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diff --git a/.gitattributes b/.gitattributes new file mode 100644 index 0000000..6833f05 --- /dev/null +++ b/.gitattributes @@ -0,0 +1,3 @@ +* text=auto +*.txt text +*.md text diff --git a/29873-8.txt b/29873-8.txt new file mode 100644 index 0000000..7066026 --- /dev/null +++ b/29873-8.txt @@ -0,0 +1,3657 @@ +The Project Gutenberg EBook of Mattinate napoletane, by Salvatore Di Giacomo + +This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with +almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Mattinate napoletane + +Author: Salvatore Di Giacomo + +Release Date: August 31, 2009 [EBook #29873] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK MATTINATE NAPOLETANE *** + + + + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + + + + + + + + + + _Edizione definitiva_ + + + S. DI GIACOMO + + + MATTINATE + + NAPOLETANE + + + + (Secondo migliaio) + + + + NAPOLI + + LUIGI PIERRO EDITORE + + 1887 + + + + + +MATTINATE NAPOLETANE + + + + + + S. DI GIACOMO + + + + MATTINATE NAPOLETANE + + + + Secondo Migliaio + + + + NAPOLI + + LUIGI PIERRO EDITORE + + 1887 + + + + + + PROPRIETÀ LETTERARIA + + _riproduzione vietata_ + + + + Napoli--Tip. Edit. E. Pietrocola--Napoli + 44, Cisterna dell'Olio, 44 + + + + + +_Esaurita, in pochissimo tempo, la prima edizione delle _Mattinate_, +l'autore ha voluto cedere a noi la proprietà di questa seconda, +definitiva, curandola e correggendola con più amore._ + +_E però siamo sicuri che non le verrà meno quella simpatia che il +pubblico le addimostrò da principio._ + + L'EDITORE + + + + +VULITE 'O VASILLO?... + + + + + _Napoli, Marzo 1885_ + + CARISSIMO PAOLO, + +Io non ho, qui a Napoli, con chi sfogare certe mie piccole pene, che +mi pare abbiano tutta la buona intenzione di rimanersene meco +alloggiate, in questa cameretta mia solitaria. Non ho stretto amicizia +con nessuno, apposta per non dare a nessuno il modo di subitamente +allontanarsi da me per qualche improvvisa scappatella che mi facesse +il morboso carattere mio. Vivo solo e tranquillo in questa mia stanza, +dalla quale esco a prima ora di mattina per trovarmi all'Istituto, e +un po' a sera, col tempo buono, per avvelenarmi con una chicchera di +caffè e con un sigaro _napoletano_. Il caffè, per acquaccia nera che +sia, mi permette di studiare e di leggere fino a notte avanzata, e ciò +mi fa bene, lasciandomi dimenticare, sviando il pensiero e +interessandomi a qualche cosa _fuori di me stesso_. Da qualche giorno, +però, il mio umore è ridiventato nero, pel tempo perverso che mette +ovunque un silenzio di malinconia e nelle povere anime sofferenti uno +sgomento indefinibile, una lunga e nervosa tristezza che a momenti si +vorrebbe mutare in tante calde lacrime piante tacitamente, la faccia +nelle mani, mentre, come ora che ti scrivo, seguita la pioggia a +borbottar nelle grondaie e lontano lontano muore un tintinnio di +campanelle vaganti. + +Or io mi sono, solo solo, rincantucciato presso alla mia finestra e +guardo, per le vetrate, nella via deserta ove son tutte chiuse le +botteghe e taciti e frettolosi i rari passanti. Il cielo è grigio come +la veste d'una monacella di questua; si leva da una terrazza di faccia +a me e vi si disegna a carbonella il palo del telegrafo, irto di +capovolti interrogativi che irraggiano a destra e a manca fili neri, i +quali si vanno lontanamente a perdere. Sta in fondo Sant'Elmo, vestito +appiè delle mura di un cupo verde alimentato dalle piogge e +dall'umidità, sforacchiato da tanti buchi neri in fila. E una fila +d'uomini ritti, immobili, par la cresta merlettata del castello, +dietro il quale impallidisce freddamente il cielo, come negli antichi +acquarelli de' trittici olandesi. + +Ebbene, Paolo mio, dopo questo io non ho che o troppo poco ancora, o +tante, tante cose a dirti! Ancora parlarti di me, delle mie +incoerenze, dei contrasti che s'agitano e s'accapigliano in +quest'anima mia inquieta, delle aspirazioni, de' sogni a' quali tengo +dietro, col cuore tremante? Non voglio; quest'altra stanzetta ove tu +seguiti, in un paese lontano dal mio, a innamorarti delle farfalle e +degli scarabei verdi riscintillanti, a raccogliere pazientemente e ad +ordinare famiglie di crittogame o di fanerogame tra fascicoli di +carta, mio buon Linneo calmo e tranquillo, quest'altra stanzetta è +ancora troppo piena _di me_. Or le tue piante e i tuoi scarabei non mi +sentono più; non più la vecchia spinetta canta loro le semplici arie +della nostra montagna nelle beate dolcissime sere lunari. Paolo mio +caro, vuoi raccontare una storiella a questa tua silenziosa famiglia? +Te la mando da Napoli, da questo strano cuore d'Italia che patisce, se +lo si considera bene, di tutti i mali cardiaci, dell'aritmia, +dell'iperestasia, dei ribollimenti subitanei e delle lunghe paci +silenziose, da' battiti lenti, quasi malati. + +Dunque, ascolta. La storiella potrebbe pur esser vera. + + * + * * + +Tre giorni dopo arrivato, col mio bravo cassettino ad armacollo e col +mazzo di pennelli tra mani, infilavo, entrandovi da Borgo Loreto, il +lungo vicolo Giganti, pel quale si spunta alla Marinella. Tu non sei +stato mai a Napoli e non puoi sapere che sieno questi vicoli di Borgo +Loreto, topaie di marinari miserabili, vestiti di lana doppia, +puzzolenti, neri come il carbone. Tutta la vita grama di questi +lavoratori del mare s'agita ripullulando, in case buie, profonde, +umide. Un tristo e schifoso spettacolo, poco lontano dall'azzurro, +divino spettacolo del mare, innanzi al quale la mia mano freme sulla +tavolozza. + +Io, dunque, per andare a dipingere alla riva, passavo pel vicolo +Giganti, guardando qua e là curiosamente e persino fermandomi a +contemplare, con meraviglia di forestiero e curiosità d'artista, +qualche _interno_ pittorico, pieno d'ombre e di mistero. Fu in una di +queste fermate che una donna sui trent'anni, piccola, bionda come +tutte le figlie del mare, mi chiamò sulla soglia di casa sua, nella +via, e mi chiese, sorridendo, se volessi _disegnarla_. Rimasi +sorpreso: avevano dunque capito, questi del vicolo Giganti, che +mestieraccio facevo? + +--Io vi _disegnerò_, bella bionda,--le risposi--ma com'è che sapete +ch'io disegno? + +Ella mi disse che passavano sempre per quella via de' giovanotti, i +quali andavano a _disegnare_ le barchette e il mare e i pescatori; +ognuno di loro portava sotto il braccio un cassettino come il mio, +nelle mani i pennelli e in testa un cappelluccio a cencio, come il +mio. Ora i _disegnatori_ li conoscevano subito. + +--Sta bene; vuol dire che un bel giorno ripasso e vi _disegno_... + +--Quando? + +--Al più presto possibile, bella bionda. + +--Io non mi chiamo bella bionda. Mi chiamo Fortunata. Volete passare +lunedì? + +--Passerò lunedì. + +Al lunedì, di buon'ora, mi trovai al vicolo Giganti. Fortunata, ritta +sulla soglia di casa sua, lavorava all'uncinetto, sorridendo. Mi aveva +visto da lontano. + +--Dunque? Siamo pronti? + +--Entrate. + +La seguii in una piccola stanza, dal pavimento tutto sconnesso e +sporco. Attorno, appesi ai muri, immagini di santi, olivo benedetto, +nasse di pescatori, corbelli di paglia, piccole bombole pe' polipi. +Una tavola, un lettuccio, due o tre seggiole zoppicanti. + +--Sentite--disse lei, appoggiandosi col dosso alla tavola e giuocando +col gomitolo--io vi volevo chiedere un favore... + +E come io la interrogavo con gli occhi, non sapendo che cosa mi stesse +per capitare addosso, ella soggiunse prestamente: + +--Ebbene, ecco, io non volevo _esser disegnata_ proprio io, +perdonatemi... + +--E chi? + +Ella volse lo sguardo al lettuccio, confusa. Allora m'accorsi che nel +lettuccio c'era qualche cosa. Un piccino. Due grandi occhi azzurri mi +guardavano spaventati, una testina bionda come quella di Fortunata si +levava dal capezzale, intenta. + +--Il piccino--mormorò lei. + +Ma come m'accostavo al lettuccio il piccino fu preso da gran terrore. +Ricacciò il capo sotto le coltri e si mise a urlare. + +--È malato.--disse Fortunata--ha una gran febbre da cinque giorni. È +mio figlio Ndreuccio. _Ndreù? Bell' 'e mamma, te vuo' fa disignà?_ Il +signore, lo zio, ti farà il ritratto, e mamma te lo metterà qui +appeso, di faccia a te, e quando _tata_ verrà e vedrà il ritratto di +Nndreuccio, dirà: Questo è Ndreuccio bello, tale e quale... + +Il piccino ascoltava, con gli occhi lucenti di febbre, senza mostrare +di decidersi. + +--Guarda,--gli dissi mostrandogli un soldo in punta di dita--se sarai +buono io ti darò questo soldo. + +Sorrise, guardò la madre che sorrideva pur lei, incitandolo. +Finalmente accettò, nascondendo il soldo e la manina, nella quale lo +aveva lasciato cadere, sotto la coltre. Fortunata gli acconciò due +cuscini dietro la testa, si mise a sedere, appiedi, sul letto, e +ricominciò il suo lavoro di uncinetto, seguendo curiosamente i miei +preparativi. Valeva la pena d'interessarmi a questo fanciullo. Nella +luce fredda era una testa d'un sol tono di colore, senza rossi, senza +rilievo accentuato, pallida, caratteristica. I grandi occhi azzurro +scuro lucevano tra i riccioli; della piccola bocca, puerilmente, il +labbro inferiore saliva sull'altro in una smorfietta sdegnosa. Hai tu +mai visto qualche pallido bambino malaticcio, dipinto da Rubens? Così +lui. Pareva che si fosse messo a pensare a cose molto serie; nessuna +curiosità; lo sguardo di lui scendeva lentamente da lunghe +contemplazioni del soffitto al volto della madre, e vi si posava. Era +Fortunata che pativa di curiosità. A ogni cinque minuti si levava per +venire a guardare di sopra alle mie spalle, per esclamare: Quando si +vedrà qualche cosa? Ci vuole ancora molto tempo? Lo fate ridendo? +Verrà bene? + +Dopo la prima _seduta_ il piccino volle vedere un po' anche lui, e si +contemplò abbozzato appena, senza meraviglia di non riconoscersi, come +consciente dello sviluppo che poi avrebbe avuto il dipinto. + +--Lo lascio qui,--dissi a Fortunata--mettetelo in un cantuccio, con la +faccia al muro, e badate di non toccarlo. + +--Quando tornate? + +--Domani. + +--Certamente? + +--Certamente. Addio, piccino. + +E mi chinai su di lui per fargli un bacio. Egli mi mise la mano sulla +faccia, respingendola. + +--Che hai?--gli disse Fortunata--su, fagli un bacetto. + +E soggiunse, sottovoce: + +--Dategli un soldo. + +--To', eccoti un soldo. Ora mi fai un bacio? + +Le sue piccole labbra febbricitanti toccarono lievemente le mie. Il +secondo soldo scomparve con la manina in cui era stretto, sotto le +coltri. + +--Ah, signorino,--mi disse Fortunata, presso la porta--il piccino è +molto malato. Dice il medico, che l'ha visto, ch'egli ha male ai +polmoni. Il primo figlio, signorino mio!--e le lagrime lo lucevano +agli occhi-è una sventura grande! Avete visto com'è serio? + +--Via, fatevi cuore, è bambino e guarirà. Ha il suo babbo, è vero? + +--È andato via. È marinaro. È partito per pescare il corallo, con +tutta la _paranza_. E torna di qui a un mese, signorino mio. Pel +piccino va pazzo, se sapeste!... + +La lasciai così, che piangeva silenziosamente sul limitare della +casuccia, con le braccia penzoloni, gli occhi a terra. Veramente quel +dolore di giovane madre mi faceva male. Pensai a lei, al piccino, per +tutta la via; pensai che sarebbe stato molto meglio se non avessi +conosciuto nessuno di tutti e due... + +Tornato alla dimane, con una bella giornata di sole, ricominciai il +mio lavoro. Il _modello_ mi si dimostrava più amico, arrivava perfino +a sorridermi. Quando rimisi la tela appoggiata al muro e stavo per +licenziarmi, lui mi fece con la sottile vocina: + +--_Vulite 'o vasillo_? + +Io gli detti un altro soldino. Questa volta ebbi due piccoli baci su +tutte e due le guance. Mi volsi uscendo. Lui mi salutava con la mano, +levando il braccio nudo, sorridendomi. + +Ah, questo piccino malato, questo piccolo piccino pallido pallido, +questa mia novella amicizia puerile! Tutto il giorno son rimasto a +pensarvi. + +Dopo una settimana avevo finito. Ero contento; il ritratto m'era +venuto somigliante non pure, quanto assai giusto di colore e +d'intonazione. Il bianco dei cuscini col sole... Ma via, io non mi +voglio fare delle lodi. Ero contento, ecco, ero contento della mia +settimana. In tutti quei giorni il mio piccolo amico s'era più stretto +a me con tutte le ingenue espansioni infantili con le quali la +fanciullezza trattiene una mano carezzante e un dolce amore pietoso. +Ogni giorno all'uscire dalla stanzetta piena di sole, fingevo di +scordarmi della sua offerta, per sentire subitamente la vocina di lui, +balbettante: + +--_Vulite 'o vasillo? Vulite 'o vasillo_? + + * + * * + +Gli aveva promesso di recarmi a vederlo due tre volte nella settimana; +lo aveva promesso anche a Fortunata. Cominciato novembre, dovetti +abbandonare i miei studi di mare e il vicolo Giganti. Questa Napoli ha +un clima variabilissimo; una bella giornata calda, soleggiata e poi, +al giorno appresso, acqua, vento e tempesta. A novembre pigliai una +mezza bronchite che mi confinò nel letto per dodici giorni. Pioveva, +pioveva sempre. Una grande malinconia, caro Paolo, dei tristi giorni e +il padrone di casa che mi spediva messaggi e tutte le mie pratiche e +le mie speranze quasi rovinate. + +Nei primi di dicembre, in un sabato, il tempo era bello. Uscii, tornai +al vicolo Giganti tutto pieno di centinaia di femmine che aspettavano +l'estrazione dei numeri del lotto e ne discutevano a gran voce. Cercai +Fortunata. Era lì in casa a lavorare all'uncinetto, accosto alla +tavola, sulla quale si raffreddava la minestra in un piatto. Quando mi +vide, si levò, pallidissima; levò le braccia in atto disperato e si +mise a piangere. + +--_Signo'! È muorto! È muorto!_ + +Ti giuro, cominciai a piangere anche io, come un fanciullo. Ella, +ricaduta a sedere, aveva poggiate le braccia sulla tavola e tra le +braccia nascondeva il volto, singhiozzando. Io era rimasto in piedi, +dinanzi a lei, muto; non sapevo che dirle. Fortunata levò la testa, mi +guardò con occhi così spauriti, che parve fossi io che le portassi la +mala notizia. + +Il ritratto del piccino era accapo al letto, tra un ramo di olivo e la +palma benedetta. Accompagnandomi fin alla porta Fortunata mormorò tra +i singhiozzi: + +--Mi disse che voleva vedervi... Dimandava sempre del _pittore_... + +I singhiozzi la soffocavano. + +Me ne andai. Per via camminavo come intontito; il piccino, benedetto +piccino, il piccolo amico mi seguiva. Mi seguiva la sua vocetta +tenera, come ora mi parla mentr'io scrivo di lui a te. Perchè in +questa malinconica mattina di marzo, _egli_ è qui accosto a me. E nel +silenzio della mia cameretta, _egli_ mi ripete ancora, dolcemente, con +un balbettìo d'angiolo: + +--_Vulite 'o vasillo? Vulite 'o vasillo?_ + + + + +SERAFINA + + + _Martedì--Maggio 86._ + +Il guardaporta dello spedale dei Pellegrini è un burbero rossiccio, il +quale, quando in certi giorni ha infilato un soprabito che gli batte +alle calcagna, tutto stinto e sparso di macchie d'olio, quando ha +caricata la testa d'una tuba mostruosa, crede di essere il guardaporta +di Palazzo Reale. Ha conservato un accento calabrese e la insolenza +dei soldati borbonici; certo ha dovuto servire nell'esercito di _Re +Mbomma_. Tra l'altro poco ci vede, per una congiuntivite che gli +arrossa tutto intorno le palpebre. Sarà stato per aver continuamente +avuto sott'occhi gente insanguinata. + +Ieri questo cerbero digeriva il pranzo, trattenendosi a parlottare con +un vecchietto, il quale gli faceva delle confidenze presso al casotto. +Poco prima la campanella di avviso era sonata due volte--un tocco solo +vuol dire: _ferito semplice_,--due vogliono dire: _ferito in grave +stato_--tre: _ferito moribondo_. Era stata trasportata su, alla sala +delle medicature, una donna, una giovane. Cinque coltellate, nè più, +nè meno. La donna si lamentava, si guardava intorno smarrita, +mormorando: + +--_Sant'Anna mia! Ve faccio nu voto!... Scanzateme!... Uh! Uh!... +Chiano, chiano!..._ + +Veniva da Piazza Francese, da una delle due suburre napolitane. Aveva +denti e capelli splendidi, una mano piccolissima. Gli occhi grandi, +azzurri, pieni di lacrime, lucevano. Si chiamava Serafina. + + * + * * + +Laggiù, presso al casotto, il portinaio fumava la pipetta. Il gran +cortile dei Pellegrini era tutto preso dal sole, così che il cuoco, un +uomo grasso, ne profittava per sciorinare il suo gran moccichino, a +quadroni scuri, sulla spalliera d'una seggiola. Due guardie di +Pubblica Sicurezza leggevano insieme un libretto di _Nuove canzoni +napolitane_, comentando. Il brigadiere era salito in sala di +medicatura per raccogliere la deposizione di Serafina. + +Diceva il vecchietto al guardaporta: + +--La vedete così, ora, perchè lei è nata con la mala sorte, come me. +Due anni fa avreste dovuto vederla! Era un fiore. Tutti si voltavano +per la via. Allora come v'ho detto, io lavorava da quel sarto alla +Giudecca. Io dormiva nella bottega, sopra un divano sconquassato e +pensavo sempre a lei che se n'era fuggita. Tre mesi senza vederla! +Considerate voi che siete padre!... Avete figlie?... + +--Caspita! Figlie? Ne tengo tre... _Peppenella! Peppenè!..._--e +chiamava una ragazzetta ch'era fuori nella via a giocare--_Trase, +viene ccà!... Siente!_ Quella è una... + +--Il Signore ve la guardi. E abbadatele ve lo dico come a un +fratello... + +Il portiere sorrise. Fece scivolar la mano tra lo stipite del casotto +e il muro e tirò fuori un bastone. + +--Vedete questo?..... Questo ci pensa..... senza eccezione pure per +_mògliema_. Dicevate?... + +--Dunque una sera... che sera!... Io non ho vergogna di dirvelo...... +Le verità, m'era messo in giro per chiedere elemosina. All'angolo del +vico Sergente Maggiore vedo una signora che comprava fiori. +M'accostai..... _Signò_, qualche cosa a un povero galantuomo!...--Non +c'è niente. + +Io aveva fame e la fame, capite, non conosce educazione. Insistetti... +Allora lei si voltò per dirmi, seccata, che me ne andassi... Non mi +guardò neppure... + +--Era lei. + +--_Sarrafina_. + +Il vecchietto sospirava, si guardava le mani scarne, dondolava il +capo. + +A un tratto guardò in su al balconcello della sala di medicatura. Un +inserviente preparava filacce, presso alla balaustra, parlando col +cuoco, che disotto gesticolava e rideva. + +--_Che lle starranno facenno?_--mormorò il vecchietto. + +Due lagrime gli vennero giù lentamente per le gote. Il portinaio vuotò +la pipetta nella mano e, dopo un silenzio, chiese: + +--_Mbè?_ + +--Quanto durò quella vita? _N'anno_. Poi fu come una caduta. Come uno +che cade da una terrazza all'ultimo piano e si trova a terra. Povera +figlia! Stette malata due mesi e perdette tutto. Diventò un'altra. +Cappello tolto, anella pegnorate, vesti vendute..... Che mestiere, +_frate mio_, che mestiere! Gesù!.... + +Ora piangeva pianamente, con lo sguardo a terra, con le mani strette +sul petto. + +--E all'ultimo è arrivata a Piazza Francese. _E l'hanno fatto +chesto!... Me pare nu suonno!_ + +--Ma chi glie l'ha fatto? + +--_Doie cumpagne, pe gelusia._ + +Arrivò in quel momento una vettura; dentro vi si abbandonava un +giovanotto, che aveva buttato un braccio al collo della guardia la +quale lo sorreggeva, guardandolo. Un sottil filo di sangue gli +scendeva sulla camicia bianca, dal collo. + +La vettura entrò nel cortile con dietro una folla di gente curiosa. Il +vecchietto, anche lui si accostò, inorridendo. + +Il guardaporta afferrò la fune della campanella. Tre tocchi. La +guardia di pubblica sicurezza gli avea fatto certo segno disperato... + +Poi la gente fu cacciata e il portone chiuso. + +--_E chisto è n'ato_--disse il guardaporta, tornando al vecchietto. + +Quello mormorò: + +--_Puveriello!..._ + +Dopo un momento chiese: + +--Serafina resta qua? + +--Non si può. Dopo medicata andrà agl'Incurabili. Donne qui non se ne +ammettono--rispose il cerbero, tornando feroce e voltando al vecchio +le spalle. + + * + * * + +Serafina fu scesa a braccia e collocata in vettura con le guardie. Fu +levato il soffietto e nessuno più vide niente. Ma ella aveva visto il +vecchietto. Una mano venne fuori tra serpa e soffietto, e chiamò. Il +vecchio accorreva. Dalla vettura uscì una voce femminile, commossa: + +--_A Nnincurabile.... Venite llà... Nun è niente... nun avite +paura!..._ + +Il vecchietto si mise a galoppare dietro alla carrozzella con gli +occhi pieni di lacrime, ansimando, chiamando: + +--_Sarrafì!... Sarrafì!... Sarrafì!..._ + + + + +L'ABBANDONATO + + +--Che si dice?--chiese Gaetanella Rocco a Carmela la serva, la quale +passava sul marciapiedi e parlava sola, come al solito. + +Carmela si volse e tornò indietro. Il vento le penetrava di sotto lo +sciallo, di cui svolazzava un lembo; l'altro ella teneva fra mano, +accostandolo di tanto in tanto alla faccia. + +--È morta or ora--gemette--Ah, Gesù! Io sono così fatta che ci penserò +tutta la giornata. E voi, andate a vederla? + +Gaetanella, impassibile, guardava la serva, mettendo fuori il capo di +su il paravento di legno tra la casa e la strada. Carmela, sul +marciapiedi, rabbridiva pel vento secco che le veniva di faccia e le +appiccicava le gonnelle alla carne. + +--Ci vado più tardi--disse Gaetanella--ancora ho la casa sossopra. +Iersera è arrivato il fratello di mio marito, il caporale di +cavalleria. Ha avuto il permesso sino a mezzanotte, e sono stati qui +tutti, con gli amici, a cantare e a bere. Immaginate voi! + +--Lasciate fare, sono giovanotti. Che ne vediamo della vita? Si muore, +così, da un momento all'altro! + +--Non c'è che dire--sospirò Gaetanella, buttando sul marciapiedi bucce +di castagne e di mele dal canestro dei rifiuti. + +--Me ne vado--disse la serva--buongiorno. + +--Se ripassate e voi chiamatemi. Andremo a vedere insieme... + +Era morta donna Nena la romana, una vecchia che non faceva male a +nessuno e che leggeva le lettere alle vicine della via, senza +occhiali. Era venuta da Roma, al sessantacinque; la si poteva tenere +per napolitana. Le vicine conoscevano un po' la sua storia, ma nessuna +aveva potuto entrar troppo addentro in certi particolari che la +vecchia sapeva a tempo scartare. + +Lassù, a S. Pasquale al Corso, donna Nena abitava da tre anni, nel +cortile del monastero, in una stanzuccia rimpetto al pozzo. Pareva, in +quella immensa quiete, una badessa sopravissuta alle sue monache, +bandite per sempre, a far posto ai carabinieri in caserma. + +Il cortile, deserto, era triste. Sotto l'arcata, tutta bianca di +calce, girava intorno il sedile di peperino, qua e là fiorente d'una +selvaggia vegetazione, la quale pigliava radici tra le screpolature e +le commessure della pietra. In maggio il sole che lo allagava tutto +invogliava donna Nena a uscire dalla sua celletta. La piccola vecchia +andava a sedere sotto le colonne, sulla pietra grigia del parapetto e +poggiava i piedi sui piuoli d'una seggiola sconquassata, ch'era +deposito di straccetti d'ogni colore. Agucchiava. I romori della via +erano confusi e arrivavano, morendo, al cortile del chiostro +silenzioso. A volte, d'un subito, risonava in fondo, su per la scala +grande, il passo pesante del brigadiere e costui spuntava nel cortile, +attraversandolo, con le mani nelle saccocce dei calzoni e la lunga +pipa in bocca. Qualche passero ch'era venuto, saltellando sui ferri +della balaustra, ad affacciarsi nel pozzo, scappava, spaventato, con +un piccolo grido. Donna Nena levava il capo dai suoi ritagli, teneva +dietro con gli occhi socchiusi al volo dell'uccellino, le mani +abbandonate sulle ginocchia. Certamente pensava ad altro. Una +tossicina stizzosa la coglieva di tanto in tanto, e i colpi della +tosse tre, quattro volte rompevano senza eco il silenzio intorno. + +Spesso, di sopra, un carabiniere si metteva a cantare presso una +finestra, dando la brunitura al fucile. Era una voce di tenorino, che +vibrava limpidamente nell'aria: + + M'incatinasti, beddicchia, stu cori, + ca l'apparienza..... + +Donna Nena, laggiù nel cortile, infilava l'ago, sceglieva tra i +ritagli, rimaneva un pezzetto con lo sguardo perduto nella fuga degli +archi. Le labbra mormoravano, dal pugno chiuso le dita si spiegavano, +una dopo l'altra. Cantava. A un tratto, di sopra, la nenia del +siciliano interrompendosi faceva tornare la vecchia, distratta, al suo +lavoro. Il cortile si rifaceva silenzioso. + +Al secondo anno da quando donna Nena era venuta a stare lassù, in una +mattina di febbraio ella uscì--come disse a Gaetanella Rocco--per +andare a pregare l'amministratore di quel locale perchè le facesse +rimettere a un finestrino della celletta un vetro frantumato. Da un +orto vicino i monelli glie lo avevano rotto: il vento le entrava in +camera, proprio accapo al letto. Quando il vetro fu rimesso la +vecchietta ebbe compagnia in casa. Ci venne un piccino malaticcio, +debole, tutto pallido. + +Da quel tempo ella si fece vedere più di frequente; il piccino aveva +bisogno del latte alla mattina, di pane fresco, di frutta mature. +Tutto questo faceva andare e venire dal cortile alle botteghe della +via la vecchietta frettolosa, che per mostrarsi così tenera del bimbo +almeno gli doveva molto voler bene. + +Carmela la serva, pochi giorni dopo la comparsa del bambino, avendo +appurato come e donde venisse, si contentò di perdere tempo e di far +aspettare la padrona per andare a confidarsi con Fortunata la +rivendugliola, vicina di Gaetanella. Tutte e tre sedettero attorno al +braciere; Carmela a mezza seggiola, col paniere della spesa sulle +ginocchia, per far presto. + +--Donna Nena questo me l'aveva già detto un anno fa, ha una figliuola, +si chiama Clelia. Due figlie le son morte di mal sottile e +quest'altra... + +S'interruppe, strinse le labbra, battè col palmo della mano sul manico +del paniere, con un'aria desolata. + +--Capite?... + +--Eh!--sospirò la rivendugliola. + +--Che ha fatto?--chiese Gaetanella. + +--Come tant'altre, via... disgraziata...--disse la serva. + +Sospirò anche Gaetanella, chinandosi a riattizzare il fuoco. + +--Infine il piccino è rimasto a donna Nena, alla nonna. Clelia le avrà +dato un po' di danaro per mantenerlo, non si vede mai lei: non +comparisce mai. Glie l'ha messo nelle mani e buonanotte. Donna Nena, +lo chiama _er ragazzo_. + +--_'O guaglione_--tradusse Gaetanella. + +--Ieri la vecchia m'ha fatta una confidenza. Non è vero che il vetro +al finestrino glie lo han rotto dall'orto. Lo ruppe lei, tempo fa, +sbattendo la vetrata. Non avrebbe detto nulla all'amministratore se +non fosse capitato il piccino, ch'è malaticcio e debole. E col vento +in casa... + +--Sentite,--interruppe la rivendugliola--io vi do questo paio di calze +pel piccino e voi glie le portate a donna Nena, poveretta. Direte che +le avete avuto dalla signora vostra... + +--Date qua--fece la serva, levandosi--che tutto è buono quand'è +carità. Oggi glie le porto. + +Un'altra volta la serva chiamò fuori nella via Gaetanella, la quale +era occupata a riasciacquare i piatti. + +--Clelia, la..... capite?.... dev'esser morta. Ora ho chiesto alla +vecchia se Clelia abbia più rivisto il piccino. S'è messa a piangere, +la vecchia. Ho capito tutto. + +Passarono sette mesi; morì pure donna Nena, spegnendosi a poco a poco +nella sua celletta, col _ragazzo_ che la guardava dal suo seggiolino, +appiè del letto. Per un momento l'avevano lasciata sola, mentre dava +gli ultimi tratti. Rientrate le vicine col ramoscello dell'olivo e +l'acqua benedetta, trovarono la vecchia basita. Il piccino la guardava +ridendo, balbettando. Un braccio di donna Nena fuori della coperta era +steso rigidamente verso di lui, la mano pareva indicasse. + +Fatto sta che, occupate a rovistare per la celletta, curiosando +dappertutto, nei foderi di un canterano che gemevano come se +nascondessero l'anima della vecchia, in un baule nello stipetto o +muro, le vicine dimenticarono il bambino. Soltanto com'entrò lì dentro +anche Graziella la sarta, con dietro la ragazzina curva sotto lo +scatolo delle vesti, per vedere, mentre lei dinanzi al lettuccio, +contemplava la morta coi grandi occhi pietosi, il piccino le prese fra +mano la frangia di conterie che luceva attorno alla veste. Graziella +si volse. + +--Questo è il piccino di donna Nena--spiegò Gaetanella Rocco--il +figlio della figlia. + +--E la madre dov'è?--chiese Graziella. + +L'altra benedì l'aria con la mano: l'indice e il medio ritti. + +--Pure lei morta?--fece la sarta, intenerita. + +E carezzò la testa bionda del piccino, il quale levò gli occhi a +guardarla. + +Subitamente irruppe la folla di tutti i monellucci del vicinato. +Arrivava il carrozzone. Allora Gaetanella Rocco portò fuori il +piccino, mettendogli in mano una ciambella. Gli trasse il seggiolino a +bracciuoli fin presso alla porta del cortile che metteva, per le +scale, rose dal tempo, sul Corso. + +Poco dopo il carrozzone si portò via la vecchia per tutto il Corso. Il +cocchiere zufolava, con le redini sulle ginocchia, col vento secco di +faccia. Dietro, sulla predella, i due becchini si bisticciavano, le +gambe penzoloni. + +--Donna Nena se ne va a Roma--esclamò, ridendo, un calzolaio ch'era +uscito a vedere dalla sua bottega, con uno stivale fra mani. + +La facezia ebbe successo fra quanti guardavano. Donna Nena se ne +andava a Roma! Buon viaggio! Le vicine ridevano. Rideva Nannina +Fiocca, la innamorata del calzolaio. Quando gli passò accosto gli +dette uno spintone. + +--Bel core che hai! + +--Senti--le fece dietro il calzolaio--presto lo farai anche tu il +viaggetto.... + +Nannina si volse, grattandosi la coscia per allontanare il malagurio, +e gli gridò con la voce argentina: + +--Prima tu! + +--Prima tu!--ribatteva il calzolaio, minacciandola con lo stivale. + +Il tempo s'era fatto grigio. Di faccia al Corso, dal mare, saliva una +nebbia densa come fumo di officina, lambiva le falde del Vesuvio, lo +nascondeva fin quasi alla cima. Vagamente s'indovinava nel porto una +gran nave; era una striscia tutta nera, indecisa. Intorno la città +spariva in quel fumo che pareva covasse un incendio. Ma nel cielo +affollato di nuvoloni, qua o là dei chiarori scialbi si facevano nel +lontano, ove il sole all'estremo lembo in fine della collina di +Posillipo, rompeva a fatica le nuvole. Vi fu un momento in cui la luce +si allargò; lucevano disotto le vetrate alle finestre, luceva lo zinco +delle serre alle terrazze delle palazzine al Rione Amedeo. Finalmente +tutta una stesa di cielo diventò azzurra. + +Il piccino lo avevano dimenticato sotto la porta del cortile. Egli +sedeva, al sommo della scala diruta, nel suo seggiolino, con le manine +sui bracciuoli. Sulle ginocchia aveva la ciambelletta di Gaetanella, +mangiucchiata mezza: aveva un piccolo grembiale bianco, le scarpette +molto vecchie, una vesticciuola scura, stinta, troppo grande per lui. +In una scarpa il piede non era entrato tutto, ne scappava fuori il +tallone ove faceva sacco la calza. Lui dondolava quel piede. A poco a +poco la scarpetta ne cadde. Allora il piccino sorrise, tutto solo, +molto contento. Contemplò, per un pezzetto, il piede libero, poi non +avendo altro a fare, si rimise a mangiar la ciambella. Una volta levò +la manina, s'atteggiò, pronunziò quei brevi vocaboli incomprensibili +che sono della incoscienza infantile e delle bocche che non sanno +parlare. + +La ciambella fu mangiata tutta. Il piccino aveva fame. Raccolse +perfino le miche cadutegli nel grembialetto. Pareva soddisfatto. Poi +si mise a guardare innanzi a sè i fili del telegrafo, che dal +parapetto della via, di faccia, declinavano, e scomparivano fra le +case. Una _cometa_ s'era impigliata tra i fili, la carta lacerata +svolazzava. Un brandello fu strappato ai fili e portato via dal vento. +Lungamente il piccino ne seguì la sorte con gli occhi, sbadigliando, +poi chinò a poco a poco la testa da un lato e s'addormentò. + + + + +GLI AMICI + + +Nel maggio, mentre al più piccolo alito di vento le rose tenerissime +concedono le foglie loro, disseminandole appiè d'un amoroso mandorlo +ancora in fiore, mentre da per tutto ov'è collina, o giardino, o +praticello passeggiano gravemente al sole gli scarabei e sbadigliano, +alta la testa viperina, le lucertole verdi, mentre il bosco è tutto in +chiacchiere di uccelli gelosi e si spande per la fresca campagna +l'indefinibile susurro degli insetti e una scia d'argento solca, sul +cammino lentissimo della lumaca, un muretto nell'orto, mentre tutto +questo, ch'è poesia dolcissima nell'aria buona o dolce, succede +lontano dalla città romorosa, qui la prosa cittadina va trascinando +per le vie cenci e magre suppellettili borghesi, sciorinati al sole di +maggio tra il polverio, le bestemmie dei facchini o il loro copioso +sudore di bestie affaticate. Si compie di questi giorni la frettolosa +bisogna dello sgombero, ed è un transito incessante di cose che +parlano, un viaggio di segreti trabalzanti su pel rotto selciato +napoletano. Il lettuccio, la spinetta antica, la poltrona favorita, il +boccaletto a fiori, ove così spesso l'amata ha _bevuto i pensieri_ +dell'amante, il misero lume a petrolio onde furono rischiarate, presso +agli esami, le veglie laboriose d'uno studente di medicina, la gran +seggiola a ruote d'un paralitico, il canterano da' foderi cigolanti in +fondo ai quali ammucchiò tutto un tranquillo epistolario amoroso la +fiamma d'un impiegato alla Ferrovia, lo spiumaccino invernale, ricordo +della povera mamma morta, che usava di tenerlo sui piedi--tutto ciò +passa innanzi agli occhi, nel sole, e cammina, e muta posto e va +altrove, e passa da una luce d'un quinto piano all'oscurità di un +pianterreno, o dal buio al sole, chi sa dove, chi sa dopo che amari +rimpianti, e scompare. + +Or, sopra uno di questi carretti scricchianti, tra molte scatole da +cappelli e un mucchio di cuscini, viaggiava una gabbietta. Dentro alla +gabbietta c'era un canarino giallo. Le suppellettili mutavan posto: +alla casa nuova la gabbiuzza fu appesa nel tinello che dava in un +giardino. Di rimpetto, dietro certe grate fitte, si vedevano +confusamente soggoli biancheggianti: c'era un antico monastero. Il +figlio della signora, un ragazzo che odorava di poesia, appena fu alla +nuova casa e, per la finestra del tinello, vide le monache, fu preso +da un impeto sentimentale e stampò una sessantina di versi claustrali +in un giornaletto letterario. + +Il povero canarino poeta pur lui, era stato tolto piccoletto al nido, +e più non ricordava dove e come. Ricordava senza precisione certo +aggrovigliamento di rami e di fronde, una fiorita stesa di piano, un +gran pezzo di cielo azzurro--niente più. L'adozione era stata larga di +cure e, dapprima, dolce fu la prigione. E lì come se fosse stato a San +Pietro a Maiella, il canarino diventò un cantore elegantissimo, una +specie di tenorino di grazia. + +--Bene, bene--esclamò il marito della signora--ecco il canarino che +comincia a dirci qualcosa. + +E ogni volta che si trovava nel tinello a lavarsi la faccia, gli +faceva lo zufolo col tovagliolo fra mani. + +La casa dalla quale era sloggiato era scura e silenziosa. Le finestre +non davano sulla strada, riuscivano in un cortile abbandonato, dominio +di terribili pipistrelli, qualcuno de' quali perfino veniva a sbatter +l'ali intorno alla gabbiuzza, dove il povero canarino tremava di +terrore. La bestiola, di sotto l'arco della finestra, non vedeva che i +muri grigi del cortile dagli angoli ch'erano scale di polverose +ragnatele, da' buchi neri che a notte diventavano case di nottole. Le +carrucole nei pozzi stridevano, le secchie si urtavano, le serve, a +prima ora, trovandosi tutte ad attingere, dicevano male della gente, +appiccicando a ognuno un aggettivo che svegliava goffe risate per +tutto il pozzo. Questa la vita del cortile. Una volta solamente il +canarino uscì dalla sua malinconia. Una delle fantesche ripuliva la +gabbia d'un altro canarino, lasciando cader giù nel cortile le boccate +sfuggite del miglio, i rifiuti del prigioniero, e canticchiando. E +come quel canarino, per la soddisfazione del miglio fresco e +dell'acqua pulita, metteva, di tanto, piccoli gridi acuti, quest'altro +credette di aver trovato finalmente qualcuno col quale potesse +chiacchierare, nelle ore di noia. + +Lo chiamò allora due volte. + +--Zizì! zì! zì! zì!... + +Quello rispose allegramente: + +--Zì! zì! + +Poi vi fu un silenzio. La serva aveva portata via la gabbia; il povero +canarino, disilluso, ricadde in malinconia e non avendo a far altro si +rimise a contemplare i muri del cortile. + +In una giornata di novembre fu tale lo scrosciar della pioggia furiosa +e così spaventevoli furono i lampi e i tuoni che il canarino, tutto +solo nella gabbia, credette che l'ultimo giorno della sua vita fosse +arrivato. Dal lampeggiare continuo era tutto illuminato il cortile, i +ferri della gabbia pareva si arroventassero. Poco dopo accorse la +serva, che avea lasciate aperte le vetrate della finestra. + +--Meno male!--esclamò--I vetri non si sono rotti! E chi l'avrebbe +sentito il padrone?... + +Guardate, nemmeno una parola per quella povera bestia tremante di +freddo e di paura! Bella carità cristiana! E così il canarino, a poco +a poco, s'abituò ad ogni sorta d'ingenerosità. Nessuno si pigliava +pena di lui, ma nessuno, però, lo veniva a seccare. Meglio così. E il +suo amico divenne un pezzo del muro di faccia, ove un ragno intesseva +comodamente la sua tela. Nell'estate, quando un po' di sole fece la +spia nel cortile; la tela ne fu tutta illuminata e il ragno vi +passeggiò di lungo e di largo, con una grande boria di padron di casa. +In tutto il giorno si risentivano le voci delle fantesche, lo strepito +delle cazzeruole, risate lunghe e sguaiate, scoppiettî di carboni +dalle fornacette. La musica metteva in allegria il canarino che, a +volte, vi mescolava certe note acute e un trillo per cui le serve, +meravigliate, tacevano. Una di loro, mentre lui si sfogava, esclamò: + +--Dio! che bella vocetta, neh? + +La lode, Dio buono, se la pigliano tutti, la vonno anche i modesti. Il +canarino si guardò i pieducci, ripulì il becco a un ballatoio della +gabbia, si piantò saldo sulle gambette e si mise a cantare: + + _Se il mio nome saper voi bramate_... + + * + * * + +A maggio, v'ho detto, i signori della casa sloggiarono. + +La primavera sospirava più forte con gli spasimi dei fiori, col +susurro delle piante in amore, e nell'aria salivano odori soavissimi e +freschi soffi di zeffiri. In una bella giornata profumata si svegliò +il canarino a un pispiglio sommesso. Una passera aveva fatto il nido +di rimpetto. Poi furono piccoli gridi di compagni liberi che +passavano; furono a volte cicalecci impertinenti di rondoni in +chiacchiere, sui tetti. I rondoni, al solito, dicevano male del +vicinato. Quello era bello, quell'altro era brutto, la tal signorina +non sapeva cantare, il violinista del quinto piano pigliava acuti +stonati, il portinaio non badava troppo alla figliuola. E il giardino +si svegliava all'alba con questi discorsi di uccelli, con le loro +querele peripatetiche, con ronzii d'insetti invisibili e voli di +bianche farfalle. + +Il canarino ebbe da tutta questa vita, che gli ricordava +indefinitamente il bosco e l'odore acre delle piante, quella +malinconia dei ricordi che, si dice, tornano nel _tempo della +disgrazia_. N'ebbe singhiozzi di rimpianti e di desideri che gli +rompevano il canto nella gola. E gli cominciarono a cadere le penne. +Una si posò sul davanzale della finestra e un colombo se la venne a +pigliare. + +--Oh! dite, amico--gli chiese il canarino dalla sua gabbia--siete di +questi paraggi voi? + +--Vi pare?--rispose il colombo--Gli è qui che son nato. Guardate +laggiù accosto alla grondaia. Vedete voi quel buco tutto nero? Lì ho +fatto il nido. E questa penna che vi è caduta, se permettete, la metto +al lettuccio dei miei piccini. Dite, vi dispiace? + +--Anzi--disse il canarino--fortunato d'esser materasso. Ma sentite, +verrete voi a tenermi compagnia qualche volta? + +--Perchè no?--disse il colombo--ma di questi giorni non posso; ho i +piccini, udite voi come chiamano? + +Il canarino non udiva nulla. + +--Eh!--fece il colombo--sento io, sento! Quando avrete figli anche +voi! Arrivederci. + +--Arrivederci. + +E quasi ogni giorno lo stesso colombo veniva a pigliarsi una penna +caduta. + +--Fatemi la finezza--gli chiese una volta il canarino--sapreste voi +perchè così spesso mi cadono le penne? Io ne sono assai preoccupato. + +Il colombo lo guardò malinconicamente. + +--Che volete vi dica? + +E non gli volle dire che gli anni e i dispiaceri sogliono far di +questi scherzi. + +Passò un mese. I piccini del colombo s'eran fatti grandi e +strillavano, sporgendo dalla buca le testine ancora spelate. Attorno a +quel nido altri nidi si destavano all'alba e un pigolio continuo +succedeva sino a quando l'appetito dei piccoli colombi non era +soddisfatto. I colombi grandi tubavano all'ombra, empiendo il cortile +della dolcezza dei loro amori. + +In luglio il colombo grigio si ricordò della conoscenza. Ma in quella +mattina avea avuto tanto da fare e s'era così impensierito di certi +muratori che erano venuti a mettere scale pei muri presso i nidi, che +la visita dovette farla a sera, quando i muratori se ne andarono. + +C'era una luna bianca che faceva capolino di su il belvedere delle +monache. + +--Buona sera--disse il colombo--come state? Sentite che bell'aria +fresca? + +--Ahimè!--disse il canarino--se sapeste, amico mio! Da tempo in qua +sono colto da tale tristezza che a momenti mi pare di morire. Mi +spoglio ogni giorno più e mi pigliano brividi di freddo, ed anche +provo una grande debolezza. Come mai questo, caro amico? + +--Che volete vi dica?--fece il colombo, con gli occhi bassi--Sono cose +che accadono. Io son qui di rimpetto, se mai. + +E se ne andò, ammalinconito pur lui. + +Poi tornò dopo una settimana. La gabbiuzza era vuota. Ma c'era ancora, +sulla finestra, una ultima piuma gialla. Il colombo non ebbe coraggio +di portarsela via. + +E c'era un chiaro di luna quella sera, un chiaro di luna così grande, +così grande!... + + + + +FORTUNATA LA FIORISTA + + + _5 Settembre 1885_ + +Giorni fa le vicine di Fortunata Cappiello, con molta meraviglia, +videro chiusa la bottega di lei. Bisogna premettere che Fortunata +Cappiello ha bottega di fiorista in via del Duomo, e oltre a questo ha +un padre ed una mamma i quali non sono mai stati in tenerezze, anzi, +per dirla con le vicine di Fortunata, i due coniugi _facevano cane e +gatta_ in tutta la settimana, specie al venerdì, quando Giuseppe +Cappiello chiedeva quattrini alla moglie per giocarseli al lotto e lei +glie li negava. + +Vista la bottega chiusa sino a mezzogiorno e argomentando che più non +si fosse aperta in tutta la giornata, le vicine, sempre maliziose e +maldicenti, ne trassero molte congetture, tra le quali questa, che, +nella notte, i Cappiello avessero subitamente sloggiato e portato via +il pò di mobilia, per non pagare il padrone di casa. + +--Sentite--disse Giovannina Zoccola, merciaia di rimpetto--questo non +ha potuto succedere. Vero è che la fame se gli mangiava i Cappiello, +la fame e i debiti; che a me, se veramente non tornano più, mi +dovranno dare sempre quindici soldi da Pasqua passata. Ma un po' di +danaro lo mettevano da parte, via. E c'è stato sempre don Procolo, il +_signore_, che ha riparato spesso e volentieri. + +Don Procolo, un attempato arzillo, negoziante e proprietario, veniva a +sera a trattenersi nella bottega, e quando c'era don Procolo accosto a +Fortunata, seduto in mezzo ai fiori di _organsino_, in mezzo ai fasci +d'erba artificiale, la mamma di Fortunata, dalla parte loro, chiudeva +metà dell'uscio. Le vicine dicevano che chiudeva anche un occhio. + +Fortunata, poverina, era magruccia, pallida, con molto nero sotto gli +occhi. La _frangetta_, i grossi cerchi dorati alle orecchie, un neo +presso al mento: piaceva. Stropicciava lo spazzolino sui denti che +aveva bianchi e piccoli, si nettava le unghie con molta pazienza, alla +mattina, sotto l'uscio, prima di mettersi a lavorare. + +I fiori artificiali, quelli pei borghesi di Foria e pei negozianti di +quartiere Pendino sono strillanti e il colore vivo s'attacca alle +mani. Fortunata pareva la _maitresse aux mains rouges_. Don Procolo +non ci badava gran che, ma la ragazza serbava, per così dire, le +manine nette pel suo innamorato vero, che nessuno conosceva. Quando +don Procolo badava alle balle di tela giù in dogana, nelle ore di +pomeriggio, l'innamorato della fiorista passava per via del Duomo, la +sigaretta tra le labbra e un bastoncino di bambù in mano. Era un +impiegatuccio a mille e duecento con lineamenti di un'antipatica +regolarità, biondino, magro, malaticcio, molto pulito. Fortunata lo +adorava. + + * + * * + +Nella sera del 3, due sere fa, i coniugi Cappiello tornarono alla +bottega che potevano essere le sette e mezza. Donna Maria, senza +nessuno salutare della via, ficcò la gran chiave nella toppa, aperse +la porta e sgusciò dentro. Nella semioscurità i mucchi dei ritagli pei +fiori, le palle bianche dei lumi a petrolio, le ceste piene di fiori +azzurri e rossi mettevano una gran confusione nella bottega. Donna +Maria accese un fiammifero. Cercava qualche cosa. Di fuori il marito +s'era addossato allo stipite e, con le mani nelle saccocce de' +calzoni, le labbra strette, non levava gli occhi da un monticello di +spazzatura ammucchiatogli a' piedi, sotto al marciapiedi. A un tratto +girò sui tacchi, spinse l'uscio che donna Maria aveva socchiuso ed +entrò. L'uscio si richiuse. Il calzolaio di faccia che passava lo +spago per una suola si lasciò cascare le mani e lo spago sulle +ginocchia e si mise a guardare. Subitamente nella bottega della +fiorista scoppiò un alterco. La voce stridula della vecchia si levava +alta e le rispondevano le bestemmie di don Peppe Cappiello. +Distintamente una frase di donna Maria arrivò alla strada. + +--_Nun è overo! Nun è overo!_ + +Poi quella di don Peppe, come un urlo: + +--_Me l'ha ditto a me!_ + +Succedette un gran romore, come di seggiole rovesciate. Il calzolaio +s'alzò, impensierito. Le vicine erano diventate pallide. + +A un tratto risuonò un grido femminile, terribile. L'uscio si +spalancò. Venne fuori donna Maria che voleva parlare e non poteva. +Agitava le braccia, barellando. Un flotto di sangue le spicciava dalla +gola ferita; tutto lo scialle se ne inzuppava. Cadde sul lastrico, +come uno straccio, e non si mosse più. + +Il calzolaio mormorò: + +--L'ha ammazzata. + +Apparve sulla soglia della bottega don Peppe. Aveva gli occhi pieni di +sangue, il labbro inferiore pendeva. Immobile guardò la vecchia stesa +lì presso, si guardò intorno, come smarrito. Nessuno parlava. Il +ragazzo di Stella Farina era corso a chiamare la guardia di pubblica +sicurezza di piantone all'angolo del vicolo. + +La guardia arrivò correndo, con una mano sull'elsa della daga. Per la +via gridava: + +--Ferma, ferma! + +Don Peppe ebbe allora un istintivo impeto di salvazione. Fece un +passo, guardando innanzi a sè nella via lunga e libera. + +Ma pur i vicini, intorno, gridavano: + +--Ferma! Ferma! + +La guardia gli fu addosso e lo afferrò per il bavero della giacchetta. + +--Io non mi movo--balbettò Cappiello. + +--Canaglia!--gli fece la guardia, cercando le manotte in saccoccia. + +Il calzolaio s'era chinato sul corpo inerte della vecchia, che quasi +sbarrava la strada, sicchè una vettura da nolo, poco lontano, s'era +dovuta fermare. Il cocchiere, le redini in mano, s'era levato in piedi +sulla serpe e guardava, ancora senza capir nulla. La gente accorreva +da ogni parte. Arrivarono pur due allievi carabinieri, uno dei quali, +per via, s'andava sfilando i guanti di cotone bianco. + +--È proprio morta--annunziò il calzolaio, rizzandosi--il sangue l'ha +affogata. + +--Gesù!--fece Graziella, la stiratrice, coprendosi gli occhi con le +mani. + +--Avanti!--impose a don Peppe la guardia. + +Lui contemplava ancora la morta, movendo le labbra, come se parlasse a +sè stesso. Allora un marmista ch'era arrivato l'ultimo, un grosso uomo +barbuto, con tra le mani il martello e uno scalpello, chiese +subitamente a don Peppe che s'incamminava: + +--Perchè l'avete ammazzata, neh, don Pe'? + +Lui rispose: + +--Dimandatelo a lei. + +E se ne andò tra la guardia di pubblica sicurezza e uno degli allievi +carabinieri. L'altro si fece aiutare dai più coraggiosi e adagiò il +cadavere in quella vettura che si trovava nel vicolo. Era diventato +pallido il povero giovanotto; per la prima volta si trovava accosto a +un morto. + + * + * * + +La bottega della fiorista rimase chiusa per un mese. Un bel giorno +arrivò don Procolo, fumando. Fece aprire, rimase un pezzetto a +rovistare e a parlare con due uomini sconosciuti a tutto il vicinato, +cacciò in una cesta alcune masserizie e le coprì con un mucchio di +fiori d'_organsino_. Al giorno dopo arrivarono gli stessi sconosciuti +e vuotarono la bottega tutta quanta. I monelli del vicinato +s'impadronirono dei ritagli delle carte colorate e li sparsero per +tutta la via. Dopo un altro mese un pittore di stanze prese il posto +della fiorista. + +Finalmente, dopo due anni Graziella, la stiratrice, in una mattina di +maggio, vide passare l'impiegatuccio a mille e duecento, e per volerlo +guardare e sorvegliare troppo abbronzò una camicia, dimenticandovi su +il ferro rovente. + +L'impiegatuccio guardò nella bottega della fiorista e ci vide il +pittore di stanze. Parve meravigliato. Allora Graziella, che un tempo +gli aveva stirate pur le camice, lo salutò con un sorriso. + +--Come state? Non vi siete fatto più vivo? + +--Sono stato ad Arona, fin'ora--disse--per l'impiego... + +--Avete saputo?--chiose la stiratrice, dopo un silenzio. + +--Ah!--fece lui, picchiando sul manico del ferro col pometto del +bastoncello--Sì, so tutto. Doveva finire così... Con quella madre! E +don Peppe? + +--Chi l'ha visto più? + +--E... Fortunata? + +--Chi ne sa più nulla? + +L'impiegatuccio, dopo aver accesa la sigaretta con un fiammifero della +scatola di Graziella, se ne andò, lentamente, tutto pensoso. Ma la +stiratrice gli aveva mentito per compassione. Pochi giorni prima, a +Santa Lucia, ella aveva adocchiata Fortunata, con un bambinello. La +fiorista vestiva di nero. Comperò al bambinello un soldo di +_tarallucci_ e gli fece bere un po' d'acqua solfurea. Poi se ne +andarono su pel marciapiedi, passo passo.... + + + + +L'AMICO RICHTER + + +Ecco, amici miei, in che modo conobbi il professore Otto Richter. + + * + * * + +Il Rione Principe Amedeo, voi sapete, così vicino per limiti al Corso +Vittorio Emmanuele, si trova ad esserne, per aspetto, assai lontano. +Il Corso è ancora campagnuolo sotto la collina verde; il Rione è +elegante; il Corso è tutto polveroso per la via larga e assolata; il +Rione è severamente pulito. Qui un palazzo Grifeo, che ha un'aria +d'antico e una salda costruzione di pietra grigia e nuda. Qui finestre +archiacute che riflettono, a sera, nelle terse vetrate il gran +chiarore della luna, la quale, di rimpetto, s'affaccia sul mare e vi +bagna la sua pallida immagine. In uno studio d'incisione, sotto il +palazzo grigio, si fonde e si cesella in silenzio. Un interno pieno di +penombre; l'artista che passa e guarda, risale con la fantasia al +vecchio tempo fiorentino. Se qui l'ambiente non fosse in gran parte +lieto dell'orizzonte glauco e d'un profumo d'erbe selvatiche, e se non +parlassero dell'amore della campagna i sanguigni rosolacci erti, e se +non chiacchierassero, migrando a non lontane nidiate, gli uccellini +freddolosi, la bottega dell'incisore parrebbe antica, quando intorno +le capitassero muri grigi e stemmi onorati da vanti di toghe o di +corazze. + +In questo tempo nostro, il rione è semplicemente felice della sua +nettezza e del posto. A un certo punto il parapetto della via è rotto +dai primi gradini d'una scaletta malconcia. Per questa si scende in un +solitario vicolo, e si esce così, passando sotto un potente arco a +Chiaia, nel quartiere elegante. Dalla pace al romore, dalla +tranquillità delle cose e delle persone a un movimento che vi rimette +dal sogno nella realtà. + +In certe ore, in certi momenti, il vicoletto vi parla di tante strane +e misteriose cose. Fu in questo vicoletto che conobbi il professore +Otto Richter. + + * + * * + +Era una lieta mattina primaverile. Vi giuro, amici miei, così non dico +pel convenzionalismo che infiora quasi tutti i racconti dolci di +tenerezze meteorologiche. È la verità, la conoscenza accadde in +aprile. A ogni modo, Otto Richter lo conobbi così. + +Io scendevo lentamente per quella tale scaletta; egli se ne stava +laggiù nel vicolo, all'ombra, piantata la punta di un ombrello nel +terriccio, le mani sul manico di madreperla a gruccia. Con le spalle +al muro, gli occhi a terra, il vecchietto m'aveva l'aria di star +meditando. Ora siccome in questa vita i pensosi sono, per lo più, i +disgraziati, io che lo aveva visto dall'alto della scala piantato lì a +quel modo, e me lo ritrovavo nella stessa posizione appena dall'ultimo +gradino mettevo piede nel vicoletto, dissi tra me e me: + +--Ecco uno che certamente crogiuola i guai suoi. + +Il vicolo era pieno di buon sole e di silenzio. Improvvisamente fu +pieno di musica. Come mai?--pensavo, tornando indietro, colpito +deliziosamente da una melodia che si spandeva. Il vecchio s'era mosso; +passava al sole dall'ombra, avvicinandosi a una delle tre finestre +basse che si aprivano sul vicolo dal muro di faccia a noi. Alle +finestre ci si arrivava quasi con la testa. Le vetrate erano +spalancate e la musica passava. Ma la facevano misteriosa certe +bianche tendine, occupanti di dentro tutto il vano e pur di dentro +fermate sulle assi d'un telaio. + +Accostandomi alle finestre, m'avvicinavo pur al vecchietto, e +procuravo di non far romore; era così assorto poverino! L'ombrella era +passata sotto l'ascella, le mani strette premevano l'ultimo bottone +del panciotto ch'era in cima carezzato dalla barba rossiccia del +solitario uditore. A volte, mentre la melodia saliva con più sonoro +ritmo, le mani si staccavano dal panciotto, e una, l'indice teso, +misurava il tempo. Si afferrava l'altra, nervosamente, al margine del +soprabito, come se volesse tirar giù il panno stinto. + +Finita la musica il vecchietto levò il capo; sorrideva. Me gli trovai +faccia o faccia; egli seguitava a sorridere, seguitava ad armeggiar +con la mano, mormorando l'ultima frase musicale, solenne. + +Mi feci animo e gli chiesi: + +--Scusi, chi c'è qui dentro? + +Lui fece un passo innanti, rimise in movimento l'ombrella e venne a me +con una chiara felicità negli occhietti azzurri. + +Rispose: + +--Beethoven. + +Col braccio levato misurò ancora quattro o cinque battute e canticchiò +un'altra volta le note. + +--Molto grande,--soggiunse con le labbra allungate in una smorfia +d'ammirazione--molto grande! Questa sinfonia monumento. Oh!... Piace a +voi, signor? + +Dio mio! Una così deliziosa cosa! A chi non piace la musica di +Beethoven, amici miei? Gli è che non sapevo persuadermi come lì dentro +ci fosse proprio lui. Egli certamente è presente ancora all'esecuzione +della sua musica, il suo spirito aleggia intorno. E la musica trema +con divino ed infinito sospiro di sentimento, la melodia culla +l'anima. Io avevo ben riconosciuta la _Pastorale_. Ricordate, voi, +amici? + +Ah! perchè la musica non si può scrivere e leggere come la parola!... + +--Lei dice che la musica è di Beethoven--feci, ridendo--e sta bene. Ma +com'è che Beethoven si trova lì dentro? È risuscitato? + +Lui rispose lentamente, tutto serio: + +--Beethoven morto assai tempo. Qui Società Quartetto. Concerto. + +--Forestiere lei? + +--Allemand, di Germania. Tetesco. + +--E vive qui, a Napoli? + +Disse con gli occhi di sì. E poi accennò pure che tacessi e si +riavvicinò alle finestre. Ricominciava la musica. Chi ora? + +--Psst--fece lui--Bocherino. + +Mise l'indice sulle labbra e socchiuse gli occhi, come rapito. + +Che finezza, che languore, amici miei! La conoscete voi questa +_Siciliana_ del gentile minuettista? Come sorrideva il vecchietto in +tutta la durata dei sospiri del settecento, agli scherzi dei violini, +rievocanti tutto un passato dolce, sparso di polvere d'_iris_ e +odoroso di buon cioccolatte. Cari amici, in questo vicoletto al Rione +si sogna; e che buon sole, che buona musica, amici miei! + + * + * * + +E vi tornai. Ancora il professore Otto Richter non mi aveva tutto +narrato di sè. La sua piccola figura da racconto d'Hoffmannn o +d'Erckmann-Chatrian, la sua placida figura tedesca serbava qualcosa di +misterioso ch'io cercavo invano di scrutare e su cui arzigogolavo +senza raccapezzarmici. + +Seppi soltanto questo da lui, alle prime confidenze, ch'egli era +venuto di Germania in Italia a piedi. Amici, capite? A piedi. Ne +rimasi inorridito; io che adoro le vetture, la ferrovia, le tramvie, +tutto che è mezzo di trasporto! + +Il mio sguardo scese subito alle scarpe del buon uomo, due scarpe +punto eleganti, dal tomaio piatto, basso, enorme, dalla punta +quadrata, dalle suola doppie tre dita. Vere scarpe nordiche. Egli +posava su quel piedestallo e sorrideva, contentissimo. Aveva, +parlando, un certo ammiccar d'occhi malizioso, pel quale gli si +arricciavano le gote. Tutta la faccia diventava una ruga sola. Parlava +a bassa voce. + +E poi seppi, pure da lui, ch'egli era a Napoli da tempo, che abitava +nel torrione di S. Martino, che in tutta la santa giornata girava +nella città dando lezioni di lingua tedesca. + +--Voi non conoscete?--fece lui. + +--No--risposi, mortificato--Ma amerei imparare la vostra lingua. + +--Desiderate lezione?--disse lui, sorridendo.--Parleremo di questo. + +Poi non ne parlammo più. Era un vecchietto pieno di delicatezze. + +Continuavano le prove della Società del Quartetto. Una mattina il +professore Otto Richter se ne venne nel vicoletto con tra mani un +libriccino di elegante edizione tedesca. + +--E questo? + +--Questo? Trattato veleni. + +Veleni? Che faccia feci? Ma il vecchietto si affrettò a soggiungere, +battendo in petto la mano aperta: + +--Io anche un poco medico. + +Un po' medico, un poco poeta, un poco pittore--egli era un po' di +tutto. Sopratutto un musicomane. La mia ammirazione cresceva di +domenica in domenica, come i concerti del Quartetto si seguivano e ci +teneva insieme la comodità del vicoletto. Bisognava vedere il mio +amico Otto Richter mentre romoreggiava, di dentro, la _Cavalcata delle +Walcüre_. Quel buon Richter! Coi pugni stretti, gli occhi +lampeggianti, le gambe allargate, l'ombrella brandita come la frusta +d'una delle ammazzoni wagneriane, facendo: Pa pa ta pa! Pa pa ta pa! +Papatapa! Zin! + + * + * * + +Passò un mese, un felice mese di pruove e di concerti. Non mancammo +mai. Sui muricciuoli del vicoletto spuntavano fiorellini gialli e +tutte lo creste n'erano vestite. Una striscia d'ombra sotto quei +muriccioli, e in mezzo al vicolo un accampamento di sole. Saliva la +musica fino al Rione, chiamando i passanti, invitandoli alla platea +solitaria di questo teatro improvvisato. E pei gradini diruti +scendevano subitamente figurine femminili, allegri cavalierini in +galanterie. Era un romore di stivalini saltellanti che faceva voltare +il mio amico Richter. Egli pareva un vecchio passero solitario turbato +da una folla accorrente di uccellini chiassoni. Si ricantucciava e non +si moveva più. Qualche piccola signorina lo indicava, sorridendo. + +Certo il mio amico Richter impressionava. Era una figura originale, di +quelle che i giornali illustrati tedeschi mettono in una novella +semplice e buona, vivificata dalla matita di un artista di spirito. +Parecchie volte lo incontravo in quei paraggi, con una valigetta +appesa a una mano, l'eterna ombrella nell'altra. La valigetta s'empiva +di frutta: di erbaggi di latticinii, d'un po' di tutto. Il mio amico +Richter entrava frettolosamente nella bottega d'un pastaio, faceva di +cappello con quella cortesia ch'è tutta tedesca e chiedeva due +chilogrammi di vermicelli. E in un'ora egli si era provvisto di tutto +il mangiabile e il cucinabile. Così tornava a S. Martino e di lì +scendeva per andare a udir la musica in Villa Nazionale o in qualche +altro posto dove musica si facesse. Era la sua grande passione. + +Una mattina lo vidi che seguiva le esequie di un capitano suicida. Era +accanto alla banda musicale, tutto pensoso, l'eterna ombrella sotto il +braccio. Lo vedevo poi qua a là per le vie, per le stradicciuole di +Napoli, frettoloso, parlante a se stesso. Forse si recava alle sue +lezioni di tedesco. Poi non lo vidi più. + +Scompaiono tante persone ogni giorno in questa Napoli, e tante ne +compaiono di nuove! + + * + * * + +Una sera, era qui la regina, si dava in onore di lei un concerto al +Quartetto. Il vicoletto era pieno. Eravamo in parecchi amici, nella +più grande aspettazione per un programma che prometteva Schumman, +Wagner, Boccherini, Beethoven. La sala era certamente affollata, ma +qui, nel vicoletto, al fresco, come si stava meglio, e senza pagare il +biglietto! + +Per le aperte finestre uscivano il susurro degli intervenuti, lo +strepito delle seggiole smosse, un fruscio d'abiti serici. Di tanto in +tanto un accordo di violino, un suono rauco di tromba, una voce che +chiamava. + +Il vicoletto fu, a un momento, tutto illuminato dalla luna che si +liberava dall'impiccio di certe nuvole impromettenti, e campeggiava +serenamente in cielo. Noi altri si chiacchierava, aspettando. Accosto +a me era seduto un uomo occhialuto, dalla piccola e incolta barba +nera. Un forestiero. Non so come io gli abbia rivolta la parola, ne so +più perchè. Certo è che il mio vicino, tra una domanda e una risposta, +brevi sempre, mi disse che egli era tedesco, ch'era professore di +lingua tedesca, e che avrebbe desiderato di esser conosciuto. Ma lo +disse, poverino, con una cert'aria! Pareva mortificato. Tedesco, +professore? Certo conosceva il mio amico Otto Richter. + +--Otto Richter--borbottò, cercando nella memoria. + +Poi fece: + +--Ah! Richter! + +--Dunque? + +--Morto. Otto Richter? Professore? Morto. + +Una cosa molto semplice per questo signore meditabondo. Oh! povero +Richter! Ma come? + +Il mio vicino pensò ancora. Ecco, era morto così--e si batteva in +fronte--male di cervello. Tre giorni, non più. Poi morto. + +Dopo un momento cavò da un enorme portafogli la sua carta e me la +porse. C'era su scritto, a mano: _Corrado Weber, professore di lingua +tedesca_. + +--Chieggo scusa--balbettava il pover'uomo--io solo a Napoli, solo, +solo. Così si vive, signor, lavorando. Richter mio buon amico. +Poveretto. + +Improvvisamente un fragore di battimani giunse a noi dalla sala; +subito dopo l'orchestra intuonò la marcia reale. La regina entrava. +Passarono quattro minuti; nessuno fiatava nel vicolo. Io pensavo al +mio vecchio amico Richter, al mio povero vecchietto musicomane. + +--E quando è morto? + +--Psst!--fece Weber--Chieggo scusa, signor. Dopo. + +Cominciava la musica. Si levò in piedi, si scappellò e si mise ad +ascoltare con religiosa attenzione. + + + + +SENZA VEDERLO + + +Siccome in questo mondo chi pensa ai casi suoi e mette le cose a posto +è chiamato accorto, così, quando dopo la morte di Selletta, spazzino, +il quale prima aveva fatto il fiaccheraio e prima ancora avea +governato un negoziuccio di commestibili, la vedova Carmela chiuse un +suo maschietto all'Albergo dei Poveri, la bambinella mandò a imparar +di cucire da una sartina, e si tenne in casa soltanto il marmocchio +che le succhiava la vita appeso tutta la santa giornata al petto +vizzo, delle vicine parecchie, e furono le più attempate, dissero che +avea fatto bene a provvedere a quel modo alle cose sue, sconsolata e +impoverita come Selletta l'avea lasciata. Dissero le altre, poche, e +furono le mammine fresche del vicinato, le quali cominciavano con la +prima maternità a raccôr tutto l'amor loro sui figliuoli, che questi +erano il riso della casa e che proprio ci voleva un core assai duro +per allontanarli e un coraggio, via, un coraggio! + +--Come fate a rimaner tutta sola?--diceva alla vedova Nunziata Fusco, +una bionda grassetta, con in collo un bambino biondo, grassotto come +lei. + +--Dite voi--piagnucolava Carmela--come avrei potuto fare con tre +angioletti attorno? Sono tre bocche, sono. E poi Nanninella, voi +sapete, torna a sera dalla sarta e la notte m'è compagnia. Impara +l'arte, oramai è grandicella. Per Peppino... voi dite che... lì, +all'Albergo... è brutto, non è vero? + +L'altra diceva: + +--Sentite, me ne sarebbe mancato il coraggio. Voi non lo vedete più, +Peppino, e lui non vede più voi. E chi chiama se ammala? + +--Come! Allora non sapete niente. Lì si trova come a casa sua e niente +gli manca... Ah! è vero--soggiungeva con le lagrime agli occhi--io non +aveva pensato a questo, ma già, avranno medici e medicine, e se accade +che lui s'ammali, lontano sia, me l'hanno da far sapere. + +--Vi dico che non lo fanno sapere--sentenziava la Fusco, carezzando il +suo marmocchio, come per dire a Carmela: + +--Questo qui, vedete, me lo tengo io, che sono la mamma, e non uscirà +mai di casa sua. + +La vedova rientrò in casa e corse a baciare così forte il suo piccino, +che dormiva nella culla, da farlo svegliare in un sovrassalto. Il +piccino piangeva. + +--Core mio!--fece lei--zitto, via, zitto. Oggi andiamo a trovare +Peppino. + +Era venuto l'inverno a un tratto, con giornate buie e rigide. La casa +di Selletta stringeva il cuore, tutta occupata dall'oscurità. Appena, +di sotto l'uscio, ci si vedeva il lettuccio di contro le parete ove +gli strappi al parato meschino scoprivano la grigia nudità del muro. +L'umido penetrava nelle ossa; Selletta lì dentro ci aveva persa la +salute. + +La vedova imbacuccò alla meglio il piccino e lei si buttò addosso lo +sciallo nero che a quello era servito di coverta, nella cuna. Cercava +ora la chiave della porta. La trovò nella cenere fredda del braciere +che con quella aveva scavata il giorno prima, per riattizzare il +fuoco. + +--Andiamo da Peppino--ripeteva al marmocchio, chiudendo l'uscio. + +La viuzza, trafficata dai piccoli venditori e dal vicinato in +movimento, pareva allegra. Nel lontano, per un vicoletto che vi +sbucava, una larga striscia di sole tratteneva i passanti, i quali si +fermavano apposta in quel po' di caldo a chiacchierare. + +--Dove andate?--chiese alla vedova una vicina--Avete vista la buona +giornata, e andate a spasso? + +--Andiamo da Peppino--disse Carmela mettendo in tasca la chiave. + +--Peppino chi? + +--Peppino mio figlio, che ho messo a scuola all'Albergo dei Poveri +quando Selletta è morto, buon'anima sua. È stato lui che me l'ha +raccomandato. Diceva: mettilo lì perchè impara l'arte e non toglie +pane alla casa. + +--E voi l'andate a trovare? + +--Sono tre settimane che non lo vedo, e questo gli farà piacere. +Lasciatemi andare, bella mia, buongiorno. + +E tirò via col bambino in collo, trascinando per la mota della viuzza +un lembo della gonna lacera. + +In quel pezzo della via, soleggiato, lì dove un gruppetto di femmine +s'era raccolto a ciarlare, trovò Nanninella che guardava curiosamente, +con le manine sotto il grembiale, il panchetto d'un venditore di +caramelle il quale si godeva il sole fumando la pipa, gli occhi +socchiusi. + +--Nannina!--fece la vedova--come ti trovi qui? Che fai? + +La bambina le corse incontro, allegramente. + +--Non si lavora oggi, la maestra fa festa, ce ne ha mandate via tutte, +perchè lo sposo la conduce in campagna. + +--Andiamo da Peppino--disse la vedova pigliandosela per mano. + +Faceva un gran freddo, ma il tempo era sereno e la via asciutta. La +bambina batteva ogni tanto i piedi a terra, per riscaldarsi, afferrata +con una mano alla veste della madre che le covriva il pugno. L'altra +mano aveva ficcata nella piega dello scialletto, alla vita. A volte, +chinando la testa, passava il gomito sulla fronte per trarne indietro +una banda di capelli che le veniva sugli occhi. Non voleva metter +fuori la mano dallo scialletto. + +--È molto lontano?--chiese, a un tratto, quando furono nella via larga +di Foria. + +--Lì, in fondo--disse la vedova--Vedi quegli alberi? Lì, guarda, +dirimpetto a noi. È lì. + +--Com'è lontano!--mormorò la bambina. + +Allo sbocco di via del Duomo, sul marciapiedi, incontrarono la +rivendugliuola che teneva bottega accosto alla loro. La vedova non la +vide; in quel momento rincappucciava il bambino. La vide Nanninella. E +come la rivendugliola le sorrideva, le gridò passando: + +--Noi andiamo da Peppino. Torniamo più tardi! + +--Chi è?--fece la vedova, voltandosi. + +--Marianna--disse la bambina--è andata a comprare qualcosa. + +--Cammina--disse la vedova. + +Arrivarono stanche, la bambina non ne poteva più. Cercarono il sole, +presso alla grande scala dell'Albergo, ove quello batteva tutto sulla +facciata. Sui gradini erano seduti tre vecchietti, Pezzenti di San +Gennaro, in chiacchiere con una venditrice di melo. + +La vedova s'accostò, guardando nella cesta. + +--Me ne comprate, bella figlia!--le fece la venditrice--guardate, ve +ne do' tre di quelle grosse per due soldi, guardate. + +--Dite--fece la vedova--le posso portare su a mio figlio? Lo +permettono, sapete niente? + +--Come no? Vi pare? Son mele, non sono cannoni. Pigliatele. Dove le +volete mettere? + +--Qui--disse la bambina, aprendo il grembiale--mettetele qui, le porto +io. + +La vedova pagò i due soldi e si mise a salire la scala dell'Albergo, +con dietro la bambina, tutta felice delle mele. Sul largo pianerottolo +non sapeva dove più andare, le porte erano molte, la scala continuava. + +--È qui?--chiese la bambina. + +--Ancora più su. Non so. Aspettiamo qualcuno che ce lo dica. + +Sentivano zufolare su per la scala, una voce d'uomo s'avvicinava +canticchiando: + + M'hanno detto che Beppe va soldato, + e che vi han vista pianger di nascosto.... + +Spuntò subitamente un giovanotto, con le mani in saccoccia e uno +scartafaccio sotto l'ascella. Quando fu sul pianerottolo dette una +occhiata alla donna e alla bambina e tirò innanzi, continuando: + + Far pianger sì begli occhi è gran peccato... + +--Signore, signore!--fece la vedova. + +--Che c'è?--chiese lui mettendo il piede sul primo gradino dell'altra +tesa, e voltandosi. + +--Dove si va per vedere... per parlare con un bambino? Io ho qui mio +figlio... + +--Vi levate presto voi la mattina? Questa non è ora di parlatorio. Ma, +via, può accadere che vi facciano vedere il bambino. Andate su, dal +segretario. + +--Dov'è?--chiese timidamente la vedova. + +--Su, al secondo piano, prima porta a destra, ultima camera. + +Parlando saliva; a un tratto la vedova non lo vide più. Ma sentì la +sua voce dall'alto, mentre saliva anche lei. + +--Ultima camera, avete capito? + +--Sissignore--gridò la vedova--grazie, signore, Dio ve lo renda! + +Il segretario era un uomo assai maturo, molto per bene, con occhiali +d'oro, con un bell'anello al dito indice. Sedeva presso la sua +scrivania, firmando certe carte che un impiegato gli metteva innanzi +una dopo l'altra, asciugando le firme sopra un gran foglio di carta +rossa. + +Nella camera c'era la stufa, che vi spandeva un tepore dolcissimo. + +--Chi siete? Che volete?--fece il vecchio, levando gli occhi dalle sue +carte ed esaminando la vedova e la bambinella. + +La vedova non sapeva che dire. + +--Sono Carmela Selletta, eccellenza, volevo vedere, se è possibile... +io ho qui mio figlio... ha sette anni... Giuseppe Selletta... + +--Ma, Dio mio! Non dovete venire qui.--fece il vecchio, la penna +levata--questo non è parlatorio, Dio mio! Ah! santa pazienza! + +--Così m'hanno detto, eccellenza--mormorò la vedova, mortificata--ho +incontrato per le scale un giovane e m'ha insegnata la porta... + +--Ma non è qui, non è qui--insisteva il vecchietto--e poi, bella mia, +non è ora questa di parlatorio. + +La vedova rimase muta. + +--Come avete detto che si chiama vostro figlio?--soggiunse, dopo un +momento, il vecchietto, del quale ora la voce si raddolciva. + +--Peppino... Giuseppe Selletta. + +--Mazzia, fatemi il piacere, guardate un po' dentro, in archivio, se +c'è Larissa, e parlatene a lui di questo ragazzo. Anzi fatelo venire +qui, che sarà meglio. + +--Come si chiama?--chiese l'impiegato alla vedova. + +--Giuseppe Selletta. + +Mazzia sparì dietro una portiera. Il vecchietto raggiustò sul naso gli +occhiali, soffiò nelle mani e mise sulla scrivania una tabacchiera di +argento. Nannina aveva riguadagnato coraggio e s'accostava alla +scrivania, guardandovi curiosamente il gran calamaio dorato, sul quale +due pupazzetti reggevano a fatica una colonnina per metterci entro le +penne. Lo sguardo della piccina incantata passava dal calamaio a un +fermacarte di cristallo, sotto il quale si vedeva la chiesa di San +Pietro, col cupolone, la piazza e la gente in cammino, tutto colorato. + +--Sedete--fece a un tratto il vecchietto, dopo una rumorosa soffiata +di naso--pigliatevi, lì, una sedia, quella nell'angolo, brava, sedete +pure. + +Aprì la tabacchiera, tirò su una gran presa e allungò le braccia sulla +scrivania. + +--Ah, buon Dio di pace e d'amore!--sospirò. + +Poi, voltandosi: + +--Che cosa avete in braccio?--dimandò, aguzzando lo sguardo di sotto +gli occhiali. + +La vedova alzò un lembo dello sciallo, scovrendo il piccino che +dormiva tranquillamente con una mano sul petto. + +--Un piccino?--fece il vecchio, sorridendo--carino proprio! Figlio +vostro? + +--Sissignore. + +Nanninella s'era avvicinata a guardare il fratellino, togliendosi alle +contemplazioni del calamaio. Stese la mano per carezzarlo. + +--Pssst!--fece il vecchio, sottovoce--lascialo stare, tu. Si +sveglierà. Ricopritelo con lo sciallo, poverino. + +Appariva Mazzia sotto la portiera, impassibile. + +--Dunque?--fece il vecchietto. + +--Se il signor segretario--disse Mazzia--vuol favorire un momento... + +--Che c'è? + +Si levò poggiando le mani sui bracciuoli della sua seggiola, cercando +in saccoccia il moccichino di seta rossa. + +Ripeteva, camminando: + +--Che c'è Mazzia? + +Quando il segretario gli fu presso Mazzia lasciò ricadere la portiera +e questa li nascose. + +--Ora viene Peppino--disse la vedova a Nanninella. + +--Ora viene?--ripetette la piccina, sottovoce. + +La vedova col capo fece cenno di sì. I due parlottavano ancora dietro +la portiera, ma non si capiva nulla di quel che dicessero. + +A un tratto riapparve il vecchietto. Pareva molto turbato e veniva +innanzi lentamente, con lo sguardo sulla vedova. Si fermò presso alla +scrivania, aggiustò un quaderno sotto un libro e, tossì due o tre +volte. + +--Sentite, bella mia... + +La vedova s'era levata, traendo indietro la seggiola. + +--Sentite, non si può parlare a quest'ora coi ragazzi... Io ve lo +avevo detto, siete venuta troppo presto! Gli è che a quest'ora il +ragazzo... + +S'interruppe. La vedova lo guardava. + +--Mazzia--si volse lui bruscamente allo impiegato--aiutami a dire... + +--Il ragazzo è alla lezione--disse Mazzia secco secco. + +E si rimise a guardare di fuori, per la vetrata. + +--Ecco--disse il vecchietto risollevato-è alla lezione. Qui si è molto +severi.... + +La vedova ebbe un moto di dispiacere. Strinse meglio sul petto il +bambino, e rimase lì impiedi, aspettando ancora, sperando ancora. + +--È proprio impossibile?--mormorò timidamente. + +--Eh?--fece il vecchio--sicuro, impossibile. Voi siete sua madre, non +è vero? + +--Sissignore, sua madre. + +--Impossibile, bella mia--borbottò--come si fa? Dovreste tornare. +Tornate.... tornate lunedì, che c'è udienza, non è vero Mazzia? + +Mazzia guardava difuori. Non udì e non rispose. + +La vedova arrossiva. Cacciò lentamente la mano nel grembiale di +Nannina. + +--Perdonatemi--balbettò--io gli avevo portato... gli volevo +lasciare... queste mele... perdonatemi.... + +--Date qua--disse il vecchio. + +La bambina già ne avea posate due sulla scrivania, accanto al bel +calamaio. Lui prese la terza e la mise presso alle altre. + +--Perdonatemi l'ardire--mormorava la vedova. + +--Via--fece lui, dolcemente. + +--Torno lunedì? + +--Sì, sì, lunedì... più tardi. Non venite da me, chiedete del +direttore, lui saprà dirvi... + +La vedova gli prese la mano ch'egli stendeva a carezzar la bambina, e +fece per baciargliela. + +--Oh!--esclamò lui, come spaventato--lasciate stare, bella mia. Addio, +addio... buona giornata.... + +Erano uscite. Il vecchietto rimase impiedi presso la porta. Ascoltava +il rumore delle ciabatte della vedova su per la scala, la vocetta +della bambina che interrogava. + +Mazzia si ricollocò di faccia a lui e gli mise innanzi le carte. + +--Piano--disse il vecchietto--non c'è fretta.... + +Vi fu un silenzio. + +Il segretario scoteva malinconicamente la testa. + +--Glie lo dirà il direttore, lunedì--mormorò--io no, di certo. Non +voglio ricominciare la giornata a questo modo. + +Asciugati gli occhiali se li piantò sul naso, tossì, soffiò nelle mani +e riprese la penna. + +--Ah! Signore Iddio!--sospirò--Buon Dio di pace e d'amore!.... Date +qua, Mazzia.... + + + + +LA REGINA DI MEZZOCANNONE + + + _Aprile 1886_ + +Finora _Mezzocannone_ ha avuto solo un re, quel buffo re di creta +bronzata, mangiato dal tempo e dalle intemperie nel naso e nelle mani +e negli occhi, nero, storto e contraffatto come un Esopo, bersaglio +continuo delle invettive delle serve, le quali vanno ad attingere, e +delle pietre e dei torsoli onde lo regalano i monelli impertinenti e +democratici. Ma questo budello _Mezzocannone_, questo schifoso +intestino napoletano, ha pur una regina. Il re è orribile; la regina è +incantevole. Il re si chiamava, al tempo suo, Alfonso II d'Aragona. Ma +la regina? Ella vive e regna in fin della stradicciuola. Come si +chiama la regina? + + * + * * + +Le prime visite che feci alla via, mosse da ragioni affatto lontane +dall'interesse artistico, me la resero sempre più antipatica. Sino a +pochi anni fa, al quarto piano d'uno di quegli sporchi palazzetti +vecchi, c'è stata una Ricevitoria brutta e scura, nella quale, ogni +due mesi, io mi recavo a pagare la tassa della fondiaria, immaginate +con quanta soddisfazione dell'anima! Poi, un bel giorno, la +Ricevitoria sloggiò; sloggiarono, rimossi in fretta e furia, i +cancelletti di legno dai bastoni unti dalle mani dei poveri +contribuenti, sloggiarono i gravi registri che chiudono tanti segreti +di ristrettezze e di privazioni, sloggiò un cassiere malinconico +insieme ad un piccolo gatto grigiastro, il quale annusava specie le +gambe dei salumai che venivano a pagare. La Ricevitoria se n'andò e la +casa rimase vuota, muta, spalancato l'uscio, sparse le camere di +trucioli e di pezzetti di carta lacerata. I miei passi svegliavano +un'eco breve e vibrante. Ancora sull'usciolino d'una delle stanzucce +si vedeva un'addizione; i numeri erano segnati con la matita. Non +avendo a fare altro collaudai l'addizione, con le mani in saccoccia e +l'anima tutta dietro i miei tisici ricordi aritmetici. Il cassiere +avea ragione, la somma era giusta; 14,780. Vi dirò pure, non senza una +certa mortificazione, che, avendo, per una radicata superstizione +napoletana, ripassati i numeri nel mio taccuino, quando scesi dalla +casa abbandonata me gli andai a giocare al lotto. Naturalmente non +vinsi nulla, la sfortuna mia essendo grande come la provvidenza del +buon Gesù. + +In verità, quando mi trovo per cose mie per gusto mio particolare a +scendere per una cosiffatta stradicciuola, mi si stringe l'animo. +Dov'è l'azzurro, dove il sole, dove il buon sangue e la buona salute +nelle persone, dove l'aria e la luce nelle case e nelle botteghe? Da +pertutto penombre ed oscurità fitte, facce smunte e scolorite, in cui +solamente palpitano i neri e vivi occhi napoletani, pieni di desiderii +e di curiosità, tutti luminosi d'anima. Una pietà grande queste povere +donne pallide, questi lavoratori di metalli, dallo sguardo lento, +dalla pelle sudata, traspirante il veleno delle ebollizioni di piombo +o di rame, questi tintori che si movono nell'oscurità, sotto un +lumicino che pende dal soffitto, un lumicino rosso, quasi infernale. E +i bambini che trascinano i piedi nudi, per la mota, i piccoli piedi +indolenziti, un vecchio che cerca invano un pezzetto di sole per la +sua panchetta di _franfellicche_, e la buia, misteriosa cantina che +raccoglie tutta la gente affamata e puzzolente del quartiere, la +cantina della miseria, in cui, al venerdì, il fetore del baccalà +fritto nell'olio soffoca il respiro, provocando le piccole tossi dei +piccini che una famiglia di straccioni porta a mangiare nell'orrida +caverna. + + * + * * + +Dirimpetto, l'antica fontanella mormora sempre. E par che il borbottio +si parta dalla sconquassata bocca del re sovrastante, di questo +ammantellato padrone della strada, e lamenti la miseria del tempo. +Tutto roso dall'umido e dallo stesso tempo ingrato, che a poco a poco +ha fatto di lui un personaggio da burla, vuote le occhiaie come colui +della bibbia che in castigo ebbe mangiate le pupille dai vermi, +l'infelice coronato pur vive ancora e concede la limpida vena +dell'acqua a un popolo chiassone. L'acqua cade e si spande e allaga +per buon tratto la via, commista a' nuovi rivoletti di un'altra +fontanella che più in su è posta sul pendio, accanto alla bottega di +un torniere--una fontanella municipale, delle solite. E però, di state +e di verno la via è sempre lubrica; i pochi fanali che vengono fuori, +uscendo come dalle finestre, lasciano piovere una scialba luce sul +selciato sconnesso, che somiglia una disgregata sutura di un cranio in +cui s'infiltrino fantastiche lacrime. E qua e là, per terra, si fanno +bianche lucentezze sulle gobbe dei più gibbosi lastroni. Nel lontano, +ove la strada è per finire, pende da un balconcello un fanaletto verde +sul quale è scritto qualcosa in bianche lettere: _Albergo del pavone_. +Un letto vi costa quattro soldi. Dal balconcello certo non si può aver +sott'occhio un felice orizzonte; non c'è' dirimpetto eh? una scala, e +in capo alla scala un immane Cristo in croce, rifatto dagli ultimi +furori religiosi, dopo il colera. Nella notte, con innanzi ed ai lati +alcune lampade accese, il gigantesco Cristo è vivo e terribile... + +La via è sempre affollata. Vi sale e scende il commercio di _Porto_, +della _Marina_, della vicina strada dei _Mercanti_, di tutte le +stradicciuole circostanti. Gli operai, intenti alla loro bisogna nelle +botteghe, non levano mai lo sguardo ai passanti e continuano a +lavorare fino a notte, tra il gridio del difuori e l'interno +affaccendarsi per l'opera. + +C'è, a un posto di _Mezzocannone_, presso un caffettuccio, ove si +giuoca a carte, una bottega di ricamatrici. Intorno al telaio, come +attorno al una tavola, seggono quattro o cinque povere ragazze, curve +sui ghirigori d'argento o d'oro, sui cuori di seta cremisina, sui +fiori dai pistilli di conterie luccicanti. Tra costoro è una rossa +pallidissima, un po' lentigginata sulla faccia di madonnina bisantina. +L'oro del ricamo non ha più luce di quello dei capelli di lei, che, a +volte, rischiarati da un filo di sole, si accendono. Questa è la +reginella di _Mezzocannone_. + + * + * * + +La piccola rossa, le labbra strette, gli occhi intenti, le +bianchissime mani ravvicinate trapassa con l'ago la trama e non ne +stacca l'attenzione, per ore ed ore. È la prima dalla parte +dell'uscio. Ma chi passa, in quei momenti di raccoglimento, non vede +di lei altro se non la banda dei capelli fulvi, un impreciso profilo, +un pò della guancia d'avorio fine. La reginella ricama. + +In un tramonto estivo, nel quale si spegnevano l'ultime luci perfino +nella bottega delle ricamatrici, la rossa--è chiarissimo il ricordo +nell'anima mia--aveva poggiato il gomito sull'asse del telaio, e nella +bianca mano raccolto il mento, leggermente china da un lato la testa +angelica, gli occhi nel vuoto, sognava. Le altre sommessamente, +chiacchieravano: la principale preparava i lumi. Un grande silenzio +s'era fatto per la via. La dolcezza del tramonto penetrando nell'anima +la piccola rossa, socchiuse le labbra esangui, lo sguardo perduto, +continuava a sognare, come una santarella in un'aureola di pulviscolo +d'oro. + + + + +L'IMPAZZITO PER L'ACQUA + + + _26 Maggio._ + +Ieri un acquafrescaio del vico Marconiglio è stato spedito +all'ospedale dei matti. Era un giovane pallido, un po' grasso, muto e +pensoso. Altri dà di volta per mancanza di denaro, per fede politica, +per ambizione; costui è impazzito per l'acqua di Serino. Così dicono +quelli della sua famiglia, in cui la professione di venditori d'acqua +è atavistica. Ma il vicinato dico che no, dice che Peppino Battimelli +è ammattito per amore. + +Peppino Battimelli aveva la sua _banca_ in un cantuccio in penombra, +nel vico Marconiglio, sotto un balconcello dalla balaustra di +colonnine di legno, una balaustra a petto di colombo, come se ne +vedono spesso nei quartieri bassi di Napoli. Tra le colonnine +barocche, in maggio, le rose d'una _capera_ fanno capolino qua e là e +l'edera selvaggia s'attorciglia al legno antico. Un merlo impertinente +ripete, senza mai stancarsi, il suo ritornello chiaro e vivace, da una +gabbia che rimane, anche la notte, attaccata ad un chiodo, fuori al +banconcello. Disotto c'era la _banca_ Battimelli. Niente di più +primitivo della pittorica decorazione di questa _banca_. Sulla faccia +di mezzo una larga via, una signora ed un signore a braccetto, con +alle calcagne un cagnolino. Alberelli in fila a destra ed a manca. +Cielo di verderame carico. Sulla faccia a sinistra una fontana +pubblica tra cespi di fiori strani, un ragazzetto che si manda innanzi +il cerchio e, in fondo, un palazzo rosso con le finestre verdi. Sulla +faccia a destra il mare. Un pescatore accoccolato sopra uno scoglio ha +preso all'amo un pesce più grande di lui e lo tira su con la lenza. In +fondo il Vesuvio in eruzione. È giorno, ma il pittore se n'è scordato +e ha fatto scendere per le falde del monte la lava rossa. Alcune +bianche vele s'allontanano pel mare. + +Tutto ciò pei monellucci del vico Marconiglio era stupendo. Nella +_controra_ afosa tre o quattro di loro, non avendo a far altro, si +mettevano in contemplazione dei dipinti della _banca_, inginocchiati +come innanti ad una immagine di Santa Lucia benedetta. Peppino +Battimelli, in camicia azzurra, rimboccate le maniche fino ai gomiti, +sognava in una gran seggiola alta che lo faceva troneggiare sulla +_banca_, sui limoni in fila, sulla fila riverberante delle _giarre_ di +vetro sottile, capacissime. Un alito di fuoco passava nel vicoletto, +al tramonto. Le pietre sconnesse del selciato ardevano. Ma la luce, in +questo vico Marconiglio stretto e scuro, anche nell'estate, è mite; +sul cadere del sole, mentre la gente si sveglia dal torpore della +giornata, il vico si rianima di moto e di voci; la _capera_ +s'affaccia, sbadigliando, al suo balconcello e incorona per poco la +balaustra delle bianche braccia nude, tornite e lisce. Rimane un poco +a guardare nella viuzza, chiacchiera con una sua comare, e torna in +camera per riuscirne dopo un pezzetto, con un secchio in mano. Inaffia +le rose e si china ad aspirarne il profumo. Quando c'era di sotto +Peppino Battimelli la _capera_ lo salutava, picchiando col secchio di +latta sulla balaustra. + +--_Peppì, bonasera._ + +Lui rispondeva, con gli occhi levati: + +--_Bonasera._ + +--_Sentite che caldo nfame?_ + +--_Sì._ + +--_Peppì, io sto adacquanno 'e teste, si cade l'acqua dicitemmello, ca +me dispiace._ + +--_Nonzignore, l'acqua nun cade._ + +--_Pecchè me dispiacciarria, Peppì..._ + +--_Nonzignore._ + +La _capera_ sospirava e rientrava, lentamente. Impossibile commovere +quest'_acquaiolo_ malinconico. Nella stanzetta che già andava +accogliendo dolci penombre, lo specchio luceva in un cantuccio. La +_capera_ ha dovuto spesso mirarvisi. Ancora i capelli neri erano +copiosi e belli, ancora, tra la frangia diffusa, gli occhi neri +splendevano, ancora la bella bocca era rosea. Che importava la sua +vedovanza? A volte meglio una vedova che una zitella. Ma Peppino non +ne voleva sapere. Che peccato! + +Verso le cinque o le sei della sera le comari del vico scopavano le +case. Qualcuna si pigliava briga di rinfrescare il selciato arso, +buttando acqua qua e là. Il selciato si macchiava di tante chiazze +nere, onde saliva un tanfo di polvere cacciata via dall'acqua. La +viuzza faceva toletta. Ma, dopo, aspettando che vi arrivassero, da +tutte l'altre vie del quartiere, gli operai dal lavoro, le femmine +dalla fabbrica dei tabacchi, le _rivettatrici_ dalle botteghe dei +calzolai, i cenciaiuoli ambulanti con la gerla piena di stracci e di +cappelli vecchi, la viuzza taceva, presa da quella malinconica pace +delle stradicciuole napoletane, ove ogni casa nasconde e cova un +dolore. Peppino Battimelli continuava a meditare. + + * + * * + +Tempo fa capitò nel vico la mamma, una vecchia. Chiese conto a tutto +il vicinato di quello che il figlio di lei, Peppino, facesse, stando a +vender acqua. Rispose ognuno: Che volete che faccia? Vende l'acqua. + +--_Diciteme 'a verità!_--insisteva la vecchia. + +--_Ma ch'è stato?_ + +Allora quella raccontò che il figlio aveva dato di volta. Non si +sapeva perchè. Non aveva voluto mangiare, non bere; s'era spogliato +nudo e voleva precipitarsi dal balcone Un balcone al quinto piano, al +vico Fico. Nemmeno l'ossa si sarebbero trovate. + +--_Ma avite appurato pecche è mpazzuto?_ + +--_Gioia mia, pe l'acqua d'o Serino. L'acqua nosta nun se veve cchiù. +A che simmo arrivate! Come fosse veleno!_ + +A casa--seguitò la vecchia--Peppino nominava sempre l'acqua di Serino. +Un'ingiunzione municipale che ordina agli acquafrescai di non vendere +acqua che non sia di Serino aveva colpito per lui, giorni addietro. Il +giovanotto _se c'era fissato_. Domenica scorsa, bestemmiando--Gesù, +lui che non ha mai bestemmiato!--in un impeto frenetico ha afferrato +un coltello e si voleva ammazzare. Poi ha strappato la gran chiave +all'uscio di casa e si è dato in capo e s'è ferito. Il medico ha detto +che è pazzo. Ma guarirà. + +La vecchia piangeva. Tutte le comari si sono intenerite e anche la +_capera_ del suo balconcello pieno di rose. Intorno alla vecchia s'era +radunata gran gente. Quando la madre di Peppino se n'è andata i +commenti duravano ancora. + +--_Vuie vedite 'a fantasia 'e l'ommo addò va a sbattere!_--ha +esclamato una rossa, in camicetta bianca. + +E ho visto la _capera_ che rispondeva dal balconcello, col secchietto +in mano: + +--_Quanno uno sta sulo sbarca. Quann'è nzurato penza 'a mugliera. Chi +tene belli denare sempe conta, e chi tene bella mugliera sempe canta!_ + +--_È overo_--ha detto la rossa--_Ma Peppino 'o teneva o nun 'o teneva, +'o core mpietto?_ + +--_I che saccio_!--ha esclamato la capera, ridendo. + +La rossa, che ha intorno una nidiata di marmocchi, ha levate le +braccia, gridando a tutti i maschi del vico: + +--_Uommene! Uommene! Nzurateve!_ + +Il mistico matto era dimenticato. Le femmine gridavano con la rossa, +le braccia tese: + +--_Nzurateve! Nzurateve!_ + +E sopra le soglie dei _bassi_, nelle botteghe, nella via, gli uomini +ridevano, contentissimi, e ridevano pur le femmine incitanti, e negli +sguardi accesi degli uni e dell'altre il desiderio luceva. Era, in +quest'ora, ancor tutto caldo di sole il vicoletto. Il diavolo del +terzo peccato alitava sulle facce sudate, passando improvvisamente tra +quello scoppio di miserevole brutalità... + + + + +NOTTE DELLA BEFANA + + +Il letto di Chiarinella l'avevano collocato in un angolo ove arrivava +tutto il sole. Nel verno, quando il sole era dolce, la poverina +s'addormentava in un'onda luminosa, che le scaldava le manine esangui +sulla coverta. Tutta la giornata rimaneva sola; la chiudevano in casa +e portavano via la chiave, abbandonandola a tutti quei pensieri, a +tutte quelle paure che hanno i bambini quando non si vedono accosto +nessuno. Lei dapprima avea pianto, con la testa sotto alle lenzuola, +tutta raggranchita, non osando gridare a non spaventarsi peggio. +Provava timori strani, le pareva che non dovesse stendere le gambe +perchè qualcuno, un mago, un essere spaventoso, le avrebbe afferrato i +piedini tirandola; non metteva fuori la testa, chissà si sarebbe +trovato di faccia un volto mostruoso con gli occhi spalancati che la +guardavano di sopra alla spalliera del lettuccio. A momenti credeva di +sentir battere alla porta quello scemo orribile, a cui venivan le +convulsioni nella strada e che una volta le era corso appresso, +urlando. Poi, quando la malattia la ridusse che non poteva più +muoversi, rimase lì nel suo cantuccio, istupidita e indifferente, come +se niente più la colpisse. + +Lassù, in quella stanzuccia al quarto piano, ci dormivano la Malia, +ch'era ballerina a una baracca, donna Bettina e il marito. La Malia +andava al concerto per tempo e toccava alla madre accompagnarla; la +ragazza tornava di notte tutta freddolosa nello scialletto rosso, con +le mani nel manicotto spelacchiato, che lei stessa s'aveva fatto dalla +pelle di un gatto bianco e nero. Donna Bettina le portava +nell'involtuccio la vestina di veli, il corpetto rosso a frangia +dorata e le scarpine piccole piccole come quelle di Cenerentola. +Malia, quando qualcuno dei giovanotti che frequentavano la baracca le +avea regalato dei pasticcetti nell'intermezzo, entrando in casa si +buttava sul letto tutta stracca, senza nemmanco spogliarsi. Quando no, +andava rovistando per la casa se trovasse qualche cosa da rosicchiare +e strepitava, dicendo che se no sarebbe andata via un bel giorno col +primo venuto, che era una vita infame e così non poteva durare. Donna +Bettina diceva: Vattene, vattene, che è meglio; una bocca di meno! +Nella notte, mentre la lampada ardeva innanzi a una Madonna sul +canterano, lei chiamava sotto voce: + +--Chiarinella! + +La bambina non avea chiuso occhio. Rispondeva sommessamente. + +--Ah? + +--Dimani mamma ti compra un soldo di latte, hai sentito? Ti farò +compagnia, non ci vado al teatro... + +--Sì? sì!--pregava lei--non ci andare, fammi compagnia!... Senti, +mamma... + +Quella balbettava, lasciandosi vincere dal sonno: + +--Zitta ora, dormi... domani... domani... La camera taceva. +Chiarinella era sempre l'ultima ad addormentarsi; sentiva per un pezzo +ancora il respiro forte ed eguale della sorella, che alla baracca avea +ripetuta una piroetta e s'era affaticata. A volte la coglieva la sete; +scendeva, a tentoni, cercando il bicchiere sulla scanzia a cui le sue +piccole braccia magre appena arrivavano. Certe mattine la veniva a +vedere la Nunziata, una vicina che le avea dato latte quando Bettina +non ne aveva. + +--Povera piccina!--faceva--povera Chiarinella mia! + +Le portava un'arancia fresca, sedeva accosto al letto e si metteva a +toglierne la buccia e la pellicola, dividendola a spicchi che la +bambina succhiava avidamente, in silenzio. + +--Par nata muta--diceva Bettina, quando ne parlavano. + +--No, no, è la malattia. Stateci attenta, sapete, non si scherza, s'è +fatta magra come uno spillo. Che v'ha detto il medico? + +--Quale medico? Come avrei potuto chiamarlo? Ah! Nunziata mia, voi non +sapete i guai miei! + +E si metteva a raccontarglieli sotto alla porta, mentre la Nunziata a +ogni momento correva dentro a invigilare il _ragù_, di cui l'odore +piccante entrava nella camera di Bettina, Guai grossi. Il marito se +n'era andato a Palermo, sopra un legno di Florio e chissà quando +tornava. Denari niente. A Natale soltanto avea mandato trenta lire, +sparite via come il fumo. Malia se ne avea prese otto per una +cinturella dorata che le serviva nell'_Orfeo all'inferno_, al terzo +quadro. La casa si sfasciava, abbandonata alla miseria, senza sistema, +senz'amore. Non c'era più niente, Malia avea saccheggiato tutto, il +Monte di Pietà era pieno dei panni loro. + +--Oh! Gesù!--diceva Nunziata, rabbrividendo--Come potete stare così? +Mettetevi a fare la serva, i posti ci sono. + +--E Malia? La lascio sola? E Chiarinella? + +--Per la bambina, se la Provvidenza ve la fa guarire, me la tengo +dentro da me colle figlie mie--disse Nunziata--intanto Malia potete +lasciarla fare. Lei non è stupida, baderà. + +--Oh! no, mai sola!--protestava Bettina--Voi sapete il mondo com'è +cattivo! + +Ma in fondo era per questo, che alle cenette dopo il teatro ci andava +anche lei, e a volte avea messo in saccoccia qualche pollo freddo, +mentre la figlia teneva a bada quelli caldi che le facevano la corte +per gli occhi belli che aveva. + +Tira, tira, la corda si spezza. Negli ultimi giorni dell'anno +Chiarinella non la si riconosceva più. Si lamentava tutta la notte, +piangendo sola, con la testa abbandonata che aveva fatto il fosso nel +cuscino. Nel giorno della Epifania, Nunziata entrò a vederla e le +spuntarono le lacrime agli occhi. Lei poverina, le sorrise, le mostrò, +senza parlare, l'arancia che aveva nascosta sotto alla coperta, sul +petto. + +--Senti--disse Nunziata--ti vengo a far compagnia. Io ti voglio bene. +Sai oggi che festa è? Oggi è l'Epifania. Stanotte arriva la Befana che +va da tutti i buoni piccini. Bisogna mettere appesa una calza a capo +al letto. Se la bambina è buona la Befana viene a mettervi un regalo +bello; se è cattiva vi mette i carboni. + +--Senti--soggiunse--ora me ne vado, ti mando Cristinella. + +Dopo poco la figlia di Nunziata, una bambina di cinque anni, entrò, +allegramente. Si recava in braccio una bambola di legno, alla quale +avea messo il suo grembiale ed una cuffietta ricamata. + +--Guarda com'è bella--esclamò, sedendo sul lettuccio--falle un bacio. + +Glie l'accostò alla bocca. Chiarinella la baciò in punta di labbra. + +--Si chiama Angelica--disse Cristinella--È figlia a me. + +La strinse nelle braccia e si mise a cullarla, cantandole la ninna +nanna. + +--Oooh! oooh! + +Poi subitamente la posò sulla coverta. + +--Tu che hai? Sei malata? + +--Sì. + +--È cosa da niente, cosa da niente--sentenziò, come aveva sentito dire +qualche volta alla mamma--una buona sudata e passa. + +Come l'altra non diceva nulla, Cristinella si seccò. Aperse la bocca +rosea con un lungo sbadiglio e si allungò sul lettuccio, nel sole. + +--Sai guardare il sole? + +--No. + +--Io sì, guarda. + +E si mise a fissarlo. Ma gli occhi le si empirono di lagrime. Allora, +dopo averseli asciugati, riprese la bambola o scese dal lettuccio. + +--Io me ne vado--disse--debbo preparare il letto a questa qua! +Uh!--esclamava, baciando la pupattola--quanto sei bella! vieni con +mamma tua! + +Chiarinella rimase sola. Dopo un momento scese, rovistò in un angolo, +trovò quello che cercava. E trascinandosi sino al letto, con uno +sforzo che dopo la fece piangere, attaccò al bastone della spalliera +una piccola calza bucherellata. + +La Bettina in tutta la giornata tornò a casa due volte e poi riescì +per accompagnare Malia che faceva Venere, in _Orfeo_. + +A notte la piccina, che sonnecchiava, udì una voce maschile su per le +scale e la voce di Malia. + +Diceva Malia: + +--Addio... ciao... grazie... + +La notte della Befana era fredda, ma chiara e stellata. Un grande +silenzio s'era fatto nella viuzza solitaria, un grande silenzio si +fece nella stanzuccia quando Bettina e Malia chiusero al sonno gli +occhi stanchi. Una delle rosee calze della ballerina pendeva accapo al +suo letto. Ella stessa ci aveva lasciato cader dentro, sorridendo, un +piccolo anello d'oro, un paio di profumate giarrettiere di seta. Era +stata Befana a sè stessa, prevedendo che la Befana avrebbe lasciata +vuota la calza. Nelle case de' poveri quella non entra. + +Chiarinella dormiva, sognando la pupattola della sua piccola amica. + +Alla dimane Malia si svegliò un poco più per tempo del solito. In +tutta la notte l'anellino e le giarrettiere le aveano parlato +all'orecchio. S'accostò alla finestra e si mise ad ammirare i +regalucci, stropicciando una cocca del grembiale sull'anello lucente. + +--Bello, bello!--faceva donna Bettina, di sulle spalle della +figliuola. + +Chiarinella stese la mano, staccò la piccola calza dalla spalliera del +letto e vi guardò entro. Il suo cuoricino batteva forte. + +Ma nella calza non c'era niente. + +Malia si lavava, canticchiando, le belle spalle bianche, nude, +assalite dai brividi. Il bacile di latta si empiva di spuma candida, +fiocchi di neve ne cadevano intorno. Ancora il sole non era arrivato +alla stanzuccia, ma per le vetrate appariva il cielo azzurro, +limpidissimo, sul quale la Befana aveva, nella notte, ripassata la sua +scopa di penne di pavone. + +La piccola calza bucherellata era caduta sulla coverta del lettuccio, +e da presso due piccole mani vi si abbandonavano, esangui. Tra tanta +infantile minutezza le cose più grandi eran due lacrime, che +scendevano per le gote di Chiarinella. + + + + +SCIROCCO + + +La mattinata umida e malinconosa, senza raggio di sole, moriva +tristamente nelle ultime luci fredde e annebbiate dell'imbrunire. A' +rumori che nel giorno l'aria spessa e pesante aveva ammortiti, alla +vita della mattina piena di movimento, di voci, di strepiti, che il +tempo uggioso avea resi come sordi e sfiniti, succedeva adesso, dopo +un paio d'ore d'ozio snervante, l'impaziente rivoluzione della sera, +che pareva volesse reagire a quel torpore durato così a lungo tra +l'aspettare invano i soliti piccoli avvenimenti e il raggomitolarsi +con lo spirito e il corpo in un malessere d'insofferenza che la +giornata metteva ne' muscoli e nel sangue. + +Alle quattro era venuta giù un po' d'acquerugiola fina e diaccia, che +filtrava i brividi nell'ossa, e a guardarla si sarebbe detto che fosse +bigia come il cielo e piagnucolosa come un'ostinazione di bimbo +malaticcio. Laggiù, in piazza S. Ferdinando, i cocchieri del posto +bestemmiavan sottovoce, la testa insaccata fra le spalle, il tappetino +della vettura sulle ginocchia strette. + +--Che, divertimento ah?--La gente s'era scordata d'andare in carrozza. +Ognuno casa sua la teneva a quattro passi, e poi col sole che c'era +veniva la voglia di farsela una passeggiata co' piedi nelle +pozzanghere.--E così la giornata se ne scivolava...--Ohè?... vengo? +vengo?... + +Ora tutte le fruste schioccavano; qualche signore dal marciapiedi di +faccia voltava gli occhi a destra e a manca, aspettando che spuntasse +una carrozzella di passaggio per risparmiare un paio di soldi, che, +tanto si sa, quelle del posto non si muovono se non le trattate a +dovere e voglion la corsa intera per quattro passi come le hanno +avvezzate i signori ricchi che portano il collo stretto nel solino, lo +staio sulle orecchie e vanno a Chiaia senza sporcare i cuscini, con lo +palme delle mani sulle cosce. Ma intanto con quel tempo e con quella +scarsezza il posto s'arrendeva, lasciandosi fare.--Otto soldi al +Museo--diceva il signore--Datemi mezza lira--E l'altro duro: Otto +soldi.--Il cocchiere ci pensava un pezzo prima di decidersi a +pigliarlo per quella miseria, ma intanto come il signore +s'impazientiva e faceva per voltargli le spalle, e allora con un santa +pazienza lo chiamava: + +--Sentite... andiamo... salite. + +Dal posto i compagni stavano a guardare, seguendo con gli occhi il +battibecco, indovinandone le offerte e le transazioni. Lui pel +sacrificio che aveva fatto si sfogava con la povera bestia, la quale +scotendosi tutta con un balzo alla prima frustata incollerita che le +toglieva il pelo, rabbrividiva di sorpresa e di dolore. E mentre nel +pigliar l'aire dava una strappannata al panciere, lui ritto in serpa, +mangiandosi la lingua, scoteva la mano all'aria due volte, e spiegava +le dita a mostrare ai compagni quanti soldi pigliasse. + +Le ombre scendevano rapidamente: dalle basi rotonde de' fanali, di cui +la fiamma a gasse si dondolava leggermente fra i vetri appannati, la +striscia nera della colonnina si proiettava ad angolo su i marciapiedi +umidi, e in cima la lanterna ingrandiva smisuratamente, spandendosi. +C'era poi, sopra l'insegna di un magazzino, il grande orologio di +Riccio, che luceva da tutte e due le facce, pallido come la luna, e +faceva venir la malinconia, malgrado vi fossero sopra due grandi ali +dorate come quelle degli angioli a lato dell'altare maggiore. + +Allungandosi lo sguardo arrivava sino al principio della scesa del +Gigante; laggiù il verde cupo degli alberi si fondeva col cielo tutto +d'un pezzo, nero come il carbone. + +Ma nello spiazzato innanzi alla gran massa del palazzo reale, tutti i +lumi s'eran data la posta come ogni sera, e assieme ai fanali grandi a +cinque rami, di sotto alle colonne del peristilio, le lampade a bomba +rischiaravano la piazza deserta e silenziosa, ove pareva che andasse a +morire nell'immensità del vuoto tutto il romorio di Toledo. + +In questa brutta serata di marzo, come sonarono le sette all'orologio +di piazza Dante, tanto debolmente che appena lui potette seguirne i +rintocchi, Manlio si decise ad uscire. Dopo aver leggiucchiate le +prime pagine di un romanzo nuovo, di cui si era annoiato a morte, fra +le cinque e le sei di sera s'era buttato sul letto, volendo gustare, +per la prima volta dopo un mese, la voluttà del sonno a quell'ora. +Così tra l'appisolarsi e il rimaner cogli occhi aperti per un pezzetto +a guardar nel soffitto le ragnatele lasciate in pace, stette un'ora +buona, in forse se dovesse uscire o rimanersene a casa, ora che il +tempo minacciava. + +Manlio: un bel nome, di cui doveva la romanità severa alla madre buona +e intelligente che s'era ridotta in provincia a seguire il marito e +c'era rimasta perchè lui contava di raggranellare il suo po' di +sostanza, vendendo dei fondi che da assai tempo lacerava a furia di +liti l'ostinato accanimento di tre eredi, fra i quali egli era primo. +Con le buone parole, co' sacrificii e la pazienza lui si era fitto in +capo di spuntar la faccenda e le cose andavano bene. La signora Maria +scriveva al figliuolo, ogni settimana, lettere piene di cuore e di +rimpianti, promettendo, a rassicurarlo, che sarebbe tornata subito, +arrischiando timidamente, con una dolcezza di parole che nascondevano +la severità, dei piccoli ammonimenti nei quali tremava, inconsapevole, +il suo grande amore di madre lontana. Manlio, leggendole, si +commoveva. Ora la solitudine, che fra tutte le sue vaghe aspirazioni +di fanciullo nervoso, era stato sempre il desiderio più intenso, lo +spaventava, rimettendogli innanzi agli occhi il ricordo di certe sere +calme d'inverno, quando la pioggia batteva a' vetri ed essi +chiacchieravano sottovoce nel tepore della stanza, mentre il padre +leggeva la gazzetta e fumava. Nei brevi momenti di silenzio, quando la +signora Maria s'era lasciata scappare una maglia della calza che +lavorava, s'udiva dal lettuccio il respiro uguale della bimba che +dormiva con una manina sul petto. Che sere! Lui raccontava i suoi +progetti, si animava facendo mille castelli in aria, lasciandosi +trasportare, gesticolando sottovoce e la brava donna sorrideva, +contemplandolo tutta pensosa, e le maglie della calza scappavano. Ma +eran sogni d'oro quelli che lo cullavano allora; dormiva sino a giorno +tutto d'un fiato sotto la coltre doppia che, a volte, quando non aveva +ancor chiusi gli occhi, sentiva a rimboccarglisi sotto al mento dalle +mani leggere della madre... + +Questo pensava Manlio in quella sera di marzo, smaniando sul letto, +che scricchiolava, voltandosi da tutte le parti come se fosse sulle +spine. All'ultimo, mentre l'oscurità empiva la stanzuccia e lui non +vedeva altro se non di faccia, il vano della porta anche più nero +dell'ombra, una strana inquietitudine lo prese. Quasi gli venne paura +che da un momento all'altro, così, solo com'era, in quel silenzio, in +quella oscurità avesse a mancargli la vita. Quando si levò, cercando +tentoni i fiammiferi, le mani gli tremavano e durava fatica a tirar su +il flato. + +--Impossibile--mormorò, com'ebbe acceso il lume e gli tornò +l'animo--impossibile..... Questa è vita che non può durare... + +Si vestì e scese. Mettendo il piede nella strada si ricordò di non +aver preso il paracqua. Stette un momento in forse se dovesse risalire +o tirar via facendone a meno, tanto era un'acqueruggiola minuta che +non faceva male e poi rifar daccapo settanta gradini era una cosa che +lo seccava abbastanza. Si mise in cammino, scendendo per Toledo, con +le mani in tasca e la testa china, tutto pensoso. Che si sentisse +dentro lui stesso non lo sapeva: era un malessere, un'oppressione, +un'insofferenza, che lo rendevano odioso a se stesso; fra tutto lo +impensieriva ora come un intuito delle disillusioni che gli +toccherebbe a sopportare; indovinava le aspettative insoddisfatte, cui +da un momento all'altro si troverebbe di contro nella sua piccola vita +serale, della quale si faceva il conto che il tempo cattivo dovesse +romper le abitudini. Difatti entrando nel caffè ove gli amici erano +soliti a raccogliersi accanto alla gran tavola di marmo, trovò ch'essa +era deserta, e andò a sedervi aspettandoli. Chiese il caffè e gli +parve addirittura acqua calda; lo sorbì tutto d'un sorso dopo averlo +fatto raffreddare, non volendo avere la pazienza di centellinarlo col +gusto che ci pigliava ogni sera. Nel caffè c'era una piccola orchestra +che di colpo si mise a sonare un walzer fritto e rifritto, +un'antipatia di musica frettolosa e saltellante, che mise una gaiezza +stupida fra i consumatori. Lui, di faccia a un borghese, che batteva +il tempo col cucchiaino nel vassoietto, si sentiva un formicolio nelle +mani; gli avrebbe voluto buttar la chicchera in faccia. + +Cominciava a dolergli la testa; gli occhi, in quella nebbia, che il +fumo dei sigari spandeva nel locale chiassoso, gli s'intorbidivano, e +gli diventavan piccoli. A un momento, mentre uno spilungone di maestro +di musica batteva sconciamente sui tasti del pianoforte, egli sentì il +colpo secco e la vibrazione, per un secondo, d'una corda che si +spezzava facendo «zin!», cosa che gli accapponò la pelle. S'alzò +guardando all'orologio sul pancone del principale; erano le nove, gli +amici non sarebbero più venuti. + +E, lentamente, con le labbra strette, infilò la porta che riusciva +sulla piazzetta innanzi al Municipio. Pioveva sempre allo stesso modo. +Lui si mise a camminar dritto avanti a sè, non sapendo che via +pigliare per tornare a casa più presto, ora a piccoli passi, ora +affrettandoli per trovarsi subito fra le sue quattro mura. E +camminando si rodeva dentro con gli amici che non eran venuti, con la +umana leggerezza che dimentica tutto, con sè stesso che era tanto +ingenuo da contare su tutti. Avrebbe voluto che i compagni avessero +indovinata la sua solitudine in quella sera, avrebbe voluto che fra +essi uno solo almeno avesse pensato a farsi trovare per tenergli +compagnia. + +I suoi nervi in quel momento avevano acquistata una tensione +straordinaria. Gli scoppi rumorosi delle fruste, quando gli passavano +accosto le vetture, lo irritavano, bestemmiava sottovoce, sbuffando, +come inciampava nell'oscurità col piede in una rotaia di tranvai che +lo sbalzava da un lato, sorprendendolo dolorosamente. La luce dei +magazzini gli abbagliava gli occhi; a volte sentiva fra le spalle come +delle punture di aghi, che gli davano per un momento l'irritazione +d'una bestia inquieta. + +Ora si trovava di faccia al teatro S. Carlo. Entrò lentamente sotto il +porticato. Si fermò a leggere un cartellone mezzo lacerato che pendeva +a uno de' muri. S'accorse che sotto a quel muro una persona, che lui +conosceva molto da vicino, stava tranquillamente accendendo un sigaro. +Si adocchiarono nello stesso momento; Manlio s'accostò, con la mano +stesa. + +--Buonasera, signor Roberto. + +--Buonasera, Manlio; come va? + +--Eh!--disse lui, facendo spallucce--Son seccato... + +L'altro, passando il sigaro nell'angolo delle labbra, fece per +incamminarsi. Manlio gli tenne dietro, stringendoglisi accosto. Gli +pareva, che quegli non gli avesse detto addio per stare un po' +assieme, e intanto già s'annoiava della compagnia. + +Costui era un uomo in su i quaranta, scriveva per i giornali, era +tenuto in molta stima nel suo paese e godeva d'una certa fama di +serietà che lo onorava. Quella sera aveva l'aria d'uno cui è capitato +un guaio e, piccolo piccolo com'era, col gran cappello su gli occhi, +il bavero del soprabito alzato, faceva quasi compassione. + +Dopo un momento di silenzio, camminando sempre, disse: + +--Dove andate? + +--A casa. + +--Che brutto tempo!...--fece l'altro, senza guardarlo in faccia. + +--Tempo canaglia...--rispose Manlio, coi denti stretti. + +Vi fu un altro momento di silenzio, poi, lentamente, quello del sigaro +mormorò con un risolino forzato: + +--Come mi vedete ho perduto poco fa duecento franchi. + +--Ah?--fece Manlio, senza commuoversi, come se non avesse capito bene. + +Poi non vi fu più una parola. Il signor Roberto camminava tutto +astratto, a capo basso, studiandosi di mettere il piede sempre nel +mezzo delle lastre del selciato, provando una piccola contrarietà +quando per inavvertenza gli capitasse tra le commessure. Manlio non +vedeva l'ora di toglierselo d'accosto. Ora una collera sorda lo +irritava contro quest'uomo che perdeva duecento lire come se niente +fosse e se ne andava passeggiando in una serata come quella. E +l'altro, mentre badava stupidamente a regolare il piede in modo che si +trovasse sempre nel mezzo del lastrone, pregava tutti i santi perchè +mandassero via questo giovinotto pittimoso, del quale la muta e +pesante compagnia gli cadeva addosso come un incubo. Così per venti +minuti di cammino, tornando a poco a poco ciascuno alle sue idee nere, +quasi non accorgendosi più della loro vicinanza, non aprirono bocca. A +un punto, sul marciapiedi poco discosto dalla casa di Manlio, una +donna, una signora bellissima, sola, stretta in un lungo sciallo nero, +alta, pallida, fiera, passò loro accosto. Fu come una visione. + +--Che bella donna!--mormorò Manlio, come parlando a se stesso. + +--Bellissima...--sospirò l'altro, senza alzar gli occhi. + +Di colpo si guardarono, si tesero le mani contemporaneamente, +stringendosele. Si erano fermati per un secondo. + +--Addio--disse il signor Roberto. + +--Addio--rispose Manlio. + +Lentamente entrò nel palazzo ove abitava e si mise a salir le scale. +Quando fu in casa, senza togliersi il soprabito umido, buttò sulla +tavola il cappello a cencio, provando uno strano batticuore, +un'emozione nuova e misteriosa. Tentò di mettersi a scrivere, pensando +che questo dovesse distrarlo, compilando in mente, rannicchiato sulla +seggiola innanzi al tavolino, una lettera alla mamma, piena di +tenerezze e di sfoghi. Ma quando cercò intorno i fiammiferi si ricordò +d'averli dimenticati al caffè. E innanzi a questa piccola contrarietà +ebbe un momento di immensa disperazione. Si gettò bocconi sul +lettuccio, mordendo nella furia il cuscino, torcendo le lenzuola nel +pugno, singhiozzando. + +Pioveva sempre, ma la pioggia non batteva ai vetri con lo stesso ritmo +dolce delle lunghe serate in famiglia nè alcun lume nella stanzuccia +poteva mostrargli la faccia pallida e sorridente della madre e in +fondo, nella penombra, il lettuccio della piccola sorella dormente. + +Così, in quella triste serata umida e tetra, in quello scompiglio +nervoso che infuriava nel suo morale tormentandogli il fisico a scosse +dolorose, egli, solo, solo nella sua amarezza, in quella oscurità +fitta della cameretta, si mise a urlare come un pazzo. + + + + +SUOR CARMELINA + + + _Giugno 1886._ + +Tra le suore dello spedale X.... ho conosciuto, tempo fa, Suor +Carmelina, una giovane donna sottile e bianca, bianca come una Vergine +di cera, pallida come un'ostia nell'ombra. I malati la chiamavano _la +santarella_; ella sorrideva sempre, parlava sempre sottovoce, +pronunciava s la z e tratto tratto diceva a' malati: _Benedeto! +Benedeto da Dio_! Era veneziana, tutta piena di quella dolcezza de' +modi e dell'anima onde quei del veneto son pieni. + +Come era divenuta monaca? Nessuno me lo seppe dire. E da quanto tempo +ella aveva abbandonato il mondo e Venezia bella? Tutte queste +monacelle, _benedete_, hanno il loro piccolo dramma chiuso in core, e +un mistero nascoso nell'anima. Alcune volte gli occhi luccicano, si +velano d'una lacrima, le mani bianche fremono, la bocca freme, il +respiro ansioso gonfia il petto coverto dalla tonacella. Ma andate a +chiedere loro perchè, tentate di impadronirvi di quella bianca mano +fremente, cercate di interrogare quella lacrima! Fuggono, si chiudono +nelle piccole stanzucce a vetri, evitano di ricomparirvi innanti, +vergognose. Soltanto la piccola stanzuccia a vetri sa il mistero della +piccola suora. Nessuno ha potuto mai sentire i singhiozzi di una +piccola suora! + + * + * * + +Io chiedevo sempre a un mio povero amico, malato a quello spedale, che +ne pensasse di Suor Carmelina. Si capisce; ogni giovanotto, in +presenza d'una di queste figlie della carità, prima vede la giovane +donna, poi vede la monaca. Imagina sempre un sacrifizio, si appassiona +e s'intenerisce. + +L'amico, un commesso viaggiatore, al quale una caduta avea quasi +spezzata la gamba sinistra, stando in bolletta s'era salvato allo +spedale. Veneto pur lui aveva ben presto stretto amicizia con suor +Carmelina. La trovava semplicemente una buona _putela_, una _fia de la +Madona_. + +Io lo andavo a vedere tre volte alla settimana, poi finii per recarmi +a trovarlo quasi tutti i giorni. Si cominciava a parlare della gamba +disgraziata e si cascava, subito dopo, a chiacchierare di suor +Carmelina. + +--Non le hai mai domandato perchè s'è fatta suora? + +--Mai. E perchè? Non me lo avrebbe detto. Parla poco. + +--Ma con te, che sei compaesano suo, potrebbe far eccezione alla +regola. + +--La Regola--rispose il mio amico, celiando--impone il silenzio alle +suore, specie coi giovanotti malati, specie alle suore giovani. + +--Senti, caro mio, francamente io vorrei trovarmi qui, in questo tuo +letto. + +--Con gli stessi dolori? + +--Con gli stessi dolori. + +--Con la stessa gamba impacchettata? Con la stessa mania di volere e +di non poter uscir a vedere il sole, a veder camminar la gente per +via, a vedere le carrozze, a camminare? Va là, tu scherzi. Siamo +troppo amici. Nemmeno ai cani lo auguro. + +--E io vorrei essere qui, nel tuo letto. + +--Per vedere suor Carmelina? Per parlare con suor Carmelina? Per +sentire la voce di suor Carmelina? + +--Per questo. + +Lui rise fortemente. Ella in quel momento passava e si volse. Le donne +hanno questo di particolare che anche da lontano, con la coda +dell'occhio, appurano quello che dite e se parlate di loro. Per un +momento la sua veste passò lungo la fila dei letti, senza romore, +senza toccarli, lambendo i larghi quadroni di marmo del pavimento. Un +malato, il numero 34, un vecchio colono da Melito, si levò a sedere +sul letto e si sberrettò, con una grande reverenza, mormorando +qualcosa. La suora gli rispose con un piccolo moto del capo. Forse gli +sorrise, ma le tese larghe della cornetta c'impedirono di vedere. A un +posto della sala si chinò, raccolse la buccia d'un'arancia e per +l'aperto finestrone la buttò giù nel cortile. Poi sparve. + +--Sei contento?--mi disse l'amico--Or l'hai vista. Sei contento? + +--E tu non ti commovi? + +--Io! _Cio'! vecio!_ Ne ho viste tante in mia vita! Io mi secco assai +di dovermene stare qui inchiodato in questo letto, tra lamenti, +spasimi, morti subitanee e morti lentissime, che non arrivano mai. +Sono impregnato di acido fenico. + + * + * * + +--Senti, _vecio mio_,--mi disse in un altro giorno--fra poco me ne +vado. Ieri il dottore mi ha detto che ne avevo per un'altra settimana. +M'ha rifatta la gamba a nuovo. Che uomo, _benedeto_, che grande +instituzione la chirurgia! + +--E dici addio alla suora? + +--Accidenti! Sei un bel seccatore tu, con la tua suor Carmelina! +Guarda, ieri ella m'ha... mi ha... come si dice? + +--Intenerito? + +--Intenerito? M'ha fatto stomacare. È come tutte l'altre; sempre le +stesse! Senti, io le ho annunziato che me ne andavo presto, fra una +settimana, ch'ero bell'e guarito... + +--E lei? + +--Lei, al solito, s'è fatta rossa. Mi ha detto: Davvero? È proprio +guarito?--Dico io: Sicuro. Cosa c'è? Le dispiace?--Ha fatto un muso! +Dice: Ecco, noialtre ci affezioniamo ai nostri malati così da +volerceli tenere assai tempo con noi. Ogni malato guarito si porta un +po' del nostro dispiacere.--Immagina! Le volevo tirare un cuscino. + +--Sei un grande cretino, va! Come tutti i commessi viaggiatori. + +--Aspetta che guarisca, _vecio mio!_ + + * + * * + +Dopo una settimana egli era impiedi. Ma ancora zoppicava un poco, per +tre o quattro altri giorni era necessario che rimanesse allo spedale. + +--Piglio aria--mi fece--piglio daccapo l'abito del camminare. Vien +qua; ho qualcosa da narrarti su _quella tale persona_. + +Ci mettemmo a sedere sotto un finestrone onde una gran luce pioveva +nella sala. Erano le 9 della mattina e lo spedale faceva la sua +toeletta, pieno d'un gran chiacchierio che s'intrecciava fra i letti, +arrivava con gl'inservienti, usciva dalla stanza delle suore, per +l'uscio socchiuso. Una vecchia suora, inforcati gli occhiali, scriveva +in un gran libro squadernatole innanti, sulla tavola. + +--Ieri--cominciò il mio amico--al dopopranzo suor Carmelina m'ha fatto +presente d'una manata di confetti. Abbiamo chiacchierato a lungo; lo +spedale s'era messo a dormire--Dove se ne va, ora che è guarito?--Me +ne vado a Venezia--le ho risposto--vado a rivedere mio papà e la +mamma.--Beato lei, che ci ha tutti e due!--E lei?--Ha chiusi gli +occhi, ha scosso tristemente il capo.--Non ho nessuno--E come nessuno? +Fratelli, sorelle?--Nessuno. + +--Ti dico, caro mio--soggiunse il mio amico--sono stato preso da una +grande pietà. Non ho saputo nulla rispondere, nulla dire a +confortarla. Tutto ieri ella è rimasta in sala. A sera, per le +finestre, entra un gran profumo di zagare, dal giardino. Ier sera se +ne moriva; una cosa deliziosa, inebriante. Suor Carmelina passeggiava +in lungo e in largo. Spuntava la luna, laggiù, dietro il comignolo +della fabbrica di steariche, guarda. Io mi son messo a canticchiare: + +_De Venezia lontan do mila mia no passa dì che no me vegna a mente el +dolce nome de la patria mia, el linguagio e i costumi de la zente..._ + +E continuavo: + +_Soto el ponte de Rialto fermaremo la barcheta, O Venezia benedeta, no +te voglio più lassar..._ + +Avessi veduto com'ella rallentava il passo, per sentire! A un tratto +eccotela che mi s'accosta al letto, con le lacrime agli occhi, con la +faccia bianca bianca, stravolta, la bocca tremante--Lei non +canti--m'ha detto con malo modo--qui non si canta. La prego di +smettere. Questo è uno spedale!--_Ciò_, brava la ragazza! E cantavo +roba del suo paese, cantavo! + +--Eccola... + +Ma appena la suora appariva in fondo alla sala un grido infantile +risuonò, un grido che ci fece trasalire. Saliva un gran vocio dal +cortile e gl'inservienti s'urtavano, accorrendo. Suor Carmelina +scomparve. + +--Che sarà? + +--Qualche resezione di ginocchio, qualche incisione alla spalla, una +disarticolazione, un bottone di fuoco che arrostisce la carne, ecco; +oramai trenta giorni di spedale mi hanno abituato a tutta questa roba; +ne ho sentiti d'urli; un inferno, caro mio. _Ciò_! Che succede ora? + +Qualche cosa di strano succedeva, infatti. Lo spedale era sossopra, la +segreteria, attigua allo stanzone in cui noi ci trovavamo, s'empiva di +gente. I malati si rizzavano a sedere sui letti. + +--Andiamo a vedere--disse il commesso viaggiatore, incamminandosi, +zoppicante. + +Era successo questo: Il figliuolo del giardiniere, un bel ragazzetto +biondo, era stato morso dal cane del guardiano. Il cane era idrofobo, +palesava tutti i segni del male e lì per lì fu ammazzato. Ma il +ragazzetto? Era perduto. Tutto questo lo sapemmo e lo _vedemmo_ in un +momento; un brivido ci corse per l'ossa e il coraggio di avvicinarci +all'infelice ci mancò. Ma la gente si stringeva più intorno a suor +Carmelina che da presso il ragazzetto. L'_interno_ di guardia, un +rosso dai piccoli occhi neri scintillanti, ci venne incontro, +stropicciandosi le mani, gridandoci: + +--Avete visto? Avete visto?--e soggiunse, entusiasmato--Bellissimo! +Stupendo! Suor Carmelina ha succiato il veleno!... + +La piccola suora era diventata grande. Era accorsa al grido del +piccino, lo aveva trovato piangente, gli aveva chiesto che fosse +successo. Il piccino le rispose: + +--Mi ha morso il cane.... + +Subito dopo si sentì gridare: + +--Badate! Badate! Il cane è idrofobo! + +Il giardiniere gli aveva spaccato il cranio con un colpo di bastone. +Ma il povero ragazzo mostrava il braccio nudo, sanguinante, e nessuno +sapeva trovar modo di soccorrerlo. Allora suor Carmelina, s'avanzò, +pallidissima, ma senza il più piccolo tremito. Accostò alla ferita le +labbra e succhiò, rigettando il sangue e il veleno, forbendosi le +labbra bianche col gran moccichino scuro a quadroni. E allora tutta la +sala numero quattro proruppe in un applauso. Il colono di Melito +agitava il berrettino... + + * + * * + +Dove sei ora, piccola monaca bianca, Carmela, mistica anemica, figlia +della laguna, ove sei? Allo spedale degl'Incurabili una volta, un mio +amico chirurgo operò sopra una contadinella. Nel candido seno entrò la +lama tagliente del bisturi. La contadinella dormiva, cloroformizzata. +Per parecchio tempo ho chiesto al chirurgo mio amico notizie di lei. +Era stata una terribile operazione. Ma la contadinella guarì. Dopo un +mese uscì dallo spedale e il dottore venne a trovarmi al caffè, per +annunziarmelo. Un vero miracolo. + +Ma di suor Carmelina io non ho mai osato dimandare. Non so perchè. Se +ella... + + + + +DOCUMENTI UMANI + + + _Settembre 1886_ + +Tre giorni fa, in una scura e fetida vanella d'un palazzo in via +Tribunali, d'un subito, qualcosa cadde con un tonfo sordo, e spaventò +i sorci che frugavano tra i cocci sparsi e le immondizie e i rifiuti +di quelle ruine borghesi ond'escono, continuamente, a turbare i pranzi +delle immonde bestie, le improperie delle serve e i pianti dei piccini +impertinenti. + +Cadde dunque qualcosa. I sorci fuggirono con gran terrore e si +rintanarono. Era caduto il corpo d'una giovinetta: una bionda. + +Esso rimase lì, prono, la faccia nel fango, un braccio steso, le gambe +stese. Una fine caviglia spuntava di sotto alla gonnella, un piccolo +piede arcuato, la calza bianca... + +Quella ragazza s'era buttata da un terrazzo al quarto piano, ove era +salita per sciorinare i panni. + +Si chiamava Antonietta Canserano, aveva diciotto anni, era molto +bellina. Quel corpo inerte rimase lì tre ore. A poco a poco le bestie +immonde riapparivano. De' piccoli musetti, dei piccoli occhietti +spaurati spuntarono pei buchi. La ragazza rimaneva immobile. + +Finalmente si seppe il fatto. La vanella si empì di gridi femminili. +L'orrore era grande, e il sangue!... Quanto sangue laggiù, tra i cocci +e i rifiuti, nel fango, su per la nera poltiglia luccicante!... + +Arrivò un medico, arrivarono le guardie, il pretore, un delegato, +curiosi d'ogni parte. Il corpo dell'Antonietta fu tolto di lì, +adagiato in una vettura, e trasportato allo spedale degl'Incurabili. +Perchè la poverina era ancor viva. Respirava, lentamente, a fatica, +gli occhi socchiusi, pieni di lacrime... + + * + * * + +La storia di questa fanciulla è breve ed è la solita storia. + +Antonietta Canserano, orfana di madre, ha il padre in America. Era +stata affidata a una zia che le voleva un bene del cuore e con la zia +se ne stava, al quarto piano del palazzo numero 105 in via Tribunali. + +A diciassett'anni aveva conosciuto un piccolo marinaio, bruno e +atticciato. Si chiamava Vincenzino. Un cuor d'oro. Il marinaio a +momenti avrebbe terminata la sua ferma, sarebbe tornato a Napoli, +l'avrebbe sposata. Glielo aveva promesso da un anno; quando giurava si +metteva la mano nera sul petto, gli occhi lucevano. Ell'era così +felice, così felice di quel piccolo uomo arso dal sole, delle parole +sue tanto calde, tanto franche! E aspettava. + +Quattro mesi fa Antonietta chiese in grazia alla zia che le facesse +pigliare un po' d'aria. L'usignuolo s'annoiava in gabbia. E come la +zia non poteva accompagnarla ella uscì sola a passeggiare. Se ne andò +in villa. Lì, non si sa come, le si accostò un furiere di linea. Si +mise a chiacchierare con lei, la tentò, e seppe abusare della +poverina. Questo succede assai spesso. Una rovina in un attimo. +_Dopo_, il furiere, come tutti gli uomini senz'anima e senza onore, +abbandonò Antonietta. + +Ella tornò, sola, a casa della zia. Per la strada del Chiatamone, un +marinaio amico del suo marinaio l'aveva incontrata. + +--Come! Sola! Se lo sapesse Vincenzino! Lasciate che v'accompagni. + +Ella tremava come una foglia. Non rispose una sola parola. + +--Se scrivo a Vincenzino volete che gli dica che v'ho incontrata? + +Ella rispose: + +--No... per carità! + +Il marinaio la guardò, fece spallucce. E continuarono a camminare, in +silenzio... + + * + * * + + Napoli 18 Luglio 86 + + _Mio caro Potito_ + +ti scrivo queste poche riche ti fo conosciere che ia sto bene di +salute e così spero di sentire di te. Dunque Mio caro Potito, dopo due +mesi e tredici giorni mi ho azzardato di scriverti innascosta dei mie +parenti; perchè dopo tanti mie pianti mi ho sognato una donna e mi ha +detto così--figlia mia Antonietta non piangete più che il mio figlio +vi deve venire a sposare pregherò ia a Dio che gli dà buoni pensieri e +ti prego fatelo una lettera; ecco mio care queste semplice parole mi à +detto e mi sono svegliato ed ia ti sono scritta non aveva inchiostro e +ti sono scritto con un lapiso. + +Dunque mio caro ricordati di mè che mi sei levato l'onor mio così che +io quella sera ero una stupita non capiva che cosa era il mondo e tu +ti ni approfittasti di mè così si deve approfittare i Dio di tè se tu +sei negato infaccio ai miei parenti non può negarlo innazi al +tribunale di Dio perchè io come tu mi sei lasciato così io sto! nessun +altro si ni e approfittato di mè--non fa niente deve arrivare una +lacrima avanti a Dio che ti deve pagare perchè ia non sone una cattiva +giovane; che vi credete che ia mi ho dato a cattive strade nè questo +non lo farò mai mio caro non fa niente che mi sei levato l'onor mio o +fatto ridere ai miei parenti i Dio mi aiuterà perchè ia sono orfane di +madre mio padre sta in america e non ni sà niente di questo misfatto +che si lo sapesse quello mi viene ad ucidere--il mese entrante parti +da Napoli e vado a trani mi accompagnano i mie parenti e vado in casa +della madre della zia e là o la dota di mia madre che mi possa +maritare che ho anni diciotto ho ancora se tu tieni coscienza se tu +hai cuore vieni dal mia zia a Napoli e venitemi ad onorare se poi non +credete fate come ti piace e ti prego di non dir niente ai miei +parenti di questa lettera vi saluto e sono tua + + Aff.ta + _Antonietta_. + + * + * * + +Questa lettera fu sequestrata presso una signora amica +dell'Antonietta. Essa doveva spedirla a quel tale. Come non gliela +spedi? Era scritta col lapis. Niente di più umano, di più _anima_, di +più _cuore_ di questa lettera scorretta e inelegante. È una cosa +splendida. + +Ma certo il signor Potito, se l'avesse ricevuta, ne avrebbe riso coi +compagni, per gli orrori di grammatica. Un furiere è istruito. + + * + * * + +Ier l'altro la Canserano si precipitò dal terrazzo. + +Oggi doveva arrivare il marinaio... + + + + +LE BEVITRICI DI SANGUE + + +Dalle sette e mezzo della mattina fino alle dieci la carneficina delle +vacche, al macello di Poggioreale, si compie tra uno strano +affollamento di bevitrici di sangue, dura tra i desideri sanguinosi +delle anemiche, delle clorotiche, delle povere fanciulle sbiancate in +faccia come la cera. Esse accostano alle pallide labbra il bicchiere +colmo di quello spumante _vin delle vene_ e bevono d'un fiato, +socchiusi gli occhi, la mano che leggermente trema. Intorno seguita la +strage, tra un continuo romore di battiture, di tonfi sordi, di catene +che si sciolgono, d'argani che rizzano i cadaveri ancor palpitanti +delle povere bestie. Dopo bevuto il caldo sangue spicciato dalle +carotidi incise, si passa in una stanzaccia nuda e sporca e lì si +sciacquano le coraggiose bocche femminili e le mani insanguinate. A +parte il bene che può fare questo rimedio novello, lo spettacolo è +orribile. + + * + * * + +Appena entrati nel macello, come il visitatore si va accostando allo +scannatoio, ode un rapido succedersi di colpi sordi, i quali danno la +precisa idea di una gran quantità di tappeti sciorinati e battuti da +servitori invisibili a un invisibile terrazzo. I tappeti sono cadaveri +ancor palpitanti di vitelli, di vacche, di bovi smisurati. I +carnefici, appena caduto l'animale sotto il coltello pugnale di questi +_toreadores_ del macello, cominciano a menar di gran colpi di mazze +sulle reni e sul ventre delle bestie, perchè la pelle se ne stacchi. E +mentre uno compie codesta bisogna, un altro si vale d'un mantice per +gonfiare l'animale, e un altro d'un lungo ferro tondo per frugar nelle +viscere. Il sangue scorre d'ogni parte e inonda il pavimento. I +garzoni s'accovacciano, radunano con le mani il sangue a pezzi già +quasi coagulato, riempiscono scodelle di ferro e queste rovesciano +nelle botti preparate in un angolo. Tutto questo è fatto con +grandissima rapidità, l'ammazzamento durando tutta la giornata e +dovendo i beccai sbarazzarsi in un giorno fin di ottocento animali. + +Le vacche entrano malinconicamente nell'ammazzatoio. Piegano fino a +terra la testa. Annusano il sangue e si volgono intorno. Un primo +leggero fremito inconsciente increspa loro la pelle, gli occhi grandi +e dolci s'inumidiscono. Attaccate per le corna ai pali dei cavalletti +enormi, alle forche bruttate di sangue rappreso, continuano a +dondolare la testa inquieta, lasciando mescolare al sangue, per terra, +i fili argentei della bava, ond'hanno tutto umido il muso. Subitamente +un carnefice s'accosta: nascoso il pugnaletto nella destra, guardingo. +Leva la mano. Il pugnale s'abbassa, colpisce tra le corna, penetra, +rapidissimo, fin nel cervello, e riappare fumante. Il carnefice dà un +balzo, e si scosta. La vacca cade, fulminata. Una sola, breve +convulsione le agita le gambe, ed è tutto; è morta. La sua compagna si +agita, cerca di liberarsi, leva il capo, sbarra gli occhi, spaventata. +Ma cade anch'essa sotto l'orribile forca, accanto alla prima. Lì per +lì comincia la battitura, cominciano ad agire il soffietto, il ferro +tondo, il gran coltello sventratoio. Ma prima, appena l'animale piega +le gambe e si rovescia sul dosso, il fornisore di sangue, scalzo, +sguazzanti i piedi nel sangue, accosta alla viva fontanella il +bicchiere e, correndo, lo porta alla fanciulla anemica. E costei beve +d'un subito fino all'ultimo gocciolo, e le labbra e il mento le si +dipingono d'un rosso fortissimo, e le dita si sporcano, e gli anellini +luccicano tra il sangue gocciante. + + * + * * + +La gran parte di queste bevitrici si compone di un elemento assai +borghese. Sono modistine, sartine, fioriste e simili. Escono +dall'ammazzatoio con le punte delle scarpette, coi tomai alti, +macchiati. In Napoli l'anemia serpeggia un po' da per tutto: ora +pensate a queste povere ragazze che fanno una vita sedentaria, in un +laboratorio, coi lumi a gas d'inverno; pensate a queste giovanette +elegantemente vestite che a casa loro dormono in un miserabile +sottoscala, senza luce; pensate alle privazioni, alla mancanza +dell'aria, del sole, alla mancanza del cibo sano, della carne che +costa troppo, e vi spiegherete la mancanza dei globuli rossi. + + * + * * + +Ma guardatele, quando, nelle prime ore della mattina, queste fanciulle +del popolo attraversano Toledo, in cappellino lucente di conterie, +vestite come tante marchesine, le calze nere, di seta, lo stivalino +verniciato, la punta ricamata d'un moccichino che scappa fuori dalla +saccoccia in petto, la mantiglia sul braccio e l'ombrellino in mano. +Son quelle che ieri han bevuto, fortemente, il sangue vivo vivo. Ora +guardatele; hanno due soldi in tasca per la merenda, ma le labbra +carezzano il gambo d'un fiore, o sorridono deliziosamente a un +giovanotto cocchiere padronato, che sorride e minaccia con la frusta +elegante... + + + + +ALBA. + + +Un ometto sbucò a un tratto nella crocevia della Dogana. Fumava certo +suo mozzicone in punta alle labbra, passando la palma di una mano sul +cocuzzolo, e con il pollice e l'indice dell'altra acconciando +delicatamente sotto i mustacchi il mozzicone che certo gli diventava +una grande voluttà in agonia. Il cappello, dalle tese spianate, gli +veniva sugli occhi, e lui lasciava stare, benchè per levare il capo, +come faceva, a guardar in su alle finestre, al cielo, ai muri dei +palazzetti, si trovasse l'impiccio della tesa larga davanti agli +occhi. Pure andava guardando, con boccacce che certo nella smorfia +erano meraviglia e ammirazione. Quando lasciava il cocuzzolo, la mano +gesticolava, segnando in aria sagome indeterminate e linee verticali, +subito cancellate dal fumo di quel mozzicone, che sempre più si +raccorciava. + +Di certo era qualche pittore mattiniero, che a un momento, cavati di +saccoccia un albo e la matita, si mise a sedere sul primo gradino +d'uno di quei palazzetti, e cominciò a sgorbiare sulla carta il +balconcello di Gennaro Auriemma, armiere, che in quel punto +schiacciava un bel sonno, senza mai poter supporre che ventura +toccasse ai poponi suoi, dei quali aveva fatta uno festo in giro alla +balaustra del balconcello, e che l'ometto ora contemplava attentamente +per metterli sulla carta, insieme alla grondaia, ai vasi di maggiorana +e ad una gabbia, ove una quaglia sonnecchiava. + +Era la via così silenziosa a quell'ora che si sentiva bene un fruscìo +di una foglia secca su pei lastroni asciutti, mossa da una folata di +venticello. Era l'alba. Ma quei vicoli, le stradicciuole, la piazzetta +del Mercato ancora dormivano. Intanto saliva lentamente, dall'estremo +lembo del mare, un chiarore infocato di sole, e il riverbero ne +colorava dirimpetto le case su per la marina, mentre le vetrate +s'accendevano tra quella gran pennellata rosea, che di tutte le case +confondeva le linee bizzarre. In cima, altissima, una cupoletta +s'arrotondava sul cielo indeciso, tutta infiammata di verde, come uno +scarabeo di maiolica. Appena se ne vedeva la croce scura, sovrastante. + +Dal mare in calma arrivavano rumori indeterminati, voci a stesa, +indefinibili. Poi, daccapo, si rifaceva il silenzio. + +L'ometto era tutto affaccendato a copiare, e a poco a poco l'albo +s'andava coprendo di poponi e mazzi di pomidoro, mercanzia d'ogni +finestrella. Nella luce che sopravveniva, apparivano chiari e scuri +nuovi, mettendo lui in certe indecisioni che lo tenevano lungamente a +guardare e a mormorare, mentre l'albo rimaneva aperto sopra un +ginocchio e la punta della matita gli solleticava la cute, fra i +capelli. + +--Oh! oh!--fece, a un tratto. + +Adocchiava una tettoia, sotto la quale si ammonticchiavano bombole +d'acqua solfurea, accosto a una fontanella: un quadrettino. Rifece la +punta della matita, cercò una pagina bianca, e lì per lì cominciarono +a passare all'albo le bombole. + +Le stradicciuole rimanevano deserte e silenziose. L'ometto tutto solo +e intento, in quella sua posizione di scimmietta, era strano. Poi gli +passò accosto un'altra cosa viva, un ratto, che pareva un micino, +tanto era grosso. Era uscito da una feritoia, guardando nella via con +gli occhietti lucenti. E come l'ometto si chinava a strofinare sul +selciato la matita per agguzzarla, la bestiola ricacciò dentro il +corpo nella feritoia. Si vedevano solo i mustacchi e il musetto. +Infine si fece coraggio, venne fuori e cercò rapidamente in un +monticello di sudiciume. La testina, che aveva movimenti veloci, +frugava in furia, levandosi dai rifiuti, dai torsoli, dalle bucce, a +guardare, sospettosamente. Infine, quand'ebbe finito, il ratto se ne +andò ripassando innanzi all'ometto. Lui non lo vide, e seguitò a +schizzar bombole in santa pace. + +La penombra si diradava in fondo ai vicolucci; nel lontano appariva +chiaramente la tortuosità delle stradicciuole; si dileguavano panche e +carrettini abbandonati, e laggiù, ove addirittura il vicolo delle Fate +terminava, all'angolo, sulla cantina Maranese, un ramo fronzuto +s'affacciava, tutto verde, di sotto all'insegna. + +Improvvisamente, nel vicolo, una finestretta si schiuse, senza rumore; +poi si schiuse una porta. Una donna sporse la testa, venne fuori, coi +piedi nudi nelle pantoffole usate, con una leggera sottana bianca, con +aperta la camicia sul petto, libero dal busto. Un giovanotto apparve, +tutto cauto, sbucando all'angolo, accosto alla cantina. Senza parlare +quei due, avvicinandosi, si guardavano negli occhi, ansiosi. Poi, +quando lui fu sotto alla porticella e le afferrò le mani, l'idillio, +in quell'alba fresca di agosto, fu provocante. Si parlavano così +accosto e sotto voce, che appena il sibilo di una consonante passava +nel silenzio. S'erano stretti l'uno all'altra; il berretto del +giovanotto cadde. Chinandosi egli a raccattarlo, non abbandonò la mano +che teneva stretta, e parve che, stringendosi meglio lui pure alla +ragazza, le chiedesse qualcosa. + +In questo momento il piccolo pittore aveva finito e si levava. Vide +tutto... Mentr'egli rimaneva ancora a guardare, incantato, la bocca +aperta, un bacio scoccò sotto la porticella. Subito dopo la campanina +della parrocchia a Porta Nova suonò la prima messa.... + + + + + INDICE + + + Al lettore Pag. 5 + Vulite 'o vasillo? » 7 + Serafina » 19 + L'abbandonato » 25 + Gli amici » 36 + Fortunata la fiorista » 46 + L'amico Richter » 54 + Senza vederlo » 66 + La Regina di Mezzocannone » 80 + L'impazzito per l'acqua » 87 + Notte della Befana » 94 + Scirocco » 103 + Suor Carmelina » 116 + Documenti umani » 126 + Le bevitrici di sangue » 132 + Alba » 137 + + + + + + + + +End of Project Gutenberg's Mattinate napoletane, by Salvatore Di Giacomo + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK MATTINATE NAPOLETANE *** + +***** This file should be named 29873-8.txt or 29873-8.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/2/9/8/7/29873/ + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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Information about the Project Gutenberg Literary Archive +Foundation + +The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit +501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the +state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal +Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification +number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at +http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent +permitted by U.S. federal laws and your state's laws. + +The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. +Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered +throughout numerous locations. Its business office is located at +809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email +business@pglaf.org. 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