quei poltroni spaventati
+cacciarono il papa fuori le mura della fortezza. Un cavaliere allora
+si accostò, e prendendo le redini della sua bianca mula:</p>
+
+<p>« Ser papa » gli disse sorridendo « siete prigione ».</p>
+
+<p>&mdash;Quel cavaliere era ancora Roberto.</p>
+
+<p>&mdash;Era Roberto, » continua il campione della Chiesa; « proprio lui, egli
+sempre. I Normanni, in apparenza rispettosi, punsero il pontefice di
+amari motteggi. Gli occhi pregni di lagrime, pallidissima la faccia,
+Leone venia tirato dalla briglia da Guiscardo ed attraversava i ranghi
+dei soldati, i quali ebri di tanta bella ed inaspettata vittoria, gli
+si ginocchiavano schernevolmente sul passaggio per riceverne la
+benedizione.</p>
+
+<p>&mdash;Ed avrebbero meglio ricevuti dei bisanti, dei fiaschi di Orvieto e
+delle lacche di maiale! interrompe una voce chioccia dal fondo della
+sala.</p>
+
+<p>&mdash;Può ciò essere ancora, continua il campione: eran tanto scomunicati!
+Il conte Umfredo però prese il santo padre sotto la sua custodia: nè
+il lasciò a libertà se non carpiti accordi che pienamente lo
+soddisfacessero. Il papa ridotto a tanto stremo mal volente o
+volentieri condiscese a tutto, tornò libero e poco stante morì a Roma
+di cordoglio per gli oltraggi ricevuti. E l'uomo che tanta sventura
+alla cristianità cagionava era sempre Roberto.</p>
+
+<p>&mdash;Sventura poi non era tanta, mormorò un cavaliere dell'adunanza: quel
+Leone fu una mala ventura.</p>
+
+<p>&mdash;La parola è a me adesso « l'interruppe il principe Gisulfo alzandosi ».</p>
+
+<p>&mdash;Con vostra licenza, monsignore, ancora due motti « pregò Baccelardo
+» indi giustificherete a vostro piacimento, se potrete, la condotta di
+vostro cognato.</p>
+
+<p>Gisulfo si riassise, e quegli continuò:</p>
+
+<p>&mdash;Leone IX, così vinto, investì il conte Umfredo padre mio delle terre
+di Puglia, di Calabria e di quanto mai avesse saputo acquistare sui
+Saraceni di Sicilia. Ed i Greci perdettero ancora Trani, Venosa,
+Acerenza, Otranto e Troia.</p>
+
+<p>&mdash;Piano « l'interruppe il campione della Chiesa » Troia era stata donata
+al pontefice da Enrico II. Papa Niccolò II si lamentò di questa
+occupazione dei beni della Chiesa, e Roberto promise ritornarla. Troia
+non è stata restituita più alla santa sede. Continuate.</p>
+
+<p>&mdash;Ridotta la Puglia « proseguì il cavaliero » tutto l'animo del conte
+Umfredo si rivolge alle Calabrie. Vi manda Roberto con molta mano di
+truppa e di scorte. Cosenza, Bisignano, Malvito, Gerace e Martorano
+sono prese. Poco di poi, in Puglia il conte Umfredo muore. Dal suo
+letto supremo chiama Roberto, facendo cenno della mano ad un frate,
+che apprestavagli la comunione, di attendere ancora un istante.</p>
+
+<p>« Fratello caro » a Roberto egli parlò « quanto amore io ti abbia posto
+tu lo sai. Io di Normandia ti chiamai in questo paese, io sempre ti
+tenni il più prode dei miei guerrieri, il più saggio nei miei
+consigli; e le missioni più perigliose affidai sempre a te. Ora muoio
+qui, lontano dalla nostra patria, in questa patria novella che mi ha
+conquistata la spada. Il libero volere dei conti normanni mi elesse a
+loro duce, proclamandomi conte di Puglia: l'imperatore Enrico III mi
+investì del paese da noi conquistato: il papa rese santi i nostri
+acquisti dichiarandoli tutelati dalla Chiesa, dandomene anch'esso
+investitura. Tu sai che Drogone succedette a Guglielmo, perchè senza
+prole, ed io a Drogone, perchè senza figli ancor esso. Ora io ho
+figliuoli. Per le nostre patrie costituzioni tu sai ancora che gli
+Stati del padre eredita il figlio. Ti raccomando dunque il mio
+figliuolo Baccelardo. Giurami, Roberto, giura al tuo fratel moribondo
+che tu sarai il padre di Baccelardo, che gli conserverai i conquisti
+di che i Normanni mi fecero capo, che lo addestrerai al governo,
+giuramelo sui piedi di questo Cristo che abbraccio, su quest'ostia che
+deve comunicarmi ».</p>
+
+<p>E Roberto, stendendo una mano sull'ostia e prendendo dall'altra il
+crocifisso, fra molte lagrime, cadendo ai piedi del letto del
+fratello, gridò:</p>
+
+<p>« Giuro su questa santa ostia e su questo Cristo che il tuo volere sarà
+fatto, fratel mio caro ».</p>
+
+<p>» Umfredo radiò di gioia negli occhi, assunse l'ostia, e morì.</p>
+
+<p>» Ora, baroni, Roberto non ha mantenuto il giuramento, e Baccelardo, il
+figliuolo del caro fratello suo, va ramingando di terra in terra,
+sprovvisto di ogni cosa, spogliato dei suoi Stati, perseguitato come
+il lupo, dannato a terribile morte da suo zio. Cotesto zio è Roberto
+Guiscardo. Giudicatelo.</p>
+
+<p>&mdash;Uhm! giudicatelo! mormora l'abbate di Farfa dal fondo del suo
+cappuccio: e chi si incarica di eseguire la sentenza?</p>
+
+<p>&mdash;Se altri manca, Dio! sclama il cancelliero del papa rizzandosi sul
+suo seggio.</p>
+
+<p>&mdash;Proseguite le vostre accuse, signori « torvo e pensoso dice a sua
+volta Gisulfo » io parlerò per ultimo.</p>
+
+<p>Allora dal fondo della gran sala sorge un altro cavaliere che
+tirandosi fino innanzi della tavola del cancelliero favella:</p>
+
+<p>&mdash;Ed io accuso Roberto Guiscardo come spergiuro di altra promessa.</p>
+
+<p>&mdash;Egli ha promesso di non tenerne mai una! mormora una voce stridula
+dal fondo della sala.</p>
+
+<p>&mdash;Pare che la sia proprio così, soggiunge il cavaliero che aveva
+cominciato a parlare. Infatti udite questa. Sotto la fortezza di
+Malvito i Normanni avevano consumato lungo tempo in assedio, senza
+niuna speranza di prenderla. Una mattina un araldo d'armi, preceduto
+da banderaio con bianco pennoncello e due trombettieri, si presenta
+avanti alle porte e dimanda esser introdotto. I sergenti vanno a
+prender l'ordine, e non passa guari, si apre una porta di soccorso per
+fare entrare l'araldo. Il sire di Malvito, in piedi nel vestibulo del
+suo castello, lo aspetta, tutto pronto a ricevere i patti della tolta
+dell'assedio. L'araldo invece gli dice:</p>
+
+<p>« Messer Asclettino, il mio nobile signore Roberto Guiscardo conte di
+Puglia vi manda salute e prosperità. Nel tempo medesimo prega la
+cortesia vostra che vogliate concedere sepoltura nella vostra chiesa
+al suo compare Brado, morto la notte scorsa di ferita al ventre, onde
+come scomunicato non venga sotterrato in rasa campagna. Che perciò
+egli in nome di Dio promette che domani toglierà il campo dalle mura e
+sulle reliquie dei santi ve ne fa sacramento.</p>
+
+<p>« Bene sta, risponde Asclettino; il sire di Malvito che non teme i
+Normanni vivi non avrà paura degli estinti, nè incrudelirà verso i
+morti. Torna dunque al conte Roberto e digli: che noi gli diamo parola
+di cavaliere, col favore di Gesù Cristo, di non aprir mai le porte
+nostre ai soldati normanni finchè ci resteranno polpe alle braccia e
+cuoi a' calzari; ma che non le chiuderemo giammai ai loro
+cadaveri&mdash;dovessero pure cercarvi ricovero tutti quanti sono.</p>
+
+<p>« Mille mercè, sire di Malvito, riprende l'araldo, ed Iddio
+misericordioso non ascolti le vostre parole.</p>
+
+<p>La sera infatti il medesimo araldo si presentava alle porte per
+dimandare passo al funebre corteggio di compar Brado, giusta la
+permissione del sire di Malvito. Sotto una bara coverta da ampio
+drappo giaceva il cadavere: quattro cavalieri, armati solamente delle
+spade, ne sostenevano i lembi, quattro frati se la recavano sul dorso
+ed altri sei frati con ceri accesi venivano dietro cantando <i>misereri</i>
+e <i>Deprofundis</i>.</p>
+
+<p>&mdash;Che lusso di frati! Ne avevano dunque delle caneve nel campo? grida
+l'uno.</p>
+
+<p>&mdash;Più che di maiali per disfamarsene al desco&mdash;replica un altro.</p>
+
+<p>&mdash;Voi credete, cavalieri? riprende il primo interlocutore. Ascoltate
+allora. Questo manipolo di frati tirò dritto alla chiesa.
+Fervorosamente tutti pregarono agli altari, poi supplicarono voler
+passare la notte in preghiere per l'anima del defunto, chè al domani
+gli avrebbero cantato messa, l'avrebbero sepolto, e sarebbero tornati
+al campo per dimandare a Roberto di mantenere la sua parola, avendo
+quel di Malvito mantenuta la sua. Asclettino, che era uomo di cuore,
+non rifiutò la preghiera, e nel sagrato fece loro recare molti bei
+fiaschi di vino e pasticci e camangiari che avevan proprio a farci uno
+stravizzo.</p>
+
+<p>&mdash;E null'altro che questo? Capperi! i frati di Malvito si danno bene
+altre leccornie con le fanciulle del contado&mdash;sclama un capperuccio
+del sinedrio.</p>
+
+<p>&mdash;Non dico mica no, continua il primo interlocutore: ma colà si
+trattava di mortorio, credeva il sire di Malvito. Se non che, nel
+cuore della notte, quando i cittadini dormivano tutti, i Normanni
+scoperchiarono la bara e misero fuori compare Brado vegeto e fresco
+come i canonici di Cosenza, e tolsero dal fondo della cassa molte
+belle armi, perchè di sotto le cappe e' già vestivano cotte di maglia.</p>
+
+<p>&mdash;Oh birbi, birbi, birbi! sclama qualcuno.</p>
+
+<p>&mdash;Spogliansi perciò degli abiti da frati, continua il primo, danno di
+piglio ad azze, spade e picozze, e queti queti se ne vengono alle
+porte. Quivi si gittano su gli arcadori di guardia e gridando: viva
+Guiscardo e s. Gotifrido! li scannano tutti. Indi aprono le porte a
+quei e fuori già in pronto, e mentre coloro della fortezza si levavano
+a tumulto, sapendo dentro il nemico, già i Normanni occupavano i posti
+delle mura, e s'impadronivano del sire di Malvito.</p>
+
+<p>« Voi siete uno spergiuro, grida costui a Roberto quando gli fu menato
+d'innanzi, siete un disleal cavaliero.</p>
+
+<p>« Mai no, risponde Guiscardo; sire di Malvito, vi giurai che dimani
+avrei tolto il campo dalle mura, vi ho mantenuta la parola questa
+notte; trasferito l'ho qui dentro.</p>
+
+<p>Ora, baroni, giudicate voi se Roberto non spergiurò.</p>
+
+<p>&mdash;Io non me 'l credo, mormorò una cocolla, che ben poteva essere
+l'abate di Farfa, che i monaci addimandavano il santo, i vassalli il
+maledetto.</p>
+
+<p>&mdash;Vi è ancora qualcuno che ha querele da produrre? dimandò il principe
+Gisulfo volgendosi all'adunanza.</p>
+
+<p>Ed un altro cavaliero traendosi ancora innanzi favellò:</p>
+
+<p>&mdash;Io. Io che vengo ad accusare Guiscardo pel più villano ed infame di
+quanti mai abbian preso cingolo di milizia; avvegnachè le mie parole,
+monsignore, dovessero toccarvi più dappresso nel cuore.</p>
+
+<p>&mdash;Messere, grida Gisulfo, rammentatevi che l'insolenza delle parole
+sconviene a cavaliere, se pure cavaliere voi siete, e che noi non
+sapremo perdonare tale inverecondia come non la sopportiamo.</p>
+
+<p>&mdash;Sta bene, risponde l'altro; uditemi adesso, poi se vi piacerà
+regolar meco i vostri conti, non isdegnerò sollevare una maschera che
+per decoro non per paura mi tengo sul viso.</p>
+
+<p>&mdash;Proseguite.</p>
+
+<p>&mdash;Lode a Dio! Sappiate dunque che fra coloro i quali seguirono Roberto
+all'invasione di Calabria era un tal Giselberto Squassapostierle.
+Cavaliere senza macchia, aveva sposata una nipote di Tancredi
+d'Altavilla. Egli era primo alle scalate, ultimo nelle ritratte,
+avveduto nei consigli, disinteressato nel partaggio delle spoglie, ed
+amato e venerato dai soldati, i quali, alla presa di Gerace, gli
+dettero sopranome di Squassapostierle, perchè di un colpo di mazza
+sgangherò una porta di soccorso. Questo vecchio ed onorando cavaliero
+aveva una figliuola, una perla di figliuola, cui la madre mise a luce
+e morì. Il padre se l'aveva allevata sul Pavese e l'amava quanto non
+si può dire. Quella creatura era bella sovranamente e di una soavità
+di carattere che ammaliava ogni cuore. Sicchè il padre se la recava
+ognora da presso, custodita sotto il pennoncello della sua lancia, e
+della sua rotella. Ed era venuta su di quattordici anni quando si
+occupò Cariati. Roberto investì barone di quella piazza Giselberto, e
+gli dimandò la mano di Alberada, per la quale da più di un anno
+bruciava di fiamma forte e vereconda. Nè per vero dire ad Alberada
+tornava spiacevole Roberto, il quale nelle rare veglie della sera
+l'affascinava del suo sguardo ceruleo, e del rispettoso profferirle di
+ossequi. E poi i suoi fatti da prode facevano balzare il cuore d'ogni
+dama. Giselberto, che si sentiva invecchiare e forte piacevasi della
+caccia, gli dimandò ancora sei mesi di tempo da sperimentar libero il
+volere della figliuola; perocchè egli avrebbesi tolto piuttosto
+nemicarsi lui che contradire la volontà di Alberada. Roberto vi si
+acquetò malvolentieri, tardandogli godere della gioia di sì avvenente
+e cortese sposa; ma il barone Giselberto fu irremovibile. Si attesero
+dunque i sei mesi, a capo dei quali il barone si chiamò la figliuola
+nella sua stanza e le disse:</p>
+
+<p>« Alberada, amor mio, oggi tu devi passare a marito e separarti da tuo
+padre, che alle tue nozze non sopravivrà di otto giorni. Parlami
+dunque schietto, proprio come parlassi a tua madre o alla madonna, ami
+tu Roberto Guiscardo? Perchè se per nulla e' ti riuscisse malgradito,
+giuro pel santo sepolcro, che non ho avuta la sorte di visitare, che
+toglierò la mia parola a Guiscardo e ti farò sposa di colui che più
+ami&mdash;fosse pure il chierico di San Nicodemo.</p>
+
+<p>E la fanciulla cogli occhi velati di lagrime:</p>
+
+<p>« Sì, padre mio, io l'amo.</p>
+
+<p>« Bene sta dunque, figliuola, risponde il barone, torna alle stanze
+tue, chè fra poco mi vedrai.</p>
+
+<p>E facendosi venire innanzi Roberto, Giselberto gli dice:</p>
+
+<p>« Senti, Roberto, se tu mi avessi chiesta l'anima mia, io avrei voltate
+le spalle al mio angelo custode e te l'avrei data senza patti: ma tu
+mi hai domandata Alberada, gli è bene dunque che mi stii attento ad
+ascoltare. Roberto si assise incrociando le braccia sul petto, l'altro
+continuò:</p>
+
+<p>In tante battaglie ho sparso il sangue per te, messer conte, e quando
+quel sangue se ne andava al diavolo giù per le vene io zuffolava
+un'aria di caccia. Ora tu mi vieni a dimandare più che il mio sangue,
+più che la mia vita, tu mi vieni a dimandare la gioia mia, il mio
+conforto, la mia preghiera, la mia speranza; l'angelo mio, la mia
+madonna&mdash;tutto insomma, tutto quanto può rendere deliziosa la vita di
+quaggiù, lieta quella del paradiso, e tutto questo per me è Alberada.
+Bene dunque, figliuolo mio, poggiati la mano sul cuore ed interrogalo.
+Se quello ti dice che malvagia cosa ell'è torre tanta beatitudine ad
+un vecchio e deserto cavaliere senza punto di amore per colei che lo
+bea, e tu metti la tua nella mia mano, e dimmi: Giselberto, tienti la
+figlia tua, io non sono quel tanto che tu puoi sperare per lei. Ma se
+codesto cuore ti dice che l'ami, e che l'amerai sempre, e che la
+saprai far felice, allora prenditela pure e lasciami morire come i
+vecchi cani, dimenticati, ma paghi di aver ben servito il loro
+padrone; perchè, pel santo giorno di Dio, io ti giuro che morirò
+contento.</p>
+
+<p>E Roberto a lui:</p>
+
+<p>« Giselberto, padre mio caro, io l'amo la tua Alberada e la farò lieta,
+la soave creatura.</p>
+
+<p>« Dici tu vero, Roberto? gli dimanda di nuovo il barone pieno d'ansia,
+combattuto dalla gioia e dalla disperazione.</p>
+
+<p>« Vero, risponde colui, e ti giuro per quell'ostia che deve comunicarmi
+al punto di morte, che io amerò sempre e terrò felice Alberada.</p>
+
+<p>« Dio ci vede e ci ascolta, sclama il vecchio; Alberada sia tua.</p>
+
+<p>Sapete voi, baroni, come Guiscardo ha mantenuto tanto solenne
+giuramento?</p>
+
+<p>&mdash;Non fu colpa sua se non lo mantenne, grida Gisulfo.</p>
+
+<p>&mdash;La colpa fu sua, ed io che l'accuso, l'attesto, continua l'altro.
+Del resto giudichi il <i>placito</i>. Dopo tre anni Alberada è stata
+ripudiata. E nel pieno delle gioie, madre di un figliuolo, col sorriso
+d'amore sulla labra, lusingata di lunga felicità, lussureggiante di
+speranze, è stata ripudiata Alberada, per isposarsi ad un demonio&mdash;a
+vostra sorella Sigelgaita, principe Gisulfo, per alimentare ambizioni
+e fatali desideri.</p>
+
+<p>&mdash;Ciò non è vero, interrompe di nuovo Gisulfo.</p>
+
+<p>&mdash;Io l'attesto, io lo giuro, grida l'altro. Le lagrime di Alberada,
+baroni, chiedono vendetta; voi lo farete.</p>
+
+<p>&mdash;Sì, voi la farete, grida Baccelardo anch'esso in un impeto
+irresistibile, perchè suo padre non è più&mdash;dopo otto giorni dalla
+partita della figliuola moriva di languore nel castello di Cariati che
+gli avevano dato a guardare.</p>
+
+<p>&mdash;Vi è ancora qualcuno che debba produrre sue accuse? dimanda il
+principe Gisulfo con l'accento soffogato dalla rabbia.</p>
+
+<p>&mdash;Ancora un altro, monsignore, risponde una voce dal fondo della sala.</p>
+
+<p>Ed a lentissimo passo, sorreggendosi ad un bordone, accompagnato da un
+cane, perchè cieco, avanza un vecchio. La sua testa era scoverta,
+pallidissima avea la faccia, lunga, scomposta la bianca barba, nuda e
+rugosa la fronte, livido tutto nella persona pel gelo della vecchiezza
+e della malattia che gli serpeva per le vene, incurvato, tremulo e
+lacero nei panni. La sua voce barcollava come quella di chi agonizza.
+Egli si trasse innanzi a stento, soffermandosi ad ogni passo. E come
+fu adagiato sur un seggio, che il campione della Chiesa sollecito gli
+appresta, il cane gli mette la testa sulle ginocchia e gli fissa gli
+occhi nel volto quasi avesse voluto leggerne i pensieri. Il vecchio
+gli stende la mano sulla testa, e parla:</p>
+
+<p>&mdash;Nella fatale invasione dei Normanni il principato di Capua, fino al
+1055, fu rispettato. Nel 1055, Riccardo conte di Aversa si sentì ben
+fermo nei suoi Stati, ed assai forte per non restarsene con le mani
+alla cintola, mentre i figliuoli di Tancredi di Altavilla facevano
+conquisto tanto opulento di paese. Riccardo dimanda a Roberto
+Guiscardo volere anch'egli fornir truppe e partire le città che nelle
+Puglie e nelle Calabrie si sarebbero occupate. Questo messaggio torna
+malgradito a Guiscardo, che perciò, unitisi il dì di Pentecoste 1054
+ad Otranto, consigliò a Riccardo accrescere i suoi Stati dal lato del
+principato di Capua, perchè, invece, egli avrebbe fornito lui di
+scorte e di truppe per invaderlo. Il consiglio piace a Riccardo ed
+accetta. Nella prima domenica dell'avvento del 1055, Riccardo con
+esercito poderoso si reca infatti sotto le mura di Capua, e vi pone
+assedio. Allora, baroni, come sapete reggeva Capua Pandolfo V. Egli
+avrebbe potuto respingere il nemico con la forza; ama meglio calare ad
+accordi, ed ottiene che Riccardo sgomberi il campo mediante dodicimila
+bizantini. Una pace tanto vigliaccamente comprata durò poco. Morto
+Pandolfo nel 1057, Riccardo comparve di nuovo sotto le mura di Capua e
+le cinge di stretto assedio. Landolfo V, che era succeduto a suo
+padre, fa sonare a stormo le campane, e convocati i cittadini alla
+chiesa, dice loro:</p>
+
+<p>« Capuani, qui si tratta di onore e di vita; oggi è tempo di
+riscattarveli. Raccomandatevi ai vostri santi, vestite le vostre armi,
+e dal ragazzo che sente poter lanciare una pietra al vecchio che ha
+forza di sostenere una spada, seguitemi tutti.</p>
+
+<p>Le parole di Landolfo non piacciono ai Capuani. Gridano quindi tutti
+ad una volta: un riscatto, un riscatto: e scegliendo a loro araldo
+l'arcivescovo Gualdemaro, lo mandano a Riccardo per offrirgli
+dodicimila scudi d'oro.</p>
+
+<p>« Noi non venimmo qui a mercanteggiare con codardi, risponde il
+fratello di Guiscardo; vogliamo la città a discrezione, perchè poi
+d'oro sappiamo noi dove trovarne.</p>
+
+<p>Nè a quest'aspra risposta i Capuani si risentono. Landolfo fa inutili
+sforzi per menarli a battaglia; coloro tolgono piuttosto morirsi di
+fame che pugnare. E forse a tanto danno si sarebbe giunti, perchè il
+principe Landolfo ostinato era e deciso a non rendersi se non tutti
+morti; quando una notte prevale altro infame consiglio. Alcuni
+gialdonieri si uniscono a sinedrio nella piazza, e, dopo avere
+alquanto consultato, decidono capitolare per rendersi. Aprono perciò
+una porta di soccorso delle mura e spiccano un araldo d'armi al conte
+Riccardo, il quale per tutta risposta manda loro a dire: cacciate
+dalla città il principe Landolfo V, e mettetevi a discrezione. Così
+fecero. La mattina, tutte le campane di Capua suonano a festa come al
+giorno di Pasqua. Un drappello di giovani capuani si reca al palagio
+del principe, e balzatolo dal suo seggio, coi calci dell'asta sel
+menano innanzi fino fuori le mura della città. Allora le porte si
+aprono e quei di Riccardo si cacciano dentro per rompersi ad ogni
+maniera di libidine, di furti e di violenze.</p>
+
+<p>&mdash;Gli è vero! sclama taluno; io vi ero.</p>
+
+<p>&mdash;Baroni, quell'infelice principe Landolfo V sono io, soggiunse con
+voce articolata appena il vecchio, tremando in tutte le membra.</p>
+
+<p>A questa rivelazione tutti i baroni del <i>placito</i> si alzano in segno
+di riverenza per l'infortunio, pel caduto. Ma Landulfo che nulla vede,
+continua:</p>
+
+<p>&mdash;Baroni, per tredici anni ho condotta vita la più miserabile che
+fosse mai capitata a tapino. Ho veduto morire di freddo mia moglie, in
+una notte di gennaio, sulle scale di un monistero, arricchito da noi,
+e che ci rifiutò ricovero per paura di Roberto Guiscardo. Ho veduto
+morire di fame due figliuoli respinti da un vescovo, creato ed
+arricchito da noi, per paura di Roberto Guiscardo. Ho veduto trucidato
+mio nipote da un valvassore, che noi avevamo donato del feudo, e
+violate le figlie mie morir per mano di soldati che il nostro pane
+avevano mangiato, per tornar graditi a Roberto Guiscardo. Ho veduto in
+fine scomparirmi d'innanzi un ultimo figliuolo senza che mai novella
+me ne fosse arrivata. Solo questo cane è rimasto al principe di una
+dinastia che 509 anni dominò in Italia, 481 su queste contrada; ed io
+mi muoio. Muoio con non altro cordoglio, che le sventure mai
+provocate, accumulate su di me da questi Normanni ladroni, non saranno
+pagate da alcuno; muoio, non rimpiangendo altri, non considerando
+altri fra le creature di Dio che questo povero cane, il quale mi ha
+guidato nelle tenebre, mi ha riscaldato col fiato nelle gelide notti,
+ha meco diviso la crosta che con noi partì il povero vassallo. Baroni,
+io metto le mie vendette nelle vostre mani: voi ne sarete giudici. Ma
+ricordatevi, che sarete misurati della stessa misura che altrui
+misurerete come dice l'Evangelo, e che Iddio pesa il vostro giudizio.</p>
+
+<p>E sì dicendo il vecchio si sforza di alzarsi e partire; ma fatto
+appena un passo cade al suolo come tronco abbattuto, e resta. Il cane
+gli si accosta tosto alle labbra per fiutargli il respiro, poi gitta
+forte un guaito e cade anch'esso. Precipitosi alcuni di quella sala
+corrono a sollevare l'infelice Landolfo V; era morto.&mdash;</p>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page49" name="page49"></a>(p. 49)</span>III.</h3>
+
+<div class="entete">
+<div class="quoteret">
+<p><span class="min3em">PR. ENR.</span> Abbominevole è quel Falstaff, un corruttore
+ della giovinezza è quel vecchio Satana dalla
+ barba grigia.</p>
+
+<p><span class="min3em">FALS.</span> Vattene mariuolo! Terminate la vostra parte,
+ molte cose mi rimangono a dire in favore di quel
+ Falstaff.</p>
+</div>
+
+<p class="author"><span class="smcap">Shakespeare</span>&mdash;<i>Enrico IV, Parte I</i>.</p>
+</div>
+
+<p>Il principe Gisulfo, dopo che ebbero menati via i cadaveri di Landolfo
+e del suo cane, si studiò pigliar la parola e difendere Roberto, ma la
+voce gli mancò essendo anch'egli vivamente commosso. Imperocchè in
+quella del principe Landolfo, più che la morte di un uomo, egli
+egualmente che tutti considerava la morte di una forte ed annosa
+dominazione. Ed una dominazione che passa senza fasto e senza rumore,
+è tutta una storia di delitti, di grandezze, di ardimenti che si perde
+nella tomba, così come la memoria del vassallo che per inedia morì.</p>
+
+<p>Il cancelliere del papa, il quale solo in quella adunanza non sembrava
+tocco per nulla, e che durante i diversi favellari, severo ed
+impassibile si era mostrato, attese ancora qualche istante perchè
+altri s'avanzasse a profferire accuse. Poscia vedendo che nè il
+principe di Salerno la difesa del primo suo accusato prendeva, nè
+alcuno presentavasi, accigliato, ma gelidamente, alza la fronte e
+dice:</p>
+
+<p>&mdash;Proseguite, baroni, chè il tempo non è degli uomini ma di Dio.</p>
+
+<p>Quindi il campione della Chiesa si tragge innanzi novellamente e
+favella:</p>
+
+<p>&mdash;Nobili cavalieri, io accuso il priore Guiberto, barone di Lacedonia,
+come complice, esecutore e consigliero di quante scelleratezze mai
+contro gli uomini e contro la santità di Dio e della Chiesa, il duca
+Guiscardo commettesse. Lo accuso inoltre come nicolaita, come
+simoniaco, come sacrilego, come concubinario, ed ateo profanatore
+delle sacre cose.</p>
+
+<p>&mdash;Accusare non basta, sclama Baccelardo dal suo seggio, bisogna
+provare.</p>
+
+<p>&mdash;Gli è ciò che mi accingo a fare, ser cavaliere, ripiglia il campione
+della Chiesa, se ella mi sarà cortese di udirmi. Il priore di
+Lacedonia dunque il dì de' SS. apostoli Pietro e Paolo predicò dal
+pergamo, che se Salomone, re di un guscio di paese, poteva senza
+offendere Iddio ed il mondo tener seco settecento mogli e trecento
+concubine, e medesimamente donne idolatre, di cui Iddio aveva
+comandato: <i>non ingredimini ad eas; neque de illis ingredientur ad
+vestras, certissime</i> <i>enim avertent corda vestra ut sequamini deos
+eorum</i>; egli, signore di ricco e vasto priorato e barone di grosso
+contado, poteva bene avere una moglie e dieci concubine senza
+oltraggiare chicchessia. Ed una moglie e dieci concubine ha infatti
+nelle stesse sante mura del chiostro, egualmente che tutti gli altri
+frati.</p>
+
+<p>&mdash;Il vescovo di Molfetta ha tre mogli e cinquanta concubine, eppure
+gli è amico di papa Alessandro, sclama Baccelardo.</p>
+
+<p>Il campione della Chiesa non risponde all'interruttore e continua:</p>
+
+<p>&mdash;Il priore di Lacedonia trascura i santi uffizi della Chiesa ed
+impazzisce fra crapule ed orgie. Egli il giorno di Pasqua ha fatto
+danzare nella chiesa i suoi frati con le loro donne, dicendo che stava
+scritto che Davide, per onorare Iddio, danzò innanzi l'arca: e la
+domenica delle palme li ha fatti entrare in chiesa a bisdosso di
+somari, perchè così Gesù Cristo entrò in Gerusalemme.</p>
+
+<p>&mdash;Non si debbe dunque imitare Davide e nostro Signore? dimanda
+Baccelardo con impazienza.</p>
+
+<p>Il cancelliero del papa solleva la testa e fulmina di uno sguardo il
+giovane cavaliere, senza però profferir verbo. Il campione della
+Chiesa, lo guarda anch'esso di modo uggioso e continua:</p>
+
+<p>&mdash;Il priore di Lacedonia uffizia nelle chiese del suo priorato,
+avvegnachè il papa l'avesse interdetto, e fosse sotto i gravami degli
+anatemi. Egli invase le possessioni della badia di Grotta Minarda; ed
+avendo quella badessa mandato quattro giovani suore a portargliene
+gentile lamento, l'infame fe' recidere tutta la parte anteriore
+dell'abito alle ambasciatrici, dal petto in giù, e così sconce, con
+drappello di scostumati soldati, di nuovo le fece accompagnare
+all'abadia. Egli nella festa del <i>Corpus Domini</i> del 1063 benedisse il
+popolo accorso alla chiesa con inchiostro invece di acqua lustrale,
+profanando le sacre funzioni, tramutando la messa in giulleria con un
+popolo così laidamente imbrattato. Egli battezzò suo figlio col vino;
+ed avendo la madrina fatte osservazioni su tale sacrilegio, il priore
+le dà forte dell'aspersorio nella fronte sì che la stramazza, ed il
+figliuol suo, urtando delle tempie al pavimento, ne muore. Egli avendo
+ricevuti due messi di papa Alessandro II, il quale lo chiamava al
+ravvedimento, castra atrocemente i due diaconi, e così vituperati li
+rimanda al pontefice.</p>
+
+<p>&mdash;Infame, infame! sclama senza quasi avvedersene il cancelliero, e
+senza alzar la testa poggiata sul petto.</p>
+
+<p>&mdash;Un santo padre della Chiesa s'era bene castrato da sè per essere più
+uomo di Dio! mormora un cappuccio dell'adunanza.</p>
+
+<p>Il campione della Chiesa continua:</p>
+
+<p>&mdash;In tutte le guerre, in tutte le avvisaglie, in tutte le cacce, in
+tutte le corti bandite, accompagnato da istrioni e cantatrici, da
+chierici e da soldati, si trova il priore Guiberto, e nel più folto
+sempre delle mischie, nel più osceno de' bagordi. Egli ha rapita la
+moglie al sire di castel la Baronia che si recava alla caccia. Egli ha
+spogliato ed incendiato il monistero di Carbonaro, mutilandone i
+frati. Egli si condusse nella chiesa di Villanova, al momento che quei
+canonici cantavano mattutino, ed avendo loro tronche le teste, li
+lasciò negli stalli coi breviari sulle mani. Egli, e cinquanta
+compagni vestiti da demoni, una notte nel 1065 penetrò nel monistero
+di Accadia, ed avendo contaminate quelle sante sorelle di Cristo le
+fece frustare pei chiostri, cantando: chè di chicchesia d'allora in
+poi e' si sarebbe burlato, perocchè aveva a cognato Gesù. Egli insomma
+si è bruttato di tutte le infamie, di tutti i delitti; ha maltrattati
+gli ecclesiastici, ha oltraggiato il papa&mdash;è un empio furibondo e
+matto di cui la terra non ne sostiene peggiore.</p>
+
+<p>&mdash;Chi attesta tutto ciò? sclama Baccelardo. Quando si danno di tali
+accuse, gli è mestieri che una fronte si scopra per sostenerle.</p>
+
+<p>&mdash;Io levo la mia, risponde solennemente il cancelliero del papa,
+alzandosi in piedi. Vi è chi dubiti di mia parola?</p>
+
+<p>Nessuno fa motto. Il campione della Chiesa allora soggiunge:</p>
+
+<p>&mdash;Finora i laici hanno rispettato codesto malvagio priore perchè egli
+giammai offese nè le loro persone nè le loro possessioni&mdash;anzi e' ne'
+bisogni e nelle guerre di ciascuno si prestò sempre volentieri e
+disinteressatamente. Lo hanno temuto, perchè stretto di alleanza con
+Roberto Guiscardo, l'uno spalleggia l'altro, l'uno dà all'altro mano
+forte negli attentati, e si consigliano, e di qualsiasi potere ridono.
+Ma voi, baroni, voi non potrete adesso con cuor freddo udire i lamenti
+del Santo Padre, e saprete non solo giudicarlo debitamente, ma mandare
+a compimento la sentenza.</p>
+
+<p>Com'ebbe detto ciò, il campione della Chiesa ritornò al suo posto e si
+assise. Allora dal centro dell'adunanza si leva un altro, camuffato da
+frate, col capperuccio tirato giù giù, ed avanzandosi fino al tavolo
+del cancelliere, toglie la penna e scrive affrettatamente sotto una
+pergamena alcune righe. Indi tornando fra gli stalli dei baroni
+consegna quella pergamena all'abate di Cluny, che scoverto e numerando
+i rosoni scolpiti nel soffitto di rovere si teneva cogli occhi levati
+al cielo, e gli dice:</p>
+
+<p>&mdash;Padre riverendo, leggete.</p>
+
+<p>L'abate mezzo assorto, mezzo alienato, si riscuote come svegliato
+improvviso dal sonno, e si trova fra le dita la carta. Si passa la
+mano sulla fronte, quasi volesse sgombrarla dalla pesantezza del
+sonno, e dimanda:</p>
+
+<p>&mdash;Che debbo dunque fare di questo negozio?</p>
+
+<p>&mdash;Leggete, leggete, ser abate, sclamano alcune voci dalla sala. Ed
+egli levandosi da sedere legge:</p>
+
+<p>« Guiberto, per volere di Dio e di Enrico III imperatore, priore nel
+monistero di Lacedonia e barone, ad Alessandro II antipapa, salute e
+pace se la desidera ».</p>
+
+<p>« Avendo inteso, monsignore, che voi di pieno arbitrio, provocato da
+sfortunato cavaliere, dal vostro cancelliere prevaricato, avevate
+intimato un <i>placito</i> in cui i medesimi baroni ed ecclesiastici
+dovevansi fare accusatori e giudici di me, priore e barone, e del duca
+Roberto Guiscardo, ed indi metter forse ancora esecuzione alla
+sentenza, la quale per istigazione di voi e del vostro leal
+cancelliero non mancherà tornarci contraria; ho creduto rispondere di
+per me ad alquante accuse fattemi pure altre volte, qualunque si fosse
+l'autorità di codesti giudici, e meglio per giustificarmi innanzi di
+loro, come cavaliere con cavalieri, anzi che reo con <i>sculdaschi</i>;
+ricordandovi inoltre cose a voi o mal conte, o mal gradite, o non
+volute rammentare. Bene inteso però, che, di voi parlando, monsignore,
+voglio sempre significare il vostro cancelliero, con me tanto
+grazioso, ed innanzi al mondo tanto santo.</p>
+
+<p>« Paggio della contessa Beatrice di Toscana, di cui nacqui suddito,
+piacque alla reale memoria di Enrico III <i>il nero</i>, per lieve servigio
+resogli, di togliermi in grazia, e propormi la guerresca sua corte di
+Germania, dove avessi voluto istruirmi in altro, che nel mestiero
+della lancia e della daga. Come, per vero, avendo un dì dovuto
+risolvermi ad accettare le imperiali munificenze, dalla santa memoria
+di quell'imperatore fui accomandato a quel medesimo sir Adalberto
+arcivescovo di Brema, il quale dipoi il suo proprio figliuolo Enrico
+IV ebbe l'onore di consigliare. E quando quel possente imperatore mi
+credette in grado di prodigarmi favori, mi donò del priorato di
+Nostradonna di Lacedonia, e mandommi in Italia con commessa al duca
+Roberto Guiscardo d'investirmi l'annessovi feudo. I voleri del
+generoso principe, che ora è santo nella corte del cielo, furono
+compiuti. Per modo che io questa baronia e questo priorato per
+largizione imperiale tenni, tengo, e sempre al legittimo signore di
+esso i debiti censi, di due rose bianche ed un mazzolino di viole, nel
+dì di Pasqua, soddisfeci.</p>
+
+<p>« Essendo quindi padrone del feudo l'imperatore di Lamagna, gli è a
+lui, o a messi suoi, che io debbo render conto dell'opere mie;
+perocchè, come sapete, o per meglio dire il vostro cancelliero sa,
+senza pecca di fellonia ad altrui nol potrei. Questo per quanto
+riguarda la competenza dei membri di codesto <i>placito</i>. In quanto alle
+accuse dichiaro: indebitamente querelarsi il papa degl'insultati suoi
+oratori contro la ragione delle genti, perchè e' mi accusarono di
+simonia per fatti che non sono se non dritti di feudalità che io come
+livelli esigo: mi accusarono di intrattener donne fra mogli e
+concubine non so quante, mentre ogni altro vescovo, cardinale, abate,
+e fino diaconi e chierici di questo secolo le tengono, le tennero
+quelli dei secoli passati, di cui io non sono nè mi vanto più santo:
+mi ordinarono lasciar via queste donne incontanente, a vituperio del
+Signore che solennemente fece precetto nelle sue sante Scritture:
+<i>abbandona padre e madre, ma la tua donna non abbandonare</i>; perchè e'
+mi vilipesero quando, non essendo messi imperiali, comando così
+oltraggiante per parte di altrui mi davano; perchè infine avendo i
+messi ecceduti gli ordini, forse pietosi del loro padrone, covrendomi
+d'insulti inauditi finora, con parole obbrobriose, io, per dritto di
+difesa, parimenti li oltraggiai. Così che indoverosi, per non dir
+petulanti, i lamenti vostri mi giunsero, messer lo papa, e mi
+giungeranno mai sempre, fino a che dritto l'imperatore non ve ne dia,
+mica canoniche censure.</p>
+
+<p>&mdash;Costui bestemmia nefandamente, grida divampando il cancelliero;
+strappate, ser priore, strappate quell'infame scritta.</p>
+
+<p>&mdash;No, no, leggete, continuate, gridano i baroni da tutti i punti della
+sala.</p>
+
+<p>Ed il priore, senza punto avvedersi dei gridi dell'uno e
+dell'ingiunzione degli altri, riprende fiato e così prosegue leggendo:</p>
+
+<p>« In quanto ai delitti per ultimo che il vostro cancelliero non manca
+tutti i giorni di appormi, io formalmente dichiaro, monsignore, sia a
+voi, sia ai nobili castellani che compongono il <i>placito</i>, sia agli
+uomini come ai miei santi avvocati ed a Dio, che egli ha mentito
+peggio di un giudeo, e mente; che egli è mio particolare nemico da
+lunghi anni, e studia di qual maniera per altrui mezzo di me
+vendicarsi; infine che le accuse, oltre dell'essere indegne di
+cavaliere, non debbono prodursi che al mio legittimo padrone.</p>
+
+<p>« Queste sono le ragioni, monsignore, che per l'estrema volta io
+discendo ad addurvi, e che mi dispenserebbero da qualsiasi
+soddisfazione si potesse per avventura richiedere da me. Non pertanto,
+sentendomi io puro delle colpe aggiustatemi con tanta poca carità
+dalla frataglia mia nemica, in testa a' quali si leva il vostro santo
+cancelliero, e non volendo lasciare nell'animo vostro, di codesti
+nobili baroni, e del mio alleato duca Roberto Guiscardo, neppur
+l'ombra di sospetti sull'onor mio, accetto di scendere in lizza chiusa
+col vostro cancelliero e con prova, per giudizio di Dio,
+giustificarmi. Dopo ciò vi dimando la benedizione, se me ne stimate
+degno, e salutando codesti valorosi baroni, prego Iddio che
+v'illumini, e tra me ed il vostro cancelliero decida.</p>
+
+<p>« Aggiungo, che la maggior parte delle accuse del campione della Chiesa
+sono false ».</p>
+
+<p class="poem10">Datum Lacedoniae triduo ante Kalendas Augusti 1070</p>
+
+<p class="author"><span class="smcap">Gubertus Lacedoniae</span> gratia Dei, Prior et Baro.</p>
+
+<p>Quando l'abate di Cluny ebbe letto ciò si strinse nelle spalle ed a
+passo lento si approssimò al tavolo del cancelliero, e gli pose avanti
+la carta. E questi, piegandosi, vide che la postilla diverso carattere
+aveva scritta. Dimandò perciò il pugnale al principe Gisulfo e sulla
+punta di quello prendendo la pergamena la gittò per terra, e sopra vi
+calcò il piede sclamando:</p>
+
+<p>&mdash;Le cose degli scomunicati non lordino i vassalli di Dio.</p>
+
+<p>Colui che aveva presentata la protesta di Guiberto, all'atto codardo
+si alza come preso da impeto generoso; ma poi, percotendosi di ambo le
+pugna la fronte, si asside di nuovo senza dir motto. Però il principe
+Gisulfo, che uomo generoso era, trovando la parola rampogna:</p>
+
+<p>&mdash;Ser cancelliero, il vostro non è condursi da cristiano. Cristo
+rimproverò i discepoli che d'intorno gli scacciavano la Maddalena, e
+duolmi che, io laico, ve lo debba rammentare. Ma questi baroni hanno
+udite le accuse e le difese di Guiberto, e basta. In quanto a mio
+cognato Guiscardo poi rispondo&mdash;nè mi curo giustificar altrimenti le
+mie parole fuor della spada&mdash;che non mai egli rapì gli Stati a
+Baccelardo, perchè Roberto succedeva al conte Umfredo, come il conte
+Umfredo era succeduto al conte Drogone, e questi a Guglielmo
+Bracciodiferro: che se fece prigioniero papa Leone IX, si servì dei
+diriti di vincitore, e da cristiano fedele e leal cavaliere lo trattò:
+che non mai ripudiò Alberada per ambizione o per mutato amore, sibbene
+perchè scovrì Alberada riuscirgli parente: se prese Malvito con
+inganno, adoperò stratagemma di guerra e quindi commendabile a
+capitano: infine se lo sfortunato principe Landolfo V di Capua fu
+scacciato dalla casa dei padri suoi, vuolsene addebitare più il
+principe Riccardo, che stette sodo alle codarde condizioni dei
+Capuani, anzi che i consigli di Guiscardo, il quale pugnava allora
+nelle Calabrie. Al silenzio dunque le sciocche calunnie che ci avete
+fatte udire, e pensate da uomini e da cavalieri, non da stupidi servi
+da gleba. Queste sono le ragioni che io, principe Gisulfo II di
+Salerno, seppi addurvi. Se poi vi ha qualcuno che le creda deboli o
+non vere, ecco qui la manopola di un uomo, il quale da cavaliere saprà
+sostenere che costui ha mentito come un infedele. Ho detto. Ai voti.</p>
+
+<p>&mdash;Ai voti, ai voti! gridarono molte voci dalla sala; e tutti si
+alzavano per andare a mettere le tessere nell'urna; allorchè
+triplicata squilla di tromba fuori le porte dell'abadia risuonò.</p>
+
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page61" name="page61"></a>(p. 61)</span>IV.</h3>
+
+<div class="entete">
+<p class="poem20">
+ Derobe-les à l'oeil de leurs persécuteurs,<br>
+ Je fuis, le jour m'epie, et s'il me voit je meurs!</p>
+
+<p class="author"><span class="smcap">Lamartine</span>, <i>La Chute d'un Ange</i>.</p>
+</div>
+
+<p>I baroni restarono fissi ai loro posti, da poichè il cancelliero aveva
+dato ordine ad un araldo, che faceva da mazziere alle porte della
+sala, di riferire a quell'adunanza chi fosse e che significasse quella
+chiamata di tubatore. E non passò guari e l'araldo venne ad
+annunziargli che egli precedeva un oratore cui Roberto Guiscardo
+mandava al pontefice, e che questi ai baroni rimandava per dargli
+udienza. Infatti e' finiva di così parlare, allorchè i battenti della
+sculpita porta si schiudono e comparisce il vescovo di Bovino.</p>
+
+<p>Il suo passo era maestoso come a personaggio di tanto cuore e di tanto
+rilievo convenivasi. Vestiva corsaletto di lamine di acciaio a
+rabeschi d'oro, sopra di cui gittato un manto soppannato di pelli
+preziose, e fermato da scheggiale di gemme. Egli venne in mezzo al
+salone, e dopo aver salutati i baroni da prima con grazioso piegare di
+testa, e con maggiore sussiego il cancelliero, che immobile gli aveva
+fermo l'occhio addosso, fece ancora un passo verso il principe di
+Salerno e parlò:</p>
+
+<p>&mdash;Messer principe, la nostra missione, sebbene per avventura
+riguardasse voi più direttamente, si diresse a papa Alessandro, onde
+le nostre preghiere vi tornassero meno sgradevoli.</p>
+
+<p>Gisulfo si rizza sulla persona quasi un punteruolo dell'armadura
+l'avesse offeso, ed accigliato domanda:</p>
+
+<p>&mdash;E quali sono codeste preghiere che ci abbiano a tornar mal gradite!</p>
+
+<p>&mdash;I cittadini d'Amalfi, messer principe, continua il vescovo con
+calma, i cittadini di Amalfi hanno mandato il priore di Lacedonia ad
+oratore a duca Guiscardo perchè a pro di loro intercedesse da vostra
+grandezza una tregua alle angarie ed ai soprusi, che, insopportabili,
+di vostro comando si praticano loro incessantemente. Le taglie imposte
+superano d'assai i prodotti delle loro terre: il commercio che quando
+Amalfi si reggeva a repubblica esercitava su tutte le città di Europa,
+per le vostre vessazioni è stato annullato: gli <i>aldi</i>, gli
+<i>arimanni</i>, le maestranze, e tutte le altre condizioni di uomini,
+liberi negli altri paesi, sono tornati schiavi in questa povera
+contrada. In una parola, monsignore, la vostra mano esorbitante pesa
+su quegl'infelici che a Roberto Guiscardo si volsero per supplicarvi
+di grazia.</p>
+
+<p>&mdash;Mai no! per la santa messa di Pasqua che ci deve comunicare, mai no,
+sclama irritato il principe di Salerno, il quale, a misura che
+l'oratore parlava, si andava corrucciando nel volto e digrignava dei
+denti ferocemente. Hanno forse dimenticato quei traditori che
+assassinarono nostro padre sulla spiaggia deserta del mare come un
+miserabile pirata?</p>
+
+<p>&mdash;Non l'hanno dimenticato, monsignore: ma forse appunto perchè troppo
+lo ricordano, vi si accomandano di non ridurli a disperazione.</p>
+
+<p>&mdash;Ah! monsignor di Bovino, sogghignando sclama Gisulfo, e' ci
+minacciano dunque ancora, non è vero? ed il nostro grazioso cognato li
+spalleggia? Non è questo che siete venuto qui ad annunziarci,
+monsignore?</p>
+
+<p>&mdash;Messer principe, il duca Roberto è incapace delle fellonie che voi
+sospettate. Egli ha mandato noi a papa Alessandro perchè lo
+pregassimo, onde con la sua autorità e benevolenza ottenere dal vostro
+valore pietà per li disgraziati. Questa e non altra è stata la nostra
+ambasciata. Quindi aspettiamo da voi risposta, perchè il pontefice si
+avvisò meglio dirigerci a voi stesso come ad uomo generoso e gentile.</p>
+
+<p>&mdash;Sta bene, monsignor di Bovino, risoluto risponde Gisulfo, e la
+nostra risposta fia questa: agli Amalfitani saranno duplicati censi,
+livelli, foderi e decime, che di anno in anno troveremo ancora modo di
+augumentare; e' saranno spogliati della marineria, e tutti ridotti a
+servi di gleba. A Roberto Guiscardo poi direte, che Areco e Santa
+Eufemia, da lui usurpate, da questo momento rientrano nel nostro
+dominio, e che la costa, da Salerno a Fico, appartiene a noi. Inoltre,
+che noi rifiutiamo con disprezzo l'alleanza di un uomo che si fa
+intercessore di assassini; che verremo in persona a dimandargli
+ragione dell'affronto che con tal suo messaggio ci ha fatto. Al priore
+di Lacedonia per ultimo direte, che gli daremo l'opulenta mercede
+dalla sua traditrice pietà meritata.</p>
+
+<p>Il vescovo di Bovino stette un istante silenzioso a riflettere,
+guardando in volto ben bene Gisulfo, girando lo sguardo intorno
+sull'adunanza poi riprende:</p>
+
+<p>&mdash;Messer principe, veggo che voi siete sotto il dominio del demone
+dell'iracondia; acquetatevi, ed acconsento di aspettare fino a domani
+che ritragghiate la vostra risposta.</p>
+
+<p>&mdash;Arrogante prelato, scoppia allora Gisulfo; se voi non foste un uomo
+di chiesa, vi avremmo di già insegnato con usura per qual modo un
+cavaliere ritratta le sue parole. Aggiungiamo dunque di più; che noi
+intendiamo gittare sul volto di lui, duca Roberto Guiscardo, questo
+guanto di ferro, così come sul tuo volto lo gittiamo, vescovo di
+Bovino.</p>
+
+<p>&mdash;Alto là in nome di Cristo, sclama il cancelliero del papa,
+rattenendo il braccio del principe di Salerno, il quale abbrancava la
+manopola per percuoterne il viso del vescovo. Principe Gisulfo,
+ricordatevi che costui, comunque malvagio, è pastore della Chiesa; non
+trascendete. I servitori di Dio non son soggetti che a Dio.</p>
+
+<p>Il vescovo di Bovino, che era rimasto immobile ad udire, atteggiò il
+volto a lieve sorriso di scherno verso i due che tanto brutalmente
+l'insultavano, poi disse:</p>
+
+<p>&mdash;Sia fatto il vostro volere, principe di Salerno. Noi recheremo le
+parole vostre, così scortesi che ce le avete volute dire; ed innanzi a
+questa nobile assemblea di baroni, prendendo a testimoni Cristo, la
+Madonna di Lacedonia ed il barone san Tomaso di Bovino, facciamo
+sacramento, che, a contare da oggi a sei mesi, vi avremo dimandato
+conto dell'oltraggio, sotto la vostra medesima città di Salerno.</p>
+
+<p>&mdash;Amen, spavalduccio prelato, acerbamente ghignando risponde Gisulfo.
+E perchè in qualche modo potessimo pure mostrarvi come ci tornano
+graditi i vostri giuramenti, osiamo offrirvi il dono di questa catena
+di oro e di gemme, che ci ha servito di monile nel dì delle nozze del
+vostro padrone con la sfortunata nostra sorella Sigelgaita.</p>
+
+<p>&mdash;Mille mercè monsignore, soggiunge fieramente il vescovo. Non ci
+occorrono doni perchè ci ricordassimo di voi. Noi quindi non
+accettiamo da voi cosa alcuna, sibbene vi dimandiamo ciò che senza
+macchia di vigliacco non potreste rifiutarci, perchè ci appartiene&mdash;la
+vostra manopola.</p>
+
+<p>&mdash;Ah! ah! per farne che uso, monsignor di Bovino?</p>
+
+<p>&mdash;Per attaccarcela all'elmo, ser principe, e constringervi a venircela
+a dimandare la prima volta che sotto le mura di Salerno ci
+incontreremo.</p>
+
+<p>&mdash;Per il santo sepolcro! monsignore, voi ci tornate ben singolare,
+scoppia Gisulfo. Ma sia fatto il vostro piacere. Non sarà mai detto
+che noi ci fossimo mostrati taccagni ad alcuno che di morire per
+nostra mano dimandò. Vi raccomandiamo però, monsignore, di farvi una
+bella confessione delle vostre peccata quel dì che avrete la sventura
+d'incontrarvi con noi.</p>
+
+<p>&mdash;Va bene, messere: la morte e la vita sono in mano di Dio.</p>
+
+<p>E sì dicendo toglieva il guanto di mano al principe di Salerno, ed
+usciva con non minore solennità di quella con che era entrato nella
+sala del Capitolo. Allora il cancelliero si volge ai baroni e dice:</p>
+
+<p>&mdash;Ai voti, baroni, e ricordatevi bene, che Iddio giudica il vostro
+giudizio.</p>
+
+<p>&mdash;Ai voti sia pure, esclama il principe di Salerno, mettendo pel primo
+a vista di tutti la sua tessera nera nell'urna ». Però, venga qual
+vuolsi il vostro giudizio, baroni, noi abbiamo dichiarata la guerra a
+questo pirata normanno ed a questo assassino priore, e speriamo, col
+soccorso di Dio e di s. Michele Arcangelo del Gargano, vendicare la
+Chiesa e gli sfortunati tutti che al pari di noi furono oltraggiati da
+costoro.</p>
+
+<p>I baroni intanto l'un dopo l'altro si accostavano all'urna, situata
+d'innanzi al cancelliero, per gittarvi il loro parere. Allora, quello
+stesso che aveva recata la pergamena a leggere all'abate di Cluny,
+avvicinandosi al tavolo, e mettendo nell'urna bianco dado, susurra
+all'orecchio del cancelliero:</p>
+
+<p>&mdash;Ildebrando, salvali!</p>
+
+<p>A queste parole, al suon di quella voce, all'accento commosso, alla
+mano tremante come un serpente se gli si fosse avventato al sembiante,
+il cancelliero dà un salto sul suo seggio e si alza gridando:</p>
+
+<p>&mdash;Sacrilegio, baroni, sacrilegio: una donna è in mezzo di noi.</p>
+
+<p>E nel tempo stesso, strappando, senza nulla considerare, il cappuccio
+che ascondeva la testa del frate, scovre giovane donna, cui
+somigliante niun pittore aveva saputo mai fino allora idear una
+madonna. I baroni, che intorno a lei avevano fatto cerchio, al vedere
+così angelica creatura stupefatti traggono indietro, e l'abate di
+Cluny sclama maravigliato:</p>
+
+<p>&mdash;Alberada! la ripudiata consorte di Guiscardo!</p>
+
+<p>Ildebrando, che con le pupille spalancate ed immobili era restato a
+guardarla, quasi avesse voluto in quello sguardo racchiuderla,
+serrarla come la mano del catalettico serra piccolo disco, divorarla
+con avidità di belva concitata, incenerirla, alla parola di <i>consorte</i>
+si cangia in un istante, e con la mutabilità d'istrione, assidendosi,
+con un sorriso mefistofelico e ghiacciato soggiunge:</p>
+
+<p>&mdash;La concubina del priore di Lacedonia, baroni, la concubina.</p>
+
+<p>Alberada a quell'insulto si raddrizza a sua volta sulla persona,
+percuote il suolo del piede, e saettandolo di uno sguardo pieno di
+collera e di disprezzo, alteramente risponde:</p>
+
+<p>&mdash;La moglie, messer cancelliero, la moglie.</p>
+
+
+
+
+<h2><span class="pagenum"><a id="page68" name="page68"></a>(p. 68)</span><span class="smaller">LIBRO SECONDO</span><br>
+L'INCAMICIATA</h2>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page70" name="page70"></a>(p. 70)</span>I.</h3>
+
+<div class="entete">
+<p class="poem20">
+ Nil mihi de fatis thalami. Superisque relictum est,<br>
+<span class="add1em">Magne, queri nostros non rumpit funus amores.</span></p>
+
+<p class="author"><span class="smcap">Lucani</span>, lib. V.</p>
+</div>
+
+<p>Due cavalieri, sul cadere di una sera di estate, cavalcavano lungo la
+difficile spiaggia di Salerno, e propriamente per quel dirupato sito
+che la divide dalle montagne di Amalfi e di Sorrento. Onde godere del
+piacevole fresco del mare, avevano appesi alla sella gli elmi, e la
+testa coprivano di quei berretti che allora si dicevano <i>mortai</i>.
+Vestivano giacchi di maglia, serravano al fianco la spada ed il
+pugnale. E' sembravano intesi a premuroso favellare, da poichè di
+tanto in tanto il cavaliere che precedeva nella angusta callaia faceva
+sostare il cavallo, e volgendo la faccia all'altro restava ad udire.
+Spesso però si fermavano entrambi per dar ordini alle scolte, che
+vigilavano alla custodia degli alloggiamenti militari, stesi a foggia
+di semicerchio intorno Salerno, o a guardare il naviglio dalla
+bandiera amalfitana che ancorava nella perigliosa rada. Di tal che il
+loro andare era lento anzi che no, tra perchè favellavano e
+speculavano il campo, tra perchè la stradicciuola, praticata per
+mantenere la comunicazione tra le truppe sul dorso della brulla
+montagna che domina Salerno, era aspra ed ingombra di ciottoli. Da su
+quei gioghi però bello era contemplare questa città, la quale, a
+cavaliero di una cima di roccia dirupata, quasi nido d'aquila, aveva
+castello di gotica architettura, sul cui merlato scintillavano i ferri
+delle lance delle sentinelle, e tutti ricinti di mura merlate erano
+anche que' gioghi, popolati da soldati che a lento e misurato passo vi
+passeggiavano. Dalla città non partiva rumore nè fumo. Non si
+distingueva alcuno per quelle case aggruppate le une alle altre come
+alveoli di arnia, triste, nericce, squallide. Sembrava grande
+sepolcreto. Ben altrimenti intanto poteva giudicarsi di coloro, che
+novella città di tende le avevano rizzata intorno, scintillanti di
+vivi colori&mdash;le tende appunto che appartenute avevano, non era guari,
+ai Saracini di Sicilia. Quel popolo di soldati brioso si recava da un
+padiglione ad un altro, e dai padiglioni alle galee che si cullavano
+voluttuosamente sul mare tranquillo. Canzoni guerresche, rumori di
+armadure, nitriti di cavalli, un movimento, una vita, una gioia, quasi
+quivi non fossero convenuti per osteggiare la città e quindi dare e
+ricevere la morte, ma per tornar bello un corteggio di principessa che
+andava a marito. Questo insomma era il campo di Roberto Guiscardo, il
+quale assediava il principe Gisulfo II, suo cognato, constretto a
+ricoverarsi tra le mura della città. I due cavalieri cavalcavano
+adagio, considerando, nel tempo stesso che discorrevano, da qual punto
+si potesse assaltare la piazza, quale fosse il lato meno difeso;
+avendo per fermo che, a lungo andare, non fosse stato che della fame,
+la pazienza dei cittadini si sarebbe stancata&mdash;posto ancora che agli
+urti replicati e testardi degli assalitori avessero saputo resistere.
+Per lo che esaminavano le baliste; i mangani da rovinare la città con
+un diluvio di pietre, le torri mobili per avvicinarsi alle mura e
+pugnare di fronte a fronte: comandavano vigilanza e coraggio a quei
+prodi normanni, i quali non sentivano meno il pungolo della gloria che
+quello della preda doviziosa loro promessa dal sacco di Salerno. Si
+apparecchiava pel domani novello assalto.</p>
+
+<p>La sera era splendida. Il tramonto cangiava il sottile vapore, che
+impregnava l'aria, in una polvere di oro. Le montagne di Amalfi si
+disegnavano a sinistra, a tinte violette e frangiavano l'orizzonte. Il
+mare che si confondeva con l'infinito del cielo era calmo e voluttoso,
+come il seno di una fanciulla che non abbia ancora palpitato di amore.
+Non uno spiro di vento. Non uno di quei susurri arcani della natura
+vergine. Le ultime allodole che fendevano il cielo si ritiravano. La
+campagna di Salerno si dileguava, grigia più che verde, sotto il
+progressivo invadere delle ombre. Le prime stelle nel cielo, le prime
+lucciole sulla terra cominciavano a corruscare. Solo un ronzio
+d'insetti invisibili animava gli ultimi aneliti della vita del dì.
+Soave, irresistibile languore s'insinuava nel corpo; l'anima
+s'innalzava nel vago, negli spazi illimitati di Dio. Un cristiano
+avrebbe creduto, un poeta vaneggiato, una donna avrebbe soccombuto a
+qualunque parola di amore, un uomo avrebbe perdonato.... I due
+viaggiatori non si accorgevano di nulla.</p>
+
+<p>&mdash;Tutto va bene, diceva uno dei cavalieri; vedremo se questi marrani
+di Longobardi sapranno sostenere ancora le picchiate di domani, chè in
+fede mia, Guiberto, ti prometto io, vorranno riuscire belle e sonore.
+Già quei di dentro sono disperati, ed il martello della fame li
+travaglia, così che faranno i diavoli e peggio. Questi nostri, che
+sono inaspriti dalla lunga resistenza e spasimano cacciare le unghie
+nei tesori del nostro bel cognato, non si terranno le mani alla
+cintola, e la chirintana vorrà tornar graziosa. Staremo a vedere, per
+ora non posso dichiararmi scontento.</p>
+
+<p>&mdash;Ma! non dirà altrettanto madonna Sigelgaita, messer duca, rispondeva
+l'altro cavaliere. Alla fin fine, il principe Gisulfo le è fratello, e
+questi disgraziati di Longobardi sono della sua nazione.</p>
+
+<p>&mdash;Bah! tutto sta che Sigelgaita senta i primi squilli delle chiarine,
+e veda che si cominciano a menare le mani davvero con la grazia di
+Dio; chè poi il suo demonio tutelare s'incarica del resto. Se l'avessi
+veduta, Guiberto, alla presa di Palermo! Giuro pel santo sepolcro che
+saresti dato in dietro della paura. Sicuro che uccise di sua mano
+meglio di cento Saracini.</p>
+
+<p>&mdash;Qual differenza da quell'altra! sclama fra sè Guiberto, quasi
+meditasse le parole del duca Guiscardo, perocchè desso appunto era il
+cavaliere che precedeva. Alberada non reggeva alla vista del sangue.
+Eppure l'avevano allevata dentro il pavese di suo padre, in mezzo ai
+soldati.</p>
+
+<p>&mdash;A proposito, ser priore, dimanda Roberto; si ha novella alcuna di
+lei? Te l'han dunque menata via compiutamente?</p>
+
+<p>&mdash;Voi mi toccate una piaga cruenta, monsignore.</p>
+
+<p>&mdash;Sai che più ci penso e più mi persuado che quel mastro Ildebrando
+debb'essere un birbante bello e pulito!</p>
+
+<p>&mdash;E ben altro ancora, monsignore. Quell'uomo lo conosco sol io&mdash;e voi
+pure, Roberto, se vorreste un po' rammentare perchè motivo ripudiaste
+Alberada, potreste congetturarne alcuna cosa.</p>
+
+<p>&mdash;Non andiamo rimuginando nel passato, priore. Ti basti avermi tolto
+in pace che la fosse stata accolta da te, una donna cui io aveva
+discacciata, e non te ne dimandassi ragione di maniera qualunque.</p>
+
+<p>&mdash;Con la vostra sopportazione, messer duca, avreste avuto gran torto.
+Dopo la fatale storia di quello sventato dell'abate di Cluny, voi
+mandaste via Alberada, pizzicato da gelosia. Vi apponeste, Roberto.
+Gli è vero che nell'anima mia io aveva amata Alberada; ma Iddio
+stesso, neppure Iddio sapeva di quel segreto. Alberada aveva l'anima
+immacolata di tutt'altro affetto che non fosse stato il vostro. Per
+modo che, monsignore, voi potreste giurare che giammai donna vi ha
+amato, e vi amerà più fortemente e con verecondia maggiore di quella
+giovane. Se l'aveste udita a singhiozzare....</p>
+
+<p>&mdash;Baie! piangeva di dispetto.</p>
+
+<p>&mdash;Mai no, monsignore, piangeva d'amore; chè, la Dio mercè, io so bene
+distinguere il grano dalla saggina. Se non vi avesse amato, l'avreste
+udita prorompere in lamenti ed ingiurie, quando a mensa, in presenza
+della sua rivale, le furono gittate sul volto le vostre seconde nozze
+con sì poco garbo e carità che n'ebbe a stringere a tutti il cuore del
+dolore e della sorpresa. Ed ella non disse altro motto, che: Iddio vi
+perdoni, messer duca! Poi baciò sulla fronte il figliuolo Boemondo, il
+quale svenuto le cadde ai piedi, e lasciò il castello sul fatto, senza
+togliere una pezzuola, senza fermarsi un momento.</p>
+
+<p>&mdash;L'è vero! sclama Roberto abbuiato.</p>
+
+<p>&mdash;E vi ricorderete, continuò Guiberto, con qual rassegnato contegno,
+uscendo dal castello di Melfi, rifiutasse le profferte di vendetta che
+il suo paggio Baccelardo le presentò. A piedi, digiuna, per notte
+orribile, in mezzo a fitto uragano, attraversò gioghi e campi, e
+giacque sfinita di stento e di paura innanzi la porta di tristo
+abituro; perocchè tutti, a timore di voi, monsignore, le rifiutavano
+asilo, quasi fosse stata tocca dal gavocciolo.</p>
+
+<p>&mdash;Tutti&mdash;meno che voi, pietoso priore.</p>
+
+<p>&mdash;Vi domando mercè, monsignore. Ella si riparò fra le mura del
+chiostro di Grotta Minarda. E solamente là, come sapete, io la rividi
+quando saccheggiai la badia, ed usai alle monache il giuoco di farle
+sorprendere dai diavoli. La strappai dalle grinfe dei soldati che
+l'avevano adunghiata, e come la più vezzosa se la disputavano a colpi
+di daga. La posi sulla groppa del mio cavallo, e la condussi al
+priorato di Lacedonia. Quivi la sposai in tutta regola. Ma non saprei
+dirvi quanto mi avessi da penare per indurla a nozze novelle, e quale
+resistenza la mi opponesse. Mi penso perciò, monsignore, che non vi
+debba dolere di alcun modo se me l'abbia tolta a moglie. Niuno
+oltraggio soffrì mai la donna che sposa fu prima di voi. Poi, se io
+non sono mica duca non sono neppure un paltoniere.</p>
+
+<p>&mdash;Sta bene, te ne rendo anzi mercè, sclama Roberto pensoso, se vero
+gli è pure che quella donna mi abbia amato mai. Non veggo però che tu
+ne abbia fatto assai buon governo, e che molto ti stesse a cuore il
+decoro di una donna che era, è d'uopo lo confessi, anche a me stata
+carissima, e forse....</p>
+
+<p>Roberto Guiscardo gittò un sospiro e si arrestò a mezza frase.
+Guiberto soggiunse:</p>
+
+<p>&mdash;Ed anche in questo, col vostro permesso, monsignore, voi prendete
+fallo. Come ebbi inteso della venuta di Alessandro e del suo
+cancelliero a Montecasino, compresi di leggeri che tanto contro di voi
+come contro di me non si sarebbe mancato portare solenni accuse.</p>
+
+<p>&mdash;Non occorreva essere Isaia per profetarlo.</p>
+
+<p>&mdash;Nè santo per affliggersene. Ma se io, a vero dire, non dormo meno
+tranquillamente sotto le censure della Chiesa, i miei vassalli non la
+pensano come i vostri, Roberto. Così che mi misi alquanto in angustie,
+e confessai ad Alberada le mie dubbiezze. Ella, che voi sapete quanto
+sia generosa, si offerse rappattumar tutto col papa, meglio col suo
+cancelliero Ildebrando. Dell'animo di costui ella aveva capito alcun
+poco là a Cariati, in quella trista nostra dimora. E forse non solo me
+ella pensava in quel suo proponimento, monsignore, ma altresì voi, voi
+che parimenti avevate brighe col pontefice.</p>
+
+<p>&mdash;Bah! sclama Roberto levando le spalle. Si direbbe, glorioso priore,
+che tu vorresti regalarmi dei rimorsi.</p>
+
+<p>&mdash;Eh! perchè no? i rimorsi sono anch'essi una voluttà per le anime
+malate e angosciate.</p>
+
+<p>&mdash;Allora conservali per uso tuo, susurra Roberto sforzandosi a
+comporre il viso a gaiezza.</p>
+
+<p>Il priore continua:</p>
+
+<p>&mdash;Partimmo dunque divisati da frati. Ella era risoluta dimandare un
+abboccamento ad Ildebrando fuori del chiostro, sapendo quanto e' fosse
+sollecito delle regolarità claustrali. Quel disgraziato di Baccelardo
+aveva guastato tutto. Ildebrando, onde destare dal torpore il pigro
+Alessandro II, aveva indotto il giovane andarlo a vilipendere di
+vigliaccheria proprio nel baciamano, e trascinarlo a mezzi di violenza
+contro di entrambi noi.</p>
+
+<p>&mdash;Costui l'avrò dunque sempre tra i piedi, sclama torvo Guiscardo,
+digrignando i denti, quasi parlasse fra sè.</p>
+
+<p>Guiberto continuò senza far vista di porgli mente:</p>
+
+<p>&mdash;Nè messer Ildebrando fece i conti falliti, come sapete. Io che
+appostava a San Germano seppi di quello sproposito di <i>placito</i>, e
+scrissi la mia difesa. Del fatto vostro voi già stavate sicuro, sia
+che non tanto mastro Ildebrando vi aveva sul liuto come me, sia che vi
+difendeva il principe Gisulfo. Alberada quindi ebbe a presentarsi al
+<i>placito</i> e far leggere il foglio da me diretto al pontefice.</p>
+
+<p>&mdash;Chi le avrebbe creduto tant'animo! mormora Roberto, sempre sopra
+pensiero.</p>
+
+<p>&mdash;L'è vero. Però, voi sapete che succedesse colà, e come sotto
+pretesto di avere violate le leggi del chiostro ella fosse menata a
+Roma da Ildebrando per essere giudicata.</p>
+
+<p>&mdash;Prete sciagurato!</p>
+
+<p>&mdash;Chi sa se solamente sciagurato! riprende Guiberto sospirando. Ma la
+vendetta mi sta scritta nel cuore, monsignore; e voglia Iddio
+condannarmi a finire i miei giorni in un lebbrosaio, se non la torrò
+tale che se ne abbia a menar rumore per tutta Italia. Aspetto solo che
+ci sbarazziamo da questi ostinati di Longobardi, che poi andrò io a
+Roma, e in un modo qualunque farò visita a mastro Ildebrando.</p>
+
+<p>&mdash;E niuna novella ve n'è arrivata da poi? dimanda Roberto dopo essere
+restato alcun tempo concentrato. Spero in Dio che non le abbiano fatto
+vitupero; dappoichè se così fosse, Guiberto, ti giuro per la mia santa
+corona di duca....</p>
+
+<p>&mdash;Che sperate tramutare in quella di re.</p>
+
+<p>&mdash;Taci. Ebbene, ti giuro in somma, che neppur io me ne starei
+indifferente, e l'insulto di una donna normanna sarebbe pagato a peso
+di sangue.</p>
+
+<p>&mdash;Io non so, monsignore, se l'abbiano ingiuriata; solamente vengo
+assicurato di fermo da quello scimione di Laidulfo, non ha guari
+tornato di Roma, di avere inteso dire che l'avevan messa a languire
+nelle prigioni di qualche castello o monistero di là.</p>
+
+<p>&mdash;Cosa è quell'aggrupparsi di soldati che corono, lì, verso borea?</p>
+
+<p>&mdash;Qualche torneatrice che balla sulla corda, o qualche frate che
+predica il giudizio finale.</p>
+
+<p>&mdash;No, non mi pare. Si affollano di troppa pressa, e tornano addietro
+troppo malvogliosi. Andate a vedete, Guiberto, e venitemi a
+raggiungere alle tende dove mi reco.</p>
+
+<p>&mdash;Non è d'uopo che vada io, perocchè già un centurione trae alla
+nostra volta. E veggo...</p>
+
+<p>&mdash;Due frati in un bel gruppo di lancieri con le picche calate. Che mai
+sarà?</p>
+
+<p>&mdash;Io l'indovino, dice Guiberto, quei di dentro han cominciato a sentir
+troppo caldo dalla nostra vicinanza ed han dimandato soccorso.</p>
+
+<p>&mdash;Eh! non può darsi. Io conosco la tempra ostinata di Gisulfo, e
+quanto superbo ei sia. Ho per sicuro che alcun altro vorrà venirci a
+guastare il giuoco ed a cacciare il suo cucchiaio nella nostra
+pentola, come fecero le dannate memorie di Nicolò II e Leone IX per le
+faccende di Puglia. Sta a vedere se la cosa non sia così. Qui ci
+menano due frati.</p>
+
+<p>&mdash;Ebbene, centurione? dimanda Guiberto al soldato che loro si
+approssimava.</p>
+
+<p>E quegli facendo cenno di saluto ai due cavalieri, si volge a Roberto
+Guiscardo e risponde:</p>
+
+<p>&mdash;Monsignore, papa Gregorio VII manda due legati che dimandano tosto
+essere ammessi alla vostra presenza. Che dobbiamo fare di costoro?</p>
+
+<p>&mdash;Frustateli, mormora il priore alzando le spalle e spingendo il
+cavallo per ritornare alle tende del duca.</p>
+
+<p>Ma Roberto resta un tratto a pensare, poi ordina:</p>
+
+<p>&mdash;Guidateli al nostro maestro di palazzo, monsignor di Bovino, che
+egli li provveda di alloggiamento per questa notte, e che dimani sieno
+presentati al nostro padiglione.</p>
+
+<p>Ciò detto sprona il cavallo e raggiunge il priore che di male umore
+era partito.</p>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page83" name="page83"></a>(p. 83)</span>II.</h3>
+
+<div class="entete">
+<p class="poem20">
+ <span class="min3em smcap">Man.</span> <span class="add5em">Dunque i nemici</span><br>
+ Braman la pace?<br>
+
+<span class="min3em smcap">Pub.</span> <span class="add2em">A Regolo han commesso</span><br>
+ D'ottenerla da voi. Se nulla ottiene,<br>
+ A pagar col suo sangue<br>
+ Il rifiuto di Roma egli a Cartago<br>
+ È costretto tornar. Giurollo.</p>
+
+<p class="authorsc">Metastasio.</p>
+</div>
+
+<p>Trasportiamoci ora per un momento a Roma.</p>
+
+<p>L'abate di Cluny, preceduto dal castellano e seguito da un uomo
+ravviluppato in bianco mantello, attraversarono parecchie sale della
+Tomba di Adriano, o Castel Sant'Angelo, come dal XII secolo si
+addimandò, fino a che non giunsero ad un appartamento all'angolo
+settentrionale di esso. Quivi, innanzi ad una porta centinata, il
+castellano si volge all'abate e dice:</p>
+
+<p>&mdash;Ella è qui.</p>
+
+<p>&mdash;Sta bene, risponde l'abate; aprite, ed attendete di fuori.</p>
+
+<p>Il castellano obbedisce. Allora l'uomo avvolto nel mantello passa
+innanzi, entra, e si richiude l'uscio alle spalle.</p>
+
+<p>Il castellano, che era restato a guardare, gitta un sospiro ed
+esclama:</p>
+
+<p>&mdash;Senza neppure confessarla!</p>
+
+<p>&mdash;Non paventate, bravo vecchio, risponde l'abate, se avrà giudizio non
+le sarà fatto alcun male, io credo; perchè negli occhi vi ha una
+mutazione <i>secundum esse</i> spirituale, come dice quel santo padre di
+Aristotile, e gli occhi di lei...</p>
+
+<p>&mdash;Spero in Dio che così avvenga, lo interrompe il castellano; mi ci
+era affezionato, e mi porti il diavolo se non l'amava come figliuola.
+La si mostrava sì buona, sì dolce che neppure i martiri, Dio mi
+perdoni! io penso fossero stati più rassegnati.</p>
+
+<p>L'abate non risponde e resta del capo appoggiato al muro a
+meditare.... Sa il cielo cosa meditasse l'abate di Cluny, perchè da
+tutti allora veniva riputato mago, a causa della indefinibile sua
+sapienza nei misteri dalla filosofia greca e dei rabini ebrei. Eppure
+oggi l'abate di Cluny è uno dei santi meglio constituiti del cielo!
+Come la sapevan lunga quegli uomini dei tempi di mezzo!</p>
+
+<p>L'altro intanto, appena ebbe chiusa la porta, si svolse dal mantello e
+penetrò nelle stanze riposte.</p>
+
+<p>Quel piccolo appartamento era addobbato col maggior lusso che allora
+si conoscesse. Vi era un salotto, col soppalco a legno intagliato e le
+mura coperte di cordovano a rosoni d'oro. Vi era un tavolo di frassino
+incrostato di avorio e di laminuzze di argento niellato, e grossi
+sgabelli di noce intagliati a sfingi, girigori e lacci aggroppati. Vi
+erano infine guastade di fiori ed una giga. Fra queste ed altre
+minuterie femminili però dominavano, appesi a' zoccoli e su pei
+tavoli, ogni maniera di attrezzi da guerra, lucenti, ricchi, ed in
+parecchi luoghi rintuzzati, sì che attestavano non avere appartenuto a
+poltrone. Più dentro poi, un letto coverto di un cielo di dommaschi
+paglini con grosse nappe che ne fermavano le bandinelle alle colonne
+attortigliate di noce brunito, un inginochiatoio con un libro di ore
+brutalmente alluminato, aperto, ed uno stipo capriccioso di forma,
+intarsiato di tasso a figure mostruose e fiori, su di cui una lamina
+di ossidiana forbita onde servire da specchio, e pettini, e
+calamistri, e vai, e fiori, ed un pugnaletto sottile come grosso
+spillo, e delle fiale che potevano contenere forse della nanfa, più
+probabilmente veleni. Presso ad una finestra infine sedeva giovane
+donna, neglettamente e semplicemente vestita tutta di bruno, ed
+assorta a contemplare il cielo così profondamente, che non si avvide
+dell'uomo penetrato di sì poca cerimonia nel suo santuario. Il qual
+santuario era, bello e buono, l'appartamento del castellano a lei per
+cortese affetto o per compassione ceduto. Il nuovo venuto gira
+lentissimamente intorno lo sguardo, poi aggronda e dice:</p>
+
+<p>&mdash;Quante morbidezze!</p>
+
+<p>A quella voce la donna si volge, gitta forte un grido, e retrocedendo
+fino al davanzale e tutta rannicchiandosi nella persona, convulsa e
+tremante sclama:</p>
+
+<p>&mdash;Ildebrando!</p>
+
+<p>All'esclamazione di entrambi succede un momento di silenzio.
+Finalmente l'uomo soggiunse:</p>
+
+<p>&mdash;Per lo appunto, Ildebrando. Vi fo forse paura, Alberada?</p>
+
+<p>&mdash;Paura no, mormora colei levandosi ritta, riprendendo con uno sforzo
+di volontà tutta la sua dignità e spezzando il fascino, donde in sulle
+prime il rossigno sguardo di quell'uomo l'aveva avvinta. Paura no,
+ribrezzo.</p>
+
+<p>&mdash;Ah! e per qual ragione, madonna? Imperocchè, da quanto io mi sappia,
+giammai scortesia avete ricevuto da me.</p>
+
+<p>&mdash;Sarà vero, messere, rispose ingenuamente colei, ma io veggo nella
+vostra persona qualche cosa di sinistro, ed ogni qual volta mi sono
+abbattuta in voi, sempre sventura novella mi colpì. Voi siete il
+demonio attaccato ai passi miei.</p>
+
+<p>&mdash;Ah! siete dunque anche eretica, Alberada, per credere l'uomo
+subordinato a due geni come i Manichei. Male, male, figliuola mia.</p>
+
+<p>&mdash;Insomma, messere, usatemi la cortesia di dirmi cosa cercate da me.
+Voi, per fermo, non venite che per annunziarmi la morte. V'incontrai
+nel castello di mio padre a Cariati, e scene di sangue lo funestarono.
+V'incontrai nel castello di mio marito a Melfi, e da lui fui
+ripudiata. V'incontrai a Montecasino, ed ecco che mi avete rilegata in
+una tomba, disgiunta dall'universo, priva di libertà. Sollecitatevi,
+profferite la sentenza che avete fatta decretare da Alessandro II; a
+me sarà sollievo maggiore la morte anzi che questa spasmodica
+prigionia.</p>
+
+<p>&mdash;Tanto presto volete morire, Alberada? susurra Ildebrando con accento
+tristo e sospirando. Se la vita è un tribolo per voi, ricordatevi che
+ogni tribolo ha pure le sue rose, ogni notte le sue stelle. Ma
+mettiamo da banda ciò, e statemi bene ad udire, chè d'uopo ne avete
+assai.</p>
+
+<p>&mdash;Sia. Tenetevi dunque lontano da me, e favellate.</p>
+
+<p>&mdash;Io vi fo raccapriccio, Alberada? Ebbene ascoltatemi. Io voglio
+sollevare per un istante un velo che solo un uomo sollevò altra volta
+sotto suggello di confessione. Ma queste sono le ultime parole che
+l'uomo vecchio rivelano in me, sono gli ultimi aneliti che ricordano
+Ildebrando, la pagina estrema di un racconto che dovrà essere
+dimenticato, che i posteri dovranno ignorare. Qui finisce la storia
+dell'uomo, per cominciare quella del santo. Non resistermi, Alberada.
+Questo è l'ultimo tentativo di ravvivare una fiaccola già estinta.</p>
+
+<p>&mdash;Vi ascolto, signore, mormora Alberada con voce tremante, vi ascolto
+bene, ma non v'intendo. Solamente mi accorgo che voi, per solito avaro
+di parole e cupo più delle prigioni di questa Tomba, siete dominato da
+delirio.</p>
+
+<p>&mdash;Chi beve il vino s'inebria, chi si caccia nel fuoco si brucia.
+Questo delirio desta in me la vostra presenza. Voi mi fate rivivere a
+memorie, che il dì 25 marzo 1073 seppellii con Ildebrando. Sappi
+dunque, Alberada, che io ti ho amata, come giammai donna in terra si
+potè amare di veemenza maggiore.</p>
+
+<p>&mdash;Oh! non mi era dunque ingannata io!</p>
+
+<p>&mdash;Che? mi avevi forse penetrato tu? Avevi tu forse letto nell'anima
+mia una passione colpevole, un sacrilegio che tante notti insonni mi
+ha fatto trascorrere combattuto dalla volontà e dall'istinto? Dì,
+favella per amore di Dio, dimmi se nulla mai ne palesasti ad altro
+uomo, se il tuo sospetto fu anche sospetto d'altrui, se v'ha sulla
+terra altro essere umano, fuori del mio confessore e di te, che sia
+consapevole di tanta mia debolezza? Parla dunque, hai rivelato mai a
+vivente che Ildebrando ti abbia amato?</p>
+
+<p>&mdash;No, perchè io mi credetti insozzata di codesto vostro amore, io,
+fidanzata di Roberto Guiscardo e figlia dei barone Giselberto
+Squassapostierle. Quella sera che, sul merlato delle torri di Cariati,
+credevate favellarmi dei perigli delle passioni inavvedute, quella
+sera, nel caldo del discorrere, il delirio vi dominò come adesso, e mi
+svelaste che mi amavate.</p>
+
+<p>&mdash;E tu? tu rivelasti a... a quel demonio di mio fratello il segreto
+fatale?</p>
+
+<p>&mdash;No, messere, perchè io non favello delle cose che mi tornano ad
+onta.</p>
+
+<p>&mdash;Dio sia lodato! la mia debolezza morrà qui, sclama Ildebrando
+gittando un sospiro e lasciandosi cadere sur una sedia.</p>
+
+<p>&mdash;Morrà qui con me! Non è questo che volevate dirmi, Ildebrando?</p>
+
+<p>&mdash;Ah! mormora costui meditando la trista interpretazione che Alberada
+aveva data alle sue parole. Con te, dici? Ebbene, sì: può avvenire
+anche ciò, Alberada, e puoi anche essere libera, se alla mia volontà
+sarai pieghevole. Perocchè io ho fatto sacramento innanzi la persona
+di Cristo, che, da oggi in poi, non vi sarà altra volontà sulla terra
+che la mia.</p>
+
+<p>&mdash;Audace giuramento, interrompe Alberada.</p>
+
+<p>&mdash;Che sarà audacemente mantenuto, continua Ildebrando. Sì, Alberada,
+io ti ho amata, e quanta sciagura da questa passione mi fosse tornata,
+io dirti non potrei senza farti tutta raccapricciare novellamente. Io
+non aveva amato alcuno. Io non aveva conosciuta mia madre, che
+pochissimo, mio padre poco ancora ed aspro. Io insomma, mi era veduto
+isolato nei chiostri fanciullo. Io aveva udito predicarmi tutto dì,
+sotto pena di peccato, di segregarmi dal mondo e dalle sue passioni;
+avevo dovuto interdirmi ogni affetto tenero, ogni moto di sensibilità.
+Io avevo dovuto in ogni essere a me somigliante considerare un nemico
+che studiava trascinarmi all'inferno, in ogni desiderio un peccato.
+Sulla terra io non doveva vedere che me, e fuori di me Iddio. Ora, a
+Dio la fantasia indocile ed irritata dalle meditazioni cercava dare
+un'esistenza, una forma&mdash;e sempre gli dava quella di una donna! Così,
+una figura svelta, bianca, diafana, l'occhio azzurro soavissimo, la
+persona gentile, aereggiante in un velo di pudore e di candidezza, una
+forma come era la tua, Alberada, come eri tu nel castello del padre
+tuo. Ah! che la effigie più degna di rappresentare Iddio è quella
+della donna!</p>
+
+<p>&mdash;E voi siete prete e cardinale?</p>
+
+<p>&mdash;Io sono uomo, Alberada; Dio mi fe' uomo. E questa imagine ostinata
+della donna mi veniva sempre avanti nelle meditazioni, m'isprava nelle
+preghiere, mi apriva il cielo, m'indorava di luce la vita, mi
+travagliava nei sogni. Questa figura trovai in te; e ti amai, e mi
+lasciai trascinare interiormente a quel precipizio come chi è preso
+dalla vertigine. Seppi però dominarmi, o almeno il credetti, poichè tu
+mi dici che il segreto periglioso mi scappò pure dalle labbra. Ora non
+se ne parli più. Fu un momento d'aberrazione che con molte lagrime ho
+pianto poi; fu una colpa che di pena terribile ho pagata. Non se ne
+parli più, e guai, Alberada, guai a te, guai a colui cui questo tristo
+segreto fosse svelato. Io vivo oramai nell'avvenire: il passato mi fa
+orrore.</p>
+
+<p>&mdash;Se gli è questo tutto quel che richiedete da me, messere, la vostra
+volontà sarà fatta. Codesta vostra passione non uscì mai dalla mia
+bocca, nè uscirà, perciocchè, certo, io non ho di che vantarmene.</p>
+
+<p>&mdash;Forse che sì, forse troppo, riprende Ildebrando sollevando
+fieramente la testa ed alzandosi. Ma io credo di essermi spiegato
+abbastanza. Qui si snebbi dunque la frenesia che la tua vista ha in me
+rinnovellata, e parliamo di altro.</p>
+
+<p>&mdash;Meglio così.</p>
+
+<p>&mdash;Sai tu, perchè mi rivedi in questo castello?</p>
+
+<p>&mdash;Se non è per venirvi a sollazzare delle sofferenze della vittima, o
+a venirle ad intimare il supplizio, io non saprei perchè altro.</p>
+
+<p>&mdash;Per salvarti.</p>
+
+<p>Alberada si stringe nelle spalle, volge la testa verso il cielo che le
+mandava un raggio di sole dall'abbaino, e non risponde. Ildebrando
+continua.</p>
+
+<p>&mdash;Per rimandarti libera al priore di Lacedonia come messaggiera di
+pace.</p>
+
+<p>&mdash;Mio Dio!</p>
+
+<p>&mdash;L'ami tu dunque colui?</p>
+
+<p>&mdash;È mio marito, checchè voi ne pensiate in contrario.</p>
+
+<p>&mdash;Taci, non dirlo, grida Ildebrando di voce convulsa digridando. Per
+Gesù, codeste tue parole mi fanno male al cuore, ed io non so se
+giungo a dominarmi. Ascoltami bene, Alberada, e rammenta che il papa
+con una mano rimesta in cielo, con l'altra stringe la terra nel pugno,
+e può scuoterla, riempirla di sangue, desolarla dove al suo volere non
+pieghi, e che chi il papa tradisce, muore della morte dei traditori
+dentro l'anno.</p>
+
+<p>» Orbene, continua Ildebrando, tu dunque devi recarti al priore di
+Lacedonia. Se Ildebrando l'odiava, il papa gli ha perdonato e seco
+vuole riconciliarsi. Egli ti aveva mandata a me a Montecasino,
+confidando nella tua mediazione, perchè lo salvassi. Mal non si
+appose, perchè io col tuo mezzo, e col tuo mezzo solamente, voglio e
+posso salvarlo. Che fiducioso torni a me. Non chiedo neppure che mi
+domandi perdono dappoichè già, per volere di Dio, lo perdonai. Egli
+non avrà limite nel mio amore. È priore di Lacedonia per dono di
+Enrico imperatore; per volere del papa sarà arcivescovo di Ravenna,
+che adesso appunto quel bravo prelato è morto.</p>
+
+<p>&mdash;Ma il vescovado di Ravenna provvede pure l'imperatore.</p>
+
+<p>&mdash;Donna, figgiti bene nella mente che sulla terra non v'ha più oggimai
+che un potere, e questo è quello del pontefice; che sulla terra non
+v'ha più che un nome, e questo è quello del papa. Un altro ordine di
+cose è cominciato. I vescovadi, i troni non esistono che nel pugno del
+papa. Egli li dà, egli li toglie. Dirai adunque a quel priore che
+lasci la scellerata vita che ha condotta finora, che abbandoni le
+bandiere dell'Amalacita Guiscardo, e torni a me.</p>
+
+<p>&mdash;Ma.... interrompe Alberada.</p>
+
+<p>&mdash;Ascolta, continua Ildebrando. Ti manderò in oratore a Salerno con
+l'abate di Cluny. Colà troverai destro abboccarti con Guiberto, perchè
+metterò ordine al principe Gisulfo comprare la pace a qualsiasi
+condizione, così Guiberto non mancherà neppure ai patti del duca di
+Puglia e di Calabria. Io non voglio che sia disonorato colui cui penso
+fare mio ornamento. Tu dunque spiegherai tutte le seduzioni, tutto il
+potere che egli in te riconosce e sente fatalmente, perchè Guiberto
+ritorni a me. Con lui riederai anche tu, cui non preparo minori
+dovizie di grandezze e di glorie. Io insomma non segno limite alle
+vostre ambizioni, se nella mia carità e nella mia affezione riporrete
+fiducia....</p>
+
+<p>&mdash;E se si verificasse il contrario?</p>
+
+<p>&mdash;Ah! se si verificasse il contrario? mormora Ildebrando pensieroso.
+Innanzi tutto, vuoi tu incaricarti della missione?</p>
+
+<p>&mdash;Innanzi tutto giuratemi, Ildebrando, che male alcuno non verrà a
+Guiberto se aggiusterà fede alle mie parole.</p>
+
+<p>&mdash;Donna incredula! non ti basta la mia parola?</p>
+
+<p>&mdash;No, voglio il vostro giuramento. E, se debbo confessare il vero,
+neppure su questo ho piena credenza. Dappoichè voi che avete facoltà
+di mandare la gente all'inferno ed al paradiso secondo vi torna,
+sapete come sciogliervi di un giuramento, se vi piacesse non
+attenerlo.</p>
+
+<p>&mdash;Tu sei un'empia assolutamente. Le parole di Guiberto hanno
+fruttificato in te. Ma, come tu vuoi, giuro che a Guiberto non verrà
+male.</p>
+
+<p>&mdash;Giuro, giuro... di grazia, messere, per cui giurate voi?</p>
+
+<p>&mdash;Per i santi, per Gesù, per la Vergine, per tutto il paradiso.</p>
+
+<p>Alberada conserva il silenzio come aspettasse altro e fissa gli occhi
+su Ildebrando quasi col suo limpido sguardo cercasse penetrarlo
+nell'anima. Ildebrando resta calmo e mutulo. Ed Alberada soggiunge:</p>
+
+<p>&mdash;Sta bene, adesso vi dico che assumo l'impresa, e che metterò ogni
+mia sollecitudine perchè Guiberto si concili con voi e con la Chiesa.</p>
+
+<p>&mdash;Ciò non mi basta, riprende Ildebrando, mi è d'uopo che tu giuri
+altresì sull'ostia consacrata il giorno di Pasqua, chiusa in questa
+reliquia, che se Guiberto non ascolta le tue parole o non crede alle
+mie promesse, tu tornerai a me; che se egli vorrà per forza ritenerti
+tu gli sfuggirai; e che se non avrai mezzo a sfuggirgli, eleggerai
+piuttosto darti morte, che mancare al giuramento di qui rivenire.</p>
+
+<p>Alberada rimane perplessa un momento, pensando la terribile promessa
+che a lei si richiedeva, poi dimanda:</p>
+
+<p>&mdash;E tornando che cosa mi si riserba, messere?</p>
+
+<p>Ildebrando ristà un istante e risponde:</p>
+
+<p>&mdash;La morte.</p>
+
+<p>&mdash;Bene sta, sclama Alberada, purchè sia una morte sollecita, una morte
+senza infamia e vereconda, io giuro.</p>
+
+<p>&mdash;Una morte sollecita, senza infamia, senza oltraggio.</p>
+
+<p>&mdash;Io giuro dunque, continua Alberada cadendo in ginocchio, giuro su
+questa sant'ostia che chiude il corpo di Nostro Signore, giuro di
+adoperarmi tutta per indurre la conciliazione tra voi ed il priore di
+Lacedonia, o di ritornare qui se la mia commissione, per qualsiasi
+evento, non riesca, o di non toccar cibo per trenta giorni, fuori
+della comunione, se vorrà ritenermi per forza. E se spergiuro, possano
+i demoni impossessarsi di me e menarmi senza posa pei quattro venti
+della terra, come Malco che diede lo schiaffo al signor nostro Gesù
+Cristo.</p>
+
+<p>&mdash;Amen, risponde Ildebrando tutto radiante di gioia, seguimi adesso.</p>
+
+<p>E sì dicendo si avvia, apre l'uscio senza curare di ravvilupparsi nel
+mantello, ed esce.</p>
+
+<p>Il castellano, che stava fuori a guardare la porta, al vederlo
+retrocede di un passo, ed abbassa gli occhi. Ildebrando gli ordina:</p>
+
+<p>&mdash;Al compiuto imbrunirsi della notte voi stesso, uomo misericordioso,
+guiderete a palazzo questa donna avvolta in cappa di frate
+benedettino. Imparate però ad interpretar meglio i nostri ordini per
+l'avvenire, ed a compierli giusta la nostra intenzione.</p>
+
+<p>&mdash;Santo padre, <i>benedicite</i>; e mi porti il diavo.... perdono.... sarà
+fatto il vostro volere.</p>
+
+<p>&mdash;Santo padre!! sclama Alberada sbalordita, e resta fisa ed immobile a
+guardare Ildebrando, che seguíto dall'abate di Cluny si allontanava.</p>
+
+<p>Ildebrando era divenuto Gregorio VII.</p>
+
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page97" name="page97"></a>(p. 97)</span>III.</h3>
+
+<div class="entete">
+<div class="quoteret">
+<p><span class="min3em smcap">Aristod.</span> <span class="add11em">Or che n'è tempo</span><br>
+ Assicuriamci e ragioniam di pace.<br>
+
+<span class="min3em smcap">Lis.</span> <span class="add1em">E l'accettarla e il ricusarla a tutta</span><br>
+ Tua scelta l'abbandono.<br>
+
+<span class="min3em smcap">Aris.</span> <span class="add11em">Udirne i patti</span><br>
+ Pria d'ogni altro conviensi.<br>
+
+<span class="min3em smcap">Lis.</span> <span class="add1em">Eccoli e brevi.</span></p>
+</div>
+
+<p class="authorsc">Monti.</p>
+</div>
+
+<p>I legati dunque che papa Gregorio mandava a Roberto Guiscardo ed al
+principe di Salerno erano Alberada, camuffata della cocolla di frate,
+sì che pareva giovanissimo novizio, e l'abate Ugone di Cluny, entrambi
+incaricati di missione diversa. Conciossiachè se Alberada ebbe quella
+delicata di ricondurre il priore sotto le leggi della Chiesa ed a
+riconciliamento con Ildebrando, Ugone una più difficile doveva
+compierne, e nel tempo stesso segreta, per modo che la politica del
+pontefice doveva sentirsi, non dichiararsi di qual si voglia maniera.
+E per vero forse il solo abate di Cluny poteva condurre al fine
+sperato quella bisogna non trovandosi alcuno meglio adatto di lui a
+tal genere di pratiche nella corte del papa. Tuttavia questa e' si
+aveva tolta a malincuore. Poichè aveva compreso bene l'animo ed i
+disegni di Gregorio, avvegnachè questi non si fosse con lui aperto, e
+non gli avesse ingiunti i suoi severi ordini che in laconici ed oscuri
+detti, come soleva.</p>
+
+<p>Ugone abate di Cluny, poteva dirsi la più eccellente pasta d'uomo
+quando arrivava a perder di vista le dottrine di Aristotile. Nei
+filosofemi di costui egli aveva cercato addentrarsi, con una
+perseveranza e con una pazienza da fare spavento, oggi che la più
+astrusa sapienza si succhia da vasi <i>sparsi di soavi liquori</i>.
+Compagnevole poi, motteggiatore, ilare, amico dei piaceri, si faceva
+amare dalle donne, desiderare nelle brigate, dove con venustà
+d'ingegno soleva raccontare aneddoti, miracoli, leggende di santi,
+storie di paladini e di fate, ed avventure occorsegli pei molti suoi
+viaggi. La sola macchia che poteva forse apporglisi era quel suo
+pizzicare un tantino di gioliva comare, quel piccarsi di sapere per
+minuto i fatti altrui. Ma tal difetto gli si menava buono volentieri,
+quando e' ne contava delle così saporite a proposito dei pontefici e
+dei principi che allora conducevano Europa. Ugone sapeva vivere bene
+fra tutte le classi; trovava sempre alcuna cosa di piacevole a dire a
+chiunque bazzicava con lui, passava volentieri sui peccatuzzi e sulle
+debolezze di chicchesia, desideroso che alle sue scappatuccie si desse
+pure passata. Non borioso della dignità di abate, nella quale
+eguagliavasi ai più grossi baroni ed infeudava castelli e terre: coi
+superiori lusingatore non servile, cogl'inferiori caritatevole e
+blando. In una parola Ugone coglieva il buono ed il piacevole dei suoi
+tempi difficili; alle tristizie non s'inchinava, ma non si ribellava
+neppure, come quel severo uomo di Gregorio VII praticò. La regola
+della condotta di lui chiudevasi in due parole: fare a suo modo, con
+l'orpello dell'onore e del dovere: altrui tollerare.</p>
+
+<p>Questi era Ugone abate di Cluny, quando, uomo come gli altri uomini,
+alla vita terrena intendeva ed alle bisogne di questo mondo. Ma una
+volta sollevato nei bui circoli della metafisica di Aristotile, una
+volta preso ed impaniato in quel sistema&mdash;e qualcuno osava
+medesimamente dire che talora l'abate lo facesse a disegno per
+sottrarsi a cose a lui poco grate&mdash;una volta tolto in visione allo
+empireo dello Stagirita, Ugone si astraeva per segno che nè le
+miserie, nè le gioie della terra lo toccavano più, addiventava apata,
+inurbano, disadatto, perdeva ogni avvenenza di maniere, ogni
+attitudine a maneggiare affari, ogni sentimento di cristiano e di
+uomo.</p>
+
+<p>Fortunatamente questi parossismi di alienazione in lui non erano nè
+lunghi, nè spessi. Egli aveva coscienza di quella malattia, chè
+malattia bella e buona poteva addimandarsi tal feroce meditazione. Che
+perciò ogni mezzo metteva in opera onde distorre la mente da
+lucubrazioni scientifiche. Ed ecco perchè amava i piaceri, i più
+delicati ed i più grossolani; usava le corti; accettava ambascerie;
+cercava la compagnia delle dame; banchettava lautamente; impazziva
+dietro a cacce ed a giullari; correva ai passi d'armi ed ai giudizi di
+Dio, dotto mastro in decidere di colpi di daghe e di levate di falchi;
+nutriva grossa corte di alani, smerigli, cantarini e destrieri. La
+solerzia però che avvedutamente piaggiatrice e delicata adoperava
+negli affari, faceva sì che poco e' si potesse ridurre al beato
+soggiorno di Cluny, cui lo stizzoso s. Pier Damiano, in una sua
+pistola (lib. VI, 4) chiama <i>orto di delizie fecondo di grazie diverse
+in gigli e rose, compiuto campo del Signore, ubi velut acervus est
+coelestium</i>. I principi ed i pontefici appellavano Ugone a compositore
+dei loro negozi, lo spiccavano ad oratore per gl'interessi dei loro
+Stati. Ed e' volentieri toglievasi dal sollazzevole soggiorno, e
+viaggi sosteneva e disagi per rendere altrui servigio. Perocchè la
+carità non ebbe ultima fra le molte sue virtù.</p>
+
+<p>Così che, come il vescovo di Bovino si condusse alla tenda dei legati
+per guidarli al padiglione del duca Roberto, Ugone si volse ad
+Alberada e le disse sotto voce:</p>
+
+<p>&mdash;Figliuola, noi abbiamo avuti dal santo pontefice ordini diversi; voi
+quello di ricondurre al bene il priore Guiberto, io quello di metter
+la pace fra i due principi. Pensate quindi a compiere la vostra parte,
+chè io farò di sdebitarmi della mia.</p>
+
+<p>&mdash;Dio ci secondi, risponde Alberada. E l'abate uscì.</p>
+
+<p>Roberto Guiscardo già lo attendeva. Sotto magnifico padiglione di seta
+di Persia e tela d'India, tolto all'emiro saracino nella conquista di
+Sicilia, aveva fatto rizzare un trono coperto di velluto di Venezia
+colore azzurro riccamente ornato. Su quel trono egli sedeva, vestito
+del suo manto ducale, robone di colori diversi, lungo fino ai piedi,
+soppannato di ermellino; in testa il berrettino traversalmente cinto
+da zona d'oro, senza raggi, ornata di gemme&mdash;che era appunto la corona
+di duca; l'anello al dito; la spada al fianco. Parte dei suoi dodici
+conti, e dei suoi capitani, rifulgenti d'armi e la testa scoverta,
+stavano in piedi nella tenda. A fianco al duca, sovra sgabello più
+basso, sedeva Sigelgaita, cui nessuno distintivo di femmina avrebbe
+contrassegnata, se non fosse stato dal bel giacco di maglia, intessuto
+di anelletti di oro e di argento, che là, sul petto, le si arrotondava
+di graziosa maniera, e dalle chiome inanellate che nudriva più lunghe
+degli altri&mdash;quantunque le donne longobarde vergini usassero portare
+intere le chiome e le tagliassero maritate. Ai piedi della sedia
+ducale stava un paggetto di forse dodici anni, nei cui turchini
+sguardi ben leggevasi quella scaltrezza prudente e vigorosa che in
+tanta fama lo tornò poi, e tanto alto le levò. Questi era Boemondo,
+più tardi principe d'Antiochia, figlio di Alberada e di Roberto.</p>
+
+<p>All'avvicinarsi dell'abate, Roberto gli fece grazioso saluto e lo
+invitò a sedere. Ugone si recò a baciare la mano della duchessa, e
+s'inchinò prima al duca poi ai baroni che così pomposa corte gli
+componevano. Indi presentò la lettera del papa. E Roberto la prese
+dalle mani di lui e la passò al vescovo di Bovino, il quale lesse a
+voce alta e sonora:</p>
+
+<p>« Gregorio VII, Pontefice massimo, <i>servus servorum Dei</i>, a Roberto
+Guiscardo duca di Puglia, Calabria e Sicilia salute ed apostolica
+benedizione, se vorrà meritarsela.</p>
+
+<p>« Sappiate, signore e figliuolo, che abbiamo date nostre lettere
+credenziali ad Ugone abate di Cluny, il quale ve le presenterà: e lo
+abbiamo altresì investito di poteri quanti bastano perchè voi possiate
+con lui trattare sovra tutte le cose che egli esporrà. E con ciò siate
+sicuro che noi ci obblighiamo a tener per buono e valevole
+qualsivoglia accordo verrà fatto tra voi, e che ci compiaceremo molto
+se ai nostri consigli darete fede e compimento. Vi mandiamo intanto la
+nostra apostolica benedizione, e vi esortiamo a rendervene sempre più
+degno per l'avvenire ».</p>
+
+<p> Datum Romæ, sub annulo piscatoris, Postridie nonas iunii anni MLXXV.</p>
+
+<p>&mdash;Bene sta, ser abate, disse Roberto, vi riconosciamo per legato del
+pontefice, ed investito di tutte facoltà di trattar con noi. Ma, se
+Dio vi guarda, messere, noi non sappiamo di che cosa voi venghiate ad
+interessarci per parte del santo pontefice.</p>
+
+<p>&mdash;Sono bene per dirvelo, messer duca, risponde Ugone, dove vogliate
+usarmi la cortesia di ascoltare.</p>
+
+<p>&mdash;Favellate dunque, riprende Roberto, staremo attenti ad udirvi.</p>
+
+<p>&mdash;Eccomi, continua l'abbate. L'animo del pontefice è vivamente
+commosso delle dissenzioni che spingono l'un contro l'altro il
+principe Gisulfo II vostro cognato e vostra magnificenza.</p>
+
+<p>&mdash;Ah! gli è questo giusto il tribolo che molesta il santo padre? Me lo
+aveva figurato di già. Tirate avanti.</p>
+
+<p>&mdash;Questo per lo appunto, messer duca, perchè Gregorio VII, come padre
+e capo della cristianità, deve acerbamente soffrire che i figliuoli
+della sua famiglia si accapiglino con sì poca carità e si uccidano
+senza misericordia.</p>
+
+<p>&mdash;Ma il santo pontefice dovrebbe pure sapere.......</p>
+
+<p>&mdash;Con la vostra sopportazione, monsignore, egli sa tutto. Sa di quale
+brutale maniera il principe Gisulfo accogliesse le vostre pratiche di
+mediazione a pro degli Amalfitani a Montecassino; quale invereconda
+risposta vi mandasse; come foste provocato alle ostilità senza motivo.
+Il beato padre sa come voi con blandi modi più volte sollecitaste la
+pace ed intelaste primo gli accordi onde calmare Gisulfo. Sa come
+questi accogliesse male le mediazioni di pace dell'abate Desiderio di
+Montecassino e del principe di Capua; come borioso facesse ingiuria
+alla vostra persona con parole, e disprezzasse la vostra amicizia.
+Insomma il pontefice sa tutto.....</p>
+
+<p>&mdash;Tutto ciò che voi avreste dovuto restarvi dal dire, l'interrompe
+superbamente Sigelgaita, ricordando, ser abate, che favellavate avanti
+di noi&mdash;di noi sorella del principe Gisulfo II di Salerno.</p>
+
+<p>&mdash;Le domando mercè, madonna, se commisi la sbadataggine di
+dispiacerle, peritoso risponde l'abate inchinando la duchessa,
+perocchè la sensazione, giusta le dottrine dell'apostolo Aristotile, è
+una potenza passiva cangiata dagli oggetti esterni; ed io aveva
+perduto di vista che ella è sorella del principe. Ma non voglia però,
+bella duchessa, punirmene col negarsi di afforzare le mie parole di
+pace tra monsignore suo marito ed il principe; da poichè vado sicuro
+che entrambi non saprebbero resistere ai voleri della più bella e
+valorosa dama di cristianità.</p>
+
+<p>La duchessa pianta fitti gli occhi addosso all'abate per comprendere
+netto il valore di quello scipito complimento, e tace. Roberto
+risponde:</p>
+
+<p>&mdash;Giacchè dunque il santo padre conosce come noi fossimo stati tirati
+pei capelli a questa guerra, perchè piuttosto a noi si dirige che al
+principe?</p>
+
+<p>&mdash;Si dirige innanzi a voi, messer duca, sapendovi tanto meglio
+inchinevole agli accomodamenti quanto mal volentieri vi recaste a
+queste ostilità: ed inoltre, perchè da voi debbonsi cominciare le
+pratiche con accordare tre giorni o quattro di tregua, a principiare
+da domani, onde noi potessimo penetrare nella città e dar iniziamento
+ai negoziati. Infine, perchè voi pel primo dovete dettare a quali
+condizioni consentite togliere l'assedio dalla città e ristabilire la
+pace.</p>
+
+<p>&mdash;Avete ragione, messer abate. Il papa ha calcolato da accorto uomo
+mandandovi a noi primamente. Bene sta. Noi dunque accordiamo la tregua
+dimandata; quantunque tutto avessimo disposto onde tormentare di tale
+assalto le omai poco solide mura, che non sapremmo se avessero ancora
+potuto reggere all'aspro travaglio. I patti poi della tolta
+dell'assedio saranno i seguenti&mdash;Monsignor di Bovino, soggiunge
+Guiscardo volgendosi a costui, datevi la pena di scriverli, perchè
+sbaglio non cada nè sulla validità di essi, nè sulle nostre
+intenzioni, che per nulla mai verranno mutate.</p>
+
+<p>Ed il vescovo di Bovino essendosi messo sul punto di scrivere ad un
+bel tavolo di larice intarsiato di avorio che occupava il mezzo del
+padiglione, Roberto a voce ferma ed alta dettò:</p>
+
+<p>1. La città di Salerno sarà messa a nostra discrezione unitamente alla
+sua rocca, senza che i cittadini ne tolgano cosa, e demoliscano
+pietra.</p>
+
+<p>2. I cittadini consegneranno tutte le loro armi offensive, dal
+verrettone alla lancia, dal pugnale alla spada, sotto pena di essere
+condannato alla gleba chiunque alcuna di queste armi nascondesse.</p>
+
+<p>3. Tutte le terre del principato di Salerno con borgate e castella
+passeranno sotto il dominio normanno, ai cui signori saranno pagati
+censi e livelli qual si trovano stabiliti dai padroni longobardi,
+salvo i mutamenti da farci.</p>
+
+<p>4. Il principe Gisulfo II abdicherà in favore di Roberto Guiscardo il
+principato di Salerno, e, spoglio di ogni divisa, nelle mani di lui si
+andrà a collocare in piena dedizione, unitamente a tutti gli altri
+membri di sua famiglia e di sua corte, dei magistrati della città e
+dell'arcivescovo.</p>
+
+<p>5. Infine....</p>
+
+<p>&mdash;Ma, messer duca, lo interrompe Sigelgaita, cosa mai di peggiore
+potrebbe toccare al fratel mio se la sua sorte commettesse alla
+fortuna delle armi?</p>
+
+<p>&mdash;Cosa potrebbe toccargli? Uditeci bene, madonna, e voi altresì Ugone
+abate di Cluny; perchè gli è bisognevole che voi sappiate la nostra
+volontà pienamente. Se la città ed il principe di Salerno si ostinano
+a tenerci occupati a questo assedio, noi facciamo sacramento che di
+qui non muoveremo se non quando non ci resterà più una mazza d'armi
+per percuotere le mura, un pugnale per uccidere i nostri nemici. E
+quando, col favore di monsignor Gesù Cristo e del santo barone del
+Gargano&mdash;cui facciam voto di offrire due candellieri d'oro del peso di
+venti libre&mdash;quando abbiamo presa la città, questa sarà data prima per
+otto giorni a saccheggiare ai soldati, poi bruciata tutta, ed il suo
+suolo arato e seminato di sale. I cittadini verranno lasciati alla
+taglia ed alla libidine dei soldati in loro piena discrezione di
+ucciderli o farli schiavi, di tenerli seco o venderli ai corsari di
+Africa. Il principe Gisulfo infine, e coloro della sua corte e della
+sua famiglia, a noi arrendendosi, saranno mandati a purgare le loro
+peccata in qualche chiostro; togliendo noi la città di assalto,
+verranno tutti sgozzati come animali immondi, ed appesi dai piedi ai
+residui merli delle mura. Questo è il pensamento che noi facciamo
+sulla città di Salerno, sui suoi abitanti, e sul suo principe,
+madonna.</p>
+
+<p>&mdash;Della città e dei cittadini farete come vi aggrada, sclama
+superbamente Sigelgaita: il suo principe poi, messer duca, sa bene
+come i principi disgraziati debbano morire per non cadere in mano dei
+loro nemici. Se egli l'obliasse, io provvederei; e voi, monsignore,
+voi non potreste che insultare il suo cadavere&mdash;se io non fossi.</p>
+
+<p>&mdash;Tanto meglio per lui e per la sua fama « risponde Roberto
+trascuratamente. » L'ultimo articolo infine che aggiungerete, monsignor
+di Bovino, gli è che, innanzi tratto, affinchè non fossero di modo
+alcuno trafugati o nascosti, vogliamo a noi consegnati gli oggetti di
+oro e di argento ed ogni maniera di pietre preziose che nella città si
+trovano, onde compensare gl'interessi degli Amalfitani nostri alleati,
+pagare delle spese della guerra il principe di Capua ed il priore di
+Lacedonia, ed i soldati soddisfare. Questa è la volontà assoluta ed
+irrevocabile di Roberto, duca di Puglia, di Calabria e di Sicilia.</p>
+
+<p>&mdash;Monsignore, mormora dimessamente l'abate di Cluny, io non saprei con
+questi patti quali accordi potessi ottenere.</p>
+
+<p>&mdash;Peggio per voi, messere. Non pigliate equivoco però sulle parole,
+perchè noi non diamo, nè dimandiamo accomodamenti, ma leggi&mdash;e leggi
+quali più umane possono dettare i vincitori ai vinti.</p>
+
+<p>&mdash;A questo stremo non è ancor giunto mio fratello, messer duca, ripete
+disdegnosa Sigelgaita.</p>
+
+<p>&mdash;Se non vi è giunto vi giungerà, risponde Roberto pieno di calma. Gli
+è per questo che vorreste dormire meno placidamente le vostre notti,
+madonna, e lasciare ad arrugginire la vostra spada nel fodero?</p>
+
+<p>La duchessa tacque, ma i suoi sguardi scintillavano come quelli della
+tigre.</p>
+
+<p>Rispose l'abate di Cluny:</p>
+
+<p>&mdash;Ci siamo intesi, monsignore. Io mi reco nella città e spero condurre
+le cose a quel termine che debba soddisfare tutti. Solamente prego
+vostra grandezza di accordarmi di poi un momento di colloquio segreto,
+di cui forse abbisognerò, per favori di che io, abate di Cluny, debbo
+particolarmente supplicarvi.</p>
+
+<p>&mdash;Il vostro volere si farà.</p>
+
+<p>E sì dicendo il duca si alzava, e il parlamento finiva.</p>
+
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page110" name="page110"></a>(p. 110)</span>IV.</h3>
+
+<div class="entete">
+<p class="poem20">
+ Tebani, ei grida in suon tremendo, Argivi,<br>
+ Dal reo furor cessate. Armati in campo<br>
+ Prodighi a nostro pro del sangue vostro<br>
+ Scendeste voi: fine alla pugna ingiusta<br>
+ Porrem noi stessi, in faccia vostra, in questo<br>
+ Campo di morte.</p>
+
+<p class="author"><span class="smcap">Alfieri</span>&mdash;<i>Polinice</i>.</p>
+</div>
+
+<p>Io non saprei propriamente dire di quale piglio l'iracondo e superbo
+principe Gisulfo accogliesse le dure proposizioni del duca Roberto.
+Basti sapere che mancò poco i legati, perocchè Alberada aveva seguìto
+l'abate, non avessero a patire di quei crudeli sgarbi che il priore di
+Lacedonia, a barba del dritto delle genti, usava fare ad oratori
+impertinenti e malaccetti. Fu loro salvaguardia la lettera che papa
+Gregorio a Gisulfo mandava, onde comandargli che ad accordi qualsiansi
+discendesse; da poichè egli dava sua parola che tutto avrebbe regolato
+in seguito con equità e prudenza, se allora gli era forza piegare alle
+circostanze. E se Gisulfo non trascese, e' fu altresì perchè egli
+aveva spiccati oratori al pontefice a fin d'indurlo a intramezzarsi
+con Roberto per la pace o a soccorrerlo di modo qualunque. Acerbamente
+non per tanto rispose, ed ogni proposta rigettò come infame. Ugone non
+si scorò ai primi urti che terribili anch'egli aveva preveduti da un
+carattere focoso e fiero. Cominciò quindi per dargli ragione, per
+piaggiarlo; finì con ridurlo ad una considerazione chiara sullo stato
+della città, spoverita di viveri e di coraggio, e su quello dei suoi
+soldati, mancanti d'armi e pochi di numero. E Gisulfo convenia sopra
+tutto. Però quando gli accennava di rendersi, e' si ribellava ad ogni
+ragione, ogni patto, anche modesto ed onorevole, rifiutava. In guisa
+che l'abate disgustato stava quasi per desistere dall'impresa,
+allorchè un mezzo gli sovvenne, decoroso e non fabbro di ruine.</p>
+
+<p>&mdash;E non vorreste voi dunque, monsignore, disse l'abate, non
+condiscendereste voi che questa lite si decidesse per giudizio di Dio?</p>
+
+<p>&mdash;Vale a dire? dimanda Gisulfo.</p>
+
+<p>&mdash;Vale a dire che, in lizza chiusa, uno o più campioni longobardi
+contro uno o più campioni normanni definissero la bisogna. Se i
+Normanni avessero la fortuna di vincere, la città sarebbe loro
+consegnata, senza più armeggiare, nella maniera stessa che se
+l'avessero levata di assalto: se vincessero i Longobardi, come io ho
+fiducia nella misericordia dei santi, l'assedio sarebbe tolto e tutto
+restituito alla calma prima che tra la grandezza vostra ed il duca
+Roberto esisteva. E con tal fatto gran numero di vite sarebbe
+risparmiato, la città non manomessa, e forse tutto alla meglio
+aggiustato.</p>
+
+<p>&mdash;Il consiglio è più da cristiano che da guerriero. Mi piace però,
+sebbene nessun riguardo dovrei usare a cittadini vigliacchi, i quali
+le loro sostanze e le loro vite non sanno tutelare. Pure non sono
+alieno dall'assentirvi. Cosa dunque ne pensate voi miei baroni?</p>
+
+<p>Ed un giovane, uscendo dal gruppo dei cortigiani e capitani di
+Gisulfo, parlò:</p>
+
+<p>&mdash;Monsignore, con la permissione vostra e dei bravi signori che mi
+ascoltano, io porto avviso che e' sarebbe meglio domandar prima come
+di tal proposta intenda Roberto Guiscardo.</p>
+
+<p>&mdash;Bene detto, principe Baccelardo, risponde Gisulfo. Ritornate dunque
+al campo del Guiscardo, messer abate, e se mai consente che la guerra
+termini per un duello, mandi qui qualche suo cavaliere a distendere
+protocollo dei patti. Il qual cavaliere sarà da lui approvigionato di
+poteri pieni per tutto regolare senza ulteriormente consultarlo.</p>
+
+<p>&mdash;Parto al momento, monsignore, risponde l'abate.</p>
+
+<p>Infatti, lasciata Alberada nella corte di Gisulfo, al campo ritorna
+immediatamente.</p>
+
+<p>Roberto Guiscardo stette in sulle prime dubbioso alla proposta. Non
+perchè fiducia di vittoria non avesse, come che gli fosse noto bella
+copia di valorosi guerrieri trovarsi pure tra i Longobardi; ma perchè
+egli serrava in pugno la vittoria in massa con una città quasi alla
+vigilia della resa. Per una tenzone in campo steccato invece egli
+poteva andar soggetto a cento di quelle fortune avverse, le quali
+solevano capitare anche ai più prodi, sia per un piede messo in fallo
+dal cavallo, sia per un colpo d'occhio non pronto, sia per una
+considerazione importuna che si ficca nella mente, giusto all'ora di
+maggiore confidenza, energia ed oblianza del mondo esterno, sia in
+fine per effetto di qualche talismano sulla persona o sul corridore
+del cavaliere, distrutto dalla benedizione del sacerdote, non tolto
+dal giuramento del campione. Ma infine, perchè rifiutare il duello e'
+sarebbe valso la confessione che nel suo campo non pugnavano cavalieri
+da stare propriamente a fronte ai cavalieri longobardi, Roberto
+accettò&mdash;nel suo pensiero risoluto di battersi egli in persona, come
+colui che della cosa più vivamente interessava. Chiamò perciò a
+consiglio i suoi conti ed i suoi baroni, i quali unitamente a lui
+avevano dritto a deliberare sulle cose della nazione, si fe' venire il
+priore Guiberto, e dopo aver seco lui lungamente favellato in segreto,
+lo fornì per iscritto di piena potenza nelle convenzioni pel duello,
+ed al principe lo mandò unitamente all'abate.</p>
+
+<p>Lunga, viva, tumultuosa divampò la discussione che tra il principe
+Gisulfo, que' della sua corte, ed il priore Guiberto si aprì. Non vi
+era via di convenire del luogo dove il combattimento si sarebbe
+tenuto, perchè ciascuna delle parti lo voleva in terra dipendente
+della sua giurisdizione per tema di tradimento; non si volevano
+accettare patti gravosi da niuno dei due partiti, in caso di perdita;
+non si sapeva decidere nè del numero dei campioni che avrebbero
+combattuto, perchè molte sfide antecedenti erano pronte e precedute;
+nè del numero di coloro che li avrebbero accompagnati alla lizza per
+la sicurezza ed il mantenimento dell'ordine. Uno cercava trappolar
+l'altro lasciando o chiedendo patti per sottrarsi alla promessa,
+soccombendo. Ciascuno intendeva regolare a suo modo le condizioni
+della pugna, e voleva giudici e marescialli di campo il di cui favore
+si sapeva d'innanzi. In somma avrebbero ambedue bramato dar la legge a
+proprio talento.</p>
+
+<p>E l'abate, distribuendo torti e ragioni ora all'uno ora all'altro,
+sceglieva un equo mezzo in ogni articolo, alla cui ragionevolezza
+dovevano infine entrambi star sodi. E per tal modo si venne a fine di
+compilare lungo protocollo, di cui facciamo grazia alle nostre
+leggitrici, segnato da Gisulfo e da Guiberto come commissario di
+Guiscardo, e da ambo i legati del papa. Ma come i patti che tutte le
+possibilità prevedevano&mdash;ed in quei tempi di buona fede e mica
+cavillosi e casisti come i moderni era facile&mdash;come i patti furono
+stabiliti, messo da banda il priore, altra discussione tra i guerrieri
+di Gisulfo cominciò.</p>
+
+<p>Il campione doveva essere uno solo. Chi sarebbe stato costui?</p>
+
+<p>Il principe Gisulfo, come il lione che si arrogava tutte le parti,
+voleva essere egli stesso, perchè lo più interessato. Il fratello di
+lui, Rainulfo, per affetto glielo contrastava, dichiarando, male stare
+che allo Stato si togliesse il capo, avventurandolo a tanto periglio,
+ma che, meglio a lui si addiceva, inspirato da eguale passione,
+doveroso di battersi con pari vigore. Baccelardo protestava altamente
+che giammai, per qualsiasi mezzo, avrebbe sopportato in pace che altri
+gli avesse messo avanti il piede, dove trattavasi di torre vendetta di
+Guiscardo e dei seguaci di lui; ch'egli avrebbe suscitati tumulti, si
+sarebbe scagliato nel campo da forsennato, insomma che, ad ogni modo,
+o avrebbe combattuto egli stesso ovvero il duello, per quanto era in
+lui, non sarebbe avvenuto. Altri baroni adducevano altre
+considerazioni e pretese onde ottenere la preferenza. In una parola,
+nella corte facevasi matto baccano, e poco mancava non si venisse ai
+pugnali.</p>
+
+<p>Allora l'abate, che aveva assunta la parte di Nestore in quel
+consiglio di furibondi, sentenziò</p>
+
+<p>&mdash;Principe, baroni, trovo buone le ragioni di ciascuno, lodo la
+generosa indole di tutti, che vorreste cogliere tanta nobile occasione
+per far mostra di valore e di carità di patria. Ma non è questo il
+lato della quistione che debbasi esaminare. Di che si tratta qui, miei
+signori? Si tratta di vincere il campione nemico per liberarvi della
+guerra. Si tratta di vincere il più prode tra i prodi Normanni, che al
+più prode dei prodi Longobardi verrà opposto. Ora, se Iddio vi aiuta,
+io dimando, castellani, come è dunque che la prodezza si mostra? Con
+le parole ardite, mai no: perchè di parole temerarie abbondano anche
+meglio i più vigliacchi. Coi fatti dunque si debbe provare la
+valentia, ed ai fatti io vi appello.</p>
+
+<p>&mdash;Ed in che modo? dimanda Gisulfo che stava attento ed impaziente ad
+udire.</p>
+
+<p>&mdash;In che modo? continua l'abate, eccolo. Quanti siete che volete
+essere i Curiazii di Salerno? Poniamo dieci. Ebbene questi dieci si
+disputino fra loro chi debbe affrontare il nemico.</p>
+
+<p>&mdash;Ci uccideremo tutti, rispose sorridendo Baccelardo.</p>
+
+<p>&mdash;Con vostra licenza, bel cavaliere, mai no. Io non consiglio che con
+le armi ciascun di voi faccia prova di sua gagliardia, ma per altro
+mezzo qualunque, e tale che e' crederà più acconcio, e che noi
+giudicheremo assai valido. C'intendiamo?</p>
+
+<p>&mdash;Sì bene, messere abate, sclamò Baccelardo. Voi però non potete
+sapere che non sempre la forza decide della prodezza di un guerriero,
+ma più sovente ancora la destrezza. Ed infine, gli è con le armi che
+noi dobbiamo batterci, non coi sorgozzoni o col randello, come pare
+che la sapienza vostra voglia accennare.</p>
+
+<p>&mdash;Voi parlate da scaltro mastro di guerra, bel cavaliere, soggiunge
+l'abate. Io però di lunga sperienza so pure, ed ho inteso dire dalle
+migliori lance d'Europa per le corti che ho frequentate, che giammai
+forte ed accorto cavaliere cedette campo a cavaliere più destro e più
+debole. E codesta fortezza e prudenza io vorrei che si mettesse a
+bilancia in una lizza.</p>
+
+<p>L'abate aveva forse torto; però il suo consiglio prevalse e si propose
+pel domani tal pruova singolare.</p>
+
+<p>Il priore di Lacedonia, avvegnachè la sua missione fosse compiuta, non
+tornò al campo: sia perchè fosse vago di assistere a quel saggio di
+vigoria&mdash;ed al principe Gisulfo non dispiaceva che sì forte ed inteso
+guerriero dell'oste contraria vedesse un po' quali uomini essi
+avessero ad affrontare, e se non giungesse fino a paventarli li
+ammirasse&mdash;sia perchè sotto il cappuccio di uno dei legati a Guiberto
+era sembrato di scorgere alcuni tratti che ad Alberada somigliavano.
+Restò quindi, proponendosi recar domani a Guiscardo, in una col
+protocollo dei patti, il nome del campione.</p>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page118" name="page118"></a>(p. 118)</span>V.</h3>
+
+<div class="entete">
+<div class="quoteret">
+<p class="poem10"><span class="smcap">Atal.</span> <span class="add1em">Ah!</span> je suis de son sort moins instruite que vous<br>
+ <span class="add7em">Cette esclave le sait.</span><br>
+
+<span class="smcap">Acomat.</span> <span class="add9em">Crains mon juste courroux,</span><br>
+ <span class="add7em">Malheureuse; réponds.</span></p>
+</div>
+
+<p class="author"><span class="smcap">Racine</span>&mdash;<i>Bajazet</i>.</p>
+</div>
+
+<p>Nel punto stesso furono ordinati i preparativi della lizza: e perchè i
+patti della tregua erano stati soscritti, molti famigliari uscirono
+dalla città per provvedere di oggetti opportuni comandati dai loro
+padroni. La quale tregua giovò altresì a Gisulfo onde far provigioni
+per degnamente ospitare i legati del pontefice, cosa che non si
+sarebbe per fermo potuto fare, se la cinta dei soldati normanni
+durava. Perocchè lo stremo dei viveri nella città toccava il colmo, e
+medesimamente la moria dei cittadini. E Gisulfo avrebbe tolto invece
+cedere la piazza che malamente accogliere gli ospiti suoi,
+segnatamente poi che e' conoscevasi da tutti quanto l'abate di Cluny
+fosse amico delle brigate gioiose e morbinoso in fatto di desinari.</p>
+
+<p>Si trascorse dunque lietamente la sera, fra i vini di Diamante e di
+Sant'Eufemia e fra gli ambrati moscadi di Trani, che allora, com'oggi,
+formavano la delizia dei bevoni. La profusione più pazza si osservò
+nella cena. Perocchè con la profusione facevano spanto di loro
+grandezza i Longobardi, dove che i Normanni si piacevano più della
+delicatezza squisita delle vivande, come più sobri e da un tempo
+meglio ingentiliti. Non mancarono bardi e buffoni che rallegrassero la
+mensa di canzoni e di motti ora spiritosi ora pungenti, e sempre a
+spese dei convivali, i quali pe' primi ridevano delle facezie. Vi
+furono suonatori di viole, e ciccantoni che occupavano il basso della
+sala, ed ora tutti insieme ora a parte a parte si facevano udire,
+rispondendo eco tumultuosa alle coppe percosse.</p>
+
+<p>I favellari intanto, che placidi e ragionevoli dalla guerra erano
+partiti, senza verun riguardo alle dame principiavano a mutarsi in
+ingiurie alle persone ed in petulanze a causa del lavorio del vino.
+Caddero sul tappeto le discussioni di politica. Perocchè la politica
+fu sempre la broda a cui ciascuno si credette in dovere d'intingere il
+proprio biscotto, ed in tutti i tempi il leone morente a cui anche
+l'asino può scagliare il suo calcio. Si venne dunque a ragionare dei
+torti di Roberto Guiscardo; delle sue brighe col papa; della condotta
+di Gregorio VII; delle pertinaci ostilità di costui col priore di
+Lacedonia; del <i>placito</i> di Montecassino; della sparizione di
+Alberada; del ripudio di costei, e di cento altre di quelle cose che,
+sgominate, inutili, inopportune, scipite, zampillano alle mense,
+quando i liquori slegano lo scilinguagnolo tanto al sapiente che allo
+stupido.</p>
+
+<p>&mdash;Ed io sostengo, disse l'arcivescovo di Salerno, che il pontefice ha
+fatto sgozzare Alberada in qualche fondo di chiostro, giusta la
+condanna dei canoni, come colei che violò le leggi claustrali.</p>
+
+<p>&mdash;Ma in quali canoni, monsignor riverito, dimanda il priore, ha vostra
+mercede letto di codesta crudele condanna?</p>
+
+<p>&mdash;Per il carro di s. Eliseo! voi dunque, ser priore, non avete mai
+studiato nella <i>Georgica</i> di Virgilio:</p>
+
+<p class="poem20">
+ Dulce ridentem Lalagen amabo,<br>
+ <span class="add3em">Dulce loquentem?</span></p>
+
+<p>Alberada è stata strozzata come il cappone del vassallo a San Martino.</p>
+
+<p>&mdash;A proposito, messer abate, chiede Baccelardo ad Ugone di Cluny, non
+sarebbero esse vere le parole di monsignore arcivescovo?</p>
+
+<p>Ugone, che con gli occhi fitti nella sua coppa, quasi dal fondo di
+quella dovesse vedere a pullulare da un istante all'altro qualche
+cosa, si aveva fatto più volte passar d'innanzi il fiaschetto senza
+toccarlo, alcun poco scosso da Baccelardo, che da un lato gli sedeva
+da presso, risponde come se si risvegliasse subitamente dal sonno:</p>
+
+<p>&mdash;Gli è veramente così, miei figliuoli: <i>la materia è ciò che non è nè
+chi, nè quanto, nè come, nè niente di ciò per cui l'essere è mosso</i>.
+Non vi sembra chiara l'idea? Non ne siete voi finalmente padroni?</p>
+
+<p>&mdash;Codesta è una balorderia, riprende gridando l'arcivescovo, brillo
+piuttosto, se per rispetto alla sua dignità non vogliam dirlo briaco.
+La materia è la materia, come Roberto Guiscardo è un corsaro, e sua
+moglie Sigelgaita una pazza. Figuratevi un tanghero, come codesto buon
+figliuolo di legato che vi siede a fianco, matto abate di Cluny, e che
+becca i cibi come un passero, non beve vino come quel povero papero di
+Gregorio VII, e non parla, come il pievano di Santa Severina a cui una
+meretrice tagliò la lingua coi denti; ecco la materia; per la quale:</p>
+
+<p class="poem20">
+ Motus doceri, gaudet ionicos<br>
+<span class="add1em">Matura virgo, et fingitur artubus</span><br>
+<span class="add1em">Iam nunc, et incestos amores</span><br>
+<span class="add1em">De tenero meditatur ungui.</span><br>
+ <i>Quod erat demonstrandum.</i></p>
+
+<p>&mdash;Voi avete mentito come un Lombardo che vende uno smeriglio degli
+Appennini per un falcone d'Arabia puro sangue, grida Gisulfo, voi
+mentite, messer arcivescovo di Salerno, chiamando pazza mia sorella,
+e, se non foste poeta, vi direi improbo o scempio.</p>
+
+<p>&mdash;Ed io vi rispondo, messer Gisulfo, sclama l'arcivescovo alzandosi,
+che voi foste dieci volte più matto di lei quando la sposaste a
+Roberto Guiscardo, che aveva già in moglie altra bellissima donna, e
+che amava monna Sigelgaita come io amo l'acqua nel vino&mdash;e fosse pur
+l'acqua benedetta nel sabato santo.</p>
+
+<p>&mdash;Ed io torno a dirvi, becco di un prete, ruggisce il principe
+vinulento anch'esso ed alzandosi del pari, che voi mentite come un
+giudeo, perocchè Roberto Guiscardo sposò mia sorella, quando,
+trovandosi parente di Alberada, l'aveva già ripudiata.</p>
+
+<p>&mdash;La ripudiò per gelosia,&mdash;scappa di bocca all'abate di Cluny, quasi
+non volendo.</p>
+
+<p>Queste sbadate parole furono come il lupo negli armenti, la scintilla
+nella polveriera. Mille voci si levano, un buon numero di commensali
+si alzano rovesciando fiaschetti, doppieri, fiale e bicchieri e da
+tutti i punti si grida: No, no!</p>
+
+<p>&mdash;Mai no, mai no, grida il principe con più veemenza degli altri,
+Roberto ripudiò Alberada perchè le era parente, perchè tra i parenti è
+peccato il matrimonio, perchè... perchè...</p>
+
+<p>&mdash;Per gelosia, replica con fermezza il priore di Lacedonia
+intervenendo a sua volta nel colloquio, per gelosia puerile ed infame;
+dappoichè quella donna tanto oltraggio non meritava. E la colpa è
+vostra, della vostra storditezza, fantastico abate di Cluny.</p>
+
+<p>E così parlando, gli occhi fissava sopra Alberada, che, tutta celata
+nel cappuccio a gote, si rannicchiava per tema di non essere scoperta
+da Gisulfo, capace di trascorrere a qualche violenza, ubbriaco come
+trovavasi. Costui però non ristava dallo strepitare:</p>
+
+<p>&mdash;Non è vero, non è mica vero; io non so nulla di codeste storie. Voi
+pure mentite, priore di Lacedonia, al pari di quest'arcivescovo cotto
+come monna. Vi sfido a dimostrarmi che Alberada fu ripudiata per
+gelosia, ovvero a darmi ragione dell'insulto, qui, sul momento, con la
+spada o con la lancia, a piedi o a cavallo.</p>
+
+<p>&mdash;Io non temo darvi qualunque ragione, risponde Guiberto, anch'esso
+caldo alcun poco, potrei provarvi con la daga e col pugnale che ho
+detto la verità, che io non soglio mentir mai parlando di quella pura
+donna che mi fu moglie, e che l'infame Ildebrando mi tolse. Ed è ben
+mestieri che sappiate, messer principe, che giammai la sorella vostra
+sarebbe andata a sposa di Guiscardo, se questo smemorato di abate non
+cacciava da' ferravecchi non so quale storia, che giammai avrebbe
+dovuta contare, poichè dessa riassumeva la confessione di due uomini;
+e che, dopo udita quella fatale leggenda, Roberto saltò in bestia,
+ricordandosi come Alberada ritrosa lo avesse seguito all'altare.</p>
+
+<p>&mdash;Che ritrosia mi contate, continua a sbraitare Gisulfo, cos'è codesta
+ritrosia, cos'era codesta ritrosia; dite tutto, parlate chiaro, qui si
+tratta dell'onore di mia sorella.</p>
+
+<p>&mdash;Quella ritrosia, riprende il priore, non era se non pudore e carità
+del padre, cui doveva lasciare a morir deserto e solitario nel
+castello di Cariati. Or quella verecondia interpretando di poco amore,
+o amore per altrui, Roberto, la notte stessa, vi mandò per il vescovo
+di Bovino a domandare la mano di vostra sorella, ed all'alba egli pure
+mosse alla volta di qui. Voi sapete poi come, di tutto ignara la
+povera fanciulla, chè diciotto anni solamente contava allora Alberada,
+credendo festeggiare gli ospiti di suo marito, molte cortesie
+praticasse a voi ed alla sorella vostra, messer principe, e come
+servendosi alla mensa il pavone, il duca Roberto si alzasse e dicesse:
+Conti e baroni, vi presento la mia novella moglie Sigelgaita sorella
+di monsignor Gisulfo di Salerno, perocchè ho già ripudiata la prima
+moglie Alberada, come quella che fu figliuola di una nipote di mio
+padre.</p>
+
+<p>&mdash;Ebbene, ebbene, che cosa vuol dire codesto? gridava Gisulfo, non
+vuol dire forse che era parente? Chi l'oppugna? Chi sostiene che
+Guiscardo fece male? Chi accusa di ciò la sorella mia e me?</p>
+
+<p>&mdash;Alcuno, riprende il priore, si biasima il modo. Alberada era
+presente. Alberada in contegno tranquillo e rassegnata bacia il suo
+figliuolo Boemondo sulla fronte ed esce. E voi, messer Baccelardo, che
+allora eravate paggio di quella dama e a lei più che mai caro e
+gradito, voi giuraste, e gittaste sulla tavola, proprio innanzi al
+duca Guiscardo, il vostro guanticino di velluto come pegno da
+sostenere il dì che avreste cinto il cingolo della milizia, che
+Alberada era la più bella donna, e la più ingiuriata dama di
+cristianità. La duchessa Sigelgaita sorridendo raccolse quel guanto,
+ed attaccatogli un nastro dei suoi capelli, ne fe' dono a Roberto. Ora
+sappiatelo, messer cavaliere, che Roberto ancora lo porta appeso alla
+guaina della sua spada, aspettando che da Baccelardo adulto venga
+riscattato il pegno di Baccelardo fanciullo.</p>
+
+<p>&mdash;Ed io giuro a tutti i santi del paradiso, dice Baccelardo, che il
+pegno sarà ridomandato, sia che la fortuna mi secondi domani ed io
+sorga campione di Salerno, sia altra volta, prima che scorrano sei
+mesi a contare da oggi.</p>
+
+<p>&mdash;Io non so di che parliate, io non so di quali insulsi racconti
+accenniate, ser priore, riprende il principe Gisulfo; io comprendo
+solamente che qui si calunnia l'onore della sorella mia, sposata dal
+Guiscardo per impeto di gelosia, come dite, non per elezione di amore.
+Andiamo, in nome della SS. Trinità e di tutti i santi, io voglio esser
+chiaro di tutto; io voglio udire codesta istoria. Poichè se vero è,
+come è verissimo che voi mentite, io giuro di toglierne tale vendetta
+da passare in esempio per l'avvenire ed insegnare di qual maniera fa
+mestieri parlare di una nobile dama longobarda. Sbrighiamoci. Chi è
+dunque che deve cantarci codesta filastrocca? Non sareste voi per
+avventura, messer abate&mdash;messer abate di Cluny?</p>
+
+<p>&mdash;Io per l'appunto, monsignore. Ma pregherei vostro valore di farmene
+grazia, da poichè sento venirmi male; o almeno posporla fino a domani.
+Perocchè tre sono le condizioni della <i>forma</i>, o, per farvi comprender
+netta la dottrina dell'apostolo Aristotile, materia e forma sono
+principio delle cose increate; la materia contiene la possibilità di
+ciò che può ridursi una cosa; la forma porta la cosa possibile
+all'attualità ed all'energia. Ond'è...</p>
+
+<p>&mdash;Per la croce di Cristo! scatta su di nuovo Gisulfo, cosa diavolo mi
+state sciorinando di forma e materia, e di sentirvi male e di
+attendere?... Steste voi pure sulle brace come s. Lorenzo,
+favellerete&mdash;favellerete sull'istante, e direte la storia per filo e
+per segno, tal quale la contaste a Melfi. Io rispetto gli uomini della
+Chiesa e gli oratori del papa. Però non avrei ritegno farvi appendere
+ai merli della rocca come un nibbio, e farvi frecciare per tre dì, se
+ricusaste darmi pieno ed ampio conto delle impertinenze che costoro si
+sono permesse a spese della famiglia mia, e che altri hanno udite&mdash;A
+voi, soggiunge poscia Gisulfo voltandosi verso i coppieri, recate
+un'anfora di vino all'abate, onde si rinfreschi la memoria; e badate
+bene, Ugone di Cluny, che io bevo una brocca d'acqua per dissipare
+ogni tenebra che alla mente avesse potuto portarmi il vino, onde non
+v'immaginiate di uccellarmi. E me e questi signori dovete convincere,
+che tanto voi come il priore di Lacedonia diceste il vero, quando
+dichiaraste Alberada ripudiata per gelosia.</p>
+
+<p>L'abate di Cluny, che già viaggiava per le regioni del peripato, al
+baccano dei commensali, alle gomitate di Baccelardo, il quale sovente
+gli volgeva la parola sedendogli allato, alle minacce dell'ebro
+principe, in quello stato di tutto capace, torna pienamente in sè. Si
+frega la fronte con l'acqua fredda, si passa la mano sugli occhi, e
+levasi un momento da sedere per disperdere affatto ogni nube dal suo
+cervello, poi il principe Gisulfo prega:</p>
+
+<p>&mdash;Monsignore, io farò il vostro piacere raccontandovi per minuto i
+fatti: vi bastino questi. Ma dispensatemi svelarvi i nomi delle
+persone. Ciò si attacca alla mia coscienza; ed io toglierei meglio
+sperimentare ogni vostra minaccia anzi che palesarvi gl'individui i
+quali mi facevano tal loro confessione, maggiormente poi che costoro
+son uomini che vivono ancora, e da Dio collocati a posti sublimi.</p>
+
+<p>&mdash;Sia pure così: raccontate.</p>
+
+<p>L'abate si asside e comincia.</p>
+
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page129" name="page129"></a>(p. 129)</span>VI.</h3>
+
+<div class="entete">
+<p class="poem20">
+ Elle a voulu sa perte, elle a sû m'y forcer;<br>
+ Que l'on me venge. Allons, il n'y faut plus penser.<br>
+ Helas! j'aurais voulu vivre et mourir pour elle;<br>
+ A quoi m'as-tu réduit, epouse criminelle?</p>
+
+<p class="author"><span class="smcap">Voltaire</span>&mdash;<i>Marianne</i>.</p>
+</div>
+
+<p>&mdash;Dovete dunque sapere, mie belle dame, che in una piccola terra di
+Toscana, non ha molti anni, viveva un falegname, povero ma distinto
+per pensieri onesti. Dio aveva confortato il suo letto maritale di due
+figliuoli. Il maggiore, chiamato Cuno, aveva indole, figuratevi!
+tenebrosa e selvaggia come toro non domesticato, carattere altero,
+indomito, e sopra ogni credere ostinato e tenace nel suo proponimento.
+L'altro poi, Goccelino, di otto anni più giovane di Cuno, era un
+folletto, vispo, franco, sempre vago di piaceri e di armi, generoso e
+liberale come poteva. Perciocchè il corpo, giusta le dottrine del
+santo padre Aristotile, prende la qualità dall'elemento che prepondera
+e sovrabbonda; ed in Goccelino sovrabbondava il fuoco che è misto a
+tutti i sentimenti o a nessuno.</p>
+
+<p>&mdash;Volete voi sì o no lasciar da banda codesto Aristotile, cui nessuno
+conosce fra i principi longobardi o normanni? l'interrompe Gisulfo.</p>
+
+<p>&mdash;Egli era greco, esclama semplicemente l'abate. Or bene, questa
+opposizione di carattere dei due figliuoli non è a dirsi se
+contristasse il Bonizone, il quale, uno almeno dei fanciulli,
+destinava per l'arte sua. Ma il primo pensava solo da mane a sera a
+far sgorbi sulla segatura, quasi volesse scrivere. Ed in fatti si
+assicura che un tabellione, entrato nella bottega del falegname per
+ordinare non so qual lavoro, avesse letto in uno di quei trastulli le
+parole di Davide: <i>dominerà da mare a mare</i>. E sì che il taciturno
+putto nulla ancora conosceva di scrittura! Ovvero quel tristanzuolo
+andava in traccia di vecchie pergamene, di vecchi scartabelli, e
+nascosto in un angolo della casa simulava leggere, restando giorni
+interi in tal atto, dimentico di cibo e di bevanda. E quando non
+trovava di questi balocchi, metteva ogni suo sforzo ad arrampicarsi
+sui punti più culminanti della casa, oppure sollevava i più grossi
+ceppi da terra, addestrandosi così a superare tutte le resistenze, e
+livellarsi a tutte le altezze ond'isfidare la vertigine.</p>
+
+<p>&mdash;Ma che domine ci entra codesto con Alberada, la gelosia, Sigelgaita,
+il diavolo e le sua corna? dimanda Gisulfo impaziente.</p>
+
+<p>&mdash;Prego la vostra cortesia di udirmi, continua l'abate.</p>
+
+<p>L'altro figlio di Bonizone al contrario teneva sempre dietro a
+picchieri, a falconieri, fabbricava labarde di legno, arrolava
+garzoncelli e comandava l'assalto di baluardi di neve, impazziva
+dietro a canterini, alani e girofalchi, sì che il povero padre non mai
+sapeva ridurlo a casa, neppure con le batoste, di cui col monello non
+mostravasi avaro.</p>
+
+<p>&mdash;Gli era forza, sclama Guiberto, perchè questo fanciullo era nato ed
+aveva vissuto, nei suoi primissimi anni, in casa dei signori di
+Coreggi di Parma, dove sua madre era donna di governo, e dove la
+vecchia castellana lo tenne quasi figlio tra i militi e la corte del
+castello.</p>
+
+<p>&mdash;Può esser anche ciò che gli avesse formato il carattere, risponde
+l'abate: ad ogni modo, Bonizone di là lo ritrasse per fare un
+falegname come lui. Ma non gli riescì. Allora, vedendo che la sua
+prole non voleva saperne del suo mestiere, per non farla crescere
+nell'ozio e quindi nel mal costume, mandò il maggiore ad un suo
+cognato, abate nel monistero della Beata Vergine del monte Aventino di
+Roma, perchè lo iniziasse nella carriera monacale, affidò il secondo a
+suo fratello, il quale occupava la carica di siniscalco presso uno dei
+più grandi feudatari del paese d'Italia.</p>
+
+<p>&mdash;Alla buon'ora! sclama Baccelardo.</p>
+
+<p>&mdash;Dio sa ciò che fa, replica l'abate continuando. Bonizone restò
+dunque deserto nella povera sua casa, perocchè gli era morta la
+consorte nel mettere a luce Goccelino, là in Parma. Lo confortavano
+solo le liete novelle che riceveva da suo cognato. Cuno infatti con
+prontezza d'ingegno ed avidità di apprendere senza limite progrediva
+nelle lettere, e compiva i doveri religiosi di tale austera
+perseveranza che lo facevano addimandare il <i>piccolo santo</i>. Però il
+buono abate non visse lungamente.</p>
+
+<p>&mdash;Mori d'indigestione, grida l'arcivescovo, io lo conoscevo; e fu
+desso che mi apprese l'arte dei menestrieri.</p>
+
+<p>&mdash;Così dissero gli empi, risponde l'abate peritoso: il vero è che morì
+di gocciola. Ora, siccome Cuno, tra pel favore dello zio, tra per
+natural talento usava di orgogliosi modi verso tutti i monaci, niuno
+rispettando, anzi qualcosa garrendoli della troppa lassezza nei doveri
+religiosi, e si mostrava duro in tutte le opere che con la sua volontà
+contrastavano; così i frati, all'elezione del novello abate, nemico di
+suo zio e di lui, a pieni voti lo cacciarono via dal monistero.</p>
+
+<p>&mdash;Birboni di frati! sclama l'arcivescovo di Salerno. Se fosse stato un
+donnaiolo lo avrebbero nominato priore. Erano ben dessi, va!</p>
+
+<p>&mdash;Figuratevi, belle dame, se Cuno piangesse, continua l'abate, nel
+mettere piede fuori la soglia claustrale. Egli a vero dire non
+piangeva già di dolore e di vergogna. Piangeva per offeso amore di sè,
+per dispetto, e forse un tantino ancora per qualche visioncella
+ambiziosa svanita. Pur nullamanco decise lasciarsi morire di fame. Ma
+Iddio non abbandona i figli suoi, poichè provvede gli uccelli di
+piume, gli agnelli di lana, come dice Salomone...</p>
+
+<p>&mdash;E l'ubriaco di sete, soggiunge Baccelardo.</p>
+
+<p>L'abate sorride e prosegue:</p>
+
+<p>&mdash;Dovete dunque sapere che era stato grande amico di suo zio, un uomo
+piacevolone, quell'arciprete Giovanni Graziano, che fu poi papa
+Gregorio VI. Aveva costui veduto parecchie fiate il giovane Cuno, e
+dallo zio ne aveva udito <i>mirabilia</i>, riguardo all'ingegno ed alla
+pietà. Gli si era perciò venuto affezionando. Usciva dunque un giorno
+l'arciprete della chiesa di San Paolo, allorchè gli parve di scorgere
+alcuno che cercava evitarlo, e questi somigliare a Cuno. L'arciprete,
+curioso, accelera il passo e raggiunge il giovane, il quale rosso nel
+volto come bragia a lui si nascondeva. Cuno racconta tutto
+ingenuamente. L'arciprete, che l'aveva pigliato per l'orecchia,
+l'ascolta, lo crede, e perchè pizzicava anch'esso un po' dello stesso
+umore sel mena a casa. Indi scrive a Bonizone che non pensasse più a
+suo figlio, perocchè egli avrebbe tolta cura dell'ulteriore educazione
+di lui, e che avesse pregato per entrambi.</p>
+
+<p>&mdash;To'! questa sì che è sublime! sclama l'arcivescovo di Salerno,
+incaricarsi dell'educazione di un giovane quel Gregorio VI, che fu il
+più grosso barattiero del suo tempo, ed a cui per la smisurata
+ignoranza il popolo romano ebbe ad assegnare un collega nell'esercizio
+del ponteficato! Oh! <i>spectatum admissi risum teneatis amici</i>?</p>
+
+<p>&mdash;Voi favellate da sapiente, monsignore arcivescovo, risponde l'abate,
+ma Bonizone pregò tutti i giorni per l'arciprete, e non pensò più a
+suo figlio. L'arciprete poi comprò il papato da Benedetto IX e si
+dimandò Gregorio VI.</p>
+
+<p>&mdash;Sì signore, l'interrompe ancora l'arcivescovo. Io ero a Roma allora.
+E fu nel tempo in cui Enrico III scese in Italia e venne a Roma, dove,
+come sapete, regnavano allora contemporaneamente tre pontefici:
+Gregorio VI a Santa Maria Maggiore, Silvestro III a San Pietro a
+Vaticano, Benedetto IX a San Giovanni a Laterano.</p>
+
+<p>&mdash;Appunto così, continua l'abate. Or bene, Enrico accolse a Sutri un
+concilio, dove il solo Gregorio comparve, e ne creò un quarto papa,
+Clemente II. L'arciprete non si ostinò a restare nel ponteficato.
+Depose la tiara incautamente compra, e venuto in molta grazia
+dell'imperatore, unitamente al suo protetto lo accompagnò in Germania.</p>
+
+<p>&mdash;Per divenirvi, sclama il priore, un bravo condottiere di lanzi, il
+più prode fra tutti a menar le mani con la grazia di Dio, a vuotare
+fiaschetti di Borgogna, e rimorchiare fanciulle.</p>
+
+<p>&mdash;Dio l'avrà perdonato, mormora l'abate continuando. Cuno dunque si
+divise dal glorioso arciprete, entrò in un chiostro dove compì la sua
+istruzione, profferì il voto, e fu innalzato a priore.</p>
+
+<p>» Ora lasciamo costui ad indurirsi peggio nelle rigidezze del convento
+e ad alimentare ambizioni nel silenzio, e torniamo a Goccelino nel
+castello... permettete che ve ne taccia il nome.</p>
+
+<p>&mdash;Messer no, risponde Gisulfo, vi ho permesso tacer delle persone non
+dei luoghi; dite dunque in qual castello avevano allogato Goccelino;
+perchè noi già cominciamo a pescare di chi diavolo voi raccontate.</p>
+
+<p>&mdash;Non fareste poi un miracolo! sclama l'abate qualcosa brusco. Indi
+più rassegnato soggiunge: Sia fatto il vostro piacimento, tanto più
+che ciò nè pon nè leva alla fama di chicchesia. Goccelino quindi
+veniva educato nella fortezza di Canossa in Toscana. Lo zio di lui era
+di quegli uomini bisbetici che credono un nipote essere una tignuola
+che Iddio manda per rosicchiare le costole del vecchio albero. Lo
+accolse perciò agriccio un cotal poco. Ma quando, guardatolo più da
+vicino, scorse un giovanetto che aveva vantaggiosa figura, occhio
+vivace, ardita risolutezza nell'espressione tutta del sembiante, lo
+azzeccò dalle orecchie, e levatolo fino all'altezza del suo capo, che
+non era poco! lo baciò in fronte e gli disse:</p>
+
+<p>&mdash;Quel bestione di mio fratello non saprà fare nè porte nè casse, ma,
+se l'è tutta opera della sua persona, per la luce di Dio! che sa fare
+figliuoli bellocci.</p>
+
+<p>Indi guardò in fronte il cattivello e con un tal qual piglio che non
+voleva significare durezza ma nemmanco benevolenza, soggiunse:</p>
+
+<p>&mdash;Piccolo mariuolo! in questo castello sei entrato coi piedi dalla
+porta, pensa a non uscirne del capo per qualche abbaino. Qui son tutti
+santi. Qui si parla più con gli occhi che con la bocca. Qui gli uomini
+non valgono un baccello di fava. Qui si nomina in vano il nome di Dio,
+almeno dugento volte al giorno, il vino si beve con l'acqua, alle
+donne si parla al buio. Se sarai santo in casa, come un apostolo, e
+diavolo al campo, come un gendarme tedesco, ti prometto io che di
+codesto tuo legno saprò cavarne alcuna cosa. Ma se ti dai troppo
+attorno a frascherie di donne ed a bazzecole mondane, come per
+esempio, la caccia, il suono, il canto, e che so io, prega il tuo
+santo protettore&mdash;e qui non mancheranno d'assegnartene uno&mdash;pregalo di
+provvederti di buone gambe per varcare di un salto i quattro ricinti
+del castello, perocchè te li farò saltar io dall'alto di qualche
+merlo. <i>Per omnia secula seculorum.</i></p>
+
+<p>» Il giovanetto, che intrepido e con gli occhi spalancati lo aveva
+ascoltato, risponde tosto:</p>
+
+<p>&mdash;<i>Amen</i> ».</p>
+
+<p>» Il vecchio siniscalco sorrise, e dicendo fra sè:</p>
+
+<p>&mdash;Questo galuppo la sa lunga, la sa »! andò via.</p>
+
+<p>» Ricevuto di così strana guisa, Goccelino non si sconfortò, che anzi
+traendo partito dall'originale omelia dello zio, quantunque
+garzoncello, s'infinse e si adattò per modo a quella corte bigotta,
+che in pochissimo divenne il beniamino di tutti e paggio della
+contessa Beatrice. Il vecchio siniscalco strabiliava come egli, con
+settant'anni di fedeltà, non godesse di altrettanto favore, e
+ripeteva:</p>
+
+<p>&mdash;Quello scimiotto di ragazzo infinocchierà tutti, infinocchierà!</p>
+
+<p>Il ragazzo però crebbe adolescente, l'adolescente si fe' giovane, ed
+il paggio passò a scudiero. Un matto cappellano, che fabbricava versi
+come il cuciniere i pasticci a torre, si aveva tolta la pena di
+ficcargli nel cranio alcun buon migliaio di frasi latine, e
+gl'insegnava la gramatica, la teologia, la geometria. Non gl'insegnò
+filosofia perchè quello spropositato animale di mastro Donizone
+credeva Aristotile eretico. Vedete la bestial creatura! Nonpertanto lo
+addestrava in cento corbellerie di dialettica; nel tempo stesso che il
+marchese Goffredo se lo recava appresso saltando fossi a cavallo,
+fracassando crani della mazza ferrata, e forando corazze con la
+lancia. Goccelino sembrava un demonio nell'un mestiero e
+nell'altro&mdash;sebbene, a dir vero, meglio in quello del soldato che in
+quello del teologo.</p>
+
+<p>&mdash;Diavolo, diavolo, sclama l'arcivescovo, ci sono anch'io. Ora so di
+chi si favella.</p>
+
+<p>&mdash;Tanto peggio per voi, dice l'abate, e continua, stringendosi nelle
+spalle:</p>
+
+<p>» In questi tempi capitò per quel paese l'imperatore Enrico III. Il
+marchese gli andò incontro per festeggiarlo, e menarselo al castello.
+Lo accompagnò Goccelino come scudiero. Vorreste voi, ser priore,
+raccontar questa parte della mia storia che anche voi conoscete, onde
+lasciarmi riposare? chiede l'abate indirizzandosi a Guiberto.</p>
+
+<p>&mdash;No, sclama secco secco costui. E l'abate sospirando continua:</p>
+
+<p>&mdash;Una sera l'imperadore ed il marchese Goffredo cavalcavano forte per
+arrivare a Parma. Il tempo era nebbioso, tutto il giorno aveva
+piovuto, e cadeva ancora un'acqueruggiola come vapore. Il Taro che
+dovevano passare gonfiava, talchè aveva menato via anche il
+ponticciuolo di assicelle che i borghesi vi avevano costruito pel
+comodo traffico della campagna. Il marchese disse all'imperatore:</p>
+
+<p>&mdash;Sire, corre adagio tra i borghigiani, che non agisce da uomo
+prudente chi affronta il Taro in furore. Consiglio perciò
+vostr'altezza di arrestarsi alcun poco qui, fino a che la corrente non
+si abbassi.</p>
+
+<p>&mdash;Il proverbio dice, l'interrompe il priore Guiberto,</p>
+
+<p class="poem20">
+ Che l'estrema unzione innanzi prenda<br>
+ Chi il Taro nel furor di guadar tenta.</p>
+
+<p>&mdash;Torna lo stesso, risponde l'abate. L'imperatore all'osservazione del
+marchese fece una smorfiuzza di sprezzo, e per tutta risposta sprona
+forte il ricalcitrante cavallo, ed entra nel letto del torrente. Ma
+non vi ebbe appena messo il piede che puff! cavaliere e cavallo
+scompaiono sotto i fiotti della torbida corrente. Come sapete, tutti
+erano rimasti indietro, non escluso il marchese; e tutti
+indietreggiarono ancora più, spauriti e schivi di affogare nel fiume.
+Però Goccelino non bilancia neppur tanto. Salta da cavallo, si segna
+della croce, e vestito di maglia come trovavasi si gitta nell'acqua.
+La corrente già travolgeva precipitosa il corridore dell'imperadore,
+questi non appariva. Goccelino, cui lo zio, se vi ricordate, aveva
+minacciato annegare nell'Enza, che scorreva poco giù del castello,
+dove non si fosse condotto dritto, era addivenuto perito nuotatore e
+palombaro. Si spinge perciò giù nel fondo del fiume, afferra
+l'imperatore dalla gorgiera, e facendo forza di braccia per sotto la
+corrente stessa, lo tragge all'altra riva. Un grido di giubilo metton
+tutti i cortigiani del marchese e di Enrico; niuno però si avventura
+tampoco al valico. Così che dall'una sponda stavasi tutto il numeroso
+seguito dei due principi, dall'altra Goccelino che si teneva
+l'imperadore del capo giù sulle ginocchia onde fargli vomitar l'acqua,
+e richiamarlo in sè. Non passa guari in fatti che Enrico rinviene. Il
+suo primo sguardo cade su i pavidi suoi vassalli, l'altro sull'ardito
+giovane, che, col capo scoverto ed il ginocchio a terra, diceva:</p>
+
+<p>&mdash;Perdonate, sire, se ho posta audacemente la mano sul corpo
+dell'altezza vostra. Consentiamo tutti che foste Alessandro Magno nel
+campo, ma non sapremmo condonarvi che così giovane vogliate morire
+affogato come lui.</p>
+
+<p>&mdash;Bravo! sclama Baccelardo, le parole non furono meno belle
+dell'azione.</p>
+
+<p>&mdash;Sicuro! ed Enrico III, che anima nobilissima e generosa aveva, lo
+guarda un momento, indi l'alza, e ponendogli famigliarmente la mano
+sulla spalla, gli dice:</p>
+
+<p>&mdash;Cavaliere! va pure superbo di aver salvata la vita ad Enrico III.
+Non vogliam noi togliere giovane tanto prezioso e fedele al marchese
+Goffredo nostro parente: ma se nulla mai potessimo fare per te in
+qualunque tempo&mdash;perchè noi ne lasceremo altresì memoria nel nostro
+testamento&mdash;per la beata vergine di Goslar! non devi che dire una
+parola sola, e chiedessi tu il più bello dei nostri feudi imperiali,
+ti sarà accordato sul fatto.</p>
+
+<p>&mdash;Mercè, sire, risponde Goccelino; l'altezza vostra viva lunghi anni;
+a me basta la gloria di aver toccata la vostra sacra persona.</p>
+
+<p>Il torrente intanto era declinato, il guado reso più praticabile, e la
+gente dell'imperatore varcata all'altra sponda; così che la sera si
+giunse a Parma&mdash;Enrico III aggiustò le cose d'Italia e ripartì per
+Lamagna. Goccelino, cui l'imperatore in persona aveva armato
+cavaliere, restò. Non che lo rattenesse vaghezza del paese d'Italia,
+ma perchè il suo cuore non batteva più libero.</p>
+
+<p>&mdash;Ah! sclama la principessa di Salerno parimenti alla mensa con le sue
+dame, supponevamo bene noi che la storia doveva andare a finire così.
+Tirate avanti, bravo abate.</p>
+
+<p>&mdash;Tutte le storie dei giovani cavalieri, madonna, finiscon così,
+riprende l'abate salutando del capo la castellana.</p>
+
+<p>» Trovavasi dunque al castello una Bertradina figlia del conte...
+figlia di un conte, damigella della divota contessa Beatrice,
+giovinetta, se volete niente avvenente, ma fastosa di natali
+nobilissimi e d'immaculata virtù. Su di costei aveva messo l'occhio
+Goccelino. Per molti anni egli tenne celato questo amore,
+contentandosi di muta adorazione e della proferta di uffici che la
+damigella non accettava mica con fierezza. Ella sembrava anzi
+incoraggiare l'ardimento nel giovane di qualche occhiata carezzevole,
+che era quanto dire in una corte di santi, dove l'amore veniva
+considerato come peccato. Dopo l'avventura dell'imperatore, Goccelino
+si fe' più ardito. Egli svela chiaro alla damigella le speranze osate
+concepire, richiede da lei franca risposta.</p>
+
+<p>&mdash;Ed ella? dimanda Baccelardo.</p>
+
+<p>&mdash;Ella non lo scacciò già con alterigia: solamente piena di contegno
+lo rimise al giudizio del padre suo.</p>
+
+<p>&mdash;Ciò era giusto, mormora la principessa.</p>
+
+<p>&mdash;Madonna, sì. Ora il conte che aveva solamente questa figliuola ed
+era ricco e borioso, quasi quasi non fe' cacciar via villanamente il
+cavaliere dal suo castello. Gli ordina però di non rimettervi più
+piede, e mai più favellare di sua figlia, il cui nome reputava
+macchiato nella bocca di un uomo, per le vene del quale scorreva il
+sangue di Bonizone il falegname. Poi ne muove lamento al marchese ed
+alla pia moglie di lui.</p>
+
+<p>&mdash;Fu un minchione il vostro conte! risponde Gisulfo; io avrei dato
+quello sfrontatello a divorare ai segugi.</p>
+
+<p>&mdash;Come vi piace, monsignore, riprende l'abate. Certo è però che
+Goccelino ebbe a sopportare grave riprensione dal marchese, lunga
+omelia dalla contessa, ed aspro e schernevole garrito dal siniscalco
+suo zio. Fastidito del pettegolezzo di quella corte, e' si accommiata
+dalla castellana e dallo sposo di lei, e se ne torna a Parma dove i
+signori di Correggio gli venivano altresì un poco parenti per parte di
+madre. Ma perchè neppur quel paese lo guariva dal fernetico, se ne
+rivenne alla casa paterna per disacerbare il duolo con la lontananza e
+l'amorevolezza dell'eccellente padre suo. Capitò allora che Cuno fosse
+a Roma. Goccelino vi si recò incontanente ed al fratello raccontò
+dell'affronto ricevuto. L'altero spirito di Cuno, che nelle dignità
+della Chiesa cominciava di già a progredire, ne rimane offeso.
+Perocchè il suo carattere era addivenuto anche più violento e
+puntiglioso nei rigori silenziosi del chiostro. In guisa che si fissa
+in mente, e fa unico scopo dell'ostinata ed intraprendente sua volontà
+di domare l'alterigia del conte, e di dare sposa al figliuolo del
+falegname Bonizone la figliuola del barone. E senza metter tempo in
+mezzo parte per Canossa.</p>
+
+<p>&mdash;Non ci mancava che lui per completare la corona dei santi, dice
+Guiberto sorridendo.</p>
+
+<p>&mdash;In fatti, continua l'abate, in una corte, in cui i laici non
+valevano una buccia, e la religione toccava il fanatismo, lascio a voi
+considerare se un frate, ed un frate favorito consigliero di due
+pontefici, e severo riformatore del costume degli ecclesiastici,
+dovesse tornare potente e gradito come un santo. Accadde dunque così.
+Da prima vi fu un po' di muffa dall'una parte e dall'altra, vi fu un
+po' di discussione, un po' di orgoglio, un poco di ostinazione, ancora
+qualche minaccia&mdash;il frate di gastighi spirituali, quelli di
+temporali. Infine la contessa toglie acconciar ella le cose col padre
+di Bertradina, e contentar tutti&mdash;tanto più che vivamente pel frate
+s'interessava l'unica figliuola di lei, Matilde, le quale più fanatica
+di tutti quanti, di nove in dieci anni, già dispotizzava sui parenti
+in prima, e poi sui vassalli ed i feudatari. Ad ogni modo, non saprei
+ben bene dirvi degli incantesimi che adoperasse la contessa Beatrice;
+certo gli è, che il frate, il quale già mirabilmente se la intendeva
+con Bertradina cui teneva dalla sua, fu contento, e si aggiustarono le
+nozze.</p>
+
+<p>&mdash;Giorno di maledizione! si lascia uscir di bocca il priore. Tutti lo
+guardano. L'abate soggiunge:</p>
+
+<p>&mdash;Goccelino sposa la giovane: ma si avvede presto che ella aveva per
+lui, anzi che amore, ripugnanza, e che mal volentieri lo seguiva
+all'altare. Invece pareva affascinata dal guardo di suo fratello.
+Donizone il cappellano poeta, divenuto altresì abate del cenobietto
+annesso al castello, benedisse gli sponsali; e Goccelino si menò a
+casa Bertradina. Fece rumore in allora che, al domani, la giovane
+sposa non ricevesse il <i>morgingab</i> dal marito<a id="footnotetag1" name="footnotetag1"></a><a href="#footnote1" title="Go to footnote 1"><span class="smaller">[1]</span></a>. Se ne dissero delle
+grosse, e parecchie anche insolenti.</p>
+
+<p>Sia comunque, e Dio sa il vero, in queste trattative eran corsi
+alquanti mesi; alcuni altri il frate ne dimorò nella casa paterna.
+Infine ritornò a Roma dove seguì perigliosa e pertinace carriera di
+consigliere e di morigeratore.</p>
+
+<p>&mdash;Volete che vi nomini costui? domanda l'arcivescovo sorridendo:</p>
+
+<p>&mdash;Dio ve ne preservi, susurra l'abate con voce pietosa, e continua.</p>
+
+<p>» In quell'intervallo Goccelino, che dalla donna sua si era
+compiutamente alienato, considerava quali spessi colloqui i due
+cognati avessero fra di loro, quale perfetta intelligenza, e come
+rammorbidivasi il cuore del fratel suo verso Bertradina. E sì che suo
+fratello ad affetto tenero e compassionevole non aveva ancora, e forse
+non aveva mai aperto il cuore! Ma Goccelino s'illudeva. Perocchè Cuno
+non dava a quella donna che pietosi avvisi, e la confortava a
+sopportar paziente il disgusto che il marito aveva concepito per lei,
+e le cento scipite fole che sul fatto del <i>morgingab</i> correvano pel
+volgo. Sia però come vuolsi, certo gli è che dopo sei mesi Bertradina
+sgravò, e mise a luce una bambina.</p>
+
+<p>&mdash;Corpo dell'ostia! grida Gisulfo, dopo sei mesi voi dite?</p>
+
+<p>&mdash;Sì, monsignore. Ma ciò non torna nulla al caso; imperciocchè anche
+dopo sei mesi una femmina può partorire, e la prole vivere. Non
+pertanto io non saprei dirvi quanta fosse l'indignazione di Goccelino.
+Senza pigliar tempo, senza nulla considerare, ei si reca al letto
+della moglie, e vilipendendola del nome di adultera, le lacera il seno
+col pugnale.</p>
+
+<p>&mdash;Dio ti perdoni, accecato! potè solo profferire la misera, e spirò.</p>
+
+<p>&mdash;E Dio l'ha perdonato, sclama il priore suo malgrado e quasi parlasse
+fra sè.</p>
+
+<p>&mdash;Goccelino andava in cerca ancora della bambina, soggiunge l'abate,
+allorchè Bonizone entra nella fatale camera. Egli si getta ai piedi
+del figlio, gli abbraccia le ginocchia, e lo supplica di contentarsi
+di un delitto solo. Goccelino spinge il vecchio ad urtare di capo nel
+suolo ed esce, e fugge. Consentite intanto un momento, belle dame, che
+io beva un gocciolo per inumidirmi il gorgozzule, poi ricomincio.</p>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page147" name="page147"></a>(p. 147)</span>VII.</h3>
+
+<div class="entete">
+<p class="poem20">
+ Ito è così, e va senza riposo<br>
+ Poi che morì: cotal moneta prende.<br>
+ A soddisfar chi è di là tropp'oso&mdash;</p>
+
+<p class="author"><i>Purg.</i> II.</p>
+</div>
+
+<p>E dopo che l'abate si fu qualcosa rifrancato, ed ebbe bevuta una larga
+sorsata di vino, continuò:</p>
+
+<p>&mdash;Goccelino dunque corre subito alle scuderie, inforca il primo
+cavallo che gli si para alla mano e vola a Roma. Cuno era partito
+allora allora per l'abazia di Cluny. Goccelino gli tiene dietro.
+Appena e' si arrestava la notte per dare un po' di strame alla
+cavalcatura. Viaggiava solo, fosco come il turbine, furibondo come il
+tigre. Egli fece periglioso e stentato viaggio, scavalcò montagne di
+nevi eterne, valicò fiumi terribili, affrontò uragani, fame, incontro
+di belve feroci; e sempre in una tetra tensione di spirito, superò
+tutto, e giunse al monistero di Cluny. Non si nomò Chiese di Cuno suo
+fratello; ma questi era assente. Intanto gli fu proferta ospitalità se
+volesse attenderlo.</p>
+
+<p>&mdash;Starà lungi molti dì? dimandò.</p>
+
+<p>&mdash;Verrà stasera, gli risponde il frate portinaio, forse domani. Certo
+non tarderà guari, perchè deve ricevere il voto di certi novizi che
+debbono far professione, <i>Kirie eleison</i>! E siccome l'abate è a Goslar
+con l'imperatore Enrico, il padre priore farà la funzione, <i>Christe
+eleison</i>! Potete dunque attendere, ser cavaliere, se avete voglia del
+riverendo priore, e gustare un gocciolo, <i>Kirie eleison</i>! che il
+cellario può offrirvi buono come in ogni altro castello di barone.
+<i>Kirie eleison! Christe eleison!</i></p>
+
+<p>&mdash;Avete detto che torna domani? replica Goccelino.</p>
+
+<p>&mdash;Cosa avete, ser cavaliere? chiede inquieto il portinaio, vi
+sentireste forse male? <i>Kirie eleison</i>! Gli è pur vero che il padre
+priore con reliquie ed <i>agnus dei</i>, con miracoli e senza guarisce
+infermi, <i>Christe eleison</i>! ma evvi ancora il vecchio padre Adalberto
+che.....</p>
+
+<p>&mdash;Addio, frate, grida l'altro, e volgegli il dorso.</p>
+
+<p>&mdash;Goccelino scomparve. Il portinaio allampanato gli tiene dietro
+dell'occhio; infine si segna di croce e sclama:</p>
+
+<p>&mdash;Gran peccatore dovrà essere colui che per fermo veniva a confessarsi
+al priore. <i>Christe eleison!</i> La sua faccia però non è quella di un
+contrito. <i>Kirie eleison!</i> Ricusare anche un gotto! <i>Christe
+eleison!</i>&mdash;io me ne intendo di queste botti: gran peccatore! pingue
+furfante!</p>
+
+<p>&mdash;Il brav'uomo che era quel portinaio, soggiunge l'arcivescovo. In un
+mese che passai a Cluny mi fece cotto quarantadue volte.</p>
+
+<p>&mdash;Ne abbiamo fatto un santo dell'ordine, sclama l'abate, e Dio l'ha
+nel suo seno. Poi continua:</p>
+
+<p>» Il priore infatti arrivò la sera, ma infermo. Il primo suo pensiero
+fu di andare a ringraziare s. Benedetto del prospero esito della sua
+spedizione, poi di cercare il letto.</p>
+
+<p>» Al domani la chiesa rigurgitava di gente per contemplare la cerimonia
+di quattro o cinque novizi che profferivano il voto. Un sacerdote
+celebrò la messa. Finito l'evangelo i novizi si trassero avanti
+l'altare. Allora dall'attigua sacrestia uscì un frate col capperuccio
+calato per ricevere le loro promesse.</p>
+
+<p>&mdash;Ah ci siamo, dice la principessa, io rabbrividisco di già.</p>
+
+<p>&mdash;E vi è di che, riprende l'abate. Tutto il popolo infatti aveva
+assistito con divozione alla messa; ma con più fervore di tutti,
+giusto là presso ai balaustri di marmo del coro, avevano fissato un
+cavaliero che della fronte piegata nelle mani, immobile, fervoroso
+come un santo, aveva orato senza distogliersi mai.</p>
+
+<p>&mdash;Birbo di santo! dice l'arcivescovo.</p>
+
+<p>&mdash;Appena però si comincia la funzione della professione egli leva la
+testa. E' sta un momento, un momento solo a squadrare il frate che la
+compiva, indi di un lancio, come il gattopardo si avventa sulla preda,
+si avventa su colui, e col pugnale lo trafigge alla nuca. Fu l'opera
+di un baleno. Il povero cenobita manda un grido e cade supino. A
+questa vista, Goccelino anch'esso si dà un colpo di mano sulla fronte:
+poi come un fulmine passa per mezzo della gente atterrita, risale il
+cavallo che gli teneva lesto un pitocco dietro il sagrato, e scompare.
+Non era stato il priore che egli aveva ucciso.</p>
+
+<p>&mdash;E chi dunque? dimanda la principessa di Salerno.</p>
+
+<p>&mdash;Ma! un altro povero disgraziato di monaco, il quale aveva preso il
+luogo di lui, ambasciato da febbre urente e trattenuto a letto.</p>
+
+<p>&mdash;Demonio di un giovane! sclama l'arcivescovo di Salerno. <i>Enceladus
+jaculatar audax!</i></p>
+
+<p>&mdash;Proprio un demonio, risponde l'abate, se vuolsi considerare
+l'arditezza; ma buono quanto altri mai nel cuore. In effetti,
+figuratevi se poche volte egli avesse versato il sangue sul campo di
+battaglia! Eppure, il sangue di quell'innocente, sparso nel santuario
+del Signore, pesò sull'anima dell'omicida come sull'anima di Caino
+pesava quello del fratello. Egli erra qualche tempo alla ventura per
+la Francia, ritorna nell'Italia, visita santuari, fa voti, cinge un
+cilizio, si confessa con un santo. Ma vanamente, perocchè la pallida
+spaventata faccia di quel frate gli stava sempre presente, sentiva
+sempre alle spalle la voce di Dio che l'inseguiva gridando: omicida!
+omicida!! Inoltre il padre di Bertradina ed il marchese di Toscana
+avevano messa taglia alla sua testa, ed ei si vedeva perseguitato da
+tutti&mdash;dall'ira degli uomini, cui temeva la meno, e dal castigo del
+cielo. Così che si decide andare in pellegrinaggio a Gerusalemme.</p>
+
+<p>&mdash;Lasciate il viaggio, ser abate, lo consiglia Guiberto, se no l'alba
+ci coglie qui.</p>
+
+<p>&mdash;Io non domando mica meglio. Non vi racconto dunque per minuto il
+difficile e lungo viaggio, perchè già sento abusar soverchio della
+cortesia di queste dame, e l'ore della notte inoltransi. Goccelino
+compì il voto. Sul sepolcro di Cristo, la schiavina coperta di cenere,
+il fianco allacciato da cilizio, pianse le sue peccata, si confessò,
+fece spaventevole penitenza. Infine l'immagine del frate, e la voce di
+Dio non lo perseguitarono più, ed ei si credette perdonato. Decise
+tornare in Italia e comporsi cogli uomini, i quali non potevano
+mostrarsi fieri dove che Iddio aveva accolto il suo pentimento. Sopra
+galera veneziana s'imbarca dunque a Cesarea.</p>
+
+<p>» Ostinata burrasca li travoglie lungamente. I corsari barbareschi
+danno loro la caccia. Perigliano più volte andare a picco, e lunga
+tormentosa agonia li travaglia. Infine un fil di vento forte li gitta
+sulla spiaggia del Ionio, al lido di una terra di Calabria. I
+Veneziani rimpalmano il legno e salpano per le venete lagune.
+Goccelino, angustiato da febbre e stanco già di navigare, si arresta
+quivi, sprovveduto di scorte e di panni. Si dirige quindi al castello.</p>
+
+<p>&mdash;Qual castello? domanda Gisulfo.</p>
+
+<p>&mdash;Uditemi, monsignore. A Cariati.</p>
+
+<p>Il barone Giselberto, e la figliuola di lui Alberada si eran messi
+allora allora a mensa. All'annunzio di un pellegrino, entrambi scendon
+nella corte per riceverlo e menarlo al tinello. Il barone gli
+scioglieva i sandali per lavargli i piedi, la giovinetta lo confortava
+di differenti ristori. Goccelino rendeva loro mercè dell'ospitale
+carità, e pregava che desistessero da quegli uffici.</p>
+
+<p>Ma Giselberto dichiarava che, per lui, un palmiere figurava Iddio, e
+perciò poco quanto gli potesse praticare.</p>
+
+<p>&mdash;Bravo uomo! sclama Baccelardo. I Normanni non ebbero mai nè più
+prode, nè più santo guerriero di lui.</p>
+
+<p>&mdash;Infine l'infermo fu guidato al letto e vigilato con una amorevolezza
+senza esempio. Eppure non gli avevano dimandato ancora nè del nome, nè
+della condizione, nè d'onde venisse.</p>
+
+<p>&mdash;La carità, figliuoli miei, è cieca.</p>
+
+<p>&mdash;E più spesso sorda! dice l'arcivescovo sorridendo. L'abate prosegue:</p>
+
+<p>&mdash;La malattia di Goccelino intanto volgeva al peggio, ed egli stesso
+credeva di aver contratta la peste in Oriente. Però non nudriva alcuna
+speranza di vita. Un giorno che più grave sentiva avvicinarsi l'ora
+fatale, risolve scrivere a suo padre ed a suo suocero onde dimandare
+loro perdono. Così fa, e le lettere partono per due vassalli che il
+barone spicca.</p>
+
+<p>Suo suocero lo aveva da lungo tempo perdonato&mdash;chè anzi non aveva mai
+concepita veramente collera contro di lui, perchè anch'egli credeva
+Bertradina colpevole, e braccheggiava dietro a Cuno, dentro Roma
+sicuro e despota, per vendicare la seduzione della figlia. Bonizone,
+giunto alla sua ora finale, agonizzava. Aveva presso di sè chiamato
+Cuno, onde non passare al cospetto di Dio così sconfortato e deserto
+di ambo i figliuoli. Cuno si era recato per dare al padre la
+benedizione dei moribondi. La pietosa lettera di Goccelino arriva, li
+commove entrambi. Bonizone lo benedice e spira.</p>
+
+<p>&mdash;E la ragazza? dimanda la principessa di Salerno.</p>
+
+<p>&mdash;La ragazza di Bertradina fu salva da Bonizone. Questi però non volle
+tenerla presso di sè, sia che anch'egli credesse colpevole Cuno, sia
+che gli premesse allontanare ogni memoria del vituperio. Aveva quindi
+chiuso in un forzierino d'ebano il libro di ore di Bertradina, vi
+aveva aggiunto una lettera d'invio della bambina, fatta da pubblico
+tabellione di Soano, e l'aveva mandata a Cuno a Roma, per mezzo di un
+pellegrino che si recava a Nostra Signora da Loreto e che aveva tolta
+la missione di portarla. La fanciulla però non vi giunse e corse voce
+che quel romeo l'uccidesse al colmo di mezzanotte, e del grasso
+fecesse prezioso unguento pel male di luna.</p>
+
+<p>&mdash;Oh! lo scellerato! sclama la principessa.</p>
+
+<p>&mdash;E ve n'han tanti! dice l'abate. Cuno rese dunque gli ultimi ufficii
+a suo padre, e si accinse a viaggio per le Calabrie, onde, se fosse a
+tempo ancora, rinconciliarsi con l'illuso fratello, o ringraziare il
+barone Giselberto e sua figlia della carità cristiana largheggiata al
+pellegrino. I vassalli del barone gli tennero da guida.</p>
+
+<p>&mdash;E rivide il fratello?</p>
+
+<p>&mdash;Sì. Goccelino non era morto; chè anzi, mercè le amorevolezze di
+Alberada e le mediche cognizioni di lei, riacquistava la salute e di
+giorno in giorno volgeva alla convalescenza. Il barone non meno della
+figliuola gli prodigò cure. Ma come lo vide mettersi sul meglio, lo
+lasciò intero alla sapiente carità di Alberada, ed intese tutto alle
+cacce ed ai banchetti cui e' grandemente amava.</p>
+
+<p>&mdash;Il resto si prevede, dice Baccelardo,</p>
+
+<p>&mdash;Ahimè, troppo, continua l'abate. La giovinetta passava lunghe ore al
+governo dell'infermo, il quale, cominciandosi a riavere, raccontava
+maravigliose storie di terra santa, e la pietosa iliade dei suoi
+viaggi. Bella, ingenua, vereconda, lo ascoltava quella fanciulla, e
+sovente versava lagrime di pietà. Dio la benedica. Dio conforti lunghi
+anni quella pia, che io ebbi ventura conoscere ai suoi giorni felici!
+Ah! non mai resterò dal piangere l'involontario male che io le feci.</p>
+
+<p>&mdash;Era dessa bella? domanda la principessa.</p>
+
+<p>&mdash;Ah, madonna, figuratevi che brillava come la stella del mattino.
+Toccava appena la più fresca giovinezza, e nell'aria infantile del
+sembiante le traspariva tale immaculato candore che inspirava nel
+tempo stesso confidenza e venerazione religiosa. Ad una statura
+vantaggiosa e svelta, talchè un cantore la pareggiò un dì ai cedri del
+Libano di Salomone ed alla regina Saba, accoppiava un profilo
+purissimo ed una carnagione bianca per modo che le venuzze cerulee del
+seno vi si disegnavano sopra pallidamente. Il corruscare dello sguardo
+ceruleo splendeva come i fuochi dell'opala, segnatamente quando
+guardava alcuno dell'abituale sua benevolenza, lo che le dava qualche
+cosa di non terreno, come quelle apparizioni di anime celesti di cui
+si racconta nelle leggende, ovvero di quelle fate che proteggono le
+difficili avventure di un paladino, come nei circoli della sera
+sogliamo udire a narrare dai menestrieri. Non dico nulla poi della
+soave melode della voce e della parola cortese che perenne le volava
+dalle labbra. Allora io mi convinsi della dottrina del veggente di
+Stagira, che l'anima occupa ogni parte del corpo secondo la totalità
+della sua perfezione e della sua essenza, non già secondo la totalità
+delle sue facoltà.</p>
+
+<p>&mdash;Ser abate, si direbbe per Dio che voi l'amaste, dice il priore.</p>
+
+<p>&mdash;Non sarebbe già la prima testa bianca ed il primo cuore freddo che
+ciò abbia fatto, risponde l'abate.</p>
+
+<p>Tanta bellezza dunque&mdash;e nei paesi, e nelle corti di Europa, perdonate
+bellissime dame, io nulla mai vidi di somigliante&mdash;infiammarono
+l'anima di Goccelino. Avrebbe voluto essere imperatore per elevarla
+fino a lui! Divisava però, come col fratello si aprì, recarsi alla
+corte di Germania, e supplicare Enrico di concedergli tanta parte dei
+suoi favori da poterla impalmare. L'avesse pur fatto, chè quella donna
+forse lo avrebbe tornato a virtù!</p>
+
+<p>&mdash;Sì, mormora il priore, l'avesse pur fatto.</p>
+
+<p>&mdash;Che può l'uomo, sclama l'abate d'accento commosso, quando Iddio
+diversamente divisa? Dio infatti, nei suoi riposti consigli disponeva
+diversamente. Ella era già fidanzata a Roberto Guiscardo.</p>
+
+<p>Cuno giunse al castello. Tenera, effusiva dalla parte di Goccelino fu
+la riconciliazione. Cuno lo perdonò. Vide anch'egli intanto la
+giovinetta: seppe i pensieri di suo fratello. E fosse stato che Cuno
+palpitasse pei giorni di quella fanciulla, con un uomo che tanto
+ingiusto e brutale con Bertradina si era addimostrato, fosse stato
+pietà di quella vergine pura, la quale, avvegnachè con solenne
+promessa già fidanzata, sembrava sorbire lenta seduzione da Goccelino,
+fosse stato infine che quel cuore di ferro anch'e' una volta si
+schiudesse a teneri affetti, e per la prima fiata sentisse dolce moto;
+certo, Cuno cominciò a colloquire più spesso con la fanciulla, e le
+raccontava storie d'incauti affetti, e la teneva lungi da Goccelino
+con parole scaltre.</p>
+
+<p>&mdash;Ser abate, gli dice Alberada sotto voce all'orecchio, rammentatevi
+che siete per isvelare la confessione di un uomo terribile.</p>
+
+<p>&mdash;E chi lo dimenticherebbe? risponde l'abate segnandosi della croce.
+Indi continua:</p>
+
+<p>&mdash;Goccelino si avvide di quelle pratiche e qualche sospetto gli si
+andava insinuando nell'animo. Si era levato già di letto, ed in parte
+aveva racquistate le forze.</p>
+
+<p>Una sera che costui, addossato ad un davanzale di finestra contemplava
+malinconico tramonto, di sopra la sua testa, tra il merlato di una
+torricella, Cuno ed Alberada favellavano. Le loro parole non si
+udivano distinte, nè le pronunziavano tutte sul medesimo tuono. Ma
+Goccelino ne udì tanto che l'anima si senti lacerare e rivivere nei
+feroci affetti. Cuno, per compiutamente salvarla da suo fratello,
+raccontava alla fanciulla normanna la storia di Bertradina. Goccelino
+non proferì motto. La sera si addimostrò anzi lieto più del consueto e
+più facondo; al fratello, che immaginava già cotto di quella donzella,
+disse mille cose amorevoli. La notte però, mentre Cuno dormiva, egli
+cerca della stanza di lui, e con sorriso feroce e diabolica voluttà
+gli fa sulla persona tale oltraggio che fa inorridire e che mi è legge
+per pudore celare. Nel castello intanto si parlò solamente di
+pericoloso colpo di pugnale.</p>
+
+<p>&mdash;Mio Dio! mormora Alberada sommessa.</p>
+
+<p>&mdash;Indi scende alle scuderie, continua l'abate e simulando ordine
+premuroso del barone, si fa aprire le porte del castello e fugge in
+Germania&mdash;dove l'imperatore lo accoglie con ogni amorevolezza, e gli
+tiene la parola datagli a Parma.</p>
+
+<p>Il povero Ildebrando intanto......</p>
+
+<p>&mdash;Ildebrando? sclamarono Gisulfo ed altri parecchi della mensa; gli è
+dunque di lui e di suo fratello Guiberto, qui con noi, che racconta la
+vostra leggenda, ser abate? Non ci eravamo dunque apposti nel
+sospetto.</p>
+
+<p>&mdash;No, baroni, scompigliato balbetta l'abate. Poi, rimettendosi,
+soggiunge: io aveva altrove fisa la mente, e quel nome mi volò dalle
+labbra scioperatamente. Non è di lui che io favello, non è di lui.
+Altri sventurati volle Iddio provare coi fatti che io sono stato
+costretto a narrare.</p>
+
+<p>&mdash;Bene sta, ser abate, bene sta, freddamente dice Gisulfo; andate
+innanzi, perchè noi sappiamo oggimai distinguere l'astore dall'airone.</p>
+
+<p>E l'abate tutto rosso e mortificato proseguì:</p>
+
+<p>&mdash;Il povero Cuno intanto dal sonno cadde nello svenimento. E per fermo
+di emorragia sarebbe morto, se al maestro delle scuderie non nasceva
+tardo dubbio di verificare, se veramente il barone avesse data quella
+notturna commissione al favorito palmiere. Il maestro delle scuderie,
+vecchio torpido e credulo, va su all'appartamento del barone e lo fa
+risvegliare. Giselberto forte s'indigna della soverchieria che si
+pensa fatta per trappolargli un cavallo, e manda a vedere alla camera
+dell'altro fratello. Allo spettacolo miserando si commuove ognuno.
+Tutto il castello si caccia sossopra, si mette in opera ogni
+sollecitudine per aiutare il disgraziato. Cuno in effetti rinviene, e
+domanda di Goccelino. Gli narrano della fuga di lui. Egli allora col
+residuo di forze che rimanevangli, si rizza sul letto e di voce
+vacillante susurra:</p>
+
+<p>&mdash;Ascoltami Iddio, ascoltatemi Gesù Cristo, e vergine Maria, ascoltate
+tutti, santi del cielo, angeli ed arcangeli, troni e dominazioni, il
+sacramento che io fo. Se di questa ferita non muoio, possano le mie
+ossa non avere quiete nel sepolcro, possa mancarmi il cibo alla fame,
+l'acqua alla sete, il sonno alle pupille, possano i demonii
+impossessarsi dell'anima mia e straziarla di rimorsi e di paure finchè
+vivo, e col fuoco eterno dopo la morte, se non mi vendico di mio
+fratello&mdash;fossimo entrambi a morire sul medesimo letto, fossimo
+entrambi a comunicarci al medesimo altare&mdash;giuro di non perdonargli
+mai, mai, mai!</p>
+
+<p>&mdash;Mai! sclama fra sè Alberada colpita, mio Dio! che si richiede dunque
+da me?</p>
+
+<p>&mdash;Baroni, ecco la storia che io contai a Melfi, soggiunse l'abate di
+Cluny, Cuno non morì. Roberto Guiscardo subito dopo sposò Alberada.
+Innocente come era ed angosciata per doversi separare dal padre, la
+santa fanciulla quasi invita lo seguitò all'altare. Questa memoria,
+udendo il mio racconto, allucina Roberto, che appone ad amore per
+altrui il pietoso stato dell'animo di colei, la quale avrebbe tolto
+anzi morire che dipartirsi dal padre suo. Alberada fu ripudiata.
+Decidete or voi, monsignore, se la verità noi favellammo.</p>
+
+<p>&mdash;Vi domando perdono, ser abate, risponde Gisulfo, se vi aspreggiai di
+parole, ed a voi altresì, priore di Lacedonia. Roberto agì da
+forsennato. Alberada era innocente.</p>
+
+<p>E sì dicendo il principe Gisulfo porgeva una mano all'abate, un'altra
+al priore, e si alzava dalla mensa. I suoi ospiti lo seguivano. Allora
+a lui si para innanzi l'arcivescovo di Salerno, Alfano, e dice:</p>
+
+<p>&mdash;Ed a me, monsignore, a me non dimandate voi perdono dell'avermi
+detto mentitore?</p>
+
+<p>&mdash;A voi, messer arcivescovo, che ardiste dare del pazzo a nostra
+sorella, fiero risponde Gisulfo, a voi non solo non dimandiamo scusa,
+ma aggiungiamo che siete uno scimunito ubriaco.</p>
+
+<p>Alfano a quelle brutali parole corrusca negli sguardi, e portando la
+mano al fianco, dove soleva tenere il pugnale, fa due passi verso il
+principe. Poi tutto ad un tratto ristà e dice:</p>
+
+<p>&mdash;A domani, principe Gisulfo.</p>
+
+<p>La principessa intanto dimandava:</p>
+
+<p>&mdash;E Cuno ha perdonato il fratel suo, messer abate?</p>
+
+<p>A questa domanda Ugone sembra interdetto. Ei resta un momento a
+riflettere, poi risponde:</p>
+
+<p>&mdash;L'ha perdonato.</p>
+
+<p>&mdash;Mai! mai! sclama Alberada fra sè, uscendo dalla sala, mio Dio! che
+si richiedeva dunque da me!</p>
+
+<p>Allora sotto l'uscio della stanza il priore le si accosta all'orecchio
+e dice:</p>
+
+<p>&mdash;Alberada, deggio favellarti.</p>
+
+<p>A quella voce ella si scuote: retrocede da prima, poi si accosta, e
+presa da subito tremito che le invade tutta la persona, risponde:</p>
+
+<p>&mdash;Non è più tempo, Guiberto, guárdati: fuggi&mdash;le terre d'Italia non
+sono più per te.</p>
+
+<p>Le nostre leggitrici han già del pari compreso che Cuno era
+Ildebrando, ora Gregorio VII; Goccelino, Guiberto priore di Lacedonia.</p>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page163" name="page163"></a>(p. 163)</span>VIII.</h3>
+
+<div class="entete">
+<p class="poem20">
+ Io vinsi al cesto<br>
+ Il figliuolo d'Enope Clitomede,<br>
+ Alceo Pleuronio nella lotta, a cui<br>
+ M'aveva sfidato; superai nel corso<br>
+ L'agile Ificlo; e nel vibrar dell'asta<br>
+ Polidoro e Fileo.</p>
+
+<p class="author"><i>Iliade</i>, XXIII.</p>
+</div>
+
+<p>All'ora di sesta del domattino tutto era in punto pel proposto
+sperimento della forza e dell'agilità dei candidati al combattimento
+con i campioni normanni. Avevano steccata una lizza nello spianato
+della chiesa di San Matteo, che allora si edificava, e sopra cui
+davano le finestre delle case circostanti. Da queste, sì la
+principessa moglie di Gisulfo che le consorti dei suoi cortigiani
+potevan tutto bellamente osservare. Ad una estremità del
+parallelogramma avevano levato una tribuna, sulla quale sedevano, come
+giudici della tenzone, Ugone abate di Cluny, Guaimaro conte di
+Capaccio, Giordano sire del castello di Corneto nel Cilento,
+Castelmanno figliuolo del conte Adelferio, e Giovanni figlio di
+Ademario <i>il rosso</i>. Essendo tutti longobardi, stupenda vista e'
+facevano con le loro lunghe barbe ondeggianti sui petti coverti a
+guarnelli di bianco panno di Cipro. All'altra estremità della lizza
+aprivasi la porta per introdurre i campioni già radunati in numero di
+sette, ed erano, come si segnarono coi segni di croce sur una
+pergamena tenuta dal maestro di campo di Gisulfo: Gisulfo principe di
+Salerno; Baccelardo il <i>diseredato</i> come veniva addimandato; Alfano
+arcivescovo di Salerno; Astolfo figliuolo di Marino Capece di Napoli;
+Pietro conte di Atenolfo; un milite chiamato Romualdo, e Laidulfo lo
+Zanni. Il quale ultimo si segnò e scomparve dalla tenda, sì che tutti
+pensarono non fosse una burla, e col maestro di campo si dolsero aver
+ricevuto fra mezzo a loro un cotal satiro. Ma il maestro di campo li
+pregò di star cheti, perchè quell'uomo, comunque e' si fosse alcuno di
+loro non disonorava.</p>
+
+<p>L'abate di Cluny celebrò la messa. I campioni l'udirono, giurando
+sull'ostia della comunione di non fare per niun modo uso di ciurmerie
+e d'invocazioni diaboliche onde vincere la prova. Dopo, l'abate si
+recò al suo posto, i campioni alla tenda.</p>
+
+<p>Innanzi di essersi cimentato alcuno non poteva assistere allo
+sperimento dell'altro.</p>
+
+<p>Ciò stabilito le trombe suonarono e la lizza si aprì.</p>
+
+<p>Primo ad entrarvi fu il milite chiamato Romualdo. Un compagno di armi
+gli recò grosso ferro di cavallo ben compatto, ben chiuso, saldo, non
+forato. Romualdo andò dritto a presentarlo ai giudici, perchè
+minutamente l'osservassero, poi lo presentò al popolo, fitto e
+numeroso, che si addossava allo steccato, recandolo in giro. Egli
+aveva le maniche del ghiazzerino di bufalo rimboccate fino al gomito;
+portò il ferro sempre alzato in alto perchè di frode non si dubitasse.
+E come lo ebbero tutti veduto, Romualdo ritorna presso la bigoncia dei
+commissari, e lo lancia iteratamente in alto, facendo che netto
+risuonasse al suolo. Poi lo riprende, lo rileva novellamente sulla
+testa perchè tutti lo rivedessero intero, lo abbranca tra ambo le
+mani, ed in due secondi senza sforzo, senza alterare il colore del
+viso, come avesse rotta una ciambella, in due lo spezza, giusto nel
+mezzo, ed ai giudici presenta i due pezzi, con lo stesso garbo, con la
+stessa celerità che avrebbe messa un cerretano a fare scomparire due
+bossoli.</p>
+
+<p>&mdash;Bravo! bravo! grida la plebe: ed i giudici stessi lodarono sì la sua
+forza che la sua destrezza.</p>
+
+<p>Romualdo si appoggia delle spalle allo steccato ed aspetta.</p>
+
+<p>Un araldo d'armi allora annunzia Pietro conte di Atenolfo, ed Astolfo
+figliuolo di Marino Capece di Napoli. Nel sorteggio erano dessi usciti
+dopo il milite. Entrarono in fatti i due signori accompagnati dagli
+scudieri che recavano le spade e le mazze di acciaro. Anch'essi si
+soggettarono alla cerimonia della visita. E poi gli era ben mestieri
+che si fosse misurato il diametro dei manichi delle mazze rispettive;
+e si trovò quello della mazza del conte Pietro un pollice e mezzo
+circa, due pollici quello del sire di Marigliano Astolfo. Fatto ciò,
+si portarono due ceppi nel mezzo dell'arena, sopra i quali ciascuno
+collocò la sua mazza. Fu primo il conte Pietro a scagliare il colpo.
+Alzò la daga lentamente sulla spalla sinistra, fissò il mezzo del
+manico, ed il colpo cadde. La barra di acciaro è recisa quasi che
+tutta; ma l'arma si rompe nell'elsa fra le mani del conte, di tal che
+si accagionò questo incidente se intera non fu partita.</p>
+
+<p>Il sire di Marigliano sorride, ed a volta sua alzando la spada, la si
+vede corruscare per aria come baleno, la si ode sibilare e piombare
+sul manico d'acciaro con la forza di un mangano. Ed una parte della
+mazza era caduta da un lato del ceppo, l'altra dall'altro, messa in
+due, netta come se fosse stata di neve.</p>
+
+<p>I giudici applaudiscono al colpo poderoso, e la plebe grida forte:
+<i>alleluia, alleluia!</i> quasi avesse voluto adular quel signore. Del che
+il conte Pietro adirato manda a dolersi col principe Gisulfo; e questi
+ordina che fossero presi trenta di que' sciagurati e frustati, da
+poichè e' non erano scesi nell'arena onde sollazzar la marmaglia e
+togliere applausi da lei, ma per far generosa prova di chi meglio
+avrebbe difesa la patria.</p>
+
+<p>Il conte Pietro, che si era veduto umiliato da Astolfo, lo sfida alla
+lotta. E' si credeva certo di vittoria, perciocchè statura gigantesca
+aveva e membra robuste a petto di Astolfo, piccino anzi che no, e
+segaligno. Il sire di Marigliano resta un istante titubante alla
+sfida. Ma poscia, arrovetando la faccia, per solito pallida, accetta,
+e senza pigliare indugi si cava il giubettino, e si colloca in
+positura di aspettare l'assalto del nemico. A quell'inatteso
+spettacolo i commissari ed il popolo si alzano per meglio osservare.
+Ed in fatti il conte Pietro, vestito come si trovava di ferro, si
+avventa sopra il sire di Marigliano per ghermirlo dal collo,
+sollevarlo da terra, fargli perdere ogni equilibrio. Astolfo, al primo
+assalto, sfugge il pericolo avvinchiandosi alle braccia di lui e lotta
+di polsi onde ridurlo ad indietreggiare. Ma il conte sta fermo. Anzi
+gli restituisce tal urto, che il meschino va a cader supino due passi
+lontano. La sconfitta di Astolfo però è avvertita appena, tanto
+sollecitamente risorge dal terreno e in piedi si mostra a fronte al
+conte. Questi, confortato dal primo pegno di vittoria, ritorna per
+aggavignarlo dal collo. E vi riesce, e lo solleva circa otto pollici
+dal terreno. Astolfo allora sentitosi a quelle strette, gli si
+attorciglia ai fianchi con le braccia, gl'involge le gambe tra le
+gambe, e per tal modo lo stringe alla cintola che a poco a poco si
+vede il conte Pietro allascare le braccia, la faccia da prima
+s'impallidisce, poi colorasi a rosso, poi addiviene paonazza, poi
+livida, infine si annerisce come la vôlta di un camino, strabuzza gli
+occhi, il sangue gli rompe dalle narici e dalle orecchie, si spezza in
+due, e cade resupino con Astolfo sul ventre.</p>
+
+<p>E questi così fittamente si era attaccato al conte Pietro che le sue
+braccia sembravano immedesimate nel corpo di lui. La corazza si era
+avvallata sotto la pressione delle braccia, la spina dorsale si era
+rotta, il conte Pietro era morto.</p>
+
+<p>Cotal terribile prova fa restar tutti mutoli: e già si prevedeva che
+il sire di Marigliano sarebbe stato il campione per combattere contro
+il Normanno. Imperciocchè e' sembrava impossibile potersi dar saggio
+di vigoria maggiore dei due che Astolfo ne aveva dati.</p>
+
+<p>Egli si ritira alla tenda, dove aspettavano gli altri tenitori della
+giostra, ed il corpo di Pietro conte di Atenolfo è menato via
+dall'arena.</p>
+
+<p>Gli araldi annunziano Baccelardo duca di Puglia e di Calabria. Perchè
+questi siffattamente facevasi chiamare, agognando sempre ricuperare
+gli Stati del padre suo Umfredo da Roberto usurpati.</p>
+
+<p>Entrò nella lizza Baccelardo vestito di gabbano di velluto scarlatto,
+avendo in una mano pennoncino dello stesso colore, e dall'altra uno
+stocco lungo e sfilato somigliante tutto ad uno spiedo. E subito
+appresso a lui vennero quattro scudieri, che menavano grosso toro nero
+con la testa bendata, ed un cavallo leardo rotato, svelto, lungo,
+vispo, che andava saltarellando dietro al palafreniere come un
+levriere. Baccelardo vi salta sopra e comanda agli scudieri di
+ritirarsi.</p>
+
+<p>Egli allora si accosta alla bestia, si piega sul destriero, e con
+l'elsa a croce dello stocco le strappa la benda. La luce del sole che
+lo colpisce negli occhi fa restare il toro come stordito. Guarda il
+popolo imbiettato nello steccato con torvo e lento sguardo, fiuta il
+terreno, e con le zampe comincia a gittarselo alla pancia. Baccelardo
+prima fa sventolargli innanzi del muso la banderuola rossa, poi lo
+punge al fianco con lo stocco. Il toro mugnola ferocemente e non si
+muove. Il cavaliere lo torna a tribulare in più parti con punture e
+gli fa ripassare avanti agli occhi il rosso pennoncello. Ma anche
+questa volta la bestia si contenta di far udire cupo muggito e pestare
+dei piedi l'arena.</p>
+
+<p>&mdash;Per l'anima mia! sclama Baccelardo, che torpido codardo animale!</p>
+
+<p>E di bel nuovo forte lo punzecchia. Allora il toro tutto ad un tratto
+dà un salto dal lato dove egli si trovava e gli va sopra. La presta
+cavriuola che il giannetto spicca lo sottrae dal colpo cui giusto nel
+bel mezzo del petto il corno formidabile aveva diretto. Baccelardo
+fugge per lo steccato, sempre agitando la rossa banderuola, ed il toro
+lo insegue. Infine questo si ferma e Baccelardo gli torna sopra ad
+aizzarlo. E la belva novellamente ad inseguirlo sordamente,
+orribilmente muggendo, ed egli a novellamente fuggire. Ma come il
+cavaliere si fu accorto da quel muggito sordo e profondo, e dallo
+scintillare dell'occhio, arroventato come carbone ardente, che il
+parossismo del furore del toro toccava l'apice, e' si ritragge verso
+la porta, dove stavano già presti gli scudieri, con le lance arrestate
+per difendersi, e di un salto scendendo di cavallo lo consegna loro.
+Quest'operazione fu l'affare di un minuto. Pure il toro, che all'altra
+estremità della lizza lo puntava, incontanente gli corre addosso e si
+trovarono l'uno a fronte dell'altro. Baccelardo adesso non solamente
+non si ritrae, ma gitta lo stocco da un lato. Il selvaggio animale lo
+fulmina prima di uno sguardo, indi piega la testa per menargli
+terribile cornata. E di questa certo fuor fuori lo avrebbe passato e
+slanciato a morir lontano sulle teste degli spettatori, se egli non si
+trovava lesto a profittar di quella sfavorevole positura. Salta da un
+lato, afferra il toro di una mano per un corno, sì che lo costringe a
+ritorcere la testa, dall'altra per la coda irrequieta. Orribili ad
+udirsi furono i mugghi della belva così disquilibrata e resa inabile
+ad usar di sue forze. Perciocchè, chiunque una volta ha veduto una
+<i>Corrida de toros</i> sa, come a tutto disadatto sia questo in quella
+situazione, e quali erano <i>las cositas</i> che Pacquito Montes soleva
+fare per <i>las sinoritas</i> di Andalusia, ed io gliele vidi fare.
+Infrattanto sforzi spaventevoli metteva la fiera onde raddrizzare il
+capo, e palleggiarsi sulle corna l'ardito giovane; costui però,
+puntando, soda ed inchiodata la teneva, e di un occhio feroce dominava
+ed affascinava il sanguigno suo sguardo. Baccelardo allora descrive un
+mezzo giro, costringe il toro, sempre in quella attitudine, a
+seguirlo, lo trascina per l'arena fino innanzi alla tribuna dei
+commissari. E come si è colà, mentre della mancina se lo teneva la
+testa sommessa, con la destra gli scarica in un baleno fra le due
+corna cotal pugno con la manopola di ferro, che l'animale dà in un
+grido feroce ed a terra stramazza. Baccelardo tira quindi il pugnale,
+sottile come uno spillo, e fra le due corna glielo caccia.</p>
+
+<p>Tutti allora gridano: al miracolo, al miracolo; è uno stregone!! E le
+donne segnatamente cominciavano a far delle croci a furia e
+sclamavano: ecco il diavolo: <i>Iesus Maria!</i> vedete là il diavolo.</p>
+
+<p>In effetti, elleno non avevano torto. Dappoichè sull'impalcata che
+copriva la tribuna dei commissarii, tutto ad un tratto si vede rizzare
+un essere singolare, fino allora rimastovi accosciato. Colui aveva
+piuttosto l'aspetto di satiro che di uomo. Della persona era basso,
+scarno. I patimenti, e forse il digiuno, avevano consumato di sopra le
+sue ossa ogni adipe, ogni succo inutile. Però egli era altresì restato
+asciutto ed ossuto per modo, che i suoi tendini ed i suoi muscoli gli
+si disegnavano sotto la pelle abbronzata, come in certi s. Bartolomei
+che sogliono fare i pittori, per istomachevole e truce edificazione
+dei fedeli. Il collo aveva toruto; la mano lunga, stecchita,
+grandissima. Della faccia poi non distinguevasi gran cosa. Non aveva
+che un dito di fronte e le livide labbra scoverte di pelo, tutto il di
+più era irsuto di setolacce rossigne, folte e lunghe, che scomposte
+gli piovevano sul petto&mdash;non escluso il naso piccino alzato della
+punta verso la fronte. La quale fronte, bassa e stretta, circondava a
+guisa di zona bianca, lenticolata, la testa piatta e schiacciata come
+quella dei Samoiedi. In una parola, incarnava colui la figura di quel
+pittore, il quale rimproverò il Caracci di non saper dipingere
+animali, ed in animale dal Caracci fu ritratto, come nel museo
+napolitano si può vedere.</p>
+
+<p>Solo spiccatamente risaltavano in quel deforme capo due occhi
+turchini, che vibranti e lucidi, quasi due fiaccole nel fondo di buia
+caverna, rutilavano nell'orbita; poi i denti bianchissimi che
+guarnivano una bocca, la quale fendeva la testa orizzontalmente in due
+parti disuguali. Perocchè, tutto al rovescio degli altri uomini,
+costui aveva corta altrettanto la metà del volto dalla bocca alla
+fronte che lunga dalla bocca al mento.</p>
+
+<p>Ei vestiva un giubbetto di cuoio di bufalo bollito, dall'attrito
+raspato il pelo, dall'orgia e dall'incuria maculato in guisa da
+sembrare screziato come il manto della tigre. Poi un paio di brache,
+anche di cuoio di bufalo rattoppate di fresco a pelle di capra non
+rasa dei peli. Alla cintura non portava arma, tranne il pugnale.</p>
+
+<p>Costui era Laidulfo lo Zanni.</p>
+
+<p>Laidulfo aveva veduto il prodigioso colpo di Baccelardo, ed il toro
+atterrato. E' si lascia scorrere, della testa in giù, lungo uno
+staggio che serviva da pilastro alla tribuna, e come un gatto salta
+nello steccato. Ognuno pensò che, se colui non fosse davvero il
+diavolo, non poteva mancar di essere per fermo una belva che si
+avventava alla bestia uccisa per divorarla. Imperciocchè Laidulfo in
+due salti è sul toro, ed afferratolo dai piedi, con gioia feroce
+comincia a trascinarlo per la lizza. E' lo trasse fin presso la porta
+di rincontro ai giudici. Dove essendo giunto, con ambo le mani apprese
+ai piedi di dietro, sale sul parapetto di difesa che circondava il
+recinto, solleva di terra la smisurata bestia, e principia a
+dondolarla, a guisa di campana, a dritta ed a mancina. Indi mette uno
+sforzo spropositato e la scaglia parecchi passi lontano da lui. Ciò
+fatto dà novellamente un salto grottesco nell'arena, si slancia sulle
+palizzate dall'altro lato, e dispare in un momento, come un momento
+solo era durato l'apparizione e l'opera sua.</p>
+
+<p>E la plebe che lo aveva riconosciuto e che per un suo eguale
+simpatizzava, rompe ogni riguardo e grida bravo, <i>alleluia!</i> Questo è
+il campione che si voleva, viva Laidulfo il pazzo, Laidulfo il
+buffone!</p>
+
+<p>L'araldo interrompe le clamorose ovazioni, ed annunzia monsignor
+Alfano arcivescovo di Salerno ed il principe Gisulfo.</p>
+
+<p>I nostri lettori si ricorderanno senza dubbio con quali parole la sera
+dell'orgia si separassero questi due signori, e come l'arcivescovo,
+poeta famigerato ai tempi suoi e in seguito, fusse stato offeso
+bestialmente dal principe. Non appena quindi un pochino di raggio
+dell'alba si mise nella camera di Alfano, che tutta la notte, malgrado
+il vino non aveva potuto chiuder pupilla, chiama a sè il suo maestro
+di palazzo e manda a pregare Baccelardo si volesse compiacere a lui
+venire. Al che, come Baccelardo ebbe obbedito, Alfano lo supplica di
+recarsi incontanente in nome di lui, arcivescovo di Salerno, a sfidare
+il principe per quella mattina, a primo transito o a tutta oltranza,
+secondo a lui fosse gradito. Baccelardo gli fece da prima gravi
+osservazioni. Però il prelato essendosi mostrato duro, gli fu giuoco
+forza portarsi ad intimare la sfida. E Gisulfo, che uomo di cuore era,
+l'accetta senza punto esitare, e decisero che si sarebbero battuti
+quella mane stessa, nello steccato della prova.</p>
+
+<p>Infatti montati ambedue sopra superbi cavalli e coverti di piastra e
+di maglia entrano nella lizza. I loro scudieri portavano lance e
+rotelle. I preliminari dell'abbattimento non furono lunghi. Convengono
+subito che si sarebbero battuti fino che l'uno non fosse morto, o non
+avesse dimandato mercè. Si situano quindi l'uno di rincontro
+all'altro, avvegnachè lo steccato non fosse interamente atto a quella
+pugna, perchè corto, e mettono in resta le lance dopo aversi attaccato
+al collo gli scudi. Il maestro del campo fa suonare la tromba, e l'uno
+sull'altro si rovescia. La prima corsa di lancia è fatale al principe:
+perocchè la sua scivola sull'elmo di acciaro dell'arcivescovo, il
+quale piegandosi, la schiva, e si va a piantar nel terreno. L'asta di
+costui poi si rompe sul petto del principe dopo avergli forata la
+rotella e la corazza, attraversata la maglia, e sfiorato alquanto le
+costole. Gisulfo resta saldo sul cavallo: animosamente si tira dal
+petto il mozzicone, e riprende la lancia che il suo scudiero gli
+presenta. Novella lancia è data altresì ad Alfano, ed ai loro posti
+ricollocansi. La seconda corsa è pure a disvantaggio di Gisulfo:
+dappoichè egli fracassa l'asta sua sullo scudo dell'arcivescovo;
+questi lo colpisce di tal poderosa maniera sulla corona principesca,
+sormontante la celata, che rotte le gorgiere, lo fa percuotere delle
+spalle sulla groppa del cavallo, e spiccar sangue dalle narici.</p>
+
+<p>Il principe di Salerno sbuffava di modo orrendo così due volte
+umiliato dall'offeso prelato. Si riprendono novelle lance, e si
+situano per cominciar la terza corsa. Questa fiata però la fortuna è
+diversa. L'asta dell'arcivescovo lambe il collo del principe,
+sguizzando sulla polita spalliera, e va a ficcarsi nell'estremo della
+groppa al cavallo; quella di Gisulfo passa Alfano da parte a parte dal
+petto, lo ribocca, spezza le cinghie della sella, gli fa perder le
+staffe, e sollevandolo di peso così infilzato, trascorre l'arena,
+trascinato dal cavallo furioso per la ferita, e va a gittarlo sotto la
+bigoncia dei commissarii.</p>
+
+<p>Un grido di applausi fragoroso sbocca quasi involontario da ogni
+banda. Gli spettatori giudicano unanimemente doversi a lui la palma
+della vittoria.</p>
+
+<p>Il misero arcivescovo intanto mormora le prime parole di quei versi
+memorabili di Orazio: <i>Quo pius Eneas</i>, e muore&mdash;muore quale aveva
+vissuto, valoroso cavaliere più che costumato ecclesiastico, fedele
+fino all'ultimo respiro alla poesia, ad Orazio, al centenario Falerno,
+che avevan formato la sua delizia invece della Bibbia.</p>
+
+<p>Allora i giudici si riuniscono per decidere a cui spettasse l'onore
+della pugna del domani contro il normanno campione. E primo il sire
+del castello di Corneto si volge all'abate di Cluny per dimandargli
+del suo parere. Ma l'abate, che si trovava sotto il dominio del suo
+incubo sin dall'aprirsi della lotta, fraintende, e risponde:</p>
+
+<p>&mdash;Il mio parere è che si seppellisca codesto arcivescovo, il quale è
+morto da gagliardo dopo aver vissuto da epicureo. Ed egli è ben
+mestieri che sappiate non intendere io per epicureo i settatori di
+quella dottrina severa che stabiliva il filosofo di Samo, di cui
+l'eloquente ed imaginoso Lucrezio sclamava: <i>Deus ille fuit, qui
+princeps vitæ rationem invenit eam quæ nunc appellatur sapientia</i>; ma
+quella sozza ed invereconda dottrina che professarono di poi i
+discepoli suoi, e che Orazio, Petronio e Marziale cantarono, e che la
+Chiesa condannò per canonizzare la sapienza del divino Aristotile. Ed
+avvegnachè i precetti sublimi dello Stagirita sembrassero talora
+eterodossi, perchè come il fulmine nasconde la sua luce nelle nuvole,
+quel filosofo nasconde la sua sapienza tra le tenebre della parola;
+non pertanto i santi Padri della Chiesa han convenuto, che niuna
+dottrina meglio si addice alla santità dell'evangelo, i cui proseliti,
+al dire di s. Giovan Crisostomo, son chiamati <i>fedeli, affinchè
+mediante il disprezzo del ragionamento umano, alla grandezza della
+fede si elevassero</i>. Io sovente ho meditate queste sante parole, e
+della predestinata incomprensibilità di Aristotile mi son persuaso.
+Pure non resterò mai dall'indagare cosa mai quell'onnipossente
+intelletto intendesse con l'<i>entelechia</i> e l'<i>univocazione
+dell'essere</i>. Conciossiachè quel principio impalpabile, incorporeo,
+etereo non ho saputo giammai conciliare come mai possa essere <i>essenza
+della forma</i>, ed il <i>constituente dei corpi da cui ricevono
+organizzazione</i>. Da poichè se è canone di logica che <i>dat nemo quod
+non habet</i>.....</p>
+
+<p>E molto Ugone avrebbe seguitato a dire. Ma gli altri quattro
+commissarii, che vanamente avevano aspettato cavare un construtto da
+questa cantafera, e che fosse infine venuto ad una conchiusione sul
+fatto del campione, si tediano, e lasciandolo lì a predicare, si
+tirano da un lato per giudicare la bisogna fra di loro. In effetti,
+dopo alquanto di squittinio, e' decisero che:</p>
+
+<p>« Al principe Gisulfo sarebbe toccato l'onore del combattimento per la
+città di Salerno e le terre dipendenti dal principato, come quegli che
+nella nobile lutta ogni altro aveva superato in vigore. Però essendo
+stato egli ferito, ancorchè lievemente, ed essendo la pugna di
+gravissimo peso, il suo posto si destinava al cavalier Baccelardo, il
+quale non meno ardito e forte si era addimostrato.</p>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page179" name="page179"></a>(p. 179)</span>IX.</h3>
+
+
+<div class="entete">
+<p class="poem20">
+ Voi imbottate come pevere:<br>
+ <span class="add1em">I' vo bevere ancor mi.</span></p>
+
+<p class="author"><span class="smcap">Poliziano</span>&mdash;<i>Orfeo</i>.</p>
+</div>
+
+<p>La sentenza dei commissari, come che per tutte le considerazioni con
+lui fosse giusta, al principe Gisulfo non talentò. E' si riputava non
+solamente dei suoi dritti defraudato, ma insultato nell'onore, col
+dare importanza a ferita per sè stessa di niuno momento, e che in
+certo modo gli ottenebrava la pienezza della vittoria sopra
+l'arcivescovo. Inoltre, egli definiva la prodigiosa forza di
+Baccelardo meglio come bravo requisito di pugillatore, che come
+valentia di cavaliere. Di più, un sospetto lo tribolava per allontanar
+costui dal combattimento. Vale a dire, che essendo Baccelardo
+normanno, avrebbe e' forse potuto non dimenticarlo intieramente,
+quella gente vivendo sollecitissima della sua nazione, ed accordatosi
+innanzi di qualche verso con Roberto, lasciarsi vincere allora, salvo
+poi a riscattarsi l'onore della vittoria alcuni dì dopo. Infine
+Gisulfo considerava che la sarebbe stata un'onta alla nazione
+longobarda il non aver saputo mettere in piede un guerriero ad
+osteggiare un normanno. E queste ed altre moltissime riflessioni, tra
+generose e villane, andava facendo Gisulfo nel corso della giornata, e
+pensava come distruggere la fatale sentenza, la quale, a vero dire,
+non era stata proprio equa, avendo dimenticato affatto Astolfo, che
+forse meglio di ogni altro si era condotto, e dichiarato Gisulfo il
+più vigoroso tra i candidati. Ma, sia come vuolsi, avevano giudicato
+così, e non potevasi da quello recedere, come da tutti i giudizi che
+hanno spesso più inviolabilità che senno. Gisulfo vi pensò sopra tutto
+il giorno; si chiuse a consiglio con alquanti dei suoi più intimi e
+fedeli longobardi, si propose, si discusse, si confutò, si mise a
+scrutinio. Infine, si appigliarono a partito fatale, per non dire
+vituperoso.</p>
+
+<p>Era una bella sera di luglio, una di quelle superbe sere italiane che
+han formato mai sempre il delirio dei poeti e la disperazione dei
+pittori. Iddio, che le ha destinate gelosamente per questo popolo,
+tanto maltrattato dagli uomini, non patisce che l'opera suprema della
+sua mano venga sfigurata dall'arte. Non vi era luna; ma più miriadi di
+stelle ingemmavano la vôlta azzurra, e producevano quel voluttuoso
+barlume cui s'imita nelle camere delle odalische attenuando la luce
+coi veli. Dalla marina spirava aura deliziosa, tutta pregna ancora dei
+baci degli aranceti di Sorrento.</p>
+
+<p>Tutti dormivano. Solamente Alberada, nella cui mente si erano fitte
+come chiodi le fatali parole del giuramento d'Ildebrando, non poteva
+pigliar sonno. Ella si vedeva quel fantasima dinnante. Se lo vedeva
+prima, come al castello del padre suo l'aveva osservato, pallido,
+cupo, negli occhi riarsi, a giurare che giammai avrebbe perdonato al
+fratel suo, giammai! Poi se lo rammentava come nelle camere della
+Tomba di Adriano si era a lei presentato, febbricitante, ardenti gli
+sguardi, convulso nel volto, che dava a lei commessa di condurgli quel
+fratello, perchè con lui bramava riconciliarsi. E quell'uomo era
+Ildebrando! quell'Ildebrando, Gregorio VII, il severo, l'inesorabile
+pontefice, quegli che come globo di fuoco si levò nel suo secolo per
+purificare o incendiare. Ella dunque ora passeggiava pensierosa per la
+stanza, ora si fermava avanti la finestra spalancata e guardava. Non
+guardava il cielo Alberada. Nel cielo aveva una volta messa la sua
+confidenza e si era rassegnata. Ella guardava la terra. Guardava il
+placido mare che con un mormorio simile al favellare di giovanette che
+dei loro amanti si raccontano, venivasi a rompere alla riva. Guardava
+le galee amalfitane, che a traverso di tanti perigli si recavano a
+pigliare le tele dalla Persia, le sete dall'India, i profumi
+dall'Arabia, ed ora, come masse brune, si cullavano negligentemente
+nella perfida rada, solo animate dal fievole lumicino, che a guisa di
+stella caduta, rischiara il passo lento del timoniere che non può
+pigliar sonno. Guardava quei tranquilli accampamenti normanni, in
+mezzo ai quali aveva passata sorrisa giovinezza, ombreggiata dalla
+targa paventata di suo padre, allietata dal suo amore. E sotto quelle
+tende ora riposava tanta parte dell'anima sua, tutta la storia del suo
+cuore&mdash;Guiscardo, il priore, Boemondo! Guardava infine Alberada quella
+città che, colpita dal languore dell'agonia, non dava più voce, non
+accennava moto; quella città che era stata culla alla donna fatale per
+cui tutto aveva perduto, e quel castello, in cui, come il cuore nel
+corpo umano, si avvertiva ancora estremo battito di vita.</p>
+
+<p>Ed in fatti un rumor sordo e confuso, maggiore del consueto, per la
+rocca si udiva&mdash;un rumore di voci molte che favellano sommesso, di
+armi che si urtano. Eran forse le scolte che si mutavano. Così pensò
+da prima Alberada e proseguì nel corso delle sue malinconiche
+meditazioni. Ma ecco che il rumor cresce più, si odono voci più
+distinte; ed affacciandosi alla finestra, vede come tante fantasime
+bianche che al castello si raccolgono. Un pensiero le sorge, un
+pensier molesto che scaccia via come ingiusto. Non di manco apre la
+porta della sua camera, e strisciando lungo buio corridoio, al cui
+fondo si apriva una finestra che dava sul cortile del castello, a
+quella si affaccia. Allora non dubita più di nulla. Queta queta, come
+era venuta, ritorna indietro, ed invece di entrare nella sua, entra
+nella camera dell'abate di Cluny, così dolce e quatta che costui non
+si sveglia, perchè anche dormendo sognava di Aristotile come donna
+innamorata del ganzo. Ella, tolto dallo scrittoio di lui un pezzo di
+pergamena ed il calamaio, esce. Rientrata nella sua camera scrive
+affrettatamente alcune righe, poi ripiega il foglio che ripone sul
+petto, e scende nella corte.</p>
+
+<p>L'affollarsi della gente che andava e veniva, l'allestirsi di cavalli,
+il sordo trambusto, e la confusione per dare e ricevere ordini non
+fece avvertire il nero spettro che, rasentando di volo le oscure
+pareti, scivola fuori le porte e si avvia per la città.</p>
+
+<p>Alberada discese con pena l'aspra roccia alla cui vetta sorgeva il
+castello, ai cui piedi starnazzava la città. Per non perder tempo a
+seguire i serpeggiamenti della strada consueta, ella si cala dritto
+carponi per la scoscesa, e presto si trova tra le buie e tortuose
+viuzze di Salerno, dalle quali con gran pena si può distrigare, e
+giungere fino presso alle mura.</p>
+
+<p>Fiduciosi nella tregua stabilita, i Longobardi guardavano i baluardi
+con oscitanza. Imperciocchè Alberada, che sopra vi ascende, trova le
+sentinelle riunite intendere a berlingare anzi che a star vigili nei
+loro posti. Avevano appoggiate alle bertesche le labarde e gli archi,
+e giuocando alla zarra vuotavano fiaschetti alla ricuperazione della
+pace ed alla tolta dell'assedio. Alberada si accosta ad un gruppo di
+questi disattenti, e loro dice:</p>
+
+<p>&mdash;Buona guardia, bravi soldati. Si passano le ore di pace
+allegramente: non è così?</p>
+
+<p>&mdash;Venga, padre, venga con noi a bere un gocciolo. Non vorrà certo
+ricusarsi a buoni figliuoli che sanno godere nella tregua, e menar le
+mani nelle barruffe in onore di Dio ed in vantaggio dei loro borselli.</p>
+
+<p>&mdash;Vi ringrazio, buone lance. Io son venuto a pigliar l'aria per
+sgomberarmi di un disgraziato mal di capo che mi tormenta; non vorrei
+riattizzarlo col vino.</p>
+
+<p>&mdash;Baie, padre riverendo! Il vino è quel diavolo, che, entrato in casa,
+caccia via tutti gli altri. Non si dia molestia perciò, e lo creda a
+me che non ho usato mai di altro rimedio in mia vita fuori di questo.</p>
+
+<p>&mdash;Beverò dunque una sorsata, non fosse che per farvi piacere, risponde
+Alberada, a patto però che accettiate una minuzia per vuotarne un
+fiaschetto di Procida; ma di quel che morde l'ugola e sganghera le
+ganasce con l'aiuto di Dio.</p>
+
+<p>&mdash;Per santa Cunigonda!.... perdono, padre! non vi faremo dolente
+perciò. Ma berlo adesso che dobbiamo fare la guardia.... eh! quel
+dannato di vino azzanna, ed il minor pericolo che potremmo correre e'
+sarebbe di capitombolare dalle mura laggiù fra quei beccastecchi
+normanni.</p>
+
+<p>&mdash;Se tutto il dubbio resta qui, bevete pur lieti e dormite, chè
+veglierò io; perchè il fresco del mare sento che va alleviandomi lo
+spasimo.</p>
+
+<p>&mdash;Che ne pensi tu, Raspacalici, eh?</p>
+
+<p>&mdash;Io penso che una coppa di vino rifiutata è una porta di paradiso
+chiusa. E tu, Strangolafrati?</p>
+
+<p>&mdash;Senti, Raspacalici, ti ho detto che non voglio esser chiamato più
+così, e te lo ripeto l'ultima fiata: perchè te lo giuro pel mio santo
+battesimo, che un'altra volta ti manderò la parola nella gola con una
+pugnalata. Mi pare che non parli latino io. Or dunque, accettiamo i
+soldi del padre ed applichiamo l'ubbriacatura pel bene dell'anima sua.</p>
+
+<p>&mdash;E tu, mastro coniglio, non saresti dello stesso avviso?</p>
+
+<p>&mdash;<i>Dominus vobiscum!</i> io mi son confessato ieri mattina!</p>
+
+<p>&mdash;Dunque?</p>
+
+<p>&mdash;Dunque... quando si trattasse di non dispiacervi, mi ubbriacherò con
+voi&mdash;salvo poi a dirmi i sette salmi penitenziali.&mdash;<i>Credo in unum
+Deum!</i></p>
+
+<p>E mastro coniglio cantava come i preti a messa.</p>
+
+<p>&mdash;Insomma pare che siamo proprio tutti di un avviso?</p>
+
+<p>&mdash;Io no, risponde un compagno, perchè ho promesso a Ziga di andarle a
+far visita questa notte, dopo la guardia. Vi cedo perciò la parte mia,
+e ritorno al mio posto.</p>
+
+<p>&mdash;<i>Dies irae!</i> sclama mastro coniglio, e tu fai di codeste visite,
+Randolfo?</p>
+
+<p>&mdash;Non cominciarmi a tribolare con prediche, figliuol di una vacca, che
+ti spezzo il cranio con questa chiaverina. Io intendo di condurmi a
+mio modo.</p>
+
+<p>&mdash;Basta basta, risponde il soldato che la faceva da caporione, to,
+mastro coniglio, questi sono i soldi del riverendo padre; recati
+dall'ostiere qui presso, gittagli a terra la porta se non vuole
+aprire, e comprane altrettanto prosciutto, vino di Procida ed
+acquarzente. Bada però a non dimenticar parte dei quattrini nel fondo
+della tua scarsella.</p>
+
+<p>&mdash;Rubacristi! e la mia onestà? ti ho già detto, parmi, che m'era
+confessato ieri mattina.&mdash;</p>
+
+<p>&mdash;Ragione per cui più ti ricordo di non fare il <i>quare me repulisti</i>.</p>
+
+<p>&mdash;Va e corri presto, sai! perchè non ci resta che un'ora buona. E voi,
+riverendo padre, se non volete farci compagnia, toglietevi la pena di
+vigilare i nostri posti. Passeggiate tra lo spazio da porta Marina a
+porta d'Eboli, e se udrete rumore laggiù, negli accampamenti, o
+vedrete gente che si appressasse alle mura; insomma se crederete
+scorgere cosa che potesse darvi sospetto chiamateci, perchè verremo
+noi ad osservare di che domine trattisi. Già non ci è paura, perchè
+abbiamo tregua per tre dì; ma la cautela è cautela, e noi non siam
+soldati per niente.</p>
+
+<p>&mdash;Lascino fare a me, buone lance, e banchettino tranquilli. Mi diano
+solo una labarda, un arco, che so io&mdash;potrebbe sempre giovarmi a
+qualche cosa.</p>
+
+<p>&mdash;Servitevi là a piacere, riverendo: vi troverete ogni bene di Dio.</p>
+
+<p>Alberada stacca dalla parete un arco ed alcuni verrettoni, e parte
+dicendo loro:</p>
+
+<p>&mdash;Buona notte, figliuoli.</p>
+
+<p>&mdash;Buona notte, rispondono i soldati, e ricominciano da capo i loro
+giuochi.</p>
+
+<p>Non passò guari, ed innanzi ad una sentinella normanna cadeva un
+verrettone, nelle cui ale andava innestata una pergamena.</p>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page188" name="page188"></a>(p. 188)</span>X.</h3>
+
+<div class="entete">
+<p class="poem20">
+ Passavan cheti e taciturni avanti<br>
+ Senza ronde scontrar nè sentinelle;<br>
+ Quando cessaro all'improvviso i canti,<br>
+ E i gridi e gli urli andar fino alle stelle</p>
+
+<p class="author"><span class="smcap">Tassoni</span>, <i>La Secchia rapita</i>, IV.</p>
+</div>
+
+<p>I soldati longobardi, che lungi dal custodire le mura si deliziavano a
+bevere a isonne, furono avvisati da Alberada del rumore crescente che
+udivasi per la città. E non appena questa si allontanò per ritirarsi
+alla rocca, che un centurione capitò loro addosso e li garrì
+acerbamente dell'insubordinato condursi, ordinando che stessero in
+punto sotto le armi, perchè questo era il comandamento di monsignore
+Gisulfo. Nello stesso tempo e' videro calar giù dalla rocca grossa
+mano di soldati, con bianca <i>camescia</i> su per la corazza, conducendosi
+a redina i cavalli, e ragunarsi presso le porte uno stuolo, che dava
+sul migliaio, di uomini d'armi dello stesso modo divisati. Indi
+un'altra folla di arcadori, che a mano a mano si attelavano sui
+baluardi, allogandosi ad ogni merlo e ad ogni bertesca, guarnendo le
+torri delle porte e tutto lo spianato dei bastioni. Quei poveri
+soldati ubbriachi, che noi abbiam veduto nel capitolo precedente,
+guardavano allampanati, non comprendendo qual demonio volesse
+significare tutto quell'apparato ostile, mentre la tregua spirava il
+poi domani. Ma il loro stupore non fu lungo. Imperciocchè, non passò
+guari, e videro comparire il principe Gisulfo in persona, alla testa
+di un cinquecento cavalli ed un buon migliaio di fantiglia. Egli
+ordinò: che senza rumor fare si aprissero le porte; che i soldati di
+guardia vigilassero attenti, e che, nel caso ei fossero inseguiti da
+quei di fuori, le richiudessero loro alle spalle, appena stessero
+novellamente riparati tutti dentro; che quei delle mura travagliassero
+dei mangani e delle frecciate i Normanni, i quali benissimo da loro
+distinguevansi, perchè non vestiti di bianco; e che il resto dei
+cittadini e dei militari si tenessero pronti a spalleggiarli, in caso
+che dimandassero aiuto. Date queste disposizioni, la porta Marina e la
+porta di Eboli si aprono e Gisulfo col seguito esce.</p>
+
+<p>Traditorescamente, e contro il sacramento della tregua, questo
+principe cercava sorprendere con un'<i>incamiciata</i> i Normanni, tra per
+decidere così guerra terribile, tra per distogliere il duello. Il
+perverso disegno gli tornò fatale. Perocchè non appena tutta la sua
+gente ebbe oltrepassate le porte, che da quegli accampamenti, fino
+allora sembrati stanza a gente neghittosamente addormentata, sbucano
+fuori a guisa di demoni i Normanni.</p>
+
+<p>La faccenda era proceduta di questo modo. Come Alberada mandò nel
+campo, per lo mezzo del verrettone, la novella che i Longobardi
+preparavano una sorpresa, quella pergamena da un giovanetto, per
+ordine del padre lì collocato ad addestrarsi in tutti i travagli della
+milizia, fu recata a Roberto Guiscardo. Il giovanetto era Boemondo.
+Roberto senza prendere indugi fa svegliare le sue truppe tenda per
+tenda con cautela e silenzio; ordina loro tenersi presti a seguire
+monsignor di Bovino: vestissero le armi quetamente e solleciti, e del
+ventre per terra restassero ad orecchiare dinnante la tenda. Indi fa
+svegliare la sua quadriglia di Calabresi, ai quali comanda di
+seguirlo, strisciando di pancia al suolo, fin sotto le mura; ed
+un'ultima parte di gente affida al priore. Formava così il piano: di
+cacciarsi egli nella città a portarvi la morte e lo scompiglio, come
+che i Longobardi ne fossero usciti, trovando aperte le porte,
+sgangherarle a colpi di mazza se chiuse: il priore Guiberto tenergli
+dietro, sia per aiutarlo sia per proteggerne la ritirata: monsignor di
+Bovino dare addosso alla gente di Gisulfo. Questi ordini, questo
+disegno di attacco furono l'opera di un momento, e compieronsi con
+eguale sollecitudine e silenzio, stando le truppe ben distribuite
+nelle tende e da quelle protette dalla scoverta delle vedette
+longobarde.</p>
+
+<p>Uscito quindi Gisulfo fuori le porte, e disposte le colonne delle sue
+truppe per procedere riuniti e con ordine, tutto ad un tratto ode dal
+campo, quasi vicino alle sue orecchie, uno squillo di tromba, ed a
+quel suono si vede rizzato innanzi, ai fianchi, e dietro un esercito
+come se fosse sbucato di sotterra. Roberto senza nulla incaricarsi di
+lui entra nella città, per le porte lasciate aperte, e vi precipita
+con tanto impeto e sollecitudine, e così prestamente se ne
+impadronisce, che i soldati longobardi di guardia hanno appena tempo
+di distinguere non essere i loro tornati indietro perchè scoperti dal
+nemico, ma Guiscardo in persona con quei suoi demonii di Calabresi. E
+subitamente dopo a Roberto entra il priore che si era alzato di fianco
+a Gisulfo. Guiberto non s'impaccia di scaricarsi sui Longobardi,
+credendoli assai bene affidati all'ospitalità apostolica del vescovo
+di Bovino. Penetrato anch'e' nelle mura, chè ormai le porte tenevano i
+Normanni, comincia a distendersi sui baluardi, sgozzando le guardie e
+precipitandole nei fossi, ed occupa le bastie, in guisa che, in minor
+tempo che noi non ne abbiamo posto a raccontarlo, le fortificazioni di
+Salerno cadono in mano a' nemici.</p>
+
+<p>Il principe Gisulfo intanto, vistosi così di repente circondato
+dall'esercito nemico, e vistoselo in gran parte sgomberare d'attorno
+quasi fuoco fatuo, comprende di leggeri di che si tratta. Laonde,
+invece di avventarsi addosso alle masnade di monsignor di Bovino, che,
+le picche appoggiate al petto, stavan lì per riceverlo, pensa a
+rientrare nella città, finchè ne aveva ancor tempo. Infatti ordina ai
+suoi di voltare le spalle e seguirlo.</p>
+
+<p>Io non vi dirò quale accoglienza preparasse loro Roberto di fronte, e
+come il vescovo e gli altri condottieri li carezzassero alle spalle.
+Fu fatto dei Longobardi macello da destar pietà, talchè non uno dello
+sciagurato seguito del principe rimase vivo. Ma Gisulfo ebbe ventura
+scampare, perchè quei di Salerno, al rumore ed alle grida svegliati,
+presero anch'essi la pugna e cominciarono a travagliare i Normanni, e
+perchè sua sorella, la quale come ogni altro soldato si batteva, lo
+coverse del suo pavese. Sfuggì quindi alla strage, e solo, affranto,
+ebbe campo appena di andarsi a chiudere nel castello e farne serrare
+le porte. Il vescovo di Bovino poi, essendo anch'egli venuto dentro in
+città con l'alba che spuntava, si riaccende per ogni straduzza, per
+ogni chiassuolo accanito badalucco, non volendo quei di Salerno ceder
+senza fare almeno gli ultimi sforzi. Li animava Baccelardo. Questi,
+restato nel castello a dormire, della perfidia di Gisulfo nulla
+sospettando, al trambusto si era svegliato. Comprende tutto in un
+baleno. Accoglie perciò gli avanzi del presidio del castello ed
+alquante milizie cittadine, e si apre varco sino alle porte, dove
+Roberto faceva aspro scempio di Longobardi e Salernitani. Là giunto,
+lo riconosce, lo chiama a nome, gli si scaglia sopra come demonio.
+Terribile, cieca è la lutta che fra loro s'ingaggia.</p>
+
+<p>&mdash;Vengo a domandarti il mio guanto, gridava Baccelardo, gli è tempo
+omai che me lo renda, usurpatore de' Stati miei.</p>
+
+<p>&mdash;Il tuo guanto è qui, appeso all'elsa della mia spada; prendilo,
+sclamava Roberto.</p>
+
+<p>E cotal botta gli menava là, dove l'epa discende all'inguine, che, se
+di peggior tempra la panciera si fosse trovata, lo avrebbe passato da
+parte a parte.</p>
+
+<p>E di rimando Baccelardo gli misurava una stoccata.</p>
+
+<p>Roberto è ferito alla coscia e vacilla. Accorgendosi Baccelardo di
+averlo colpito e di poterlo finire più facilmente, l'incalza di
+maggiore vigoria. Però Sigelgaita, che d'appresso a Roberto pugnava
+unitamente a Boemondo&mdash;comechè di soli quindici anni&mdash;avvedutasi
+parimenti del colpo del marito, grida, ed ambo correndo in aiuto di
+lui, mentre fin allora non avevano fatto che guardargli le spalle,
+stringono siffattamente Baccelardo, che l'obbligano a retrocedere
+maggiormente perchè era omai restato solo. Allora questo sventurato
+principe non vede altro riparo per sè che fuggire da una città caduta
+in mano del suo più crudele nemico. Mette fischio acuto, e in un
+instante si sente comparire alle spalle il cavallo. Vi monta sopra
+senza toccar staffa, si caccia per tortuosi oscuri vicoli, finchè non
+giunge a porta di Ronca, che sola rimaneva ancora in potere dei
+cittadini, se la fa aprire, si lancia su per quegli aridi greppi, e
+scompare.</p>
+
+<p>La città di Salerno già padroneggiavano i Normanni.</p>
+
+<p>Si rivolsero quindi alla rocca, nella quale si teneva chiuso Gisulfo.
+Questo principe aveva combattuto con ferocia, e si era ritirato in
+quell'ultimo baluardo, credendo potere opporre estrema resistenza col
+presidio che si trovava lì dentro, o almeno capitolare dignitosamente.
+Indicibile fu perciò la sua disperazione quando udì che il presidio
+aveva menato via Baccelardo onde andare ad affrontare i Normanni
+laggiù nella città. Il tradimento da lui progettato gli tornava fatale
+anche per questo verso. Bestemmia, si dispera; però non gli resta
+meglio che implorare la pietà del vincitore. Laonde manda i due legati
+a supplicare Roberto affinchè volesse, se non altro, accordare la
+libertà sì a lui che alla sua famiglia, e lasciar loro la vita, perchè
+si sarebbero resi sul momento.</p>
+
+<p>Alberada e l'abate vennero al padiglione di Roberto. Questi si era
+fatto condurre negli accampamenti per medicare la ferita. Giunto nel
+vestibolo della tenda, l'abate si volge ad Alberada e le dice:</p>
+
+<p>&mdash;Madonna, vi ricordo ch'egli è omai tempo di mandare a compimento le
+commissioni che la beatitudine di papa Gregorio vi dava.</p>
+
+<p>Ed Alberada a lui:</p>
+
+<p>&mdash;Messer abate, la beatitudine di papa Gregorio è un infame.
+Ildebrando mi tendeva laccio codardo, che Iddio nella sua immensa
+misericordia ebbe pietà di farmi alfine comprendere, e cavarmi dal
+precipitar nel delitto. Questo sappiatevi, messer abate, e non cercate
+di penetrar oltre in tanto scellerato viluppo.</p>
+
+<p>Ugone sospira nè dice altro. Dopo di che Alberada si tira il
+capperuccio fino agli occhi, ed entrano nella tenda.</p>
+
+<p>Trovarono Roberto attorniato dai suoi fedeli, da parecchi conti e
+baroni, da Sigelgaita e da Boemondo che avevano assistito alla
+medicazione della profonda ma non pericolosa piaga. Come il duca li
+vide, comprese subito di che si trattasse. Per lo che, dirigendosi
+generosamente a sua moglie, le ordina:</p>
+
+<p>&mdash;Madonna, vogliate avere la cortesia di dare udienza ai messi di
+vostro fratello, che certo di qualche cosa manda a noi a
+raccomandarsi.</p>
+
+<p>Sigelgaita allora si rivolge ai legati e sclama:</p>
+
+<p>&mdash;Favellate, messeri, chè la volontà di nostro fratello sarà fatta.</p>
+
+<p>&mdash;Egli non vi sarà di molta molestia, madonna, risponde tristamente
+l'abate. Lo sventurato principe Gisulfo promette cedere la rocca, dove
+che a lui si conceda la vita e la libertà, unitamente ai membri della
+sua famiglia.</p>
+
+<p>&mdash;E non altro? dimanda Sigelgaita.</p>
+
+<p>&mdash;Non altro, madonna, conoscendo egli il suo torto, e come duramente
+col duca Roberto si sia comportato. Vogliate perciò usargli cortesia
+di non negargli così tenue grazia, in mercè del castello che consente
+di aprirvi senza colpo ferire.</p>
+
+<p>&mdash;Il suo piacere sarà fatto, riprende Sigelgaita. E perchè il rendere
+la casa dei padri suoi gli torni men aspro, io medesima mi reco a
+pigliarne possedimento.</p>
+
+<p>&mdash;Delicata idea! sclama l'abate, e basterebbe essa sola, madonna, se
+vi mancassero le grazie ed il valore, per allogarvi fra le più nobili
+dame d'Italia.</p>
+
+<p>Sigelgaita esce, e l'abate, dopo alquanto di silenzio, rivoltosi a
+Roberto dimanda:</p>
+
+<p>&mdash;Non vorreste, monsignore, accordarmi adesso l'onore di favellarvi
+breve tratto in segreto?</p>
+
+<p>&mdash;Sì bene, risponde Roberto; traetevi altrove, signori&mdash;e tu altresì,
+Boemondo, col molto riverendo padre che accompagna l'abate.</p>
+
+<p>Boemondo ed Alberada si ritirano allora in uno scompartimento della
+tenda, attiguo a quello dove Ugone e Roberto dovevano favellare&mdash;e non
+saprei dirvi quanto Alberada ne fosse contenta. Dappoichè, quivi
+giunta, si gitta indietro il cappuccio di un tratto, e toltosi in
+grembo Boemondo, prende a coprirlo di baci e di lagrime gridando,
+affogata dai singhiozzi:</p>
+
+<p>&mdash;Io sono tua madre, Boemondo, io sono la sfortunata Alberada.</p>
+
+<h3><span class="pagenum"><a id="page198" name="page198"></a>(p. 198)</span>XI.</h3>
+
+<div class="entete">
+<p class="poem20">
+ S'avons perdu et je et vous assez<br>
+ Amis et drus et parens et privez.</p>
+
+<p class="authorsc">Guillaume au Courb-nez.</p>
+</div>
+
+<p>Quel ribocco di amore però non fu di lunga durata. Alcune parole
+dell'abate, che parlava di Guiberto, colpiscono le loro orecchie.
+L'infelice donna si arresta a mezzo ai baci, taglia nette le parole di
+lungo amore compresso e le non mai sazie carezze, ed i non mai
+inebriati sguardi, e sta più attentamente ad ascoltare. Qual dubbio
+v'era? Il mercato era fatto, il patto di sangue era conchiuso. Il papa
+dava a Guiscardo investitura del principato di Salerno e del ducato di
+Amalfi, e Guiscardo al papa un uomo&mdash;l'abborrito, il paventato priore
+di Lacedonia! Laonde andasse egli, abate di Cluny, a chiamarlo a nome
+di Roberto alle tende, perchè quivi avrebbe questi di alcuna maniera
+provocate liti con lui, e tiratolo del ciuffo ad atto di violenza
+qualsiasi. Allora, gridando che il priore tentava assassinarlo, così
+inchiodato al letto come trovavasi, i suoi fedeli Calabresi sarebbero
+accorsi, lo avrebbero fatto prigione, e senza fallo, senza obbrobrio,
+si saria mandato al papa in olocausto.</p>
+
+<p>A tale scellerato accordo Alberada abbrividìsce e lo stesso Boemondo
+si sente ardere di sdegno. Questo giovanetto si era trovato così fra
+le braccia di sua madre senza aspettarselo, senza esservi preparato di
+alcuna maniera. Fanciullo di appena tre anni, una mattina, nel più bel
+mezzo di lieto banchetto, aveva sentito avventarsela al collo per
+coprirlo di baci, poscia non l'aveva più veduta, e gli avevano anche
+inibito parlar di lei. Ma quei baci, quell'aspetto in cui qualche cosa
+d'inusitato favellava, non gli si era tolto più dalla mente. Anzi, a
+misura che cresceva negli anni e di quella scena si rammentava, ovvero
+alcun pietoso gli raccontava dei torti di suo padre e delle sventure
+della madre sua, quei baci sentiva ancora più affettuosi e disperati
+penetrargli fino al cuore, di quell'aspetto s'inebriava. In guisa che
+bastarono appena le prime carezze, le prime parole di Alberada per
+tutto tornargli alla mente, per vedere incarnata la visione di tante
+notti, ed i pensieri dell'ore meste in che l'obbligavano di fare la
+guardia al campo. Si precipitò fra le braccia di quella donna con
+ebrietà, con delirio, e le carezze ed i baci le restituì non meno
+ardenti ed affettuosi. Maggiormente poi che, ad onta degli anni e
+delle sofferenze, il volto di Alberada poco erasi mutato.</p>
+
+<p>Alberada aveva di quei sembianti infantili i quali lieve e tardi
+risentono l'ala del tempo.</p>
+
+<p>Quante cose non si avevano dessi a domandare, quante parole a
+ripetere, quante storie a raccontarsi, e sfoghi, e compiacenze, e
+tenerezze, e baci ed altri baci ancora, e non mai saziarsi di quella
+santa inenarrabile voluttà? Le parole di Roberto e dell'abate furono
+lo scongiuro che ruppe tutti gl'incanti, ogni delirio
+agghiacciò&mdash;nell'anima di Alberada, perchè si sentiva colpire
+nell'uomo che, dopo Guiscardo, amò più e che la riamava ardentemente;
+in quella di Boemondo, perchè il vituperato patteggiare di suo padre
+l'oltraggiava. In guisa che, quando udirono partito l'abate per
+consumare il tradimento e tirare nella trappola Guiberto, ambedue,
+senza affatto comunicarsi i pensieri, un medesimo sentimento inspirò.
+Usciti da un altro lato del padiglione, verso la rocca si avviano,
+sperando trovar quivi il barone di Lacedonia.</p>
+
+<p>In effetti vi giunsero contemporaneamente all'abate di Cluny, quando
+il misero Gisulfo, che in lui vedeva spegnersi l'ultima facella della
+dominazione longobarda in Italia, usciva dal castello de' padri suoi
+con la desolata sua famiglia, nudo, la testa china, senza sapere dove
+la sera avrebbe riposato il capo, senza speranza di una crosta di pane
+pel domani.</p>
+
+<p>Così ignotamente passava il dominio di una forte nazione sopra le
+contrade d'Italia. E quel che peggio era, non passava per andare a
+dormire nel sepolcro il sonno dell'oblio, ma per trascinarsi di
+castello in castello, di terra in terra, di porta in porta, accattando
+un frusto di compassione, e non trovando che disprezzo. Imperciocchè
+la miseria del debole commuove, l'abbiezione del forte rallegra, ed
+eccita al dileggiamento. E nel punto stesso che Gisulfo, accompagnato
+da sua sorella, nobilmente rassegnato e mutolo usciva, il priore
+Guiberto allogava agli spaldi guardie normanne, a nome di Guiscardo, e
+del castello prendeva possesso. Allora l'abate di Cluny gli si
+presenta e dice con voce peritosa e tremante:</p>
+
+<p>&mdash;Messere, vogliate avere la cortesia di seguirmi alle tende del duca,
+perocchè egli, quivi trattenuto dalla ferita come sapete, ha gravi e
+pressanti comandi a darvi in ordine alla città.</p>
+
+<p>&mdash;Sì bene, ser legato, vengo tosto. Però in avvenire non prendete
+sbaglio sulle parole. Io non ricevo comandi da chicchessia, fuori
+dell'imperatore, ed a Guiscardo sono alleato non vassallo.</p>
+
+<p>&mdash;Vi dimando perdono allora, messer barone, se profferii motto che mal
+vi tornasse gradito. Non vorrei però che ciò fosse cagione del vostro
+non arrendervi ai desideri del duca Roberto che ha premuroso bisogno
+di voi.</p>
+
+<p>&mdash;Vi ho detto che vengo sul fatto, risponde il priore.</p>
+
+<p>E sì dicendo in compagnia dell'abate si avviava per discendere agli
+accampamenti.</p>
+
+<p>Allora Alberada si presenta loro, e gittandosi dietro il cappuccio che
+le celava compiutamente il sembiante, al priore favella:</p>
+
+<p>&mdash;Guiberto, non andate con codesto traditóre, perchè la vostra testa,
+da recarsi al papa, tra costui e Roberto è stata patteggiata. Fuggite
+anzi, fuggite senza indugio.</p>
+
+<p>&mdash;Alberada! sclamano ad un tempo il priore e l'abate.</p>
+
+<p>Ed ella:</p>
+
+<p>&mdash;Fuggi, Guiberto, fuggi sollecito in nome di Dio! chè da un momento
+all'altro non saresti più a tempo. E tu, abate di Cluny, uomo fino ad
+ieri senza macchia, vergógnati e péntiti di essere disceso al mestiere
+del sicario.</p>
+
+<p>A queste acerbe parole, Ugone, che sempre era stato buono ed onorato,
+si sente commuovere. Il suo fallo gli salta agli occhi spaventevole,
+si vede vituperato da tutta Europa, gli sembra udir raccontare il suo
+tradimento per tutte le corti, sente strapparsi fino dal sangue
+l'epiteto di virtuoso attaccato al suo nome, e conciossiachè anche in
+quell'azione condannevole e' fosse stato spinto da pietà per qualcuno,
+nell'anima s'intenerisce, nel volto si copre di rossore, e cadendo al
+ginocchio di Guiberto sclama:</p>
+
+<p>&mdash;Perdono.</p>
+
+<p>Quest'atteggiamento, questa sola parola profferita di accento
+pietosamente solenne e profondo, tutto rivelano a Guiberto. E leggendo
+altresì negli occhi di Alberada l'ansia paurosa che la divorava, e nel
+sembiante abbattuto di Boemondo, vergognoso dell'onta del padre suo,
+tutta l'urgenza, tutta l'estensione della cosa, alza il pugno armato
+della manopola di ferro onde percuotere l'abate sul calvo capo. Poi
+tutto ad un tratto ristà, si ferma un istante a guardarlo in quel
+supplice atto, stringe la mano a Boemondo, le gote gli bacia, e
+voltosi ad Alberada:</p>
+
+<p>&mdash;Partiamo, sclama, Roberto Guiscardo udrà presto notizie di me.</p>
+
+<p>&mdash;Parti tu, fuggi sollecito, Guiberto, risponde Alberada smaniosa;
+ricórdati quanto Roberto sia scaltro, Ildebrando terribile&mdash;fuggi, ti
+raggiungerò.</p>
+
+<p>&mdash;Dove? quando? non saresti ancora tu in pericolo, Alberada?</p>
+
+<p>&mdash;Non pensare di me, che vivo sicura sotto l'egida di legato. Non
+arrestarti nei paesi d'Italia, dove il potere del papa e del duca è
+illimitato; varca i monti. Ti raggiungerò in Germania. Ma presto, in
+nome di Gesù! fuggi presto; potresti essere inseguito.</p>
+
+<p>Guiberto si getta al collo di Alberada, le dà lungo abbraccio, e
+parte.</p>
+
+<p>Allora l'abate di Cluny le si volge e dice:</p>
+
+<p>&mdash;Che facesti, Alberada! io lo tradiva per te!</p>
+
+<p>&mdash;Vergogna! vergogna, sclama Alberada coprendosi il volto con ambo le
+mani. Nel mondo non v'ha dunque più un cuore che ricetti la virtù?</p>
+
+<p>Ugone resta a considerarla un momento, poi sospirando dimanda:</p>
+
+<p>&mdash;Ed al papa che recherai in risposta, sventurata! che recherai?</p>
+
+<p>Alberada alza gli occhi al cielo, accenna della mano il suo capo, e
+risponde con nobiltà:</p>
+
+<p>&mdash;La testa.</p>
+
+<p class="p2 center smaller">Fine del primo volume.</p>
+
+<h2><span class="pagenum"><a id="page205" name="page205"></a>(p. 205)</span>NOTA.</h2>
+
+<p>Perchè non si credano miracolose le pruove di forza accennate nel
+capitolo VIII si ricordino questi fatti storici.</p>
+
+<p>Azzeddoulat, principe persiano, colle sole braccia stramazzava a terra
+un toro, e faceva la caccia ai leoni.</p>
+
+<p>Babaram, figlio di Iezdegerdo re di Persia, tolse la competutagli
+corona fra due leoni affamati, che uccise, disarmato, e sbranò!!</p>
+
+<p>Bouflers signore di Piccardia, come assicurano Loisel, <i>Memorie del
+Beauvese</i>, e La Marlière nelle sue <i>Case Illustri</i>, rompeva con le
+dita un ferro di cavallo&mdash;da stare su di un piede niuno lo
+rimoveva&mdash;si alzava sulle braccia un cavallo e lo portava per molta
+distanza&mdash;con gli stivali alle gambe passava di un salto i più larghi
+fossi&mdash;uccideva di una sassata i quadrupedi al corso, gli uccelli al
+volo&mdash;in una corsa di dugento passi avanzava un cavallo di Spagna.</p>
+
+<p>Cleomede, dall'oracolo disegnato ultimo degli eroi, defraudato del
+premio della lotta, ruppe la colonna di una scuola sotto le cui rovine
+perirono 60 persone. E qui si ricordi anche Sansone&mdash;se i semidei
+della Bibbia non sono miti o favole come quelli delle <i>Mille ed una
+notte</i>.</p>
+
+<p>Federico-Augusto I, re di Polonia&mdash;Ettore&mdash;Ercole&mdash;Federico II
+elettore di Brandeburg soprannominato <i>dente di ferro</i>, ebbero forza
+maravigliosa.</p>
+
+<p>Firmio, chiamato il <i>Ciclopo</i>, che si fece proclamare imperatore in
+Egitto per vendicare Zenobia, si dava a battere i metalli sul petto
+come sopra un'incudine.</p>
+
+<p>Luigi Gonzaga, signore di Sabbioneta nel Mantovano, soprannomato <i>il
+Rodomonte</i>, al dir del Guazzo, storico contemporaneo, ogni grosso
+ferro di cavallo apriva, e spezzava di una sola scossa una fune grossa
+come cinque corde d'arco.</p>
+
+<p>Il padre di Giacomo Rouxel, de Medavy, conte di Grancey e maresciallo
+di Luigi XIII, avendo passato fuor fuori il signore di Frepigny, uomo
+d'arme, lo portò in aria tutt'armato qual'era ed infilzato alla sua
+spada per più di 4 passi.</p>
+
+<p>Graziano, padre dell'imperatore Valentiniano I;</p>
+
+<p>Marco Aurelio&mdash;Mario che con un dito fermava una carretta nel massimo
+del corso;</p>
+
+<p>Giovanni Podikove che rompeva in due un ferro di cavallo;</p>
+
+<p>Andrea Everardo Rauber signore di Petrouel, che rompeva anche un ferro
+di cavallo, e che aveva una barba lunga fino a terra e da terra alla
+cintura, per sposare una figlia naturale di Massimiliano duellò con
+uno spagnuolo a chi mettesse l'altro in un sacco, e ve lo mise;</p>
+
+<p>Il celebre Giorgio Castriota detto Scandeberg, il quale per la sua
+forza invogliò Maometto II a volerne vedere la scimitarra. Giorgio
+gliela mandò dicendogli: che si era ben guardato mandargli altresì il
+braccio il quale l'adoperava;</p>
+
+<p>Cervione&mdash;Charri&mdash;e per ultimo Ugone Tudextisen, di cui parla
+Summonte, che, per dar saggio di gagliardia agli ambasciadori greci,
+scaricò un colpo di pugno sulla testa di un cavallo, e l'uccise.</p>
+
+<p>Questi esempi, ed altri numerosissimi, fanno fede che noi non
+esagerammo nelle prove che descrivemmo poc'anzi.</p>
+
+<h2><span class="pagenum"><a id="page209" name="page209"></a>(p. 209)</span>INDICE</h2>
+
+<div class="toc">
+<p>LIBRO PRIMO.&mdash;Il Placito <span class="ralign10">Pag. <a href="#page5">5</a></span></p>
+<p>LIBRO SECONDO.&mdash;L'incamiciata <span class="ralign10">» <a href="#page68">68</a></span></p>
+<p>Nota <span class="ralign10">» <a href="#page205">205</a></span></p>
+</div>
+
+<h3>Note</h3>
+
+<div class="footnote">
+<p><a id="footnote1" name="footnote1"></a>
+<b><a href="#footnotetag1">1</a></b>: Il <i>morgingab</i> era un dono che il marito dava alla moglie dopo
+ la prima notte delle nozze per averla trovata vergine. Ed era
+ tanto l'entusiasmo degli uomini di allora per questa verginità,
+ che le leggi ebbero a metter regola e modi ai loro doni.</p>
+</div>
+
+
+<h3>NOTA DI TRASCRIZIONE:</h3>
+
+<p>Sono state effettuate le seguenti correzioni:</p>
+
+<ul class="none">
+<li>La giustizia favelli nei {vosti|vostri} cuori,</li>
+
+<li>E sì dicendo il giovane {proscrittto|proscritto} scendeva</li>
+
+<li>vi dan dentro e ne fanno poderoso {marcello|macello}.</li>
+
+<li>&mdash;Oh birbi, birbi, birbi! sclama {qualcuuno|qualcuno}.</li>
+
+<li>il priore le dà forte dell'aspersorio nella {frone|fronte}</li>
+
+<li>È costretto {tonar|tornar}. Giurollo.</li>
+
+<li>Io voglio sollevare per un {istate|istante} un velo</li>
+
+<li>avevo dovuto interdirmi ogni {afetto|affetto} tenero,</li>
+
+<li>E con tal fatto gran numero di vite sarebbe {ririsparmato|risparmiato}</li>
+
+<li>altra discussione tra i guerrieri di {Gisulso|Gisulfo} cominciò.</li>
+
+<li>L'abate sorride e {presegue|prosegue}:</li>
+
+<li>Ognuno pensò che, se colui non {fossse|fosse} davvero il diavolo,</li>
+
+<li>che tutta la notte, malgrado {li|il} vino</li>
+</ul>
+
+<p>L'uso delle virgolette per il discorso indiretto è bizzarro e
+incostante, e probabilmente mal interpretato dai tipografi. Abbiamo
+riprodotto quanto appare nell'originale, nei limiti del possibile.</p>
+
+
+
+
+
+
+
+
+<pre>
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of Il re dei re, by
+Ferdinando Petruccelli della Gattina
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE ***
+
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+Project Gutenberg's Il re dei re, by Ferdinando Petruccelli della Gattina
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+
+Title: Il re dei re
+ Convoglio diretto nell'XI secolo (vol. 1)
+
+Author: Ferdinando Petruccelli della Gattina
+
+
+Release Date: January 6, 2010 [EBook #30878]
+Last Updated: December 5, 2013
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ASCII
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE ***
+
+
+
+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the
+Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
+(This file was produced from images generously made
+available by The Internet Archive)
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+ BIBLIOTECA NUOVA
+
+ PUBBLICATA DA G. DAELLI
+
+
+
+ IL RE DEI RE
+
+
+
+
+ Stabil. tip. gia Benietti, diretto da F. Gareffi.
+
+
+
+
+
+ IL
+
+ RE DEI RE
+
+ CONVOGLIO DIRETTO
+ NELL'XI SECOLO
+
+ PER
+
+ F. PETRUCCELLI DELLA GATTINA
+
+
+ VOL. I.
+
+
+
+ MILANO
+ G. Daelli e C. Editori.
+
+ 1864.
+
+
+
+
+
+LIBRO PRIMO
+
+IL PLACITO.
+
+
+
+
+ _Per chi ama la storia sbadiglio, come quella
+ del Guicciardini e del Botta, questo libro e
+ romanzo._
+
+ _Per chi ama il romanzo, come quello di Paul
+ de Kock, di Paul Feval o di Soulie, questo
+ libro e storia._
+
+ _A chi si delizia della storia-dramma di
+ Michelet, della storia in azione di Balzac, di
+ Vittor Hugo, di Dumas, queste pagine sono
+ leggere._
+
+ _Esse sono dei freschi di un secolo di giganti._
+
+
+
+
+I.
+
+ Ben m'accorsi ch'egli era del ciel messo,
+ E volsimi al maestro, e quei fe' segno
+ Ch'io stessi cheto ed inchinassi ad esso.
+ Ah! quanto mi parea pien di disdegno!
+ Giunse alla porta e con una verghetta
+ L'aperse, che non v'ebbe alcun ritegno.
+ O cacciata dal ciel gente dispetta,
+ Comincio egli in sull'orribil soglia,
+ Ond'esta tracotanza in voi s'alletta?
+ INF., _canto IX_.
+
+
+La mattina 26 giugno 1070 nella badia di Montecasino era affaccendato
+movimento. Frati che ivano e redivano pei chiostri colonnati recando
+vasi sacri e ricchi panni di chiesa, scudieri che lustravano usberghi
+e giacchi di maglia, palafrenieri attenti al governo di numerosi
+cavalli, damigelli che dalle cucine servivano succulenti asciolvere ai
+padroni negli assegnati appartamenti, oltre numero molto di vassalli
+intenti a servigi diversi dell'abadia, e grossa folla di chierici che
+accompagnavano i vescovi. Tutti trovavano alcuna cosa a dire, alcun
+comento a fare sulla poverta santa dei frati, ricevendo e comunicando
+ordini, ghignazzando, motteggiando. Erano nell'abadia quarantatre
+vescovi, e dieci arcivescovi, Sergio duca di Napoli, Gisulfo II
+principe di Salerno e i suoi fratelli, Sergio duca di Sorrento,
+Riccardo principe di Capua con Giordano suo figlio e Rainulfo suo
+fratello, Landolfo principe di Benevento, i conti di Marsi, e
+moltissimi tra baroni normanni e longobardi di minor conto, e
+valvassori, ed uomini liberi. Infine vi era papa Alessandro II con
+codazzo pomposo di laici ed ecclesiastici. L'abate Desiderio aveva
+ristaurata la chiesa, ed invitato il papa a consacrarla. Ed onde al
+pontefice fosse resa maggiore onoranza, tutt'i sopra detti signori
+vennero sollecitati di preghiere molte a recarsi al monistero. Cosi
+che corte splendida al di la dei desiderii si ragunava intorno ad
+Alessandro, di queste vanita mondane ghiotto; superbo nei modi;
+svogliato nel condurre gli affari.
+
+Ne per vero bisogna ingollarsi che papa Alessandro si togliesse al suo
+dolce far niente di Roma solamente per compiacere l'abate. Aveva
+sibbene riposto pensiero che in lui tutt'i di teneva desto il suo
+cancelliero e consigliere. Al quale pensiero non avrebbe mai potuto
+dare altrimenti vigore, e forse vita, se non in occasione tanto
+solenne. Che percio, nell'accettare l'invito, destramente all'abate
+insinuo di raccogliere a Montecasino quanto piu di vescovi e baroni,
+onde i semi della supremazia ecclesiastica sulla laicale, che tre
+pontefici avevano di gia principiato a spargere, si propagassero
+ancora. Non perche allora si tenessero malcontenti dei progressi di
+questa idea, che per tre secoli formo base di dritto pubblico, ma
+perche ogni Assuero ha il suo Mardocheo, il quale toglie il sonno alle
+vigili pupille, e la veneranza d'altrui neutralizza. Per modo che,
+compiute le cerimonie, diversamente la somma delle cose del
+mezzogiorno d'Italia il Papa, o il suo cancelliere, disegnava avviare,
+e rinsaldire i legami d'investitura per violenza da papa Niccolo II
+stabiliti. Aveva quindi benignamente accolto l'invito di Desiderio, e
+lasciate le mollezze di Roma.
+
+A Costantinopoli l'abate aveva fatto fondere le porte di bronzo
+storiate, che ancora adesso sono alla chiesa; di Costantinopoli erano
+venuti i fabbricatori di musaici, che bellissimi di fiori e figure
+ornavano l'abside. I quali artefici, oltre dell'opere, istruirono
+altresi taluni dei frati i quali fecero poscia vivere quest'arte in
+Italia. Ne altri uomini periti nell'operare l'oro, l'argento, il
+ferro, il bronzo, l'avorio, il vetro, il legno, il talco, ed il marmo
+trasando convocare di Francia, come altresi di Lamagna, d'Italia tutta
+e di Grecia, onde bellissima, e riccamente ornata tornare quella
+basilica. Alla cui splendidezza concorsero con donativi di oro e di
+ricchi drappi molti principi oltremontani, e quasi tutti i baroni del
+regno. Non mica gia perche d'uopo ne avesse l'abadia, potente e
+doviziosa a pari delle migliori di Europa, ma perche quel di
+Montecasino era pellegrinaggio in voga a quei tempi, ed i nobili
+palmieri giammai tornavano alle patrie loro senza largamente pagare il
+perdono delle peccata. Sicche maravigliosa a vedere quella mattina
+poteva dirsi la chiesa, non solamente perche sfolgorava di lampade
+moltissime d'oro e d'argento e delle stoffe piu sontuose che, tessendo
+sete per colori diversi e lamine d'oro e ricami di pietre preziose,
+allora si usassero; ma perche il corteggio che formavano al papa tanti
+vescovi e signori abbarbagliava. Ed abbarbagliava nel pieno senso
+della parola, dappoiche i lumi bellamente risplendevano sugli
+ghiazzerini lustrati d'acciaio e di argento, e nei pomposi rocchetti
+di trine d'oro che adoperavano i vescovi. Il sole poi, che penetrava
+per le finestre a vetri colorati, tappezzava le mura ed il lastrico di
+marmo d'un profluvio d'iride quasi che tutto fosse incrostato di
+pietre preziose. Mazzi di fiori in guastade d'oro ingombravano gli
+altari ed impregnavano l'aria di un profumo indefinibile. Gli organi
+mandavano fiotti di armonia.
+
+In mezzo a quell'opulenza soavissima di colori, di luce e di odori, in
+mezzo a quella calca rifulgente, pero v'era bene un uomo vestito di
+nero, il piu schietto, il piu modesto in apparenza, che da tutti gli
+altri si distingueva, e che sembrava, fra tanto sfoggio di ricchezze e
+di potenza, come il famoso schiavo che ricordava al trionfatore il _te
+hominem esse memento_. Un'apparizione lugubre quell'uomo era quivi, un
+essere freddo e severo da cui tutti dovevansi allontanare, che tutti
+avevano a tenere in uggia; e pur nullameno l'abate veniva dimenticato,
+venivano trascurati principi e duchi, negletto lo stesso Alessandro
+II, e gli occhi pendevano da quel semplice frate per istudiarne la
+cera abbassata, per leggere un'idea sola nel raro levar di quello
+sguardo, per interpretare una sola di quelle rughe che la calva fronte
+gli solcavano. Quell'uomo era il cancelliero del papa.
+
+Verso l'ora di sesta la funzione comincio. Nel silenzio piu profondo,
+nell'ordine meglio serbato, assistevano i circostanti, preparandosi
+alla comunione ed al riconciliamento coi nemici. Ed e' veramente
+pentiti allora, come disposti a rincrudelire negli odii e nelle avanie
+il di dopo, rallegravano l'animo del pontefice, il quale la sottile
+sua politica vedeva profittare. Egli celebrava la messa; gran coro di
+damigelli francesi e di eunuchi romani cantavano, accompagnati dal
+suono dei tricordi e degli organi, cui toccavano maestri alemanni, i
+piu periti allora in quest'arte. Cosi tirossi innanzi fino
+all'evangelo, cantato dall'arcivescovo di Bari. Allora il papa si
+assise sopra ricco trono per dar cominciamento al baciamano; perocche
+allora la mano solamente al papa si baciava non il piede, come per la
+prima volta vilmente pratico Lottario II, il 4 giugno 1133. Sicche
+dunque Alessandro fra l'arcivescovo di Bari e quello di Napoli, con in
+testa il berretto frigio sormontato dalla corona, che papa Osmida pel
+primo uso, ed in dosso magnifica cappa rossa, si prestava a quell'atto
+primamente agli arcivescovi poi ai vescovi ed agli abati, per indi
+ricevere i secolari.
+
+Ma sino a costoro la cerimonia non giunge. Da poiche nel mentre
+l'abate di Bansi scendeva i due gradini del soglio, ed il principe di
+Benevento si appressava per profferire a sua volta quel segno di
+divozione al sommo pontefice, un rumore si ode nell'atrio della
+chiesa, e ben presto si vede entrare un cavaliere coperto tutto di
+acciaro, col morione in testa a buffa calata che, aprendosi ardito
+varco fra mezzo a tanti, passa i balaustri, ascende il soglio, e
+giunto innanzi ad Alessandro II, sguaina il pugnale cui punta sul
+destro cosciale come scettro, e la visiera si alza.
+
+Stordito all'atto ardimentoso ognuno gli leva sopra lo sguardo. Ed
+ebbero a vedere un giovane di poco meno di venti anni, le labbra
+appena ombrate da biondi baffi, gli occhi turchini fieri e
+scintillanti come quelli di un rettile, la bianca carnagione infoscata
+dal sole, accese le gote. In quell'atteggiamento maestoso ed impavido
+sembrava l'arcangelo che guarda il soglio di Dio. Egli si compiace un
+istante a scorrere lentamente lo sguardo su quell'adunata, poi fissa
+con piglio severo il pontefice e dice:
+
+--Sire papa, tu sei il piu codardo uomo di cristianita.
+
+Il volto di Alessandro, da bianco addivenuto per paura, arroventa. Nel
+tempo stesso cento destre cadono sui manichi dei pugnali, che le spade
+avean tutti lasciate fuori la porta, ed il principe di Benevento fa
+qualche passo onde istrappare quel temerario di quel sito, e gittarlo
+lontano. Ma lo sguardo altero del giovane l'arresta, e, dopo averlo
+considerato un istante con aria di freddo disprezzo, si rivolta
+novellamente ad Alessandro e soggiunge a voce forte e tranquilla:
+
+--Si, sire papa, tu sei lo piu vigliacco uomo di cristianita. E voi,
+baroni, non vi mostrereste per avventura meno dappochi, se segno
+alcuno di veneranza veniste a fare a costui.
+
+--Se non si tratta che di cio! si udi una voce partir dal gruppo dei
+baroni. Il cavaliere si volse da quel lato aspettando il seguito, ma
+non udendo piu che un fremito indistinto in mezzo all'assemblea,
+continuo:
+
+--Dio aveva chiamato il papa ad esser capo dei cristiani: in eta piu
+avventurosa e' ne fu sempre la voce, il sostegno e l'esempio; ora e'
+si fa oltraggiare dai piu imbelli, si fa schernire dai suoi vassalli.
+Papa Alessandro II e il trastullo di Roberto Guiscardo e del priore
+Guiberto di Lacedonia.
+
+Tutti aspettavansi grande esplosione dal pontefice, superbo e
+puntiglioso uomo, contro colui che gli gittava sul volto cosi mortali
+parole; pur nullameno diversamente avvenne. Dappoiche, se Alessandro
+II avesse voluto imaginare mezzo piu efficace che al suo intento lo
+conducesse, meglio non avrebbe saputo. Anzi guardo in volto il suo
+cancelliero, pensando non fosse stato per consiglio di lui che quella
+scena quivi avvenisse. Ma vedendo che alfine anche costui radiava di
+gioia amara, si rivolge al giovane e calmamente favella:
+
+--Bene dite, cavaliere, che noi siamo vigliacchi, e che non lo sono
+meno questi baroni, i quali, la nostra persona venerando, ci lasciano
+insultare da altrui. Essi per vero dimenticarono che Iddio noi
+rappresentiamo quaggiu e che ogni vituperio diretto al pontefice Iddio
+colpisce sull'eterno suo soglio di zaffiro.
+
+--Essi non dimenticarono nulla, ser papa " lo interruppe il giovane
+" tratto il nobile giuramento che profferirono prendendo il cingolo di
+milizia. La religione non si difende piu: la donna vilipesa, l'orfano
+spogliato non trova piu braccio generoso che per essi si levi. E sta
+bene, baroni; la paura di Guiscardo vi ha infiacchiti nell'anima. Ma
+quelle offese, che per altrui oggi non vendicate, da un di all'altro
+sopra di voi ancora cadranno, sopra di voi sicuri in boria indolente.
+
+--Ma, col vostro permesso, santo padre, chi fia codesto temerario che
+ci viene a vilipendere di modi cosi villani? " dimanda il principe di
+Salerno, traendosi innanzi sino al soglio del papa.
+
+Il giovane stava per rispondere, Alessandro gli fa cenno della mano e
+dice:
+
+--Chi, messer principe? un inviato del Signore sicuramente. Egli ci ha
+chiamati vili perche lasciamo conculcare la santa dignita, di cui noi,
+servo dei servi di Dio, fummo investiti. Egli si e apposto. Noi
+abbiamo scagliati gli anatemi contro codesto ribelle priore e contro
+codesto Guiscardo; abbiamo pianto su i mali della Chiesa ed invocata
+la forza laicale. I vigliacchi dunque siete voi, o baroni, che ci
+vedete spogliare, ci vedete offendere, e non curate delle nostre
+preghiere. Sa Iddio se questa amara parola di codardi noi vi avremmo
+mai fatta udire; ma poiche dessa usci di bocca ad un generoso, se la
+tolga cui spetta, che noi la nostra missione compimmo fin dove la
+carita ci consigliava.
+
+--Morte al priore, morte a Guiscardo " scoppiarono allora unanimi
+quanti erano nella chiesa, infiammati " vendetta, vendetta!
+
+--Ah! " sclama il giovane sogghignando e rimettendo il pugnale nella
+vagina " levate pure la voce, levatela forte, messeri, che Roberto e
+lontano, assai lontano per udirvi, il priore troppo immerso fra i
+bagordi delle sue concubine. Ma guardatevi bene, baroni, studiate
+attentamente di non inchinarli abbastanza umilmente quando essi vi
+saranno da presso, che le incaute parole di questa mattina sono
+sentenza di morte per vassalli i quali ai loro padroni forfanno.
+
+--Se questo ragazzo ha il braccio libero come ha lo scilinguagnolo,
+eh! eh!--mormora di nuovo una voce dal gruppo dei baroni.
+
+--Noi non siamo vassalli di chicchessia, arrogante baccelliere " grida
+a sua volta il principe di Capua " ne di alcuno temiamo dopo il
+Signore. Il duca Roberto Guiscardo, il valvassore di Lacedonia, non ci
+oltraggiarono mai direttamente perche noi, con l'aiuto di Dio,
+sappiamo bene come le offese si vendicano, e speriamo nell'arcangelo
+del Gargano ed in questo barone s. Benedetto di mostrarlo un poco
+anche a voi, se pur siete cavaliere. Il solo torto che abbiamo a
+rimproverarci d'innanzi a Dio gli e di non aver prestato mano al santo
+pontefice nelle sue querele con questi due baroni. Ebbene, per quelle
+sante reliquie dunque giuriamo che non saranno passati sei mesi...
+
+--Col vostro beneplacito, principe " s'interpone Gisulfo " arrestatevi:
+non profferite giuramento che forse un giorno vorreste non aver fatto.
+Io non difendo il duca Roberto perche mi viene cognato, ne il priore
+di Lacedonia perche mi e amico. Ma le nostre leggi ordinano di non
+condannare alcuno, che prima non fosse stato citato e giudicato. Io
+quindi mi appello a voi, santo padre, di aprire un _placito_, dove le
+accuse contro costoro fossero piu formalmente profferte e da loro pari
+discusse. Poi, se la sentenza che profferiranno li condannera, io che
+adesso per loro campione mi constituisco, io il primo mi adoperero
+onde eseguirla. Ho detto, e la parola di un principe valga per voi piu
+di quella di codestui, che se non e matto, e bene insolente e merita
+castigo.
+
+--Uhm! meritare l'e uno, darglielo e un altro; ci badi messere,
+susurra taluno di mezzo all'adunanza.
+
+--Ben diceste, nostro amato figliuolo " alquanto acerbo risponde il
+pontefice " prudente consiglio fu quello di vostra mercede, e per
+avventura assai cauto. Noi dunque apriamo questo placito qui. Lo
+presedera per noi il nostro cancelliero; i giudici saranno questi
+baroni; gli accusatori, gli offesi non pochi che qui si trovano per
+farci riverenza. La giustizia favelli nei vostri cuori, vi illumini
+Iddio. Ricordatevi pero che i torti degli uomini si possono obliare e
+perdonare talvolta, ma quelli della Chiesa non mai, perche contro di
+lei _portae inferi non prevalebunt_. A domani.
+
+--A domani " replica il principe di Capua ritirandosi " e riposate pure
+tranquillo, santo padre, che il vostro dolore ci si scolpisce nel
+cuore. Ricominciate le cerimonie.
+
+--Aspettate " interrompe il giovane facendo cenno al papa di sedere " Il
+principe Gisulfo da uomo prudente si dichiaro campione del marito di
+sua sorella e dell'audace priore: il principe Riccardo, da bravo
+cristiano, si arresto in mezzo ad uno spavaldo di giuramento, che in
+cuore suo sapeva non poter compire giammai: i duchi di Sorrento e di
+Napoli, assorti nelle beate visioni dei loro feudi incantati, pensano
+a tutelarvisi dentro come le lumache nel guscio: il principe di
+Benevento medita la morte di languore, in cui, unitamente al suo
+Stato, si consuma: vescovi ed arcivescovi ardono di ritornare agli
+ozii voluttuosi dei loro castelli ed ordinare cacce e processioni onde
+viver lieti e tranquilli. Ma voi, ser papa, uditemi bene, voi direte
+al vostro monsignor Gesu Cristo, che fra qualche minuto chiamerete
+nell'ostia, voi gli direte che avete udito giurare a Baccelardo, duca
+di Puglia, spogliato dei suoi Stati dal suo zio Roberto Guiscardo, che
+allora e' perdonera a costui, quando quelle sante reliquie di Macario
+e di Benedetto prenderanno di nuovo forma umana, e diranno: Dio non e!
+Dio non e! Voi, sire papa e baroni, siatemi testimoni del giuramento
+che ho fatto.
+
+E si dicendo il giovane proscritto scendeva dal soglio del pontefice,
+attraversava la chiesa con la medesima maesta con cui era entrato,
+montava a cavallo e partiva dal monistero. E quei signori, lungi dal
+fare onta alcuna al diseredato, lo compiansero e molti gli giurarono
+protezione. Il cancelliero di Alessandro dal suo primo apparire gli
+aveva fissato addosso l'immobile sguardo, quasi avesse voluto ben bene
+comprenderlo; poi aveva abbassato il capo, ne piu fatto atto che il
+suo pensamento rivelasse, ne detto motto.
+
+
+
+
+II
+
+ MAF. Madame, je suis Maffio Orsini frere du
+ Duc de Gravina que vos sbires ont etrangle
+ la nuit pendant qu'il dormait.
+
+ IEP. Madame, je suis Ieppo Liveretto neveu de
+ Liverotto Vitelli, que vous avez fait poignarder
+ dans les caves du Vatican.
+
+ OLOF. Madame, je m'appelle Oloferno Vitellozzo
+ neveu de Iago d'Appiani, que vous avez
+ empoisonne dans une fete apres lui avoir
+ traitreusement derobe sa bonne citadelle
+ seigneurial de Piombino.
+
+ DON APOS. Madame, vous avez mis a mort sur
+ l'echafaud Don Francisco Gazzella.......
+ Je suis Don Apostolo Gazzella.
+
+ Hugo. _Lucrece Borgia_.
+
+
+Il domattina, all'ora di terza, nella vasta sala dove si ragunavano i
+monaci a capitolo, tutto era apparecchiato per l'augusto _mallo_, che
+il papa, come capo della cristianita, si lusingava poter tenere
+egualmente che l'imperatore d'occidente. Tre disposizioni preliminari
+il principe Gisulfo aveva creduto provocare dal cancellier-presidente
+onde meglio si fosse sicuri della giustizia che nel _placito_ si
+sarebbe serbata.
+
+Primamente, che oltre le dignita ecclesiastiche fino a quella di
+priore, ed alle laicali fino a quella di castellano o valvassore, non
+si permetteva a chicchessia intervenire all'adunata se non fosse per
+particolarmente far atto di accusa o di difesa contro i due
+giudicabili; da poiche gli uomini della condizione di Roberto
+Guiscardo e del priore barone di Lacedonia dovevano aspettarsi di
+essere giudicati da loro pari.
+
+Secondo, che i membri del _placito_ vi si potessero recare a
+piacimento scoverti o imbacuccati nei loro cappucci; onde, sia che
+accusassero, sia che difendessero, niuna ragione d'interesse
+individuale per odio o benevolenza, e nessun pungolo di tema o di
+gloria, l'inspirassero; le quali accuse e difese potevano profferire o
+con la voce con le scritte.
+
+Infine, che ciascheduno metterebbe in un'urna il suo voto, designando
+con dado bianco l'assoluzione, con dado nero la condanna, giusta il
+codice longobardo in voga anche presso i Normanni.
+
+Posti questi tre articoli, il giudizio si dispose. Giudizio arbitrario
+ed illegale, perche gli _sculdaschi_, ossia i giudici, giudicavano ed
+accusavano nel tempo stesso, ed i rei niuno aveva chiamati alla
+difesa. Ma perche il principe Gisulfo se ne era costituito campione,
+avvegnache il principe non potesse dirsi assai istruito dei fatti, ne
+vigoroso del pari nell'intelletto come nel braccio; il papa si
+credette autorizzato ad aprir questo _placito_. Egli operava cosi
+perche Roberto Guiscardo, ricevuta investitura dei suoi Stati da
+Niccolo II si era dichiarato vassallo della Chiesa, in egual modo che
+il priore lo era per lo spirituale; perche egli usava del diritto di
+difendere gli oppressi contro i potenti, e come capo dei cristiani
+chiamare alla ragione i feudatari, che a niuno potere inchinavansi
+quando gl'imperatori tanto distavano dalle loro provincie; perche la
+grande idea di sottrarre non solo gli ecclesiastici al dominio
+laicale, ma questo sottomettere a quello, faceva un passo di piu,
+giudicando cosi possenti baroni; perche infine a tal punto lo aveva
+tirato dei capelli il suo cancelliere, ed un simulacro di giustizia
+appariva nel loro comportarsi. Cosiche non stettero a pensarci sopra
+neppur tanto, ed il _placito_ s'intimo.
+
+A terza dunque, come si e detto, tutti trovavansi pronti nella grande
+sala del capitolo. Le porte del monistero si chiusero, onde niuno di
+fuori venisse a sturbarli. Innanzi ad un grande tavolo di legno di
+quercia sedeva il cancelliero di papa Alessandro, con la testa
+scoverta, severo e sereno. Presso di lui stava un'urna per raccogliere
+le tessere, il codice longobardo, ed il calamaio con pergamene. A
+fianco di lui il principe Gisulfo, scoverto del pari, con una manopola
+di ferro innanzi. Negli stalli del capitolo ed in altri seggi
+appositamente quivi allogati sedevano gli ecclesiastici ed i baroni.
+Alcuni ravviluppati in grandi cappe co' becchetti tirati infino agli
+occhi, altri con celate in testa e visiere calate; tal che per sola
+congettura alcun di loro si poteva ravvisare. Il lume delle finestre
+(a vetro colorato, _et gypso_, talco, come dice Leone Ostiense,
+bellamente lavorate), era stato temperato con tendine di seta. Tutto
+inspirava solennita luttuosa.
+
+Quando furono accolti, le porte serraronsi e vi si apposero a guardia
+quattro labardieri. Il cancelliere allora si ginocchio per invocare
+lumi di giustizia dallo Spirito Santo. Gli altri baroni ne seguirono
+l'esempio. Ciascuno prego in segreto per un istante, poi tutti
+silenziosi si riassisero ed il cancelliero volgendosi verso uno degli
+stalli della destra, con maesta disse:
+
+--Campione della Chiesa, la parola e a voi.
+
+E lento lento da uno di que' stalli si alza come un'ombra un uomo
+strettamente involto nel mantello e tirasi in mezzo alla sala.
+Qualcuno penso che colui fosse l'abate Desiderio in persona, altri il
+celebre Amato. Noi propendiamo pel primo. Egli dunque stava per
+favellare, allorche gli sorge da canto un cavaliere chiuso nell'elmo e
+parla:
+
+--Con la vostra sopportazione, bel sere, ancora un momento. Le querele
+del papa giungeranno a migliore proposito dopo cio che io diro.
+
+Il campione della Chiesa fa con la testa cenno di assentire, e si
+ritragge a sedere. L'altro si alza la vantaglia, si che ognuno ravvisa
+Baccelardo, e comincia:
+
+--Io accenno a cose, baroni, che le vostre signorie gia conoscono. Gli
+e pero bene che abbiano la cortesia di rammentarsele. Nel cominciar di
+questo secolo, quaranta pellegrini sopra galee amalfitane, tornando di
+Terra Santa, approdavano a Salerno nel momento proprio che una
+flottiglia di Saraceni appariva nella rada e si cacciava nel porto,
+chiedendo forte riscatto. Il principe, per farli desistere dalle
+avanie, promette, ed i suoi vassalli comincia a tribolare per
+raccogliere la somma. I quaranta palmieri, maravigliati di tanta
+obbrobriosa condotta, dimandano armi e cavalli; e nel bel delle
+crapole e dell'orgie, in che guazzavano i Saraceni, vi dan dentro e ne
+fanno poderoso macello. Il rimanente ottiene appena in ventura risalir
+sulle navi e fuggire. Quei palmieri erano normanni. Guaimaro li colma
+di doni e di grazie, e li solletica con promesse di onoranze perche
+restassero nella sua corte. Coloro pero, caldi di riveder la patria
+loro, gli rispondono: " che non potevano rimanere avendo da molti anni
+peregrinato, che speravano visitare ancora i santuari di monte Gargano
+e di Montecasino, e risalutare i tetti paterni, promettengli l'invio
+di altri loro compagni. "
+
+Il principe, confortato di tali promesse, li accomiata carichi di
+molti e bei regali. Quei Normanni giungono alla patria. I concittadini
+loro stupefatti de' ricchi presenti, spronati dal racconto de'
+splendori del cielo d'Italia, si pongono sotto la condotta di Osmondo
+Drengotto, ed uniti fra fratelli e nipoti, in pressoche cento, vengono
+in Italia.
+
+Io non ricordero a voi testimoni, parte, vittime dei Normanni, i loro
+fatti, le loro conquiste, coma e quando venissero i primi figli di
+Tancredi d'Altavilla, Guglielmo Braccio-di-ferro, Drogone ed Umfredo,
+ne quali servigi e' rendessero ai principi longobardi e quali
+ricompense ne togliessero, ne come infine, dopo largo pugnare,
+occupassero vasto paese, e Guglielmo Braccio-di-ferro fosse scelto a
+Matera capo dei Normanni e nominato conte di Puglia....
+
+--Sta bene, sta bene, sclama il principe Gisulfo, sappiamo cio, ser
+cavaliere; siateci cortese di venire ai vostri propositi.
+
+--Ci siamo, monsignore, continua Baccelardo. I soldati longobardi
+adunque, i Normanni, gl'Italiani, i loro capi, il popolo, la
+maestranza, tutti si uniscono, e a suono di timpani e di oricalchi,
+levato Guglielmo sopra uno scudo, gli affidano il gonfalone della loro
+nuova terra, gli danno l'elmo sormontato da cerchio d'oro e la rotella
+insignita della divisa medesima in campo di argento, e lo proclamano
+conte di Puglia--riconoscendolo per loro primo condottiero e signore.
+Indi recandosi tutti ai dieta a Melfi, si dividono il conquisto. Non
+stette guari pero e Guglielmo muore a Venosa.
+
+--Da scomunicato.
+
+--Da cristiano e da guerriero, senza rimorsi e senza paura, grida
+Baccelardo. Poi continua:
+
+--I Normanni, accoltisi di nuovo a dieta, eleggono conte suo fratello
+Drogone. In quel tomo di tempo vennero gli altri figliuoli di Tancredi
+d'Altavilla. Umfredo padre mio, e maggiore tra i figli del secondo
+letto di Tancredi, fu creato conte. Roberto, che poscia per sua
+scaltrezza e perfidia addimandarono Guiscardo, fu mandato a sostenersi
+nella fortezza di San Marco in Calabria.
+
+--E di chi era quel paese, ser cavaliere, se Dio vi aiuta? domanda una
+voce con accento commosso.
+
+--Di Dio e di chi lo prendeva, riprende Baccelardo, peroche erano
+terre occupate da vili, ed i vili non meritano una patria.
+
+" Enrico III intanto scendeva in Italia tra per assicurarsi la
+dipendenza dei Normanni, che conquistavano paese nelle provincie
+dell'impero, tra per mettere freno alle ribalderie dei romani
+pontefici che tre in una volta regnavano dentro Roma. Composte le cose
+dei papi, eleggendone un quarto, Enrico cavalca sopra Capua. Drogone
+conte di Puglia e Rainulfo conte di Aversa gli fanno quivi riverenza,
+e lo donano di cavalli e danari. In ricambio hanno investitura del
+paese conquistato sulle terre imperiali.
+
+--Quella del papa non bastava dunque loro, domanda balbettando un
+membro dell'assemblea.
+
+--Esse avevan tutte lo stesso valore, risponde Baccelardo. La
+investitura vera la tenevano dalle loro spade. Infrattanto i Pugliesi
+ribellati uccidevano molti Normanni a tradimento e facevano
+assassinare l'istesso conte Drogone dal suo compare Riso, mentre
+entrava nella chiesa di Montoglio ad udir messa. Il conte Umfredo,
+succeduto a Drogone, assedia e prende Montoglio e fa morire gli
+assassini di suo fratello quivi rifugiati.
+
+--Adesso, ser cavaliere " l'interrompe il campione della Chiesa
+" abbiate la cortesia di cedere a me la parola. Questo punto del
+racconto vostro gli e bene che fosse rammentato da me.
+
+--Vi ascolto " risponde Baccelardo e piegando le braccia si asside al
+seggio da cui il campione della Chiesa erasi levato. E quegli dice:
+
+--L'ordine di Umfredo di governare i Pugliesi come roba da rubello fu
+troppo appuntino seguito. I beni della Chiesa, da costoro non
+rispettati; ed i santuarii violati e messi a ruba, i sacri arredi
+addicendo ad usi profani; le persone dei sacerdoti taglieggiate, le
+sante reliquie rubate e vendute come buoi tolti ad aldiani; i vassalli
+angariati nelle robe e nella vita, augumentati _foderi_ e _livelli_;
+gli uomini di condizione libera manomessi; le donne vituperate fino
+nei santi asili dei chiostri; in una parola la piu pesante mano che la
+guerra potesse aggravare sugl'infedeli, i Normanni calcavano sui
+cristiani di Puglia. Onde avvenne che di tante crudelta le citta e le
+chiese si mandassero a dolere col papa perche, merce sua, fussero
+sollevate.
+
+--Avrebbero meglio fatto di sollevarsi, sclamava una voce; chiamare un
+aiuto gli era chiamare un nuovo padrone.
+
+--Il papa e padre piu che padrone, continua il campione della Chiesa.
+Infatti Leone IX, da quel santo che egli era....
+
+--Calate, calate, interrompe una voce, santi di quel conio non vanno
+agli altari.
+
+--Da quel santo che era, insiste il campione, Leone tenne qualche
+motto ai principi longobardi. Ma conoscendo questi baroni come i
+Normanni fossero ostinati nel proposito, e tenaci nelle loro
+risoluzioni, persuasero il papa che senza niente affatto avvilirsi a
+pregarli di carita verso i vinti, si volgesse all'imperatore Enrico.
+
+--Il consiglio era eccellente, dice un membro dell'assemblea, perche
+l'imperatore, mal doveva tollerare che nei suoi Stati si andasse
+levando gigantesca una dominazione novella, di uomini non mai sazi di
+guerre ne mai pieghevoli.
+
+--Proprio cosi, ser cavaliere, soggiunse il campione. Ond'e che Leone
+si reco in Germania, ed Iddio fe' trovar varco alle sue parole nel
+cuore di Enrico _il nero_, il quale con settecento gendarmi alemanni
+lo rimando in Italia.
+
+--Cosi, li avesse mandati all'inferno! mormorava taluno; quei
+saccomanni vennero a desolare l'Italia.
+
+--E non furono i soli, replica Baccelardo perche in Italia Leone fece
+altre cerne di truppa ed accozzo esercito numeroso, alla cui testa si
+mise egli in persona da condottiero.
+
+--Si; Leone si mise alla loro testa per addolcire i mali della guerra,
+continua il campione. Pero, udendo i Normanni di quella tolta di laici
+e chierici che il papa loro voltava contro, gli mandano ambasciadori,
+simulando pentimento e voglia di soddisfarlo all'intutto. Ma gli
+oratori normanni non sanno di tanto mascherarsi da accecare Leone.
+Talche il sant'uomo, inasprito dall'insolenza di quei venturieri, che
+piccoli della persona e segaligni si davano in volta boriosi per
+conquistare il mondo, cavalca su quel di Civitade in Capitanata il 18
+giugno 1053. I Normanni ridotti allo stremo di viveri e disperati per
+la troppa disuguaglianza di forze, si trovano costretti accettare
+l'abbattimento.
+
+" Sire Iddio " sclama allora un cavaliere " giuro ammazzarti di mia mano
+dugento Saraceni, se ci dai di mandare al diavolo questi bricconi di
+papalini ".
+
+--E l'uomo che cosi giurava, soggiunge Baccelardo, era Roberto
+Guiscardo. E gli altri a loro volta giurarono:
+
+" Regina Maria di Lacedonia, facciamo voto di darti tante messe nel tuo
+priorato, quanti di questi mariuoli del papa ognuno di noi uccidera ".
+
+--Gli e proprio cosi, ser cavaliere, " disse, continuando, il campione
+della Chiesa. " Il conte Umfredo comandava i Normanni. Papa Leone
+celebra la messa nel mezzo dei suoi alloggiamenti, da una grossa
+benedizione alla sua truppa, e la schiera nella pianura, separata dai
+Normanni per non difficile colle. Questi lo accolgono primi. Ed a vero
+dire forse la pugna si sarebbe risoluta per quei della Chiesa, se quel
+dannato di Guiscardo non avesse fatto suonare le trombe, e non si
+fosse precipitato sugli Svevi con truppa fresca e disperata.
+Lungamente si martellano di colpi, intrepidi gli uni, feroci gli
+altri. Infine gli Alemanni cominciano a piegare, sono rotti e si
+volgono alla fuga. Roberto gavazzando nel sangue come tigre, li segue
+tagliandoli ai garretti, li uccide tutti finche uno solo non ne resta.
+A quello spettacolo terribile Leone IX inorridito si da a fuggire
+ancor egli, e cerca asilo nella fortezza di Civitade. I Normanni ve lo
+assediano ed ai cittadini propongono o la resa o andar tagliati a
+pezzi.
+
+--Si, dice Baccelardo interrompendo, e chi questo supplizio loro
+minacciava era Guiscardo. Che percio quei poltroni spaventati
+cacciarono il papa fuori le mura della fortezza. Un cavaliere allora
+si accosto, e prendendo le redini della sua bianca mula:
+
+" Ser papa " gli disse sorridendo " siete prigione ".
+
+--Quel cavaliere era ancora Roberto.
+
+--Era Roberto, " continua il campione della Chiesa; " proprio lui, egli
+sempre. I Normanni, in apparenza rispettosi, punsero il pontefice di
+amari motteggi. Gli occhi pregni di lagrime, pallidissima la faccia,
+Leone venia tirato dalla briglia da Guiscardo ed attraversava i ranghi
+dei soldati, i quali ebri di tanta bella ed inaspettata vittoria, gli
+si ginocchiavano schernevolmente sul passaggio per riceverne la
+benedizione.
+
+--Ed avrebbero meglio ricevuti dei bisanti, dei fiaschi di Orvieto e
+delle lacche di maiale! interrompe una voce chioccia dal fondo della
+sala.
+
+--Puo cio essere ancora, continua il campione: eran tanto scomunicati!
+Il conte Umfredo pero prese il santo padre sotto la sua custodia: ne
+il lascio a liberta se non carpiti accordi che pienamente lo
+soddisfacessero. Il papa ridotto a tanto stremo mal volente o
+volentieri condiscese a tutto, torno libero e poco stante mori a Roma
+di cordoglio per gli oltraggi ricevuti. E l'uomo che tanta sventura
+alla cristianita cagionava era sempre Roberto.
+
+--Sventura poi non era tanta, mormoro un cavaliere dell'adunanza: quel
+Leone fu una mala ventura.
+
+--La parola e a me adesso " l'interruppe il principe Gisulfo alzandosi ".
+
+--Con vostra licenza, monsignore, ancora due motti " prego Baccelardo
+" indi giustificherete a vostro piacimento, se potrete, la condotta di
+vostro cognato.
+
+Gisulfo si riassise, e quegli continuo:
+
+--Leone IX, cosi vinto, investi il conte Umfredo padre mio delle terre
+di Puglia, di Calabria e di quanto mai avesse saputo acquistare sui
+Saraceni di Sicilia. Ed i Greci perdettero ancora Trani, Venosa,
+Acerenza, Otranto e Troia.
+
+--Piano " l'interruppe il campione della Chiesa " Troia era stata donata
+al pontefice da Enrico II. Papa Niccolo II si lamento di questa
+occupazione dei beni della Chiesa, e Roberto promise ritornarla. Troia
+non e stata restituita piu alla santa sede. Continuate.
+
+--Ridotta la Puglia " prosegui il cavaliero " tutto l'animo del conte
+Umfredo si rivolge alle Calabrie. Vi manda Roberto con molta mano di
+truppa e di scorte. Cosenza, Bisignano, Malvito, Gerace e Martorano
+sono prese. Poco di poi, in Puglia il conte Umfredo muore. Dal suo
+letto supremo chiama Roberto, facendo cenno della mano ad un frate,
+che apprestavagli la comunione, di attendere ancora un istante.
+
+" Fratello caro " a Roberto egli parlo " quanto amore io ti abbia posto
+tu lo sai. Io di Normandia ti chiamai in questo paese, io sempre ti
+tenni il piu prode dei miei guerrieri, il piu saggio nei miei
+consigli; e le missioni piu perigliose affidai sempre a te. Ora muoio
+qui, lontano dalla nostra patria, in questa patria novella che mi ha
+conquistata la spada. Il libero volere dei conti normanni mi elesse a
+loro duce, proclamandomi conte di Puglia: l'imperatore Enrico III mi
+investi del paese da noi conquistato: il papa rese santi i nostri
+acquisti dichiarandoli tutelati dalla Chiesa, dandomene anch'esso
+investitura. Tu sai che Drogone succedette a Guglielmo, perche senza
+prole, ed io a Drogone, perche senza figli ancor esso. Ora io ho
+figliuoli. Per le nostre patrie costituzioni tu sai ancora che gli
+Stati del padre eredita il figlio. Ti raccomando dunque il mio
+figliuolo Baccelardo. Giurami, Roberto, giura al tuo fratel moribondo
+che tu sarai il padre di Baccelardo, che gli conserverai i conquisti
+di che i Normanni mi fecero capo, che lo addestrerai al governo,
+giuramelo sui piedi di questo Cristo che abbraccio, su quest'ostia che
+deve comunicarmi ".
+
+E Roberto, stendendo una mano sull'ostia e prendendo dall'altra il
+crocifisso, fra molte lagrime, cadendo ai piedi del letto del
+fratello, grido:
+
+" Giuro su questa santa ostia e su questo Cristo che il tuo volere sara
+fatto, fratel mio caro ".
+
+" Umfredo radio di gioia negli occhi, assunse l'ostia, e mori.
+
+" Ora, baroni, Roberto non ha mantenuto il giuramento, e Baccelardo, il
+figliuolo del caro fratello suo, va ramingando di terra in terra,
+sprovvisto di ogni cosa, spogliato dei suoi Stati, perseguitato come
+il lupo, dannato a terribile morte da suo zio. Cotesto zio e Roberto
+Guiscardo. Giudicatelo.
+
+--Uhm! giudicatelo! mormora l'abbate di Farfa dal fondo del suo
+cappuccio: e chi si incarica di eseguire la sentenza?
+
+--Se altri manca, Dio! sclama il cancelliero del papa rizzandosi sul
+suo seggio.
+
+--Proseguite le vostre accuse, signori " torvo e pensoso dice a sua
+volta Gisulfo " io parlero per ultimo.
+
+Allora dal fondo della gran sala sorge un altro cavaliere che
+tirandosi fino innanzi della tavola del cancelliero favella:
+
+--Ed io accuso Roberto Guiscardo come spergiuro di altra promessa.
+
+--Egli ha promesso di non tenerne mai una! mormora una voce stridula
+dal fondo della sala.
+
+--Pare che la sia proprio cosi, soggiunge il cavaliero che aveva
+cominciato a parlare. Infatti udite questa. Sotto la fortezza di
+Malvito i Normanni avevano consumato lungo tempo in assedio, senza
+niuna speranza di prenderla. Una mattina un araldo d'armi, preceduto
+da banderaio con bianco pennoncello e due trombettieri, si presenta
+avanti alle porte e dimanda esser introdotto. I sergenti vanno a
+prender l'ordine, e non passa guari, si apre una porta di soccorso per
+fare entrare l'araldo. Il sire di Malvito, in piedi nel vestibulo del
+suo castello, lo aspetta, tutto pronto a ricevere i patti della tolta
+dell'assedio. L'araldo invece gli dice:
+
+" Messer Asclettino, il mio nobile signore Roberto Guiscardo conte di
+Puglia vi manda salute e prosperita. Nel tempo medesimo prega la
+cortesia vostra che vogliate concedere sepoltura nella vostra chiesa
+al suo compare Brado, morto la notte scorsa di ferita al ventre, onde
+come scomunicato non venga sotterrato in rasa campagna. Che percio
+egli in nome di Dio promette che domani togliera il campo dalle mura e
+sulle reliquie dei santi ve ne fa sacramento.
+
+" Bene sta, risponde Asclettino; il sire di Malvito che non teme i
+Normanni vivi non avra paura degli estinti, ne incrudelira verso i
+morti. Torna dunque al conte Roberto e digli: che noi gli diamo parola
+di cavaliere, col favore di Gesu Cristo, di non aprir mai le porte
+nostre ai soldati normanni finche ci resteranno polpe alle braccia e
+cuoi a' calzari; ma che non le chiuderemo giammai ai loro
+cadaveri--dovessero pure cercarvi ricovero tutti quanti sono.
+
+" Mille merce, sire di Malvito, riprende l'araldo, ed Iddio
+misericordioso non ascolti le vostre parole.
+
+La sera infatti il medesimo araldo si presentava alle porte per
+dimandare passo al funebre corteggio di compar Brado, giusta la
+permissione del sire di Malvito. Sotto una bara coverta da ampio
+drappo giaceva il cadavere: quattro cavalieri, armati solamente delle
+spade, ne sostenevano i lembi, quattro frati se la recavano sul dorso
+ed altri sei frati con ceri accesi venivano dietro cantando _misereri_
+e _Deprofundis_.
+
+--Che lusso di frati! Ne avevano dunque delle caneve nel campo? grida
+l'uno.
+
+--Piu che di maiali per disfamarsene al desco--replica un altro.
+
+--Voi credete, cavalieri? riprende il primo interlocutore. Ascoltate
+allora. Questo manipolo di frati tiro dritto alla chiesa.
+Fervorosamente tutti pregarono agli altari, poi supplicarono voler
+passare la notte in preghiere per l'anima del defunto, che al domani
+gli avrebbero cantato messa, l'avrebbero sepolto, e sarebbero tornati
+al campo per dimandare a Roberto di mantenere la sua parola, avendo
+quel di Malvito mantenuta la sua. Asclettino, che era uomo di cuore,
+non rifiuto la preghiera, e nel sagrato fece loro recare molti bei
+fiaschi di vino e pasticci e camangiari che avevan proprio a farci uno
+stravizzo.
+
+--E null'altro che questo? Capperi! i frati di Malvito si danno bene
+altre leccornie con le fanciulle del contado--sclama un capperuccio
+del sinedrio.
+
+--Non dico mica no, continua il primo interlocutore: ma cola si
+trattava di mortorio, credeva il sire di Malvito. Se non che, nel
+cuore della notte, quando i cittadini dormivano tutti, i Normanni
+scoperchiarono la bara e misero fuori compare Brado vegeto e fresco
+come i canonici di Cosenza, e tolsero dal fondo della cassa molte
+belle armi, perche di sotto le cappe e' gia vestivano cotte di maglia.
+
+--Oh birbi, birbi, birbi! sclama qualcuno.
+
+--Spogliansi percio degli abiti da frati, continua il primo, danno di
+piglio ad azze, spade e picozze, e queti queti se ne vengono alle
+porte. Quivi si gittano su gli arcadori di guardia e gridando: viva
+Guiscardo e s. Gotifrido! li scannano tutti. Indi aprono le porte a
+quei e fuori gia in pronto, e mentre coloro della fortezza si levavano
+a tumulto, sapendo dentro il nemico, gia i Normanni occupavano i posti
+delle mura, e s'impadronivano del sire di Malvito.
+
+" Voi siete uno spergiuro, grida costui a Roberto quando gli fu menato
+d'innanzi, siete un disleal cavaliero.
+
+" Mai no, risponde Guiscardo; sire di Malvito, vi giurai che dimani
+avrei tolto il campo dalle mura, vi ho mantenuta la parola questa
+notte; trasferito l'ho qui dentro.
+
+Ora, baroni, giudicate voi se Roberto non spergiuro.
+
+--Io non me 'l credo, mormoro una cocolla, che ben poteva essere
+l'abate di Farfa, che i monaci addimandavano il santo, i vassalli il
+maledetto.
+
+--Vi e ancora qualcuno che ha querele da produrre? dimando il principe
+Gisulfo volgendosi all'adunanza.
+
+Ed un altro cavaliero traendosi ancora innanzi favello:
+
+--Io. Io che vengo ad accusare Guiscardo pel piu villano ed infame di
+quanti mai abbian preso cingolo di milizia; avvegnache le mie parole,
+monsignore, dovessero toccarvi piu dappresso nel cuore.
+
+--Messere, grida Gisulfo, rammentatevi che l'insolenza delle parole
+sconviene a cavaliere, se pure cavaliere voi siete, e che noi non
+sapremo perdonare tale inverecondia come non la sopportiamo.
+
+--Sta bene, risponde l'altro; uditemi adesso, poi se vi piacera
+regolar meco i vostri conti, non isdegnero sollevare una maschera che
+per decoro non per paura mi tengo sul viso.
+
+--Proseguite.
+
+--Lode a Dio! Sappiate dunque che fra coloro i quali seguirono Roberto
+all'invasione di Calabria era un tal Giselberto Squassapostierle.
+Cavaliere senza macchia, aveva sposata una nipote di Tancredi
+d'Altavilla. Egli era primo alle scalate, ultimo nelle ritratte,
+avveduto nei consigli, disinteressato nel partaggio delle spoglie, ed
+amato e venerato dai soldati, i quali, alla presa di Gerace, gli
+dettero sopranome di Squassapostierle, perche di un colpo di mazza
+sganghero una porta di soccorso. Questo vecchio ed onorando cavaliero
+aveva una figliuola, una perla di figliuola, cui la madre mise a luce
+e mori. Il padre se l'aveva allevata sul Pavese e l'amava quanto non
+si puo dire. Quella creatura era bella sovranamente e di una soavita
+di carattere che ammaliava ogni cuore. Sicche il padre se la recava
+ognora da presso, custodita sotto il pennoncello della sua lancia, e
+della sua rotella. Ed era venuta su di quattordici anni quando si
+occupo Cariati. Roberto investi barone di quella piazza Giselberto, e
+gli dimando la mano di Alberada, per la quale da piu di un anno
+bruciava di fiamma forte e vereconda. Ne per vero dire ad Alberada
+tornava spiacevole Roberto, il quale nelle rare veglie della sera
+l'affascinava del suo sguardo ceruleo, e del rispettoso profferirle di
+ossequi. E poi i suoi fatti da prode facevano balzare il cuore d'ogni
+dama. Giselberto, che si sentiva invecchiare e forte piacevasi della
+caccia, gli dimando ancora sei mesi di tempo da sperimentar libero il
+volere della figliuola; perocche egli avrebbesi tolto piuttosto
+nemicarsi lui che contradire la volonta di Alberada. Roberto vi si
+acqueto malvolentieri, tardandogli godere della gioia di si avvenente
+e cortese sposa; ma il barone Giselberto fu irremovibile. Si attesero
+dunque i sei mesi, a capo dei quali il barone si chiamo la figliuola
+nella sua stanza e le disse:
+
+" Alberada, amor mio, oggi tu devi passare a marito e separarti da tuo
+padre, che alle tue nozze non sopravivra di otto giorni. Parlami
+dunque schietto, proprio come parlassi a tua madre o alla madonna, ami
+tu Roberto Guiscardo? Perche se per nulla e' ti riuscisse malgradito,
+giuro pel santo sepolcro, che non ho avuta la sorte di visitare, che
+togliero la mia parola a Guiscardo e ti faro sposa di colui che piu
+ami--fosse pure il chierico di San Nicodemo.
+
+E la fanciulla cogli occhi velati di lagrime:
+
+" Si, padre mio, io l'amo.
+
+" Bene sta dunque, figliuola, risponde il barone, torna alle stanze
+tue, che fra poco mi vedrai.
+
+E facendosi venire innanzi Roberto, Giselberto gli dice:
+
+" Senti, Roberto, se tu mi avessi chiesta l'anima mia, io avrei voltate
+le spalle al mio angelo custode e te l'avrei data senza patti: ma tu
+mi hai domandata Alberada, gli e bene dunque che mi stii attento ad
+ascoltare. Roberto si assise incrociando le braccia sul petto, l'altro
+continuo:
+
+In tante battaglie ho sparso il sangue per te, messer conte, e quando
+quel sangue se ne andava al diavolo giu per le vene io zuffolava
+un'aria di caccia. Ora tu mi vieni a dimandare piu che il mio sangue,
+piu che la mia vita, tu mi vieni a dimandare la gioia mia, il mio
+conforto, la mia preghiera, la mia speranza; l'angelo mio, la mia
+madonna--tutto insomma, tutto quanto puo rendere deliziosa la vita di
+quaggiu, lieta quella del paradiso, e tutto questo per me e Alberada.
+Bene dunque, figliuolo mio, poggiati la mano sul cuore ed interrogalo.
+Se quello ti dice che malvagia cosa ell'e torre tanta beatitudine ad
+un vecchio e deserto cavaliere senza punto di amore per colei che lo
+bea, e tu metti la tua nella mia mano, e dimmi: Giselberto, tienti la
+figlia tua, io non sono quel tanto che tu puoi sperare per lei. Ma se
+codesto cuore ti dice che l'ami, e che l'amerai sempre, e che la
+saprai far felice, allora prenditela pure e lasciami morire come i
+vecchi cani, dimenticati, ma paghi di aver ben servito il loro
+padrone; perche, pel santo giorno di Dio, io ti giuro che moriro
+contento.
+
+E Roberto a lui:
+
+" Giselberto, padre mio caro, io l'amo la tua Alberada e la faro lieta,
+la soave creatura.
+
+" Dici tu vero, Roberto? gli dimanda di nuovo il barone pieno d'ansia,
+combattuto dalla gioia e dalla disperazione.
+
+" Vero, risponde colui, e ti giuro per quell'ostia che deve comunicarmi
+al punto di morte, che io amero sempre e terro felice Alberada.
+
+" Dio ci vede e ci ascolta, sclama il vecchio; Alberada sia tua.
+
+Sapete voi, baroni, come Guiscardo ha mantenuto tanto solenne
+giuramento?
+
+--Non fu colpa sua se non lo mantenne, grida Gisulfo.
+
+--La colpa fu sua, ed io che l'accuso, l'attesto, continua l'altro.
+Del resto giudichi il _placito_. Dopo tre anni Alberada e stata
+ripudiata. E nel pieno delle gioie, madre di un figliuolo, col sorriso
+d'amore sulla labra, lusingata di lunga felicita, lussureggiante di
+speranze, e stata ripudiata Alberada, per isposarsi ad un demonio--a
+vostra sorella Sigelgaita, principe Gisulfo, per alimentare ambizioni
+e fatali desideri.
+
+--Cio non e vero, interrompe di nuovo Gisulfo.
+
+--Io l'attesto, io lo giuro, grida l'altro. Le lagrime di Alberada,
+baroni, chiedono vendetta; voi lo farete.
+
+--Si, voi la farete, grida Baccelardo anch'esso in un impeto
+irresistibile, perche suo padre non e piu--dopo otto giorni dalla
+partita della figliuola moriva di languore nel castello di Cariati che
+gli avevano dato a guardare.
+
+--Vi e ancora qualcuno che debba produrre sue accuse? dimanda il
+principe Gisulfo con l'accento soffogato dalla rabbia.
+
+--Ancora un altro, monsignore, risponde una voce dal fondo della sala.
+
+Ed a lentissimo passo, sorreggendosi ad un bordone, accompagnato da un
+cane, perche cieco, avanza un vecchio. La sua testa era scoverta,
+pallidissima avea la faccia, lunga, scomposta la bianca barba, nuda e
+rugosa la fronte, livido tutto nella persona pel gelo della vecchiezza
+e della malattia che gli serpeva per le vene, incurvato, tremulo e
+lacero nei panni. La sua voce barcollava come quella di chi agonizza.
+Egli si trasse innanzi a stento, soffermandosi ad ogni passo. E come
+fu adagiato sur un seggio, che il campione della Chiesa sollecito gli
+appresta, il cane gli mette la testa sulle ginocchia e gli fissa gli
+occhi nel volto quasi avesse voluto leggerne i pensieri. Il vecchio
+gli stende la mano sulla testa, e parla:
+
+--Nella fatale invasione dei Normanni il principato di Capua, fino al
+1055, fu rispettato. Nel 1055, Riccardo conte di Aversa si senti ben
+fermo nei suoi Stati, ed assai forte per non restarsene con le mani
+alla cintola, mentre i figliuoli di Tancredi di Altavilla facevano
+conquisto tanto opulento di paese. Riccardo dimanda a Roberto
+Guiscardo volere anch'egli fornir truppe e partire le citta che nelle
+Puglie e nelle Calabrie si sarebbero occupate. Questo messaggio torna
+malgradito a Guiscardo, che percio, unitisi il di di Pentecoste 1054
+ad Otranto, consiglio a Riccardo accrescere i suoi Stati dal lato del
+principato di Capua, perche, invece, egli avrebbe fornito lui di
+scorte e di truppe per invaderlo. Il consiglio piace a Riccardo ed
+accetta. Nella prima domenica dell'avvento del 1055, Riccardo con
+esercito poderoso si reca infatti sotto le mura di Capua, e vi pone
+assedio. Allora, baroni, come sapete reggeva Capua Pandolfo V. Egli
+avrebbe potuto respingere il nemico con la forza; ama meglio calare ad
+accordi, ed ottiene che Riccardo sgomberi il campo mediante dodicimila
+bizantini. Una pace tanto vigliaccamente comprata duro poco. Morto
+Pandolfo nel 1057, Riccardo comparve di nuovo sotto le mura di Capua e
+le cinge di stretto assedio. Landolfo V, che era succeduto a suo
+padre, fa sonare a stormo le campane, e convocati i cittadini alla
+chiesa, dice loro:
+
+" Capuani, qui si tratta di onore e di vita; oggi e tempo di
+riscattarveli. Raccomandatevi ai vostri santi, vestite le vostre armi,
+e dal ragazzo che sente poter lanciare una pietra al vecchio che ha
+forza di sostenere una spada, seguitemi tutti.
+
+Le parole di Landolfo non piacciono ai Capuani. Gridano quindi tutti
+ad una volta: un riscatto, un riscatto: e scegliendo a loro araldo
+l'arcivescovo Gualdemaro, lo mandano a Riccardo per offrirgli
+dodicimila scudi d'oro.
+
+" Noi non venimmo qui a mercanteggiare con codardi, risponde il
+fratello di Guiscardo; vogliamo la citta a discrezione, perche poi
+d'oro sappiamo noi dove trovarne.
+
+Ne a quest'aspra risposta i Capuani si risentono. Landolfo fa inutili
+sforzi per menarli a battaglia; coloro tolgono piuttosto morirsi di
+fame che pugnare. E forse a tanto danno si sarebbe giunti, perche il
+principe Landolfo ostinato era e deciso a non rendersi se non tutti
+morti; quando una notte prevale altro infame consiglio. Alcuni
+gialdonieri si uniscono a sinedrio nella piazza, e, dopo avere
+alquanto consultato, decidono capitolare per rendersi. Aprono percio
+una porta di soccorso delle mura e spiccano un araldo d'armi al conte
+Riccardo, il quale per tutta risposta manda loro a dire: cacciate
+dalla citta il principe Landolfo V, e mettetevi a discrezione. Cosi
+fecero. La mattina, tutte le campane di Capua suonano a festa come al
+giorno di Pasqua. Un drappello di giovani capuani si reca al palagio
+del principe, e balzatolo dal suo seggio, coi calci dell'asta sel
+menano innanzi fino fuori le mura della citta. Allora le porte si
+aprono e quei di Riccardo si cacciano dentro per rompersi ad ogni
+maniera di libidine, di furti e di violenze.
+
+--Gli e vero! sclama taluno; io vi ero.
+
+--Baroni, quell'infelice principe Landolfo V sono io, soggiunse con
+voce articolata appena il vecchio, tremando in tutte le membra.
+
+A questa rivelazione tutti i baroni del _placito_ si alzano in segno
+di riverenza per l'infortunio, pel caduto. Ma Landulfo che nulla vede,
+continua:
+
+--Baroni, per tredici anni ho condotta vita la piu miserabile che
+fosse mai capitata a tapino. Ho veduto morire di freddo mia moglie, in
+una notte di gennaio, sulle scale di un monistero, arricchito da noi,
+e che ci rifiuto ricovero per paura di Roberto Guiscardo. Ho veduto
+morire di fame due figliuoli respinti da un vescovo, creato ed
+arricchito da noi, per paura di Roberto Guiscardo. Ho veduto trucidato
+mio nipote da un valvassore, che noi avevamo donato del feudo, e
+violate le figlie mie morir per mano di soldati che il nostro pane
+avevano mangiato, per tornar graditi a Roberto Guiscardo. Ho veduto in
+fine scomparirmi d'innanzi un ultimo figliuolo senza che mai novella
+me ne fosse arrivata. Solo questo cane e rimasto al principe di una
+dinastia che 509 anni domino in Italia, 481 su queste contrada; ed io
+mi muoio. Muoio con non altro cordoglio, che le sventure mai
+provocate, accumulate su di me da questi Normanni ladroni, non saranno
+pagate da alcuno; muoio, non rimpiangendo altri, non considerando
+altri fra le creature di Dio che questo povero cane, il quale mi ha
+guidato nelle tenebre, mi ha riscaldato col fiato nelle gelide notti,
+ha meco diviso la crosta che con noi parti il povero vassallo. Baroni,
+io metto le mie vendette nelle vostre mani: voi ne sarete giudici. Ma
+ricordatevi, che sarete misurati della stessa misura che altrui
+misurerete come dice l'Evangelo, e che Iddio pesa il vostro giudizio.
+
+E si dicendo il vecchio si sforza di alzarsi e partire; ma fatto
+appena un passo cade al suolo come tronco abbattuto, e resta. Il cane
+gli si accosta tosto alle labbra per fiutargli il respiro, poi gitta
+forte un guaito e cade anch'esso. Precipitosi alcuni di quella sala
+corrono a sollevare l'infelice Landolfo V; era morto.--
+
+
+
+
+III.
+
+ PR. ENR. Abbominevole e quel Falstaff, un corruttore
+ della giovinezza e quel vecchio Satana dalla
+ barba grigia.
+
+ FALS. Vattene mariuolo! Terminate la vostra parte,
+ molte cose mi rimangono a dire in favore di quel
+ Falstaff.
+
+ SHAKESPEARE--_Enrico IV, Parte I_.
+
+
+Il principe Gisulfo, dopo che ebbero menati via i cadaveri di Landolfo
+e del suo cane, si studio pigliar la parola e difendere Roberto, ma la
+voce gli manco essendo anch'egli vivamente commosso. Imperocche in
+quella del principe Landolfo, piu che la morte di un uomo, egli
+egualmente che tutti considerava la morte di una forte ed annosa
+dominazione. Ed una dominazione che passa senza fasto e senza rumore,
+e tutta una storia di delitti, di grandezze, di ardimenti che si perde
+nella tomba, cosi come la memoria del vassallo che per inedia mori.
+
+Il cancelliere del papa, il quale solo in quella adunanza non sembrava
+tocco per nulla, e che durante i diversi favellari, severo ed
+impassibile si era mostrato, attese ancora qualche istante perche
+altri s'avanzasse a profferire accuse. Poscia vedendo che ne il
+principe di Salerno la difesa del primo suo accusato prendeva, ne
+alcuno presentavasi, accigliato, ma gelidamente, alza la fronte e
+dice:
+
+--Proseguite, baroni, che il tempo non e degli uomini ma di Dio.
+
+Quindi il campione della Chiesa si tragge innanzi novellamente e
+favella:
+
+--Nobili cavalieri, io accuso il priore Guiberto, barone di Lacedonia,
+come complice, esecutore e consigliero di quante scelleratezze mai
+contro gli uomini e contro la santita di Dio e della Chiesa, il duca
+Guiscardo commettesse. Lo accuso inoltre come nicolaita, come
+simoniaco, come sacrilego, come concubinario, ed ateo profanatore
+delle sacre cose.
+
+--Accusare non basta, sclama Baccelardo dal suo seggio, bisogna
+provare.
+
+--Gli e cio che mi accingo a fare, ser cavaliere, ripiglia il campione
+della Chiesa, se ella mi sara cortese di udirmi. Il priore di
+Lacedonia dunque il di de' SS. apostoli Pietro e Paolo predico dal
+pergamo, che se Salomone, re di un guscio di paese, poteva senza
+offendere Iddio ed il mondo tener seco settecento mogli e trecento
+concubine, e medesimamente donne idolatre, di cui Iddio aveva
+comandato: _non ingredimini ad eas; neque de illis ingredientur ad
+vestras, certissime_ _enim avertent corda vestra ut sequamini deos
+eorum_; egli, signore di ricco e vasto priorato e barone di grosso
+contado, poteva bene avere una moglie e dieci concubine senza
+oltraggiare chicchessia. Ed una moglie e dieci concubine ha infatti
+nelle stesse sante mura del chiostro, egualmente che tutti gli altri
+frati.
+
+--Il vescovo di Molfetta ha tre mogli e cinquanta concubine, eppure
+gli e amico di papa Alessandro, sclama Baccelardo.
+
+Il campione della Chiesa non risponde all'interruttore e continua:
+
+--Il priore di Lacedonia trascura i santi uffizi della Chiesa ed
+impazzisce fra crapule ed orgie. Egli il giorno di Pasqua ha fatto
+danzare nella chiesa i suoi frati con le loro donne, dicendo che stava
+scritto che Davide, per onorare Iddio, danzo innanzi l'arca: e la
+domenica delle palme li ha fatti entrare in chiesa a bisdosso di
+somari, perche cosi Gesu Cristo entro in Gerusalemme.
+
+--Non si debbe dunque imitare Davide e nostro Signore? dimanda
+Baccelardo con impazienza.
+
+Il cancelliero del papa solleva la testa e fulmina di uno sguardo il
+giovane cavaliere, senza pero profferir verbo. Il campione della
+Chiesa, lo guarda anch'esso di modo uggioso e continua:
+
+--Il priore di Lacedonia uffizia nelle chiese del suo priorato,
+avvegnache il papa l'avesse interdetto, e fosse sotto i gravami degli
+anatemi. Egli invase le possessioni della badia di Grotta Minarda; ed
+avendo quella badessa mandato quattro giovani suore a portargliene
+gentile lamento, l'infame fe' recidere tutta la parte anteriore
+dell'abito alle ambasciatrici, dal petto in giu, e cosi sconce, con
+drappello di scostumati soldati, di nuovo le fece accompagnare
+all'abadia. Egli nella festa del _Corpus Domini_ del 1063 benedisse il
+popolo accorso alla chiesa con inchiostro invece di acqua lustrale,
+profanando le sacre funzioni, tramutando la messa in giulleria con un
+popolo cosi laidamente imbrattato. Egli battezzo suo figlio col vino;
+ed avendo la madrina fatte osservazioni su tale sacrilegio, il priore
+le da forte dell'aspersorio nella fronte si che la stramazza, ed il
+figliuol suo, urtando delle tempie al pavimento, ne muore. Egli avendo
+ricevuti due messi di papa Alessandro II, il quale lo chiamava al
+ravvedimento, castra atrocemente i due diaconi, e cosi vituperati li
+rimanda al pontefice.
+
+--Infame, infame! sclama senza quasi avvedersene il cancelliero, e
+senza alzar la testa poggiata sul petto.
+
+--Un santo padre della Chiesa s'era bene castrato da se per essere piu
+uomo di Dio! mormora un cappuccio dell'adunanza.
+
+Il campione della Chiesa continua:
+
+--In tutte le guerre, in tutte le avvisaglie, in tutte le cacce, in
+tutte le corti bandite, accompagnato da istrioni e cantatrici, da
+chierici e da soldati, si trova il priore Guiberto, e nel piu folto
+sempre delle mischie, nel piu osceno de' bagordi. Egli ha rapita la
+moglie al sire di castel la Baronia che si recava alla caccia. Egli ha
+spogliato ed incendiato il monistero di Carbonaro, mutilandone i
+frati. Egli si condusse nella chiesa di Villanova, al momento che quei
+canonici cantavano mattutino, ed avendo loro tronche le teste, li
+lascio negli stalli coi breviari sulle mani. Egli, e cinquanta
+compagni vestiti da demoni, una notte nel 1065 penetro nel monistero
+di Accadia, ed avendo contaminate quelle sante sorelle di Cristo le
+fece frustare pei chiostri, cantando: che di chicchesia d'allora in
+poi e' si sarebbe burlato, perocche aveva a cognato Gesu. Egli insomma
+si e bruttato di tutte le infamie, di tutti i delitti; ha maltrattati
+gli ecclesiastici, ha oltraggiato il papa--e un empio furibondo e
+matto di cui la terra non ne sostiene peggiore.
+
+--Chi attesta tutto cio? sclama Baccelardo. Quando si danno di tali
+accuse, gli e mestieri che una fronte si scopra per sostenerle.
+
+--Io levo la mia, risponde solennemente il cancelliero del papa,
+alzandosi in piedi. Vi e chi dubiti di mia parola?
+
+Nessuno fa motto. Il campione della Chiesa allora soggiunge:
+
+--Finora i laici hanno rispettato codesto malvagio priore perche egli
+giammai offese ne le loro persone ne le loro possessioni--anzi e' ne'
+bisogni e nelle guerre di ciascuno si presto sempre volentieri e
+disinteressatamente. Lo hanno temuto, perche stretto di alleanza con
+Roberto Guiscardo, l'uno spalleggia l'altro, l'uno da all'altro mano
+forte negli attentati, e si consigliano, e di qualsiasi potere ridono.
+Ma voi, baroni, voi non potrete adesso con cuor freddo udire i lamenti
+del Santo Padre, e saprete non solo giudicarlo debitamente, ma mandare
+a compimento la sentenza.
+
+Com'ebbe detto cio, il campione della Chiesa ritorno al suo posto e si
+assise. Allora dal centro dell'adunanza si leva un altro, camuffato da
+frate, col capperuccio tirato giu giu, ed avanzandosi fino al tavolo
+del cancelliere, toglie la penna e scrive affrettatamente sotto una
+pergamena alcune righe. Indi tornando fra gli stalli dei baroni
+consegna quella pergamena all'abate di Cluny, che scoverto e numerando
+i rosoni scolpiti nel soffitto di rovere si teneva cogli occhi levati
+al cielo, e gli dice:
+
+--Padre riverendo, leggete.
+
+L'abate mezzo assorto, mezzo alienato, si riscuote come svegliato
+improvviso dal sonno, e si trova fra le dita la carta. Si passa la
+mano sulla fronte, quasi volesse sgombrarla dalla pesantezza del
+sonno, e dimanda:
+
+--Che debbo dunque fare di questo negozio?
+
+--Leggete, leggete, ser abate, sclamano alcune voci dalla sala. Ed
+egli levandosi da sedere legge:
+
+" Guiberto, per volere di Dio e di Enrico III imperatore, priore nel
+monistero di Lacedonia e barone, ad Alessandro II antipapa, salute e
+pace se la desidera ".
+
+" Avendo inteso, monsignore, che voi di pieno arbitrio, provocato da
+sfortunato cavaliere, dal vostro cancelliere prevaricato, avevate
+intimato un _placito_ in cui i medesimi baroni ed ecclesiastici
+dovevansi fare accusatori e giudici di me, priore e barone, e del duca
+Roberto Guiscardo, ed indi metter forse ancora esecuzione alla
+sentenza, la quale per istigazione di voi e del vostro leal
+cancelliero non manchera tornarci contraria; ho creduto rispondere di
+per me ad alquante accuse fattemi pure altre volte, qualunque si fosse
+l'autorita di codesti giudici, e meglio per giustificarmi innanzi di
+loro, come cavaliere con cavalieri, anzi che reo con _sculdaschi_;
+ricordandovi inoltre cose a voi o mal conte, o mal gradite, o non
+volute rammentare. Bene inteso pero, che, di voi parlando, monsignore,
+voglio sempre significare il vostro cancelliero, con me tanto
+grazioso, ed innanzi al mondo tanto santo.
+
+" Paggio della contessa Beatrice di Toscana, di cui nacqui suddito,
+piacque alla reale memoria di Enrico III _il nero_, per lieve servigio
+resogli, di togliermi in grazia, e propormi la guerresca sua corte di
+Germania, dove avessi voluto istruirmi in altro, che nel mestiero
+della lancia e della daga. Come, per vero, avendo un di dovuto
+risolvermi ad accettare le imperiali munificenze, dalla santa memoria
+di quell'imperatore fui accomandato a quel medesimo sir Adalberto
+arcivescovo di Brema, il quale dipoi il suo proprio figliuolo Enrico
+IV ebbe l'onore di consigliare. E quando quel possente imperatore mi
+credette in grado di prodigarmi favori, mi dono del priorato di
+Nostradonna di Lacedonia, e mandommi in Italia con commessa al duca
+Roberto Guiscardo d'investirmi l'annessovi feudo. I voleri del
+generoso principe, che ora e santo nella corte del cielo, furono
+compiuti. Per modo che io questa baronia e questo priorato per
+largizione imperiale tenni, tengo, e sempre al legittimo signore di
+esso i debiti censi, di due rose bianche ed un mazzolino di viole, nel
+di di Pasqua, soddisfeci.
+
+" Essendo quindi padrone del feudo l'imperatore di Lamagna, gli e a
+lui, o a messi suoi, che io debbo render conto dell'opere mie;
+perocche, come sapete, o per meglio dire il vostro cancelliero sa,
+senza pecca di fellonia ad altrui nol potrei. Questo per quanto
+riguarda la competenza dei membri di codesto _placito_. In quanto alle
+accuse dichiaro: indebitamente querelarsi il papa degl'insultati suoi
+oratori contro la ragione delle genti, perche e' mi accusarono di
+simonia per fatti che non sono se non dritti di feudalita che io come
+livelli esigo: mi accusarono di intrattener donne fra mogli e
+concubine non so quante, mentre ogni altro vescovo, cardinale, abate,
+e fino diaconi e chierici di questo secolo le tengono, le tennero
+quelli dei secoli passati, di cui io non sono ne mi vanto piu santo:
+mi ordinarono lasciar via queste donne incontanente, a vituperio del
+Signore che solennemente fece precetto nelle sue sante Scritture:
+_abbandona padre e madre, ma la tua donna non abbandonare_; perche e'
+mi vilipesero quando, non essendo messi imperiali, comando cosi
+oltraggiante per parte di altrui mi davano; perche infine avendo i
+messi ecceduti gli ordini, forse pietosi del loro padrone, covrendomi
+d'insulti inauditi finora, con parole obbrobriose, io, per dritto di
+difesa, parimenti li oltraggiai. Cosi che indoverosi, per non dir
+petulanti, i lamenti vostri mi giunsero, messer lo papa, e mi
+giungeranno mai sempre, fino a che dritto l'imperatore non ve ne dia,
+mica canoniche censure.
+
+--Costui bestemmia nefandamente, grida divampando il cancelliero;
+strappate, ser priore, strappate quell'infame scritta.
+
+--No, no, leggete, continuate, gridano i baroni da tutti i punti della
+sala.
+
+Ed il priore, senza punto avvedersi dei gridi dell'uno e
+dell'ingiunzione degli altri, riprende fiato e cosi prosegue leggendo:
+
+" In quanto ai delitti per ultimo che il vostro cancelliero non manca
+tutti i giorni di appormi, io formalmente dichiaro, monsignore, sia a
+voi, sia ai nobili castellani che compongono il _placito_, sia agli
+uomini come ai miei santi avvocati ed a Dio, che egli ha mentito
+peggio di un giudeo, e mente; che egli e mio particolare nemico da
+lunghi anni, e studia di qual maniera per altrui mezzo di me
+vendicarsi; infine che le accuse, oltre dell'essere indegne di
+cavaliere, non debbono prodursi che al mio legittimo padrone.
+
+" Queste sono le ragioni, monsignore, che per l'estrema volta io
+discendo ad addurvi, e che mi dispenserebbero da qualsiasi
+soddisfazione si potesse per avventura richiedere da me. Non pertanto,
+sentendomi io puro delle colpe aggiustatemi con tanta poca carita
+dalla frataglia mia nemica, in testa a' quali si leva il vostro santo
+cancelliero, e non volendo lasciare nell'animo vostro, di codesti
+nobili baroni, e del mio alleato duca Roberto Guiscardo, neppur
+l'ombra di sospetti sull'onor mio, accetto di scendere in lizza chiusa
+col vostro cancelliero e con prova, per giudizio di Dio,
+giustificarmi. Dopo cio vi dimando la benedizione, se me ne stimate
+degno, e salutando codesti valorosi baroni, prego Iddio che
+v'illumini, e tra me ed il vostro cancelliero decida.
+
+" Aggiungo, che la maggior parte delle accuse del campione della Chiesa
+sono false ".
+
+ Datum Lacedoniae triduo ante Kalendas Augusti 1070
+ GUBERTUS LACEDONIAE gratia Dei, Prior et Baro.
+
+Quando l'abate di Cluny ebbe letto cio si strinse nelle spalle ed a
+passo lento si approssimo al tavolo del cancelliero, e gli pose avanti
+la carta. E questi, piegandosi, vide che la postilla diverso carattere
+aveva scritta. Dimando percio il pugnale al principe Gisulfo e sulla
+punta di quello prendendo la pergamena la gitto per terra, e sopra vi
+calco il piede sclamando:
+
+--Le cose degli scomunicati non lordino i vassalli di Dio.
+
+Colui che aveva presentata la protesta di Guiberto, all'atto codardo
+si alza come preso da impeto generoso; ma poi, percotendosi di ambo le
+pugna la fronte, si asside di nuovo senza dir motto. Pero il principe
+Gisulfo, che uomo generoso era, trovando la parola rampogna:
+
+--Ser cancelliero, il vostro non e condursi da cristiano. Cristo
+rimprovero i discepoli che d'intorno gli scacciavano la Maddalena, e
+duolmi che, io laico, ve lo debba rammentare. Ma questi baroni hanno
+udite le accuse e le difese di Guiberto, e basta. In quanto a mio
+cognato Guiscardo poi rispondo--ne mi curo giustificar altrimenti le
+mie parole fuor della spada--che non mai egli rapi gli Stati a
+Baccelardo, perche Roberto succedeva al conte Umfredo, come il conte
+Umfredo era succeduto al conte Drogone, e questi a Guglielmo
+Bracciodiferro: che se fece prigioniero papa Leone IX, si servi dei
+diriti di vincitore, e da cristiano fedele e leal cavaliere lo tratto:
+che non mai ripudio Alberada per ambizione o per mutato amore, sibbene
+perche scovri Alberada riuscirgli parente: se prese Malvito con
+inganno, adopero stratagemma di guerra e quindi commendabile a
+capitano: infine se lo sfortunato principe Landolfo V di Capua fu
+scacciato dalla casa dei padri suoi, vuolsene addebitare piu il
+principe Riccardo, che stette sodo alle codarde condizioni dei
+Capuani, anzi che i consigli di Guiscardo, il quale pugnava allora
+nelle Calabrie. Al silenzio dunque le sciocche calunnie che ci avete
+fatte udire, e pensate da uomini e da cavalieri, non da stupidi servi
+da gleba. Queste sono le ragioni che io, principe Gisulfo II di
+Salerno, seppi addurvi. Se poi vi ha qualcuno che le creda deboli o
+non vere, ecco qui la manopola di un uomo, il quale da cavaliere sapra
+sostenere che costui ha mentito come un infedele. Ho detto. Ai voti.
+
+--Ai voti, ai voti! gridarono molte voci dalla sala; e tutti si
+alzavano per andare a mettere le tessere nell'urna; allorche
+triplicata squilla di tromba fuori le porte dell'abadia risuono.
+
+
+
+
+IV.
+
+ Derobe-les a l'oeil de leurs persecuteurs,
+ Je fuis, le jour m'epie, et s'il me voit je meurs!
+ LAMARTINE, _La Chute d'un Ange_.
+
+
+I baroni restarono fissi ai loro posti, da poiche il cancelliero aveva
+dato ordine ad un araldo, che faceva da mazziere alle porte della
+sala, di riferire a quell'adunanza chi fosse e che significasse quella
+chiamata di tubatore. E non passo guari e l'araldo venne ad
+annunziargli che egli precedeva un oratore cui Roberto Guiscardo
+mandava al pontefice, e che questi ai baroni rimandava per dargli
+udienza. Infatti e' finiva di cosi parlare, allorche i battenti della
+sculpita porta si schiudono e comparisce il vescovo di Bovino.
+
+Il suo passo era maestoso come a personaggio di tanto cuore e di tanto
+rilievo convenivasi. Vestiva corsaletto di lamine di acciaio a
+rabeschi d'oro, sopra di cui gittato un manto soppannato di pelli
+preziose, e fermato da scheggiale di gemme. Egli venne in mezzo al
+salone, e dopo aver salutati i baroni da prima con grazioso piegare di
+testa, e con maggiore sussiego il cancelliero, che immobile gli aveva
+fermo l'occhio addosso, fece ancora un passo verso il principe di
+Salerno e parlo:
+
+--Messer principe, la nostra missione, sebbene per avventura
+riguardasse voi piu direttamente, si diresse a papa Alessandro, onde
+le nostre preghiere vi tornassero meno sgradevoli.
+
+Gisulfo si rizza sulla persona quasi un punteruolo dell'armadura
+l'avesse offeso, ed accigliato domanda:
+
+--E quali sono codeste preghiere che ci abbiano a tornar mal gradite!
+
+--I cittadini d'Amalfi, messer principe, continua il vescovo con
+calma, i cittadini di Amalfi hanno mandato il priore di Lacedonia ad
+oratore a duca Guiscardo perche a pro di loro intercedesse da vostra
+grandezza una tregua alle angarie ed ai soprusi, che, insopportabili,
+di vostro comando si praticano loro incessantemente. Le taglie imposte
+superano d'assai i prodotti delle loro terre: il commercio che quando
+Amalfi si reggeva a repubblica esercitava su tutte le citta di Europa,
+per le vostre vessazioni e stato annullato: gli _aldi_, gli
+_arimanni_, le maestranze, e tutte le altre condizioni di uomini,
+liberi negli altri paesi, sono tornati schiavi in questa povera
+contrada. In una parola, monsignore, la vostra mano esorbitante pesa
+su quegl'infelici che a Roberto Guiscardo si volsero per supplicarvi
+di grazia.
+
+--Mai no! per la santa messa di Pasqua che ci deve comunicare, mai no,
+sclama irritato il principe di Salerno, il quale, a misura che
+l'oratore parlava, si andava corrucciando nel volto e digrignava dei
+denti ferocemente. Hanno forse dimenticato quei traditori che
+assassinarono nostro padre sulla spiaggia deserta del mare come un
+miserabile pirata?
+
+--Non l'hanno dimenticato, monsignore: ma forse appunto perche troppo
+lo ricordano, vi si accomandano di non ridurli a disperazione.
+
+--Ah! monsignor di Bovino, sogghignando sclama Gisulfo, e' ci
+minacciano dunque ancora, non e vero? ed il nostro grazioso cognato li
+spalleggia? Non e questo che siete venuto qui ad annunziarci,
+monsignore?
+
+--Messer principe, il duca Roberto e incapace delle fellonie che voi
+sospettate. Egli ha mandato noi a papa Alessandro perche lo
+pregassimo, onde con la sua autorita e benevolenza ottenere dal vostro
+valore pieta per li disgraziati. Questa e non altra e stata la nostra
+ambasciata. Quindi aspettiamo da voi risposta, perche il pontefice si
+avviso meglio dirigerci a voi stesso come ad uomo generoso e gentile.
+
+--Sta bene, monsignor di Bovino, risoluto risponde Gisulfo, e la
+nostra risposta fia questa: agli Amalfitani saranno duplicati censi,
+livelli, foderi e decime, che di anno in anno troveremo ancora modo di
+augumentare; e' saranno spogliati della marineria, e tutti ridotti a
+servi di gleba. A Roberto Guiscardo poi direte, che Areco e Santa
+Eufemia, da lui usurpate, da questo momento rientrano nel nostro
+dominio, e che la costa, da Salerno a Fico, appartiene a noi. Inoltre,
+che noi rifiutiamo con disprezzo l'alleanza di un uomo che si fa
+intercessore di assassini; che verremo in persona a dimandargli
+ragione dell'affronto che con tal suo messaggio ci ha fatto. Al priore
+di Lacedonia per ultimo direte, che gli daremo l'opulenta mercede
+dalla sua traditrice pieta meritata.
+
+Il vescovo di Bovino stette un istante silenzioso a riflettere,
+guardando in volto ben bene Gisulfo, girando lo sguardo intorno
+sull'adunanza poi riprende:
+
+--Messer principe, veggo che voi siete sotto il dominio del demone
+dell'iracondia; acquetatevi, ed acconsento di aspettare fino a domani
+che ritragghiate la vostra risposta.
+
+--Arrogante prelato, scoppia allora Gisulfo; se voi non foste un uomo
+di chiesa, vi avremmo di gia insegnato con usura per qual modo un
+cavaliere ritratta le sue parole. Aggiungiamo dunque di piu; che noi
+intendiamo gittare sul volto di lui, duca Roberto Guiscardo, questo
+guanto di ferro, cosi come sul tuo volto lo gittiamo, vescovo di
+Bovino.
+
+--Alto la in nome di Cristo, sclama il cancelliero del papa,
+rattenendo il braccio del principe di Salerno, il quale abbrancava la
+manopola per percuoterne il viso del vescovo. Principe Gisulfo,
+ricordatevi che costui, comunque malvagio, e pastore della Chiesa; non
+trascendete. I servitori di Dio non son soggetti che a Dio.
+
+Il vescovo di Bovino, che era rimasto immobile ad udire, atteggio il
+volto a lieve sorriso di scherno verso i due che tanto brutalmente
+l'insultavano, poi disse:
+
+--Sia fatto il vostro volere, principe di Salerno. Noi recheremo le
+parole vostre, cosi scortesi che ce le avete volute dire; ed innanzi a
+questa nobile assemblea di baroni, prendendo a testimoni Cristo, la
+Madonna di Lacedonia ed il barone san Tomaso di Bovino, facciamo
+sacramento, che, a contare da oggi a sei mesi, vi avremo dimandato
+conto dell'oltraggio, sotto la vostra medesima citta di Salerno.
+
+--Amen, spavalduccio prelato, acerbamente ghignando risponde Gisulfo.
+E perche in qualche modo potessimo pure mostrarvi come ci tornano
+graditi i vostri giuramenti, osiamo offrirvi il dono di questa catena
+di oro e di gemme, che ci ha servito di monile nel di delle nozze del
+vostro padrone con la sfortunata nostra sorella Sigelgaita.
+
+--Mille merce monsignore, soggiunge fieramente il vescovo. Non ci
+occorrono doni perche ci ricordassimo di voi. Noi quindi non
+accettiamo da voi cosa alcuna, sibbene vi dimandiamo cio che senza
+macchia di vigliacco non potreste rifiutarci, perche ci appartiene--la
+vostra manopola.
+
+--Ah! ah! per farne che uso, monsignor di Bovino?
+
+--Per attaccarcela all'elmo, ser principe, e constringervi a venircela
+a dimandare la prima volta che sotto le mura di Salerno ci
+incontreremo.
+
+--Per il santo sepolcro! monsignore, voi ci tornate ben singolare,
+scoppia Gisulfo. Ma sia fatto il vostro piacere. Non sara mai detto
+che noi ci fossimo mostrati taccagni ad alcuno che di morire per
+nostra mano dimando. Vi raccomandiamo pero, monsignore, di farvi una
+bella confessione delle vostre peccata quel di che avrete la sventura
+d'incontrarvi con noi.
+
+--Va bene, messere: la morte e la vita sono in mano di Dio.
+
+E si dicendo toglieva il guanto di mano al principe di Salerno, ed
+usciva con non minore solennita di quella con che era entrato nella
+sala del Capitolo. Allora il cancelliero si volge ai baroni e dice:
+
+--Ai voti, baroni, e ricordatevi bene, che Iddio giudica il vostro
+giudizio.
+
+--Ai voti sia pure, esclama il principe di Salerno, mettendo pel primo
+a vista di tutti la sua tessera nera nell'urna ". Pero, venga qual
+vuolsi il vostro giudizio, baroni, noi abbiamo dichiarata la guerra a
+questo pirata normanno ed a questo assassino priore, e speriamo, col
+soccorso di Dio e di s. Michele Arcangelo del Gargano, vendicare la
+Chiesa e gli sfortunati tutti che al pari di noi furono oltraggiati da
+costoro.
+
+I baroni intanto l'un dopo l'altro si accostavano all'urna, situata
+d'innanzi al cancelliero, per gittarvi il loro parere. Allora, quello
+stesso che aveva recata la pergamena a leggere all'abate di Cluny,
+avvicinandosi al tavolo, e mettendo nell'urna bianco dado, susurra
+all'orecchio del cancelliero:
+
+--Ildebrando, salvali!
+
+A queste parole, al suon di quella voce, all'accento commosso, alla
+mano tremante come un serpente se gli si fosse avventato al sembiante,
+il cancelliero da un salto sul suo seggio e si alza gridando:
+
+--Sacrilegio, baroni, sacrilegio: una donna e in mezzo di noi.
+
+E nel tempo stesso, strappando, senza nulla considerare, il cappuccio
+che ascondeva la testa del frate, scovre giovane donna, cui
+somigliante niun pittore aveva saputo mai fino allora idear una
+madonna. I baroni, che intorno a lei avevano fatto cerchio, al vedere
+cosi angelica creatura stupefatti traggono indietro, e l'abate di
+Cluny sclama maravigliato:
+
+--Alberada! la ripudiata consorte di Guiscardo!
+
+Ildebrando, che con le pupille spalancate ed immobili era restato a
+guardarla, quasi avesse voluto in quello sguardo racchiuderla,
+serrarla come la mano del catalettico serra piccolo disco, divorarla
+con avidita di belva concitata, incenerirla, alla parola di _consorte_
+si cangia in un istante, e con la mutabilita d'istrione, assidendosi,
+con un sorriso mefistofelico e ghiacciato soggiunge:
+
+--La concubina del priore di Lacedonia, baroni, la concubina.
+
+Alberada a quell'insulto si raddrizza a sua volta sulla persona,
+percuote il suolo del piede, e saettandolo di uno sguardo pieno di
+collera e di disprezzo, alteramente risponde:
+
+--La moglie, messer cancelliero, la moglie.
+
+
+
+
+LIBRO SECONDO
+
+L'INCAMICIATA
+
+
+
+
+I.
+
+ Nil mihi de fatis thalami. Superisque relictum est,
+ Magne, queri nostros non rumpit funus amores.
+ LUCANI, lib. V.
+
+
+Due cavalieri, sul cadere di una sera di estate, cavalcavano lungo la
+difficile spiaggia di Salerno, e propriamente per quel dirupato sito
+che la divide dalle montagne di Amalfi e di Sorrento. Onde godere del
+piacevole fresco del mare, avevano appesi alla sella gli elmi, e la
+testa coprivano di quei berretti che allora si dicevano _mortai_.
+Vestivano giacchi di maglia, serravano al fianco la spada ed il
+pugnale. E' sembravano intesi a premuroso favellare, da poiche di
+tanto in tanto il cavaliere che precedeva nella angusta callaia faceva
+sostare il cavallo, e volgendo la faccia all'altro restava ad udire.
+Spesso pero si fermavano entrambi per dar ordini alle scolte, che
+vigilavano alla custodia degli alloggiamenti militari, stesi a foggia
+di semicerchio intorno Salerno, o a guardare il naviglio dalla
+bandiera amalfitana che ancorava nella perigliosa rada. Di tal che il
+loro andare era lento anzi che no, tra perche favellavano e
+speculavano il campo, tra perche la stradicciuola, praticata per
+mantenere la comunicazione tra le truppe sul dorso della brulla
+montagna che domina Salerno, era aspra ed ingombra di ciottoli. Da su
+quei gioghi pero bello era contemplare questa citta, la quale, a
+cavaliero di una cima di roccia dirupata, quasi nido d'aquila, aveva
+castello di gotica architettura, sul cui merlato scintillavano i ferri
+delle lance delle sentinelle, e tutti ricinti di mura merlate erano
+anche que' gioghi, popolati da soldati che a lento e misurato passo vi
+passeggiavano. Dalla citta non partiva rumore ne fumo. Non si
+distingueva alcuno per quelle case aggruppate le une alle altre come
+alveoli di arnia, triste, nericce, squallide. Sembrava grande
+sepolcreto. Ben altrimenti intanto poteva giudicarsi di coloro, che
+novella citta di tende le avevano rizzata intorno, scintillanti di
+vivi colori--le tende appunto che appartenute avevano, non era guari,
+ai Saracini di Sicilia. Quel popolo di soldati brioso si recava da un
+padiglione ad un altro, e dai padiglioni alle galee che si cullavano
+voluttuosamente sul mare tranquillo. Canzoni guerresche, rumori di
+armadure, nitriti di cavalli, un movimento, una vita, una gioia, quasi
+quivi non fossero convenuti per osteggiare la citta e quindi dare e
+ricevere la morte, ma per tornar bello un corteggio di principessa che
+andava a marito. Questo insomma era il campo di Roberto Guiscardo, il
+quale assediava il principe Gisulfo II, suo cognato, constretto a
+ricoverarsi tra le mura della citta. I due cavalieri cavalcavano
+adagio, considerando, nel tempo stesso che discorrevano, da qual punto
+si potesse assaltare la piazza, quale fosse il lato meno difeso;
+avendo per fermo che, a lungo andare, non fosse stato che della fame,
+la pazienza dei cittadini si sarebbe stancata--posto ancora che agli
+urti replicati e testardi degli assalitori avessero saputo resistere.
+Per lo che esaminavano le baliste; i mangani da rovinare la citta con
+un diluvio di pietre, le torri mobili per avvicinarsi alle mura e
+pugnare di fronte a fronte: comandavano vigilanza e coraggio a quei
+prodi normanni, i quali non sentivano meno il pungolo della gloria che
+quello della preda doviziosa loro promessa dal sacco di Salerno. Si
+apparecchiava pel domani novello assalto.
+
+La sera era splendida. Il tramonto cangiava il sottile vapore, che
+impregnava l'aria, in una polvere di oro. Le montagne di Amalfi si
+disegnavano a sinistra, a tinte violette e frangiavano l'orizzonte. Il
+mare che si confondeva con l'infinito del cielo era calmo e voluttoso,
+come il seno di una fanciulla che non abbia ancora palpitato di amore.
+Non uno spiro di vento. Non uno di quei susurri arcani della natura
+vergine. Le ultime allodole che fendevano il cielo si ritiravano. La
+campagna di Salerno si dileguava, grigia piu che verde, sotto il
+progressivo invadere delle ombre. Le prime stelle nel cielo, le prime
+lucciole sulla terra cominciavano a corruscare. Solo un ronzio
+d'insetti invisibili animava gli ultimi aneliti della vita del di.
+Soave, irresistibile languore s'insinuava nel corpo; l'anima
+s'innalzava nel vago, negli spazi illimitati di Dio. Un cristiano
+avrebbe creduto, un poeta vaneggiato, una donna avrebbe soccombuto a
+qualunque parola di amore, un uomo avrebbe perdonato.... I due
+viaggiatori non si accorgevano di nulla.
+
+--Tutto va bene, diceva uno dei cavalieri; vedremo se questi marrani
+di Longobardi sapranno sostenere ancora le picchiate di domani, che in
+fede mia, Guiberto, ti prometto io, vorranno riuscire belle e sonore.
+Gia quei di dentro sono disperati, ed il martello della fame li
+travaglia, cosi che faranno i diavoli e peggio. Questi nostri, che
+sono inaspriti dalla lunga resistenza e spasimano cacciare le unghie
+nei tesori del nostro bel cognato, non si terranno le mani alla
+cintola, e la chirintana vorra tornar graziosa. Staremo a vedere, per
+ora non posso dichiararmi scontento.
+
+--Ma! non dira altrettanto madonna Sigelgaita, messer duca, rispondeva
+l'altro cavaliere. Alla fin fine, il principe Gisulfo le e fratello, e
+questi disgraziati di Longobardi sono della sua nazione.
+
+--Bah! tutto sta che Sigelgaita senta i primi squilli delle chiarine,
+e veda che si cominciano a menare le mani davvero con la grazia di
+Dio; che poi il suo demonio tutelare s'incarica del resto. Se l'avessi
+veduta, Guiberto, alla presa di Palermo! Giuro pel santo sepolcro che
+saresti dato in dietro della paura. Sicuro che uccise di sua mano
+meglio di cento Saracini.
+
+--Qual differenza da quell'altra! sclama fra se Guiberto, quasi
+meditasse le parole del duca Guiscardo, perocche desso appunto era il
+cavaliere che precedeva. Alberada non reggeva alla vista del sangue.
+Eppure l'avevano allevata dentro il pavese di suo padre, in mezzo ai
+soldati.
+
+--A proposito, ser priore, dimanda Roberto; si ha novella alcuna di
+lei? Te l'han dunque menata via compiutamente?
+
+--Voi mi toccate una piaga cruenta, monsignore.
+
+--Sai che piu ci penso e piu mi persuado che quel mastro Ildebrando
+debb'essere un birbante bello e pulito!
+
+--E ben altro ancora, monsignore. Quell'uomo lo conosco sol io--e voi
+pure, Roberto, se vorreste un po' rammentare perche motivo ripudiaste
+Alberada, potreste congetturarne alcuna cosa.
+
+--Non andiamo rimuginando nel passato, priore. Ti basti avermi tolto
+in pace che la fosse stata accolta da te, una donna cui io aveva
+discacciata, e non te ne dimandassi ragione di maniera qualunque.
+
+--Con la vostra sopportazione, messer duca, avreste avuto gran torto.
+Dopo la fatale storia di quello sventato dell'abate di Cluny, voi
+mandaste via Alberada, pizzicato da gelosia. Vi apponeste, Roberto.
+Gli e vero che nell'anima mia io aveva amata Alberada; ma Iddio
+stesso, neppure Iddio sapeva di quel segreto. Alberada aveva l'anima
+immacolata di tutt'altro affetto che non fosse stato il vostro. Per
+modo che, monsignore, voi potreste giurare che giammai donna vi ha
+amato, e vi amera piu fortemente e con verecondia maggiore di quella
+giovane. Se l'aveste udita a singhiozzare....
+
+--Baie! piangeva di dispetto.
+
+--Mai no, monsignore, piangeva d'amore; che, la Dio merce, io so bene
+distinguere il grano dalla saggina. Se non vi avesse amato, l'avreste
+udita prorompere in lamenti ed ingiurie, quando a mensa, in presenza
+della sua rivale, le furono gittate sul volto le vostre seconde nozze
+con si poco garbo e carita che n'ebbe a stringere a tutti il cuore del
+dolore e della sorpresa. Ed ella non disse altro motto, che: Iddio vi
+perdoni, messer duca! Poi bacio sulla fronte il figliuolo Boemondo, il
+quale svenuto le cadde ai piedi, e lascio il castello sul fatto, senza
+togliere una pezzuola, senza fermarsi un momento.
+
+--L'e vero! sclama Roberto abbuiato.
+
+--E vi ricorderete, continuo Guiberto, con qual rassegnato contegno,
+uscendo dal castello di Melfi, rifiutasse le profferte di vendetta che
+il suo paggio Baccelardo le presento. A piedi, digiuna, per notte
+orribile, in mezzo a fitto uragano, attraverso gioghi e campi, e
+giacque sfinita di stento e di paura innanzi la porta di tristo
+abituro; perocche tutti, a timore di voi, monsignore, le rifiutavano
+asilo, quasi fosse stata tocca dal gavocciolo.
+
+--Tutti--meno che voi, pietoso priore.
+
+--Vi domando merce, monsignore. Ella si riparo fra le mura del
+chiostro di Grotta Minarda. E solamente la, come sapete, io la rividi
+quando saccheggiai la badia, ed usai alle monache il giuoco di farle
+sorprendere dai diavoli. La strappai dalle grinfe dei soldati che
+l'avevano adunghiata, e come la piu vezzosa se la disputavano a colpi
+di daga. La posi sulla groppa del mio cavallo, e la condussi al
+priorato di Lacedonia. Quivi la sposai in tutta regola. Ma non saprei
+dirvi quanto mi avessi da penare per indurla a nozze novelle, e quale
+resistenza la mi opponesse. Mi penso percio, monsignore, che non vi
+debba dolere di alcun modo se me l'abbia tolta a moglie. Niuno
+oltraggio soffri mai la donna che sposa fu prima di voi. Poi, se io
+non sono mica duca non sono neppure un paltoniere.
+
+--Sta bene, te ne rendo anzi merce, sclama Roberto pensoso, se vero
+gli e pure che quella donna mi abbia amato mai. Non veggo pero che tu
+ne abbia fatto assai buon governo, e che molto ti stesse a cuore il
+decoro di una donna che era, e d'uopo lo confessi, anche a me stata
+carissima, e forse....
+
+Roberto Guiscardo gitto un sospiro e si arresto a mezza frase.
+Guiberto soggiunse:
+
+--Ed anche in questo, col vostro permesso, monsignore, voi prendete
+fallo. Come ebbi inteso della venuta di Alessandro e del suo
+cancelliero a Montecasino, compresi di leggeri che tanto contro di voi
+come contro di me non si sarebbe mancato portare solenni accuse.
+
+--Non occorreva essere Isaia per profetarlo.
+
+--Ne santo per affliggersene. Ma se io, a vero dire, non dormo meno
+tranquillamente sotto le censure della Chiesa, i miei vassalli non la
+pensano come i vostri, Roberto. Cosi che mi misi alquanto in angustie,
+e confessai ad Alberada le mie dubbiezze. Ella, che voi sapete quanto
+sia generosa, si offerse rappattumar tutto col papa, meglio col suo
+cancelliero Ildebrando. Dell'animo di costui ella aveva capito alcun
+poco la a Cariati, in quella trista nostra dimora. E forse non solo me
+ella pensava in quel suo proponimento, monsignore, ma altresi voi, voi
+che parimenti avevate brighe col pontefice.
+
+--Bah! sclama Roberto levando le spalle. Si direbbe, glorioso priore,
+che tu vorresti regalarmi dei rimorsi.
+
+--Eh! perche no? i rimorsi sono anch'essi una volutta per le anime
+malate e angosciate.
+
+--Allora conservali per uso tuo, susurra Roberto sforzandosi a
+comporre il viso a gaiezza.
+
+Il priore continua:
+
+--Partimmo dunque divisati da frati. Ella era risoluta dimandare un
+abboccamento ad Ildebrando fuori del chiostro, sapendo quanto e' fosse
+sollecito delle regolarita claustrali. Quel disgraziato di Baccelardo
+aveva guastato tutto. Ildebrando, onde destare dal torpore il pigro
+Alessandro II, aveva indotto il giovane andarlo a vilipendere di
+vigliaccheria proprio nel baciamano, e trascinarlo a mezzi di violenza
+contro di entrambi noi.
+
+--Costui l'avro dunque sempre tra i piedi, sclama torvo Guiscardo,
+digrignando i denti, quasi parlasse fra se.
+
+Guiberto continuo senza far vista di porgli mente:
+
+--Ne messer Ildebrando fece i conti falliti, come sapete. Io che
+appostava a San Germano seppi di quello sproposito di _placito_, e
+scrissi la mia difesa. Del fatto vostro voi gia stavate sicuro, sia
+che non tanto mastro Ildebrando vi aveva sul liuto come me, sia che vi
+difendeva il principe Gisulfo. Alberada quindi ebbe a presentarsi al
+_placito_ e far leggere il foglio da me diretto al pontefice.
+
+--Chi le avrebbe creduto tant'animo! mormora Roberto, sempre sopra
+pensiero.
+
+--L'e vero. Pero, voi sapete che succedesse cola, e come sotto
+pretesto di avere violate le leggi del chiostro ella fosse menata a
+Roma da Ildebrando per essere giudicata.
+
+--Prete sciagurato!
+
+--Chi sa se solamente sciagurato! riprende Guiberto sospirando. Ma la
+vendetta mi sta scritta nel cuore, monsignore; e voglia Iddio
+condannarmi a finire i miei giorni in un lebbrosaio, se non la torro
+tale che se ne abbia a menar rumore per tutta Italia. Aspetto solo che
+ci sbarazziamo da questi ostinati di Longobardi, che poi andro io a
+Roma, e in un modo qualunque faro visita a mastro Ildebrando.
+
+--E niuna novella ve n'e arrivata da poi? dimanda Roberto dopo essere
+restato alcun tempo concentrato. Spero in Dio che non le abbiano fatto
+vitupero; dappoiche se cosi fosse, Guiberto, ti giuro per la mia santa
+corona di duca....
+
+--Che sperate tramutare in quella di re.
+
+--Taci. Ebbene, ti giuro in somma, che neppur io me ne starei
+indifferente, e l'insulto di una donna normanna sarebbe pagato a peso
+di sangue.
+
+--Io non so, monsignore, se l'abbiano ingiuriata; solamente vengo
+assicurato di fermo da quello scimione di Laidulfo, non ha guari
+tornato di Roma, di avere inteso dire che l'avevan messa a languire
+nelle prigioni di qualche castello o monistero di la.
+
+--Cosa e quell'aggrupparsi di soldati che corono, li, verso borea?
+
+--Qualche torneatrice che balla sulla corda, o qualche frate che
+predica il giudizio finale.
+
+--No, non mi pare. Si affollano di troppa pressa, e tornano addietro
+troppo malvogliosi. Andate a vedete, Guiberto, e venitemi a
+raggiungere alle tende dove mi reco.
+
+--Non e d'uopo che vada io, perocche gia un centurione trae alla
+nostra volta. E veggo...
+
+--Due frati in un bel gruppo di lancieri con le picche calate. Che mai
+sara?
+
+--Io l'indovino, dice Guiberto, quei di dentro han cominciato a sentir
+troppo caldo dalla nostra vicinanza ed han dimandato soccorso.
+
+--Eh! non puo darsi. Io conosco la tempra ostinata di Gisulfo, e
+quanto superbo ei sia. Ho per sicuro che alcun altro vorra venirci a
+guastare il giuoco ed a cacciare il suo cucchiaio nella nostra
+pentola, come fecero le dannate memorie di Nicolo II e Leone IX per le
+faccende di Puglia. Sta a vedere se la cosa non sia cosi. Qui ci
+menano due frati.
+
+--Ebbene, centurione? dimanda Guiberto al soldato che loro si
+approssimava.
+
+E quegli facendo cenno di saluto ai due cavalieri, si volge a Roberto
+Guiscardo e risponde:
+
+--Monsignore, papa Gregorio VII manda due legati che dimandano tosto
+essere ammessi alla vostra presenza. Che dobbiamo fare di costoro?
+
+--Frustateli, mormora il priore alzando le spalle e spingendo il
+cavallo per ritornare alle tende del duca.
+
+Ma Roberto resta un tratto a pensare, poi ordina:
+
+--Guidateli al nostro maestro di palazzo, monsignor di Bovino, che
+egli li provveda di alloggiamento per questa notte, e che dimani sieno
+presentati al nostro padiglione.
+
+Cio detto sprona il cavallo e raggiunge il priore che di male umore
+era partito.
+
+
+
+
+II.
+
+ MAN. Dunque i nemici
+ Braman la pace?
+
+ PUB. A Regolo han commesso
+ D'ottenerla da voi. Se nulla ottiene,
+ A pagar col suo sangue
+ Il rifiuto di Roma egli a Cartago
+ E costretto tornar. Giurollo.
+ METASTASIO.
+
+
+Trasportiamoci ora per un momento a Roma.
+
+L'abate di Cluny, preceduto dal castellano e seguito da un uomo
+ravviluppato in bianco mantello, attraversarono parecchie sale della
+Tomba di Adriano, o Castel Sant'Angelo, come dal XII secolo si
+addimando, fino a che non giunsero ad un appartamento all'angolo
+settentrionale di esso. Quivi, innanzi ad una porta centinata, il
+castellano si volge all'abate e dice:
+
+--Ella e qui.
+
+--Sta bene, risponde l'abate; aprite, ed attendete di fuori.
+
+Il castellano obbedisce. Allora l'uomo avvolto nel mantello passa
+innanzi, entra, e si richiude l'uscio alle spalle.
+
+Il castellano, che era restato a guardare, gitta un sospiro ed
+esclama:
+
+--Senza neppure confessarla!
+
+--Non paventate, bravo vecchio, risponde l'abate, se avra giudizio non
+le sara fatto alcun male, io credo; perche negli occhi vi ha una
+mutazione _secundum esse_ spirituale, come dice quel santo padre di
+Aristotile, e gli occhi di lei...
+
+--Spero in Dio che cosi avvenga, lo interrompe il castellano; mi ci
+era affezionato, e mi porti il diavolo se non l'amava come figliuola.
+La si mostrava si buona, si dolce che neppure i martiri, Dio mi
+perdoni! io penso fossero stati piu rassegnati.
+
+L'abate non risponde e resta del capo appoggiato al muro a
+meditare.... Sa il cielo cosa meditasse l'abate di Cluny, perche da
+tutti allora veniva riputato mago, a causa della indefinibile sua
+sapienza nei misteri dalla filosofia greca e dei rabini ebrei. Eppure
+oggi l'abate di Cluny e uno dei santi meglio constituiti del cielo!
+Come la sapevan lunga quegli uomini dei tempi di mezzo!
+
+L'altro intanto, appena ebbe chiusa la porta, si svolse dal mantello e
+penetro nelle stanze riposte.
+
+Quel piccolo appartamento era addobbato col maggior lusso che allora
+si conoscesse. Vi era un salotto, col soppalco a legno intagliato e le
+mura coperte di cordovano a rosoni d'oro. Vi era un tavolo di frassino
+incrostato di avorio e di laminuzze di argento niellato, e grossi
+sgabelli di noce intagliati a sfingi, girigori e lacci aggroppati. Vi
+erano infine guastade di fiori ed una giga. Fra queste ed altre
+minuterie femminili pero dominavano, appesi a' zoccoli e su pei
+tavoli, ogni maniera di attrezzi da guerra, lucenti, ricchi, ed in
+parecchi luoghi rintuzzati, si che attestavano non avere appartenuto a
+poltrone. Piu dentro poi, un letto coverto di un cielo di dommaschi
+paglini con grosse nappe che ne fermavano le bandinelle alle colonne
+attortigliate di noce brunito, un inginochiatoio con un libro di ore
+brutalmente alluminato, aperto, ed uno stipo capriccioso di forma,
+intarsiato di tasso a figure mostruose e fiori, su di cui una lamina
+di ossidiana forbita onde servire da specchio, e pettini, e
+calamistri, e vai, e fiori, ed un pugnaletto sottile come grosso
+spillo, e delle fiale che potevano contenere forse della nanfa, piu
+probabilmente veleni. Presso ad una finestra infine sedeva giovane
+donna, neglettamente e semplicemente vestita tutta di bruno, ed
+assorta a contemplare il cielo cosi profondamente, che non si avvide
+dell'uomo penetrato di si poca cerimonia nel suo santuario. Il qual
+santuario era, bello e buono, l'appartamento del castellano a lei per
+cortese affetto o per compassione ceduto. Il nuovo venuto gira
+lentissimamente intorno lo sguardo, poi aggronda e dice:
+
+--Quante morbidezze!
+
+A quella voce la donna si volge, gitta forte un grido, e retrocedendo
+fino al davanzale e tutta rannicchiandosi nella persona, convulsa e
+tremante sclama:
+
+--Ildebrando!
+
+All'esclamazione di entrambi succede un momento di silenzio.
+Finalmente l'uomo soggiunse:
+
+--Per lo appunto, Ildebrando. Vi fo forse paura, Alberada?
+
+--Paura no, mormora colei levandosi ritta, riprendendo con uno sforzo
+di volonta tutta la sua dignita e spezzando il fascino, donde in sulle
+prime il rossigno sguardo di quell'uomo l'aveva avvinta. Paura no,
+ribrezzo.
+
+--Ah! e per qual ragione, madonna? Imperocche, da quanto io mi sappia,
+giammai scortesia avete ricevuto da me.
+
+--Sara vero, messere, rispose ingenuamente colei, ma io veggo nella
+vostra persona qualche cosa di sinistro, ed ogni qual volta mi sono
+abbattuta in voi, sempre sventura novella mi colpi. Voi siete il
+demonio attaccato ai passi miei.
+
+--Ah! siete dunque anche eretica, Alberada, per credere l'uomo
+subordinato a due geni come i Manichei. Male, male, figliuola mia.
+
+--Insomma, messere, usatemi la cortesia di dirmi cosa cercate da me.
+Voi, per fermo, non venite che per annunziarmi la morte. V'incontrai
+nel castello di mio padre a Cariati, e scene di sangue lo funestarono.
+V'incontrai nel castello di mio marito a Melfi, e da lui fui
+ripudiata. V'incontrai a Montecasino, ed ecco che mi avete rilegata in
+una tomba, disgiunta dall'universo, priva di liberta. Sollecitatevi,
+profferite la sentenza che avete fatta decretare da Alessandro II; a
+me sara sollievo maggiore la morte anzi che questa spasmodica
+prigionia.
+
+--Tanto presto volete morire, Alberada? susurra Ildebrando con accento
+tristo e sospirando. Se la vita e un tribolo per voi, ricordatevi che
+ogni tribolo ha pure le sue rose, ogni notte le sue stelle. Ma
+mettiamo da banda cio, e statemi bene ad udire, che d'uopo ne avete
+assai.
+
+--Sia. Tenetevi dunque lontano da me, e favellate.
+
+--Io vi fo raccapriccio, Alberada? Ebbene ascoltatemi. Io voglio
+sollevare per un istante un velo che solo un uomo sollevo altra volta
+sotto suggello di confessione. Ma queste sono le ultime parole che
+l'uomo vecchio rivelano in me, sono gli ultimi aneliti che ricordano
+Ildebrando, la pagina estrema di un racconto che dovra essere
+dimenticato, che i posteri dovranno ignorare. Qui finisce la storia
+dell'uomo, per cominciare quella del santo. Non resistermi, Alberada.
+Questo e l'ultimo tentativo di ravvivare una fiaccola gia estinta.
+
+--Vi ascolto, signore, mormora Alberada con voce tremante, vi ascolto
+bene, ma non v'intendo. Solamente mi accorgo che voi, per solito avaro
+di parole e cupo piu delle prigioni di questa Tomba, siete dominato da
+delirio.
+
+--Chi beve il vino s'inebria, chi si caccia nel fuoco si brucia.
+Questo delirio desta in me la vostra presenza. Voi mi fate rivivere a
+memorie, che il di 25 marzo 1073 seppellii con Ildebrando. Sappi
+dunque, Alberada, che io ti ho amata, come giammai donna in terra si
+pote amare di veemenza maggiore.
+
+--Oh! non mi era dunque ingannata io!
+
+--Che? mi avevi forse penetrato tu? Avevi tu forse letto nell'anima
+mia una passione colpevole, un sacrilegio che tante notti insonni mi
+ha fatto trascorrere combattuto dalla volonta e dall'istinto? Di,
+favella per amore di Dio, dimmi se nulla mai ne palesasti ad altro
+uomo, se il tuo sospetto fu anche sospetto d'altrui, se v'ha sulla
+terra altro essere umano, fuori del mio confessore e di te, che sia
+consapevole di tanta mia debolezza? Parla dunque, hai rivelato mai a
+vivente che Ildebrando ti abbia amato?
+
+--No, perche io mi credetti insozzata di codesto vostro amore, io,
+fidanzata di Roberto Guiscardo e figlia dei barone Giselberto
+Squassapostierle. Quella sera che, sul merlato delle torri di Cariati,
+credevate favellarmi dei perigli delle passioni inavvedute, quella
+sera, nel caldo del discorrere, il delirio vi domino come adesso, e mi
+svelaste che mi amavate.
+
+--E tu? tu rivelasti a... a quel demonio di mio fratello il segreto
+fatale?
+
+--No, messere, perche io non favello delle cose che mi tornano ad
+onta.
+
+--Dio sia lodato! la mia debolezza morra qui, sclama Ildebrando
+gittando un sospiro e lasciandosi cadere sur una sedia.
+
+--Morra qui con me! Non e questo che volevate dirmi, Ildebrando?
+
+--Ah! mormora costui meditando la trista interpretazione che Alberada
+aveva data alle sue parole. Con te, dici? Ebbene, si: puo avvenire
+anche cio, Alberada, e puoi anche essere libera, se alla mia volonta
+sarai pieghevole. Perocche io ho fatto sacramento innanzi la persona
+di Cristo, che, da oggi in poi, non vi sara altra volonta sulla terra
+che la mia.
+
+--Audace giuramento, interrompe Alberada.
+
+--Che sara audacemente mantenuto, continua Ildebrando. Si, Alberada,
+io ti ho amata, e quanta sciagura da questa passione mi fosse tornata,
+io dirti non potrei senza farti tutta raccapricciare novellamente. Io
+non aveva amato alcuno. Io non aveva conosciuta mia madre, che
+pochissimo, mio padre poco ancora ed aspro. Io insomma, mi era veduto
+isolato nei chiostri fanciullo. Io aveva udito predicarmi tutto di,
+sotto pena di peccato, di segregarmi dal mondo e dalle sue passioni;
+avevo dovuto interdirmi ogni affetto tenero, ogni moto di sensibilita.
+Io avevo dovuto in ogni essere a me somigliante considerare un nemico
+che studiava trascinarmi all'inferno, in ogni desiderio un peccato.
+Sulla terra io non doveva vedere che me, e fuori di me Iddio. Ora, a
+Dio la fantasia indocile ed irritata dalle meditazioni cercava dare
+un'esistenza, una forma--e sempre gli dava quella di una donna! Cosi,
+una figura svelta, bianca, diafana, l'occhio azzurro soavissimo, la
+persona gentile, aereggiante in un velo di pudore e di candidezza, una
+forma come era la tua, Alberada, come eri tu nel castello del padre
+tuo. Ah! che la effigie piu degna di rappresentare Iddio e quella
+della donna!
+
+--E voi siete prete e cardinale?
+
+--Io sono uomo, Alberada; Dio mi fe' uomo. E questa imagine ostinata
+della donna mi veniva sempre avanti nelle meditazioni, m'isprava nelle
+preghiere, mi apriva il cielo, m'indorava di luce la vita, mi
+travagliava nei sogni. Questa figura trovai in te; e ti amai, e mi
+lasciai trascinare interiormente a quel precipizio come chi e preso
+dalla vertigine. Seppi pero dominarmi, o almeno il credetti, poiche tu
+mi dici che il segreto periglioso mi scappo pure dalle labbra. Ora non
+se ne parli piu. Fu un momento d'aberrazione che con molte lagrime ho
+pianto poi; fu una colpa che di pena terribile ho pagata. Non se ne
+parli piu, e guai, Alberada, guai a te, guai a colui cui questo tristo
+segreto fosse svelato. Io vivo oramai nell'avvenire: il passato mi fa
+orrore.
+
+--Se gli e questo tutto quel che richiedete da me, messere, la vostra
+volonta sara fatta. Codesta vostra passione non usci mai dalla mia
+bocca, ne uscira, perciocche, certo, io non ho di che vantarmene.
+
+--Forse che si, forse troppo, riprende Ildebrando sollevando
+fieramente la testa ed alzandosi. Ma io credo di essermi spiegato
+abbastanza. Qui si snebbi dunque la frenesia che la tua vista ha in me
+rinnovellata, e parliamo di altro.
+
+--Meglio cosi.
+
+--Sai tu, perche mi rivedi in questo castello?
+
+--Se non e per venirvi a sollazzare delle sofferenze della vittima, o
+a venirle ad intimare il supplizio, io non saprei perche altro.
+
+--Per salvarti.
+
+Alberada si stringe nelle spalle, volge la testa verso il cielo che le
+mandava un raggio di sole dall'abbaino, e non risponde. Ildebrando
+continua.
+
+--Per rimandarti libera al priore di Lacedonia come messaggiera di
+pace.
+
+--Mio Dio!
+
+--L'ami tu dunque colui?
+
+--E mio marito, checche voi ne pensiate in contrario.
+
+--Taci, non dirlo, grida Ildebrando di voce convulsa digridando. Per
+Gesu, codeste tue parole mi fanno male al cuore, ed io non so se
+giungo a dominarmi. Ascoltami bene, Alberada, e rammenta che il papa
+con una mano rimesta in cielo, con l'altra stringe la terra nel pugno,
+e puo scuoterla, riempirla di sangue, desolarla dove al suo volere non
+pieghi, e che chi il papa tradisce, muore della morte dei traditori
+dentro l'anno.
+
+" Orbene, continua Ildebrando, tu dunque devi recarti al priore di
+Lacedonia. Se Ildebrando l'odiava, il papa gli ha perdonato e seco
+vuole riconciliarsi. Egli ti aveva mandata a me a Montecasino,
+confidando nella tua mediazione, perche lo salvassi. Mal non si
+appose, perche io col tuo mezzo, e col tuo mezzo solamente, voglio e
+posso salvarlo. Che fiducioso torni a me. Non chiedo neppure che mi
+domandi perdono dappoiche gia, per volere di Dio, lo perdonai. Egli
+non avra limite nel mio amore. E priore di Lacedonia per dono di
+Enrico imperatore; per volere del papa sara arcivescovo di Ravenna,
+che adesso appunto quel bravo prelato e morto.
+
+--Ma il vescovado di Ravenna provvede pure l'imperatore.
+
+--Donna, figgiti bene nella mente che sulla terra non v'ha piu oggimai
+che un potere, e questo e quello del pontefice; che sulla terra non
+v'ha piu che un nome, e questo e quello del papa. Un altro ordine di
+cose e cominciato. I vescovadi, i troni non esistono che nel pugno del
+papa. Egli li da, egli li toglie. Dirai adunque a quel priore che
+lasci la scellerata vita che ha condotta finora, che abbandoni le
+bandiere dell'Amalacita Guiscardo, e torni a me.
+
+--Ma.... interrompe Alberada.
+
+--Ascolta, continua Ildebrando. Ti mandero in oratore a Salerno con
+l'abate di Cluny. Cola troverai destro abboccarti con Guiberto, perche
+mettero ordine al principe Gisulfo comprare la pace a qualsiasi
+condizione, cosi Guiberto non manchera neppure ai patti del duca di
+Puglia e di Calabria. Io non voglio che sia disonorato colui cui penso
+fare mio ornamento. Tu dunque spiegherai tutte le seduzioni, tutto il
+potere che egli in te riconosce e sente fatalmente, perche Guiberto
+ritorni a me. Con lui riederai anche tu, cui non preparo minori
+dovizie di grandezze e di glorie. Io insomma non segno limite alle
+vostre ambizioni, se nella mia carita e nella mia affezione riporrete
+fiducia....
+
+--E se si verificasse il contrario?
+
+--Ah! se si verificasse il contrario? mormora Ildebrando pensieroso.
+Innanzi tutto, vuoi tu incaricarti della missione?
+
+--Innanzi tutto giuratemi, Ildebrando, che male alcuno non verra a
+Guiberto se aggiustera fede alle mie parole.
+
+--Donna incredula! non ti basta la mia parola?
+
+--No, voglio il vostro giuramento. E, se debbo confessare il vero,
+neppure su questo ho piena credenza. Dappoiche voi che avete facolta
+di mandare la gente all'inferno ed al paradiso secondo vi torna,
+sapete come sciogliervi di un giuramento, se vi piacesse non
+attenerlo.
+
+--Tu sei un'empia assolutamente. Le parole di Guiberto hanno
+fruttificato in te. Ma, come tu vuoi, giuro che a Guiberto non verra
+male.
+
+--Giuro, giuro... di grazia, messere, per cui giurate voi?
+
+--Per i santi, per Gesu, per la Vergine, per tutto il paradiso.
+
+Alberada conserva il silenzio come aspettasse altro e fissa gli occhi
+su Ildebrando quasi col suo limpido sguardo cercasse penetrarlo
+nell'anima. Ildebrando resta calmo e mutulo. Ed Alberada soggiunge:
+
+--Sta bene, adesso vi dico che assumo l'impresa, e che mettero ogni
+mia sollecitudine perche Guiberto si concili con voi e con la Chiesa.
+
+--Cio non mi basta, riprende Ildebrando, mi e d'uopo che tu giuri
+altresi sull'ostia consacrata il giorno di Pasqua, chiusa in questa
+reliquia, che se Guiberto non ascolta le tue parole o non crede alle
+mie promesse, tu tornerai a me; che se egli vorra per forza ritenerti
+tu gli sfuggirai; e che se non avrai mezzo a sfuggirgli, eleggerai
+piuttosto darti morte, che mancare al giuramento di qui rivenire.
+
+Alberada rimane perplessa un momento, pensando la terribile promessa
+che a lei si richiedeva, poi dimanda:
+
+--E tornando che cosa mi si riserba, messere?
+
+Ildebrando rista un istante e risponde:
+
+--La morte.
+
+--Bene sta, sclama Alberada, purche sia una morte sollecita, una morte
+senza infamia e vereconda, io giuro.
+
+--Una morte sollecita, senza infamia, senza oltraggio.
+
+--Io giuro dunque, continua Alberada cadendo in ginocchio, giuro su
+questa sant'ostia che chiude il corpo di Nostro Signore, giuro di
+adoperarmi tutta per indurre la conciliazione tra voi ed il priore di
+Lacedonia, o di ritornare qui se la mia commissione, per qualsiasi
+evento, non riesca, o di non toccar cibo per trenta giorni, fuori
+della comunione, se vorra ritenermi per forza. E se spergiuro, possano
+i demoni impossessarsi di me e menarmi senza posa pei quattro venti
+della terra, come Malco che diede lo schiaffo al signor nostro Gesu
+Cristo.
+
+--Amen, risponde Ildebrando tutto radiante di gioia, seguimi adesso.
+
+E si dicendo si avvia, apre l'uscio senza curare di ravvilupparsi nel
+mantello, ed esce.
+
+Il castellano, che stava fuori a guardare la porta, al vederlo
+retrocede di un passo, ed abbassa gli occhi. Ildebrando gli ordina:
+
+--Al compiuto imbrunirsi della notte voi stesso, uomo misericordioso,
+guiderete a palazzo questa donna avvolta in cappa di frate
+benedettino. Imparate pero ad interpretar meglio i nostri ordini per
+l'avvenire, ed a compierli giusta la nostra intenzione.
+
+--Santo padre, _benedicite_; e mi porti il diavo.... perdono.... sara
+fatto il vostro volere.
+
+--Santo padre!! sclama Alberada sbalordita, e resta fisa ed immobile a
+guardare Ildebrando, che seguito dall'abate di Cluny si allontanava.
+
+Ildebrando era divenuto Gregorio VII.
+
+
+
+
+III.
+
+ARISTOD. Or che n'e tempo
+ Assicuriamci e ragioniam di pace.
+
+LIS. E l'accettarla e il ricusarla a tutta
+ Tua scelta l'abbandono.
+
+ARIS. Udirne i patti
+ Pria d'ogni altro conviensi.
+
+LIS. Eccoli e brevi.
+ MONTI.
+
+
+I legati dunque che papa Gregorio mandava a Roberto Guiscardo ed al
+principe di Salerno erano Alberada, camuffata della cocolla di frate,
+si che pareva giovanissimo novizio, e l'abate Ugone di Cluny, entrambi
+incaricati di missione diversa. Conciossiache se Alberada ebbe quella
+delicata di ricondurre il priore sotto le leggi della Chiesa ed a
+riconciliamento con Ildebrando, Ugone una piu difficile doveva
+compierne, e nel tempo stesso segreta, per modo che la politica del
+pontefice doveva sentirsi, non dichiararsi di qual si voglia maniera.
+E per vero forse il solo abate di Cluny poteva condurre al fine
+sperato quella bisogna non trovandosi alcuno meglio adatto di lui a
+tal genere di pratiche nella corte del papa. Tuttavia questa e' si
+aveva tolta a malincuore. Poiche aveva compreso bene l'animo ed i
+disegni di Gregorio, avvegnache questi non si fosse con lui aperto, e
+non gli avesse ingiunti i suoi severi ordini che in laconici ed oscuri
+detti, come soleva.
+
+Ugone abate di Cluny, poteva dirsi la piu eccellente pasta d'uomo
+quando arrivava a perder di vista le dottrine di Aristotile. Nei
+filosofemi di costui egli aveva cercato addentrarsi, con una
+perseveranza e con una pazienza da fare spavento, oggi che la piu
+astrusa sapienza si succhia da vasi _sparsi di soavi liquori_.
+Compagnevole poi, motteggiatore, ilare, amico dei piaceri, si faceva
+amare dalle donne, desiderare nelle brigate, dove con venusta
+d'ingegno soleva raccontare aneddoti, miracoli, leggende di santi,
+storie di paladini e di fate, ed avventure occorsegli pei molti suoi
+viaggi. La sola macchia che poteva forse apporglisi era quel suo
+pizzicare un tantino di gioliva comare, quel piccarsi di sapere per
+minuto i fatti altrui. Ma tal difetto gli si menava buono volentieri,
+quando e' ne contava delle cosi saporite a proposito dei pontefici e
+dei principi che allora conducevano Europa. Ugone sapeva vivere bene
+fra tutte le classi; trovava sempre alcuna cosa di piacevole a dire a
+chiunque bazzicava con lui, passava volentieri sui peccatuzzi e sulle
+debolezze di chicchesia, desideroso che alle sue scappatuccie si desse
+pure passata. Non borioso della dignita di abate, nella quale
+eguagliavasi ai piu grossi baroni ed infeudava castelli e terre: coi
+superiori lusingatore non servile, cogl'inferiori caritatevole e
+blando. In una parola Ugone coglieva il buono ed il piacevole dei suoi
+tempi difficili; alle tristizie non s'inchinava, ma non si ribellava
+neppure, come quel severo uomo di Gregorio VII pratico. La regola
+della condotta di lui chiudevasi in due parole: fare a suo modo, con
+l'orpello dell'onore e del dovere: altrui tollerare.
+
+Questi era Ugone abate di Cluny, quando, uomo come gli altri uomini,
+alla vita terrena intendeva ed alle bisogne di questo mondo. Ma una
+volta sollevato nei bui circoli della metafisica di Aristotile, una
+volta preso ed impaniato in quel sistema--e qualcuno osava
+medesimamente dire che talora l'abate lo facesse a disegno per
+sottrarsi a cose a lui poco grate--una volta tolto in visione allo
+empireo dello Stagirita, Ugone si astraeva per segno che ne le
+miserie, ne le gioie della terra lo toccavano piu, addiventava apata,
+inurbano, disadatto, perdeva ogni avvenenza di maniere, ogni
+attitudine a maneggiare affari, ogni sentimento di cristiano e di
+uomo.
+
+Fortunatamente questi parossismi di alienazione in lui non erano ne
+lunghi, ne spessi. Egli aveva coscienza di quella malattia, che
+malattia bella e buona poteva addimandarsi tal feroce meditazione. Che
+percio ogni mezzo metteva in opera onde distorre la mente da
+lucubrazioni scientifiche. Ed ecco perche amava i piaceri, i piu
+delicati ed i piu grossolani; usava le corti; accettava ambascerie;
+cercava la compagnia delle dame; banchettava lautamente; impazziva
+dietro a cacce ed a giullari; correva ai passi d'armi ed ai giudizi di
+Dio, dotto mastro in decidere di colpi di daghe e di levate di falchi;
+nutriva grossa corte di alani, smerigli, cantarini e destrieri. La
+solerzia pero che avvedutamente piaggiatrice e delicata adoperava
+negli affari, faceva si che poco e' si potesse ridurre al beato
+soggiorno di Cluny, cui lo stizzoso s. Pier Damiano, in una sua
+pistola (lib. VI, 4) chiama _orto di delizie fecondo di grazie diverse
+in gigli e rose, compiuto campo del Signore, ubi velut acervus est
+coelestium_. I principi ed i pontefici appellavano Ugone a compositore
+dei loro negozi, lo spiccavano ad oratore per gl'interessi dei loro
+Stati. Ed e' volentieri toglievasi dal sollazzevole soggiorno, e
+viaggi sosteneva e disagi per rendere altrui servigio. Perocche la
+carita non ebbe ultima fra le molte sue virtu.
+
+Cosi che, come il vescovo di Bovino si condusse alla tenda dei legati
+per guidarli al padiglione del duca Roberto, Ugone si volse ad
+Alberada e le disse sotto voce:
+
+--Figliuola, noi abbiamo avuti dal santo pontefice ordini diversi; voi
+quello di ricondurre al bene il priore Guiberto, io quello di metter
+la pace fra i due principi. Pensate quindi a compiere la vostra parte,
+che io faro di sdebitarmi della mia.
+
+--Dio ci secondi, risponde Alberada. E l'abate usci.
+
+Roberto Guiscardo gia lo attendeva. Sotto magnifico padiglione di seta
+di Persia e tela d'India, tolto all'emiro saracino nella conquista di
+Sicilia, aveva fatto rizzare un trono coperto di velluto di Venezia
+colore azzurro riccamente ornato. Su quel trono egli sedeva, vestito
+del suo manto ducale, robone di colori diversi, lungo fino ai piedi,
+soppannato di ermellino; in testa il berrettino traversalmente cinto
+da zona d'oro, senza raggi, ornata di gemme--che era appunto la corona
+di duca; l'anello al dito; la spada al fianco. Parte dei suoi dodici
+conti, e dei suoi capitani, rifulgenti d'armi e la testa scoverta,
+stavano in piedi nella tenda. A fianco al duca, sovra sgabello piu
+basso, sedeva Sigelgaita, cui nessuno distintivo di femmina avrebbe
+contrassegnata, se non fosse stato dal bel giacco di maglia, intessuto
+di anelletti di oro e di argento, che la, sul petto, le si arrotondava
+di graziosa maniera, e dalle chiome inanellate che nudriva piu lunghe
+degli altri--quantunque le donne longobarde vergini usassero portare
+intere le chiome e le tagliassero maritate. Ai piedi della sedia
+ducale stava un paggetto di forse dodici anni, nei cui turchini
+sguardi ben leggevasi quella scaltrezza prudente e vigorosa che in
+tanta fama lo torno poi, e tanto alto le levo. Questi era Boemondo,
+piu tardi principe d'Antiochia, figlio di Alberada e di Roberto.
+
+All'avvicinarsi dell'abate, Roberto gli fece grazioso saluto e lo
+invito a sedere. Ugone si reco a baciare la mano della duchessa, e
+s'inchino prima al duca poi ai baroni che cosi pomposa corte gli
+componevano. Indi presento la lettera del papa. E Roberto la prese
+dalle mani di lui e la passo al vescovo di Bovino, il quale lesse a
+voce alta e sonora:
+
+" Gregorio VII, Pontefice massimo, _servus servorum Dei_, a Roberto
+Guiscardo duca di Puglia, Calabria e Sicilia salute ed apostolica
+benedizione, se vorra meritarsela.
+
+" Sappiate, signore e figliuolo, che abbiamo date nostre lettere
+credenziali ad Ugone abate di Cluny, il quale ve le presentera: e lo
+abbiamo altresi investito di poteri quanti bastano perche voi possiate
+con lui trattare sovra tutte le cose che egli esporra. E con cio siate
+sicuro che noi ci obblighiamo a tener per buono e valevole
+qualsivoglia accordo verra fatto tra voi, e che ci compiaceremo molto
+se ai nostri consigli darete fede e compimento. Vi mandiamo intanto la
+nostra apostolica benedizione, e vi esortiamo a rendervene sempre piu
+degno per l'avvenire ".
+
+ Datum Romae, sub annulo piscatoris, Postridie nonas iunii anni MLXXV.
+
+--Bene sta, ser abate, disse Roberto, vi riconosciamo per legato del
+pontefice, ed investito di tutte facolta di trattar con noi. Ma, se
+Dio vi guarda, messere, noi non sappiamo di che cosa voi venghiate ad
+interessarci per parte del santo pontefice.
+
+--Sono bene per dirvelo, messer duca, risponde Ugone, dove vogliate
+usarmi la cortesia di ascoltare.
+
+--Favellate dunque, riprende Roberto, staremo attenti ad udirvi.
+
+--Eccomi, continua l'abbate. L'animo del pontefice e vivamente
+commosso delle dissenzioni che spingono l'un contro l'altro il
+principe Gisulfo II vostro cognato e vostra magnificenza.
+
+--Ah! gli e questo giusto il tribolo che molesta il santo padre? Me lo
+aveva figurato di gia. Tirate avanti.
+
+--Questo per lo appunto, messer duca, perche Gregorio VII, come padre
+e capo della cristianita, deve acerbamente soffrire che i figliuoli
+della sua famiglia si accapiglino con si poca carita e si uccidano
+senza misericordia.
+
+--Ma il santo pontefice dovrebbe pure sapere.......
+
+--Con la vostra sopportazione, monsignore, egli sa tutto. Sa di quale
+brutale maniera il principe Gisulfo accogliesse le vostre pratiche di
+mediazione a pro degli Amalfitani a Montecassino; quale invereconda
+risposta vi mandasse; come foste provocato alle ostilita senza motivo.
+Il beato padre sa come voi con blandi modi piu volte sollecitaste la
+pace ed intelaste primo gli accordi onde calmare Gisulfo. Sa come
+questi accogliesse male le mediazioni di pace dell'abate Desiderio di
+Montecassino e del principe di Capua; come borioso facesse ingiuria
+alla vostra persona con parole, e disprezzasse la vostra amicizia.
+Insomma il pontefice sa tutto.....
+
+--Tutto cio che voi avreste dovuto restarvi dal dire, l'interrompe
+superbamente Sigelgaita, ricordando, ser abate, che favellavate avanti
+di noi--di noi sorella del principe Gisulfo II di Salerno.
+
+--Le domando merce, madonna, se commisi la sbadataggine di
+dispiacerle, peritoso risponde l'abate inchinando la duchessa,
+perocche la sensazione, giusta le dottrine dell'apostolo Aristotile, e
+una potenza passiva cangiata dagli oggetti esterni; ed io aveva
+perduto di vista che ella e sorella del principe. Ma non voglia pero,
+bella duchessa, punirmene col negarsi di afforzare le mie parole di
+pace tra monsignore suo marito ed il principe; da poiche vado sicuro
+che entrambi non saprebbero resistere ai voleri della piu bella e
+valorosa dama di cristianita.
+
+La duchessa pianta fitti gli occhi addosso all'abate per comprendere
+netto il valore di quello scipito complimento, e tace. Roberto
+risponde:
+
+--Giacche dunque il santo padre conosce come noi fossimo stati tirati
+pei capelli a questa guerra, perche piuttosto a noi si dirige che al
+principe?
+
+--Si dirige innanzi a voi, messer duca, sapendovi tanto meglio
+inchinevole agli accomodamenti quanto mal volentieri vi recaste a
+queste ostilita: ed inoltre, perche da voi debbonsi cominciare le
+pratiche con accordare tre giorni o quattro di tregua, a principiare
+da domani, onde noi potessimo penetrare nella citta e dar iniziamento
+ai negoziati. Infine, perche voi pel primo dovete dettare a quali
+condizioni consentite togliere l'assedio dalla citta e ristabilire la
+pace.
+
+--Avete ragione, messer abate. Il papa ha calcolato da accorto uomo
+mandandovi a noi primamente. Bene sta. Noi dunque accordiamo la tregua
+dimandata; quantunque tutto avessimo disposto onde tormentare di tale
+assalto le omai poco solide mura, che non sapremmo se avessero ancora
+potuto reggere all'aspro travaglio. I patti poi della tolta
+dell'assedio saranno i seguenti--Monsignor di Bovino, soggiunge
+Guiscardo volgendosi a costui, datevi la pena di scriverli, perche
+sbaglio non cada ne sulla validita di essi, ne sulle nostre
+intenzioni, che per nulla mai verranno mutate.
+
+Ed il vescovo di Bovino essendosi messo sul punto di scrivere ad un
+bel tavolo di larice intarsiato di avorio che occupava il mezzo del
+padiglione, Roberto a voce ferma ed alta detto:
+
+1. La citta di Salerno sara messa a nostra discrezione unitamente alla
+sua rocca, senza che i cittadini ne tolgano cosa, e demoliscano
+pietra.
+
+2. I cittadini consegneranno tutte le loro armi offensive, dal
+verrettone alla lancia, dal pugnale alla spada, sotto pena di essere
+condannato alla gleba chiunque alcuna di queste armi nascondesse.
+
+3. Tutte le terre del principato di Salerno con borgate e castella
+passeranno sotto il dominio normanno, ai cui signori saranno pagati
+censi e livelli qual si trovano stabiliti dai padroni longobardi,
+salvo i mutamenti da farci.
+
+4. Il principe Gisulfo II abdichera in favore di Roberto Guiscardo il
+principato di Salerno, e, spoglio di ogni divisa, nelle mani di lui si
+andra a collocare in piena dedizione, unitamente a tutti gli altri
+membri di sua famiglia e di sua corte, dei magistrati della citta e
+dell'arcivescovo.
+
+5. Infine....
+
+--Ma, messer duca, lo interrompe Sigelgaita, cosa mai di peggiore
+potrebbe toccare al fratel mio se la sua sorte commettesse alla
+fortuna delle armi?
+
+--Cosa potrebbe toccargli? Uditeci bene, madonna, e voi altresi Ugone
+abate di Cluny; perche gli e bisognevole che voi sappiate la nostra
+volonta pienamente. Se la citta ed il principe di Salerno si ostinano
+a tenerci occupati a questo assedio, noi facciamo sacramento che di
+qui non muoveremo se non quando non ci restera piu una mazza d'armi
+per percuotere le mura, un pugnale per uccidere i nostri nemici. E
+quando, col favore di monsignor Gesu Cristo e del santo barone del
+Gargano--cui facciam voto di offrire due candellieri d'oro del peso di
+venti libre--quando abbiamo presa la citta, questa sara data prima per
+otto giorni a saccheggiare ai soldati, poi bruciata tutta, ed il suo
+suolo arato e seminato di sale. I cittadini verranno lasciati alla
+taglia ed alla libidine dei soldati in loro piena discrezione di
+ucciderli o farli schiavi, di tenerli seco o venderli ai corsari di
+Africa. Il principe Gisulfo infine, e coloro della sua corte e della
+sua famiglia, a noi arrendendosi, saranno mandati a purgare le loro
+peccata in qualche chiostro; togliendo noi la citta di assalto,
+verranno tutti sgozzati come animali immondi, ed appesi dai piedi ai
+residui merli delle mura. Questo e il pensamento che noi facciamo
+sulla citta di Salerno, sui suoi abitanti, e sul suo principe,
+madonna.
+
+--Della citta e dei cittadini farete come vi aggrada, sclama
+superbamente Sigelgaita: il suo principe poi, messer duca, sa bene
+come i principi disgraziati debbano morire per non cadere in mano dei
+loro nemici. Se egli l'obliasse, io provvederei; e voi, monsignore,
+voi non potreste che insultare il suo cadavere--se io non fossi.
+
+--Tanto meglio per lui e per la sua fama " risponde Roberto
+trascuratamente. " L'ultimo articolo infine che aggiungerete, monsignor
+di Bovino, gli e che, innanzi tratto, affinche non fossero di modo
+alcuno trafugati o nascosti, vogliamo a noi consegnati gli oggetti di
+oro e di argento ed ogni maniera di pietre preziose che nella citta si
+trovano, onde compensare gl'interessi degli Amalfitani nostri alleati,
+pagare delle spese della guerra il principe di Capua ed il priore di
+Lacedonia, ed i soldati soddisfare. Questa e la volonta assoluta ed
+irrevocabile di Roberto, duca di Puglia, di Calabria e di Sicilia.
+
+--Monsignore, mormora dimessamente l'abate di Cluny, io non saprei con
+questi patti quali accordi potessi ottenere.
+
+--Peggio per voi, messere. Non pigliate equivoco pero sulle parole,
+perche noi non diamo, ne dimandiamo accomodamenti, ma leggi--e leggi
+quali piu umane possono dettare i vincitori ai vinti.
+
+--A questo stremo non e ancor giunto mio fratello, messer duca, ripete
+disdegnosa Sigelgaita.
+
+--Se non vi e giunto vi giungera, risponde Roberto pieno di calma. Gli
+e per questo che vorreste dormire meno placidamente le vostre notti,
+madonna, e lasciare ad arrugginire la vostra spada nel fodero?
+
+La duchessa tacque, ma i suoi sguardi scintillavano come quelli della
+tigre.
+
+Rispose l'abate di Cluny:
+
+--Ci siamo intesi, monsignore. Io mi reco nella citta e spero condurre
+le cose a quel termine che debba soddisfare tutti. Solamente prego
+vostra grandezza di accordarmi di poi un momento di colloquio segreto,
+di cui forse abbisognero, per favori di che io, abate di Cluny, debbo
+particolarmente supplicarvi.
+
+--Il vostro volere si fara.
+
+E si dicendo il duca si alzava, e il parlamento finiva.
+
+
+
+
+IV.
+
+ Tebani, ei grida in suon tremendo, Argivi,
+ Dal reo furor cessate. Armati in campo
+ Prodighi a nostro pro del sangue vostro
+ Scendeste voi: fine alla pugna ingiusta
+ Porrem noi stessi, in faccia vostra, in questo
+ Campo di morte.
+ ALFIERI--_Polinice_.
+
+
+Io non saprei propriamente dire di quale piglio l'iracondo e superbo
+principe Gisulfo accogliesse le dure proposizioni del duca Roberto.
+Basti sapere che manco poco i legati, perocche Alberada aveva seguito
+l'abate, non avessero a patire di quei crudeli sgarbi che il priore di
+Lacedonia, a barba del dritto delle genti, usava fare ad oratori
+impertinenti e malaccetti. Fu loro salvaguardia la lettera che papa
+Gregorio a Gisulfo mandava, onde comandargli che ad accordi qualsiansi
+discendesse; da poiche egli dava sua parola che tutto avrebbe regolato
+in seguito con equita e prudenza, se allora gli era forza piegare alle
+circostanze. E se Gisulfo non trascese, e' fu altresi perche egli
+aveva spiccati oratori al pontefice a fin d'indurlo a intramezzarsi
+con Roberto per la pace o a soccorrerlo di modo qualunque. Acerbamente
+non per tanto rispose, ed ogni proposta rigetto come infame. Ugone non
+si scoro ai primi urti che terribili anch'egli aveva preveduti da un
+carattere focoso e fiero. Comincio quindi per dargli ragione, per
+piaggiarlo; fini con ridurlo ad una considerazione chiara sullo stato
+della citta, spoverita di viveri e di coraggio, e su quello dei suoi
+soldati, mancanti d'armi e pochi di numero. E Gisulfo convenia sopra
+tutto. Pero quando gli accennava di rendersi, e' si ribellava ad ogni
+ragione, ogni patto, anche modesto ed onorevole, rifiutava. In guisa
+che l'abate disgustato stava quasi per desistere dall'impresa,
+allorche un mezzo gli sovvenne, decoroso e non fabbro di ruine.
+
+--E non vorreste voi dunque, monsignore, disse l'abate, non
+condiscendereste voi che questa lite si decidesse per giudizio di Dio?
+
+--Vale a dire? dimanda Gisulfo.
+
+--Vale a dire che, in lizza chiusa, uno o piu campioni longobardi
+contro uno o piu campioni normanni definissero la bisogna. Se i
+Normanni avessero la fortuna di vincere, la citta sarebbe loro
+consegnata, senza piu armeggiare, nella maniera stessa che se
+l'avessero levata di assalto: se vincessero i Longobardi, come io ho
+fiducia nella misericordia dei santi, l'assedio sarebbe tolto e tutto
+restituito alla calma prima che tra la grandezza vostra ed il duca
+Roberto esisteva. E con tal fatto gran numero di vite sarebbe
+risparmiato, la citta non manomessa, e forse tutto alla meglio
+aggiustato.
+
+--Il consiglio e piu da cristiano che da guerriero. Mi piace pero,
+sebbene nessun riguardo dovrei usare a cittadini vigliacchi, i quali
+le loro sostanze e le loro vite non sanno tutelare. Pure non sono
+alieno dall'assentirvi. Cosa dunque ne pensate voi miei baroni?
+
+Ed un giovane, uscendo dal gruppo dei cortigiani e capitani di
+Gisulfo, parlo:
+
+--Monsignore, con la permissione vostra e dei bravi signori che mi
+ascoltano, io porto avviso che e' sarebbe meglio domandar prima come
+di tal proposta intenda Roberto Guiscardo.
+
+--Bene detto, principe Baccelardo, risponde Gisulfo. Ritornate dunque
+al campo del Guiscardo, messer abate, e se mai consente che la guerra
+termini per un duello, mandi qui qualche suo cavaliere a distendere
+protocollo dei patti. Il qual cavaliere sara da lui approvigionato di
+poteri pieni per tutto regolare senza ulteriormente consultarlo.
+
+--Parto al momento, monsignore, risponde l'abate.
+
+Infatti, lasciata Alberada nella corte di Gisulfo, al campo ritorna
+immediatamente.
+
+Roberto Guiscardo stette in sulle prime dubbioso alla proposta. Non
+perche fiducia di vittoria non avesse, come che gli fosse noto bella
+copia di valorosi guerrieri trovarsi pure tra i Longobardi; ma perche
+egli serrava in pugno la vittoria in massa con una citta quasi alla
+vigilia della resa. Per una tenzone in campo steccato invece egli
+poteva andar soggetto a cento di quelle fortune avverse, le quali
+solevano capitare anche ai piu prodi, sia per un piede messo in fallo
+dal cavallo, sia per un colpo d'occhio non pronto, sia per una
+considerazione importuna che si ficca nella mente, giusto all'ora di
+maggiore confidenza, energia ed oblianza del mondo esterno, sia in
+fine per effetto di qualche talismano sulla persona o sul corridore
+del cavaliere, distrutto dalla benedizione del sacerdote, non tolto
+dal giuramento del campione. Ma infine, perche rifiutare il duello e'
+sarebbe valso la confessione che nel suo campo non pugnavano cavalieri
+da stare propriamente a fronte ai cavalieri longobardi, Roberto
+accetto--nel suo pensiero risoluto di battersi egli in persona, come
+colui che della cosa piu vivamente interessava. Chiamo percio a
+consiglio i suoi conti ed i suoi baroni, i quali unitamente a lui
+avevano dritto a deliberare sulle cose della nazione, si fe' venire il
+priore Guiberto, e dopo aver seco lui lungamente favellato in segreto,
+lo forni per iscritto di piena potenza nelle convenzioni pel duello,
+ed al principe lo mando unitamente all'abate.
+
+Lunga, viva, tumultuosa divampo la discussione che tra il principe
+Gisulfo, que' della sua corte, ed il priore Guiberto si apri. Non vi
+era via di convenire del luogo dove il combattimento si sarebbe
+tenuto, perche ciascuna delle parti lo voleva in terra dipendente
+della sua giurisdizione per tema di tradimento; non si volevano
+accettare patti gravosi da niuno dei due partiti, in caso di perdita;
+non si sapeva decidere ne del numero dei campioni che avrebbero
+combattuto, perche molte sfide antecedenti erano pronte e precedute;
+ne del numero di coloro che li avrebbero accompagnati alla lizza per
+la sicurezza ed il mantenimento dell'ordine. Uno cercava trappolar
+l'altro lasciando o chiedendo patti per sottrarsi alla promessa,
+soccombendo. Ciascuno intendeva regolare a suo modo le condizioni
+della pugna, e voleva giudici e marescialli di campo il di cui favore
+si sapeva d'innanzi. In somma avrebbero ambedue bramato dar la legge a
+proprio talento.
+
+E l'abate, distribuendo torti e ragioni ora all'uno ora all'altro,
+sceglieva un equo mezzo in ogni articolo, alla cui ragionevolezza
+dovevano infine entrambi star sodi. E per tal modo si venne a fine di
+compilare lungo protocollo, di cui facciamo grazia alle nostre
+leggitrici, segnato da Gisulfo e da Guiberto come commissario di
+Guiscardo, e da ambo i legati del papa. Ma come i patti che tutte le
+possibilita prevedevano--ed in quei tempi di buona fede e mica
+cavillosi e casisti come i moderni era facile--come i patti furono
+stabiliti, messo da banda il priore, altra discussione tra i guerrieri
+di Gisulfo comincio.
+
+Il campione doveva essere uno solo. Chi sarebbe stato costui?
+
+Il principe Gisulfo, come il lione che si arrogava tutte le parti,
+voleva essere egli stesso, perche lo piu interessato. Il fratello di
+lui, Rainulfo, per affetto glielo contrastava, dichiarando, male stare
+che allo Stato si togliesse il capo, avventurandolo a tanto periglio,
+ma che, meglio a lui si addiceva, inspirato da eguale passione,
+doveroso di battersi con pari vigore. Baccelardo protestava altamente
+che giammai, per qualsiasi mezzo, avrebbe sopportato in pace che altri
+gli avesse messo avanti il piede, dove trattavasi di torre vendetta di
+Guiscardo e dei seguaci di lui; ch'egli avrebbe suscitati tumulti, si
+sarebbe scagliato nel campo da forsennato, insomma che, ad ogni modo,
+o avrebbe combattuto egli stesso ovvero il duello, per quanto era in
+lui, non sarebbe avvenuto. Altri baroni adducevano altre
+considerazioni e pretese onde ottenere la preferenza. In una parola,
+nella corte facevasi matto baccano, e poco mancava non si venisse ai
+pugnali.
+
+Allora l'abate, che aveva assunta la parte di Nestore in quel
+consiglio di furibondi, sentenzio
+
+--Principe, baroni, trovo buone le ragioni di ciascuno, lodo la
+generosa indole di tutti, che vorreste cogliere tanta nobile occasione
+per far mostra di valore e di carita di patria. Ma non e questo il
+lato della quistione che debbasi esaminare. Di che si tratta qui, miei
+signori? Si tratta di vincere il campione nemico per liberarvi della
+guerra. Si tratta di vincere il piu prode tra i prodi Normanni, che al
+piu prode dei prodi Longobardi verra opposto. Ora, se Iddio vi aiuta,
+io dimando, castellani, come e dunque che la prodezza si mostra? Con
+le parole ardite, mai no: perche di parole temerarie abbondano anche
+meglio i piu vigliacchi. Coi fatti dunque si debbe provare la
+valentia, ed ai fatti io vi appello.
+
+--Ed in che modo? dimanda Gisulfo che stava attento ed impaziente ad
+udire.
+
+--In che modo? continua l'abate, eccolo. Quanti siete che volete
+essere i Curiazii di Salerno? Poniamo dieci. Ebbene questi dieci si
+disputino fra loro chi debbe affrontare il nemico.
+
+--Ci uccideremo tutti, rispose sorridendo Baccelardo.
+
+--Con vostra licenza, bel cavaliere, mai no. Io non consiglio che con
+le armi ciascun di voi faccia prova di sua gagliardia, ma per altro
+mezzo qualunque, e tale che e' credera piu acconcio, e che noi
+giudicheremo assai valido. C'intendiamo?
+
+--Si bene, messere abate, sclamo Baccelardo. Voi pero non potete
+sapere che non sempre la forza decide della prodezza di un guerriero,
+ma piu sovente ancora la destrezza. Ed infine, gli e con le armi che
+noi dobbiamo batterci, non coi sorgozzoni o col randello, come pare
+che la sapienza vostra voglia accennare.
+
+--Voi parlate da scaltro mastro di guerra, bel cavaliere, soggiunge
+l'abate. Io pero di lunga sperienza so pure, ed ho inteso dire dalle
+migliori lance d'Europa per le corti che ho frequentate, che giammai
+forte ed accorto cavaliere cedette campo a cavaliere piu destro e piu
+debole. E codesta fortezza e prudenza io vorrei che si mettesse a
+bilancia in una lizza.
+
+L'abate aveva forse torto; pero il suo consiglio prevalse e si propose
+pel domani tal pruova singolare.
+
+Il priore di Lacedonia, avvegnache la sua missione fosse compiuta, non
+torno al campo: sia perche fosse vago di assistere a quel saggio di
+vigoria--ed al principe Gisulfo non dispiaceva che si forte ed inteso
+guerriero dell'oste contraria vedesse un po' quali uomini essi
+avessero ad affrontare, e se non giungesse fino a paventarli li
+ammirasse--sia perche sotto il cappuccio di uno dei legati a Guiberto
+era sembrato di scorgere alcuni tratti che ad Alberada somigliavano.
+Resto quindi, proponendosi recar domani a Guiscardo, in una col
+protocollo dei patti, il nome del campione.
+
+
+
+
+V.
+
+ ATAL. Ah! je suis de son sort moins instruite que vous
+ Cette esclave le sait.
+
+ ACOMAT. Crains mon juste courroux,
+ Malheureuse; reponds.
+ RACINE--_Bajazet_.
+
+
+Nel punto stesso furono ordinati i preparativi della lizza: e perche i
+patti della tregua erano stati soscritti, molti famigliari uscirono
+dalla citta per provvedere di oggetti opportuni comandati dai loro
+padroni. La quale tregua giovo altresi a Gisulfo onde far provigioni
+per degnamente ospitare i legati del pontefice, cosa che non si
+sarebbe per fermo potuto fare, se la cinta dei soldati normanni
+durava. Perocche lo stremo dei viveri nella citta toccava il colmo, e
+medesimamente la moria dei cittadini. E Gisulfo avrebbe tolto invece
+cedere la piazza che malamente accogliere gli ospiti suoi,
+segnatamente poi che e' conoscevasi da tutti quanto l'abate di Cluny
+fosse amico delle brigate gioiose e morbinoso in fatto di desinari.
+
+Si trascorse dunque lietamente la sera, fra i vini di Diamante e di
+Sant'Eufemia e fra gli ambrati moscadi di Trani, che allora, com'oggi,
+formavano la delizia dei bevoni. La profusione piu pazza si osservo
+nella cena. Perocche con la profusione facevano spanto di loro
+grandezza i Longobardi, dove che i Normanni si piacevano piu della
+delicatezza squisita delle vivande, come piu sobri e da un tempo
+meglio ingentiliti. Non mancarono bardi e buffoni che rallegrassero la
+mensa di canzoni e di motti ora spiritosi ora pungenti, e sempre a
+spese dei convivali, i quali pe' primi ridevano delle facezie. Vi
+furono suonatori di viole, e ciccantoni che occupavano il basso della
+sala, ed ora tutti insieme ora a parte a parte si facevano udire,
+rispondendo eco tumultuosa alle coppe percosse.
+
+I favellari intanto, che placidi e ragionevoli dalla guerra erano
+partiti, senza verun riguardo alle dame principiavano a mutarsi in
+ingiurie alle persone ed in petulanze a causa del lavorio del vino.
+Caddero sul tappeto le discussioni di politica. Perocche la politica
+fu sempre la broda a cui ciascuno si credette in dovere d'intingere il
+proprio biscotto, ed in tutti i tempi il leone morente a cui anche
+l'asino puo scagliare il suo calcio. Si venne dunque a ragionare dei
+torti di Roberto Guiscardo; delle sue brighe col papa; della condotta
+di Gregorio VII; delle pertinaci ostilita di costui col priore di
+Lacedonia; del _placito_ di Montecassino; della sparizione di
+Alberada; del ripudio di costei, e di cento altre di quelle cose che,
+sgominate, inutili, inopportune, scipite, zampillano alle mense,
+quando i liquori slegano lo scilinguagnolo tanto al sapiente che allo
+stupido.
+
+--Ed io sostengo, disse l'arcivescovo di Salerno, che il pontefice ha
+fatto sgozzare Alberada in qualche fondo di chiostro, giusta la
+condanna dei canoni, come colei che violo le leggi claustrali.
+
+--Ma in quali canoni, monsignor riverito, dimanda il priore, ha vostra
+mercede letto di codesta crudele condanna?
+
+--Per il carro di s. Eliseo! voi dunque, ser priore, non avete mai
+studiato nella _Georgica_ di Virgilio:
+
+ Dulce ridentem Lalagen amabo,
+ Dulce loquentem?
+
+Alberada e stata strozzata come il cappone del vassallo a San Martino.
+
+--A proposito, messer abate, chiede Baccelardo ad Ugone di Cluny, non
+sarebbero esse vere le parole di monsignore arcivescovo?
+
+Ugone, che con gli occhi fitti nella sua coppa, quasi dal fondo di
+quella dovesse vedere a pullulare da un istante all'altro qualche
+cosa, si aveva fatto piu volte passar d'innanzi il fiaschetto senza
+toccarlo, alcun poco scosso da Baccelardo, che da un lato gli sedeva
+da presso, risponde come se si risvegliasse subitamente dal sonno:
+
+--Gli e veramente cosi, miei figliuoli: _la materia e cio che non e ne
+chi, ne quanto, ne come, ne niente di cio per cui l'essere e mosso_.
+Non vi sembra chiara l'idea? Non ne siete voi finalmente padroni?
+
+--Codesta e una balorderia, riprende gridando l'arcivescovo, brillo
+piuttosto, se per rispetto alla sua dignita non vogliam dirlo briaco.
+La materia e la materia, come Roberto Guiscardo e un corsaro, e sua
+moglie Sigelgaita una pazza. Figuratevi un tanghero, come codesto buon
+figliuolo di legato che vi siede a fianco, matto abate di Cluny, e che
+becca i cibi come un passero, non beve vino come quel povero papero di
+Gregorio VII, e non parla, come il pievano di Santa Severina a cui una
+meretrice taglio la lingua coi denti; ecco la materia; per la quale:
+
+ Motus doceri, gaudet ionicos
+ Matura virgo, et fingitur artubus
+ Iam nunc, et incestos amores
+ De tenero meditatur ungui.
+ _Quod erat demonstrandum._
+
+--Voi avete mentito come un Lombardo che vende uno smeriglio degli
+Appennini per un falcone d'Arabia puro sangue, grida Gisulfo, voi
+mentite, messer arcivescovo di Salerno, chiamando pazza mia sorella,
+e, se non foste poeta, vi direi improbo o scempio.
+
+--Ed io vi rispondo, messer Gisulfo, sclama l'arcivescovo alzandosi,
+che voi foste dieci volte piu matto di lei quando la sposaste a
+Roberto Guiscardo, che aveva gia in moglie altra bellissima donna, e
+che amava monna Sigelgaita come io amo l'acqua nel vino--e fosse pur
+l'acqua benedetta nel sabato santo.
+
+--Ed io torno a dirvi, becco di un prete, ruggisce il principe
+vinulento anch'esso ed alzandosi del pari, che voi mentite come un
+giudeo, perocche Roberto Guiscardo sposo mia sorella, quando,
+trovandosi parente di Alberada, l'aveva gia ripudiata.
+
+--La ripudio per gelosia,--scappa di bocca all'abate di Cluny, quasi
+non volendo.
+
+Queste sbadate parole furono come il lupo negli armenti, la scintilla
+nella polveriera. Mille voci si levano, un buon numero di commensali
+si alzano rovesciando fiaschetti, doppieri, fiale e bicchieri e da
+tutti i punti si grida: No, no!
+
+--Mai no, mai no, grida il principe con piu veemenza degli altri,
+Roberto ripudio Alberada perche le era parente, perche tra i parenti e
+peccato il matrimonio, perche... perche...
+
+--Per gelosia, replica con fermezza il priore di Lacedonia
+intervenendo a sua volta nel colloquio, per gelosia puerile ed infame;
+dappoiche quella donna tanto oltraggio non meritava. E la colpa e
+vostra, della vostra storditezza, fantastico abate di Cluny.
+
+E cosi parlando, gli occhi fissava sopra Alberada, che, tutta celata
+nel cappuccio a gote, si rannicchiava per tema di non essere scoperta
+da Gisulfo, capace di trascorrere a qualche violenza, ubbriaco come
+trovavasi. Costui pero non ristava dallo strepitare:
+
+--Non e vero, non e mica vero; io non so nulla di codeste storie. Voi
+pure mentite, priore di Lacedonia, al pari di quest'arcivescovo cotto
+come monna. Vi sfido a dimostrarmi che Alberada fu ripudiata per
+gelosia, ovvero a darmi ragione dell'insulto, qui, sul momento, con la
+spada o con la lancia, a piedi o a cavallo.
+
+--Io non temo darvi qualunque ragione, risponde Guiberto, anch'esso
+caldo alcun poco, potrei provarvi con la daga e col pugnale che ho
+detto la verita, che io non soglio mentir mai parlando di quella pura
+donna che mi fu moglie, e che l'infame Ildebrando mi tolse. Ed e ben
+mestieri che sappiate, messer principe, che giammai la sorella vostra
+sarebbe andata a sposa di Guiscardo, se questo smemorato di abate non
+cacciava da' ferravecchi non so quale storia, che giammai avrebbe
+dovuta contare, poiche dessa riassumeva la confessione di due uomini;
+e che, dopo udita quella fatale leggenda, Roberto salto in bestia,
+ricordandosi come Alberada ritrosa lo avesse seguito all'altare.
+
+--Che ritrosia mi contate, continua a sbraitare Gisulfo, cos'e codesta
+ritrosia, cos'era codesta ritrosia; dite tutto, parlate chiaro, qui si
+tratta dell'onore di mia sorella.
+
+--Quella ritrosia, riprende il priore, non era se non pudore e carita
+del padre, cui doveva lasciare a morir deserto e solitario nel
+castello di Cariati. Or quella verecondia interpretando di poco amore,
+o amore per altrui, Roberto, la notte stessa, vi mando per il vescovo
+di Bovino a domandare la mano di vostra sorella, ed all'alba egli pure
+mosse alla volta di qui. Voi sapete poi come, di tutto ignara la
+povera fanciulla, che diciotto anni solamente contava allora Alberada,
+credendo festeggiare gli ospiti di suo marito, molte cortesie
+praticasse a voi ed alla sorella vostra, messer principe, e come
+servendosi alla mensa il pavone, il duca Roberto si alzasse e dicesse:
+Conti e baroni, vi presento la mia novella moglie Sigelgaita sorella
+di monsignor Gisulfo di Salerno, perocche ho gia ripudiata la prima
+moglie Alberada, come quella che fu figliuola di una nipote di mio
+padre.
+
+--Ebbene, ebbene, che cosa vuol dire codesto? gridava Gisulfo, non
+vuol dire forse che era parente? Chi l'oppugna? Chi sostiene che
+Guiscardo fece male? Chi accusa di cio la sorella mia e me?
+
+--Alcuno, riprende il priore, si biasima il modo. Alberada era
+presente. Alberada in contegno tranquillo e rassegnata bacia il suo
+figliuolo Boemondo sulla fronte ed esce. E voi, messer Baccelardo, che
+allora eravate paggio di quella dama e a lei piu che mai caro e
+gradito, voi giuraste, e gittaste sulla tavola, proprio innanzi al
+duca Guiscardo, il vostro guanticino di velluto come pegno da
+sostenere il di che avreste cinto il cingolo della milizia, che
+Alberada era la piu bella donna, e la piu ingiuriata dama di
+cristianita. La duchessa Sigelgaita sorridendo raccolse quel guanto,
+ed attaccatogli un nastro dei suoi capelli, ne fe' dono a Roberto. Ora
+sappiatelo, messer cavaliere, che Roberto ancora lo porta appeso alla
+guaina della sua spada, aspettando che da Baccelardo adulto venga
+riscattato il pegno di Baccelardo fanciullo.
+
+--Ed io giuro a tutti i santi del paradiso, dice Baccelardo, che il
+pegno sara ridomandato, sia che la fortuna mi secondi domani ed io
+sorga campione di Salerno, sia altra volta, prima che scorrano sei
+mesi a contare da oggi.
+
+--Io non so di che parliate, io non so di quali insulsi racconti
+accenniate, ser priore, riprende il principe Gisulfo; io comprendo
+solamente che qui si calunnia l'onore della sorella mia, sposata dal
+Guiscardo per impeto di gelosia, come dite, non per elezione di amore.
+Andiamo, in nome della SS. Trinita e di tutti i santi, io voglio esser
+chiaro di tutto; io voglio udire codesta istoria. Poiche se vero e,
+come e verissimo che voi mentite, io giuro di toglierne tale vendetta
+da passare in esempio per l'avvenire ed insegnare di qual maniera fa
+mestieri parlare di una nobile dama longobarda. Sbrighiamoci. Chi e
+dunque che deve cantarci codesta filastrocca? Non sareste voi per
+avventura, messer abate--messer abate di Cluny?
+
+--Io per l'appunto, monsignore. Ma pregherei vostro valore di farmene
+grazia, da poiche sento venirmi male; o almeno posporla fino a domani.
+Perocche tre sono le condizioni della _forma_, o, per farvi comprender
+netta la dottrina dell'apostolo Aristotile, materia e forma sono
+principio delle cose increate; la materia contiene la possibilita di
+cio che puo ridursi una cosa; la forma porta la cosa possibile
+all'attualita ed all'energia. Ond'e...
+
+--Per la croce di Cristo! scatta su di nuovo Gisulfo, cosa diavolo mi
+state sciorinando di forma e materia, e di sentirvi male e di
+attendere?... Steste voi pure sulle brace come s. Lorenzo,
+favellerete--favellerete sull'istante, e direte la storia per filo e
+per segno, tal quale la contaste a Melfi. Io rispetto gli uomini della
+Chiesa e gli oratori del papa. Pero non avrei ritegno farvi appendere
+ai merli della rocca come un nibbio, e farvi frecciare per tre di, se
+ricusaste darmi pieno ed ampio conto delle impertinenze che costoro si
+sono permesse a spese della famiglia mia, e che altri hanno udite--A
+voi, soggiunge poscia Gisulfo voltandosi verso i coppieri, recate
+un'anfora di vino all'abate, onde si rinfreschi la memoria; e badate
+bene, Ugone di Cluny, che io bevo una brocca d'acqua per dissipare
+ogni tenebra che alla mente avesse potuto portarmi il vino, onde non
+v'immaginiate di uccellarmi. E me e questi signori dovete convincere,
+che tanto voi come il priore di Lacedonia diceste il vero, quando
+dichiaraste Alberada ripudiata per gelosia.
+
+L'abate di Cluny, che gia viaggiava per le regioni del peripato, al
+baccano dei commensali, alle gomitate di Baccelardo, il quale sovente
+gli volgeva la parola sedendogli allato, alle minacce dell'ebro
+principe, in quello stato di tutto capace, torna pienamente in se. Si
+frega la fronte con l'acqua fredda, si passa la mano sugli occhi, e
+levasi un momento da sedere per disperdere affatto ogni nube dal suo
+cervello, poi il principe Gisulfo prega:
+
+--Monsignore, io faro il vostro piacere raccontandovi per minuto i
+fatti: vi bastino questi. Ma dispensatemi svelarvi i nomi delle
+persone. Cio si attacca alla mia coscienza; ed io toglierei meglio
+sperimentare ogni vostra minaccia anzi che palesarvi gl'individui i
+quali mi facevano tal loro confessione, maggiormente poi che costoro
+son uomini che vivono ancora, e da Dio collocati a posti sublimi.
+
+--Sia pure cosi: raccontate.
+
+L'abate si asside e comincia.
+
+
+
+
+VI.
+
+ Elle a voulu sa perte, elle a su m'y forcer;
+ Que l'on me venge. Allons, il n'y faut plus penser.
+ Helas! j'aurais voulu vivre et mourir pour elle;
+ A quoi m'as-tu reduit, epouse criminelle?
+ VOLTAIRE--_Marianne_.
+
+
+--Dovete dunque sapere, mie belle dame, che in una piccola terra di
+Toscana, non ha molti anni, viveva un falegname, povero ma distinto
+per pensieri onesti. Dio aveva confortato il suo letto maritale di due
+figliuoli. Il maggiore, chiamato Cuno, aveva indole, figuratevi!
+tenebrosa e selvaggia come toro non domesticato, carattere altero,
+indomito, e sopra ogni credere ostinato e tenace nel suo proponimento.
+L'altro poi, Goccelino, di otto anni piu giovane di Cuno, era un
+folletto, vispo, franco, sempre vago di piaceri e di armi, generoso e
+liberale come poteva. Perciocche il corpo, giusta le dottrine del
+santo padre Aristotile, prende la qualita dall'elemento che prepondera
+e sovrabbonda; ed in Goccelino sovrabbondava il fuoco che e misto a
+tutti i sentimenti o a nessuno.
+
+--Volete voi si o no lasciar da banda codesto Aristotile, cui nessuno
+conosce fra i principi longobardi o normanni? l'interrompe Gisulfo.
+
+--Egli era greco, esclama semplicemente l'abate. Or bene, questa
+opposizione di carattere dei due figliuoli non e a dirsi se
+contristasse il Bonizone, il quale, uno almeno dei fanciulli,
+destinava per l'arte sua. Ma il primo pensava solo da mane a sera a
+far sgorbi sulla segatura, quasi volesse scrivere. Ed in fatti si
+assicura che un tabellione, entrato nella bottega del falegname per
+ordinare non so qual lavoro, avesse letto in uno di quei trastulli le
+parole di Davide: _dominera da mare a mare_. E si che il taciturno
+putto nulla ancora conosceva di scrittura! Ovvero quel tristanzuolo
+andava in traccia di vecchie pergamene, di vecchi scartabelli, e
+nascosto in un angolo della casa simulava leggere, restando giorni
+interi in tal atto, dimentico di cibo e di bevanda. E quando non
+trovava di questi balocchi, metteva ogni suo sforzo ad arrampicarsi
+sui punti piu culminanti della casa, oppure sollevava i piu grossi
+ceppi da terra, addestrandosi cosi a superare tutte le resistenze, e
+livellarsi a tutte le altezze ond'isfidare la vertigine.
+
+--Ma che domine ci entra codesto con Alberada, la gelosia, Sigelgaita,
+il diavolo e le sua corna? dimanda Gisulfo impaziente.
+
+--Prego la vostra cortesia di udirmi, continua l'abate.
+
+L'altro figlio di Bonizone al contrario teneva sempre dietro a
+picchieri, a falconieri, fabbricava labarde di legno, arrolava
+garzoncelli e comandava l'assalto di baluardi di neve, impazziva
+dietro a canterini, alani e girofalchi, si che il povero padre non mai
+sapeva ridurlo a casa, neppure con le batoste, di cui col monello non
+mostravasi avaro.
+
+--Gli era forza, sclama Guiberto, perche questo fanciullo era nato ed
+aveva vissuto, nei suoi primissimi anni, in casa dei signori di
+Coreggi di Parma, dove sua madre era donna di governo, e dove la
+vecchia castellana lo tenne quasi figlio tra i militi e la corte del
+castello.
+
+--Puo esser anche cio che gli avesse formato il carattere, risponde
+l'abate: ad ogni modo, Bonizone di la lo ritrasse per fare un
+falegname come lui. Ma non gli riesci. Allora, vedendo che la sua
+prole non voleva saperne del suo mestiere, per non farla crescere
+nell'ozio e quindi nel mal costume, mando il maggiore ad un suo
+cognato, abate nel monistero della Beata Vergine del monte Aventino di
+Roma, perche lo iniziasse nella carriera monacale, affido il secondo a
+suo fratello, il quale occupava la carica di siniscalco presso uno dei
+piu grandi feudatari del paese d'Italia.
+
+--Alla buon'ora! sclama Baccelardo.
+
+--Dio sa cio che fa, replica l'abate continuando. Bonizone resto
+dunque deserto nella povera sua casa, perocche gli era morta la
+consorte nel mettere a luce Goccelino, la in Parma. Lo confortavano
+solo le liete novelle che riceveva da suo cognato. Cuno infatti con
+prontezza d'ingegno ed avidita di apprendere senza limite progrediva
+nelle lettere, e compiva i doveri religiosi di tale austera
+perseveranza che lo facevano addimandare il _piccolo santo_. Pero il
+buono abate non visse lungamente.
+
+--Mori d'indigestione, grida l'arcivescovo, io lo conoscevo; e fu
+desso che mi apprese l'arte dei menestrieri.
+
+--Cosi dissero gli empi, risponde l'abate peritoso: il vero e che mori
+di gocciola. Ora, siccome Cuno, tra pel favore dello zio, tra per
+natural talento usava di orgogliosi modi verso tutti i monaci, niuno
+rispettando, anzi qualcosa garrendoli della troppa lassezza nei doveri
+religiosi, e si mostrava duro in tutte le opere che con la sua volonta
+contrastavano; cosi i frati, all'elezione del novello abate, nemico di
+suo zio e di lui, a pieni voti lo cacciarono via dal monistero.
+
+--Birboni di frati! sclama l'arcivescovo di Salerno. Se fosse stato un
+donnaiolo lo avrebbero nominato priore. Erano ben dessi, va!
+
+--Figuratevi, belle dame, se Cuno piangesse, continua l'abate, nel
+mettere piede fuori la soglia claustrale. Egli a vero dire non
+piangeva gia di dolore e di vergogna. Piangeva per offeso amore di se,
+per dispetto, e forse un tantino ancora per qualche visioncella
+ambiziosa svanita. Pur nullamanco decise lasciarsi morire di fame. Ma
+Iddio non abbandona i figli suoi, poiche provvede gli uccelli di
+piume, gli agnelli di lana, come dice Salomone...
+
+--E l'ubriaco di sete, soggiunge Baccelardo.
+
+L'abate sorride e prosegue:
+
+--Dovete dunque sapere che era stato grande amico di suo zio, un uomo
+piacevolone, quell'arciprete Giovanni Graziano, che fu poi papa
+Gregorio VI. Aveva costui veduto parecchie fiate il giovane Cuno, e
+dallo zio ne aveva udito _mirabilia_, riguardo all'ingegno ed alla
+pieta. Gli si era percio venuto affezionando. Usciva dunque un giorno
+l'arciprete della chiesa di San Paolo, allorche gli parve di scorgere
+alcuno che cercava evitarlo, e questi somigliare a Cuno. L'arciprete,
+curioso, accelera il passo e raggiunge il giovane, il quale rosso nel
+volto come bragia a lui si nascondeva. Cuno racconta tutto
+ingenuamente. L'arciprete, che l'aveva pigliato per l'orecchia,
+l'ascolta, lo crede, e perche pizzicava anch'esso un po' dello stesso
+umore sel mena a casa. Indi scrive a Bonizone che non pensasse piu a
+suo figlio, perocche egli avrebbe tolta cura dell'ulteriore educazione
+di lui, e che avesse pregato per entrambi.
+
+--To'! questa si che e sublime! sclama l'arcivescovo di Salerno,
+incaricarsi dell'educazione di un giovane quel Gregorio VI, che fu il
+piu grosso barattiero del suo tempo, ed a cui per la smisurata
+ignoranza il popolo romano ebbe ad assegnare un collega nell'esercizio
+del ponteficato! Oh! _spectatum admissi risum teneatis amici_?
+
+--Voi favellate da sapiente, monsignore arcivescovo, risponde l'abate,
+ma Bonizone prego tutti i giorni per l'arciprete, e non penso piu a
+suo figlio. L'arciprete poi compro il papato da Benedetto IX e si
+dimando Gregorio VI.
+
+--Si signore, l'interrompe ancora l'arcivescovo. Io ero a Roma allora.
+E fu nel tempo in cui Enrico III scese in Italia e venne a Roma, dove,
+come sapete, regnavano allora contemporaneamente tre pontefici:
+Gregorio VI a Santa Maria Maggiore, Silvestro III a San Pietro a
+Vaticano, Benedetto IX a San Giovanni a Laterano.
+
+--Appunto cosi, continua l'abate. Or bene, Enrico accolse a Sutri un
+concilio, dove il solo Gregorio comparve, e ne creo un quarto papa,
+Clemente II. L'arciprete non si ostino a restare nel ponteficato.
+Depose la tiara incautamente compra, e venuto in molta grazia
+dell'imperatore, unitamente al suo protetto lo accompagno in Germania.
+
+--Per divenirvi, sclama il priore, un bravo condottiere di lanzi, il
+piu prode fra tutti a menar le mani con la grazia di Dio, a vuotare
+fiaschetti di Borgogna, e rimorchiare fanciulle.
+
+--Dio l'avra perdonato, mormora l'abate continuando. Cuno dunque si
+divise dal glorioso arciprete, entro in un chiostro dove compi la sua
+istruzione, profferi il voto, e fu innalzato a priore.
+
+" Ora lasciamo costui ad indurirsi peggio nelle rigidezze del convento
+e ad alimentare ambizioni nel silenzio, e torniamo a Goccelino nel
+castello... permettete che ve ne taccia il nome.
+
+--Messer no, risponde Gisulfo, vi ho permesso tacer delle persone non
+dei luoghi; dite dunque in qual castello avevano allogato Goccelino;
+perche noi gia cominciamo a pescare di chi diavolo voi raccontate.
+
+--Non fareste poi un miracolo! sclama l'abate qualcosa brusco. Indi
+piu rassegnato soggiunge: Sia fatto il vostro piacimento, tanto piu
+che cio ne pon ne leva alla fama di chicchesia. Goccelino quindi
+veniva educato nella fortezza di Canossa in Toscana. Lo zio di lui era
+di quegli uomini bisbetici che credono un nipote essere una tignuola
+che Iddio manda per rosicchiare le costole del vecchio albero. Lo
+accolse percio agriccio un cotal poco. Ma quando, guardatolo piu da
+vicino, scorse un giovanetto che aveva vantaggiosa figura, occhio
+vivace, ardita risolutezza nell'espressione tutta del sembiante, lo
+azzecco dalle orecchie, e levatolo fino all'altezza del suo capo, che
+non era poco! lo bacio in fronte e gli disse:
+
+--Quel bestione di mio fratello non sapra fare ne porte ne casse, ma,
+se l'e tutta opera della sua persona, per la luce di Dio! che sa fare
+figliuoli bellocci.
+
+Indi guardo in fronte il cattivello e con un tal qual piglio che non
+voleva significare durezza ma nemmanco benevolenza, soggiunse:
+
+--Piccolo mariuolo! in questo castello sei entrato coi piedi dalla
+porta, pensa a non uscirne del capo per qualche abbaino. Qui son tutti
+santi. Qui si parla piu con gli occhi che con la bocca. Qui gli uomini
+non valgono un baccello di fava. Qui si nomina in vano il nome di Dio,
+almeno dugento volte al giorno, il vino si beve con l'acqua, alle
+donne si parla al buio. Se sarai santo in casa, come un apostolo, e
+diavolo al campo, come un gendarme tedesco, ti prometto io che di
+codesto tuo legno sapro cavarne alcuna cosa. Ma se ti dai troppo
+attorno a frascherie di donne ed a bazzecole mondane, come per
+esempio, la caccia, il suono, il canto, e che so io, prega il tuo
+santo protettore--e qui non mancheranno d'assegnartene uno--pregalo di
+provvederti di buone gambe per varcare di un salto i quattro ricinti
+del castello, perocche te li faro saltar io dall'alto di qualche
+merlo. _Per omnia secula seculorum._
+
+" Il giovanetto, che intrepido e con gli occhi spalancati lo aveva
+ascoltato, risponde tosto:
+
+--_Amen_ ".
+
+" Il vecchio siniscalco sorrise, e dicendo fra se:
+
+--Questo galuppo la sa lunga, la sa "! ando via.
+
+" Ricevuto di cosi strana guisa, Goccelino non si sconforto, che anzi
+traendo partito dall'originale omelia dello zio, quantunque
+garzoncello, s'infinse e si adatto per modo a quella corte bigotta,
+che in pochissimo divenne il beniamino di tutti e paggio della
+contessa Beatrice. Il vecchio siniscalco strabiliava come egli, con
+settant'anni di fedelta, non godesse di altrettanto favore, e
+ripeteva:
+
+--Quello scimiotto di ragazzo infinocchiera tutti, infinocchiera!
+
+Il ragazzo pero crebbe adolescente, l'adolescente si fe' giovane, ed
+il paggio passo a scudiero. Un matto cappellano, che fabbricava versi
+come il cuciniere i pasticci a torre, si aveva tolta la pena di
+ficcargli nel cranio alcun buon migliaio di frasi latine, e
+gl'insegnava la gramatica, la teologia, la geometria. Non gl'insegno
+filosofia perche quello spropositato animale di mastro Donizone
+credeva Aristotile eretico. Vedete la bestial creatura! Nonpertanto lo
+addestrava in cento corbellerie di dialettica; nel tempo stesso che il
+marchese Goffredo se lo recava appresso saltando fossi a cavallo,
+fracassando crani della mazza ferrata, e forando corazze con la
+lancia. Goccelino sembrava un demonio nell'un mestiero e
+nell'altro--sebbene, a dir vero, meglio in quello del soldato che in
+quello del teologo.
+
+--Diavolo, diavolo, sclama l'arcivescovo, ci sono anch'io. Ora so di
+chi si favella.
+
+--Tanto peggio per voi, dice l'abate, e continua, stringendosi nelle
+spalle:
+
+" In questi tempi capito per quel paese l'imperatore Enrico III. Il
+marchese gli ando incontro per festeggiarlo, e menarselo al castello.
+Lo accompagno Goccelino come scudiero. Vorreste voi, ser priore,
+raccontar questa parte della mia storia che anche voi conoscete, onde
+lasciarmi riposare? chiede l'abate indirizzandosi a Guiberto.
+
+--No, sclama secco secco costui. E l'abate sospirando continua:
+
+--Una sera l'imperadore ed il marchese Goffredo cavalcavano forte per
+arrivare a Parma. Il tempo era nebbioso, tutto il giorno aveva
+piovuto, e cadeva ancora un'acqueruggiola come vapore. Il Taro che
+dovevano passare gonfiava, talche aveva menato via anche il
+ponticciuolo di assicelle che i borghesi vi avevano costruito pel
+comodo traffico della campagna. Il marchese disse all'imperatore:
+
+--Sire, corre adagio tra i borghigiani, che non agisce da uomo
+prudente chi affronta il Taro in furore. Consiglio percio
+vostr'altezza di arrestarsi alcun poco qui, fino a che la corrente non
+si abbassi.
+
+--Il proverbio dice, l'interrompe il priore Guiberto,
+
+ Che l'estrema unzione innanzi prenda
+ Chi il Taro nel furor di guadar tenta.
+
+--Torna lo stesso, risponde l'abate. L'imperatore all'osservazione del
+marchese fece una smorfiuzza di sprezzo, e per tutta risposta sprona
+forte il ricalcitrante cavallo, ed entra nel letto del torrente. Ma
+non vi ebbe appena messo il piede che puff! cavaliere e cavallo
+scompaiono sotto i fiotti della torbida corrente. Come sapete, tutti
+erano rimasti indietro, non escluso il marchese; e tutti
+indietreggiarono ancora piu, spauriti e schivi di affogare nel fiume.
+Pero Goccelino non bilancia neppur tanto. Salta da cavallo, si segna
+della croce, e vestito di maglia come trovavasi si gitta nell'acqua.
+La corrente gia travolgeva precipitosa il corridore dell'imperadore,
+questi non appariva. Goccelino, cui lo zio, se vi ricordate, aveva
+minacciato annegare nell'Enza, che scorreva poco giu del castello,
+dove non si fosse condotto dritto, era addivenuto perito nuotatore e
+palombaro. Si spinge percio giu nel fondo del fiume, afferra
+l'imperatore dalla gorgiera, e facendo forza di braccia per sotto la
+corrente stessa, lo tragge all'altra riva. Un grido di giubilo metton
+tutti i cortigiani del marchese e di Enrico; niuno pero si avventura
+tampoco al valico. Cosi che dall'una sponda stavasi tutto il numeroso
+seguito dei due principi, dall'altra Goccelino che si teneva
+l'imperadore del capo giu sulle ginocchia onde fargli vomitar l'acqua,
+e richiamarlo in se. Non passa guari in fatti che Enrico rinviene. Il
+suo primo sguardo cade su i pavidi suoi vassalli, l'altro sull'ardito
+giovane, che, col capo scoverto ed il ginocchio a terra, diceva:
+
+--Perdonate, sire, se ho posta audacemente la mano sul corpo
+dell'altezza vostra. Consentiamo tutti che foste Alessandro Magno nel
+campo, ma non sapremmo condonarvi che cosi giovane vogliate morire
+affogato come lui.
+
+--Bravo! sclama Baccelardo, le parole non furono meno belle
+dell'azione.
+
+--Sicuro! ed Enrico III, che anima nobilissima e generosa aveva, lo
+guarda un momento, indi l'alza, e ponendogli famigliarmente la mano
+sulla spalla, gli dice:
+
+--Cavaliere! va pure superbo di aver salvata la vita ad Enrico III.
+Non vogliam noi togliere giovane tanto prezioso e fedele al marchese
+Goffredo nostro parente: ma se nulla mai potessimo fare per te in
+qualunque tempo--perche noi ne lasceremo altresi memoria nel nostro
+testamento--per la beata vergine di Goslar! non devi che dire una
+parola sola, e chiedessi tu il piu bello dei nostri feudi imperiali,
+ti sara accordato sul fatto.
+
+--Merce, sire, risponde Goccelino; l'altezza vostra viva lunghi anni;
+a me basta la gloria di aver toccata la vostra sacra persona.
+
+Il torrente intanto era declinato, il guado reso piu praticabile, e la
+gente dell'imperatore varcata all'altra sponda; cosi che la sera si
+giunse a Parma--Enrico III aggiusto le cose d'Italia e riparti per
+Lamagna. Goccelino, cui l'imperatore in persona aveva armato
+cavaliere, resto. Non che lo rattenesse vaghezza del paese d'Italia,
+ma perche il suo cuore non batteva piu libero.
+
+--Ah! sclama la principessa di Salerno parimenti alla mensa con le sue
+dame, supponevamo bene noi che la storia doveva andare a finire cosi.
+Tirate avanti, bravo abate.
+
+--Tutte le storie dei giovani cavalieri, madonna, finiscon cosi,
+riprende l'abate salutando del capo la castellana.
+
+" Trovavasi dunque al castello una Bertradina figlia del conte...
+figlia di un conte, damigella della divota contessa Beatrice,
+giovinetta, se volete niente avvenente, ma fastosa di natali
+nobilissimi e d'immaculata virtu. Su di costei aveva messo l'occhio
+Goccelino. Per molti anni egli tenne celato questo amore,
+contentandosi di muta adorazione e della proferta di uffici che la
+damigella non accettava mica con fierezza. Ella sembrava anzi
+incoraggiare l'ardimento nel giovane di qualche occhiata carezzevole,
+che era quanto dire in una corte di santi, dove l'amore veniva
+considerato come peccato. Dopo l'avventura dell'imperatore, Goccelino
+si fe' piu ardito. Egli svela chiaro alla damigella le speranze osate
+concepire, richiede da lei franca risposta.
+
+--Ed ella? dimanda Baccelardo.
+
+--Ella non lo scaccio gia con alterigia: solamente piena di contegno
+lo rimise al giudizio del padre suo.
+
+--Cio era giusto, mormora la principessa.
+
+--Madonna, si. Ora il conte che aveva solamente questa figliuola ed
+era ricco e borioso, quasi quasi non fe' cacciar via villanamente il
+cavaliere dal suo castello. Gli ordina pero di non rimettervi piu
+piede, e mai piu favellare di sua figlia, il cui nome reputava
+macchiato nella bocca di un uomo, per le vene del quale scorreva il
+sangue di Bonizone il falegname. Poi ne muove lamento al marchese ed
+alla pia moglie di lui.
+
+--Fu un minchione il vostro conte! risponde Gisulfo; io avrei dato
+quello sfrontatello a divorare ai segugi.
+
+--Come vi piace, monsignore, riprende l'abate. Certo e pero che
+Goccelino ebbe a sopportare grave riprensione dal marchese, lunga
+omelia dalla contessa, ed aspro e schernevole garrito dal siniscalco
+suo zio. Fastidito del pettegolezzo di quella corte, e' si accommiata
+dalla castellana e dallo sposo di lei, e se ne torna a Parma dove i
+signori di Correggio gli venivano altresi un poco parenti per parte di
+madre. Ma perche neppur quel paese lo guariva dal fernetico, se ne
+rivenne alla casa paterna per disacerbare il duolo con la lontananza e
+l'amorevolezza dell'eccellente padre suo. Capito allora che Cuno fosse
+a Roma. Goccelino vi si reco incontanente ed al fratello racconto
+dell'affronto ricevuto. L'altero spirito di Cuno, che nelle dignita
+della Chiesa cominciava di gia a progredire, ne rimane offeso.
+Perocche il suo carattere era addivenuto anche piu violento e
+puntiglioso nei rigori silenziosi del chiostro. In guisa che si fissa
+in mente, e fa unico scopo dell'ostinata ed intraprendente sua volonta
+di domare l'alterigia del conte, e di dare sposa al figliuolo del
+falegname Bonizone la figliuola del barone. E senza metter tempo in
+mezzo parte per Canossa.
+
+--Non ci mancava che lui per completare la corona dei santi, dice
+Guiberto sorridendo.
+
+--In fatti, continua l'abate, in una corte, in cui i laici non
+valevano una buccia, e la religione toccava il fanatismo, lascio a voi
+considerare se un frate, ed un frate favorito consigliero di due
+pontefici, e severo riformatore del costume degli ecclesiastici,
+dovesse tornare potente e gradito come un santo. Accadde dunque cosi.
+Da prima vi fu un po' di muffa dall'una parte e dall'altra, vi fu un
+po' di discussione, un po' di orgoglio, un poco di ostinazione, ancora
+qualche minaccia--il frate di gastighi spirituali, quelli di
+temporali. Infine la contessa toglie acconciar ella le cose col padre
+di Bertradina, e contentar tutti--tanto piu che vivamente pel frate
+s'interessava l'unica figliuola di lei, Matilde, le quale piu fanatica
+di tutti quanti, di nove in dieci anni, gia dispotizzava sui parenti
+in prima, e poi sui vassalli ed i feudatari. Ad ogni modo, non saprei
+ben bene dirvi degli incantesimi che adoperasse la contessa Beatrice;
+certo gli e, che il frate, il quale gia mirabilmente se la intendeva
+con Bertradina cui teneva dalla sua, fu contento, e si aggiustarono le
+nozze.
+
+--Giorno di maledizione! si lascia uscir di bocca il priore. Tutti lo
+guardano. L'abate soggiunge:
+
+--Goccelino sposa la giovane: ma si avvede presto che ella aveva per
+lui, anzi che amore, ripugnanza, e che mal volentieri lo seguiva
+all'altare. Invece pareva affascinata dal guardo di suo fratello.
+Donizone il cappellano poeta, divenuto altresi abate del cenobietto
+annesso al castello, benedisse gli sponsali; e Goccelino si meno a
+casa Bertradina. Fece rumore in allora che, al domani, la giovane
+sposa non ricevesse il _morgingab_ dal marito[1]. Se ne dissero delle
+grosse, e parecchie anche insolenti.
+
+ [1] Il _morgingab_ era un dono che il marito dava alla moglie dopo
+ la prima notte delle nozze per averla trovata vergine. Ed era
+ tanto l'entusiasmo degli uomini di allora per questa verginita,
+ che le leggi ebbero a metter regola e modi ai loro doni.
+
+Sia comunque, e Dio sa il vero, in queste trattative eran corsi
+alquanti mesi; alcuni altri il frate ne dimoro nella casa paterna.
+Infine ritorno a Roma dove segui perigliosa e pertinace carriera di
+consigliere e di morigeratore.
+
+--Volete che vi nomini costui? domanda l'arcivescovo sorridendo:
+
+--Dio ve ne preservi, susurra l'abate con voce pietosa, e continua.
+
+" In quell'intervallo Goccelino, che dalla donna sua si era
+compiutamente alienato, considerava quali spessi colloqui i due
+cognati avessero fra di loro, quale perfetta intelligenza, e come
+rammorbidivasi il cuore del fratel suo verso Bertradina. E si che suo
+fratello ad affetto tenero e compassionevole non aveva ancora, e forse
+non aveva mai aperto il cuore! Ma Goccelino s'illudeva. Perocche Cuno
+non dava a quella donna che pietosi avvisi, e la confortava a
+sopportar paziente il disgusto che il marito aveva concepito per lei,
+e le cento scipite fole che sul fatto del _morgingab_ correvano pel
+volgo. Sia pero come vuolsi, certo gli e che dopo sei mesi Bertradina
+sgravo, e mise a luce una bambina.
+
+--Corpo dell'ostia! grida Gisulfo, dopo sei mesi voi dite?
+
+--Si, monsignore. Ma cio non torna nulla al caso; imperciocche anche
+dopo sei mesi una femmina puo partorire, e la prole vivere. Non
+pertanto io non saprei dirvi quanta fosse l'indignazione di Goccelino.
+Senza pigliar tempo, senza nulla considerare, ei si reca al letto
+della moglie, e vilipendendola del nome di adultera, le lacera il seno
+col pugnale.
+
+--Dio ti perdoni, accecato! pote solo profferire la misera, e spiro.
+
+--E Dio l'ha perdonato, sclama il priore suo malgrado e quasi parlasse
+fra se.
+
+--Goccelino andava in cerca ancora della bambina, soggiunge l'abate,
+allorche Bonizone entra nella fatale camera. Egli si getta ai piedi
+del figlio, gli abbraccia le ginocchia, e lo supplica di contentarsi
+di un delitto solo. Goccelino spinge il vecchio ad urtare di capo nel
+suolo ed esce, e fugge. Consentite intanto un momento, belle dame, che
+io beva un gocciolo per inumidirmi il gorgozzule, poi ricomincio.
+
+
+
+
+VII.
+
+ Ito e cosi, e va senza riposo
+ Poi che mori: cotal moneta prende.
+ A soddisfar chi e di la tropp'oso--
+ _Purg._ II.
+
+
+E dopo che l'abate si fu qualcosa rifrancato, ed ebbe bevuta una larga
+sorsata di vino, continuo:
+
+--Goccelino dunque corre subito alle scuderie, inforca il primo
+cavallo che gli si para alla mano e vola a Roma. Cuno era partito
+allora allora per l'abazia di Cluny. Goccelino gli tiene dietro.
+Appena e' si arrestava la notte per dare un po' di strame alla
+cavalcatura. Viaggiava solo, fosco come il turbine, furibondo come il
+tigre. Egli fece periglioso e stentato viaggio, scavalco montagne di
+nevi eterne, valico fiumi terribili, affronto uragani, fame, incontro
+di belve feroci; e sempre in una tetra tensione di spirito, supero
+tutto, e giunse al monistero di Cluny. Non si nomo Chiese di Cuno suo
+fratello; ma questi era assente. Intanto gli fu proferta ospitalita se
+volesse attenderlo.
+
+--Stara lungi molti di? dimando.
+
+--Verra stasera, gli risponde il frate portinaio, forse domani. Certo
+non tardera guari, perche deve ricevere il voto di certi novizi che
+debbono far professione, _Kirie eleison_! E siccome l'abate e a Goslar
+con l'imperatore Enrico, il padre priore fara la funzione, _Christe
+eleison_! Potete dunque attendere, ser cavaliere, se avete voglia del
+riverendo priore, e gustare un gocciolo, _Kirie eleison_! che il
+cellario puo offrirvi buono come in ogni altro castello di barone.
+_Kirie eleison! Christe eleison!_
+
+--Avete detto che torna domani? replica Goccelino.
+
+--Cosa avete, ser cavaliere? chiede inquieto il portinaio, vi
+sentireste forse male? _Kirie eleison_! Gli e pur vero che il padre
+priore con reliquie ed _agnus dei_, con miracoli e senza guarisce
+infermi, _Christe eleison_! ma evvi ancora il vecchio padre Adalberto
+che.....
+
+--Addio, frate, grida l'altro, e volgegli il dorso.
+
+--Goccelino scomparve. Il portinaio allampanato gli tiene dietro
+dell'occhio; infine si segna di croce e sclama:
+
+--Gran peccatore dovra essere colui che per fermo veniva a confessarsi
+al priore. _Christe eleison!_ La sua faccia pero non e quella di un
+contrito. _Kirie eleison!_ Ricusare anche un gotto! _Christe
+eleison!_--io me ne intendo di queste botti: gran peccatore! pingue
+furfante!
+
+--Il brav'uomo che era quel portinaio, soggiunge l'arcivescovo. In un
+mese che passai a Cluny mi fece cotto quarantadue volte.
+
+--Ne abbiamo fatto un santo dell'ordine, sclama l'abate, e Dio l'ha
+nel suo seno. Poi continua:
+
+" Il priore infatti arrivo la sera, ma infermo. Il primo suo pensiero
+fu di andare a ringraziare s. Benedetto del prospero esito della sua
+spedizione, poi di cercare il letto.
+
+" Al domani la chiesa rigurgitava di gente per contemplare la cerimonia
+di quattro o cinque novizi che profferivano il voto. Un sacerdote
+celebro la messa. Finito l'evangelo i novizi si trassero avanti
+l'altare. Allora dall'attigua sacrestia usci un frate col capperuccio
+calato per ricevere le loro promesse.
+
+--Ah ci siamo, dice la principessa, io rabbrividisco di gia.
+
+--E vi e di che, riprende l'abate. Tutto il popolo infatti aveva
+assistito con divozione alla messa; ma con piu fervore di tutti,
+giusto la presso ai balaustri di marmo del coro, avevano fissato un
+cavaliero che della fronte piegata nelle mani, immobile, fervoroso
+come un santo, aveva orato senza distogliersi mai.
+
+--Birbo di santo! dice l'arcivescovo.
+
+--Appena pero si comincia la funzione della professione egli leva la
+testa. E' sta un momento, un momento solo a squadrare il frate che la
+compiva, indi di un lancio, come il gattopardo si avventa sulla preda,
+si avventa su colui, e col pugnale lo trafigge alla nuca. Fu l'opera
+di un baleno. Il povero cenobita manda un grido e cade supino. A
+questa vista, Goccelino anch'esso si da un colpo di mano sulla fronte:
+poi come un fulmine passa per mezzo della gente atterrita, risale il
+cavallo che gli teneva lesto un pitocco dietro il sagrato, e scompare.
+Non era stato il priore che egli aveva ucciso.
+
+--E chi dunque? dimanda la principessa di Salerno.
+
+--Ma! un altro povero disgraziato di monaco, il quale aveva preso il
+luogo di lui, ambasciato da febbre urente e trattenuto a letto.
+
+--Demonio di un giovane! sclama l'arcivescovo di Salerno. _Enceladus
+jaculatar audax!_
+
+--Proprio un demonio, risponde l'abate, se vuolsi considerare
+l'arditezza; ma buono quanto altri mai nel cuore. In effetti,
+figuratevi se poche volte egli avesse versato il sangue sul campo di
+battaglia! Eppure, il sangue di quell'innocente, sparso nel santuario
+del Signore, peso sull'anima dell'omicida come sull'anima di Caino
+pesava quello del fratello. Egli erra qualche tempo alla ventura per
+la Francia, ritorna nell'Italia, visita santuari, fa voti, cinge un
+cilizio, si confessa con un santo. Ma vanamente, perocche la pallida
+spaventata faccia di quel frate gli stava sempre presente, sentiva
+sempre alle spalle la voce di Dio che l'inseguiva gridando: omicida!
+omicida!! Inoltre il padre di Bertradina ed il marchese di Toscana
+avevano messa taglia alla sua testa, ed ei si vedeva perseguitato da
+tutti--dall'ira degli uomini, cui temeva la meno, e dal castigo del
+cielo. Cosi che si decide andare in pellegrinaggio a Gerusalemme.
+
+--Lasciate il viaggio, ser abate, lo consiglia Guiberto, se no l'alba
+ci coglie qui.
+
+--Io non domando mica meglio. Non vi racconto dunque per minuto il
+difficile e lungo viaggio, perche gia sento abusar soverchio della
+cortesia di queste dame, e l'ore della notte inoltransi. Goccelino
+compi il voto. Sul sepolcro di Cristo, la schiavina coperta di cenere,
+il fianco allacciato da cilizio, pianse le sue peccata, si confesso,
+fece spaventevole penitenza. Infine l'immagine del frate, e la voce di
+Dio non lo perseguitarono piu, ed ei si credette perdonato. Decise
+tornare in Italia e comporsi cogli uomini, i quali non potevano
+mostrarsi fieri dove che Iddio aveva accolto il suo pentimento. Sopra
+galera veneziana s'imbarca dunque a Cesarea.
+
+" Ostinata burrasca li travoglie lungamente. I corsari barbareschi
+danno loro la caccia. Perigliano piu volte andare a picco, e lunga
+tormentosa agonia li travaglia. Infine un fil di vento forte li gitta
+sulla spiaggia del Ionio, al lido di una terra di Calabria. I
+Veneziani rimpalmano il legno e salpano per le venete lagune.
+Goccelino, angustiato da febbre e stanco gia di navigare, si arresta
+quivi, sprovveduto di scorte e di panni. Si dirige quindi al castello.
+
+--Qual castello? domanda Gisulfo.
+
+--Uditemi, monsignore. A Cariati.
+
+Il barone Giselberto, e la figliuola di lui Alberada si eran messi
+allora allora a mensa. All'annunzio di un pellegrino, entrambi scendon
+nella corte per riceverlo e menarlo al tinello. Il barone gli
+scioglieva i sandali per lavargli i piedi, la giovinetta lo confortava
+di differenti ristori. Goccelino rendeva loro merce dell'ospitale
+carita, e pregava che desistessero da quegli uffici.
+
+Ma Giselberto dichiarava che, per lui, un palmiere figurava Iddio, e
+percio poco quanto gli potesse praticare.
+
+--Bravo uomo! sclama Baccelardo. I Normanni non ebbero mai ne piu
+prode, ne piu santo guerriero di lui.
+
+--Infine l'infermo fu guidato al letto e vigilato con una amorevolezza
+senza esempio. Eppure non gli avevano dimandato ancora ne del nome, ne
+della condizione, ne d'onde venisse.
+
+--La carita, figliuoli miei, e cieca.
+
+--E piu spesso sorda! dice l'arcivescovo sorridendo. L'abate prosegue:
+
+--La malattia di Goccelino intanto volgeva al peggio, ed egli stesso
+credeva di aver contratta la peste in Oriente. Pero non nudriva alcuna
+speranza di vita. Un giorno che piu grave sentiva avvicinarsi l'ora
+fatale, risolve scrivere a suo padre ed a suo suocero onde dimandare
+loro perdono. Cosi fa, e le lettere partono per due vassalli che il
+barone spicca.
+
+Suo suocero lo aveva da lungo tempo perdonato--che anzi non aveva mai
+concepita veramente collera contro di lui, perche anch'egli credeva
+Bertradina colpevole, e braccheggiava dietro a Cuno, dentro Roma
+sicuro e despota, per vendicare la seduzione della figlia. Bonizone,
+giunto alla sua ora finale, agonizzava. Aveva presso di se chiamato
+Cuno, onde non passare al cospetto di Dio cosi sconfortato e deserto
+di ambo i figliuoli. Cuno si era recato per dare al padre la
+benedizione dei moribondi. La pietosa lettera di Goccelino arriva, li
+commove entrambi. Bonizone lo benedice e spira.
+
+--E la ragazza? dimanda la principessa di Salerno.
+
+--La ragazza di Bertradina fu salva da Bonizone. Questi pero non volle
+tenerla presso di se, sia che anch'egli credesse colpevole Cuno, sia
+che gli premesse allontanare ogni memoria del vituperio. Aveva quindi
+chiuso in un forzierino d'ebano il libro di ore di Bertradina, vi
+aveva aggiunto una lettera d'invio della bambina, fatta da pubblico
+tabellione di Soano, e l'aveva mandata a Cuno a Roma, per mezzo di un
+pellegrino che si recava a Nostra Signora da Loreto e che aveva tolta
+la missione di portarla. La fanciulla pero non vi giunse e corse voce
+che quel romeo l'uccidesse al colmo di mezzanotte, e del grasso
+fecesse prezioso unguento pel male di luna.
+
+--Oh! lo scellerato! sclama la principessa.
+
+--E ve n'han tanti! dice l'abate. Cuno rese dunque gli ultimi ufficii
+a suo padre, e si accinse a viaggio per le Calabrie, onde, se fosse a
+tempo ancora, rinconciliarsi con l'illuso fratello, o ringraziare il
+barone Giselberto e sua figlia della carita cristiana largheggiata al
+pellegrino. I vassalli del barone gli tennero da guida.
+
+--E rivide il fratello?
+
+--Si. Goccelino non era morto; che anzi, merce le amorevolezze di
+Alberada e le mediche cognizioni di lei, riacquistava la salute e di
+giorno in giorno volgeva alla convalescenza. Il barone non meno della
+figliuola gli prodigo cure. Ma come lo vide mettersi sul meglio, lo
+lascio intero alla sapiente carita di Alberada, ed intese tutto alle
+cacce ed ai banchetti cui e' grandemente amava.
+
+--Il resto si prevede, dice Baccelardo,
+
+--Ahime, troppo, continua l'abate. La giovinetta passava lunghe ore al
+governo dell'infermo, il quale, cominciandosi a riavere, raccontava
+maravigliose storie di terra santa, e la pietosa iliade dei suoi
+viaggi. Bella, ingenua, vereconda, lo ascoltava quella fanciulla, e
+sovente versava lagrime di pieta. Dio la benedica. Dio conforti lunghi
+anni quella pia, che io ebbi ventura conoscere ai suoi giorni felici!
+Ah! non mai restero dal piangere l'involontario male che io le feci.
+
+--Era dessa bella? domanda la principessa.
+
+--Ah, madonna, figuratevi che brillava come la stella del mattino.
+Toccava appena la piu fresca giovinezza, e nell'aria infantile del
+sembiante le traspariva tale immaculato candore che inspirava nel
+tempo stesso confidenza e venerazione religiosa. Ad una statura
+vantaggiosa e svelta, talche un cantore la pareggio un di ai cedri del
+Libano di Salomone ed alla regina Saba, accoppiava un profilo
+purissimo ed una carnagione bianca per modo che le venuzze cerulee del
+seno vi si disegnavano sopra pallidamente. Il corruscare dello sguardo
+ceruleo splendeva come i fuochi dell'opala, segnatamente quando
+guardava alcuno dell'abituale sua benevolenza, lo che le dava qualche
+cosa di non terreno, come quelle apparizioni di anime celesti di cui
+si racconta nelle leggende, ovvero di quelle fate che proteggono le
+difficili avventure di un paladino, come nei circoli della sera
+sogliamo udire a narrare dai menestrieri. Non dico nulla poi della
+soave melode della voce e della parola cortese che perenne le volava
+dalle labbra. Allora io mi convinsi della dottrina del veggente di
+Stagira, che l'anima occupa ogni parte del corpo secondo la totalita
+della sua perfezione e della sua essenza, non gia secondo la totalita
+delle sue facolta.
+
+--Ser abate, si direbbe per Dio che voi l'amaste, dice il priore.
+
+--Non sarebbe gia la prima testa bianca ed il primo cuore freddo che
+cio abbia fatto, risponde l'abate.
+
+Tanta bellezza dunque--e nei paesi, e nelle corti di Europa, perdonate
+bellissime dame, io nulla mai vidi di somigliante--infiammarono
+l'anima di Goccelino. Avrebbe voluto essere imperatore per elevarla
+fino a lui! Divisava pero, come col fratello si apri, recarsi alla
+corte di Germania, e supplicare Enrico di concedergli tanta parte dei
+suoi favori da poterla impalmare. L'avesse pur fatto, che quella donna
+forse lo avrebbe tornato a virtu!
+
+--Si, mormora il priore, l'avesse pur fatto.
+
+--Che puo l'uomo, sclama l'abate d'accento commosso, quando Iddio
+diversamente divisa? Dio infatti, nei suoi riposti consigli disponeva
+diversamente. Ella era gia fidanzata a Roberto Guiscardo.
+
+Cuno giunse al castello. Tenera, effusiva dalla parte di Goccelino fu
+la riconciliazione. Cuno lo perdono. Vide anch'egli intanto la
+giovinetta: seppe i pensieri di suo fratello. E fosse stato che Cuno
+palpitasse pei giorni di quella fanciulla, con un uomo che tanto
+ingiusto e brutale con Bertradina si era addimostrato, fosse stato
+pieta di quella vergine pura, la quale, avvegnache con solenne
+promessa gia fidanzata, sembrava sorbire lenta seduzione da Goccelino,
+fosse stato infine che quel cuore di ferro anch'e' una volta si
+schiudesse a teneri affetti, e per la prima fiata sentisse dolce moto;
+certo, Cuno comincio a colloquire piu spesso con la fanciulla, e le
+raccontava storie d'incauti affetti, e la teneva lungi da Goccelino
+con parole scaltre.
+
+--Ser abate, gli dice Alberada sotto voce all'orecchio, rammentatevi
+che siete per isvelare la confessione di un uomo terribile.
+
+--E chi lo dimenticherebbe? risponde l'abate segnandosi della croce.
+Indi continua:
+
+--Goccelino si avvide di quelle pratiche e qualche sospetto gli si
+andava insinuando nell'animo. Si era levato gia di letto, ed in parte
+aveva racquistate le forze.
+
+Una sera che costui, addossato ad un davanzale di finestra contemplava
+malinconico tramonto, di sopra la sua testa, tra il merlato di una
+torricella, Cuno ed Alberada favellavano. Le loro parole non si
+udivano distinte, ne le pronunziavano tutte sul medesimo tuono. Ma
+Goccelino ne udi tanto che l'anima si senti lacerare e rivivere nei
+feroci affetti. Cuno, per compiutamente salvarla da suo fratello,
+raccontava alla fanciulla normanna la storia di Bertradina. Goccelino
+non proferi motto. La sera si addimostro anzi lieto piu del consueto e
+piu facondo; al fratello, che immaginava gia cotto di quella donzella,
+disse mille cose amorevoli. La notte pero, mentre Cuno dormiva, egli
+cerca della stanza di lui, e con sorriso feroce e diabolica volutta
+gli fa sulla persona tale oltraggio che fa inorridire e che mi e legge
+per pudore celare. Nel castello intanto si parlo solamente di
+pericoloso colpo di pugnale.
+
+--Mio Dio! mormora Alberada sommessa.
+
+--Indi scende alle scuderie, continua l'abate e simulando ordine
+premuroso del barone, si fa aprire le porte del castello e fugge in
+Germania--dove l'imperatore lo accoglie con ogni amorevolezza, e gli
+tiene la parola datagli a Parma.
+
+Il povero Ildebrando intanto......
+
+--Ildebrando? sclamarono Gisulfo ed altri parecchi della mensa; gli e
+dunque di lui e di suo fratello Guiberto, qui con noi, che racconta la
+vostra leggenda, ser abate? Non ci eravamo dunque apposti nel
+sospetto.
+
+--No, baroni, scompigliato balbetta l'abate. Poi, rimettendosi,
+soggiunge: io aveva altrove fisa la mente, e quel nome mi volo dalle
+labbra scioperatamente. Non e di lui che io favello, non e di lui.
+Altri sventurati volle Iddio provare coi fatti che io sono stato
+costretto a narrare.
+
+--Bene sta, ser abate, bene sta, freddamente dice Gisulfo; andate
+innanzi, perche noi sappiamo oggimai distinguere l'astore dall'airone.
+
+E l'abate tutto rosso e mortificato prosegui:
+
+--Il povero Cuno intanto dal sonno cadde nello svenimento. E per fermo
+di emorragia sarebbe morto, se al maestro delle scuderie non nasceva
+tardo dubbio di verificare, se veramente il barone avesse data quella
+notturna commissione al favorito palmiere. Il maestro delle scuderie,
+vecchio torpido e credulo, va su all'appartamento del barone e lo fa
+risvegliare. Giselberto forte s'indigna della soverchieria che si
+pensa fatta per trappolargli un cavallo, e manda a vedere alla camera
+dell'altro fratello. Allo spettacolo miserando si commuove ognuno.
+Tutto il castello si caccia sossopra, si mette in opera ogni
+sollecitudine per aiutare il disgraziato. Cuno in effetti rinviene, e
+domanda di Goccelino. Gli narrano della fuga di lui. Egli allora col
+residuo di forze che rimanevangli, si rizza sul letto e di voce
+vacillante susurra:
+
+--Ascoltami Iddio, ascoltatemi Gesu Cristo, e vergine Maria, ascoltate
+tutti, santi del cielo, angeli ed arcangeli, troni e dominazioni, il
+sacramento che io fo. Se di questa ferita non muoio, possano le mie
+ossa non avere quiete nel sepolcro, possa mancarmi il cibo alla fame,
+l'acqua alla sete, il sonno alle pupille, possano i demonii
+impossessarsi dell'anima mia e straziarla di rimorsi e di paure finche
+vivo, e col fuoco eterno dopo la morte, se non mi vendico di mio
+fratello--fossimo entrambi a morire sul medesimo letto, fossimo
+entrambi a comunicarci al medesimo altare--giuro di non perdonargli
+mai, mai, mai!
+
+--Mai! sclama fra se Alberada colpita, mio Dio! che si richiede dunque
+da me?
+
+--Baroni, ecco la storia che io contai a Melfi, soggiunse l'abate di
+Cluny, Cuno non mori. Roberto Guiscardo subito dopo sposo Alberada.
+Innocente come era ed angosciata per doversi separare dal padre, la
+santa fanciulla quasi invita lo seguito all'altare. Questa memoria,
+udendo il mio racconto, allucina Roberto, che appone ad amore per
+altrui il pietoso stato dell'animo di colei, la quale avrebbe tolto
+anzi morire che dipartirsi dal padre suo. Alberada fu ripudiata.
+Decidete or voi, monsignore, se la verita noi favellammo.
+
+--Vi domando perdono, ser abate, risponde Gisulfo, se vi aspreggiai di
+parole, ed a voi altresi, priore di Lacedonia. Roberto agi da
+forsennato. Alberada era innocente.
+
+E si dicendo il principe Gisulfo porgeva una mano all'abate, un'altra
+al priore, e si alzava dalla mensa. I suoi ospiti lo seguivano. Allora
+a lui si para innanzi l'arcivescovo di Salerno, Alfano, e dice:
+
+--Ed a me, monsignore, a me non dimandate voi perdono dell'avermi
+detto mentitore?
+
+--A voi, messer arcivescovo, che ardiste dare del pazzo a nostra
+sorella, fiero risponde Gisulfo, a voi non solo non dimandiamo scusa,
+ma aggiungiamo che siete uno scimunito ubriaco.
+
+Alfano a quelle brutali parole corrusca negli sguardi, e portando la
+mano al fianco, dove soleva tenere il pugnale, fa due passi verso il
+principe. Poi tutto ad un tratto rista e dice:
+
+--A domani, principe Gisulfo.
+
+La principessa intanto dimandava:
+
+--E Cuno ha perdonato il fratel suo, messer abate?
+
+A questa domanda Ugone sembra interdetto. Ei resta un momento a
+riflettere, poi risponde:
+
+--L'ha perdonato.
+
+--Mai! mai! sclama Alberada fra se, uscendo dalla sala, mio Dio! che
+si richiedeva dunque da me!
+
+Allora sotto l'uscio della stanza il priore le si accosta all'orecchio
+e dice:
+
+--Alberada, deggio favellarti.
+
+A quella voce ella si scuote: retrocede da prima, poi si accosta, e
+presa da subito tremito che le invade tutta la persona, risponde:
+
+--Non e piu tempo, Guiberto, guardati: fuggi--le terre d'Italia non
+sono piu per te.
+
+Le nostre leggitrici han gia del pari compreso che Cuno era
+Ildebrando, ora Gregorio VII; Goccelino, Guiberto priore di Lacedonia.
+
+
+
+
+VIII.
+
+ Io vinsi al cesto
+ Il figliuolo d'Enope Clitomede,
+ Alceo Pleuronio nella lotta, a cui
+ M'aveva sfidato; superai nel corso
+ L'agile Ificlo; e nel vibrar dell'asta
+ Polidoro e Fileo. _Iliade_, XXIII.
+
+
+All'ora di sesta del domattino tutto era in punto pel proposto
+sperimento della forza e dell'agilita dei candidati al combattimento
+con i campioni normanni. Avevano steccata una lizza nello spianato
+della chiesa di San Matteo, che allora si edificava, e sopra cui
+davano le finestre delle case circostanti. Da queste, si la
+principessa moglie di Gisulfo che le consorti dei suoi cortigiani
+potevan tutto bellamente osservare. Ad una estremita del
+parallelogramma avevano levato una tribuna, sulla quale sedevano, come
+giudici della tenzone, Ugone abate di Cluny, Guaimaro conte di
+Capaccio, Giordano sire del castello di Corneto nel Cilento,
+Castelmanno figliuolo del conte Adelferio, e Giovanni figlio di
+Ademario _il rosso_. Essendo tutti longobardi, stupenda vista e'
+facevano con le loro lunghe barbe ondeggianti sui petti coverti a
+guarnelli di bianco panno di Cipro. All'altra estremita della lizza
+aprivasi la porta per introdurre i campioni gia radunati in numero di
+sette, ed erano, come si segnarono coi segni di croce sur una
+pergamena tenuta dal maestro di campo di Gisulfo: Gisulfo principe di
+Salerno; Baccelardo il _diseredato_ come veniva addimandato; Alfano
+arcivescovo di Salerno; Astolfo figliuolo di Marino Capece di Napoli;
+Pietro conte di Atenolfo; un milite chiamato Romualdo, e Laidulfo lo
+Zanni. Il quale ultimo si segno e scomparve dalla tenda, si che tutti
+pensarono non fosse una burla, e col maestro di campo si dolsero aver
+ricevuto fra mezzo a loro un cotal satiro. Ma il maestro di campo li
+prego di star cheti, perche quell'uomo, comunque e' si fosse alcuno di
+loro non disonorava.
+
+L'abate di Cluny celebro la messa. I campioni l'udirono, giurando
+sull'ostia della comunione di non fare per niun modo uso di ciurmerie
+e d'invocazioni diaboliche onde vincere la prova. Dopo, l'abate si
+reco al suo posto, i campioni alla tenda.
+
+Innanzi di essersi cimentato alcuno non poteva assistere allo
+sperimento dell'altro.
+
+Cio stabilito le trombe suonarono e la lizza si apri.
+
+Primo ad entrarvi fu il milite chiamato Romualdo. Un compagno di armi
+gli reco grosso ferro di cavallo ben compatto, ben chiuso, saldo, non
+forato. Romualdo ando dritto a presentarlo ai giudici, perche
+minutamente l'osservassero, poi lo presento al popolo, fitto e
+numeroso, che si addossava allo steccato, recandolo in giro. Egli
+aveva le maniche del ghiazzerino di bufalo rimboccate fino al gomito;
+porto il ferro sempre alzato in alto perche di frode non si dubitasse.
+E come lo ebbero tutti veduto, Romualdo ritorna presso la bigoncia dei
+commissari, e lo lancia iteratamente in alto, facendo che netto
+risuonasse al suolo. Poi lo riprende, lo rileva novellamente sulla
+testa perche tutti lo rivedessero intero, lo abbranca tra ambo le
+mani, ed in due secondi senza sforzo, senza alterare il colore del
+viso, come avesse rotta una ciambella, in due lo spezza, giusto nel
+mezzo, ed ai giudici presenta i due pezzi, con lo stesso garbo, con la
+stessa celerita che avrebbe messa un cerretano a fare scomparire due
+bossoli.
+
+--Bravo! bravo! grida la plebe: ed i giudici stessi lodarono si la sua
+forza che la sua destrezza.
+
+Romualdo si appoggia delle spalle allo steccato ed aspetta.
+
+Un araldo d'armi allora annunzia Pietro conte di Atenolfo, ed Astolfo
+figliuolo di Marino Capece di Napoli. Nel sorteggio erano dessi usciti
+dopo il milite. Entrarono in fatti i due signori accompagnati dagli
+scudieri che recavano le spade e le mazze di acciaro. Anch'essi si
+soggettarono alla cerimonia della visita. E poi gli era ben mestieri
+che si fosse misurato il diametro dei manichi delle mazze rispettive;
+e si trovo quello della mazza del conte Pietro un pollice e mezzo
+circa, due pollici quello del sire di Marigliano Astolfo. Fatto cio,
+si portarono due ceppi nel mezzo dell'arena, sopra i quali ciascuno
+colloco la sua mazza. Fu primo il conte Pietro a scagliare il colpo.
+Alzo la daga lentamente sulla spalla sinistra, fisso il mezzo del
+manico, ed il colpo cadde. La barra di acciaro e recisa quasi che
+tutta; ma l'arma si rompe nell'elsa fra le mani del conte, di tal che
+si accagiono questo incidente se intera non fu partita.
+
+Il sire di Marigliano sorride, ed a volta sua alzando la spada, la si
+vede corruscare per aria come baleno, la si ode sibilare e piombare
+sul manico d'acciaro con la forza di un mangano. Ed una parte della
+mazza era caduta da un lato del ceppo, l'altra dall'altro, messa in
+due, netta come se fosse stata di neve.
+
+I giudici applaudiscono al colpo poderoso, e la plebe grida forte:
+_alleluia, alleluia!_ quasi avesse voluto adular quel signore. Del che
+il conte Pietro adirato manda a dolersi col principe Gisulfo; e questi
+ordina che fossero presi trenta di que' sciagurati e frustati, da
+poiche e' non erano scesi nell'arena onde sollazzar la marmaglia e
+togliere applausi da lei, ma per far generosa prova di chi meglio
+avrebbe difesa la patria.
+
+Il conte Pietro, che si era veduto umiliato da Astolfo, lo sfida alla
+lotta. E' si credeva certo di vittoria, perciocche statura gigantesca
+aveva e membra robuste a petto di Astolfo, piccino anzi che no, e
+segaligno. Il sire di Marigliano resta un istante titubante alla
+sfida. Ma poscia, arrovetando la faccia, per solito pallida, accetta,
+e senza pigliare indugi si cava il giubettino, e si colloca in
+positura di aspettare l'assalto del nemico. A quell'inatteso
+spettacolo i commissari ed il popolo si alzano per meglio osservare.
+Ed in fatti il conte Pietro, vestito come si trovava di ferro, si
+avventa sopra il sire di Marigliano per ghermirlo dal collo,
+sollevarlo da terra, fargli perdere ogni equilibrio. Astolfo, al primo
+assalto, sfugge il pericolo avvinchiandosi alle braccia di lui e lotta
+di polsi onde ridurlo ad indietreggiare. Ma il conte sta fermo. Anzi
+gli restituisce tal urto, che il meschino va a cader supino due passi
+lontano. La sconfitta di Astolfo pero e avvertita appena, tanto
+sollecitamente risorge dal terreno e in piedi si mostra a fronte al
+conte. Questi, confortato dal primo pegno di vittoria, ritorna per
+aggavignarlo dal collo. E vi riesce, e lo solleva circa otto pollici
+dal terreno. Astolfo allora sentitosi a quelle strette, gli si
+attorciglia ai fianchi con le braccia, gl'involge le gambe tra le
+gambe, e per tal modo lo stringe alla cintola che a poco a poco si
+vede il conte Pietro allascare le braccia, la faccia da prima
+s'impallidisce, poi colorasi a rosso, poi addiviene paonazza, poi
+livida, infine si annerisce come la volta di un camino, strabuzza gli
+occhi, il sangue gli rompe dalle narici e dalle orecchie, si spezza in
+due, e cade resupino con Astolfo sul ventre.
+
+E questi cosi fittamente si era attaccato al conte Pietro che le sue
+braccia sembravano immedesimate nel corpo di lui. La corazza si era
+avvallata sotto la pressione delle braccia, la spina dorsale si era
+rotta, il conte Pietro era morto.
+
+Cotal terribile prova fa restar tutti mutoli: e gia si prevedeva che
+il sire di Marigliano sarebbe stato il campione per combattere contro
+il Normanno. Imperciocche e' sembrava impossibile potersi dar saggio
+di vigoria maggiore dei due che Astolfo ne aveva dati.
+
+Egli si ritira alla tenda, dove aspettavano gli altri tenitori della
+giostra, ed il corpo di Pietro conte di Atenolfo e menato via
+dall'arena.
+
+Gli araldi annunziano Baccelardo duca di Puglia e di Calabria. Perche
+questi siffattamente facevasi chiamare, agognando sempre ricuperare
+gli Stati del padre suo Umfredo da Roberto usurpati.
+
+Entro nella lizza Baccelardo vestito di gabbano di velluto scarlatto,
+avendo in una mano pennoncino dello stesso colore, e dall'altra uno
+stocco lungo e sfilato somigliante tutto ad uno spiedo. E subito
+appresso a lui vennero quattro scudieri, che menavano grosso toro nero
+con la testa bendata, ed un cavallo leardo rotato, svelto, lungo,
+vispo, che andava saltarellando dietro al palafreniere come un
+levriere. Baccelardo vi salta sopra e comanda agli scudieri di
+ritirarsi.
+
+Egli allora si accosta alla bestia, si piega sul destriero, e con
+l'elsa a croce dello stocco le strappa la benda. La luce del sole che
+lo colpisce negli occhi fa restare il toro come stordito. Guarda il
+popolo imbiettato nello steccato con torvo e lento sguardo, fiuta il
+terreno, e con le zampe comincia a gittarselo alla pancia. Baccelardo
+prima fa sventolargli innanzi del muso la banderuola rossa, poi lo
+punge al fianco con lo stocco. Il toro mugnola ferocemente e non si
+muove. Il cavaliere lo torna a tribulare in piu parti con punture e
+gli fa ripassare avanti agli occhi il rosso pennoncello. Ma anche
+questa volta la bestia si contenta di far udire cupo muggito e pestare
+dei piedi l'arena.
+
+--Per l'anima mia! sclama Baccelardo, che torpido codardo animale!
+
+E di bel nuovo forte lo punzecchia. Allora il toro tutto ad un tratto
+da un salto dal lato dove egli si trovava e gli va sopra. La presta
+cavriuola che il giannetto spicca lo sottrae dal colpo cui giusto nel
+bel mezzo del petto il corno formidabile aveva diretto. Baccelardo
+fugge per lo steccato, sempre agitando la rossa banderuola, ed il toro
+lo insegue. Infine questo si ferma e Baccelardo gli torna sopra ad
+aizzarlo. E la belva novellamente ad inseguirlo sordamente,
+orribilmente muggendo, ed egli a novellamente fuggire. Ma come il
+cavaliere si fu accorto da quel muggito sordo e profondo, e dallo
+scintillare dell'occhio, arroventato come carbone ardente, che il
+parossismo del furore del toro toccava l'apice, e' si ritragge verso
+la porta, dove stavano gia presti gli scudieri, con le lance arrestate
+per difendersi, e di un salto scendendo di cavallo lo consegna loro.
+Quest'operazione fu l'affare di un minuto. Pure il toro, che all'altra
+estremita della lizza lo puntava, incontanente gli corre addosso e si
+trovarono l'uno a fronte dell'altro. Baccelardo adesso non solamente
+non si ritrae, ma gitta lo stocco da un lato. Il selvaggio animale lo
+fulmina prima di uno sguardo, indi piega la testa per menargli
+terribile cornata. E di questa certo fuor fuori lo avrebbe passato e
+slanciato a morir lontano sulle teste degli spettatori, se egli non si
+trovava lesto a profittar di quella sfavorevole positura. Salta da un
+lato, afferra il toro di una mano per un corno, si che lo costringe a
+ritorcere la testa, dall'altra per la coda irrequieta. Orribili ad
+udirsi furono i mugghi della belva cosi disquilibrata e resa inabile
+ad usar di sue forze. Perciocche, chiunque una volta ha veduto una
+_Corrida de toros_ sa, come a tutto disadatto sia questo in quella
+situazione, e quali erano _las cositas_ che Pacquito Montes soleva
+fare per _las sinoritas_ di Andalusia, ed io gliele vidi fare.
+Infrattanto sforzi spaventevoli metteva la fiera onde raddrizzare il
+capo, e palleggiarsi sulle corna l'ardito giovane; costui pero,
+puntando, soda ed inchiodata la teneva, e di un occhio feroce dominava
+ed affascinava il sanguigno suo sguardo. Baccelardo allora descrive un
+mezzo giro, costringe il toro, sempre in quella attitudine, a
+seguirlo, lo trascina per l'arena fino innanzi alla tribuna dei
+commissari. E come si e cola, mentre della mancina se lo teneva la
+testa sommessa, con la destra gli scarica in un baleno fra le due
+corna cotal pugno con la manopola di ferro, che l'animale da in un
+grido feroce ed a terra stramazza. Baccelardo tira quindi il pugnale,
+sottile come uno spillo, e fra le due corna glielo caccia.
+
+Tutti allora gridano: al miracolo, al miracolo; e uno stregone!! E le
+donne segnatamente cominciavano a far delle croci a furia e
+sclamavano: ecco il diavolo: _Iesus Maria!_ vedete la il diavolo.
+
+In effetti, elleno non avevano torto. Dappoiche sull'impalcata che
+copriva la tribuna dei commissarii, tutto ad un tratto si vede rizzare
+un essere singolare, fino allora rimastovi accosciato. Colui aveva
+piuttosto l'aspetto di satiro che di uomo. Della persona era basso,
+scarno. I patimenti, e forse il digiuno, avevano consumato di sopra le
+sue ossa ogni adipe, ogni succo inutile. Pero egli era altresi restato
+asciutto ed ossuto per modo, che i suoi tendini ed i suoi muscoli gli
+si disegnavano sotto la pelle abbronzata, come in certi s. Bartolomei
+che sogliono fare i pittori, per istomachevole e truce edificazione
+dei fedeli. Il collo aveva toruto; la mano lunga, stecchita,
+grandissima. Della faccia poi non distinguevasi gran cosa. Non aveva
+che un dito di fronte e le livide labbra scoverte di pelo, tutto il di
+piu era irsuto di setolacce rossigne, folte e lunghe, che scomposte
+gli piovevano sul petto--non escluso il naso piccino alzato della
+punta verso la fronte. La quale fronte, bassa e stretta, circondava a
+guisa di zona bianca, lenticolata, la testa piatta e schiacciata come
+quella dei Samoiedi. In una parola, incarnava colui la figura di quel
+pittore, il quale rimprovero il Caracci di non saper dipingere
+animali, ed in animale dal Caracci fu ritratto, come nel museo
+napolitano si puo vedere.
+
+Solo spiccatamente risaltavano in quel deforme capo due occhi
+turchini, che vibranti e lucidi, quasi due fiaccole nel fondo di buia
+caverna, rutilavano nell'orbita; poi i denti bianchissimi che
+guarnivano una bocca, la quale fendeva la testa orizzontalmente in due
+parti disuguali. Perocche, tutto al rovescio degli altri uomini,
+costui aveva corta altrettanto la meta del volto dalla bocca alla
+fronte che lunga dalla bocca al mento.
+
+Ei vestiva un giubbetto di cuoio di bufalo bollito, dall'attrito
+raspato il pelo, dall'orgia e dall'incuria maculato in guisa da
+sembrare screziato come il manto della tigre. Poi un paio di brache,
+anche di cuoio di bufalo rattoppate di fresco a pelle di capra non
+rasa dei peli. Alla cintura non portava arma, tranne il pugnale.
+
+Costui era Laidulfo lo Zanni.
+
+Laidulfo aveva veduto il prodigioso colpo di Baccelardo, ed il toro
+atterrato. E' si lascia scorrere, della testa in giu, lungo uno
+staggio che serviva da pilastro alla tribuna, e come un gatto salta
+nello steccato. Ognuno penso che, se colui non fosse davvero il
+diavolo, non poteva mancar di essere per fermo una belva che si
+avventava alla bestia uccisa per divorarla. Imperciocche Laidulfo in
+due salti e sul toro, ed afferratolo dai piedi, con gioia feroce
+comincia a trascinarlo per la lizza. E' lo trasse fin presso la porta
+di rincontro ai giudici. Dove essendo giunto, con ambo le mani apprese
+ai piedi di dietro, sale sul parapetto di difesa che circondava il
+recinto, solleva di terra la smisurata bestia, e principia a
+dondolarla, a guisa di campana, a dritta ed a mancina. Indi mette uno
+sforzo spropositato e la scaglia parecchi passi lontano da lui. Cio
+fatto da novellamente un salto grottesco nell'arena, si slancia sulle
+palizzate dall'altro lato, e dispare in un momento, come un momento
+solo era durato l'apparizione e l'opera sua.
+
+E la plebe che lo aveva riconosciuto e che per un suo eguale
+simpatizzava, rompe ogni riguardo e grida bravo, _alleluia!_ Questo e
+il campione che si voleva, viva Laidulfo il pazzo, Laidulfo il
+buffone!
+
+L'araldo interrompe le clamorose ovazioni, ed annunzia monsignor
+Alfano arcivescovo di Salerno ed il principe Gisulfo.
+
+I nostri lettori si ricorderanno senza dubbio con quali parole la sera
+dell'orgia si separassero questi due signori, e come l'arcivescovo,
+poeta famigerato ai tempi suoi e in seguito, fusse stato offeso
+bestialmente dal principe. Non appena quindi un pochino di raggio
+dell'alba si mise nella camera di Alfano, che tutta la notte, malgrado
+il vino non aveva potuto chiuder pupilla, chiama a se il suo maestro
+di palazzo e manda a pregare Baccelardo si volesse compiacere a lui
+venire. Al che, come Baccelardo ebbe obbedito, Alfano lo supplica di
+recarsi incontanente in nome di lui, arcivescovo di Salerno, a sfidare
+il principe per quella mattina, a primo transito o a tutta oltranza,
+secondo a lui fosse gradito. Baccelardo gli fece da prima gravi
+osservazioni. Pero il prelato essendosi mostrato duro, gli fu giuoco
+forza portarsi ad intimare la sfida. E Gisulfo, che uomo di cuore era,
+l'accetta senza punto esitare, e decisero che si sarebbero battuti
+quella mane stessa, nello steccato della prova.
+
+Infatti montati ambedue sopra superbi cavalli e coverti di piastra e
+di maglia entrano nella lizza. I loro scudieri portavano lance e
+rotelle. I preliminari dell'abbattimento non furono lunghi. Convengono
+subito che si sarebbero battuti fino che l'uno non fosse morto, o non
+avesse dimandato merce. Si situano quindi l'uno di rincontro
+all'altro, avvegnache lo steccato non fosse interamente atto a quella
+pugna, perche corto, e mettono in resta le lance dopo aversi attaccato
+al collo gli scudi. Il maestro del campo fa suonare la tromba, e l'uno
+sull'altro si rovescia. La prima corsa di lancia e fatale al principe:
+perocche la sua scivola sull'elmo di acciaro dell'arcivescovo, il
+quale piegandosi, la schiva, e si va a piantar nel terreno. L'asta di
+costui poi si rompe sul petto del principe dopo avergli forata la
+rotella e la corazza, attraversata la maglia, e sfiorato alquanto le
+costole. Gisulfo resta saldo sul cavallo: animosamente si tira dal
+petto il mozzicone, e riprende la lancia che il suo scudiero gli
+presenta. Novella lancia e data altresi ad Alfano, ed ai loro posti
+ricollocansi. La seconda corsa e pure a disvantaggio di Gisulfo:
+dappoiche egli fracassa l'asta sua sullo scudo dell'arcivescovo;
+questi lo colpisce di tal poderosa maniera sulla corona principesca,
+sormontante la celata, che rotte le gorgiere, lo fa percuotere delle
+spalle sulla groppa del cavallo, e spiccar sangue dalle narici.
+
+Il principe di Salerno sbuffava di modo orrendo cosi due volte
+umiliato dall'offeso prelato. Si riprendono novelle lance, e si
+situano per cominciar la terza corsa. Questa fiata pero la fortuna e
+diversa. L'asta dell'arcivescovo lambe il collo del principe,
+sguizzando sulla polita spalliera, e va a ficcarsi nell'estremo della
+groppa al cavallo; quella di Gisulfo passa Alfano da parte a parte dal
+petto, lo ribocca, spezza le cinghie della sella, gli fa perder le
+staffe, e sollevandolo di peso cosi infilzato, trascorre l'arena,
+trascinato dal cavallo furioso per la ferita, e va a gittarlo sotto la
+bigoncia dei commissarii.
+
+Un grido di applausi fragoroso sbocca quasi involontario da ogni
+banda. Gli spettatori giudicano unanimemente doversi a lui la palma
+della vittoria.
+
+Il misero arcivescovo intanto mormora le prime parole di quei versi
+memorabili di Orazio: _Quo pius Eneas_, e muore--muore quale aveva
+vissuto, valoroso cavaliere piu che costumato ecclesiastico, fedele
+fino all'ultimo respiro alla poesia, ad Orazio, al centenario Falerno,
+che avevan formato la sua delizia invece della Bibbia.
+
+Allora i giudici si riuniscono per decidere a cui spettasse l'onore
+della pugna del domani contro il normanno campione. E primo il sire
+del castello di Corneto si volge all'abate di Cluny per dimandargli
+del suo parere. Ma l'abate, che si trovava sotto il dominio del suo
+incubo sin dall'aprirsi della lotta, fraintende, e risponde:
+
+--Il mio parere e che si seppellisca codesto arcivescovo, il quale e
+morto da gagliardo dopo aver vissuto da epicureo. Ed egli e ben
+mestieri che sappiate non intendere io per epicureo i settatori di
+quella dottrina severa che stabiliva il filosofo di Samo, di cui
+l'eloquente ed imaginoso Lucrezio sclamava: _Deus ille fuit, qui
+princeps vitae rationem invenit eam quae nunc appellatur sapientia_; ma
+quella sozza ed invereconda dottrina che professarono di poi i
+discepoli suoi, e che Orazio, Petronio e Marziale cantarono, e che la
+Chiesa condanno per canonizzare la sapienza del divino Aristotile. Ed
+avvegnache i precetti sublimi dello Stagirita sembrassero talora
+eterodossi, perche come il fulmine nasconde la sua luce nelle nuvole,
+quel filosofo nasconde la sua sapienza tra le tenebre della parola;
+non pertanto i santi Padri della Chiesa han convenuto, che niuna
+dottrina meglio si addice alla santita dell'evangelo, i cui proseliti,
+al dire di s. Giovan Crisostomo, son chiamati _fedeli, affinche
+mediante il disprezzo del ragionamento umano, alla grandezza della
+fede si elevassero_. Io sovente ho meditate queste sante parole, e
+della predestinata incomprensibilita di Aristotile mi son persuaso.
+Pure non restero mai dall'indagare cosa mai quell'onnipossente
+intelletto intendesse con l'_entelechia_ e l'_univocazione
+dell'essere_. Conciossiache quel principio impalpabile, incorporeo,
+etereo non ho saputo giammai conciliare come mai possa essere _essenza
+della forma_, ed il _constituente dei corpi da cui ricevono
+organizzazione_. Da poiche se e canone di logica che _dat nemo quod
+non habet_.....
+
+E molto Ugone avrebbe seguitato a dire. Ma gli altri quattro
+commissarii, che vanamente avevano aspettato cavare un construtto da
+questa cantafera, e che fosse infine venuto ad una conchiusione sul
+fatto del campione, si tediano, e lasciandolo li a predicare, si
+tirano da un lato per giudicare la bisogna fra di loro. In effetti,
+dopo alquanto di squittinio, e' decisero che:
+
+" Al principe Gisulfo sarebbe toccato l'onore del combattimento per la
+citta di Salerno e le terre dipendenti dal principato, come quegli che
+nella nobile lutta ogni altro aveva superato in vigore. Pero essendo
+stato egli ferito, ancorche lievemente, ed essendo la pugna di
+gravissimo peso, il suo posto si destinava al cavalier Baccelardo, il
+quale non meno ardito e forte si era addimostrato.
+
+
+
+
+IX.
+
+ Voi imbottate come pevere:
+ I' vo bevere ancor mi.
+ POLIZIANO--_Orfeo_.
+
+
+La sentenza dei commissari, come che per tutte le considerazioni con
+lui fosse giusta, al principe Gisulfo non talento. E' si riputava non
+solamente dei suoi dritti defraudato, ma insultato nell'onore, col
+dare importanza a ferita per se stessa di niuno momento, e che in
+certo modo gli ottenebrava la pienezza della vittoria sopra
+l'arcivescovo. Inoltre, egli definiva la prodigiosa forza di
+Baccelardo meglio come bravo requisito di pugillatore, che come
+valentia di cavaliere. Di piu, un sospetto lo tribolava per allontanar
+costui dal combattimento. Vale a dire, che essendo Baccelardo
+normanno, avrebbe e' forse potuto non dimenticarlo intieramente,
+quella gente vivendo sollecitissima della sua nazione, ed accordatosi
+innanzi di qualche verso con Roberto, lasciarsi vincere allora, salvo
+poi a riscattarsi l'onore della vittoria alcuni di dopo. Infine
+Gisulfo considerava che la sarebbe stata un'onta alla nazione
+longobarda il non aver saputo mettere in piede un guerriero ad
+osteggiare un normanno. E queste ed altre moltissime riflessioni, tra
+generose e villane, andava facendo Gisulfo nel corso della giornata, e
+pensava come distruggere la fatale sentenza, la quale, a vero dire,
+non era stata proprio equa, avendo dimenticato affatto Astolfo, che
+forse meglio di ogni altro si era condotto, e dichiarato Gisulfo il
+piu vigoroso tra i candidati. Ma, sia come vuolsi, avevano giudicato
+cosi, e non potevasi da quello recedere, come da tutti i giudizi che
+hanno spesso piu inviolabilita che senno. Gisulfo vi penso sopra tutto
+il giorno; si chiuse a consiglio con alquanti dei suoi piu intimi e
+fedeli longobardi, si propose, si discusse, si confuto, si mise a
+scrutinio. Infine, si appigliarono a partito fatale, per non dire
+vituperoso.
+
+Era una bella sera di luglio, una di quelle superbe sere italiane che
+han formato mai sempre il delirio dei poeti e la disperazione dei
+pittori. Iddio, che le ha destinate gelosamente per questo popolo,
+tanto maltrattato dagli uomini, non patisce che l'opera suprema della
+sua mano venga sfigurata dall'arte. Non vi era luna; ma piu miriadi di
+stelle ingemmavano la volta azzurra, e producevano quel voluttuoso
+barlume cui s'imita nelle camere delle odalische attenuando la luce
+coi veli. Dalla marina spirava aura deliziosa, tutta pregna ancora dei
+baci degli aranceti di Sorrento.
+
+Tutti dormivano. Solamente Alberada, nella cui mente si erano fitte
+come chiodi le fatali parole del giuramento d'Ildebrando, non poteva
+pigliar sonno. Ella si vedeva quel fantasima dinnante. Se lo vedeva
+prima, come al castello del padre suo l'aveva osservato, pallido,
+cupo, negli occhi riarsi, a giurare che giammai avrebbe perdonato al
+fratel suo, giammai! Poi se lo rammentava come nelle camere della
+Tomba di Adriano si era a lei presentato, febbricitante, ardenti gli
+sguardi, convulso nel volto, che dava a lei commessa di condurgli quel
+fratello, perche con lui bramava riconciliarsi. E quell'uomo era
+Ildebrando! quell'Ildebrando, Gregorio VII, il severo, l'inesorabile
+pontefice, quegli che come globo di fuoco si levo nel suo secolo per
+purificare o incendiare. Ella dunque ora passeggiava pensierosa per la
+stanza, ora si fermava avanti la finestra spalancata e guardava. Non
+guardava il cielo Alberada. Nel cielo aveva una volta messa la sua
+confidenza e si era rassegnata. Ella guardava la terra. Guardava il
+placido mare che con un mormorio simile al favellare di giovanette che
+dei loro amanti si raccontano, venivasi a rompere alla riva. Guardava
+le galee amalfitane, che a traverso di tanti perigli si recavano a
+pigliare le tele dalla Persia, le sete dall'India, i profumi
+dall'Arabia, ed ora, come masse brune, si cullavano negligentemente
+nella perfida rada, solo animate dal fievole lumicino, che a guisa di
+stella caduta, rischiara il passo lento del timoniere che non puo
+pigliar sonno. Guardava quei tranquilli accampamenti normanni, in
+mezzo ai quali aveva passata sorrisa giovinezza, ombreggiata dalla
+targa paventata di suo padre, allietata dal suo amore. E sotto quelle
+tende ora riposava tanta parte dell'anima sua, tutta la storia del suo
+cuore--Guiscardo, il priore, Boemondo! Guardava infine Alberada quella
+citta che, colpita dal languore dell'agonia, non dava piu voce, non
+accennava moto; quella citta che era stata culla alla donna fatale per
+cui tutto aveva perduto, e quel castello, in cui, come il cuore nel
+corpo umano, si avvertiva ancora estremo battito di vita.
+
+Ed in fatti un rumor sordo e confuso, maggiore del consueto, per la
+rocca si udiva--un rumore di voci molte che favellano sommesso, di
+armi che si urtano. Eran forse le scolte che si mutavano. Cosi penso
+da prima Alberada e prosegui nel corso delle sue malinconiche
+meditazioni. Ma ecco che il rumor cresce piu, si odono voci piu
+distinte; ed affacciandosi alla finestra, vede come tante fantasime
+bianche che al castello si raccolgono. Un pensiero le sorge, un
+pensier molesto che scaccia via come ingiusto. Non di manco apre la
+porta della sua camera, e strisciando lungo buio corridoio, al cui
+fondo si apriva una finestra che dava sul cortile del castello, a
+quella si affaccia. Allora non dubita piu di nulla. Queta queta, come
+era venuta, ritorna indietro, ed invece di entrare nella sua, entra
+nella camera dell'abate di Cluny, cosi dolce e quatta che costui non
+si sveglia, perche anche dormendo sognava di Aristotile come donna
+innamorata del ganzo. Ella, tolto dallo scrittoio di lui un pezzo di
+pergamena ed il calamaio, esce. Rientrata nella sua camera scrive
+affrettatamente alcune righe, poi ripiega il foglio che ripone sul
+petto, e scende nella corte.
+
+L'affollarsi della gente che andava e veniva, l'allestirsi di cavalli,
+il sordo trambusto, e la confusione per dare e ricevere ordini non
+fece avvertire il nero spettro che, rasentando di volo le oscure
+pareti, scivola fuori le porte e si avvia per la citta.
+
+Alberada discese con pena l'aspra roccia alla cui vetta sorgeva il
+castello, ai cui piedi starnazzava la citta. Per non perder tempo a
+seguire i serpeggiamenti della strada consueta, ella si cala dritto
+carponi per la scoscesa, e presto si trova tra le buie e tortuose
+viuzze di Salerno, dalle quali con gran pena si puo distrigare, e
+giungere fino presso alle mura.
+
+Fiduciosi nella tregua stabilita, i Longobardi guardavano i baluardi
+con oscitanza. Imperciocche Alberada, che sopra vi ascende, trova le
+sentinelle riunite intendere a berlingare anzi che a star vigili nei
+loro posti. Avevano appoggiate alle bertesche le labarde e gli archi,
+e giuocando alla zarra vuotavano fiaschetti alla ricuperazione della
+pace ed alla tolta dell'assedio. Alberada si accosta ad un gruppo di
+questi disattenti, e loro dice:
+
+--Buona guardia, bravi soldati. Si passano le ore di pace
+allegramente: non e cosi?
+
+--Venga, padre, venga con noi a bere un gocciolo. Non vorra certo
+ricusarsi a buoni figliuoli che sanno godere nella tregua, e menar le
+mani nelle barruffe in onore di Dio ed in vantaggio dei loro borselli.
+
+--Vi ringrazio, buone lance. Io son venuto a pigliar l'aria per
+sgomberarmi di un disgraziato mal di capo che mi tormenta; non vorrei
+riattizzarlo col vino.
+
+--Baie, padre riverendo! Il vino e quel diavolo, che, entrato in casa,
+caccia via tutti gli altri. Non si dia molestia percio, e lo creda a
+me che non ho usato mai di altro rimedio in mia vita fuori di questo.
+
+--Bevero dunque una sorsata, non fosse che per farvi piacere, risponde
+Alberada, a patto pero che accettiate una minuzia per vuotarne un
+fiaschetto di Procida; ma di quel che morde l'ugola e sganghera le
+ganasce con l'aiuto di Dio.
+
+--Per santa Cunigonda!.... perdono, padre! non vi faremo dolente
+percio. Ma berlo adesso che dobbiamo fare la guardia.... eh! quel
+dannato di vino azzanna, ed il minor pericolo che potremmo correre e'
+sarebbe di capitombolare dalle mura laggiu fra quei beccastecchi
+normanni.
+
+--Se tutto il dubbio resta qui, bevete pur lieti e dormite, che
+vegliero io; perche il fresco del mare sento che va alleviandomi lo
+spasimo.
+
+--Che ne pensi tu, Raspacalici, eh?
+
+--Io penso che una coppa di vino rifiutata e una porta di paradiso
+chiusa. E tu, Strangolafrati?
+
+--Senti, Raspacalici, ti ho detto che non voglio esser chiamato piu
+cosi, e te lo ripeto l'ultima fiata: perche te lo giuro pel mio santo
+battesimo, che un'altra volta ti mandero la parola nella gola con una
+pugnalata. Mi pare che non parli latino io. Or dunque, accettiamo i
+soldi del padre ed applichiamo l'ubbriacatura pel bene dell'anima sua.
+
+--E tu, mastro coniglio, non saresti dello stesso avviso?
+
+--_Dominus vobiscum!_ io mi son confessato ieri mattina!
+
+--Dunque?
+
+--Dunque... quando si trattasse di non dispiacervi, mi ubbriachero con
+voi--salvo poi a dirmi i sette salmi penitenziali.--_Credo in unum
+Deum!_
+
+E mastro coniglio cantava come i preti a messa.
+
+--Insomma pare che siamo proprio tutti di un avviso?
+
+--Io no, risponde un compagno, perche ho promesso a Ziga di andarle a
+far visita questa notte, dopo la guardia. Vi cedo percio la parte mia,
+e ritorno al mio posto.
+
+--_Dies irae!_ sclama mastro coniglio, e tu fai di codeste visite,
+Randolfo?
+
+--Non cominciarmi a tribolare con prediche, figliuol di una vacca, che
+ti spezzo il cranio con questa chiaverina. Io intendo di condurmi a
+mio modo.
+
+--Basta basta, risponde il soldato che la faceva da caporione, to,
+mastro coniglio, questi sono i soldi del riverendo padre; recati
+dall'ostiere qui presso, gittagli a terra la porta se non vuole
+aprire, e comprane altrettanto prosciutto, vino di Procida ed
+acquarzente. Bada pero a non dimenticar parte dei quattrini nel fondo
+della tua scarsella.
+
+--Rubacristi! e la mia onesta? ti ho gia detto, parmi, che m'era
+confessato ieri mattina.--
+
+--Ragione per cui piu ti ricordo di non fare il _quare me repulisti_.
+
+--Va e corri presto, sai! perche non ci resta che un'ora buona. E voi,
+riverendo padre, se non volete farci compagnia, toglietevi la pena di
+vigilare i nostri posti. Passeggiate tra lo spazio da porta Marina a
+porta d'Eboli, e se udrete rumore laggiu, negli accampamenti, o
+vedrete gente che si appressasse alle mura; insomma se crederete
+scorgere cosa che potesse darvi sospetto chiamateci, perche verremo
+noi ad osservare di che domine trattisi. Gia non ci e paura, perche
+abbiamo tregua per tre di; ma la cautela e cautela, e noi non siam
+soldati per niente.
+
+--Lascino fare a me, buone lance, e banchettino tranquilli. Mi diano
+solo una labarda, un arco, che so io--potrebbe sempre giovarmi a
+qualche cosa.
+
+--Servitevi la a piacere, riverendo: vi troverete ogni bene di Dio.
+
+Alberada stacca dalla parete un arco ed alcuni verrettoni, e parte
+dicendo loro:
+
+--Buona notte, figliuoli.
+
+--Buona notte, rispondono i soldati, e ricominciano da capo i loro
+giuochi.
+
+Non passo guari, ed innanzi ad una sentinella normanna cadeva un
+verrettone, nelle cui ale andava innestata una pergamena.
+
+
+
+
+X.
+
+ Passavan cheti e taciturni avanti
+ Senza ronde scontrar ne sentinelle;
+ Quando cessaro all'improvviso i canti,
+ E i gridi e gli urli andar fino alle stelle
+ TASSONI, _La Secchia rapita_, IV.
+
+
+I soldati longobardi, che lungi dal custodire le mura si deliziavano a
+bevere a isonne, furono avvisati da Alberada del rumore crescente che
+udivasi per la citta. E non appena questa si allontano per ritirarsi
+alla rocca, che un centurione capito loro addosso e li garri
+acerbamente dell'insubordinato condursi, ordinando che stessero in
+punto sotto le armi, perche questo era il comandamento di monsignore
+Gisulfo. Nello stesso tempo e' videro calar giu dalla rocca grossa
+mano di soldati, con bianca _camescia_ su per la corazza, conducendosi
+a redina i cavalli, e ragunarsi presso le porte uno stuolo, che dava
+sul migliaio, di uomini d'armi dello stesso modo divisati. Indi
+un'altra folla di arcadori, che a mano a mano si attelavano sui
+baluardi, allogandosi ad ogni merlo e ad ogni bertesca, guarnendo le
+torri delle porte e tutto lo spianato dei bastioni. Quei poveri
+soldati ubbriachi, che noi abbiam veduto nel capitolo precedente,
+guardavano allampanati, non comprendendo qual demonio volesse
+significare tutto quell'apparato ostile, mentre la tregua spirava il
+poi domani. Ma il loro stupore non fu lungo. Imperciocche, non passo
+guari, e videro comparire il principe Gisulfo in persona, alla testa
+di un cinquecento cavalli ed un buon migliaio di fantiglia. Egli
+ordino: che senza rumor fare si aprissero le porte; che i soldati di
+guardia vigilassero attenti, e che, nel caso ei fossero inseguiti da
+quei di fuori, le richiudessero loro alle spalle, appena stessero
+novellamente riparati tutti dentro; che quei delle mura travagliassero
+dei mangani e delle frecciate i Normanni, i quali benissimo da loro
+distinguevansi, perche non vestiti di bianco; e che il resto dei
+cittadini e dei militari si tenessero pronti a spalleggiarli, in caso
+che dimandassero aiuto. Date queste disposizioni, la porta Marina e la
+porta di Eboli si aprono e Gisulfo col seguito esce.
+
+Traditorescamente, e contro il sacramento della tregua, questo
+principe cercava sorprendere con un'_incamiciata_ i Normanni, tra per
+decidere cosi guerra terribile, tra per distogliere il duello. Il
+perverso disegno gli torno fatale. Perocche non appena tutta la sua
+gente ebbe oltrepassate le porte, che da quegli accampamenti, fino
+allora sembrati stanza a gente neghittosamente addormentata, sbucano
+fuori a guisa di demoni i Normanni.
+
+La faccenda era proceduta di questo modo. Come Alberada mando nel
+campo, per lo mezzo del verrettone, la novella che i Longobardi
+preparavano una sorpresa, quella pergamena da un giovanetto, per
+ordine del padre li collocato ad addestrarsi in tutti i travagli della
+milizia, fu recata a Roberto Guiscardo. Il giovanetto era Boemondo.
+Roberto senza prendere indugi fa svegliare le sue truppe tenda per
+tenda con cautela e silenzio; ordina loro tenersi presti a seguire
+monsignor di Bovino: vestissero le armi quetamente e solleciti, e del
+ventre per terra restassero ad orecchiare dinnante la tenda. Indi fa
+svegliare la sua quadriglia di Calabresi, ai quali comanda di
+seguirlo, strisciando di pancia al suolo, fin sotto le mura; ed
+un'ultima parte di gente affida al priore. Formava cosi il piano: di
+cacciarsi egli nella citta a portarvi la morte e lo scompiglio, come
+che i Longobardi ne fossero usciti, trovando aperte le porte,
+sgangherarle a colpi di mazza se chiuse: il priore Guiberto tenergli
+dietro, sia per aiutarlo sia per proteggerne la ritirata: monsignor di
+Bovino dare addosso alla gente di Gisulfo. Questi ordini, questo
+disegno di attacco furono l'opera di un momento, e compieronsi con
+eguale sollecitudine e silenzio, stando le truppe ben distribuite
+nelle tende e da quelle protette dalla scoverta delle vedette
+longobarde.
+
+Uscito quindi Gisulfo fuori le porte, e disposte le colonne delle sue
+truppe per procedere riuniti e con ordine, tutto ad un tratto ode dal
+campo, quasi vicino alle sue orecchie, uno squillo di tromba, ed a
+quel suono si vede rizzato innanzi, ai fianchi, e dietro un esercito
+come se fosse sbucato di sotterra. Roberto senza nulla incaricarsi di
+lui entra nella citta, per le porte lasciate aperte, e vi precipita
+con tanto impeto e sollecitudine, e cosi prestamente se ne
+impadronisce, che i soldati longobardi di guardia hanno appena tempo
+di distinguere non essere i loro tornati indietro perche scoperti dal
+nemico, ma Guiscardo in persona con quei suoi demonii di Calabresi. E
+subitamente dopo a Roberto entra il priore che si era alzato di fianco
+a Gisulfo. Guiberto non s'impaccia di scaricarsi sui Longobardi,
+credendoli assai bene affidati all'ospitalita apostolica del vescovo
+di Bovino. Penetrato anch'e' nelle mura, che ormai le porte tenevano i
+Normanni, comincia a distendersi sui baluardi, sgozzando le guardie e
+precipitandole nei fossi, ed occupa le bastie, in guisa che, in minor
+tempo che noi non ne abbiamo posto a raccontarlo, le fortificazioni di
+Salerno cadono in mano a' nemici.
+
+Il principe Gisulfo intanto, vistosi cosi di repente circondato
+dall'esercito nemico, e vistoselo in gran parte sgomberare d'attorno
+quasi fuoco fatuo, comprende di leggeri di che si tratta. Laonde,
+invece di avventarsi addosso alle masnade di monsignor di Bovino, che,
+le picche appoggiate al petto, stavan li per riceverlo, pensa a
+rientrare nella citta, finche ne aveva ancor tempo. Infatti ordina ai
+suoi di voltare le spalle e seguirlo.
+
+Io non vi diro quale accoglienza preparasse loro Roberto di fronte, e
+come il vescovo e gli altri condottieri li carezzassero alle spalle.
+Fu fatto dei Longobardi macello da destar pieta, talche non uno dello
+sciagurato seguito del principe rimase vivo. Ma Gisulfo ebbe ventura
+scampare, perche quei di Salerno, al rumore ed alle grida svegliati,
+presero anch'essi la pugna e cominciarono a travagliare i Normanni, e
+perche sua sorella, la quale come ogni altro soldato si batteva, lo
+coverse del suo pavese. Sfuggi quindi alla strage, e solo, affranto,
+ebbe campo appena di andarsi a chiudere nel castello e farne serrare
+le porte. Il vescovo di Bovino poi, essendo anch'egli venuto dentro in
+citta con l'alba che spuntava, si riaccende per ogni straduzza, per
+ogni chiassuolo accanito badalucco, non volendo quei di Salerno ceder
+senza fare almeno gli ultimi sforzi. Li animava Baccelardo. Questi,
+restato nel castello a dormire, della perfidia di Gisulfo nulla
+sospettando, al trambusto si era svegliato. Comprende tutto in un
+baleno. Accoglie percio gli avanzi del presidio del castello ed
+alquante milizie cittadine, e si apre varco sino alle porte, dove
+Roberto faceva aspro scempio di Longobardi e Salernitani. La giunto,
+lo riconosce, lo chiama a nome, gli si scaglia sopra come demonio.
+Terribile, cieca e la lutta che fra loro s'ingaggia.
+
+--Vengo a domandarti il mio guanto, gridava Baccelardo, gli e tempo
+omai che me lo renda, usurpatore de' Stati miei.
+
+--Il tuo guanto e qui, appeso all'elsa della mia spada; prendilo,
+sclamava Roberto.
+
+E cotal botta gli menava la, dove l'epa discende all'inguine, che, se
+di peggior tempra la panciera si fosse trovata, lo avrebbe passato da
+parte a parte.
+
+E di rimando Baccelardo gli misurava una stoccata.
+
+Roberto e ferito alla coscia e vacilla. Accorgendosi Baccelardo di
+averlo colpito e di poterlo finire piu facilmente, l'incalza di
+maggiore vigoria. Pero Sigelgaita, che d'appresso a Roberto pugnava
+unitamente a Boemondo--comeche di soli quindici anni--avvedutasi
+parimenti del colpo del marito, grida, ed ambo correndo in aiuto di
+lui, mentre fin allora non avevano fatto che guardargli le spalle,
+stringono siffattamente Baccelardo, che l'obbligano a retrocedere
+maggiormente perche era omai restato solo. Allora questo sventurato
+principe non vede altro riparo per se che fuggire da una citta caduta
+in mano del suo piu crudele nemico. Mette fischio acuto, e in un
+instante si sente comparire alle spalle il cavallo. Vi monta sopra
+senza toccar staffa, si caccia per tortuosi oscuri vicoli, finche non
+giunge a porta di Ronca, che sola rimaneva ancora in potere dei
+cittadini, se la fa aprire, si lancia su per quegli aridi greppi, e
+scompare.
+
+La citta di Salerno gia padroneggiavano i Normanni.
+
+Si rivolsero quindi alla rocca, nella quale si teneva chiuso Gisulfo.
+Questo principe aveva combattuto con ferocia, e si era ritirato in
+quell'ultimo baluardo, credendo potere opporre estrema resistenza col
+presidio che si trovava li dentro, o almeno capitolare dignitosamente.
+Indicibile fu percio la sua disperazione quando udi che il presidio
+aveva menato via Baccelardo onde andare ad affrontare i Normanni
+laggiu nella citta. Il tradimento da lui progettato gli tornava fatale
+anche per questo verso. Bestemmia, si dispera; pero non gli resta
+meglio che implorare la pieta del vincitore. Laonde manda i due legati
+a supplicare Roberto affinche volesse, se non altro, accordare la
+liberta si a lui che alla sua famiglia, e lasciar loro la vita, perche
+si sarebbero resi sul momento.
+
+Alberada e l'abate vennero al padiglione di Roberto. Questi si era
+fatto condurre negli accampamenti per medicare la ferita. Giunto nel
+vestibolo della tenda, l'abate si volge ad Alberada e le dice:
+
+--Madonna, vi ricordo ch'egli e omai tempo di mandare a compimento le
+commissioni che la beatitudine di papa Gregorio vi dava.
+
+Ed Alberada a lui:
+
+--Messer abate, la beatitudine di papa Gregorio e un infame.
+Ildebrando mi tendeva laccio codardo, che Iddio nella sua immensa
+misericordia ebbe pieta di farmi alfine comprendere, e cavarmi dal
+precipitar nel delitto. Questo sappiatevi, messer abate, e non cercate
+di penetrar oltre in tanto scellerato viluppo.
+
+Ugone sospira ne dice altro. Dopo di che Alberada si tira il
+capperuccio fino agli occhi, ed entrano nella tenda.
+
+Trovarono Roberto attorniato dai suoi fedeli, da parecchi conti e
+baroni, da Sigelgaita e da Boemondo che avevano assistito alla
+medicazione della profonda ma non pericolosa piaga. Come il duca li
+vide, comprese subito di che si trattasse. Per lo che, dirigendosi
+generosamente a sua moglie, le ordina:
+
+--Madonna, vogliate avere la cortesia di dare udienza ai messi di
+vostro fratello, che certo di qualche cosa manda a noi a
+raccomandarsi.
+
+Sigelgaita allora si rivolge ai legati e sclama:
+
+--Favellate, messeri, che la volonta di nostro fratello sara fatta.
+
+--Egli non vi sara di molta molestia, madonna, risponde tristamente
+l'abate. Lo sventurato principe Gisulfo promette cedere la rocca, dove
+che a lui si conceda la vita e la liberta, unitamente ai membri della
+sua famiglia.
+
+--E non altro? dimanda Sigelgaita.
+
+--Non altro, madonna, conoscendo egli il suo torto, e come duramente
+col duca Roberto si sia comportato. Vogliate percio usargli cortesia
+di non negargli cosi tenue grazia, in merce del castello che consente
+di aprirvi senza colpo ferire.
+
+--Il suo piacere sara fatto, riprende Sigelgaita. E perche il rendere
+la casa dei padri suoi gli torni men aspro, io medesima mi reco a
+pigliarne possedimento.
+
+--Delicata idea! sclama l'abate, e basterebbe essa sola, madonna, se
+vi mancassero le grazie ed il valore, per allogarvi fra le piu nobili
+dame d'Italia.
+
+Sigelgaita esce, e l'abate, dopo alquanto di silenzio, rivoltosi a
+Roberto dimanda:
+
+--Non vorreste, monsignore, accordarmi adesso l'onore di favellarvi
+breve tratto in segreto?
+
+--Si bene, risponde Roberto; traetevi altrove, signori--e tu altresi,
+Boemondo, col molto riverendo padre che accompagna l'abate.
+
+Boemondo ed Alberada si ritirano allora in uno scompartimento della
+tenda, attiguo a quello dove Ugone e Roberto dovevano favellare--e non
+saprei dirvi quanto Alberada ne fosse contenta. Dappoiche, quivi
+giunta, si gitta indietro il cappuccio di un tratto, e toltosi in
+grembo Boemondo, prende a coprirlo di baci e di lagrime gridando,
+affogata dai singhiozzi:
+
+--Io sono tua madre, Boemondo, io sono la sfortunata Alberada.
+
+
+
+
+XI.
+
+ S'avons perdu et je et vous assez
+ Amis et drus et parens et privez.
+ GUILLAUME AU COURB-NEZ.
+
+
+Quel ribocco di amore pero non fu di lunga durata. Alcune parole
+dell'abate, che parlava di Guiberto, colpiscono le loro orecchie.
+L'infelice donna si arresta a mezzo ai baci, taglia nette le parole di
+lungo amore compresso e le non mai sazie carezze, ed i non mai
+inebriati sguardi, e sta piu attentamente ad ascoltare. Qual dubbio
+v'era? Il mercato era fatto, il patto di sangue era conchiuso. Il papa
+dava a Guiscardo investitura del principato di Salerno e del ducato di
+Amalfi, e Guiscardo al papa un uomo--l'abborrito, il paventato priore
+di Lacedonia! Laonde andasse egli, abate di Cluny, a chiamarlo a nome
+di Roberto alle tende, perche quivi avrebbe questi di alcuna maniera
+provocate liti con lui, e tiratolo del ciuffo ad atto di violenza
+qualsiasi. Allora, gridando che il priore tentava assassinarlo, cosi
+inchiodato al letto come trovavasi, i suoi fedeli Calabresi sarebbero
+accorsi, lo avrebbero fatto prigione, e senza fallo, senza obbrobrio,
+si saria mandato al papa in olocausto.
+
+A tale scellerato accordo Alberada abbrividisce e lo stesso Boemondo
+si sente ardere di sdegno. Questo giovanetto si era trovato cosi fra
+le braccia di sua madre senza aspettarselo, senza esservi preparato di
+alcuna maniera. Fanciullo di appena tre anni, una mattina, nel piu bel
+mezzo di lieto banchetto, aveva sentito avventarsela al collo per
+coprirlo di baci, poscia non l'aveva piu veduta, e gli avevano anche
+inibito parlar di lei. Ma quei baci, quell'aspetto in cui qualche cosa
+d'inusitato favellava, non gli si era tolto piu dalla mente. Anzi, a
+misura che cresceva negli anni e di quella scena si rammentava, ovvero
+alcun pietoso gli raccontava dei torti di suo padre e delle sventure
+della madre sua, quei baci sentiva ancora piu affettuosi e disperati
+penetrargli fino al cuore, di quell'aspetto s'inebriava. In guisa che
+bastarono appena le prime carezze, le prime parole di Alberada per
+tutto tornargli alla mente, per vedere incarnata la visione di tante
+notti, ed i pensieri dell'ore meste in che l'obbligavano di fare la
+guardia al campo. Si precipito fra le braccia di quella donna con
+ebrieta, con delirio, e le carezze ed i baci le restitui non meno
+ardenti ed affettuosi. Maggiormente poi che, ad onta degli anni e
+delle sofferenze, il volto di Alberada poco erasi mutato.
+
+Alberada aveva di quei sembianti infantili i quali lieve e tardi
+risentono l'ala del tempo.
+
+Quante cose non si avevano dessi a domandare, quante parole a
+ripetere, quante storie a raccontarsi, e sfoghi, e compiacenze, e
+tenerezze, e baci ed altri baci ancora, e non mai saziarsi di quella
+santa inenarrabile volutta? Le parole di Roberto e dell'abate furono
+lo scongiuro che ruppe tutti gl'incanti, ogni delirio
+agghiaccio--nell'anima di Alberada, perche si sentiva colpire
+nell'uomo che, dopo Guiscardo, amo piu e che la riamava ardentemente;
+in quella di Boemondo, perche il vituperato patteggiare di suo padre
+l'oltraggiava. In guisa che, quando udirono partito l'abate per
+consumare il tradimento e tirare nella trappola Guiberto, ambedue,
+senza affatto comunicarsi i pensieri, un medesimo sentimento inspiro.
+Usciti da un altro lato del padiglione, verso la rocca si avviano,
+sperando trovar quivi il barone di Lacedonia.
+
+In effetti vi giunsero contemporaneamente all'abate di Cluny, quando
+il misero Gisulfo, che in lui vedeva spegnersi l'ultima facella della
+dominazione longobarda in Italia, usciva dal castello de' padri suoi
+con la desolata sua famiglia, nudo, la testa china, senza sapere dove
+la sera avrebbe riposato il capo, senza speranza di una crosta di pane
+pel domani.
+
+Cosi ignotamente passava il dominio di una forte nazione sopra le
+contrade d'Italia. E quel che peggio era, non passava per andare a
+dormire nel sepolcro il sonno dell'oblio, ma per trascinarsi di
+castello in castello, di terra in terra, di porta in porta, accattando
+un frusto di compassione, e non trovando che disprezzo. Imperciocche
+la miseria del debole commuove, l'abbiezione del forte rallegra, ed
+eccita al dileggiamento. E nel punto stesso che Gisulfo, accompagnato
+da sua sorella, nobilmente rassegnato e mutolo usciva, il priore
+Guiberto allogava agli spaldi guardie normanne, a nome di Guiscardo, e
+del castello prendeva possesso. Allora l'abate di Cluny gli si
+presenta e dice con voce peritosa e tremante:
+
+--Messere, vogliate avere la cortesia di seguirmi alle tende del duca,
+perocche egli, quivi trattenuto dalla ferita come sapete, ha gravi e
+pressanti comandi a darvi in ordine alla citta.
+
+--Si bene, ser legato, vengo tosto. Pero in avvenire non prendete
+sbaglio sulle parole. Io non ricevo comandi da chicchessia, fuori
+dell'imperatore, ed a Guiscardo sono alleato non vassallo.
+
+--Vi dimando perdono allora, messer barone, se profferii motto che mal
+vi tornasse gradito. Non vorrei pero che cio fosse cagione del vostro
+non arrendervi ai desideri del duca Roberto che ha premuroso bisogno
+di voi.
+
+--Vi ho detto che vengo sul fatto, risponde il priore.
+
+E si dicendo in compagnia dell'abate si avviava per discendere agli
+accampamenti.
+
+Allora Alberada si presenta loro, e gittandosi dietro il cappuccio che
+le celava compiutamente il sembiante, al priore favella:
+
+--Guiberto, non andate con codesto traditore, perche la vostra testa,
+da recarsi al papa, tra costui e Roberto e stata patteggiata. Fuggite
+anzi, fuggite senza indugio.
+
+--Alberada! sclamano ad un tempo il priore e l'abate.
+
+Ed ella:
+
+--Fuggi, Guiberto, fuggi sollecito in nome di Dio! che da un momento
+all'altro non saresti piu a tempo. E tu, abate di Cluny, uomo fino ad
+ieri senza macchia, vergognati e pentiti di essere disceso al mestiere
+del sicario.
+
+A queste acerbe parole, Ugone, che sempre era stato buono ed onorato,
+si sente commuovere. Il suo fallo gli salta agli occhi spaventevole,
+si vede vituperato da tutta Europa, gli sembra udir raccontare il suo
+tradimento per tutte le corti, sente strapparsi fino dal sangue
+l'epiteto di virtuoso attaccato al suo nome, e conciossiache anche in
+quell'azione condannevole e' fosse stato spinto da pieta per qualcuno,
+nell'anima s'intenerisce, nel volto si copre di rossore, e cadendo al
+ginocchio di Guiberto sclama:
+
+--Perdono.
+
+Quest'atteggiamento, questa sola parola profferita di accento
+pietosamente solenne e profondo, tutto rivelano a Guiberto. E leggendo
+altresi negli occhi di Alberada l'ansia paurosa che la divorava, e nel
+sembiante abbattuto di Boemondo, vergognoso dell'onta del padre suo,
+tutta l'urgenza, tutta l'estensione della cosa, alza il pugno armato
+della manopola di ferro onde percuotere l'abate sul calvo capo. Poi
+tutto ad un tratto rista, si ferma un istante a guardarlo in quel
+supplice atto, stringe la mano a Boemondo, le gote gli bacia, e
+voltosi ad Alberada:
+
+--Partiamo, sclama, Roberto Guiscardo udra presto notizie di me.
+
+--Parti tu, fuggi sollecito, Guiberto, risponde Alberada smaniosa;
+ricordati quanto Roberto sia scaltro, Ildebrando terribile--fuggi, ti
+raggiungero.
+
+--Dove? quando? non saresti ancora tu in pericolo, Alberada?
+
+--Non pensare di me, che vivo sicura sotto l'egida di legato. Non
+arrestarti nei paesi d'Italia, dove il potere del papa e del duca e
+illimitato; varca i monti. Ti raggiungero in Germania. Ma presto, in
+nome di Gesu! fuggi presto; potresti essere inseguito.
+
+Guiberto si getta al collo di Alberada, le da lungo abbraccio, e
+parte.
+
+Allora l'abate di Cluny le si volge e dice:
+
+--Che facesti, Alberada! io lo tradiva per te!
+
+--Vergogna! vergogna, sclama Alberada coprendosi il volto con ambo le
+mani. Nel mondo non v'ha dunque piu un cuore che ricetti la virtu?
+
+Ugone resta a considerarla un momento, poi sospirando dimanda:
+
+--Ed al papa che recherai in risposta, sventurata! che recherai?
+
+Alberada alza gli occhi al cielo, accenna della mano il suo capo, e
+risponde con nobilta:
+
+--La testa.
+
+ FINE DEL PRIMO VOLUME.
+
+
+
+
+NOTA.
+
+
+Perche non si credano miracolose le pruove di forza accennate nel
+capitolo VIII si ricordino questi fatti storici.
+
+Azzeddoulat, principe persiano, colle sole braccia stramazzava a terra
+un toro, e faceva la caccia ai leoni.
+
+Babaram, figlio di Iezdegerdo re di Persia, tolse la competutagli
+corona fra due leoni affamati, che uccise, disarmato, e sbrano!!
+
+Bouflers signore di Piccardia, come assicurano Loisel, _Memorie del
+Beauvese_, e La Marliere nelle sue _Case Illustri_, rompeva con le
+dita un ferro di cavallo--da stare su di un piede niuno lo
+rimoveva--si alzava sulle braccia un cavallo e lo portava per molta
+distanza--con gli stivali alle gambe passava di un salto i piu larghi
+fossi--uccideva di una sassata i quadrupedi al corso, gli uccelli al
+volo--in una corsa di dugento passi avanzava un cavallo di Spagna.
+
+Cleomede, dall'oracolo disegnato ultimo degli eroi, defraudato del
+premio della lotta, ruppe la colonna di una scuola sotto le cui rovine
+perirono 60 persone. E qui si ricordi anche Sansone--se i semidei
+della Bibbia non sono miti o favole come quelli delle _Mille ed una
+notte_.
+
+Federico-Augusto I, re di Polonia--Ettore--Ercole--Federico II
+elettore di Brandeburg soprannominato _dente di ferro_, ebbero forza
+maravigliosa.
+
+Firmio, chiamato il _Ciclopo_, che si fece proclamare imperatore in
+Egitto per vendicare Zenobia, si dava a battere i metalli sul petto
+come sopra un'incudine.
+
+Luigi Gonzaga, signore di Sabbioneta nel Mantovano, soprannomato _il
+Rodomonte_, al dir del Guazzo, storico contemporaneo, ogni grosso
+ferro di cavallo apriva, e spezzava di una sola scossa una fune grossa
+come cinque corde d'arco.
+
+Il padre di Giacomo Rouxel, de Medavy, conte di Grancey e maresciallo
+di Luigi XIII, avendo passato fuor fuori il signore di Frepigny, uomo
+d'arme, lo porto in aria tutt'armato qual'era ed infilzato alla sua
+spada per piu di 4 passi.
+
+Graziano, padre dell'imperatore Valentiniano I;
+
+Marco Aurelio--Mario che con un dito fermava una carretta nel massimo
+del corso;
+
+Giovanni Podikove che rompeva in due un ferro di cavallo;
+
+Andrea Everardo Rauber signore di Petrouel, che rompeva anche un ferro
+di cavallo, e che aveva una barba lunga fino a terra e da terra alla
+cintura, per sposare una figlia naturale di Massimiliano duello con
+uno spagnuolo a chi mettesse l'altro in un sacco, e ve lo mise;
+
+Il celebre Giorgio Castriota detto Scandeberg, il quale per la sua
+forza invoglio Maometto II a volerne vedere la scimitarra. Giorgio
+gliela mando dicendogli: che si era ben guardato mandargli altresi il
+braccio il quale l'adoperava;
+
+Cervione--Charri--e per ultimo Ugone Tudextisen, di cui parla
+Summonte, che, per dar saggio di gagliardia agli ambasciadori greci,
+scarico un colpo di pugno sulla testa di un cavallo, e l'uccise.
+
+Questi esempi, ed altri numerosissimi, fanno fede che noi non
+esagerammo nelle prove che descrivemmo poc'anzi.
+
+
+
+
+INDICE
+
+
+ LIBRO PRIMO.--Il Placito Pag. 5
+ LIBRO SECONDO.--L'incamiciata " 69
+ Nota " 205
+
+
+
+
+
+
+NOTA DI TRASCRIZIONE:
+
+
+Sono state effettuate le seguenti correzioni:
+
+
+ La giustizia favelli nei {vosti|vostri} cuori,
+
+ E si dicendo il giovane {proscrittto|proscritto} scendeva
+
+ vi dan dentro e ne fanno poderoso {marcello|macello}.
+
+ --Oh birbi, birbi, birbi! sclama {qualcuuno|qualcuno}.
+
+ il priore le da forte dell'aspersorio nella {frone|fronte}
+
+ E costretto {tonar|tornar}. Giurollo.
+
+ Io voglio sollevare per un {istate|istante} un velo
+
+ avevo dovuto interdirmi ogni {afetto|affetto} tenero,
+
+ E con tal fatto gran numero di vite sarebbe {ririsparmato|risparmiato}
+
+ altra discussione tra i guerrieri di {Gisulso|Gisulfo} comincio.
+
+ L'abate sorride e {presegue|prosegue}:
+
+ Ognuno penso che, se colui non {fossse|fosse} davvero il diavolo,
+
+ che tutta la notte, malgrado {li|il} vino
+
+
+L'uso delle virgolette per il discorso indiretto e bizzarro e
+incostante, e probabilmente mal interpretato dai tipografi. Abbiamo
+riprodotto quanto appare nell'originale, nei limiti del possibile.
+
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of Il re dei re, by
+Ferdinando Petruccelli della Gattina
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE ***
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+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
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+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
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+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation information page at www.gutenberg.org
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+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
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+permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
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+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
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+North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email
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+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
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+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including checks, online payments and credit card donations.
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+works.
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+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
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+Project Gutenberg (https://www.gutenberg.org) public repository for
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+Project Gutenberg's Il re dei re, by Ferdinando Petruccelli della Gattina
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+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
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+
+Title: Il re dei re
+ Convoglio diretto nell'XI secolo (vol. 1)
+
+Author: Ferdinando Petruccelli della Gattina
+
+Release Date: January 6, 2010 [EBook #30878]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
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+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE ***
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+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the
+Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
+(This file was produced from images generously made
+available by The Internet Archive)
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+
+
+ BIBLIOTECA NUOVA
+
+ PUBBLICATA DA G. DAELLI
+
+
+
+ IL RE DEI RE
+
+
+
+
+ Stabil. tip. già Boniotti, diretto da F. Gareffi.
+
+
+
+
+
+ IL
+
+ RE DEI RE
+
+ CONVOGLIO DIRETTO
+ NELL'XI SECOLO
+
+ PER
+
+ F. PETRUCCELLI DELLA GATTINA
+
+
+ VOL. I.
+
+
+
+ MILANO
+ G. Daelli e C. Editori.
+
+ 1864.
+
+
+
+
+
+LIBRO PRIMO
+
+IL PLACITO.
+
+
+
+
+ _Per chi ama la storia sbadiglio, come quella
+ del Guicciardini e del Botta, questo libro è
+ romanzo._
+
+ _Per chi ama il romanzo, come quello di Paul
+ de Kock, di Paul Feval o di Soulié, questo
+ libro è storia._
+
+ _A chi si delizia della storia-dramma di
+ Michelet, della storia in azione di Balzac, di
+ Vittor Hugo, di Dumas, queste pagine sono
+ leggere._
+
+ _Esse sono dei freschi di un secolo di giganti._
+
+
+
+
+I.
+
+ Ben m'accorsi ch'egli era del ciel messo,
+ E volsimi al maestro, e quei fe' segno
+ Ch'io stessi cheto ed inchinassi ad esso.
+ Ah! quanto mi parea pien di disdegno!
+ Giunse alla porta e con una verghetta
+ L'aperse, chè non v'ebbe alcun ritegno.
+ O cacciata dal ciel gente dispetta,
+ Cominciò egli in sull'orribil soglia,
+ Ond'esta tracotanza in voi s'alletta?
+ INF., _canto IX_.
+
+
+La mattina 26 giugno 1070 nella badia di Montecasino era affaccendato
+movimento. Frati che ivano e redivano pei chiostri colonnati recando
+vasi sacri e ricchi panni di chiesa, scudieri che lustravano usberghi
+e giacchi di maglia, palafrenieri attenti al governo di numerosi
+cavalli, damigelli che dalle cucine servivano succulenti asciolvere ai
+padroni negli assegnati appartamenti, oltre numero molto di vassalli
+intenti a servigi diversi dell'abadia, e grossa folla di chierici che
+accompagnavano i vescovi. Tutti trovavano alcuna cosa a dire, alcun
+comento a fare sulla povertà santa dei frati, ricevendo e comunicando
+ordini, ghignazzando, motteggiando. Erano nell'abadia quarantatrè
+vescovi, e dieci arcivescovi, Sergio duca di Napoli, Gisulfo II
+principe di Salerno e i suoi fratelli, Sergio duca di Sorrento,
+Riccardo principe di Capua con Giordano suo figlio e Rainulfo suo
+fratello, Landolfo principe di Benevento, i conti di Marsi, e
+moltissimi tra baroni normanni e longobardi di minor conto, e
+valvassori, ed uomini liberi. Infine vi era papa Alessandro II con
+codazzo pomposo di laici ed ecclesiastici. L'abate Desiderio aveva
+ristaurata la chiesa, ed invitato il papa a consacrarla. Ed onde al
+pontefice fosse resa maggiore onoranza, tutt'i sopra detti signori
+vennero sollecitati di preghiere molte a recarsi al monistero. Così
+che corte splendida al di là dei desiderii si ragunava intorno ad
+Alessandro, di queste vanità mondane ghiotto; superbo nei modi;
+svogliato nel condurre gli affari.
+
+Nè per vero bisogna ingollarsi che papa Alessandro si togliesse al suo
+dolce far niente di Roma solamente per compiacere l'abate. Aveva
+sibbene riposto pensiero che in lui tutt'i dì teneva desto il suo
+cancelliero e consigliere. Al quale pensiero non avrebbe mai potuto
+dare altrimenti vigore, e forse vita, se non in occasione tanto
+solenne. Che perciò, nell'accettare l'invito, destramente all'abate
+insinuò di raccogliere a Montecasino quanto più di vescovi e baroni,
+onde i semi della supremazia ecclesiastica sulla laicale, che tre
+pontefici avevano di già principiato a spargere, si propagassero
+ancora. Non perchè allora si tenessero malcontenti dei progressi di
+questa idea, che per tre secoli formò base di dritto pubblico, ma
+perchè ogni Assuero ha il suo Mardocheo, il quale toglie il sonno alle
+vigili pupille, e la veneranza d'altrui neutralizza. Per modo che,
+compiute le cerimonie, diversamente la somma delle cose del
+mezzogiorno d'Italia il Papa, o il suo cancelliere, disegnava avviare,
+e rinsaldire i legami d'investitura per violenza da papa Niccolò II
+stabiliti. Aveva quindi benignamente accolto l'invito di Desiderio, e
+lasciate le mollezze di Roma.
+
+A Costantinopoli l'abate aveva fatto fondere le porte di bronzo
+storiate, che ancora adesso sono alla chiesa; di Costantinopoli erano
+venuti i fabbricatori di musaici, che bellissimi di fiori e figure
+ornavano l'abside. I quali artefici, oltre dell'opere, istruirono
+altresì taluni dei frati i quali fecero poscia vivere quest'arte in
+Italia. Nè altri uomini periti nell'operare l'oro, l'argento, il
+ferro, il bronzo, l'avorio, il vetro, il legno, il talco, ed il marmo
+trasandò convocare di Francia, come altresì di Lamagna, d'Italia tutta
+e di Grecia, onde bellissima, e riccamente ornata tornare quella
+basilica. Alla cui splendidezza concorsero con donativi di oro e di
+ricchi drappi molti principi oltremontani, e quasi tutti i baroni del
+regno. Non mica già perchè d'uopo ne avesse l'abadia, potente e
+doviziosa a pari delle migliori di Europa, ma perchè quel di
+Montecasino era pellegrinaggio in voga a quei tempi, ed i nobili
+palmieri giammai tornavano alle patrie loro senza largamente pagare il
+perdono delle peccata. Sicchè maravigliosa a vedere quella mattina
+poteva dirsi la chiesa, non solamente perchè sfolgorava di lampade
+moltissime d'oro e d'argento e delle stoffe più sontuose che, tessendo
+sete per colori diversi e lamine d'oro e ricami di pietre preziose,
+allora si usassero; ma perchè il corteggio che formavano al papa tanti
+vescovi e signori abbarbagliava. Ed abbarbagliava nel pieno senso
+della parola, dappoichè i lumi bellamente risplendevano sugli
+ghiazzerini lustrati d'acciaio e di argento, e nei pomposi rocchetti
+di trine d'oro che adoperavano i vescovi. Il sole poi, che penetrava
+per le finestre a vetri colorati, tappezzava le mura ed il lastrico di
+marmo d'un profluvio d'iride quasi che tutto fosse incrostato di
+pietre preziose. Mazzi di fiori in guastade d'oro ingombravano gli
+altari ed impregnavano l'aria di un profumo indefinibile. Gli organi
+mandavano fiotti di armonia.
+
+In mezzo a quell'opulenza soavissima di colori, di luce e di odori, in
+mezzo a quella calca rifulgente, però v'era bene un uomo vestito di
+nero, il più schietto, il più modesto in apparenza, che da tutti gli
+altri si distingueva, e che sembrava, fra tanto sfoggio di ricchezze e
+di potenza, come il famoso schiavo che ricordava al trionfatore il _te
+hominem esse memento_. Un'apparizione lugubre quell'uomo era quivi, un
+essere freddo e severo da cui tutti dovevansi allontanare, che tutti
+avevano a tenere in uggia; e pur nullameno l'abate veniva dimenticato,
+venivano trascurati principi e duchi, negletto lo stesso Alessandro
+II, e gli occhi pendevano da quel semplice frate per istudiarne la
+cera abbassata, per leggere un'idea sola nel raro levar di quello
+sguardo, per interpretare una sola di quelle rughe che la calva fronte
+gli solcavano. Quell'uomo era il cancelliero del papa.
+
+Verso l'ora di sesta la funzione cominciò. Nel silenzio più profondo,
+nell'ordine meglio serbato, assistevano i circostanti, preparandosi
+alla comunione ed al riconciliamento coi nemici. Ed e' veramente
+pentiti allora, come disposti a rincrudelire negli odii e nelle avanie
+il dì dopo, rallegravano l'animo del pontefice, il quale la sottile
+sua politica vedeva profittare. Egli celebrava la messa; gran coro di
+damigelli francesi e di eunuchi romani cantavano, accompagnati dal
+suono dei tricordi e degli organi, cui toccavano maestri alemanni, i
+più periti allora in quest'arte. Così tirossi innanzi fino
+all'evangelo, cantato dall'arcivescovo di Bari. Allora il papa si
+assise sopra ricco trono per dar cominciamento al baciamano; perocchè
+allora la mano solamente al papa si baciava non il piede, come per la
+prima volta vilmente praticò Lottario II, il 4 giugno 1133. Sicchè
+dunque Alessandro fra l'arcivescovo di Bari e quello di Napoli, con in
+testa il berretto frigio sormontato dalla corona, che papa Osmida pel
+primo usò, ed in dosso magnifica cappa rossa, si prestava a quell'atto
+primamente agli arcivescovi poi ai vescovi ed agli abati, per indi
+ricevere i secolari.
+
+Ma sino a costoro la cerimonia non giunge. Da poichè nel mentre
+l'abate di Bansi scendeva i due gradini del soglio, ed il principe di
+Benevento si appressava per profferire a sua volta quel segno di
+divozione al sommo pontefice, un rumore si ode nell'atrio della
+chiesa, e ben presto si vede entrare un cavaliere coperto tutto di
+acciaro, col morione in testa a buffa calata che, aprendosi ardito
+varco fra mezzo a tanti, passa i balaustri, ascende il soglio, e
+giunto innanzi ad Alessandro II, sguaina il pugnale cui punta sul
+destro cosciale come scettro, e la visiera si alza.
+
+Stordito all'atto ardimentoso ognuno gli leva sopra lo sguardo. Ed
+ebbero a vedere un giovane di poco meno di venti anni, le labbra
+appena ombrate da biondi baffi, gli occhi turchini fieri e
+scintillanti come quelli di un rettile, la bianca carnagione infoscata
+dal sole, accese le gote. In quell'atteggiamento maestoso ed impavido
+sembrava l'arcangelo che guarda il soglio di Dio. Egli si compiace un
+istante a scorrere lentamente lo sguardo su quell'adunata, poi fissa
+con piglio severo il pontefice e dice:
+
+--Sire papa, tu sei il più codardo uomo di cristianità.
+
+Il volto di Alessandro, da bianco addivenuto per paura, arroventa. Nel
+tempo stesso cento destre cadono sui manichi dei pugnali, chè le spade
+avean tutti lasciate fuori la porta, ed il principe di Benevento fa
+qualche passo onde istrappare quel temerario di quel sito, e gittarlo
+lontano. Ma lo sguardo altero del giovane l'arresta, e, dopo averlo
+considerato un istante con aria di freddo disprezzo, si rivolta
+novellamente ad Alessandro e soggiunge a voce forte e tranquilla:
+
+--Sì, sire papa, tu sei lo più vigliacco uomo di cristianità. E voi,
+baroni, non vi mostrereste per avventura meno dappochi, se segno
+alcuno di veneranza veniste a fare a costui.
+
+--Se non si tratta che di ciò! si udì una voce partir dal gruppo dei
+baroni. Il cavaliere si volse da quel lato aspettando il seguito, ma
+non udendo più che un fremito indistinto in mezzo all'assemblea,
+continuò:
+
+--Dio aveva chiamato il papa ad esser capo dei cristiani: in età più
+avventurosa e' ne fu sempre la voce, il sostegno e l'esempio; ora e'
+si fa oltraggiare dai più imbelli, si fa schernire dai suoi vassalli.
+Papa Alessandro II è il trastullo di Roberto Guiscardo e del priore
+Guiberto di Lacedonia.
+
+Tutti aspettavansi grande esplosione dal pontefice, superbo e
+puntiglioso uomo, contro colui che gli gittava sul volto così mortali
+parole; pur nullameno diversamente avvenne. Dappoichè, se Alessandro
+II avesse voluto imaginare mezzo più efficace che al suo intento lo
+conducesse, meglio non avrebbe saputo. Anzi guardò in volto il suo
+cancelliero, pensando non fosse stato per consiglio di lui che quella
+scena quivi avvenisse. Ma vedendo che alfine anche costui radiava di
+gioia amara, si rivolge al giovane e calmamente favella:
+
+--Bene dite, cavaliere, che noi siamo vigliacchi, e che non lo sono
+meno questi baroni, i quali, la nostra persona venerando, ci lasciano
+insultare da altrui. Essi per vero dimenticarono che Iddio noi
+rappresentiamo quaggiù e che ogni vituperio diretto al pontefice Iddio
+colpisce sull'eterno suo soglio di zaffiro.
+
+--Essi non dimenticarono nulla, ser papa « lo interruppe il giovane
+» tratto il nobile giuramento che profferirono prendendo il cingolo di
+milizia. La religione non si difende più: la donna vilipesa, l'orfano
+spogliato non trova più braccio generoso che per essi si levi. E sta
+bene, baroni; la paura di Guiscardo vi ha infiacchiti nell'anima. Ma
+quelle offese, che per altrui oggi non vendicate, da un dì all'altro
+sopra di voi ancora cadranno, sopra di voi sicuri in boria indolente.
+
+--Ma, col vostro permesso, santo padre, chi fia codesto temerario che
+ci viene a vilipendere di modi così villani? » dimanda il principe di
+Salerno, traendosi innanzi sino al soglio del papa.
+
+Il giovane stava per rispondere, Alessandro gli fa cenno della mano e
+dice:
+
+--Chi, messer principe? un inviato del Signore sicuramente. Egli ci ha
+chiamati vili perchè lasciamo conculcare la santa dignità, di cui noi,
+servo dei servi di Dio, fummo investiti. Egli si è apposto. Noi
+abbiamo scagliati gli anatemi contro codesto ribelle priore e contro
+codesto Guiscardo; abbiamo pianto su i mali della Chiesa ed invocata
+la forza laicale. I vigliacchi dunque siete voi, o baroni, che ci
+vedete spogliare, ci vedete offendere, e non curate delle nostre
+preghiere. Sa Iddio se questa amara parola di codardi noi vi avremmo
+mai fatta udire; ma poichè dessa uscì di bocca ad un generoso, se la
+tolga cui spetta, che noi la nostra missione compimmo fin dove la
+carità ci consigliava.
+
+--Morte al priore, morte a Guiscardo « scoppiarono allora unanimi
+quanti erano nella chiesa, infiammati » vendetta, vendetta!
+
+--Ah! « sclama il giovane sogghignando e rimettendo il pugnale nella
+vagina » levate pure la voce, levatela forte, messeri, chè Roberto è
+lontano, assai lontano per udirvi, il priore troppo immerso fra i
+bagordi delle sue concubine. Ma guardatevi bene, baroni, studiate
+attentamente di non inchinarli abbastanza umilmente quando essi vi
+saranno da presso, chè le incaute parole di questa mattina sono
+sentenza di morte per vassalli i quali ai loro padroni forfanno.
+
+--Se questo ragazzo ha il braccio libero come ha lo scilinguagnolo,
+eh! eh!--mormora di nuovo una voce dal gruppo dei baroni.
+
+--Noi non siamo vassalli di chicchessia, arrogante baccelliere « grida
+a sua volta il principe di Capua » nè di alcuno temiamo dopo il
+Signore. Il duca Roberto Guiscardo, il valvassore di Lacedonia, non ci
+oltraggiarono mai direttamente perchè noi, con l'aiuto di Dio,
+sappiamo bene come le offese si vendicano, e speriamo nell'arcangelo
+del Gargano ed in questo barone s. Benedetto di mostrarlo un poco
+anche a voi, se pur siete cavaliere. Il solo torto che abbiamo a
+rimproverarci d'innanzi a Dio gli è di non aver prestato mano al santo
+pontefice nelle sue querele con questi due baroni. Ebbene, per quelle
+sante reliquie dunque giuriamo che non saranno passati sei mesi...
+
+--Col vostro beneplacito, principe « s'interpone Gisulfo » arrestatevi:
+non profferite giuramento che forse un giorno vorreste non aver fatto.
+Io non difendo il duca Roberto perchè mi viene cognato, nè il priore
+di Lacedonia perchè mi è amico. Ma le nostre leggi ordinano di non
+condannare alcuno, che prima non fosse stato citato e giudicato. Io
+quindi mi appello a voi, santo padre, di aprire un _placito_, dove le
+accuse contro costoro fossero più formalmente profferte e da loro pari
+discusse. Poi, se la sentenza che profferiranno li condannerà, io che
+adesso per loro campione mi constituisco, io il primo mi adopererò
+onde eseguirla. Ho detto, e la parola di un principe valga per voi più
+di quella di codestui, che se non è matto, è bene insolente e merita
+castigo.
+
+--Uhm! meritare l'è uno, darglielo è un altro; ci badi messere,
+susurra taluno di mezzo all'adunanza.
+
+--Ben diceste, nostro amato figliuolo « alquanto acerbo risponde il
+pontefice » prudente consiglio fu quello di vostra mercede, e per
+avventura assai cauto. Noi dunque apriamo questo placito qui. Lo
+presederà per noi il nostro cancelliero; i giudici saranno questi
+baroni; gli accusatori, gli offesi non pochi che qui si trovano per
+farci riverenza. La giustizia favelli nei vostri cuori, vi illumini
+Iddio. Ricordatevi però che i torti degli uomini si possono obliare e
+perdonare talvolta, ma quelli della Chiesa non mai, perchè contro di
+lei _portæ inferi non prevalebunt_. A domani.
+
+--A domani « replica il principe di Capua ritirandosi » e riposate pure
+tranquillo, santo padre, chè il vostro dolore ci si scolpisce nel
+cuore. Ricominciate le cerimonie.
+
+--Aspettate « interrompe il giovane facendo cenno al papa di sedere » Il
+principe Gisulfo da uomo prudente si dichiarò campione del marito di
+sua sorella e dell'audace priore: il principe Riccardo, da bravo
+cristiano, si arrestò in mezzo ad uno spavaldo di giuramento, che in
+cuore suo sapeva non poter compire giammai: i duchi di Sorrento e di
+Napoli, assorti nelle beate visioni dei loro feudi incantati, pensano
+a tutelarvisi dentro come le lumache nel guscio: il principe di
+Benevento medita la morte di languore, in cui, unitamente al suo
+Stato, si consuma: vescovi ed arcivescovi ardono di ritornare agli
+ozii voluttuosi dei loro castelli ed ordinare cacce e processioni onde
+viver lieti e tranquilli. Ma voi, ser papa, uditemi bene, voi direte
+al vostro monsignor Gesù Cristo, che fra qualche minuto chiamerete
+nell'ostia, voi gli direte che avete udito giurare a Baccelardo, duca
+di Puglia, spogliato dei suoi Stati dal suo zio Roberto Guiscardo, che
+allora e' perdonerà a costui, quando quelle sante reliquie di Macario
+e di Benedetto prenderanno di nuovo forma umana, e diranno: Dio non è!
+Dio non è! Voi, sire papa e baroni, siatemi testimoni del giuramento
+che ho fatto.
+
+E sì dicendo il giovane proscritto scendeva dal soglio del pontefice,
+attraversava la chiesa con la medesima maestà con cui era entrato,
+montava a cavallo e partiva dal monistero. E quei signori, lungi dal
+fare onta alcuna al diseredato, lo compiansero e molti gli giurarono
+protezione. Il cancelliero di Alessandro dal suo primo apparire gli
+aveva fissato addosso l'immobile sguardo, quasi avesse voluto ben bene
+comprenderlo; poi aveva abbassato il capo, nè più fatto atto che il
+suo pensamento rivelasse, nè detto motto.
+
+
+
+
+II
+
+ MAF. Madame, je suis Maffio Orsini frère du
+ Duc de Gravina que vos sbires ont étranglé
+ la nuit pendant qu'il dormait.
+
+ IEP. Madame, je suis Ieppo Liveretto neveu de
+ Liverotto Vitelli, que vous avez fait poignarder
+ dans les caves du Vatican.
+
+ OLOF. Madame, je m'appelle Oloferno Vitellozzo
+ neveu de Iago d'Appiani, que vous avez
+ empoisonné dans une fête après lui avoir
+ traîtreusement derobé sa bonne citadelle
+ seigneurial de Piombino.
+
+ DON APOS. Madame, vous avez mis à mort sur
+ l'échafaud Don Francisco Gazzella.......
+ Je suis Don Apostolo Gazzella.
+
+ Hugo. _Lucrèce Borgia_.
+
+
+Il domattina, all'ora di terza, nella vasta sala dove si ragunavano i
+monaci a capitolo, tutto era apparecchiato per l'augusto _mallo_, che
+il papa, come capo della cristianità, si lusingava poter tenere
+egualmente che l'imperatore d'occidente. Tre disposizioni preliminari
+il principe Gisulfo aveva creduto provocare dal cancellier-presidente
+onde meglio si fosse sicuri della giustizia che nel _placito_ si
+sarebbe serbata.
+
+Primamente, che oltre le dignità ecclesiastiche fino a quella di
+priore, ed alle laicali fino a quella di castellano o valvassore, non
+si permetteva a chicchessia intervenire all'adunata se non fosse per
+particolarmente far atto di accusa o di difesa contro i due
+giudicabili; da poichè gli uomini della condizione di Roberto
+Guiscardo e del priore barone di Lacedonia dovevano aspettarsi di
+essere giudicati da loro pari.
+
+Secondo, che i membri del _placito_ vi si potessero recare a
+piacimento scoverti o imbacuccati nei loro cappucci; onde, sia che
+accusassero, sia che difendessero, niuna ragione d'interesse
+individuale per odio o benevolenza, e nessun pungolo di tema o di
+gloria, l'inspirassero; le quali accuse e difese potevano profferire o
+con la voce con le scritte.
+
+Infine, che ciascheduno metterebbe in un'urna il suo voto, designando
+con dado bianco l'assoluzione, con dado nero la condanna, giusta il
+codice longobardo in voga anche presso i Normanni.
+
+Posti questi tre articoli, il giudizio si dispose. Giudizio arbitrario
+ed illegale, perchè gli _sculdaschi_, ossia i giudici, giudicavano ed
+accusavano nel tempo stesso, ed i rei niuno aveva chiamati alla
+difesa. Ma perchè il principe Gisulfo se ne era costituito campione,
+avvegnachè il principe non potesse dirsi assai istruito dei fatti, nè
+vigoroso del pari nell'intelletto come nel braccio; il papa si
+credette autorizzato ad aprir questo _placito_. Egli operava così
+perchè Roberto Guiscardo, ricevuta investitura dei suoi Stati da
+Niccolò II si era dichiarato vassallo della Chiesa, in egual modo che
+il priore lo era per lo spirituale; perchè egli usava del diritto di
+difendere gli oppressi contro i potenti, e come capo dei cristiani
+chiamare alla ragione i feudatari, che a niuno potere inchinavansi
+quando gl'imperatori tanto distavano dalle loro provincie; perchè la
+grande idea di sottrarre non solo gli ecclesiastici al dominio
+laicale, ma questo sottomettere a quello, faceva un passo di più,
+giudicando così possenti baroni; perchè infine a tal punto lo aveva
+tirato dei capelli il suo cancelliere, ed un simulacro di giustizia
+appariva nel loro comportarsi. Cosichè non stettero a pensarci sopra
+neppur tanto, ed il _placito_ s'intimò.
+
+A terza dunque, come si è detto, tutti trovavansi pronti nella grande
+sala del capitolo. Le porte del monistero si chiusero, onde niuno di
+fuori venisse a sturbarli. Innanzi ad un grande tavolo di legno di
+quercia sedeva il cancelliero di papa Alessandro, con la testa
+scoverta, severo e sereno. Presso di lui stava un'urna per raccogliere
+le tessere, il codice longobardo, ed il calamaio con pergamene. A
+fianco di lui il principe Gisulfo, scoverto del pari, con una manopola
+di ferro innanzi. Negli stalli del capitolo ed in altri seggi
+appositamente quivi allogati sedevano gli ecclesiastici ed i baroni.
+Alcuni ravviluppati in grandi cappe co' becchetti tirati infino agli
+occhi, altri con celate in testa e visiere calate; tal che per sola
+congettura alcun di loro si poteva ravvisare. Il lume delle finestre
+(a vetro colorato, _et gypso_, talco, come dice Leone Ostiense,
+bellamente lavorate), era stato temperato con tendine di seta. Tutto
+inspirava solennità luttuosa.
+
+Quando furono accolti, le porte serraronsi e vi si apposero a guardia
+quattro labardieri. Il cancelliere allora si ginocchiò per invocare
+lumi di giustizia dallo Spirito Santo. Gli altri baroni ne seguirono
+l'esempio. Ciascuno pregò in segreto per un istante, poi tutti
+silenziosi si riassisero ed il cancelliero volgendosi verso uno degli
+stalli della destra, con maestà disse:
+
+--Campione della Chiesa, la parola è a voi.
+
+E lento lento da uno di que' stalli si alza come un'ombra un uomo
+strettamente involto nel mantello e tirasi in mezzo alla sala.
+Qualcuno pensò che colui fosse l'abate Desiderio in persona, altri il
+celebre Amato. Noi propendiamo pel primo. Egli dunque stava per
+favellare, allorchè gli sorge da canto un cavaliere chiuso nell'elmo e
+parla:
+
+--Con la vostra sopportazione, bel sere, ancora un momento. Le querele
+del papa giungeranno a migliore proposito dopo ciò che io dirò.
+
+Il campione della Chiesa fa con la testa cenno di assentire, e si
+ritragge a sedere. L'altro si alza la vantaglia, sì che ognuno ravvisa
+Baccelardo, e comincia:
+
+--Io accenno a cose, baroni, che le vostre signorie già conoscono. Gli
+è però bene che abbiano la cortesia di rammentarsele. Nel cominciar di
+questo secolo, quaranta pellegrini sopra galee amalfitane, tornando di
+Terra Santa, approdavano a Salerno nel momento proprio che una
+flottiglia di Saraceni appariva nella rada e si cacciava nel porto,
+chiedendo forte riscatto. Il principe, per farli desistere dalle
+avanie, promette, ed i suoi vassalli comincia a tribolare per
+raccogliere la somma. I quaranta palmieri, maravigliati di tanta
+obbrobriosa condotta, dimandano armi e cavalli; e nel bel delle
+crapole e dell'orgie, in che guazzavano i Saraceni, vi dan dentro e ne
+fanno poderoso macello. Il rimanente ottiene appena in ventura risalir
+sulle navi e fuggire. Quei palmieri erano normanni. Guaimaro li colma
+di doni e di grazie, e li solletica con promesse di onoranze perchè
+restassero nella sua corte. Coloro però, caldi di riveder la patria
+loro, gli rispondono: « che non potevano rimanere avendo da molti anni
+peregrinato, che speravano visitare ancora i santuari di monte Gargano
+e di Montecasino, e risalutare i tetti paterni, promettengli l'invio
+di altri loro compagni. »
+
+Il principe, confortato di tali promesse, li accomiata carichi di
+molti e bei regali. Quei Normanni giungono alla patria. I concittadini
+loro stupefatti de' ricchi presenti, spronati dal racconto de'
+splendori del cielo d'Italia, si pongono sotto la condotta di Osmondo
+Drengotto, ed uniti fra fratelli e nipoti, in pressochè cento, vengono
+in Italia.
+
+Io non ricorderò a voi testimoni, parte, vittime dei Normanni, i loro
+fatti, le loro conquiste, coma e quando venissero i primi figli di
+Tancredi d'Altavilla, Guglielmo Braccio-di-ferro, Drogone ed Umfredo,
+nè quali servigi e' rendessero ai principi longobardi e quali
+ricompense ne togliessero, nè come infine, dopo largo pugnare,
+occupassero vasto paese, e Guglielmo Braccio-di-ferro fosse scelto a
+Matera capo dei Normanni e nominato conte di Puglia....
+
+--Sta bene, sta bene, sclama il principe Gisulfo, sappiamo ciò, ser
+cavaliere; siateci cortese di venire ai vostri propositi.
+
+--Ci siamo, monsignore, continua Baccelardo. I soldati longobardi
+adunque, i Normanni, gl'Italiani, i loro capi, il popolo, la
+maestranza, tutti si uniscono, e a suono di timpani e di oricalchi,
+levato Guglielmo sopra uno scudo, gli affidano il gonfalone della loro
+nuova terra, gli danno l'elmo sormontato da cerchio d'oro e la rotella
+insignita della divisa medesima in campo di argento, e lo proclamano
+conte di Puglia--riconoscendolo per loro primo condottiero e signore.
+Indi recandosi tutti ai dieta a Melfi, si dividono il conquisto. Non
+stette guari però e Guglielmo muore a Venosa.
+
+--Da scomunicato.
+
+--Da cristiano e da guerriero, senza rimorsi e senza paura, grida
+Baccelardo. Poi continua:
+
+--I Normanni, accoltisi di nuovo a dieta, eleggono conte suo fratello
+Drogone. In quel tomo di tempo vennero gli altri figliuoli di Tancredi
+d'Altavilla. Umfredo padre mio, e maggiore tra i figli del secondo
+letto di Tancredi, fu creato conte. Roberto, che poscia per sua
+scaltrezza e perfidia addimandarono Guiscardo, fu mandato a sostenersi
+nella fortezza di San Marco in Calabria.
+
+--E di chi era quel paese, ser cavaliere, se Dio vi aiuta? domanda una
+voce con accento commosso.
+
+--Di Dio e di chi lo prendeva, riprende Baccelardo, perochè erano
+terre occupate da vili, ed i vili non meritano una patria.
+
+« Enrico III intanto scendeva in Italia tra per assicurarsi la
+dipendenza dei Normanni, che conquistavano paese nelle provincie
+dell'impero, tra per mettere freno alle ribalderie dei romani
+pontefici che tre in una volta regnavano dentro Roma. Composte le cose
+dei papi, eleggendone un quarto, Enrico cavalca sopra Capua. Drogone
+conte di Puglia e Rainulfo conte di Aversa gli fanno quivi riverenza,
+e lo donano di cavalli e danari. In ricambio hanno investitura del
+paese conquistato sulle terre imperiali.
+
+--Quella del papa non bastava dunque loro, domanda balbettando un
+membro dell'assemblea.
+
+--Esse avevan tutte lo stesso valore, risponde Baccelardo. La
+investitura vera la tenevano dalle loro spade. Infrattanto i Pugliesi
+ribellati uccidevano molti Normanni a tradimento e facevano
+assassinare l'istesso conte Drogone dal suo compare Riso, mentre
+entrava nella chiesa di Montoglio ad udir messa. Il conte Umfredo,
+succeduto a Drogone, assedia e prende Montoglio e fa morire gli
+assassini di suo fratello quivi rifugiati.
+
+--Adesso, ser cavaliere « l'interrompe il campione della Chiesa
+» abbiate la cortesia di cedere a me la parola. Questo punto del
+racconto vostro gli è bene che fosse rammentato da me.
+
+--Vi ascolto « risponde Baccelardo e piegando le braccia si asside al
+seggio da cui il campione della Chiesa erasi levato. E quegli dice:
+
+--L'ordine di Umfredo di governare i Pugliesi come roba da rubello fu
+troppo appuntino seguito. I beni della Chiesa, da costoro non
+rispettati; ed i santuarii violati e messi a ruba, i sacri arredi
+addicendo ad usi profani; le persone dei sacerdoti taglieggiate, le
+sante reliquie rubate e vendute come buoi tolti ad aldiani; i vassalli
+angariati nelle robe e nella vita, augumentati _foderi_ e _livelli_;
+gli uomini di condizione libera manomessi; le donne vituperate fino
+nei santi asili dei chiostri; in una parola la più pesante mano che la
+guerra potesse aggravare sugl'infedeli, i Normanni calcavano sui
+cristiani di Puglia. Onde avvenne che di tante crudeltà le città e le
+chiese si mandassero a dolere col papa perchè, mercè sua, fussero
+sollevate.
+
+--Avrebbero meglio fatto di sollevarsi, sclamava una voce; chiamare un
+aiuto gli era chiamare un nuovo padrone.
+
+--Il papa è padre più che padrone, continua il campione della Chiesa.
+Infatti Leone IX, da quel santo che egli era....
+
+--Calate, calate, interrompe una voce, santi di quel conio non vanno
+agli altari.
+
+--Da quel santo che era, insiste il campione, Leone tenne qualche
+motto ai principi longobardi. Ma conoscendo questi baroni come i
+Normanni fossero ostinati nel proposito, e tenaci nelle loro
+risoluzioni, persuasero il papa che senza niente affatto avvilirsi a
+pregarli di carità verso i vinti, si volgesse all'imperatore Enrico.
+
+--Il consiglio era eccellente, dice un membro dell'assemblea, perchè
+l'imperatore, mal doveva tollerare che nei suoi Stati si andasse
+levando gigantesca una dominazione novella, di uomini non mai sazi di
+guerre nè mai pieghevoli.
+
+--Proprio così, ser cavaliere, soggiunse il campione. Ond'è che Leone
+si recò in Germania, ed Iddio fe' trovar varco alle sue parole nel
+cuore di Enrico _il nero_, il quale con settecento gendarmi alemanni
+lo rimandò in Italia.
+
+--Così, li avesse mandati all'inferno! mormorava taluno; quei
+saccomanni vennero a desolare l'Italia.
+
+--E non furono i soli, replica Baccelardo perchè in Italia Leone fece
+altre cerne di truppa ed accozzò esercito numeroso, alla cui testa si
+mise egli in persona da condottiero.
+
+--Sì; Leone si mise alla loro testa per addolcire i mali della guerra,
+continua il campione. Però, udendo i Normanni di quella tolta di laici
+e chierici che il papa loro voltava contro, gli mandano ambasciadori,
+simulando pentimento e voglia di soddisfarlo all'intutto. Ma gli
+oratori normanni non sanno di tanto mascherarsi da accecare Leone.
+Talchè il sant'uomo, inasprito dall'insolenza di quei venturieri, che
+piccoli della persona e segaligni si davano in volta boriosi per
+conquistare il mondo, cavalca su quel di Civitade in Capitanata il 18
+giugno 1053. I Normanni ridotti allo stremo di viveri e disperati per
+la troppa disuguaglianza di forze, si trovano costretti accettare
+l'abbattimento.
+
+« Sire Iddio » sclama allora un cavaliere « giuro ammazzarti di mia mano
+dugento Saraceni, se ci dai di mandare al diavolo questi bricconi di
+papalini ».
+
+--E l'uomo che così giurava, soggiunge Baccelardo, era Roberto
+Guiscardo. E gli altri a loro volta giurarono:
+
+« Regina Maria di Lacedonia, facciamo voto di darti tante messe nel tuo
+priorato, quanti di questi mariuoli del papa ognuno di noi ucciderà ».
+
+--Gli è proprio così, ser cavaliere, » disse, continuando, il campione
+della Chiesa. « Il conte Umfredo comandava i Normanni. Papa Leone
+celebra la messa nel mezzo dei suoi alloggiamenti, dà una grossa
+benedizione alla sua truppa, e la schiera nella pianura, separata dai
+Normanni per non difficile colle. Questi lo accolgono primi. Ed a vero
+dire forse la pugna si sarebbe risoluta per quei della Chiesa, se quel
+dannato di Guiscardo non avesse fatto suonare le trombe, e non si
+fosse precipitato sugli Svevi con truppa fresca e disperata.
+Lungamente si martellano di colpi, intrepidi gli uni, feroci gli
+altri. Infine gli Alemanni cominciano a piegare, sono rotti e si
+volgono alla fuga. Roberto gavazzando nel sangue come tigre, li segue
+tagliandoli ai garretti, li uccide tutti finchè uno solo non ne resta.
+A quello spettacolo terribile Leone IX inorridito si dà a fuggire
+ancor egli, e cerca asilo nella fortezza di Civitade. I Normanni ve lo
+assediano ed ai cittadini propongono o la resa o andar tagliati a
+pezzi.
+
+--Sì, dice Baccelardo interrompendo, e chi questo supplizio loro
+minacciava era Guiscardo. Che perciò quei poltroni spaventati
+cacciarono il papa fuori le mura della fortezza. Un cavaliere allora
+si accostò, e prendendo le redini della sua bianca mula:
+
+« Ser papa » gli disse sorridendo « siete prigione ».
+
+--Quel cavaliere era ancora Roberto.
+
+--Era Roberto, » continua il campione della Chiesa; « proprio lui, egli
+sempre. I Normanni, in apparenza rispettosi, punsero il pontefice di
+amari motteggi. Gli occhi pregni di lagrime, pallidissima la faccia,
+Leone venia tirato dalla briglia da Guiscardo ed attraversava i ranghi
+dei soldati, i quali ebri di tanta bella ed inaspettata vittoria, gli
+si ginocchiavano schernevolmente sul passaggio per riceverne la
+benedizione.
+
+--Ed avrebbero meglio ricevuti dei bisanti, dei fiaschi di Orvieto e
+delle lacche di maiale! interrompe una voce chioccia dal fondo della
+sala.
+
+--Può ciò essere ancora, continua il campione: eran tanto scomunicati!
+Il conte Umfredo però prese il santo padre sotto la sua custodia: nè
+il lasciò a libertà se non carpiti accordi che pienamente lo
+soddisfacessero. Il papa ridotto a tanto stremo mal volente o
+volentieri condiscese a tutto, tornò libero e poco stante morì a Roma
+di cordoglio per gli oltraggi ricevuti. E l'uomo che tanta sventura
+alla cristianità cagionava era sempre Roberto.
+
+--Sventura poi non era tanta, mormorò un cavaliere dell'adunanza: quel
+Leone fu una mala ventura.
+
+--La parola è a me adesso « l'interruppe il principe Gisulfo alzandosi ».
+
+--Con vostra licenza, monsignore, ancora due motti « pregò Baccelardo
+» indi giustificherete a vostro piacimento, se potrete, la condotta di
+vostro cognato.
+
+Gisulfo si riassise, e quegli continuò:
+
+--Leone IX, così vinto, investì il conte Umfredo padre mio delle terre
+di Puglia, di Calabria e di quanto mai avesse saputo acquistare sui
+Saraceni di Sicilia. Ed i Greci perdettero ancora Trani, Venosa,
+Acerenza, Otranto e Troia.
+
+--Piano « l'interruppe il campione della Chiesa » Troia era stata donata
+al pontefice da Enrico II. Papa Niccolò II si lamentò di questa
+occupazione dei beni della Chiesa, e Roberto promise ritornarla. Troia
+non è stata restituita più alla santa sede. Continuate.
+
+--Ridotta la Puglia « proseguì il cavaliero » tutto l'animo del conte
+Umfredo si rivolge alle Calabrie. Vi manda Roberto con molta mano di
+truppa e di scorte. Cosenza, Bisignano, Malvito, Gerace e Martorano
+sono prese. Poco di poi, in Puglia il conte Umfredo muore. Dal suo
+letto supremo chiama Roberto, facendo cenno della mano ad un frate,
+che apprestavagli la comunione, di attendere ancora un istante.
+
+« Fratello caro » a Roberto egli parlò « quanto amore io ti abbia posto
+tu lo sai. Io di Normandia ti chiamai in questo paese, io sempre ti
+tenni il più prode dei miei guerrieri, il più saggio nei miei
+consigli; e le missioni più perigliose affidai sempre a te. Ora muoio
+qui, lontano dalla nostra patria, in questa patria novella che mi ha
+conquistata la spada. Il libero volere dei conti normanni mi elesse a
+loro duce, proclamandomi conte di Puglia: l'imperatore Enrico III mi
+investì del paese da noi conquistato: il papa rese santi i nostri
+acquisti dichiarandoli tutelati dalla Chiesa, dandomene anch'esso
+investitura. Tu sai che Drogone succedette a Guglielmo, perchè senza
+prole, ed io a Drogone, perchè senza figli ancor esso. Ora io ho
+figliuoli. Per le nostre patrie costituzioni tu sai ancora che gli
+Stati del padre eredita il figlio. Ti raccomando dunque il mio
+figliuolo Baccelardo. Giurami, Roberto, giura al tuo fratel moribondo
+che tu sarai il padre di Baccelardo, che gli conserverai i conquisti
+di che i Normanni mi fecero capo, che lo addestrerai al governo,
+giuramelo sui piedi di questo Cristo che abbraccio, su quest'ostia che
+deve comunicarmi ».
+
+E Roberto, stendendo una mano sull'ostia e prendendo dall'altra il
+crocifisso, fra molte lagrime, cadendo ai piedi del letto del
+fratello, gridò:
+
+« Giuro su questa santa ostia e su questo Cristo che il tuo volere sarà
+fatto, fratel mio caro ».
+
+» Umfredo radiò di gioia negli occhi, assunse l'ostia, e morì.
+
+» Ora, baroni, Roberto non ha mantenuto il giuramento, e Baccelardo, il
+figliuolo del caro fratello suo, va ramingando di terra in terra,
+sprovvisto di ogni cosa, spogliato dei suoi Stati, perseguitato come
+il lupo, dannato a terribile morte da suo zio. Cotesto zio è Roberto
+Guiscardo. Giudicatelo.
+
+--Uhm! giudicatelo! mormora l'abbate di Farfa dal fondo del suo
+cappuccio: e chi si incarica di eseguire la sentenza?
+
+--Se altri manca, Dio! sclama il cancelliero del papa rizzandosi sul
+suo seggio.
+
+--Proseguite le vostre accuse, signori « torvo e pensoso dice a sua
+volta Gisulfo » io parlerò per ultimo.
+
+Allora dal fondo della gran sala sorge un altro cavaliere che
+tirandosi fino innanzi della tavola del cancelliero favella:
+
+--Ed io accuso Roberto Guiscardo come spergiuro di altra promessa.
+
+--Egli ha promesso di non tenerne mai una! mormora una voce stridula
+dal fondo della sala.
+
+--Pare che la sia proprio così, soggiunge il cavaliero che aveva
+cominciato a parlare. Infatti udite questa. Sotto la fortezza di
+Malvito i Normanni avevano consumato lungo tempo in assedio, senza
+niuna speranza di prenderla. Una mattina un araldo d'armi, preceduto
+da banderaio con bianco pennoncello e due trombettieri, si presenta
+avanti alle porte e dimanda esser introdotto. I sergenti vanno a
+prender l'ordine, e non passa guari, si apre una porta di soccorso per
+fare entrare l'araldo. Il sire di Malvito, in piedi nel vestibulo del
+suo castello, lo aspetta, tutto pronto a ricevere i patti della tolta
+dell'assedio. L'araldo invece gli dice:
+
+« Messer Asclettino, il mio nobile signore Roberto Guiscardo conte di
+Puglia vi manda salute e prosperità. Nel tempo medesimo prega la
+cortesia vostra che vogliate concedere sepoltura nella vostra chiesa
+al suo compare Brado, morto la notte scorsa di ferita al ventre, onde
+come scomunicato non venga sotterrato in rasa campagna. Che perciò
+egli in nome di Dio promette che domani toglierà il campo dalle mura e
+sulle reliquie dei santi ve ne fa sacramento.
+
+« Bene sta, risponde Asclettino; il sire di Malvito che non teme i
+Normanni vivi non avrà paura degli estinti, nè incrudelirà verso i
+morti. Torna dunque al conte Roberto e digli: che noi gli diamo parola
+di cavaliere, col favore di Gesù Cristo, di non aprir mai le porte
+nostre ai soldati normanni finchè ci resteranno polpe alle braccia e
+cuoi a' calzari; ma che non le chiuderemo giammai ai loro
+cadaveri--dovessero pure cercarvi ricovero tutti quanti sono.
+
+« Mille mercè, sire di Malvito, riprende l'araldo, ed Iddio
+misericordioso non ascolti le vostre parole.
+
+La sera infatti il medesimo araldo si presentava alle porte per
+dimandare passo al funebre corteggio di compar Brado, giusta la
+permissione del sire di Malvito. Sotto una bara coverta da ampio
+drappo giaceva il cadavere: quattro cavalieri, armati solamente delle
+spade, ne sostenevano i lembi, quattro frati se la recavano sul dorso
+ed altri sei frati con ceri accesi venivano dietro cantando _misereri_
+e _Deprofundis_.
+
+--Che lusso di frati! Ne avevano dunque delle caneve nel campo? grida
+l'uno.
+
+--Più che di maiali per disfamarsene al desco--replica un altro.
+
+--Voi credete, cavalieri? riprende il primo interlocutore. Ascoltate
+allora. Questo manipolo di frati tirò dritto alla chiesa.
+Fervorosamente tutti pregarono agli altari, poi supplicarono voler
+passare la notte in preghiere per l'anima del defunto, chè al domani
+gli avrebbero cantato messa, l'avrebbero sepolto, e sarebbero tornati
+al campo per dimandare a Roberto di mantenere la sua parola, avendo
+quel di Malvito mantenuta la sua. Asclettino, che era uomo di cuore,
+non rifiutò la preghiera, e nel sagrato fece loro recare molti bei
+fiaschi di vino e pasticci e camangiari che avevan proprio a farci uno
+stravizzo.
+
+--E null'altro che questo? Capperi! i frati di Malvito si danno bene
+altre leccornie con le fanciulle del contado--sclama un capperuccio
+del sinedrio.
+
+--Non dico mica no, continua il primo interlocutore: ma colà si
+trattava di mortorio, credeva il sire di Malvito. Se non che, nel
+cuore della notte, quando i cittadini dormivano tutti, i Normanni
+scoperchiarono la bara e misero fuori compare Brado vegeto e fresco
+come i canonici di Cosenza, e tolsero dal fondo della cassa molte
+belle armi, perchè di sotto le cappe e' già vestivano cotte di maglia.
+
+--Oh birbi, birbi, birbi! sclama qualcuno.
+
+--Spogliansi perciò degli abiti da frati, continua il primo, danno di
+piglio ad azze, spade e picozze, e queti queti se ne vengono alle
+porte. Quivi si gittano su gli arcadori di guardia e gridando: viva
+Guiscardo e s. Gotifrido! li scannano tutti. Indi aprono le porte a
+quei e fuori già in pronto, e mentre coloro della fortezza si levavano
+a tumulto, sapendo dentro il nemico, già i Normanni occupavano i posti
+delle mura, e s'impadronivano del sire di Malvito.
+
+« Voi siete uno spergiuro, grida costui a Roberto quando gli fu menato
+d'innanzi, siete un disleal cavaliero.
+
+« Mai no, risponde Guiscardo; sire di Malvito, vi giurai che dimani
+avrei tolto il campo dalle mura, vi ho mantenuta la parola questa
+notte; trasferito l'ho qui dentro.
+
+Ora, baroni, giudicate voi se Roberto non spergiurò.
+
+--Io non me 'l credo, mormorò una cocolla, che ben poteva essere
+l'abate di Farfa, che i monaci addimandavano il santo, i vassalli il
+maledetto.
+
+--Vi è ancora qualcuno che ha querele da produrre? dimandò il principe
+Gisulfo volgendosi all'adunanza.
+
+Ed un altro cavaliero traendosi ancora innanzi favellò:
+
+--Io. Io che vengo ad accusare Guiscardo pel più villano ed infame di
+quanti mai abbian preso cingolo di milizia; avvegnachè le mie parole,
+monsignore, dovessero toccarvi più dappresso nel cuore.
+
+--Messere, grida Gisulfo, rammentatevi che l'insolenza delle parole
+sconviene a cavaliere, se pure cavaliere voi siete, e che noi non
+sapremo perdonare tale inverecondia come non la sopportiamo.
+
+--Sta bene, risponde l'altro; uditemi adesso, poi se vi piacerà
+regolar meco i vostri conti, non isdegnerò sollevare una maschera che
+per decoro non per paura mi tengo sul viso.
+
+--Proseguite.
+
+--Lode a Dio! Sappiate dunque che fra coloro i quali seguirono Roberto
+all'invasione di Calabria era un tal Giselberto Squassapostierle.
+Cavaliere senza macchia, aveva sposata una nipote di Tancredi
+d'Altavilla. Egli era primo alle scalate, ultimo nelle ritratte,
+avveduto nei consigli, disinteressato nel partaggio delle spoglie, ed
+amato e venerato dai soldati, i quali, alla presa di Gerace, gli
+dettero sopranome di Squassapostierle, perchè di un colpo di mazza
+sgangherò una porta di soccorso. Questo vecchio ed onorando cavaliero
+aveva una figliuola, una perla di figliuola, cui la madre mise a luce
+e morì. Il padre se l'aveva allevata sul Pavese e l'amava quanto non
+si può dire. Quella creatura era bella sovranamente e di una soavità
+di carattere che ammaliava ogni cuore. Sicchè il padre se la recava
+ognora da presso, custodita sotto il pennoncello della sua lancia, e
+della sua rotella. Ed era venuta su di quattordici anni quando si
+occupò Cariati. Roberto investì barone di quella piazza Giselberto, e
+gli dimandò la mano di Alberada, per la quale da più di un anno
+bruciava di fiamma forte e vereconda. Nè per vero dire ad Alberada
+tornava spiacevole Roberto, il quale nelle rare veglie della sera
+l'affascinava del suo sguardo ceruleo, e del rispettoso profferirle di
+ossequi. E poi i suoi fatti da prode facevano balzare il cuore d'ogni
+dama. Giselberto, che si sentiva invecchiare e forte piacevasi della
+caccia, gli dimandò ancora sei mesi di tempo da sperimentar libero il
+volere della figliuola; perocchè egli avrebbesi tolto piuttosto
+nemicarsi lui che contradire la volontà di Alberada. Roberto vi si
+acquetò malvolentieri, tardandogli godere della gioia di sì avvenente
+e cortese sposa; ma il barone Giselberto fu irremovibile. Si attesero
+dunque i sei mesi, a capo dei quali il barone si chiamò la figliuola
+nella sua stanza e le disse:
+
+« Alberada, amor mio, oggi tu devi passare a marito e separarti da tuo
+padre, che alle tue nozze non sopravivrà di otto giorni. Parlami
+dunque schietto, proprio come parlassi a tua madre o alla madonna, ami
+tu Roberto Guiscardo? Perchè se per nulla e' ti riuscisse malgradito,
+giuro pel santo sepolcro, che non ho avuta la sorte di visitare, che
+toglierò la mia parola a Guiscardo e ti farò sposa di colui che più
+ami--fosse pure il chierico di San Nicodemo.
+
+E la fanciulla cogli occhi velati di lagrime:
+
+« Sì, padre mio, io l'amo.
+
+« Bene sta dunque, figliuola, risponde il barone, torna alle stanze
+tue, chè fra poco mi vedrai.
+
+E facendosi venire innanzi Roberto, Giselberto gli dice:
+
+« Senti, Roberto, se tu mi avessi chiesta l'anima mia, io avrei voltate
+le spalle al mio angelo custode e te l'avrei data senza patti: ma tu
+mi hai domandata Alberada, gli è bene dunque che mi stii attento ad
+ascoltare. Roberto si assise incrociando le braccia sul petto, l'altro
+continuò:
+
+In tante battaglie ho sparso il sangue per te, messer conte, e quando
+quel sangue se ne andava al diavolo giù per le vene io zuffolava
+un'aria di caccia. Ora tu mi vieni a dimandare più che il mio sangue,
+più che la mia vita, tu mi vieni a dimandare la gioia mia, il mio
+conforto, la mia preghiera, la mia speranza; l'angelo mio, la mia
+madonna--tutto insomma, tutto quanto può rendere deliziosa la vita di
+quaggiù, lieta quella del paradiso, e tutto questo per me è Alberada.
+Bene dunque, figliuolo mio, poggiati la mano sul cuore ed interrogalo.
+Se quello ti dice che malvagia cosa ell'è torre tanta beatitudine ad
+un vecchio e deserto cavaliere senza punto di amore per colei che lo
+bea, e tu metti la tua nella mia mano, e dimmi: Giselberto, tienti la
+figlia tua, io non sono quel tanto che tu puoi sperare per lei. Ma se
+codesto cuore ti dice che l'ami, e che l'amerai sempre, e che la
+saprai far felice, allora prenditela pure e lasciami morire come i
+vecchi cani, dimenticati, ma paghi di aver ben servito il loro
+padrone; perchè, pel santo giorno di Dio, io ti giuro che morirò
+contento.
+
+E Roberto a lui:
+
+« Giselberto, padre mio caro, io l'amo la tua Alberada e la farò lieta,
+la soave creatura.
+
+« Dici tu vero, Roberto? gli dimanda di nuovo il barone pieno d'ansia,
+combattuto dalla gioia e dalla disperazione.
+
+« Vero, risponde colui, e ti giuro per quell'ostia che deve comunicarmi
+al punto di morte, che io amerò sempre e terrò felice Alberada.
+
+« Dio ci vede e ci ascolta, sclama il vecchio; Alberada sia tua.
+
+Sapete voi, baroni, come Guiscardo ha mantenuto tanto solenne
+giuramento?
+
+--Non fu colpa sua se non lo mantenne, grida Gisulfo.
+
+--La colpa fu sua, ed io che l'accuso, l'attesto, continua l'altro.
+Del resto giudichi il _placito_. Dopo tre anni Alberada è stata
+ripudiata. E nel pieno delle gioie, madre di un figliuolo, col sorriso
+d'amore sulla labra, lusingata di lunga felicità, lussureggiante di
+speranze, è stata ripudiata Alberada, per isposarsi ad un demonio--a
+vostra sorella Sigelgaita, principe Gisulfo, per alimentare ambizioni
+e fatali desideri.
+
+--Ciò non è vero, interrompe di nuovo Gisulfo.
+
+--Io l'attesto, io lo giuro, grida l'altro. Le lagrime di Alberada,
+baroni, chiedono vendetta; voi lo farete.
+
+--Sì, voi la farete, grida Baccelardo anch'esso in un impeto
+irresistibile, perchè suo padre non è più--dopo otto giorni dalla
+partita della figliuola moriva di languore nel castello di Cariati che
+gli avevano dato a guardare.
+
+--Vi è ancora qualcuno che debba produrre sue accuse? dimanda il
+principe Gisulfo con l'accento soffogato dalla rabbia.
+
+--Ancora un altro, monsignore, risponde una voce dal fondo della sala.
+
+Ed a lentissimo passo, sorreggendosi ad un bordone, accompagnato da un
+cane, perchè cieco, avanza un vecchio. La sua testa era scoverta,
+pallidissima avea la faccia, lunga, scomposta la bianca barba, nuda e
+rugosa la fronte, livido tutto nella persona pel gelo della vecchiezza
+e della malattia che gli serpeva per le vene, incurvato, tremulo e
+lacero nei panni. La sua voce barcollava come quella di chi agonizza.
+Egli si trasse innanzi a stento, soffermandosi ad ogni passo. E come
+fu adagiato sur un seggio, che il campione della Chiesa sollecito gli
+appresta, il cane gli mette la testa sulle ginocchia e gli fissa gli
+occhi nel volto quasi avesse voluto leggerne i pensieri. Il vecchio
+gli stende la mano sulla testa, e parla:
+
+--Nella fatale invasione dei Normanni il principato di Capua, fino al
+1055, fu rispettato. Nel 1055, Riccardo conte di Aversa si sentì ben
+fermo nei suoi Stati, ed assai forte per non restarsene con le mani
+alla cintola, mentre i figliuoli di Tancredi di Altavilla facevano
+conquisto tanto opulento di paese. Riccardo dimanda a Roberto
+Guiscardo volere anch'egli fornir truppe e partire le città che nelle
+Puglie e nelle Calabrie si sarebbero occupate. Questo messaggio torna
+malgradito a Guiscardo, che perciò, unitisi il dì di Pentecoste 1054
+ad Otranto, consigliò a Riccardo accrescere i suoi Stati dal lato del
+principato di Capua, perchè, invece, egli avrebbe fornito lui di
+scorte e di truppe per invaderlo. Il consiglio piace a Riccardo ed
+accetta. Nella prima domenica dell'avvento del 1055, Riccardo con
+esercito poderoso si reca infatti sotto le mura di Capua, e vi pone
+assedio. Allora, baroni, come sapete reggeva Capua Pandolfo V. Egli
+avrebbe potuto respingere il nemico con la forza; ama meglio calare ad
+accordi, ed ottiene che Riccardo sgomberi il campo mediante dodicimila
+bizantini. Una pace tanto vigliaccamente comprata durò poco. Morto
+Pandolfo nel 1057, Riccardo comparve di nuovo sotto le mura di Capua e
+le cinge di stretto assedio. Landolfo V, che era succeduto a suo
+padre, fa sonare a stormo le campane, e convocati i cittadini alla
+chiesa, dice loro:
+
+« Capuani, qui si tratta di onore e di vita; oggi è tempo di
+riscattarveli. Raccomandatevi ai vostri santi, vestite le vostre armi,
+e dal ragazzo che sente poter lanciare una pietra al vecchio che ha
+forza di sostenere una spada, seguitemi tutti.
+
+Le parole di Landolfo non piacciono ai Capuani. Gridano quindi tutti
+ad una volta: un riscatto, un riscatto: e scegliendo a loro araldo
+l'arcivescovo Gualdemaro, lo mandano a Riccardo per offrirgli
+dodicimila scudi d'oro.
+
+« Noi non venimmo qui a mercanteggiare con codardi, risponde il
+fratello di Guiscardo; vogliamo la città a discrezione, perchè poi
+d'oro sappiamo noi dove trovarne.
+
+Nè a quest'aspra risposta i Capuani si risentono. Landolfo fa inutili
+sforzi per menarli a battaglia; coloro tolgono piuttosto morirsi di
+fame che pugnare. E forse a tanto danno si sarebbe giunti, perchè il
+principe Landolfo ostinato era e deciso a non rendersi se non tutti
+morti; quando una notte prevale altro infame consiglio. Alcuni
+gialdonieri si uniscono a sinedrio nella piazza, e, dopo avere
+alquanto consultato, decidono capitolare per rendersi. Aprono perciò
+una porta di soccorso delle mura e spiccano un araldo d'armi al conte
+Riccardo, il quale per tutta risposta manda loro a dire: cacciate
+dalla città il principe Landolfo V, e mettetevi a discrezione. Così
+fecero. La mattina, tutte le campane di Capua suonano a festa come al
+giorno di Pasqua. Un drappello di giovani capuani si reca al palagio
+del principe, e balzatolo dal suo seggio, coi calci dell'asta sel
+menano innanzi fino fuori le mura della città. Allora le porte si
+aprono e quei di Riccardo si cacciano dentro per rompersi ad ogni
+maniera di libidine, di furti e di violenze.
+
+--Gli è vero! sclama taluno; io vi ero.
+
+--Baroni, quell'infelice principe Landolfo V sono io, soggiunse con
+voce articolata appena il vecchio, tremando in tutte le membra.
+
+A questa rivelazione tutti i baroni del _placito_ si alzano in segno
+di riverenza per l'infortunio, pel caduto. Ma Landulfo che nulla vede,
+continua:
+
+--Baroni, per tredici anni ho condotta vita la più miserabile che
+fosse mai capitata a tapino. Ho veduto morire di freddo mia moglie, in
+una notte di gennaio, sulle scale di un monistero, arricchito da noi,
+e che ci rifiutò ricovero per paura di Roberto Guiscardo. Ho veduto
+morire di fame due figliuoli respinti da un vescovo, creato ed
+arricchito da noi, per paura di Roberto Guiscardo. Ho veduto trucidato
+mio nipote da un valvassore, che noi avevamo donato del feudo, e
+violate le figlie mie morir per mano di soldati che il nostro pane
+avevano mangiato, per tornar graditi a Roberto Guiscardo. Ho veduto in
+fine scomparirmi d'innanzi un ultimo figliuolo senza che mai novella
+me ne fosse arrivata. Solo questo cane è rimasto al principe di una
+dinastia che 509 anni dominò in Italia, 481 su queste contrada; ed io
+mi muoio. Muoio con non altro cordoglio, che le sventure mai
+provocate, accumulate su di me da questi Normanni ladroni, non saranno
+pagate da alcuno; muoio, non rimpiangendo altri, non considerando
+altri fra le creature di Dio che questo povero cane, il quale mi ha
+guidato nelle tenebre, mi ha riscaldato col fiato nelle gelide notti,
+ha meco diviso la crosta che con noi partì il povero vassallo. Baroni,
+io metto le mie vendette nelle vostre mani: voi ne sarete giudici. Ma
+ricordatevi, che sarete misurati della stessa misura che altrui
+misurerete come dice l'Evangelo, e che Iddio pesa il vostro giudizio.
+
+E sì dicendo il vecchio si sforza di alzarsi e partire; ma fatto
+appena un passo cade al suolo come tronco abbattuto, e resta. Il cane
+gli si accosta tosto alle labbra per fiutargli il respiro, poi gitta
+forte un guaito e cade anch'esso. Precipitosi alcuni di quella sala
+corrono a sollevare l'infelice Landolfo V; era morto.--
+
+
+
+
+III.
+
+ PR. ENR. Abbominevole è quel Falstaff, un corruttore
+ della giovinezza è quel vecchio Satana dalla
+ barba grigia.
+
+ FALS. Vattene mariuolo! Terminate la vostra parte,
+ molte cose mi rimangono a dire in favore di quel
+ Falstaff.
+
+ SHAKESPEARE--_Enrico IV, Parte I_.
+
+
+Il principe Gisulfo, dopo che ebbero menati via i cadaveri di Landolfo
+e del suo cane, si studiò pigliar la parola e difendere Roberto, ma la
+voce gli mancò essendo anch'egli vivamente commosso. Imperocchè in
+quella del principe Landolfo, più che la morte di un uomo, egli
+egualmente che tutti considerava la morte di una forte ed annosa
+dominazione. Ed una dominazione che passa senza fasto e senza rumore,
+è tutta una storia di delitti, di grandezze, di ardimenti che si perde
+nella tomba, così come la memoria del vassallo che per inedia morì.
+
+Il cancelliere del papa, il quale solo in quella adunanza non sembrava
+tocco per nulla, e che durante i diversi favellari, severo ed
+impassibile si era mostrato, attese ancora qualche istante perchè
+altri s'avanzasse a profferire accuse. Poscia vedendo che nè il
+principe di Salerno la difesa del primo suo accusato prendeva, nè
+alcuno presentavasi, accigliato, ma gelidamente, alza la fronte e
+dice:
+
+--Proseguite, baroni, chè il tempo non è degli uomini ma di Dio.
+
+Quindi il campione della Chiesa si tragge innanzi novellamente e
+favella:
+
+--Nobili cavalieri, io accuso il priore Guiberto, barone di Lacedonia,
+come complice, esecutore e consigliero di quante scelleratezze mai
+contro gli uomini e contro la santità di Dio e della Chiesa, il duca
+Guiscardo commettesse. Lo accuso inoltre come nicolaita, come
+simoniaco, come sacrilego, come concubinario, ed ateo profanatore
+delle sacre cose.
+
+--Accusare non basta, sclama Baccelardo dal suo seggio, bisogna
+provare.
+
+--Gli è ciò che mi accingo a fare, ser cavaliere, ripiglia il campione
+della Chiesa, se ella mi sarà cortese di udirmi. Il priore di
+Lacedonia dunque il dì de' SS. apostoli Pietro e Paolo predicò dal
+pergamo, che se Salomone, re di un guscio di paese, poteva senza
+offendere Iddio ed il mondo tener seco settecento mogli e trecento
+concubine, e medesimamente donne idolatre, di cui Iddio aveva
+comandato: _non ingredimini ad eas; neque de illis ingredientur ad
+vestras, certissime_ _enim avertent corda vestra ut sequamini deos
+eorum_; egli, signore di ricco e vasto priorato e barone di grosso
+contado, poteva bene avere una moglie e dieci concubine senza
+oltraggiare chicchessia. Ed una moglie e dieci concubine ha infatti
+nelle stesse sante mura del chiostro, egualmente che tutti gli altri
+frati.
+
+--Il vescovo di Molfetta ha tre mogli e cinquanta concubine, eppure
+gli è amico di papa Alessandro, sclama Baccelardo.
+
+Il campione della Chiesa non risponde all'interruttore e continua:
+
+--Il priore di Lacedonia trascura i santi uffizi della Chiesa ed
+impazzisce fra crapule ed orgie. Egli il giorno di Pasqua ha fatto
+danzare nella chiesa i suoi frati con le loro donne, dicendo che stava
+scritto che Davide, per onorare Iddio, danzò innanzi l'arca: e la
+domenica delle palme li ha fatti entrare in chiesa a bisdosso di
+somari, perchè così Gesù Cristo entrò in Gerusalemme.
+
+--Non si debbe dunque imitare Davide e nostro Signore? dimanda
+Baccelardo con impazienza.
+
+Il cancelliero del papa solleva la testa e fulmina di uno sguardo il
+giovane cavaliere, senza però profferir verbo. Il campione della
+Chiesa, lo guarda anch'esso di modo uggioso e continua:
+
+--Il priore di Lacedonia uffizia nelle chiese del suo priorato,
+avvegnachè il papa l'avesse interdetto, e fosse sotto i gravami degli
+anatemi. Egli invase le possessioni della badia di Grotta Minarda; ed
+avendo quella badessa mandato quattro giovani suore a portargliene
+gentile lamento, l'infame fe' recidere tutta la parte anteriore
+dell'abito alle ambasciatrici, dal petto in giù, e così sconce, con
+drappello di scostumati soldati, di nuovo le fece accompagnare
+all'abadia. Egli nella festa del _Corpus Domini_ del 1063 benedisse il
+popolo accorso alla chiesa con inchiostro invece di acqua lustrale,
+profanando le sacre funzioni, tramutando la messa in giulleria con un
+popolo così laidamente imbrattato. Egli battezzò suo figlio col vino;
+ed avendo la madrina fatte osservazioni su tale sacrilegio, il priore
+le dà forte dell'aspersorio nella fronte sì che la stramazza, ed il
+figliuol suo, urtando delle tempie al pavimento, ne muore. Egli avendo
+ricevuti due messi di papa Alessandro II, il quale lo chiamava al
+ravvedimento, castra atrocemente i due diaconi, e così vituperati li
+rimanda al pontefice.
+
+--Infame, infame! sclama senza quasi avvedersene il cancelliero, e
+senza alzar la testa poggiata sul petto.
+
+--Un santo padre della Chiesa s'era bene castrato da sè per essere più
+uomo di Dio! mormora un cappuccio dell'adunanza.
+
+Il campione della Chiesa continua:
+
+--In tutte le guerre, in tutte le avvisaglie, in tutte le cacce, in
+tutte le corti bandite, accompagnato da istrioni e cantatrici, da
+chierici e da soldati, si trova il priore Guiberto, e nel più folto
+sempre delle mischie, nel più osceno de' bagordi. Egli ha rapita la
+moglie al sire di castel la Baronia che si recava alla caccia. Egli ha
+spogliato ed incendiato il monistero di Carbonaro, mutilandone i
+frati. Egli si condusse nella chiesa di Villanova, al momento che quei
+canonici cantavano mattutino, ed avendo loro tronche le teste, li
+lasciò negli stalli coi breviari sulle mani. Egli, e cinquanta
+compagni vestiti da demoni, una notte nel 1065 penetrò nel monistero
+di Accadia, ed avendo contaminate quelle sante sorelle di Cristo le
+fece frustare pei chiostri, cantando: chè di chicchesia d'allora in
+poi e' si sarebbe burlato, perocchè aveva a cognato Gesù. Egli insomma
+si è bruttato di tutte le infamie, di tutti i delitti; ha maltrattati
+gli ecclesiastici, ha oltraggiato il papa--è un empio furibondo e
+matto di cui la terra non ne sostiene peggiore.
+
+--Chi attesta tutto ciò? sclama Baccelardo. Quando si danno di tali
+accuse, gli è mestieri che una fronte si scopra per sostenerle.
+
+--Io levo la mia, risponde solennemente il cancelliero del papa,
+alzandosi in piedi. Vi è chi dubiti di mia parola?
+
+Nessuno fa motto. Il campione della Chiesa allora soggiunge:
+
+--Finora i laici hanno rispettato codesto malvagio priore perchè egli
+giammai offese nè le loro persone nè le loro possessioni--anzi e' ne'
+bisogni e nelle guerre di ciascuno si prestò sempre volentieri e
+disinteressatamente. Lo hanno temuto, perchè stretto di alleanza con
+Roberto Guiscardo, l'uno spalleggia l'altro, l'uno dà all'altro mano
+forte negli attentati, e si consigliano, e di qualsiasi potere ridono.
+Ma voi, baroni, voi non potrete adesso con cuor freddo udire i lamenti
+del Santo Padre, e saprete non solo giudicarlo debitamente, ma mandare
+a compimento la sentenza.
+
+Com'ebbe detto ciò, il campione della Chiesa ritornò al suo posto e si
+assise. Allora dal centro dell'adunanza si leva un altro, camuffato da
+frate, col capperuccio tirato giù giù, ed avanzandosi fino al tavolo
+del cancelliere, toglie la penna e scrive affrettatamente sotto una
+pergamena alcune righe. Indi tornando fra gli stalli dei baroni
+consegna quella pergamena all'abate di Cluny, che scoverto e numerando
+i rosoni scolpiti nel soffitto di rovere si teneva cogli occhi levati
+al cielo, e gli dice:
+
+--Padre riverendo, leggete.
+
+L'abate mezzo assorto, mezzo alienato, si riscuote come svegliato
+improvviso dal sonno, e si trova fra le dita la carta. Si passa la
+mano sulla fronte, quasi volesse sgombrarla dalla pesantezza del
+sonno, e dimanda:
+
+--Che debbo dunque fare di questo negozio?
+
+--Leggete, leggete, ser abate, sclamano alcune voci dalla sala. Ed
+egli levandosi da sedere legge:
+
+« Guiberto, per volere di Dio e di Enrico III imperatore, priore nel
+monistero di Lacedonia e barone, ad Alessandro II antipapa, salute e
+pace se la desidera ».
+
+« Avendo inteso, monsignore, che voi di pieno arbitrio, provocato da
+sfortunato cavaliere, dal vostro cancelliere prevaricato, avevate
+intimato un _placito_ in cui i medesimi baroni ed ecclesiastici
+dovevansi fare accusatori e giudici di me, priore e barone, e del duca
+Roberto Guiscardo, ed indi metter forse ancora esecuzione alla
+sentenza, la quale per istigazione di voi e del vostro leal
+cancelliero non mancherà tornarci contraria; ho creduto rispondere di
+per me ad alquante accuse fattemi pure altre volte, qualunque si fosse
+l'autorità di codesti giudici, e meglio per giustificarmi innanzi di
+loro, come cavaliere con cavalieri, anzi che reo con _sculdaschi_;
+ricordandovi inoltre cose a voi o mal conte, o mal gradite, o non
+volute rammentare. Bene inteso però, che, di voi parlando, monsignore,
+voglio sempre significare il vostro cancelliero, con me tanto
+grazioso, ed innanzi al mondo tanto santo.
+
+« Paggio della contessa Beatrice di Toscana, di cui nacqui suddito,
+piacque alla reale memoria di Enrico III _il nero_, per lieve servigio
+resogli, di togliermi in grazia, e propormi la guerresca sua corte di
+Germania, dove avessi voluto istruirmi in altro, che nel mestiero
+della lancia e della daga. Come, per vero, avendo un dì dovuto
+risolvermi ad accettare le imperiali munificenze, dalla santa memoria
+di quell'imperatore fui accomandato a quel medesimo sir Adalberto
+arcivescovo di Brema, il quale dipoi il suo proprio figliuolo Enrico
+IV ebbe l'onore di consigliare. E quando quel possente imperatore mi
+credette in grado di prodigarmi favori, mi donò del priorato di
+Nostradonna di Lacedonia, e mandommi in Italia con commessa al duca
+Roberto Guiscardo d'investirmi l'annessovi feudo. I voleri del
+generoso principe, che ora è santo nella corte del cielo, furono
+compiuti. Per modo che io questa baronia e questo priorato per
+largizione imperiale tenni, tengo, e sempre al legittimo signore di
+esso i debiti censi, di due rose bianche ed un mazzolino di viole, nel
+dì di Pasqua, soddisfeci.
+
+« Essendo quindi padrone del feudo l'imperatore di Lamagna, gli è a
+lui, o a messi suoi, che io debbo render conto dell'opere mie;
+perocchè, come sapete, o per meglio dire il vostro cancelliero sa,
+senza pecca di fellonia ad altrui nol potrei. Questo per quanto
+riguarda la competenza dei membri di codesto _placito_. In quanto alle
+accuse dichiaro: indebitamente querelarsi il papa degl'insultati suoi
+oratori contro la ragione delle genti, perchè e' mi accusarono di
+simonia per fatti che non sono se non dritti di feudalità che io come
+livelli esigo: mi accusarono di intrattener donne fra mogli e
+concubine non so quante, mentre ogni altro vescovo, cardinale, abate,
+e fino diaconi e chierici di questo secolo le tengono, le tennero
+quelli dei secoli passati, di cui io non sono nè mi vanto più santo:
+mi ordinarono lasciar via queste donne incontanente, a vituperio del
+Signore che solennemente fece precetto nelle sue sante Scritture:
+_abbandona padre e madre, ma la tua donna non abbandonare_; perchè e'
+mi vilipesero quando, non essendo messi imperiali, comando così
+oltraggiante per parte di altrui mi davano; perchè infine avendo i
+messi ecceduti gli ordini, forse pietosi del loro padrone, covrendomi
+d'insulti inauditi finora, con parole obbrobriose, io, per dritto di
+difesa, parimenti li oltraggiai. Così che indoverosi, per non dir
+petulanti, i lamenti vostri mi giunsero, messer lo papa, e mi
+giungeranno mai sempre, fino a che dritto l'imperatore non ve ne dia,
+mica canoniche censure.
+
+--Costui bestemmia nefandamente, grida divampando il cancelliero;
+strappate, ser priore, strappate quell'infame scritta.
+
+--No, no, leggete, continuate, gridano i baroni da tutti i punti della
+sala.
+
+Ed il priore, senza punto avvedersi dei gridi dell'uno e
+dell'ingiunzione degli altri, riprende fiato e così prosegue leggendo:
+
+« In quanto ai delitti per ultimo che il vostro cancelliero non manca
+tutti i giorni di appormi, io formalmente dichiaro, monsignore, sia a
+voi, sia ai nobili castellani che compongono il _placito_, sia agli
+uomini come ai miei santi avvocati ed a Dio, che egli ha mentito
+peggio di un giudeo, e mente; che egli è mio particolare nemico da
+lunghi anni, e studia di qual maniera per altrui mezzo di me
+vendicarsi; infine che le accuse, oltre dell'essere indegne di
+cavaliere, non debbono prodursi che al mio legittimo padrone.
+
+« Queste sono le ragioni, monsignore, che per l'estrema volta io
+discendo ad addurvi, e che mi dispenserebbero da qualsiasi
+soddisfazione si potesse per avventura richiedere da me. Non pertanto,
+sentendomi io puro delle colpe aggiustatemi con tanta poca carità
+dalla frataglia mia nemica, in testa a' quali si leva il vostro santo
+cancelliero, e non volendo lasciare nell'animo vostro, di codesti
+nobili baroni, e del mio alleato duca Roberto Guiscardo, neppur
+l'ombra di sospetti sull'onor mio, accetto di scendere in lizza chiusa
+col vostro cancelliero e con prova, per giudizio di Dio,
+giustificarmi. Dopo ciò vi dimando la benedizione, se me ne stimate
+degno, e salutando codesti valorosi baroni, prego Iddio che
+v'illumini, e tra me ed il vostro cancelliero decida.
+
+« Aggiungo, che la maggior parte delle accuse del campione della Chiesa
+sono false ».
+
+ Datum Lacedoniae triduo ante Kalendas Augusti 1070
+ GUBERTUS LACEDONIAE gratia Dei, Prior et Baro.
+
+Quando l'abate di Cluny ebbe letto ciò si strinse nelle spalle ed a
+passo lento si approssimò al tavolo del cancelliero, e gli pose avanti
+la carta. E questi, piegandosi, vide che la postilla diverso carattere
+aveva scritta. Dimandò perciò il pugnale al principe Gisulfo e sulla
+punta di quello prendendo la pergamena la gittò per terra, e sopra vi
+calcò il piede sclamando:
+
+--Le cose degli scomunicati non lordino i vassalli di Dio.
+
+Colui che aveva presentata la protesta di Guiberto, all'atto codardo
+si alza come preso da impeto generoso; ma poi, percotendosi di ambo le
+pugna la fronte, si asside di nuovo senza dir motto. Però il principe
+Gisulfo, che uomo generoso era, trovando la parola rampogna:
+
+--Ser cancelliero, il vostro non è condursi da cristiano. Cristo
+rimproverò i discepoli che d'intorno gli scacciavano la Maddalena, e
+duolmi che, io laico, ve lo debba rammentare. Ma questi baroni hanno
+udite le accuse e le difese di Guiberto, e basta. In quanto a mio
+cognato Guiscardo poi rispondo--nè mi curo giustificar altrimenti le
+mie parole fuor della spada--che non mai egli rapì gli Stati a
+Baccelardo, perchè Roberto succedeva al conte Umfredo, come il conte
+Umfredo era succeduto al conte Drogone, e questi a Guglielmo
+Bracciodiferro: che se fece prigioniero papa Leone IX, si servì dei
+diriti di vincitore, e da cristiano fedele e leal cavaliere lo trattò:
+che non mai ripudiò Alberada per ambizione o per mutato amore, sibbene
+perchè scovrì Alberada riuscirgli parente: se prese Malvito con
+inganno, adoperò stratagemma di guerra e quindi commendabile a
+capitano: infine se lo sfortunato principe Landolfo V di Capua fu
+scacciato dalla casa dei padri suoi, vuolsene addebitare più il
+principe Riccardo, che stette sodo alle codarde condizioni dei
+Capuani, anzi che i consigli di Guiscardo, il quale pugnava allora
+nelle Calabrie. Al silenzio dunque le sciocche calunnie che ci avete
+fatte udire, e pensate da uomini e da cavalieri, non da stupidi servi
+da gleba. Queste sono le ragioni che io, principe Gisulfo II di
+Salerno, seppi addurvi. Se poi vi ha qualcuno che le creda deboli o
+non vere, ecco qui la manopola di un uomo, il quale da cavaliere saprà
+sostenere che costui ha mentito come un infedele. Ho detto. Ai voti.
+
+--Ai voti, ai voti! gridarono molte voci dalla sala; e tutti si
+alzavano per andare a mettere le tessere nell'urna; allorchè
+triplicata squilla di tromba fuori le porte dell'abadia risuonò.
+
+
+
+
+IV.
+
+ Derobe-les à l'oeil de leurs persécuteurs,
+ Je fuis, le jour m'epie, et s'il me voit je meurs!
+ LAMARTINE, _La Chute d'un Ange_.
+
+
+I baroni restarono fissi ai loro posti, da poichè il cancelliero aveva
+dato ordine ad un araldo, che faceva da mazziere alle porte della
+sala, di riferire a quell'adunanza chi fosse e che significasse quella
+chiamata di tubatore. E non passò guari e l'araldo venne ad
+annunziargli che egli precedeva un oratore cui Roberto Guiscardo
+mandava al pontefice, e che questi ai baroni rimandava per dargli
+udienza. Infatti e' finiva di così parlare, allorchè i battenti della
+sculpita porta si schiudono e comparisce il vescovo di Bovino.
+
+Il suo passo era maestoso come a personaggio di tanto cuore e di tanto
+rilievo convenivasi. Vestiva corsaletto di lamine di acciaio a
+rabeschi d'oro, sopra di cui gittato un manto soppannato di pelli
+preziose, e fermato da scheggiale di gemme. Egli venne in mezzo al
+salone, e dopo aver salutati i baroni da prima con grazioso piegare di
+testa, e con maggiore sussiego il cancelliero, che immobile gli aveva
+fermo l'occhio addosso, fece ancora un passo verso il principe di
+Salerno e parlò:
+
+--Messer principe, la nostra missione, sebbene per avventura
+riguardasse voi più direttamente, si diresse a papa Alessandro, onde
+le nostre preghiere vi tornassero meno sgradevoli.
+
+Gisulfo si rizza sulla persona quasi un punteruolo dell'armadura
+l'avesse offeso, ed accigliato domanda:
+
+--E quali sono codeste preghiere che ci abbiano a tornar mal gradite!
+
+--I cittadini d'Amalfi, messer principe, continua il vescovo con
+calma, i cittadini di Amalfi hanno mandato il priore di Lacedonia ad
+oratore a duca Guiscardo perchè a pro di loro intercedesse da vostra
+grandezza una tregua alle angarie ed ai soprusi, che, insopportabili,
+di vostro comando si praticano loro incessantemente. Le taglie imposte
+superano d'assai i prodotti delle loro terre: il commercio che quando
+Amalfi si reggeva a repubblica esercitava su tutte le città di Europa,
+per le vostre vessazioni è stato annullato: gli _aldi_, gli
+_arimanni_, le maestranze, e tutte le altre condizioni di uomini,
+liberi negli altri paesi, sono tornati schiavi in questa povera
+contrada. In una parola, monsignore, la vostra mano esorbitante pesa
+su quegl'infelici che a Roberto Guiscardo si volsero per supplicarvi
+di grazia.
+
+--Mai no! per la santa messa di Pasqua che ci deve comunicare, mai no,
+sclama irritato il principe di Salerno, il quale, a misura che
+l'oratore parlava, si andava corrucciando nel volto e digrignava dei
+denti ferocemente. Hanno forse dimenticato quei traditori che
+assassinarono nostro padre sulla spiaggia deserta del mare come un
+miserabile pirata?
+
+--Non l'hanno dimenticato, monsignore: ma forse appunto perchè troppo
+lo ricordano, vi si accomandano di non ridurli a disperazione.
+
+--Ah! monsignor di Bovino, sogghignando sclama Gisulfo, e' ci
+minacciano dunque ancora, non è vero? ed il nostro grazioso cognato li
+spalleggia? Non è questo che siete venuto qui ad annunziarci,
+monsignore?
+
+--Messer principe, il duca Roberto è incapace delle fellonie che voi
+sospettate. Egli ha mandato noi a papa Alessandro perchè lo
+pregassimo, onde con la sua autorità e benevolenza ottenere dal vostro
+valore pietà per li disgraziati. Questa e non altra è stata la nostra
+ambasciata. Quindi aspettiamo da voi risposta, perchè il pontefice si
+avvisò meglio dirigerci a voi stesso come ad uomo generoso e gentile.
+
+--Sta bene, monsignor di Bovino, risoluto risponde Gisulfo, e la
+nostra risposta fia questa: agli Amalfitani saranno duplicati censi,
+livelli, foderi e decime, che di anno in anno troveremo ancora modo di
+augumentare; e' saranno spogliati della marineria, e tutti ridotti a
+servi di gleba. A Roberto Guiscardo poi direte, che Areco e Santa
+Eufemia, da lui usurpate, da questo momento rientrano nel nostro
+dominio, e che la costa, da Salerno a Fico, appartiene a noi. Inoltre,
+che noi rifiutiamo con disprezzo l'alleanza di un uomo che si fa
+intercessore di assassini; che verremo in persona a dimandargli
+ragione dell'affronto che con tal suo messaggio ci ha fatto. Al priore
+di Lacedonia per ultimo direte, che gli daremo l'opulenta mercede
+dalla sua traditrice pietà meritata.
+
+Il vescovo di Bovino stette un istante silenzioso a riflettere,
+guardando in volto ben bene Gisulfo, girando lo sguardo intorno
+sull'adunanza poi riprende:
+
+--Messer principe, veggo che voi siete sotto il dominio del demone
+dell'iracondia; acquetatevi, ed acconsento di aspettare fino a domani
+che ritragghiate la vostra risposta.
+
+--Arrogante prelato, scoppia allora Gisulfo; se voi non foste un uomo
+di chiesa, vi avremmo di già insegnato con usura per qual modo un
+cavaliere ritratta le sue parole. Aggiungiamo dunque di più; che noi
+intendiamo gittare sul volto di lui, duca Roberto Guiscardo, questo
+guanto di ferro, così come sul tuo volto lo gittiamo, vescovo di
+Bovino.
+
+--Alto là in nome di Cristo, sclama il cancelliero del papa,
+rattenendo il braccio del principe di Salerno, il quale abbrancava la
+manopola per percuoterne il viso del vescovo. Principe Gisulfo,
+ricordatevi che costui, comunque malvagio, è pastore della Chiesa; non
+trascendete. I servitori di Dio non son soggetti che a Dio.
+
+Il vescovo di Bovino, che era rimasto immobile ad udire, atteggiò il
+volto a lieve sorriso di scherno verso i due che tanto brutalmente
+l'insultavano, poi disse:
+
+--Sia fatto il vostro volere, principe di Salerno. Noi recheremo le
+parole vostre, così scortesi che ce le avete volute dire; ed innanzi a
+questa nobile assemblea di baroni, prendendo a testimoni Cristo, la
+Madonna di Lacedonia ed il barone san Tomaso di Bovino, facciamo
+sacramento, che, a contare da oggi a sei mesi, vi avremo dimandato
+conto dell'oltraggio, sotto la vostra medesima città di Salerno.
+
+--Amen, spavalduccio prelato, acerbamente ghignando risponde Gisulfo.
+E perchè in qualche modo potessimo pure mostrarvi come ci tornano
+graditi i vostri giuramenti, osiamo offrirvi il dono di questa catena
+di oro e di gemme, che ci ha servito di monile nel dì delle nozze del
+vostro padrone con la sfortunata nostra sorella Sigelgaita.
+
+--Mille mercè monsignore, soggiunge fieramente il vescovo. Non ci
+occorrono doni perchè ci ricordassimo di voi. Noi quindi non
+accettiamo da voi cosa alcuna, sibbene vi dimandiamo ciò che senza
+macchia di vigliacco non potreste rifiutarci, perchè ci appartiene--la
+vostra manopola.
+
+--Ah! ah! per farne che uso, monsignor di Bovino?
+
+--Per attaccarcela all'elmo, ser principe, e constringervi a venircela
+a dimandare la prima volta che sotto le mura di Salerno ci
+incontreremo.
+
+--Per il santo sepolcro! monsignore, voi ci tornate ben singolare,
+scoppia Gisulfo. Ma sia fatto il vostro piacere. Non sarà mai detto
+che noi ci fossimo mostrati taccagni ad alcuno che di morire per
+nostra mano dimandò. Vi raccomandiamo però, monsignore, di farvi una
+bella confessione delle vostre peccata quel dì che avrete la sventura
+d'incontrarvi con noi.
+
+--Va bene, messere: la morte e la vita sono in mano di Dio.
+
+E sì dicendo toglieva il guanto di mano al principe di Salerno, ed
+usciva con non minore solennità di quella con che era entrato nella
+sala del Capitolo. Allora il cancelliero si volge ai baroni e dice:
+
+--Ai voti, baroni, e ricordatevi bene, che Iddio giudica il vostro
+giudizio.
+
+--Ai voti sia pure, esclama il principe di Salerno, mettendo pel primo
+a vista di tutti la sua tessera nera nell'urna ». Però, venga qual
+vuolsi il vostro giudizio, baroni, noi abbiamo dichiarata la guerra a
+questo pirata normanno ed a questo assassino priore, e speriamo, col
+soccorso di Dio e di s. Michele Arcangelo del Gargano, vendicare la
+Chiesa e gli sfortunati tutti che al pari di noi furono oltraggiati da
+costoro.
+
+I baroni intanto l'un dopo l'altro si accostavano all'urna, situata
+d'innanzi al cancelliero, per gittarvi il loro parere. Allora, quello
+stesso che aveva recata la pergamena a leggere all'abate di Cluny,
+avvicinandosi al tavolo, e mettendo nell'urna bianco dado, susurra
+all'orecchio del cancelliero:
+
+--Ildebrando, salvali!
+
+A queste parole, al suon di quella voce, all'accento commosso, alla
+mano tremante come un serpente se gli si fosse avventato al sembiante,
+il cancelliero dà un salto sul suo seggio e si alza gridando:
+
+--Sacrilegio, baroni, sacrilegio: una donna è in mezzo di noi.
+
+E nel tempo stesso, strappando, senza nulla considerare, il cappuccio
+che ascondeva la testa del frate, scovre giovane donna, cui
+somigliante niun pittore aveva saputo mai fino allora idear una
+madonna. I baroni, che intorno a lei avevano fatto cerchio, al vedere
+così angelica creatura stupefatti traggono indietro, e l'abate di
+Cluny sclama maravigliato:
+
+--Alberada! la ripudiata consorte di Guiscardo!
+
+Ildebrando, che con le pupille spalancate ed immobili era restato a
+guardarla, quasi avesse voluto in quello sguardo racchiuderla,
+serrarla come la mano del catalettico serra piccolo disco, divorarla
+con avidità di belva concitata, incenerirla, alla parola di _consorte_
+si cangia in un istante, e con la mutabilità d'istrione, assidendosi,
+con un sorriso mefistofelico e ghiacciato soggiunge:
+
+--La concubina del priore di Lacedonia, baroni, la concubina.
+
+Alberada a quell'insulto si raddrizza a sua volta sulla persona,
+percuote il suolo del piede, e saettandolo di uno sguardo pieno di
+collera e di disprezzo, alteramente risponde:
+
+--La moglie, messer cancelliero, la moglie.
+
+
+
+
+LIBRO SECONDO
+
+L'INCAMICIATA
+
+
+
+
+I.
+
+ Nil mihi de fatis thalami. Superisque relictum est,
+ Magne, queri nostros non rumpit funus amores.
+ LUCANI, lib. V.
+
+
+Due cavalieri, sul cadere di una sera di estate, cavalcavano lungo la
+difficile spiaggia di Salerno, e propriamente per quel dirupato sito
+che la divide dalle montagne di Amalfi e di Sorrento. Onde godere del
+piacevole fresco del mare, avevano appesi alla sella gli elmi, e la
+testa coprivano di quei berretti che allora si dicevano _mortai_.
+Vestivano giacchi di maglia, serravano al fianco la spada ed il
+pugnale. E' sembravano intesi a premuroso favellare, da poichè di
+tanto in tanto il cavaliere che precedeva nella angusta callaia faceva
+sostare il cavallo, e volgendo la faccia all'altro restava ad udire.
+Spesso però si fermavano entrambi per dar ordini alle scolte, che
+vigilavano alla custodia degli alloggiamenti militari, stesi a foggia
+di semicerchio intorno Salerno, o a guardare il naviglio dalla
+bandiera amalfitana che ancorava nella perigliosa rada. Di tal che il
+loro andare era lento anzi che no, tra perchè favellavano e
+speculavano il campo, tra perchè la stradicciuola, praticata per
+mantenere la comunicazione tra le truppe sul dorso della brulla
+montagna che domina Salerno, era aspra ed ingombra di ciottoli. Da su
+quei gioghi però bello era contemplare questa città, la quale, a
+cavaliero di una cima di roccia dirupata, quasi nido d'aquila, aveva
+castello di gotica architettura, sul cui merlato scintillavano i ferri
+delle lance delle sentinelle, e tutti ricinti di mura merlate erano
+anche que' gioghi, popolati da soldati che a lento e misurato passo vi
+passeggiavano. Dalla città non partiva rumore nè fumo. Non si
+distingueva alcuno per quelle case aggruppate le une alle altre come
+alveoli di arnia, triste, nericce, squallide. Sembrava grande
+sepolcreto. Ben altrimenti intanto poteva giudicarsi di coloro, che
+novella città di tende le avevano rizzata intorno, scintillanti di
+vivi colori--le tende appunto che appartenute avevano, non era guari,
+ai Saracini di Sicilia. Quel popolo di soldati brioso si recava da un
+padiglione ad un altro, e dai padiglioni alle galee che si cullavano
+voluttuosamente sul mare tranquillo. Canzoni guerresche, rumori di
+armadure, nitriti di cavalli, un movimento, una vita, una gioia, quasi
+quivi non fossero convenuti per osteggiare la città e quindi dare e
+ricevere la morte, ma per tornar bello un corteggio di principessa che
+andava a marito. Questo insomma era il campo di Roberto Guiscardo, il
+quale assediava il principe Gisulfo II, suo cognato, constretto a
+ricoverarsi tra le mura della città. I due cavalieri cavalcavano
+adagio, considerando, nel tempo stesso che discorrevano, da qual punto
+si potesse assaltare la piazza, quale fosse il lato meno difeso;
+avendo per fermo che, a lungo andare, non fosse stato che della fame,
+la pazienza dei cittadini si sarebbe stancata--posto ancora che agli
+urti replicati e testardi degli assalitori avessero saputo resistere.
+Per lo che esaminavano le baliste; i mangani da rovinare la città con
+un diluvio di pietre, le torri mobili per avvicinarsi alle mura e
+pugnare di fronte a fronte: comandavano vigilanza e coraggio a quei
+prodi normanni, i quali non sentivano meno il pungolo della gloria che
+quello della preda doviziosa loro promessa dal sacco di Salerno. Si
+apparecchiava pel domani novello assalto.
+
+La sera era splendida. Il tramonto cangiava il sottile vapore, che
+impregnava l'aria, in una polvere di oro. Le montagne di Amalfi si
+disegnavano a sinistra, a tinte violette e frangiavano l'orizzonte. Il
+mare che si confondeva con l'infinito del cielo era calmo e voluttoso,
+come il seno di una fanciulla che non abbia ancora palpitato di amore.
+Non uno spiro di vento. Non uno di quei susurri arcani della natura
+vergine. Le ultime allodole che fendevano il cielo si ritiravano. La
+campagna di Salerno si dileguava, grigia più che verde, sotto il
+progressivo invadere delle ombre. Le prime stelle nel cielo, le prime
+lucciole sulla terra cominciavano a corruscare. Solo un ronzio
+d'insetti invisibili animava gli ultimi aneliti della vita del dì.
+Soave, irresistibile languore s'insinuava nel corpo; l'anima
+s'innalzava nel vago, negli spazi illimitati di Dio. Un cristiano
+avrebbe creduto, un poeta vaneggiato, una donna avrebbe soccombuto a
+qualunque parola di amore, un uomo avrebbe perdonato.... I due
+viaggiatori non si accorgevano di nulla.
+
+--Tutto va bene, diceva uno dei cavalieri; vedremo se questi marrani
+di Longobardi sapranno sostenere ancora le picchiate di domani, chè in
+fede mia, Guiberto, ti prometto io, vorranno riuscire belle e sonore.
+Già quei di dentro sono disperati, ed il martello della fame li
+travaglia, così che faranno i diavoli e peggio. Questi nostri, che
+sono inaspriti dalla lunga resistenza e spasimano cacciare le unghie
+nei tesori del nostro bel cognato, non si terranno le mani alla
+cintola, e la chirintana vorrà tornar graziosa. Staremo a vedere, per
+ora non posso dichiararmi scontento.
+
+--Ma! non dirà altrettanto madonna Sigelgaita, messer duca, rispondeva
+l'altro cavaliere. Alla fin fine, il principe Gisulfo le è fratello, e
+questi disgraziati di Longobardi sono della sua nazione.
+
+--Bah! tutto sta che Sigelgaita senta i primi squilli delle chiarine,
+e veda che si cominciano a menare le mani davvero con la grazia di
+Dio; chè poi il suo demonio tutelare s'incarica del resto. Se l'avessi
+veduta, Guiberto, alla presa di Palermo! Giuro pel santo sepolcro che
+saresti dato in dietro della paura. Sicuro che uccise di sua mano
+meglio di cento Saracini.
+
+--Qual differenza da quell'altra! sclama fra sè Guiberto, quasi
+meditasse le parole del duca Guiscardo, perocchè desso appunto era il
+cavaliere che precedeva. Alberada non reggeva alla vista del sangue.
+Eppure l'avevano allevata dentro il pavese di suo padre, in mezzo ai
+soldati.
+
+--A proposito, ser priore, dimanda Roberto; si ha novella alcuna di
+lei? Te l'han dunque menata via compiutamente?
+
+--Voi mi toccate una piaga cruenta, monsignore.
+
+--Sai che più ci penso e più mi persuado che quel mastro Ildebrando
+debb'essere un birbante bello e pulito!
+
+--E ben altro ancora, monsignore. Quell'uomo lo conosco sol io--e voi
+pure, Roberto, se vorreste un po' rammentare perchè motivo ripudiaste
+Alberada, potreste congetturarne alcuna cosa.
+
+--Non andiamo rimuginando nel passato, priore. Ti basti avermi tolto
+in pace che la fosse stata accolta da te, una donna cui io aveva
+discacciata, e non te ne dimandassi ragione di maniera qualunque.
+
+--Con la vostra sopportazione, messer duca, avreste avuto gran torto.
+Dopo la fatale storia di quello sventato dell'abate di Cluny, voi
+mandaste via Alberada, pizzicato da gelosia. Vi apponeste, Roberto.
+Gli è vero che nell'anima mia io aveva amata Alberada; ma Iddio
+stesso, neppure Iddio sapeva di quel segreto. Alberada aveva l'anima
+immacolata di tutt'altro affetto che non fosse stato il vostro. Per
+modo che, monsignore, voi potreste giurare che giammai donna vi ha
+amato, e vi amerà più fortemente e con verecondia maggiore di quella
+giovane. Se l'aveste udita a singhiozzare....
+
+--Baie! piangeva di dispetto.
+
+--Mai no, monsignore, piangeva d'amore; chè, la Dio mercè, io so bene
+distinguere il grano dalla saggina. Se non vi avesse amato, l'avreste
+udita prorompere in lamenti ed ingiurie, quando a mensa, in presenza
+della sua rivale, le furono gittate sul volto le vostre seconde nozze
+con sì poco garbo e carità che n'ebbe a stringere a tutti il cuore del
+dolore e della sorpresa. Ed ella non disse altro motto, che: Iddio vi
+perdoni, messer duca! Poi baciò sulla fronte il figliuolo Boemondo, il
+quale svenuto le cadde ai piedi, e lasciò il castello sul fatto, senza
+togliere una pezzuola, senza fermarsi un momento.
+
+--L'è vero! sclama Roberto abbuiato.
+
+--E vi ricorderete, continuò Guiberto, con qual rassegnato contegno,
+uscendo dal castello di Melfi, rifiutasse le profferte di vendetta che
+il suo paggio Baccelardo le presentò. A piedi, digiuna, per notte
+orribile, in mezzo a fitto uragano, attraversò gioghi e campi, e
+giacque sfinita di stento e di paura innanzi la porta di tristo
+abituro; perocchè tutti, a timore di voi, monsignore, le rifiutavano
+asilo, quasi fosse stata tocca dal gavocciolo.
+
+--Tutti--meno che voi, pietoso priore.
+
+--Vi domando mercè, monsignore. Ella si riparò fra le mura del
+chiostro di Grotta Minarda. E solamente là, come sapete, io la rividi
+quando saccheggiai la badia, ed usai alle monache il giuoco di farle
+sorprendere dai diavoli. La strappai dalle grinfe dei soldati che
+l'avevano adunghiata, e come la più vezzosa se la disputavano a colpi
+di daga. La posi sulla groppa del mio cavallo, e la condussi al
+priorato di Lacedonia. Quivi la sposai in tutta regola. Ma non saprei
+dirvi quanto mi avessi da penare per indurla a nozze novelle, e quale
+resistenza la mi opponesse. Mi penso perciò, monsignore, che non vi
+debba dolere di alcun modo se me l'abbia tolta a moglie. Niuno
+oltraggio soffrì mai la donna che sposa fu prima di voi. Poi, se io
+non sono mica duca non sono neppure un paltoniere.
+
+--Sta bene, te ne rendo anzi mercè, sclama Roberto pensoso, se vero
+gli è pure che quella donna mi abbia amato mai. Non veggo però che tu
+ne abbia fatto assai buon governo, e che molto ti stesse a cuore il
+decoro di una donna che era, è d'uopo lo confessi, anche a me stata
+carissima, e forse....
+
+Roberto Guiscardo gittò un sospiro e si arrestò a mezza frase.
+Guiberto soggiunse:
+
+--Ed anche in questo, col vostro permesso, monsignore, voi prendete
+fallo. Come ebbi inteso della venuta di Alessandro e del suo
+cancelliero a Montecasino, compresi di leggeri che tanto contro di voi
+come contro di me non si sarebbe mancato portare solenni accuse.
+
+--Non occorreva essere Isaia per profetarlo.
+
+--Nè santo per affliggersene. Ma se io, a vero dire, non dormo meno
+tranquillamente sotto le censure della Chiesa, i miei vassalli non la
+pensano come i vostri, Roberto. Così che mi misi alquanto in angustie,
+e confessai ad Alberada le mie dubbiezze. Ella, che voi sapete quanto
+sia generosa, si offerse rappattumar tutto col papa, meglio col suo
+cancelliero Ildebrando. Dell'animo di costui ella aveva capito alcun
+poco là a Cariati, in quella trista nostra dimora. E forse non solo me
+ella pensava in quel suo proponimento, monsignore, ma altresì voi, voi
+che parimenti avevate brighe col pontefice.
+
+--Bah! sclama Roberto levando le spalle. Si direbbe, glorioso priore,
+che tu vorresti regalarmi dei rimorsi.
+
+--Eh! perchè no? i rimorsi sono anch'essi una voluttà per le anime
+malate e angosciate.
+
+--Allora conservali per uso tuo, susurra Roberto sforzandosi a
+comporre il viso a gaiezza.
+
+Il priore continua:
+
+--Partimmo dunque divisati da frati. Ella era risoluta dimandare un
+abboccamento ad Ildebrando fuori del chiostro, sapendo quanto e' fosse
+sollecito delle regolarità claustrali. Quel disgraziato di Baccelardo
+aveva guastato tutto. Ildebrando, onde destare dal torpore il pigro
+Alessandro II, aveva indotto il giovane andarlo a vilipendere di
+vigliaccheria proprio nel baciamano, e trascinarlo a mezzi di violenza
+contro di entrambi noi.
+
+--Costui l'avrò dunque sempre tra i piedi, sclama torvo Guiscardo,
+digrignando i denti, quasi parlasse fra sè.
+
+Guiberto continuò senza far vista di porgli mente:
+
+--Nè messer Ildebrando fece i conti falliti, come sapete. Io che
+appostava a San Germano seppi di quello sproposito di _placito_, e
+scrissi la mia difesa. Del fatto vostro voi già stavate sicuro, sia
+che non tanto mastro Ildebrando vi aveva sul liuto come me, sia che vi
+difendeva il principe Gisulfo. Alberada quindi ebbe a presentarsi al
+_placito_ e far leggere il foglio da me diretto al pontefice.
+
+--Chi le avrebbe creduto tant'animo! mormora Roberto, sempre sopra
+pensiero.
+
+--L'è vero. Però, voi sapete che succedesse colà, e come sotto
+pretesto di avere violate le leggi del chiostro ella fosse menata a
+Roma da Ildebrando per essere giudicata.
+
+--Prete sciagurato!
+
+--Chi sa se solamente sciagurato! riprende Guiberto sospirando. Ma la
+vendetta mi sta scritta nel cuore, monsignore; e voglia Iddio
+condannarmi a finire i miei giorni in un lebbrosaio, se non la torrò
+tale che se ne abbia a menar rumore per tutta Italia. Aspetto solo che
+ci sbarazziamo da questi ostinati di Longobardi, che poi andrò io a
+Roma, e in un modo qualunque farò visita a mastro Ildebrando.
+
+--E niuna novella ve n'è arrivata da poi? dimanda Roberto dopo essere
+restato alcun tempo concentrato. Spero in Dio che non le abbiano fatto
+vitupero; dappoichè se così fosse, Guiberto, ti giuro per la mia santa
+corona di duca....
+
+--Che sperate tramutare in quella di re.
+
+--Taci. Ebbene, ti giuro in somma, che neppur io me ne starei
+indifferente, e l'insulto di una donna normanna sarebbe pagato a peso
+di sangue.
+
+--Io non so, monsignore, se l'abbiano ingiuriata; solamente vengo
+assicurato di fermo da quello scimione di Laidulfo, non ha guari
+tornato di Roma, di avere inteso dire che l'avevan messa a languire
+nelle prigioni di qualche castello o monistero di là.
+
+--Cosa è quell'aggrupparsi di soldati che corono, lì, verso borea?
+
+--Qualche torneatrice che balla sulla corda, o qualche frate che
+predica il giudizio finale.
+
+--No, non mi pare. Si affollano di troppa pressa, e tornano addietro
+troppo malvogliosi. Andate a vedete, Guiberto, e venitemi a
+raggiungere alle tende dove mi reco.
+
+--Non è d'uopo che vada io, perocchè già un centurione trae alla
+nostra volta. E veggo...
+
+--Due frati in un bel gruppo di lancieri con le picche calate. Che mai
+sarà?
+
+--Io l'indovino, dice Guiberto, quei di dentro han cominciato a sentir
+troppo caldo dalla nostra vicinanza ed han dimandato soccorso.
+
+--Eh! non può darsi. Io conosco la tempra ostinata di Gisulfo, e
+quanto superbo ei sia. Ho per sicuro che alcun altro vorrà venirci a
+guastare il giuoco ed a cacciare il suo cucchiaio nella nostra
+pentola, come fecero le dannate memorie di Nicolò II e Leone IX per le
+faccende di Puglia. Sta a vedere se la cosa non sia così. Qui ci
+menano due frati.
+
+--Ebbene, centurione? dimanda Guiberto al soldato che loro si
+approssimava.
+
+E quegli facendo cenno di saluto ai due cavalieri, si volge a Roberto
+Guiscardo e risponde:
+
+--Monsignore, papa Gregorio VII manda due legati che dimandano tosto
+essere ammessi alla vostra presenza. Che dobbiamo fare di costoro?
+
+--Frustateli, mormora il priore alzando le spalle e spingendo il
+cavallo per ritornare alle tende del duca.
+
+Ma Roberto resta un tratto a pensare, poi ordina:
+
+--Guidateli al nostro maestro di palazzo, monsignor di Bovino, che
+egli li provveda di alloggiamento per questa notte, e che dimani sieno
+presentati al nostro padiglione.
+
+Ciò detto sprona il cavallo e raggiunge il priore che di male umore
+era partito.
+
+
+
+
+II.
+
+ MAN. Dunque i nemici
+ Braman la pace?
+
+ PUB. A Regolo han commesso
+ D'ottenerla da voi. Se nulla ottiene,
+ A pagar col suo sangue
+ Il rifiuto di Roma egli a Cartago
+ È costretto tornar. Giurollo.
+ METASTASIO.
+
+
+Trasportiamoci ora per un momento a Roma.
+
+L'abate di Cluny, preceduto dal castellano e seguito da un uomo
+ravviluppato in bianco mantello, attraversarono parecchie sale della
+Tomba di Adriano, o Castel Sant'Angelo, come dal XII secolo si
+addimandò, fino a che non giunsero ad un appartamento all'angolo
+settentrionale di esso. Quivi, innanzi ad una porta centinata, il
+castellano si volge all'abate e dice:
+
+--Ella è qui.
+
+--Sta bene, risponde l'abate; aprite, ed attendete di fuori.
+
+Il castellano obbedisce. Allora l'uomo avvolto nel mantello passa
+innanzi, entra, e si richiude l'uscio alle spalle.
+
+Il castellano, che era restato a guardare, gitta un sospiro ed
+esclama:
+
+--Senza neppure confessarla!
+
+--Non paventate, bravo vecchio, risponde l'abate, se avrà giudizio non
+le sarà fatto alcun male, io credo; perchè negli occhi vi ha una
+mutazione _secundum esse_ spirituale, come dice quel santo padre di
+Aristotile, e gli occhi di lei...
+
+--Spero in Dio che così avvenga, lo interrompe il castellano; mi ci
+era affezionato, e mi porti il diavolo se non l'amava come figliuola.
+La si mostrava sì buona, sì dolce che neppure i martiri, Dio mi
+perdoni! io penso fossero stati più rassegnati.
+
+L'abate non risponde e resta del capo appoggiato al muro a
+meditare.... Sa il cielo cosa meditasse l'abate di Cluny, perchè da
+tutti allora veniva riputato mago, a causa della indefinibile sua
+sapienza nei misteri dalla filosofia greca e dei rabini ebrei. Eppure
+oggi l'abate di Cluny è uno dei santi meglio constituiti del cielo!
+Come la sapevan lunga quegli uomini dei tempi di mezzo!
+
+L'altro intanto, appena ebbe chiusa la porta, si svolse dal mantello e
+penetrò nelle stanze riposte.
+
+Quel piccolo appartamento era addobbato col maggior lusso che allora
+si conoscesse. Vi era un salotto, col soppalco a legno intagliato e le
+mura coperte di cordovano a rosoni d'oro. Vi era un tavolo di frassino
+incrostato di avorio e di laminuzze di argento niellato, e grossi
+sgabelli di noce intagliati a sfingi, girigori e lacci aggroppati. Vi
+erano infine guastade di fiori ed una giga. Fra queste ed altre
+minuterie femminili però dominavano, appesi a' zoccoli e su pei
+tavoli, ogni maniera di attrezzi da guerra, lucenti, ricchi, ed in
+parecchi luoghi rintuzzati, sì che attestavano non avere appartenuto a
+poltrone. Più dentro poi, un letto coverto di un cielo di dommaschi
+paglini con grosse nappe che ne fermavano le bandinelle alle colonne
+attortigliate di noce brunito, un inginochiatoio con un libro di ore
+brutalmente alluminato, aperto, ed uno stipo capriccioso di forma,
+intarsiato di tasso a figure mostruose e fiori, su di cui una lamina
+di ossidiana forbita onde servire da specchio, e pettini, e
+calamistri, e vai, e fiori, ed un pugnaletto sottile come grosso
+spillo, e delle fiale che potevano contenere forse della nanfa, più
+probabilmente veleni. Presso ad una finestra infine sedeva giovane
+donna, neglettamente e semplicemente vestita tutta di bruno, ed
+assorta a contemplare il cielo così profondamente, che non si avvide
+dell'uomo penetrato di sì poca cerimonia nel suo santuario. Il qual
+santuario era, bello e buono, l'appartamento del castellano a lei per
+cortese affetto o per compassione ceduto. Il nuovo venuto gira
+lentissimamente intorno lo sguardo, poi aggronda e dice:
+
+--Quante morbidezze!
+
+A quella voce la donna si volge, gitta forte un grido, e retrocedendo
+fino al davanzale e tutta rannicchiandosi nella persona, convulsa e
+tremante sclama:
+
+--Ildebrando!
+
+All'esclamazione di entrambi succede un momento di silenzio.
+Finalmente l'uomo soggiunse:
+
+--Per lo appunto, Ildebrando. Vi fo forse paura, Alberada?
+
+--Paura no, mormora colei levandosi ritta, riprendendo con uno sforzo
+di volontà tutta la sua dignità e spezzando il fascino, donde in sulle
+prime il rossigno sguardo di quell'uomo l'aveva avvinta. Paura no,
+ribrezzo.
+
+--Ah! e per qual ragione, madonna? Imperocchè, da quanto io mi sappia,
+giammai scortesia avete ricevuto da me.
+
+--Sarà vero, messere, rispose ingenuamente colei, ma io veggo nella
+vostra persona qualche cosa di sinistro, ed ogni qual volta mi sono
+abbattuta in voi, sempre sventura novella mi colpì. Voi siete il
+demonio attaccato ai passi miei.
+
+--Ah! siete dunque anche eretica, Alberada, per credere l'uomo
+subordinato a due geni come i Manichei. Male, male, figliuola mia.
+
+--Insomma, messere, usatemi la cortesia di dirmi cosa cercate da me.
+Voi, per fermo, non venite che per annunziarmi la morte. V'incontrai
+nel castello di mio padre a Cariati, e scene di sangue lo funestarono.
+V'incontrai nel castello di mio marito a Melfi, e da lui fui
+ripudiata. V'incontrai a Montecasino, ed ecco che mi avete rilegata in
+una tomba, disgiunta dall'universo, priva di libertà. Sollecitatevi,
+profferite la sentenza che avete fatta decretare da Alessandro II; a
+me sarà sollievo maggiore la morte anzi che questa spasmodica
+prigionia.
+
+--Tanto presto volete morire, Alberada? susurra Ildebrando con accento
+tristo e sospirando. Se la vita è un tribolo per voi, ricordatevi che
+ogni tribolo ha pure le sue rose, ogni notte le sue stelle. Ma
+mettiamo da banda ciò, e statemi bene ad udire, chè d'uopo ne avete
+assai.
+
+--Sia. Tenetevi dunque lontano da me, e favellate.
+
+--Io vi fo raccapriccio, Alberada? Ebbene ascoltatemi. Io voglio
+sollevare per un istante un velo che solo un uomo sollevò altra volta
+sotto suggello di confessione. Ma queste sono le ultime parole che
+l'uomo vecchio rivelano in me, sono gli ultimi aneliti che ricordano
+Ildebrando, la pagina estrema di un racconto che dovrà essere
+dimenticato, che i posteri dovranno ignorare. Qui finisce la storia
+dell'uomo, per cominciare quella del santo. Non resistermi, Alberada.
+Questo è l'ultimo tentativo di ravvivare una fiaccola già estinta.
+
+--Vi ascolto, signore, mormora Alberada con voce tremante, vi ascolto
+bene, ma non v'intendo. Solamente mi accorgo che voi, per solito avaro
+di parole e cupo più delle prigioni di questa Tomba, siete dominato da
+delirio.
+
+--Chi beve il vino s'inebria, chi si caccia nel fuoco si brucia.
+Questo delirio desta in me la vostra presenza. Voi mi fate rivivere a
+memorie, che il dì 25 marzo 1073 seppellii con Ildebrando. Sappi
+dunque, Alberada, che io ti ho amata, come giammai donna in terra si
+potè amare di veemenza maggiore.
+
+--Oh! non mi era dunque ingannata io!
+
+--Che? mi avevi forse penetrato tu? Avevi tu forse letto nell'anima
+mia una passione colpevole, un sacrilegio che tante notti insonni mi
+ha fatto trascorrere combattuto dalla volontà e dall'istinto? Dì,
+favella per amore di Dio, dimmi se nulla mai ne palesasti ad altro
+uomo, se il tuo sospetto fu anche sospetto d'altrui, se v'ha sulla
+terra altro essere umano, fuori del mio confessore e di te, che sia
+consapevole di tanta mia debolezza? Parla dunque, hai rivelato mai a
+vivente che Ildebrando ti abbia amato?
+
+--No, perchè io mi credetti insozzata di codesto vostro amore, io,
+fidanzata di Roberto Guiscardo e figlia dei barone Giselberto
+Squassapostierle. Quella sera che, sul merlato delle torri di Cariati,
+credevate favellarmi dei perigli delle passioni inavvedute, quella
+sera, nel caldo del discorrere, il delirio vi dominò come adesso, e mi
+svelaste che mi amavate.
+
+--E tu? tu rivelasti a... a quel demonio di mio fratello il segreto
+fatale?
+
+--No, messere, perchè io non favello delle cose che mi tornano ad
+onta.
+
+--Dio sia lodato! la mia debolezza morrà qui, sclama Ildebrando
+gittando un sospiro e lasciandosi cadere sur una sedia.
+
+--Morrà qui con me! Non è questo che volevate dirmi, Ildebrando?
+
+--Ah! mormora costui meditando la trista interpretazione che Alberada
+aveva data alle sue parole. Con te, dici? Ebbene, sì: può avvenire
+anche ciò, Alberada, e puoi anche essere libera, se alla mia volontà
+sarai pieghevole. Perocchè io ho fatto sacramento innanzi la persona
+di Cristo, che, da oggi in poi, non vi sarà altra volontà sulla terra
+che la mia.
+
+--Audace giuramento, interrompe Alberada.
+
+--Che sarà audacemente mantenuto, continua Ildebrando. Sì, Alberada,
+io ti ho amata, e quanta sciagura da questa passione mi fosse tornata,
+io dirti non potrei senza farti tutta raccapricciare novellamente. Io
+non aveva amato alcuno. Io non aveva conosciuta mia madre, che
+pochissimo, mio padre poco ancora ed aspro. Io insomma, mi era veduto
+isolato nei chiostri fanciullo. Io aveva udito predicarmi tutto dì,
+sotto pena di peccato, di segregarmi dal mondo e dalle sue passioni;
+avevo dovuto interdirmi ogni affetto tenero, ogni moto di sensibilità.
+Io avevo dovuto in ogni essere a me somigliante considerare un nemico
+che studiava trascinarmi all'inferno, in ogni desiderio un peccato.
+Sulla terra io non doveva vedere che me, e fuori di me Iddio. Ora, a
+Dio la fantasia indocile ed irritata dalle meditazioni cercava dare
+un'esistenza, una forma--e sempre gli dava quella di una donna! Così,
+una figura svelta, bianca, diafana, l'occhio azzurro soavissimo, la
+persona gentile, aereggiante in un velo di pudore e di candidezza, una
+forma come era la tua, Alberada, come eri tu nel castello del padre
+tuo. Ah! che la effigie più degna di rappresentare Iddio è quella
+della donna!
+
+--E voi siete prete e cardinale?
+
+--Io sono uomo, Alberada; Dio mi fe' uomo. E questa imagine ostinata
+della donna mi veniva sempre avanti nelle meditazioni, m'isprava nelle
+preghiere, mi apriva il cielo, m'indorava di luce la vita, mi
+travagliava nei sogni. Questa figura trovai in te; e ti amai, e mi
+lasciai trascinare interiormente a quel precipizio come chi è preso
+dalla vertigine. Seppi però dominarmi, o almeno il credetti, poichè tu
+mi dici che il segreto periglioso mi scappò pure dalle labbra. Ora non
+se ne parli più. Fu un momento d'aberrazione che con molte lagrime ho
+pianto poi; fu una colpa che di pena terribile ho pagata. Non se ne
+parli più, e guai, Alberada, guai a te, guai a colui cui questo tristo
+segreto fosse svelato. Io vivo oramai nell'avvenire: il passato mi fa
+orrore.
+
+--Se gli è questo tutto quel che richiedete da me, messere, la vostra
+volontà sarà fatta. Codesta vostra passione non uscì mai dalla mia
+bocca, nè uscirà, perciocchè, certo, io non ho di che vantarmene.
+
+--Forse che sì, forse troppo, riprende Ildebrando sollevando
+fieramente la testa ed alzandosi. Ma io credo di essermi spiegato
+abbastanza. Qui si snebbi dunque la frenesia che la tua vista ha in me
+rinnovellata, e parliamo di altro.
+
+--Meglio così.
+
+--Sai tu, perchè mi rivedi in questo castello?
+
+--Se non è per venirvi a sollazzare delle sofferenze della vittima, o
+a venirle ad intimare il supplizio, io non saprei perchè altro.
+
+--Per salvarti.
+
+Alberada si stringe nelle spalle, volge la testa verso il cielo che le
+mandava un raggio di sole dall'abbaino, e non risponde. Ildebrando
+continua.
+
+--Per rimandarti libera al priore di Lacedonia come messaggiera di
+pace.
+
+--Mio Dio!
+
+--L'ami tu dunque colui?
+
+--È mio marito, checchè voi ne pensiate in contrario.
+
+--Taci, non dirlo, grida Ildebrando di voce convulsa digridando. Per
+Gesù, codeste tue parole mi fanno male al cuore, ed io non so se
+giungo a dominarmi. Ascoltami bene, Alberada, e rammenta che il papa
+con una mano rimesta in cielo, con l'altra stringe la terra nel pugno,
+e può scuoterla, riempirla di sangue, desolarla dove al suo volere non
+pieghi, e che chi il papa tradisce, muore della morte dei traditori
+dentro l'anno.
+
+» Orbene, continua Ildebrando, tu dunque devi recarti al priore di
+Lacedonia. Se Ildebrando l'odiava, il papa gli ha perdonato e seco
+vuole riconciliarsi. Egli ti aveva mandata a me a Montecasino,
+confidando nella tua mediazione, perchè lo salvassi. Mal non si
+appose, perchè io col tuo mezzo, e col tuo mezzo solamente, voglio e
+posso salvarlo. Che fiducioso torni a me. Non chiedo neppure che mi
+domandi perdono dappoichè già, per volere di Dio, lo perdonai. Egli
+non avrà limite nel mio amore. È priore di Lacedonia per dono di
+Enrico imperatore; per volere del papa sarà arcivescovo di Ravenna,
+che adesso appunto quel bravo prelato è morto.
+
+--Ma il vescovado di Ravenna provvede pure l'imperatore.
+
+--Donna, figgiti bene nella mente che sulla terra non v'ha più oggimai
+che un potere, e questo è quello del pontefice; che sulla terra non
+v'ha più che un nome, e questo è quello del papa. Un altro ordine di
+cose è cominciato. I vescovadi, i troni non esistono che nel pugno del
+papa. Egli li dà, egli li toglie. Dirai adunque a quel priore che
+lasci la scellerata vita che ha condotta finora, che abbandoni le
+bandiere dell'Amalacita Guiscardo, e torni a me.
+
+--Ma.... interrompe Alberada.
+
+--Ascolta, continua Ildebrando. Ti manderò in oratore a Salerno con
+l'abate di Cluny. Colà troverai destro abboccarti con Guiberto, perchè
+metterò ordine al principe Gisulfo comprare la pace a qualsiasi
+condizione, così Guiberto non mancherà neppure ai patti del duca di
+Puglia e di Calabria. Io non voglio che sia disonorato colui cui penso
+fare mio ornamento. Tu dunque spiegherai tutte le seduzioni, tutto il
+potere che egli in te riconosce e sente fatalmente, perchè Guiberto
+ritorni a me. Con lui riederai anche tu, cui non preparo minori
+dovizie di grandezze e di glorie. Io insomma non segno limite alle
+vostre ambizioni, se nella mia carità e nella mia affezione riporrete
+fiducia....
+
+--E se si verificasse il contrario?
+
+--Ah! se si verificasse il contrario? mormora Ildebrando pensieroso.
+Innanzi tutto, vuoi tu incaricarti della missione?
+
+--Innanzi tutto giuratemi, Ildebrando, che male alcuno non verrà a
+Guiberto se aggiusterà fede alle mie parole.
+
+--Donna incredula! non ti basta la mia parola?
+
+--No, voglio il vostro giuramento. E, se debbo confessare il vero,
+neppure su questo ho piena credenza. Dappoichè voi che avete facoltà
+di mandare la gente all'inferno ed al paradiso secondo vi torna,
+sapete come sciogliervi di un giuramento, se vi piacesse non
+attenerlo.
+
+--Tu sei un'empia assolutamente. Le parole di Guiberto hanno
+fruttificato in te. Ma, come tu vuoi, giuro che a Guiberto non verrà
+male.
+
+--Giuro, giuro... di grazia, messere, per cui giurate voi?
+
+--Per i santi, per Gesù, per la Vergine, per tutto il paradiso.
+
+Alberada conserva il silenzio come aspettasse altro e fissa gli occhi
+su Ildebrando quasi col suo limpido sguardo cercasse penetrarlo
+nell'anima. Ildebrando resta calmo e mutulo. Ed Alberada soggiunge:
+
+--Sta bene, adesso vi dico che assumo l'impresa, e che metterò ogni
+mia sollecitudine perchè Guiberto si concili con voi e con la Chiesa.
+
+--Ciò non mi basta, riprende Ildebrando, mi è d'uopo che tu giuri
+altresì sull'ostia consacrata il giorno di Pasqua, chiusa in questa
+reliquia, che se Guiberto non ascolta le tue parole o non crede alle
+mie promesse, tu tornerai a me; che se egli vorrà per forza ritenerti
+tu gli sfuggirai; e che se non avrai mezzo a sfuggirgli, eleggerai
+piuttosto darti morte, che mancare al giuramento di qui rivenire.
+
+Alberada rimane perplessa un momento, pensando la terribile promessa
+che a lei si richiedeva, poi dimanda:
+
+--E tornando che cosa mi si riserba, messere?
+
+Ildebrando ristà un istante e risponde:
+
+--La morte.
+
+--Bene sta, sclama Alberada, purchè sia una morte sollecita, una morte
+senza infamia e vereconda, io giuro.
+
+--Una morte sollecita, senza infamia, senza oltraggio.
+
+--Io giuro dunque, continua Alberada cadendo in ginocchio, giuro su
+questa sant'ostia che chiude il corpo di Nostro Signore, giuro di
+adoperarmi tutta per indurre la conciliazione tra voi ed il priore di
+Lacedonia, o di ritornare qui se la mia commissione, per qualsiasi
+evento, non riesca, o di non toccar cibo per trenta giorni, fuori
+della comunione, se vorrà ritenermi per forza. E se spergiuro, possano
+i demoni impossessarsi di me e menarmi senza posa pei quattro venti
+della terra, come Malco che diede lo schiaffo al signor nostro Gesù
+Cristo.
+
+--Amen, risponde Ildebrando tutto radiante di gioia, seguimi adesso.
+
+E sì dicendo si avvia, apre l'uscio senza curare di ravvilupparsi nel
+mantello, ed esce.
+
+Il castellano, che stava fuori a guardare la porta, al vederlo
+retrocede di un passo, ed abbassa gli occhi. Ildebrando gli ordina:
+
+--Al compiuto imbrunirsi della notte voi stesso, uomo misericordioso,
+guiderete a palazzo questa donna avvolta in cappa di frate
+benedettino. Imparate però ad interpretar meglio i nostri ordini per
+l'avvenire, ed a compierli giusta la nostra intenzione.
+
+--Santo padre, _benedicite_; e mi porti il diavo.... perdono.... sarà
+fatto il vostro volere.
+
+--Santo padre!! sclama Alberada sbalordita, e resta fisa ed immobile a
+guardare Ildebrando, che seguíto dall'abate di Cluny si allontanava.
+
+Ildebrando era divenuto Gregorio VII.
+
+
+
+
+III.
+
+ARISTOD. Or che n'è tempo
+ Assicuriamci e ragioniam di pace.
+
+LIS. E l'accettarla e il ricusarla a tutta
+ Tua scelta l'abbandono.
+
+ARIS. Udirne i patti
+ Pria d'ogni altro conviensi.
+
+LIS. Eccoli e brevi.
+ MONTI.
+
+
+I legati dunque che papa Gregorio mandava a Roberto Guiscardo ed al
+principe di Salerno erano Alberada, camuffata della cocolla di frate,
+sì che pareva giovanissimo novizio, e l'abate Ugone di Cluny, entrambi
+incaricati di missione diversa. Conciossiachè se Alberada ebbe quella
+delicata di ricondurre il priore sotto le leggi della Chiesa ed a
+riconciliamento con Ildebrando, Ugone una più difficile doveva
+compierne, e nel tempo stesso segreta, per modo che la politica del
+pontefice doveva sentirsi, non dichiararsi di qual si voglia maniera.
+E per vero forse il solo abate di Cluny poteva condurre al fine
+sperato quella bisogna non trovandosi alcuno meglio adatto di lui a
+tal genere di pratiche nella corte del papa. Tuttavia questa e' si
+aveva tolta a malincuore. Poichè aveva compreso bene l'animo ed i
+disegni di Gregorio, avvegnachè questi non si fosse con lui aperto, e
+non gli avesse ingiunti i suoi severi ordini che in laconici ed oscuri
+detti, come soleva.
+
+Ugone abate di Cluny, poteva dirsi la più eccellente pasta d'uomo
+quando arrivava a perder di vista le dottrine di Aristotile. Nei
+filosofemi di costui egli aveva cercato addentrarsi, con una
+perseveranza e con una pazienza da fare spavento, oggi che la più
+astrusa sapienza si succhia da vasi _sparsi di soavi liquori_.
+Compagnevole poi, motteggiatore, ilare, amico dei piaceri, si faceva
+amare dalle donne, desiderare nelle brigate, dove con venustà
+d'ingegno soleva raccontare aneddoti, miracoli, leggende di santi,
+storie di paladini e di fate, ed avventure occorsegli pei molti suoi
+viaggi. La sola macchia che poteva forse apporglisi era quel suo
+pizzicare un tantino di gioliva comare, quel piccarsi di sapere per
+minuto i fatti altrui. Ma tal difetto gli si menava buono volentieri,
+quando e' ne contava delle così saporite a proposito dei pontefici e
+dei principi che allora conducevano Europa. Ugone sapeva vivere bene
+fra tutte le classi; trovava sempre alcuna cosa di piacevole a dire a
+chiunque bazzicava con lui, passava volentieri sui peccatuzzi e sulle
+debolezze di chicchesia, desideroso che alle sue scappatuccie si desse
+pure passata. Non borioso della dignità di abate, nella quale
+eguagliavasi ai più grossi baroni ed infeudava castelli e terre: coi
+superiori lusingatore non servile, cogl'inferiori caritatevole e
+blando. In una parola Ugone coglieva il buono ed il piacevole dei suoi
+tempi difficili; alle tristizie non s'inchinava, ma non si ribellava
+neppure, come quel severo uomo di Gregorio VII praticò. La regola
+della condotta di lui chiudevasi in due parole: fare a suo modo, con
+l'orpello dell'onore e del dovere: altrui tollerare.
+
+Questi era Ugone abate di Cluny, quando, uomo come gli altri uomini,
+alla vita terrena intendeva ed alle bisogne di questo mondo. Ma una
+volta sollevato nei bui circoli della metafisica di Aristotile, una
+volta preso ed impaniato in quel sistema--e qualcuno osava
+medesimamente dire che talora l'abate lo facesse a disegno per
+sottrarsi a cose a lui poco grate--una volta tolto in visione allo
+empireo dello Stagirita, Ugone si astraeva per segno che nè le
+miserie, nè le gioie della terra lo toccavano più, addiventava apata,
+inurbano, disadatto, perdeva ogni avvenenza di maniere, ogni
+attitudine a maneggiare affari, ogni sentimento di cristiano e di
+uomo.
+
+Fortunatamente questi parossismi di alienazione in lui non erano nè
+lunghi, nè spessi. Egli aveva coscienza di quella malattia, chè
+malattia bella e buona poteva addimandarsi tal feroce meditazione. Che
+perciò ogni mezzo metteva in opera onde distorre la mente da
+lucubrazioni scientifiche. Ed ecco perchè amava i piaceri, i più
+delicati ed i più grossolani; usava le corti; accettava ambascerie;
+cercava la compagnia delle dame; banchettava lautamente; impazziva
+dietro a cacce ed a giullari; correva ai passi d'armi ed ai giudizi di
+Dio, dotto mastro in decidere di colpi di daghe e di levate di falchi;
+nutriva grossa corte di alani, smerigli, cantarini e destrieri. La
+solerzia però che avvedutamente piaggiatrice e delicata adoperava
+negli affari, faceva sì che poco e' si potesse ridurre al beato
+soggiorno di Cluny, cui lo stizzoso s. Pier Damiano, in una sua
+pistola (lib. VI, 4) chiama _orto di delizie fecondo di grazie diverse
+in gigli e rose, compiuto campo del Signore, ubi velut acervus est
+coelestium_. I principi ed i pontefici appellavano Ugone a compositore
+dei loro negozi, lo spiccavano ad oratore per gl'interessi dei loro
+Stati. Ed e' volentieri toglievasi dal sollazzevole soggiorno, e
+viaggi sosteneva e disagi per rendere altrui servigio. Perocchè la
+carità non ebbe ultima fra le molte sue virtù.
+
+Così che, come il vescovo di Bovino si condusse alla tenda dei legati
+per guidarli al padiglione del duca Roberto, Ugone si volse ad
+Alberada e le disse sotto voce:
+
+--Figliuola, noi abbiamo avuti dal santo pontefice ordini diversi; voi
+quello di ricondurre al bene il priore Guiberto, io quello di metter
+la pace fra i due principi. Pensate quindi a compiere la vostra parte,
+chè io farò di sdebitarmi della mia.
+
+--Dio ci secondi, risponde Alberada. E l'abate uscì.
+
+Roberto Guiscardo già lo attendeva. Sotto magnifico padiglione di seta
+di Persia e tela d'India, tolto all'emiro saracino nella conquista di
+Sicilia, aveva fatto rizzare un trono coperto di velluto di Venezia
+colore azzurro riccamente ornato. Su quel trono egli sedeva, vestito
+del suo manto ducale, robone di colori diversi, lungo fino ai piedi,
+soppannato di ermellino; in testa il berrettino traversalmente cinto
+da zona d'oro, senza raggi, ornata di gemme--che era appunto la corona
+di duca; l'anello al dito; la spada al fianco. Parte dei suoi dodici
+conti, e dei suoi capitani, rifulgenti d'armi e la testa scoverta,
+stavano in piedi nella tenda. A fianco al duca, sovra sgabello più
+basso, sedeva Sigelgaita, cui nessuno distintivo di femmina avrebbe
+contrassegnata, se non fosse stato dal bel giacco di maglia, intessuto
+di anelletti di oro e di argento, che là, sul petto, le si arrotondava
+di graziosa maniera, e dalle chiome inanellate che nudriva più lunghe
+degli altri--quantunque le donne longobarde vergini usassero portare
+intere le chiome e le tagliassero maritate. Ai piedi della sedia
+ducale stava un paggetto di forse dodici anni, nei cui turchini
+sguardi ben leggevasi quella scaltrezza prudente e vigorosa che in
+tanta fama lo tornò poi, e tanto alto le levò. Questi era Boemondo,
+più tardi principe d'Antiochia, figlio di Alberada e di Roberto.
+
+All'avvicinarsi dell'abate, Roberto gli fece grazioso saluto e lo
+invitò a sedere. Ugone si recò a baciare la mano della duchessa, e
+s'inchinò prima al duca poi ai baroni che così pomposa corte gli
+componevano. Indi presentò la lettera del papa. E Roberto la prese
+dalle mani di lui e la passò al vescovo di Bovino, il quale lesse a
+voce alta e sonora:
+
+« Gregorio VII, Pontefice massimo, _servus servorum Dei_, a Roberto
+Guiscardo duca di Puglia, Calabria e Sicilia salute ed apostolica
+benedizione, se vorrà meritarsela.
+
+« Sappiate, signore e figliuolo, che abbiamo date nostre lettere
+credenziali ad Ugone abate di Cluny, il quale ve le presenterà: e lo
+abbiamo altresì investito di poteri quanti bastano perchè voi possiate
+con lui trattare sovra tutte le cose che egli esporrà. E con ciò siate
+sicuro che noi ci obblighiamo a tener per buono e valevole
+qualsivoglia accordo verrà fatto tra voi, e che ci compiaceremo molto
+se ai nostri consigli darete fede e compimento. Vi mandiamo intanto la
+nostra apostolica benedizione, e vi esortiamo a rendervene sempre più
+degno per l'avvenire ».
+
+ Datum Romæ, sub annulo piscatoris, Postridie nonas iunii anni MLXXV.
+
+--Bene sta, ser abate, disse Roberto, vi riconosciamo per legato del
+pontefice, ed investito di tutte facoltà di trattar con noi. Ma, se
+Dio vi guarda, messere, noi non sappiamo di che cosa voi venghiate ad
+interessarci per parte del santo pontefice.
+
+--Sono bene per dirvelo, messer duca, risponde Ugone, dove vogliate
+usarmi la cortesia di ascoltare.
+
+--Favellate dunque, riprende Roberto, staremo attenti ad udirvi.
+
+--Eccomi, continua l'abbate. L'animo del pontefice è vivamente
+commosso delle dissenzioni che spingono l'un contro l'altro il
+principe Gisulfo II vostro cognato e vostra magnificenza.
+
+--Ah! gli è questo giusto il tribolo che molesta il santo padre? Me lo
+aveva figurato di già. Tirate avanti.
+
+--Questo per lo appunto, messer duca, perchè Gregorio VII, come padre
+e capo della cristianità, deve acerbamente soffrire che i figliuoli
+della sua famiglia si accapiglino con sì poca carità e si uccidano
+senza misericordia.
+
+--Ma il santo pontefice dovrebbe pure sapere.......
+
+--Con la vostra sopportazione, monsignore, egli sa tutto. Sa di quale
+brutale maniera il principe Gisulfo accogliesse le vostre pratiche di
+mediazione a pro degli Amalfitani a Montecassino; quale invereconda
+risposta vi mandasse; come foste provocato alle ostilità senza motivo.
+Il beato padre sa come voi con blandi modi più volte sollecitaste la
+pace ed intelaste primo gli accordi onde calmare Gisulfo. Sa come
+questi accogliesse male le mediazioni di pace dell'abate Desiderio di
+Montecassino e del principe di Capua; come borioso facesse ingiuria
+alla vostra persona con parole, e disprezzasse la vostra amicizia.
+Insomma il pontefice sa tutto.....
+
+--Tutto ciò che voi avreste dovuto restarvi dal dire, l'interrompe
+superbamente Sigelgaita, ricordando, ser abate, che favellavate avanti
+di noi--di noi sorella del principe Gisulfo II di Salerno.
+
+--Le domando mercè, madonna, se commisi la sbadataggine di
+dispiacerle, peritoso risponde l'abate inchinando la duchessa,
+perocchè la sensazione, giusta le dottrine dell'apostolo Aristotile, è
+una potenza passiva cangiata dagli oggetti esterni; ed io aveva
+perduto di vista che ella è sorella del principe. Ma non voglia però,
+bella duchessa, punirmene col negarsi di afforzare le mie parole di
+pace tra monsignore suo marito ed il principe; da poichè vado sicuro
+che entrambi non saprebbero resistere ai voleri della più bella e
+valorosa dama di cristianità.
+
+La duchessa pianta fitti gli occhi addosso all'abate per comprendere
+netto il valore di quello scipito complimento, e tace. Roberto
+risponde:
+
+--Giacchè dunque il santo padre conosce come noi fossimo stati tirati
+pei capelli a questa guerra, perchè piuttosto a noi si dirige che al
+principe?
+
+--Si dirige innanzi a voi, messer duca, sapendovi tanto meglio
+inchinevole agli accomodamenti quanto mal volentieri vi recaste a
+queste ostilità: ed inoltre, perchè da voi debbonsi cominciare le
+pratiche con accordare tre giorni o quattro di tregua, a principiare
+da domani, onde noi potessimo penetrare nella città e dar iniziamento
+ai negoziati. Infine, perchè voi pel primo dovete dettare a quali
+condizioni consentite togliere l'assedio dalla città e ristabilire la
+pace.
+
+--Avete ragione, messer abate. Il papa ha calcolato da accorto uomo
+mandandovi a noi primamente. Bene sta. Noi dunque accordiamo la tregua
+dimandata; quantunque tutto avessimo disposto onde tormentare di tale
+assalto le omai poco solide mura, che non sapremmo se avessero ancora
+potuto reggere all'aspro travaglio. I patti poi della tolta
+dell'assedio saranno i seguenti--Monsignor di Bovino, soggiunge
+Guiscardo volgendosi a costui, datevi la pena di scriverli, perchè
+sbaglio non cada nè sulla validità di essi, nè sulle nostre
+intenzioni, che per nulla mai verranno mutate.
+
+Ed il vescovo di Bovino essendosi messo sul punto di scrivere ad un
+bel tavolo di larice intarsiato di avorio che occupava il mezzo del
+padiglione, Roberto a voce ferma ed alta dettò:
+
+1. La città di Salerno sarà messa a nostra discrezione unitamente alla
+sua rocca, senza che i cittadini ne tolgano cosa, e demoliscano
+pietra.
+
+2. I cittadini consegneranno tutte le loro armi offensive, dal
+verrettone alla lancia, dal pugnale alla spada, sotto pena di essere
+condannato alla gleba chiunque alcuna di queste armi nascondesse.
+
+3. Tutte le terre del principato di Salerno con borgate e castella
+passeranno sotto il dominio normanno, ai cui signori saranno pagati
+censi e livelli qual si trovano stabiliti dai padroni longobardi,
+salvo i mutamenti da farci.
+
+4. Il principe Gisulfo II abdicherà in favore di Roberto Guiscardo il
+principato di Salerno, e, spoglio di ogni divisa, nelle mani di lui si
+andrà a collocare in piena dedizione, unitamente a tutti gli altri
+membri di sua famiglia e di sua corte, dei magistrati della città e
+dell'arcivescovo.
+
+5. Infine....
+
+--Ma, messer duca, lo interrompe Sigelgaita, cosa mai di peggiore
+potrebbe toccare al fratel mio se la sua sorte commettesse alla
+fortuna delle armi?
+
+--Cosa potrebbe toccargli? Uditeci bene, madonna, e voi altresì Ugone
+abate di Cluny; perchè gli è bisognevole che voi sappiate la nostra
+volontà pienamente. Se la città ed il principe di Salerno si ostinano
+a tenerci occupati a questo assedio, noi facciamo sacramento che di
+qui non muoveremo se non quando non ci resterà più una mazza d'armi
+per percuotere le mura, un pugnale per uccidere i nostri nemici. E
+quando, col favore di monsignor Gesù Cristo e del santo barone del
+Gargano--cui facciam voto di offrire due candellieri d'oro del peso di
+venti libre--quando abbiamo presa la città, questa sarà data prima per
+otto giorni a saccheggiare ai soldati, poi bruciata tutta, ed il suo
+suolo arato e seminato di sale. I cittadini verranno lasciati alla
+taglia ed alla libidine dei soldati in loro piena discrezione di
+ucciderli o farli schiavi, di tenerli seco o venderli ai corsari di
+Africa. Il principe Gisulfo infine, e coloro della sua corte e della
+sua famiglia, a noi arrendendosi, saranno mandati a purgare le loro
+peccata in qualche chiostro; togliendo noi la città di assalto,
+verranno tutti sgozzati come animali immondi, ed appesi dai piedi ai
+residui merli delle mura. Questo è il pensamento che noi facciamo
+sulla città di Salerno, sui suoi abitanti, e sul suo principe,
+madonna.
+
+--Della città e dei cittadini farete come vi aggrada, sclama
+superbamente Sigelgaita: il suo principe poi, messer duca, sa bene
+come i principi disgraziati debbano morire per non cadere in mano dei
+loro nemici. Se egli l'obliasse, io provvederei; e voi, monsignore,
+voi non potreste che insultare il suo cadavere--se io non fossi.
+
+--Tanto meglio per lui e per la sua fama « risponde Roberto
+trascuratamente. » L'ultimo articolo infine che aggiungerete, monsignor
+di Bovino, gli è che, innanzi tratto, affinchè non fossero di modo
+alcuno trafugati o nascosti, vogliamo a noi consegnati gli oggetti di
+oro e di argento ed ogni maniera di pietre preziose che nella città si
+trovano, onde compensare gl'interessi degli Amalfitani nostri alleati,
+pagare delle spese della guerra il principe di Capua ed il priore di
+Lacedonia, ed i soldati soddisfare. Questa è la volontà assoluta ed
+irrevocabile di Roberto, duca di Puglia, di Calabria e di Sicilia.
+
+--Monsignore, mormora dimessamente l'abate di Cluny, io non saprei con
+questi patti quali accordi potessi ottenere.
+
+--Peggio per voi, messere. Non pigliate equivoco però sulle parole,
+perchè noi non diamo, nè dimandiamo accomodamenti, ma leggi--e leggi
+quali più umane possono dettare i vincitori ai vinti.
+
+--A questo stremo non è ancor giunto mio fratello, messer duca, ripete
+disdegnosa Sigelgaita.
+
+--Se non vi è giunto vi giungerà, risponde Roberto pieno di calma. Gli
+è per questo che vorreste dormire meno placidamente le vostre notti,
+madonna, e lasciare ad arrugginire la vostra spada nel fodero?
+
+La duchessa tacque, ma i suoi sguardi scintillavano come quelli della
+tigre.
+
+Rispose l'abate di Cluny:
+
+--Ci siamo intesi, monsignore. Io mi reco nella città e spero condurre
+le cose a quel termine che debba soddisfare tutti. Solamente prego
+vostra grandezza di accordarmi di poi un momento di colloquio segreto,
+di cui forse abbisognerò, per favori di che io, abate di Cluny, debbo
+particolarmente supplicarvi.
+
+--Il vostro volere si farà.
+
+E sì dicendo il duca si alzava, e il parlamento finiva.
+
+
+
+
+IV.
+
+ Tebani, ei grida in suon tremendo, Argivi,
+ Dal reo furor cessate. Armati in campo
+ Prodighi a nostro pro del sangue vostro
+ Scendeste voi: fine alla pugna ingiusta
+ Porrem noi stessi, in faccia vostra, in questo
+ Campo di morte.
+ Alfieri--_Polinice_.
+
+
+Io non saprei propriamente dire di quale piglio l'iracondo e superbo
+principe Gisulfo accogliesse le dure proposizioni del duca Roberto.
+Basti sapere che mancò poco i legati, perocchè Alberada aveva seguìto
+l'abate, non avessero a patire di quei crudeli sgarbi che il priore di
+Lacedonia, a barba del dritto delle genti, usava fare ad oratori
+impertinenti e malaccetti. Fu loro salvaguardia la lettera che papa
+Gregorio a Gisulfo mandava, onde comandargli che ad accordi qualsiansi
+discendesse; da poichè egli dava sua parola che tutto avrebbe regolato
+in seguito con equità e prudenza, se allora gli era forza piegare alle
+circostanze. E se Gisulfo non trascese, e' fu altresì perchè egli
+aveva spiccati oratori al pontefice a fin d'indurlo a intramezzarsi
+con Roberto per la pace o a soccorrerlo di modo qualunque. Acerbamente
+non per tanto rispose, ed ogni proposta rigettò come infame. Ugone non
+si scorò ai primi urti che terribili anch'egli aveva preveduti da un
+carattere focoso e fiero. Cominciò quindi per dargli ragione, per
+piaggiarlo; finì con ridurlo ad una considerazione chiara sullo stato
+della città, spoverita di viveri e di coraggio, e su quello dei suoi
+soldati, mancanti d'armi e pochi di numero. E Gisulfo convenia sopra
+tutto. Però quando gli accennava di rendersi, e' si ribellava ad ogni
+ragione, ogni patto, anche modesto ed onorevole, rifiutava. In guisa
+che l'abate disgustato stava quasi per desistere dall'impresa,
+allorchè un mezzo gli sovvenne, decoroso e non fabbro di ruine.
+
+--E non vorreste voi dunque, monsignore, disse l'abate, non
+condiscendereste voi che questa lite si decidesse per giudizio di Dio?
+
+--Vale a dire? dimanda Gisulfo.
+
+--Vale a dire che, in lizza chiusa, uno o più campioni longobardi
+contro uno o più campioni normanni definissero la bisogna. Se i
+Normanni avessero la fortuna di vincere, la città sarebbe loro
+consegnata, senza più armeggiare, nella maniera stessa che se
+l'avessero levata di assalto: se vincessero i Longobardi, come io ho
+fiducia nella misericordia dei santi, l'assedio sarebbe tolto e tutto
+restituito alla calma prima che tra la grandezza vostra ed il duca
+Roberto esisteva. E con tal fatto gran numero di vite sarebbe
+risparmiato, la città non manomessa, e forse tutto alla meglio
+aggiustato.
+
+--Il consiglio è più da cristiano che da guerriero. Mi piace però,
+sebbene nessun riguardo dovrei usare a cittadini vigliacchi, i quali
+le loro sostanze e le loro vite non sanno tutelare. Pure non sono
+alieno dall'assentirvi. Cosa dunque ne pensate voi miei baroni?
+
+Ed un giovane, uscendo dal gruppo dei cortigiani e capitani di
+Gisulfo, parlò:
+
+--Monsignore, con la permissione vostra e dei bravi signori che mi
+ascoltano, io porto avviso che e' sarebbe meglio domandar prima come
+di tal proposta intenda Roberto Guiscardo.
+
+--Bene detto, principe Baccelardo, risponde Gisulfo. Ritornate dunque
+al campo del Guiscardo, messer abate, e se mai consente che la guerra
+termini per un duello, mandi qui qualche suo cavaliere a distendere
+protocollo dei patti. Il qual cavaliere sarà da lui approvigionato di
+poteri pieni per tutto regolare senza ulteriormente consultarlo.
+
+--Parto al momento, monsignore, risponde l'abate.
+
+Infatti, lasciata Alberada nella corte di Gisulfo, al campo ritorna
+immediatamente.
+
+Roberto Guiscardo stette in sulle prime dubbioso alla proposta. Non
+perchè fiducia di vittoria non avesse, come che gli fosse noto bella
+copia di valorosi guerrieri trovarsi pure tra i Longobardi; ma perchè
+egli serrava in pugno la vittoria in massa con una città quasi alla
+vigilia della resa. Per una tenzone in campo steccato invece egli
+poteva andar soggetto a cento di quelle fortune avverse, le quali
+solevano capitare anche ai più prodi, sia per un piede messo in fallo
+dal cavallo, sia per un colpo d'occhio non pronto, sia per una
+considerazione importuna che si ficca nella mente, giusto all'ora di
+maggiore confidenza, energia ed oblianza del mondo esterno, sia in
+fine per effetto di qualche talismano sulla persona o sul corridore
+del cavaliere, distrutto dalla benedizione del sacerdote, non tolto
+dal giuramento del campione. Ma infine, perchè rifiutare il duello e'
+sarebbe valso la confessione che nel suo campo non pugnavano cavalieri
+da stare propriamente a fronte ai cavalieri longobardi, Roberto
+accettò--nel suo pensiero risoluto di battersi egli in persona, come
+colui che della cosa più vivamente interessava. Chiamò perciò a
+consiglio i suoi conti ed i suoi baroni, i quali unitamente a lui
+avevano dritto a deliberare sulle cose della nazione, si fe' venire il
+priore Guiberto, e dopo aver seco lui lungamente favellato in segreto,
+lo fornì per iscritto di piena potenza nelle convenzioni pel duello,
+ed al principe lo mandò unitamente all'abate.
+
+Lunga, viva, tumultuosa divampò la discussione che tra il principe
+Gisulfo, que' della sua corte, ed il priore Guiberto si aprì. Non vi
+era via di convenire del luogo dove il combattimento si sarebbe
+tenuto, perchè ciascuna delle parti lo voleva in terra dipendente
+della sua giurisdizione per tema di tradimento; non si volevano
+accettare patti gravosi da niuno dei due partiti, in caso di perdita;
+non si sapeva decidere nè del numero dei campioni che avrebbero
+combattuto, perchè molte sfide antecedenti erano pronte e precedute;
+nè del numero di coloro che li avrebbero accompagnati alla lizza per
+la sicurezza ed il mantenimento dell'ordine. Uno cercava trappolar
+l'altro lasciando o chiedendo patti per sottrarsi alla promessa,
+soccombendo. Ciascuno intendeva regolare a suo modo le condizioni
+della pugna, e voleva giudici e marescialli di campo il di cui favore
+si sapeva d'innanzi. In somma avrebbero ambedue bramato dar la legge a
+proprio talento.
+
+E l'abate, distribuendo torti e ragioni ora all'uno ora all'altro,
+sceglieva un equo mezzo in ogni articolo, alla cui ragionevolezza
+dovevano infine entrambi star sodi. E per tal modo si venne a fine di
+compilare lungo protocollo, di cui facciamo grazia alle nostre
+leggitrici, segnato da Gisulfo e da Guiberto come commissario di
+Guiscardo, e da ambo i legati del papa. Ma come i patti che tutte le
+possibilità prevedevano--ed in quei tempi di buona fede e mica
+cavillosi e casisti come i moderni era facile--come i patti furono
+stabiliti, messo da banda il priore, altra discussione tra i guerrieri
+di Gisulfo cominciò.
+
+Il campione doveva essere uno solo. Chi sarebbe stato costui?
+
+Il principe Gisulfo, come il lione che si arrogava tutte le parti,
+voleva essere egli stesso, perchè lo più interessato. Il fratello di
+lui, Rainulfo, per affetto glielo contrastava, dichiarando, male stare
+che allo Stato si togliesse il capo, avventurandolo a tanto periglio,
+ma che, meglio a lui si addiceva, inspirato da eguale passione,
+doveroso di battersi con pari vigore. Baccelardo protestava altamente
+che giammai, per qualsiasi mezzo, avrebbe sopportato in pace che altri
+gli avesse messo avanti il piede, dove trattavasi di torre vendetta di
+Guiscardo e dei seguaci di lui; ch'egli avrebbe suscitati tumulti, si
+sarebbe scagliato nel campo da forsennato, insomma che, ad ogni modo,
+o avrebbe combattuto egli stesso ovvero il duello, per quanto era in
+lui, non sarebbe avvenuto. Altri baroni adducevano altre
+considerazioni e pretese onde ottenere la preferenza. In una parola,
+nella corte facevasi matto baccano, e poco mancava non si venisse ai
+pugnali.
+
+Allora l'abate, che aveva assunta la parte di Nestore in quel
+consiglio di furibondi, sentenziò
+
+--Principe, baroni, trovo buone le ragioni di ciascuno, lodo la
+generosa indole di tutti, che vorreste cogliere tanta nobile occasione
+per far mostra di valore e di carità di patria. Ma non è questo il
+lato della quistione che debbasi esaminare. Di che si tratta qui, miei
+signori? Si tratta di vincere il campione nemico per liberarvi della
+guerra. Si tratta di vincere il più prode tra i prodi Normanni, che al
+più prode dei prodi Longobardi verrà opposto. Ora, se Iddio vi aiuta,
+io dimando, castellani, come è dunque che la prodezza si mostra? Con
+le parole ardite, mai no: perchè di parole temerarie abbondano anche
+meglio i più vigliacchi. Coi fatti dunque si debbe provare la
+valentia, ed ai fatti io vi appello.
+
+--Ed in che modo? dimanda Gisulfo che stava attento ed impaziente ad
+udire.
+
+--In che modo? continua l'abate, eccolo. Quanti siete che volete
+essere i Curiazii di Salerno? Poniamo dieci. Ebbene questi dieci si
+disputino fra loro chi debbe affrontare il nemico.
+
+--Ci uccideremo tutti, rispose sorridendo Baccelardo.
+
+--Con vostra licenza, bel cavaliere, mai no. Io non consiglio che con
+le armi ciascun di voi faccia prova di sua gagliardia, ma per altro
+mezzo qualunque, e tale che e' crederà più acconcio, e che noi
+giudicheremo assai valido. C'intendiamo?
+
+--Sì bene, messere abate, sclamò Baccelardo. Voi però non potete
+sapere che non sempre la forza decide della prodezza di un guerriero,
+ma più sovente ancora la destrezza. Ed infine, gli è con le armi che
+noi dobbiamo batterci, non coi sorgozzoni o col randello, come pare
+che la sapienza vostra voglia accennare.
+
+--Voi parlate da scaltro mastro di guerra, bel cavaliere, soggiunge
+l'abate. Io però di lunga sperienza so pure, ed ho inteso dire dalle
+migliori lance d'Europa per le corti che ho frequentate, che giammai
+forte ed accorto cavaliere cedette campo a cavaliere più destro e più
+debole. E codesta fortezza e prudenza io vorrei che si mettesse a
+bilancia in una lizza.
+
+L'abate aveva forse torto; però il suo consiglio prevalse e si propose
+pel domani tal pruova singolare.
+
+Il priore di Lacedonia, avvegnachè la sua missione fosse compiuta, non
+tornò al campo: sia perchè fosse vago di assistere a quel saggio di
+vigoria--ed al principe Gisulfo non dispiaceva che sì forte ed inteso
+guerriero dell'oste contraria vedesse un po' quali uomini essi
+avessero ad affrontare, e se non giungesse fino a paventarli li
+ammirasse--sia perchè sotto il cappuccio di uno dei legati a Guiberto
+era sembrato di scorgere alcuni tratti che ad Alberada somigliavano.
+Restò quindi, proponendosi recar domani a Guiscardo, in una col
+protocollo dei patti, il nome del campione.
+
+
+
+
+V.
+
+ ATAL. Ah! je suis de son sort moins instruite que vous
+ Cette esclave le sait.
+
+ ACOMAT. Crains mon juste courroux,
+ Malheureuse; réponds.
+ RACINE--_Bajazet_.
+
+
+Nel punto stesso furono ordinati i preparativi della lizza: e perchè i
+patti della tregua erano stati soscritti, molti famigliari uscirono
+dalla città per provvedere di oggetti opportuni comandati dai loro
+padroni. La quale tregua giovò altresì a Gisulfo onde far provigioni
+per degnamente ospitare i legati del pontefice, cosa che non si
+sarebbe per fermo potuto fare, se la cinta dei soldati normanni
+durava. Perocchè lo stremo dei viveri nella città toccava il colmo, e
+medesimamente la moria dei cittadini. E Gisulfo avrebbe tolto invece
+cedere la piazza che malamente accogliere gli ospiti suoi,
+segnatamente poi che e' conoscevasi da tutti quanto l'abate di Cluny
+fosse amico delle brigate gioiose e morbinoso in fatto di desinari.
+
+Si trascorse dunque lietamente la sera, fra i vini di Diamante e di
+Sant'Eufemia e fra gli ambrati moscadi di Trani, che allora, com'oggi,
+formavano la delizia dei bevoni. La profusione più pazza si osservò
+nella cena. Perocchè con la profusione facevano spanto di loro
+grandezza i Longobardi, dove che i Normanni si piacevano più della
+delicatezza squisita delle vivande, come più sobri e da un tempo
+meglio ingentiliti. Non mancarono bardi e buffoni che rallegrassero la
+mensa di canzoni e di motti ora spiritosi ora pungenti, e sempre a
+spese dei convivali, i quali pe' primi ridevano delle facezie. Vi
+furono suonatori di viole, e ciccantoni che occupavano il basso della
+sala, ed ora tutti insieme ora a parte a parte si facevano udire,
+rispondendo eco tumultuosa alle coppe percosse.
+
+I favellari intanto, che placidi e ragionevoli dalla guerra erano
+partiti, senza verun riguardo alle dame principiavano a mutarsi in
+ingiurie alle persone ed in petulanze a causa del lavorio del vino.
+Caddero sul tappeto le discussioni di politica. Perocchè la politica
+fu sempre la broda a cui ciascuno si credette in dovere d'intingere il
+proprio biscotto, ed in tutti i tempi il leone morente a cui anche
+l'asino può scagliare il suo calcio. Si venne dunque a ragionare dei
+torti di Roberto Guiscardo; delle sue brighe col papa; della condotta
+di Gregorio VII; delle pertinaci ostilità di costui col priore di
+Lacedonia; del _placito_ di Montecassino; della sparizione di
+Alberada; del ripudio di costei, e di cento altre di quelle cose che,
+sgominate, inutili, inopportune, scipite, zampillano alle mense,
+quando i liquori slegano lo scilinguagnolo tanto al sapiente che allo
+stupido.
+
+--Ed io sostengo, disse l'arcivescovo di Salerno, che il pontefice ha
+fatto sgozzare Alberada in qualche fondo di chiostro, giusta la
+condanna dei canoni, come colei che violò le leggi claustrali.
+
+--Ma in quali canoni, monsignor riverito, dimanda il priore, ha vostra
+mercede letto di codesta crudele condanna?
+
+--Per il carro di s. Eliseo! voi dunque, ser priore, non avete mai
+studiato nella _Georgica_ di Virgilio:
+
+ Dulce ridentem Lalagen amabo,
+ Dulce loquentem?
+
+Alberada è stata strozzata come il cappone del vassallo a San Martino.
+
+--A proposito, messer abate, chiede Baccelardo ad Ugone di Cluny, non
+sarebbero esse vere le parole di monsignore arcivescovo?
+
+Ugone, che con gli occhi fitti nella sua coppa, quasi dal fondo di
+quella dovesse vedere a pullulare da un istante all'altro qualche
+cosa, si aveva fatto più volte passar d'innanzi il fiaschetto senza
+toccarlo, alcun poco scosso da Baccelardo, che da un lato gli sedeva
+da presso, risponde come se si risvegliasse subitamente dal sonno:
+
+--Gli è veramente così, miei figliuoli: _la materia è ciò che non è nè
+chi, nè quanto, nè come, nè niente di ciò per cui l'essere è mosso_.
+Non vi sembra chiara l'idea? Non ne siete voi finalmente padroni?
+
+--Codesta è una balorderia, riprende gridando l'arcivescovo, brillo
+piuttosto, se per rispetto alla sua dignità non vogliam dirlo briaco.
+La materia è la materia, come Roberto Guiscardo è un corsaro, e sua
+moglie Sigelgaita una pazza. Figuratevi un tanghero, come codesto buon
+figliuolo di legato che vi siede a fianco, matto abate di Cluny, e che
+becca i cibi come un passero, non beve vino come quel povero papero di
+Gregorio VII, e non parla, come il pievano di Santa Severina a cui una
+meretrice tagliò la lingua coi denti; ecco la materia; per la quale:
+
+ Motus doceri, gaudet ionicos
+ Matura virgo, et fingitur artubus
+ Iam nunc, et incestos amores
+ De tenero meditatur ungui.
+ _Quod erat demonstrandum._
+
+--Voi avete mentito come un Lombardo che vende uno smeriglio degli
+Appennini per un falcone d'Arabia puro sangue, grida Gisulfo, voi
+mentite, messer arcivescovo di Salerno, chiamando pazza mia sorella,
+e, se non foste poeta, vi direi improbo o scempio.
+
+--Ed io vi rispondo, messer Gisulfo, sclama l'arcivescovo alzandosi,
+che voi foste dieci volte più matto di lei quando la sposaste a
+Roberto Guiscardo, che aveva già in moglie altra bellissima donna, e
+che amava monna Sigelgaita come io amo l'acqua nel vino--e fosse pur
+l'acqua benedetta nel sabato santo.
+
+--Ed io torno a dirvi, becco di un prete, ruggisce il principe
+vinulento anch'esso ed alzandosi del pari, che voi mentite come un
+giudeo, perocchè Roberto Guiscardo sposò mia sorella, quando,
+trovandosi parente di Alberada, l'aveva già ripudiata.
+
+--La ripudiò per gelosia,--scappa di bocca all'abate di Cluny, quasi
+non volendo.
+
+Queste sbadate parole furono come il lupo negli armenti, la scintilla
+nella polveriera. Mille voci si levano, un buon numero di commensali
+si alzano rovesciando fiaschetti, doppieri, fiale e bicchieri e da
+tutti i punti si grida: No, no!
+
+--Mai no, mai no, grida il principe con più veemenza degli altri,
+Roberto ripudiò Alberada perchè le era parente, perchè tra i parenti è
+peccato il matrimonio, perchè... perchè...
+
+--Per gelosia, replica con fermezza il priore di Lacedonia
+intervenendo a sua volta nel colloquio, per gelosia puerile ed infame;
+dappoichè quella donna tanto oltraggio non meritava. E la colpa è
+vostra, della vostra storditezza, fantastico abate di Cluny.
+
+E così parlando, gli occhi fissava sopra Alberada, che, tutta celata
+nel cappuccio a gote, si rannicchiava per tema di non essere scoperta
+da Gisulfo, capace di trascorrere a qualche violenza, ubbriaco come
+trovavasi. Costui però non ristava dallo strepitare:
+
+--Non è vero, non è mica vero; io non so nulla di codeste storie. Voi
+pure mentite, priore di Lacedonia, al pari di quest'arcivescovo cotto
+come monna. Vi sfido a dimostrarmi che Alberada fu ripudiata per
+gelosia, ovvero a darmi ragione dell'insulto, qui, sul momento, con la
+spada o con la lancia, a piedi o a cavallo.
+
+--Io non temo darvi qualunque ragione, risponde Guiberto, anch'esso
+caldo alcun poco, potrei provarvi con la daga e col pugnale che ho
+detto la verità, che io non soglio mentir mai parlando di quella pura
+donna che mi fu moglie, e che l'infame Ildebrando mi tolse. Ed è ben
+mestieri che sappiate, messer principe, che giammai la sorella vostra
+sarebbe andata a sposa di Guiscardo, se questo smemorato di abate non
+cacciava da' ferravecchi non so quale storia, che giammai avrebbe
+dovuta contare, poichè dessa riassumeva la confessione di due uomini;
+e che, dopo udita quella fatale leggenda, Roberto saltò in bestia,
+ricordandosi come Alberada ritrosa lo avesse seguito all'altare.
+
+--Che ritrosia mi contate, continua a sbraitare Gisulfo, cos'è codesta
+ritrosia, cos'era codesta ritrosia; dite tutto, parlate chiaro, qui si
+tratta dell'onore di mia sorella.
+
+--Quella ritrosia, riprende il priore, non era se non pudore e carità
+del padre, cui doveva lasciare a morir deserto e solitario nel
+castello di Cariati. Or quella verecondia interpretando di poco amore,
+o amore per altrui, Roberto, la notte stessa, vi mandò per il vescovo
+di Bovino a domandare la mano di vostra sorella, ed all'alba egli pure
+mosse alla volta di qui. Voi sapete poi come, di tutto ignara la
+povera fanciulla, chè diciotto anni solamente contava allora Alberada,
+credendo festeggiare gli ospiti di suo marito, molte cortesie
+praticasse a voi ed alla sorella vostra, messer principe, e come
+servendosi alla mensa il pavone, il duca Roberto si alzasse e dicesse:
+Conti e baroni, vi presento la mia novella moglie Sigelgaita sorella
+di monsignor Gisulfo di Salerno, perocchè ho già ripudiata la prima
+moglie Alberada, come quella che fu figliuola di una nipote di mio
+padre.
+
+--Ebbene, ebbene, che cosa vuol dire codesto? gridava Gisulfo, non
+vuol dire forse che era parente? Chi l'oppugna? Chi sostiene che
+Guiscardo fece male? Chi accusa di ciò la sorella mia e me?
+
+--Alcuno, riprende il priore, si biasima il modo. Alberada era
+presente. Alberada in contegno tranquillo e rassegnata bacia il suo
+figliuolo Boemondo sulla fronte ed esce. E voi, messer Baccelardo, che
+allora eravate paggio di quella dama e a lei più che mai caro e
+gradito, voi giuraste, e gittaste sulla tavola, proprio innanzi al
+duca Guiscardo, il vostro guanticino di velluto come pegno da
+sostenere il dì che avreste cinto il cingolo della milizia, che
+Alberada era la più bella donna, e la più ingiuriata dama di
+cristianità. La duchessa Sigelgaita sorridendo raccolse quel guanto,
+ed attaccatogli un nastro dei suoi capelli, ne fe' dono a Roberto. Ora
+sappiatelo, messer cavaliere, che Roberto ancora lo porta appeso alla
+guaina della sua spada, aspettando che da Baccelardo adulto venga
+riscattato il pegno di Baccelardo fanciullo.
+
+--Ed io giuro a tutti i santi del paradiso, dice Baccelardo, che il
+pegno sarà ridomandato, sia che la fortuna mi secondi domani ed io
+sorga campione di Salerno, sia altra volta, prima che scorrano sei
+mesi a contare da oggi.
+
+--Io non so di che parliate, io non so di quali insulsi racconti
+accenniate, ser priore, riprende il principe Gisulfo; io comprendo
+solamente che qui si calunnia l'onore della sorella mia, sposata dal
+Guiscardo per impeto di gelosia, come dite, non per elezione di amore.
+Andiamo, in nome della SS. Trinità e di tutti i santi, io voglio esser
+chiaro di tutto; io voglio udire codesta istoria. Poichè se vero è,
+come è verissimo che voi mentite, io giuro di toglierne tale vendetta
+da passare in esempio per l'avvenire ed insegnare di qual maniera fa
+mestieri parlare di una nobile dama longobarda. Sbrighiamoci. Chi è
+dunque che deve cantarci codesta filastrocca? Non sareste voi per
+avventura, messer abate--messer abate di Cluny?
+
+--Io per l'appunto, monsignore. Ma pregherei vostro valore di farmene
+grazia, da poichè sento venirmi male; o almeno posporla fino a domani.
+Perocchè tre sono le condizioni della _forma_, o, per farvi comprender
+netta la dottrina dell'apostolo Aristotile, materia e forma sono
+principio delle cose increate; la materia contiene la possibilità di
+ciò che può ridursi una cosa; la forma porta la cosa possibile
+all'attualità ed all'energia. Ond'è...
+
+--Per la croce di Cristo! scatta su di nuovo Gisulfo, cosa diavolo mi
+state sciorinando di forma e materia, e di sentirvi male e di
+attendere?... Steste voi pure sulle brace come s. Lorenzo,
+favellerete--favellerete sull'istante, e direte la storia per filo e
+per segno, tal quale la contaste a Melfi. Io rispetto gli uomini della
+Chiesa e gli oratori del papa. Però non avrei ritegno farvi appendere
+ai merli della rocca come un nibbio, e farvi frecciare per tre dì, se
+ricusaste darmi pieno ed ampio conto delle impertinenze che costoro si
+sono permesse a spese della famiglia mia, e che altri hanno udite--A
+voi, soggiunge poscia Gisulfo voltandosi verso i coppieri, recate
+un'anfora di vino all'abate, onde si rinfreschi la memoria; e badate
+bene, Ugone di Cluny, che io bevo una brocca d'acqua per dissipare
+ogni tenebra che alla mente avesse potuto portarmi il vino, onde non
+v'immaginiate di uccellarmi. E me e questi signori dovete convincere,
+che tanto voi come il priore di Lacedonia diceste il vero, quando
+dichiaraste Alberada ripudiata per gelosia.
+
+L'abate di Cluny, che già viaggiava per le regioni del peripato, al
+baccano dei commensali, alle gomitate di Baccelardo, il quale sovente
+gli volgeva la parola sedendogli allato, alle minacce dell'ebro
+principe, in quello stato di tutto capace, torna pienamente in sè. Si
+frega la fronte con l'acqua fredda, si passa la mano sugli occhi, e
+levasi un momento da sedere per disperdere affatto ogni nube dal suo
+cervello, poi il principe Gisulfo prega:
+
+--Monsignore, io farò il vostro piacere raccontandovi per minuto i
+fatti: vi bastino questi. Ma dispensatemi svelarvi i nomi delle
+persone. Ciò si attacca alla mia coscienza; ed io toglierei meglio
+sperimentare ogni vostra minaccia anzi che palesarvi gl'individui i
+quali mi facevano tal loro confessione, maggiormente poi che costoro
+son uomini che vivono ancora, e da Dio collocati a posti sublimi.
+
+--Sia pure così: raccontate.
+
+L'abate si asside e comincia.
+
+
+
+
+VI.
+
+ Elle a voulu sa perte, elle a sû m'y forcer;
+ Que l'on me venge. Allons, il n'y faut plus penser.
+ Helas! j'aurais voulu vivre et mourir pour elle;
+ A quoi m'as-tu réduit, epouse criminelle?
+ VOLTAIRE--_Marianne_.
+
+
+--Dovete dunque sapere, mie belle dame, che in una piccola terra di
+Toscana, non ha molti anni, viveva un falegname, povero ma distinto
+per pensieri onesti. Dio aveva confortato il suo letto maritale di due
+figliuoli. Il maggiore, chiamato Cuno, aveva indole, figuratevi!
+tenebrosa e selvaggia come toro non domesticato, carattere altero,
+indomito, e sopra ogni credere ostinato e tenace nel suo proponimento.
+L'altro poi, Goccelino, di otto anni più giovane di Cuno, era un
+folletto, vispo, franco, sempre vago di piaceri e di armi, generoso e
+liberale come poteva. Perciocchè il corpo, giusta le dottrine del
+santo padre Aristotile, prende la qualità dall'elemento che prepondera
+e sovrabbonda; ed in Goccelino sovrabbondava il fuoco che è misto a
+tutti i sentimenti o a nessuno.
+
+--Volete voi sì o no lasciar da banda codesto Aristotile, cui nessuno
+conosce fra i principi longobardi o normanni? l'interrompe Gisulfo.
+
+--Egli era greco, esclama semplicemente l'abate. Or bene, questa
+opposizione di carattere dei due figliuoli non è a dirsi se
+contristasse il Bonizone, il quale, uno almeno dei fanciulli,
+destinava per l'arte sua. Ma il primo pensava solo da mane a sera a
+far sgorbi sulla segatura, quasi volesse scrivere. Ed in fatti si
+assicura che un tabellione, entrato nella bottega del falegname per
+ordinare non so qual lavoro, avesse letto in uno di quei trastulli le
+parole di Davide: _dominerà da mare a mare_. E sì che il taciturno
+putto nulla ancora conosceva di scrittura! Ovvero quel tristanzuolo
+andava in traccia di vecchie pergamene, di vecchi scartabelli, e
+nascosto in un angolo della casa simulava leggere, restando giorni
+interi in tal atto, dimentico di cibo e di bevanda. E quando non
+trovava di questi balocchi, metteva ogni suo sforzo ad arrampicarsi
+sui punti più culminanti della casa, oppure sollevava i più grossi
+ceppi da terra, addestrandosi così a superare tutte le resistenze, e
+livellarsi a tutte le altezze ond'isfidare la vertigine.
+
+--Ma che domine ci entra codesto con Alberada, la gelosia, Sigelgaita,
+il diavolo e le sua corna? dimanda Gisulfo impaziente.
+
+--Prego la vostra cortesia di udirmi, continua l'abate.
+
+L'altro figlio di Bonizone al contrario teneva sempre dietro a
+picchieri, a falconieri, fabbricava labarde di legno, arrolava
+garzoncelli e comandava l'assalto di baluardi di neve, impazziva
+dietro a canterini, alani e girofalchi, sì che il povero padre non mai
+sapeva ridurlo a casa, neppure con le batoste, di cui col monello non
+mostravasi avaro.
+
+--Gli era forza, sclama Guiberto, perchè questo fanciullo era nato ed
+aveva vissuto, nei suoi primissimi anni, in casa dei signori di
+Coreggi di Parma, dove sua madre era donna di governo, e dove la
+vecchia castellana lo tenne quasi figlio tra i militi e la corte del
+castello.
+
+--Può esser anche ciò che gli avesse formato il carattere, risponde
+l'abate: ad ogni modo, Bonizone di là lo ritrasse per fare un
+falegname come lui. Ma non gli riescì. Allora, vedendo che la sua
+prole non voleva saperne del suo mestiere, per non farla crescere
+nell'ozio e quindi nel mal costume, mandò il maggiore ad un suo
+cognato, abate nel monistero della Beata Vergine del monte Aventino di
+Roma, perchè lo iniziasse nella carriera monacale, affidò il secondo a
+suo fratello, il quale occupava la carica di siniscalco presso uno dei
+più grandi feudatari del paese d'Italia.
+
+--Alla buon'ora! sclama Baccelardo.
+
+--Dio sa ciò che fa, replica l'abate continuando. Bonizone restò
+dunque deserto nella povera sua casa, perocchè gli era morta la
+consorte nel mettere a luce Goccelino, là in Parma. Lo confortavano
+solo le liete novelle che riceveva da suo cognato. Cuno infatti con
+prontezza d'ingegno ed avidità di apprendere senza limite progrediva
+nelle lettere, e compiva i doveri religiosi di tale austera
+perseveranza che lo facevano addimandare il _piccolo santo_. Però il
+buono abate non visse lungamente.
+
+--Mori d'indigestione, grida l'arcivescovo, io lo conoscevo; e fu
+desso che mi apprese l'arte dei menestrieri.
+
+--Così dissero gli empi, risponde l'abate peritoso: il vero è che morì
+di gocciola. Ora, siccome Cuno, tra pel favore dello zio, tra per
+natural talento usava di orgogliosi modi verso tutti i monaci, niuno
+rispettando, anzi qualcosa garrendoli della troppa lassezza nei doveri
+religiosi, e si mostrava duro in tutte le opere che con la sua volontà
+contrastavano; così i frati, all'elezione del novello abate, nemico di
+suo zio e di lui, a pieni voti lo cacciarono via dal monistero.
+
+--Birboni di frati! sclama l'arcivescovo di Salerno. Se fosse stato un
+donnaiolo lo avrebbero nominato priore. Erano ben dessi, va!
+
+--Figuratevi, belle dame, se Cuno piangesse, continua l'abate, nel
+mettere piede fuori la soglia claustrale. Egli a vero dire non
+piangeva già di dolore e di vergogna. Piangeva per offeso amore di sè,
+per dispetto, e forse un tantino ancora per qualche visioncella
+ambiziosa svanita. Pur nullamanco decise lasciarsi morire di fame. Ma
+Iddio non abbandona i figli suoi, poichè provvede gli uccelli di
+piume, gli agnelli di lana, come dice Salomone...
+
+--E l'ubriaco di sete, soggiunge Baccelardo.
+
+L'abate sorride e prosegue:
+
+--Dovete dunque sapere che era stato grande amico di suo zio, un uomo
+piacevolone, quell'arciprete Giovanni Graziano, che fu poi papa
+Gregorio VI. Aveva costui veduto parecchie fiate il giovane Cuno, e
+dallo zio ne aveva udito _mirabilia_, riguardo all'ingegno ed alla
+pietà. Gli si era perciò venuto affezionando. Usciva dunque un giorno
+l'arciprete della chiesa di San Paolo, allorchè gli parve di scorgere
+alcuno che cercava evitarlo, e questi somigliare a Cuno. L'arciprete,
+curioso, accelera il passo e raggiunge il giovane, il quale rosso nel
+volto come bragia a lui si nascondeva. Cuno racconta tutto
+ingenuamente. L'arciprete, che l'aveva pigliato per l'orecchia,
+l'ascolta, lo crede, e perchè pizzicava anch'esso un po' dello stesso
+umore sel mena a casa. Indi scrive a Bonizone che non pensasse più a
+suo figlio, perocchè egli avrebbe tolta cura dell'ulteriore educazione
+di lui, e che avesse pregato per entrambi.
+
+--To'! questa sì che è sublime! sclama l'arcivescovo di Salerno,
+incaricarsi dell'educazione di un giovane quel Gregorio VI, che fu il
+più grosso barattiero del suo tempo, ed a cui per la smisurata
+ignoranza il popolo romano ebbe ad assegnare un collega nell'esercizio
+del ponteficato! Oh! _spectatum admissi risum teneatis amici_?
+
+--Voi favellate da sapiente, monsignore arcivescovo, risponde l'abate,
+ma Bonizone pregò tutti i giorni per l'arciprete, e non pensò più a
+suo figlio. L'arciprete poi comprò il papato da Benedetto IX e si
+dimandò Gregorio VI.
+
+--Sì signore, l'interrompe ancora l'arcivescovo. Io ero a Roma allora.
+E fu nel tempo in cui Enrico III scese in Italia e venne a Roma, dove,
+come sapete, regnavano allora contemporaneamente tre pontefici:
+Gregorio VI a Santa Maria Maggiore, Silvestro III a San Pietro a
+Vaticano, Benedetto IX a San Giovanni a Laterano.
+
+--Appunto così, continua l'abate. Or bene, Enrico accolse a Sutri un
+concilio, dove il solo Gregorio comparve, e ne creò un quarto papa,
+Clemente II. L'arciprete non si ostinò a restare nel ponteficato.
+Depose la tiara incautamente compra, e venuto in molta grazia
+dell'imperatore, unitamente al suo protetto lo accompagnò in Germania.
+
+--Per divenirvi, sclama il priore, un bravo condottiere di lanzi, il
+più prode fra tutti a menar le mani con la grazia di Dio, a vuotare
+fiaschetti di Borgogna, e rimorchiare fanciulle.
+
+--Dio l'avrà perdonato, mormora l'abate continuando. Cuno dunque si
+divise dal glorioso arciprete, entrò in un chiostro dove compì la sua
+istruzione, profferì il voto, e fu innalzato a priore.
+
+» Ora lasciamo costui ad indurirsi peggio nelle rigidezze del convento
+e ad alimentare ambizioni nel silenzio, e torniamo a Goccelino nel
+castello... permettete che ve ne taccia il nome.
+
+--Messer no, risponde Gisulfo, vi ho permesso tacer delle persone non
+dei luoghi; dite dunque in qual castello avevano allogato Goccelino;
+perchè noi già cominciamo a pescare di chi diavolo voi raccontate.
+
+--Non fareste poi un miracolo! sclama l'abate qualcosa brusco. Indi
+più rassegnato soggiunge: Sia fatto il vostro piacimento, tanto più
+che ciò nè pon nè leva alla fama di chicchesia. Goccelino quindi
+veniva educato nella fortezza di Canossa in Toscana. Lo zio di lui era
+di quegli uomini bisbetici che credono un nipote essere una tignuola
+che Iddio manda per rosicchiare le costole del vecchio albero. Lo
+accolse perciò agriccio un cotal poco. Ma quando, guardatolo più da
+vicino, scorse un giovanetto che aveva vantaggiosa figura, occhio
+vivace, ardita risolutezza nell'espressione tutta del sembiante, lo
+azzeccò dalle orecchie, e levatolo fino all'altezza del suo capo, che
+non era poco! lo baciò in fronte e gli disse:
+
+--Quel bestione di mio fratello non saprà fare nè porte nè casse, ma,
+se l'è tutta opera della sua persona, per la luce di Dio! che sa fare
+figliuoli bellocci.
+
+Indi guardò in fronte il cattivello e con un tal qual piglio che non
+voleva significare durezza ma nemmanco benevolenza, soggiunse:
+
+--Piccolo mariuolo! in questo castello sei entrato coi piedi dalla
+porta, pensa a non uscirne del capo per qualche abbaino. Qui son tutti
+santi. Qui si parla più con gli occhi che con la bocca. Qui gli uomini
+non valgono un baccello di fava. Qui si nomina in vano il nome di Dio,
+almeno dugento volte al giorno, il vino si beve con l'acqua, alle
+donne si parla al buio. Se sarai santo in casa, come un apostolo, e
+diavolo al campo, come un gendarme tedesco, ti prometto io che di
+codesto tuo legno saprò cavarne alcuna cosa. Ma se ti dai troppo
+attorno a frascherie di donne ed a bazzecole mondane, come per
+esempio, la caccia, il suono, il canto, e che so io, prega il tuo
+santo protettore--e qui non mancheranno d'assegnartene uno--pregalo di
+provvederti di buone gambe per varcare di un salto i quattro ricinti
+del castello, perocchè te li farò saltar io dall'alto di qualche
+merlo. _Per omnia secula seculorum._
+
+» Il giovanetto, che intrepido e con gli occhi spalancati lo aveva
+ascoltato, risponde tosto:
+
+--_Amen_ ».
+
+» Il vecchio siniscalco sorrise, e dicendo fra sè:
+
+--Questo galuppo la sa lunga, la sa »! andò via.
+
+» Ricevuto di così strana guisa, Goccelino non si sconfortò, che anzi
+traendo partito dall'originale omelia dello zio, quantunque
+garzoncello, s'infinse e si adattò per modo a quella corte bigotta,
+che in pochissimo divenne il beniamino di tutti e paggio della
+contessa Beatrice. Il vecchio siniscalco strabiliava come egli, con
+settant'anni di fedeltà, non godesse di altrettanto favore, e
+ripeteva:
+
+--Quello scimiotto di ragazzo infinocchierà tutti, infinocchierà!
+
+Il ragazzo però crebbe adolescente, l'adolescente si fe' giovane, ed
+il paggio passò a scudiero. Un matto cappellano, che fabbricava versi
+come il cuciniere i pasticci a torre, si aveva tolta la pena di
+ficcargli nel cranio alcun buon migliaio di frasi latine, e
+gl'insegnava la gramatica, la teologia, la geometria. Non gl'insegnò
+filosofia perchè quello spropositato animale di mastro Donizone
+credeva Aristotile eretico. Vedete la bestial creatura! Nonpertanto lo
+addestrava in cento corbellerie di dialettica; nel tempo stesso che il
+marchese Goffredo se lo recava appresso saltando fossi a cavallo,
+fracassando crani della mazza ferrata, e forando corazze con la
+lancia. Goccelino sembrava un demonio nell'un mestiero e
+nell'altro--sebbene, a dir vero, meglio in quello del soldato che in
+quello del teologo.
+
+--Diavolo, diavolo, sclama l'arcivescovo, ci sono anch'io. Ora so di
+chi si favella.
+
+--Tanto peggio per voi, dice l'abate, e continua, stringendosi nelle
+spalle:
+
+» In questi tempi capitò per quel paese l'imperatore Enrico III. Il
+marchese gli andò incontro per festeggiarlo, e menarselo al castello.
+Lo accompagnò Goccelino come scudiero. Vorreste voi, ser priore,
+raccontar questa parte della mia storia che anche voi conoscete, onde
+lasciarmi riposare? chiede l'abate indirizzandosi a Guiberto.
+
+--No, sclama secco secco costui. E l'abate sospirando continua:
+
+--Una sera l'imperadore ed il marchese Goffredo cavalcavano forte per
+arrivare a Parma. Il tempo era nebbioso, tutto il giorno aveva
+piovuto, e cadeva ancora un'acqueruggiola come vapore. Il Taro che
+dovevano passare gonfiava, talchè aveva menato via anche il
+ponticciuolo di assicelle che i borghesi vi avevano costruito pel
+comodo traffico della campagna. Il marchese disse all'imperatore:
+
+--Sire, corre adagio tra i borghigiani, che non agisce da uomo
+prudente chi affronta il Taro in furore. Consiglio perciò
+vostr'altezza di arrestarsi alcun poco qui, fino a che la corrente non
+si abbassi.
+
+--Il proverbio dice, l'interrompe il priore Guiberto,
+
+ Che l'estrema unzione innanzi prenda
+ Chi il Taro nel furor di guadar tenta.
+
+--Torna lo stesso, risponde l'abate. L'imperatore all'osservazione del
+marchese fece una smorfiuzza di sprezzo, e per tutta risposta sprona
+forte il ricalcitrante cavallo, ed entra nel letto del torrente. Ma
+non vi ebbe appena messo il piede che puff! cavaliere e cavallo
+scompaiono sotto i fiotti della torbida corrente. Come sapete, tutti
+erano rimasti indietro, non escluso il marchese; e tutti
+indietreggiarono ancora più, spauriti e schivi di affogare nel fiume.
+Però Goccelino non bilancia neppur tanto. Salta da cavallo, si segna
+della croce, e vestito di maglia come trovavasi si gitta nell'acqua.
+La corrente già travolgeva precipitosa il corridore dell'imperadore,
+questi non appariva. Goccelino, cui lo zio, se vi ricordate, aveva
+minacciato annegare nell'Enza, che scorreva poco giù del castello,
+dove non si fosse condotto dritto, era addivenuto perito nuotatore e
+palombaro. Si spinge perciò giù nel fondo del fiume, afferra
+l'imperatore dalla gorgiera, e facendo forza di braccia per sotto la
+corrente stessa, lo tragge all'altra riva. Un grido di giubilo metton
+tutti i cortigiani del marchese e di Enrico; niuno però si avventura
+tampoco al valico. Così che dall'una sponda stavasi tutto il numeroso
+seguito dei due principi, dall'altra Goccelino che si teneva
+l'imperadore del capo giù sulle ginocchia onde fargli vomitar l'acqua,
+e richiamarlo in sè. Non passa guari in fatti che Enrico rinviene. Il
+suo primo sguardo cade su i pavidi suoi vassalli, l'altro sull'ardito
+giovane, che, col capo scoverto ed il ginocchio a terra, diceva:
+
+--Perdonate, sire, se ho posta audacemente la mano sul corpo
+dell'altezza vostra. Consentiamo tutti che foste Alessandro Magno nel
+campo, ma non sapremmo condonarvi che così giovane vogliate morire
+affogato come lui.
+
+--Bravo! sclama Baccelardo, le parole non furono meno belle
+dell'azione.
+
+--Sicuro! ed Enrico III, che anima nobilissima e generosa aveva, lo
+guarda un momento, indi l'alza, e ponendogli famigliarmente la mano
+sulla spalla, gli dice:
+
+--Cavaliere! va pure superbo di aver salvata la vita ad Enrico III.
+Non vogliam noi togliere giovane tanto prezioso e fedele al marchese
+Goffredo nostro parente: ma se nulla mai potessimo fare per te in
+qualunque tempo--perchè noi ne lasceremo altresì memoria nel nostro
+testamento--per la beata vergine di Goslar! non devi che dire una
+parola sola, e chiedessi tu il più bello dei nostri feudi imperiali,
+ti sarà accordato sul fatto.
+
+--Mercè, sire, risponde Goccelino; l'altezza vostra viva lunghi anni;
+a me basta la gloria di aver toccata la vostra sacra persona.
+
+Il torrente intanto era declinato, il guado reso più praticabile, e la
+gente dell'imperatore varcata all'altra sponda; così che la sera si
+giunse a Parma--Enrico III aggiustò le cose d'Italia e ripartì per
+Lamagna. Goccelino, cui l'imperatore in persona aveva armato
+cavaliere, restò. Non che lo rattenesse vaghezza del paese d'Italia,
+ma perchè il suo cuore non batteva più libero.
+
+--Ah! sclama la principessa di Salerno parimenti alla mensa con le sue
+dame, supponevamo bene noi che la storia doveva andare a finire così.
+Tirate avanti, bravo abate.
+
+--Tutte le storie dei giovani cavalieri, madonna, finiscon così,
+riprende l'abate salutando del capo la castellana.
+
+» Trovavasi dunque al castello una Bertradina figlia del conte...
+figlia di un conte, damigella della divota contessa Beatrice,
+giovinetta, se volete niente avvenente, ma fastosa di natali
+nobilissimi e d'immaculata virtù. Su di costei aveva messo l'occhio
+Goccelino. Per molti anni egli tenne celato questo amore,
+contentandosi di muta adorazione e della proferta di uffici che la
+damigella non accettava mica con fierezza. Ella sembrava anzi
+incoraggiare l'ardimento nel giovane di qualche occhiata carezzevole,
+che era quanto dire in una corte di santi, dove l'amore veniva
+considerato come peccato. Dopo l'avventura dell'imperatore, Goccelino
+si fe' più ardito. Egli svela chiaro alla damigella le speranze osate
+concepire, richiede da lei franca risposta.
+
+--Ed ella? dimanda Baccelardo.
+
+--Ella non lo scacciò già con alterigia: solamente piena di contegno
+lo rimise al giudizio del padre suo.
+
+--Ciò era giusto, mormora la principessa.
+
+--Madonna, sì. Ora il conte che aveva solamente questa figliuola ed
+era ricco e borioso, quasi quasi non fe' cacciar via villanamente il
+cavaliere dal suo castello. Gli ordina però di non rimettervi più
+piede, e mai più favellare di sua figlia, il cui nome reputava
+macchiato nella bocca di un uomo, per le vene del quale scorreva il
+sangue di Bonizone il falegname. Poi ne muove lamento al marchese ed
+alla pia moglie di lui.
+
+--Fu un minchione il vostro conte! risponde Gisulfo; io avrei dato
+quello sfrontatello a divorare ai segugi.
+
+--Come vi piace, monsignore, riprende l'abate. Certo è però che
+Goccelino ebbe a sopportare grave riprensione dal marchese, lunga
+omelia dalla contessa, ed aspro e schernevole garrito dal siniscalco
+suo zio. Fastidito del pettegolezzo di quella corte, e' si accommiata
+dalla castellana e dallo sposo di lei, e se ne torna a Parma dove i
+signori di Correggio gli venivano altresì un poco parenti per parte di
+madre. Ma perchè neppur quel paese lo guariva dal fernetico, se ne
+rivenne alla casa paterna per disacerbare il duolo con la lontananza e
+l'amorevolezza dell'eccellente padre suo. Capitò allora che Cuno fosse
+a Roma. Goccelino vi si recò incontanente ed al fratello raccontò
+dell'affronto ricevuto. L'altero spirito di Cuno, che nelle dignità
+della Chiesa cominciava di già a progredire, ne rimane offeso.
+Perocchè il suo carattere era addivenuto anche più violento e
+puntiglioso nei rigori silenziosi del chiostro. In guisa che si fissa
+in mente, e fa unico scopo dell'ostinata ed intraprendente sua volontà
+di domare l'alterigia del conte, e di dare sposa al figliuolo del
+falegname Bonizone la figliuola del barone. E senza metter tempo in
+mezzo parte per Canossa.
+
+--Non ci mancava che lui per completare la corona dei santi, dice
+Guiberto sorridendo.
+
+--In fatti, continua l'abate, in una corte, in cui i laici non
+valevano una buccia, e la religione toccava il fanatismo, lascio a voi
+considerare se un frate, ed un frate favorito consigliero di due
+pontefici, e severo riformatore del costume degli ecclesiastici,
+dovesse tornare potente e gradito come un santo. Accadde dunque così.
+Da prima vi fu un po' di muffa dall'una parte e dall'altra, vi fu un
+po' di discussione, un po' di orgoglio, un poco di ostinazione, ancora
+qualche minaccia--il frate di gastighi spirituali, quelli di
+temporali. Infine la contessa toglie acconciar ella le cose col padre
+di Bertradina, e contentar tutti--tanto più che vivamente pel frate
+s'interessava l'unica figliuola di lei, Matilde, le quale più fanatica
+di tutti quanti, di nove in dieci anni, già dispotizzava sui parenti
+in prima, e poi sui vassalli ed i feudatari. Ad ogni modo, non saprei
+ben bene dirvi degli incantesimi che adoperasse la contessa Beatrice;
+certo gli è, che il frate, il quale già mirabilmente se la intendeva
+con Bertradina cui teneva dalla sua, fu contento, e si aggiustarono le
+nozze.
+
+--Giorno di maledizione! si lascia uscir di bocca il priore. Tutti lo
+guardano. L'abate soggiunge:
+
+--Goccelino sposa la giovane: ma si avvede presto che ella aveva per
+lui, anzi che amore, ripugnanza, e che mal volentieri lo seguiva
+all'altare. Invece pareva affascinata dal guardo di suo fratello.
+Donizone il cappellano poeta, divenuto altresì abate del cenobietto
+annesso al castello, benedisse gli sponsali; e Goccelino si menò a
+casa Bertradina. Fece rumore in allora che, al domani, la giovane
+sposa non ricevesse il _morgingab_ dal marito[1]. Se ne dissero delle
+grosse, e parecchie anche insolenti.
+
+ [1] Il _morgingab_ era un dono che il marito dava alla moglie dopo
+ la prima notte delle nozze per averla trovata vergine. Ed era
+ tanto l'entusiasmo degli uomini di allora per questa verginità,
+ che le leggi ebbero a metter regola e modi ai loro doni.
+
+Sia comunque, e Dio sa il vero, in queste trattative eran corsi
+alquanti mesi; alcuni altri il frate ne dimorò nella casa paterna.
+Infine ritornò a Roma dove seguì perigliosa e pertinace carriera di
+consigliere e di morigeratore.
+
+--Volete che vi nomini costui? domanda l'arcivescovo sorridendo:
+
+--Dio ve ne preservi, susurra l'abate con voce pietosa, e continua.
+
+» In quell'intervallo Goccelino, che dalla donna sua si era
+compiutamente alienato, considerava quali spessi colloqui i due
+cognati avessero fra di loro, quale perfetta intelligenza, e come
+rammorbidivasi il cuore del fratel suo verso Bertradina. E sì che suo
+fratello ad affetto tenero e compassionevole non aveva ancora, e forse
+non aveva mai aperto il cuore! Ma Goccelino s'illudeva. Perocchè Cuno
+non dava a quella donna che pietosi avvisi, e la confortava a
+sopportar paziente il disgusto che il marito aveva concepito per lei,
+e le cento scipite fole che sul fatto del _morgingab_ correvano pel
+volgo. Sia però come vuolsi, certo gli è che dopo sei mesi Bertradina
+sgravò, e mise a luce una bambina.
+
+--Corpo dell'ostia! grida Gisulfo, dopo sei mesi voi dite?
+
+--Sì, monsignore. Ma ciò non torna nulla al caso; imperciocchè anche
+dopo sei mesi una femmina può partorire, e la prole vivere. Non
+pertanto io non saprei dirvi quanta fosse l'indignazione di Goccelino.
+Senza pigliar tempo, senza nulla considerare, ei si reca al letto
+della moglie, e vilipendendola del nome di adultera, le lacera il seno
+col pugnale.
+
+--Dio ti perdoni, accecato! potè solo profferire la misera, e spirò.
+
+--E Dio l'ha perdonato, sclama il priore suo malgrado e quasi parlasse
+fra sè.
+
+--Goccelino andava in cerca ancora della bambina, soggiunge l'abate,
+allorchè Bonizone entra nella fatale camera. Egli si getta ai piedi
+del figlio, gli abbraccia le ginocchia, e lo supplica di contentarsi
+di un delitto solo. Goccelino spinge il vecchio ad urtare di capo nel
+suolo ed esce, e fugge. Consentite intanto un momento, belle dame, che
+io beva un gocciolo per inumidirmi il gorgozzule, poi ricomincio.
+
+
+
+
+VII.
+
+ Ito è così, e va senza riposo
+ Poi che morì: cotal moneta prende.
+ A soddisfar chi è di là tropp'oso--
+ _Purg._ II.
+
+
+E dopo che l'abate si fu qualcosa rifrancato, ed ebbe bevuta una larga
+sorsata di vino, continuò:
+
+--Goccelino dunque corre subito alle scuderie, inforca il primo
+cavallo che gli si para alla mano e vola a Roma. Cuno era partito
+allora allora per l'abazia di Cluny. Goccelino gli tiene dietro.
+Appena e' si arrestava la notte per dare un po' di strame alla
+cavalcatura. Viaggiava solo, fosco come il turbine, furibondo come il
+tigre. Egli fece periglioso e stentato viaggio, scavalcò montagne di
+nevi eterne, valicò fiumi terribili, affrontò uragani, fame, incontro
+di belve feroci; e sempre in una tetra tensione di spirito, superò
+tutto, e giunse al monistero di Cluny. Non si nomò Chiese di Cuno suo
+fratello; ma questi era assente. Intanto gli fu proferta ospitalità se
+volesse attenderlo.
+
+--Starà lungi molti dì? dimandò.
+
+--Verrà stasera, gli risponde il frate portinaio, forse domani. Certo
+non tarderà guari, perchè deve ricevere il voto di certi novizi che
+debbono far professione, _Kirie eleison_! E siccome l'abate è a Goslar
+con l'imperatore Enrico, il padre priore farà la funzione, _Christe
+eleison_! Potete dunque attendere, ser cavaliere, se avete voglia del
+riverendo priore, e gustare un gocciolo, _Kirie eleison_! che il
+cellario può offrirvi buono come in ogni altro castello di barone.
+_Kirie eleison! Christe eleison!_
+
+--Avete detto che torna domani? replica Goccelino.
+
+--Cosa avete, ser cavaliere? chiede inquieto il portinaio, vi
+sentireste forse male? _Kirie eleison_! Gli è pur vero che il padre
+priore con reliquie ed _agnus dei_, con miracoli e senza guarisce
+infermi, _Christe eleison_! ma evvi ancora il vecchio padre Adalberto
+che.....
+
+--Addio, frate, grida l'altro, e volgegli il dorso.
+
+--Goccelino scomparve. Il portinaio allampanato gli tiene dietro
+dell'occhio; infine si segna di croce e sclama:
+
+--Gran peccatore dovrà essere colui che per fermo veniva a confessarsi
+al priore. _Christe eleison!_ La sua faccia però non è quella di un
+contrito. _Kirie eleison!_ Ricusare anche un gotto! _Christe
+eleison!_--io me ne intendo di queste botti: gran peccatore! pingue
+furfante!
+
+--Il brav'uomo che era quel portinaio, soggiunge l'arcivescovo. In un
+mese che passai a Cluny mi fece cotto quarantadue volte.
+
+--Ne abbiamo fatto un santo dell'ordine, sclama l'abate, e Dio l'ha
+nel suo seno. Poi continua:
+
+» Il priore infatti arrivò la sera, ma infermo. Il primo suo pensiero
+fu di andare a ringraziare s. Benedetto del prospero esito della sua
+spedizione, poi di cercare il letto.
+
+» Al domani la chiesa rigurgitava di gente per contemplare la cerimonia
+di quattro o cinque novizi che profferivano il voto. Un sacerdote
+celebrò la messa. Finito l'evangelo i novizi si trassero avanti
+l'altare. Allora dall'attigua sacrestia uscì un frate col capperuccio
+calato per ricevere le loro promesse.
+
+--Ah ci siamo, dice la principessa, io rabbrividisco di già.
+
+--E vi è di che, riprende l'abate. Tutto il popolo infatti aveva
+assistito con divozione alla messa; ma con più fervore di tutti,
+giusto là presso ai balaustri di marmo del coro, avevano fissato un
+cavaliero che della fronte piegata nelle mani, immobile, fervoroso
+come un santo, aveva orato senza distogliersi mai.
+
+--Birbo di santo! dice l'arcivescovo.
+
+--Appena però si comincia la funzione della professione egli leva la
+testa. E' sta un momento, un momento solo a squadrare il frate che la
+compiva, indi di un lancio, come il gattopardo si avventa sulla preda,
+si avventa su colui, e col pugnale lo trafigge alla nuca. Fu l'opera
+di un baleno. Il povero cenobita manda un grido e cade supino. A
+questa vista, Goccelino anch'esso si dà un colpo di mano sulla fronte:
+poi come un fulmine passa per mezzo della gente atterrita, risale il
+cavallo che gli teneva lesto un pitocco dietro il sagrato, e scompare.
+Non era stato il priore che egli aveva ucciso.
+
+--E chi dunque? dimanda la principessa di Salerno.
+
+--Ma! un altro povero disgraziato di monaco, il quale aveva preso il
+luogo di lui, ambasciato da febbre urente e trattenuto a letto.
+
+--Demonio di un giovane! sclama l'arcivescovo di Salerno. _Enceladus
+jaculatar audax!_
+
+--Proprio un demonio, risponde l'abate, se vuolsi considerare
+l'arditezza; ma buono quanto altri mai nel cuore. In effetti,
+figuratevi se poche volte egli avesse versato il sangue sul campo di
+battaglia! Eppure, il sangue di quell'innocente, sparso nel santuario
+del Signore, pesò sull'anima dell'omicida come sull'anima di Caino
+pesava quello del fratello. Egli erra qualche tempo alla ventura per
+la Francia, ritorna nell'Italia, visita santuari, fa voti, cinge un
+cilizio, si confessa con un santo. Ma vanamente, perocchè la pallida
+spaventata faccia di quel frate gli stava sempre presente, sentiva
+sempre alle spalle la voce di Dio che l'inseguiva gridando: omicida!
+omicida!! Inoltre il padre di Bertradina ed il marchese di Toscana
+avevano messa taglia alla sua testa, ed ei si vedeva perseguitato da
+tutti--dall'ira degli uomini, cui temeva la meno, e dal castigo del
+cielo. Così che si decide andare in pellegrinaggio a Gerusalemme.
+
+--Lasciate il viaggio, ser abate, lo consiglia Guiberto, se no l'alba
+ci coglie qui.
+
+--Io non domando mica meglio. Non vi racconto dunque per minuto il
+difficile e lungo viaggio, perchè già sento abusar soverchio della
+cortesia di queste dame, e l'ore della notte inoltransi. Goccelino
+compì il voto. Sul sepolcro di Cristo, la schiavina coperta di cenere,
+il fianco allacciato da cilizio, pianse le sue peccata, si confessò,
+fece spaventevole penitenza. Infine l'immagine del frate, e la voce di
+Dio non lo perseguitarono più, ed ei si credette perdonato. Decise
+tornare in Italia e comporsi cogli uomini, i quali non potevano
+mostrarsi fieri dove che Iddio aveva accolto il suo pentimento. Sopra
+galera veneziana s'imbarca dunque a Cesarea.
+
+» Ostinata burrasca li travoglie lungamente. I corsari barbareschi
+danno loro la caccia. Perigliano più volte andare a picco, e lunga
+tormentosa agonia li travaglia. Infine un fil di vento forte li gitta
+sulla spiaggia del Ionio, al lido di una terra di Calabria. I
+Veneziani rimpalmano il legno e salpano per le venete lagune.
+Goccelino, angustiato da febbre e stanco già di navigare, si arresta
+quivi, sprovveduto di scorte e di panni. Si dirige quindi al castello.
+
+--Qual castello? domanda Gisulfo.
+
+--Uditemi, monsignore. A Cariati.
+
+Il barone Giselberto, e la figliuola di lui Alberada si eran messi
+allora allora a mensa. All'annunzio di un pellegrino, entrambi scendon
+nella corte per riceverlo e menarlo al tinello. Il barone gli
+scioglieva i sandali per lavargli i piedi, la giovinetta lo confortava
+di differenti ristori. Goccelino rendeva loro mercè dell'ospitale
+carità, e pregava che desistessero da quegli uffici.
+
+Ma Giselberto dichiarava che, per lui, un palmiere figurava Iddio, e
+perciò poco quanto gli potesse praticare.
+
+--Bravo uomo! sclama Baccelardo. I Normanni non ebbero mai nè più
+prode, nè più santo guerriero di lui.
+
+--Infine l'infermo fu guidato al letto e vigilato con una amorevolezza
+senza esempio. Eppure non gli avevano dimandato ancora nè del nome, nè
+della condizione, nè d'onde venisse.
+
+--La carità, figliuoli miei, è cieca.
+
+--E più spesso sorda! dice l'arcivescovo sorridendo. L'abate prosegue:
+
+--La malattia di Goccelino intanto volgeva al peggio, ed egli stesso
+credeva di aver contratta la peste in Oriente. Però non nudriva alcuna
+speranza di vita. Un giorno che più grave sentiva avvicinarsi l'ora
+fatale, risolve scrivere a suo padre ed a suo suocero onde dimandare
+loro perdono. Così fa, e le lettere partono per due vassalli che il
+barone spicca.
+
+Suo suocero lo aveva da lungo tempo perdonato--chè anzi non aveva mai
+concepita veramente collera contro di lui, perchè anch'egli credeva
+Bertradina colpevole, e braccheggiava dietro a Cuno, dentro Roma
+sicuro e despota, per vendicare la seduzione della figlia. Bonizone,
+giunto alla sua ora finale, agonizzava. Aveva presso di sè chiamato
+Cuno, onde non passare al cospetto di Dio così sconfortato e deserto
+di ambo i figliuoli. Cuno si era recato per dare al padre la
+benedizione dei moribondi. La pietosa lettera di Goccelino arriva, li
+commove entrambi. Bonizone lo benedice e spira.
+
+--E la ragazza? dimanda la principessa di Salerno.
+
+--La ragazza di Bertradina fu salva da Bonizone. Questi però non volle
+tenerla presso di sè, sia che anch'egli credesse colpevole Cuno, sia
+che gli premesse allontanare ogni memoria del vituperio. Aveva quindi
+chiuso in un forzierino d'ebano il libro di ore di Bertradina, vi
+aveva aggiunto una lettera d'invio della bambina, fatta da pubblico
+tabellione di Soano, e l'aveva mandata a Cuno a Roma, per mezzo di un
+pellegrino che si recava a Nostra Signora da Loreto e che aveva tolta
+la missione di portarla. La fanciulla però non vi giunse e corse voce
+che quel romeo l'uccidesse al colmo di mezzanotte, e del grasso
+fecesse prezioso unguento pel male di luna.
+
+--Oh! lo scellerato! sclama la principessa.
+
+--E ve n'han tanti! dice l'abate. Cuno rese dunque gli ultimi ufficii
+a suo padre, e si accinse a viaggio per le Calabrie, onde, se fosse a
+tempo ancora, rinconciliarsi con l'illuso fratello, o ringraziare il
+barone Giselberto e sua figlia della carità cristiana largheggiata al
+pellegrino. I vassalli del barone gli tennero da guida.
+
+--E rivide il fratello?
+
+--Sì. Goccelino non era morto; chè anzi, mercè le amorevolezze di
+Alberada e le mediche cognizioni di lei, riacquistava la salute e di
+giorno in giorno volgeva alla convalescenza. Il barone non meno della
+figliuola gli prodigò cure. Ma come lo vide mettersi sul meglio, lo
+lasciò intero alla sapiente carità di Alberada, ed intese tutto alle
+cacce ed ai banchetti cui e' grandemente amava.
+
+--Il resto si prevede, dice Baccelardo,
+
+--Ahimè, troppo, continua l'abate. La giovinetta passava lunghe ore al
+governo dell'infermo, il quale, cominciandosi a riavere, raccontava
+maravigliose storie di terra santa, e la pietosa iliade dei suoi
+viaggi. Bella, ingenua, vereconda, lo ascoltava quella fanciulla, e
+sovente versava lagrime di pietà. Dio la benedica. Dio conforti lunghi
+anni quella pia, che io ebbi ventura conoscere ai suoi giorni felici!
+Ah! non mai resterò dal piangere l'involontario male che io le feci.
+
+--Era dessa bella? domanda la principessa.
+
+--Ah, madonna, figuratevi che brillava come la stella del mattino.
+Toccava appena la più fresca giovinezza, e nell'aria infantile del
+sembiante le traspariva tale immaculato candore che inspirava nel
+tempo stesso confidenza e venerazione religiosa. Ad una statura
+vantaggiosa e svelta, talchè un cantore la pareggiò un dì ai cedri del
+Libano di Salomone ed alla regina Saba, accoppiava un profilo
+purissimo ed una carnagione bianca per modo che le venuzze cerulee del
+seno vi si disegnavano sopra pallidamente. Il corruscare dello sguardo
+ceruleo splendeva come i fuochi dell'opala, segnatamente quando
+guardava alcuno dell'abituale sua benevolenza, lo che le dava qualche
+cosa di non terreno, come quelle apparizioni di anime celesti di cui
+si racconta nelle leggende, ovvero di quelle fate che proteggono le
+difficili avventure di un paladino, come nei circoli della sera
+sogliamo udire a narrare dai menestrieri. Non dico nulla poi della
+soave melode della voce e della parola cortese che perenne le volava
+dalle labbra. Allora io mi convinsi della dottrina del veggente di
+Stagira, che l'anima occupa ogni parte del corpo secondo la totalità
+della sua perfezione e della sua essenza, non già secondo la totalità
+delle sue facoltà.
+
+--Ser abate, si direbbe per Dio che voi l'amaste, dice il priore.
+
+--Non sarebbe già la prima testa bianca ed il primo cuore freddo che
+ciò abbia fatto, risponde l'abate.
+
+Tanta bellezza dunque--e nei paesi, e nelle corti di Europa, perdonate
+bellissime dame, io nulla mai vidi di somigliante--infiammarono
+l'anima di Goccelino. Avrebbe voluto essere imperatore per elevarla
+fino a lui! Divisava però, come col fratello si aprì, recarsi alla
+corte di Germania, e supplicare Enrico di concedergli tanta parte dei
+suoi favori da poterla impalmare. L'avesse pur fatto, chè quella donna
+forse lo avrebbe tornato a virtù!
+
+--Sì, mormora il priore, l'avesse pur fatto.
+
+--Che può l'uomo, sclama l'abate d'accento commosso, quando Iddio
+diversamente divisa? Dio infatti, nei suoi riposti consigli disponeva
+diversamente. Ella era già fidanzata a Roberto Guiscardo.
+
+Cuno giunse al castello. Tenera, effusiva dalla parte di Goccelino fu
+la riconciliazione. Cuno lo perdonò. Vide anch'egli intanto la
+giovinetta: seppe i pensieri di suo fratello. E fosse stato che Cuno
+palpitasse pei giorni di quella fanciulla, con un uomo che tanto
+ingiusto e brutale con Bertradina si era addimostrato, fosse stato
+pietà di quella vergine pura, la quale, avvegnachè con solenne
+promessa già fidanzata, sembrava sorbire lenta seduzione da Goccelino,
+fosse stato infine che quel cuore di ferro anch'e' una volta si
+schiudesse a teneri affetti, e per la prima fiata sentisse dolce moto;
+certo, Cuno cominciò a colloquire più spesso con la fanciulla, e le
+raccontava storie d'incauti affetti, e la teneva lungi da Goccelino
+con parole scaltre.
+
+--Ser abate, gli dice Alberada sotto voce all'orecchio, rammentatevi
+che siete per isvelare la confessione di un uomo terribile.
+
+--E chi lo dimenticherebbe? risponde l'abate segnandosi della croce.
+Indi continua:
+
+--Goccelino si avvide di quelle pratiche e qualche sospetto gli si
+andava insinuando nell'animo. Si era levato già di letto, ed in parte
+aveva racquistate le forze.
+
+Una sera che costui, addossato ad un davanzale di finestra contemplava
+malinconico tramonto, di sopra la sua testa, tra il merlato di una
+torricella, Cuno ed Alberada favellavano. Le loro parole non si
+udivano distinte, nè le pronunziavano tutte sul medesimo tuono. Ma
+Goccelino ne udì tanto che l'anima si senti lacerare e rivivere nei
+feroci affetti. Cuno, per compiutamente salvarla da suo fratello,
+raccontava alla fanciulla normanna la storia di Bertradina. Goccelino
+non proferì motto. La sera si addimostrò anzi lieto più del consueto e
+più facondo; al fratello, che immaginava già cotto di quella donzella,
+disse mille cose amorevoli. La notte però, mentre Cuno dormiva, egli
+cerca della stanza di lui, e con sorriso feroce e diabolica voluttà
+gli fa sulla persona tale oltraggio che fa inorridire e che mi è legge
+per pudore celare. Nel castello intanto si parlò solamente di
+pericoloso colpo di pugnale.
+
+--Mio Dio! mormora Alberada sommessa.
+
+--Indi scende alle scuderie, continua l'abate e simulando ordine
+premuroso del barone, si fa aprire le porte del castello e fugge in
+Germania--dove l'imperatore lo accoglie con ogni amorevolezza, e gli
+tiene la parola datagli a Parma.
+
+Il povero Ildebrando intanto......
+
+--Ildebrando? sclamarono Gisulfo ed altri parecchi della mensa; gli è
+dunque di lui e di suo fratello Guiberto, qui con noi, che racconta la
+vostra leggenda, ser abate? Non ci eravamo dunque apposti nel
+sospetto.
+
+--No, baroni, scompigliato balbetta l'abate. Poi, rimettendosi,
+soggiunge: io aveva altrove fisa la mente, e quel nome mi volò dalle
+labbra scioperatamente. Non è di lui che io favello, non è di lui.
+Altri sventurati volle Iddio provare coi fatti che io sono stato
+costretto a narrare.
+
+--Bene sta, ser abate, bene sta, freddamente dice Gisulfo; andate
+innanzi, perchè noi sappiamo oggimai distinguere l'astore dall'airone.
+
+E l'abate tutto rosso e mortificato proseguì:
+
+--Il povero Cuno intanto dal sonno cadde nello svenimento. E per fermo
+di emorragia sarebbe morto, se al maestro delle scuderie non nasceva
+tardo dubbio di verificare, se veramente il barone avesse data quella
+notturna commissione al favorito palmiere. Il maestro delle scuderie,
+vecchio torpido e credulo, va su all'appartamento del barone e lo fa
+risvegliare. Giselberto forte s'indigna della soverchieria che si
+pensa fatta per trappolargli un cavallo, e manda a vedere alla camera
+dell'altro fratello. Allo spettacolo miserando si commuove ognuno.
+Tutto il castello si caccia sossopra, si mette in opera ogni
+sollecitudine per aiutare il disgraziato. Cuno in effetti rinviene, e
+domanda di Goccelino. Gli narrano della fuga di lui. Egli allora col
+residuo di forze che rimanevangli, si rizza sul letto e di voce
+vacillante susurra:
+
+--Ascoltami Iddio, ascoltatemi Gesù Cristo, e vergine Maria, ascoltate
+tutti, santi del cielo, angeli ed arcangeli, troni e dominazioni, il
+sacramento che io fo. Se di questa ferita non muoio, possano le mie
+ossa non avere quiete nel sepolcro, possa mancarmi il cibo alla fame,
+l'acqua alla sete, il sonno alle pupille, possano i demonii
+impossessarsi dell'anima mia e straziarla di rimorsi e di paure finchè
+vivo, e col fuoco eterno dopo la morte, se non mi vendico di mio
+fratello--fossimo entrambi a morire sul medesimo letto, fossimo
+entrambi a comunicarci al medesimo altare--giuro di non perdonargli
+mai, mai, mai!
+
+--Mai! sclama fra sè Alberada colpita, mio Dio! che si richiede dunque
+da me?
+
+--Baroni, ecco la storia che io contai a Melfi, soggiunse l'abate di
+Cluny, Cuno non morì. Roberto Guiscardo subito dopo sposò Alberada.
+Innocente come era ed angosciata per doversi separare dal padre, la
+santa fanciulla quasi invita lo seguitò all'altare. Questa memoria,
+udendo il mio racconto, allucina Roberto, che appone ad amore per
+altrui il pietoso stato dell'animo di colei, la quale avrebbe tolto
+anzi morire che dipartirsi dal padre suo. Alberada fu ripudiata.
+Decidete or voi, monsignore, se la verità noi favellammo.
+
+--Vi domando perdono, ser abate, risponde Gisulfo, se vi aspreggiai di
+parole, ed a voi altresì, priore di Lacedonia. Roberto agì da
+forsennato. Alberada era innocente.
+
+E sì dicendo il principe Gisulfo porgeva una mano all'abate, un'altra
+al priore, e si alzava dalla mensa. I suoi ospiti lo seguivano. Allora
+a lui si para innanzi l'arcivescovo di Salerno, Alfano, e dice:
+
+--Ed a me, monsignore, a me non dimandate voi perdono dell'avermi
+detto mentitore?
+
+--A voi, messer arcivescovo, che ardiste dare del pazzo a nostra
+sorella, fiero risponde Gisulfo, a voi non solo non dimandiamo scusa,
+ma aggiungiamo che siete uno scimunito ubriaco.
+
+Alfano a quelle brutali parole corrusca negli sguardi, e portando la
+mano al fianco, dove soleva tenere il pugnale, fa due passi verso il
+principe. Poi tutto ad un tratto ristà e dice:
+
+--A domani, principe Gisulfo.
+
+La principessa intanto dimandava:
+
+--E Cuno ha perdonato il fratel suo, messer abate?
+
+A questa domanda Ugone sembra interdetto. Ei resta un momento a
+riflettere, poi risponde:
+
+--L'ha perdonato.
+
+--Mai! mai! sclama Alberada fra sè, uscendo dalla sala, mio Dio! che
+si richiedeva dunque da me!
+
+Allora sotto l'uscio della stanza il priore le si accosta all'orecchio
+e dice:
+
+--Alberada, deggio favellarti.
+
+A quella voce ella si scuote: retrocede da prima, poi si accosta, e
+presa da subito tremito che le invade tutta la persona, risponde:
+
+--Non è più tempo, Guiberto, guárdati: fuggi--le terre d'Italia non
+sono più per te.
+
+Le nostre leggitrici han già del pari compreso che Cuno era
+Ildebrando, ora Gregorio VII; Goccelino, Guiberto priore di Lacedonia.
+
+
+
+
+VIII.
+
+ Io vinsi al cesto
+ Il figliuolo d'Enope Clitomede,
+ Alceo Pleuronio nella lotta, a cui
+ M'aveva sfidato; superai nel corso
+ L'agile Ificlo; e nel vibrar dell'asta
+ Polidoro e Fileo. _Iliade_, XXIII.
+
+
+All'ora di sesta del domattino tutto era in punto pel proposto
+sperimento della forza e dell'agilità dei candidati al combattimento
+con i campioni normanni. Avevano steccata una lizza nello spianato
+della chiesa di San Matteo, che allora si edificava, e sopra cui
+davano le finestre delle case circostanti. Da queste, sì la
+principessa moglie di Gisulfo che le consorti dei suoi cortigiani
+potevan tutto bellamente osservare. Ad una estremità del
+parallelogramma avevano levato una tribuna, sulla quale sedevano, come
+giudici della tenzone, Ugone abate di Cluny, Guaimaro conte di
+Capaccio, Giordano sire del castello di Corneto nel Cilento,
+Castelmanno figliuolo del conte Adelferio, e Giovanni figlio di
+Ademario _il rosso_. Essendo tutti longobardi, stupenda vista e'
+facevano con le loro lunghe barbe ondeggianti sui petti coverti a
+guarnelli di bianco panno di Cipro. All'altra estremità della lizza
+aprivasi la porta per introdurre i campioni già radunati in numero di
+sette, ed erano, come si segnarono coi segni di croce sur una
+pergamena tenuta dal maestro di campo di Gisulfo: Gisulfo principe di
+Salerno; Baccelardo il _diseredato_ come veniva addimandato; Alfano
+arcivescovo di Salerno; Astolfo figliuolo di Marino Capece di Napoli;
+Pietro conte di Atenolfo; un milite chiamato Romualdo, e Laidulfo lo
+Zanni. Il quale ultimo si segnò e scomparve dalla tenda, sì che tutti
+pensarono non fosse una burla, e col maestro di campo si dolsero aver
+ricevuto fra mezzo a loro un cotal satiro. Ma il maestro di campo li
+pregò di star cheti, perchè quell'uomo, comunque e' si fosse alcuno di
+loro non disonorava.
+
+L'abate di Cluny celebrò la messa. I campioni l'udirono, giurando
+sull'ostia della comunione di non fare per niun modo uso di ciurmerie
+e d'invocazioni diaboliche onde vincere la prova. Dopo, l'abate si
+recò al suo posto, i campioni alla tenda.
+
+Innanzi di essersi cimentato alcuno non poteva assistere allo
+sperimento dell'altro.
+
+Ciò stabilito le trombe suonarono e la lizza si aprì.
+
+Primo ad entrarvi fu il milite chiamato Romualdo. Un compagno di armi
+gli recò grosso ferro di cavallo ben compatto, ben chiuso, saldo, non
+forato. Romualdo andò dritto a presentarlo ai giudici, perchè
+minutamente l'osservassero, poi lo presentò al popolo, fitto e
+numeroso, che si addossava allo steccato, recandolo in giro. Egli
+aveva le maniche del ghiazzerino di bufalo rimboccate fino al gomito;
+portò il ferro sempre alzato in alto perchè di frode non si dubitasse.
+E come lo ebbero tutti veduto, Romualdo ritorna presso la bigoncia dei
+commissari, e lo lancia iteratamente in alto, facendo che netto
+risuonasse al suolo. Poi lo riprende, lo rileva novellamente sulla
+testa perchè tutti lo rivedessero intero, lo abbranca tra ambo le
+mani, ed in due secondi senza sforzo, senza alterare il colore del
+viso, come avesse rotta una ciambella, in due lo spezza, giusto nel
+mezzo, ed ai giudici presenta i due pezzi, con lo stesso garbo, con la
+stessa celerità che avrebbe messa un cerretano a fare scomparire due
+bossoli.
+
+--Bravo! bravo! grida la plebe: ed i giudici stessi lodarono sì la sua
+forza che la sua destrezza.
+
+Romualdo si appoggia delle spalle allo steccato ed aspetta.
+
+Un araldo d'armi allora annunzia Pietro conte di Atenolfo, ed Astolfo
+figliuolo di Marino Capece di Napoli. Nel sorteggio erano dessi usciti
+dopo il milite. Entrarono in fatti i due signori accompagnati dagli
+scudieri che recavano le spade e le mazze di acciaro. Anch'essi si
+soggettarono alla cerimonia della visita. E poi gli era ben mestieri
+che si fosse misurato il diametro dei manichi delle mazze rispettive;
+e si trovò quello della mazza del conte Pietro un pollice e mezzo
+circa, due pollici quello del sire di Marigliano Astolfo. Fatto ciò,
+si portarono due ceppi nel mezzo dell'arena, sopra i quali ciascuno
+collocò la sua mazza. Fu primo il conte Pietro a scagliare il colpo.
+Alzò la daga lentamente sulla spalla sinistra, fissò il mezzo del
+manico, ed il colpo cadde. La barra di acciaro è recisa quasi che
+tutta; ma l'arma si rompe nell'elsa fra le mani del conte, di tal che
+si accagionò questo incidente se intera non fu partita.
+
+Il sire di Marigliano sorride, ed a volta sua alzando la spada, la si
+vede corruscare per aria come baleno, la si ode sibilare e piombare
+sul manico d'acciaro con la forza di un mangano. Ed una parte della
+mazza era caduta da un lato del ceppo, l'altra dall'altro, messa in
+due, netta come se fosse stata di neve.
+
+I giudici applaudiscono al colpo poderoso, e la plebe grida forte:
+_alleluia, alleluia!_ quasi avesse voluto adular quel signore. Del che
+il conte Pietro adirato manda a dolersi col principe Gisulfo; e questi
+ordina che fossero presi trenta di que' sciagurati e frustati, da
+poichè e' non erano scesi nell'arena onde sollazzar la marmaglia e
+togliere applausi da lei, ma per far generosa prova di chi meglio
+avrebbe difesa la patria.
+
+Il conte Pietro, che si era veduto umiliato da Astolfo, lo sfida alla
+lotta. E' si credeva certo di vittoria, perciocchè statura gigantesca
+aveva e membra robuste a petto di Astolfo, piccino anzi che no, e
+segaligno. Il sire di Marigliano resta un istante titubante alla
+sfida. Ma poscia, arrovetando la faccia, per solito pallida, accetta,
+e senza pigliare indugi si cava il giubettino, e si colloca in
+positura di aspettare l'assalto del nemico. A quell'inatteso
+spettacolo i commissari ed il popolo si alzano per meglio osservare.
+Ed in fatti il conte Pietro, vestito come si trovava di ferro, si
+avventa sopra il sire di Marigliano per ghermirlo dal collo,
+sollevarlo da terra, fargli perdere ogni equilibrio. Astolfo, al primo
+assalto, sfugge il pericolo avvinchiandosi alle braccia di lui e lotta
+di polsi onde ridurlo ad indietreggiare. Ma il conte sta fermo. Anzi
+gli restituisce tal urto, che il meschino va a cader supino due passi
+lontano. La sconfitta di Astolfo però è avvertita appena, tanto
+sollecitamente risorge dal terreno e in piedi si mostra a fronte al
+conte. Questi, confortato dal primo pegno di vittoria, ritorna per
+aggavignarlo dal collo. E vi riesce, e lo solleva circa otto pollici
+dal terreno. Astolfo allora sentitosi a quelle strette, gli si
+attorciglia ai fianchi con le braccia, gl'involge le gambe tra le
+gambe, e per tal modo lo stringe alla cintola che a poco a poco si
+vede il conte Pietro allascare le braccia, la faccia da prima
+s'impallidisce, poi colorasi a rosso, poi addiviene paonazza, poi
+livida, infine si annerisce come la vôlta di un camino, strabuzza gli
+occhi, il sangue gli rompe dalle narici e dalle orecchie, si spezza in
+due, e cade resupino con Astolfo sul ventre.
+
+E questi così fittamente si era attaccato al conte Pietro che le sue
+braccia sembravano immedesimate nel corpo di lui. La corazza si era
+avvallata sotto la pressione delle braccia, la spina dorsale si era
+rotta, il conte Pietro era morto.
+
+Cotal terribile prova fa restar tutti mutoli: e già si prevedeva che
+il sire di Marigliano sarebbe stato il campione per combattere contro
+il Normanno. Imperciocchè e' sembrava impossibile potersi dar saggio
+di vigoria maggiore dei due che Astolfo ne aveva dati.
+
+Egli si ritira alla tenda, dove aspettavano gli altri tenitori della
+giostra, ed il corpo di Pietro conte di Atenolfo è menato via
+dall'arena.
+
+Gli araldi annunziano Baccelardo duca di Puglia e di Calabria. Perchè
+questi siffattamente facevasi chiamare, agognando sempre ricuperare
+gli Stati del padre suo Umfredo da Roberto usurpati.
+
+Entrò nella lizza Baccelardo vestito di gabbano di velluto scarlatto,
+avendo in una mano pennoncino dello stesso colore, e dall'altra uno
+stocco lungo e sfilato somigliante tutto ad uno spiedo. E subito
+appresso a lui vennero quattro scudieri, che menavano grosso toro nero
+con la testa bendata, ed un cavallo leardo rotato, svelto, lungo,
+vispo, che andava saltarellando dietro al palafreniere come un
+levriere. Baccelardo vi salta sopra e comanda agli scudieri di
+ritirarsi.
+
+Egli allora si accosta alla bestia, si piega sul destriero, e con
+l'elsa a croce dello stocco le strappa la benda. La luce del sole che
+lo colpisce negli occhi fa restare il toro come stordito. Guarda il
+popolo imbiettato nello steccato con torvo e lento sguardo, fiuta il
+terreno, e con le zampe comincia a gittarselo alla pancia. Baccelardo
+prima fa sventolargli innanzi del muso la banderuola rossa, poi lo
+punge al fianco con lo stocco. Il toro mugnola ferocemente e non si
+muove. Il cavaliere lo torna a tribulare in più parti con punture e
+gli fa ripassare avanti agli occhi il rosso pennoncello. Ma anche
+questa volta la bestia si contenta di far udire cupo muggito e pestare
+dei piedi l'arena.
+
+--Per l'anima mia! sclama Baccelardo, che torpido codardo animale!
+
+E di bel nuovo forte lo punzecchia. Allora il toro tutto ad un tratto
+dà un salto dal lato dove egli si trovava e gli va sopra. La presta
+cavriuola che il giannetto spicca lo sottrae dal colpo cui giusto nel
+bel mezzo del petto il corno formidabile aveva diretto. Baccelardo
+fugge per lo steccato, sempre agitando la rossa banderuola, ed il toro
+lo insegue. Infine questo si ferma e Baccelardo gli torna sopra ad
+aizzarlo. E la belva novellamente ad inseguirlo sordamente,
+orribilmente muggendo, ed egli a novellamente fuggire. Ma come il
+cavaliere si fu accorto da quel muggito sordo e profondo, e dallo
+scintillare dell'occhio, arroventato come carbone ardente, che il
+parossismo del furore del toro toccava l'apice, e' si ritragge verso
+la porta, dove stavano già presti gli scudieri, con le lance arrestate
+per difendersi, e di un salto scendendo di cavallo lo consegna loro.
+Quest'operazione fu l'affare di un minuto. Pure il toro, che all'altra
+estremità della lizza lo puntava, incontanente gli corre addosso e si
+trovarono l'uno a fronte dell'altro. Baccelardo adesso non solamente
+non si ritrae, ma gitta lo stocco da un lato. Il selvaggio animale lo
+fulmina prima di uno sguardo, indi piega la testa per menargli
+terribile cornata. E di questa certo fuor fuori lo avrebbe passato e
+slanciato a morir lontano sulle teste degli spettatori, se egli non si
+trovava lesto a profittar di quella sfavorevole positura. Salta da un
+lato, afferra il toro di una mano per un corno, sì che lo costringe a
+ritorcere la testa, dall'altra per la coda irrequieta. Orribili ad
+udirsi furono i mugghi della belva così disquilibrata e resa inabile
+ad usar di sue forze. Perciocchè, chiunque una volta ha veduto una
+_Corrida de toros_ sa, come a tutto disadatto sia questo in quella
+situazione, e quali erano _las cositas_ che Pacquito Montes soleva
+fare per _las sinoritas_ di Andalusia, ed io gliele vidi fare.
+Infrattanto sforzi spaventevoli metteva la fiera onde raddrizzare il
+capo, e palleggiarsi sulle corna l'ardito giovane; costui però,
+puntando, soda ed inchiodata la teneva, e di un occhio feroce dominava
+ed affascinava il sanguigno suo sguardo. Baccelardo allora descrive un
+mezzo giro, costringe il toro, sempre in quella attitudine, a
+seguirlo, lo trascina per l'arena fino innanzi alla tribuna dei
+commissari. E come si è colà, mentre della mancina se lo teneva la
+testa sommessa, con la destra gli scarica in un baleno fra le due
+corna cotal pugno con la manopola di ferro, che l'animale dà in un
+grido feroce ed a terra stramazza. Baccelardo tira quindi il pugnale,
+sottile come uno spillo, e fra le due corna glielo caccia.
+
+Tutti allora gridano: al miracolo, al miracolo; è uno stregone!! E le
+donne segnatamente cominciavano a far delle croci a furia e
+sclamavano: ecco il diavolo: _Iesus Maria!_ vedete là il diavolo.
+
+In effetti, elleno non avevano torto. Dappoichè sull'impalcata che
+copriva la tribuna dei commissarii, tutto ad un tratto si vede rizzare
+un essere singolare, fino allora rimastovi accosciato. Colui aveva
+piuttosto l'aspetto di satiro che di uomo. Della persona era basso,
+scarno. I patimenti, e forse il digiuno, avevano consumato di sopra le
+sue ossa ogni adipe, ogni succo inutile. Però egli era altresì restato
+asciutto ed ossuto per modo, che i suoi tendini ed i suoi muscoli gli
+si disegnavano sotto la pelle abbronzata, come in certi s. Bartolomei
+che sogliono fare i pittori, per istomachevole e truce edificazione
+dei fedeli. Il collo aveva toruto; la mano lunga, stecchita,
+grandissima. Della faccia poi non distinguevasi gran cosa. Non aveva
+che un dito di fronte e le livide labbra scoverte di pelo, tutto il di
+più era irsuto di setolacce rossigne, folte e lunghe, che scomposte
+gli piovevano sul petto--non escluso il naso piccino alzato della
+punta verso la fronte. La quale fronte, bassa e stretta, circondava a
+guisa di zona bianca, lenticolata, la testa piatta e schiacciata come
+quella dei Samoiedi. In una parola, incarnava colui la figura di quel
+pittore, il quale rimproverò il Caracci di non saper dipingere
+animali, ed in animale dal Caracci fu ritratto, come nel museo
+napolitano si può vedere.
+
+Solo spiccatamente risaltavano in quel deforme capo due occhi
+turchini, che vibranti e lucidi, quasi due fiaccole nel fondo di buia
+caverna, rutilavano nell'orbita; poi i denti bianchissimi che
+guarnivano una bocca, la quale fendeva la testa orizzontalmente in due
+parti disuguali. Perocchè, tutto al rovescio degli altri uomini,
+costui aveva corta altrettanto la metà del volto dalla bocca alla
+fronte che lunga dalla bocca al mento.
+
+Ei vestiva un giubbetto di cuoio di bufalo bollito, dall'attrito
+raspato il pelo, dall'orgia e dall'incuria maculato in guisa da
+sembrare screziato come il manto della tigre. Poi un paio di brache,
+anche di cuoio di bufalo rattoppate di fresco a pelle di capra non
+rasa dei peli. Alla cintura non portava arma, tranne il pugnale.
+
+Costui era Laidulfo lo Zanni.
+
+Laidulfo aveva veduto il prodigioso colpo di Baccelardo, ed il toro
+atterrato. E' si lascia scorrere, della testa in giù, lungo uno
+staggio che serviva da pilastro alla tribuna, e come un gatto salta
+nello steccato. Ognuno pensò che, se colui non fosse davvero il
+diavolo, non poteva mancar di essere per fermo una belva che si
+avventava alla bestia uccisa per divorarla. Imperciocchè Laidulfo in
+due salti è sul toro, ed afferratolo dai piedi, con gioia feroce
+comincia a trascinarlo per la lizza. E' lo trasse fin presso la porta
+di rincontro ai giudici. Dove essendo giunto, con ambo le mani apprese
+ai piedi di dietro, sale sul parapetto di difesa che circondava il
+recinto, solleva di terra la smisurata bestia, e principia a
+dondolarla, a guisa di campana, a dritta ed a mancina. Indi mette uno
+sforzo spropositato e la scaglia parecchi passi lontano da lui. Ciò
+fatto dà novellamente un salto grottesco nell'arena, si slancia sulle
+palizzate dall'altro lato, e dispare in un momento, come un momento
+solo era durato l'apparizione e l'opera sua.
+
+E la plebe che lo aveva riconosciuto e che per un suo eguale
+simpatizzava, rompe ogni riguardo e grida bravo, _alleluia!_ Questo è
+il campione che si voleva, viva Laidulfo il pazzo, Laidulfo il
+buffone!
+
+L'araldo interrompe le clamorose ovazioni, ed annunzia monsignor
+Alfano arcivescovo di Salerno ed il principe Gisulfo.
+
+I nostri lettori si ricorderanno senza dubbio con quali parole la sera
+dell'orgia si separassero questi due signori, e come l'arcivescovo,
+poeta famigerato ai tempi suoi e in seguito, fusse stato offeso
+bestialmente dal principe. Non appena quindi un pochino di raggio
+dell'alba si mise nella camera di Alfano, che tutta la notte, malgrado
+il vino non aveva potuto chiuder pupilla, chiama a sè il suo maestro
+di palazzo e manda a pregare Baccelardo si volesse compiacere a lui
+venire. Al che, come Baccelardo ebbe obbedito, Alfano lo supplica di
+recarsi incontanente in nome di lui, arcivescovo di Salerno, a sfidare
+il principe per quella mattina, a primo transito o a tutta oltranza,
+secondo a lui fosse gradito. Baccelardo gli fece da prima gravi
+osservazioni. Però il prelato essendosi mostrato duro, gli fu giuoco
+forza portarsi ad intimare la sfida. E Gisulfo, che uomo di cuore era,
+l'accetta senza punto esitare, e decisero che si sarebbero battuti
+quella mane stessa, nello steccato della prova.
+
+Infatti montati ambedue sopra superbi cavalli e coverti di piastra e
+di maglia entrano nella lizza. I loro scudieri portavano lance e
+rotelle. I preliminari dell'abbattimento non furono lunghi. Convengono
+subito che si sarebbero battuti fino che l'uno non fosse morto, o non
+avesse dimandato mercè. Si situano quindi l'uno di rincontro
+all'altro, avvegnachè lo steccato non fosse interamente atto a quella
+pugna, perchè corto, e mettono in resta le lance dopo aversi attaccato
+al collo gli scudi. Il maestro del campo fa suonare la tromba, e l'uno
+sull'altro si rovescia. La prima corsa di lancia è fatale al principe:
+perocchè la sua scivola sull'elmo di acciaro dell'arcivescovo, il
+quale piegandosi, la schiva, e si va a piantar nel terreno. L'asta di
+costui poi si rompe sul petto del principe dopo avergli forata la
+rotella e la corazza, attraversata la maglia, e sfiorato alquanto le
+costole. Gisulfo resta saldo sul cavallo: animosamente si tira dal
+petto il mozzicone, e riprende la lancia che il suo scudiero gli
+presenta. Novella lancia è data altresì ad Alfano, ed ai loro posti
+ricollocansi. La seconda corsa è pure a disvantaggio di Gisulfo:
+dappoichè egli fracassa l'asta sua sullo scudo dell'arcivescovo;
+questi lo colpisce di tal poderosa maniera sulla corona principesca,
+sormontante la celata, che rotte le gorgiere, lo fa percuotere delle
+spalle sulla groppa del cavallo, e spiccar sangue dalle narici.
+
+Il principe di Salerno sbuffava di modo orrendo così due volte
+umiliato dall'offeso prelato. Si riprendono novelle lance, e si
+situano per cominciar la terza corsa. Questa fiata però la fortuna è
+diversa. L'asta dell'arcivescovo lambe il collo del principe,
+sguizzando sulla polita spalliera, e va a ficcarsi nell'estremo della
+groppa al cavallo; quella di Gisulfo passa Alfano da parte a parte dal
+petto, lo ribocca, spezza le cinghie della sella, gli fa perder le
+staffe, e sollevandolo di peso così infilzato, trascorre l'arena,
+trascinato dal cavallo furioso per la ferita, e va a gittarlo sotto la
+bigoncia dei commissarii.
+
+Un grido di applausi fragoroso sbocca quasi involontario da ogni
+banda. Gli spettatori giudicano unanimemente doversi a lui la palma
+della vittoria.
+
+Il misero arcivescovo intanto mormora le prime parole di quei versi
+memorabili di Orazio: _Quo pius Eneas_, e muore--muore quale aveva
+vissuto, valoroso cavaliere più che costumato ecclesiastico, fedele
+fino all'ultimo respiro alla poesia, ad Orazio, al centenario Falerno,
+che avevan formato la sua delizia invece della Bibbia.
+
+Allora i giudici si riuniscono per decidere a cui spettasse l'onore
+della pugna del domani contro il normanno campione. E primo il sire
+del castello di Corneto si volge all'abate di Cluny per dimandargli
+del suo parere. Ma l'abate, che si trovava sotto il dominio del suo
+incubo sin dall'aprirsi della lotta, fraintende, e risponde:
+
+--Il mio parere è che si seppellisca codesto arcivescovo, il quale è
+morto da gagliardo dopo aver vissuto da epicureo. Ed egli è ben
+mestieri che sappiate non intendere io per epicureo i settatori di
+quella dottrina severa che stabiliva il filosofo di Samo, di cui
+l'eloquente ed imaginoso Lucrezio sclamava: _Deus ille fuit, qui
+princeps vitæ rationem invenit eam quæ nunc appellatur sapientia_; ma
+quella sozza ed invereconda dottrina che professarono di poi i
+discepoli suoi, e che Orazio, Petronio e Marziale cantarono, e che la
+Chiesa condannò per canonizzare la sapienza del divino Aristotile. Ed
+avvegnachè i precetti sublimi dello Stagirita sembrassero talora
+eterodossi, perchè come il fulmine nasconde la sua luce nelle nuvole,
+quel filosofo nasconde la sua sapienza tra le tenebre della parola;
+non pertanto i santi Padri della Chiesa han convenuto, che niuna
+dottrina meglio si addice alla santità dell'evangelo, i cui proseliti,
+al dire di s. Giovan Crisostomo, son chiamati _fedeli, affinchè
+mediante il disprezzo del ragionamento umano, alla grandezza della
+fede si elevassero_. Io sovente ho meditate queste sante parole, e
+della predestinata incomprensibilità di Aristotile mi son persuaso.
+Pure non resterò mai dall'indagare cosa mai quell'onnipossente
+intelletto intendesse con l'_entelechia_ e l'_univocazione
+dell'essere_. Conciossiachè quel principio impalpabile, incorporeo,
+etereo non ho saputo giammai conciliare come mai possa essere _essenza
+della forma_, ed il _constituente dei corpi da cui ricevono
+organizzazione_. Da poichè se è canone di logica che _dat nemo quod
+non habet_.....
+
+E molto Ugone avrebbe seguitato a dire. Ma gli altri quattro
+commissarii, che vanamente avevano aspettato cavare un construtto da
+questa cantafera, e che fosse infine venuto ad una conchiusione sul
+fatto del campione, si tediano, e lasciandolo lì a predicare, si
+tirano da un lato per giudicare la bisogna fra di loro. In effetti,
+dopo alquanto di squittinio, e' decisero che:
+
+« Al principe Gisulfo sarebbe toccato l'onore del combattimento per la
+città di Salerno e le terre dipendenti dal principato, come quegli che
+nella nobile lutta ogni altro aveva superato in vigore. Però essendo
+stato egli ferito, ancorchè lievemente, ed essendo la pugna di
+gravissimo peso, il suo posto si destinava al cavalier Baccelardo, il
+quale non meno ardito e forte si era addimostrato.
+
+
+
+
+IX.
+
+ Voi imbottate come pevere:
+ I' vo bevere ancor mi.
+ POLIZIANO>--_Orfeo_.
+
+
+La sentenza dei commissari, come che per tutte le considerazioni con
+lui fosse giusta, al principe Gisulfo non talentò. E' si riputava non
+solamente dei suoi dritti defraudato, ma insultato nell'onore, col
+dare importanza a ferita per sè stessa di niuno momento, e che in
+certo modo gli ottenebrava la pienezza della vittoria sopra
+l'arcivescovo. Inoltre, egli definiva la prodigiosa forza di
+Baccelardo meglio come bravo requisito di pugillatore, che come
+valentia di cavaliere. Di più, un sospetto lo tribolava per allontanar
+costui dal combattimento. Vale a dire, che essendo Baccelardo
+normanno, avrebbe e' forse potuto non dimenticarlo intieramente,
+quella gente vivendo sollecitissima della sua nazione, ed accordatosi
+innanzi di qualche verso con Roberto, lasciarsi vincere allora, salvo
+poi a riscattarsi l'onore della vittoria alcuni dì dopo. Infine
+Gisulfo considerava che la sarebbe stata un'onta alla nazione
+longobarda il non aver saputo mettere in piede un guerriero ad
+osteggiare un normanno. E queste ed altre moltissime riflessioni, tra
+generose e villane, andava facendo Gisulfo nel corso della giornata, e
+pensava come distruggere la fatale sentenza, la quale, a vero dire,
+non era stata proprio equa, avendo dimenticato affatto Astolfo, che
+forse meglio di ogni altro si era condotto, e dichiarato Gisulfo il
+più vigoroso tra i candidati. Ma, sia come vuolsi, avevano giudicato
+così, e non potevasi da quello recedere, come da tutti i giudizi che
+hanno spesso più inviolabilità che senno. Gisulfo vi pensò sopra tutto
+il giorno; si chiuse a consiglio con alquanti dei suoi più intimi e
+fedeli longobardi, si propose, si discusse, si confutò, si mise a
+scrutinio. Infine, si appigliarono a partito fatale, per non dire
+vituperoso.
+
+Era una bella sera di luglio, una di quelle superbe sere italiane che
+han formato mai sempre il delirio dei poeti e la disperazione dei
+pittori. Iddio, che le ha destinate gelosamente per questo popolo,
+tanto maltrattato dagli uomini, non patisce che l'opera suprema della
+sua mano venga sfigurata dall'arte. Non vi era luna; ma più miriadi di
+stelle ingemmavano la vôlta azzurra, e producevano quel voluttuoso
+barlume cui s'imita nelle camere delle odalische attenuando la luce
+coi veli. Dalla marina spirava aura deliziosa, tutta pregna ancora dei
+baci degli aranceti di Sorrento.
+
+Tutti dormivano. Solamente Alberada, nella cui mente si erano fitte
+come chiodi le fatali parole del giuramento d'Ildebrando, non poteva
+pigliar sonno. Ella si vedeva quel fantasima dinnante. Se lo vedeva
+prima, come al castello del padre suo l'aveva osservato, pallido,
+cupo, negli occhi riarsi, a giurare che giammai avrebbe perdonato al
+fratel suo, giammai! Poi se lo rammentava come nelle camere della
+Tomba di Adriano si era a lei presentato, febbricitante, ardenti gli
+sguardi, convulso nel volto, che dava a lei commessa di condurgli quel
+fratello, perchè con lui bramava riconciliarsi. E quell'uomo era
+Ildebrando! quell'Ildebrando, Gregorio VII, il severo, l'inesorabile
+pontefice, quegli che come globo di fuoco si levò nel suo secolo per
+purificare o incendiare. Ella dunque ora passeggiava pensierosa per la
+stanza, ora si fermava avanti la finestra spalancata e guardava. Non
+guardava il cielo Alberada. Nel cielo aveva una volta messa la sua
+confidenza e si era rassegnata. Ella guardava la terra. Guardava il
+placido mare che con un mormorio simile al favellare di giovanette che
+dei loro amanti si raccontano, venivasi a rompere alla riva. Guardava
+le galee amalfitane, che a traverso di tanti perigli si recavano a
+pigliare le tele dalla Persia, le sete dall'India, i profumi
+dall'Arabia, ed ora, come masse brune, si cullavano negligentemente
+nella perfida rada, solo animate dal fievole lumicino, che a guisa di
+stella caduta, rischiara il passo lento del timoniere che non può
+pigliar sonno. Guardava quei tranquilli accampamenti normanni, in
+mezzo ai quali aveva passata sorrisa giovinezza, ombreggiata dalla
+targa paventata di suo padre, allietata dal suo amore. E sotto quelle
+tende ora riposava tanta parte dell'anima sua, tutta la storia del suo
+cuore--Guiscardo, il priore, Boemondo! Guardava infine Alberada quella
+città che, colpita dal languore dell'agonia, non dava più voce, non
+accennava moto; quella città che era stata culla alla donna fatale per
+cui tutto aveva perduto, e quel castello, in cui, come il cuore nel
+corpo umano, si avvertiva ancora estremo battito di vita.
+
+Ed in fatti un rumor sordo e confuso, maggiore del consueto, per la
+rocca si udiva--un rumore di voci molte che favellano sommesso, di
+armi che si urtano. Eran forse le scolte che si mutavano. Così pensò
+da prima Alberada e proseguì nel corso delle sue malinconiche
+meditazioni. Ma ecco che il rumor cresce più, si odono voci più
+distinte; ed affacciandosi alla finestra, vede come tante fantasime
+bianche che al castello si raccolgono. Un pensiero le sorge, un
+pensier molesto che scaccia via come ingiusto. Non di manco apre la
+porta della sua camera, e strisciando lungo buio corridoio, al cui
+fondo si apriva una finestra che dava sul cortile del castello, a
+quella si affaccia. Allora non dubita più di nulla. Queta queta, come
+era venuta, ritorna indietro, ed invece di entrare nella sua, entra
+nella camera dell'abate di Cluny, così dolce e quatta che costui non
+si sveglia, perchè anche dormendo sognava di Aristotile come donna
+innamorata del ganzo. Ella, tolto dallo scrittoio di lui un pezzo di
+pergamena ed il calamaio, esce. Rientrata nella sua camera scrive
+affrettatamente alcune righe, poi ripiega il foglio che ripone sul
+petto, e scende nella corte.
+
+L'affollarsi della gente che andava e veniva, l'allestirsi di cavalli,
+il sordo trambusto, e la confusione per dare e ricevere ordini non
+fece avvertire il nero spettro che, rasentando di volo le oscure
+pareti, scivola fuori le porte e si avvia per la città.
+
+Alberada discese con pena l'aspra roccia alla cui vetta sorgeva il
+castello, ai cui piedi starnazzava la città. Per non perder tempo a
+seguire i serpeggiamenti della strada consueta, ella si cala dritto
+carponi per la scoscesa, e presto si trova tra le buie e tortuose
+viuzze di Salerno, dalle quali con gran pena si può distrigare, e
+giungere fino presso alle mura.
+
+Fiduciosi nella tregua stabilita, i Longobardi guardavano i baluardi
+con oscitanza. Imperciocchè Alberada, che sopra vi ascende, trova le
+sentinelle riunite intendere a berlingare anzi che a star vigili nei
+loro posti. Avevano appoggiate alle bertesche le labarde e gli archi,
+e giuocando alla zarra vuotavano fiaschetti alla ricuperazione della
+pace ed alla tolta dell'assedio. Alberada si accosta ad un gruppo di
+questi disattenti, e loro dice:
+
+--Buona guardia, bravi soldati. Si passano le ore di pace
+allegramente: non è così?
+
+--Venga, padre, venga con noi a bere un gocciolo. Non vorrà certo
+ricusarsi a buoni figliuoli che sanno godere nella tregua, e menar le
+mani nelle barruffe in onore di Dio ed in vantaggio dei loro borselli.
+
+--Vi ringrazio, buone lance. Io son venuto a pigliar l'aria per
+sgomberarmi di un disgraziato mal di capo che mi tormenta; non vorrei
+riattizzarlo col vino.
+
+--Baie, padre riverendo! Il vino è quel diavolo, che, entrato in casa,
+caccia via tutti gli altri. Non si dia molestia perciò, e lo creda a
+me che non ho usato mai di altro rimedio in mia vita fuori di questo.
+
+--Beverò dunque una sorsata, non fosse che per farvi piacere, risponde
+Alberada, a patto però che accettiate una minuzia per vuotarne un
+fiaschetto di Procida; ma di quel che morde l'ugola e sganghera le
+ganasce con l'aiuto di Dio.
+
+--Per santa Cunigonda!.... perdono, padre! non vi faremo dolente
+perciò. Ma berlo adesso che dobbiamo fare la guardia.... eh! quel
+dannato di vino azzanna, ed il minor pericolo che potremmo correre e'
+sarebbe di capitombolare dalle mura laggiù fra quei beccastecchi
+normanni.
+
+--Se tutto il dubbio resta qui, bevete pur lieti e dormite, chè
+veglierò io; perchè il fresco del mare sento che va alleviandomi lo
+spasimo.
+
+--Che ne pensi tu, Raspacalici, eh?
+
+--Io penso che una coppa di vino rifiutata è una porta di paradiso
+chiusa. E tu, Strangolafrati?
+
+--Senti, Raspacalici, ti ho detto che non voglio esser chiamato più
+così, e te lo ripeto l'ultima fiata: perchè te lo giuro pel mio santo
+battesimo, che un'altra volta ti manderò la parola nella gola con una
+pugnalata. Mi pare che non parli latino io. Or dunque, accettiamo i
+soldi del padre ed applichiamo l'ubbriacatura pel bene dell'anima sua.
+
+--E tu, mastro coniglio, non saresti dello stesso avviso?
+
+--_Dominus vobiscum!_ io mi son confessato ieri mattina!
+
+--Dunque?
+
+--Dunque... quando si trattasse di non dispiacervi, mi ubbriacherò con
+voi--salvo poi a dirmi i sette salmi penitenziali.--_Credo in unum
+Deum!_
+
+E mastro coniglio cantava come i preti a messa.
+
+--Insomma pare che siamo proprio tutti di un avviso?
+
+--Io no, risponde un compagno, perchè ho promesso a Ziga di andarle a
+far visita questa notte, dopo la guardia. Vi cedo perciò la parte mia,
+e ritorno al mio posto.
+
+--_Dies irae!_ sclama mastro coniglio, e tu fai di codeste visite,
+Randolfo?
+
+--Non cominciarmi a tribolare con prediche, figliuol di una vacca, che
+ti spezzo il cranio con questa chiaverina. Io intendo di condurmi a
+mio modo.
+
+--Basta basta, risponde il soldato che la faceva da caporione, to,
+mastro coniglio, questi sono i soldi del riverendo padre; recati
+dall'ostiere qui presso, gittagli a terra la porta se non vuole
+aprire, e comprane altrettanto prosciutto, vino di Procida ed
+acquarzente. Bada però a non dimenticar parte dei quattrini nel fondo
+della tua scarsella.
+
+--Rubacristi! e la mia onestà? ti ho già detto, parmi, che m'era
+confessato ieri mattina.--
+
+--Ragione per cui più ti ricordo di non fare il _quare me repulisti_.
+
+--Va e corri presto, sai! perchè non ci resta che un'ora buona. E voi,
+riverendo padre, se non volete farci compagnia, toglietevi la pena di
+vigilare i nostri posti. Passeggiate tra lo spazio da porta Marina a
+porta d'Eboli, e se udrete rumore laggiù, negli accampamenti, o
+vedrete gente che si appressasse alle mura; insomma se crederete
+scorgere cosa che potesse darvi sospetto chiamateci, perchè verremo
+noi ad osservare di che domine trattisi. Già non ci è paura, perchè
+abbiamo tregua per tre dì; ma la cautela è cautela, e noi non siam
+soldati per niente.
+
+--Lascino fare a me, buone lance, e banchettino tranquilli. Mi diano
+solo una labarda, un arco, che so io--potrebbe sempre giovarmi a
+qualche cosa.
+
+--Servitevi là a piacere, riverendo: vi troverete ogni bene di Dio.
+
+Alberada stacca dalla parete un arco ed alcuni verrettoni, e parte
+dicendo loro:
+
+--Buona notte, figliuoli.
+
+--Buona notte, rispondono i soldati, e ricominciano da capo i loro
+giuochi.
+
+Non passò guari, ed innanzi ad una sentinella normanna cadeva un
+verrettone, nelle cui ale andava innestata una pergamena.
+
+
+
+
+X.
+
+ Passavan cheti e taciturni avanti
+ Senza ronde scontrar nè sentinelle;
+ Quando cessaro all'improvviso i canti,
+ E i gridi e gli urli andar fino alle stelle
+ TASSONI, _La Secchia rapita_, IV.
+
+
+I soldati longobardi, che lungi dal custodire le mura si deliziavano a
+bevere a isonne, furono avvisati da Alberada del rumore crescente che
+udivasi per la città. E non appena questa si allontanò per ritirarsi
+alla rocca, che un centurione capitò loro addosso e li garrì
+acerbamente dell'insubordinato condursi, ordinando che stessero in
+punto sotto le armi, perchè questo era il comandamento di monsignore
+Gisulfo. Nello stesso tempo e' videro calar giù dalla rocca grossa
+mano di soldati, con bianca _camescia_ su per la corazza, conducendosi
+a redina i cavalli, e ragunarsi presso le porte uno stuolo, che dava
+sul migliaio, di uomini d'armi dello stesso modo divisati. Indi
+un'altra folla di arcadori, che a mano a mano si attelavano sui
+baluardi, allogandosi ad ogni merlo e ad ogni bertesca, guarnendo le
+torri delle porte e tutto lo spianato dei bastioni. Quei poveri
+soldati ubbriachi, che noi abbiam veduto nel capitolo precedente,
+guardavano allampanati, non comprendendo qual demonio volesse
+significare tutto quell'apparato ostile, mentre la tregua spirava il
+poi domani. Ma il loro stupore non fu lungo. Imperciocchè, non passò
+guari, e videro comparire il principe Gisulfo in persona, alla testa
+di un cinquecento cavalli ed un buon migliaio di fantiglia. Egli
+ordinò: che senza rumor fare si aprissero le porte; che i soldati di
+guardia vigilassero attenti, e che, nel caso ei fossero inseguiti da
+quei di fuori, le richiudessero loro alle spalle, appena stessero
+novellamente riparati tutti dentro; che quei delle mura travagliassero
+dei mangani e delle frecciate i Normanni, i quali benissimo da loro
+distinguevansi, perchè non vestiti di bianco; e che il resto dei
+cittadini e dei militari si tenessero pronti a spalleggiarli, in caso
+che dimandassero aiuto. Date queste disposizioni, la porta Marina e la
+porta di Eboli si aprono e Gisulfo col seguito esce.
+
+Traditorescamente, e contro il sacramento della tregua, questo
+principe cercava sorprendere con un'_incamiciata_ i Normanni, tra per
+decidere così guerra terribile, tra per distogliere il duello. Il
+perverso disegno gli tornò fatale. Perocchè non appena tutta la sua
+gente ebbe oltrepassate le porte, che da quegli accampamenti, fino
+allora sembrati stanza a gente neghittosamente addormentata, sbucano
+fuori a guisa di demoni i Normanni.
+
+La faccenda era proceduta di questo modo. Come Alberada mandò nel
+campo, per lo mezzo del verrettone, la novella che i Longobardi
+preparavano una sorpresa, quella pergamena da un giovanetto, per
+ordine del padre lì collocato ad addestrarsi in tutti i travagli della
+milizia, fu recata a Roberto Guiscardo. Il giovanetto era Boemondo.
+Roberto senza prendere indugi fa svegliare le sue truppe tenda per
+tenda con cautela e silenzio; ordina loro tenersi presti a seguire
+monsignor di Bovino: vestissero le armi quetamente e solleciti, e del
+ventre per terra restassero ad orecchiare dinnante la tenda. Indi fa
+svegliare la sua quadriglia di Calabresi, ai quali comanda di
+seguirlo, strisciando di pancia al suolo, fin sotto le mura; ed
+un'ultima parte di gente affida al priore. Formava così il piano: di
+cacciarsi egli nella città a portarvi la morte e lo scompiglio, come
+che i Longobardi ne fossero usciti, trovando aperte le porte,
+sgangherarle a colpi di mazza se chiuse: il priore Guiberto tenergli
+dietro, sia per aiutarlo sia per proteggerne la ritirata: monsignor di
+Bovino dare addosso alla gente di Gisulfo. Questi ordini, questo
+disegno di attacco furono l'opera di un momento, e compieronsi con
+eguale sollecitudine e silenzio, stando le truppe ben distribuite
+nelle tende e da quelle protette dalla scoverta delle vedette
+longobarde.
+
+Uscito quindi Gisulfo fuori le porte, e disposte le colonne delle sue
+truppe per procedere riuniti e con ordine, tutto ad un tratto ode dal
+campo, quasi vicino alle sue orecchie, uno squillo di tromba, ed a
+quel suono si vede rizzato innanzi, ai fianchi, e dietro un esercito
+come se fosse sbucato di sotterra. Roberto senza nulla incaricarsi di
+lui entra nella città, per le porte lasciate aperte, e vi precipita
+con tanto impeto e sollecitudine, e così prestamente se ne
+impadronisce, che i soldati longobardi di guardia hanno appena tempo
+di distinguere non essere i loro tornati indietro perchè scoperti dal
+nemico, ma Guiscardo in persona con quei suoi demonii di Calabresi. E
+subitamente dopo a Roberto entra il priore che si era alzato di fianco
+a Gisulfo. Guiberto non s'impaccia di scaricarsi sui Longobardi,
+credendoli assai bene affidati all'ospitalità apostolica del vescovo
+di Bovino. Penetrato anch'e' nelle mura, chè ormai le porte tenevano i
+Normanni, comincia a distendersi sui baluardi, sgozzando le guardie e
+precipitandole nei fossi, ed occupa le bastie, in guisa che, in minor
+tempo che noi non ne abbiamo posto a raccontarlo, le fortificazioni di
+Salerno cadono in mano a' nemici.
+
+Il principe Gisulfo intanto, vistosi così di repente circondato
+dall'esercito nemico, e vistoselo in gran parte sgomberare d'attorno
+quasi fuoco fatuo, comprende di leggeri di che si tratta. Laonde,
+invece di avventarsi addosso alle masnade di monsignor di Bovino, che,
+le picche appoggiate al petto, stavan lì per riceverlo, pensa a
+rientrare nella città, finchè ne aveva ancor tempo. Infatti ordina ai
+suoi di voltare le spalle e seguirlo.
+
+Io non vi dirò quale accoglienza preparasse loro Roberto di fronte, e
+come il vescovo e gli altri condottieri li carezzassero alle spalle.
+Fu fatto dei Longobardi macello da destar pietà, talchè non uno dello
+sciagurato seguito del principe rimase vivo. Ma Gisulfo ebbe ventura
+scampare, perchè quei di Salerno, al rumore ed alle grida svegliati,
+presero anch'essi la pugna e cominciarono a travagliare i Normanni, e
+perchè sua sorella, la quale come ogni altro soldato si batteva, lo
+coverse del suo pavese. Sfuggì quindi alla strage, e solo, affranto,
+ebbe campo appena di andarsi a chiudere nel castello e farne serrare
+le porte. Il vescovo di Bovino poi, essendo anch'egli venuto dentro in
+città con l'alba che spuntava, si riaccende per ogni straduzza, per
+ogni chiassuolo accanito badalucco, non volendo quei di Salerno ceder
+senza fare almeno gli ultimi sforzi. Li animava Baccelardo. Questi,
+restato nel castello a dormire, della perfidia di Gisulfo nulla
+sospettando, al trambusto si era svegliato. Comprende tutto in un
+baleno. Accoglie perciò gli avanzi del presidio del castello ed
+alquante milizie cittadine, e si apre varco sino alle porte, dove
+Roberto faceva aspro scempio di Longobardi e Salernitani. Là giunto,
+lo riconosce, lo chiama a nome, gli si scaglia sopra come demonio.
+Terribile, cieca è la lutta che fra loro s'ingaggia.
+
+--Vengo a domandarti il mio guanto, gridava Baccelardo, gli è tempo
+omai che me lo renda, usurpatore de' Stati miei.
+
+--Il tuo guanto è qui, appeso all'elsa della mia spada; prendilo,
+sclamava Roberto.
+
+E cotal botta gli menava là, dove l'epa discende all'inguine, che, se
+di peggior tempra la panciera si fosse trovata, lo avrebbe passato da
+parte a parte.
+
+E di rimando Baccelardo gli misurava una stoccata.
+
+Roberto è ferito alla coscia e vacilla. Accorgendosi Baccelardo di
+averlo colpito e di poterlo finire più facilmente, l'incalza di
+maggiore vigoria. Però Sigelgaita, che d'appresso a Roberto pugnava
+unitamente a Boemondo--comechè di soli quindici anni--avvedutasi
+parimenti del colpo del marito, grida, ed ambo correndo in aiuto di
+lui, mentre fin allora non avevano fatto che guardargli le spalle,
+stringono siffattamente Baccelardo, che l'obbligano a retrocedere
+maggiormente perchè era omai restato solo. Allora questo sventurato
+principe non vede altro riparo per sè che fuggire da una città caduta
+in mano del suo più crudele nemico. Mette fischio acuto, e in un
+instante si sente comparire alle spalle il cavallo. Vi monta sopra
+senza toccar staffa, si caccia per tortuosi oscuri vicoli, finchè non
+giunge a porta di Ronca, che sola rimaneva ancora in potere dei
+cittadini, se la fa aprire, si lancia su per quegli aridi greppi, e
+scompare.
+
+La città di Salerno già padroneggiavano i Normanni.
+
+Si rivolsero quindi alla rocca, nella quale si teneva chiuso Gisulfo.
+Questo principe aveva combattuto con ferocia, e si era ritirato in
+quell'ultimo baluardo, credendo potere opporre estrema resistenza col
+presidio che si trovava lì dentro, o almeno capitolare dignitosamente.
+Indicibile fu perciò la sua disperazione quando udì che il presidio
+aveva menato via Baccelardo onde andare ad affrontare i Normanni
+laggiù nella città. Il tradimento da lui progettato gli tornava fatale
+anche per questo verso. Bestemmia, si dispera; però non gli resta
+meglio che implorare la pietà del vincitore. Laonde manda i due legati
+a supplicare Roberto affinchè volesse, se non altro, accordare la
+libertà sì a lui che alla sua famiglia, e lasciar loro la vita, perchè
+si sarebbero resi sul momento.
+
+Alberada e l'abate vennero al padiglione di Roberto. Questi si era
+fatto condurre negli accampamenti per medicare la ferita. Giunto nel
+vestibolo della tenda, l'abate si volge ad Alberada e le dice:
+
+--Madonna, vi ricordo ch'egli è omai tempo di mandare a compimento le
+commissioni che la beatitudine di papa Gregorio vi dava.
+
+Ed Alberada a lui:
+
+--Messer abate, la beatitudine di papa Gregorio è un infame.
+Ildebrando mi tendeva laccio codardo, che Iddio nella sua immensa
+misericordia ebbe pietà di farmi alfine comprendere, e cavarmi dal
+precipitar nel delitto. Questo sappiatevi, messer abate, e non cercate
+di penetrar oltre in tanto scellerato viluppo.
+
+Ugone sospira nè dice altro. Dopo di che Alberada si tira il
+capperuccio fino agli occhi, ed entrano nella tenda.
+
+Trovarono Roberto attorniato dai suoi fedeli, da parecchi conti e
+baroni, da Sigelgaita e da Boemondo che avevano assistito alla
+medicazione della profonda ma non pericolosa piaga. Come il duca li
+vide, comprese subito di che si trattasse. Per lo che, dirigendosi
+generosamente a sua moglie, le ordina:
+
+--Madonna, vogliate avere la cortesia di dare udienza ai messi di
+vostro fratello, che certo di qualche cosa manda a noi a
+raccomandarsi.
+
+Sigelgaita allora si rivolge ai legati e sclama:
+
+--Favellate, messeri, chè la volontà di nostro fratello sarà fatta.
+
+--Egli non vi sarà di molta molestia, madonna, risponde tristamente
+l'abate. Lo sventurato principe Gisulfo promette cedere la rocca, dove
+che a lui si conceda la vita e la libertà, unitamente ai membri della
+sua famiglia.
+
+--E non altro? dimanda Sigelgaita.
+
+--Non altro, madonna, conoscendo egli il suo torto, e come duramente
+col duca Roberto si sia comportato. Vogliate perciò usargli cortesia
+di non negargli così tenue grazia, in mercè del castello che consente
+di aprirvi senza colpo ferire.
+
+--Il suo piacere sarà fatto, riprende Sigelgaita. E perchè il rendere
+la casa dei padri suoi gli torni men aspro, io medesima mi reco a
+pigliarne possedimento.
+
+--Delicata idea! sclama l'abate, e basterebbe essa sola, madonna, se
+vi mancassero le grazie ed il valore, per allogarvi fra le più nobili
+dame d'Italia.
+
+Sigelgaita esce, e l'abate, dopo alquanto di silenzio, rivoltosi a
+Roberto dimanda:
+
+--Non vorreste, monsignore, accordarmi adesso l'onore di favellarvi
+breve tratto in segreto?
+
+--Sì bene, risponde Roberto; traetevi altrove, signori--e tu altresì,
+Boemondo, col molto riverendo padre che accompagna l'abate.
+
+Boemondo ed Alberada si ritirano allora in uno scompartimento della
+tenda, attiguo a quello dove Ugone e Roberto dovevano favellare--e non
+saprei dirvi quanto Alberada ne fosse contenta. Dappoichè, quivi
+giunta, si gitta indietro il cappuccio di un tratto, e toltosi in
+grembo Boemondo, prende a coprirlo di baci e di lagrime gridando,
+affogata dai singhiozzi:
+
+--Io sono tua madre, Boemondo, io sono la sfortunata Alberada.
+
+
+
+
+XI.
+
+ S'avons perdu et je et vous assez
+ Amis et drus et parens et privez.
+ GUILLAUME AU COURB-NEZ.
+
+
+Quel ribocco di amore però non fu di lunga durata. Alcune parole
+dell'abate, che parlava di Guiberto, colpiscono le loro orecchie.
+L'infelice donna si arresta a mezzo ai baci, taglia nette le parole di
+lungo amore compresso e le non mai sazie carezze, ed i non mai
+inebriati sguardi, e sta più attentamente ad ascoltare. Qual dubbio
+v'era? Il mercato era fatto, il patto di sangue era conchiuso. Il papa
+dava a Guiscardo investitura del principato di Salerno e del ducato di
+Amalfi, e Guiscardo al papa un uomo--l'abborrito, il paventato priore
+di Lacedonia! Laonde andasse egli, abate di Cluny, a chiamarlo a nome
+di Roberto alle tende, perchè quivi avrebbe questi di alcuna maniera
+provocate liti con lui, e tiratolo del ciuffo ad atto di violenza
+qualsiasi. Allora, gridando che il priore tentava assassinarlo, così
+inchiodato al letto come trovavasi, i suoi fedeli Calabresi sarebbero
+accorsi, lo avrebbero fatto prigione, e senza fallo, senza obbrobrio,
+si saria mandato al papa in olocausto.
+
+A tale scellerato accordo Alberada abbrividìsce e lo stesso Boemondo
+si sente ardere di sdegno. Questo giovanetto si era trovato così fra
+le braccia di sua madre senza aspettarselo, senza esservi preparato di
+alcuna maniera. Fanciullo di appena tre anni, una mattina, nel più bel
+mezzo di lieto banchetto, aveva sentito avventarsela al collo per
+coprirlo di baci, poscia non l'aveva più veduta, e gli avevano anche
+inibito parlar di lei. Ma quei baci, quell'aspetto in cui qualche cosa
+d'inusitato favellava, non gli si era tolto più dalla mente. Anzi, a
+misura che cresceva negli anni e di quella scena si rammentava, ovvero
+alcun pietoso gli raccontava dei torti di suo padre e delle sventure
+della madre sua, quei baci sentiva ancora più affettuosi e disperati
+penetrargli fino al cuore, di quell'aspetto s'inebriava. In guisa che
+bastarono appena le prime carezze, le prime parole di Alberada per
+tutto tornargli alla mente, per vedere incarnata la visione di tante
+notti, ed i pensieri dell'ore meste in che l'obbligavano di fare la
+guardia al campo. Si precipitò fra le braccia di quella donna con
+ebrietà, con delirio, e le carezze ed i baci le restituì non meno
+ardenti ed affettuosi. Maggiormente poi che, ad onta degli anni e
+delle sofferenze, il volto di Alberada poco erasi mutato.
+
+Alberada aveva di quei sembianti infantili i quali lieve e tardi
+risentono l'ala del tempo.
+
+Quante cose non si avevano dessi a domandare, quante parole a
+ripetere, quante storie a raccontarsi, e sfoghi, e compiacenze, e
+tenerezze, e baci ed altri baci ancora, e non mai saziarsi di quella
+santa inenarrabile voluttà? Le parole di Roberto e dell'abate furono
+lo scongiuro che ruppe tutti gl'incanti, ogni delirio
+agghiacciò--nell'anima di Alberada, perchè si sentiva colpire
+nell'uomo che, dopo Guiscardo, amò più e che la riamava ardentemente;
+in quella di Boemondo, perchè il vituperato patteggiare di suo padre
+l'oltraggiava. In guisa che, quando udirono partito l'abate per
+consumare il tradimento e tirare nella trappola Guiberto, ambedue,
+senza affatto comunicarsi i pensieri, un medesimo sentimento inspirò.
+Usciti da un altro lato del padiglione, verso la rocca si avviano,
+sperando trovar quivi il barone di Lacedonia.
+
+In effetti vi giunsero contemporaneamente all'abate di Cluny, quando
+il misero Gisulfo, che in lui vedeva spegnersi l'ultima facella della
+dominazione longobarda in Italia, usciva dal castello de' padri suoi
+con la desolata sua famiglia, nudo, la testa china, senza sapere dove
+la sera avrebbe riposato il capo, senza speranza di una crosta di pane
+pel domani.
+
+Così ignotamente passava il dominio di una forte nazione sopra le
+contrade d'Italia. E quel che peggio era, non passava per andare a
+dormire nel sepolcro il sonno dell'oblio, ma per trascinarsi di
+castello in castello, di terra in terra, di porta in porta, accattando
+un frusto di compassione, e non trovando che disprezzo. Imperciocchè
+la miseria del debole commuove, l'abbiezione del forte rallegra, ed
+eccita al dileggiamento. E nel punto stesso che Gisulfo, accompagnato
+da sua sorella, nobilmente rassegnato e mutolo usciva, il priore
+Guiberto allogava agli spaldi guardie normanne, a nome di Guiscardo, e
+del castello prendeva possesso. Allora l'abate di Cluny gli si
+presenta e dice con voce peritosa e tremante:
+
+--Messere, vogliate avere la cortesia di seguirmi alle tende del duca,
+perocchè egli, quivi trattenuto dalla ferita come sapete, ha gravi e
+pressanti comandi a darvi in ordine alla città.
+
+--Sì bene, ser legato, vengo tosto. Però in avvenire non prendete
+sbaglio sulle parole. Io non ricevo comandi da chicchessia, fuori
+dell'imperatore, ed a Guiscardo sono alleato non vassallo.
+
+--Vi dimando perdono allora, messer barone, se profferii motto che mal
+vi tornasse gradito. Non vorrei però che ciò fosse cagione del vostro
+non arrendervi ai desideri del duca Roberto che ha premuroso bisogno
+di voi.
+
+--Vi ho detto che vengo sul fatto, risponde il priore.
+
+E sì dicendo in compagnia dell'abate si avviava per discendere agli
+accampamenti.
+
+Allora Alberada si presenta loro, e gittandosi dietro il cappuccio che
+le celava compiutamente il sembiante, al priore favella:
+
+--Guiberto, non andate con codesto traditóre, perchè la vostra testa,
+da recarsi al papa, tra costui e Roberto è stata patteggiata. Fuggite
+anzi, fuggite senza indugio.
+
+--Alberada! sclamano ad un tempo il priore e l'abate.
+
+Ed ella:
+
+--Fuggi, Guiberto, fuggi sollecito in nome di Dio! chè da un momento
+all'altro non saresti più a tempo. E tu, abate di Cluny, uomo fino ad
+ieri senza macchia, vergógnati e péntiti di essere disceso al mestiere
+del sicario.
+
+A queste acerbe parole, Ugone, che sempre era stato buono ed onorato,
+si sente commuovere. Il suo fallo gli salta agli occhi spaventevole,
+si vede vituperato da tutta Europa, gli sembra udir raccontare il suo
+tradimento per tutte le corti, sente strapparsi fino dal sangue
+l'epiteto di virtuoso attaccato al suo nome, e conciossiachè anche in
+quell'azione condannevole e' fosse stato spinto da pietà per qualcuno,
+nell'anima s'intenerisce, nel volto si copre di rossore, e cadendo al
+ginocchio di Guiberto sclama:
+
+--Perdono.
+
+Quest'atteggiamento, questa sola parola profferita di accento
+pietosamente solenne e profondo, tutto rivelano a Guiberto. E leggendo
+altresì negli occhi di Alberada l'ansia paurosa che la divorava, e nel
+sembiante abbattuto di Boemondo, vergognoso dell'onta del padre suo,
+tutta l'urgenza, tutta l'estensione della cosa, alza il pugno armato
+della manopola di ferro onde percuotere l'abate sul calvo capo. Poi
+tutto ad un tratto ristà, si ferma un istante a guardarlo in quel
+supplice atto, stringe la mano a Boemondo, le gote gli bacia, e
+voltosi ad Alberada:
+
+--Partiamo, sclama, Roberto Guiscardo udrà presto notizie di me.
+
+--Parti tu, fuggi sollecito, Guiberto, risponde Alberada smaniosa;
+ricórdati quanto Roberto sia scaltro, Ildebrando terribile--fuggi, ti
+raggiungerò.
+
+--Dove? quando? non saresti ancora tu in pericolo, Alberada?
+
+--Non pensare di me, che vivo sicura sotto l'egida di legato. Non
+arrestarti nei paesi d'Italia, dove il potere del papa e del duca è
+illimitato; varca i monti. Ti raggiungerò in Germania. Ma presto, in
+nome di Gesù! fuggi presto; potresti essere inseguito.
+
+Guiberto si getta al collo di Alberada, le dà lungo abbraccio, e
+parte.
+
+Allora l'abate di Cluny le si volge e dice:
+
+--Che facesti, Alberada! io lo tradiva per te!
+
+--Vergogna! vergogna, sclama Alberada coprendosi il volto con ambo le
+mani. Nel mondo non v'ha dunque più un cuore che ricetti la virtù?
+
+Ugone resta a considerarla un momento, poi sospirando dimanda:
+
+--Ed al papa che recherai in risposta, sventurata! che recherai?
+
+Alberada alza gli occhi al cielo, accenna della mano il suo capo, e
+risponde con nobiltà:
+
+--La testa.
+
+ FINE DEL PRIMO VOLUME.
+
+
+
+
+NOTA.
+
+
+Perchè non si credano miracolose le pruove di forza accennate nel
+capitolo VIII si ricordino questi fatti storici.
+
+Azzeddoulat, principe persiano, colle sole braccia stramazzava a terra
+un toro, e faceva la caccia ai leoni.
+
+Babaram, figlio di Iezdegerdo re di Persia, tolse la competutagli
+corona fra due leoni affamati, che uccise, disarmato, e sbranò!!
+
+Bouflers signore di Piccardia, come assicurano Loisel, _Memorie del
+Beauvese_, e La Marlière nelle sue _Case Illustri_, rompeva con le
+dita un ferro di cavallo--da stare su di un piede niuno lo
+rimoveva--si alzava sulle braccia un cavallo e lo portava per molta
+distanza--con gli stivali alle gambe passava di un salto i più larghi
+fossi--uccideva di una sassata i quadrupedi al corso, gli uccelli al
+volo--in una corsa di dugento passi avanzava un cavallo di Spagna.
+
+Cleomede, dall'oracolo disegnato ultimo degli eroi, defraudato del
+premio della lotta, ruppe la colonna di una scuola sotto le cui rovine
+perirono 60 persone. E qui si ricordi anche Sansone--se i semidei
+della Bibbia non sono miti o favole come quelli delle _Mille ed una
+notte_.
+
+Federico-Augusto I, re di Polonia--Ettore--Ercole--Federico II
+elettore di Brandeburg soprannominato _dente di ferro_, ebbero forza
+maravigliosa.
+
+Firmio, chiamato il _Ciclopo_, che si fece proclamare imperatore in
+Egitto per vendicare Zenobia, si dava a battere i metalli sul petto
+come sopra un'incudine.
+
+Luigi Gonzaga, signore di Sabbioneta nel Mantovano, soprannomato _il
+Rodomonte_, al dir del Guazzo, storico contemporaneo, ogni grosso
+ferro di cavallo apriva, e spezzava di una sola scossa una fune grossa
+come cinque corde d'arco.
+
+Il padre di Giacomo Rouxel, de Medavy, conte di Grancey e maresciallo
+di Luigi XIII, avendo passato fuor fuori il signore di Frepigny, uomo
+d'arme, lo portò in aria tutt'armato qual'era ed infilzato alla sua
+spada per più di 4 passi.
+
+Graziano, padre dell'imperatore Valentiniano I;
+
+Marco Aurelio--Mario che con un dito fermava una carretta nel massimo
+del corso;
+
+Giovanni Podikove che rompeva in due un ferro di cavallo;
+
+Andrea Everardo Rauber signore di Petrouel, che rompeva anche un ferro
+di cavallo, e che aveva una barba lunga fino a terra e da terra alla
+cintura, per sposare una figlia naturale di Massimiliano duellò con
+uno spagnuolo a chi mettesse l'altro in un sacco, e ve lo mise;
+
+Il celebre Giorgio Castriota detto Scandeberg, il quale per la sua
+forza invogliò Maometto II a volerne vedere la scimitarra. Giorgio
+gliela mandò dicendogli: che si era ben guardato mandargli altresì il
+braccio il quale l'adoperava;
+
+Cervione--Charri--e per ultimo Ugone Tudextisen, di cui parla
+Summonte, che, per dar saggio di gagliardia agli ambasciadori greci,
+scaricò un colpo di pugno sulla testa di un cavallo, e l'uccise.
+
+Questi esempi, ed altri numerosissimi, fanno fede che noi non
+esagerammo nelle prove che descrivemmo poc'anzi.
+
+
+
+
+INDICE
+
+
+ LIBRO PRIMO.--Il Placito Pag. 5
+ LIBRO SECONDO.--L'incamiciata » 69
+ Nota » 205
+
+
+
+
+
+
+NOTA DI TRASCRIZIONE:
+
+
+Sono state effettuate le seguenti correzioni:
+
+
+ La giustizia favelli nei {vosti|vostri} cuori,
+
+ E sì dicendo il giovane {proscrittto|proscritto} scendeva
+
+ vi dan dentro e ne fanno poderoso {marcello|macello}.
+
+ --Oh birbi, birbi, birbi! sclama {qualcuuno|qualcuno}.
+
+ il priore le dà forte dell'aspersorio nella {frone|fronte}
+
+ È costretto {tonar|tornar}. Giurollo.
+
+ Io voglio sollevare per un {istate|istante} un velo
+
+ avevo dovuto interdirmi ogni {afetto|affetto} tenero,
+
+ E con tal fatto gran numero di vite sarebbe {ririsparmato|risparmiato}
+
+ altra discussione tra i guerrieri di {Gisulso|Gisulfo} cominciò.
+
+ L'abate sorride e {presegue|prosegue}:
+
+ Ognuno pensò che, se colui non {fossse|fosse} davvero il diavolo,
+
+ che tutta la notte, malgrado {li|il} vino
+
+
+L'uso delle virgolette per il discorso indiretto è bizzarro e
+incostante, e probabilmente mal interpretato dai tipografi. Abbiamo
+riprodotto quanto appare nell'originale, nei limiti del possibile.
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of Il re dei re, by
+Ferdinando Petruccelli della Gattina
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE ***
+
+***** This file should be named 30878-8.txt or 30878-8.zip *****
+This and all associated files of various formats will be found in:
+ http://www.gutenberg.org/3/0/8/7/30878/
+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the
+Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
+(This file was produced from images generously made
+available by The Internet Archive)
+
+
+Updated editions will replace the previous one--the old editions
+will be renamed.
+
+Creating the works from public domain print editions means that no
+one owns a United States copyright in these works, so the Foundation
+(and you!) can copy and distribute it in the United States without
+permission and without paying copyright royalties. Special rules,
+set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to
+copying and distributing Project Gutenberg-tm electronic works to
+protect the PROJECT GUTENBERG-tm concept and trademark. Project
+Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you
+charge for the eBooks, unless you receive specific permission. If you
+do not charge anything for copies of this eBook, complying with the
+rules is very easy. You may use this eBook for nearly any purpose
+such as creation of derivative works, reports, performances and
+research. They may be modified and printed and given away--you may do
+practically ANYTHING with public domain eBooks. Redistribution is
+subject to the trademark license, especially commercial
+redistribution.
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+
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+Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project
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+http://gutenberg.net/license).
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+electronic works
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+(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
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+If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project
+Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the
+terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or
+entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8.
+
+1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
+used on or associated in any way with an electronic work by people who
+agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
+things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
+even without complying with the full terms of this agreement. See
+paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
+Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
+and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
+works. See paragraph 1.E below.
+
+1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
+or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
+Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the
+collection are in the public domain in the United States. If an
+individual work is in the public domain in the United States and you are
+located in the United States, we do not claim a right to prevent you from
+copying, distributing, performing, displaying or creating derivative
+works based on the work as long as all references to Project Gutenberg
+are removed. Of course, we hope that you will support the Project
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+
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+form. Any alternate format must include the full Project Gutenberg-tm
+License as specified in paragraph 1.E.1.
+
+1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
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+ you already use to calculate your applicable taxes. The fee is
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+ has agreed to donate royalties under this paragraph to the
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+ must be paid within 60 days following each date on which you
+ prepare (or are legally required to prepare) your periodic tax
+ returns. Royalty payments should be clearly marked as such and
+ sent to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation at the
+ address specified in Section 4, "Information about donations to
+ the Project Gutenberg Literary Archive Foundation."
+
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+ you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
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+ License. You must require such a user to return or
+ destroy all copies of the works possessed in a physical medium
+ and discontinue all use of and all access to other copies of
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+
+- You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of any
+ money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
+ electronic work is discovered and reported to you within 90 days
+ of receipt of the work.
+
+- You comply with all other terms of this agreement for free
+ distribution of Project Gutenberg-tm works.
+
+1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project Gutenberg-tm
+electronic work or group of works on different terms than are set
+forth in this agreement, you must obtain permission in writing from
+both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
+Hart, the owner of the Project Gutenberg-tm trademark. Contact the
+Foundation as set forth in Section 3 below.
+
+1.F.
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+effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
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+of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
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+LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
+PROVIDED IN PARAGRAPH F3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
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+LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
+INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
+DAMAGE.
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+1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
+defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
+receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
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+received the work on a physical medium, you must return the medium with
+your written explanation. The person or entity that provided you with
+the defective work may elect to provide a replacement copy in lieu of a
+refund. If you received the work electronically, the person or entity
+providing it to you may choose to give you a second opportunity to
+receive the work electronically in lieu of a refund. If the second copy
+is also defective, you may demand a refund in writing without further
+opportunities to fix the problem.
+
+1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
+in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS' WITH NO OTHER
+WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
+WARRANTIES OF MERCHANTIBILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
+
+1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
+warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
+If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
+law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
+interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
+the applicable state law. The invalidity or unenforceability of any
+provision of this agreement shall not void the remaining provisions.
+
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+trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
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+with this agreement, and any volunteers associated with the production,
+promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works,
+harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
+that arise directly or indirectly from any of the following which you do
+or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
+work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
+Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
+
+
+Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
+electronic works in formats readable by the widest variety of computers
+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
+http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
+permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at
+809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
+business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
+information can be found at the Foundation's web site and official
+page at http://pglaf.org
+
+For additional contact information:
+ Dr. Gregory B. Newby
+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
+
+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To
+SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
+particular state visit http://pglaf.org
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including including checks, online payments and credit card
+donations. To donate, please visit: http://pglaf.org/donate
+
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
+
+Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
+
+
+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
+unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
+keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
+
+
+Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
+
+ http://www.gutenberg.net
+
+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
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