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+The Project Gutenberg EBook of La Marfisa bizzarra, by Carlo Gozzi
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+
+Title: La Marfisa bizzarra
+
+Author: Carlo Gozzi
+
+Editor: Cornelia Ortiz
+
+Release Date: October 10, 2006 [EBook #19524]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA MARFISA BIZZARRA ***
+
+
+
+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the
+Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
+(Images generously made available by Editore Laterza and
+the Biblioteca Italiana at
+http://www.bibliotecaitaliana.it/ScrittoriItalia)
+
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+
+ SCRITTORI D'ITALIA
+
+
+
+ CARLO GOZZI
+
+ LA MARFISA BIZZARRA
+
+ A CURA
+
+ DI
+
+ CORNELIA ORTIZ
+
+ BARI
+
+ GIUS. LATERZA & FIGLI
+
+ TIPOGRAFI-EDITORI-LIBRAI
+
+ 1911
+
+
+
+ PROPRIETÁ LETTERARIA
+
+ NOVEMBRE MCMXI--29238
+
+
+
+
+ LA MARFISA BIZZARRA
+
+ POEMA FACETO
+
+
+ A SUA ECCELLENZA
+ LA SIGNORA
+ CATERINA DOLFINO
+ CAVALIERA E PROCURATORESSA TRON
+
+ CARLO GOZZI
+
+Con audacia particolare dedico a Vostra Eccellenza la _Marfisa
+bizzarra_, ch'è un fascio di dodici canti da me immaginati e scritti,
+intitolati «poema»; e non contento ancora d'avergli intitolati
+«poema», ho aggiunto a questo titolo l'epiteto di «faceto». A mio
+credere, un tale epiteto gareggia di temeritá colla dedica, giudicando
+la facezia, spezialmente in questo secolo, molto piú difficile della
+serietá, quantunque meno considerata da infinite persone che non sono
+né serie né facete.
+
+Un certo bisbiglio di prevenzione fa la _Marfisa_ qualche cosa di
+conseguenza, e però l'Eccellenza Vostra accetti a buon conto, come a
+lei dedicato, cotesto bisbiglio anteriore, perché, letta che sia la
+_Marfisa_ da lei e dal pubblico, non sará trovata cosa degna del
+menomo riflesso, e sará tronco tosto anche quel favorevole mormorio
+che le dona qualche fama prima che sia pubblicata. Le prevenzioni
+onorevoli in aspettativa sogliono riuscir perniziose all'opere
+ch'escono dalle stampe, perché le fantasie umane, naturalmente
+voragini insaziabili, in attendendo curiose, si riscaldano, si formano
+delle idee gigantesche in astratto; ed è facile che sembri loro alfin
+di vedere la meschina prole della montagna partoriente. La _Marfisa_,
+forse con ragione, sará considerata quel parto, ed io averò avuta la
+sfacciataggine di dedicarla a Vostra Eccellenza.
+
+Non posso tuttavia ridurre interamente il mio cuore a disprezzar
+questo poema quanto, uniformandomi ad altri, sarei capace esternamente
+di avvilirlo con le parole. Qualche picciola parte della mia fragile
+umanitá, non atta alla filosofia, sente un vermicciuolo di
+predilezione, il qual è poi anche una delle vere cagioni della mia
+dedica. Si farneticherá forse per indovinar la ragione per la quale io
+abbia donati piú alle sue che ad altre mani de' fogli spiranti satira
+per ogni verso. Appago questa curiositá. Certi modi franchi e svelati
+ne' discorsi dell'Eccellenza Vostra m'hanno fatto giudicare che
+convenga piú a lei che ad altri una tal dedica, e forse forse procuro
+con questo dono di sedurre l'animo suo a leggere la _Marfisa_ con una
+favorevole disposizione. Gli onesti satirici non possono tener celato
+nemmeno un artifizio che usano in loro favore, com'Ella vede.
+
+Per la cognizione che ho delle sue vaghe produzioni poetiche, del suo
+intelletto e della sua vivacitá di esprimere un sano giudizio, la sua
+lingua è da temersi quanto sarebbe da temer la _Marfisa bizzarra_, se
+ella avesse il merito che ha la sua lingua. S'io fossi un poeta
+mellifluo, caderebbero le mie lodi sopra il suo leggiadro portamento,
+sopra i gigli e le rose del suo colorito, sopra l'oro dei suoi capelli
+e sopra temi consimili, possedendo Vostra Eccellenza abbondanza di
+qualitá anche di questa spezie. Sieno i suoi fioriti giardini fatti
+immortali da que' tanti cigni che la circondano. Un poeta satirico è
+per lo piú colpito da un animo franco e da una lingua sincera: per
+questa sola ragione le mie parole pendono piú a queste due che
+all'altre sue molte rare qualitá. Se tutti gli animi franchi e tutte
+le lingue sincere s'abbattessero a rendersi osservabili agli amanti
+del vero, tutti quelli che possedono queste due qualitá goderebbero di
+quelle fortune che accrescono splendore a' meriti grandi di Vostra
+Eccellenza; ma di rado i franchi e sinceri s'incontrano in tali
+amanti, e per ciò, quando dovrebbero abbattersi a fortune, si
+abbattono a sciagure.
+
+Si dánno sulla terra due generi di persone dette «satiriche» senza
+considerazione. Il primo è d'invidiosi, inquieti, maligni, traditori,
+ingrati, d'un interno avvelenato, odiatori, disperati, superbi,
+collerici per istinto contro al genere umano, buono e cattivo
+universalmente. Questi riescono detrattori pessimi da essere fuggiti,
+e sono indegni di dedicare a una bell'anima le loro assassine opere,
+per eleganti che sieno. Il secondo genere è di osservatori del bene e
+del male, i quali colla miglior urbanitá ed efficacia che possono,
+attenendosi a' generali, se non sono punti e sfidati da' particolari,
+espongono, dipingono, caratterizzano, bilanciano, fanno confronti,
+riflessioni, lodano il bene, inveiscono contro il male, deridono i
+pregiudizi, ridono e fanno ridere de' difetti dell'umanitá. Una certa
+libertá di pensare, un disprezzo de' riguardi, un amore ardito per la
+veritá gli fa scrittori.
+
+Chi dedica, aspira a qualche benefizio. Io bramo dall'Eccellenza
+Vostra quel solo benefizio d'essere considerato nel numero del secondo
+genere de' satirici.
+
+Il mondo difficilmente fa una tale separazione. Nimicizia, ignoranza,
+dispetto, sospetto mette i detrattori e gli urbani satirici in un solo
+conto. Vostra Eccellenza non è nimica, non è ignorante, non è
+dispettosa, non è sospettosa, e sa essere benefattrice volontaria
+anche di coloro che non le chiedono favori. Affido alle sue mani la
+_Marfisa bizzarra_, non meno che la bilancia del mio carattere; e la
+supplico a voler consentire ch'io possa vantarmi suo servitore e suo
+satirico.
+
+
+
+
+PREFAZIONE
+
+ SCRITTA TRA 'L DUBBIO CHE SIA NECESSARIA
+ E 'L DUBBIO CHE SIA INCONCLUDENTE
+
+
+Rispettando chi molto ragiona e poco osserva, io poco ragionando e
+molto osservando ho ingravidata la mente, la quale, senza incomodare
+la lingua, ha dato poi tutta la briga, quando a una mia penna di pollo
+d'India, quando a una mia penna d'oca, di discorrere sopra i fogli che
+succederanno a questo preambolo. Cotesti fogli formano un libro sulla
+fronte di cui si vederá scritto: _La Marfisa bizzarra, poema
+faceto_. È superflua una confessione che i fatti esposti in dodici
+canti della _Marfisa_ non siano di gran rimarco. Ciò non è mia
+colpa. Se nella vecchiaia del mio Turpino i paladini non avessero
+cambiati gli antichi costumi, che teneano del mirabile, gli accidenti
+della _Marfisa_ sarebbero piú maravigliosi. Destò in me la spezie di
+gravissimo caso il cambiamento nel pensare e nell'operare di quegli
+eroi tanto celebrati dal Boiardo e dall'Ariosto; e se verrá
+considerata la differenza nel vero punto di vista, i successi di
+questo burlesco poema non appariranno frivoli affatto. I caratteri, le
+pitture, i ragionamenti, i maneggi, gli amori, in tal metamorfosi
+mirabile quanto tutte quelle d'Ovidio, non mi parvero immeritevoli
+della fama; e certo il maggior scapito loro deriverá dal mio
+infelicissimo ingegno, non atto a fargli immortali. Dieci canti di
+questo libro furono da me scritti sette anni or saranno, vale a dire
+l'anno 1761. Siccom'egli è veramente satirico e ripieno di ritratti
+naturali al possibile, alcuni, che vollero a forza udirne dei pezzi,
+incominciarono a voler fare gli astrologhi, immaginando di scoprire in
+essi il tale e la tale dipinti particolarmente al vivo. Si sa quanta
+forza abbia la presunzione dell'infallibilitá negli uomini, e quanto
+diligenti sieno i nimici ad assecondare un'opinione che può riuscire
+in odiositá a una libera penna. I disseminati discorsi de' falsi
+indovini mi parsero perniziosi e indiscreti. La mia vena innocente,
+che cercava solo di spassarsi nel partorir le immagini delle quali si
+era impregnata sulla lettura del suo Turpino e in una taciturna e
+universalissima osservazione sugli uomini, ebbe alquanta
+stizza. Troncai 'l corso all'opera e la chiusi a sette chiavi,
+sdegnando che dall'amore che ho per il prossimo me ne venisse
+dell'odio, e che fosse cambiato in veleno un elisire ch'io, forse
+accecato da troppo orgoglio, giudicava non disutile alla societá.
+
+Nel tempo in cui scrissi gli accennati primi dieci canti, bolliva una
+controversia un po' troppo arditamente giocosa intorno alla maniera di
+ben iscrivere e al buon gusto poetico del comporre. Paleserò, s'è
+necessario, che Marco e Matteo dal piano di San Michele--due paladini
+che si vedono dipinti nel poema--rappresentano due scrittori, che in
+quella stagione s'erano dichiarati, coll'alleanza d'alcuni altri
+scrittorelli, con soverchia animositá contro a' buoni scrittori
+antichi e contra chi difendeva l'invulnerabile fama di quelli. Coteste
+due creature, dipinte precisamente, hanno data la spinta a far
+giudicare con sciocchezza e falsitá di tutte l'altre persone che
+campeggiano nel poema. Vorrei ben oggi poter troncare, senza rompere
+alcune necessarie connessioni all'opera e senza che potessero uscire
+quelle brutte parole «il libro è castrato», tutto ciò che attiene a'
+que' due paladini, ch'io tengo per amici ad onta delle loro collere;
+prima perché non è mio costume il prendere di mira persone in
+particolare, e poscia perché riescono scipite e tediose tutte le
+scritture di critica e di derisione fuori della circostanza in cui un
+pubblico è in quella interessato. Il tempo solo decide del merito di
+ciò che si scrive, e non avendo io nessun merito per sperare dal tempo
+immortalitá, sieno certi i due paladini Marco e Matteo, e gli alleati,
+della loro vendetta. Quanto agli altri oggetti fatti sospettosi
+dagl'indovini e dalla malizia, se useranno l'indulgenza di non
+credermi capace di prender dirittamente per bersaglio nessuno che non
+mi punga, per satireggiarlo, mi faranno giustizia. Potranno questi
+riflettere che, siccome ne' _Caratteri_ di Teofrasto, nelle _Satire_
+di Orazio, di Giuvenale, nelle antiche commedie e in altri libri
+dell'anime passate negli Elisi, si trovano delle pitture d'uomini
+viventi oggidí; nella _Marfisa bizzarra_, da qui a due secoli, se 'l
+libro fosse fortunato a segno d'aver tanto di vita, si troveranno de'
+veri disegni d'uomini viventi in allora. Non so s'io mi debba dire
+«spero» o «temo» che la premessa mia giustificazione sia
+inutile. Nessuno si vedrá figurato negli oggetti difettosi posti nella
+_Marfisa_, e piuttosto si rileverá ne' virtuosi. La lettura e le
+osservazioni mi faranno titubare e quasi credere che gli uomini morti
+sieno stati simili ai viventi, e che con tutte le satire, le derisioni
+al vizio e i ricordi buoni, gli uomini che nasceranno abbiano da non
+esser differenti dagli uomini morti e dagli uomini che oggidí vivono
+con noi. Il difetto, riguardo ai principi dell'educazione, è benissimo
+conosciuto da' popoli, ma la considerazione che abbiamo di noi
+medesimi lo fa sempre scorgere facilmente dall'uomo nell'altro uomo e
+difficilmente in se stesso. Solo perché in ogni secolo si è procurato
+di scemare i difetti nelle genti, certi scrittori ebbero
+dell'applauso: vi sará in ogni secolo chi tenterá di acquistarsi
+qualche nome per questa via. Se poi si giunga per questa via a
+cagionare alcuna riforma nei viziosi costumi, io mi contenterò di
+rimanere in dubbio per non tralasciare di farlo. Il governo di Londra
+ha sperato in ciò del benefizio sopra a' suoi popoli, e perciò lasciò
+correre _Lo spettatore_. Due poemetti usciti alla stampa da poco tempo
+in verso sciolto, l'uno intitolato _Il mattino_, l'altro _Il
+mezzogiorno_, che mi lasciano con ingordigia desiderare _La sera_,
+risvegliarono in me la brama di dar fine all'imprigionata _Marfisa
+bizzarra_. Una felice, elegante, maestosa, diligente e notomizzata
+esposizione, molti riflessi, molta satira e molta filosofia formano
+que' due libretti, veramente degni di andar separati dalle immense
+lordure ch'escono alla stampa in questo secolo detto «illuminato». Il
+sublime del loro stile, sopra una base faceta, sostiene ingegnosamente
+una continua ironia, che gli fa seri e scherzevoli a un tratto e col
+piú fino sapore. Non anderanno soggetti mai alla sventura
+dell'oblivione, quantunque appunto pel loro sostenuto sublime riescano
+oscuretti appresso quella vergognosa ignoranza, dall'autore con somma
+ragione sferzata in parecchi grandi. Tuttoché que' due poemetti sieno
+scritti in uno stile totalmente diverso da quello della _Marfisa_,
+sono però appoggiati alle viste medesime e a' medesimi principi di
+questa. L'ho terminata con due canti, seguendo il filo degli altri
+dieci e quell'ossatura da sett'anni apparecchiata, fatto coraggioso
+dal felice accoglimento dato dal pubblico alla benemerita sferza del
+_Mattino_ e del _Mezzogiorno_. Sappiasi ch'io mi vanto solo d'essere
+confratello nelle massime dello scrittore di que' due poemetti
+venerabili, ma sappiasi ancora ch'io mi confesso architetto infelice
+d'una fabbrica umile e di simmetria diversa affatto da quella del suo
+nobilissimo edifizio. Non incresce all'umanitá di passar talora da un
+adornato palagio ad una semplice casipola villereccia, in traccia di
+quella varietá che suol cagionare il divertimento. La _Marfisa_ è un
+poema giocoso e d'uno stile scopertamente famigliare. Molti fattarelli
+cavati dal mio Turpino, che la riempiono, servono di pretesti a porre
+in circostanza le dame, i cavalieri, l'arme e gli amori; e dalla
+circostanza pullula quella satira sul costume, alla quale chiedo la
+benedizione dal cielo. Alle due consuete sciagure degli altri libri
+anderá sottoposta la _Marfisa_. Se una è quella di non essere né letta
+né badata, l'altra è quella della critica. Mi rincrescerebbe alquanto
+piú la prima della seconda, ma né l'una né l'altra potrá vantarsi
+d'aver turbata la mia pace. Per entro al poema credo d'aver assai
+espressa la mia ostinazione di voler usare i colori dello stile de'
+nostri antichi piacevoli, a me amicissimi e carissimi. Quante
+bellezze, d'indole però diversa, non adornano _Il mattino_ e _Il
+mezzogiorno_, per aver il loro scrittore bevuto alla fonte degli
+antichi poeti! Se i miei critici vorranno tentare di darmi alcun
+dispiacere, gli avverto fraternamente di censurar la Marfisa in tutte
+le sue parti, ma non mai in quella degli anacronismi de' quali è
+sparsa, perché mi faranno piú ridere che arrabbiare e non averanno il
+loro intento. Ho voluto che i miei paladini bevano il caffè, il
+cioccolato e mandino de' libretti alla stampa al tempo di Carlo
+Magno. Ho voluto che possano raccomandarsi a' santi e nominare de'
+santi che dovevano ancora nascere, che possano spendere delle monete
+di conio posteriore all'etá loro, che possano leggere Rutilio
+Benincasa, l'_Ottimismo_, il _Lunario da Bassano_, eccetera
+eccetera. Dicendo «ho cosí voluto», spero di levare la noia agli
+eruditi critici di raccogliere una filza di simili anacronismi de'
+quali desiderai di valermi, non curandomi d'avere il torto a prender
+de' granchi volontariamente. Nella _Marfisa_ non si tratta né del
+commercio né dell'arti né dell'agricoltura. Dovrá dunque cadere per
+questa sola ragione tra i libri disutilacci e da non esser punto
+considerati? Io rispetto i benemeriti scrittori, che co' loro
+ponderati, seri e zelanti insegnamenti hanno giá in questo secolo
+ridotte ricchissime tutte le cittá, fertilissime tutte le campagne,
+agiatissime tutte le famiglie, come si vede. Pieno di gratitudine e
+d'umiliazione verso il loro merito, pel benefizio dell'universale
+opulenza introdotta, per i cibi e i vestiti che si hanno oggidí con
+poca spesa, chiedo in grazia che si permetta senza disprezzo di poter
+proccurare nell'uomo un commercio di buona fede, quanto quello della
+cociniglia e dell'endico; che si permetta senza disprezzo, che si
+possano animar nell'uomo le bell'arti della virtú, de' costumi,
+dell'eloquenza quanto le manifatture de' panni e delle stoffe; che si
+permetta senza disprezzo che si possa coltivar l'animo e il cuore
+dell'uomo almeno quanto un gelso ed una patata. Consoliamoci con le
+nostre reciproche lusinghe d'esser utili alla societá, con le nostre
+reciproche speranze di renderci immortali, e tronchiamo le nostre
+prefazioni seccatrici reciprocamente.
+
+
+
+
+CANTO PRIMO
+
+
+ ARGOMENTO.
+
+ La pace, l'ozio e i nuovi libriccini
+ cambian re Carlo Magno di natura.
+ Dietro al re quasi tutti i paladini
+ di poltrir solo e di sguazzare han cura.
+ Si fa nel primo canto agli Angelini,
+ agli Orlandi, a' Rinaldi la pittura,
+ agli Olivieri e all'altre alme famose,
+ perché il lettor s'informi delle cose.
+
+
+ 1
+
+ Se non credessi offender gli scrittori
+ che han rotto con lo scrivere ogni sbarra,
+ e son fatti del mondo inondatori,
+ io canterei di Marfisa bizzarra.
+ Ma appena m'udiranno, usciran fuori
+ con gli occhi tesi e con la scimitarra,
+ gridando che lo stil non è moderno,
+ e daran di gran colpi al mio quaderno.
+
+ 2
+
+ Io non vo' rattenermi tuttavia,
+ e farò come il Cardellina e Svario,
+ c'hanno l'interruttore dietrovia
+ al loro arringo che grida il contrario,
+ e seguono il parlar con energia,
+ con le ragion fondate del sommario,
+ buffoneggiando le voci accanite,
+ e finalmente vincono la lite.
+
+ 3
+
+ Sien le ragioni del sommario mio,
+ se degli antichi autor seguo la traccia,
+ che invan per tanti secoli l'obblio
+ con essi ha fatto alle pugna, alle braccia.
+ Spesso in soccorso il vostro lavorio
+ egli ha chiamato a dar loro la caccia,
+ o susurroni, o scrittorei di paglia,
+ ed ha sempre perduta la battaglia.
+
+ 4
+
+ Ché dopo un breve tuono e un parapiglia
+ v'andaste in fummo o dileguaste in guazzi;
+ e fu la vostra quella maraviglia
+ delle cittá di neve de' ragazzi.
+ Cosí va chi aver fama si consiglia
+ dal rumorio di stolti popolazzi,
+ ch'oggi al poeta fan plauso e decoro
+ con la ragion che poi lo fanno al toro.
+
+ 5
+
+ Segua che vuole a questo mio libretto,
+ di Marfisa bizzarra io cantar voglio.
+ Cantolla un altro e non ebbe concetto,
+ perché non dice il ver d'essa il suo foglio,
+ e 'l buon Turpino non aveva letto,
+ disprezzando gli antichi con orgoglio;
+ onde rimase con Paris e Vienna
+ ad aspettar qualche moderna penna.
+
+ 6
+
+ Voi, che non isdegnate i versi miei
+ e de' nostri buon padri avete stima,
+ né vi curate de' furor plebei,
+ perché non giungon del Parnaso in cima;
+ voi, brigatella, in soccorso vorrei
+ sola all'oppressa mia povera rima;
+ voi ricogliete il parto, e fate nulla
+ l'arte che i figli nostri affoga in culla.
+
+ 7
+
+ Io vi dirò siccome i paladini
+ cambiassero l'antico lor costume,
+ come mutaron gli elmi in zazzerini,
+ la guerra in sonno e in sprimacciate piume,
+ e come l'ozio e i nuovi libriccini
+ tolsero loro la ragione e il lume,
+ come la vecchia bizzarria Marfisa
+ cambiasse in nuova e i suoi casi da risa.
+
+ 8
+
+ Di Filinor, cavalier di Guascogna,
+ conterò fatti che non sian discari,
+ se care son le gesta che vergogna
+ fanno a' ben nati cavalier suoi pari,
+ Pur, se il mal non è ben, non vi bisogna
+ udir per farvi a Filinor scolari,
+ ma sol per dar riforma alla natura,
+ o voi che somigliate a sua figura.
+
+ 9
+
+ Vinto avea Carlo Agramante e Gradasso
+ e Rodomonte e gli altri suoi nimici,
+ e si viveva in pace fatto grasso:
+ tutti i re gli eran tributari e amici.
+ Vecchio e della memoria quasi casso,
+ solo avea briga a dispensar gli uffici
+ e qualche volta a por nuove gabelle,
+ del resto a tener morbida la pelle.
+
+ 10
+
+ Mancato il capo, male sta la coda.
+ I paladin, veggendolo poltrone,
+ si dierono a' piattelli ed alla broda,
+ la state al fresco e il verno ad un focone,
+ ed a lagnarsi ch'era troppo soda
+ d'asse la sedia, e danno al codione;
+ donde inventaron sedie badiali,
+ sofá di lana e piume e co' guanciali.
+
+ 11
+
+ A poco a poco l'agio e la quiete
+ gl'intabaccava sempre maggiormente;
+ le loro illustri imprese che sapete
+ eran lor quasi uscite dalla mente;
+ anzi ridevan spesso (or che direte?)
+ quando sentian raccontarle alla gente.
+ Alcun si vergognava aver ciò fatto,
+ e giudicava d'esser stato matto.
+
+ 12
+
+ Se qualchedun si sentía male a' denti
+ o tosse o doglia o qualche altra magagna,
+ tosto diceva:--Ecco il frutto de' venti
+ e delle piogge della tal campagna.--
+ Pur nondimen mangiava ognun per venti,
+ beveva vin da Scopolo e di Spagna,
+ dormiva sodo e tenea concubine,
+ a' passati disordin medicine.
+
+ 13
+
+ Della religione il zelo santo,
+ per cui la vita a rischio posta aviéno,
+ era scemato e raffreddato tanto
+ che parea non ne avessino piú in seno.
+ Ne' dí di festa alla messa soltanto
+ ivan con rabbia o sonnolenti almeno,
+ e sol per uso o per veder la dama
+ ed attillati per acquistar fama.
+
+ 14
+
+ I romanzieri dall'eroiche imprese,
+ dalle battaglie e da' sublimi amori
+ piú non si nominavan nel paese,
+ perché i moderni eran usciti fuori
+ co' fatti de' baron, delle marchese,
+ che mille volte si tenean migliori
+ per certe grazie, e cosí piú alla mano,
+ e assai piú confacenti al corpo umano.
+
+ 15
+
+ Leggeano in quei siccome entro alle mura
+ delle vergini sacre ivan gli amanti,
+ come fuggían da quelle alla ventura
+ le donzelle ivi poste, andando erranti.
+ E vestite come uomo, alla sicura
+ dormian co' maschi del fatto ignoranti,
+ e il loro imbroglio al terminar de' mesi.
+ ed altri casi all'uso de' francesi.
+
+ 16
+
+ Nelle commedie il costume novello
+ correva ancora, e cavalieri e dame
+ si vedean entro con poco cervello,
+ per l'onor, per l'amore o per la fame.
+ E turchi in scena con un gran drappello
+ di mogli pronte sempre alle lor brame;
+ e dileggian gli eunuchi le schiavacce
+ con mille detti lordi e parolacce.
+
+ 17
+
+ Donde gli amor, gli equivoci ed i gesti,
+ uniti alla natura e al mal talento,
+ faceano i paladini al vizio presti,
+ o lo teneano in freno a tedio e a stento.
+ Altri scrittor piú dotti e disonesti
+ per i lor fini, a tal cominciamento,
+ stampavan libri sottili e infernali,
+ dipingendo i mal beni ed i ben mali.
+
+ 18
+
+ I paladin leggeano i frontispizi
+ e qua e lá di volo sei parole;
+ poi commettevan mille malefizi,
+ intuonando:--Il tal libro cosí vuole.--
+ Se v'era alcuno ch'abborrisse i vizi,
+ e dicesse:--Non déssi e non si puole,--
+ gridavan:--Chi se' tu c'hai tanto ardire
+ i paladin di Francia di smentire?--
+
+ 19
+
+ E minacciavan di bando e galera;
+ ond'era forza rispettarli alfine.
+ Dunque la pace, l'ozio e la carriera
+ de' libri nuovi, fuor d'ogni confine
+ non sol de' paladini avean la schiera
+ corrotta, ma le genti parigine:
+ dal re Carlo sin quasi al mulattiere,
+ lascivo era e goloso e poltroniere.
+
+ 20
+
+ Lecita in chi poteva usar la forza
+ era la truffa, era la ruberia.
+ Ogni peccato avea buona la scorza,
+ e con nuove ragion si ricopria.
+ Fanciulli ed ebbri, andando a poggia e ad orza,
+ udiensi disputare per la via
+ ch'era il ner bianco e che il quadro era tondo
+ e che goder si debba a questo mondo.
+
+ 21
+
+ Gli abati in cotta e i santi monachetti,
+ che contra al mal dal pulpito gridavano,
+ sudando, trangosciando, e che a' scorretti
+ mille maledizion dal ciel mandavano,
+ erano uditi come gli organetti;
+ e quando le persone fuori andavano,
+ un dicea:--Disse male,--un:--Disse bene,
+ ma predica all'antica e non conviene.--
+
+ 22
+
+ E chi diceva:--E' canta l'astinenza,
+ ma so che i buon boccon non gli disprezza--
+ Poscia ridean con poca riverenza,
+ e ognun restava nella sua mattezza.
+ Alle orazioni ed alla penitenza
+ diceano pregiudizi e leggerezza,
+ o ipocrisie per guadagnare i schiocchi,
+ o cose da mal sani e da pitocchi.
+
+ 23
+
+ Rinaldo (perché aveva poca entrata,
+ piacendogli le donne e la bassetta
+ e il vin, che ne beeva una fregata,
+ sicch'ogni dí sembrava una civetta)
+ a Montalban fatto avea ritirata,
+ facendo vender senza la bolletta
+ acquavite, tabacco ed olio e sale
+ e vin contro la legge imperiale.
+
+ 24
+
+ S'erano i gabellier molto provati
+ a condur pe' trasporti la sbirraglia;
+ Rinaldo avea sbanditi e disperati
+ che facevan co' sassi la battaglia:
+ onde se n'eran sempre ritornati
+ senza poter oprar cosa che vaglia.
+ Carlo chiudeva un occhio e gli era amico
+ pe' buon servigi suoi del tempo antico.
+
+ 25
+
+ Cosí Rinaldo un util grande avea
+ e s'aiutava i vizi a mantenere;
+ ma il troppo vino, ch'ogni dí bevea,
+ l'inebbriava, ed era un dispiacere;
+ perché Clarice sua talor volea
+ fargli l'ammonizion ch'era dovere,
+ ed egli bestemmiava come un cane
+ e le dicea parole assai villane.
+
+ 26
+
+ E minacciava un divorzio di fare,
+ poi la mandava alla rocca ed all'ago.
+ La poveretta lo lasciava stare,
+ e in un canton facea di pianto un lago.
+ Ed egli si metteva a berteggiare.
+ --Cosí, ben mio--dicea,--quel pianto pago;--
+ e colle fanti in sul viso di lei
+ faceva cose ch'io non le direi.
+
+ 27
+
+ Il duca Namo nella sua vecchiaia
+ avaro ed usuraio s'era fatto.
+ Ogni dí fitta teneva l'occhiaia
+ in su' processi per fare un bel tratto;
+ perché investia di scudi le migliaia,
+ e alfin temeva qualche scaccomatto
+ o dalle doti o da' fideicommissi;
+ onde avea gli occhi in sulle carte fissi.
+
+ 28
+
+ Poi tanti dubbi e cavilli trovava
+ co' poveretti che bisogno aviéno,
+ che sin per venti il cento comperava.
+ E usava un altro piacevol veleno,
+ che per il censo mai non molestava,
+ tanto che il foglio d'annate era pieno,
+ e poi tra il capitale e l'usufrutto,
+ «salvum me facche», e' si toglieva tutto.
+
+ 29
+
+ Prestava a' giuocator spesso danari
+ a un per dieci il giorno di vantaggio;
+ e i figli di famiglia aveva cari,
+ che avesser vizi assai ma non coraggio,
+ perché voleva il pegno e scritti chiari;
+ poi gl'inseguiva col viso selvaggio,
+ e alfin sí vago il conto avea tenuto,
+ ch'avean pagato e il pegno anche perduto.
+
+ 30
+
+ Astolfo, dopo il costume novello,
+ era a Parigi inventor delle mode.
+ Or le calze riforma, ora il cappello,
+ ora le brache, e guadagna gran lode;
+ e tagli or lunghi or corti al giubberello,
+ i capelli or in borsa or con le code,
+ le fibbie or di metallo ed or di brilli,
+ ovate, tonde e quadre, e mille grilli.
+
+ 31
+
+ E perché gli piacevano le dame,
+ ei fu inventor de' cavalier serventi.
+ A vincer cori aveva mille trame,
+ perch'era un damerin de' diligenti.
+ Né si curava di freddo o di fame,
+ per le servite, o di piogge o di venti,
+ ed ogni stravaganza sofferiva,
+ anzi lodava, anzi pur benediva.
+
+ 32
+
+ Spesso con esse alla lor tavoletta
+ si ritrovava e mai non stava fermo.
+ Or tien lo specchio, or fiorellin rassetta,
+ e le guatava che pareva infermo.
+ E poi diceva piano:--Oh benedetta!
+ oh occhi! oh bocca! omè, non ho piú schermo,
+ so dir ch'io ardo sin nella midolla.--
+ Poi sospirava e fiutava un'ampolla.
+
+ 33
+
+ Ed aveva anche pronte, non so come,
+ le lagrimette quando credea bene.
+ Certo in far all'amor valea due Rome
+ e por sapeva a tutte le catene.
+ Addosso si può dir ch'avea le some
+ di zaccarelle, o almen le tasche piene
+ di spille e nèi e pomate e confetti,
+ essenze e diavolon ne' bossoletti.
+
+ 34
+
+ E sapea dibucciare e mele e pere
+ e melarancie dolci, e in spicchi farle,
+ poi rivestirle che pareano intere,
+ e gentile alle dame presentarle.
+ In mille forme lor dava piacere,
+ ché l'arte ha sin ne' cori a tasteggiarle,
+ e conforme a' cervei sa porre il zolfo,
+ tal che tutte voleano il duca Astolfo.
+
+ 35
+
+ Avino, Avolio, Ottone e Berlinghieri
+ seguiano le sue fogge e i suoi vestigi,
+ e politi serventi cavalieri
+ passavan fra le dame di Parigi.
+ Ma Namo, il padre, mettea lor pensieri
+ di ragion mille, oscuri e neri e bigi,
+ perch'era avaro e dava poco il mese,
+ e le mode valevan di gran spese.
+
+ 36
+
+ Anzi patian da quello gran rabbuffi:
+ spesso d'emanciparli gli minaccia.
+ --Che cosa son que' cappellin? que' ciuffi?
+ que' pennacchin?--gridava rosso in faccia.
+ --A che vi servon le frangie, i camuffi?
+ Di farmi impoverir qui si procaccia;
+ cervelli bugi, frasche, fumo e vento,
+ vi diserederò nel testamento.--
+
+ 37
+
+ Essi, che questa cosa pur temeano,
+ ma il bel costume non volean lasciarlo,
+ merci a credenza e danari toglieano,
+ dicendo:--Pagheremo al sotterrarlo.--
+ E da' mercanti un avvantaggio aveano
+ ne' libri, e si credea di poter farlo:
+ che ciò che valea trenta mettean cento;
+ e nondimeno ognuno era contento.
+
+ 38
+
+ Re Salomon, quantunque d'anni grave,
+ voleva anch'esso corteggiar le donne.
+ Nel luogo delle gote avea due cave
+ ed era di struttura un ipsilonne.
+ Pur s'ingegnava a ragionar soave
+ ed alle dame diceva:--Colonne,
+ e un giorno feci e dissi, e son terribile;--
+ e si facea da qualcosa al possibile.
+
+ 39
+
+ E perch'egli era sordacchione affatto,
+ le dame, stanche di sue scempierie,
+ gli diceano:--Siam secche, vecchio matto,
+ vecchio bavoso--ed altre leggiadrie;
+ e poi ridean tutte quante del tratto.
+ Ei credea delle sue galanterie
+ ridesser, donde anch'egli ismascellava,
+ sicché ognuno le risa raddoppiava.
+
+ 40
+
+ Il marchese Olivier faceva il saggio,
+ ed i serventi correggeva spesso.
+ --Io non intendo--dicea--qual vantaggio,
+ qual piacer sia stare alle donne appresso.
+ M'infastidisce oltremodo il linguaggio,
+ la stravaganza e il pensar di quel sesso;
+ io l'ho ben mille volte maledette,
+ perocch'elle son macchine imperfette.
+
+ 41
+
+ Anzi non so com'uom, ch'abbia la testa,
+ con quelle gazze un'ora possa stare.
+ Vi giuro, piú la donna m'è molesta
+ quando la dotta e la saggia vuol fare.
+ S'ella avrá ben danzato ad una festa,
+ e l'_andrienne_ si sentí lodare,
+ questo le basta a uscir fuor di se stessa
+ e a giudicarsi qualche monarchessa.
+
+ 42
+
+ Come mai non v'ammazzan le pretese
+ c'han sopra voi per quanto lungo è l'anno?
+ a quelle ciarle, a quelle lor contese
+ come non affogate dall'affanno?--
+ Cosí gridava Olivieri marchese;
+ ma vendea nondimen rascia per panno,
+ e si sapea che in certe catapecchie
+ era lo spasimato di parecchie.
+
+ 43
+
+ A' costumi cambiati, alla lettura
+ riformata ed all'ozio ed alla pace,
+ cambiata non avea la sua natura
+ Gan da Pontier, traditor pertinace.
+ Vero è che i tradimenti suoi misura
+ e rimoderna anch'esso, e si compiace
+ di non trattar co' regi danno al regno,
+ ma in fraudi piú all'usanza pon l'ingegno.
+
+ 44
+
+ E verbigrazia, essendo assai persona
+ di Carlo vecchio, il conducea pel naso:
+ molte ingiustizie a sua santa corona
+ faceva fare in uno o in altro caso.
+ L'incarco tôrre a qualche anima buona
+ e darlo a un birro l'avea persuaso,
+ ché de' gran merti non ne dava un fico:
+ chi piú lo regalava era suo amico.
+
+ 45
+
+ Per venti scudi avrebbe querelato
+ di lesa maestade un suo fratello,
+ e s'infingeva ancor farsi avvocato
+ per le ragioni or di questo or di quello.
+ Chi s'affidava era poi consolato,
+ e si può dir gli menasse al macello,
+ perch'egli proteggeva tutti quanti,
+ ma la ragione avea quel da' contanti.
+
+ 46
+
+ E nondimeno ogni giorno alla messa,
+ anzi alle messe andava: si può dire
+ che n'ascoltava con faccia dimessa
+ tre o quattro, che pareva il _Dies irae_.
+ Ed ogni settimana si confessa,
+ e a dir «_mea culpa_» si facea sentire;
+ massime quando avea l'assoluzione,
+ mette sospir ch'assordan le persone.
+
+ 47
+
+ Quando giurare a qualchedun volea,
+ acciò credesse le bugie la gente:
+ --Per quella santa confession--dicea--
+ che feci stamattina indegnamente.--
+ E s'un giurava per Dio, si torcea
+ facendosi la croce prestamente;
+ e poi, volgendo l'occhio, dicea piano:
+ --Non nominate il Signor nostro invano.--
+
+ 48
+
+ Ma scandol sempre giva mulinando:
+ mai non tenea la sua mente in quiete.
+ Talor soletto andava passeggiando
+ lá dove son le dinunzie secrete,
+ e in quelle bullettin venía gettando
+ contro al tal uom, al tal frate, al tal prete,
+ e cagionava ben mille sciagure;
+ poscia ingrassava udendo le catture.
+
+ 49
+
+ Un altro spasso avea il fraudolente:
+ che tenea spia di tutti gli amoretti;
+ poi di soppiatto avvertiva il servente
+ e inventava raggiri, atti e viglietti,
+ tal che faceva piú d'un uom dolente,
+ e nascer mille ciarle e tristi effetti,
+ e dissension nelle case e vergogna,
+ e andar gli sposi in mitera ed in gogna.
+
+ 50
+
+ Gan cosí rimoderna i tradimenti
+ con l'aiuto de' conti di Maganza,
+ Griffon, Viviano, Anselmo e piú di venti
+ di que' paesi o razza o mescolanza,
+ i quali in viso parean buone genti,
+ divoti in chiesa e pieni di creanza,
+ ma poi la notte taluni rubavano
+ e alla bassetta e al faraon baravano.
+
+ 51
+
+ Si spacciavano ognor quelle genie
+ con grave ostentazion da genti oneste,
+ ricomponendo le fisonomie,
+ portando fibbie antiche e antica veste.
+ Oltre a ciò, le fetenti ipocrisie,
+ le iniquitá, che furon sempre péste,
+ derise ed abborrite dall'uom saggio,
+ avevano in quel secolo un vantaggio.
+
+ 52
+
+ De' maganzesi ipocriti cristiani,
+ e de' giusti cristian buone persone
+ avevan fatto i scrittor furbi e cani
+ un certo guazzabuglio, un fascellone
+ da non separar piú da ingegni umani;
+ in modo tal che il titol di «briccone»
+ era cassato dal vocabolario:
+ l'usava alcun talor, ma pel contrario.
+
+ 53
+
+ Ugger danese, che della pagana
+ legge alla nostra era venuto un giorno,
+ fatto vecchio servente a Galerana,
+ con essa tutto il dí facea soggiorno,
+ perch'ell'era decrepita e mal sana.
+ Ugger fedele l'era sempre intorno,
+ allo sputo porgendole la tazza,
+ né piú si ricordava la corazza.
+
+ 54
+
+ Poiché tra lor ragionato s'avea
+ di quel che giova al viver nostro e nuoce,
+ Galerana il rosario fuor mettea
+ ed ambidue si facevan la croce:
+ l'uno intuonava e l'altro rispondea,
+ insin che lor poteva uscir la voce.
+ Poi Galerana a letto si mettia;
+ Uggeri salmeggiando andava via.
+
+ 55
+
+ Marco e Matteo dal pian di San Michele,
+ che della guerra un tempo eran vissuti,
+ avevan fatto parecchie querele
+ di quella pace, ch'eran divenuti
+ poveri e al verde come le candele.
+ Ma finalmente anch'essi stavan muti,
+ e s'eran dati alla poetic'arte
+ per guadagnarsi il vitto in qualche parte.
+
+ 56
+
+ Poiché a Parigi allora era l'andazzo
+ di commedie, di critiche e romanzi,
+ e il popol n'era ghiotto anzi pur pazzo,
+ perché fosser riforme a quelli dianzi.
+ Marco in su' fogli venia pavonazzo,
+ Matteo del scrittoio fuor non creder stanzi;
+ sicché ogni mese uscían da' torchi al varco
+ due tomi: un di Matteo, l'altro di Marco.
+
+ 57
+
+ Ma potean ben su' fogli intisichire,
+ a' librai furbi alfin l'utile andava.
+ Pe' manoscritti avevan poche lire,
+ ed il libraio il resto s'ingoiava.
+ Avean provato a lor spesa far ire
+ talor la stampa, e il capital muffava,
+ perocché il libro senza de' librai,
+ non so per qual malia, non vendean mai.
+
+ 58
+
+ Donde lor convenia pregar que' tristi
+ e dir:--Quel libro fatemi dar via.--
+ Color, ch'eran peggior degli ateisti,
+ diceano:--In ciò vi farem cortesia.--
+ E avuti i libri:--Non c'è chi gli acquisti
+ --dicean:--quella è cattiva mercanzia;--
+ tal che Marco e Matteo con grande affanno
+ vedean pochi ducati in capo all'anno.
+
+ 59
+
+ Tanto che alfin lasciavano a' librai
+ a tre soldi la libra i tomi a peso.
+ Allora il libro divenia d'assai,
+ e molto ricercato s'era reso.
+ Cosí viveano smunti in mille guai,
+ e un altro foco contr'essi era acceso,
+ il qual scemava loro i partigiani,
+ che gli tenean per scrittor sovrumani.
+
+ 60
+
+ Erano inver poetastri cattivi;
+ pur dicean che scrivevan all'usanza.
+ L'usanza era esser scorretti e lascivi,
+ d'uno stil goffo e gonfio d'arroganza,
+ gergoni e ragguazzar morti co' vivi,
+ e il far di tomi nel mondo abbondanza,
+ e il predicar che gli antichi scrittori
+ non si dovean piú aver per buoni autori.
+
+ 61
+
+ Ma Dodon dalla mazza, paladino,
+ che a difender gli antichi era un Anteo,
+ sendo lor padri a lui sin da piccino,
+ non pativa l'apporsi a quelli un neo;
+ sicché stampava qualche libriccino
+ che facea disperar Marco e Matteo,
+ perch'ei rideva in esso a suo diletto,
+ dileggiando il compor grosso e scorretto.
+
+ 62
+
+ Infin chi nel Boiardo e l'Ariosto
+ letto ha de' paladini e del re Carlo
+ e il costume d'allora, dirá tosto
+ che di lor per ischerzo oggi vi parlo.
+ Tuttavia starò saldo al mio proposto,
+ e so ch'io dico il ver, so autenticarlo:
+ l'ozio, la pace e le scritture nuove
+ gli avean cambiati, ed ho ben mille prove.
+
+ 63
+
+ E vi dirò che Guottibuossi e seco
+ Gualtier da Mulion, famosi erranti,
+ perché sapeano un po' latino e greco,
+ andaron preti e a servir di pedanti.
+ E quell'altra notizia anche vi reco,
+ che preti, e co' caratter sacrosanti,
+ servian d'altri servigi lordi e goffi
+ prete Gualtieri e prete Guottibuossi.
+
+ 64
+
+ Orlando inver manteneva il suo grado
+ ed i nuovi costumi biasimava,
+ e per la corte e a tutto il parentado
+ di belle predichette sciorinava;
+ ma l'apprezzavan quanto un fraccurato.
+ Ognun dicea:--Ben dite,--e lo ascoltava;
+ e poi ridea quand'egli era partito,
+ gridando:--Grazie al ciel se n'è pur gito!--
+
+ 65
+
+ Ei tuttavia si ficca per le case,
+ co' padri la volea delle famiglie.
+ --Questi romanzi nuovi son la base
+ --dicea--del far l'amor di vostre figlie.
+ Gli antichi forse le avean persuase
+ d'un eroismo e a troppe maraviglie,
+ ma i nuovi l'han ridotte tanto vili
+ che un dí le troverete ne' porcili.
+
+ 66
+
+ Cembali, danze, musiche, canzoni,
+ riverenze, scamoffie, bei passini
+ sono inver giudiziose educazioni
+ per far le figlie candidi ermellini,
+ ed acquistare e cagionar passioni
+ da mandare i cervei fuor de' confini,
+ destando dicerie ne' popolazzi.
+ Voi siete padri saggi? Siete pazzi.
+
+ 67
+
+ Che cosa son questi discorsi eterni,
+ divenuti importanti ed essenziali,
+ di cuffie, stoffe e di color moderni,
+ d'armonie, di buon gusti tra i mortali?
+ Le infinite botteghe, con quei perni
+ carchi di veli e nastri e merci tali
+ rese di conseguenza, che mai sono?
+ Rispondete!--dicea--con chi ragiono?
+
+ 68
+
+ Lunge le figlie da commedie nuove,
+ perché le dame vi si vedon dentro
+ o rinvilite o, se virtú le muove,
+ la foia le fa andare in sfinimento.
+ Ed alla fine il vizio a tutte prove
+ campeggia, ed è premiato ed ha il suo intento;
+ onde le figlie a casa rimenate
+ piene di tristi esempi e riscaldate.
+
+ 69
+
+ Io non iscopro in questi nuovi fogli
+ e in queste farse dette oggi «esemplari»
+ che debolezze e mal condotti imbrogli,
+ caratteracci arditi, e truffe e baci,
+ e tradimenti ai mariti e alle mogli;
+ poi sermon lunghi per porre i ripari.
+ Ma il vizio alletta e la predica stanca,
+ onde il mal cresce e il buon costume manca.
+
+ 70
+
+ Questa pace, quest'ozio, questa vita
+ del costume novel, Dio non lo voglia,
+ oltre che l'alma andar fará smarrita,
+ vi trarrá de' gran mali entro la soglia.--
+ E novera i perigli sulle dita
+ Orlando, e povertá, vergogna e doglia
+ e mille tristi effetti e conseguenze;
+ ma tenta invan purgare le coscienze.
+
+ 71
+
+ Né poté vincer altro il sir d'Anglante
+ che da Aldabella essere ubbidito:
+ non volle mai che servente od amante
+ se le accostasse a farle l'erudito.
+ Ella ch'era una dama delle sante,
+ di quelle ch'appelliam «tutte marito»,
+ a' suoi voleri abbassava la fronte,
+ e cita in tutti i suoi discorsi il conte.
+
+ 72
+
+ Ma l'amor coniugale e l'obbedire
+ della contessa verso il suo consorte
+ erano cose che facean languire
+ l'immensa schiera delle dotte e accorte.
+ Bisbigliar basso si sentien, e dire:
+ --Ecco la scempia,--se veniva a corte.
+ Era la dama grave e timorata
+ una «bella senz'anima» chiamata.
+
+ 73
+
+ Questo detto comun, che andava in giro:
+ --Bella è tale, ma l'anima le manca,--
+ avea posto un furore, un capogiro
+ nel sesso femminil, che a dritta e a manca
+ s'udiva:--Ferma, o pel mantel ti tiro;
+ vedi s'io son senz'anima e son franca.--
+ La cieca ambizione aveva fatte
+ donne infinite ed animate e matte.
+
+ 74
+
+ Tutto era smania e senso animalesco
+ in tutte le stagion senza riparo;
+ erano sempre in moto al caldo e al fresco
+ i corpi e il vuoto di Lucrezio Caro.
+ Non v'era distinzion dal fico al pesco;
+ l'esser ognor giuvenca, ognor somaro;
+ e l'imitare i piú bestiali ed empi
+ era detto «aver l'anima» in que' tempi.
+
+ 75
+
+ Si vedean per le vie donne appassite,
+ livide sotto agli occhi e diroccate,
+ con certi maschi a' fianchi, olmo alla vite,
+ che avean le guancie vizze ma lisciate.
+ E vecchi in gala e vecchie inviperite,
+ con nastri e piume e fiori e imbellettate,
+ l'essenze, i diavolon, l'odor di fogna
+ confondevano, e d'arca e di carogna.
+
+ 76
+
+ E perché ad Aldabella virtuosa
+ non si poteva apporre alcun peccato,
+ ed era rispettata e gloriosa,
+ per la via d'un contegno misurato,
+ la schiera delle matte invidiosa
+ aveva il gran delitto in lei trovato,
+ cioè che dicea mal delle sfrenate:
+ --_Ergo_ non è--dicea--tra le beate.--
+
+ 77
+
+ Il modo del pensar ridotto a tale
+ era, e guasta e corrotta sí la gente
+ che non si potea dir piú mal del male,
+ senz'esser giudicato maldicente
+ e seccator misantropo bestiale
+ da punir colla sferza onnipossente,
+ o per lo men da chiudere in prigione
+ a far co' topi e i cimici il Catone.
+
+ 78
+
+ De' guidaleschi fracidi d'allora
+ io non vi do di cento una misura;
+ pur d'ogni bocca stretta uscivan fuora
+ queste parole:--Buon gusto e coltura,
+ delicatezza e buon senso c'infiora,
+ e veri lumi ed eleganza pura.--
+ S'un dicea «sterco» per inavvertenza,
+ gridavano:--Che porco! che indecenza!--
+
+ 79
+
+ Io v'ho data un'idea cosí all'ingrosso
+ di Carlo, di Parigi e della corte.
+ Dopo queste premesse a la fin posso
+ condurvi di Marfisa in sulle porte.
+ Se alcun pedante mi venisse addosso
+ a dirmi:--Tu potevi ir per le corte,--
+ dico di no, perché le cose in pria
+ convien apparecchiar. Pedante, via!
+
+ 80
+
+ Anzi a te dico, pedante insolente:
+ della nostra Marfisa il naturale
+ io vo' tacer sino al canto seguente,
+ benché paia la cosa vada male,
+ ché non ho detto de' fatti niente
+ nel primo canto, ch'è sol liberale
+ d'umori e di caratteri cambiati,
+ e mi saranno i difetti addossati.
+
+ 81
+
+ Ma ragion fate, il primo canto sia
+ una commedia di caratter nuova,
+ che andate poi lodando per la via,
+ bench'altro in essa alfin non ci si trova
+ che di caratteracci una genia,
+ e vi tien per tre ore e nulla prova;
+ poscia a richiesta universal si chiama.
+ Diman gran cose dirò della dama.
+
+
+FINE DEL CANTO PRIMO
+
+
+
+
+CANTO SECONDO
+
+
+ ARGOMENTO.
+
+ La riformata bizzarria dirassi,
+ il costume e lo stato di Marfisa.
+ La circostanza e dissensione udrassi
+ della famiglia di Rugger di Risa;
+ di Filinor guascone i strani passi,
+ gli scrocchi e il vizio, il qual l'acconcia in guisa
+ che parte di Guascogna derelitto
+ verso Parigi a procurarsi il vitto.
+
+
+ 1
+
+ Io mi son dilettato alquanto in vero
+ il critico arruffato immaginando,
+ ch'avendo udito l'altro canto intero,
+ vada con questo e quello investigando
+ co' disprezzi al tal verso, al tal pensiero,
+ fanciulli e donne e librai guadagnando;
+ e sopra tutto parmi di sentire
+ le parole seguenti udirlo dire:
+
+ 2
+
+ --Chi è questo poeta sconosciuto
+ ch'esce alla stampa, e il vezzeggiar sublime
+ di noi famosi, a gran prezzo venduto,
+ morde sí franco e deride ed opprime?
+ che stile è il suo da popolo minuto?
+ Hassi a far conto alcun delle sue rime,
+ poste in confronto a' nostri gravi temi,
+ alle canzon pindariche, a' poemi?
+
+ 3
+
+ Che gran faccenda a noi grandi saria
+ lo scriver, com'ei fa, da scorreggiate,
+ se la nostra spettabil fantasia
+ volessimo abbassare a sue favate?--
+ Dal detto al fatto è troppo mala via,
+ pedante; non convien far le bravate.
+ Prendi la penna e scrivi al paragone,
+ e lascia poi decider le persone.
+
+ 4
+
+ So quanto costa a me lo scriver puro,
+ non so, pedante, delle tue fatiche;
+ ma convien certo, e non ti paia duro,
+ due parolette in astratto io ti diche.
+ --Marmo, calcina e tempo vale un muro,
+ sapone ed acqua voglion le vesciche.
+ Sin ch'io canto Marfisa, t'assottiglia:
+ scrivi qualch'opra che mi sia di briglia.--
+
+ 5
+
+ Marfisa era un cervello suscettibile;
+ però, i romanzi antichi avendo letti,
+ come sapete, era prima terribile,
+ e dormia co' stivali e i braccialetti;
+ e quanto piú la cosa era impossibile
+ nelle battaglie e piú forti gli obietti,
+ come il Boiardo e l'Ariosto narra,
+ era piú furiosa e piú bizzarra.
+
+ 6
+
+ Ma poiché furon cambiate le cose
+ e i nuovi romanzi usciti fuori,
+ attentamente a leggerli si pose
+ ed impresse il cervel d'altri colori;
+ e cercò solo avventure amorose,
+ sendo bizzarra ancor, ma negli amori,
+ e d'altre sorti bizzarrie facea,
+ come scrive Turpin che lo sapea.
+
+ 7
+
+ Come ognun sa, Ruggero suo fratello
+ sposata avea la bella Bradamante,
+ la qual rimodernato avea il cervello
+ e non è piú guerriera né giostrante;
+ ma pensa alla famiglia e fa duello
+ col fattor, col castaldo e colla fante,
+ e riflettendo all'avvenire e a' figli,
+ tutta all'economia par che s'appigli.
+
+ 8
+
+ Chi l'avesse veduta alla cucina
+ a gridar che s'abbrucian troppe legna,
+ e l'avesse veduta alla cantina
+ come alla botte scemata si sdegna,
+ e a levarsi per tempo la mattina,
+ l'avria creduta un'economa degna,
+ ché venti chiavi in saccoccia portava
+ e la minestra e l'olio misurava.
+
+ 9
+
+ Non dimandar se i drappi alla rugiada
+ di san Giovanni fa porre la notte,
+ perché qualche tignuola non gli rada,
+ e se fa dar lor spesso delle bòtte,
+ e se fa chiuder l'uscio della strada
+ per i ladroni, e se le calze rotte
+ sa rattoppare e racconciar le maglie,
+ e voler da' villan polli e rigaglie.
+
+ 10
+
+ Scrive Turpin di quella tuttavia
+ ch'ell'era attenta massaia e perfetta,
+ ma che in secreto questa economia
+ era di maliziosa formichetta,
+ e che a se stessa facea cortesia,
+ nascosta avendo piú d'una cassetta
+ di be' zecchini, e di quelli il marito
+ né avea ragione né sapeva il sito.
+
+ 11
+
+ Rugger la vedea sempre in gran pensiero
+ per il risparmio, onde non bada a questo;
+ sol perch'egli era alfin pur cavaliero,
+ parecchie volte si mostra rubesto,
+ dicendo:--Moglie, a ragionar sincero,
+ alcun de' vostri fatti m'è molesto,
+ e farete le mani aspre e callose,
+ ché v'avvilite troppo in certe cose.--
+
+ 12
+
+ Quest'era per Rugger poca sciagura
+ a petto quella che gli dá Marfisa,
+ la qual va rovesciando ogni misura
+ pe' suoi capricci, e spende in una guisa
+ da far venire a Creso la paura;
+ e compra e vende, e il fratel non avvisa,
+ e cambia fogge e vestiti ogni giorno;
+ sembra il mercato ov'ella fa soggiorno.
+
+ 13
+
+ Oggi faceva legar diamanti,
+ diman non gli voleva piú a quel modo;
+ lega, rilega, spendea piú contanti
+ in legature che nel valor sodo;
+ ch'or gli voleva balle, ora brillanti,
+ ora in nastro, ora in fiore ed ora in nodo.
+ Gli artier mascagni laudano ogn'idea,
+ giurando che piú d'essi ne sapea.
+
+ 14
+
+ Sarti, mercai, calzolai per le scale
+ andavan suso e giuso a tutte l'ore,
+ e conveniva loro metter l'ale
+ per non provar di Marfisa il furore.
+ Chi merletti, chi drappo o cosa tale,
+ chi vesti seco porta e dentro e fuore,
+ e chi polizze vecchie non pagate;
+ poi va via con le gote rigonfiate.
+
+ 15
+
+ I parrucchier ch'acconciavan la testa
+ non è da dir se facea disperare:
+ oggi i capelli corti volea questa,
+ doman gli volea lunghi accomodare.
+ All'impossibil menava tempesta,
+ minaccia il parrucchier di bastonare;
+ se qualche scusa il misero allegava,
+ con la granata via lo discacciava.
+
+ 16
+
+ Bestemmiando com'una luterana:
+ --Non vo' nessuno mi perda il rispetto,--
+ grida per casa, e sfoga la mattana
+ dando alle serve uno schiaffo, un puzzetto.
+ Mai non si vide una dama sí strana.
+ Se avea la febbre, non istava a letto;
+ se stava ben, diceva esser inferma
+ e volea star sotto le coltre ferma.
+
+ 17
+
+ Ai medici, che andavano a trovarla
+ e le dicevan:--Non avete nulla,--
+ gridava:--Andate via, dottor da ciarla;
+ voi capireste al polso una maciulla,
+ e forse anche sapreste medicarla.--
+ Infin dall'aspra bizzarra fanciulla,
+ se il mal che non avea non confessavano,
+ un orinal nel ceffo guadagnavano.
+
+ 18
+
+ Ma sopra tutto ell'era stravagante
+ giuocando alla bassetta al tavoliere,
+ dove, per vie di dir, metteva su un fante
+ quanti danar si ritrovava avere;
+ poscia mandava il parolo e piú inante;
+ perduti quelli, si facea tenere
+ in sulla fede, e perdea quanto mai;
+ s'io tel dico, lettor, nol crederai.
+
+ 19
+
+ Poi disperatamente andava a casa,
+ e non avendo danar nello scrigno,
+ va rovistando masserizie e vasa,
+ argenti e gioie, con il viso arcigno.
+ Di cuffie e merli fa la cassa rasa
+ per far dei pegni, ovver con qualche ordigno
+ va guastando le toppe del fratello,
+ e soldi invola e gemme e drappi a quello.
+
+ 20
+
+ Infine non istá mai cheta un'ora,
+ fuor che quando i romanzi suoi novelli
+ legge con attenzione ed assapora,
+ ch'era associata alla stampa di quelli;
+ tal che sempre il cervello piú svapora.
+ Que' fatti che leggea le parean belli,
+ ed era partigiana imbestialita
+ della nuova dottrina fuor uscita.
+
+ 21
+
+ Or vorrebb'esser stata ballerina,
+ or cantatrice divenir vorria,
+ or commediante ed ora contadina,
+ or zingara e pel mondo fuggir via,
+ per donar argomento alla dottrina
+ che fiorire in quel tempo si vedia,
+ e lasciar la memoria assai famosa
+ di sé per qualche libro alla franciosa.
+
+ 22
+
+ E con gli amanti, che n'aveva cento,
+ sopra a' romanzi va sottilizzando
+ e discorrendo e lodando il talento
+ di Marco e di Matteo di quando in quando.
+ Gli amanti d'essa avevano spavento
+ e cercan contentarla ragionando,
+ e sol fra loro facevan schermaglia,
+ perch'eran molti bracchi ad una quaglia.
+
+ 23
+
+ E il numer sempre si facea maggiore,
+ perché Marfisa tra gli altri pensieri
+ a tutte l'altre dame volentieri;
+ e quanto all'arte di far all'amore,
+ non sia chi meglio saper farlo speri,
+ perocché, quanto a questo, ella è decisa:
+ non verrá al mondo una pari a Marfisa.
+
+ 24
+
+ E benché dal Boiardo fu descritta
+ moretta alquanto e bella oltremisura,
+ io l'ho veduta su un quadro pitta
+ e la trovai differente in figura.
+ Occhio avea grande, d'imbusto diritta
+ era, e non alta molto di statura,
+ e pochissima carne avea sull'ossa,
+ la chioma bionda, anzi potrei dir rossa.
+
+ 25
+
+ Molte altre cose ancor le ho ricavate
+ in certi versi del poeta Marco,
+ il qual facea composizion sfoggiate
+ per que' che Amore avea presi con l'arco,
+ e guadagnava almen per le insalate
+ da qualche amante nello spender parco.
+ Basta, tra il quadro e quella descrizione,
+ posso dar di Marfisa opinione.
+
+ 26
+
+ Niente è vero ch'ella fosse bruna,
+ anzi era bianca e un po' lentiginosa;
+ nel seno non avea molta fortuna,
+ ma fu in accomodarlo artifiziosa;
+ la bocca a fare un ghignetto opportuna,
+ la guardatura or dolce or dispettosa;
+ le braccia, indi le mani alquanto asciutte,
+ ma co' brillanti non parevan brutte.
+
+ 27
+
+ Infin, per quanto potei rilevare,
+ non si può dir Marfisa fosse bella.
+ Giudico ben ch'ella sapesse fare,
+ o fosse nata sotto alcuna stella
+ da far i maschi tutti sospirare.
+ Forse la bizzarria della donzella,
+ le stravaganze e fierezze eran strali,
+ ch'io n'ho veduti mille esempi tali.
+
+ 28
+
+ Chi dirá di Rugger la penitenza,
+ avendo una sorella come questa,
+ che si potea chiamar la violenza,
+ prodiga in una forma disonesta;
+ ed una moglie, ch'era l'astinenza,
+ che in tutto pel rovescio avea la testa,
+ sendo la casa sua sempre in litigi
+ e il tema delle lingue di Parigi?
+
+ 29
+
+ Non c'era giorno che fra le cognate
+ passasse senza rimproveri e grida:
+ Rugger le ha mille volte separate,
+ perché l'una con l'altra non s'uccida.
+ Talor non mangia a mezzo, e le ha lasciate
+ a mensa in man del ciel che le divida,
+ e poi la notte dalla moglie avea
+ tormenti che portar non gli potea.
+
+ 30
+
+ La suora avea tentato maritarla
+ pria con Leon, figliuol di Costantino
+ imperator, ed egli di sposarla
+ avea promesso, e il nodo era vicino,
+ e come sposo andava a visitarla;
+ ma scoprendo ogni giorno il cervellino
+ e i bizzarri costumi della moda,
+ pensò lasciarla alfin maggese e soda.
+
+ 31
+
+ E perché il patto era ito innanzi molto
+ e discior nol potea senza disnore,
+ risolto avendo di non esser còlto
+ marito d'una ch'avea troppo core,
+ si finse un tratto divenuto stolto
+ e di cader di furore in furore.
+ Cinqu'anni ebbe la flemma a fare il matto,
+ tanto che alfin fu lacero il contratto.
+
+ 32
+
+ Di ciò Marfisa non ne dá un pistacchio;
+ bastale aver di serventi un codazzo,
+ e alla bassetta scaricare il bacchio,
+ e non le manchi di romanzi un mazzo,
+ e il cambiar fogge e il cappello e il pennacchio,
+ e il poter a suo modo far rombazzo.
+ Rugger s'affanna a troncar la sciagura,
+ e trova un altro sposo e fa scrittura.
+
+ 33
+
+ Ed era questa scritta col figliuolo
+ di Desiderio, re de' longobardi.
+ Gan da Pontier manda un suo messo a volo
+ secretamente a dirgli che si guardi,
+ ch'avea Marfisa d'amanti uno stuolo,
+ e che si pentirebbe o tosto o tardi.
+ Quel principe non bada a questa cosa,
+ né vuol rompere il patto della sposa.
+
+ 34
+
+ Gan che veder voleva un'altra scena,
+ perché nimico è di Rugger mortale,
+ fa dire alla fanciulla ad una cena,
+ alla qual era un dí di carnevale,
+ che suo fratello alla mazza la mena
+ per servir Bradamante, e che quel tale
+ non era a sua persona convenevole,
+ sendo in man d'un norcino e cagionevole.
+
+ 35
+
+ Non è da dir se Marfisa s'accese
+ a questa nuova, fosse falsa o vera.
+ Va predicando per tutto il paese
+ due gran tristi, Rugger e la mogliera;
+ e scrive al cavalier com'ella intese
+ alcun'accuse, e faccia una bandiera
+ della scritta nuziale, o ad una rocca
+ un cartoccino, o si netti la bocca.
+
+ 36
+
+ Rugger fu quasi per scoppiar di rabbia.
+ Don Guottibuossi, prete suo di casa,
+ fe' tutto acciò Marfisa si riabbia,
+ ma quella serpe non fu persuasa.
+ Or qui non so come a narrare io v'abbia
+ della scrittura che a pezzi è rimasa.
+ Turpin ha scritto: «Ella fu lacerata
+ dal longobardo e addietro rimandata».
+
+ 37
+
+ Altri han cercato oscurar la faccenda,
+ e forse per onor del buon Ruggero
+ scrivono in altro modo una leggenda,
+ che a lacerarla egli fosse il primiero.
+ Comunque fosse, e' basta che s'intenda
+ ch'ebbe l'intento Ganellone intero,
+ e che per questo caso Rugger ebbe
+ un disonor che dir non si potrebbe.
+
+ 38
+
+ Anche Marfisa non avea vantaggio
+ ed era screditata nella fama.
+ L'opre bizzarre e varie ed il coraggio
+ e il vivere alla moda della dama
+ venía chiamato in francese linguaggio
+ ciò che «pazzia» nell'Italia si chiama,
+ e dell'etá non era tanto fresca
+ da seguir con fortuna la sua tresca.
+
+ 39
+
+ In queste circostanze dolorose
+ è la magion del gran Rugger di Risa.
+ Ma mi convien ordinar l'altre cose
+ e lasciar cheta un pocolin Marfisa.
+ Or udirete le imprese famose
+ di Filinoro, e fatti d'altra guisa,
+ e come venne a Carlo di Guascogna,
+ perocché ordir la tela pur bisogna.
+
+ 40
+
+ Filinor di Guascogna un giovanetto
+ era nobil di stirpe e bello assai.
+ Passava presso a molti uom d'intelletto,
+ nelle conversazion non tacea mai;
+ parea ch'ogni materia avesse letto.
+ Io so, lettor, che te ne stupirai
+ s'era stimato dotto, e non so come,
+ si può dir che scrivea male il suo nome.
+
+ 41
+
+ Aveva una sí gran ritenitiva
+ che, quando un sapiente ragionava,
+ nella memoria tutto ciò che udiva,
+ come uccellino al vischio, gli restava;
+ donde se il caso in acconcio veniva,
+ tutto quel che avea in capo vomitava,
+ co' termini e le frasi che sapea,
+ sicché un novello Salomon parea.
+
+ 42
+
+ Entrava franco a ragionar di storia,
+ e giudicava della poesia;
+ filosofo era, e voleva vittoria
+ in medicina ed in astronomia;
+ geografo, topografo, e a memoria
+ avea la Bibbia e la teologia;
+ nel militare e nella matematica
+ ragiona per teorica e per pratica.
+
+ 43
+
+ Ma perché non avea fondo in dottrina,
+ né aver poteva buon discernimento,
+ s'era alla dritta, andava alla mancina,
+ e ragguazzava e usciva d'argomento.
+ Perché non gli mancasse la farina,
+ faceva cialde e ignocchi a suo talento:
+ vero è che dove fosse qualche dotto,
+ affettava modestia e stava chiotto.
+
+ 44
+
+ Ma in mezzo una brigata d'ignoranti,
+ che ne trovava a sua soddisfazione,
+ metteva nelle ceste tutti quanti,
+ ma n'usciva con gran riputazione.
+ Era solo in famiglia, e poco inanti
+ il padre suo, chiamato Guglielmone,
+ se n'era morto ed ito non so dove,
+ e lasciatolo ricco a tutte prove.
+
+ 45
+
+ Fra l'altre cose, per parer uom grande
+ faceva pompa d'esser miscredente,
+ scherzando sul digiun, sulle vivande
+ ed altre cose impertinentemente.
+ Ma poi tremava da tutte le bande
+ a un po' di febbre, e allor divotamente
+ chiamava sant'Antonio e san Bastiano
+ e gli pregava umíle a farlo sano.
+
+ 46
+
+ Era costui vizioso in generale,
+ e sendo il lusso alla moda e lo spendere,
+ poiché allo scrigno fece metter l'ale,
+ incominciò le possessioni a vendere;
+ e si ridusse in breve a caso tale
+ che nessun era che il sapesse intendere:
+ e alfin si diede a prendere a credenza,
+ che in ciò buona compagna ha l'eloquenza.
+
+ 47
+
+ A chi per caso gli dava un saluto,
+ tosto chiedeva sei zecchini d'oro:
+ per la restituzion, fosse vissuto
+ quanto Nestorre, era vano il lavoro.
+ Non c'era uom che l'avesse conosciuto,
+ che non dovesse aver da Filinoro;
+ e sempre par che furberie ritrovi
+ per accoccarla e far debiti nuovi.
+
+ 48
+
+ Quando avea fatti debiti in cittade,
+ pe' quali ad ogni passo avea la stretta,
+ diceva a tutti:--Io vo a vender le biade;--
+ e se n'andava in una sua villetta
+ a infinocchiare i villan per le strade
+ con affittanze a buon mercato in fretta,
+ e beccava le rate anticipate
+ di ben venduti prima sei giornate.
+
+ 49
+
+ Poscia con un borsotto di ducati
+ alla cittá ritornava di nuovo,
+ ed i piú sciocchi creditor pagati,
+ dicea:--Cosí l'operar mio vi provo.--
+ Ma non eran tre giorni ancor passati,
+ che due pulcin schizzavan da quest'uovo;
+ e quivi doppio il debito piantava,
+ poi nella faccia piú non gli guardava.
+
+ 50
+
+ Se avviluppar sapeva le ragioni,
+ quando nel fòro alcun lo fa citare,
+ ed interdire, e far le sospensioni
+ al messo che gli andava a pignorare,
+ e predicare i creditor bricconi,
+ ladri, usurai, non è da dimandare.
+ E dir che conosceva il suo dovere
+ e l'onore, e giurar da cavaliere!
+
+ 51
+
+ E benché mille truffe fatte avesse
+ e disertati mille poveretti,
+ nol concedeva, e parmi ch'ei dicesse
+ che gli erano obbligati de' farsetti.
+ E dicon gli scrittor che pretendesse
+ un nobil nato non abbia difetti,
+ e che a un uom d'arti inique e vizi pieno
+ fosse la nobiltá contravveleno.
+
+ 52
+
+ Donde intuonava quasi ogni momento
+ la somma antichitá del suo casato.
+ Credo e' dicesse discendea dal vento
+ e d'aver sangue netto di bucato.
+ Ma si ridusse alfin in sí gran stento,
+ che piú in Guascogna non era guardato,
+ e stava per morirsi dalla fame,
+ e mal dormia, pisciando in un tegame.
+
+ 53
+
+ Mi piacque un caso che di lui si legge.
+ A un creditor, che gli era sempre a fianco,
+ disse un dí:--Tu mi par di buona legge.
+ Io mi vo' far di quel debito franco,
+ s'io ne dovessi andare a pezzi e in schegge,
+ perocché tu debb'esser molto stanco.
+ Io deggio darti que' ducati mille,
+ che sento al cor per altrettante spille.
+
+ 54
+
+ Ho un capital che agli antenati miei
+ costò tremila scudi e piú qualcosa.
+ Io tel vo' dare, e immaginar ti déi
+ che m'esce dalle viscere tal cosa.
+ Sino a un grosso il dí piú chieder potrei
+ d'investitura tanto preziosa.
+ Danne mille in aggiunta al mio dovere,
+ e l'istrumento cedo in tuo potere.--
+
+ 55
+
+ Il creditor col dito il cielo tocca,
+ e disse:--Io vo' veder l'investitura.--
+ Filinor nelle mani gli raccocca
+ in una pergamena una scrittura.
+ Colui, leggendo pian, mena la bocca;
+ vide ch'egli era d'una sepoltura
+ un acquisto, che fecion gli antenati
+ di Filinoro, in chiesa a certi frati.
+
+ 56
+
+ Quel poveruom perdé la pazienza:
+ come un castrato s'è messo a gridare.
+ Filinor diede mano all'eloquenza,
+ e seppe in modo tal ciaramellare,
+ e lo rimise tanto in coscienza,
+ e il fece cosí bene intabaccare,
+ che gli trasse di scudi piú di cento,
+ facendo la cession del monumento.
+
+ 57
+
+ I danari in bagasce ed in bassetta,
+ come s'usava allor, fecion le piume;
+ e Filinor in men ch'io non l'ho detta
+ rimase come prima in mendicume,
+ e va facendo a' sozi di berretta
+ ed a' parenti. Ma correa costume
+ in quell'etá, che parenti ed amici
+ non soccorrean di nulla gl'infelici.
+
+ 58
+
+ Dappoich'egli ebbe con la sua bellezza
+ a molte vecchie ricche e scostumate
+ succiata con infamia la ricchezza,
+ e piantate anche quelle disperate,
+ non sapea dove appiccar piú cavezza.
+ Molti dicevan ch'egli andasse frate:
+ tutta Guascogna stava in attenzione
+ che si fuggisse o n'andasse prigione.
+
+ 59
+
+ Egli avea de' parenti di gran stima
+ e in gran riputazion per la Guascogna.
+ Questi:--Pagargli i debiti per prima
+ --avevan tra lor detto--non bisogna;
+ ma non convien la sbirraglia l'opprima,
+ ché ne verrebbe a noi troppa vergogna.--
+ E con uffizi e secreti e trattati
+ teneano in soggezione i magistrati.
+
+ 60
+
+ Tal che pioveva a Filinoro addosso
+ de' creditor la rabbia e le parole.
+ Il peso era venuto troppo grosso,
+ Filinor sofferirlo piú non puole;
+ donde una sera, dalla stizza mosso
+ ed invasato:--Medicar si vuole
+ --disse--co' miei specifici ed unguenti
+ le direzion di questi buon parenti.--
+
+ 61
+
+ E se n'andò secretamente al duca,
+ narrò del parentado la malizia.
+ --Fatemi por da' birri nella buca
+ --disse,--perch'abbia effetto la giustizia:
+ voi vederete, pria che il sol riluca,
+ comparir genti e danari e dovizia,
+ e fien pagati tutti i creditori,
+ ed io da mille angosce uscirò fuori.--
+
+ 62
+
+ Il duca fu per scoppiar dalle risa,
+ udendo l'acutezza di colui;
+ pur si trattenne, e vòlto in una guisa
+ che parve uscito da que' luoghi bui:
+ --Com'hai sí l'alma dal ben far divisa,
+ prostituito nobile; e da cui
+ avesti educazion sí infame e vile,
+ cavalier da taverna e da porcile?--
+
+ 63
+
+ Filinor non si scuote e non si move.
+ --Il mio costume--rispose--l'appresi
+ da' cavalier delle commedie nuove
+ e da' conti di quelle e da' marchesi.
+ Se furon disoneste le lor prove,
+ pur applaudire a gran furore intesi
+ le commedie, i caratteri e i poeti,
+ c'han premiati i miei pari e fatti lieti.--
+
+ 64
+
+ E tenta con gli scherzi il tristerello
+ la serietá del duca di recidere,
+ e va pur dietro a far del buffoncello
+ perché palesi l'interno col ridere;
+ e dice i fatti di questo e di quello,
+ e che tal visse ben ch'era da uccidere;
+ ma sopra tutto va rammemorando
+ le commedie d'allor di quando in quando.
+
+ 65
+
+ --Orsú--rispose il duca,--non è questa
+ una commedia, e poeta io non sono.
+ Andrai tra ferri non per la richiesta,
+ ma perché castigarti oggi fie buono.--
+ E poi, rivolto con molta tempesta
+ ed una voce che parve d'un tuono,
+ disse a' ministri:--Costui fate porre
+ con le catene in fondo ad una torre.--
+
+ 66
+
+ Filinor volentieri andò in quel fondo
+ per liberarsi da' creditor suoi.
+ Tosto la fama fece il ballo tondo:
+ i creditor l'hanno staggito poi;
+ ed i parenti pel rossor del mondo
+ a male in corpo divenîro eroi,
+ quetando i creditor con piegerie
+ e con danari, e i piú con le bugie.
+
+ 67
+
+ Ma sopra tutto il duca era l'acerbo,
+ ché volea castigar quel malvivente,
+ e rispondeva:--In carcere lo serbo:
+ vo' dar esempio risolutamente.--
+ Que' cavalier, che ognuno era superbo,
+ scoppiavan per vergogna della gente,
+ priegano e mandan preghi e dame e conti,
+ e non c'è caso a far che il duca smonti.
+
+ 68
+
+ Un dí fu detto loro in un'orecchia:
+ --Volete voi che il duca si rimova?
+ E' c'è una ballerina, volpe vecchia,
+ che dispone del duca ad ogni prova.
+ Ma per schizzare il mel da questa pecchia,
+ oro bisogna in una borsa nuova.--
+ Alfin s'ebbe la grazia con la borsa,
+ quantunque alcun autor tal cosa inforsa.
+
+ 69
+
+ Fatto sta che la borsa fu donata,
+ ma non si dice il duca avesse parte.
+ Il duca aveva i milion d'entrata,
+ la ballerina sol languori ed arte.
+ Sempre fu qualche lingua infradiciata
+ che ne' racconti dal ver si diparte;
+ ma permetteva il costume d'allora
+ Filinor per la borsa uscisse fuora.
+
+ 70
+
+ Vero è che il duca lo lasciò con patto,
+ tempo sei giorni, di Guascogna uscisse.
+ Filinor non è punto stupefatto,
+ e sue bazzicature in punto misse,
+ avendo da' parenti in su quel fatto
+ poche monete con parecchie risse;
+ e dispose d'andarsene a Parigi
+ ad uccellar qualche incarco e luigi.
+
+ 71
+
+ Era lungo il viaggio e i danar scarsi,
+ e disegnava andarvi con gran treno.
+ Un abito comincia apparecchiarsi,
+ di frangie e gallon falsi tutto pieno.
+ Aveva un cocchio di que' dal tempo arsi,
+ ma per viaggio servia nondimeno.
+ Il nodo stava in non aver cavalli;
+ pur non si stanca e pensa comperalli.
+
+ 72
+
+ In sul mercato da certi villani
+ compri ha quattro cavai magri e vecchioni,
+ e non gli furon mantenuti sani,
+ perché avean tutte le maladizioni.
+ Eran bolsi, rappresi e storpi e strani,
+ andavan punzecchiati a saltelloni,
+ guardavano le stelle con bel vezzo,
+ con sospir si movean tutti d'un pezzo.
+
+ 73
+
+ Parean venuti dal mar della rena,
+ come vengon le mummie agli speziali;
+ avevano in su' fianchi e in sulla schiena
+ piaghe d'un palmo, e sulle gambe mali
+ che non gli avrebbe guariti a gran pena
+ Galieno od Ippocrate o que' tali,
+ non che alcun maniscalco co' suoi bagni,
+ setoni, empiastri o rimedi compagni.
+
+ 74
+
+ Fatta la spesa de' quattro corsieri,
+ la qual gli venne a star venti ducati,
+ comincia a rassettar due gran forzieri,
+ e sassi e legni dentro v'ha adattati,
+ perché non comparissero leggeri.
+ Sopra vi pose vestiti intarlati,
+ sei camicie da poca meraviglia
+ e in fine l'alber della sua famiglia.
+
+ 75
+
+ Aveva preso uno staffier dappoco,
+ credo che fosse idropico un facchino,
+ ed un lacchè, che al correr valea poco,
+ ma a bestemmiar nessun gli andò vicino.
+ L'arme è il Vesuvio che getta gran foco,
+ la qual gli pose sopra il berrettino.
+ Ed inoltre avea preso un cavalcante
+ ed un cocchiere gobbo assai galante.
+
+ 76
+
+ Vestí que' servi a livree corredate
+ di quell'argento ch'egli aveva indosso.
+ Basta, le cose tutte apparecchiate
+ non parean brutte, guardate allo ingrosso.
+ Le visite che fece e le abbracciate,
+ i complimenti e inchin dirvi non posso.
+ Ad un, che andava nell'Indie dicea,
+ ad un nel Cairo, ad un nella Guinea.
+
+ 77
+
+ Perocché Filinoro era sí avvezzo
+ a dir, quando parlava, la bugia,
+ che della veritade avea ribrezzo,
+ e dicendone alcuna si pentia.
+ Solo ad un certo suo par da gran pezzo
+ il suo disegno palesato avia,
+ ed ottenute lettre di sua mano
+ di raccomandazione al conte Gano.
+
+ 78
+
+ Chi vide un burchio dalla riva sciolto
+ gire a seconda per un'acqua cheta
+ con due marinai soli, c'hanno tolto
+ d'andare adagio con voga discreta;
+ pensi che tale o dissimil non molto
+ della carrozza da poca moneta
+ fosse, e l'andar del nostro Filinoro,
+ con quei rozzoni, i servi e il suo tesoro.
+
+ 79
+
+ Urla mette il cocchiere e la scuriada
+ sempre ha sul dosso alle bestie deformi.
+ E il cavalcante non istava a bada;
+ batte all'orecchie, gridando:--Oh! tu dormi?--
+ E triema il caval sotto a terra cada,
+ ed una gamba in rocchi gli trasformi.
+ Appariva il lacchè de' piú gagliardi,
+ correndo innanzi ad animai sí tardi.
+
+ 80
+
+ Una testuggin, che il passo bilancia,
+ avanza anch'essa e non perde il coraggio.
+ Cosí va il cavalier verso la Francia,
+ e gran pezzo avea fatto del viaggio;
+ e pur chiedeva delle miglia, e ciancia
+ dove passava in cittade o villaggio,
+ e si fa grande, ed i servi rampogna.
+ Ma dir tutto in due canti non bisogna.
+
+FINE DEL CANTO SECONDO
+
+
+
+
+CANTO TERZO
+
+
+ ARGOMENTO.
+
+ Segue il viaggio Filinoro e prova
+ accidenti moderni per la via.
+ Soffre sventure, ciarla e ciò che giova
+ adopra, ché non vuol malinconia.
+ A Terigi con arte affatto nuova
+ promessa sposa è la bizzarra mia;
+ Gualtieri e Guottibuossi, cappellani,
+ a questo matrimonio son mezzani.
+
+
+ 1
+
+ Si dice:--Il mondo fu sempre il medesimo.--
+ Io non mi voglio opporre a quel ch'è vero;
+ credo però questo nostro millesimo
+ assai peggior del tempo di san Piero,
+ se ragioniamo quanto al cristianesimo
+ e non prendiamo il mondo per l'intero.
+ A grado a grado è andato peggiorando.
+ Io dissi:--Credo:--a voi mi raccomando.
+
+ 2
+
+ Certo è ch'io sento ad ogni passo dire:
+ --Piú non si può durare in questo mondo,--
+ e de' vecchioni saggi riferire:
+ --Non era a' tempi nostri tanto immondo.--
+ Se all'etá di Marfisa poté gire
+ la fede e il buon costume tanto al fondo,
+ che visse ottocent'anni dopo Cristo,
+ pensiam quant'oggi egli debb'esser tristo.
+
+ 3
+
+ E se cagion fûr l'ozio e gli scrittori
+ del peggiorar de' costumi d'allora,
+ pensando a' libri ch'oggi escono fuori
+ e alla scioperatezza che s'adora,
+ sento che freddi m'escono i sudori
+ per il dolor che il sangue mi divora,
+ e dico:--O _terque_ e _quaterque beati_--
+ a que' che prima d'or son trapassati.
+
+ 4
+
+ Quantunque io sia peccatorello indegno,
+ peggior d'ogni altro e pieno di magagna,
+ non mi stancherò mai d'usar l'ingegno
+ per discoprir l'interno alla castagna;
+ e vi porrò sotto agli occhi in disegno
+ i cristian da cittade e da campagna
+ che fûro al tempo del re Carlo Mano:
+ voi gl'imitate, se vi sembra sano.
+
+ 5
+
+ Fatta avea nota Filinor per quante
+ ville e cittá passava in quel viaggio,
+ e scritte sopra al foglio tutte quante
+ le genti conosciute come saggio,
+ sendo la cosa al mangiare importante
+ ed al dormire, per aver vantaggio,
+ ché, spesando ogni giorno la famiglia,
+ avea danari da far poche miglia.
+
+ 6
+
+ Non è da dir se le sapeva tutte
+ e se all'entrar l'aiuta l'eloquenza.
+ Alcune volte ha le bolgie condutte
+ dove anche non aveva conoscenza,
+ ma parentele in sul fatto ha costrutte
+ ed amicizia inventa e confidenza;
+ tanto che vi mangiava e vi dormiva,
+ poi con gran baciamani si partiva.
+
+ 7
+
+ Quando passava le barche sui fiumi,
+ dove per i cavalli e per le ruote
+ si paga e le persone, avea suoi lumi,
+ e dicea d'esser del padron nipote.
+ Poi sí grand'aria mostra ne' costumi,
+ e franco è sí che lascia le man vuote
+ al barcaiuolo, ed al partir:--Se mai
+ t'occor mia protezion--dicea,--l'avrai.
+
+ 8
+
+ Tuttoché Filinor studi ogni punto
+ per il risparmio, alcuna volta a forza
+ o per la pioggia o per il fango è giunto
+ dove la sete co' danar s'ammorza;
+ sicché della pecunia è quasi munto,
+ e va gridando al cocchier:--Batti, isforza,--
+ ché col viaggio il terzo gli mancava.
+ Il cocchiere or rideva, or bestemmiava.
+
+ 9
+
+ Perch'era come a batter delle botti
+ che fosser vuote, a picchiar que' cavalli;
+ sí rimbombavan né sentiano i bòtti,
+ perocché in ogni parte aveano calli.
+ Né pensar mai che nessun d'essi trotti;
+ s'ivan di passo, era da ringrazialli.
+ Sappi che alcuna volta si fermavano
+ e come pietre il flagel sopportavano.
+
+ 10
+
+ Un giorno, albergo a mano non trovando,
+ dicea ch'era vigilia con digiuno
+ ed altre maliziette va innestando.
+ --Tiriamo innanzi--diceva a ciascuno.
+ Il lacchè disse:--Io mi vi raccomando:
+ voi non mi siete padrone opportuno;--
+ e gambettando con gran leggiadria,
+ con l'arme del Vesuvio fuggí via.
+
+ 11
+
+ Poté ben Filinor gridare a gola:
+ --Ritorna indietro, briccon, dove vai?--
+ colui pe' fatti suoi via se ne vola,
+ e non rispose e non si volse mai.
+ Questa disgrazia poscia non fu sola;
+ furon molte, lettor, come udirai.
+ Non comincia fortuna mai per poco,
+ quando si prende alcuno a scherzo, a giuoco.
+
+ 12
+
+ Filinoro era omai senza un quattrino.
+ Quindici miglia è lungi da Parigi:
+ si vedeva e pareva quasi vicino
+ un miglio il campanil di San Dionigi;
+ ma e' cavai non potean piú far cammino,
+ e non c'è tempo di scusa o litigi,
+ ché bisognava o crepare o mangiare,
+ donde fu forza a un'osteria l'andare.
+
+ 13
+
+ E per far quell'avanzo della strada
+ gagliardemente e giunger con fracasso,
+ a' suoi rozzoni ogni momento biada
+ e fieno e biada fa gettare a basso.
+ Gridano i servi e non istanno a bada,
+ fanno sudar quell'oste ch'era grasso,
+ e la cucina è di faccende piena:
+ Filinor sta in sul grave e pranza e cena.
+
+ 14
+
+ Due giorni stette quindi a gran diletto:
+ pensa con ciarle di pagar l'ostiere.
+ I servi a quello avevan prima detto
+ ch'egli era imbasciatore all'imperiere;
+ donde tremava l'ostier poveretto,
+ temendo di non dargli dispiacere,
+ e va pur rovistando la credenza
+ per boccon scelti, e dá dell'«Eccellenza».
+
+ 15
+
+ La notte innanzi al partir sopravvenne
+ una gran febbre allo staffier mal sano.
+ Filinoro per questo non isvenne:
+ dice all'ostier:--Tu mi sembri cristiano.
+ Ho quel staffier che par giunto all'amenne:
+ Dio sa se l'amo e se mi sembra strano
+ ch'io per Parigi devo partir tosto,
+ e devo lasciar quel cosí indisposto.
+
+ 16
+
+ Anche un de' miei poledri è molto stracco,
+ e non vorrei per la via qualche tresca.
+ Penso lasciarlo, ed al mio legno attacco
+ tre cavalli e men vado alla tedesca.
+ Lo staffier t'accomando, e non a macco:
+ fa' che il caval di stalla mai non esca.
+ Per sicurtá dell'uomo e del cavallo,
+ oste, io non pago il conto senza fallo.
+
+ 17
+
+ Manderò poi fra quattro o cinque giorni
+ a levare il cavallo ed il mio servo,
+ ch'io prego Dio che in sanitá ritorni.
+ Il mio dovere a quel punto riservo.--
+ L'oste guardava quegli abiti adorni;
+ per soggezion gli tremava ogni nervo:
+ disse che avrebbe perduta la vita,
+ prima che uscir dagli ordini due dita.
+
+ 18
+
+ A cenni d'occhi e mani nobilmente
+ e fiutando tabacco, Filinoro
+ fe' i tre cavalli attaccar prestamente,
+ e lascia il quarto che vale un tesoro.
+ L'oste gli è intorno e gli bacia umilmente
+ con la berretta in mano il gheron d'oro.
+ Filinor parte e l'oste inchina il cocchio
+ insin che può discoprirlo con l'occhio.
+
+ 19
+
+ Or qui potria domandarmi il lettore
+ che cosa avvenne poi del cavalcante.
+ Di tre cavalli è il cocchier conduttore:
+ dunque che fu di quell'altro brigante?
+ Dico che il pose di dietro il signore
+ al cocchio per staffier o vuoi per fante.
+ Filinor nostro è d'intelletto raro,
+ e in ogni caso ritrova il riparo.
+
+ 20
+
+ Fu bella cosa quell'ostier sentire
+ a comandare alla moglie e a' famigli,
+ che si dovesse l'infermo ubbidire.
+ Poscia alla stalla va a dare i consigli
+ come si debba il caval custodire;
+ ma nel guardarlo par si maravigli.
+ --Questo--dicea--d'una rozza è il cadavero,
+ e debbe aver mangiato del papavero.--
+
+ 21
+
+ Perocché stava molto sonnolento,
+ e gli occhi cispi aveva e rinfossati.
+ --Disse il signor ch'è un poledro: io pavento
+ ch'egli abbia almen quarant'anni passati,--
+ diceva l'oste; e pigliandolo al mento,
+ gli vide in bocca denti smisurati.
+ Sente che in quel spettezzava e tossiva:
+ l'oste gridava a' que' sternuti:--Viva!--
+
+ 22
+
+ E tra sé disse:--Omè lasso, ho mal fatto;--
+ e dubitava forte del suo danno.
+ Lasciamo l'oste irato e stupefatto,
+ che attenda sua ventura con affanno.
+ Filinor era da lungi un buon tratto;
+ e mentre galluzzava dell'inganno,
+ una sciagura gli avvenne terribile:
+ io so, lettor, che ti parrá impossibile.
+
+ 23
+
+ Ma vo' che tu mi tenga in ciò che narro
+ uomo informato e storico fedele,
+ perch'io non vendo per frumento farro,
+ lasche per trotte o le zucche per mele;
+ ché temo sempre l'occhio del ramarro,
+ o giungan dov'è buio le candele,
+ e se c'è fanfalucca, si discopra
+ per biasmo dello storico e dell'opra.
+
+ 24
+
+ Dico che un vento improvviso levato,
+ il caval primo sciolto ritrovando,
+ che pareva un carcame figurato
+ e andava d'un trottino vacillando,
+ lo spinse con un soffio in un fossato.
+ Filinor esce col cocchier gridando
+ e dice:--Tristo! il tuo mestier non sai;
+ s'è morto il mio puledro, il pagherai.--
+
+ 25
+
+ La bestia s'era scavezzata il collo,
+ e si poté ben tirare e gridare,
+ ché fu vana ogni voce ed ogni crollo;
+ Filinoro il cocchier vuol batacchiare.
+ Grida il cocchier scrignuto:--Io son satollo;
+ so ben dove la cosa ha a terminare.
+ Lei vuol le cento lire del salario
+ dipennar per la rozza dal lunario.
+
+ 26
+
+ Io n'ho stupore, e non sare' dovere
+ voler per venti camuffarne cento;
+ oltre che non fu colpa del mestiere,
+ ma del rozzon semivivo e del vento.--
+ Filinor grida:--Come! a un cavaliere
+ un servo parla con tanto ardimento?--
+ Poi croscia in sulla gobba col bastone,
+ e due e tre e quattro delle buone.
+
+ 27
+
+ Tanto che fuggí via con gli stivali
+ colui, lasciando il padron e il guadagno.
+ A Filinor di quattro servigiali
+ rimase il cavalcante buon compagno,
+ e due de' quattro valenti animali.
+ Diceva il cavaliere:--Io son nel gagno,
+ perdio, de' tristi;--e poi si raccomanda
+ al cavalcante; e quel sale alla banda,
+
+ 28
+
+ e me' che può verso Parigi arranca.
+ Lungi tre miglia esser poteva ancora:
+ non era la fortuna però stanca.
+ Ma tacerò di Filinor per ora,
+ perocché v'ho tenuti sulla panca
+ a ragionarvi d'esso ben un'ora,
+ e certi accidentucci v'ho narrati
+ che forse v'averanno addormentati.
+
+ 29
+
+ Dico però: dovete accontentarvi
+ se gli accidenti non vi paion grandi,
+ perocché voi dovreste ricordarvi,
+ non s'usavan piú i fatti memorandi,
+ e che a principio proposi narrarvi
+ cambiati in tutto i Rinaldi e gli Orlandi
+ e i paladini e la plebe e i signori,
+ per la virtú dell'ozio e de' scrittori.
+
+ 30
+
+ E voglio che sappiate, uditor vaghi,
+ acciò questo viaggio non v'annoi,
+ vi risparmiai gli accidenti degli aghi,
+ al crepar delle redini e de' cuoi,
+ e come cento volte con gli spaghi
+ furon rattacconati i tiratoi;
+ e mille accidentin non posi in rima,
+ che non s'usavan ne' viaggi prima.
+
+ 31
+
+ Io trovo ne' romanzi di que' tempi
+ certe avventure magre da pidocchi,
+ e fatti da sbavigli, cosí scempi,
+ di quei poeti, e lunghi un tirar d'occhi,
+ che riformavan quegli antichi esempi
+ di battaglie, di giostre e spade e stocchi;
+ onde le genti che leggevan quelli
+ erano imitator de' scrittorelli.
+
+ 32
+
+ Or vi conduco a Marfisa e a Ruggero.
+ Io lasciai quella molto screditata,
+ ed il fratel disperato e in pensiero
+ pel caso che non s'era maritata.
+ E per casa diceva:--Per Dio vero,
+ non so che far di quella spiritata.--
+ La moglie Bradamante lo molesta,
+ tanto ch'egli è per spezzarsi la testa.
+
+ 33
+
+ Don Guottibuossi era suo confidente,
+ maestro a' figliuoletti e fa il fattore;
+ teneva i conti diligentemente
+ e sprezza anche le legna per buon core.
+ È spenditor, mansionario e servente
+ di Bradamante, spia e imbasciatore;
+ ed andava anche in maschera con quella,
+ e non aveva trista la gonnella.
+
+ 34
+
+ Perocché prima di cantar la messa
+ avea dato il manipolo a baciare;
+ e Bradamante fu capitanessa
+ le genti al sacro bacio ad obbligare,
+ e delle mancie dispose con essa.
+ Per prima cosa s'ebbe a comperare
+ un vestito da maschera attillato,
+ e l'ebbe caro mezzo il ricavato.
+
+ 35
+
+ Onde si dava poi gran sicumera
+ a servir Bradamante il carnovale
+ alle commedie, ed al caffè la sera.
+ Ma spesse volte la passava male,
+ ché quella dama, dove il popol era,
+ lo strapazzava come un animale.
+ Egli faceva un risolin sardonico,
+ e poscia diveniva malinconico.
+
+ 36
+
+ Pur s'affannava per acquistar merito
+ sempre, e va mulinando qualche tratto
+ che lo faccia alla dama benemerito.
+ Qualunque cosa per questo avria fatto,
+ per non star sempre come nel preterito;
+ e si pensò che, se con qualche matto
+ o savio maritar potea Marfisa,
+ avrebbe avuta grazia in questa guisa.
+
+ 37
+
+ V'era in quel tempo un uom ricco a Parigi,
+ che un giorno fu lo scudiere d'Orlando,
+ come si legge, chiamato Terigi,
+ ch'era pel mondo andato assai girando,
+ quando s'usava, seguendo i vestigi
+ del conte, che gran re venía ammazzando,
+ e duchi e cavalieri carchi di perle
+ ed oro e gemme a gran costo d'averle.
+
+ 38
+
+ Costui previde che il costume antico
+ aver dovea riforma in tempo corto,
+ sicché per non restare un dí mendíco,
+ quando il padrone avea qualche re morto,
+ e' non istava a grattarsi il bellíco:
+ tosto che l'alma andava s'era accorto,
+ spogliava l'ammazzato d'ogni cosa,
+ insin della camicia sanguinosa.
+
+ 39
+
+ Sicché d'oro, di gioie e ricche spoglie
+ pel corso di molt'anni un magazzino
+ aveva empiuto, e a chi venía le voglie
+ sapeva vender caro il malandrino,
+ ch'avria tratti danar sin dalle foglie;
+ e poiché in questa forma fe' bottino
+ di piú d'un milione di ducati,
+ prese gabelle a fitto dagli Stati.
+
+ 40
+
+ E mantenendo sgherri e berovieri,
+ degli utili sfondati ne traeva;
+ poi comperava palagi e poderi,
+ tanto che immense entrate fatte aveva;
+ e infine feudi prese e misti imperi,
+ e privilegi e titoli prendeva
+ di conte, di marchese e di barone;
+ facea conviti e gran conversazione.
+
+ 41
+
+ Ma perch'egli era di basso lignaggio,
+ volea nobilitare i discendenti,
+ e cerca far qualche bel maritaggio
+ per acquistare aderenze e parenti.
+ Don Guottibuossi vide, come saggio,
+ da far un colpo, con begli argomenti,
+ che a Bradamante ed a Rugger piacesse,
+ se Marfisa a Terigi unir potesse.
+
+ 42
+
+ E dato cenno a don Gualtieri un giorno,
+ che cappellan con Terigi si stava,
+ di questo suo pensier e' parla adorno.
+ Gualtier da Mulion non rinculava,
+ anzi promise fare a lui ritorno,
+ ma che se la faccenda bene andava,
+ e' non saria contento a un par di guanti:
+ poi disse mal del mestier de' pedanti.
+
+ 43
+
+ Che guadagnava una pidocchieria
+ a insegnar per le case con affanno,
+ bastando appena la mansioneria
+ per i suoi vizi due mesi dell'anno.
+ --Se non guadagno qualche cortesia--
+ dicea Gualtier--con arte e con inganno
+ nelle inframesse o per alcun raggiro,
+ credimi, Guottibuossi, egli è un martíro.--
+
+ 44
+
+ Don Guottibuossi gli rispose:--Basta,
+ proccuriam ch'abbia effetto la faccenda.--
+ Alfin fu rimenata ben la pasta,
+ per non far troppo lunga la leggenda.
+ Terigi fu contento e non contrasta,
+ Rugger anch'esso par che condiscenda:
+ nel parentado ci fu qualche sciarra,
+ ma il nodo stava in Marfisa bizzarra.
+
+ 45
+
+ Diceva Bradamante al suo Ruggero:
+ --Deve ubbidirvi, le siete fratello.--
+ Dicea Rugger:--Perdio, che mi dispero:
+ dovereste conoscer quel cervello.
+ S'ella dice:--Nol voglio--dite il vero,
+ degg'io far, ch'ella il prenda, col coltello?--
+ Don Guottibuossi era un abile prete,
+ e disse:--Io vo' parlarle, se il volete.--
+
+ 46
+
+ Furon contenti e a lui s'accomandâro.
+ Il prete pensa una sua malizietta.
+ Trova Marfisa sola, ed ebbe caro,
+ ché rado fu trovata o mai soletta.
+ Ell'era appunto in un pensiero amaro,
+ che le parea veder piú poca fretta
+ ne' concorrenti e ne' visitatori,
+ e raffreddati i sospiri e gli amori.
+
+ 47
+
+ Perocch'eravam giunti agli anni trenta,
+ e, unita agli anni la sua stravaganza,
+ a poco a poco aveva quasi spenta
+ ne' cori degli amanti la costanza.
+ Stava rimproverando malcontenta
+ in dieci lettre la poca creanza
+ a questo e quell'amador disertato,
+ quando don Guottibuossi è capitato.
+
+ 48
+
+ Marfisa l'accettava volentieri,
+ ch'anche de' preti comincia a degnarsi.
+ --Ben venga il soprastante a' cimiteri--
+ gli disse e che dovesse accomodarsi.
+ Rispose il prete:--I'ho de' gran pensieri
+ veder Marfisa ancor maggese starsi,
+ e sentire i discorsi della piazza,
+ che non fanno vantaggio a una ragazza.--
+
+ 49
+
+ Disse Marfisa:--Prete mio da gabbia,
+ deh, dimmi un poco che di me si dice;--
+ e cominciava accendersi di rabbia,
+ facendo sulle guancie la vernice.
+ Dice il prete:--E' non è mestier ch'io v'abbia
+ a narrar tutto; basta che disdice,
+ una fanciulla d'un merto infinito
+ invecchi in casa e non trovi marito.
+
+ 50
+
+ E quel che piú mi trafigge nel core
+ è che, pensando al caso vostro d'ora,
+ m'affaticai come buon servidore
+ ed avea tratto un bel partito fuora.
+ Ma fui cacciato come un traditore,
+ dicendolo a Rugger, che grida ancora.
+ Fa piú d'esso la sposa Bradamante:
+ mi die' giú per lo capo del «forfante»,
+
+ 51
+
+ gridando che il partito non è buono,
+ e ch'è passato il tempo de' mariti,
+ e ch'io pensassi a cantare in bel tuono
+ il vespro e non a cercarvi partiti.
+ Io per giustificarmi sol qui sono,
+ perché i discorsi vengon travestiti;
+ e non vorrei, se il falso vi si mostra,
+ uscir, Marfisa, dalla grazia vostra.--
+
+ 52
+
+ Disse Marfisa:--Altro non vo' sapere;
+ e basta mio fratello e mia cognata
+ abbian di questo nodo dispiacere,
+ fa ragion che la scritta sia firmata.
+ Fosse lo sposo un magnano, un barbiere,
+ dico per via di dire, io son parata;
+ se fosse il diavol, non avrò paura:
+ vo' che facciamo tosto la scrittura.
+
+ 53
+
+ --E' non è il diavol--rispondeva il prete,--
+ ch'è il marchese Terigi quel ch'io dico;
+ ma non posso giá far ciò che volete:
+ Bradamante e Rugger non vo' nimico.--
+ Non è da dir se a Marfisa la sete
+ cresce di porre iscompiglio ed intrico:
+ basta a' parenti il nodo dispiacesse,
+ quest'era una ragion ch'ella il volesse.
+
+ 54
+
+ Don Guottibuossi fa del pauroso,
+ e dice:--O voi vedete, o voi pensate,
+ non posso fare--e finge il schizzinoso.
+ Marfisa alfin minaccia le ceffate.
+ Donde pur vinse il prete malizioso
+ con queste bagattelle artifiziate,
+ e infine disse:--E' convien giocar netto:
+ del resto ad ubbidirvi mi rassetto.
+
+ 55
+
+ Fate la cosa appaia un voler vostro;
+ io mi difenderò dal canto mio
+ e porrò in opra la voce e l'inchiostro:
+ avrem l'intento, s'è in piacer di Dio.--
+ E detto questo, come a Rugger nostro
+ e a Bradamante:--Che direte s'io
+ vinta ho Marfisa--disse--in due parole?
+ E non è condiscesa, anzi lo vuole.--
+
+ 56
+
+ Diceano i due congiunti:--Com'hai fatto?--
+ Don Guottibuossi avvisa della tresca
+ e dice:--E' vi bisogna ad ogni patto
+ mostrar che il matrimonio vi rincresca,
+ e farvi trascinare in sul contratto,
+ e lasciar che Marfisa la prima esca
+ a ragionarne; e condurrem la trama:
+ per altra via non si piglia la dama.--
+
+ 57
+
+ Giá era di tre ore mezzogiorno
+ suonato, e ancor da Rugger non si pranza
+ (ché in casa a' grandi era quasi uno scorno
+ pranzare innanzi: tal era l'usanza);
+ onde udivansi i servi andare attorno
+ chiamando a desco con bella creanza.
+ Siedono a mensa. Marfisa siedeva,
+ e sta ingrognata e mangiar non voleva.
+
+ 58
+
+ Don Guottibuossi non mangia, divora,
+ e mostra la faccenda a lui non tocchi.
+ Rugger, ch'era pur saggio, s'addolora,
+ e mangia adagio e talor chiude gli occhi,
+ e tra sé duolsi d'avere una suora
+ da pigliar con la trappola che scocchi.
+ E Bradamante in sull'avviso stava,
+ e spicca morsellini e sogghignava.
+
+ 59
+
+ Marfisa guarda l'un l'altro nel viso,
+ e scherza or col cucchiaio or col coltello,
+ ed or sul grasso in qualche tondo intriso
+ scrive con la forchetta, or fa fardello
+ del tovagliuolo, or suona all'improvviso
+ con le dita in sul desco il tamburello,
+ or crolla il capo, or s'affisa nel tetto,
+ e mostra fuor ciò che serra nel petto.
+
+ 60
+
+ In tutti gli atti si vedeva aperto
+ ch'ella voleva alcun le ragionasse,
+ per appiccare una sciarra, un concerto
+ di voci, che tre ore lungo andasse.
+ Ma poich'ella ebbe il silenzio sofferto
+ un pezzo senza che alcun le parlasse,
+ sendo il pranzo finito, in Rugger fisse
+ tenne le luci bieche e poi gli disse:
+
+ 61
+
+ --Tempo è ch'io, stanca, fracida, annoiata,
+ me n'esca un tratto da questa famiglia,
+ e rimanga padrona la cognata
+ che un po' troppo il buon sposo suo consiglia.
+ Però, signori, io mi son maritata;
+ abbiate se il volete maraviglia:
+ il marchese Terigi è giá mio sposo,
+ né fia, quando a me piace, difettoso.
+
+ 62
+
+ Non crediate v'avvisi perch'io creda
+ esser tenuta a dirvi i fatti miei.
+ De' pregiudizi amichi non son reda
+ e d'ubbidenze sciocche da plebei:
+ le mie letture hanno fatto ch'io veda
+ che farlo senza dirvelo potrei.
+ Ma perché so che di Terigi ostico
+ vi sembra il nodo, appunto ve lo dico.
+
+ 63
+
+ Le risa appena trattien Bradamante:
+ se stava ferma, guastava la cosa;
+ donde rizzossi con atto arrogante
+ e mostrò di partirsi disdegnosa.
+ Rugger mostrossi irato nel sembiante,
+ e disse:--O Dio, quando averò mai posa?
+ Non mi potete dar maggior sciagura
+ di questa ch'ora provo né piú dura.--
+
+ 64
+
+ E terribil volgendosi a Marfisa,
+ disse:--Aprite gli orecchi a quel ch'io parlo.
+ Non sará mai la famiglia di Risa
+ tal parentado possa sopportarlo;
+ se tentate avvilirla in cotal guisa,
+ e un gabellier cognato a Rugger farlo,
+ dico che prima voi sarete appesa,
+ sorella cieca e sorda e pazza resa.--
+
+ 65
+
+ Qui le risposte, il fracasso e le grida
+ furono orrende fuor d'ogni pensiero,
+ e piú Marfisa al suo Terigi è fida,
+ quanto l'aborre e disprezza Ruggero.
+ Dicea Ruggero:--Prete, mala guida--
+ a Guottibuossi,--io non son sí leggero,
+ che non intendo questo guazzabuglio
+ esser pretino fetente garbuglio.
+
+ 66
+
+ Ma i preti si dovrieno all'etá nostra
+ porgli in catena a biscottel muffato,
+ ché in tutto voglion far di loro mostra,
+ dimenticando il sacro chericato.--
+ Don Guottibuossi pur la zucca prostra
+ due o tre volte e sta mortificato,
+ e poiché fino al finocchio ha consunto,
+ gli parve allor di ragionare il punto.
+
+ 67
+
+ E disse:--In coscienza questa dama
+ può dir s'io feci a lei parola alcuna;
+ ma veggio alfin che odiato è chi piú ama,
+ e converrá ch'io cerchi altra fortuna.
+ Vero è ch'io dissi a voi:--Terigi brama
+ averla in moglie;--ch'io credo opportuna
+ l'occasion, perché non cerca dote;
+ ma feci solo a voi le cose note.
+
+ 68
+
+ E poiché siamo in su questo proposito,
+ parlerò netto e senz'alcun timore.
+ Questo mio sacro capo vi deposito,
+ Rugger, che a non voler siete in errore.
+ L'usanza è dal passato ora all'opposito.
+ È una cosa fantastica l'onore:
+ di parentado e di genealogia
+ si ride il mondo c'ha filosofia.
+
+ 69
+
+ Voi siete pien d'antichi pregiudizi,
+ né alle commedie nuove andate mai,
+ né i romanzi novei, pien d'artifizi
+ dotti, leggete, che insegnano assai.
+ Certe antiche virtudi ora son vizi,
+ e non importa un fil di paglia omai
+ l'esser figliuol di dama o di puttana,
+ come un nuovo romanzo oggi ci spiana.
+
+ 70
+
+ Quando un uom ricco di basso lignaggio
+ chiede una dama illustre per isposa,
+ e senza dote a tôrla egli ha coraggio,
+ non è alla moda il bilanciar la cosa;
+ perocché due famiglie n'han vantaggio,
+ e la faccenda sembra prodigiosa:
+ se una risparmia e da quel ch'è non esce,
+ l'altra in opinione e in boria cresce.
+
+ 71
+
+ Il nobil anzi in sull'altro casato
+ mantien certa arroganza e preminenza,
+ ché può voler da quel ciò c'ha sognato
+ per una stabilita conseguenza.
+ Terigi è di Marfisa innamorato,
+ ed è sí ricco e ha titol d'«Eccellenza»;
+ la fanciulla il torrebbe, e non so poi
+ per qual ragion lo ricusate voi.--
+
+ 72
+
+ Rugger raddoppia minacce e disprezzi,
+ Marfisa gonfia e grida:--Il voglio, il voglio;--
+ in sullo spazzo i bicchier getta in pezzi,
+ ordina al prete di rogare il foglio.
+ Don Guottibuossi a tutti dui fa vezzi,
+ e mena con tant'arte quell'imbroglio
+ che fece dire a Rugger con dispetto:
+ --Col diavol sia! l'assenso vi prometto.--
+
+ 73
+
+ Ed accordata e fatta la scrittura
+ fu da Ruggero sempre rinculando;
+ e Bradamante brusca in guardatura
+ si fa sentir per casa borbottando.
+ Don Guottibuossi a Marfisa paura
+ e gran fatica e sudor va mostrando.
+ Dicea Marfisa:--E' l'avranno alla barba:
+ e' de' bastar; questa cosa a me garba.--
+
+ 74
+
+ Un giorno che le visite accettava,
+ le congratulazioni, i complimenti,
+ per tutta la cittá si ragionava
+ che in un caffè morto era in due momenti
+ un paladin, ma il nome si cambiava,
+ come suol fare il furor fra le genti.
+ Era ognun curioso di saperlo,
+ siccome voi; ma per or vo' tacerlo.
+
+FINE DEL CANTO TERZO
+
+
+
+
+CANTO QUARTO
+
+
+ ARGOMENTO.
+
+ Del sigillo real morto è il custode;
+ nascon baruffe per la sepoltura.
+ Pel maritaggio di Marfisa s'ode
+ grand'apparecchio, e don Gualtieri ha cura.
+ La bizzarra la visita si gode
+ del sposo, ch'è una gran caricatura.
+ Le spose alla Ruet van mascherate;
+ una comparsa l'ha disordinate.
+
+
+ 1
+
+ Tanto il pensar de' paladin corrotto
+ era, per quanto leggo e al parer mio,
+ che a gravi colpi di sopra e di sotto,
+ fulmin, tremuoto o simil lavorio,
+ e alle morti improvvise, sette ed otto,
+ che per avviso lor mandava Dio,
+ non istupiano o troncavan niente
+ i lor vizi e lo stare allegramente.
+
+ 2
+
+ I fulmini, i tremuoti e la tempesta
+ dicevano esser cosa naturale:
+ venti bestemmie ed un crollar di testa
+ era sollievo a chi veniva il male.
+ Scherzando in una forma disonesta,
+ rideano e si diceano alla bestiale:
+ --Io salmeggiai, arsi ulivo e candele,
+ e la tempesta venne piú crudele.--
+
+ 3
+
+ Cadeva uno, apoplettico d'un colpo:
+ diceano:--Questo succeder dovea:
+ egli avea membra strane come il polpo;
+ tal macchina sussister non potea.--
+ Alcun diceva:--Io veramente incolpo
+ la vita solitaria che tenea.
+ Per viver molto e godere e star bene,
+ perdio! passarla come noi conviene.--
+
+ 4
+
+ A' sacerdoti che dicean da vero:
+ --Segni son dell'eterna providenza,--
+ dicean col viso ironico e severo:
+ --Dice pur ben la Vostra Riverenza!--
+ Le femminette con umil pensiero,
+ e i dozzinali mostravan credenza;
+ ma tuttavia la carne ed il rubare
+ né men per questo si vedea lasciare.
+
+ 5
+
+ Ma ciò che piú di tutto fa stupire
+ è che i ragionamenti piú divoti
+ e piú morali e santi in sul garrire,
+ gli accigliamenti a tempeste e tremuoti,
+ il chiamar quelli «giuste celesti ire»,
+ il far digiuni, il far proteste e voti,
+ e l'annodar dell'una all'altra mano,
+ fossero azion del traditor di Gano.
+
+ 6
+
+ Non so se i nostri tempi sien diversi;
+ se non lo sono, Dio voglia che siéno.
+ Prima da' paladin solea volersi
+ per un buon segno sin l'arcobaleno,
+ e per castigo soleva tenersi
+ la troppa pioggia ed il troppo sereno,
+ e sin l'aere che il fummo sparpagliava.
+ Nessun de' paladin cosí pensava.
+
+ 7
+
+ Del secol nostro io non dovrei dir male,
+ perché so ben che si crede e si tiene
+ per maldicenza sino alla morale,
+ e non è piú moderna e non conviene.
+ Il paladin, che aveva messe l'ale
+ all'improvviso, ascoltator dabbene,
+ nella bottega, come si dicea,
+ direm ch'egli era Angelin di Bordea,
+
+ 8
+
+ custode in corte del regio sigillo.
+ Una carica grande e di gran frutto:
+ ventimila ducati, posso dillo,
+ ella rendeva con gl'incerti e tutto.
+ Alla sua morte ci fu il coccodrillo,
+ che non tenne sull'ossa il ciglio asciutto,
+ perché l'incarco assai gli era invidiato
+ da chi tenea su quel l'occhio tirato.
+
+ 9
+
+ Era Angelin d'una statura grande,
+ e grosso e molto greve nella pancia,
+ magno conoscitor delle vivande,
+ che le gustava sudando la guancia,
+ e in tavola voleva altro che ghiande;
+ anzi dicea tutta quanta la Francia,
+ parlando di chi fa mensa piú buona:
+ --Angelin di Bordea porta corona.--
+
+ 10
+
+ I liquori, la pippa e i buon bocconi
+ erano i principali suoi riflessi,
+ né si curava di vestiti buoni,
+ ché gli avea fuor di moda ed unti e fessi.
+ Le sue camicie parevan carboni,
+ ché le cambiava, come i votacessi,
+ tre volte l'anno, e il dí che si cambiava
+ molto quella fatica biasimava.
+
+ 11
+
+ Era Angelin di Bordea generoso
+ e non aveva al risparmio pensiere,
+ del mal compassionevole, amoroso
+ verso a' pitocchi ed elemosiniere.
+ In capo all'anno era pur timoroso
+ rimanesse un ducato nel forziere:
+ tutta l'entrata dell'anno volea
+ che fosse spesa, e mangiava e godea.
+
+ 12
+
+ Don Martin, don Ubaldo e don Simone,
+ preti assai dilettanti de' buon piatti,
+ eran sue fedelissime persone,
+ giornalier commensali allegri ed atti,
+ autor di salse per digestione,
+ nemici nel pulir l'ossa de' gatti.
+ Con accidenti e nuove del paese
+ pagano ad Angelin le grosse spese.
+
+ 13
+
+ Bevendo alla bottega il cioccolato
+ nella contrada di San Pietro, un giorno
+ apoplettico cadde, e scilinguato
+ rimase tosto e mai fece ritorno.
+ I chirurghi e i dottor coll'ammalato
+ lor salassi ed emetici provorno:
+ Angelin di Bordea si stese morto,
+ e cosí diede a que' dottori il torto.
+
+ 14
+
+ Molti discorsi fece la plebaglia,
+ se fosse salvo o dannato Angelino.
+ Ognuno si riscalda e si travaglia
+ a trovar pro e contro il bruscolino,
+ com'anche a' nostri dí fa la canaglia
+ quand'uno è morto in caso repentino.
+ Don Simon, don Martino e don Ubaldo
+ volean che fosse in cielo allegro e baldo.
+
+ 15
+
+ Angelin di contrada è di San Pavolo,
+ ed era morto in quella di San Pietro:
+ venne a levarlo il piovan di San Pavolo;
+ voleva il morto il piovan di San Pietro.
+ Diceva il primo:--Egli abita a San Pavolo;--
+ l'altro diceva:--Egli è morto a San Pietro;--
+ donde si fece gran disputazione
+ tra i due piovani in mezzo alle persone.
+
+ 16
+
+ Poich'ebbon con flemmatiche parole
+ cercato l'uno l'altro persuadere,
+ dicendo:--Non si deve e non si puole
+ i successor pregiudicar, messere;--
+ si riscaldaron, come far si suole,
+ gridando:--Io non vo' perder le mie cere;--
+ né piú si contendeva pel defunto,
+ ma son le torce del contrasto il punto.
+
+ 17
+
+ E finalmente ingiurie s'hanno dette;
+ l'uno dell'altro gran cose rivela,
+ e de' peccati quattro, cinque e sette,
+ che prima ricopria non so qual tela;
+ poi tutti accesi vennono alle strette,
+ e si detton sul ceffo la candela.
+ Le processioni delle due contrade
+ diêr mano a' torchi, non avendo spade.
+
+ 18
+
+ E vidonsi in un punto aste e doppieri
+ arrestati e frugoni e aperta guerra,
+ zazzere abbrustolite e visi neri,
+ berrette a croce e moccoli per terra;
+ né si sentieno cantar misereri,
+ ma bestemmie e un gridar:--Sospingi, afferra--
+ da gole strette, con voci interrotte;
+ e furon lacerate molte cotte.
+
+ 19
+
+ Que' gaglioffacci che raccolgon cera
+ eran nel mezzo ad accrescer baruffa.
+ Ognun dá d'urto ed aizza la schiera,
+ ed i pezzuoli di candela ciuffa.
+ Color che avean la cappa indosso nera
+ e il copertoio sul grugno, ognuno sbuffa,
+ e tira gli occhi pe' buchi del sacco,
+ crosciando l'aste e facendo gran fiacco.
+
+ 20
+
+ Era corso a veder tutto il paese;
+ nessun mettea del suo fuor che la voce.
+ Dio benedetto ha mandato il danese,
+ e beccò sopra il capo d'una croce;
+ ma, conosciuto alquanto, si sospese
+ al suo gridar la battaglia feroce,
+ e tanto fece che tutti chetava:
+ poscia co' due piovani ragionava.
+
+ 21
+
+ E disse cose lor da buon cristiano,
+ quantunque fosse un turco battezzato;
+ ed or all'uno ora all'altro piovano
+ con rimproveri acerbi s'è voltato.
+ --Questo è--dicea--da voi quel che ascoltiamo,
+ che ognun debb'esser disinteressato,
+ se poi vi bastonate fra la gente
+ per quattro moccol di candele spente?
+
+ 22
+
+ Or oltre; io vo' che questa cosa sia
+ dimenticata e piú non se ne parli,
+ preti avaron, che i scandol per la via
+ al popol date invece di troncarli,
+ cosí facendo rider l'eresia.--
+ E tanto seppe il danese attutarli
+ che ognun la sua pretesa in lui rimise,
+ ed ei la lite de' moccol decise.
+
+ 23
+
+ Disse che fosse Angelin seppellito
+ nella contrada dov'egli era morto,
+ e il piovan di San Pavolo, apparito
+ per la magion, non abbia in tutto il torto.
+ Volle che fosse l'util ripartito
+ del funeral. Cosí ridusse in porto
+ quella battaglia, e a' casi in avvenire
+ questo fu legge circa al seppellire.
+
+ 24
+
+ Vero è che alcun piovano litigante
+ parecchie volte volle disputare
+ le circostanze, sequestrando inante,
+ perch'abbia il morto in diposito a stare;
+ e potrei dir piú d'un fatto galante,
+ ma non vorrei fuor de' miei solchi andare;
+ e forse uscito son dal mio viaggio,
+ narrando questo fatto di passaggio.
+
+ 25
+
+ Dall'altra parte par non istia male
+ s'egli fu a' tempi del re Carlo Magno,
+ perché veggiate sin nel funerale
+ s'usava piú che la pietá il guadagno.
+ Il dir ch'è morto Angelino, assai vale;
+ d'aver questo narrato non mi lagno,
+ perché vacante rimase il suo posto,
+ per il qual molte cose verran tosto.
+
+ 26
+
+ Or si de' dir che la scrittura fatta
+ tra la pudica Marfisa e Terigi
+ fu gran cagion d'una ciarlata matta
+ nelle case e botteghe di Parigi.
+ Molti stati con la faccia stupefatta,
+ tutti cercan le cause ed i vestigi;
+ sembra che a ognun quella faccenda tocchi,
+ tante dispute fan, tirando gli occhi.
+
+ 27
+
+ Molti dicevan gonfiando le gote:
+ --Che avvilimento è questo di Ruggero!--
+ Rispondean altri:--E' la dá senza dote;
+ par ch'egli abbia giudizio, a dire il vero.
+ So dir Terigi accomandar si puote
+ a san Francesco, a san Gianni, a san Piero,
+ che a pettinare e' si toglie una lana
+ da far che sudi e scoppi di magrana.--
+
+ 28
+
+ Altri in capo tre giorni, piú o meno,
+ predicono divorzi o scioglimento.
+ Nessuno c'è che voglia stare a freno:
+ fanno argomenti per mostrar talento.
+ Solo Dodon, tenendo il mento in seno,
+ guarda sottecchi or l'uno or l'altro attento,
+ e sogghignava spesso e si stupiva
+ dell'eterno ciarlar che lo stordiva.
+
+ 29
+
+ E alla bottega del caffè dov'era,
+ ad uno che faceva gran contrasto
+ e volea pur sapere in qual maniera
+ l'intendesse, Dodon, ch'era omai guasto,
+ rispose alfin:--Non presi mai mogliera,
+ prima perché non mi piacque un tal pasto,
+ ma sopra tutto per non dar cagione
+ di tanto affanno alle vostre persone.
+
+ 30
+
+ Marfisa prende Terigi in consorte,
+ Terigi n'è contento e la vuol prendere.
+ Io vi rispondo, andando per le corte,
+ che son contento anch'io, né vo' contendere.
+ Né intendo disputar della lor sorte,
+ perché l'astrologia non soglio vendere.
+ Se buona fia, godrò di lor quiete;
+ se trista, a pianger non mi vederete.
+
+ 31
+
+ Sol mi rincresce questo maritaggio,
+ perch'è cagion che voi stracco m'avete.--
+ Cosí detto, Dodon fece viaggio
+ con riverenze tonde assai facete.
+ Quegli oziosi cambiaron linguaggio
+ sopra Dodon con parole indiscrete.
+ Chi disse:--E' pensa ben,--chi:--Pensa male,--
+ e si rimason tuttavia cicale.
+
+ 32
+
+ La voce sparsa di quell'imeneo
+ mise a Parigi in gran briga gli artieri.
+ Corron tutti in secreto al prete reo,
+ cappellan di Terigi, don Gualtieri:
+ ser Rocco dipintore, ser Maffeo
+ legnaiuol, venti o trenta tappezzieri,
+ fabbri, merciai, stuccatori, una folta.
+ Don Gualtieri, o don Volpe, ognuno ascolta.
+
+ 33
+
+ Perocché, avendo avuto da Ruggero
+ cento zecchini di nascosto in dono
+ per il maneggio, faceva pensiero
+ anche munger ciascun senza perdono.
+ E perché tutti nel loro mestiero
+ van profferendo al prete un util buono
+ se gli faceva aver l'opra in lor capo,
+ Gualtier sta ritto come il dio Priápo.
+
+ 34
+
+ E udite da ciascun l'esibizioni,
+ fece aver l'opre al miglior offerente,
+ e poi faceva le disposizioni,
+ perché Terigi il fe' soprintendente.
+ Polizze fa ripiene d'invenzioni:
+ mai non si vide prete piú saccente.
+ Terigi, forse per troppa allegrezza,
+ a questa volta ha dato in leggerezza.
+
+ 35
+
+ E perch'era in quel secolo un'usanza,
+ al maritar delle persone altere,
+ il far di versi una grand'abbondanza,
+ parte alla dama e parte al cavaliere;
+ anzi era questo di tanta importanza
+ quel dí quant'era il mangiare ed il bere,
+ che questo libro gli sposi ordinavano
+ e i stampatori a gran costo pagavano;
+
+ 36
+
+ ed avveniva che il raccoglitore,
+ il qual faceva la dedicatoria,
+ n'avea dalla signora o dal signore,
+ pel generoso core o per la boria,
+ qualche regalo che faceva onore,
+ ma talor questo uscia dalla memoria;
+ pur nondimeno parecchi ogni volta
+ per commession cercavan la raccolta;
+
+ 37
+
+ Marco e Matteo dal Pian di San Michele,
+ ch'eran torrenti della poesia,
+ a don Gualtieri accendevan candele
+ perché Terigi a un d'essi l'ordin dia.
+ A Matteo don Gualtier non fu fedele,
+ e con il patto che divisa sia
+ la mancia tra Gualtieri e il vate Marco,
+ a questo fece rimaner l'incarco.
+
+ 38
+
+ Allora Marco per tutto il paese
+ iscreditava Matteo poveretto,
+ dicendo:--E' non è buon per queste imprese;
+ altro non sa che por scene in guazzetto.--
+ Matteo, quando il ciarlar di Marco intese,
+ giva dicendo:--Io fui bene costretto
+ a far quella raccolta e rinunziai,
+ ché non procuro queste brighe mai.--
+
+ 39
+
+ Gran dispute hanno fatto i partigiani
+ di Marco e di Matteo per questo caso.
+ Sostenevan parecchi, come cani:
+ --Matteo non fu d'accettar persuaso.--
+ Altri giuravan, picchiando le mani,
+ che rifiutato al certo era rimaso.
+ Que' di Matteo di nuovo fanno fronte,
+ e gridan saper tutto da buon fonte.
+
+ 40
+
+ E se non fosse che Turpino scrisse
+ di questo fatto il vero dell'arcano,
+ ancora ci sarebbon delle risse
+ a' nostri tempi fra qualche cristiano.
+ Frattanto il Gratta, un stampator che visse
+ quando viveva il nostro Carlo Mano,
+ un uomo coraggioso e intraprendente,
+ è corso a don Gualtieri prestamente.
+
+ 41
+
+ E gli promise venti e piú zecchini,
+ se la raccolta stampargli facea.
+ Ornati, foglie, uccelletti e bambini,
+ e rami assai puliti promettea,
+ da far maravigliar i paladini.
+ --Io ho nuovi caratteri--dicea--
+ e carta fine, ed incisioni albergo,
+ e so inventar geroglifici in gergo.
+
+ 42
+
+ Io non voglio giá far nessun guadagno
+ --diceva il Gratta--e sol fo per l'onore.--
+ Non era il prete men di lui mascagno,
+ e rispondea:--Conosco il vostro core;
+ però mi troverete buon compagno.--
+ Ma io non voglio dir tutto al lettore,
+ né intorno ciò la trama fra lor fatta;
+ basta che la raccolta impresse il Gratta.
+
+ 43
+
+ Rugger per il costume del paese
+ qualche libretto anch'ei doveva fare.
+ Dodone il santo, figliuol del danese,
+ gli aveva detto:--Non farneticare,
+ ché un libriccin vo' farti alle mie spese
+ da far Marco e Matteo divincolare.--
+ Ruggero ride e dice:--Essi hanno fame:
+ lasciagli star, vuoi tu che mangin strame?--
+
+ 44
+
+ Dicea Dodon:--Non posso in coscienza,
+ ché van guastando tutte le persone
+ con le lor stampe di mala influenza
+ e d'un costume contro la ragione.
+ Non vedi tu la lor trista semenza
+ omai salita in tal riputazione,
+ che sino ne' collegi i frati pazzi
+ lascian che sia lo studio de' ragazzi?
+
+ 45
+
+ E imparano da quella uno stil grosso,
+ o veramente uno stil da bombarda,
+ metaforacce e qualche paradosso,
+ o versi goffi e frasi alla lombarda.
+ E dalle _Madri tradite_ dir posso
+ ch'apprendano i fanciul, se ben si guarda,
+ a maledire i morti e i testamenti,
+ a beffeggiar le madri ed i parenti.
+
+ 46
+
+ E contro il padre a por mano alla spada,
+ corrergli addosso per farlo morire;
+ a ingannar, a tradir qual sia la strada,
+ imparano i fanciul, se il ver vuoi dire.
+ Forse la scuola lasciva t'aggrada
+ e la lussuria, i lazzi ed il languire
+ dell'_Impressario turco dalla Smirne_,
+ e d'altri cento che non vo' piú dirne?
+
+ 47
+
+ Vannoti a sangue quelle principesse
+ che sono incinte pria che sieno spose,
+ e si maritan poi per interesse
+ co' duchi che non san di queste cose?
+ poi vanno a partorir _Filosofesse_
+ a Roma, e fan le faccende nascose,
+ acciò il marito non veda la prole,
+ e si battezzi un tristo, s'ei si duole?
+
+ 48
+
+ Ti piaceran le donzelle d'onore
+ di quelle principesse della corte,
+ non mica vaghe del far all'amore,
+ ma ingravidate senz'aver consorte?
+ Mille garbugli infami di scrittore,
+ che tutto guarda colle luci torte,
+ e ad ogni mal facilita la via,
+ dicendo:--Insegno la filosofia.--
+
+ 49
+
+ Le filosofe sue bello è vedere
+ colme di passioni e debolezze,
+ tradir le dame i duchi, e per dovere
+ far le ruffiane ed altre gentilezze,
+ e far le spie di dietro le portiere
+ co' birri a lato, acciò si raccapezze
+ un che fu ladro un tempo, e in tal maniera
+ dire:--Egli è quello,--e mandarlo in galera.
+
+ 50
+
+ Le prefazion di questi autor moderni
+ (non so, Rugger, s'hai fatto ben l'esame)
+ appellano «istruttivi» i lor quaderni,
+ «filosofici» e «vaghi per le dame».
+ Io so che ci faran de' begli scherni
+ le suore nostre che di questi han fame.
+ Dico che provan lor dottrine strane
+ filosofe e duchesse le puttane.--
+
+ 51
+
+ Dicea Ruggero a Dodon:--Tu di' bene,
+ ma pochi la ragione ti daranno.
+ Al popol piacion lor romanzi e scene;
+ se fossi in te, non vorrei quest'affanno,
+ perché t'acquisti un odio sulle schiene,
+ e un giorno o l'altro ti lapideranno.
+ Non si vuol sempre la ragion difendere:
+ oh, gli è la bella cosa il mondo intendere!
+
+ 52
+
+ --È bella cosa, è ver--dicea Dodone,--
+ ma quando intendi il mondo vada male,
+ so che il tacere è cosa da poltrone,
+ e de' corregger l'uom per quanto vale.
+ So ch'oggi una bagascia è la ragione,
+ ché l'avete mandata all'ospedale
+ per soggezione, e con rispetti umani
+ e finte indifferenze e baciamani.
+
+ 53
+
+ Ma piú di tutti dá cattivo esempio,
+ a lasciar correr certe commedie
+ e certi romanzacci e il compor empio,
+ Carloman, presso al novissimo die,
+ che con la bocca aperta, vecchio e scempio,
+ ascolta, come fosser litanie;
+ anzi le cose piú nefande apprezza,
+ e poi travolge gli occhi di dolcezza.
+
+ 54
+
+ In quanto a me, qual mansueto agnello,
+ me ne vo come Isacche al sacrifizio,
+ ed all'aperta predico e favello
+ contro gli scritti, il mal costume e il vizio;
+ e dove prende granchi il mio cervello,
+ usin di correttor gli altri l'uffizio.
+ Con prove sane facciano schiamazzo,
+ non giá con la ragion del popolazzo.
+
+ 55
+
+ Né stien dicendo che l'invidia è quella
+ che m'arde contro la lor preminenza.
+ Io non so d'invidiar Pulicinella,
+ perch'ogni giorno ha sí magna udienza.--
+ Cosí Dodon per ischerzi favella,
+ e finalmente ha data la sentenza
+ di voler far il libretto a sue spese.
+ Rugger lo ringraziò, ch'era cortese.
+
+ 56
+
+ Terigi intanto s'era apparecchiato
+ a fare una sua visita alla sposa,
+ e un vestito s'è messo ricamato
+ d'oro, che mai si die' piú bella cosa.
+ Avea le fibbie che valeano un Stato,
+ e manichin d'un'opera famosa,
+ un cappel fine col pennacchio bianco,
+ ed una spada gioiellata al fianco.
+
+ 57
+
+ Ma potea ben studiar l'attillatura
+ e porsi indosso ogni cosa pulita:
+ egli era un uomo grosso oltre misura,
+ ed alto sette palmi piú due dita;
+ sicch'era sempre una caricatura.
+ La faccia aveva larga e sbalordita,
+ gli occhi incantati e tondi, e un riso in bocca
+ continuato ad ogni cosa sciocca.
+
+ 58
+
+ Goffo al pensare e al ragionare, e spesso
+ non intendeva ciò che gli era detto,
+ e richiedeva quel che aveva appresso,
+ dicendo:--Avete inteso voi quel detto?--
+ Quell'altro si togliea spasso con esso,
+ e gli diceva all'opposto in effetto,
+ donde Terigi dava una risposta
+ da far scoppiar dalle risa ogni costa.
+
+ 59
+
+ Tratto fuor da' raggiri del negozio
+ delle gabelle, dov'era molto atto,
+ che non guardava al nimico o al sozio,
+ quando faceva qualche suo contratto;
+ del resto e' si potea lasciare in ozio
+ o con le genti dozzinali affatto.
+ Or con bel scorcio e con sue sciocche risa
+ se n'era andato a visitar Marfisa.
+
+ 60
+
+ E le disse:--Illustrissima signora,
+ lei s'è degnata di mia povertade.
+ Sappia ch'io l'amo e che non veggo l'ora
+ d'esser marito della sua beltade.--
+ Un sterminato rubin trasse fuora,
+ dicendo:--Questo è della sua bontade,
+ e vorrei che valesse mille mondi.--
+ Poscia le pianta in viso gli occhi tondi.
+
+ 61
+
+ E con un certo risolin scipito
+ stava attendendo un bel ringraziamento,
+ dando qualche occhiatella al suo vestito
+ e diguazzando i manichini al vento.
+ Marfisa conosceva quel marito
+ da molto tempo, i modi e il pensamento;
+ e perch'ella era bizzarra e cortese,
+ in questa forma rispose al marchese:
+
+ 62
+
+ --Io vi ringrazio, e sposo mi sarete.
+ Che si de' far? maritarsi conviene.
+ Frattanto, o caro, vi contenterete
+ ch'io rida un po', ché da rider mi viene.
+ I' so che a male non lo prenderete.--
+ E cominciava a rider molto bene;
+ e pur lo guarda, e ride, ride, e il guarda.
+ Terigi ride anch'esso a quella giarda.
+
+ 63
+
+ Perocché gli sembrava gran fortuna
+ la sposa sua sí allegra lo accettasse.
+ Era Marfisa allor di buona luna:
+ disse al marchese che s'accomodasse,
+ e tra le sedie gliene additav'una
+ ch'è la piú bassa tra le sedie basse.
+ Terigi, dopo un nuovo e strano inchino,
+ s'assise in quella, e pareva un bambino.
+
+ 64
+
+ Non dimandar se ride la fanciulla.
+ --Volete voi parlar di cose dotte
+ --gli va dicendo--o di pappa o di culla,
+ del tempo buono o di piogge dirotte?
+ Avete voi necessitá di nulla?
+ avete ben dormito questa notte?
+ Marchese, è tutto vostro questo core:
+ volete voi che ragioniam d'amore?--
+
+ 65
+
+ Terigi ad ogni cosa rispondea:
+ --Grazie alla Vostra Signoria illustrissima;--
+ ed abbassava il capo e ripetea:
+ --Tutto quel ch'è in piacer vostro, illustrissima.--
+ A qualunque parola che dicea
+ Marfisa, ei non lasciava l'«illustrissima».
+ Le serve erano uscite dalla stanza,
+ ché non istan piú salde a quella danza.
+
+ 66
+
+ E sghignazzavan dietro le portiere,
+ quando sentieno «illustrissima» a dire.
+ Marfisa ne traeva un gran piacere,
+ né lascia molti patti a stabilire,
+ dicendo:--Voi giá siete cavaliere,
+ che delle usanze non voria stupire
+ o de' serventi o del star fuor di notte,
+ perocch'io non son nata nelle grotte.
+
+ 67
+
+ Io vorrò correr le poste talora
+ con chi mi piace, e voi non ci sarete.
+ Qualche viaggio lungo farò ancora,
+ e quando tornerò mi vederete.
+ Ragioniam netto adesso per allora,
+ ch'io non soffro ingrognati e vo' quiete.
+ Un cavaliere, quando la sposa ama,
+ non si scorda giammai ch'è nata dama.
+
+ 68
+
+ Parean aspri a Terigi questi detti,
+ ma dall'amore egli era sbalordito,
+ e tanagliato da mille rispetti.
+ Abbassa il capo col riso scipito,
+ col collo torto e co' denti ristretti:
+ sol rispondea:--Vi sarò buon marito:
+ ogni cosa andrá bene, e fia bellissima,
+ quand'ella fia piacer vostro, illustrissima.
+
+ 69
+
+ Sappi, lettor, che Terigi al lasciarla
+ sentí strapparsi il cor dalla corata.
+ Impossibil gli par di meritarla.
+ Con inchin parte, e sospira e la guata.
+ A casa giunto, manda a regalarla
+ di drappi da Lion per la vernata
+ e per la state e per ogni stagione,
+ velluti, merli e pelli, un milione.
+
+ 70
+
+ Molt'altre dame eran spose a Parigi,
+ e molte n'eran sposate di fresco
+ al tempo di Marfisa e di Terigi,
+ scrivon le storie, dalle quai non esco.
+ I paladini dietro a' lor vestigi,
+ e tutto quanto il popolo francesco
+ andava a contemplarle mascherate,
+ ch'ivano in piazza a far le passeggiate.
+
+ 71
+
+ Nota, lettor, se Dio ti faccia sano,
+ come le usanze fanno i cambiamenti.
+ Oggi a Parigi terrien mal cristiano,
+ uno che andasse in maschera, le genti:
+ eppure al tempo del re Carlo Mano
+ per irvi eran rabbiosi, impazienti
+ tutti, e talvolta fino in qualche chiesa
+ maschere si vedien senza contesa.
+
+ 72
+
+ Un dí di carnoval era, e la pressa
+ de' cavalieri e paladini è grande,
+ per gir nella Ruet dopo la messa,
+ ch'è una via in piazza, chiusa dalle bande
+ da' sedili di paglia, ov'è il sol messa.
+ Qui facean le sentenze memorande,
+ al passar delle spose, dell'imbusto;
+ de' drappi, delle anella e del buon gusto.
+
+ 73
+
+ Non si può dir quanta fosse la cura
+ nella Ruette a veder le comparse.
+ La piazza è spaziosa oltremisura,
+ ma ognun fra que' sedili vuol ficcarse.
+ S'uno era spinto fuor della fissura,
+ sforza la calca, perch'ivi vuol starse.
+ Se inavvedutamente uno uscía fuore,
+ gridava:--Oh ve', son fuor?--con gran stupore.
+
+ 74
+
+ Spesso s'udia gridare:--Omè, il mio callo
+ un m'ha piggiato, o Dio, veggo le stelle.--
+ Un altro dire:--Olá, sei tu un cavallo?
+ M'hai dato d'urto e rotte le mascelle.--
+ Un altro:--E' mi fu tolto senza fallo;
+ non ho piú l'orivuol nelle scarselle.--
+ E mill'altre sventure e casi avversi,
+ ma tutti alla Ruet dovean tenersi.
+
+ 75
+
+ All'apparir di qualche sposa nuova,
+ come al zimbel si calan gli uccellini,
+ un torrente di popolo, una piova
+ correva, ed eran capi i paladini.
+ Ad un l'abito piace, un non l'approva,
+ o il guernimento o il merlo o gli ermellini.
+ Sul color non moderno molti l'hanno;
+ grand'argomenti e gran dispute fanno.
+
+ 76
+
+ Avino, Avolio, Ottone e Berlinghieri
+ eran giudicator di prima istanza;
+ gli appelli de' perdenti cavalieri
+ Astolfo decideva per usanza;
+ e conveniva ceder volentieri,
+ ché l'opporsi ad Astolfo era increanza.
+ Di color, di buon gusti e guernizioni,
+ fu il duca delle buone opinioni.
+
+ 77
+
+ A tutte l'altre spose nel vestire
+ quel di Marfisa diede scaccorocco;
+ e il portar della maschera e il gestire,
+ tutto diceva ai cor:--Guarda, ch'io scocco.--
+ Si rise sol, veggendo comparire
+ Terigi che pareva un anitrocco;
+ e benché avesse addosso un gran tesoro,
+ non sapeva portarlo con decoro.
+
+ 78
+
+ Mentre per la Ruet scorre il torrente,
+ è capitato un cocchio sulla piazza,
+ ch'avea dentro un garzon molto avvenente:
+ del resto non si dá cosa piú pazza.
+ Un caval magro, adagio, sonnolente
+ tira da un lato e si ferma e scacazza;
+ dall'altra parte il tiratoio tirava
+ uno staffiere, e sudava ed ansava.
+
+ 79
+
+ Sozzopra è la Ruet. Tutte le genti
+ corrono a contemplar sí nuova cosa.
+ I paladin, le dame ed i serventi
+ alla carrozza van maravigliosa,
+ la qual nel mezzo a tanti occhi veggenti
+ alla magion di Gano fece posa,
+ ed iscese da quella il cavaliere,
+ di cui per ora il nome vo' tacere.
+
+FINE DEL CANTO QUARTO
+
+
+
+
+CANTO QUINTO
+
+
+ ARGOMENTO.
+
+ Un amor forte la bizzarra prende
+ di Filinor. Terigi si dispera;
+ pur fa grand'apparecchio, e spande e spende
+ per ricrear la sua sposa una sera,
+ Alla ricreazion schiere tremende
+ giungon, e fassi descrizion sincera
+ di dame e cavalier. Non vien l'infida;
+ Terigi piange, e il cappellan lo sgrida.
+
+
+ 1
+
+ Io non son di natura curioso;
+ pur, quando sento ruote e la scuriada,
+ m'affaccio alla finestra furioso
+ e vo' veder chi passa per la strada.
+ Però non istupisco, e son pietoso
+ che il popol di Parigi in folla vada
+ a veder la carrozza che ho narrata:
+ io sarei stato capo di brigata.
+
+ 2
+
+ Non sempre e in ogni loco curiosa
+ soffro la gente molto volentieri,
+ e, verbigrazia, a un'opera fecciosa
+ che corra e spenda e gridi e si disperi.
+ Questa curiositade è perniziosa,
+ io dico, e di cervei troppo leggeri.
+ Quella carrozza era una cosa bella
+ e rara, e in piazza, e si dovea vedella.
+
+ 3
+
+ Il cavalier, che da quella è schizzato,
+ era quel Filinoro di Guascogna.
+ Perché da un sol rozzon fosse tirato
+ e dal staffiere, dirvi or mi bisogna.
+ In una pozza se gli era affogato
+ il caval terzo e rimasto carogna,
+ ed era presso a Parigi un trar d'arco,
+ donde non volle rimanersi al varco.
+
+ 4
+
+ Perocch'egli è un fanciul soggiogatore
+ d'ogni riguardo e alle vergogne avvezzo:
+ --Dalla cittá non de' rimaner fuore
+ --disse--quest'equipaggio mio, da sezzo;--
+ e pose al tiratoio il servitore
+ dall'altra parte senz'alcun ribrezzo.
+ Lasciando nella pozza il caval morto,
+ ridusse alfin la navicella in porto.
+
+ 5
+
+ Alcun di nuove fogge dilettante
+ dicea:--Questa debb'esser moda nuova:
+ da una parte il caval, dall'altra il fante!
+ Certo il buon gusto qui sotto ci cova.--
+ Alcun ardito chiede al cavalcante:
+ --Che fate dello sprone e che vi giova?
+ Spronate voi per fianco quella rozza,
+ o spronate voi stesso o la carrozza?--
+
+ 6
+
+ Il servo ansante di sudor grondava:
+ avea ben altro in mente che rispondere.
+ La gente sempre accorreva e inondava:
+ parea ch'ella volesse il ciel sconfondere.
+ Filinor lo staffiere confortava,
+ dicendogli:--Su via, non ti confondere,
+ sciogli i forzieri;--e diceva alle genti:
+ --Or bene: io son colui dagli accidenti.
+
+ 7
+
+ Le sventure, signor, sempre son pronte.
+ Che maraviglie! Ringraziate Dio
+ ch'elle non vi son tocche. In piano e in monte
+ e in mar siam mal sicuri, al parer mio.--
+ S'innalzava Marfisa con la fronte
+ per veder la cagion del mormorio,
+ e sulle punte dei piedi si rizza,
+ ma invan s'affanna e alfin le venne stizza.
+
+ 8
+
+ E vòlta a' cavalier che la servieno,
+ ed a Terigi che sembra un barlotto,
+ comincia a dir che tutti le parieno
+ cavalier da bagasce e da biscotto.
+ --Vedete--ella dicea--che m'avveleno
+ per star di sopra, e mi lasciate sotto,
+ né veder posso. Ogni pitocco e tristo
+ avrá veduto, ed io non avrò visto.
+
+ 9
+
+ Fatevi innanzi, allargate la strada!
+ S'apra la folla, cavalier poltroni!
+ Chi non sa servir dama se ne vada:
+ io vi smaschererei co' mostaccioni.--
+ Disse Terigi:--Io non ho qui la spada;--
+ ma gli altri cavalier, come leoni,
+ cominciano co' gombiti e co' fianchi
+ a sospinger la folla arditi e franchi.
+
+ 10
+
+ Piú di tutti alle spinte acquista fama
+ don Guottibuossi, che è qui mascherato,
+ e grida:--Largo, amici, a questa dama!--
+ e apre l'onda e gran fesso ha formato.
+ Marfisa aiuta anch'essa quella trama,
+ e spinge quanto un uomo disperato,
+ tanto che giunse in mezzo al cerchio stretto,
+ e rassettossi poi qualche merletto.
+
+ 11
+
+ E si fece vicino a Filinoro,
+ ch'era un de' piú bei putti che sien visti.
+ Lasciamo i capei lunghi a fila d'oro,
+ la grana e il latte sulle guance misti.
+ Avea negli occhi e ne' gesti un decoro
+ da vincer tutti i fanciulli alchimisti.
+ Vide Marfisa e fece il stupefatto,
+ facendo un paio d'inchin moderni affatto.
+
+ 12
+
+ Fu quasi vinta a quel colpo Marfisa,
+ e si trasse la maschera dal volto,
+ asciugando il sudor di ch'ella è intrisa,
+ con una leggiadria che piacque molto.
+ Poi disse:--Cavalier, come, in qual guisa
+ siete a Parigi in questo modo còlto?--
+ Rispose il cavalier:--Dama cortese,
+ l'uom che viaggia impara alle sue spese.
+
+ 13
+
+ Io vengo di Guascogna, e in compagnia
+ quattro staffieri aveva ed il cocchiere,
+ il cavalcante e due lacchè per via,
+ sei corsier sauri con le chiome nere,
+ ed equipaggio quanto convenia.
+ Giá queste mura ero giunto a vedere;
+ quando d'un bosco venti mascalzoni
+ usciro armati d'accette e spuntoni.
+
+ 14
+
+ Per prima cosa uccisero i destrieri,
+ perché non si potesse via fuggire.
+ I lacchè si difesero e i staffieri;
+ chi non fuggí dovette alfin morire.
+ Guizzai dal cocchio a guardia de' forzieri,
+ e cominciai con la spada a ferire;
+ dieci n'uccisi, e il resto impauriti
+ per timore o fortuna son fuggiti.
+
+ 15
+
+ Lo staffier sol rimase che vedete,
+ e d'un altro staffiere il caval stracco.
+ Dissi:--Dall'una parte tirerete;
+ questo rozzon dall'altra, ch'io v'attacco.--
+ E giunsi qui come veder potete,
+ che ancor mi fo la croce per quel fiacco.--
+ Lo staffier stava fuor della memoria
+ e trasognato a udir sí bella storia.
+
+ 16
+
+ Filinor di soppiatto l'occhiolino
+ fece al staffier ed ei l'intese tosto.
+ L'altro segue il racconto del cammino,
+ che un'altra baia nuova avea disposto.
+ Disse:--Sol mi rincresce un valigino,
+ che tenni pel viaggio sempre accosto,
+ con trentamila zecchin d'òr forbiti;
+ non m'avvedendo al fatto, addio, son iti.
+
+ 17
+
+ Ed un portamantello io vedo ancora,
+ dove aveva alcun abito decente
+ (siccome un onest'uom di casa fuora
+ suol portar seco, andando a nuova gente);
+ e se n'è andato anch'esso alla malora,
+ con un brillante a cui non posi mente,
+ che m'è schizzato fuori dalle mani
+ nel combatter ch'io feci con que' cani.--
+
+ 18
+
+ Molti del cerchio, udendo queste cose,
+ dicean basso:--È ben ver ch'egli è guascone.--
+ Altri, a' quai sembrar vero tutto suole,
+ tiravan gli occhi e avevan compassione.
+ Ma perché allora s'usavan parole
+ e fatti pochi per consolazione,
+ fuor che un commiserar di que' commossi,
+ a Filinor non s'offerser due grossi.
+
+ 19
+
+ Marfisa altro non volle ad esser vinta
+ che bellezza nel putto e le avventure.
+ Veder gli parve una storia dipinta
+ di Marco romanzier nelle scritture.
+ Compianse i casi e die' piú d'una spinta,
+ perch'ospite suo fosse, e isforza pure;
+ ma Filinor, baciandole la mano,
+ disse ch'ospite andava al conte Gano.
+
+ 20
+
+ --Invidio a Gano un commensal gentile
+ --disse Marfisa--come siete voi.--
+ Rispose l'altro con atto civile:
+ --Questa invidia è invidiabile fra noi.--
+ Soggiunse l'altra:--A Parigi c'è stile
+ delle conversazion: vedremci poi.--
+ --S'ubbidiscon--dicea l'altro--le dame.--
+ Terigi udiva e sol diceva:--Ho fame.
+
+ 21
+
+ Mezzogiorno è suonato di due ore,
+ la maschera m'affanna e infastidisce.--
+ E poscia l'orivol metteva fuore,
+ dicendo:--Questa vita non gradisce.--
+ Marfisa rispondeva:--Mio signore,
+ dove tengono il tosco, io so, le bisce;
+ però non cominciate a fare il matto,
+ ch'io so come si lacera un contratto.
+
+ 22
+
+ Non mi diceste un giorno:--A me fia grato
+ tutto quel ch'è piacer vostro, illustrissima?--
+ Terigi, tra balordo e disperato,
+ fece una riverenza profondissima.
+ Rise Marfisa e sul viso gli ha dato
+ con il ventaglio, ch'era leggiadrissima;
+ e finalmente ognuno a pranzo andava.
+ In casa a Gano Filinoro entrava.
+
+ 23
+
+ Vide a piè della scala Gan teneva,
+ come un gigante, un crocifisso Cristo.
+ Nel girar della scala che faceva,
+ eccoti innanzi un altro Gesú Cristo.
+ Nella sala maggior entra, e vedeva
+ la _Via crucis_. Per tutto c'è Cristo.
+ Filinor, ch'è golpon, tosto s'avvede
+ di qual umor sia Gano e di qual fede.
+
+ 24
+
+ Si trae il cappello e con la testa bassa
+ mette un ginocchio a terra e fa la croce;
+ ad ogni passo si segna e s'abbassa,
+ borbogliando orazion con umil voce.
+ Ecco Gan da Pontier che di lá passa:
+ Filinor non si move piú veloce,
+ ma torce il collo e si picchia e sospira;
+ poi, quando gli par tempo, a Gan s'aggira.
+
+ 25
+
+ E gli fa riverenza, e poi gli ha data
+ la lettera che a lui lo raccomanda.
+ Gan lo saluta e, la lettra sbollata,
+ vide per Filinor ciò che dimanda.
+ E disse:--Cavalier, vi sia donata
+ quant'assistenza io posso in questa banda,
+ e ben la meritate al parer mio,
+ ché mi sembraste col timor di Dio.
+
+ 26
+
+ Chi in quel s'affida non può dubitare.
+ La coscienza netta è un gran conforto.
+ Io passai casi atroci, cose rare,
+ e mille volte dovevo esser morto.
+ Alle calunnie ed al perseguitare
+ io rispondeva sol:--Netto è quest'orto.--
+ La coscienza netta ed il timore
+ ch'ebbi sempre di Dio m'han tratto fuore.
+
+ 27
+
+ Ma andiamo a pranzo omai, né vi crediate
+ queste parole abbia dette in mia lode.
+ Troppo son peccatore e ho meritate
+ l'arme di Dio, che tutto vede ed ode.--
+ Qui andaron al tinel, dove parate
+ son le vivande, ed altro ch'uova sode!
+ Pasticci si vedean, marmite piene,
+ zuppe, salvaticine ed ogni bene.
+
+ 28
+
+ Qui stava Berta dal gran piè, consorte
+ del conte Gano ne' secondi voti;
+ Baldovin figlio, e della nera sorte
+ due frati grassi, in cèra assai devoti,
+ che facevan crocioni in sulle torte.
+ Giunto Gano, lettor, convien che noti
+ ch'ei volle a' frati levare il mantello,
+ dicendo che indulgenza era a far quello.
+
+ 29
+
+ Poi, detto il _Benedicite_ in tuon basso,
+ cominciasi a mangiare alla papale.
+ Diceva Gano a Berta a questo passo:
+ --Avete voi spedite allo spedale
+ quelle camicie rotte, e broda in chiasso
+ a' pover di contrada, che stan male?--
+ Ed anche quella carne che putia
+ --diceva Berta--ho data in cortesia.
+
+ 30
+
+ Diceano i frati inarcando le ciglia:
+ --Oh pietá benedetta!--e rastrellavano.
+ --Sempre sará di Dio questa famiglia
+ e prosperata sempre;--e trangugiavano.
+ --Dammi ber--dicea Gano,--e il bicchier piglia
+ di scopulo che i servi gli recavano:
+ --Pel dí--dicendo--dell'eterne chiostre:
+ alla salute dell'anime nostre.
+
+ 31
+
+ --Viva l'anima nostra--ognun dicea.
+ --Datemi ber, l'anima nostra viva.--
+ Si mangiava e scuffiava e si bevea
+ con una divozion contemplativa.
+ Filinor dissoluto i cor leggea,
+ e s'adattava al caso ed istupiva;
+ ma gli occhi ha chini e sta sí rattenuto,
+ che piú santo degli altri fu creduto.
+
+ 32
+
+ Baldovino era un fanciullaccio rotto,
+ ma seguiva il costume di soppiatto,
+ ché in casa a Gan bisognava esser dotto
+ e far le iniquitá chete per patto.
+ Poco mangiava a desco e stava chiotto,
+ e va sonniferando tratto tratto.
+ La notte tutta alle puttane er'ito,
+ tornato a giorno e poco avea dormito.
+
+ 33
+
+ Berta, che lo tenea per suo mignone
+ ed era tenerissima del putto:
+ --C'hai tu?--dicea--mi fai compassione:
+ oggi tu mi se' tristo e spunto e brutto.--
+ Rispondea l'altro:--Ho un po' d'indigestione;
+ stanotte io discorrei pel letto tutto,
+ smaniai, sudai; se feci un sonnellino,
+ sempre sognai col defunto Angelino.
+
+ 34
+
+ E' mi parea vederlo ogni momento
+ che seco m'invitasse in paradiso.
+ --Taci lá, pazzerel; ch'è quel ch'io sento?--
+ diceva Berta e lo guardava fiso.
+ Gan soggiungea:--Quand'io sogno un uom spento,
+ segno è dal mio dover mi son diviso;
+ se _De profundis_ non gli ho detti, ho il torto
+ quand'io mi lagno di sognare un morto.
+
+ 35
+
+ --Certo--diceano e' frati,--a sogni tali
+ i _De profundis_ sono un gran rimedio;
+ ma rimedi sicuri e principali
+ sono le messe a levarci d'assedio.
+ --Lasciam questi discorsi, o commensali
+ --diceva Gano;--abbiate un po' di tedio:
+ per questo forestiere di Guascogna,
+ a me commesso, consigliar bisogna.
+
+ 36
+
+ Egli è d'illustre casa e stirpe antica,
+ giovane e timorato del Signore.
+ Ebbe la sorte a' giorni suoi nimica:
+ chi ben vive sempre ha persecutore.
+ Venuto è qui per ritrovarla amica,
+ avere incarco e viver con onore,
+ raccomandato alla mia debolezza,
+ che, qual è, sempre a ristorar fu avvezza.
+
+ 37
+
+ Angelin di Bordea, ch'era custode
+ del sigillo reale, è al ciel salito.
+ Chi può aver quell'incarco, molto gode.
+ Il parlamento de' porlo a partito.
+ Io non so con qual arte, inganno o frode,
+ Angelin di Bellanda è fuor uscito,
+ s'è dato in nota, non ha concorrenza.
+ De' far Filinor nostro esperienza.
+
+ 38
+
+ Chiedon certe persone i boccon grassi
+ con una sicumera ed una esordia,
+ che sembra in barbagrazia a' capi bassi
+ debban ire i votanti di concordia.
+ L'incarco avuto, l'util va ne' spassi:
+ mai fanno un'opra di misericordia.
+ Per coscienza intendo Filinoro
+ dia concorrenza a questo barbassoro.
+
+ 39
+
+ Tenterem, vederemo; a Carlo Mano
+ vo' ragionare; ho degli amici anch'io.
+ Possibil che disutile sia Gano!
+ Voi, Filinor, pregate intanto Iddio.--
+ Qui Filinor gli baciava la mano.
+ S'offerser tutti a questo lavorio.
+ Il pranzo era finito e, detto pria
+ l'_Agimus tibi gratia_, ognun partia.
+
+ 40
+
+ Correan ventitré ore o poco meno.
+ Particolar invito era a Parigi
+ d'una conversazion famosa appieno,
+ che dava in casa il marchese Terigi
+ alla sua sposa dal viso sereno;
+ e aveva detto a don Gualtier:--Dirigi
+ tu la faccenda, e fa' che nulla manchi
+ perché non mi dileggin questi franchi.--
+
+ 41
+
+ Io so, lettor, negli antichi poemi
+ talor goduto avrai qualche rassegna,
+ e letto: «Il tal passava, e par che tremi
+ il terren sotto alla schiera, all'insegna;
+ e il tal monarca da' paesi estremi
+ veniva dopo con sua gente degna,
+ armata di panziere o cuoio cotto
+ e con mazze ferrate e il giaco sotto».
+
+ 42
+
+ Ma s'erano cambiati i paladini,
+ eran le lor rassegne anche mutate,
+ se i novelli costumi e i libriccini
+ d'altra sorta battaglie avean formate.
+ L'armature eran vaghi manichini,
+ brache alle cosce, tirate, attillate,
+ e d'un taglio mirabil vestimenti,
+ di velluto a giardino o guarnimenti.
+
+ 43
+
+ Campi delle battaglie eran ridotti
+ casin, teatri e botteghe e saloni.
+ Armi da offesa, danar ne' borsotti,
+ carte da giuoco e finti paroloni,
+ teneri bigliettin, sospir dirotti;
+ e le cittá da far l'espugnazioni,
+ i ben de' troppo schiocchi o troppo arditi,
+ e le moglier de' poveri mariti.
+
+ 44
+
+ Erano le rassegne come questa
+ ch'or dirò, dalle antiche differente.
+ Giá la ricreazione aveva presta
+ don Gualtier, mansionario diligente;
+ posta in ordin di torcie una tempesta,
+ e ciocche di cristallo risplendente,
+ non dico del Briati, che non c'era,
+ ma di Buemmia, cariche di cera.
+
+ 45
+
+ Tavolin, ghiridoni, tavolieri
+ e carte e sbaraglin per tutto sono,
+ sedie co' lor piumacci ed origlieri
+ d'oro, ch'ognuna valea quanto un trono.
+ Piú candelotti con piú candelieri
+ v'erano che in Assisi pel perdono;
+ staffieri e cappenere una gran banda:
+ don Gualtieri è per tutto che comanda.
+
+ 46
+
+ Terigi era cambiato di vestito,
+ se il primo fu d'argento, questo è d'oro;
+ tanta ricchezza ha intorno, è sí pulito,
+ che pareva quel giorno il bucentoro;
+ e sta sull'ale mezzo sbalordito
+ cosí grassotto e rosso, e di pel foro,
+ per ire ad accettare e a far gli onori
+ sino alla scala a' suoi visitatori
+
+ 47
+
+ Con le man dietro passeggia, e pur chiede
+ agli staffier, che sono alla vedetta,
+ se comparir nessuno ancor si vede;
+ poi ripasseggia come un'anitretta.
+ S'affaccia a un specchio, spinge innanzi un piede,
+ e fa un inchin, poi lo raddoppia in fretta,
+ poi lo riprova infin ch'è persuaso:
+ sceglie il miglior per comparire al caso.
+
+ 48
+
+ Talor la man sinistra al fesso mette
+ del giubberello, e spinge il quarto in fuori,
+ perch'era tempestato di stellette
+ e fiorellin che mandava splendori.
+ In mille scorci par ch'e' si rassette,
+ tal che rideano insino a' servitori,
+ e talor per ischerno alcun lo chiama,
+ dicendo:--E' par che capiti una dama.
+
+ 49
+
+ Illustrissimo, certo ella vien via.--
+ Presto Terigi alla scala correa.
+ Colui diceva:--Ha preso un'altra via.
+ Perdio! che qui venisse mi parea;--
+ poi gli facea le fiche dietrovia.
+ Non dimandar se la ciurma ridea,
+ perocché fino i servi erano iniqui
+ allora e riformati dagli antiqui.
+
+ 50
+
+ I primi alla rassegna erano giunti
+ certi cagnotti parigin diserti,
+ ch'aveano in cento vizi i ben consunti;
+ e van per case, e gli occhi han ben aperti,
+ per condannar gli addobbi e tutti i punti
+ dell'apparecchio, e per farsi ben certi
+ che ci fosse abbondanza di confetti,
+ di caffè, cioccolato e di sorbetti.
+
+ 51
+
+ Il marchese Terigi a que' fa vezzi,
+ perché l'ignobiltá cerca aderenze;
+ far gli faceva di rinfreschi mezzi,
+ per turar ne' lor sen le maldicenze.
+ Ma converrá che alfin si scandalezzi,
+ o ch'egli abbia duemila pazienze;
+ ché tutte le finezze fien mal spese,
+ e rideranno a lungo del marchese.
+
+ 52
+
+ Ecco una dama con belletto e nèi,
+ di settant'anni. Aveva ancora in bocca
+ sei denti, e d'uno forse errar potrei:
+ moglier di Sinibaldo dalla Rocca.
+ Terigi è pronto, e quattro e cinque e sei
+ e sette riverenze le raccocca;
+ la dama gli diceva questo solo:
+ --Marchese, son qui putti col vaiuolo?--
+
+ 53
+
+ Terigi le rispose:--Non, signora;
+ ma perché mai mi domandate questo?--
+ Disse la dama:--Io non l'ho avuto ancora,
+ ed il pigliarlomi saria molesto,
+ perocché il meglio alle fattezze isfiora,
+ oltre che mi potrebbe esser funesto.--
+ Disse il marchese:--Non, in fede mia.--
+ La dama co' serventi passa via.
+
+ 54
+
+ Un gran rumor venía su per la scala,
+ un ridacchiar femminile e maschile.
+ Terigi sta come terzuol sull'ala,
+ e si diguazza a comparir gentile.
+ Ecco un drappello giunto nella sala,
+ di dame e cavalieri, signorile.
+ La prima, che il saluta alla sfranciosa,
+ era una dama guercia spiritosa.
+
+ 55
+
+ La seconda era piccola e ben fatta;
+ la terza grande e grossa e gigantesca;
+ la quarta è bella e sembra alquanto astratta,
+ ma gli occhi l'appalesano furbesca;
+ la quinta alcun diria che fosse matta,
+ ed era la cagion di quella tresca,
+ del sghignazzar che prima si facea,
+ perché ciò che dicesse non sapea,
+
+ 56
+
+ e sempre ragionava alla distesa,
+ non guardando piú al nero che al turchino.
+ Talor dir cosa santa aveva intesa,
+ ch'era un'oscenitá da malandrino.
+ L'altre ridean quand'ell'era discesa,
+ buffoneggiando Avolio paladino,
+ ch'era servente a lei, siccome intendo,
+ e lo commiseravano ridendo.
+
+ 57
+
+ Gli altri serventi delle quattro prime,
+ per fare alle servite cosa grata,
+ faceano anch'essi un sghignazzar sublime.
+ Avolio è furbo e accresce la chiassata,
+ dicendo sol:--De' gusti non s'estime
+ buon giudice nessun della brigata;--
+ e baciava la mano alla sua dama,
+ che nulla s'accorgeva della trama.
+
+ 58
+
+ Fan con Terigi alcuni convenevoli,
+ passando poscia al campo di battaglia,
+ sempre ridenti, ironici e scherzevoli
+ con Avolio, il qual nulla si travaglia.
+ Giunsero poi due dame cagionevoli,
+ che avean le guance color della paglia;
+ l'una ha gran naso, e l'altra l'ha schiacciato,
+ e nondimeno hanno serventi a lato.
+
+ 59
+
+ E dicendo al marchese:--Altri che voi,
+ non ci avrien fatte uscire oggi di casa,--
+ nel marziale agone andaron poi
+ l'una col naso e l'altra con la nasa.
+ Terigi alla risposta era infraddoi,
+ e alfin chiusa la bocca gli è rimasa,
+ ché non gli era venuto un complimento
+ da fare a quelle un bel ringraziamento.
+
+ 60
+
+ Un risolino e un abbassar di testa
+ per quella volta esser dové bastante.
+ Dopo re Salomon si manifesta,
+ che pareva uno stinco di gigante,
+ con una dama giovinetta e mesta,
+ la qual dovea tenerlo per giostrante,
+ perché lo sposo non vuol per niente,
+ fuor che il re Salomone, altro servente.
+
+ 61
+
+ Ughetto di Dordona era il consorte,
+ del costume novel non ben suaso;
+ ma perch'egli era pure un uom di corte,
+ il vecchio e il nuovo temperava al caso.
+ --S'usa il servente; e bene, abbi la Morte,--
+ disse alla moglie un dí, torcendo il naso:
+ e certo ad ogni passo Salomone
+ sputa catarro ed anima e polmone.
+
+ 62
+
+ Un «oh!» s'udí nella sala all'arrivo
+ di Salomon, che il palagio rimbomba,
+ perocché a far le scale semivivo
+ era rimasto, e sfiata con la tromba.
+ La dama vergognosa il viso schivo
+ teneva e basso.--Povera colomba!--
+ dicean le genti burlone. Ella passa,
+ e non bada al marchese che s'abbassa.
+
+ 63
+
+ Berlinghier la seguiva da lontano.
+ È senza dama il gentil Berlinghieri;
+ ma si vedea che non l'aveva sano
+ il core, e si leggeano i suoi pensieri;
+ ché va fiutando un gherofan c'ha in mano,
+ mostrando custodirlo volentieri,
+ tanto che s'apponea piú d'un francese
+ del giardin di quel fiore e del paese.
+
+ 64
+
+ Veniva Otton la reina de' sardi
+ servendo poscia, ed ella è in gran furore,
+ e lo sgridava ch'era giunto tardi,
+ ché s'avvedeva ch'ei cambiava core.
+ --Se per altra--diceva--nel sen ardi,
+ dillo per tempo, cane, traditore.--
+ Otton si scusa, ma non istá salda
+ quella reina di natura calda.
+
+ 65
+
+ La contessa d'Olanda è dietro a lei.
+ L'aveva udita e le disse:--Regina,
+ trattate com'io fo i serventi miei.
+ Non fate lor mai prego né moina:
+ se vengon, bene, io gli saluterei;
+ se no, non darei foco alla fucina,
+ perocché a mostrar lor zolfo e premura,
+ e' se la prendon poi senza misura.
+
+ 66
+
+ Quel buona lana Ansuigi attendeva:
+ era alle ventitré l'appuntamento;
+ scoccaron l'ore e mai non si vedeva.
+ Questo petroccol m'ha recato il vento,
+ ed io, senz'altro dir, feci alto leva,
+ ché d'ogni po' di gruccia io mi contento.--
+ Aveva la contessa un prete a lato,
+ che pareva un orsaccio mascherato.
+
+ 67
+
+ Fanno i lor convenevol col marchese
+ le dame, i cavalieri e quell'abate,
+ del qual si rise, ed era d'un paese
+ dove soffronsi in pace le risate.
+ Passarono alle offese e alle difese;
+ poscia dentro alle camere parate.
+ Terigi a non veder Marfisa langue.
+ In questo giungon due dame del sangue.
+
+ 68
+
+ A veder queste due giugnere unite,
+ fu nel palagio universal stupore.
+ Per cagion mille tra nascoste e trite
+ star doveano disgiunte ed in livore.
+ Una di quelle delle piú scaltrite
+ era la schiuma, il puro estratto, il fiore;
+ l'altra ha un cervello da Dio benedetto,
+ che per poco scacciava ogni sospetto.
+
+ 69
+
+ L'astuta è morta, cotta, innamorata
+ di quella dal buon core nel servente;
+ ma dovea star la tresca mascherata
+ per cose ch'io non dico per niente:
+ donde fingeva far la spasimata.
+ E l'amica, dell'altra diligente,
+ lungi da lei dicea che s'abbruciava:
+ ad ogni passo un bacio le accoccava.
+
+ 70
+
+ --Dove anderete voi--dicea--dimani?
+ al passeggio, al teatro od alla corte?
+ Se voi andaste fra lupi e fra cani,
+ quand'io non son con voi, son colle morte.--
+ Poscia volgeva gli occhiolin marrani
+ al cavaliere e lo saetta forte.
+ Parea che gli dicesse a questo passo:
+ --Vedi, per te, cagnaccio, a che m'abbasso!--
+
+ 71
+
+ La buona rispondea:--Concluderemo;
+ io vi ringrazio dell'amor cordiale;
+ come e dove a voi piace, andar potremo.--
+ Dicendo questo, avean fatte le scale.
+ Terigi va inarcandosi all'estremo.
+ Un de' serventi, altero e liberale,
+ sí gli strinse una guancia con due dita,
+ che fu il marchese per gridare:--Aita!--
+
+
+ 72
+
+ Venne Giulia di Scozia, poetessa,
+ incolta con un po' d'affettazione.
+ Un codazzo di abati avea con essa,
+ pieni di adulazione e soggezione.
+ Portava una sua cuffia da dimessa,
+ guardava ognuno come in astrazione;
+ ma spicca al marchesino un complimento,
+ che lo fa ammutolir di stordimento.
+
+ 73
+
+ Claudia, filosofessa di Bretagna,
+ scrignuta, nera e maghera venía,
+ che della moltitudine si lagna
+ e quel concorso intitola «follia».
+ --Beata--vien dicendo--la campagna!--
+ con un gobbo signor che la servia.
+ Loda la solitudine, arrabbiata,
+ perché la moltitudin non la guata.
+
+ 74
+
+ Ermenegilda Galega è venuta,
+ orrida, nera, sperticata e lunga,
+ zoppa dal manco piè, sicché saluta
+ tutti alla parte manca, ov'ella giunga.
+ Né si de' creder ch'ella venga muta,
+ per storpio od orridezza che la punga,
+ perch'è un'indiavolata di Galizia,
+ piena di foco, d'arte e di malizia.
+
+ 75
+
+ Aveva seco quindici serventi,
+ tutti gelosi di sí bella rosa.
+ Ermenegilda ride ed alle genti
+ dice:--Mirate cosa portentosa!
+ Costor son tutti innamorati spenti
+ di questa sfinge zoppa e mostruosa.--
+ Un tal disprezzo franco di se stessa
+ le faceva d'amanti quella pressa.
+
+ 76
+
+ Era giunta Ermellina senza gale,
+ grassotta, allegra, semplice e sincera;
+ e col marito Aldabella morale,
+ con l'occhio in guardia, ruvida e severa.
+ L'antica imperatrice, ancor gioviale,
+ è quivi giunta ad onorar la sera,
+ ma in figura privata col danese.
+ Non dimandar se inchini fa il marchese.
+
+ 77
+
+ Da Montalban non veniva Clarice,
+ ché Rinaldo le gioie le ha impegnate,
+ e le andrienne ad una cantatrice
+ ha date in don, le cuffie e le cascate.
+ Per la ricreazion questo si dice
+ dalle signore afflitte e addolorate;
+ ma lo diceano tanto allegramente
+ che dell'angoscia lor parean contente.
+
+ 78
+
+ Apparve Conegonda borgognona,
+ per il cambiar de' serventi famosa,
+ alta, diritta, di bella persona,
+ ch'è del buon gusto suo molto orgogliosa.
+ Quattr'ore prima che suonasse nona,
+ incominciata ha l'opra portentosa
+ dell'acconciar del capo e del vestire,
+ per far le convitate sbigottire.
+
+ 79
+
+ Vien col capo crollante ed ondeggiante,
+ con una guardatura dolce e grave,
+ e una veste ricchissima e galante,
+ che nel portarla è delle donne brave.
+ Astolfo è suo, mastro d'ogni amante,
+ dottissimo ammiraglio a quella nave,
+ ed era stato consiglier tre ore
+ a porle in sul toppé di gemme un fiore.
+
+ 80
+
+ Parea la patriarchessa delle donne.
+ Il drappel de' feriti in fila abbonda,
+ ch'è un alfabeto quasi fino al conne,
+ dopo d'Astolfo dietro a Conegonda.
+ Non è da dir se quell'altre madonne
+ fan rigoletti, union, bisbiglio ed onda:
+ volean partire unite come un fiume,
+ in sul pretesto del suo mal costume.
+
+ 81
+
+ Il marchese Terigi è disperato,
+ spalanca gli occhi tondi e parla e prega.
+ Astolfo è un matto assai considerato;
+ fa il sordo, ghigna e per nulla si piega.
+ Dodon, che de' costumi è giá informato,
+ piglia i mariti e gran ragione allega,
+ dicendo:--Le consorti abbian giudizio:
+ non è piú tempo di fuggire il vizio.
+
+ 82
+
+ Invidia solo è quella che le irrita:
+ è troppo bella Conegonda e adorna.
+ Fará dell'altre un comento alla vita:
+ se fuggon, conto a voi punto non torna.
+ Conegonda ha eloquenza ed è gradita:
+ saprá scoprire a voi tante di corna.--
+ I mariti son pallidi, e tremando
+ a' serventi si van raccomandando.
+
+ 83
+
+ Furon alfin le furie racchetate.
+ Turpino questo per miracol nota.
+ Seguon frattanto a giugner le brigate,
+ come lamprede ch'escon dalla mota.
+ Terigi ha l'anche e le tempie sudate.
+ A me gira il cervel come una ruota,
+ ché la rassegna è a torme ed a torrenti
+ di dame, cavalieri e di serventi.
+
+ 84
+
+ Molte vecchie decrepite lisciate,
+ che aveano un arzanal di gale e fiori,
+ le sale di Terigi han profumate
+ d'un misto di cattivi e buoni odori;
+ e perché son ricchissime d'entrate,
+ han per serventi ragazzi signori,
+ che avean scarse mesate da' lor padri,
+ pur hanno gemme ed abiti leggiadri.
+
+ 85
+
+ La maldicenza sopra a quelle vecchie
+ e sopra que' ragazzi corredati
+ faceva un mormorio come di pecchie,
+ infamando que' finti spasimati;
+ ma la satira giusta nelle orecchie,
+ in quel secol di franchi illuminati,
+ faceva quell'effetto che faria
+ lo sputar passeggiando per la via.
+
+ 86
+
+ V'eran uomini seri alla sembianza,
+ degl'inglesi affettati imitatori,
+ che passeggiando duri in ogni stanza,
+ da filosofi muti osservatori,
+ studian dir pochi motti e di sostanza,
+ per comparir profondi pensatori;
+ ma il miglior de' lor detti dir potevi
+ che consista nell'esser pochi e brevi.
+
+ 87
+
+ V'erano viaggiatori italiani,
+ illustri cavalier ne' lor paesi,
+ con ricche vesti e anella sulle mani,
+ derisi assai da' paladin francesi,
+ perch'erano, diceano, grossolani,
+ superstiziosi e non ben atei resi,
+ che le chiese ed i riti rispettavano
+ e il venerdí capponi non mangiavano.
+
+ 88
+
+ Erano giovinastri appena usciti
+ dalle riforme e da' licei novelli,
+ che a' sensati sembravano storditi
+ nelle lor controversie e parallelli.
+ Strillavano argomenti non piú uditi,
+ con un vero martirio a' lor cervelli,
+ impuntigliati a riedificare
+ il modo di pensare e giudicare.
+
+ 89
+
+ Perché erano stati stimolati
+ da' precettor del novello oriente
+ a dare un calcio agli scrittori andati,
+ a scrivere e pensar diversamente,
+ a scagliarsi nell'aria spiritati,
+ nuove idee divorando nella mente,
+ ché ingoiando di quelle, ognor sull'ali,
+ divenian dotti e stelle originali.
+
+ 90
+
+ Donde quegl'invasati, andando in traccia
+ d'idee per l'aria e immagini novelle,
+ sperando nuove idee pigliare a caccia,
+ prendean farfalle in iscambio di quelle;
+ e poscia, disputando rossi in faccia
+ per comparire originali stelle,
+ credendo argomentare e dir ragioni,
+ sputavan farfallette e farfalloni.
+
+ 91
+
+ Tuttavia sostenean che il pensar loro
+ era un astratto di geometria;
+ che degli antichi dettami il lavoro
+ erano pregiudizi e scioccheria.
+ Se si opponeva alcun del concistoro,
+ si dicevan l'un l'altro:--Andiamo via,
+ ché le nostre scoperte e il nostro ingegno
+ non han che far colle teste di legno.--
+
+ 92
+
+ Poi schiamazzando andavan per le sale,
+ criticando ricamo e acconciature,
+ e vomitando il lor genio carnale
+ per le dame piú belle creature.
+ --Se aver potessi--dicevan--la tale...
+ --Cara colei... vorrei...--mille sozzure;
+ ch'era infin lor legittima scienza
+ leggerezza e brutal concupiscenza.
+
+ 93
+
+ Cert'inni infami d'uno stile impuro,
+ che tenean per sublimi e lor diletti,
+ a Venere, a Priápo, ad Epicuro;
+ certe lorde canzon, certi sonetti
+ da far entrare in succhio un tronco, un muro,
+ recitavan que' dotti giovinetti;
+ e le spregiudicate in ratto e in gloria
+ studiavan appararli alla memoria.
+
+ 94
+
+ Tebaldo, cavaliere di Provenza,
+ c'ha per entrata il titol di marchese,
+ ridotto industre dalla sua indigenza,
+ serviva dieci dame del paese,
+ ed era condottiere in diligenza
+ di tutte per un scudo l'una al mese.
+ Accordava con esse i punti e l'ore,
+ per esser puntual con le signore.
+
+ 95
+
+ Aveano i punti e l'ore stabiliti
+ l'un dall'altro uno spazio conveniente,
+ perché Tebaldo er'uomo de' puliti,
+ né trasgredisce al patto di servente.
+ Giá i suoi dieci viaggi avea finiti,
+ condotte le servite diligente;
+ ma, pel correr qua e lá, giú per il mento
+ gli grondava il sudor sul pavimento.
+
+ 96
+
+ Buon per lui che giravano staffieri
+ con cioccolata della piú squisita,
+ e biscottelli rossi, verdi e neri,
+ da ristorargli l'anima sfinita.
+ Con lodi sterminate a' credenzieri,
+ il buon Tebaldo esercita le dita,
+ né lascia le saccocce inoperose,
+ per fare il liberal colle virtuose.
+
+ 97
+
+ Ardemia, nel buon gusto raffinata,
+ massime nel dar bella educazione,
+ una sua figlia avea seco menata
+ per far stupire la ricreazione.
+ Quella agli ott'anni appena era arrivata,
+ ma a sé fa volger tutte le persone,
+ perc'ha un vestito di mirabil taglio:
+ fa risolini e scherzi col ventaglio.
+
+ 98
+
+ La madre precettori le ha tenuti:
+ una _quondam_ leggiadra danzatrice;
+ un mastro di cappella, che la aiuti
+ a imparar ciò che lice e che non lice,
+ e a far svenire i maschi sugli acuti
+ e in sui bemolli a un passaggio felice;
+ ed un maestro di lingue straniere,
+ perch'ella fosse un'arca di sapere.
+
+ 99
+
+ Fa passi misurati e pettoruta
+ cinguetta a chi dianzi se le para:
+ con occhio seduttore ognun saluta,
+ quella moral seguendo ch'ella impara.
+ Di ott'anni è civettina divenuta:
+ si udia suonar per tutto:--Oh cara! oh cara!--
+ onde Ardemia si gonfia e va superba
+ della sua figliuoletta Frine in erba.
+
+ 100
+
+ Giunsero dei visetti femminini
+ tardi, senza serventi né mariti,
+ benedetti dicendo i libriccini
+ che i pregiudizi hanno da noi sbanditi.
+ Eran donne con passi mascolini,
+ che gli antichi riguardi avean smarriti:
+ venian sole, ma fiacche e riscaldate;
+ il diavolo sapea dov'eran state.
+
+ 101
+
+ Eran le stanze tutte quante piene:
+ piú non sapea Terigi dove attendere:
+ per gl'inchin riscaldate avea le rene,
+ e non ha piú ceremonie da spendere.
+ In gran faccende è don Gualtier dabbene,
+ che avea le cere tutte fatte accendere;
+ ed è per tutto, e grida che si smoccoli
+ e si raccolga il gocciolar de' moccoli.
+
+ 102
+
+ Era una bella cosa il cappellano,
+ in cappel largo ed in veste talare,
+ che venía, de' staffieri capitano,
+ le tazze de' gelati accompagnare;
+ e va diritto gridando:--Fa' piano,
+ ché tu potresti il vassoio versare.
+ S'io non ci fossi, credo che fareste
+ i gran marroni: oh che teste! oh che teste!--
+
+ 103
+
+ Giá le moderne zuffe incominciavano,
+ i duelli, i terzetti ed i quartetti,
+ ed in quinto ancora battaglie appiccavano.
+ Tristi a que' che al schermir sono scorretti;
+ ché all'«ombre», alle «concine», che fumavano,
+ a' «trisette», a' «quintigli» ed «a' picchetti»,
+ si cambieran le lor borse in rigagni,
+ ed averan rabbuffi da' compagni.
+
+ 104
+
+ In ogni parte il conflitto bolliva
+ de' giuochi delle carte e de' parlari.
+ Il drappel che non giuoca intorno giva
+ a sentir:--Coppe, bastoni e danari.--
+ Parecchi stan di dietro a qualche diva,
+ fingendo al giuoco i maestri o i scolari;
+ ma veramente in primo scopo avieno,
+ di scoprir qual avesse piú bel seno.
+
+ 105
+
+ V'era Riccardo, il sir di Normandia,
+ un nobil divenuto poveretto,
+ che per venire alla funzione avia
+ preso a prestanza il giubbetto e il farsetto.
+ I paladin con poca cortesia
+ lo trafiggean dell'esser meschinetto,
+ tanto ch'egli era il bersaglio e il buffone
+ di tutta quanta la conversazione.
+
+ 106
+
+ Giovine Avino, acconcio ne' capelli,
+ quanto mai riformato paladino,
+ gía contemplando in uno specchio quelli,
+ a se stesso facendo l'occhiolino.
+ Con una mano il mento par s'abbelli:
+ poi si volgeva a qualche suo vicino,
+ dicendo in forma grave e spiritosa,
+ --Ma! questa è quell'etá pericolosa.--
+
+ 107
+
+ Angelin di Baiona era un cristiano
+ dal vaiol roso, piccioletto e brutto,
+ ch'iva girando con l'occhiale in mano,
+ esaminando femmine per tutto;
+ e con un modo sprezzante e villano
+ dicea:--Quella ha il sen vizzo, quella asciutto;
+ e sono vecchie tutte, al mio giudizio:
+ potean starsene in casa a dir l'uffizio.--
+
+ 108
+
+ Parea quell'Angelin turco di razza.
+ --Quando una donna passa i ventidue
+ --diceva a' paladin,--perdio ch'è pazza
+ a porre a mostra le fattezze sue;
+ e dovria ritirarsi dalla piazza,
+ ch'ella recer mi fa, pel mio Gesue!--
+ E non si ricordava, quel Baiona,
+ ch'era vecchiotto ed orrida persona.
+
+ 109
+
+ Ricciardetto avea seco. Apprezzato era
+ questo tra le persone spiritose.
+ Nelle virtú sue molte una n'ha vera;
+ nessuno in quella a vincerlo si pose:
+ che bestemmie inventava di maniera,
+ diceasi, molto acute e graziose;
+ poiché se Maria Vergin bestemmiava,
+ col _quondam_ Gioacchin la confermava.
+
+ 110
+
+ Vedi se il mondo esser poteva giunto
+ a peggior corruzion di quel che fosse.
+ Quand'io leggo Turpin, divengo munto:
+ scorremi un gel nel midollo per l'osse,
+ a dir che un paladin dal battesmo unto
+ sí le leggi di Cristo avesse scosse,
+ e bilanciasser gli altri s'era giusto
+ anche nelle bestemmie il lor buon gusto
+
+ 111
+
+ Aveva bestemmiando Ricciardetto
+ a quel Baiona detto un suo parere,
+ cioè che, fatto il primo figliuoletto,
+ erano vizze e mézze le mogliere.
+ E una dama vantandosi avea detto
+ in quel:--Mai feci figli--a un tavoliere.
+ Non dimandar se il rider fuori scocca,
+ perch'era quella da' sei denti in bocca.
+
+ 112
+
+ Marco dal Pian di San Michel, poeta,
+ era venuto, e all'apparir di quello,
+ parve che fosse giunta la cometa,
+ al gridar di parecchi:--Véllo, véllo.--
+ Gli sono intorno a fare una dieta
+ i paladin piú inclinati al bordello,
+ perocché Marco da quelli è stimato
+ un uom di mondo ed ispregiudicato.
+
+ 113
+
+ Certe proposizion piantâr con esso
+ (anche queste eran nuove e virtuose),
+ mettendo in dubbio ed in ridicol spesso
+ i gioghi santi delle sacre cose.
+ Marco con qualche verso avea concesso
+ ogni sfogo a quell'anime viziose;
+ donde smuccian le risa, e l'hanno carco
+ di plausi e intuonan:--Gran Marco! gran Marco!--
+
+ 114
+
+ Anche Matteo, poeta suo nimico,
+ era comparso ad adular le dame,
+ per tener quanto puote il mondo amico
+ al suo teatro comico di strame.
+ Con grand'inchin va piegando il bellíco,
+ baciando lembi e mani alle madame,
+ e goffamente si studia e procura
+ pingersi un uom di gran letteratura.
+
+ 115
+
+ Far non avea potuto la raccolta,
+ come dicemmo, e tanto avea seccato
+ il marchese, che alfin pur fece còlta,
+ ed una serenata avea formato,
+ che, per farla cantare, aveva tolta
+ Terigi quella sera a buon mercato:
+ donde a Marco Matteo par esser sopra.
+ Marco era quivi a criticar quell'opra.
+
+ 116
+
+ La contessa d'Olanda avea veduto
+ giunger quell'Ansuigi negligente;
+ e benché prima ella avea mantenuto
+ che non si de' badar nulla al servente,
+ l'ha salutato con sí gran saluto
+ e con occhio e con viso sí rovente,
+ ch'ognun s'avvide non avea semenza
+ della sua millantata indifferenza.
+
+ 117
+
+ Dodone dalla mazza, detto «il santo»,
+ era venuto, e guardava ogni cosa
+ stando a un tavolier solo da un canto,
+ facendo vista di fiutar la rosa.
+ Talor da sé si divertiva alquanto
+ con un mazzo di carte che qui posa.
+ Scartava, e allor che un undeci è apparito,
+ l'univa, fin che il mazzo era finito.
+
+ 118
+
+ Alcuni abati ed alcuni giuristi
+ facean presso a lui disputazione
+ sopra a' beni di Chiesa e agli acquisti
+ che lascia a' frati chi in morte dispone;
+ perocché a tutti i chierici e a' casisti
+ ed a chi vive di contemplazione
+ aveva il parlamento ordine dato
+ di vendere ogni bene ereditato.
+
+ 119
+
+ Parean gli abati tanti satanassi
+ a sostener che ciò non si potea,
+ e trovan testi, annotazioni e passi
+ della legge cristiana e dell'ebrea,
+ che tai decreti annullano e fan cassi.
+ --Il ben di Chiesa--ogni abate dicea--
+ è di iure divin, né può il mortale
+ abolire una legge celestiale.--
+
+ 120
+
+ Avean fatto a Dodon tanto di testa;
+ sicché alla fine, a que' giuristi vòlto,
+ disse:--Voi siete gente poco onesta.
+ Cotesti abati, per quanto ho raccolto,
+ hanno ragion patente, manifesta,
+ ed han nel mezzo al vero punto còlto:
+ son di iure divino i beni c'hanno;
+ ve lo dice il buon uso che ne fanno.
+
+ 121
+
+ I refettori, le taverne, i chiassi
+ fanno testimonianze chiare e piane.
+ Le mense de' cattolici papassi,
+ e certe mantenute pie cristiane
+ dicon qual uso saggio ed util fassi
+ da' collar, da' cappucci, dalle lane,
+ de' ben che sono di iure divino,
+ per quanto scrisse il padre Magnolino.--
+
+ 122
+
+ Fu dalle risa tronca la questione.
+ Quegli abati Dodon miraron guercio,
+ e si partiron con dimostrazione
+ di non voler con atei commercio.
+ Bolle in un canto la conversazione
+ intorno al far rifiorire il commercio
+ ed al rinvigorir agricolture,
+ cogli esempi del Congo e le misure.
+
+ 123
+
+ Le cose tutte andavano a pennello
+ per l'attenzion del prete don Gualtieri,
+ che in veste lunga e col suo gran cappello
+ provvede agli orinali e a' candelieri.
+ Finito avea di perdere il cervello
+ quasi Terigi e par che si disperi;
+ ch'ogni vecchia, ogni storpia in sala arriva,
+ né sa se la Marfisa è morta o viva.
+
+ 124
+
+ Ognun assalta, a ognun chiede, ognun secca,
+ e vuol per forza che l'abbia veduta.
+ Talor borbotta e batte l'anche, e pecca
+ nel pensare al perché non sia venuta.
+ Lacchè spedisce, e rintuzza, e rimbecca
+ ch'ogni risposta è tarda e oscura suta,
+ perché Rugger come un matto ha risposto:
+ --Ella verrá, se Dio l'avrá disposto.--
+
+ 125
+
+ Non è da dir se Terigi s'affanna.
+ Con don Gualtier si chiudeva a consiglio.
+ --Che di' tu, prete?--dicea sulla scranna.
+ Risponde il prete:--Assai mi maraviglio.
+ O ella vuol tenervi per la canna;
+ vi sarete scoperto un gran coniglio:
+ o qualche sgarbo usato le averete,
+ perché talor molto civil non siete.--
+
+ 126
+
+ Disse Terigi:--Gualtier, no, perdio,
+ sempre dell'«illustrissima» le ho dato,
+ e sono stato attento. Gesú mio,
+ voi sapete in qual modo ho pur trattato!--
+ E cominciava di lagrime un rio,
+ e a fare un ceffo molto difformato.
+ Don Gualtier lo consola e lo conforta,
+ dicendo:--Ella fia forse in sulla porta.
+
+ 127
+
+ Usciam di qua, tenete sodo il viso,
+ perocché noi farem la scena grande;
+ statevi ritto, talor fate un riso,
+ fingete il dilleggino alle dimande.--
+ Piacque al marchese del prete l'avviso:
+ rasciuga il pianto da tutte le bande;
+ ma gli occhi tondi aveva tanto rossi
+ e gonfi che parevano percossi,
+
+ 128
+
+ tanto che ognun s'avvedeva del fatto.
+ Il discorso è per tutto universale:
+ che Marfisa non giunga è stupefatto
+ ciascuno, e si sentiva:--Oh male! oh male!--
+ Non era l'accidente però stratto
+ quanto diceasi e fuor del naturale.
+ Ma sufficiente, anzi opportuno assai,
+ per terminar un canto io lo trovai.
+
+FINE DEL CANTO QUINTO
+
+
+
+
+CANTO SESTO
+
+
+ ARGOMENTO.
+
+ Col suo guascon alla conversazione
+ giunge Marfisa, e per la concorrenza
+ di custode al sigillo uffizi espone
+ per Filinor con vezzi ed insistenza.
+ Angelin di Bellanda anche persone
+ ha, che chiedon per lui palle e assistenza.
+ Ardono i due partiti ed al cimento
+ si chiudono i votanti al parlamento.
+
+
+ 1
+
+ Lettor mio, se tu sei qualche soldato,
+ amator degli antichi romanzieri,
+ il tardar di Marfisa avrai pensato
+ forse per arme o casi orrendi e fieri.
+ Se tu se' ipocondriaco, immaginato
+ averai febbri, coliche e cristeri.
+ Se prete o frate all'antica e de' buoni,
+ ritardi per rosari ed orazioni.
+
+ 2
+
+ Se donna, acconciar nuovo di capelli,
+ disposizion di fiori con dottrina.
+ Dovresti dar nel segno piú di quelli;
+ ma pur non posso dir tu sia indovina.
+ Se ti ricordi i costumi novelli,
+ la bizzarria di quella cervellina,
+ dirai che la trattien, piú ch'altra cosa,
+ qualche avventura fresca ed amorosa.
+
+ 3
+
+ Quel Filinor di Guascogna nel core
+ l'era rimasto fitto e ribadito,
+ e la conversazion scacciata ha fuore
+ di quel buon uom Terigi, suo marito.
+ --V'andrò--diss'ella--ma senza furore;--
+ e fermo aveva e preso per partito
+ di non andarvi risolutamente
+ senza quel nuovo cavalier servente.
+
+ 4
+
+ --Io m'annoio--dicea--fuor di misura
+ senza un uomo di spirito al mio fianco,
+ perocché Dio m'ha data una natura,
+ che il nero sa discernere dal bianco.
+ Io ho d'intorno una certa mistura
+ di cavalier, co' quali io svengo, io manco,
+ con certi magri detti e certi sali,
+ che desterien gli effetti matricali.
+
+ 5
+
+ Non c'è rimedio, caso o forma o via,
+ ch'io possa sofferir cotesti allocchi,
+ o sia ch'io non gl'intenda, o vero sia
+ che non intendan essi ciò ch'io tocchi.
+ Altro non c'è che la prudenza mia,
+ talor, che mi trattenga, e non trabocchi
+ e non gli mandi con le mostacciate
+ a intrattener le monache alle grate.--
+
+ 6
+
+ Avea Marfisa una sua cameriera
+ molto fedele alle cose importanti,
+ che portava le lettere la sera,
+ dicendo il _Miserere_, a' suoi galanti.
+ Ipalca ha nome, e talor si dispera,
+ perché i viaggi eran lunghi e pesanti.
+ A questa un vigliettin diede, e mandava
+ a Filinoro a dir che l'aspettava;
+
+ 7
+
+ che non partia per la conversazione,
+ se non venía, ché molto ad esso inclina.
+ Ipalca in testa a rovescio si pone
+ una sua cottardita, e via cammina.
+ Giunse assai tardi a casa Ganellone,
+ che va dicendo la _Salve Regina_,
+ e a tutti gli altarini che ha trovati,
+ due _Credi_ ginocchioni ha recitati.
+
+ 8
+
+ Giunta a Gano, dimanda il forestiere,
+ e il vigliettino gli metteva in mano.
+ --Per l'amor di Maria--dicea,--messere,
+ venite via, se siete buon cristiano.--
+ Filinor lesse ed ebbe un gran piacere,
+ e disse:--Io vengo;--e prima volle a Gano
+ la carta e l'avventura far palese,
+ per non disalvear dal Maganzese.
+
+ 9
+
+ Ganellon traditor (che in suo segreto
+ era peggior del vaso di Pandora,
+ ed a' scandali sempre andava dreto,
+ come la gatta al lardo ch'assapora)
+ Ruggero odiava, e avea posto divieto
+ a matrimoni di Marfisa ancora.
+ Vide che in Filinoro gli ritorna
+ occasion da tirar fuor le corna.
+
+ 10
+
+ E disse:--Figlio, questa illustre dama
+ sorella di Rugger, detta Marfisa,
+ vien maritata a un uom di poca fama,
+ a un gabelliere, a un marchese da risa.
+ L'avarizia «prudenza» oggi si chiama,
+ e maritaggi forma di tal guisa;
+ però se tu potessi farla tua,
+ opreresti de' beni a un tratto dua.
+
+ 11
+
+ Non dir ch'io t'abbia consigliato a questo;
+ ma corri giostra e tenta la fortuna.
+ Il fin di matrimonio è oggetto onesto;
+ rimorso io non mi sento in parte alcuna.
+ Nella tua concorrenza sia ben desto
+ ch'ella può tutto ed è molto opportuna:
+ però se memoriali a lei darai,
+ trenta pallotte certe conterai.--
+
+ 12
+
+ Filinor, che c'è dato, non dimanda:
+ verso Marfisa con Ipalca trotta.
+ Ma tra l'andar dall'una all'altra banda,
+ e il pigolar per via della marmotta,
+ e il consigliar e il chieder:--Chi ti manda?--
+ e mille brighe che accadon talotta;
+ tre ore eran di notte, e ancor non era
+ giunto il putto, e Marfisa si dispera.
+
+ 13
+
+ Ruggero avea mandato sette volte,
+ e Bradamante, a dir ch'ella si mova.
+ Marfisa delle scuse addotte ha molte,
+ e finalmente scusa piú non trova.
+ Don Guottibuossi a far s'aveva tolte
+ quelle ambasciate, e ritorna e non cova.
+ Marfisa, irata, alfin disse:--Ser prete,
+ io v'ho, con chi vi manda, ove sapete.
+
+ 14
+
+ Attendo un cavaliero di Guascogna;
+ la mia parola esser de' mantenuta.
+ S'egli non vien, seccar non vi bisogna,
+ perocch'io sono in questo risoluta.--
+ Ecco Rugger, che chiede se ella sogna,
+ ché la quinta staffetta era venuta,
+ e disse:--Io non so piú cosa rispondere:
+ voi fareste un esercito confondere.--
+
+ 15
+
+ Disse Marfisa in ironico modo,
+ con un dileggio e un strano risolino:
+ --Signor fratello, perdio che vi godo,
+ se voi pensate farmi il paladino.
+ Ite in malora; per me fitto ho il chiodo.
+ Vel dirò in greco, in volgare e in latino,
+ che porrò il piede fuor di questa soglia,
+ quando parrammi e quando n'avrò voglia.--
+
+ 16
+
+ Dicea Ruggero:--O Dio, cara sorella,
+ voi volete far scene sempremai.
+ Sapete giá che una sposa novella
+ senza parenti al sposo non va mai.
+ Voi volete spezzar la campanella
+ anche a questo contratto, che accordai
+ con un'antipatia particolare,
+ siccome vi dovete ricordare.--
+
+ 17
+
+ Marfisa disse:--Basta, non parliamo;
+ ciò che vidi a che vedo non s'accorda:
+ di grazia, a razzolare non andiamo;
+ non son, come credete, e cieca e sorda.
+ D'accordo solamente rimaniamo
+ ch'ir voglio e stare, e che non soffro corda,
+ e sola e accompagnata, ovunque io vada,
+ e, s'ho voglia, anche ignuda per la strada.--
+
+ 18
+
+ Questi, sentendo il garbuglio toccato
+ del matrimonio e della trama il vero,
+ fece un atto d'un uomo disperato.
+ Volse le spalle e andossene leggero;
+ e a questo passo al lacchè, che ha mandato
+ l'ultima volta Terigi a Ruggero,
+ fuor di se stesso e in furia avea risposto:
+ --Ella verrá, se Dio l'avrá disposto.--
+
+ 19
+
+ Con Bradamante radunate sono
+ parecchie dame ad aspettar la sposa.
+ Questo ritardo lor non parea buono:
+ ognuna prediceva qualche cosa;
+ e fanno un mormorare in semituono
+ ch'avrebbe screditata santa Rosa,
+ sempre commiserando tuttavia
+ Bradamante e Rugger che le sentia.
+
+ 20
+
+ Era tanto stizzita Bradamante,
+ che mostra in viso e sulle labbra il fele.
+ Per quella via scorgeva esser infrante
+ del maritaggio l'ancore e le vele,
+ e pel ritardo si vedea davante
+ strugger miseramente le candele;
+ donde ha l'alma nel sen sí combattuta,
+ che tira gli occhi solo e si sta muta.
+
+ 21
+
+ Come a Dio piacque, Filinoro è giunto
+ con vestimenti molto corredati;
+ poiché Gan, che vedea le cose appunto,
+ fece che Baldovin glieli ha prestati.
+ Mai non si vide giovin meglio in punto
+ infra i moderni ricchi innamorati:
+ pareva il dio d'amor de' piú puliti:
+ aggiungi la bellezza a' suoi vestiti.
+
+ 22
+
+ Il complimento, che a Marfisa fece,
+ d'una facondia è tal, d'un'eloquenza,
+ da vincer non un cor ma sette e diece.
+ Marfisa non è un'oca a tale scienza,
+ e con una bravura soddisfece
+ e con un tratto e con una presenza,
+ e fece una risposta d'una guisa...
+ ma che? basti a saper ch'era Marfisa.
+
+ 23
+
+ Filinor le diceva quell'idea
+ di concorrer custode del sigillo.
+ --Io sono un cavaliere--le dicea--
+ in questi fatti timido e pupillo;
+ esule, posso dir, siccome Enea,
+ ma d'una nobiltá, permesso è il dillo,
+ che la casa Chiarmonte è una capanna,
+ alla mia a petto, e un casolar di canna.
+
+ 24
+
+ Io son del gran casato di Vesuvio.
+ La mia modestia, so, troppo s'avanza;
+ ma vi potrei mostrar che pel diluvio,
+ siccome gli altri, non ebbe mancanza.
+ Ennio lodollo e l'esaltò Pacuvio.
+ Non uso tradizion, ché me n'avanza;
+ ma la ruota del mondo che s'aggira,
+ ier facea rider tal, ch'oggi sospira.
+
+ 25
+
+ Voi giá vedete ognor, dama gentile
+ e spiritosa e senza pregiudizio,
+ che s'allontana alcuno dal badile,
+ e sale al trono ad un reale uffizio;
+ e talun ch'era al trono è fatto vile.
+ Né della sorte si può dar giudizio;
+ sapete come i pittor la dipingono:
+ che gira a tutti i soffi che la spingono.--
+
+ 26
+
+ E detto questo, a Ipalca si volgea,
+ che un rotolo di carta in man portava
+ lungo sei braccia, ch'ei dato le avea
+ a tenere, e sul spazzo il sciorinava.
+ --Io non son menzogner, dama--dicea
+ Filinor a Marfisa, che guardava
+ l'albero suo, ch'ei distendendo gía,
+ e pareva un lenzuolo di Golia.
+
+ 27
+
+ Veggendo in un cantone una bacchetta,
+ lesto la prende e comincia additare.
+ --Mirate, dama, il mio stipite in vetta--
+ diceva, e Adamo faceva osservare;
+ e va pur dietro alla sua linea retta
+ gran monarchi e regine a nominare.
+ Non era giunto a un quarto della carta;
+ Marfisa disse:--E' convien pur ch'io parta.
+
+ 28
+
+ Io sono persuasa, state certo,
+ della nobiltá vostra risplendente.
+ Non mancherò d'uffizi; il vostro merto
+ è tal che avanza ogni altro concorrente.
+ --Troppo n'avete, signora, sofferto--
+ disse, e raccolse l'alber prestamente:
+ poscia le diede memorial parecchi,
+ i quai cosí suonavano agli orecchi:
+
+ 29
+
+ «A custodire il sigillo reale
+ concorre Filinoro, di Guascogna
+ suddito, e d'una nobiltá cotale,
+ che per la brevitá dir non bisogna.
+ Si prostra al parlamento liberale
+ nelle sventure sue senza vergogna,
+ e pe' suoi merti e la famiglia vetera
+ attende tutti i voti. Grazia, eccetera».
+
+ 30
+
+ Qui furono attaccate le carrozze
+ per andar di Terigi alla magione;
+ e del veleno, chi n'ha, se lo ingozze:
+ Marfisa volle seco quel garzone.
+ Cercarono i cocchier le vie piú mozze
+ per giunger presto alla conversazione.
+ Tosto il marchese uno stafiere avvisa,
+ gridando:--È qui Marfisa, è qui Marfisa.--
+
+ 31
+
+ Terigi è quasi fuor de' sentimenti:
+ giú delle scale va precipitando.
+ Don Gualtieri comanda agli strumenti
+ che accettino Marfisa alto suonando;
+ ed un rumor, che fe' tremare i venti,
+ feciono i suonatori a quel comando,
+ con una marcia di timpani e corni
+ ed obuè piú dotti de' contorni.
+
+ 32
+
+ I musici castrati e que' da razza
+ incominciaron poi la serenata.
+ Turba non s'udí mai cotanto pazza,
+ di voce fastidiosa e sgangherata.
+ Matteo poeta è per tutto, e schiamazza
+ perché la poesia fosse lodata.
+ Pareva scritta dal fine al principio,
+ siccome l'orazion di sant'Alipio.
+
+ 33
+
+ E cominciava: «O vergin, vergin bella,
+ estro e natura canora e sonora».
+ Marco poeta a rider si smascella,
+ e critica ogni detto che vien fuora.
+ I paladini eran divisi a quella:
+ chi dice bene e chi la disonora.
+ Dodone ne traeva un suo piacere,
+ e va chiedendo a tutti il lor parere.
+
+ 34
+
+ Ed a chi dicea bene, ei dicea male;
+ ed a chi dicea male, ei dicea bene.
+ Qualche argomento va facendo tale,
+ che i paladin gli voltavan le rene;
+ né del ben né del mal Dodon gioviale
+ potea trovar ragion come conviene,
+ ché i paladin faceano i ciarlatani
+ solo per parer dotti e partigiani.
+
+ 35
+
+ Contro Dodone irati, imbestialiti,
+ vorrien sbranarlo vivo con le zampe.
+ Dodone alcuni versi avea finiti
+ pel maritaggio, e pronti per le stampe,
+ che correggean que' vati fuorusciti.
+ I parigin non voglion che gli stampe,
+ e vanno minacciando i revisori,
+ ché, caschi il ciel, non gli lascino ir fuori.
+
+ 36
+
+ Dodone aveva anch'esso dalla sua
+ alcuni paladin, ch'era giustizia.
+ Marco e Matteo va tenendo nel dua,
+ e ride sempre della lor malizia,
+ dicendo:--Io vo' del bene a tuttidua,
+ e non intendo partir l'amicizia,
+ ma dir, fin che avrò fiato e sarò morto,
+ che nelle lor scritture hanno un gran torto.--
+
+ 37
+
+ Terigi aveva fatto alla sua sposa
+ un complimento a memoria apparato.
+ Marfisa se gli mostra imperiosa,
+ e tira dritto e appena l'ha guardato.
+ Rimase come stolto a questa cosa,
+ e le va dietro assai mortificato,
+ ché non sapeva accordar nella mente
+ la ragion del contegno per niente.
+
+ 38
+
+ Non sa che la bizzarra avea previsto
+ che il nuovo oggetto spiacer gli dovea,
+ e però, come femmina, provisto
+ quella sostenutezza ch'io dicea
+ perché negl'intestin l'aveva visto
+ cotto e spolpato d'essa; onde scorgea
+ che il rimedio piú bel perch'ei stia muto,
+ era un contegno serio e pettoruto.
+
+ 39
+
+ Senza riguardo alcun quella sleale
+ comincia a far uffizi pel guascone,
+ dicendo ch'era un uomo principale
+ e che se gli doveva far ragione;
+ e dona a ciascheduno un memoriale,
+ a que' che sono alla conversazione:
+ ché c'eran de' votanti al parlamento,
+ tra cavalieri e paladin, ben cento.
+
+ 40
+
+ Non v'è donna bizzarra che non abbia
+ forza ne' cuor degli uomini votanti.
+ Marfisa ne tenea nella sua gabbia
+ con certe grazie e lazzi non so quanti.
+ Non dimandar se Terigi s'arrabbia,
+ veggendo ch'essa cercava gli amanti
+ con scherzetti, lusinghe e sguardi ed atti
+ da far mille Caton diventar matti.
+
+ 41
+
+ Ma sopra tutto gli dilania il core
+ il veder che gli uffizi son diretti
+ in pro d'un frasca, suo nuovo amadore,
+ che sembra giunto a fargli de' dispetti.
+ Di padron divenuto è servitore,
+ perocché Filinor par si diletti
+ a voltargli le schiene e a dargli retta
+ come se fosse un birro od un trombetta.
+
+ 42
+
+ Quand'egli ebbe sofferto un'ora buona
+ vezzi, lusinghe e gran stringer di mani
+ verso i votanti, e verso la persona
+ di Filinor sospiri oltramontani,
+ ad una gran tristezza s'abbandona.
+ Lascia la sposa in mezzo a' lupi e a' cani:
+ si pose in un soffá fuor della gente,
+ gonfio, ingrognato e stava sonnolente.
+
+ 43
+
+ Bradamante, Rugger, don Guottibuossi
+ non è da dir se del caso hanno tedio;
+ ma stanno cheti, trasognati e goffi,
+ perocch'era impossibil il rimedio.
+ E molto amari ed aspri son gl'ingoffi
+ di quegli uffizi nuovi e dell'assedio
+ ad Angelino di Bellanda, solo
+ concorrente al sigillo e buon figliuolo.
+
+ 44
+
+ Angelin di Bellanda è un cavaliere
+ privo d'un occhio in battaglia perduto;
+ monco ha il sinistro braccio, ed il brachiere
+ porta, delle fatiche per tributo.
+ Di Carlo avea servito alle bandiere
+ ne' tempi andati, e gran sangue ha perduto.
+ Avea moglie e famiglia tanto grande,
+ che Turpin scrive: «E' si vivea di ghiande».
+
+ 45
+
+ Perocch'era Angelin povero in canna
+ e di poder n'aveva pochi al sole;
+ oltre di che, sopra quelli una manna
+ cadeva ogni anno di secche e gragnuole.
+ Angelin sofferente non s'affanna,
+ e dicea:--Dio può tutto e cosí vuole.
+ _Dominus dedit_, date ha le ricolte:
+ _Dominus abstulit_, Dio ce l'ha tolte.--
+
+ 46
+
+ Aveva cinquant'anni di penuria
+ provata in guerra; e venuta la pace,
+ monco, rotto e monocol, nella curia
+ l'avea partita a un piato pertinace.
+ Pel cangiar de' costumi la sua furia
+ Fortuna contro a quel, come a Dio piace,
+ cambia modo d'offesa ed arte e ingegno,
+ ma giammai d'un riposo egli fu degno.
+
+ 47
+
+ Ora credea del sigillo l'incarco,
+ al quale è solo e non avea confronto,
+ potesse dargli, vivendo assai parco,
+ modo a' suoi creditor di dare a sconto;
+ e un dí, restando di debiti scarco,
+ di fare acquisti, o la dote a buon conto
+ per quattro figlie, che non vanno a messa
+ perché aveano la veste orrida e fessa.
+
+ 48
+
+ Era in casa a Terigi quel meschino;
+ e sentendo del nuovo concorrente,
+ alzò una mano al cielo e il moncherino,
+ e disse:--O Cristo, o Cristo onnipossente!
+ Poffare il ciel sacrosanto e divino,
+ che m'abbia a intervenir quest'accidente!--
+ Orlando vide, che di lá passava,
+ e gridò:--Che di' tu, conte di Brava?--
+
+ 49
+
+ Orlando avea sentito quel maneggio,
+ e per la rabbia stralunava gli occhi,
+ perocch'era un uom giusto, e disse:--Io veggio,
+ caro Angelin, che il mal passa i ginocchi,
+ ed ogni giorno va di peggio in peggio
+ il mondo, e il buon costume a spicchi e a rocchi.
+ Non ho piú lingua omai, non ho piú fiato:
+ priego invan, grido invan; son disperato.--
+
+ 50
+
+ Dicea quel di Bellanda:--Amico Orlando,
+ quest'occhio cieco, questo monco braccio,
+ quest'incurabil ernia raccomando,
+ e il mendicume, mio perpetuo laccio.
+ Se tu sapessi com'io vo passando
+ i giorni, e tu vedessi il mio primaccio,
+ le sedie, il desco e la cucina mia,
+ perdio! morresti di malinconia.
+
+ 51
+
+ Legna non ho per cuocer le minestre:
+ son arsi le architravi e le cornici.
+ Quelle, ch'eran cortine alle finestre,
+ son or camicie a' miei figli infelici.
+ Coltrici, drappi e fino alle canestre
+ son ite al ghetto, pegno a quegli amici;
+ altro non ho che miserie ed affanni
+ e lo sperar che Dio mi tronchi gli anni.--
+
+ 52
+
+ Mentre Angelin piangendo il capo gratta,
+ Orlando irato a sé chiama Ruggero,
+ e disse:--Tua sorella mi par matta:
+ che caso è questo e che nuovo pensiero?
+ chi è colui che di concorrer tratta
+ in competenza a questo cavaliero?
+ Tu doveresti saper ben la storia,
+ ma tu mi sembri fuor della memoria.--
+
+ 53
+
+ Disse Rugger:--Per quel sacro battesimo
+ c'hai sulla testa, non mi chieder questo.
+ Io non so piú che sia di me medesimo:
+ darei pugna, frugoni e calci al vento.
+ Se sia del paganesmo o cristianesimo
+ colui, nol so; vederlo vorrei spento:
+ io ardo, io scoppio; è matta mia sorella;
+ non ho piú capo, non ho piú cervella.--
+
+ 54
+
+ Detto cosí, sbuffando come un toro,
+ volse le spalle e si trasse da un canto.
+ Marfisa seguitava il suo lavoro,
+ e porse un memoriale a Dodon santo.
+ Dodone il lesse, e disse:--Egli è un tesoro,
+ e sará ricopiato in un mio canto;
+ il voto mio però non conterete,
+ se foste assai piú bella che non siete.--
+
+ 55
+
+ Quella bizzarra intorno a Dodon ciancia,
+ dicendo:--So che il piacer mi farai.--
+ Dandogli pizzicotti sulla guancia:
+ --Con te--dicea--stanotte mi sognai.
+ Tu sei cortese e paladin di Francia:
+ io so che il voto certo mi darai.--
+ Dodon ridendo disse a lei voltato:
+ --V'accorgerete s'io ve l'avrò dato.
+
+ 56
+
+ --Basta cosí--rispondeva Marfisa,--
+ giá c'intendiamo,--e facea l'occhiolino;
+ e va a tentare un altro in nuova guisa,
+ ché certo ell'era il diavol tentennino.
+ Dodon sarebbe morto dalle risa;
+ ma gran compassione ha d'Angelino,
+ ed avea detto a quel:--Non piú mestizia,
+ che non è spenta affatto la giustizia.--
+
+ 57
+
+ Giá la ricreazion giva languendo:
+ la goffa serenata era finita,
+ Terigi è ottuso e par che stia dormendo,
+ Bradamante a nascondersi era gita,
+ Rugger le labbra si stava mordendo,
+ mezza la gente del palagio è uscita,
+ e la moderna guerra con le carte
+ gran danno aveva fatto in ogni parte.
+
+ 58
+
+ Un certo maganzese, Smeriglione,
+ piú d'ogni altro guerrier si fece onore.
+ Tagliando ad un gran desco al «faraone»,
+ disarmato ha ciascun col suo furore.
+ Sino a Marfisa, andata al paragone,
+ die' colpi orrendi il crudo feritore;
+ in due minuti quella disperata
+ ha Smeriglion svenata e disertata.
+
+ 59
+
+ Finito è il gioco, i danar son perduti;
+ e tutto il mal del prossimo s'è detto;
+ gli amor ciarlieri fatti e gli amor muti
+ s'eran: sicch'ogni cosa era in assetto
+ per dar la buona notte ed i saluti,
+ e per farsi la croce ed irsi a letto:
+ donde chi allegro e chi ingrognato andava
+ alla sua casa ed i lenzuol trovava.
+
+ 60
+
+ Gan di Maganza quella stessa sera
+ er'ito a Carlo Magno rimbambito,
+ e a pro di Filinor d'una maniera
+ gli avea parlato che l'avea stordito;
+ perocché Gano è la sua primavera,
+ le sette trombe ed il prato fiorito.
+ Se gli avesse parlato san Matteo,
+ in confronto di Gano era un uom reo.
+
+ 61
+
+ Pensa che il Maganzese non soggiorna:
+ a Namo avaro er'ito anche a parlare.
+ --Prometti il voto--dice,--e non s'aggiorna
+ che il tal util negozio ti fo fare.--
+ Picchia ad Avino, ad Avolio ritorna,
+ a Berlinghieri, a Otton torna a picchiare.
+ --O voi mi date il voto a parlamento
+ --diceva,--o ciaschedun farò scontento.
+
+ 62
+
+ Que' debitacci vostri, che a' mercanti
+ prometteste pagar, defunto Namo,
+ li saprá vostro padre tutti quanti;
+ vi fo diseredar per quanto io v'amo.
+ Datemi il voto, e giuro a tutti i santi,
+ putti, non ci sará verun richiamo,
+ anzi a qualche bisogno in cortesia
+ forse farovvi alcuna piegeria.--
+
+ 63
+
+ Ad alcuni prelati, che avean voto
+ nel parlamento, con arcani è addosso,
+ e fa nella politica il piloto
+ per far loro ottenere il cappel rosso.
+ --Grazie a Dio, nessun colpo a me fu vuoto--
+ aggiugne,--e quando voglio, tutto posso;--
+ ed in parole, come d'una rapa,
+ disponeva dell'animo del papa.
+
+ 64
+
+ Ad Astolfo ha donate alcune mode
+ ch'eran venute fresche d'Inghilterra.
+ A Ulivier nelle femmine, che gode
+ secretamente, disse di far guerra.
+ Gano cosí con inganni e con frode
+ va bucherando a' signor per la terra,
+ e tutti per lo debile prendea,
+ tanto che ognuno il voto promettea.
+
+ 65
+
+ Dodone, Orlando e Rinaldo, ch'è giunto
+ da Montalban per questa concorrenza,
+ vanno con Angelin debile e spento,
+ facendolo star sempre in riverenza,
+ e fanno uffizi, e stanno forti al punto
+ del sigillo Angelin non resti senza,
+ dicendo:--Se qualcun gli niega il voto,
+ s'aspetti guerra e peste e terremoto.--
+
+ 66
+
+ Da tutte parti gli uffizi infiammavano
+ per quello di Bellanda e pel guascone.
+ Ad Angelino i nemici accoccavano
+ che per le sue sventure era scempione,
+ e che i sigilli regi non si davano
+ a disadatte e stolide persone,
+ le quai pel cervel debile e confuso
+ potean far del sigillo qualche abuso.
+
+ 67
+
+ Il sir di Montalbano la mattina
+ era eloquente e buon uffiziatore,
+ ma dopo il pranzo egli era una cantina
+ di vino, inutilaccio ed in furore.
+ Troglio la lingua volea far tonnina
+ di Filinor, di Carlo imperatore,
+ e sbranar Gano, e foco minacciava
+ al parlamento; e poi s'addormentava.
+
+ 68
+
+ A Filinor si formava un processo
+ per lettere venute di Guascogna
+ Dicean ch'era vizioso e il vizio stesso,
+ un canchero, una peste ed una rogna;
+ che non si getta il sigillo in un cesso;
+ che darlo a un dissoluto non bisogna,
+ il quale, o per danari o per natura,
+ firmerebbe qualch'orrida scrittura.
+
+ 69
+
+ Passano i giorni ed il maneggio cresce,
+ dall'una parte e dall'altra riscalda;
+ il merto col demerito si mesce.
+ Marfisa si mostrava molto calda.
+ Ipalca co' viglietti or entra, or esce:
+ pensa che non istava un'ora salda,
+ tanto che, quando era giunta la notte,
+ maledicea i votanti e le pallotte.
+
+ 70
+
+ Orlando molto si rammaricava
+ a trovar infinite negative.
+ Dodon rideva, e poi lo confortava
+ dicendo:--De' sperar l'uom finché vive:
+ ci avvederemo al dispensar la fava;
+ d'un altro modo suoneran le pive.
+ Le lingue temon Gano traditore,
+ ma poi le fave spiegheranno il core.--
+
+ 71
+
+ A Filinoro un caso assai faceto
+ fece in que' giorni molto pregiudizio.
+ Tu sai, lettor, che ti narrai qui dreto
+ siccome a un oste avea dato l'uffizio
+ di notare in sul libro all'alfabeto
+ quanto egli avea consunto, e ad artifizio
+ il rozzon pegno e lo staffier malato
+ gli aveva in sulle spese anche lasciato.
+
+ 72
+
+ Dopo alcun tempo il servo era giá morto.
+ L'oste l'avea sostenuto nel male;
+ e pagato il dottor, non fece torto
+ all'opra del chirurgo e del speziale,
+ ed ebbe il poveruomo anche il conforto
+ di pagar sino a' preti il funerale.
+ La rozza era scoppiata di stracchezza,
+ ond'egli avea la pelle e la cavezza.
+
+ 73
+
+ Battuto il prezzo di queste due cose,
+ l'ostiere è creditor trecento lire.
+ Veggendo le promesse fabulose,
+ avea risolto a Parigi venire.
+ Filinor tanto bene non s'ascose,
+ che nol potesse l'ostier rinvenire.
+ Del pagamento il prega e lo riprega:
+ Filinor minaccioso glielo niega.
+
+ 74
+
+ Quel meschinel, veggendo il conto perso,
+ richiamar in giudizio un giorno fallo;
+ ma Filinor gli piantava un converso
+ che gli dovesse pagar il cavallo.
+ La fama va per lungo e per traverso
+ di questo piato; ogni omiciatto sallo;
+ tanto che negli uffizi questo fatto
+ die' quasi a Filinoro scaccomatto.
+
+ 75
+
+ Seppelo Gano, e tosto quell'ostiere
+ fece con un esilio cacciar via.
+ Io so, ciascun la ragion vuol sapere
+ che Gano a Filinor sí amico sia.
+ Scrive Turpin che il santo menzognere
+ col guascone una scritta fatta avia,
+ che se l'incarco del sigillo avea,
+ la metá poi dell'util gli dovea.
+
+ 76
+
+ Non si denno le cose in questo mondo
+ sol nella superfizie giudicalle.
+ Io vidi un cacciator ir nel profondo
+ cacciando sforzanelle in una valle:
+ la superfizie il terren di buon fondo
+ gli dimostrò con erbe verdi e gialle;
+ misevi i piedi e sprofondossi poi,
+ sí che il trassono a stento un paio di buoi.
+
+ 77
+
+ Poco mancava al giorno stabilito
+ dal parlamento a tutta l'adunanza,
+ per dover porre il sigillo a partito.
+ Spazzata e in apparecchio è la gran stanza.
+ Il giorno innanzi Ganellone è gito
+ ad un convento detto l'Abbondanza,
+ dov'eran certi frati, che nel core
+ erano col vestito d'un colore.
+
+ 78
+
+ Nel magnifico tempio eletti marmi
+ aveano e arredi di ricchezza immensa.
+ Dicea Gano:--Io vi prego a voler farmi
+ l'esposizione in sulla sacra mensa.--
+ Suoninsi le campane, ed inni e carmi
+ volino al ciel che a noi tutto dispensa.
+ Vo' fare una sant'opra, e dal Sovrano
+ chiedo sia benedetta dalla mano.
+
+ 79
+
+ Abbonderan le cere, e mie saranno:
+ finita la fonzion, vostre poi sono.
+ E piú: mille ducati pronti stanno:
+ questi alla vostra povertá li dono.
+ Pregate tutti Dio, dal qual pur s'hanno
+ ad aspettar le grazie; ed il perdono
+ --dicea Gan--chiedo prima de' peccati;--
+ e va baciando i scapolar de' frati.
+
+ 80
+
+ Que' padri, dopo una lode sincera
+ alla pietá di Gano, pe' contanti
+ e per la sacra oblazion della cera,
+ lo van benedicendo tutti quanti.
+ E dicon:--Tutto farem volentiera:
+ Dio ci esaudisca, Dio ci faccia santi.--
+ Poi chiaman paratori e fornitori,
+ perché il dí susseguente Iddio s'onori.
+
+ 81
+
+ Duemila cento e sessantotto lumi
+ per quella esposizion furon disposti,
+ e velluti e dammaschi e tele a fiumi,
+ ed angeli dorati furon posti.
+ Vasi e bacini fuori de' costumi,
+ d'argento e d'òr ci sono, di gran costi.
+ Gridano le campane ogni momento:
+ --O turbe, o turbe, al tempio, drento, drento.--
+
+ 82
+
+ Ma sopra tutto cura ed attenzione
+ mettono i frati a far che per la chiesa
+ sien pronte sempre a quella divozione
+ borse a stangon, crollate alla distesa,
+ perché possa sfogar la pia intenzione
+ ogni buon'alma nel ben fare accesa,
+ e possa ognuno aver dinanzi un fondo
+ da seppellir le vanitá del mondo.
+
+ 83
+
+ La fama è grande che il guascon facea
+ quella solennitá per le pallotte,
+ sicché tutto Parigi concorrea:
+ portar si fa chi sentiva di gotte.
+ La folla è un mare, e la mente ponea
+ alle disposizion de' lumi dotte,
+ al canto, al suono ed alla fornitura,
+ e dell'Eucaristia poco si cura.
+
+ 84
+
+ Angelin di Bellanda, la mattina
+ del cimento fatal, per tempo assai
+ con la sua famigliuola sí meschina
+ er'ito a certi frati pien di guai,
+ in una chiesa fuor di via, piccina,
+ dove le genti non andavan mai,
+ perch'era ignuda e sull'altar maggiore
+ due candeluzze sol facean splendore.
+
+ 85
+
+ Organi non ci sono; oro o ricchezza
+ non si vedea; ma le pareti bianche;
+ tenuto il pavimento con nettezza,
+ e gli altari e le lampade e le panche;
+ ed un silenzio, una certa grandezza
+ splende, che si può dir che nulla manche
+ a compunger il core e a capir tosto
+ che il puro agnel divino è qui riposto.
+
+ 86
+
+ Scosse Angelin della sua famigliuola
+ le tasche tutte, e in una carta ha messa
+ di quaranta soldon la somma sola,
+ ch'altro non puote; e con faccia dimessa
+ a' fraticei diceva una parola:
+ che lor piacesse far dire una messa;
+ e ginocchion sul spazzo si mettea
+ nel tempo che la messa si dicea.
+
+ 87
+
+ La mano intera aggiunge al moncherino,
+ e tenendo all'altar le luci fisse,
+ ch'Illarion parea, non Angelino,
+ sospirando e piangendo cosí disse:
+ --Dio, nel mio sen col vostro occhio divino
+ tutto scorgete, e se per boria o risse
+ concorro a quest'incarco, o s'è infinita
+ necessitá di questa vostra vita.
+
+ 88
+
+ Ogni male ho sofferto esterno e interno,
+ ferite e storpi e sonno e fame e sete,
+ per servire al mio re, se ben discerno.
+ Giunto sono all'etá che mi vedete,
+ e storpi e fame ed ogni mal governo
+ son pronto a sofferir, se voi volete,
+ ché dobbiam sostenere di concordia
+ la vostra sferza di misericordia.
+
+ 89
+
+ Vedete tuttavia con qual periglio
+ le mie figlie innocenti in vita stanno,
+ e come i rei dimoni con l'artiglio
+ de' moderni costumi intorno elle hanno.
+ Datemi, signor mio, forza e consiglio
+ da preservarle a voi da questo danno.
+ Queste, Signor, queste, Signore e Dio,
+ vi raccomando, e non l'incarco mio.
+
+ 90
+
+ Certi mal costumati, e da letture
+ nuove corrotti, e dileggianti il cielo,
+ circondan queste mie colombe pure,
+ ch'io serbo a voi conformi all'Evangelo.
+ Dote non ho che di pianti e sciagure.
+ Signor, Signor, per questo caldo zelo,
+ e se adoprai per la fe' vostra il brando,
+ la famigliuola mia vi raccomando.
+
+ 91
+
+ Io non volli giammai, com'è costume
+ oggi di chi ha figliuole e poca entrata,
+ aprir la porta e dar luogo ad un fiume
+ di giovanacci e gente scapestrata,
+ per far che per l'amore o il poco lume
+ talora alcuna si sia maritata:
+ volli questo novello uso lontano,
+ perché temei la vostra santa mano.
+
+ 92
+
+ Se v'è in piacer che a Filinoro sia
+ dato il sigillo, io son di ciò contento:
+ chiedo sol modo a questa prole mia
+ di viver con fortezza nello stento.
+ O Vergin pura, o Vergine Maria,
+ conducete le man nel parlamento.--
+ Cosí diceva il signor di Bellanda,
+ dal pianto molle che dagli occhi manda.
+
+ 93
+
+ Né sospir differenti a que' del vecchio
+ manda la famigliuola afflitta e mesta,
+ commossa dal sentirsi nell'orecchio
+ il suon di quella umil santa richiesta.
+ Finito il sacrifizio, in apparecchio
+ sono Orlando e Dodone e menan questa
+ brigatella, infelice nella sorte,
+ del parlamento alle superbe porte.
+
+ 94
+
+ Qui posti in lunga fila da una parte,
+ marito e moglie e figliuoli e figliuole
+ fanno inchini al votante che si parte
+ per ire in sala, e non usan parole.
+ Dall'altra banda Filinor con arte
+ bacia faldoni e mai tacer non vuole,
+ e va pur ricordando quanto sia
+ d'antica stirpe e la genealogia.
+
+ 95
+
+ Gano con sue parole assai stemmatiche,
+ facendo il vecchio stanco e cagionevole,
+ dice:--Qui son, ma pesanmi le natiche:
+ venni per questo putto meritevole.
+ Quando si tratta di cose tematiche,
+ ogni fatica dev'essere agevole.
+ Raccomando alla vostra pia natura
+ quest'uomo insigne, ch'è mia creatura.--
+
+ 96
+
+ Con Ipalca Marfisa in un cantone,
+ coperta d'un zendale, è alla vedetta,
+ ed a' votanti mette soggezione
+ col ventaglio e facendo la civetta.
+ Talor con leggiadrissima invenzione
+ apre il zendal, poi lo richiude in fretta.
+ Ad alcun paladin si mostra altera,
+ ad alcun sorridente e lusinghiera.
+
+ 97
+
+ Entrati nella sala Carlo Mano,
+ prelati, paladini e cavalieri,
+ chiuse furon le porte a mano a mano.
+ Gli aspettator rimason co' pensieri.
+ Lettor, l'avvenimento speri invano:
+ ch'io tel dica, per or non è mestieri;
+ deggionsi risparmiar de' fatti alquanti
+ per la materia de' seguenti canti.
+
+FINE DEL CANTO SESTO
+
+
+
+
+CANTO SETTIMO
+
+
+ ARGOMENTO.
+
+ Custode del sigillo alfin rimane
+ Angelin di Bellanda. Ganellone
+ Filinor mette per vie nuove e strane
+ per cavalier di camera a Carlone.
+ Tra Marfisa e il guascon, Cupido cane
+ fa delle scene. Terigi dispone
+ d'annullare il nuzial. Nasce un bordello,
+ e lo sposo è sfidato ad un duello.
+
+
+ 1
+
+ Chi potesse veder dentro al cervello
+ di chi sceglie agli uffizi col suo voto,
+ e ricercar perché piú questo o quello
+ rimanga eletto e col suo bossol vuoto,
+ credo che rideremmo nel vedello,
+ e ci riuscirebbe il caso ignoto,
+ e che daremmo a tutti alfin ragione
+ della diversa lor disposizione.
+
+ 2
+
+ Ha gran poter malizia ed impostura;
+ non è spenta ragione né giustizia.
+ Delle prime i seguaci ho gran paura
+ sien piú per ignoranza che malizia.
+ Ognun col suo cervello ha sua misura;
+ e tal crede ire al santo di Galizia,
+ ch'entra in bordello, e d'aver fatto male
+ s'avvede a stento, giunto allo spedale.
+
+ 3
+
+ L'odio e i rispetti umani han molta parte
+ a far piú l'un che l'altro abbia pallotte;
+ pur, quantunque ignoranza è ignuda d'arte,
+ lusinga le persone d'esser dotte,
+ e un numero infinito poi comparte
+ il voto suo per vie bistorte e rotte;
+ ma ognun Caton si crede e lo disperde
+ contro anche a san Francesco, e va nel verde.
+
+ 4
+
+ Io ballottai talor qualche piovano,
+ e credei pel migliore dar la fava.
+ Discorrendo tra me dicea pian piano:
+ --I piú faran lo stesso,--e m'ingannava.
+ Dall'altre opinioni ero lontano,
+ e quando le pallotte annoverava,
+ ero tra venti, e cento aveano detto
+ ch'io avevo mal pensato e mal eletto.
+
+ 5
+
+ E non avendo uman rispetto alcuno
+ o fine d'interesse o di livore,
+ credei d'esser almen tra novantuno,
+ pensando col mio capo in sul migliore.
+ Vidi ch'errai nel scegliere quell'uno,
+ e rimasi col numero minore,
+ poiché cento pallotte a me davante
+ m'han detto ch'io pensavo da ignorante.
+
+ 6
+
+ Vidi certo de' Gani per la chiesa,
+ delle Marfise in sul veron di fuori;
+ ma so che nel mio cor feci difesa,
+ né vezzi ebbero parte né impostori.
+ Basta, giustizia è stata sempre illesa,
+ ch'anche Angelin da' gran persecutori
+ trasse alla fine, e mi convien pur dillo,
+ d'un voto, ma custode del sigillo.
+
+ 7
+
+ Credo però anterior fosse una patta:
+ Turpin dubbioso lascia questo fatto.
+ Marfisa pel furor fu quasi matta:
+ si chiuse nel zendale, e di soppiatto
+ tra gente e gente va fuggendo ratta.
+ Ipalca l'ha perduta qualche tratto.
+ Questo laudando il nome di Maria,
+ e l'altra bestemmiando andaron via.
+
+ 8
+
+ Ganellon traditor per mano prese
+ Filinor, col baston dall'altra mano.
+ Va via pronosticando che il paese
+ presto verria in poter dell'Alcorano.
+ --Le veritá a' miei giorni erano intese--
+ diceva:--il buon pensar ito è lontano.
+ Confida in Cristo, caro figlio mio:
+ non sbigottir, ché ognun provede Dio.--
+
+ 9
+
+ Il conte Orlando e Dodone e Rinaldo,
+ che la sinceritá non han perduta,
+ uscir dal parlamento ognuno caldo:
+ corrono ad Angelin, che gli saluta.
+ Dicean:--Quell'impostore, quel ribaldo
+ di Gano, a questa volta l'ha perduta;--
+ e il povero Angelin vanno abbracciando.
+ Piangea per l'allegrezza il conte Orlando.
+
+ 10
+
+ Con bella grazia alcuni paladini
+ diceano ad Angelino:--Io t'ho voluto;--
+ ed alle figlie sue faceano inchini,
+ narrando il lor buon core per minuto.
+ Angelin gli ringrazia oltre a' confini,
+ dicendo:--Se m'avete conosciuto
+ buon custode al sigillo, anche si vuole
+ ch'io via conduca queste mie figliuole.
+
+ 11
+
+ Dodone, udendo, disse ad Angelino:
+ --Perdio! meglio a' tuoi giorni non dicesti:
+ menale in casa e chiudi l'usciolino;
+ ogni buon core in ciarle di fuor resti.
+ Costoro attaccherebbono l'uncino
+ con mille falsitá, mille pretesti,
+ e l'ospitalitá saria tradita
+ con l'amicizia in bocca piú forbita.--
+
+ 12
+
+ S'accrebbero le risa, e i spiritosi
+ piantaron prestamente la questione
+ con testi e passi di scrittor viziosi,
+ che avean spregiudicate le persone;
+ e provar s'ingegnavano furiosi
+ che parlava da stolido Dodone,
+ ché l'ospitalitá non s'offendea
+ con quelle cose ch'egli s'intendea.
+
+ 13
+
+ --Andate a disputar queste dottrine
+ --dicea Dodon--con le vostre sorelle.
+ Conduci via, Angelin, queste meschine,
+ ché le question divengon troppo belle.--
+ Rinaldo a que' discorsi pose fine;
+ e accompagnate a casa le donzelle,
+ in una malvagía, per la salute
+ d'Angelin, sei guastade ha poi compiute.
+
+ 14
+
+ Fu bella cosa il vedere i votanti,
+ ch'eran dugento al parlamento stati:
+ novantanove certo poco avanti
+ contrari ad Angelino erano andati;
+ pur van tutti dugento allegri, ansanti,
+ a casa del meschin che gli ha accettati;
+ e ognuno si rallegra e ride e balla
+ e giura:--Io t'ho voluto con la palla.--
+
+ 15
+
+ Tanto che se Angelin saper volea
+ chi gli avesse il suo voto o tolto o dato,
+ per miglior segno solamente avea
+ a conoscer colui che l'ha burlato,
+ che quel s'affaticava e s'accendea
+ per farsi creder molto affaccendato.
+ La troppa affettazione ed il giurare
+ faceva del contrario dubitare.
+
+ 16
+
+ Oh quanti alle miserie del meschino
+ negato avean due scudi poco pria,
+ d'impuntuale il povero Angelino
+ accusando e di poca economia!
+ Venuti or sono a dirgli:--Io mi t'inchino:
+ sento un piacer che, per l'anima mia,
+ sono per impazzare: giá tu sai,
+ quanto ben t'ho voluto sempremai.--
+
+ 17
+
+ Frattanto Gano col cervel mulina
+ come potesse risarcire il danno
+ delle cere consunte la mattina
+ e dell'util perduto in capo all'anno;
+ e tanto e tanto un suo pensier raffina
+ sopra un certo tranello, un certo inganno,
+ che finalmente gli piaceva molto,
+ e a visitar Marfisa si fu vòlto.
+
+ 18
+
+ Trovolla col zendale ancora in testa,
+ ch'era sopra una scranna in sfinimento.
+ Ipalca l'assa fetida le appresta
+ e le fa crocioni sotto il mento.
+ Col fumo della carta la molesta,
+ e con una raccolta le fa vento.
+ Mise un gran mugghio alfin la disperata,
+ traendo calci come spiritata.
+
+ 19
+
+ Gli occhi tien chiusi e spinge il petto in fuori,
+ torce la bocca ed ha chiavati i denti,
+ strappa ciò ch'ella piglia, e merli e fiori;
+ non sa se donne o uomin sien presenti,
+ né qual atto l'onori o disonori,
+ ché trae le lacche e l'alza, occhi veggenti;
+ or si rannicchia ed or si stende in fretta.
+ si torce, s'aggomitola e gambetta.
+
+ 20
+
+ Sei damigelle le tenean le braccia:
+ Marfisa tutte quante le rintuzza.
+ Chi l'imbusto di dietro le dilaccia,
+ chi di molt'acqua nella fronte spruzza.
+ Ipalca era graffiata, meschinaccia,
+ le mani, e piange e le ciglia strabuzza;
+ e perch'è giunto Gano, si dispera
+ a ricoprirle il sen che scoperto era.
+
+ 21
+
+ Quel tristo ipocriton del conte Gano
+ disse:--Un effetto isterico gli è questo.
+ Le porrò sopra il seno una mia mano:
+ poiché son maschio, ella guarisce presto.--
+ E giá stendea la man quel luterano
+ con gli occhi chiusi ed un visino onesto;
+ ma volle il caso che Marfisa a un tratto
+ rinvenne, e Gan rimane a mezzo l'atto.
+
+ 22
+
+ Tornata in sé la dama a poco a poco,
+ languidetta s'andava rassettando;
+ veduto Gano, il viso fe' di foco,
+ e che partan le dame dá comando.
+ Poi disse al conte:--Che di' tu, dappoco?
+ in capo ci ha cacato il conte Orlando.
+ Ch'è del guascon? non ebbi in vita mia
+ tal dolor, per la Vergine Maria.--
+
+ 23
+
+ Gano a quel detto ha la testa inchinata,
+ e si fece la croce e aggiunse tosto:
+ --Laudata sempre e non mai bestemmiata.
+ Voi potete ben credere--ha risposto--
+ che per me indifferente non sia stata
+ questa faccenda. Io sperava all'opposto;
+ ma le cose avvenute, o bene o male,
+ arcani son del giudice immortale.
+
+ 24
+
+ E' mi dispiace sol che il giovinetto
+ di tanto merto impiego alcun non abbia;
+ ma pregherò Gesú mio benedetto
+ che in pazienza ei soffra e non in rabbia.
+ --S'altro unguento non hai nel bossoletto
+ --disse Marfisa,--tu mi par da gabbia;
+ e' si vuol ben pensar ch'egli abbia stato
+ un uom che non ha pari e nobil nato.--
+
+ 25
+
+ Rispose Gano:--Un posto oggi è vacante
+ di cavalier di camera al re Carlo,
+ ch'è di trecento e piú zecchin fruttante
+ il mese; e so ben io come vi parlo.
+ Ma v'è di mezzo non so qual brigante,
+ senza di cui non si può guadagnarlo;
+ certa persona incognita v'è sotto,
+ per seimila zecchini in un borsotto.
+
+ 26
+
+ Io non n'ho che tremila e gli sacrifico,
+ ma per gli altri tremila non ho modo.--
+ Disse Marfisa:--Assai di te m'edifico,
+ ma per gli altri tremila è duro il chiodo.
+ Fammi parlare al mezzo, e mi certifico
+ ch'io ridurrollo vizzo, s'egli è sodo:
+ saprò toccar le corde e tôrre il vento
+ per far che de' tremila sia contento.
+
+ 27
+
+ --Per meno di seimila non sperate,
+ né la persona palesar vi posso
+ --diceva Gan;--ma se i tremila date,
+ noi vedrem tosto Filinor riscosso.
+ --Io non so--dicea l'altra--se sappiate
+ che in questa casa non dispongo un grosso,
+ e c'ho un fratello e una cognata intorno,
+ che ascoltan prieghi come il ciel del forno--
+
+ 28
+
+ Risponde Gan:--Se voi saprete fare,
+ il marchese Terigi è buon cristiano;
+ io so che gli farete fuor schizzare,
+ ché a lui son come un soldo al gran soldano.--
+ Gridò Marfisa:--Oh poffare! oh poffare!
+ si vede ben che sei l'antico Gano.
+ Di Filinor Terigi è in gelosia.
+ Questo mi basta. Io t'ho inteso. Va' via.--
+
+ 29
+
+ Gano levossi, e:--Il ciel vi benedica,
+ vi lascio con la grazia del Signore--
+ disse partendo. Or converrá ch'io dica
+ del marchese Terigi senza core,
+ che tra il martello e l'amor per l'amica
+ se gli era liquefatto in un favore.
+ Dopo la notte della ricreazione
+ era smagrato trenta libbre buone.
+
+ 30
+
+ S'egli era a mensa, a mezzo non mangiava;
+ s'egli era a letto, non dormiva un'ora:
+ ansava, si lagnava, sospirava;
+ gran pianto gli occhi tondi caccian fuora.
+ Una bocca facea, che somigliava
+ le denonzie secrete e peggio ancora;
+ talor da sé facea qualche lamento,
+ come gli permetteva il suo talento.
+
+ 31
+
+ --Gran crudeltá, gran cor, gran tirannia
+ --dicea--dell'illustrissima Marfisa!
+ Chi l'avria detto mai? Gesú! Maria!
+ a un uom com'io son fatto, in questa guisa?
+ per un bardasso, ch'io non so chi sia,
+ che fe' Parigi scoppiar dalle risa,
+ giugnendo di Guascogna con la rozza
+ e con quel suo staffiere e la carrozza!
+
+ 32
+
+ Io nella stalla ho sessanta corsieri,
+ svimèr, landò, carrozze, venti legni
+ d'intaglio e d'oro con belli origlieri,
+ fodere di velluti ricchi e degni.
+ Otto lacchè, trentacinque staffieri,
+ possessioni, castella e quasi regni;
+ e posso, per la grazia del Signore,
+ pisciare in letto e dir che fu sudore.
+
+ 33
+
+ Non son sí brutto poi della persona,
+ quando un ricco vestito in dosso metto,
+ e quando ho una parrucca in testa buona
+ e un manichin di merlo che sia netto.
+ lo so che, quando alcuno mi ragiona,
+ sta sempre in riverenze e gran rispetto.
+ Ma che mi giovan tante belle scene,
+ se la Marfisa non mi vuol piú bene?--
+
+ 34
+
+ Cosí dicendo, si metteva a urlare
+ come un fanciul che al culo abbia un cavallo.
+ Prete Gualtier lo corre a confortare,
+ gridando:--Voi parete un pappagallo.
+ Qui non vi convien piangere e gridare:
+ cotesto amore alfin convien lasciallo.
+ Di troppo offeso siete: io vi consiglio
+ a lacerar la scritta dal periglio.
+
+ 35
+
+ Non vi tirate in casa quel demonio:
+ di non volerlo gran ragione avete.
+ Se passate con quello in matrimonio,
+ perdio, marchese, rovinato siete.
+ E un diavol che non teme sant'Antonio;
+ ed io nol scaccerò, benché son prete.
+ Liberatevi tosto dall'impegno,
+ o fuggo via, da sacerdote indegno.
+
+ 36
+
+ --Per caritá, Gualtier, non mi fuggire,
+ --disse Terigi;--tu di' bene assai.
+ Io voglio andare a quel dimonio, e dire
+ e far quel che non credi e che udirai.
+ La mia ragion saprò farla sentire:
+ lacererò la scritta, lo vedrai;
+ e poiché avrò esaltato il mio gran merito,
+ voglio voltarle tanto di preterito.--
+
+ 37
+
+ Cosí detto, Terigi indosso mette
+ il piú ricco vestito ch'egli avesse.
+ Dimenando le sue corte gambette,
+ va via che par che il vento lo spignesse.
+ --La regina vo' far delle vendette,
+ né baderò a menzogne né a promesse,--
+ giva dicendo, e gli occhi tondi tira:
+ giunse a Marfisa che sembrava l'ira.
+
+ 38
+
+ Eran scorsi otto giorni dalla sera
+ della conversazion che v'ho narrata,
+ che pe' disgusti ritirato s'era
+ Terigi e non l'avea piú visitata.
+ Marfisa lo guardò d'una maniera
+ la piú bizzarra che fosse inventata,
+ e non gli ha dato campo a parlar prima,
+ ma lo rimproverò di poca stima.
+
+ 39
+
+ --Meritereste--disse--che l'amore
+ c'ho per voi se n'andasse alle calcagna.
+ Mi lasciaste otto giorni contar l'ore,
+ come s'io fossi qualche vostra cagna.
+ O un asin siete, o non avete core,
+ o un core avete fatto di lasagna.
+ In parola d'onor, meritereste
+ le corna, ancor che mille capi aveste.
+
+ 40
+
+ A questo modo si trattan le spose!
+ senza creanza, rozzo villanzone!
+ Da dama, paion cose fabulose,
+ da farvi sú capitolo o canzone.
+ Fatemi un'altra ancor di queste cose,
+ perdio! non vi varrá star ginocchione.--
+ Il marchese rimase stupefatto
+ e pareva briaco, anzi pur matto.
+
+ 41
+
+ E cominciò:--Illustrissima...--ma quella
+ non gli lasciava dire una parola.
+ Ei ripiglia:--Illustrissima...--e pur ella
+ gli va serrando le sillabe in gola.
+ --Tacete lá--gridava, e pur martella
+ che non dovea lasciarla un giorno sola,
+ e che una sposa, sviscerata amante,
+ si tratta meglio, e chiamalo forfante.
+
+ 42
+
+ E perch'ei pur l'«illustrissima» intuona,
+ ella ebbe finta alcuna lagrimetta.
+ Terigi allora a un pianto s'abbandona
+ con una bocca quasi di berretta,
+ dicendole:--Illustrissima padrona,
+ per l'amor di Gesú, datemi retta.
+ Io vi chiedo perdon, ma...--Dopo questo
+ gl'impedieno i singhiozzi il dire il resto.
+
+ 43
+
+ La dama lo scusò per quella volta;
+ il resto non lo volle piú sapere.
+ --La vostra villania resti sepolta:
+ siate per l'avvenir piú cavaliere.--
+ Cosí diceva, e Terigi l'ascolta,
+ e non sapeva parlar né tacere.
+ Marfisa pur lo guarda e ha replicato:
+ --Sí, vi perdono; sí, v'ho perdonato.
+
+ 44
+
+ Anzi, perché un bel pegno tosto abbiate
+ dell'amor mio, della mia confidenza,
+ vo' che tremila zecchin d'òr mi diate,
+ ché supplir deggio a certa mia occorrenza.
+ A un tal segno d'amor vi rallegrate:
+ speditemeli tosto in diligenza;
+ ma in avvenir non fate malegrazie,
+ perch'io non vi farò sí belle grazie.--
+
+ 45
+
+ A sí gran colpo il marchese novello,
+ che nell'interno è gabelliere ancora,
+ sentissi gran rivolta nel cervello,
+ pulsare il cor che gli balzava fuora.
+ La soggezion, l'amore in un fardello
+ coll'interesse, e il dubbio lo scolora,
+ ché lo sborsar tremila zecchin d'oro
+ non gli sembrava picciolo lavoro.
+
+ 46
+
+ Volea dir sí, volea dir no, volea
+ promettere e mancar: va ruminando.
+ Gran pagamenti fatti ch'egli avea,
+ riscossion dure andava balbettando.
+ Sorridendo Marfisa soggiugnea:
+ --O vile, o pidocchioso, o miserando!
+ voi mi movete il vomito, da dama;
+ non dite piú, questo parlar v'infama.
+
+ 47
+
+ C'è Filinor guascon, che, benché paia
+ un poveruomo, ha in cor de' gran luigi;
+ e basterá ch'io mandi una ghiandaia,
+ ché gli fo grazia a chiedergli servigi.
+ Credei farvi finezza, allocco, baia,
+ cavalier delle fogne di Parigi!
+ Or vo' farvi veder come un signore
+ tratta le dame che gli fanno onore.--
+
+ 48
+
+ Cosí detto, s'appressa al calamaio
+ fingendo dissegnare un suo viglietto.
+ Non dimandar se Terigi fu gaio
+ o se fu per morirsi di dispetto.
+ Avrebbe dato il cuore, non che il saio,
+ piuttosto ch'ella scriva al giovinetto:
+ non pensa s'ella dica bene o male,
+ ma l'ammazza il viglietto al suo rivale.
+
+ 49
+
+ A' giorni suoi non fu tanto eloquente
+ quanto in quel punto il gabellier marchese.
+ Le chiedeva perdono umilemente,
+ giurava non aver le cose intese;
+ che i tremila zecchin subitamente
+ le avria mandati, i piú bei del paese,
+ e ventimila e trentamila in oro,
+ purch'ella non scrivesse a Filinoro.
+
+ 50
+
+ Quella bizzarra, dentro a sé ridendo,
+ fece per molte scosse l'ostinata;
+ ma perché alfin Terigi va soffrendo
+ e cominciava faccia rassegnata,
+ lasciò la penna e disse:--Io mi vi arrendo,
+ ché sono alfin di zucchero impastata.
+ Maledico il mio cor, che buon non sia
+ d'usar con chi l'offende tirannia.--
+
+ 51
+
+ Terigi d'allegrezza è di sé fuori,
+ le bacia in fretta tutte due le mani.
+ --Perdio--dicea,--illustrissima, i sudori
+ fareste uscir dalle midolle a' cani.--
+ Cosí detto, correva a' suoi tesori,
+ e tremila zecchini veneziani
+ tosto spedí. Marfisa a Ganellone
+ gli manda per l'incarco del guascone.
+
+ 52
+
+ Or qui potrebbe dirmi alcun lettore
+ che una dama alle truffe non discende.
+ Ed io rispondo che Matteo scrittore
+ faceva in quell'etá commedie orrende,
+ e che mettea le dame, traditore
+ piú che le putte, ove il buon vin si vende;
+ onde Marfisa il costume apparava,
+ e a tempo e luogo poi l'adoperava.
+
+ 53
+
+ Una commedia avea Matteo formata,
+ detta _La buona moglie_, e posta in scena,
+ dove una dama finta spasimata
+ d'un mercante vedeasi, molto amena.
+ Sei zecchin d'oro avea chiesti l'ingrata
+ in prestanza a colui, ch'io il credo appena;
+ con que' zecchini poi col suo marito
+ avea barato il mercante e tradito.
+
+ 54
+
+ Questo è il costume che s'usava allora
+ nelle commedie e ne' libri novelli.
+ Ora torniamo a Gan, che s'innamora
+ de' tremila zecchini, che son belli:
+ gli tocca e con la vista gli divora;
+ poi gli ripon ne' sacri suoi cancelli;
+ poi ride e dice:--Questi gli sparagno,
+ perch'io sono il mignon di Carlo Magno.--
+
+ 55
+
+ Volle che Filinoro gli facesse
+ una scrittura, in viso assai cortese,
+ con la qual dell'incarco promettesse
+ a Gan cento zecchin pagar il mese.
+ --Di questi celebrar fo tante messe
+ e marito fanciulle del paese--
+ diceva il conte; e Filinor fu tosto
+ per questa via nell'incarco riposto.
+
+ 56
+
+ Non si potria mai dir la petulanza
+ del guascon, quando egli ebbe il posto altero.
+ Tutti disprezza, e con poca creanza
+ trattava ogni piú antico cavaliero.
+ --Il parlamento ebbe una gran baldanza
+ a non darmi il sigillo dell'impero
+ --diceva;--per sua parte n'ho vergogna
+ e gliene incaco e peggio, se bisogna.
+
+ 57
+
+ Marfisa a' paladini aveva detto
+ «assassini» e «briccon» con insolenza,
+ che non aveano Filinoro eletto:
+ gli discacciava dalla sua presenza.
+ Veniva il buon Terigi, poveretto;
+ ma lo trattava con indifferenza.
+ De' tremila zecchin piú non parlava:
+ la trama col guascone seguitava.
+
+ 58
+
+ Chi avesse detto a Terigi:--Marchese,
+ la somma de' zecchini avete data
+ perché il guascon sia grande a vostre spese
+ e possa corteggiar la vostra amata,--
+ credo che in un pilastro del paese,
+ fuori di sé, la testa avrebbe data;
+ ché certo dopo quell'opra famosa
+ Marfisa e Filinor sono una cosa.
+
+ 59
+
+ Era, come abbiam detto, quel guascone
+ un garzonaccio del nuovo costume,
+ e la trattava con adulazione,
+ con un ruscel di lodi, con un fiume.
+ Partito dalla sua conversazione,
+ dicea:--Son secco, piú non vedo lume:
+ son pur noiose queste innamorate;--
+ e s'inventava cose da stoccate.
+
+ 60
+
+ Talor diceva:--Io fui da quella matta;
+ non poteva sbrigarmi dall'assedio:
+ quand'io ci son, non val che la combatta
+ perché mi lasci andar; non c'è rimedio.
+ La mi guarda languente, contraffatta;
+ la trae sospiri, ch'io muoio di tedio.
+ Le puzza il fiato sí, quando l'ho presso,
+ ch'io soffrirei piú volentieri un cesso.--
+
+ 61
+
+ La dama gli avea dato qualche volta
+ del matrimonio con Terigi un cenno.
+ Il guascon detto avea:--Siete sepolta;
+ pur le promesse mantener si denno:
+ ma se goffo è il marito, ha fatto còlta
+ la donna, ed ha fortuna s'ella ha senno.
+ Voi m'intendete giá: questi imenei
+ son per comoditá dati dai dèi.--
+
+ 62
+
+ Rideva la fanciulla estremamente,
+ dicendogli:--Tu sei pur spiritoso.--
+ Quel garzonaccio aggiungea prestamente
+ detti peggior, sicch'io dirli non oso.
+ Quando partia, Marfisa diligente
+ Ipalca gli spedia senza riposo,
+ e sali, e dolci accuse si mandavano,
+ e viglietti infocati che fumavano.
+
+ 63
+
+ Terigi in casa non trova la sposa,
+ e s'anch'ell'era in casa, ella non v'era.
+ Ognuno al meschinel narra qualcosa,
+ e s'inventava, ed egli si dispera.
+ Chi l'aveva veduta furiosa,
+ chi travestita a' ridotti la sera;
+ ond'egli era geloso e riscaldato,
+ e mandava spion per ogni lato.
+
+ 64
+
+ Se alcuna volta in casa la trovava,
+ or sbavigli, or rabuffi riscuoteva.
+ Eccoti Filinoro che arrivava,
+ e appresso la bizzarra si metteva.
+ Il marchese sudava e sospirava
+ per qualche gesto che lo trafiggeva,
+ e peggio, ché il guascon mai non partia,
+ ma volea ch'egli primo andasse via.
+
+ 65
+
+ Correa d'aprile il bel mese ridente,
+ e s'aspettava il giugno agli sponsali.
+ Il Tauro in ciel minacciava sovente
+ alla teda d'imen futuri mali.
+ Nascean de' gran sospetti veramente
+ di scioglimento ancora in fra i mortali.
+ Tutto Parigi stava in attenzione
+ su' scherzi di Marfisa e del guascone.
+
+ 66
+
+ Terigi fece dir da don Gualtieri
+ a Rugger che troncasse quella trama.
+ A Filinoro avea detto Ruggeri
+ che cercasse altra casa ed altra dama.
+ Il guascon gli rispose:--Volentieri;--
+ ma fe' peggior effetto il porre in brama,
+ ché la difficoltate ed il timore
+ fe' cercar nascondigli e punti ed ore.
+
+ 67
+
+ Liberamente lo voleva in casa
+ Marfisa, e non voleva opposizioni;
+ ma Filinor l'aveva persuasa
+ che, rubati, miglior sono i bocconi.
+ Ed ella per amor cheta è rimasa,
+ cercando or buche, or tane ed or cantoni.
+ Se n'andava l'onor di male in peggio
+ per le altrui vigilanze ed il motteggio.
+
+ 68
+
+ La mascheretta a' furtivi sospiri
+ era alla dama opportuna sovente.
+ Finito il carnoval, per i raggiri
+ veniva la quaresima assistente,
+ i sermon sacri ed i santi ritiri,
+ e il zendal era un mezzo onnipossente:
+ ch'è la finezza dell'usanza nuova
+ far quel che alletta, e quel che alletta giova.
+
+ 69
+
+ Nuovamente a Rugger Terigi accocca
+ il cappellan Gualtieri, a dirgli aperto
+ che troppo l'onor suo Marfisa tocca
+ e che il nuzial rimanderá per certo.
+ Rugger afflitto non apriva bocca;
+ e poich'egli ebbe sofferto e sofferto,
+ a Carlo Magno un giorno fece istanza
+ che a Filinoro facesse aver creanza.
+
+ 70
+
+ Non s'usavan duelli, e le vendette
+ s'erano riformate dall'antico:
+ per vie nascoste dirette e indirette,
+ chi mente avea domava l'inimico.
+ Narrò Rugger a Carlo e cinque e sette
+ bricconerie del guascon ch'io non dico,
+ le corna di Terigi e di Marfisa
+ e il disonor della magion di Risa.
+
+ 71
+
+ Carlone, vecchio rimbambito, ascolta;
+ e perch'egli era d'impression gagliarda,
+ appena ebbe Rugger data la volta,
+ chiama il guascon, che un momento non tarda,
+ e disse:--Sappi che, se una sol volta
+ andrai dov'è Marfisa, ben ti guarda,
+ io te lo giuro da quel re che sono,
+ che ti farò morir senza perdono.--
+
+ 72
+
+ A Gano Filinor racconta il caso.
+ Il Maganzese corre a Carlo Magno,
+ e come bufol menalo pel naso,
+ narrando la faccenda da mascagno;
+ tanto che il rimbambito è persuaso,
+ e in rabbia con Rugger batte il calcagno;
+ e rivocando i primi ordini suoi,
+ disse al guascon:--Va' a far ciò che tu vuoi.--
+
+ 73
+
+ Io so che mi dirá qualche lettore:
+ --È impossibil per queste frascherie
+ s'incomodasse un tanto imperatore.--
+ Rispondo ch'io non dico mai bugie,
+ e ch'egli avea ricorsi a tutte l'ore
+ per odii, per timor, per gelosie.
+ Dame e serventi, come le formicole,
+ volean dall'imperier cose ridicole.
+
+ 74
+
+ Ecco di nuovo incomincia la tresca
+ de' nascondigli e degli amor secreti.
+ Terigi le minacce pur rinfresca,
+ quando il garbuglio stran Rugger non vieti.
+ Don Guottibuossi don Gualtier ripesca
+ e trova scuse, e gridano tra preti:
+ rattaccónanla un tratto, e quattro e diece;
+ ma alfin non c'è piú stoppa né piú pece.
+
+ 75
+
+ Era un dí di quaresima, e nel duomo
+ per il predicator v'era gran piena,
+ ché si teneva inarrivabil uomo
+ per eloquenza e mente e voce e lena.
+ Predicava ogni dí che il volean domo
+ i suoi persecutor; ma:--La balena
+ --dicea--non teme il morsecchiar de' granchi,--
+ e Dio non vuol che l'uditorio manchi.
+
+ 76
+
+ Un fraticel piú franco non fu visto.
+ Usa argomenti e prove non piú intese.
+ Saltava dalla passion di Cristo
+ ad una descrizion del mal francese.
+ Poiché dell'«attrazione» avea provisto
+ e «parti eterogenee» il paese,
+ e d'un trattato bel di notomia,
+ faceva il crocione e andava via.
+
+ 77
+
+ La «predestinazione» usava farla
+ di sabato, perché gli altri oratori,
+ non predicando il sabato, ascoltarla
+ potessero con gli altri ascoltatori.
+ Ma la ragion probabile, a pensarla,
+ ch'ei spargesse di sabato i sudori,
+ era ch'essendo solo quella volta,
+ facea nel borsellin maggior raccolta.
+
+ 78
+
+ Scrive Turpin che in questa sua fatica
+ avea detta una cosa bella assai,
+ cioè che Cristo nella storia antica
+ a Pietro disse:--Tu mi negherai;--
+ e che Pietro risposto avea:--Né mica;
+ ciò che dite, maestro, non fia mai;--
+ ma che Pietro alla fin l'avea negato,
+ siccome Cristo avea pronosticato.
+
+ 79
+
+ --E sapete perché--gridava il frate--
+ Pietro avea detto il falso, e il vero Cristo?
+ Questo fu: state cheti e m'ascoltate.
+ Perché di Pietro piú ne sapea Cristo.--
+ Turpino scrive che le sputacchiate,
+ a questa distinzion tra Pietro e Cristo,
+ furon tremila cento e settantotto,
+ e che rise Dodon che gli era sotto.
+
+ 80
+
+ Ma ripiglio la storia. Il fraticello
+ de' costumi del secol predicava.
+ Sedea Terigi proprio in faccia a quello,
+ che con gli occhi suoi tondi l'ascoltava.
+ Un sedil vuoto ha innanzi, e il frasconcello
+ del guascon con disprezzo lo pigliava;
+ gli siede avanti, e talor si volgea
+ e lo guardava in viso, e poi ridea.
+
+ 81
+
+ Parecchie asinitá, simili a questa,
+ dice Turpin che gli andava facendo;
+ ma l'ultima gli fu tanto molesta,
+ che fu quasi per trarre un guaio orrendo.
+ Una lettra il guascon poco modesta,
+ che ancor fresco ha l'inchiostro, va leggendo,
+ e la tien tanto aperta e sí palese,
+ che leggerla potesse anche il marchese.
+
+ 82
+
+ In fronte avea la lettera: «Cor mio!»
+ il contenuto non lo voglio dire;
+ basti saper che il fine era un addio
+ da far di tenerezza un uom svenire.
+ --Miserere di me, che mai vegg'io!--
+ disse Terigi e si poté sentire;
+ perch'ell'era una lettera, una manna,
+ di pugno proprio della sua tiranna.
+
+ 83
+
+ Non si ricorda piú d'esser in chiesa,
+ né del predicador, né dell'udienza.
+ Si leva e corre con la faccia accesa,
+ come se lo cacciasse la scorrenza.
+ Dá d'urto negli astanti e fa contesa;
+ s'è scordato il «con grazia» e il «con licenza»:
+ fece rivolta come un Truffaldino,
+ arrabbiato, grassotto e piccolino.
+
+ 84
+
+ Esce dal tempio alfine, a casa è giunto,
+ e don Gualtier, suo mansionario, chiama.
+ --Prete--gli disse,--è questo il duro punto,
+ ch'abbandono Marfisa, che non m'ama.
+ Non m'ama, mi tradisce! Son consunto:
+ si freghi dietro il suo titol di dama.
+ Véstiti in lungo tosto, e m'ubbidisci:
+ questa scritta nuzial restituisci.--
+
+ 85
+
+ Poi della lettra e del guascon sfacciato
+ gli narra. Don Gualtier facea stupori:
+ poscia in veste talare s'è avviato
+ alla magion di Risa a far rumori;
+ e poiché il caso e il comando ha narrato
+ del padron suo, la scritta trasse fuori.
+ Sopra d'un tavolin la pose, e poi
+ volge le spalle e va pe' fatti suoi.
+
+ 86
+
+ Bradamante è caduta in sfinimento;
+ don Guottibuossi corre per l'aceto;
+ Ruggero è saggio e prova un gran tormento:
+ volea gridar, voleva starsi cheto.
+ Marfisa seppe il fatto e, come il vento,
+ spedisce Ipalca al guascone in secreto
+ a dirgli che, se il mondo rovinasse,
+ ella gli vorria bene, e ch'ei l'amasse.
+
+ 87
+
+ Queste difficoltá, questi fracassi,
+ questi accidenti grandi da narrarsi,
+ eran per la bizzarra giuochi e spassi,
+ perocché andava dietro a immaginarsi
+ che nelle brutte e ne' talenti bassi
+ la vita cheta sol potesse darsi.
+ --Le marmotte--diceva--di pel tondo
+ non sono buone a tener desto il mondo.
+
+ 88
+
+ Chi ha merito--diceva--il mondo tiene
+ sempre in discorso e in sé col guardo vòlto.
+ Che dica bene o male, o male o bene,
+ di questa cosa non mi curo molto.
+ De' bacelloni han delle sciocche pene,
+ ma i scempi non gli curo e non gli ascolto.
+ L'invidia e l'ignoranza può contendere,
+ ma il mondo è per metá sempre da vendere.--
+
+ 89
+
+ Dalle commedie e da romanzi nuovi
+ traea gran parte de' suoi bei riflessi.
+ Nelle pubbliche piazze e ne' ritrovi,
+ nelle botteghe, e tra birri e tra messi,
+ si fanno ciarle intanto, e par che provi
+ ognun che il caso nato ben non stessi,
+ che buona cosa avea Terigi fatta
+ e che Marfisa era una bella matta.
+
+ 90
+
+ Di Filinor la voce universale
+ dicea ch'egli era un cavalier briccone.
+ Ei va pensando riparare al male:
+ sfida Terigi con un cartellone;
+ che scelga il campo e l'arma; che a mortale
+ duello il vuol per la riputazione.
+ Terigi, grasso, pigro e piccoletto,
+ fu per morir quando il cartello ha letto.
+
+ 91
+
+ L'onor non vuol che tardi alla risposta,
+ né che ricusi la disfida certo;
+ ma se guarda alla trippa mal disposta
+ e ascolta il cor, si ritrova diserto.
+ Chiama il prete Gualtieri:--Deh! t'accosta,--
+ dicendo, ed il cartel gli dava aperto.
+ Don Gualtier legge. Il caso del duello
+ non vo' dirvi per or, ch'è troppo bello.
+
+
+FINE DEL CANTO SETTIMO
+
+
+
+
+CANTO OTTAVO
+
+
+ ARGOMENTO.
+
+
+ Il duello non segue per la mente
+ di don Gualtier. Marfisa è screditata.
+ La corregge Ermellina. Agiatamente
+ Gano sen muore in forma inaspettata.
+ Bandito è Filinor: resta furente
+ Marfisa e fuor di modo disperata.
+ A Turpino arcivescovo Ruggero
+ chiede di porla a forza in monastero.
+
+
+ 1
+
+ De' costumi del secol predicava
+ il fraticel, se vi ricorda, ho detto.
+ Pulitamente ogni punto toccava
+ dell'andazzo vizioso maledetto.
+ Nel suo quaresimal non si trovava
+ sermon che fosse, come quel, diretto,
+ della gola, dell'ozio e degli amori.
+ Le costure scuoteva agli uditori.
+
+ 2
+
+ Delle miglior cucine di Parigi,
+ de' miglior letti e delle miglior tresche,
+ de' luoghi ove scorrevano i luigi
+ per gozzoviglie e per guanciotte fresche,
+ dove dell'allegria sempre i vestigi,
+ era, e del giuoco e delle piú dolci esche:
+ avea 'l frate studiato in fra l'untume
+ del secolo il sermon sopra il costume.
+
+ 3
+
+ Donde sapea del secol la malizia,
+ perché vivea nel secol veramente;
+ ma al minacciar la divina giustizia,
+ il secol si rideva apertamente;
+ ché gli equivoci, i vini e la dovizia,
+ ch'egli ogni dí cercava in fra la gente,
+ facea che il detto: «Fa' quel ch'io ti dico,
+ non quel ch'io fo» non s'apprezzasse un fico.
+
+ 4
+
+ Turpin sotto al suo ricco baldacchino
+ era nel duomo, e avea presso Dodone.
+ Si volse a quel, dicendo:--Paladino,
+ perdio! questo è un bel pezzo di sermone.
+ Dovria pentirsi il secolo assassino
+ a tai sudor di noi sacre persone.
+ Parmi che passi delle vostre colpe
+ questo sant'uom piú addentro che alle polpe.--
+
+ 5
+
+ Dodon rispose:--Arcivescovo mio,
+ del secol questo frate ha detto il vero;
+ ma fatemi un piacer, se amate Dio:
+ i vostri frati radunate e il clero,
+ ché un giorno voglio lor predicar io,
+ e facilmente di provarvi spero
+ che il maggior mal, che nel mio secol sia,
+ deriva dalla vostra sacristia.--
+
+ 6
+
+ Turpin prudente e grave partí zitto
+ con la sua cappa magna e il pastorale,
+ dicendo:--Un bel tacer non fu mai scritto.--
+ Benediceva il mondo universale,
+ ed alla mensa vescovil, che vitto
+ pareva d'Epicuro, la morale
+ rammemora del frate, disprezzando
+ gli stravizzi del secolo nefando.
+
+ 7
+
+ Ma dove scorro? Io chiedo umil perdono
+ a Turpin, che dal ciel forse m'ascolta.
+ Altro non penso ed altro non ragiono
+ che fatti da lui scritti quella volta.
+ Ora a Terigi ritornar fia buono,
+ che la disfida del guascone ha tolta
+ a esaminar col cappellan, dicendo:
+ --Tu vedi, prete: _me tibi commendo_.--
+
+ 8
+
+ Prete Gualtier non era senza testa:
+ conosce ben che il guascone era accorto;
+ che il gradasso facea nella richiesta,
+ perché Terigi era grassotto e corto.
+ E disse:--Nulla non temete; a questa
+ disfida io vi trarrò con lode in porto.
+ Qui deluder convien l'arte con l'arte,
+ come c'insegnan le moderne carte.--
+
+ 9
+
+ Gli pose innanzi penna e calamaio,
+ dicendo:--Quel ch'io detto voi scrivete.--
+ Disse Terigi:--Io scrivo tutto gaio;
+ ma pensa a quel che detti, caro prete.--
+ Dicea Gualtier:--Ho il guascon nel mortaio.
+ Scrivete pur, ché non vi pentirete.--
+ E finalmente il buon Terigi scrisse
+ ciò che volle Gualtier, che cosí disse:
+
+ 10
+
+ «Io Terigi, marchese e duca e conte
+ e signore di eccetera, al guascone
+ Filinor dice ch'egli ha le man pronte
+ al duello minacciato e lo spadone;
+ che sceglie il campo, e fia di lá dal ponte,
+ di Senna in sulle rive, al torrione;
+ ma avverto Filinor che prima impari
+ che i duelli non seguon che fra pari.
+
+ 11
+
+ Voi del re Carlo Magno e imperatore
+ di cavalier di camera nel posto
+ siete, e persona pubblica; io signore
+ privato son: sicché tutto all'opposto.
+ S'io v'ammazzo, vedete in qual errore
+ di lesa maestade incorro tosto.
+ Nessun mi può salvar dalla rovina
+ del fisco e della morte repentina.
+
+ 12
+
+ Se voi mi trafiggete, io son privato:
+ v'è assai piú facil rattoppar la cosa.
+ Questa disuguaglianza è gran peccato
+ e una sopraffazione vergognosa.
+ Quando avrete l'incarco rinunziato,
+ non sará la disfida difettosa;
+ e allora al torrione oltre alla Senna
+ v'attenderò diritto come antenna».
+
+ 13
+
+ Scritta la lettra, diceva Terigi:
+ --Non vo' mandarla, grida a tuo talento.
+ Può rinunziare, e allor, per san Dionigi!
+ venga a me l'olio santo pel cimento.--
+ Dicea Gualtieri:--Io sfido Malagigi
+ a ritrovar piú sano pensamento
+ co' suoi dimon. Non abbiate paura,
+ ché vi fa grande onor la mia scrittura.--
+
+ 14
+
+ Questo viglietto il prete, buona lana,
+ fe' che Terigi a Filinor spedisce.
+ Al guascon la risposta parve strana:
+ pensa e ripensa e nulla stabilisce.
+ Lasciar l'incarco non è cosa sana;
+ questa risoluzion forte abborrisce,
+ perocch'è necessaria la prebenda:
+ e par che la risposta non intenda.
+
+ 15
+
+ Replica la disfida e chiama vile
+ il marchese Terigi e poltroniere.
+ Gualtieri è corbacchion di campanile:
+ risponde che l'accetta con piacere;
+ ma che rinunzi prima, s'è civile,
+ il suo pubblico incarco all'imperiere,
+ e poscia che sará di lá dal ponte,
+ in sulla Senna, come un Rodomonte.
+
+ 16
+
+ Comincia Filinor pubblicamente
+ a narrar per la piazza le faccende.
+ Terigi è in sull'avviso, e colla gente
+ narra la sua risposta e si difende.
+ Ognun gli dá ragione apertamente,
+ e la bassezza del guascon riprende.
+ Tutto Parigi entrato era in questione,
+ e si dava al marchese la ragione.
+
+ 17
+
+ Ne' pubblici discorsi la canzona
+ finiva in sulle spalle di Marfisa.
+ Se le metteva in capo una corona
+ di pazza, d'immodesta e d'altra guisa.
+ Si sa che, quando un popolo ragiona,
+ ha piú valor chi muove maggior risa,
+ né si guarda alla dama o alla plebea
+ ne' titoli, ne' detti o nell'idea.
+
+ 18
+
+ Se avea Marfisa amica donna alcuna,
+ si potea dir che questa era Ermellina.
+ La moglie del danese era quell'una
+ che sola le poteva star vicina.
+ Era una dama fatta in buona luna,
+ che si piccava d'esser indovina,
+ sincera, perspicace e di coraggio,
+ atta a dar un consiglio molto saggio.
+
+ 19
+
+ Sentendo il mormorio de' susurroni
+ e lo sparlar contro Marfisa amica,
+ aveva detto a parecchi:--Bricconi
+ e della caritá gente nimica!--
+ Poi per andare a far le ammonizioni,
+ si fece portar via 'n una lettica,
+ e le stimate fece con le mani,
+ giunta a Marfisa, e disse:--Ho degli arcani.
+
+ 20
+
+ Cara figliuola mia, tutto il paese
+ discorre che Terigi t'ha piantata.
+ Ma poco stimo il fatto del marchese:
+ piú mi trafigge l'altra intemerata;
+ ché mille lingue serpentine accese
+ t'hanno assai malmenata e screditata.
+ Si fanno sopra te discorsi orrendi,
+ come se fosti qualche... tu m'intendi.
+
+ 21
+
+ Queste imprudenze, questi nascondigli,
+ il voler a tuo modo senza freno,
+ le lettere amorose, i tuoi puntigli
+ per certi Filinor sono un veleno;
+ e désti a sospettar sino a' conigli,
+ e a dir ch'è il tuon, dove appare il baleno.
+ Io ti difendo, ma una lingua sola
+ non può frenar d'un popolo la gola.--
+
+ 22
+
+ Rispose allor Marfisa:--A modo mio
+ la vorrò sempre; non son piú ragazza.
+ Perché ho mente e intelletto e spirto e brio,
+ dal volgo ignaro son creduta pazza;
+ ma se innocente sono appresso Dio,
+ non bado a' pregiudizi della piazza.
+ Terigi, i maldicenti e le lor voci
+ io tengo dove soffiansi le noci.--
+
+ 23
+
+ L'Ermellina soggiunse:--Adagio un poco,
+ cara sorella, non vi riscaldate.
+ Con questo furor vostro e troppo foco,
+ credendo farvi onor, vi rovinate.
+ Gesú, Giuseppe e la Madonna invoco,
+ e vi farò veder che v'ingannate,
+ e che il vostro cervello ha un po' di vizio,
+ credendo il mondo sempre in pregiudizio.
+
+ 24
+
+ Sonvi tre leggi, e la divina è prima,
+ la seconda è del re che ci corregge,
+ forma il popol la terza in ogni clima;
+ benché non paia, ella è purtroppo legge.
+ L'ubbidir la divina e farne stima
+ fa, dopo morte, Dio pel ciel ci elegge;
+ chi la seconda offende, non fa bene,
+ perché ha morte, prigione ed altre pene.
+
+ 25
+
+ Gli offensor della prima, al pentimento,
+ trovan misericordia ed han perdono.
+ Il re pietoso, ed anche oro ed argento,
+ fa cambiar la seconda nel suo trono.
+ Se il popol giudicato ha il portamento
+ di donna, d'uomo, o l'ingegno, non buono,
+ perdio! s'è santo ed ha cervel divino,
+ è un ladro, un traditor, un Truffaldino.
+
+ 26
+
+ Le colpe innanzi a Dio non sono oscure,
+ il re co' suoi processi le fa chiare;
+ il mondo guarda, e fa sue conietture:
+ dritte o torte che sien, vuol giudicare.
+ E, verbigrazia, tu non vuoi misure
+ nel viver, nel parlar, nel praticare;
+ nel cor potresti anch'esser santa Rosa,
+ t'ha giudicata il mondo un'altra cosa.
+
+ 27
+
+ E se viver pur déi del mondo in mezzo
+ con buona fama e con riputazione,
+ s'ei col giudizio t'ha posta nel lezzo
+ e sei del mondo in trista opinione,
+ dell'innocenza attenderai da sezzo
+ premio nel ciel, ma non fra le persone;
+ né t'appagar di qualche riverenza
+ d'adulazione o di concupiscenza.
+
+ 28
+
+ Molto ben sa la legge nel suo core
+ la maritata, che le pose il mondo;
+ la sa la vedovella pel suo onore,
+ e la fanciulla la conosce a fondo:
+ ma la foia, il capriccio ed il furore,
+ la vanitá mena la mazza a tondo;
+ e maritate, vedove e donzelle
+ spezzan le leggi e fabbrican novelle.
+
+ 29
+
+ Un «costume novel» detto è l'abuso.
+ Gli scrittoracci pieni di lussuria
+ co' lor riflessi aiutano il mal uso, '
+ perché godon veder le donne in furia;
+ e i giovinastri lor dicon sul muso
+ ch'è sciocco pregiudizio il far penuria.
+ Ma il mondo in pieno a chi non ha cervello,
+ credi, Marfisa, dietro fa un libello.
+
+ 30
+
+ Scommetterei, sorella, che se sposa
+ t'esibisci al guascon, ch'è tuo piacere,
+ la tua gioia, il tuo core, la tua rosa,
+ e che speri che t'ami di sapere;
+ ei rivolge il discorso ad altra cosa,
+ facendo il sordo o albanese messere,
+ ché quanto piú vizioso è l'uomo e franco,
+ men vuol Marfise per ispose al fianco.
+
+ 31
+
+ Credi alfin che la donna in suo contegno,
+ che dello stato suo la legge osserva,
+ laudata vien dal degno e dall'indegno,
+ e general riputazion conserva.
+ Questo sciôr matrimoni a un picciol segno
+ e del proprio capriccio farsi serva,
+ il cambiar Filinori a fantasia
+ e il cagionar duelli, è una pazzia.--
+
+ 32
+
+ Dall'Ermellina in fuori, la bizzarra
+ un tal discorso non avria sofferto.
+ In sulla lingua avea la scimitarra;
+ pur disse cheta:--Io non credea per certo
+ che mi veniste innanzi con le carra
+ di riflession, ch'io dono al vostro merto.
+ Leggi o non leggi, universale o mondo,
+ io nulla intendo e nulla mi confondo.
+
+ 33
+
+ Piú libera di me ne' portamenti
+ è la duchessa Fulvia de' Migliori,
+ e la reina Isotta fa portenti,
+ e la marchesa Ilaria co' signori.
+ --Allega delle matte piú di venti
+ in tua difesa, alfin poco t'onori
+ --disse Ermellina,--ch'anche i disperati
+ dicon:--Non sarem soli in fra i dannati.--
+
+ 34
+
+ Orsú, tu déi lasciar cotesta vita
+ e devi Filinoro abbandonare.
+ Pónti in contegno, ed a Terigi unita
+ voglio vederti e il filo rappiccare.
+ La giovinezza fugge, e quando è gita,
+ sai che non suole addietro ritornare.
+ Ti ridurrai vecchiaccia ricusata,
+ abborrita, ridicola e muffata.--
+
+ 35
+
+ Scrive Turpin che a questa volta sola
+ pianse Marfisa assai dirottamente.
+ Abbracciando Ermellina, la parola
+ non potea sciôr pel singhiozzar frequente.
+ Poi disse alfine:--Amica, la tua scola
+ non voglio disprezzar, sarò prudente;
+ ma dell'abbandonare il mio guascone
+ io non ho cor per tal risoluzione.
+
+ 36
+
+ Caro colui! Quegli occhi, i capei biondi,
+ lo spirito elevato, l'eloquenza,
+ que' sospir caldi, i sguardi moribondi,
+ la franchezza, l'affabile presenza,
+ le erudizion che vaglion mille mondi,
+ quella non so qual nobile insolenza,
+ quel sprezzar snello e quella maggioranza
+ fanno che del cor mio non me n'avanza.
+
+ 37
+
+ E' tiene un alfabeto regolato,
+ co' nomi e colle nascite a puntino,
+ d'ogni tenor, di qualunque castrato,
+ e d'ogni ballerina e ballerino,
+ e d'ogni cantatrice sa il casato,
+ l'abilitá, la vita e il vagheggino;
+ insomma un cavalier d'usanza nuova
+ piú pulito di lui non si ritrova.
+
+ 38
+
+ Dio ti dica per me se delle mode
+ ei s'intende all'eccesso, e del buon gusto
+ e delle acconciature e delle code,
+ d'un abito, d'un drappo e d'un imbusto;
+ se in un teatro sa chi merta lode,
+ se d'un poeta sa decider giusto.
+ Di Marco e di Matteo nelle riforme
+ scopre il bel, vede il buono, è a me conforme.
+
+ 39
+
+ Ponlo con un cattolico, è cristiano;
+ ponlo con un eretico, ei s'adatta;
+ con un pagano, e' par nato pagano;
+ con un giudeo, giudeo sembra di schiatta.
+ Accorda tutto, è universale e piano,
+ e veramente sa come si tratta;
+ coltiva tutti, con ognuno è amabile,
+ e infine è un uom moderno, inarrivabile.
+
+ 40
+
+ Io non posso, Ermellina; ti prometto
+ che sono indiavolata per colui:
+ non lascerò giammai quel caro oggetto;
+ mai piú, Ermellina, d'uom sí cotta fui.
+ Se tu provassi il foco c'ho nel petto
+ per le bellezze, per i merti sui,
+ tu piangeresti e mi compatiresti,
+ e per compassion m'aiuteresti.--
+
+ 41
+
+ E qui Marfisa al collo d'Ermellina
+ piangeva e singhiozzava amaramente.
+ L'altra avea la corata tenerina,
+ e sapea ben che Amore era possente;
+ donde, commossa, scorda la dottrina,
+ comincia a lagrimar dirottamente,
+ e quando il singhiozzar le permettea:
+ --Convien lasciar... convien lasciar...--dicea.
+
+ 42
+
+ Marfisa sempre va crescendo il pianto,
+ dicendo:--Io non lo posso, ché son morta.--
+ Intenerisce l'altra, che altrettanto
+ apre a un ruscel di lagrime la porta.
+ Ma finalmente disse:--Vedo quanto
+ sei spolpata d'amore; ti conforta.
+ Io scopro che a guarirti le parole
+ son vane e che un miracolo ci vuole.
+
+ 43
+
+ E però del caffé, del cioccolate
+ io vo' mandare a certe donne sante,
+ acciò con le preghiere infervorate
+ ti facciano scordar cotesto amante;
+ ed io per tre domeniche ordinate
+ farò la comunion santificante.
+ Tu alla sacra famiglia fa' orazione,
+ e t'uscirá dal cor questo guascone.--
+
+ 44
+
+ Marfisa alle sue massime rispose
+ pazzi detti del secolo d'allora,
+ che gli _Ottimismi_ e l'altre opre famose
+ le avean mandato il cerebro in malora.
+ L'altra le mani agli orecchi si pose
+ fuggendo, e credo ch'ella fugga ancora,
+ maledicendo l'ozio, gli scrittori,
+ il costume novello e i Filinori.
+
+ 45
+
+ Quel di Guascogna intanto al torrione
+ di lá da Senna ogni dí passeggiava:
+ con lungo spaventevole spadone,
+ per far duello, il marchese aspettava.
+ Il marchese alla corte di Carlone,
+ a veder se l'incarco rinunziava,
+ manda ogni giorno; e pur lo trova saldo,
+ e lascia che passeggi nel suo caldo.
+
+ 46
+
+ Poi di soperchiator gli dá la taccia
+ e lo predica vile e prepotente.
+ I paladini con scoperta faccia
+ condannan Filinoro apertamente.
+ A poco a poco fuggon la sua traccia;
+ dove son, non lo vogliono per niente;
+ come un codardo, un messo, un contadino,
+ non l'accettano piú nel lor casino.
+
+ 47
+
+ Per sua maggior sventura il conte Gano,
+ suo direttore, a novant'anni giunto,
+ per il catarro è a letto, dalla mano
+ del medico sfidato, al duro punto,
+ né se gli può parlar, perché il piovano,
+ che con l'estrema unzion giá l'aveva unto
+ e gli accomanda l'anima, dicea
+ che andarlo a disturbar non si potea.
+
+ 48
+
+ Berta piangente e mezza in sfinimento
+ dicea che certo ella gli andava dietro,
+ che si sentia nel cor presentimento,
+ che non potea soffrire il caso tetro;
+ e poi chiede al piovan se testamento
+ faceva il conte Gano, e di qual metro,
+ soggiungendo:--Piovano, io sono certa
+ che gli ricorderete la sua Berta.--
+
+ 49
+
+ Il piovan rispondea:--State pur cheta,
+ ch'egli ha disposto con somma prudenza.
+ Un'anima di Dio, né piú discreta,
+ non ho trovata in altra mia assistenza.
+ Gran confession da dottor, da profeta!
+ gran sottile, illibata coscienza!
+ Ma giá sapete in quanta divozione
+ faceva ogni otto dí la comunione.--
+
+ 50
+
+ Gano il suo testamento avea rogato,
+ e istituita una mansioneria
+ perpetua nel piovan che aveva a lato,
+ e in quello che in _pro tempore_ faria.
+ Per ogni messa ordinava un ducato;
+ e inoltre un funeral commesso avia
+ di quarantotto torcie di gran peso,
+ incerto pel piovan di zelo acceso.
+
+ 51
+
+ Trecento preti aveva anche ordinati,
+ e a ciaschedun di tre libbre un torchietto,
+ duemila sacrifizi celebrati
+ lo stesso dí ch'entrava in cataletto.
+ Infiniti legati a preti, a frati.
+ Della disposizione il resto ometto,
+ ché basta il dir del testamento quanto
+ vi fa veder che Gano è morto santo.
+
+ 52
+
+ Il Maganzese mille tradimenti
+ aveva fatti e usate sodomie,
+ mandate in chiasso e in preda a' malviventi
+ le stuprate donzelle e per le vie,
+ ed infamati avea mille innocenti,
+ e fatti usurpi e truffe e ruberie,
+ né verbo si leggea nel testamento
+ di rifar danni o di risarcimento.
+
+ 53
+
+ Lo volle morto Dio di novant'anni
+ sul letto ed affogato dal catarro;
+ ed i sacri leviti in grand'affanni
+ la santitá di lui misero in carro.
+ Deh, lettor mio, non creder ch'io t'inganni;
+ Turpin lo scrisse, io quel ch'ei scrive narro:
+ che al seppellir di Gano un cieco nato
+ guarí, perché il suo corpo avea toccato.
+
+ 54
+
+ Sappiam che Dio per sua misericordia
+ talora a' tristi lunga etá concede,
+ perché con lui si mettano in concordia
+ un giorno o l'altro, e questo abbiam per fede.
+ Ma lo star con Gesú sempre in discordia,
+ testando alfin come di Gan si vede,
+ prete Turpin può ben scriver miracoli,
+ non porrei Gano mai su' tabernacoli.
+
+ 55
+
+ Morto Gano, il guascon divenne come
+ un uom storpiato a cui la gruccia è tolta.
+ Ognuno a modo suo gli cambia nome,
+ e in ridicol lo mette e non l'ascolta.
+ Un fulmine gli venne in sulle chiome,
+ ch'ogni fortuna sua gli ebbe sepolta,
+ perché una legge nuova è fuori uscita,
+ che i duelli bandia, pena la vita.
+
+ 56
+
+ Contro la legge egli era sfidatore:
+ fu rilasciato l'ordin di pigliarlo.
+ S'avvide il furbo, e di Parigi fuore
+ fuggí né si poté piú ritrovarlo;
+ e fu bandito come traditore,
+ con taglia a chi potesse ghermigliarlo.
+ Marfisa, come il bando udí gridare,
+ voleva alla cittá foco appiccare.
+
+ 57
+
+ Se mai le lingue a screditar la dama
+ s'erano per lo innanzi affaticate,
+ in cento doppi al bando ognun l'infama,
+ narra le storie vere e le sognate.
+ L'infelice Rugger per la sua fama
+ don Guottibuossi chiama a sé, l'abate.
+ Il prete ha stabilito poco innante
+ una risoluzion con Bradamante.
+
+ 58
+
+ E disse:--Per tôr via peggior vergogna,
+ che potria far Marfisa al nome vostro
+ (ch'io so ch'ella è disposta e ch'ella agogna
+ fuggir di notte dietro al suo bel mostro),
+ far istanza a Turpino vi bisogna
+ che a ficcarla v'aiuti in qualche chiostro.
+ Dalla man vescovile ivi serrata,
+ crepi di rabbia, giovane o invecchiata.--
+
+ 59
+
+ Piacque il consiglio al buon Ruggero, e tosto
+ andossi all'arcivescovo Turpino.
+ E le preghiere e il desiderio esposto,
+ Turpin rispose:--Caro paladino,
+ io veggo a gran cimento tu m'hai posto:
+ conosco di Marfisa il cervellino,
+ e temo esporre a troppo grave rischio
+ le monachette con quel bavilischio.--
+
+ 60
+
+ Era Turpino un vecchierel scarnato,
+ con naso grande, adunco e pavonazzo,
+ ciglia avea grosse e collo sperticato,
+ come un Scipio African d'un tristo arazzo.
+ Piccoli ha gli occhi, il mento in su voltato:
+ nel ragionar faceva un gran rombazzo,
+ ché voce grossa aveva, ed i polmoni
+ robusti ancora a spinger paroloni.
+
+ 61
+
+ Non avea grande acume, tuttavia
+ era un gran parlatore, era zelante.
+ Avea di scriver sempre fantasia,
+ ed ha gran fogli e calamai davante.
+ Con poca lingua e poca ortografia
+ scrivea la storia di Carlo regnante,
+ la qual fu poscia per tant'anni tema
+ a' gran poeti, or è del mio poema.
+
+ 62
+
+ Seguendo con Ruggero il suo discorso,
+ con voce grossa e da gran zelo acceso,
+ disse:--Rugger, tu mi chiedi un soccorso,
+ che infinite persone hanno preteso;
+ né so come il costume sia trascorso
+ ad una corruzion di tanto peso.
+ Omai fratel né padre di famiglia
+ alla suora comanda od alla figlia.
+
+ 63
+
+ Infin che in fresca etá ne' monasteri
+ si mettan le figliuole o le sorelle,
+ a questo condiscendo volentieri,
+ so che l'han care anche le monacelle.
+ Ma che voi, conti, duchi e cavalieri,
+ disperati per mille taccherelle,
+ vogliate ch'io le chiuda di trent'anni,
+ perdio! convien per forza ch'io m'affanni.
+
+ 64
+
+ O tristo esempio certo o poca testa
+ inauditi disordini cagiona.
+ Un figliuol giuoca, quell'altro s'impesta,
+ l'altro prostituisce sua persona:
+ de' padri un si percuote, un si tempesta,
+ né in casa posson far correzion buona;
+ ma sturban contro a' figli dissoluti
+ la maestá del re, perché gli aiuti.
+
+ 65
+
+ Per le fanciulle matte ogni momento
+ si chiede asilo a' vescovi nel chiostro.
+ Dove avete il cervello e il pensamento,
+ che non possiate comandar sul vostro?
+ Ma la vera ragion, per quel ch'io sento,
+ della rivoluzion del secol nostro,
+ è il costume novel, l'ozio, gli amori,
+ e la vita epicuria e gli scrittori.
+
+ 66
+
+ I capi di famiglia e i padri omai
+ non possono por freno a' figli loro,
+ perché difetti han sulle chiappe assai,
+ e divenuto è vil castrone il toro.
+ Chi ha la coscienza lorda, guai!
+ poco poi vale a fare il Boccadoro
+ sopra le mogli e sopra le figliuole.
+ Ognun si ride, e poi fa ciò che vuole.
+
+ 67
+
+ E passa il vizio per ereditade
+ di madre in figlia e di padre in figliuolo.
+ Invero io veggio cose per le strade,
+ ch'io tiro salti come un cavriolo,
+ perché a' miei giorni erano cose rade,
+ ne' piú rimoti nascondigli solo;
+ e vorrei divenire e cieco e sordo,
+ quando i nostri bei tempi mi ricordo.
+
+ 68
+
+ Ben sai, Rugger, che storico son io
+ de' fatti del re Carlo e de' campioni.
+ Quand'io confronto i fatti vecchi e il mio
+ scriver novel, mi triemano gli arnioni.
+ L'imbroglio nel qual sono, lo sa Dio,
+ nel porre a libro le novelle azioni.
+ Il lusso, l'ozio ed il costume tristo
+ forman casi ridicoli, per Cristo!
+
+ 69
+
+ Son ridotto a notar: «Nel tal millesimo
+ le donne si tagliâr corti i capelli.
+ Del tal la moda non volle il medesimo;
+ lunghetti e pengiglianti volle quelli.
+ Nel tal fatti in cignone sul battesimo.
+ Nel tale co' bonè, poi co' cappelli;
+ e i merli si cambiâro in «milionetti»,
+ e fûro a mostra i tettaiuol de' petti.
+
+ 70
+
+ Re Carlo fece una festa da ballo;
+ il duca Astolfo ebbe il piú bel vestito;
+ il miglior danzatore senza fallo
+ fu il marchese Olivieri a quell'invito.
+ Del tal anno correva il color giallo,
+ e del tale il cilestro fu gradito.
+ Il guernire a gallon divenne gramo:
+ fu moda lo scarlatto col ricamo.
+
+ 71
+
+ Sessantadue paladini il tal anno
+ abbandonâr delle servite il fianco;
+ parte per gelosia, chi per inganno,
+ e chi perché il borsel gli venne manco.
+ Mille famiglie l'altro ebbero il danno,
+ pel lusso e pel puntare e pel far banco,
+ pel far de' scrocci e prendere ad usura,
+ di fallire e ridursi alla verdura».
+
+ 72
+
+ Piú oltre non vo' dir della materia,
+ ch'oggi forma la storia del re nostro;
+ dico sol ch'è ridotta una miseria,
+ ch'io mi vergogno a consumar l'inchiostro.
+ Ma sopra tutto la faccenda seria,
+ cambiati paladini, è il fatto vostro,
+ e che in casa pel figlio e per la figlia
+ e per la suora non abbiate briglia.--
+
+ 73
+
+ Era Turpino rigonfiato e avria
+ quattr'ore ancora seguitato a dire.
+ Era stanco Rugger e disse:--Via,
+ o tu mi vuoi o non vuoi favorire.
+ Non so come ti venga bizzarria
+ di rimprocciare il nostro poco ardire,
+ l'obbligo che conviene e che ci tocca.
+ Ricúciti una spanna della bocca.
+
+ 74
+
+ Ché non raffreni tu molti pretacci,
+ che son sotto la tua giurisdizione,
+ sfrenati, puttanier, peccatoracci,
+ che insidian le moglier delle persone,
+ zerbini, ignoranton? ché non gli spacci
+ con la censura e con la sospensione?
+ Ché Gesú Cristo è omai giunto alle mani
+ di peggior genti degli ebrei marrani.--
+
+ 75
+
+ Se Turpino avea naso pavonazzo,
+ a questa volta se gli fece nero.
+ Comincia i piedi a batter sullo spazzo,
+ e a gridar forte:--Oh, corpo di san Piero!
+ Oh! io fo bene assai, se non impazzo
+ per le parole che tu di', Ruggero.
+ Che non fec'io per porre i preti a freno
+ con duemila decreti o poco meno?
+
+ 76
+
+ Minacce, sospension, che vaglion mai
+ in questo nostro secolo meschino?
+ Don Berto dice:--Grida, se tu sai,
+ ch'io sto in casa d'Astolfo paladino.--
+ Don Martin dice:--Io bado bene assai;
+ son mignon di Baiona d'Angelino.--
+ L'altro di Berlinghieri è creatura,
+ e delle correzion non ha paura.
+
+ 77
+
+ Gli sospendo _a divinis_ o la messa:
+ dicon che loro era cosa molesta;
+ o spinto dal furor d'una contessa,
+ vien qualche duca a rompermi la testa;
+ e venti e trenta e cento ed una pressa,
+ mi strapazzano alfin con gran tempesta:
+ convien che il prete la sua messa dica,
+ s'io non vo' morir martire all'antica.
+
+ 78
+
+ E tu sai ben, Rugger, che in casa tieni
+ don Guottibuossi, prete alla moderna;
+ e vita contro me vuoi pur che meni,
+ che serva dama e vada alla taverna;
+ né ti vergogni e improverar mi vieni!
+ Or ti castiga la bontá suprema.--
+ Volea piú dir Turpin, ma quel di Risa
+ replica che l'aiuti per Marfisa.
+
+ 79
+
+ E finalmente Turpin di buon core
+ l'ordine diede che Marfisa fosse
+ accettata in convento a certe suore,
+ e per farlo eseguir Rugger si mosse.
+ Sapea ben ch'eseguito con amore
+ non saria, donde un gelo avea per l'osse.
+ Come in questo la dama fosse còlta,
+ ho stabilito dirlo un'altra volta.
+
+
+FINE DEL CANTO OTTAVO
+
+
+
+
+CANTO NONO
+
+
+ ARGOMENTO.
+
+ Di prete Guottibuossi un stratagema
+ caccia Marfisa in monastero; e in questo
+ tra le monache e quella, che non trema,
+ nasce un combattimento poco onesto.
+ A Terigi il decoro e l'util scema;
+ gli vien promosso un piato assai molesto.
+ Diconsi alcune cose de' scrittori,
+ poi del guascon ch'è di Parigi fuori.
+
+
+ 1
+
+ Io non saprei ben dir da che nascesse
+ la ragion de' rimproveri in que' tempi,
+ e perché l'ecclesiastico dicesse
+ con fondamento a que' del secol «empi»,
+ e perché il secolare anch'egli avesse
+ ragion di taccia a' direttor de' tempi.
+ Non avea torto il vescovo Turpino,
+ e non l'aveva Rugger paladino.
+
+ 2
+
+ Mancava la pietá ne' secolari,
+ in conseguenza l'util della Chiesa.
+ I preti, bisognosi di danari,
+ si davano alle truffe alla distesa
+ e a mille azioni indegne de' collari,
+ perch'ogni dí necessaria è la spesa.
+ Ne' secolar lo scandol s'aumentava,
+ e il pio tributo ognor si scarseggiava.
+
+ 3
+
+ Donde cresceva sempre maggiormente
+ ne' religiosi l'arte e la magagna,
+ Il secol diveniva miscredente,
+ e sempre piú volgeva le calcagna.
+ Cosí il disordin reciprocamente
+ era omai divenuto una montagna.
+ Avea ragion Turpino alla questione,
+ e Rugger paladino avea ragione.
+
+ 4
+
+ Mi converria saper fino _ab initio_
+ chi fosse primo, il secolare o il prete,
+ a dar cagione al mal, cadendo in vizio,
+ per dar sentenza; e so che m'intendete.
+ Ma io non voglio far cotesto uffizio
+ di veder chi fu il primo nella rete,
+ perocch'ella saria parte odiosa.
+ Orsú, non farò mai cotesta cosa.
+
+ 5
+
+ Rugger, don Guottibuossi e Bradamante
+ sopra tre scranne in una cameretta
+ consiglian come quella stravagante
+ si potesse cacciar nella celletta,
+ perché il farla pigliar da un arrogante,
+ da tre, da quattro, e farla annodar stretta
+ e portarla in convento, non va bene,
+ ché farebbe una scena delle scene.
+
+ 6
+
+ Dicea Rugger:--Io mi sento che scoppio.
+ Che direm, Guottibuossi, e che faremo?--
+ Bradamante dicea:--Diamle a ber oppio,
+ e addormentata via la porteremo.--
+ Dicea don Guottibuossi:--Ho un pensier doppio;
+ lasciate ch'io il maturi, e parleremo.
+ Tutto ha rimedio fuor che il collo in pezzi.--
+ Bradamante l'aiuta co' suoi vezzi.
+
+ 7
+
+ Nota, lettor, che l'ordine Turpino
+ a Fiordiligi in scritto aveva dato
+ d'accettar la Marfisa al suo destino,
+ purché Rugger la porta abbia pagato.
+ Fiordiligi moglier d'un paladino
+ fu un tempo, ma Gradasso l'ha ammazzato
+ in Lipadusa a tradimento ed arte,
+ detto, come si legge, Brandimarte.
+
+ 8
+
+ Morto il consorte, questa vedovella
+ avea fondato un certo monastero,
+ e aveva pianto per tre giorni in cella,
+ la tonaca vestendo e scotto nero,
+ col voto di lasciar la vita in quella.
+ Dopo tre giorni ebbe un altro pensiero,
+ ma non fu poi rimedio a cambiar vita;
+ donde viveva monaca pentita.
+
+ 9
+
+ E perch'ell'era fresca e parlatora,
+ mille visite aveva ogni momento.
+ Grandi aderenze ha per Parigi e fuora,
+ per utile ed onor del suo convento.
+ Scrivea de' vigliettin quaranta all'ora;
+ protegge il concorrente e il malcontento;
+ raro era quel raggiro entro a Parigi
+ ignoto all'abadessa Fiordiligi;
+
+ 10
+
+ ché quasi in tutto ella metteva mano.
+ Certi avoltoi pretini espiatori
+ tenea de' casi, e qualche altro cristiano
+ pratico de' secreti de' signori;
+ e comandava come un capitano,
+ quando voleva cariche o favori;
+ e quando un uom voleva rovinato,
+ ei fuggía per non essere impiccato.
+
+ 11
+
+ Don Guottibuossi avea pensato molto,
+ e disse alfin:--Fiordiligi abadessa
+ potrebbe il tordo aver nel laccio còlto
+ senza tanti romori e tanta pressa,
+ se a scrivere un viglietto avesse tolto,
+ con certa menzognetta dentro messa;
+ cioè ch'ell'ha novelle del guascone
+ da darle occulte ed in confessione,
+
+ 12
+
+ e che Marfisa nel convento aspetta
+ secretamente e in somma gelosia.
+ Data in nascosto questa polizzetta
+ a Marfisa, son certo, ella va via;
+ quand'ella è dentro poi, si chiude in fretta
+ l'uscio del chiostro con gran leggiadria.
+ Cosí, senza romori e forza al caso,
+ il topo è nella trappola rimaso.
+
+ 13
+
+ Difficile è il ridur, come vedete,
+ Fiordiligi alle cose che ho pensate;
+ ma sono amico assai d'un certo prete,
+ il quale è confidente d'un abate;
+ questo comanda a un venditor di sete,
+ e questo a una puttana, e questa a un frate;
+ il frate poi della badessa è tutto:
+ donde farem maturo questo frutto.--
+
+ 14
+
+ Difatto il cappellan dal prete è gito;
+ il prete coll'abate fece motto;
+ l'abate col mercante ha stabilito
+ che si mettesse la puttana sotto;
+ e quella indusse il frate al suo partito.
+ È ver che ci fu in mezzo anche un borsotto;
+ ma non si sa se questo andasse in mano
+ alla puttana, al frate o al cappellano.
+
+ 15
+
+ Basta che Fiordiligi fe' tenere
+ alla bizzarra il vigliettin che ho detto.
+ Marfisa n'ebbe un lago di piacere;
+ da' piè le corse il sangue all'intelletto;
+ e non aspetta altro messo o corriere,
+ ché del guascon ragionava il viglietto
+ e le dicea: «Venite tosto e sola,
+ ch'io v'ho a dir molto grata una parola».
+
+ 16
+
+ Era il meriggio, era di maggio il mese,
+ il foglio a pranzo invitava la dama.
+ Sappi, lettor, se tu non se' francese,
+ che a Parigi non s'usa quella trama
+ di proibir, come in altro paese,
+ d'andar nel chiostro a visitar chi s'ama.
+ In qualche giorno questo vien permesso:
+ correa quel giorno libero l'ingresso.
+
+ 17
+
+ Mette il zendal Marfisa in sulla testa,
+ facendo «bao bao» col suo ventaglio;
+ giugne al convento, e la campana presta
+ tira, e gran picchi fe' dare al battaglio.
+ La portinaia, suor Maria Modesta,
+ correva al bucherello in gran travaglio,
+ ch'una seconda scossa sí villana
+ potea gittare in pezzi la campana.
+
+ 18
+
+ Vide Marfisa, e presto apre la porta,
+ ché avea precetto della superiora;
+ poi chiude l'uscio e le fa innanzi scorta,
+ e la conduce come traditora.
+ Marfisa va che il diavol ne la porta;
+ di saper del guascon non vede l'ora:
+ ben cinque porte dietro le son chiuse,
+ né cerca lo'mperché, né chiede scuse.
+
+ 19
+
+ Cosí la quaglia maschio, dal quaglieri
+ e dalla quaglia femmina disposta,
+ seguendo il canto, cieca volentieri
+ entra sotto del bucine a sua posta.
+ Nessuno al suo viaggio andò leggeri
+ quanto Marfisa, che al laccio s'accosta;
+ la mente fitta aveva nel guascone,
+ entrando sotto al bucine in prigione.
+
+ 20
+
+ In una stanza la badessa stava
+ con parecchie sorelle intornovia.
+ Marfisa la baciava e salutava,
+ e basso le diceva:--Andiamo via.--
+ Fiordiligi in sul grave si rizzava,
+ e disse forte:--Sappi, figlia mia,
+ io deggio dirti questa cosa sola:
+ che fuor di qua non esce chi non vola.--
+
+ 21
+
+ Le sono intorno l'altre monacelle,
+ dicendole che avesse pazienza,
+ e s'inchinasse al cielo ed alle stelle
+ che l'avean sentenziata in penitenza.
+ Marfisa guarda queste e guarda quelle.
+ --Che penitenza?--disse--che sentenza?--
+ E non potea rassettar nella mente,
+ che le avvenisse il caso impertinente.
+
+ 22
+
+ Poi, vòlta alla badessa, riscaldata:
+ --Io venni per saper di quell'amica
+ --disse,--per quella lettera mandata,
+ che voi sapete senza ch'io vel dica.--
+ Rispose la badessa sussiegata:
+ --Quello io vi scrissi per scansar fatica,
+ ma brievemente la storia sincera,
+ Marfisa, è che voi siete prigioniera.--
+
+ 23
+
+ Nessun può col cervello immaginare
+ biscia, serpente, tigre o lionessa,
+ che alla bizzarra possa somigliare,
+ all'ultimo parlar della badessa.
+ --Perdio, pelate--cominciò a gridare,--
+ ch'io sarò a pezzi, a spicchi, a quarti messa;
+ se foste mille, non avrò paura:
+ non mi terrete dentro a queste mura.--
+
+ 24
+
+ E cominciava a correre alla porta.
+ La badessa gridava:--Suore, all'erta!--
+ Le suore l'una l'altra si conforta;
+ corron perché la porta non sia aperta.
+ Spingon Marfisa a terra; ella è risorta,
+ e co' punzon le monache diserta,
+ lacera bende e scinge e strappa tonache.
+ Non so spiegar le strida delle monache.
+
+ 25
+
+ Son corse le converse di cucina
+ e quelle che nell'orto stan zappando.
+ Col pastorale, come una gallina,
+ sta la badessa altera crocidando.
+ La vecchiarella vicaria, meschina,
+ con una sua reliquia sta segnando.
+ La sacristana un cingol ha di prete;
+ grida lontan:--Vi lego, o v'arrendete.--
+
+ 26
+
+ A Marfisa il zendale è gito a terra:
+ tre suore in quello sono incespicate.
+ Cadute, alla bizzarra fanno guerra
+ con graffi e morsi, alle gambe attaccate.
+ Marfisa un Cristo appeso al muro afferra
+ e loro dá di gran crocifissate.
+ Ma s'accrescevan sempre le milizie:
+ son giunte la maestra e le novizie.
+
+ 27
+
+ E tredici fanciulle piccioline,
+ di quelle che s'appellano educande,
+ vedendo le lor zie nelle rovine,
+ facean piangendo uno strillar ben grande.
+ Marfisa, schiaffeggiando le vicine,
+ promette alle lontane le vivande,
+ ed era giunta alla seconda porta:
+ la badessa di stizza è mezza morta.
+
+ 28
+
+ E grida:--Su! pigliatela, da parte
+ del padre del nostr'ordine, Agostino.
+ Maledetti i comandi che comparte
+ quel rantacoso vescovo Turpino!--
+ Si difende Marfisa piú che Marte,
+ e giá il terz'uscio avea quasi vicino;
+ ma la rabbia e il calor della contesa
+ fe' che un effetto isterico l'ha presa.
+
+ 29
+
+ Caduta per gli effetti matricali,
+ comincia a fare il solito lavoro
+ di stringer denti e scorci corporali,
+ e d'altre cose contro al suo decoro.
+ Le suore erano avvezze a questi mali;
+ spesso cadeva in quelli una di loro.
+ Ringraziando di ciò Dio benedetto,
+ portarono la dama in sur un letto.
+
+ 30
+
+ Tre ore a trattenerla ebbon faccenda,
+ perché le poppe non si lacerasse.
+ So dir che tutte avean molle la benda
+ di sudor, spezialmente quelle grasse.
+ Alfin riscossa convien che s'arrenda
+ Marfisa, c'ha le membra troppo lasse.
+ Le monacelle stanche, stizzosette,
+ intuonaron di molte predichette.
+
+ 31
+
+ Vanno rimproverandole la vita,
+ gli amori e il mal costume, che seguia;
+ dicendo che dal secolo tradita
+ era, perocché il secolo tradia.
+ Marfisa non può muovere le dita,
+ ma la lingua robusta in bocca avia;
+ e poich'ebbe sofferta alcuna cosa,
+ si volse e disse irata e furiosa:
+
+ 32
+
+ --Non mi seccate piú, stolide, sciocche,
+ con tali vostre scempie dicerie.
+ Altro ci vuol che queste filastrocche,
+ a convincer di torto le par mie.
+ Se poteste parlar con quelle bocche
+ che avete in core, disperate arpie,
+ del secol parlereste d'altra norma,
+ e della sua materia e della forma.
+
+ 33
+
+ So che date nel cor maledizioni
+ divote a chi vi chiuse, a tutte l'ore;
+ e quando recitate le orazioni,
+ la peste a Dio chiedete al genitore;
+ e con gli amori e con le tentazioni
+ disperar spesso fate il confessore;
+ e quando una vi parla del marito,
+ non vorreste il discorso mai finito.
+
+ 34
+
+ Come la volpe le ciregie sprezza
+ che sono in cima troppo e non le arriva,
+ voi, che siete legate alla cavezza,
+ sprezzate il secol che di sé vi priva.
+ Per invidia, con voi nella sciocchezza
+ tirar vorreste ogni donna che viva,
+ e per ridurvi in copia senza fine
+ dove disperazion vi manda alfine.--
+
+ 35
+
+ Era quivi in disparte certa suora,
+ che al romore, alle cose, al parapiglia,
+ non s'era mai degnata d'uscir fuora,
+ come chi saviamente si consiglia.
+ D'una bellezza è tal, che, se in un'ora
+ la descrivessi, farei maraviglia:
+ bianca, ben fatta, giovine, d'un viso,
+ d'un occhio, d'un guardar di paradiso.
+
+ 36
+
+ Se le scolpiva in faccia dell'interno
+ la contentezza, la quiete vera;
+ al piú cocente state, al peggior verno,
+ godea quella forte alma primavera.
+ Conoscea veramente che l'eterno
+ Bene desiderabile, e solo, era.
+ Raccolta mai per monaca richiesta
+ non avea detto il ver siccome a questa.
+
+ 37
+
+ Al ragionar furente di Marfisa,
+ bizzarro ed empio e scandaloso e forte,
+ disse all'altre sorelle in questa guisa
+ e alla badessa, c'ha le luci torte:
+ --Suore, scorgete mai ch'ella è divisa
+ dal pensar dritto? usciamo delle porte,
+ e lasciatela in pace, ché i rimbrotti
+ fan mal peggiore ne' cervei corrotti.
+
+ 38
+
+ Queste parole, ch'ella ha dette, sono
+ de' libri suoi moderni, che l'han guasta;
+ insegnamenti che le han dati in dono
+ gli spirti forti di novella pasta.
+ Ugualmente a' conventi è il secol buono,
+ ma la rete oggi in quello è troppo vasta.
+ La rabbia, ch'ella or prova, e la vergogna
+ son frutti del suo secolo carogna.
+
+ 39
+
+ Tutte dinanzi al Crocifisso nostro
+ andiamo ad intuonare il _Miserere_,
+ perché la sventurata questo chiostro
+ soffra con pace, e a noi la lasci avere.--
+ Marfisa ha nero il cor piú che l'inchiostro:
+ la rabbia l'avea priva del vedere.
+ Le monachette dietro a quella santa
+ andâro a salmeggiar dove si canta.
+
+ 40
+
+ Questa giovine bella, e raro esempio
+ nel secolo d'allora pestilente,
+ piú satirette addosso di qualch'empio
+ aveva e biasmi, se Turpin non mente.
+ Diceasi ch'ella avea un cervel scempio,
+ la macchina insensata interamente;
+ che, non sentendo stimol di natura,
+ nulla valea la sua santa bravura.
+
+ 41
+
+ Una postilla in certo testo a penna
+ trovo: che di Parigi ella non era,
+ ma da Vinegia giunta in sulla Senna,
+ e volontaria fatta prigioniera.
+ La storia d'essa un'altra cosa accenna,
+ cioè che con pretesti una gran schiera
+ d'abatin, per vederla, ogni momento
+ crollava la campana del convento.
+
+ 42
+
+ E questo degli abati sará vero;
+ ma ch'ella fosse veneziana nata
+ non posso rassettarlo nel pensiero,
+ poich'ella avea la macchina insensata.
+ In quel clima non nasce di leggero
+ scempi cervelli o carne raffreddata;
+ donde penso: o Turpino il falso scriva;
+ o ella non fu veneta, o fu viva.
+
+ 43
+
+ Per ripigliare il filo della storia,
+ non è da dimandar se i parigini
+ san di Marfisa il caso alla memoria,
+ o se lo narran per i botteghini;
+ ma perché, quando s'è suonato a gloria,
+ cambiasi il suon ne' vespri e mattutini,
+ comincia a far compassion Marfisa,
+ e fannosi discorsi d'altra guisa.
+
+ 44
+
+ Sul marchese Terigi poco a poco
+ tutte le lingue volsero il furore.
+ --Che gran soggetto da far tanto foco
+ --diceasi--pel decoro e per l'onore!
+ Si sa che l'avol suo faceva il cuoco;
+ suo padre di Martan fu servitore,
+ e ch'egli fu d'Orlando lo scudiere,
+ e non è uscito ancor di gabelliere.
+
+ 45
+
+ Finalmente Marfisa era una dama,
+ che cominciava a far la sua famiglia.
+ Amori o non amor, fama o non fama;
+ che gran soggetto! che gran maraviglia!
+ Gran novitá, la moglie che cento ama
+ fuor che il marito, da inarcar le ciglia!
+ Terigi la fenice esser dovea,
+ ch'una consorte tutta sua volea.--
+
+ 46
+
+ Come l'olio, facevano i parlari,
+ che sopra d'un mantello sia caduto;
+ s'egli è una stilla, non istá poi guari
+ che si dilata e una spanna è cresciuto.
+ Con tutti i suoi poderi e i suoi danari,
+ odioso è Terigi divenuto:
+ dall'odio nasce la persecuzione;
+ se dice il _Credo_, non ha piú ragione.
+
+ 47
+
+ La famiglia di Risa e gli aderenti,
+ quella di Chiaramonte e di Mongrana,
+ che aveano innumerabili parenti,
+ suonan sopra al marchese una campana,
+ che lo faceva digrignar i denti,
+ arrabbiar, dormir poco e aver mattana;
+ e sopra tutti gridava Rinaldo:
+ --Io vo' ridotto al verde quel ribaldo!--
+
+ 48
+
+ E co' suoi contrabbandi a Montalbano
+ manda in rovine le gabelle sue;
+ introduce ogni merce da lontano,
+ tal che son rinvilite il sei per due.
+ Terigi se ne appella a Carlo Mano,
+ e finalmente rimaneva un bue,
+ ché nulla si faceva, e in conseguenza
+ l'util n'andava in somma decadenza.
+
+ 49
+
+ Aggiungi che quattordici villani
+ con autentiche carte hanno provato
+ che discendean da' suoi cugin germani,
+ i quai comune aveano avuto stato
+ col padre suo, senza far con le mani
+ o con la penna parte od accordato,
+ e ch'ei non s'era emancipato mai;
+ dond'essi avean pretensioni assai.
+
+ 50
+
+ Quattordici porzion nel patrimonio
+ voleano di Terigi i villanzoni,
+ ed hanno un avvocato, ch'è dimonio
+ e molto ben contesta le ragioni.
+ Terigi s'accomanda a sant'Antonio
+ per assistenza e carte e testimoni;
+ ed ogni volta ch'uno all'uscio picchia,
+ teme una citazione e si rannicchia.
+
+ 51
+
+ Don Gualtier cappellan lo confortava,
+ e dice:--Io me ne intendo di litigi.
+ Infin ch'io vivo--e il petto si toccava,
+ non temete avvocati di Parigi.
+ Io penetro nel centro della fava,
+ so del merto e dell'ordine i vestigi.
+ Lasciate che gambettino i forensi;
+ le vostre facoltá son ben castrensi.
+
+ 52
+
+ In _virga ferrea_ ci difenderemo;
+ ma convien spesso tener buon consiglio,
+ perch'ogni picciol passo, che faremo,
+ causar può, s'egli è falso, del scompiglio.--
+ Il marchese dicea:--Va ben; ma temo
+ questo andar allo scrigno, caro figlio,
+ e questo far consulti ogni momento
+ faccia che alfin la lite sia di vento.--
+
+ 53
+
+ Prete Gualtieri andava nelle furie
+ quando sentiva questa economia,
+ gridando:--Eh! ci vuol altro, nelle curie,
+ che idee meschine e che spilorceria.--
+ E poi Terigi carica d'ingiurie:
+ minaccial di lasciarlo e d'andar via,
+ dicendo:--Trovate altri direttori,
+ che sperimenterete traditori.--
+
+ 54
+
+ Il marchese, che al fòro era ignorante,
+ avea nel prete ogni speme, ogni fede.
+ Gli avria baciato peggio che le piante,
+ quando ch'ei voglia abbandonarlo crede;
+ e gli dicea:--Non esser sí arrogante.
+ Gesú Maria! don Gualtier, giá si vede
+ ch'io non so quel che fo né quel che dico.
+ Pregato, il prete gli tornava amico.
+
+ 55
+
+ Cosí traendo il sangue al meschinello,
+ ragion non gli rendeva mai del speso,
+ dicendo:--Anzi n'aggiunse il mio borsello,
+ siccome un giorno il conto v'avrò reso.--
+ Terigi era per perdere il cervello;
+ spesso da sé ragiona e sta sospeso.
+ I drappi gli eran larghi tutti quanti,
+ vuote aveva le guance e pengiglianti.
+
+ 56
+
+ Pel matrimonio, ch'era andato a monte,
+ il Gratta, stampator delle raccolte,
+ chiedeva il prezzo, e sudava la fronte
+ a lagnarsi col prete molte volte.
+ Diceva il prete:--E' convien che tu smonte,
+ perché le nozze sono andate sciolte.
+ Vendi i tuoi libri a peso o in su' banchetti:
+ vuoi tu che noi turiam d'essi fiaschetti?--
+
+ 57
+
+ Marco poeta s'era consumato
+ a far canzoni e la dedicatoria,
+ e il regalo promesso gli è negato,
+ donde pareva fuor della memoria.
+ --Corpo di Bacco!--giura in ogni lato--
+ del primo mio romanzo nella storia
+ vo' metter la persona del marchese
+ in vista da far ridere il paese.
+
+ 58
+
+ E don Gualtier nel mio romanzo voglio
+ che sia preso da birri in una piazza,
+ posto in berlina, al petto con un foglio
+ che dica: «Stuprator d'una ragazza»;
+ ché ad ogni modo ha riscosso e fa imbroglio,
+ ed ha condotto un mio pari alla mazza.
+ Nel mio romanzo la berlina è poco:
+ vo' rallegrarmi a condannarlo al foco.--
+
+ 59
+
+ In questo tempo Marco aveva fatte,
+ per sbalordire gl'inesperti putti,
+ alcune pistolone in versi, matte,
+ e le appellò: _Filosofia per tutti_,
+ ripiene di sentenze molto stratte,
+ che punto non recavano costrutti,
+ peroch'elle diceano e disdicevano
+ senza sistema e poco s'intendevano.
+
+ 60
+
+ Hai tu veduto maschera a Venezia,
+ vestita da corrier con la scuriada
+ di nerboforte, a far quella facezia
+ d'un quarto d'ora lunga in sulla strada,
+ che mena il braccio e scoppia; e quell'inezia,
+ per quanto dura, il popol tiene a bada,
+ e poi molto erudito il manda via,
+ siccome Marco di filosofia?
+
+ 61
+
+ Per non lasciar Matteo dimenticato,
+ egli avea dato fuori un manifesto,
+ che chiedea mezzo scudo anticipato
+ per tomo all'opre sue che stampa presto.
+ E fien cinquantun tomo, ognun fregiato
+ di rami e bella carta, e dá del resto:
+ «Tutte le miscellanee poesie
+ saran--dicea--con le commedie mie.
+
+ 62
+
+ È vero--soggiugnea--che replicate
+ de' miei divini scritti l'edizioni
+ poco men che il _Bertoldo_ sono state,
+ siccome sanno i miei cari padroni;
+ ma son poi tanto rare e ricercate,
+ che in bella carta e buone correzioni
+ e con figure in rame, indispensabili
+ son per le biblioteche memorabili».
+
+ 63
+
+ Un'altra parte il manifesto avia
+ che sembrava un'idea del Masgumieri;
+ cioè che a chi volesse piegieria
+ far per dieci assoziati a' tomi interi,
+ sarieno dati i tomi in cortesia
+ per la benemerenza e volentieri.
+ Il Masgumier cosí dispensa a macco
+ sopra il balsamo greco il taccomacco.
+
+ 64
+
+ Un altro scrittorel di simil forma,
+ il qual delle _Stagion_ facea poemi,
+ di cui Dodon avea riso _pro forma_
+ de' suoi cattivi versi e de' proemi,
+ aveva detto che non prende norma
+ dai scritti di Dodon né da' sistemi;
+ ché non tersa scrittura ne' bei detti,
+ ma che vuol esser succo ne' libretti.
+
+ 65
+
+ Dodon rideva sgangheratamente,
+ ché non ha frega d'essere imitato,
+ e gli diceva:--Dimmi solamente
+ se a rider de' tuoi scritti sia peccato.
+ Io trovo il tuo libretto un accidente
+ di tristi versi e rubacchiar pisciato,
+ e non ci vedo il succo che tu narri.
+ Lascia che rida e le mascelle sbarri.
+
+ 66
+
+ L'ironico ricordo che mi dái,
+ ch'io logri inchiostro in util delle genti,
+ l'ho posto in uso prima, come sai,
+ buffoneggiando i libri puzzolenti.
+ Il criticarti non l'ho fatto mai;
+ in ciò pianti carota agl'innocenti:
+ ma dico che le tue _Stagioni_ in canti
+ forman l'anno peggior di tutti quanti.
+
+ 67
+
+ Tu di' che vuoi di fatti e non parole
+ sieno i tuoi libri; in questo sarai solo.
+ Dunque un tuo libro battezzar si vuole
+ di fabbro una bottega o legnaiuolo.
+ Deh! canta autunni e tempi e luna e sole,
+ e crediti a tua posta un usignuolo;
+ dedica, imprimi, a tuo modo ti regola;
+ ma tu mi par stizzita una pettegola.--
+
+ 68
+
+ Gl'impostori scrittor d'allora in caldo
+ appiccorno question co' buon scrittori.
+ Sino a quel giorno avea detto ribaldo
+ Marco a Matteo che s'eran traditori:
+ ma come vidon non istar piú saldo
+ chi sa distinguer ben dal sterco i fiori,
+ furono amici allor Marco e Matteo,
+ e i partigian cantarono il _Tedeo_.
+
+ 69
+
+ Scrivea Marco in que' tempi la gazzetta:
+ il pubblico avvertí dell'alleanza
+ con uno stil da corno e da trombetta,
+ come se il caso fosse d'importanza.
+ Dicea: «Io sono Augusto--a chi l'ha letta;--
+ Matteo di Marc'Antonio ha simiglianza:
+ chi non ci loda è un vil Lepido indegno,
+ e proverá ben presto il nostro sdegno».
+
+ 70
+
+ Se rideva Dodon, Dio ve lo dica,
+ di queste matte forme e braverie,
+ e va dicendo alla sua schiera amica:
+ --Quell'alleanza, care anime mie,
+ ci toglie occasione di fatica
+ a provar che i lor scritti son follie.--
+ Il popolo diviso in due fazioni
+ dava riputazioni a' bighelloni.
+
+ 71
+
+ Perocché riscaldato e in gran puntiglio,
+ chi Marco e chi Matteo per sostenere,
+ vivo tenea il discorso e lo scompiglio,
+ ed aperto il borsello per vedere
+ e per poter gridar:--Mi maraviglio.--
+ Marco a Matteo può baciare il brachiere,
+ o ver Matteo lo può baciare a Marco,
+ facendo chi il Caton, chi l'Aristarco.
+
+ 72
+
+ Or che tra loro è fatta convenzione,
+ e di vivere amici han stabilito,
+ il popol non fará piú contenzione,
+ e sará a poco a poco intiepidito;
+ poi ridurrassi a dugento persone,
+ a cento, indi a cinquanta il lor partito.
+ Lasciamo che s'adoperi natura,
+ ché finalmente il ver non ha paura.
+
+ 73
+
+ Dodone incominciava a lusingarsi
+ che i scrittoracci avesser decadenza;
+ ma il mal, che aveano fatto, a ripurgarsi
+ non bastava una quarta discendenza.
+ Or del guascon bisogna ricordarsi,
+ ch'era fuggito e in bando per sentenza,
+ e va maledicendo il suo duello;
+ ond'io ripiglio traccia dietro a quello.
+
+ 74
+
+ Quel dí che fu ordinata la cattura
+ e ch'ei la seppe (e n'andava la testa),
+ tanta fretta gli mise la paura,
+ che smemorato in man prese una cesta,
+ come colui che non ha piú misura,
+ e fuggí di Parigi in man con questa.
+ Fece due leghe di cammino a piede,
+ e ancora della cesta non s'avvede.
+
+ 75
+
+ Rassicurato alquanto, finalmente
+ s'avvide e disse presto:--Ho fatto male.
+ Io potea ben provedermi altramente;
+ perdio! che reco un degno capitale!--
+ Cento zecchini avea per accidente,
+ avanzo d'una paga mensuale,
+ e bel vestito e ricco farsettino:
+ getta la cesta e segue il suo cammino.
+
+ 76
+
+ Le fole che inventava per la via
+ per alloggiare a macco da' villani,
+ perocché de' signor paura avia
+ se non si vede in paesi lontani,
+ io non le potrei dire in vita mia.
+ Racconta circostanze e casi strani,
+ tanto che da' piú agiati, oltre a' mangiari,
+ per accrescer la borsa ebbe danari.
+
+ 77
+
+ Un dí ch'era vicino a uscir del regno,
+ ma in brama di tre giorni di riposo,
+ da certi frati l'ebbe con ingegno:
+ tenne dell'empio il fatto e del vezzoso.
+ Ma perch'io sono giunto a certo segno
+ che può l'ascoltator far curioso,
+ la storia all'altro canto vi fia nota
+ del piantare a que' frati la carota.
+
+
+FINE DEL CANTO NONO
+
+
+
+
+CANTO DECIMO
+
+
+ ARGOMENTO.
+
+ Con una burla, a macco il guascon empio
+ vive da certi frati. Dal convento
+ fuggon Marfisa e Ipalca, coll'esempio
+ d'una filosofessa a lor talento.
+ Ruggero a Malagigi, per far scempio,
+ chiede ove sia la suora, ma giá spento
+ è di mago il mestiere. I paladini
+ dietro a Marfisa van fuor de' confini.
+
+
+ 1
+
+ Uom non v'è piú vil d'un malfattore,
+ ch'abbia la coscienza maculata,
+ e benché mostri gran core e furore,
+ egli ha sempre paura in sen celata.
+ Sin ch'ei può sopraffare, egli è il terrore;
+ ma quando alcun la faccia gli ha voltata,
+ la coda, ch'era tesa, va tra gambe,
+ e non è piú delle persone strambe.
+
+ 2
+
+ A chi de' far co' tristi, in coscienza
+ non saprei ricordar filosofia;
+ perché, mostrando flemma e indifferenza,
+ la battezzan color poltroneria;
+ e tanto cresce arroganza e insolenza,
+ che van dannati per la cortesia,
+ donde un randello a tempo veramente
+ avanza ogni filosofo eccellente.
+
+ 3
+
+ Di questi peccatori il gran flagello
+ ed il ribrezzo e la disperazione
+ esser sogliono i birri col bargello.
+ Quando girar gli vedono un cantone,
+ par loro avere in sul capo il mantello,
+ hanno la mente in gran confusione
+ e, come Filinor, con una cesta
+ fuggirien, ché non hanno piú la testa.
+
+ 4
+
+ Giunto il guascone un giorno a una callaia,
+ vide poco da lunge un romitoro,
+ non di graticci o canne o d'altra baia,
+ come scrivean gli antichi di pel soro;
+ ma come, verbigrazia, quel di Praia,
+ con giardin sotto e terre di lavoro,
+ dove i romiti in pingue santimonia
+ vivean, come Turpin ci testimonia.
+
+ 5
+
+ Messer l'abate in quel colto diserto
+ aveva fama d'esser un uom santo.
+ Santo o non santo ei fosse, questo è certo
+ che non avea mai posa tanto o quanto;
+ perocché ricorreano al suo gran merto
+ spesso infermi ed inferme in doglia e in pianto,
+ spiritate, gelose e disperate
+ a farsi benedir da quell'abate.
+
+ 6
+
+ L'empio guascon pensò come potesse
+ viver parecchi giorni a bertolotto.
+ Come alla paperina e ben si stesse
+ entro a quel romitorio, era giá dotto.
+ Parecchie erbette, ch'eran quivi spesse,
+ con fior giallastri va cogliendo il ghiotto,
+ e fregandole al viso ed alle mani,
+ divenne come un uom di que' mal sani.
+
+ 7
+
+ Pareva impolminato e stanco e fiacco.
+ A suo bell'agio al romitorio arranca,
+ laddove giunto, ansando come un bracco,
+ si metteva a seder sopra un panca,
+ dicendo ad un romito:--Oh Dio! son stracco;
+ io sento il respirar proprio mi manca:
+ da Parigi qui vengo a piè per voto
+ l'abate santo a ritrovar divoto.
+
+ 8
+
+ Io sono un cavalier de' principali,
+ e vi prego a chiamar l'abate vostro.
+ Il romitello mise tosto l'ali,
+ narrando questa cosa per lo chiostro.
+ Lasciâr molti romiti i breviali
+ pel forestier splendente d'oro e d'ostro.
+ Se vi ricorda, al suo fuggire, ho detto
+ che avea ricco vestito e bel farsetto.
+
+ 9
+
+ Venne l'abate in mezzo a venti frati,
+ vide il guascone con le guance gialle,
+ che tenea gli occhi travolti e incantati,
+ e una gota sur una delle spalle.
+ I romiti dicean:--Fra gli ammalati,
+ che giunti sono in quest'erema valle,
+ noi non vedemmo un uom di peggior cera;
+ egli è peccato un sí bel giovin pèra.--
+
+ 10
+
+ L'abate chiese a Filinor chi fosse
+ e da sua povertá che desiasse.
+ Filinoro un pochetto si riscosse,
+ e parve a ragionar che si sforzasse.
+ --Padre--diss'egli,--divozion mi mosse,
+ perché l'altre speranze omai son casse.
+ Io sono unico figlio d'un signore,
+ che in me piange sua stirpe che si more.
+
+ 11
+
+ Son di Parigi, e quattr'anni saranno
+ che m'ha assalito una febbretta lenta.
+ I medici hanno fatto ciò che sanno;
+ a questa malattia n'ebbi ben trenta.
+ Emetici e purganti provati hanno:
+ parea talor la febbre fosse spenta;
+ ma in capo un mese l'ugna pavonazza,
+ ecco il ribrezzo e la febbretta in piazza.
+
+ 12
+
+ Chi dicea mesenterica ella sia,
+ chi del fegato figlia o tabe interna.
+ Il mio ventre era fatto spezieria
+ e d'acque amare e dolci una cisterna.
+ Si dice che la febbre è andata via,
+ ma m'è rimasta inappetenza eterna;
+ io sudo, io tremo, io svengo, intirizzisco
+ del cibo all'apparir, sí l'abborrisco.
+
+ 13
+
+ Con sforzi e nausea ed avversione orrenda,
+ qualche brodo succiai con tuorli d'uova.
+ Lo stomaco non vuol pranzo o merenda
+ o brodi o panatelle: nulla giova.
+ Tosto una convulsion par che mi prenda;
+ ristoro nello stomaco non cova;
+ vomito tutto, insino a sangue vivo,
+ pe' crudi sforzi, e resto semivivo.
+
+ 14
+
+ Sei mesi son che portentosamente
+ per qualche stilla d'acqua sono in vita.
+ I dottor non mi fanno piú niente,
+ e dicon sol, per me ch'ella è fornita.
+ Sentendo a dir per fama dalla gente,
+ la vostra santitá, padre, infinita,
+ a piedi e senza servi, in divozione,
+ ricorsi a voi per la benedizione.
+
+ 15
+
+ Non so come per via non sono morto
+ in questo lungo mio pellegrinaggio.
+ Ben cento volte caddi a collo torto;
+ poi sursi ancor, facendomi coraggio.
+ Ma finalmente sono giunto in porto,
+ e mi par di sentir qualche messaggio
+ che dica:--Al segno dell'abate pio
+ l'inappetenza tua n'andrá con Dio.--
+
+ 16
+
+ S'io risano, prometto in questo chiostro
+ far aggiunte di fabbriche e un altare.--
+ Disse l'abate:--Voglia il Signor nostro
+ che il segno in nome suo possa giovare.
+ Direte, figlio, basso un paternostro,
+ fede ci vuol le grucce per lasciare.--
+ Recata al frate fu la stola tosto:
+ l'empio guascone in ginocchion s'è posto.
+
+ 17
+
+ Comincia i crocioni e le parole
+ l'abate pio, che gli occhi stralunava.
+ L'indegno di veder luce di sole
+ con le sue nocca il petto si picchiava.
+ Finí l'uffizio, quando finir suole.
+ L'abate all'amalato dimandava
+ com'egli stesse e come si sentisse.
+ L'empio teneva in lui le luci fisse,
+
+ 18
+
+ dicendo:--Padre abate, a dirvi il vero,
+ nello stomaco sento un pizzicore,
+ che, manicando un bocconcello, spero
+ sí facilmente nol trarrei piú fuore.
+ --Presto--disse l'abate a frate Piero,
+ ch'era ivi cuoco e si faceva onore,--
+ reca qualche sostanza al cavaliere.--
+ Frate Piero va via come un levriere
+
+ 19
+
+ e reca una minestra in un piattello.
+ Filinor la trangugia in un baleno.
+ --Sentite moto a tramandare?--a quello
+ dice l'abate, di pietá ripieno.
+ Rispose Filinor:--Mi sento snello,
+ e fame ancora;--e si toccava il seno.
+ Dice l'abate al cuoco:--Hai qualche piatto?
+ --E' c'è un cappon--rispose--tanto fatto.
+
+ 20
+
+ --Reca il cappon.--Filinor lo mangiava
+ come un morsel, che non si torce un pelo.
+ L'abate, i frati, il cuoco, ognun gridava:
+ --Miracolo, miracolo del cielo!--
+ A bocca piena il guascon replicava:
+ --Aiuta Dio chi crede nel vangelo;
+ questo è un miracol di natura fuora:
+ abate santo, ho della fame ancora.--
+
+ 21
+
+ Frate Piero, correndo, una pernice
+ reca in un tondo: Filinor la succia.
+ --Miracolo, miracolo!--ognun dice.
+ L'empio guascon col carcame si cruccia,
+ e chiede bere, e il cielo benedice.
+ Il cantiniere alla sua cella smuccia,
+ e spilla un vin da far andare un morto,
+ né certo Filinor gli fece torto.
+
+ 22
+
+ Non si può dir de' frati l'allegrezza
+ per il miracol nato ad evidenza.
+ Quel sacconaccio di scelleratezza
+ tutto asseconda con somma avvertenza;
+ e quando mostra d'essere in tristezza,
+ e di sentirsi ancora inappetenza,
+ donde rinnova il frate i crocioni,
+ pel guasto universal de' suoi capponi.
+
+ 23
+
+ Quindici giorni è stato il traditore
+ da que' romiti, e sempre ha miglior cera,
+ perché, lavando il viso, quel giallore
+ ad arte fatto alfin sparito s'era.
+ --Certo--dicea,--giugnendo al genitore,
+ vo' spedirvi un miracolo di cera,
+ e vo' aggiungere un'ala al romitoro,
+ ed un altar da spendere un tesoro.--
+
+ 24
+
+ Ogni dí con l'abate disegnando
+ va una fabbrica nuova nel sabbione,
+ e va crescendo idee di quando in quando:
+ --Io vo' l'altar--dicea--di paragone.--
+ L'abate rispondeva:--Io non comando:
+ seguite pur la vostra ispirazione.--
+ E la cucina ogni giorno crescea,
+ sicché del fabbricar cresce l'idea.
+
+ 25
+
+ Da molti testimon giurati il caso
+ fecion deporre i frati, onde n'andasse
+ girando a stampa dall'orto all'occaso,
+ acciò al convento la pietá abbondasse.
+ Un testimon non era persuaso,
+ ma pur convenne alfine ch'ei giurasse,
+ perché il prior zelante al Sant'uffizio
+ gli minacciava accuse e precipizio.
+
+ 26
+
+ Qui ristorato dal pellegrinaggio
+ e ben disposto e in gamba, il traffurello
+ cominciava a dispor di far viaggio,
+ perché temeva sempre del bargello.
+ L'abate vuol che pel cammin selvaggio
+ dieci villani armati abbia con ello.
+ Disse il guascone:--Un laico mi darete
+ e qualche cavallaccio, se l'avete.
+
+ 27
+
+ Io non vo' certamente altri compagni:
+ Dio m'ha condotto, Dio mi riconduca.--
+ L'abate aveva un suo destrier de' magni,
+ che saria stato un bel presente a un duca.
+ Non era tempo a pensare a' sparagni:
+ bardato fe' che il bel corsier s'adduca.
+ Mille baci il guascone appicca ai frati:
+ sale a caval con gli occhi imbambolati.
+
+ 28
+
+ L'abate i crocioni rinnovella,
+ dicendo:--Andate in nome del Signore!--
+ Rispose Filinoro:--Ho il corpo in sella,
+ ma nelle vostre man rimane il core.--
+ Un laico un suo ronzin con la bardella
+ rassetta, in fin che gli altri fan l'amore.
+ Filinor sprona, e a lanci via n'andava;
+ il laico d'un trotton lo seguitava.
+
+ 29
+
+ Lasciamgli andar, ché poi li troveremo.
+ Io so che nel pensier Marfisa avrete,
+ e come giunta ell'era al caso estremo
+ nel monastero vi ricorderete.
+ Parve per qualche dí d'un cervel scemo.
+ Guardava il cibo e dicea:--Non ho sete;--
+ guardava il vino e dicea:--Non ho fame;--
+ donde ridean le monacelle dame.
+
+ 30
+
+ Ma la calamitá raffinamento
+ d'indomiti cervelli anch'esser suole.
+ La bizzarra tra sé pensava drento
+ che il gridar e il far forza erano fole.
+ --Io fingerò--diceva--cambiamento
+ e nausea per il mondo, con parole;
+ ben verrá il giorno della mia vendetta:
+ il savio tempo e luogo e punto aspetta.--
+
+ 31
+
+ Comincia santimonia a poco a poco,
+ e lasciarsi trovare alla sprovvista
+ con un breviario in man, piena di foco,
+ rivolta verso il cielo con la vista.
+ Le semplicette monache, a quel giuoco.
+ l'un'all'altra dicea:--La s'è ravvista.
+ Grazie all'immagin di Gesú bambino
+ e al padre fondator nostro Agostino!--
+
+ 32
+
+ Marfisa scherza con le monacelle,
+ e mangia e beve, e non è piú ritrosa,
+ e alla badessa un giorno in mezzo a quelle
+ diceva, in faccia tutta vergognosa:
+ --Vi prego, madre, le mie maccatelle
+ dimenticate e siatemi pietosa.
+ Vorrei che il mondo tutto si scordasse
+ e che di me nessun piú ragionasse.
+
+ 33
+
+ So ben che il caso de' parervi strano,
+ che Marfisa sí tosto sia cambiata;
+ ma che non può di Dio Signor la mano?
+ Io mi sento del mondo stomacata.
+ Per grazia, certo e poter sovrumano
+ non odio piú il fratel né la cognata,
+ e non vo' piú saper del secol nulla.
+ Mi sembra esser uscita oggi di culla.--
+
+ 34
+
+ Non le dá la badessa molta fede:
+ pur la conforta e loda, e fa buon viso.
+ Dell'altre monachette ognuna crede,
+ e lievan occhi e mani al paradiso.
+ Marfisa a dir l'uffizio ognor si vede,
+ e un giorno fu trovata all'improvviso
+ con un flagello, mezzo ignuda, ardente,
+ che si battea le spalle leggermente.
+
+ 35
+
+ Non v'è piú alcun che per santa non l'abbia.
+ Al parlatorio andava qualche volta,
+ ed affogando nei polmon la rabbia,
+ ragiona a Bradamante e umil l'ascolta.
+ Pur ruminando, come uscir di gabbia
+ potesse, andava, e in sé sta ben raccolta;
+ ma le porte eran chiuse in diligenza,
+ perocché la badessa avea temenza.
+
+ 36
+
+ Ipalca damigella andava spesso
+ a visitarla, e Marfisa con quella
+ diceva:--Ipalca, a te tutto confesso:
+ sappi ch'io sono un satanasso in cella.
+ Se tu non mi soccorri, un gran successo
+ udirai presto, una strana novella:
+ son giá determinata nel pensiero,
+ perdio! che appicco il foco al monastero.--
+
+ 37
+
+ Ipalca rispondea:--Gesú e Maria!
+ non fate questo per l'amor di Dio;--
+ e poiché aveva pianto, suggeria
+ qualche ripiego stolido e stantio.
+ Correa pel monastero una pazzia:
+ che si tenean per moral lavorío.
+ l'opre e i romanzi del poeta Marco,
+ ed ogni tavolin n'era giá carco.
+
+ 38
+
+ Marfisa va leggendo que' volumi,
+ ch'erano stati sempre suoi diletti,
+ e cerca ritrovar nei lor costumi
+ una fuga che in capo se le assetti.
+ _La bella pellegrina_ le die' lumi
+ circa al fuggir da' chiostri benedetti,
+ la qual avea trovato una ragazza,
+ che l'era uguale e fe' bella la piazza.
+
+ 39
+
+ Molt'altre fughe aveva ritrovate
+ in que' romanzi di Marco scrittore.
+ Donne che s'eran da' balcon gettate,
+ d'altezze che a narrarle fan terrore;
+ altre ne' fiumi e ne' mari saltate,
+ tutte salve per grazia del Signore.
+ Marfisa è assai bizzarra, ma destina
+ fuggir come la bella pellegrina.
+
+ 40
+
+ Una ragazza simile di faccia,
+ di voce, di capelli, di statura,
+ la bella pellegrina in cambio caccia
+ di sé in convento, e fugge con bravura.
+ Marfisa a Ipalca disse:--Corri in traccia
+ di qualche donna della mia figura;
+ con quel dal mondo nuovo entri nel chiostro:
+ baratto vesti, e questo è il caso nostro.--
+
+ 41
+
+ Ipalca va com'una disperata
+ cercando per la terra una Marfisa;
+ per quanto guardi non l'ha mai trovata:
+ ell'erano, perdio! cose da risa.
+ --La pellegrina assai fu venturata
+ a trovar su due piè, cosí improvvisa,
+ un'altra lei, per cambiar la persona--
+ diceva Ipalca e torna alla padrona.
+
+ 42
+
+ E disse:--Un miglior tomo leggerete:
+ quel della _Pellegrina_ nulla vale.
+ Non trovo un'altra voi, come volete:
+ l'ho ricercata infin nell'ospedale.--
+ La dama irata disse:--Voi morrete
+ con quella vostra testa dozzinale.
+ Sempre difficoltá, sempre sventure:
+ con voi son tutte scarse le misure.
+
+ 43
+
+ Nella _Filosofessa italiana_
+ un altro modo ho letto di fuggire.
+ Di nottetempo questa settimana
+ potrete al muro del giardin venire.
+ Una scala portatile alla piana
+ appoggerete, e dovrete salire:
+ quando siete in sul mur, tirate suso
+ la scala e a me la calerete giuso.
+
+ 44
+
+ Salirò anch'io sul muro, e allor potremo
+ ripor la scala al di fuor nuovamente,
+ e l'una dopo l'altra scenderemo:
+ questa è cosa da farsi agevolmente.
+ Uscite, poscia ci travestiremo
+ per non esser scoperte dalla gente;
+ e poi nell'alba, all'aprir delle porte,
+ schizzerem fuor della cittá alla sorte.
+
+ 45
+
+ Io voglio come maschio esser vestita:
+ voi, come donna, siate mia mogliera.--
+ Diceva Ipalca:--Trista alla mia vita!
+ Per me farò da moglie volentiera.--
+ Ed ebbono ogni cosa stabilita,
+ e di fuggire un sabbato da sera.
+ Dovea rubare Ipalca a Bradamante
+ per le bisogne non so qual contante.
+
+ 46
+
+ Sapea dove la moglie di Ruggero
+ teneva piatta una sua borsa d'oro.
+ Ipalca aveva un occhio di sparviero,
+ e brievemente le ciuffò il tesoro.
+ E un sabbato di notte all'aer nero
+ fu data esecuzione a quel lavoro,
+ e la «filosofessa» fu imitata
+ sino a un peluzzo, alla fuga ordinata.
+
+ 47
+
+ Marfisa si vestí da cavaliere,
+ come nelle commedie fa Clarice.
+ Ipalca non lasciava di temere;
+ ma fa la parte, e il cielo benedice.
+ Un calesso era pronto a lor mestiere.
+ Apparve di Titon la meretrice:
+ s'apron le porte; e Marfisa ed Ipalca
+ son nel calesso, e il postiglion cavalca.
+
+ 48
+
+ La dama era un bel giovine a vedello.
+ Ipalca certo è differente assai,
+ quantunque avesse un leggiadro cappello
+ col pennacchino e abbigliamenti gai.
+ Un membro non avea che fosse bello.
+ Usava del belletto sempremai,
+ ma caricato e senza alcun ingegno,
+ donde movea, piú che lussuria, sdegno.
+
+ 49
+
+ Verso la Spagna presero il cammino
+ queste due, finta sposa e finto sposo.
+ Lasciamle andar; diremo il lor destino.
+ A Parigi fu il caso strepitoso.
+ Le monache, suonato il mattutino,
+ levato il sol, lasciarono il riposo,
+ e sospettaron di Marfisa ingrata,
+ veggendo la sua cella spalancata.
+
+ 50
+
+ Cominciano a cercarla in ogni loco
+ ed a chiamar con religiosa voce.
+ Una dicea:--Sant'Agostino invoco;--
+ l'altra un _Si quaeris_ dice, e fa la croce.
+ Il cicaleccio cresce poco a poco,
+ ognuna per accrescerlo si cuoce,
+ e finalmente tutte difilate
+ le nuove alla badessa hanno recate.
+
+ 51
+
+ La badessa in furor scrive a Turpino;
+ la vicaria a due frati narra il caso;
+ la sacristana il narra a un abatino;
+ vuotano l'altre alla castalda il vaso;
+ una scrive all'amica, una al vicino:
+ in un momento a ognun la cosa è al naso.
+ Turpino alla badessa manda a dire
+ che si deve il silenzio custodire,
+
+ 52
+
+ perché non vuol che scandal si dilati.
+ La badessa alle suore dá il precetto:
+ le suore a capo basso, occhi serrati,
+ tutte dicean:--Silenzio vi prometto.--
+ Turpino intanto un prete, de' fidati,
+ manda a Rugger col caso in un viglietto,
+ e lo consiglia a fare a Carlo istanza
+ di spedir genti, e dá buona speranza.
+
+ 53
+
+ Al capitar del prete, la famiglia
+ del buon Ruggero è giá tutta in rivolta.
+ Bradamante gridava:--Para, piglia,--
+ ché la sua borsa d'oro è stata tolta.
+ Ruggero è fuor di sé per meraviglia,
+ né sa di borsa, e ognun guarda ed ascolta;
+ non si dovea saper che la sua sposa
+ tenesse borsa di soppiatto ascosa.
+
+ 54
+
+ Bradamante era fuor de' sentimenti,
+ e strilla, e i servi vuol morti e le fanti,
+ e disse della borsa fuor de' denti,
+ tanto di borsa, grida a tutti quanti.
+ Ipalca manca dagli alloggiamenti,
+ adunque Ipalca ha involati i contanti.
+ --Si cerchi Ipalca--Bradamante grida:
+ --se le strappi la borsa, e poi s'uccida.--
+
+ 55
+
+ Il prete, col viglietto del prelato,
+ Rugger fece morir quasi d'affanno:
+ sopra un soffá disteso s'è gettato,
+ dicendo.--Io vivo per maggior mio danno.--
+ Bradamante, che il vede addolorato,
+ chiede se della borsa a parlar stanno.
+ --Che borsa? che non borsa? dalla cella
+ --disse Rugger--fuggita è mia sorella.
+
+ 56
+
+ --Fuggita s'è Marfisa! Ipalca manca!
+ la borsa è andata!--Bradamante strilla,
+ si batte il viso e poi l'una e l'altr'anca,
+ grida a Rugger che si debba seguilla.
+ Disse Rugger:--Quando sarete stanca,
+ terminerete di suonar la squilla:
+ la mia sciagura abbastanza mi pare,
+ senza far la contrada sollevare.--
+
+ 57
+
+ Ruggero se n'andava a Carlo Mano;
+ rimase la consorte disperata,
+ che, piangendo in baritono e in soprano,
+ ha intorno la famiglia radunata.
+ La tien don Guottibuossi per la mano,
+ e promette gran cose all'impazzata:
+ talor minaccia i cagnolin parecchi,
+ che, al pianto urlando, intruonano gli orecchi.
+
+ 58
+
+ Ruggero a Carlo Magno la sventura
+ narra, e soccorso al suo caso dimanda.
+ In traccia, di Parigi entro le mura,
+ l'imperatore di Marfisa manda;
+ ma gli è sí rimbambito di natura,
+ che fuor che il letto e un'ottima vivanda
+ nulla conosce, e a Rugger dimandava
+ chi fosse, dieci volte, e replicava.
+
+ 59
+
+ Massimamente, morto il Maganzese
+ Ganellon traditore, il suo mignone,
+ Carlo è col capo fuori del paese,
+ e risponde al contrario alle persone.
+ Venne la nuova che nessun francese
+ sa di Marfisa, donde il re Carlone
+ disse a Rugger con viso sonnolento:
+ --Ben guarda, ella sará nel suo convento.--
+
+ 60
+
+ Rugger perdé la pazienza un tratto;
+ volta la schiena e borbottando parte.
+ --Perdio!--dicea--l'imperatore è matto.--
+ Chiama Dodone e Orlando da una parte,
+ anche il danese consigliava il fatto;
+ e si concluse che gettasse l'arte
+ Malgigi, per saper dalla magia
+ dove Marfisa con Ipalca sia.
+
+ 61
+
+ E tutti quattro a Malagigi uniti
+ sen vanno tosto per sapere il vero.
+ Gli aveva il mago attentamente uditi
+ con ciglia brusche e con viso severo.
+ Stava Malgigi assai mal di vestiti,
+ la barba ha lunga, e non pel suo mestiero,
+ ma perché non aveva veramente
+ da pagare il barbier sí facilmente.
+
+ 62
+
+ Per dirvi come fosse Malagigi,
+ guercia avea guardatura e faccia nera.
+ Benché avesse i capelli mezzi grigi,
+ gli teneva in coltura con la cera:
+ la polver confondea da' neri a' bigi.
+ La sua camicia candida non era,
+ ma tuttavia teneva i manichini
+ grossi, antichi, giallastri e picciolini.
+
+ 63
+
+ Le calze ha cenerognole di stame,
+ che aveano sparse alcune cicatrici,
+ guarite, or colla seta verderame,
+ or colla rossa, da' buchi nimici.
+ Piangean le scarpe dolorose e grame,
+ che aveano avuti assai pietosi uffici.
+ Malgigi delle volte piú d'un paio
+ lor dedicato aveva il calamaio.
+
+ 64
+
+ Le brache ha di sovatto violetto,
+ perché cercava brache consistenti;
+ sopra il ginocchio è corto il coscialetto,
+ e per l'untume sono rilucenti.
+ Guardava il mago or lo spazzo or il tetto,
+ al ragionar de' paladin parenti,
+ i quai chiedean che l'arte sua traesse
+ e dove sia Marfisa lor dicesse.
+
+ 65
+
+ Poich'ebbon detto, il mago si fe' chino:
+ prima di dir volea soffiarsi il naso.
+ Avea sí rotto e lordo il moccichino,
+ che di tenerlo in vista non v'è caso.
+ Mise la testa sotto al tavolino
+ (vecchio scrittoio in tre gambe rimaso),
+ e poich'ebbe la tromba ben suonata,
+ questa risposta a' paladini ha data:
+
+ 66
+
+ --Stupisco che voi siate sí ignoranti,
+ e che giunto all'orecchie non vi sia
+ che usciti son de' libri nuovi alquanti,
+ i quali han disertata la magia.
+ Non vi sono piú streghe o negromanti,
+ un'impostura è oggi l'arte mia.
+ I moderni scrittor spregiudicati
+ i negromanti al sole hanno mandati.
+
+ 67
+
+ L'anel dell'arte non è un diamante,
+ non v'è nessun che piú gli presti fede;
+ pentacoli, sigil, son tutte quante
+ cose alle quali il diavol piú non cede.
+ Teschi, capelli, cere, bisce e piante
+ non trarrien di sott'acqua due lamprede.
+ Gli antichi libri miei ben posso aprire,
+ il diavol non si move per venire.
+
+ 68
+
+ I moderni scrittor colla scienza
+ il popol e i dimoni hanno istruiti.--
+ Il popol non mi fa piú riverenza,
+ né vengono i dimon, bench'io gl'inviti.
+ Non so se netta sia la coscienza
+ di questi scrittor nuovi fuor usciti,
+ che inutil l'arte magica hanno resa,
+ né so se ben la cosa abbiano intesa.
+
+ 69
+
+ Si credeva una volta facilmente
+ de' diavoli e de' maghi il gran potere;
+ che Farfarel venisse fra la gente,
+ per far ora piacere, or dispiacere.
+ Oggidí non si crede piú niente,
+ pe' scrittor c'han soppresso il mio mestiere.
+ Per ischerzo de' diavol si decide
+ che non vengono al mondo, e poi si ride.
+
+ 70
+
+ Pretendon trarre agli uomin l'ignoranza
+ gli scrittori novelli col lor fondo.
+ Ma questo por negli uomini costanza,
+ circa a' spirti dannati nel profondo,
+ fa a poco a poco credere in sostanza,
+ non sol che mai non vengano nel mondo,
+ ma timor toglie e sparge quel veleno
+ di dubitar se diavoli vi sièno.
+
+ 71
+
+ In quanto a me, che la professione
+ di mago sia distrutta e posta sotto,
+ poco m'importa. Grazie a Salomone
+ ed a Rutilio, in altro sono dotto;
+ ed ho sempre concorso di persone,
+ sapendo trar la cabala pel lotto.
+ Servo mille persone del paese
+ con la mia _Fiorentina_ e _Bolognese_.
+
+ 72
+
+ Ho fatti guadagnar danari assai
+ con le cabale mie, che fan miracoli.
+ Ognun mi fa regali sempremai:
+ un giorno mi porran ne' tabernacoli.
+ I concorrenti non mancano mai,
+ c'hanno bisogno a interpretare oracoli:
+ coi calcoli numerici gli appago,
+ ed ho giá fatti di tesori un lago.
+
+ 73
+
+ Alle mogli incagnate co' mariti,
+ che rimarranno vedove, indovino.
+ A' figli indebitati inferociti
+ predico il padre a morte esser vicino.
+ Di giovinette c'hanno i cor feriti
+ e di serventi ho pien sempre il stanzino
+ e di mariti; e chi va, e chi torna,
+ ed io indovino amori ed odii e corna.
+
+ 74
+
+ Per saper di Marfisa altro non posso
+ che la cabala trar, se pur v'aggrada;
+ io v'avverto però che non m'addosso,
+ netto risponda ove Marfisa vada.
+ Lo dirá la mia cabala allo ingrosso,
+ ma voi dovete interpretar la strada.
+ Se pel diritto l'interpreterete,
+ le mani in su Marfisa metterete.--
+
+ 75
+
+ Non può Dodon piú rattener le risa,
+ e disse:--Posa, posa, Malagigi:
+ risparmia un'impostura di tal guisa.
+ Che fai de' tuoi tesori e de' luigi?
+ Cambia quella camicia lorda, intrisa,
+ se puoi col lotto guadagnar Parigi.
+ Che fai di quelle calze e quelle brache,
+ che par ch'abbian su avute le lumache?--
+
+ 76
+
+ Rispose Malagigi:--Che stupori
+ per queste brache e la camicia mia!
+ Io non bado a coltura né a tesori,
+ ché m'innamora sol filosofia.
+ Tristo a me se badassi a frange, ad ori
+ ed all'attillatura e leggiadria:
+ questo sarebbe in me tristo preludio;
+ addio filosofia, scienza e studio!--
+
+ 77
+
+ Ruggero, Orlando, il danese e Dodone,
+ quantunque non avesser molta voglia,
+ risero tutti all'ultima espressione.
+ Malgigi anch'esso del serio si spoglia,
+ e ride per far lor conversazione;
+ poi disse:---Voi scorgete ciò ch'io voglia;
+ se non credete a cabale, mi date
+ un ducato in prestanza e ve n'andate.
+
+ 78
+
+ Ognun de' cavalier mezzo ducato
+ gettò del mago sopra al tavolino;
+ poi lo lasciâro, e Orlando smemorato
+ giva dicendo:--Oh secolo meschino!
+ Quest'uomo a' nostri dí sí riputato,
+ che sbigottiva il popol saracino,
+ pe' nuovi libriccini s'è ridotto
+ a viver con la cabala del lotto!--
+
+ 79
+
+ E brevemente, per andare in traccia
+ della bizzarra, han posto ordin tra loro.
+ Ognuno dalla stalla il caval caccia.
+ Orlando non avea piú Brigliadoro:
+ non è da dimandar se ciò gli spiaccia.
+ Frontin non è piú vivo. Alfin costoro
+ de' lor vecchi destrier tutti son privi;
+ forse pe' cambiamenti non son vivi.
+
+ 80
+
+ Sin che per lo Vangelo avea servito,
+ vissuto era ogni antico corridore
+ per sessant'anni, fiero ad ogni invito;
+ Baiardo e Vegliantin pien di furore,
+ Frontin, Rondello e Rabicano ardito
+ era, siccome narra ogni scrittore:
+ ma poi, cambiato il buon costume in vizio,
+ que' destrier eran morti a precipizio.
+
+ 81
+
+ Non so se ognun questo evidente segno
+ tenesse a tristo augurio pel futuro:
+ certo ne pianse Orlando, e con ingegno
+ fe' predizioni, favellando al muro.
+ I quattro paladin si dánno pegno
+ la fede d'ire al chiaro ed all'oscuro,
+ e di trovar Marfisa e di fermarla,
+ di ricondurla, e fin di sculacciarla.
+
+ 82
+
+ Rugger prese il cammin verso la Spagna,
+ Dodon verso Inghilterra il caval sprona,
+ Orlando caccia il suo verso Alemagna,
+ il danese era assai vecchia persona,
+ e disse:--Io cercherò questa campagna:
+ la lepre sta dove non si ragiona.--
+ Adunque spinse il suo caval di passo
+ per que' villaggi, come andasse a spasso.
+
+ 83
+
+ Bradamante a Rugger dalla finestra
+ si raccomanda per l'amor di Dio;
+ e intorno la sua borsa l'ammaestra,
+ gridando:--Carni mie, consorte mio.--
+ Rugger sprona il cavallo, che sbalestra
+ sei peta della dama al romorio.
+ Riser gli astanti, Bradamante alquanto
+ s'è vergognata, ed io finisco il canto.
+
+
+FINE DEL CANTO DECIMO
+
+
+
+
+CANTO UNDECIMO
+
+
+ ARGOMENTO.
+
+ Nel viaggio Marfisa in corruzione
+ (dopo una febbre effimera) ritrova
+ le ville, le castella, e con ragione
+ nelle cittá di provincia non cova.
+ Va nella Spagna, e scopre il suo guascone
+ in una circostanza affatto nuova;
+ vien da Rugger sorpresa alla commedia;
+ l'accidente è passabil, se non tedia.
+
+
+ 1
+
+ Quella disperazion di Bradamante,
+ per cui piú non sapea quel che facesse,
+ era una passion predominante,
+ che fa solo la borsa in capo avesse.
+ Con disonor la cognata è ambulante;
+ par che il dolor lo sposo le uccidesse;
+ per tal fuga ognun mormora, è dolente:
+ Bradamante la borsa ha solo in mente.
+
+ 2
+
+ Né si trovava una persona ardita
+ che le facesse un po' di correzione,
+ e perch'era gran dama e riverita,
+ si rispettava la sua passione.
+ Benedetto il caval che l'ha colpita
+ con quelle peta all'uscir del portone,
+ che fe' alle genti far quella risata
+ e ritirar la dama svergognata.
+
+ 3
+
+ Marfisa, Ipalca e il postiglion che trotta,
+ aveano fatta giá la prima posta.
+ La dama al postiglion la testa ha rotta,
+ che a chiederle la corsa le s'accosta.
+ Cambia la posta, e grida, che par cotta,
+ che non vuol passo lento, non vuol sosta,
+ a ponte rotto, a buca, a sasso, a crollo
+ vuol che si corra e se ne vada il collo.
+
+ 4
+
+ Scrive Turpin che non ci fu mai caso
+ che una corsa pagasse quella dama.
+ Di questa veritá son persuaso,
+ perch'ella non dipende dalla fama.
+ Turpino fu scrittor che avea buon naso,
+ e per prova del vero cita e chiama
+ de' mastri postiglion le note certe,
+ dove son le partite ancor aperte.
+
+ 5
+
+ A qualche postiglion data ha la mancia,
+ se fu robusto e buon bestemmiatore;
+ del resto il chieder prezzo era una ciancia,
+ che tirava percosse d'un gran core.
+ Ipalca, finta moglie, avea la guancia
+ talor di carta e di color peggiore,
+ e alle sciarre, a' cimenti, alle contese,
+ vanta un suo voto che le avea difese.
+
+ 6
+
+ Tra la rabbia, il furore e i patimenti
+ e l'amor pel guascone, che conserva,
+ sentí Marfisa un dí scuotersi i denti,
+ e volse il viso pallido alla serva,
+ dicendo:--Io sento ribrezzi e accidenti
+ e una debolezza che mi snerva:
+ mi duole il capo ed ho la bocca amara.--
+ Rispose Ipalca:--Questa è febbre chiara.--
+
+ 7
+
+ Disse Marfisa:--Io ti darò un susorno;
+ altro non mi sai far che triste augurie;--
+ e grida al postiglion che suoni il corno,
+ sferzi i cavalli, ed entra nelle furie;
+ e benché porti una gran febbre intorno,
+ non lascia le minacce né l'ingiurie,
+ ma alfin la febbre d'una buona razza
+ basta a frenare anche una donna pazza.
+
+ 8
+
+ E convenne far alto in un villaggio.
+ perché Marfisa piú non si reggea.
+ Or quasi Ipalca ha smarrito il coraggio
+ per il finto marito che gemea,
+ e dice:--Eccovi alfin quel dal formaggio.
+ Caro Gesú! fuggir non si dovea.--
+ Marfisa è oppressa, ma l'ha minacciata
+ con una guardatura spiritata.
+
+ 9
+
+ Prendesi alloggio, ed all'uomo-fanciulla
+ venne un dottor d'una trista figura.
+ Di villa egli è, ma il capo non gli frulla,
+ ne sa quanto un Macope ad una cura,
+ perché l'arte sapea di non far nulla
+ e di lasciar l'imbroglio alla natura.
+ Tocca il polso, l'orina vuol vedere,
+ e poi dice:--Ha la febbre il cavaliere.
+
+ 10
+
+ Diman verrò, vederem, penseremo;
+ non mangi, e beva generosamente.--
+ Marfisa al suo partir diceva:--Fremo;
+ costui è un asin risolutamente.--
+ Torna il dottor, che par di cervel scemo,
+ con un passo ed un viso sonnolente,
+ ritocca il polso, vuol l'orina, e guata,
+ poi dice:--Questa febbre è declinata.
+
+ 11
+
+ Faccia bibite spesse ed abbondanti,
+ non mangi nulla, sorba qualche brodo.
+ Stiamo a veder diman se il mal va avanti;
+ se cresce, penserem la forma e il modo.
+ I rimedi dell'arte sono tanti:
+ gli userem tutti, se il mal terrá sodo.
+ A buon vederci: soffra e stia in riguardo.--
+ Poi se ne va sonniferoso e tardo.
+
+ 12
+
+ La dama va in furor, dietro gli grida,
+ lo chiama dottorello ed ignorante;
+ e perché son di femmina le strida,
+ Stupefatto il dottor volse il sembiante.
+ Guarda Ipalca nel viso, e par che rida,
+ e disse:--Questo è un musico e arrogante;--
+ e poi senz'altro dir scende le scale:
+ Marfisa vuol scagliargli l'orinale.
+
+ 13
+
+ Ipalca la pregava ad acchetarsi
+ per tutti i santi e le sante del cielo.
+ --Costui--dicea Marfisa--vuol spassarsi,
+ e del mio male non si cura un pelo;
+ ma s'egli spera le paghe beccarsi,
+ non ne beccherá una, pel Vangelo!,
+ Tu sai la circostanza e la premura;
+ ei vuol tenermi un anno alla sua cura.--
+
+ 14
+
+ Ma finalmente il terzo giorno arriva:
+ si sente la bizzarra sollevata.
+ Giunto il dottor al polso, disse:--Viva;
+ questa è stata un'effimera sforzata.--
+ Dicea Marfisa:--Io son di febbre priva,
+ ma voi non me l'avete discacciata.--
+ Rispondeva il dottor:--Questo è di fatto;
+ ma poteva ammazzarvi e non l'ho fatto.--
+
+ 15
+
+ Sonvi alcune ragion chiare e precise,
+ d'una tal veritá, d'un'evidenza,
+ che sono intese insin dalle Marfise
+ e le disarma della prepotenza.
+ La dama col dottore alquanto rise,
+ e le fu liberale in diligenza,
+ dicendo sempre:--È ver ciò che diceste;
+ potevate ammazzarmi e nol faceste.
+
+ 16
+
+ La vostra umanitá, la virtú vostra
+ è rara molta nella medic'arte.--
+ Grato a Marfisa il medico si mostra,
+ e sonnolento la ringrazia e parte.
+ Esce dal letto la bizzarra nostra,
+ chiede i vestiti, e le par d'esser Marte.
+ Ma nel rizzarsi in piè non si può dire
+ quanto inabil trovossi al dipartire.
+
+ 17
+
+ Le trieman le ginocchia, il capo gira:
+ convien fermarsi nel villaggio alquanto,
+ sin che la dama un pocolin respira
+ e riacquista del vigore infranto.
+ Or qui veggo il lettor meco s'adira
+ per queste fievolezze ch'io gli canto;
+ doglie di capo, effimere, tremori,
+ cosí non s'intrattengono i lettori.
+
+ 18
+
+ Cari lettori, abbiate pazienza:
+ io deggio esser fedele al mio Turpino.
+ Cotesta poca vostra sofferenza,
+ questo vostro decider repentino,
+ vi fa molto simili in coscienza
+ a' sudditi del figlio di Pipino,
+ ch'eran dottori senza intender nulla,
+ col capo al gioco, al sarto, a una fanciulla.
+
+ 19
+
+ Questa fiacchezza, di cui fa memoria
+ Turpino, della dama dopo il male,
+ che scemò alquanto la furia e la boria
+ d'andare in posta tosto alla bestiale,
+ non è inutile affatto per la storia,
+ oltre all'esser la cosa naturale:
+ fatto sta che Turpino in quella villa
+ ferma la dama, e assai cose postilla.
+
+ 20
+
+ Prima sopra a quel medico antedetto
+ va compilando alcune coserelle.
+ Dice che alla cittá fu poveretto
+ per la persecuzion non delle stelle,
+ ma degli altri dottor che avean concetto;
+ ed il concetto è delle cose belle,
+ perché, sia ben fondato o ingiustamente,
+ a rovinar parecchi è sufficiente.
+
+ 21
+
+ Misero quel che il vitto aspettar deve
+ dalla riputazion fra gli abitanti,
+ se d'essere impostor gli sembra greve
+ e non uccella sciocchi ed ignoranti;
+ e' si riduce in villa e al verde in breve,
+ perché i competitor stan vigilanti
+ co' lor dileggi arcani e paroloni.
+ Son di Turpin coteste riflessioni.
+
+ 22
+
+ Il qual segue a narrar che in quel villaggio,
+ sendo Marfisa maschio contraffatto,
+ bizzarra e di cervello poco saggio,
+ volle prender sollazzo qualche tratto;
+ e cominciò con lubrico linguaggio,
+ come fa qualche fanciullaccio matto,
+ a tentar le ragazze forosette,
+ e le trovò maliziose e scorrette.
+
+ 23
+
+ Quell'antica innocenza villereccia,
+ un tempo celebrata da' poeti,
+ non avea piú né seme né corteccia,
+ il rossor, il pudor si stavan cheti;
+ perocché certi paladini feccia,
+ o vogliam dir filosofi discreti,
+ che villeggiavan l'autunno e la state.
+ avean le villanelle addottrinate.
+
+ 24
+
+ Il vizio ne' maggiori è una magagna,
+ che ne' maggiori sol non sta rinchiusa,
+ ma ne' minor si dilata e accompagna,
+ e ognun adduce esempi ed ha sua scusa.
+ Passa dalla cittade alla campagna,
+ e sin nelle caverne alla fin s'usa;
+ però i vizi de' stolti paladini
+ s'eran diffusi ancor nei contadini.
+
+ 25
+
+ Il lusso di Parigi smisurato
+ aveva fatti i paladin fallire:
+ volevan sostenersi in grado alzato
+ con debiti e con truffe da non dire.
+ Facean lo stesso i servi nel lor stato,
+ per imitare i grandi e comparire;
+ e le villeggiature de' signori
+ avean fatti i villani imitatori.
+
+ 26
+
+ Non correan piú que' rozzi panni e bigi,
+ que' zoccoli all'antica e i cappellacci,
+ le forosette andavano a Parigi
+ spesso a tôr nastri e scarpette ed impacci,
+ coralli che costavano luigi,
+ fior di seta, orecchin, ritagli e stracci
+ e cappellin con fettucce e frastaglie,
+ per pararsi d'amore alle battaglie.
+
+ 27
+
+ E come i paladin davan l'esempio
+ con gabbi e scrocchi, estorsion, prepotenze,
+ e faceano all'amor sino nel tempio,
+ nel villeggiare, e mille scandescenze;
+ i villanzoni acquistavan dell'empio,
+ rinvigorendo assai le coscienze.
+ Le villanelle, stuzzicate, a furia
+ rubavan biade per gale e lussuria;
+
+ 28
+
+ e sapeano scherzar coll'occhiolino
+ e alle richieste altrui non ritrosire;
+ aderiano ai sospir d'un paladino,
+ massime aggiunte ai sospir poche lire,
+ perché serviano a un nuovo gamurrino
+ per farsi vagheggiare e benedire:
+ donde Marfisa da maschio vestita
+ la sua convalescenza ha divertita.
+
+ 29
+
+ E sendo un giorno alla messa in parrocchia,
+ quando all'altar si volgeva il piovano
+ a spiegare il vangel, Marfisa adocchia
+ che dalla chiesa usciva ogni villano:
+ --Perdio! che gracidar vuol la ranocchia--
+ dicendo,--ella mi secca il diretano;--
+ e usciti que' villan sul cimitero,
+ siedeano al sol scherzando sopra al clero.
+
+ 30
+
+ --Odi tu--dicea l'un--cotesto prete
+ a predicar che non si de' rubare?
+ Se il quartese de' furti gli darete,
+ v'insegnerá a rubar, nel predicare.--
+ L'altro dicea:--Se ben l'ascolterete,
+ tutti i castighi, ch'ei sa minacciare,
+ saran sospesi in ciel, se noi gli diamo
+ nelle borse i quattrin che addosso abbiamo.--
+
+ 31
+
+ Diceva un altro:--Notate voi bene
+ come fa grande il foco al purgatorio?
+ come per levar l'alme dalle pene
+ chiede danar per lui dall'uditorio?
+ So che cappon, c'hanno tante di schiene,
+ purgan nel suo paiuol brobo in martorio,
+ e che un gran foco nella sua cucina
+ tormenta ariste di vitella fina.
+
+ 32
+
+ --Comprendereste voi che voglia dire
+ quel non rubar?--diceva un villan scaltro.
+ --V'aggiugni un «ciò che tu non puoi ghermire»,
+ e tosto intenderai--diceva un altro.
+ --Naffe! tu parli meglio del _Dies irae_--
+ gridavan tutti,--senz'altro, senz'altro.--
+ Qui i villanzon rideano alla distesa
+ del lor piovan che predicava in chiesa.
+
+ 33
+
+ Marfisa, con Ipalca uscita anch'ella,
+ stava ascoltando i villan risvegliati,
+ e poi diceva alla sua damigella:
+ --Benedetti i scrittori illuminati!
+ Diffusa è sí la scienza novella,
+ che son sino i villan spregiudicati:
+ questi pretacci e fratacci ghiottoni
+ finito han di strippar co' lor sermoni.--
+
+ 34
+
+ Faceva Ipalca il grugno di bertuccia
+ e rannicchiava il collo nelle spalle,
+ co' detti di Marfisa si coruccia,
+ di Giosafat rammemora la valle.
+ Un riso alla bizzarra fuori smuccia,
+ dicendo:--Vatti appiatta nelle stalle.
+ Come concordi, beata Verdiana,
+ la santitá col farmi la ruffiana?
+
+ 35
+
+ --Oh, Maria del rosario!--rispondeva
+ Ipalca--io tutto fo per un buon fine.--
+ Allor Marfisa piú forte rideva,
+ ischiamazzando come le galline.
+ Ognun di que' villani rifletteva
+ che si godesse delle lor dottrine,
+ dicendo:--Quello è un paladin, ch'approva
+ che noi sappiam dove la lepre cova.
+
+ 36
+
+ S'egli ha campagne, a fitto le torremo;
+ quanto al rubar, veggiam ch'egli è in accordo;
+ alle guagnel lo rigoverneremo;
+ ognun dal canto suo spennacchi il tordo.--
+ La predica frattanto era all'estremo
+ di quel piovan, che predicava al sordo;
+ la turba in chiesa ad ascoltar tornava
+ quel rocchio della messa che restava.
+
+ 37
+
+ A questo passo Turpin moralista
+ fa parecchi riflessi, ch'io vi taccio.
+ Forse la sua moral parrebbe trista
+ a un secol ripurgato per lo staccio.
+ De' paladin l'esempio lo rattrista,
+ e vuol la correzion del popolaccio
+ dipendente da quel; ma veramente
+ Turpino fu scrittor di poca mente.
+
+ 38
+
+ Perché voleva che la religione
+ utile fosse anche dal tetto in giuso.
+ Quanto alle ruberie delle persone,
+ sí corto fu che le chiamava abuso,
+ e prese un granchio a chiamar «corruzione»
+ alla coltura perspicace e all'uso;
+ dond'io d'epilogarvi non mi degno
+ i riflessi d'un uom di poco ingegno.
+
+ 39
+
+ Marfisa è in nerbo, e la posta ritoglie;
+ corre come un dimon verso la Spagna
+ con la sua imbellettata finta moglie,
+ che col rosario in mano l'accompagna.
+ Turpin la briga a narrarci si toglie
+ alcune coserelle, e pur si lagna,
+ vedute da Marfisa, e scrive e ciancia
+ delle cittá e castella della Francia.
+
+ 40
+
+ Giugnendo la bizzarra in qualche terra,
+ o vuoi castello o cittá provinciale,
+ metteva del calesse il piede a terra,
+ e per gire a' caffè metteva l'ale.
+ In alcun luogo, se Turpin non erra,
+ il caffè si bevea dallo speciale.
+ Basta, di quelle adunanze Marfisa
+ lasciò un itinerario ben da risa.
+
+ 41
+
+ In quel caffè venien certe figure
+ da' paladin antichi discendenti,
+ abitanti in castei pien di fessure,
+ puntellati i canton, rotti e pendenti,
+ con le finestre metá di scritture,
+ metá di vetri avanzati dai venti,
+ e con porte che, chiuse, non che a' sorci,
+ non impedien l'ingresso a' cani, a' porci.
+
+ 42
+
+ Parte aveano gabban di Salonicchio,
+ certi spadon, certe scarpe infangate,
+ da ciabattin rimesso qualche spicchio,
+ certe calze da sprazzi indanaiate,
+ cappellini tignosi e come un nicchio,
+ cappellon con le alacce mal puntate;
+ e tuttavolta ognuno avea sua scusa,
+ dicendo:--Oggi a Parigi questo s'usa.--
+
+ 43
+
+ Entravane un con faccia larga e grassa,
+ rossa pel vin, pel sole abbrustolita,
+ con la parrucca come una matassa
+ di lin, non ripurgata o ribollita,
+ che per le guance penzolava bassa,
+ con la coduzza dietro di tre dita:
+ entrando, a tutti facea riverenza,
+ e poi siedeva con magnificenza.
+
+ 44
+
+ Un altro con la faccia lunga e nera
+ ha le banduzze corte e inanellate,
+ un parrucchin con gli aghi e con la cera,
+ con sevo e gran farina impastricciato;
+ e nondimen con una sicumera
+ nella bottega a seder era entrato,
+ che mettea suggezione a tutti quanti,
+ perocch'era un di quei che aveano i guanti.
+
+ 45
+
+ Era quel parrucchino una letizia,
+ sul viso lungo e ner, sí corto e bianco;
+ e la bizzarra gli facea giustizia,
+ ridendo sí che le scoppiava il fianco.
+ Quel gentiluom non entrava in malizia,
+ ché di sé troppo è persuaso e franco;
+ ma giudicando con sua fantasia,
+ sorride anch'ei per social pulizia.
+
+ 46
+
+ Vedeansi giovanastri coi vestiti
+ di qua e di lá con gli ucchiei replicati,
+ ma sopra il destro quarto ricuciti,
+ segno evidente ch'eran rivoltati.
+ Gli untumi pel calor gli avean traditi,
+ ch'anche al rovescio s'erano affacciati,
+ massime sulla schiena a' capei sotto,
+ ed è superfluo il ragionar del rotto.
+
+ 47
+
+ Pur nondimeno alcuno era contento
+ con que' vestiti del _diebus illi_,
+ perocché quattro sacca di frumento
+ avea cambiato in due fibbie di brilli;
+ e passeggiando la bottega, è attento
+ di serpeggiar col piè dove il sol stilli;
+ crescegli il cor, che gli occhi degli astanti
+ ferisca il fiammeggiar de' suoi brillanti.
+
+ 48
+
+ Era un diletto udirli al lor arrivo
+ chiamar:--Bottega!--in voce gigantesca,
+ e all'apparir del caffettier giulivo,
+ non voler piú che un gotto d'acqua fresca,
+ il suo caffè disprezzando cattivo:
+ pur convien spesso ch'egli fuor se n'esca,
+ perocché si minaccia e non si prega,
+ reiterando:--Bottega, bottega!--
+
+ 49
+
+ Diceano al caffettier que' ragazzoni
+ de' goffi sali e impertinenze vili,
+ per fare i perspicaci e i ciceroni;
+ poi si gettan ridendo nei sedili.
+ Il caffettier, che ha molte erudizioni,
+ le dice con de' termini incivili,
+ e scopre il debituzzo e la lordura:
+ ma che non vince al fin disinvoltura?
+
+ 50
+
+ In questo postiglioni capitavano,
+ che avean le mance scosse per le corse,
+ e in un stanzin della bottega entravano,
+ sfoderando le carte con le borse.
+ Tosto que' paladin s'affratellavano,
+ e la lor nobiltá lasciando in forse,
+ puntano al faraone a tavolino,
+ superando in bestemmie il vetturino.
+
+ 51
+
+ Né perché un birro sopraggiunga e punti,
+ que' nobili rampolli hanno ribrezzo.
+ Frattanto i padri, alla bottega giunti,
+ leggono le gazzette per un pezzo,
+ e notan negligenze, errori e punti.
+ Alcuno grida:--O Dio, mi scandalezzo,
+ il tal monarca s'è portato male,
+ e non fu cauto appien quel maresciale.--
+
+ 52
+
+ E qui della politica e dell'armi,
+ di regi matrimoni e d'alleanze
+ diceano cose da scolpir ne' marmi,
+ e di ragion di Stato e di speranze,
+ ed han greche sentenze e latin carmi,
+ per raffermare, e molte sconcordanze,
+ topografie, geografie, misure,
+ che non si troveran sulle figure.
+
+ 53
+
+ Sostengon riscaldati e pettoruti
+ le loro opinioni, il pensamento;
+ pur insensibilmente son caduti
+ senz'avvedersi al scarso del frumento,
+ e ad esclamar che, se Dio non gli aiuti,
+ il viver sará un tedio ed uno stento,
+ perocché l'uve anche poche saranno,
+ e discordan sui prezzi di quell'anno.
+
+ 54
+
+ Un grida che s'è sconcia una sua vacca
+ e per la menda ha citato un villano.
+ Un altro all'oche d'un vicin l'attacca,
+ ch'è danneggiato d'un quarto di grano.
+ Uno è in furor; vuol spezzare una lacca,
+ se sa chi ne' suoi fichi ha posta mano.
+ Cosí restan monarchi, arme e regine,
+ per oche, vacche, ficaie e galline.
+
+ 55
+
+ Turpin Marfisa fa per le piú colte
+ cittá della provincia ancor che passi,
+ e va notando osservazion raccolte,
+ e costumi e cervei, difetti e passi;
+ dice che in queste, alle apparenze molte,
+ alle giostre, a' teatri, a' giuochi, a' spassi,
+ alle carrozze, a' servitori, all'oro,
+ si potea giudicar molto tesoro.
+
+ 56
+
+ Ma nel fermarsi alcuni giorni poi,
+ l'antico detto si verificava:
+ «tutt'òr non è quel che splende tra noi»,
+ sicché Marfisa assai farneticava.
+ Vede alcun gentiluom, che, agli occhi suoi,
+ a' panni molto agiato non sembrava;
+ non tenea cocchio o pompa, e pur in cera
+ del cor dipinta avea la primavera.
+
+ 57
+
+ Dall'altra parte molti risplendenti
+ scorrer vedea ne' cocchi lor famosi,
+ con certe risa sforzate fra i denti,
+ con certi sguardi cupi e sospettosi,
+ che dipingeano gli animi scontenti
+ e de' pensier molesti e tenebrosi;
+ donde Marfisa facea strani gesti,
+ veggendo i pover lieti e i ricchi mesti.
+
+ 58
+
+ L'alterigia, il puntiglio, il fumo, il fasto
+ ben tosto discopriva quest'arcano.
+ Gli appariscenti appiccavan contrasto
+ co' men splendenti per la dritta mano,
+ e per i posti a una festa, ad un pasto,
+ e' metteano sozzopra il monte e il piano:
+ volean risarcimenti e vergognose
+ cercan vendette per le vie nascose.
+
+ 59
+
+ Perocché l'ozio e i sistemi novelli
+ aveano lor sí rinvilito il core,
+ che tenean gran ribrezzo de' duelli,
+ ma ricorreano dal governatore.
+ Con invenzion, tradimenti e tranelli
+ lo facean divenir persecutore;
+ poi boriosi in piazza, a visi alzati,
+ narravan come s'eran vendicati.
+
+ 60
+
+ Qui del governatore uscieno arresti
+ e rabbuffi e minacce mal fondate.
+ Gli oppressi tosto facean manifesti,
+ che le bugie scoprivano storpiate:
+ e perché l'ira fa gli uomini desti,
+ le lingue piú non eran moderate,
+ e allor sapeano tutti i forestieri
+ delle famiglie il stato ed i misteri.
+
+ 61
+
+ E oscure azion, prepotenze e clamori,
+ debiti, usurpi e liti poco sante,
+ e mille altre vergogne sbucan fuori,
+ perché parta erudito il viandante.
+ Sapeasi che i men ricchi ne' colori
+ avean la casa in sostanza abbondante,
+ e che, per non far debiti all'usanza,
+ vivean modesti e con poca baldanza.
+
+ 62
+
+ Non v'era altra ragion per le oppressioni
+ che la disuguaglianza de' vestiti,
+ e de' risarcimenti le ragioni
+ erano sangui antiqui e gran partiti.
+ Se v'eran degli agiati illustri e buoni,
+ questi non difendevano i traditi,
+ perocché in terzo, in quarto o in quinto grado
+ tenean con gli oppressori parentado.
+
+ 63
+
+ Era in que' tempi il lusso una malia,
+ che cagionava piú d'una ingiustizia.
+ L'uomo alterata avea la fantasia,
+ perdea d'ogni misura la notizia;
+ ed alla necessaria economia
+ aveva dato il nome d'avarizia.
+ Ciò cagionava gran confusione
+ ne' provinciali, povere persone.
+
+ 64
+
+ Turpin delle cittá de' provinciali
+ mille altri pregiudizi ed i sistemi
+ ha scritto diligente negli annali
+ di conti e cavalier di cervel scemi,
+ ed etiche peggior de' serviziali,
+ ridicole rubriche, insulsi temi,
+ a tal ch'anche Marfisa io vo' trar fuori,
+ ch'ella mi fa pietá tra que' signori.
+
+ 65
+
+ Correndo a stracca per la via piú mozza,
+ giunse sul fiume Iber, lá nella Spagna,
+ e furiosa un giorno in Saragozza
+ entrò colla sua moglie o sua compagna.
+ Qui con un locandiere si raccozza,
+ sprezza le stanze, di tutto si lagna;
+ poi scherza seco, poi ride, poi grida,
+ ma finalmente piglia albergo e annida.
+
+ 66
+
+ Nelle conversazion col suo guascone,
+ l'avea sentito mille volte a dire
+ ch'ei teneva efficace inclinazione
+ d'irsene in Spagna prima di morire;
+ però spera trovare il suo mignone
+ in Saragozza, o novella sentire
+ che glielo additi; e da maschio vestita,
+ pe' caffè in traccia conducea la vita.
+
+ 67
+
+ Nelle botteghe eran giunti i foglietti
+ ed i successi di tutti i paesi.
+ Que' pagani facevan rigoletti
+ per un caso avvenuto tra' francesi;
+ e perch'eran nimici maladetti
+ per le guerre passate e ancor accesi
+ contro l'andata bravura francesca,
+ facean risa impulite alla turchesca.
+
+ 68
+
+ La dama vuol saper di quelle risa;
+ drizzando un turco i baffi, le rispose:
+ --Una sorella di Rugger di Risa,
+ ch'era una delle donne strepitose,
+ fuggita è da Parigi alla recisa
+ da quelle che si chiaman sacre spose;
+ ed ogni conghiettura è chiara e piana,
+ ch'ella pel mondo faccia la puttana.--
+
+ 69
+
+ Marfisa era filosofa a bastanza
+ perché quel titol non le desse pena,
+ ma il parlar del pagan senza creanza
+ di pregiudizio alquanto l'avvelena;
+ e disse:--Non è molto bella usanza
+ in faccia ad un francese giunto appena
+ il dir ch'è una bagascia a dirittura
+ una sua dama, e sol per congettura.--
+
+ 70
+
+ Rispose il saracino:--In un francese
+ io non credea delicatezza in questo,
+ perocché noi sappiam che al suo paese
+ si ride d'un marito troppo onesto,
+ e che le donne sono anche riprese
+ s'hanno del schizzinoso e del modesto,
+ e che de' libriccin molto applauditi
+ giudican tutti i casti scimuniti.
+
+ 71
+
+ Se a ciò che s'applaudisce che sia fatto
+ si vuol che il fatto poi solo si taccia,
+ non siete ancor spregiudicati affatto,
+ se non vi si può dire in sulla faccia;
+ ma se tra voi si de' tacer quell'atto
+ che commendate, qui vogliam bonaccia,
+ e nelle nostre region vogliamo
+ rider de' parigin quanto bramiamo.--
+
+ 72
+
+ Fu la bizzarra per appiccar zuffa,
+ ma il numer grande di que' saracini,
+ e il timor di scoprirsi alla baruffa
+ la tenne col cervel dentro a' confini,
+ e fece come fa chi ride e sbuffa
+ ne' difficili casi repentini,
+ per mostrar del disprezzo e del coraggio
+ verso qualche nimico poco saggio.
+
+ 73
+
+ Era in sul fatto Ferraú qui giunto,
+ nipote di Marsilio, re di Spagna,
+ che di cavalleria conosce il punto
+ e co' suoi patrioti assai si lagna:
+ poi con Marfisa in amistá congiunto,
+ la serve e pel paese l'accompagna;
+ e pur la guarda in viso, e giureria
+ che non gli è ignota sua fisonomia.
+
+ 74
+
+ Marfisa Ferraú conosce certo,
+ ché seco fatto avea piú d'un duello;
+ ma fa del franco ed usa il tratto aperto,
+ che lievi ogni sospetto dal cervello.
+ Verso la piazza sentesi un concerto
+ di corni e violini molto bello.
+ Il popol corre, dá d'urto e schiamazza,
+ e tutta Saragozza è nella piazza.
+
+ 75
+
+ Marfisa a Ferraú ragion dimanda
+ di quel concerto e di quel gran furore.
+ Le rispose il pagan che in quella banda
+ da due giorni era giunto un ciurmadore,
+ che avea di privilegi una ghirlanda,
+ e cantatrici e piú d'un suonatore;
+ ch'era per lui la cittá sbalordita,
+ e si facea chiamar «cosmopolita»;
+
+ 76
+
+ che da molti francese è giudicato,
+ ma che alterava spesso la favella;
+ che avea la sposa canterina a lato,
+ con bella voce, assai scaltrita e bella;
+ che vendea cataplasmi a buon mercato,
+ ma che la moglie veramente è quella
+ che con certi secreti suoi lavori
+ acquistava al marito de' tesori.
+
+ 77
+
+ Giunsero nella piazza passeggiando,
+ ma convien colle spinte farsi strada.
+ Marfisa verso il palco va guardando
+ per veder quella cosa come vada.
+ La folla la rispinge rinculando,
+ sicch'ella è quasi per cavar la spada,
+ e pur il collo allunga da lontano
+ per veder questo nuovo ciarlatano.
+
+ 78
+ Parle veder, non le par ben scoprire,
+ spera ingannarsi per la lontananza;
+ vorria appressarsi piú, vorria fuggire;
+ mostra negli atti molta stravaganza.
+ Colui che i bussoletti e l'elisire
+ alza ciurmando e ciarla all'adunanza,
+ alla taglia, al sembiante, a' capei d'oro,
+ le sembra ad evidenza Filinoro.
+
+ 79
+
+ No, che non v'è ne' romanzi del Chiari
+ sorpresa a quella di Marfisa eguale.
+ Fece il viso d'un uom senza danari,
+ aprendo gli occhi e una bocca spannale.
+ Ferraú guarda e vuol che le dichiari
+ quella sorpresa fuor del naturale,
+ e sol trasse da lei quell'africante:
+ --Oh, cospetto di Dio, questa è galante!
+
+ 80
+
+ Può fare il ciel--soggiungea la bizzarra
+ fuori di sé, né sa d'esser udita
+ --che senza aver riguardo alla caparra,
+ egli abbia sí vil giarda stabilita?
+ Questo sarebbe saltare ogni sbarra!
+ Non è possibil, scommetto la vita;
+ traveggo, non è ver, non sará desso,
+ e vo' serbarmi a vederlo dappresso.--
+
+ 81
+
+ Ferraú, maggiormente curioso,
+ replica le richieste tuttavia.
+ Disse la dama:--Io son un po' dubbioso
+ di conoscer colui; ma andiamo via.--
+ Ferraú, ch'era un pagan generoso,
+ soggiunse:--Questa sera, in cortesia,
+ nel mio palchetto a teatro verrete
+ alla commedia e l'ore passerete.--
+
+ 82
+
+ Disse Marfisa:--Volontieri accetto
+ e vi ringrazio della esibizione;
+ anche mia moglie condurrò al palchetto,
+ perch'abbia un poco di ricreazione;
+ ma vo' per grazia e per aver diletto
+ e per far bella la conversazione,
+ che voi facciate al palco anche venire
+ quel ciarlatan che vende l'elisire.--
+
+ 83
+
+ Rispose Ferraú:--Questo fia fatto;--
+ diconsi addio, le man si sono strette:
+ --A rivederci al cominciar dell'atto,
+ nell'ordin primo, al numer diciassette.--
+ Ferraú resta alquanto stupefatto.
+ Marfisa imita al partir le saette:
+ non vede l'ora trovar la compagna,
+ per esalarsi e bestemmiar da cagna.
+
+ 84
+
+ Giunta alla stanza sua con ciglio oscuro,
+ getta il cappel per terra e lo calpesta,
+ ed i vestiti scaglia contro al muro;
+ la camicia sudata la molesta:
+ la trae stizzita, e col suo viso duro
+ su e giú passeggia, astratta con la testa,
+ ignuda mezza e con la spada a lato,
+ e corre come un levrier sguinzagliato.
+
+ 85
+
+ Era a vedersi una scena faceta
+ Marfisa mezza ignuda con la spada,
+ che passeggia fanatica inquieta,
+ e Ipalca spaventata, che la bada
+ e che la guarda come una cometa,
+ non intendendo il fatto come vada;
+ ma finalmente ardita le chiedeva
+ la ragion del furor che l'accendeva.
+
+ 86
+
+ Disse la dama:--Senti: s'egli è vero,
+ alla croce di Dio! con un pugnale
+ gli spacco il cor, lo mando al cimitero:
+ conoscerá Marfisa quanto vale.--
+ E detto questo, va come il pensiero.
+ Ipalca replicava:--Chi e quale?--
+ La dama irata si rivolge e dice:
+ --Ella è una cantatrice, cantatrice.
+
+ 87
+
+ È saltimbanco, vende teriaca,
+ guadagna sulla moglie, fa il ruffiano,
+ e m'ha ficcata questa pastinaca,
+ il turco, l'assassino, il luterano!--
+ E pur s'infuria, bestemmia, s'indraca.
+ Ipalca rispondeva:--Dite piano.--
+ Ma pure strologando indovinava
+ per qual ragion Marfisa furiava.
+
+ 88
+
+ Di quel sospetto nulla piú fa sdegno
+ a Ipalca, che il sentire il traditore
+ si fosse sottomesso all'atto indegno
+ di dar la mano a una cantante e il core.
+ --Che sia ruffian--diceva--io mi rassegno,
+ ho pazienza che sia ciurmadore;
+ ma che una cantatrice sposata abbia,
+ santissimo Gesú, questo fa rabbia.
+
+ 89
+
+ Io mi sento agghiacciar piú che nel verno.
+ Una cantante! oh, san Francesco mio!
+ una donna dannata in sempiterno,
+ per cui non ha misericordia Dio;
+ che ha mandate tant'anime all'inferno,
+ cantando in sul teatro e che so io!
+ una cantante, una scomunicata!
+ o Vergine Maria sempre laudata!
+
+ 90
+
+ S'egli avesse sentito un cappuccino
+ a predicare un dí, com'ho sentito,
+ e gridare e sudar quell'angelino
+ contro queste donnacce da prurito,
+ e a provar che son diavol con l'uncino
+ sotto il belletto e sotto un bel vestito,
+ diguazzando una barba veneranda,
+ le avria il guascon lasciate da una banda.--
+
+ 91
+
+ La stizza del sentir discorsi sciocchi
+ pose a Marfisa l'altra ira in bilancia,
+ e disse:--Non può far che l'ora scocchi;
+ t'immaschera al costume della Francia,
+ perocché le tue ciarle da pidocchi
+ gorgogliar presto mi farien la pancia.--
+ E brievemente andarono a vestirsi
+ per gir alla commedia a divertirsi.
+
+ 92
+
+ E mascherate al teatro sen vanno,
+ l'una com'uomo e l'altra come dama.
+ Al numer diciassette picchiato hanno:
+ Ferraú tosto, per acquistar fama,
+ apre, mettendo Ipalca a saccomanno
+ con ceremonie, e quel momento chiama
+ felice, glorioso, e dá del resto;
+ ma Ipalca affatto era inesperta a questo.
+
+ 93
+
+ Sei volte un'«umilissima» infilzando,
+ con rossor di Marfisa, entra e s'asside:
+ il sipario, che allor si andava alzando,
+ il complimento, grazie a Dio, recide.
+ La commedia si fa. Di quando in quando
+ si picchiano le mani e il popol ride,
+ e perch'ella era alquanto curiosa,
+ Turpin ci lasciò scritta qualche cosa.
+
+ 94
+
+ V'erano in essa di molti cristiani
+ posti in aspetto obbrobrioso e tristo,
+ preti papisti e frati veneziani,
+ ch'altro eran ben, che imitator di Cristo.
+ Ma tra gli altri cattolici romani,
+ entro a quella commedia un ne fu visto
+ d'un secolare spigolistro avaro,
+ che all'uditorio turco assai fu caro.
+
+ 95
+
+ Il poeta pagan fingea che morta
+ fosse la moglie del divoto arpia,
+ e che i preti gli fossero alla porta
+ per le candele e per portarla via.
+ L'avaro, ch'era una persona accorta,
+ per l'avarizia spender non volia,
+ ma per unirla alla religione,
+ col piovan facea scena in un cantone.
+
+ 96
+
+ --Per scarico--dicea--di coscienza,
+ piovano, confessar vi deggio il vero:
+ mia moglie, e ve lo dico in confidenza,
+ nulla credea ne' successor di Piero.
+ Le ho fatto correzioni in scandescenza,
+ ma le fatiche mie furono un zero;
+ morí secreta eretica in peccato,
+ né deve esser sepolta nel sagrato.--
+
+ 97
+
+ Il piovano, ammirato e grave in viso,
+ faceva del zelante e del prudente,
+ dicendo:--A un caso occulto ed indeciso,
+ non si deve dar scandalo alla gente;
+ e poi so ch'ella è ita in paradiso,
+ e il posso dir d'una mia penitente.
+ Dovete anzi, di cere liberale,
+ farle un solenne onor nel funerale.--
+
+ 98
+
+ Ciò che adduceva l'avaron marito
+ per non dar cere a quella sepoltura,
+ ciò che il piovan rispondeva perito
+ a voler torce di buona misura,
+ cagionava un dialogo fiorito,
+ di veritá ripieno e di natura,
+ a tal che i turchi pel rider scoppiavano,
+ e le lor brache larghe scompisciavano.
+
+ 99
+
+ Ancor che fosse Marfisa affannosa
+ pel saltambanco che non giunge mai,
+ non tacque alla commedia scandalosa,
+ che il cristianesmo rinvilisce assai.
+ A Ferraú si volse dispettosa,
+ e disse:--Questi vostri commediai
+ sono troppo maledici e indiscreti
+ contro ai cristiani, a' nostri frati e a' preti.--
+
+ 100
+
+ Ipalca certo sarebbe fuggita,
+ ma giá dormiva alla seconda scena.
+ Ferraú con maniera assai pulita
+ disse a Marfisa:--Non vi date pena,
+ la politica nostra è stabilita,
+ nel far commedie in sulla turca scena,
+ di porre in tristo aspetto l'inimico,
+ per conservar nel popol l'odio antico.
+
+ 101
+
+ In ludibrio si mettono i cristiani
+ e in una vista schifa e abbominevole,
+ acciò non si battezzino pagani.
+ La massima non sembra irragionevole.
+ Certo i vostri poeti son piú umani,
+ e le commedie loro han del piacevole;
+ e sembra, per voler retto decidere,
+ che vogliano i cristian far circoncidere.
+
+ 102
+
+ Certi Macmud dipingono prudenti,
+ molto teneri in cor, molto pietosi,
+ certi bey, filosofi saccenti,
+ moralisti, divoti e generosi;
+ e per converso cristian malviventi,
+ marchesi ladri e conti pidocchiosi;
+ donde da noi si spera certo e crede
+ che vorrete abbracciar la nostra fede.
+
+ 103
+
+ E inver sono infiniti i cristian vostri
+ che voi chiamate «turchi rinegati».
+ Fioccano a torme sempre a' templi nostri,
+ non senza alcuni preti e alcuni frati.
+ Forse annoiati son de' paternostri,
+ o poveri o viziosi o disperati;
+ ma forse anche i scrittor mal cauti fanno
+ cotesti disertor con vostro danno.--
+
+ 104
+
+ Marfisa nelle spalle si rannicchia,
+ perocché quel discorso ha del preciso.
+ Ecco un che gentilmente al palco picchia:
+ è il ciurmador che avuto avea l'avviso.
+ Marfisa nel tabarro s'incrocicchia,
+ mettendo pria la maschera sul viso.
+ Si desta Ipalca, e anch'ella prestamente
+ s'è mascherata alquanto goffamente.
+
+ 105
+
+ In bocca la bizzarra un sassolino
+ si getta per confonder la favella,
+ caso che il ciurmador per rio destino
+ fosse il guascon, che mai non vorrebb'ella;
+ ma ci vuol flemma, ché insino a un puntino,
+ al viso, al favellare, alla gonnella,
+ alla disinvoltura, ed in sostanza
+ è Filinoro: è tronca ogni speranza.
+
+ 106
+
+ Bolle il sangue a Marfisa, e le dá d'urto
+ nella pia-madre, e quasi esce dal cerchio,
+ siccome il brodo nel paiuol ch'è surto
+ pel troppo foco e spinge insú il coperchio.
+ Un uomo, a cui vien fatto il maggior furto,
+ che ha gran famiglia e nulla di soperchio,
+ non ha metá dolor di quel che prova
+ Marfisa, che il pidocchio alfin ritrova.
+
+ 107
+
+ Avea questo filosofo guascone,
+ poiché lasciò quel padre abate santo,
+ piantato il laico a piè, suo compagnone,
+ dormente un giorno e cotto piú che alquanto;
+ e venduto il destriere ed il rozzone
+ e i ricchi guarnimenti, trasse tanto
+ che poté tôr le poste e far viaggio,
+ piantar carote e cambiar personaggio.
+
+ 108
+
+ Qui apparve abate, lá uffizial da guerra,
+ qua inviato secreto con arcani,
+ lá pellegrin che per gravi colpe erra,
+ e tenta d'elemosine i piovani;
+ in qualche castelletto, in qualche terra,
+ fu giuocator col diavol nelle mani,
+ perocché certo e' le sapeva tutte
+ e aggiunge alle dottrine di Margutte.
+
+ 109
+
+ Protettor fatto d'una cantatrice,
+ vestito nobilmente e riccamente,
+ ei fu in sul punto, per quanto si dice,
+ ch'era il borsello suo convalescente.
+ In questa bella trovò la fenice,
+ amante men dell'altre fintamente,
+ ma non tanto fenice che donasse,
+ se prima il cavalier non la sposasse.
+
+ 110
+
+ Avea raccolta questa verginetta,
+ tra onesti doni e le merci onorate,
+ d'orivuol, gemme e astucci una cassetta
+ e borse d'òr da esser venerate,
+ perché con sdegni casti e senza fretta
+ e con rifiuti le aveva acquistate,
+ con modesti atti e discorsi morali
+ e con le sette virtú cardinali.
+
+ 111
+
+ Ma poiché molto il pericol, dicea,
+ d'ir sui teatri la mortificava,
+ ché la sua castitá, che salva avea
+ sino a quel punto, si perseguitava,
+ a sposar Filinoro discendea
+ e i santi acquisti in dote gli recava;
+ ma veramente l'accieca la brama
+ di sposar Filinor per esser dama.
+
+ 112
+
+ Filinoro, filosofo in bisogno,
+ non ebbe alcun ribrezzo e se la prese,
+ dicendo in cor:--Tu sarai dama in sogno;
+ co' tuoi borsel mi lascia ire alle prese;
+ quando ho danar, di nulla mi vergogno.--
+ E cominciò di smisurate spese,
+ e veste e giuoca e spende senza fine,
+ e tratta principesse e ballerine.
+
+ 113
+
+ In poco tempo al verde s'è ridotto.
+ Alla dama consorte il ver celava;
+ pur, perch'ella il vedea giuocare al lotto,
+ ad un sí triste segno sospettava;
+ ma finalmente scopre ch'egli è rotto,
+ che le vesti e le cuffie le impegnava,
+ e cominciava ad appiccar baruffa:
+ ma invan con Filinor si grida e sbuffa.
+
+ 114
+
+ Che con moine, carezze e scherzetti,
+ quel ch'ei disegna, ben le fe' comprendere:
+ comincia in casa a condur degli oggetti,
+ paladini e milord che potean spendere;
+ gli pianta e parte al canto de' duetti
+ e di quell'arie che soleano accendere.
+ La dama sposa per necessitate
+ l'util modestie ha infin rinnovellate.
+
+ 115
+
+ E perché giova in cosí fatta tresca
+ cambiar paesi e riuscir novelli,
+ questa coppia gentil piantò bertesca
+ e in diverse cittá vischio agli uccelli.
+ La dama, ch'era una lana sardesca,
+ al cavalier tenea stretti i borselli,
+ dond'ei che i vizi suoi vuol mantenere,
+ si fece ciurmador, di cavaliere.
+
+ 116
+
+ Ma lo faceva con magnificenza
+ e suoni e canti e livree ben guarnite.
+ La moglie in casa non facea credenza,
+ ed egli in piazza spaccia elisirvite;
+ e tenendo nel dua la rubescenza,
+ di qua, di lá le genti ha sbalordite.
+ Da pochi giorni in Saragozza egli era,
+ e in brieve nel palchetto è quella sera.
+
+ 117
+
+ Quando riebbe la bizzarra il fiato,
+ fece forza a se stessa: discorrendo
+ col sassolino fitto nel palato,
+ molte richieste al guascon va facendo.
+ Quel diavol, ch'era un golpon scozzonato,
+ alle dimande va soddisfacendo:
+ nelle risposte si fe' grande onore,
+ salvo che apparve un po' millantatore.
+
+ 118
+
+ Non so qual fosse degli angeli bigi,
+ che inducesse la dama a far richiesta
+ a quel cosmopolita se Parigi
+ vedesse, andando in quella parte o in questa,
+ ché le pareva in chiesa a San Dionigi
+ veduto averlo a messa un dí di festa;
+ e ch'anzi, poiché ogni uom alfin pur ama,
+ l'avea veduto a far scherzi a una dama.
+
+ 119
+
+ Disse il guascon:--È vero, è vero, è vero.
+ Era costei di famiglia elevata,
+ Marfisa detta, sorella a Ruggero,
+ morta per me, basita, spasimata.
+ Per dirvi tutto, io l'aveva nel zero,
+ né so dir come l'abbia sopportata,
+ ché le puzzava il fiato ed era pazza,
+ ed anche anche non molto ragazza.--
+
+ 120
+
+ Or qui Marfisa lascia ogni contegno,
+ allarga il suo tabarro, e strigne il pugno,
+ gridando:--O figlio di puttana, indegno!--
+ gli sciorina una nespola nel grugno.
+ La maschera le cade a questo segno,
+ la faccia ha calda piú che al sol di giugno,
+ e gli schiaffi e i cazzotti replicando:
+ --Becco, ruffian!--gridava trangosciando.
+
+ 121
+
+ Ipalca è anch'essa smascherata e grida:
+ --Ponete, Dio, la vostra santa mano.--
+ Ferraú sembra incantato da Armida
+ e non intende questo caso strano.
+ --Olá, zitti, si calmi e si divida,--
+ gridava dal palchetto ogni pagano;
+ il teatro è commosso in tutti i lati,
+ e i comici si stan co' visi alzati.
+
+ 122
+
+ Il guascon l'influenza vuol fuggire
+ e del palchetto aperto ha giá la porta:
+ di stizza la bizzarra ecco svenire;
+ nelle braccia d'Ipalca è mezza morta.
+ Ferraú non rifina di stupire,
+ e faceva la bocca d'una sporta;
+ ma divenne peggior la circostanza,
+ che il caso non è ancor brutto a bastanza.
+
+ 123
+
+ Rugger dietro la traccia de la suora
+ a Saragozza assai stanco è arrivato.
+ Egli era tutto fango e tarda è l'ora:
+ a casa Ferraú l'uscio ha picchiato;
+ non che sapesse di Marfisa ancora,
+ né ch'abbia in Saragozza il piè fermato,
+ ma per non alloggiar nelle taverne,
+ che in Spagna son peggior delle caverne.
+
+ 124
+
+ Ferraú gli era stato amico assai,
+ né spezza l'amistá religione.
+ Rugger gli aveva scritto sempremai,
+ mantenendo social correlazione.
+ Un servo al buio gli rispose:--Andrai
+ al teatro, se cerchi il mio padrone,
+ al numer diciassette, all'ordin primo.--
+ Rugger dal sommo il fe' scendere all'imo.
+
+ 125
+
+ Poiché gli ha consegnato il suo destriere,
+ vuol ire alla commedia, e giá s'avvia
+ stanco, con gli stivai, né vuol sedere,
+ ché Ruggero è un gioiel da compagnia.
+ Tanto gli è ver ch'egli era cavaliere,
+ che, benché la commedia a mezzo sia,
+ la paga die' alla porta interamente
+ con un sussiego d'uomo indifferente.
+
+ 126
+
+ Al numer diciassette è per picchiare.
+ --Questa è--dicea--delle belle sorprese;
+ in trasporto vedrò Ferraú andare,
+ venirmi incontro con le braccia tese.--
+ Ma spesso avvien il contrario al pensare.
+ Ardeano allor le premesse contese;
+ Filinor per fuggir da quella guerra,
+ sbuca e spinge Rugger col culo in terra.
+
+ 127
+
+ Lasciando il paladino a gambe alzate,
+ trova la scala senza chieder scusa;
+ Rugger, che cerimonie ha immaginate,
+ si rizza con la mente assai confusa.
+ Entra nel palco, e vo' che giudichiate
+ se rimanesse con la testa busa;
+ Marfisa e Ipalca son senza bauta,
+ e tutta è sbottonata la svenuta.
+
+ 128
+
+ Ferraú carta alla lumiera accende
+ ed alla dama suffumigia il naso;
+ l'entrata di Rugger nessun comprende,
+ perché son tutti stolidi del caso.
+ Rugger conosce ognun, ma nulla intende,
+ e duro duro nel palco è rimaso;
+ rinvien Marfisa, e tutti tre in un punto
+ iscopron Rugger, ch'era qui giunto.
+
+ 129
+
+ Ferraú con un «oh!» d'ammirazione
+ volle abbracciar l'amico e a mezzo resta;
+ Marfisa con un «ah!» di soggezione
+ rimase con la faccia bassa e mesta;
+ Ipalca con un «uh!» di confusione
+ si cacciò la bauta sulla testa;
+ Ruggero con un «eh» si morse un guanto,
+ ed io coll'ipsilon termino il canto.
+
+
+FINE DEL CANTO UNDECIMO
+
+
+
+
+CANTO DUODECIMO ED ULTIMO
+
+
+ ARGOMENTO.
+
+ Ritrova Orlando in luogo stran Morgante.
+ More il guascon per la filosofia.
+ Si dá un dettaglio general galante
+ di Carlo e Francia e della baronia.
+ Move la guerra Marsilio arrogante.
+ La bizzarra ha una fiera pulmonia:
+ guarisce mal, ché tisicuzza resta;
+ da pinzochera alfin caccia una vesta.
+
+
+ 1
+
+ Della mia penna d'oca, alme annoiate,
+ questo è l'ultimo corso e del mio inchiostro.
+ È _Marfisa_ al suo fin, non dubitate;
+ non mi chiudete il caro udito vostro.
+ So che in picciol drappello siete state,
+ che lo stil mio non è pel secol nostro,
+ ma un rancidume italian che offese,
+ non essendo condito col francese.
+
+ 2
+
+ Soccorri, o Febo, i sezzi versi miei.
+ O Febo, o Febo, non sei giá piú il sole.
+ Ciechi siam tutti, e ben esser vorrei
+ scrittor, piú che di cose, di parole.
+ Né tu se' un dio, né gli altri dèi son dèi;
+ sono squagliate omai le antiche fole;
+ ma perch'io tengo ancor di muffa un poco,
+ scandalezzando ognun, te, Febo, invoco.
+
+ 3
+
+ Difendi almen la povera mia pelle
+ dall'ugne di seimila e piú Marfise,
+ che son rimaste vecchiette e donzelle,
+ perché non han le bizzarrie recise.
+ Tutte vorran di brigata esser quelle
+ in quella che Turpino un tempo mise;
+ e non varran proteste o apologie
+ con queste imbestialite anime mie.
+
+ 4
+
+ Da' Nami avari, dagli Astolfi vani,
+ da' Terigi grossier, dagli Olivieri,
+ da' Rinaldi ebbri, da' divoti Gani,
+ Avini, Avoli, Ottoni, Berlinghieri,
+ e Guottibuossi e Gualtier cappellani,
+ e tante dame e tanti cavalieri
+ che a quelli di Turpino han somiglianza,
+ mi salva: io non ho colpa né arroganza.
+
+ 5
+
+ Solo i Marchi e i Mattei da San Michele
+ hanno alcune cagion d'irritamento,
+ ché fûro un dí molesti alle mie vele,
+ ma dicono:--_Mea culpa_ e me ne pento.--
+ Spegner non posso piú le lor candele,
+ che stan come memoria e monumento;
+ ma giuro a Dio che, se al mio sen verranno,
+ cordiali baci ed amicizia avranno.
+
+ 6
+
+ Al secolo torniam di Carlo Mano,
+ alle dolenti note di Turpino,
+ a Filinoro fatto ciarlatano,
+ alla bizzarra ed al fratel meschino,
+ a Dodon sciolto, al danese cristiano,
+ ad Orlando, ad ogni altro paladino,
+ perocché incominciando s'ha intenzione
+ di dare all'opra alfin conclusione.
+
+ 7
+
+ Il vecchio Uggero in traccia di Marfisa
+ non andò molto lunge dalle mura.
+ Cavalcò poche miglia alla ricisa,
+ con gran molestia d'una sua rottura,
+ dicendo:--Io sono il soccorso di Pisa;
+ il zelo v'è, ma stanca è la natura.--
+ Chiese notizie a parecchi villani,
+ la fece dire in chiesa a tre piovani.
+
+ 8
+
+ Ma finalmente, stanco e appassionato
+ d'aver abbandonata Galerana,
+ che aveva innanzi agli occhi in ogni lato
+ per lui dolente e vecchia e poco sana,
+ la rottura e l'amor l'han consigliato:
+ è la speranza per Marfisa vana;
+ sicché tornò a Parigi di portante,
+ lasso come venisse da Levante.
+
+ 9
+
+ Giunto a Parigi, Galerana attenta
+ volle gli fosser poste le coppette,
+ sei sopra i lombi, e grida:--Ch'ei le senta,--
+ ed una in sulla nuca, che fûr sette;
+ né mai fu lieta né mai fu contenta
+ se anche un servizial non se gli mette,
+ dicendo:--So ben io che un serviziale
+ a un riscaldato è la man celestiale.--
+
+ 10
+
+ Dodone aveva scorsa l'Inghilterra,
+ invano di Marfisa ricercando.
+ Qui d'un suo portafogli, che disserra,
+ ben mille commession venne cavando,
+ ché al partir di Parigi un serra serra
+ aveva avuto di «vi raccomando»,
+ sentendo ch'ei di Londra va a' confini,
+ da cavalieri e dame e paladini.
+
+ 11
+
+ Spiegando i bullettin, che avea riposti
+ per la gran fretta senza fare esame,
+ legge che astucci e oriuoli avean posti,
+ catene, tabacchiere e vasellame,
+ mille lavor fantastici e supposti,
+ e tutto d'oro e niente di rame;
+ indi guaine o vuoi stivali o guanti
+ per certe dita de' moderni amanti.
+
+ 12
+
+ Certe manteche stimolanti ed atte
+ a risvegliar la snervata lussuria;
+ certi spiriti ed acque ad arte fatte,
+ che metton nelle reni della furia;
+ e cento libri osceni e cose stratte
+ contro contro al ciel, contro la romana curia,
+ e insegnamenti a creder solamente
+ nel vin, ne' cibi e al coito allegramente.
+
+ 13
+
+ Il bello era a veder ne' bullettini,
+ massime in que' che i libri ricercavano,
+ le scritte commession da' paladini,
+ di spropositi piene, che fummavano.
+ Parean note dell'arte de' facchini
+ a tal che appena si raccapezzavano;
+ pur volean libri usciti sul Tamigi,
+ per fare i letterati per Parigi.
+
+ 14
+
+ Fu per scoppiar di rabbia Dodon santo;
+ ma finalmente si metteva a ridere,
+ gridando:--O paladini, o secol, quanto
+ cercate il mal dal ben scêrre e dividere!
+ Beata etá, se tanto mi dá tanto,
+ chi retto può dell'avvenir decidere?
+ Felici tutti i secol che verranno
+ dietro la traccia di costor che sanno.--
+
+ 15
+
+ Arsi ha i viglietti delle ordinazioni
+ Dodone e verso Francia via galoppa,
+ dicendo:--O vili, o porci, o mascalzoni!
+ Rotta ogni chiave omai, rotta ogni toppa.
+ Astucci d'oro, e d'òr repetizioni!
+ Color mi pagherieno alfin di stoppa.
+ Guaine, unguenti, libri da puttane!
+ M'hanno posto nel ruol delle ruffiane.--
+
+ 16
+
+ Cosí ridendo ed ora bestemmiando,
+ sprona il destriere e spaccia la campagna.
+ Ora troviamo un poco il conte Orlando,
+ che cerca invan Marfisa in Alemagna.
+ In una piazza a Vienna capitando,
+ gente vide che s'urta e si scalcagna,
+ che usciva fuor d'un grand'uscio ed entrava
+ al quale un carantano si pagava.
+
+ 17
+
+ Sopra quell'uscio grande una gran tela
+ era appiccata, e un uom dipinto in questa:
+ parea formato il quadro d'una vela,
+ tanto è l'uom di statura disonesta.
+ Fuori è un che trangoscia e si querela
+ con voce roca, e sopra al quadro pesta
+ con una verga, e grida, e ognun consiglia
+ ad appagarsi della maraviglia.
+
+ 18
+
+ Orlando guarda la trista pittura
+ del gigante ivi esposto, e crede certo
+ che ignota non gli sia quella figura;
+ pure il ritratto non conosce aperto.
+ La curiositá della natura
+ lo spinge all'uscio; il carantano ha offerto;
+ entra ed iscopre con stupor davante
+ spettacol del casotto il gran Morgante.
+
+ 19
+
+ Il Pulci in modo arcano lasciò scritto
+ che pel morso d'un granchio egli era morto;
+ ma per allegoria s'intenda il vitto
+ d'un casotto, e il suo fine un tristo porto.
+ Orlando fuor di sé, dal duol trafitto,
+ gridò:--Fortuna, è troppo grave il torto!
+ Com'hai ridotto in sí misero stato
+ un che con le mie mani ho battezzato?
+
+ 20
+
+ Caro figlioccio mio, gigante degno,
+ chi ti condusse a tanta estremitade?
+ tu che meco domasti piú d'un regno,
+ spargendo il sangue per cristianitade?--
+ Morgante a questa voce, ad ogni segno,
+ conobbe Orlando suo, pien di bontade,
+ e si coperse con le mani il viso,
+ a un pianto abbandonandosi improvviso.
+
+ 21
+
+ Il conte l'abbracciò teneramente,
+ e in una stanza trasse il suo gigante,
+ dov'è un gran pagliariccio puzzolente,
+ su cui dormiva il povero Morgante.
+ Quivi cresce di lagrime il torrente:
+ fu per morir d'angoscia il sir d'Anglante,
+ e chiede al catecumeno suo monte:
+ --Chi t'ha uguagliato ad un rinoceronte?--
+
+ 22
+
+ Rispose quel:--Poiché mi battezzasti,
+ e ch'ebbi per Gesú tante ferite,
+ e tanti turchi col battaglio ho guasti,
+ vinte cittá, rotte schiere infinite;
+ giudicai d'aver fatto quanto basti
+ a meritarmi il pan per mille vite;
+ ma Carlo in pace, grasso e rimbambito,
+ ebbe nel dua chi l'aveva servito.
+
+ 23
+
+ Tu sai del memorial ch'ho presentato:
+ ch'ei mi facesse almeno alfier si chiese;
+ ed egli alfier mi fece riformato
+ con que' meschin cinque ducati il mese.
+ Giá conosci il mio ventre dilatato
+ e s'eran sufficienti per le spese:
+ ebbi tant'ira, caro paladino,
+ ch'io fui per farmi ancora saracino.
+
+ 24
+
+ Molte donne cristiane parigine,
+ innamorate della mia grandezza,
+ m'avrien soccorso con un certo fine;
+ ma non vo' dirti la lor sfrenatezza.
+ Oh quai costumi! oh che buone farine!
+ perché la chiesa vostra ancor battezza?
+ Irato, stomacato, sbalordito,
+ ospite insalutato son fuggito.
+
+ 25
+
+ Non volli abbandonar la nuova fede,
+ perché l'ho ancora in buona opinione.
+ Tu dicesti:--Esser cieco de' chi crede,
+ de' sperar, abbia o non abbia ragione.--
+ Sperando, sono andato sempre a piede;
+ servii, sperando, di guardaportone;
+ ma, perch'io mangio assai, mi diêro il bando:
+ partii cieco credendo e ognor sperando.
+
+ 26
+
+ Pelle ed ossa, una mummia era ridotto,
+ sembrava la figura d'un sudario.
+ Videmi un cavaliere, industre e dotto
+ de' teatri e dell'opere impressario;
+ mi disse che, s'entrassi in un casotto
+ per lui, meco saria Cesare e Dario.
+ Risposi sí, ché vedeva la fame
+ e da tre dí vivea di fieno e strame.
+
+ 27
+
+ Mi fece por sopra un gran carro chiuso
+ questo caritatevol ortodosso,
+ perché nessuno mi vedesse il muso,
+ per non aver pregiudizio d'un grosso.
+ Di cittade in cittá di me fece uso;
+ tu vedi il modo, ch'io tacer ti posso,
+ e servo per le spese come il miccio,
+ la notte dormo in su quel pagliericcio.--
+
+ 28
+
+ Morgante qui le lagrime rinnova,
+ che ognuna avrebbe empiuta una scodella;
+ i suoi merti rammenta e il duol che prova
+ per la prostituzione e si martella;
+ qualch'eresia gigantesca ritrova,
+ ché la disperazion lo discervella
+ e dice della fede e la speranza
+ cose contro gli arcani e la costanza.
+
+ 29
+
+ Orlando molto lo rimproverava,
+ col viso brusco, sussiegato e fiero,
+ dicendo:--Anche nell'onde s'affogava,
+ perché mancò di fede, un dí san Piero.
+ Colle tribolazion Dio ti provava,
+ per veder s'eri buon cristian da vero.--
+ Disse il gigante lagrimoso e chiotto:
+ --È ver, ma risparmiar potea il casotto.
+
+ 30
+
+ --No--grida il conte,--vessazion piú fiera
+ dell'esporti al casotto potea darti;
+ la berlina, la frusta e la galera
+ potean giugnere ancora a tribolarti.
+ Vedi che inaspettato questa sera
+ a Vienna m'ha spedito a sollevarti.--
+ Grato Morgante allora è al ciel rivolto,
+ ché frusta né galea non l'abbia còlto.
+
+ 31
+
+ Coll'impressario il roman senatore
+ ebbe molte parole e molta pena
+ per liberar Morgante, ché il signore
+ ha una scritta peggior d'una catena.
+ Il conte è pien dell'antico furore;
+ colui non par che lo badasse appena,
+ e disse:--Piú non s'usano i bestiali;
+ cantan le carte e sonvi i tribunali.--
+
+ 32
+
+ Dal suo procurator corre volando.
+ Ecco un messo togato viene ansante,
+ che intima una gran pena al conte Orlando
+ e nel casotto sequestra il gigante;
+ poi cita il senator, per non so quando,
+ a non so quale tribunal davante.
+ Quest'ordin, questo messo, queste carte
+ fecero smemorare il nostro Marte.
+
+ 33
+
+ E cominciava gli occhi a stralunare,
+ dicendo:--O Dio del ciel, che cosa è questa!
+ può la giustizia un furbo spalleggiare?
+ qual è la triste azion, qual è l'onesta?--
+ E volea lo staggito via menare.
+ Morgante ride e crollava la testa,
+ dicendo:--Ecco per me, caro campione,
+ della galera la tribolazione.--
+
+ 34
+
+ Molti tedeschi Orlando han consigliato
+ a non commetter criminal per certo,
+ perocché avrebbe in tutto rovinato
+ nel vero punto la question del merto.
+ --Voi avete avversario un avvocato
+ --dicean--ch'è ben inteso e molto esperto,
+ e saprá côr vantaggio in sui trapassi:
+ bisogna misurar l'ordine e i passi.--
+
+ 35
+
+ --Qual ordine? quai passi?--il conte grida
+ quanto spender dovrò? quanto piatire?--
+ Diceano quei:--Se avrete buona guida,
+ basteran tre o quattr'anni a diffinire.
+ Chi volete del spender che decida?
+ non si misuran ne' litigi lire.--
+ Morgante ride e dice:--Conte mio,
+ tribolazioni che ti manda Dio!--
+
+ 36
+
+ Non poté Orlando trattener le risa,
+ pensando al vecchio ed al nuovo costume.
+ --Questa spada tal causa avria decisa
+ a' giorni miei--dicea--senz'arte o acume.
+ Mille pupille e vedove in tal guisa
+ da tirannia levai, da mendicume.
+ A non poter trar fuori, or son ridotto
+ un da me battezzato, d'un casotto.
+
+ 37
+
+ Giudici miei, non siate addormentati;
+ delle leggi si fanno iniqui abusi
+ da una caterva d'uomin scellerati:
+ deh! non sedete sonnolenti e ottusi.
+ Certi procurator, certi avvocati
+ fan mille oppression, mille soprusi,
+ temerari affidando alcuna volta
+ in chi dorme sedendo o male ascolta.
+
+ 38
+
+ O siate vigilanti ad impedire
+ i lacci occulti, i forensi veleni,
+ o lasciate l'un l'altro ogni uom ferire
+ per le proprie ragioni e i propri beni.
+ Questo è un voler far tisici morire
+ mezzi i soggetti vostri d'amor pieni,
+ ed un voler che chi non ha danari
+ sia pasto de' piú furbi e de' piú avari.
+
+ 39
+
+ Dov'è quel mascalzon dell'impressario?
+ Non vo' consigli o fòro o citazione,
+ né star tre anni in mano col lunario
+ a legger ferie e dí di riduzione.
+ Non so di merto o d'ordine o divario,
+ non voglio prima istanza o appellazione:
+ piú non conosco la ragion qual sia;
+ voglio pagar la sua bricconeria.--
+
+ 40
+
+ Or qui in maneggio quella lite andava
+ tra il conte Orlando e l'avverso avvocato,
+ il qual di cerimonie il caricava,
+ vantandosi sincero ed onorato.
+ Il conte d'un sudor freddo sudava
+ e chiude gli occhi e chiede esser spacciato.
+ Dunque per il real lucro cessante
+ cento zecchin fûr chiesti pel gigante.
+
+ 41
+
+ Orlando gli pagò subitamente,
+ piú del solito guercio ma scherzevole,
+ dicendo:--Ella è un signor conveniente:
+ la richiesta è discreta e ragionevole.
+ La prego a riverirmi il suo cliente,
+ al qual parto obbligato ed amorevole.
+ Il cielo a lei mandi sempre lavoro
+ e quanto le desidero nel fòro.--
+
+ 42
+
+ Il sir d'Anglante gli volse le schiene,
+ chiama il gigante e mettonsi in viaggio
+ verso Parigi.--Meco al male e al bene
+ starai--diceva Orlando,--ma sie saggio.--
+ Morgante rispondeva:--Io non so bene
+ se i saggi o i matti trovin piú vantaggio;
+ vedo nel mondo certe stramberie,
+ che saran chiare al novissimo die.--
+
+ 43
+
+ Rispose Orlando:--Questo avvien, mi credi,
+ perché gli uomin si scostan dal Vangelo.
+ Contan le man, la bocca, il ventre, i piedi,
+ e dicono:--Un sipario azzurro è il cielo,
+ e togli quel che puoi e quel che vedi;
+ e se vuoi pace, altrui tien l'arma al pelo,
+ e stupra e strippa e procura dovizia,
+ ché dorme e si delude la giustizia.--
+
+ 44
+
+ Tosto che fu trattato l'eroismo
+ da certi libriccini geniali
+ col titol di pazzia, di fanatismo
+ ne' martiri, ne' forti e ne' leali,
+ fu una conseguenza l'ateismo
+ e il far la societade d'animali,
+ ma d'animai tanto peggior de' bruti,
+ quanto di questi gli uomin son piú acuti.
+
+ 45
+
+ Non sarien tanti astuti tra le genti,
+ se tra le genti non vi fosser sciocchi,
+ fra quai si denno porre anche i prudenti,
+ che offesi son dai furbi e chiudon gli occhi;
+ poiché son oggi gli astuti insistenti,
+ e la prudenza abborrisce gli stocchi,
+ donde i prudenti sopraffatti e oppressi
+ nel numer degl'ignocchi vengon messi.
+
+ 46
+
+ Se la massima «Fa' quel che tu possa»
+ prevale alla «Non far quel che non devi»,
+ il povero di spirto è nella fossa
+ e non trova nessun che lo sollevi;
+ ché se alcun'alma a sollevarti è mossa,
+ benefizio non è quel che ricevi.
+ Nel tuo impressario fa' che tu discerna
+ un'alma generosa alla moderna.
+
+ 47
+
+ Tu vedi in che consiste oggi la gloria,
+ che un dí coll'eroismo s'acquistava.
+ Fosse pur fanatismo: alla memoria
+ ho che in util del popolo tornava.
+ Or un tuppé, un vestito è una vittoria
+ a' nostri stolti paladin di fava;
+ e l'oriuol co' dondoli e la dama
+ e un bel convito lor dá pregio e fama.
+
+ 48
+
+ Certa ignoranza, certa nebbia folta,
+ cert'ozio, certa voluttá brutale
+ occupa tutti, fa ogni mente stolta;
+ e una certa ingordigia universale,
+ che han tutti a voler tutto in una volta,
+ per satollarsi, vada bene o male.
+ Debito, amor, inganno e mal francese
+ fa pien di disperati ogni paese.
+
+ 49
+
+ Rilieva il segno de' gran disperati
+ dalle campagne, d'assassin covili,
+ da que' tanti da lor stessi impiccati,
+ da que' che balzan giú da' campanili.
+ Forse i Scevole e i Curzi son tornati?
+ Cerca i moventi e saran lordi e vili,
+ ché il troncar la credenza sopra il tetto
+ ha sempre cagionato un tristo effetto.
+
+ 50
+
+ Tant'è, Morgante; stiam costanti e fissi,
+ trapassiam della vita l'ultim'ore;
+ e morendo co' nostri crocifissi,
+ speriam trovar di lá vita migliore.
+ Io dirò sempre:--Ciò che scrissi, scrissi.--E
+ qui piangeva il roman senatore.
+ Anche il gigante gli occhi imbambolava,
+ seguendolo alla staffa, e singhiozzava.
+
+ 51
+
+ Lasciamgli andar verso Parigi. Il testo
+ ritorna a Filinoro saltimbanco,
+ che, fuggendo il palchetto sí molesto,
+ trova la moglie, travagliato e stanco,
+ e fece fare i suoi fardelli presto,
+ ché pargli aver qualche sicario al fianco;
+ poi, caricata una sua gran carrozza,
+ quella notte partí di Saragozza.
+
+ 52
+
+ Di cittade in cittá, di fiera in fiera
+ espose gli stagnoni e i bossoletti,
+ ma il suo commercio scarseggia in maniera
+ da non poter comperar sei panetti.
+ Anche all'uccellagion della mogliera
+ venien pochi tordi e magheretti,
+ perocché i capitali erano mezzi
+ e v'è stagione in cui son schifi i vezzi.
+
+ 53
+
+ L'arte del ciurmadore Filinoro
+ lascia in una cittá che nol conosce,
+ e torna cavalier posto in decoro
+ per cercar via di riparar le angosce.
+ Si mette al petto un bell'ordine d'oro
+ e cammina diritto in su le cosce;
+ nelle ricreazion si producea;
+ le dame d'esso gelose facea.
+
+ 54
+
+ D'una tra l'altre, vedova opulente,
+ a Filinor molto garbava il core,
+ e giá le avea rubata sí la mente,
+ ch'ella sposato l'avria per amore.
+ Ma v'era il nodo fatto anteriormente,
+ ostacolo importuno a côrre il fiore.
+ Filinor, dotto nei nuovi sistemi,
+ né ammaina vele né ritira i remi.
+
+ 55
+
+ Studiato avea quella bella lezione,
+ che il mal occulto mal non era certo,
+ e che sol era mal d'opinione
+ quando venía nel pubblico scoperto;
+ donde una sua scientifica intenzione
+ va mulinando, d'uom di vero merto:
+ Turpin la scrisse e d'aver pianto accenna;
+ ed a me nelle man triema la penna.
+
+ 56
+
+ Trovo memorie di certo veleno,
+ di certi ordin secreti scellerati,
+ che ammorzan quasi il plettro nel mio seno;
+ pur i miei fogli esser denno imbrattati
+ di relazion da fare il gozzo pieno
+ a' mascalzoni affamati e assetati,
+ che con lor voci chiocce van gridando,
+ seguita la sentenza o dato il bando.
+
+ 57
+
+ E deggio dir che vedovo è rimasto
+ il guascon della sposa cantatrice;
+ ma che il dotto pensiere gli fu guasto
+ che non sia male il mal dalla radice;
+ perché l'idea d'occultazione è un pasto
+ nell'empio malfattor molto infelice.
+ Le azioni proibite han troppe cose
+ che restar non le lasciano nascose.
+
+ 58
+
+ Nota che senza violenti brame
+ l'uom non si mette della vita a rischio.
+ Avarizia, vendetta, amore o fame
+ lo sbalordisce e fa calare al fischio;
+ e chi è fuor di sé, tutte le trame
+ non sa evitar né vede tutto il vischio;
+ cieco trasporto è guida e cieche desta
+ d'occultazion lusinghe in cieca testa.
+
+ 59
+
+ Il non aver al fatto testimoni,
+ il colorir col pianto un gran dolore,
+ il far di mali scorsi narrazioni,
+ di predizion d'alcun bravo dottore,
+ ed un torrente d'acute invenzioni
+ non giovano al guascon buon dicitore,
+ che sostien solo superfizialmente
+ quel «Non v'è mal, se occulto è fra la gente».
+
+ 60
+
+ Un frate vi direbbe che il peccato
+ accieca l'empio per voler di Dio.
+ A questa opinione, umiliato
+ e pieno di credenza, assento anch'io;
+ ma posso dir senz'esser condannato,
+ fuor dai mirabil anche, il parer mio:
+ l'empio, sciente d'esser in periglio,
+ ha dipinto l'interno sopra al ciglio.
+
+ 61
+
+ Nelle dimostrazion giusta misura
+ prender non può, sicch'egli affetta alfine,
+ perch'altera il cervello la paura,
+ e passa il vero natural confine.
+ L'iniquo Filinor tutto proccura,
+ ma troppe son le smanie e le moine,
+ troppi i discorsi, le proteste, i pianti
+ per chi lo conosceva per lo avanti.
+
+ 62
+
+ Aggiungi che la povera ammalata
+ aveva detto al medico all'orecchio:
+ --Temo d'esser, dottore, avvelenata;
+ il mio marito è un vil traditor vecchio.--
+ L'Ippocrate l'avea molto osservata
+ ne' sintomi e nel vano suo apparecchio,
+ e finalmente in se stesso è d'avviso
+ che un velen l'abbia spinta in paradiso.
+
+ 63
+
+ Consegna a' tribunali i suoi sospetti
+ e della morta i secreti timori.
+ Sparasi occultamente; ecco gli effetti
+ d'un funesto velen negl'interiori.
+ Non dimandar se adopran gl'intelletti
+ i cancellier, magnifici signori.
+ La fame è un dio cerusico oculista
+ per aguzzare a' cancellier la vista.
+
+ 64
+
+ Secreti esami, tracce, costituti
+ vanno guastando la filosofia;
+ a parecchi stranier, che son venuti,
+ del guascon nota è la fisonomia;
+ sui popolar bisbigli non son muti;
+ va razzolando la cancelleria,
+ trova che fu bandito, ciarlatano,
+ abate, baro e marito e ruffiano.
+
+ 65
+
+ Vedi quante gran cose inaspettate
+ e non previste, o forse non temute,
+ al filosofo nostro son pur nate,
+ le sue cautele a far zoppe e scrignute!
+ Le fogne invan si tengono turate:
+ dove stanno si sa che intorno pute.
+ Chi le malizie de' scrittor comprende,
+ da' lusinghier sofismi si difende.
+
+ 66
+
+ Gli amori colla ricca vedovetta,
+ le brame del guascone ed i pensieri,
+ tutto si scrive e va per istaffetta.
+ Piangean per l'allegrezza i cancellieri.
+ L'industre criminale formichetta
+ pel fil della sinopia ha i lumi interi,
+ ed al sistema che il mal non sia male,
+ fu spennacchiato il culo e rotte l'ale.
+
+ 67
+
+ Non bisogna sprezzar l'esperienza
+ de' secoli trascorsi ed il sapere,
+ e credi che l'antica sapienza
+ mestier non ha di moderno brachiere.
+ Togli per infallibile sentenza
+ la favola di Mida e del barbiere,
+ che al bucolin degli orecchioni grida,
+ donde nacquer le canne dalle strida.
+
+ 68
+
+ Filinor ode il sordo mormorio:
+ per le botteghe faceva il leprone,
+ gli occhi ha incantati e pavidi, e pur brio
+ tenta mostrar, ché ha in cor la sua lezione.
+ Timor di morte alfin piú che di Dio,
+ scorgendo bieco il guardan le persone,
+ lo fece diffidar del suo sistema:
+ volle fuggir per sua miseria estrema.
+
+ 69
+
+ Fermato vien dalla sbirraglia: allora
+ la fuga alla condanna fu sigillo.
+ Lo scellerato, d'ogni speme fuora,
+ in modo s'avvilí ch'io non so dillo.
+ Giá data è la sentenza ch'egli mora,
+ con quel timo condita e quel serpillo,
+ ch'essendo uscito di nobil casato,
+ fosse per somma grazia dicollato.
+
+ 70
+
+ Cosí la filosofica alta idea,
+ che resiste a' martelli e alle tenaglie,
+ men valse della opinion plebea
+ ridicola, che parlin le muraglie;
+ e Filinor, che il ciel sprezzar solea,
+ or fra due cappuccini e le gramaglie,
+ pallido, sbigottito e tutto fede,
+ avemarie dimanda a chi lo vede.
+
+ 71
+
+ «Oh maledetti ingegni traditori
+ --è di Turpin l'invettiva zelante,--
+ filosofi del mal coltivatori,
+ maestri a far la societá forfante,
+ de' patiboli infami protettori,
+ certo voi siete a parte del contante
+ del carnefice, a voi sozio e compagno;
+ e ben vi si conviene un tal guadagno».
+
+ 72
+
+ Segua il guascon gli oscuri suoi destini:
+ fuggiam, lettor, dalla malinconia.
+ Vada dove lo inviano i cappuccini
+ o dove il suo carnefice l'invia:
+ torniamo a' nostri snelli parigini,
+ perocch'è giunta la bizzarra mia.
+ Rugger di notte in Parigi entrar volle,
+ come prudente, per fuggir le folle.
+
+ 73
+
+ Bradamante, ch'è a letto, fuori balza;
+ si mette una vestaglia e va a incontrallo,
+ corre giú per la scala cosí scalza;
+ le poppe vizze ha fuor, che fanno un ballo.
+ Strilla da lunge con la voce, ch'alza:
+ --La borsa, la mia borsa senza fallo.--
+ Rugger per rabbia, stracchezza e vergogna
+ fece un trapasso e le disse:--Carogna!
+
+ 74
+
+ andatevi a ripor tra le lenzuola;
+ di vostre borse non è il tempo questo.--
+ Bradamante, politica e spagnuola,
+ fe' la mortificata e pianse presto,
+ mostrando un gran dolor della parola;
+ sforza se stessa e con visino mesto
+ cambia i discorsi e bacia suo marito,
+ tanto che vinse e lo vide pentito.
+
+ 75
+
+ Ma bisognava pensare a Marfisa,
+ che per la stizza e pe' casi accaduti
+ era oppressa e ammalata d'una guisa
+ che non sa dove sia né di saluti.
+ Mette paura a chi la guarda fisa,
+ ha tutti i segni di morte compiuti.
+ Fu tratta dal calesse e posta a letto:
+ si fe' palese un mal grave di petto.
+
+ 76
+
+ I medici alla cura sono molti
+ e la dánno sfidata della vita;
+ alcuni però d'essi stan raccolti
+ con speranza in arcano ermafrodita,
+ perché in error non voglion esser còlti,
+ sia o non sia per la dama finita.
+ S'ella morrá, l'avran pronosticato;
+ e se vivrá, l'avranno indovinato.
+
+ 77
+
+ Le dame di Parigi e i cavalieri
+ dicean:--Beato Rugger s'ella muore!--
+ Pur si spediscon lacchè giornalieri
+ di Ruggero a palagio a gran furore,
+ a chieder dello stato; e i dispiaceri
+ sono infiniti e infinito è il dolore,
+ perché serbar doveasi in apparenza
+ l'urban costume della convenienza.
+
+ 78
+
+ L'oppression del male all'infelice
+ lieva la consueta bizzarria,
+ e rantacosa chiama protettrice
+ particolar la Vergine Maria.
+ Fa tutto ciò che il parroco le dice,
+ riceve umil la santa Eucaristia;
+ indi va peggiorando tanto e tanto,
+ che alfin se le minaccia l'olio santo.
+
+ 79
+
+ Ermellina, la moglie del danese,
+ ch'era sua amica e buona dama assai,
+ è veramente afflitta pel paese:
+ fa divozioni e non dispera mai.
+ Un giorno un certo prete esservi intese,
+ che facea malattie sparire e guai,
+ benedicendo per tutto Parigi
+ con le scarpe che fûr di san Dionigi.
+
+ 80
+
+ Volle introdotto il buon prete all'amica,
+ e grida fede, e piange e mai rifina;
+ fa con le scarpe che la benedica,
+ e poi la lascia cheta e via cammina.
+ Ciò che scrive Turpin, convien ch'io dica:
+ l'inferma quella notte molto orina.
+ Grida Ipalca per casa, che par matta:
+ --Oh scarpe del mio Dio! la crisi è fatta.--
+
+ 81
+
+ Bradamante mostrava esser allegra
+ di fuor, ma dentro non so come stesse.
+ Va migliorando molto la nostr'egra.
+ Non è da dir s'Ermellina godesse:
+ a tutti vuol narrar la storia intégra.
+ Dio guardi qualchedun contraddicesse
+ delle scarpe il miracolo: la dama
+ chiude le orecchie ed ateo lo chiama.
+
+ 82
+
+ I medici dicean:--Nostre ricette
+ non lascian ir Marfisa in sepoltura.--
+ Fra paladini alcun non si rimette
+ e vuol la crisi effetto di natura.
+ Ermellina, la chiesa e le donnette
+ sostengono le scarpe a quella cura;
+ basta, natura, scarpa o medic'arte,
+ Marfisa piú verso il cielo non parte.
+
+ 83
+
+ Vero è ch'ella rimase estenuata
+ con una lunga febbre lenta lenta,
+ e certa tossa asciutta ed ostinata,
+ sicché del stato suo non è contenta.
+ Lieva dal letto, l'aere ha cambiata:
+ di risvegliar la bizzarria ritenta;
+ gli uomini ancor non le increscevan molto;
+ s'aiuta col belletto e i nèi sul volto.
+
+ 84
+
+ Immagina, lettor, questa signora,
+ giá per etá presso ai quaranta giunta,
+ con un fil di febbretta che lavora,
+ con la tossa, residuo d'una punta,
+ con la passata vita che la onora,
+ pallida, pelle ed ossa, arsa e consunta
+ che con nèi, con belletto e bizzarria
+ cerca d'aver amanti tuttavia.
+
+ 85
+
+ Esplicabil non son le sue fatiche
+ e la dottrina ch'usa nello specchio,
+ il gran lavoro intorno a due vesciche,
+ per far che sien pur enti in apparecchio;
+ del spruzzarsi di odor, delle rubriche,
+ de' fiori al seno e a' fianchi del capecchio,
+ delle scamoffie e del sbilerciar gli occhi:
+ ma a' suoi boccon non s'attaccan ranocchi.
+
+ 86
+
+ Saltato avrebbe ogni fossa, ogni sbarra
+ per appiccare il filo con Terigi,
+ quantunque ei fosse, come Turpin narra,
+ fallito, al verde e l'odio di Parigi,
+ Prima nel fòro ha perduta la sciarra
+ co' suoi parenti da' gabbani grigi,
+ poscia è diserto dal suo cappellano
+ e da' contrabbandier di Montalbano.
+
+ 87
+
+ Lasciam per poco la bizzarra in pena
+ d'esser come un cadavere abborrita.
+ Giunto è Dodone, Orlando, ognuno è in scena;
+ segno che la commedia è omai finita.
+ Rinvigorisca alquanto la mia vena
+ a riassumer netta ogni partita,
+ onde alcun non apponga al buon Turpino
+ né a me di negligenza un bruscolino.
+
+ 88
+
+ Padre del ciel, la mia barchetta triema,
+ piú che nell'alto mare, al vicin porto.
+ Carlo è giá vecchio e presso all'ora estrema,
+ e deggio dir, pria che sia in tutto morto,
+ a che ridotto fosse e in qual sistema
+ lo Stato nell'inerzia e l'ozio assorto,
+ e del popolo il vero e del monarca:
+ Dio mio, ti raccomando la mia barca.
+
+ 89
+
+ L'anno ottocentoventi a mano a mano
+ correva dell'arcana incarnazione
+ del divin Verbo, nostro pellicano,
+ al qual son tanto ingrate le persone.
+ Si leggea nel lunario da Bassano
+ sull'anno in generale un gran sermone,
+ minacciarne vendetta e storpio e guerra:
+ nessun gli dava retta per la terra.
+
+ 90
+
+ Credeva Carlo rimbambito e grasso
+ d'esser imperator d'un vasto impero,
+ per aver una veste da Caifasso,
+ la corona gemmata oltre al pensiero,
+ e per veder, allor che andava a spasso,
+ chinar le genti per ogni sentiero,
+ e per sentir, se dal palagio uscia,
+ timpani, corni, trombe e sinfonia.
+
+ 91
+
+ Mille e piú gabellier con mille trame,
+ mostrandogli che il nero era turchino,
+ e computi furbeschi e falso esame,
+ esibendo un tributo piccolino,
+ gli avevano usurpato il suo reame.
+ Alle borse galluzza il bambolino:
+ crede imperar nel regno, e l'ha venduto
+ a mille re per un meschin tributo.
+
+ 92
+
+ Non dimandar se i mille re birboni,
+ per pagar il tributo lievemente,
+ e dare a certi mezzi certi doni,
+ perché ridotto han Carlo alla lor mente,
+ sanno accrescer gabelle ed estorsioni,
+ e dilatar lo stato iniquamente
+ del lor palliato regno e farsi ricchi,
+ e far ch'ogni contrario lor s'impicchi.
+
+ 93
+
+ Il _quondam_ Gano empiuto avea i suoi scrigni
+ nel stabilir cotesti re genia,
+ ed agl'incolleriti, a' visi arcigni
+ era stato flagello, epidemia.
+ Ricordi a Carlo avea dati maligni
+ col _Credo_ in bocca e coll'_Avemaria_,
+ massime che si den tenere oppressi
+ i sudditi inquieti per se stessi,
+
+ 94
+
+ e che si denno piluccare e mugnere,
+ ché l'uom senza danari è mansueto.
+ Tal massima è ben saggia nel suo giugnere,
+ usata in modo oculato e discreto;
+ ma la sua ruota non si vuol sempre ugnere
+ con gli occhi chiusi a questo bel secreto,
+ perocch'ella fa poi troppo viaggio,
+ e torna pazzo chi prima era saggio.
+
+ 95
+
+ Si de' tener sempre il saggiuolo in mano
+ in sulle circostanze e conseguenze.
+ Sospendi le pozion quando è l'uom sano,
+ o sotterra anderá per le scorrenze.
+ Infin dall'avol del re Carlo Mano
+ fûr poste in uso le prime avvertenze,
+ Pipino il padre l'avea seguitate,
+ ma Carlo a briglia sciolta l'ha cacciate.
+
+ 96
+
+ Ed aspettando le borse in poltrona
+ dai mille re del suo impero tiranni,
+ fa elogi al cuoco se la zuppa è buona,
+ non prevedendo i suoi futuri affanni.
+ Frattanto a doppio in sul regno si suona,
+ traggonsi i cuoi poiché son tratti i panni,
+ e Carlo Magno è imperatore esoso
+ d'un popolo avvilito e pidocchioso.
+
+ 97
+
+ La gola, il lusso, la poltroneria
+ gli aggravi ogni anno accresciuti in contanti,
+ il non pagar per truffa o carestia,
+ facea fallire ogni giorno mercanti;
+ sicché il commercio era una sodomia,
+ un capital in ciarle di birbanti,
+ ed accigliato ognun rammemorava
+ l'antico ben, la fede, e sospirava.
+
+ 98
+
+ Molti gridavan con gli agricoltori:
+ --Piantate, lavorate, seminate.--
+ Rispondeano i villan:--Cari signori,
+ abbiam le carni in sui terren lasciate.
+ Dio vede i nostri affanni ed i sudori;
+ son le vostre campagne migliorate:
+ ma abbiam aggravi molti e pochi aiuti,
+ e i buoi per i gran debiti venduti.
+
+ 99
+
+ Era un dí il nostro pane di frumento,
+ ed or che ne facciam piú d'una volta,
+ l'abbiamo nero di saggina a stento,
+ ché il diavol se ne porta la ricolta.
+ Non abbiam piú né forza né talento,
+ ogni nostra speranza è omai sepolta;
+ guardate pelli secche e abbrustolite,
+ e giudicate poi di nostre vite.
+
+ 100
+
+ È ver che andiam talora alla taverna,
+ perocché il vin sopisce col vapore
+ quella disperazion che abbiamo interna
+ del stato nostro, stato di dolore;
+ ché la miseria spegne ogni lucerna
+ e degenera in vizio traditore.--
+ Cosí diceano i villan disperati,
+ ché anch'essi eran filosofi svegliati.
+
+ 101
+
+ Il _requiescat_ conte di Maganza
+ vide i sudditi oppressi per le vie,
+ e aveva detto:--Un util d'importanza
+ puossi anche trar dalle malinconie,
+ ché molta forza ha nell'uom la speranza,--
+ e a Carlo fece aprir le lottarie;
+ ché certo egli era un uom da gabinetto
+ ed un filosofaccio maledetto.
+
+ 102
+
+ Or, s'era Carlo re de' pidocchiosi,
+ con questa maganzese malizietta
+ lo fu di scalzi, rognosi, tignosi,
+ di mummie, d'una gente affatto inetta;
+ perocché i bisognosi ed i viziosi
+ venduti aveano insino alla berretta,
+ a quel cento per un, che dalle chiese
+ passato è alla lusinga maganzese.
+
+ 103
+
+ Dico cosí, perché le chiese allora
+ eran quasi del tutto abbandonate.
+ Di prediche facevano una gora,
+ ché non eran temute né ascoltate.
+ Erano giunte alla sezza malora
+ le faccende del prete o vuoi del frate;
+ gente ridotta quasi a un sorpassare,
+ per non perdere il _ius_ del confessare.
+
+ 104
+
+ Sappiasi che con lunghe insidie ed arti,
+ gl'indefessi ecclesiastici mascagni,
+ colle idee delle immense eterne parti,
+ sui prischi ricchi, troppo buon compagni,
+ avevan fatto cosí bene i sarti,
+ e tanti e tanti sacri e pii guadagni,
+ che piú di mezzi i beni temporali
+ erano permutati in celestiali.
+
+ 105
+
+ Alcuni maganzesi consiglieri,
+ che credean nella salsa e nel cappone,
+ avevan consigliato l'imperieri
+ a dare il sacco alla religione.
+ Non eran falsi in tutto i lor pareri,
+ ma perigliosi nella esecuzione,
+ ché un popolo commosso in tal materia
+ è da temersi, ed una bestia seria.
+
+ 106
+
+ Tenner quei di Maganza un gran consiglio,
+ e stabilîr che fogli pubblicati
+ de' popoli mettesser sotto al ciglio
+ le magagne de' cherici e de' frati,
+ e dipignesser l'antico naviglio
+ in confronto alle navi de' prelati,
+ e usurpi e vizi e gran taccagnerie
+ de' direttori delle sacristie.
+
+ 107
+
+ Quest'argomento, fontana perenne,
+ anzi pur fiume, anzi pur vasto mare,
+ e questa libertá data alle penne
+ aveva fatto un bel dilucidare.
+ L'_Introibo_, il _Deo gratias___ e l'amenne
+ e le indulgenze e gl'inni sull'altare
+ erano fole, spaventacchi e abusi
+ per empier sacre pance ed ugner musi.
+
+ 108
+
+ Molti preton, molti fratoni accorti
+ sosteneano i partiti secolari,
+ come color che tengon da' piú forti
+ per l'amor delle zuppe e de' danari.
+ Non lasciavan però di vista i morti,
+ per beccar anche l'obol degli altari:
+ cosí sendo or filosofi ed or santi,
+ erano onesti e facili e forfanti.
+
+ 109
+
+ Ebbero il loro intento i maganzesi:
+ fûr presto gli ecclesiastici abborriti,
+ ma in conseguenza anche i plebei francesi
+ furon zibibbi e datteri canditi.
+ Erano di ladron boschi i paesi,
+ si avean per sogni gli eterni conviti;
+ e per menar di qua la vita amena,
+ scannavasi un fratel per una cena.
+
+ 110
+
+ I filosofi tristi il lor partito
+ traean dall'adottar la passione,
+ e dal provar ch'ogni umano prurito
+ doveva aver la sua soddisfazione.
+ Ridean del stabilito e proibito
+ dai re, dai papi e da religione,
+ e insin commiseravan gli assassini
+ come oppressi e infelici pellegrini.
+
+ 111
+
+ Dicean che al mondo tutti aprivan gli occhi
+ per caritá, per zelo e per bontade.
+ Creder possiam che i sudditi pitocchi
+ di Carlo non facean difficoltade:
+ furon tutti filosofi agli scrocchi,
+ agli adultèri, all'assaltar le strade,
+ e franchi a' piú funesti oscuri casi,
+ delle nuove dottrine persuasi.
+
+ 112
+
+ Sicché tra il fren spiritual giá rotto,
+ ed il poter dei re dipinto brutto,
+ non v'era pei cervelli piú cerotto:
+ l'umanitá credea poter far tutto.
+ Altro non si vedea che un cacciar sotto
+ ed una sbrigliatezza di mal frutto:
+ era un sciocco l'uom giusto, il savio matto;
+ non era ben parlar, ma lo star quatto.
+
+ 113
+
+ Pur nondimeno il secolo era quello
+ detto universalmente «illuminato»;
+ ma il male antico era anche mal novello,
+ ed accresciuto ad esser smisurato.
+ Era il bene evangelico ancor bello,
+ ma soppresso, deriso e conculcato;
+ ché i dotti, i quai dánno ragione al vizio,
+ hanno assai concorrenti al loro uffizio.
+
+ 114
+
+ Non eran di Parigi i bei talenti
+ dall'util filosofica scrittura,
+ perché a Parigi in quel tempo studenti
+ non si premiava né letteratura.
+ In Francia esser potean quindici o venti,
+ che viveano a giornata d'impostura,
+ stampando fogli settimanalmente,
+ rubati da altri libri malamente.
+
+ 115
+
+ Aveano in questi i poltron paladini
+ storia, commerzio e gran filosofia,
+ tutto per dieci o quindici carlini,
+ semi, piante, scoperte, geografia,
+ manifatture, macchine, mulini,
+ novelle, agricoltura, chirurgia,
+ mediche controversie e pro e contrario,
+ e carta da fregarsi il taffanario.
+
+ 116
+
+ Marco e Matteo non eran piú scrittori,
+ ché di seccar le coglie erano rei.
+ Scrive Turpin che i loro successori
+ eran peggior de' Marchi e de' Mattei,
+ audaci, sciupator, sussurratori,
+ anticristi, messia, cure, cristei,
+ senza eloquenza, senza raziocinio,
+ guasto d'ogni intelletto ed esterminio.
+
+ 117
+
+ Se v'era qualche buon cervello a caso
+ che pubblicasse una colta scrittura,
+ i dotti bagascioni, senza naso,
+ ne' dizionari, pinzi di pastura,
+ la dicean pisciarel da nessun caso,
+ picciola idea, fanciullesca fattura;
+ e crocidando e senza produr nulla,
+ i buoni indegni sommergeano in culla.
+
+ 118
+
+ Un'altra setta d'uomini arroganti,
+ per comparir comete di dottrina
+ e geni di quel secolo giganti
+ di testa originale arcidivina,
+ si posono a vagliar che per lo avanti
+ i dotti erano cosa assai meschina,
+ che i lor sistemi, i libri, i precettori
+ erano nebbie, pregiudizi, errori.
+
+ 119
+
+ Incominciando dalle auguste carte,
+ dalle legislazioni stabilite,
+ da' padri santi, e va' di parte in parte,
+ tutte fûr opre false e scimunite.
+ Senza sublimitá, fredde, senz'arte
+ furon le poesie prima gradite;
+ e gli orator defunti ed i politici
+ e i filosofi ciechi, inetti e stitici.
+
+ 120
+
+ Gridâr che i giovinetti assassinati
+ erano nelle loro educazioni
+ da pedantacci sciocchi addormentati
+ sulle pagine antiche e sui marroni.
+ Alla moral de' preti o vuoi de' frati,
+ e alla moral de' dotti, retti e buoni,
+ dissero spaventacchi, inezie e un nulla,
+ indegno d'una balia ad una culla.
+
+ 121
+
+ Che riedificare si dovea
+ de' nuovi piani di letteratura;
+ che a ciò che si dicea, che si scrivea
+ mancava il comun senso e la natura;
+ ch'era un balordo quel che si perdea
+ in sullo studio della lingua pura;
+ che all'uom d'ingegno e pensator bastava
+ scriver con quel gergon che si parlava.
+
+ 122
+
+ Fu agevol cosa suader le genti,
+ che studian sempre poco volentieri,
+ a ributtare antichi sapienti,
+ vocabolari e metodi severi.
+ E perché ognor di novitá e portenti
+ fu vago l'uman genere e leggeri,
+ dagl'impostor miracoli attendendo,
+ ei fu ignorante, dir possiam, dormendo.
+
+ 123
+
+ Avvenne allor che i sussurroni arditi
+ furon considerati originali,
+ con certe lor scritture fuori usciti
+ piene d'idee fantastiche e bestiali,
+ credute da' cervelli stupiditi
+ scoperte nuove e lumi celestiali,
+ quanto piú strane e meno intelligibili,
+ piú rispettate e dette inopponibili.
+
+ 124
+
+ Con un gergon formato non so dove
+ di venti lingue e formole scorrette,
+ quasi faceti fulmini di Giove,
+ ridicean cose dagli antichi dette,
+ che all'ignoranza comparivan nuove,
+ e le faceano por nelle gazzette,
+ perocché i giornalisti e i gazzettieri
+ eran degl'impostori i candellieri.
+
+ 125
+
+ I riflessi prudenti e regolari
+ chiamò «fredda ragion» questa genia,
+ e «novelle scoperte salutari»
+ chiamò i vapori della fantasia;
+ onde i commiserevoli scolari
+ appreser che «ragion» vuol dir «pazzia»,
+ e appreser che «pazzia» vuol dir «ragione»,
+ ed Arlecchin divenne Salomone.
+
+ 126
+
+ Donde il pensar fu presto un vaneggiare
+ ed un sognare da febbricitante;
+ lo scrivere, i concetti e il fraseggiare
+ furon maccheronee col guardinfante.
+ Lo stil fu una vescica singolare
+ in tutte le materie somigliante:
+ vorticoso, rigonfio, snaturato;
+ filosofico, energico chiamato.
+
+ 127
+
+ E gridando di dir delle gran cose,
+ e promettendo de' volumi assai,
+ ed insultando l'opre giudiziose
+ de' colti, da lor detti «parolai»,
+ colle dissertazion stolte ampollose,
+ senza dare un buon libro al mondo mai,
+ sbalordendo fanciul, donne e merlotti.
+ fûr per supposizione i matti dotti.
+
+ 128
+
+ A questa epidemia degl'intelletti,
+ ch'era ridotta un guasto universale,
+ sei o sette scrittor sani e corretti,
+ e non entrati ancora all'ospedale,
+ andavano a Dodone, poveretti,
+ dicendo:--Poniam freno a tanto male.--
+ Dodon rideva sgangheratamente
+ del zelo inopportuno e inconcludente,
+
+ 129
+
+ e rispondeva lor:--Cari fratelli,
+ il mondo letterario s'è ammalato,
+ vaneggia; i capi sono Mongibelli.
+ Io son di que' dottor che l'han sfidato.
+ Questa è una crisi degli uman cervelli;
+ l'impedire una crisi è un gran peccato;
+ lasciatela sfogar--Dodon dicea,--
+ che forse avrá buon fine.--E poi ridea
+
+ 130
+
+ e soggiungeva:--Il secolo a me pare
+ pregno di quelle strane gravidanze,
+ che fanno a donne gravide bramare
+ cibi sognati e mille stravaganze.
+ Conviene il suo gran ventre rispettare
+ ne' cambiamenti delle circostanze:
+ rimettiamo alle nostre discendenze
+ il ripurgar le fetide influenze.
+
+ 131
+
+ Son ben altro che Marchi e che Mattei
+ questi archimiati audaci innovatori;
+ son maganzesi astuti gabbadei,
+ c'han per lo naso principi e signori.
+ Se vi opponete lor, fratelli miei,
+ sarete giudicati traditori,
+ e fien sospesi i vostri scritti e oppressi
+ come perturbator de' dèi progressi.
+
+ 132
+
+ Feci per lo passato il mio possibile
+ per sostener la veritá e la regola:
+ la barca è rotta, la procella è orribile;
+ dal canto mio non ho piú stoppa e pegola.
+ Cosí dicea Dodon sempre risibile,
+ chiamando Carlo Man bestia pettegola,
+ ed adducendo il detto vero ancora:
+ che dalla testa il pesce puzza ognora.
+
+ 133
+
+ Deggio tacervi molte circostanze
+ che in cifera Turpino lasciò scritte,
+ e non s'intendon piú le antiche usanze
+ di quelle cifre dal tempo sconfitte.
+ Dal piú al meno avete le sembianze
+ di Carlo Man cosí in abbozzo pitte;
+ lo stato del suo regno e della chiesa
+ e la letteratura avete intesa;
+
+ 134
+
+ la gola, il sonno e l'oziose piume,
+ i cambiati caratteri, il pensare;
+ chiaro de' paladini v'è il costume,
+ delle dame e del popolo volgare:
+ tutto è confusion, buio, bitume,
+ cecitá, boria, lussuria, usurpare,
+ debito, inganno e fervido maneggio
+ per far le cose andar di male in peggio.
+
+ 135
+
+ Marsilio, re di Spagna saracino,
+ teneva chiuse in cor le sue vendette,
+ ché l'esercito antico parigino
+ gli aveva date gran sconfitte e strette.
+ Cheto era stato il diavol tentennino;
+ a' cambiamenti gran riflessi mette,
+ e un giorno disse:--È questo il tempo nostro
+ di porre a Carlo un servizial d'inchiostro.--
+
+ 136
+
+ E le sue truppe vigilanti e destre
+ chiama a rassegna e inalbera stendardi.
+ È l'armata a cavallo e la pedestre
+ di dugento migliaia, uomin gagliardi,
+ per dare a Carlo di amare minestre
+ e i paladini a pettinar co' cardi.
+ La fama è in Francia, e suona colla tromba,
+ che il re Marsilio coll'armata piomba.
+
+ 137
+
+ Or chi vedesse i paladin puliti,
+ co' cappellin sotto al sinistro braccio,
+ far lor passini ed atti sbalorditi
+ perché al Consiglio suona il campanaccio!
+ Dodon rideva ai ceffi impalliditi;
+ Orlando sembra l'ira nel mostaccio,
+ e grida:--Ah porci! or peserá la lancia;
+ è giunto il fin della gloria di Francia.--
+
+ 138
+
+ Si mandan messi al papa, alla Romagna,
+ nella Borgogna, in Scozia, in Inghilterra,
+ per la Francia, l'Irlanda, l'Alemagna,
+ per ogni buco a dir di questa guerra.
+ I signor parean uomin di lasagna.
+ I soldati vivean per ogni terra
+ facendo i sgherri, i bari ed i ruffiani:
+ mangiavan le lor paghe i capitani.
+
+ 139
+
+ I maganzesi mostravan costanza,
+ e zelo grande per l'imperatore,
+ dicean di far eserciti in Maganza,
+ ed era un tradimento il lor fervore.
+ Giuravano a Marsilio un'alleanza
+ per via d'un lor secreto ambasciatore,
+ traendo in premio, i menzogner felloni,
+ le sacca di crociati e di dobloni.
+
+ 140
+
+ Da Montalbano era venuta nuova
+ che pel gran ber Rinaldo in agonia
+ e col parroco al letto si ritrova
+ per un colpo di forte apoplesia.
+ Rugger, Dodon ed Orlando non cova;
+ quanto può va facendo tuttavia.
+ Dodon ridendo dicea:--Su, Nembrotto!--
+ a Morgante, residuo del casotto.
+
+ 141
+
+ Sopra un soffá Carlo grasso piangea,
+ dicendo al cuoco suo:--Ti raccomando
+ que' beccafichi,--e ad Orlando dicea:
+ --Metti novelle imposte, caro Orlando.--
+ Dodon ardito per lui rispondea:
+ --Che vuoi tu de' coglion venir cavando?
+ I tuoi sudditi mangian pastinache,
+ e mostrano cul magri senza brache.
+
+ 142
+
+ Gli antichi di provincia tuoi fedeli
+ son quasi tutti fuggiti alle ville,
+ in castellacci discoperti a' cieli,
+ con figli e figlie e nipoti e pupille,
+ ripieni di pensieri acri e crudeli,
+ allor che suonan mezzodí le squille.
+ Educazion non han, mangiar né bere:
+ pensa se daran nerbo alle tue schiere.
+
+ 143
+
+ Non son nelle cittá minor gli affanni.
+ Piú non han dote per le figlie i padri;
+ o le maritan con lacci ed inganni,
+ o fan nuziali inventati leggiadri.
+ Hanno in dote la mensa per tre anni
+ gli sposi, che procreano de' ladri,
+ perché, saldato il conto, vanno al sole
+ gli sposi, i figli e la futura prole.
+
+ 144
+
+ I tuoi gabellier, tristi, sciagurati,
+ co' tuoi governatori in alleanza,
+ hanno tutti scannati, scorticati:
+ non aver piú ne' sudditi speranza.
+ Una gran parte andaron turchi o frati,
+ per fuggir le influenze e la possanza.--
+ Carlo cresce al suo pianto un'appendice,
+ con una bocca poco imperatrice
+
+ 145
+
+ dicendo:--Adunque pon' mano all'erario;
+ resterò miserabil senza cena.--
+ Ecco i ministri ch'alzano il sipario,
+ e son piú di duemila giunti in scena;
+ con un milion di conteggi in summario
+ e numeri minuti come arena
+ provano, co' lor visi ilari e rossi,
+ che nell'erario v'eran pochi grossi.
+
+ 146
+
+ Mostran che gli stravizzi giornalieri
+ e del palagio i mobili moderni,
+ il lusso, il fasto, gli agi ed i piaceri
+ l'erario avean mandato sui quaderni;
+ che duemila salari all'anno interi
+ alle Lor Signorie, del Stato perni,
+ per tener il registro e la scrittura,
+ la dispensa rendeano chiara e pura.
+
+ 147
+
+ Era a Parigi lo scompiglio grande.
+ Piangeano i paladin con le ragazze:
+ pur cercan l'arme da tutte le bande;
+ son rugginose, verdi e pavonazze,
+ con i prosciutti e simili vivande.
+ Sbucano i topi fuor dalle corazze,
+ che le nidiate avevan fatte drento,
+ tanto che a' paladin mettean spavento.
+
+ 148
+
+ Trovaron elmi assai da' ferravecchi,
+ venduti a peso da' staffier bevagni;
+ da' finestrai ne trovaron parecchi,
+ foconi a' stagnatoi per dare i stagni.
+ I famosi spadon, pesanti e vecchi,
+ eran ridotti a moderni guadagni,
+ in fili per tener le cuffie dure,
+ spille e forchette per le acconciature.
+
+ 149
+
+ Alcun de' paladin si prova l'armi
+ in faccia alla sua dama afflitta e mesta,
+ che dice:--Voi volete tormentarmi;
+ mi sembrate un tincone in una cesta.
+ Se m'amate, un favor dovete farmi:
+ scansatevi di abate con la vesta.--
+ A corte il paladin fedi ha mandate
+ ch'ei s'era messo il collarin da abate.
+
+ 150
+
+ Orlando irato fa gobbe le spalle,
+ e me' che può rattaccona le cose.
+ Fu questo il tempo delle gote gialle,
+ ed argomento al Pulci che compose
+ quella rotta funesta in Roncisvalle,
+ ma in altro modo le faccende pose.
+ Di questa guerra io non vi dico nulla,
+ e torno alla bizzarra mia fanciulla.
+
+ 151
+
+ Condur la deggio in porto, ch'ella è stata
+ l'oggetto principal dell'opra mia.
+ Ogni arte, ogni scamoffia aveva usata
+ per far di matrimonio mercanzia;
+ ma ognun la fugge come spiritata
+ e come la beffana od un'arpia.
+ La favola s'è resa della piazza:
+ non v'è piú caso ch'ella faccia razza.
+
+ 152
+
+ La tossa è insuperabil, la febbretta
+ era una lima sorda quotidiana;
+ tal ch'ella finalmente si rassetta
+ ad una santitá bizzarra e strana.
+ Toglie di fare una vita negletta,
+ declama sopra la miseria umana;
+ si vesta da pinzochera, scegliendo
+ per direttore un padre reverendo.
+
+ 153
+
+ Vuol una stanza picciola e dimessa
+ con poche sedie, semplice e sfornita.
+ Ogni giorno per patto si confessa,
+ ogni tre dí va al pane della vita.
+ Tien la divota Ipalca sol con essa.
+ Per cibo una panata ha stabilito,
+ e in una sua scodella la volea,
+ che il nome di Gesú nel fondo avea.
+
+ 154
+
+ Destava compunzione e riverenza
+ questa vergine mia pinzocherona,
+ quando uscía col suo velo da Fiorenza,
+ che la copriva, e in man colla corona.
+ Avea di poverelli concorrenza
+ dove passava, e un soldo a tutti dona;
+ le baciavan le vesti, ed ella umíle
+ dicea:--Non fate; io sono un vermo vile.--
+
+ 155
+
+ Tal fin la bizzarria di Marfisa ebbe,
+ vivendo con la tossa ben trent'anni;
+ e il fine a Bradamante molto increbbe
+ piú dei bizzarri oltrepassati danni,
+ perché la santa in casa era un giulebbe,
+ una lingua da dar di molti affanni,
+ che col labbro divoto e il cor zelante
+ trattava da bagascia Bradamante.
+
+ 156
+
+ E nota il tempo ch'ella si confessa,
+ se cambia confessore, e s'egli è bello,
+ se ragiona con uomini alla messa:
+ sempre è scandalezzata d'un bordello.
+ Con ironia la chiama padronessa;
+ eran le fanti mezzane a pennello:
+ per le finestre spia le sue vicine,
+ e fa che son zambracche e concubine.
+
+ 157
+
+ Lettor, giacché Marfisa è fatta santa,
+ io non ho cor d'ucciderla altrimenti,
+ ché il buon esempio è una bella pianta
+ da non tagliar, s'è specchio a malviventi;
+ e perché eternamente non si canta
+ per non seccar le natiche alle genti,
+ e perché pur sgonfiata ho la zampogna,
+ fo punto e attendo il plauso o la vergogna.
+
+
+FINE DEL CANTO DUODECIMO ED ULTIMO
+
+
+
+
+APPENDICE
+
+
+
+
+I
+
+ LO SCRITTORE DELLA «MARFISA»
+ a' suoi lettori umanissimi
+
+
+Leggesi che gli antichi padri della Chiesa greca, non meno gran santi
+che gran filosofi, usavano ne' sermoni che esponevano da' pergami alle
+adunanze raccolte ad ascoltarli, l'innestare de' ritratti degli uomini
+affascinati e perduti nel vizio.
+
+Le loro accurate osservazioni sulla umanitá fornivano il loro pennello
+di tratti e di colori i piú vivi ed espressivi per porre sotto agli
+occhi degli uditori le figure degli ebbri, degli iracondi, de' golosi,
+de' superbi, degli avari, de' molli effeminati, de' sfrenati,
+libidinosi e d'altri brutalmente abbandonati ne' vizi; e con tali
+fisonomie, tali guardature, tali attitudini, tali scorci naturali,
+veri e abborribili ne' loro aspetti, che destavano negli ascoltatori
+ribrezzo e timore di somigliare a que' schiffi ritratti.
+
+Una filosofica efficace facondia pittrice faceva qualche buon effetto,
+e metteva alcun freno di vergogna nella umanitá traviata e corrotta
+da' vizi.
+
+L'urbano satirico osservatore sul genere umano, buon ritrattista e non
+cinico detrattore, laceratore, uccisore alla vita civile; che si
+attiene a' generali e non si scaglia a mordere particolarmente e
+nominatamente; non mosso da collera, da ambizione, da invidia e da
+vendetta o da venalitá, ma soltanto mosso da un sentimento di zelo
+inclinato al bene di tutti, potrebbe lusingarsi di purgare colle tre
+pitture in iscorcio ridicolo o schiffo, ma sempre naturali e vere,
+almeno in parte, il contagio di que' rei ammorbati costumi, che presto
+o tardi involgono ne' flagelli le intere nazioni.
+
+Devo dire con mio intenso dolore ciò che altri dissero e affermarono
+con franchezza.
+
+La patria mia, un tempo specchio di soda religione, di pietá, di
+giustizia, d'integritá, di valore, di coraggio, di prudenza, di
+costanza e d'ogni virtú, poco a poco, e particolarmente dopo
+l'insidiosi sparsi sofismi novelli, detti «filosofia», tendenti ad
+offuscare cervelli, a capovolgere tutte le leggi, tutti gli ordini
+salutari e a dar libero il corso a tutte le passioni degli uomini e
+delle femmine, è divenuta il ricinto delle leggerezze, delle
+immodestie, delle sfrenatezze, della infingardaggine, della ignoranza,
+della malafede, della stolida miscredenza e di quel lusso, di quelle
+mollezze, incontinenze e lussurie, che cagionarono un giorno la caduta
+de' regni de' Sardanapali d'Assiria.
+
+Furono pochi quelli della mia patria scopritori che le parole sparse
+«dirozzare», «ripulire», «umanizzare», «risvegliare», «illuminare»,
+«spregiudicare», fiancheggiate da ingegnosi insidiosi sofismi
+adulatori e commiseratori delle umane passioni tenute a freno (sofismi
+coperti dal velo mentitore della parola «virtú», degenerati ne' due
+stolidi e in un seducenti ululati: «libertá» ed «eguaglianza»), non
+erano che stimoli alle sanguinarie rivoluzioni alla frattura delle
+provvide leggi de' saggi, dettate dalla gran maestra esperienza, e
+sofismi guide ad una generale corruttela de' costumi e della solida e
+sana morale.
+
+Coloro i quali non iscorgono quest'infelici precursori effetti
+conseguenti, avvenuti, prima che in altri climi, nel clima medesimo
+dond'ebbero scaturiggine le parole e i sofismi sopraccennati (effetti
+conseguenti di generale angoscia, dilatati poscia negli altri climi)
+non sono né «dirozzati» né «ripuliti» né «umanizzati» né «risvegliati»
+né «illuminati» né «spregiudicati», ma ciechi ed ebbri sonnambuli
+disumanati, che girano brancoloni per entro una densa nebbia
+contagiosa e fetente, da essi creduta lume risplendentissimo e
+quintessenza di cribrata e purificata filosofia.
+
+La _Marfisa bizzarra_, poema di aspetto scherzevole, non è che un
+quadro storico del costume corrotto, di ritratti naturali, di
+caratteri veramente de' nostri giorni, della mia patria infelice e
+un'allegorica predizione del di lei finale destino.
+
+Convien dire che gli antichi greci, i quali ascoltavano i loro
+predicatori, avessero i cuori piú atti alla sensibilitá, alla
+vergogna, alla compunzione, de' miei patrioti.
+
+Si pongano nel conto de' nulla parecchi tratti giocosi satirici
+contenuti nel mio poema contro alcuni scrittori del tempo in cui lo
+composi, i quali, assecondando la corruttela del costume, sviavano la
+gioventú dalle regolaritá e guastavano la nobile semplicitá, la fedele
+legittimitá, la nitidezza del nostro eccellente idioma e il buono e
+vero gusto di scrivere in prosa ed in verso della nostra un tempo
+brava nazione; i quali cattivi scrittori non si astennero di pungere e
+dividere sgraziatamente e dozzinalmente la opinion mia, ch'io sostenni
+per legittima con quella inutilitá medesima con la quale ho combattuta
+per quanto potei la irreparabile inondazione della epidemica
+corruttela guastatrice della soda e sana morale.
+
+Alcuni hanno giudicato che le importanti mire con le quali presi a
+scrivere la _Marfisa_ dovessero essere esposte con uno stile
+differente, vale a dire piú serio, piú elevato e piú altitonante.
+
+Oltre a che io fui sempre di un naturale piú inclinato al socco che al
+coturno, e sempre risibile sugli oggetti che presenta al mio sguardo
+questo basso mondo, per la opinion mia, cotesti giudici condannavano
+la mia composizione ad avere pochi lettori, siccome avviene oggidí per
+lo piú alle opere di morale scritte con sublimitá e catedraticamente
+per combattere i costumi corrotti.
+
+A me stava a cuore che la _Marfisa_ fosse letta e intesa
+universalmente da tutti senza promuovere sbadigli; e sapendo che le
+veritá innegabili de' miei ritratti e de' costumi della mia patria,
+pennelleggiati comicamente con uno stile italiano colto, ma che
+pizzica dell'urbano satirico lepido, avrebbe avuto maggior numero di
+lettori, volli scriverla com'ella è scritta.
+
+Fui da alcuni ecclesiastici tacciato di troppo ardire e d'imprudenza
+nel dipingere nella _Marfisa_ parecchi della loro classe in
+un'attitudine indecorosa al loro carattere.
+
+Se questi alcuni tali avessero mantenuta la dovuta decenza,
+inseparabile dal loro carattere, non comparirebbero nel mio quadro di
+veritá in uno scorcio indecente, esoso e ridicolo.
+
+Al tenere in silenzio i vizi di alcuni ecclesiastici della mia patria
+non avrei giammai potuto dare il titolo di prudenza, ma piuttosto il
+titolo d'ipocrisia, vizio infernale e da me piú ch'altro vizio
+abborrito e perseguitato.
+
+In una cittá, in cui i vizi giungono di gran lunga a preponderare
+sulla virtú, comunicano il loro veleno anche in quelle persone le
+quali dovrebbero con l'esempio e con la forza e la facondia d'una
+logica efficace combattere e fugare il vizio medesimo.
+
+Questo mostro, che deride la rattenutezza, i riguardi, la modestia, il
+pudore, la castitá, la temperanza, la sobrietá, accresce il numero
+all'infinito de' bisogni, al di lui alimento, e protetto dalla
+innumerabile schiera de' suoi seguaci possenti, riduce l'umanitá alla
+natura de' bruti, senza distinzioni di grado, di nascita o di
+ministero.
+
+I giusti veri osservatori e conoscitori del corrotto costume della mia
+patria confesseranno che le pitture, con le quali delineai e
+tinteggiai tratto tratto nel mio (in apparenza) scherzevole poema
+della _Marfisa_ alcuni ecclesiastici nostri, rappresentano originali
+ritratti della veritá.
+
+L'avvilimento da me dipinto, di cui lordarono que' tali il loro
+rispettabile carattere con perniciosissimo esempio, meritavano la
+sferza del zelo mio, siccome l'hanno meritata i loro protettori, che
+accrebbero l'avvilimento di quelli con que' modi che appariscono dal
+poema della _Marfisa_.
+
+Nel colloquio che tiene il mio allegorico paladino Ruggiero col mio
+allegorico Turpino, arcivescovo del mio allegorico Parigi, nell'ottavo
+canto del mio allegorico poema, si rileverá in qual rivolta il vizio
+avesse ridotte le famiglie; di qual guasto costume il vizio avesse
+lordata una infinitá di ecclesiastici, e con quale impossibilitá le
+viziose protezioni sopraffatrici incatenassero la pia volontá dei piú
+saggi e santi capi della Chiesa, di frenare, correggere, castigare e
+riformare il contegno de' loro leviti sfrenati, scandalosi e viziosi.
+
+Non si creda giammai ch'io abbia preteso di porre in un fascio tutti i
+viventi a' giorni miei nella mia patria con gli accecati gruffolatori
+nel marciume e nel lezzo de' vizi rovinosi alla patria mia.
+
+Non meno che nella lega del popolo e ne' particolari da tal lega
+separabili, conobbi ne' présidi al governo politico, civile e
+criminale e nel ceto ecclesiastico nostro, secolare e regolare, delle
+persone venerabili, fornite di ottimi sentimenti, di dottrina, di
+prudenza, di fervente zelo, di religione, di retta morale, veggenti
+non lontani i fulmini smantellatori, e adoperarsi con tutto lo spirito
+loro per allontanarli, ma con quella inutilitá con cui dugento
+d'intelletto intemerato e fermo vorrebbero porre a dritto cammino
+cento e piú mila intelletti sviati, frenetici, guasti da falsi
+dettami, guidati soltanto dalle sguinzagliate passioni e da' sensi
+viziati e brutali, ridotti torrente insostenibile e dominatore.
+
+Ma i pochi saggi, buoni, divoti e credenti furono dalla moltitudine
+de' viziosi considerati imbecilli, accecati da' pregiudizi d'una
+stolida educazione falsa e antiquata.
+
+I pochi buoni zelanti ecclesiastici furono dalla immensitá de'
+viziosi giudicati furbi, impostori, ipocriti, spaventacchi e lusingatori
+de' popoli di eterni celesti beni, per cupidigia di beni e d'oro
+terreno.
+
+I pochi ottimi présidi al governo, che osarono, con troppo tardi
+maturi decreti emanati, di ridurre la gran massa de' viziosi al
+raccoglimento, alla moderazione, alla temperanza, e di regolare il
+costume disordinato e corrotto, di separare le ore del divertimento da
+quelle del riposo, di procurare che il giorno fosse considerato
+giorno, la notte considerata notte, onde i tribunali di giustizia e
+gli uffici non fossero occupati e amministrati da persone sonniferose,
+rese astratte, balorde ed ebbre dalle veglie, da' stravizi, dal
+giuoco, da' liquori, dalle notturne lussurie, di por freno a' vestiti
+immodesti, lascivi, attraenti, solleticatori e coltivatori del vizio
+nelle femmine rese baccanti dalle furie e dalle sfrenatezze del vizio,
+furono chiamati dalle orrende strida di un enorme tumulto di voci
+assordatrici, uscite dalle gole dell'immenso brulicame vizioso
+fremente, sopraffattori, ignoranti, vaneggiatori addormentati nelle
+goffaggini e muffaggini smodate, deliranti, disumanati, tiranni della
+natura e punibili.
+
+Noi gli vedemmo rovesciati da' lor tribunali con tempesta di viziosi
+voti repubblicani forsennati iracondi, e vedemmo il vizio vittorioso
+gl'interi giorni e le intere notti scorrere la cittá pel suo
+dilatarsi, consolidarsi, torreggiare e signoreggiare.
+
+Ben lo disse l'ottimo filosofo morale francese, osservatore profondo,
+Giovanni La Bruyère, ne' suoi _Caratteri_: che chi pretende di por
+argine agli abusi del corrotto vizioso costume, dilatati,
+impossessati, inveterati sopra le popolazioni, non fa che come colui
+che fruga in una cloaca per iscemare il puzzo: altro non fa che
+innalzare piú violento e piú insoffribile il fetore.
+
+Se si vorrá considerare senza collera, senza maligna prevenzione e a
+mente serena il poema intitolato _La Marfisa bizzarra_, si troverá che
+tra il piccolo numero dei buoni inutili, a fronte degl'innumerabili
+guasti e corrotti, campeggiano, in quel poema giovialmente e
+urbanamente satirico, gli Orlandi, i Dodoni, gli Uggieri, gli
+Angelini, le Aldabelle, le Ermelline ed alcuni altri buoni personaggi,
+le cui grida, le cui lagnanze, le cui predichette zelanti furono
+derise e seminate tra le ortiche ed i pruni, come quelle de' pochi
+buoni della mia patria.
+
+Preghiamo e speriamo che de' benigni influssi delle fulgenti stelle
+che ci soprastano purghino le menti sviate e guaste e le rimettano a
+dritto cammino, per la pace e tranquillitá d'una patria in cui nacqui,
+crebbi e invecchiai, desiderando ognora il legittimo bene di tutti i
+miei concittadini, spoglio di presunzione, alienissimo dalla piú
+minuta pretesa, salvo quella di voler dire apertamente la veritá mal
+sofferta.
+
+
+
+
+II
+
+ANNOTAZIONI
+
+
+
+
+AVVERTIMENTO
+
+Dovrebbe essere superfluo l'avvertire i lettori che chi si è posto a
+scrivere la _Marfisa bizzarra_, poema faceto, non abbia presa materia
+(com'egli tratto tratto asserisce scherzevolmente) da Turpino; e che
+Carlo Magno, Parigi, i paladini e i personaggi descritti dal Boiardo,
+dall'Ariosto e da alcuni altri scrittori degli antichi poemi, non
+sieno stati presi dallo scrittore della _Marfisa_ che per coprire
+d'una veste allegorica un piccolo abozzo del prospetto de' costumi,
+della morale de' giorni suoi e de' caratteri in generale de' suoi
+compatrioti, riformati da' scrittori perniziosi e dalla scienza del
+nostro secolo detto «illuminato».
+
+Tuttavia do questo avvertimento preliminare alle annotazioni fatte
+sulla _Marfisa_, onde le fantasie interpretatrici non escano dal
+quadro storico de' costumi e de' caratteri in generale ch'esistevano
+nella patria dello scrittore della _Marfisa_, poema faceto, nel tempo
+che fu composto.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI AL CANTO PRIMO
+
+_Stanza 1._
+
+ Se non credessi offender gli scrittori
+ che han rotto con lo scrivere ogni sbarra,
+ e son fatti del mondo inondatori,
+ io canterei di Marfisa bizzarra...
+
+Ardeva, nel tempo in cui l'autore si pose a scrivere il poema della
+_Marfisa_, una controversia lepidamente satirica tra gli accademici
+denominati «granelleschi» esistenti in Venezia, gran difensori della
+lingua litterale italiana e della colta poesia di vario genere, e gli
+scrittori che le sfiguravano e guastavano colle opere loro, d'un
+libero e goffo mescuglio di esteri linguaggi, di maniere e frasi
+grossolane, di ampollositá snaturate, di corrotti vernacoli.
+
+Uno scopo, tra i molti altri dell'autore della _Marfisa_, accademico
+granellesco sotto il nome del «Solitario», fu di prendere di mira i
+cattivi scrittori che in quella stagione in Venezia sviavano le menti
+dalla coltura, e particolarmente il Goldoni ed il Chiari, scrittori di
+commedie, di romanzi, di prose e di poetiche composizioni in ogni
+genere e metro infelicissime. Si troveranno nel poema della _Marfisa_
+buon numero di squarci di censura e dileggio diretti a' cattivi
+scrittori del tempo in cui fu composto, né si nega che, nel mezzo
+agl'infiniti caratteri presi in generale, che campeggiano nel poema,
+sotto i due nomi de' paladini Marco e Matteo dal Pian di San Michele
+sono figurati particolarmente il Chiari e il Goldoni, i due maggiori e
+piú arrabbiati nimici degli accademici granelleschi accennati.
+
+
+_Stanza 2._
+
+ ...e farò come il Cordellina e Svario,
+ c'hanno l'interruttore dietrovia
+ al loro arringo che grida il contrario...
+
+Nel fòro veneto, alle dispute delle cause degli avvocati, v'è un
+avvocato che interrompe a diritto ed a torto con voce tuonante
+quell'avvocato ch'è l'ultimo ad arringare nella causa, e vien data
+poca retta da quello che arringa all'interruttore.
+
+Cordellina e Svario furono due de' piú celebri avvocati del fòro
+veneto.
+
+
+_Stanza 5._
+
+ Di Marfisa bizzarra cantar voglio.
+ Cantolla un altro, e non ebbe concetto...
+ onde rimase con Paris e Vienna
+ ad aspettar qualche moderna penna.
+
+Un certo Dragontino da Fano scrisse un poema nel Cinquecento,
+intitolato _La Marfisa bizzarra_, seguendo le fantasie romanzesche del
+Boiardo e dell'Ariosto meschinamente.
+
+Quel cattivo poema ebbe il destino ch'ebbero i triviali poemi di
+_Paris e Vienna_, del _Buovo d'Antona_ e di parecchi altri cosí fatti,
+comperati soltanto dal basso popolo.
+
+
+_Stanza 6._
+
+ Voi, che non isdegnate i versi miei
+ e de' nostri buon padri avete stima...
+
+Intendasi gli accademici granelleschi e tutti coloro che apprezzavano
+la puritá e l'indole della nostra lingua litterale, della colta poesia
+italiana in tutti i generi, ed erano fedeli agli antichi celeberrimi
+nostri conformatori e fondatori di quelle.
+
+
+_Stanza 14._
+
+ I romanzieri dall'eroiche imprese,
+ dalle battaglie e da' sublimi amori
+ piú non si nominavan nel paese,
+ perché i moderni eran usciti fuori...
+
+E sino a tutta la stanza 16 è satira dileggiatrice sul profluvio de'
+romanzi pubblicati dall'abate Chiari, ed è pittura satirica sopra
+alcune commedie del Goldoni.
+
+
+_Stanza 17._
+
+ Altri scrittor piú dotti e disonesti
+ per i lor fini, a tal cominciamento,
+ stampavan libri sottili e infernali
+ dipingendo i mal beni ed i ben mali.
+
+Cioè i sofisti perniziosi del secolo, i quali col pretesto
+d'illuminare il genere umano rovesciarono infiniti cervelli per
+universale sciagura e trambusto.
+
+
+_Stanza 48._
+
+
+ Talor soletto andava passeggiando
+ lá dove son le dinunzie secrete...
+
+Si chiamavano in Venezia «denunzie secrete» alcune teste spaventose di
+marmo, fitte nelle muraglie de' magistrati, le quali teste o
+mascheroni avevano una gran bocca aperta, in cui i delatori, che
+volevano star celati, scagliavano le querele scritte in una cartuccia
+contro coloro che volevano accusare ed esporre a' processi
+d'inquisizione.
+
+
+_Stanza 53._
+
+ ...fatto vecchio servente a Galerana...
+
+Galerana, secondo gli antichi romanzi, fu imperatrice e moglie di
+Carlo Magno. Il titolo di «servente» è abbastanza in costume a' giorni
+nostri per intendere qual sia l'uffizio di quello.
+
+
+_Stanza 55._
+
+ Marco e Matteo del Pian di San Michele...
+
+Si è detto che sotto le persone de' due paladini antichi Marco e
+Matteo dal Pian di San Michele sono figurati i due poeti Chiari e
+Goldoni.
+
+
+_Stanza 61._
+
+ Ma Dodon dalla mazza, paladino...
+
+Non si cela che sotto il nome del paladino Dodon dalla mazza è
+figurato l'autore del poema della _Marfisa_; il quale, unito agli
+accademici granelleschi di lui soci, fu il martirio maggiore de' due
+suaccennati poeti.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI AL CANTO SECONDO
+
+
+_Stanza 1._
+
+ Io mi son dilettato alquanto invero
+ il critico arruffato immaginando...
+
+Fino compresa la quarta ottava è un immaginato dialogo tra
+l'autore della _Marfisa_ e l'abate Chiari, uomo di carattere altero e
+presuntuoso.
+
+
+_Stanza 21._
+
+ Or vorrebb'esser stata ballerina,
+ or cantatrice divenir vorria...
+
+Titoli di alcuni tra i moltissimi romanzi pubblicati dal poeta Marco,
+cioè dall'abate Chiari, scrittore dei detti romanzi, de' quali Marfisa
+era studente e associata alle stampe, ammiratrice e inclinata a
+seguire le massime e i dettami di quelli.
+
+
+_Stanza 63._
+
+ Filinor non si scuote e non si move:
+ --Il mio costume--rispose--l'appresi
+ da' cavalier delle commedie nuove...
+
+In questi versi sono sferzate alcune delle commedie del paladino
+Matteo, cioè del Goldoni, nelle quali in confronto delle persone del
+basso popolo, da lui dipinte virtuose, metteva conti, marchesi ed
+altri titolati cavalieri in aspetto di bari, d'impostori e d'un
+pessimo carattere di mal esempio.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI AL CANTO TERZO
+
+
+_Stanza 31._
+
+ Io trovo ne' romanzi di que' tempi
+ certe avventure magre da pidocchi
+ e fatti da sbavigli e casi scempi
+ di que' poeti, e lunghi un tirar d'occhi,
+ che informavan quegli antichi esempi
+ di battaglie, di giostre...
+
+Il tratto satirico è diretto a' novelli romanzi, ma particolarmente
+a quelli dell'abate Chiari.
+
+
+_Stanza 34._
+
+ Perocché prima di cantar la messa
+ avea dato il manipolo a baciare...
+
+A Venezia quasi tutti i preti ordinati da evangelo e da messa da'
+prelati siedono nella chiesa con degli assistenti a fianco e con un
+gran bacile dinanzi. Essi dánno a baciare a infiniti invitati, pregati
+e spinti dagli uffici, quel sacro arredo che si chiama «manipolo»; e i
+baciatori concorrenti tutti scagliano nel bacile divotamente una
+moneta, chi grossa e chi minuta per offerta al prete novello. Tale
+offerta giunge talora ad essere la somma di cinque o sei cento ducati,
+secondo gli amici, i conoscenti e i protettori del prete. Questo pio
+costume fu introdotto in Venezia per soccorso dei preti, i quali per
+la maggior parte sono ordinati sacerdoti senza patrimonio, per la loro
+povertá e per il solo merito d'aver servita la Chiesa sino da
+cherichetti.
+
+L'offerta, per quanto si dice, deve servire a que' preti per
+provvedersi di libri ecclesiastici, da studiare per erudirsi nel loro
+sacro ministero; ma parecchi de' preti veneziani consacrati fanno
+l'uso di quell'offerta, che fece don Guottibuossi, cappellano in casa
+di Ruggiero e servente di Bradamante.
+
+
+_Stanza 69._
+
+ Voi siete pien di antichi pregiudizi,
+ né alle commedie nuove andate mai,
+ né i romanzi novei, pien d'artifizi
+ dotti, leggete, che insegnano assai.
+ Certe antiche virtudi ora son vizi...
+
+Sferza a' costumi introdotti dalla falsa scienza del secolo, e precisamente
+a' sentimenti e alle massime sparse con aria filosofica
+nelle commedie e ne' romanzi del Chiari. Si noti che l'astuto don
+Guottibuossi cappellano adulava ironicamente Marfisa, gran estimatrice
+delle dette opere, per prenderla nella rete e per farla
+sposa di Terigi.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI AL CANTO QUARTO
+
+
+_Stanza 37._
+
+ Marco e Matteo dal Pian di San Michele,
+ ch'eran torrenti della poesia,
+ a don Gualtieri accendevan candele
+ perché Terigi a un d'essi l'ordin dia...
+
+Cioè l'ordine di apparecchiare la raccolta di poesie per le nozze:
+ufficio che fruttava zecchini. Nella mala influenza poetica del Chiari
+e del Goldoni, figurati nei due paladini Marco e Matteo, e che in quel
+tempo passavano in Venezia per due poeti alla moda eccellenti,
+venivano appoggiate quasi tutte le raccolte di poesie, in costume
+nell'occasione de' matrimoni o di monacazioni o di esaltazioni a gradi
+sublimi di personaggi illustri.
+
+Bastava però che i celebrati fossero ricchi e splendidi, perocché si
+vide una raccolta poetica, celebratrice di uno sposalizio ebraico,
+formata da Marco poeta, sacerdote cattolico. Tali raccolte in quella
+stagione servivano di campo a' morsi trivialmente satirici de' cattivi
+scrittori verso gli accademici granelleschi, e servivano a'
+granelleschi, difensori del retto pensare e del purgato scrivere, per
+mordere e porre in dileggio i cattivi scrittori.
+
+
+_Stanza 43._
+
+ Rugger per il costume del paese
+ qualche libretto anch'ei doveva fare.
+ Dodone il santo, figliuol del danese,
+ gli aveva detto:--Non farneticare,
+ ché un libriccin vo' farti alle mie spese
+ da far Marco e Matteo divincolare...
+
+L'autore della _Marfisa_, accademico granellesco, figurato in Dodone
+dalla mazza, si divertiva, all'occasione delle raccolte di poesie per
+le dette circostanze, a far stampare delle facete composizioni in
+versi, ch'erano giuste censure e dileggi arditissimi contro gli
+scritti del Chiari e del Goldoni e de' scrittorelli lor partigiani e
+imitatori, come si può rilevare nel di lui poemetto intitolato _I
+sudori d'Imeneo_ e in una moltitudine di poetiche bizzarrie, fatte da
+lui stampare ne' giorni di quelle ridicole controversie.
+
+
+_Stanza 45._
+
+ E dalle _Madri tradite_ dir posso...
+
+La _Madre tradita_ è il titolo che portava una commedia del Chiari.
+
+
+_Stanza 46._
+
+ dell'_Impressario turco dalla Smirne_...
+
+Tale è il titolo d'una commedia del Goldoni.
+
+
+_Stanza 47._
+
+ poi vanno a partorir _Filosofesse_...
+
+Romanzo del Chiari, intitolato _La filosofessa italiana_. Sino
+l'ottava 52 è critica sugli scritti pubblicati dall'abate Chiari.
+
+
+_Stanza 72._
+
+ Un dí di carnoval era, e la pressa
+ de' cavalieri e paladini è grande,
+ per gir nella Ruet dopo la messa,
+ ch'è una via in piazza, chiusa dalle bande
+ da' sedili di paglia...
+
+L'autore della _Marfisa_ cambia nel nome di «Ruet» ciò che a Venezia
+si chiama «Liston», ch'era una viottola nella piazza di San Marco,
+formata da sedili posti in due lunghe file, in cui avvenivano le cose
+descritte nelle ottave 72-76. Da parecchi anni tal adunanza non è piú
+in costume.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI AL CANTO QUINTO
+
+
+_Stanza 2._
+
+ Non sempre e in ogni loco curiosa
+ soffro la gente molto volentieri,
+ e, verbigrazia, a un'opera fecciosa
+ che corra e spenda e gridi e si disperi.
+ Questa curiositade è perniziosa,
+ io dico, e di cervei troppo leggeri...
+
+Allude al fanatismo risvegliato in Venezia dalle opere sceniche
+dell'abate Chiari e del Goldoni.
+
+Quel fanatismo aveva divisa la intera popolazione in due partiti
+infuocati. Le chiavi de' palchetti de' teatri si vendevano un
+occhio. I contrasti d'opinione de' due partiti assordavano e
+cagionavano delle dissensioni fino nelle famiglie tra padri e figli,
+fratelli e sorelle.
+
+
+_Stanza 44._
+
+ e ciocche di cristallo risplendente,
+ non dico del Briati, che non c'era...
+
+Giuseppe Briati muranese fu benemerito inventore privilegiato in
+Venezia della pasta del terso cristallo, e particolarmente di ciocche
+magnifiche da illuminare le sale de' gran signori, i teatri e le vie
+in occasione di solennitá.
+
+
+_Stanza 46._
+
+ che pareva quel giorno il bucentoro...
+
+Il bucentoro era un naviglio ricchissimo, tutto intagli e dorature,
+d'un costo sommo, in cui il doge di Venezia nel giorno dell'Ascensione
+veniva condotto al porto di mare detto del Lido, con un sèguito di
+galere e gran numero di barche; laddove giunto, per segno di antico
+dominio del mare Adriatico, sposava, con un anello gettato nell'onde,
+codesto mare.
+
+
+_Stanza 114._
+
+ Marco dal pian di San Michel, poeta...
+
+Cioè l'abate Chiari, di cui l'autore della _Marfisa_ dá un'idea del
+carattere in quell'ottava e nella seguente.
+
+
+_Stanza 113._
+
+ Anche Matteo, poeta suo nimico...
+
+Il Goldoni ed il Chiari erano in quel tempo rivali e nimicissimi. Si
+censuravano ferocemente nelle opere loro. In quell'ottava l'autore
+della _Marfisa_ fa una pittura del carattere del Goldoni, gran
+coltivatore d'un grosso partito agli scritti suoi con una umiliazione
+e un'adulazione niente poetica.
+
+
+_Stanza 117._
+
+ Dodone dalla mazza, detto «il santo»,
+ era venuto, e guardava ogni cosa
+ stando a un tavolier solo da un canto,
+ facendo vista di fiutar la rosa.
+
+L'autore della _Marfisa_, figurato nel paladino Dodone, si spassava
+continuamente a far l'osservatore e l'anatomista sui caratteri, sul
+pensare e sul raziocinare dell'umanitá, come si può rilevare dal suo
+poema e da tutti gli scritti suoi.
+
+Il giuoco dell'«undici», descritto nell'ottava soprapposta, è giuoco
+cappuccinesco e da solitario, che cerca un passatempo in una
+combinazione semplice di numeri da sé solo in disparte, per non
+impegnarsi in partite di giuochi di carte d'applicazione, da lui
+abborrite, e per star separato da una societá romorosa.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI AL CANTO SESTO
+
+
+_Stanza 32._
+
+ Pareva scritta dal fine al principio,
+ siccome l'orazion di sant'Alipio.
+
+L'«orazione di sant'Alipio» è una di quelle poesie di versi
+trivialissimi, che i pitocchi e i ciechi cantavano per le strade e
+sotto alle finestre delle case, accompagnando il canto loro con un
+chitarrone, per trarre qualche elemosina.
+
+
+_Stanza 33._
+
+ E cominciava: «O vergin, vergin bella,
+ estro e natura canora e sonora».
+ Marco poeta a rider si smascella,
+ e critica ogni detto che vien fuora...
+
+Si è detta la rivalitá che correva allora tra il Chiari e il Goldoni.
+I due primi versi dell'ottava 33 contengono in caricatura lo stile del
+Goldoni, qualora voleva impacciarsi a comporre de' versi sostenuti.
+
+
+_Stanza 35._
+
+ Dodone alcuni versi avea finiti
+ pel maritaggio, e pronti per le stampe,
+ che correggean que' vati fuorusciti.
+ I parigin non voglion che gli stampe,
+ e vanno minacciando i revisori
+ ché, caschi il ciel, non gli lascino ir fuori...
+
+Alludesi a' due partiti infiammati divisi de' partigiani del Chiari e
+del Goldoni. I garbugli, i sottomani, gli occulti uffici, che facevano
+quei due partiti onde non fossero licenziate per le stampe le
+composizioni dell'autore della _Marfisa_, facetamente derisorie le
+poesie del Chiari e del Goldoni, erano instancabili e furenti.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI AL CANTO SETTIMO
+
+
+_Stanza 3._
+
+ contro anche san Francesco, e va nel verde.
+
+Nelle concorrenze agli uffici in Venezia s'usano tre bussoli da
+raccogliere i voti secreti. L'uno di questi bussoli è bianco, l'altro
+rosso, l'altro verde. I voti che si trovano nel bussolo verde
+escludono il concorrente dall'officio al quale aspira.
+
+
+_Stanza 30._
+
+ Una bocca facea, che somigliava
+ le denonzie secrete e peggio ancora...
+
+Addietro s'è detto che le denunzie secrete, fitte nel muro
+esternamente a' magistrati di Venezia, erano teste di mascheroni
+mostruosi con una bocca larga oltre misura.
+
+
+_Stanza 32._
+
+ svimèr, landò, carrozze, venti legni...
+
+«Svimèr», «landò», «cucchier», «cudesime» ed altri nomi, che non si
+trovano nel vocabolario della Crusca, sono carrozze posteriori alla
+compilazione del detto vocabolario, ma carrozze in costume a' tempi
+nostri, introdotte dalla mollezza e dal lusso, giunte dalla Francia,
+dalla Germania e dall'Inghilterra in Italia.
+
+
+_Stanza 51._
+
+ e tremila zecchini veneziani...
+
+L'autore della _Marfisa_ ha protestato, nella prefazione al suo poema,
+di voler usare quanti anacronismi vuole per far chiara la sua
+allegoria, e di non curarsi di critici in questo punto. I zecchini
+ch'escono dalla zecca di Venezia sono di purgatissimo oro e in pregio
+di tutte le nazioni.
+
+
+_Stanza 52._
+
+ Or qui potrebbe dirmi alcun lettore
+ che una dama alle truffe non discende.
+ Ed io rispondo che Matteo scrittore
+ faceva in quell'etá commedie orrende...
+
+E fino a tutta l'ottava 54 sono censure alle commedie del Goldoni, il
+quale spesso metteva in iscena de' nobili titolati d'un pessimo
+carattere e come si legge nelle soprannotate tre ottave.
+
+
+_Stanza 79._
+
+ Turpino scrive che le sputacchiate...
+
+Gli applausi, che si fanno nelle chiese di Venezia a' predicatori e
+alle fanciulle che cantano nei pii conservatorii musicali, quando
+piacciono, sono di raschiamenti universali delle trachee e un gran
+sputacchiare catarroso degli uditori.
+
+
+_Stanza 89._
+
+ Dalle commedie e da' romanzi nuovi
+ traea gran parte de' suoi bei riflessi...
+
+Nuovo scherzo satirico alle commedie del Goldoni e alle commedie e
+romanzi del Chiari, ch'erano le letture predilette di Marfisa,
+riformata dall'antico costume.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI AL CANTO OTTAVO
+
+
+_Stanza 19._
+
+ e le stimate fece colle mani,
+ giunta a Marfisa...
+
+Modo usato da Luigi Pulci nel suo poema del _Morgante_, forse tratto
+dall'attitudine in cui è dipinto san Francesco dalle stimate, con le
+braccia e le mani aperte in atto di preghiera.
+
+
+_Stanza 30._
+
+ Facendo il sordo o albanese messere...
+
+«Far albanese messere» è proverbio toscano antico, e vale finger di
+non capire.
+
+
+_Stanza 38._
+
+ Di Marco e di Matteo nelle riforme
+ scopre il bel, vede il buono, è a me conforme.
+
+Altro scherzo derisorio satirico sugl'infiniti volumi posti alle
+stampe dal Goldoni e dal Chiari, tenuti da Marfisa per classici ed
+eccellenti.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI AL CANTO NONO
+
+
+_Stanza 44._
+
+ suo padre di Martan fu servitore...
+
+Martano è dipinto, nell'_Orlando furioso_ di Lodovico Ariosto,
+codardo, traditore ed esecrabile.
+
+
+_Stanza 57._
+
+ --Corpo di Bacco!--giura in ogni lato--
+ del primo mio romanzo nella storia
+ vo' metter la persona del marchese
+ in vista da far ridere il paese.
+
+Il «corpo di Bacco!» era il giuramento favorito del Chiari. Tal
+giuramento si legge con frequenza ne' suoi romanzi e nelle sue
+commedie.
+
+Il Chiari, se aveva collera con alcuno, si svelenava ne' suoi romanzi,
+mettendo in quelli i suoi avversi in un aspetto ridicolo e
+abborribile, a misura del di lui cruccio e con una trivialitá plebea,
+sfogando persino la sua bile a farli perire per le mani d'un
+carnefice. Dalla ottava 57 fino alla 63 è derisoria censura delle
+opere del Chiari e del Goldoni e sulle replicate edizioni di quelle.
+
+
+_Stanza 63._
+
+ che sembrava un'idea del Masgumieri...
+
+Il Masgumieri fu noto ciarlatano, venditor di balsami e taccomacchi in
+Venezia.
+
+
+_Stanza 64._
+
+ Un altro scrittorel di simil forma,
+ il qual delle _Stagion_ facea poemi...,
+
+Certo conte Orazio Arrighi Landini, che in quel tempo scriveva e
+stampava poemetti sulle _Stagioni dell'anno_ ed altre poesie,
+dedicando le operette sue indistintamente a soggetti da' quali sperava
+qualche sovvenimento. Egli passava in Venezia per buon poeta alla
+sprovveduta. Questo signore, niente censurabile sull'ottimo carattere
+e costume, era però infelice poeta. Un piccolo tratto di gioviale
+ironia poetica, sopra a' suoi scritti e sopra gli accidenti della sua
+vita, dello scrittore della _Marfisa_, lo fece entrare in furore e nel
+desiderio di vendicarsi con qualche scrittura, che fu ignuda affatto
+di merito, e di maniere incivili, le quali non fecero che far ridere
+l'autore della _Marfisa_. Le ottave 64-67 contengono un cenno di
+questo fatto.
+
+
+_Stanza 68._
+
+ Gl'impostori scrittor d'allora in caldo
+ appiccorno question co' buon scrittori.
+
+Sino all'ottava 73 è storia veridica e satirica sopra al Chiari e il
+Goldoni, iracondi con gli accademici detti granelleschi, ch'esistevano
+in Venezia, gran difensori della puritá del nostro idioma e della
+buona poesia.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI AL CANTO DECIMO
+
+
+_Stanza 3._
+
+ par loro avere in sul capo il mantello...
+
+I birri, che pigliano qualche delinquente in Venezia per condurlo in
+prigione, gli mettono in sul capo un tabarro per coprirlo alla vista
+del popolo. I soli ladri sono via condotti, da' birri, scoperti.
+
+
+_Stanza 4._
+
+ ma come, verbigrazia, quel di Praia...
+
+A Praia, nel territorio padovano, v'è un ricchissimo convento di
+monaci cassinensi.
+
+
+_Stanza 37._
+
+ Correa pel monastero una pazzia:
+ che si tenea per moral lavorio
+ l'opre e i romanzi del poeta Marco,
+ ed ogni tavolin n'era giá carco.
+
+Le universali letture erano allora le opere del Chiari e del Goldoni.
+Dalla ottava 37 all'ottava 46 è censura derisoria de' romanzi del
+Chiari.
+
+
+_Stanza 71._
+
+ ... Grazie a Salomone
+ ed a Rutilio, in altro sono dotto...
+ Servo mille persone del paese
+ con la mia _Fiorentina_ e _Bolognese_.
+
+Rutilio Benincasa fu astronomo, e l'opere sue sono molto studiate e
+considerate da' giuocatori al lotto. La _Fiorentina_ e la _Bolognese_
+sono di que' molti libriccini di cabale numeriche, che si vendono
+agl'infiniti creduli giuocatori del lotto. Quanto agli anacronismi
+dell'ottava 71, si è detto che l'autore della _Marfisa_ volle usarli a
+suo talento per render chiara la sua allegorica intenzione, senza
+curarsi delle stitiche censure in tal proposito.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI AL CANTO UNDECIMO
+
+
+_Stanza 8._
+
+ e dice:--Eccovi alfin quel del formaggio...
+
+Proverbio comune in Venezia. «Trovar quel del formaggio» vale
+abbattersi a chi sa castigare.
+
+
+_Stanza 9._
+
+ ne sa quanto un Macope ad una cura...
+
+Macope fu celebre professore di medicina nella universitá di Padova.
+
+
+_Stanza 79._
+
+ No, che non v'è ne' romanzi del Chiari
+ sorpresa a quella di Marfisa eguale...
+
+L'abate Chiari nelle sue commedie e nei suoi romanzi studiava e
+procurava sempre di sbalordire gli spettatori e i lettori colle
+sorprese maravigliose e gli accidenti impossibili.
+
+
+_Stanza 102._
+
+ Certi Macmud dipingono prudenti,
+ molto teneri in cor, molto pietosi,
+ certi bey, filosofi saccenti,
+ moralisti, divoti e generosi;
+ e per converso cristian malviventi,
+ marchesi ladri e conti pidocchiosi...
+
+Son prese di mira le commedie del Goldoni, e particolarmente le
+_Persiane_ e le altre commedie turche, che correano in quel tempo ne'
+teatri di Venezia.
+
+
+_Stanza 108._
+
+ perocché certo e' le sapeva tutte
+ e aggiunge alle dottrine di Margutte.
+
+Margutte è il personaggio d'un ateo, ladro, ghiottone e colmo di tutti
+i vizi, dipinto anche con troppa vivacitá e imprudenza, ma felicemente
+e comicamente, da Luigi Pulci nel suo poema del _Morgante_.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI AL CANTO DUODECIMO ED ULTIMO
+
+
+_Stanza 5._
+
+ Solo i Marchi e i Mattei da San Michele
+ hanno alcune cagion d'irritamento...
+
+L'ottava contiene una ingenua e cordiale veritá, non essendo l'autore
+della _Marfisa_ (sempre risibile e scherzevole) stato avverso al
+Chiari ed al Goldoni che per uno zelo letterario d'opinione, in
+accordo co' suoi soci accademici detti granelleschi, e per la
+sovversione che facevano gli scritti di quelle due persone, sviando la
+gioventú dallo studio della nostra lingua legittima litterale, dalla
+eloquenza, dalla varietá dello stile e dalla colta poesia italiana ne'
+differenti generi.
+
+
+_Stanza 23._
+
+ con que' meschin cinque ducati al mese...
+
+Gli ufficiali militari dell'armata veneta, che venivano riformati dopo
+il loro servizio, restavano con la sola paga mensuale di venti soldi
+al giorno.
+
+
+_Stanza 32._
+
+ Dal suo procurator corre volando.
+ Ecco un messo togato viene ansante,
+ che intima una gran pena al conte Orlando
+ e nel casotto sequestra il gigante...
+
+Dalla ottava 32 a tutta la ottava 35 l'autore della _Marfisa_ dá
+un'idea al lettore de' raggiri interminabili usati da' causidici del
+fòro veneto.
+
+
+_Stanza 49._
+
+ da que' che balzan giú da' campanili...
+
+I suicidii erano divenuti frequenti in Venezia. Parecchi disperati
+avevano scelta la morte volontaria con lo scagliarsi dall'enorme
+altezza del campanile di San Marco, e morivano stritolati e
+stracciati.
+
+
+_Stanza 56._
+
+ a' mascalzoni affamati e assetati...
+
+A Venezia vivono molti viziosi scioperati della plebaglia vendendo
+relazioni a stampa, vere, inventate o false, bandi e notizie di rei
+giustiziati, gridando con voci fastidiose e correndo per tutta la
+cittá, anche prima che l'infelice condannato abbia subita la sentenza,
+per trarne sollecitamente danari da spendere alla taverna.
+
+
+_Stanza 67._
+
+ la favola di Mida e del barbiere...
+
+La favola di Mida, re di Frigia--che aveva le orecchie d'asino e le
+teneva occulte per vergogna, e del barbiere che lo tondeva e che, pena
+la vita, non doveva palesare il secreto; il quale si sfogò palesandolo
+in un buco della terra, dal quale buco spuntarono canne, che percosse
+dal vento suonavano: «Mida ha l'orecchie d'asino», palesando cosí la
+sciagura di Mida,--è favola nota.
+
+
+_Stanza 89._
+
+ Si leggea nel lunario da Bassano...
+
+Altro anacronismo dell'arbitrio dell'autore della
+_Marfisa_. Moltissimi lunari degli anni successivi, che si vendono in
+Venezia, giungono dalle stamperie di Bassano o di Trevigi.
+
+
+_Stanza 114._
+
+ Non eran di Parigi i bei talenti...
+
+Sotto il nome di Parigi e di Francia s'interpreti sempre Venezia
+allegoricamente.
+
+
+_Stanza 116._
+
+ Marco e Matteo non eran piú scrittori,
+ ché di seccar le coglie erano rei...
+
+Le opere teatrali del Chiari erano rifiutate da' comici, perché non
+facevano piú alcun effetto in iscena, ed egli s'era ritirato a
+Brescia. Il Goldoni era passato a Parigi a cercar quella fortuna che
+in Venezia s'era per lui raffreddata.
+
+
+_Stanza 145._
+
+ Ecco i ministri ch'alzano il sipario,
+ e son piú di duemila giunti in scena...
+
+I ministri della repubblica di Venezia stipendiati e con la cieca
+facoltá di poter lucrare quegl'incerti, ch'essi sapevano procurarsi e
+far certi, erano un numero infinito.
+
+
+
+NOTA
+
+
+Una parte della storia della _Marfisa_ è data dal G. stesso, un po'
+nella prefazione, un po' nelle _Annotazioni_. Sicché possiamo
+risparmiarci di rifarla per intero, bastando riprenderla dal punto in
+cui l'autore l'ha lasciata.
+
+Scritti dunque i primi dieci canti nel 1761, e gli ultimi due, nonché
+dedica e prefazione, sette anni dopo (cioè nel 1768), il G. tenne
+chiuso per altri quattro anni il ms. nel suo cassetto, prima di darlo
+alla luce. Infatti soltanto nel 1772, con la falsa data di Firenze (ma
+con l'aggiunta: «E si vende da Paolo Colombani in Venezia, all'insegna
+della pace»), venne pubblicata per la prima e sola volta: _La Marfisa
+ bizzarra, poema faceto, nelle opere del conte_ CARLO GOZZI
+_tomo VII_. È un volume in-16 di 398 pagine, oltre una pagina
+innumerata di _Errata-corrige_, nella quale, a dir vero, non è
+elencata neppure la metá dei molti errori di stampa ond'è deturpata la
+non bella edizione.
+
+Del lavoro il G. non restò troppo soddisfatto: gli pareva, a suo dire,
+macchiato «di sbagli ed errori, i quali accrescono bruttura alla
+naturale bruttura del poema»[1]. Perciò, a libro finito, e, come pare,
+dopo il 1797[2], vi tornò su, e ne apparecchiò una seconda edizione,
+tempestando di correzioni i margini d'un esemplare stampato,
+intercalando alcune giunte e portando alle proporzioni di vere e
+proprie _Annotazioni_ le poche e brevi note sparse qua e lá
+nell'edizione Colombani.
+
+Questa nuova edizione avrebbe dovuto esser costituita, secondo il
+desiderio dell'autore, da due piccoli volumi[3], e recare il titolo:
+_La Marfisa bizzarra, poema faceto del conte_ CARLO GOZZI
+_veneziano, cogli argomenti del medesimo autore. Seconda edizione,
+ricorretta, emendata e accresciuta, giuntevi alcune annotazioni al
+fine d'ogni canto._
+
+Senonché la desiderata ristampa, per ragioni a noi ignote, non poté
+mai aver luogo, vivente il G. Dopo la sua morte (1806), l'esemplare da
+lui postillato, venuto in ereditá al nipote Carlo (figlio di Gasparo),
+fu da quest'ultimo dato temporaneamente in prestito al segretario
+Gradenigo, che s'affrettava a ricopiare giunte e correzioni su d'un
+altro esemplare, alla fine del quale annotava: «1806, 14 luglio. Ho io
+sottoscritto terminato di copiare le aggiunte e le correzioni fatte
+dal chiaro autore sull'originale che potei avere scritto dal di lui
+carattere. GRADENIGO». Quasi nel medesimo tempo (1809) Angelo
+Dalmistro, grande ammiratore del Gozzi, s'accingeva a curar lui la
+nuova edizione della _Marfisa_. Ottenne in prestito l'apografo
+Gradenigo, lo apparecchiò per la stampa, aggiungendovi di sua mano
+altre correzioni, trovò anche lo stampatore: non restava altro (cosa
+che a lui sembrava facile) che il giá ricordato erede del Gozzi
+accordasse il necessario consenso. «O il nipote dell'autore--scriveva
+da Montebellun, il 5 febbraio 1809, per l'appunto al Gradenigo--la fa
+stampare egli, o facciola stampare io: in ogni maniera io ne sarò
+contento, purché un sí ricco dono si faccia all'Italia, che da qualche
+anno l'aspetta». Ma, o che il consenso non fosse stato dato o quale
+altra sia stata la ragione, la ristampa, disegnata dal Dalmistro con
+tanta fermezza di propositi, andò in fumo. Chi ci perdette piú di
+tutti, fu il povero Gradenigo. È vero che il Dalmistro gli aveva
+promesso, nella lettera avanti citata, che «l'esemplare postillato,
+anzi corredato di giunte, da _lui_ favorito, sarebbe stato tenuto
+sotto la piú stretta custodia diurna e notturna». Senonché codesta
+custodia fu cosí ferocemente gelosa o (che può anche darsi) cosí
+sciaguratamente trascurata, che il prezioso libro, invece di ritornare
+nelle mani del legittimo proprietario o del figlio di lui, il nobile
+Vittore Gradenigo (che della non avvenuta restituzione si lagnava col
+Cicogna), passò non si sa né come né quando (forse prima, forse dopo
+la morte del Dalmistro), in quelle di Bartolomeo Gamba. Dal Gamba a
+sua volta lo ebbe in prestito nel 1840 Emanuele Cicogna, il quale
+ricopiò correzioni e giunte su di un terzo esemplare, che, giunto fino
+a noi, si conserva nel Museo civico e Correr di Venezia (_Libri
+postillati_, II 17).
+
+Un solo punto oscuro resta in questa narrazione, che abbiamo riassunta
+da un proemio aggiunto dal medesimo Cicogna all'esemplare sopra
+menzionato.
+
+Il Cicogna annota: «Oggi, primo giugno 1856, ho veduto presso il
+signor conte Carlo Gozzi, figlio di Gaspare, _quondam_ Almorò [ossia
+presso il nipote dell'ultimo dei fratelli del Nostro] l'originale,
+stampa e manoscritto della _Marfisa_, ch'io e Tessier credevamo
+perduto, ma che fu sempre gelosamente conservato nella famiglia di
+Carlo, ed oggi è appunto nelle mani del consigliere Carlo Gozzi con
+altri autografi del chiarissimo autore». Ora, ebbe il Cicogna l'idea
+e l'agio di collazionare la copia, da lui estratta dall'apografo
+Gradenigo, sull'autografo gozziano? Nessun documento abbiamo rinvenuto
+che ci permetta di dare, a codesto interrogativo, una risposta
+affermativa o negativa. C'è quindi solamente da augurarsi (e anche da
+supporre, data l'accuratezza e la scrupolositá ben note del Cicogna)
+che le cose sieno andate nel modo criticamente piú desiderabile; in
+guisa che perfetto equipollente dell'autografo gozziano sia riuscita
+la copia del Cicogna, che, in mancanza di meglio, abbiamo dovuto
+prendere a fondamento della presente edizione.
+
+Confrontata con l'edizione Colombani, essa, oltre molte varianti
+formali, che non è il caso d'enumerare, presenta le seguenti aggiunte:
+
+ a) Canto I--ottave 51-2, 66-7, 72-8.
+ b) Canto V--ottave 84-100.
+ e) Canto XII--ottave 118-32, 139.
+ d) Tutta l'appendice[4].
+
+Inoltre quelle che nell'edizione Colombani, per un assai palese errore
+d'impaginazione, erano le ottave 12-5 del canto quinto, presero
+nell'esemplare postillato il posto che loro toccava logicamente, il
+posto cioè delle ottave 8-11; e cosí all'inverso.
+
+Non ci pare necessario di fare troppe parole sui criteri, comuni a
+tutti i volumi degli _Scrittori d'Italia_, seguiti in questa ristampa.
+Basta avvertire che, oltre alla correzione di qualche svista
+tipografica sfuggita al medesimo G., abbiamo rettificato anche alcuni
+evidenti errori di distrazione, se non, anche essi, meramente
+tipografici, che guastavano la struttura del verso (p. es., «avea» e
+simili per «aveva», e all'inverso; «lor» e simili per «loro», e
+all'inverso, ecc. ecc.).--E neppure mette conto di estenderci in
+particolari bibliografici. Purtroppo la _Marfisa_, non ostante i suoi
+innegabili pregi di vivezza e freschezza, che ne costituiscono uno dei
+migliori poemi eroicomici della letteratura italiana (tale anzi da
+esser collocata assai piú in alto di lavori congeneri, i quali godono
+da secoli reputazione troppo superiore ai propri meriti), non ha
+allettato finora nessuno studioso a farla oggetto d'uno studio
+critico. Bisogna dunque contentarsi dei magri accenni che si trovano
+in lavori d'indole generale intorno al G., giá catalogati quasi tutti
+in bibliografie speciali, ricordate dal Prezzolini nella _Nota_ alla
+sua edizione delle _Memorie inutili_.
+
+Nostro dovere imprescindibile è invece quello di manifestare tutta la
+nostra gratitudine al dr. Ricciotti Bratti del Museo civico e Correr
+di Venezia, il quale, assumendosi cortesemente per noi la parte piú
+delicata e ingrata del lavoro, ossia compiendo lo spoglio delle giunte
+e varianti dell'apografo Cicogna, ci ha permesso di riprodurre la
+forma definitiva voluta dal G., o almeno quella che, giusta i
+documenti che si posseggono, deve essere ritenuta tale.
+
+
+ [1] Gamba, in _Biografie degli italiani illustri_ del DE TIPALDO,
+ III (Venezia, 1836), 339 n.
+
+ [2] «Osservo che le giunte e annotazioni del G. devono essere state
+ da lui fatte dopo il 1797, cioè dopo la caduta della repubblica,
+ se non tutte almeno in parte, giacché nella annotazione alla
+ stanza 46 del canto quinto si parla del bucintoro come cosa
+ ch'era ricchissima». Cosí il _Cicogna_, nel suo proemio piú
+ appresso citato.
+
+ [3] Quest'esemplare preparato per la stampa era «diviso in due
+ tometti, legati in rustico, con carte frammezzate... Il primo
+ tometto aveva pagine 226 tra stampa e ms., il secondo... pur
+ pagine 226...; senonché per errore era scritto 126» (_Cicogna_,
+ loc. cit.).
+
+ [4] Una parte di questa, e cioè le _Annotazioni_, fu giá pubblicata
+ da G. B. MAGRINI, a pp. 275-98 de _I tempi, la vita e gli
+ scritti di C. G., aggiuntevi le sue annotazioni inedite della
+ Marfisa bizzarra_ (Napoli, D'Angelilli, 1887). Il resto (e cosí
+ de pari le ottave aggiunte) comparisce nella nostra edizione per
+ la prima volta.
+
+
+
+
+INDICE
+
+ A Sua Eccellenza la signora Caterina Dolfino
+ cavaliera e procuratoressa Tron, Carlo Gozzi pag. 3
+
+ Prefazione scritta tra 'l dubbio che sia
+ necessaria e 'l dubbio che sia inconcludente » 7
+
+ Canto primo » 13
+
+ » secondo » 35
+
+ » terzo » 57
+
+ » quarto » 77
+
+ » quinto » 99
+
+ » sesto » 133
+
+ » settimo » 159
+
+ » ottavo » 183
+
+ » nono » 205
+
+ » decimo » 225
+
+ » undecimo » 247
+
+ » duodecimo ed ultimo » 281
+
+
+ Appendice
+
+ I--Lo scrittore della _Marfisa_ a' suoi
+ lettori umanissimi » 323
+
+ II--Annotazioni
+
+ Avvertimento » 329
+
+ Annotazioni al canto primo » ivi
+
+ » » secondo » 332
+
+ » » terzo » 333
+
+ » » quarto » 334
+
+ » » quinto » 336
+
+ » » sesto » 338
+
+ » » settimo » 339
+
+ » » ottavo » 340
+
+ » » nono » 341
+
+ » » decimo » 342
+
+ » » undecimo » 343
+
+ » » duodecimo ed ultimo » 344
+
+ NOTA » 347
+
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of La Marfisa bizzarra, by Carlo Gozzi
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA MARFISA BIZZARRA ***
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+http://gutenberg.org/license).
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+Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm
+electronic works
+
+1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
+electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
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+Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the
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+
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+Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
+and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
+works. See paragraph 1.E below.
+
+1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
+or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
+Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the
+collection are in the public domain in the United States. If an
+individual work is in the public domain in the United States and you are
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+are removed. Of course, we hope that you will support the Project
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+Gutenberg-tm License when you share it without charge with others.
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+1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
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+the laws of your country in addition to the terms of this agreement
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+ you already use to calculate your applicable taxes. The fee is
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+
+- You comply with all other terms of this agreement for free
+ distribution of Project Gutenberg-tm works.
+
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+both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
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+Foundation as set forth in Section 3 below.
+
+1.F.
+
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+works, and the medium on which they may be stored, may contain
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+opportunities to fix the problem.
+
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+in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO OTHER
+WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
+WARRANTIES OF MERCHANTIBILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
+
+1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
+warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
+If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
+law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
+interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
+the applicable state law. The invalidity or unenforceability of any
+provision of this agreement shall not void the remaining provisions.
+
+1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
+trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
+providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in accordance
+with this agreement, and any volunteers associated with the production,
+promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works,
+harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
+that arise directly or indirectly from any of the following which you do
+or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
+work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
+Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
+
+
+Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
+electronic works in formats readable by the widest variety of computers
+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
+http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
+permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at
+809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
+business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
+information can be found at the Foundation's web site and official
+page at http://pglaf.org
+
+For additional contact information:
+ Dr. Gregory B. Newby
+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To
+SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
+particular state visit http://pglaf.org
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including checks, online payments and credit card
+donations. To donate, please visit: http://pglaf.org/donate
+
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
+
+Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
+
+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
+unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
+keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
+
+Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
+
+ http://www.gutenberg.org
+
+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
+subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
+
+*** END: FULL LICENSE ***
+
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