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You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Il re dei re + Convoglio diretto nell'XI secolo (vol. 1) + +Author: Ferdinando Petruccelli della Gattina + + +Release Date: January 6, 2010 [EBook #30878] +Last Updated: December 5, 2013 + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE *** + + + + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + + + + + + + + + BIBLIOTECA NUOVA + + PUBBLICATA DA G. DAELLI + + + + IL RE DEI RE + + + + + Stabil. tip. già Benietti, diretto da F. Gareffi. + + + + + + IL + + RE DEI RE + + CONVOGLIO DIRETTO + NELL'XI SECOLO + + PER + + F. PETRUCCELLI DELLA GATTINA + + + VOL. I. + + + + MILANO + G. Daelli e C. Editori. + + 1864. + + + + + +LIBRO PRIMO + +IL PLACITO. + + + + + _Per chi ama la storia sbadiglio, come quella + del Guicciardini e del Botta, questo libro è + romanzo._ + + _Per chi ama il romanzo, come quello di Paul + de Kock, di Paul Feval o di Soulié, questo + libro è storia._ + + _A chi si delizia della storia-dramma di + Michelet, della storia in azione di Balzac, di + Vittor Hugo, di Dumas, queste pagine sono + leggere._ + + _Esse sono dei freschi di un secolo di giganti._ + + + + +I. + + Ben m'accorsi ch'egli era del ciel messo, + E volsimi al maestro, e quei fe' segno + Ch'io stessi cheto ed inchinassi ad esso. + Ah! quanto mi parea pien di disdegno! + Giunse alla porta e con una verghetta + L'aperse, chè non v'ebbe alcun ritegno. + O cacciata dal ciel gente dispetta, + Cominciò egli in sull'orribil soglia, + Ond'esta tracotanza in voi s'alletta? + INF., _canto IX_. + + +La mattina 26 giugno 1070 nella badia di Montecasino era affaccendato +movimento. Frati che ivano e redivano pei chiostri colonnati recando +vasi sacri e ricchi panni di chiesa, scudieri che lustravano usberghi +e giacchi di maglia, palafrenieri attenti al governo di numerosi +cavalli, damigelli che dalle cucine servivano succulenti asciolvere ai +padroni negli assegnati appartamenti, oltre numero molto di vassalli +intenti a servigi diversi dell'abadia, e grossa folla di chierici che +accompagnavano i vescovi. Tutti trovavano alcuna cosa a dire, alcun +comento a fare sulla povertà santa dei frati, ricevendo e comunicando +ordini, ghignazzando, motteggiando. Erano nell'abadia quarantatrè +vescovi, e dieci arcivescovi, Sergio duca di Napoli, Gisulfo II +principe di Salerno e i suoi fratelli, Sergio duca di Sorrento, +Riccardo principe di Capua con Giordano suo figlio e Rainulfo suo +fratello, Landolfo principe di Benevento, i conti di Marsi, e +moltissimi tra baroni normanni e longobardi di minor conto, e +valvassori, ed uomini liberi. Infine vi era papa Alessandro II con +codazzo pomposo di laici ed ecclesiastici. L'abate Desiderio aveva +ristaurata la chiesa, ed invitato il papa a consacrarla. Ed onde al +pontefice fosse resa maggiore onoranza, tutt'i sopra detti signori +vennero sollecitati di preghiere molte a recarsi al monistero. Così +che corte splendida al di là dei desiderii si ragunava intorno ad +Alessandro, di queste vanità mondane ghiotto; superbo nei modi; +svogliato nel condurre gli affari. + +Nè per vero bisogna ingollarsi che papa Alessandro si togliesse al suo +dolce far niente di Roma solamente per compiacere l'abate. Aveva +sibbene riposto pensiero che in lui tutt'i dì teneva desto il suo +cancelliero e consigliere. Al quale pensiero non avrebbe mai potuto +dare altrimenti vigore, e forse vita, se non in occasione tanto +solenne. Che perciò, nell'accettare l'invito, destramente all'abate +insinuò di raccogliere a Montecasino quanto più di vescovi e baroni, +onde i semi della supremazia ecclesiastica sulla laicale, che tre +pontefici avevano di già principiato a spargere, si propagassero +ancora. Non perchè allora si tenessero malcontenti dei progressi di +questa idea, che per tre secoli formò base di dritto pubblico, ma +perchè ogni Assuero ha il suo Mardocheo, il quale toglie il sonno alle +vigili pupille, e la veneranza d'altrui neutralizza. Per modo che, +compiute le cerimonie, diversamente la somma delle cose del +mezzogiorno d'Italia il Papa, o il suo cancelliere, disegnava avviare, +e rinsaldire i legami d'investitura per violenza da papa Niccolò II +stabiliti. Aveva quindi benignamente accolto l'invito di Desiderio, e +lasciate le mollezze di Roma. + +A Costantinopoli l'abate aveva fatto fondere le porte di bronzo +storiate, che ancora adesso sono alla chiesa; di Costantinopoli erano +venuti i fabbricatori di musaici, che bellissimi di fiori e figure +ornavano l'abside. I quali artefici, oltre dell'opere, istruirono +altresì taluni dei frati i quali fecero poscia vivere quest'arte in +Italia. Nè altri uomini periti nell'operare l'oro, l'argento, il +ferro, il bronzo, l'avorio, il vetro, il legno, il talco, ed il marmo +trasandò convocare di Francia, come altresì di Lamagna, d'Italia tutta +e di Grecia, onde bellissima, e riccamente ornata tornare quella +basilica. Alla cui splendidezza concorsero con donativi di oro e di +ricchi drappi molti principi oltremontani, e quasi tutti i baroni del +regno. Non mica già perchè d'uopo ne avesse l'abadia, potente e +doviziosa a pari delle migliori di Europa, ma perchè quel di +Montecasino era pellegrinaggio in voga a quei tempi, ed i nobili +palmieri giammai tornavano alle patrie loro senza largamente pagare il +perdono delle peccata. Sicchè maravigliosa a vedere quella mattina +poteva dirsi la chiesa, non solamente perchè sfolgorava di lampade +moltissime d'oro e d'argento e delle stoffe più sontuose che, tessendo +sete per colori diversi e lamine d'oro e ricami di pietre preziose, +allora si usassero; ma perchè il corteggio che formavano al papa tanti +vescovi e signori abbarbagliava. Ed abbarbagliava nel pieno senso +della parola, dappoichè i lumi bellamente risplendevano sugli +ghiazzerini lustrati d'acciaio e di argento, e nei pomposi rocchetti +di trine d'oro che adoperavano i vescovi. Il sole poi, che penetrava +per le finestre a vetri colorati, tappezzava le mura ed il lastrico di +marmo d'un profluvio d'iride quasi che tutto fosse incrostato di +pietre preziose. Mazzi di fiori in guastade d'oro ingombravano gli +altari ed impregnavano l'aria di un profumo indefinibile. Gli organi +mandavano fiotti di armonia. + +In mezzo a quell'opulenza soavissima di colori, di luce e di odori, in +mezzo a quella calca rifulgente, però v'era bene un uomo vestito di +nero, il più schietto, il più modesto in apparenza, che da tutti gli +altri si distingueva, e che sembrava, fra tanto sfoggio di ricchezze e +di potenza, come il famoso schiavo che ricordava al trionfatore il _te +hominem esse memento_. Un'apparizione lugubre quell'uomo era quivi, un +essere freddo e severo da cui tutti dovevansi allontanare, che tutti +avevano a tenere in uggia; e pur nullameno l'abate veniva dimenticato, +venivano trascurati principi e duchi, negletto lo stesso Alessandro +II, e gli occhi pendevano da quel semplice frate per istudiarne la +cera abbassata, per leggere un'idea sola nel raro levar di quello +sguardo, per interpretare una sola di quelle rughe che la calva fronte +gli solcavano. Quell'uomo era il cancelliero del papa. + +Verso l'ora di sesta la funzione cominciò. Nel silenzio più profondo, +nell'ordine meglio serbato, assistevano i circostanti, preparandosi +alla comunione ed al riconciliamento coi nemici. Ed e' veramente +pentiti allora, come disposti a rincrudelire negli odii e nelle avanie +il dì dopo, rallegravano l'animo del pontefice, il quale la sottile +sua politica vedeva profittare. Egli celebrava la messa; gran coro di +damigelli francesi e di eunuchi romani cantavano, accompagnati dal +suono dei tricordi e degli organi, cui toccavano maestri alemanni, i +più periti allora in quest'arte. Così tirossi innanzi fino +all'evangelo, cantato dall'arcivescovo di Bari. Allora il papa si +assise sopra ricco trono per dar cominciamento al baciamano; perocchè +allora la mano solamente al papa si baciava non il piede, come per la +prima volta vilmente praticò Lottario II, il 4 giugno 1133. Sicchè +dunque Alessandro fra l'arcivescovo di Bari e quello di Napoli, con in +testa il berretto frigio sormontato dalla corona, che papa Osmida pel +primo usò, ed in dosso magnifica cappa rossa, si prestava a quell'atto +primamente agli arcivescovi poi ai vescovi ed agli abati, per indi +ricevere i secolari. + +Ma sino a costoro la cerimonia non giunge. Da poichè nel mentre +l'abate di Bansi scendeva i due gradini del soglio, ed il principe di +Benevento si appressava per profferire a sua volta quel segno di +divozione al sommo pontefice, un rumore si ode nell'atrio della +chiesa, e ben presto si vede entrare un cavaliere coperto tutto di +acciaro, col morione in testa a buffa calata che, aprendosi ardito +varco fra mezzo a tanti, passa i balaustri, ascende il soglio, e +giunto innanzi ad Alessandro II, sguaina il pugnale cui punta sul +destro cosciale come scettro, e la visiera si alza. + +Stordito all'atto ardimentoso ognuno gli leva sopra lo sguardo. Ed +ebbero a vedere un giovane di poco meno di venti anni, le labbra +appena ombrate da biondi baffi, gli occhi turchini fieri e +scintillanti come quelli di un rettile, la bianca carnagione infoscata +dal sole, accese le gote. In quell'atteggiamento maestoso ed impavido +sembrava l'arcangelo che guarda il soglio di Dio. Egli si compiace un +istante a scorrere lentamente lo sguardo su quell'adunata, poi fissa +con piglio severo il pontefice e dice: + +--Sire papa, tu sei il più codardo uomo di cristianità. + +Il volto di Alessandro, da bianco addivenuto per paura, arroventa. Nel +tempo stesso cento destre cadono sui manichi dei pugnali, chè le spade +avean tutti lasciate fuori la porta, ed il principe di Benevento fa +qualche passo onde istrappare quel temerario di quel sito, e gittarlo +lontano. Ma lo sguardo altero del giovane l'arresta, e, dopo averlo +considerato un istante con aria di freddo disprezzo, si rivolta +novellamente ad Alessandro e soggiunge a voce forte e tranquilla: + +--Sì, sire papa, tu sei lo più vigliacco uomo di cristianità. E voi, +baroni, non vi mostrereste per avventura meno dappochi, se segno +alcuno di veneranza veniste a fare a costui. + +--Se non si tratta che di ciò! si udì una voce partir dal gruppo dei +baroni. Il cavaliere si volse da quel lato aspettando il seguito, ma +non udendo più che un fremito indistinto in mezzo all'assemblea, +continuò: + +--Dio aveva chiamato il papa ad esser capo dei cristiani: in età più +avventurosa e' ne fu sempre la voce, il sostegno e l'esempio; ora e' +si fa oltraggiare dai più imbelli, si fa schernire dai suoi vassalli. +Papa Alessandro II è il trastullo di Roberto Guiscardo e del priore +Guiberto di Lacedonia. + +Tutti aspettavansi grande esplosione dal pontefice, superbo e +puntiglioso uomo, contro colui che gli gittava sul volto così mortali +parole; pur nullameno diversamente avvenne. Dappoichè, se Alessandro +II avesse voluto imaginare mezzo più efficace che al suo intento lo +conducesse, meglio non avrebbe saputo. Anzi guardò in volto il suo +cancelliero, pensando non fosse stato per consiglio di lui che quella +scena quivi avvenisse. Ma vedendo che alfine anche costui radiava di +gioia amara, si rivolge al giovane e calmamente favella: + +--Bene dite, cavaliere, che noi siamo vigliacchi, e che non lo sono +meno questi baroni, i quali, la nostra persona venerando, ci lasciano +insultare da altrui. Essi per vero dimenticarono che Iddio noi +rappresentiamo quaggiù e che ogni vituperio diretto al pontefice Iddio +colpisce sull'eterno suo soglio di zaffiro. + +--Essi non dimenticarono nulla, ser papa « lo interruppe il giovane +» tratto il nobile giuramento che profferirono prendendo il cingolo di +milizia. La religione non si difende più: la donna vilipesa, l'orfano +spogliato non trova più braccio generoso che per essi si levi. E sta +bene, baroni; la paura di Guiscardo vi ha infiacchiti nell'anima. Ma +quelle offese, che per altrui oggi non vendicate, da un dì all'altro +sopra di voi ancora cadranno, sopra di voi sicuri in boria indolente. + +--Ma, col vostro permesso, santo padre, chi fia codesto temerario che +ci viene a vilipendere di modi così villani? » dimanda il principe di +Salerno, traendosi innanzi sino al soglio del papa. + +Il giovane stava per rispondere, Alessandro gli fa cenno della mano e +dice: + +--Chi, messer principe? un inviato del Signore sicuramente. Egli ci ha +chiamati vili perchè lasciamo conculcare la santa dignità, di cui noi, +servo dei servi di Dio, fummo investiti. Egli si è apposto. Noi +abbiamo scagliati gli anatemi contro codesto ribelle priore e contro +codesto Guiscardo; abbiamo pianto su i mali della Chiesa ed invocata +la forza laicale. I vigliacchi dunque siete voi, o baroni, che ci +vedete spogliare, ci vedete offendere, e non curate delle nostre +preghiere. Sa Iddio se questa amara parola di codardi noi vi avremmo +mai fatta udire; ma poichè dessa uscì di bocca ad un generoso, se la +tolga cui spetta, che noi la nostra missione compimmo fin dove la +carità ci consigliava. + +--Morte al priore, morte a Guiscardo « scoppiarono allora unanimi +quanti erano nella chiesa, infiammati » vendetta, vendetta! + +--Ah! « sclama il giovane sogghignando e rimettendo il pugnale nella +vagina » levate pure la voce, levatela forte, messeri, chè Roberto è +lontano, assai lontano per udirvi, il priore troppo immerso fra i +bagordi delle sue concubine. Ma guardatevi bene, baroni, studiate +attentamente di non inchinarli abbastanza umilmente quando essi vi +saranno da presso, chè le incaute parole di questa mattina sono +sentenza di morte per vassalli i quali ai loro padroni forfanno. + +--Se questo ragazzo ha il braccio libero come ha lo scilinguagnolo, +eh! eh!--mormora di nuovo una voce dal gruppo dei baroni. + +--Noi non siamo vassalli di chicchessia, arrogante baccelliere « grida +a sua volta il principe di Capua » nè di alcuno temiamo dopo il +Signore. Il duca Roberto Guiscardo, il valvassore di Lacedonia, non ci +oltraggiarono mai direttamente perchè noi, con l'aiuto di Dio, +sappiamo bene come le offese si vendicano, e speriamo nell'arcangelo +del Gargano ed in questo barone s. Benedetto di mostrarlo un poco +anche a voi, se pur siete cavaliere. Il solo torto che abbiamo a +rimproverarci d'innanzi a Dio gli è di non aver prestato mano al santo +pontefice nelle sue querele con questi due baroni. Ebbene, per quelle +sante reliquie dunque giuriamo che non saranno passati sei mesi... + +--Col vostro beneplacito, principe « s'interpone Gisulfo » arrestatevi: +non profferite giuramento che forse un giorno vorreste non aver fatto. +Io non difendo il duca Roberto perchè mi viene cognato, nè il priore +di Lacedonia perchè mi è amico. Ma le nostre leggi ordinano di non +condannare alcuno, che prima non fosse stato citato e giudicato. Io +quindi mi appello a voi, santo padre, di aprire un _placito_, dove le +accuse contro costoro fossero più formalmente profferte e da loro pari +discusse. Poi, se la sentenza che profferiranno li condannerà, io che +adesso per loro campione mi constituisco, io il primo mi adopererò +onde eseguirla. Ho detto, e la parola di un principe valga per voi più +di quella di codestui, che se non è matto, è bene insolente e merita +castigo. + +--Uhm! meritare l'è uno, darglielo è un altro; ci badi messere, +susurra taluno di mezzo all'adunanza. + +--Ben diceste, nostro amato figliuolo « alquanto acerbo risponde il +pontefice » prudente consiglio fu quello di vostra mercede, e per +avventura assai cauto. Noi dunque apriamo questo placito qui. Lo +presederà per noi il nostro cancelliero; i giudici saranno questi +baroni; gli accusatori, gli offesi non pochi che qui si trovano per +farci riverenza. La giustizia favelli nei vostri cuori, vi illumini +Iddio. Ricordatevi però che i torti degli uomini si possono obliare e +perdonare talvolta, ma quelli della Chiesa non mai, perchè contro di +lei _portæ inferi non prevalebunt_. A domani. + +--A domani « replica il principe di Capua ritirandosi » e riposate pure +tranquillo, santo padre, chè il vostro dolore ci si scolpisce nel +cuore. Ricominciate le cerimonie. + +--Aspettate « interrompe il giovane facendo cenno al papa di sedere » Il +principe Gisulfo da uomo prudente si dichiarò campione del marito di +sua sorella e dell'audace priore: il principe Riccardo, da bravo +cristiano, si arrestò in mezzo ad uno spavaldo di giuramento, che in +cuore suo sapeva non poter compire giammai: i duchi di Sorrento e di +Napoli, assorti nelle beate visioni dei loro feudi incantati, pensano +a tutelarvisi dentro come le lumache nel guscio: il principe di +Benevento medita la morte di languore, in cui, unitamente al suo +Stato, si consuma: vescovi ed arcivescovi ardono di ritornare agli +ozii voluttuosi dei loro castelli ed ordinare cacce e processioni onde +viver lieti e tranquilli. Ma voi, ser papa, uditemi bene, voi direte +al vostro monsignor Gesù Cristo, che fra qualche minuto chiamerete +nell'ostia, voi gli direte che avete udito giurare a Baccelardo, duca +di Puglia, spogliato dei suoi Stati dal suo zio Roberto Guiscardo, che +allora e' perdonerà a costui, quando quelle sante reliquie di Macario +e di Benedetto prenderanno di nuovo forma umana, e diranno: Dio non è! +Dio non è! Voi, sire papa e baroni, siatemi testimoni del giuramento +che ho fatto. + +E sì dicendo il giovane proscritto scendeva dal soglio del pontefice, +attraversava la chiesa con la medesima maestà con cui era entrato, +montava a cavallo e partiva dal monistero. E quei signori, lungi dal +fare onta alcuna al diseredato, lo compiansero e molti gli giurarono +protezione. Il cancelliero di Alessandro dal suo primo apparire gli +aveva fissato addosso l'immobile sguardo, quasi avesse voluto ben bene +comprenderlo; poi aveva abbassato il capo, nè più fatto atto che il +suo pensamento rivelasse, nè detto motto. + + + + +II + + MAF. Madame, je suis Maffio Orsini frère du + Duc de Gravina que vos sbires ont étranglé + la nuit pendant qu'il dormait. + + IEP. Madame, je suis Ieppo Liveretto neveu de + Liverotto Vitelli, que vous avez fait poignarder + dans les caves du Vatican. + + OLOF. Madame, je m'appelle Oloferno Vitellozzo + neveu de Iago d'Appiani, que vous avez + empoisonné dans une fête après lui avoir + traîtreusement derobé sa bonne citadelle + seigneurial de Piombino. + + DON APOS. Madame, vous avez mis à mort sur + l'échafaud Don Francisco Gazzella....... + Je suis Don Apostolo Gazzella. + + Hugo. _Lucrèce Borgia_. + + +Il domattina, all'ora di terza, nella vasta sala dove si ragunavano i +monaci a capitolo, tutto era apparecchiato per l'augusto _mallo_, che +il papa, come capo della cristianità, si lusingava poter tenere +egualmente che l'imperatore d'occidente. Tre disposizioni preliminari +il principe Gisulfo aveva creduto provocare dal cancellier-presidente +onde meglio si fosse sicuri della giustizia che nel _placito_ si +sarebbe serbata. + +Primamente, che oltre le dignità ecclesiastiche fino a quella di +priore, ed alle laicali fino a quella di castellano o valvassore, non +si permetteva a chicchessia intervenire all'adunata se non fosse per +particolarmente far atto di accusa o di difesa contro i due +giudicabili; da poichè gli uomini della condizione di Roberto +Guiscardo e del priore barone di Lacedonia dovevano aspettarsi di +essere giudicati da loro pari. + +Secondo, che i membri del _placito_ vi si potessero recare a +piacimento scoverti o imbacuccati nei loro cappucci; onde, sia che +accusassero, sia che difendessero, niuna ragione d'interesse +individuale per odio o benevolenza, e nessun pungolo di tema o di +gloria, l'inspirassero; le quali accuse e difese potevano profferire o +con la voce con le scritte. + +Infine, che ciascheduno metterebbe in un'urna il suo voto, designando +con dado bianco l'assoluzione, con dado nero la condanna, giusta il +codice longobardo in voga anche presso i Normanni. + +Posti questi tre articoli, il giudizio si dispose. Giudizio arbitrario +ed illegale, perchè gli _sculdaschi_, ossia i giudici, giudicavano ed +accusavano nel tempo stesso, ed i rei niuno aveva chiamati alla +difesa. Ma perchè il principe Gisulfo se ne era costituito campione, +avvegnachè il principe non potesse dirsi assai istruito dei fatti, nè +vigoroso del pari nell'intelletto come nel braccio; il papa si +credette autorizzato ad aprir questo _placito_. Egli operava così +perchè Roberto Guiscardo, ricevuta investitura dei suoi Stati da +Niccolò II si era dichiarato vassallo della Chiesa, in egual modo che +il priore lo era per lo spirituale; perchè egli usava del diritto di +difendere gli oppressi contro i potenti, e come capo dei cristiani +chiamare alla ragione i feudatari, che a niuno potere inchinavansi +quando gl'imperatori tanto distavano dalle loro provincie; perchè la +grande idea di sottrarre non solo gli ecclesiastici al dominio +laicale, ma questo sottomettere a quello, faceva un passo di più, +giudicando così possenti baroni; perchè infine a tal punto lo aveva +tirato dei capelli il suo cancelliere, ed un simulacro di giustizia +appariva nel loro comportarsi. Cosichè non stettero a pensarci sopra +neppur tanto, ed il _placito_ s'intimò. + +A terza dunque, come si è detto, tutti trovavansi pronti nella grande +sala del capitolo. Le porte del monistero si chiusero, onde niuno di +fuori venisse a sturbarli. Innanzi ad un grande tavolo di legno di +quercia sedeva il cancelliero di papa Alessandro, con la testa +scoverta, severo e sereno. Presso di lui stava un'urna per raccogliere +le tessere, il codice longobardo, ed il calamaio con pergamene. A +fianco di lui il principe Gisulfo, scoverto del pari, con una manopola +di ferro innanzi. Negli stalli del capitolo ed in altri seggi +appositamente quivi allogati sedevano gli ecclesiastici ed i baroni. +Alcuni ravviluppati in grandi cappe co' becchetti tirati infino agli +occhi, altri con celate in testa e visiere calate; tal che per sola +congettura alcun di loro si poteva ravvisare. Il lume delle finestre +(a vetro colorato, _et gypso_, talco, come dice Leone Ostiense, +bellamente lavorate), era stato temperato con tendine di seta. Tutto +inspirava solennità luttuosa. + +Quando furono accolti, le porte serraronsi e vi si apposero a guardia +quattro labardieri. Il cancelliere allora si ginocchiò per invocare +lumi di giustizia dallo Spirito Santo. Gli altri baroni ne seguirono +l'esempio. Ciascuno pregò in segreto per un istante, poi tutti +silenziosi si riassisero ed il cancelliero volgendosi verso uno degli +stalli della destra, con maestà disse: + +--Campione della Chiesa, la parola è a voi. + +E lento lento da uno di que' stalli si alza come un'ombra un uomo +strettamente involto nel mantello e tirasi in mezzo alla sala. +Qualcuno pensò che colui fosse l'abate Desiderio in persona, altri il +celebre Amato. Noi propendiamo pel primo. Egli dunque stava per +favellare, allorchè gli sorge da canto un cavaliere chiuso nell'elmo e +parla: + +--Con la vostra sopportazione, bel sere, ancora un momento. Le querele +del papa giungeranno a migliore proposito dopo ciò che io dirò. + +Il campione della Chiesa fa con la testa cenno di assentire, e si +ritragge a sedere. L'altro si alza la vantaglia, sì che ognuno ravvisa +Baccelardo, e comincia: + +--Io accenno a cose, baroni, che le vostre signorie già conoscono. Gli +è però bene che abbiano la cortesia di rammentarsele. Nel cominciar di +questo secolo, quaranta pellegrini sopra galee amalfitane, tornando di +Terra Santa, approdavano a Salerno nel momento proprio che una +flottiglia di Saraceni appariva nella rada e si cacciava nel porto, +chiedendo forte riscatto. Il principe, per farli desistere dalle +avanie, promette, ed i suoi vassalli comincia a tribolare per +raccogliere la somma. I quaranta palmieri, maravigliati di tanta +obbrobriosa condotta, dimandano armi e cavalli; e nel bel delle +crapole e dell'orgie, in che guazzavano i Saraceni, vi dan dentro e ne +fanno poderoso macello. Il rimanente ottiene appena in ventura risalir +sulle navi e fuggire. Quei palmieri erano normanni. Guaimaro li colma +di doni e di grazie, e li solletica con promesse di onoranze perchè +restassero nella sua corte. Coloro però, caldi di riveder la patria +loro, gli rispondono: « che non potevano rimanere avendo da molti anni +peregrinato, che speravano visitare ancora i santuari di monte Gargano +e di Montecasino, e risalutare i tetti paterni, promettengli l'invio +di altri loro compagni. » + +Il principe, confortato di tali promesse, li accomiata carichi di +molti e bei regali. Quei Normanni giungono alla patria. I concittadini +loro stupefatti de' ricchi presenti, spronati dal racconto de' +splendori del cielo d'Italia, si pongono sotto la condotta di Osmondo +Drengotto, ed uniti fra fratelli e nipoti, in pressochè cento, vengono +in Italia. + +Io non ricorderò a voi testimoni, parte, vittime dei Normanni, i loro +fatti, le loro conquiste, coma e quando venissero i primi figli di +Tancredi d'Altavilla, Guglielmo Braccio-di-ferro, Drogone ed Umfredo, +nè quali servigi e' rendessero ai principi longobardi e quali +ricompense ne togliessero, nè come infine, dopo largo pugnare, +occupassero vasto paese, e Guglielmo Braccio-di-ferro fosse scelto a +Matera capo dei Normanni e nominato conte di Puglia.... + +--Sta bene, sta bene, sclama il principe Gisulfo, sappiamo ciò, ser +cavaliere; siateci cortese di venire ai vostri propositi. + +--Ci siamo, monsignore, continua Baccelardo. I soldati longobardi +adunque, i Normanni, gl'Italiani, i loro capi, il popolo, la +maestranza, tutti si uniscono, e a suono di timpani e di oricalchi, +levato Guglielmo sopra uno scudo, gli affidano il gonfalone della loro +nuova terra, gli danno l'elmo sormontato da cerchio d'oro e la rotella +insignita della divisa medesima in campo di argento, e lo proclamano +conte di Puglia--riconoscendolo per loro primo condottiero e signore. +Indi recandosi tutti ai dieta a Melfi, si dividono il conquisto. Non +stette guari però e Guglielmo muore a Venosa. + +--Da scomunicato. + +--Da cristiano e da guerriero, senza rimorsi e senza paura, grida +Baccelardo. Poi continua: + +--I Normanni, accoltisi di nuovo a dieta, eleggono conte suo fratello +Drogone. In quel tomo di tempo vennero gli altri figliuoli di Tancredi +d'Altavilla. Umfredo padre mio, e maggiore tra i figli del secondo +letto di Tancredi, fu creato conte. Roberto, che poscia per sua +scaltrezza e perfidia addimandarono Guiscardo, fu mandato a sostenersi +nella fortezza di San Marco in Calabria. + +--E di chi era quel paese, ser cavaliere, se Dio vi aiuta? domanda una +voce con accento commosso. + +--Di Dio e di chi lo prendeva, riprende Baccelardo, perochè erano +terre occupate da vili, ed i vili non meritano una patria. + +« Enrico III intanto scendeva in Italia tra per assicurarsi la +dipendenza dei Normanni, che conquistavano paese nelle provincie +dell'impero, tra per mettere freno alle ribalderie dei romani +pontefici che tre in una volta regnavano dentro Roma. Composte le cose +dei papi, eleggendone un quarto, Enrico cavalca sopra Capua. Drogone +conte di Puglia e Rainulfo conte di Aversa gli fanno quivi riverenza, +e lo donano di cavalli e danari. In ricambio hanno investitura del +paese conquistato sulle terre imperiali. + +--Quella del papa non bastava dunque loro, domanda balbettando un +membro dell'assemblea. + +--Esse avevan tutte lo stesso valore, risponde Baccelardo. La +investitura vera la tenevano dalle loro spade. Infrattanto i Pugliesi +ribellati uccidevano molti Normanni a tradimento e facevano +assassinare l'istesso conte Drogone dal suo compare Riso, mentre +entrava nella chiesa di Montoglio ad udir messa. Il conte Umfredo, +succeduto a Drogone, assedia e prende Montoglio e fa morire gli +assassini di suo fratello quivi rifugiati. + +--Adesso, ser cavaliere « l'interrompe il campione della Chiesa +» abbiate la cortesia di cedere a me la parola. Questo punto del +racconto vostro gli è bene che fosse rammentato da me. + +--Vi ascolto « risponde Baccelardo e piegando le braccia si asside al +seggio da cui il campione della Chiesa erasi levato. E quegli dice: + +--L'ordine di Umfredo di governare i Pugliesi come roba da rubello fu +troppo appuntino seguito. I beni della Chiesa, da costoro non +rispettati; ed i santuarii violati e messi a ruba, i sacri arredi +addicendo ad usi profani; le persone dei sacerdoti taglieggiate, le +sante reliquie rubate e vendute come buoi tolti ad aldiani; i vassalli +angariati nelle robe e nella vita, augumentati _foderi_ e _livelli_; +gli uomini di condizione libera manomessi; le donne vituperate fino +nei santi asili dei chiostri; in una parola la più pesante mano che la +guerra potesse aggravare sugl'infedeli, i Normanni calcavano sui +cristiani di Puglia. Onde avvenne che di tante crudeltà le città e le +chiese si mandassero a dolere col papa perchè, mercè sua, fussero +sollevate. + +--Avrebbero meglio fatto di sollevarsi, sclamava una voce; chiamare un +aiuto gli era chiamare un nuovo padrone. + +--Il papa è padre più che padrone, continua il campione della Chiesa. +Infatti Leone IX, da quel santo che egli era.... + +--Calate, calate, interrompe una voce, santi di quel conio non vanno +agli altari. + +--Da quel santo che era, insiste il campione, Leone tenne qualche +motto ai principi longobardi. Ma conoscendo questi baroni come i +Normanni fossero ostinati nel proposito, e tenaci nelle loro +risoluzioni, persuasero il papa che senza niente affatto avvilirsi a +pregarli di carità verso i vinti, si volgesse all'imperatore Enrico. + +--Il consiglio era eccellente, dice un membro dell'assemblea, perchè +l'imperatore, mal doveva tollerare che nei suoi Stati si andasse +levando gigantesca una dominazione novella, di uomini non mai sazi di +guerre nè mai pieghevoli. + +--Proprio così, ser cavaliere, soggiunse il campione. Ond'è che Leone +si recò in Germania, ed Iddio fe' trovar varco alle sue parole nel +cuore di Enrico _il nero_, il quale con settecento gendarmi alemanni +lo rimandò in Italia. + +--Così, li avesse mandati all'inferno! mormorava taluno; quei +saccomanni vennero a desolare l'Italia. + +--E non furono i soli, replica Baccelardo perchè in Italia Leone fece +altre cerne di truppa ed accozzò esercito numeroso, alla cui testa si +mise egli in persona da condottiero. + +--Sì; Leone si mise alla loro testa per addolcire i mali della guerra, +continua il campione. Però, udendo i Normanni di quella tolta di laici +e chierici che il papa loro voltava contro, gli mandano ambasciadori, +simulando pentimento e voglia di soddisfarlo all'intutto. Ma gli +oratori normanni non sanno di tanto mascherarsi da accecare Leone. +Talchè il sant'uomo, inasprito dall'insolenza di quei venturieri, che +piccoli della persona e segaligni si davano in volta boriosi per +conquistare il mondo, cavalca su quel di Civitade in Capitanata il 18 +giugno 1053. I Normanni ridotti allo stremo di viveri e disperati per +la troppa disuguaglianza di forze, si trovano costretti accettare +l'abbattimento. + +« Sire Iddio » sclama allora un cavaliere « giuro ammazzarti di mia mano +dugento Saraceni, se ci dai di mandare al diavolo questi bricconi di +papalini ». + +--E l'uomo che così giurava, soggiunge Baccelardo, era Roberto +Guiscardo. E gli altri a loro volta giurarono: + +« Regina Maria di Lacedonia, facciamo voto di darti tante messe nel tuo +priorato, quanti di questi mariuoli del papa ognuno di noi ucciderà ». + +--Gli è proprio così, ser cavaliere, » disse, continuando, il campione +della Chiesa. « Il conte Umfredo comandava i Normanni. Papa Leone +celebra la messa nel mezzo dei suoi alloggiamenti, dà una grossa +benedizione alla sua truppa, e la schiera nella pianura, separata dai +Normanni per non difficile colle. Questi lo accolgono primi. Ed a vero +dire forse la pugna si sarebbe risoluta per quei della Chiesa, se quel +dannato di Guiscardo non avesse fatto suonare le trombe, e non si +fosse precipitato sugli Svevi con truppa fresca e disperata. +Lungamente si martellano di colpi, intrepidi gli uni, feroci gli +altri. Infine gli Alemanni cominciano a piegare, sono rotti e si +volgono alla fuga. Roberto gavazzando nel sangue come tigre, li segue +tagliandoli ai garretti, li uccide tutti finchè uno solo non ne resta. +A quello spettacolo terribile Leone IX inorridito si dà a fuggire +ancor egli, e cerca asilo nella fortezza di Civitade. I Normanni ve lo +assediano ed ai cittadini propongono o la resa o andar tagliati a +pezzi. + +--Sì, dice Baccelardo interrompendo, e chi questo supplizio loro +minacciava era Guiscardo. Che perciò quei poltroni spaventati +cacciarono il papa fuori le mura della fortezza. Un cavaliere allora +si accostò, e prendendo le redini della sua bianca mula: + +« Ser papa » gli disse sorridendo « siete prigione ». + +--Quel cavaliere era ancora Roberto. + +--Era Roberto, » continua il campione della Chiesa; « proprio lui, egli +sempre. I Normanni, in apparenza rispettosi, punsero il pontefice di +amari motteggi. Gli occhi pregni di lagrime, pallidissima la faccia, +Leone venia tirato dalla briglia da Guiscardo ed attraversava i ranghi +dei soldati, i quali ebri di tanta bella ed inaspettata vittoria, gli +si ginocchiavano schernevolmente sul passaggio per riceverne la +benedizione. + +--Ed avrebbero meglio ricevuti dei bisanti, dei fiaschi di Orvieto e +delle lacche di maiale! interrompe una voce chioccia dal fondo della +sala. + +--Può ciò essere ancora, continua il campione: eran tanto scomunicati! +Il conte Umfredo però prese il santo padre sotto la sua custodia: nè +il lasciò a libertà se non carpiti accordi che pienamente lo +soddisfacessero. Il papa ridotto a tanto stremo mal volente o +volentieri condiscese a tutto, tornò libero e poco stante morì a Roma +di cordoglio per gli oltraggi ricevuti. E l'uomo che tanta sventura +alla cristianità cagionava era sempre Roberto. + +--Sventura poi non era tanta, mormorò un cavaliere dell'adunanza: quel +Leone fu una mala ventura. + +--La parola è a me adesso « l'interruppe il principe Gisulfo alzandosi ». + +--Con vostra licenza, monsignore, ancora due motti « pregò Baccelardo +» indi giustificherete a vostro piacimento, se potrete, la condotta di +vostro cognato. + +Gisulfo si riassise, e quegli continuò: + +--Leone IX, così vinto, investì il conte Umfredo padre mio delle terre +di Puglia, di Calabria e di quanto mai avesse saputo acquistare sui +Saraceni di Sicilia. Ed i Greci perdettero ancora Trani, Venosa, +Acerenza, Otranto e Troia. + +--Piano « l'interruppe il campione della Chiesa » Troia era stata donata +al pontefice da Enrico II. Papa Niccolò II si lamentò di questa +occupazione dei beni della Chiesa, e Roberto promise ritornarla. Troia +non è stata restituita più alla santa sede. Continuate. + +--Ridotta la Puglia « proseguì il cavaliero » tutto l'animo del conte +Umfredo si rivolge alle Calabrie. Vi manda Roberto con molta mano di +truppa e di scorte. Cosenza, Bisignano, Malvito, Gerace e Martorano +sono prese. Poco di poi, in Puglia il conte Umfredo muore. Dal suo +letto supremo chiama Roberto, facendo cenno della mano ad un frate, +che apprestavagli la comunione, di attendere ancora un istante. + +« Fratello caro » a Roberto egli parlò « quanto amore io ti abbia posto +tu lo sai. Io di Normandia ti chiamai in questo paese, io sempre ti +tenni il più prode dei miei guerrieri, il più saggio nei miei +consigli; e le missioni più perigliose affidai sempre a te. Ora muoio +qui, lontano dalla nostra patria, in questa patria novella che mi ha +conquistata la spada. Il libero volere dei conti normanni mi elesse a +loro duce, proclamandomi conte di Puglia: l'imperatore Enrico III mi +investì del paese da noi conquistato: il papa rese santi i nostri +acquisti dichiarandoli tutelati dalla Chiesa, dandomene anch'esso +investitura. Tu sai che Drogone succedette a Guglielmo, perchè senza +prole, ed io a Drogone, perchè senza figli ancor esso. Ora io ho +figliuoli. Per le nostre patrie costituzioni tu sai ancora che gli +Stati del padre eredita il figlio. Ti raccomando dunque il mio +figliuolo Baccelardo. Giurami, Roberto, giura al tuo fratel moribondo +che tu sarai il padre di Baccelardo, che gli conserverai i conquisti +di che i Normanni mi fecero capo, che lo addestrerai al governo, +giuramelo sui piedi di questo Cristo che abbraccio, su quest'ostia che +deve comunicarmi ». + +E Roberto, stendendo una mano sull'ostia e prendendo dall'altra il +crocifisso, fra molte lagrime, cadendo ai piedi del letto del +fratello, gridò: + +« Giuro su questa santa ostia e su questo Cristo che il tuo volere sarà +fatto, fratel mio caro ». + +» Umfredo radiò di gioia negli occhi, assunse l'ostia, e morì. + +» Ora, baroni, Roberto non ha mantenuto il giuramento, e Baccelardo, il +figliuolo del caro fratello suo, va ramingando di terra in terra, +sprovvisto di ogni cosa, spogliato dei suoi Stati, perseguitato come +il lupo, dannato a terribile morte da suo zio. Cotesto zio è Roberto +Guiscardo. Giudicatelo. + +--Uhm! giudicatelo! mormora l'abbate di Farfa dal fondo del suo +cappuccio: e chi si incarica di eseguire la sentenza? + +--Se altri manca, Dio! sclama il cancelliero del papa rizzandosi sul +suo seggio. + +--Proseguite le vostre accuse, signori « torvo e pensoso dice a sua +volta Gisulfo » io parlerò per ultimo. + +Allora dal fondo della gran sala sorge un altro cavaliere che +tirandosi fino innanzi della tavola del cancelliero favella: + +--Ed io accuso Roberto Guiscardo come spergiuro di altra promessa. + +--Egli ha promesso di non tenerne mai una! mormora una voce stridula +dal fondo della sala. + +--Pare che la sia proprio così, soggiunge il cavaliero che aveva +cominciato a parlare. Infatti udite questa. Sotto la fortezza di +Malvito i Normanni avevano consumato lungo tempo in assedio, senza +niuna speranza di prenderla. Una mattina un araldo d'armi, preceduto +da banderaio con bianco pennoncello e due trombettieri, si presenta +avanti alle porte e dimanda esser introdotto. I sergenti vanno a +prender l'ordine, e non passa guari, si apre una porta di soccorso per +fare entrare l'araldo. Il sire di Malvito, in piedi nel vestibulo del +suo castello, lo aspetta, tutto pronto a ricevere i patti della tolta +dell'assedio. L'araldo invece gli dice: + +« Messer Asclettino, il mio nobile signore Roberto Guiscardo conte di +Puglia vi manda salute e prosperità. Nel tempo medesimo prega la +cortesia vostra che vogliate concedere sepoltura nella vostra chiesa +al suo compare Brado, morto la notte scorsa di ferita al ventre, onde +come scomunicato non venga sotterrato in rasa campagna. Che perciò +egli in nome di Dio promette che domani toglierà il campo dalle mura e +sulle reliquie dei santi ve ne fa sacramento. + +« Bene sta, risponde Asclettino; il sire di Malvito che non teme i +Normanni vivi non avrà paura degli estinti, nè incrudelirà verso i +morti. Torna dunque al conte Roberto e digli: che noi gli diamo parola +di cavaliere, col favore di Gesù Cristo, di non aprir mai le porte +nostre ai soldati normanni finchè ci resteranno polpe alle braccia e +cuoi a' calzari; ma che non le chiuderemo giammai ai loro +cadaveri--dovessero pure cercarvi ricovero tutti quanti sono. + +« Mille mercè, sire di Malvito, riprende l'araldo, ed Iddio +misericordioso non ascolti le vostre parole. + +La sera infatti il medesimo araldo si presentava alle porte per +dimandare passo al funebre corteggio di compar Brado, giusta la +permissione del sire di Malvito. Sotto una bara coverta da ampio +drappo giaceva il cadavere: quattro cavalieri, armati solamente delle +spade, ne sostenevano i lembi, quattro frati se la recavano sul dorso +ed altri sei frati con ceri accesi venivano dietro cantando _misereri_ +e _Deprofundis_. + +--Che lusso di frati! Ne avevano dunque delle caneve nel campo? grida +l'uno. + +--Più che di maiali per disfamarsene al desco--replica un altro. + +--Voi credete, cavalieri? riprende il primo interlocutore. Ascoltate +allora. Questo manipolo di frati tirò dritto alla chiesa. +Fervorosamente tutti pregarono agli altari, poi supplicarono voler +passare la notte in preghiere per l'anima del defunto, chè al domani +gli avrebbero cantato messa, l'avrebbero sepolto, e sarebbero tornati +al campo per dimandare a Roberto di mantenere la sua parola, avendo +quel di Malvito mantenuta la sua. Asclettino, che era uomo di cuore, +non rifiutò la preghiera, e nel sagrato fece loro recare molti bei +fiaschi di vino e pasticci e camangiari che avevan proprio a farci uno +stravizzo. + +--E null'altro che questo? Capperi! i frati di Malvito si danno bene +altre leccornie con le fanciulle del contado--sclama un capperuccio +del sinedrio. + +--Non dico mica no, continua il primo interlocutore: ma colà si +trattava di mortorio, credeva il sire di Malvito. Se non che, nel +cuore della notte, quando i cittadini dormivano tutti, i Normanni +scoperchiarono la bara e misero fuori compare Brado vegeto e fresco +come i canonici di Cosenza, e tolsero dal fondo della cassa molte +belle armi, perchè di sotto le cappe e' già vestivano cotte di maglia. + +--Oh birbi, birbi, birbi! sclama qualcuno. + +--Spogliansi perciò degli abiti da frati, continua il primo, danno di +piglio ad azze, spade e picozze, e queti queti se ne vengono alle +porte. Quivi si gittano su gli arcadori di guardia e gridando: viva +Guiscardo e s. Gotifrido! li scannano tutti. Indi aprono le porte a +quei e fuori già in pronto, e mentre coloro della fortezza si levavano +a tumulto, sapendo dentro il nemico, già i Normanni occupavano i posti +delle mura, e s'impadronivano del sire di Malvito. + +« Voi siete uno spergiuro, grida costui a Roberto quando gli fu menato +d'innanzi, siete un disleal cavaliero. + +« Mai no, risponde Guiscardo; sire di Malvito, vi giurai che dimani +avrei tolto il campo dalle mura, vi ho mantenuta la parola questa +notte; trasferito l'ho qui dentro. + +Ora, baroni, giudicate voi se Roberto non spergiurò. + +--Io non me 'l credo, mormorò una cocolla, che ben poteva essere +l'abate di Farfa, che i monaci addimandavano il santo, i vassalli il +maledetto. + +--Vi è ancora qualcuno che ha querele da produrre? dimandò il principe +Gisulfo volgendosi all'adunanza. + +Ed un altro cavaliero traendosi ancora innanzi favellò: + +--Io. Io che vengo ad accusare Guiscardo pel più villano ed infame di +quanti mai abbian preso cingolo di milizia; avvegnachè le mie parole, +monsignore, dovessero toccarvi più dappresso nel cuore. + +--Messere, grida Gisulfo, rammentatevi che l'insolenza delle parole +sconviene a cavaliere, se pure cavaliere voi siete, e che noi non +sapremo perdonare tale inverecondia come non la sopportiamo. + +--Sta bene, risponde l'altro; uditemi adesso, poi se vi piacerà +regolar meco i vostri conti, non isdegnerò sollevare una maschera che +per decoro non per paura mi tengo sul viso. + +--Proseguite. + +--Lode a Dio! Sappiate dunque che fra coloro i quali seguirono Roberto +all'invasione di Calabria era un tal Giselberto Squassapostierle. +Cavaliere senza macchia, aveva sposata una nipote di Tancredi +d'Altavilla. Egli era primo alle scalate, ultimo nelle ritratte, +avveduto nei consigli, disinteressato nel partaggio delle spoglie, ed +amato e venerato dai soldati, i quali, alla presa di Gerace, gli +dettero sopranome di Squassapostierle, perchè di un colpo di mazza +sgangherò una porta di soccorso. Questo vecchio ed onorando cavaliero +aveva una figliuola, una perla di figliuola, cui la madre mise a luce +e morì. Il padre se l'aveva allevata sul Pavese e l'amava quanto non +si può dire. Quella creatura era bella sovranamente e di una soavità +di carattere che ammaliava ogni cuore. Sicchè il padre se la recava +ognora da presso, custodita sotto il pennoncello della sua lancia, e +della sua rotella. Ed era venuta su di quattordici anni quando si +occupò Cariati. Roberto investì barone di quella piazza Giselberto, e +gli dimandò la mano di Alberada, per la quale da più di un anno +bruciava di fiamma forte e vereconda. Nè per vero dire ad Alberada +tornava spiacevole Roberto, il quale nelle rare veglie della sera +l'affascinava del suo sguardo ceruleo, e del rispettoso profferirle di +ossequi. E poi i suoi fatti da prode facevano balzare il cuore d'ogni +dama. Giselberto, che si sentiva invecchiare e forte piacevasi della +caccia, gli dimandò ancora sei mesi di tempo da sperimentar libero il +volere della figliuola; perocchè egli avrebbesi tolto piuttosto +nemicarsi lui che contradire la volontà di Alberada. Roberto vi si +acquetò malvolentieri, tardandogli godere della gioia di sì avvenente +e cortese sposa; ma il barone Giselberto fu irremovibile. Si attesero +dunque i sei mesi, a capo dei quali il barone si chiamò la figliuola +nella sua stanza e le disse: + +« Alberada, amor mio, oggi tu devi passare a marito e separarti da tuo +padre, che alle tue nozze non sopravivrà di otto giorni. Parlami +dunque schietto, proprio come parlassi a tua madre o alla madonna, ami +tu Roberto Guiscardo? Perchè se per nulla e' ti riuscisse malgradito, +giuro pel santo sepolcro, che non ho avuta la sorte di visitare, che +toglierò la mia parola a Guiscardo e ti farò sposa di colui che più +ami--fosse pure il chierico di San Nicodemo. + +E la fanciulla cogli occhi velati di lagrime: + +« Sì, padre mio, io l'amo. + +« Bene sta dunque, figliuola, risponde il barone, torna alle stanze +tue, chè fra poco mi vedrai. + +E facendosi venire innanzi Roberto, Giselberto gli dice: + +« Senti, Roberto, se tu mi avessi chiesta l'anima mia, io avrei voltate +le spalle al mio angelo custode e te l'avrei data senza patti: ma tu +mi hai domandata Alberada, gli è bene dunque che mi stii attento ad +ascoltare. Roberto si assise incrociando le braccia sul petto, l'altro +continuò: + +In tante battaglie ho sparso il sangue per te, messer conte, e quando +quel sangue se ne andava al diavolo giù per le vene io zuffolava +un'aria di caccia. Ora tu mi vieni a dimandare più che il mio sangue, +più che la mia vita, tu mi vieni a dimandare la gioia mia, il mio +conforto, la mia preghiera, la mia speranza; l'angelo mio, la mia +madonna--tutto insomma, tutto quanto può rendere deliziosa la vita di +quaggiù, lieta quella del paradiso, e tutto questo per me è Alberada. +Bene dunque, figliuolo mio, poggiati la mano sul cuore ed interrogalo. +Se quello ti dice che malvagia cosa ell'è torre tanta beatitudine ad +un vecchio e deserto cavaliere senza punto di amore per colei che lo +bea, e tu metti la tua nella mia mano, e dimmi: Giselberto, tienti la +figlia tua, io non sono quel tanto che tu puoi sperare per lei. Ma se +codesto cuore ti dice che l'ami, e che l'amerai sempre, e che la +saprai far felice, allora prenditela pure e lasciami morire come i +vecchi cani, dimenticati, ma paghi di aver ben servito il loro +padrone; perchè, pel santo giorno di Dio, io ti giuro che morirò +contento. + +E Roberto a lui: + +« Giselberto, padre mio caro, io l'amo la tua Alberada e la farò lieta, +la soave creatura. + +« Dici tu vero, Roberto? gli dimanda di nuovo il barone pieno d'ansia, +combattuto dalla gioia e dalla disperazione. + +« Vero, risponde colui, e ti giuro per quell'ostia che deve comunicarmi +al punto di morte, che io amerò sempre e terrò felice Alberada. + +« Dio ci vede e ci ascolta, sclama il vecchio; Alberada sia tua. + +Sapete voi, baroni, come Guiscardo ha mantenuto tanto solenne +giuramento? + +--Non fu colpa sua se non lo mantenne, grida Gisulfo. + +--La colpa fu sua, ed io che l'accuso, l'attesto, continua l'altro. +Del resto giudichi il _placito_. Dopo tre anni Alberada è stata +ripudiata. E nel pieno delle gioie, madre di un figliuolo, col sorriso +d'amore sulla labra, lusingata di lunga felicità, lussureggiante di +speranze, è stata ripudiata Alberada, per isposarsi ad un demonio--a +vostra sorella Sigelgaita, principe Gisulfo, per alimentare ambizioni +e fatali desideri. + +--Ciò non è vero, interrompe di nuovo Gisulfo. + +--Io l'attesto, io lo giuro, grida l'altro. Le lagrime di Alberada, +baroni, chiedono vendetta; voi lo farete. + +--Sì, voi la farete, grida Baccelardo anch'esso in un impeto +irresistibile, perchè suo padre non è più--dopo otto giorni dalla +partita della figliuola moriva di languore nel castello di Cariati che +gli avevano dato a guardare. + +--Vi è ancora qualcuno che debba produrre sue accuse? dimanda il +principe Gisulfo con l'accento soffogato dalla rabbia. + +--Ancora un altro, monsignore, risponde una voce dal fondo della sala. + +Ed a lentissimo passo, sorreggendosi ad un bordone, accompagnato da un +cane, perchè cieco, avanza un vecchio. La sua testa era scoverta, +pallidissima avea la faccia, lunga, scomposta la bianca barba, nuda e +rugosa la fronte, livido tutto nella persona pel gelo della vecchiezza +e della malattia che gli serpeva per le vene, incurvato, tremulo e +lacero nei panni. La sua voce barcollava come quella di chi agonizza. +Egli si trasse innanzi a stento, soffermandosi ad ogni passo. E come +fu adagiato sur un seggio, che il campione della Chiesa sollecito gli +appresta, il cane gli mette la testa sulle ginocchia e gli fissa gli +occhi nel volto quasi avesse voluto leggerne i pensieri. Il vecchio +gli stende la mano sulla testa, e parla: + +--Nella fatale invasione dei Normanni il principato di Capua, fino al +1055, fu rispettato. Nel 1055, Riccardo conte di Aversa si sentì ben +fermo nei suoi Stati, ed assai forte per non restarsene con le mani +alla cintola, mentre i figliuoli di Tancredi di Altavilla facevano +conquisto tanto opulento di paese. Riccardo dimanda a Roberto +Guiscardo volere anch'egli fornir truppe e partire le città che nelle +Puglie e nelle Calabrie si sarebbero occupate. Questo messaggio torna +malgradito a Guiscardo, che perciò, unitisi il dì di Pentecoste 1054 +ad Otranto, consigliò a Riccardo accrescere i suoi Stati dal lato del +principato di Capua, perchè, invece, egli avrebbe fornito lui di +scorte e di truppe per invaderlo. Il consiglio piace a Riccardo ed +accetta. Nella prima domenica dell'avvento del 1055, Riccardo con +esercito poderoso si reca infatti sotto le mura di Capua, e vi pone +assedio. Allora, baroni, come sapete reggeva Capua Pandolfo V. Egli +avrebbe potuto respingere il nemico con la forza; ama meglio calare ad +accordi, ed ottiene che Riccardo sgomberi il campo mediante dodicimila +bizantini. Una pace tanto vigliaccamente comprata durò poco. Morto +Pandolfo nel 1057, Riccardo comparve di nuovo sotto le mura di Capua e +le cinge di stretto assedio. Landolfo V, che era succeduto a suo +padre, fa sonare a stormo le campane, e convocati i cittadini alla +chiesa, dice loro: + +« Capuani, qui si tratta di onore e di vita; oggi è tempo di +riscattarveli. Raccomandatevi ai vostri santi, vestite le vostre armi, +e dal ragazzo che sente poter lanciare una pietra al vecchio che ha +forza di sostenere una spada, seguitemi tutti. + +Le parole di Landolfo non piacciono ai Capuani. Gridano quindi tutti +ad una volta: un riscatto, un riscatto: e scegliendo a loro araldo +l'arcivescovo Gualdemaro, lo mandano a Riccardo per offrirgli +dodicimila scudi d'oro. + +« Noi non venimmo qui a mercanteggiare con codardi, risponde il +fratello di Guiscardo; vogliamo la città a discrezione, perchè poi +d'oro sappiamo noi dove trovarne. + +Nè a quest'aspra risposta i Capuani si risentono. Landolfo fa inutili +sforzi per menarli a battaglia; coloro tolgono piuttosto morirsi di +fame che pugnare. E forse a tanto danno si sarebbe giunti, perchè il +principe Landolfo ostinato era e deciso a non rendersi se non tutti +morti; quando una notte prevale altro infame consiglio. Alcuni +gialdonieri si uniscono a sinedrio nella piazza, e, dopo avere +alquanto consultato, decidono capitolare per rendersi. Aprono perciò +una porta di soccorso delle mura e spiccano un araldo d'armi al conte +Riccardo, il quale per tutta risposta manda loro a dire: cacciate +dalla città il principe Landolfo V, e mettetevi a discrezione. Così +fecero. La mattina, tutte le campane di Capua suonano a festa come al +giorno di Pasqua. Un drappello di giovani capuani si reca al palagio +del principe, e balzatolo dal suo seggio, coi calci dell'asta sel +menano innanzi fino fuori le mura della città. Allora le porte si +aprono e quei di Riccardo si cacciano dentro per rompersi ad ogni +maniera di libidine, di furti e di violenze. + +--Gli è vero! sclama taluno; io vi ero. + +--Baroni, quell'infelice principe Landolfo V sono io, soggiunse con +voce articolata appena il vecchio, tremando in tutte le membra. + +A questa rivelazione tutti i baroni del _placito_ si alzano in segno +di riverenza per l'infortunio, pel caduto. Ma Landulfo che nulla vede, +continua: + +--Baroni, per tredici anni ho condotta vita la più miserabile che +fosse mai capitata a tapino. Ho veduto morire di freddo mia moglie, in +una notte di gennaio, sulle scale di un monistero, arricchito da noi, +e che ci rifiutò ricovero per paura di Roberto Guiscardo. Ho veduto +morire di fame due figliuoli respinti da un vescovo, creato ed +arricchito da noi, per paura di Roberto Guiscardo. Ho veduto trucidato +mio nipote da un valvassore, che noi avevamo donato del feudo, e +violate le figlie mie morir per mano di soldati che il nostro pane +avevano mangiato, per tornar graditi a Roberto Guiscardo. Ho veduto in +fine scomparirmi d'innanzi un ultimo figliuolo senza che mai novella +me ne fosse arrivata. Solo questo cane è rimasto al principe di una +dinastia che 509 anni dominò in Italia, 481 su queste contrada; ed io +mi muoio. Muoio con non altro cordoglio, che le sventure mai +provocate, accumulate su di me da questi Normanni ladroni, non saranno +pagate da alcuno; muoio, non rimpiangendo altri, non considerando +altri fra le creature di Dio che questo povero cane, il quale mi ha +guidato nelle tenebre, mi ha riscaldato col fiato nelle gelide notti, +ha meco diviso la crosta che con noi partì il povero vassallo. Baroni, +io metto le mie vendette nelle vostre mani: voi ne sarete giudici. Ma +ricordatevi, che sarete misurati della stessa misura che altrui +misurerete come dice l'Evangelo, e che Iddio pesa il vostro giudizio. + +E sì dicendo il vecchio si sforza di alzarsi e partire; ma fatto +appena un passo cade al suolo come tronco abbattuto, e resta. Il cane +gli si accosta tosto alle labbra per fiutargli il respiro, poi gitta +forte un guaito e cade anch'esso. Precipitosi alcuni di quella sala +corrono a sollevare l'infelice Landolfo V; era morto.-- + + + + +III. + + PR. ENR. Abbominevole è quel Falstaff, un corruttore + della giovinezza è quel vecchio Satana dalla + barba grigia. + + FALS. Vattene mariuolo! Terminate la vostra parte, + molte cose mi rimangono a dire in favore di quel + Falstaff. + + SHAKESPEARE--_Enrico IV, Parte I_. + + +Il principe Gisulfo, dopo che ebbero menati via i cadaveri di Landolfo +e del suo cane, si studiò pigliar la parola e difendere Roberto, ma la +voce gli mancò essendo anch'egli vivamente commosso. Imperocchè in +quella del principe Landolfo, più che la morte di un uomo, egli +egualmente che tutti considerava la morte di una forte ed annosa +dominazione. Ed una dominazione che passa senza fasto e senza rumore, +è tutta una storia di delitti, di grandezze, di ardimenti che si perde +nella tomba, così come la memoria del vassallo che per inedia morì. + +Il cancelliere del papa, il quale solo in quella adunanza non sembrava +tocco per nulla, e che durante i diversi favellari, severo ed +impassibile si era mostrato, attese ancora qualche istante perchè +altri s'avanzasse a profferire accuse. Poscia vedendo che nè il +principe di Salerno la difesa del primo suo accusato prendeva, nè +alcuno presentavasi, accigliato, ma gelidamente, alza la fronte e +dice: + +--Proseguite, baroni, chè il tempo non è degli uomini ma di Dio. + +Quindi il campione della Chiesa si tragge innanzi novellamente e +favella: + +--Nobili cavalieri, io accuso il priore Guiberto, barone di Lacedonia, +come complice, esecutore e consigliero di quante scelleratezze mai +contro gli uomini e contro la santità di Dio e della Chiesa, il duca +Guiscardo commettesse. Lo accuso inoltre come nicolaita, come +simoniaco, come sacrilego, come concubinario, ed ateo profanatore +delle sacre cose. + +--Accusare non basta, sclama Baccelardo dal suo seggio, bisogna +provare. + +--Gli è ciò che mi accingo a fare, ser cavaliere, ripiglia il campione +della Chiesa, se ella mi sarà cortese di udirmi. Il priore di +Lacedonia dunque il dì de' SS. apostoli Pietro e Paolo predicò dal +pergamo, che se Salomone, re di un guscio di paese, poteva senza +offendere Iddio ed il mondo tener seco settecento mogli e trecento +concubine, e medesimamente donne idolatre, di cui Iddio aveva +comandato: _non ingredimini ad eas; neque de illis ingredientur ad +vestras, certissime_ _enim avertent corda vestra ut sequamini deos +eorum_; egli, signore di ricco e vasto priorato e barone di grosso +contado, poteva bene avere una moglie e dieci concubine senza +oltraggiare chicchessia. Ed una moglie e dieci concubine ha infatti +nelle stesse sante mura del chiostro, egualmente che tutti gli altri +frati. + +--Il vescovo di Molfetta ha tre mogli e cinquanta concubine, eppure +gli è amico di papa Alessandro, sclama Baccelardo. + +Il campione della Chiesa non risponde all'interruttore e continua: + +--Il priore di Lacedonia trascura i santi uffizi della Chiesa ed +impazzisce fra crapule ed orgie. Egli il giorno di Pasqua ha fatto +danzare nella chiesa i suoi frati con le loro donne, dicendo che stava +scritto che Davide, per onorare Iddio, danzò innanzi l'arca: e la +domenica delle palme li ha fatti entrare in chiesa a bisdosso di +somari, perchè così Gesù Cristo entrò in Gerusalemme. + +--Non si debbe dunque imitare Davide e nostro Signore? dimanda +Baccelardo con impazienza. + +Il cancelliero del papa solleva la testa e fulmina di uno sguardo il +giovane cavaliere, senza però profferir verbo. Il campione della +Chiesa, lo guarda anch'esso di modo uggioso e continua: + +--Il priore di Lacedonia uffizia nelle chiese del suo priorato, +avvegnachè il papa l'avesse interdetto, e fosse sotto i gravami degli +anatemi. Egli invase le possessioni della badia di Grotta Minarda; ed +avendo quella badessa mandato quattro giovani suore a portargliene +gentile lamento, l'infame fe' recidere tutta la parte anteriore +dell'abito alle ambasciatrici, dal petto in giù, e così sconce, con +drappello di scostumati soldati, di nuovo le fece accompagnare +all'abadia. Egli nella festa del _Corpus Domini_ del 1063 benedisse il +popolo accorso alla chiesa con inchiostro invece di acqua lustrale, +profanando le sacre funzioni, tramutando la messa in giulleria con un +popolo così laidamente imbrattato. Egli battezzò suo figlio col vino; +ed avendo la madrina fatte osservazioni su tale sacrilegio, il priore +le dà forte dell'aspersorio nella fronte sì che la stramazza, ed il +figliuol suo, urtando delle tempie al pavimento, ne muore. Egli avendo +ricevuti due messi di papa Alessandro II, il quale lo chiamava al +ravvedimento, castra atrocemente i due diaconi, e così vituperati li +rimanda al pontefice. + +--Infame, infame! sclama senza quasi avvedersene il cancelliero, e +senza alzar la testa poggiata sul petto. + +--Un santo padre della Chiesa s'era bene castrato da sè per essere più +uomo di Dio! mormora un cappuccio dell'adunanza. + +Il campione della Chiesa continua: + +--In tutte le guerre, in tutte le avvisaglie, in tutte le cacce, in +tutte le corti bandite, accompagnato da istrioni e cantatrici, da +chierici e da soldati, si trova il priore Guiberto, e nel più folto +sempre delle mischie, nel più osceno de' bagordi. Egli ha rapita la +moglie al sire di castel la Baronia che si recava alla caccia. Egli ha +spogliato ed incendiato il monistero di Carbonaro, mutilandone i +frati. Egli si condusse nella chiesa di Villanova, al momento che quei +canonici cantavano mattutino, ed avendo loro tronche le teste, li +lasciò negli stalli coi breviari sulle mani. Egli, e cinquanta +compagni vestiti da demoni, una notte nel 1065 penetrò nel monistero +di Accadia, ed avendo contaminate quelle sante sorelle di Cristo le +fece frustare pei chiostri, cantando: chè di chicchesia d'allora in +poi e' si sarebbe burlato, perocchè aveva a cognato Gesù. Egli insomma +si è bruttato di tutte le infamie, di tutti i delitti; ha maltrattati +gli ecclesiastici, ha oltraggiato il papa--è un empio furibondo e +matto di cui la terra non ne sostiene peggiore. + +--Chi attesta tutto ciò? sclama Baccelardo. Quando si danno di tali +accuse, gli è mestieri che una fronte si scopra per sostenerle. + +--Io levo la mia, risponde solennemente il cancelliero del papa, +alzandosi in piedi. Vi è chi dubiti di mia parola? + +Nessuno fa motto. Il campione della Chiesa allora soggiunge: + +--Finora i laici hanno rispettato codesto malvagio priore perchè egli +giammai offese nè le loro persone nè le loro possessioni--anzi e' ne' +bisogni e nelle guerre di ciascuno si prestò sempre volentieri e +disinteressatamente. Lo hanno temuto, perchè stretto di alleanza con +Roberto Guiscardo, l'uno spalleggia l'altro, l'uno dà all'altro mano +forte negli attentati, e si consigliano, e di qualsiasi potere ridono. +Ma voi, baroni, voi non potrete adesso con cuor freddo udire i lamenti +del Santo Padre, e saprete non solo giudicarlo debitamente, ma mandare +a compimento la sentenza. + +Com'ebbe detto ciò, il campione della Chiesa ritornò al suo posto e si +assise. Allora dal centro dell'adunanza si leva un altro, camuffato da +frate, col capperuccio tirato giù giù, ed avanzandosi fino al tavolo +del cancelliere, toglie la penna e scrive affrettatamente sotto una +pergamena alcune righe. Indi tornando fra gli stalli dei baroni +consegna quella pergamena all'abate di Cluny, che scoverto e numerando +i rosoni scolpiti nel soffitto di rovere si teneva cogli occhi levati +al cielo, e gli dice: + +--Padre riverendo, leggete. + +L'abate mezzo assorto, mezzo alienato, si riscuote come svegliato +improvviso dal sonno, e si trova fra le dita la carta. Si passa la +mano sulla fronte, quasi volesse sgombrarla dalla pesantezza del +sonno, e dimanda: + +--Che debbo dunque fare di questo negozio? + +--Leggete, leggete, ser abate, sclamano alcune voci dalla sala. Ed +egli levandosi da sedere legge: + +« Guiberto, per volere di Dio e di Enrico III imperatore, priore nel +monistero di Lacedonia e barone, ad Alessandro II antipapa, salute e +pace se la desidera ». + +« Avendo inteso, monsignore, che voi di pieno arbitrio, provocato da +sfortunato cavaliere, dal vostro cancelliere prevaricato, avevate +intimato un _placito_ in cui i medesimi baroni ed ecclesiastici +dovevansi fare accusatori e giudici di me, priore e barone, e del duca +Roberto Guiscardo, ed indi metter forse ancora esecuzione alla +sentenza, la quale per istigazione di voi e del vostro leal +cancelliero non mancherà tornarci contraria; ho creduto rispondere di +per me ad alquante accuse fattemi pure altre volte, qualunque si fosse +l'autorità di codesti giudici, e meglio per giustificarmi innanzi di +loro, come cavaliere con cavalieri, anzi che reo con _sculdaschi_; +ricordandovi inoltre cose a voi o mal conte, o mal gradite, o non +volute rammentare. Bene inteso però, che, di voi parlando, monsignore, +voglio sempre significare il vostro cancelliero, con me tanto +grazioso, ed innanzi al mondo tanto santo. + +« Paggio della contessa Beatrice di Toscana, di cui nacqui suddito, +piacque alla reale memoria di Enrico III _il nero_, per lieve servigio +resogli, di togliermi in grazia, e propormi la guerresca sua corte di +Germania, dove avessi voluto istruirmi in altro, che nel mestiero +della lancia e della daga. Come, per vero, avendo un dì dovuto +risolvermi ad accettare le imperiali munificenze, dalla santa memoria +di quell'imperatore fui accomandato a quel medesimo sir Adalberto +arcivescovo di Brema, il quale dipoi il suo proprio figliuolo Enrico +IV ebbe l'onore di consigliare. E quando quel possente imperatore mi +credette in grado di prodigarmi favori, mi donò del priorato di +Nostradonna di Lacedonia, e mandommi in Italia con commessa al duca +Roberto Guiscardo d'investirmi l'annessovi feudo. I voleri del +generoso principe, che ora è santo nella corte del cielo, furono +compiuti. Per modo che io questa baronia e questo priorato per +largizione imperiale tenni, tengo, e sempre al legittimo signore di +esso i debiti censi, di due rose bianche ed un mazzolino di viole, nel +dì di Pasqua, soddisfeci. + +« Essendo quindi padrone del feudo l'imperatore di Lamagna, gli è a +lui, o a messi suoi, che io debbo render conto dell'opere mie; +perocchè, come sapete, o per meglio dire il vostro cancelliero sa, +senza pecca di fellonia ad altrui nol potrei. Questo per quanto +riguarda la competenza dei membri di codesto _placito_. In quanto alle +accuse dichiaro: indebitamente querelarsi il papa degl'insultati suoi +oratori contro la ragione delle genti, perchè e' mi accusarono di +simonia per fatti che non sono se non dritti di feudalità che io come +livelli esigo: mi accusarono di intrattener donne fra mogli e +concubine non so quante, mentre ogni altro vescovo, cardinale, abate, +e fino diaconi e chierici di questo secolo le tengono, le tennero +quelli dei secoli passati, di cui io non sono nè mi vanto più santo: +mi ordinarono lasciar via queste donne incontanente, a vituperio del +Signore che solennemente fece precetto nelle sue sante Scritture: +_abbandona padre e madre, ma la tua donna non abbandonare_; perchè e' +mi vilipesero quando, non essendo messi imperiali, comando così +oltraggiante per parte di altrui mi davano; perchè infine avendo i +messi ecceduti gli ordini, forse pietosi del loro padrone, covrendomi +d'insulti inauditi finora, con parole obbrobriose, io, per dritto di +difesa, parimenti li oltraggiai. Così che indoverosi, per non dir +petulanti, i lamenti vostri mi giunsero, messer lo papa, e mi +giungeranno mai sempre, fino a che dritto l'imperatore non ve ne dia, +mica canoniche censure. + +--Costui bestemmia nefandamente, grida divampando il cancelliero; +strappate, ser priore, strappate quell'infame scritta. + +--No, no, leggete, continuate, gridano i baroni da tutti i punti della +sala. + +Ed il priore, senza punto avvedersi dei gridi dell'uno e +dell'ingiunzione degli altri, riprende fiato e così prosegue leggendo: + +« In quanto ai delitti per ultimo che il vostro cancelliero non manca +tutti i giorni di appormi, io formalmente dichiaro, monsignore, sia a +voi, sia ai nobili castellani che compongono il _placito_, sia agli +uomini come ai miei santi avvocati ed a Dio, che egli ha mentito +peggio di un giudeo, e mente; che egli è mio particolare nemico da +lunghi anni, e studia di qual maniera per altrui mezzo di me +vendicarsi; infine che le accuse, oltre dell'essere indegne di +cavaliere, non debbono prodursi che al mio legittimo padrone. + +« Queste sono le ragioni, monsignore, che per l'estrema volta io +discendo ad addurvi, e che mi dispenserebbero da qualsiasi +soddisfazione si potesse per avventura richiedere da me. Non pertanto, +sentendomi io puro delle colpe aggiustatemi con tanta poca carità +dalla frataglia mia nemica, in testa a' quali si leva il vostro santo +cancelliero, e non volendo lasciare nell'animo vostro, di codesti +nobili baroni, e del mio alleato duca Roberto Guiscardo, neppur +l'ombra di sospetti sull'onor mio, accetto di scendere in lizza chiusa +col vostro cancelliero e con prova, per giudizio di Dio, +giustificarmi. Dopo ciò vi dimando la benedizione, se me ne stimate +degno, e salutando codesti valorosi baroni, prego Iddio che +v'illumini, e tra me ed il vostro cancelliero decida. + +« Aggiungo, che la maggior parte delle accuse del campione della Chiesa +sono false ». + + Datum Lacedoniae triduo ante Kalendas Augusti 1070 + GUBERTUS LACEDONIAE gratia Dei, Prior et Baro. + +Quando l'abate di Cluny ebbe letto ciò si strinse nelle spalle ed a +passo lento si approssimò al tavolo del cancelliero, e gli pose avanti +la carta. E questi, piegandosi, vide che la postilla diverso carattere +aveva scritta. Dimandò perciò il pugnale al principe Gisulfo e sulla +punta di quello prendendo la pergamena la gittò per terra, e sopra vi +calcò il piede sclamando: + +--Le cose degli scomunicati non lordino i vassalli di Dio. + +Colui che aveva presentata la protesta di Guiberto, all'atto codardo +si alza come preso da impeto generoso; ma poi, percotendosi di ambo le +pugna la fronte, si asside di nuovo senza dir motto. Però il principe +Gisulfo, che uomo generoso era, trovando la parola rampogna: + +--Ser cancelliero, il vostro non è condursi da cristiano. Cristo +rimproverò i discepoli che d'intorno gli scacciavano la Maddalena, e +duolmi che, io laico, ve lo debba rammentare. Ma questi baroni hanno +udite le accuse e le difese di Guiberto, e basta. In quanto a mio +cognato Guiscardo poi rispondo--nè mi curo giustificar altrimenti le +mie parole fuor della spada--che non mai egli rapì gli Stati a +Baccelardo, perchè Roberto succedeva al conte Umfredo, come il conte +Umfredo era succeduto al conte Drogone, e questi a Guglielmo +Bracciodiferro: che se fece prigioniero papa Leone IX, si servì dei +diriti di vincitore, e da cristiano fedele e leal cavaliere lo trattò: +che non mai ripudiò Alberada per ambizione o per mutato amore, sibbene +perchè scovrì Alberada riuscirgli parente: se prese Malvito con +inganno, adoperò stratagemma di guerra e quindi commendabile a +capitano: infine se lo sfortunato principe Landolfo V di Capua fu +scacciato dalla casa dei padri suoi, vuolsene addebitare più il +principe Riccardo, che stette sodo alle codarde condizioni dei +Capuani, anzi che i consigli di Guiscardo, il quale pugnava allora +nelle Calabrie. Al silenzio dunque le sciocche calunnie che ci avete +fatte udire, e pensate da uomini e da cavalieri, non da stupidi servi +da gleba. Queste sono le ragioni che io, principe Gisulfo II di +Salerno, seppi addurvi. Se poi vi ha qualcuno che le creda deboli o +non vere, ecco qui la manopola di un uomo, il quale da cavaliere saprà +sostenere che costui ha mentito come un infedele. Ho detto. Ai voti. + +--Ai voti, ai voti! gridarono molte voci dalla sala; e tutti si +alzavano per andare a mettere le tessere nell'urna; allorchè +triplicata squilla di tromba fuori le porte dell'abadia risuonò. + + + + +IV. + + Derobe-les à l'oeil de leurs persécuteurs, + Je fuis, le jour m'epie, et s'il me voit je meurs! + LAMARTINE, _La Chute d'un Ange_. + + +I baroni restarono fissi ai loro posti, da poichè il cancelliero aveva +dato ordine ad un araldo, che faceva da mazziere alle porte della +sala, di riferire a quell'adunanza chi fosse e che significasse quella +chiamata di tubatore. E non passò guari e l'araldo venne ad +annunziargli che egli precedeva un oratore cui Roberto Guiscardo +mandava al pontefice, e che questi ai baroni rimandava per dargli +udienza. Infatti e' finiva di così parlare, allorchè i battenti della +sculpita porta si schiudono e comparisce il vescovo di Bovino. + +Il suo passo era maestoso come a personaggio di tanto cuore e di tanto +rilievo convenivasi. Vestiva corsaletto di lamine di acciaio a +rabeschi d'oro, sopra di cui gittato un manto soppannato di pelli +preziose, e fermato da scheggiale di gemme. Egli venne in mezzo al +salone, e dopo aver salutati i baroni da prima con grazioso piegare di +testa, e con maggiore sussiego il cancelliero, che immobile gli aveva +fermo l'occhio addosso, fece ancora un passo verso il principe di +Salerno e parlò: + +--Messer principe, la nostra missione, sebbene per avventura +riguardasse voi più direttamente, si diresse a papa Alessandro, onde +le nostre preghiere vi tornassero meno sgradevoli. + +Gisulfo si rizza sulla persona quasi un punteruolo dell'armadura +l'avesse offeso, ed accigliato domanda: + +--E quali sono codeste preghiere che ci abbiano a tornar mal gradite! + +--I cittadini d'Amalfi, messer principe, continua il vescovo con +calma, i cittadini di Amalfi hanno mandato il priore di Lacedonia ad +oratore a duca Guiscardo perchè a pro di loro intercedesse da vostra +grandezza una tregua alle angarie ed ai soprusi, che, insopportabili, +di vostro comando si praticano loro incessantemente. Le taglie imposte +superano d'assai i prodotti delle loro terre: il commercio che quando +Amalfi si reggeva a repubblica esercitava su tutte le città di Europa, +per le vostre vessazioni è stato annullato: gli _aldi_, gli +_arimanni_, le maestranze, e tutte le altre condizioni di uomini, +liberi negli altri paesi, sono tornati schiavi in questa povera +contrada. In una parola, monsignore, la vostra mano esorbitante pesa +su quegl'infelici che a Roberto Guiscardo si volsero per supplicarvi +di grazia. + +--Mai no! per la santa messa di Pasqua che ci deve comunicare, mai no, +sclama irritato il principe di Salerno, il quale, a misura che +l'oratore parlava, si andava corrucciando nel volto e digrignava dei +denti ferocemente. Hanno forse dimenticato quei traditori che +assassinarono nostro padre sulla spiaggia deserta del mare come un +miserabile pirata? + +--Non l'hanno dimenticato, monsignore: ma forse appunto perchè troppo +lo ricordano, vi si accomandano di non ridurli a disperazione. + +--Ah! monsignor di Bovino, sogghignando sclama Gisulfo, e' ci +minacciano dunque ancora, non è vero? ed il nostro grazioso cognato li +spalleggia? Non è questo che siete venuto qui ad annunziarci, +monsignore? + +--Messer principe, il duca Roberto è incapace delle fellonie che voi +sospettate. Egli ha mandato noi a papa Alessandro perchè lo +pregassimo, onde con la sua autorità e benevolenza ottenere dal vostro +valore pietà per li disgraziati. Questa e non altra è stata la nostra +ambasciata. Quindi aspettiamo da voi risposta, perchè il pontefice si +avvisò meglio dirigerci a voi stesso come ad uomo generoso e gentile. + +--Sta bene, monsignor di Bovino, risoluto risponde Gisulfo, e la +nostra risposta fia questa: agli Amalfitani saranno duplicati censi, +livelli, foderi e decime, che di anno in anno troveremo ancora modo di +augumentare; e' saranno spogliati della marineria, e tutti ridotti a +servi di gleba. A Roberto Guiscardo poi direte, che Areco e Santa +Eufemia, da lui usurpate, da questo momento rientrano nel nostro +dominio, e che la costa, da Salerno a Fico, appartiene a noi. Inoltre, +che noi rifiutiamo con disprezzo l'alleanza di un uomo che si fa +intercessore di assassini; che verremo in persona a dimandargli +ragione dell'affronto che con tal suo messaggio ci ha fatto. Al priore +di Lacedonia per ultimo direte, che gli daremo l'opulenta mercede +dalla sua traditrice pietà meritata. + +Il vescovo di Bovino stette un istante silenzioso a riflettere, +guardando in volto ben bene Gisulfo, girando lo sguardo intorno +sull'adunanza poi riprende: + +--Messer principe, veggo che voi siete sotto il dominio del demone +dell'iracondia; acquetatevi, ed acconsento di aspettare fino a domani +che ritragghiate la vostra risposta. + +--Arrogante prelato, scoppia allora Gisulfo; se voi non foste un uomo +di chiesa, vi avremmo di già insegnato con usura per qual modo un +cavaliere ritratta le sue parole. Aggiungiamo dunque di più; che noi +intendiamo gittare sul volto di lui, duca Roberto Guiscardo, questo +guanto di ferro, così come sul tuo volto lo gittiamo, vescovo di +Bovino. + +--Alto là in nome di Cristo, sclama il cancelliero del papa, +rattenendo il braccio del principe di Salerno, il quale abbrancava la +manopola per percuoterne il viso del vescovo. Principe Gisulfo, +ricordatevi che costui, comunque malvagio, è pastore della Chiesa; non +trascendete. I servitori di Dio non son soggetti che a Dio. + +Il vescovo di Bovino, che era rimasto immobile ad udire, atteggiò il +volto a lieve sorriso di scherno verso i due che tanto brutalmente +l'insultavano, poi disse: + +--Sia fatto il vostro volere, principe di Salerno. Noi recheremo le +parole vostre, così scortesi che ce le avete volute dire; ed innanzi a +questa nobile assemblea di baroni, prendendo a testimoni Cristo, la +Madonna di Lacedonia ed il barone san Tomaso di Bovino, facciamo +sacramento, che, a contare da oggi a sei mesi, vi avremo dimandato +conto dell'oltraggio, sotto la vostra medesima città di Salerno. + +--Amen, spavalduccio prelato, acerbamente ghignando risponde Gisulfo. +E perchè in qualche modo potessimo pure mostrarvi come ci tornano +graditi i vostri giuramenti, osiamo offrirvi il dono di questa catena +di oro e di gemme, che ci ha servito di monile nel dì delle nozze del +vostro padrone con la sfortunata nostra sorella Sigelgaita. + +--Mille mercè monsignore, soggiunge fieramente il vescovo. Non ci +occorrono doni perchè ci ricordassimo di voi. Noi quindi non +accettiamo da voi cosa alcuna, sibbene vi dimandiamo ciò che senza +macchia di vigliacco non potreste rifiutarci, perchè ci appartiene--la +vostra manopola. + +--Ah! ah! per farne che uso, monsignor di Bovino? + +--Per attaccarcela all'elmo, ser principe, e constringervi a venircela +a dimandare la prima volta che sotto le mura di Salerno ci +incontreremo. + +--Per il santo sepolcro! monsignore, voi ci tornate ben singolare, +scoppia Gisulfo. Ma sia fatto il vostro piacere. Non sarà mai detto +che noi ci fossimo mostrati taccagni ad alcuno che di morire per +nostra mano dimandò. Vi raccomandiamo però, monsignore, di farvi una +bella confessione delle vostre peccata quel dì che avrete la sventura +d'incontrarvi con noi. + +--Va bene, messere: la morte e la vita sono in mano di Dio. + +E sì dicendo toglieva il guanto di mano al principe di Salerno, ed +usciva con non minore solennità di quella con che era entrato nella +sala del Capitolo. Allora il cancelliero si volge ai baroni e dice: + +--Ai voti, baroni, e ricordatevi bene, che Iddio giudica il vostro +giudizio. + +--Ai voti sia pure, esclama il principe di Salerno, mettendo pel primo +a vista di tutti la sua tessera nera nell'urna ». Però, venga qual +vuolsi il vostro giudizio, baroni, noi abbiamo dichiarata la guerra a +questo pirata normanno ed a questo assassino priore, e speriamo, col +soccorso di Dio e di s. Michele Arcangelo del Gargano, vendicare la +Chiesa e gli sfortunati tutti che al pari di noi furono oltraggiati da +costoro. + +I baroni intanto l'un dopo l'altro si accostavano all'urna, situata +d'innanzi al cancelliero, per gittarvi il loro parere. Allora, quello +stesso che aveva recata la pergamena a leggere all'abate di Cluny, +avvicinandosi al tavolo, e mettendo nell'urna bianco dado, susurra +all'orecchio del cancelliero: + +--Ildebrando, salvali! + +A queste parole, al suon di quella voce, all'accento commosso, alla +mano tremante come un serpente se gli si fosse avventato al sembiante, +il cancelliero dà un salto sul suo seggio e si alza gridando: + +--Sacrilegio, baroni, sacrilegio: una donna è in mezzo di noi. + +E nel tempo stesso, strappando, senza nulla considerare, il cappuccio +che ascondeva la testa del frate, scovre giovane donna, cui +somigliante niun pittore aveva saputo mai fino allora idear una +madonna. I baroni, che intorno a lei avevano fatto cerchio, al vedere +così angelica creatura stupefatti traggono indietro, e l'abate di +Cluny sclama maravigliato: + +--Alberada! la ripudiata consorte di Guiscardo! + +Ildebrando, che con le pupille spalancate ed immobili era restato a +guardarla, quasi avesse voluto in quello sguardo racchiuderla, +serrarla come la mano del catalettico serra piccolo disco, divorarla +con avidità di belva concitata, incenerirla, alla parola di _consorte_ +si cangia in un istante, e con la mutabilità d'istrione, assidendosi, +con un sorriso mefistofelico e ghiacciato soggiunge: + +--La concubina del priore di Lacedonia, baroni, la concubina. + +Alberada a quell'insulto si raddrizza a sua volta sulla persona, +percuote il suolo del piede, e saettandolo di uno sguardo pieno di +collera e di disprezzo, alteramente risponde: + +--La moglie, messer cancelliero, la moglie. + + + + +LIBRO SECONDO + +L'INCAMICIATA + + + + +I. + + Nil mihi de fatis thalami. Superisque relictum est, + Magne, queri nostros non rumpit funus amores. + LUCANI, lib. V. + + +Due cavalieri, sul cadere di una sera di estate, cavalcavano lungo la +difficile spiaggia di Salerno, e propriamente per quel dirupato sito +che la divide dalle montagne di Amalfi e di Sorrento. Onde godere del +piacevole fresco del mare, avevano appesi alla sella gli elmi, e la +testa coprivano di quei berretti che allora si dicevano _mortai_. +Vestivano giacchi di maglia, serravano al fianco la spada ed il +pugnale. E' sembravano intesi a premuroso favellare, da poichè di +tanto in tanto il cavaliere che precedeva nella angusta callaia faceva +sostare il cavallo, e volgendo la faccia all'altro restava ad udire. +Spesso però si fermavano entrambi per dar ordini alle scolte, che +vigilavano alla custodia degli alloggiamenti militari, stesi a foggia +di semicerchio intorno Salerno, o a guardare il naviglio dalla +bandiera amalfitana che ancorava nella perigliosa rada. Di tal che il +loro andare era lento anzi che no, tra perchè favellavano e +speculavano il campo, tra perchè la stradicciuola, praticata per +mantenere la comunicazione tra le truppe sul dorso della brulla +montagna che domina Salerno, era aspra ed ingombra di ciottoli. Da su +quei gioghi però bello era contemplare questa città, la quale, a +cavaliero di una cima di roccia dirupata, quasi nido d'aquila, aveva +castello di gotica architettura, sul cui merlato scintillavano i ferri +delle lance delle sentinelle, e tutti ricinti di mura merlate erano +anche que' gioghi, popolati da soldati che a lento e misurato passo vi +passeggiavano. Dalla città non partiva rumore nè fumo. Non si +distingueva alcuno per quelle case aggruppate le une alle altre come +alveoli di arnia, triste, nericce, squallide. Sembrava grande +sepolcreto. Ben altrimenti intanto poteva giudicarsi di coloro, che +novella città di tende le avevano rizzata intorno, scintillanti di +vivi colori--le tende appunto che appartenute avevano, non era guari, +ai Saracini di Sicilia. Quel popolo di soldati brioso si recava da un +padiglione ad un altro, e dai padiglioni alle galee che si cullavano +voluttuosamente sul mare tranquillo. Canzoni guerresche, rumori di +armadure, nitriti di cavalli, un movimento, una vita, una gioia, quasi +quivi non fossero convenuti per osteggiare la città e quindi dare e +ricevere la morte, ma per tornar bello un corteggio di principessa che +andava a marito. Questo insomma era il campo di Roberto Guiscardo, il +quale assediava il principe Gisulfo II, suo cognato, constretto a +ricoverarsi tra le mura della città. I due cavalieri cavalcavano +adagio, considerando, nel tempo stesso che discorrevano, da qual punto +si potesse assaltare la piazza, quale fosse il lato meno difeso; +avendo per fermo che, a lungo andare, non fosse stato che della fame, +la pazienza dei cittadini si sarebbe stancata--posto ancora che agli +urti replicati e testardi degli assalitori avessero saputo resistere. +Per lo che esaminavano le baliste; i mangani da rovinare la città con +un diluvio di pietre, le torri mobili per avvicinarsi alle mura e +pugnare di fronte a fronte: comandavano vigilanza e coraggio a quei +prodi normanni, i quali non sentivano meno il pungolo della gloria che +quello della preda doviziosa loro promessa dal sacco di Salerno. Si +apparecchiava pel domani novello assalto. + +La sera era splendida. Il tramonto cangiava il sottile vapore, che +impregnava l'aria, in una polvere di oro. Le montagne di Amalfi si +disegnavano a sinistra, a tinte violette e frangiavano l'orizzonte. Il +mare che si confondeva con l'infinito del cielo era calmo e voluttoso, +come il seno di una fanciulla che non abbia ancora palpitato di amore. +Non uno spiro di vento. Non uno di quei susurri arcani della natura +vergine. Le ultime allodole che fendevano il cielo si ritiravano. La +campagna di Salerno si dileguava, grigia più che verde, sotto il +progressivo invadere delle ombre. Le prime stelle nel cielo, le prime +lucciole sulla terra cominciavano a corruscare. Solo un ronzio +d'insetti invisibili animava gli ultimi aneliti della vita del dì. +Soave, irresistibile languore s'insinuava nel corpo; l'anima +s'innalzava nel vago, negli spazi illimitati di Dio. Un cristiano +avrebbe creduto, un poeta vaneggiato, una donna avrebbe soccombuto a +qualunque parola di amore, un uomo avrebbe perdonato.... I due +viaggiatori non si accorgevano di nulla. + +--Tutto va bene, diceva uno dei cavalieri; vedremo se questi marrani +di Longobardi sapranno sostenere ancora le picchiate di domani, chè in +fede mia, Guiberto, ti prometto io, vorranno riuscire belle e sonore. +Già quei di dentro sono disperati, ed il martello della fame li +travaglia, così che faranno i diavoli e peggio. Questi nostri, che +sono inaspriti dalla lunga resistenza e spasimano cacciare le unghie +nei tesori del nostro bel cognato, non si terranno le mani alla +cintola, e la chirintana vorrà tornar graziosa. Staremo a vedere, per +ora non posso dichiararmi scontento. + +--Ma! non dirà altrettanto madonna Sigelgaita, messer duca, rispondeva +l'altro cavaliere. Alla fin fine, il principe Gisulfo le è fratello, e +questi disgraziati di Longobardi sono della sua nazione. + +--Bah! tutto sta che Sigelgaita senta i primi squilli delle chiarine, +e veda che si cominciano a menare le mani davvero con la grazia di +Dio; chè poi il suo demonio tutelare s'incarica del resto. Se l'avessi +veduta, Guiberto, alla presa di Palermo! Giuro pel santo sepolcro che +saresti dato in dietro della paura. Sicuro che uccise di sua mano +meglio di cento Saracini. + +--Qual differenza da quell'altra! sclama fra sè Guiberto, quasi +meditasse le parole del duca Guiscardo, perocchè desso appunto era il +cavaliere che precedeva. Alberada non reggeva alla vista del sangue. +Eppure l'avevano allevata dentro il pavese di suo padre, in mezzo ai +soldati. + +--A proposito, ser priore, dimanda Roberto; si ha novella alcuna di +lei? Te l'han dunque menata via compiutamente? + +--Voi mi toccate una piaga cruenta, monsignore. + +--Sai che più ci penso e più mi persuado che quel mastro Ildebrando +debb'essere un birbante bello e pulito! + +--E ben altro ancora, monsignore. Quell'uomo lo conosco sol io--e voi +pure, Roberto, se vorreste un po' rammentare perchè motivo ripudiaste +Alberada, potreste congetturarne alcuna cosa. + +--Non andiamo rimuginando nel passato, priore. Ti basti avermi tolto +in pace che la fosse stata accolta da te, una donna cui io aveva +discacciata, e non te ne dimandassi ragione di maniera qualunque. + +--Con la vostra sopportazione, messer duca, avreste avuto gran torto. +Dopo la fatale storia di quello sventato dell'abate di Cluny, voi +mandaste via Alberada, pizzicato da gelosia. Vi apponeste, Roberto. +Gli è vero che nell'anima mia io aveva amata Alberada; ma Iddio +stesso, neppure Iddio sapeva di quel segreto. Alberada aveva l'anima +immacolata di tutt'altro affetto che non fosse stato il vostro. Per +modo che, monsignore, voi potreste giurare che giammai donna vi ha +amato, e vi amerà più fortemente e con verecondia maggiore di quella +giovane. Se l'aveste udita a singhiozzare.... + +--Baie! piangeva di dispetto. + +--Mai no, monsignore, piangeva d'amore; chè, la Dio mercè, io so bene +distinguere il grano dalla saggina. Se non vi avesse amato, l'avreste +udita prorompere in lamenti ed ingiurie, quando a mensa, in presenza +della sua rivale, le furono gittate sul volto le vostre seconde nozze +con sì poco garbo e carità che n'ebbe a stringere a tutti il cuore del +dolore e della sorpresa. Ed ella non disse altro motto, che: Iddio vi +perdoni, messer duca! Poi baciò sulla fronte il figliuolo Boemondo, il +quale svenuto le cadde ai piedi, e lasciò il castello sul fatto, senza +togliere una pezzuola, senza fermarsi un momento. + +--L'è vero! sclama Roberto abbuiato. + +--E vi ricorderete, continuò Guiberto, con qual rassegnato contegno, +uscendo dal castello di Melfi, rifiutasse le profferte di vendetta che +il suo paggio Baccelardo le presentò. A piedi, digiuna, per notte +orribile, in mezzo a fitto uragano, attraversò gioghi e campi, e +giacque sfinita di stento e di paura innanzi la porta di tristo +abituro; perocchè tutti, a timore di voi, monsignore, le rifiutavano +asilo, quasi fosse stata tocca dal gavocciolo. + +--Tutti--meno che voi, pietoso priore. + +--Vi domando mercè, monsignore. Ella si riparò fra le mura del +chiostro di Grotta Minarda. E solamente là, come sapete, io la rividi +quando saccheggiai la badia, ed usai alle monache il giuoco di farle +sorprendere dai diavoli. La strappai dalle grinfe dei soldati che +l'avevano adunghiata, e come la più vezzosa se la disputavano a colpi +di daga. La posi sulla groppa del mio cavallo, e la condussi al +priorato di Lacedonia. Quivi la sposai in tutta regola. Ma non saprei +dirvi quanto mi avessi da penare per indurla a nozze novelle, e quale +resistenza la mi opponesse. Mi penso perciò, monsignore, che non vi +debba dolere di alcun modo se me l'abbia tolta a moglie. Niuno +oltraggio soffrì mai la donna che sposa fu prima di voi. Poi, se io +non sono mica duca non sono neppure un paltoniere. + +--Sta bene, te ne rendo anzi mercè, sclama Roberto pensoso, se vero +gli è pure che quella donna mi abbia amato mai. Non veggo però che tu +ne abbia fatto assai buon governo, e che molto ti stesse a cuore il +decoro di una donna che era, è d'uopo lo confessi, anche a me stata +carissima, e forse.... + +Roberto Guiscardo gittò un sospiro e si arrestò a mezza frase. +Guiberto soggiunse: + +--Ed anche in questo, col vostro permesso, monsignore, voi prendete +fallo. Come ebbi inteso della venuta di Alessandro e del suo +cancelliero a Montecasino, compresi di leggeri che tanto contro di voi +come contro di me non si sarebbe mancato portare solenni accuse. + +--Non occorreva essere Isaia per profetarlo. + +--Nè santo per affliggersene. Ma se io, a vero dire, non dormo meno +tranquillamente sotto le censure della Chiesa, i miei vassalli non la +pensano come i vostri, Roberto. Così che mi misi alquanto in angustie, +e confessai ad Alberada le mie dubbiezze. Ella, che voi sapete quanto +sia generosa, si offerse rappattumar tutto col papa, meglio col suo +cancelliero Ildebrando. Dell'animo di costui ella aveva capito alcun +poco là a Cariati, in quella trista nostra dimora. E forse non solo me +ella pensava in quel suo proponimento, monsignore, ma altresì voi, voi +che parimenti avevate brighe col pontefice. + +--Bah! sclama Roberto levando le spalle. Si direbbe, glorioso priore, +che tu vorresti regalarmi dei rimorsi. + +--Eh! perchè no? i rimorsi sono anch'essi una voluttà per le anime +malate e angosciate. + +--Allora conservali per uso tuo, susurra Roberto sforzandosi a +comporre il viso a gaiezza. + +Il priore continua: + +--Partimmo dunque divisati da frati. Ella era risoluta dimandare un +abboccamento ad Ildebrando fuori del chiostro, sapendo quanto e' fosse +sollecito delle regolarità claustrali. Quel disgraziato di Baccelardo +aveva guastato tutto. Ildebrando, onde destare dal torpore il pigro +Alessandro II, aveva indotto il giovane andarlo a vilipendere di +vigliaccheria proprio nel baciamano, e trascinarlo a mezzi di violenza +contro di entrambi noi. + +--Costui l'avrò dunque sempre tra i piedi, sclama torvo Guiscardo, +digrignando i denti, quasi parlasse fra sè. + +Guiberto continuò senza far vista di porgli mente: + +--Nè messer Ildebrando fece i conti falliti, come sapete. Io che +appostava a San Germano seppi di quello sproposito di _placito_, e +scrissi la mia difesa. Del fatto vostro voi già stavate sicuro, sia +che non tanto mastro Ildebrando vi aveva sul liuto come me, sia che vi +difendeva il principe Gisulfo. Alberada quindi ebbe a presentarsi al +_placito_ e far leggere il foglio da me diretto al pontefice. + +--Chi le avrebbe creduto tant'animo! mormora Roberto, sempre sopra +pensiero. + +--L'è vero. Però, voi sapete che succedesse colà, e come sotto +pretesto di avere violate le leggi del chiostro ella fosse menata a +Roma da Ildebrando per essere giudicata. + +--Prete sciagurato! + +--Chi sa se solamente sciagurato! riprende Guiberto sospirando. Ma la +vendetta mi sta scritta nel cuore, monsignore; e voglia Iddio +condannarmi a finire i miei giorni in un lebbrosaio, se non la torrò +tale che se ne abbia a menar rumore per tutta Italia. Aspetto solo che +ci sbarazziamo da questi ostinati di Longobardi, che poi andrò io a +Roma, e in un modo qualunque farò visita a mastro Ildebrando. + +--E niuna novella ve n'è arrivata da poi? dimanda Roberto dopo essere +restato alcun tempo concentrato. Spero in Dio che non le abbiano fatto +vitupero; dappoichè se così fosse, Guiberto, ti giuro per la mia santa +corona di duca.... + +--Che sperate tramutare in quella di re. + +--Taci. Ebbene, ti giuro in somma, che neppur io me ne starei +indifferente, e l'insulto di una donna normanna sarebbe pagato a peso +di sangue. + +--Io non so, monsignore, se l'abbiano ingiuriata; solamente vengo +assicurato di fermo da quello scimione di Laidulfo, non ha guari +tornato di Roma, di avere inteso dire che l'avevan messa a languire +nelle prigioni di qualche castello o monistero di là. + +--Cosa è quell'aggrupparsi di soldati che corono, lì, verso borea? + +--Qualche torneatrice che balla sulla corda, o qualche frate che +predica il giudizio finale. + +--No, non mi pare. Si affollano di troppa pressa, e tornano addietro +troppo malvogliosi. Andate a vedete, Guiberto, e venitemi a +raggiungere alle tende dove mi reco. + +--Non è d'uopo che vada io, perocchè già un centurione trae alla +nostra volta. E veggo... + +--Due frati in un bel gruppo di lancieri con le picche calate. Che mai +sarà? + +--Io l'indovino, dice Guiberto, quei di dentro han cominciato a sentir +troppo caldo dalla nostra vicinanza ed han dimandato soccorso. + +--Eh! non può darsi. Io conosco la tempra ostinata di Gisulfo, e +quanto superbo ei sia. Ho per sicuro che alcun altro vorrà venirci a +guastare il giuoco ed a cacciare il suo cucchiaio nella nostra +pentola, come fecero le dannate memorie di Nicolò II e Leone IX per le +faccende di Puglia. Sta a vedere se la cosa non sia così. Qui ci +menano due frati. + +--Ebbene, centurione? dimanda Guiberto al soldato che loro si +approssimava. + +E quegli facendo cenno di saluto ai due cavalieri, si volge a Roberto +Guiscardo e risponde: + +--Monsignore, papa Gregorio VII manda due legati che dimandano tosto +essere ammessi alla vostra presenza. Che dobbiamo fare di costoro? + +--Frustateli, mormora il priore alzando le spalle e spingendo il +cavallo per ritornare alle tende del duca. + +Ma Roberto resta un tratto a pensare, poi ordina: + +--Guidateli al nostro maestro di palazzo, monsignor di Bovino, che +egli li provveda di alloggiamento per questa notte, e che dimani sieno +presentati al nostro padiglione. + +Ciò detto sprona il cavallo e raggiunge il priore che di male umore +era partito. + + + + +II. + + MAN. Dunque i nemici + Braman la pace? + + PUB. A Regolo han commesso + D'ottenerla da voi. Se nulla ottiene, + A pagar col suo sangue + Il rifiuto di Roma egli a Cartago + È costretto tornar. Giurollo. + METASTASIO. + + +Trasportiamoci ora per un momento a Roma. + +L'abate di Cluny, preceduto dal castellano e seguito da un uomo +ravviluppato in bianco mantello, attraversarono parecchie sale della +Tomba di Adriano, o Castel Sant'Angelo, come dal XII secolo si +addimandò, fino a che non giunsero ad un appartamento all'angolo +settentrionale di esso. Quivi, innanzi ad una porta centinata, il +castellano si volge all'abate e dice: + +--Ella è qui. + +--Sta bene, risponde l'abate; aprite, ed attendete di fuori. + +Il castellano obbedisce. Allora l'uomo avvolto nel mantello passa +innanzi, entra, e si richiude l'uscio alle spalle. + +Il castellano, che era restato a guardare, gitta un sospiro ed +esclama: + +--Senza neppure confessarla! + +--Non paventate, bravo vecchio, risponde l'abate, se avrà giudizio non +le sarà fatto alcun male, io credo; perchè negli occhi vi ha una +mutazione _secundum esse_ spirituale, come dice quel santo padre di +Aristotile, e gli occhi di lei... + +--Spero in Dio che così avvenga, lo interrompe il castellano; mi ci +era affezionato, e mi porti il diavolo se non l'amava come figliuola. +La si mostrava sì buona, sì dolce che neppure i martiri, Dio mi +perdoni! io penso fossero stati più rassegnati. + +L'abate non risponde e resta del capo appoggiato al muro a +meditare.... Sa il cielo cosa meditasse l'abate di Cluny, perchè da +tutti allora veniva riputato mago, a causa della indefinibile sua +sapienza nei misteri dalla filosofia greca e dei rabini ebrei. Eppure +oggi l'abate di Cluny è uno dei santi meglio constituiti del cielo! +Come la sapevan lunga quegli uomini dei tempi di mezzo! + +L'altro intanto, appena ebbe chiusa la porta, si svolse dal mantello e +penetrò nelle stanze riposte. + +Quel piccolo appartamento era addobbato col maggior lusso che allora +si conoscesse. Vi era un salotto, col soppalco a legno intagliato e le +mura coperte di cordovano a rosoni d'oro. Vi era un tavolo di frassino +incrostato di avorio e di laminuzze di argento niellato, e grossi +sgabelli di noce intagliati a sfingi, girigori e lacci aggroppati. Vi +erano infine guastade di fiori ed una giga. Fra queste ed altre +minuterie femminili però dominavano, appesi a' zoccoli e su pei +tavoli, ogni maniera di attrezzi da guerra, lucenti, ricchi, ed in +parecchi luoghi rintuzzati, sì che attestavano non avere appartenuto a +poltrone. Più dentro poi, un letto coverto di un cielo di dommaschi +paglini con grosse nappe che ne fermavano le bandinelle alle colonne +attortigliate di noce brunito, un inginochiatoio con un libro di ore +brutalmente alluminato, aperto, ed uno stipo capriccioso di forma, +intarsiato di tasso a figure mostruose e fiori, su di cui una lamina +di ossidiana forbita onde servire da specchio, e pettini, e +calamistri, e vai, e fiori, ed un pugnaletto sottile come grosso +spillo, e delle fiale che potevano contenere forse della nanfa, più +probabilmente veleni. Presso ad una finestra infine sedeva giovane +donna, neglettamente e semplicemente vestita tutta di bruno, ed +assorta a contemplare il cielo così profondamente, che non si avvide +dell'uomo penetrato di sì poca cerimonia nel suo santuario. Il qual +santuario era, bello e buono, l'appartamento del castellano a lei per +cortese affetto o per compassione ceduto. Il nuovo venuto gira +lentissimamente intorno lo sguardo, poi aggronda e dice: + +--Quante morbidezze! + +A quella voce la donna si volge, gitta forte un grido, e retrocedendo +fino al davanzale e tutta rannicchiandosi nella persona, convulsa e +tremante sclama: + +--Ildebrando! + +All'esclamazione di entrambi succede un momento di silenzio. +Finalmente l'uomo soggiunse: + +--Per lo appunto, Ildebrando. Vi fo forse paura, Alberada? + +--Paura no, mormora colei levandosi ritta, riprendendo con uno sforzo +di volontà tutta la sua dignità e spezzando il fascino, donde in sulle +prime il rossigno sguardo di quell'uomo l'aveva avvinta. Paura no, +ribrezzo. + +--Ah! e per qual ragione, madonna? Imperocchè, da quanto io mi sappia, +giammai scortesia avete ricevuto da me. + +--Sarà vero, messere, rispose ingenuamente colei, ma io veggo nella +vostra persona qualche cosa di sinistro, ed ogni qual volta mi sono +abbattuta in voi, sempre sventura novella mi colpì. Voi siete il +demonio attaccato ai passi miei. + +--Ah! siete dunque anche eretica, Alberada, per credere l'uomo +subordinato a due geni come i Manichei. Male, male, figliuola mia. + +--Insomma, messere, usatemi la cortesia di dirmi cosa cercate da me. +Voi, per fermo, non venite che per annunziarmi la morte. V'incontrai +nel castello di mio padre a Cariati, e scene di sangue lo funestarono. +V'incontrai nel castello di mio marito a Melfi, e da lui fui +ripudiata. V'incontrai a Montecasino, ed ecco che mi avete rilegata in +una tomba, disgiunta dall'universo, priva di libertà. Sollecitatevi, +profferite la sentenza che avete fatta decretare da Alessandro II; a +me sarà sollievo maggiore la morte anzi che questa spasmodica +prigionia. + +--Tanto presto volete morire, Alberada? susurra Ildebrando con accento +tristo e sospirando. Se la vita è un tribolo per voi, ricordatevi che +ogni tribolo ha pure le sue rose, ogni notte le sue stelle. Ma +mettiamo da banda ciò, e statemi bene ad udire, chè d'uopo ne avete +assai. + +--Sia. Tenetevi dunque lontano da me, e favellate. + +--Io vi fo raccapriccio, Alberada? Ebbene ascoltatemi. Io voglio +sollevare per un istante un velo che solo un uomo sollevò altra volta +sotto suggello di confessione. Ma queste sono le ultime parole che +l'uomo vecchio rivelano in me, sono gli ultimi aneliti che ricordano +Ildebrando, la pagina estrema di un racconto che dovrà essere +dimenticato, che i posteri dovranno ignorare. Qui finisce la storia +dell'uomo, per cominciare quella del santo. Non resistermi, Alberada. +Questo è l'ultimo tentativo di ravvivare una fiaccola già estinta. + +--Vi ascolto, signore, mormora Alberada con voce tremante, vi ascolto +bene, ma non v'intendo. Solamente mi accorgo che voi, per solito avaro +di parole e cupo più delle prigioni di questa Tomba, siete dominato da +delirio. + +--Chi beve il vino s'inebria, chi si caccia nel fuoco si brucia. +Questo delirio desta in me la vostra presenza. Voi mi fate rivivere a +memorie, che il dì 25 marzo 1073 seppellii con Ildebrando. Sappi +dunque, Alberada, che io ti ho amata, come giammai donna in terra si +potè amare di veemenza maggiore. + +--Oh! non mi era dunque ingannata io! + +--Che? mi avevi forse penetrato tu? Avevi tu forse letto nell'anima +mia una passione colpevole, un sacrilegio che tante notti insonni mi +ha fatto trascorrere combattuto dalla volontà e dall'istinto? Dì, +favella per amore di Dio, dimmi se nulla mai ne palesasti ad altro +uomo, se il tuo sospetto fu anche sospetto d'altrui, se v'ha sulla +terra altro essere umano, fuori del mio confessore e di te, che sia +consapevole di tanta mia debolezza? Parla dunque, hai rivelato mai a +vivente che Ildebrando ti abbia amato? + +--No, perchè io mi credetti insozzata di codesto vostro amore, io, +fidanzata di Roberto Guiscardo e figlia dei barone Giselberto +Squassapostierle. Quella sera che, sul merlato delle torri di Cariati, +credevate favellarmi dei perigli delle passioni inavvedute, quella +sera, nel caldo del discorrere, il delirio vi dominò come adesso, e mi +svelaste che mi amavate. + +--E tu? tu rivelasti a... a quel demonio di mio fratello il segreto +fatale? + +--No, messere, perchè io non favello delle cose che mi tornano ad +onta. + +--Dio sia lodato! la mia debolezza morrà qui, sclama Ildebrando +gittando un sospiro e lasciandosi cadere sur una sedia. + +--Morrà qui con me! Non è questo che volevate dirmi, Ildebrando? + +--Ah! mormora costui meditando la trista interpretazione che Alberada +aveva data alle sue parole. Con te, dici? Ebbene, sì: può avvenire +anche ciò, Alberada, e puoi anche essere libera, se alla mia volontà +sarai pieghevole. Perocchè io ho fatto sacramento innanzi la persona +di Cristo, che, da oggi in poi, non vi sarà altra volontà sulla terra +che la mia. + +--Audace giuramento, interrompe Alberada. + +--Che sarà audacemente mantenuto, continua Ildebrando. Sì, Alberada, +io ti ho amata, e quanta sciagura da questa passione mi fosse tornata, +io dirti non potrei senza farti tutta raccapricciare novellamente. Io +non aveva amato alcuno. Io non aveva conosciuta mia madre, che +pochissimo, mio padre poco ancora ed aspro. Io insomma, mi era veduto +isolato nei chiostri fanciullo. Io aveva udito predicarmi tutto dì, +sotto pena di peccato, di segregarmi dal mondo e dalle sue passioni; +avevo dovuto interdirmi ogni affetto tenero, ogni moto di sensibilità. +Io avevo dovuto in ogni essere a me somigliante considerare un nemico +che studiava trascinarmi all'inferno, in ogni desiderio un peccato. +Sulla terra io non doveva vedere che me, e fuori di me Iddio. Ora, a +Dio la fantasia indocile ed irritata dalle meditazioni cercava dare +un'esistenza, una forma--e sempre gli dava quella di una donna! Così, +una figura svelta, bianca, diafana, l'occhio azzurro soavissimo, la +persona gentile, aereggiante in un velo di pudore e di candidezza, una +forma come era la tua, Alberada, come eri tu nel castello del padre +tuo. Ah! che la effigie più degna di rappresentare Iddio è quella +della donna! + +--E voi siete prete e cardinale? + +--Io sono uomo, Alberada; Dio mi fe' uomo. E questa imagine ostinata +della donna mi veniva sempre avanti nelle meditazioni, m'isprava nelle +preghiere, mi apriva il cielo, m'indorava di luce la vita, mi +travagliava nei sogni. Questa figura trovai in te; e ti amai, e mi +lasciai trascinare interiormente a quel precipizio come chi è preso +dalla vertigine. Seppi però dominarmi, o almeno il credetti, poichè tu +mi dici che il segreto periglioso mi scappò pure dalle labbra. Ora non +se ne parli più. Fu un momento d'aberrazione che con molte lagrime ho +pianto poi; fu una colpa che di pena terribile ho pagata. Non se ne +parli più, e guai, Alberada, guai a te, guai a colui cui questo tristo +segreto fosse svelato. Io vivo oramai nell'avvenire: il passato mi fa +orrore. + +--Se gli è questo tutto quel che richiedete da me, messere, la vostra +volontà sarà fatta. Codesta vostra passione non uscì mai dalla mia +bocca, nè uscirà, perciocchè, certo, io non ho di che vantarmene. + +--Forse che sì, forse troppo, riprende Ildebrando sollevando +fieramente la testa ed alzandosi. Ma io credo di essermi spiegato +abbastanza. Qui si snebbi dunque la frenesia che la tua vista ha in me +rinnovellata, e parliamo di altro. + +--Meglio così. + +--Sai tu, perchè mi rivedi in questo castello? + +--Se non è per venirvi a sollazzare delle sofferenze della vittima, o +a venirle ad intimare il supplizio, io non saprei perchè altro. + +--Per salvarti. + +Alberada si stringe nelle spalle, volge la testa verso il cielo che le +mandava un raggio di sole dall'abbaino, e non risponde. Ildebrando +continua. + +--Per rimandarti libera al priore di Lacedonia come messaggiera di +pace. + +--Mio Dio! + +--L'ami tu dunque colui? + +--È mio marito, checchè voi ne pensiate in contrario. + +--Taci, non dirlo, grida Ildebrando di voce convulsa digridando. Per +Gesù, codeste tue parole mi fanno male al cuore, ed io non so se +giungo a dominarmi. Ascoltami bene, Alberada, e rammenta che il papa +con una mano rimesta in cielo, con l'altra stringe la terra nel pugno, +e può scuoterla, riempirla di sangue, desolarla dove al suo volere non +pieghi, e che chi il papa tradisce, muore della morte dei traditori +dentro l'anno. + +» Orbene, continua Ildebrando, tu dunque devi recarti al priore di +Lacedonia. Se Ildebrando l'odiava, il papa gli ha perdonato e seco +vuole riconciliarsi. Egli ti aveva mandata a me a Montecasino, +confidando nella tua mediazione, perchè lo salvassi. Mal non si +appose, perchè io col tuo mezzo, e col tuo mezzo solamente, voglio e +posso salvarlo. Che fiducioso torni a me. Non chiedo neppure che mi +domandi perdono dappoichè già, per volere di Dio, lo perdonai. Egli +non avrà limite nel mio amore. È priore di Lacedonia per dono di +Enrico imperatore; per volere del papa sarà arcivescovo di Ravenna, +che adesso appunto quel bravo prelato è morto. + +--Ma il vescovado di Ravenna provvede pure l'imperatore. + +--Donna, figgiti bene nella mente che sulla terra non v'ha più oggimai +che un potere, e questo è quello del pontefice; che sulla terra non +v'ha più che un nome, e questo è quello del papa. Un altro ordine di +cose è cominciato. I vescovadi, i troni non esistono che nel pugno del +papa. Egli li dà, egli li toglie. Dirai adunque a quel priore che +lasci la scellerata vita che ha condotta finora, che abbandoni le +bandiere dell'Amalacita Guiscardo, e torni a me. + +--Ma.... interrompe Alberada. + +--Ascolta, continua Ildebrando. Ti manderò in oratore a Salerno con +l'abate di Cluny. Colà troverai destro abboccarti con Guiberto, perchè +metterò ordine al principe Gisulfo comprare la pace a qualsiasi +condizione, così Guiberto non mancherà neppure ai patti del duca di +Puglia e di Calabria. Io non voglio che sia disonorato colui cui penso +fare mio ornamento. Tu dunque spiegherai tutte le seduzioni, tutto il +potere che egli in te riconosce e sente fatalmente, perchè Guiberto +ritorni a me. Con lui riederai anche tu, cui non preparo minori +dovizie di grandezze e di glorie. Io insomma non segno limite alle +vostre ambizioni, se nella mia carità e nella mia affezione riporrete +fiducia.... + +--E se si verificasse il contrario? + +--Ah! se si verificasse il contrario? mormora Ildebrando pensieroso. +Innanzi tutto, vuoi tu incaricarti della missione? + +--Innanzi tutto giuratemi, Ildebrando, che male alcuno non verrà a +Guiberto se aggiusterà fede alle mie parole. + +--Donna incredula! non ti basta la mia parola? + +--No, voglio il vostro giuramento. E, se debbo confessare il vero, +neppure su questo ho piena credenza. Dappoichè voi che avete facoltà +di mandare la gente all'inferno ed al paradiso secondo vi torna, +sapete come sciogliervi di un giuramento, se vi piacesse non +attenerlo. + +--Tu sei un'empia assolutamente. Le parole di Guiberto hanno +fruttificato in te. Ma, come tu vuoi, giuro che a Guiberto non verrà +male. + +--Giuro, giuro... di grazia, messere, per cui giurate voi? + +--Per i santi, per Gesù, per la Vergine, per tutto il paradiso. + +Alberada conserva il silenzio come aspettasse altro e fissa gli occhi +su Ildebrando quasi col suo limpido sguardo cercasse penetrarlo +nell'anima. Ildebrando resta calmo e mutulo. Ed Alberada soggiunge: + +--Sta bene, adesso vi dico che assumo l'impresa, e che metterò ogni +mia sollecitudine perchè Guiberto si concili con voi e con la Chiesa. + +--Ciò non mi basta, riprende Ildebrando, mi è d'uopo che tu giuri +altresì sull'ostia consacrata il giorno di Pasqua, chiusa in questa +reliquia, che se Guiberto non ascolta le tue parole o non crede alle +mie promesse, tu tornerai a me; che se egli vorrà per forza ritenerti +tu gli sfuggirai; e che se non avrai mezzo a sfuggirgli, eleggerai +piuttosto darti morte, che mancare al giuramento di qui rivenire. + +Alberada rimane perplessa un momento, pensando la terribile promessa +che a lei si richiedeva, poi dimanda: + +--E tornando che cosa mi si riserba, messere? + +Ildebrando ristà un istante e risponde: + +--La morte. + +--Bene sta, sclama Alberada, purchè sia una morte sollecita, una morte +senza infamia e vereconda, io giuro. + +--Una morte sollecita, senza infamia, senza oltraggio. + +--Io giuro dunque, continua Alberada cadendo in ginocchio, giuro su +questa sant'ostia che chiude il corpo di Nostro Signore, giuro di +adoperarmi tutta per indurre la conciliazione tra voi ed il priore di +Lacedonia, o di ritornare qui se la mia commissione, per qualsiasi +evento, non riesca, o di non toccar cibo per trenta giorni, fuori +della comunione, se vorrà ritenermi per forza. E se spergiuro, possano +i demoni impossessarsi di me e menarmi senza posa pei quattro venti +della terra, come Malco che diede lo schiaffo al signor nostro Gesù +Cristo. + +--Amen, risponde Ildebrando tutto radiante di gioia, seguimi adesso. + +E sì dicendo si avvia, apre l'uscio senza curare di ravvilupparsi nel +mantello, ed esce. + +Il castellano, che stava fuori a guardare la porta, al vederlo +retrocede di un passo, ed abbassa gli occhi. Ildebrando gli ordina: + +--Al compiuto imbrunirsi della notte voi stesso, uomo misericordioso, +guiderete a palazzo questa donna avvolta in cappa di frate +benedettino. Imparate però ad interpretar meglio i nostri ordini per +l'avvenire, ed a compierli giusta la nostra intenzione. + +--Santo padre, _benedicite_; e mi porti il diavo.... perdono.... sarà +fatto il vostro volere. + +--Santo padre!! sclama Alberada sbalordita, e resta fisa ed immobile a +guardare Ildebrando, che seguíto dall'abate di Cluny si allontanava. + +Ildebrando era divenuto Gregorio VII. + + + + +III. + +ARISTOD. Or che n'è tempo + Assicuriamci e ragioniam di pace. + +LIS. E l'accettarla e il ricusarla a tutta + Tua scelta l'abbandono. + +ARIS. Udirne i patti + Pria d'ogni altro conviensi. + +LIS. Eccoli e brevi. + MONTI. + + +I legati dunque che papa Gregorio mandava a Roberto Guiscardo ed al +principe di Salerno erano Alberada, camuffata della cocolla di frate, +sì che pareva giovanissimo novizio, e l'abate Ugone di Cluny, entrambi +incaricati di missione diversa. Conciossiachè se Alberada ebbe quella +delicata di ricondurre il priore sotto le leggi della Chiesa ed a +riconciliamento con Ildebrando, Ugone una più difficile doveva +compierne, e nel tempo stesso segreta, per modo che la politica del +pontefice doveva sentirsi, non dichiararsi di qual si voglia maniera. +E per vero forse il solo abate di Cluny poteva condurre al fine +sperato quella bisogna non trovandosi alcuno meglio adatto di lui a +tal genere di pratiche nella corte del papa. Tuttavia questa e' si +aveva tolta a malincuore. Poichè aveva compreso bene l'animo ed i +disegni di Gregorio, avvegnachè questi non si fosse con lui aperto, e +non gli avesse ingiunti i suoi severi ordini che in laconici ed oscuri +detti, come soleva. + +Ugone abate di Cluny, poteva dirsi la più eccellente pasta d'uomo +quando arrivava a perder di vista le dottrine di Aristotile. Nei +filosofemi di costui egli aveva cercato addentrarsi, con una +perseveranza e con una pazienza da fare spavento, oggi che la più +astrusa sapienza si succhia da vasi _sparsi di soavi liquori_. +Compagnevole poi, motteggiatore, ilare, amico dei piaceri, si faceva +amare dalle donne, desiderare nelle brigate, dove con venustà +d'ingegno soleva raccontare aneddoti, miracoli, leggende di santi, +storie di paladini e di fate, ed avventure occorsegli pei molti suoi +viaggi. La sola macchia che poteva forse apporglisi era quel suo +pizzicare un tantino di gioliva comare, quel piccarsi di sapere per +minuto i fatti altrui. Ma tal difetto gli si menava buono volentieri, +quando e' ne contava delle così saporite a proposito dei pontefici e +dei principi che allora conducevano Europa. Ugone sapeva vivere bene +fra tutte le classi; trovava sempre alcuna cosa di piacevole a dire a +chiunque bazzicava con lui, passava volentieri sui peccatuzzi e sulle +debolezze di chicchesia, desideroso che alle sue scappatuccie si desse +pure passata. Non borioso della dignità di abate, nella quale +eguagliavasi ai più grossi baroni ed infeudava castelli e terre: coi +superiori lusingatore non servile, cogl'inferiori caritatevole e +blando. In una parola Ugone coglieva il buono ed il piacevole dei suoi +tempi difficili; alle tristizie non s'inchinava, ma non si ribellava +neppure, come quel severo uomo di Gregorio VII praticò. La regola +della condotta di lui chiudevasi in due parole: fare a suo modo, con +l'orpello dell'onore e del dovere: altrui tollerare. + +Questi era Ugone abate di Cluny, quando, uomo come gli altri uomini, +alla vita terrena intendeva ed alle bisogne di questo mondo. Ma una +volta sollevato nei bui circoli della metafisica di Aristotile, una +volta preso ed impaniato in quel sistema--e qualcuno osava +medesimamente dire che talora l'abate lo facesse a disegno per +sottrarsi a cose a lui poco grate--una volta tolto in visione allo +empireo dello Stagirita, Ugone si astraeva per segno che nè le +miserie, nè le gioie della terra lo toccavano più, addiventava apata, +inurbano, disadatto, perdeva ogni avvenenza di maniere, ogni +attitudine a maneggiare affari, ogni sentimento di cristiano e di +uomo. + +Fortunatamente questi parossismi di alienazione in lui non erano nè +lunghi, nè spessi. Egli aveva coscienza di quella malattia, chè +malattia bella e buona poteva addimandarsi tal feroce meditazione. Che +perciò ogni mezzo metteva in opera onde distorre la mente da +lucubrazioni scientifiche. Ed ecco perchè amava i piaceri, i più +delicati ed i più grossolani; usava le corti; accettava ambascerie; +cercava la compagnia delle dame; banchettava lautamente; impazziva +dietro a cacce ed a giullari; correva ai passi d'armi ed ai giudizi di +Dio, dotto mastro in decidere di colpi di daghe e di levate di falchi; +nutriva grossa corte di alani, smerigli, cantarini e destrieri. La +solerzia però che avvedutamente piaggiatrice e delicata adoperava +negli affari, faceva sì che poco e' si potesse ridurre al beato +soggiorno di Cluny, cui lo stizzoso s. Pier Damiano, in una sua +pistola (lib. VI, 4) chiama _orto di delizie fecondo di grazie diverse +in gigli e rose, compiuto campo del Signore, ubi velut acervus est +coelestium_. I principi ed i pontefici appellavano Ugone a compositore +dei loro negozi, lo spiccavano ad oratore per gl'interessi dei loro +Stati. Ed e' volentieri toglievasi dal sollazzevole soggiorno, e +viaggi sosteneva e disagi per rendere altrui servigio. Perocchè la +carità non ebbe ultima fra le molte sue virtù. + +Così che, come il vescovo di Bovino si condusse alla tenda dei legati +per guidarli al padiglione del duca Roberto, Ugone si volse ad +Alberada e le disse sotto voce: + +--Figliuola, noi abbiamo avuti dal santo pontefice ordini diversi; voi +quello di ricondurre al bene il priore Guiberto, io quello di metter +la pace fra i due principi. Pensate quindi a compiere la vostra parte, +chè io farò di sdebitarmi della mia. + +--Dio ci secondi, risponde Alberada. E l'abate uscì. + +Roberto Guiscardo già lo attendeva. Sotto magnifico padiglione di seta +di Persia e tela d'India, tolto all'emiro saracino nella conquista di +Sicilia, aveva fatto rizzare un trono coperto di velluto di Venezia +colore azzurro riccamente ornato. Su quel trono egli sedeva, vestito +del suo manto ducale, robone di colori diversi, lungo fino ai piedi, +soppannato di ermellino; in testa il berrettino traversalmente cinto +da zona d'oro, senza raggi, ornata di gemme--che era appunto la corona +di duca; l'anello al dito; la spada al fianco. Parte dei suoi dodici +conti, e dei suoi capitani, rifulgenti d'armi e la testa scoverta, +stavano in piedi nella tenda. A fianco al duca, sovra sgabello più +basso, sedeva Sigelgaita, cui nessuno distintivo di femmina avrebbe +contrassegnata, se non fosse stato dal bel giacco di maglia, intessuto +di anelletti di oro e di argento, che là, sul petto, le si arrotondava +di graziosa maniera, e dalle chiome inanellate che nudriva più lunghe +degli altri--quantunque le donne longobarde vergini usassero portare +intere le chiome e le tagliassero maritate. Ai piedi della sedia +ducale stava un paggetto di forse dodici anni, nei cui turchini +sguardi ben leggevasi quella scaltrezza prudente e vigorosa che in +tanta fama lo tornò poi, e tanto alto le levò. Questi era Boemondo, +più tardi principe d'Antiochia, figlio di Alberada e di Roberto. + +All'avvicinarsi dell'abate, Roberto gli fece grazioso saluto e lo +invitò a sedere. Ugone si recò a baciare la mano della duchessa, e +s'inchinò prima al duca poi ai baroni che così pomposa corte gli +componevano. Indi presentò la lettera del papa. E Roberto la prese +dalle mani di lui e la passò al vescovo di Bovino, il quale lesse a +voce alta e sonora: + +« Gregorio VII, Pontefice massimo, _servus servorum Dei_, a Roberto +Guiscardo duca di Puglia, Calabria e Sicilia salute ed apostolica +benedizione, se vorrà meritarsela. + +« Sappiate, signore e figliuolo, che abbiamo date nostre lettere +credenziali ad Ugone abate di Cluny, il quale ve le presenterà: e lo +abbiamo altresì investito di poteri quanti bastano perchè voi possiate +con lui trattare sovra tutte le cose che egli esporrà. E con ciò siate +sicuro che noi ci obblighiamo a tener per buono e valevole +qualsivoglia accordo verrà fatto tra voi, e che ci compiaceremo molto +se ai nostri consigli darete fede e compimento. Vi mandiamo intanto la +nostra apostolica benedizione, e vi esortiamo a rendervene sempre più +degno per l'avvenire ». + + Datum Romæ, sub annulo piscatoris, Postridie nonas iunii anni MLXXV. + +--Bene sta, ser abate, disse Roberto, vi riconosciamo per legato del +pontefice, ed investito di tutte facoltà di trattar con noi. Ma, se +Dio vi guarda, messere, noi non sappiamo di che cosa voi venghiate ad +interessarci per parte del santo pontefice. + +--Sono bene per dirvelo, messer duca, risponde Ugone, dove vogliate +usarmi la cortesia di ascoltare. + +--Favellate dunque, riprende Roberto, staremo attenti ad udirvi. + +--Eccomi, continua l'abbate. L'animo del pontefice è vivamente +commosso delle dissenzioni che spingono l'un contro l'altro il +principe Gisulfo II vostro cognato e vostra magnificenza. + +--Ah! gli è questo giusto il tribolo che molesta il santo padre? Me lo +aveva figurato di già. Tirate avanti. + +--Questo per lo appunto, messer duca, perchè Gregorio VII, come padre +e capo della cristianità, deve acerbamente soffrire che i figliuoli +della sua famiglia si accapiglino con sì poca carità e si uccidano +senza misericordia. + +--Ma il santo pontefice dovrebbe pure sapere....... + +--Con la vostra sopportazione, monsignore, egli sa tutto. Sa di quale +brutale maniera il principe Gisulfo accogliesse le vostre pratiche di +mediazione a pro degli Amalfitani a Montecassino; quale invereconda +risposta vi mandasse; come foste provocato alle ostilità senza motivo. +Il beato padre sa come voi con blandi modi più volte sollecitaste la +pace ed intelaste primo gli accordi onde calmare Gisulfo. Sa come +questi accogliesse male le mediazioni di pace dell'abate Desiderio di +Montecassino e del principe di Capua; come borioso facesse ingiuria +alla vostra persona con parole, e disprezzasse la vostra amicizia. +Insomma il pontefice sa tutto..... + +--Tutto ciò che voi avreste dovuto restarvi dal dire, l'interrompe +superbamente Sigelgaita, ricordando, ser abate, che favellavate avanti +di noi--di noi sorella del principe Gisulfo II di Salerno. + +--Le domando mercè, madonna, se commisi la sbadataggine di +dispiacerle, peritoso risponde l'abate inchinando la duchessa, +perocchè la sensazione, giusta le dottrine dell'apostolo Aristotile, è +una potenza passiva cangiata dagli oggetti esterni; ed io aveva +perduto di vista che ella è sorella del principe. Ma non voglia però, +bella duchessa, punirmene col negarsi di afforzare le mie parole di +pace tra monsignore suo marito ed il principe; da poichè vado sicuro +che entrambi non saprebbero resistere ai voleri della più bella e +valorosa dama di cristianità. + +La duchessa pianta fitti gli occhi addosso all'abate per comprendere +netto il valore di quello scipito complimento, e tace. Roberto +risponde: + +--Giacchè dunque il santo padre conosce come noi fossimo stati tirati +pei capelli a questa guerra, perchè piuttosto a noi si dirige che al +principe? + +--Si dirige innanzi a voi, messer duca, sapendovi tanto meglio +inchinevole agli accomodamenti quanto mal volentieri vi recaste a +queste ostilità: ed inoltre, perchè da voi debbonsi cominciare le +pratiche con accordare tre giorni o quattro di tregua, a principiare +da domani, onde noi potessimo penetrare nella città e dar iniziamento +ai negoziati. Infine, perchè voi pel primo dovete dettare a quali +condizioni consentite togliere l'assedio dalla città e ristabilire la +pace. + +--Avete ragione, messer abate. Il papa ha calcolato da accorto uomo +mandandovi a noi primamente. Bene sta. Noi dunque accordiamo la tregua +dimandata; quantunque tutto avessimo disposto onde tormentare di tale +assalto le omai poco solide mura, che non sapremmo se avessero ancora +potuto reggere all'aspro travaglio. I patti poi della tolta +dell'assedio saranno i seguenti--Monsignor di Bovino, soggiunge +Guiscardo volgendosi a costui, datevi la pena di scriverli, perchè +sbaglio non cada nè sulla validità di essi, nè sulle nostre +intenzioni, che per nulla mai verranno mutate. + +Ed il vescovo di Bovino essendosi messo sul punto di scrivere ad un +bel tavolo di larice intarsiato di avorio che occupava il mezzo del +padiglione, Roberto a voce ferma ed alta dettò: + +1. La città di Salerno sarà messa a nostra discrezione unitamente alla +sua rocca, senza che i cittadini ne tolgano cosa, e demoliscano +pietra. + +2. I cittadini consegneranno tutte le loro armi offensive, dal +verrettone alla lancia, dal pugnale alla spada, sotto pena di essere +condannato alla gleba chiunque alcuna di queste armi nascondesse. + +3. Tutte le terre del principato di Salerno con borgate e castella +passeranno sotto il dominio normanno, ai cui signori saranno pagati +censi e livelli qual si trovano stabiliti dai padroni longobardi, +salvo i mutamenti da farci. + +4. Il principe Gisulfo II abdicherà in favore di Roberto Guiscardo il +principato di Salerno, e, spoglio di ogni divisa, nelle mani di lui si +andrà a collocare in piena dedizione, unitamente a tutti gli altri +membri di sua famiglia e di sua corte, dei magistrati della città e +dell'arcivescovo. + +5. Infine.... + +--Ma, messer duca, lo interrompe Sigelgaita, cosa mai di peggiore +potrebbe toccare al fratel mio se la sua sorte commettesse alla +fortuna delle armi? + +--Cosa potrebbe toccargli? Uditeci bene, madonna, e voi altresì Ugone +abate di Cluny; perchè gli è bisognevole che voi sappiate la nostra +volontà pienamente. Se la città ed il principe di Salerno si ostinano +a tenerci occupati a questo assedio, noi facciamo sacramento che di +qui non muoveremo se non quando non ci resterà più una mazza d'armi +per percuotere le mura, un pugnale per uccidere i nostri nemici. E +quando, col favore di monsignor Gesù Cristo e del santo barone del +Gargano--cui facciam voto di offrire due candellieri d'oro del peso di +venti libre--quando abbiamo presa la città, questa sarà data prima per +otto giorni a saccheggiare ai soldati, poi bruciata tutta, ed il suo +suolo arato e seminato di sale. I cittadini verranno lasciati alla +taglia ed alla libidine dei soldati in loro piena discrezione di +ucciderli o farli schiavi, di tenerli seco o venderli ai corsari di +Africa. Il principe Gisulfo infine, e coloro della sua corte e della +sua famiglia, a noi arrendendosi, saranno mandati a purgare le loro +peccata in qualche chiostro; togliendo noi la città di assalto, +verranno tutti sgozzati come animali immondi, ed appesi dai piedi ai +residui merli delle mura. Questo è il pensamento che noi facciamo +sulla città di Salerno, sui suoi abitanti, e sul suo principe, +madonna. + +--Della città e dei cittadini farete come vi aggrada, sclama +superbamente Sigelgaita: il suo principe poi, messer duca, sa bene +come i principi disgraziati debbano morire per non cadere in mano dei +loro nemici. Se egli l'obliasse, io provvederei; e voi, monsignore, +voi non potreste che insultare il suo cadavere--se io non fossi. + +--Tanto meglio per lui e per la sua fama « risponde Roberto +trascuratamente. » L'ultimo articolo infine che aggiungerete, monsignor +di Bovino, gli è che, innanzi tratto, affinchè non fossero di modo +alcuno trafugati o nascosti, vogliamo a noi consegnati gli oggetti di +oro e di argento ed ogni maniera di pietre preziose che nella città si +trovano, onde compensare gl'interessi degli Amalfitani nostri alleati, +pagare delle spese della guerra il principe di Capua ed il priore di +Lacedonia, ed i soldati soddisfare. Questa è la volontà assoluta ed +irrevocabile di Roberto, duca di Puglia, di Calabria e di Sicilia. + +--Monsignore, mormora dimessamente l'abate di Cluny, io non saprei con +questi patti quali accordi potessi ottenere. + +--Peggio per voi, messere. Non pigliate equivoco però sulle parole, +perchè noi non diamo, nè dimandiamo accomodamenti, ma leggi--e leggi +quali più umane possono dettare i vincitori ai vinti. + +--A questo stremo non è ancor giunto mio fratello, messer duca, ripete +disdegnosa Sigelgaita. + +--Se non vi è giunto vi giungerà, risponde Roberto pieno di calma. Gli +è per questo che vorreste dormire meno placidamente le vostre notti, +madonna, e lasciare ad arrugginire la vostra spada nel fodero? + +La duchessa tacque, ma i suoi sguardi scintillavano come quelli della +tigre. + +Rispose l'abate di Cluny: + +--Ci siamo intesi, monsignore. Io mi reco nella città e spero condurre +le cose a quel termine che debba soddisfare tutti. Solamente prego +vostra grandezza di accordarmi di poi un momento di colloquio segreto, +di cui forse abbisognerò, per favori di che io, abate di Cluny, debbo +particolarmente supplicarvi. + +--Il vostro volere si farà. + +E sì dicendo il duca si alzava, e il parlamento finiva. + + + + +IV. + + Tebani, ei grida in suon tremendo, Argivi, + Dal reo furor cessate. Armati in campo + Prodighi a nostro pro del sangue vostro + Scendeste voi: fine alla pugna ingiusta + Porrem noi stessi, in faccia vostra, in questo + Campo di morte. + ALFIERI--_Polinice_. + + +Io non saprei propriamente dire di quale piglio l'iracondo e superbo +principe Gisulfo accogliesse le dure proposizioni del duca Roberto. +Basti sapere che mancò poco i legati, perocchè Alberada aveva seguìto +l'abate, non avessero a patire di quei crudeli sgarbi che il priore di +Lacedonia, a barba del dritto delle genti, usava fare ad oratori +impertinenti e malaccetti. Fu loro salvaguardia la lettera che papa +Gregorio a Gisulfo mandava, onde comandargli che ad accordi qualsiansi +discendesse; da poichè egli dava sua parola che tutto avrebbe regolato +in seguito con equità e prudenza, se allora gli era forza piegare alle +circostanze. E se Gisulfo non trascese, e' fu altresì perchè egli +aveva spiccati oratori al pontefice a fin d'indurlo a intramezzarsi +con Roberto per la pace o a soccorrerlo di modo qualunque. Acerbamente +non per tanto rispose, ed ogni proposta rigettò come infame. Ugone non +si scorò ai primi urti che terribili anch'egli aveva preveduti da un +carattere focoso e fiero. Cominciò quindi per dargli ragione, per +piaggiarlo; finì con ridurlo ad una considerazione chiara sullo stato +della città, spoverita di viveri e di coraggio, e su quello dei suoi +soldati, mancanti d'armi e pochi di numero. E Gisulfo convenia sopra +tutto. Però quando gli accennava di rendersi, e' si ribellava ad ogni +ragione, ogni patto, anche modesto ed onorevole, rifiutava. In guisa +che l'abate disgustato stava quasi per desistere dall'impresa, +allorchè un mezzo gli sovvenne, decoroso e non fabbro di ruine. + +--E non vorreste voi dunque, monsignore, disse l'abate, non +condiscendereste voi che questa lite si decidesse per giudizio di Dio? + +--Vale a dire? dimanda Gisulfo. + +--Vale a dire che, in lizza chiusa, uno o più campioni longobardi +contro uno o più campioni normanni definissero la bisogna. Se i +Normanni avessero la fortuna di vincere, la città sarebbe loro +consegnata, senza più armeggiare, nella maniera stessa che se +l'avessero levata di assalto: se vincessero i Longobardi, come io ho +fiducia nella misericordia dei santi, l'assedio sarebbe tolto e tutto +restituito alla calma prima che tra la grandezza vostra ed il duca +Roberto esisteva. E con tal fatto gran numero di vite sarebbe +risparmiato, la città non manomessa, e forse tutto alla meglio +aggiustato. + +--Il consiglio è più da cristiano che da guerriero. Mi piace però, +sebbene nessun riguardo dovrei usare a cittadini vigliacchi, i quali +le loro sostanze e le loro vite non sanno tutelare. Pure non sono +alieno dall'assentirvi. Cosa dunque ne pensate voi miei baroni? + +Ed un giovane, uscendo dal gruppo dei cortigiani e capitani di +Gisulfo, parlò: + +--Monsignore, con la permissione vostra e dei bravi signori che mi +ascoltano, io porto avviso che e' sarebbe meglio domandar prima come +di tal proposta intenda Roberto Guiscardo. + +--Bene detto, principe Baccelardo, risponde Gisulfo. Ritornate dunque +al campo del Guiscardo, messer abate, e se mai consente che la guerra +termini per un duello, mandi qui qualche suo cavaliere a distendere +protocollo dei patti. Il qual cavaliere sarà da lui approvigionato di +poteri pieni per tutto regolare senza ulteriormente consultarlo. + +--Parto al momento, monsignore, risponde l'abate. + +Infatti, lasciata Alberada nella corte di Gisulfo, al campo ritorna +immediatamente. + +Roberto Guiscardo stette in sulle prime dubbioso alla proposta. Non +perchè fiducia di vittoria non avesse, come che gli fosse noto bella +copia di valorosi guerrieri trovarsi pure tra i Longobardi; ma perchè +egli serrava in pugno la vittoria in massa con una città quasi alla +vigilia della resa. Per una tenzone in campo steccato invece egli +poteva andar soggetto a cento di quelle fortune avverse, le quali +solevano capitare anche ai più prodi, sia per un piede messo in fallo +dal cavallo, sia per un colpo d'occhio non pronto, sia per una +considerazione importuna che si ficca nella mente, giusto all'ora di +maggiore confidenza, energia ed oblianza del mondo esterno, sia in +fine per effetto di qualche talismano sulla persona o sul corridore +del cavaliere, distrutto dalla benedizione del sacerdote, non tolto +dal giuramento del campione. Ma infine, perchè rifiutare il duello e' +sarebbe valso la confessione che nel suo campo non pugnavano cavalieri +da stare propriamente a fronte ai cavalieri longobardi, Roberto +accettò--nel suo pensiero risoluto di battersi egli in persona, come +colui che della cosa più vivamente interessava. Chiamò perciò a +consiglio i suoi conti ed i suoi baroni, i quali unitamente a lui +avevano dritto a deliberare sulle cose della nazione, si fe' venire il +priore Guiberto, e dopo aver seco lui lungamente favellato in segreto, +lo fornì per iscritto di piena potenza nelle convenzioni pel duello, +ed al principe lo mandò unitamente all'abate. + +Lunga, viva, tumultuosa divampò la discussione che tra il principe +Gisulfo, que' della sua corte, ed il priore Guiberto si aprì. Non vi +era via di convenire del luogo dove il combattimento si sarebbe +tenuto, perchè ciascuna delle parti lo voleva in terra dipendente +della sua giurisdizione per tema di tradimento; non si volevano +accettare patti gravosi da niuno dei due partiti, in caso di perdita; +non si sapeva decidere nè del numero dei campioni che avrebbero +combattuto, perchè molte sfide antecedenti erano pronte e precedute; +nè del numero di coloro che li avrebbero accompagnati alla lizza per +la sicurezza ed il mantenimento dell'ordine. Uno cercava trappolar +l'altro lasciando o chiedendo patti per sottrarsi alla promessa, +soccombendo. Ciascuno intendeva regolare a suo modo le condizioni +della pugna, e voleva giudici e marescialli di campo il di cui favore +si sapeva d'innanzi. In somma avrebbero ambedue bramato dar la legge a +proprio talento. + +E l'abate, distribuendo torti e ragioni ora all'uno ora all'altro, +sceglieva un equo mezzo in ogni articolo, alla cui ragionevolezza +dovevano infine entrambi star sodi. E per tal modo si venne a fine di +compilare lungo protocollo, di cui facciamo grazia alle nostre +leggitrici, segnato da Gisulfo e da Guiberto come commissario di +Guiscardo, e da ambo i legati del papa. Ma come i patti che tutte le +possibilità prevedevano--ed in quei tempi di buona fede e mica +cavillosi e casisti come i moderni era facile--come i patti furono +stabiliti, messo da banda il priore, altra discussione tra i guerrieri +di Gisulfo cominciò. + +Il campione doveva essere uno solo. Chi sarebbe stato costui? + +Il principe Gisulfo, come il lione che si arrogava tutte le parti, +voleva essere egli stesso, perchè lo più interessato. Il fratello di +lui, Rainulfo, per affetto glielo contrastava, dichiarando, male stare +che allo Stato si togliesse il capo, avventurandolo a tanto periglio, +ma che, meglio a lui si addiceva, inspirato da eguale passione, +doveroso di battersi con pari vigore. Baccelardo protestava altamente +che giammai, per qualsiasi mezzo, avrebbe sopportato in pace che altri +gli avesse messo avanti il piede, dove trattavasi di torre vendetta di +Guiscardo e dei seguaci di lui; ch'egli avrebbe suscitati tumulti, si +sarebbe scagliato nel campo da forsennato, insomma che, ad ogni modo, +o avrebbe combattuto egli stesso ovvero il duello, per quanto era in +lui, non sarebbe avvenuto. Altri baroni adducevano altre +considerazioni e pretese onde ottenere la preferenza. In una parola, +nella corte facevasi matto baccano, e poco mancava non si venisse ai +pugnali. + +Allora l'abate, che aveva assunta la parte di Nestore in quel +consiglio di furibondi, sentenziò + +--Principe, baroni, trovo buone le ragioni di ciascuno, lodo la +generosa indole di tutti, che vorreste cogliere tanta nobile occasione +per far mostra di valore e di carità di patria. Ma non è questo il +lato della quistione che debbasi esaminare. Di che si tratta qui, miei +signori? Si tratta di vincere il campione nemico per liberarvi della +guerra. Si tratta di vincere il più prode tra i prodi Normanni, che al +più prode dei prodi Longobardi verrà opposto. Ora, se Iddio vi aiuta, +io dimando, castellani, come è dunque che la prodezza si mostra? Con +le parole ardite, mai no: perchè di parole temerarie abbondano anche +meglio i più vigliacchi. Coi fatti dunque si debbe provare la +valentia, ed ai fatti io vi appello. + +--Ed in che modo? dimanda Gisulfo che stava attento ed impaziente ad +udire. + +--In che modo? continua l'abate, eccolo. Quanti siete che volete +essere i Curiazii di Salerno? Poniamo dieci. Ebbene questi dieci si +disputino fra loro chi debbe affrontare il nemico. + +--Ci uccideremo tutti, rispose sorridendo Baccelardo. + +--Con vostra licenza, bel cavaliere, mai no. Io non consiglio che con +le armi ciascun di voi faccia prova di sua gagliardia, ma per altro +mezzo qualunque, e tale che e' crederà più acconcio, e che noi +giudicheremo assai valido. C'intendiamo? + +--Sì bene, messere abate, sclamò Baccelardo. Voi però non potete +sapere che non sempre la forza decide della prodezza di un guerriero, +ma più sovente ancora la destrezza. Ed infine, gli è con le armi che +noi dobbiamo batterci, non coi sorgozzoni o col randello, come pare +che la sapienza vostra voglia accennare. + +--Voi parlate da scaltro mastro di guerra, bel cavaliere, soggiunge +l'abate. Io però di lunga sperienza so pure, ed ho inteso dire dalle +migliori lance d'Europa per le corti che ho frequentate, che giammai +forte ed accorto cavaliere cedette campo a cavaliere più destro e più +debole. E codesta fortezza e prudenza io vorrei che si mettesse a +bilancia in una lizza. + +L'abate aveva forse torto; però il suo consiglio prevalse e si propose +pel domani tal pruova singolare. + +Il priore di Lacedonia, avvegnachè la sua missione fosse compiuta, non +tornò al campo: sia perchè fosse vago di assistere a quel saggio di +vigoria--ed al principe Gisulfo non dispiaceva che sì forte ed inteso +guerriero dell'oste contraria vedesse un po' quali uomini essi +avessero ad affrontare, e se non giungesse fino a paventarli li +ammirasse--sia perchè sotto il cappuccio di uno dei legati a Guiberto +era sembrato di scorgere alcuni tratti che ad Alberada somigliavano. +Restò quindi, proponendosi recar domani a Guiscardo, in una col +protocollo dei patti, il nome del campione. + + + + +V. + + ATAL. Ah! je suis de son sort moins instruite que vous + Cette esclave le sait. + + ACOMAT. Crains mon juste courroux, + Malheureuse; réponds. + RACINE--_Bajazet_. + + +Nel punto stesso furono ordinati i preparativi della lizza: e perchè i +patti della tregua erano stati soscritti, molti famigliari uscirono +dalla città per provvedere di oggetti opportuni comandati dai loro +padroni. La quale tregua giovò altresì a Gisulfo onde far provigioni +per degnamente ospitare i legati del pontefice, cosa che non si +sarebbe per fermo potuto fare, se la cinta dei soldati normanni +durava. Perocchè lo stremo dei viveri nella città toccava il colmo, e +medesimamente la moria dei cittadini. E Gisulfo avrebbe tolto invece +cedere la piazza che malamente accogliere gli ospiti suoi, +segnatamente poi che e' conoscevasi da tutti quanto l'abate di Cluny +fosse amico delle brigate gioiose e morbinoso in fatto di desinari. + +Si trascorse dunque lietamente la sera, fra i vini di Diamante e di +Sant'Eufemia e fra gli ambrati moscadi di Trani, che allora, com'oggi, +formavano la delizia dei bevoni. La profusione più pazza si osservò +nella cena. Perocchè con la profusione facevano spanto di loro +grandezza i Longobardi, dove che i Normanni si piacevano più della +delicatezza squisita delle vivande, come più sobri e da un tempo +meglio ingentiliti. Non mancarono bardi e buffoni che rallegrassero la +mensa di canzoni e di motti ora spiritosi ora pungenti, e sempre a +spese dei convivali, i quali pe' primi ridevano delle facezie. Vi +furono suonatori di viole, e ciccantoni che occupavano il basso della +sala, ed ora tutti insieme ora a parte a parte si facevano udire, +rispondendo eco tumultuosa alle coppe percosse. + +I favellari intanto, che placidi e ragionevoli dalla guerra erano +partiti, senza verun riguardo alle dame principiavano a mutarsi in +ingiurie alle persone ed in petulanze a causa del lavorio del vino. +Caddero sul tappeto le discussioni di politica. Perocchè la politica +fu sempre la broda a cui ciascuno si credette in dovere d'intingere il +proprio biscotto, ed in tutti i tempi il leone morente a cui anche +l'asino può scagliare il suo calcio. Si venne dunque a ragionare dei +torti di Roberto Guiscardo; delle sue brighe col papa; della condotta +di Gregorio VII; delle pertinaci ostilità di costui col priore di +Lacedonia; del _placito_ di Montecassino; della sparizione di +Alberada; del ripudio di costei, e di cento altre di quelle cose che, +sgominate, inutili, inopportune, scipite, zampillano alle mense, +quando i liquori slegano lo scilinguagnolo tanto al sapiente che allo +stupido. + +--Ed io sostengo, disse l'arcivescovo di Salerno, che il pontefice ha +fatto sgozzare Alberada in qualche fondo di chiostro, giusta la +condanna dei canoni, come colei che violò le leggi claustrali. + +--Ma in quali canoni, monsignor riverito, dimanda il priore, ha vostra +mercede letto di codesta crudele condanna? + +--Per il carro di s. Eliseo! voi dunque, ser priore, non avete mai +studiato nella _Georgica_ di Virgilio: + + Dulce ridentem Lalagen amabo, + Dulce loquentem? + +Alberada è stata strozzata come il cappone del vassallo a San Martino. + +--A proposito, messer abate, chiede Baccelardo ad Ugone di Cluny, non +sarebbero esse vere le parole di monsignore arcivescovo? + +Ugone, che con gli occhi fitti nella sua coppa, quasi dal fondo di +quella dovesse vedere a pullulare da un istante all'altro qualche +cosa, si aveva fatto più volte passar d'innanzi il fiaschetto senza +toccarlo, alcun poco scosso da Baccelardo, che da un lato gli sedeva +da presso, risponde come se si risvegliasse subitamente dal sonno: + +--Gli è veramente così, miei figliuoli: _la materia è ciò che non è nè +chi, nè quanto, nè come, nè niente di ciò per cui l'essere è mosso_. +Non vi sembra chiara l'idea? Non ne siete voi finalmente padroni? + +--Codesta è una balorderia, riprende gridando l'arcivescovo, brillo +piuttosto, se per rispetto alla sua dignità non vogliam dirlo briaco. +La materia è la materia, come Roberto Guiscardo è un corsaro, e sua +moglie Sigelgaita una pazza. Figuratevi un tanghero, come codesto buon +figliuolo di legato che vi siede a fianco, matto abate di Cluny, e che +becca i cibi come un passero, non beve vino come quel povero papero di +Gregorio VII, e non parla, come il pievano di Santa Severina a cui una +meretrice tagliò la lingua coi denti; ecco la materia; per la quale: + + Motus doceri, gaudet ionicos + Matura virgo, et fingitur artubus + Iam nunc, et incestos amores + De tenero meditatur ungui. + _Quod erat demonstrandum._ + +--Voi avete mentito come un Lombardo che vende uno smeriglio degli +Appennini per un falcone d'Arabia puro sangue, grida Gisulfo, voi +mentite, messer arcivescovo di Salerno, chiamando pazza mia sorella, +e, se non foste poeta, vi direi improbo o scempio. + +--Ed io vi rispondo, messer Gisulfo, sclama l'arcivescovo alzandosi, +che voi foste dieci volte più matto di lei quando la sposaste a +Roberto Guiscardo, che aveva già in moglie altra bellissima donna, e +che amava monna Sigelgaita come io amo l'acqua nel vino--e fosse pur +l'acqua benedetta nel sabato santo. + +--Ed io torno a dirvi, becco di un prete, ruggisce il principe +vinulento anch'esso ed alzandosi del pari, che voi mentite come un +giudeo, perocchè Roberto Guiscardo sposò mia sorella, quando, +trovandosi parente di Alberada, l'aveva già ripudiata. + +--La ripudiò per gelosia,--scappa di bocca all'abate di Cluny, quasi +non volendo. + +Queste sbadate parole furono come il lupo negli armenti, la scintilla +nella polveriera. Mille voci si levano, un buon numero di commensali +si alzano rovesciando fiaschetti, doppieri, fiale e bicchieri e da +tutti i punti si grida: No, no! + +--Mai no, mai no, grida il principe con più veemenza degli altri, +Roberto ripudiò Alberada perchè le era parente, perchè tra i parenti è +peccato il matrimonio, perchè... perchè... + +--Per gelosia, replica con fermezza il priore di Lacedonia +intervenendo a sua volta nel colloquio, per gelosia puerile ed infame; +dappoichè quella donna tanto oltraggio non meritava. E la colpa è +vostra, della vostra storditezza, fantastico abate di Cluny. + +E così parlando, gli occhi fissava sopra Alberada, che, tutta celata +nel cappuccio a gote, si rannicchiava per tema di non essere scoperta +da Gisulfo, capace di trascorrere a qualche violenza, ubbriaco come +trovavasi. Costui però non ristava dallo strepitare: + +--Non è vero, non è mica vero; io non so nulla di codeste storie. Voi +pure mentite, priore di Lacedonia, al pari di quest'arcivescovo cotto +come monna. Vi sfido a dimostrarmi che Alberada fu ripudiata per +gelosia, ovvero a darmi ragione dell'insulto, qui, sul momento, con la +spada o con la lancia, a piedi o a cavallo. + +--Io non temo darvi qualunque ragione, risponde Guiberto, anch'esso +caldo alcun poco, potrei provarvi con la daga e col pugnale che ho +detto la verità, che io non soglio mentir mai parlando di quella pura +donna che mi fu moglie, e che l'infame Ildebrando mi tolse. Ed è ben +mestieri che sappiate, messer principe, che giammai la sorella vostra +sarebbe andata a sposa di Guiscardo, se questo smemorato di abate non +cacciava da' ferravecchi non so quale storia, che giammai avrebbe +dovuta contare, poichè dessa riassumeva la confessione di due uomini; +e che, dopo udita quella fatale leggenda, Roberto saltò in bestia, +ricordandosi come Alberada ritrosa lo avesse seguito all'altare. + +--Che ritrosia mi contate, continua a sbraitare Gisulfo, cos'è codesta +ritrosia, cos'era codesta ritrosia; dite tutto, parlate chiaro, qui si +tratta dell'onore di mia sorella. + +--Quella ritrosia, riprende il priore, non era se non pudore e carità +del padre, cui doveva lasciare a morir deserto e solitario nel +castello di Cariati. Or quella verecondia interpretando di poco amore, +o amore per altrui, Roberto, la notte stessa, vi mandò per il vescovo +di Bovino a domandare la mano di vostra sorella, ed all'alba egli pure +mosse alla volta di qui. Voi sapete poi come, di tutto ignara la +povera fanciulla, chè diciotto anni solamente contava allora Alberada, +credendo festeggiare gli ospiti di suo marito, molte cortesie +praticasse a voi ed alla sorella vostra, messer principe, e come +servendosi alla mensa il pavone, il duca Roberto si alzasse e dicesse: +Conti e baroni, vi presento la mia novella moglie Sigelgaita sorella +di monsignor Gisulfo di Salerno, perocchè ho già ripudiata la prima +moglie Alberada, come quella che fu figliuola di una nipote di mio +padre. + +--Ebbene, ebbene, che cosa vuol dire codesto? gridava Gisulfo, non +vuol dire forse che era parente? Chi l'oppugna? Chi sostiene che +Guiscardo fece male? Chi accusa di ciò la sorella mia e me? + +--Alcuno, riprende il priore, si biasima il modo. Alberada era +presente. Alberada in contegno tranquillo e rassegnata bacia il suo +figliuolo Boemondo sulla fronte ed esce. E voi, messer Baccelardo, che +allora eravate paggio di quella dama e a lei più che mai caro e +gradito, voi giuraste, e gittaste sulla tavola, proprio innanzi al +duca Guiscardo, il vostro guanticino di velluto come pegno da +sostenere il dì che avreste cinto il cingolo della milizia, che +Alberada era la più bella donna, e la più ingiuriata dama di +cristianità. La duchessa Sigelgaita sorridendo raccolse quel guanto, +ed attaccatogli un nastro dei suoi capelli, ne fe' dono a Roberto. Ora +sappiatelo, messer cavaliere, che Roberto ancora lo porta appeso alla +guaina della sua spada, aspettando che da Baccelardo adulto venga +riscattato il pegno di Baccelardo fanciullo. + +--Ed io giuro a tutti i santi del paradiso, dice Baccelardo, che il +pegno sarà ridomandato, sia che la fortuna mi secondi domani ed io +sorga campione di Salerno, sia altra volta, prima che scorrano sei +mesi a contare da oggi. + +--Io non so di che parliate, io non so di quali insulsi racconti +accenniate, ser priore, riprende il principe Gisulfo; io comprendo +solamente che qui si calunnia l'onore della sorella mia, sposata dal +Guiscardo per impeto di gelosia, come dite, non per elezione di amore. +Andiamo, in nome della SS. Trinità e di tutti i santi, io voglio esser +chiaro di tutto; io voglio udire codesta istoria. Poichè se vero è, +come è verissimo che voi mentite, io giuro di toglierne tale vendetta +da passare in esempio per l'avvenire ed insegnare di qual maniera fa +mestieri parlare di una nobile dama longobarda. Sbrighiamoci. Chi è +dunque che deve cantarci codesta filastrocca? Non sareste voi per +avventura, messer abate--messer abate di Cluny? + +--Io per l'appunto, monsignore. Ma pregherei vostro valore di farmene +grazia, da poichè sento venirmi male; o almeno posporla fino a domani. +Perocchè tre sono le condizioni della _forma_, o, per farvi comprender +netta la dottrina dell'apostolo Aristotile, materia e forma sono +principio delle cose increate; la materia contiene la possibilità di +ciò che può ridursi una cosa; la forma porta la cosa possibile +all'attualità ed all'energia. Ond'è... + +--Per la croce di Cristo! scatta su di nuovo Gisulfo, cosa diavolo mi +state sciorinando di forma e materia, e di sentirvi male e di +attendere?... Steste voi pure sulle brace come s. Lorenzo, +favellerete--favellerete sull'istante, e direte la storia per filo e +per segno, tal quale la contaste a Melfi. Io rispetto gli uomini della +Chiesa e gli oratori del papa. Però non avrei ritegno farvi appendere +ai merli della rocca come un nibbio, e farvi frecciare per tre dì, se +ricusaste darmi pieno ed ampio conto delle impertinenze che costoro si +sono permesse a spese della famiglia mia, e che altri hanno udite--A +voi, soggiunge poscia Gisulfo voltandosi verso i coppieri, recate +un'anfora di vino all'abate, onde si rinfreschi la memoria; e badate +bene, Ugone di Cluny, che io bevo una brocca d'acqua per dissipare +ogni tenebra che alla mente avesse potuto portarmi il vino, onde non +v'immaginiate di uccellarmi. E me e questi signori dovete convincere, +che tanto voi come il priore di Lacedonia diceste il vero, quando +dichiaraste Alberada ripudiata per gelosia. + +L'abate di Cluny, che già viaggiava per le regioni del peripato, al +baccano dei commensali, alle gomitate di Baccelardo, il quale sovente +gli volgeva la parola sedendogli allato, alle minacce dell'ebro +principe, in quello stato di tutto capace, torna pienamente in sè. Si +frega la fronte con l'acqua fredda, si passa la mano sugli occhi, e +levasi un momento da sedere per disperdere affatto ogni nube dal suo +cervello, poi il principe Gisulfo prega: + +--Monsignore, io farò il vostro piacere raccontandovi per minuto i +fatti: vi bastino questi. Ma dispensatemi svelarvi i nomi delle +persone. Ciò si attacca alla mia coscienza; ed io toglierei meglio +sperimentare ogni vostra minaccia anzi che palesarvi gl'individui i +quali mi facevano tal loro confessione, maggiormente poi che costoro +son uomini che vivono ancora, e da Dio collocati a posti sublimi. + +--Sia pure così: raccontate. + +L'abate si asside e comincia. + + + + +VI. + + Elle a voulu sa perte, elle a sû m'y forcer; + Que l'on me venge. Allons, il n'y faut plus penser. + Helas! j'aurais voulu vivre et mourir pour elle; + A quoi m'as-tu réduit, epouse criminelle? + VOLTAIRE--_Marianne_. + + +--Dovete dunque sapere, mie belle dame, che in una piccola terra di +Toscana, non ha molti anni, viveva un falegname, povero ma distinto +per pensieri onesti. Dio aveva confortato il suo letto maritale di due +figliuoli. Il maggiore, chiamato Cuno, aveva indole, figuratevi! +tenebrosa e selvaggia come toro non domesticato, carattere altero, +indomito, e sopra ogni credere ostinato e tenace nel suo proponimento. +L'altro poi, Goccelino, di otto anni più giovane di Cuno, era un +folletto, vispo, franco, sempre vago di piaceri e di armi, generoso e +liberale come poteva. Perciocchè il corpo, giusta le dottrine del +santo padre Aristotile, prende la qualità dall'elemento che prepondera +e sovrabbonda; ed in Goccelino sovrabbondava il fuoco che è misto a +tutti i sentimenti o a nessuno. + +--Volete voi sì o no lasciar da banda codesto Aristotile, cui nessuno +conosce fra i principi longobardi o normanni? l'interrompe Gisulfo. + +--Egli era greco, esclama semplicemente l'abate. Or bene, questa +opposizione di carattere dei due figliuoli non è a dirsi se +contristasse il Bonizone, il quale, uno almeno dei fanciulli, +destinava per l'arte sua. Ma il primo pensava solo da mane a sera a +far sgorbi sulla segatura, quasi volesse scrivere. Ed in fatti si +assicura che un tabellione, entrato nella bottega del falegname per +ordinare non so qual lavoro, avesse letto in uno di quei trastulli le +parole di Davide: _dominerà da mare a mare_. E sì che il taciturno +putto nulla ancora conosceva di scrittura! Ovvero quel tristanzuolo +andava in traccia di vecchie pergamene, di vecchi scartabelli, e +nascosto in un angolo della casa simulava leggere, restando giorni +interi in tal atto, dimentico di cibo e di bevanda. E quando non +trovava di questi balocchi, metteva ogni suo sforzo ad arrampicarsi +sui punti più culminanti della casa, oppure sollevava i più grossi +ceppi da terra, addestrandosi così a superare tutte le resistenze, e +livellarsi a tutte le altezze ond'isfidare la vertigine. + +--Ma che domine ci entra codesto con Alberada, la gelosia, Sigelgaita, +il diavolo e le sua corna? dimanda Gisulfo impaziente. + +--Prego la vostra cortesia di udirmi, continua l'abate. + +L'altro figlio di Bonizone al contrario teneva sempre dietro a +picchieri, a falconieri, fabbricava labarde di legno, arrolava +garzoncelli e comandava l'assalto di baluardi di neve, impazziva +dietro a canterini, alani e girofalchi, sì che il povero padre non mai +sapeva ridurlo a casa, neppure con le batoste, di cui col monello non +mostravasi avaro. + +--Gli era forza, sclama Guiberto, perchè questo fanciullo era nato ed +aveva vissuto, nei suoi primissimi anni, in casa dei signori di +Coreggi di Parma, dove sua madre era donna di governo, e dove la +vecchia castellana lo tenne quasi figlio tra i militi e la corte del +castello. + +--Può esser anche ciò che gli avesse formato il carattere, risponde +l'abate: ad ogni modo, Bonizone di là lo ritrasse per fare un +falegname come lui. Ma non gli riescì. Allora, vedendo che la sua +prole non voleva saperne del suo mestiere, per non farla crescere +nell'ozio e quindi nel mal costume, mandò il maggiore ad un suo +cognato, abate nel monistero della Beata Vergine del monte Aventino di +Roma, perchè lo iniziasse nella carriera monacale, affidò il secondo a +suo fratello, il quale occupava la carica di siniscalco presso uno dei +più grandi feudatari del paese d'Italia. + +--Alla buon'ora! sclama Baccelardo. + +--Dio sa ciò che fa, replica l'abate continuando. Bonizone restò +dunque deserto nella povera sua casa, perocchè gli era morta la +consorte nel mettere a luce Goccelino, là in Parma. Lo confortavano +solo le liete novelle che riceveva da suo cognato. Cuno infatti con +prontezza d'ingegno ed avidità di apprendere senza limite progrediva +nelle lettere, e compiva i doveri religiosi di tale austera +perseveranza che lo facevano addimandare il _piccolo santo_. Però il +buono abate non visse lungamente. + +--Mori d'indigestione, grida l'arcivescovo, io lo conoscevo; e fu +desso che mi apprese l'arte dei menestrieri. + +--Così dissero gli empi, risponde l'abate peritoso: il vero è che morì +di gocciola. Ora, siccome Cuno, tra pel favore dello zio, tra per +natural talento usava di orgogliosi modi verso tutti i monaci, niuno +rispettando, anzi qualcosa garrendoli della troppa lassezza nei doveri +religiosi, e si mostrava duro in tutte le opere che con la sua volontà +contrastavano; così i frati, all'elezione del novello abate, nemico di +suo zio e di lui, a pieni voti lo cacciarono via dal monistero. + +--Birboni di frati! sclama l'arcivescovo di Salerno. Se fosse stato un +donnaiolo lo avrebbero nominato priore. Erano ben dessi, va! + +--Figuratevi, belle dame, se Cuno piangesse, continua l'abate, nel +mettere piede fuori la soglia claustrale. Egli a vero dire non +piangeva già di dolore e di vergogna. Piangeva per offeso amore di sè, +per dispetto, e forse un tantino ancora per qualche visioncella +ambiziosa svanita. Pur nullamanco decise lasciarsi morire di fame. Ma +Iddio non abbandona i figli suoi, poichè provvede gli uccelli di +piume, gli agnelli di lana, come dice Salomone... + +--E l'ubriaco di sete, soggiunge Baccelardo. + +L'abate sorride e prosegue: + +--Dovete dunque sapere che era stato grande amico di suo zio, un uomo +piacevolone, quell'arciprete Giovanni Graziano, che fu poi papa +Gregorio VI. Aveva costui veduto parecchie fiate il giovane Cuno, e +dallo zio ne aveva udito _mirabilia_, riguardo all'ingegno ed alla +pietà. Gli si era perciò venuto affezionando. Usciva dunque un giorno +l'arciprete della chiesa di San Paolo, allorchè gli parve di scorgere +alcuno che cercava evitarlo, e questi somigliare a Cuno. L'arciprete, +curioso, accelera il passo e raggiunge il giovane, il quale rosso nel +volto come bragia a lui si nascondeva. Cuno racconta tutto +ingenuamente. L'arciprete, che l'aveva pigliato per l'orecchia, +l'ascolta, lo crede, e perchè pizzicava anch'esso un po' dello stesso +umore sel mena a casa. Indi scrive a Bonizone che non pensasse più a +suo figlio, perocchè egli avrebbe tolta cura dell'ulteriore educazione +di lui, e che avesse pregato per entrambi. + +--To'! questa sì che è sublime! sclama l'arcivescovo di Salerno, +incaricarsi dell'educazione di un giovane quel Gregorio VI, che fu il +più grosso barattiero del suo tempo, ed a cui per la smisurata +ignoranza il popolo romano ebbe ad assegnare un collega nell'esercizio +del ponteficato! Oh! _spectatum admissi risum teneatis amici_? + +--Voi favellate da sapiente, monsignore arcivescovo, risponde l'abate, +ma Bonizone pregò tutti i giorni per l'arciprete, e non pensò più a +suo figlio. L'arciprete poi comprò il papato da Benedetto IX e si +dimandò Gregorio VI. + +--Sì signore, l'interrompe ancora l'arcivescovo. Io ero a Roma allora. +E fu nel tempo in cui Enrico III scese in Italia e venne a Roma, dove, +come sapete, regnavano allora contemporaneamente tre pontefici: +Gregorio VI a Santa Maria Maggiore, Silvestro III a San Pietro a +Vaticano, Benedetto IX a San Giovanni a Laterano. + +--Appunto così, continua l'abate. Or bene, Enrico accolse a Sutri un +concilio, dove il solo Gregorio comparve, e ne creò un quarto papa, +Clemente II. L'arciprete non si ostinò a restare nel ponteficato. +Depose la tiara incautamente compra, e venuto in molta grazia +dell'imperatore, unitamente al suo protetto lo accompagnò in Germania. + +--Per divenirvi, sclama il priore, un bravo condottiere di lanzi, il +più prode fra tutti a menar le mani con la grazia di Dio, a vuotare +fiaschetti di Borgogna, e rimorchiare fanciulle. + +--Dio l'avrà perdonato, mormora l'abate continuando. Cuno dunque si +divise dal glorioso arciprete, entrò in un chiostro dove compì la sua +istruzione, profferì il voto, e fu innalzato a priore. + +» Ora lasciamo costui ad indurirsi peggio nelle rigidezze del convento +e ad alimentare ambizioni nel silenzio, e torniamo a Goccelino nel +castello... permettete che ve ne taccia il nome. + +--Messer no, risponde Gisulfo, vi ho permesso tacer delle persone non +dei luoghi; dite dunque in qual castello avevano allogato Goccelino; +perchè noi già cominciamo a pescare di chi diavolo voi raccontate. + +--Non fareste poi un miracolo! sclama l'abate qualcosa brusco. Indi +più rassegnato soggiunge: Sia fatto il vostro piacimento, tanto più +che ciò nè pon nè leva alla fama di chicchesia. Goccelino quindi +veniva educato nella fortezza di Canossa in Toscana. Lo zio di lui era +di quegli uomini bisbetici che credono un nipote essere una tignuola +che Iddio manda per rosicchiare le costole del vecchio albero. Lo +accolse perciò agriccio un cotal poco. Ma quando, guardatolo più da +vicino, scorse un giovanetto che aveva vantaggiosa figura, occhio +vivace, ardita risolutezza nell'espressione tutta del sembiante, lo +azzeccò dalle orecchie, e levatolo fino all'altezza del suo capo, che +non era poco! lo baciò in fronte e gli disse: + +--Quel bestione di mio fratello non saprà fare nè porte nè casse, ma, +se l'è tutta opera della sua persona, per la luce di Dio! che sa fare +figliuoli bellocci. + +Indi guardò in fronte il cattivello e con un tal qual piglio che non +voleva significare durezza ma nemmanco benevolenza, soggiunse: + +--Piccolo mariuolo! in questo castello sei entrato coi piedi dalla +porta, pensa a non uscirne del capo per qualche abbaino. Qui son tutti +santi. Qui si parla più con gli occhi che con la bocca. Qui gli uomini +non valgono un baccello di fava. Qui si nomina in vano il nome di Dio, +almeno dugento volte al giorno, il vino si beve con l'acqua, alle +donne si parla al buio. Se sarai santo in casa, come un apostolo, e +diavolo al campo, come un gendarme tedesco, ti prometto io che di +codesto tuo legno saprò cavarne alcuna cosa. Ma se ti dai troppo +attorno a frascherie di donne ed a bazzecole mondane, come per +esempio, la caccia, il suono, il canto, e che so io, prega il tuo +santo protettore--e qui non mancheranno d'assegnartene uno--pregalo di +provvederti di buone gambe per varcare di un salto i quattro ricinti +del castello, perocchè te li farò saltar io dall'alto di qualche +merlo. _Per omnia secula seculorum._ + +» Il giovanetto, che intrepido e con gli occhi spalancati lo aveva +ascoltato, risponde tosto: + +--_Amen_ ». + +» Il vecchio siniscalco sorrise, e dicendo fra sè: + +--Questo galuppo la sa lunga, la sa »! andò via. + +» Ricevuto di così strana guisa, Goccelino non si sconfortò, che anzi +traendo partito dall'originale omelia dello zio, quantunque +garzoncello, s'infinse e si adattò per modo a quella corte bigotta, +che in pochissimo divenne il beniamino di tutti e paggio della +contessa Beatrice. Il vecchio siniscalco strabiliava come egli, con +settant'anni di fedeltà, non godesse di altrettanto favore, e +ripeteva: + +--Quello scimiotto di ragazzo infinocchierà tutti, infinocchierà! + +Il ragazzo però crebbe adolescente, l'adolescente si fe' giovane, ed +il paggio passò a scudiero. Un matto cappellano, che fabbricava versi +come il cuciniere i pasticci a torre, si aveva tolta la pena di +ficcargli nel cranio alcun buon migliaio di frasi latine, e +gl'insegnava la gramatica, la teologia, la geometria. Non gl'insegnò +filosofia perchè quello spropositato animale di mastro Donizone +credeva Aristotile eretico. Vedete la bestial creatura! Nonpertanto lo +addestrava in cento corbellerie di dialettica; nel tempo stesso che il +marchese Goffredo se lo recava appresso saltando fossi a cavallo, +fracassando crani della mazza ferrata, e forando corazze con la +lancia. Goccelino sembrava un demonio nell'un mestiero e +nell'altro--sebbene, a dir vero, meglio in quello del soldato che in +quello del teologo. + +--Diavolo, diavolo, sclama l'arcivescovo, ci sono anch'io. Ora so di +chi si favella. + +--Tanto peggio per voi, dice l'abate, e continua, stringendosi nelle +spalle: + +» In questi tempi capitò per quel paese l'imperatore Enrico III. Il +marchese gli andò incontro per festeggiarlo, e menarselo al castello. +Lo accompagnò Goccelino come scudiero. Vorreste voi, ser priore, +raccontar questa parte della mia storia che anche voi conoscete, onde +lasciarmi riposare? chiede l'abate indirizzandosi a Guiberto. + +--No, sclama secco secco costui. E l'abate sospirando continua: + +--Una sera l'imperadore ed il marchese Goffredo cavalcavano forte per +arrivare a Parma. Il tempo era nebbioso, tutto il giorno aveva +piovuto, e cadeva ancora un'acqueruggiola come vapore. Il Taro che +dovevano passare gonfiava, talchè aveva menato via anche il +ponticciuolo di assicelle che i borghesi vi avevano costruito pel +comodo traffico della campagna. Il marchese disse all'imperatore: + +--Sire, corre adagio tra i borghigiani, che non agisce da uomo +prudente chi affronta il Taro in furore. Consiglio perciò +vostr'altezza di arrestarsi alcun poco qui, fino a che la corrente non +si abbassi. + +--Il proverbio dice, l'interrompe il priore Guiberto, + + Che l'estrema unzione innanzi prenda + Chi il Taro nel furor di guadar tenta. + +--Torna lo stesso, risponde l'abate. L'imperatore all'osservazione del +marchese fece una smorfiuzza di sprezzo, e per tutta risposta sprona +forte il ricalcitrante cavallo, ed entra nel letto del torrente. Ma +non vi ebbe appena messo il piede che puff! cavaliere e cavallo +scompaiono sotto i fiotti della torbida corrente. Come sapete, tutti +erano rimasti indietro, non escluso il marchese; e tutti +indietreggiarono ancora più, spauriti e schivi di affogare nel fiume. +Però Goccelino non bilancia neppur tanto. Salta da cavallo, si segna +della croce, e vestito di maglia come trovavasi si gitta nell'acqua. +La corrente già travolgeva precipitosa il corridore dell'imperadore, +questi non appariva. Goccelino, cui lo zio, se vi ricordate, aveva +minacciato annegare nell'Enza, che scorreva poco giù del castello, +dove non si fosse condotto dritto, era addivenuto perito nuotatore e +palombaro. Si spinge perciò giù nel fondo del fiume, afferra +l'imperatore dalla gorgiera, e facendo forza di braccia per sotto la +corrente stessa, lo tragge all'altra riva. Un grido di giubilo metton +tutti i cortigiani del marchese e di Enrico; niuno però si avventura +tampoco al valico. Così che dall'una sponda stavasi tutto il numeroso +seguito dei due principi, dall'altra Goccelino che si teneva +l'imperadore del capo giù sulle ginocchia onde fargli vomitar l'acqua, +e richiamarlo in sè. Non passa guari in fatti che Enrico rinviene. Il +suo primo sguardo cade su i pavidi suoi vassalli, l'altro sull'ardito +giovane, che, col capo scoverto ed il ginocchio a terra, diceva: + +--Perdonate, sire, se ho posta audacemente la mano sul corpo +dell'altezza vostra. Consentiamo tutti che foste Alessandro Magno nel +campo, ma non sapremmo condonarvi che così giovane vogliate morire +affogato come lui. + +--Bravo! sclama Baccelardo, le parole non furono meno belle +dell'azione. + +--Sicuro! ed Enrico III, che anima nobilissima e generosa aveva, lo +guarda un momento, indi l'alza, e ponendogli famigliarmente la mano +sulla spalla, gli dice: + +--Cavaliere! va pure superbo di aver salvata la vita ad Enrico III. +Non vogliam noi togliere giovane tanto prezioso e fedele al marchese +Goffredo nostro parente: ma se nulla mai potessimo fare per te in +qualunque tempo--perchè noi ne lasceremo altresì memoria nel nostro +testamento--per la beata vergine di Goslar! non devi che dire una +parola sola, e chiedessi tu il più bello dei nostri feudi imperiali, +ti sarà accordato sul fatto. + +--Mercè, sire, risponde Goccelino; l'altezza vostra viva lunghi anni; +a me basta la gloria di aver toccata la vostra sacra persona. + +Il torrente intanto era declinato, il guado reso più praticabile, e la +gente dell'imperatore varcata all'altra sponda; così che la sera si +giunse a Parma--Enrico III aggiustò le cose d'Italia e ripartì per +Lamagna. Goccelino, cui l'imperatore in persona aveva armato +cavaliere, restò. Non che lo rattenesse vaghezza del paese d'Italia, +ma perchè il suo cuore non batteva più libero. + +--Ah! sclama la principessa di Salerno parimenti alla mensa con le sue +dame, supponevamo bene noi che la storia doveva andare a finire così. +Tirate avanti, bravo abate. + +--Tutte le storie dei giovani cavalieri, madonna, finiscon così, +riprende l'abate salutando del capo la castellana. + +» Trovavasi dunque al castello una Bertradina figlia del conte... +figlia di un conte, damigella della divota contessa Beatrice, +giovinetta, se volete niente avvenente, ma fastosa di natali +nobilissimi e d'immaculata virtù. Su di costei aveva messo l'occhio +Goccelino. Per molti anni egli tenne celato questo amore, +contentandosi di muta adorazione e della proferta di uffici che la +damigella non accettava mica con fierezza. Ella sembrava anzi +incoraggiare l'ardimento nel giovane di qualche occhiata carezzevole, +che era quanto dire in una corte di santi, dove l'amore veniva +considerato come peccato. Dopo l'avventura dell'imperatore, Goccelino +si fe' più ardito. Egli svela chiaro alla damigella le speranze osate +concepire, richiede da lei franca risposta. + +--Ed ella? dimanda Baccelardo. + +--Ella non lo scacciò già con alterigia: solamente piena di contegno +lo rimise al giudizio del padre suo. + +--Ciò era giusto, mormora la principessa. + +--Madonna, sì. Ora il conte che aveva solamente questa figliuola ed +era ricco e borioso, quasi quasi non fe' cacciar via villanamente il +cavaliere dal suo castello. Gli ordina però di non rimettervi più +piede, e mai più favellare di sua figlia, il cui nome reputava +macchiato nella bocca di un uomo, per le vene del quale scorreva il +sangue di Bonizone il falegname. Poi ne muove lamento al marchese ed +alla pia moglie di lui. + +--Fu un minchione il vostro conte! risponde Gisulfo; io avrei dato +quello sfrontatello a divorare ai segugi. + +--Come vi piace, monsignore, riprende l'abate. Certo è però che +Goccelino ebbe a sopportare grave riprensione dal marchese, lunga +omelia dalla contessa, ed aspro e schernevole garrito dal siniscalco +suo zio. Fastidito del pettegolezzo di quella corte, e' si accommiata +dalla castellana e dallo sposo di lei, e se ne torna a Parma dove i +signori di Correggio gli venivano altresì un poco parenti per parte di +madre. Ma perchè neppur quel paese lo guariva dal fernetico, se ne +rivenne alla casa paterna per disacerbare il duolo con la lontananza e +l'amorevolezza dell'eccellente padre suo. Capitò allora che Cuno fosse +a Roma. Goccelino vi si recò incontanente ed al fratello raccontò +dell'affronto ricevuto. L'altero spirito di Cuno, che nelle dignità +della Chiesa cominciava di già a progredire, ne rimane offeso. +Perocchè il suo carattere era addivenuto anche più violento e +puntiglioso nei rigori silenziosi del chiostro. In guisa che si fissa +in mente, e fa unico scopo dell'ostinata ed intraprendente sua volontà +di domare l'alterigia del conte, e di dare sposa al figliuolo del +falegname Bonizone la figliuola del barone. E senza metter tempo in +mezzo parte per Canossa. + +--Non ci mancava che lui per completare la corona dei santi, dice +Guiberto sorridendo. + +--In fatti, continua l'abate, in una corte, in cui i laici non +valevano una buccia, e la religione toccava il fanatismo, lascio a voi +considerare se un frate, ed un frate favorito consigliero di due +pontefici, e severo riformatore del costume degli ecclesiastici, +dovesse tornare potente e gradito come un santo. Accadde dunque così. +Da prima vi fu un po' di muffa dall'una parte e dall'altra, vi fu un +po' di discussione, un po' di orgoglio, un poco di ostinazione, ancora +qualche minaccia--il frate di gastighi spirituali, quelli di +temporali. Infine la contessa toglie acconciar ella le cose col padre +di Bertradina, e contentar tutti--tanto più che vivamente pel frate +s'interessava l'unica figliuola di lei, Matilde, le quale più fanatica +di tutti quanti, di nove in dieci anni, già dispotizzava sui parenti +in prima, e poi sui vassalli ed i feudatari. Ad ogni modo, non saprei +ben bene dirvi degli incantesimi che adoperasse la contessa Beatrice; +certo gli è, che il frate, il quale già mirabilmente se la intendeva +con Bertradina cui teneva dalla sua, fu contento, e si aggiustarono le +nozze. + +--Giorno di maledizione! si lascia uscir di bocca il priore. Tutti lo +guardano. L'abate soggiunge: + +--Goccelino sposa la giovane: ma si avvede presto che ella aveva per +lui, anzi che amore, ripugnanza, e che mal volentieri lo seguiva +all'altare. Invece pareva affascinata dal guardo di suo fratello. +Donizone il cappellano poeta, divenuto altresì abate del cenobietto +annesso al castello, benedisse gli sponsali; e Goccelino si menò a +casa Bertradina. Fece rumore in allora che, al domani, la giovane +sposa non ricevesse il _morgingab_ dal marito[1]. Se ne dissero delle +grosse, e parecchie anche insolenti. + + [1] Il _morgingab_ era un dono che il marito dava alla moglie dopo + la prima notte delle nozze per averla trovata vergine. Ed era + tanto l'entusiasmo degli uomini di allora per questa verginità, + che le leggi ebbero a metter regola e modi ai loro doni. + +Sia comunque, e Dio sa il vero, in queste trattative eran corsi +alquanti mesi; alcuni altri il frate ne dimorò nella casa paterna. +Infine ritornò a Roma dove seguì perigliosa e pertinace carriera di +consigliere e di morigeratore. + +--Volete che vi nomini costui? domanda l'arcivescovo sorridendo: + +--Dio ve ne preservi, susurra l'abate con voce pietosa, e continua. + +» In quell'intervallo Goccelino, che dalla donna sua si era +compiutamente alienato, considerava quali spessi colloqui i due +cognati avessero fra di loro, quale perfetta intelligenza, e come +rammorbidivasi il cuore del fratel suo verso Bertradina. E sì che suo +fratello ad affetto tenero e compassionevole non aveva ancora, e forse +non aveva mai aperto il cuore! Ma Goccelino s'illudeva. Perocchè Cuno +non dava a quella donna che pietosi avvisi, e la confortava a +sopportar paziente il disgusto che il marito aveva concepito per lei, +e le cento scipite fole che sul fatto del _morgingab_ correvano pel +volgo. Sia però come vuolsi, certo gli è che dopo sei mesi Bertradina +sgravò, e mise a luce una bambina. + +--Corpo dell'ostia! grida Gisulfo, dopo sei mesi voi dite? + +--Sì, monsignore. Ma ciò non torna nulla al caso; imperciocchè anche +dopo sei mesi una femmina può partorire, e la prole vivere. Non +pertanto io non saprei dirvi quanta fosse l'indignazione di Goccelino. +Senza pigliar tempo, senza nulla considerare, ei si reca al letto +della moglie, e vilipendendola del nome di adultera, le lacera il seno +col pugnale. + +--Dio ti perdoni, accecato! potè solo profferire la misera, e spirò. + +--E Dio l'ha perdonato, sclama il priore suo malgrado e quasi parlasse +fra sè. + +--Goccelino andava in cerca ancora della bambina, soggiunge l'abate, +allorchè Bonizone entra nella fatale camera. Egli si getta ai piedi +del figlio, gli abbraccia le ginocchia, e lo supplica di contentarsi +di un delitto solo. Goccelino spinge il vecchio ad urtare di capo nel +suolo ed esce, e fugge. Consentite intanto un momento, belle dame, che +io beva un gocciolo per inumidirmi il gorgozzule, poi ricomincio. + + + + +VII. + + Ito è così, e va senza riposo + Poi che morì: cotal moneta prende. + A soddisfar chi è di là tropp'oso-- + _Purg._ II. + + +E dopo che l'abate si fu qualcosa rifrancato, ed ebbe bevuta una larga +sorsata di vino, continuò: + +--Goccelino dunque corre subito alle scuderie, inforca il primo +cavallo che gli si para alla mano e vola a Roma. Cuno era partito +allora allora per l'abazia di Cluny. Goccelino gli tiene dietro. +Appena e' si arrestava la notte per dare un po' di strame alla +cavalcatura. Viaggiava solo, fosco come il turbine, furibondo come il +tigre. Egli fece periglioso e stentato viaggio, scavalcò montagne di +nevi eterne, valicò fiumi terribili, affrontò uragani, fame, incontro +di belve feroci; e sempre in una tetra tensione di spirito, superò +tutto, e giunse al monistero di Cluny. Non si nomò Chiese di Cuno suo +fratello; ma questi era assente. Intanto gli fu proferta ospitalità se +volesse attenderlo. + +--Starà lungi molti dì? dimandò. + +--Verrà stasera, gli risponde il frate portinaio, forse domani. Certo +non tarderà guari, perchè deve ricevere il voto di certi novizi che +debbono far professione, _Kirie eleison_! E siccome l'abate è a Goslar +con l'imperatore Enrico, il padre priore farà la funzione, _Christe +eleison_! Potete dunque attendere, ser cavaliere, se avete voglia del +riverendo priore, e gustare un gocciolo, _Kirie eleison_! che il +cellario può offrirvi buono come in ogni altro castello di barone. +_Kirie eleison! Christe eleison!_ + +--Avete detto che torna domani? replica Goccelino. + +--Cosa avete, ser cavaliere? chiede inquieto il portinaio, vi +sentireste forse male? _Kirie eleison_! Gli è pur vero che il padre +priore con reliquie ed _agnus dei_, con miracoli e senza guarisce +infermi, _Christe eleison_! ma evvi ancora il vecchio padre Adalberto +che..... + +--Addio, frate, grida l'altro, e volgegli il dorso. + +--Goccelino scomparve. Il portinaio allampanato gli tiene dietro +dell'occhio; infine si segna di croce e sclama: + +--Gran peccatore dovrà essere colui che per fermo veniva a confessarsi +al priore. _Christe eleison!_ La sua faccia però non è quella di un +contrito. _Kirie eleison!_ Ricusare anche un gotto! _Christe +eleison!_--io me ne intendo di queste botti: gran peccatore! pingue +furfante! + +--Il brav'uomo che era quel portinaio, soggiunge l'arcivescovo. In un +mese che passai a Cluny mi fece cotto quarantadue volte. + +--Ne abbiamo fatto un santo dell'ordine, sclama l'abate, e Dio l'ha +nel suo seno. Poi continua: + +» Il priore infatti arrivò la sera, ma infermo. Il primo suo pensiero +fu di andare a ringraziare s. Benedetto del prospero esito della sua +spedizione, poi di cercare il letto. + +» Al domani la chiesa rigurgitava di gente per contemplare la cerimonia +di quattro o cinque novizi che profferivano il voto. Un sacerdote +celebrò la messa. Finito l'evangelo i novizi si trassero avanti +l'altare. Allora dall'attigua sacrestia uscì un frate col capperuccio +calato per ricevere le loro promesse. + +--Ah ci siamo, dice la principessa, io rabbrividisco di già. + +--E vi è di che, riprende l'abate. Tutto il popolo infatti aveva +assistito con divozione alla messa; ma con più fervore di tutti, +giusto là presso ai balaustri di marmo del coro, avevano fissato un +cavaliero che della fronte piegata nelle mani, immobile, fervoroso +come un santo, aveva orato senza distogliersi mai. + +--Birbo di santo! dice l'arcivescovo. + +--Appena però si comincia la funzione della professione egli leva la +testa. E' sta un momento, un momento solo a squadrare il frate che la +compiva, indi di un lancio, come il gattopardo si avventa sulla preda, +si avventa su colui, e col pugnale lo trafigge alla nuca. Fu l'opera +di un baleno. Il povero cenobita manda un grido e cade supino. A +questa vista, Goccelino anch'esso si dà un colpo di mano sulla fronte: +poi come un fulmine passa per mezzo della gente atterrita, risale il +cavallo che gli teneva lesto un pitocco dietro il sagrato, e scompare. +Non era stato il priore che egli aveva ucciso. + +--E chi dunque? dimanda la principessa di Salerno. + +--Ma! un altro povero disgraziato di monaco, il quale aveva preso il +luogo di lui, ambasciato da febbre urente e trattenuto a letto. + +--Demonio di un giovane! sclama l'arcivescovo di Salerno. _Enceladus +jaculatar audax!_ + +--Proprio un demonio, risponde l'abate, se vuolsi considerare +l'arditezza; ma buono quanto altri mai nel cuore. In effetti, +figuratevi se poche volte egli avesse versato il sangue sul campo di +battaglia! Eppure, il sangue di quell'innocente, sparso nel santuario +del Signore, pesò sull'anima dell'omicida come sull'anima di Caino +pesava quello del fratello. Egli erra qualche tempo alla ventura per +la Francia, ritorna nell'Italia, visita santuari, fa voti, cinge un +cilizio, si confessa con un santo. Ma vanamente, perocchè la pallida +spaventata faccia di quel frate gli stava sempre presente, sentiva +sempre alle spalle la voce di Dio che l'inseguiva gridando: omicida! +omicida!! Inoltre il padre di Bertradina ed il marchese di Toscana +avevano messa taglia alla sua testa, ed ei si vedeva perseguitato da +tutti--dall'ira degli uomini, cui temeva la meno, e dal castigo del +cielo. Così che si decide andare in pellegrinaggio a Gerusalemme. + +--Lasciate il viaggio, ser abate, lo consiglia Guiberto, se no l'alba +ci coglie qui. + +--Io non domando mica meglio. Non vi racconto dunque per minuto il +difficile e lungo viaggio, perchè già sento abusar soverchio della +cortesia di queste dame, e l'ore della notte inoltransi. Goccelino +compì il voto. Sul sepolcro di Cristo, la schiavina coperta di cenere, +il fianco allacciato da cilizio, pianse le sue peccata, si confessò, +fece spaventevole penitenza. Infine l'immagine del frate, e la voce di +Dio non lo perseguitarono più, ed ei si credette perdonato. Decise +tornare in Italia e comporsi cogli uomini, i quali non potevano +mostrarsi fieri dove che Iddio aveva accolto il suo pentimento. Sopra +galera veneziana s'imbarca dunque a Cesarea. + +» Ostinata burrasca li travoglie lungamente. I corsari barbareschi +danno loro la caccia. Perigliano più volte andare a picco, e lunga +tormentosa agonia li travaglia. Infine un fil di vento forte li gitta +sulla spiaggia del Ionio, al lido di una terra di Calabria. I +Veneziani rimpalmano il legno e salpano per le venete lagune. +Goccelino, angustiato da febbre e stanco già di navigare, si arresta +quivi, sprovveduto di scorte e di panni. Si dirige quindi al castello. + +--Qual castello? domanda Gisulfo. + +--Uditemi, monsignore. A Cariati. + +Il barone Giselberto, e la figliuola di lui Alberada si eran messi +allora allora a mensa. All'annunzio di un pellegrino, entrambi scendon +nella corte per riceverlo e menarlo al tinello. Il barone gli +scioglieva i sandali per lavargli i piedi, la giovinetta lo confortava +di differenti ristori. Goccelino rendeva loro mercè dell'ospitale +carità, e pregava che desistessero da quegli uffici. + +Ma Giselberto dichiarava che, per lui, un palmiere figurava Iddio, e +perciò poco quanto gli potesse praticare. + +--Bravo uomo! sclama Baccelardo. I Normanni non ebbero mai nè più +prode, nè più santo guerriero di lui. + +--Infine l'infermo fu guidato al letto e vigilato con una amorevolezza +senza esempio. Eppure non gli avevano dimandato ancora nè del nome, nè +della condizione, nè d'onde venisse. + +--La carità, figliuoli miei, è cieca. + +--E più spesso sorda! dice l'arcivescovo sorridendo. L'abate prosegue: + +--La malattia di Goccelino intanto volgeva al peggio, ed egli stesso +credeva di aver contratta la peste in Oriente. Però non nudriva alcuna +speranza di vita. Un giorno che più grave sentiva avvicinarsi l'ora +fatale, risolve scrivere a suo padre ed a suo suocero onde dimandare +loro perdono. Così fa, e le lettere partono per due vassalli che il +barone spicca. + +Suo suocero lo aveva da lungo tempo perdonato--chè anzi non aveva mai +concepita veramente collera contro di lui, perchè anch'egli credeva +Bertradina colpevole, e braccheggiava dietro a Cuno, dentro Roma +sicuro e despota, per vendicare la seduzione della figlia. Bonizone, +giunto alla sua ora finale, agonizzava. Aveva presso di sè chiamato +Cuno, onde non passare al cospetto di Dio così sconfortato e deserto +di ambo i figliuoli. Cuno si era recato per dare al padre la +benedizione dei moribondi. La pietosa lettera di Goccelino arriva, li +commove entrambi. Bonizone lo benedice e spira. + +--E la ragazza? dimanda la principessa di Salerno. + +--La ragazza di Bertradina fu salva da Bonizone. Questi però non volle +tenerla presso di sè, sia che anch'egli credesse colpevole Cuno, sia +che gli premesse allontanare ogni memoria del vituperio. Aveva quindi +chiuso in un forzierino d'ebano il libro di ore di Bertradina, vi +aveva aggiunto una lettera d'invio della bambina, fatta da pubblico +tabellione di Soano, e l'aveva mandata a Cuno a Roma, per mezzo di un +pellegrino che si recava a Nostra Signora da Loreto e che aveva tolta +la missione di portarla. La fanciulla però non vi giunse e corse voce +che quel romeo l'uccidesse al colmo di mezzanotte, e del grasso +fecesse prezioso unguento pel male di luna. + +--Oh! lo scellerato! sclama la principessa. + +--E ve n'han tanti! dice l'abate. Cuno rese dunque gli ultimi ufficii +a suo padre, e si accinse a viaggio per le Calabrie, onde, se fosse a +tempo ancora, rinconciliarsi con l'illuso fratello, o ringraziare il +barone Giselberto e sua figlia della carità cristiana largheggiata al +pellegrino. I vassalli del barone gli tennero da guida. + +--E rivide il fratello? + +--Sì. Goccelino non era morto; chè anzi, mercè le amorevolezze di +Alberada e le mediche cognizioni di lei, riacquistava la salute e di +giorno in giorno volgeva alla convalescenza. Il barone non meno della +figliuola gli prodigò cure. Ma come lo vide mettersi sul meglio, lo +lasciò intero alla sapiente carità di Alberada, ed intese tutto alle +cacce ed ai banchetti cui e' grandemente amava. + +--Il resto si prevede, dice Baccelardo, + +--Ahimè, troppo, continua l'abate. La giovinetta passava lunghe ore al +governo dell'infermo, il quale, cominciandosi a riavere, raccontava +maravigliose storie di terra santa, e la pietosa iliade dei suoi +viaggi. Bella, ingenua, vereconda, lo ascoltava quella fanciulla, e +sovente versava lagrime di pietà. Dio la benedica. Dio conforti lunghi +anni quella pia, che io ebbi ventura conoscere ai suoi giorni felici! +Ah! non mai resterò dal piangere l'involontario male che io le feci. + +--Era dessa bella? domanda la principessa. + +--Ah, madonna, figuratevi che brillava come la stella del mattino. +Toccava appena la più fresca giovinezza, e nell'aria infantile del +sembiante le traspariva tale immaculato candore che inspirava nel +tempo stesso confidenza e venerazione religiosa. Ad una statura +vantaggiosa e svelta, talchè un cantore la pareggiò un dì ai cedri del +Libano di Salomone ed alla regina Saba, accoppiava un profilo +purissimo ed una carnagione bianca per modo che le venuzze cerulee del +seno vi si disegnavano sopra pallidamente. Il corruscare dello sguardo +ceruleo splendeva come i fuochi dell'opala, segnatamente quando +guardava alcuno dell'abituale sua benevolenza, lo che le dava qualche +cosa di non terreno, come quelle apparizioni di anime celesti di cui +si racconta nelle leggende, ovvero di quelle fate che proteggono le +difficili avventure di un paladino, come nei circoli della sera +sogliamo udire a narrare dai menestrieri. Non dico nulla poi della +soave melode della voce e della parola cortese che perenne le volava +dalle labbra. Allora io mi convinsi della dottrina del veggente di +Stagira, che l'anima occupa ogni parte del corpo secondo la totalità +della sua perfezione e della sua essenza, non già secondo la totalità +delle sue facoltà. + +--Ser abate, si direbbe per Dio che voi l'amaste, dice il priore. + +--Non sarebbe già la prima testa bianca ed il primo cuore freddo che +ciò abbia fatto, risponde l'abate. + +Tanta bellezza dunque--e nei paesi, e nelle corti di Europa, perdonate +bellissime dame, io nulla mai vidi di somigliante--infiammarono +l'anima di Goccelino. Avrebbe voluto essere imperatore per elevarla +fino a lui! Divisava però, come col fratello si aprì, recarsi alla +corte di Germania, e supplicare Enrico di concedergli tanta parte dei +suoi favori da poterla impalmare. L'avesse pur fatto, chè quella donna +forse lo avrebbe tornato a virtù! + +--Sì, mormora il priore, l'avesse pur fatto. + +--Che può l'uomo, sclama l'abate d'accento commosso, quando Iddio +diversamente divisa? Dio infatti, nei suoi riposti consigli disponeva +diversamente. Ella era già fidanzata a Roberto Guiscardo. + +Cuno giunse al castello. Tenera, effusiva dalla parte di Goccelino fu +la riconciliazione. Cuno lo perdonò. Vide anch'egli intanto la +giovinetta: seppe i pensieri di suo fratello. E fosse stato che Cuno +palpitasse pei giorni di quella fanciulla, con un uomo che tanto +ingiusto e brutale con Bertradina si era addimostrato, fosse stato +pietà di quella vergine pura, la quale, avvegnachè con solenne +promessa già fidanzata, sembrava sorbire lenta seduzione da Goccelino, +fosse stato infine che quel cuore di ferro anch'e' una volta si +schiudesse a teneri affetti, e per la prima fiata sentisse dolce moto; +certo, Cuno cominciò a colloquire più spesso con la fanciulla, e le +raccontava storie d'incauti affetti, e la teneva lungi da Goccelino +con parole scaltre. + +--Ser abate, gli dice Alberada sotto voce all'orecchio, rammentatevi +che siete per isvelare la confessione di un uomo terribile. + +--E chi lo dimenticherebbe? risponde l'abate segnandosi della croce. +Indi continua: + +--Goccelino si avvide di quelle pratiche e qualche sospetto gli si +andava insinuando nell'animo. Si era levato già di letto, ed in parte +aveva racquistate le forze. + +Una sera che costui, addossato ad un davanzale di finestra contemplava +malinconico tramonto, di sopra la sua testa, tra il merlato di una +torricella, Cuno ed Alberada favellavano. Le loro parole non si +udivano distinte, nè le pronunziavano tutte sul medesimo tuono. Ma +Goccelino ne udì tanto che l'anima si senti lacerare e rivivere nei +feroci affetti. Cuno, per compiutamente salvarla da suo fratello, +raccontava alla fanciulla normanna la storia di Bertradina. Goccelino +non proferì motto. La sera si addimostrò anzi lieto più del consueto e +più facondo; al fratello, che immaginava già cotto di quella donzella, +disse mille cose amorevoli. La notte però, mentre Cuno dormiva, egli +cerca della stanza di lui, e con sorriso feroce e diabolica voluttà +gli fa sulla persona tale oltraggio che fa inorridire e che mi è legge +per pudore celare. Nel castello intanto si parlò solamente di +pericoloso colpo di pugnale. + +--Mio Dio! mormora Alberada sommessa. + +--Indi scende alle scuderie, continua l'abate e simulando ordine +premuroso del barone, si fa aprire le porte del castello e fugge in +Germania--dove l'imperatore lo accoglie con ogni amorevolezza, e gli +tiene la parola datagli a Parma. + +Il povero Ildebrando intanto...... + +--Ildebrando? sclamarono Gisulfo ed altri parecchi della mensa; gli è +dunque di lui e di suo fratello Guiberto, qui con noi, che racconta la +vostra leggenda, ser abate? Non ci eravamo dunque apposti nel +sospetto. + +--No, baroni, scompigliato balbetta l'abate. Poi, rimettendosi, +soggiunge: io aveva altrove fisa la mente, e quel nome mi volò dalle +labbra scioperatamente. Non è di lui che io favello, non è di lui. +Altri sventurati volle Iddio provare coi fatti che io sono stato +costretto a narrare. + +--Bene sta, ser abate, bene sta, freddamente dice Gisulfo; andate +innanzi, perchè noi sappiamo oggimai distinguere l'astore dall'airone. + +E l'abate tutto rosso e mortificato proseguì: + +--Il povero Cuno intanto dal sonno cadde nello svenimento. E per fermo +di emorragia sarebbe morto, se al maestro delle scuderie non nasceva +tardo dubbio di verificare, se veramente il barone avesse data quella +notturna commissione al favorito palmiere. Il maestro delle scuderie, +vecchio torpido e credulo, va su all'appartamento del barone e lo fa +risvegliare. Giselberto forte s'indigna della soverchieria che si +pensa fatta per trappolargli un cavallo, e manda a vedere alla camera +dell'altro fratello. Allo spettacolo miserando si commuove ognuno. +Tutto il castello si caccia sossopra, si mette in opera ogni +sollecitudine per aiutare il disgraziato. Cuno in effetti rinviene, e +domanda di Goccelino. Gli narrano della fuga di lui. Egli allora col +residuo di forze che rimanevangli, si rizza sul letto e di voce +vacillante susurra: + +--Ascoltami Iddio, ascoltatemi Gesù Cristo, e vergine Maria, ascoltate +tutti, santi del cielo, angeli ed arcangeli, troni e dominazioni, il +sacramento che io fo. Se di questa ferita non muoio, possano le mie +ossa non avere quiete nel sepolcro, possa mancarmi il cibo alla fame, +l'acqua alla sete, il sonno alle pupille, possano i demonii +impossessarsi dell'anima mia e straziarla di rimorsi e di paure finchè +vivo, e col fuoco eterno dopo la morte, se non mi vendico di mio +fratello--fossimo entrambi a morire sul medesimo letto, fossimo +entrambi a comunicarci al medesimo altare--giuro di non perdonargli +mai, mai, mai! + +--Mai! sclama fra sè Alberada colpita, mio Dio! che si richiede dunque +da me? + +--Baroni, ecco la storia che io contai a Melfi, soggiunse l'abate di +Cluny, Cuno non morì. Roberto Guiscardo subito dopo sposò Alberada. +Innocente come era ed angosciata per doversi separare dal padre, la +santa fanciulla quasi invita lo seguitò all'altare. Questa memoria, +udendo il mio racconto, allucina Roberto, che appone ad amore per +altrui il pietoso stato dell'animo di colei, la quale avrebbe tolto +anzi morire che dipartirsi dal padre suo. Alberada fu ripudiata. +Decidete or voi, monsignore, se la verità noi favellammo. + +--Vi domando perdono, ser abate, risponde Gisulfo, se vi aspreggiai di +parole, ed a voi altresì, priore di Lacedonia. Roberto agì da +forsennato. Alberada era innocente. + +E sì dicendo il principe Gisulfo porgeva una mano all'abate, un'altra +al priore, e si alzava dalla mensa. I suoi ospiti lo seguivano. Allora +a lui si para innanzi l'arcivescovo di Salerno, Alfano, e dice: + +--Ed a me, monsignore, a me non dimandate voi perdono dell'avermi +detto mentitore? + +--A voi, messer arcivescovo, che ardiste dare del pazzo a nostra +sorella, fiero risponde Gisulfo, a voi non solo non dimandiamo scusa, +ma aggiungiamo che siete uno scimunito ubriaco. + +Alfano a quelle brutali parole corrusca negli sguardi, e portando la +mano al fianco, dove soleva tenere il pugnale, fa due passi verso il +principe. Poi tutto ad un tratto ristà e dice: + +--A domani, principe Gisulfo. + +La principessa intanto dimandava: + +--E Cuno ha perdonato il fratel suo, messer abate? + +A questa domanda Ugone sembra interdetto. Ei resta un momento a +riflettere, poi risponde: + +--L'ha perdonato. + +--Mai! mai! sclama Alberada fra sè, uscendo dalla sala, mio Dio! che +si richiedeva dunque da me! + +Allora sotto l'uscio della stanza il priore le si accosta all'orecchio +e dice: + +--Alberada, deggio favellarti. + +A quella voce ella si scuote: retrocede da prima, poi si accosta, e +presa da subito tremito che le invade tutta la persona, risponde: + +--Non è più tempo, Guiberto, guárdati: fuggi--le terre d'Italia non +sono più per te. + +Le nostre leggitrici han già del pari compreso che Cuno era +Ildebrando, ora Gregorio VII; Goccelino, Guiberto priore di Lacedonia. + + + + +VIII. + + Io vinsi al cesto + Il figliuolo d'Enope Clitomede, + Alceo Pleuronio nella lotta, a cui + M'aveva sfidato; superai nel corso + L'agile Ificlo; e nel vibrar dell'asta + Polidoro e Fileo. _Iliade_, XXIII. + + +All'ora di sesta del domattino tutto era in punto pel proposto +sperimento della forza e dell'agilità dei candidati al combattimento +con i campioni normanni. Avevano steccata una lizza nello spianato +della chiesa di San Matteo, che allora si edificava, e sopra cui +davano le finestre delle case circostanti. Da queste, sì la +principessa moglie di Gisulfo che le consorti dei suoi cortigiani +potevan tutto bellamente osservare. Ad una estremità del +parallelogramma avevano levato una tribuna, sulla quale sedevano, come +giudici della tenzone, Ugone abate di Cluny, Guaimaro conte di +Capaccio, Giordano sire del castello di Corneto nel Cilento, +Castelmanno figliuolo del conte Adelferio, e Giovanni figlio di +Ademario _il rosso_. Essendo tutti longobardi, stupenda vista e' +facevano con le loro lunghe barbe ondeggianti sui petti coverti a +guarnelli di bianco panno di Cipro. All'altra estremità della lizza +aprivasi la porta per introdurre i campioni già radunati in numero di +sette, ed erano, come si segnarono coi segni di croce sur una +pergamena tenuta dal maestro di campo di Gisulfo: Gisulfo principe di +Salerno; Baccelardo il _diseredato_ come veniva addimandato; Alfano +arcivescovo di Salerno; Astolfo figliuolo di Marino Capece di Napoli; +Pietro conte di Atenolfo; un milite chiamato Romualdo, e Laidulfo lo +Zanni. Il quale ultimo si segnò e scomparve dalla tenda, sì che tutti +pensarono non fosse una burla, e col maestro di campo si dolsero aver +ricevuto fra mezzo a loro un cotal satiro. Ma il maestro di campo li +pregò di star cheti, perchè quell'uomo, comunque e' si fosse alcuno di +loro non disonorava. + +L'abate di Cluny celebrò la messa. I campioni l'udirono, giurando +sull'ostia della comunione di non fare per niun modo uso di ciurmerie +e d'invocazioni diaboliche onde vincere la prova. Dopo, l'abate si +recò al suo posto, i campioni alla tenda. + +Innanzi di essersi cimentato alcuno non poteva assistere allo +sperimento dell'altro. + +Ciò stabilito le trombe suonarono e la lizza si aprì. + +Primo ad entrarvi fu il milite chiamato Romualdo. Un compagno di armi +gli recò grosso ferro di cavallo ben compatto, ben chiuso, saldo, non +forato. Romualdo andò dritto a presentarlo ai giudici, perchè +minutamente l'osservassero, poi lo presentò al popolo, fitto e +numeroso, che si addossava allo steccato, recandolo in giro. Egli +aveva le maniche del ghiazzerino di bufalo rimboccate fino al gomito; +portò il ferro sempre alzato in alto perchè di frode non si dubitasse. +E come lo ebbero tutti veduto, Romualdo ritorna presso la bigoncia dei +commissari, e lo lancia iteratamente in alto, facendo che netto +risuonasse al suolo. Poi lo riprende, lo rileva novellamente sulla +testa perchè tutti lo rivedessero intero, lo abbranca tra ambo le +mani, ed in due secondi senza sforzo, senza alterare il colore del +viso, come avesse rotta una ciambella, in due lo spezza, giusto nel +mezzo, ed ai giudici presenta i due pezzi, con lo stesso garbo, con la +stessa celerità che avrebbe messa un cerretano a fare scomparire due +bossoli. + +--Bravo! bravo! grida la plebe: ed i giudici stessi lodarono sì la sua +forza che la sua destrezza. + +Romualdo si appoggia delle spalle allo steccato ed aspetta. + +Un araldo d'armi allora annunzia Pietro conte di Atenolfo, ed Astolfo +figliuolo di Marino Capece di Napoli. Nel sorteggio erano dessi usciti +dopo il milite. Entrarono in fatti i due signori accompagnati dagli +scudieri che recavano le spade e le mazze di acciaro. Anch'essi si +soggettarono alla cerimonia della visita. E poi gli era ben mestieri +che si fosse misurato il diametro dei manichi delle mazze rispettive; +e si trovò quello della mazza del conte Pietro un pollice e mezzo +circa, due pollici quello del sire di Marigliano Astolfo. Fatto ciò, +si portarono due ceppi nel mezzo dell'arena, sopra i quali ciascuno +collocò la sua mazza. Fu primo il conte Pietro a scagliare il colpo. +Alzò la daga lentamente sulla spalla sinistra, fissò il mezzo del +manico, ed il colpo cadde. La barra di acciaro è recisa quasi che +tutta; ma l'arma si rompe nell'elsa fra le mani del conte, di tal che +si accagionò questo incidente se intera non fu partita. + +Il sire di Marigliano sorride, ed a volta sua alzando la spada, la si +vede corruscare per aria come baleno, la si ode sibilare e piombare +sul manico d'acciaro con la forza di un mangano. Ed una parte della +mazza era caduta da un lato del ceppo, l'altra dall'altro, messa in +due, netta come se fosse stata di neve. + +I giudici applaudiscono al colpo poderoso, e la plebe grida forte: +_alleluia, alleluia!_ quasi avesse voluto adular quel signore. Del che +il conte Pietro adirato manda a dolersi col principe Gisulfo; e questi +ordina che fossero presi trenta di que' sciagurati e frustati, da +poichè e' non erano scesi nell'arena onde sollazzar la marmaglia e +togliere applausi da lei, ma per far generosa prova di chi meglio +avrebbe difesa la patria. + +Il conte Pietro, che si era veduto umiliato da Astolfo, lo sfida alla +lotta. E' si credeva certo di vittoria, perciocchè statura gigantesca +aveva e membra robuste a petto di Astolfo, piccino anzi che no, e +segaligno. Il sire di Marigliano resta un istante titubante alla +sfida. Ma poscia, arrovetando la faccia, per solito pallida, accetta, +e senza pigliare indugi si cava il giubettino, e si colloca in +positura di aspettare l'assalto del nemico. A quell'inatteso +spettacolo i commissari ed il popolo si alzano per meglio osservare. +Ed in fatti il conte Pietro, vestito come si trovava di ferro, si +avventa sopra il sire di Marigliano per ghermirlo dal collo, +sollevarlo da terra, fargli perdere ogni equilibrio. Astolfo, al primo +assalto, sfugge il pericolo avvinchiandosi alle braccia di lui e lotta +di polsi onde ridurlo ad indietreggiare. Ma il conte sta fermo. Anzi +gli restituisce tal urto, che il meschino va a cader supino due passi +lontano. La sconfitta di Astolfo però è avvertita appena, tanto +sollecitamente risorge dal terreno e in piedi si mostra a fronte al +conte. Questi, confortato dal primo pegno di vittoria, ritorna per +aggavignarlo dal collo. E vi riesce, e lo solleva circa otto pollici +dal terreno. Astolfo allora sentitosi a quelle strette, gli si +attorciglia ai fianchi con le braccia, gl'involge le gambe tra le +gambe, e per tal modo lo stringe alla cintola che a poco a poco si +vede il conte Pietro allascare le braccia, la faccia da prima +s'impallidisce, poi colorasi a rosso, poi addiviene paonazza, poi +livida, infine si annerisce come la vôlta di un camino, strabuzza gli +occhi, il sangue gli rompe dalle narici e dalle orecchie, si spezza in +due, e cade resupino con Astolfo sul ventre. + +E questi così fittamente si era attaccato al conte Pietro che le sue +braccia sembravano immedesimate nel corpo di lui. La corazza si era +avvallata sotto la pressione delle braccia, la spina dorsale si era +rotta, il conte Pietro era morto. + +Cotal terribile prova fa restar tutti mutoli: e già si prevedeva che +il sire di Marigliano sarebbe stato il campione per combattere contro +il Normanno. Imperciocchè e' sembrava impossibile potersi dar saggio +di vigoria maggiore dei due che Astolfo ne aveva dati. + +Egli si ritira alla tenda, dove aspettavano gli altri tenitori della +giostra, ed il corpo di Pietro conte di Atenolfo è menato via +dall'arena. + +Gli araldi annunziano Baccelardo duca di Puglia e di Calabria. Perchè +questi siffattamente facevasi chiamare, agognando sempre ricuperare +gli Stati del padre suo Umfredo da Roberto usurpati. + +Entrò nella lizza Baccelardo vestito di gabbano di velluto scarlatto, +avendo in una mano pennoncino dello stesso colore, e dall'altra uno +stocco lungo e sfilato somigliante tutto ad uno spiedo. E subito +appresso a lui vennero quattro scudieri, che menavano grosso toro nero +con la testa bendata, ed un cavallo leardo rotato, svelto, lungo, +vispo, che andava saltarellando dietro al palafreniere come un +levriere. Baccelardo vi salta sopra e comanda agli scudieri di +ritirarsi. + +Egli allora si accosta alla bestia, si piega sul destriero, e con +l'elsa a croce dello stocco le strappa la benda. La luce del sole che +lo colpisce negli occhi fa restare il toro come stordito. Guarda il +popolo imbiettato nello steccato con torvo e lento sguardo, fiuta il +terreno, e con le zampe comincia a gittarselo alla pancia. Baccelardo +prima fa sventolargli innanzi del muso la banderuola rossa, poi lo +punge al fianco con lo stocco. Il toro mugnola ferocemente e non si +muove. Il cavaliere lo torna a tribulare in più parti con punture e +gli fa ripassare avanti agli occhi il rosso pennoncello. Ma anche +questa volta la bestia si contenta di far udire cupo muggito e pestare +dei piedi l'arena. + +--Per l'anima mia! sclama Baccelardo, che torpido codardo animale! + +E di bel nuovo forte lo punzecchia. Allora il toro tutto ad un tratto +dà un salto dal lato dove egli si trovava e gli va sopra. La presta +cavriuola che il giannetto spicca lo sottrae dal colpo cui giusto nel +bel mezzo del petto il corno formidabile aveva diretto. Baccelardo +fugge per lo steccato, sempre agitando la rossa banderuola, ed il toro +lo insegue. Infine questo si ferma e Baccelardo gli torna sopra ad +aizzarlo. E la belva novellamente ad inseguirlo sordamente, +orribilmente muggendo, ed egli a novellamente fuggire. Ma come il +cavaliere si fu accorto da quel muggito sordo e profondo, e dallo +scintillare dell'occhio, arroventato come carbone ardente, che il +parossismo del furore del toro toccava l'apice, e' si ritragge verso +la porta, dove stavano già presti gli scudieri, con le lance arrestate +per difendersi, e di un salto scendendo di cavallo lo consegna loro. +Quest'operazione fu l'affare di un minuto. Pure il toro, che all'altra +estremità della lizza lo puntava, incontanente gli corre addosso e si +trovarono l'uno a fronte dell'altro. Baccelardo adesso non solamente +non si ritrae, ma gitta lo stocco da un lato. Il selvaggio animale lo +fulmina prima di uno sguardo, indi piega la testa per menargli +terribile cornata. E di questa certo fuor fuori lo avrebbe passato e +slanciato a morir lontano sulle teste degli spettatori, se egli non si +trovava lesto a profittar di quella sfavorevole positura. Salta da un +lato, afferra il toro di una mano per un corno, sì che lo costringe a +ritorcere la testa, dall'altra per la coda irrequieta. Orribili ad +udirsi furono i mugghi della belva così disquilibrata e resa inabile +ad usar di sue forze. Perciocchè, chiunque una volta ha veduto una +_Corrida de toros_ sa, come a tutto disadatto sia questo in quella +situazione, e quali erano _las cositas_ che Pacquito Montes soleva +fare per _las sinoritas_ di Andalusia, ed io gliele vidi fare. +Infrattanto sforzi spaventevoli metteva la fiera onde raddrizzare il +capo, e palleggiarsi sulle corna l'ardito giovane; costui però, +puntando, soda ed inchiodata la teneva, e di un occhio feroce dominava +ed affascinava il sanguigno suo sguardo. Baccelardo allora descrive un +mezzo giro, costringe il toro, sempre in quella attitudine, a +seguirlo, lo trascina per l'arena fino innanzi alla tribuna dei +commissari. E come si è colà, mentre della mancina se lo teneva la +testa sommessa, con la destra gli scarica in un baleno fra le due +corna cotal pugno con la manopola di ferro, che l'animale dà in un +grido feroce ed a terra stramazza. Baccelardo tira quindi il pugnale, +sottile come uno spillo, e fra le due corna glielo caccia. + +Tutti allora gridano: al miracolo, al miracolo; è uno stregone!! E le +donne segnatamente cominciavano a far delle croci a furia e +sclamavano: ecco il diavolo: _Iesus Maria!_ vedete là il diavolo. + +In effetti, elleno non avevano torto. Dappoichè sull'impalcata che +copriva la tribuna dei commissarii, tutto ad un tratto si vede rizzare +un essere singolare, fino allora rimastovi accosciato. Colui aveva +piuttosto l'aspetto di satiro che di uomo. Della persona era basso, +scarno. I patimenti, e forse il digiuno, avevano consumato di sopra le +sue ossa ogni adipe, ogni succo inutile. Però egli era altresì restato +asciutto ed ossuto per modo, che i suoi tendini ed i suoi muscoli gli +si disegnavano sotto la pelle abbronzata, come in certi s. Bartolomei +che sogliono fare i pittori, per istomachevole e truce edificazione +dei fedeli. Il collo aveva toruto; la mano lunga, stecchita, +grandissima. Della faccia poi non distinguevasi gran cosa. Non aveva +che un dito di fronte e le livide labbra scoverte di pelo, tutto il di +più era irsuto di setolacce rossigne, folte e lunghe, che scomposte +gli piovevano sul petto--non escluso il naso piccino alzato della +punta verso la fronte. La quale fronte, bassa e stretta, circondava a +guisa di zona bianca, lenticolata, la testa piatta e schiacciata come +quella dei Samoiedi. In una parola, incarnava colui la figura di quel +pittore, il quale rimproverò il Caracci di non saper dipingere +animali, ed in animale dal Caracci fu ritratto, come nel museo +napolitano si può vedere. + +Solo spiccatamente risaltavano in quel deforme capo due occhi +turchini, che vibranti e lucidi, quasi due fiaccole nel fondo di buia +caverna, rutilavano nell'orbita; poi i denti bianchissimi che +guarnivano una bocca, la quale fendeva la testa orizzontalmente in due +parti disuguali. Perocchè, tutto al rovescio degli altri uomini, +costui aveva corta altrettanto la metà del volto dalla bocca alla +fronte che lunga dalla bocca al mento. + +Ei vestiva un giubbetto di cuoio di bufalo bollito, dall'attrito +raspato il pelo, dall'orgia e dall'incuria maculato in guisa da +sembrare screziato come il manto della tigre. Poi un paio di brache, +anche di cuoio di bufalo rattoppate di fresco a pelle di capra non +rasa dei peli. Alla cintura non portava arma, tranne il pugnale. + +Costui era Laidulfo lo Zanni. + +Laidulfo aveva veduto il prodigioso colpo di Baccelardo, ed il toro +atterrato. E' si lascia scorrere, della testa in giù, lungo uno +staggio che serviva da pilastro alla tribuna, e come un gatto salta +nello steccato. Ognuno pensò che, se colui non fosse davvero il +diavolo, non poteva mancar di essere per fermo una belva che si +avventava alla bestia uccisa per divorarla. Imperciocchè Laidulfo in +due salti è sul toro, ed afferratolo dai piedi, con gioia feroce +comincia a trascinarlo per la lizza. E' lo trasse fin presso la porta +di rincontro ai giudici. Dove essendo giunto, con ambo le mani apprese +ai piedi di dietro, sale sul parapetto di difesa che circondava il +recinto, solleva di terra la smisurata bestia, e principia a +dondolarla, a guisa di campana, a dritta ed a mancina. Indi mette uno +sforzo spropositato e la scaglia parecchi passi lontano da lui. Ciò +fatto dà novellamente un salto grottesco nell'arena, si slancia sulle +palizzate dall'altro lato, e dispare in un momento, come un momento +solo era durato l'apparizione e l'opera sua. + +E la plebe che lo aveva riconosciuto e che per un suo eguale +simpatizzava, rompe ogni riguardo e grida bravo, _alleluia!_ Questo è +il campione che si voleva, viva Laidulfo il pazzo, Laidulfo il +buffone! + +L'araldo interrompe le clamorose ovazioni, ed annunzia monsignor +Alfano arcivescovo di Salerno ed il principe Gisulfo. + +I nostri lettori si ricorderanno senza dubbio con quali parole la sera +dell'orgia si separassero questi due signori, e come l'arcivescovo, +poeta famigerato ai tempi suoi e in seguito, fusse stato offeso +bestialmente dal principe. Non appena quindi un pochino di raggio +dell'alba si mise nella camera di Alfano, che tutta la notte, malgrado +il vino non aveva potuto chiuder pupilla, chiama a sè il suo maestro +di palazzo e manda a pregare Baccelardo si volesse compiacere a lui +venire. Al che, come Baccelardo ebbe obbedito, Alfano lo supplica di +recarsi incontanente in nome di lui, arcivescovo di Salerno, a sfidare +il principe per quella mattina, a primo transito o a tutta oltranza, +secondo a lui fosse gradito. Baccelardo gli fece da prima gravi +osservazioni. Però il prelato essendosi mostrato duro, gli fu giuoco +forza portarsi ad intimare la sfida. E Gisulfo, che uomo di cuore era, +l'accetta senza punto esitare, e decisero che si sarebbero battuti +quella mane stessa, nello steccato della prova. + +Infatti montati ambedue sopra superbi cavalli e coverti di piastra e +di maglia entrano nella lizza. I loro scudieri portavano lance e +rotelle. I preliminari dell'abbattimento non furono lunghi. Convengono +subito che si sarebbero battuti fino che l'uno non fosse morto, o non +avesse dimandato mercè. Si situano quindi l'uno di rincontro +all'altro, avvegnachè lo steccato non fosse interamente atto a quella +pugna, perchè corto, e mettono in resta le lance dopo aversi attaccato +al collo gli scudi. Il maestro del campo fa suonare la tromba, e l'uno +sull'altro si rovescia. La prima corsa di lancia è fatale al principe: +perocchè la sua scivola sull'elmo di acciaro dell'arcivescovo, il +quale piegandosi, la schiva, e si va a piantar nel terreno. L'asta di +costui poi si rompe sul petto del principe dopo avergli forata la +rotella e la corazza, attraversata la maglia, e sfiorato alquanto le +costole. Gisulfo resta saldo sul cavallo: animosamente si tira dal +petto il mozzicone, e riprende la lancia che il suo scudiero gli +presenta. Novella lancia è data altresì ad Alfano, ed ai loro posti +ricollocansi. La seconda corsa è pure a disvantaggio di Gisulfo: +dappoichè egli fracassa l'asta sua sullo scudo dell'arcivescovo; +questi lo colpisce di tal poderosa maniera sulla corona principesca, +sormontante la celata, che rotte le gorgiere, lo fa percuotere delle +spalle sulla groppa del cavallo, e spiccar sangue dalle narici. + +Il principe di Salerno sbuffava di modo orrendo così due volte +umiliato dall'offeso prelato. Si riprendono novelle lance, e si +situano per cominciar la terza corsa. Questa fiata però la fortuna è +diversa. L'asta dell'arcivescovo lambe il collo del principe, +sguizzando sulla polita spalliera, e va a ficcarsi nell'estremo della +groppa al cavallo; quella di Gisulfo passa Alfano da parte a parte dal +petto, lo ribocca, spezza le cinghie della sella, gli fa perder le +staffe, e sollevandolo di peso così infilzato, trascorre l'arena, +trascinato dal cavallo furioso per la ferita, e va a gittarlo sotto la +bigoncia dei commissarii. + +Un grido di applausi fragoroso sbocca quasi involontario da ogni +banda. Gli spettatori giudicano unanimemente doversi a lui la palma +della vittoria. + +Il misero arcivescovo intanto mormora le prime parole di quei versi +memorabili di Orazio: _Quo pius Eneas_, e muore--muore quale aveva +vissuto, valoroso cavaliere più che costumato ecclesiastico, fedele +fino all'ultimo respiro alla poesia, ad Orazio, al centenario Falerno, +che avevan formato la sua delizia invece della Bibbia. + +Allora i giudici si riuniscono per decidere a cui spettasse l'onore +della pugna del domani contro il normanno campione. E primo il sire +del castello di Corneto si volge all'abate di Cluny per dimandargli +del suo parere. Ma l'abate, che si trovava sotto il dominio del suo +incubo sin dall'aprirsi della lotta, fraintende, e risponde: + +--Il mio parere è che si seppellisca codesto arcivescovo, il quale è +morto da gagliardo dopo aver vissuto da epicureo. Ed egli è ben +mestieri che sappiate non intendere io per epicureo i settatori di +quella dottrina severa che stabiliva il filosofo di Samo, di cui +l'eloquente ed imaginoso Lucrezio sclamava: _Deus ille fuit, qui +princeps vitæ rationem invenit eam quæ nunc appellatur sapientia_; ma +quella sozza ed invereconda dottrina che professarono di poi i +discepoli suoi, e che Orazio, Petronio e Marziale cantarono, e che la +Chiesa condannò per canonizzare la sapienza del divino Aristotile. Ed +avvegnachè i precetti sublimi dello Stagirita sembrassero talora +eterodossi, perchè come il fulmine nasconde la sua luce nelle nuvole, +quel filosofo nasconde la sua sapienza tra le tenebre della parola; +non pertanto i santi Padri della Chiesa han convenuto, che niuna +dottrina meglio si addice alla santità dell'evangelo, i cui proseliti, +al dire di s. Giovan Crisostomo, son chiamati _fedeli, affinchè +mediante il disprezzo del ragionamento umano, alla grandezza della +fede si elevassero_. Io sovente ho meditate queste sante parole, e +della predestinata incomprensibilità di Aristotile mi son persuaso. +Pure non resterò mai dall'indagare cosa mai quell'onnipossente +intelletto intendesse con l'_entelechia_ e l'_univocazione +dell'essere_. Conciossiachè quel principio impalpabile, incorporeo, +etereo non ho saputo giammai conciliare come mai possa essere _essenza +della forma_, ed il _constituente dei corpi da cui ricevono +organizzazione_. Da poichè se è canone di logica che _dat nemo quod +non habet_..... + +E molto Ugone avrebbe seguitato a dire. Ma gli altri quattro +commissarii, che vanamente avevano aspettato cavare un construtto da +questa cantafera, e che fosse infine venuto ad una conchiusione sul +fatto del campione, si tediano, e lasciandolo lì a predicare, si +tirano da un lato per giudicare la bisogna fra di loro. In effetti, +dopo alquanto di squittinio, e' decisero che: + +« Al principe Gisulfo sarebbe toccato l'onore del combattimento per la +città di Salerno e le terre dipendenti dal principato, come quegli che +nella nobile lutta ogni altro aveva superato in vigore. Però essendo +stato egli ferito, ancorchè lievemente, ed essendo la pugna di +gravissimo peso, il suo posto si destinava al cavalier Baccelardo, il +quale non meno ardito e forte si era addimostrato. + + + + +IX. + + Voi imbottate come pevere: + I' vo bevere ancor mi. + POLIZIANO--_Orfeo_. + + +La sentenza dei commissari, come che per tutte le considerazioni con +lui fosse giusta, al principe Gisulfo non talentò. E' si riputava non +solamente dei suoi dritti defraudato, ma insultato nell'onore, col +dare importanza a ferita per sè stessa di niuno momento, e che in +certo modo gli ottenebrava la pienezza della vittoria sopra +l'arcivescovo. Inoltre, egli definiva la prodigiosa forza di +Baccelardo meglio come bravo requisito di pugillatore, che come +valentia di cavaliere. Di più, un sospetto lo tribolava per allontanar +costui dal combattimento. Vale a dire, che essendo Baccelardo +normanno, avrebbe e' forse potuto non dimenticarlo intieramente, +quella gente vivendo sollecitissima della sua nazione, ed accordatosi +innanzi di qualche verso con Roberto, lasciarsi vincere allora, salvo +poi a riscattarsi l'onore della vittoria alcuni dì dopo. Infine +Gisulfo considerava che la sarebbe stata un'onta alla nazione +longobarda il non aver saputo mettere in piede un guerriero ad +osteggiare un normanno. E queste ed altre moltissime riflessioni, tra +generose e villane, andava facendo Gisulfo nel corso della giornata, e +pensava come distruggere la fatale sentenza, la quale, a vero dire, +non era stata proprio equa, avendo dimenticato affatto Astolfo, che +forse meglio di ogni altro si era condotto, e dichiarato Gisulfo il +più vigoroso tra i candidati. Ma, sia come vuolsi, avevano giudicato +così, e non potevasi da quello recedere, come da tutti i giudizi che +hanno spesso più inviolabilità che senno. Gisulfo vi pensò sopra tutto +il giorno; si chiuse a consiglio con alquanti dei suoi più intimi e +fedeli longobardi, si propose, si discusse, si confutò, si mise a +scrutinio. Infine, si appigliarono a partito fatale, per non dire +vituperoso. + +Era una bella sera di luglio, una di quelle superbe sere italiane che +han formato mai sempre il delirio dei poeti e la disperazione dei +pittori. Iddio, che le ha destinate gelosamente per questo popolo, +tanto maltrattato dagli uomini, non patisce che l'opera suprema della +sua mano venga sfigurata dall'arte. Non vi era luna; ma più miriadi di +stelle ingemmavano la vôlta azzurra, e producevano quel voluttuoso +barlume cui s'imita nelle camere delle odalische attenuando la luce +coi veli. Dalla marina spirava aura deliziosa, tutta pregna ancora dei +baci degli aranceti di Sorrento. + +Tutti dormivano. Solamente Alberada, nella cui mente si erano fitte +come chiodi le fatali parole del giuramento d'Ildebrando, non poteva +pigliar sonno. Ella si vedeva quel fantasima dinnante. Se lo vedeva +prima, come al castello del padre suo l'aveva osservato, pallido, +cupo, negli occhi riarsi, a giurare che giammai avrebbe perdonato al +fratel suo, giammai! Poi se lo rammentava come nelle camere della +Tomba di Adriano si era a lei presentato, febbricitante, ardenti gli +sguardi, convulso nel volto, che dava a lei commessa di condurgli quel +fratello, perchè con lui bramava riconciliarsi. E quell'uomo era +Ildebrando! quell'Ildebrando, Gregorio VII, il severo, l'inesorabile +pontefice, quegli che come globo di fuoco si levò nel suo secolo per +purificare o incendiare. Ella dunque ora passeggiava pensierosa per la +stanza, ora si fermava avanti la finestra spalancata e guardava. Non +guardava il cielo Alberada. Nel cielo aveva una volta messa la sua +confidenza e si era rassegnata. Ella guardava la terra. Guardava il +placido mare che con un mormorio simile al favellare di giovanette che +dei loro amanti si raccontano, venivasi a rompere alla riva. Guardava +le galee amalfitane, che a traverso di tanti perigli si recavano a +pigliare le tele dalla Persia, le sete dall'India, i profumi +dall'Arabia, ed ora, come masse brune, si cullavano negligentemente +nella perfida rada, solo animate dal fievole lumicino, che a guisa di +stella caduta, rischiara il passo lento del timoniere che non può +pigliar sonno. Guardava quei tranquilli accampamenti normanni, in +mezzo ai quali aveva passata sorrisa giovinezza, ombreggiata dalla +targa paventata di suo padre, allietata dal suo amore. E sotto quelle +tende ora riposava tanta parte dell'anima sua, tutta la storia del suo +cuore--Guiscardo, il priore, Boemondo! Guardava infine Alberada quella +città che, colpita dal languore dell'agonia, non dava più voce, non +accennava moto; quella città che era stata culla alla donna fatale per +cui tutto aveva perduto, e quel castello, in cui, come il cuore nel +corpo umano, si avvertiva ancora estremo battito di vita. + +Ed in fatti un rumor sordo e confuso, maggiore del consueto, per la +rocca si udiva--un rumore di voci molte che favellano sommesso, di +armi che si urtano. Eran forse le scolte che si mutavano. Così pensò +da prima Alberada e proseguì nel corso delle sue malinconiche +meditazioni. Ma ecco che il rumor cresce più, si odono voci più +distinte; ed affacciandosi alla finestra, vede come tante fantasime +bianche che al castello si raccolgono. Un pensiero le sorge, un +pensier molesto che scaccia via come ingiusto. Non di manco apre la +porta della sua camera, e strisciando lungo buio corridoio, al cui +fondo si apriva una finestra che dava sul cortile del castello, a +quella si affaccia. Allora non dubita più di nulla. Queta queta, come +era venuta, ritorna indietro, ed invece di entrare nella sua, entra +nella camera dell'abate di Cluny, così dolce e quatta che costui non +si sveglia, perchè anche dormendo sognava di Aristotile come donna +innamorata del ganzo. Ella, tolto dallo scrittoio di lui un pezzo di +pergamena ed il calamaio, esce. Rientrata nella sua camera scrive +affrettatamente alcune righe, poi ripiega il foglio che ripone sul +petto, e scende nella corte. + +L'affollarsi della gente che andava e veniva, l'allestirsi di cavalli, +il sordo trambusto, e la confusione per dare e ricevere ordini non +fece avvertire il nero spettro che, rasentando di volo le oscure +pareti, scivola fuori le porte e si avvia per la città. + +Alberada discese con pena l'aspra roccia alla cui vetta sorgeva il +castello, ai cui piedi starnazzava la città. Per non perder tempo a +seguire i serpeggiamenti della strada consueta, ella si cala dritto +carponi per la scoscesa, e presto si trova tra le buie e tortuose +viuzze di Salerno, dalle quali con gran pena si può distrigare, e +giungere fino presso alle mura. + +Fiduciosi nella tregua stabilita, i Longobardi guardavano i baluardi +con oscitanza. Imperciocchè Alberada, che sopra vi ascende, trova le +sentinelle riunite intendere a berlingare anzi che a star vigili nei +loro posti. Avevano appoggiate alle bertesche le labarde e gli archi, +e giuocando alla zarra vuotavano fiaschetti alla ricuperazione della +pace ed alla tolta dell'assedio. Alberada si accosta ad un gruppo di +questi disattenti, e loro dice: + +--Buona guardia, bravi soldati. Si passano le ore di pace +allegramente: non è così? + +--Venga, padre, venga con noi a bere un gocciolo. Non vorrà certo +ricusarsi a buoni figliuoli che sanno godere nella tregua, e menar le +mani nelle barruffe in onore di Dio ed in vantaggio dei loro borselli. + +--Vi ringrazio, buone lance. Io son venuto a pigliar l'aria per +sgomberarmi di un disgraziato mal di capo che mi tormenta; non vorrei +riattizzarlo col vino. + +--Baie, padre riverendo! Il vino è quel diavolo, che, entrato in casa, +caccia via tutti gli altri. Non si dia molestia perciò, e lo creda a +me che non ho usato mai di altro rimedio in mia vita fuori di questo. + +--Beverò dunque una sorsata, non fosse che per farvi piacere, risponde +Alberada, a patto però che accettiate una minuzia per vuotarne un +fiaschetto di Procida; ma di quel che morde l'ugola e sganghera le +ganasce con l'aiuto di Dio. + +--Per santa Cunigonda!.... perdono, padre! non vi faremo dolente +perciò. Ma berlo adesso che dobbiamo fare la guardia.... eh! quel +dannato di vino azzanna, ed il minor pericolo che potremmo correre e' +sarebbe di capitombolare dalle mura laggiù fra quei beccastecchi +normanni. + +--Se tutto il dubbio resta qui, bevete pur lieti e dormite, chè +veglierò io; perchè il fresco del mare sento che va alleviandomi lo +spasimo. + +--Che ne pensi tu, Raspacalici, eh? + +--Io penso che una coppa di vino rifiutata è una porta di paradiso +chiusa. E tu, Strangolafrati? + +--Senti, Raspacalici, ti ho detto che non voglio esser chiamato più +così, e te lo ripeto l'ultima fiata: perchè te lo giuro pel mio santo +battesimo, che un'altra volta ti manderò la parola nella gola con una +pugnalata. Mi pare che non parli latino io. Or dunque, accettiamo i +soldi del padre ed applichiamo l'ubbriacatura pel bene dell'anima sua. + +--E tu, mastro coniglio, non saresti dello stesso avviso? + +--_Dominus vobiscum!_ io mi son confessato ieri mattina! + +--Dunque? + +--Dunque... quando si trattasse di non dispiacervi, mi ubbriacherò con +voi--salvo poi a dirmi i sette salmi penitenziali.--_Credo in unum +Deum!_ + +E mastro coniglio cantava come i preti a messa. + +--Insomma pare che siamo proprio tutti di un avviso? + +--Io no, risponde un compagno, perchè ho promesso a Ziga di andarle a +far visita questa notte, dopo la guardia. Vi cedo perciò la parte mia, +e ritorno al mio posto. + +--_Dies irae!_ sclama mastro coniglio, e tu fai di codeste visite, +Randolfo? + +--Non cominciarmi a tribolare con prediche, figliuol di una vacca, che +ti spezzo il cranio con questa chiaverina. Io intendo di condurmi a +mio modo. + +--Basta basta, risponde il soldato che la faceva da caporione, to, +mastro coniglio, questi sono i soldi del riverendo padre; recati +dall'ostiere qui presso, gittagli a terra la porta se non vuole +aprire, e comprane altrettanto prosciutto, vino di Procida ed +acquarzente. Bada però a non dimenticar parte dei quattrini nel fondo +della tua scarsella. + +--Rubacristi! e la mia onestà? ti ho già detto, parmi, che m'era +confessato ieri mattina.-- + +--Ragione per cui più ti ricordo di non fare il _quare me repulisti_. + +--Va e corri presto, sai! perchè non ci resta che un'ora buona. E voi, +riverendo padre, se non volete farci compagnia, toglietevi la pena di +vigilare i nostri posti. Passeggiate tra lo spazio da porta Marina a +porta d'Eboli, e se udrete rumore laggiù, negli accampamenti, o +vedrete gente che si appressasse alle mura; insomma se crederete +scorgere cosa che potesse darvi sospetto chiamateci, perchè verremo +noi ad osservare di che domine trattisi. Già non ci è paura, perchè +abbiamo tregua per tre dì; ma la cautela è cautela, e noi non siam +soldati per niente. + +--Lascino fare a me, buone lance, e banchettino tranquilli. Mi diano +solo una labarda, un arco, che so io--potrebbe sempre giovarmi a +qualche cosa. + +--Servitevi là a piacere, riverendo: vi troverete ogni bene di Dio. + +Alberada stacca dalla parete un arco ed alcuni verrettoni, e parte +dicendo loro: + +--Buona notte, figliuoli. + +--Buona notte, rispondono i soldati, e ricominciano da capo i loro +giuochi. + +Non passò guari, ed innanzi ad una sentinella normanna cadeva un +verrettone, nelle cui ale andava innestata una pergamena. + + + + +X. + + Passavan cheti e taciturni avanti + Senza ronde scontrar nè sentinelle; + Quando cessaro all'improvviso i canti, + E i gridi e gli urli andar fino alle stelle + TASSONI, _La Secchia rapita_, IV. + + +I soldati longobardi, che lungi dal custodire le mura si deliziavano a +bevere a isonne, furono avvisati da Alberada del rumore crescente che +udivasi per la città. E non appena questa si allontanò per ritirarsi +alla rocca, che un centurione capitò loro addosso e li garrì +acerbamente dell'insubordinato condursi, ordinando che stessero in +punto sotto le armi, perchè questo era il comandamento di monsignore +Gisulfo. Nello stesso tempo e' videro calar giù dalla rocca grossa +mano di soldati, con bianca _camescia_ su per la corazza, conducendosi +a redina i cavalli, e ragunarsi presso le porte uno stuolo, che dava +sul migliaio, di uomini d'armi dello stesso modo divisati. Indi +un'altra folla di arcadori, che a mano a mano si attelavano sui +baluardi, allogandosi ad ogni merlo e ad ogni bertesca, guarnendo le +torri delle porte e tutto lo spianato dei bastioni. Quei poveri +soldati ubbriachi, che noi abbiam veduto nel capitolo precedente, +guardavano allampanati, non comprendendo qual demonio volesse +significare tutto quell'apparato ostile, mentre la tregua spirava il +poi domani. Ma il loro stupore non fu lungo. Imperciocchè, non passò +guari, e videro comparire il principe Gisulfo in persona, alla testa +di un cinquecento cavalli ed un buon migliaio di fantiglia. Egli +ordinò: che senza rumor fare si aprissero le porte; che i soldati di +guardia vigilassero attenti, e che, nel caso ei fossero inseguiti da +quei di fuori, le richiudessero loro alle spalle, appena stessero +novellamente riparati tutti dentro; che quei delle mura travagliassero +dei mangani e delle frecciate i Normanni, i quali benissimo da loro +distinguevansi, perchè non vestiti di bianco; e che il resto dei +cittadini e dei militari si tenessero pronti a spalleggiarli, in caso +che dimandassero aiuto. Date queste disposizioni, la porta Marina e la +porta di Eboli si aprono e Gisulfo col seguito esce. + +Traditorescamente, e contro il sacramento della tregua, questo +principe cercava sorprendere con un'_incamiciata_ i Normanni, tra per +decidere così guerra terribile, tra per distogliere il duello. Il +perverso disegno gli tornò fatale. Perocchè non appena tutta la sua +gente ebbe oltrepassate le porte, che da quegli accampamenti, fino +allora sembrati stanza a gente neghittosamente addormentata, sbucano +fuori a guisa di demoni i Normanni. + +La faccenda era proceduta di questo modo. Come Alberada mandò nel +campo, per lo mezzo del verrettone, la novella che i Longobardi +preparavano una sorpresa, quella pergamena da un giovanetto, per +ordine del padre lì collocato ad addestrarsi in tutti i travagli della +milizia, fu recata a Roberto Guiscardo. Il giovanetto era Boemondo. +Roberto senza prendere indugi fa svegliare le sue truppe tenda per +tenda con cautela e silenzio; ordina loro tenersi presti a seguire +monsignor di Bovino: vestissero le armi quetamente e solleciti, e del +ventre per terra restassero ad orecchiare dinnante la tenda. Indi fa +svegliare la sua quadriglia di Calabresi, ai quali comanda di +seguirlo, strisciando di pancia al suolo, fin sotto le mura; ed +un'ultima parte di gente affida al priore. Formava così il piano: di +cacciarsi egli nella città a portarvi la morte e lo scompiglio, come +che i Longobardi ne fossero usciti, trovando aperte le porte, +sgangherarle a colpi di mazza se chiuse: il priore Guiberto tenergli +dietro, sia per aiutarlo sia per proteggerne la ritirata: monsignor di +Bovino dare addosso alla gente di Gisulfo. Questi ordini, questo +disegno di attacco furono l'opera di un momento, e compieronsi con +eguale sollecitudine e silenzio, stando le truppe ben distribuite +nelle tende e da quelle protette dalla scoverta delle vedette +longobarde. + +Uscito quindi Gisulfo fuori le porte, e disposte le colonne delle sue +truppe per procedere riuniti e con ordine, tutto ad un tratto ode dal +campo, quasi vicino alle sue orecchie, uno squillo di tromba, ed a +quel suono si vede rizzato innanzi, ai fianchi, e dietro un esercito +come se fosse sbucato di sotterra. Roberto senza nulla incaricarsi di +lui entra nella città, per le porte lasciate aperte, e vi precipita +con tanto impeto e sollecitudine, e così prestamente se ne +impadronisce, che i soldati longobardi di guardia hanno appena tempo +di distinguere non essere i loro tornati indietro perchè scoperti dal +nemico, ma Guiscardo in persona con quei suoi demonii di Calabresi. E +subitamente dopo a Roberto entra il priore che si era alzato di fianco +a Gisulfo. Guiberto non s'impaccia di scaricarsi sui Longobardi, +credendoli assai bene affidati all'ospitalità apostolica del vescovo +di Bovino. Penetrato anch'e' nelle mura, chè ormai le porte tenevano i +Normanni, comincia a distendersi sui baluardi, sgozzando le guardie e +precipitandole nei fossi, ed occupa le bastie, in guisa che, in minor +tempo che noi non ne abbiamo posto a raccontarlo, le fortificazioni di +Salerno cadono in mano a' nemici. + +Il principe Gisulfo intanto, vistosi così di repente circondato +dall'esercito nemico, e vistoselo in gran parte sgomberare d'attorno +quasi fuoco fatuo, comprende di leggeri di che si tratta. Laonde, +invece di avventarsi addosso alle masnade di monsignor di Bovino, che, +le picche appoggiate al petto, stavan lì per riceverlo, pensa a +rientrare nella città, finchè ne aveva ancor tempo. Infatti ordina ai +suoi di voltare le spalle e seguirlo. + +Io non vi dirò quale accoglienza preparasse loro Roberto di fronte, e +come il vescovo e gli altri condottieri li carezzassero alle spalle. +Fu fatto dei Longobardi macello da destar pietà, talchè non uno dello +sciagurato seguito del principe rimase vivo. Ma Gisulfo ebbe ventura +scampare, perchè quei di Salerno, al rumore ed alle grida svegliati, +presero anch'essi la pugna e cominciarono a travagliare i Normanni, e +perchè sua sorella, la quale come ogni altro soldato si batteva, lo +coverse del suo pavese. Sfuggì quindi alla strage, e solo, affranto, +ebbe campo appena di andarsi a chiudere nel castello e farne serrare +le porte. Il vescovo di Bovino poi, essendo anch'egli venuto dentro in +città con l'alba che spuntava, si riaccende per ogni straduzza, per +ogni chiassuolo accanito badalucco, non volendo quei di Salerno ceder +senza fare almeno gli ultimi sforzi. Li animava Baccelardo. Questi, +restato nel castello a dormire, della perfidia di Gisulfo nulla +sospettando, al trambusto si era svegliato. Comprende tutto in un +baleno. Accoglie perciò gli avanzi del presidio del castello ed +alquante milizie cittadine, e si apre varco sino alle porte, dove +Roberto faceva aspro scempio di Longobardi e Salernitani. Là giunto, +lo riconosce, lo chiama a nome, gli si scaglia sopra come demonio. +Terribile, cieca è la lutta che fra loro s'ingaggia. + +--Vengo a domandarti il mio guanto, gridava Baccelardo, gli è tempo +omai che me lo renda, usurpatore de' Stati miei. + +--Il tuo guanto è qui, appeso all'elsa della mia spada; prendilo, +sclamava Roberto. + +E cotal botta gli menava là, dove l'epa discende all'inguine, che, se +di peggior tempra la panciera si fosse trovata, lo avrebbe passato da +parte a parte. + +E di rimando Baccelardo gli misurava una stoccata. + +Roberto è ferito alla coscia e vacilla. Accorgendosi Baccelardo di +averlo colpito e di poterlo finire più facilmente, l'incalza di +maggiore vigoria. Però Sigelgaita, che d'appresso a Roberto pugnava +unitamente a Boemondo--comechè di soli quindici anni--avvedutasi +parimenti del colpo del marito, grida, ed ambo correndo in aiuto di +lui, mentre fin allora non avevano fatto che guardargli le spalle, +stringono siffattamente Baccelardo, che l'obbligano a retrocedere +maggiormente perchè era omai restato solo. Allora questo sventurato +principe non vede altro riparo per sè che fuggire da una città caduta +in mano del suo più crudele nemico. Mette fischio acuto, e in un +instante si sente comparire alle spalle il cavallo. Vi monta sopra +senza toccar staffa, si caccia per tortuosi oscuri vicoli, finchè non +giunge a porta di Ronca, che sola rimaneva ancora in potere dei +cittadini, se la fa aprire, si lancia su per quegli aridi greppi, e +scompare. + +La città di Salerno già padroneggiavano i Normanni. + +Si rivolsero quindi alla rocca, nella quale si teneva chiuso Gisulfo. +Questo principe aveva combattuto con ferocia, e si era ritirato in +quell'ultimo baluardo, credendo potere opporre estrema resistenza col +presidio che si trovava lì dentro, o almeno capitolare dignitosamente. +Indicibile fu perciò la sua disperazione quando udì che il presidio +aveva menato via Baccelardo onde andare ad affrontare i Normanni +laggiù nella città. Il tradimento da lui progettato gli tornava fatale +anche per questo verso. Bestemmia, si dispera; però non gli resta +meglio che implorare la pietà del vincitore. Laonde manda i due legati +a supplicare Roberto affinchè volesse, se non altro, accordare la +libertà sì a lui che alla sua famiglia, e lasciar loro la vita, perchè +si sarebbero resi sul momento. + +Alberada e l'abate vennero al padiglione di Roberto. Questi si era +fatto condurre negli accampamenti per medicare la ferita. Giunto nel +vestibolo della tenda, l'abate si volge ad Alberada e le dice: + +--Madonna, vi ricordo ch'egli è omai tempo di mandare a compimento le +commissioni che la beatitudine di papa Gregorio vi dava. + +Ed Alberada a lui: + +--Messer abate, la beatitudine di papa Gregorio è un infame. +Ildebrando mi tendeva laccio codardo, che Iddio nella sua immensa +misericordia ebbe pietà di farmi alfine comprendere, e cavarmi dal +precipitar nel delitto. Questo sappiatevi, messer abate, e non cercate +di penetrar oltre in tanto scellerato viluppo. + +Ugone sospira nè dice altro. Dopo di che Alberada si tira il +capperuccio fino agli occhi, ed entrano nella tenda. + +Trovarono Roberto attorniato dai suoi fedeli, da parecchi conti e +baroni, da Sigelgaita e da Boemondo che avevano assistito alla +medicazione della profonda ma non pericolosa piaga. Come il duca li +vide, comprese subito di che si trattasse. Per lo che, dirigendosi +generosamente a sua moglie, le ordina: + +--Madonna, vogliate avere la cortesia di dare udienza ai messi di +vostro fratello, che certo di qualche cosa manda a noi a +raccomandarsi. + +Sigelgaita allora si rivolge ai legati e sclama: + +--Favellate, messeri, chè la volontà di nostro fratello sarà fatta. + +--Egli non vi sarà di molta molestia, madonna, risponde tristamente +l'abate. Lo sventurato principe Gisulfo promette cedere la rocca, dove +che a lui si conceda la vita e la libertà, unitamente ai membri della +sua famiglia. + +--E non altro? dimanda Sigelgaita. + +--Non altro, madonna, conoscendo egli il suo torto, e come duramente +col duca Roberto si sia comportato. Vogliate perciò usargli cortesia +di non negargli così tenue grazia, in mercè del castello che consente +di aprirvi senza colpo ferire. + +--Il suo piacere sarà fatto, riprende Sigelgaita. E perchè il rendere +la casa dei padri suoi gli torni men aspro, io medesima mi reco a +pigliarne possedimento. + +--Delicata idea! sclama l'abate, e basterebbe essa sola, madonna, se +vi mancassero le grazie ed il valore, per allogarvi fra le più nobili +dame d'Italia. + +Sigelgaita esce, e l'abate, dopo alquanto di silenzio, rivoltosi a +Roberto dimanda: + +--Non vorreste, monsignore, accordarmi adesso l'onore di favellarvi +breve tratto in segreto? + +--Sì bene, risponde Roberto; traetevi altrove, signori--e tu altresì, +Boemondo, col molto riverendo padre che accompagna l'abate. + +Boemondo ed Alberada si ritirano allora in uno scompartimento della +tenda, attiguo a quello dove Ugone e Roberto dovevano favellare--e non +saprei dirvi quanto Alberada ne fosse contenta. Dappoichè, quivi +giunta, si gitta indietro il cappuccio di un tratto, e toltosi in +grembo Boemondo, prende a coprirlo di baci e di lagrime gridando, +affogata dai singhiozzi: + +--Io sono tua madre, Boemondo, io sono la sfortunata Alberada. + + + + +XI. + + S'avons perdu et je et vous assez + Amis et drus et parens et privez. + GUILLAUME AU COURB-NEZ. + + +Quel ribocco di amore però non fu di lunga durata. Alcune parole +dell'abate, che parlava di Guiberto, colpiscono le loro orecchie. +L'infelice donna si arresta a mezzo ai baci, taglia nette le parole di +lungo amore compresso e le non mai sazie carezze, ed i non mai +inebriati sguardi, e sta più attentamente ad ascoltare. Qual dubbio +v'era? Il mercato era fatto, il patto di sangue era conchiuso. Il papa +dava a Guiscardo investitura del principato di Salerno e del ducato di +Amalfi, e Guiscardo al papa un uomo--l'abborrito, il paventato priore +di Lacedonia! Laonde andasse egli, abate di Cluny, a chiamarlo a nome +di Roberto alle tende, perchè quivi avrebbe questi di alcuna maniera +provocate liti con lui, e tiratolo del ciuffo ad atto di violenza +qualsiasi. Allora, gridando che il priore tentava assassinarlo, così +inchiodato al letto come trovavasi, i suoi fedeli Calabresi sarebbero +accorsi, lo avrebbero fatto prigione, e senza fallo, senza obbrobrio, +si saria mandato al papa in olocausto. + +A tale scellerato accordo Alberada abbrividìsce e lo stesso Boemondo +si sente ardere di sdegno. Questo giovanetto si era trovato così fra +le braccia di sua madre senza aspettarselo, senza esservi preparato di +alcuna maniera. Fanciullo di appena tre anni, una mattina, nel più bel +mezzo di lieto banchetto, aveva sentito avventarsela al collo per +coprirlo di baci, poscia non l'aveva più veduta, e gli avevano anche +inibito parlar di lei. Ma quei baci, quell'aspetto in cui qualche cosa +d'inusitato favellava, non gli si era tolto più dalla mente. Anzi, a +misura che cresceva negli anni e di quella scena si rammentava, ovvero +alcun pietoso gli raccontava dei torti di suo padre e delle sventure +della madre sua, quei baci sentiva ancora più affettuosi e disperati +penetrargli fino al cuore, di quell'aspetto s'inebriava. In guisa che +bastarono appena le prime carezze, le prime parole di Alberada per +tutto tornargli alla mente, per vedere incarnata la visione di tante +notti, ed i pensieri dell'ore meste in che l'obbligavano di fare la +guardia al campo. Si precipitò fra le braccia di quella donna con +ebrietà, con delirio, e le carezze ed i baci le restituì non meno +ardenti ed affettuosi. Maggiormente poi che, ad onta degli anni e +delle sofferenze, il volto di Alberada poco erasi mutato. + +Alberada aveva di quei sembianti infantili i quali lieve e tardi +risentono l'ala del tempo. + +Quante cose non si avevano dessi a domandare, quante parole a +ripetere, quante storie a raccontarsi, e sfoghi, e compiacenze, e +tenerezze, e baci ed altri baci ancora, e non mai saziarsi di quella +santa inenarrabile voluttà? Le parole di Roberto e dell'abate furono +lo scongiuro che ruppe tutti gl'incanti, ogni delirio +agghiacciò--nell'anima di Alberada, perchè si sentiva colpire +nell'uomo che, dopo Guiscardo, amò più e che la riamava ardentemente; +in quella di Boemondo, perchè il vituperato patteggiare di suo padre +l'oltraggiava. In guisa che, quando udirono partito l'abate per +consumare il tradimento e tirare nella trappola Guiberto, ambedue, +senza affatto comunicarsi i pensieri, un medesimo sentimento inspirò. +Usciti da un altro lato del padiglione, verso la rocca si avviano, +sperando trovar quivi il barone di Lacedonia. + +In effetti vi giunsero contemporaneamente all'abate di Cluny, quando +il misero Gisulfo, che in lui vedeva spegnersi l'ultima facella della +dominazione longobarda in Italia, usciva dal castello de' padri suoi +con la desolata sua famiglia, nudo, la testa china, senza sapere dove +la sera avrebbe riposato il capo, senza speranza di una crosta di pane +pel domani. + +Così ignotamente passava il dominio di una forte nazione sopra le +contrade d'Italia. E quel che peggio era, non passava per andare a +dormire nel sepolcro il sonno dell'oblio, ma per trascinarsi di +castello in castello, di terra in terra, di porta in porta, accattando +un frusto di compassione, e non trovando che disprezzo. Imperciocchè +la miseria del debole commuove, l'abbiezione del forte rallegra, ed +eccita al dileggiamento. E nel punto stesso che Gisulfo, accompagnato +da sua sorella, nobilmente rassegnato e mutolo usciva, il priore +Guiberto allogava agli spaldi guardie normanne, a nome di Guiscardo, e +del castello prendeva possesso. Allora l'abate di Cluny gli si +presenta e dice con voce peritosa e tremante: + +--Messere, vogliate avere la cortesia di seguirmi alle tende del duca, +perocchè egli, quivi trattenuto dalla ferita come sapete, ha gravi e +pressanti comandi a darvi in ordine alla città. + +--Sì bene, ser legato, vengo tosto. Però in avvenire non prendete +sbaglio sulle parole. Io non ricevo comandi da chicchessia, fuori +dell'imperatore, ed a Guiscardo sono alleato non vassallo. + +--Vi dimando perdono allora, messer barone, se profferii motto che mal +vi tornasse gradito. Non vorrei però che ciò fosse cagione del vostro +non arrendervi ai desideri del duca Roberto che ha premuroso bisogno +di voi. + +--Vi ho detto che vengo sul fatto, risponde il priore. + +E sì dicendo in compagnia dell'abate si avviava per discendere agli +accampamenti. + +Allora Alberada si presenta loro, e gittandosi dietro il cappuccio che +le celava compiutamente il sembiante, al priore favella: + +--Guiberto, non andate con codesto traditóre, perchè la vostra testa, +da recarsi al papa, tra costui e Roberto è stata patteggiata. Fuggite +anzi, fuggite senza indugio. + +--Alberada! sclamano ad un tempo il priore e l'abate. + +Ed ella: + +--Fuggi, Guiberto, fuggi sollecito in nome di Dio! chè da un momento +all'altro non saresti più a tempo. E tu, abate di Cluny, uomo fino ad +ieri senza macchia, vergógnati e péntiti di essere disceso al mestiere +del sicario. + +A queste acerbe parole, Ugone, che sempre era stato buono ed onorato, +si sente commuovere. Il suo fallo gli salta agli occhi spaventevole, +si vede vituperato da tutta Europa, gli sembra udir raccontare il suo +tradimento per tutte le corti, sente strapparsi fino dal sangue +l'epiteto di virtuoso attaccato al suo nome, e conciossiachè anche in +quell'azione condannevole e' fosse stato spinto da pietà per qualcuno, +nell'anima s'intenerisce, nel volto si copre di rossore, e cadendo al +ginocchio di Guiberto sclama: + +--Perdono. + +Quest'atteggiamento, questa sola parola profferita di accento +pietosamente solenne e profondo, tutto rivelano a Guiberto. E leggendo +altresì negli occhi di Alberada l'ansia paurosa che la divorava, e nel +sembiante abbattuto di Boemondo, vergognoso dell'onta del padre suo, +tutta l'urgenza, tutta l'estensione della cosa, alza il pugno armato +della manopola di ferro onde percuotere l'abate sul calvo capo. Poi +tutto ad un tratto ristà, si ferma un istante a guardarlo in quel +supplice atto, stringe la mano a Boemondo, le gote gli bacia, e +voltosi ad Alberada: + +--Partiamo, sclama, Roberto Guiscardo udrà presto notizie di me. + +--Parti tu, fuggi sollecito, Guiberto, risponde Alberada smaniosa; +ricórdati quanto Roberto sia scaltro, Ildebrando terribile--fuggi, ti +raggiungerò. + +--Dove? quando? non saresti ancora tu in pericolo, Alberada? + +--Non pensare di me, che vivo sicura sotto l'egida di legato. Non +arrestarti nei paesi d'Italia, dove il potere del papa e del duca è +illimitato; varca i monti. Ti raggiungerò in Germania. Ma presto, in +nome di Gesù! fuggi presto; potresti essere inseguito. + +Guiberto si getta al collo di Alberada, le dà lungo abbraccio, e +parte. + +Allora l'abate di Cluny le si volge e dice: + +--Che facesti, Alberada! io lo tradiva per te! + +--Vergogna! vergogna, sclama Alberada coprendosi il volto con ambo le +mani. Nel mondo non v'ha dunque più un cuore che ricetti la virtù? + +Ugone resta a considerarla un momento, poi sospirando dimanda: + +--Ed al papa che recherai in risposta, sventurata! che recherai? + +Alberada alza gli occhi al cielo, accenna della mano il suo capo, e +risponde con nobiltà: + +--La testa. + + FINE DEL PRIMO VOLUME. + + + + +NOTA. + + +Perchè non si credano miracolose le pruove di forza accennate nel +capitolo VIII si ricordino questi fatti storici. + +Azzeddoulat, principe persiano, colle sole braccia stramazzava a terra +un toro, e faceva la caccia ai leoni. + +Babaram, figlio di Iezdegerdo re di Persia, tolse la competutagli +corona fra due leoni affamati, che uccise, disarmato, e sbranò!! + +Bouflers signore di Piccardia, come assicurano Loisel, _Memorie del +Beauvese_, e La Marlière nelle sue _Case Illustri_, rompeva con le +dita un ferro di cavallo--da stare su di un piede niuno lo +rimoveva--si alzava sulle braccia un cavallo e lo portava per molta +distanza--con gli stivali alle gambe passava di un salto i più larghi +fossi--uccideva di una sassata i quadrupedi al corso, gli uccelli al +volo--in una corsa di dugento passi avanzava un cavallo di Spagna. + +Cleomede, dall'oracolo disegnato ultimo degli eroi, defraudato del +premio della lotta, ruppe la colonna di una scuola sotto le cui rovine +perirono 60 persone. E qui si ricordi anche Sansone--se i semidei +della Bibbia non sono miti o favole come quelli delle _Mille ed una +notte_. + +Federico-Augusto I, re di Polonia--Ettore--Ercole--Federico II +elettore di Brandeburg soprannominato _dente di ferro_, ebbero forza +maravigliosa. + +Firmio, chiamato il _Ciclopo_, che si fece proclamare imperatore in +Egitto per vendicare Zenobia, si dava a battere i metalli sul petto +come sopra un'incudine. + +Luigi Gonzaga, signore di Sabbioneta nel Mantovano, soprannomato _il +Rodomonte_, al dir del Guazzo, storico contemporaneo, ogni grosso +ferro di cavallo apriva, e spezzava di una sola scossa una fune grossa +come cinque corde d'arco. + +Il padre di Giacomo Rouxel, de Medavy, conte di Grancey e maresciallo +di Luigi XIII, avendo passato fuor fuori il signore di Frepigny, uomo +d'arme, lo portò in aria tutt'armato qual'era ed infilzato alla sua +spada per più di 4 passi. + +Graziano, padre dell'imperatore Valentiniano I; + +Marco Aurelio--Mario che con un dito fermava una carretta nel massimo +del corso; + +Giovanni Podikove che rompeva in due un ferro di cavallo; + +Andrea Everardo Rauber signore di Petrouel, che rompeva anche un ferro +di cavallo, e che aveva una barba lunga fino a terra e da terra alla +cintura, per sposare una figlia naturale di Massimiliano duellò con +uno spagnuolo a chi mettesse l'altro in un sacco, e ve lo mise; + +Il celebre Giorgio Castriota detto Scandeberg, il quale per la sua +forza invogliò Maometto II a volerne vedere la scimitarra. Giorgio +gliela mandò dicendogli: che si era ben guardato mandargli altresì il +braccio il quale l'adoperava; + +Cervione--Charri--e per ultimo Ugone Tudextisen, di cui parla +Summonte, che, per dar saggio di gagliardia agli ambasciadori greci, +scaricò un colpo di pugno sulla testa di un cavallo, e l'uccise. + +Questi esempi, ed altri numerosissimi, fanno fede che noi non +esagerammo nelle prove che descrivemmo poc'anzi. + + + + +INDICE + + + LIBRO PRIMO.--Il Placito Pag. 5 + LIBRO SECONDO.--L'incamiciata » 69 + Nota » 205 + + + + + + +NOTA DI TRASCRIZIONE: + + +Sono state effettuate le seguenti correzioni: + + + La giustizia favelli nei {vosti|vostri} cuori, + + E sì dicendo il giovane {proscrittto|proscritto} scendeva + + vi dan dentro e ne fanno poderoso {marcello|macello}. + + --Oh birbi, birbi, birbi! sclama {qualcuuno|qualcuno}. + + il priore le dà forte dell'aspersorio nella {frone|fronte} + + È costretto {tonar|tornar}. Giurollo. + + Io voglio sollevare per un {istate|istante} un velo + + avevo dovuto interdirmi ogni {afetto|affetto} tenero, + + E con tal fatto gran numero di vite sarebbe {ririsparmato|risparmiato} + + altra discussione tra i guerrieri di {Gisulso|Gisulfo} cominciò. + + L'abate sorride e {presegue|prosegue}: + + Ognuno pensò che, se colui non {fossse|fosse} davvero il diavolo, + + che tutta la notte, malgrado {li|il} vino + + +L'uso delle virgolette per il discorso indiretto è bizzarro e +incostante, e probabilmente mal interpretato dai tipografi. Abbiamo +riprodotto quanto appare nell'originale, nei limiti del possibile. + + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of Il re dei re, by +Ferdinando Petruccelli della Gattina + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE *** + +***** This file should be named 30878-8.txt or 30878-8.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/3/0/8/7/30878/ + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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Petruccelli Della Gattina.</title> +<link rel="coverpage" href="images/cover-page.jpg"> + +<style type="text/css"> +<!-- + +body {font-size: 1em; text-align: justify; margin-left: 5%; margin-right: 5%;} + +h1 {font-size: 115%; text-align: center; margin-top: 4em; margin-bottom: 4em;} +h2 {font-size: 110%; text-align: center; margin-top: 4em; margin-bottom: 4em; line-height: 1.8em;} +h3 {font-size: 105%; text-align: center; margin-top: 4em; margin-bottom: 2em;} + +a:focus, a:active { outline:#ffee66 solid 2px; background-color:#ffee66;} +a:focus img, a:active img {outline: #ffee66 solid 2px; } + +ul.none {list-style-type: none;} + +sup {line-height: 0em;} + +p {text-indent: 1em;} + +.p2 {margin-top: 2em; margin-bottom: 1em;} +.p4 {margin-top: 4em; margin-bottom: 1em;} + +.smcap {font-variant: small-caps; font-size: 95%;} +.smaller {font-size: smaller;} +.small {font-size: 75%;} +.font105 {font-size: 105%;} +.font110 {font-size: 110%;} + +.add1em {margin-left: 1em;} +.add2em {margin-left: 2em;} +.add3em {margin-left: 3em;} +.add5em {margin-left: 5em;} +.add7em {margin-left: 7em;} +.add9em {margin-left: 9em;} +.add11em {margin-left: 11em;} +.min3em {margin-left: -3em;} +.min5em {margin-left: -5em;} + +.frontpage {text-align: center; text-indent: 0em; font-size: 105%; + margin-top: 4em;} +.entete {margin-bottom: 2em;} +.poem10 {margin-left: 10%; text-indent: 0em; font-size: 95%;} +.poem20 {margin-left: 20%; text-indent: 0em; font-size: 95%;} +.author {text-align: right; margin-right: 30%; font-size: 95%;} +.authorsc {text-align: right; margin-right: 30%; + font-variant: small-caps; font-size: 95%;} +.quoteret {margin-left: 10em; text-indent: 0em;} +.quoteret p {text-indent: 0em;} +.footnote p {text-indent: 0em;} +.toc {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} + +.ralign10 {position: absolute; right: 10%; text-align: right; top: auto;} + + +.pagenum {visibility: hidden; + position: absolute; right:0; text-align: right; + font-size: 10px; + font-weight: normal; font-variant: normal; + font-style: normal; letter-spacing: normal; + color: #C0C0C0; background-color: inherit;} + + +@media handheld +{ +h2 {page-break-before: always;} +.ralign10 {margin-left: 2em;} +} + +--> +</style> + +</head> + +<body> + + +<pre> + +Project Gutenberg's Il re dei re, by Ferdinando Petruccelli della Gattina + +This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with +almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Il re dei re + Convoglio diretto nell'XI secolo (vol. 1) + +Author: Ferdinando Petruccelli della Gattina + + +Release Date: January 6, 2010 [EBook #30878] +Last Updated: December 5, 2013 + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE *** + + + + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + + + + + +</pre> + + +<div class="frontpage"> +<p>BIBLIOTECA NUOVA<br> +<span class="smaller">PUBBLICATA DA G. DAELLI</span></p> + +<h1>IL RE DEI RE</h1> + +<p class="p4 small">Stabil. tip. già Benietti, diretto da F. Gareffi.</p> + +<p>IL<br> +<span class="font110">RE DEI RE</span><br> +<span class="font105">CONVOGLIO DIRETTO</span><br> +NELL'XI SECOLO</p> + +<p class="p2"><span class="smaller">PER</span><br> +F. PETRUCCELLI DELLA GATTINA</p> + +<p class="p4">VOL. I.</p> + +<p class="p4">MILANO<br> +G. Daelli e C. Editori.</p> + +<p>1864.</p> +</div> + +<h2><span class="pagenum"><a id="page5" name="page5"></a>(p. 5)</span><span class="smaller">LIBRO PRIMO</span><br> +IL PLACITO.</h2> + +<p><span class="pagenum"><a id="page7" name="page7"></a>(p. 7)</span><i>Per chi ama la storia sbadiglio, come quella + del Guicciardini e del Botta, questo libro è + romanzo.</i></p> + +<p><i>Per chi ama il romanzo, come quello di Paul + de Kock, di Paul Feval o di Soulié, questo + libro è storia.</i></p> + +<p><i>A chi si delizia della storia-dramma di + Michelet, della storia in azione di Balzac, di + Vittor Hugo, di Dumas, queste pagine sono + leggere.</i></p> + +<p><i>Esse sono dei freschi di un secolo di giganti.</i></p> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page9" name="page9"></a>(p. 9)</span>I.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> +Ben m'accorsi ch'egli era del ciel messo,<br> +<span class="add1em">E volsimi al maestro, e quei fe' segno</span><br> +<span class="add1em">Ch'io stessi cheto ed inchinassi ad esso.</span><br> +Ah! quanto mi parea pien di disdegno!<br> +<span class="add1em">Giunse alla porta e con una verghetta</span><br> +<span class="add1em">L'aperse, chè non v'ebbe alcun ritegno.</span><br> +O cacciata dal ciel gente dispetta,<br> +<span class="add1em">Cominciò egli in sull'orribil soglia,</span><br> +<span class="add1em">Ond'esta tracotanza in voi s'alletta?</span></p> + +<p class="author"><span class="smcap">Inf.</span>, <i>canto IX</i>. +</div> + +<p>La mattina 26 giugno 1070 nella badia di Montecasino era affaccendato +movimento. Frati che ivano e redivano pei chiostri colonnati recando +vasi sacri e ricchi panni di chiesa, scudieri che lustravano usberghi +e giacchi di maglia, palafrenieri attenti al governo di numerosi +cavalli, damigelli che dalle cucine servivano succulenti asciolvere ai +padroni negli assegnati appartamenti, oltre numero molto di vassalli +intenti a servigi diversi dell'abadia, e grossa folla di chierici che +accompagnavano i vescovi. Tutti trovavano alcuna cosa a dire, alcun +comento a fare sulla povertà santa dei frati, ricevendo e comunicando +ordini, ghignazzando, motteggiando. Erano nell'abadia quarantatrè +vescovi, e dieci arcivescovi, Sergio duca di Napoli, Gisulfo II +principe di Salerno e i suoi fratelli, Sergio duca di Sorrento, +Riccardo principe di Capua con Giordano suo figlio e Rainulfo suo +fratello, Landolfo principe di Benevento, i conti di Marsi, e +moltissimi tra baroni normanni e longobardi di minor conto, e +valvassori, ed uomini liberi. Infine vi era papa Alessandro II con +codazzo pomposo di laici ed ecclesiastici. L'abate Desiderio aveva +ristaurata la chiesa, ed invitato il papa a consacrarla. Ed onde al +pontefice fosse resa maggiore onoranza, tutt'i sopra detti signori +vennero sollecitati di preghiere molte a recarsi al monistero. Così +che corte splendida al di là dei desiderii si ragunava intorno ad +Alessandro, di queste vanità mondane ghiotto; superbo nei modi; +svogliato nel condurre gli affari.</p> + +<p>Nè per vero bisogna ingollarsi che papa Alessandro si togliesse al suo +dolce far niente di Roma solamente per compiacere l'abate. Aveva +sibbene riposto pensiero che in lui tutt'i dì teneva desto il suo +cancelliero e consigliere. Al quale pensiero non avrebbe mai potuto +dare altrimenti vigore, e forse vita, se non in occasione tanto +solenne. Che perciò, nell'accettare l'invito, destramente all'abate +insinuò di raccogliere a Montecasino quanto più di vescovi e baroni, +onde i semi della supremazia ecclesiastica sulla laicale, che tre +pontefici avevano di già principiato a spargere, si propagassero +ancora. Non perchè allora si tenessero malcontenti dei progressi di +questa idea, che per tre secoli formò base di dritto pubblico, ma +perchè ogni Assuero ha il suo Mardocheo, il quale toglie il sonno alle +vigili pupille, e la veneranza d'altrui neutralizza. Per modo che, +compiute le cerimonie, diversamente la somma delle cose del +mezzogiorno d'Italia il Papa, o il suo cancelliere, disegnava avviare, +e rinsaldire i legami d'investitura per violenza da papa Niccolò II +stabiliti. Aveva quindi benignamente accolto l'invito di Desiderio, e +lasciate le mollezze di Roma.</p> + +<p>A Costantinopoli l'abate aveva fatto fondere le porte di bronzo +storiate, che ancora adesso sono alla chiesa; di Costantinopoli erano +venuti i fabbricatori di musaici, che bellissimi di fiori e figure +ornavano l'abside. I quali artefici, oltre dell'opere, istruirono +altresì taluni dei frati i quali fecero poscia vivere quest'arte in +Italia. Nè altri uomini periti nell'operare l'oro, l'argento, il +ferro, il bronzo, l'avorio, il vetro, il legno, il talco, ed il marmo +trasandò convocare di Francia, come altresì di Lamagna, d'Italia tutta +e di Grecia, onde bellissima, e riccamente ornata tornare quella +basilica. Alla cui splendidezza concorsero con donativi di oro e di +ricchi drappi molti principi oltremontani, e quasi tutti i baroni del +regno. Non mica già perchè d'uopo ne avesse l'abadia, potente e +doviziosa a pari delle migliori di Europa, ma perchè quel di +Montecasino era pellegrinaggio in voga a quei tempi, ed i nobili +palmieri giammai tornavano alle patrie loro senza largamente pagare il +perdono delle peccata. Sicchè maravigliosa a vedere quella mattina +poteva dirsi la chiesa, non solamente perchè sfolgorava di lampade +moltissime d'oro e d'argento e delle stoffe più sontuose che, tessendo +sete per colori diversi e lamine d'oro e ricami di pietre preziose, +allora si usassero; ma perchè il corteggio che formavano al papa tanti +vescovi e signori abbarbagliava. Ed abbarbagliava nel pieno senso +della parola, dappoichè i lumi bellamente risplendevano sugli +ghiazzerini lustrati d'acciaio e di argento, e nei pomposi rocchetti +di trine d'oro che adoperavano i vescovi. Il sole poi, che penetrava +per le finestre a vetri colorati, tappezzava le mura ed il lastrico di +marmo d'un profluvio d'iride quasi che tutto fosse incrostato di +pietre preziose. Mazzi di fiori in guastade d'oro ingombravano gli +altari ed impregnavano l'aria di un profumo indefinibile. Gli organi +mandavano fiotti di armonia.</p> + +<p>In mezzo a quell'opulenza soavissima di colori, di luce e di odori, in +mezzo a quella calca rifulgente, però v'era bene un uomo vestito di +nero, il più schietto, il più modesto in apparenza, che da tutti gli +altri si distingueva, e che sembrava, fra tanto sfoggio di ricchezze e +di potenza, come il famoso schiavo che ricordava al trionfatore il <i>te +hominem esse memento</i>. Un'apparizione lugubre quell'uomo era quivi, un +essere freddo e severo da cui tutti dovevansi allontanare, che tutti +avevano a tenere in uggia; e pur nullameno l'abate veniva dimenticato, +venivano trascurati principi e duchi, negletto lo stesso Alessandro +II, e gli occhi pendevano da quel semplice frate per istudiarne la +cera abbassata, per leggere un'idea sola nel raro levar di quello +sguardo, per interpretare una sola di quelle rughe che la calva fronte +gli solcavano. Quell'uomo era il cancelliero del papa.</p> + +<p>Verso l'ora di sesta la funzione cominciò. Nel silenzio più profondo, +nell'ordine meglio serbato, assistevano i circostanti, preparandosi +alla comunione ed al riconciliamento coi nemici. Ed e' veramente +pentiti allora, come disposti a rincrudelire negli odii e nelle avanie +il dì dopo, rallegravano l'animo del pontefice, il quale la sottile +sua politica vedeva profittare. Egli celebrava la messa; gran coro di +damigelli francesi e di eunuchi romani cantavano, accompagnati dal +suono dei tricordi e degli organi, cui toccavano maestri alemanni, i +più periti allora in quest'arte. Così tirossi innanzi fino +all'evangelo, cantato dall'arcivescovo di Bari. Allora il papa si +assise sopra ricco trono per dar cominciamento al baciamano; perocchè +allora la mano solamente al papa si baciava non il piede, come per la +prima volta vilmente praticò Lottario II, il 4 giugno 1133. Sicchè +dunque Alessandro fra l'arcivescovo di Bari e quello di Napoli, con in +testa il berretto frigio sormontato dalla corona, che papa Osmida pel +primo usò, ed in dosso magnifica cappa rossa, si prestava a quell'atto +primamente agli arcivescovi poi ai vescovi ed agli abati, per indi +ricevere i secolari.</p> + +<p>Ma sino a costoro la cerimonia non giunge. Da poichè nel mentre +l'abate di Bansi scendeva i due gradini del soglio, ed il principe di +Benevento si appressava per profferire a sua volta quel segno di +divozione al sommo pontefice, un rumore si ode nell'atrio della +chiesa, e ben presto si vede entrare un cavaliere coperto tutto di +acciaro, col morione in testa a buffa calata che, aprendosi ardito +varco fra mezzo a tanti, passa i balaustri, ascende il soglio, e +giunto innanzi ad Alessandro II, sguaina il pugnale cui punta sul +destro cosciale come scettro, e la visiera si alza.</p> + +<p>Stordito all'atto ardimentoso ognuno gli leva sopra lo sguardo. Ed +ebbero a vedere un giovane di poco meno di venti anni, le labbra +appena ombrate da biondi baffi, gli occhi turchini fieri e +scintillanti come quelli di un rettile, la bianca carnagione infoscata +dal sole, accese le gote. In quell'atteggiamento maestoso ed impavido +sembrava l'arcangelo che guarda il soglio di Dio. Egli si compiace un +istante a scorrere lentamente lo sguardo su quell'adunata, poi fissa +con piglio severo il pontefice e dice:</p> + +<p>—Sire papa, tu sei il più codardo uomo di cristianità.</p> + +<p>Il volto di Alessandro, da bianco addivenuto per paura, arroventa. Nel +tempo stesso cento destre cadono sui manichi dei pugnali, chè le spade +avean tutti lasciate fuori la porta, ed il principe di Benevento fa +qualche passo onde istrappare quel temerario di quel sito, e gittarlo +lontano. Ma lo sguardo altero del giovane l'arresta, e, dopo averlo +considerato un istante con aria di freddo disprezzo, si rivolta +novellamente ad Alessandro e soggiunge a voce forte e tranquilla:</p> + +<p>—Sì, sire papa, tu sei lo più vigliacco uomo di cristianità. E voi, +baroni, non vi mostrereste per avventura meno dappochi, se segno +alcuno di veneranza veniste a fare a costui.</p> + +<p>—Se non si tratta che di ciò! si udì una voce partir dal gruppo dei +baroni. Il cavaliere si volse da quel lato aspettando il seguito, ma +non udendo più che un fremito indistinto in mezzo all'assemblea, +continuò:</p> + +<p>—Dio aveva chiamato il papa ad esser capo dei cristiani: in età più +avventurosa e' ne fu sempre la voce, il sostegno e l'esempio; ora e' +si fa oltraggiare dai più imbelli, si fa schernire dai suoi vassalli. +Papa Alessandro II è il trastullo di Roberto Guiscardo e del priore +Guiberto di Lacedonia.</p> + +<p>Tutti aspettavansi grande esplosione dal pontefice, superbo e +puntiglioso uomo, contro colui che gli gittava sul volto così mortali +parole; pur nullameno diversamente avvenne. Dappoichè, se Alessandro +II avesse voluto imaginare mezzo più efficace che al suo intento lo +conducesse, meglio non avrebbe saputo. Anzi guardò in volto il suo +cancelliero, pensando non fosse stato per consiglio di lui che quella +scena quivi avvenisse. Ma vedendo che alfine anche costui radiava di +gioia amara, si rivolge al giovane e calmamente favella:</p> + +<p>—Bene dite, cavaliere, che noi siamo vigliacchi, e che non lo sono +meno questi baroni, i quali, la nostra persona venerando, ci lasciano +insultare da altrui. Essi per vero dimenticarono che Iddio noi +rappresentiamo quaggiù e che ogni vituperio diretto al pontefice Iddio +colpisce sull'eterno suo soglio di zaffiro.</p> + +<p>—Essi non dimenticarono nulla, ser papa « lo interruppe il giovane +» tratto il nobile giuramento che profferirono prendendo il cingolo di +milizia. La religione non si difende più: la donna vilipesa, l'orfano +spogliato non trova più braccio generoso che per essi si levi. E sta +bene, baroni; la paura di Guiscardo vi ha infiacchiti nell'anima. Ma +quelle offese, che per altrui oggi non vendicate, da un dì all'altro +sopra di voi ancora cadranno, sopra di voi sicuri in boria indolente.</p> + +<p>—Ma, col vostro permesso, santo padre, chi fia codesto temerario che +ci viene a vilipendere di modi così villani? » dimanda il principe di +Salerno, traendosi innanzi sino al soglio del papa.</p> + +<p>Il giovane stava per rispondere, Alessandro gli fa cenno della mano e +dice:</p> + +<p>—Chi, messer principe? un inviato del Signore sicuramente. Egli ci ha +chiamati vili perchè lasciamo conculcare la santa dignità, di cui noi, +servo dei servi di Dio, fummo investiti. Egli si è apposto. Noi +abbiamo scagliati gli anatemi contro codesto ribelle priore e contro +codesto Guiscardo; abbiamo pianto su i mali della Chiesa ed invocata +la forza laicale. I vigliacchi dunque siete voi, o baroni, che ci +vedete spogliare, ci vedete offendere, e non curate delle nostre +preghiere. Sa Iddio se questa amara parola di codardi noi vi avremmo +mai fatta udire; ma poichè dessa uscì di bocca ad un generoso, se la +tolga cui spetta, che noi la nostra missione compimmo fin dove la +carità ci consigliava.</p> + +<p>—Morte al priore, morte a Guiscardo « scoppiarono allora unanimi +quanti erano nella chiesa, infiammati » vendetta, vendetta!</p> + +<p>—Ah! « sclama il giovane sogghignando e rimettendo il pugnale nella +vagina » levate pure la voce, levatela forte, messeri, chè Roberto è +lontano, assai lontano per udirvi, il priore troppo immerso fra i +bagordi delle sue concubine. Ma guardatevi bene, baroni, studiate +attentamente di non inchinarli abbastanza umilmente quando essi vi +saranno da presso, chè le incaute parole di questa mattina sono +sentenza di morte per vassalli i quali ai loro padroni forfanno.</p> + +<p>—Se questo ragazzo ha il braccio libero come ha lo scilinguagnolo, +eh! eh!—mormora di nuovo una voce dal gruppo dei baroni.</p> + +<p>—Noi non siamo vassalli di chicchessia, arrogante baccelliere « grida +a sua volta il principe di Capua » nè di alcuno temiamo dopo il +Signore. Il duca Roberto Guiscardo, il valvassore di Lacedonia, non ci +oltraggiarono mai direttamente perchè noi, con l'aiuto di Dio, +sappiamo bene come le offese si vendicano, e speriamo nell'arcangelo +del Gargano ed in questo barone s. Benedetto di mostrarlo un poco +anche a voi, se pur siete cavaliere. Il solo torto che abbiamo a +rimproverarci d'innanzi a Dio gli è di non aver prestato mano al santo +pontefice nelle sue querele con questi due baroni. Ebbene, per quelle +sante reliquie dunque giuriamo che non saranno passati sei mesi...</p> + +<p>—Col vostro beneplacito, principe « s'interpone Gisulfo » arrestatevi: +non profferite giuramento che forse un giorno vorreste non aver fatto. +Io non difendo il duca Roberto perchè mi viene cognato, nè il priore +di Lacedonia perchè mi è amico. Ma le nostre leggi ordinano di non +condannare alcuno, che prima non fosse stato citato e giudicato. Io +quindi mi appello a voi, santo padre, di aprire un <i>placito</i>, dove le +accuse contro costoro fossero più formalmente profferte e da loro pari +discusse. Poi, se la sentenza che profferiranno li condannerà, io che +adesso per loro campione mi constituisco, io il primo mi adopererò +onde eseguirla. Ho detto, e la parola di un principe valga per voi più +di quella di codestui, che se non è matto, è bene insolente e merita +castigo.</p> + +<p>—Uhm! meritare l'è uno, darglielo è un altro; ci badi messere, +susurra taluno di mezzo all'adunanza.</p> + +<p>—Ben diceste, nostro amato figliuolo « alquanto acerbo risponde il +pontefice » prudente consiglio fu quello di vostra mercede, e per +avventura assai cauto. Noi dunque apriamo questo placito qui. Lo +presederà per noi il nostro cancelliero; i giudici saranno questi +baroni; gli accusatori, gli offesi non pochi che qui si trovano per +farci riverenza. La giustizia favelli nei vostri cuori, vi illumini +Iddio. Ricordatevi però che i torti degli uomini si possono obliare e +perdonare talvolta, ma quelli della Chiesa non mai, perchè contro di +lei <i>portæ inferi non prevalebunt</i>. A domani.</p> + +<p>—A domani « replica il principe di Capua ritirandosi » e riposate pure +tranquillo, santo padre, chè il vostro dolore ci si scolpisce nel +cuore. Ricominciate le cerimonie.</p> + +<p>—Aspettate « interrompe il giovane facendo cenno al papa di sedere » Il +principe Gisulfo da uomo prudente si dichiarò campione del marito di +sua sorella e dell'audace priore: il principe Riccardo, da bravo +cristiano, si arrestò in mezzo ad uno spavaldo di giuramento, che in +cuore suo sapeva non poter compire giammai: i duchi di Sorrento e di +Napoli, assorti nelle beate visioni dei loro feudi incantati, pensano +a tutelarvisi dentro come le lumache nel guscio: il principe di +Benevento medita la morte di languore, in cui, unitamente al suo +Stato, si consuma: vescovi ed arcivescovi ardono di ritornare agli +ozii voluttuosi dei loro castelli ed ordinare cacce e processioni onde +viver lieti e tranquilli. Ma voi, ser papa, uditemi bene, voi direte +al vostro monsignor Gesù Cristo, che fra qualche minuto chiamerete +nell'ostia, voi gli direte che avete udito giurare a Baccelardo, duca +di Puglia, spogliato dei suoi Stati dal suo zio Roberto Guiscardo, che +allora e' perdonerà a costui, quando quelle sante reliquie di Macario +e di Benedetto prenderanno di nuovo forma umana, e diranno: Dio non è! +Dio non è! Voi, sire papa e baroni, siatemi testimoni del giuramento +che ho fatto.</p> + +<p>E sì dicendo il giovane proscritto scendeva dal soglio del pontefice, +attraversava la chiesa con la medesima maestà con cui era entrato, +montava a cavallo e partiva dal monistero. E quei signori, lungi dal +fare onta alcuna al diseredato, lo compiansero e molti gli giurarono +protezione. Il cancelliero di Alessandro dal suo primo apparire gli +aveva fissato addosso l'immobile sguardo, quasi avesse voluto ben bene +comprenderlo; poi aveva abbassato il capo, nè più fatto atto che il +suo pensamento rivelasse, nè detto motto.</p> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page22" name="page22"></a>(p. 22)</span>II</h3> + +<div class="entete"> +<div class="quoteret"> +<p><span class="min3em">MAF.</span> Madame, je suis Maffio Orsini frère du + Duc de Gravina que vos sbires ont étranglé + la nuit pendant qu'il dormait.</p> + +<p><span class="min3em">IEP.</span> Madame, je suis Ieppo Liveretto neveu de + Liverotto Vitelli, que vous avez fait poignarder + dans les caves du Vatican.</p> + +<p><span class="min3em">OLOF.</span> Madame, je m'appelle Oloferno Vitellozzo + neveu de Iago d'Appiani, que vous avez + empoisonné dans une fête après lui avoir + traîtreusement derobé sa bonne citadelle + seigneurial de Piombino.</p> + +<p><span class="min3em">DON APOS.</span> Madame, vous avez mis à mort sur + l'échafaud Don Francisco Gazzella.......<br> + Je suis Don Apostolo Gazzella.</p> +</div> + +<p class="author"><span class="smcap">Hugo</span>. <i>Lucrèce Bogia</i>.</p> +</div> + +<p>Il domattina, all'ora di terza, nella vasta sala dove si ragunavano i +monaci a capitolo, tutto era apparecchiato per l'augusto <i>mallo</i>, che +il papa, come capo della cristianità, si lusingava poter tenere +egualmente che l'imperatore d'occidente. Tre disposizioni preliminari +il principe Gisulfo aveva creduto provocare dal cancellier-presidente +onde meglio si fosse sicuri della giustizia che nel <i>placito</i> si +sarebbe serbata.</p> + +<p>Primamente, che oltre le dignità ecclesiastiche fino a quella di +priore, ed alle laicali fino a quella di castellano o valvassore, non +si permetteva a chicchessia intervenire all'adunata se non fosse per +particolarmente far atto di accusa o di difesa contro i due +giudicabili; da poichè gli uomini della condizione di Roberto +Guiscardo e del priore barone di Lacedonia dovevano aspettarsi di +essere giudicati da loro pari.</p> + +<p>Secondo, che i membri del <i>placito</i> vi si potessero recare a +piacimento scoverti o imbacuccati nei loro cappucci; onde, sia che +accusassero, sia che difendessero, niuna ragione d'interesse +individuale per odio o benevolenza, e nessun pungolo di tema o di +gloria, l'inspirassero; le quali accuse e difese potevano profferire o +con la voce con le scritte.</p> + +<p>Infine, che ciascheduno metterebbe in un'urna il suo voto, designando +con dado bianco l'assoluzione, con dado nero la condanna, giusta il +codice longobardo in voga anche presso i Normanni.</p> + +<p>Posti questi tre articoli, il giudizio si dispose. Giudizio arbitrario +ed illegale, perchè gli <i>sculdaschi</i>, ossia i giudici, giudicavano ed +accusavano nel tempo stesso, ed i rei niuno aveva chiamati alla +difesa. Ma perchè il principe Gisulfo se ne era costituito campione, +avvegnachè il principe non potesse dirsi assai istruito dei fatti, nè +vigoroso del pari nell'intelletto come nel braccio; il papa si +credette autorizzato ad aprir questo <i>placito</i>. Egli operava così +perchè Roberto Guiscardo, ricevuta investitura dei suoi Stati da +Niccolò II si era dichiarato vassallo della Chiesa, in egual modo che +il priore lo era per lo spirituale; perchè egli usava del diritto di +difendere gli oppressi contro i potenti, e come capo dei cristiani +chiamare alla ragione i feudatari, che a niuno potere inchinavansi +quando gl'imperatori tanto distavano dalle loro provincie; perchè la +grande idea di sottrarre non solo gli ecclesiastici al dominio +laicale, ma questo sottomettere a quello, faceva un passo di più, +giudicando così possenti baroni; perchè infine a tal punto lo aveva +tirato dei capelli il suo cancelliere, ed un simulacro di giustizia +appariva nel loro comportarsi. Cosichè non stettero a pensarci sopra +neppur tanto, ed il <i>placito</i> s'intimò.</p> + +<p>A terza dunque, come si è detto, tutti trovavansi pronti nella grande +sala del capitolo. Le porte del monistero si chiusero, onde niuno di +fuori venisse a sturbarli. Innanzi ad un grande tavolo di legno di +quercia sedeva il cancelliero di papa Alessandro, con la testa +scoverta, severo e sereno. Presso di lui stava un'urna per raccogliere +le tessere, il codice longobardo, ed il calamaio con pergamene. A +fianco di lui il principe Gisulfo, scoverto del pari, con una manopola +di ferro innanzi. Negli stalli del capitolo ed in altri seggi +appositamente quivi allogati sedevano gli ecclesiastici ed i baroni. +Alcuni ravviluppati in grandi cappe co' becchetti tirati infino agli +occhi, altri con celate in testa e visiere calate; tal che per sola +congettura alcun di loro si poteva ravvisare. Il lume delle finestre +(a vetro colorato, <i>et gypso</i>, talco, come dice Leone Ostiense, +bellamente lavorate), era stato temperato con tendine di seta. Tutto +inspirava solennità luttuosa.</p> + +<p>Quando furono accolti, le porte serraronsi e vi si apposero a guardia +quattro labardieri. Il cancelliere allora si ginocchiò per invocare +lumi di giustizia dallo Spirito Santo. Gli altri baroni ne seguirono +l'esempio. Ciascuno pregò in segreto per un istante, poi tutti +silenziosi si riassisero ed il cancelliero volgendosi verso uno degli +stalli della destra, con maestà disse:</p> + +<p>—Campione della Chiesa, la parola è a voi.</p> + +<p>E lento lento da uno di que' stalli si alza come un'ombra un uomo +strettamente involto nel mantello e tirasi in mezzo alla sala. +Qualcuno pensò che colui fosse l'abate Desiderio in persona, altri il +celebre Amato. Noi propendiamo pel primo. Egli dunque stava per +favellare, allorchè gli sorge da canto un cavaliere chiuso nell'elmo e +parla:</p> + +<p>—Con la vostra sopportazione, bel sere, ancora un momento. Le querele +del papa giungeranno a migliore proposito dopo ciò che io dirò.</p> + +<p>Il campione della Chiesa fa con la testa cenno di assentire, e si +ritragge a sedere. L'altro si alza la vantaglia, sì che ognuno ravvisa +Baccelardo, e comincia:</p> + +<p>—Io accenno a cose, baroni, che le vostre signorie già conoscono. Gli +è però bene che abbiano la cortesia di rammentarsele. Nel cominciar di +questo secolo, quaranta pellegrini sopra galee amalfitane, tornando di +Terra Santa, approdavano a Salerno nel momento proprio che una +flottiglia di Saraceni appariva nella rada e si cacciava nel porto, +chiedendo forte riscatto. Il principe, per farli desistere dalle +avanie, promette, ed i suoi vassalli comincia a tribolare per +raccogliere la somma. I quaranta palmieri, maravigliati di tanta +obbrobriosa condotta, dimandano armi e cavalli; e nel bel delle +crapole e dell'orgie, in che guazzavano i Saraceni, vi dan dentro e ne +fanno poderoso macello. Il rimanente ottiene appena in ventura risalir +sulle navi e fuggire. Quei palmieri erano normanni. Guaimaro li colma +di doni e di grazie, e li solletica con promesse di onoranze perchè +restassero nella sua corte. Coloro però, caldi di riveder la patria +loro, gli rispondono: « che non potevano rimanere avendo da molti anni +peregrinato, che speravano visitare ancora i santuari di monte Gargano +e di Montecasino, e risalutare i tetti paterni, promettengli l'invio +di altri loro compagni. »</p> + +<p>Il principe, confortato di tali promesse, li accomiata carichi di +molti e bei regali. Quei Normanni giungono alla patria. I concittadini +loro stupefatti de' ricchi presenti, spronati dal racconto de' +splendori del cielo d'Italia, si pongono sotto la condotta di Osmondo +Drengotto, ed uniti fra fratelli e nipoti, in pressochè cento, vengono +in Italia.</p> + +<p>Io non ricorderò a voi testimoni, parte, vittime dei Normanni, i loro +fatti, le loro conquiste, coma e quando venissero i primi figli di +Tancredi d'Altavilla, Guglielmo Braccio-di-ferro, Drogone ed Umfredo, +nè quali servigi e' rendessero ai principi longobardi e quali +ricompense ne togliessero, nè come infine, dopo largo pugnare, +occupassero vasto paese, e Guglielmo Braccio-di-ferro fosse scelto a +Matera capo dei Normanni e nominato conte di Puglia....</p> + +<p>—Sta bene, sta bene, sclama il principe Gisulfo, sappiamo ciò, ser +cavaliere; siateci cortese di venire ai vostri propositi.</p> + +<p>—Ci siamo, monsignore, continua Baccelardo. I soldati longobardi +adunque, i Normanni, gl'Italiani, i loro capi, il popolo, la +maestranza, tutti si uniscono, e a suono di timpani e di oricalchi, +levato Guglielmo sopra uno scudo, gli affidano il gonfalone della loro +nuova terra, gli danno l'elmo sormontato da cerchio d'oro e la rotella +insignita della divisa medesima in campo di argento, e lo proclamano +conte di Puglia—riconoscendolo per loro primo condottiero e signore. +Indi recandosi tutti ai dieta a Melfi, si dividono il conquisto. Non +stette guari però e Guglielmo muore a Venosa.</p> + +<p>—Da scomunicato.</p> + +<p>—Da cristiano e da guerriero, senza rimorsi e senza paura, grida +Baccelardo. Poi continua:</p> + +<p>—I Normanni, accoltisi di nuovo a dieta, eleggono conte suo fratello +Drogone. In quel tomo di tempo vennero gli altri figliuoli di Tancredi +d'Altavilla. Umfredo padre mio, e maggiore tra i figli del secondo +letto di Tancredi, fu creato conte. Roberto, che poscia per sua +scaltrezza e perfidia addimandarono Guiscardo, fu mandato a sostenersi +nella fortezza di San Marco in Calabria.</p> + +<p>—E di chi era quel paese, ser cavaliere, se Dio vi aiuta? domanda una +voce con accento commosso.</p> + +<p>—Di Dio e di chi lo prendeva, riprende Baccelardo, perochè erano +terre occupate da vili, ed i vili non meritano una patria.</p> + +<p>« Enrico III intanto scendeva in Italia tra per assicurarsi la +dipendenza dei Normanni, che conquistavano paese nelle provincie +dell'impero, tra per mettere freno alle ribalderie dei romani +pontefici che tre in una volta regnavano dentro Roma. Composte le cose +dei papi, eleggendone un quarto, Enrico cavalca sopra Capua. Drogone +conte di Puglia e Rainulfo conte di Aversa gli fanno quivi riverenza, +e lo donano di cavalli e danari. In ricambio hanno investitura del +paese conquistato sulle terre imperiali.</p> + +<p>—Quella del papa non bastava dunque loro, domanda balbettando un +membro dell'assemblea.</p> + +<p>—Esse avevan tutte lo stesso valore, risponde Baccelardo. La +investitura vera la tenevano dalle loro spade. Infrattanto i Pugliesi +ribellati uccidevano molti Normanni a tradimento e facevano +assassinare l'istesso conte Drogone dal suo compare Riso, mentre +entrava nella chiesa di Montoglio ad udir messa. Il conte Umfredo, +succeduto a Drogone, assedia e prende Montoglio e fa morire gli +assassini di suo fratello quivi rifugiati.</p> + +<p>—Adesso, ser cavaliere « l'interrompe il campione della Chiesa +» abbiate la cortesia di cedere a me la parola. Questo punto del +racconto vostro gli è bene che fosse rammentato da me.</p> + +<p>—Vi ascolto « risponde Baccelardo e piegando le braccia si asside al +seggio da cui il campione della Chiesa erasi levato. E quegli dice:</p> + +<p>—L'ordine di Umfredo di governare i Pugliesi come roba da rubello fu +troppo appuntino seguito. I beni della Chiesa, da costoro non +rispettati; ed i santuarii violati e messi a ruba, i sacri arredi +addicendo ad usi profani; le persone dei sacerdoti taglieggiate, le +sante reliquie rubate e vendute come buoi tolti ad aldiani; i vassalli +angariati nelle robe e nella vita, augumentati <i>foderi</i> e <i>livelli</i>; +gli uomini di condizione libera manomessi; le donne vituperate fino +nei santi asili dei chiostri; in una parola la più pesante mano che la +guerra potesse aggravare sugl'infedeli, i Normanni calcavano sui +cristiani di Puglia. Onde avvenne che di tante crudeltà le città e le +chiese si mandassero a dolere col papa perchè, mercè sua, fussero +sollevate.</p> + +<p>—Avrebbero meglio fatto di sollevarsi, sclamava una voce; chiamare un +aiuto gli era chiamare un nuovo padrone.</p> + +<p>—Il papa è padre più che padrone, continua il campione della Chiesa. +Infatti Leone IX, da quel santo che egli era....</p> + +<p>—Calate, calate, interrompe una voce, santi di quel conio non vanno +agli altari.</p> + +<p>—Da quel santo che era, insiste il campione, Leone tenne qualche +motto ai principi longobardi. Ma conoscendo questi baroni come i +Normanni fossero ostinati nel proposito, e tenaci nelle loro +risoluzioni, persuasero il papa che senza niente affatto avvilirsi a +pregarli di carità verso i vinti, si volgesse all'imperatore Enrico.</p> + +<p>—Il consiglio era eccellente, dice un membro dell'assemblea, perchè +l'imperatore, mal doveva tollerare che nei suoi Stati si andasse +levando gigantesca una dominazione novella, di uomini non mai sazi di +guerre nè mai pieghevoli.</p> + +<p>—Proprio così, ser cavaliere, soggiunse il campione. Ond'è che Leone +si recò in Germania, ed Iddio fe' trovar varco alle sue parole nel +cuore di Enrico <i>il nero</i>, il quale con settecento gendarmi alemanni +lo rimandò in Italia.</p> + +<p>—Così, li avesse mandati all'inferno! mormorava taluno; quei +saccomanni vennero a desolare l'Italia.</p> + +<p>—E non furono i soli, replica Baccelardo perchè in Italia Leone fece +altre cerne di truppa ed accozzò esercito numeroso, alla cui testa si +mise egli in persona da condottiero.</p> + +<p>—Sì; Leone si mise alla loro testa per addolcire i mali della guerra, +continua il campione. Però, udendo i Normanni di quella tolta di laici +e chierici che il papa loro voltava contro, gli mandano ambasciadori, +simulando pentimento e voglia di soddisfarlo all'intutto. Ma gli +oratori normanni non sanno di tanto mascherarsi da accecare Leone. +Talchè il sant'uomo, inasprito dall'insolenza di quei venturieri, che +piccoli della persona e segaligni si davano in volta boriosi per +conquistare il mondo, cavalca su quel di Civitade in Capitanata il 18 +giugno 1053. I Normanni ridotti allo stremo di viveri e disperati per +la troppa disuguaglianza di forze, si trovano costretti accettare +l'abbattimento.</p> + +<p>« Sire Iddio » sclama allora un cavaliere « giuro ammazzarti di mia mano +dugento Saraceni, se ci dai di mandare al diavolo questi bricconi di +papalini ».</p> + +<p>—E l'uomo che così giurava, soggiunge Baccelardo, era Roberto +Guiscardo. E gli altri a loro volta giurarono:</p> + +<p>« Regina Maria di Lacedonia, facciamo voto di darti tante messe nel tuo +priorato, quanti di questi mariuoli del papa ognuno di noi ucciderà ».</p> + +<p>—Gli è proprio così, ser cavaliere, » disse, continuando, il campione +della Chiesa. « Il conte Umfredo comandava i Normanni. Papa Leone +celebra la messa nel mezzo dei suoi alloggiamenti, dà una grossa +benedizione alla sua truppa, e la schiera nella pianura, separata dai +Normanni per non difficile colle. Questi lo accolgono primi. Ed a vero +dire forse la pugna si sarebbe risoluta per quei della Chiesa, se quel +dannato di Guiscardo non avesse fatto suonare le trombe, e non si +fosse precipitato sugli Svevi con truppa fresca e disperata. +Lungamente si martellano di colpi, intrepidi gli uni, feroci gli +altri. Infine gli Alemanni cominciano a piegare, sono rotti e si +volgono alla fuga. Roberto gavazzando nel sangue come tigre, li segue +tagliandoli ai garretti, li uccide tutti finchè uno solo non ne resta. +A quello spettacolo terribile Leone IX inorridito si dà a fuggire +ancor egli, e cerca asilo nella fortezza di Civitade. I Normanni ve lo +assediano ed ai cittadini propongono o la resa o andar tagliati a +pezzi.</p> + +<p>—Sì, dice Baccelardo interrompendo, e chi questo supplizio loro +minacciava era Guiscardo. Che perciò quei poltroni spaventati +cacciarono il papa fuori le mura della fortezza. Un cavaliere allora +si accostò, e prendendo le redini della sua bianca mula:</p> + +<p>« Ser papa » gli disse sorridendo « siete prigione ».</p> + +<p>—Quel cavaliere era ancora Roberto.</p> + +<p>—Era Roberto, » continua il campione della Chiesa; « proprio lui, egli +sempre. I Normanni, in apparenza rispettosi, punsero il pontefice di +amari motteggi. Gli occhi pregni di lagrime, pallidissima la faccia, +Leone venia tirato dalla briglia da Guiscardo ed attraversava i ranghi +dei soldati, i quali ebri di tanta bella ed inaspettata vittoria, gli +si ginocchiavano schernevolmente sul passaggio per riceverne la +benedizione.</p> + +<p>—Ed avrebbero meglio ricevuti dei bisanti, dei fiaschi di Orvieto e +delle lacche di maiale! interrompe una voce chioccia dal fondo della +sala.</p> + +<p>—Può ciò essere ancora, continua il campione: eran tanto scomunicati! +Il conte Umfredo però prese il santo padre sotto la sua custodia: nè +il lasciò a libertà se non carpiti accordi che pienamente lo +soddisfacessero. Il papa ridotto a tanto stremo mal volente o +volentieri condiscese a tutto, tornò libero e poco stante morì a Roma +di cordoglio per gli oltraggi ricevuti. E l'uomo che tanta sventura +alla cristianità cagionava era sempre Roberto.</p> + +<p>—Sventura poi non era tanta, mormorò un cavaliere dell'adunanza: quel +Leone fu una mala ventura.</p> + +<p>—La parola è a me adesso « l'interruppe il principe Gisulfo alzandosi ».</p> + +<p>—Con vostra licenza, monsignore, ancora due motti « pregò Baccelardo +» indi giustificherete a vostro piacimento, se potrete, la condotta di +vostro cognato.</p> + +<p>Gisulfo si riassise, e quegli continuò:</p> + +<p>—Leone IX, così vinto, investì il conte Umfredo padre mio delle terre +di Puglia, di Calabria e di quanto mai avesse saputo acquistare sui +Saraceni di Sicilia. Ed i Greci perdettero ancora Trani, Venosa, +Acerenza, Otranto e Troia.</p> + +<p>—Piano « l'interruppe il campione della Chiesa » Troia era stata donata +al pontefice da Enrico II. Papa Niccolò II si lamentò di questa +occupazione dei beni della Chiesa, e Roberto promise ritornarla. Troia +non è stata restituita più alla santa sede. Continuate.</p> + +<p>—Ridotta la Puglia « proseguì il cavaliero » tutto l'animo del conte +Umfredo si rivolge alle Calabrie. Vi manda Roberto con molta mano di +truppa e di scorte. Cosenza, Bisignano, Malvito, Gerace e Martorano +sono prese. Poco di poi, in Puglia il conte Umfredo muore. Dal suo +letto supremo chiama Roberto, facendo cenno della mano ad un frate, +che apprestavagli la comunione, di attendere ancora un istante.</p> + +<p>« Fratello caro » a Roberto egli parlò « quanto amore io ti abbia posto +tu lo sai. Io di Normandia ti chiamai in questo paese, io sempre ti +tenni il più prode dei miei guerrieri, il più saggio nei miei +consigli; e le missioni più perigliose affidai sempre a te. Ora muoio +qui, lontano dalla nostra patria, in questa patria novella che mi ha +conquistata la spada. Il libero volere dei conti normanni mi elesse a +loro duce, proclamandomi conte di Puglia: l'imperatore Enrico III mi +investì del paese da noi conquistato: il papa rese santi i nostri +acquisti dichiarandoli tutelati dalla Chiesa, dandomene anch'esso +investitura. Tu sai che Drogone succedette a Guglielmo, perchè senza +prole, ed io a Drogone, perchè senza figli ancor esso. Ora io ho +figliuoli. Per le nostre patrie costituzioni tu sai ancora che gli +Stati del padre eredita il figlio. Ti raccomando dunque il mio +figliuolo Baccelardo. Giurami, Roberto, giura al tuo fratel moribondo +che tu sarai il padre di Baccelardo, che gli conserverai i conquisti +di che i Normanni mi fecero capo, che lo addestrerai al governo, +giuramelo sui piedi di questo Cristo che abbraccio, su quest'ostia che +deve comunicarmi ».</p> + +<p>E Roberto, stendendo una mano sull'ostia e prendendo dall'altra il +crocifisso, fra molte lagrime, cadendo ai piedi del letto del +fratello, gridò:</p> + +<p>« Giuro su questa santa ostia e su questo Cristo che il tuo volere sarà +fatto, fratel mio caro ».</p> + +<p>» Umfredo radiò di gioia negli occhi, assunse l'ostia, e morì.</p> + +<p>» Ora, baroni, Roberto non ha mantenuto il giuramento, e Baccelardo, il +figliuolo del caro fratello suo, va ramingando di terra in terra, +sprovvisto di ogni cosa, spogliato dei suoi Stati, perseguitato come +il lupo, dannato a terribile morte da suo zio. Cotesto zio è Roberto +Guiscardo. Giudicatelo.</p> + +<p>—Uhm! giudicatelo! mormora l'abbate di Farfa dal fondo del suo +cappuccio: e chi si incarica di eseguire la sentenza?</p> + +<p>—Se altri manca, Dio! sclama il cancelliero del papa rizzandosi sul +suo seggio.</p> + +<p>—Proseguite le vostre accuse, signori « torvo e pensoso dice a sua +volta Gisulfo » io parlerò per ultimo.</p> + +<p>Allora dal fondo della gran sala sorge un altro cavaliere che +tirandosi fino innanzi della tavola del cancelliero favella:</p> + +<p>—Ed io accuso Roberto Guiscardo come spergiuro di altra promessa.</p> + +<p>—Egli ha promesso di non tenerne mai una! mormora una voce stridula +dal fondo della sala.</p> + +<p>—Pare che la sia proprio così, soggiunge il cavaliero che aveva +cominciato a parlare. Infatti udite questa. Sotto la fortezza di +Malvito i Normanni avevano consumato lungo tempo in assedio, senza +niuna speranza di prenderla. Una mattina un araldo d'armi, preceduto +da banderaio con bianco pennoncello e due trombettieri, si presenta +avanti alle porte e dimanda esser introdotto. I sergenti vanno a +prender l'ordine, e non passa guari, si apre una porta di soccorso per +fare entrare l'araldo. Il sire di Malvito, in piedi nel vestibulo del +suo castello, lo aspetta, tutto pronto a ricevere i patti della tolta +dell'assedio. L'araldo invece gli dice:</p> + +<p>« Messer Asclettino, il mio nobile signore Roberto Guiscardo conte di +Puglia vi manda salute e prosperità. Nel tempo medesimo prega la +cortesia vostra che vogliate concedere sepoltura nella vostra chiesa +al suo compare Brado, morto la notte scorsa di ferita al ventre, onde +come scomunicato non venga sotterrato in rasa campagna. Che perciò +egli in nome di Dio promette che domani toglierà il campo dalle mura e +sulle reliquie dei santi ve ne fa sacramento.</p> + +<p>« Bene sta, risponde Asclettino; il sire di Malvito che non teme i +Normanni vivi non avrà paura degli estinti, nè incrudelirà verso i +morti. Torna dunque al conte Roberto e digli: che noi gli diamo parola +di cavaliere, col favore di Gesù Cristo, di non aprir mai le porte +nostre ai soldati normanni finchè ci resteranno polpe alle braccia e +cuoi a' calzari; ma che non le chiuderemo giammai ai loro +cadaveri—dovessero pure cercarvi ricovero tutti quanti sono.</p> + +<p>« Mille mercè, sire di Malvito, riprende l'araldo, ed Iddio +misericordioso non ascolti le vostre parole.</p> + +<p>La sera infatti il medesimo araldo si presentava alle porte per +dimandare passo al funebre corteggio di compar Brado, giusta la +permissione del sire di Malvito. Sotto una bara coverta da ampio +drappo giaceva il cadavere: quattro cavalieri, armati solamente delle +spade, ne sostenevano i lembi, quattro frati se la recavano sul dorso +ed altri sei frati con ceri accesi venivano dietro cantando <i>misereri</i> +e <i>Deprofundis</i>.</p> + +<p>—Che lusso di frati! Ne avevano dunque delle caneve nel campo? grida +l'uno.</p> + +<p>—Più che di maiali per disfamarsene al desco—replica un altro.</p> + +<p>—Voi credete, cavalieri? riprende il primo interlocutore. Ascoltate +allora. Questo manipolo di frati tirò dritto alla chiesa. +Fervorosamente tutti pregarono agli altari, poi supplicarono voler +passare la notte in preghiere per l'anima del defunto, chè al domani +gli avrebbero cantato messa, l'avrebbero sepolto, e sarebbero tornati +al campo per dimandare a Roberto di mantenere la sua parola, avendo +quel di Malvito mantenuta la sua. Asclettino, che era uomo di cuore, +non rifiutò la preghiera, e nel sagrato fece loro recare molti bei +fiaschi di vino e pasticci e camangiari che avevan proprio a farci uno +stravizzo.</p> + +<p>—E null'altro che questo? Capperi! i frati di Malvito si danno bene +altre leccornie con le fanciulle del contado—sclama un capperuccio +del sinedrio.</p> + +<p>—Non dico mica no, continua il primo interlocutore: ma colà si +trattava di mortorio, credeva il sire di Malvito. Se non che, nel +cuore della notte, quando i cittadini dormivano tutti, i Normanni +scoperchiarono la bara e misero fuori compare Brado vegeto e fresco +come i canonici di Cosenza, e tolsero dal fondo della cassa molte +belle armi, perchè di sotto le cappe e' già vestivano cotte di maglia.</p> + +<p>—Oh birbi, birbi, birbi! sclama qualcuno.</p> + +<p>—Spogliansi perciò degli abiti da frati, continua il primo, danno di +piglio ad azze, spade e picozze, e queti queti se ne vengono alle +porte. Quivi si gittano su gli arcadori di guardia e gridando: viva +Guiscardo e s. Gotifrido! li scannano tutti. Indi aprono le porte a +quei e fuori già in pronto, e mentre coloro della fortezza si levavano +a tumulto, sapendo dentro il nemico, già i Normanni occupavano i posti +delle mura, e s'impadronivano del sire di Malvito.</p> + +<p>« Voi siete uno spergiuro, grida costui a Roberto quando gli fu menato +d'innanzi, siete un disleal cavaliero.</p> + +<p>« Mai no, risponde Guiscardo; sire di Malvito, vi giurai che dimani +avrei tolto il campo dalle mura, vi ho mantenuta la parola questa +notte; trasferito l'ho qui dentro.</p> + +<p>Ora, baroni, giudicate voi se Roberto non spergiurò.</p> + +<p>—Io non me 'l credo, mormorò una cocolla, che ben poteva essere +l'abate di Farfa, che i monaci addimandavano il santo, i vassalli il +maledetto.</p> + +<p>—Vi è ancora qualcuno che ha querele da produrre? dimandò il principe +Gisulfo volgendosi all'adunanza.</p> + +<p>Ed un altro cavaliero traendosi ancora innanzi favellò:</p> + +<p>—Io. Io che vengo ad accusare Guiscardo pel più villano ed infame di +quanti mai abbian preso cingolo di milizia; avvegnachè le mie parole, +monsignore, dovessero toccarvi più dappresso nel cuore.</p> + +<p>—Messere, grida Gisulfo, rammentatevi che l'insolenza delle parole +sconviene a cavaliere, se pure cavaliere voi siete, e che noi non +sapremo perdonare tale inverecondia come non la sopportiamo.</p> + +<p>—Sta bene, risponde l'altro; uditemi adesso, poi se vi piacerà +regolar meco i vostri conti, non isdegnerò sollevare una maschera che +per decoro non per paura mi tengo sul viso.</p> + +<p>—Proseguite.</p> + +<p>—Lode a Dio! Sappiate dunque che fra coloro i quali seguirono Roberto +all'invasione di Calabria era un tal Giselberto Squassapostierle. +Cavaliere senza macchia, aveva sposata una nipote di Tancredi +d'Altavilla. Egli era primo alle scalate, ultimo nelle ritratte, +avveduto nei consigli, disinteressato nel partaggio delle spoglie, ed +amato e venerato dai soldati, i quali, alla presa di Gerace, gli +dettero sopranome di Squassapostierle, perchè di un colpo di mazza +sgangherò una porta di soccorso. Questo vecchio ed onorando cavaliero +aveva una figliuola, una perla di figliuola, cui la madre mise a luce +e morì. Il padre se l'aveva allevata sul Pavese e l'amava quanto non +si può dire. Quella creatura era bella sovranamente e di una soavità +di carattere che ammaliava ogni cuore. Sicchè il padre se la recava +ognora da presso, custodita sotto il pennoncello della sua lancia, e +della sua rotella. Ed era venuta su di quattordici anni quando si +occupò Cariati. Roberto investì barone di quella piazza Giselberto, e +gli dimandò la mano di Alberada, per la quale da più di un anno +bruciava di fiamma forte e vereconda. Nè per vero dire ad Alberada +tornava spiacevole Roberto, il quale nelle rare veglie della sera +l'affascinava del suo sguardo ceruleo, e del rispettoso profferirle di +ossequi. E poi i suoi fatti da prode facevano balzare il cuore d'ogni +dama. Giselberto, che si sentiva invecchiare e forte piacevasi della +caccia, gli dimandò ancora sei mesi di tempo da sperimentar libero il +volere della figliuola; perocchè egli avrebbesi tolto piuttosto +nemicarsi lui che contradire la volontà di Alberada. Roberto vi si +acquetò malvolentieri, tardandogli godere della gioia di sì avvenente +e cortese sposa; ma il barone Giselberto fu irremovibile. Si attesero +dunque i sei mesi, a capo dei quali il barone si chiamò la figliuola +nella sua stanza e le disse:</p> + +<p>« Alberada, amor mio, oggi tu devi passare a marito e separarti da tuo +padre, che alle tue nozze non sopravivrà di otto giorni. Parlami +dunque schietto, proprio come parlassi a tua madre o alla madonna, ami +tu Roberto Guiscardo? Perchè se per nulla e' ti riuscisse malgradito, +giuro pel santo sepolcro, che non ho avuta la sorte di visitare, che +toglierò la mia parola a Guiscardo e ti farò sposa di colui che più +ami—fosse pure il chierico di San Nicodemo.</p> + +<p>E la fanciulla cogli occhi velati di lagrime:</p> + +<p>« Sì, padre mio, io l'amo.</p> + +<p>« Bene sta dunque, figliuola, risponde il barone, torna alle stanze +tue, chè fra poco mi vedrai.</p> + +<p>E facendosi venire innanzi Roberto, Giselberto gli dice:</p> + +<p>« Senti, Roberto, se tu mi avessi chiesta l'anima mia, io avrei voltate +le spalle al mio angelo custode e te l'avrei data senza patti: ma tu +mi hai domandata Alberada, gli è bene dunque che mi stii attento ad +ascoltare. Roberto si assise incrociando le braccia sul petto, l'altro +continuò:</p> + +<p>In tante battaglie ho sparso il sangue per te, messer conte, e quando +quel sangue se ne andava al diavolo giù per le vene io zuffolava +un'aria di caccia. Ora tu mi vieni a dimandare più che il mio sangue, +più che la mia vita, tu mi vieni a dimandare la gioia mia, il mio +conforto, la mia preghiera, la mia speranza; l'angelo mio, la mia +madonna—tutto insomma, tutto quanto può rendere deliziosa la vita di +quaggiù, lieta quella del paradiso, e tutto questo per me è Alberada. +Bene dunque, figliuolo mio, poggiati la mano sul cuore ed interrogalo. +Se quello ti dice che malvagia cosa ell'è torre tanta beatitudine ad +un vecchio e deserto cavaliere senza punto di amore per colei che lo +bea, e tu metti la tua nella mia mano, e dimmi: Giselberto, tienti la +figlia tua, io non sono quel tanto che tu puoi sperare per lei. Ma se +codesto cuore ti dice che l'ami, e che l'amerai sempre, e che la +saprai far felice, allora prenditela pure e lasciami morire come i +vecchi cani, dimenticati, ma paghi di aver ben servito il loro +padrone; perchè, pel santo giorno di Dio, io ti giuro che morirò +contento.</p> + +<p>E Roberto a lui:</p> + +<p>« Giselberto, padre mio caro, io l'amo la tua Alberada e la farò lieta, +la soave creatura.</p> + +<p>« Dici tu vero, Roberto? gli dimanda di nuovo il barone pieno d'ansia, +combattuto dalla gioia e dalla disperazione.</p> + +<p>« Vero, risponde colui, e ti giuro per quell'ostia che deve comunicarmi +al punto di morte, che io amerò sempre e terrò felice Alberada.</p> + +<p>« Dio ci vede e ci ascolta, sclama il vecchio; Alberada sia tua.</p> + +<p>Sapete voi, baroni, come Guiscardo ha mantenuto tanto solenne +giuramento?</p> + +<p>—Non fu colpa sua se non lo mantenne, grida Gisulfo.</p> + +<p>—La colpa fu sua, ed io che l'accuso, l'attesto, continua l'altro. +Del resto giudichi il <i>placito</i>. Dopo tre anni Alberada è stata +ripudiata. E nel pieno delle gioie, madre di un figliuolo, col sorriso +d'amore sulla labra, lusingata di lunga felicità, lussureggiante di +speranze, è stata ripudiata Alberada, per isposarsi ad un demonio—a +vostra sorella Sigelgaita, principe Gisulfo, per alimentare ambizioni +e fatali desideri.</p> + +<p>—Ciò non è vero, interrompe di nuovo Gisulfo.</p> + +<p>—Io l'attesto, io lo giuro, grida l'altro. Le lagrime di Alberada, +baroni, chiedono vendetta; voi lo farete.</p> + +<p>—Sì, voi la farete, grida Baccelardo anch'esso in un impeto +irresistibile, perchè suo padre non è più—dopo otto giorni dalla +partita della figliuola moriva di languore nel castello di Cariati che +gli avevano dato a guardare.</p> + +<p>—Vi è ancora qualcuno che debba produrre sue accuse? dimanda il +principe Gisulfo con l'accento soffogato dalla rabbia.</p> + +<p>—Ancora un altro, monsignore, risponde una voce dal fondo della sala.</p> + +<p>Ed a lentissimo passo, sorreggendosi ad un bordone, accompagnato da un +cane, perchè cieco, avanza un vecchio. La sua testa era scoverta, +pallidissima avea la faccia, lunga, scomposta la bianca barba, nuda e +rugosa la fronte, livido tutto nella persona pel gelo della vecchiezza +e della malattia che gli serpeva per le vene, incurvato, tremulo e +lacero nei panni. La sua voce barcollava come quella di chi agonizza. +Egli si trasse innanzi a stento, soffermandosi ad ogni passo. E come +fu adagiato sur un seggio, che il campione della Chiesa sollecito gli +appresta, il cane gli mette la testa sulle ginocchia e gli fissa gli +occhi nel volto quasi avesse voluto leggerne i pensieri. Il vecchio +gli stende la mano sulla testa, e parla:</p> + +<p>—Nella fatale invasione dei Normanni il principato di Capua, fino al +1055, fu rispettato. Nel 1055, Riccardo conte di Aversa si sentì ben +fermo nei suoi Stati, ed assai forte per non restarsene con le mani +alla cintola, mentre i figliuoli di Tancredi di Altavilla facevano +conquisto tanto opulento di paese. Riccardo dimanda a Roberto +Guiscardo volere anch'egli fornir truppe e partire le città che nelle +Puglie e nelle Calabrie si sarebbero occupate. Questo messaggio torna +malgradito a Guiscardo, che perciò, unitisi il dì di Pentecoste 1054 +ad Otranto, consigliò a Riccardo accrescere i suoi Stati dal lato del +principato di Capua, perchè, invece, egli avrebbe fornito lui di +scorte e di truppe per invaderlo. Il consiglio piace a Riccardo ed +accetta. Nella prima domenica dell'avvento del 1055, Riccardo con +esercito poderoso si reca infatti sotto le mura di Capua, e vi pone +assedio. Allora, baroni, come sapete reggeva Capua Pandolfo V. Egli +avrebbe potuto respingere il nemico con la forza; ama meglio calare ad +accordi, ed ottiene che Riccardo sgomberi il campo mediante dodicimila +bizantini. Una pace tanto vigliaccamente comprata durò poco. Morto +Pandolfo nel 1057, Riccardo comparve di nuovo sotto le mura di Capua e +le cinge di stretto assedio. Landolfo V, che era succeduto a suo +padre, fa sonare a stormo le campane, e convocati i cittadini alla +chiesa, dice loro:</p> + +<p>« Capuani, qui si tratta di onore e di vita; oggi è tempo di +riscattarveli. Raccomandatevi ai vostri santi, vestite le vostre armi, +e dal ragazzo che sente poter lanciare una pietra al vecchio che ha +forza di sostenere una spada, seguitemi tutti.</p> + +<p>Le parole di Landolfo non piacciono ai Capuani. Gridano quindi tutti +ad una volta: un riscatto, un riscatto: e scegliendo a loro araldo +l'arcivescovo Gualdemaro, lo mandano a Riccardo per offrirgli +dodicimila scudi d'oro.</p> + +<p>« Noi non venimmo qui a mercanteggiare con codardi, risponde il +fratello di Guiscardo; vogliamo la città a discrezione, perchè poi +d'oro sappiamo noi dove trovarne.</p> + +<p>Nè a quest'aspra risposta i Capuani si risentono. Landolfo fa inutili +sforzi per menarli a battaglia; coloro tolgono piuttosto morirsi di +fame che pugnare. E forse a tanto danno si sarebbe giunti, perchè il +principe Landolfo ostinato era e deciso a non rendersi se non tutti +morti; quando una notte prevale altro infame consiglio. Alcuni +gialdonieri si uniscono a sinedrio nella piazza, e, dopo avere +alquanto consultato, decidono capitolare per rendersi. Aprono perciò +una porta di soccorso delle mura e spiccano un araldo d'armi al conte +Riccardo, il quale per tutta risposta manda loro a dire: cacciate +dalla città il principe Landolfo V, e mettetevi a discrezione. Così +fecero. La mattina, tutte le campane di Capua suonano a festa come al +giorno di Pasqua. Un drappello di giovani capuani si reca al palagio +del principe, e balzatolo dal suo seggio, coi calci dell'asta sel +menano innanzi fino fuori le mura della città. Allora le porte si +aprono e quei di Riccardo si cacciano dentro per rompersi ad ogni +maniera di libidine, di furti e di violenze.</p> + +<p>—Gli è vero! sclama taluno; io vi ero.</p> + +<p>—Baroni, quell'infelice principe Landolfo V sono io, soggiunse con +voce articolata appena il vecchio, tremando in tutte le membra.</p> + +<p>A questa rivelazione tutti i baroni del <i>placito</i> si alzano in segno +di riverenza per l'infortunio, pel caduto. Ma Landulfo che nulla vede, +continua:</p> + +<p>—Baroni, per tredici anni ho condotta vita la più miserabile che +fosse mai capitata a tapino. Ho veduto morire di freddo mia moglie, in +una notte di gennaio, sulle scale di un monistero, arricchito da noi, +e che ci rifiutò ricovero per paura di Roberto Guiscardo. Ho veduto +morire di fame due figliuoli respinti da un vescovo, creato ed +arricchito da noi, per paura di Roberto Guiscardo. Ho veduto trucidato +mio nipote da un valvassore, che noi avevamo donato del feudo, e +violate le figlie mie morir per mano di soldati che il nostro pane +avevano mangiato, per tornar graditi a Roberto Guiscardo. Ho veduto in +fine scomparirmi d'innanzi un ultimo figliuolo senza che mai novella +me ne fosse arrivata. Solo questo cane è rimasto al principe di una +dinastia che 509 anni dominò in Italia, 481 su queste contrada; ed io +mi muoio. Muoio con non altro cordoglio, che le sventure mai +provocate, accumulate su di me da questi Normanni ladroni, non saranno +pagate da alcuno; muoio, non rimpiangendo altri, non considerando +altri fra le creature di Dio che questo povero cane, il quale mi ha +guidato nelle tenebre, mi ha riscaldato col fiato nelle gelide notti, +ha meco diviso la crosta che con noi partì il povero vassallo. Baroni, +io metto le mie vendette nelle vostre mani: voi ne sarete giudici. Ma +ricordatevi, che sarete misurati della stessa misura che altrui +misurerete come dice l'Evangelo, e che Iddio pesa il vostro giudizio.</p> + +<p>E sì dicendo il vecchio si sforza di alzarsi e partire; ma fatto +appena un passo cade al suolo come tronco abbattuto, e resta. Il cane +gli si accosta tosto alle labbra per fiutargli il respiro, poi gitta +forte un guaito e cade anch'esso. Precipitosi alcuni di quella sala +corrono a sollevare l'infelice Landolfo V; era morto.—</p> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page49" name="page49"></a>(p. 49)</span>III.</h3> + +<div class="entete"> +<div class="quoteret"> +<p><span class="min3em">PR. ENR.</span> Abbominevole è quel Falstaff, un corruttore + della giovinezza è quel vecchio Satana dalla + barba grigia.</p> + +<p><span class="min3em">FALS.</span> Vattene mariuolo! Terminate la vostra parte, + molte cose mi rimangono a dire in favore di quel + Falstaff.</p> +</div> + +<p class="author"><span class="smcap">Shakespeare</span>—<i>Enrico IV, Parte I</i>.</p> +</div> + +<p>Il principe Gisulfo, dopo che ebbero menati via i cadaveri di Landolfo +e del suo cane, si studiò pigliar la parola e difendere Roberto, ma la +voce gli mancò essendo anch'egli vivamente commosso. Imperocchè in +quella del principe Landolfo, più che la morte di un uomo, egli +egualmente che tutti considerava la morte di una forte ed annosa +dominazione. Ed una dominazione che passa senza fasto e senza rumore, +è tutta una storia di delitti, di grandezze, di ardimenti che si perde +nella tomba, così come la memoria del vassallo che per inedia morì.</p> + +<p>Il cancelliere del papa, il quale solo in quella adunanza non sembrava +tocco per nulla, e che durante i diversi favellari, severo ed +impassibile si era mostrato, attese ancora qualche istante perchè +altri s'avanzasse a profferire accuse. Poscia vedendo che nè il +principe di Salerno la difesa del primo suo accusato prendeva, nè +alcuno presentavasi, accigliato, ma gelidamente, alza la fronte e +dice:</p> + +<p>—Proseguite, baroni, chè il tempo non è degli uomini ma di Dio.</p> + +<p>Quindi il campione della Chiesa si tragge innanzi novellamente e +favella:</p> + +<p>—Nobili cavalieri, io accuso il priore Guiberto, barone di Lacedonia, +come complice, esecutore e consigliero di quante scelleratezze mai +contro gli uomini e contro la santità di Dio e della Chiesa, il duca +Guiscardo commettesse. Lo accuso inoltre come nicolaita, come +simoniaco, come sacrilego, come concubinario, ed ateo profanatore +delle sacre cose.</p> + +<p>—Accusare non basta, sclama Baccelardo dal suo seggio, bisogna +provare.</p> + +<p>—Gli è ciò che mi accingo a fare, ser cavaliere, ripiglia il campione +della Chiesa, se ella mi sarà cortese di udirmi. Il priore di +Lacedonia dunque il dì de' SS. apostoli Pietro e Paolo predicò dal +pergamo, che se Salomone, re di un guscio di paese, poteva senza +offendere Iddio ed il mondo tener seco settecento mogli e trecento +concubine, e medesimamente donne idolatre, di cui Iddio aveva +comandato: <i>non ingredimini ad eas; neque de illis ingredientur ad +vestras, certissime</i> <i>enim avertent corda vestra ut sequamini deos +eorum</i>; egli, signore di ricco e vasto priorato e barone di grosso +contado, poteva bene avere una moglie e dieci concubine senza +oltraggiare chicchessia. Ed una moglie e dieci concubine ha infatti +nelle stesse sante mura del chiostro, egualmente che tutti gli altri +frati.</p> + +<p>—Il vescovo di Molfetta ha tre mogli e cinquanta concubine, eppure +gli è amico di papa Alessandro, sclama Baccelardo.</p> + +<p>Il campione della Chiesa non risponde all'interruttore e continua:</p> + +<p>—Il priore di Lacedonia trascura i santi uffizi della Chiesa ed +impazzisce fra crapule ed orgie. Egli il giorno di Pasqua ha fatto +danzare nella chiesa i suoi frati con le loro donne, dicendo che stava +scritto che Davide, per onorare Iddio, danzò innanzi l'arca: e la +domenica delle palme li ha fatti entrare in chiesa a bisdosso di +somari, perchè così Gesù Cristo entrò in Gerusalemme.</p> + +<p>—Non si debbe dunque imitare Davide e nostro Signore? dimanda +Baccelardo con impazienza.</p> + +<p>Il cancelliero del papa solleva la testa e fulmina di uno sguardo il +giovane cavaliere, senza però profferir verbo. Il campione della +Chiesa, lo guarda anch'esso di modo uggioso e continua:</p> + +<p>—Il priore di Lacedonia uffizia nelle chiese del suo priorato, +avvegnachè il papa l'avesse interdetto, e fosse sotto i gravami degli +anatemi. Egli invase le possessioni della badia di Grotta Minarda; ed +avendo quella badessa mandato quattro giovani suore a portargliene +gentile lamento, l'infame fe' recidere tutta la parte anteriore +dell'abito alle ambasciatrici, dal petto in giù, e così sconce, con +drappello di scostumati soldati, di nuovo le fece accompagnare +all'abadia. Egli nella festa del <i>Corpus Domini</i> del 1063 benedisse il +popolo accorso alla chiesa con inchiostro invece di acqua lustrale, +profanando le sacre funzioni, tramutando la messa in giulleria con un +popolo così laidamente imbrattato. Egli battezzò suo figlio col vino; +ed avendo la madrina fatte osservazioni su tale sacrilegio, il priore +le dà forte dell'aspersorio nella fronte sì che la stramazza, ed il +figliuol suo, urtando delle tempie al pavimento, ne muore. Egli avendo +ricevuti due messi di papa Alessandro II, il quale lo chiamava al +ravvedimento, castra atrocemente i due diaconi, e così vituperati li +rimanda al pontefice.</p> + +<p>—Infame, infame! sclama senza quasi avvedersene il cancelliero, e +senza alzar la testa poggiata sul petto.</p> + +<p>—Un santo padre della Chiesa s'era bene castrato da sè per essere più +uomo di Dio! mormora un cappuccio dell'adunanza.</p> + +<p>Il campione della Chiesa continua:</p> + +<p>—In tutte le guerre, in tutte le avvisaglie, in tutte le cacce, in +tutte le corti bandite, accompagnato da istrioni e cantatrici, da +chierici e da soldati, si trova il priore Guiberto, e nel più folto +sempre delle mischie, nel più osceno de' bagordi. Egli ha rapita la +moglie al sire di castel la Baronia che si recava alla caccia. Egli ha +spogliato ed incendiato il monistero di Carbonaro, mutilandone i +frati. Egli si condusse nella chiesa di Villanova, al momento che quei +canonici cantavano mattutino, ed avendo loro tronche le teste, li +lasciò negli stalli coi breviari sulle mani. Egli, e cinquanta +compagni vestiti da demoni, una notte nel 1065 penetrò nel monistero +di Accadia, ed avendo contaminate quelle sante sorelle di Cristo le +fece frustare pei chiostri, cantando: chè di chicchesia d'allora in +poi e' si sarebbe burlato, perocchè aveva a cognato Gesù. Egli insomma +si è bruttato di tutte le infamie, di tutti i delitti; ha maltrattati +gli ecclesiastici, ha oltraggiato il papa—è un empio furibondo e +matto di cui la terra non ne sostiene peggiore.</p> + +<p>—Chi attesta tutto ciò? sclama Baccelardo. Quando si danno di tali +accuse, gli è mestieri che una fronte si scopra per sostenerle.</p> + +<p>—Io levo la mia, risponde solennemente il cancelliero del papa, +alzandosi in piedi. Vi è chi dubiti di mia parola?</p> + +<p>Nessuno fa motto. Il campione della Chiesa allora soggiunge:</p> + +<p>—Finora i laici hanno rispettato codesto malvagio priore perchè egli +giammai offese nè le loro persone nè le loro possessioni—anzi e' ne' +bisogni e nelle guerre di ciascuno si prestò sempre volentieri e +disinteressatamente. Lo hanno temuto, perchè stretto di alleanza con +Roberto Guiscardo, l'uno spalleggia l'altro, l'uno dà all'altro mano +forte negli attentati, e si consigliano, e di qualsiasi potere ridono. +Ma voi, baroni, voi non potrete adesso con cuor freddo udire i lamenti +del Santo Padre, e saprete non solo giudicarlo debitamente, ma mandare +a compimento la sentenza.</p> + +<p>Com'ebbe detto ciò, il campione della Chiesa ritornò al suo posto e si +assise. Allora dal centro dell'adunanza si leva un altro, camuffato da +frate, col capperuccio tirato giù giù, ed avanzandosi fino al tavolo +del cancelliere, toglie la penna e scrive affrettatamente sotto una +pergamena alcune righe. Indi tornando fra gli stalli dei baroni +consegna quella pergamena all'abate di Cluny, che scoverto e numerando +i rosoni scolpiti nel soffitto di rovere si teneva cogli occhi levati +al cielo, e gli dice:</p> + +<p>—Padre riverendo, leggete.</p> + +<p>L'abate mezzo assorto, mezzo alienato, si riscuote come svegliato +improvviso dal sonno, e si trova fra le dita la carta. Si passa la +mano sulla fronte, quasi volesse sgombrarla dalla pesantezza del +sonno, e dimanda:</p> + +<p>—Che debbo dunque fare di questo negozio?</p> + +<p>—Leggete, leggete, ser abate, sclamano alcune voci dalla sala. Ed +egli levandosi da sedere legge:</p> + +<p>« Guiberto, per volere di Dio e di Enrico III imperatore, priore nel +monistero di Lacedonia e barone, ad Alessandro II antipapa, salute e +pace se la desidera ».</p> + +<p>« Avendo inteso, monsignore, che voi di pieno arbitrio, provocato da +sfortunato cavaliere, dal vostro cancelliere prevaricato, avevate +intimato un <i>placito</i> in cui i medesimi baroni ed ecclesiastici +dovevansi fare accusatori e giudici di me, priore e barone, e del duca +Roberto Guiscardo, ed indi metter forse ancora esecuzione alla +sentenza, la quale per istigazione di voi e del vostro leal +cancelliero non mancherà tornarci contraria; ho creduto rispondere di +per me ad alquante accuse fattemi pure altre volte, qualunque si fosse +l'autorità di codesti giudici, e meglio per giustificarmi innanzi di +loro, come cavaliere con cavalieri, anzi che reo con <i>sculdaschi</i>; +ricordandovi inoltre cose a voi o mal conte, o mal gradite, o non +volute rammentare. Bene inteso però, che, di voi parlando, monsignore, +voglio sempre significare il vostro cancelliero, con me tanto +grazioso, ed innanzi al mondo tanto santo.</p> + +<p>« Paggio della contessa Beatrice di Toscana, di cui nacqui suddito, +piacque alla reale memoria di Enrico III <i>il nero</i>, per lieve servigio +resogli, di togliermi in grazia, e propormi la guerresca sua corte di +Germania, dove avessi voluto istruirmi in altro, che nel mestiero +della lancia e della daga. Come, per vero, avendo un dì dovuto +risolvermi ad accettare le imperiali munificenze, dalla santa memoria +di quell'imperatore fui accomandato a quel medesimo sir Adalberto +arcivescovo di Brema, il quale dipoi il suo proprio figliuolo Enrico +IV ebbe l'onore di consigliare. E quando quel possente imperatore mi +credette in grado di prodigarmi favori, mi donò del priorato di +Nostradonna di Lacedonia, e mandommi in Italia con commessa al duca +Roberto Guiscardo d'investirmi l'annessovi feudo. I voleri del +generoso principe, che ora è santo nella corte del cielo, furono +compiuti. Per modo che io questa baronia e questo priorato per +largizione imperiale tenni, tengo, e sempre al legittimo signore di +esso i debiti censi, di due rose bianche ed un mazzolino di viole, nel +dì di Pasqua, soddisfeci.</p> + +<p>« Essendo quindi padrone del feudo l'imperatore di Lamagna, gli è a +lui, o a messi suoi, che io debbo render conto dell'opere mie; +perocchè, come sapete, o per meglio dire il vostro cancelliero sa, +senza pecca di fellonia ad altrui nol potrei. Questo per quanto +riguarda la competenza dei membri di codesto <i>placito</i>. In quanto alle +accuse dichiaro: indebitamente querelarsi il papa degl'insultati suoi +oratori contro la ragione delle genti, perchè e' mi accusarono di +simonia per fatti che non sono se non dritti di feudalità che io come +livelli esigo: mi accusarono di intrattener donne fra mogli e +concubine non so quante, mentre ogni altro vescovo, cardinale, abate, +e fino diaconi e chierici di questo secolo le tengono, le tennero +quelli dei secoli passati, di cui io non sono nè mi vanto più santo: +mi ordinarono lasciar via queste donne incontanente, a vituperio del +Signore che solennemente fece precetto nelle sue sante Scritture: +<i>abbandona padre e madre, ma la tua donna non abbandonare</i>; perchè e' +mi vilipesero quando, non essendo messi imperiali, comando così +oltraggiante per parte di altrui mi davano; perchè infine avendo i +messi ecceduti gli ordini, forse pietosi del loro padrone, covrendomi +d'insulti inauditi finora, con parole obbrobriose, io, per dritto di +difesa, parimenti li oltraggiai. Così che indoverosi, per non dir +petulanti, i lamenti vostri mi giunsero, messer lo papa, e mi +giungeranno mai sempre, fino a che dritto l'imperatore non ve ne dia, +mica canoniche censure.</p> + +<p>—Costui bestemmia nefandamente, grida divampando il cancelliero; +strappate, ser priore, strappate quell'infame scritta.</p> + +<p>—No, no, leggete, continuate, gridano i baroni da tutti i punti della +sala.</p> + +<p>Ed il priore, senza punto avvedersi dei gridi dell'uno e +dell'ingiunzione degli altri, riprende fiato e così prosegue leggendo:</p> + +<p>« In quanto ai delitti per ultimo che il vostro cancelliero non manca +tutti i giorni di appormi, io formalmente dichiaro, monsignore, sia a +voi, sia ai nobili castellani che compongono il <i>placito</i>, sia agli +uomini come ai miei santi avvocati ed a Dio, che egli ha mentito +peggio di un giudeo, e mente; che egli è mio particolare nemico da +lunghi anni, e studia di qual maniera per altrui mezzo di me +vendicarsi; infine che le accuse, oltre dell'essere indegne di +cavaliere, non debbono prodursi che al mio legittimo padrone.</p> + +<p>« Queste sono le ragioni, monsignore, che per l'estrema volta io +discendo ad addurvi, e che mi dispenserebbero da qualsiasi +soddisfazione si potesse per avventura richiedere da me. Non pertanto, +sentendomi io puro delle colpe aggiustatemi con tanta poca carità +dalla frataglia mia nemica, in testa a' quali si leva il vostro santo +cancelliero, e non volendo lasciare nell'animo vostro, di codesti +nobili baroni, e del mio alleato duca Roberto Guiscardo, neppur +l'ombra di sospetti sull'onor mio, accetto di scendere in lizza chiusa +col vostro cancelliero e con prova, per giudizio di Dio, +giustificarmi. Dopo ciò vi dimando la benedizione, se me ne stimate +degno, e salutando codesti valorosi baroni, prego Iddio che +v'illumini, e tra me ed il vostro cancelliero decida.</p> + +<p>« Aggiungo, che la maggior parte delle accuse del campione della Chiesa +sono false ».</p> + +<p class="poem10">Datum Lacedoniae triduo ante Kalendas Augusti 1070</p> + +<p class="author"><span class="smcap">Gubertus Lacedoniae</span> gratia Dei, Prior et Baro.</p> + +<p>Quando l'abate di Cluny ebbe letto ciò si strinse nelle spalle ed a +passo lento si approssimò al tavolo del cancelliero, e gli pose avanti +la carta. E questi, piegandosi, vide che la postilla diverso carattere +aveva scritta. Dimandò perciò il pugnale al principe Gisulfo e sulla +punta di quello prendendo la pergamena la gittò per terra, e sopra vi +calcò il piede sclamando:</p> + +<p>—Le cose degli scomunicati non lordino i vassalli di Dio.</p> + +<p>Colui che aveva presentata la protesta di Guiberto, all'atto codardo +si alza come preso da impeto generoso; ma poi, percotendosi di ambo le +pugna la fronte, si asside di nuovo senza dir motto. Però il principe +Gisulfo, che uomo generoso era, trovando la parola rampogna:</p> + +<p>—Ser cancelliero, il vostro non è condursi da cristiano. Cristo +rimproverò i discepoli che d'intorno gli scacciavano la Maddalena, e +duolmi che, io laico, ve lo debba rammentare. Ma questi baroni hanno +udite le accuse e le difese di Guiberto, e basta. In quanto a mio +cognato Guiscardo poi rispondo—nè mi curo giustificar altrimenti le +mie parole fuor della spada—che non mai egli rapì gli Stati a +Baccelardo, perchè Roberto succedeva al conte Umfredo, come il conte +Umfredo era succeduto al conte Drogone, e questi a Guglielmo +Bracciodiferro: che se fece prigioniero papa Leone IX, si servì dei +diriti di vincitore, e da cristiano fedele e leal cavaliere lo trattò: +che non mai ripudiò Alberada per ambizione o per mutato amore, sibbene +perchè scovrì Alberada riuscirgli parente: se prese Malvito con +inganno, adoperò stratagemma di guerra e quindi commendabile a +capitano: infine se lo sfortunato principe Landolfo V di Capua fu +scacciato dalla casa dei padri suoi, vuolsene addebitare più il +principe Riccardo, che stette sodo alle codarde condizioni dei +Capuani, anzi che i consigli di Guiscardo, il quale pugnava allora +nelle Calabrie. Al silenzio dunque le sciocche calunnie che ci avete +fatte udire, e pensate da uomini e da cavalieri, non da stupidi servi +da gleba. Queste sono le ragioni che io, principe Gisulfo II di +Salerno, seppi addurvi. Se poi vi ha qualcuno che le creda deboli o +non vere, ecco qui la manopola di un uomo, il quale da cavaliere saprà +sostenere che costui ha mentito come un infedele. Ho detto. Ai voti.</p> + +<p>—Ai voti, ai voti! gridarono molte voci dalla sala; e tutti si +alzavano per andare a mettere le tessere nell'urna; allorchè +triplicata squilla di tromba fuori le porte dell'abadia risuonò.</p> + + +<h3><span class="pagenum"><a id="page61" name="page61"></a>(p. 61)</span>IV.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> + Derobe-les à l'oeil de leurs persécuteurs,<br> + Je fuis, le jour m'epie, et s'il me voit je meurs!</p> + +<p class="author"><span class="smcap">Lamartine</span>, <i>La Chute d'un Ange</i>.</p> +</div> + +<p>I baroni restarono fissi ai loro posti, da poichè il cancelliero aveva +dato ordine ad un araldo, che faceva da mazziere alle porte della +sala, di riferire a quell'adunanza chi fosse e che significasse quella +chiamata di tubatore. E non passò guari e l'araldo venne ad +annunziargli che egli precedeva un oratore cui Roberto Guiscardo +mandava al pontefice, e che questi ai baroni rimandava per dargli +udienza. Infatti e' finiva di così parlare, allorchè i battenti della +sculpita porta si schiudono e comparisce il vescovo di Bovino.</p> + +<p>Il suo passo era maestoso come a personaggio di tanto cuore e di tanto +rilievo convenivasi. Vestiva corsaletto di lamine di acciaio a +rabeschi d'oro, sopra di cui gittato un manto soppannato di pelli +preziose, e fermato da scheggiale di gemme. Egli venne in mezzo al +salone, e dopo aver salutati i baroni da prima con grazioso piegare di +testa, e con maggiore sussiego il cancelliero, che immobile gli aveva +fermo l'occhio addosso, fece ancora un passo verso il principe di +Salerno e parlò:</p> + +<p>—Messer principe, la nostra missione, sebbene per avventura +riguardasse voi più direttamente, si diresse a papa Alessandro, onde +le nostre preghiere vi tornassero meno sgradevoli.</p> + +<p>Gisulfo si rizza sulla persona quasi un punteruolo dell'armadura +l'avesse offeso, ed accigliato domanda:</p> + +<p>—E quali sono codeste preghiere che ci abbiano a tornar mal gradite!</p> + +<p>—I cittadini d'Amalfi, messer principe, continua il vescovo con +calma, i cittadini di Amalfi hanno mandato il priore di Lacedonia ad +oratore a duca Guiscardo perchè a pro di loro intercedesse da vostra +grandezza una tregua alle angarie ed ai soprusi, che, insopportabili, +di vostro comando si praticano loro incessantemente. Le taglie imposte +superano d'assai i prodotti delle loro terre: il commercio che quando +Amalfi si reggeva a repubblica esercitava su tutte le città di Europa, +per le vostre vessazioni è stato annullato: gli <i>aldi</i>, gli +<i>arimanni</i>, le maestranze, e tutte le altre condizioni di uomini, +liberi negli altri paesi, sono tornati schiavi in questa povera +contrada. In una parola, monsignore, la vostra mano esorbitante pesa +su quegl'infelici che a Roberto Guiscardo si volsero per supplicarvi +di grazia.</p> + +<p>—Mai no! per la santa messa di Pasqua che ci deve comunicare, mai no, +sclama irritato il principe di Salerno, il quale, a misura che +l'oratore parlava, si andava corrucciando nel volto e digrignava dei +denti ferocemente. Hanno forse dimenticato quei traditori che +assassinarono nostro padre sulla spiaggia deserta del mare come un +miserabile pirata?</p> + +<p>—Non l'hanno dimenticato, monsignore: ma forse appunto perchè troppo +lo ricordano, vi si accomandano di non ridurli a disperazione.</p> + +<p>—Ah! monsignor di Bovino, sogghignando sclama Gisulfo, e' ci +minacciano dunque ancora, non è vero? ed il nostro grazioso cognato li +spalleggia? Non è questo che siete venuto qui ad annunziarci, +monsignore?</p> + +<p>—Messer principe, il duca Roberto è incapace delle fellonie che voi +sospettate. Egli ha mandato noi a papa Alessandro perchè lo +pregassimo, onde con la sua autorità e benevolenza ottenere dal vostro +valore pietà per li disgraziati. Questa e non altra è stata la nostra +ambasciata. Quindi aspettiamo da voi risposta, perchè il pontefice si +avvisò meglio dirigerci a voi stesso come ad uomo generoso e gentile.</p> + +<p>—Sta bene, monsignor di Bovino, risoluto risponde Gisulfo, e la +nostra risposta fia questa: agli Amalfitani saranno duplicati censi, +livelli, foderi e decime, che di anno in anno troveremo ancora modo di +augumentare; e' saranno spogliati della marineria, e tutti ridotti a +servi di gleba. A Roberto Guiscardo poi direte, che Areco e Santa +Eufemia, da lui usurpate, da questo momento rientrano nel nostro +dominio, e che la costa, da Salerno a Fico, appartiene a noi. Inoltre, +che noi rifiutiamo con disprezzo l'alleanza di un uomo che si fa +intercessore di assassini; che verremo in persona a dimandargli +ragione dell'affronto che con tal suo messaggio ci ha fatto. Al priore +di Lacedonia per ultimo direte, che gli daremo l'opulenta mercede +dalla sua traditrice pietà meritata.</p> + +<p>Il vescovo di Bovino stette un istante silenzioso a riflettere, +guardando in volto ben bene Gisulfo, girando lo sguardo intorno +sull'adunanza poi riprende:</p> + +<p>—Messer principe, veggo che voi siete sotto il dominio del demone +dell'iracondia; acquetatevi, ed acconsento di aspettare fino a domani +che ritragghiate la vostra risposta.</p> + +<p>—Arrogante prelato, scoppia allora Gisulfo; se voi non foste un uomo +di chiesa, vi avremmo di già insegnato con usura per qual modo un +cavaliere ritratta le sue parole. Aggiungiamo dunque di più; che noi +intendiamo gittare sul volto di lui, duca Roberto Guiscardo, questo +guanto di ferro, così come sul tuo volto lo gittiamo, vescovo di +Bovino.</p> + +<p>—Alto là in nome di Cristo, sclama il cancelliero del papa, +rattenendo il braccio del principe di Salerno, il quale abbrancava la +manopola per percuoterne il viso del vescovo. Principe Gisulfo, +ricordatevi che costui, comunque malvagio, è pastore della Chiesa; non +trascendete. I servitori di Dio non son soggetti che a Dio.</p> + +<p>Il vescovo di Bovino, che era rimasto immobile ad udire, atteggiò il +volto a lieve sorriso di scherno verso i due che tanto brutalmente +l'insultavano, poi disse:</p> + +<p>—Sia fatto il vostro volere, principe di Salerno. Noi recheremo le +parole vostre, così scortesi che ce le avete volute dire; ed innanzi a +questa nobile assemblea di baroni, prendendo a testimoni Cristo, la +Madonna di Lacedonia ed il barone san Tomaso di Bovino, facciamo +sacramento, che, a contare da oggi a sei mesi, vi avremo dimandato +conto dell'oltraggio, sotto la vostra medesima città di Salerno.</p> + +<p>—Amen, spavalduccio prelato, acerbamente ghignando risponde Gisulfo. +E perchè in qualche modo potessimo pure mostrarvi come ci tornano +graditi i vostri giuramenti, osiamo offrirvi il dono di questa catena +di oro e di gemme, che ci ha servito di monile nel dì delle nozze del +vostro padrone con la sfortunata nostra sorella Sigelgaita.</p> + +<p>—Mille mercè monsignore, soggiunge fieramente il vescovo. Non ci +occorrono doni perchè ci ricordassimo di voi. Noi quindi non +accettiamo da voi cosa alcuna, sibbene vi dimandiamo ciò che senza +macchia di vigliacco non potreste rifiutarci, perchè ci appartiene—la +vostra manopola.</p> + +<p>—Ah! ah! per farne che uso, monsignor di Bovino?</p> + +<p>—Per attaccarcela all'elmo, ser principe, e constringervi a venircela +a dimandare la prima volta che sotto le mura di Salerno ci +incontreremo.</p> + +<p>—Per il santo sepolcro! monsignore, voi ci tornate ben singolare, +scoppia Gisulfo. Ma sia fatto il vostro piacere. Non sarà mai detto +che noi ci fossimo mostrati taccagni ad alcuno che di morire per +nostra mano dimandò. Vi raccomandiamo però, monsignore, di farvi una +bella confessione delle vostre peccata quel dì che avrete la sventura +d'incontrarvi con noi.</p> + +<p>—Va bene, messere: la morte e la vita sono in mano di Dio.</p> + +<p>E sì dicendo toglieva il guanto di mano al principe di Salerno, ed +usciva con non minore solennità di quella con che era entrato nella +sala del Capitolo. Allora il cancelliero si volge ai baroni e dice:</p> + +<p>—Ai voti, baroni, e ricordatevi bene, che Iddio giudica il vostro +giudizio.</p> + +<p>—Ai voti sia pure, esclama il principe di Salerno, mettendo pel primo +a vista di tutti la sua tessera nera nell'urna ». Però, venga qual +vuolsi il vostro giudizio, baroni, noi abbiamo dichiarata la guerra a +questo pirata normanno ed a questo assassino priore, e speriamo, col +soccorso di Dio e di s. Michele Arcangelo del Gargano, vendicare la +Chiesa e gli sfortunati tutti che al pari di noi furono oltraggiati da +costoro.</p> + +<p>I baroni intanto l'un dopo l'altro si accostavano all'urna, situata +d'innanzi al cancelliero, per gittarvi il loro parere. Allora, quello +stesso che aveva recata la pergamena a leggere all'abate di Cluny, +avvicinandosi al tavolo, e mettendo nell'urna bianco dado, susurra +all'orecchio del cancelliero:</p> + +<p>—Ildebrando, salvali!</p> + +<p>A queste parole, al suon di quella voce, all'accento commosso, alla +mano tremante come un serpente se gli si fosse avventato al sembiante, +il cancelliero dà un salto sul suo seggio e si alza gridando:</p> + +<p>—Sacrilegio, baroni, sacrilegio: una donna è in mezzo di noi.</p> + +<p>E nel tempo stesso, strappando, senza nulla considerare, il cappuccio +che ascondeva la testa del frate, scovre giovane donna, cui +somigliante niun pittore aveva saputo mai fino allora idear una +madonna. I baroni, che intorno a lei avevano fatto cerchio, al vedere +così angelica creatura stupefatti traggono indietro, e l'abate di +Cluny sclama maravigliato:</p> + +<p>—Alberada! la ripudiata consorte di Guiscardo!</p> + +<p>Ildebrando, che con le pupille spalancate ed immobili era restato a +guardarla, quasi avesse voluto in quello sguardo racchiuderla, +serrarla come la mano del catalettico serra piccolo disco, divorarla +con avidità di belva concitata, incenerirla, alla parola di <i>consorte</i> +si cangia in un istante, e con la mutabilità d'istrione, assidendosi, +con un sorriso mefistofelico e ghiacciato soggiunge:</p> + +<p>—La concubina del priore di Lacedonia, baroni, la concubina.</p> + +<p>Alberada a quell'insulto si raddrizza a sua volta sulla persona, +percuote il suolo del piede, e saettandolo di uno sguardo pieno di +collera e di disprezzo, alteramente risponde:</p> + +<p>—La moglie, messer cancelliero, la moglie.</p> + + + + +<h2><span class="pagenum"><a id="page68" name="page68"></a>(p. 68)</span><span class="smaller">LIBRO SECONDO</span><br> +L'INCAMICIATA</h2> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page70" name="page70"></a>(p. 70)</span>I.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> + Nil mihi de fatis thalami. Superisque relictum est,<br> +<span class="add1em">Magne, queri nostros non rumpit funus amores.</span></p> + +<p class="author"><span class="smcap">Lucani</span>, lib. V.</p> +</div> + +<p>Due cavalieri, sul cadere di una sera di estate, cavalcavano lungo la +difficile spiaggia di Salerno, e propriamente per quel dirupato sito +che la divide dalle montagne di Amalfi e di Sorrento. Onde godere del +piacevole fresco del mare, avevano appesi alla sella gli elmi, e la +testa coprivano di quei berretti che allora si dicevano <i>mortai</i>. +Vestivano giacchi di maglia, serravano al fianco la spada ed il +pugnale. E' sembravano intesi a premuroso favellare, da poichè di +tanto in tanto il cavaliere che precedeva nella angusta callaia faceva +sostare il cavallo, e volgendo la faccia all'altro restava ad udire. +Spesso però si fermavano entrambi per dar ordini alle scolte, che +vigilavano alla custodia degli alloggiamenti militari, stesi a foggia +di semicerchio intorno Salerno, o a guardare il naviglio dalla +bandiera amalfitana che ancorava nella perigliosa rada. Di tal che il +loro andare era lento anzi che no, tra perchè favellavano e +speculavano il campo, tra perchè la stradicciuola, praticata per +mantenere la comunicazione tra le truppe sul dorso della brulla +montagna che domina Salerno, era aspra ed ingombra di ciottoli. Da su +quei gioghi però bello era contemplare questa città, la quale, a +cavaliero di una cima di roccia dirupata, quasi nido d'aquila, aveva +castello di gotica architettura, sul cui merlato scintillavano i ferri +delle lance delle sentinelle, e tutti ricinti di mura merlate erano +anche que' gioghi, popolati da soldati che a lento e misurato passo vi +passeggiavano. Dalla città non partiva rumore nè fumo. Non si +distingueva alcuno per quelle case aggruppate le une alle altre come +alveoli di arnia, triste, nericce, squallide. Sembrava grande +sepolcreto. Ben altrimenti intanto poteva giudicarsi di coloro, che +novella città di tende le avevano rizzata intorno, scintillanti di +vivi colori—le tende appunto che appartenute avevano, non era guari, +ai Saracini di Sicilia. Quel popolo di soldati brioso si recava da un +padiglione ad un altro, e dai padiglioni alle galee che si cullavano +voluttuosamente sul mare tranquillo. Canzoni guerresche, rumori di +armadure, nitriti di cavalli, un movimento, una vita, una gioia, quasi +quivi non fossero convenuti per osteggiare la città e quindi dare e +ricevere la morte, ma per tornar bello un corteggio di principessa che +andava a marito. Questo insomma era il campo di Roberto Guiscardo, il +quale assediava il principe Gisulfo II, suo cognato, constretto a +ricoverarsi tra le mura della città. I due cavalieri cavalcavano +adagio, considerando, nel tempo stesso che discorrevano, da qual punto +si potesse assaltare la piazza, quale fosse il lato meno difeso; +avendo per fermo che, a lungo andare, non fosse stato che della fame, +la pazienza dei cittadini si sarebbe stancata—posto ancora che agli +urti replicati e testardi degli assalitori avessero saputo resistere. +Per lo che esaminavano le baliste; i mangani da rovinare la città con +un diluvio di pietre, le torri mobili per avvicinarsi alle mura e +pugnare di fronte a fronte: comandavano vigilanza e coraggio a quei +prodi normanni, i quali non sentivano meno il pungolo della gloria che +quello della preda doviziosa loro promessa dal sacco di Salerno. Si +apparecchiava pel domani novello assalto.</p> + +<p>La sera era splendida. Il tramonto cangiava il sottile vapore, che +impregnava l'aria, in una polvere di oro. Le montagne di Amalfi si +disegnavano a sinistra, a tinte violette e frangiavano l'orizzonte. Il +mare che si confondeva con l'infinito del cielo era calmo e voluttoso, +come il seno di una fanciulla che non abbia ancora palpitato di amore. +Non uno spiro di vento. Non uno di quei susurri arcani della natura +vergine. Le ultime allodole che fendevano il cielo si ritiravano. La +campagna di Salerno si dileguava, grigia più che verde, sotto il +progressivo invadere delle ombre. Le prime stelle nel cielo, le prime +lucciole sulla terra cominciavano a corruscare. Solo un ronzio +d'insetti invisibili animava gli ultimi aneliti della vita del dì. +Soave, irresistibile languore s'insinuava nel corpo; l'anima +s'innalzava nel vago, negli spazi illimitati di Dio. Un cristiano +avrebbe creduto, un poeta vaneggiato, una donna avrebbe soccombuto a +qualunque parola di amore, un uomo avrebbe perdonato.... I due +viaggiatori non si accorgevano di nulla.</p> + +<p>—Tutto va bene, diceva uno dei cavalieri; vedremo se questi marrani +di Longobardi sapranno sostenere ancora le picchiate di domani, chè in +fede mia, Guiberto, ti prometto io, vorranno riuscire belle e sonore. +Già quei di dentro sono disperati, ed il martello della fame li +travaglia, così che faranno i diavoli e peggio. Questi nostri, che +sono inaspriti dalla lunga resistenza e spasimano cacciare le unghie +nei tesori del nostro bel cognato, non si terranno le mani alla +cintola, e la chirintana vorrà tornar graziosa. Staremo a vedere, per +ora non posso dichiararmi scontento.</p> + +<p>—Ma! non dirà altrettanto madonna Sigelgaita, messer duca, rispondeva +l'altro cavaliere. Alla fin fine, il principe Gisulfo le è fratello, e +questi disgraziati di Longobardi sono della sua nazione.</p> + +<p>—Bah! tutto sta che Sigelgaita senta i primi squilli delle chiarine, +e veda che si cominciano a menare le mani davvero con la grazia di +Dio; chè poi il suo demonio tutelare s'incarica del resto. Se l'avessi +veduta, Guiberto, alla presa di Palermo! Giuro pel santo sepolcro che +saresti dato in dietro della paura. Sicuro che uccise di sua mano +meglio di cento Saracini.</p> + +<p>—Qual differenza da quell'altra! sclama fra sè Guiberto, quasi +meditasse le parole del duca Guiscardo, perocchè desso appunto era il +cavaliere che precedeva. Alberada non reggeva alla vista del sangue. +Eppure l'avevano allevata dentro il pavese di suo padre, in mezzo ai +soldati.</p> + +<p>—A proposito, ser priore, dimanda Roberto; si ha novella alcuna di +lei? Te l'han dunque menata via compiutamente?</p> + +<p>—Voi mi toccate una piaga cruenta, monsignore.</p> + +<p>—Sai che più ci penso e più mi persuado che quel mastro Ildebrando +debb'essere un birbante bello e pulito!</p> + +<p>—E ben altro ancora, monsignore. Quell'uomo lo conosco sol io—e voi +pure, Roberto, se vorreste un po' rammentare perchè motivo ripudiaste +Alberada, potreste congetturarne alcuna cosa.</p> + +<p>—Non andiamo rimuginando nel passato, priore. Ti basti avermi tolto +in pace che la fosse stata accolta da te, una donna cui io aveva +discacciata, e non te ne dimandassi ragione di maniera qualunque.</p> + +<p>—Con la vostra sopportazione, messer duca, avreste avuto gran torto. +Dopo la fatale storia di quello sventato dell'abate di Cluny, voi +mandaste via Alberada, pizzicato da gelosia. Vi apponeste, Roberto. +Gli è vero che nell'anima mia io aveva amata Alberada; ma Iddio +stesso, neppure Iddio sapeva di quel segreto. Alberada aveva l'anima +immacolata di tutt'altro affetto che non fosse stato il vostro. Per +modo che, monsignore, voi potreste giurare che giammai donna vi ha +amato, e vi amerà più fortemente e con verecondia maggiore di quella +giovane. Se l'aveste udita a singhiozzare....</p> + +<p>—Baie! piangeva di dispetto.</p> + +<p>—Mai no, monsignore, piangeva d'amore; chè, la Dio mercè, io so bene +distinguere il grano dalla saggina. Se non vi avesse amato, l'avreste +udita prorompere in lamenti ed ingiurie, quando a mensa, in presenza +della sua rivale, le furono gittate sul volto le vostre seconde nozze +con sì poco garbo e carità che n'ebbe a stringere a tutti il cuore del +dolore e della sorpresa. Ed ella non disse altro motto, che: Iddio vi +perdoni, messer duca! Poi baciò sulla fronte il figliuolo Boemondo, il +quale svenuto le cadde ai piedi, e lasciò il castello sul fatto, senza +togliere una pezzuola, senza fermarsi un momento.</p> + +<p>—L'è vero! sclama Roberto abbuiato.</p> + +<p>—E vi ricorderete, continuò Guiberto, con qual rassegnato contegno, +uscendo dal castello di Melfi, rifiutasse le profferte di vendetta che +il suo paggio Baccelardo le presentò. A piedi, digiuna, per notte +orribile, in mezzo a fitto uragano, attraversò gioghi e campi, e +giacque sfinita di stento e di paura innanzi la porta di tristo +abituro; perocchè tutti, a timore di voi, monsignore, le rifiutavano +asilo, quasi fosse stata tocca dal gavocciolo.</p> + +<p>—Tutti—meno che voi, pietoso priore.</p> + +<p>—Vi domando mercè, monsignore. Ella si riparò fra le mura del +chiostro di Grotta Minarda. E solamente là, come sapete, io la rividi +quando saccheggiai la badia, ed usai alle monache il giuoco di farle +sorprendere dai diavoli. La strappai dalle grinfe dei soldati che +l'avevano adunghiata, e come la più vezzosa se la disputavano a colpi +di daga. La posi sulla groppa del mio cavallo, e la condussi al +priorato di Lacedonia. Quivi la sposai in tutta regola. Ma non saprei +dirvi quanto mi avessi da penare per indurla a nozze novelle, e quale +resistenza la mi opponesse. Mi penso perciò, monsignore, che non vi +debba dolere di alcun modo se me l'abbia tolta a moglie. Niuno +oltraggio soffrì mai la donna che sposa fu prima di voi. Poi, se io +non sono mica duca non sono neppure un paltoniere.</p> + +<p>—Sta bene, te ne rendo anzi mercè, sclama Roberto pensoso, se vero +gli è pure che quella donna mi abbia amato mai. Non veggo però che tu +ne abbia fatto assai buon governo, e che molto ti stesse a cuore il +decoro di una donna che era, è d'uopo lo confessi, anche a me stata +carissima, e forse....</p> + +<p>Roberto Guiscardo gittò un sospiro e si arrestò a mezza frase. +Guiberto soggiunse:</p> + +<p>—Ed anche in questo, col vostro permesso, monsignore, voi prendete +fallo. Come ebbi inteso della venuta di Alessandro e del suo +cancelliero a Montecasino, compresi di leggeri che tanto contro di voi +come contro di me non si sarebbe mancato portare solenni accuse.</p> + +<p>—Non occorreva essere Isaia per profetarlo.</p> + +<p>—Nè santo per affliggersene. Ma se io, a vero dire, non dormo meno +tranquillamente sotto le censure della Chiesa, i miei vassalli non la +pensano come i vostri, Roberto. Così che mi misi alquanto in angustie, +e confessai ad Alberada le mie dubbiezze. Ella, che voi sapete quanto +sia generosa, si offerse rappattumar tutto col papa, meglio col suo +cancelliero Ildebrando. Dell'animo di costui ella aveva capito alcun +poco là a Cariati, in quella trista nostra dimora. E forse non solo me +ella pensava in quel suo proponimento, monsignore, ma altresì voi, voi +che parimenti avevate brighe col pontefice.</p> + +<p>—Bah! sclama Roberto levando le spalle. Si direbbe, glorioso priore, +che tu vorresti regalarmi dei rimorsi.</p> + +<p>—Eh! perchè no? i rimorsi sono anch'essi una voluttà per le anime +malate e angosciate.</p> + +<p>—Allora conservali per uso tuo, susurra Roberto sforzandosi a +comporre il viso a gaiezza.</p> + +<p>Il priore continua:</p> + +<p>—Partimmo dunque divisati da frati. Ella era risoluta dimandare un +abboccamento ad Ildebrando fuori del chiostro, sapendo quanto e' fosse +sollecito delle regolarità claustrali. Quel disgraziato di Baccelardo +aveva guastato tutto. Ildebrando, onde destare dal torpore il pigro +Alessandro II, aveva indotto il giovane andarlo a vilipendere di +vigliaccheria proprio nel baciamano, e trascinarlo a mezzi di violenza +contro di entrambi noi.</p> + +<p>—Costui l'avrò dunque sempre tra i piedi, sclama torvo Guiscardo, +digrignando i denti, quasi parlasse fra sè.</p> + +<p>Guiberto continuò senza far vista di porgli mente:</p> + +<p>—Nè messer Ildebrando fece i conti falliti, come sapete. Io che +appostava a San Germano seppi di quello sproposito di <i>placito</i>, e +scrissi la mia difesa. Del fatto vostro voi già stavate sicuro, sia +che non tanto mastro Ildebrando vi aveva sul liuto come me, sia che vi +difendeva il principe Gisulfo. Alberada quindi ebbe a presentarsi al +<i>placito</i> e far leggere il foglio da me diretto al pontefice.</p> + +<p>—Chi le avrebbe creduto tant'animo! mormora Roberto, sempre sopra +pensiero.</p> + +<p>—L'è vero. Però, voi sapete che succedesse colà, e come sotto +pretesto di avere violate le leggi del chiostro ella fosse menata a +Roma da Ildebrando per essere giudicata.</p> + +<p>—Prete sciagurato!</p> + +<p>—Chi sa se solamente sciagurato! riprende Guiberto sospirando. Ma la +vendetta mi sta scritta nel cuore, monsignore; e voglia Iddio +condannarmi a finire i miei giorni in un lebbrosaio, se non la torrò +tale che se ne abbia a menar rumore per tutta Italia. Aspetto solo che +ci sbarazziamo da questi ostinati di Longobardi, che poi andrò io a +Roma, e in un modo qualunque farò visita a mastro Ildebrando.</p> + +<p>—E niuna novella ve n'è arrivata da poi? dimanda Roberto dopo essere +restato alcun tempo concentrato. Spero in Dio che non le abbiano fatto +vitupero; dappoichè se così fosse, Guiberto, ti giuro per la mia santa +corona di duca....</p> + +<p>—Che sperate tramutare in quella di re.</p> + +<p>—Taci. Ebbene, ti giuro in somma, che neppur io me ne starei +indifferente, e l'insulto di una donna normanna sarebbe pagato a peso +di sangue.</p> + +<p>—Io non so, monsignore, se l'abbiano ingiuriata; solamente vengo +assicurato di fermo da quello scimione di Laidulfo, non ha guari +tornato di Roma, di avere inteso dire che l'avevan messa a languire +nelle prigioni di qualche castello o monistero di là.</p> + +<p>—Cosa è quell'aggrupparsi di soldati che corono, lì, verso borea?</p> + +<p>—Qualche torneatrice che balla sulla corda, o qualche frate che +predica il giudizio finale.</p> + +<p>—No, non mi pare. Si affollano di troppa pressa, e tornano addietro +troppo malvogliosi. Andate a vedete, Guiberto, e venitemi a +raggiungere alle tende dove mi reco.</p> + +<p>—Non è d'uopo che vada io, perocchè già un centurione trae alla +nostra volta. E veggo...</p> + +<p>—Due frati in un bel gruppo di lancieri con le picche calate. Che mai +sarà?</p> + +<p>—Io l'indovino, dice Guiberto, quei di dentro han cominciato a sentir +troppo caldo dalla nostra vicinanza ed han dimandato soccorso.</p> + +<p>—Eh! non può darsi. Io conosco la tempra ostinata di Gisulfo, e +quanto superbo ei sia. Ho per sicuro che alcun altro vorrà venirci a +guastare il giuoco ed a cacciare il suo cucchiaio nella nostra +pentola, come fecero le dannate memorie di Nicolò II e Leone IX per le +faccende di Puglia. Sta a vedere se la cosa non sia così. Qui ci +menano due frati.</p> + +<p>—Ebbene, centurione? dimanda Guiberto al soldato che loro si +approssimava.</p> + +<p>E quegli facendo cenno di saluto ai due cavalieri, si volge a Roberto +Guiscardo e risponde:</p> + +<p>—Monsignore, papa Gregorio VII manda due legati che dimandano tosto +essere ammessi alla vostra presenza. Che dobbiamo fare di costoro?</p> + +<p>—Frustateli, mormora il priore alzando le spalle e spingendo il +cavallo per ritornare alle tende del duca.</p> + +<p>Ma Roberto resta un tratto a pensare, poi ordina:</p> + +<p>—Guidateli al nostro maestro di palazzo, monsignor di Bovino, che +egli li provveda di alloggiamento per questa notte, e che dimani sieno +presentati al nostro padiglione.</p> + +<p>Ciò detto sprona il cavallo e raggiunge il priore che di male umore +era partito.</p> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page83" name="page83"></a>(p. 83)</span>II.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> + <span class="min3em smcap">Man.</span> <span class="add5em">Dunque i nemici</span><br> + Braman la pace?<br> + +<span class="min3em smcap">Pub.</span> <span class="add2em">A Regolo han commesso</span><br> + D'ottenerla da voi. Se nulla ottiene,<br> + A pagar col suo sangue<br> + Il rifiuto di Roma egli a Cartago<br> + È costretto tornar. Giurollo.</p> + +<p class="authorsc">Metastasio.</p> +</div> + +<p>Trasportiamoci ora per un momento a Roma.</p> + +<p>L'abate di Cluny, preceduto dal castellano e seguito da un uomo +ravviluppato in bianco mantello, attraversarono parecchie sale della +Tomba di Adriano, o Castel Sant'Angelo, come dal XII secolo si +addimandò, fino a che non giunsero ad un appartamento all'angolo +settentrionale di esso. Quivi, innanzi ad una porta centinata, il +castellano si volge all'abate e dice:</p> + +<p>—Ella è qui.</p> + +<p>—Sta bene, risponde l'abate; aprite, ed attendete di fuori.</p> + +<p>Il castellano obbedisce. Allora l'uomo avvolto nel mantello passa +innanzi, entra, e si richiude l'uscio alle spalle.</p> + +<p>Il castellano, che era restato a guardare, gitta un sospiro ed +esclama:</p> + +<p>—Senza neppure confessarla!</p> + +<p>—Non paventate, bravo vecchio, risponde l'abate, se avrà giudizio non +le sarà fatto alcun male, io credo; perchè negli occhi vi ha una +mutazione <i>secundum esse</i> spirituale, come dice quel santo padre di +Aristotile, e gli occhi di lei...</p> + +<p>—Spero in Dio che così avvenga, lo interrompe il castellano; mi ci +era affezionato, e mi porti il diavolo se non l'amava come figliuola. +La si mostrava sì buona, sì dolce che neppure i martiri, Dio mi +perdoni! io penso fossero stati più rassegnati.</p> + +<p>L'abate non risponde e resta del capo appoggiato al muro a +meditare.... Sa il cielo cosa meditasse l'abate di Cluny, perchè da +tutti allora veniva riputato mago, a causa della indefinibile sua +sapienza nei misteri dalla filosofia greca e dei rabini ebrei. Eppure +oggi l'abate di Cluny è uno dei santi meglio constituiti del cielo! +Come la sapevan lunga quegli uomini dei tempi di mezzo!</p> + +<p>L'altro intanto, appena ebbe chiusa la porta, si svolse dal mantello e +penetrò nelle stanze riposte.</p> + +<p>Quel piccolo appartamento era addobbato col maggior lusso che allora +si conoscesse. Vi era un salotto, col soppalco a legno intagliato e le +mura coperte di cordovano a rosoni d'oro. Vi era un tavolo di frassino +incrostato di avorio e di laminuzze di argento niellato, e grossi +sgabelli di noce intagliati a sfingi, girigori e lacci aggroppati. Vi +erano infine guastade di fiori ed una giga. Fra queste ed altre +minuterie femminili però dominavano, appesi a' zoccoli e su pei +tavoli, ogni maniera di attrezzi da guerra, lucenti, ricchi, ed in +parecchi luoghi rintuzzati, sì che attestavano non avere appartenuto a +poltrone. Più dentro poi, un letto coverto di un cielo di dommaschi +paglini con grosse nappe che ne fermavano le bandinelle alle colonne +attortigliate di noce brunito, un inginochiatoio con un libro di ore +brutalmente alluminato, aperto, ed uno stipo capriccioso di forma, +intarsiato di tasso a figure mostruose e fiori, su di cui una lamina +di ossidiana forbita onde servire da specchio, e pettini, e +calamistri, e vai, e fiori, ed un pugnaletto sottile come grosso +spillo, e delle fiale che potevano contenere forse della nanfa, più +probabilmente veleni. Presso ad una finestra infine sedeva giovane +donna, neglettamente e semplicemente vestita tutta di bruno, ed +assorta a contemplare il cielo così profondamente, che non si avvide +dell'uomo penetrato di sì poca cerimonia nel suo santuario. Il qual +santuario era, bello e buono, l'appartamento del castellano a lei per +cortese affetto o per compassione ceduto. Il nuovo venuto gira +lentissimamente intorno lo sguardo, poi aggronda e dice:</p> + +<p>—Quante morbidezze!</p> + +<p>A quella voce la donna si volge, gitta forte un grido, e retrocedendo +fino al davanzale e tutta rannicchiandosi nella persona, convulsa e +tremante sclama:</p> + +<p>—Ildebrando!</p> + +<p>All'esclamazione di entrambi succede un momento di silenzio. +Finalmente l'uomo soggiunse:</p> + +<p>—Per lo appunto, Ildebrando. Vi fo forse paura, Alberada?</p> + +<p>—Paura no, mormora colei levandosi ritta, riprendendo con uno sforzo +di volontà tutta la sua dignità e spezzando il fascino, donde in sulle +prime il rossigno sguardo di quell'uomo l'aveva avvinta. Paura no, +ribrezzo.</p> + +<p>—Ah! e per qual ragione, madonna? Imperocchè, da quanto io mi sappia, +giammai scortesia avete ricevuto da me.</p> + +<p>—Sarà vero, messere, rispose ingenuamente colei, ma io veggo nella +vostra persona qualche cosa di sinistro, ed ogni qual volta mi sono +abbattuta in voi, sempre sventura novella mi colpì. Voi siete il +demonio attaccato ai passi miei.</p> + +<p>—Ah! siete dunque anche eretica, Alberada, per credere l'uomo +subordinato a due geni come i Manichei. Male, male, figliuola mia.</p> + +<p>—Insomma, messere, usatemi la cortesia di dirmi cosa cercate da me. +Voi, per fermo, non venite che per annunziarmi la morte. V'incontrai +nel castello di mio padre a Cariati, e scene di sangue lo funestarono. +V'incontrai nel castello di mio marito a Melfi, e da lui fui +ripudiata. V'incontrai a Montecasino, ed ecco che mi avete rilegata in +una tomba, disgiunta dall'universo, priva di libertà. Sollecitatevi, +profferite la sentenza che avete fatta decretare da Alessandro II; a +me sarà sollievo maggiore la morte anzi che questa spasmodica +prigionia.</p> + +<p>—Tanto presto volete morire, Alberada? susurra Ildebrando con accento +tristo e sospirando. Se la vita è un tribolo per voi, ricordatevi che +ogni tribolo ha pure le sue rose, ogni notte le sue stelle. Ma +mettiamo da banda ciò, e statemi bene ad udire, chè d'uopo ne avete +assai.</p> + +<p>—Sia. Tenetevi dunque lontano da me, e favellate.</p> + +<p>—Io vi fo raccapriccio, Alberada? Ebbene ascoltatemi. Io voglio +sollevare per un istante un velo che solo un uomo sollevò altra volta +sotto suggello di confessione. Ma queste sono le ultime parole che +l'uomo vecchio rivelano in me, sono gli ultimi aneliti che ricordano +Ildebrando, la pagina estrema di un racconto che dovrà essere +dimenticato, che i posteri dovranno ignorare. Qui finisce la storia +dell'uomo, per cominciare quella del santo. Non resistermi, Alberada. +Questo è l'ultimo tentativo di ravvivare una fiaccola già estinta.</p> + +<p>—Vi ascolto, signore, mormora Alberada con voce tremante, vi ascolto +bene, ma non v'intendo. Solamente mi accorgo che voi, per solito avaro +di parole e cupo più delle prigioni di questa Tomba, siete dominato da +delirio.</p> + +<p>—Chi beve il vino s'inebria, chi si caccia nel fuoco si brucia. +Questo delirio desta in me la vostra presenza. Voi mi fate rivivere a +memorie, che il dì 25 marzo 1073 seppellii con Ildebrando. Sappi +dunque, Alberada, che io ti ho amata, come giammai donna in terra si +potè amare di veemenza maggiore.</p> + +<p>—Oh! non mi era dunque ingannata io!</p> + +<p>—Che? mi avevi forse penetrato tu? Avevi tu forse letto nell'anima +mia una passione colpevole, un sacrilegio che tante notti insonni mi +ha fatto trascorrere combattuto dalla volontà e dall'istinto? Dì, +favella per amore di Dio, dimmi se nulla mai ne palesasti ad altro +uomo, se il tuo sospetto fu anche sospetto d'altrui, se v'ha sulla +terra altro essere umano, fuori del mio confessore e di te, che sia +consapevole di tanta mia debolezza? Parla dunque, hai rivelato mai a +vivente che Ildebrando ti abbia amato?</p> + +<p>—No, perchè io mi credetti insozzata di codesto vostro amore, io, +fidanzata di Roberto Guiscardo e figlia dei barone Giselberto +Squassapostierle. Quella sera che, sul merlato delle torri di Cariati, +credevate favellarmi dei perigli delle passioni inavvedute, quella +sera, nel caldo del discorrere, il delirio vi dominò come adesso, e mi +svelaste che mi amavate.</p> + +<p>—E tu? tu rivelasti a... a quel demonio di mio fratello il segreto +fatale?</p> + +<p>—No, messere, perchè io non favello delle cose che mi tornano ad +onta.</p> + +<p>—Dio sia lodato! la mia debolezza morrà qui, sclama Ildebrando +gittando un sospiro e lasciandosi cadere sur una sedia.</p> + +<p>—Morrà qui con me! Non è questo che volevate dirmi, Ildebrando?</p> + +<p>—Ah! mormora costui meditando la trista interpretazione che Alberada +aveva data alle sue parole. Con te, dici? Ebbene, sì: può avvenire +anche ciò, Alberada, e puoi anche essere libera, se alla mia volontà +sarai pieghevole. Perocchè io ho fatto sacramento innanzi la persona +di Cristo, che, da oggi in poi, non vi sarà altra volontà sulla terra +che la mia.</p> + +<p>—Audace giuramento, interrompe Alberada.</p> + +<p>—Che sarà audacemente mantenuto, continua Ildebrando. Sì, Alberada, +io ti ho amata, e quanta sciagura da questa passione mi fosse tornata, +io dirti non potrei senza farti tutta raccapricciare novellamente. Io +non aveva amato alcuno. Io non aveva conosciuta mia madre, che +pochissimo, mio padre poco ancora ed aspro. Io insomma, mi era veduto +isolato nei chiostri fanciullo. Io aveva udito predicarmi tutto dì, +sotto pena di peccato, di segregarmi dal mondo e dalle sue passioni; +avevo dovuto interdirmi ogni affetto tenero, ogni moto di sensibilità. +Io avevo dovuto in ogni essere a me somigliante considerare un nemico +che studiava trascinarmi all'inferno, in ogni desiderio un peccato. +Sulla terra io non doveva vedere che me, e fuori di me Iddio. Ora, a +Dio la fantasia indocile ed irritata dalle meditazioni cercava dare +un'esistenza, una forma—e sempre gli dava quella di una donna! Così, +una figura svelta, bianca, diafana, l'occhio azzurro soavissimo, la +persona gentile, aereggiante in un velo di pudore e di candidezza, una +forma come era la tua, Alberada, come eri tu nel castello del padre +tuo. Ah! che la effigie più degna di rappresentare Iddio è quella +della donna!</p> + +<p>—E voi siete prete e cardinale?</p> + +<p>—Io sono uomo, Alberada; Dio mi fe' uomo. E questa imagine ostinata +della donna mi veniva sempre avanti nelle meditazioni, m'isprava nelle +preghiere, mi apriva il cielo, m'indorava di luce la vita, mi +travagliava nei sogni. Questa figura trovai in te; e ti amai, e mi +lasciai trascinare interiormente a quel precipizio come chi è preso +dalla vertigine. Seppi però dominarmi, o almeno il credetti, poichè tu +mi dici che il segreto periglioso mi scappò pure dalle labbra. Ora non +se ne parli più. Fu un momento d'aberrazione che con molte lagrime ho +pianto poi; fu una colpa che di pena terribile ho pagata. Non se ne +parli più, e guai, Alberada, guai a te, guai a colui cui questo tristo +segreto fosse svelato. Io vivo oramai nell'avvenire: il passato mi fa +orrore.</p> + +<p>—Se gli è questo tutto quel che richiedete da me, messere, la vostra +volontà sarà fatta. Codesta vostra passione non uscì mai dalla mia +bocca, nè uscirà, perciocchè, certo, io non ho di che vantarmene.</p> + +<p>—Forse che sì, forse troppo, riprende Ildebrando sollevando +fieramente la testa ed alzandosi. Ma io credo di essermi spiegato +abbastanza. Qui si snebbi dunque la frenesia che la tua vista ha in me +rinnovellata, e parliamo di altro.</p> + +<p>—Meglio così.</p> + +<p>—Sai tu, perchè mi rivedi in questo castello?</p> + +<p>—Se non è per venirvi a sollazzare delle sofferenze della vittima, o +a venirle ad intimare il supplizio, io non saprei perchè altro.</p> + +<p>—Per salvarti.</p> + +<p>Alberada si stringe nelle spalle, volge la testa verso il cielo che le +mandava un raggio di sole dall'abbaino, e non risponde. Ildebrando +continua.</p> + +<p>—Per rimandarti libera al priore di Lacedonia come messaggiera di +pace.</p> + +<p>—Mio Dio!</p> + +<p>—L'ami tu dunque colui?</p> + +<p>—È mio marito, checchè voi ne pensiate in contrario.</p> + +<p>—Taci, non dirlo, grida Ildebrando di voce convulsa digridando. Per +Gesù, codeste tue parole mi fanno male al cuore, ed io non so se +giungo a dominarmi. Ascoltami bene, Alberada, e rammenta che il papa +con una mano rimesta in cielo, con l'altra stringe la terra nel pugno, +e può scuoterla, riempirla di sangue, desolarla dove al suo volere non +pieghi, e che chi il papa tradisce, muore della morte dei traditori +dentro l'anno.</p> + +<p>» Orbene, continua Ildebrando, tu dunque devi recarti al priore di +Lacedonia. Se Ildebrando l'odiava, il papa gli ha perdonato e seco +vuole riconciliarsi. Egli ti aveva mandata a me a Montecasino, +confidando nella tua mediazione, perchè lo salvassi. Mal non si +appose, perchè io col tuo mezzo, e col tuo mezzo solamente, voglio e +posso salvarlo. Che fiducioso torni a me. Non chiedo neppure che mi +domandi perdono dappoichè già, per volere di Dio, lo perdonai. Egli +non avrà limite nel mio amore. È priore di Lacedonia per dono di +Enrico imperatore; per volere del papa sarà arcivescovo di Ravenna, +che adesso appunto quel bravo prelato è morto.</p> + +<p>—Ma il vescovado di Ravenna provvede pure l'imperatore.</p> + +<p>—Donna, figgiti bene nella mente che sulla terra non v'ha più oggimai +che un potere, e questo è quello del pontefice; che sulla terra non +v'ha più che un nome, e questo è quello del papa. Un altro ordine di +cose è cominciato. I vescovadi, i troni non esistono che nel pugno del +papa. Egli li dà, egli li toglie. Dirai adunque a quel priore che +lasci la scellerata vita che ha condotta finora, che abbandoni le +bandiere dell'Amalacita Guiscardo, e torni a me.</p> + +<p>—Ma.... interrompe Alberada.</p> + +<p>—Ascolta, continua Ildebrando. Ti manderò in oratore a Salerno con +l'abate di Cluny. Colà troverai destro abboccarti con Guiberto, perchè +metterò ordine al principe Gisulfo comprare la pace a qualsiasi +condizione, così Guiberto non mancherà neppure ai patti del duca di +Puglia e di Calabria. Io non voglio che sia disonorato colui cui penso +fare mio ornamento. Tu dunque spiegherai tutte le seduzioni, tutto il +potere che egli in te riconosce e sente fatalmente, perchè Guiberto +ritorni a me. Con lui riederai anche tu, cui non preparo minori +dovizie di grandezze e di glorie. Io insomma non segno limite alle +vostre ambizioni, se nella mia carità e nella mia affezione riporrete +fiducia....</p> + +<p>—E se si verificasse il contrario?</p> + +<p>—Ah! se si verificasse il contrario? mormora Ildebrando pensieroso. +Innanzi tutto, vuoi tu incaricarti della missione?</p> + +<p>—Innanzi tutto giuratemi, Ildebrando, che male alcuno non verrà a +Guiberto se aggiusterà fede alle mie parole.</p> + +<p>—Donna incredula! non ti basta la mia parola?</p> + +<p>—No, voglio il vostro giuramento. E, se debbo confessare il vero, +neppure su questo ho piena credenza. Dappoichè voi che avete facoltà +di mandare la gente all'inferno ed al paradiso secondo vi torna, +sapete come sciogliervi di un giuramento, se vi piacesse non +attenerlo.</p> + +<p>—Tu sei un'empia assolutamente. Le parole di Guiberto hanno +fruttificato in te. Ma, come tu vuoi, giuro che a Guiberto non verrà +male.</p> + +<p>—Giuro, giuro... di grazia, messere, per cui giurate voi?</p> + +<p>—Per i santi, per Gesù, per la Vergine, per tutto il paradiso.</p> + +<p>Alberada conserva il silenzio come aspettasse altro e fissa gli occhi +su Ildebrando quasi col suo limpido sguardo cercasse penetrarlo +nell'anima. Ildebrando resta calmo e mutulo. Ed Alberada soggiunge:</p> + +<p>—Sta bene, adesso vi dico che assumo l'impresa, e che metterò ogni +mia sollecitudine perchè Guiberto si concili con voi e con la Chiesa.</p> + +<p>—Ciò non mi basta, riprende Ildebrando, mi è d'uopo che tu giuri +altresì sull'ostia consacrata il giorno di Pasqua, chiusa in questa +reliquia, che se Guiberto non ascolta le tue parole o non crede alle +mie promesse, tu tornerai a me; che se egli vorrà per forza ritenerti +tu gli sfuggirai; e che se non avrai mezzo a sfuggirgli, eleggerai +piuttosto darti morte, che mancare al giuramento di qui rivenire.</p> + +<p>Alberada rimane perplessa un momento, pensando la terribile promessa +che a lei si richiedeva, poi dimanda:</p> + +<p>—E tornando che cosa mi si riserba, messere?</p> + +<p>Ildebrando ristà un istante e risponde:</p> + +<p>—La morte.</p> + +<p>—Bene sta, sclama Alberada, purchè sia una morte sollecita, una morte +senza infamia e vereconda, io giuro.</p> + +<p>—Una morte sollecita, senza infamia, senza oltraggio.</p> + +<p>—Io giuro dunque, continua Alberada cadendo in ginocchio, giuro su +questa sant'ostia che chiude il corpo di Nostro Signore, giuro di +adoperarmi tutta per indurre la conciliazione tra voi ed il priore di +Lacedonia, o di ritornare qui se la mia commissione, per qualsiasi +evento, non riesca, o di non toccar cibo per trenta giorni, fuori +della comunione, se vorrà ritenermi per forza. E se spergiuro, possano +i demoni impossessarsi di me e menarmi senza posa pei quattro venti +della terra, come Malco che diede lo schiaffo al signor nostro Gesù +Cristo.</p> + +<p>—Amen, risponde Ildebrando tutto radiante di gioia, seguimi adesso.</p> + +<p>E sì dicendo si avvia, apre l'uscio senza curare di ravvilupparsi nel +mantello, ed esce.</p> + +<p>Il castellano, che stava fuori a guardare la porta, al vederlo +retrocede di un passo, ed abbassa gli occhi. Ildebrando gli ordina:</p> + +<p>—Al compiuto imbrunirsi della notte voi stesso, uomo misericordioso, +guiderete a palazzo questa donna avvolta in cappa di frate +benedettino. Imparate però ad interpretar meglio i nostri ordini per +l'avvenire, ed a compierli giusta la nostra intenzione.</p> + +<p>—Santo padre, <i>benedicite</i>; e mi porti il diavo.... perdono.... sarà +fatto il vostro volere.</p> + +<p>—Santo padre!! sclama Alberada sbalordita, e resta fisa ed immobile a +guardare Ildebrando, che seguíto dall'abate di Cluny si allontanava.</p> + +<p>Ildebrando era divenuto Gregorio VII.</p> + + +<h3><span class="pagenum"><a id="page97" name="page97"></a>(p. 97)</span>III.</h3> + +<div class="entete"> +<div class="quoteret"> +<p><span class="min3em smcap">Aristod.</span> <span class="add11em">Or che n'è tempo</span><br> + Assicuriamci e ragioniam di pace.<br> + +<span class="min3em smcap">Lis.</span> <span class="add1em">E l'accettarla e il ricusarla a tutta</span><br> + Tua scelta l'abbandono.<br> + +<span class="min3em smcap">Aris.</span> <span class="add11em">Udirne i patti</span><br> + Pria d'ogni altro conviensi.<br> + +<span class="min3em smcap">Lis.</span> <span class="add1em">Eccoli e brevi.</span></p> +</div> + +<p class="authorsc">Monti.</p> +</div> + +<p>I legati dunque che papa Gregorio mandava a Roberto Guiscardo ed al +principe di Salerno erano Alberada, camuffata della cocolla di frate, +sì che pareva giovanissimo novizio, e l'abate Ugone di Cluny, entrambi +incaricati di missione diversa. Conciossiachè se Alberada ebbe quella +delicata di ricondurre il priore sotto le leggi della Chiesa ed a +riconciliamento con Ildebrando, Ugone una più difficile doveva +compierne, e nel tempo stesso segreta, per modo che la politica del +pontefice doveva sentirsi, non dichiararsi di qual si voglia maniera. +E per vero forse il solo abate di Cluny poteva condurre al fine +sperato quella bisogna non trovandosi alcuno meglio adatto di lui a +tal genere di pratiche nella corte del papa. Tuttavia questa e' si +aveva tolta a malincuore. Poichè aveva compreso bene l'animo ed i +disegni di Gregorio, avvegnachè questi non si fosse con lui aperto, e +non gli avesse ingiunti i suoi severi ordini che in laconici ed oscuri +detti, come soleva.</p> + +<p>Ugone abate di Cluny, poteva dirsi la più eccellente pasta d'uomo +quando arrivava a perder di vista le dottrine di Aristotile. Nei +filosofemi di costui egli aveva cercato addentrarsi, con una +perseveranza e con una pazienza da fare spavento, oggi che la più +astrusa sapienza si succhia da vasi <i>sparsi di soavi liquori</i>. +Compagnevole poi, motteggiatore, ilare, amico dei piaceri, si faceva +amare dalle donne, desiderare nelle brigate, dove con venustà +d'ingegno soleva raccontare aneddoti, miracoli, leggende di santi, +storie di paladini e di fate, ed avventure occorsegli pei molti suoi +viaggi. La sola macchia che poteva forse apporglisi era quel suo +pizzicare un tantino di gioliva comare, quel piccarsi di sapere per +minuto i fatti altrui. Ma tal difetto gli si menava buono volentieri, +quando e' ne contava delle così saporite a proposito dei pontefici e +dei principi che allora conducevano Europa. Ugone sapeva vivere bene +fra tutte le classi; trovava sempre alcuna cosa di piacevole a dire a +chiunque bazzicava con lui, passava volentieri sui peccatuzzi e sulle +debolezze di chicchesia, desideroso che alle sue scappatuccie si desse +pure passata. Non borioso della dignità di abate, nella quale +eguagliavasi ai più grossi baroni ed infeudava castelli e terre: coi +superiori lusingatore non servile, cogl'inferiori caritatevole e +blando. In una parola Ugone coglieva il buono ed il piacevole dei suoi +tempi difficili; alle tristizie non s'inchinava, ma non si ribellava +neppure, come quel severo uomo di Gregorio VII praticò. La regola +della condotta di lui chiudevasi in due parole: fare a suo modo, con +l'orpello dell'onore e del dovere: altrui tollerare.</p> + +<p>Questi era Ugone abate di Cluny, quando, uomo come gli altri uomini, +alla vita terrena intendeva ed alle bisogne di questo mondo. Ma una +volta sollevato nei bui circoli della metafisica di Aristotile, una +volta preso ed impaniato in quel sistema—e qualcuno osava +medesimamente dire che talora l'abate lo facesse a disegno per +sottrarsi a cose a lui poco grate—una volta tolto in visione allo +empireo dello Stagirita, Ugone si astraeva per segno che nè le +miserie, nè le gioie della terra lo toccavano più, addiventava apata, +inurbano, disadatto, perdeva ogni avvenenza di maniere, ogni +attitudine a maneggiare affari, ogni sentimento di cristiano e di +uomo.</p> + +<p>Fortunatamente questi parossismi di alienazione in lui non erano nè +lunghi, nè spessi. Egli aveva coscienza di quella malattia, chè +malattia bella e buona poteva addimandarsi tal feroce meditazione. Che +perciò ogni mezzo metteva in opera onde distorre la mente da +lucubrazioni scientifiche. Ed ecco perchè amava i piaceri, i più +delicati ed i più grossolani; usava le corti; accettava ambascerie; +cercava la compagnia delle dame; banchettava lautamente; impazziva +dietro a cacce ed a giullari; correva ai passi d'armi ed ai giudizi di +Dio, dotto mastro in decidere di colpi di daghe e di levate di falchi; +nutriva grossa corte di alani, smerigli, cantarini e destrieri. La +solerzia però che avvedutamente piaggiatrice e delicata adoperava +negli affari, faceva sì che poco e' si potesse ridurre al beato +soggiorno di Cluny, cui lo stizzoso s. Pier Damiano, in una sua +pistola (lib. VI, 4) chiama <i>orto di delizie fecondo di grazie diverse +in gigli e rose, compiuto campo del Signore, ubi velut acervus est +coelestium</i>. I principi ed i pontefici appellavano Ugone a compositore +dei loro negozi, lo spiccavano ad oratore per gl'interessi dei loro +Stati. Ed e' volentieri toglievasi dal sollazzevole soggiorno, e +viaggi sosteneva e disagi per rendere altrui servigio. Perocchè la +carità non ebbe ultima fra le molte sue virtù.</p> + +<p>Così che, come il vescovo di Bovino si condusse alla tenda dei legati +per guidarli al padiglione del duca Roberto, Ugone si volse ad +Alberada e le disse sotto voce:</p> + +<p>—Figliuola, noi abbiamo avuti dal santo pontefice ordini diversi; voi +quello di ricondurre al bene il priore Guiberto, io quello di metter +la pace fra i due principi. Pensate quindi a compiere la vostra parte, +chè io farò di sdebitarmi della mia.</p> + +<p>—Dio ci secondi, risponde Alberada. E l'abate uscì.</p> + +<p>Roberto Guiscardo già lo attendeva. Sotto magnifico padiglione di seta +di Persia e tela d'India, tolto all'emiro saracino nella conquista di +Sicilia, aveva fatto rizzare un trono coperto di velluto di Venezia +colore azzurro riccamente ornato. Su quel trono egli sedeva, vestito +del suo manto ducale, robone di colori diversi, lungo fino ai piedi, +soppannato di ermellino; in testa il berrettino traversalmente cinto +da zona d'oro, senza raggi, ornata di gemme—che era appunto la corona +di duca; l'anello al dito; la spada al fianco. Parte dei suoi dodici +conti, e dei suoi capitani, rifulgenti d'armi e la testa scoverta, +stavano in piedi nella tenda. A fianco al duca, sovra sgabello più +basso, sedeva Sigelgaita, cui nessuno distintivo di femmina avrebbe +contrassegnata, se non fosse stato dal bel giacco di maglia, intessuto +di anelletti di oro e di argento, che là, sul petto, le si arrotondava +di graziosa maniera, e dalle chiome inanellate che nudriva più lunghe +degli altri—quantunque le donne longobarde vergini usassero portare +intere le chiome e le tagliassero maritate. Ai piedi della sedia +ducale stava un paggetto di forse dodici anni, nei cui turchini +sguardi ben leggevasi quella scaltrezza prudente e vigorosa che in +tanta fama lo tornò poi, e tanto alto le levò. Questi era Boemondo, +più tardi principe d'Antiochia, figlio di Alberada e di Roberto.</p> + +<p>All'avvicinarsi dell'abate, Roberto gli fece grazioso saluto e lo +invitò a sedere. Ugone si recò a baciare la mano della duchessa, e +s'inchinò prima al duca poi ai baroni che così pomposa corte gli +componevano. Indi presentò la lettera del papa. E Roberto la prese +dalle mani di lui e la passò al vescovo di Bovino, il quale lesse a +voce alta e sonora:</p> + +<p>« Gregorio VII, Pontefice massimo, <i>servus servorum Dei</i>, a Roberto +Guiscardo duca di Puglia, Calabria e Sicilia salute ed apostolica +benedizione, se vorrà meritarsela.</p> + +<p>« Sappiate, signore e figliuolo, che abbiamo date nostre lettere +credenziali ad Ugone abate di Cluny, il quale ve le presenterà: e lo +abbiamo altresì investito di poteri quanti bastano perchè voi possiate +con lui trattare sovra tutte le cose che egli esporrà. E con ciò siate +sicuro che noi ci obblighiamo a tener per buono e valevole +qualsivoglia accordo verrà fatto tra voi, e che ci compiaceremo molto +se ai nostri consigli darete fede e compimento. Vi mandiamo intanto la +nostra apostolica benedizione, e vi esortiamo a rendervene sempre più +degno per l'avvenire ».</p> + +<p> Datum Romæ, sub annulo piscatoris, Postridie nonas iunii anni MLXXV.</p> + +<p>—Bene sta, ser abate, disse Roberto, vi riconosciamo per legato del +pontefice, ed investito di tutte facoltà di trattar con noi. Ma, se +Dio vi guarda, messere, noi non sappiamo di che cosa voi venghiate ad +interessarci per parte del santo pontefice.</p> + +<p>—Sono bene per dirvelo, messer duca, risponde Ugone, dove vogliate +usarmi la cortesia di ascoltare.</p> + +<p>—Favellate dunque, riprende Roberto, staremo attenti ad udirvi.</p> + +<p>—Eccomi, continua l'abbate. L'animo del pontefice è vivamente +commosso delle dissenzioni che spingono l'un contro l'altro il +principe Gisulfo II vostro cognato e vostra magnificenza.</p> + +<p>—Ah! gli è questo giusto il tribolo che molesta il santo padre? Me lo +aveva figurato di già. Tirate avanti.</p> + +<p>—Questo per lo appunto, messer duca, perchè Gregorio VII, come padre +e capo della cristianità, deve acerbamente soffrire che i figliuoli +della sua famiglia si accapiglino con sì poca carità e si uccidano +senza misericordia.</p> + +<p>—Ma il santo pontefice dovrebbe pure sapere.......</p> + +<p>—Con la vostra sopportazione, monsignore, egli sa tutto. Sa di quale +brutale maniera il principe Gisulfo accogliesse le vostre pratiche di +mediazione a pro degli Amalfitani a Montecassino; quale invereconda +risposta vi mandasse; come foste provocato alle ostilità senza motivo. +Il beato padre sa come voi con blandi modi più volte sollecitaste la +pace ed intelaste primo gli accordi onde calmare Gisulfo. Sa come +questi accogliesse male le mediazioni di pace dell'abate Desiderio di +Montecassino e del principe di Capua; come borioso facesse ingiuria +alla vostra persona con parole, e disprezzasse la vostra amicizia. +Insomma il pontefice sa tutto.....</p> + +<p>—Tutto ciò che voi avreste dovuto restarvi dal dire, l'interrompe +superbamente Sigelgaita, ricordando, ser abate, che favellavate avanti +di noi—di noi sorella del principe Gisulfo II di Salerno.</p> + +<p>—Le domando mercè, madonna, se commisi la sbadataggine di +dispiacerle, peritoso risponde l'abate inchinando la duchessa, +perocchè la sensazione, giusta le dottrine dell'apostolo Aristotile, è +una potenza passiva cangiata dagli oggetti esterni; ed io aveva +perduto di vista che ella è sorella del principe. Ma non voglia però, +bella duchessa, punirmene col negarsi di afforzare le mie parole di +pace tra monsignore suo marito ed il principe; da poichè vado sicuro +che entrambi non saprebbero resistere ai voleri della più bella e +valorosa dama di cristianità.</p> + +<p>La duchessa pianta fitti gli occhi addosso all'abate per comprendere +netto il valore di quello scipito complimento, e tace. Roberto +risponde:</p> + +<p>—Giacchè dunque il santo padre conosce come noi fossimo stati tirati +pei capelli a questa guerra, perchè piuttosto a noi si dirige che al +principe?</p> + +<p>—Si dirige innanzi a voi, messer duca, sapendovi tanto meglio +inchinevole agli accomodamenti quanto mal volentieri vi recaste a +queste ostilità: ed inoltre, perchè da voi debbonsi cominciare le +pratiche con accordare tre giorni o quattro di tregua, a principiare +da domani, onde noi potessimo penetrare nella città e dar iniziamento +ai negoziati. Infine, perchè voi pel primo dovete dettare a quali +condizioni consentite togliere l'assedio dalla città e ristabilire la +pace.</p> + +<p>—Avete ragione, messer abate. Il papa ha calcolato da accorto uomo +mandandovi a noi primamente. Bene sta. Noi dunque accordiamo la tregua +dimandata; quantunque tutto avessimo disposto onde tormentare di tale +assalto le omai poco solide mura, che non sapremmo se avessero ancora +potuto reggere all'aspro travaglio. I patti poi della tolta +dell'assedio saranno i seguenti—Monsignor di Bovino, soggiunge +Guiscardo volgendosi a costui, datevi la pena di scriverli, perchè +sbaglio non cada nè sulla validità di essi, nè sulle nostre +intenzioni, che per nulla mai verranno mutate.</p> + +<p>Ed il vescovo di Bovino essendosi messo sul punto di scrivere ad un +bel tavolo di larice intarsiato di avorio che occupava il mezzo del +padiglione, Roberto a voce ferma ed alta dettò:</p> + +<p>1. La città di Salerno sarà messa a nostra discrezione unitamente alla +sua rocca, senza che i cittadini ne tolgano cosa, e demoliscano +pietra.</p> + +<p>2. I cittadini consegneranno tutte le loro armi offensive, dal +verrettone alla lancia, dal pugnale alla spada, sotto pena di essere +condannato alla gleba chiunque alcuna di queste armi nascondesse.</p> + +<p>3. Tutte le terre del principato di Salerno con borgate e castella +passeranno sotto il dominio normanno, ai cui signori saranno pagati +censi e livelli qual si trovano stabiliti dai padroni longobardi, +salvo i mutamenti da farci.</p> + +<p>4. Il principe Gisulfo II abdicherà in favore di Roberto Guiscardo il +principato di Salerno, e, spoglio di ogni divisa, nelle mani di lui si +andrà a collocare in piena dedizione, unitamente a tutti gli altri +membri di sua famiglia e di sua corte, dei magistrati della città e +dell'arcivescovo.</p> + +<p>5. Infine....</p> + +<p>—Ma, messer duca, lo interrompe Sigelgaita, cosa mai di peggiore +potrebbe toccare al fratel mio se la sua sorte commettesse alla +fortuna delle armi?</p> + +<p>—Cosa potrebbe toccargli? Uditeci bene, madonna, e voi altresì Ugone +abate di Cluny; perchè gli è bisognevole che voi sappiate la nostra +volontà pienamente. Se la città ed il principe di Salerno si ostinano +a tenerci occupati a questo assedio, noi facciamo sacramento che di +qui non muoveremo se non quando non ci resterà più una mazza d'armi +per percuotere le mura, un pugnale per uccidere i nostri nemici. E +quando, col favore di monsignor Gesù Cristo e del santo barone del +Gargano—cui facciam voto di offrire due candellieri d'oro del peso di +venti libre—quando abbiamo presa la città, questa sarà data prima per +otto giorni a saccheggiare ai soldati, poi bruciata tutta, ed il suo +suolo arato e seminato di sale. I cittadini verranno lasciati alla +taglia ed alla libidine dei soldati in loro piena discrezione di +ucciderli o farli schiavi, di tenerli seco o venderli ai corsari di +Africa. Il principe Gisulfo infine, e coloro della sua corte e della +sua famiglia, a noi arrendendosi, saranno mandati a purgare le loro +peccata in qualche chiostro; togliendo noi la città di assalto, +verranno tutti sgozzati come animali immondi, ed appesi dai piedi ai +residui merli delle mura. Questo è il pensamento che noi facciamo +sulla città di Salerno, sui suoi abitanti, e sul suo principe, +madonna.</p> + +<p>—Della città e dei cittadini farete come vi aggrada, sclama +superbamente Sigelgaita: il suo principe poi, messer duca, sa bene +come i principi disgraziati debbano morire per non cadere in mano dei +loro nemici. Se egli l'obliasse, io provvederei; e voi, monsignore, +voi non potreste che insultare il suo cadavere—se io non fossi.</p> + +<p>—Tanto meglio per lui e per la sua fama « risponde Roberto +trascuratamente. » L'ultimo articolo infine che aggiungerete, monsignor +di Bovino, gli è che, innanzi tratto, affinchè non fossero di modo +alcuno trafugati o nascosti, vogliamo a noi consegnati gli oggetti di +oro e di argento ed ogni maniera di pietre preziose che nella città si +trovano, onde compensare gl'interessi degli Amalfitani nostri alleati, +pagare delle spese della guerra il principe di Capua ed il priore di +Lacedonia, ed i soldati soddisfare. Questa è la volontà assoluta ed +irrevocabile di Roberto, duca di Puglia, di Calabria e di Sicilia.</p> + +<p>—Monsignore, mormora dimessamente l'abate di Cluny, io non saprei con +questi patti quali accordi potessi ottenere.</p> + +<p>—Peggio per voi, messere. Non pigliate equivoco però sulle parole, +perchè noi non diamo, nè dimandiamo accomodamenti, ma leggi—e leggi +quali più umane possono dettare i vincitori ai vinti.</p> + +<p>—A questo stremo non è ancor giunto mio fratello, messer duca, ripete +disdegnosa Sigelgaita.</p> + +<p>—Se non vi è giunto vi giungerà, risponde Roberto pieno di calma. Gli +è per questo che vorreste dormire meno placidamente le vostre notti, +madonna, e lasciare ad arrugginire la vostra spada nel fodero?</p> + +<p>La duchessa tacque, ma i suoi sguardi scintillavano come quelli della +tigre.</p> + +<p>Rispose l'abate di Cluny:</p> + +<p>—Ci siamo intesi, monsignore. Io mi reco nella città e spero condurre +le cose a quel termine che debba soddisfare tutti. Solamente prego +vostra grandezza di accordarmi di poi un momento di colloquio segreto, +di cui forse abbisognerò, per favori di che io, abate di Cluny, debbo +particolarmente supplicarvi.</p> + +<p>—Il vostro volere si farà.</p> + +<p>E sì dicendo il duca si alzava, e il parlamento finiva.</p> + + +<h3><span class="pagenum"><a id="page110" name="page110"></a>(p. 110)</span>IV.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> + Tebani, ei grida in suon tremendo, Argivi,<br> + Dal reo furor cessate. Armati in campo<br> + Prodighi a nostro pro del sangue vostro<br> + Scendeste voi: fine alla pugna ingiusta<br> + Porrem noi stessi, in faccia vostra, in questo<br> + Campo di morte.</p> + +<p class="author"><span class="smcap">Alfieri</span>—<i>Polinice</i>.</p> +</div> + +<p>Io non saprei propriamente dire di quale piglio l'iracondo e superbo +principe Gisulfo accogliesse le dure proposizioni del duca Roberto. +Basti sapere che mancò poco i legati, perocchè Alberada aveva seguìto +l'abate, non avessero a patire di quei crudeli sgarbi che il priore di +Lacedonia, a barba del dritto delle genti, usava fare ad oratori +impertinenti e malaccetti. Fu loro salvaguardia la lettera che papa +Gregorio a Gisulfo mandava, onde comandargli che ad accordi qualsiansi +discendesse; da poichè egli dava sua parola che tutto avrebbe regolato +in seguito con equità e prudenza, se allora gli era forza piegare alle +circostanze. E se Gisulfo non trascese, e' fu altresì perchè egli +aveva spiccati oratori al pontefice a fin d'indurlo a intramezzarsi +con Roberto per la pace o a soccorrerlo di modo qualunque. Acerbamente +non per tanto rispose, ed ogni proposta rigettò come infame. Ugone non +si scorò ai primi urti che terribili anch'egli aveva preveduti da un +carattere focoso e fiero. Cominciò quindi per dargli ragione, per +piaggiarlo; finì con ridurlo ad una considerazione chiara sullo stato +della città, spoverita di viveri e di coraggio, e su quello dei suoi +soldati, mancanti d'armi e pochi di numero. E Gisulfo convenia sopra +tutto. Però quando gli accennava di rendersi, e' si ribellava ad ogni +ragione, ogni patto, anche modesto ed onorevole, rifiutava. In guisa +che l'abate disgustato stava quasi per desistere dall'impresa, +allorchè un mezzo gli sovvenne, decoroso e non fabbro di ruine.</p> + +<p>—E non vorreste voi dunque, monsignore, disse l'abate, non +condiscendereste voi che questa lite si decidesse per giudizio di Dio?</p> + +<p>—Vale a dire? dimanda Gisulfo.</p> + +<p>—Vale a dire che, in lizza chiusa, uno o più campioni longobardi +contro uno o più campioni normanni definissero la bisogna. Se i +Normanni avessero la fortuna di vincere, la città sarebbe loro +consegnata, senza più armeggiare, nella maniera stessa che se +l'avessero levata di assalto: se vincessero i Longobardi, come io ho +fiducia nella misericordia dei santi, l'assedio sarebbe tolto e tutto +restituito alla calma prima che tra la grandezza vostra ed il duca +Roberto esisteva. E con tal fatto gran numero di vite sarebbe +risparmiato, la città non manomessa, e forse tutto alla meglio +aggiustato.</p> + +<p>—Il consiglio è più da cristiano che da guerriero. Mi piace però, +sebbene nessun riguardo dovrei usare a cittadini vigliacchi, i quali +le loro sostanze e le loro vite non sanno tutelare. Pure non sono +alieno dall'assentirvi. Cosa dunque ne pensate voi miei baroni?</p> + +<p>Ed un giovane, uscendo dal gruppo dei cortigiani e capitani di +Gisulfo, parlò:</p> + +<p>—Monsignore, con la permissione vostra e dei bravi signori che mi +ascoltano, io porto avviso che e' sarebbe meglio domandar prima come +di tal proposta intenda Roberto Guiscardo.</p> + +<p>—Bene detto, principe Baccelardo, risponde Gisulfo. Ritornate dunque +al campo del Guiscardo, messer abate, e se mai consente che la guerra +termini per un duello, mandi qui qualche suo cavaliere a distendere +protocollo dei patti. Il qual cavaliere sarà da lui approvigionato di +poteri pieni per tutto regolare senza ulteriormente consultarlo.</p> + +<p>—Parto al momento, monsignore, risponde l'abate.</p> + +<p>Infatti, lasciata Alberada nella corte di Gisulfo, al campo ritorna +immediatamente.</p> + +<p>Roberto Guiscardo stette in sulle prime dubbioso alla proposta. Non +perchè fiducia di vittoria non avesse, come che gli fosse noto bella +copia di valorosi guerrieri trovarsi pure tra i Longobardi; ma perchè +egli serrava in pugno la vittoria in massa con una città quasi alla +vigilia della resa. Per una tenzone in campo steccato invece egli +poteva andar soggetto a cento di quelle fortune avverse, le quali +solevano capitare anche ai più prodi, sia per un piede messo in fallo +dal cavallo, sia per un colpo d'occhio non pronto, sia per una +considerazione importuna che si ficca nella mente, giusto all'ora di +maggiore confidenza, energia ed oblianza del mondo esterno, sia in +fine per effetto di qualche talismano sulla persona o sul corridore +del cavaliere, distrutto dalla benedizione del sacerdote, non tolto +dal giuramento del campione. Ma infine, perchè rifiutare il duello e' +sarebbe valso la confessione che nel suo campo non pugnavano cavalieri +da stare propriamente a fronte ai cavalieri longobardi, Roberto +accettò—nel suo pensiero risoluto di battersi egli in persona, come +colui che della cosa più vivamente interessava. Chiamò perciò a +consiglio i suoi conti ed i suoi baroni, i quali unitamente a lui +avevano dritto a deliberare sulle cose della nazione, si fe' venire il +priore Guiberto, e dopo aver seco lui lungamente favellato in segreto, +lo fornì per iscritto di piena potenza nelle convenzioni pel duello, +ed al principe lo mandò unitamente all'abate.</p> + +<p>Lunga, viva, tumultuosa divampò la discussione che tra il principe +Gisulfo, que' della sua corte, ed il priore Guiberto si aprì. Non vi +era via di convenire del luogo dove il combattimento si sarebbe +tenuto, perchè ciascuna delle parti lo voleva in terra dipendente +della sua giurisdizione per tema di tradimento; non si volevano +accettare patti gravosi da niuno dei due partiti, in caso di perdita; +non si sapeva decidere nè del numero dei campioni che avrebbero +combattuto, perchè molte sfide antecedenti erano pronte e precedute; +nè del numero di coloro che li avrebbero accompagnati alla lizza per +la sicurezza ed il mantenimento dell'ordine. Uno cercava trappolar +l'altro lasciando o chiedendo patti per sottrarsi alla promessa, +soccombendo. Ciascuno intendeva regolare a suo modo le condizioni +della pugna, e voleva giudici e marescialli di campo il di cui favore +si sapeva d'innanzi. In somma avrebbero ambedue bramato dar la legge a +proprio talento.</p> + +<p>E l'abate, distribuendo torti e ragioni ora all'uno ora all'altro, +sceglieva un equo mezzo in ogni articolo, alla cui ragionevolezza +dovevano infine entrambi star sodi. E per tal modo si venne a fine di +compilare lungo protocollo, di cui facciamo grazia alle nostre +leggitrici, segnato da Gisulfo e da Guiberto come commissario di +Guiscardo, e da ambo i legati del papa. Ma come i patti che tutte le +possibilità prevedevano—ed in quei tempi di buona fede e mica +cavillosi e casisti come i moderni era facile—come i patti furono +stabiliti, messo da banda il priore, altra discussione tra i guerrieri +di Gisulfo cominciò.</p> + +<p>Il campione doveva essere uno solo. Chi sarebbe stato costui?</p> + +<p>Il principe Gisulfo, come il lione che si arrogava tutte le parti, +voleva essere egli stesso, perchè lo più interessato. Il fratello di +lui, Rainulfo, per affetto glielo contrastava, dichiarando, male stare +che allo Stato si togliesse il capo, avventurandolo a tanto periglio, +ma che, meglio a lui si addiceva, inspirato da eguale passione, +doveroso di battersi con pari vigore. Baccelardo protestava altamente +che giammai, per qualsiasi mezzo, avrebbe sopportato in pace che altri +gli avesse messo avanti il piede, dove trattavasi di torre vendetta di +Guiscardo e dei seguaci di lui; ch'egli avrebbe suscitati tumulti, si +sarebbe scagliato nel campo da forsennato, insomma che, ad ogni modo, +o avrebbe combattuto egli stesso ovvero il duello, per quanto era in +lui, non sarebbe avvenuto. Altri baroni adducevano altre +considerazioni e pretese onde ottenere la preferenza. In una parola, +nella corte facevasi matto baccano, e poco mancava non si venisse ai +pugnali.</p> + +<p>Allora l'abate, che aveva assunta la parte di Nestore in quel +consiglio di furibondi, sentenziò</p> + +<p>—Principe, baroni, trovo buone le ragioni di ciascuno, lodo la +generosa indole di tutti, che vorreste cogliere tanta nobile occasione +per far mostra di valore e di carità di patria. Ma non è questo il +lato della quistione che debbasi esaminare. Di che si tratta qui, miei +signori? Si tratta di vincere il campione nemico per liberarvi della +guerra. Si tratta di vincere il più prode tra i prodi Normanni, che al +più prode dei prodi Longobardi verrà opposto. Ora, se Iddio vi aiuta, +io dimando, castellani, come è dunque che la prodezza si mostra? Con +le parole ardite, mai no: perchè di parole temerarie abbondano anche +meglio i più vigliacchi. Coi fatti dunque si debbe provare la +valentia, ed ai fatti io vi appello.</p> + +<p>—Ed in che modo? dimanda Gisulfo che stava attento ed impaziente ad +udire.</p> + +<p>—In che modo? continua l'abate, eccolo. Quanti siete che volete +essere i Curiazii di Salerno? Poniamo dieci. Ebbene questi dieci si +disputino fra loro chi debbe affrontare il nemico.</p> + +<p>—Ci uccideremo tutti, rispose sorridendo Baccelardo.</p> + +<p>—Con vostra licenza, bel cavaliere, mai no. Io non consiglio che con +le armi ciascun di voi faccia prova di sua gagliardia, ma per altro +mezzo qualunque, e tale che e' crederà più acconcio, e che noi +giudicheremo assai valido. C'intendiamo?</p> + +<p>—Sì bene, messere abate, sclamò Baccelardo. Voi però non potete +sapere che non sempre la forza decide della prodezza di un guerriero, +ma più sovente ancora la destrezza. Ed infine, gli è con le armi che +noi dobbiamo batterci, non coi sorgozzoni o col randello, come pare +che la sapienza vostra voglia accennare.</p> + +<p>—Voi parlate da scaltro mastro di guerra, bel cavaliere, soggiunge +l'abate. Io però di lunga sperienza so pure, ed ho inteso dire dalle +migliori lance d'Europa per le corti che ho frequentate, che giammai +forte ed accorto cavaliere cedette campo a cavaliere più destro e più +debole. E codesta fortezza e prudenza io vorrei che si mettesse a +bilancia in una lizza.</p> + +<p>L'abate aveva forse torto; però il suo consiglio prevalse e si propose +pel domani tal pruova singolare.</p> + +<p>Il priore di Lacedonia, avvegnachè la sua missione fosse compiuta, non +tornò al campo: sia perchè fosse vago di assistere a quel saggio di +vigoria—ed al principe Gisulfo non dispiaceva che sì forte ed inteso +guerriero dell'oste contraria vedesse un po' quali uomini essi +avessero ad affrontare, e se non giungesse fino a paventarli li +ammirasse—sia perchè sotto il cappuccio di uno dei legati a Guiberto +era sembrato di scorgere alcuni tratti che ad Alberada somigliavano. +Restò quindi, proponendosi recar domani a Guiscardo, in una col +protocollo dei patti, il nome del campione.</p> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page118" name="page118"></a>(p. 118)</span>V.</h3> + +<div class="entete"> +<div class="quoteret"> +<p class="poem10"><span class="smcap">Atal.</span> <span class="add1em">Ah!</span> je suis de son sort moins instruite que vous<br> + <span class="add7em">Cette esclave le sait.</span><br> + +<span class="smcap">Acomat.</span> <span class="add9em">Crains mon juste courroux,</span><br> + <span class="add7em">Malheureuse; réponds.</span></p> +</div> + +<p class="author"><span class="smcap">Racine</span>—<i>Bajazet</i>.</p> +</div> + +<p>Nel punto stesso furono ordinati i preparativi della lizza: e perchè i +patti della tregua erano stati soscritti, molti famigliari uscirono +dalla città per provvedere di oggetti opportuni comandati dai loro +padroni. La quale tregua giovò altresì a Gisulfo onde far provigioni +per degnamente ospitare i legati del pontefice, cosa che non si +sarebbe per fermo potuto fare, se la cinta dei soldati normanni +durava. Perocchè lo stremo dei viveri nella città toccava il colmo, e +medesimamente la moria dei cittadini. E Gisulfo avrebbe tolto invece +cedere la piazza che malamente accogliere gli ospiti suoi, +segnatamente poi che e' conoscevasi da tutti quanto l'abate di Cluny +fosse amico delle brigate gioiose e morbinoso in fatto di desinari.</p> + +<p>Si trascorse dunque lietamente la sera, fra i vini di Diamante e di +Sant'Eufemia e fra gli ambrati moscadi di Trani, che allora, com'oggi, +formavano la delizia dei bevoni. La profusione più pazza si osservò +nella cena. Perocchè con la profusione facevano spanto di loro +grandezza i Longobardi, dove che i Normanni si piacevano più della +delicatezza squisita delle vivande, come più sobri e da un tempo +meglio ingentiliti. Non mancarono bardi e buffoni che rallegrassero la +mensa di canzoni e di motti ora spiritosi ora pungenti, e sempre a +spese dei convivali, i quali pe' primi ridevano delle facezie. Vi +furono suonatori di viole, e ciccantoni che occupavano il basso della +sala, ed ora tutti insieme ora a parte a parte si facevano udire, +rispondendo eco tumultuosa alle coppe percosse.</p> + +<p>I favellari intanto, che placidi e ragionevoli dalla guerra erano +partiti, senza verun riguardo alle dame principiavano a mutarsi in +ingiurie alle persone ed in petulanze a causa del lavorio del vino. +Caddero sul tappeto le discussioni di politica. Perocchè la politica +fu sempre la broda a cui ciascuno si credette in dovere d'intingere il +proprio biscotto, ed in tutti i tempi il leone morente a cui anche +l'asino può scagliare il suo calcio. Si venne dunque a ragionare dei +torti di Roberto Guiscardo; delle sue brighe col papa; della condotta +di Gregorio VII; delle pertinaci ostilità di costui col priore di +Lacedonia; del <i>placito</i> di Montecassino; della sparizione di +Alberada; del ripudio di costei, e di cento altre di quelle cose che, +sgominate, inutili, inopportune, scipite, zampillano alle mense, +quando i liquori slegano lo scilinguagnolo tanto al sapiente che allo +stupido.</p> + +<p>—Ed io sostengo, disse l'arcivescovo di Salerno, che il pontefice ha +fatto sgozzare Alberada in qualche fondo di chiostro, giusta la +condanna dei canoni, come colei che violò le leggi claustrali.</p> + +<p>—Ma in quali canoni, monsignor riverito, dimanda il priore, ha vostra +mercede letto di codesta crudele condanna?</p> + +<p>—Per il carro di s. Eliseo! voi dunque, ser priore, non avete mai +studiato nella <i>Georgica</i> di Virgilio:</p> + +<p class="poem20"> + Dulce ridentem Lalagen amabo,<br> + <span class="add3em">Dulce loquentem?</span></p> + +<p>Alberada è stata strozzata come il cappone del vassallo a San Martino.</p> + +<p>—A proposito, messer abate, chiede Baccelardo ad Ugone di Cluny, non +sarebbero esse vere le parole di monsignore arcivescovo?</p> + +<p>Ugone, che con gli occhi fitti nella sua coppa, quasi dal fondo di +quella dovesse vedere a pullulare da un istante all'altro qualche +cosa, si aveva fatto più volte passar d'innanzi il fiaschetto senza +toccarlo, alcun poco scosso da Baccelardo, che da un lato gli sedeva +da presso, risponde come se si risvegliasse subitamente dal sonno:</p> + +<p>—Gli è veramente così, miei figliuoli: <i>la materia è ciò che non è nè +chi, nè quanto, nè come, nè niente di ciò per cui l'essere è mosso</i>. +Non vi sembra chiara l'idea? Non ne siete voi finalmente padroni?</p> + +<p>—Codesta è una balorderia, riprende gridando l'arcivescovo, brillo +piuttosto, se per rispetto alla sua dignità non vogliam dirlo briaco. +La materia è la materia, come Roberto Guiscardo è un corsaro, e sua +moglie Sigelgaita una pazza. Figuratevi un tanghero, come codesto buon +figliuolo di legato che vi siede a fianco, matto abate di Cluny, e che +becca i cibi come un passero, non beve vino come quel povero papero di +Gregorio VII, e non parla, come il pievano di Santa Severina a cui una +meretrice tagliò la lingua coi denti; ecco la materia; per la quale:</p> + +<p class="poem20"> + Motus doceri, gaudet ionicos<br> +<span class="add1em">Matura virgo, et fingitur artubus</span><br> +<span class="add1em">Iam nunc, et incestos amores</span><br> +<span class="add1em">De tenero meditatur ungui.</span><br> + <i>Quod erat demonstrandum.</i></p> + +<p>—Voi avete mentito come un Lombardo che vende uno smeriglio degli +Appennini per un falcone d'Arabia puro sangue, grida Gisulfo, voi +mentite, messer arcivescovo di Salerno, chiamando pazza mia sorella, +e, se non foste poeta, vi direi improbo o scempio.</p> + +<p>—Ed io vi rispondo, messer Gisulfo, sclama l'arcivescovo alzandosi, +che voi foste dieci volte più matto di lei quando la sposaste a +Roberto Guiscardo, che aveva già in moglie altra bellissima donna, e +che amava monna Sigelgaita come io amo l'acqua nel vino—e fosse pur +l'acqua benedetta nel sabato santo.</p> + +<p>—Ed io torno a dirvi, becco di un prete, ruggisce il principe +vinulento anch'esso ed alzandosi del pari, che voi mentite come un +giudeo, perocchè Roberto Guiscardo sposò mia sorella, quando, +trovandosi parente di Alberada, l'aveva già ripudiata.</p> + +<p>—La ripudiò per gelosia,—scappa di bocca all'abate di Cluny, quasi +non volendo.</p> + +<p>Queste sbadate parole furono come il lupo negli armenti, la scintilla +nella polveriera. Mille voci si levano, un buon numero di commensali +si alzano rovesciando fiaschetti, doppieri, fiale e bicchieri e da +tutti i punti si grida: No, no!</p> + +<p>—Mai no, mai no, grida il principe con più veemenza degli altri, +Roberto ripudiò Alberada perchè le era parente, perchè tra i parenti è +peccato il matrimonio, perchè... perchè...</p> + +<p>—Per gelosia, replica con fermezza il priore di Lacedonia +intervenendo a sua volta nel colloquio, per gelosia puerile ed infame; +dappoichè quella donna tanto oltraggio non meritava. E la colpa è +vostra, della vostra storditezza, fantastico abate di Cluny.</p> + +<p>E così parlando, gli occhi fissava sopra Alberada, che, tutta celata +nel cappuccio a gote, si rannicchiava per tema di non essere scoperta +da Gisulfo, capace di trascorrere a qualche violenza, ubbriaco come +trovavasi. Costui però non ristava dallo strepitare:</p> + +<p>—Non è vero, non è mica vero; io non so nulla di codeste storie. Voi +pure mentite, priore di Lacedonia, al pari di quest'arcivescovo cotto +come monna. Vi sfido a dimostrarmi che Alberada fu ripudiata per +gelosia, ovvero a darmi ragione dell'insulto, qui, sul momento, con la +spada o con la lancia, a piedi o a cavallo.</p> + +<p>—Io non temo darvi qualunque ragione, risponde Guiberto, anch'esso +caldo alcun poco, potrei provarvi con la daga e col pugnale che ho +detto la verità, che io non soglio mentir mai parlando di quella pura +donna che mi fu moglie, e che l'infame Ildebrando mi tolse. Ed è ben +mestieri che sappiate, messer principe, che giammai la sorella vostra +sarebbe andata a sposa di Guiscardo, se questo smemorato di abate non +cacciava da' ferravecchi non so quale storia, che giammai avrebbe +dovuta contare, poichè dessa riassumeva la confessione di due uomini; +e che, dopo udita quella fatale leggenda, Roberto saltò in bestia, +ricordandosi come Alberada ritrosa lo avesse seguito all'altare.</p> + +<p>—Che ritrosia mi contate, continua a sbraitare Gisulfo, cos'è codesta +ritrosia, cos'era codesta ritrosia; dite tutto, parlate chiaro, qui si +tratta dell'onore di mia sorella.</p> + +<p>—Quella ritrosia, riprende il priore, non era se non pudore e carità +del padre, cui doveva lasciare a morir deserto e solitario nel +castello di Cariati. Or quella verecondia interpretando di poco amore, +o amore per altrui, Roberto, la notte stessa, vi mandò per il vescovo +di Bovino a domandare la mano di vostra sorella, ed all'alba egli pure +mosse alla volta di qui. Voi sapete poi come, di tutto ignara la +povera fanciulla, chè diciotto anni solamente contava allora Alberada, +credendo festeggiare gli ospiti di suo marito, molte cortesie +praticasse a voi ed alla sorella vostra, messer principe, e come +servendosi alla mensa il pavone, il duca Roberto si alzasse e dicesse: +Conti e baroni, vi presento la mia novella moglie Sigelgaita sorella +di monsignor Gisulfo di Salerno, perocchè ho già ripudiata la prima +moglie Alberada, come quella che fu figliuola di una nipote di mio +padre.</p> + +<p>—Ebbene, ebbene, che cosa vuol dire codesto? gridava Gisulfo, non +vuol dire forse che era parente? Chi l'oppugna? Chi sostiene che +Guiscardo fece male? Chi accusa di ciò la sorella mia e me?</p> + +<p>—Alcuno, riprende il priore, si biasima il modo. Alberada era +presente. Alberada in contegno tranquillo e rassegnata bacia il suo +figliuolo Boemondo sulla fronte ed esce. E voi, messer Baccelardo, che +allora eravate paggio di quella dama e a lei più che mai caro e +gradito, voi giuraste, e gittaste sulla tavola, proprio innanzi al +duca Guiscardo, il vostro guanticino di velluto come pegno da +sostenere il dì che avreste cinto il cingolo della milizia, che +Alberada era la più bella donna, e la più ingiuriata dama di +cristianità. La duchessa Sigelgaita sorridendo raccolse quel guanto, +ed attaccatogli un nastro dei suoi capelli, ne fe' dono a Roberto. Ora +sappiatelo, messer cavaliere, che Roberto ancora lo porta appeso alla +guaina della sua spada, aspettando che da Baccelardo adulto venga +riscattato il pegno di Baccelardo fanciullo.</p> + +<p>—Ed io giuro a tutti i santi del paradiso, dice Baccelardo, che il +pegno sarà ridomandato, sia che la fortuna mi secondi domani ed io +sorga campione di Salerno, sia altra volta, prima che scorrano sei +mesi a contare da oggi.</p> + +<p>—Io non so di che parliate, io non so di quali insulsi racconti +accenniate, ser priore, riprende il principe Gisulfo; io comprendo +solamente che qui si calunnia l'onore della sorella mia, sposata dal +Guiscardo per impeto di gelosia, come dite, non per elezione di amore. +Andiamo, in nome della SS. Trinità e di tutti i santi, io voglio esser +chiaro di tutto; io voglio udire codesta istoria. Poichè se vero è, +come è verissimo che voi mentite, io giuro di toglierne tale vendetta +da passare in esempio per l'avvenire ed insegnare di qual maniera fa +mestieri parlare di una nobile dama longobarda. Sbrighiamoci. Chi è +dunque che deve cantarci codesta filastrocca? Non sareste voi per +avventura, messer abate—messer abate di Cluny?</p> + +<p>—Io per l'appunto, monsignore. Ma pregherei vostro valore di farmene +grazia, da poichè sento venirmi male; o almeno posporla fino a domani. +Perocchè tre sono le condizioni della <i>forma</i>, o, per farvi comprender +netta la dottrina dell'apostolo Aristotile, materia e forma sono +principio delle cose increate; la materia contiene la possibilità di +ciò che può ridursi una cosa; la forma porta la cosa possibile +all'attualità ed all'energia. Ond'è...</p> + +<p>—Per la croce di Cristo! scatta su di nuovo Gisulfo, cosa diavolo mi +state sciorinando di forma e materia, e di sentirvi male e di +attendere?... Steste voi pure sulle brace come s. Lorenzo, +favellerete—favellerete sull'istante, e direte la storia per filo e +per segno, tal quale la contaste a Melfi. Io rispetto gli uomini della +Chiesa e gli oratori del papa. Però non avrei ritegno farvi appendere +ai merli della rocca come un nibbio, e farvi frecciare per tre dì, se +ricusaste darmi pieno ed ampio conto delle impertinenze che costoro si +sono permesse a spese della famiglia mia, e che altri hanno udite—A +voi, soggiunge poscia Gisulfo voltandosi verso i coppieri, recate +un'anfora di vino all'abate, onde si rinfreschi la memoria; e badate +bene, Ugone di Cluny, che io bevo una brocca d'acqua per dissipare +ogni tenebra che alla mente avesse potuto portarmi il vino, onde non +v'immaginiate di uccellarmi. E me e questi signori dovete convincere, +che tanto voi come il priore di Lacedonia diceste il vero, quando +dichiaraste Alberada ripudiata per gelosia.</p> + +<p>L'abate di Cluny, che già viaggiava per le regioni del peripato, al +baccano dei commensali, alle gomitate di Baccelardo, il quale sovente +gli volgeva la parola sedendogli allato, alle minacce dell'ebro +principe, in quello stato di tutto capace, torna pienamente in sè. Si +frega la fronte con l'acqua fredda, si passa la mano sugli occhi, e +levasi un momento da sedere per disperdere affatto ogni nube dal suo +cervello, poi il principe Gisulfo prega:</p> + +<p>—Monsignore, io farò il vostro piacere raccontandovi per minuto i +fatti: vi bastino questi. Ma dispensatemi svelarvi i nomi delle +persone. Ciò si attacca alla mia coscienza; ed io toglierei meglio +sperimentare ogni vostra minaccia anzi che palesarvi gl'individui i +quali mi facevano tal loro confessione, maggiormente poi che costoro +son uomini che vivono ancora, e da Dio collocati a posti sublimi.</p> + +<p>—Sia pure così: raccontate.</p> + +<p>L'abate si asside e comincia.</p> + + +<h3><span class="pagenum"><a id="page129" name="page129"></a>(p. 129)</span>VI.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> + Elle a voulu sa perte, elle a sû m'y forcer;<br> + Que l'on me venge. Allons, il n'y faut plus penser.<br> + Helas! j'aurais voulu vivre et mourir pour elle;<br> + A quoi m'as-tu réduit, epouse criminelle?</p> + +<p class="author"><span class="smcap">Voltaire</span>—<i>Marianne</i>.</p> +</div> + +<p>—Dovete dunque sapere, mie belle dame, che in una piccola terra di +Toscana, non ha molti anni, viveva un falegname, povero ma distinto +per pensieri onesti. Dio aveva confortato il suo letto maritale di due +figliuoli. Il maggiore, chiamato Cuno, aveva indole, figuratevi! +tenebrosa e selvaggia come toro non domesticato, carattere altero, +indomito, e sopra ogni credere ostinato e tenace nel suo proponimento. +L'altro poi, Goccelino, di otto anni più giovane di Cuno, era un +folletto, vispo, franco, sempre vago di piaceri e di armi, generoso e +liberale come poteva. Perciocchè il corpo, giusta le dottrine del +santo padre Aristotile, prende la qualità dall'elemento che prepondera +e sovrabbonda; ed in Goccelino sovrabbondava il fuoco che è misto a +tutti i sentimenti o a nessuno.</p> + +<p>—Volete voi sì o no lasciar da banda codesto Aristotile, cui nessuno +conosce fra i principi longobardi o normanni? l'interrompe Gisulfo.</p> + +<p>—Egli era greco, esclama semplicemente l'abate. Or bene, questa +opposizione di carattere dei due figliuoli non è a dirsi se +contristasse il Bonizone, il quale, uno almeno dei fanciulli, +destinava per l'arte sua. Ma il primo pensava solo da mane a sera a +far sgorbi sulla segatura, quasi volesse scrivere. Ed in fatti si +assicura che un tabellione, entrato nella bottega del falegname per +ordinare non so qual lavoro, avesse letto in uno di quei trastulli le +parole di Davide: <i>dominerà da mare a mare</i>. E sì che il taciturno +putto nulla ancora conosceva di scrittura! Ovvero quel tristanzuolo +andava in traccia di vecchie pergamene, di vecchi scartabelli, e +nascosto in un angolo della casa simulava leggere, restando giorni +interi in tal atto, dimentico di cibo e di bevanda. E quando non +trovava di questi balocchi, metteva ogni suo sforzo ad arrampicarsi +sui punti più culminanti della casa, oppure sollevava i più grossi +ceppi da terra, addestrandosi così a superare tutte le resistenze, e +livellarsi a tutte le altezze ond'isfidare la vertigine.</p> + +<p>—Ma che domine ci entra codesto con Alberada, la gelosia, Sigelgaita, +il diavolo e le sua corna? dimanda Gisulfo impaziente.</p> + +<p>—Prego la vostra cortesia di udirmi, continua l'abate.</p> + +<p>L'altro figlio di Bonizone al contrario teneva sempre dietro a +picchieri, a falconieri, fabbricava labarde di legno, arrolava +garzoncelli e comandava l'assalto di baluardi di neve, impazziva +dietro a canterini, alani e girofalchi, sì che il povero padre non mai +sapeva ridurlo a casa, neppure con le batoste, di cui col monello non +mostravasi avaro.</p> + +<p>—Gli era forza, sclama Guiberto, perchè questo fanciullo era nato ed +aveva vissuto, nei suoi primissimi anni, in casa dei signori di +Coreggi di Parma, dove sua madre era donna di governo, e dove la +vecchia castellana lo tenne quasi figlio tra i militi e la corte del +castello.</p> + +<p>—Può esser anche ciò che gli avesse formato il carattere, risponde +l'abate: ad ogni modo, Bonizone di là lo ritrasse per fare un +falegname come lui. Ma non gli riescì. Allora, vedendo che la sua +prole non voleva saperne del suo mestiere, per non farla crescere +nell'ozio e quindi nel mal costume, mandò il maggiore ad un suo +cognato, abate nel monistero della Beata Vergine del monte Aventino di +Roma, perchè lo iniziasse nella carriera monacale, affidò il secondo a +suo fratello, il quale occupava la carica di siniscalco presso uno dei +più grandi feudatari del paese d'Italia.</p> + +<p>—Alla buon'ora! sclama Baccelardo.</p> + +<p>—Dio sa ciò che fa, replica l'abate continuando. Bonizone restò +dunque deserto nella povera sua casa, perocchè gli era morta la +consorte nel mettere a luce Goccelino, là in Parma. Lo confortavano +solo le liete novelle che riceveva da suo cognato. Cuno infatti con +prontezza d'ingegno ed avidità di apprendere senza limite progrediva +nelle lettere, e compiva i doveri religiosi di tale austera +perseveranza che lo facevano addimandare il <i>piccolo santo</i>. Però il +buono abate non visse lungamente.</p> + +<p>—Mori d'indigestione, grida l'arcivescovo, io lo conoscevo; e fu +desso che mi apprese l'arte dei menestrieri.</p> + +<p>—Così dissero gli empi, risponde l'abate peritoso: il vero è che morì +di gocciola. Ora, siccome Cuno, tra pel favore dello zio, tra per +natural talento usava di orgogliosi modi verso tutti i monaci, niuno +rispettando, anzi qualcosa garrendoli della troppa lassezza nei doveri +religiosi, e si mostrava duro in tutte le opere che con la sua volontà +contrastavano; così i frati, all'elezione del novello abate, nemico di +suo zio e di lui, a pieni voti lo cacciarono via dal monistero.</p> + +<p>—Birboni di frati! sclama l'arcivescovo di Salerno. Se fosse stato un +donnaiolo lo avrebbero nominato priore. Erano ben dessi, va!</p> + +<p>—Figuratevi, belle dame, se Cuno piangesse, continua l'abate, nel +mettere piede fuori la soglia claustrale. Egli a vero dire non +piangeva già di dolore e di vergogna. Piangeva per offeso amore di sè, +per dispetto, e forse un tantino ancora per qualche visioncella +ambiziosa svanita. Pur nullamanco decise lasciarsi morire di fame. Ma +Iddio non abbandona i figli suoi, poichè provvede gli uccelli di +piume, gli agnelli di lana, come dice Salomone...</p> + +<p>—E l'ubriaco di sete, soggiunge Baccelardo.</p> + +<p>L'abate sorride e prosegue:</p> + +<p>—Dovete dunque sapere che era stato grande amico di suo zio, un uomo +piacevolone, quell'arciprete Giovanni Graziano, che fu poi papa +Gregorio VI. Aveva costui veduto parecchie fiate il giovane Cuno, e +dallo zio ne aveva udito <i>mirabilia</i>, riguardo all'ingegno ed alla +pietà. Gli si era perciò venuto affezionando. Usciva dunque un giorno +l'arciprete della chiesa di San Paolo, allorchè gli parve di scorgere +alcuno che cercava evitarlo, e questi somigliare a Cuno. L'arciprete, +curioso, accelera il passo e raggiunge il giovane, il quale rosso nel +volto come bragia a lui si nascondeva. Cuno racconta tutto +ingenuamente. L'arciprete, che l'aveva pigliato per l'orecchia, +l'ascolta, lo crede, e perchè pizzicava anch'esso un po' dello stesso +umore sel mena a casa. Indi scrive a Bonizone che non pensasse più a +suo figlio, perocchè egli avrebbe tolta cura dell'ulteriore educazione +di lui, e che avesse pregato per entrambi.</p> + +<p>—To'! questa sì che è sublime! sclama l'arcivescovo di Salerno, +incaricarsi dell'educazione di un giovane quel Gregorio VI, che fu il +più grosso barattiero del suo tempo, ed a cui per la smisurata +ignoranza il popolo romano ebbe ad assegnare un collega nell'esercizio +del ponteficato! Oh! <i>spectatum admissi risum teneatis amici</i>?</p> + +<p>—Voi favellate da sapiente, monsignore arcivescovo, risponde l'abate, +ma Bonizone pregò tutti i giorni per l'arciprete, e non pensò più a +suo figlio. L'arciprete poi comprò il papato da Benedetto IX e si +dimandò Gregorio VI.</p> + +<p>—Sì signore, l'interrompe ancora l'arcivescovo. Io ero a Roma allora. +E fu nel tempo in cui Enrico III scese in Italia e venne a Roma, dove, +come sapete, regnavano allora contemporaneamente tre pontefici: +Gregorio VI a Santa Maria Maggiore, Silvestro III a San Pietro a +Vaticano, Benedetto IX a San Giovanni a Laterano.</p> + +<p>—Appunto così, continua l'abate. Or bene, Enrico accolse a Sutri un +concilio, dove il solo Gregorio comparve, e ne creò un quarto papa, +Clemente II. L'arciprete non si ostinò a restare nel ponteficato. +Depose la tiara incautamente compra, e venuto in molta grazia +dell'imperatore, unitamente al suo protetto lo accompagnò in Germania.</p> + +<p>—Per divenirvi, sclama il priore, un bravo condottiere di lanzi, il +più prode fra tutti a menar le mani con la grazia di Dio, a vuotare +fiaschetti di Borgogna, e rimorchiare fanciulle.</p> + +<p>—Dio l'avrà perdonato, mormora l'abate continuando. Cuno dunque si +divise dal glorioso arciprete, entrò in un chiostro dove compì la sua +istruzione, profferì il voto, e fu innalzato a priore.</p> + +<p>» Ora lasciamo costui ad indurirsi peggio nelle rigidezze del convento +e ad alimentare ambizioni nel silenzio, e torniamo a Goccelino nel +castello... permettete che ve ne taccia il nome.</p> + +<p>—Messer no, risponde Gisulfo, vi ho permesso tacer delle persone non +dei luoghi; dite dunque in qual castello avevano allogato Goccelino; +perchè noi già cominciamo a pescare di chi diavolo voi raccontate.</p> + +<p>—Non fareste poi un miracolo! sclama l'abate qualcosa brusco. Indi +più rassegnato soggiunge: Sia fatto il vostro piacimento, tanto più +che ciò nè pon nè leva alla fama di chicchesia. Goccelino quindi +veniva educato nella fortezza di Canossa in Toscana. Lo zio di lui era +di quegli uomini bisbetici che credono un nipote essere una tignuola +che Iddio manda per rosicchiare le costole del vecchio albero. Lo +accolse perciò agriccio un cotal poco. Ma quando, guardatolo più da +vicino, scorse un giovanetto che aveva vantaggiosa figura, occhio +vivace, ardita risolutezza nell'espressione tutta del sembiante, lo +azzeccò dalle orecchie, e levatolo fino all'altezza del suo capo, che +non era poco! lo baciò in fronte e gli disse:</p> + +<p>—Quel bestione di mio fratello non saprà fare nè porte nè casse, ma, +se l'è tutta opera della sua persona, per la luce di Dio! che sa fare +figliuoli bellocci.</p> + +<p>Indi guardò in fronte il cattivello e con un tal qual piglio che non +voleva significare durezza ma nemmanco benevolenza, soggiunse:</p> + +<p>—Piccolo mariuolo! in questo castello sei entrato coi piedi dalla +porta, pensa a non uscirne del capo per qualche abbaino. Qui son tutti +santi. Qui si parla più con gli occhi che con la bocca. Qui gli uomini +non valgono un baccello di fava. Qui si nomina in vano il nome di Dio, +almeno dugento volte al giorno, il vino si beve con l'acqua, alle +donne si parla al buio. Se sarai santo in casa, come un apostolo, e +diavolo al campo, come un gendarme tedesco, ti prometto io che di +codesto tuo legno saprò cavarne alcuna cosa. Ma se ti dai troppo +attorno a frascherie di donne ed a bazzecole mondane, come per +esempio, la caccia, il suono, il canto, e che so io, prega il tuo +santo protettore—e qui non mancheranno d'assegnartene uno—pregalo di +provvederti di buone gambe per varcare di un salto i quattro ricinti +del castello, perocchè te li farò saltar io dall'alto di qualche +merlo. <i>Per omnia secula seculorum.</i></p> + +<p>» Il giovanetto, che intrepido e con gli occhi spalancati lo aveva +ascoltato, risponde tosto:</p> + +<p>—<i>Amen</i> ».</p> + +<p>» Il vecchio siniscalco sorrise, e dicendo fra sè:</p> + +<p>—Questo galuppo la sa lunga, la sa »! andò via.</p> + +<p>» Ricevuto di così strana guisa, Goccelino non si sconfortò, che anzi +traendo partito dall'originale omelia dello zio, quantunque +garzoncello, s'infinse e si adattò per modo a quella corte bigotta, +che in pochissimo divenne il beniamino di tutti e paggio della +contessa Beatrice. Il vecchio siniscalco strabiliava come egli, con +settant'anni di fedeltà, non godesse di altrettanto favore, e +ripeteva:</p> + +<p>—Quello scimiotto di ragazzo infinocchierà tutti, infinocchierà!</p> + +<p>Il ragazzo però crebbe adolescente, l'adolescente si fe' giovane, ed +il paggio passò a scudiero. Un matto cappellano, che fabbricava versi +come il cuciniere i pasticci a torre, si aveva tolta la pena di +ficcargli nel cranio alcun buon migliaio di frasi latine, e +gl'insegnava la gramatica, la teologia, la geometria. Non gl'insegnò +filosofia perchè quello spropositato animale di mastro Donizone +credeva Aristotile eretico. Vedete la bestial creatura! Nonpertanto lo +addestrava in cento corbellerie di dialettica; nel tempo stesso che il +marchese Goffredo se lo recava appresso saltando fossi a cavallo, +fracassando crani della mazza ferrata, e forando corazze con la +lancia. Goccelino sembrava un demonio nell'un mestiero e +nell'altro—sebbene, a dir vero, meglio in quello del soldato che in +quello del teologo.</p> + +<p>—Diavolo, diavolo, sclama l'arcivescovo, ci sono anch'io. Ora so di +chi si favella.</p> + +<p>—Tanto peggio per voi, dice l'abate, e continua, stringendosi nelle +spalle:</p> + +<p>» In questi tempi capitò per quel paese l'imperatore Enrico III. Il +marchese gli andò incontro per festeggiarlo, e menarselo al castello. +Lo accompagnò Goccelino come scudiero. Vorreste voi, ser priore, +raccontar questa parte della mia storia che anche voi conoscete, onde +lasciarmi riposare? chiede l'abate indirizzandosi a Guiberto.</p> + +<p>—No, sclama secco secco costui. E l'abate sospirando continua:</p> + +<p>—Una sera l'imperadore ed il marchese Goffredo cavalcavano forte per +arrivare a Parma. Il tempo era nebbioso, tutto il giorno aveva +piovuto, e cadeva ancora un'acqueruggiola come vapore. Il Taro che +dovevano passare gonfiava, talchè aveva menato via anche il +ponticciuolo di assicelle che i borghesi vi avevano costruito pel +comodo traffico della campagna. Il marchese disse all'imperatore:</p> + +<p>—Sire, corre adagio tra i borghigiani, che non agisce da uomo +prudente chi affronta il Taro in furore. Consiglio perciò +vostr'altezza di arrestarsi alcun poco qui, fino a che la corrente non +si abbassi.</p> + +<p>—Il proverbio dice, l'interrompe il priore Guiberto,</p> + +<p class="poem20"> + Che l'estrema unzione innanzi prenda<br> + Chi il Taro nel furor di guadar tenta.</p> + +<p>—Torna lo stesso, risponde l'abate. L'imperatore all'osservazione del +marchese fece una smorfiuzza di sprezzo, e per tutta risposta sprona +forte il ricalcitrante cavallo, ed entra nel letto del torrente. Ma +non vi ebbe appena messo il piede che puff! cavaliere e cavallo +scompaiono sotto i fiotti della torbida corrente. Come sapete, tutti +erano rimasti indietro, non escluso il marchese; e tutti +indietreggiarono ancora più, spauriti e schivi di affogare nel fiume. +Però Goccelino non bilancia neppur tanto. Salta da cavallo, si segna +della croce, e vestito di maglia come trovavasi si gitta nell'acqua. +La corrente già travolgeva precipitosa il corridore dell'imperadore, +questi non appariva. Goccelino, cui lo zio, se vi ricordate, aveva +minacciato annegare nell'Enza, che scorreva poco giù del castello, +dove non si fosse condotto dritto, era addivenuto perito nuotatore e +palombaro. Si spinge perciò giù nel fondo del fiume, afferra +l'imperatore dalla gorgiera, e facendo forza di braccia per sotto la +corrente stessa, lo tragge all'altra riva. Un grido di giubilo metton +tutti i cortigiani del marchese e di Enrico; niuno però si avventura +tampoco al valico. Così che dall'una sponda stavasi tutto il numeroso +seguito dei due principi, dall'altra Goccelino che si teneva +l'imperadore del capo giù sulle ginocchia onde fargli vomitar l'acqua, +e richiamarlo in sè. Non passa guari in fatti che Enrico rinviene. Il +suo primo sguardo cade su i pavidi suoi vassalli, l'altro sull'ardito +giovane, che, col capo scoverto ed il ginocchio a terra, diceva:</p> + +<p>—Perdonate, sire, se ho posta audacemente la mano sul corpo +dell'altezza vostra. Consentiamo tutti che foste Alessandro Magno nel +campo, ma non sapremmo condonarvi che così giovane vogliate morire +affogato come lui.</p> + +<p>—Bravo! sclama Baccelardo, le parole non furono meno belle +dell'azione.</p> + +<p>—Sicuro! ed Enrico III, che anima nobilissima e generosa aveva, lo +guarda un momento, indi l'alza, e ponendogli famigliarmente la mano +sulla spalla, gli dice:</p> + +<p>—Cavaliere! va pure superbo di aver salvata la vita ad Enrico III. +Non vogliam noi togliere giovane tanto prezioso e fedele al marchese +Goffredo nostro parente: ma se nulla mai potessimo fare per te in +qualunque tempo—perchè noi ne lasceremo altresì memoria nel nostro +testamento—per la beata vergine di Goslar! non devi che dire una +parola sola, e chiedessi tu il più bello dei nostri feudi imperiali, +ti sarà accordato sul fatto.</p> + +<p>—Mercè, sire, risponde Goccelino; l'altezza vostra viva lunghi anni; +a me basta la gloria di aver toccata la vostra sacra persona.</p> + +<p>Il torrente intanto era declinato, il guado reso più praticabile, e la +gente dell'imperatore varcata all'altra sponda; così che la sera si +giunse a Parma—Enrico III aggiustò le cose d'Italia e ripartì per +Lamagna. Goccelino, cui l'imperatore in persona aveva armato +cavaliere, restò. Non che lo rattenesse vaghezza del paese d'Italia, +ma perchè il suo cuore non batteva più libero.</p> + +<p>—Ah! sclama la principessa di Salerno parimenti alla mensa con le sue +dame, supponevamo bene noi che la storia doveva andare a finire così. +Tirate avanti, bravo abate.</p> + +<p>—Tutte le storie dei giovani cavalieri, madonna, finiscon così, +riprende l'abate salutando del capo la castellana.</p> + +<p>» Trovavasi dunque al castello una Bertradina figlia del conte... +figlia di un conte, damigella della divota contessa Beatrice, +giovinetta, se volete niente avvenente, ma fastosa di natali +nobilissimi e d'immaculata virtù. Su di costei aveva messo l'occhio +Goccelino. Per molti anni egli tenne celato questo amore, +contentandosi di muta adorazione e della proferta di uffici che la +damigella non accettava mica con fierezza. Ella sembrava anzi +incoraggiare l'ardimento nel giovane di qualche occhiata carezzevole, +che era quanto dire in una corte di santi, dove l'amore veniva +considerato come peccato. Dopo l'avventura dell'imperatore, Goccelino +si fe' più ardito. Egli svela chiaro alla damigella le speranze osate +concepire, richiede da lei franca risposta.</p> + +<p>—Ed ella? dimanda Baccelardo.</p> + +<p>—Ella non lo scacciò già con alterigia: solamente piena di contegno +lo rimise al giudizio del padre suo.</p> + +<p>—Ciò era giusto, mormora la principessa.</p> + +<p>—Madonna, sì. Ora il conte che aveva solamente questa figliuola ed +era ricco e borioso, quasi quasi non fe' cacciar via villanamente il +cavaliere dal suo castello. Gli ordina però di non rimettervi più +piede, e mai più favellare di sua figlia, il cui nome reputava +macchiato nella bocca di un uomo, per le vene del quale scorreva il +sangue di Bonizone il falegname. Poi ne muove lamento al marchese ed +alla pia moglie di lui.</p> + +<p>—Fu un minchione il vostro conte! risponde Gisulfo; io avrei dato +quello sfrontatello a divorare ai segugi.</p> + +<p>—Come vi piace, monsignore, riprende l'abate. Certo è però che +Goccelino ebbe a sopportare grave riprensione dal marchese, lunga +omelia dalla contessa, ed aspro e schernevole garrito dal siniscalco +suo zio. Fastidito del pettegolezzo di quella corte, e' si accommiata +dalla castellana e dallo sposo di lei, e se ne torna a Parma dove i +signori di Correggio gli venivano altresì un poco parenti per parte di +madre. Ma perchè neppur quel paese lo guariva dal fernetico, se ne +rivenne alla casa paterna per disacerbare il duolo con la lontananza e +l'amorevolezza dell'eccellente padre suo. Capitò allora che Cuno fosse +a Roma. Goccelino vi si recò incontanente ed al fratello raccontò +dell'affronto ricevuto. L'altero spirito di Cuno, che nelle dignità +della Chiesa cominciava di già a progredire, ne rimane offeso. +Perocchè il suo carattere era addivenuto anche più violento e +puntiglioso nei rigori silenziosi del chiostro. In guisa che si fissa +in mente, e fa unico scopo dell'ostinata ed intraprendente sua volontà +di domare l'alterigia del conte, e di dare sposa al figliuolo del +falegname Bonizone la figliuola del barone. E senza metter tempo in +mezzo parte per Canossa.</p> + +<p>—Non ci mancava che lui per completare la corona dei santi, dice +Guiberto sorridendo.</p> + +<p>—In fatti, continua l'abate, in una corte, in cui i laici non +valevano una buccia, e la religione toccava il fanatismo, lascio a voi +considerare se un frate, ed un frate favorito consigliero di due +pontefici, e severo riformatore del costume degli ecclesiastici, +dovesse tornare potente e gradito come un santo. Accadde dunque così. +Da prima vi fu un po' di muffa dall'una parte e dall'altra, vi fu un +po' di discussione, un po' di orgoglio, un poco di ostinazione, ancora +qualche minaccia—il frate di gastighi spirituali, quelli di +temporali. Infine la contessa toglie acconciar ella le cose col padre +di Bertradina, e contentar tutti—tanto più che vivamente pel frate +s'interessava l'unica figliuola di lei, Matilde, le quale più fanatica +di tutti quanti, di nove in dieci anni, già dispotizzava sui parenti +in prima, e poi sui vassalli ed i feudatari. Ad ogni modo, non saprei +ben bene dirvi degli incantesimi che adoperasse la contessa Beatrice; +certo gli è, che il frate, il quale già mirabilmente se la intendeva +con Bertradina cui teneva dalla sua, fu contento, e si aggiustarono le +nozze.</p> + +<p>—Giorno di maledizione! si lascia uscir di bocca il priore. Tutti lo +guardano. L'abate soggiunge:</p> + +<p>—Goccelino sposa la giovane: ma si avvede presto che ella aveva per +lui, anzi che amore, ripugnanza, e che mal volentieri lo seguiva +all'altare. Invece pareva affascinata dal guardo di suo fratello. +Donizone il cappellano poeta, divenuto altresì abate del cenobietto +annesso al castello, benedisse gli sponsali; e Goccelino si menò a +casa Bertradina. Fece rumore in allora che, al domani, la giovane +sposa non ricevesse il <i>morgingab</i> dal marito<a id="footnotetag1" name="footnotetag1"></a><a href="#footnote1" title="Go to footnote 1"><span class="smaller">[1]</span></a>. Se ne dissero delle +grosse, e parecchie anche insolenti.</p> + +<p>Sia comunque, e Dio sa il vero, in queste trattative eran corsi +alquanti mesi; alcuni altri il frate ne dimorò nella casa paterna. +Infine ritornò a Roma dove seguì perigliosa e pertinace carriera di +consigliere e di morigeratore.</p> + +<p>—Volete che vi nomini costui? domanda l'arcivescovo sorridendo:</p> + +<p>—Dio ve ne preservi, susurra l'abate con voce pietosa, e continua.</p> + +<p>» In quell'intervallo Goccelino, che dalla donna sua si era +compiutamente alienato, considerava quali spessi colloqui i due +cognati avessero fra di loro, quale perfetta intelligenza, e come +rammorbidivasi il cuore del fratel suo verso Bertradina. E sì che suo +fratello ad affetto tenero e compassionevole non aveva ancora, e forse +non aveva mai aperto il cuore! Ma Goccelino s'illudeva. Perocchè Cuno +non dava a quella donna che pietosi avvisi, e la confortava a +sopportar paziente il disgusto che il marito aveva concepito per lei, +e le cento scipite fole che sul fatto del <i>morgingab</i> correvano pel +volgo. Sia però come vuolsi, certo gli è che dopo sei mesi Bertradina +sgravò, e mise a luce una bambina.</p> + +<p>—Corpo dell'ostia! grida Gisulfo, dopo sei mesi voi dite?</p> + +<p>—Sì, monsignore. Ma ciò non torna nulla al caso; imperciocchè anche +dopo sei mesi una femmina può partorire, e la prole vivere. Non +pertanto io non saprei dirvi quanta fosse l'indignazione di Goccelino. +Senza pigliar tempo, senza nulla considerare, ei si reca al letto +della moglie, e vilipendendola del nome di adultera, le lacera il seno +col pugnale.</p> + +<p>—Dio ti perdoni, accecato! potè solo profferire la misera, e spirò.</p> + +<p>—E Dio l'ha perdonato, sclama il priore suo malgrado e quasi parlasse +fra sè.</p> + +<p>—Goccelino andava in cerca ancora della bambina, soggiunge l'abate, +allorchè Bonizone entra nella fatale camera. Egli si getta ai piedi +del figlio, gli abbraccia le ginocchia, e lo supplica di contentarsi +di un delitto solo. Goccelino spinge il vecchio ad urtare di capo nel +suolo ed esce, e fugge. Consentite intanto un momento, belle dame, che +io beva un gocciolo per inumidirmi il gorgozzule, poi ricomincio.</p> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page147" name="page147"></a>(p. 147)</span>VII.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> + Ito è così, e va senza riposo<br> + Poi che morì: cotal moneta prende.<br> + A soddisfar chi è di là tropp'oso—</p> + +<p class="author"><i>Purg.</i> II.</p> +</div> + +<p>E dopo che l'abate si fu qualcosa rifrancato, ed ebbe bevuta una larga +sorsata di vino, continuò:</p> + +<p>—Goccelino dunque corre subito alle scuderie, inforca il primo +cavallo che gli si para alla mano e vola a Roma. Cuno era partito +allora allora per l'abazia di Cluny. Goccelino gli tiene dietro. +Appena e' si arrestava la notte per dare un po' di strame alla +cavalcatura. Viaggiava solo, fosco come il turbine, furibondo come il +tigre. Egli fece periglioso e stentato viaggio, scavalcò montagne di +nevi eterne, valicò fiumi terribili, affrontò uragani, fame, incontro +di belve feroci; e sempre in una tetra tensione di spirito, superò +tutto, e giunse al monistero di Cluny. Non si nomò Chiese di Cuno suo +fratello; ma questi era assente. Intanto gli fu proferta ospitalità se +volesse attenderlo.</p> + +<p>—Starà lungi molti dì? dimandò.</p> + +<p>—Verrà stasera, gli risponde il frate portinaio, forse domani. Certo +non tarderà guari, perchè deve ricevere il voto di certi novizi che +debbono far professione, <i>Kirie eleison</i>! E siccome l'abate è a Goslar +con l'imperatore Enrico, il padre priore farà la funzione, <i>Christe +eleison</i>! Potete dunque attendere, ser cavaliere, se avete voglia del +riverendo priore, e gustare un gocciolo, <i>Kirie eleison</i>! che il +cellario può offrirvi buono come in ogni altro castello di barone. +<i>Kirie eleison! Christe eleison!</i></p> + +<p>—Avete detto che torna domani? replica Goccelino.</p> + +<p>—Cosa avete, ser cavaliere? chiede inquieto il portinaio, vi +sentireste forse male? <i>Kirie eleison</i>! Gli è pur vero che il padre +priore con reliquie ed <i>agnus dei</i>, con miracoli e senza guarisce +infermi, <i>Christe eleison</i>! ma evvi ancora il vecchio padre Adalberto +che.....</p> + +<p>—Addio, frate, grida l'altro, e volgegli il dorso.</p> + +<p>—Goccelino scomparve. Il portinaio allampanato gli tiene dietro +dell'occhio; infine si segna di croce e sclama:</p> + +<p>—Gran peccatore dovrà essere colui che per fermo veniva a confessarsi +al priore. <i>Christe eleison!</i> La sua faccia però non è quella di un +contrito. <i>Kirie eleison!</i> Ricusare anche un gotto! <i>Christe +eleison!</i>—io me ne intendo di queste botti: gran peccatore! pingue +furfante!</p> + +<p>—Il brav'uomo che era quel portinaio, soggiunge l'arcivescovo. In un +mese che passai a Cluny mi fece cotto quarantadue volte.</p> + +<p>—Ne abbiamo fatto un santo dell'ordine, sclama l'abate, e Dio l'ha +nel suo seno. Poi continua:</p> + +<p>» Il priore infatti arrivò la sera, ma infermo. Il primo suo pensiero +fu di andare a ringraziare s. Benedetto del prospero esito della sua +spedizione, poi di cercare il letto.</p> + +<p>» Al domani la chiesa rigurgitava di gente per contemplare la cerimonia +di quattro o cinque novizi che profferivano il voto. Un sacerdote +celebrò la messa. Finito l'evangelo i novizi si trassero avanti +l'altare. Allora dall'attigua sacrestia uscì un frate col capperuccio +calato per ricevere le loro promesse.</p> + +<p>—Ah ci siamo, dice la principessa, io rabbrividisco di già.</p> + +<p>—E vi è di che, riprende l'abate. Tutto il popolo infatti aveva +assistito con divozione alla messa; ma con più fervore di tutti, +giusto là presso ai balaustri di marmo del coro, avevano fissato un +cavaliero che della fronte piegata nelle mani, immobile, fervoroso +come un santo, aveva orato senza distogliersi mai.</p> + +<p>—Birbo di santo! dice l'arcivescovo.</p> + +<p>—Appena però si comincia la funzione della professione egli leva la +testa. E' sta un momento, un momento solo a squadrare il frate che la +compiva, indi di un lancio, come il gattopardo si avventa sulla preda, +si avventa su colui, e col pugnale lo trafigge alla nuca. Fu l'opera +di un baleno. Il povero cenobita manda un grido e cade supino. A +questa vista, Goccelino anch'esso si dà un colpo di mano sulla fronte: +poi come un fulmine passa per mezzo della gente atterrita, risale il +cavallo che gli teneva lesto un pitocco dietro il sagrato, e scompare. +Non era stato il priore che egli aveva ucciso.</p> + +<p>—E chi dunque? dimanda la principessa di Salerno.</p> + +<p>—Ma! un altro povero disgraziato di monaco, il quale aveva preso il +luogo di lui, ambasciato da febbre urente e trattenuto a letto.</p> + +<p>—Demonio di un giovane! sclama l'arcivescovo di Salerno. <i>Enceladus +jaculatar audax!</i></p> + +<p>—Proprio un demonio, risponde l'abate, se vuolsi considerare +l'arditezza; ma buono quanto altri mai nel cuore. In effetti, +figuratevi se poche volte egli avesse versato il sangue sul campo di +battaglia! Eppure, il sangue di quell'innocente, sparso nel santuario +del Signore, pesò sull'anima dell'omicida come sull'anima di Caino +pesava quello del fratello. Egli erra qualche tempo alla ventura per +la Francia, ritorna nell'Italia, visita santuari, fa voti, cinge un +cilizio, si confessa con un santo. Ma vanamente, perocchè la pallida +spaventata faccia di quel frate gli stava sempre presente, sentiva +sempre alle spalle la voce di Dio che l'inseguiva gridando: omicida! +omicida!! Inoltre il padre di Bertradina ed il marchese di Toscana +avevano messa taglia alla sua testa, ed ei si vedeva perseguitato da +tutti—dall'ira degli uomini, cui temeva la meno, e dal castigo del +cielo. Così che si decide andare in pellegrinaggio a Gerusalemme.</p> + +<p>—Lasciate il viaggio, ser abate, lo consiglia Guiberto, se no l'alba +ci coglie qui.</p> + +<p>—Io non domando mica meglio. Non vi racconto dunque per minuto il +difficile e lungo viaggio, perchè già sento abusar soverchio della +cortesia di queste dame, e l'ore della notte inoltransi. Goccelino +compì il voto. Sul sepolcro di Cristo, la schiavina coperta di cenere, +il fianco allacciato da cilizio, pianse le sue peccata, si confessò, +fece spaventevole penitenza. Infine l'immagine del frate, e la voce di +Dio non lo perseguitarono più, ed ei si credette perdonato. Decise +tornare in Italia e comporsi cogli uomini, i quali non potevano +mostrarsi fieri dove che Iddio aveva accolto il suo pentimento. Sopra +galera veneziana s'imbarca dunque a Cesarea.</p> + +<p>» Ostinata burrasca li travoglie lungamente. I corsari barbareschi +danno loro la caccia. Perigliano più volte andare a picco, e lunga +tormentosa agonia li travaglia. Infine un fil di vento forte li gitta +sulla spiaggia del Ionio, al lido di una terra di Calabria. I +Veneziani rimpalmano il legno e salpano per le venete lagune. +Goccelino, angustiato da febbre e stanco già di navigare, si arresta +quivi, sprovveduto di scorte e di panni. Si dirige quindi al castello.</p> + +<p>—Qual castello? domanda Gisulfo.</p> + +<p>—Uditemi, monsignore. A Cariati.</p> + +<p>Il barone Giselberto, e la figliuola di lui Alberada si eran messi +allora allora a mensa. All'annunzio di un pellegrino, entrambi scendon +nella corte per riceverlo e menarlo al tinello. Il barone gli +scioglieva i sandali per lavargli i piedi, la giovinetta lo confortava +di differenti ristori. Goccelino rendeva loro mercè dell'ospitale +carità, e pregava che desistessero da quegli uffici.</p> + +<p>Ma Giselberto dichiarava che, per lui, un palmiere figurava Iddio, e +perciò poco quanto gli potesse praticare.</p> + +<p>—Bravo uomo! sclama Baccelardo. I Normanni non ebbero mai nè più +prode, nè più santo guerriero di lui.</p> + +<p>—Infine l'infermo fu guidato al letto e vigilato con una amorevolezza +senza esempio. Eppure non gli avevano dimandato ancora nè del nome, nè +della condizione, nè d'onde venisse.</p> + +<p>—La carità, figliuoli miei, è cieca.</p> + +<p>—E più spesso sorda! dice l'arcivescovo sorridendo. L'abate prosegue:</p> + +<p>—La malattia di Goccelino intanto volgeva al peggio, ed egli stesso +credeva di aver contratta la peste in Oriente. Però non nudriva alcuna +speranza di vita. Un giorno che più grave sentiva avvicinarsi l'ora +fatale, risolve scrivere a suo padre ed a suo suocero onde dimandare +loro perdono. Così fa, e le lettere partono per due vassalli che il +barone spicca.</p> + +<p>Suo suocero lo aveva da lungo tempo perdonato—chè anzi non aveva mai +concepita veramente collera contro di lui, perchè anch'egli credeva +Bertradina colpevole, e braccheggiava dietro a Cuno, dentro Roma +sicuro e despota, per vendicare la seduzione della figlia. Bonizone, +giunto alla sua ora finale, agonizzava. Aveva presso di sè chiamato +Cuno, onde non passare al cospetto di Dio così sconfortato e deserto +di ambo i figliuoli. Cuno si era recato per dare al padre la +benedizione dei moribondi. La pietosa lettera di Goccelino arriva, li +commove entrambi. Bonizone lo benedice e spira.</p> + +<p>—E la ragazza? dimanda la principessa di Salerno.</p> + +<p>—La ragazza di Bertradina fu salva da Bonizone. Questi però non volle +tenerla presso di sè, sia che anch'egli credesse colpevole Cuno, sia +che gli premesse allontanare ogni memoria del vituperio. Aveva quindi +chiuso in un forzierino d'ebano il libro di ore di Bertradina, vi +aveva aggiunto una lettera d'invio della bambina, fatta da pubblico +tabellione di Soano, e l'aveva mandata a Cuno a Roma, per mezzo di un +pellegrino che si recava a Nostra Signora da Loreto e che aveva tolta +la missione di portarla. La fanciulla però non vi giunse e corse voce +che quel romeo l'uccidesse al colmo di mezzanotte, e del grasso +fecesse prezioso unguento pel male di luna.</p> + +<p>—Oh! lo scellerato! sclama la principessa.</p> + +<p>—E ve n'han tanti! dice l'abate. Cuno rese dunque gli ultimi ufficii +a suo padre, e si accinse a viaggio per le Calabrie, onde, se fosse a +tempo ancora, rinconciliarsi con l'illuso fratello, o ringraziare il +barone Giselberto e sua figlia della carità cristiana largheggiata al +pellegrino. I vassalli del barone gli tennero da guida.</p> + +<p>—E rivide il fratello?</p> + +<p>—Sì. Goccelino non era morto; chè anzi, mercè le amorevolezze di +Alberada e le mediche cognizioni di lei, riacquistava la salute e di +giorno in giorno volgeva alla convalescenza. Il barone non meno della +figliuola gli prodigò cure. Ma come lo vide mettersi sul meglio, lo +lasciò intero alla sapiente carità di Alberada, ed intese tutto alle +cacce ed ai banchetti cui e' grandemente amava.</p> + +<p>—Il resto si prevede, dice Baccelardo,</p> + +<p>—Ahimè, troppo, continua l'abate. La giovinetta passava lunghe ore al +governo dell'infermo, il quale, cominciandosi a riavere, raccontava +maravigliose storie di terra santa, e la pietosa iliade dei suoi +viaggi. Bella, ingenua, vereconda, lo ascoltava quella fanciulla, e +sovente versava lagrime di pietà. Dio la benedica. Dio conforti lunghi +anni quella pia, che io ebbi ventura conoscere ai suoi giorni felici! +Ah! non mai resterò dal piangere l'involontario male che io le feci.</p> + +<p>—Era dessa bella? domanda la principessa.</p> + +<p>—Ah, madonna, figuratevi che brillava come la stella del mattino. +Toccava appena la più fresca giovinezza, e nell'aria infantile del +sembiante le traspariva tale immaculato candore che inspirava nel +tempo stesso confidenza e venerazione religiosa. Ad una statura +vantaggiosa e svelta, talchè un cantore la pareggiò un dì ai cedri del +Libano di Salomone ed alla regina Saba, accoppiava un profilo +purissimo ed una carnagione bianca per modo che le venuzze cerulee del +seno vi si disegnavano sopra pallidamente. Il corruscare dello sguardo +ceruleo splendeva come i fuochi dell'opala, segnatamente quando +guardava alcuno dell'abituale sua benevolenza, lo che le dava qualche +cosa di non terreno, come quelle apparizioni di anime celesti di cui +si racconta nelle leggende, ovvero di quelle fate che proteggono le +difficili avventure di un paladino, come nei circoli della sera +sogliamo udire a narrare dai menestrieri. Non dico nulla poi della +soave melode della voce e della parola cortese che perenne le volava +dalle labbra. Allora io mi convinsi della dottrina del veggente di +Stagira, che l'anima occupa ogni parte del corpo secondo la totalità +della sua perfezione e della sua essenza, non già secondo la totalità +delle sue facoltà.</p> + +<p>—Ser abate, si direbbe per Dio che voi l'amaste, dice il priore.</p> + +<p>—Non sarebbe già la prima testa bianca ed il primo cuore freddo che +ciò abbia fatto, risponde l'abate.</p> + +<p>Tanta bellezza dunque—e nei paesi, e nelle corti di Europa, perdonate +bellissime dame, io nulla mai vidi di somigliante—infiammarono +l'anima di Goccelino. Avrebbe voluto essere imperatore per elevarla +fino a lui! Divisava però, come col fratello si aprì, recarsi alla +corte di Germania, e supplicare Enrico di concedergli tanta parte dei +suoi favori da poterla impalmare. L'avesse pur fatto, chè quella donna +forse lo avrebbe tornato a virtù!</p> + +<p>—Sì, mormora il priore, l'avesse pur fatto.</p> + +<p>—Che può l'uomo, sclama l'abate d'accento commosso, quando Iddio +diversamente divisa? Dio infatti, nei suoi riposti consigli disponeva +diversamente. Ella era già fidanzata a Roberto Guiscardo.</p> + +<p>Cuno giunse al castello. Tenera, effusiva dalla parte di Goccelino fu +la riconciliazione. Cuno lo perdonò. Vide anch'egli intanto la +giovinetta: seppe i pensieri di suo fratello. E fosse stato che Cuno +palpitasse pei giorni di quella fanciulla, con un uomo che tanto +ingiusto e brutale con Bertradina si era addimostrato, fosse stato +pietà di quella vergine pura, la quale, avvegnachè con solenne +promessa già fidanzata, sembrava sorbire lenta seduzione da Goccelino, +fosse stato infine che quel cuore di ferro anch'e' una volta si +schiudesse a teneri affetti, e per la prima fiata sentisse dolce moto; +certo, Cuno cominciò a colloquire più spesso con la fanciulla, e le +raccontava storie d'incauti affetti, e la teneva lungi da Goccelino +con parole scaltre.</p> + +<p>—Ser abate, gli dice Alberada sotto voce all'orecchio, rammentatevi +che siete per isvelare la confessione di un uomo terribile.</p> + +<p>—E chi lo dimenticherebbe? risponde l'abate segnandosi della croce. +Indi continua:</p> + +<p>—Goccelino si avvide di quelle pratiche e qualche sospetto gli si +andava insinuando nell'animo. Si era levato già di letto, ed in parte +aveva racquistate le forze.</p> + +<p>Una sera che costui, addossato ad un davanzale di finestra contemplava +malinconico tramonto, di sopra la sua testa, tra il merlato di una +torricella, Cuno ed Alberada favellavano. Le loro parole non si +udivano distinte, nè le pronunziavano tutte sul medesimo tuono. Ma +Goccelino ne udì tanto che l'anima si senti lacerare e rivivere nei +feroci affetti. Cuno, per compiutamente salvarla da suo fratello, +raccontava alla fanciulla normanna la storia di Bertradina. Goccelino +non proferì motto. La sera si addimostrò anzi lieto più del consueto e +più facondo; al fratello, che immaginava già cotto di quella donzella, +disse mille cose amorevoli. La notte però, mentre Cuno dormiva, egli +cerca della stanza di lui, e con sorriso feroce e diabolica voluttà +gli fa sulla persona tale oltraggio che fa inorridire e che mi è legge +per pudore celare. Nel castello intanto si parlò solamente di +pericoloso colpo di pugnale.</p> + +<p>—Mio Dio! mormora Alberada sommessa.</p> + +<p>—Indi scende alle scuderie, continua l'abate e simulando ordine +premuroso del barone, si fa aprire le porte del castello e fugge in +Germania—dove l'imperatore lo accoglie con ogni amorevolezza, e gli +tiene la parola datagli a Parma.</p> + +<p>Il povero Ildebrando intanto......</p> + +<p>—Ildebrando? sclamarono Gisulfo ed altri parecchi della mensa; gli è +dunque di lui e di suo fratello Guiberto, qui con noi, che racconta la +vostra leggenda, ser abate? Non ci eravamo dunque apposti nel +sospetto.</p> + +<p>—No, baroni, scompigliato balbetta l'abate. Poi, rimettendosi, +soggiunge: io aveva altrove fisa la mente, e quel nome mi volò dalle +labbra scioperatamente. Non è di lui che io favello, non è di lui. +Altri sventurati volle Iddio provare coi fatti che io sono stato +costretto a narrare.</p> + +<p>—Bene sta, ser abate, bene sta, freddamente dice Gisulfo; andate +innanzi, perchè noi sappiamo oggimai distinguere l'astore dall'airone.</p> + +<p>E l'abate tutto rosso e mortificato proseguì:</p> + +<p>—Il povero Cuno intanto dal sonno cadde nello svenimento. E per fermo +di emorragia sarebbe morto, se al maestro delle scuderie non nasceva +tardo dubbio di verificare, se veramente il barone avesse data quella +notturna commissione al favorito palmiere. Il maestro delle scuderie, +vecchio torpido e credulo, va su all'appartamento del barone e lo fa +risvegliare. Giselberto forte s'indigna della soverchieria che si +pensa fatta per trappolargli un cavallo, e manda a vedere alla camera +dell'altro fratello. Allo spettacolo miserando si commuove ognuno. +Tutto il castello si caccia sossopra, si mette in opera ogni +sollecitudine per aiutare il disgraziato. Cuno in effetti rinviene, e +domanda di Goccelino. Gli narrano della fuga di lui. Egli allora col +residuo di forze che rimanevangli, si rizza sul letto e di voce +vacillante susurra:</p> + +<p>—Ascoltami Iddio, ascoltatemi Gesù Cristo, e vergine Maria, ascoltate +tutti, santi del cielo, angeli ed arcangeli, troni e dominazioni, il +sacramento che io fo. Se di questa ferita non muoio, possano le mie +ossa non avere quiete nel sepolcro, possa mancarmi il cibo alla fame, +l'acqua alla sete, il sonno alle pupille, possano i demonii +impossessarsi dell'anima mia e straziarla di rimorsi e di paure finchè +vivo, e col fuoco eterno dopo la morte, se non mi vendico di mio +fratello—fossimo entrambi a morire sul medesimo letto, fossimo +entrambi a comunicarci al medesimo altare—giuro di non perdonargli +mai, mai, mai!</p> + +<p>—Mai! sclama fra sè Alberada colpita, mio Dio! che si richiede dunque +da me?</p> + +<p>—Baroni, ecco la storia che io contai a Melfi, soggiunse l'abate di +Cluny, Cuno non morì. Roberto Guiscardo subito dopo sposò Alberada. +Innocente come era ed angosciata per doversi separare dal padre, la +santa fanciulla quasi invita lo seguitò all'altare. Questa memoria, +udendo il mio racconto, allucina Roberto, che appone ad amore per +altrui il pietoso stato dell'animo di colei, la quale avrebbe tolto +anzi morire che dipartirsi dal padre suo. Alberada fu ripudiata. +Decidete or voi, monsignore, se la verità noi favellammo.</p> + +<p>—Vi domando perdono, ser abate, risponde Gisulfo, se vi aspreggiai di +parole, ed a voi altresì, priore di Lacedonia. Roberto agì da +forsennato. Alberada era innocente.</p> + +<p>E sì dicendo il principe Gisulfo porgeva una mano all'abate, un'altra +al priore, e si alzava dalla mensa. I suoi ospiti lo seguivano. Allora +a lui si para innanzi l'arcivescovo di Salerno, Alfano, e dice:</p> + +<p>—Ed a me, monsignore, a me non dimandate voi perdono dell'avermi +detto mentitore?</p> + +<p>—A voi, messer arcivescovo, che ardiste dare del pazzo a nostra +sorella, fiero risponde Gisulfo, a voi non solo non dimandiamo scusa, +ma aggiungiamo che siete uno scimunito ubriaco.</p> + +<p>Alfano a quelle brutali parole corrusca negli sguardi, e portando la +mano al fianco, dove soleva tenere il pugnale, fa due passi verso il +principe. Poi tutto ad un tratto ristà e dice:</p> + +<p>—A domani, principe Gisulfo.</p> + +<p>La principessa intanto dimandava:</p> + +<p>—E Cuno ha perdonato il fratel suo, messer abate?</p> + +<p>A questa domanda Ugone sembra interdetto. Ei resta un momento a +riflettere, poi risponde:</p> + +<p>—L'ha perdonato.</p> + +<p>—Mai! mai! sclama Alberada fra sè, uscendo dalla sala, mio Dio! che +si richiedeva dunque da me!</p> + +<p>Allora sotto l'uscio della stanza il priore le si accosta all'orecchio +e dice:</p> + +<p>—Alberada, deggio favellarti.</p> + +<p>A quella voce ella si scuote: retrocede da prima, poi si accosta, e +presa da subito tremito che le invade tutta la persona, risponde:</p> + +<p>—Non è più tempo, Guiberto, guárdati: fuggi—le terre d'Italia non +sono più per te.</p> + +<p>Le nostre leggitrici han già del pari compreso che Cuno era +Ildebrando, ora Gregorio VII; Goccelino, Guiberto priore di Lacedonia.</p> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page163" name="page163"></a>(p. 163)</span>VIII.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> + Io vinsi al cesto<br> + Il figliuolo d'Enope Clitomede,<br> + Alceo Pleuronio nella lotta, a cui<br> + M'aveva sfidato; superai nel corso<br> + L'agile Ificlo; e nel vibrar dell'asta<br> + Polidoro e Fileo.</p> + +<p class="author"><i>Iliade</i>, XXIII.</p> +</div> + +<p>All'ora di sesta del domattino tutto era in punto pel proposto +sperimento della forza e dell'agilità dei candidati al combattimento +con i campioni normanni. Avevano steccata una lizza nello spianato +della chiesa di San Matteo, che allora si edificava, e sopra cui +davano le finestre delle case circostanti. Da queste, sì la +principessa moglie di Gisulfo che le consorti dei suoi cortigiani +potevan tutto bellamente osservare. Ad una estremità del +parallelogramma avevano levato una tribuna, sulla quale sedevano, come +giudici della tenzone, Ugone abate di Cluny, Guaimaro conte di +Capaccio, Giordano sire del castello di Corneto nel Cilento, +Castelmanno figliuolo del conte Adelferio, e Giovanni figlio di +Ademario <i>il rosso</i>. Essendo tutti longobardi, stupenda vista e' +facevano con le loro lunghe barbe ondeggianti sui petti coverti a +guarnelli di bianco panno di Cipro. All'altra estremità della lizza +aprivasi la porta per introdurre i campioni già radunati in numero di +sette, ed erano, come si segnarono coi segni di croce sur una +pergamena tenuta dal maestro di campo di Gisulfo: Gisulfo principe di +Salerno; Baccelardo il <i>diseredato</i> come veniva addimandato; Alfano +arcivescovo di Salerno; Astolfo figliuolo di Marino Capece di Napoli; +Pietro conte di Atenolfo; un milite chiamato Romualdo, e Laidulfo lo +Zanni. Il quale ultimo si segnò e scomparve dalla tenda, sì che tutti +pensarono non fosse una burla, e col maestro di campo si dolsero aver +ricevuto fra mezzo a loro un cotal satiro. Ma il maestro di campo li +pregò di star cheti, perchè quell'uomo, comunque e' si fosse alcuno di +loro non disonorava.</p> + +<p>L'abate di Cluny celebrò la messa. I campioni l'udirono, giurando +sull'ostia della comunione di non fare per niun modo uso di ciurmerie +e d'invocazioni diaboliche onde vincere la prova. Dopo, l'abate si +recò al suo posto, i campioni alla tenda.</p> + +<p>Innanzi di essersi cimentato alcuno non poteva assistere allo +sperimento dell'altro.</p> + +<p>Ciò stabilito le trombe suonarono e la lizza si aprì.</p> + +<p>Primo ad entrarvi fu il milite chiamato Romualdo. Un compagno di armi +gli recò grosso ferro di cavallo ben compatto, ben chiuso, saldo, non +forato. Romualdo andò dritto a presentarlo ai giudici, perchè +minutamente l'osservassero, poi lo presentò al popolo, fitto e +numeroso, che si addossava allo steccato, recandolo in giro. Egli +aveva le maniche del ghiazzerino di bufalo rimboccate fino al gomito; +portò il ferro sempre alzato in alto perchè di frode non si dubitasse. +E come lo ebbero tutti veduto, Romualdo ritorna presso la bigoncia dei +commissari, e lo lancia iteratamente in alto, facendo che netto +risuonasse al suolo. Poi lo riprende, lo rileva novellamente sulla +testa perchè tutti lo rivedessero intero, lo abbranca tra ambo le +mani, ed in due secondi senza sforzo, senza alterare il colore del +viso, come avesse rotta una ciambella, in due lo spezza, giusto nel +mezzo, ed ai giudici presenta i due pezzi, con lo stesso garbo, con la +stessa celerità che avrebbe messa un cerretano a fare scomparire due +bossoli.</p> + +<p>—Bravo! bravo! grida la plebe: ed i giudici stessi lodarono sì la sua +forza che la sua destrezza.</p> + +<p>Romualdo si appoggia delle spalle allo steccato ed aspetta.</p> + +<p>Un araldo d'armi allora annunzia Pietro conte di Atenolfo, ed Astolfo +figliuolo di Marino Capece di Napoli. Nel sorteggio erano dessi usciti +dopo il milite. Entrarono in fatti i due signori accompagnati dagli +scudieri che recavano le spade e le mazze di acciaro. Anch'essi si +soggettarono alla cerimonia della visita. E poi gli era ben mestieri +che si fosse misurato il diametro dei manichi delle mazze rispettive; +e si trovò quello della mazza del conte Pietro un pollice e mezzo +circa, due pollici quello del sire di Marigliano Astolfo. Fatto ciò, +si portarono due ceppi nel mezzo dell'arena, sopra i quali ciascuno +collocò la sua mazza. Fu primo il conte Pietro a scagliare il colpo. +Alzò la daga lentamente sulla spalla sinistra, fissò il mezzo del +manico, ed il colpo cadde. La barra di acciaro è recisa quasi che +tutta; ma l'arma si rompe nell'elsa fra le mani del conte, di tal che +si accagionò questo incidente se intera non fu partita.</p> + +<p>Il sire di Marigliano sorride, ed a volta sua alzando la spada, la si +vede corruscare per aria come baleno, la si ode sibilare e piombare +sul manico d'acciaro con la forza di un mangano. Ed una parte della +mazza era caduta da un lato del ceppo, l'altra dall'altro, messa in +due, netta come se fosse stata di neve.</p> + +<p>I giudici applaudiscono al colpo poderoso, e la plebe grida forte: +<i>alleluia, alleluia!</i> quasi avesse voluto adular quel signore. Del che +il conte Pietro adirato manda a dolersi col principe Gisulfo; e questi +ordina che fossero presi trenta di que' sciagurati e frustati, da +poichè e' non erano scesi nell'arena onde sollazzar la marmaglia e +togliere applausi da lei, ma per far generosa prova di chi meglio +avrebbe difesa la patria.</p> + +<p>Il conte Pietro, che si era veduto umiliato da Astolfo, lo sfida alla +lotta. E' si credeva certo di vittoria, perciocchè statura gigantesca +aveva e membra robuste a petto di Astolfo, piccino anzi che no, e +segaligno. Il sire di Marigliano resta un istante titubante alla +sfida. Ma poscia, arrovetando la faccia, per solito pallida, accetta, +e senza pigliare indugi si cava il giubettino, e si colloca in +positura di aspettare l'assalto del nemico. A quell'inatteso +spettacolo i commissari ed il popolo si alzano per meglio osservare. +Ed in fatti il conte Pietro, vestito come si trovava di ferro, si +avventa sopra il sire di Marigliano per ghermirlo dal collo, +sollevarlo da terra, fargli perdere ogni equilibrio. Astolfo, al primo +assalto, sfugge il pericolo avvinchiandosi alle braccia di lui e lotta +di polsi onde ridurlo ad indietreggiare. Ma il conte sta fermo. Anzi +gli restituisce tal urto, che il meschino va a cader supino due passi +lontano. La sconfitta di Astolfo però è avvertita appena, tanto +sollecitamente risorge dal terreno e in piedi si mostra a fronte al +conte. Questi, confortato dal primo pegno di vittoria, ritorna per +aggavignarlo dal collo. E vi riesce, e lo solleva circa otto pollici +dal terreno. Astolfo allora sentitosi a quelle strette, gli si +attorciglia ai fianchi con le braccia, gl'involge le gambe tra le +gambe, e per tal modo lo stringe alla cintola che a poco a poco si +vede il conte Pietro allascare le braccia, la faccia da prima +s'impallidisce, poi colorasi a rosso, poi addiviene paonazza, poi +livida, infine si annerisce come la vôlta di un camino, strabuzza gli +occhi, il sangue gli rompe dalle narici e dalle orecchie, si spezza in +due, e cade resupino con Astolfo sul ventre.</p> + +<p>E questi così fittamente si era attaccato al conte Pietro che le sue +braccia sembravano immedesimate nel corpo di lui. La corazza si era +avvallata sotto la pressione delle braccia, la spina dorsale si era +rotta, il conte Pietro era morto.</p> + +<p>Cotal terribile prova fa restar tutti mutoli: e già si prevedeva che +il sire di Marigliano sarebbe stato il campione per combattere contro +il Normanno. Imperciocchè e' sembrava impossibile potersi dar saggio +di vigoria maggiore dei due che Astolfo ne aveva dati.</p> + +<p>Egli si ritira alla tenda, dove aspettavano gli altri tenitori della +giostra, ed il corpo di Pietro conte di Atenolfo è menato via +dall'arena.</p> + +<p>Gli araldi annunziano Baccelardo duca di Puglia e di Calabria. Perchè +questi siffattamente facevasi chiamare, agognando sempre ricuperare +gli Stati del padre suo Umfredo da Roberto usurpati.</p> + +<p>Entrò nella lizza Baccelardo vestito di gabbano di velluto scarlatto, +avendo in una mano pennoncino dello stesso colore, e dall'altra uno +stocco lungo e sfilato somigliante tutto ad uno spiedo. E subito +appresso a lui vennero quattro scudieri, che menavano grosso toro nero +con la testa bendata, ed un cavallo leardo rotato, svelto, lungo, +vispo, che andava saltarellando dietro al palafreniere come un +levriere. Baccelardo vi salta sopra e comanda agli scudieri di +ritirarsi.</p> + +<p>Egli allora si accosta alla bestia, si piega sul destriero, e con +l'elsa a croce dello stocco le strappa la benda. La luce del sole che +lo colpisce negli occhi fa restare il toro come stordito. Guarda il +popolo imbiettato nello steccato con torvo e lento sguardo, fiuta il +terreno, e con le zampe comincia a gittarselo alla pancia. Baccelardo +prima fa sventolargli innanzi del muso la banderuola rossa, poi lo +punge al fianco con lo stocco. Il toro mugnola ferocemente e non si +muove. Il cavaliere lo torna a tribulare in più parti con punture e +gli fa ripassare avanti agli occhi il rosso pennoncello. Ma anche +questa volta la bestia si contenta di far udire cupo muggito e pestare +dei piedi l'arena.</p> + +<p>—Per l'anima mia! sclama Baccelardo, che torpido codardo animale!</p> + +<p>E di bel nuovo forte lo punzecchia. Allora il toro tutto ad un tratto +dà un salto dal lato dove egli si trovava e gli va sopra. La presta +cavriuola che il giannetto spicca lo sottrae dal colpo cui giusto nel +bel mezzo del petto il corno formidabile aveva diretto. Baccelardo +fugge per lo steccato, sempre agitando la rossa banderuola, ed il toro +lo insegue. Infine questo si ferma e Baccelardo gli torna sopra ad +aizzarlo. E la belva novellamente ad inseguirlo sordamente, +orribilmente muggendo, ed egli a novellamente fuggire. Ma come il +cavaliere si fu accorto da quel muggito sordo e profondo, e dallo +scintillare dell'occhio, arroventato come carbone ardente, che il +parossismo del furore del toro toccava l'apice, e' si ritragge verso +la porta, dove stavano già presti gli scudieri, con le lance arrestate +per difendersi, e di un salto scendendo di cavallo lo consegna loro. +Quest'operazione fu l'affare di un minuto. Pure il toro, che all'altra +estremità della lizza lo puntava, incontanente gli corre addosso e si +trovarono l'uno a fronte dell'altro. Baccelardo adesso non solamente +non si ritrae, ma gitta lo stocco da un lato. Il selvaggio animale lo +fulmina prima di uno sguardo, indi piega la testa per menargli +terribile cornata. E di questa certo fuor fuori lo avrebbe passato e +slanciato a morir lontano sulle teste degli spettatori, se egli non si +trovava lesto a profittar di quella sfavorevole positura. Salta da un +lato, afferra il toro di una mano per un corno, sì che lo costringe a +ritorcere la testa, dall'altra per la coda irrequieta. Orribili ad +udirsi furono i mugghi della belva così disquilibrata e resa inabile +ad usar di sue forze. Perciocchè, chiunque una volta ha veduto una +<i>Corrida de toros</i> sa, come a tutto disadatto sia questo in quella +situazione, e quali erano <i>las cositas</i> che Pacquito Montes soleva +fare per <i>las sinoritas</i> di Andalusia, ed io gliele vidi fare. +Infrattanto sforzi spaventevoli metteva la fiera onde raddrizzare il +capo, e palleggiarsi sulle corna l'ardito giovane; costui però, +puntando, soda ed inchiodata la teneva, e di un occhio feroce dominava +ed affascinava il sanguigno suo sguardo. Baccelardo allora descrive un +mezzo giro, costringe il toro, sempre in quella attitudine, a +seguirlo, lo trascina per l'arena fino innanzi alla tribuna dei +commissari. E come si è colà, mentre della mancina se lo teneva la +testa sommessa, con la destra gli scarica in un baleno fra le due +corna cotal pugno con la manopola di ferro, che l'animale dà in un +grido feroce ed a terra stramazza. Baccelardo tira quindi il pugnale, +sottile come uno spillo, e fra le due corna glielo caccia.</p> + +<p>Tutti allora gridano: al miracolo, al miracolo; è uno stregone!! E le +donne segnatamente cominciavano a far delle croci a furia e +sclamavano: ecco il diavolo: <i>Iesus Maria!</i> vedete là il diavolo.</p> + +<p>In effetti, elleno non avevano torto. Dappoichè sull'impalcata che +copriva la tribuna dei commissarii, tutto ad un tratto si vede rizzare +un essere singolare, fino allora rimastovi accosciato. Colui aveva +piuttosto l'aspetto di satiro che di uomo. Della persona era basso, +scarno. I patimenti, e forse il digiuno, avevano consumato di sopra le +sue ossa ogni adipe, ogni succo inutile. Però egli era altresì restato +asciutto ed ossuto per modo, che i suoi tendini ed i suoi muscoli gli +si disegnavano sotto la pelle abbronzata, come in certi s. Bartolomei +che sogliono fare i pittori, per istomachevole e truce edificazione +dei fedeli. Il collo aveva toruto; la mano lunga, stecchita, +grandissima. Della faccia poi non distinguevasi gran cosa. Non aveva +che un dito di fronte e le livide labbra scoverte di pelo, tutto il di +più era irsuto di setolacce rossigne, folte e lunghe, che scomposte +gli piovevano sul petto—non escluso il naso piccino alzato della +punta verso la fronte. La quale fronte, bassa e stretta, circondava a +guisa di zona bianca, lenticolata, la testa piatta e schiacciata come +quella dei Samoiedi. In una parola, incarnava colui la figura di quel +pittore, il quale rimproverò il Caracci di non saper dipingere +animali, ed in animale dal Caracci fu ritratto, come nel museo +napolitano si può vedere.</p> + +<p>Solo spiccatamente risaltavano in quel deforme capo due occhi +turchini, che vibranti e lucidi, quasi due fiaccole nel fondo di buia +caverna, rutilavano nell'orbita; poi i denti bianchissimi che +guarnivano una bocca, la quale fendeva la testa orizzontalmente in due +parti disuguali. Perocchè, tutto al rovescio degli altri uomini, +costui aveva corta altrettanto la metà del volto dalla bocca alla +fronte che lunga dalla bocca al mento.</p> + +<p>Ei vestiva un giubbetto di cuoio di bufalo bollito, dall'attrito +raspato il pelo, dall'orgia e dall'incuria maculato in guisa da +sembrare screziato come il manto della tigre. Poi un paio di brache, +anche di cuoio di bufalo rattoppate di fresco a pelle di capra non +rasa dei peli. Alla cintura non portava arma, tranne il pugnale.</p> + +<p>Costui era Laidulfo lo Zanni.</p> + +<p>Laidulfo aveva veduto il prodigioso colpo di Baccelardo, ed il toro +atterrato. E' si lascia scorrere, della testa in giù, lungo uno +staggio che serviva da pilastro alla tribuna, e come un gatto salta +nello steccato. Ognuno pensò che, se colui non fosse davvero il +diavolo, non poteva mancar di essere per fermo una belva che si +avventava alla bestia uccisa per divorarla. Imperciocchè Laidulfo in +due salti è sul toro, ed afferratolo dai piedi, con gioia feroce +comincia a trascinarlo per la lizza. E' lo trasse fin presso la porta +di rincontro ai giudici. Dove essendo giunto, con ambo le mani apprese +ai piedi di dietro, sale sul parapetto di difesa che circondava il +recinto, solleva di terra la smisurata bestia, e principia a +dondolarla, a guisa di campana, a dritta ed a mancina. Indi mette uno +sforzo spropositato e la scaglia parecchi passi lontano da lui. Ciò +fatto dà novellamente un salto grottesco nell'arena, si slancia sulle +palizzate dall'altro lato, e dispare in un momento, come un momento +solo era durato l'apparizione e l'opera sua.</p> + +<p>E la plebe che lo aveva riconosciuto e che per un suo eguale +simpatizzava, rompe ogni riguardo e grida bravo, <i>alleluia!</i> Questo è +il campione che si voleva, viva Laidulfo il pazzo, Laidulfo il +buffone!</p> + +<p>L'araldo interrompe le clamorose ovazioni, ed annunzia monsignor +Alfano arcivescovo di Salerno ed il principe Gisulfo.</p> + +<p>I nostri lettori si ricorderanno senza dubbio con quali parole la sera +dell'orgia si separassero questi due signori, e come l'arcivescovo, +poeta famigerato ai tempi suoi e in seguito, fusse stato offeso +bestialmente dal principe. Non appena quindi un pochino di raggio +dell'alba si mise nella camera di Alfano, che tutta la notte, malgrado +il vino non aveva potuto chiuder pupilla, chiama a sè il suo maestro +di palazzo e manda a pregare Baccelardo si volesse compiacere a lui +venire. Al che, come Baccelardo ebbe obbedito, Alfano lo supplica di +recarsi incontanente in nome di lui, arcivescovo di Salerno, a sfidare +il principe per quella mattina, a primo transito o a tutta oltranza, +secondo a lui fosse gradito. Baccelardo gli fece da prima gravi +osservazioni. Però il prelato essendosi mostrato duro, gli fu giuoco +forza portarsi ad intimare la sfida. E Gisulfo, che uomo di cuore era, +l'accetta senza punto esitare, e decisero che si sarebbero battuti +quella mane stessa, nello steccato della prova.</p> + +<p>Infatti montati ambedue sopra superbi cavalli e coverti di piastra e +di maglia entrano nella lizza. I loro scudieri portavano lance e +rotelle. I preliminari dell'abbattimento non furono lunghi. Convengono +subito che si sarebbero battuti fino che l'uno non fosse morto, o non +avesse dimandato mercè. Si situano quindi l'uno di rincontro +all'altro, avvegnachè lo steccato non fosse interamente atto a quella +pugna, perchè corto, e mettono in resta le lance dopo aversi attaccato +al collo gli scudi. Il maestro del campo fa suonare la tromba, e l'uno +sull'altro si rovescia. La prima corsa di lancia è fatale al principe: +perocchè la sua scivola sull'elmo di acciaro dell'arcivescovo, il +quale piegandosi, la schiva, e si va a piantar nel terreno. L'asta di +costui poi si rompe sul petto del principe dopo avergli forata la +rotella e la corazza, attraversata la maglia, e sfiorato alquanto le +costole. Gisulfo resta saldo sul cavallo: animosamente si tira dal +petto il mozzicone, e riprende la lancia che il suo scudiero gli +presenta. Novella lancia è data altresì ad Alfano, ed ai loro posti +ricollocansi. La seconda corsa è pure a disvantaggio di Gisulfo: +dappoichè egli fracassa l'asta sua sullo scudo dell'arcivescovo; +questi lo colpisce di tal poderosa maniera sulla corona principesca, +sormontante la celata, che rotte le gorgiere, lo fa percuotere delle +spalle sulla groppa del cavallo, e spiccar sangue dalle narici.</p> + +<p>Il principe di Salerno sbuffava di modo orrendo così due volte +umiliato dall'offeso prelato. Si riprendono novelle lance, e si +situano per cominciar la terza corsa. Questa fiata però la fortuna è +diversa. L'asta dell'arcivescovo lambe il collo del principe, +sguizzando sulla polita spalliera, e va a ficcarsi nell'estremo della +groppa al cavallo; quella di Gisulfo passa Alfano da parte a parte dal +petto, lo ribocca, spezza le cinghie della sella, gli fa perder le +staffe, e sollevandolo di peso così infilzato, trascorre l'arena, +trascinato dal cavallo furioso per la ferita, e va a gittarlo sotto la +bigoncia dei commissarii.</p> + +<p>Un grido di applausi fragoroso sbocca quasi involontario da ogni +banda. Gli spettatori giudicano unanimemente doversi a lui la palma +della vittoria.</p> + +<p>Il misero arcivescovo intanto mormora le prime parole di quei versi +memorabili di Orazio: <i>Quo pius Eneas</i>, e muore—muore quale aveva +vissuto, valoroso cavaliere più che costumato ecclesiastico, fedele +fino all'ultimo respiro alla poesia, ad Orazio, al centenario Falerno, +che avevan formato la sua delizia invece della Bibbia.</p> + +<p>Allora i giudici si riuniscono per decidere a cui spettasse l'onore +della pugna del domani contro il normanno campione. E primo il sire +del castello di Corneto si volge all'abate di Cluny per dimandargli +del suo parere. Ma l'abate, che si trovava sotto il dominio del suo +incubo sin dall'aprirsi della lotta, fraintende, e risponde:</p> + +<p>—Il mio parere è che si seppellisca codesto arcivescovo, il quale è +morto da gagliardo dopo aver vissuto da epicureo. Ed egli è ben +mestieri che sappiate non intendere io per epicureo i settatori di +quella dottrina severa che stabiliva il filosofo di Samo, di cui +l'eloquente ed imaginoso Lucrezio sclamava: <i>Deus ille fuit, qui +princeps vitæ rationem invenit eam quæ nunc appellatur sapientia</i>; ma +quella sozza ed invereconda dottrina che professarono di poi i +discepoli suoi, e che Orazio, Petronio e Marziale cantarono, e che la +Chiesa condannò per canonizzare la sapienza del divino Aristotile. Ed +avvegnachè i precetti sublimi dello Stagirita sembrassero talora +eterodossi, perchè come il fulmine nasconde la sua luce nelle nuvole, +quel filosofo nasconde la sua sapienza tra le tenebre della parola; +non pertanto i santi Padri della Chiesa han convenuto, che niuna +dottrina meglio si addice alla santità dell'evangelo, i cui proseliti, +al dire di s. Giovan Crisostomo, son chiamati <i>fedeli, affinchè +mediante il disprezzo del ragionamento umano, alla grandezza della +fede si elevassero</i>. Io sovente ho meditate queste sante parole, e +della predestinata incomprensibilità di Aristotile mi son persuaso. +Pure non resterò mai dall'indagare cosa mai quell'onnipossente +intelletto intendesse con l'<i>entelechia</i> e l'<i>univocazione +dell'essere</i>. Conciossiachè quel principio impalpabile, incorporeo, +etereo non ho saputo giammai conciliare come mai possa essere <i>essenza +della forma</i>, ed il <i>constituente dei corpi da cui ricevono +organizzazione</i>. Da poichè se è canone di logica che <i>dat nemo quod +non habet</i>.....</p> + +<p>E molto Ugone avrebbe seguitato a dire. Ma gli altri quattro +commissarii, che vanamente avevano aspettato cavare un construtto da +questa cantafera, e che fosse infine venuto ad una conchiusione sul +fatto del campione, si tediano, e lasciandolo lì a predicare, si +tirano da un lato per giudicare la bisogna fra di loro. In effetti, +dopo alquanto di squittinio, e' decisero che:</p> + +<p>« Al principe Gisulfo sarebbe toccato l'onore del combattimento per la +città di Salerno e le terre dipendenti dal principato, come quegli che +nella nobile lutta ogni altro aveva superato in vigore. Però essendo +stato egli ferito, ancorchè lievemente, ed essendo la pugna di +gravissimo peso, il suo posto si destinava al cavalier Baccelardo, il +quale non meno ardito e forte si era addimostrato.</p> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page179" name="page179"></a>(p. 179)</span>IX.</h3> + + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> + Voi imbottate come pevere:<br> + <span class="add1em">I' vo bevere ancor mi.</span></p> + +<p class="author"><span class="smcap">Poliziano</span>—<i>Orfeo</i>.</p> +</div> + +<p>La sentenza dei commissari, come che per tutte le considerazioni con +lui fosse giusta, al principe Gisulfo non talentò. E' si riputava non +solamente dei suoi dritti defraudato, ma insultato nell'onore, col +dare importanza a ferita per sè stessa di niuno momento, e che in +certo modo gli ottenebrava la pienezza della vittoria sopra +l'arcivescovo. Inoltre, egli definiva la prodigiosa forza di +Baccelardo meglio come bravo requisito di pugillatore, che come +valentia di cavaliere. Di più, un sospetto lo tribolava per allontanar +costui dal combattimento. Vale a dire, che essendo Baccelardo +normanno, avrebbe e' forse potuto non dimenticarlo intieramente, +quella gente vivendo sollecitissima della sua nazione, ed accordatosi +innanzi di qualche verso con Roberto, lasciarsi vincere allora, salvo +poi a riscattarsi l'onore della vittoria alcuni dì dopo. Infine +Gisulfo considerava che la sarebbe stata un'onta alla nazione +longobarda il non aver saputo mettere in piede un guerriero ad +osteggiare un normanno. E queste ed altre moltissime riflessioni, tra +generose e villane, andava facendo Gisulfo nel corso della giornata, e +pensava come distruggere la fatale sentenza, la quale, a vero dire, +non era stata proprio equa, avendo dimenticato affatto Astolfo, che +forse meglio di ogni altro si era condotto, e dichiarato Gisulfo il +più vigoroso tra i candidati. Ma, sia come vuolsi, avevano giudicato +così, e non potevasi da quello recedere, come da tutti i giudizi che +hanno spesso più inviolabilità che senno. Gisulfo vi pensò sopra tutto +il giorno; si chiuse a consiglio con alquanti dei suoi più intimi e +fedeli longobardi, si propose, si discusse, si confutò, si mise a +scrutinio. Infine, si appigliarono a partito fatale, per non dire +vituperoso.</p> + +<p>Era una bella sera di luglio, una di quelle superbe sere italiane che +han formato mai sempre il delirio dei poeti e la disperazione dei +pittori. Iddio, che le ha destinate gelosamente per questo popolo, +tanto maltrattato dagli uomini, non patisce che l'opera suprema della +sua mano venga sfigurata dall'arte. Non vi era luna; ma più miriadi di +stelle ingemmavano la vôlta azzurra, e producevano quel voluttuoso +barlume cui s'imita nelle camere delle odalische attenuando la luce +coi veli. Dalla marina spirava aura deliziosa, tutta pregna ancora dei +baci degli aranceti di Sorrento.</p> + +<p>Tutti dormivano. Solamente Alberada, nella cui mente si erano fitte +come chiodi le fatali parole del giuramento d'Ildebrando, non poteva +pigliar sonno. Ella si vedeva quel fantasima dinnante. Se lo vedeva +prima, come al castello del padre suo l'aveva osservato, pallido, +cupo, negli occhi riarsi, a giurare che giammai avrebbe perdonato al +fratel suo, giammai! Poi se lo rammentava come nelle camere della +Tomba di Adriano si era a lei presentato, febbricitante, ardenti gli +sguardi, convulso nel volto, che dava a lei commessa di condurgli quel +fratello, perchè con lui bramava riconciliarsi. E quell'uomo era +Ildebrando! quell'Ildebrando, Gregorio VII, il severo, l'inesorabile +pontefice, quegli che come globo di fuoco si levò nel suo secolo per +purificare o incendiare. Ella dunque ora passeggiava pensierosa per la +stanza, ora si fermava avanti la finestra spalancata e guardava. Non +guardava il cielo Alberada. Nel cielo aveva una volta messa la sua +confidenza e si era rassegnata. Ella guardava la terra. Guardava il +placido mare che con un mormorio simile al favellare di giovanette che +dei loro amanti si raccontano, venivasi a rompere alla riva. Guardava +le galee amalfitane, che a traverso di tanti perigli si recavano a +pigliare le tele dalla Persia, le sete dall'India, i profumi +dall'Arabia, ed ora, come masse brune, si cullavano negligentemente +nella perfida rada, solo animate dal fievole lumicino, che a guisa di +stella caduta, rischiara il passo lento del timoniere che non può +pigliar sonno. Guardava quei tranquilli accampamenti normanni, in +mezzo ai quali aveva passata sorrisa giovinezza, ombreggiata dalla +targa paventata di suo padre, allietata dal suo amore. E sotto quelle +tende ora riposava tanta parte dell'anima sua, tutta la storia del suo +cuore—Guiscardo, il priore, Boemondo! Guardava infine Alberada quella +città che, colpita dal languore dell'agonia, non dava più voce, non +accennava moto; quella città che era stata culla alla donna fatale per +cui tutto aveva perduto, e quel castello, in cui, come il cuore nel +corpo umano, si avvertiva ancora estremo battito di vita.</p> + +<p>Ed in fatti un rumor sordo e confuso, maggiore del consueto, per la +rocca si udiva—un rumore di voci molte che favellano sommesso, di +armi che si urtano. Eran forse le scolte che si mutavano. Così pensò +da prima Alberada e proseguì nel corso delle sue malinconiche +meditazioni. Ma ecco che il rumor cresce più, si odono voci più +distinte; ed affacciandosi alla finestra, vede come tante fantasime +bianche che al castello si raccolgono. Un pensiero le sorge, un +pensier molesto che scaccia via come ingiusto. Non di manco apre la +porta della sua camera, e strisciando lungo buio corridoio, al cui +fondo si apriva una finestra che dava sul cortile del castello, a +quella si affaccia. Allora non dubita più di nulla. Queta queta, come +era venuta, ritorna indietro, ed invece di entrare nella sua, entra +nella camera dell'abate di Cluny, così dolce e quatta che costui non +si sveglia, perchè anche dormendo sognava di Aristotile come donna +innamorata del ganzo. Ella, tolto dallo scrittoio di lui un pezzo di +pergamena ed il calamaio, esce. Rientrata nella sua camera scrive +affrettatamente alcune righe, poi ripiega il foglio che ripone sul +petto, e scende nella corte.</p> + +<p>L'affollarsi della gente che andava e veniva, l'allestirsi di cavalli, +il sordo trambusto, e la confusione per dare e ricevere ordini non +fece avvertire il nero spettro che, rasentando di volo le oscure +pareti, scivola fuori le porte e si avvia per la città.</p> + +<p>Alberada discese con pena l'aspra roccia alla cui vetta sorgeva il +castello, ai cui piedi starnazzava la città. Per non perder tempo a +seguire i serpeggiamenti della strada consueta, ella si cala dritto +carponi per la scoscesa, e presto si trova tra le buie e tortuose +viuzze di Salerno, dalle quali con gran pena si può distrigare, e +giungere fino presso alle mura.</p> + +<p>Fiduciosi nella tregua stabilita, i Longobardi guardavano i baluardi +con oscitanza. Imperciocchè Alberada, che sopra vi ascende, trova le +sentinelle riunite intendere a berlingare anzi che a star vigili nei +loro posti. Avevano appoggiate alle bertesche le labarde e gli archi, +e giuocando alla zarra vuotavano fiaschetti alla ricuperazione della +pace ed alla tolta dell'assedio. Alberada si accosta ad un gruppo di +questi disattenti, e loro dice:</p> + +<p>—Buona guardia, bravi soldati. Si passano le ore di pace +allegramente: non è così?</p> + +<p>—Venga, padre, venga con noi a bere un gocciolo. Non vorrà certo +ricusarsi a buoni figliuoli che sanno godere nella tregua, e menar le +mani nelle barruffe in onore di Dio ed in vantaggio dei loro borselli.</p> + +<p>—Vi ringrazio, buone lance. Io son venuto a pigliar l'aria per +sgomberarmi di un disgraziato mal di capo che mi tormenta; non vorrei +riattizzarlo col vino.</p> + +<p>—Baie, padre riverendo! Il vino è quel diavolo, che, entrato in casa, +caccia via tutti gli altri. Non si dia molestia perciò, e lo creda a +me che non ho usato mai di altro rimedio in mia vita fuori di questo.</p> + +<p>—Beverò dunque una sorsata, non fosse che per farvi piacere, risponde +Alberada, a patto però che accettiate una minuzia per vuotarne un +fiaschetto di Procida; ma di quel che morde l'ugola e sganghera le +ganasce con l'aiuto di Dio.</p> + +<p>—Per santa Cunigonda!.... perdono, padre! non vi faremo dolente +perciò. Ma berlo adesso che dobbiamo fare la guardia.... eh! quel +dannato di vino azzanna, ed il minor pericolo che potremmo correre e' +sarebbe di capitombolare dalle mura laggiù fra quei beccastecchi +normanni.</p> + +<p>—Se tutto il dubbio resta qui, bevete pur lieti e dormite, chè +veglierò io; perchè il fresco del mare sento che va alleviandomi lo +spasimo.</p> + +<p>—Che ne pensi tu, Raspacalici, eh?</p> + +<p>—Io penso che una coppa di vino rifiutata è una porta di paradiso +chiusa. E tu, Strangolafrati?</p> + +<p>—Senti, Raspacalici, ti ho detto che non voglio esser chiamato più +così, e te lo ripeto l'ultima fiata: perchè te lo giuro pel mio santo +battesimo, che un'altra volta ti manderò la parola nella gola con una +pugnalata. Mi pare che non parli latino io. Or dunque, accettiamo i +soldi del padre ed applichiamo l'ubbriacatura pel bene dell'anima sua.</p> + +<p>—E tu, mastro coniglio, non saresti dello stesso avviso?</p> + +<p>—<i>Dominus vobiscum!</i> io mi son confessato ieri mattina!</p> + +<p>—Dunque?</p> + +<p>—Dunque... quando si trattasse di non dispiacervi, mi ubbriacherò con +voi—salvo poi a dirmi i sette salmi penitenziali.—<i>Credo in unum +Deum!</i></p> + +<p>E mastro coniglio cantava come i preti a messa.</p> + +<p>—Insomma pare che siamo proprio tutti di un avviso?</p> + +<p>—Io no, risponde un compagno, perchè ho promesso a Ziga di andarle a +far visita questa notte, dopo la guardia. Vi cedo perciò la parte mia, +e ritorno al mio posto.</p> + +<p>—<i>Dies irae!</i> sclama mastro coniglio, e tu fai di codeste visite, +Randolfo?</p> + +<p>—Non cominciarmi a tribolare con prediche, figliuol di una vacca, che +ti spezzo il cranio con questa chiaverina. Io intendo di condurmi a +mio modo.</p> + +<p>—Basta basta, risponde il soldato che la faceva da caporione, to, +mastro coniglio, questi sono i soldi del riverendo padre; recati +dall'ostiere qui presso, gittagli a terra la porta se non vuole +aprire, e comprane altrettanto prosciutto, vino di Procida ed +acquarzente. Bada però a non dimenticar parte dei quattrini nel fondo +della tua scarsella.</p> + +<p>—Rubacristi! e la mia onestà? ti ho già detto, parmi, che m'era +confessato ieri mattina.—</p> + +<p>—Ragione per cui più ti ricordo di non fare il <i>quare me repulisti</i>.</p> + +<p>—Va e corri presto, sai! perchè non ci resta che un'ora buona. E voi, +riverendo padre, se non volete farci compagnia, toglietevi la pena di +vigilare i nostri posti. Passeggiate tra lo spazio da porta Marina a +porta d'Eboli, e se udrete rumore laggiù, negli accampamenti, o +vedrete gente che si appressasse alle mura; insomma se crederete +scorgere cosa che potesse darvi sospetto chiamateci, perchè verremo +noi ad osservare di che domine trattisi. Già non ci è paura, perchè +abbiamo tregua per tre dì; ma la cautela è cautela, e noi non siam +soldati per niente.</p> + +<p>—Lascino fare a me, buone lance, e banchettino tranquilli. Mi diano +solo una labarda, un arco, che so io—potrebbe sempre giovarmi a +qualche cosa.</p> + +<p>—Servitevi là a piacere, riverendo: vi troverete ogni bene di Dio.</p> + +<p>Alberada stacca dalla parete un arco ed alcuni verrettoni, e parte +dicendo loro:</p> + +<p>—Buona notte, figliuoli.</p> + +<p>—Buona notte, rispondono i soldati, e ricominciano da capo i loro +giuochi.</p> + +<p>Non passò guari, ed innanzi ad una sentinella normanna cadeva un +verrettone, nelle cui ale andava innestata una pergamena.</p> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page188" name="page188"></a>(p. 188)</span>X.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> + Passavan cheti e taciturni avanti<br> + Senza ronde scontrar nè sentinelle;<br> + Quando cessaro all'improvviso i canti,<br> + E i gridi e gli urli andar fino alle stelle</p> + +<p class="author"><span class="smcap">Tassoni</span>, <i>La Secchia rapita</i>, IV.</p> +</div> + +<p>I soldati longobardi, che lungi dal custodire le mura si deliziavano a +bevere a isonne, furono avvisati da Alberada del rumore crescente che +udivasi per la città. E non appena questa si allontanò per ritirarsi +alla rocca, che un centurione capitò loro addosso e li garrì +acerbamente dell'insubordinato condursi, ordinando che stessero in +punto sotto le armi, perchè questo era il comandamento di monsignore +Gisulfo. Nello stesso tempo e' videro calar giù dalla rocca grossa +mano di soldati, con bianca <i>camescia</i> su per la corazza, conducendosi +a redina i cavalli, e ragunarsi presso le porte uno stuolo, che dava +sul migliaio, di uomini d'armi dello stesso modo divisati. Indi +un'altra folla di arcadori, che a mano a mano si attelavano sui +baluardi, allogandosi ad ogni merlo e ad ogni bertesca, guarnendo le +torri delle porte e tutto lo spianato dei bastioni. Quei poveri +soldati ubbriachi, che noi abbiam veduto nel capitolo precedente, +guardavano allampanati, non comprendendo qual demonio volesse +significare tutto quell'apparato ostile, mentre la tregua spirava il +poi domani. Ma il loro stupore non fu lungo. Imperciocchè, non passò +guari, e videro comparire il principe Gisulfo in persona, alla testa +di un cinquecento cavalli ed un buon migliaio di fantiglia. Egli +ordinò: che senza rumor fare si aprissero le porte; che i soldati di +guardia vigilassero attenti, e che, nel caso ei fossero inseguiti da +quei di fuori, le richiudessero loro alle spalle, appena stessero +novellamente riparati tutti dentro; che quei delle mura travagliassero +dei mangani e delle frecciate i Normanni, i quali benissimo da loro +distinguevansi, perchè non vestiti di bianco; e che il resto dei +cittadini e dei militari si tenessero pronti a spalleggiarli, in caso +che dimandassero aiuto. Date queste disposizioni, la porta Marina e la +porta di Eboli si aprono e Gisulfo col seguito esce.</p> + +<p>Traditorescamente, e contro il sacramento della tregua, questo +principe cercava sorprendere con un'<i>incamiciata</i> i Normanni, tra per +decidere così guerra terribile, tra per distogliere il duello. Il +perverso disegno gli tornò fatale. Perocchè non appena tutta la sua +gente ebbe oltrepassate le porte, che da quegli accampamenti, fino +allora sembrati stanza a gente neghittosamente addormentata, sbucano +fuori a guisa di demoni i Normanni.</p> + +<p>La faccenda era proceduta di questo modo. Come Alberada mandò nel +campo, per lo mezzo del verrettone, la novella che i Longobardi +preparavano una sorpresa, quella pergamena da un giovanetto, per +ordine del padre lì collocato ad addestrarsi in tutti i travagli della +milizia, fu recata a Roberto Guiscardo. Il giovanetto era Boemondo. +Roberto senza prendere indugi fa svegliare le sue truppe tenda per +tenda con cautela e silenzio; ordina loro tenersi presti a seguire +monsignor di Bovino: vestissero le armi quetamente e solleciti, e del +ventre per terra restassero ad orecchiare dinnante la tenda. Indi fa +svegliare la sua quadriglia di Calabresi, ai quali comanda di +seguirlo, strisciando di pancia al suolo, fin sotto le mura; ed +un'ultima parte di gente affida al priore. Formava così il piano: di +cacciarsi egli nella città a portarvi la morte e lo scompiglio, come +che i Longobardi ne fossero usciti, trovando aperte le porte, +sgangherarle a colpi di mazza se chiuse: il priore Guiberto tenergli +dietro, sia per aiutarlo sia per proteggerne la ritirata: monsignor di +Bovino dare addosso alla gente di Gisulfo. Questi ordini, questo +disegno di attacco furono l'opera di un momento, e compieronsi con +eguale sollecitudine e silenzio, stando le truppe ben distribuite +nelle tende e da quelle protette dalla scoverta delle vedette +longobarde.</p> + +<p>Uscito quindi Gisulfo fuori le porte, e disposte le colonne delle sue +truppe per procedere riuniti e con ordine, tutto ad un tratto ode dal +campo, quasi vicino alle sue orecchie, uno squillo di tromba, ed a +quel suono si vede rizzato innanzi, ai fianchi, e dietro un esercito +come se fosse sbucato di sotterra. Roberto senza nulla incaricarsi di +lui entra nella città, per le porte lasciate aperte, e vi precipita +con tanto impeto e sollecitudine, e così prestamente se ne +impadronisce, che i soldati longobardi di guardia hanno appena tempo +di distinguere non essere i loro tornati indietro perchè scoperti dal +nemico, ma Guiscardo in persona con quei suoi demonii di Calabresi. E +subitamente dopo a Roberto entra il priore che si era alzato di fianco +a Gisulfo. Guiberto non s'impaccia di scaricarsi sui Longobardi, +credendoli assai bene affidati all'ospitalità apostolica del vescovo +di Bovino. Penetrato anch'e' nelle mura, chè ormai le porte tenevano i +Normanni, comincia a distendersi sui baluardi, sgozzando le guardie e +precipitandole nei fossi, ed occupa le bastie, in guisa che, in minor +tempo che noi non ne abbiamo posto a raccontarlo, le fortificazioni di +Salerno cadono in mano a' nemici.</p> + +<p>Il principe Gisulfo intanto, vistosi così di repente circondato +dall'esercito nemico, e vistoselo in gran parte sgomberare d'attorno +quasi fuoco fatuo, comprende di leggeri di che si tratta. Laonde, +invece di avventarsi addosso alle masnade di monsignor di Bovino, che, +le picche appoggiate al petto, stavan lì per riceverlo, pensa a +rientrare nella città, finchè ne aveva ancor tempo. Infatti ordina ai +suoi di voltare le spalle e seguirlo.</p> + +<p>Io non vi dirò quale accoglienza preparasse loro Roberto di fronte, e +come il vescovo e gli altri condottieri li carezzassero alle spalle. +Fu fatto dei Longobardi macello da destar pietà, talchè non uno dello +sciagurato seguito del principe rimase vivo. Ma Gisulfo ebbe ventura +scampare, perchè quei di Salerno, al rumore ed alle grida svegliati, +presero anch'essi la pugna e cominciarono a travagliare i Normanni, e +perchè sua sorella, la quale come ogni altro soldato si batteva, lo +coverse del suo pavese. Sfuggì quindi alla strage, e solo, affranto, +ebbe campo appena di andarsi a chiudere nel castello e farne serrare +le porte. Il vescovo di Bovino poi, essendo anch'egli venuto dentro in +città con l'alba che spuntava, si riaccende per ogni straduzza, per +ogni chiassuolo accanito badalucco, non volendo quei di Salerno ceder +senza fare almeno gli ultimi sforzi. Li animava Baccelardo. Questi, +restato nel castello a dormire, della perfidia di Gisulfo nulla +sospettando, al trambusto si era svegliato. Comprende tutto in un +baleno. Accoglie perciò gli avanzi del presidio del castello ed +alquante milizie cittadine, e si apre varco sino alle porte, dove +Roberto faceva aspro scempio di Longobardi e Salernitani. Là giunto, +lo riconosce, lo chiama a nome, gli si scaglia sopra come demonio. +Terribile, cieca è la lutta che fra loro s'ingaggia.</p> + +<p>—Vengo a domandarti il mio guanto, gridava Baccelardo, gli è tempo +omai che me lo renda, usurpatore de' Stati miei.</p> + +<p>—Il tuo guanto è qui, appeso all'elsa della mia spada; prendilo, +sclamava Roberto.</p> + +<p>E cotal botta gli menava là, dove l'epa discende all'inguine, che, se +di peggior tempra la panciera si fosse trovata, lo avrebbe passato da +parte a parte.</p> + +<p>E di rimando Baccelardo gli misurava una stoccata.</p> + +<p>Roberto è ferito alla coscia e vacilla. Accorgendosi Baccelardo di +averlo colpito e di poterlo finire più facilmente, l'incalza di +maggiore vigoria. Però Sigelgaita, che d'appresso a Roberto pugnava +unitamente a Boemondo—comechè di soli quindici anni—avvedutasi +parimenti del colpo del marito, grida, ed ambo correndo in aiuto di +lui, mentre fin allora non avevano fatto che guardargli le spalle, +stringono siffattamente Baccelardo, che l'obbligano a retrocedere +maggiormente perchè era omai restato solo. Allora questo sventurato +principe non vede altro riparo per sè che fuggire da una città caduta +in mano del suo più crudele nemico. Mette fischio acuto, e in un +instante si sente comparire alle spalle il cavallo. Vi monta sopra +senza toccar staffa, si caccia per tortuosi oscuri vicoli, finchè non +giunge a porta di Ronca, che sola rimaneva ancora in potere dei +cittadini, se la fa aprire, si lancia su per quegli aridi greppi, e +scompare.</p> + +<p>La città di Salerno già padroneggiavano i Normanni.</p> + +<p>Si rivolsero quindi alla rocca, nella quale si teneva chiuso Gisulfo. +Questo principe aveva combattuto con ferocia, e si era ritirato in +quell'ultimo baluardo, credendo potere opporre estrema resistenza col +presidio che si trovava lì dentro, o almeno capitolare dignitosamente. +Indicibile fu perciò la sua disperazione quando udì che il presidio +aveva menato via Baccelardo onde andare ad affrontare i Normanni +laggiù nella città. Il tradimento da lui progettato gli tornava fatale +anche per questo verso. Bestemmia, si dispera; però non gli resta +meglio che implorare la pietà del vincitore. Laonde manda i due legati +a supplicare Roberto affinchè volesse, se non altro, accordare la +libertà sì a lui che alla sua famiglia, e lasciar loro la vita, perchè +si sarebbero resi sul momento.</p> + +<p>Alberada e l'abate vennero al padiglione di Roberto. Questi si era +fatto condurre negli accampamenti per medicare la ferita. Giunto nel +vestibolo della tenda, l'abate si volge ad Alberada e le dice:</p> + +<p>—Madonna, vi ricordo ch'egli è omai tempo di mandare a compimento le +commissioni che la beatitudine di papa Gregorio vi dava.</p> + +<p>Ed Alberada a lui:</p> + +<p>—Messer abate, la beatitudine di papa Gregorio è un infame. +Ildebrando mi tendeva laccio codardo, che Iddio nella sua immensa +misericordia ebbe pietà di farmi alfine comprendere, e cavarmi dal +precipitar nel delitto. Questo sappiatevi, messer abate, e non cercate +di penetrar oltre in tanto scellerato viluppo.</p> + +<p>Ugone sospira nè dice altro. Dopo di che Alberada si tira il +capperuccio fino agli occhi, ed entrano nella tenda.</p> + +<p>Trovarono Roberto attorniato dai suoi fedeli, da parecchi conti e +baroni, da Sigelgaita e da Boemondo che avevano assistito alla +medicazione della profonda ma non pericolosa piaga. Come il duca li +vide, comprese subito di che si trattasse. Per lo che, dirigendosi +generosamente a sua moglie, le ordina:</p> + +<p>—Madonna, vogliate avere la cortesia di dare udienza ai messi di +vostro fratello, che certo di qualche cosa manda a noi a +raccomandarsi.</p> + +<p>Sigelgaita allora si rivolge ai legati e sclama:</p> + +<p>—Favellate, messeri, chè la volontà di nostro fratello sarà fatta.</p> + +<p>—Egli non vi sarà di molta molestia, madonna, risponde tristamente +l'abate. Lo sventurato principe Gisulfo promette cedere la rocca, dove +che a lui si conceda la vita e la libertà, unitamente ai membri della +sua famiglia.</p> + +<p>—E non altro? dimanda Sigelgaita.</p> + +<p>—Non altro, madonna, conoscendo egli il suo torto, e come duramente +col duca Roberto si sia comportato. Vogliate perciò usargli cortesia +di non negargli così tenue grazia, in mercè del castello che consente +di aprirvi senza colpo ferire.</p> + +<p>—Il suo piacere sarà fatto, riprende Sigelgaita. E perchè il rendere +la casa dei padri suoi gli torni men aspro, io medesima mi reco a +pigliarne possedimento.</p> + +<p>—Delicata idea! sclama l'abate, e basterebbe essa sola, madonna, se +vi mancassero le grazie ed il valore, per allogarvi fra le più nobili +dame d'Italia.</p> + +<p>Sigelgaita esce, e l'abate, dopo alquanto di silenzio, rivoltosi a +Roberto dimanda:</p> + +<p>—Non vorreste, monsignore, accordarmi adesso l'onore di favellarvi +breve tratto in segreto?</p> + +<p>—Sì bene, risponde Roberto; traetevi altrove, signori—e tu altresì, +Boemondo, col molto riverendo padre che accompagna l'abate.</p> + +<p>Boemondo ed Alberada si ritirano allora in uno scompartimento della +tenda, attiguo a quello dove Ugone e Roberto dovevano favellare—e non +saprei dirvi quanto Alberada ne fosse contenta. Dappoichè, quivi +giunta, si gitta indietro il cappuccio di un tratto, e toltosi in +grembo Boemondo, prende a coprirlo di baci e di lagrime gridando, +affogata dai singhiozzi:</p> + +<p>—Io sono tua madre, Boemondo, io sono la sfortunata Alberada.</p> + +<h3><span class="pagenum"><a id="page198" name="page198"></a>(p. 198)</span>XI.</h3> + +<div class="entete"> +<p class="poem20"> + S'avons perdu et je et vous assez<br> + Amis et drus et parens et privez.</p> + +<p class="authorsc">Guillaume au Courb-nez.</p> +</div> + +<p>Quel ribocco di amore però non fu di lunga durata. Alcune parole +dell'abate, che parlava di Guiberto, colpiscono le loro orecchie. +L'infelice donna si arresta a mezzo ai baci, taglia nette le parole di +lungo amore compresso e le non mai sazie carezze, ed i non mai +inebriati sguardi, e sta più attentamente ad ascoltare. Qual dubbio +v'era? Il mercato era fatto, il patto di sangue era conchiuso. Il papa +dava a Guiscardo investitura del principato di Salerno e del ducato di +Amalfi, e Guiscardo al papa un uomo—l'abborrito, il paventato priore +di Lacedonia! Laonde andasse egli, abate di Cluny, a chiamarlo a nome +di Roberto alle tende, perchè quivi avrebbe questi di alcuna maniera +provocate liti con lui, e tiratolo del ciuffo ad atto di violenza +qualsiasi. Allora, gridando che il priore tentava assassinarlo, così +inchiodato al letto come trovavasi, i suoi fedeli Calabresi sarebbero +accorsi, lo avrebbero fatto prigione, e senza fallo, senza obbrobrio, +si saria mandato al papa in olocausto.</p> + +<p>A tale scellerato accordo Alberada abbrividìsce e lo stesso Boemondo +si sente ardere di sdegno. Questo giovanetto si era trovato così fra +le braccia di sua madre senza aspettarselo, senza esservi preparato di +alcuna maniera. Fanciullo di appena tre anni, una mattina, nel più bel +mezzo di lieto banchetto, aveva sentito avventarsela al collo per +coprirlo di baci, poscia non l'aveva più veduta, e gli avevano anche +inibito parlar di lei. Ma quei baci, quell'aspetto in cui qualche cosa +d'inusitato favellava, non gli si era tolto più dalla mente. Anzi, a +misura che cresceva negli anni e di quella scena si rammentava, ovvero +alcun pietoso gli raccontava dei torti di suo padre e delle sventure +della madre sua, quei baci sentiva ancora più affettuosi e disperati +penetrargli fino al cuore, di quell'aspetto s'inebriava. In guisa che +bastarono appena le prime carezze, le prime parole di Alberada per +tutto tornargli alla mente, per vedere incarnata la visione di tante +notti, ed i pensieri dell'ore meste in che l'obbligavano di fare la +guardia al campo. Si precipitò fra le braccia di quella donna con +ebrietà, con delirio, e le carezze ed i baci le restituì non meno +ardenti ed affettuosi. Maggiormente poi che, ad onta degli anni e +delle sofferenze, il volto di Alberada poco erasi mutato.</p> + +<p>Alberada aveva di quei sembianti infantili i quali lieve e tardi +risentono l'ala del tempo.</p> + +<p>Quante cose non si avevano dessi a domandare, quante parole a +ripetere, quante storie a raccontarsi, e sfoghi, e compiacenze, e +tenerezze, e baci ed altri baci ancora, e non mai saziarsi di quella +santa inenarrabile voluttà? Le parole di Roberto e dell'abate furono +lo scongiuro che ruppe tutti gl'incanti, ogni delirio +agghiacciò—nell'anima di Alberada, perchè si sentiva colpire +nell'uomo che, dopo Guiscardo, amò più e che la riamava ardentemente; +in quella di Boemondo, perchè il vituperato patteggiare di suo padre +l'oltraggiava. In guisa che, quando udirono partito l'abate per +consumare il tradimento e tirare nella trappola Guiberto, ambedue, +senza affatto comunicarsi i pensieri, un medesimo sentimento inspirò. +Usciti da un altro lato del padiglione, verso la rocca si avviano, +sperando trovar quivi il barone di Lacedonia.</p> + +<p>In effetti vi giunsero contemporaneamente all'abate di Cluny, quando +il misero Gisulfo, che in lui vedeva spegnersi l'ultima facella della +dominazione longobarda in Italia, usciva dal castello de' padri suoi +con la desolata sua famiglia, nudo, la testa china, senza sapere dove +la sera avrebbe riposato il capo, senza speranza di una crosta di pane +pel domani.</p> + +<p>Così ignotamente passava il dominio di una forte nazione sopra le +contrade d'Italia. E quel che peggio era, non passava per andare a +dormire nel sepolcro il sonno dell'oblio, ma per trascinarsi di +castello in castello, di terra in terra, di porta in porta, accattando +un frusto di compassione, e non trovando che disprezzo. Imperciocchè +la miseria del debole commuove, l'abbiezione del forte rallegra, ed +eccita al dileggiamento. E nel punto stesso che Gisulfo, accompagnato +da sua sorella, nobilmente rassegnato e mutolo usciva, il priore +Guiberto allogava agli spaldi guardie normanne, a nome di Guiscardo, e +del castello prendeva possesso. Allora l'abate di Cluny gli si +presenta e dice con voce peritosa e tremante:</p> + +<p>—Messere, vogliate avere la cortesia di seguirmi alle tende del duca, +perocchè egli, quivi trattenuto dalla ferita come sapete, ha gravi e +pressanti comandi a darvi in ordine alla città.</p> + +<p>—Sì bene, ser legato, vengo tosto. Però in avvenire non prendete +sbaglio sulle parole. Io non ricevo comandi da chicchessia, fuori +dell'imperatore, ed a Guiscardo sono alleato non vassallo.</p> + +<p>—Vi dimando perdono allora, messer barone, se profferii motto che mal +vi tornasse gradito. Non vorrei però che ciò fosse cagione del vostro +non arrendervi ai desideri del duca Roberto che ha premuroso bisogno +di voi.</p> + +<p>—Vi ho detto che vengo sul fatto, risponde il priore.</p> + +<p>E sì dicendo in compagnia dell'abate si avviava per discendere agli +accampamenti.</p> + +<p>Allora Alberada si presenta loro, e gittandosi dietro il cappuccio che +le celava compiutamente il sembiante, al priore favella:</p> + +<p>—Guiberto, non andate con codesto traditóre, perchè la vostra testa, +da recarsi al papa, tra costui e Roberto è stata patteggiata. Fuggite +anzi, fuggite senza indugio.</p> + +<p>—Alberada! sclamano ad un tempo il priore e l'abate.</p> + +<p>Ed ella:</p> + +<p>—Fuggi, Guiberto, fuggi sollecito in nome di Dio! chè da un momento +all'altro non saresti più a tempo. E tu, abate di Cluny, uomo fino ad +ieri senza macchia, vergógnati e péntiti di essere disceso al mestiere +del sicario.</p> + +<p>A queste acerbe parole, Ugone, che sempre era stato buono ed onorato, +si sente commuovere. Il suo fallo gli salta agli occhi spaventevole, +si vede vituperato da tutta Europa, gli sembra udir raccontare il suo +tradimento per tutte le corti, sente strapparsi fino dal sangue +l'epiteto di virtuoso attaccato al suo nome, e conciossiachè anche in +quell'azione condannevole e' fosse stato spinto da pietà per qualcuno, +nell'anima s'intenerisce, nel volto si copre di rossore, e cadendo al +ginocchio di Guiberto sclama:</p> + +<p>—Perdono.</p> + +<p>Quest'atteggiamento, questa sola parola profferita di accento +pietosamente solenne e profondo, tutto rivelano a Guiberto. E leggendo +altresì negli occhi di Alberada l'ansia paurosa che la divorava, e nel +sembiante abbattuto di Boemondo, vergognoso dell'onta del padre suo, +tutta l'urgenza, tutta l'estensione della cosa, alza il pugno armato +della manopola di ferro onde percuotere l'abate sul calvo capo. Poi +tutto ad un tratto ristà, si ferma un istante a guardarlo in quel +supplice atto, stringe la mano a Boemondo, le gote gli bacia, e +voltosi ad Alberada:</p> + +<p>—Partiamo, sclama, Roberto Guiscardo udrà presto notizie di me.</p> + +<p>—Parti tu, fuggi sollecito, Guiberto, risponde Alberada smaniosa; +ricórdati quanto Roberto sia scaltro, Ildebrando terribile—fuggi, ti +raggiungerò.</p> + +<p>—Dove? quando? non saresti ancora tu in pericolo, Alberada?</p> + +<p>—Non pensare di me, che vivo sicura sotto l'egida di legato. Non +arrestarti nei paesi d'Italia, dove il potere del papa e del duca è +illimitato; varca i monti. Ti raggiungerò in Germania. Ma presto, in +nome di Gesù! fuggi presto; potresti essere inseguito.</p> + +<p>Guiberto si getta al collo di Alberada, le dà lungo abbraccio, e +parte.</p> + +<p>Allora l'abate di Cluny le si volge e dice:</p> + +<p>—Che facesti, Alberada! io lo tradiva per te!</p> + +<p>—Vergogna! vergogna, sclama Alberada coprendosi il volto con ambo le +mani. Nel mondo non v'ha dunque più un cuore che ricetti la virtù?</p> + +<p>Ugone resta a considerarla un momento, poi sospirando dimanda:</p> + +<p>—Ed al papa che recherai in risposta, sventurata! che recherai?</p> + +<p>Alberada alza gli occhi al cielo, accenna della mano il suo capo, e +risponde con nobiltà:</p> + +<p>—La testa.</p> + +<p class="p2 center smaller">Fine del primo volume.</p> + +<h2><span class="pagenum"><a id="page205" name="page205"></a>(p. 205)</span>NOTA.</h2> + +<p>Perchè non si credano miracolose le pruove di forza accennate nel +capitolo VIII si ricordino questi fatti storici.</p> + +<p>Azzeddoulat, principe persiano, colle sole braccia stramazzava a terra +un toro, e faceva la caccia ai leoni.</p> + +<p>Babaram, figlio di Iezdegerdo re di Persia, tolse la competutagli +corona fra due leoni affamati, che uccise, disarmato, e sbranò!!</p> + +<p>Bouflers signore di Piccardia, come assicurano Loisel, <i>Memorie del +Beauvese</i>, e La Marlière nelle sue <i>Case Illustri</i>, rompeva con le +dita un ferro di cavallo—da stare su di un piede niuno lo +rimoveva—si alzava sulle braccia un cavallo e lo portava per molta +distanza—con gli stivali alle gambe passava di un salto i più larghi +fossi—uccideva di una sassata i quadrupedi al corso, gli uccelli al +volo—in una corsa di dugento passi avanzava un cavallo di Spagna.</p> + +<p>Cleomede, dall'oracolo disegnato ultimo degli eroi, defraudato del +premio della lotta, ruppe la colonna di una scuola sotto le cui rovine +perirono 60 persone. E qui si ricordi anche Sansone—se i semidei +della Bibbia non sono miti o favole come quelli delle <i>Mille ed una +notte</i>.</p> + +<p>Federico-Augusto I, re di Polonia—Ettore—Ercole—Federico II +elettore di Brandeburg soprannominato <i>dente di ferro</i>, ebbero forza +maravigliosa.</p> + +<p>Firmio, chiamato il <i>Ciclopo</i>, che si fece proclamare imperatore in +Egitto per vendicare Zenobia, si dava a battere i metalli sul petto +come sopra un'incudine.</p> + +<p>Luigi Gonzaga, signore di Sabbioneta nel Mantovano, soprannomato <i>il +Rodomonte</i>, al dir del Guazzo, storico contemporaneo, ogni grosso +ferro di cavallo apriva, e spezzava di una sola scossa una fune grossa +come cinque corde d'arco.</p> + +<p>Il padre di Giacomo Rouxel, de Medavy, conte di Grancey e maresciallo +di Luigi XIII, avendo passato fuor fuori il signore di Frepigny, uomo +d'arme, lo portò in aria tutt'armato qual'era ed infilzato alla sua +spada per più di 4 passi.</p> + +<p>Graziano, padre dell'imperatore Valentiniano I;</p> + +<p>Marco Aurelio—Mario che con un dito fermava una carretta nel massimo +del corso;</p> + +<p>Giovanni Podikove che rompeva in due un ferro di cavallo;</p> + +<p>Andrea Everardo Rauber signore di Petrouel, che rompeva anche un ferro +di cavallo, e che aveva una barba lunga fino a terra e da terra alla +cintura, per sposare una figlia naturale di Massimiliano duellò con +uno spagnuolo a chi mettesse l'altro in un sacco, e ve lo mise;</p> + +<p>Il celebre Giorgio Castriota detto Scandeberg, il quale per la sua +forza invogliò Maometto II a volerne vedere la scimitarra. Giorgio +gliela mandò dicendogli: che si era ben guardato mandargli altresì il +braccio il quale l'adoperava;</p> + +<p>Cervione—Charri—e per ultimo Ugone Tudextisen, di cui parla +Summonte, che, per dar saggio di gagliardia agli ambasciadori greci, +scaricò un colpo di pugno sulla testa di un cavallo, e l'uccise.</p> + +<p>Questi esempi, ed altri numerosissimi, fanno fede che noi non +esagerammo nelle prove che descrivemmo poc'anzi.</p> + +<h2><span class="pagenum"><a id="page209" name="page209"></a>(p. 209)</span>INDICE</h2> + +<div class="toc"> +<p>LIBRO PRIMO.—Il Placito <span class="ralign10">Pag. <a href="#page5">5</a></span></p> +<p>LIBRO SECONDO.—L'incamiciata <span class="ralign10">» <a href="#page68">68</a></span></p> +<p>Nota <span class="ralign10">» <a href="#page205">205</a></span></p> +</div> + +<h3>Note</h3> + +<div class="footnote"> +<p><a id="footnote1" name="footnote1"></a> +<b><a href="#footnotetag1">1</a></b>: Il <i>morgingab</i> era un dono che il marito dava alla moglie dopo + la prima notte delle nozze per averla trovata vergine. Ed era + tanto l'entusiasmo degli uomini di allora per questa verginità, + che le leggi ebbero a metter regola e modi ai loro doni.</p> +</div> + + +<h3>NOTA DI TRASCRIZIONE:</h3> + +<p>Sono state effettuate le seguenti correzioni:</p> + +<ul class="none"> +<li>La giustizia favelli nei {vosti|vostri} cuori,</li> + +<li>E sì dicendo il giovane {proscrittto|proscritto} scendeva</li> + +<li>vi dan dentro e ne fanno poderoso {marcello|macello}.</li> + +<li>—Oh birbi, birbi, birbi! sclama {qualcuuno|qualcuno}.</li> + +<li>il priore le dà forte dell'aspersorio nella {frone|fronte}</li> + +<li>È costretto {tonar|tornar}. Giurollo.</li> + +<li>Io voglio sollevare per un {istate|istante} un velo</li> + +<li>avevo dovuto interdirmi ogni {afetto|affetto} tenero,</li> + +<li>E con tal fatto gran numero di vite sarebbe {ririsparmato|risparmiato}</li> + +<li>altra discussione tra i guerrieri di {Gisulso|Gisulfo} cominciò.</li> + +<li>L'abate sorride e {presegue|prosegue}:</li> + +<li>Ognuno pensò che, se colui non {fossse|fosse} davvero il diavolo,</li> + +<li>che tutta la notte, malgrado {li|il} vino</li> +</ul> + +<p>L'uso delle virgolette per il discorso indiretto è bizzarro e +incostante, e probabilmente mal interpretato dai tipografi. Abbiamo +riprodotto quanto appare nell'originale, nei limiti del possibile.</p> + + + + + + + + +<pre> + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of Il re dei re, by +Ferdinando Petruccelli della Gattina + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE *** + +***** This file should be named 30878-h.htm or 30878-h.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/3/0/8/7/30878/ + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Il re dei re + Convoglio diretto nell'XI secolo (vol. 1) + +Author: Ferdinando Petruccelli della Gattina + + +Release Date: January 6, 2010 [EBook #30878] +Last Updated: December 5, 2013 + +Language: Italian + +Character set encoding: ASCII + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE *** + + + + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + + + + + + + + + BIBLIOTECA NUOVA + + PUBBLICATA DA G. DAELLI + + + + IL RE DEI RE + + + + + Stabil. tip. gia Benietti, diretto da F. Gareffi. + + + + + + IL + + RE DEI RE + + CONVOGLIO DIRETTO + NELL'XI SECOLO + + PER + + F. PETRUCCELLI DELLA GATTINA + + + VOL. I. + + + + MILANO + G. Daelli e C. Editori. + + 1864. + + + + + +LIBRO PRIMO + +IL PLACITO. + + + + + _Per chi ama la storia sbadiglio, come quella + del Guicciardini e del Botta, questo libro e + romanzo._ + + _Per chi ama il romanzo, come quello di Paul + de Kock, di Paul Feval o di Soulie, questo + libro e storia._ + + _A chi si delizia della storia-dramma di + Michelet, della storia in azione di Balzac, di + Vittor Hugo, di Dumas, queste pagine sono + leggere._ + + _Esse sono dei freschi di un secolo di giganti._ + + + + +I. + + Ben m'accorsi ch'egli era del ciel messo, + E volsimi al maestro, e quei fe' segno + Ch'io stessi cheto ed inchinassi ad esso. + Ah! quanto mi parea pien di disdegno! + Giunse alla porta e con una verghetta + L'aperse, che non v'ebbe alcun ritegno. + O cacciata dal ciel gente dispetta, + Comincio egli in sull'orribil soglia, + Ond'esta tracotanza in voi s'alletta? + INF., _canto IX_. + + +La mattina 26 giugno 1070 nella badia di Montecasino era affaccendato +movimento. Frati che ivano e redivano pei chiostri colonnati recando +vasi sacri e ricchi panni di chiesa, scudieri che lustravano usberghi +e giacchi di maglia, palafrenieri attenti al governo di numerosi +cavalli, damigelli che dalle cucine servivano succulenti asciolvere ai +padroni negli assegnati appartamenti, oltre numero molto di vassalli +intenti a servigi diversi dell'abadia, e grossa folla di chierici che +accompagnavano i vescovi. Tutti trovavano alcuna cosa a dire, alcun +comento a fare sulla poverta santa dei frati, ricevendo e comunicando +ordini, ghignazzando, motteggiando. Erano nell'abadia quarantatre +vescovi, e dieci arcivescovi, Sergio duca di Napoli, Gisulfo II +principe di Salerno e i suoi fratelli, Sergio duca di Sorrento, +Riccardo principe di Capua con Giordano suo figlio e Rainulfo suo +fratello, Landolfo principe di Benevento, i conti di Marsi, e +moltissimi tra baroni normanni e longobardi di minor conto, e +valvassori, ed uomini liberi. Infine vi era papa Alessandro II con +codazzo pomposo di laici ed ecclesiastici. L'abate Desiderio aveva +ristaurata la chiesa, ed invitato il papa a consacrarla. Ed onde al +pontefice fosse resa maggiore onoranza, tutt'i sopra detti signori +vennero sollecitati di preghiere molte a recarsi al monistero. Cosi +che corte splendida al di la dei desiderii si ragunava intorno ad +Alessandro, di queste vanita mondane ghiotto; superbo nei modi; +svogliato nel condurre gli affari. + +Ne per vero bisogna ingollarsi che papa Alessandro si togliesse al suo +dolce far niente di Roma solamente per compiacere l'abate. Aveva +sibbene riposto pensiero che in lui tutt'i di teneva desto il suo +cancelliero e consigliere. Al quale pensiero non avrebbe mai potuto +dare altrimenti vigore, e forse vita, se non in occasione tanto +solenne. Che percio, nell'accettare l'invito, destramente all'abate +insinuo di raccogliere a Montecasino quanto piu di vescovi e baroni, +onde i semi della supremazia ecclesiastica sulla laicale, che tre +pontefici avevano di gia principiato a spargere, si propagassero +ancora. Non perche allora si tenessero malcontenti dei progressi di +questa idea, che per tre secoli formo base di dritto pubblico, ma +perche ogni Assuero ha il suo Mardocheo, il quale toglie il sonno alle +vigili pupille, e la veneranza d'altrui neutralizza. Per modo che, +compiute le cerimonie, diversamente la somma delle cose del +mezzogiorno d'Italia il Papa, o il suo cancelliere, disegnava avviare, +e rinsaldire i legami d'investitura per violenza da papa Niccolo II +stabiliti. Aveva quindi benignamente accolto l'invito di Desiderio, e +lasciate le mollezze di Roma. + +A Costantinopoli l'abate aveva fatto fondere le porte di bronzo +storiate, che ancora adesso sono alla chiesa; di Costantinopoli erano +venuti i fabbricatori di musaici, che bellissimi di fiori e figure +ornavano l'abside. I quali artefici, oltre dell'opere, istruirono +altresi taluni dei frati i quali fecero poscia vivere quest'arte in +Italia. Ne altri uomini periti nell'operare l'oro, l'argento, il +ferro, il bronzo, l'avorio, il vetro, il legno, il talco, ed il marmo +trasando convocare di Francia, come altresi di Lamagna, d'Italia tutta +e di Grecia, onde bellissima, e riccamente ornata tornare quella +basilica. Alla cui splendidezza concorsero con donativi di oro e di +ricchi drappi molti principi oltremontani, e quasi tutti i baroni del +regno. Non mica gia perche d'uopo ne avesse l'abadia, potente e +doviziosa a pari delle migliori di Europa, ma perche quel di +Montecasino era pellegrinaggio in voga a quei tempi, ed i nobili +palmieri giammai tornavano alle patrie loro senza largamente pagare il +perdono delle peccata. Sicche maravigliosa a vedere quella mattina +poteva dirsi la chiesa, non solamente perche sfolgorava di lampade +moltissime d'oro e d'argento e delle stoffe piu sontuose che, tessendo +sete per colori diversi e lamine d'oro e ricami di pietre preziose, +allora si usassero; ma perche il corteggio che formavano al papa tanti +vescovi e signori abbarbagliava. Ed abbarbagliava nel pieno senso +della parola, dappoiche i lumi bellamente risplendevano sugli +ghiazzerini lustrati d'acciaio e di argento, e nei pomposi rocchetti +di trine d'oro che adoperavano i vescovi. Il sole poi, che penetrava +per le finestre a vetri colorati, tappezzava le mura ed il lastrico di +marmo d'un profluvio d'iride quasi che tutto fosse incrostato di +pietre preziose. Mazzi di fiori in guastade d'oro ingombravano gli +altari ed impregnavano l'aria di un profumo indefinibile. Gli organi +mandavano fiotti di armonia. + +In mezzo a quell'opulenza soavissima di colori, di luce e di odori, in +mezzo a quella calca rifulgente, pero v'era bene un uomo vestito di +nero, il piu schietto, il piu modesto in apparenza, che da tutti gli +altri si distingueva, e che sembrava, fra tanto sfoggio di ricchezze e +di potenza, come il famoso schiavo che ricordava al trionfatore il _te +hominem esse memento_. Un'apparizione lugubre quell'uomo era quivi, un +essere freddo e severo da cui tutti dovevansi allontanare, che tutti +avevano a tenere in uggia; e pur nullameno l'abate veniva dimenticato, +venivano trascurati principi e duchi, negletto lo stesso Alessandro +II, e gli occhi pendevano da quel semplice frate per istudiarne la +cera abbassata, per leggere un'idea sola nel raro levar di quello +sguardo, per interpretare una sola di quelle rughe che la calva fronte +gli solcavano. Quell'uomo era il cancelliero del papa. + +Verso l'ora di sesta la funzione comincio. Nel silenzio piu profondo, +nell'ordine meglio serbato, assistevano i circostanti, preparandosi +alla comunione ed al riconciliamento coi nemici. Ed e' veramente +pentiti allora, come disposti a rincrudelire negli odii e nelle avanie +il di dopo, rallegravano l'animo del pontefice, il quale la sottile +sua politica vedeva profittare. Egli celebrava la messa; gran coro di +damigelli francesi e di eunuchi romani cantavano, accompagnati dal +suono dei tricordi e degli organi, cui toccavano maestri alemanni, i +piu periti allora in quest'arte. Cosi tirossi innanzi fino +all'evangelo, cantato dall'arcivescovo di Bari. Allora il papa si +assise sopra ricco trono per dar cominciamento al baciamano; perocche +allora la mano solamente al papa si baciava non il piede, come per la +prima volta vilmente pratico Lottario II, il 4 giugno 1133. Sicche +dunque Alessandro fra l'arcivescovo di Bari e quello di Napoli, con in +testa il berretto frigio sormontato dalla corona, che papa Osmida pel +primo uso, ed in dosso magnifica cappa rossa, si prestava a quell'atto +primamente agli arcivescovi poi ai vescovi ed agli abati, per indi +ricevere i secolari. + +Ma sino a costoro la cerimonia non giunge. Da poiche nel mentre +l'abate di Bansi scendeva i due gradini del soglio, ed il principe di +Benevento si appressava per profferire a sua volta quel segno di +divozione al sommo pontefice, un rumore si ode nell'atrio della +chiesa, e ben presto si vede entrare un cavaliere coperto tutto di +acciaro, col morione in testa a buffa calata che, aprendosi ardito +varco fra mezzo a tanti, passa i balaustri, ascende il soglio, e +giunto innanzi ad Alessandro II, sguaina il pugnale cui punta sul +destro cosciale come scettro, e la visiera si alza. + +Stordito all'atto ardimentoso ognuno gli leva sopra lo sguardo. Ed +ebbero a vedere un giovane di poco meno di venti anni, le labbra +appena ombrate da biondi baffi, gli occhi turchini fieri e +scintillanti come quelli di un rettile, la bianca carnagione infoscata +dal sole, accese le gote. In quell'atteggiamento maestoso ed impavido +sembrava l'arcangelo che guarda il soglio di Dio. Egli si compiace un +istante a scorrere lentamente lo sguardo su quell'adunata, poi fissa +con piglio severo il pontefice e dice: + +--Sire papa, tu sei il piu codardo uomo di cristianita. + +Il volto di Alessandro, da bianco addivenuto per paura, arroventa. Nel +tempo stesso cento destre cadono sui manichi dei pugnali, che le spade +avean tutti lasciate fuori la porta, ed il principe di Benevento fa +qualche passo onde istrappare quel temerario di quel sito, e gittarlo +lontano. Ma lo sguardo altero del giovane l'arresta, e, dopo averlo +considerato un istante con aria di freddo disprezzo, si rivolta +novellamente ad Alessandro e soggiunge a voce forte e tranquilla: + +--Si, sire papa, tu sei lo piu vigliacco uomo di cristianita. E voi, +baroni, non vi mostrereste per avventura meno dappochi, se segno +alcuno di veneranza veniste a fare a costui. + +--Se non si tratta che di cio! si udi una voce partir dal gruppo dei +baroni. Il cavaliere si volse da quel lato aspettando il seguito, ma +non udendo piu che un fremito indistinto in mezzo all'assemblea, +continuo: + +--Dio aveva chiamato il papa ad esser capo dei cristiani: in eta piu +avventurosa e' ne fu sempre la voce, il sostegno e l'esempio; ora e' +si fa oltraggiare dai piu imbelli, si fa schernire dai suoi vassalli. +Papa Alessandro II e il trastullo di Roberto Guiscardo e del priore +Guiberto di Lacedonia. + +Tutti aspettavansi grande esplosione dal pontefice, superbo e +puntiglioso uomo, contro colui che gli gittava sul volto cosi mortali +parole; pur nullameno diversamente avvenne. Dappoiche, se Alessandro +II avesse voluto imaginare mezzo piu efficace che al suo intento lo +conducesse, meglio non avrebbe saputo. Anzi guardo in volto il suo +cancelliero, pensando non fosse stato per consiglio di lui che quella +scena quivi avvenisse. Ma vedendo che alfine anche costui radiava di +gioia amara, si rivolge al giovane e calmamente favella: + +--Bene dite, cavaliere, che noi siamo vigliacchi, e che non lo sono +meno questi baroni, i quali, la nostra persona venerando, ci lasciano +insultare da altrui. Essi per vero dimenticarono che Iddio noi +rappresentiamo quaggiu e che ogni vituperio diretto al pontefice Iddio +colpisce sull'eterno suo soglio di zaffiro. + +--Essi non dimenticarono nulla, ser papa " lo interruppe il giovane +" tratto il nobile giuramento che profferirono prendendo il cingolo di +milizia. La religione non si difende piu: la donna vilipesa, l'orfano +spogliato non trova piu braccio generoso che per essi si levi. E sta +bene, baroni; la paura di Guiscardo vi ha infiacchiti nell'anima. Ma +quelle offese, che per altrui oggi non vendicate, da un di all'altro +sopra di voi ancora cadranno, sopra di voi sicuri in boria indolente. + +--Ma, col vostro permesso, santo padre, chi fia codesto temerario che +ci viene a vilipendere di modi cosi villani? " dimanda il principe di +Salerno, traendosi innanzi sino al soglio del papa. + +Il giovane stava per rispondere, Alessandro gli fa cenno della mano e +dice: + +--Chi, messer principe? un inviato del Signore sicuramente. Egli ci ha +chiamati vili perche lasciamo conculcare la santa dignita, di cui noi, +servo dei servi di Dio, fummo investiti. Egli si e apposto. Noi +abbiamo scagliati gli anatemi contro codesto ribelle priore e contro +codesto Guiscardo; abbiamo pianto su i mali della Chiesa ed invocata +la forza laicale. I vigliacchi dunque siete voi, o baroni, che ci +vedete spogliare, ci vedete offendere, e non curate delle nostre +preghiere. Sa Iddio se questa amara parola di codardi noi vi avremmo +mai fatta udire; ma poiche dessa usci di bocca ad un generoso, se la +tolga cui spetta, che noi la nostra missione compimmo fin dove la +carita ci consigliava. + +--Morte al priore, morte a Guiscardo " scoppiarono allora unanimi +quanti erano nella chiesa, infiammati " vendetta, vendetta! + +--Ah! " sclama il giovane sogghignando e rimettendo il pugnale nella +vagina " levate pure la voce, levatela forte, messeri, che Roberto e +lontano, assai lontano per udirvi, il priore troppo immerso fra i +bagordi delle sue concubine. Ma guardatevi bene, baroni, studiate +attentamente di non inchinarli abbastanza umilmente quando essi vi +saranno da presso, che le incaute parole di questa mattina sono +sentenza di morte per vassalli i quali ai loro padroni forfanno. + +--Se questo ragazzo ha il braccio libero come ha lo scilinguagnolo, +eh! eh!--mormora di nuovo una voce dal gruppo dei baroni. + +--Noi non siamo vassalli di chicchessia, arrogante baccelliere " grida +a sua volta il principe di Capua " ne di alcuno temiamo dopo il +Signore. Il duca Roberto Guiscardo, il valvassore di Lacedonia, non ci +oltraggiarono mai direttamente perche noi, con l'aiuto di Dio, +sappiamo bene come le offese si vendicano, e speriamo nell'arcangelo +del Gargano ed in questo barone s. Benedetto di mostrarlo un poco +anche a voi, se pur siete cavaliere. Il solo torto che abbiamo a +rimproverarci d'innanzi a Dio gli e di non aver prestato mano al santo +pontefice nelle sue querele con questi due baroni. Ebbene, per quelle +sante reliquie dunque giuriamo che non saranno passati sei mesi... + +--Col vostro beneplacito, principe " s'interpone Gisulfo " arrestatevi: +non profferite giuramento che forse un giorno vorreste non aver fatto. +Io non difendo il duca Roberto perche mi viene cognato, ne il priore +di Lacedonia perche mi e amico. Ma le nostre leggi ordinano di non +condannare alcuno, che prima non fosse stato citato e giudicato. Io +quindi mi appello a voi, santo padre, di aprire un _placito_, dove le +accuse contro costoro fossero piu formalmente profferte e da loro pari +discusse. Poi, se la sentenza che profferiranno li condannera, io che +adesso per loro campione mi constituisco, io il primo mi adoperero +onde eseguirla. Ho detto, e la parola di un principe valga per voi piu +di quella di codestui, che se non e matto, e bene insolente e merita +castigo. + +--Uhm! meritare l'e uno, darglielo e un altro; ci badi messere, +susurra taluno di mezzo all'adunanza. + +--Ben diceste, nostro amato figliuolo " alquanto acerbo risponde il +pontefice " prudente consiglio fu quello di vostra mercede, e per +avventura assai cauto. Noi dunque apriamo questo placito qui. Lo +presedera per noi il nostro cancelliero; i giudici saranno questi +baroni; gli accusatori, gli offesi non pochi che qui si trovano per +farci riverenza. La giustizia favelli nei vostri cuori, vi illumini +Iddio. Ricordatevi pero che i torti degli uomini si possono obliare e +perdonare talvolta, ma quelli della Chiesa non mai, perche contro di +lei _portae inferi non prevalebunt_. A domani. + +--A domani " replica il principe di Capua ritirandosi " e riposate pure +tranquillo, santo padre, che il vostro dolore ci si scolpisce nel +cuore. Ricominciate le cerimonie. + +--Aspettate " interrompe il giovane facendo cenno al papa di sedere " Il +principe Gisulfo da uomo prudente si dichiaro campione del marito di +sua sorella e dell'audace priore: il principe Riccardo, da bravo +cristiano, si arresto in mezzo ad uno spavaldo di giuramento, che in +cuore suo sapeva non poter compire giammai: i duchi di Sorrento e di +Napoli, assorti nelle beate visioni dei loro feudi incantati, pensano +a tutelarvisi dentro come le lumache nel guscio: il principe di +Benevento medita la morte di languore, in cui, unitamente al suo +Stato, si consuma: vescovi ed arcivescovi ardono di ritornare agli +ozii voluttuosi dei loro castelli ed ordinare cacce e processioni onde +viver lieti e tranquilli. Ma voi, ser papa, uditemi bene, voi direte +al vostro monsignor Gesu Cristo, che fra qualche minuto chiamerete +nell'ostia, voi gli direte che avete udito giurare a Baccelardo, duca +di Puglia, spogliato dei suoi Stati dal suo zio Roberto Guiscardo, che +allora e' perdonera a costui, quando quelle sante reliquie di Macario +e di Benedetto prenderanno di nuovo forma umana, e diranno: Dio non e! +Dio non e! Voi, sire papa e baroni, siatemi testimoni del giuramento +che ho fatto. + +E si dicendo il giovane proscritto scendeva dal soglio del pontefice, +attraversava la chiesa con la medesima maesta con cui era entrato, +montava a cavallo e partiva dal monistero. E quei signori, lungi dal +fare onta alcuna al diseredato, lo compiansero e molti gli giurarono +protezione. Il cancelliero di Alessandro dal suo primo apparire gli +aveva fissato addosso l'immobile sguardo, quasi avesse voluto ben bene +comprenderlo; poi aveva abbassato il capo, ne piu fatto atto che il +suo pensamento rivelasse, ne detto motto. + + + + +II + + MAF. Madame, je suis Maffio Orsini frere du + Duc de Gravina que vos sbires ont etrangle + la nuit pendant qu'il dormait. + + IEP. Madame, je suis Ieppo Liveretto neveu de + Liverotto Vitelli, que vous avez fait poignarder + dans les caves du Vatican. + + OLOF. Madame, je m'appelle Oloferno Vitellozzo + neveu de Iago d'Appiani, que vous avez + empoisonne dans une fete apres lui avoir + traitreusement derobe sa bonne citadelle + seigneurial de Piombino. + + DON APOS. Madame, vous avez mis a mort sur + l'echafaud Don Francisco Gazzella....... + Je suis Don Apostolo Gazzella. + + Hugo. _Lucrece Borgia_. + + +Il domattina, all'ora di terza, nella vasta sala dove si ragunavano i +monaci a capitolo, tutto era apparecchiato per l'augusto _mallo_, che +il papa, come capo della cristianita, si lusingava poter tenere +egualmente che l'imperatore d'occidente. Tre disposizioni preliminari +il principe Gisulfo aveva creduto provocare dal cancellier-presidente +onde meglio si fosse sicuri della giustizia che nel _placito_ si +sarebbe serbata. + +Primamente, che oltre le dignita ecclesiastiche fino a quella di +priore, ed alle laicali fino a quella di castellano o valvassore, non +si permetteva a chicchessia intervenire all'adunata se non fosse per +particolarmente far atto di accusa o di difesa contro i due +giudicabili; da poiche gli uomini della condizione di Roberto +Guiscardo e del priore barone di Lacedonia dovevano aspettarsi di +essere giudicati da loro pari. + +Secondo, che i membri del _placito_ vi si potessero recare a +piacimento scoverti o imbacuccati nei loro cappucci; onde, sia che +accusassero, sia che difendessero, niuna ragione d'interesse +individuale per odio o benevolenza, e nessun pungolo di tema o di +gloria, l'inspirassero; le quali accuse e difese potevano profferire o +con la voce con le scritte. + +Infine, che ciascheduno metterebbe in un'urna il suo voto, designando +con dado bianco l'assoluzione, con dado nero la condanna, giusta il +codice longobardo in voga anche presso i Normanni. + +Posti questi tre articoli, il giudizio si dispose. Giudizio arbitrario +ed illegale, perche gli _sculdaschi_, ossia i giudici, giudicavano ed +accusavano nel tempo stesso, ed i rei niuno aveva chiamati alla +difesa. Ma perche il principe Gisulfo se ne era costituito campione, +avvegnache il principe non potesse dirsi assai istruito dei fatti, ne +vigoroso del pari nell'intelletto come nel braccio; il papa si +credette autorizzato ad aprir questo _placito_. Egli operava cosi +perche Roberto Guiscardo, ricevuta investitura dei suoi Stati da +Niccolo II si era dichiarato vassallo della Chiesa, in egual modo che +il priore lo era per lo spirituale; perche egli usava del diritto di +difendere gli oppressi contro i potenti, e come capo dei cristiani +chiamare alla ragione i feudatari, che a niuno potere inchinavansi +quando gl'imperatori tanto distavano dalle loro provincie; perche la +grande idea di sottrarre non solo gli ecclesiastici al dominio +laicale, ma questo sottomettere a quello, faceva un passo di piu, +giudicando cosi possenti baroni; perche infine a tal punto lo aveva +tirato dei capelli il suo cancelliere, ed un simulacro di giustizia +appariva nel loro comportarsi. Cosiche non stettero a pensarci sopra +neppur tanto, ed il _placito_ s'intimo. + +A terza dunque, come si e detto, tutti trovavansi pronti nella grande +sala del capitolo. Le porte del monistero si chiusero, onde niuno di +fuori venisse a sturbarli. Innanzi ad un grande tavolo di legno di +quercia sedeva il cancelliero di papa Alessandro, con la testa +scoverta, severo e sereno. Presso di lui stava un'urna per raccogliere +le tessere, il codice longobardo, ed il calamaio con pergamene. A +fianco di lui il principe Gisulfo, scoverto del pari, con una manopola +di ferro innanzi. Negli stalli del capitolo ed in altri seggi +appositamente quivi allogati sedevano gli ecclesiastici ed i baroni. +Alcuni ravviluppati in grandi cappe co' becchetti tirati infino agli +occhi, altri con celate in testa e visiere calate; tal che per sola +congettura alcun di loro si poteva ravvisare. Il lume delle finestre +(a vetro colorato, _et gypso_, talco, come dice Leone Ostiense, +bellamente lavorate), era stato temperato con tendine di seta. Tutto +inspirava solennita luttuosa. + +Quando furono accolti, le porte serraronsi e vi si apposero a guardia +quattro labardieri. Il cancelliere allora si ginocchio per invocare +lumi di giustizia dallo Spirito Santo. Gli altri baroni ne seguirono +l'esempio. Ciascuno prego in segreto per un istante, poi tutti +silenziosi si riassisero ed il cancelliero volgendosi verso uno degli +stalli della destra, con maesta disse: + +--Campione della Chiesa, la parola e a voi. + +E lento lento da uno di que' stalli si alza come un'ombra un uomo +strettamente involto nel mantello e tirasi in mezzo alla sala. +Qualcuno penso che colui fosse l'abate Desiderio in persona, altri il +celebre Amato. Noi propendiamo pel primo. Egli dunque stava per +favellare, allorche gli sorge da canto un cavaliere chiuso nell'elmo e +parla: + +--Con la vostra sopportazione, bel sere, ancora un momento. Le querele +del papa giungeranno a migliore proposito dopo cio che io diro. + +Il campione della Chiesa fa con la testa cenno di assentire, e si +ritragge a sedere. L'altro si alza la vantaglia, si che ognuno ravvisa +Baccelardo, e comincia: + +--Io accenno a cose, baroni, che le vostre signorie gia conoscono. Gli +e pero bene che abbiano la cortesia di rammentarsele. Nel cominciar di +questo secolo, quaranta pellegrini sopra galee amalfitane, tornando di +Terra Santa, approdavano a Salerno nel momento proprio che una +flottiglia di Saraceni appariva nella rada e si cacciava nel porto, +chiedendo forte riscatto. Il principe, per farli desistere dalle +avanie, promette, ed i suoi vassalli comincia a tribolare per +raccogliere la somma. I quaranta palmieri, maravigliati di tanta +obbrobriosa condotta, dimandano armi e cavalli; e nel bel delle +crapole e dell'orgie, in che guazzavano i Saraceni, vi dan dentro e ne +fanno poderoso macello. Il rimanente ottiene appena in ventura risalir +sulle navi e fuggire. Quei palmieri erano normanni. Guaimaro li colma +di doni e di grazie, e li solletica con promesse di onoranze perche +restassero nella sua corte. Coloro pero, caldi di riveder la patria +loro, gli rispondono: " che non potevano rimanere avendo da molti anni +peregrinato, che speravano visitare ancora i santuari di monte Gargano +e di Montecasino, e risalutare i tetti paterni, promettengli l'invio +di altri loro compagni. " + +Il principe, confortato di tali promesse, li accomiata carichi di +molti e bei regali. Quei Normanni giungono alla patria. I concittadini +loro stupefatti de' ricchi presenti, spronati dal racconto de' +splendori del cielo d'Italia, si pongono sotto la condotta di Osmondo +Drengotto, ed uniti fra fratelli e nipoti, in pressoche cento, vengono +in Italia. + +Io non ricordero a voi testimoni, parte, vittime dei Normanni, i loro +fatti, le loro conquiste, coma e quando venissero i primi figli di +Tancredi d'Altavilla, Guglielmo Braccio-di-ferro, Drogone ed Umfredo, +ne quali servigi e' rendessero ai principi longobardi e quali +ricompense ne togliessero, ne come infine, dopo largo pugnare, +occupassero vasto paese, e Guglielmo Braccio-di-ferro fosse scelto a +Matera capo dei Normanni e nominato conte di Puglia.... + +--Sta bene, sta bene, sclama il principe Gisulfo, sappiamo cio, ser +cavaliere; siateci cortese di venire ai vostri propositi. + +--Ci siamo, monsignore, continua Baccelardo. I soldati longobardi +adunque, i Normanni, gl'Italiani, i loro capi, il popolo, la +maestranza, tutti si uniscono, e a suono di timpani e di oricalchi, +levato Guglielmo sopra uno scudo, gli affidano il gonfalone della loro +nuova terra, gli danno l'elmo sormontato da cerchio d'oro e la rotella +insignita della divisa medesima in campo di argento, e lo proclamano +conte di Puglia--riconoscendolo per loro primo condottiero e signore. +Indi recandosi tutti ai dieta a Melfi, si dividono il conquisto. Non +stette guari pero e Guglielmo muore a Venosa. + +--Da scomunicato. + +--Da cristiano e da guerriero, senza rimorsi e senza paura, grida +Baccelardo. Poi continua: + +--I Normanni, accoltisi di nuovo a dieta, eleggono conte suo fratello +Drogone. In quel tomo di tempo vennero gli altri figliuoli di Tancredi +d'Altavilla. Umfredo padre mio, e maggiore tra i figli del secondo +letto di Tancredi, fu creato conte. Roberto, che poscia per sua +scaltrezza e perfidia addimandarono Guiscardo, fu mandato a sostenersi +nella fortezza di San Marco in Calabria. + +--E di chi era quel paese, ser cavaliere, se Dio vi aiuta? domanda una +voce con accento commosso. + +--Di Dio e di chi lo prendeva, riprende Baccelardo, peroche erano +terre occupate da vili, ed i vili non meritano una patria. + +" Enrico III intanto scendeva in Italia tra per assicurarsi la +dipendenza dei Normanni, che conquistavano paese nelle provincie +dell'impero, tra per mettere freno alle ribalderie dei romani +pontefici che tre in una volta regnavano dentro Roma. Composte le cose +dei papi, eleggendone un quarto, Enrico cavalca sopra Capua. Drogone +conte di Puglia e Rainulfo conte di Aversa gli fanno quivi riverenza, +e lo donano di cavalli e danari. In ricambio hanno investitura del +paese conquistato sulle terre imperiali. + +--Quella del papa non bastava dunque loro, domanda balbettando un +membro dell'assemblea. + +--Esse avevan tutte lo stesso valore, risponde Baccelardo. La +investitura vera la tenevano dalle loro spade. Infrattanto i Pugliesi +ribellati uccidevano molti Normanni a tradimento e facevano +assassinare l'istesso conte Drogone dal suo compare Riso, mentre +entrava nella chiesa di Montoglio ad udir messa. Il conte Umfredo, +succeduto a Drogone, assedia e prende Montoglio e fa morire gli +assassini di suo fratello quivi rifugiati. + +--Adesso, ser cavaliere " l'interrompe il campione della Chiesa +" abbiate la cortesia di cedere a me la parola. Questo punto del +racconto vostro gli e bene che fosse rammentato da me. + +--Vi ascolto " risponde Baccelardo e piegando le braccia si asside al +seggio da cui il campione della Chiesa erasi levato. E quegli dice: + +--L'ordine di Umfredo di governare i Pugliesi come roba da rubello fu +troppo appuntino seguito. I beni della Chiesa, da costoro non +rispettati; ed i santuarii violati e messi a ruba, i sacri arredi +addicendo ad usi profani; le persone dei sacerdoti taglieggiate, le +sante reliquie rubate e vendute come buoi tolti ad aldiani; i vassalli +angariati nelle robe e nella vita, augumentati _foderi_ e _livelli_; +gli uomini di condizione libera manomessi; le donne vituperate fino +nei santi asili dei chiostri; in una parola la piu pesante mano che la +guerra potesse aggravare sugl'infedeli, i Normanni calcavano sui +cristiani di Puglia. Onde avvenne che di tante crudelta le citta e le +chiese si mandassero a dolere col papa perche, merce sua, fussero +sollevate. + +--Avrebbero meglio fatto di sollevarsi, sclamava una voce; chiamare un +aiuto gli era chiamare un nuovo padrone. + +--Il papa e padre piu che padrone, continua il campione della Chiesa. +Infatti Leone IX, da quel santo che egli era.... + +--Calate, calate, interrompe una voce, santi di quel conio non vanno +agli altari. + +--Da quel santo che era, insiste il campione, Leone tenne qualche +motto ai principi longobardi. Ma conoscendo questi baroni come i +Normanni fossero ostinati nel proposito, e tenaci nelle loro +risoluzioni, persuasero il papa che senza niente affatto avvilirsi a +pregarli di carita verso i vinti, si volgesse all'imperatore Enrico. + +--Il consiglio era eccellente, dice un membro dell'assemblea, perche +l'imperatore, mal doveva tollerare che nei suoi Stati si andasse +levando gigantesca una dominazione novella, di uomini non mai sazi di +guerre ne mai pieghevoli. + +--Proprio cosi, ser cavaliere, soggiunse il campione. Ond'e che Leone +si reco in Germania, ed Iddio fe' trovar varco alle sue parole nel +cuore di Enrico _il nero_, il quale con settecento gendarmi alemanni +lo rimando in Italia. + +--Cosi, li avesse mandati all'inferno! mormorava taluno; quei +saccomanni vennero a desolare l'Italia. + +--E non furono i soli, replica Baccelardo perche in Italia Leone fece +altre cerne di truppa ed accozzo esercito numeroso, alla cui testa si +mise egli in persona da condottiero. + +--Si; Leone si mise alla loro testa per addolcire i mali della guerra, +continua il campione. Pero, udendo i Normanni di quella tolta di laici +e chierici che il papa loro voltava contro, gli mandano ambasciadori, +simulando pentimento e voglia di soddisfarlo all'intutto. Ma gli +oratori normanni non sanno di tanto mascherarsi da accecare Leone. +Talche il sant'uomo, inasprito dall'insolenza di quei venturieri, che +piccoli della persona e segaligni si davano in volta boriosi per +conquistare il mondo, cavalca su quel di Civitade in Capitanata il 18 +giugno 1053. I Normanni ridotti allo stremo di viveri e disperati per +la troppa disuguaglianza di forze, si trovano costretti accettare +l'abbattimento. + +" Sire Iddio " sclama allora un cavaliere " giuro ammazzarti di mia mano +dugento Saraceni, se ci dai di mandare al diavolo questi bricconi di +papalini ". + +--E l'uomo che cosi giurava, soggiunge Baccelardo, era Roberto +Guiscardo. E gli altri a loro volta giurarono: + +" Regina Maria di Lacedonia, facciamo voto di darti tante messe nel tuo +priorato, quanti di questi mariuoli del papa ognuno di noi uccidera ". + +--Gli e proprio cosi, ser cavaliere, " disse, continuando, il campione +della Chiesa. " Il conte Umfredo comandava i Normanni. Papa Leone +celebra la messa nel mezzo dei suoi alloggiamenti, da una grossa +benedizione alla sua truppa, e la schiera nella pianura, separata dai +Normanni per non difficile colle. Questi lo accolgono primi. Ed a vero +dire forse la pugna si sarebbe risoluta per quei della Chiesa, se quel +dannato di Guiscardo non avesse fatto suonare le trombe, e non si +fosse precipitato sugli Svevi con truppa fresca e disperata. +Lungamente si martellano di colpi, intrepidi gli uni, feroci gli +altri. Infine gli Alemanni cominciano a piegare, sono rotti e si +volgono alla fuga. Roberto gavazzando nel sangue come tigre, li segue +tagliandoli ai garretti, li uccide tutti finche uno solo non ne resta. +A quello spettacolo terribile Leone IX inorridito si da a fuggire +ancor egli, e cerca asilo nella fortezza di Civitade. I Normanni ve lo +assediano ed ai cittadini propongono o la resa o andar tagliati a +pezzi. + +--Si, dice Baccelardo interrompendo, e chi questo supplizio loro +minacciava era Guiscardo. Che percio quei poltroni spaventati +cacciarono il papa fuori le mura della fortezza. Un cavaliere allora +si accosto, e prendendo le redini della sua bianca mula: + +" Ser papa " gli disse sorridendo " siete prigione ". + +--Quel cavaliere era ancora Roberto. + +--Era Roberto, " continua il campione della Chiesa; " proprio lui, egli +sempre. I Normanni, in apparenza rispettosi, punsero il pontefice di +amari motteggi. Gli occhi pregni di lagrime, pallidissima la faccia, +Leone venia tirato dalla briglia da Guiscardo ed attraversava i ranghi +dei soldati, i quali ebri di tanta bella ed inaspettata vittoria, gli +si ginocchiavano schernevolmente sul passaggio per riceverne la +benedizione. + +--Ed avrebbero meglio ricevuti dei bisanti, dei fiaschi di Orvieto e +delle lacche di maiale! interrompe una voce chioccia dal fondo della +sala. + +--Puo cio essere ancora, continua il campione: eran tanto scomunicati! +Il conte Umfredo pero prese il santo padre sotto la sua custodia: ne +il lascio a liberta se non carpiti accordi che pienamente lo +soddisfacessero. Il papa ridotto a tanto stremo mal volente o +volentieri condiscese a tutto, torno libero e poco stante mori a Roma +di cordoglio per gli oltraggi ricevuti. E l'uomo che tanta sventura +alla cristianita cagionava era sempre Roberto. + +--Sventura poi non era tanta, mormoro un cavaliere dell'adunanza: quel +Leone fu una mala ventura. + +--La parola e a me adesso " l'interruppe il principe Gisulfo alzandosi ". + +--Con vostra licenza, monsignore, ancora due motti " prego Baccelardo +" indi giustificherete a vostro piacimento, se potrete, la condotta di +vostro cognato. + +Gisulfo si riassise, e quegli continuo: + +--Leone IX, cosi vinto, investi il conte Umfredo padre mio delle terre +di Puglia, di Calabria e di quanto mai avesse saputo acquistare sui +Saraceni di Sicilia. Ed i Greci perdettero ancora Trani, Venosa, +Acerenza, Otranto e Troia. + +--Piano " l'interruppe il campione della Chiesa " Troia era stata donata +al pontefice da Enrico II. Papa Niccolo II si lamento di questa +occupazione dei beni della Chiesa, e Roberto promise ritornarla. Troia +non e stata restituita piu alla santa sede. Continuate. + +--Ridotta la Puglia " prosegui il cavaliero " tutto l'animo del conte +Umfredo si rivolge alle Calabrie. Vi manda Roberto con molta mano di +truppa e di scorte. Cosenza, Bisignano, Malvito, Gerace e Martorano +sono prese. Poco di poi, in Puglia il conte Umfredo muore. Dal suo +letto supremo chiama Roberto, facendo cenno della mano ad un frate, +che apprestavagli la comunione, di attendere ancora un istante. + +" Fratello caro " a Roberto egli parlo " quanto amore io ti abbia posto +tu lo sai. Io di Normandia ti chiamai in questo paese, io sempre ti +tenni il piu prode dei miei guerrieri, il piu saggio nei miei +consigli; e le missioni piu perigliose affidai sempre a te. Ora muoio +qui, lontano dalla nostra patria, in questa patria novella che mi ha +conquistata la spada. Il libero volere dei conti normanni mi elesse a +loro duce, proclamandomi conte di Puglia: l'imperatore Enrico III mi +investi del paese da noi conquistato: il papa rese santi i nostri +acquisti dichiarandoli tutelati dalla Chiesa, dandomene anch'esso +investitura. Tu sai che Drogone succedette a Guglielmo, perche senza +prole, ed io a Drogone, perche senza figli ancor esso. Ora io ho +figliuoli. Per le nostre patrie costituzioni tu sai ancora che gli +Stati del padre eredita il figlio. Ti raccomando dunque il mio +figliuolo Baccelardo. Giurami, Roberto, giura al tuo fratel moribondo +che tu sarai il padre di Baccelardo, che gli conserverai i conquisti +di che i Normanni mi fecero capo, che lo addestrerai al governo, +giuramelo sui piedi di questo Cristo che abbraccio, su quest'ostia che +deve comunicarmi ". + +E Roberto, stendendo una mano sull'ostia e prendendo dall'altra il +crocifisso, fra molte lagrime, cadendo ai piedi del letto del +fratello, grido: + +" Giuro su questa santa ostia e su questo Cristo che il tuo volere sara +fatto, fratel mio caro ". + +" Umfredo radio di gioia negli occhi, assunse l'ostia, e mori. + +" Ora, baroni, Roberto non ha mantenuto il giuramento, e Baccelardo, il +figliuolo del caro fratello suo, va ramingando di terra in terra, +sprovvisto di ogni cosa, spogliato dei suoi Stati, perseguitato come +il lupo, dannato a terribile morte da suo zio. Cotesto zio e Roberto +Guiscardo. Giudicatelo. + +--Uhm! giudicatelo! mormora l'abbate di Farfa dal fondo del suo +cappuccio: e chi si incarica di eseguire la sentenza? + +--Se altri manca, Dio! sclama il cancelliero del papa rizzandosi sul +suo seggio. + +--Proseguite le vostre accuse, signori " torvo e pensoso dice a sua +volta Gisulfo " io parlero per ultimo. + +Allora dal fondo della gran sala sorge un altro cavaliere che +tirandosi fino innanzi della tavola del cancelliero favella: + +--Ed io accuso Roberto Guiscardo come spergiuro di altra promessa. + +--Egli ha promesso di non tenerne mai una! mormora una voce stridula +dal fondo della sala. + +--Pare che la sia proprio cosi, soggiunge il cavaliero che aveva +cominciato a parlare. Infatti udite questa. Sotto la fortezza di +Malvito i Normanni avevano consumato lungo tempo in assedio, senza +niuna speranza di prenderla. Una mattina un araldo d'armi, preceduto +da banderaio con bianco pennoncello e due trombettieri, si presenta +avanti alle porte e dimanda esser introdotto. I sergenti vanno a +prender l'ordine, e non passa guari, si apre una porta di soccorso per +fare entrare l'araldo. Il sire di Malvito, in piedi nel vestibulo del +suo castello, lo aspetta, tutto pronto a ricevere i patti della tolta +dell'assedio. L'araldo invece gli dice: + +" Messer Asclettino, il mio nobile signore Roberto Guiscardo conte di +Puglia vi manda salute e prosperita. Nel tempo medesimo prega la +cortesia vostra che vogliate concedere sepoltura nella vostra chiesa +al suo compare Brado, morto la notte scorsa di ferita al ventre, onde +come scomunicato non venga sotterrato in rasa campagna. Che percio +egli in nome di Dio promette che domani togliera il campo dalle mura e +sulle reliquie dei santi ve ne fa sacramento. + +" Bene sta, risponde Asclettino; il sire di Malvito che non teme i +Normanni vivi non avra paura degli estinti, ne incrudelira verso i +morti. Torna dunque al conte Roberto e digli: che noi gli diamo parola +di cavaliere, col favore di Gesu Cristo, di non aprir mai le porte +nostre ai soldati normanni finche ci resteranno polpe alle braccia e +cuoi a' calzari; ma che non le chiuderemo giammai ai loro +cadaveri--dovessero pure cercarvi ricovero tutti quanti sono. + +" Mille merce, sire di Malvito, riprende l'araldo, ed Iddio +misericordioso non ascolti le vostre parole. + +La sera infatti il medesimo araldo si presentava alle porte per +dimandare passo al funebre corteggio di compar Brado, giusta la +permissione del sire di Malvito. Sotto una bara coverta da ampio +drappo giaceva il cadavere: quattro cavalieri, armati solamente delle +spade, ne sostenevano i lembi, quattro frati se la recavano sul dorso +ed altri sei frati con ceri accesi venivano dietro cantando _misereri_ +e _Deprofundis_. + +--Che lusso di frati! Ne avevano dunque delle caneve nel campo? grida +l'uno. + +--Piu che di maiali per disfamarsene al desco--replica un altro. + +--Voi credete, cavalieri? riprende il primo interlocutore. Ascoltate +allora. Questo manipolo di frati tiro dritto alla chiesa. +Fervorosamente tutti pregarono agli altari, poi supplicarono voler +passare la notte in preghiere per l'anima del defunto, che al domani +gli avrebbero cantato messa, l'avrebbero sepolto, e sarebbero tornati +al campo per dimandare a Roberto di mantenere la sua parola, avendo +quel di Malvito mantenuta la sua. Asclettino, che era uomo di cuore, +non rifiuto la preghiera, e nel sagrato fece loro recare molti bei +fiaschi di vino e pasticci e camangiari che avevan proprio a farci uno +stravizzo. + +--E null'altro che questo? Capperi! i frati di Malvito si danno bene +altre leccornie con le fanciulle del contado--sclama un capperuccio +del sinedrio. + +--Non dico mica no, continua il primo interlocutore: ma cola si +trattava di mortorio, credeva il sire di Malvito. Se non che, nel +cuore della notte, quando i cittadini dormivano tutti, i Normanni +scoperchiarono la bara e misero fuori compare Brado vegeto e fresco +come i canonici di Cosenza, e tolsero dal fondo della cassa molte +belle armi, perche di sotto le cappe e' gia vestivano cotte di maglia. + +--Oh birbi, birbi, birbi! sclama qualcuno. + +--Spogliansi percio degli abiti da frati, continua il primo, danno di +piglio ad azze, spade e picozze, e queti queti se ne vengono alle +porte. Quivi si gittano su gli arcadori di guardia e gridando: viva +Guiscardo e s. Gotifrido! li scannano tutti. Indi aprono le porte a +quei e fuori gia in pronto, e mentre coloro della fortezza si levavano +a tumulto, sapendo dentro il nemico, gia i Normanni occupavano i posti +delle mura, e s'impadronivano del sire di Malvito. + +" Voi siete uno spergiuro, grida costui a Roberto quando gli fu menato +d'innanzi, siete un disleal cavaliero. + +" Mai no, risponde Guiscardo; sire di Malvito, vi giurai che dimani +avrei tolto il campo dalle mura, vi ho mantenuta la parola questa +notte; trasferito l'ho qui dentro. + +Ora, baroni, giudicate voi se Roberto non spergiuro. + +--Io non me 'l credo, mormoro una cocolla, che ben poteva essere +l'abate di Farfa, che i monaci addimandavano il santo, i vassalli il +maledetto. + +--Vi e ancora qualcuno che ha querele da produrre? dimando il principe +Gisulfo volgendosi all'adunanza. + +Ed un altro cavaliero traendosi ancora innanzi favello: + +--Io. Io che vengo ad accusare Guiscardo pel piu villano ed infame di +quanti mai abbian preso cingolo di milizia; avvegnache le mie parole, +monsignore, dovessero toccarvi piu dappresso nel cuore. + +--Messere, grida Gisulfo, rammentatevi che l'insolenza delle parole +sconviene a cavaliere, se pure cavaliere voi siete, e che noi non +sapremo perdonare tale inverecondia come non la sopportiamo. + +--Sta bene, risponde l'altro; uditemi adesso, poi se vi piacera +regolar meco i vostri conti, non isdegnero sollevare una maschera che +per decoro non per paura mi tengo sul viso. + +--Proseguite. + +--Lode a Dio! Sappiate dunque che fra coloro i quali seguirono Roberto +all'invasione di Calabria era un tal Giselberto Squassapostierle. +Cavaliere senza macchia, aveva sposata una nipote di Tancredi +d'Altavilla. Egli era primo alle scalate, ultimo nelle ritratte, +avveduto nei consigli, disinteressato nel partaggio delle spoglie, ed +amato e venerato dai soldati, i quali, alla presa di Gerace, gli +dettero sopranome di Squassapostierle, perche di un colpo di mazza +sganghero una porta di soccorso. Questo vecchio ed onorando cavaliero +aveva una figliuola, una perla di figliuola, cui la madre mise a luce +e mori. Il padre se l'aveva allevata sul Pavese e l'amava quanto non +si puo dire. Quella creatura era bella sovranamente e di una soavita +di carattere che ammaliava ogni cuore. Sicche il padre se la recava +ognora da presso, custodita sotto il pennoncello della sua lancia, e +della sua rotella. Ed era venuta su di quattordici anni quando si +occupo Cariati. Roberto investi barone di quella piazza Giselberto, e +gli dimando la mano di Alberada, per la quale da piu di un anno +bruciava di fiamma forte e vereconda. Ne per vero dire ad Alberada +tornava spiacevole Roberto, il quale nelle rare veglie della sera +l'affascinava del suo sguardo ceruleo, e del rispettoso profferirle di +ossequi. E poi i suoi fatti da prode facevano balzare il cuore d'ogni +dama. Giselberto, che si sentiva invecchiare e forte piacevasi della +caccia, gli dimando ancora sei mesi di tempo da sperimentar libero il +volere della figliuola; perocche egli avrebbesi tolto piuttosto +nemicarsi lui che contradire la volonta di Alberada. Roberto vi si +acqueto malvolentieri, tardandogli godere della gioia di si avvenente +e cortese sposa; ma il barone Giselberto fu irremovibile. Si attesero +dunque i sei mesi, a capo dei quali il barone si chiamo la figliuola +nella sua stanza e le disse: + +" Alberada, amor mio, oggi tu devi passare a marito e separarti da tuo +padre, che alle tue nozze non sopravivra di otto giorni. Parlami +dunque schietto, proprio come parlassi a tua madre o alla madonna, ami +tu Roberto Guiscardo? Perche se per nulla e' ti riuscisse malgradito, +giuro pel santo sepolcro, che non ho avuta la sorte di visitare, che +togliero la mia parola a Guiscardo e ti faro sposa di colui che piu +ami--fosse pure il chierico di San Nicodemo. + +E la fanciulla cogli occhi velati di lagrime: + +" Si, padre mio, io l'amo. + +" Bene sta dunque, figliuola, risponde il barone, torna alle stanze +tue, che fra poco mi vedrai. + +E facendosi venire innanzi Roberto, Giselberto gli dice: + +" Senti, Roberto, se tu mi avessi chiesta l'anima mia, io avrei voltate +le spalle al mio angelo custode e te l'avrei data senza patti: ma tu +mi hai domandata Alberada, gli e bene dunque che mi stii attento ad +ascoltare. Roberto si assise incrociando le braccia sul petto, l'altro +continuo: + +In tante battaglie ho sparso il sangue per te, messer conte, e quando +quel sangue se ne andava al diavolo giu per le vene io zuffolava +un'aria di caccia. Ora tu mi vieni a dimandare piu che il mio sangue, +piu che la mia vita, tu mi vieni a dimandare la gioia mia, il mio +conforto, la mia preghiera, la mia speranza; l'angelo mio, la mia +madonna--tutto insomma, tutto quanto puo rendere deliziosa la vita di +quaggiu, lieta quella del paradiso, e tutto questo per me e Alberada. +Bene dunque, figliuolo mio, poggiati la mano sul cuore ed interrogalo. +Se quello ti dice che malvagia cosa ell'e torre tanta beatitudine ad +un vecchio e deserto cavaliere senza punto di amore per colei che lo +bea, e tu metti la tua nella mia mano, e dimmi: Giselberto, tienti la +figlia tua, io non sono quel tanto che tu puoi sperare per lei. Ma se +codesto cuore ti dice che l'ami, e che l'amerai sempre, e che la +saprai far felice, allora prenditela pure e lasciami morire come i +vecchi cani, dimenticati, ma paghi di aver ben servito il loro +padrone; perche, pel santo giorno di Dio, io ti giuro che moriro +contento. + +E Roberto a lui: + +" Giselberto, padre mio caro, io l'amo la tua Alberada e la faro lieta, +la soave creatura. + +" Dici tu vero, Roberto? gli dimanda di nuovo il barone pieno d'ansia, +combattuto dalla gioia e dalla disperazione. + +" Vero, risponde colui, e ti giuro per quell'ostia che deve comunicarmi +al punto di morte, che io amero sempre e terro felice Alberada. + +" Dio ci vede e ci ascolta, sclama il vecchio; Alberada sia tua. + +Sapete voi, baroni, come Guiscardo ha mantenuto tanto solenne +giuramento? + +--Non fu colpa sua se non lo mantenne, grida Gisulfo. + +--La colpa fu sua, ed io che l'accuso, l'attesto, continua l'altro. +Del resto giudichi il _placito_. Dopo tre anni Alberada e stata +ripudiata. E nel pieno delle gioie, madre di un figliuolo, col sorriso +d'amore sulla labra, lusingata di lunga felicita, lussureggiante di +speranze, e stata ripudiata Alberada, per isposarsi ad un demonio--a +vostra sorella Sigelgaita, principe Gisulfo, per alimentare ambizioni +e fatali desideri. + +--Cio non e vero, interrompe di nuovo Gisulfo. + +--Io l'attesto, io lo giuro, grida l'altro. Le lagrime di Alberada, +baroni, chiedono vendetta; voi lo farete. + +--Si, voi la farete, grida Baccelardo anch'esso in un impeto +irresistibile, perche suo padre non e piu--dopo otto giorni dalla +partita della figliuola moriva di languore nel castello di Cariati che +gli avevano dato a guardare. + +--Vi e ancora qualcuno che debba produrre sue accuse? dimanda il +principe Gisulfo con l'accento soffogato dalla rabbia. + +--Ancora un altro, monsignore, risponde una voce dal fondo della sala. + +Ed a lentissimo passo, sorreggendosi ad un bordone, accompagnato da un +cane, perche cieco, avanza un vecchio. La sua testa era scoverta, +pallidissima avea la faccia, lunga, scomposta la bianca barba, nuda e +rugosa la fronte, livido tutto nella persona pel gelo della vecchiezza +e della malattia che gli serpeva per le vene, incurvato, tremulo e +lacero nei panni. La sua voce barcollava come quella di chi agonizza. +Egli si trasse innanzi a stento, soffermandosi ad ogni passo. E come +fu adagiato sur un seggio, che il campione della Chiesa sollecito gli +appresta, il cane gli mette la testa sulle ginocchia e gli fissa gli +occhi nel volto quasi avesse voluto leggerne i pensieri. Il vecchio +gli stende la mano sulla testa, e parla: + +--Nella fatale invasione dei Normanni il principato di Capua, fino al +1055, fu rispettato. Nel 1055, Riccardo conte di Aversa si senti ben +fermo nei suoi Stati, ed assai forte per non restarsene con le mani +alla cintola, mentre i figliuoli di Tancredi di Altavilla facevano +conquisto tanto opulento di paese. Riccardo dimanda a Roberto +Guiscardo volere anch'egli fornir truppe e partire le citta che nelle +Puglie e nelle Calabrie si sarebbero occupate. Questo messaggio torna +malgradito a Guiscardo, che percio, unitisi il di di Pentecoste 1054 +ad Otranto, consiglio a Riccardo accrescere i suoi Stati dal lato del +principato di Capua, perche, invece, egli avrebbe fornito lui di +scorte e di truppe per invaderlo. Il consiglio piace a Riccardo ed +accetta. Nella prima domenica dell'avvento del 1055, Riccardo con +esercito poderoso si reca infatti sotto le mura di Capua, e vi pone +assedio. Allora, baroni, come sapete reggeva Capua Pandolfo V. Egli +avrebbe potuto respingere il nemico con la forza; ama meglio calare ad +accordi, ed ottiene che Riccardo sgomberi il campo mediante dodicimila +bizantini. Una pace tanto vigliaccamente comprata duro poco. Morto +Pandolfo nel 1057, Riccardo comparve di nuovo sotto le mura di Capua e +le cinge di stretto assedio. Landolfo V, che era succeduto a suo +padre, fa sonare a stormo le campane, e convocati i cittadini alla +chiesa, dice loro: + +" Capuani, qui si tratta di onore e di vita; oggi e tempo di +riscattarveli. Raccomandatevi ai vostri santi, vestite le vostre armi, +e dal ragazzo che sente poter lanciare una pietra al vecchio che ha +forza di sostenere una spada, seguitemi tutti. + +Le parole di Landolfo non piacciono ai Capuani. Gridano quindi tutti +ad una volta: un riscatto, un riscatto: e scegliendo a loro araldo +l'arcivescovo Gualdemaro, lo mandano a Riccardo per offrirgli +dodicimila scudi d'oro. + +" Noi non venimmo qui a mercanteggiare con codardi, risponde il +fratello di Guiscardo; vogliamo la citta a discrezione, perche poi +d'oro sappiamo noi dove trovarne. + +Ne a quest'aspra risposta i Capuani si risentono. Landolfo fa inutili +sforzi per menarli a battaglia; coloro tolgono piuttosto morirsi di +fame che pugnare. E forse a tanto danno si sarebbe giunti, perche il +principe Landolfo ostinato era e deciso a non rendersi se non tutti +morti; quando una notte prevale altro infame consiglio. Alcuni +gialdonieri si uniscono a sinedrio nella piazza, e, dopo avere +alquanto consultato, decidono capitolare per rendersi. Aprono percio +una porta di soccorso delle mura e spiccano un araldo d'armi al conte +Riccardo, il quale per tutta risposta manda loro a dire: cacciate +dalla citta il principe Landolfo V, e mettetevi a discrezione. Cosi +fecero. La mattina, tutte le campane di Capua suonano a festa come al +giorno di Pasqua. Un drappello di giovani capuani si reca al palagio +del principe, e balzatolo dal suo seggio, coi calci dell'asta sel +menano innanzi fino fuori le mura della citta. Allora le porte si +aprono e quei di Riccardo si cacciano dentro per rompersi ad ogni +maniera di libidine, di furti e di violenze. + +--Gli e vero! sclama taluno; io vi ero. + +--Baroni, quell'infelice principe Landolfo V sono io, soggiunse con +voce articolata appena il vecchio, tremando in tutte le membra. + +A questa rivelazione tutti i baroni del _placito_ si alzano in segno +di riverenza per l'infortunio, pel caduto. Ma Landulfo che nulla vede, +continua: + +--Baroni, per tredici anni ho condotta vita la piu miserabile che +fosse mai capitata a tapino. Ho veduto morire di freddo mia moglie, in +una notte di gennaio, sulle scale di un monistero, arricchito da noi, +e che ci rifiuto ricovero per paura di Roberto Guiscardo. Ho veduto +morire di fame due figliuoli respinti da un vescovo, creato ed +arricchito da noi, per paura di Roberto Guiscardo. Ho veduto trucidato +mio nipote da un valvassore, che noi avevamo donato del feudo, e +violate le figlie mie morir per mano di soldati che il nostro pane +avevano mangiato, per tornar graditi a Roberto Guiscardo. Ho veduto in +fine scomparirmi d'innanzi un ultimo figliuolo senza che mai novella +me ne fosse arrivata. Solo questo cane e rimasto al principe di una +dinastia che 509 anni domino in Italia, 481 su queste contrada; ed io +mi muoio. Muoio con non altro cordoglio, che le sventure mai +provocate, accumulate su di me da questi Normanni ladroni, non saranno +pagate da alcuno; muoio, non rimpiangendo altri, non considerando +altri fra le creature di Dio che questo povero cane, il quale mi ha +guidato nelle tenebre, mi ha riscaldato col fiato nelle gelide notti, +ha meco diviso la crosta che con noi parti il povero vassallo. Baroni, +io metto le mie vendette nelle vostre mani: voi ne sarete giudici. Ma +ricordatevi, che sarete misurati della stessa misura che altrui +misurerete come dice l'Evangelo, e che Iddio pesa il vostro giudizio. + +E si dicendo il vecchio si sforza di alzarsi e partire; ma fatto +appena un passo cade al suolo come tronco abbattuto, e resta. Il cane +gli si accosta tosto alle labbra per fiutargli il respiro, poi gitta +forte un guaito e cade anch'esso. Precipitosi alcuni di quella sala +corrono a sollevare l'infelice Landolfo V; era morto.-- + + + + +III. + + PR. ENR. Abbominevole e quel Falstaff, un corruttore + della giovinezza e quel vecchio Satana dalla + barba grigia. + + FALS. Vattene mariuolo! Terminate la vostra parte, + molte cose mi rimangono a dire in favore di quel + Falstaff. + + SHAKESPEARE--_Enrico IV, Parte I_. + + +Il principe Gisulfo, dopo che ebbero menati via i cadaveri di Landolfo +e del suo cane, si studio pigliar la parola e difendere Roberto, ma la +voce gli manco essendo anch'egli vivamente commosso. Imperocche in +quella del principe Landolfo, piu che la morte di un uomo, egli +egualmente che tutti considerava la morte di una forte ed annosa +dominazione. Ed una dominazione che passa senza fasto e senza rumore, +e tutta una storia di delitti, di grandezze, di ardimenti che si perde +nella tomba, cosi come la memoria del vassallo che per inedia mori. + +Il cancelliere del papa, il quale solo in quella adunanza non sembrava +tocco per nulla, e che durante i diversi favellari, severo ed +impassibile si era mostrato, attese ancora qualche istante perche +altri s'avanzasse a profferire accuse. Poscia vedendo che ne il +principe di Salerno la difesa del primo suo accusato prendeva, ne +alcuno presentavasi, accigliato, ma gelidamente, alza la fronte e +dice: + +--Proseguite, baroni, che il tempo non e degli uomini ma di Dio. + +Quindi il campione della Chiesa si tragge innanzi novellamente e +favella: + +--Nobili cavalieri, io accuso il priore Guiberto, barone di Lacedonia, +come complice, esecutore e consigliero di quante scelleratezze mai +contro gli uomini e contro la santita di Dio e della Chiesa, il duca +Guiscardo commettesse. Lo accuso inoltre come nicolaita, come +simoniaco, come sacrilego, come concubinario, ed ateo profanatore +delle sacre cose. + +--Accusare non basta, sclama Baccelardo dal suo seggio, bisogna +provare. + +--Gli e cio che mi accingo a fare, ser cavaliere, ripiglia il campione +della Chiesa, se ella mi sara cortese di udirmi. Il priore di +Lacedonia dunque il di de' SS. apostoli Pietro e Paolo predico dal +pergamo, che se Salomone, re di un guscio di paese, poteva senza +offendere Iddio ed il mondo tener seco settecento mogli e trecento +concubine, e medesimamente donne idolatre, di cui Iddio aveva +comandato: _non ingredimini ad eas; neque de illis ingredientur ad +vestras, certissime_ _enim avertent corda vestra ut sequamini deos +eorum_; egli, signore di ricco e vasto priorato e barone di grosso +contado, poteva bene avere una moglie e dieci concubine senza +oltraggiare chicchessia. Ed una moglie e dieci concubine ha infatti +nelle stesse sante mura del chiostro, egualmente che tutti gli altri +frati. + +--Il vescovo di Molfetta ha tre mogli e cinquanta concubine, eppure +gli e amico di papa Alessandro, sclama Baccelardo. + +Il campione della Chiesa non risponde all'interruttore e continua: + +--Il priore di Lacedonia trascura i santi uffizi della Chiesa ed +impazzisce fra crapule ed orgie. Egli il giorno di Pasqua ha fatto +danzare nella chiesa i suoi frati con le loro donne, dicendo che stava +scritto che Davide, per onorare Iddio, danzo innanzi l'arca: e la +domenica delle palme li ha fatti entrare in chiesa a bisdosso di +somari, perche cosi Gesu Cristo entro in Gerusalemme. + +--Non si debbe dunque imitare Davide e nostro Signore? dimanda +Baccelardo con impazienza. + +Il cancelliero del papa solleva la testa e fulmina di uno sguardo il +giovane cavaliere, senza pero profferir verbo. Il campione della +Chiesa, lo guarda anch'esso di modo uggioso e continua: + +--Il priore di Lacedonia uffizia nelle chiese del suo priorato, +avvegnache il papa l'avesse interdetto, e fosse sotto i gravami degli +anatemi. Egli invase le possessioni della badia di Grotta Minarda; ed +avendo quella badessa mandato quattro giovani suore a portargliene +gentile lamento, l'infame fe' recidere tutta la parte anteriore +dell'abito alle ambasciatrici, dal petto in giu, e cosi sconce, con +drappello di scostumati soldati, di nuovo le fece accompagnare +all'abadia. Egli nella festa del _Corpus Domini_ del 1063 benedisse il +popolo accorso alla chiesa con inchiostro invece di acqua lustrale, +profanando le sacre funzioni, tramutando la messa in giulleria con un +popolo cosi laidamente imbrattato. Egli battezzo suo figlio col vino; +ed avendo la madrina fatte osservazioni su tale sacrilegio, il priore +le da forte dell'aspersorio nella fronte si che la stramazza, ed il +figliuol suo, urtando delle tempie al pavimento, ne muore. Egli avendo +ricevuti due messi di papa Alessandro II, il quale lo chiamava al +ravvedimento, castra atrocemente i due diaconi, e cosi vituperati li +rimanda al pontefice. + +--Infame, infame! sclama senza quasi avvedersene il cancelliero, e +senza alzar la testa poggiata sul petto. + +--Un santo padre della Chiesa s'era bene castrato da se per essere piu +uomo di Dio! mormora un cappuccio dell'adunanza. + +Il campione della Chiesa continua: + +--In tutte le guerre, in tutte le avvisaglie, in tutte le cacce, in +tutte le corti bandite, accompagnato da istrioni e cantatrici, da +chierici e da soldati, si trova il priore Guiberto, e nel piu folto +sempre delle mischie, nel piu osceno de' bagordi. Egli ha rapita la +moglie al sire di castel la Baronia che si recava alla caccia. Egli ha +spogliato ed incendiato il monistero di Carbonaro, mutilandone i +frati. Egli si condusse nella chiesa di Villanova, al momento che quei +canonici cantavano mattutino, ed avendo loro tronche le teste, li +lascio negli stalli coi breviari sulle mani. Egli, e cinquanta +compagni vestiti da demoni, una notte nel 1065 penetro nel monistero +di Accadia, ed avendo contaminate quelle sante sorelle di Cristo le +fece frustare pei chiostri, cantando: che di chicchesia d'allora in +poi e' si sarebbe burlato, perocche aveva a cognato Gesu. Egli insomma +si e bruttato di tutte le infamie, di tutti i delitti; ha maltrattati +gli ecclesiastici, ha oltraggiato il papa--e un empio furibondo e +matto di cui la terra non ne sostiene peggiore. + +--Chi attesta tutto cio? sclama Baccelardo. Quando si danno di tali +accuse, gli e mestieri che una fronte si scopra per sostenerle. + +--Io levo la mia, risponde solennemente il cancelliero del papa, +alzandosi in piedi. Vi e chi dubiti di mia parola? + +Nessuno fa motto. Il campione della Chiesa allora soggiunge: + +--Finora i laici hanno rispettato codesto malvagio priore perche egli +giammai offese ne le loro persone ne le loro possessioni--anzi e' ne' +bisogni e nelle guerre di ciascuno si presto sempre volentieri e +disinteressatamente. Lo hanno temuto, perche stretto di alleanza con +Roberto Guiscardo, l'uno spalleggia l'altro, l'uno da all'altro mano +forte negli attentati, e si consigliano, e di qualsiasi potere ridono. +Ma voi, baroni, voi non potrete adesso con cuor freddo udire i lamenti +del Santo Padre, e saprete non solo giudicarlo debitamente, ma mandare +a compimento la sentenza. + +Com'ebbe detto cio, il campione della Chiesa ritorno al suo posto e si +assise. Allora dal centro dell'adunanza si leva un altro, camuffato da +frate, col capperuccio tirato giu giu, ed avanzandosi fino al tavolo +del cancelliere, toglie la penna e scrive affrettatamente sotto una +pergamena alcune righe. Indi tornando fra gli stalli dei baroni +consegna quella pergamena all'abate di Cluny, che scoverto e numerando +i rosoni scolpiti nel soffitto di rovere si teneva cogli occhi levati +al cielo, e gli dice: + +--Padre riverendo, leggete. + +L'abate mezzo assorto, mezzo alienato, si riscuote come svegliato +improvviso dal sonno, e si trova fra le dita la carta. Si passa la +mano sulla fronte, quasi volesse sgombrarla dalla pesantezza del +sonno, e dimanda: + +--Che debbo dunque fare di questo negozio? + +--Leggete, leggete, ser abate, sclamano alcune voci dalla sala. Ed +egli levandosi da sedere legge: + +" Guiberto, per volere di Dio e di Enrico III imperatore, priore nel +monistero di Lacedonia e barone, ad Alessandro II antipapa, salute e +pace se la desidera ". + +" Avendo inteso, monsignore, che voi di pieno arbitrio, provocato da +sfortunato cavaliere, dal vostro cancelliere prevaricato, avevate +intimato un _placito_ in cui i medesimi baroni ed ecclesiastici +dovevansi fare accusatori e giudici di me, priore e barone, e del duca +Roberto Guiscardo, ed indi metter forse ancora esecuzione alla +sentenza, la quale per istigazione di voi e del vostro leal +cancelliero non manchera tornarci contraria; ho creduto rispondere di +per me ad alquante accuse fattemi pure altre volte, qualunque si fosse +l'autorita di codesti giudici, e meglio per giustificarmi innanzi di +loro, come cavaliere con cavalieri, anzi che reo con _sculdaschi_; +ricordandovi inoltre cose a voi o mal conte, o mal gradite, o non +volute rammentare. Bene inteso pero, che, di voi parlando, monsignore, +voglio sempre significare il vostro cancelliero, con me tanto +grazioso, ed innanzi al mondo tanto santo. + +" Paggio della contessa Beatrice di Toscana, di cui nacqui suddito, +piacque alla reale memoria di Enrico III _il nero_, per lieve servigio +resogli, di togliermi in grazia, e propormi la guerresca sua corte di +Germania, dove avessi voluto istruirmi in altro, che nel mestiero +della lancia e della daga. Come, per vero, avendo un di dovuto +risolvermi ad accettare le imperiali munificenze, dalla santa memoria +di quell'imperatore fui accomandato a quel medesimo sir Adalberto +arcivescovo di Brema, il quale dipoi il suo proprio figliuolo Enrico +IV ebbe l'onore di consigliare. E quando quel possente imperatore mi +credette in grado di prodigarmi favori, mi dono del priorato di +Nostradonna di Lacedonia, e mandommi in Italia con commessa al duca +Roberto Guiscardo d'investirmi l'annessovi feudo. I voleri del +generoso principe, che ora e santo nella corte del cielo, furono +compiuti. Per modo che io questa baronia e questo priorato per +largizione imperiale tenni, tengo, e sempre al legittimo signore di +esso i debiti censi, di due rose bianche ed un mazzolino di viole, nel +di di Pasqua, soddisfeci. + +" Essendo quindi padrone del feudo l'imperatore di Lamagna, gli e a +lui, o a messi suoi, che io debbo render conto dell'opere mie; +perocche, come sapete, o per meglio dire il vostro cancelliero sa, +senza pecca di fellonia ad altrui nol potrei. Questo per quanto +riguarda la competenza dei membri di codesto _placito_. In quanto alle +accuse dichiaro: indebitamente querelarsi il papa degl'insultati suoi +oratori contro la ragione delle genti, perche e' mi accusarono di +simonia per fatti che non sono se non dritti di feudalita che io come +livelli esigo: mi accusarono di intrattener donne fra mogli e +concubine non so quante, mentre ogni altro vescovo, cardinale, abate, +e fino diaconi e chierici di questo secolo le tengono, le tennero +quelli dei secoli passati, di cui io non sono ne mi vanto piu santo: +mi ordinarono lasciar via queste donne incontanente, a vituperio del +Signore che solennemente fece precetto nelle sue sante Scritture: +_abbandona padre e madre, ma la tua donna non abbandonare_; perche e' +mi vilipesero quando, non essendo messi imperiali, comando cosi +oltraggiante per parte di altrui mi davano; perche infine avendo i +messi ecceduti gli ordini, forse pietosi del loro padrone, covrendomi +d'insulti inauditi finora, con parole obbrobriose, io, per dritto di +difesa, parimenti li oltraggiai. Cosi che indoverosi, per non dir +petulanti, i lamenti vostri mi giunsero, messer lo papa, e mi +giungeranno mai sempre, fino a che dritto l'imperatore non ve ne dia, +mica canoniche censure. + +--Costui bestemmia nefandamente, grida divampando il cancelliero; +strappate, ser priore, strappate quell'infame scritta. + +--No, no, leggete, continuate, gridano i baroni da tutti i punti della +sala. + +Ed il priore, senza punto avvedersi dei gridi dell'uno e +dell'ingiunzione degli altri, riprende fiato e cosi prosegue leggendo: + +" In quanto ai delitti per ultimo che il vostro cancelliero non manca +tutti i giorni di appormi, io formalmente dichiaro, monsignore, sia a +voi, sia ai nobili castellani che compongono il _placito_, sia agli +uomini come ai miei santi avvocati ed a Dio, che egli ha mentito +peggio di un giudeo, e mente; che egli e mio particolare nemico da +lunghi anni, e studia di qual maniera per altrui mezzo di me +vendicarsi; infine che le accuse, oltre dell'essere indegne di +cavaliere, non debbono prodursi che al mio legittimo padrone. + +" Queste sono le ragioni, monsignore, che per l'estrema volta io +discendo ad addurvi, e che mi dispenserebbero da qualsiasi +soddisfazione si potesse per avventura richiedere da me. Non pertanto, +sentendomi io puro delle colpe aggiustatemi con tanta poca carita +dalla frataglia mia nemica, in testa a' quali si leva il vostro santo +cancelliero, e non volendo lasciare nell'animo vostro, di codesti +nobili baroni, e del mio alleato duca Roberto Guiscardo, neppur +l'ombra di sospetti sull'onor mio, accetto di scendere in lizza chiusa +col vostro cancelliero e con prova, per giudizio di Dio, +giustificarmi. Dopo cio vi dimando la benedizione, se me ne stimate +degno, e salutando codesti valorosi baroni, prego Iddio che +v'illumini, e tra me ed il vostro cancelliero decida. + +" Aggiungo, che la maggior parte delle accuse del campione della Chiesa +sono false ". + + Datum Lacedoniae triduo ante Kalendas Augusti 1070 + GUBERTUS LACEDONIAE gratia Dei, Prior et Baro. + +Quando l'abate di Cluny ebbe letto cio si strinse nelle spalle ed a +passo lento si approssimo al tavolo del cancelliero, e gli pose avanti +la carta. E questi, piegandosi, vide che la postilla diverso carattere +aveva scritta. Dimando percio il pugnale al principe Gisulfo e sulla +punta di quello prendendo la pergamena la gitto per terra, e sopra vi +calco il piede sclamando: + +--Le cose degli scomunicati non lordino i vassalli di Dio. + +Colui che aveva presentata la protesta di Guiberto, all'atto codardo +si alza come preso da impeto generoso; ma poi, percotendosi di ambo le +pugna la fronte, si asside di nuovo senza dir motto. Pero il principe +Gisulfo, che uomo generoso era, trovando la parola rampogna: + +--Ser cancelliero, il vostro non e condursi da cristiano. Cristo +rimprovero i discepoli che d'intorno gli scacciavano la Maddalena, e +duolmi che, io laico, ve lo debba rammentare. Ma questi baroni hanno +udite le accuse e le difese di Guiberto, e basta. In quanto a mio +cognato Guiscardo poi rispondo--ne mi curo giustificar altrimenti le +mie parole fuor della spada--che non mai egli rapi gli Stati a +Baccelardo, perche Roberto succedeva al conte Umfredo, come il conte +Umfredo era succeduto al conte Drogone, e questi a Guglielmo +Bracciodiferro: che se fece prigioniero papa Leone IX, si servi dei +diriti di vincitore, e da cristiano fedele e leal cavaliere lo tratto: +che non mai ripudio Alberada per ambizione o per mutato amore, sibbene +perche scovri Alberada riuscirgli parente: se prese Malvito con +inganno, adopero stratagemma di guerra e quindi commendabile a +capitano: infine se lo sfortunato principe Landolfo V di Capua fu +scacciato dalla casa dei padri suoi, vuolsene addebitare piu il +principe Riccardo, che stette sodo alle codarde condizioni dei +Capuani, anzi che i consigli di Guiscardo, il quale pugnava allora +nelle Calabrie. Al silenzio dunque le sciocche calunnie che ci avete +fatte udire, e pensate da uomini e da cavalieri, non da stupidi servi +da gleba. Queste sono le ragioni che io, principe Gisulfo II di +Salerno, seppi addurvi. Se poi vi ha qualcuno che le creda deboli o +non vere, ecco qui la manopola di un uomo, il quale da cavaliere sapra +sostenere che costui ha mentito come un infedele. Ho detto. Ai voti. + +--Ai voti, ai voti! gridarono molte voci dalla sala; e tutti si +alzavano per andare a mettere le tessere nell'urna; allorche +triplicata squilla di tromba fuori le porte dell'abadia risuono. + + + + +IV. + + Derobe-les a l'oeil de leurs persecuteurs, + Je fuis, le jour m'epie, et s'il me voit je meurs! + LAMARTINE, _La Chute d'un Ange_. + + +I baroni restarono fissi ai loro posti, da poiche il cancelliero aveva +dato ordine ad un araldo, che faceva da mazziere alle porte della +sala, di riferire a quell'adunanza chi fosse e che significasse quella +chiamata di tubatore. E non passo guari e l'araldo venne ad +annunziargli che egli precedeva un oratore cui Roberto Guiscardo +mandava al pontefice, e che questi ai baroni rimandava per dargli +udienza. Infatti e' finiva di cosi parlare, allorche i battenti della +sculpita porta si schiudono e comparisce il vescovo di Bovino. + +Il suo passo era maestoso come a personaggio di tanto cuore e di tanto +rilievo convenivasi. Vestiva corsaletto di lamine di acciaio a +rabeschi d'oro, sopra di cui gittato un manto soppannato di pelli +preziose, e fermato da scheggiale di gemme. Egli venne in mezzo al +salone, e dopo aver salutati i baroni da prima con grazioso piegare di +testa, e con maggiore sussiego il cancelliero, che immobile gli aveva +fermo l'occhio addosso, fece ancora un passo verso il principe di +Salerno e parlo: + +--Messer principe, la nostra missione, sebbene per avventura +riguardasse voi piu direttamente, si diresse a papa Alessandro, onde +le nostre preghiere vi tornassero meno sgradevoli. + +Gisulfo si rizza sulla persona quasi un punteruolo dell'armadura +l'avesse offeso, ed accigliato domanda: + +--E quali sono codeste preghiere che ci abbiano a tornar mal gradite! + +--I cittadini d'Amalfi, messer principe, continua il vescovo con +calma, i cittadini di Amalfi hanno mandato il priore di Lacedonia ad +oratore a duca Guiscardo perche a pro di loro intercedesse da vostra +grandezza una tregua alle angarie ed ai soprusi, che, insopportabili, +di vostro comando si praticano loro incessantemente. Le taglie imposte +superano d'assai i prodotti delle loro terre: il commercio che quando +Amalfi si reggeva a repubblica esercitava su tutte le citta di Europa, +per le vostre vessazioni e stato annullato: gli _aldi_, gli +_arimanni_, le maestranze, e tutte le altre condizioni di uomini, +liberi negli altri paesi, sono tornati schiavi in questa povera +contrada. In una parola, monsignore, la vostra mano esorbitante pesa +su quegl'infelici che a Roberto Guiscardo si volsero per supplicarvi +di grazia. + +--Mai no! per la santa messa di Pasqua che ci deve comunicare, mai no, +sclama irritato il principe di Salerno, il quale, a misura che +l'oratore parlava, si andava corrucciando nel volto e digrignava dei +denti ferocemente. Hanno forse dimenticato quei traditori che +assassinarono nostro padre sulla spiaggia deserta del mare come un +miserabile pirata? + +--Non l'hanno dimenticato, monsignore: ma forse appunto perche troppo +lo ricordano, vi si accomandano di non ridurli a disperazione. + +--Ah! monsignor di Bovino, sogghignando sclama Gisulfo, e' ci +minacciano dunque ancora, non e vero? ed il nostro grazioso cognato li +spalleggia? Non e questo che siete venuto qui ad annunziarci, +monsignore? + +--Messer principe, il duca Roberto e incapace delle fellonie che voi +sospettate. Egli ha mandato noi a papa Alessandro perche lo +pregassimo, onde con la sua autorita e benevolenza ottenere dal vostro +valore pieta per li disgraziati. Questa e non altra e stata la nostra +ambasciata. Quindi aspettiamo da voi risposta, perche il pontefice si +avviso meglio dirigerci a voi stesso come ad uomo generoso e gentile. + +--Sta bene, monsignor di Bovino, risoluto risponde Gisulfo, e la +nostra risposta fia questa: agli Amalfitani saranno duplicati censi, +livelli, foderi e decime, che di anno in anno troveremo ancora modo di +augumentare; e' saranno spogliati della marineria, e tutti ridotti a +servi di gleba. A Roberto Guiscardo poi direte, che Areco e Santa +Eufemia, da lui usurpate, da questo momento rientrano nel nostro +dominio, e che la costa, da Salerno a Fico, appartiene a noi. Inoltre, +che noi rifiutiamo con disprezzo l'alleanza di un uomo che si fa +intercessore di assassini; che verremo in persona a dimandargli +ragione dell'affronto che con tal suo messaggio ci ha fatto. Al priore +di Lacedonia per ultimo direte, che gli daremo l'opulenta mercede +dalla sua traditrice pieta meritata. + +Il vescovo di Bovino stette un istante silenzioso a riflettere, +guardando in volto ben bene Gisulfo, girando lo sguardo intorno +sull'adunanza poi riprende: + +--Messer principe, veggo che voi siete sotto il dominio del demone +dell'iracondia; acquetatevi, ed acconsento di aspettare fino a domani +che ritragghiate la vostra risposta. + +--Arrogante prelato, scoppia allora Gisulfo; se voi non foste un uomo +di chiesa, vi avremmo di gia insegnato con usura per qual modo un +cavaliere ritratta le sue parole. Aggiungiamo dunque di piu; che noi +intendiamo gittare sul volto di lui, duca Roberto Guiscardo, questo +guanto di ferro, cosi come sul tuo volto lo gittiamo, vescovo di +Bovino. + +--Alto la in nome di Cristo, sclama il cancelliero del papa, +rattenendo il braccio del principe di Salerno, il quale abbrancava la +manopola per percuoterne il viso del vescovo. Principe Gisulfo, +ricordatevi che costui, comunque malvagio, e pastore della Chiesa; non +trascendete. I servitori di Dio non son soggetti che a Dio. + +Il vescovo di Bovino, che era rimasto immobile ad udire, atteggio il +volto a lieve sorriso di scherno verso i due che tanto brutalmente +l'insultavano, poi disse: + +--Sia fatto il vostro volere, principe di Salerno. Noi recheremo le +parole vostre, cosi scortesi che ce le avete volute dire; ed innanzi a +questa nobile assemblea di baroni, prendendo a testimoni Cristo, la +Madonna di Lacedonia ed il barone san Tomaso di Bovino, facciamo +sacramento, che, a contare da oggi a sei mesi, vi avremo dimandato +conto dell'oltraggio, sotto la vostra medesima citta di Salerno. + +--Amen, spavalduccio prelato, acerbamente ghignando risponde Gisulfo. +E perche in qualche modo potessimo pure mostrarvi come ci tornano +graditi i vostri giuramenti, osiamo offrirvi il dono di questa catena +di oro e di gemme, che ci ha servito di monile nel di delle nozze del +vostro padrone con la sfortunata nostra sorella Sigelgaita. + +--Mille merce monsignore, soggiunge fieramente il vescovo. Non ci +occorrono doni perche ci ricordassimo di voi. Noi quindi non +accettiamo da voi cosa alcuna, sibbene vi dimandiamo cio che senza +macchia di vigliacco non potreste rifiutarci, perche ci appartiene--la +vostra manopola. + +--Ah! ah! per farne che uso, monsignor di Bovino? + +--Per attaccarcela all'elmo, ser principe, e constringervi a venircela +a dimandare la prima volta che sotto le mura di Salerno ci +incontreremo. + +--Per il santo sepolcro! monsignore, voi ci tornate ben singolare, +scoppia Gisulfo. Ma sia fatto il vostro piacere. Non sara mai detto +che noi ci fossimo mostrati taccagni ad alcuno che di morire per +nostra mano dimando. Vi raccomandiamo pero, monsignore, di farvi una +bella confessione delle vostre peccata quel di che avrete la sventura +d'incontrarvi con noi. + +--Va bene, messere: la morte e la vita sono in mano di Dio. + +E si dicendo toglieva il guanto di mano al principe di Salerno, ed +usciva con non minore solennita di quella con che era entrato nella +sala del Capitolo. Allora il cancelliero si volge ai baroni e dice: + +--Ai voti, baroni, e ricordatevi bene, che Iddio giudica il vostro +giudizio. + +--Ai voti sia pure, esclama il principe di Salerno, mettendo pel primo +a vista di tutti la sua tessera nera nell'urna ". Pero, venga qual +vuolsi il vostro giudizio, baroni, noi abbiamo dichiarata la guerra a +questo pirata normanno ed a questo assassino priore, e speriamo, col +soccorso di Dio e di s. Michele Arcangelo del Gargano, vendicare la +Chiesa e gli sfortunati tutti che al pari di noi furono oltraggiati da +costoro. + +I baroni intanto l'un dopo l'altro si accostavano all'urna, situata +d'innanzi al cancelliero, per gittarvi il loro parere. Allora, quello +stesso che aveva recata la pergamena a leggere all'abate di Cluny, +avvicinandosi al tavolo, e mettendo nell'urna bianco dado, susurra +all'orecchio del cancelliero: + +--Ildebrando, salvali! + +A queste parole, al suon di quella voce, all'accento commosso, alla +mano tremante come un serpente se gli si fosse avventato al sembiante, +il cancelliero da un salto sul suo seggio e si alza gridando: + +--Sacrilegio, baroni, sacrilegio: una donna e in mezzo di noi. + +E nel tempo stesso, strappando, senza nulla considerare, il cappuccio +che ascondeva la testa del frate, scovre giovane donna, cui +somigliante niun pittore aveva saputo mai fino allora idear una +madonna. I baroni, che intorno a lei avevano fatto cerchio, al vedere +cosi angelica creatura stupefatti traggono indietro, e l'abate di +Cluny sclama maravigliato: + +--Alberada! la ripudiata consorte di Guiscardo! + +Ildebrando, che con le pupille spalancate ed immobili era restato a +guardarla, quasi avesse voluto in quello sguardo racchiuderla, +serrarla come la mano del catalettico serra piccolo disco, divorarla +con avidita di belva concitata, incenerirla, alla parola di _consorte_ +si cangia in un istante, e con la mutabilita d'istrione, assidendosi, +con un sorriso mefistofelico e ghiacciato soggiunge: + +--La concubina del priore di Lacedonia, baroni, la concubina. + +Alberada a quell'insulto si raddrizza a sua volta sulla persona, +percuote il suolo del piede, e saettandolo di uno sguardo pieno di +collera e di disprezzo, alteramente risponde: + +--La moglie, messer cancelliero, la moglie. + + + + +LIBRO SECONDO + +L'INCAMICIATA + + + + +I. + + Nil mihi de fatis thalami. Superisque relictum est, + Magne, queri nostros non rumpit funus amores. + LUCANI, lib. V. + + +Due cavalieri, sul cadere di una sera di estate, cavalcavano lungo la +difficile spiaggia di Salerno, e propriamente per quel dirupato sito +che la divide dalle montagne di Amalfi e di Sorrento. Onde godere del +piacevole fresco del mare, avevano appesi alla sella gli elmi, e la +testa coprivano di quei berretti che allora si dicevano _mortai_. +Vestivano giacchi di maglia, serravano al fianco la spada ed il +pugnale. E' sembravano intesi a premuroso favellare, da poiche di +tanto in tanto il cavaliere che precedeva nella angusta callaia faceva +sostare il cavallo, e volgendo la faccia all'altro restava ad udire. +Spesso pero si fermavano entrambi per dar ordini alle scolte, che +vigilavano alla custodia degli alloggiamenti militari, stesi a foggia +di semicerchio intorno Salerno, o a guardare il naviglio dalla +bandiera amalfitana che ancorava nella perigliosa rada. Di tal che il +loro andare era lento anzi che no, tra perche favellavano e +speculavano il campo, tra perche la stradicciuola, praticata per +mantenere la comunicazione tra le truppe sul dorso della brulla +montagna che domina Salerno, era aspra ed ingombra di ciottoli. Da su +quei gioghi pero bello era contemplare questa citta, la quale, a +cavaliero di una cima di roccia dirupata, quasi nido d'aquila, aveva +castello di gotica architettura, sul cui merlato scintillavano i ferri +delle lance delle sentinelle, e tutti ricinti di mura merlate erano +anche que' gioghi, popolati da soldati che a lento e misurato passo vi +passeggiavano. Dalla citta non partiva rumore ne fumo. Non si +distingueva alcuno per quelle case aggruppate le une alle altre come +alveoli di arnia, triste, nericce, squallide. Sembrava grande +sepolcreto. Ben altrimenti intanto poteva giudicarsi di coloro, che +novella citta di tende le avevano rizzata intorno, scintillanti di +vivi colori--le tende appunto che appartenute avevano, non era guari, +ai Saracini di Sicilia. Quel popolo di soldati brioso si recava da un +padiglione ad un altro, e dai padiglioni alle galee che si cullavano +voluttuosamente sul mare tranquillo. Canzoni guerresche, rumori di +armadure, nitriti di cavalli, un movimento, una vita, una gioia, quasi +quivi non fossero convenuti per osteggiare la citta e quindi dare e +ricevere la morte, ma per tornar bello un corteggio di principessa che +andava a marito. Questo insomma era il campo di Roberto Guiscardo, il +quale assediava il principe Gisulfo II, suo cognato, constretto a +ricoverarsi tra le mura della citta. I due cavalieri cavalcavano +adagio, considerando, nel tempo stesso che discorrevano, da qual punto +si potesse assaltare la piazza, quale fosse il lato meno difeso; +avendo per fermo che, a lungo andare, non fosse stato che della fame, +la pazienza dei cittadini si sarebbe stancata--posto ancora che agli +urti replicati e testardi degli assalitori avessero saputo resistere. +Per lo che esaminavano le baliste; i mangani da rovinare la citta con +un diluvio di pietre, le torri mobili per avvicinarsi alle mura e +pugnare di fronte a fronte: comandavano vigilanza e coraggio a quei +prodi normanni, i quali non sentivano meno il pungolo della gloria che +quello della preda doviziosa loro promessa dal sacco di Salerno. Si +apparecchiava pel domani novello assalto. + +La sera era splendida. Il tramonto cangiava il sottile vapore, che +impregnava l'aria, in una polvere di oro. Le montagne di Amalfi si +disegnavano a sinistra, a tinte violette e frangiavano l'orizzonte. Il +mare che si confondeva con l'infinito del cielo era calmo e voluttoso, +come il seno di una fanciulla che non abbia ancora palpitato di amore. +Non uno spiro di vento. Non uno di quei susurri arcani della natura +vergine. Le ultime allodole che fendevano il cielo si ritiravano. La +campagna di Salerno si dileguava, grigia piu che verde, sotto il +progressivo invadere delle ombre. Le prime stelle nel cielo, le prime +lucciole sulla terra cominciavano a corruscare. Solo un ronzio +d'insetti invisibili animava gli ultimi aneliti della vita del di. +Soave, irresistibile languore s'insinuava nel corpo; l'anima +s'innalzava nel vago, negli spazi illimitati di Dio. Un cristiano +avrebbe creduto, un poeta vaneggiato, una donna avrebbe soccombuto a +qualunque parola di amore, un uomo avrebbe perdonato.... I due +viaggiatori non si accorgevano di nulla. + +--Tutto va bene, diceva uno dei cavalieri; vedremo se questi marrani +di Longobardi sapranno sostenere ancora le picchiate di domani, che in +fede mia, Guiberto, ti prometto io, vorranno riuscire belle e sonore. +Gia quei di dentro sono disperati, ed il martello della fame li +travaglia, cosi che faranno i diavoli e peggio. Questi nostri, che +sono inaspriti dalla lunga resistenza e spasimano cacciare le unghie +nei tesori del nostro bel cognato, non si terranno le mani alla +cintola, e la chirintana vorra tornar graziosa. Staremo a vedere, per +ora non posso dichiararmi scontento. + +--Ma! non dira altrettanto madonna Sigelgaita, messer duca, rispondeva +l'altro cavaliere. Alla fin fine, il principe Gisulfo le e fratello, e +questi disgraziati di Longobardi sono della sua nazione. + +--Bah! tutto sta che Sigelgaita senta i primi squilli delle chiarine, +e veda che si cominciano a menare le mani davvero con la grazia di +Dio; che poi il suo demonio tutelare s'incarica del resto. Se l'avessi +veduta, Guiberto, alla presa di Palermo! Giuro pel santo sepolcro che +saresti dato in dietro della paura. Sicuro che uccise di sua mano +meglio di cento Saracini. + +--Qual differenza da quell'altra! sclama fra se Guiberto, quasi +meditasse le parole del duca Guiscardo, perocche desso appunto era il +cavaliere che precedeva. Alberada non reggeva alla vista del sangue. +Eppure l'avevano allevata dentro il pavese di suo padre, in mezzo ai +soldati. + +--A proposito, ser priore, dimanda Roberto; si ha novella alcuna di +lei? Te l'han dunque menata via compiutamente? + +--Voi mi toccate una piaga cruenta, monsignore. + +--Sai che piu ci penso e piu mi persuado che quel mastro Ildebrando +debb'essere un birbante bello e pulito! + +--E ben altro ancora, monsignore. Quell'uomo lo conosco sol io--e voi +pure, Roberto, se vorreste un po' rammentare perche motivo ripudiaste +Alberada, potreste congetturarne alcuna cosa. + +--Non andiamo rimuginando nel passato, priore. Ti basti avermi tolto +in pace che la fosse stata accolta da te, una donna cui io aveva +discacciata, e non te ne dimandassi ragione di maniera qualunque. + +--Con la vostra sopportazione, messer duca, avreste avuto gran torto. +Dopo la fatale storia di quello sventato dell'abate di Cluny, voi +mandaste via Alberada, pizzicato da gelosia. Vi apponeste, Roberto. +Gli e vero che nell'anima mia io aveva amata Alberada; ma Iddio +stesso, neppure Iddio sapeva di quel segreto. Alberada aveva l'anima +immacolata di tutt'altro affetto che non fosse stato il vostro. Per +modo che, monsignore, voi potreste giurare che giammai donna vi ha +amato, e vi amera piu fortemente e con verecondia maggiore di quella +giovane. Se l'aveste udita a singhiozzare.... + +--Baie! piangeva di dispetto. + +--Mai no, monsignore, piangeva d'amore; che, la Dio merce, io so bene +distinguere il grano dalla saggina. Se non vi avesse amato, l'avreste +udita prorompere in lamenti ed ingiurie, quando a mensa, in presenza +della sua rivale, le furono gittate sul volto le vostre seconde nozze +con si poco garbo e carita che n'ebbe a stringere a tutti il cuore del +dolore e della sorpresa. Ed ella non disse altro motto, che: Iddio vi +perdoni, messer duca! Poi bacio sulla fronte il figliuolo Boemondo, il +quale svenuto le cadde ai piedi, e lascio il castello sul fatto, senza +togliere una pezzuola, senza fermarsi un momento. + +--L'e vero! sclama Roberto abbuiato. + +--E vi ricorderete, continuo Guiberto, con qual rassegnato contegno, +uscendo dal castello di Melfi, rifiutasse le profferte di vendetta che +il suo paggio Baccelardo le presento. A piedi, digiuna, per notte +orribile, in mezzo a fitto uragano, attraverso gioghi e campi, e +giacque sfinita di stento e di paura innanzi la porta di tristo +abituro; perocche tutti, a timore di voi, monsignore, le rifiutavano +asilo, quasi fosse stata tocca dal gavocciolo. + +--Tutti--meno che voi, pietoso priore. + +--Vi domando merce, monsignore. Ella si riparo fra le mura del +chiostro di Grotta Minarda. E solamente la, come sapete, io la rividi +quando saccheggiai la badia, ed usai alle monache il giuoco di farle +sorprendere dai diavoli. La strappai dalle grinfe dei soldati che +l'avevano adunghiata, e come la piu vezzosa se la disputavano a colpi +di daga. La posi sulla groppa del mio cavallo, e la condussi al +priorato di Lacedonia. Quivi la sposai in tutta regola. Ma non saprei +dirvi quanto mi avessi da penare per indurla a nozze novelle, e quale +resistenza la mi opponesse. Mi penso percio, monsignore, che non vi +debba dolere di alcun modo se me l'abbia tolta a moglie. Niuno +oltraggio soffri mai la donna che sposa fu prima di voi. Poi, se io +non sono mica duca non sono neppure un paltoniere. + +--Sta bene, te ne rendo anzi merce, sclama Roberto pensoso, se vero +gli e pure che quella donna mi abbia amato mai. Non veggo pero che tu +ne abbia fatto assai buon governo, e che molto ti stesse a cuore il +decoro di una donna che era, e d'uopo lo confessi, anche a me stata +carissima, e forse.... + +Roberto Guiscardo gitto un sospiro e si arresto a mezza frase. +Guiberto soggiunse: + +--Ed anche in questo, col vostro permesso, monsignore, voi prendete +fallo. Come ebbi inteso della venuta di Alessandro e del suo +cancelliero a Montecasino, compresi di leggeri che tanto contro di voi +come contro di me non si sarebbe mancato portare solenni accuse. + +--Non occorreva essere Isaia per profetarlo. + +--Ne santo per affliggersene. Ma se io, a vero dire, non dormo meno +tranquillamente sotto le censure della Chiesa, i miei vassalli non la +pensano come i vostri, Roberto. Cosi che mi misi alquanto in angustie, +e confessai ad Alberada le mie dubbiezze. Ella, che voi sapete quanto +sia generosa, si offerse rappattumar tutto col papa, meglio col suo +cancelliero Ildebrando. Dell'animo di costui ella aveva capito alcun +poco la a Cariati, in quella trista nostra dimora. E forse non solo me +ella pensava in quel suo proponimento, monsignore, ma altresi voi, voi +che parimenti avevate brighe col pontefice. + +--Bah! sclama Roberto levando le spalle. Si direbbe, glorioso priore, +che tu vorresti regalarmi dei rimorsi. + +--Eh! perche no? i rimorsi sono anch'essi una volutta per le anime +malate e angosciate. + +--Allora conservali per uso tuo, susurra Roberto sforzandosi a +comporre il viso a gaiezza. + +Il priore continua: + +--Partimmo dunque divisati da frati. Ella era risoluta dimandare un +abboccamento ad Ildebrando fuori del chiostro, sapendo quanto e' fosse +sollecito delle regolarita claustrali. Quel disgraziato di Baccelardo +aveva guastato tutto. Ildebrando, onde destare dal torpore il pigro +Alessandro II, aveva indotto il giovane andarlo a vilipendere di +vigliaccheria proprio nel baciamano, e trascinarlo a mezzi di violenza +contro di entrambi noi. + +--Costui l'avro dunque sempre tra i piedi, sclama torvo Guiscardo, +digrignando i denti, quasi parlasse fra se. + +Guiberto continuo senza far vista di porgli mente: + +--Ne messer Ildebrando fece i conti falliti, come sapete. Io che +appostava a San Germano seppi di quello sproposito di _placito_, e +scrissi la mia difesa. Del fatto vostro voi gia stavate sicuro, sia +che non tanto mastro Ildebrando vi aveva sul liuto come me, sia che vi +difendeva il principe Gisulfo. Alberada quindi ebbe a presentarsi al +_placito_ e far leggere il foglio da me diretto al pontefice. + +--Chi le avrebbe creduto tant'animo! mormora Roberto, sempre sopra +pensiero. + +--L'e vero. Pero, voi sapete che succedesse cola, e come sotto +pretesto di avere violate le leggi del chiostro ella fosse menata a +Roma da Ildebrando per essere giudicata. + +--Prete sciagurato! + +--Chi sa se solamente sciagurato! riprende Guiberto sospirando. Ma la +vendetta mi sta scritta nel cuore, monsignore; e voglia Iddio +condannarmi a finire i miei giorni in un lebbrosaio, se non la torro +tale che se ne abbia a menar rumore per tutta Italia. Aspetto solo che +ci sbarazziamo da questi ostinati di Longobardi, che poi andro io a +Roma, e in un modo qualunque faro visita a mastro Ildebrando. + +--E niuna novella ve n'e arrivata da poi? dimanda Roberto dopo essere +restato alcun tempo concentrato. Spero in Dio che non le abbiano fatto +vitupero; dappoiche se cosi fosse, Guiberto, ti giuro per la mia santa +corona di duca.... + +--Che sperate tramutare in quella di re. + +--Taci. Ebbene, ti giuro in somma, che neppur io me ne starei +indifferente, e l'insulto di una donna normanna sarebbe pagato a peso +di sangue. + +--Io non so, monsignore, se l'abbiano ingiuriata; solamente vengo +assicurato di fermo da quello scimione di Laidulfo, non ha guari +tornato di Roma, di avere inteso dire che l'avevan messa a languire +nelle prigioni di qualche castello o monistero di la. + +--Cosa e quell'aggrupparsi di soldati che corono, li, verso borea? + +--Qualche torneatrice che balla sulla corda, o qualche frate che +predica il giudizio finale. + +--No, non mi pare. Si affollano di troppa pressa, e tornano addietro +troppo malvogliosi. Andate a vedete, Guiberto, e venitemi a +raggiungere alle tende dove mi reco. + +--Non e d'uopo che vada io, perocche gia un centurione trae alla +nostra volta. E veggo... + +--Due frati in un bel gruppo di lancieri con le picche calate. Che mai +sara? + +--Io l'indovino, dice Guiberto, quei di dentro han cominciato a sentir +troppo caldo dalla nostra vicinanza ed han dimandato soccorso. + +--Eh! non puo darsi. Io conosco la tempra ostinata di Gisulfo, e +quanto superbo ei sia. Ho per sicuro che alcun altro vorra venirci a +guastare il giuoco ed a cacciare il suo cucchiaio nella nostra +pentola, come fecero le dannate memorie di Nicolo II e Leone IX per le +faccende di Puglia. Sta a vedere se la cosa non sia cosi. Qui ci +menano due frati. + +--Ebbene, centurione? dimanda Guiberto al soldato che loro si +approssimava. + +E quegli facendo cenno di saluto ai due cavalieri, si volge a Roberto +Guiscardo e risponde: + +--Monsignore, papa Gregorio VII manda due legati che dimandano tosto +essere ammessi alla vostra presenza. Che dobbiamo fare di costoro? + +--Frustateli, mormora il priore alzando le spalle e spingendo il +cavallo per ritornare alle tende del duca. + +Ma Roberto resta un tratto a pensare, poi ordina: + +--Guidateli al nostro maestro di palazzo, monsignor di Bovino, che +egli li provveda di alloggiamento per questa notte, e che dimani sieno +presentati al nostro padiglione. + +Cio detto sprona il cavallo e raggiunge il priore che di male umore +era partito. + + + + +II. + + MAN. Dunque i nemici + Braman la pace? + + PUB. A Regolo han commesso + D'ottenerla da voi. Se nulla ottiene, + A pagar col suo sangue + Il rifiuto di Roma egli a Cartago + E costretto tornar. Giurollo. + METASTASIO. + + +Trasportiamoci ora per un momento a Roma. + +L'abate di Cluny, preceduto dal castellano e seguito da un uomo +ravviluppato in bianco mantello, attraversarono parecchie sale della +Tomba di Adriano, o Castel Sant'Angelo, come dal XII secolo si +addimando, fino a che non giunsero ad un appartamento all'angolo +settentrionale di esso. Quivi, innanzi ad una porta centinata, il +castellano si volge all'abate e dice: + +--Ella e qui. + +--Sta bene, risponde l'abate; aprite, ed attendete di fuori. + +Il castellano obbedisce. Allora l'uomo avvolto nel mantello passa +innanzi, entra, e si richiude l'uscio alle spalle. + +Il castellano, che era restato a guardare, gitta un sospiro ed +esclama: + +--Senza neppure confessarla! + +--Non paventate, bravo vecchio, risponde l'abate, se avra giudizio non +le sara fatto alcun male, io credo; perche negli occhi vi ha una +mutazione _secundum esse_ spirituale, come dice quel santo padre di +Aristotile, e gli occhi di lei... + +--Spero in Dio che cosi avvenga, lo interrompe il castellano; mi ci +era affezionato, e mi porti il diavolo se non l'amava come figliuola. +La si mostrava si buona, si dolce che neppure i martiri, Dio mi +perdoni! io penso fossero stati piu rassegnati. + +L'abate non risponde e resta del capo appoggiato al muro a +meditare.... Sa il cielo cosa meditasse l'abate di Cluny, perche da +tutti allora veniva riputato mago, a causa della indefinibile sua +sapienza nei misteri dalla filosofia greca e dei rabini ebrei. Eppure +oggi l'abate di Cluny e uno dei santi meglio constituiti del cielo! +Come la sapevan lunga quegli uomini dei tempi di mezzo! + +L'altro intanto, appena ebbe chiusa la porta, si svolse dal mantello e +penetro nelle stanze riposte. + +Quel piccolo appartamento era addobbato col maggior lusso che allora +si conoscesse. Vi era un salotto, col soppalco a legno intagliato e le +mura coperte di cordovano a rosoni d'oro. Vi era un tavolo di frassino +incrostato di avorio e di laminuzze di argento niellato, e grossi +sgabelli di noce intagliati a sfingi, girigori e lacci aggroppati. Vi +erano infine guastade di fiori ed una giga. Fra queste ed altre +minuterie femminili pero dominavano, appesi a' zoccoli e su pei +tavoli, ogni maniera di attrezzi da guerra, lucenti, ricchi, ed in +parecchi luoghi rintuzzati, si che attestavano non avere appartenuto a +poltrone. Piu dentro poi, un letto coverto di un cielo di dommaschi +paglini con grosse nappe che ne fermavano le bandinelle alle colonne +attortigliate di noce brunito, un inginochiatoio con un libro di ore +brutalmente alluminato, aperto, ed uno stipo capriccioso di forma, +intarsiato di tasso a figure mostruose e fiori, su di cui una lamina +di ossidiana forbita onde servire da specchio, e pettini, e +calamistri, e vai, e fiori, ed un pugnaletto sottile come grosso +spillo, e delle fiale che potevano contenere forse della nanfa, piu +probabilmente veleni. Presso ad una finestra infine sedeva giovane +donna, neglettamente e semplicemente vestita tutta di bruno, ed +assorta a contemplare il cielo cosi profondamente, che non si avvide +dell'uomo penetrato di si poca cerimonia nel suo santuario. Il qual +santuario era, bello e buono, l'appartamento del castellano a lei per +cortese affetto o per compassione ceduto. Il nuovo venuto gira +lentissimamente intorno lo sguardo, poi aggronda e dice: + +--Quante morbidezze! + +A quella voce la donna si volge, gitta forte un grido, e retrocedendo +fino al davanzale e tutta rannicchiandosi nella persona, convulsa e +tremante sclama: + +--Ildebrando! + +All'esclamazione di entrambi succede un momento di silenzio. +Finalmente l'uomo soggiunse: + +--Per lo appunto, Ildebrando. Vi fo forse paura, Alberada? + +--Paura no, mormora colei levandosi ritta, riprendendo con uno sforzo +di volonta tutta la sua dignita e spezzando il fascino, donde in sulle +prime il rossigno sguardo di quell'uomo l'aveva avvinta. Paura no, +ribrezzo. + +--Ah! e per qual ragione, madonna? Imperocche, da quanto io mi sappia, +giammai scortesia avete ricevuto da me. + +--Sara vero, messere, rispose ingenuamente colei, ma io veggo nella +vostra persona qualche cosa di sinistro, ed ogni qual volta mi sono +abbattuta in voi, sempre sventura novella mi colpi. Voi siete il +demonio attaccato ai passi miei. + +--Ah! siete dunque anche eretica, Alberada, per credere l'uomo +subordinato a due geni come i Manichei. Male, male, figliuola mia. + +--Insomma, messere, usatemi la cortesia di dirmi cosa cercate da me. +Voi, per fermo, non venite che per annunziarmi la morte. V'incontrai +nel castello di mio padre a Cariati, e scene di sangue lo funestarono. +V'incontrai nel castello di mio marito a Melfi, e da lui fui +ripudiata. V'incontrai a Montecasino, ed ecco che mi avete rilegata in +una tomba, disgiunta dall'universo, priva di liberta. Sollecitatevi, +profferite la sentenza che avete fatta decretare da Alessandro II; a +me sara sollievo maggiore la morte anzi che questa spasmodica +prigionia. + +--Tanto presto volete morire, Alberada? susurra Ildebrando con accento +tristo e sospirando. Se la vita e un tribolo per voi, ricordatevi che +ogni tribolo ha pure le sue rose, ogni notte le sue stelle. Ma +mettiamo da banda cio, e statemi bene ad udire, che d'uopo ne avete +assai. + +--Sia. Tenetevi dunque lontano da me, e favellate. + +--Io vi fo raccapriccio, Alberada? Ebbene ascoltatemi. Io voglio +sollevare per un istante un velo che solo un uomo sollevo altra volta +sotto suggello di confessione. Ma queste sono le ultime parole che +l'uomo vecchio rivelano in me, sono gli ultimi aneliti che ricordano +Ildebrando, la pagina estrema di un racconto che dovra essere +dimenticato, che i posteri dovranno ignorare. Qui finisce la storia +dell'uomo, per cominciare quella del santo. Non resistermi, Alberada. +Questo e l'ultimo tentativo di ravvivare una fiaccola gia estinta. + +--Vi ascolto, signore, mormora Alberada con voce tremante, vi ascolto +bene, ma non v'intendo. Solamente mi accorgo che voi, per solito avaro +di parole e cupo piu delle prigioni di questa Tomba, siete dominato da +delirio. + +--Chi beve il vino s'inebria, chi si caccia nel fuoco si brucia. +Questo delirio desta in me la vostra presenza. Voi mi fate rivivere a +memorie, che il di 25 marzo 1073 seppellii con Ildebrando. Sappi +dunque, Alberada, che io ti ho amata, come giammai donna in terra si +pote amare di veemenza maggiore. + +--Oh! non mi era dunque ingannata io! + +--Che? mi avevi forse penetrato tu? Avevi tu forse letto nell'anima +mia una passione colpevole, un sacrilegio che tante notti insonni mi +ha fatto trascorrere combattuto dalla volonta e dall'istinto? Di, +favella per amore di Dio, dimmi se nulla mai ne palesasti ad altro +uomo, se il tuo sospetto fu anche sospetto d'altrui, se v'ha sulla +terra altro essere umano, fuori del mio confessore e di te, che sia +consapevole di tanta mia debolezza? Parla dunque, hai rivelato mai a +vivente che Ildebrando ti abbia amato? + +--No, perche io mi credetti insozzata di codesto vostro amore, io, +fidanzata di Roberto Guiscardo e figlia dei barone Giselberto +Squassapostierle. Quella sera che, sul merlato delle torri di Cariati, +credevate favellarmi dei perigli delle passioni inavvedute, quella +sera, nel caldo del discorrere, il delirio vi domino come adesso, e mi +svelaste che mi amavate. + +--E tu? tu rivelasti a... a quel demonio di mio fratello il segreto +fatale? + +--No, messere, perche io non favello delle cose che mi tornano ad +onta. + +--Dio sia lodato! la mia debolezza morra qui, sclama Ildebrando +gittando un sospiro e lasciandosi cadere sur una sedia. + +--Morra qui con me! Non e questo che volevate dirmi, Ildebrando? + +--Ah! mormora costui meditando la trista interpretazione che Alberada +aveva data alle sue parole. Con te, dici? Ebbene, si: puo avvenire +anche cio, Alberada, e puoi anche essere libera, se alla mia volonta +sarai pieghevole. Perocche io ho fatto sacramento innanzi la persona +di Cristo, che, da oggi in poi, non vi sara altra volonta sulla terra +che la mia. + +--Audace giuramento, interrompe Alberada. + +--Che sara audacemente mantenuto, continua Ildebrando. Si, Alberada, +io ti ho amata, e quanta sciagura da questa passione mi fosse tornata, +io dirti non potrei senza farti tutta raccapricciare novellamente. Io +non aveva amato alcuno. Io non aveva conosciuta mia madre, che +pochissimo, mio padre poco ancora ed aspro. Io insomma, mi era veduto +isolato nei chiostri fanciullo. Io aveva udito predicarmi tutto di, +sotto pena di peccato, di segregarmi dal mondo e dalle sue passioni; +avevo dovuto interdirmi ogni affetto tenero, ogni moto di sensibilita. +Io avevo dovuto in ogni essere a me somigliante considerare un nemico +che studiava trascinarmi all'inferno, in ogni desiderio un peccato. +Sulla terra io non doveva vedere che me, e fuori di me Iddio. Ora, a +Dio la fantasia indocile ed irritata dalle meditazioni cercava dare +un'esistenza, una forma--e sempre gli dava quella di una donna! Cosi, +una figura svelta, bianca, diafana, l'occhio azzurro soavissimo, la +persona gentile, aereggiante in un velo di pudore e di candidezza, una +forma come era la tua, Alberada, come eri tu nel castello del padre +tuo. Ah! che la effigie piu degna di rappresentare Iddio e quella +della donna! + +--E voi siete prete e cardinale? + +--Io sono uomo, Alberada; Dio mi fe' uomo. E questa imagine ostinata +della donna mi veniva sempre avanti nelle meditazioni, m'isprava nelle +preghiere, mi apriva il cielo, m'indorava di luce la vita, mi +travagliava nei sogni. Questa figura trovai in te; e ti amai, e mi +lasciai trascinare interiormente a quel precipizio come chi e preso +dalla vertigine. Seppi pero dominarmi, o almeno il credetti, poiche tu +mi dici che il segreto periglioso mi scappo pure dalle labbra. Ora non +se ne parli piu. Fu un momento d'aberrazione che con molte lagrime ho +pianto poi; fu una colpa che di pena terribile ho pagata. Non se ne +parli piu, e guai, Alberada, guai a te, guai a colui cui questo tristo +segreto fosse svelato. Io vivo oramai nell'avvenire: il passato mi fa +orrore. + +--Se gli e questo tutto quel che richiedete da me, messere, la vostra +volonta sara fatta. Codesta vostra passione non usci mai dalla mia +bocca, ne uscira, perciocche, certo, io non ho di che vantarmene. + +--Forse che si, forse troppo, riprende Ildebrando sollevando +fieramente la testa ed alzandosi. Ma io credo di essermi spiegato +abbastanza. Qui si snebbi dunque la frenesia che la tua vista ha in me +rinnovellata, e parliamo di altro. + +--Meglio cosi. + +--Sai tu, perche mi rivedi in questo castello? + +--Se non e per venirvi a sollazzare delle sofferenze della vittima, o +a venirle ad intimare il supplizio, io non saprei perche altro. + +--Per salvarti. + +Alberada si stringe nelle spalle, volge la testa verso il cielo che le +mandava un raggio di sole dall'abbaino, e non risponde. Ildebrando +continua. + +--Per rimandarti libera al priore di Lacedonia come messaggiera di +pace. + +--Mio Dio! + +--L'ami tu dunque colui? + +--E mio marito, checche voi ne pensiate in contrario. + +--Taci, non dirlo, grida Ildebrando di voce convulsa digridando. Per +Gesu, codeste tue parole mi fanno male al cuore, ed io non so se +giungo a dominarmi. Ascoltami bene, Alberada, e rammenta che il papa +con una mano rimesta in cielo, con l'altra stringe la terra nel pugno, +e puo scuoterla, riempirla di sangue, desolarla dove al suo volere non +pieghi, e che chi il papa tradisce, muore della morte dei traditori +dentro l'anno. + +" Orbene, continua Ildebrando, tu dunque devi recarti al priore di +Lacedonia. Se Ildebrando l'odiava, il papa gli ha perdonato e seco +vuole riconciliarsi. Egli ti aveva mandata a me a Montecasino, +confidando nella tua mediazione, perche lo salvassi. Mal non si +appose, perche io col tuo mezzo, e col tuo mezzo solamente, voglio e +posso salvarlo. Che fiducioso torni a me. Non chiedo neppure che mi +domandi perdono dappoiche gia, per volere di Dio, lo perdonai. Egli +non avra limite nel mio amore. E priore di Lacedonia per dono di +Enrico imperatore; per volere del papa sara arcivescovo di Ravenna, +che adesso appunto quel bravo prelato e morto. + +--Ma il vescovado di Ravenna provvede pure l'imperatore. + +--Donna, figgiti bene nella mente che sulla terra non v'ha piu oggimai +che un potere, e questo e quello del pontefice; che sulla terra non +v'ha piu che un nome, e questo e quello del papa. Un altro ordine di +cose e cominciato. I vescovadi, i troni non esistono che nel pugno del +papa. Egli li da, egli li toglie. Dirai adunque a quel priore che +lasci la scellerata vita che ha condotta finora, che abbandoni le +bandiere dell'Amalacita Guiscardo, e torni a me. + +--Ma.... interrompe Alberada. + +--Ascolta, continua Ildebrando. Ti mandero in oratore a Salerno con +l'abate di Cluny. Cola troverai destro abboccarti con Guiberto, perche +mettero ordine al principe Gisulfo comprare la pace a qualsiasi +condizione, cosi Guiberto non manchera neppure ai patti del duca di +Puglia e di Calabria. Io non voglio che sia disonorato colui cui penso +fare mio ornamento. Tu dunque spiegherai tutte le seduzioni, tutto il +potere che egli in te riconosce e sente fatalmente, perche Guiberto +ritorni a me. Con lui riederai anche tu, cui non preparo minori +dovizie di grandezze e di glorie. Io insomma non segno limite alle +vostre ambizioni, se nella mia carita e nella mia affezione riporrete +fiducia.... + +--E se si verificasse il contrario? + +--Ah! se si verificasse il contrario? mormora Ildebrando pensieroso. +Innanzi tutto, vuoi tu incaricarti della missione? + +--Innanzi tutto giuratemi, Ildebrando, che male alcuno non verra a +Guiberto se aggiustera fede alle mie parole. + +--Donna incredula! non ti basta la mia parola? + +--No, voglio il vostro giuramento. E, se debbo confessare il vero, +neppure su questo ho piena credenza. Dappoiche voi che avete facolta +di mandare la gente all'inferno ed al paradiso secondo vi torna, +sapete come sciogliervi di un giuramento, se vi piacesse non +attenerlo. + +--Tu sei un'empia assolutamente. Le parole di Guiberto hanno +fruttificato in te. Ma, come tu vuoi, giuro che a Guiberto non verra +male. + +--Giuro, giuro... di grazia, messere, per cui giurate voi? + +--Per i santi, per Gesu, per la Vergine, per tutto il paradiso. + +Alberada conserva il silenzio come aspettasse altro e fissa gli occhi +su Ildebrando quasi col suo limpido sguardo cercasse penetrarlo +nell'anima. Ildebrando resta calmo e mutulo. Ed Alberada soggiunge: + +--Sta bene, adesso vi dico che assumo l'impresa, e che mettero ogni +mia sollecitudine perche Guiberto si concili con voi e con la Chiesa. + +--Cio non mi basta, riprende Ildebrando, mi e d'uopo che tu giuri +altresi sull'ostia consacrata il giorno di Pasqua, chiusa in questa +reliquia, che se Guiberto non ascolta le tue parole o non crede alle +mie promesse, tu tornerai a me; che se egli vorra per forza ritenerti +tu gli sfuggirai; e che se non avrai mezzo a sfuggirgli, eleggerai +piuttosto darti morte, che mancare al giuramento di qui rivenire. + +Alberada rimane perplessa un momento, pensando la terribile promessa +che a lei si richiedeva, poi dimanda: + +--E tornando che cosa mi si riserba, messere? + +Ildebrando rista un istante e risponde: + +--La morte. + +--Bene sta, sclama Alberada, purche sia una morte sollecita, una morte +senza infamia e vereconda, io giuro. + +--Una morte sollecita, senza infamia, senza oltraggio. + +--Io giuro dunque, continua Alberada cadendo in ginocchio, giuro su +questa sant'ostia che chiude il corpo di Nostro Signore, giuro di +adoperarmi tutta per indurre la conciliazione tra voi ed il priore di +Lacedonia, o di ritornare qui se la mia commissione, per qualsiasi +evento, non riesca, o di non toccar cibo per trenta giorni, fuori +della comunione, se vorra ritenermi per forza. E se spergiuro, possano +i demoni impossessarsi di me e menarmi senza posa pei quattro venti +della terra, come Malco che diede lo schiaffo al signor nostro Gesu +Cristo. + +--Amen, risponde Ildebrando tutto radiante di gioia, seguimi adesso. + +E si dicendo si avvia, apre l'uscio senza curare di ravvilupparsi nel +mantello, ed esce. + +Il castellano, che stava fuori a guardare la porta, al vederlo +retrocede di un passo, ed abbassa gli occhi. Ildebrando gli ordina: + +--Al compiuto imbrunirsi della notte voi stesso, uomo misericordioso, +guiderete a palazzo questa donna avvolta in cappa di frate +benedettino. Imparate pero ad interpretar meglio i nostri ordini per +l'avvenire, ed a compierli giusta la nostra intenzione. + +--Santo padre, _benedicite_; e mi porti il diavo.... perdono.... sara +fatto il vostro volere. + +--Santo padre!! sclama Alberada sbalordita, e resta fisa ed immobile a +guardare Ildebrando, che seguito dall'abate di Cluny si allontanava. + +Ildebrando era divenuto Gregorio VII. + + + + +III. + +ARISTOD. Or che n'e tempo + Assicuriamci e ragioniam di pace. + +LIS. E l'accettarla e il ricusarla a tutta + Tua scelta l'abbandono. + +ARIS. Udirne i patti + Pria d'ogni altro conviensi. + +LIS. Eccoli e brevi. + MONTI. + + +I legati dunque che papa Gregorio mandava a Roberto Guiscardo ed al +principe di Salerno erano Alberada, camuffata della cocolla di frate, +si che pareva giovanissimo novizio, e l'abate Ugone di Cluny, entrambi +incaricati di missione diversa. Conciossiache se Alberada ebbe quella +delicata di ricondurre il priore sotto le leggi della Chiesa ed a +riconciliamento con Ildebrando, Ugone una piu difficile doveva +compierne, e nel tempo stesso segreta, per modo che la politica del +pontefice doveva sentirsi, non dichiararsi di qual si voglia maniera. +E per vero forse il solo abate di Cluny poteva condurre al fine +sperato quella bisogna non trovandosi alcuno meglio adatto di lui a +tal genere di pratiche nella corte del papa. Tuttavia questa e' si +aveva tolta a malincuore. Poiche aveva compreso bene l'animo ed i +disegni di Gregorio, avvegnache questi non si fosse con lui aperto, e +non gli avesse ingiunti i suoi severi ordini che in laconici ed oscuri +detti, come soleva. + +Ugone abate di Cluny, poteva dirsi la piu eccellente pasta d'uomo +quando arrivava a perder di vista le dottrine di Aristotile. Nei +filosofemi di costui egli aveva cercato addentrarsi, con una +perseveranza e con una pazienza da fare spavento, oggi che la piu +astrusa sapienza si succhia da vasi _sparsi di soavi liquori_. +Compagnevole poi, motteggiatore, ilare, amico dei piaceri, si faceva +amare dalle donne, desiderare nelle brigate, dove con venusta +d'ingegno soleva raccontare aneddoti, miracoli, leggende di santi, +storie di paladini e di fate, ed avventure occorsegli pei molti suoi +viaggi. La sola macchia che poteva forse apporglisi era quel suo +pizzicare un tantino di gioliva comare, quel piccarsi di sapere per +minuto i fatti altrui. Ma tal difetto gli si menava buono volentieri, +quando e' ne contava delle cosi saporite a proposito dei pontefici e +dei principi che allora conducevano Europa. Ugone sapeva vivere bene +fra tutte le classi; trovava sempre alcuna cosa di piacevole a dire a +chiunque bazzicava con lui, passava volentieri sui peccatuzzi e sulle +debolezze di chicchesia, desideroso che alle sue scappatuccie si desse +pure passata. Non borioso della dignita di abate, nella quale +eguagliavasi ai piu grossi baroni ed infeudava castelli e terre: coi +superiori lusingatore non servile, cogl'inferiori caritatevole e +blando. In una parola Ugone coglieva il buono ed il piacevole dei suoi +tempi difficili; alle tristizie non s'inchinava, ma non si ribellava +neppure, come quel severo uomo di Gregorio VII pratico. La regola +della condotta di lui chiudevasi in due parole: fare a suo modo, con +l'orpello dell'onore e del dovere: altrui tollerare. + +Questi era Ugone abate di Cluny, quando, uomo come gli altri uomini, +alla vita terrena intendeva ed alle bisogne di questo mondo. Ma una +volta sollevato nei bui circoli della metafisica di Aristotile, una +volta preso ed impaniato in quel sistema--e qualcuno osava +medesimamente dire che talora l'abate lo facesse a disegno per +sottrarsi a cose a lui poco grate--una volta tolto in visione allo +empireo dello Stagirita, Ugone si astraeva per segno che ne le +miserie, ne le gioie della terra lo toccavano piu, addiventava apata, +inurbano, disadatto, perdeva ogni avvenenza di maniere, ogni +attitudine a maneggiare affari, ogni sentimento di cristiano e di +uomo. + +Fortunatamente questi parossismi di alienazione in lui non erano ne +lunghi, ne spessi. Egli aveva coscienza di quella malattia, che +malattia bella e buona poteva addimandarsi tal feroce meditazione. Che +percio ogni mezzo metteva in opera onde distorre la mente da +lucubrazioni scientifiche. Ed ecco perche amava i piaceri, i piu +delicati ed i piu grossolani; usava le corti; accettava ambascerie; +cercava la compagnia delle dame; banchettava lautamente; impazziva +dietro a cacce ed a giullari; correva ai passi d'armi ed ai giudizi di +Dio, dotto mastro in decidere di colpi di daghe e di levate di falchi; +nutriva grossa corte di alani, smerigli, cantarini e destrieri. La +solerzia pero che avvedutamente piaggiatrice e delicata adoperava +negli affari, faceva si che poco e' si potesse ridurre al beato +soggiorno di Cluny, cui lo stizzoso s. Pier Damiano, in una sua +pistola (lib. VI, 4) chiama _orto di delizie fecondo di grazie diverse +in gigli e rose, compiuto campo del Signore, ubi velut acervus est +coelestium_. I principi ed i pontefici appellavano Ugone a compositore +dei loro negozi, lo spiccavano ad oratore per gl'interessi dei loro +Stati. Ed e' volentieri toglievasi dal sollazzevole soggiorno, e +viaggi sosteneva e disagi per rendere altrui servigio. Perocche la +carita non ebbe ultima fra le molte sue virtu. + +Cosi che, come il vescovo di Bovino si condusse alla tenda dei legati +per guidarli al padiglione del duca Roberto, Ugone si volse ad +Alberada e le disse sotto voce: + +--Figliuola, noi abbiamo avuti dal santo pontefice ordini diversi; voi +quello di ricondurre al bene il priore Guiberto, io quello di metter +la pace fra i due principi. Pensate quindi a compiere la vostra parte, +che io faro di sdebitarmi della mia. + +--Dio ci secondi, risponde Alberada. E l'abate usci. + +Roberto Guiscardo gia lo attendeva. Sotto magnifico padiglione di seta +di Persia e tela d'India, tolto all'emiro saracino nella conquista di +Sicilia, aveva fatto rizzare un trono coperto di velluto di Venezia +colore azzurro riccamente ornato. Su quel trono egli sedeva, vestito +del suo manto ducale, robone di colori diversi, lungo fino ai piedi, +soppannato di ermellino; in testa il berrettino traversalmente cinto +da zona d'oro, senza raggi, ornata di gemme--che era appunto la corona +di duca; l'anello al dito; la spada al fianco. Parte dei suoi dodici +conti, e dei suoi capitani, rifulgenti d'armi e la testa scoverta, +stavano in piedi nella tenda. A fianco al duca, sovra sgabello piu +basso, sedeva Sigelgaita, cui nessuno distintivo di femmina avrebbe +contrassegnata, se non fosse stato dal bel giacco di maglia, intessuto +di anelletti di oro e di argento, che la, sul petto, le si arrotondava +di graziosa maniera, e dalle chiome inanellate che nudriva piu lunghe +degli altri--quantunque le donne longobarde vergini usassero portare +intere le chiome e le tagliassero maritate. Ai piedi della sedia +ducale stava un paggetto di forse dodici anni, nei cui turchini +sguardi ben leggevasi quella scaltrezza prudente e vigorosa che in +tanta fama lo torno poi, e tanto alto le levo. Questi era Boemondo, +piu tardi principe d'Antiochia, figlio di Alberada e di Roberto. + +All'avvicinarsi dell'abate, Roberto gli fece grazioso saluto e lo +invito a sedere. Ugone si reco a baciare la mano della duchessa, e +s'inchino prima al duca poi ai baroni che cosi pomposa corte gli +componevano. Indi presento la lettera del papa. E Roberto la prese +dalle mani di lui e la passo al vescovo di Bovino, il quale lesse a +voce alta e sonora: + +" Gregorio VII, Pontefice massimo, _servus servorum Dei_, a Roberto +Guiscardo duca di Puglia, Calabria e Sicilia salute ed apostolica +benedizione, se vorra meritarsela. + +" Sappiate, signore e figliuolo, che abbiamo date nostre lettere +credenziali ad Ugone abate di Cluny, il quale ve le presentera: e lo +abbiamo altresi investito di poteri quanti bastano perche voi possiate +con lui trattare sovra tutte le cose che egli esporra. E con cio siate +sicuro che noi ci obblighiamo a tener per buono e valevole +qualsivoglia accordo verra fatto tra voi, e che ci compiaceremo molto +se ai nostri consigli darete fede e compimento. Vi mandiamo intanto la +nostra apostolica benedizione, e vi esortiamo a rendervene sempre piu +degno per l'avvenire ". + + Datum Romae, sub annulo piscatoris, Postridie nonas iunii anni MLXXV. + +--Bene sta, ser abate, disse Roberto, vi riconosciamo per legato del +pontefice, ed investito di tutte facolta di trattar con noi. Ma, se +Dio vi guarda, messere, noi non sappiamo di che cosa voi venghiate ad +interessarci per parte del santo pontefice. + +--Sono bene per dirvelo, messer duca, risponde Ugone, dove vogliate +usarmi la cortesia di ascoltare. + +--Favellate dunque, riprende Roberto, staremo attenti ad udirvi. + +--Eccomi, continua l'abbate. L'animo del pontefice e vivamente +commosso delle dissenzioni che spingono l'un contro l'altro il +principe Gisulfo II vostro cognato e vostra magnificenza. + +--Ah! gli e questo giusto il tribolo che molesta il santo padre? Me lo +aveva figurato di gia. Tirate avanti. + +--Questo per lo appunto, messer duca, perche Gregorio VII, come padre +e capo della cristianita, deve acerbamente soffrire che i figliuoli +della sua famiglia si accapiglino con si poca carita e si uccidano +senza misericordia. + +--Ma il santo pontefice dovrebbe pure sapere....... + +--Con la vostra sopportazione, monsignore, egli sa tutto. Sa di quale +brutale maniera il principe Gisulfo accogliesse le vostre pratiche di +mediazione a pro degli Amalfitani a Montecassino; quale invereconda +risposta vi mandasse; come foste provocato alle ostilita senza motivo. +Il beato padre sa come voi con blandi modi piu volte sollecitaste la +pace ed intelaste primo gli accordi onde calmare Gisulfo. Sa come +questi accogliesse male le mediazioni di pace dell'abate Desiderio di +Montecassino e del principe di Capua; come borioso facesse ingiuria +alla vostra persona con parole, e disprezzasse la vostra amicizia. +Insomma il pontefice sa tutto..... + +--Tutto cio che voi avreste dovuto restarvi dal dire, l'interrompe +superbamente Sigelgaita, ricordando, ser abate, che favellavate avanti +di noi--di noi sorella del principe Gisulfo II di Salerno. + +--Le domando merce, madonna, se commisi la sbadataggine di +dispiacerle, peritoso risponde l'abate inchinando la duchessa, +perocche la sensazione, giusta le dottrine dell'apostolo Aristotile, e +una potenza passiva cangiata dagli oggetti esterni; ed io aveva +perduto di vista che ella e sorella del principe. Ma non voglia pero, +bella duchessa, punirmene col negarsi di afforzare le mie parole di +pace tra monsignore suo marito ed il principe; da poiche vado sicuro +che entrambi non saprebbero resistere ai voleri della piu bella e +valorosa dama di cristianita. + +La duchessa pianta fitti gli occhi addosso all'abate per comprendere +netto il valore di quello scipito complimento, e tace. Roberto +risponde: + +--Giacche dunque il santo padre conosce come noi fossimo stati tirati +pei capelli a questa guerra, perche piuttosto a noi si dirige che al +principe? + +--Si dirige innanzi a voi, messer duca, sapendovi tanto meglio +inchinevole agli accomodamenti quanto mal volentieri vi recaste a +queste ostilita: ed inoltre, perche da voi debbonsi cominciare le +pratiche con accordare tre giorni o quattro di tregua, a principiare +da domani, onde noi potessimo penetrare nella citta e dar iniziamento +ai negoziati. Infine, perche voi pel primo dovete dettare a quali +condizioni consentite togliere l'assedio dalla citta e ristabilire la +pace. + +--Avete ragione, messer abate. Il papa ha calcolato da accorto uomo +mandandovi a noi primamente. Bene sta. Noi dunque accordiamo la tregua +dimandata; quantunque tutto avessimo disposto onde tormentare di tale +assalto le omai poco solide mura, che non sapremmo se avessero ancora +potuto reggere all'aspro travaglio. I patti poi della tolta +dell'assedio saranno i seguenti--Monsignor di Bovino, soggiunge +Guiscardo volgendosi a costui, datevi la pena di scriverli, perche +sbaglio non cada ne sulla validita di essi, ne sulle nostre +intenzioni, che per nulla mai verranno mutate. + +Ed il vescovo di Bovino essendosi messo sul punto di scrivere ad un +bel tavolo di larice intarsiato di avorio che occupava il mezzo del +padiglione, Roberto a voce ferma ed alta detto: + +1. La citta di Salerno sara messa a nostra discrezione unitamente alla +sua rocca, senza che i cittadini ne tolgano cosa, e demoliscano +pietra. + +2. I cittadini consegneranno tutte le loro armi offensive, dal +verrettone alla lancia, dal pugnale alla spada, sotto pena di essere +condannato alla gleba chiunque alcuna di queste armi nascondesse. + +3. Tutte le terre del principato di Salerno con borgate e castella +passeranno sotto il dominio normanno, ai cui signori saranno pagati +censi e livelli qual si trovano stabiliti dai padroni longobardi, +salvo i mutamenti da farci. + +4. Il principe Gisulfo II abdichera in favore di Roberto Guiscardo il +principato di Salerno, e, spoglio di ogni divisa, nelle mani di lui si +andra a collocare in piena dedizione, unitamente a tutti gli altri +membri di sua famiglia e di sua corte, dei magistrati della citta e +dell'arcivescovo. + +5. Infine.... + +--Ma, messer duca, lo interrompe Sigelgaita, cosa mai di peggiore +potrebbe toccare al fratel mio se la sua sorte commettesse alla +fortuna delle armi? + +--Cosa potrebbe toccargli? Uditeci bene, madonna, e voi altresi Ugone +abate di Cluny; perche gli e bisognevole che voi sappiate la nostra +volonta pienamente. Se la citta ed il principe di Salerno si ostinano +a tenerci occupati a questo assedio, noi facciamo sacramento che di +qui non muoveremo se non quando non ci restera piu una mazza d'armi +per percuotere le mura, un pugnale per uccidere i nostri nemici. E +quando, col favore di monsignor Gesu Cristo e del santo barone del +Gargano--cui facciam voto di offrire due candellieri d'oro del peso di +venti libre--quando abbiamo presa la citta, questa sara data prima per +otto giorni a saccheggiare ai soldati, poi bruciata tutta, ed il suo +suolo arato e seminato di sale. I cittadini verranno lasciati alla +taglia ed alla libidine dei soldati in loro piena discrezione di +ucciderli o farli schiavi, di tenerli seco o venderli ai corsari di +Africa. Il principe Gisulfo infine, e coloro della sua corte e della +sua famiglia, a noi arrendendosi, saranno mandati a purgare le loro +peccata in qualche chiostro; togliendo noi la citta di assalto, +verranno tutti sgozzati come animali immondi, ed appesi dai piedi ai +residui merli delle mura. Questo e il pensamento che noi facciamo +sulla citta di Salerno, sui suoi abitanti, e sul suo principe, +madonna. + +--Della citta e dei cittadini farete come vi aggrada, sclama +superbamente Sigelgaita: il suo principe poi, messer duca, sa bene +come i principi disgraziati debbano morire per non cadere in mano dei +loro nemici. Se egli l'obliasse, io provvederei; e voi, monsignore, +voi non potreste che insultare il suo cadavere--se io non fossi. + +--Tanto meglio per lui e per la sua fama " risponde Roberto +trascuratamente. " L'ultimo articolo infine che aggiungerete, monsignor +di Bovino, gli e che, innanzi tratto, affinche non fossero di modo +alcuno trafugati o nascosti, vogliamo a noi consegnati gli oggetti di +oro e di argento ed ogni maniera di pietre preziose che nella citta si +trovano, onde compensare gl'interessi degli Amalfitani nostri alleati, +pagare delle spese della guerra il principe di Capua ed il priore di +Lacedonia, ed i soldati soddisfare. Questa e la volonta assoluta ed +irrevocabile di Roberto, duca di Puglia, di Calabria e di Sicilia. + +--Monsignore, mormora dimessamente l'abate di Cluny, io non saprei con +questi patti quali accordi potessi ottenere. + +--Peggio per voi, messere. Non pigliate equivoco pero sulle parole, +perche noi non diamo, ne dimandiamo accomodamenti, ma leggi--e leggi +quali piu umane possono dettare i vincitori ai vinti. + +--A questo stremo non e ancor giunto mio fratello, messer duca, ripete +disdegnosa Sigelgaita. + +--Se non vi e giunto vi giungera, risponde Roberto pieno di calma. Gli +e per questo che vorreste dormire meno placidamente le vostre notti, +madonna, e lasciare ad arrugginire la vostra spada nel fodero? + +La duchessa tacque, ma i suoi sguardi scintillavano come quelli della +tigre. + +Rispose l'abate di Cluny: + +--Ci siamo intesi, monsignore. Io mi reco nella citta e spero condurre +le cose a quel termine che debba soddisfare tutti. Solamente prego +vostra grandezza di accordarmi di poi un momento di colloquio segreto, +di cui forse abbisognero, per favori di che io, abate di Cluny, debbo +particolarmente supplicarvi. + +--Il vostro volere si fara. + +E si dicendo il duca si alzava, e il parlamento finiva. + + + + +IV. + + Tebani, ei grida in suon tremendo, Argivi, + Dal reo furor cessate. Armati in campo + Prodighi a nostro pro del sangue vostro + Scendeste voi: fine alla pugna ingiusta + Porrem noi stessi, in faccia vostra, in questo + Campo di morte. + ALFIERI--_Polinice_. + + +Io non saprei propriamente dire di quale piglio l'iracondo e superbo +principe Gisulfo accogliesse le dure proposizioni del duca Roberto. +Basti sapere che manco poco i legati, perocche Alberada aveva seguito +l'abate, non avessero a patire di quei crudeli sgarbi che il priore di +Lacedonia, a barba del dritto delle genti, usava fare ad oratori +impertinenti e malaccetti. Fu loro salvaguardia la lettera che papa +Gregorio a Gisulfo mandava, onde comandargli che ad accordi qualsiansi +discendesse; da poiche egli dava sua parola che tutto avrebbe regolato +in seguito con equita e prudenza, se allora gli era forza piegare alle +circostanze. E se Gisulfo non trascese, e' fu altresi perche egli +aveva spiccati oratori al pontefice a fin d'indurlo a intramezzarsi +con Roberto per la pace o a soccorrerlo di modo qualunque. Acerbamente +non per tanto rispose, ed ogni proposta rigetto come infame. Ugone non +si scoro ai primi urti che terribili anch'egli aveva preveduti da un +carattere focoso e fiero. Comincio quindi per dargli ragione, per +piaggiarlo; fini con ridurlo ad una considerazione chiara sullo stato +della citta, spoverita di viveri e di coraggio, e su quello dei suoi +soldati, mancanti d'armi e pochi di numero. E Gisulfo convenia sopra +tutto. Pero quando gli accennava di rendersi, e' si ribellava ad ogni +ragione, ogni patto, anche modesto ed onorevole, rifiutava. In guisa +che l'abate disgustato stava quasi per desistere dall'impresa, +allorche un mezzo gli sovvenne, decoroso e non fabbro di ruine. + +--E non vorreste voi dunque, monsignore, disse l'abate, non +condiscendereste voi che questa lite si decidesse per giudizio di Dio? + +--Vale a dire? dimanda Gisulfo. + +--Vale a dire che, in lizza chiusa, uno o piu campioni longobardi +contro uno o piu campioni normanni definissero la bisogna. Se i +Normanni avessero la fortuna di vincere, la citta sarebbe loro +consegnata, senza piu armeggiare, nella maniera stessa che se +l'avessero levata di assalto: se vincessero i Longobardi, come io ho +fiducia nella misericordia dei santi, l'assedio sarebbe tolto e tutto +restituito alla calma prima che tra la grandezza vostra ed il duca +Roberto esisteva. E con tal fatto gran numero di vite sarebbe +risparmiato, la citta non manomessa, e forse tutto alla meglio +aggiustato. + +--Il consiglio e piu da cristiano che da guerriero. Mi piace pero, +sebbene nessun riguardo dovrei usare a cittadini vigliacchi, i quali +le loro sostanze e le loro vite non sanno tutelare. Pure non sono +alieno dall'assentirvi. Cosa dunque ne pensate voi miei baroni? + +Ed un giovane, uscendo dal gruppo dei cortigiani e capitani di +Gisulfo, parlo: + +--Monsignore, con la permissione vostra e dei bravi signori che mi +ascoltano, io porto avviso che e' sarebbe meglio domandar prima come +di tal proposta intenda Roberto Guiscardo. + +--Bene detto, principe Baccelardo, risponde Gisulfo. Ritornate dunque +al campo del Guiscardo, messer abate, e se mai consente che la guerra +termini per un duello, mandi qui qualche suo cavaliere a distendere +protocollo dei patti. Il qual cavaliere sara da lui approvigionato di +poteri pieni per tutto regolare senza ulteriormente consultarlo. + +--Parto al momento, monsignore, risponde l'abate. + +Infatti, lasciata Alberada nella corte di Gisulfo, al campo ritorna +immediatamente. + +Roberto Guiscardo stette in sulle prime dubbioso alla proposta. Non +perche fiducia di vittoria non avesse, come che gli fosse noto bella +copia di valorosi guerrieri trovarsi pure tra i Longobardi; ma perche +egli serrava in pugno la vittoria in massa con una citta quasi alla +vigilia della resa. Per una tenzone in campo steccato invece egli +poteva andar soggetto a cento di quelle fortune avverse, le quali +solevano capitare anche ai piu prodi, sia per un piede messo in fallo +dal cavallo, sia per un colpo d'occhio non pronto, sia per una +considerazione importuna che si ficca nella mente, giusto all'ora di +maggiore confidenza, energia ed oblianza del mondo esterno, sia in +fine per effetto di qualche talismano sulla persona o sul corridore +del cavaliere, distrutto dalla benedizione del sacerdote, non tolto +dal giuramento del campione. Ma infine, perche rifiutare il duello e' +sarebbe valso la confessione che nel suo campo non pugnavano cavalieri +da stare propriamente a fronte ai cavalieri longobardi, Roberto +accetto--nel suo pensiero risoluto di battersi egli in persona, come +colui che della cosa piu vivamente interessava. Chiamo percio a +consiglio i suoi conti ed i suoi baroni, i quali unitamente a lui +avevano dritto a deliberare sulle cose della nazione, si fe' venire il +priore Guiberto, e dopo aver seco lui lungamente favellato in segreto, +lo forni per iscritto di piena potenza nelle convenzioni pel duello, +ed al principe lo mando unitamente all'abate. + +Lunga, viva, tumultuosa divampo la discussione che tra il principe +Gisulfo, que' della sua corte, ed il priore Guiberto si apri. Non vi +era via di convenire del luogo dove il combattimento si sarebbe +tenuto, perche ciascuna delle parti lo voleva in terra dipendente +della sua giurisdizione per tema di tradimento; non si volevano +accettare patti gravosi da niuno dei due partiti, in caso di perdita; +non si sapeva decidere ne del numero dei campioni che avrebbero +combattuto, perche molte sfide antecedenti erano pronte e precedute; +ne del numero di coloro che li avrebbero accompagnati alla lizza per +la sicurezza ed il mantenimento dell'ordine. Uno cercava trappolar +l'altro lasciando o chiedendo patti per sottrarsi alla promessa, +soccombendo. Ciascuno intendeva regolare a suo modo le condizioni +della pugna, e voleva giudici e marescialli di campo il di cui favore +si sapeva d'innanzi. In somma avrebbero ambedue bramato dar la legge a +proprio talento. + +E l'abate, distribuendo torti e ragioni ora all'uno ora all'altro, +sceglieva un equo mezzo in ogni articolo, alla cui ragionevolezza +dovevano infine entrambi star sodi. E per tal modo si venne a fine di +compilare lungo protocollo, di cui facciamo grazia alle nostre +leggitrici, segnato da Gisulfo e da Guiberto come commissario di +Guiscardo, e da ambo i legati del papa. Ma come i patti che tutte le +possibilita prevedevano--ed in quei tempi di buona fede e mica +cavillosi e casisti come i moderni era facile--come i patti furono +stabiliti, messo da banda il priore, altra discussione tra i guerrieri +di Gisulfo comincio. + +Il campione doveva essere uno solo. Chi sarebbe stato costui? + +Il principe Gisulfo, come il lione che si arrogava tutte le parti, +voleva essere egli stesso, perche lo piu interessato. Il fratello di +lui, Rainulfo, per affetto glielo contrastava, dichiarando, male stare +che allo Stato si togliesse il capo, avventurandolo a tanto periglio, +ma che, meglio a lui si addiceva, inspirato da eguale passione, +doveroso di battersi con pari vigore. Baccelardo protestava altamente +che giammai, per qualsiasi mezzo, avrebbe sopportato in pace che altri +gli avesse messo avanti il piede, dove trattavasi di torre vendetta di +Guiscardo e dei seguaci di lui; ch'egli avrebbe suscitati tumulti, si +sarebbe scagliato nel campo da forsennato, insomma che, ad ogni modo, +o avrebbe combattuto egli stesso ovvero il duello, per quanto era in +lui, non sarebbe avvenuto. Altri baroni adducevano altre +considerazioni e pretese onde ottenere la preferenza. In una parola, +nella corte facevasi matto baccano, e poco mancava non si venisse ai +pugnali. + +Allora l'abate, che aveva assunta la parte di Nestore in quel +consiglio di furibondi, sentenzio + +--Principe, baroni, trovo buone le ragioni di ciascuno, lodo la +generosa indole di tutti, che vorreste cogliere tanta nobile occasione +per far mostra di valore e di carita di patria. Ma non e questo il +lato della quistione che debbasi esaminare. Di che si tratta qui, miei +signori? Si tratta di vincere il campione nemico per liberarvi della +guerra. Si tratta di vincere il piu prode tra i prodi Normanni, che al +piu prode dei prodi Longobardi verra opposto. Ora, se Iddio vi aiuta, +io dimando, castellani, come e dunque che la prodezza si mostra? Con +le parole ardite, mai no: perche di parole temerarie abbondano anche +meglio i piu vigliacchi. Coi fatti dunque si debbe provare la +valentia, ed ai fatti io vi appello. + +--Ed in che modo? dimanda Gisulfo che stava attento ed impaziente ad +udire. + +--In che modo? continua l'abate, eccolo. Quanti siete che volete +essere i Curiazii di Salerno? Poniamo dieci. Ebbene questi dieci si +disputino fra loro chi debbe affrontare il nemico. + +--Ci uccideremo tutti, rispose sorridendo Baccelardo. + +--Con vostra licenza, bel cavaliere, mai no. Io non consiglio che con +le armi ciascun di voi faccia prova di sua gagliardia, ma per altro +mezzo qualunque, e tale che e' credera piu acconcio, e che noi +giudicheremo assai valido. C'intendiamo? + +--Si bene, messere abate, sclamo Baccelardo. Voi pero non potete +sapere che non sempre la forza decide della prodezza di un guerriero, +ma piu sovente ancora la destrezza. Ed infine, gli e con le armi che +noi dobbiamo batterci, non coi sorgozzoni o col randello, come pare +che la sapienza vostra voglia accennare. + +--Voi parlate da scaltro mastro di guerra, bel cavaliere, soggiunge +l'abate. Io pero di lunga sperienza so pure, ed ho inteso dire dalle +migliori lance d'Europa per le corti che ho frequentate, che giammai +forte ed accorto cavaliere cedette campo a cavaliere piu destro e piu +debole. E codesta fortezza e prudenza io vorrei che si mettesse a +bilancia in una lizza. + +L'abate aveva forse torto; pero il suo consiglio prevalse e si propose +pel domani tal pruova singolare. + +Il priore di Lacedonia, avvegnache la sua missione fosse compiuta, non +torno al campo: sia perche fosse vago di assistere a quel saggio di +vigoria--ed al principe Gisulfo non dispiaceva che si forte ed inteso +guerriero dell'oste contraria vedesse un po' quali uomini essi +avessero ad affrontare, e se non giungesse fino a paventarli li +ammirasse--sia perche sotto il cappuccio di uno dei legati a Guiberto +era sembrato di scorgere alcuni tratti che ad Alberada somigliavano. +Resto quindi, proponendosi recar domani a Guiscardo, in una col +protocollo dei patti, il nome del campione. + + + + +V. + + ATAL. Ah! je suis de son sort moins instruite que vous + Cette esclave le sait. + + ACOMAT. Crains mon juste courroux, + Malheureuse; reponds. + RACINE--_Bajazet_. + + +Nel punto stesso furono ordinati i preparativi della lizza: e perche i +patti della tregua erano stati soscritti, molti famigliari uscirono +dalla citta per provvedere di oggetti opportuni comandati dai loro +padroni. La quale tregua giovo altresi a Gisulfo onde far provigioni +per degnamente ospitare i legati del pontefice, cosa che non si +sarebbe per fermo potuto fare, se la cinta dei soldati normanni +durava. Perocche lo stremo dei viveri nella citta toccava il colmo, e +medesimamente la moria dei cittadini. E Gisulfo avrebbe tolto invece +cedere la piazza che malamente accogliere gli ospiti suoi, +segnatamente poi che e' conoscevasi da tutti quanto l'abate di Cluny +fosse amico delle brigate gioiose e morbinoso in fatto di desinari. + +Si trascorse dunque lietamente la sera, fra i vini di Diamante e di +Sant'Eufemia e fra gli ambrati moscadi di Trani, che allora, com'oggi, +formavano la delizia dei bevoni. La profusione piu pazza si osservo +nella cena. Perocche con la profusione facevano spanto di loro +grandezza i Longobardi, dove che i Normanni si piacevano piu della +delicatezza squisita delle vivande, come piu sobri e da un tempo +meglio ingentiliti. Non mancarono bardi e buffoni che rallegrassero la +mensa di canzoni e di motti ora spiritosi ora pungenti, e sempre a +spese dei convivali, i quali pe' primi ridevano delle facezie. Vi +furono suonatori di viole, e ciccantoni che occupavano il basso della +sala, ed ora tutti insieme ora a parte a parte si facevano udire, +rispondendo eco tumultuosa alle coppe percosse. + +I favellari intanto, che placidi e ragionevoli dalla guerra erano +partiti, senza verun riguardo alle dame principiavano a mutarsi in +ingiurie alle persone ed in petulanze a causa del lavorio del vino. +Caddero sul tappeto le discussioni di politica. Perocche la politica +fu sempre la broda a cui ciascuno si credette in dovere d'intingere il +proprio biscotto, ed in tutti i tempi il leone morente a cui anche +l'asino puo scagliare il suo calcio. Si venne dunque a ragionare dei +torti di Roberto Guiscardo; delle sue brighe col papa; della condotta +di Gregorio VII; delle pertinaci ostilita di costui col priore di +Lacedonia; del _placito_ di Montecassino; della sparizione di +Alberada; del ripudio di costei, e di cento altre di quelle cose che, +sgominate, inutili, inopportune, scipite, zampillano alle mense, +quando i liquori slegano lo scilinguagnolo tanto al sapiente che allo +stupido. + +--Ed io sostengo, disse l'arcivescovo di Salerno, che il pontefice ha +fatto sgozzare Alberada in qualche fondo di chiostro, giusta la +condanna dei canoni, come colei che violo le leggi claustrali. + +--Ma in quali canoni, monsignor riverito, dimanda il priore, ha vostra +mercede letto di codesta crudele condanna? + +--Per il carro di s. Eliseo! voi dunque, ser priore, non avete mai +studiato nella _Georgica_ di Virgilio: + + Dulce ridentem Lalagen amabo, + Dulce loquentem? + +Alberada e stata strozzata come il cappone del vassallo a San Martino. + +--A proposito, messer abate, chiede Baccelardo ad Ugone di Cluny, non +sarebbero esse vere le parole di monsignore arcivescovo? + +Ugone, che con gli occhi fitti nella sua coppa, quasi dal fondo di +quella dovesse vedere a pullulare da un istante all'altro qualche +cosa, si aveva fatto piu volte passar d'innanzi il fiaschetto senza +toccarlo, alcun poco scosso da Baccelardo, che da un lato gli sedeva +da presso, risponde come se si risvegliasse subitamente dal sonno: + +--Gli e veramente cosi, miei figliuoli: _la materia e cio che non e ne +chi, ne quanto, ne come, ne niente di cio per cui l'essere e mosso_. +Non vi sembra chiara l'idea? Non ne siete voi finalmente padroni? + +--Codesta e una balorderia, riprende gridando l'arcivescovo, brillo +piuttosto, se per rispetto alla sua dignita non vogliam dirlo briaco. +La materia e la materia, come Roberto Guiscardo e un corsaro, e sua +moglie Sigelgaita una pazza. Figuratevi un tanghero, come codesto buon +figliuolo di legato che vi siede a fianco, matto abate di Cluny, e che +becca i cibi come un passero, non beve vino come quel povero papero di +Gregorio VII, e non parla, come il pievano di Santa Severina a cui una +meretrice taglio la lingua coi denti; ecco la materia; per la quale: + + Motus doceri, gaudet ionicos + Matura virgo, et fingitur artubus + Iam nunc, et incestos amores + De tenero meditatur ungui. + _Quod erat demonstrandum._ + +--Voi avete mentito come un Lombardo che vende uno smeriglio degli +Appennini per un falcone d'Arabia puro sangue, grida Gisulfo, voi +mentite, messer arcivescovo di Salerno, chiamando pazza mia sorella, +e, se non foste poeta, vi direi improbo o scempio. + +--Ed io vi rispondo, messer Gisulfo, sclama l'arcivescovo alzandosi, +che voi foste dieci volte piu matto di lei quando la sposaste a +Roberto Guiscardo, che aveva gia in moglie altra bellissima donna, e +che amava monna Sigelgaita come io amo l'acqua nel vino--e fosse pur +l'acqua benedetta nel sabato santo. + +--Ed io torno a dirvi, becco di un prete, ruggisce il principe +vinulento anch'esso ed alzandosi del pari, che voi mentite come un +giudeo, perocche Roberto Guiscardo sposo mia sorella, quando, +trovandosi parente di Alberada, l'aveva gia ripudiata. + +--La ripudio per gelosia,--scappa di bocca all'abate di Cluny, quasi +non volendo. + +Queste sbadate parole furono come il lupo negli armenti, la scintilla +nella polveriera. Mille voci si levano, un buon numero di commensali +si alzano rovesciando fiaschetti, doppieri, fiale e bicchieri e da +tutti i punti si grida: No, no! + +--Mai no, mai no, grida il principe con piu veemenza degli altri, +Roberto ripudio Alberada perche le era parente, perche tra i parenti e +peccato il matrimonio, perche... perche... + +--Per gelosia, replica con fermezza il priore di Lacedonia +intervenendo a sua volta nel colloquio, per gelosia puerile ed infame; +dappoiche quella donna tanto oltraggio non meritava. E la colpa e +vostra, della vostra storditezza, fantastico abate di Cluny. + +E cosi parlando, gli occhi fissava sopra Alberada, che, tutta celata +nel cappuccio a gote, si rannicchiava per tema di non essere scoperta +da Gisulfo, capace di trascorrere a qualche violenza, ubbriaco come +trovavasi. Costui pero non ristava dallo strepitare: + +--Non e vero, non e mica vero; io non so nulla di codeste storie. Voi +pure mentite, priore di Lacedonia, al pari di quest'arcivescovo cotto +come monna. Vi sfido a dimostrarmi che Alberada fu ripudiata per +gelosia, ovvero a darmi ragione dell'insulto, qui, sul momento, con la +spada o con la lancia, a piedi o a cavallo. + +--Io non temo darvi qualunque ragione, risponde Guiberto, anch'esso +caldo alcun poco, potrei provarvi con la daga e col pugnale che ho +detto la verita, che io non soglio mentir mai parlando di quella pura +donna che mi fu moglie, e che l'infame Ildebrando mi tolse. Ed e ben +mestieri che sappiate, messer principe, che giammai la sorella vostra +sarebbe andata a sposa di Guiscardo, se questo smemorato di abate non +cacciava da' ferravecchi non so quale storia, che giammai avrebbe +dovuta contare, poiche dessa riassumeva la confessione di due uomini; +e che, dopo udita quella fatale leggenda, Roberto salto in bestia, +ricordandosi come Alberada ritrosa lo avesse seguito all'altare. + +--Che ritrosia mi contate, continua a sbraitare Gisulfo, cos'e codesta +ritrosia, cos'era codesta ritrosia; dite tutto, parlate chiaro, qui si +tratta dell'onore di mia sorella. + +--Quella ritrosia, riprende il priore, non era se non pudore e carita +del padre, cui doveva lasciare a morir deserto e solitario nel +castello di Cariati. Or quella verecondia interpretando di poco amore, +o amore per altrui, Roberto, la notte stessa, vi mando per il vescovo +di Bovino a domandare la mano di vostra sorella, ed all'alba egli pure +mosse alla volta di qui. Voi sapete poi come, di tutto ignara la +povera fanciulla, che diciotto anni solamente contava allora Alberada, +credendo festeggiare gli ospiti di suo marito, molte cortesie +praticasse a voi ed alla sorella vostra, messer principe, e come +servendosi alla mensa il pavone, il duca Roberto si alzasse e dicesse: +Conti e baroni, vi presento la mia novella moglie Sigelgaita sorella +di monsignor Gisulfo di Salerno, perocche ho gia ripudiata la prima +moglie Alberada, come quella che fu figliuola di una nipote di mio +padre. + +--Ebbene, ebbene, che cosa vuol dire codesto? gridava Gisulfo, non +vuol dire forse che era parente? Chi l'oppugna? Chi sostiene che +Guiscardo fece male? Chi accusa di cio la sorella mia e me? + +--Alcuno, riprende il priore, si biasima il modo. Alberada era +presente. Alberada in contegno tranquillo e rassegnata bacia il suo +figliuolo Boemondo sulla fronte ed esce. E voi, messer Baccelardo, che +allora eravate paggio di quella dama e a lei piu che mai caro e +gradito, voi giuraste, e gittaste sulla tavola, proprio innanzi al +duca Guiscardo, il vostro guanticino di velluto come pegno da +sostenere il di che avreste cinto il cingolo della milizia, che +Alberada era la piu bella donna, e la piu ingiuriata dama di +cristianita. La duchessa Sigelgaita sorridendo raccolse quel guanto, +ed attaccatogli un nastro dei suoi capelli, ne fe' dono a Roberto. Ora +sappiatelo, messer cavaliere, che Roberto ancora lo porta appeso alla +guaina della sua spada, aspettando che da Baccelardo adulto venga +riscattato il pegno di Baccelardo fanciullo. + +--Ed io giuro a tutti i santi del paradiso, dice Baccelardo, che il +pegno sara ridomandato, sia che la fortuna mi secondi domani ed io +sorga campione di Salerno, sia altra volta, prima che scorrano sei +mesi a contare da oggi. + +--Io non so di che parliate, io non so di quali insulsi racconti +accenniate, ser priore, riprende il principe Gisulfo; io comprendo +solamente che qui si calunnia l'onore della sorella mia, sposata dal +Guiscardo per impeto di gelosia, come dite, non per elezione di amore. +Andiamo, in nome della SS. Trinita e di tutti i santi, io voglio esser +chiaro di tutto; io voglio udire codesta istoria. Poiche se vero e, +come e verissimo che voi mentite, io giuro di toglierne tale vendetta +da passare in esempio per l'avvenire ed insegnare di qual maniera fa +mestieri parlare di una nobile dama longobarda. Sbrighiamoci. Chi e +dunque che deve cantarci codesta filastrocca? Non sareste voi per +avventura, messer abate--messer abate di Cluny? + +--Io per l'appunto, monsignore. Ma pregherei vostro valore di farmene +grazia, da poiche sento venirmi male; o almeno posporla fino a domani. +Perocche tre sono le condizioni della _forma_, o, per farvi comprender +netta la dottrina dell'apostolo Aristotile, materia e forma sono +principio delle cose increate; la materia contiene la possibilita di +cio che puo ridursi una cosa; la forma porta la cosa possibile +all'attualita ed all'energia. Ond'e... + +--Per la croce di Cristo! scatta su di nuovo Gisulfo, cosa diavolo mi +state sciorinando di forma e materia, e di sentirvi male e di +attendere?... Steste voi pure sulle brace come s. Lorenzo, +favellerete--favellerete sull'istante, e direte la storia per filo e +per segno, tal quale la contaste a Melfi. Io rispetto gli uomini della +Chiesa e gli oratori del papa. Pero non avrei ritegno farvi appendere +ai merli della rocca come un nibbio, e farvi frecciare per tre di, se +ricusaste darmi pieno ed ampio conto delle impertinenze che costoro si +sono permesse a spese della famiglia mia, e che altri hanno udite--A +voi, soggiunge poscia Gisulfo voltandosi verso i coppieri, recate +un'anfora di vino all'abate, onde si rinfreschi la memoria; e badate +bene, Ugone di Cluny, che io bevo una brocca d'acqua per dissipare +ogni tenebra che alla mente avesse potuto portarmi il vino, onde non +v'immaginiate di uccellarmi. E me e questi signori dovete convincere, +che tanto voi come il priore di Lacedonia diceste il vero, quando +dichiaraste Alberada ripudiata per gelosia. + +L'abate di Cluny, che gia viaggiava per le regioni del peripato, al +baccano dei commensali, alle gomitate di Baccelardo, il quale sovente +gli volgeva la parola sedendogli allato, alle minacce dell'ebro +principe, in quello stato di tutto capace, torna pienamente in se. Si +frega la fronte con l'acqua fredda, si passa la mano sugli occhi, e +levasi un momento da sedere per disperdere affatto ogni nube dal suo +cervello, poi il principe Gisulfo prega: + +--Monsignore, io faro il vostro piacere raccontandovi per minuto i +fatti: vi bastino questi. Ma dispensatemi svelarvi i nomi delle +persone. Cio si attacca alla mia coscienza; ed io toglierei meglio +sperimentare ogni vostra minaccia anzi che palesarvi gl'individui i +quali mi facevano tal loro confessione, maggiormente poi che costoro +son uomini che vivono ancora, e da Dio collocati a posti sublimi. + +--Sia pure cosi: raccontate. + +L'abate si asside e comincia. + + + + +VI. + + Elle a voulu sa perte, elle a su m'y forcer; + Que l'on me venge. Allons, il n'y faut plus penser. + Helas! j'aurais voulu vivre et mourir pour elle; + A quoi m'as-tu reduit, epouse criminelle? + VOLTAIRE--_Marianne_. + + +--Dovete dunque sapere, mie belle dame, che in una piccola terra di +Toscana, non ha molti anni, viveva un falegname, povero ma distinto +per pensieri onesti. Dio aveva confortato il suo letto maritale di due +figliuoli. Il maggiore, chiamato Cuno, aveva indole, figuratevi! +tenebrosa e selvaggia come toro non domesticato, carattere altero, +indomito, e sopra ogni credere ostinato e tenace nel suo proponimento. +L'altro poi, Goccelino, di otto anni piu giovane di Cuno, era un +folletto, vispo, franco, sempre vago di piaceri e di armi, generoso e +liberale come poteva. Perciocche il corpo, giusta le dottrine del +santo padre Aristotile, prende la qualita dall'elemento che prepondera +e sovrabbonda; ed in Goccelino sovrabbondava il fuoco che e misto a +tutti i sentimenti o a nessuno. + +--Volete voi si o no lasciar da banda codesto Aristotile, cui nessuno +conosce fra i principi longobardi o normanni? l'interrompe Gisulfo. + +--Egli era greco, esclama semplicemente l'abate. Or bene, questa +opposizione di carattere dei due figliuoli non e a dirsi se +contristasse il Bonizone, il quale, uno almeno dei fanciulli, +destinava per l'arte sua. Ma il primo pensava solo da mane a sera a +far sgorbi sulla segatura, quasi volesse scrivere. Ed in fatti si +assicura che un tabellione, entrato nella bottega del falegname per +ordinare non so qual lavoro, avesse letto in uno di quei trastulli le +parole di Davide: _dominera da mare a mare_. E si che il taciturno +putto nulla ancora conosceva di scrittura! Ovvero quel tristanzuolo +andava in traccia di vecchie pergamene, di vecchi scartabelli, e +nascosto in un angolo della casa simulava leggere, restando giorni +interi in tal atto, dimentico di cibo e di bevanda. E quando non +trovava di questi balocchi, metteva ogni suo sforzo ad arrampicarsi +sui punti piu culminanti della casa, oppure sollevava i piu grossi +ceppi da terra, addestrandosi cosi a superare tutte le resistenze, e +livellarsi a tutte le altezze ond'isfidare la vertigine. + +--Ma che domine ci entra codesto con Alberada, la gelosia, Sigelgaita, +il diavolo e le sua corna? dimanda Gisulfo impaziente. + +--Prego la vostra cortesia di udirmi, continua l'abate. + +L'altro figlio di Bonizone al contrario teneva sempre dietro a +picchieri, a falconieri, fabbricava labarde di legno, arrolava +garzoncelli e comandava l'assalto di baluardi di neve, impazziva +dietro a canterini, alani e girofalchi, si che il povero padre non mai +sapeva ridurlo a casa, neppure con le batoste, di cui col monello non +mostravasi avaro. + +--Gli era forza, sclama Guiberto, perche questo fanciullo era nato ed +aveva vissuto, nei suoi primissimi anni, in casa dei signori di +Coreggi di Parma, dove sua madre era donna di governo, e dove la +vecchia castellana lo tenne quasi figlio tra i militi e la corte del +castello. + +--Puo esser anche cio che gli avesse formato il carattere, risponde +l'abate: ad ogni modo, Bonizone di la lo ritrasse per fare un +falegname come lui. Ma non gli riesci. Allora, vedendo che la sua +prole non voleva saperne del suo mestiere, per non farla crescere +nell'ozio e quindi nel mal costume, mando il maggiore ad un suo +cognato, abate nel monistero della Beata Vergine del monte Aventino di +Roma, perche lo iniziasse nella carriera monacale, affido il secondo a +suo fratello, il quale occupava la carica di siniscalco presso uno dei +piu grandi feudatari del paese d'Italia. + +--Alla buon'ora! sclama Baccelardo. + +--Dio sa cio che fa, replica l'abate continuando. Bonizone resto +dunque deserto nella povera sua casa, perocche gli era morta la +consorte nel mettere a luce Goccelino, la in Parma. Lo confortavano +solo le liete novelle che riceveva da suo cognato. Cuno infatti con +prontezza d'ingegno ed avidita di apprendere senza limite progrediva +nelle lettere, e compiva i doveri religiosi di tale austera +perseveranza che lo facevano addimandare il _piccolo santo_. Pero il +buono abate non visse lungamente. + +--Mori d'indigestione, grida l'arcivescovo, io lo conoscevo; e fu +desso che mi apprese l'arte dei menestrieri. + +--Cosi dissero gli empi, risponde l'abate peritoso: il vero e che mori +di gocciola. Ora, siccome Cuno, tra pel favore dello zio, tra per +natural talento usava di orgogliosi modi verso tutti i monaci, niuno +rispettando, anzi qualcosa garrendoli della troppa lassezza nei doveri +religiosi, e si mostrava duro in tutte le opere che con la sua volonta +contrastavano; cosi i frati, all'elezione del novello abate, nemico di +suo zio e di lui, a pieni voti lo cacciarono via dal monistero. + +--Birboni di frati! sclama l'arcivescovo di Salerno. Se fosse stato un +donnaiolo lo avrebbero nominato priore. Erano ben dessi, va! + +--Figuratevi, belle dame, se Cuno piangesse, continua l'abate, nel +mettere piede fuori la soglia claustrale. Egli a vero dire non +piangeva gia di dolore e di vergogna. Piangeva per offeso amore di se, +per dispetto, e forse un tantino ancora per qualche visioncella +ambiziosa svanita. Pur nullamanco decise lasciarsi morire di fame. Ma +Iddio non abbandona i figli suoi, poiche provvede gli uccelli di +piume, gli agnelli di lana, come dice Salomone... + +--E l'ubriaco di sete, soggiunge Baccelardo. + +L'abate sorride e prosegue: + +--Dovete dunque sapere che era stato grande amico di suo zio, un uomo +piacevolone, quell'arciprete Giovanni Graziano, che fu poi papa +Gregorio VI. Aveva costui veduto parecchie fiate il giovane Cuno, e +dallo zio ne aveva udito _mirabilia_, riguardo all'ingegno ed alla +pieta. Gli si era percio venuto affezionando. Usciva dunque un giorno +l'arciprete della chiesa di San Paolo, allorche gli parve di scorgere +alcuno che cercava evitarlo, e questi somigliare a Cuno. L'arciprete, +curioso, accelera il passo e raggiunge il giovane, il quale rosso nel +volto come bragia a lui si nascondeva. Cuno racconta tutto +ingenuamente. L'arciprete, che l'aveva pigliato per l'orecchia, +l'ascolta, lo crede, e perche pizzicava anch'esso un po' dello stesso +umore sel mena a casa. Indi scrive a Bonizone che non pensasse piu a +suo figlio, perocche egli avrebbe tolta cura dell'ulteriore educazione +di lui, e che avesse pregato per entrambi. + +--To'! questa si che e sublime! sclama l'arcivescovo di Salerno, +incaricarsi dell'educazione di un giovane quel Gregorio VI, che fu il +piu grosso barattiero del suo tempo, ed a cui per la smisurata +ignoranza il popolo romano ebbe ad assegnare un collega nell'esercizio +del ponteficato! Oh! _spectatum admissi risum teneatis amici_? + +--Voi favellate da sapiente, monsignore arcivescovo, risponde l'abate, +ma Bonizone prego tutti i giorni per l'arciprete, e non penso piu a +suo figlio. L'arciprete poi compro il papato da Benedetto IX e si +dimando Gregorio VI. + +--Si signore, l'interrompe ancora l'arcivescovo. Io ero a Roma allora. +E fu nel tempo in cui Enrico III scese in Italia e venne a Roma, dove, +come sapete, regnavano allora contemporaneamente tre pontefici: +Gregorio VI a Santa Maria Maggiore, Silvestro III a San Pietro a +Vaticano, Benedetto IX a San Giovanni a Laterano. + +--Appunto cosi, continua l'abate. Or bene, Enrico accolse a Sutri un +concilio, dove il solo Gregorio comparve, e ne creo un quarto papa, +Clemente II. L'arciprete non si ostino a restare nel ponteficato. +Depose la tiara incautamente compra, e venuto in molta grazia +dell'imperatore, unitamente al suo protetto lo accompagno in Germania. + +--Per divenirvi, sclama il priore, un bravo condottiere di lanzi, il +piu prode fra tutti a menar le mani con la grazia di Dio, a vuotare +fiaschetti di Borgogna, e rimorchiare fanciulle. + +--Dio l'avra perdonato, mormora l'abate continuando. Cuno dunque si +divise dal glorioso arciprete, entro in un chiostro dove compi la sua +istruzione, profferi il voto, e fu innalzato a priore. + +" Ora lasciamo costui ad indurirsi peggio nelle rigidezze del convento +e ad alimentare ambizioni nel silenzio, e torniamo a Goccelino nel +castello... permettete che ve ne taccia il nome. + +--Messer no, risponde Gisulfo, vi ho permesso tacer delle persone non +dei luoghi; dite dunque in qual castello avevano allogato Goccelino; +perche noi gia cominciamo a pescare di chi diavolo voi raccontate. + +--Non fareste poi un miracolo! sclama l'abate qualcosa brusco. Indi +piu rassegnato soggiunge: Sia fatto il vostro piacimento, tanto piu +che cio ne pon ne leva alla fama di chicchesia. Goccelino quindi +veniva educato nella fortezza di Canossa in Toscana. Lo zio di lui era +di quegli uomini bisbetici che credono un nipote essere una tignuola +che Iddio manda per rosicchiare le costole del vecchio albero. Lo +accolse percio agriccio un cotal poco. Ma quando, guardatolo piu da +vicino, scorse un giovanetto che aveva vantaggiosa figura, occhio +vivace, ardita risolutezza nell'espressione tutta del sembiante, lo +azzecco dalle orecchie, e levatolo fino all'altezza del suo capo, che +non era poco! lo bacio in fronte e gli disse: + +--Quel bestione di mio fratello non sapra fare ne porte ne casse, ma, +se l'e tutta opera della sua persona, per la luce di Dio! che sa fare +figliuoli bellocci. + +Indi guardo in fronte il cattivello e con un tal qual piglio che non +voleva significare durezza ma nemmanco benevolenza, soggiunse: + +--Piccolo mariuolo! in questo castello sei entrato coi piedi dalla +porta, pensa a non uscirne del capo per qualche abbaino. Qui son tutti +santi. Qui si parla piu con gli occhi che con la bocca. Qui gli uomini +non valgono un baccello di fava. Qui si nomina in vano il nome di Dio, +almeno dugento volte al giorno, il vino si beve con l'acqua, alle +donne si parla al buio. Se sarai santo in casa, come un apostolo, e +diavolo al campo, come un gendarme tedesco, ti prometto io che di +codesto tuo legno sapro cavarne alcuna cosa. Ma se ti dai troppo +attorno a frascherie di donne ed a bazzecole mondane, come per +esempio, la caccia, il suono, il canto, e che so io, prega il tuo +santo protettore--e qui non mancheranno d'assegnartene uno--pregalo di +provvederti di buone gambe per varcare di un salto i quattro ricinti +del castello, perocche te li faro saltar io dall'alto di qualche +merlo. _Per omnia secula seculorum._ + +" Il giovanetto, che intrepido e con gli occhi spalancati lo aveva +ascoltato, risponde tosto: + +--_Amen_ ". + +" Il vecchio siniscalco sorrise, e dicendo fra se: + +--Questo galuppo la sa lunga, la sa "! ando via. + +" Ricevuto di cosi strana guisa, Goccelino non si sconforto, che anzi +traendo partito dall'originale omelia dello zio, quantunque +garzoncello, s'infinse e si adatto per modo a quella corte bigotta, +che in pochissimo divenne il beniamino di tutti e paggio della +contessa Beatrice. Il vecchio siniscalco strabiliava come egli, con +settant'anni di fedelta, non godesse di altrettanto favore, e +ripeteva: + +--Quello scimiotto di ragazzo infinocchiera tutti, infinocchiera! + +Il ragazzo pero crebbe adolescente, l'adolescente si fe' giovane, ed +il paggio passo a scudiero. Un matto cappellano, che fabbricava versi +come il cuciniere i pasticci a torre, si aveva tolta la pena di +ficcargli nel cranio alcun buon migliaio di frasi latine, e +gl'insegnava la gramatica, la teologia, la geometria. Non gl'insegno +filosofia perche quello spropositato animale di mastro Donizone +credeva Aristotile eretico. Vedete la bestial creatura! Nonpertanto lo +addestrava in cento corbellerie di dialettica; nel tempo stesso che il +marchese Goffredo se lo recava appresso saltando fossi a cavallo, +fracassando crani della mazza ferrata, e forando corazze con la +lancia. Goccelino sembrava un demonio nell'un mestiero e +nell'altro--sebbene, a dir vero, meglio in quello del soldato che in +quello del teologo. + +--Diavolo, diavolo, sclama l'arcivescovo, ci sono anch'io. Ora so di +chi si favella. + +--Tanto peggio per voi, dice l'abate, e continua, stringendosi nelle +spalle: + +" In questi tempi capito per quel paese l'imperatore Enrico III. Il +marchese gli ando incontro per festeggiarlo, e menarselo al castello. +Lo accompagno Goccelino come scudiero. Vorreste voi, ser priore, +raccontar questa parte della mia storia che anche voi conoscete, onde +lasciarmi riposare? chiede l'abate indirizzandosi a Guiberto. + +--No, sclama secco secco costui. E l'abate sospirando continua: + +--Una sera l'imperadore ed il marchese Goffredo cavalcavano forte per +arrivare a Parma. Il tempo era nebbioso, tutto il giorno aveva +piovuto, e cadeva ancora un'acqueruggiola come vapore. Il Taro che +dovevano passare gonfiava, talche aveva menato via anche il +ponticciuolo di assicelle che i borghesi vi avevano costruito pel +comodo traffico della campagna. Il marchese disse all'imperatore: + +--Sire, corre adagio tra i borghigiani, che non agisce da uomo +prudente chi affronta il Taro in furore. Consiglio percio +vostr'altezza di arrestarsi alcun poco qui, fino a che la corrente non +si abbassi. + +--Il proverbio dice, l'interrompe il priore Guiberto, + + Che l'estrema unzione innanzi prenda + Chi il Taro nel furor di guadar tenta. + +--Torna lo stesso, risponde l'abate. L'imperatore all'osservazione del +marchese fece una smorfiuzza di sprezzo, e per tutta risposta sprona +forte il ricalcitrante cavallo, ed entra nel letto del torrente. Ma +non vi ebbe appena messo il piede che puff! cavaliere e cavallo +scompaiono sotto i fiotti della torbida corrente. Come sapete, tutti +erano rimasti indietro, non escluso il marchese; e tutti +indietreggiarono ancora piu, spauriti e schivi di affogare nel fiume. +Pero Goccelino non bilancia neppur tanto. Salta da cavallo, si segna +della croce, e vestito di maglia come trovavasi si gitta nell'acqua. +La corrente gia travolgeva precipitosa il corridore dell'imperadore, +questi non appariva. Goccelino, cui lo zio, se vi ricordate, aveva +minacciato annegare nell'Enza, che scorreva poco giu del castello, +dove non si fosse condotto dritto, era addivenuto perito nuotatore e +palombaro. Si spinge percio giu nel fondo del fiume, afferra +l'imperatore dalla gorgiera, e facendo forza di braccia per sotto la +corrente stessa, lo tragge all'altra riva. Un grido di giubilo metton +tutti i cortigiani del marchese e di Enrico; niuno pero si avventura +tampoco al valico. Cosi che dall'una sponda stavasi tutto il numeroso +seguito dei due principi, dall'altra Goccelino che si teneva +l'imperadore del capo giu sulle ginocchia onde fargli vomitar l'acqua, +e richiamarlo in se. Non passa guari in fatti che Enrico rinviene. Il +suo primo sguardo cade su i pavidi suoi vassalli, l'altro sull'ardito +giovane, che, col capo scoverto ed il ginocchio a terra, diceva: + +--Perdonate, sire, se ho posta audacemente la mano sul corpo +dell'altezza vostra. Consentiamo tutti che foste Alessandro Magno nel +campo, ma non sapremmo condonarvi che cosi giovane vogliate morire +affogato come lui. + +--Bravo! sclama Baccelardo, le parole non furono meno belle +dell'azione. + +--Sicuro! ed Enrico III, che anima nobilissima e generosa aveva, lo +guarda un momento, indi l'alza, e ponendogli famigliarmente la mano +sulla spalla, gli dice: + +--Cavaliere! va pure superbo di aver salvata la vita ad Enrico III. +Non vogliam noi togliere giovane tanto prezioso e fedele al marchese +Goffredo nostro parente: ma se nulla mai potessimo fare per te in +qualunque tempo--perche noi ne lasceremo altresi memoria nel nostro +testamento--per la beata vergine di Goslar! non devi che dire una +parola sola, e chiedessi tu il piu bello dei nostri feudi imperiali, +ti sara accordato sul fatto. + +--Merce, sire, risponde Goccelino; l'altezza vostra viva lunghi anni; +a me basta la gloria di aver toccata la vostra sacra persona. + +Il torrente intanto era declinato, il guado reso piu praticabile, e la +gente dell'imperatore varcata all'altra sponda; cosi che la sera si +giunse a Parma--Enrico III aggiusto le cose d'Italia e riparti per +Lamagna. Goccelino, cui l'imperatore in persona aveva armato +cavaliere, resto. Non che lo rattenesse vaghezza del paese d'Italia, +ma perche il suo cuore non batteva piu libero. + +--Ah! sclama la principessa di Salerno parimenti alla mensa con le sue +dame, supponevamo bene noi che la storia doveva andare a finire cosi. +Tirate avanti, bravo abate. + +--Tutte le storie dei giovani cavalieri, madonna, finiscon cosi, +riprende l'abate salutando del capo la castellana. + +" Trovavasi dunque al castello una Bertradina figlia del conte... +figlia di un conte, damigella della divota contessa Beatrice, +giovinetta, se volete niente avvenente, ma fastosa di natali +nobilissimi e d'immaculata virtu. Su di costei aveva messo l'occhio +Goccelino. Per molti anni egli tenne celato questo amore, +contentandosi di muta adorazione e della proferta di uffici che la +damigella non accettava mica con fierezza. Ella sembrava anzi +incoraggiare l'ardimento nel giovane di qualche occhiata carezzevole, +che era quanto dire in una corte di santi, dove l'amore veniva +considerato come peccato. Dopo l'avventura dell'imperatore, Goccelino +si fe' piu ardito. Egli svela chiaro alla damigella le speranze osate +concepire, richiede da lei franca risposta. + +--Ed ella? dimanda Baccelardo. + +--Ella non lo scaccio gia con alterigia: solamente piena di contegno +lo rimise al giudizio del padre suo. + +--Cio era giusto, mormora la principessa. + +--Madonna, si. Ora il conte che aveva solamente questa figliuola ed +era ricco e borioso, quasi quasi non fe' cacciar via villanamente il +cavaliere dal suo castello. Gli ordina pero di non rimettervi piu +piede, e mai piu favellare di sua figlia, il cui nome reputava +macchiato nella bocca di un uomo, per le vene del quale scorreva il +sangue di Bonizone il falegname. Poi ne muove lamento al marchese ed +alla pia moglie di lui. + +--Fu un minchione il vostro conte! risponde Gisulfo; io avrei dato +quello sfrontatello a divorare ai segugi. + +--Come vi piace, monsignore, riprende l'abate. Certo e pero che +Goccelino ebbe a sopportare grave riprensione dal marchese, lunga +omelia dalla contessa, ed aspro e schernevole garrito dal siniscalco +suo zio. Fastidito del pettegolezzo di quella corte, e' si accommiata +dalla castellana e dallo sposo di lei, e se ne torna a Parma dove i +signori di Correggio gli venivano altresi un poco parenti per parte di +madre. Ma perche neppur quel paese lo guariva dal fernetico, se ne +rivenne alla casa paterna per disacerbare il duolo con la lontananza e +l'amorevolezza dell'eccellente padre suo. Capito allora che Cuno fosse +a Roma. Goccelino vi si reco incontanente ed al fratello racconto +dell'affronto ricevuto. L'altero spirito di Cuno, che nelle dignita +della Chiesa cominciava di gia a progredire, ne rimane offeso. +Perocche il suo carattere era addivenuto anche piu violento e +puntiglioso nei rigori silenziosi del chiostro. In guisa che si fissa +in mente, e fa unico scopo dell'ostinata ed intraprendente sua volonta +di domare l'alterigia del conte, e di dare sposa al figliuolo del +falegname Bonizone la figliuola del barone. E senza metter tempo in +mezzo parte per Canossa. + +--Non ci mancava che lui per completare la corona dei santi, dice +Guiberto sorridendo. + +--In fatti, continua l'abate, in una corte, in cui i laici non +valevano una buccia, e la religione toccava il fanatismo, lascio a voi +considerare se un frate, ed un frate favorito consigliero di due +pontefici, e severo riformatore del costume degli ecclesiastici, +dovesse tornare potente e gradito come un santo. Accadde dunque cosi. +Da prima vi fu un po' di muffa dall'una parte e dall'altra, vi fu un +po' di discussione, un po' di orgoglio, un poco di ostinazione, ancora +qualche minaccia--il frate di gastighi spirituali, quelli di +temporali. Infine la contessa toglie acconciar ella le cose col padre +di Bertradina, e contentar tutti--tanto piu che vivamente pel frate +s'interessava l'unica figliuola di lei, Matilde, le quale piu fanatica +di tutti quanti, di nove in dieci anni, gia dispotizzava sui parenti +in prima, e poi sui vassalli ed i feudatari. Ad ogni modo, non saprei +ben bene dirvi degli incantesimi che adoperasse la contessa Beatrice; +certo gli e, che il frate, il quale gia mirabilmente se la intendeva +con Bertradina cui teneva dalla sua, fu contento, e si aggiustarono le +nozze. + +--Giorno di maledizione! si lascia uscir di bocca il priore. Tutti lo +guardano. L'abate soggiunge: + +--Goccelino sposa la giovane: ma si avvede presto che ella aveva per +lui, anzi che amore, ripugnanza, e che mal volentieri lo seguiva +all'altare. Invece pareva affascinata dal guardo di suo fratello. +Donizone il cappellano poeta, divenuto altresi abate del cenobietto +annesso al castello, benedisse gli sponsali; e Goccelino si meno a +casa Bertradina. Fece rumore in allora che, al domani, la giovane +sposa non ricevesse il _morgingab_ dal marito[1]. Se ne dissero delle +grosse, e parecchie anche insolenti. + + [1] Il _morgingab_ era un dono che il marito dava alla moglie dopo + la prima notte delle nozze per averla trovata vergine. Ed era + tanto l'entusiasmo degli uomini di allora per questa verginita, + che le leggi ebbero a metter regola e modi ai loro doni. + +Sia comunque, e Dio sa il vero, in queste trattative eran corsi +alquanti mesi; alcuni altri il frate ne dimoro nella casa paterna. +Infine ritorno a Roma dove segui perigliosa e pertinace carriera di +consigliere e di morigeratore. + +--Volete che vi nomini costui? domanda l'arcivescovo sorridendo: + +--Dio ve ne preservi, susurra l'abate con voce pietosa, e continua. + +" In quell'intervallo Goccelino, che dalla donna sua si era +compiutamente alienato, considerava quali spessi colloqui i due +cognati avessero fra di loro, quale perfetta intelligenza, e come +rammorbidivasi il cuore del fratel suo verso Bertradina. E si che suo +fratello ad affetto tenero e compassionevole non aveva ancora, e forse +non aveva mai aperto il cuore! Ma Goccelino s'illudeva. Perocche Cuno +non dava a quella donna che pietosi avvisi, e la confortava a +sopportar paziente il disgusto che il marito aveva concepito per lei, +e le cento scipite fole che sul fatto del _morgingab_ correvano pel +volgo. Sia pero come vuolsi, certo gli e che dopo sei mesi Bertradina +sgravo, e mise a luce una bambina. + +--Corpo dell'ostia! grida Gisulfo, dopo sei mesi voi dite? + +--Si, monsignore. Ma cio non torna nulla al caso; imperciocche anche +dopo sei mesi una femmina puo partorire, e la prole vivere. Non +pertanto io non saprei dirvi quanta fosse l'indignazione di Goccelino. +Senza pigliar tempo, senza nulla considerare, ei si reca al letto +della moglie, e vilipendendola del nome di adultera, le lacera il seno +col pugnale. + +--Dio ti perdoni, accecato! pote solo profferire la misera, e spiro. + +--E Dio l'ha perdonato, sclama il priore suo malgrado e quasi parlasse +fra se. + +--Goccelino andava in cerca ancora della bambina, soggiunge l'abate, +allorche Bonizone entra nella fatale camera. Egli si getta ai piedi +del figlio, gli abbraccia le ginocchia, e lo supplica di contentarsi +di un delitto solo. Goccelino spinge il vecchio ad urtare di capo nel +suolo ed esce, e fugge. Consentite intanto un momento, belle dame, che +io beva un gocciolo per inumidirmi il gorgozzule, poi ricomincio. + + + + +VII. + + Ito e cosi, e va senza riposo + Poi che mori: cotal moneta prende. + A soddisfar chi e di la tropp'oso-- + _Purg._ II. + + +E dopo che l'abate si fu qualcosa rifrancato, ed ebbe bevuta una larga +sorsata di vino, continuo: + +--Goccelino dunque corre subito alle scuderie, inforca il primo +cavallo che gli si para alla mano e vola a Roma. Cuno era partito +allora allora per l'abazia di Cluny. Goccelino gli tiene dietro. +Appena e' si arrestava la notte per dare un po' di strame alla +cavalcatura. Viaggiava solo, fosco come il turbine, furibondo come il +tigre. Egli fece periglioso e stentato viaggio, scavalco montagne di +nevi eterne, valico fiumi terribili, affronto uragani, fame, incontro +di belve feroci; e sempre in una tetra tensione di spirito, supero +tutto, e giunse al monistero di Cluny. Non si nomo Chiese di Cuno suo +fratello; ma questi era assente. Intanto gli fu proferta ospitalita se +volesse attenderlo. + +--Stara lungi molti di? dimando. + +--Verra stasera, gli risponde il frate portinaio, forse domani. Certo +non tardera guari, perche deve ricevere il voto di certi novizi che +debbono far professione, _Kirie eleison_! E siccome l'abate e a Goslar +con l'imperatore Enrico, il padre priore fara la funzione, _Christe +eleison_! Potete dunque attendere, ser cavaliere, se avete voglia del +riverendo priore, e gustare un gocciolo, _Kirie eleison_! che il +cellario puo offrirvi buono come in ogni altro castello di barone. +_Kirie eleison! Christe eleison!_ + +--Avete detto che torna domani? replica Goccelino. + +--Cosa avete, ser cavaliere? chiede inquieto il portinaio, vi +sentireste forse male? _Kirie eleison_! Gli e pur vero che il padre +priore con reliquie ed _agnus dei_, con miracoli e senza guarisce +infermi, _Christe eleison_! ma evvi ancora il vecchio padre Adalberto +che..... + +--Addio, frate, grida l'altro, e volgegli il dorso. + +--Goccelino scomparve. Il portinaio allampanato gli tiene dietro +dell'occhio; infine si segna di croce e sclama: + +--Gran peccatore dovra essere colui che per fermo veniva a confessarsi +al priore. _Christe eleison!_ La sua faccia pero non e quella di un +contrito. _Kirie eleison!_ Ricusare anche un gotto! _Christe +eleison!_--io me ne intendo di queste botti: gran peccatore! pingue +furfante! + +--Il brav'uomo che era quel portinaio, soggiunge l'arcivescovo. In un +mese che passai a Cluny mi fece cotto quarantadue volte. + +--Ne abbiamo fatto un santo dell'ordine, sclama l'abate, e Dio l'ha +nel suo seno. Poi continua: + +" Il priore infatti arrivo la sera, ma infermo. Il primo suo pensiero +fu di andare a ringraziare s. Benedetto del prospero esito della sua +spedizione, poi di cercare il letto. + +" Al domani la chiesa rigurgitava di gente per contemplare la cerimonia +di quattro o cinque novizi che profferivano il voto. Un sacerdote +celebro la messa. Finito l'evangelo i novizi si trassero avanti +l'altare. Allora dall'attigua sacrestia usci un frate col capperuccio +calato per ricevere le loro promesse. + +--Ah ci siamo, dice la principessa, io rabbrividisco di gia. + +--E vi e di che, riprende l'abate. Tutto il popolo infatti aveva +assistito con divozione alla messa; ma con piu fervore di tutti, +giusto la presso ai balaustri di marmo del coro, avevano fissato un +cavaliero che della fronte piegata nelle mani, immobile, fervoroso +come un santo, aveva orato senza distogliersi mai. + +--Birbo di santo! dice l'arcivescovo. + +--Appena pero si comincia la funzione della professione egli leva la +testa. E' sta un momento, un momento solo a squadrare il frate che la +compiva, indi di un lancio, come il gattopardo si avventa sulla preda, +si avventa su colui, e col pugnale lo trafigge alla nuca. Fu l'opera +di un baleno. Il povero cenobita manda un grido e cade supino. A +questa vista, Goccelino anch'esso si da un colpo di mano sulla fronte: +poi come un fulmine passa per mezzo della gente atterrita, risale il +cavallo che gli teneva lesto un pitocco dietro il sagrato, e scompare. +Non era stato il priore che egli aveva ucciso. + +--E chi dunque? dimanda la principessa di Salerno. + +--Ma! un altro povero disgraziato di monaco, il quale aveva preso il +luogo di lui, ambasciato da febbre urente e trattenuto a letto. + +--Demonio di un giovane! sclama l'arcivescovo di Salerno. _Enceladus +jaculatar audax!_ + +--Proprio un demonio, risponde l'abate, se vuolsi considerare +l'arditezza; ma buono quanto altri mai nel cuore. In effetti, +figuratevi se poche volte egli avesse versato il sangue sul campo di +battaglia! Eppure, il sangue di quell'innocente, sparso nel santuario +del Signore, peso sull'anima dell'omicida come sull'anima di Caino +pesava quello del fratello. Egli erra qualche tempo alla ventura per +la Francia, ritorna nell'Italia, visita santuari, fa voti, cinge un +cilizio, si confessa con un santo. Ma vanamente, perocche la pallida +spaventata faccia di quel frate gli stava sempre presente, sentiva +sempre alle spalle la voce di Dio che l'inseguiva gridando: omicida! +omicida!! Inoltre il padre di Bertradina ed il marchese di Toscana +avevano messa taglia alla sua testa, ed ei si vedeva perseguitato da +tutti--dall'ira degli uomini, cui temeva la meno, e dal castigo del +cielo. Cosi che si decide andare in pellegrinaggio a Gerusalemme. + +--Lasciate il viaggio, ser abate, lo consiglia Guiberto, se no l'alba +ci coglie qui. + +--Io non domando mica meglio. Non vi racconto dunque per minuto il +difficile e lungo viaggio, perche gia sento abusar soverchio della +cortesia di queste dame, e l'ore della notte inoltransi. Goccelino +compi il voto. Sul sepolcro di Cristo, la schiavina coperta di cenere, +il fianco allacciato da cilizio, pianse le sue peccata, si confesso, +fece spaventevole penitenza. Infine l'immagine del frate, e la voce di +Dio non lo perseguitarono piu, ed ei si credette perdonato. Decise +tornare in Italia e comporsi cogli uomini, i quali non potevano +mostrarsi fieri dove che Iddio aveva accolto il suo pentimento. Sopra +galera veneziana s'imbarca dunque a Cesarea. + +" Ostinata burrasca li travoglie lungamente. I corsari barbareschi +danno loro la caccia. Perigliano piu volte andare a picco, e lunga +tormentosa agonia li travaglia. Infine un fil di vento forte li gitta +sulla spiaggia del Ionio, al lido di una terra di Calabria. I +Veneziani rimpalmano il legno e salpano per le venete lagune. +Goccelino, angustiato da febbre e stanco gia di navigare, si arresta +quivi, sprovveduto di scorte e di panni. Si dirige quindi al castello. + +--Qual castello? domanda Gisulfo. + +--Uditemi, monsignore. A Cariati. + +Il barone Giselberto, e la figliuola di lui Alberada si eran messi +allora allora a mensa. All'annunzio di un pellegrino, entrambi scendon +nella corte per riceverlo e menarlo al tinello. Il barone gli +scioglieva i sandali per lavargli i piedi, la giovinetta lo confortava +di differenti ristori. Goccelino rendeva loro merce dell'ospitale +carita, e pregava che desistessero da quegli uffici. + +Ma Giselberto dichiarava che, per lui, un palmiere figurava Iddio, e +percio poco quanto gli potesse praticare. + +--Bravo uomo! sclama Baccelardo. I Normanni non ebbero mai ne piu +prode, ne piu santo guerriero di lui. + +--Infine l'infermo fu guidato al letto e vigilato con una amorevolezza +senza esempio. Eppure non gli avevano dimandato ancora ne del nome, ne +della condizione, ne d'onde venisse. + +--La carita, figliuoli miei, e cieca. + +--E piu spesso sorda! dice l'arcivescovo sorridendo. L'abate prosegue: + +--La malattia di Goccelino intanto volgeva al peggio, ed egli stesso +credeva di aver contratta la peste in Oriente. Pero non nudriva alcuna +speranza di vita. Un giorno che piu grave sentiva avvicinarsi l'ora +fatale, risolve scrivere a suo padre ed a suo suocero onde dimandare +loro perdono. Cosi fa, e le lettere partono per due vassalli che il +barone spicca. + +Suo suocero lo aveva da lungo tempo perdonato--che anzi non aveva mai +concepita veramente collera contro di lui, perche anch'egli credeva +Bertradina colpevole, e braccheggiava dietro a Cuno, dentro Roma +sicuro e despota, per vendicare la seduzione della figlia. Bonizone, +giunto alla sua ora finale, agonizzava. Aveva presso di se chiamato +Cuno, onde non passare al cospetto di Dio cosi sconfortato e deserto +di ambo i figliuoli. Cuno si era recato per dare al padre la +benedizione dei moribondi. La pietosa lettera di Goccelino arriva, li +commove entrambi. Bonizone lo benedice e spira. + +--E la ragazza? dimanda la principessa di Salerno. + +--La ragazza di Bertradina fu salva da Bonizone. Questi pero non volle +tenerla presso di se, sia che anch'egli credesse colpevole Cuno, sia +che gli premesse allontanare ogni memoria del vituperio. Aveva quindi +chiuso in un forzierino d'ebano il libro di ore di Bertradina, vi +aveva aggiunto una lettera d'invio della bambina, fatta da pubblico +tabellione di Soano, e l'aveva mandata a Cuno a Roma, per mezzo di un +pellegrino che si recava a Nostra Signora da Loreto e che aveva tolta +la missione di portarla. La fanciulla pero non vi giunse e corse voce +che quel romeo l'uccidesse al colmo di mezzanotte, e del grasso +fecesse prezioso unguento pel male di luna. + +--Oh! lo scellerato! sclama la principessa. + +--E ve n'han tanti! dice l'abate. Cuno rese dunque gli ultimi ufficii +a suo padre, e si accinse a viaggio per le Calabrie, onde, se fosse a +tempo ancora, rinconciliarsi con l'illuso fratello, o ringraziare il +barone Giselberto e sua figlia della carita cristiana largheggiata al +pellegrino. I vassalli del barone gli tennero da guida. + +--E rivide il fratello? + +--Si. Goccelino non era morto; che anzi, merce le amorevolezze di +Alberada e le mediche cognizioni di lei, riacquistava la salute e di +giorno in giorno volgeva alla convalescenza. Il barone non meno della +figliuola gli prodigo cure. Ma come lo vide mettersi sul meglio, lo +lascio intero alla sapiente carita di Alberada, ed intese tutto alle +cacce ed ai banchetti cui e' grandemente amava. + +--Il resto si prevede, dice Baccelardo, + +--Ahime, troppo, continua l'abate. La giovinetta passava lunghe ore al +governo dell'infermo, il quale, cominciandosi a riavere, raccontava +maravigliose storie di terra santa, e la pietosa iliade dei suoi +viaggi. Bella, ingenua, vereconda, lo ascoltava quella fanciulla, e +sovente versava lagrime di pieta. Dio la benedica. Dio conforti lunghi +anni quella pia, che io ebbi ventura conoscere ai suoi giorni felici! +Ah! non mai restero dal piangere l'involontario male che io le feci. + +--Era dessa bella? domanda la principessa. + +--Ah, madonna, figuratevi che brillava come la stella del mattino. +Toccava appena la piu fresca giovinezza, e nell'aria infantile del +sembiante le traspariva tale immaculato candore che inspirava nel +tempo stesso confidenza e venerazione religiosa. Ad una statura +vantaggiosa e svelta, talche un cantore la pareggio un di ai cedri del +Libano di Salomone ed alla regina Saba, accoppiava un profilo +purissimo ed una carnagione bianca per modo che le venuzze cerulee del +seno vi si disegnavano sopra pallidamente. Il corruscare dello sguardo +ceruleo splendeva come i fuochi dell'opala, segnatamente quando +guardava alcuno dell'abituale sua benevolenza, lo che le dava qualche +cosa di non terreno, come quelle apparizioni di anime celesti di cui +si racconta nelle leggende, ovvero di quelle fate che proteggono le +difficili avventure di un paladino, come nei circoli della sera +sogliamo udire a narrare dai menestrieri. Non dico nulla poi della +soave melode della voce e della parola cortese che perenne le volava +dalle labbra. Allora io mi convinsi della dottrina del veggente di +Stagira, che l'anima occupa ogni parte del corpo secondo la totalita +della sua perfezione e della sua essenza, non gia secondo la totalita +delle sue facolta. + +--Ser abate, si direbbe per Dio che voi l'amaste, dice il priore. + +--Non sarebbe gia la prima testa bianca ed il primo cuore freddo che +cio abbia fatto, risponde l'abate. + +Tanta bellezza dunque--e nei paesi, e nelle corti di Europa, perdonate +bellissime dame, io nulla mai vidi di somigliante--infiammarono +l'anima di Goccelino. Avrebbe voluto essere imperatore per elevarla +fino a lui! Divisava pero, come col fratello si apri, recarsi alla +corte di Germania, e supplicare Enrico di concedergli tanta parte dei +suoi favori da poterla impalmare. L'avesse pur fatto, che quella donna +forse lo avrebbe tornato a virtu! + +--Si, mormora il priore, l'avesse pur fatto. + +--Che puo l'uomo, sclama l'abate d'accento commosso, quando Iddio +diversamente divisa? Dio infatti, nei suoi riposti consigli disponeva +diversamente. Ella era gia fidanzata a Roberto Guiscardo. + +Cuno giunse al castello. Tenera, effusiva dalla parte di Goccelino fu +la riconciliazione. Cuno lo perdono. Vide anch'egli intanto la +giovinetta: seppe i pensieri di suo fratello. E fosse stato che Cuno +palpitasse pei giorni di quella fanciulla, con un uomo che tanto +ingiusto e brutale con Bertradina si era addimostrato, fosse stato +pieta di quella vergine pura, la quale, avvegnache con solenne +promessa gia fidanzata, sembrava sorbire lenta seduzione da Goccelino, +fosse stato infine che quel cuore di ferro anch'e' una volta si +schiudesse a teneri affetti, e per la prima fiata sentisse dolce moto; +certo, Cuno comincio a colloquire piu spesso con la fanciulla, e le +raccontava storie d'incauti affetti, e la teneva lungi da Goccelino +con parole scaltre. + +--Ser abate, gli dice Alberada sotto voce all'orecchio, rammentatevi +che siete per isvelare la confessione di un uomo terribile. + +--E chi lo dimenticherebbe? risponde l'abate segnandosi della croce. +Indi continua: + +--Goccelino si avvide di quelle pratiche e qualche sospetto gli si +andava insinuando nell'animo. Si era levato gia di letto, ed in parte +aveva racquistate le forze. + +Una sera che costui, addossato ad un davanzale di finestra contemplava +malinconico tramonto, di sopra la sua testa, tra il merlato di una +torricella, Cuno ed Alberada favellavano. Le loro parole non si +udivano distinte, ne le pronunziavano tutte sul medesimo tuono. Ma +Goccelino ne udi tanto che l'anima si senti lacerare e rivivere nei +feroci affetti. Cuno, per compiutamente salvarla da suo fratello, +raccontava alla fanciulla normanna la storia di Bertradina. Goccelino +non proferi motto. La sera si addimostro anzi lieto piu del consueto e +piu facondo; al fratello, che immaginava gia cotto di quella donzella, +disse mille cose amorevoli. La notte pero, mentre Cuno dormiva, egli +cerca della stanza di lui, e con sorriso feroce e diabolica volutta +gli fa sulla persona tale oltraggio che fa inorridire e che mi e legge +per pudore celare. Nel castello intanto si parlo solamente di +pericoloso colpo di pugnale. + +--Mio Dio! mormora Alberada sommessa. + +--Indi scende alle scuderie, continua l'abate e simulando ordine +premuroso del barone, si fa aprire le porte del castello e fugge in +Germania--dove l'imperatore lo accoglie con ogni amorevolezza, e gli +tiene la parola datagli a Parma. + +Il povero Ildebrando intanto...... + +--Ildebrando? sclamarono Gisulfo ed altri parecchi della mensa; gli e +dunque di lui e di suo fratello Guiberto, qui con noi, che racconta la +vostra leggenda, ser abate? Non ci eravamo dunque apposti nel +sospetto. + +--No, baroni, scompigliato balbetta l'abate. Poi, rimettendosi, +soggiunge: io aveva altrove fisa la mente, e quel nome mi volo dalle +labbra scioperatamente. Non e di lui che io favello, non e di lui. +Altri sventurati volle Iddio provare coi fatti che io sono stato +costretto a narrare. + +--Bene sta, ser abate, bene sta, freddamente dice Gisulfo; andate +innanzi, perche noi sappiamo oggimai distinguere l'astore dall'airone. + +E l'abate tutto rosso e mortificato prosegui: + +--Il povero Cuno intanto dal sonno cadde nello svenimento. E per fermo +di emorragia sarebbe morto, se al maestro delle scuderie non nasceva +tardo dubbio di verificare, se veramente il barone avesse data quella +notturna commissione al favorito palmiere. Il maestro delle scuderie, +vecchio torpido e credulo, va su all'appartamento del barone e lo fa +risvegliare. Giselberto forte s'indigna della soverchieria che si +pensa fatta per trappolargli un cavallo, e manda a vedere alla camera +dell'altro fratello. Allo spettacolo miserando si commuove ognuno. +Tutto il castello si caccia sossopra, si mette in opera ogni +sollecitudine per aiutare il disgraziato. Cuno in effetti rinviene, e +domanda di Goccelino. Gli narrano della fuga di lui. Egli allora col +residuo di forze che rimanevangli, si rizza sul letto e di voce +vacillante susurra: + +--Ascoltami Iddio, ascoltatemi Gesu Cristo, e vergine Maria, ascoltate +tutti, santi del cielo, angeli ed arcangeli, troni e dominazioni, il +sacramento che io fo. Se di questa ferita non muoio, possano le mie +ossa non avere quiete nel sepolcro, possa mancarmi il cibo alla fame, +l'acqua alla sete, il sonno alle pupille, possano i demonii +impossessarsi dell'anima mia e straziarla di rimorsi e di paure finche +vivo, e col fuoco eterno dopo la morte, se non mi vendico di mio +fratello--fossimo entrambi a morire sul medesimo letto, fossimo +entrambi a comunicarci al medesimo altare--giuro di non perdonargli +mai, mai, mai! + +--Mai! sclama fra se Alberada colpita, mio Dio! che si richiede dunque +da me? + +--Baroni, ecco la storia che io contai a Melfi, soggiunse l'abate di +Cluny, Cuno non mori. Roberto Guiscardo subito dopo sposo Alberada. +Innocente come era ed angosciata per doversi separare dal padre, la +santa fanciulla quasi invita lo seguito all'altare. Questa memoria, +udendo il mio racconto, allucina Roberto, che appone ad amore per +altrui il pietoso stato dell'animo di colei, la quale avrebbe tolto +anzi morire che dipartirsi dal padre suo. Alberada fu ripudiata. +Decidete or voi, monsignore, se la verita noi favellammo. + +--Vi domando perdono, ser abate, risponde Gisulfo, se vi aspreggiai di +parole, ed a voi altresi, priore di Lacedonia. Roberto agi da +forsennato. Alberada era innocente. + +E si dicendo il principe Gisulfo porgeva una mano all'abate, un'altra +al priore, e si alzava dalla mensa. I suoi ospiti lo seguivano. Allora +a lui si para innanzi l'arcivescovo di Salerno, Alfano, e dice: + +--Ed a me, monsignore, a me non dimandate voi perdono dell'avermi +detto mentitore? + +--A voi, messer arcivescovo, che ardiste dare del pazzo a nostra +sorella, fiero risponde Gisulfo, a voi non solo non dimandiamo scusa, +ma aggiungiamo che siete uno scimunito ubriaco. + +Alfano a quelle brutali parole corrusca negli sguardi, e portando la +mano al fianco, dove soleva tenere il pugnale, fa due passi verso il +principe. Poi tutto ad un tratto rista e dice: + +--A domani, principe Gisulfo. + +La principessa intanto dimandava: + +--E Cuno ha perdonato il fratel suo, messer abate? + +A questa domanda Ugone sembra interdetto. Ei resta un momento a +riflettere, poi risponde: + +--L'ha perdonato. + +--Mai! mai! sclama Alberada fra se, uscendo dalla sala, mio Dio! che +si richiedeva dunque da me! + +Allora sotto l'uscio della stanza il priore le si accosta all'orecchio +e dice: + +--Alberada, deggio favellarti. + +A quella voce ella si scuote: retrocede da prima, poi si accosta, e +presa da subito tremito che le invade tutta la persona, risponde: + +--Non e piu tempo, Guiberto, guardati: fuggi--le terre d'Italia non +sono piu per te. + +Le nostre leggitrici han gia del pari compreso che Cuno era +Ildebrando, ora Gregorio VII; Goccelino, Guiberto priore di Lacedonia. + + + + +VIII. + + Io vinsi al cesto + Il figliuolo d'Enope Clitomede, + Alceo Pleuronio nella lotta, a cui + M'aveva sfidato; superai nel corso + L'agile Ificlo; e nel vibrar dell'asta + Polidoro e Fileo. _Iliade_, XXIII. + + +All'ora di sesta del domattino tutto era in punto pel proposto +sperimento della forza e dell'agilita dei candidati al combattimento +con i campioni normanni. Avevano steccata una lizza nello spianato +della chiesa di San Matteo, che allora si edificava, e sopra cui +davano le finestre delle case circostanti. Da queste, si la +principessa moglie di Gisulfo che le consorti dei suoi cortigiani +potevan tutto bellamente osservare. Ad una estremita del +parallelogramma avevano levato una tribuna, sulla quale sedevano, come +giudici della tenzone, Ugone abate di Cluny, Guaimaro conte di +Capaccio, Giordano sire del castello di Corneto nel Cilento, +Castelmanno figliuolo del conte Adelferio, e Giovanni figlio di +Ademario _il rosso_. Essendo tutti longobardi, stupenda vista e' +facevano con le loro lunghe barbe ondeggianti sui petti coverti a +guarnelli di bianco panno di Cipro. All'altra estremita della lizza +aprivasi la porta per introdurre i campioni gia radunati in numero di +sette, ed erano, come si segnarono coi segni di croce sur una +pergamena tenuta dal maestro di campo di Gisulfo: Gisulfo principe di +Salerno; Baccelardo il _diseredato_ come veniva addimandato; Alfano +arcivescovo di Salerno; Astolfo figliuolo di Marino Capece di Napoli; +Pietro conte di Atenolfo; un milite chiamato Romualdo, e Laidulfo lo +Zanni. Il quale ultimo si segno e scomparve dalla tenda, si che tutti +pensarono non fosse una burla, e col maestro di campo si dolsero aver +ricevuto fra mezzo a loro un cotal satiro. Ma il maestro di campo li +prego di star cheti, perche quell'uomo, comunque e' si fosse alcuno di +loro non disonorava. + +L'abate di Cluny celebro la messa. I campioni l'udirono, giurando +sull'ostia della comunione di non fare per niun modo uso di ciurmerie +e d'invocazioni diaboliche onde vincere la prova. Dopo, l'abate si +reco al suo posto, i campioni alla tenda. + +Innanzi di essersi cimentato alcuno non poteva assistere allo +sperimento dell'altro. + +Cio stabilito le trombe suonarono e la lizza si apri. + +Primo ad entrarvi fu il milite chiamato Romualdo. Un compagno di armi +gli reco grosso ferro di cavallo ben compatto, ben chiuso, saldo, non +forato. Romualdo ando dritto a presentarlo ai giudici, perche +minutamente l'osservassero, poi lo presento al popolo, fitto e +numeroso, che si addossava allo steccato, recandolo in giro. Egli +aveva le maniche del ghiazzerino di bufalo rimboccate fino al gomito; +porto il ferro sempre alzato in alto perche di frode non si dubitasse. +E come lo ebbero tutti veduto, Romualdo ritorna presso la bigoncia dei +commissari, e lo lancia iteratamente in alto, facendo che netto +risuonasse al suolo. Poi lo riprende, lo rileva novellamente sulla +testa perche tutti lo rivedessero intero, lo abbranca tra ambo le +mani, ed in due secondi senza sforzo, senza alterare il colore del +viso, come avesse rotta una ciambella, in due lo spezza, giusto nel +mezzo, ed ai giudici presenta i due pezzi, con lo stesso garbo, con la +stessa celerita che avrebbe messa un cerretano a fare scomparire due +bossoli. + +--Bravo! bravo! grida la plebe: ed i giudici stessi lodarono si la sua +forza che la sua destrezza. + +Romualdo si appoggia delle spalle allo steccato ed aspetta. + +Un araldo d'armi allora annunzia Pietro conte di Atenolfo, ed Astolfo +figliuolo di Marino Capece di Napoli. Nel sorteggio erano dessi usciti +dopo il milite. Entrarono in fatti i due signori accompagnati dagli +scudieri che recavano le spade e le mazze di acciaro. Anch'essi si +soggettarono alla cerimonia della visita. E poi gli era ben mestieri +che si fosse misurato il diametro dei manichi delle mazze rispettive; +e si trovo quello della mazza del conte Pietro un pollice e mezzo +circa, due pollici quello del sire di Marigliano Astolfo. Fatto cio, +si portarono due ceppi nel mezzo dell'arena, sopra i quali ciascuno +colloco la sua mazza. Fu primo il conte Pietro a scagliare il colpo. +Alzo la daga lentamente sulla spalla sinistra, fisso il mezzo del +manico, ed il colpo cadde. La barra di acciaro e recisa quasi che +tutta; ma l'arma si rompe nell'elsa fra le mani del conte, di tal che +si accagiono questo incidente se intera non fu partita. + +Il sire di Marigliano sorride, ed a volta sua alzando la spada, la si +vede corruscare per aria come baleno, la si ode sibilare e piombare +sul manico d'acciaro con la forza di un mangano. Ed una parte della +mazza era caduta da un lato del ceppo, l'altra dall'altro, messa in +due, netta come se fosse stata di neve. + +I giudici applaudiscono al colpo poderoso, e la plebe grida forte: +_alleluia, alleluia!_ quasi avesse voluto adular quel signore. Del che +il conte Pietro adirato manda a dolersi col principe Gisulfo; e questi +ordina che fossero presi trenta di que' sciagurati e frustati, da +poiche e' non erano scesi nell'arena onde sollazzar la marmaglia e +togliere applausi da lei, ma per far generosa prova di chi meglio +avrebbe difesa la patria. + +Il conte Pietro, che si era veduto umiliato da Astolfo, lo sfida alla +lotta. E' si credeva certo di vittoria, perciocche statura gigantesca +aveva e membra robuste a petto di Astolfo, piccino anzi che no, e +segaligno. Il sire di Marigliano resta un istante titubante alla +sfida. Ma poscia, arrovetando la faccia, per solito pallida, accetta, +e senza pigliare indugi si cava il giubettino, e si colloca in +positura di aspettare l'assalto del nemico. A quell'inatteso +spettacolo i commissari ed il popolo si alzano per meglio osservare. +Ed in fatti il conte Pietro, vestito come si trovava di ferro, si +avventa sopra il sire di Marigliano per ghermirlo dal collo, +sollevarlo da terra, fargli perdere ogni equilibrio. Astolfo, al primo +assalto, sfugge il pericolo avvinchiandosi alle braccia di lui e lotta +di polsi onde ridurlo ad indietreggiare. Ma il conte sta fermo. Anzi +gli restituisce tal urto, che il meschino va a cader supino due passi +lontano. La sconfitta di Astolfo pero e avvertita appena, tanto +sollecitamente risorge dal terreno e in piedi si mostra a fronte al +conte. Questi, confortato dal primo pegno di vittoria, ritorna per +aggavignarlo dal collo. E vi riesce, e lo solleva circa otto pollici +dal terreno. Astolfo allora sentitosi a quelle strette, gli si +attorciglia ai fianchi con le braccia, gl'involge le gambe tra le +gambe, e per tal modo lo stringe alla cintola che a poco a poco si +vede il conte Pietro allascare le braccia, la faccia da prima +s'impallidisce, poi colorasi a rosso, poi addiviene paonazza, poi +livida, infine si annerisce come la volta di un camino, strabuzza gli +occhi, il sangue gli rompe dalle narici e dalle orecchie, si spezza in +due, e cade resupino con Astolfo sul ventre. + +E questi cosi fittamente si era attaccato al conte Pietro che le sue +braccia sembravano immedesimate nel corpo di lui. La corazza si era +avvallata sotto la pressione delle braccia, la spina dorsale si era +rotta, il conte Pietro era morto. + +Cotal terribile prova fa restar tutti mutoli: e gia si prevedeva che +il sire di Marigliano sarebbe stato il campione per combattere contro +il Normanno. Imperciocche e' sembrava impossibile potersi dar saggio +di vigoria maggiore dei due che Astolfo ne aveva dati. + +Egli si ritira alla tenda, dove aspettavano gli altri tenitori della +giostra, ed il corpo di Pietro conte di Atenolfo e menato via +dall'arena. + +Gli araldi annunziano Baccelardo duca di Puglia e di Calabria. Perche +questi siffattamente facevasi chiamare, agognando sempre ricuperare +gli Stati del padre suo Umfredo da Roberto usurpati. + +Entro nella lizza Baccelardo vestito di gabbano di velluto scarlatto, +avendo in una mano pennoncino dello stesso colore, e dall'altra uno +stocco lungo e sfilato somigliante tutto ad uno spiedo. E subito +appresso a lui vennero quattro scudieri, che menavano grosso toro nero +con la testa bendata, ed un cavallo leardo rotato, svelto, lungo, +vispo, che andava saltarellando dietro al palafreniere come un +levriere. Baccelardo vi salta sopra e comanda agli scudieri di +ritirarsi. + +Egli allora si accosta alla bestia, si piega sul destriero, e con +l'elsa a croce dello stocco le strappa la benda. La luce del sole che +lo colpisce negli occhi fa restare il toro come stordito. Guarda il +popolo imbiettato nello steccato con torvo e lento sguardo, fiuta il +terreno, e con le zampe comincia a gittarselo alla pancia. Baccelardo +prima fa sventolargli innanzi del muso la banderuola rossa, poi lo +punge al fianco con lo stocco. Il toro mugnola ferocemente e non si +muove. Il cavaliere lo torna a tribulare in piu parti con punture e +gli fa ripassare avanti agli occhi il rosso pennoncello. Ma anche +questa volta la bestia si contenta di far udire cupo muggito e pestare +dei piedi l'arena. + +--Per l'anima mia! sclama Baccelardo, che torpido codardo animale! + +E di bel nuovo forte lo punzecchia. Allora il toro tutto ad un tratto +da un salto dal lato dove egli si trovava e gli va sopra. La presta +cavriuola che il giannetto spicca lo sottrae dal colpo cui giusto nel +bel mezzo del petto il corno formidabile aveva diretto. Baccelardo +fugge per lo steccato, sempre agitando la rossa banderuola, ed il toro +lo insegue. Infine questo si ferma e Baccelardo gli torna sopra ad +aizzarlo. E la belva novellamente ad inseguirlo sordamente, +orribilmente muggendo, ed egli a novellamente fuggire. Ma come il +cavaliere si fu accorto da quel muggito sordo e profondo, e dallo +scintillare dell'occhio, arroventato come carbone ardente, che il +parossismo del furore del toro toccava l'apice, e' si ritragge verso +la porta, dove stavano gia presti gli scudieri, con le lance arrestate +per difendersi, e di un salto scendendo di cavallo lo consegna loro. +Quest'operazione fu l'affare di un minuto. Pure il toro, che all'altra +estremita della lizza lo puntava, incontanente gli corre addosso e si +trovarono l'uno a fronte dell'altro. Baccelardo adesso non solamente +non si ritrae, ma gitta lo stocco da un lato. Il selvaggio animale lo +fulmina prima di uno sguardo, indi piega la testa per menargli +terribile cornata. E di questa certo fuor fuori lo avrebbe passato e +slanciato a morir lontano sulle teste degli spettatori, se egli non si +trovava lesto a profittar di quella sfavorevole positura. Salta da un +lato, afferra il toro di una mano per un corno, si che lo costringe a +ritorcere la testa, dall'altra per la coda irrequieta. Orribili ad +udirsi furono i mugghi della belva cosi disquilibrata e resa inabile +ad usar di sue forze. Perciocche, chiunque una volta ha veduto una +_Corrida de toros_ sa, come a tutto disadatto sia questo in quella +situazione, e quali erano _las cositas_ che Pacquito Montes soleva +fare per _las sinoritas_ di Andalusia, ed io gliele vidi fare. +Infrattanto sforzi spaventevoli metteva la fiera onde raddrizzare il +capo, e palleggiarsi sulle corna l'ardito giovane; costui pero, +puntando, soda ed inchiodata la teneva, e di un occhio feroce dominava +ed affascinava il sanguigno suo sguardo. Baccelardo allora descrive un +mezzo giro, costringe il toro, sempre in quella attitudine, a +seguirlo, lo trascina per l'arena fino innanzi alla tribuna dei +commissari. E come si e cola, mentre della mancina se lo teneva la +testa sommessa, con la destra gli scarica in un baleno fra le due +corna cotal pugno con la manopola di ferro, che l'animale da in un +grido feroce ed a terra stramazza. Baccelardo tira quindi il pugnale, +sottile come uno spillo, e fra le due corna glielo caccia. + +Tutti allora gridano: al miracolo, al miracolo; e uno stregone!! E le +donne segnatamente cominciavano a far delle croci a furia e +sclamavano: ecco il diavolo: _Iesus Maria!_ vedete la il diavolo. + +In effetti, elleno non avevano torto. Dappoiche sull'impalcata che +copriva la tribuna dei commissarii, tutto ad un tratto si vede rizzare +un essere singolare, fino allora rimastovi accosciato. Colui aveva +piuttosto l'aspetto di satiro che di uomo. Della persona era basso, +scarno. I patimenti, e forse il digiuno, avevano consumato di sopra le +sue ossa ogni adipe, ogni succo inutile. Pero egli era altresi restato +asciutto ed ossuto per modo, che i suoi tendini ed i suoi muscoli gli +si disegnavano sotto la pelle abbronzata, come in certi s. Bartolomei +che sogliono fare i pittori, per istomachevole e truce edificazione +dei fedeli. Il collo aveva toruto; la mano lunga, stecchita, +grandissima. Della faccia poi non distinguevasi gran cosa. Non aveva +che un dito di fronte e le livide labbra scoverte di pelo, tutto il di +piu era irsuto di setolacce rossigne, folte e lunghe, che scomposte +gli piovevano sul petto--non escluso il naso piccino alzato della +punta verso la fronte. La quale fronte, bassa e stretta, circondava a +guisa di zona bianca, lenticolata, la testa piatta e schiacciata come +quella dei Samoiedi. In una parola, incarnava colui la figura di quel +pittore, il quale rimprovero il Caracci di non saper dipingere +animali, ed in animale dal Caracci fu ritratto, come nel museo +napolitano si puo vedere. + +Solo spiccatamente risaltavano in quel deforme capo due occhi +turchini, che vibranti e lucidi, quasi due fiaccole nel fondo di buia +caverna, rutilavano nell'orbita; poi i denti bianchissimi che +guarnivano una bocca, la quale fendeva la testa orizzontalmente in due +parti disuguali. Perocche, tutto al rovescio degli altri uomini, +costui aveva corta altrettanto la meta del volto dalla bocca alla +fronte che lunga dalla bocca al mento. + +Ei vestiva un giubbetto di cuoio di bufalo bollito, dall'attrito +raspato il pelo, dall'orgia e dall'incuria maculato in guisa da +sembrare screziato come il manto della tigre. Poi un paio di brache, +anche di cuoio di bufalo rattoppate di fresco a pelle di capra non +rasa dei peli. Alla cintura non portava arma, tranne il pugnale. + +Costui era Laidulfo lo Zanni. + +Laidulfo aveva veduto il prodigioso colpo di Baccelardo, ed il toro +atterrato. E' si lascia scorrere, della testa in giu, lungo uno +staggio che serviva da pilastro alla tribuna, e come un gatto salta +nello steccato. Ognuno penso che, se colui non fosse davvero il +diavolo, non poteva mancar di essere per fermo una belva che si +avventava alla bestia uccisa per divorarla. Imperciocche Laidulfo in +due salti e sul toro, ed afferratolo dai piedi, con gioia feroce +comincia a trascinarlo per la lizza. E' lo trasse fin presso la porta +di rincontro ai giudici. Dove essendo giunto, con ambo le mani apprese +ai piedi di dietro, sale sul parapetto di difesa che circondava il +recinto, solleva di terra la smisurata bestia, e principia a +dondolarla, a guisa di campana, a dritta ed a mancina. Indi mette uno +sforzo spropositato e la scaglia parecchi passi lontano da lui. Cio +fatto da novellamente un salto grottesco nell'arena, si slancia sulle +palizzate dall'altro lato, e dispare in un momento, come un momento +solo era durato l'apparizione e l'opera sua. + +E la plebe che lo aveva riconosciuto e che per un suo eguale +simpatizzava, rompe ogni riguardo e grida bravo, _alleluia!_ Questo e +il campione che si voleva, viva Laidulfo il pazzo, Laidulfo il +buffone! + +L'araldo interrompe le clamorose ovazioni, ed annunzia monsignor +Alfano arcivescovo di Salerno ed il principe Gisulfo. + +I nostri lettori si ricorderanno senza dubbio con quali parole la sera +dell'orgia si separassero questi due signori, e come l'arcivescovo, +poeta famigerato ai tempi suoi e in seguito, fusse stato offeso +bestialmente dal principe. Non appena quindi un pochino di raggio +dell'alba si mise nella camera di Alfano, che tutta la notte, malgrado +il vino non aveva potuto chiuder pupilla, chiama a se il suo maestro +di palazzo e manda a pregare Baccelardo si volesse compiacere a lui +venire. Al che, come Baccelardo ebbe obbedito, Alfano lo supplica di +recarsi incontanente in nome di lui, arcivescovo di Salerno, a sfidare +il principe per quella mattina, a primo transito o a tutta oltranza, +secondo a lui fosse gradito. Baccelardo gli fece da prima gravi +osservazioni. Pero il prelato essendosi mostrato duro, gli fu giuoco +forza portarsi ad intimare la sfida. E Gisulfo, che uomo di cuore era, +l'accetta senza punto esitare, e decisero che si sarebbero battuti +quella mane stessa, nello steccato della prova. + +Infatti montati ambedue sopra superbi cavalli e coverti di piastra e +di maglia entrano nella lizza. I loro scudieri portavano lance e +rotelle. I preliminari dell'abbattimento non furono lunghi. Convengono +subito che si sarebbero battuti fino che l'uno non fosse morto, o non +avesse dimandato merce. Si situano quindi l'uno di rincontro +all'altro, avvegnache lo steccato non fosse interamente atto a quella +pugna, perche corto, e mettono in resta le lance dopo aversi attaccato +al collo gli scudi. Il maestro del campo fa suonare la tromba, e l'uno +sull'altro si rovescia. La prima corsa di lancia e fatale al principe: +perocche la sua scivola sull'elmo di acciaro dell'arcivescovo, il +quale piegandosi, la schiva, e si va a piantar nel terreno. L'asta di +costui poi si rompe sul petto del principe dopo avergli forata la +rotella e la corazza, attraversata la maglia, e sfiorato alquanto le +costole. Gisulfo resta saldo sul cavallo: animosamente si tira dal +petto il mozzicone, e riprende la lancia che il suo scudiero gli +presenta. Novella lancia e data altresi ad Alfano, ed ai loro posti +ricollocansi. La seconda corsa e pure a disvantaggio di Gisulfo: +dappoiche egli fracassa l'asta sua sullo scudo dell'arcivescovo; +questi lo colpisce di tal poderosa maniera sulla corona principesca, +sormontante la celata, che rotte le gorgiere, lo fa percuotere delle +spalle sulla groppa del cavallo, e spiccar sangue dalle narici. + +Il principe di Salerno sbuffava di modo orrendo cosi due volte +umiliato dall'offeso prelato. Si riprendono novelle lance, e si +situano per cominciar la terza corsa. Questa fiata pero la fortuna e +diversa. L'asta dell'arcivescovo lambe il collo del principe, +sguizzando sulla polita spalliera, e va a ficcarsi nell'estremo della +groppa al cavallo; quella di Gisulfo passa Alfano da parte a parte dal +petto, lo ribocca, spezza le cinghie della sella, gli fa perder le +staffe, e sollevandolo di peso cosi infilzato, trascorre l'arena, +trascinato dal cavallo furioso per la ferita, e va a gittarlo sotto la +bigoncia dei commissarii. + +Un grido di applausi fragoroso sbocca quasi involontario da ogni +banda. Gli spettatori giudicano unanimemente doversi a lui la palma +della vittoria. + +Il misero arcivescovo intanto mormora le prime parole di quei versi +memorabili di Orazio: _Quo pius Eneas_, e muore--muore quale aveva +vissuto, valoroso cavaliere piu che costumato ecclesiastico, fedele +fino all'ultimo respiro alla poesia, ad Orazio, al centenario Falerno, +che avevan formato la sua delizia invece della Bibbia. + +Allora i giudici si riuniscono per decidere a cui spettasse l'onore +della pugna del domani contro il normanno campione. E primo il sire +del castello di Corneto si volge all'abate di Cluny per dimandargli +del suo parere. Ma l'abate, che si trovava sotto il dominio del suo +incubo sin dall'aprirsi della lotta, fraintende, e risponde: + +--Il mio parere e che si seppellisca codesto arcivescovo, il quale e +morto da gagliardo dopo aver vissuto da epicureo. Ed egli e ben +mestieri che sappiate non intendere io per epicureo i settatori di +quella dottrina severa che stabiliva il filosofo di Samo, di cui +l'eloquente ed imaginoso Lucrezio sclamava: _Deus ille fuit, qui +princeps vitae rationem invenit eam quae nunc appellatur sapientia_; ma +quella sozza ed invereconda dottrina che professarono di poi i +discepoli suoi, e che Orazio, Petronio e Marziale cantarono, e che la +Chiesa condanno per canonizzare la sapienza del divino Aristotile. Ed +avvegnache i precetti sublimi dello Stagirita sembrassero talora +eterodossi, perche come il fulmine nasconde la sua luce nelle nuvole, +quel filosofo nasconde la sua sapienza tra le tenebre della parola; +non pertanto i santi Padri della Chiesa han convenuto, che niuna +dottrina meglio si addice alla santita dell'evangelo, i cui proseliti, +al dire di s. Giovan Crisostomo, son chiamati _fedeli, affinche +mediante il disprezzo del ragionamento umano, alla grandezza della +fede si elevassero_. Io sovente ho meditate queste sante parole, e +della predestinata incomprensibilita di Aristotile mi son persuaso. +Pure non restero mai dall'indagare cosa mai quell'onnipossente +intelletto intendesse con l'_entelechia_ e l'_univocazione +dell'essere_. Conciossiache quel principio impalpabile, incorporeo, +etereo non ho saputo giammai conciliare come mai possa essere _essenza +della forma_, ed il _constituente dei corpi da cui ricevono +organizzazione_. Da poiche se e canone di logica che _dat nemo quod +non habet_..... + +E molto Ugone avrebbe seguitato a dire. Ma gli altri quattro +commissarii, che vanamente avevano aspettato cavare un construtto da +questa cantafera, e che fosse infine venuto ad una conchiusione sul +fatto del campione, si tediano, e lasciandolo li a predicare, si +tirano da un lato per giudicare la bisogna fra di loro. In effetti, +dopo alquanto di squittinio, e' decisero che: + +" Al principe Gisulfo sarebbe toccato l'onore del combattimento per la +citta di Salerno e le terre dipendenti dal principato, come quegli che +nella nobile lutta ogni altro aveva superato in vigore. Pero essendo +stato egli ferito, ancorche lievemente, ed essendo la pugna di +gravissimo peso, il suo posto si destinava al cavalier Baccelardo, il +quale non meno ardito e forte si era addimostrato. + + + + +IX. + + Voi imbottate come pevere: + I' vo bevere ancor mi. + POLIZIANO--_Orfeo_. + + +La sentenza dei commissari, come che per tutte le considerazioni con +lui fosse giusta, al principe Gisulfo non talento. E' si riputava non +solamente dei suoi dritti defraudato, ma insultato nell'onore, col +dare importanza a ferita per se stessa di niuno momento, e che in +certo modo gli ottenebrava la pienezza della vittoria sopra +l'arcivescovo. Inoltre, egli definiva la prodigiosa forza di +Baccelardo meglio come bravo requisito di pugillatore, che come +valentia di cavaliere. Di piu, un sospetto lo tribolava per allontanar +costui dal combattimento. Vale a dire, che essendo Baccelardo +normanno, avrebbe e' forse potuto non dimenticarlo intieramente, +quella gente vivendo sollecitissima della sua nazione, ed accordatosi +innanzi di qualche verso con Roberto, lasciarsi vincere allora, salvo +poi a riscattarsi l'onore della vittoria alcuni di dopo. Infine +Gisulfo considerava che la sarebbe stata un'onta alla nazione +longobarda il non aver saputo mettere in piede un guerriero ad +osteggiare un normanno. E queste ed altre moltissime riflessioni, tra +generose e villane, andava facendo Gisulfo nel corso della giornata, e +pensava come distruggere la fatale sentenza, la quale, a vero dire, +non era stata proprio equa, avendo dimenticato affatto Astolfo, che +forse meglio di ogni altro si era condotto, e dichiarato Gisulfo il +piu vigoroso tra i candidati. Ma, sia come vuolsi, avevano giudicato +cosi, e non potevasi da quello recedere, come da tutti i giudizi che +hanno spesso piu inviolabilita che senno. Gisulfo vi penso sopra tutto +il giorno; si chiuse a consiglio con alquanti dei suoi piu intimi e +fedeli longobardi, si propose, si discusse, si confuto, si mise a +scrutinio. Infine, si appigliarono a partito fatale, per non dire +vituperoso. + +Era una bella sera di luglio, una di quelle superbe sere italiane che +han formato mai sempre il delirio dei poeti e la disperazione dei +pittori. Iddio, che le ha destinate gelosamente per questo popolo, +tanto maltrattato dagli uomini, non patisce che l'opera suprema della +sua mano venga sfigurata dall'arte. Non vi era luna; ma piu miriadi di +stelle ingemmavano la volta azzurra, e producevano quel voluttuoso +barlume cui s'imita nelle camere delle odalische attenuando la luce +coi veli. Dalla marina spirava aura deliziosa, tutta pregna ancora dei +baci degli aranceti di Sorrento. + +Tutti dormivano. Solamente Alberada, nella cui mente si erano fitte +come chiodi le fatali parole del giuramento d'Ildebrando, non poteva +pigliar sonno. Ella si vedeva quel fantasima dinnante. Se lo vedeva +prima, come al castello del padre suo l'aveva osservato, pallido, +cupo, negli occhi riarsi, a giurare che giammai avrebbe perdonato al +fratel suo, giammai! Poi se lo rammentava come nelle camere della +Tomba di Adriano si era a lei presentato, febbricitante, ardenti gli +sguardi, convulso nel volto, che dava a lei commessa di condurgli quel +fratello, perche con lui bramava riconciliarsi. E quell'uomo era +Ildebrando! quell'Ildebrando, Gregorio VII, il severo, l'inesorabile +pontefice, quegli che come globo di fuoco si levo nel suo secolo per +purificare o incendiare. Ella dunque ora passeggiava pensierosa per la +stanza, ora si fermava avanti la finestra spalancata e guardava. Non +guardava il cielo Alberada. Nel cielo aveva una volta messa la sua +confidenza e si era rassegnata. Ella guardava la terra. Guardava il +placido mare che con un mormorio simile al favellare di giovanette che +dei loro amanti si raccontano, venivasi a rompere alla riva. Guardava +le galee amalfitane, che a traverso di tanti perigli si recavano a +pigliare le tele dalla Persia, le sete dall'India, i profumi +dall'Arabia, ed ora, come masse brune, si cullavano negligentemente +nella perfida rada, solo animate dal fievole lumicino, che a guisa di +stella caduta, rischiara il passo lento del timoniere che non puo +pigliar sonno. Guardava quei tranquilli accampamenti normanni, in +mezzo ai quali aveva passata sorrisa giovinezza, ombreggiata dalla +targa paventata di suo padre, allietata dal suo amore. E sotto quelle +tende ora riposava tanta parte dell'anima sua, tutta la storia del suo +cuore--Guiscardo, il priore, Boemondo! Guardava infine Alberada quella +citta che, colpita dal languore dell'agonia, non dava piu voce, non +accennava moto; quella citta che era stata culla alla donna fatale per +cui tutto aveva perduto, e quel castello, in cui, come il cuore nel +corpo umano, si avvertiva ancora estremo battito di vita. + +Ed in fatti un rumor sordo e confuso, maggiore del consueto, per la +rocca si udiva--un rumore di voci molte che favellano sommesso, di +armi che si urtano. Eran forse le scolte che si mutavano. Cosi penso +da prima Alberada e prosegui nel corso delle sue malinconiche +meditazioni. Ma ecco che il rumor cresce piu, si odono voci piu +distinte; ed affacciandosi alla finestra, vede come tante fantasime +bianche che al castello si raccolgono. Un pensiero le sorge, un +pensier molesto che scaccia via come ingiusto. Non di manco apre la +porta della sua camera, e strisciando lungo buio corridoio, al cui +fondo si apriva una finestra che dava sul cortile del castello, a +quella si affaccia. Allora non dubita piu di nulla. Queta queta, come +era venuta, ritorna indietro, ed invece di entrare nella sua, entra +nella camera dell'abate di Cluny, cosi dolce e quatta che costui non +si sveglia, perche anche dormendo sognava di Aristotile come donna +innamorata del ganzo. Ella, tolto dallo scrittoio di lui un pezzo di +pergamena ed il calamaio, esce. Rientrata nella sua camera scrive +affrettatamente alcune righe, poi ripiega il foglio che ripone sul +petto, e scende nella corte. + +L'affollarsi della gente che andava e veniva, l'allestirsi di cavalli, +il sordo trambusto, e la confusione per dare e ricevere ordini non +fece avvertire il nero spettro che, rasentando di volo le oscure +pareti, scivola fuori le porte e si avvia per la citta. + +Alberada discese con pena l'aspra roccia alla cui vetta sorgeva il +castello, ai cui piedi starnazzava la citta. Per non perder tempo a +seguire i serpeggiamenti della strada consueta, ella si cala dritto +carponi per la scoscesa, e presto si trova tra le buie e tortuose +viuzze di Salerno, dalle quali con gran pena si puo distrigare, e +giungere fino presso alle mura. + +Fiduciosi nella tregua stabilita, i Longobardi guardavano i baluardi +con oscitanza. Imperciocche Alberada, che sopra vi ascende, trova le +sentinelle riunite intendere a berlingare anzi che a star vigili nei +loro posti. Avevano appoggiate alle bertesche le labarde e gli archi, +e giuocando alla zarra vuotavano fiaschetti alla ricuperazione della +pace ed alla tolta dell'assedio. Alberada si accosta ad un gruppo di +questi disattenti, e loro dice: + +--Buona guardia, bravi soldati. Si passano le ore di pace +allegramente: non e cosi? + +--Venga, padre, venga con noi a bere un gocciolo. Non vorra certo +ricusarsi a buoni figliuoli che sanno godere nella tregua, e menar le +mani nelle barruffe in onore di Dio ed in vantaggio dei loro borselli. + +--Vi ringrazio, buone lance. Io son venuto a pigliar l'aria per +sgomberarmi di un disgraziato mal di capo che mi tormenta; non vorrei +riattizzarlo col vino. + +--Baie, padre riverendo! Il vino e quel diavolo, che, entrato in casa, +caccia via tutti gli altri. Non si dia molestia percio, e lo creda a +me che non ho usato mai di altro rimedio in mia vita fuori di questo. + +--Bevero dunque una sorsata, non fosse che per farvi piacere, risponde +Alberada, a patto pero che accettiate una minuzia per vuotarne un +fiaschetto di Procida; ma di quel che morde l'ugola e sganghera le +ganasce con l'aiuto di Dio. + +--Per santa Cunigonda!.... perdono, padre! non vi faremo dolente +percio. Ma berlo adesso che dobbiamo fare la guardia.... eh! quel +dannato di vino azzanna, ed il minor pericolo che potremmo correre e' +sarebbe di capitombolare dalle mura laggiu fra quei beccastecchi +normanni. + +--Se tutto il dubbio resta qui, bevete pur lieti e dormite, che +vegliero io; perche il fresco del mare sento che va alleviandomi lo +spasimo. + +--Che ne pensi tu, Raspacalici, eh? + +--Io penso che una coppa di vino rifiutata e una porta di paradiso +chiusa. E tu, Strangolafrati? + +--Senti, Raspacalici, ti ho detto che non voglio esser chiamato piu +cosi, e te lo ripeto l'ultima fiata: perche te lo giuro pel mio santo +battesimo, che un'altra volta ti mandero la parola nella gola con una +pugnalata. Mi pare che non parli latino io. Or dunque, accettiamo i +soldi del padre ed applichiamo l'ubbriacatura pel bene dell'anima sua. + +--E tu, mastro coniglio, non saresti dello stesso avviso? + +--_Dominus vobiscum!_ io mi son confessato ieri mattina! + +--Dunque? + +--Dunque... quando si trattasse di non dispiacervi, mi ubbriachero con +voi--salvo poi a dirmi i sette salmi penitenziali.--_Credo in unum +Deum!_ + +E mastro coniglio cantava come i preti a messa. + +--Insomma pare che siamo proprio tutti di un avviso? + +--Io no, risponde un compagno, perche ho promesso a Ziga di andarle a +far visita questa notte, dopo la guardia. Vi cedo percio la parte mia, +e ritorno al mio posto. + +--_Dies irae!_ sclama mastro coniglio, e tu fai di codeste visite, +Randolfo? + +--Non cominciarmi a tribolare con prediche, figliuol di una vacca, che +ti spezzo il cranio con questa chiaverina. Io intendo di condurmi a +mio modo. + +--Basta basta, risponde il soldato che la faceva da caporione, to, +mastro coniglio, questi sono i soldi del riverendo padre; recati +dall'ostiere qui presso, gittagli a terra la porta se non vuole +aprire, e comprane altrettanto prosciutto, vino di Procida ed +acquarzente. Bada pero a non dimenticar parte dei quattrini nel fondo +della tua scarsella. + +--Rubacristi! e la mia onesta? ti ho gia detto, parmi, che m'era +confessato ieri mattina.-- + +--Ragione per cui piu ti ricordo di non fare il _quare me repulisti_. + +--Va e corri presto, sai! perche non ci resta che un'ora buona. E voi, +riverendo padre, se non volete farci compagnia, toglietevi la pena di +vigilare i nostri posti. Passeggiate tra lo spazio da porta Marina a +porta d'Eboli, e se udrete rumore laggiu, negli accampamenti, o +vedrete gente che si appressasse alle mura; insomma se crederete +scorgere cosa che potesse darvi sospetto chiamateci, perche verremo +noi ad osservare di che domine trattisi. Gia non ci e paura, perche +abbiamo tregua per tre di; ma la cautela e cautela, e noi non siam +soldati per niente. + +--Lascino fare a me, buone lance, e banchettino tranquilli. Mi diano +solo una labarda, un arco, che so io--potrebbe sempre giovarmi a +qualche cosa. + +--Servitevi la a piacere, riverendo: vi troverete ogni bene di Dio. + +Alberada stacca dalla parete un arco ed alcuni verrettoni, e parte +dicendo loro: + +--Buona notte, figliuoli. + +--Buona notte, rispondono i soldati, e ricominciano da capo i loro +giuochi. + +Non passo guari, ed innanzi ad una sentinella normanna cadeva un +verrettone, nelle cui ale andava innestata una pergamena. + + + + +X. + + Passavan cheti e taciturni avanti + Senza ronde scontrar ne sentinelle; + Quando cessaro all'improvviso i canti, + E i gridi e gli urli andar fino alle stelle + TASSONI, _La Secchia rapita_, IV. + + +I soldati longobardi, che lungi dal custodire le mura si deliziavano a +bevere a isonne, furono avvisati da Alberada del rumore crescente che +udivasi per la citta. E non appena questa si allontano per ritirarsi +alla rocca, che un centurione capito loro addosso e li garri +acerbamente dell'insubordinato condursi, ordinando che stessero in +punto sotto le armi, perche questo era il comandamento di monsignore +Gisulfo. Nello stesso tempo e' videro calar giu dalla rocca grossa +mano di soldati, con bianca _camescia_ su per la corazza, conducendosi +a redina i cavalli, e ragunarsi presso le porte uno stuolo, che dava +sul migliaio, di uomini d'armi dello stesso modo divisati. Indi +un'altra folla di arcadori, che a mano a mano si attelavano sui +baluardi, allogandosi ad ogni merlo e ad ogni bertesca, guarnendo le +torri delle porte e tutto lo spianato dei bastioni. Quei poveri +soldati ubbriachi, che noi abbiam veduto nel capitolo precedente, +guardavano allampanati, non comprendendo qual demonio volesse +significare tutto quell'apparato ostile, mentre la tregua spirava il +poi domani. Ma il loro stupore non fu lungo. Imperciocche, non passo +guari, e videro comparire il principe Gisulfo in persona, alla testa +di un cinquecento cavalli ed un buon migliaio di fantiglia. Egli +ordino: che senza rumor fare si aprissero le porte; che i soldati di +guardia vigilassero attenti, e che, nel caso ei fossero inseguiti da +quei di fuori, le richiudessero loro alle spalle, appena stessero +novellamente riparati tutti dentro; che quei delle mura travagliassero +dei mangani e delle frecciate i Normanni, i quali benissimo da loro +distinguevansi, perche non vestiti di bianco; e che il resto dei +cittadini e dei militari si tenessero pronti a spalleggiarli, in caso +che dimandassero aiuto. Date queste disposizioni, la porta Marina e la +porta di Eboli si aprono e Gisulfo col seguito esce. + +Traditorescamente, e contro il sacramento della tregua, questo +principe cercava sorprendere con un'_incamiciata_ i Normanni, tra per +decidere cosi guerra terribile, tra per distogliere il duello. Il +perverso disegno gli torno fatale. Perocche non appena tutta la sua +gente ebbe oltrepassate le porte, che da quegli accampamenti, fino +allora sembrati stanza a gente neghittosamente addormentata, sbucano +fuori a guisa di demoni i Normanni. + +La faccenda era proceduta di questo modo. Come Alberada mando nel +campo, per lo mezzo del verrettone, la novella che i Longobardi +preparavano una sorpresa, quella pergamena da un giovanetto, per +ordine del padre li collocato ad addestrarsi in tutti i travagli della +milizia, fu recata a Roberto Guiscardo. Il giovanetto era Boemondo. +Roberto senza prendere indugi fa svegliare le sue truppe tenda per +tenda con cautela e silenzio; ordina loro tenersi presti a seguire +monsignor di Bovino: vestissero le armi quetamente e solleciti, e del +ventre per terra restassero ad orecchiare dinnante la tenda. Indi fa +svegliare la sua quadriglia di Calabresi, ai quali comanda di +seguirlo, strisciando di pancia al suolo, fin sotto le mura; ed +un'ultima parte di gente affida al priore. Formava cosi il piano: di +cacciarsi egli nella citta a portarvi la morte e lo scompiglio, come +che i Longobardi ne fossero usciti, trovando aperte le porte, +sgangherarle a colpi di mazza se chiuse: il priore Guiberto tenergli +dietro, sia per aiutarlo sia per proteggerne la ritirata: monsignor di +Bovino dare addosso alla gente di Gisulfo. Questi ordini, questo +disegno di attacco furono l'opera di un momento, e compieronsi con +eguale sollecitudine e silenzio, stando le truppe ben distribuite +nelle tende e da quelle protette dalla scoverta delle vedette +longobarde. + +Uscito quindi Gisulfo fuori le porte, e disposte le colonne delle sue +truppe per procedere riuniti e con ordine, tutto ad un tratto ode dal +campo, quasi vicino alle sue orecchie, uno squillo di tromba, ed a +quel suono si vede rizzato innanzi, ai fianchi, e dietro un esercito +come se fosse sbucato di sotterra. Roberto senza nulla incaricarsi di +lui entra nella citta, per le porte lasciate aperte, e vi precipita +con tanto impeto e sollecitudine, e cosi prestamente se ne +impadronisce, che i soldati longobardi di guardia hanno appena tempo +di distinguere non essere i loro tornati indietro perche scoperti dal +nemico, ma Guiscardo in persona con quei suoi demonii di Calabresi. E +subitamente dopo a Roberto entra il priore che si era alzato di fianco +a Gisulfo. Guiberto non s'impaccia di scaricarsi sui Longobardi, +credendoli assai bene affidati all'ospitalita apostolica del vescovo +di Bovino. Penetrato anch'e' nelle mura, che ormai le porte tenevano i +Normanni, comincia a distendersi sui baluardi, sgozzando le guardie e +precipitandole nei fossi, ed occupa le bastie, in guisa che, in minor +tempo che noi non ne abbiamo posto a raccontarlo, le fortificazioni di +Salerno cadono in mano a' nemici. + +Il principe Gisulfo intanto, vistosi cosi di repente circondato +dall'esercito nemico, e vistoselo in gran parte sgomberare d'attorno +quasi fuoco fatuo, comprende di leggeri di che si tratta. Laonde, +invece di avventarsi addosso alle masnade di monsignor di Bovino, che, +le picche appoggiate al petto, stavan li per riceverlo, pensa a +rientrare nella citta, finche ne aveva ancor tempo. Infatti ordina ai +suoi di voltare le spalle e seguirlo. + +Io non vi diro quale accoglienza preparasse loro Roberto di fronte, e +come il vescovo e gli altri condottieri li carezzassero alle spalle. +Fu fatto dei Longobardi macello da destar pieta, talche non uno dello +sciagurato seguito del principe rimase vivo. Ma Gisulfo ebbe ventura +scampare, perche quei di Salerno, al rumore ed alle grida svegliati, +presero anch'essi la pugna e cominciarono a travagliare i Normanni, e +perche sua sorella, la quale come ogni altro soldato si batteva, lo +coverse del suo pavese. Sfuggi quindi alla strage, e solo, affranto, +ebbe campo appena di andarsi a chiudere nel castello e farne serrare +le porte. Il vescovo di Bovino poi, essendo anch'egli venuto dentro in +citta con l'alba che spuntava, si riaccende per ogni straduzza, per +ogni chiassuolo accanito badalucco, non volendo quei di Salerno ceder +senza fare almeno gli ultimi sforzi. Li animava Baccelardo. Questi, +restato nel castello a dormire, della perfidia di Gisulfo nulla +sospettando, al trambusto si era svegliato. Comprende tutto in un +baleno. Accoglie percio gli avanzi del presidio del castello ed +alquante milizie cittadine, e si apre varco sino alle porte, dove +Roberto faceva aspro scempio di Longobardi e Salernitani. La giunto, +lo riconosce, lo chiama a nome, gli si scaglia sopra come demonio. +Terribile, cieca e la lutta che fra loro s'ingaggia. + +--Vengo a domandarti il mio guanto, gridava Baccelardo, gli e tempo +omai che me lo renda, usurpatore de' Stati miei. + +--Il tuo guanto e qui, appeso all'elsa della mia spada; prendilo, +sclamava Roberto. + +E cotal botta gli menava la, dove l'epa discende all'inguine, che, se +di peggior tempra la panciera si fosse trovata, lo avrebbe passato da +parte a parte. + +E di rimando Baccelardo gli misurava una stoccata. + +Roberto e ferito alla coscia e vacilla. Accorgendosi Baccelardo di +averlo colpito e di poterlo finire piu facilmente, l'incalza di +maggiore vigoria. Pero Sigelgaita, che d'appresso a Roberto pugnava +unitamente a Boemondo--comeche di soli quindici anni--avvedutasi +parimenti del colpo del marito, grida, ed ambo correndo in aiuto di +lui, mentre fin allora non avevano fatto che guardargli le spalle, +stringono siffattamente Baccelardo, che l'obbligano a retrocedere +maggiormente perche era omai restato solo. Allora questo sventurato +principe non vede altro riparo per se che fuggire da una citta caduta +in mano del suo piu crudele nemico. Mette fischio acuto, e in un +instante si sente comparire alle spalle il cavallo. Vi monta sopra +senza toccar staffa, si caccia per tortuosi oscuri vicoli, finche non +giunge a porta di Ronca, che sola rimaneva ancora in potere dei +cittadini, se la fa aprire, si lancia su per quegli aridi greppi, e +scompare. + +La citta di Salerno gia padroneggiavano i Normanni. + +Si rivolsero quindi alla rocca, nella quale si teneva chiuso Gisulfo. +Questo principe aveva combattuto con ferocia, e si era ritirato in +quell'ultimo baluardo, credendo potere opporre estrema resistenza col +presidio che si trovava li dentro, o almeno capitolare dignitosamente. +Indicibile fu percio la sua disperazione quando udi che il presidio +aveva menato via Baccelardo onde andare ad affrontare i Normanni +laggiu nella citta. Il tradimento da lui progettato gli tornava fatale +anche per questo verso. Bestemmia, si dispera; pero non gli resta +meglio che implorare la pieta del vincitore. Laonde manda i due legati +a supplicare Roberto affinche volesse, se non altro, accordare la +liberta si a lui che alla sua famiglia, e lasciar loro la vita, perche +si sarebbero resi sul momento. + +Alberada e l'abate vennero al padiglione di Roberto. Questi si era +fatto condurre negli accampamenti per medicare la ferita. Giunto nel +vestibolo della tenda, l'abate si volge ad Alberada e le dice: + +--Madonna, vi ricordo ch'egli e omai tempo di mandare a compimento le +commissioni che la beatitudine di papa Gregorio vi dava. + +Ed Alberada a lui: + +--Messer abate, la beatitudine di papa Gregorio e un infame. +Ildebrando mi tendeva laccio codardo, che Iddio nella sua immensa +misericordia ebbe pieta di farmi alfine comprendere, e cavarmi dal +precipitar nel delitto. Questo sappiatevi, messer abate, e non cercate +di penetrar oltre in tanto scellerato viluppo. + +Ugone sospira ne dice altro. Dopo di che Alberada si tira il +capperuccio fino agli occhi, ed entrano nella tenda. + +Trovarono Roberto attorniato dai suoi fedeli, da parecchi conti e +baroni, da Sigelgaita e da Boemondo che avevano assistito alla +medicazione della profonda ma non pericolosa piaga. Come il duca li +vide, comprese subito di che si trattasse. Per lo che, dirigendosi +generosamente a sua moglie, le ordina: + +--Madonna, vogliate avere la cortesia di dare udienza ai messi di +vostro fratello, che certo di qualche cosa manda a noi a +raccomandarsi. + +Sigelgaita allora si rivolge ai legati e sclama: + +--Favellate, messeri, che la volonta di nostro fratello sara fatta. + +--Egli non vi sara di molta molestia, madonna, risponde tristamente +l'abate. Lo sventurato principe Gisulfo promette cedere la rocca, dove +che a lui si conceda la vita e la liberta, unitamente ai membri della +sua famiglia. + +--E non altro? dimanda Sigelgaita. + +--Non altro, madonna, conoscendo egli il suo torto, e come duramente +col duca Roberto si sia comportato. Vogliate percio usargli cortesia +di non negargli cosi tenue grazia, in merce del castello che consente +di aprirvi senza colpo ferire. + +--Il suo piacere sara fatto, riprende Sigelgaita. E perche il rendere +la casa dei padri suoi gli torni men aspro, io medesima mi reco a +pigliarne possedimento. + +--Delicata idea! sclama l'abate, e basterebbe essa sola, madonna, se +vi mancassero le grazie ed il valore, per allogarvi fra le piu nobili +dame d'Italia. + +Sigelgaita esce, e l'abate, dopo alquanto di silenzio, rivoltosi a +Roberto dimanda: + +--Non vorreste, monsignore, accordarmi adesso l'onore di favellarvi +breve tratto in segreto? + +--Si bene, risponde Roberto; traetevi altrove, signori--e tu altresi, +Boemondo, col molto riverendo padre che accompagna l'abate. + +Boemondo ed Alberada si ritirano allora in uno scompartimento della +tenda, attiguo a quello dove Ugone e Roberto dovevano favellare--e non +saprei dirvi quanto Alberada ne fosse contenta. Dappoiche, quivi +giunta, si gitta indietro il cappuccio di un tratto, e toltosi in +grembo Boemondo, prende a coprirlo di baci e di lagrime gridando, +affogata dai singhiozzi: + +--Io sono tua madre, Boemondo, io sono la sfortunata Alberada. + + + + +XI. + + S'avons perdu et je et vous assez + Amis et drus et parens et privez. + GUILLAUME AU COURB-NEZ. + + +Quel ribocco di amore pero non fu di lunga durata. Alcune parole +dell'abate, che parlava di Guiberto, colpiscono le loro orecchie. +L'infelice donna si arresta a mezzo ai baci, taglia nette le parole di +lungo amore compresso e le non mai sazie carezze, ed i non mai +inebriati sguardi, e sta piu attentamente ad ascoltare. Qual dubbio +v'era? Il mercato era fatto, il patto di sangue era conchiuso. Il papa +dava a Guiscardo investitura del principato di Salerno e del ducato di +Amalfi, e Guiscardo al papa un uomo--l'abborrito, il paventato priore +di Lacedonia! Laonde andasse egli, abate di Cluny, a chiamarlo a nome +di Roberto alle tende, perche quivi avrebbe questi di alcuna maniera +provocate liti con lui, e tiratolo del ciuffo ad atto di violenza +qualsiasi. Allora, gridando che il priore tentava assassinarlo, cosi +inchiodato al letto come trovavasi, i suoi fedeli Calabresi sarebbero +accorsi, lo avrebbero fatto prigione, e senza fallo, senza obbrobrio, +si saria mandato al papa in olocausto. + +A tale scellerato accordo Alberada abbrividisce e lo stesso Boemondo +si sente ardere di sdegno. Questo giovanetto si era trovato cosi fra +le braccia di sua madre senza aspettarselo, senza esservi preparato di +alcuna maniera. Fanciullo di appena tre anni, una mattina, nel piu bel +mezzo di lieto banchetto, aveva sentito avventarsela al collo per +coprirlo di baci, poscia non l'aveva piu veduta, e gli avevano anche +inibito parlar di lei. Ma quei baci, quell'aspetto in cui qualche cosa +d'inusitato favellava, non gli si era tolto piu dalla mente. Anzi, a +misura che cresceva negli anni e di quella scena si rammentava, ovvero +alcun pietoso gli raccontava dei torti di suo padre e delle sventure +della madre sua, quei baci sentiva ancora piu affettuosi e disperati +penetrargli fino al cuore, di quell'aspetto s'inebriava. In guisa che +bastarono appena le prime carezze, le prime parole di Alberada per +tutto tornargli alla mente, per vedere incarnata la visione di tante +notti, ed i pensieri dell'ore meste in che l'obbligavano di fare la +guardia al campo. Si precipito fra le braccia di quella donna con +ebrieta, con delirio, e le carezze ed i baci le restitui non meno +ardenti ed affettuosi. Maggiormente poi che, ad onta degli anni e +delle sofferenze, il volto di Alberada poco erasi mutato. + +Alberada aveva di quei sembianti infantili i quali lieve e tardi +risentono l'ala del tempo. + +Quante cose non si avevano dessi a domandare, quante parole a +ripetere, quante storie a raccontarsi, e sfoghi, e compiacenze, e +tenerezze, e baci ed altri baci ancora, e non mai saziarsi di quella +santa inenarrabile volutta? Le parole di Roberto e dell'abate furono +lo scongiuro che ruppe tutti gl'incanti, ogni delirio +agghiaccio--nell'anima di Alberada, perche si sentiva colpire +nell'uomo che, dopo Guiscardo, amo piu e che la riamava ardentemente; +in quella di Boemondo, perche il vituperato patteggiare di suo padre +l'oltraggiava. In guisa che, quando udirono partito l'abate per +consumare il tradimento e tirare nella trappola Guiberto, ambedue, +senza affatto comunicarsi i pensieri, un medesimo sentimento inspiro. +Usciti da un altro lato del padiglione, verso la rocca si avviano, +sperando trovar quivi il barone di Lacedonia. + +In effetti vi giunsero contemporaneamente all'abate di Cluny, quando +il misero Gisulfo, che in lui vedeva spegnersi l'ultima facella della +dominazione longobarda in Italia, usciva dal castello de' padri suoi +con la desolata sua famiglia, nudo, la testa china, senza sapere dove +la sera avrebbe riposato il capo, senza speranza di una crosta di pane +pel domani. + +Cosi ignotamente passava il dominio di una forte nazione sopra le +contrade d'Italia. E quel che peggio era, non passava per andare a +dormire nel sepolcro il sonno dell'oblio, ma per trascinarsi di +castello in castello, di terra in terra, di porta in porta, accattando +un frusto di compassione, e non trovando che disprezzo. Imperciocche +la miseria del debole commuove, l'abbiezione del forte rallegra, ed +eccita al dileggiamento. E nel punto stesso che Gisulfo, accompagnato +da sua sorella, nobilmente rassegnato e mutolo usciva, il priore +Guiberto allogava agli spaldi guardie normanne, a nome di Guiscardo, e +del castello prendeva possesso. Allora l'abate di Cluny gli si +presenta e dice con voce peritosa e tremante: + +--Messere, vogliate avere la cortesia di seguirmi alle tende del duca, +perocche egli, quivi trattenuto dalla ferita come sapete, ha gravi e +pressanti comandi a darvi in ordine alla citta. + +--Si bene, ser legato, vengo tosto. Pero in avvenire non prendete +sbaglio sulle parole. Io non ricevo comandi da chicchessia, fuori +dell'imperatore, ed a Guiscardo sono alleato non vassallo. + +--Vi dimando perdono allora, messer barone, se profferii motto che mal +vi tornasse gradito. Non vorrei pero che cio fosse cagione del vostro +non arrendervi ai desideri del duca Roberto che ha premuroso bisogno +di voi. + +--Vi ho detto che vengo sul fatto, risponde il priore. + +E si dicendo in compagnia dell'abate si avviava per discendere agli +accampamenti. + +Allora Alberada si presenta loro, e gittandosi dietro il cappuccio che +le celava compiutamente il sembiante, al priore favella: + +--Guiberto, non andate con codesto traditore, perche la vostra testa, +da recarsi al papa, tra costui e Roberto e stata patteggiata. Fuggite +anzi, fuggite senza indugio. + +--Alberada! sclamano ad un tempo il priore e l'abate. + +Ed ella: + +--Fuggi, Guiberto, fuggi sollecito in nome di Dio! che da un momento +all'altro non saresti piu a tempo. E tu, abate di Cluny, uomo fino ad +ieri senza macchia, vergognati e pentiti di essere disceso al mestiere +del sicario. + +A queste acerbe parole, Ugone, che sempre era stato buono ed onorato, +si sente commuovere. Il suo fallo gli salta agli occhi spaventevole, +si vede vituperato da tutta Europa, gli sembra udir raccontare il suo +tradimento per tutte le corti, sente strapparsi fino dal sangue +l'epiteto di virtuoso attaccato al suo nome, e conciossiache anche in +quell'azione condannevole e' fosse stato spinto da pieta per qualcuno, +nell'anima s'intenerisce, nel volto si copre di rossore, e cadendo al +ginocchio di Guiberto sclama: + +--Perdono. + +Quest'atteggiamento, questa sola parola profferita di accento +pietosamente solenne e profondo, tutto rivelano a Guiberto. E leggendo +altresi negli occhi di Alberada l'ansia paurosa che la divorava, e nel +sembiante abbattuto di Boemondo, vergognoso dell'onta del padre suo, +tutta l'urgenza, tutta l'estensione della cosa, alza il pugno armato +della manopola di ferro onde percuotere l'abate sul calvo capo. Poi +tutto ad un tratto rista, si ferma un istante a guardarlo in quel +supplice atto, stringe la mano a Boemondo, le gote gli bacia, e +voltosi ad Alberada: + +--Partiamo, sclama, Roberto Guiscardo udra presto notizie di me. + +--Parti tu, fuggi sollecito, Guiberto, risponde Alberada smaniosa; +ricordati quanto Roberto sia scaltro, Ildebrando terribile--fuggi, ti +raggiungero. + +--Dove? quando? non saresti ancora tu in pericolo, Alberada? + +--Non pensare di me, che vivo sicura sotto l'egida di legato. Non +arrestarti nei paesi d'Italia, dove il potere del papa e del duca e +illimitato; varca i monti. Ti raggiungero in Germania. Ma presto, in +nome di Gesu! fuggi presto; potresti essere inseguito. + +Guiberto si getta al collo di Alberada, le da lungo abbraccio, e +parte. + +Allora l'abate di Cluny le si volge e dice: + +--Che facesti, Alberada! io lo tradiva per te! + +--Vergogna! vergogna, sclama Alberada coprendosi il volto con ambo le +mani. Nel mondo non v'ha dunque piu un cuore che ricetti la virtu? + +Ugone resta a considerarla un momento, poi sospirando dimanda: + +--Ed al papa che recherai in risposta, sventurata! che recherai? + +Alberada alza gli occhi al cielo, accenna della mano il suo capo, e +risponde con nobilta: + +--La testa. + + FINE DEL PRIMO VOLUME. + + + + +NOTA. + + +Perche non si credano miracolose le pruove di forza accennate nel +capitolo VIII si ricordino questi fatti storici. + +Azzeddoulat, principe persiano, colle sole braccia stramazzava a terra +un toro, e faceva la caccia ai leoni. + +Babaram, figlio di Iezdegerdo re di Persia, tolse la competutagli +corona fra due leoni affamati, che uccise, disarmato, e sbrano!! + +Bouflers signore di Piccardia, come assicurano Loisel, _Memorie del +Beauvese_, e La Marliere nelle sue _Case Illustri_, rompeva con le +dita un ferro di cavallo--da stare su di un piede niuno lo +rimoveva--si alzava sulle braccia un cavallo e lo portava per molta +distanza--con gli stivali alle gambe passava di un salto i piu larghi +fossi--uccideva di una sassata i quadrupedi al corso, gli uccelli al +volo--in una corsa di dugento passi avanzava un cavallo di Spagna. + +Cleomede, dall'oracolo disegnato ultimo degli eroi, defraudato del +premio della lotta, ruppe la colonna di una scuola sotto le cui rovine +perirono 60 persone. E qui si ricordi anche Sansone--se i semidei +della Bibbia non sono miti o favole come quelli delle _Mille ed una +notte_. + +Federico-Augusto I, re di Polonia--Ettore--Ercole--Federico II +elettore di Brandeburg soprannominato _dente di ferro_, ebbero forza +maravigliosa. + +Firmio, chiamato il _Ciclopo_, che si fece proclamare imperatore in +Egitto per vendicare Zenobia, si dava a battere i metalli sul petto +come sopra un'incudine. + +Luigi Gonzaga, signore di Sabbioneta nel Mantovano, soprannomato _il +Rodomonte_, al dir del Guazzo, storico contemporaneo, ogni grosso +ferro di cavallo apriva, e spezzava di una sola scossa una fune grossa +come cinque corde d'arco. + +Il padre di Giacomo Rouxel, de Medavy, conte di Grancey e maresciallo +di Luigi XIII, avendo passato fuor fuori il signore di Frepigny, uomo +d'arme, lo porto in aria tutt'armato qual'era ed infilzato alla sua +spada per piu di 4 passi. + +Graziano, padre dell'imperatore Valentiniano I; + +Marco Aurelio--Mario che con un dito fermava una carretta nel massimo +del corso; + +Giovanni Podikove che rompeva in due un ferro di cavallo; + +Andrea Everardo Rauber signore di Petrouel, che rompeva anche un ferro +di cavallo, e che aveva una barba lunga fino a terra e da terra alla +cintura, per sposare una figlia naturale di Massimiliano duello con +uno spagnuolo a chi mettesse l'altro in un sacco, e ve lo mise; + +Il celebre Giorgio Castriota detto Scandeberg, il quale per la sua +forza invoglio Maometto II a volerne vedere la scimitarra. Giorgio +gliela mando dicendogli: che si era ben guardato mandargli altresi il +braccio il quale l'adoperava; + +Cervione--Charri--e per ultimo Ugone Tudextisen, di cui parla +Summonte, che, per dar saggio di gagliardia agli ambasciadori greci, +scarico un colpo di pugno sulla testa di un cavallo, e l'uccise. + +Questi esempi, ed altri numerosissimi, fanno fede che noi non +esagerammo nelle prove che descrivemmo poc'anzi. + + + + +INDICE + + + LIBRO PRIMO.--Il Placito Pag. 5 + LIBRO SECONDO.--L'incamiciata " 69 + Nota " 205 + + + + + + +NOTA DI TRASCRIZIONE: + + +Sono state effettuate le seguenti correzioni: + + + La giustizia favelli nei {vosti|vostri} cuori, + + E si dicendo il giovane {proscrittto|proscritto} scendeva + + vi dan dentro e ne fanno poderoso {marcello|macello}. + + --Oh birbi, birbi, birbi! sclama {qualcuuno|qualcuno}. + + il priore le da forte dell'aspersorio nella {frone|fronte} + + E costretto {tonar|tornar}. Giurollo. + + Io voglio sollevare per un {istate|istante} un velo + + avevo dovuto interdirmi ogni {afetto|affetto} tenero, + + E con tal fatto gran numero di vite sarebbe {ririsparmato|risparmiato} + + altra discussione tra i guerrieri di {Gisulso|Gisulfo} comincio. + + L'abate sorride e {presegue|prosegue}: + + Ognuno penso che, se colui non {fossse|fosse} davvero il diavolo, + + che tutta la notte, malgrado {li|il} vino + + +L'uso delle virgolette per il discorso indiretto e bizzarro e +incostante, e probabilmente mal interpretato dai tipografi. Abbiamo +riprodotto quanto appare nell'originale, nei limiti del possibile. + + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of Il re dei re, by +Ferdinando Petruccelli della Gattina + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE *** + +***** This file should be named 30878.txt or 30878.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/3/0/8/7/30878/ + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.net + + +Title: Il re dei re + Convoglio diretto nell'XI secolo (vol. 1) + +Author: Ferdinando Petruccelli della Gattina + +Release Date: January 6, 2010 [EBook #30878] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE *** + + + + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + + + + + + + + BIBLIOTECA NUOVA + + PUBBLICATA DA G. DAELLI + + + + IL RE DEI RE + + + + + Stabil. tip. già Boniotti, diretto da F. Gareffi. + + + + + + IL + + RE DEI RE + + CONVOGLIO DIRETTO + NELL'XI SECOLO + + PER + + F. PETRUCCELLI DELLA GATTINA + + + VOL. I. + + + + MILANO + G. Daelli e C. Editori. + + 1864. + + + + + +LIBRO PRIMO + +IL PLACITO. + + + + + _Per chi ama la storia sbadiglio, come quella + del Guicciardini e del Botta, questo libro è + romanzo._ + + _Per chi ama il romanzo, come quello di Paul + de Kock, di Paul Feval o di Soulié, questo + libro è storia._ + + _A chi si delizia della storia-dramma di + Michelet, della storia in azione di Balzac, di + Vittor Hugo, di Dumas, queste pagine sono + leggere._ + + _Esse sono dei freschi di un secolo di giganti._ + + + + +I. + + Ben m'accorsi ch'egli era del ciel messo, + E volsimi al maestro, e quei fe' segno + Ch'io stessi cheto ed inchinassi ad esso. + Ah! quanto mi parea pien di disdegno! + Giunse alla porta e con una verghetta + L'aperse, chè non v'ebbe alcun ritegno. + O cacciata dal ciel gente dispetta, + Cominciò egli in sull'orribil soglia, + Ond'esta tracotanza in voi s'alletta? + INF., _canto IX_. + + +La mattina 26 giugno 1070 nella badia di Montecasino era affaccendato +movimento. Frati che ivano e redivano pei chiostri colonnati recando +vasi sacri e ricchi panni di chiesa, scudieri che lustravano usberghi +e giacchi di maglia, palafrenieri attenti al governo di numerosi +cavalli, damigelli che dalle cucine servivano succulenti asciolvere ai +padroni negli assegnati appartamenti, oltre numero molto di vassalli +intenti a servigi diversi dell'abadia, e grossa folla di chierici che +accompagnavano i vescovi. Tutti trovavano alcuna cosa a dire, alcun +comento a fare sulla povertà santa dei frati, ricevendo e comunicando +ordini, ghignazzando, motteggiando. Erano nell'abadia quarantatrè +vescovi, e dieci arcivescovi, Sergio duca di Napoli, Gisulfo II +principe di Salerno e i suoi fratelli, Sergio duca di Sorrento, +Riccardo principe di Capua con Giordano suo figlio e Rainulfo suo +fratello, Landolfo principe di Benevento, i conti di Marsi, e +moltissimi tra baroni normanni e longobardi di minor conto, e +valvassori, ed uomini liberi. Infine vi era papa Alessandro II con +codazzo pomposo di laici ed ecclesiastici. L'abate Desiderio aveva +ristaurata la chiesa, ed invitato il papa a consacrarla. Ed onde al +pontefice fosse resa maggiore onoranza, tutt'i sopra detti signori +vennero sollecitati di preghiere molte a recarsi al monistero. Così +che corte splendida al di là dei desiderii si ragunava intorno ad +Alessandro, di queste vanità mondane ghiotto; superbo nei modi; +svogliato nel condurre gli affari. + +Nè per vero bisogna ingollarsi che papa Alessandro si togliesse al suo +dolce far niente di Roma solamente per compiacere l'abate. Aveva +sibbene riposto pensiero che in lui tutt'i dì teneva desto il suo +cancelliero e consigliere. Al quale pensiero non avrebbe mai potuto +dare altrimenti vigore, e forse vita, se non in occasione tanto +solenne. Che perciò, nell'accettare l'invito, destramente all'abate +insinuò di raccogliere a Montecasino quanto più di vescovi e baroni, +onde i semi della supremazia ecclesiastica sulla laicale, che tre +pontefici avevano di già principiato a spargere, si propagassero +ancora. Non perchè allora si tenessero malcontenti dei progressi di +questa idea, che per tre secoli formò base di dritto pubblico, ma +perchè ogni Assuero ha il suo Mardocheo, il quale toglie il sonno alle +vigili pupille, e la veneranza d'altrui neutralizza. Per modo che, +compiute le cerimonie, diversamente la somma delle cose del +mezzogiorno d'Italia il Papa, o il suo cancelliere, disegnava avviare, +e rinsaldire i legami d'investitura per violenza da papa Niccolò II +stabiliti. Aveva quindi benignamente accolto l'invito di Desiderio, e +lasciate le mollezze di Roma. + +A Costantinopoli l'abate aveva fatto fondere le porte di bronzo +storiate, che ancora adesso sono alla chiesa; di Costantinopoli erano +venuti i fabbricatori di musaici, che bellissimi di fiori e figure +ornavano l'abside. I quali artefici, oltre dell'opere, istruirono +altresì taluni dei frati i quali fecero poscia vivere quest'arte in +Italia. Nè altri uomini periti nell'operare l'oro, l'argento, il +ferro, il bronzo, l'avorio, il vetro, il legno, il talco, ed il marmo +trasandò convocare di Francia, come altresì di Lamagna, d'Italia tutta +e di Grecia, onde bellissima, e riccamente ornata tornare quella +basilica. Alla cui splendidezza concorsero con donativi di oro e di +ricchi drappi molti principi oltremontani, e quasi tutti i baroni del +regno. Non mica già perchè d'uopo ne avesse l'abadia, potente e +doviziosa a pari delle migliori di Europa, ma perchè quel di +Montecasino era pellegrinaggio in voga a quei tempi, ed i nobili +palmieri giammai tornavano alle patrie loro senza largamente pagare il +perdono delle peccata. Sicchè maravigliosa a vedere quella mattina +poteva dirsi la chiesa, non solamente perchè sfolgorava di lampade +moltissime d'oro e d'argento e delle stoffe più sontuose che, tessendo +sete per colori diversi e lamine d'oro e ricami di pietre preziose, +allora si usassero; ma perchè il corteggio che formavano al papa tanti +vescovi e signori abbarbagliava. Ed abbarbagliava nel pieno senso +della parola, dappoichè i lumi bellamente risplendevano sugli +ghiazzerini lustrati d'acciaio e di argento, e nei pomposi rocchetti +di trine d'oro che adoperavano i vescovi. Il sole poi, che penetrava +per le finestre a vetri colorati, tappezzava le mura ed il lastrico di +marmo d'un profluvio d'iride quasi che tutto fosse incrostato di +pietre preziose. Mazzi di fiori in guastade d'oro ingombravano gli +altari ed impregnavano l'aria di un profumo indefinibile. Gli organi +mandavano fiotti di armonia. + +In mezzo a quell'opulenza soavissima di colori, di luce e di odori, in +mezzo a quella calca rifulgente, però v'era bene un uomo vestito di +nero, il più schietto, il più modesto in apparenza, che da tutti gli +altri si distingueva, e che sembrava, fra tanto sfoggio di ricchezze e +di potenza, come il famoso schiavo che ricordava al trionfatore il _te +hominem esse memento_. Un'apparizione lugubre quell'uomo era quivi, un +essere freddo e severo da cui tutti dovevansi allontanare, che tutti +avevano a tenere in uggia; e pur nullameno l'abate veniva dimenticato, +venivano trascurati principi e duchi, negletto lo stesso Alessandro +II, e gli occhi pendevano da quel semplice frate per istudiarne la +cera abbassata, per leggere un'idea sola nel raro levar di quello +sguardo, per interpretare una sola di quelle rughe che la calva fronte +gli solcavano. Quell'uomo era il cancelliero del papa. + +Verso l'ora di sesta la funzione cominciò. Nel silenzio più profondo, +nell'ordine meglio serbato, assistevano i circostanti, preparandosi +alla comunione ed al riconciliamento coi nemici. Ed e' veramente +pentiti allora, come disposti a rincrudelire negli odii e nelle avanie +il dì dopo, rallegravano l'animo del pontefice, il quale la sottile +sua politica vedeva profittare. Egli celebrava la messa; gran coro di +damigelli francesi e di eunuchi romani cantavano, accompagnati dal +suono dei tricordi e degli organi, cui toccavano maestri alemanni, i +più periti allora in quest'arte. Così tirossi innanzi fino +all'evangelo, cantato dall'arcivescovo di Bari. Allora il papa si +assise sopra ricco trono per dar cominciamento al baciamano; perocchè +allora la mano solamente al papa si baciava non il piede, come per la +prima volta vilmente praticò Lottario II, il 4 giugno 1133. Sicchè +dunque Alessandro fra l'arcivescovo di Bari e quello di Napoli, con in +testa il berretto frigio sormontato dalla corona, che papa Osmida pel +primo usò, ed in dosso magnifica cappa rossa, si prestava a quell'atto +primamente agli arcivescovi poi ai vescovi ed agli abati, per indi +ricevere i secolari. + +Ma sino a costoro la cerimonia non giunge. Da poichè nel mentre +l'abate di Bansi scendeva i due gradini del soglio, ed il principe di +Benevento si appressava per profferire a sua volta quel segno di +divozione al sommo pontefice, un rumore si ode nell'atrio della +chiesa, e ben presto si vede entrare un cavaliere coperto tutto di +acciaro, col morione in testa a buffa calata che, aprendosi ardito +varco fra mezzo a tanti, passa i balaustri, ascende il soglio, e +giunto innanzi ad Alessandro II, sguaina il pugnale cui punta sul +destro cosciale come scettro, e la visiera si alza. + +Stordito all'atto ardimentoso ognuno gli leva sopra lo sguardo. Ed +ebbero a vedere un giovane di poco meno di venti anni, le labbra +appena ombrate da biondi baffi, gli occhi turchini fieri e +scintillanti come quelli di un rettile, la bianca carnagione infoscata +dal sole, accese le gote. In quell'atteggiamento maestoso ed impavido +sembrava l'arcangelo che guarda il soglio di Dio. Egli si compiace un +istante a scorrere lentamente lo sguardo su quell'adunata, poi fissa +con piglio severo il pontefice e dice: + +--Sire papa, tu sei il più codardo uomo di cristianità. + +Il volto di Alessandro, da bianco addivenuto per paura, arroventa. Nel +tempo stesso cento destre cadono sui manichi dei pugnali, chè le spade +avean tutti lasciate fuori la porta, ed il principe di Benevento fa +qualche passo onde istrappare quel temerario di quel sito, e gittarlo +lontano. Ma lo sguardo altero del giovane l'arresta, e, dopo averlo +considerato un istante con aria di freddo disprezzo, si rivolta +novellamente ad Alessandro e soggiunge a voce forte e tranquilla: + +--Sì, sire papa, tu sei lo più vigliacco uomo di cristianità. E voi, +baroni, non vi mostrereste per avventura meno dappochi, se segno +alcuno di veneranza veniste a fare a costui. + +--Se non si tratta che di ciò! si udì una voce partir dal gruppo dei +baroni. Il cavaliere si volse da quel lato aspettando il seguito, ma +non udendo più che un fremito indistinto in mezzo all'assemblea, +continuò: + +--Dio aveva chiamato il papa ad esser capo dei cristiani: in età più +avventurosa e' ne fu sempre la voce, il sostegno e l'esempio; ora e' +si fa oltraggiare dai più imbelli, si fa schernire dai suoi vassalli. +Papa Alessandro II è il trastullo di Roberto Guiscardo e del priore +Guiberto di Lacedonia. + +Tutti aspettavansi grande esplosione dal pontefice, superbo e +puntiglioso uomo, contro colui che gli gittava sul volto così mortali +parole; pur nullameno diversamente avvenne. Dappoichè, se Alessandro +II avesse voluto imaginare mezzo più efficace che al suo intento lo +conducesse, meglio non avrebbe saputo. Anzi guardò in volto il suo +cancelliero, pensando non fosse stato per consiglio di lui che quella +scena quivi avvenisse. Ma vedendo che alfine anche costui radiava di +gioia amara, si rivolge al giovane e calmamente favella: + +--Bene dite, cavaliere, che noi siamo vigliacchi, e che non lo sono +meno questi baroni, i quali, la nostra persona venerando, ci lasciano +insultare da altrui. Essi per vero dimenticarono che Iddio noi +rappresentiamo quaggiù e che ogni vituperio diretto al pontefice Iddio +colpisce sull'eterno suo soglio di zaffiro. + +--Essi non dimenticarono nulla, ser papa « lo interruppe il giovane +» tratto il nobile giuramento che profferirono prendendo il cingolo di +milizia. La religione non si difende più: la donna vilipesa, l'orfano +spogliato non trova più braccio generoso che per essi si levi. E sta +bene, baroni; la paura di Guiscardo vi ha infiacchiti nell'anima. Ma +quelle offese, che per altrui oggi non vendicate, da un dì all'altro +sopra di voi ancora cadranno, sopra di voi sicuri in boria indolente. + +--Ma, col vostro permesso, santo padre, chi fia codesto temerario che +ci viene a vilipendere di modi così villani? » dimanda il principe di +Salerno, traendosi innanzi sino al soglio del papa. + +Il giovane stava per rispondere, Alessandro gli fa cenno della mano e +dice: + +--Chi, messer principe? un inviato del Signore sicuramente. Egli ci ha +chiamati vili perchè lasciamo conculcare la santa dignità, di cui noi, +servo dei servi di Dio, fummo investiti. Egli si è apposto. Noi +abbiamo scagliati gli anatemi contro codesto ribelle priore e contro +codesto Guiscardo; abbiamo pianto su i mali della Chiesa ed invocata +la forza laicale. I vigliacchi dunque siete voi, o baroni, che ci +vedete spogliare, ci vedete offendere, e non curate delle nostre +preghiere. Sa Iddio se questa amara parola di codardi noi vi avremmo +mai fatta udire; ma poichè dessa uscì di bocca ad un generoso, se la +tolga cui spetta, che noi la nostra missione compimmo fin dove la +carità ci consigliava. + +--Morte al priore, morte a Guiscardo « scoppiarono allora unanimi +quanti erano nella chiesa, infiammati » vendetta, vendetta! + +--Ah! « sclama il giovane sogghignando e rimettendo il pugnale nella +vagina » levate pure la voce, levatela forte, messeri, chè Roberto è +lontano, assai lontano per udirvi, il priore troppo immerso fra i +bagordi delle sue concubine. Ma guardatevi bene, baroni, studiate +attentamente di non inchinarli abbastanza umilmente quando essi vi +saranno da presso, chè le incaute parole di questa mattina sono +sentenza di morte per vassalli i quali ai loro padroni forfanno. + +--Se questo ragazzo ha il braccio libero come ha lo scilinguagnolo, +eh! eh!--mormora di nuovo una voce dal gruppo dei baroni. + +--Noi non siamo vassalli di chicchessia, arrogante baccelliere « grida +a sua volta il principe di Capua » nè di alcuno temiamo dopo il +Signore. Il duca Roberto Guiscardo, il valvassore di Lacedonia, non ci +oltraggiarono mai direttamente perchè noi, con l'aiuto di Dio, +sappiamo bene come le offese si vendicano, e speriamo nell'arcangelo +del Gargano ed in questo barone s. Benedetto di mostrarlo un poco +anche a voi, se pur siete cavaliere. Il solo torto che abbiamo a +rimproverarci d'innanzi a Dio gli è di non aver prestato mano al santo +pontefice nelle sue querele con questi due baroni. Ebbene, per quelle +sante reliquie dunque giuriamo che non saranno passati sei mesi... + +--Col vostro beneplacito, principe « s'interpone Gisulfo » arrestatevi: +non profferite giuramento che forse un giorno vorreste non aver fatto. +Io non difendo il duca Roberto perchè mi viene cognato, nè il priore +di Lacedonia perchè mi è amico. Ma le nostre leggi ordinano di non +condannare alcuno, che prima non fosse stato citato e giudicato. Io +quindi mi appello a voi, santo padre, di aprire un _placito_, dove le +accuse contro costoro fossero più formalmente profferte e da loro pari +discusse. Poi, se la sentenza che profferiranno li condannerà, io che +adesso per loro campione mi constituisco, io il primo mi adopererò +onde eseguirla. Ho detto, e la parola di un principe valga per voi più +di quella di codestui, che se non è matto, è bene insolente e merita +castigo. + +--Uhm! meritare l'è uno, darglielo è un altro; ci badi messere, +susurra taluno di mezzo all'adunanza. + +--Ben diceste, nostro amato figliuolo « alquanto acerbo risponde il +pontefice » prudente consiglio fu quello di vostra mercede, e per +avventura assai cauto. Noi dunque apriamo questo placito qui. Lo +presederà per noi il nostro cancelliero; i giudici saranno questi +baroni; gli accusatori, gli offesi non pochi che qui si trovano per +farci riverenza. La giustizia favelli nei vostri cuori, vi illumini +Iddio. Ricordatevi però che i torti degli uomini si possono obliare e +perdonare talvolta, ma quelli della Chiesa non mai, perchè contro di +lei _portæ inferi non prevalebunt_. A domani. + +--A domani « replica il principe di Capua ritirandosi » e riposate pure +tranquillo, santo padre, chè il vostro dolore ci si scolpisce nel +cuore. Ricominciate le cerimonie. + +--Aspettate « interrompe il giovane facendo cenno al papa di sedere » Il +principe Gisulfo da uomo prudente si dichiarò campione del marito di +sua sorella e dell'audace priore: il principe Riccardo, da bravo +cristiano, si arrestò in mezzo ad uno spavaldo di giuramento, che in +cuore suo sapeva non poter compire giammai: i duchi di Sorrento e di +Napoli, assorti nelle beate visioni dei loro feudi incantati, pensano +a tutelarvisi dentro come le lumache nel guscio: il principe di +Benevento medita la morte di languore, in cui, unitamente al suo +Stato, si consuma: vescovi ed arcivescovi ardono di ritornare agli +ozii voluttuosi dei loro castelli ed ordinare cacce e processioni onde +viver lieti e tranquilli. Ma voi, ser papa, uditemi bene, voi direte +al vostro monsignor Gesù Cristo, che fra qualche minuto chiamerete +nell'ostia, voi gli direte che avete udito giurare a Baccelardo, duca +di Puglia, spogliato dei suoi Stati dal suo zio Roberto Guiscardo, che +allora e' perdonerà a costui, quando quelle sante reliquie di Macario +e di Benedetto prenderanno di nuovo forma umana, e diranno: Dio non è! +Dio non è! Voi, sire papa e baroni, siatemi testimoni del giuramento +che ho fatto. + +E sì dicendo il giovane proscritto scendeva dal soglio del pontefice, +attraversava la chiesa con la medesima maestà con cui era entrato, +montava a cavallo e partiva dal monistero. E quei signori, lungi dal +fare onta alcuna al diseredato, lo compiansero e molti gli giurarono +protezione. Il cancelliero di Alessandro dal suo primo apparire gli +aveva fissato addosso l'immobile sguardo, quasi avesse voluto ben bene +comprenderlo; poi aveva abbassato il capo, nè più fatto atto che il +suo pensamento rivelasse, nè detto motto. + + + + +II + + MAF. Madame, je suis Maffio Orsini frère du + Duc de Gravina que vos sbires ont étranglé + la nuit pendant qu'il dormait. + + IEP. Madame, je suis Ieppo Liveretto neveu de + Liverotto Vitelli, que vous avez fait poignarder + dans les caves du Vatican. + + OLOF. Madame, je m'appelle Oloferno Vitellozzo + neveu de Iago d'Appiani, que vous avez + empoisonné dans une fête après lui avoir + traîtreusement derobé sa bonne citadelle + seigneurial de Piombino. + + DON APOS. Madame, vous avez mis à mort sur + l'échafaud Don Francisco Gazzella....... + Je suis Don Apostolo Gazzella. + + Hugo. _Lucrèce Borgia_. + + +Il domattina, all'ora di terza, nella vasta sala dove si ragunavano i +monaci a capitolo, tutto era apparecchiato per l'augusto _mallo_, che +il papa, come capo della cristianità, si lusingava poter tenere +egualmente che l'imperatore d'occidente. Tre disposizioni preliminari +il principe Gisulfo aveva creduto provocare dal cancellier-presidente +onde meglio si fosse sicuri della giustizia che nel _placito_ si +sarebbe serbata. + +Primamente, che oltre le dignità ecclesiastiche fino a quella di +priore, ed alle laicali fino a quella di castellano o valvassore, non +si permetteva a chicchessia intervenire all'adunata se non fosse per +particolarmente far atto di accusa o di difesa contro i due +giudicabili; da poichè gli uomini della condizione di Roberto +Guiscardo e del priore barone di Lacedonia dovevano aspettarsi di +essere giudicati da loro pari. + +Secondo, che i membri del _placito_ vi si potessero recare a +piacimento scoverti o imbacuccati nei loro cappucci; onde, sia che +accusassero, sia che difendessero, niuna ragione d'interesse +individuale per odio o benevolenza, e nessun pungolo di tema o di +gloria, l'inspirassero; le quali accuse e difese potevano profferire o +con la voce con le scritte. + +Infine, che ciascheduno metterebbe in un'urna il suo voto, designando +con dado bianco l'assoluzione, con dado nero la condanna, giusta il +codice longobardo in voga anche presso i Normanni. + +Posti questi tre articoli, il giudizio si dispose. Giudizio arbitrario +ed illegale, perchè gli _sculdaschi_, ossia i giudici, giudicavano ed +accusavano nel tempo stesso, ed i rei niuno aveva chiamati alla +difesa. Ma perchè il principe Gisulfo se ne era costituito campione, +avvegnachè il principe non potesse dirsi assai istruito dei fatti, nè +vigoroso del pari nell'intelletto come nel braccio; il papa si +credette autorizzato ad aprir questo _placito_. Egli operava così +perchè Roberto Guiscardo, ricevuta investitura dei suoi Stati da +Niccolò II si era dichiarato vassallo della Chiesa, in egual modo che +il priore lo era per lo spirituale; perchè egli usava del diritto di +difendere gli oppressi contro i potenti, e come capo dei cristiani +chiamare alla ragione i feudatari, che a niuno potere inchinavansi +quando gl'imperatori tanto distavano dalle loro provincie; perchè la +grande idea di sottrarre non solo gli ecclesiastici al dominio +laicale, ma questo sottomettere a quello, faceva un passo di più, +giudicando così possenti baroni; perchè infine a tal punto lo aveva +tirato dei capelli il suo cancelliere, ed un simulacro di giustizia +appariva nel loro comportarsi. Cosichè non stettero a pensarci sopra +neppur tanto, ed il _placito_ s'intimò. + +A terza dunque, come si è detto, tutti trovavansi pronti nella grande +sala del capitolo. Le porte del monistero si chiusero, onde niuno di +fuori venisse a sturbarli. Innanzi ad un grande tavolo di legno di +quercia sedeva il cancelliero di papa Alessandro, con la testa +scoverta, severo e sereno. Presso di lui stava un'urna per raccogliere +le tessere, il codice longobardo, ed il calamaio con pergamene. A +fianco di lui il principe Gisulfo, scoverto del pari, con una manopola +di ferro innanzi. Negli stalli del capitolo ed in altri seggi +appositamente quivi allogati sedevano gli ecclesiastici ed i baroni. +Alcuni ravviluppati in grandi cappe co' becchetti tirati infino agli +occhi, altri con celate in testa e visiere calate; tal che per sola +congettura alcun di loro si poteva ravvisare. Il lume delle finestre +(a vetro colorato, _et gypso_, talco, come dice Leone Ostiense, +bellamente lavorate), era stato temperato con tendine di seta. Tutto +inspirava solennità luttuosa. + +Quando furono accolti, le porte serraronsi e vi si apposero a guardia +quattro labardieri. Il cancelliere allora si ginocchiò per invocare +lumi di giustizia dallo Spirito Santo. Gli altri baroni ne seguirono +l'esempio. Ciascuno pregò in segreto per un istante, poi tutti +silenziosi si riassisero ed il cancelliero volgendosi verso uno degli +stalli della destra, con maestà disse: + +--Campione della Chiesa, la parola è a voi. + +E lento lento da uno di que' stalli si alza come un'ombra un uomo +strettamente involto nel mantello e tirasi in mezzo alla sala. +Qualcuno pensò che colui fosse l'abate Desiderio in persona, altri il +celebre Amato. Noi propendiamo pel primo. Egli dunque stava per +favellare, allorchè gli sorge da canto un cavaliere chiuso nell'elmo e +parla: + +--Con la vostra sopportazione, bel sere, ancora un momento. Le querele +del papa giungeranno a migliore proposito dopo ciò che io dirò. + +Il campione della Chiesa fa con la testa cenno di assentire, e si +ritragge a sedere. L'altro si alza la vantaglia, sì che ognuno ravvisa +Baccelardo, e comincia: + +--Io accenno a cose, baroni, che le vostre signorie già conoscono. Gli +è però bene che abbiano la cortesia di rammentarsele. Nel cominciar di +questo secolo, quaranta pellegrini sopra galee amalfitane, tornando di +Terra Santa, approdavano a Salerno nel momento proprio che una +flottiglia di Saraceni appariva nella rada e si cacciava nel porto, +chiedendo forte riscatto. Il principe, per farli desistere dalle +avanie, promette, ed i suoi vassalli comincia a tribolare per +raccogliere la somma. I quaranta palmieri, maravigliati di tanta +obbrobriosa condotta, dimandano armi e cavalli; e nel bel delle +crapole e dell'orgie, in che guazzavano i Saraceni, vi dan dentro e ne +fanno poderoso macello. Il rimanente ottiene appena in ventura risalir +sulle navi e fuggire. Quei palmieri erano normanni. Guaimaro li colma +di doni e di grazie, e li solletica con promesse di onoranze perchè +restassero nella sua corte. Coloro però, caldi di riveder la patria +loro, gli rispondono: « che non potevano rimanere avendo da molti anni +peregrinato, che speravano visitare ancora i santuari di monte Gargano +e di Montecasino, e risalutare i tetti paterni, promettengli l'invio +di altri loro compagni. » + +Il principe, confortato di tali promesse, li accomiata carichi di +molti e bei regali. Quei Normanni giungono alla patria. I concittadini +loro stupefatti de' ricchi presenti, spronati dal racconto de' +splendori del cielo d'Italia, si pongono sotto la condotta di Osmondo +Drengotto, ed uniti fra fratelli e nipoti, in pressochè cento, vengono +in Italia. + +Io non ricorderò a voi testimoni, parte, vittime dei Normanni, i loro +fatti, le loro conquiste, coma e quando venissero i primi figli di +Tancredi d'Altavilla, Guglielmo Braccio-di-ferro, Drogone ed Umfredo, +nè quali servigi e' rendessero ai principi longobardi e quali +ricompense ne togliessero, nè come infine, dopo largo pugnare, +occupassero vasto paese, e Guglielmo Braccio-di-ferro fosse scelto a +Matera capo dei Normanni e nominato conte di Puglia.... + +--Sta bene, sta bene, sclama il principe Gisulfo, sappiamo ciò, ser +cavaliere; siateci cortese di venire ai vostri propositi. + +--Ci siamo, monsignore, continua Baccelardo. I soldati longobardi +adunque, i Normanni, gl'Italiani, i loro capi, il popolo, la +maestranza, tutti si uniscono, e a suono di timpani e di oricalchi, +levato Guglielmo sopra uno scudo, gli affidano il gonfalone della loro +nuova terra, gli danno l'elmo sormontato da cerchio d'oro e la rotella +insignita della divisa medesima in campo di argento, e lo proclamano +conte di Puglia--riconoscendolo per loro primo condottiero e signore. +Indi recandosi tutti ai dieta a Melfi, si dividono il conquisto. Non +stette guari però e Guglielmo muore a Venosa. + +--Da scomunicato. + +--Da cristiano e da guerriero, senza rimorsi e senza paura, grida +Baccelardo. Poi continua: + +--I Normanni, accoltisi di nuovo a dieta, eleggono conte suo fratello +Drogone. In quel tomo di tempo vennero gli altri figliuoli di Tancredi +d'Altavilla. Umfredo padre mio, e maggiore tra i figli del secondo +letto di Tancredi, fu creato conte. Roberto, che poscia per sua +scaltrezza e perfidia addimandarono Guiscardo, fu mandato a sostenersi +nella fortezza di San Marco in Calabria. + +--E di chi era quel paese, ser cavaliere, se Dio vi aiuta? domanda una +voce con accento commosso. + +--Di Dio e di chi lo prendeva, riprende Baccelardo, perochè erano +terre occupate da vili, ed i vili non meritano una patria. + +« Enrico III intanto scendeva in Italia tra per assicurarsi la +dipendenza dei Normanni, che conquistavano paese nelle provincie +dell'impero, tra per mettere freno alle ribalderie dei romani +pontefici che tre in una volta regnavano dentro Roma. Composte le cose +dei papi, eleggendone un quarto, Enrico cavalca sopra Capua. Drogone +conte di Puglia e Rainulfo conte di Aversa gli fanno quivi riverenza, +e lo donano di cavalli e danari. In ricambio hanno investitura del +paese conquistato sulle terre imperiali. + +--Quella del papa non bastava dunque loro, domanda balbettando un +membro dell'assemblea. + +--Esse avevan tutte lo stesso valore, risponde Baccelardo. La +investitura vera la tenevano dalle loro spade. Infrattanto i Pugliesi +ribellati uccidevano molti Normanni a tradimento e facevano +assassinare l'istesso conte Drogone dal suo compare Riso, mentre +entrava nella chiesa di Montoglio ad udir messa. Il conte Umfredo, +succeduto a Drogone, assedia e prende Montoglio e fa morire gli +assassini di suo fratello quivi rifugiati. + +--Adesso, ser cavaliere « l'interrompe il campione della Chiesa +» abbiate la cortesia di cedere a me la parola. Questo punto del +racconto vostro gli è bene che fosse rammentato da me. + +--Vi ascolto « risponde Baccelardo e piegando le braccia si asside al +seggio da cui il campione della Chiesa erasi levato. E quegli dice: + +--L'ordine di Umfredo di governare i Pugliesi come roba da rubello fu +troppo appuntino seguito. I beni della Chiesa, da costoro non +rispettati; ed i santuarii violati e messi a ruba, i sacri arredi +addicendo ad usi profani; le persone dei sacerdoti taglieggiate, le +sante reliquie rubate e vendute come buoi tolti ad aldiani; i vassalli +angariati nelle robe e nella vita, augumentati _foderi_ e _livelli_; +gli uomini di condizione libera manomessi; le donne vituperate fino +nei santi asili dei chiostri; in una parola la più pesante mano che la +guerra potesse aggravare sugl'infedeli, i Normanni calcavano sui +cristiani di Puglia. Onde avvenne che di tante crudeltà le città e le +chiese si mandassero a dolere col papa perchè, mercè sua, fussero +sollevate. + +--Avrebbero meglio fatto di sollevarsi, sclamava una voce; chiamare un +aiuto gli era chiamare un nuovo padrone. + +--Il papa è padre più che padrone, continua il campione della Chiesa. +Infatti Leone IX, da quel santo che egli era.... + +--Calate, calate, interrompe una voce, santi di quel conio non vanno +agli altari. + +--Da quel santo che era, insiste il campione, Leone tenne qualche +motto ai principi longobardi. Ma conoscendo questi baroni come i +Normanni fossero ostinati nel proposito, e tenaci nelle loro +risoluzioni, persuasero il papa che senza niente affatto avvilirsi a +pregarli di carità verso i vinti, si volgesse all'imperatore Enrico. + +--Il consiglio era eccellente, dice un membro dell'assemblea, perchè +l'imperatore, mal doveva tollerare che nei suoi Stati si andasse +levando gigantesca una dominazione novella, di uomini non mai sazi di +guerre nè mai pieghevoli. + +--Proprio così, ser cavaliere, soggiunse il campione. Ond'è che Leone +si recò in Germania, ed Iddio fe' trovar varco alle sue parole nel +cuore di Enrico _il nero_, il quale con settecento gendarmi alemanni +lo rimandò in Italia. + +--Così, li avesse mandati all'inferno! mormorava taluno; quei +saccomanni vennero a desolare l'Italia. + +--E non furono i soli, replica Baccelardo perchè in Italia Leone fece +altre cerne di truppa ed accozzò esercito numeroso, alla cui testa si +mise egli in persona da condottiero. + +--Sì; Leone si mise alla loro testa per addolcire i mali della guerra, +continua il campione. Però, udendo i Normanni di quella tolta di laici +e chierici che il papa loro voltava contro, gli mandano ambasciadori, +simulando pentimento e voglia di soddisfarlo all'intutto. Ma gli +oratori normanni non sanno di tanto mascherarsi da accecare Leone. +Talchè il sant'uomo, inasprito dall'insolenza di quei venturieri, che +piccoli della persona e segaligni si davano in volta boriosi per +conquistare il mondo, cavalca su quel di Civitade in Capitanata il 18 +giugno 1053. I Normanni ridotti allo stremo di viveri e disperati per +la troppa disuguaglianza di forze, si trovano costretti accettare +l'abbattimento. + +« Sire Iddio » sclama allora un cavaliere « giuro ammazzarti di mia mano +dugento Saraceni, se ci dai di mandare al diavolo questi bricconi di +papalini ». + +--E l'uomo che così giurava, soggiunge Baccelardo, era Roberto +Guiscardo. E gli altri a loro volta giurarono: + +« Regina Maria di Lacedonia, facciamo voto di darti tante messe nel tuo +priorato, quanti di questi mariuoli del papa ognuno di noi ucciderà ». + +--Gli è proprio così, ser cavaliere, » disse, continuando, il campione +della Chiesa. « Il conte Umfredo comandava i Normanni. Papa Leone +celebra la messa nel mezzo dei suoi alloggiamenti, dà una grossa +benedizione alla sua truppa, e la schiera nella pianura, separata dai +Normanni per non difficile colle. Questi lo accolgono primi. Ed a vero +dire forse la pugna si sarebbe risoluta per quei della Chiesa, se quel +dannato di Guiscardo non avesse fatto suonare le trombe, e non si +fosse precipitato sugli Svevi con truppa fresca e disperata. +Lungamente si martellano di colpi, intrepidi gli uni, feroci gli +altri. Infine gli Alemanni cominciano a piegare, sono rotti e si +volgono alla fuga. Roberto gavazzando nel sangue come tigre, li segue +tagliandoli ai garretti, li uccide tutti finchè uno solo non ne resta. +A quello spettacolo terribile Leone IX inorridito si dà a fuggire +ancor egli, e cerca asilo nella fortezza di Civitade. I Normanni ve lo +assediano ed ai cittadini propongono o la resa o andar tagliati a +pezzi. + +--Sì, dice Baccelardo interrompendo, e chi questo supplizio loro +minacciava era Guiscardo. Che perciò quei poltroni spaventati +cacciarono il papa fuori le mura della fortezza. Un cavaliere allora +si accostò, e prendendo le redini della sua bianca mula: + +« Ser papa » gli disse sorridendo « siete prigione ». + +--Quel cavaliere era ancora Roberto. + +--Era Roberto, » continua il campione della Chiesa; « proprio lui, egli +sempre. I Normanni, in apparenza rispettosi, punsero il pontefice di +amari motteggi. Gli occhi pregni di lagrime, pallidissima la faccia, +Leone venia tirato dalla briglia da Guiscardo ed attraversava i ranghi +dei soldati, i quali ebri di tanta bella ed inaspettata vittoria, gli +si ginocchiavano schernevolmente sul passaggio per riceverne la +benedizione. + +--Ed avrebbero meglio ricevuti dei bisanti, dei fiaschi di Orvieto e +delle lacche di maiale! interrompe una voce chioccia dal fondo della +sala. + +--Può ciò essere ancora, continua il campione: eran tanto scomunicati! +Il conte Umfredo però prese il santo padre sotto la sua custodia: nè +il lasciò a libertà se non carpiti accordi che pienamente lo +soddisfacessero. Il papa ridotto a tanto stremo mal volente o +volentieri condiscese a tutto, tornò libero e poco stante morì a Roma +di cordoglio per gli oltraggi ricevuti. E l'uomo che tanta sventura +alla cristianità cagionava era sempre Roberto. + +--Sventura poi non era tanta, mormorò un cavaliere dell'adunanza: quel +Leone fu una mala ventura. + +--La parola è a me adesso « l'interruppe il principe Gisulfo alzandosi ». + +--Con vostra licenza, monsignore, ancora due motti « pregò Baccelardo +» indi giustificherete a vostro piacimento, se potrete, la condotta di +vostro cognato. + +Gisulfo si riassise, e quegli continuò: + +--Leone IX, così vinto, investì il conte Umfredo padre mio delle terre +di Puglia, di Calabria e di quanto mai avesse saputo acquistare sui +Saraceni di Sicilia. Ed i Greci perdettero ancora Trani, Venosa, +Acerenza, Otranto e Troia. + +--Piano « l'interruppe il campione della Chiesa » Troia era stata donata +al pontefice da Enrico II. Papa Niccolò II si lamentò di questa +occupazione dei beni della Chiesa, e Roberto promise ritornarla. Troia +non è stata restituita più alla santa sede. Continuate. + +--Ridotta la Puglia « proseguì il cavaliero » tutto l'animo del conte +Umfredo si rivolge alle Calabrie. Vi manda Roberto con molta mano di +truppa e di scorte. Cosenza, Bisignano, Malvito, Gerace e Martorano +sono prese. Poco di poi, in Puglia il conte Umfredo muore. Dal suo +letto supremo chiama Roberto, facendo cenno della mano ad un frate, +che apprestavagli la comunione, di attendere ancora un istante. + +« Fratello caro » a Roberto egli parlò « quanto amore io ti abbia posto +tu lo sai. Io di Normandia ti chiamai in questo paese, io sempre ti +tenni il più prode dei miei guerrieri, il più saggio nei miei +consigli; e le missioni più perigliose affidai sempre a te. Ora muoio +qui, lontano dalla nostra patria, in questa patria novella che mi ha +conquistata la spada. Il libero volere dei conti normanni mi elesse a +loro duce, proclamandomi conte di Puglia: l'imperatore Enrico III mi +investì del paese da noi conquistato: il papa rese santi i nostri +acquisti dichiarandoli tutelati dalla Chiesa, dandomene anch'esso +investitura. Tu sai che Drogone succedette a Guglielmo, perchè senza +prole, ed io a Drogone, perchè senza figli ancor esso. Ora io ho +figliuoli. Per le nostre patrie costituzioni tu sai ancora che gli +Stati del padre eredita il figlio. Ti raccomando dunque il mio +figliuolo Baccelardo. Giurami, Roberto, giura al tuo fratel moribondo +che tu sarai il padre di Baccelardo, che gli conserverai i conquisti +di che i Normanni mi fecero capo, che lo addestrerai al governo, +giuramelo sui piedi di questo Cristo che abbraccio, su quest'ostia che +deve comunicarmi ». + +E Roberto, stendendo una mano sull'ostia e prendendo dall'altra il +crocifisso, fra molte lagrime, cadendo ai piedi del letto del +fratello, gridò: + +« Giuro su questa santa ostia e su questo Cristo che il tuo volere sarà +fatto, fratel mio caro ». + +» Umfredo radiò di gioia negli occhi, assunse l'ostia, e morì. + +» Ora, baroni, Roberto non ha mantenuto il giuramento, e Baccelardo, il +figliuolo del caro fratello suo, va ramingando di terra in terra, +sprovvisto di ogni cosa, spogliato dei suoi Stati, perseguitato come +il lupo, dannato a terribile morte da suo zio. Cotesto zio è Roberto +Guiscardo. Giudicatelo. + +--Uhm! giudicatelo! mormora l'abbate di Farfa dal fondo del suo +cappuccio: e chi si incarica di eseguire la sentenza? + +--Se altri manca, Dio! sclama il cancelliero del papa rizzandosi sul +suo seggio. + +--Proseguite le vostre accuse, signori « torvo e pensoso dice a sua +volta Gisulfo » io parlerò per ultimo. + +Allora dal fondo della gran sala sorge un altro cavaliere che +tirandosi fino innanzi della tavola del cancelliero favella: + +--Ed io accuso Roberto Guiscardo come spergiuro di altra promessa. + +--Egli ha promesso di non tenerne mai una! mormora una voce stridula +dal fondo della sala. + +--Pare che la sia proprio così, soggiunge il cavaliero che aveva +cominciato a parlare. Infatti udite questa. Sotto la fortezza di +Malvito i Normanni avevano consumato lungo tempo in assedio, senza +niuna speranza di prenderla. Una mattina un araldo d'armi, preceduto +da banderaio con bianco pennoncello e due trombettieri, si presenta +avanti alle porte e dimanda esser introdotto. I sergenti vanno a +prender l'ordine, e non passa guari, si apre una porta di soccorso per +fare entrare l'araldo. Il sire di Malvito, in piedi nel vestibulo del +suo castello, lo aspetta, tutto pronto a ricevere i patti della tolta +dell'assedio. L'araldo invece gli dice: + +« Messer Asclettino, il mio nobile signore Roberto Guiscardo conte di +Puglia vi manda salute e prosperità. Nel tempo medesimo prega la +cortesia vostra che vogliate concedere sepoltura nella vostra chiesa +al suo compare Brado, morto la notte scorsa di ferita al ventre, onde +come scomunicato non venga sotterrato in rasa campagna. Che perciò +egli in nome di Dio promette che domani toglierà il campo dalle mura e +sulle reliquie dei santi ve ne fa sacramento. + +« Bene sta, risponde Asclettino; il sire di Malvito che non teme i +Normanni vivi non avrà paura degli estinti, nè incrudelirà verso i +morti. Torna dunque al conte Roberto e digli: che noi gli diamo parola +di cavaliere, col favore di Gesù Cristo, di non aprir mai le porte +nostre ai soldati normanni finchè ci resteranno polpe alle braccia e +cuoi a' calzari; ma che non le chiuderemo giammai ai loro +cadaveri--dovessero pure cercarvi ricovero tutti quanti sono. + +« Mille mercè, sire di Malvito, riprende l'araldo, ed Iddio +misericordioso non ascolti le vostre parole. + +La sera infatti il medesimo araldo si presentava alle porte per +dimandare passo al funebre corteggio di compar Brado, giusta la +permissione del sire di Malvito. Sotto una bara coverta da ampio +drappo giaceva il cadavere: quattro cavalieri, armati solamente delle +spade, ne sostenevano i lembi, quattro frati se la recavano sul dorso +ed altri sei frati con ceri accesi venivano dietro cantando _misereri_ +e _Deprofundis_. + +--Che lusso di frati! Ne avevano dunque delle caneve nel campo? grida +l'uno. + +--Più che di maiali per disfamarsene al desco--replica un altro. + +--Voi credete, cavalieri? riprende il primo interlocutore. Ascoltate +allora. Questo manipolo di frati tirò dritto alla chiesa. +Fervorosamente tutti pregarono agli altari, poi supplicarono voler +passare la notte in preghiere per l'anima del defunto, chè al domani +gli avrebbero cantato messa, l'avrebbero sepolto, e sarebbero tornati +al campo per dimandare a Roberto di mantenere la sua parola, avendo +quel di Malvito mantenuta la sua. Asclettino, che era uomo di cuore, +non rifiutò la preghiera, e nel sagrato fece loro recare molti bei +fiaschi di vino e pasticci e camangiari che avevan proprio a farci uno +stravizzo. + +--E null'altro che questo? Capperi! i frati di Malvito si danno bene +altre leccornie con le fanciulle del contado--sclama un capperuccio +del sinedrio. + +--Non dico mica no, continua il primo interlocutore: ma colà si +trattava di mortorio, credeva il sire di Malvito. Se non che, nel +cuore della notte, quando i cittadini dormivano tutti, i Normanni +scoperchiarono la bara e misero fuori compare Brado vegeto e fresco +come i canonici di Cosenza, e tolsero dal fondo della cassa molte +belle armi, perchè di sotto le cappe e' già vestivano cotte di maglia. + +--Oh birbi, birbi, birbi! sclama qualcuno. + +--Spogliansi perciò degli abiti da frati, continua il primo, danno di +piglio ad azze, spade e picozze, e queti queti se ne vengono alle +porte. Quivi si gittano su gli arcadori di guardia e gridando: viva +Guiscardo e s. Gotifrido! li scannano tutti. Indi aprono le porte a +quei e fuori già in pronto, e mentre coloro della fortezza si levavano +a tumulto, sapendo dentro il nemico, già i Normanni occupavano i posti +delle mura, e s'impadronivano del sire di Malvito. + +« Voi siete uno spergiuro, grida costui a Roberto quando gli fu menato +d'innanzi, siete un disleal cavaliero. + +« Mai no, risponde Guiscardo; sire di Malvito, vi giurai che dimani +avrei tolto il campo dalle mura, vi ho mantenuta la parola questa +notte; trasferito l'ho qui dentro. + +Ora, baroni, giudicate voi se Roberto non spergiurò. + +--Io non me 'l credo, mormorò una cocolla, che ben poteva essere +l'abate di Farfa, che i monaci addimandavano il santo, i vassalli il +maledetto. + +--Vi è ancora qualcuno che ha querele da produrre? dimandò il principe +Gisulfo volgendosi all'adunanza. + +Ed un altro cavaliero traendosi ancora innanzi favellò: + +--Io. Io che vengo ad accusare Guiscardo pel più villano ed infame di +quanti mai abbian preso cingolo di milizia; avvegnachè le mie parole, +monsignore, dovessero toccarvi più dappresso nel cuore. + +--Messere, grida Gisulfo, rammentatevi che l'insolenza delle parole +sconviene a cavaliere, se pure cavaliere voi siete, e che noi non +sapremo perdonare tale inverecondia come non la sopportiamo. + +--Sta bene, risponde l'altro; uditemi adesso, poi se vi piacerà +regolar meco i vostri conti, non isdegnerò sollevare una maschera che +per decoro non per paura mi tengo sul viso. + +--Proseguite. + +--Lode a Dio! Sappiate dunque che fra coloro i quali seguirono Roberto +all'invasione di Calabria era un tal Giselberto Squassapostierle. +Cavaliere senza macchia, aveva sposata una nipote di Tancredi +d'Altavilla. Egli era primo alle scalate, ultimo nelle ritratte, +avveduto nei consigli, disinteressato nel partaggio delle spoglie, ed +amato e venerato dai soldati, i quali, alla presa di Gerace, gli +dettero sopranome di Squassapostierle, perchè di un colpo di mazza +sgangherò una porta di soccorso. Questo vecchio ed onorando cavaliero +aveva una figliuola, una perla di figliuola, cui la madre mise a luce +e morì. Il padre se l'aveva allevata sul Pavese e l'amava quanto non +si può dire. Quella creatura era bella sovranamente e di una soavità +di carattere che ammaliava ogni cuore. Sicchè il padre se la recava +ognora da presso, custodita sotto il pennoncello della sua lancia, e +della sua rotella. Ed era venuta su di quattordici anni quando si +occupò Cariati. Roberto investì barone di quella piazza Giselberto, e +gli dimandò la mano di Alberada, per la quale da più di un anno +bruciava di fiamma forte e vereconda. Nè per vero dire ad Alberada +tornava spiacevole Roberto, il quale nelle rare veglie della sera +l'affascinava del suo sguardo ceruleo, e del rispettoso profferirle di +ossequi. E poi i suoi fatti da prode facevano balzare il cuore d'ogni +dama. Giselberto, che si sentiva invecchiare e forte piacevasi della +caccia, gli dimandò ancora sei mesi di tempo da sperimentar libero il +volere della figliuola; perocchè egli avrebbesi tolto piuttosto +nemicarsi lui che contradire la volontà di Alberada. Roberto vi si +acquetò malvolentieri, tardandogli godere della gioia di sì avvenente +e cortese sposa; ma il barone Giselberto fu irremovibile. Si attesero +dunque i sei mesi, a capo dei quali il barone si chiamò la figliuola +nella sua stanza e le disse: + +« Alberada, amor mio, oggi tu devi passare a marito e separarti da tuo +padre, che alle tue nozze non sopravivrà di otto giorni. Parlami +dunque schietto, proprio come parlassi a tua madre o alla madonna, ami +tu Roberto Guiscardo? Perchè se per nulla e' ti riuscisse malgradito, +giuro pel santo sepolcro, che non ho avuta la sorte di visitare, che +toglierò la mia parola a Guiscardo e ti farò sposa di colui che più +ami--fosse pure il chierico di San Nicodemo. + +E la fanciulla cogli occhi velati di lagrime: + +« Sì, padre mio, io l'amo. + +« Bene sta dunque, figliuola, risponde il barone, torna alle stanze +tue, chè fra poco mi vedrai. + +E facendosi venire innanzi Roberto, Giselberto gli dice: + +« Senti, Roberto, se tu mi avessi chiesta l'anima mia, io avrei voltate +le spalle al mio angelo custode e te l'avrei data senza patti: ma tu +mi hai domandata Alberada, gli è bene dunque che mi stii attento ad +ascoltare. Roberto si assise incrociando le braccia sul petto, l'altro +continuò: + +In tante battaglie ho sparso il sangue per te, messer conte, e quando +quel sangue se ne andava al diavolo giù per le vene io zuffolava +un'aria di caccia. Ora tu mi vieni a dimandare più che il mio sangue, +più che la mia vita, tu mi vieni a dimandare la gioia mia, il mio +conforto, la mia preghiera, la mia speranza; l'angelo mio, la mia +madonna--tutto insomma, tutto quanto può rendere deliziosa la vita di +quaggiù, lieta quella del paradiso, e tutto questo per me è Alberada. +Bene dunque, figliuolo mio, poggiati la mano sul cuore ed interrogalo. +Se quello ti dice che malvagia cosa ell'è torre tanta beatitudine ad +un vecchio e deserto cavaliere senza punto di amore per colei che lo +bea, e tu metti la tua nella mia mano, e dimmi: Giselberto, tienti la +figlia tua, io non sono quel tanto che tu puoi sperare per lei. Ma se +codesto cuore ti dice che l'ami, e che l'amerai sempre, e che la +saprai far felice, allora prenditela pure e lasciami morire come i +vecchi cani, dimenticati, ma paghi di aver ben servito il loro +padrone; perchè, pel santo giorno di Dio, io ti giuro che morirò +contento. + +E Roberto a lui: + +« Giselberto, padre mio caro, io l'amo la tua Alberada e la farò lieta, +la soave creatura. + +« Dici tu vero, Roberto? gli dimanda di nuovo il barone pieno d'ansia, +combattuto dalla gioia e dalla disperazione. + +« Vero, risponde colui, e ti giuro per quell'ostia che deve comunicarmi +al punto di morte, che io amerò sempre e terrò felice Alberada. + +« Dio ci vede e ci ascolta, sclama il vecchio; Alberada sia tua. + +Sapete voi, baroni, come Guiscardo ha mantenuto tanto solenne +giuramento? + +--Non fu colpa sua se non lo mantenne, grida Gisulfo. + +--La colpa fu sua, ed io che l'accuso, l'attesto, continua l'altro. +Del resto giudichi il _placito_. Dopo tre anni Alberada è stata +ripudiata. E nel pieno delle gioie, madre di un figliuolo, col sorriso +d'amore sulla labra, lusingata di lunga felicità, lussureggiante di +speranze, è stata ripudiata Alberada, per isposarsi ad un demonio--a +vostra sorella Sigelgaita, principe Gisulfo, per alimentare ambizioni +e fatali desideri. + +--Ciò non è vero, interrompe di nuovo Gisulfo. + +--Io l'attesto, io lo giuro, grida l'altro. Le lagrime di Alberada, +baroni, chiedono vendetta; voi lo farete. + +--Sì, voi la farete, grida Baccelardo anch'esso in un impeto +irresistibile, perchè suo padre non è più--dopo otto giorni dalla +partita della figliuola moriva di languore nel castello di Cariati che +gli avevano dato a guardare. + +--Vi è ancora qualcuno che debba produrre sue accuse? dimanda il +principe Gisulfo con l'accento soffogato dalla rabbia. + +--Ancora un altro, monsignore, risponde una voce dal fondo della sala. + +Ed a lentissimo passo, sorreggendosi ad un bordone, accompagnato da un +cane, perchè cieco, avanza un vecchio. La sua testa era scoverta, +pallidissima avea la faccia, lunga, scomposta la bianca barba, nuda e +rugosa la fronte, livido tutto nella persona pel gelo della vecchiezza +e della malattia che gli serpeva per le vene, incurvato, tremulo e +lacero nei panni. La sua voce barcollava come quella di chi agonizza. +Egli si trasse innanzi a stento, soffermandosi ad ogni passo. E come +fu adagiato sur un seggio, che il campione della Chiesa sollecito gli +appresta, il cane gli mette la testa sulle ginocchia e gli fissa gli +occhi nel volto quasi avesse voluto leggerne i pensieri. Il vecchio +gli stende la mano sulla testa, e parla: + +--Nella fatale invasione dei Normanni il principato di Capua, fino al +1055, fu rispettato. Nel 1055, Riccardo conte di Aversa si sentì ben +fermo nei suoi Stati, ed assai forte per non restarsene con le mani +alla cintola, mentre i figliuoli di Tancredi di Altavilla facevano +conquisto tanto opulento di paese. Riccardo dimanda a Roberto +Guiscardo volere anch'egli fornir truppe e partire le città che nelle +Puglie e nelle Calabrie si sarebbero occupate. Questo messaggio torna +malgradito a Guiscardo, che perciò, unitisi il dì di Pentecoste 1054 +ad Otranto, consigliò a Riccardo accrescere i suoi Stati dal lato del +principato di Capua, perchè, invece, egli avrebbe fornito lui di +scorte e di truppe per invaderlo. Il consiglio piace a Riccardo ed +accetta. Nella prima domenica dell'avvento del 1055, Riccardo con +esercito poderoso si reca infatti sotto le mura di Capua, e vi pone +assedio. Allora, baroni, come sapete reggeva Capua Pandolfo V. Egli +avrebbe potuto respingere il nemico con la forza; ama meglio calare ad +accordi, ed ottiene che Riccardo sgomberi il campo mediante dodicimila +bizantini. Una pace tanto vigliaccamente comprata durò poco. Morto +Pandolfo nel 1057, Riccardo comparve di nuovo sotto le mura di Capua e +le cinge di stretto assedio. Landolfo V, che era succeduto a suo +padre, fa sonare a stormo le campane, e convocati i cittadini alla +chiesa, dice loro: + +« Capuani, qui si tratta di onore e di vita; oggi è tempo di +riscattarveli. Raccomandatevi ai vostri santi, vestite le vostre armi, +e dal ragazzo che sente poter lanciare una pietra al vecchio che ha +forza di sostenere una spada, seguitemi tutti. + +Le parole di Landolfo non piacciono ai Capuani. Gridano quindi tutti +ad una volta: un riscatto, un riscatto: e scegliendo a loro araldo +l'arcivescovo Gualdemaro, lo mandano a Riccardo per offrirgli +dodicimila scudi d'oro. + +« Noi non venimmo qui a mercanteggiare con codardi, risponde il +fratello di Guiscardo; vogliamo la città a discrezione, perchè poi +d'oro sappiamo noi dove trovarne. + +Nè a quest'aspra risposta i Capuani si risentono. Landolfo fa inutili +sforzi per menarli a battaglia; coloro tolgono piuttosto morirsi di +fame che pugnare. E forse a tanto danno si sarebbe giunti, perchè il +principe Landolfo ostinato era e deciso a non rendersi se non tutti +morti; quando una notte prevale altro infame consiglio. Alcuni +gialdonieri si uniscono a sinedrio nella piazza, e, dopo avere +alquanto consultato, decidono capitolare per rendersi. Aprono perciò +una porta di soccorso delle mura e spiccano un araldo d'armi al conte +Riccardo, il quale per tutta risposta manda loro a dire: cacciate +dalla città il principe Landolfo V, e mettetevi a discrezione. Così +fecero. La mattina, tutte le campane di Capua suonano a festa come al +giorno di Pasqua. Un drappello di giovani capuani si reca al palagio +del principe, e balzatolo dal suo seggio, coi calci dell'asta sel +menano innanzi fino fuori le mura della città. Allora le porte si +aprono e quei di Riccardo si cacciano dentro per rompersi ad ogni +maniera di libidine, di furti e di violenze. + +--Gli è vero! sclama taluno; io vi ero. + +--Baroni, quell'infelice principe Landolfo V sono io, soggiunse con +voce articolata appena il vecchio, tremando in tutte le membra. + +A questa rivelazione tutti i baroni del _placito_ si alzano in segno +di riverenza per l'infortunio, pel caduto. Ma Landulfo che nulla vede, +continua: + +--Baroni, per tredici anni ho condotta vita la più miserabile che +fosse mai capitata a tapino. Ho veduto morire di freddo mia moglie, in +una notte di gennaio, sulle scale di un monistero, arricchito da noi, +e che ci rifiutò ricovero per paura di Roberto Guiscardo. Ho veduto +morire di fame due figliuoli respinti da un vescovo, creato ed +arricchito da noi, per paura di Roberto Guiscardo. Ho veduto trucidato +mio nipote da un valvassore, che noi avevamo donato del feudo, e +violate le figlie mie morir per mano di soldati che il nostro pane +avevano mangiato, per tornar graditi a Roberto Guiscardo. Ho veduto in +fine scomparirmi d'innanzi un ultimo figliuolo senza che mai novella +me ne fosse arrivata. Solo questo cane è rimasto al principe di una +dinastia che 509 anni dominò in Italia, 481 su queste contrada; ed io +mi muoio. Muoio con non altro cordoglio, che le sventure mai +provocate, accumulate su di me da questi Normanni ladroni, non saranno +pagate da alcuno; muoio, non rimpiangendo altri, non considerando +altri fra le creature di Dio che questo povero cane, il quale mi ha +guidato nelle tenebre, mi ha riscaldato col fiato nelle gelide notti, +ha meco diviso la crosta che con noi partì il povero vassallo. Baroni, +io metto le mie vendette nelle vostre mani: voi ne sarete giudici. Ma +ricordatevi, che sarete misurati della stessa misura che altrui +misurerete come dice l'Evangelo, e che Iddio pesa il vostro giudizio. + +E sì dicendo il vecchio si sforza di alzarsi e partire; ma fatto +appena un passo cade al suolo come tronco abbattuto, e resta. Il cane +gli si accosta tosto alle labbra per fiutargli il respiro, poi gitta +forte un guaito e cade anch'esso. Precipitosi alcuni di quella sala +corrono a sollevare l'infelice Landolfo V; era morto.-- + + + + +III. + + PR. ENR. Abbominevole è quel Falstaff, un corruttore + della giovinezza è quel vecchio Satana dalla + barba grigia. + + FALS. Vattene mariuolo! Terminate la vostra parte, + molte cose mi rimangono a dire in favore di quel + Falstaff. + + SHAKESPEARE--_Enrico IV, Parte I_. + + +Il principe Gisulfo, dopo che ebbero menati via i cadaveri di Landolfo +e del suo cane, si studiò pigliar la parola e difendere Roberto, ma la +voce gli mancò essendo anch'egli vivamente commosso. Imperocchè in +quella del principe Landolfo, più che la morte di un uomo, egli +egualmente che tutti considerava la morte di una forte ed annosa +dominazione. Ed una dominazione che passa senza fasto e senza rumore, +è tutta una storia di delitti, di grandezze, di ardimenti che si perde +nella tomba, così come la memoria del vassallo che per inedia morì. + +Il cancelliere del papa, il quale solo in quella adunanza non sembrava +tocco per nulla, e che durante i diversi favellari, severo ed +impassibile si era mostrato, attese ancora qualche istante perchè +altri s'avanzasse a profferire accuse. Poscia vedendo che nè il +principe di Salerno la difesa del primo suo accusato prendeva, nè +alcuno presentavasi, accigliato, ma gelidamente, alza la fronte e +dice: + +--Proseguite, baroni, chè il tempo non è degli uomini ma di Dio. + +Quindi il campione della Chiesa si tragge innanzi novellamente e +favella: + +--Nobili cavalieri, io accuso il priore Guiberto, barone di Lacedonia, +come complice, esecutore e consigliero di quante scelleratezze mai +contro gli uomini e contro la santità di Dio e della Chiesa, il duca +Guiscardo commettesse. Lo accuso inoltre come nicolaita, come +simoniaco, come sacrilego, come concubinario, ed ateo profanatore +delle sacre cose. + +--Accusare non basta, sclama Baccelardo dal suo seggio, bisogna +provare. + +--Gli è ciò che mi accingo a fare, ser cavaliere, ripiglia il campione +della Chiesa, se ella mi sarà cortese di udirmi. Il priore di +Lacedonia dunque il dì de' SS. apostoli Pietro e Paolo predicò dal +pergamo, che se Salomone, re di un guscio di paese, poteva senza +offendere Iddio ed il mondo tener seco settecento mogli e trecento +concubine, e medesimamente donne idolatre, di cui Iddio aveva +comandato: _non ingredimini ad eas; neque de illis ingredientur ad +vestras, certissime_ _enim avertent corda vestra ut sequamini deos +eorum_; egli, signore di ricco e vasto priorato e barone di grosso +contado, poteva bene avere una moglie e dieci concubine senza +oltraggiare chicchessia. Ed una moglie e dieci concubine ha infatti +nelle stesse sante mura del chiostro, egualmente che tutti gli altri +frati. + +--Il vescovo di Molfetta ha tre mogli e cinquanta concubine, eppure +gli è amico di papa Alessandro, sclama Baccelardo. + +Il campione della Chiesa non risponde all'interruttore e continua: + +--Il priore di Lacedonia trascura i santi uffizi della Chiesa ed +impazzisce fra crapule ed orgie. Egli il giorno di Pasqua ha fatto +danzare nella chiesa i suoi frati con le loro donne, dicendo che stava +scritto che Davide, per onorare Iddio, danzò innanzi l'arca: e la +domenica delle palme li ha fatti entrare in chiesa a bisdosso di +somari, perchè così Gesù Cristo entrò in Gerusalemme. + +--Non si debbe dunque imitare Davide e nostro Signore? dimanda +Baccelardo con impazienza. + +Il cancelliero del papa solleva la testa e fulmina di uno sguardo il +giovane cavaliere, senza però profferir verbo. Il campione della +Chiesa, lo guarda anch'esso di modo uggioso e continua: + +--Il priore di Lacedonia uffizia nelle chiese del suo priorato, +avvegnachè il papa l'avesse interdetto, e fosse sotto i gravami degli +anatemi. Egli invase le possessioni della badia di Grotta Minarda; ed +avendo quella badessa mandato quattro giovani suore a portargliene +gentile lamento, l'infame fe' recidere tutta la parte anteriore +dell'abito alle ambasciatrici, dal petto in giù, e così sconce, con +drappello di scostumati soldati, di nuovo le fece accompagnare +all'abadia. Egli nella festa del _Corpus Domini_ del 1063 benedisse il +popolo accorso alla chiesa con inchiostro invece di acqua lustrale, +profanando le sacre funzioni, tramutando la messa in giulleria con un +popolo così laidamente imbrattato. Egli battezzò suo figlio col vino; +ed avendo la madrina fatte osservazioni su tale sacrilegio, il priore +le dà forte dell'aspersorio nella fronte sì che la stramazza, ed il +figliuol suo, urtando delle tempie al pavimento, ne muore. Egli avendo +ricevuti due messi di papa Alessandro II, il quale lo chiamava al +ravvedimento, castra atrocemente i due diaconi, e così vituperati li +rimanda al pontefice. + +--Infame, infame! sclama senza quasi avvedersene il cancelliero, e +senza alzar la testa poggiata sul petto. + +--Un santo padre della Chiesa s'era bene castrato da sè per essere più +uomo di Dio! mormora un cappuccio dell'adunanza. + +Il campione della Chiesa continua: + +--In tutte le guerre, in tutte le avvisaglie, in tutte le cacce, in +tutte le corti bandite, accompagnato da istrioni e cantatrici, da +chierici e da soldati, si trova il priore Guiberto, e nel più folto +sempre delle mischie, nel più osceno de' bagordi. Egli ha rapita la +moglie al sire di castel la Baronia che si recava alla caccia. Egli ha +spogliato ed incendiato il monistero di Carbonaro, mutilandone i +frati. Egli si condusse nella chiesa di Villanova, al momento che quei +canonici cantavano mattutino, ed avendo loro tronche le teste, li +lasciò negli stalli coi breviari sulle mani. Egli, e cinquanta +compagni vestiti da demoni, una notte nel 1065 penetrò nel monistero +di Accadia, ed avendo contaminate quelle sante sorelle di Cristo le +fece frustare pei chiostri, cantando: chè di chicchesia d'allora in +poi e' si sarebbe burlato, perocchè aveva a cognato Gesù. Egli insomma +si è bruttato di tutte le infamie, di tutti i delitti; ha maltrattati +gli ecclesiastici, ha oltraggiato il papa--è un empio furibondo e +matto di cui la terra non ne sostiene peggiore. + +--Chi attesta tutto ciò? sclama Baccelardo. Quando si danno di tali +accuse, gli è mestieri che una fronte si scopra per sostenerle. + +--Io levo la mia, risponde solennemente il cancelliero del papa, +alzandosi in piedi. Vi è chi dubiti di mia parola? + +Nessuno fa motto. Il campione della Chiesa allora soggiunge: + +--Finora i laici hanno rispettato codesto malvagio priore perchè egli +giammai offese nè le loro persone nè le loro possessioni--anzi e' ne' +bisogni e nelle guerre di ciascuno si prestò sempre volentieri e +disinteressatamente. Lo hanno temuto, perchè stretto di alleanza con +Roberto Guiscardo, l'uno spalleggia l'altro, l'uno dà all'altro mano +forte negli attentati, e si consigliano, e di qualsiasi potere ridono. +Ma voi, baroni, voi non potrete adesso con cuor freddo udire i lamenti +del Santo Padre, e saprete non solo giudicarlo debitamente, ma mandare +a compimento la sentenza. + +Com'ebbe detto ciò, il campione della Chiesa ritornò al suo posto e si +assise. Allora dal centro dell'adunanza si leva un altro, camuffato da +frate, col capperuccio tirato giù giù, ed avanzandosi fino al tavolo +del cancelliere, toglie la penna e scrive affrettatamente sotto una +pergamena alcune righe. Indi tornando fra gli stalli dei baroni +consegna quella pergamena all'abate di Cluny, che scoverto e numerando +i rosoni scolpiti nel soffitto di rovere si teneva cogli occhi levati +al cielo, e gli dice: + +--Padre riverendo, leggete. + +L'abate mezzo assorto, mezzo alienato, si riscuote come svegliato +improvviso dal sonno, e si trova fra le dita la carta. Si passa la +mano sulla fronte, quasi volesse sgombrarla dalla pesantezza del +sonno, e dimanda: + +--Che debbo dunque fare di questo negozio? + +--Leggete, leggete, ser abate, sclamano alcune voci dalla sala. Ed +egli levandosi da sedere legge: + +« Guiberto, per volere di Dio e di Enrico III imperatore, priore nel +monistero di Lacedonia e barone, ad Alessandro II antipapa, salute e +pace se la desidera ». + +« Avendo inteso, monsignore, che voi di pieno arbitrio, provocato da +sfortunato cavaliere, dal vostro cancelliere prevaricato, avevate +intimato un _placito_ in cui i medesimi baroni ed ecclesiastici +dovevansi fare accusatori e giudici di me, priore e barone, e del duca +Roberto Guiscardo, ed indi metter forse ancora esecuzione alla +sentenza, la quale per istigazione di voi e del vostro leal +cancelliero non mancherà tornarci contraria; ho creduto rispondere di +per me ad alquante accuse fattemi pure altre volte, qualunque si fosse +l'autorità di codesti giudici, e meglio per giustificarmi innanzi di +loro, come cavaliere con cavalieri, anzi che reo con _sculdaschi_; +ricordandovi inoltre cose a voi o mal conte, o mal gradite, o non +volute rammentare. Bene inteso però, che, di voi parlando, monsignore, +voglio sempre significare il vostro cancelliero, con me tanto +grazioso, ed innanzi al mondo tanto santo. + +« Paggio della contessa Beatrice di Toscana, di cui nacqui suddito, +piacque alla reale memoria di Enrico III _il nero_, per lieve servigio +resogli, di togliermi in grazia, e propormi la guerresca sua corte di +Germania, dove avessi voluto istruirmi in altro, che nel mestiero +della lancia e della daga. Come, per vero, avendo un dì dovuto +risolvermi ad accettare le imperiali munificenze, dalla santa memoria +di quell'imperatore fui accomandato a quel medesimo sir Adalberto +arcivescovo di Brema, il quale dipoi il suo proprio figliuolo Enrico +IV ebbe l'onore di consigliare. E quando quel possente imperatore mi +credette in grado di prodigarmi favori, mi donò del priorato di +Nostradonna di Lacedonia, e mandommi in Italia con commessa al duca +Roberto Guiscardo d'investirmi l'annessovi feudo. I voleri del +generoso principe, che ora è santo nella corte del cielo, furono +compiuti. Per modo che io questa baronia e questo priorato per +largizione imperiale tenni, tengo, e sempre al legittimo signore di +esso i debiti censi, di due rose bianche ed un mazzolino di viole, nel +dì di Pasqua, soddisfeci. + +« Essendo quindi padrone del feudo l'imperatore di Lamagna, gli è a +lui, o a messi suoi, che io debbo render conto dell'opere mie; +perocchè, come sapete, o per meglio dire il vostro cancelliero sa, +senza pecca di fellonia ad altrui nol potrei. Questo per quanto +riguarda la competenza dei membri di codesto _placito_. In quanto alle +accuse dichiaro: indebitamente querelarsi il papa degl'insultati suoi +oratori contro la ragione delle genti, perchè e' mi accusarono di +simonia per fatti che non sono se non dritti di feudalità che io come +livelli esigo: mi accusarono di intrattener donne fra mogli e +concubine non so quante, mentre ogni altro vescovo, cardinale, abate, +e fino diaconi e chierici di questo secolo le tengono, le tennero +quelli dei secoli passati, di cui io non sono nè mi vanto più santo: +mi ordinarono lasciar via queste donne incontanente, a vituperio del +Signore che solennemente fece precetto nelle sue sante Scritture: +_abbandona padre e madre, ma la tua donna non abbandonare_; perchè e' +mi vilipesero quando, non essendo messi imperiali, comando così +oltraggiante per parte di altrui mi davano; perchè infine avendo i +messi ecceduti gli ordini, forse pietosi del loro padrone, covrendomi +d'insulti inauditi finora, con parole obbrobriose, io, per dritto di +difesa, parimenti li oltraggiai. Così che indoverosi, per non dir +petulanti, i lamenti vostri mi giunsero, messer lo papa, e mi +giungeranno mai sempre, fino a che dritto l'imperatore non ve ne dia, +mica canoniche censure. + +--Costui bestemmia nefandamente, grida divampando il cancelliero; +strappate, ser priore, strappate quell'infame scritta. + +--No, no, leggete, continuate, gridano i baroni da tutti i punti della +sala. + +Ed il priore, senza punto avvedersi dei gridi dell'uno e +dell'ingiunzione degli altri, riprende fiato e così prosegue leggendo: + +« In quanto ai delitti per ultimo che il vostro cancelliero non manca +tutti i giorni di appormi, io formalmente dichiaro, monsignore, sia a +voi, sia ai nobili castellani che compongono il _placito_, sia agli +uomini come ai miei santi avvocati ed a Dio, che egli ha mentito +peggio di un giudeo, e mente; che egli è mio particolare nemico da +lunghi anni, e studia di qual maniera per altrui mezzo di me +vendicarsi; infine che le accuse, oltre dell'essere indegne di +cavaliere, non debbono prodursi che al mio legittimo padrone. + +« Queste sono le ragioni, monsignore, che per l'estrema volta io +discendo ad addurvi, e che mi dispenserebbero da qualsiasi +soddisfazione si potesse per avventura richiedere da me. Non pertanto, +sentendomi io puro delle colpe aggiustatemi con tanta poca carità +dalla frataglia mia nemica, in testa a' quali si leva il vostro santo +cancelliero, e non volendo lasciare nell'animo vostro, di codesti +nobili baroni, e del mio alleato duca Roberto Guiscardo, neppur +l'ombra di sospetti sull'onor mio, accetto di scendere in lizza chiusa +col vostro cancelliero e con prova, per giudizio di Dio, +giustificarmi. Dopo ciò vi dimando la benedizione, se me ne stimate +degno, e salutando codesti valorosi baroni, prego Iddio che +v'illumini, e tra me ed il vostro cancelliero decida. + +« Aggiungo, che la maggior parte delle accuse del campione della Chiesa +sono false ». + + Datum Lacedoniae triduo ante Kalendas Augusti 1070 + GUBERTUS LACEDONIAE gratia Dei, Prior et Baro. + +Quando l'abate di Cluny ebbe letto ciò si strinse nelle spalle ed a +passo lento si approssimò al tavolo del cancelliero, e gli pose avanti +la carta. E questi, piegandosi, vide che la postilla diverso carattere +aveva scritta. Dimandò perciò il pugnale al principe Gisulfo e sulla +punta di quello prendendo la pergamena la gittò per terra, e sopra vi +calcò il piede sclamando: + +--Le cose degli scomunicati non lordino i vassalli di Dio. + +Colui che aveva presentata la protesta di Guiberto, all'atto codardo +si alza come preso da impeto generoso; ma poi, percotendosi di ambo le +pugna la fronte, si asside di nuovo senza dir motto. Però il principe +Gisulfo, che uomo generoso era, trovando la parola rampogna: + +--Ser cancelliero, il vostro non è condursi da cristiano. Cristo +rimproverò i discepoli che d'intorno gli scacciavano la Maddalena, e +duolmi che, io laico, ve lo debba rammentare. Ma questi baroni hanno +udite le accuse e le difese di Guiberto, e basta. In quanto a mio +cognato Guiscardo poi rispondo--nè mi curo giustificar altrimenti le +mie parole fuor della spada--che non mai egli rapì gli Stati a +Baccelardo, perchè Roberto succedeva al conte Umfredo, come il conte +Umfredo era succeduto al conte Drogone, e questi a Guglielmo +Bracciodiferro: che se fece prigioniero papa Leone IX, si servì dei +diriti di vincitore, e da cristiano fedele e leal cavaliere lo trattò: +che non mai ripudiò Alberada per ambizione o per mutato amore, sibbene +perchè scovrì Alberada riuscirgli parente: se prese Malvito con +inganno, adoperò stratagemma di guerra e quindi commendabile a +capitano: infine se lo sfortunato principe Landolfo V di Capua fu +scacciato dalla casa dei padri suoi, vuolsene addebitare più il +principe Riccardo, che stette sodo alle codarde condizioni dei +Capuani, anzi che i consigli di Guiscardo, il quale pugnava allora +nelle Calabrie. Al silenzio dunque le sciocche calunnie che ci avete +fatte udire, e pensate da uomini e da cavalieri, non da stupidi servi +da gleba. Queste sono le ragioni che io, principe Gisulfo II di +Salerno, seppi addurvi. Se poi vi ha qualcuno che le creda deboli o +non vere, ecco qui la manopola di un uomo, il quale da cavaliere saprà +sostenere che costui ha mentito come un infedele. Ho detto. Ai voti. + +--Ai voti, ai voti! gridarono molte voci dalla sala; e tutti si +alzavano per andare a mettere le tessere nell'urna; allorchè +triplicata squilla di tromba fuori le porte dell'abadia risuonò. + + + + +IV. + + Derobe-les à l'oeil de leurs persécuteurs, + Je fuis, le jour m'epie, et s'il me voit je meurs! + LAMARTINE, _La Chute d'un Ange_. + + +I baroni restarono fissi ai loro posti, da poichè il cancelliero aveva +dato ordine ad un araldo, che faceva da mazziere alle porte della +sala, di riferire a quell'adunanza chi fosse e che significasse quella +chiamata di tubatore. E non passò guari e l'araldo venne ad +annunziargli che egli precedeva un oratore cui Roberto Guiscardo +mandava al pontefice, e che questi ai baroni rimandava per dargli +udienza. Infatti e' finiva di così parlare, allorchè i battenti della +sculpita porta si schiudono e comparisce il vescovo di Bovino. + +Il suo passo era maestoso come a personaggio di tanto cuore e di tanto +rilievo convenivasi. Vestiva corsaletto di lamine di acciaio a +rabeschi d'oro, sopra di cui gittato un manto soppannato di pelli +preziose, e fermato da scheggiale di gemme. Egli venne in mezzo al +salone, e dopo aver salutati i baroni da prima con grazioso piegare di +testa, e con maggiore sussiego il cancelliero, che immobile gli aveva +fermo l'occhio addosso, fece ancora un passo verso il principe di +Salerno e parlò: + +--Messer principe, la nostra missione, sebbene per avventura +riguardasse voi più direttamente, si diresse a papa Alessandro, onde +le nostre preghiere vi tornassero meno sgradevoli. + +Gisulfo si rizza sulla persona quasi un punteruolo dell'armadura +l'avesse offeso, ed accigliato domanda: + +--E quali sono codeste preghiere che ci abbiano a tornar mal gradite! + +--I cittadini d'Amalfi, messer principe, continua il vescovo con +calma, i cittadini di Amalfi hanno mandato il priore di Lacedonia ad +oratore a duca Guiscardo perchè a pro di loro intercedesse da vostra +grandezza una tregua alle angarie ed ai soprusi, che, insopportabili, +di vostro comando si praticano loro incessantemente. Le taglie imposte +superano d'assai i prodotti delle loro terre: il commercio che quando +Amalfi si reggeva a repubblica esercitava su tutte le città di Europa, +per le vostre vessazioni è stato annullato: gli _aldi_, gli +_arimanni_, le maestranze, e tutte le altre condizioni di uomini, +liberi negli altri paesi, sono tornati schiavi in questa povera +contrada. In una parola, monsignore, la vostra mano esorbitante pesa +su quegl'infelici che a Roberto Guiscardo si volsero per supplicarvi +di grazia. + +--Mai no! per la santa messa di Pasqua che ci deve comunicare, mai no, +sclama irritato il principe di Salerno, il quale, a misura che +l'oratore parlava, si andava corrucciando nel volto e digrignava dei +denti ferocemente. Hanno forse dimenticato quei traditori che +assassinarono nostro padre sulla spiaggia deserta del mare come un +miserabile pirata? + +--Non l'hanno dimenticato, monsignore: ma forse appunto perchè troppo +lo ricordano, vi si accomandano di non ridurli a disperazione. + +--Ah! monsignor di Bovino, sogghignando sclama Gisulfo, e' ci +minacciano dunque ancora, non è vero? ed il nostro grazioso cognato li +spalleggia? Non è questo che siete venuto qui ad annunziarci, +monsignore? + +--Messer principe, il duca Roberto è incapace delle fellonie che voi +sospettate. Egli ha mandato noi a papa Alessandro perchè lo +pregassimo, onde con la sua autorità e benevolenza ottenere dal vostro +valore pietà per li disgraziati. Questa e non altra è stata la nostra +ambasciata. Quindi aspettiamo da voi risposta, perchè il pontefice si +avvisò meglio dirigerci a voi stesso come ad uomo generoso e gentile. + +--Sta bene, monsignor di Bovino, risoluto risponde Gisulfo, e la +nostra risposta fia questa: agli Amalfitani saranno duplicati censi, +livelli, foderi e decime, che di anno in anno troveremo ancora modo di +augumentare; e' saranno spogliati della marineria, e tutti ridotti a +servi di gleba. A Roberto Guiscardo poi direte, che Areco e Santa +Eufemia, da lui usurpate, da questo momento rientrano nel nostro +dominio, e che la costa, da Salerno a Fico, appartiene a noi. Inoltre, +che noi rifiutiamo con disprezzo l'alleanza di un uomo che si fa +intercessore di assassini; che verremo in persona a dimandargli +ragione dell'affronto che con tal suo messaggio ci ha fatto. Al priore +di Lacedonia per ultimo direte, che gli daremo l'opulenta mercede +dalla sua traditrice pietà meritata. + +Il vescovo di Bovino stette un istante silenzioso a riflettere, +guardando in volto ben bene Gisulfo, girando lo sguardo intorno +sull'adunanza poi riprende: + +--Messer principe, veggo che voi siete sotto il dominio del demone +dell'iracondia; acquetatevi, ed acconsento di aspettare fino a domani +che ritragghiate la vostra risposta. + +--Arrogante prelato, scoppia allora Gisulfo; se voi non foste un uomo +di chiesa, vi avremmo di già insegnato con usura per qual modo un +cavaliere ritratta le sue parole. Aggiungiamo dunque di più; che noi +intendiamo gittare sul volto di lui, duca Roberto Guiscardo, questo +guanto di ferro, così come sul tuo volto lo gittiamo, vescovo di +Bovino. + +--Alto là in nome di Cristo, sclama il cancelliero del papa, +rattenendo il braccio del principe di Salerno, il quale abbrancava la +manopola per percuoterne il viso del vescovo. Principe Gisulfo, +ricordatevi che costui, comunque malvagio, è pastore della Chiesa; non +trascendete. I servitori di Dio non son soggetti che a Dio. + +Il vescovo di Bovino, che era rimasto immobile ad udire, atteggiò il +volto a lieve sorriso di scherno verso i due che tanto brutalmente +l'insultavano, poi disse: + +--Sia fatto il vostro volere, principe di Salerno. Noi recheremo le +parole vostre, così scortesi che ce le avete volute dire; ed innanzi a +questa nobile assemblea di baroni, prendendo a testimoni Cristo, la +Madonna di Lacedonia ed il barone san Tomaso di Bovino, facciamo +sacramento, che, a contare da oggi a sei mesi, vi avremo dimandato +conto dell'oltraggio, sotto la vostra medesima città di Salerno. + +--Amen, spavalduccio prelato, acerbamente ghignando risponde Gisulfo. +E perchè in qualche modo potessimo pure mostrarvi come ci tornano +graditi i vostri giuramenti, osiamo offrirvi il dono di questa catena +di oro e di gemme, che ci ha servito di monile nel dì delle nozze del +vostro padrone con la sfortunata nostra sorella Sigelgaita. + +--Mille mercè monsignore, soggiunge fieramente il vescovo. Non ci +occorrono doni perchè ci ricordassimo di voi. Noi quindi non +accettiamo da voi cosa alcuna, sibbene vi dimandiamo ciò che senza +macchia di vigliacco non potreste rifiutarci, perchè ci appartiene--la +vostra manopola. + +--Ah! ah! per farne che uso, monsignor di Bovino? + +--Per attaccarcela all'elmo, ser principe, e constringervi a venircela +a dimandare la prima volta che sotto le mura di Salerno ci +incontreremo. + +--Per il santo sepolcro! monsignore, voi ci tornate ben singolare, +scoppia Gisulfo. Ma sia fatto il vostro piacere. Non sarà mai detto +che noi ci fossimo mostrati taccagni ad alcuno che di morire per +nostra mano dimandò. Vi raccomandiamo però, monsignore, di farvi una +bella confessione delle vostre peccata quel dì che avrete la sventura +d'incontrarvi con noi. + +--Va bene, messere: la morte e la vita sono in mano di Dio. + +E sì dicendo toglieva il guanto di mano al principe di Salerno, ed +usciva con non minore solennità di quella con che era entrato nella +sala del Capitolo. Allora il cancelliero si volge ai baroni e dice: + +--Ai voti, baroni, e ricordatevi bene, che Iddio giudica il vostro +giudizio. + +--Ai voti sia pure, esclama il principe di Salerno, mettendo pel primo +a vista di tutti la sua tessera nera nell'urna ». Però, venga qual +vuolsi il vostro giudizio, baroni, noi abbiamo dichiarata la guerra a +questo pirata normanno ed a questo assassino priore, e speriamo, col +soccorso di Dio e di s. Michele Arcangelo del Gargano, vendicare la +Chiesa e gli sfortunati tutti che al pari di noi furono oltraggiati da +costoro. + +I baroni intanto l'un dopo l'altro si accostavano all'urna, situata +d'innanzi al cancelliero, per gittarvi il loro parere. Allora, quello +stesso che aveva recata la pergamena a leggere all'abate di Cluny, +avvicinandosi al tavolo, e mettendo nell'urna bianco dado, susurra +all'orecchio del cancelliero: + +--Ildebrando, salvali! + +A queste parole, al suon di quella voce, all'accento commosso, alla +mano tremante come un serpente se gli si fosse avventato al sembiante, +il cancelliero dà un salto sul suo seggio e si alza gridando: + +--Sacrilegio, baroni, sacrilegio: una donna è in mezzo di noi. + +E nel tempo stesso, strappando, senza nulla considerare, il cappuccio +che ascondeva la testa del frate, scovre giovane donna, cui +somigliante niun pittore aveva saputo mai fino allora idear una +madonna. I baroni, che intorno a lei avevano fatto cerchio, al vedere +così angelica creatura stupefatti traggono indietro, e l'abate di +Cluny sclama maravigliato: + +--Alberada! la ripudiata consorte di Guiscardo! + +Ildebrando, che con le pupille spalancate ed immobili era restato a +guardarla, quasi avesse voluto in quello sguardo racchiuderla, +serrarla come la mano del catalettico serra piccolo disco, divorarla +con avidità di belva concitata, incenerirla, alla parola di _consorte_ +si cangia in un istante, e con la mutabilità d'istrione, assidendosi, +con un sorriso mefistofelico e ghiacciato soggiunge: + +--La concubina del priore di Lacedonia, baroni, la concubina. + +Alberada a quell'insulto si raddrizza a sua volta sulla persona, +percuote il suolo del piede, e saettandolo di uno sguardo pieno di +collera e di disprezzo, alteramente risponde: + +--La moglie, messer cancelliero, la moglie. + + + + +LIBRO SECONDO + +L'INCAMICIATA + + + + +I. + + Nil mihi de fatis thalami. Superisque relictum est, + Magne, queri nostros non rumpit funus amores. + LUCANI, lib. V. + + +Due cavalieri, sul cadere di una sera di estate, cavalcavano lungo la +difficile spiaggia di Salerno, e propriamente per quel dirupato sito +che la divide dalle montagne di Amalfi e di Sorrento. Onde godere del +piacevole fresco del mare, avevano appesi alla sella gli elmi, e la +testa coprivano di quei berretti che allora si dicevano _mortai_. +Vestivano giacchi di maglia, serravano al fianco la spada ed il +pugnale. E' sembravano intesi a premuroso favellare, da poichè di +tanto in tanto il cavaliere che precedeva nella angusta callaia faceva +sostare il cavallo, e volgendo la faccia all'altro restava ad udire. +Spesso però si fermavano entrambi per dar ordini alle scolte, che +vigilavano alla custodia degli alloggiamenti militari, stesi a foggia +di semicerchio intorno Salerno, o a guardare il naviglio dalla +bandiera amalfitana che ancorava nella perigliosa rada. Di tal che il +loro andare era lento anzi che no, tra perchè favellavano e +speculavano il campo, tra perchè la stradicciuola, praticata per +mantenere la comunicazione tra le truppe sul dorso della brulla +montagna che domina Salerno, era aspra ed ingombra di ciottoli. Da su +quei gioghi però bello era contemplare questa città, la quale, a +cavaliero di una cima di roccia dirupata, quasi nido d'aquila, aveva +castello di gotica architettura, sul cui merlato scintillavano i ferri +delle lance delle sentinelle, e tutti ricinti di mura merlate erano +anche que' gioghi, popolati da soldati che a lento e misurato passo vi +passeggiavano. Dalla città non partiva rumore nè fumo. Non si +distingueva alcuno per quelle case aggruppate le une alle altre come +alveoli di arnia, triste, nericce, squallide. Sembrava grande +sepolcreto. Ben altrimenti intanto poteva giudicarsi di coloro, che +novella città di tende le avevano rizzata intorno, scintillanti di +vivi colori--le tende appunto che appartenute avevano, non era guari, +ai Saracini di Sicilia. Quel popolo di soldati brioso si recava da un +padiglione ad un altro, e dai padiglioni alle galee che si cullavano +voluttuosamente sul mare tranquillo. Canzoni guerresche, rumori di +armadure, nitriti di cavalli, un movimento, una vita, una gioia, quasi +quivi non fossero convenuti per osteggiare la città e quindi dare e +ricevere la morte, ma per tornar bello un corteggio di principessa che +andava a marito. Questo insomma era il campo di Roberto Guiscardo, il +quale assediava il principe Gisulfo II, suo cognato, constretto a +ricoverarsi tra le mura della città. I due cavalieri cavalcavano +adagio, considerando, nel tempo stesso che discorrevano, da qual punto +si potesse assaltare la piazza, quale fosse il lato meno difeso; +avendo per fermo che, a lungo andare, non fosse stato che della fame, +la pazienza dei cittadini si sarebbe stancata--posto ancora che agli +urti replicati e testardi degli assalitori avessero saputo resistere. +Per lo che esaminavano le baliste; i mangani da rovinare la città con +un diluvio di pietre, le torri mobili per avvicinarsi alle mura e +pugnare di fronte a fronte: comandavano vigilanza e coraggio a quei +prodi normanni, i quali non sentivano meno il pungolo della gloria che +quello della preda doviziosa loro promessa dal sacco di Salerno. Si +apparecchiava pel domani novello assalto. + +La sera era splendida. Il tramonto cangiava il sottile vapore, che +impregnava l'aria, in una polvere di oro. Le montagne di Amalfi si +disegnavano a sinistra, a tinte violette e frangiavano l'orizzonte. Il +mare che si confondeva con l'infinito del cielo era calmo e voluttoso, +come il seno di una fanciulla che non abbia ancora palpitato di amore. +Non uno spiro di vento. Non uno di quei susurri arcani della natura +vergine. Le ultime allodole che fendevano il cielo si ritiravano. La +campagna di Salerno si dileguava, grigia più che verde, sotto il +progressivo invadere delle ombre. Le prime stelle nel cielo, le prime +lucciole sulla terra cominciavano a corruscare. Solo un ronzio +d'insetti invisibili animava gli ultimi aneliti della vita del dì. +Soave, irresistibile languore s'insinuava nel corpo; l'anima +s'innalzava nel vago, negli spazi illimitati di Dio. Un cristiano +avrebbe creduto, un poeta vaneggiato, una donna avrebbe soccombuto a +qualunque parola di amore, un uomo avrebbe perdonato.... I due +viaggiatori non si accorgevano di nulla. + +--Tutto va bene, diceva uno dei cavalieri; vedremo se questi marrani +di Longobardi sapranno sostenere ancora le picchiate di domani, chè in +fede mia, Guiberto, ti prometto io, vorranno riuscire belle e sonore. +Già quei di dentro sono disperati, ed il martello della fame li +travaglia, così che faranno i diavoli e peggio. Questi nostri, che +sono inaspriti dalla lunga resistenza e spasimano cacciare le unghie +nei tesori del nostro bel cognato, non si terranno le mani alla +cintola, e la chirintana vorrà tornar graziosa. Staremo a vedere, per +ora non posso dichiararmi scontento. + +--Ma! non dirà altrettanto madonna Sigelgaita, messer duca, rispondeva +l'altro cavaliere. Alla fin fine, il principe Gisulfo le è fratello, e +questi disgraziati di Longobardi sono della sua nazione. + +--Bah! tutto sta che Sigelgaita senta i primi squilli delle chiarine, +e veda che si cominciano a menare le mani davvero con la grazia di +Dio; chè poi il suo demonio tutelare s'incarica del resto. Se l'avessi +veduta, Guiberto, alla presa di Palermo! Giuro pel santo sepolcro che +saresti dato in dietro della paura. Sicuro che uccise di sua mano +meglio di cento Saracini. + +--Qual differenza da quell'altra! sclama fra sè Guiberto, quasi +meditasse le parole del duca Guiscardo, perocchè desso appunto era il +cavaliere che precedeva. Alberada non reggeva alla vista del sangue. +Eppure l'avevano allevata dentro il pavese di suo padre, in mezzo ai +soldati. + +--A proposito, ser priore, dimanda Roberto; si ha novella alcuna di +lei? Te l'han dunque menata via compiutamente? + +--Voi mi toccate una piaga cruenta, monsignore. + +--Sai che più ci penso e più mi persuado che quel mastro Ildebrando +debb'essere un birbante bello e pulito! + +--E ben altro ancora, monsignore. Quell'uomo lo conosco sol io--e voi +pure, Roberto, se vorreste un po' rammentare perchè motivo ripudiaste +Alberada, potreste congetturarne alcuna cosa. + +--Non andiamo rimuginando nel passato, priore. Ti basti avermi tolto +in pace che la fosse stata accolta da te, una donna cui io aveva +discacciata, e non te ne dimandassi ragione di maniera qualunque. + +--Con la vostra sopportazione, messer duca, avreste avuto gran torto. +Dopo la fatale storia di quello sventato dell'abate di Cluny, voi +mandaste via Alberada, pizzicato da gelosia. Vi apponeste, Roberto. +Gli è vero che nell'anima mia io aveva amata Alberada; ma Iddio +stesso, neppure Iddio sapeva di quel segreto. Alberada aveva l'anima +immacolata di tutt'altro affetto che non fosse stato il vostro. Per +modo che, monsignore, voi potreste giurare che giammai donna vi ha +amato, e vi amerà più fortemente e con verecondia maggiore di quella +giovane. Se l'aveste udita a singhiozzare.... + +--Baie! piangeva di dispetto. + +--Mai no, monsignore, piangeva d'amore; chè, la Dio mercè, io so bene +distinguere il grano dalla saggina. Se non vi avesse amato, l'avreste +udita prorompere in lamenti ed ingiurie, quando a mensa, in presenza +della sua rivale, le furono gittate sul volto le vostre seconde nozze +con sì poco garbo e carità che n'ebbe a stringere a tutti il cuore del +dolore e della sorpresa. Ed ella non disse altro motto, che: Iddio vi +perdoni, messer duca! Poi baciò sulla fronte il figliuolo Boemondo, il +quale svenuto le cadde ai piedi, e lasciò il castello sul fatto, senza +togliere una pezzuola, senza fermarsi un momento. + +--L'è vero! sclama Roberto abbuiato. + +--E vi ricorderete, continuò Guiberto, con qual rassegnato contegno, +uscendo dal castello di Melfi, rifiutasse le profferte di vendetta che +il suo paggio Baccelardo le presentò. A piedi, digiuna, per notte +orribile, in mezzo a fitto uragano, attraversò gioghi e campi, e +giacque sfinita di stento e di paura innanzi la porta di tristo +abituro; perocchè tutti, a timore di voi, monsignore, le rifiutavano +asilo, quasi fosse stata tocca dal gavocciolo. + +--Tutti--meno che voi, pietoso priore. + +--Vi domando mercè, monsignore. Ella si riparò fra le mura del +chiostro di Grotta Minarda. E solamente là, come sapete, io la rividi +quando saccheggiai la badia, ed usai alle monache il giuoco di farle +sorprendere dai diavoli. La strappai dalle grinfe dei soldati che +l'avevano adunghiata, e come la più vezzosa se la disputavano a colpi +di daga. La posi sulla groppa del mio cavallo, e la condussi al +priorato di Lacedonia. Quivi la sposai in tutta regola. Ma non saprei +dirvi quanto mi avessi da penare per indurla a nozze novelle, e quale +resistenza la mi opponesse. Mi penso perciò, monsignore, che non vi +debba dolere di alcun modo se me l'abbia tolta a moglie. Niuno +oltraggio soffrì mai la donna che sposa fu prima di voi. Poi, se io +non sono mica duca non sono neppure un paltoniere. + +--Sta bene, te ne rendo anzi mercè, sclama Roberto pensoso, se vero +gli è pure che quella donna mi abbia amato mai. Non veggo però che tu +ne abbia fatto assai buon governo, e che molto ti stesse a cuore il +decoro di una donna che era, è d'uopo lo confessi, anche a me stata +carissima, e forse.... + +Roberto Guiscardo gittò un sospiro e si arrestò a mezza frase. +Guiberto soggiunse: + +--Ed anche in questo, col vostro permesso, monsignore, voi prendete +fallo. Come ebbi inteso della venuta di Alessandro e del suo +cancelliero a Montecasino, compresi di leggeri che tanto contro di voi +come contro di me non si sarebbe mancato portare solenni accuse. + +--Non occorreva essere Isaia per profetarlo. + +--Nè santo per affliggersene. Ma se io, a vero dire, non dormo meno +tranquillamente sotto le censure della Chiesa, i miei vassalli non la +pensano come i vostri, Roberto. Così che mi misi alquanto in angustie, +e confessai ad Alberada le mie dubbiezze. Ella, che voi sapete quanto +sia generosa, si offerse rappattumar tutto col papa, meglio col suo +cancelliero Ildebrando. Dell'animo di costui ella aveva capito alcun +poco là a Cariati, in quella trista nostra dimora. E forse non solo me +ella pensava in quel suo proponimento, monsignore, ma altresì voi, voi +che parimenti avevate brighe col pontefice. + +--Bah! sclama Roberto levando le spalle. Si direbbe, glorioso priore, +che tu vorresti regalarmi dei rimorsi. + +--Eh! perchè no? i rimorsi sono anch'essi una voluttà per le anime +malate e angosciate. + +--Allora conservali per uso tuo, susurra Roberto sforzandosi a +comporre il viso a gaiezza. + +Il priore continua: + +--Partimmo dunque divisati da frati. Ella era risoluta dimandare un +abboccamento ad Ildebrando fuori del chiostro, sapendo quanto e' fosse +sollecito delle regolarità claustrali. Quel disgraziato di Baccelardo +aveva guastato tutto. Ildebrando, onde destare dal torpore il pigro +Alessandro II, aveva indotto il giovane andarlo a vilipendere di +vigliaccheria proprio nel baciamano, e trascinarlo a mezzi di violenza +contro di entrambi noi. + +--Costui l'avrò dunque sempre tra i piedi, sclama torvo Guiscardo, +digrignando i denti, quasi parlasse fra sè. + +Guiberto continuò senza far vista di porgli mente: + +--Nè messer Ildebrando fece i conti falliti, come sapete. Io che +appostava a San Germano seppi di quello sproposito di _placito_, e +scrissi la mia difesa. Del fatto vostro voi già stavate sicuro, sia +che non tanto mastro Ildebrando vi aveva sul liuto come me, sia che vi +difendeva il principe Gisulfo. Alberada quindi ebbe a presentarsi al +_placito_ e far leggere il foglio da me diretto al pontefice. + +--Chi le avrebbe creduto tant'animo! mormora Roberto, sempre sopra +pensiero. + +--L'è vero. Però, voi sapete che succedesse colà, e come sotto +pretesto di avere violate le leggi del chiostro ella fosse menata a +Roma da Ildebrando per essere giudicata. + +--Prete sciagurato! + +--Chi sa se solamente sciagurato! riprende Guiberto sospirando. Ma la +vendetta mi sta scritta nel cuore, monsignore; e voglia Iddio +condannarmi a finire i miei giorni in un lebbrosaio, se non la torrò +tale che se ne abbia a menar rumore per tutta Italia. Aspetto solo che +ci sbarazziamo da questi ostinati di Longobardi, che poi andrò io a +Roma, e in un modo qualunque farò visita a mastro Ildebrando. + +--E niuna novella ve n'è arrivata da poi? dimanda Roberto dopo essere +restato alcun tempo concentrato. Spero in Dio che non le abbiano fatto +vitupero; dappoichè se così fosse, Guiberto, ti giuro per la mia santa +corona di duca.... + +--Che sperate tramutare in quella di re. + +--Taci. Ebbene, ti giuro in somma, che neppur io me ne starei +indifferente, e l'insulto di una donna normanna sarebbe pagato a peso +di sangue. + +--Io non so, monsignore, se l'abbiano ingiuriata; solamente vengo +assicurato di fermo da quello scimione di Laidulfo, non ha guari +tornato di Roma, di avere inteso dire che l'avevan messa a languire +nelle prigioni di qualche castello o monistero di là. + +--Cosa è quell'aggrupparsi di soldati che corono, lì, verso borea? + +--Qualche torneatrice che balla sulla corda, o qualche frate che +predica il giudizio finale. + +--No, non mi pare. Si affollano di troppa pressa, e tornano addietro +troppo malvogliosi. Andate a vedete, Guiberto, e venitemi a +raggiungere alle tende dove mi reco. + +--Non è d'uopo che vada io, perocchè già un centurione trae alla +nostra volta. E veggo... + +--Due frati in un bel gruppo di lancieri con le picche calate. Che mai +sarà? + +--Io l'indovino, dice Guiberto, quei di dentro han cominciato a sentir +troppo caldo dalla nostra vicinanza ed han dimandato soccorso. + +--Eh! non può darsi. Io conosco la tempra ostinata di Gisulfo, e +quanto superbo ei sia. Ho per sicuro che alcun altro vorrà venirci a +guastare il giuoco ed a cacciare il suo cucchiaio nella nostra +pentola, come fecero le dannate memorie di Nicolò II e Leone IX per le +faccende di Puglia. Sta a vedere se la cosa non sia così. Qui ci +menano due frati. + +--Ebbene, centurione? dimanda Guiberto al soldato che loro si +approssimava. + +E quegli facendo cenno di saluto ai due cavalieri, si volge a Roberto +Guiscardo e risponde: + +--Monsignore, papa Gregorio VII manda due legati che dimandano tosto +essere ammessi alla vostra presenza. Che dobbiamo fare di costoro? + +--Frustateli, mormora il priore alzando le spalle e spingendo il +cavallo per ritornare alle tende del duca. + +Ma Roberto resta un tratto a pensare, poi ordina: + +--Guidateli al nostro maestro di palazzo, monsignor di Bovino, che +egli li provveda di alloggiamento per questa notte, e che dimani sieno +presentati al nostro padiglione. + +Ciò detto sprona il cavallo e raggiunge il priore che di male umore +era partito. + + + + +II. + + MAN. Dunque i nemici + Braman la pace? + + PUB. A Regolo han commesso + D'ottenerla da voi. Se nulla ottiene, + A pagar col suo sangue + Il rifiuto di Roma egli a Cartago + È costretto tornar. Giurollo. + METASTASIO. + + +Trasportiamoci ora per un momento a Roma. + +L'abate di Cluny, preceduto dal castellano e seguito da un uomo +ravviluppato in bianco mantello, attraversarono parecchie sale della +Tomba di Adriano, o Castel Sant'Angelo, come dal XII secolo si +addimandò, fino a che non giunsero ad un appartamento all'angolo +settentrionale di esso. Quivi, innanzi ad una porta centinata, il +castellano si volge all'abate e dice: + +--Ella è qui. + +--Sta bene, risponde l'abate; aprite, ed attendete di fuori. + +Il castellano obbedisce. Allora l'uomo avvolto nel mantello passa +innanzi, entra, e si richiude l'uscio alle spalle. + +Il castellano, che era restato a guardare, gitta un sospiro ed +esclama: + +--Senza neppure confessarla! + +--Non paventate, bravo vecchio, risponde l'abate, se avrà giudizio non +le sarà fatto alcun male, io credo; perchè negli occhi vi ha una +mutazione _secundum esse_ spirituale, come dice quel santo padre di +Aristotile, e gli occhi di lei... + +--Spero in Dio che così avvenga, lo interrompe il castellano; mi ci +era affezionato, e mi porti il diavolo se non l'amava come figliuola. +La si mostrava sì buona, sì dolce che neppure i martiri, Dio mi +perdoni! io penso fossero stati più rassegnati. + +L'abate non risponde e resta del capo appoggiato al muro a +meditare.... Sa il cielo cosa meditasse l'abate di Cluny, perchè da +tutti allora veniva riputato mago, a causa della indefinibile sua +sapienza nei misteri dalla filosofia greca e dei rabini ebrei. Eppure +oggi l'abate di Cluny è uno dei santi meglio constituiti del cielo! +Come la sapevan lunga quegli uomini dei tempi di mezzo! + +L'altro intanto, appena ebbe chiusa la porta, si svolse dal mantello e +penetrò nelle stanze riposte. + +Quel piccolo appartamento era addobbato col maggior lusso che allora +si conoscesse. Vi era un salotto, col soppalco a legno intagliato e le +mura coperte di cordovano a rosoni d'oro. Vi era un tavolo di frassino +incrostato di avorio e di laminuzze di argento niellato, e grossi +sgabelli di noce intagliati a sfingi, girigori e lacci aggroppati. Vi +erano infine guastade di fiori ed una giga. Fra queste ed altre +minuterie femminili però dominavano, appesi a' zoccoli e su pei +tavoli, ogni maniera di attrezzi da guerra, lucenti, ricchi, ed in +parecchi luoghi rintuzzati, sì che attestavano non avere appartenuto a +poltrone. Più dentro poi, un letto coverto di un cielo di dommaschi +paglini con grosse nappe che ne fermavano le bandinelle alle colonne +attortigliate di noce brunito, un inginochiatoio con un libro di ore +brutalmente alluminato, aperto, ed uno stipo capriccioso di forma, +intarsiato di tasso a figure mostruose e fiori, su di cui una lamina +di ossidiana forbita onde servire da specchio, e pettini, e +calamistri, e vai, e fiori, ed un pugnaletto sottile come grosso +spillo, e delle fiale che potevano contenere forse della nanfa, più +probabilmente veleni. Presso ad una finestra infine sedeva giovane +donna, neglettamente e semplicemente vestita tutta di bruno, ed +assorta a contemplare il cielo così profondamente, che non si avvide +dell'uomo penetrato di sì poca cerimonia nel suo santuario. Il qual +santuario era, bello e buono, l'appartamento del castellano a lei per +cortese affetto o per compassione ceduto. Il nuovo venuto gira +lentissimamente intorno lo sguardo, poi aggronda e dice: + +--Quante morbidezze! + +A quella voce la donna si volge, gitta forte un grido, e retrocedendo +fino al davanzale e tutta rannicchiandosi nella persona, convulsa e +tremante sclama: + +--Ildebrando! + +All'esclamazione di entrambi succede un momento di silenzio. +Finalmente l'uomo soggiunse: + +--Per lo appunto, Ildebrando. Vi fo forse paura, Alberada? + +--Paura no, mormora colei levandosi ritta, riprendendo con uno sforzo +di volontà tutta la sua dignità e spezzando il fascino, donde in sulle +prime il rossigno sguardo di quell'uomo l'aveva avvinta. Paura no, +ribrezzo. + +--Ah! e per qual ragione, madonna? Imperocchè, da quanto io mi sappia, +giammai scortesia avete ricevuto da me. + +--Sarà vero, messere, rispose ingenuamente colei, ma io veggo nella +vostra persona qualche cosa di sinistro, ed ogni qual volta mi sono +abbattuta in voi, sempre sventura novella mi colpì. Voi siete il +demonio attaccato ai passi miei. + +--Ah! siete dunque anche eretica, Alberada, per credere l'uomo +subordinato a due geni come i Manichei. Male, male, figliuola mia. + +--Insomma, messere, usatemi la cortesia di dirmi cosa cercate da me. +Voi, per fermo, non venite che per annunziarmi la morte. V'incontrai +nel castello di mio padre a Cariati, e scene di sangue lo funestarono. +V'incontrai nel castello di mio marito a Melfi, e da lui fui +ripudiata. V'incontrai a Montecasino, ed ecco che mi avete rilegata in +una tomba, disgiunta dall'universo, priva di libertà. Sollecitatevi, +profferite la sentenza che avete fatta decretare da Alessandro II; a +me sarà sollievo maggiore la morte anzi che questa spasmodica +prigionia. + +--Tanto presto volete morire, Alberada? susurra Ildebrando con accento +tristo e sospirando. Se la vita è un tribolo per voi, ricordatevi che +ogni tribolo ha pure le sue rose, ogni notte le sue stelle. Ma +mettiamo da banda ciò, e statemi bene ad udire, chè d'uopo ne avete +assai. + +--Sia. Tenetevi dunque lontano da me, e favellate. + +--Io vi fo raccapriccio, Alberada? Ebbene ascoltatemi. Io voglio +sollevare per un istante un velo che solo un uomo sollevò altra volta +sotto suggello di confessione. Ma queste sono le ultime parole che +l'uomo vecchio rivelano in me, sono gli ultimi aneliti che ricordano +Ildebrando, la pagina estrema di un racconto che dovrà essere +dimenticato, che i posteri dovranno ignorare. Qui finisce la storia +dell'uomo, per cominciare quella del santo. Non resistermi, Alberada. +Questo è l'ultimo tentativo di ravvivare una fiaccola già estinta. + +--Vi ascolto, signore, mormora Alberada con voce tremante, vi ascolto +bene, ma non v'intendo. Solamente mi accorgo che voi, per solito avaro +di parole e cupo più delle prigioni di questa Tomba, siete dominato da +delirio. + +--Chi beve il vino s'inebria, chi si caccia nel fuoco si brucia. +Questo delirio desta in me la vostra presenza. Voi mi fate rivivere a +memorie, che il dì 25 marzo 1073 seppellii con Ildebrando. Sappi +dunque, Alberada, che io ti ho amata, come giammai donna in terra si +potè amare di veemenza maggiore. + +--Oh! non mi era dunque ingannata io! + +--Che? mi avevi forse penetrato tu? Avevi tu forse letto nell'anima +mia una passione colpevole, un sacrilegio che tante notti insonni mi +ha fatto trascorrere combattuto dalla volontà e dall'istinto? Dì, +favella per amore di Dio, dimmi se nulla mai ne palesasti ad altro +uomo, se il tuo sospetto fu anche sospetto d'altrui, se v'ha sulla +terra altro essere umano, fuori del mio confessore e di te, che sia +consapevole di tanta mia debolezza? Parla dunque, hai rivelato mai a +vivente che Ildebrando ti abbia amato? + +--No, perchè io mi credetti insozzata di codesto vostro amore, io, +fidanzata di Roberto Guiscardo e figlia dei barone Giselberto +Squassapostierle. Quella sera che, sul merlato delle torri di Cariati, +credevate favellarmi dei perigli delle passioni inavvedute, quella +sera, nel caldo del discorrere, il delirio vi dominò come adesso, e mi +svelaste che mi amavate. + +--E tu? tu rivelasti a... a quel demonio di mio fratello il segreto +fatale? + +--No, messere, perchè io non favello delle cose che mi tornano ad +onta. + +--Dio sia lodato! la mia debolezza morrà qui, sclama Ildebrando +gittando un sospiro e lasciandosi cadere sur una sedia. + +--Morrà qui con me! Non è questo che volevate dirmi, Ildebrando? + +--Ah! mormora costui meditando la trista interpretazione che Alberada +aveva data alle sue parole. Con te, dici? Ebbene, sì: può avvenire +anche ciò, Alberada, e puoi anche essere libera, se alla mia volontà +sarai pieghevole. Perocchè io ho fatto sacramento innanzi la persona +di Cristo, che, da oggi in poi, non vi sarà altra volontà sulla terra +che la mia. + +--Audace giuramento, interrompe Alberada. + +--Che sarà audacemente mantenuto, continua Ildebrando. Sì, Alberada, +io ti ho amata, e quanta sciagura da questa passione mi fosse tornata, +io dirti non potrei senza farti tutta raccapricciare novellamente. Io +non aveva amato alcuno. Io non aveva conosciuta mia madre, che +pochissimo, mio padre poco ancora ed aspro. Io insomma, mi era veduto +isolato nei chiostri fanciullo. Io aveva udito predicarmi tutto dì, +sotto pena di peccato, di segregarmi dal mondo e dalle sue passioni; +avevo dovuto interdirmi ogni affetto tenero, ogni moto di sensibilità. +Io avevo dovuto in ogni essere a me somigliante considerare un nemico +che studiava trascinarmi all'inferno, in ogni desiderio un peccato. +Sulla terra io non doveva vedere che me, e fuori di me Iddio. Ora, a +Dio la fantasia indocile ed irritata dalle meditazioni cercava dare +un'esistenza, una forma--e sempre gli dava quella di una donna! Così, +una figura svelta, bianca, diafana, l'occhio azzurro soavissimo, la +persona gentile, aereggiante in un velo di pudore e di candidezza, una +forma come era la tua, Alberada, come eri tu nel castello del padre +tuo. Ah! che la effigie più degna di rappresentare Iddio è quella +della donna! + +--E voi siete prete e cardinale? + +--Io sono uomo, Alberada; Dio mi fe' uomo. E questa imagine ostinata +della donna mi veniva sempre avanti nelle meditazioni, m'isprava nelle +preghiere, mi apriva il cielo, m'indorava di luce la vita, mi +travagliava nei sogni. Questa figura trovai in te; e ti amai, e mi +lasciai trascinare interiormente a quel precipizio come chi è preso +dalla vertigine. Seppi però dominarmi, o almeno il credetti, poichè tu +mi dici che il segreto periglioso mi scappò pure dalle labbra. Ora non +se ne parli più. Fu un momento d'aberrazione che con molte lagrime ho +pianto poi; fu una colpa che di pena terribile ho pagata. Non se ne +parli più, e guai, Alberada, guai a te, guai a colui cui questo tristo +segreto fosse svelato. Io vivo oramai nell'avvenire: il passato mi fa +orrore. + +--Se gli è questo tutto quel che richiedete da me, messere, la vostra +volontà sarà fatta. Codesta vostra passione non uscì mai dalla mia +bocca, nè uscirà, perciocchè, certo, io non ho di che vantarmene. + +--Forse che sì, forse troppo, riprende Ildebrando sollevando +fieramente la testa ed alzandosi. Ma io credo di essermi spiegato +abbastanza. Qui si snebbi dunque la frenesia che la tua vista ha in me +rinnovellata, e parliamo di altro. + +--Meglio così. + +--Sai tu, perchè mi rivedi in questo castello? + +--Se non è per venirvi a sollazzare delle sofferenze della vittima, o +a venirle ad intimare il supplizio, io non saprei perchè altro. + +--Per salvarti. + +Alberada si stringe nelle spalle, volge la testa verso il cielo che le +mandava un raggio di sole dall'abbaino, e non risponde. Ildebrando +continua. + +--Per rimandarti libera al priore di Lacedonia come messaggiera di +pace. + +--Mio Dio! + +--L'ami tu dunque colui? + +--È mio marito, checchè voi ne pensiate in contrario. + +--Taci, non dirlo, grida Ildebrando di voce convulsa digridando. Per +Gesù, codeste tue parole mi fanno male al cuore, ed io non so se +giungo a dominarmi. Ascoltami bene, Alberada, e rammenta che il papa +con una mano rimesta in cielo, con l'altra stringe la terra nel pugno, +e può scuoterla, riempirla di sangue, desolarla dove al suo volere non +pieghi, e che chi il papa tradisce, muore della morte dei traditori +dentro l'anno. + +» Orbene, continua Ildebrando, tu dunque devi recarti al priore di +Lacedonia. Se Ildebrando l'odiava, il papa gli ha perdonato e seco +vuole riconciliarsi. Egli ti aveva mandata a me a Montecasino, +confidando nella tua mediazione, perchè lo salvassi. Mal non si +appose, perchè io col tuo mezzo, e col tuo mezzo solamente, voglio e +posso salvarlo. Che fiducioso torni a me. Non chiedo neppure che mi +domandi perdono dappoichè già, per volere di Dio, lo perdonai. Egli +non avrà limite nel mio amore. È priore di Lacedonia per dono di +Enrico imperatore; per volere del papa sarà arcivescovo di Ravenna, +che adesso appunto quel bravo prelato è morto. + +--Ma il vescovado di Ravenna provvede pure l'imperatore. + +--Donna, figgiti bene nella mente che sulla terra non v'ha più oggimai +che un potere, e questo è quello del pontefice; che sulla terra non +v'ha più che un nome, e questo è quello del papa. Un altro ordine di +cose è cominciato. I vescovadi, i troni non esistono che nel pugno del +papa. Egli li dà, egli li toglie. Dirai adunque a quel priore che +lasci la scellerata vita che ha condotta finora, che abbandoni le +bandiere dell'Amalacita Guiscardo, e torni a me. + +--Ma.... interrompe Alberada. + +--Ascolta, continua Ildebrando. Ti manderò in oratore a Salerno con +l'abate di Cluny. Colà troverai destro abboccarti con Guiberto, perchè +metterò ordine al principe Gisulfo comprare la pace a qualsiasi +condizione, così Guiberto non mancherà neppure ai patti del duca di +Puglia e di Calabria. Io non voglio che sia disonorato colui cui penso +fare mio ornamento. Tu dunque spiegherai tutte le seduzioni, tutto il +potere che egli in te riconosce e sente fatalmente, perchè Guiberto +ritorni a me. Con lui riederai anche tu, cui non preparo minori +dovizie di grandezze e di glorie. Io insomma non segno limite alle +vostre ambizioni, se nella mia carità e nella mia affezione riporrete +fiducia.... + +--E se si verificasse il contrario? + +--Ah! se si verificasse il contrario? mormora Ildebrando pensieroso. +Innanzi tutto, vuoi tu incaricarti della missione? + +--Innanzi tutto giuratemi, Ildebrando, che male alcuno non verrà a +Guiberto se aggiusterà fede alle mie parole. + +--Donna incredula! non ti basta la mia parola? + +--No, voglio il vostro giuramento. E, se debbo confessare il vero, +neppure su questo ho piena credenza. Dappoichè voi che avete facoltà +di mandare la gente all'inferno ed al paradiso secondo vi torna, +sapete come sciogliervi di un giuramento, se vi piacesse non +attenerlo. + +--Tu sei un'empia assolutamente. Le parole di Guiberto hanno +fruttificato in te. Ma, come tu vuoi, giuro che a Guiberto non verrà +male. + +--Giuro, giuro... di grazia, messere, per cui giurate voi? + +--Per i santi, per Gesù, per la Vergine, per tutto il paradiso. + +Alberada conserva il silenzio come aspettasse altro e fissa gli occhi +su Ildebrando quasi col suo limpido sguardo cercasse penetrarlo +nell'anima. Ildebrando resta calmo e mutulo. Ed Alberada soggiunge: + +--Sta bene, adesso vi dico che assumo l'impresa, e che metterò ogni +mia sollecitudine perchè Guiberto si concili con voi e con la Chiesa. + +--Ciò non mi basta, riprende Ildebrando, mi è d'uopo che tu giuri +altresì sull'ostia consacrata il giorno di Pasqua, chiusa in questa +reliquia, che se Guiberto non ascolta le tue parole o non crede alle +mie promesse, tu tornerai a me; che se egli vorrà per forza ritenerti +tu gli sfuggirai; e che se non avrai mezzo a sfuggirgli, eleggerai +piuttosto darti morte, che mancare al giuramento di qui rivenire. + +Alberada rimane perplessa un momento, pensando la terribile promessa +che a lei si richiedeva, poi dimanda: + +--E tornando che cosa mi si riserba, messere? + +Ildebrando ristà un istante e risponde: + +--La morte. + +--Bene sta, sclama Alberada, purchè sia una morte sollecita, una morte +senza infamia e vereconda, io giuro. + +--Una morte sollecita, senza infamia, senza oltraggio. + +--Io giuro dunque, continua Alberada cadendo in ginocchio, giuro su +questa sant'ostia che chiude il corpo di Nostro Signore, giuro di +adoperarmi tutta per indurre la conciliazione tra voi ed il priore di +Lacedonia, o di ritornare qui se la mia commissione, per qualsiasi +evento, non riesca, o di non toccar cibo per trenta giorni, fuori +della comunione, se vorrà ritenermi per forza. E se spergiuro, possano +i demoni impossessarsi di me e menarmi senza posa pei quattro venti +della terra, come Malco che diede lo schiaffo al signor nostro Gesù +Cristo. + +--Amen, risponde Ildebrando tutto radiante di gioia, seguimi adesso. + +E sì dicendo si avvia, apre l'uscio senza curare di ravvilupparsi nel +mantello, ed esce. + +Il castellano, che stava fuori a guardare la porta, al vederlo +retrocede di un passo, ed abbassa gli occhi. Ildebrando gli ordina: + +--Al compiuto imbrunirsi della notte voi stesso, uomo misericordioso, +guiderete a palazzo questa donna avvolta in cappa di frate +benedettino. Imparate però ad interpretar meglio i nostri ordini per +l'avvenire, ed a compierli giusta la nostra intenzione. + +--Santo padre, _benedicite_; e mi porti il diavo.... perdono.... sarà +fatto il vostro volere. + +--Santo padre!! sclama Alberada sbalordita, e resta fisa ed immobile a +guardare Ildebrando, che seguíto dall'abate di Cluny si allontanava. + +Ildebrando era divenuto Gregorio VII. + + + + +III. + +ARISTOD. Or che n'è tempo + Assicuriamci e ragioniam di pace. + +LIS. E l'accettarla e il ricusarla a tutta + Tua scelta l'abbandono. + +ARIS. Udirne i patti + Pria d'ogni altro conviensi. + +LIS. Eccoli e brevi. + MONTI. + + +I legati dunque che papa Gregorio mandava a Roberto Guiscardo ed al +principe di Salerno erano Alberada, camuffata della cocolla di frate, +sì che pareva giovanissimo novizio, e l'abate Ugone di Cluny, entrambi +incaricati di missione diversa. Conciossiachè se Alberada ebbe quella +delicata di ricondurre il priore sotto le leggi della Chiesa ed a +riconciliamento con Ildebrando, Ugone una più difficile doveva +compierne, e nel tempo stesso segreta, per modo che la politica del +pontefice doveva sentirsi, non dichiararsi di qual si voglia maniera. +E per vero forse il solo abate di Cluny poteva condurre al fine +sperato quella bisogna non trovandosi alcuno meglio adatto di lui a +tal genere di pratiche nella corte del papa. Tuttavia questa e' si +aveva tolta a malincuore. Poichè aveva compreso bene l'animo ed i +disegni di Gregorio, avvegnachè questi non si fosse con lui aperto, e +non gli avesse ingiunti i suoi severi ordini che in laconici ed oscuri +detti, come soleva. + +Ugone abate di Cluny, poteva dirsi la più eccellente pasta d'uomo +quando arrivava a perder di vista le dottrine di Aristotile. Nei +filosofemi di costui egli aveva cercato addentrarsi, con una +perseveranza e con una pazienza da fare spavento, oggi che la più +astrusa sapienza si succhia da vasi _sparsi di soavi liquori_. +Compagnevole poi, motteggiatore, ilare, amico dei piaceri, si faceva +amare dalle donne, desiderare nelle brigate, dove con venustà +d'ingegno soleva raccontare aneddoti, miracoli, leggende di santi, +storie di paladini e di fate, ed avventure occorsegli pei molti suoi +viaggi. La sola macchia che poteva forse apporglisi era quel suo +pizzicare un tantino di gioliva comare, quel piccarsi di sapere per +minuto i fatti altrui. Ma tal difetto gli si menava buono volentieri, +quando e' ne contava delle così saporite a proposito dei pontefici e +dei principi che allora conducevano Europa. Ugone sapeva vivere bene +fra tutte le classi; trovava sempre alcuna cosa di piacevole a dire a +chiunque bazzicava con lui, passava volentieri sui peccatuzzi e sulle +debolezze di chicchesia, desideroso che alle sue scappatuccie si desse +pure passata. Non borioso della dignità di abate, nella quale +eguagliavasi ai più grossi baroni ed infeudava castelli e terre: coi +superiori lusingatore non servile, cogl'inferiori caritatevole e +blando. In una parola Ugone coglieva il buono ed il piacevole dei suoi +tempi difficili; alle tristizie non s'inchinava, ma non si ribellava +neppure, come quel severo uomo di Gregorio VII praticò. La regola +della condotta di lui chiudevasi in due parole: fare a suo modo, con +l'orpello dell'onore e del dovere: altrui tollerare. + +Questi era Ugone abate di Cluny, quando, uomo come gli altri uomini, +alla vita terrena intendeva ed alle bisogne di questo mondo. Ma una +volta sollevato nei bui circoli della metafisica di Aristotile, una +volta preso ed impaniato in quel sistema--e qualcuno osava +medesimamente dire che talora l'abate lo facesse a disegno per +sottrarsi a cose a lui poco grate--una volta tolto in visione allo +empireo dello Stagirita, Ugone si astraeva per segno che nè le +miserie, nè le gioie della terra lo toccavano più, addiventava apata, +inurbano, disadatto, perdeva ogni avvenenza di maniere, ogni +attitudine a maneggiare affari, ogni sentimento di cristiano e di +uomo. + +Fortunatamente questi parossismi di alienazione in lui non erano nè +lunghi, nè spessi. Egli aveva coscienza di quella malattia, chè +malattia bella e buona poteva addimandarsi tal feroce meditazione. Che +perciò ogni mezzo metteva in opera onde distorre la mente da +lucubrazioni scientifiche. Ed ecco perchè amava i piaceri, i più +delicati ed i più grossolani; usava le corti; accettava ambascerie; +cercava la compagnia delle dame; banchettava lautamente; impazziva +dietro a cacce ed a giullari; correva ai passi d'armi ed ai giudizi di +Dio, dotto mastro in decidere di colpi di daghe e di levate di falchi; +nutriva grossa corte di alani, smerigli, cantarini e destrieri. La +solerzia però che avvedutamente piaggiatrice e delicata adoperava +negli affari, faceva sì che poco e' si potesse ridurre al beato +soggiorno di Cluny, cui lo stizzoso s. Pier Damiano, in una sua +pistola (lib. VI, 4) chiama _orto di delizie fecondo di grazie diverse +in gigli e rose, compiuto campo del Signore, ubi velut acervus est +coelestium_. I principi ed i pontefici appellavano Ugone a compositore +dei loro negozi, lo spiccavano ad oratore per gl'interessi dei loro +Stati. Ed e' volentieri toglievasi dal sollazzevole soggiorno, e +viaggi sosteneva e disagi per rendere altrui servigio. Perocchè la +carità non ebbe ultima fra le molte sue virtù. + +Così che, come il vescovo di Bovino si condusse alla tenda dei legati +per guidarli al padiglione del duca Roberto, Ugone si volse ad +Alberada e le disse sotto voce: + +--Figliuola, noi abbiamo avuti dal santo pontefice ordini diversi; voi +quello di ricondurre al bene il priore Guiberto, io quello di metter +la pace fra i due principi. Pensate quindi a compiere la vostra parte, +chè io farò di sdebitarmi della mia. + +--Dio ci secondi, risponde Alberada. E l'abate uscì. + +Roberto Guiscardo già lo attendeva. Sotto magnifico padiglione di seta +di Persia e tela d'India, tolto all'emiro saracino nella conquista di +Sicilia, aveva fatto rizzare un trono coperto di velluto di Venezia +colore azzurro riccamente ornato. Su quel trono egli sedeva, vestito +del suo manto ducale, robone di colori diversi, lungo fino ai piedi, +soppannato di ermellino; in testa il berrettino traversalmente cinto +da zona d'oro, senza raggi, ornata di gemme--che era appunto la corona +di duca; l'anello al dito; la spada al fianco. Parte dei suoi dodici +conti, e dei suoi capitani, rifulgenti d'armi e la testa scoverta, +stavano in piedi nella tenda. A fianco al duca, sovra sgabello più +basso, sedeva Sigelgaita, cui nessuno distintivo di femmina avrebbe +contrassegnata, se non fosse stato dal bel giacco di maglia, intessuto +di anelletti di oro e di argento, che là, sul petto, le si arrotondava +di graziosa maniera, e dalle chiome inanellate che nudriva più lunghe +degli altri--quantunque le donne longobarde vergini usassero portare +intere le chiome e le tagliassero maritate. Ai piedi della sedia +ducale stava un paggetto di forse dodici anni, nei cui turchini +sguardi ben leggevasi quella scaltrezza prudente e vigorosa che in +tanta fama lo tornò poi, e tanto alto le levò. Questi era Boemondo, +più tardi principe d'Antiochia, figlio di Alberada e di Roberto. + +All'avvicinarsi dell'abate, Roberto gli fece grazioso saluto e lo +invitò a sedere. Ugone si recò a baciare la mano della duchessa, e +s'inchinò prima al duca poi ai baroni che così pomposa corte gli +componevano. Indi presentò la lettera del papa. E Roberto la prese +dalle mani di lui e la passò al vescovo di Bovino, il quale lesse a +voce alta e sonora: + +« Gregorio VII, Pontefice massimo, _servus servorum Dei_, a Roberto +Guiscardo duca di Puglia, Calabria e Sicilia salute ed apostolica +benedizione, se vorrà meritarsela. + +« Sappiate, signore e figliuolo, che abbiamo date nostre lettere +credenziali ad Ugone abate di Cluny, il quale ve le presenterà: e lo +abbiamo altresì investito di poteri quanti bastano perchè voi possiate +con lui trattare sovra tutte le cose che egli esporrà. E con ciò siate +sicuro che noi ci obblighiamo a tener per buono e valevole +qualsivoglia accordo verrà fatto tra voi, e che ci compiaceremo molto +se ai nostri consigli darete fede e compimento. Vi mandiamo intanto la +nostra apostolica benedizione, e vi esortiamo a rendervene sempre più +degno per l'avvenire ». + + Datum Romæ, sub annulo piscatoris, Postridie nonas iunii anni MLXXV. + +--Bene sta, ser abate, disse Roberto, vi riconosciamo per legato del +pontefice, ed investito di tutte facoltà di trattar con noi. Ma, se +Dio vi guarda, messere, noi non sappiamo di che cosa voi venghiate ad +interessarci per parte del santo pontefice. + +--Sono bene per dirvelo, messer duca, risponde Ugone, dove vogliate +usarmi la cortesia di ascoltare. + +--Favellate dunque, riprende Roberto, staremo attenti ad udirvi. + +--Eccomi, continua l'abbate. L'animo del pontefice è vivamente +commosso delle dissenzioni che spingono l'un contro l'altro il +principe Gisulfo II vostro cognato e vostra magnificenza. + +--Ah! gli è questo giusto il tribolo che molesta il santo padre? Me lo +aveva figurato di già. Tirate avanti. + +--Questo per lo appunto, messer duca, perchè Gregorio VII, come padre +e capo della cristianità, deve acerbamente soffrire che i figliuoli +della sua famiglia si accapiglino con sì poca carità e si uccidano +senza misericordia. + +--Ma il santo pontefice dovrebbe pure sapere....... + +--Con la vostra sopportazione, monsignore, egli sa tutto. Sa di quale +brutale maniera il principe Gisulfo accogliesse le vostre pratiche di +mediazione a pro degli Amalfitani a Montecassino; quale invereconda +risposta vi mandasse; come foste provocato alle ostilità senza motivo. +Il beato padre sa come voi con blandi modi più volte sollecitaste la +pace ed intelaste primo gli accordi onde calmare Gisulfo. Sa come +questi accogliesse male le mediazioni di pace dell'abate Desiderio di +Montecassino e del principe di Capua; come borioso facesse ingiuria +alla vostra persona con parole, e disprezzasse la vostra amicizia. +Insomma il pontefice sa tutto..... + +--Tutto ciò che voi avreste dovuto restarvi dal dire, l'interrompe +superbamente Sigelgaita, ricordando, ser abate, che favellavate avanti +di noi--di noi sorella del principe Gisulfo II di Salerno. + +--Le domando mercè, madonna, se commisi la sbadataggine di +dispiacerle, peritoso risponde l'abate inchinando la duchessa, +perocchè la sensazione, giusta le dottrine dell'apostolo Aristotile, è +una potenza passiva cangiata dagli oggetti esterni; ed io aveva +perduto di vista che ella è sorella del principe. Ma non voglia però, +bella duchessa, punirmene col negarsi di afforzare le mie parole di +pace tra monsignore suo marito ed il principe; da poichè vado sicuro +che entrambi non saprebbero resistere ai voleri della più bella e +valorosa dama di cristianità. + +La duchessa pianta fitti gli occhi addosso all'abate per comprendere +netto il valore di quello scipito complimento, e tace. Roberto +risponde: + +--Giacchè dunque il santo padre conosce come noi fossimo stati tirati +pei capelli a questa guerra, perchè piuttosto a noi si dirige che al +principe? + +--Si dirige innanzi a voi, messer duca, sapendovi tanto meglio +inchinevole agli accomodamenti quanto mal volentieri vi recaste a +queste ostilità: ed inoltre, perchè da voi debbonsi cominciare le +pratiche con accordare tre giorni o quattro di tregua, a principiare +da domani, onde noi potessimo penetrare nella città e dar iniziamento +ai negoziati. Infine, perchè voi pel primo dovete dettare a quali +condizioni consentite togliere l'assedio dalla città e ristabilire la +pace. + +--Avete ragione, messer abate. Il papa ha calcolato da accorto uomo +mandandovi a noi primamente. Bene sta. Noi dunque accordiamo la tregua +dimandata; quantunque tutto avessimo disposto onde tormentare di tale +assalto le omai poco solide mura, che non sapremmo se avessero ancora +potuto reggere all'aspro travaglio. I patti poi della tolta +dell'assedio saranno i seguenti--Monsignor di Bovino, soggiunge +Guiscardo volgendosi a costui, datevi la pena di scriverli, perchè +sbaglio non cada nè sulla validità di essi, nè sulle nostre +intenzioni, che per nulla mai verranno mutate. + +Ed il vescovo di Bovino essendosi messo sul punto di scrivere ad un +bel tavolo di larice intarsiato di avorio che occupava il mezzo del +padiglione, Roberto a voce ferma ed alta dettò: + +1. La città di Salerno sarà messa a nostra discrezione unitamente alla +sua rocca, senza che i cittadini ne tolgano cosa, e demoliscano +pietra. + +2. I cittadini consegneranno tutte le loro armi offensive, dal +verrettone alla lancia, dal pugnale alla spada, sotto pena di essere +condannato alla gleba chiunque alcuna di queste armi nascondesse. + +3. Tutte le terre del principato di Salerno con borgate e castella +passeranno sotto il dominio normanno, ai cui signori saranno pagati +censi e livelli qual si trovano stabiliti dai padroni longobardi, +salvo i mutamenti da farci. + +4. Il principe Gisulfo II abdicherà in favore di Roberto Guiscardo il +principato di Salerno, e, spoglio di ogni divisa, nelle mani di lui si +andrà a collocare in piena dedizione, unitamente a tutti gli altri +membri di sua famiglia e di sua corte, dei magistrati della città e +dell'arcivescovo. + +5. Infine.... + +--Ma, messer duca, lo interrompe Sigelgaita, cosa mai di peggiore +potrebbe toccare al fratel mio se la sua sorte commettesse alla +fortuna delle armi? + +--Cosa potrebbe toccargli? Uditeci bene, madonna, e voi altresì Ugone +abate di Cluny; perchè gli è bisognevole che voi sappiate la nostra +volontà pienamente. Se la città ed il principe di Salerno si ostinano +a tenerci occupati a questo assedio, noi facciamo sacramento che di +qui non muoveremo se non quando non ci resterà più una mazza d'armi +per percuotere le mura, un pugnale per uccidere i nostri nemici. E +quando, col favore di monsignor Gesù Cristo e del santo barone del +Gargano--cui facciam voto di offrire due candellieri d'oro del peso di +venti libre--quando abbiamo presa la città, questa sarà data prima per +otto giorni a saccheggiare ai soldati, poi bruciata tutta, ed il suo +suolo arato e seminato di sale. I cittadini verranno lasciati alla +taglia ed alla libidine dei soldati in loro piena discrezione di +ucciderli o farli schiavi, di tenerli seco o venderli ai corsari di +Africa. Il principe Gisulfo infine, e coloro della sua corte e della +sua famiglia, a noi arrendendosi, saranno mandati a purgare le loro +peccata in qualche chiostro; togliendo noi la città di assalto, +verranno tutti sgozzati come animali immondi, ed appesi dai piedi ai +residui merli delle mura. Questo è il pensamento che noi facciamo +sulla città di Salerno, sui suoi abitanti, e sul suo principe, +madonna. + +--Della città e dei cittadini farete come vi aggrada, sclama +superbamente Sigelgaita: il suo principe poi, messer duca, sa bene +come i principi disgraziati debbano morire per non cadere in mano dei +loro nemici. Se egli l'obliasse, io provvederei; e voi, monsignore, +voi non potreste che insultare il suo cadavere--se io non fossi. + +--Tanto meglio per lui e per la sua fama « risponde Roberto +trascuratamente. » L'ultimo articolo infine che aggiungerete, monsignor +di Bovino, gli è che, innanzi tratto, affinchè non fossero di modo +alcuno trafugati o nascosti, vogliamo a noi consegnati gli oggetti di +oro e di argento ed ogni maniera di pietre preziose che nella città si +trovano, onde compensare gl'interessi degli Amalfitani nostri alleati, +pagare delle spese della guerra il principe di Capua ed il priore di +Lacedonia, ed i soldati soddisfare. Questa è la volontà assoluta ed +irrevocabile di Roberto, duca di Puglia, di Calabria e di Sicilia. + +--Monsignore, mormora dimessamente l'abate di Cluny, io non saprei con +questi patti quali accordi potessi ottenere. + +--Peggio per voi, messere. Non pigliate equivoco però sulle parole, +perchè noi non diamo, nè dimandiamo accomodamenti, ma leggi--e leggi +quali più umane possono dettare i vincitori ai vinti. + +--A questo stremo non è ancor giunto mio fratello, messer duca, ripete +disdegnosa Sigelgaita. + +--Se non vi è giunto vi giungerà, risponde Roberto pieno di calma. Gli +è per questo che vorreste dormire meno placidamente le vostre notti, +madonna, e lasciare ad arrugginire la vostra spada nel fodero? + +La duchessa tacque, ma i suoi sguardi scintillavano come quelli della +tigre. + +Rispose l'abate di Cluny: + +--Ci siamo intesi, monsignore. Io mi reco nella città e spero condurre +le cose a quel termine che debba soddisfare tutti. Solamente prego +vostra grandezza di accordarmi di poi un momento di colloquio segreto, +di cui forse abbisognerò, per favori di che io, abate di Cluny, debbo +particolarmente supplicarvi. + +--Il vostro volere si farà. + +E sì dicendo il duca si alzava, e il parlamento finiva. + + + + +IV. + + Tebani, ei grida in suon tremendo, Argivi, + Dal reo furor cessate. Armati in campo + Prodighi a nostro pro del sangue vostro + Scendeste voi: fine alla pugna ingiusta + Porrem noi stessi, in faccia vostra, in questo + Campo di morte. + Alfieri--_Polinice_. + + +Io non saprei propriamente dire di quale piglio l'iracondo e superbo +principe Gisulfo accogliesse le dure proposizioni del duca Roberto. +Basti sapere che mancò poco i legati, perocchè Alberada aveva seguìto +l'abate, non avessero a patire di quei crudeli sgarbi che il priore di +Lacedonia, a barba del dritto delle genti, usava fare ad oratori +impertinenti e malaccetti. Fu loro salvaguardia la lettera che papa +Gregorio a Gisulfo mandava, onde comandargli che ad accordi qualsiansi +discendesse; da poichè egli dava sua parola che tutto avrebbe regolato +in seguito con equità e prudenza, se allora gli era forza piegare alle +circostanze. E se Gisulfo non trascese, e' fu altresì perchè egli +aveva spiccati oratori al pontefice a fin d'indurlo a intramezzarsi +con Roberto per la pace o a soccorrerlo di modo qualunque. Acerbamente +non per tanto rispose, ed ogni proposta rigettò come infame. Ugone non +si scorò ai primi urti che terribili anch'egli aveva preveduti da un +carattere focoso e fiero. Cominciò quindi per dargli ragione, per +piaggiarlo; finì con ridurlo ad una considerazione chiara sullo stato +della città, spoverita di viveri e di coraggio, e su quello dei suoi +soldati, mancanti d'armi e pochi di numero. E Gisulfo convenia sopra +tutto. Però quando gli accennava di rendersi, e' si ribellava ad ogni +ragione, ogni patto, anche modesto ed onorevole, rifiutava. In guisa +che l'abate disgustato stava quasi per desistere dall'impresa, +allorchè un mezzo gli sovvenne, decoroso e non fabbro di ruine. + +--E non vorreste voi dunque, monsignore, disse l'abate, non +condiscendereste voi che questa lite si decidesse per giudizio di Dio? + +--Vale a dire? dimanda Gisulfo. + +--Vale a dire che, in lizza chiusa, uno o più campioni longobardi +contro uno o più campioni normanni definissero la bisogna. Se i +Normanni avessero la fortuna di vincere, la città sarebbe loro +consegnata, senza più armeggiare, nella maniera stessa che se +l'avessero levata di assalto: se vincessero i Longobardi, come io ho +fiducia nella misericordia dei santi, l'assedio sarebbe tolto e tutto +restituito alla calma prima che tra la grandezza vostra ed il duca +Roberto esisteva. E con tal fatto gran numero di vite sarebbe +risparmiato, la città non manomessa, e forse tutto alla meglio +aggiustato. + +--Il consiglio è più da cristiano che da guerriero. Mi piace però, +sebbene nessun riguardo dovrei usare a cittadini vigliacchi, i quali +le loro sostanze e le loro vite non sanno tutelare. Pure non sono +alieno dall'assentirvi. Cosa dunque ne pensate voi miei baroni? + +Ed un giovane, uscendo dal gruppo dei cortigiani e capitani di +Gisulfo, parlò: + +--Monsignore, con la permissione vostra e dei bravi signori che mi +ascoltano, io porto avviso che e' sarebbe meglio domandar prima come +di tal proposta intenda Roberto Guiscardo. + +--Bene detto, principe Baccelardo, risponde Gisulfo. Ritornate dunque +al campo del Guiscardo, messer abate, e se mai consente che la guerra +termini per un duello, mandi qui qualche suo cavaliere a distendere +protocollo dei patti. Il qual cavaliere sarà da lui approvigionato di +poteri pieni per tutto regolare senza ulteriormente consultarlo. + +--Parto al momento, monsignore, risponde l'abate. + +Infatti, lasciata Alberada nella corte di Gisulfo, al campo ritorna +immediatamente. + +Roberto Guiscardo stette in sulle prime dubbioso alla proposta. Non +perchè fiducia di vittoria non avesse, come che gli fosse noto bella +copia di valorosi guerrieri trovarsi pure tra i Longobardi; ma perchè +egli serrava in pugno la vittoria in massa con una città quasi alla +vigilia della resa. Per una tenzone in campo steccato invece egli +poteva andar soggetto a cento di quelle fortune avverse, le quali +solevano capitare anche ai più prodi, sia per un piede messo in fallo +dal cavallo, sia per un colpo d'occhio non pronto, sia per una +considerazione importuna che si ficca nella mente, giusto all'ora di +maggiore confidenza, energia ed oblianza del mondo esterno, sia in +fine per effetto di qualche talismano sulla persona o sul corridore +del cavaliere, distrutto dalla benedizione del sacerdote, non tolto +dal giuramento del campione. Ma infine, perchè rifiutare il duello e' +sarebbe valso la confessione che nel suo campo non pugnavano cavalieri +da stare propriamente a fronte ai cavalieri longobardi, Roberto +accettò--nel suo pensiero risoluto di battersi egli in persona, come +colui che della cosa più vivamente interessava. Chiamò perciò a +consiglio i suoi conti ed i suoi baroni, i quali unitamente a lui +avevano dritto a deliberare sulle cose della nazione, si fe' venire il +priore Guiberto, e dopo aver seco lui lungamente favellato in segreto, +lo fornì per iscritto di piena potenza nelle convenzioni pel duello, +ed al principe lo mandò unitamente all'abate. + +Lunga, viva, tumultuosa divampò la discussione che tra il principe +Gisulfo, que' della sua corte, ed il priore Guiberto si aprì. Non vi +era via di convenire del luogo dove il combattimento si sarebbe +tenuto, perchè ciascuna delle parti lo voleva in terra dipendente +della sua giurisdizione per tema di tradimento; non si volevano +accettare patti gravosi da niuno dei due partiti, in caso di perdita; +non si sapeva decidere nè del numero dei campioni che avrebbero +combattuto, perchè molte sfide antecedenti erano pronte e precedute; +nè del numero di coloro che li avrebbero accompagnati alla lizza per +la sicurezza ed il mantenimento dell'ordine. Uno cercava trappolar +l'altro lasciando o chiedendo patti per sottrarsi alla promessa, +soccombendo. Ciascuno intendeva regolare a suo modo le condizioni +della pugna, e voleva giudici e marescialli di campo il di cui favore +si sapeva d'innanzi. In somma avrebbero ambedue bramato dar la legge a +proprio talento. + +E l'abate, distribuendo torti e ragioni ora all'uno ora all'altro, +sceglieva un equo mezzo in ogni articolo, alla cui ragionevolezza +dovevano infine entrambi star sodi. E per tal modo si venne a fine di +compilare lungo protocollo, di cui facciamo grazia alle nostre +leggitrici, segnato da Gisulfo e da Guiberto come commissario di +Guiscardo, e da ambo i legati del papa. Ma come i patti che tutte le +possibilità prevedevano--ed in quei tempi di buona fede e mica +cavillosi e casisti come i moderni era facile--come i patti furono +stabiliti, messo da banda il priore, altra discussione tra i guerrieri +di Gisulfo cominciò. + +Il campione doveva essere uno solo. Chi sarebbe stato costui? + +Il principe Gisulfo, come il lione che si arrogava tutte le parti, +voleva essere egli stesso, perchè lo più interessato. Il fratello di +lui, Rainulfo, per affetto glielo contrastava, dichiarando, male stare +che allo Stato si togliesse il capo, avventurandolo a tanto periglio, +ma che, meglio a lui si addiceva, inspirato da eguale passione, +doveroso di battersi con pari vigore. Baccelardo protestava altamente +che giammai, per qualsiasi mezzo, avrebbe sopportato in pace che altri +gli avesse messo avanti il piede, dove trattavasi di torre vendetta di +Guiscardo e dei seguaci di lui; ch'egli avrebbe suscitati tumulti, si +sarebbe scagliato nel campo da forsennato, insomma che, ad ogni modo, +o avrebbe combattuto egli stesso ovvero il duello, per quanto era in +lui, non sarebbe avvenuto. Altri baroni adducevano altre +considerazioni e pretese onde ottenere la preferenza. In una parola, +nella corte facevasi matto baccano, e poco mancava non si venisse ai +pugnali. + +Allora l'abate, che aveva assunta la parte di Nestore in quel +consiglio di furibondi, sentenziò + +--Principe, baroni, trovo buone le ragioni di ciascuno, lodo la +generosa indole di tutti, che vorreste cogliere tanta nobile occasione +per far mostra di valore e di carità di patria. Ma non è questo il +lato della quistione che debbasi esaminare. Di che si tratta qui, miei +signori? Si tratta di vincere il campione nemico per liberarvi della +guerra. Si tratta di vincere il più prode tra i prodi Normanni, che al +più prode dei prodi Longobardi verrà opposto. Ora, se Iddio vi aiuta, +io dimando, castellani, come è dunque che la prodezza si mostra? Con +le parole ardite, mai no: perchè di parole temerarie abbondano anche +meglio i più vigliacchi. Coi fatti dunque si debbe provare la +valentia, ed ai fatti io vi appello. + +--Ed in che modo? dimanda Gisulfo che stava attento ed impaziente ad +udire. + +--In che modo? continua l'abate, eccolo. Quanti siete che volete +essere i Curiazii di Salerno? Poniamo dieci. Ebbene questi dieci si +disputino fra loro chi debbe affrontare il nemico. + +--Ci uccideremo tutti, rispose sorridendo Baccelardo. + +--Con vostra licenza, bel cavaliere, mai no. Io non consiglio che con +le armi ciascun di voi faccia prova di sua gagliardia, ma per altro +mezzo qualunque, e tale che e' crederà più acconcio, e che noi +giudicheremo assai valido. C'intendiamo? + +--Sì bene, messere abate, sclamò Baccelardo. Voi però non potete +sapere che non sempre la forza decide della prodezza di un guerriero, +ma più sovente ancora la destrezza. Ed infine, gli è con le armi che +noi dobbiamo batterci, non coi sorgozzoni o col randello, come pare +che la sapienza vostra voglia accennare. + +--Voi parlate da scaltro mastro di guerra, bel cavaliere, soggiunge +l'abate. Io però di lunga sperienza so pure, ed ho inteso dire dalle +migliori lance d'Europa per le corti che ho frequentate, che giammai +forte ed accorto cavaliere cedette campo a cavaliere più destro e più +debole. E codesta fortezza e prudenza io vorrei che si mettesse a +bilancia in una lizza. + +L'abate aveva forse torto; però il suo consiglio prevalse e si propose +pel domani tal pruova singolare. + +Il priore di Lacedonia, avvegnachè la sua missione fosse compiuta, non +tornò al campo: sia perchè fosse vago di assistere a quel saggio di +vigoria--ed al principe Gisulfo non dispiaceva che sì forte ed inteso +guerriero dell'oste contraria vedesse un po' quali uomini essi +avessero ad affrontare, e se non giungesse fino a paventarli li +ammirasse--sia perchè sotto il cappuccio di uno dei legati a Guiberto +era sembrato di scorgere alcuni tratti che ad Alberada somigliavano. +Restò quindi, proponendosi recar domani a Guiscardo, in una col +protocollo dei patti, il nome del campione. + + + + +V. + + ATAL. Ah! je suis de son sort moins instruite que vous + Cette esclave le sait. + + ACOMAT. Crains mon juste courroux, + Malheureuse; réponds. + RACINE--_Bajazet_. + + +Nel punto stesso furono ordinati i preparativi della lizza: e perchè i +patti della tregua erano stati soscritti, molti famigliari uscirono +dalla città per provvedere di oggetti opportuni comandati dai loro +padroni. La quale tregua giovò altresì a Gisulfo onde far provigioni +per degnamente ospitare i legati del pontefice, cosa che non si +sarebbe per fermo potuto fare, se la cinta dei soldati normanni +durava. Perocchè lo stremo dei viveri nella città toccava il colmo, e +medesimamente la moria dei cittadini. E Gisulfo avrebbe tolto invece +cedere la piazza che malamente accogliere gli ospiti suoi, +segnatamente poi che e' conoscevasi da tutti quanto l'abate di Cluny +fosse amico delle brigate gioiose e morbinoso in fatto di desinari. + +Si trascorse dunque lietamente la sera, fra i vini di Diamante e di +Sant'Eufemia e fra gli ambrati moscadi di Trani, che allora, com'oggi, +formavano la delizia dei bevoni. La profusione più pazza si osservò +nella cena. Perocchè con la profusione facevano spanto di loro +grandezza i Longobardi, dove che i Normanni si piacevano più della +delicatezza squisita delle vivande, come più sobri e da un tempo +meglio ingentiliti. Non mancarono bardi e buffoni che rallegrassero la +mensa di canzoni e di motti ora spiritosi ora pungenti, e sempre a +spese dei convivali, i quali pe' primi ridevano delle facezie. Vi +furono suonatori di viole, e ciccantoni che occupavano il basso della +sala, ed ora tutti insieme ora a parte a parte si facevano udire, +rispondendo eco tumultuosa alle coppe percosse. + +I favellari intanto, che placidi e ragionevoli dalla guerra erano +partiti, senza verun riguardo alle dame principiavano a mutarsi in +ingiurie alle persone ed in petulanze a causa del lavorio del vino. +Caddero sul tappeto le discussioni di politica. Perocchè la politica +fu sempre la broda a cui ciascuno si credette in dovere d'intingere il +proprio biscotto, ed in tutti i tempi il leone morente a cui anche +l'asino può scagliare il suo calcio. Si venne dunque a ragionare dei +torti di Roberto Guiscardo; delle sue brighe col papa; della condotta +di Gregorio VII; delle pertinaci ostilità di costui col priore di +Lacedonia; del _placito_ di Montecassino; della sparizione di +Alberada; del ripudio di costei, e di cento altre di quelle cose che, +sgominate, inutili, inopportune, scipite, zampillano alle mense, +quando i liquori slegano lo scilinguagnolo tanto al sapiente che allo +stupido. + +--Ed io sostengo, disse l'arcivescovo di Salerno, che il pontefice ha +fatto sgozzare Alberada in qualche fondo di chiostro, giusta la +condanna dei canoni, come colei che violò le leggi claustrali. + +--Ma in quali canoni, monsignor riverito, dimanda il priore, ha vostra +mercede letto di codesta crudele condanna? + +--Per il carro di s. Eliseo! voi dunque, ser priore, non avete mai +studiato nella _Georgica_ di Virgilio: + + Dulce ridentem Lalagen amabo, + Dulce loquentem? + +Alberada è stata strozzata come il cappone del vassallo a San Martino. + +--A proposito, messer abate, chiede Baccelardo ad Ugone di Cluny, non +sarebbero esse vere le parole di monsignore arcivescovo? + +Ugone, che con gli occhi fitti nella sua coppa, quasi dal fondo di +quella dovesse vedere a pullulare da un istante all'altro qualche +cosa, si aveva fatto più volte passar d'innanzi il fiaschetto senza +toccarlo, alcun poco scosso da Baccelardo, che da un lato gli sedeva +da presso, risponde come se si risvegliasse subitamente dal sonno: + +--Gli è veramente così, miei figliuoli: _la materia è ciò che non è nè +chi, nè quanto, nè come, nè niente di ciò per cui l'essere è mosso_. +Non vi sembra chiara l'idea? Non ne siete voi finalmente padroni? + +--Codesta è una balorderia, riprende gridando l'arcivescovo, brillo +piuttosto, se per rispetto alla sua dignità non vogliam dirlo briaco. +La materia è la materia, come Roberto Guiscardo è un corsaro, e sua +moglie Sigelgaita una pazza. Figuratevi un tanghero, come codesto buon +figliuolo di legato che vi siede a fianco, matto abate di Cluny, e che +becca i cibi come un passero, non beve vino come quel povero papero di +Gregorio VII, e non parla, come il pievano di Santa Severina a cui una +meretrice tagliò la lingua coi denti; ecco la materia; per la quale: + + Motus doceri, gaudet ionicos + Matura virgo, et fingitur artubus + Iam nunc, et incestos amores + De tenero meditatur ungui. + _Quod erat demonstrandum._ + +--Voi avete mentito come un Lombardo che vende uno smeriglio degli +Appennini per un falcone d'Arabia puro sangue, grida Gisulfo, voi +mentite, messer arcivescovo di Salerno, chiamando pazza mia sorella, +e, se non foste poeta, vi direi improbo o scempio. + +--Ed io vi rispondo, messer Gisulfo, sclama l'arcivescovo alzandosi, +che voi foste dieci volte più matto di lei quando la sposaste a +Roberto Guiscardo, che aveva già in moglie altra bellissima donna, e +che amava monna Sigelgaita come io amo l'acqua nel vino--e fosse pur +l'acqua benedetta nel sabato santo. + +--Ed io torno a dirvi, becco di un prete, ruggisce il principe +vinulento anch'esso ed alzandosi del pari, che voi mentite come un +giudeo, perocchè Roberto Guiscardo sposò mia sorella, quando, +trovandosi parente di Alberada, l'aveva già ripudiata. + +--La ripudiò per gelosia,--scappa di bocca all'abate di Cluny, quasi +non volendo. + +Queste sbadate parole furono come il lupo negli armenti, la scintilla +nella polveriera. Mille voci si levano, un buon numero di commensali +si alzano rovesciando fiaschetti, doppieri, fiale e bicchieri e da +tutti i punti si grida: No, no! + +--Mai no, mai no, grida il principe con più veemenza degli altri, +Roberto ripudiò Alberada perchè le era parente, perchè tra i parenti è +peccato il matrimonio, perchè... perchè... + +--Per gelosia, replica con fermezza il priore di Lacedonia +intervenendo a sua volta nel colloquio, per gelosia puerile ed infame; +dappoichè quella donna tanto oltraggio non meritava. E la colpa è +vostra, della vostra storditezza, fantastico abate di Cluny. + +E così parlando, gli occhi fissava sopra Alberada, che, tutta celata +nel cappuccio a gote, si rannicchiava per tema di non essere scoperta +da Gisulfo, capace di trascorrere a qualche violenza, ubbriaco come +trovavasi. Costui però non ristava dallo strepitare: + +--Non è vero, non è mica vero; io non so nulla di codeste storie. Voi +pure mentite, priore di Lacedonia, al pari di quest'arcivescovo cotto +come monna. Vi sfido a dimostrarmi che Alberada fu ripudiata per +gelosia, ovvero a darmi ragione dell'insulto, qui, sul momento, con la +spada o con la lancia, a piedi o a cavallo. + +--Io non temo darvi qualunque ragione, risponde Guiberto, anch'esso +caldo alcun poco, potrei provarvi con la daga e col pugnale che ho +detto la verità, che io non soglio mentir mai parlando di quella pura +donna che mi fu moglie, e che l'infame Ildebrando mi tolse. Ed è ben +mestieri che sappiate, messer principe, che giammai la sorella vostra +sarebbe andata a sposa di Guiscardo, se questo smemorato di abate non +cacciava da' ferravecchi non so quale storia, che giammai avrebbe +dovuta contare, poichè dessa riassumeva la confessione di due uomini; +e che, dopo udita quella fatale leggenda, Roberto saltò in bestia, +ricordandosi come Alberada ritrosa lo avesse seguito all'altare. + +--Che ritrosia mi contate, continua a sbraitare Gisulfo, cos'è codesta +ritrosia, cos'era codesta ritrosia; dite tutto, parlate chiaro, qui si +tratta dell'onore di mia sorella. + +--Quella ritrosia, riprende il priore, non era se non pudore e carità +del padre, cui doveva lasciare a morir deserto e solitario nel +castello di Cariati. Or quella verecondia interpretando di poco amore, +o amore per altrui, Roberto, la notte stessa, vi mandò per il vescovo +di Bovino a domandare la mano di vostra sorella, ed all'alba egli pure +mosse alla volta di qui. Voi sapete poi come, di tutto ignara la +povera fanciulla, chè diciotto anni solamente contava allora Alberada, +credendo festeggiare gli ospiti di suo marito, molte cortesie +praticasse a voi ed alla sorella vostra, messer principe, e come +servendosi alla mensa il pavone, il duca Roberto si alzasse e dicesse: +Conti e baroni, vi presento la mia novella moglie Sigelgaita sorella +di monsignor Gisulfo di Salerno, perocchè ho già ripudiata la prima +moglie Alberada, come quella che fu figliuola di una nipote di mio +padre. + +--Ebbene, ebbene, che cosa vuol dire codesto? gridava Gisulfo, non +vuol dire forse che era parente? Chi l'oppugna? Chi sostiene che +Guiscardo fece male? Chi accusa di ciò la sorella mia e me? + +--Alcuno, riprende il priore, si biasima il modo. Alberada era +presente. Alberada in contegno tranquillo e rassegnata bacia il suo +figliuolo Boemondo sulla fronte ed esce. E voi, messer Baccelardo, che +allora eravate paggio di quella dama e a lei più che mai caro e +gradito, voi giuraste, e gittaste sulla tavola, proprio innanzi al +duca Guiscardo, il vostro guanticino di velluto come pegno da +sostenere il dì che avreste cinto il cingolo della milizia, che +Alberada era la più bella donna, e la più ingiuriata dama di +cristianità. La duchessa Sigelgaita sorridendo raccolse quel guanto, +ed attaccatogli un nastro dei suoi capelli, ne fe' dono a Roberto. Ora +sappiatelo, messer cavaliere, che Roberto ancora lo porta appeso alla +guaina della sua spada, aspettando che da Baccelardo adulto venga +riscattato il pegno di Baccelardo fanciullo. + +--Ed io giuro a tutti i santi del paradiso, dice Baccelardo, che il +pegno sarà ridomandato, sia che la fortuna mi secondi domani ed io +sorga campione di Salerno, sia altra volta, prima che scorrano sei +mesi a contare da oggi. + +--Io non so di che parliate, io non so di quali insulsi racconti +accenniate, ser priore, riprende il principe Gisulfo; io comprendo +solamente che qui si calunnia l'onore della sorella mia, sposata dal +Guiscardo per impeto di gelosia, come dite, non per elezione di amore. +Andiamo, in nome della SS. Trinità e di tutti i santi, io voglio esser +chiaro di tutto; io voglio udire codesta istoria. Poichè se vero è, +come è verissimo che voi mentite, io giuro di toglierne tale vendetta +da passare in esempio per l'avvenire ed insegnare di qual maniera fa +mestieri parlare di una nobile dama longobarda. Sbrighiamoci. Chi è +dunque che deve cantarci codesta filastrocca? Non sareste voi per +avventura, messer abate--messer abate di Cluny? + +--Io per l'appunto, monsignore. Ma pregherei vostro valore di farmene +grazia, da poichè sento venirmi male; o almeno posporla fino a domani. +Perocchè tre sono le condizioni della _forma_, o, per farvi comprender +netta la dottrina dell'apostolo Aristotile, materia e forma sono +principio delle cose increate; la materia contiene la possibilità di +ciò che può ridursi una cosa; la forma porta la cosa possibile +all'attualità ed all'energia. Ond'è... + +--Per la croce di Cristo! scatta su di nuovo Gisulfo, cosa diavolo mi +state sciorinando di forma e materia, e di sentirvi male e di +attendere?... Steste voi pure sulle brace come s. Lorenzo, +favellerete--favellerete sull'istante, e direte la storia per filo e +per segno, tal quale la contaste a Melfi. Io rispetto gli uomini della +Chiesa e gli oratori del papa. Però non avrei ritegno farvi appendere +ai merli della rocca come un nibbio, e farvi frecciare per tre dì, se +ricusaste darmi pieno ed ampio conto delle impertinenze che costoro si +sono permesse a spese della famiglia mia, e che altri hanno udite--A +voi, soggiunge poscia Gisulfo voltandosi verso i coppieri, recate +un'anfora di vino all'abate, onde si rinfreschi la memoria; e badate +bene, Ugone di Cluny, che io bevo una brocca d'acqua per dissipare +ogni tenebra che alla mente avesse potuto portarmi il vino, onde non +v'immaginiate di uccellarmi. E me e questi signori dovete convincere, +che tanto voi come il priore di Lacedonia diceste il vero, quando +dichiaraste Alberada ripudiata per gelosia. + +L'abate di Cluny, che già viaggiava per le regioni del peripato, al +baccano dei commensali, alle gomitate di Baccelardo, il quale sovente +gli volgeva la parola sedendogli allato, alle minacce dell'ebro +principe, in quello stato di tutto capace, torna pienamente in sè. Si +frega la fronte con l'acqua fredda, si passa la mano sugli occhi, e +levasi un momento da sedere per disperdere affatto ogni nube dal suo +cervello, poi il principe Gisulfo prega: + +--Monsignore, io farò il vostro piacere raccontandovi per minuto i +fatti: vi bastino questi. Ma dispensatemi svelarvi i nomi delle +persone. Ciò si attacca alla mia coscienza; ed io toglierei meglio +sperimentare ogni vostra minaccia anzi che palesarvi gl'individui i +quali mi facevano tal loro confessione, maggiormente poi che costoro +son uomini che vivono ancora, e da Dio collocati a posti sublimi. + +--Sia pure così: raccontate. + +L'abate si asside e comincia. + + + + +VI. + + Elle a voulu sa perte, elle a sû m'y forcer; + Que l'on me venge. Allons, il n'y faut plus penser. + Helas! j'aurais voulu vivre et mourir pour elle; + A quoi m'as-tu réduit, epouse criminelle? + VOLTAIRE--_Marianne_. + + +--Dovete dunque sapere, mie belle dame, che in una piccola terra di +Toscana, non ha molti anni, viveva un falegname, povero ma distinto +per pensieri onesti. Dio aveva confortato il suo letto maritale di due +figliuoli. Il maggiore, chiamato Cuno, aveva indole, figuratevi! +tenebrosa e selvaggia come toro non domesticato, carattere altero, +indomito, e sopra ogni credere ostinato e tenace nel suo proponimento. +L'altro poi, Goccelino, di otto anni più giovane di Cuno, era un +folletto, vispo, franco, sempre vago di piaceri e di armi, generoso e +liberale come poteva. Perciocchè il corpo, giusta le dottrine del +santo padre Aristotile, prende la qualità dall'elemento che prepondera +e sovrabbonda; ed in Goccelino sovrabbondava il fuoco che è misto a +tutti i sentimenti o a nessuno. + +--Volete voi sì o no lasciar da banda codesto Aristotile, cui nessuno +conosce fra i principi longobardi o normanni? l'interrompe Gisulfo. + +--Egli era greco, esclama semplicemente l'abate. Or bene, questa +opposizione di carattere dei due figliuoli non è a dirsi se +contristasse il Bonizone, il quale, uno almeno dei fanciulli, +destinava per l'arte sua. Ma il primo pensava solo da mane a sera a +far sgorbi sulla segatura, quasi volesse scrivere. Ed in fatti si +assicura che un tabellione, entrato nella bottega del falegname per +ordinare non so qual lavoro, avesse letto in uno di quei trastulli le +parole di Davide: _dominerà da mare a mare_. E sì che il taciturno +putto nulla ancora conosceva di scrittura! Ovvero quel tristanzuolo +andava in traccia di vecchie pergamene, di vecchi scartabelli, e +nascosto in un angolo della casa simulava leggere, restando giorni +interi in tal atto, dimentico di cibo e di bevanda. E quando non +trovava di questi balocchi, metteva ogni suo sforzo ad arrampicarsi +sui punti più culminanti della casa, oppure sollevava i più grossi +ceppi da terra, addestrandosi così a superare tutte le resistenze, e +livellarsi a tutte le altezze ond'isfidare la vertigine. + +--Ma che domine ci entra codesto con Alberada, la gelosia, Sigelgaita, +il diavolo e le sua corna? dimanda Gisulfo impaziente. + +--Prego la vostra cortesia di udirmi, continua l'abate. + +L'altro figlio di Bonizone al contrario teneva sempre dietro a +picchieri, a falconieri, fabbricava labarde di legno, arrolava +garzoncelli e comandava l'assalto di baluardi di neve, impazziva +dietro a canterini, alani e girofalchi, sì che il povero padre non mai +sapeva ridurlo a casa, neppure con le batoste, di cui col monello non +mostravasi avaro. + +--Gli era forza, sclama Guiberto, perchè questo fanciullo era nato ed +aveva vissuto, nei suoi primissimi anni, in casa dei signori di +Coreggi di Parma, dove sua madre era donna di governo, e dove la +vecchia castellana lo tenne quasi figlio tra i militi e la corte del +castello. + +--Può esser anche ciò che gli avesse formato il carattere, risponde +l'abate: ad ogni modo, Bonizone di là lo ritrasse per fare un +falegname come lui. Ma non gli riescì. Allora, vedendo che la sua +prole non voleva saperne del suo mestiere, per non farla crescere +nell'ozio e quindi nel mal costume, mandò il maggiore ad un suo +cognato, abate nel monistero della Beata Vergine del monte Aventino di +Roma, perchè lo iniziasse nella carriera monacale, affidò il secondo a +suo fratello, il quale occupava la carica di siniscalco presso uno dei +più grandi feudatari del paese d'Italia. + +--Alla buon'ora! sclama Baccelardo. + +--Dio sa ciò che fa, replica l'abate continuando. Bonizone restò +dunque deserto nella povera sua casa, perocchè gli era morta la +consorte nel mettere a luce Goccelino, là in Parma. Lo confortavano +solo le liete novelle che riceveva da suo cognato. Cuno infatti con +prontezza d'ingegno ed avidità di apprendere senza limite progrediva +nelle lettere, e compiva i doveri religiosi di tale austera +perseveranza che lo facevano addimandare il _piccolo santo_. Però il +buono abate non visse lungamente. + +--Mori d'indigestione, grida l'arcivescovo, io lo conoscevo; e fu +desso che mi apprese l'arte dei menestrieri. + +--Così dissero gli empi, risponde l'abate peritoso: il vero è che morì +di gocciola. Ora, siccome Cuno, tra pel favore dello zio, tra per +natural talento usava di orgogliosi modi verso tutti i monaci, niuno +rispettando, anzi qualcosa garrendoli della troppa lassezza nei doveri +religiosi, e si mostrava duro in tutte le opere che con la sua volontà +contrastavano; così i frati, all'elezione del novello abate, nemico di +suo zio e di lui, a pieni voti lo cacciarono via dal monistero. + +--Birboni di frati! sclama l'arcivescovo di Salerno. Se fosse stato un +donnaiolo lo avrebbero nominato priore. Erano ben dessi, va! + +--Figuratevi, belle dame, se Cuno piangesse, continua l'abate, nel +mettere piede fuori la soglia claustrale. Egli a vero dire non +piangeva già di dolore e di vergogna. Piangeva per offeso amore di sè, +per dispetto, e forse un tantino ancora per qualche visioncella +ambiziosa svanita. Pur nullamanco decise lasciarsi morire di fame. Ma +Iddio non abbandona i figli suoi, poichè provvede gli uccelli di +piume, gli agnelli di lana, come dice Salomone... + +--E l'ubriaco di sete, soggiunge Baccelardo. + +L'abate sorride e prosegue: + +--Dovete dunque sapere che era stato grande amico di suo zio, un uomo +piacevolone, quell'arciprete Giovanni Graziano, che fu poi papa +Gregorio VI. Aveva costui veduto parecchie fiate il giovane Cuno, e +dallo zio ne aveva udito _mirabilia_, riguardo all'ingegno ed alla +pietà. Gli si era perciò venuto affezionando. Usciva dunque un giorno +l'arciprete della chiesa di San Paolo, allorchè gli parve di scorgere +alcuno che cercava evitarlo, e questi somigliare a Cuno. L'arciprete, +curioso, accelera il passo e raggiunge il giovane, il quale rosso nel +volto come bragia a lui si nascondeva. Cuno racconta tutto +ingenuamente. L'arciprete, che l'aveva pigliato per l'orecchia, +l'ascolta, lo crede, e perchè pizzicava anch'esso un po' dello stesso +umore sel mena a casa. Indi scrive a Bonizone che non pensasse più a +suo figlio, perocchè egli avrebbe tolta cura dell'ulteriore educazione +di lui, e che avesse pregato per entrambi. + +--To'! questa sì che è sublime! sclama l'arcivescovo di Salerno, +incaricarsi dell'educazione di un giovane quel Gregorio VI, che fu il +più grosso barattiero del suo tempo, ed a cui per la smisurata +ignoranza il popolo romano ebbe ad assegnare un collega nell'esercizio +del ponteficato! Oh! _spectatum admissi risum teneatis amici_? + +--Voi favellate da sapiente, monsignore arcivescovo, risponde l'abate, +ma Bonizone pregò tutti i giorni per l'arciprete, e non pensò più a +suo figlio. L'arciprete poi comprò il papato da Benedetto IX e si +dimandò Gregorio VI. + +--Sì signore, l'interrompe ancora l'arcivescovo. Io ero a Roma allora. +E fu nel tempo in cui Enrico III scese in Italia e venne a Roma, dove, +come sapete, regnavano allora contemporaneamente tre pontefici: +Gregorio VI a Santa Maria Maggiore, Silvestro III a San Pietro a +Vaticano, Benedetto IX a San Giovanni a Laterano. + +--Appunto così, continua l'abate. Or bene, Enrico accolse a Sutri un +concilio, dove il solo Gregorio comparve, e ne creò un quarto papa, +Clemente II. L'arciprete non si ostinò a restare nel ponteficato. +Depose la tiara incautamente compra, e venuto in molta grazia +dell'imperatore, unitamente al suo protetto lo accompagnò in Germania. + +--Per divenirvi, sclama il priore, un bravo condottiere di lanzi, il +più prode fra tutti a menar le mani con la grazia di Dio, a vuotare +fiaschetti di Borgogna, e rimorchiare fanciulle. + +--Dio l'avrà perdonato, mormora l'abate continuando. Cuno dunque si +divise dal glorioso arciprete, entrò in un chiostro dove compì la sua +istruzione, profferì il voto, e fu innalzato a priore. + +» Ora lasciamo costui ad indurirsi peggio nelle rigidezze del convento +e ad alimentare ambizioni nel silenzio, e torniamo a Goccelino nel +castello... permettete che ve ne taccia il nome. + +--Messer no, risponde Gisulfo, vi ho permesso tacer delle persone non +dei luoghi; dite dunque in qual castello avevano allogato Goccelino; +perchè noi già cominciamo a pescare di chi diavolo voi raccontate. + +--Non fareste poi un miracolo! sclama l'abate qualcosa brusco. Indi +più rassegnato soggiunge: Sia fatto il vostro piacimento, tanto più +che ciò nè pon nè leva alla fama di chicchesia. Goccelino quindi +veniva educato nella fortezza di Canossa in Toscana. Lo zio di lui era +di quegli uomini bisbetici che credono un nipote essere una tignuola +che Iddio manda per rosicchiare le costole del vecchio albero. Lo +accolse perciò agriccio un cotal poco. Ma quando, guardatolo più da +vicino, scorse un giovanetto che aveva vantaggiosa figura, occhio +vivace, ardita risolutezza nell'espressione tutta del sembiante, lo +azzeccò dalle orecchie, e levatolo fino all'altezza del suo capo, che +non era poco! lo baciò in fronte e gli disse: + +--Quel bestione di mio fratello non saprà fare nè porte nè casse, ma, +se l'è tutta opera della sua persona, per la luce di Dio! che sa fare +figliuoli bellocci. + +Indi guardò in fronte il cattivello e con un tal qual piglio che non +voleva significare durezza ma nemmanco benevolenza, soggiunse: + +--Piccolo mariuolo! in questo castello sei entrato coi piedi dalla +porta, pensa a non uscirne del capo per qualche abbaino. Qui son tutti +santi. Qui si parla più con gli occhi che con la bocca. Qui gli uomini +non valgono un baccello di fava. Qui si nomina in vano il nome di Dio, +almeno dugento volte al giorno, il vino si beve con l'acqua, alle +donne si parla al buio. Se sarai santo in casa, come un apostolo, e +diavolo al campo, come un gendarme tedesco, ti prometto io che di +codesto tuo legno saprò cavarne alcuna cosa. Ma se ti dai troppo +attorno a frascherie di donne ed a bazzecole mondane, come per +esempio, la caccia, il suono, il canto, e che so io, prega il tuo +santo protettore--e qui non mancheranno d'assegnartene uno--pregalo di +provvederti di buone gambe per varcare di un salto i quattro ricinti +del castello, perocchè te li farò saltar io dall'alto di qualche +merlo. _Per omnia secula seculorum._ + +» Il giovanetto, che intrepido e con gli occhi spalancati lo aveva +ascoltato, risponde tosto: + +--_Amen_ ». + +» Il vecchio siniscalco sorrise, e dicendo fra sè: + +--Questo galuppo la sa lunga, la sa »! andò via. + +» Ricevuto di così strana guisa, Goccelino non si sconfortò, che anzi +traendo partito dall'originale omelia dello zio, quantunque +garzoncello, s'infinse e si adattò per modo a quella corte bigotta, +che in pochissimo divenne il beniamino di tutti e paggio della +contessa Beatrice. Il vecchio siniscalco strabiliava come egli, con +settant'anni di fedeltà, non godesse di altrettanto favore, e +ripeteva: + +--Quello scimiotto di ragazzo infinocchierà tutti, infinocchierà! + +Il ragazzo però crebbe adolescente, l'adolescente si fe' giovane, ed +il paggio passò a scudiero. Un matto cappellano, che fabbricava versi +come il cuciniere i pasticci a torre, si aveva tolta la pena di +ficcargli nel cranio alcun buon migliaio di frasi latine, e +gl'insegnava la gramatica, la teologia, la geometria. Non gl'insegnò +filosofia perchè quello spropositato animale di mastro Donizone +credeva Aristotile eretico. Vedete la bestial creatura! Nonpertanto lo +addestrava in cento corbellerie di dialettica; nel tempo stesso che il +marchese Goffredo se lo recava appresso saltando fossi a cavallo, +fracassando crani della mazza ferrata, e forando corazze con la +lancia. Goccelino sembrava un demonio nell'un mestiero e +nell'altro--sebbene, a dir vero, meglio in quello del soldato che in +quello del teologo. + +--Diavolo, diavolo, sclama l'arcivescovo, ci sono anch'io. Ora so di +chi si favella. + +--Tanto peggio per voi, dice l'abate, e continua, stringendosi nelle +spalle: + +» In questi tempi capitò per quel paese l'imperatore Enrico III. Il +marchese gli andò incontro per festeggiarlo, e menarselo al castello. +Lo accompagnò Goccelino come scudiero. Vorreste voi, ser priore, +raccontar questa parte della mia storia che anche voi conoscete, onde +lasciarmi riposare? chiede l'abate indirizzandosi a Guiberto. + +--No, sclama secco secco costui. E l'abate sospirando continua: + +--Una sera l'imperadore ed il marchese Goffredo cavalcavano forte per +arrivare a Parma. Il tempo era nebbioso, tutto il giorno aveva +piovuto, e cadeva ancora un'acqueruggiola come vapore. Il Taro che +dovevano passare gonfiava, talchè aveva menato via anche il +ponticciuolo di assicelle che i borghesi vi avevano costruito pel +comodo traffico della campagna. Il marchese disse all'imperatore: + +--Sire, corre adagio tra i borghigiani, che non agisce da uomo +prudente chi affronta il Taro in furore. Consiglio perciò +vostr'altezza di arrestarsi alcun poco qui, fino a che la corrente non +si abbassi. + +--Il proverbio dice, l'interrompe il priore Guiberto, + + Che l'estrema unzione innanzi prenda + Chi il Taro nel furor di guadar tenta. + +--Torna lo stesso, risponde l'abate. L'imperatore all'osservazione del +marchese fece una smorfiuzza di sprezzo, e per tutta risposta sprona +forte il ricalcitrante cavallo, ed entra nel letto del torrente. Ma +non vi ebbe appena messo il piede che puff! cavaliere e cavallo +scompaiono sotto i fiotti della torbida corrente. Come sapete, tutti +erano rimasti indietro, non escluso il marchese; e tutti +indietreggiarono ancora più, spauriti e schivi di affogare nel fiume. +Però Goccelino non bilancia neppur tanto. Salta da cavallo, si segna +della croce, e vestito di maglia come trovavasi si gitta nell'acqua. +La corrente già travolgeva precipitosa il corridore dell'imperadore, +questi non appariva. Goccelino, cui lo zio, se vi ricordate, aveva +minacciato annegare nell'Enza, che scorreva poco giù del castello, +dove non si fosse condotto dritto, era addivenuto perito nuotatore e +palombaro. Si spinge perciò giù nel fondo del fiume, afferra +l'imperatore dalla gorgiera, e facendo forza di braccia per sotto la +corrente stessa, lo tragge all'altra riva. Un grido di giubilo metton +tutti i cortigiani del marchese e di Enrico; niuno però si avventura +tampoco al valico. Così che dall'una sponda stavasi tutto il numeroso +seguito dei due principi, dall'altra Goccelino che si teneva +l'imperadore del capo giù sulle ginocchia onde fargli vomitar l'acqua, +e richiamarlo in sè. Non passa guari in fatti che Enrico rinviene. Il +suo primo sguardo cade su i pavidi suoi vassalli, l'altro sull'ardito +giovane, che, col capo scoverto ed il ginocchio a terra, diceva: + +--Perdonate, sire, se ho posta audacemente la mano sul corpo +dell'altezza vostra. Consentiamo tutti che foste Alessandro Magno nel +campo, ma non sapremmo condonarvi che così giovane vogliate morire +affogato come lui. + +--Bravo! sclama Baccelardo, le parole non furono meno belle +dell'azione. + +--Sicuro! ed Enrico III, che anima nobilissima e generosa aveva, lo +guarda un momento, indi l'alza, e ponendogli famigliarmente la mano +sulla spalla, gli dice: + +--Cavaliere! va pure superbo di aver salvata la vita ad Enrico III. +Non vogliam noi togliere giovane tanto prezioso e fedele al marchese +Goffredo nostro parente: ma se nulla mai potessimo fare per te in +qualunque tempo--perchè noi ne lasceremo altresì memoria nel nostro +testamento--per la beata vergine di Goslar! non devi che dire una +parola sola, e chiedessi tu il più bello dei nostri feudi imperiali, +ti sarà accordato sul fatto. + +--Mercè, sire, risponde Goccelino; l'altezza vostra viva lunghi anni; +a me basta la gloria di aver toccata la vostra sacra persona. + +Il torrente intanto era declinato, il guado reso più praticabile, e la +gente dell'imperatore varcata all'altra sponda; così che la sera si +giunse a Parma--Enrico III aggiustò le cose d'Italia e ripartì per +Lamagna. Goccelino, cui l'imperatore in persona aveva armato +cavaliere, restò. Non che lo rattenesse vaghezza del paese d'Italia, +ma perchè il suo cuore non batteva più libero. + +--Ah! sclama la principessa di Salerno parimenti alla mensa con le sue +dame, supponevamo bene noi che la storia doveva andare a finire così. +Tirate avanti, bravo abate. + +--Tutte le storie dei giovani cavalieri, madonna, finiscon così, +riprende l'abate salutando del capo la castellana. + +» Trovavasi dunque al castello una Bertradina figlia del conte... +figlia di un conte, damigella della divota contessa Beatrice, +giovinetta, se volete niente avvenente, ma fastosa di natali +nobilissimi e d'immaculata virtù. Su di costei aveva messo l'occhio +Goccelino. Per molti anni egli tenne celato questo amore, +contentandosi di muta adorazione e della proferta di uffici che la +damigella non accettava mica con fierezza. Ella sembrava anzi +incoraggiare l'ardimento nel giovane di qualche occhiata carezzevole, +che era quanto dire in una corte di santi, dove l'amore veniva +considerato come peccato. Dopo l'avventura dell'imperatore, Goccelino +si fe' più ardito. Egli svela chiaro alla damigella le speranze osate +concepire, richiede da lei franca risposta. + +--Ed ella? dimanda Baccelardo. + +--Ella non lo scacciò già con alterigia: solamente piena di contegno +lo rimise al giudizio del padre suo. + +--Ciò era giusto, mormora la principessa. + +--Madonna, sì. Ora il conte che aveva solamente questa figliuola ed +era ricco e borioso, quasi quasi non fe' cacciar via villanamente il +cavaliere dal suo castello. Gli ordina però di non rimettervi più +piede, e mai più favellare di sua figlia, il cui nome reputava +macchiato nella bocca di un uomo, per le vene del quale scorreva il +sangue di Bonizone il falegname. Poi ne muove lamento al marchese ed +alla pia moglie di lui. + +--Fu un minchione il vostro conte! risponde Gisulfo; io avrei dato +quello sfrontatello a divorare ai segugi. + +--Come vi piace, monsignore, riprende l'abate. Certo è però che +Goccelino ebbe a sopportare grave riprensione dal marchese, lunga +omelia dalla contessa, ed aspro e schernevole garrito dal siniscalco +suo zio. Fastidito del pettegolezzo di quella corte, e' si accommiata +dalla castellana e dallo sposo di lei, e se ne torna a Parma dove i +signori di Correggio gli venivano altresì un poco parenti per parte di +madre. Ma perchè neppur quel paese lo guariva dal fernetico, se ne +rivenne alla casa paterna per disacerbare il duolo con la lontananza e +l'amorevolezza dell'eccellente padre suo. Capitò allora che Cuno fosse +a Roma. Goccelino vi si recò incontanente ed al fratello raccontò +dell'affronto ricevuto. L'altero spirito di Cuno, che nelle dignità +della Chiesa cominciava di già a progredire, ne rimane offeso. +Perocchè il suo carattere era addivenuto anche più violento e +puntiglioso nei rigori silenziosi del chiostro. In guisa che si fissa +in mente, e fa unico scopo dell'ostinata ed intraprendente sua volontà +di domare l'alterigia del conte, e di dare sposa al figliuolo del +falegname Bonizone la figliuola del barone. E senza metter tempo in +mezzo parte per Canossa. + +--Non ci mancava che lui per completare la corona dei santi, dice +Guiberto sorridendo. + +--In fatti, continua l'abate, in una corte, in cui i laici non +valevano una buccia, e la religione toccava il fanatismo, lascio a voi +considerare se un frate, ed un frate favorito consigliero di due +pontefici, e severo riformatore del costume degli ecclesiastici, +dovesse tornare potente e gradito come un santo. Accadde dunque così. +Da prima vi fu un po' di muffa dall'una parte e dall'altra, vi fu un +po' di discussione, un po' di orgoglio, un poco di ostinazione, ancora +qualche minaccia--il frate di gastighi spirituali, quelli di +temporali. Infine la contessa toglie acconciar ella le cose col padre +di Bertradina, e contentar tutti--tanto più che vivamente pel frate +s'interessava l'unica figliuola di lei, Matilde, le quale più fanatica +di tutti quanti, di nove in dieci anni, già dispotizzava sui parenti +in prima, e poi sui vassalli ed i feudatari. Ad ogni modo, non saprei +ben bene dirvi degli incantesimi che adoperasse la contessa Beatrice; +certo gli è, che il frate, il quale già mirabilmente se la intendeva +con Bertradina cui teneva dalla sua, fu contento, e si aggiustarono le +nozze. + +--Giorno di maledizione! si lascia uscir di bocca il priore. Tutti lo +guardano. L'abate soggiunge: + +--Goccelino sposa la giovane: ma si avvede presto che ella aveva per +lui, anzi che amore, ripugnanza, e che mal volentieri lo seguiva +all'altare. Invece pareva affascinata dal guardo di suo fratello. +Donizone il cappellano poeta, divenuto altresì abate del cenobietto +annesso al castello, benedisse gli sponsali; e Goccelino si menò a +casa Bertradina. Fece rumore in allora che, al domani, la giovane +sposa non ricevesse il _morgingab_ dal marito[1]. Se ne dissero delle +grosse, e parecchie anche insolenti. + + [1] Il _morgingab_ era un dono che il marito dava alla moglie dopo + la prima notte delle nozze per averla trovata vergine. Ed era + tanto l'entusiasmo degli uomini di allora per questa verginità, + che le leggi ebbero a metter regola e modi ai loro doni. + +Sia comunque, e Dio sa il vero, in queste trattative eran corsi +alquanti mesi; alcuni altri il frate ne dimorò nella casa paterna. +Infine ritornò a Roma dove seguì perigliosa e pertinace carriera di +consigliere e di morigeratore. + +--Volete che vi nomini costui? domanda l'arcivescovo sorridendo: + +--Dio ve ne preservi, susurra l'abate con voce pietosa, e continua. + +» In quell'intervallo Goccelino, che dalla donna sua si era +compiutamente alienato, considerava quali spessi colloqui i due +cognati avessero fra di loro, quale perfetta intelligenza, e come +rammorbidivasi il cuore del fratel suo verso Bertradina. E sì che suo +fratello ad affetto tenero e compassionevole non aveva ancora, e forse +non aveva mai aperto il cuore! Ma Goccelino s'illudeva. Perocchè Cuno +non dava a quella donna che pietosi avvisi, e la confortava a +sopportar paziente il disgusto che il marito aveva concepito per lei, +e le cento scipite fole che sul fatto del _morgingab_ correvano pel +volgo. Sia però come vuolsi, certo gli è che dopo sei mesi Bertradina +sgravò, e mise a luce una bambina. + +--Corpo dell'ostia! grida Gisulfo, dopo sei mesi voi dite? + +--Sì, monsignore. Ma ciò non torna nulla al caso; imperciocchè anche +dopo sei mesi una femmina può partorire, e la prole vivere. Non +pertanto io non saprei dirvi quanta fosse l'indignazione di Goccelino. +Senza pigliar tempo, senza nulla considerare, ei si reca al letto +della moglie, e vilipendendola del nome di adultera, le lacera il seno +col pugnale. + +--Dio ti perdoni, accecato! potè solo profferire la misera, e spirò. + +--E Dio l'ha perdonato, sclama il priore suo malgrado e quasi parlasse +fra sè. + +--Goccelino andava in cerca ancora della bambina, soggiunge l'abate, +allorchè Bonizone entra nella fatale camera. Egli si getta ai piedi +del figlio, gli abbraccia le ginocchia, e lo supplica di contentarsi +di un delitto solo. Goccelino spinge il vecchio ad urtare di capo nel +suolo ed esce, e fugge. Consentite intanto un momento, belle dame, che +io beva un gocciolo per inumidirmi il gorgozzule, poi ricomincio. + + + + +VII. + + Ito è così, e va senza riposo + Poi che morì: cotal moneta prende. + A soddisfar chi è di là tropp'oso-- + _Purg._ II. + + +E dopo che l'abate si fu qualcosa rifrancato, ed ebbe bevuta una larga +sorsata di vino, continuò: + +--Goccelino dunque corre subito alle scuderie, inforca il primo +cavallo che gli si para alla mano e vola a Roma. Cuno era partito +allora allora per l'abazia di Cluny. Goccelino gli tiene dietro. +Appena e' si arrestava la notte per dare un po' di strame alla +cavalcatura. Viaggiava solo, fosco come il turbine, furibondo come il +tigre. Egli fece periglioso e stentato viaggio, scavalcò montagne di +nevi eterne, valicò fiumi terribili, affrontò uragani, fame, incontro +di belve feroci; e sempre in una tetra tensione di spirito, superò +tutto, e giunse al monistero di Cluny. Non si nomò Chiese di Cuno suo +fratello; ma questi era assente. Intanto gli fu proferta ospitalità se +volesse attenderlo. + +--Starà lungi molti dì? dimandò. + +--Verrà stasera, gli risponde il frate portinaio, forse domani. Certo +non tarderà guari, perchè deve ricevere il voto di certi novizi che +debbono far professione, _Kirie eleison_! E siccome l'abate è a Goslar +con l'imperatore Enrico, il padre priore farà la funzione, _Christe +eleison_! Potete dunque attendere, ser cavaliere, se avete voglia del +riverendo priore, e gustare un gocciolo, _Kirie eleison_! che il +cellario può offrirvi buono come in ogni altro castello di barone. +_Kirie eleison! Christe eleison!_ + +--Avete detto che torna domani? replica Goccelino. + +--Cosa avete, ser cavaliere? chiede inquieto il portinaio, vi +sentireste forse male? _Kirie eleison_! Gli è pur vero che il padre +priore con reliquie ed _agnus dei_, con miracoli e senza guarisce +infermi, _Christe eleison_! ma evvi ancora il vecchio padre Adalberto +che..... + +--Addio, frate, grida l'altro, e volgegli il dorso. + +--Goccelino scomparve. Il portinaio allampanato gli tiene dietro +dell'occhio; infine si segna di croce e sclama: + +--Gran peccatore dovrà essere colui che per fermo veniva a confessarsi +al priore. _Christe eleison!_ La sua faccia però non è quella di un +contrito. _Kirie eleison!_ Ricusare anche un gotto! _Christe +eleison!_--io me ne intendo di queste botti: gran peccatore! pingue +furfante! + +--Il brav'uomo che era quel portinaio, soggiunge l'arcivescovo. In un +mese che passai a Cluny mi fece cotto quarantadue volte. + +--Ne abbiamo fatto un santo dell'ordine, sclama l'abate, e Dio l'ha +nel suo seno. Poi continua: + +» Il priore infatti arrivò la sera, ma infermo. Il primo suo pensiero +fu di andare a ringraziare s. Benedetto del prospero esito della sua +spedizione, poi di cercare il letto. + +» Al domani la chiesa rigurgitava di gente per contemplare la cerimonia +di quattro o cinque novizi che profferivano il voto. Un sacerdote +celebrò la messa. Finito l'evangelo i novizi si trassero avanti +l'altare. Allora dall'attigua sacrestia uscì un frate col capperuccio +calato per ricevere le loro promesse. + +--Ah ci siamo, dice la principessa, io rabbrividisco di già. + +--E vi è di che, riprende l'abate. Tutto il popolo infatti aveva +assistito con divozione alla messa; ma con più fervore di tutti, +giusto là presso ai balaustri di marmo del coro, avevano fissato un +cavaliero che della fronte piegata nelle mani, immobile, fervoroso +come un santo, aveva orato senza distogliersi mai. + +--Birbo di santo! dice l'arcivescovo. + +--Appena però si comincia la funzione della professione egli leva la +testa. E' sta un momento, un momento solo a squadrare il frate che la +compiva, indi di un lancio, come il gattopardo si avventa sulla preda, +si avventa su colui, e col pugnale lo trafigge alla nuca. Fu l'opera +di un baleno. Il povero cenobita manda un grido e cade supino. A +questa vista, Goccelino anch'esso si dà un colpo di mano sulla fronte: +poi come un fulmine passa per mezzo della gente atterrita, risale il +cavallo che gli teneva lesto un pitocco dietro il sagrato, e scompare. +Non era stato il priore che egli aveva ucciso. + +--E chi dunque? dimanda la principessa di Salerno. + +--Ma! un altro povero disgraziato di monaco, il quale aveva preso il +luogo di lui, ambasciato da febbre urente e trattenuto a letto. + +--Demonio di un giovane! sclama l'arcivescovo di Salerno. _Enceladus +jaculatar audax!_ + +--Proprio un demonio, risponde l'abate, se vuolsi considerare +l'arditezza; ma buono quanto altri mai nel cuore. In effetti, +figuratevi se poche volte egli avesse versato il sangue sul campo di +battaglia! Eppure, il sangue di quell'innocente, sparso nel santuario +del Signore, pesò sull'anima dell'omicida come sull'anima di Caino +pesava quello del fratello. Egli erra qualche tempo alla ventura per +la Francia, ritorna nell'Italia, visita santuari, fa voti, cinge un +cilizio, si confessa con un santo. Ma vanamente, perocchè la pallida +spaventata faccia di quel frate gli stava sempre presente, sentiva +sempre alle spalle la voce di Dio che l'inseguiva gridando: omicida! +omicida!! Inoltre il padre di Bertradina ed il marchese di Toscana +avevano messa taglia alla sua testa, ed ei si vedeva perseguitato da +tutti--dall'ira degli uomini, cui temeva la meno, e dal castigo del +cielo. Così che si decide andare in pellegrinaggio a Gerusalemme. + +--Lasciate il viaggio, ser abate, lo consiglia Guiberto, se no l'alba +ci coglie qui. + +--Io non domando mica meglio. Non vi racconto dunque per minuto il +difficile e lungo viaggio, perchè già sento abusar soverchio della +cortesia di queste dame, e l'ore della notte inoltransi. Goccelino +compì il voto. Sul sepolcro di Cristo, la schiavina coperta di cenere, +il fianco allacciato da cilizio, pianse le sue peccata, si confessò, +fece spaventevole penitenza. Infine l'immagine del frate, e la voce di +Dio non lo perseguitarono più, ed ei si credette perdonato. Decise +tornare in Italia e comporsi cogli uomini, i quali non potevano +mostrarsi fieri dove che Iddio aveva accolto il suo pentimento. Sopra +galera veneziana s'imbarca dunque a Cesarea. + +» Ostinata burrasca li travoglie lungamente. I corsari barbareschi +danno loro la caccia. Perigliano più volte andare a picco, e lunga +tormentosa agonia li travaglia. Infine un fil di vento forte li gitta +sulla spiaggia del Ionio, al lido di una terra di Calabria. I +Veneziani rimpalmano il legno e salpano per le venete lagune. +Goccelino, angustiato da febbre e stanco già di navigare, si arresta +quivi, sprovveduto di scorte e di panni. Si dirige quindi al castello. + +--Qual castello? domanda Gisulfo. + +--Uditemi, monsignore. A Cariati. + +Il barone Giselberto, e la figliuola di lui Alberada si eran messi +allora allora a mensa. All'annunzio di un pellegrino, entrambi scendon +nella corte per riceverlo e menarlo al tinello. Il barone gli +scioglieva i sandali per lavargli i piedi, la giovinetta lo confortava +di differenti ristori. Goccelino rendeva loro mercè dell'ospitale +carità, e pregava che desistessero da quegli uffici. + +Ma Giselberto dichiarava che, per lui, un palmiere figurava Iddio, e +perciò poco quanto gli potesse praticare. + +--Bravo uomo! sclama Baccelardo. I Normanni non ebbero mai nè più +prode, nè più santo guerriero di lui. + +--Infine l'infermo fu guidato al letto e vigilato con una amorevolezza +senza esempio. Eppure non gli avevano dimandato ancora nè del nome, nè +della condizione, nè d'onde venisse. + +--La carità, figliuoli miei, è cieca. + +--E più spesso sorda! dice l'arcivescovo sorridendo. L'abate prosegue: + +--La malattia di Goccelino intanto volgeva al peggio, ed egli stesso +credeva di aver contratta la peste in Oriente. Però non nudriva alcuna +speranza di vita. Un giorno che più grave sentiva avvicinarsi l'ora +fatale, risolve scrivere a suo padre ed a suo suocero onde dimandare +loro perdono. Così fa, e le lettere partono per due vassalli che il +barone spicca. + +Suo suocero lo aveva da lungo tempo perdonato--chè anzi non aveva mai +concepita veramente collera contro di lui, perchè anch'egli credeva +Bertradina colpevole, e braccheggiava dietro a Cuno, dentro Roma +sicuro e despota, per vendicare la seduzione della figlia. Bonizone, +giunto alla sua ora finale, agonizzava. Aveva presso di sè chiamato +Cuno, onde non passare al cospetto di Dio così sconfortato e deserto +di ambo i figliuoli. Cuno si era recato per dare al padre la +benedizione dei moribondi. La pietosa lettera di Goccelino arriva, li +commove entrambi. Bonizone lo benedice e spira. + +--E la ragazza? dimanda la principessa di Salerno. + +--La ragazza di Bertradina fu salva da Bonizone. Questi però non volle +tenerla presso di sè, sia che anch'egli credesse colpevole Cuno, sia +che gli premesse allontanare ogni memoria del vituperio. Aveva quindi +chiuso in un forzierino d'ebano il libro di ore di Bertradina, vi +aveva aggiunto una lettera d'invio della bambina, fatta da pubblico +tabellione di Soano, e l'aveva mandata a Cuno a Roma, per mezzo di un +pellegrino che si recava a Nostra Signora da Loreto e che aveva tolta +la missione di portarla. La fanciulla però non vi giunse e corse voce +che quel romeo l'uccidesse al colmo di mezzanotte, e del grasso +fecesse prezioso unguento pel male di luna. + +--Oh! lo scellerato! sclama la principessa. + +--E ve n'han tanti! dice l'abate. Cuno rese dunque gli ultimi ufficii +a suo padre, e si accinse a viaggio per le Calabrie, onde, se fosse a +tempo ancora, rinconciliarsi con l'illuso fratello, o ringraziare il +barone Giselberto e sua figlia della carità cristiana largheggiata al +pellegrino. I vassalli del barone gli tennero da guida. + +--E rivide il fratello? + +--Sì. Goccelino non era morto; chè anzi, mercè le amorevolezze di +Alberada e le mediche cognizioni di lei, riacquistava la salute e di +giorno in giorno volgeva alla convalescenza. Il barone non meno della +figliuola gli prodigò cure. Ma come lo vide mettersi sul meglio, lo +lasciò intero alla sapiente carità di Alberada, ed intese tutto alle +cacce ed ai banchetti cui e' grandemente amava. + +--Il resto si prevede, dice Baccelardo, + +--Ahimè, troppo, continua l'abate. La giovinetta passava lunghe ore al +governo dell'infermo, il quale, cominciandosi a riavere, raccontava +maravigliose storie di terra santa, e la pietosa iliade dei suoi +viaggi. Bella, ingenua, vereconda, lo ascoltava quella fanciulla, e +sovente versava lagrime di pietà. Dio la benedica. Dio conforti lunghi +anni quella pia, che io ebbi ventura conoscere ai suoi giorni felici! +Ah! non mai resterò dal piangere l'involontario male che io le feci. + +--Era dessa bella? domanda la principessa. + +--Ah, madonna, figuratevi che brillava come la stella del mattino. +Toccava appena la più fresca giovinezza, e nell'aria infantile del +sembiante le traspariva tale immaculato candore che inspirava nel +tempo stesso confidenza e venerazione religiosa. Ad una statura +vantaggiosa e svelta, talchè un cantore la pareggiò un dì ai cedri del +Libano di Salomone ed alla regina Saba, accoppiava un profilo +purissimo ed una carnagione bianca per modo che le venuzze cerulee del +seno vi si disegnavano sopra pallidamente. Il corruscare dello sguardo +ceruleo splendeva come i fuochi dell'opala, segnatamente quando +guardava alcuno dell'abituale sua benevolenza, lo che le dava qualche +cosa di non terreno, come quelle apparizioni di anime celesti di cui +si racconta nelle leggende, ovvero di quelle fate che proteggono le +difficili avventure di un paladino, come nei circoli della sera +sogliamo udire a narrare dai menestrieri. Non dico nulla poi della +soave melode della voce e della parola cortese che perenne le volava +dalle labbra. Allora io mi convinsi della dottrina del veggente di +Stagira, che l'anima occupa ogni parte del corpo secondo la totalità +della sua perfezione e della sua essenza, non già secondo la totalità +delle sue facoltà. + +--Ser abate, si direbbe per Dio che voi l'amaste, dice il priore. + +--Non sarebbe già la prima testa bianca ed il primo cuore freddo che +ciò abbia fatto, risponde l'abate. + +Tanta bellezza dunque--e nei paesi, e nelle corti di Europa, perdonate +bellissime dame, io nulla mai vidi di somigliante--infiammarono +l'anima di Goccelino. Avrebbe voluto essere imperatore per elevarla +fino a lui! Divisava però, come col fratello si aprì, recarsi alla +corte di Germania, e supplicare Enrico di concedergli tanta parte dei +suoi favori da poterla impalmare. L'avesse pur fatto, chè quella donna +forse lo avrebbe tornato a virtù! + +--Sì, mormora il priore, l'avesse pur fatto. + +--Che può l'uomo, sclama l'abate d'accento commosso, quando Iddio +diversamente divisa? Dio infatti, nei suoi riposti consigli disponeva +diversamente. Ella era già fidanzata a Roberto Guiscardo. + +Cuno giunse al castello. Tenera, effusiva dalla parte di Goccelino fu +la riconciliazione. Cuno lo perdonò. Vide anch'egli intanto la +giovinetta: seppe i pensieri di suo fratello. E fosse stato che Cuno +palpitasse pei giorni di quella fanciulla, con un uomo che tanto +ingiusto e brutale con Bertradina si era addimostrato, fosse stato +pietà di quella vergine pura, la quale, avvegnachè con solenne +promessa già fidanzata, sembrava sorbire lenta seduzione da Goccelino, +fosse stato infine che quel cuore di ferro anch'e' una volta si +schiudesse a teneri affetti, e per la prima fiata sentisse dolce moto; +certo, Cuno cominciò a colloquire più spesso con la fanciulla, e le +raccontava storie d'incauti affetti, e la teneva lungi da Goccelino +con parole scaltre. + +--Ser abate, gli dice Alberada sotto voce all'orecchio, rammentatevi +che siete per isvelare la confessione di un uomo terribile. + +--E chi lo dimenticherebbe? risponde l'abate segnandosi della croce. +Indi continua: + +--Goccelino si avvide di quelle pratiche e qualche sospetto gli si +andava insinuando nell'animo. Si era levato già di letto, ed in parte +aveva racquistate le forze. + +Una sera che costui, addossato ad un davanzale di finestra contemplava +malinconico tramonto, di sopra la sua testa, tra il merlato di una +torricella, Cuno ed Alberada favellavano. Le loro parole non si +udivano distinte, nè le pronunziavano tutte sul medesimo tuono. Ma +Goccelino ne udì tanto che l'anima si senti lacerare e rivivere nei +feroci affetti. Cuno, per compiutamente salvarla da suo fratello, +raccontava alla fanciulla normanna la storia di Bertradina. Goccelino +non proferì motto. La sera si addimostrò anzi lieto più del consueto e +più facondo; al fratello, che immaginava già cotto di quella donzella, +disse mille cose amorevoli. La notte però, mentre Cuno dormiva, egli +cerca della stanza di lui, e con sorriso feroce e diabolica voluttà +gli fa sulla persona tale oltraggio che fa inorridire e che mi è legge +per pudore celare. Nel castello intanto si parlò solamente di +pericoloso colpo di pugnale. + +--Mio Dio! mormora Alberada sommessa. + +--Indi scende alle scuderie, continua l'abate e simulando ordine +premuroso del barone, si fa aprire le porte del castello e fugge in +Germania--dove l'imperatore lo accoglie con ogni amorevolezza, e gli +tiene la parola datagli a Parma. + +Il povero Ildebrando intanto...... + +--Ildebrando? sclamarono Gisulfo ed altri parecchi della mensa; gli è +dunque di lui e di suo fratello Guiberto, qui con noi, che racconta la +vostra leggenda, ser abate? Non ci eravamo dunque apposti nel +sospetto. + +--No, baroni, scompigliato balbetta l'abate. Poi, rimettendosi, +soggiunge: io aveva altrove fisa la mente, e quel nome mi volò dalle +labbra scioperatamente. Non è di lui che io favello, non è di lui. +Altri sventurati volle Iddio provare coi fatti che io sono stato +costretto a narrare. + +--Bene sta, ser abate, bene sta, freddamente dice Gisulfo; andate +innanzi, perchè noi sappiamo oggimai distinguere l'astore dall'airone. + +E l'abate tutto rosso e mortificato proseguì: + +--Il povero Cuno intanto dal sonno cadde nello svenimento. E per fermo +di emorragia sarebbe morto, se al maestro delle scuderie non nasceva +tardo dubbio di verificare, se veramente il barone avesse data quella +notturna commissione al favorito palmiere. Il maestro delle scuderie, +vecchio torpido e credulo, va su all'appartamento del barone e lo fa +risvegliare. Giselberto forte s'indigna della soverchieria che si +pensa fatta per trappolargli un cavallo, e manda a vedere alla camera +dell'altro fratello. Allo spettacolo miserando si commuove ognuno. +Tutto il castello si caccia sossopra, si mette in opera ogni +sollecitudine per aiutare il disgraziato. Cuno in effetti rinviene, e +domanda di Goccelino. Gli narrano della fuga di lui. Egli allora col +residuo di forze che rimanevangli, si rizza sul letto e di voce +vacillante susurra: + +--Ascoltami Iddio, ascoltatemi Gesù Cristo, e vergine Maria, ascoltate +tutti, santi del cielo, angeli ed arcangeli, troni e dominazioni, il +sacramento che io fo. Se di questa ferita non muoio, possano le mie +ossa non avere quiete nel sepolcro, possa mancarmi il cibo alla fame, +l'acqua alla sete, il sonno alle pupille, possano i demonii +impossessarsi dell'anima mia e straziarla di rimorsi e di paure finchè +vivo, e col fuoco eterno dopo la morte, se non mi vendico di mio +fratello--fossimo entrambi a morire sul medesimo letto, fossimo +entrambi a comunicarci al medesimo altare--giuro di non perdonargli +mai, mai, mai! + +--Mai! sclama fra sè Alberada colpita, mio Dio! che si richiede dunque +da me? + +--Baroni, ecco la storia che io contai a Melfi, soggiunse l'abate di +Cluny, Cuno non morì. Roberto Guiscardo subito dopo sposò Alberada. +Innocente come era ed angosciata per doversi separare dal padre, la +santa fanciulla quasi invita lo seguitò all'altare. Questa memoria, +udendo il mio racconto, allucina Roberto, che appone ad amore per +altrui il pietoso stato dell'animo di colei, la quale avrebbe tolto +anzi morire che dipartirsi dal padre suo. Alberada fu ripudiata. +Decidete or voi, monsignore, se la verità noi favellammo. + +--Vi domando perdono, ser abate, risponde Gisulfo, se vi aspreggiai di +parole, ed a voi altresì, priore di Lacedonia. Roberto agì da +forsennato. Alberada era innocente. + +E sì dicendo il principe Gisulfo porgeva una mano all'abate, un'altra +al priore, e si alzava dalla mensa. I suoi ospiti lo seguivano. Allora +a lui si para innanzi l'arcivescovo di Salerno, Alfano, e dice: + +--Ed a me, monsignore, a me non dimandate voi perdono dell'avermi +detto mentitore? + +--A voi, messer arcivescovo, che ardiste dare del pazzo a nostra +sorella, fiero risponde Gisulfo, a voi non solo non dimandiamo scusa, +ma aggiungiamo che siete uno scimunito ubriaco. + +Alfano a quelle brutali parole corrusca negli sguardi, e portando la +mano al fianco, dove soleva tenere il pugnale, fa due passi verso il +principe. Poi tutto ad un tratto ristà e dice: + +--A domani, principe Gisulfo. + +La principessa intanto dimandava: + +--E Cuno ha perdonato il fratel suo, messer abate? + +A questa domanda Ugone sembra interdetto. Ei resta un momento a +riflettere, poi risponde: + +--L'ha perdonato. + +--Mai! mai! sclama Alberada fra sè, uscendo dalla sala, mio Dio! che +si richiedeva dunque da me! + +Allora sotto l'uscio della stanza il priore le si accosta all'orecchio +e dice: + +--Alberada, deggio favellarti. + +A quella voce ella si scuote: retrocede da prima, poi si accosta, e +presa da subito tremito che le invade tutta la persona, risponde: + +--Non è più tempo, Guiberto, guárdati: fuggi--le terre d'Italia non +sono più per te. + +Le nostre leggitrici han già del pari compreso che Cuno era +Ildebrando, ora Gregorio VII; Goccelino, Guiberto priore di Lacedonia. + + + + +VIII. + + Io vinsi al cesto + Il figliuolo d'Enope Clitomede, + Alceo Pleuronio nella lotta, a cui + M'aveva sfidato; superai nel corso + L'agile Ificlo; e nel vibrar dell'asta + Polidoro e Fileo. _Iliade_, XXIII. + + +All'ora di sesta del domattino tutto era in punto pel proposto +sperimento della forza e dell'agilità dei candidati al combattimento +con i campioni normanni. Avevano steccata una lizza nello spianato +della chiesa di San Matteo, che allora si edificava, e sopra cui +davano le finestre delle case circostanti. Da queste, sì la +principessa moglie di Gisulfo che le consorti dei suoi cortigiani +potevan tutto bellamente osservare. Ad una estremità del +parallelogramma avevano levato una tribuna, sulla quale sedevano, come +giudici della tenzone, Ugone abate di Cluny, Guaimaro conte di +Capaccio, Giordano sire del castello di Corneto nel Cilento, +Castelmanno figliuolo del conte Adelferio, e Giovanni figlio di +Ademario _il rosso_. Essendo tutti longobardi, stupenda vista e' +facevano con le loro lunghe barbe ondeggianti sui petti coverti a +guarnelli di bianco panno di Cipro. All'altra estremità della lizza +aprivasi la porta per introdurre i campioni già radunati in numero di +sette, ed erano, come si segnarono coi segni di croce sur una +pergamena tenuta dal maestro di campo di Gisulfo: Gisulfo principe di +Salerno; Baccelardo il _diseredato_ come veniva addimandato; Alfano +arcivescovo di Salerno; Astolfo figliuolo di Marino Capece di Napoli; +Pietro conte di Atenolfo; un milite chiamato Romualdo, e Laidulfo lo +Zanni. Il quale ultimo si segnò e scomparve dalla tenda, sì che tutti +pensarono non fosse una burla, e col maestro di campo si dolsero aver +ricevuto fra mezzo a loro un cotal satiro. Ma il maestro di campo li +pregò di star cheti, perchè quell'uomo, comunque e' si fosse alcuno di +loro non disonorava. + +L'abate di Cluny celebrò la messa. I campioni l'udirono, giurando +sull'ostia della comunione di non fare per niun modo uso di ciurmerie +e d'invocazioni diaboliche onde vincere la prova. Dopo, l'abate si +recò al suo posto, i campioni alla tenda. + +Innanzi di essersi cimentato alcuno non poteva assistere allo +sperimento dell'altro. + +Ciò stabilito le trombe suonarono e la lizza si aprì. + +Primo ad entrarvi fu il milite chiamato Romualdo. Un compagno di armi +gli recò grosso ferro di cavallo ben compatto, ben chiuso, saldo, non +forato. Romualdo andò dritto a presentarlo ai giudici, perchè +minutamente l'osservassero, poi lo presentò al popolo, fitto e +numeroso, che si addossava allo steccato, recandolo in giro. Egli +aveva le maniche del ghiazzerino di bufalo rimboccate fino al gomito; +portò il ferro sempre alzato in alto perchè di frode non si dubitasse. +E come lo ebbero tutti veduto, Romualdo ritorna presso la bigoncia dei +commissari, e lo lancia iteratamente in alto, facendo che netto +risuonasse al suolo. Poi lo riprende, lo rileva novellamente sulla +testa perchè tutti lo rivedessero intero, lo abbranca tra ambo le +mani, ed in due secondi senza sforzo, senza alterare il colore del +viso, come avesse rotta una ciambella, in due lo spezza, giusto nel +mezzo, ed ai giudici presenta i due pezzi, con lo stesso garbo, con la +stessa celerità che avrebbe messa un cerretano a fare scomparire due +bossoli. + +--Bravo! bravo! grida la plebe: ed i giudici stessi lodarono sì la sua +forza che la sua destrezza. + +Romualdo si appoggia delle spalle allo steccato ed aspetta. + +Un araldo d'armi allora annunzia Pietro conte di Atenolfo, ed Astolfo +figliuolo di Marino Capece di Napoli. Nel sorteggio erano dessi usciti +dopo il milite. Entrarono in fatti i due signori accompagnati dagli +scudieri che recavano le spade e le mazze di acciaro. Anch'essi si +soggettarono alla cerimonia della visita. E poi gli era ben mestieri +che si fosse misurato il diametro dei manichi delle mazze rispettive; +e si trovò quello della mazza del conte Pietro un pollice e mezzo +circa, due pollici quello del sire di Marigliano Astolfo. Fatto ciò, +si portarono due ceppi nel mezzo dell'arena, sopra i quali ciascuno +collocò la sua mazza. Fu primo il conte Pietro a scagliare il colpo. +Alzò la daga lentamente sulla spalla sinistra, fissò il mezzo del +manico, ed il colpo cadde. La barra di acciaro è recisa quasi che +tutta; ma l'arma si rompe nell'elsa fra le mani del conte, di tal che +si accagionò questo incidente se intera non fu partita. + +Il sire di Marigliano sorride, ed a volta sua alzando la spada, la si +vede corruscare per aria come baleno, la si ode sibilare e piombare +sul manico d'acciaro con la forza di un mangano. Ed una parte della +mazza era caduta da un lato del ceppo, l'altra dall'altro, messa in +due, netta come se fosse stata di neve. + +I giudici applaudiscono al colpo poderoso, e la plebe grida forte: +_alleluia, alleluia!_ quasi avesse voluto adular quel signore. Del che +il conte Pietro adirato manda a dolersi col principe Gisulfo; e questi +ordina che fossero presi trenta di que' sciagurati e frustati, da +poichè e' non erano scesi nell'arena onde sollazzar la marmaglia e +togliere applausi da lei, ma per far generosa prova di chi meglio +avrebbe difesa la patria. + +Il conte Pietro, che si era veduto umiliato da Astolfo, lo sfida alla +lotta. E' si credeva certo di vittoria, perciocchè statura gigantesca +aveva e membra robuste a petto di Astolfo, piccino anzi che no, e +segaligno. Il sire di Marigliano resta un istante titubante alla +sfida. Ma poscia, arrovetando la faccia, per solito pallida, accetta, +e senza pigliare indugi si cava il giubettino, e si colloca in +positura di aspettare l'assalto del nemico. A quell'inatteso +spettacolo i commissari ed il popolo si alzano per meglio osservare. +Ed in fatti il conte Pietro, vestito come si trovava di ferro, si +avventa sopra il sire di Marigliano per ghermirlo dal collo, +sollevarlo da terra, fargli perdere ogni equilibrio. Astolfo, al primo +assalto, sfugge il pericolo avvinchiandosi alle braccia di lui e lotta +di polsi onde ridurlo ad indietreggiare. Ma il conte sta fermo. Anzi +gli restituisce tal urto, che il meschino va a cader supino due passi +lontano. La sconfitta di Astolfo però è avvertita appena, tanto +sollecitamente risorge dal terreno e in piedi si mostra a fronte al +conte. Questi, confortato dal primo pegno di vittoria, ritorna per +aggavignarlo dal collo. E vi riesce, e lo solleva circa otto pollici +dal terreno. Astolfo allora sentitosi a quelle strette, gli si +attorciglia ai fianchi con le braccia, gl'involge le gambe tra le +gambe, e per tal modo lo stringe alla cintola che a poco a poco si +vede il conte Pietro allascare le braccia, la faccia da prima +s'impallidisce, poi colorasi a rosso, poi addiviene paonazza, poi +livida, infine si annerisce come la vôlta di un camino, strabuzza gli +occhi, il sangue gli rompe dalle narici e dalle orecchie, si spezza in +due, e cade resupino con Astolfo sul ventre. + +E questi così fittamente si era attaccato al conte Pietro che le sue +braccia sembravano immedesimate nel corpo di lui. La corazza si era +avvallata sotto la pressione delle braccia, la spina dorsale si era +rotta, il conte Pietro era morto. + +Cotal terribile prova fa restar tutti mutoli: e già si prevedeva che +il sire di Marigliano sarebbe stato il campione per combattere contro +il Normanno. Imperciocchè e' sembrava impossibile potersi dar saggio +di vigoria maggiore dei due che Astolfo ne aveva dati. + +Egli si ritira alla tenda, dove aspettavano gli altri tenitori della +giostra, ed il corpo di Pietro conte di Atenolfo è menato via +dall'arena. + +Gli araldi annunziano Baccelardo duca di Puglia e di Calabria. Perchè +questi siffattamente facevasi chiamare, agognando sempre ricuperare +gli Stati del padre suo Umfredo da Roberto usurpati. + +Entrò nella lizza Baccelardo vestito di gabbano di velluto scarlatto, +avendo in una mano pennoncino dello stesso colore, e dall'altra uno +stocco lungo e sfilato somigliante tutto ad uno spiedo. E subito +appresso a lui vennero quattro scudieri, che menavano grosso toro nero +con la testa bendata, ed un cavallo leardo rotato, svelto, lungo, +vispo, che andava saltarellando dietro al palafreniere come un +levriere. Baccelardo vi salta sopra e comanda agli scudieri di +ritirarsi. + +Egli allora si accosta alla bestia, si piega sul destriero, e con +l'elsa a croce dello stocco le strappa la benda. La luce del sole che +lo colpisce negli occhi fa restare il toro come stordito. Guarda il +popolo imbiettato nello steccato con torvo e lento sguardo, fiuta il +terreno, e con le zampe comincia a gittarselo alla pancia. Baccelardo +prima fa sventolargli innanzi del muso la banderuola rossa, poi lo +punge al fianco con lo stocco. Il toro mugnola ferocemente e non si +muove. Il cavaliere lo torna a tribulare in più parti con punture e +gli fa ripassare avanti agli occhi il rosso pennoncello. Ma anche +questa volta la bestia si contenta di far udire cupo muggito e pestare +dei piedi l'arena. + +--Per l'anima mia! sclama Baccelardo, che torpido codardo animale! + +E di bel nuovo forte lo punzecchia. Allora il toro tutto ad un tratto +dà un salto dal lato dove egli si trovava e gli va sopra. La presta +cavriuola che il giannetto spicca lo sottrae dal colpo cui giusto nel +bel mezzo del petto il corno formidabile aveva diretto. Baccelardo +fugge per lo steccato, sempre agitando la rossa banderuola, ed il toro +lo insegue. Infine questo si ferma e Baccelardo gli torna sopra ad +aizzarlo. E la belva novellamente ad inseguirlo sordamente, +orribilmente muggendo, ed egli a novellamente fuggire. Ma come il +cavaliere si fu accorto da quel muggito sordo e profondo, e dallo +scintillare dell'occhio, arroventato come carbone ardente, che il +parossismo del furore del toro toccava l'apice, e' si ritragge verso +la porta, dove stavano già presti gli scudieri, con le lance arrestate +per difendersi, e di un salto scendendo di cavallo lo consegna loro. +Quest'operazione fu l'affare di un minuto. Pure il toro, che all'altra +estremità della lizza lo puntava, incontanente gli corre addosso e si +trovarono l'uno a fronte dell'altro. Baccelardo adesso non solamente +non si ritrae, ma gitta lo stocco da un lato. Il selvaggio animale lo +fulmina prima di uno sguardo, indi piega la testa per menargli +terribile cornata. E di questa certo fuor fuori lo avrebbe passato e +slanciato a morir lontano sulle teste degli spettatori, se egli non si +trovava lesto a profittar di quella sfavorevole positura. Salta da un +lato, afferra il toro di una mano per un corno, sì che lo costringe a +ritorcere la testa, dall'altra per la coda irrequieta. Orribili ad +udirsi furono i mugghi della belva così disquilibrata e resa inabile +ad usar di sue forze. Perciocchè, chiunque una volta ha veduto una +_Corrida de toros_ sa, come a tutto disadatto sia questo in quella +situazione, e quali erano _las cositas_ che Pacquito Montes soleva +fare per _las sinoritas_ di Andalusia, ed io gliele vidi fare. +Infrattanto sforzi spaventevoli metteva la fiera onde raddrizzare il +capo, e palleggiarsi sulle corna l'ardito giovane; costui però, +puntando, soda ed inchiodata la teneva, e di un occhio feroce dominava +ed affascinava il sanguigno suo sguardo. Baccelardo allora descrive un +mezzo giro, costringe il toro, sempre in quella attitudine, a +seguirlo, lo trascina per l'arena fino innanzi alla tribuna dei +commissari. E come si è colà, mentre della mancina se lo teneva la +testa sommessa, con la destra gli scarica in un baleno fra le due +corna cotal pugno con la manopola di ferro, che l'animale dà in un +grido feroce ed a terra stramazza. Baccelardo tira quindi il pugnale, +sottile come uno spillo, e fra le due corna glielo caccia. + +Tutti allora gridano: al miracolo, al miracolo; è uno stregone!! E le +donne segnatamente cominciavano a far delle croci a furia e +sclamavano: ecco il diavolo: _Iesus Maria!_ vedete là il diavolo. + +In effetti, elleno non avevano torto. Dappoichè sull'impalcata che +copriva la tribuna dei commissarii, tutto ad un tratto si vede rizzare +un essere singolare, fino allora rimastovi accosciato. Colui aveva +piuttosto l'aspetto di satiro che di uomo. Della persona era basso, +scarno. I patimenti, e forse il digiuno, avevano consumato di sopra le +sue ossa ogni adipe, ogni succo inutile. Però egli era altresì restato +asciutto ed ossuto per modo, che i suoi tendini ed i suoi muscoli gli +si disegnavano sotto la pelle abbronzata, come in certi s. Bartolomei +che sogliono fare i pittori, per istomachevole e truce edificazione +dei fedeli. Il collo aveva toruto; la mano lunga, stecchita, +grandissima. Della faccia poi non distinguevasi gran cosa. Non aveva +che un dito di fronte e le livide labbra scoverte di pelo, tutto il di +più era irsuto di setolacce rossigne, folte e lunghe, che scomposte +gli piovevano sul petto--non escluso il naso piccino alzato della +punta verso la fronte. La quale fronte, bassa e stretta, circondava a +guisa di zona bianca, lenticolata, la testa piatta e schiacciata come +quella dei Samoiedi. In una parola, incarnava colui la figura di quel +pittore, il quale rimproverò il Caracci di non saper dipingere +animali, ed in animale dal Caracci fu ritratto, come nel museo +napolitano si può vedere. + +Solo spiccatamente risaltavano in quel deforme capo due occhi +turchini, che vibranti e lucidi, quasi due fiaccole nel fondo di buia +caverna, rutilavano nell'orbita; poi i denti bianchissimi che +guarnivano una bocca, la quale fendeva la testa orizzontalmente in due +parti disuguali. Perocchè, tutto al rovescio degli altri uomini, +costui aveva corta altrettanto la metà del volto dalla bocca alla +fronte che lunga dalla bocca al mento. + +Ei vestiva un giubbetto di cuoio di bufalo bollito, dall'attrito +raspato il pelo, dall'orgia e dall'incuria maculato in guisa da +sembrare screziato come il manto della tigre. Poi un paio di brache, +anche di cuoio di bufalo rattoppate di fresco a pelle di capra non +rasa dei peli. Alla cintura non portava arma, tranne il pugnale. + +Costui era Laidulfo lo Zanni. + +Laidulfo aveva veduto il prodigioso colpo di Baccelardo, ed il toro +atterrato. E' si lascia scorrere, della testa in giù, lungo uno +staggio che serviva da pilastro alla tribuna, e come un gatto salta +nello steccato. Ognuno pensò che, se colui non fosse davvero il +diavolo, non poteva mancar di essere per fermo una belva che si +avventava alla bestia uccisa per divorarla. Imperciocchè Laidulfo in +due salti è sul toro, ed afferratolo dai piedi, con gioia feroce +comincia a trascinarlo per la lizza. E' lo trasse fin presso la porta +di rincontro ai giudici. Dove essendo giunto, con ambo le mani apprese +ai piedi di dietro, sale sul parapetto di difesa che circondava il +recinto, solleva di terra la smisurata bestia, e principia a +dondolarla, a guisa di campana, a dritta ed a mancina. Indi mette uno +sforzo spropositato e la scaglia parecchi passi lontano da lui. Ciò +fatto dà novellamente un salto grottesco nell'arena, si slancia sulle +palizzate dall'altro lato, e dispare in un momento, come un momento +solo era durato l'apparizione e l'opera sua. + +E la plebe che lo aveva riconosciuto e che per un suo eguale +simpatizzava, rompe ogni riguardo e grida bravo, _alleluia!_ Questo è +il campione che si voleva, viva Laidulfo il pazzo, Laidulfo il +buffone! + +L'araldo interrompe le clamorose ovazioni, ed annunzia monsignor +Alfano arcivescovo di Salerno ed il principe Gisulfo. + +I nostri lettori si ricorderanno senza dubbio con quali parole la sera +dell'orgia si separassero questi due signori, e come l'arcivescovo, +poeta famigerato ai tempi suoi e in seguito, fusse stato offeso +bestialmente dal principe. Non appena quindi un pochino di raggio +dell'alba si mise nella camera di Alfano, che tutta la notte, malgrado +il vino non aveva potuto chiuder pupilla, chiama a sè il suo maestro +di palazzo e manda a pregare Baccelardo si volesse compiacere a lui +venire. Al che, come Baccelardo ebbe obbedito, Alfano lo supplica di +recarsi incontanente in nome di lui, arcivescovo di Salerno, a sfidare +il principe per quella mattina, a primo transito o a tutta oltranza, +secondo a lui fosse gradito. Baccelardo gli fece da prima gravi +osservazioni. Però il prelato essendosi mostrato duro, gli fu giuoco +forza portarsi ad intimare la sfida. E Gisulfo, che uomo di cuore era, +l'accetta senza punto esitare, e decisero che si sarebbero battuti +quella mane stessa, nello steccato della prova. + +Infatti montati ambedue sopra superbi cavalli e coverti di piastra e +di maglia entrano nella lizza. I loro scudieri portavano lance e +rotelle. I preliminari dell'abbattimento non furono lunghi. Convengono +subito che si sarebbero battuti fino che l'uno non fosse morto, o non +avesse dimandato mercè. Si situano quindi l'uno di rincontro +all'altro, avvegnachè lo steccato non fosse interamente atto a quella +pugna, perchè corto, e mettono in resta le lance dopo aversi attaccato +al collo gli scudi. Il maestro del campo fa suonare la tromba, e l'uno +sull'altro si rovescia. La prima corsa di lancia è fatale al principe: +perocchè la sua scivola sull'elmo di acciaro dell'arcivescovo, il +quale piegandosi, la schiva, e si va a piantar nel terreno. L'asta di +costui poi si rompe sul petto del principe dopo avergli forata la +rotella e la corazza, attraversata la maglia, e sfiorato alquanto le +costole. Gisulfo resta saldo sul cavallo: animosamente si tira dal +petto il mozzicone, e riprende la lancia che il suo scudiero gli +presenta. Novella lancia è data altresì ad Alfano, ed ai loro posti +ricollocansi. La seconda corsa è pure a disvantaggio di Gisulfo: +dappoichè egli fracassa l'asta sua sullo scudo dell'arcivescovo; +questi lo colpisce di tal poderosa maniera sulla corona principesca, +sormontante la celata, che rotte le gorgiere, lo fa percuotere delle +spalle sulla groppa del cavallo, e spiccar sangue dalle narici. + +Il principe di Salerno sbuffava di modo orrendo così due volte +umiliato dall'offeso prelato. Si riprendono novelle lance, e si +situano per cominciar la terza corsa. Questa fiata però la fortuna è +diversa. L'asta dell'arcivescovo lambe il collo del principe, +sguizzando sulla polita spalliera, e va a ficcarsi nell'estremo della +groppa al cavallo; quella di Gisulfo passa Alfano da parte a parte dal +petto, lo ribocca, spezza le cinghie della sella, gli fa perder le +staffe, e sollevandolo di peso così infilzato, trascorre l'arena, +trascinato dal cavallo furioso per la ferita, e va a gittarlo sotto la +bigoncia dei commissarii. + +Un grido di applausi fragoroso sbocca quasi involontario da ogni +banda. Gli spettatori giudicano unanimemente doversi a lui la palma +della vittoria. + +Il misero arcivescovo intanto mormora le prime parole di quei versi +memorabili di Orazio: _Quo pius Eneas_, e muore--muore quale aveva +vissuto, valoroso cavaliere più che costumato ecclesiastico, fedele +fino all'ultimo respiro alla poesia, ad Orazio, al centenario Falerno, +che avevan formato la sua delizia invece della Bibbia. + +Allora i giudici si riuniscono per decidere a cui spettasse l'onore +della pugna del domani contro il normanno campione. E primo il sire +del castello di Corneto si volge all'abate di Cluny per dimandargli +del suo parere. Ma l'abate, che si trovava sotto il dominio del suo +incubo sin dall'aprirsi della lotta, fraintende, e risponde: + +--Il mio parere è che si seppellisca codesto arcivescovo, il quale è +morto da gagliardo dopo aver vissuto da epicureo. Ed egli è ben +mestieri che sappiate non intendere io per epicureo i settatori di +quella dottrina severa che stabiliva il filosofo di Samo, di cui +l'eloquente ed imaginoso Lucrezio sclamava: _Deus ille fuit, qui +princeps vitæ rationem invenit eam quæ nunc appellatur sapientia_; ma +quella sozza ed invereconda dottrina che professarono di poi i +discepoli suoi, e che Orazio, Petronio e Marziale cantarono, e che la +Chiesa condannò per canonizzare la sapienza del divino Aristotile. Ed +avvegnachè i precetti sublimi dello Stagirita sembrassero talora +eterodossi, perchè come il fulmine nasconde la sua luce nelle nuvole, +quel filosofo nasconde la sua sapienza tra le tenebre della parola; +non pertanto i santi Padri della Chiesa han convenuto, che niuna +dottrina meglio si addice alla santità dell'evangelo, i cui proseliti, +al dire di s. Giovan Crisostomo, son chiamati _fedeli, affinchè +mediante il disprezzo del ragionamento umano, alla grandezza della +fede si elevassero_. Io sovente ho meditate queste sante parole, e +della predestinata incomprensibilità di Aristotile mi son persuaso. +Pure non resterò mai dall'indagare cosa mai quell'onnipossente +intelletto intendesse con l'_entelechia_ e l'_univocazione +dell'essere_. Conciossiachè quel principio impalpabile, incorporeo, +etereo non ho saputo giammai conciliare come mai possa essere _essenza +della forma_, ed il _constituente dei corpi da cui ricevono +organizzazione_. Da poichè se è canone di logica che _dat nemo quod +non habet_..... + +E molto Ugone avrebbe seguitato a dire. Ma gli altri quattro +commissarii, che vanamente avevano aspettato cavare un construtto da +questa cantafera, e che fosse infine venuto ad una conchiusione sul +fatto del campione, si tediano, e lasciandolo lì a predicare, si +tirano da un lato per giudicare la bisogna fra di loro. In effetti, +dopo alquanto di squittinio, e' decisero che: + +« Al principe Gisulfo sarebbe toccato l'onore del combattimento per la +città di Salerno e le terre dipendenti dal principato, come quegli che +nella nobile lutta ogni altro aveva superato in vigore. Però essendo +stato egli ferito, ancorchè lievemente, ed essendo la pugna di +gravissimo peso, il suo posto si destinava al cavalier Baccelardo, il +quale non meno ardito e forte si era addimostrato. + + + + +IX. + + Voi imbottate come pevere: + I' vo bevere ancor mi. + POLIZIANO>--_Orfeo_. + + +La sentenza dei commissari, come che per tutte le considerazioni con +lui fosse giusta, al principe Gisulfo non talentò. E' si riputava non +solamente dei suoi dritti defraudato, ma insultato nell'onore, col +dare importanza a ferita per sè stessa di niuno momento, e che in +certo modo gli ottenebrava la pienezza della vittoria sopra +l'arcivescovo. Inoltre, egli definiva la prodigiosa forza di +Baccelardo meglio come bravo requisito di pugillatore, che come +valentia di cavaliere. Di più, un sospetto lo tribolava per allontanar +costui dal combattimento. Vale a dire, che essendo Baccelardo +normanno, avrebbe e' forse potuto non dimenticarlo intieramente, +quella gente vivendo sollecitissima della sua nazione, ed accordatosi +innanzi di qualche verso con Roberto, lasciarsi vincere allora, salvo +poi a riscattarsi l'onore della vittoria alcuni dì dopo. Infine +Gisulfo considerava che la sarebbe stata un'onta alla nazione +longobarda il non aver saputo mettere in piede un guerriero ad +osteggiare un normanno. E queste ed altre moltissime riflessioni, tra +generose e villane, andava facendo Gisulfo nel corso della giornata, e +pensava come distruggere la fatale sentenza, la quale, a vero dire, +non era stata proprio equa, avendo dimenticato affatto Astolfo, che +forse meglio di ogni altro si era condotto, e dichiarato Gisulfo il +più vigoroso tra i candidati. Ma, sia come vuolsi, avevano giudicato +così, e non potevasi da quello recedere, come da tutti i giudizi che +hanno spesso più inviolabilità che senno. Gisulfo vi pensò sopra tutto +il giorno; si chiuse a consiglio con alquanti dei suoi più intimi e +fedeli longobardi, si propose, si discusse, si confutò, si mise a +scrutinio. Infine, si appigliarono a partito fatale, per non dire +vituperoso. + +Era una bella sera di luglio, una di quelle superbe sere italiane che +han formato mai sempre il delirio dei poeti e la disperazione dei +pittori. Iddio, che le ha destinate gelosamente per questo popolo, +tanto maltrattato dagli uomini, non patisce che l'opera suprema della +sua mano venga sfigurata dall'arte. Non vi era luna; ma più miriadi di +stelle ingemmavano la vôlta azzurra, e producevano quel voluttuoso +barlume cui s'imita nelle camere delle odalische attenuando la luce +coi veli. Dalla marina spirava aura deliziosa, tutta pregna ancora dei +baci degli aranceti di Sorrento. + +Tutti dormivano. Solamente Alberada, nella cui mente si erano fitte +come chiodi le fatali parole del giuramento d'Ildebrando, non poteva +pigliar sonno. Ella si vedeva quel fantasima dinnante. Se lo vedeva +prima, come al castello del padre suo l'aveva osservato, pallido, +cupo, negli occhi riarsi, a giurare che giammai avrebbe perdonato al +fratel suo, giammai! Poi se lo rammentava come nelle camere della +Tomba di Adriano si era a lei presentato, febbricitante, ardenti gli +sguardi, convulso nel volto, che dava a lei commessa di condurgli quel +fratello, perchè con lui bramava riconciliarsi. E quell'uomo era +Ildebrando! quell'Ildebrando, Gregorio VII, il severo, l'inesorabile +pontefice, quegli che come globo di fuoco si levò nel suo secolo per +purificare o incendiare. Ella dunque ora passeggiava pensierosa per la +stanza, ora si fermava avanti la finestra spalancata e guardava. Non +guardava il cielo Alberada. Nel cielo aveva una volta messa la sua +confidenza e si era rassegnata. Ella guardava la terra. Guardava il +placido mare che con un mormorio simile al favellare di giovanette che +dei loro amanti si raccontano, venivasi a rompere alla riva. Guardava +le galee amalfitane, che a traverso di tanti perigli si recavano a +pigliare le tele dalla Persia, le sete dall'India, i profumi +dall'Arabia, ed ora, come masse brune, si cullavano negligentemente +nella perfida rada, solo animate dal fievole lumicino, che a guisa di +stella caduta, rischiara il passo lento del timoniere che non può +pigliar sonno. Guardava quei tranquilli accampamenti normanni, in +mezzo ai quali aveva passata sorrisa giovinezza, ombreggiata dalla +targa paventata di suo padre, allietata dal suo amore. E sotto quelle +tende ora riposava tanta parte dell'anima sua, tutta la storia del suo +cuore--Guiscardo, il priore, Boemondo! Guardava infine Alberada quella +città che, colpita dal languore dell'agonia, non dava più voce, non +accennava moto; quella città che era stata culla alla donna fatale per +cui tutto aveva perduto, e quel castello, in cui, come il cuore nel +corpo umano, si avvertiva ancora estremo battito di vita. + +Ed in fatti un rumor sordo e confuso, maggiore del consueto, per la +rocca si udiva--un rumore di voci molte che favellano sommesso, di +armi che si urtano. Eran forse le scolte che si mutavano. Così pensò +da prima Alberada e proseguì nel corso delle sue malinconiche +meditazioni. Ma ecco che il rumor cresce più, si odono voci più +distinte; ed affacciandosi alla finestra, vede come tante fantasime +bianche che al castello si raccolgono. Un pensiero le sorge, un +pensier molesto che scaccia via come ingiusto. Non di manco apre la +porta della sua camera, e strisciando lungo buio corridoio, al cui +fondo si apriva una finestra che dava sul cortile del castello, a +quella si affaccia. Allora non dubita più di nulla. Queta queta, come +era venuta, ritorna indietro, ed invece di entrare nella sua, entra +nella camera dell'abate di Cluny, così dolce e quatta che costui non +si sveglia, perchè anche dormendo sognava di Aristotile come donna +innamorata del ganzo. Ella, tolto dallo scrittoio di lui un pezzo di +pergamena ed il calamaio, esce. Rientrata nella sua camera scrive +affrettatamente alcune righe, poi ripiega il foglio che ripone sul +petto, e scende nella corte. + +L'affollarsi della gente che andava e veniva, l'allestirsi di cavalli, +il sordo trambusto, e la confusione per dare e ricevere ordini non +fece avvertire il nero spettro che, rasentando di volo le oscure +pareti, scivola fuori le porte e si avvia per la città. + +Alberada discese con pena l'aspra roccia alla cui vetta sorgeva il +castello, ai cui piedi starnazzava la città. Per non perder tempo a +seguire i serpeggiamenti della strada consueta, ella si cala dritto +carponi per la scoscesa, e presto si trova tra le buie e tortuose +viuzze di Salerno, dalle quali con gran pena si può distrigare, e +giungere fino presso alle mura. + +Fiduciosi nella tregua stabilita, i Longobardi guardavano i baluardi +con oscitanza. Imperciocchè Alberada, che sopra vi ascende, trova le +sentinelle riunite intendere a berlingare anzi che a star vigili nei +loro posti. Avevano appoggiate alle bertesche le labarde e gli archi, +e giuocando alla zarra vuotavano fiaschetti alla ricuperazione della +pace ed alla tolta dell'assedio. Alberada si accosta ad un gruppo di +questi disattenti, e loro dice: + +--Buona guardia, bravi soldati. Si passano le ore di pace +allegramente: non è così? + +--Venga, padre, venga con noi a bere un gocciolo. Non vorrà certo +ricusarsi a buoni figliuoli che sanno godere nella tregua, e menar le +mani nelle barruffe in onore di Dio ed in vantaggio dei loro borselli. + +--Vi ringrazio, buone lance. Io son venuto a pigliar l'aria per +sgomberarmi di un disgraziato mal di capo che mi tormenta; non vorrei +riattizzarlo col vino. + +--Baie, padre riverendo! Il vino è quel diavolo, che, entrato in casa, +caccia via tutti gli altri. Non si dia molestia perciò, e lo creda a +me che non ho usato mai di altro rimedio in mia vita fuori di questo. + +--Beverò dunque una sorsata, non fosse che per farvi piacere, risponde +Alberada, a patto però che accettiate una minuzia per vuotarne un +fiaschetto di Procida; ma di quel che morde l'ugola e sganghera le +ganasce con l'aiuto di Dio. + +--Per santa Cunigonda!.... perdono, padre! non vi faremo dolente +perciò. Ma berlo adesso che dobbiamo fare la guardia.... eh! quel +dannato di vino azzanna, ed il minor pericolo che potremmo correre e' +sarebbe di capitombolare dalle mura laggiù fra quei beccastecchi +normanni. + +--Se tutto il dubbio resta qui, bevete pur lieti e dormite, chè +veglierò io; perchè il fresco del mare sento che va alleviandomi lo +spasimo. + +--Che ne pensi tu, Raspacalici, eh? + +--Io penso che una coppa di vino rifiutata è una porta di paradiso +chiusa. E tu, Strangolafrati? + +--Senti, Raspacalici, ti ho detto che non voglio esser chiamato più +così, e te lo ripeto l'ultima fiata: perchè te lo giuro pel mio santo +battesimo, che un'altra volta ti manderò la parola nella gola con una +pugnalata. Mi pare che non parli latino io. Or dunque, accettiamo i +soldi del padre ed applichiamo l'ubbriacatura pel bene dell'anima sua. + +--E tu, mastro coniglio, non saresti dello stesso avviso? + +--_Dominus vobiscum!_ io mi son confessato ieri mattina! + +--Dunque? + +--Dunque... quando si trattasse di non dispiacervi, mi ubbriacherò con +voi--salvo poi a dirmi i sette salmi penitenziali.--_Credo in unum +Deum!_ + +E mastro coniglio cantava come i preti a messa. + +--Insomma pare che siamo proprio tutti di un avviso? + +--Io no, risponde un compagno, perchè ho promesso a Ziga di andarle a +far visita questa notte, dopo la guardia. Vi cedo perciò la parte mia, +e ritorno al mio posto. + +--_Dies irae!_ sclama mastro coniglio, e tu fai di codeste visite, +Randolfo? + +--Non cominciarmi a tribolare con prediche, figliuol di una vacca, che +ti spezzo il cranio con questa chiaverina. Io intendo di condurmi a +mio modo. + +--Basta basta, risponde il soldato che la faceva da caporione, to, +mastro coniglio, questi sono i soldi del riverendo padre; recati +dall'ostiere qui presso, gittagli a terra la porta se non vuole +aprire, e comprane altrettanto prosciutto, vino di Procida ed +acquarzente. Bada però a non dimenticar parte dei quattrini nel fondo +della tua scarsella. + +--Rubacristi! e la mia onestà? ti ho già detto, parmi, che m'era +confessato ieri mattina.-- + +--Ragione per cui più ti ricordo di non fare il _quare me repulisti_. + +--Va e corri presto, sai! perchè non ci resta che un'ora buona. E voi, +riverendo padre, se non volete farci compagnia, toglietevi la pena di +vigilare i nostri posti. Passeggiate tra lo spazio da porta Marina a +porta d'Eboli, e se udrete rumore laggiù, negli accampamenti, o +vedrete gente che si appressasse alle mura; insomma se crederete +scorgere cosa che potesse darvi sospetto chiamateci, perchè verremo +noi ad osservare di che domine trattisi. Già non ci è paura, perchè +abbiamo tregua per tre dì; ma la cautela è cautela, e noi non siam +soldati per niente. + +--Lascino fare a me, buone lance, e banchettino tranquilli. Mi diano +solo una labarda, un arco, che so io--potrebbe sempre giovarmi a +qualche cosa. + +--Servitevi là a piacere, riverendo: vi troverete ogni bene di Dio. + +Alberada stacca dalla parete un arco ed alcuni verrettoni, e parte +dicendo loro: + +--Buona notte, figliuoli. + +--Buona notte, rispondono i soldati, e ricominciano da capo i loro +giuochi. + +Non passò guari, ed innanzi ad una sentinella normanna cadeva un +verrettone, nelle cui ale andava innestata una pergamena. + + + + +X. + + Passavan cheti e taciturni avanti + Senza ronde scontrar nè sentinelle; + Quando cessaro all'improvviso i canti, + E i gridi e gli urli andar fino alle stelle + TASSONI, _La Secchia rapita_, IV. + + +I soldati longobardi, che lungi dal custodire le mura si deliziavano a +bevere a isonne, furono avvisati da Alberada del rumore crescente che +udivasi per la città. E non appena questa si allontanò per ritirarsi +alla rocca, che un centurione capitò loro addosso e li garrì +acerbamente dell'insubordinato condursi, ordinando che stessero in +punto sotto le armi, perchè questo era il comandamento di monsignore +Gisulfo. Nello stesso tempo e' videro calar giù dalla rocca grossa +mano di soldati, con bianca _camescia_ su per la corazza, conducendosi +a redina i cavalli, e ragunarsi presso le porte uno stuolo, che dava +sul migliaio, di uomini d'armi dello stesso modo divisati. Indi +un'altra folla di arcadori, che a mano a mano si attelavano sui +baluardi, allogandosi ad ogni merlo e ad ogni bertesca, guarnendo le +torri delle porte e tutto lo spianato dei bastioni. Quei poveri +soldati ubbriachi, che noi abbiam veduto nel capitolo precedente, +guardavano allampanati, non comprendendo qual demonio volesse +significare tutto quell'apparato ostile, mentre la tregua spirava il +poi domani. Ma il loro stupore non fu lungo. Imperciocchè, non passò +guari, e videro comparire il principe Gisulfo in persona, alla testa +di un cinquecento cavalli ed un buon migliaio di fantiglia. Egli +ordinò: che senza rumor fare si aprissero le porte; che i soldati di +guardia vigilassero attenti, e che, nel caso ei fossero inseguiti da +quei di fuori, le richiudessero loro alle spalle, appena stessero +novellamente riparati tutti dentro; che quei delle mura travagliassero +dei mangani e delle frecciate i Normanni, i quali benissimo da loro +distinguevansi, perchè non vestiti di bianco; e che il resto dei +cittadini e dei militari si tenessero pronti a spalleggiarli, in caso +che dimandassero aiuto. Date queste disposizioni, la porta Marina e la +porta di Eboli si aprono e Gisulfo col seguito esce. + +Traditorescamente, e contro il sacramento della tregua, questo +principe cercava sorprendere con un'_incamiciata_ i Normanni, tra per +decidere così guerra terribile, tra per distogliere il duello. Il +perverso disegno gli tornò fatale. Perocchè non appena tutta la sua +gente ebbe oltrepassate le porte, che da quegli accampamenti, fino +allora sembrati stanza a gente neghittosamente addormentata, sbucano +fuori a guisa di demoni i Normanni. + +La faccenda era proceduta di questo modo. Come Alberada mandò nel +campo, per lo mezzo del verrettone, la novella che i Longobardi +preparavano una sorpresa, quella pergamena da un giovanetto, per +ordine del padre lì collocato ad addestrarsi in tutti i travagli della +milizia, fu recata a Roberto Guiscardo. Il giovanetto era Boemondo. +Roberto senza prendere indugi fa svegliare le sue truppe tenda per +tenda con cautela e silenzio; ordina loro tenersi presti a seguire +monsignor di Bovino: vestissero le armi quetamente e solleciti, e del +ventre per terra restassero ad orecchiare dinnante la tenda. Indi fa +svegliare la sua quadriglia di Calabresi, ai quali comanda di +seguirlo, strisciando di pancia al suolo, fin sotto le mura; ed +un'ultima parte di gente affida al priore. Formava così il piano: di +cacciarsi egli nella città a portarvi la morte e lo scompiglio, come +che i Longobardi ne fossero usciti, trovando aperte le porte, +sgangherarle a colpi di mazza se chiuse: il priore Guiberto tenergli +dietro, sia per aiutarlo sia per proteggerne la ritirata: monsignor di +Bovino dare addosso alla gente di Gisulfo. Questi ordini, questo +disegno di attacco furono l'opera di un momento, e compieronsi con +eguale sollecitudine e silenzio, stando le truppe ben distribuite +nelle tende e da quelle protette dalla scoverta delle vedette +longobarde. + +Uscito quindi Gisulfo fuori le porte, e disposte le colonne delle sue +truppe per procedere riuniti e con ordine, tutto ad un tratto ode dal +campo, quasi vicino alle sue orecchie, uno squillo di tromba, ed a +quel suono si vede rizzato innanzi, ai fianchi, e dietro un esercito +come se fosse sbucato di sotterra. Roberto senza nulla incaricarsi di +lui entra nella città, per le porte lasciate aperte, e vi precipita +con tanto impeto e sollecitudine, e così prestamente se ne +impadronisce, che i soldati longobardi di guardia hanno appena tempo +di distinguere non essere i loro tornati indietro perchè scoperti dal +nemico, ma Guiscardo in persona con quei suoi demonii di Calabresi. E +subitamente dopo a Roberto entra il priore che si era alzato di fianco +a Gisulfo. Guiberto non s'impaccia di scaricarsi sui Longobardi, +credendoli assai bene affidati all'ospitalità apostolica del vescovo +di Bovino. Penetrato anch'e' nelle mura, chè ormai le porte tenevano i +Normanni, comincia a distendersi sui baluardi, sgozzando le guardie e +precipitandole nei fossi, ed occupa le bastie, in guisa che, in minor +tempo che noi non ne abbiamo posto a raccontarlo, le fortificazioni di +Salerno cadono in mano a' nemici. + +Il principe Gisulfo intanto, vistosi così di repente circondato +dall'esercito nemico, e vistoselo in gran parte sgomberare d'attorno +quasi fuoco fatuo, comprende di leggeri di che si tratta. Laonde, +invece di avventarsi addosso alle masnade di monsignor di Bovino, che, +le picche appoggiate al petto, stavan lì per riceverlo, pensa a +rientrare nella città, finchè ne aveva ancor tempo. Infatti ordina ai +suoi di voltare le spalle e seguirlo. + +Io non vi dirò quale accoglienza preparasse loro Roberto di fronte, e +come il vescovo e gli altri condottieri li carezzassero alle spalle. +Fu fatto dei Longobardi macello da destar pietà, talchè non uno dello +sciagurato seguito del principe rimase vivo. Ma Gisulfo ebbe ventura +scampare, perchè quei di Salerno, al rumore ed alle grida svegliati, +presero anch'essi la pugna e cominciarono a travagliare i Normanni, e +perchè sua sorella, la quale come ogni altro soldato si batteva, lo +coverse del suo pavese. Sfuggì quindi alla strage, e solo, affranto, +ebbe campo appena di andarsi a chiudere nel castello e farne serrare +le porte. Il vescovo di Bovino poi, essendo anch'egli venuto dentro in +città con l'alba che spuntava, si riaccende per ogni straduzza, per +ogni chiassuolo accanito badalucco, non volendo quei di Salerno ceder +senza fare almeno gli ultimi sforzi. Li animava Baccelardo. Questi, +restato nel castello a dormire, della perfidia di Gisulfo nulla +sospettando, al trambusto si era svegliato. Comprende tutto in un +baleno. Accoglie perciò gli avanzi del presidio del castello ed +alquante milizie cittadine, e si apre varco sino alle porte, dove +Roberto faceva aspro scempio di Longobardi e Salernitani. Là giunto, +lo riconosce, lo chiama a nome, gli si scaglia sopra come demonio. +Terribile, cieca è la lutta che fra loro s'ingaggia. + +--Vengo a domandarti il mio guanto, gridava Baccelardo, gli è tempo +omai che me lo renda, usurpatore de' Stati miei. + +--Il tuo guanto è qui, appeso all'elsa della mia spada; prendilo, +sclamava Roberto. + +E cotal botta gli menava là, dove l'epa discende all'inguine, che, se +di peggior tempra la panciera si fosse trovata, lo avrebbe passato da +parte a parte. + +E di rimando Baccelardo gli misurava una stoccata. + +Roberto è ferito alla coscia e vacilla. Accorgendosi Baccelardo di +averlo colpito e di poterlo finire più facilmente, l'incalza di +maggiore vigoria. Però Sigelgaita, che d'appresso a Roberto pugnava +unitamente a Boemondo--comechè di soli quindici anni--avvedutasi +parimenti del colpo del marito, grida, ed ambo correndo in aiuto di +lui, mentre fin allora non avevano fatto che guardargli le spalle, +stringono siffattamente Baccelardo, che l'obbligano a retrocedere +maggiormente perchè era omai restato solo. Allora questo sventurato +principe non vede altro riparo per sè che fuggire da una città caduta +in mano del suo più crudele nemico. Mette fischio acuto, e in un +instante si sente comparire alle spalle il cavallo. Vi monta sopra +senza toccar staffa, si caccia per tortuosi oscuri vicoli, finchè non +giunge a porta di Ronca, che sola rimaneva ancora in potere dei +cittadini, se la fa aprire, si lancia su per quegli aridi greppi, e +scompare. + +La città di Salerno già padroneggiavano i Normanni. + +Si rivolsero quindi alla rocca, nella quale si teneva chiuso Gisulfo. +Questo principe aveva combattuto con ferocia, e si era ritirato in +quell'ultimo baluardo, credendo potere opporre estrema resistenza col +presidio che si trovava lì dentro, o almeno capitolare dignitosamente. +Indicibile fu perciò la sua disperazione quando udì che il presidio +aveva menato via Baccelardo onde andare ad affrontare i Normanni +laggiù nella città. Il tradimento da lui progettato gli tornava fatale +anche per questo verso. Bestemmia, si dispera; però non gli resta +meglio che implorare la pietà del vincitore. Laonde manda i due legati +a supplicare Roberto affinchè volesse, se non altro, accordare la +libertà sì a lui che alla sua famiglia, e lasciar loro la vita, perchè +si sarebbero resi sul momento. + +Alberada e l'abate vennero al padiglione di Roberto. Questi si era +fatto condurre negli accampamenti per medicare la ferita. Giunto nel +vestibolo della tenda, l'abate si volge ad Alberada e le dice: + +--Madonna, vi ricordo ch'egli è omai tempo di mandare a compimento le +commissioni che la beatitudine di papa Gregorio vi dava. + +Ed Alberada a lui: + +--Messer abate, la beatitudine di papa Gregorio è un infame. +Ildebrando mi tendeva laccio codardo, che Iddio nella sua immensa +misericordia ebbe pietà di farmi alfine comprendere, e cavarmi dal +precipitar nel delitto. Questo sappiatevi, messer abate, e non cercate +di penetrar oltre in tanto scellerato viluppo. + +Ugone sospira nè dice altro. Dopo di che Alberada si tira il +capperuccio fino agli occhi, ed entrano nella tenda. + +Trovarono Roberto attorniato dai suoi fedeli, da parecchi conti e +baroni, da Sigelgaita e da Boemondo che avevano assistito alla +medicazione della profonda ma non pericolosa piaga. Come il duca li +vide, comprese subito di che si trattasse. Per lo che, dirigendosi +generosamente a sua moglie, le ordina: + +--Madonna, vogliate avere la cortesia di dare udienza ai messi di +vostro fratello, che certo di qualche cosa manda a noi a +raccomandarsi. + +Sigelgaita allora si rivolge ai legati e sclama: + +--Favellate, messeri, chè la volontà di nostro fratello sarà fatta. + +--Egli non vi sarà di molta molestia, madonna, risponde tristamente +l'abate. Lo sventurato principe Gisulfo promette cedere la rocca, dove +che a lui si conceda la vita e la libertà, unitamente ai membri della +sua famiglia. + +--E non altro? dimanda Sigelgaita. + +--Non altro, madonna, conoscendo egli il suo torto, e come duramente +col duca Roberto si sia comportato. Vogliate perciò usargli cortesia +di non negargli così tenue grazia, in mercè del castello che consente +di aprirvi senza colpo ferire. + +--Il suo piacere sarà fatto, riprende Sigelgaita. E perchè il rendere +la casa dei padri suoi gli torni men aspro, io medesima mi reco a +pigliarne possedimento. + +--Delicata idea! sclama l'abate, e basterebbe essa sola, madonna, se +vi mancassero le grazie ed il valore, per allogarvi fra le più nobili +dame d'Italia. + +Sigelgaita esce, e l'abate, dopo alquanto di silenzio, rivoltosi a +Roberto dimanda: + +--Non vorreste, monsignore, accordarmi adesso l'onore di favellarvi +breve tratto in segreto? + +--Sì bene, risponde Roberto; traetevi altrove, signori--e tu altresì, +Boemondo, col molto riverendo padre che accompagna l'abate. + +Boemondo ed Alberada si ritirano allora in uno scompartimento della +tenda, attiguo a quello dove Ugone e Roberto dovevano favellare--e non +saprei dirvi quanto Alberada ne fosse contenta. Dappoichè, quivi +giunta, si gitta indietro il cappuccio di un tratto, e toltosi in +grembo Boemondo, prende a coprirlo di baci e di lagrime gridando, +affogata dai singhiozzi: + +--Io sono tua madre, Boemondo, io sono la sfortunata Alberada. + + + + +XI. + + S'avons perdu et je et vous assez + Amis et drus et parens et privez. + GUILLAUME AU COURB-NEZ. + + +Quel ribocco di amore però non fu di lunga durata. Alcune parole +dell'abate, che parlava di Guiberto, colpiscono le loro orecchie. +L'infelice donna si arresta a mezzo ai baci, taglia nette le parole di +lungo amore compresso e le non mai sazie carezze, ed i non mai +inebriati sguardi, e sta più attentamente ad ascoltare. Qual dubbio +v'era? Il mercato era fatto, il patto di sangue era conchiuso. Il papa +dava a Guiscardo investitura del principato di Salerno e del ducato di +Amalfi, e Guiscardo al papa un uomo--l'abborrito, il paventato priore +di Lacedonia! Laonde andasse egli, abate di Cluny, a chiamarlo a nome +di Roberto alle tende, perchè quivi avrebbe questi di alcuna maniera +provocate liti con lui, e tiratolo del ciuffo ad atto di violenza +qualsiasi. Allora, gridando che il priore tentava assassinarlo, così +inchiodato al letto come trovavasi, i suoi fedeli Calabresi sarebbero +accorsi, lo avrebbero fatto prigione, e senza fallo, senza obbrobrio, +si saria mandato al papa in olocausto. + +A tale scellerato accordo Alberada abbrividìsce e lo stesso Boemondo +si sente ardere di sdegno. Questo giovanetto si era trovato così fra +le braccia di sua madre senza aspettarselo, senza esservi preparato di +alcuna maniera. Fanciullo di appena tre anni, una mattina, nel più bel +mezzo di lieto banchetto, aveva sentito avventarsela al collo per +coprirlo di baci, poscia non l'aveva più veduta, e gli avevano anche +inibito parlar di lei. Ma quei baci, quell'aspetto in cui qualche cosa +d'inusitato favellava, non gli si era tolto più dalla mente. Anzi, a +misura che cresceva negli anni e di quella scena si rammentava, ovvero +alcun pietoso gli raccontava dei torti di suo padre e delle sventure +della madre sua, quei baci sentiva ancora più affettuosi e disperati +penetrargli fino al cuore, di quell'aspetto s'inebriava. In guisa che +bastarono appena le prime carezze, le prime parole di Alberada per +tutto tornargli alla mente, per vedere incarnata la visione di tante +notti, ed i pensieri dell'ore meste in che l'obbligavano di fare la +guardia al campo. Si precipitò fra le braccia di quella donna con +ebrietà, con delirio, e le carezze ed i baci le restituì non meno +ardenti ed affettuosi. Maggiormente poi che, ad onta degli anni e +delle sofferenze, il volto di Alberada poco erasi mutato. + +Alberada aveva di quei sembianti infantili i quali lieve e tardi +risentono l'ala del tempo. + +Quante cose non si avevano dessi a domandare, quante parole a +ripetere, quante storie a raccontarsi, e sfoghi, e compiacenze, e +tenerezze, e baci ed altri baci ancora, e non mai saziarsi di quella +santa inenarrabile voluttà? Le parole di Roberto e dell'abate furono +lo scongiuro che ruppe tutti gl'incanti, ogni delirio +agghiacciò--nell'anima di Alberada, perchè si sentiva colpire +nell'uomo che, dopo Guiscardo, amò più e che la riamava ardentemente; +in quella di Boemondo, perchè il vituperato patteggiare di suo padre +l'oltraggiava. In guisa che, quando udirono partito l'abate per +consumare il tradimento e tirare nella trappola Guiberto, ambedue, +senza affatto comunicarsi i pensieri, un medesimo sentimento inspirò. +Usciti da un altro lato del padiglione, verso la rocca si avviano, +sperando trovar quivi il barone di Lacedonia. + +In effetti vi giunsero contemporaneamente all'abate di Cluny, quando +il misero Gisulfo, che in lui vedeva spegnersi l'ultima facella della +dominazione longobarda in Italia, usciva dal castello de' padri suoi +con la desolata sua famiglia, nudo, la testa china, senza sapere dove +la sera avrebbe riposato il capo, senza speranza di una crosta di pane +pel domani. + +Così ignotamente passava il dominio di una forte nazione sopra le +contrade d'Italia. E quel che peggio era, non passava per andare a +dormire nel sepolcro il sonno dell'oblio, ma per trascinarsi di +castello in castello, di terra in terra, di porta in porta, accattando +un frusto di compassione, e non trovando che disprezzo. Imperciocchè +la miseria del debole commuove, l'abbiezione del forte rallegra, ed +eccita al dileggiamento. E nel punto stesso che Gisulfo, accompagnato +da sua sorella, nobilmente rassegnato e mutolo usciva, il priore +Guiberto allogava agli spaldi guardie normanne, a nome di Guiscardo, e +del castello prendeva possesso. Allora l'abate di Cluny gli si +presenta e dice con voce peritosa e tremante: + +--Messere, vogliate avere la cortesia di seguirmi alle tende del duca, +perocchè egli, quivi trattenuto dalla ferita come sapete, ha gravi e +pressanti comandi a darvi in ordine alla città. + +--Sì bene, ser legato, vengo tosto. Però in avvenire non prendete +sbaglio sulle parole. Io non ricevo comandi da chicchessia, fuori +dell'imperatore, ed a Guiscardo sono alleato non vassallo. + +--Vi dimando perdono allora, messer barone, se profferii motto che mal +vi tornasse gradito. Non vorrei però che ciò fosse cagione del vostro +non arrendervi ai desideri del duca Roberto che ha premuroso bisogno +di voi. + +--Vi ho detto che vengo sul fatto, risponde il priore. + +E sì dicendo in compagnia dell'abate si avviava per discendere agli +accampamenti. + +Allora Alberada si presenta loro, e gittandosi dietro il cappuccio che +le celava compiutamente il sembiante, al priore favella: + +--Guiberto, non andate con codesto traditóre, perchè la vostra testa, +da recarsi al papa, tra costui e Roberto è stata patteggiata. Fuggite +anzi, fuggite senza indugio. + +--Alberada! sclamano ad un tempo il priore e l'abate. + +Ed ella: + +--Fuggi, Guiberto, fuggi sollecito in nome di Dio! chè da un momento +all'altro non saresti più a tempo. E tu, abate di Cluny, uomo fino ad +ieri senza macchia, vergógnati e péntiti di essere disceso al mestiere +del sicario. + +A queste acerbe parole, Ugone, che sempre era stato buono ed onorato, +si sente commuovere. Il suo fallo gli salta agli occhi spaventevole, +si vede vituperato da tutta Europa, gli sembra udir raccontare il suo +tradimento per tutte le corti, sente strapparsi fino dal sangue +l'epiteto di virtuoso attaccato al suo nome, e conciossiachè anche in +quell'azione condannevole e' fosse stato spinto da pietà per qualcuno, +nell'anima s'intenerisce, nel volto si copre di rossore, e cadendo al +ginocchio di Guiberto sclama: + +--Perdono. + +Quest'atteggiamento, questa sola parola profferita di accento +pietosamente solenne e profondo, tutto rivelano a Guiberto. E leggendo +altresì negli occhi di Alberada l'ansia paurosa che la divorava, e nel +sembiante abbattuto di Boemondo, vergognoso dell'onta del padre suo, +tutta l'urgenza, tutta l'estensione della cosa, alza il pugno armato +della manopola di ferro onde percuotere l'abate sul calvo capo. Poi +tutto ad un tratto ristà, si ferma un istante a guardarlo in quel +supplice atto, stringe la mano a Boemondo, le gote gli bacia, e +voltosi ad Alberada: + +--Partiamo, sclama, Roberto Guiscardo udrà presto notizie di me. + +--Parti tu, fuggi sollecito, Guiberto, risponde Alberada smaniosa; +ricórdati quanto Roberto sia scaltro, Ildebrando terribile--fuggi, ti +raggiungerò. + +--Dove? quando? non saresti ancora tu in pericolo, Alberada? + +--Non pensare di me, che vivo sicura sotto l'egida di legato. Non +arrestarti nei paesi d'Italia, dove il potere del papa e del duca è +illimitato; varca i monti. Ti raggiungerò in Germania. Ma presto, in +nome di Gesù! fuggi presto; potresti essere inseguito. + +Guiberto si getta al collo di Alberada, le dà lungo abbraccio, e +parte. + +Allora l'abate di Cluny le si volge e dice: + +--Che facesti, Alberada! io lo tradiva per te! + +--Vergogna! vergogna, sclama Alberada coprendosi il volto con ambo le +mani. Nel mondo non v'ha dunque più un cuore che ricetti la virtù? + +Ugone resta a considerarla un momento, poi sospirando dimanda: + +--Ed al papa che recherai in risposta, sventurata! che recherai? + +Alberada alza gli occhi al cielo, accenna della mano il suo capo, e +risponde con nobiltà: + +--La testa. + + FINE DEL PRIMO VOLUME. + + + + +NOTA. + + +Perchè non si credano miracolose le pruove di forza accennate nel +capitolo VIII si ricordino questi fatti storici. + +Azzeddoulat, principe persiano, colle sole braccia stramazzava a terra +un toro, e faceva la caccia ai leoni. + +Babaram, figlio di Iezdegerdo re di Persia, tolse la competutagli +corona fra due leoni affamati, che uccise, disarmato, e sbranò!! + +Bouflers signore di Piccardia, come assicurano Loisel, _Memorie del +Beauvese_, e La Marlière nelle sue _Case Illustri_, rompeva con le +dita un ferro di cavallo--da stare su di un piede niuno lo +rimoveva--si alzava sulle braccia un cavallo e lo portava per molta +distanza--con gli stivali alle gambe passava di un salto i più larghi +fossi--uccideva di una sassata i quadrupedi al corso, gli uccelli al +volo--in una corsa di dugento passi avanzava un cavallo di Spagna. + +Cleomede, dall'oracolo disegnato ultimo degli eroi, defraudato del +premio della lotta, ruppe la colonna di una scuola sotto le cui rovine +perirono 60 persone. E qui si ricordi anche Sansone--se i semidei +della Bibbia non sono miti o favole come quelli delle _Mille ed una +notte_. + +Federico-Augusto I, re di Polonia--Ettore--Ercole--Federico II +elettore di Brandeburg soprannominato _dente di ferro_, ebbero forza +maravigliosa. + +Firmio, chiamato il _Ciclopo_, che si fece proclamare imperatore in +Egitto per vendicare Zenobia, si dava a battere i metalli sul petto +come sopra un'incudine. + +Luigi Gonzaga, signore di Sabbioneta nel Mantovano, soprannomato _il +Rodomonte_, al dir del Guazzo, storico contemporaneo, ogni grosso +ferro di cavallo apriva, e spezzava di una sola scossa una fune grossa +come cinque corde d'arco. + +Il padre di Giacomo Rouxel, de Medavy, conte di Grancey e maresciallo +di Luigi XIII, avendo passato fuor fuori il signore di Frepigny, uomo +d'arme, lo portò in aria tutt'armato qual'era ed infilzato alla sua +spada per più di 4 passi. + +Graziano, padre dell'imperatore Valentiniano I; + +Marco Aurelio--Mario che con un dito fermava una carretta nel massimo +del corso; + +Giovanni Podikove che rompeva in due un ferro di cavallo; + +Andrea Everardo Rauber signore di Petrouel, che rompeva anche un ferro +di cavallo, e che aveva una barba lunga fino a terra e da terra alla +cintura, per sposare una figlia naturale di Massimiliano duellò con +uno spagnuolo a chi mettesse l'altro in un sacco, e ve lo mise; + +Il celebre Giorgio Castriota detto Scandeberg, il quale per la sua +forza invogliò Maometto II a volerne vedere la scimitarra. Giorgio +gliela mandò dicendogli: che si era ben guardato mandargli altresì il +braccio il quale l'adoperava; + +Cervione--Charri--e per ultimo Ugone Tudextisen, di cui parla +Summonte, che, per dar saggio di gagliardia agli ambasciadori greci, +scaricò un colpo di pugno sulla testa di un cavallo, e l'uccise. + +Questi esempi, ed altri numerosissimi, fanno fede che noi non +esagerammo nelle prove che descrivemmo poc'anzi. + + + + +INDICE + + + LIBRO PRIMO.--Il Placito Pag. 5 + LIBRO SECONDO.--L'incamiciata » 69 + Nota » 205 + + + + + + +NOTA DI TRASCRIZIONE: + + +Sono state effettuate le seguenti correzioni: + + + La giustizia favelli nei {vosti|vostri} cuori, + + E sì dicendo il giovane {proscrittto|proscritto} scendeva + + vi dan dentro e ne fanno poderoso {marcello|macello}. + + --Oh birbi, birbi, birbi! sclama {qualcuuno|qualcuno}. + + il priore le dà forte dell'aspersorio nella {frone|fronte} + + È costretto {tonar|tornar}. Giurollo. + + Io voglio sollevare per un {istate|istante} un velo + + avevo dovuto interdirmi ogni {afetto|affetto} tenero, + + E con tal fatto gran numero di vite sarebbe {ririsparmato|risparmiato} + + altra discussione tra i guerrieri di {Gisulso|Gisulfo} cominciò. + + L'abate sorride e {presegue|prosegue}: + + Ognuno pensò che, se colui non {fossse|fosse} davvero il diavolo, + + che tutta la notte, malgrado {li|il} vino + + +L'uso delle virgolette per il discorso indiretto è bizzarro e +incostante, e probabilmente mal interpretato dai tipografi. Abbiamo +riprodotto quanto appare nell'originale, nei limiti del possibile. + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of Il re dei re, by +Ferdinando Petruccelli della Gattina + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL RE DEI RE *** + +***** This file should be named 30878-8.txt or 30878-8.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/3/0/8/7/30878/ + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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It exists +because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from +people in all walks of life. + +Volunteers and financial support to provide volunteers with the +assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's +goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will +remain freely available for generations to come. In 2001, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure +and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. +To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation +and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 +and the Foundation web page at http://www.pglaf.org. + + +Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive +Foundation + +The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit +501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the +state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal +Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification +number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at +http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent +permitted by U.S. federal laws and your state's laws. + +The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. +Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered +throughout numerous locations. Its business office is located at +809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email +business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact +information can be found at the Foundation's web site and official +page at http://pglaf.org + +For additional contact information: + Dr. Gregory B. Newby + Chief Executive and Director + gbnewby@pglaf.org + + +Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation + +Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide +spread public support and donations to carry out its mission of +increasing the number of public domain and licensed works that can be +freely distributed in machine readable form accessible by the widest +array of equipment including outdated equipment. Many small donations +($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt +status with the IRS. + +The Foundation is committed to complying with the laws regulating +charities and charitable donations in all 50 states of the United +States. 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Thus, we do not necessarily +keep eBooks in compliance with any particular paper edition. + + +Most people start at our Web site which has the main PG search facility: + + http://www.gutenberg.net + +This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, +including how to make donations to the Project Gutenberg Literary +Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to +subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. diff --git a/old/2010-01-0630878-8.zip b/old/2010-01-0630878-8.zip Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..3e189ab --- /dev/null +++ b/old/2010-01-0630878-8.zip |
