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+The Project Gutenberg EBook of Mattinate napoletane, by Salvatore Di Giacomo
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+
+Title: Mattinate napoletane
+
+Author: Salvatore Di Giacomo
+
+Release Date: August 31, 2009 [EBook #29873]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK MATTINATE NAPOLETANE ***
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+
+
+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the
+Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
+(This file was produced from images generously made
+available by The Internet Archive)
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+ _Edizione definitiva_
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+ S. DI GIACOMO
+
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+ MATTINATE
+
+ NAPOLETANE
+
+
+
+ (Secondo migliaio)
+
+
+
+ NAPOLI
+
+ LUIGI PIERRO EDITORE
+
+ 1887
+
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+
+
+MATTINATE NAPOLETANE
+
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+
+ S. DI GIACOMO
+
+
+
+ MATTINATE NAPOLETANE
+
+
+
+ Secondo Migliaio
+
+
+
+ NAPOLI
+
+ LUIGI PIERRO EDITORE
+
+ 1887
+
+
+
+
+
+ PROPRIETÀ LETTERARIA
+
+ _riproduzione vietata_
+
+
+
+ Napoli--Tip. Edit. E. Pietrocola--Napoli
+ 44, Cisterna dell'Olio, 44
+
+
+
+
+
+_Esaurita, in pochissimo tempo, la prima edizione delle _Mattinate_,
+l'autore ha voluto cedere a noi la proprietà di questa seconda,
+definitiva, curandola e correggendola con più amore._
+
+_E però siamo sicuri che non le verrà meno quella simpatia che il
+pubblico le addimostrò da principio._
+
+ L'EDITORE
+
+
+
+
+VULITE 'O VASILLO?...
+
+
+
+
+ _Napoli, Marzo 1885_
+
+ CARISSIMO PAOLO,
+
+Io non ho, qui a Napoli, con chi sfogare certe mie piccole pene, che
+mi pare abbiano tutta la buona intenzione di rimanersene meco
+alloggiate, in questa cameretta mia solitaria. Non ho stretto amicizia
+con nessuno, apposta per non dare a nessuno il modo di subitamente
+allontanarsi da me per qualche improvvisa scappatella che mi facesse
+il morboso carattere mio. Vivo solo e tranquillo in questa mia stanza,
+dalla quale esco a prima ora di mattina per trovarmi all'Istituto, e
+un po' a sera, col tempo buono, per avvelenarmi con una chicchera di
+caffè e con un sigaro _napoletano_. Il caffè, per acquaccia nera che
+sia, mi permette di studiare e di leggere fino a notte avanzata, e ciò
+mi fa bene, lasciandomi dimenticare, sviando il pensiero e
+interessandomi a qualche cosa _fuori di me stesso_. Da qualche giorno,
+però, il mio umore è ridiventato nero, pel tempo perverso che mette
+ovunque un silenzio di malinconia e nelle povere anime sofferenti uno
+sgomento indefinibile, una lunga e nervosa tristezza che a momenti si
+vorrebbe mutare in tante calde lacrime piante tacitamente, la faccia
+nelle mani, mentre, come ora che ti scrivo, seguita la pioggia a
+borbottar nelle grondaie e lontano lontano muore un tintinnio di
+campanelle vaganti.
+
+Or io mi sono, solo solo, rincantucciato presso alla mia finestra e
+guardo, per le vetrate, nella via deserta ove son tutte chiuse le
+botteghe e taciti e frettolosi i rari passanti. Il cielo è grigio come
+la veste d'una monacella di questua; si leva da una terrazza di faccia
+a me e vi si disegna a carbonella il palo del telegrafo, irto di
+capovolti interrogativi che irraggiano a destra e a manca fili neri, i
+quali si vanno lontanamente a perdere. Sta in fondo Sant'Elmo, vestito
+appiè delle mura di un cupo verde alimentato dalle piogge e
+dall'umidità, sforacchiato da tanti buchi neri in fila. E una fila
+d'uomini ritti, immobili, par la cresta merlettata del castello,
+dietro il quale impallidisce freddamente il cielo, come negli antichi
+acquarelli de' trittici olandesi.
+
+Ebbene, Paolo mio, dopo questo io non ho che o troppo poco ancora, o
+tante, tante cose a dirti! Ancora parlarti di me, delle mie
+incoerenze, dei contrasti che s'agitano e s'accapigliano in
+quest'anima mia inquieta, delle aspirazioni, de' sogni a' quali tengo
+dietro, col cuore tremante? Non voglio; quest'altra stanzetta ove tu
+seguiti, in un paese lontano dal mio, a innamorarti delle farfalle e
+degli scarabei verdi riscintillanti, a raccogliere pazientemente e ad
+ordinare famiglie di crittogame o di fanerogame tra fascicoli di
+carta, mio buon Linneo calmo e tranquillo, quest'altra stanzetta è
+ancora troppo piena _di me_. Or le tue piante e i tuoi scarabei non mi
+sentono più; non più la vecchia spinetta canta loro le semplici arie
+della nostra montagna nelle beate dolcissime sere lunari. Paolo mio
+caro, vuoi raccontare una storiella a questa tua silenziosa famiglia?
+Te la mando da Napoli, da questo strano cuore d'Italia che patisce, se
+lo si considera bene, di tutti i mali cardiaci, dell'aritmia,
+dell'iperestasia, dei ribollimenti subitanei e delle lunghe paci
+silenziose, da' battiti lenti, quasi malati.
+
+Dunque, ascolta. La storiella potrebbe pur esser vera.
+
+ *
+ * *
+
+Tre giorni dopo arrivato, col mio bravo cassettino ad armacollo e col
+mazzo di pennelli tra mani, infilavo, entrandovi da Borgo Loreto, il
+lungo vicolo Giganti, pel quale si spunta alla Marinella. Tu non sei
+stato mai a Napoli e non puoi sapere che sieno questi vicoli di Borgo
+Loreto, topaie di marinari miserabili, vestiti di lana doppia,
+puzzolenti, neri come il carbone. Tutta la vita grama di questi
+lavoratori del mare s'agita ripullulando, in case buie, profonde,
+umide. Un tristo e schifoso spettacolo, poco lontano dall'azzurro,
+divino spettacolo del mare, innanzi al quale la mia mano freme sulla
+tavolozza.
+
+Io, dunque, per andare a dipingere alla riva, passavo pel vicolo
+Giganti, guardando qua e là curiosamente e persino fermandomi a
+contemplare, con meraviglia di forestiero e curiosità d'artista,
+qualche _interno_ pittorico, pieno d'ombre e di mistero. Fu in una di
+queste fermate che una donna sui trent'anni, piccola, bionda come
+tutte le figlie del mare, mi chiamò sulla soglia di casa sua, nella
+via, e mi chiese, sorridendo, se volessi _disegnarla_. Rimasi
+sorpreso: avevano dunque capito, questi del vicolo Giganti, che
+mestieraccio facevo?
+
+--Io vi _disegnerò_, bella bionda,--le risposi--ma com'è che sapete
+ch'io disegno?
+
+Ella mi disse che passavano sempre per quella via de' giovanotti, i
+quali andavano a _disegnare_ le barchette e il mare e i pescatori;
+ognuno di loro portava sotto il braccio un cassettino come il mio,
+nelle mani i pennelli e in testa un cappelluccio a cencio, come il
+mio. Ora i _disegnatori_ li conoscevano subito.
+
+--Sta bene; vuol dire che un bel giorno ripasso e vi _disegno_...
+
+--Quando?
+
+--Al più presto possibile, bella bionda.
+
+--Io non mi chiamo bella bionda. Mi chiamo Fortunata. Volete passare
+lunedì?
+
+--Passerò lunedì.
+
+Al lunedì, di buon'ora, mi trovai al vicolo Giganti. Fortunata, ritta
+sulla soglia di casa sua, lavorava all'uncinetto, sorridendo. Mi aveva
+visto da lontano.
+
+--Dunque? Siamo pronti?
+
+--Entrate.
+
+La seguii in una piccola stanza, dal pavimento tutto sconnesso e
+sporco. Attorno, appesi ai muri, immagini di santi, olivo benedetto,
+nasse di pescatori, corbelli di paglia, piccole bombole pe' polipi.
+Una tavola, un lettuccio, due o tre seggiole zoppicanti.
+
+--Sentite--disse lei, appoggiandosi col dosso alla tavola e giuocando
+col gomitolo--io vi volevo chiedere un favore...
+
+E come io la interrogavo con gli occhi, non sapendo che cosa mi stesse
+per capitare addosso, ella soggiunse prestamente:
+
+--Ebbene, ecco, io non volevo _esser disegnata_ proprio io,
+perdonatemi...
+
+--E chi?
+
+Ella volse lo sguardo al lettuccio, confusa. Allora m'accorsi che nel
+lettuccio c'era qualche cosa. Un piccino. Due grandi occhi azzurri mi
+guardavano spaventati, una testina bionda come quella di Fortunata si
+levava dal capezzale, intenta.
+
+--Il piccino--mormorò lei.
+
+Ma come m'accostavo al lettuccio il piccino fu preso da gran terrore.
+Ricacciò il capo sotto le coltri e si mise a urlare.
+
+--È malato.--disse Fortunata--ha una gran febbre da cinque giorni. È
+mio figlio Ndreuccio. _Ndreù? Bell' 'e mamma, te vuo' fa disignà?_ Il
+signore, lo zio, ti farà il ritratto, e mamma te lo metterà qui
+appeso, di faccia a te, e quando _tata_ verrà e vedrà il ritratto di
+Nndreuccio, dirà: Questo è Ndreuccio bello, tale e quale...
+
+Il piccino ascoltava, con gli occhi lucenti di febbre, senza mostrare
+di decidersi.
+
+--Guarda,--gli dissi mostrandogli un soldo in punta di dita--se sarai
+buono io ti darò questo soldo.
+
+Sorrise, guardò la madre che sorrideva pur lei, incitandolo.
+Finalmente accettò, nascondendo il soldo e la manina, nella quale lo
+aveva lasciato cadere, sotto la coltre. Fortunata gli acconciò due
+cuscini dietro la testa, si mise a sedere, appiedi, sul letto, e
+ricominciò il suo lavoro di uncinetto, seguendo curiosamente i miei
+preparativi. Valeva la pena d'interessarmi a questo fanciullo. Nella
+luce fredda era una testa d'un sol tono di colore, senza rossi, senza
+rilievo accentuato, pallida, caratteristica. I grandi occhi azzurro
+scuro lucevano tra i riccioli; della piccola bocca, puerilmente, il
+labbro inferiore saliva sull'altro in una smorfietta sdegnosa. Hai tu
+mai visto qualche pallido bambino malaticcio, dipinto da Rubens? Così
+lui. Pareva che si fosse messo a pensare a cose molto serie; nessuna
+curiosità; lo sguardo di lui scendeva lentamente da lunghe
+contemplazioni del soffitto al volto della madre, e vi si posava. Era
+Fortunata che pativa di curiosità. A ogni cinque minuti si levava per
+venire a guardare di sopra alle mie spalle, per esclamare: Quando si
+vedrà qualche cosa? Ci vuole ancora molto tempo? Lo fate ridendo?
+Verrà bene?
+
+Dopo la prima _seduta_ il piccino volle vedere un po' anche lui, e si
+contemplò abbozzato appena, senza meraviglia di non riconoscersi, come
+consciente dello sviluppo che poi avrebbe avuto il dipinto.
+
+--Lo lascio qui,--dissi a Fortunata--mettetelo in un cantuccio, con la
+faccia al muro, e badate di non toccarlo.
+
+--Quando tornate?
+
+--Domani.
+
+--Certamente?
+
+--Certamente. Addio, piccino.
+
+E mi chinai su di lui per fargli un bacio. Egli mi mise la mano sulla
+faccia, respingendola.
+
+--Che hai?--gli disse Fortunata--su, fagli un bacetto.
+
+E soggiunse, sottovoce:
+
+--Dategli un soldo.
+
+--To', eccoti un soldo. Ora mi fai un bacio?
+
+Le sue piccole labbra febbricitanti toccarono lievemente le mie. Il
+secondo soldo scomparve con la manina in cui era stretto, sotto le
+coltri.
+
+--Ah, signorino,--mi disse Fortunata, presso la porta--il piccino è
+molto malato. Dice il medico, che l'ha visto, ch'egli ha male ai
+polmoni. Il primo figlio, signorino mio!--e le lagrime lo lucevano
+agli occhi-è una sventura grande! Avete visto com'è serio?
+
+--Via, fatevi cuore, è bambino e guarirà. Ha il suo babbo, è vero?
+
+--È andato via. È marinaro. È partito per pescare il corallo, con
+tutta la _paranza_. E torna di qui a un mese, signorino mio. Pel
+piccino va pazzo, se sapeste!...
+
+La lasciai così, che piangeva silenziosamente sul limitare della
+casuccia, con le braccia penzoloni, gli occhi a terra. Veramente quel
+dolore di giovane madre mi faceva male. Pensai a lei, al piccino, per
+tutta la via; pensai che sarebbe stato molto meglio se non avessi
+conosciuto nessuno di tutti e due...
+
+Tornato alla dimane, con una bella giornata di sole, ricominciai il
+mio lavoro. Il _modello_ mi si dimostrava più amico, arrivava perfino
+a sorridermi. Quando rimisi la tela appoggiata al muro e stavo per
+licenziarmi, lui mi fece con la sottile vocina:
+
+--_Vulite 'o vasillo_?
+
+Io gli detti un altro soldino. Questa volta ebbi due piccoli baci su
+tutte e due le guance. Mi volsi uscendo. Lui mi salutava con la mano,
+levando il braccio nudo, sorridendomi.
+
+Ah, questo piccino malato, questo piccolo piccino pallido pallido,
+questa mia novella amicizia puerile! Tutto il giorno son rimasto a
+pensarvi.
+
+Dopo una settimana avevo finito. Ero contento; il ritratto m'era
+venuto somigliante non pure, quanto assai giusto di colore e
+d'intonazione. Il bianco dei cuscini col sole... Ma via, io non mi
+voglio fare delle lodi. Ero contento, ecco, ero contento della mia
+settimana. In tutti quei giorni il mio piccolo amico s'era più stretto
+a me con tutte le ingenue espansioni infantili con le quali la
+fanciullezza trattiene una mano carezzante e un dolce amore pietoso.
+Ogni giorno all'uscire dalla stanzetta piena di sole, fingevo di
+scordarmi della sua offerta, per sentire subitamente la vocina di lui,
+balbettante:
+
+--_Vulite 'o vasillo? Vulite 'o vasillo_?
+
+ *
+ * *
+
+Gli aveva promesso di recarmi a vederlo due tre volte nella settimana;
+lo aveva promesso anche a Fortunata. Cominciato novembre, dovetti
+abbandonare i miei studi di mare e il vicolo Giganti. Questa Napoli ha
+un clima variabilissimo; una bella giornata calda, soleggiata e poi,
+al giorno appresso, acqua, vento e tempesta. A novembre pigliai una
+mezza bronchite che mi confinò nel letto per dodici giorni. Pioveva,
+pioveva sempre. Una grande malinconia, caro Paolo, dei tristi giorni e
+il padrone di casa che mi spediva messaggi e tutte le mie pratiche e
+le mie speranze quasi rovinate.
+
+Nei primi di dicembre, in un sabato, il tempo era bello. Uscii, tornai
+al vicolo Giganti tutto pieno di centinaia di femmine che aspettavano
+l'estrazione dei numeri del lotto e ne discutevano a gran voce. Cercai
+Fortunata. Era lì in casa a lavorare all'uncinetto, accosto alla
+tavola, sulla quale si raffreddava la minestra in un piatto. Quando mi
+vide, si levò, pallidissima; levò le braccia in atto disperato e si
+mise a piangere.
+
+--_Signo'! È muorto! È muorto!_
+
+Ti giuro, cominciai a piangere anche io, come un fanciullo. Ella,
+ricaduta a sedere, aveva poggiate le braccia sulla tavola e tra le
+braccia nascondeva il volto, singhiozzando. Io era rimasto in piedi,
+dinanzi a lei, muto; non sapevo che dirle. Fortunata levò la testa, mi
+guardò con occhi così spauriti, che parve fossi io che le portassi la
+mala notizia.
+
+Il ritratto del piccino era accapo al letto, tra un ramo di olivo e la
+palma benedetta. Accompagnandomi fin alla porta Fortunata mormorò tra
+i singhiozzi:
+
+--Mi disse che voleva vedervi... Dimandava sempre del _pittore_...
+
+I singhiozzi la soffocavano.
+
+Me ne andai. Per via camminavo come intontito; il piccino, benedetto
+piccino, il piccolo amico mi seguiva. Mi seguiva la sua vocetta
+tenera, come ora mi parla mentr'io scrivo di lui a te. Perchè in
+questa malinconica mattina di marzo, _egli_ è qui accosto a me. E nel
+silenzio della mia cameretta, _egli_ mi ripete ancora, dolcemente, con
+un balbettìo d'angiolo:
+
+--_Vulite 'o vasillo? Vulite 'o vasillo?_
+
+
+
+
+SERAFINA
+
+
+ _Martedì--Maggio 86._
+
+Il guardaporta dello spedale dei Pellegrini è un burbero rossiccio, il
+quale, quando in certi giorni ha infilato un soprabito che gli batte
+alle calcagna, tutto stinto e sparso di macchie d'olio, quando ha
+caricata la testa d'una tuba mostruosa, crede di essere il guardaporta
+di Palazzo Reale. Ha conservato un accento calabrese e la insolenza
+dei soldati borbonici; certo ha dovuto servire nell'esercito di _Re
+Mbomma_. Tra l'altro poco ci vede, per una congiuntivite che gli
+arrossa tutto intorno le palpebre. Sarà stato per aver continuamente
+avuto sott'occhi gente insanguinata.
+
+Ieri questo cerbero digeriva il pranzo, trattenendosi a parlottare con
+un vecchietto, il quale gli faceva delle confidenze presso al casotto.
+Poco prima la campanella di avviso era sonata due volte--un tocco solo
+vuol dire: _ferito semplice_,--due vogliono dire: _ferito in grave
+stato_--tre: _ferito moribondo_. Era stata trasportata su, alla sala
+delle medicature, una donna, una giovane. Cinque coltellate, nè più,
+nè meno. La donna si lamentava, si guardava intorno smarrita,
+mormorando:
+
+--_Sant'Anna mia! Ve faccio nu voto!... Scanzateme!... Uh! Uh!...
+Chiano, chiano!..._
+
+Veniva da Piazza Francese, da una delle due suburre napolitane. Aveva
+denti e capelli splendidi, una mano piccolissima. Gli occhi grandi,
+azzurri, pieni di lacrime, lucevano. Si chiamava Serafina.
+
+ *
+ * *
+
+Laggiù, presso al casotto, il portinaio fumava la pipetta. Il gran
+cortile dei Pellegrini era tutto preso dal sole, così che il cuoco, un
+uomo grasso, ne profittava per sciorinare il suo gran moccichino, a
+quadroni scuri, sulla spalliera d'una seggiola. Due guardie di
+Pubblica Sicurezza leggevano insieme un libretto di _Nuove canzoni
+napolitane_, comentando. Il brigadiere era salito in sala di
+medicatura per raccogliere la deposizione di Serafina.
+
+Diceva il vecchietto al guardaporta:
+
+--La vedete così, ora, perchè lei è nata con la mala sorte, come me.
+Due anni fa avreste dovuto vederla! Era un fiore. Tutti si voltavano
+per la via. Allora come v'ho detto, io lavorava da quel sarto alla
+Giudecca. Io dormiva nella bottega, sopra un divano sconquassato e
+pensavo sempre a lei che se n'era fuggita. Tre mesi senza vederla!
+Considerate voi che siete padre!... Avete figlie?...
+
+--Caspita! Figlie? Ne tengo tre... _Peppenella! Peppenè!..._--e
+chiamava una ragazzetta ch'era fuori nella via a giocare--_Trase,
+viene ccà!... Siente!_ Quella è una...
+
+--Il Signore ve la guardi. E abbadatele ve lo dico come a un
+fratello...
+
+Il portiere sorrise. Fece scivolar la mano tra lo stipite del casotto
+e il muro e tirò fuori un bastone.
+
+--Vedete questo?..... Questo ci pensa..... senza eccezione pure per
+_mògliema_. Dicevate?...
+
+--Dunque una sera... che sera!... Io non ho vergogna di dirvelo......
+Le verità, m'era messo in giro per chiedere elemosina. All'angolo del
+vico Sergente Maggiore vedo una signora che comprava fiori.
+M'accostai..... _Signò_, qualche cosa a un povero galantuomo!...--Non
+c'è niente.
+
+Io aveva fame e la fame, capite, non conosce educazione. Insistetti...
+Allora lei si voltò per dirmi, seccata, che me ne andassi... Non mi
+guardò neppure...
+
+--Era lei.
+
+--_Sarrafina_.
+
+Il vecchietto sospirava, si guardava le mani scarne, dondolava il
+capo.
+
+A un tratto guardò in su al balconcello della sala di medicatura. Un
+inserviente preparava filacce, presso alla balaustra, parlando col
+cuoco, che disotto gesticolava e rideva.
+
+--_Che lle starranno facenno?_--mormorò il vecchietto.
+
+Due lagrime gli vennero giù lentamente per le gote. Il portinaio vuotò
+la pipetta nella mano e, dopo un silenzio, chiese:
+
+--_Mbè?_
+
+--Quanto durò quella vita? _N'anno_. Poi fu come una caduta. Come uno
+che cade da una terrazza all'ultimo piano e si trova a terra. Povera
+figlia! Stette malata due mesi e perdette tutto. Diventò un'altra.
+Cappello tolto, anella pegnorate, vesti vendute..... Che mestiere,
+_frate mio_, che mestiere! Gesù!....
+
+Ora piangeva pianamente, con lo sguardo a terra, con le mani strette
+sul petto.
+
+--E all'ultimo è arrivata a Piazza Francese. _E l'hanno fatto
+chesto!... Me pare nu suonno!_
+
+--Ma chi glie l'ha fatto?
+
+--_Doie cumpagne, pe gelusia._
+
+Arrivò in quel momento una vettura; dentro vi si abbandonava un
+giovanotto, che aveva buttato un braccio al collo della guardia la
+quale lo sorreggeva, guardandolo. Un sottil filo di sangue gli
+scendeva sulla camicia bianca, dal collo.
+
+La vettura entrò nel cortile con dietro una folla di gente curiosa. Il
+vecchietto, anche lui si accostò, inorridendo.
+
+Il guardaporta afferrò la fune della campanella. Tre tocchi. La
+guardia di pubblica sicurezza gli avea fatto certo segno disperato...
+
+Poi la gente fu cacciata e il portone chiuso.
+
+--_E chisto è n'ato_--disse il guardaporta, tornando al vecchietto.
+
+Quello mormorò:
+
+--_Puveriello!..._
+
+Dopo un momento chiese:
+
+--Serafina resta qua?
+
+--Non si può. Dopo medicata andrà agl'Incurabili. Donne qui non se ne
+ammettono--rispose il cerbero, tornando feroce e voltando al vecchio
+le spalle.
+
+ *
+ * *
+
+Serafina fu scesa a braccia e collocata in vettura con le guardie. Fu
+levato il soffietto e nessuno più vide niente. Ma ella aveva visto il
+vecchietto. Una mano venne fuori tra serpa e soffietto, e chiamò. Il
+vecchio accorreva. Dalla vettura uscì una voce femminile, commossa:
+
+--_A Nnincurabile.... Venite llà... Nun è niente... nun avite
+paura!..._
+
+Il vecchietto si mise a galoppare dietro alla carrozzella con gli
+occhi pieni di lacrime, ansimando, chiamando:
+
+--_Sarrafì!... Sarrafì!... Sarrafì!..._
+
+
+
+
+L'ABBANDONATO
+
+
+--Che si dice?--chiese Gaetanella Rocco a Carmela la serva, la quale
+passava sul marciapiedi e parlava sola, come al solito.
+
+Carmela si volse e tornò indietro. Il vento le penetrava di sotto lo
+sciallo, di cui svolazzava un lembo; l'altro ella teneva fra mano,
+accostandolo di tanto in tanto alla faccia.
+
+--È morta or ora--gemette--Ah, Gesù! Io sono così fatta che ci penserò
+tutta la giornata. E voi, andate a vederla?
+
+Gaetanella, impassibile, guardava la serva, mettendo fuori il capo di
+su il paravento di legno tra la casa e la strada. Carmela, sul
+marciapiedi, rabbridiva pel vento secco che le veniva di faccia e le
+appiccicava le gonnelle alla carne.
+
+--Ci vado più tardi--disse Gaetanella--ancora ho la casa sossopra.
+Iersera è arrivato il fratello di mio marito, il caporale di
+cavalleria. Ha avuto il permesso sino a mezzanotte, e sono stati qui
+tutti, con gli amici, a cantare e a bere. Immaginate voi!
+
+--Lasciate fare, sono giovanotti. Che ne vediamo della vita? Si muore,
+così, da un momento all'altro!
+
+--Non c'è che dire--sospirò Gaetanella, buttando sul marciapiedi bucce
+di castagne e di mele dal canestro dei rifiuti.
+
+--Me ne vado--disse la serva--buongiorno.
+
+--Se ripassate e voi chiamatemi. Andremo a vedere insieme...
+
+Era morta donna Nena la romana, una vecchia che non faceva male a
+nessuno e che leggeva le lettere alle vicine della via, senza
+occhiali. Era venuta da Roma, al sessantacinque; la si poteva tenere
+per napolitana. Le vicine conoscevano un po' la sua storia, ma nessuna
+aveva potuto entrar troppo addentro in certi particolari che la
+vecchia sapeva a tempo scartare.
+
+Lassù, a S. Pasquale al Corso, donna Nena abitava da tre anni, nel
+cortile del monastero, in una stanzuccia rimpetto al pozzo. Pareva, in
+quella immensa quiete, una badessa sopravissuta alle sue monache,
+bandite per sempre, a far posto ai carabinieri in caserma.
+
+Il cortile, deserto, era triste. Sotto l'arcata, tutta bianca di
+calce, girava intorno il sedile di peperino, qua e là fiorente d'una
+selvaggia vegetazione, la quale pigliava radici tra le screpolature e
+le commessure della pietra. In maggio il sole che lo allagava tutto
+invogliava donna Nena a uscire dalla sua celletta. La piccola vecchia
+andava a sedere sotto le colonne, sulla pietra grigia del parapetto e
+poggiava i piedi sui piuoli d'una seggiola sconquassata, ch'era
+deposito di straccetti d'ogni colore. Agucchiava. I romori della via
+erano confusi e arrivavano, morendo, al cortile del chiostro
+silenzioso. A volte, d'un subito, risonava in fondo, su per la scala
+grande, il passo pesante del brigadiere e costui spuntava nel cortile,
+attraversandolo, con le mani nelle saccocce dei calzoni e la lunga
+pipa in bocca. Qualche passero ch'era venuto, saltellando sui ferri
+della balaustra, ad affacciarsi nel pozzo, scappava, spaventato, con
+un piccolo grido. Donna Nena levava il capo dai suoi ritagli, teneva
+dietro con gli occhi socchiusi al volo dell'uccellino, le mani
+abbandonate sulle ginocchia. Certamente pensava ad altro. Una
+tossicina stizzosa la coglieva di tanto in tanto, e i colpi della
+tosse tre, quattro volte rompevano senza eco il silenzio intorno.
+
+Spesso, di sopra, un carabiniere si metteva a cantare presso una
+finestra, dando la brunitura al fucile. Era una voce di tenorino, che
+vibrava limpidamente nell'aria:
+
+ M'incatinasti, beddicchia, stu cori,
+ ca l'apparienza.....
+
+Donna Nena, laggiù nel cortile, infilava l'ago, sceglieva tra i
+ritagli, rimaneva un pezzetto con lo sguardo perduto nella fuga degli
+archi. Le labbra mormoravano, dal pugno chiuso le dita si spiegavano,
+una dopo l'altra. Cantava. A un tratto, di sopra, la nenia del
+siciliano interrompendosi faceva tornare la vecchia, distratta, al suo
+lavoro. Il cortile si rifaceva silenzioso.
+
+Al secondo anno da quando donna Nena era venuta a stare lassù, in una
+mattina di febbraio ella uscì--come disse a Gaetanella Rocco--per
+andare a pregare l'amministratore di quel locale perchè le facesse
+rimettere a un finestrino della celletta un vetro frantumato. Da un
+orto vicino i monelli glie lo avevano rotto: il vento le entrava in
+camera, proprio accapo al letto. Quando il vetro fu rimesso la
+vecchietta ebbe compagnia in casa. Ci venne un piccino malaticcio,
+debole, tutto pallido.
+
+Da quel tempo ella si fece vedere più di frequente; il piccino aveva
+bisogno del latte alla mattina, di pane fresco, di frutta mature.
+Tutto questo faceva andare e venire dal cortile alle botteghe della
+via la vecchietta frettolosa, che per mostrarsi così tenera del bimbo
+almeno gli doveva molto voler bene.
+
+Carmela la serva, pochi giorni dopo la comparsa del bambino, avendo
+appurato come e donde venisse, si contentò di perdere tempo e di far
+aspettare la padrona per andare a confidarsi con Fortunata la
+rivendugliola, vicina di Gaetanella. Tutte e tre sedettero attorno al
+braciere; Carmela a mezza seggiola, col paniere della spesa sulle
+ginocchia, per far presto.
+
+--Donna Nena questo me l'aveva già detto un anno fa, ha una figliuola,
+si chiama Clelia. Due figlie le son morte di mal sottile e
+quest'altra...
+
+S'interruppe, strinse le labbra, battè col palmo della mano sul manico
+del paniere, con un'aria desolata.
+
+--Capite?...
+
+--Eh!--sospirò la rivendugliola.
+
+--Che ha fatto?--chiese Gaetanella.
+
+--Come tant'altre, via... disgraziata...--disse la serva.
+
+Sospirò anche Gaetanella, chinandosi a riattizzare il fuoco.
+
+--Infine il piccino è rimasto a donna Nena, alla nonna. Clelia le avrà
+dato un po' di danaro per mantenerlo, non si vede mai lei: non
+comparisce mai. Glie l'ha messo nelle mani e buonanotte. Donna Nena,
+lo chiama _er ragazzo_.
+
+--_'O guaglione_--tradusse Gaetanella.
+
+--Ieri la vecchia m'ha fatta una confidenza. Non è vero che il vetro
+al finestrino glie lo han rotto dall'orto. Lo ruppe lei, tempo fa,
+sbattendo la vetrata. Non avrebbe detto nulla all'amministratore se
+non fosse capitato il piccino, ch'è malaticcio e debole. E col vento
+in casa...
+
+--Sentite,--interruppe la rivendugliola--io vi do questo paio di calze
+pel piccino e voi glie le portate a donna Nena, poveretta. Direte che
+le avete avuto dalla signora vostra...
+
+--Date qua--fece la serva, levandosi--che tutto è buono quand'è
+carità. Oggi glie le porto.
+
+Un'altra volta la serva chiamò fuori nella via Gaetanella, la quale
+era occupata a riasciacquare i piatti.
+
+--Clelia, la..... capite?.... dev'esser morta. Ora ho chiesto alla
+vecchia se Clelia abbia più rivisto il piccino. S'è messa a piangere,
+la vecchia. Ho capito tutto.
+
+Passarono sette mesi; morì pure donna Nena, spegnendosi a poco a poco
+nella sua celletta, col _ragazzo_ che la guardava dal suo seggiolino,
+appiè del letto. Per un momento l'avevano lasciata sola, mentre dava
+gli ultimi tratti. Rientrate le vicine col ramoscello dell'olivo e
+l'acqua benedetta, trovarono la vecchia basita. Il piccino la guardava
+ridendo, balbettando. Un braccio di donna Nena fuori della coperta era
+steso rigidamente verso di lui, la mano pareva indicasse.
+
+Fatto sta che, occupate a rovistare per la celletta, curiosando
+dappertutto, nei foderi di un canterano che gemevano come se
+nascondessero l'anima della vecchia, in un baule nello stipetto o
+muro, le vicine dimenticarono il bambino. Soltanto com'entrò lì dentro
+anche Graziella la sarta, con dietro la ragazzina curva sotto lo
+scatolo delle vesti, per vedere, mentre lei dinanzi al lettuccio,
+contemplava la morta coi grandi occhi pietosi, il piccino le prese fra
+mano la frangia di conterie che luceva attorno alla veste. Graziella
+si volse.
+
+--Questo è il piccino di donna Nena--spiegò Gaetanella Rocco--il
+figlio della figlia.
+
+--E la madre dov'è?--chiese Graziella.
+
+L'altra benedì l'aria con la mano: l'indice e il medio ritti.
+
+--Pure lei morta?--fece la sarta, intenerita.
+
+E carezzò la testa bionda del piccino, il quale levò gli occhi a
+guardarla.
+
+Subitamente irruppe la folla di tutti i monellucci del vicinato.
+Arrivava il carrozzone. Allora Gaetanella Rocco portò fuori il
+piccino, mettendogli in mano una ciambella. Gli trasse il seggiolino a
+bracciuoli fin presso alla porta del cortile che metteva, per le
+scale, rose dal tempo, sul Corso.
+
+Poco dopo il carrozzone si portò via la vecchia per tutto il Corso. Il
+cocchiere zufolava, con le redini sulle ginocchia, col vento secco di
+faccia. Dietro, sulla predella, i due becchini si bisticciavano, le
+gambe penzoloni.
+
+--Donna Nena se ne va a Roma--esclamò, ridendo, un calzolaio ch'era
+uscito a vedere dalla sua bottega, con uno stivale fra mani.
+
+La facezia ebbe successo fra quanti guardavano. Donna Nena se ne
+andava a Roma! Buon viaggio! Le vicine ridevano. Rideva Nannina
+Fiocca, la innamorata del calzolaio. Quando gli passò accosto gli
+dette uno spintone.
+
+--Bel core che hai!
+
+--Senti--le fece dietro il calzolaio--presto lo farai anche tu il
+viaggetto....
+
+Nannina si volse, grattandosi la coscia per allontanare il malagurio,
+e gli gridò con la voce argentina:
+
+--Prima tu!
+
+--Prima tu!--ribatteva il calzolaio, minacciandola con lo stivale.
+
+Il tempo s'era fatto grigio. Di faccia al Corso, dal mare, saliva una
+nebbia densa come fumo di officina, lambiva le falde del Vesuvio, lo
+nascondeva fin quasi alla cima. Vagamente s'indovinava nel porto una
+gran nave; era una striscia tutta nera, indecisa. Intorno la città
+spariva in quel fumo che pareva covasse un incendio. Ma nel cielo
+affollato di nuvoloni, qua o là dei chiarori scialbi si facevano nel
+lontano, ove il sole all'estremo lembo in fine della collina di
+Posillipo, rompeva a fatica le nuvole. Vi fu un momento in cui la luce
+si allargò; lucevano disotto le vetrate alle finestre, luceva lo zinco
+delle serre alle terrazze delle palazzine al Rione Amedeo. Finalmente
+tutta una stesa di cielo diventò azzurra.
+
+Il piccino lo avevano dimenticato sotto la porta del cortile. Egli
+sedeva, al sommo della scala diruta, nel suo seggiolino, con le manine
+sui bracciuoli. Sulle ginocchia aveva la ciambelletta di Gaetanella,
+mangiucchiata mezza: aveva un piccolo grembiale bianco, le scarpette
+molto vecchie, una vesticciuola scura, stinta, troppo grande per lui.
+In una scarpa il piede non era entrato tutto, ne scappava fuori il
+tallone ove faceva sacco la calza. Lui dondolava quel piede. A poco a
+poco la scarpetta ne cadde. Allora il piccino sorrise, tutto solo,
+molto contento. Contemplò, per un pezzetto, il piede libero, poi non
+avendo altro a fare, si rimise a mangiar la ciambella. Una volta levò
+la manina, s'atteggiò, pronunziò quei brevi vocaboli incomprensibili
+che sono della incoscienza infantile e delle bocche che non sanno
+parlare.
+
+La ciambella fu mangiata tutta. Il piccino aveva fame. Raccolse
+perfino le miche cadutegli nel grembialetto. Pareva soddisfatto. Poi
+si mise a guardare innanzi a sè i fili del telegrafo, che dal
+parapetto della via, di faccia, declinavano, e scomparivano fra le
+case. Una _cometa_ s'era impigliata tra i fili, la carta lacerata
+svolazzava. Un brandello fu strappato ai fili e portato via dal vento.
+Lungamente il piccino ne seguì la sorte con gli occhi, sbadigliando,
+poi chinò a poco a poco la testa da un lato e s'addormentò.
+
+
+
+
+GLI AMICI
+
+
+Nel maggio, mentre al più piccolo alito di vento le rose tenerissime
+concedono le foglie loro, disseminandole appiè d'un amoroso mandorlo
+ancora in fiore, mentre da per tutto ov'è collina, o giardino, o
+praticello passeggiano gravemente al sole gli scarabei e sbadigliano,
+alta la testa viperina, le lucertole verdi, mentre il bosco è tutto in
+chiacchiere di uccelli gelosi e si spande per la fresca campagna
+l'indefinibile susurro degli insetti e una scia d'argento solca, sul
+cammino lentissimo della lumaca, un muretto nell'orto, mentre tutto
+questo, ch'è poesia dolcissima nell'aria buona o dolce, succede
+lontano dalla città romorosa, qui la prosa cittadina va trascinando
+per le vie cenci e magre suppellettili borghesi, sciorinati al sole di
+maggio tra il polverio, le bestemmie dei facchini o il loro copioso
+sudore di bestie affaticate. Si compie di questi giorni la frettolosa
+bisogna dello sgombero, ed è un transito incessante di cose che
+parlano, un viaggio di segreti trabalzanti su pel rotto selciato
+napoletano. Il lettuccio, la spinetta antica, la poltrona favorita, il
+boccaletto a fiori, ove così spesso l'amata ha _bevuto i pensieri_
+dell'amante, il misero lume a petrolio onde furono rischiarate, presso
+agli esami, le veglie laboriose d'uno studente di medicina, la gran
+seggiola a ruote d'un paralitico, il canterano da' foderi cigolanti in
+fondo ai quali ammucchiò tutto un tranquillo epistolario amoroso la
+fiamma d'un impiegato alla Ferrovia, lo spiumaccino invernale, ricordo
+della povera mamma morta, che usava di tenerlo sui piedi--tutto ciò
+passa innanzi agli occhi, nel sole, e cammina, e muta posto e va
+altrove, e passa da una luce d'un quinto piano all'oscurità di un
+pianterreno, o dal buio al sole, chi sa dove, chi sa dopo che amari
+rimpianti, e scompare.
+
+Or, sopra uno di questi carretti scricchianti, tra molte scatole da
+cappelli e un mucchio di cuscini, viaggiava una gabbietta. Dentro alla
+gabbietta c'era un canarino giallo. Le suppellettili mutavan posto:
+alla casa nuova la gabbiuzza fu appesa nel tinello che dava in un
+giardino. Di rimpetto, dietro certe grate fitte, si vedevano
+confusamente soggoli biancheggianti: c'era un antico monastero. Il
+figlio della signora, un ragazzo che odorava di poesia, appena fu alla
+nuova casa e, per la finestra del tinello, vide le monache, fu preso
+da un impeto sentimentale e stampò una sessantina di versi claustrali
+in un giornaletto letterario.
+
+Il povero canarino poeta pur lui, era stato tolto piccoletto al nido,
+e più non ricordava dove e come. Ricordava senza precisione certo
+aggrovigliamento di rami e di fronde, una fiorita stesa di piano, un
+gran pezzo di cielo azzurro--niente più. L'adozione era stata larga di
+cure e, dapprima, dolce fu la prigione. E lì come se fosse stato a San
+Pietro a Maiella, il canarino diventò un cantore elegantissimo, una
+specie di tenorino di grazia.
+
+--Bene, bene--esclamò il marito della signora--ecco il canarino che
+comincia a dirci qualcosa.
+
+E ogni volta che si trovava nel tinello a lavarsi la faccia, gli
+faceva lo zufolo col tovagliolo fra mani.
+
+La casa dalla quale era sloggiato era scura e silenziosa. Le finestre
+non davano sulla strada, riuscivano in un cortile abbandonato, dominio
+di terribili pipistrelli, qualcuno de' quali perfino veniva a sbatter
+l'ali intorno alla gabbiuzza, dove il povero canarino tremava di
+terrore. La bestiola, di sotto l'arco della finestra, non vedeva che i
+muri grigi del cortile dagli angoli ch'erano scale di polverose
+ragnatele, da' buchi neri che a notte diventavano case di nottole. Le
+carrucole nei pozzi stridevano, le secchie si urtavano, le serve, a
+prima ora, trovandosi tutte ad attingere, dicevano male della gente,
+appiccicando a ognuno un aggettivo che svegliava goffe risate per
+tutto il pozzo. Questa la vita del cortile. Una volta solamente il
+canarino uscì dalla sua malinconia. Una delle fantesche ripuliva la
+gabbia d'un altro canarino, lasciando cader giù nel cortile le boccate
+sfuggite del miglio, i rifiuti del prigioniero, e canticchiando. E
+come quel canarino, per la soddisfazione del miglio fresco e
+dell'acqua pulita, metteva, di tanto, piccoli gridi acuti, quest'altro
+credette di aver trovato finalmente qualcuno col quale potesse
+chiacchierare, nelle ore di noia.
+
+Lo chiamò allora due volte.
+
+--Zizì! zì! zì! zì!...
+
+Quello rispose allegramente:
+
+--Zì! zì!
+
+Poi vi fu un silenzio. La serva aveva portata via la gabbia; il povero
+canarino, disilluso, ricadde in malinconia e non avendo a far altro si
+rimise a contemplare i muri del cortile.
+
+In una giornata di novembre fu tale lo scrosciar della pioggia furiosa
+e così spaventevoli furono i lampi e i tuoni che il canarino, tutto
+solo nella gabbia, credette che l'ultimo giorno della sua vita fosse
+arrivato. Dal lampeggiare continuo era tutto illuminato il cortile, i
+ferri della gabbia pareva si arroventassero. Poco dopo accorse la
+serva, che avea lasciate aperte le vetrate della finestra.
+
+--Meno male!--esclamò--I vetri non si sono rotti! E chi l'avrebbe
+sentito il padrone?...
+
+Guardate, nemmeno una parola per quella povera bestia tremante di
+freddo e di paura! Bella carità cristiana! E così il canarino, a poco
+a poco, s'abituò ad ogni sorta d'ingenerosità. Nessuno si pigliava
+pena di lui, ma nessuno, però, lo veniva a seccare. Meglio così. E il
+suo amico divenne un pezzo del muro di faccia, ove un ragno intesseva
+comodamente la sua tela. Nell'estate, quando un po' di sole fece la
+spia nel cortile; la tela ne fu tutta illuminata e il ragno vi
+passeggiò di lungo e di largo, con una grande boria di padron di casa.
+In tutto il giorno si risentivano le voci delle fantesche, lo strepito
+delle cazzeruole, risate lunghe e sguaiate, scoppiettî di carboni
+dalle fornacette. La musica metteva in allegria il canarino che, a
+volte, vi mescolava certe note acute e un trillo per cui le serve,
+meravigliate, tacevano. Una di loro, mentre lui si sfogava, esclamò:
+
+--Dio! che bella vocetta, neh?
+
+La lode, Dio buono, se la pigliano tutti, la vonno anche i modesti. Il
+canarino si guardò i pieducci, ripulì il becco a un ballatoio della
+gabbia, si piantò saldo sulle gambette e si mise a cantare:
+
+ _Se il mio nome saper voi bramate_...
+
+ *
+ * *
+
+A maggio, v'ho detto, i signori della casa sloggiarono.
+
+La primavera sospirava più forte con gli spasimi dei fiori, col
+susurro delle piante in amore, e nell'aria salivano odori soavissimi e
+freschi soffi di zeffiri. In una bella giornata profumata si svegliò
+il canarino a un pispiglio sommesso. Una passera aveva fatto il nido
+di rimpetto. Poi furono piccoli gridi di compagni liberi che
+passavano; furono a volte cicalecci impertinenti di rondoni in
+chiacchiere, sui tetti. I rondoni, al solito, dicevano male del
+vicinato. Quello era bello, quell'altro era brutto, la tal signorina
+non sapeva cantare, il violinista del quinto piano pigliava acuti
+stonati, il portinaio non badava troppo alla figliuola. E il giardino
+si svegliava all'alba con questi discorsi di uccelli, con le loro
+querele peripatetiche, con ronzii d'insetti invisibili e voli di
+bianche farfalle.
+
+Il canarino ebbe da tutta questa vita, che gli ricordava
+indefinitamente il bosco e l'odore acre delle piante, quella
+malinconia dei ricordi che, si dice, tornano nel _tempo della
+disgrazia_. N'ebbe singhiozzi di rimpianti e di desideri che gli
+rompevano il canto nella gola. E gli cominciarono a cadere le penne.
+Una si posò sul davanzale della finestra e un colombo se la venne a
+pigliare.
+
+--Oh! dite, amico--gli chiese il canarino dalla sua gabbia--siete di
+questi paraggi voi?
+
+--Vi pare?--rispose il colombo--Gli è qui che son nato. Guardate
+laggiù accosto alla grondaia. Vedete voi quel buco tutto nero? Lì ho
+fatto il nido. E questa penna che vi è caduta, se permettete, la metto
+al lettuccio dei miei piccini. Dite, vi dispiace?
+
+--Anzi--disse il canarino--fortunato d'esser materasso. Ma sentite,
+verrete voi a tenermi compagnia qualche volta?
+
+--Perchè no?--disse il colombo--ma di questi giorni non posso; ho i
+piccini, udite voi come chiamano?
+
+Il canarino non udiva nulla.
+
+--Eh!--fece il colombo--sento io, sento! Quando avrete figli anche
+voi! Arrivederci.
+
+--Arrivederci.
+
+E quasi ogni giorno lo stesso colombo veniva a pigliarsi una penna
+caduta.
+
+--Fatemi la finezza--gli chiese una volta il canarino--sapreste voi
+perchè così spesso mi cadono le penne? Io ne sono assai preoccupato.
+
+Il colombo lo guardò malinconicamente.
+
+--Che volete vi dica?
+
+E non gli volle dire che gli anni e i dispiaceri sogliono far di
+questi scherzi.
+
+Passò un mese. I piccini del colombo s'eran fatti grandi e
+strillavano, sporgendo dalla buca le testine ancora spelate. Attorno a
+quel nido altri nidi si destavano all'alba e un pigolio continuo
+succedeva sino a quando l'appetito dei piccoli colombi non era
+soddisfatto. I colombi grandi tubavano all'ombra, empiendo il cortile
+della dolcezza dei loro amori.
+
+In luglio il colombo grigio si ricordò della conoscenza. Ma in quella
+mattina avea avuto tanto da fare e s'era così impensierito di certi
+muratori che erano venuti a mettere scale pei muri presso i nidi, che
+la visita dovette farla a sera, quando i muratori se ne andarono.
+
+C'era una luna bianca che faceva capolino di su il belvedere delle
+monache.
+
+--Buona sera--disse il colombo--come state? Sentite che bell'aria
+fresca?
+
+--Ahimè!--disse il canarino--se sapeste, amico mio! Da tempo in qua
+sono colto da tale tristezza che a momenti mi pare di morire. Mi
+spoglio ogni giorno più e mi pigliano brividi di freddo, ed anche
+provo una grande debolezza. Come mai questo, caro amico?
+
+--Che volete vi dica?--fece il colombo, con gli occhi bassi--Sono cose
+che accadono. Io son qui di rimpetto, se mai.
+
+E se ne andò, ammalinconito pur lui.
+
+Poi tornò dopo una settimana. La gabbiuzza era vuota. Ma c'era ancora,
+sulla finestra, una ultima piuma gialla. Il colombo non ebbe coraggio
+di portarsela via.
+
+E c'era un chiaro di luna quella sera, un chiaro di luna così grande,
+così grande!...
+
+
+
+
+FORTUNATA LA FIORISTA
+
+
+ _5 Settembre 1885_
+
+Giorni fa le vicine di Fortunata Cappiello, con molta meraviglia,
+videro chiusa la bottega di lei. Bisogna premettere che Fortunata
+Cappiello ha bottega di fiorista in via del Duomo, e oltre a questo ha
+un padre ed una mamma i quali non sono mai stati in tenerezze, anzi,
+per dirla con le vicine di Fortunata, i due coniugi _facevano cane e
+gatta_ in tutta la settimana, specie al venerdì, quando Giuseppe
+Cappiello chiedeva quattrini alla moglie per giocarseli al lotto e lei
+glie li negava.
+
+Vista la bottega chiusa sino a mezzogiorno e argomentando che più non
+si fosse aperta in tutta la giornata, le vicine, sempre maliziose e
+maldicenti, ne trassero molte congetture, tra le quali questa, che,
+nella notte, i Cappiello avessero subitamente sloggiato e portato via
+il pò di mobilia, per non pagare il padrone di casa.
+
+--Sentite--disse Giovannina Zoccola, merciaia di rimpetto--questo non
+ha potuto succedere. Vero è che la fame se gli mangiava i Cappiello,
+la fame e i debiti; che a me, se veramente non tornano più, mi
+dovranno dare sempre quindici soldi da Pasqua passata. Ma un po' di
+danaro lo mettevano da parte, via. E c'è stato sempre don Procolo, il
+_signore_, che ha riparato spesso e volentieri.
+
+Don Procolo, un attempato arzillo, negoziante e proprietario, veniva a
+sera a trattenersi nella bottega, e quando c'era don Procolo accosto a
+Fortunata, seduto in mezzo ai fiori di _organsino_, in mezzo ai fasci
+d'erba artificiale, la mamma di Fortunata, dalla parte loro, chiudeva
+metà dell'uscio. Le vicine dicevano che chiudeva anche un occhio.
+
+Fortunata, poverina, era magruccia, pallida, con molto nero sotto gli
+occhi. La _frangetta_, i grossi cerchi dorati alle orecchie, un neo
+presso al mento: piaceva. Stropicciava lo spazzolino sui denti che
+aveva bianchi e piccoli, si nettava le unghie con molta pazienza, alla
+mattina, sotto l'uscio, prima di mettersi a lavorare.
+
+I fiori artificiali, quelli pei borghesi di Foria e pei negozianti di
+quartiere Pendino sono strillanti e il colore vivo s'attacca alle
+mani. Fortunata pareva la _maitresse aux mains rouges_. Don Procolo
+non ci badava gran che, ma la ragazza serbava, per così dire, le
+manine nette pel suo innamorato vero, che nessuno conosceva. Quando
+don Procolo badava alle balle di tela giù in dogana, nelle ore di
+pomeriggio, l'innamorato della fiorista passava per via del Duomo, la
+sigaretta tra le labbra e un bastoncino di bambù in mano. Era un
+impiegatuccio a mille e duecento con lineamenti di un'antipatica
+regolarità, biondino, magro, malaticcio, molto pulito. Fortunata lo
+adorava.
+
+ *
+ * *
+
+Nella sera del 3, due sere fa, i coniugi Cappiello tornarono alla
+bottega che potevano essere le sette e mezza. Donna Maria, senza
+nessuno salutare della via, ficcò la gran chiave nella toppa, aperse
+la porta e sgusciò dentro. Nella semioscurità i mucchi dei ritagli pei
+fiori, le palle bianche dei lumi a petrolio, le ceste piene di fiori
+azzurri e rossi mettevano una gran confusione nella bottega. Donna
+Maria accese un fiammifero. Cercava qualche cosa. Di fuori il marito
+s'era addossato allo stipite e, con le mani nelle saccocce de'
+calzoni, le labbra strette, non levava gli occhi da un monticello di
+spazzatura ammucchiatogli a' piedi, sotto al marciapiedi. A un tratto
+girò sui tacchi, spinse l'uscio che donna Maria aveva socchiuso ed
+entrò. L'uscio si richiuse. Il calzolaio di faccia che passava lo
+spago per una suola si lasciò cascare le mani e lo spago sulle
+ginocchia e si mise a guardare. Subitamente nella bottega della
+fiorista scoppiò un alterco. La voce stridula della vecchia si levava
+alta e le rispondevano le bestemmie di don Peppe Cappiello.
+Distintamente una frase di donna Maria arrivò alla strada.
+
+--_Nun è overo! Nun è overo!_
+
+Poi quella di don Peppe, come un urlo:
+
+--_Me l'ha ditto a me!_
+
+Succedette un gran romore, come di seggiole rovesciate. Il calzolaio
+s'alzò, impensierito. Le vicine erano diventate pallide.
+
+A un tratto risuonò un grido femminile, terribile. L'uscio si
+spalancò. Venne fuori donna Maria che voleva parlare e non poteva.
+Agitava le braccia, barellando. Un flotto di sangue le spicciava dalla
+gola ferita; tutto lo scialle se ne inzuppava. Cadde sul lastrico,
+come uno straccio, e non si mosse più.
+
+Il calzolaio mormorò:
+
+--L'ha ammazzata.
+
+Apparve sulla soglia della bottega don Peppe. Aveva gli occhi pieni di
+sangue, il labbro inferiore pendeva. Immobile guardò la vecchia stesa
+lì presso, si guardò intorno, come smarrito. Nessuno parlava. Il
+ragazzo di Stella Farina era corso a chiamare la guardia di pubblica
+sicurezza di piantone all'angolo del vicolo.
+
+La guardia arrivò correndo, con una mano sull'elsa della daga. Per la
+via gridava:
+
+--Ferma, ferma!
+
+Don Peppe ebbe allora un istintivo impeto di salvazione. Fece un
+passo, guardando innanzi a sè nella via lunga e libera.
+
+Ma pur i vicini, intorno, gridavano:
+
+--Ferma! Ferma!
+
+La guardia gli fu addosso e lo afferrò per il bavero della giacchetta.
+
+--Io non mi movo--balbettò Cappiello.
+
+--Canaglia!--gli fece la guardia, cercando le manotte in saccoccia.
+
+Il calzolaio s'era chinato sul corpo inerte della vecchia, che quasi
+sbarrava la strada, sicchè una vettura da nolo, poco lontano, s'era
+dovuta fermare. Il cocchiere, le redini in mano, s'era levato in piedi
+sulla serpe e guardava, ancora senza capir nulla. La gente accorreva
+da ogni parte. Arrivarono pur due allievi carabinieri, uno dei quali,
+per via, s'andava sfilando i guanti di cotone bianco.
+
+--È proprio morta--annunziò il calzolaio, rizzandosi--il sangue l'ha
+affogata.
+
+--Gesù!--fece Graziella, la stiratrice, coprendosi gli occhi con le
+mani.
+
+--Avanti!--impose a don Peppe la guardia.
+
+Lui contemplava ancora la morta, movendo le labbra, come se parlasse a
+sè stesso. Allora un marmista ch'era arrivato l'ultimo, un grosso uomo
+barbuto, con tra le mani il martello e uno scalpello, chiese
+subitamente a don Peppe che s'incamminava:
+
+--Perchè l'avete ammazzata, neh, don Pe'?
+
+Lui rispose:
+
+--Dimandatelo a lei.
+
+E se ne andò tra la guardia di pubblica sicurezza e uno degli allievi
+carabinieri. L'altro si fece aiutare dai più coraggiosi e adagiò il
+cadavere in quella vettura che si trovava nel vicolo. Era diventato
+pallido il povero giovanotto; per la prima volta si trovava accosto a
+un morto.
+
+ *
+ * *
+
+La bottega della fiorista rimase chiusa per un mese. Un bel giorno
+arrivò don Procolo, fumando. Fece aprire, rimase un pezzetto a
+rovistare e a parlare con due uomini sconosciuti a tutto il vicinato,
+cacciò in una cesta alcune masserizie e le coprì con un mucchio di
+fiori d'_organsino_. Al giorno dopo arrivarono gli stessi sconosciuti
+e vuotarono la bottega tutta quanta. I monelli del vicinato
+s'impadronirono dei ritagli delle carte colorate e li sparsero per
+tutta la via. Dopo un altro mese un pittore di stanze prese il posto
+della fiorista.
+
+Finalmente, dopo due anni Graziella, la stiratrice, in una mattina di
+maggio, vide passare l'impiegatuccio a mille e duecento, e per volerlo
+guardare e sorvegliare troppo abbronzò una camicia, dimenticandovi su
+il ferro rovente.
+
+L'impiegatuccio guardò nella bottega della fiorista e ci vide il
+pittore di stanze. Parve meravigliato. Allora Graziella, che un tempo
+gli aveva stirate pur le camice, lo salutò con un sorriso.
+
+--Come state? Non vi siete fatto più vivo?
+
+--Sono stato ad Arona, fin'ora--disse--per l'impiego...
+
+--Avete saputo?--chiose la stiratrice, dopo un silenzio.
+
+--Ah!--fece lui, picchiando sul manico del ferro col pometto del
+bastoncello--Sì, so tutto. Doveva finire così... Con quella madre! E
+don Peppe?
+
+--Chi l'ha visto più?
+
+--E... Fortunata?
+
+--Chi ne sa più nulla?
+
+L'impiegatuccio, dopo aver accesa la sigaretta con un fiammifero della
+scatola di Graziella, se ne andò, lentamente, tutto pensoso. Ma la
+stiratrice gli aveva mentito per compassione. Pochi giorni prima, a
+Santa Lucia, ella aveva adocchiata Fortunata, con un bambinello. La
+fiorista vestiva di nero. Comperò al bambinello un soldo di
+_tarallucci_ e gli fece bere un po' d'acqua solfurea. Poi se ne
+andarono su pel marciapiedi, passo passo....
+
+
+
+
+L'AMICO RICHTER
+
+
+Ecco, amici miei, in che modo conobbi il professore Otto Richter.
+
+ *
+ * *
+
+Il Rione Principe Amedeo, voi sapete, così vicino per limiti al Corso
+Vittorio Emmanuele, si trova ad esserne, per aspetto, assai lontano.
+Il Corso è ancora campagnuolo sotto la collina verde; il Rione è
+elegante; il Corso è tutto polveroso per la via larga e assolata; il
+Rione è severamente pulito. Qui un palazzo Grifeo, che ha un'aria
+d'antico e una salda costruzione di pietra grigia e nuda. Qui finestre
+archiacute che riflettono, a sera, nelle terse vetrate il gran
+chiarore della luna, la quale, di rimpetto, s'affaccia sul mare e vi
+bagna la sua pallida immagine. In uno studio d'incisione, sotto il
+palazzo grigio, si fonde e si cesella in silenzio. Un interno pieno di
+penombre; l'artista che passa e guarda, risale con la fantasia al
+vecchio tempo fiorentino. Se qui l'ambiente non fosse in gran parte
+lieto dell'orizzonte glauco e d'un profumo d'erbe selvatiche, e se non
+parlassero dell'amore della campagna i sanguigni rosolacci erti, e se
+non chiacchierassero, migrando a non lontane nidiate, gli uccellini
+freddolosi, la bottega dell'incisore parrebbe antica, quando intorno
+le capitassero muri grigi e stemmi onorati da vanti di toghe o di
+corazze.
+
+In questo tempo nostro, il rione è semplicemente felice della sua
+nettezza e del posto. A un certo punto il parapetto della via è rotto
+dai primi gradini d'una scaletta malconcia. Per questa si scende in un
+solitario vicolo, e si esce così, passando sotto un potente arco a
+Chiaia, nel quartiere elegante. Dalla pace al romore, dalla
+tranquillità delle cose e delle persone a un movimento che vi rimette
+dal sogno nella realtà.
+
+In certe ore, in certi momenti, il vicoletto vi parla di tante strane
+e misteriose cose. Fu in questo vicoletto che conobbi il professore
+Otto Richter.
+
+ *
+ * *
+
+Era una lieta mattina primaverile. Vi giuro, amici miei, così non dico
+pel convenzionalismo che infiora quasi tutti i racconti dolci di
+tenerezze meteorologiche. È la verità, la conoscenza accadde in
+aprile. A ogni modo, Otto Richter lo conobbi così.
+
+Io scendevo lentamente per quella tale scaletta; egli se ne stava
+laggiù nel vicolo, all'ombra, piantata la punta di un ombrello nel
+terriccio, le mani sul manico di madreperla a gruccia. Con le spalle
+al muro, gli occhi a terra, il vecchietto m'aveva l'aria di star
+meditando. Ora siccome in questa vita i pensosi sono, per lo più, i
+disgraziati, io che lo aveva visto dall'alto della scala piantato lì a
+quel modo, e me lo ritrovavo nella stessa posizione appena dall'ultimo
+gradino mettevo piede nel vicoletto, dissi tra me e me:
+
+--Ecco uno che certamente crogiuola i guai suoi.
+
+Il vicolo era pieno di buon sole e di silenzio. Improvvisamente fu
+pieno di musica. Come mai?--pensavo, tornando indietro, colpito
+deliziosamente da una melodia che si spandeva. Il vecchio s'era mosso;
+passava al sole dall'ombra, avvicinandosi a una delle tre finestre
+basse che si aprivano sul vicolo dal muro di faccia a noi. Alle
+finestre ci si arrivava quasi con la testa. Le vetrate erano
+spalancate e la musica passava. Ma la facevano misteriosa certe
+bianche tendine, occupanti di dentro tutto il vano e pur di dentro
+fermate sulle assi d'un telaio.
+
+Accostandomi alle finestre, m'avvicinavo pur al vecchietto, e
+procuravo di non far romore; era così assorto poverino! L'ombrella era
+passata sotto l'ascella, le mani strette premevano l'ultimo bottone
+del panciotto ch'era in cima carezzato dalla barba rossiccia del
+solitario uditore. A volte, mentre la melodia saliva con più sonoro
+ritmo, le mani si staccavano dal panciotto, e una, l'indice teso,
+misurava il tempo. Si afferrava l'altra, nervosamente, al margine del
+soprabito, come se volesse tirar giù il panno stinto.
+
+Finita la musica il vecchietto levò il capo; sorrideva. Me gli trovai
+faccia o faccia; egli seguitava a sorridere, seguitava ad armeggiar
+con la mano, mormorando l'ultima frase musicale, solenne.
+
+Mi feci animo e gli chiesi:
+
+--Scusi, chi c'è qui dentro?
+
+Lui fece un passo innanti, rimise in movimento l'ombrella e venne a me
+con una chiara felicità negli occhietti azzurri.
+
+Rispose:
+
+--Beethoven.
+
+Col braccio levato misurò ancora quattro o cinque battute e canticchiò
+un'altra volta le note.
+
+--Molto grande,--soggiunse con le labbra allungate in una smorfia
+d'ammirazione--molto grande! Questa sinfonia monumento. Oh!... Piace a
+voi, signor?
+
+Dio mio! Una così deliziosa cosa! A chi non piace la musica di
+Beethoven, amici miei? Gli è che non sapevo persuadermi come lì dentro
+ci fosse proprio lui. Egli certamente è presente ancora all'esecuzione
+della sua musica, il suo spirito aleggia intorno. E la musica trema
+con divino ed infinito sospiro di sentimento, la melodia culla
+l'anima. Io avevo ben riconosciuta la _Pastorale_. Ricordate, voi,
+amici?
+
+Ah! perchè la musica non si può scrivere e leggere come la parola!...
+
+--Lei dice che la musica è di Beethoven--feci, ridendo--e sta bene. Ma
+com'è che Beethoven si trova lì dentro? È risuscitato?
+
+Lui rispose lentamente, tutto serio:
+
+--Beethoven morto assai tempo. Qui Società Quartetto. Concerto.
+
+--Forestiere lei?
+
+--Allemand, di Germania. Tetesco.
+
+--E vive qui, a Napoli?
+
+Disse con gli occhi di sì. E poi accennò pure che tacessi e si
+riavvicinò alle finestre. Ricominciava la musica. Chi ora?
+
+--Psst--fece lui--Bocherino.
+
+Mise l'indice sulle labbra e socchiuse gli occhi, come rapito.
+
+Che finezza, che languore, amici miei! La conoscete voi questa
+_Siciliana_ del gentile minuettista? Come sorrideva il vecchietto in
+tutta la durata dei sospiri del settecento, agli scherzi dei violini,
+rievocanti tutto un passato dolce, sparso di polvere d'_iris_ e
+odoroso di buon cioccolatte. Cari amici, in questo vicoletto al Rione
+si sogna; e che buon sole, che buona musica, amici miei!
+
+ *
+ * *
+
+E vi tornai. Ancora il professore Otto Richter non mi aveva tutto
+narrato di sè. La sua piccola figura da racconto d'Hoffmannn o
+d'Erckmann-Chatrian, la sua placida figura tedesca serbava qualcosa di
+misterioso ch'io cercavo invano di scrutare e su cui arzigogolavo
+senza raccapezzarmici.
+
+Seppi soltanto questo da lui, alle prime confidenze, ch'egli era
+venuto di Germania in Italia a piedi. Amici, capite? A piedi. Ne
+rimasi inorridito; io che adoro le vetture, la ferrovia, le tramvie,
+tutto che è mezzo di trasporto!
+
+Il mio sguardo scese subito alle scarpe del buon uomo, due scarpe
+punto eleganti, dal tomaio piatto, basso, enorme, dalla punta
+quadrata, dalle suola doppie tre dita. Vere scarpe nordiche. Egli
+posava su quel piedestallo e sorrideva, contentissimo. Aveva,
+parlando, un certo ammiccar d'occhi malizioso, pel quale gli si
+arricciavano le gote. Tutta la faccia diventava una ruga sola. Parlava
+a bassa voce.
+
+E poi seppi, pure da lui, ch'egli era a Napoli da tempo, che abitava
+nel torrione di S. Martino, che in tutta la santa giornata girava
+nella città dando lezioni di lingua tedesca.
+
+--Voi non conoscete?--fece lui.
+
+--No--risposi, mortificato--Ma amerei imparare la vostra lingua.
+
+--Desiderate lezione?--disse lui, sorridendo.--Parleremo di questo.
+
+Poi non ne parlammo più. Era un vecchietto pieno di delicatezze.
+
+Continuavano le prove della Società del Quartetto. Una mattina il
+professore Otto Richter se ne venne nel vicoletto con tra mani un
+libriccino di elegante edizione tedesca.
+
+--E questo?
+
+--Questo? Trattato veleni.
+
+Veleni? Che faccia feci? Ma il vecchietto si affrettò a soggiungere,
+battendo in petto la mano aperta:
+
+--Io anche un poco medico.
+
+Un po' medico, un poco poeta, un poco pittore--egli era un po' di
+tutto. Sopratutto un musicomane. La mia ammirazione cresceva di
+domenica in domenica, come i concerti del Quartetto si seguivano e ci
+teneva insieme la comodità del vicoletto. Bisognava vedere il mio
+amico Otto Richter mentre romoreggiava, di dentro, la _Cavalcata delle
+Walcüre_. Quel buon Richter! Coi pugni stretti, gli occhi
+lampeggianti, le gambe allargate, l'ombrella brandita come la frusta
+d'una delle ammazzoni wagneriane, facendo: Pa pa ta pa! Pa pa ta pa!
+Papatapa! Zin!
+
+ *
+ * *
+
+Passò un mese, un felice mese di pruove e di concerti. Non mancammo
+mai. Sui muricciuoli del vicoletto spuntavano fiorellini gialli e
+tutte lo creste n'erano vestite. Una striscia d'ombra sotto quei
+muriccioli, e in mezzo al vicolo un accampamento di sole. Saliva la
+musica fino al Rione, chiamando i passanti, invitandoli alla platea
+solitaria di questo teatro improvvisato. E pei gradini diruti
+scendevano subitamente figurine femminili, allegri cavalierini in
+galanterie. Era un romore di stivalini saltellanti che faceva voltare
+il mio amico Richter. Egli pareva un vecchio passero solitario turbato
+da una folla accorrente di uccellini chiassoni. Si ricantucciava e non
+si moveva più. Qualche piccola signorina lo indicava, sorridendo.
+
+Certo il mio amico Richter impressionava. Era una figura originale, di
+quelle che i giornali illustrati tedeschi mettono in una novella
+semplice e buona, vivificata dalla matita di un artista di spirito.
+Parecchie volte lo incontravo in quei paraggi, con una valigetta
+appesa a una mano, l'eterna ombrella nell'altra. La valigetta s'empiva
+di frutta: di erbaggi di latticinii, d'un po' di tutto. Il mio amico
+Richter entrava frettolosamente nella bottega d'un pastaio, faceva di
+cappello con quella cortesia ch'è tutta tedesca e chiedeva due
+chilogrammi di vermicelli. E in un'ora egli si era provvisto di tutto
+il mangiabile e il cucinabile. Così tornava a S. Martino e di lì
+scendeva per andare a udir la musica in Villa Nazionale o in qualche
+altro posto dove musica si facesse. Era la sua grande passione.
+
+Una mattina lo vidi che seguiva le esequie di un capitano suicida. Era
+accanto alla banda musicale, tutto pensoso, l'eterna ombrella sotto il
+braccio. Lo vedevo poi qua a là per le vie, per le stradicciuole di
+Napoli, frettoloso, parlante a se stesso. Forse si recava alle sue
+lezioni di tedesco. Poi non lo vidi più.
+
+Scompaiono tante persone ogni giorno in questa Napoli, e tante ne
+compaiono di nuove!
+
+ *
+ * *
+
+Una sera, era qui la regina, si dava in onore di lei un concerto al
+Quartetto. Il vicoletto era pieno. Eravamo in parecchi amici, nella
+più grande aspettazione per un programma che prometteva Schumman,
+Wagner, Boccherini, Beethoven. La sala era certamente affollata, ma
+qui, nel vicoletto, al fresco, come si stava meglio, e senza pagare il
+biglietto!
+
+Per le aperte finestre uscivano il susurro degli intervenuti, lo
+strepito delle seggiole smosse, un fruscio d'abiti serici. Di tanto in
+tanto un accordo di violino, un suono rauco di tromba, una voce che
+chiamava.
+
+Il vicoletto fu, a un momento, tutto illuminato dalla luna che si
+liberava dall'impiccio di certe nuvole impromettenti, e campeggiava
+serenamente in cielo. Noi altri si chiacchierava, aspettando. Accosto
+a me era seduto un uomo occhialuto, dalla piccola e incolta barba
+nera. Un forestiero. Non so come io gli abbia rivolta la parola, ne so
+più perchè. Certo è che il mio vicino, tra una domanda e una risposta,
+brevi sempre, mi disse che egli era tedesco, ch'era professore di
+lingua tedesca, e che avrebbe desiderato di esser conosciuto. Ma lo
+disse, poverino, con una cert'aria! Pareva mortificato. Tedesco,
+professore? Certo conosceva il mio amico Otto Richter.
+
+--Otto Richter--borbottò, cercando nella memoria.
+
+Poi fece:
+
+--Ah! Richter!
+
+--Dunque?
+
+--Morto. Otto Richter? Professore? Morto.
+
+Una cosa molto semplice per questo signore meditabondo. Oh! povero
+Richter! Ma come?
+
+Il mio vicino pensò ancora. Ecco, era morto così--e si batteva in
+fronte--male di cervello. Tre giorni, non più. Poi morto.
+
+Dopo un momento cavò da un enorme portafogli la sua carta e me la
+porse. C'era su scritto, a mano: _Corrado Weber, professore di lingua
+tedesca_.
+
+--Chieggo scusa--balbettava il pover'uomo--io solo a Napoli, solo,
+solo. Così si vive, signor, lavorando. Richter mio buon amico.
+Poveretto.
+
+Improvvisamente un fragore di battimani giunse a noi dalla sala;
+subito dopo l'orchestra intuonò la marcia reale. La regina entrava.
+Passarono quattro minuti; nessuno fiatava nel vicolo. Io pensavo al
+mio vecchio amico Richter, al mio povero vecchietto musicomane.
+
+--E quando è morto?
+
+--Psst!--fece Weber--Chieggo scusa, signor. Dopo.
+
+Cominciava la musica. Si levò in piedi, si scappellò e si mise ad
+ascoltare con religiosa attenzione.
+
+
+
+
+SENZA VEDERLO
+
+
+Siccome in questo mondo chi pensa ai casi suoi e mette le cose a posto
+è chiamato accorto, così, quando dopo la morte di Selletta, spazzino,
+il quale prima aveva fatto il fiaccheraio e prima ancora avea
+governato un negoziuccio di commestibili, la vedova Carmela chiuse un
+suo maschietto all'Albergo dei Poveri, la bambinella mandò a imparar
+di cucire da una sartina, e si tenne in casa soltanto il marmocchio
+che le succhiava la vita appeso tutta la santa giornata al petto
+vizzo, delle vicine parecchie, e furono le più attempate, dissero che
+avea fatto bene a provvedere a quel modo alle cose sue, sconsolata e
+impoverita come Selletta l'avea lasciata. Dissero le altre, poche, e
+furono le mammine fresche del vicinato, le quali cominciavano con la
+prima maternità a raccôr tutto l'amor loro sui figliuoli, che questi
+erano il riso della casa e che proprio ci voleva un core assai duro
+per allontanarli e un coraggio, via, un coraggio!
+
+--Come fate a rimaner tutta sola?--diceva alla vedova Nunziata Fusco,
+una bionda grassetta, con in collo un bambino biondo, grassotto come
+lei.
+
+--Dite voi--piagnucolava Carmela--come avrei potuto fare con tre
+angioletti attorno? Sono tre bocche, sono. E poi Nanninella, voi
+sapete, torna a sera dalla sarta e la notte m'è compagnia. Impara
+l'arte, oramai è grandicella. Per Peppino... voi dite che... lì,
+all'Albergo... è brutto, non è vero?
+
+L'altra diceva:
+
+--Sentite, me ne sarebbe mancato il coraggio. Voi non lo vedete più,
+Peppino, e lui non vede più voi. E chi chiama se ammala?
+
+--Come! Allora non sapete niente. Lì si trova come a casa sua e niente
+gli manca... Ah! è vero--soggiungeva con le lagrime agli occhi--io non
+aveva pensato a questo, ma già, avranno medici e medicine, e se accade
+che lui s'ammali, lontano sia, me l'hanno da far sapere.
+
+--Vi dico che non lo fanno sapere--sentenziava la Fusco, carezzando il
+suo marmocchio, come per dire a Carmela:
+
+--Questo qui, vedete, me lo tengo io, che sono la mamma, e non uscirà
+mai di casa sua.
+
+La vedova rientrò in casa e corse a baciare così forte il suo piccino,
+che dormiva nella culla, da farlo svegliare in un sovrassalto. Il
+piccino piangeva.
+
+--Core mio!--fece lei--zitto, via, zitto. Oggi andiamo a trovare
+Peppino.
+
+Era venuto l'inverno a un tratto, con giornate buie e rigide. La casa
+di Selletta stringeva il cuore, tutta occupata dall'oscurità. Appena,
+di sotto l'uscio, ci si vedeva il lettuccio di contro le parete ove
+gli strappi al parato meschino scoprivano la grigia nudità del muro.
+L'umido penetrava nelle ossa; Selletta lì dentro ci aveva persa la
+salute.
+
+La vedova imbacuccò alla meglio il piccino e lei si buttò addosso lo
+sciallo nero che a quello era servito di coverta, nella cuna. Cercava
+ora la chiave della porta. La trovò nella cenere fredda del braciere
+che con quella aveva scavata il giorno prima, per riattizzare il
+fuoco.
+
+--Andiamo da Peppino--ripeteva al marmocchio, chiudendo l'uscio.
+
+La viuzza, trafficata dai piccoli venditori e dal vicinato in
+movimento, pareva allegra. Nel lontano, per un vicoletto che vi
+sbucava, una larga striscia di sole tratteneva i passanti, i quali si
+fermavano apposta in quel po' di caldo a chiacchierare.
+
+--Dove andate?--chiese alla vedova una vicina--Avete vista la buona
+giornata, e andate a spasso?
+
+--Andiamo da Peppino--disse Carmela mettendo in tasca la chiave.
+
+--Peppino chi?
+
+--Peppino mio figlio, che ho messo a scuola all'Albergo dei Poveri
+quando Selletta è morto, buon'anima sua. È stato lui che me l'ha
+raccomandato. Diceva: mettilo lì perchè impara l'arte e non toglie
+pane alla casa.
+
+--E voi l'andate a trovare?
+
+--Sono tre settimane che non lo vedo, e questo gli farà piacere.
+Lasciatemi andare, bella mia, buongiorno.
+
+E tirò via col bambino in collo, trascinando per la mota della viuzza
+un lembo della gonna lacera.
+
+In quel pezzo della via, soleggiato, lì dove un gruppetto di femmine
+s'era raccolto a ciarlare, trovò Nanninella che guardava curiosamente,
+con le manine sotto il grembiale, il panchetto d'un venditore di
+caramelle il quale si godeva il sole fumando la pipa, gli occhi
+socchiusi.
+
+--Nannina!--fece la vedova--come ti trovi qui? Che fai?
+
+La bambina le corse incontro, allegramente.
+
+--Non si lavora oggi, la maestra fa festa, ce ne ha mandate via tutte,
+perchè lo sposo la conduce in campagna.
+
+--Andiamo da Peppino--disse la vedova pigliandosela per mano.
+
+Faceva un gran freddo, ma il tempo era sereno e la via asciutta. La
+bambina batteva ogni tanto i piedi a terra, per riscaldarsi, afferrata
+con una mano alla veste della madre che le covriva il pugno. L'altra
+mano aveva ficcata nella piega dello scialletto, alla vita. A volte,
+chinando la testa, passava il gomito sulla fronte per trarne indietro
+una banda di capelli che le veniva sugli occhi. Non voleva metter
+fuori la mano dallo scialletto.
+
+--È molto lontano?--chiese, a un tratto, quando furono nella via larga
+di Foria.
+
+--Lì, in fondo--disse la vedova--Vedi quegli alberi? Lì, guarda,
+dirimpetto a noi. È lì.
+
+--Com'è lontano!--mormorò la bambina.
+
+Allo sbocco di via del Duomo, sul marciapiedi, incontrarono la
+rivendugliuola che teneva bottega accosto alla loro. La vedova non la
+vide; in quel momento rincappucciava il bambino. La vide Nanninella. E
+come la rivendugliola le sorrideva, le gridò passando:
+
+--Noi andiamo da Peppino. Torniamo più tardi!
+
+--Chi è?--fece la vedova, voltandosi.
+
+--Marianna--disse la bambina--è andata a comprare qualcosa.
+
+--Cammina--disse la vedova.
+
+Arrivarono stanche, la bambina non ne poteva più. Cercarono il sole,
+presso alla grande scala dell'Albergo, ove quello batteva tutto sulla
+facciata. Sui gradini erano seduti tre vecchietti, Pezzenti di San
+Gennaro, in chiacchiere con una venditrice di melo.
+
+La vedova s'accostò, guardando nella cesta.
+
+--Me ne comprate, bella figlia!--le fece la venditrice--guardate, ve
+ne do' tre di quelle grosse per due soldi, guardate.
+
+--Dite--fece la vedova--le posso portare su a mio figlio? Lo
+permettono, sapete niente?
+
+--Come no? Vi pare? Son mele, non sono cannoni. Pigliatele. Dove le
+volete mettere?
+
+--Qui--disse la bambina, aprendo il grembiale--mettetele qui, le porto
+io.
+
+La vedova pagò i due soldi e si mise a salire la scala dell'Albergo,
+con dietro la bambina, tutta felice delle mele. Sul largo pianerottolo
+non sapeva dove più andare, le porte erano molte, la scala continuava.
+
+--È qui?--chiese la bambina.
+
+--Ancora più su. Non so. Aspettiamo qualcuno che ce lo dica.
+
+Sentivano zufolare su per la scala, una voce d'uomo s'avvicinava
+canticchiando:
+
+ M'hanno detto che Beppe va soldato,
+ e che vi han vista pianger di nascosto....
+
+Spuntò subitamente un giovanotto, con le mani in saccoccia e uno
+scartafaccio sotto l'ascella. Quando fu sul pianerottolo dette una
+occhiata alla donna e alla bambina e tirò innanzi, continuando:
+
+ Far pianger sì begli occhi è gran peccato...
+
+--Signore, signore!--fece la vedova.
+
+--Che c'è?--chiese lui mettendo il piede sul primo gradino dell'altra
+tesa, e voltandosi.
+
+--Dove si va per vedere... per parlare con un bambino? Io ho qui mio
+figlio...
+
+--Vi levate presto voi la mattina? Questa non è ora di parlatorio. Ma,
+via, può accadere che vi facciano vedere il bambino. Andate su, dal
+segretario.
+
+--Dov'è?--chiese timidamente la vedova.
+
+--Su, al secondo piano, prima porta a destra, ultima camera.
+
+Parlando saliva; a un tratto la vedova non lo vide più. Ma sentì la
+sua voce dall'alto, mentre saliva anche lei.
+
+--Ultima camera, avete capito?
+
+--Sissignore--gridò la vedova--grazie, signore, Dio ve lo renda!
+
+Il segretario era un uomo assai maturo, molto per bene, con occhiali
+d'oro, con un bell'anello al dito indice. Sedeva presso la sua
+scrivania, firmando certe carte che un impiegato gli metteva innanzi
+una dopo l'altra, asciugando le firme sopra un gran foglio di carta
+rossa.
+
+Nella camera c'era la stufa, che vi spandeva un tepore dolcissimo.
+
+--Chi siete? Che volete?--fece il vecchio, levando gli occhi dalle sue
+carte ed esaminando la vedova e la bambinella.
+
+La vedova non sapeva che dire.
+
+--Sono Carmela Selletta, eccellenza, volevo vedere, se è possibile...
+io ho qui mio figlio... ha sette anni... Giuseppe Selletta...
+
+--Ma, Dio mio! Non dovete venire qui.--fece il vecchio, la penna
+levata--questo non è parlatorio, Dio mio! Ah! santa pazienza!
+
+--Così m'hanno detto, eccellenza--mormorò la vedova, mortificata--ho
+incontrato per le scale un giovane e m'ha insegnata la porta...
+
+--Ma non è qui, non è qui--insisteva il vecchietto--e poi, bella mia,
+non è ora questa di parlatorio.
+
+La vedova rimase muta.
+
+--Come avete detto che si chiama vostro figlio?--soggiunse, dopo un
+momento, il vecchietto, del quale ora la voce si raddolciva.
+
+--Peppino... Giuseppe Selletta.
+
+--Mazzia, fatemi il piacere, guardate un po' dentro, in archivio, se
+c'è Larissa, e parlatene a lui di questo ragazzo. Anzi fatelo venire
+qui, che sarà meglio.
+
+--Come si chiama?--chiese l'impiegato alla vedova.
+
+--Giuseppe Selletta.
+
+Mazzia sparì dietro una portiera. Il vecchietto raggiustò sul naso gli
+occhiali, soffiò nelle mani e mise sulla scrivania una tabacchiera di
+argento. Nannina aveva riguadagnato coraggio e s'accostava alla
+scrivania, guardandovi curiosamente il gran calamaio dorato, sul quale
+due pupazzetti reggevano a fatica una colonnina per metterci entro le
+penne. Lo sguardo della piccina incantata passava dal calamaio a un
+fermacarte di cristallo, sotto il quale si vedeva la chiesa di San
+Pietro, col cupolone, la piazza e la gente in cammino, tutto colorato.
+
+--Sedete--fece a un tratto il vecchietto, dopo una rumorosa soffiata
+di naso--pigliatevi, lì, una sedia, quella nell'angolo, brava, sedete
+pure.
+
+Aprì la tabacchiera, tirò su una gran presa e allungò le braccia sulla
+scrivania.
+
+--Ah, buon Dio di pace e d'amore!--sospirò.
+
+Poi, voltandosi:
+
+--Che cosa avete in braccio?--dimandò, aguzzando lo sguardo di sotto
+gli occhiali.
+
+La vedova alzò un lembo dello sciallo, scovrendo il piccino che
+dormiva tranquillamente con una mano sul petto.
+
+--Un piccino?--fece il vecchio, sorridendo--carino proprio! Figlio
+vostro?
+
+--Sissignore.
+
+Nanninella s'era avvicinata a guardare il fratellino, togliendosi alle
+contemplazioni del calamaio. Stese la mano per carezzarlo.
+
+--Pssst!--fece il vecchio, sottovoce--lascialo stare, tu. Si
+sveglierà. Ricopritelo con lo sciallo, poverino.
+
+Appariva Mazzia sotto la portiera, impassibile.
+
+--Dunque?--fece il vecchietto.
+
+--Se il signor segretario--disse Mazzia--vuol favorire un momento...
+
+--Che c'è?
+
+Si levò poggiando le mani sui bracciuoli della sua seggiola, cercando
+in saccoccia il moccichino di seta rossa.
+
+Ripeteva, camminando:
+
+--Che c'è Mazzia?
+
+Quando il segretario gli fu presso Mazzia lasciò ricadere la portiera
+e questa li nascose.
+
+--Ora viene Peppino--disse la vedova a Nanninella.
+
+--Ora viene?--ripetette la piccina, sottovoce.
+
+La vedova col capo fece cenno di sì. I due parlottavano ancora dietro
+la portiera, ma non si capiva nulla di quel che dicessero.
+
+A un tratto riapparve il vecchietto. Pareva molto turbato e veniva
+innanzi lentamente, con lo sguardo sulla vedova. Si fermò presso alla
+scrivania, aggiustò un quaderno sotto un libro e, tossì due o tre
+volte.
+
+--Sentite, bella mia...
+
+La vedova s'era levata, traendo indietro la seggiola.
+
+--Sentite, non si può parlare a quest'ora coi ragazzi... Io ve lo
+avevo detto, siete venuta troppo presto! Gli è che a quest'ora il
+ragazzo...
+
+S'interruppe. La vedova lo guardava.
+
+--Mazzia--si volse lui bruscamente allo impiegato--aiutami a dire...
+
+--Il ragazzo è alla lezione--disse Mazzia secco secco.
+
+E si rimise a guardare di fuori, per la vetrata.
+
+--Ecco--disse il vecchietto risollevato-è alla lezione. Qui si è molto
+severi....
+
+La vedova ebbe un moto di dispiacere. Strinse meglio sul petto il
+bambino, e rimase lì impiedi, aspettando ancora, sperando ancora.
+
+--È proprio impossibile?--mormorò timidamente.
+
+--Eh?--fece il vecchio--sicuro, impossibile. Voi siete sua madre, non
+è vero?
+
+--Sissignore, sua madre.
+
+--Impossibile, bella mia--borbottò--come si fa? Dovreste tornare.
+Tornate.... tornate lunedì, che c'è udienza, non è vero Mazzia?
+
+Mazzia guardava difuori. Non udì e non rispose.
+
+La vedova arrossiva. Cacciò lentamente la mano nel grembiale di
+Nannina.
+
+--Perdonatemi--balbettò--io gli avevo portato... gli volevo
+lasciare... queste mele... perdonatemi....
+
+--Date qua--disse il vecchio.
+
+La bambina già ne avea posate due sulla scrivania, accanto al bel
+calamaio. Lui prese la terza e la mise presso alle altre.
+
+--Perdonatemi l'ardire--mormorava la vedova.
+
+--Via--fece lui, dolcemente.
+
+--Torno lunedì?
+
+--Sì, sì, lunedì... più tardi. Non venite da me, chiedete del
+direttore, lui saprà dirvi...
+
+La vedova gli prese la mano ch'egli stendeva a carezzar la bambina, e
+fece per baciargliela.
+
+--Oh!--esclamò lui, come spaventato--lasciate stare, bella mia. Addio,
+addio... buona giornata....
+
+Erano uscite. Il vecchietto rimase impiedi presso la porta. Ascoltava
+il rumore delle ciabatte della vedova su per la scala, la vocetta
+della bambina che interrogava.
+
+Mazzia si ricollocò di faccia a lui e gli mise innanzi le carte.
+
+--Piano--disse il vecchietto--non c'è fretta....
+
+Vi fu un silenzio.
+
+Il segretario scoteva malinconicamente la testa.
+
+--Glie lo dirà il direttore, lunedì--mormorò--io no, di certo. Non
+voglio ricominciare la giornata a questo modo.
+
+Asciugati gli occhiali se li piantò sul naso, tossì, soffiò nelle mani
+e riprese la penna.
+
+--Ah! Signore Iddio!--sospirò--Buon Dio di pace e d'amore!.... Date
+qua, Mazzia....
+
+
+
+
+LA REGINA DI MEZZOCANNONE
+
+
+ _Aprile 1886_
+
+Finora _Mezzocannone_ ha avuto solo un re, quel buffo re di creta
+bronzata, mangiato dal tempo e dalle intemperie nel naso e nelle mani
+e negli occhi, nero, storto e contraffatto come un Esopo, bersaglio
+continuo delle invettive delle serve, le quali vanno ad attingere, e
+delle pietre e dei torsoli onde lo regalano i monelli impertinenti e
+democratici. Ma questo budello _Mezzocannone_, questo schifoso
+intestino napoletano, ha pur una regina. Il re è orribile; la regina è
+incantevole. Il re si chiamava, al tempo suo, Alfonso II d'Aragona. Ma
+la regina? Ella vive e regna in fin della stradicciuola. Come si
+chiama la regina?
+
+ *
+ * *
+
+Le prime visite che feci alla via, mosse da ragioni affatto lontane
+dall'interesse artistico, me la resero sempre più antipatica. Sino a
+pochi anni fa, al quarto piano d'uno di quegli sporchi palazzetti
+vecchi, c'è stata una Ricevitoria brutta e scura, nella quale, ogni
+due mesi, io mi recavo a pagare la tassa della fondiaria, immaginate
+con quanta soddisfazione dell'anima! Poi, un bel giorno, la
+Ricevitoria sloggiò; sloggiarono, rimossi in fretta e furia, i
+cancelletti di legno dai bastoni unti dalle mani dei poveri
+contribuenti, sloggiarono i gravi registri che chiudono tanti segreti
+di ristrettezze e di privazioni, sloggiò un cassiere malinconico
+insieme ad un piccolo gatto grigiastro, il quale annusava specie le
+gambe dei salumai che venivano a pagare. La Ricevitoria se n'andò e la
+casa rimase vuota, muta, spalancato l'uscio, sparse le camere di
+trucioli e di pezzetti di carta lacerata. I miei passi svegliavano
+un'eco breve e vibrante. Ancora sull'usciolino d'una delle stanzucce
+si vedeva un'addizione; i numeri erano segnati con la matita. Non
+avendo a fare altro collaudai l'addizione, con le mani in saccoccia e
+l'anima tutta dietro i miei tisici ricordi aritmetici. Il cassiere
+avea ragione, la somma era giusta; 14,780. Vi dirò pure, non senza una
+certa mortificazione, che, avendo, per una radicata superstizione
+napoletana, ripassati i numeri nel mio taccuino, quando scesi dalla
+casa abbandonata me gli andai a giocare al lotto. Naturalmente non
+vinsi nulla, la sfortuna mia essendo grande come la provvidenza del
+buon Gesù.
+
+In verità, quando mi trovo per cose mie per gusto mio particolare a
+scendere per una cosiffatta stradicciuola, mi si stringe l'animo.
+Dov'è l'azzurro, dove il sole, dove il buon sangue e la buona salute
+nelle persone, dove l'aria e la luce nelle case e nelle botteghe? Da
+pertutto penombre ed oscurità fitte, facce smunte e scolorite, in cui
+solamente palpitano i neri e vivi occhi napoletani, pieni di desiderii
+e di curiosità, tutti luminosi d'anima. Una pietà grande queste povere
+donne pallide, questi lavoratori di metalli, dallo sguardo lento,
+dalla pelle sudata, traspirante il veleno delle ebollizioni di piombo
+o di rame, questi tintori che si movono nell'oscurità, sotto un
+lumicino che pende dal soffitto, un lumicino rosso, quasi infernale. E
+i bambini che trascinano i piedi nudi, per la mota, i piccoli piedi
+indolenziti, un vecchio che cerca invano un pezzetto di sole per la
+sua panchetta di _franfellicche_, e la buia, misteriosa cantina che
+raccoglie tutta la gente affamata e puzzolente del quartiere, la
+cantina della miseria, in cui, al venerdì, il fetore del baccalà
+fritto nell'olio soffoca il respiro, provocando le piccole tossi dei
+piccini che una famiglia di straccioni porta a mangiare nell'orrida
+caverna.
+
+ *
+ * *
+
+Dirimpetto, l'antica fontanella mormora sempre. E par che il borbottio
+si parta dalla sconquassata bocca del re sovrastante, di questo
+ammantellato padrone della strada, e lamenti la miseria del tempo.
+Tutto roso dall'umido e dallo stesso tempo ingrato, che a poco a poco
+ha fatto di lui un personaggio da burla, vuote le occhiaie come colui
+della bibbia che in castigo ebbe mangiate le pupille dai vermi,
+l'infelice coronato pur vive ancora e concede la limpida vena
+dell'acqua a un popolo chiassone. L'acqua cade e si spande e allaga
+per buon tratto la via, commista a' nuovi rivoletti di un'altra
+fontanella che più in su è posta sul pendio, accanto alla bottega di
+un torniere--una fontanella municipale, delle solite. E però, di state
+e di verno la via è sempre lubrica; i pochi fanali che vengono fuori,
+uscendo come dalle finestre, lasciano piovere una scialba luce sul
+selciato sconnesso, che somiglia una disgregata sutura di un cranio in
+cui s'infiltrino fantastiche lacrime. E qua e là, per terra, si fanno
+bianche lucentezze sulle gobbe dei più gibbosi lastroni. Nel lontano,
+ove la strada è per finire, pende da un balconcello un fanaletto verde
+sul quale è scritto qualcosa in bianche lettere: _Albergo del pavone_.
+Un letto vi costa quattro soldi. Dal balconcello certo non si può aver
+sott'occhio un felice orizzonte; non c'è' dirimpetto eh? una scala, e
+in capo alla scala un immane Cristo in croce, rifatto dagli ultimi
+furori religiosi, dopo il colera. Nella notte, con innanzi ed ai lati
+alcune lampade accese, il gigantesco Cristo è vivo e terribile...
+
+La via è sempre affollata. Vi sale e scende il commercio di _Porto_,
+della _Marina_, della vicina strada dei _Mercanti_, di tutte le
+stradicciuole circostanti. Gli operai, intenti alla loro bisogna nelle
+botteghe, non levano mai lo sguardo ai passanti e continuano a
+lavorare fino a notte, tra il gridio del difuori e l'interno
+affaccendarsi per l'opera.
+
+C'è, a un posto di _Mezzocannone_, presso un caffettuccio, ove si
+giuoca a carte, una bottega di ricamatrici. Intorno al telaio, come
+attorno al una tavola, seggono quattro o cinque povere ragazze, curve
+sui ghirigori d'argento o d'oro, sui cuori di seta cremisina, sui
+fiori dai pistilli di conterie luccicanti. Tra costoro è una rossa
+pallidissima, un po' lentigginata sulla faccia di madonnina bisantina.
+L'oro del ricamo non ha più luce di quello dei capelli di lei, che, a
+volte, rischiarati da un filo di sole, si accendono. Questa è la
+reginella di _Mezzocannone_.
+
+ *
+ * *
+
+La piccola rossa, le labbra strette, gli occhi intenti, le
+bianchissime mani ravvicinate trapassa con l'ago la trama e non ne
+stacca l'attenzione, per ore ed ore. È la prima dalla parte
+dell'uscio. Ma chi passa, in quei momenti di raccoglimento, non vede
+di lei altro se non la banda dei capelli fulvi, un impreciso profilo,
+un pò della guancia d'avorio fine. La reginella ricama.
+
+In un tramonto estivo, nel quale si spegnevano l'ultime luci perfino
+nella bottega delle ricamatrici, la rossa--è chiarissimo il ricordo
+nell'anima mia--aveva poggiato il gomito sull'asse del telaio, e nella
+bianca mano raccolto il mento, leggermente china da un lato la testa
+angelica, gli occhi nel vuoto, sognava. Le altre sommessamente,
+chiacchieravano: la principale preparava i lumi. Un grande silenzio
+s'era fatto per la via. La dolcezza del tramonto penetrando nell'anima
+la piccola rossa, socchiuse le labbra esangui, lo sguardo perduto,
+continuava a sognare, come una santarella in un'aureola di pulviscolo
+d'oro.
+
+
+
+
+L'IMPAZZITO PER L'ACQUA
+
+
+ _26 Maggio._
+
+Ieri un acquafrescaio del vico Marconiglio è stato spedito
+all'ospedale dei matti. Era un giovane pallido, un po' grasso, muto e
+pensoso. Altri dà di volta per mancanza di denaro, per fede politica,
+per ambizione; costui è impazzito per l'acqua di Serino. Così dicono
+quelli della sua famiglia, in cui la professione di venditori d'acqua
+è atavistica. Ma il vicinato dico che no, dice che Peppino Battimelli
+è ammattito per amore.
+
+Peppino Battimelli aveva la sua _banca_ in un cantuccio in penombra,
+nel vico Marconiglio, sotto un balconcello dalla balaustra di
+colonnine di legno, una balaustra a petto di colombo, come se ne
+vedono spesso nei quartieri bassi di Napoli. Tra le colonnine
+barocche, in maggio, le rose d'una _capera_ fanno capolino qua e là e
+l'edera selvaggia s'attorciglia al legno antico. Un merlo impertinente
+ripete, senza mai stancarsi, il suo ritornello chiaro e vivace, da una
+gabbia che rimane, anche la notte, attaccata ad un chiodo, fuori al
+banconcello. Disotto c'era la _banca_ Battimelli. Niente di più
+primitivo della pittorica decorazione di questa _banca_. Sulla faccia
+di mezzo una larga via, una signora ed un signore a braccetto, con
+alle calcagne un cagnolino. Alberelli in fila a destra ed a manca.
+Cielo di verderame carico. Sulla faccia a sinistra una fontana
+pubblica tra cespi di fiori strani, un ragazzetto che si manda innanzi
+il cerchio e, in fondo, un palazzo rosso con le finestre verdi. Sulla
+faccia a destra il mare. Un pescatore accoccolato sopra uno scoglio ha
+preso all'amo un pesce più grande di lui e lo tira su con la lenza. In
+fondo il Vesuvio in eruzione. È giorno, ma il pittore se n'è scordato
+e ha fatto scendere per le falde del monte la lava rossa. Alcune
+bianche vele s'allontanano pel mare.
+
+Tutto ciò pei monellucci del vico Marconiglio era stupendo. Nella
+_controra_ afosa tre o quattro di loro, non avendo a far altro, si
+mettevano in contemplazione dei dipinti della _banca_, inginocchiati
+come innanti ad una immagine di Santa Lucia benedetta. Peppino
+Battimelli, in camicia azzurra, rimboccate le maniche fino ai gomiti,
+sognava in una gran seggiola alta che lo faceva troneggiare sulla
+_banca_, sui limoni in fila, sulla fila riverberante delle _giarre_ di
+vetro sottile, capacissime. Un alito di fuoco passava nel vicoletto,
+al tramonto. Le pietre sconnesse del selciato ardevano. Ma la luce, in
+questo vico Marconiglio stretto e scuro, anche nell'estate, è mite;
+sul cadere del sole, mentre la gente si sveglia dal torpore della
+giornata, il vico si rianima di moto e di voci; la _capera_
+s'affaccia, sbadigliando, al suo balconcello e incorona per poco la
+balaustra delle bianche braccia nude, tornite e lisce. Rimane un poco
+a guardare nella viuzza, chiacchiera con una sua comare, e torna in
+camera per riuscirne dopo un pezzetto, con un secchio in mano. Inaffia
+le rose e si china ad aspirarne il profumo. Quando c'era di sotto
+Peppino Battimelli la _capera_ lo salutava, picchiando col secchio di
+latta sulla balaustra.
+
+--_Peppì, bonasera._
+
+Lui rispondeva, con gli occhi levati:
+
+--_Bonasera._
+
+--_Sentite che caldo nfame?_
+
+--_Sì._
+
+--_Peppì, io sto adacquanno 'e teste, si cade l'acqua dicitemmello, ca
+me dispiace._
+
+--_Nonzignore, l'acqua nun cade._
+
+--_Pecchè me dispiacciarria, Peppì..._
+
+--_Nonzignore._
+
+La _capera_ sospirava e rientrava, lentamente. Impossibile commovere
+quest'_acquaiolo_ malinconico. Nella stanzetta che già andava
+accogliendo dolci penombre, lo specchio luceva in un cantuccio. La
+_capera_ ha dovuto spesso mirarvisi. Ancora i capelli neri erano
+copiosi e belli, ancora, tra la frangia diffusa, gli occhi neri
+splendevano, ancora la bella bocca era rosea. Che importava la sua
+vedovanza? A volte meglio una vedova che una zitella. Ma Peppino non
+ne voleva sapere. Che peccato!
+
+Verso le cinque o le sei della sera le comari del vico scopavano le
+case. Qualcuna si pigliava briga di rinfrescare il selciato arso,
+buttando acqua qua e là. Il selciato si macchiava di tante chiazze
+nere, onde saliva un tanfo di polvere cacciata via dall'acqua. La
+viuzza faceva toletta. Ma, dopo, aspettando che vi arrivassero, da
+tutte l'altre vie del quartiere, gli operai dal lavoro, le femmine
+dalla fabbrica dei tabacchi, le _rivettatrici_ dalle botteghe dei
+calzolai, i cenciaiuoli ambulanti con la gerla piena di stracci e di
+cappelli vecchi, la viuzza taceva, presa da quella malinconica pace
+delle stradicciuole napoletane, ove ogni casa nasconde e cova un
+dolore. Peppino Battimelli continuava a meditare.
+
+ *
+ * *
+
+Tempo fa capitò nel vico la mamma, una vecchia. Chiese conto a tutto
+il vicinato di quello che il figlio di lei, Peppino, facesse, stando a
+vender acqua. Rispose ognuno: Che volete che faccia? Vende l'acqua.
+
+--_Diciteme 'a verità!_--insisteva la vecchia.
+
+--_Ma ch'è stato?_
+
+Allora quella raccontò che il figlio aveva dato di volta. Non si
+sapeva perchè. Non aveva voluto mangiare, non bere; s'era spogliato
+nudo e voleva precipitarsi dal balcone Un balcone al quinto piano, al
+vico Fico. Nemmeno l'ossa si sarebbero trovate.
+
+--_Ma avite appurato pecche è mpazzuto?_
+
+--_Gioia mia, pe l'acqua d'o Serino. L'acqua nosta nun se veve cchiù.
+A che simmo arrivate! Come fosse veleno!_
+
+A casa--seguitò la vecchia--Peppino nominava sempre l'acqua di Serino.
+Un'ingiunzione municipale che ordina agli acquafrescai di non vendere
+acqua che non sia di Serino aveva colpito per lui, giorni addietro. Il
+giovanotto _se c'era fissato_. Domenica scorsa, bestemmiando--Gesù,
+lui che non ha mai bestemmiato!--in un impeto frenetico ha afferrato
+un coltello e si voleva ammazzare. Poi ha strappato la gran chiave
+all'uscio di casa e si è dato in capo e s'è ferito. Il medico ha detto
+che è pazzo. Ma guarirà.
+
+La vecchia piangeva. Tutte le comari si sono intenerite e anche la
+_capera_ del suo balconcello pieno di rose. Intorno alla vecchia s'era
+radunata gran gente. Quando la madre di Peppino se n'è andata i
+commenti duravano ancora.
+
+--_Vuie vedite 'a fantasia 'e l'ommo addò va a sbattere!_--ha
+esclamato una rossa, in camicetta bianca.
+
+E ho visto la _capera_ che rispondeva dal balconcello, col secchietto
+in mano:
+
+--_Quanno uno sta sulo sbarca. Quann'è nzurato penza 'a mugliera. Chi
+tene belli denare sempe conta, e chi tene bella mugliera sempe canta!_
+
+--_È overo_--ha detto la rossa--_Ma Peppino 'o teneva o nun 'o teneva,
+'o core mpietto?_
+
+--_I che saccio_!--ha esclamato la capera, ridendo.
+
+La rossa, che ha intorno una nidiata di marmocchi, ha levate le
+braccia, gridando a tutti i maschi del vico:
+
+--_Uommene! Uommene! Nzurateve!_
+
+Il mistico matto era dimenticato. Le femmine gridavano con la rossa,
+le braccia tese:
+
+--_Nzurateve! Nzurateve!_
+
+E sopra le soglie dei _bassi_, nelle botteghe, nella via, gli uomini
+ridevano, contentissimi, e ridevano pur le femmine incitanti, e negli
+sguardi accesi degli uni e dell'altre il desiderio luceva. Era, in
+quest'ora, ancor tutto caldo di sole il vicoletto. Il diavolo del
+terzo peccato alitava sulle facce sudate, passando improvvisamente tra
+quello scoppio di miserevole brutalità...
+
+
+
+
+NOTTE DELLA BEFANA
+
+
+Il letto di Chiarinella l'avevano collocato in un angolo ove arrivava
+tutto il sole. Nel verno, quando il sole era dolce, la poverina
+s'addormentava in un'onda luminosa, che le scaldava le manine esangui
+sulla coverta. Tutta la giornata rimaneva sola; la chiudevano in casa
+e portavano via la chiave, abbandonandola a tutti quei pensieri, a
+tutte quelle paure che hanno i bambini quando non si vedono accosto
+nessuno. Lei dapprima avea pianto, con la testa sotto alle lenzuola,
+tutta raggranchita, non osando gridare a non spaventarsi peggio.
+Provava timori strani, le pareva che non dovesse stendere le gambe
+perchè qualcuno, un mago, un essere spaventoso, le avrebbe afferrato i
+piedini tirandola; non metteva fuori la testa, chissà si sarebbe
+trovato di faccia un volto mostruoso con gli occhi spalancati che la
+guardavano di sopra alla spalliera del lettuccio. A momenti credeva di
+sentir battere alla porta quello scemo orribile, a cui venivan le
+convulsioni nella strada e che una volta le era corso appresso,
+urlando. Poi, quando la malattia la ridusse che non poteva più
+muoversi, rimase lì nel suo cantuccio, istupidita e indifferente, come
+se niente più la colpisse.
+
+Lassù, in quella stanzuccia al quarto piano, ci dormivano la Malia,
+ch'era ballerina a una baracca, donna Bettina e il marito. La Malia
+andava al concerto per tempo e toccava alla madre accompagnarla; la
+ragazza tornava di notte tutta freddolosa nello scialletto rosso, con
+le mani nel manicotto spelacchiato, che lei stessa s'aveva fatto dalla
+pelle di un gatto bianco e nero. Donna Bettina le portava
+nell'involtuccio la vestina di veli, il corpetto rosso a frangia
+dorata e le scarpine piccole piccole come quelle di Cenerentola.
+Malia, quando qualcuno dei giovanotti che frequentavano la baracca le
+avea regalato dei pasticcetti nell'intermezzo, entrando in casa si
+buttava sul letto tutta stracca, senza nemmanco spogliarsi. Quando no,
+andava rovistando per la casa se trovasse qualche cosa da rosicchiare
+e strepitava, dicendo che se no sarebbe andata via un bel giorno col
+primo venuto, che era una vita infame e così non poteva durare. Donna
+Bettina diceva: Vattene, vattene, che è meglio; una bocca di meno!
+Nella notte, mentre la lampada ardeva innanzi a una Madonna sul
+canterano, lei chiamava sotto voce:
+
+--Chiarinella!
+
+La bambina non avea chiuso occhio. Rispondeva sommessamente.
+
+--Ah?
+
+--Dimani mamma ti compra un soldo di latte, hai sentito? Ti farò
+compagnia, non ci vado al teatro...
+
+--Sì? sì!--pregava lei--non ci andare, fammi compagnia!... Senti,
+mamma...
+
+Quella balbettava, lasciandosi vincere dal sonno:
+
+--Zitta ora, dormi... domani... domani... La camera taceva.
+Chiarinella era sempre l'ultima ad addormentarsi; sentiva per un pezzo
+ancora il respiro forte ed eguale della sorella, che alla baracca avea
+ripetuta una piroetta e s'era affaticata. A volte la coglieva la sete;
+scendeva, a tentoni, cercando il bicchiere sulla scanzia a cui le sue
+piccole braccia magre appena arrivavano. Certe mattine la veniva a
+vedere la Nunziata, una vicina che le avea dato latte quando Bettina
+non ne aveva.
+
+--Povera piccina!--faceva--povera Chiarinella mia!
+
+Le portava un'arancia fresca, sedeva accosto al letto e si metteva a
+toglierne la buccia e la pellicola, dividendola a spicchi che la
+bambina succhiava avidamente, in silenzio.
+
+--Par nata muta--diceva Bettina, quando ne parlavano.
+
+--No, no, è la malattia. Stateci attenta, sapete, non si scherza, s'è
+fatta magra come uno spillo. Che v'ha detto il medico?
+
+--Quale medico? Come avrei potuto chiamarlo? Ah! Nunziata mia, voi non
+sapete i guai miei!
+
+E si metteva a raccontarglieli sotto alla porta, mentre la Nunziata a
+ogni momento correva dentro a invigilare il _ragù_, di cui l'odore
+piccante entrava nella camera di Bettina, Guai grossi. Il marito se
+n'era andato a Palermo, sopra un legno di Florio e chissà quando
+tornava. Denari niente. A Natale soltanto avea mandato trenta lire,
+sparite via come il fumo. Malia se ne avea prese otto per una
+cinturella dorata che le serviva nell'_Orfeo all'inferno_, al terzo
+quadro. La casa si sfasciava, abbandonata alla miseria, senza sistema,
+senz'amore. Non c'era più niente, Malia avea saccheggiato tutto, il
+Monte di Pietà era pieno dei panni loro.
+
+--Oh! Gesù!--diceva Nunziata, rabbrividendo--Come potete stare così?
+Mettetevi a fare la serva, i posti ci sono.
+
+--E Malia? La lascio sola? E Chiarinella?
+
+--Per la bambina, se la Provvidenza ve la fa guarire, me la tengo
+dentro da me colle figlie mie--disse Nunziata--intanto Malia potete
+lasciarla fare. Lei non è stupida, baderà.
+
+--Oh! no, mai sola!--protestava Bettina--Voi sapete il mondo com'è
+cattivo!
+
+Ma in fondo era per questo, che alle cenette dopo il teatro ci andava
+anche lei, e a volte avea messo in saccoccia qualche pollo freddo,
+mentre la figlia teneva a bada quelli caldi che le facevano la corte
+per gli occhi belli che aveva.
+
+Tira, tira, la corda si spezza. Negli ultimi giorni dell'anno
+Chiarinella non la si riconosceva più. Si lamentava tutta la notte,
+piangendo sola, con la testa abbandonata che aveva fatto il fosso nel
+cuscino. Nel giorno della Epifania, Nunziata entrò a vederla e le
+spuntarono le lacrime agli occhi. Lei poverina, le sorrise, le mostrò,
+senza parlare, l'arancia che aveva nascosta sotto alla coperta, sul
+petto.
+
+--Senti--disse Nunziata--ti vengo a far compagnia. Io ti voglio bene.
+Sai oggi che festa è? Oggi è l'Epifania. Stanotte arriva la Befana che
+va da tutti i buoni piccini. Bisogna mettere appesa una calza a capo
+al letto. Se la bambina è buona la Befana viene a mettervi un regalo
+bello; se è cattiva vi mette i carboni.
+
+--Senti--soggiunse--ora me ne vado, ti mando Cristinella.
+
+Dopo poco la figlia di Nunziata, una bambina di cinque anni, entrò,
+allegramente. Si recava in braccio una bambola di legno, alla quale
+avea messo il suo grembiale ed una cuffietta ricamata.
+
+--Guarda com'è bella--esclamò, sedendo sul lettuccio--falle un bacio.
+
+Glie l'accostò alla bocca. Chiarinella la baciò in punta di labbra.
+
+--Si chiama Angelica--disse Cristinella--È figlia a me.
+
+La strinse nelle braccia e si mise a cullarla, cantandole la ninna
+nanna.
+
+--Oooh! oooh!
+
+Poi subitamente la posò sulla coverta.
+
+--Tu che hai? Sei malata?
+
+--Sì.
+
+--È cosa da niente, cosa da niente--sentenziò, come aveva sentito dire
+qualche volta alla mamma--una buona sudata e passa.
+
+Come l'altra non diceva nulla, Cristinella si seccò. Aperse la bocca
+rosea con un lungo sbadiglio e si allungò sul lettuccio, nel sole.
+
+--Sai guardare il sole?
+
+--No.
+
+--Io sì, guarda.
+
+E si mise a fissarlo. Ma gli occhi le si empirono di lagrime. Allora,
+dopo averseli asciugati, riprese la bambola o scese dal lettuccio.
+
+--Io me ne vado--disse--debbo preparare il letto a questa qua!
+Uh!--esclamava, baciando la pupattola--quanto sei bella! vieni con
+mamma tua!
+
+Chiarinella rimase sola. Dopo un momento scese, rovistò in un angolo,
+trovò quello che cercava. E trascinandosi sino al letto, con uno
+sforzo che dopo la fece piangere, attaccò al bastone della spalliera
+una piccola calza bucherellata.
+
+La Bettina in tutta la giornata tornò a casa due volte e poi riescì
+per accompagnare Malia che faceva Venere, in _Orfeo_.
+
+A notte la piccina, che sonnecchiava, udì una voce maschile su per le
+scale e la voce di Malia.
+
+Diceva Malia:
+
+--Addio... ciao... grazie...
+
+La notte della Befana era fredda, ma chiara e stellata. Un grande
+silenzio s'era fatto nella viuzza solitaria, un grande silenzio si
+fece nella stanzuccia quando Bettina e Malia chiusero al sonno gli
+occhi stanchi. Una delle rosee calze della ballerina pendeva accapo al
+suo letto. Ella stessa ci aveva lasciato cader dentro, sorridendo, un
+piccolo anello d'oro, un paio di profumate giarrettiere di seta. Era
+stata Befana a sè stessa, prevedendo che la Befana avrebbe lasciata
+vuota la calza. Nelle case de' poveri quella non entra.
+
+Chiarinella dormiva, sognando la pupattola della sua piccola amica.
+
+Alla dimane Malia si svegliò un poco più per tempo del solito. In
+tutta la notte l'anellino e le giarrettiere le aveano parlato
+all'orecchio. S'accostò alla finestra e si mise ad ammirare i
+regalucci, stropicciando una cocca del grembiale sull'anello lucente.
+
+--Bello, bello!--faceva donna Bettina, di sulle spalle della
+figliuola.
+
+Chiarinella stese la mano, staccò la piccola calza dalla spalliera del
+letto e vi guardò entro. Il suo cuoricino batteva forte.
+
+Ma nella calza non c'era niente.
+
+Malia si lavava, canticchiando, le belle spalle bianche, nude,
+assalite dai brividi. Il bacile di latta si empiva di spuma candida,
+fiocchi di neve ne cadevano intorno. Ancora il sole non era arrivato
+alla stanzuccia, ma per le vetrate appariva il cielo azzurro,
+limpidissimo, sul quale la Befana aveva, nella notte, ripassata la sua
+scopa di penne di pavone.
+
+La piccola calza bucherellata era caduta sulla coverta del lettuccio,
+e da presso due piccole mani vi si abbandonavano, esangui. Tra tanta
+infantile minutezza le cose più grandi eran due lacrime, che
+scendevano per le gote di Chiarinella.
+
+
+
+
+SCIROCCO
+
+
+La mattinata umida e malinconosa, senza raggio di sole, moriva
+tristamente nelle ultime luci fredde e annebbiate dell'imbrunire. A'
+rumori che nel giorno l'aria spessa e pesante aveva ammortiti, alla
+vita della mattina piena di movimento, di voci, di strepiti, che il
+tempo uggioso avea resi come sordi e sfiniti, succedeva adesso, dopo
+un paio d'ore d'ozio snervante, l'impaziente rivoluzione della sera,
+che pareva volesse reagire a quel torpore durato così a lungo tra
+l'aspettare invano i soliti piccoli avvenimenti e il raggomitolarsi
+con lo spirito e il corpo in un malessere d'insofferenza che la
+giornata metteva ne' muscoli e nel sangue.
+
+Alle quattro era venuta giù un po' d'acquerugiola fina e diaccia, che
+filtrava i brividi nell'ossa, e a guardarla si sarebbe detto che fosse
+bigia come il cielo e piagnucolosa come un'ostinazione di bimbo
+malaticcio. Laggiù, in piazza S. Ferdinando, i cocchieri del posto
+bestemmiavan sottovoce, la testa insaccata fra le spalle, il tappetino
+della vettura sulle ginocchia strette.
+
+--Che, divertimento ah?--La gente s'era scordata d'andare in carrozza.
+Ognuno casa sua la teneva a quattro passi, e poi col sole che c'era
+veniva la voglia di farsela una passeggiata co' piedi nelle
+pozzanghere.--E così la giornata se ne scivolava...--Ohè?... vengo?
+vengo?...
+
+Ora tutte le fruste schioccavano; qualche signore dal marciapiedi di
+faccia voltava gli occhi a destra e a manca, aspettando che spuntasse
+una carrozzella di passaggio per risparmiare un paio di soldi, che,
+tanto si sa, quelle del posto non si muovono se non le trattate a
+dovere e voglion la corsa intera per quattro passi come le hanno
+avvezzate i signori ricchi che portano il collo stretto nel solino, lo
+staio sulle orecchie e vanno a Chiaia senza sporcare i cuscini, con lo
+palme delle mani sulle cosce. Ma intanto con quel tempo e con quella
+scarsezza il posto s'arrendeva, lasciandosi fare.--Otto soldi al
+Museo--diceva il signore--Datemi mezza lira--E l'altro duro: Otto
+soldi.--Il cocchiere ci pensava un pezzo prima di decidersi a
+pigliarlo per quella miseria, ma intanto come il signore
+s'impazientiva e faceva per voltargli le spalle, e allora con un santa
+pazienza lo chiamava:
+
+--Sentite... andiamo... salite.
+
+Dal posto i compagni stavano a guardare, seguendo con gli occhi il
+battibecco, indovinandone le offerte e le transazioni. Lui pel
+sacrificio che aveva fatto si sfogava con la povera bestia, la quale
+scotendosi tutta con un balzo alla prima frustata incollerita che le
+toglieva il pelo, rabbrividiva di sorpresa e di dolore. E mentre nel
+pigliar l'aire dava una strappannata al panciere, lui ritto in serpa,
+mangiandosi la lingua, scoteva la mano all'aria due volte, e spiegava
+le dita a mostrare ai compagni quanti soldi pigliasse.
+
+Le ombre scendevano rapidamente: dalle basi rotonde de' fanali, di cui
+la fiamma a gasse si dondolava leggermente fra i vetri appannati, la
+striscia nera della colonnina si proiettava ad angolo su i marciapiedi
+umidi, e in cima la lanterna ingrandiva smisuratamente, spandendosi.
+C'era poi, sopra l'insegna di un magazzino, il grande orologio di
+Riccio, che luceva da tutte e due le facce, pallido come la luna, e
+faceva venir la malinconia, malgrado vi fossero sopra due grandi ali
+dorate come quelle degli angioli a lato dell'altare maggiore.
+
+Allungandosi lo sguardo arrivava sino al principio della scesa del
+Gigante; laggiù il verde cupo degli alberi si fondeva col cielo tutto
+d'un pezzo, nero come il carbone.
+
+Ma nello spiazzato innanzi alla gran massa del palazzo reale, tutti i
+lumi s'eran data la posta come ogni sera, e assieme ai fanali grandi a
+cinque rami, di sotto alle colonne del peristilio, le lampade a bomba
+rischiaravano la piazza deserta e silenziosa, ove pareva che andasse a
+morire nell'immensità del vuoto tutto il romorio di Toledo.
+
+In questa brutta serata di marzo, come sonarono le sette all'orologio
+di piazza Dante, tanto debolmente che appena lui potette seguirne i
+rintocchi, Manlio si decise ad uscire. Dopo aver leggiucchiate le
+prime pagine di un romanzo nuovo, di cui si era annoiato a morte, fra
+le cinque e le sei di sera s'era buttato sul letto, volendo gustare,
+per la prima volta dopo un mese, la voluttà del sonno a quell'ora.
+Così tra l'appisolarsi e il rimaner cogli occhi aperti per un pezzetto
+a guardar nel soffitto le ragnatele lasciate in pace, stette un'ora
+buona, in forse se dovesse uscire o rimanersene a casa, ora che il
+tempo minacciava.
+
+Manlio: un bel nome, di cui doveva la romanità severa alla madre buona
+e intelligente che s'era ridotta in provincia a seguire il marito e
+c'era rimasta perchè lui contava di raggranellare il suo po' di
+sostanza, vendendo dei fondi che da assai tempo lacerava a furia di
+liti l'ostinato accanimento di tre eredi, fra i quali egli era primo.
+Con le buone parole, co' sacrificii e la pazienza lui si era fitto in
+capo di spuntar la faccenda e le cose andavano bene. La signora Maria
+scriveva al figliuolo, ogni settimana, lettere piene di cuore e di
+rimpianti, promettendo, a rassicurarlo, che sarebbe tornata subito,
+arrischiando timidamente, con una dolcezza di parole che nascondevano
+la severità, dei piccoli ammonimenti nei quali tremava, inconsapevole,
+il suo grande amore di madre lontana. Manlio, leggendole, si
+commoveva. Ora la solitudine, che fra tutte le sue vaghe aspirazioni
+di fanciullo nervoso, era stato sempre il desiderio più intenso, lo
+spaventava, rimettendogli innanzi agli occhi il ricordo di certe sere
+calme d'inverno, quando la pioggia batteva a' vetri ed essi
+chiacchieravano sottovoce nel tepore della stanza, mentre il padre
+leggeva la gazzetta e fumava. Nei brevi momenti di silenzio, quando la
+signora Maria s'era lasciata scappare una maglia della calza che
+lavorava, s'udiva dal lettuccio il respiro uguale della bimba che
+dormiva con una manina sul petto. Che sere! Lui raccontava i suoi
+progetti, si animava facendo mille castelli in aria, lasciandosi
+trasportare, gesticolando sottovoce e la brava donna sorrideva,
+contemplandolo tutta pensosa, e le maglie della calza scappavano. Ma
+eran sogni d'oro quelli che lo cullavano allora; dormiva sino a giorno
+tutto d'un fiato sotto la coltre doppia che, a volte, quando non aveva
+ancor chiusi gli occhi, sentiva a rimboccarglisi sotto al mento dalle
+mani leggere della madre...
+
+Questo pensava Manlio in quella sera di marzo, smaniando sul letto,
+che scricchiolava, voltandosi da tutte le parti come se fosse sulle
+spine. All'ultimo, mentre l'oscurità empiva la stanzuccia e lui non
+vedeva altro se non di faccia, il vano della porta anche più nero
+dell'ombra, una strana inquietitudine lo prese. Quasi gli venne paura
+che da un momento all'altro, così, solo com'era, in quel silenzio, in
+quella oscurità avesse a mancargli la vita. Quando si levò, cercando
+tentoni i fiammiferi, le mani gli tremavano e durava fatica a tirar su
+il flato.
+
+--Impossibile--mormorò, com'ebbe acceso il lume e gli tornò
+l'animo--impossibile..... Questa è vita che non può durare...
+
+Si vestì e scese. Mettendo il piede nella strada si ricordò di non
+aver preso il paracqua. Stette un momento in forse se dovesse risalire
+o tirar via facendone a meno, tanto era un'acqueruggiola minuta che
+non faceva male e poi rifar daccapo settanta gradini era una cosa che
+lo seccava abbastanza. Si mise in cammino, scendendo per Toledo, con
+le mani in tasca e la testa china, tutto pensoso. Che si sentisse
+dentro lui stesso non lo sapeva: era un malessere, un'oppressione,
+un'insofferenza, che lo rendevano odioso a se stesso; fra tutto lo
+impensieriva ora come un intuito delle disillusioni che gli
+toccherebbe a sopportare; indovinava le aspettative insoddisfatte, cui
+da un momento all'altro si troverebbe di contro nella sua piccola vita
+serale, della quale si faceva il conto che il tempo cattivo dovesse
+romper le abitudini. Difatti entrando nel caffè ove gli amici erano
+soliti a raccogliersi accanto alla gran tavola di marmo, trovò ch'essa
+era deserta, e andò a sedervi aspettandoli. Chiese il caffè e gli
+parve addirittura acqua calda; lo sorbì tutto d'un sorso dopo averlo
+fatto raffreddare, non volendo avere la pazienza di centellinarlo col
+gusto che ci pigliava ogni sera. Nel caffè c'era una piccola orchestra
+che di colpo si mise a sonare un walzer fritto e rifritto,
+un'antipatia di musica frettolosa e saltellante, che mise una gaiezza
+stupida fra i consumatori. Lui, di faccia a un borghese, che batteva
+il tempo col cucchiaino nel vassoietto, si sentiva un formicolio nelle
+mani; gli avrebbe voluto buttar la chicchera in faccia.
+
+Cominciava a dolergli la testa; gli occhi, in quella nebbia, che il
+fumo dei sigari spandeva nel locale chiassoso, gli s'intorbidivano, e
+gli diventavan piccoli. A un momento, mentre uno spilungone di maestro
+di musica batteva sconciamente sui tasti del pianoforte, egli sentì il
+colpo secco e la vibrazione, per un secondo, d'una corda che si
+spezzava facendo «zin!», cosa che gli accapponò la pelle. S'alzò
+guardando all'orologio sul pancone del principale; erano le nove, gli
+amici non sarebbero più venuti.
+
+E, lentamente, con le labbra strette, infilò la porta che riusciva
+sulla piazzetta innanzi al Municipio. Pioveva sempre allo stesso modo.
+Lui si mise a camminar dritto avanti a sè, non sapendo che via
+pigliare per tornare a casa più presto, ora a piccoli passi, ora
+affrettandoli per trovarsi subito fra le sue quattro mura. E
+camminando si rodeva dentro con gli amici che non eran venuti, con la
+umana leggerezza che dimentica tutto, con sè stesso che era tanto
+ingenuo da contare su tutti. Avrebbe voluto che i compagni avessero
+indovinata la sua solitudine in quella sera, avrebbe voluto che fra
+essi uno solo almeno avesse pensato a farsi trovare per tenergli
+compagnia.
+
+I suoi nervi in quel momento avevano acquistata una tensione
+straordinaria. Gli scoppi rumorosi delle fruste, quando gli passavano
+accosto le vetture, lo irritavano, bestemmiava sottovoce, sbuffando,
+come inciampava nell'oscurità col piede in una rotaia di tranvai che
+lo sbalzava da un lato, sorprendendolo dolorosamente. La luce dei
+magazzini gli abbagliava gli occhi; a volte sentiva fra le spalle come
+delle punture di aghi, che gli davano per un momento l'irritazione
+d'una bestia inquieta.
+
+Ora si trovava di faccia al teatro S. Carlo. Entrò lentamente sotto il
+porticato. Si fermò a leggere un cartellone mezzo lacerato che pendeva
+a uno de' muri. S'accorse che sotto a quel muro una persona, che lui
+conosceva molto da vicino, stava tranquillamente accendendo un sigaro.
+Si adocchiarono nello stesso momento; Manlio s'accostò, con la mano
+stesa.
+
+--Buonasera, signor Roberto.
+
+--Buonasera, Manlio; come va?
+
+--Eh!--disse lui, facendo spallucce--Son seccato...
+
+L'altro, passando il sigaro nell'angolo delle labbra, fece per
+incamminarsi. Manlio gli tenne dietro, stringendoglisi accosto. Gli
+pareva, che quegli non gli avesse detto addio per stare un po'
+assieme, e intanto già s'annoiava della compagnia.
+
+Costui era un uomo in su i quaranta, scriveva per i giornali, era
+tenuto in molta stima nel suo paese e godeva d'una certa fama di
+serietà che lo onorava. Quella sera aveva l'aria d'uno cui è capitato
+un guaio e, piccolo piccolo com'era, col gran cappello su gli occhi,
+il bavero del soprabito alzato, faceva quasi compassione.
+
+Dopo un momento di silenzio, camminando sempre, disse:
+
+--Dove andate?
+
+--A casa.
+
+--Che brutto tempo!...--fece l'altro, senza guardarlo in faccia.
+
+--Tempo canaglia...--rispose Manlio, coi denti stretti.
+
+Vi fu un altro momento di silenzio, poi, lentamente, quello del sigaro
+mormorò con un risolino forzato:
+
+--Come mi vedete ho perduto poco fa duecento franchi.
+
+--Ah?--fece Manlio, senza commuoversi, come se non avesse capito bene.
+
+Poi non vi fu più una parola. Il signor Roberto camminava tutto
+astratto, a capo basso, studiandosi di mettere il piede sempre nel
+mezzo delle lastre del selciato, provando una piccola contrarietà
+quando per inavvertenza gli capitasse tra le commessure. Manlio non
+vedeva l'ora di toglierselo d'accosto. Ora una collera sorda lo
+irritava contro quest'uomo che perdeva duecento lire come se niente
+fosse e se ne andava passeggiando in una serata come quella. E
+l'altro, mentre badava stupidamente a regolare il piede in modo che si
+trovasse sempre nel mezzo del lastrone, pregava tutti i santi perchè
+mandassero via questo giovinotto pittimoso, del quale la muta e
+pesante compagnia gli cadeva addosso come un incubo. Così per venti
+minuti di cammino, tornando a poco a poco ciascuno alle sue idee nere,
+quasi non accorgendosi più della loro vicinanza, non aprirono bocca. A
+un punto, sul marciapiedi poco discosto dalla casa di Manlio, una
+donna, una signora bellissima, sola, stretta in un lungo sciallo nero,
+alta, pallida, fiera, passò loro accosto. Fu come una visione.
+
+--Che bella donna!--mormorò Manlio, come parlando a se stesso.
+
+--Bellissima...--sospirò l'altro, senza alzar gli occhi.
+
+Di colpo si guardarono, si tesero le mani contemporaneamente,
+stringendosele. Si erano fermati per un secondo.
+
+--Addio--disse il signor Roberto.
+
+--Addio--rispose Manlio.
+
+Lentamente entrò nel palazzo ove abitava e si mise a salir le scale.
+Quando fu in casa, senza togliersi il soprabito umido, buttò sulla
+tavola il cappello a cencio, provando uno strano batticuore,
+un'emozione nuova e misteriosa. Tentò di mettersi a scrivere, pensando
+che questo dovesse distrarlo, compilando in mente, rannicchiato sulla
+seggiola innanzi al tavolino, una lettera alla mamma, piena di
+tenerezze e di sfoghi. Ma quando cercò intorno i fiammiferi si ricordò
+d'averli dimenticati al caffè. E innanzi a questa piccola contrarietà
+ebbe un momento di immensa disperazione. Si gettò bocconi sul
+lettuccio, mordendo nella furia il cuscino, torcendo le lenzuola nel
+pugno, singhiozzando.
+
+Pioveva sempre, ma la pioggia non batteva ai vetri con lo stesso ritmo
+dolce delle lunghe serate in famiglia nè alcun lume nella stanzuccia
+poteva mostrargli la faccia pallida e sorridente della madre e in
+fondo, nella penombra, il lettuccio della piccola sorella dormente.
+
+Così, in quella triste serata umida e tetra, in quello scompiglio
+nervoso che infuriava nel suo morale tormentandogli il fisico a scosse
+dolorose, egli, solo, solo nella sua amarezza, in quella oscurità
+fitta della cameretta, si mise a urlare come un pazzo.
+
+
+
+
+SUOR CARMELINA
+
+
+ _Giugno 1886._
+
+Tra le suore dello spedale X.... ho conosciuto, tempo fa, Suor
+Carmelina, una giovane donna sottile e bianca, bianca come una Vergine
+di cera, pallida come un'ostia nell'ombra. I malati la chiamavano _la
+santarella_; ella sorrideva sempre, parlava sempre sottovoce,
+pronunciava s la z e tratto tratto diceva a' malati: _Benedeto!
+Benedeto da Dio_! Era veneziana, tutta piena di quella dolcezza de'
+modi e dell'anima onde quei del veneto son pieni.
+
+Come era divenuta monaca? Nessuno me lo seppe dire. E da quanto tempo
+ella aveva abbandonato il mondo e Venezia bella? Tutte queste
+monacelle, _benedete_, hanno il loro piccolo dramma chiuso in core, e
+un mistero nascoso nell'anima. Alcune volte gli occhi luccicano, si
+velano d'una lacrima, le mani bianche fremono, la bocca freme, il
+respiro ansioso gonfia il petto coverto dalla tonacella. Ma andate a
+chiedere loro perchè, tentate di impadronirvi di quella bianca mano
+fremente, cercate di interrogare quella lacrima! Fuggono, si chiudono
+nelle piccole stanzucce a vetri, evitano di ricomparirvi innanti,
+vergognose. Soltanto la piccola stanzuccia a vetri sa il mistero della
+piccola suora. Nessuno ha potuto mai sentire i singhiozzi di una
+piccola suora!
+
+ *
+ * *
+
+Io chiedevo sempre a un mio povero amico, malato a quello spedale, che
+ne pensasse di Suor Carmelina. Si capisce; ogni giovanotto, in
+presenza d'una di queste figlie della carità, prima vede la giovane
+donna, poi vede la monaca. Imagina sempre un sacrifizio, si appassiona
+e s'intenerisce.
+
+L'amico, un commesso viaggiatore, al quale una caduta avea quasi
+spezzata la gamba sinistra, stando in bolletta s'era salvato allo
+spedale. Veneto pur lui aveva ben presto stretto amicizia con suor
+Carmelina. La trovava semplicemente una buona _putela_, una _fia de la
+Madona_.
+
+Io lo andavo a vedere tre volte alla settimana, poi finii per recarmi
+a trovarlo quasi tutti i giorni. Si cominciava a parlare della gamba
+disgraziata e si cascava, subito dopo, a chiacchierare di suor
+Carmelina.
+
+--Non le hai mai domandato perchè s'è fatta suora?
+
+--Mai. E perchè? Non me lo avrebbe detto. Parla poco.
+
+--Ma con te, che sei compaesano suo, potrebbe far eccezione alla
+regola.
+
+--La Regola--rispose il mio amico, celiando--impone il silenzio alle
+suore, specie coi giovanotti malati, specie alle suore giovani.
+
+--Senti, caro mio, francamente io vorrei trovarmi qui, in questo tuo
+letto.
+
+--Con gli stessi dolori?
+
+--Con gli stessi dolori.
+
+--Con la stessa gamba impacchettata? Con la stessa mania di volere e
+di non poter uscir a vedere il sole, a veder camminar la gente per
+via, a vedere le carrozze, a camminare? Va là, tu scherzi. Siamo
+troppo amici. Nemmeno ai cani lo auguro.
+
+--E io vorrei essere qui, nel tuo letto.
+
+--Per vedere suor Carmelina? Per parlare con suor Carmelina? Per
+sentire la voce di suor Carmelina?
+
+--Per questo.
+
+Lui rise fortemente. Ella in quel momento passava e si volse. Le donne
+hanno questo di particolare che anche da lontano, con la coda
+dell'occhio, appurano quello che dite e se parlate di loro. Per un
+momento la sua veste passò lungo la fila dei letti, senza romore,
+senza toccarli, lambendo i larghi quadroni di marmo del pavimento. Un
+malato, il numero 34, un vecchio colono da Melito, si levò a sedere
+sul letto e si sberrettò, con una grande reverenza, mormorando
+qualcosa. La suora gli rispose con un piccolo moto del capo. Forse gli
+sorrise, ma le tese larghe della cornetta c'impedirono di vedere. A un
+posto della sala si chinò, raccolse la buccia d'un'arancia e per
+l'aperto finestrone la buttò giù nel cortile. Poi sparve.
+
+--Sei contento?--mi disse l'amico--Or l'hai vista. Sei contento?
+
+--E tu non ti commovi?
+
+--Io! _Cio'! vecio!_ Ne ho viste tante in mia vita! Io mi secco assai
+di dovermene stare qui inchiodato in questo letto, tra lamenti,
+spasimi, morti subitanee e morti lentissime, che non arrivano mai.
+Sono impregnato di acido fenico.
+
+ *
+ * *
+
+--Senti, _vecio mio_,--mi disse in un altro giorno--fra poco me ne
+vado. Ieri il dottore mi ha detto che ne avevo per un'altra settimana.
+M'ha rifatta la gamba a nuovo. Che uomo, _benedeto_, che grande
+instituzione la chirurgia!
+
+--E dici addio alla suora?
+
+--Accidenti! Sei un bel seccatore tu, con la tua suor Carmelina!
+Guarda, ieri ella m'ha... mi ha... come si dice?
+
+--Intenerito?
+
+--Intenerito? M'ha fatto stomacare. È come tutte l'altre; sempre le
+stesse! Senti, io le ho annunziato che me ne andavo presto, fra una
+settimana, ch'ero bell'e guarito...
+
+--E lei?
+
+--Lei, al solito, s'è fatta rossa. Mi ha detto: Davvero? È proprio
+guarito?--Dico io: Sicuro. Cosa c'è? Le dispiace?--Ha fatto un muso!
+Dice: Ecco, noialtre ci affezioniamo ai nostri malati così da
+volerceli tenere assai tempo con noi. Ogni malato guarito si porta un
+po' del nostro dispiacere.--Immagina! Le volevo tirare un cuscino.
+
+--Sei un grande cretino, va! Come tutti i commessi viaggiatori.
+
+--Aspetta che guarisca, _vecio mio!_
+
+ *
+ * *
+
+Dopo una settimana egli era impiedi. Ma ancora zoppicava un poco, per
+tre o quattro altri giorni era necessario che rimanesse allo spedale.
+
+--Piglio aria--mi fece--piglio daccapo l'abito del camminare. Vien
+qua; ho qualcosa da narrarti su _quella tale persona_.
+
+Ci mettemmo a sedere sotto un finestrone onde una gran luce pioveva
+nella sala. Erano le 9 della mattina e lo spedale faceva la sua
+toeletta, pieno d'un gran chiacchierio che s'intrecciava fra i letti,
+arrivava con gl'inservienti, usciva dalla stanza delle suore, per
+l'uscio socchiuso. Una vecchia suora, inforcati gli occhiali, scriveva
+in un gran libro squadernatole innanti, sulla tavola.
+
+--Ieri--cominciò il mio amico--al dopopranzo suor Carmelina m'ha fatto
+presente d'una manata di confetti. Abbiamo chiacchierato a lungo; lo
+spedale s'era messo a dormire--Dove se ne va, ora che è guarito?--Me
+ne vado a Venezia--le ho risposto--vado a rivedere mio papà e la
+mamma.--Beato lei, che ci ha tutti e due!--E lei?--Ha chiusi gli
+occhi, ha scosso tristemente il capo.--Non ho nessuno--E come nessuno?
+Fratelli, sorelle?--Nessuno.
+
+--Ti dico, caro mio--soggiunse il mio amico--sono stato preso da una
+grande pietà. Non ho saputo nulla rispondere, nulla dire a
+confortarla. Tutto ieri ella è rimasta in sala. A sera, per le
+finestre, entra un gran profumo di zagare, dal giardino. Ier sera se
+ne moriva; una cosa deliziosa, inebriante. Suor Carmelina passeggiava
+in lungo e in largo. Spuntava la luna, laggiù, dietro il comignolo
+della fabbrica di steariche, guarda. Io mi son messo a canticchiare:
+
+_De Venezia lontan do mila mia no passa dì che no me vegna a mente el
+dolce nome de la patria mia, el linguagio e i costumi de la zente..._
+
+E continuavo:
+
+_Soto el ponte de Rialto fermaremo la barcheta, O Venezia benedeta, no
+te voglio più lassar..._
+
+Avessi veduto com'ella rallentava il passo, per sentire! A un tratto
+eccotela che mi s'accosta al letto, con le lacrime agli occhi, con la
+faccia bianca bianca, stravolta, la bocca tremante--Lei non
+canti--m'ha detto con malo modo--qui non si canta. La prego di
+smettere. Questo è uno spedale!--_Ciò_, brava la ragazza! E cantavo
+roba del suo paese, cantavo!
+
+--Eccola...
+
+Ma appena la suora appariva in fondo alla sala un grido infantile
+risuonò, un grido che ci fece trasalire. Saliva un gran vocio dal
+cortile e gl'inservienti s'urtavano, accorrendo. Suor Carmelina
+scomparve.
+
+--Che sarà?
+
+--Qualche resezione di ginocchio, qualche incisione alla spalla, una
+disarticolazione, un bottone di fuoco che arrostisce la carne, ecco;
+oramai trenta giorni di spedale mi hanno abituato a tutta questa roba;
+ne ho sentiti d'urli; un inferno, caro mio. _Ciò_! Che succede ora?
+
+Qualche cosa di strano succedeva, infatti. Lo spedale era sossopra, la
+segreteria, attigua allo stanzone in cui noi ci trovavamo, s'empiva di
+gente. I malati si rizzavano a sedere sui letti.
+
+--Andiamo a vedere--disse il commesso viaggiatore, incamminandosi,
+zoppicante.
+
+Era successo questo: Il figliuolo del giardiniere, un bel ragazzetto
+biondo, era stato morso dal cane del guardiano. Il cane era idrofobo,
+palesava tutti i segni del male e lì per lì fu ammazzato. Ma il
+ragazzetto? Era perduto. Tutto questo lo sapemmo e lo _vedemmo_ in un
+momento; un brivido ci corse per l'ossa e il coraggio di avvicinarci
+all'infelice ci mancò. Ma la gente si stringeva più intorno a suor
+Carmelina che da presso il ragazzetto. L'_interno_ di guardia, un
+rosso dai piccoli occhi neri scintillanti, ci venne incontro,
+stropicciandosi le mani, gridandoci:
+
+--Avete visto? Avete visto?--e soggiunse, entusiasmato--Bellissimo!
+Stupendo! Suor Carmelina ha succiato il veleno!...
+
+La piccola suora era diventata grande. Era accorsa al grido del
+piccino, lo aveva trovato piangente, gli aveva chiesto che fosse
+successo. Il piccino le rispose:
+
+--Mi ha morso il cane....
+
+Subito dopo si sentì gridare:
+
+--Badate! Badate! Il cane è idrofobo!
+
+Il giardiniere gli aveva spaccato il cranio con un colpo di bastone.
+Ma il povero ragazzo mostrava il braccio nudo, sanguinante, e nessuno
+sapeva trovar modo di soccorrerlo. Allora suor Carmelina, s'avanzò,
+pallidissima, ma senza il più piccolo tremito. Accostò alla ferita le
+labbra e succhiò, rigettando il sangue e il veleno, forbendosi le
+labbra bianche col gran moccichino scuro a quadroni. E allora tutta la
+sala numero quattro proruppe in un applauso. Il colono di Melito
+agitava il berrettino...
+
+ *
+ * *
+
+Dove sei ora, piccola monaca bianca, Carmela, mistica anemica, figlia
+della laguna, ove sei? Allo spedale degl'Incurabili una volta, un mio
+amico chirurgo operò sopra una contadinella. Nel candido seno entrò la
+lama tagliente del bisturi. La contadinella dormiva, cloroformizzata.
+Per parecchio tempo ho chiesto al chirurgo mio amico notizie di lei.
+Era stata una terribile operazione. Ma la contadinella guarì. Dopo un
+mese uscì dallo spedale e il dottore venne a trovarmi al caffè, per
+annunziarmelo. Un vero miracolo.
+
+Ma di suor Carmelina io non ho mai osato dimandare. Non so perchè. Se
+ella...
+
+
+
+
+DOCUMENTI UMANI
+
+
+ _Settembre 1886_
+
+Tre giorni fa, in una scura e fetida vanella d'un palazzo in via
+Tribunali, d'un subito, qualcosa cadde con un tonfo sordo, e spaventò
+i sorci che frugavano tra i cocci sparsi e le immondizie e i rifiuti
+di quelle ruine borghesi ond'escono, continuamente, a turbare i pranzi
+delle immonde bestie, le improperie delle serve e i pianti dei piccini
+impertinenti.
+
+Cadde dunque qualcosa. I sorci fuggirono con gran terrore e si
+rintanarono. Era caduto il corpo d'una giovinetta: una bionda.
+
+Esso rimase lì, prono, la faccia nel fango, un braccio steso, le gambe
+stese. Una fine caviglia spuntava di sotto alla gonnella, un piccolo
+piede arcuato, la calza bianca...
+
+Quella ragazza s'era buttata da un terrazzo al quarto piano, ove era
+salita per sciorinare i panni.
+
+Si chiamava Antonietta Canserano, aveva diciotto anni, era molto
+bellina. Quel corpo inerte rimase lì tre ore. A poco a poco le bestie
+immonde riapparivano. De' piccoli musetti, dei piccoli occhietti
+spaurati spuntarono pei buchi. La ragazza rimaneva immobile.
+
+Finalmente si seppe il fatto. La vanella si empì di gridi femminili.
+L'orrore era grande, e il sangue!... Quanto sangue laggiù, tra i cocci
+e i rifiuti, nel fango, su per la nera poltiglia luccicante!...
+
+Arrivò un medico, arrivarono le guardie, il pretore, un delegato,
+curiosi d'ogni parte. Il corpo dell'Antonietta fu tolto di lì,
+adagiato in una vettura, e trasportato allo spedale degl'Incurabili.
+Perchè la poverina era ancor viva. Respirava, lentamente, a fatica,
+gli occhi socchiusi, pieni di lacrime...
+
+ *
+ * *
+
+La storia di questa fanciulla è breve ed è la solita storia.
+
+Antonietta Canserano, orfana di madre, ha il padre in America. Era
+stata affidata a una zia che le voleva un bene del cuore e con la zia
+se ne stava, al quarto piano del palazzo numero 105 in via Tribunali.
+
+A diciassett'anni aveva conosciuto un piccolo marinaio, bruno e
+atticciato. Si chiamava Vincenzino. Un cuor d'oro. Il marinaio a
+momenti avrebbe terminata la sua ferma, sarebbe tornato a Napoli,
+l'avrebbe sposata. Glielo aveva promesso da un anno; quando giurava si
+metteva la mano nera sul petto, gli occhi lucevano. Ell'era così
+felice, così felice di quel piccolo uomo arso dal sole, delle parole
+sue tanto calde, tanto franche! E aspettava.
+
+Quattro mesi fa Antonietta chiese in grazia alla zia che le facesse
+pigliare un po' d'aria. L'usignuolo s'annoiava in gabbia. E come la
+zia non poteva accompagnarla ella uscì sola a passeggiare. Se ne andò
+in villa. Lì, non si sa come, le si accostò un furiere di linea. Si
+mise a chiacchierare con lei, la tentò, e seppe abusare della
+poverina. Questo succede assai spesso. Una rovina in un attimo.
+_Dopo_, il furiere, come tutti gli uomini senz'anima e senza onore,
+abbandonò Antonietta.
+
+Ella tornò, sola, a casa della zia. Per la strada del Chiatamone, un
+marinaio amico del suo marinaio l'aveva incontrata.
+
+--Come! Sola! Se lo sapesse Vincenzino! Lasciate che v'accompagni.
+
+Ella tremava come una foglia. Non rispose una sola parola.
+
+--Se scrivo a Vincenzino volete che gli dica che v'ho incontrata?
+
+Ella rispose:
+
+--No... per carità!
+
+Il marinaio la guardò, fece spallucce. E continuarono a camminare, in
+silenzio...
+
+ *
+ * *
+
+ Napoli 18 Luglio 86
+
+ _Mio caro Potito_
+
+ti scrivo queste poche riche ti fo conosciere che ia sto bene di
+salute e così spero di sentire di te. Dunque Mio caro Potito, dopo due
+mesi e tredici giorni mi ho azzardato di scriverti innascosta dei mie
+parenti; perchè dopo tanti mie pianti mi ho sognato una donna e mi ha
+detto così--figlia mia Antonietta non piangete più che il mio figlio
+vi deve venire a sposare pregherò ia a Dio che gli dà buoni pensieri e
+ti prego fatelo una lettera; ecco mio care queste semplice parole mi à
+detto e mi sono svegliato ed ia ti sono scritta non aveva inchiostro e
+ti sono scritto con un lapiso.
+
+Dunque mio caro ricordati di mè che mi sei levato l'onor mio così che
+io quella sera ero una stupita non capiva che cosa era il mondo e tu
+ti ni approfittasti di mè così si deve approfittare i Dio di tè se tu
+sei negato infaccio ai miei parenti non può negarlo innazi al
+tribunale di Dio perchè io come tu mi sei lasciato così io sto! nessun
+altro si ni e approfittato di mè--non fa niente deve arrivare una
+lacrima avanti a Dio che ti deve pagare perchè ia non sone una cattiva
+giovane; che vi credete che ia mi ho dato a cattive strade nè questo
+non lo farò mai mio caro non fa niente che mi sei levato l'onor mio o
+fatto ridere ai miei parenti i Dio mi aiuterà perchè ia sono orfane di
+madre mio padre sta in america e non ni sà niente di questo misfatto
+che si lo sapesse quello mi viene ad ucidere--il mese entrante parti
+da Napoli e vado a trani mi accompagnano i mie parenti e vado in casa
+della madre della zia e là o la dota di mia madre che mi possa
+maritare che ho anni diciotto ho ancora se tu tieni coscienza se tu
+hai cuore vieni dal mia zia a Napoli e venitemi ad onorare se poi non
+credete fate come ti piace e ti prego di non dir niente ai miei
+parenti di questa lettera vi saluto e sono tua
+
+ Aff.ta
+ _Antonietta_.
+
+ *
+ * *
+
+Questa lettera fu sequestrata presso una signora amica
+dell'Antonietta. Essa doveva spedirla a quel tale. Come non gliela
+spedi? Era scritta col lapis. Niente di più umano, di più _anima_, di
+più _cuore_ di questa lettera scorretta e inelegante. È una cosa
+splendida.
+
+Ma certo il signor Potito, se l'avesse ricevuta, ne avrebbe riso coi
+compagni, per gli orrori di grammatica. Un furiere è istruito.
+
+ *
+ * *
+
+Ier l'altro la Canserano si precipitò dal terrazzo.
+
+Oggi doveva arrivare il marinaio...
+
+
+
+
+LE BEVITRICI DI SANGUE
+
+
+Dalle sette e mezzo della mattina fino alle dieci la carneficina delle
+vacche, al macello di Poggioreale, si compie tra uno strano
+affollamento di bevitrici di sangue, dura tra i desideri sanguinosi
+delle anemiche, delle clorotiche, delle povere fanciulle sbiancate in
+faccia come la cera. Esse accostano alle pallide labbra il bicchiere
+colmo di quello spumante _vin delle vene_ e bevono d'un fiato,
+socchiusi gli occhi, la mano che leggermente trema. Intorno seguita la
+strage, tra un continuo romore di battiture, di tonfi sordi, di catene
+che si sciolgono, d'argani che rizzano i cadaveri ancor palpitanti
+delle povere bestie. Dopo bevuto il caldo sangue spicciato dalle
+carotidi incise, si passa in una stanzaccia nuda e sporca e lì si
+sciacquano le coraggiose bocche femminili e le mani insanguinate. A
+parte il bene che può fare questo rimedio novello, lo spettacolo è
+orribile.
+
+ *
+ * *
+
+Appena entrati nel macello, come il visitatore si va accostando allo
+scannatoio, ode un rapido succedersi di colpi sordi, i quali danno la
+precisa idea di una gran quantità di tappeti sciorinati e battuti da
+servitori invisibili a un invisibile terrazzo. I tappeti sono cadaveri
+ancor palpitanti di vitelli, di vacche, di bovi smisurati. I
+carnefici, appena caduto l'animale sotto il coltello pugnale di questi
+_toreadores_ del macello, cominciano a menar di gran colpi di mazze
+sulle reni e sul ventre delle bestie, perchè la pelle se ne stacchi. E
+mentre uno compie codesta bisogna, un altro si vale d'un mantice per
+gonfiare l'animale, e un altro d'un lungo ferro tondo per frugar nelle
+viscere. Il sangue scorre d'ogni parte e inonda il pavimento. I
+garzoni s'accovacciano, radunano con le mani il sangue a pezzi già
+quasi coagulato, riempiscono scodelle di ferro e queste rovesciano
+nelle botti preparate in un angolo. Tutto questo è fatto con
+grandissima rapidità, l'ammazzamento durando tutta la giornata e
+dovendo i beccai sbarazzarsi in un giorno fin di ottocento animali.
+
+Le vacche entrano malinconicamente nell'ammazzatoio. Piegano fino a
+terra la testa. Annusano il sangue e si volgono intorno. Un primo
+leggero fremito inconsciente increspa loro la pelle, gli occhi grandi
+e dolci s'inumidiscono. Attaccate per le corna ai pali dei cavalletti
+enormi, alle forche bruttate di sangue rappreso, continuano a
+dondolare la testa inquieta, lasciando mescolare al sangue, per terra,
+i fili argentei della bava, ond'hanno tutto umido il muso. Subitamente
+un carnefice s'accosta: nascoso il pugnaletto nella destra, guardingo.
+Leva la mano. Il pugnale s'abbassa, colpisce tra le corna, penetra,
+rapidissimo, fin nel cervello, e riappare fumante. Il carnefice dà un
+balzo, e si scosta. La vacca cade, fulminata. Una sola, breve
+convulsione le agita le gambe, ed è tutto; è morta. La sua compagna si
+agita, cerca di liberarsi, leva il capo, sbarra gli occhi, spaventata.
+Ma cade anch'essa sotto l'orribile forca, accanto alla prima. Lì per
+lì comincia la battitura, cominciano ad agire il soffietto, il ferro
+tondo, il gran coltello sventratoio. Ma prima, appena l'animale piega
+le gambe e si rovescia sul dosso, il fornisore di sangue, scalzo,
+sguazzanti i piedi nel sangue, accosta alla viva fontanella il
+bicchiere e, correndo, lo porta alla fanciulla anemica. E costei beve
+d'un subito fino all'ultimo gocciolo, e le labbra e il mento le si
+dipingono d'un rosso fortissimo, e le dita si sporcano, e gli anellini
+luccicano tra il sangue gocciante.
+
+ *
+ * *
+
+La gran parte di queste bevitrici si compone di un elemento assai
+borghese. Sono modistine, sartine, fioriste e simili. Escono
+dall'ammazzatoio con le punte delle scarpette, coi tomai alti,
+macchiati. In Napoli l'anemia serpeggia un po' da per tutto: ora
+pensate a queste povere ragazze che fanno una vita sedentaria, in un
+laboratorio, coi lumi a gas d'inverno; pensate a queste giovanette
+elegantemente vestite che a casa loro dormono in un miserabile
+sottoscala, senza luce; pensate alle privazioni, alla mancanza
+dell'aria, del sole, alla mancanza del cibo sano, della carne che
+costa troppo, e vi spiegherete la mancanza dei globuli rossi.
+
+ *
+ * *
+
+Ma guardatele, quando, nelle prime ore della mattina, queste fanciulle
+del popolo attraversano Toledo, in cappellino lucente di conterie,
+vestite come tante marchesine, le calze nere, di seta, lo stivalino
+verniciato, la punta ricamata d'un moccichino che scappa fuori dalla
+saccoccia in petto, la mantiglia sul braccio e l'ombrellino in mano.
+Son quelle che ieri han bevuto, fortemente, il sangue vivo vivo. Ora
+guardatele; hanno due soldi in tasca per la merenda, ma le labbra
+carezzano il gambo d'un fiore, o sorridono deliziosamente a un
+giovanotto cocchiere padronato, che sorride e minaccia con la frusta
+elegante...
+
+
+
+
+ALBA.
+
+
+Un ometto sbucò a un tratto nella crocevia della Dogana. Fumava certo
+suo mozzicone in punta alle labbra, passando la palma di una mano sul
+cocuzzolo, e con il pollice e l'indice dell'altra acconciando
+delicatamente sotto i mustacchi il mozzicone che certo gli diventava
+una grande voluttà in agonia. Il cappello, dalle tese spianate, gli
+veniva sugli occhi, e lui lasciava stare, benchè per levare il capo,
+come faceva, a guardar in su alle finestre, al cielo, ai muri dei
+palazzetti, si trovasse l'impiccio della tesa larga davanti agli
+occhi. Pure andava guardando, con boccacce che certo nella smorfia
+erano meraviglia e ammirazione. Quando lasciava il cocuzzolo, la mano
+gesticolava, segnando in aria sagome indeterminate e linee verticali,
+subito cancellate dal fumo di quel mozzicone, che sempre più si
+raccorciava.
+
+Di certo era qualche pittore mattiniero, che a un momento, cavati di
+saccoccia un albo e la matita, si mise a sedere sul primo gradino
+d'uno di quei palazzetti, e cominciò a sgorbiare sulla carta il
+balconcello di Gennaro Auriemma, armiere, che in quel punto
+schiacciava un bel sonno, senza mai poter supporre che ventura
+toccasse ai poponi suoi, dei quali aveva fatta uno festo in giro alla
+balaustra del balconcello, e che l'ometto ora contemplava attentamente
+per metterli sulla carta, insieme alla grondaia, ai vasi di maggiorana
+e ad una gabbia, ove una quaglia sonnecchiava.
+
+Era la via così silenziosa a quell'ora che si sentiva bene un fruscìo
+di una foglia secca su pei lastroni asciutti, mossa da una folata di
+venticello. Era l'alba. Ma quei vicoli, le stradicciuole, la piazzetta
+del Mercato ancora dormivano. Intanto saliva lentamente, dall'estremo
+lembo del mare, un chiarore infocato di sole, e il riverbero ne
+colorava dirimpetto le case su per la marina, mentre le vetrate
+s'accendevano tra quella gran pennellata rosea, che di tutte le case
+confondeva le linee bizzarre. In cima, altissima, una cupoletta
+s'arrotondava sul cielo indeciso, tutta infiammata di verde, come uno
+scarabeo di maiolica. Appena se ne vedeva la croce scura, sovrastante.
+
+Dal mare in calma arrivavano rumori indeterminati, voci a stesa,
+indefinibili. Poi, daccapo, si rifaceva il silenzio.
+
+L'ometto era tutto affaccendato a copiare, e a poco a poco l'albo
+s'andava coprendo di poponi e mazzi di pomidoro, mercanzia d'ogni
+finestrella. Nella luce che sopravveniva, apparivano chiari e scuri
+nuovi, mettendo lui in certe indecisioni che lo tenevano lungamente a
+guardare e a mormorare, mentre l'albo rimaneva aperto sopra un
+ginocchio e la punta della matita gli solleticava la cute, fra i
+capelli.
+
+--Oh! oh!--fece, a un tratto.
+
+Adocchiava una tettoia, sotto la quale si ammonticchiavano bombole
+d'acqua solfurea, accosto a una fontanella: un quadrettino. Rifece la
+punta della matita, cercò una pagina bianca, e lì per lì cominciarono
+a passare all'albo le bombole.
+
+Le stradicciuole rimanevano deserte e silenziose. L'ometto tutto solo
+e intento, in quella sua posizione di scimmietta, era strano. Poi gli
+passò accosto un'altra cosa viva, un ratto, che pareva un micino,
+tanto era grosso. Era uscito da una feritoia, guardando nella via con
+gli occhietti lucenti. E come l'ometto si chinava a strofinare sul
+selciato la matita per agguzzarla, la bestiola ricacciò dentro il
+corpo nella feritoia. Si vedevano solo i mustacchi e il musetto.
+Infine si fece coraggio, venne fuori e cercò rapidamente in un
+monticello di sudiciume. La testina, che aveva movimenti veloci,
+frugava in furia, levandosi dai rifiuti, dai torsoli, dalle bucce, a
+guardare, sospettosamente. Infine, quand'ebbe finito, il ratto se ne
+andò ripassando innanzi all'ometto. Lui non lo vide, e seguitò a
+schizzar bombole in santa pace.
+
+La penombra si diradava in fondo ai vicolucci; nel lontano appariva
+chiaramente la tortuosità delle stradicciuole; si dileguavano panche e
+carrettini abbandonati, e laggiù, ove addirittura il vicolo delle Fate
+terminava, all'angolo, sulla cantina Maranese, un ramo fronzuto
+s'affacciava, tutto verde, di sotto all'insegna.
+
+Improvvisamente, nel vicolo, una finestretta si schiuse, senza rumore;
+poi si schiuse una porta. Una donna sporse la testa, venne fuori, coi
+piedi nudi nelle pantoffole usate, con una leggera sottana bianca, con
+aperta la camicia sul petto, libero dal busto. Un giovanotto apparve,
+tutto cauto, sbucando all'angolo, accosto alla cantina. Senza parlare
+quei due, avvicinandosi, si guardavano negli occhi, ansiosi. Poi,
+quando lui fu sotto alla porticella e le afferrò le mani, l'idillio,
+in quell'alba fresca di agosto, fu provocante. Si parlavano così
+accosto e sotto voce, che appena il sibilo di una consonante passava
+nel silenzio. S'erano stretti l'uno all'altra; il berretto del
+giovanotto cadde. Chinandosi egli a raccattarlo, non abbandonò la mano
+che teneva stretta, e parve che, stringendosi meglio lui pure alla
+ragazza, le chiedesse qualcosa.
+
+In questo momento il piccolo pittore aveva finito e si levava. Vide
+tutto... Mentr'egli rimaneva ancora a guardare, incantato, la bocca
+aperta, un bacio scoccò sotto la porticella. Subito dopo la campanina
+della parrocchia a Porta Nova suonò la prima messa....
+
+
+
+
+ INDICE
+
+
+ Al lettore Pag. 5
+ Vulite 'o vasillo? » 7
+ Serafina » 19
+ L'abbandonato » 25
+ Gli amici » 36
+ Fortunata la fiorista » 46
+ L'amico Richter » 54
+ Senza vederlo » 66
+ La Regina di Mezzocannone » 80
+ L'impazzito per l'acqua » 87
+ Notte della Befana » 94
+ Scirocco » 103
+ Suor Carmelina » 116
+ Documenti umani » 126
+ Le bevitrici di sangue » 132
+ Alba » 137
+
+
+
+
+
+
+
+
+End of Project Gutenberg's Mattinate napoletane, by Salvatore Di Giacomo
+
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+
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+Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the
+collection are in the public domain in the United States. If an
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+work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
+Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
+
+
+Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
+electronic works in formats readable by the widest variety of computers
+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
+http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
+permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at
+809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
+business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
+information can be found at the Foundation's web site and official
+page at http://pglaf.org
+
+For additional contact information:
+ Dr. Gregory B. Newby
+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
+
+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To
+SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
+particular state visit http://pglaf.org
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including checks, online payments and credit card donations.
+To donate, please visit: http://pglaf.org/donate
+
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
+
+Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
+
+
+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
+unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
+keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
+
+
+Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
+
+ http://www.gutenberg.org
+
+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
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